I
La Tuscia agricola
I.1
Braccianti e mezzadri
Nonostante i tentativi di ammodernamento colturale
tentati durante il fascismo (ad esempio gli interventi
effettuati dal Consorzio di Bonifica della Maremma
Etrusca), la situazione agricola della Tuscia, all’indomani
della Liberazione, è pressappoco la stessa delineata nel
1877 dal marchese Francesco Nobili Vitelleschi 1.
Sul piano morfologico, la provincia di Viterbo è
caratterizzata da colline i cui terreni di origine vulcanica
presentano caratteristiche diverse: sottili strati arabili con
sottosuoli compatti che richiedono lavorazioni profonde
per diventare molto fertili o al contrario terreni sciolti
adatti alla coltura della vite.
L’economia rurale che di gran lunga predomina,
come nel resto dell’Italia, è quella rispondente al tipo
semplice e spoliatore che richiede due soli fattori: fertilità
1
Nel 1877, il Parlamento regio dell’Italia da poco unita,
promuove una “Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe
agricola”. La relazione finale è pubblicata la prima volta nell’estate
del 1884 con la firma di Stefano Jacini, cattolico liberale, presidente
della Giunta incaricata dell’Inchiesta. L’inchiesta viene organizzata
per compartimenti territoriali in XII circoscrizioni: il marchese
Francesco Nobili-Vitelleschi, senatore del Regno, relaziona sulla V
circoscrizione comprendente le province di Roma, Grosseto, Perugia,
Ascoli-Piceno, Ancona, Macerata e Pesaro. Nelle pubblicazioni della
giunta, nel tomo I del volume undicesimo troviamo analizzate le
province di Roma e Grosseto. Il dibattito parlamentare sul progetto
d’inchiesta è illustrato in: Cfr., S. Jacini, I risultati dell’Inchiesta
agraria, Einaudi 1976, pp X-XXXI; A. Caracciolo, L’inchiesta
agraria Jacini, Einaudi, Torino 1973, pp. 3-27; D. Novacco,
L’inchiesta Jacini, Flaccovio, Palermo 1963, pp. 21-44 e, nel volume
XVII della Storia del Parlamento italiano.
1
naturale della terra e lavoro umano. Si tratta di ampie
distese di latifondi, sistema più pastorale che agricolo che
viene tramandato quasi inalterato dall’epoca dell’Impero
Romano.
A questa sostanziale uniformità degli assetti fondiari
corrispondono però differenti strutture sociali, ben distinte
anche dal punto di vista geografico; infatti, mentre nella
fascia compresa grosso modo tra la linea monti Volsinimonti Cimini a occidente e il tratto rispondente del corso
del Tevere a oriente è chiaramente identificabile un nucleo
di società mezzadrile, nel versante orientale della Tuscia la
figura socialmente dominante è invece quella del
bracciante agricolo, affiancato da un non trascurabile
numero di piccoli proprietari.
La presenza mezzadrile risulta circoscritta sul piano
territoriale e presenta caratteri deboli rispetto al modello
dominante delle regioni classiche (Toscana e val Padana)2.
Nella
Tuscia
le
campagne,
tenute
a
pascolo
o
estensivamente coltivate a cereali, sono in pratica spartite
tra
due
categorie
dall’appennino
di
imprenditori
umbro-marchigiano:
i
provenienti
mercanti
di
campagna, con più valuta, che prendono in affitto i terreni
dei principi romani, e figure più deboli, per questo detti i
“moscetti”, i quali o affittano anche essi le terre di qualche
latifondista o le prendono in subaffitto proprio da questi
mercanti.
La grandezza media del podere, che si estende poco
lontano dal centro urbano, è di 10 ettari. Le case coloniche
2
G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino in Storia
d’Italia. Le regioni dall’unità ad oggi. Il Lazio, a cura di A.
Caracciolo, Einaudi, Torino, pp. 180-183. Nel ‘700 compare in
Toscana e val Padana una nuova unità produttiva (fattoria nel primo
caso e cascina nel secondo) che coordina l’attività di più poderi in un
unico organismo amministrativo. La diffusione del sistema di fattoria
e cascina è indicativo della crescente importanza che le finalità
commerciali vengono assumendo nella destinazione colturale della
terra. Cfr., S. Pollard, La conquista pacifica: l’industrializzazione in
Europa dal 1760 al 1970, Zanichelli, Bologna 1989.
2
non sono molto sparse. Nelle distese sterminate di
campagne senza case, qua e là, a distanza di chilometri, si
trovano la fattoria dell’azienda o le case dei mezzadri. E
intorno ai paesi, a ridosso delle zone abitate, centinaia di
piccoli tuguri, di grotte, dove ogni famiglia alleva il suo
maiale, l’uno a fianco all’altro, in un’interminabile sequela
in cui ogni giorno le donne o i bambini portano la
brodaglia o le ghiande per governare l’animale e ricavarne
la carne per casa.
La famiglia colonica è governata diarchicamente dal
vergaro e dalla vergara. Il primo, vero e proprio despota,
firma (a volte con il segno della croce) il contratto con il
padrone, impegnando il lavoro dell’intera famiglia,
nucleare o multipla che sia3. La seconda gestisce la casa:
educa le figlie e le mogli dei figli, è responsabile del
pollame e di altri piccoli animali da cortile, dell’orto, del
telaio e di altre colture casalinghe4.
La famiglia colonica non è numerosa: risulta
composta mediamente da cinque persone, di cui tre atte al
lavoro, probabilmente due unità lavorative piene in tutto o
anche meno. Non ci sono grandi famiglie multiple: i figli,
dopo avere prestato il servizio militare, si sposano e vanno
via.
E’ nel mese di dicembre, finita la raccolta delle
olive, che proprietario del fondo e mezzadro si incontrano
per dividere a metà il guadagno proveniente dal raccolto.
Il contratto di mezzadria è quello imposto e regolato dal
libretto colonico su cui il proprietario segna e a volte
altera5, le spese e le vendite del mezzadro. Inoltre, in virtù
3
S. Anselmi, Mezzadri e mezzadrie nell’Italia centrale, in
Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, a cura di Piero
Bevilacqua, V. II, Uomini e classi, Marsilio, Venezia 1991, p. 228.
4
Ibidem.
5
Cfr., L. Daga, La forza dell’utopia. Giuseppe Parpagnoli
sovversivo dal sindacato al buongoverno, Ediesse, Roma 2004, p. 48.
3
delle leggi vigenti, il proprietario del fondo, a suo arbitrio,
può dare la disdetta al mezzadro.
I coloni si recano sulle terre all’alba e tornano in
paese al tramonto del sole. La coltura preponderante è
quella di semintensività: può includere un piccolo
appezzamento di vigna o una quota di terreno irriguo che
integra la coltura asciutta del podere, quando una parte di
esso giace in piccole vallette dove si raccolgono acque che
vengono da località piu alte. La coltura promiscua
presenta la consueta varietà: grano, granturco, canapa,
lino, leguminose, olivi secolari e filari di vite. Il territorio
è caratterizzato anche da una gestione piu estensiva, con
rotazione triennale. I campi sono arati con sistemi
inadeguati, con coltrine trascinate da cavalli o da buoi che,
invece di dissodare il terrreno, si limitano a graffiarlo
superficialmente. I terreni coltivati presentano quindi un
quadro caratterizzato da arretratezza colturale e tecnica,
con un’estensione spesso ridotta, inferiore ai 10 ettari, tale
da non soddisfare i bisogni della famiglia. Insomma:
piccoli poderi, piccole famiglie, piccole case. Per di più, il
paesaggio risulta palustre e ingrato, sovente veicolo della
malaria. Sicchè le distese di latifondo non utilizzate, oltre
a non produrre ricchezza, sono da secoli ricettacoli di
malattie6.
I mezzadri non hanno quindi margini di accumulo,
sono nel maggior numero di casi debitori verso il padrone;
tuttavia, secondo una scala di giudizio minimale
funzionale e ovvia all’epoca, la loro situazione non è certo
la peggiore per cibo, bevande, vesti: si difendono bene
dalle intemperie, hanno abiti pesanti d’inverno e leggeri
d’estate, chi dispone della casa colonica ha un’abitazione
migliore di chi sta in paese7.
6
7
G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit, p. 182.
Ibidem.
4
Ben peggiore risulta la condizione dei braccianti che,
nella Tuscia come nel resto del Lazio, trovano
occupazione solo nel periodo estivo e ogni anno vivono il
dramma della disoccupazione invernale.
Il reclutamento della mano d’opera è affidato ai
fattori e ai caporali con metodi rimasti invariati sino alla
riforma del 1950. I braccianti si radunano all’alba sulla
piazza principale del paese, poi arriva un caporale che,
come al mercato, sceglie sulla base della forza fisica o
dello spirito d’obbedienza. Per coloro che sono assoldati,
la paga è di poche lire per un orario che va dalla “levata
alla calata del sole” o da “stella a stella”. Può capitare
anche che, dopo aver camminato cinque o dieci chilometri
sotto la pioggia, si raggiunga il fondo e si apprenda di non
poter lavorare a causa del mal tempo8.
Le innovazioni tecniche apportate dal regime fascista
negli anni ’30 non scardinano i vigenti rapporti sociali.
Confrontando i dati Inea degli anni ’30 con quelli tardoottocenteschi, si vede quanto l’estensione del seminativo
arborato, soprattutto vitato, e l’importanza del carico
bovino siano profondamente mutate solo dove il rapporto
colonico
ha
maggiore
compattezza
e
continuità
territoriale9. Lo stesso quadro descrittivo dei poderi (che
coprono ora circa il 20 per cento della superficie
lavorabile della provincia di Viterbo) è diventato assai piu
simile a quello proprio del pieno rapporto mezzadrile: case
coloniche sul fondo, capi bovini per lavoro e allevamento,
8
Sulla variegata galassia bracciantile e sui metodi di
reclutamento della manodopera cfr, all’interno di una vastissima
letteratura C. De Marco, M Talamo, Lotte operaie nel mezzogiorno,
Mazzotto, Milano 1976; E. Ciconte, All’assalto delle terre del
latifondo, Franco Angeli, Milano 1981; A. Rossi Doria, Lotte
contadine e cooperazione nel mezzogiorno (1945-1950), in F. Fabbri
(a cura di) Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, Feltrinelli,
Milano 1979; P. Bevilacqua, Uomini, terre, economie in P.
Bevilacqua, A. Placanica (a cura di), Storia d’Italia. Le regioni, “La
Calabria”, Einaudi, Torino 1985.
9
Ivi.
5
ovini dove ci siano terreni saldi, il tutto su una maglia
poderale che segue la consueta gamma tradizionale, legata
alla posizione, all’altitudine, alla ricchezza colturale10. Si
aggiunga anche qualche tentativo, sia pure imperniato su
criteri tutti estensivi, in pianura, fuori cioè dell’area storica
dell’organizzazione poderale, sull’onda probabilmente
della consistente battuta d’arresto della malaria11 all’inizio
del secolo.
Dunque la zona in questione, nell’arco del tempo
considerato, dal 1948 al 1953, si può all’incirca
comprendere entro i confini segnati dal Mar Tirreno, dal
basso corso del Chiarone e del Fiora, dal limite
settentrionale della Selva del Lamone, dai rilievi
dell’apparato
vulcanico
Vulsino-Vicano,
dal
limite
amministrativo dei Comuni di Vetralla e di Blera e, infine,
dall’ultimo tratto del corso del Mignone12.
Nel Viterbese, e specialmente nella fascia più vicina
al mare, nonostante gli interventi effettuati dal Consorzio
di Bonifica della Maremma Etrusca costituito nel 1936
con l’apertura di strade poderali ed altri miglioramenti nei
servizi generali, le condizioni di vita di una parte non
esigua dei 125.000 abitanti registrati nel censimento del
1951 sono estremamente precarie. Infatti, il 24,5% della
popolazione agricola attiva è costituita da braccianti;
10
Ivi.
Nel 1876, il principe Alessandro Torlonia porta a
compimento il prosciugamento del Fucino. La bonifica della
Maremma Tosco – Laziale, era già cominciata nel ‘700 con il regno
“illuminato” di Pietro Leopoldo. Ma è solo dopo la prima guerra
mondiale che viene avviata la “bonifica integrale”, cioè non solo
idraulica e sanitaria ma, sotto la spinta dei fermenti sociali dell’epoca,
anche agraria, con un’economia basata non più esclusivamente sulla
cerealicoltura estensiva. Con la partecipazione dell’Opera nazionale
Combattenti vengono introdotte nuove colture di qualità e nuove
razze bovine, potenziate le infrastrutture e favorita l’immigrazione di
contadini veneti. Dopo gli interventi del periodo fascista la regione
risulta ormai sufficientemente fertile; ma si deve all’ultima
“colonizzazione” post-bellica (legge del 1950) la definitiva soluzione
del problema delle paludi, Cfr., http://it. wikipedia.org/wiki/maremma.
12
Camera di Commercio di Viterbo, I caratteri economici della
provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1949, p. 25.
11
6
accanto a questi si colloca un 60,2 % di coltivatori
conduttori di aziende in affitto13.
In base all’estensione, la proprietà è distribuita per
quasi la metà (46,2%) in latifondi superiori ai 500 ettari,
concentrati maggiormente nei Comuni di Tarquinia14,
Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Blera; si tratta di
possessi di origine remota, antichi feudi ancora proprietà
di famiglie nobili (emblematico il Feudo Torlonia, il
Principato di Musignano che si estende per 15.000 ettari
tra Canino, Tarquinia e Montalto di Castro) o passati ai
cosiddetti “mercanti di campagna“, arricchitesi con
l’allevamento di bestiame. Il resto delle proprietà è così
suddivisa: il 24,7% dei terreni si estendono dai 100 a 500
ettari; il 14,4% è composto dagli appezzamenti che
spaziano dai 10 a 100 ettari; l’8% rappresenta l’estensione
dei poderi dai 2 ai 10 ettari e, solo al 6,7% si attestano i
terreni che hanno una superficie intorno ai 2 ettari15.
Si nota quindi una netta preponderanza delle grandi
proprietà (quasi i tre quarti del totale) ed una presenza
minima di poderi inferiori ai 10 ettari, mentre la proprietà
di media estensione risulta nel complesso limitata. Questa
situazione comporta la mancanza quasi assoluta di capitali
13
Camera di Commercio di Viterbo, Tuscia Economica,
dicembre 1948, n. 12, p. 89.
14
A Tarquinia, è ancora vivo negli anni ’40 il ricordo di
Giuseppe Parpagnoli. Fondatore della Camera del Lavoro di Roma e
organizzatore nel 1903 del primo sciopero in Italia per le otto ore
lavorative, nel 1915 vince il concorso di segretario dell’Università
Agraria e si trasferisce a Corneto Tarquinia. Qui, Parpagnoli si occupa
dell’annosa questione degli usi civici, per contestare il diritto di
proprietà che alcune famiglie vantano su terrreni destinati ad uso
collettivo. Parpagnoli si trova in una posizione scomoda: come
leghista rosso fomenta l’occupazione delle terre e difende gli
occupanti, come dirigente dell’Ente possessore dei terreni, rischia di
diventare egli stesso la controparte. In questa situazione compie un
capolavoro politico: utilizza le lotte contadine per ottenere
l’assegnazione delle terrre in favore dell’Università Agraria, che a sua
volta la concede ai cittadini. Il bisogno di terra dei poveri è soddisfatto
e il patrimonio dell’Ente è raddoppiato. Cfr., L. Daga, La forza
dell’utopia. Giuseppe Parpagnoli sovversivo dal sindacato al
buongoverno, cit.
15
Camera di Commercio di Viterbo, I caratteri economici della
provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1949, p. 57.
7
di trasformazione: i piccoli proprietari ne sono privi,
mentre i latifondisti preferiscono mantenere nelle proprie
terre una conduzione economica tradizionale, con
rotazioni triennali di grano e grandi distese di pascoli
estensivi per l’allevamento del bestiame brado16.
Gli investimenti fondiari che vengono realizzati in
queste grandi aziende sono prevalentemente fondati sulle
“fattorie”, munite di impianti centralizzati e di fabbricati
per il ricovero degli uomini e del bestiame. Date le
sterminate distese adibite a pascolo o alla coltivazione del
grano, la densità di questi edifici è estremamente bassa: in
media 1 ogni 100 ettari 17.
Per completare il quadro, va rilevato come ancora
negli anni del dopoguerra scarsissima sia la consistenza
del parco macchine: un trattore ogni 375 ettari, un grado di
meccanizzazione tra i più bassi d’Italia18.
Se si tiene presente che l’attività agricola impegna più
della metà della popolazione attiva (il 58,60%, più del
triplo della media regionale, limitata al 18,68%)19, si può
ben comprendere come la presenza di vaste distese di terre
incolte, o mal coltivate, di fronte a una massa di lavoratori
costretti a una quasi permanente condizione di indigenza,
costituisca un problema grave, la cui soluzione non può
essere ulteriormente rimandata.
Nonostante si sia qui ai bordi del “grande continente
mezzadrile”
dell’Italia
centrale,
che
mostra
anche
attraverso queste vicende periferiche la sua capacità di
resistenza se non la sua vitalità, c’è da pensare che
guardando alla successiva storia politica, anche qui si
prepari
quel
frutto
16
paradossale
dell’educazione
Camera di Commercio di Viterbo, Indici della vita economica
della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1948, p. 7.
17
Camera di Commercio di Viterbo, I caratteri economici della
provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1949, p. 71.
18
Ibidem .
19
Ivi, p. 72.
8
mezzadrile, il voto “rosso”, così forte, così nitido dove la
società mezzadrile sia veramente dominante, dove cioè le
altre componenti della società rurale, pur presenti, non ne
costituiscano una turbativa, una frattura, una pericolosa
ferita 20.
A confronto dell’esperienza del latifondo, i caratteri
del patto mezzadrile e gli insegnamenti che esso può dare
sulla visione dei rapporti sociali appaiono molto chiari e
marcati. E’ noto, e conclamato, “che questo patto ha
natura paternalistica per eccellenza: il padre-padrone è
addirittura duplicato come in uno specchio; l’autorità del
proprietario si riverbera su quella del capo-famiglia,
l’una sostenendo l’altra”
21
. Ma dentro queste regole del
gioco, l’orizzonte sociale del mezzadro è limpido: di
fronte a lui c’è la controparte senza mediazioni rilevanti,
che spesso, nei diversi volti regionali del vasto complesso
mezzadrile, il fattore è figura troppo evanescente per
costituire uno schermo. Questa controparte offre d’un
colpo tutto il necessario alla produzione in senso lato, ciò
che serve per vivere e lavorare: terra, animali, casa,
scorte vive e morte in proporzione tendenziale alle forze
lavorative della famiglia, anticipi senza interesse, se
necessari. Nel momento in cui questa situazione, che è
stata una delle meno sfavorite nella gamma di quelle
possibili, apparirà modificabile agli occhi del mezzadro,
grazie soprattutto ad avvenimenti esterni, la lezione di
“classe” avvenuta dentro il rapporto paternalistico si
rivelerà e si dimostrerà operante. Essa può apparire come
una sorta di precondizione, di prerequisito che permetterà
a specifiche esperienze legate agli eventi, di avere tanta
pregnanza politica
22
. Le occasioni di socialità, tolte le
20
G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino cit. p.
21
Ivi, p. 183.
Ibidem.
182.
22
9
fiere stagionali e le feste segnate in rosso dal calendario,
sono la domenica in Chiesa per le donne e l’osteria la sera
per gli uomini. All’osteria, tra un bicchiere di vino e le
poesie in dialetto si discute di politica e si riflette sulla
propria condizione sociale. Discussioni, dibattiti, fermenti
politici che filtrano dai due polmoni “industriali”: Orte
(ferrovieri) e Civita Castellana (ceramisti). Sarà in
entrambi questi centri che, nel clima sempre più teso del
dopoguerra, si verificherà la convergenza tra lotte
mezzadrili e rivendicazioni operaie, ponendo le basi per
due delle manifestazioni più rilevanti dell’intera zona.
I.2
Le lotte agrarie del dopoguerra e il Lodo
De Gasperi
Sin dall’inverno 1943-1944, mentre il Nord si trova
sotto l’occupazione fascista, le campagne dell’Italia
meridionale sono teatro di una forte mobilitazione
contadina che il PCI riesce ben presto a guidare e
patrocinare soprattutto quando l’esponente comunista
calabrese Fausto Gullo, nominato ministro dell’agricoltura
nel governo Bonomi, nell’ottobre 1944 emana i decreti
che forniscono una sanzione legale alle occupazioni di
terra, concedendo lotti di terreni incolti a cooperative di
contadini23.
In seguito, con la progressiva liberazione delle regioni
centrali scendono in lotta, ancora col sostegno politico del
PCI, anche i mezzadri, intenzionati a stabilire una nuova
23
A. Rossi Doria, Il ministro e i contadini. Decreti Gullo e lotte
nel Mezzogiorno, Bulzoni, Roma 1983.
10
ripartizione del prodotto e portare la quota mezzadrile dal
50 al 65% 24.
Mentre i comunisti e, in misura minore i socialisti,
volgono la loro attenzione a braccianti e mezzadri, la DC
si adopera per affermare la propria egemonia sui piccoli e
medi proprietari.
Lo scoglio principale che affiora ovunque è infatti
quello relativo al nodo della proprietà privata della terra.
E’ il timore diffuso da parte dei piccoli e piccolissimi
proprietari di essere un domani espropriati da un eventuale
governo bolscevico25. E’ questo il vero punto di forza
della cattolica Coldiretti fondata nel 1944 da Paolo
Bonomi che, avvantaggiandosi della vaghezza dei partiti
di sinistra su questo delicato tema, controbbatte l’accusa di
asservimento agli agrari agitando lo spauracchio delle
socializzazioni e della soppressione della proprietà
privata26. Il programma della Coldiretti sostiene una
riforma agraria non spoliatrice, lotta contro il vincolismo
economico, apre ai piccoli e medi proprietari non
coltivatori27. Respinge il metodo dell’occupazione di terre
incolte fuori da un piano di riforma agraria ed è contrario
all’imponibile di manodopera perché la meccanizzazione
è alle porte; non ammette infine le richieste bracciantili,
perché fanno alzare i costi di produzione mentre i prezzi
agricoli sono in discesa 28.
24
AA.VV., Operai e contadini nella crisi italiana del 19431944, prefazione di C. Quazza, Feltrinelli, Milano 1974.
25
G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit. p.
241.
26
E. Rossi, Viaggio nel feudo di Bonomi, Editori Riuniti, Roma
1965. Uomo della Resistenza e quindi al di sopra di facili accuse, il
fondatore della Coldiretti non ha le comprensibili cautele di chi deve
defacistizzare la proprietà. Bonomi nomina Luigi Anchisi (già
organizzatore della Confederazione fascista Agricoltori) suo segretario
generale. Con lui molti tecnici del passato regime vengono richiamati
in servizio. Cfr., C. Barberis, Le campagne italiane dall’Ottocento ad
oggi, Laterza 1999, p. 466.
27
CNCD, 1° Congresso nazionale, Roma 1946, p. 6.
28
G, Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit. p.
241.
11
E’ in questo quadro fluido di crescente conflittualità
sociale che si inseriscono le lotte contadine del Viterbese.
Le grandi agitazioni di questi anni hanno due obiettivi
fondamentali: stipulare un nuovo contratto per ottenere
una differente ripartizione delle quote e regolare mediante
particolari indennizzi, sia le questioni connesse con i danni
di guerra, sia il turbamento produttivo che la guerra ha
determinato, con ripercussioni sulla rispettiva situazione
economica del concedente e del colono29.
Il 29 maggio 1945, con la costituzione a livello
provinciale di una Commissione per l’assegnazione di
terre incolte ai contadini, comincia la vertenza tra i
Torlonia e i mezzadri. I contadini - riferisce la Prefettura chiedono di corrispondere 1/5 del raccolto al padrone,
lasciando le spese a loro carico, ma Torlonia pretende,
attraverso il sui fattore, che gli siano versati, a seconda dei
casi, i 2/5 o i 3/530. Tre mesi dopo, il 29 agosto,
cinquecento braccianti, - per la maggior parte reduci di
guerra - invadono le terre nella località Stefanaccio, Vepre
e Pianetto, ma si ritirano al sopraggiungere dei
carabinieri31.
E’ la prima di una serie di occupazioni: il 7 dicembre
1945 trecento braccianti, con bandiera rossa in testa,
invadono 400 ettari di Pratini e Terra Rossa e i carabinieri
riescono a farli sgomberare solo con la promessa che una
loro commissione sia ricevuta a Viterbo dal Prefetto.
Questi promette un valido interessamento32, non accettato
però dai mezzadri che, lo stesso giorno, ripartono per le
terre sulle quali ritengono di aver ormai acquisito dei
diritti. Il 9 settembre risultano invase, secondo i dati di
29
L. Radi, I mezzadri. Le lotte contadine nell’Italia centrale,
Ed. Cinque Lune, Roma 1962, p. 298.
30
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella
Questione terriera. Comuni da Acquapendente a Castiglione in
Teverina, fascicolo unico, foglio n. 94.
31
Ibidem.
32
Ivi, foglio n. 96.
12
Torlonia trasmessi al Prefetto, 1.300 ettari e sembra che
anche i lavoratori di Piansano, Valentano e Cellere si
vogliano muovere. Intanto a Musignano i contadini
minacciano anche l’assalto ai magazzini per avere il grano
da seme33.
Sempre nel feudo Torlonia, nel novembre 1945 si
concedono 200 ettari alla cooperativa “la Caninese” di
Canino, ma nell’agosto del 1946 si verificano altre
occupazioni, perché alla cooperativa si sono iscritti tutti
gli abitanti del paese, comprese le guardie comunali, il
sindaco e i suoi famigliari e il becchino. Esattamente due
anni dopo, nell’estate del 1948, il Prefetto segnala al
Ministero dell’Interno che la questione non si può
risolvere
per
l’intransigenza
dell’amministrazione
Torlonia 34.
Quando non c’è solo “fame di terra”, è specialmente
sul problema delle regolamentazioni delle disdette e sul
riparto dei prodotti che concedenti e coloni sostengono tesi
diverse. Ad inasprire ulteriormente il clima si aggiunge, il
2 ottobre 1946, l’arresto del sindaco comunista di
Tuscania Nicola Salvatori insieme a 42 braccianti con
l’accusa di occupazione di terre incolte35.
Di fronte al progressivo irrigidimento delle parti, la
soluzione del delicato e complesso problema non è
possibile per via sindacale. Si passa perciò alla
presentazione di disegni di legge.
In seguito all’invito rivoltogli il 3 marzo 1946 dalla
CGIL, De Gasperi si mette all’opera per cercare di
determinare un accordo tra concedenti e coloni allo scopo
di dirimere la vertenza che scaturisce dalla mutata
33
Ibidem.
Ivi, foglio n 97.
35
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di
Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta 180, Agraria. Province
da Siena a Viterbo.
34
13
condizione contrattuale per i disagi e le sofferenze
provocate ai mezzadri dalla guerra.
Mentre la Confederazione Nazionale Coltivatori
Diretti accetta, l’Associazione Agricoltori si rifiuta di dare
mandato al Presidente del Consiglio di decidere sulla
controversia. Il “lodo” non può quindi avere preciso valore
giuridico. De Gasperi però, formula ugualmente il suo
giudizio nella speranza di contribuire alla pacificazione
delle campagne36.
Sostanzialmente, il “lodo De Gasperi”, rifacendosi al
“lodo Paglia-Calda” (siglato nel 1920 ma in realtà,
scarsamente applicato anche per il particolare clima
politico del “biennio rosso”) fissa la quota del mezzadro
al 54%37. Nel Feudo Torlonia (ad esempio Canino,
Montalto, e, in genere, tutta l’area di confine con la
provincia di Grosseto), come nel resto della Penisola,
questa ripartizione provoca molte discussioni e non poche
inadempienze da parte del proprietario38.
Le
organizzazioni
sindacali
si
battono
perciò
tenacemente per l’applicazione del “lodo De Gasperi” ma
incontrano la più ferma resistenza dei proprietari. Dopo un
anno il provvedimento diventa finalmente obbligatorio
(D.L. 27 maggio 1947 n. 495). Il decreto però, anziché
fissarne
direttamente
le
obbligarietà,
ne
rinvia
l’applicazione alle Commissioni arbitrali provinciali
presiedute dal Prefetto, al cui interno i rappresentanti dei
mezzadri sono generalmente in minoranza. Nella Tuscia,
la Commissione Arbitraria provinciale è formata dal
Prefetto Gaetano Mastrobuono e dai rappresentanti della
36
L. Radi, I Mezzadri. Le lotte contadine nell’Italia centrale,
cit. pp. 297-303.
37
Ibidem.
38
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 10, fascicolo 8,
cartella Ripartizione dei prodotti della terra tra coloni e proprietari;
disposizioni, foglio n. 14.
14
Coldiretti e della Federmezzadri o Federbraccianti a
seconda dei casi39.
39
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di
Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta 203, Relazione Prefetti,
Province da Siena a Viterbo. Settembre 1947.
15
II
Situazione politica
II.1
DC, PSI e PCI alla vigilia del 1948
Nella seconda metà del 1947, anche le vicende della
Tuscia subiscono il forte condizionamento dovuto alla
forte polarizzazione del contesto politico nazionale.
Infatti, di fronte al nuovo scenario internazionale che
vede confrontarsi due blocchi contrapposti, il governo
“tripartito” o di unità nazionale, frutto dell’intesa tra DC,
PCI, PSIUP il 31 maggio del 1947 si sfascia.
Mentre all’inizio del 1947 De Gasperi è a Washington
per una visita ufficialmente mirata a chiedere aiuti
economici40, a Roma, il 9 Gennaio, durante il XXV
congresso, il PSIUP, secondo partito italiano e primo della
sinistra secondo i responsi delle urne del 1946, si spacca in
due: 52 deputati su 115, cioè quasi la metà, seguono
Saragat disapprovando la linea di unità d’azione col PCI
sostenuta da Nenni. Quest’ultimo si riappropria della
vecchia denominazione del partito, Partito Socialista
Italiano, mentre il futuro Presidente della Repubblica,
dopo aver adottato il nome di Partito Socialista dei
Lavoratori Italiano, nel 1952 fa sua la sigla PSDI, Partito
Socialdemocratico Italiano.
40
D. Veneruso, Storia d’Italia nel novecento, Edizioni Studium,
Roma 2002, p. 337.
16
Lo scontro tra Saragat e Nenni nasce dalla diversa
valutazione storica della funzione dei ceti medi: il primo, è
convinto che il partito socialista, che affonda solide radici
nel mondo operaio e contadino, sia potenzialmente in
grado di attirare anche i voti dei ceti medi progressisti
pronti a riconoscersi in un programma di democrazia
avanzata che supera il prilvilegio e le divisioni di classe,
mirando all’ugualianza dei cittadini. Togliatti, anche se
dopo la svolta di Salerno della primavera del 1943 può
rappresentare un PCI con un volto legalitario e
democratico, non riesce ad ottenere la fiducia della grande,
media e piccola borghesia, da sempre su posizioni
anticomuniste. Per Saragat non ci sono dubbi: l’alleanza
privilegiata con i comunisti sta allontanando dallo PSIUP
il ceto medio progressista, e per di più, paralizza ogni
iniziativa politica autonoma, proprio in un momento in cui
bisognerebbe
rimarcare
la
posizione
del
partito
nell’alleanza governativa41.
Per Nenni, invece, la natura classista dello Psiup è
inconfutabile. Egli ha ben in mente la scissione di Livorno
del ’21 e le conseguenze nefaste che ha originato:
divisione dell’unità dei lavoratori lasciati in balìa della
violenza fascista. Rompere con i comunisti proprio quando
alle recenti elezioni amministrative la destra ha rialzato la
testa42,
potrebbe
disorientare
le
masse
popolari
indirizzandole proprio verso il PCI.
41
S. Colarizi, Storia dei partiti nell’Italia Repubblicana,
Laterza, Roma - Bari 1996, p. 107.
42
Nelle amministrative del novembre del 1946, il partito
dell’Uomo Qualunque di Giannini, con liste autonome o condivise con
liberali e monarchici, sopravanza la DC in tutte le maggiori città del
Sud d’Italia. A Palermo, Foggia e Lecce conquista da solo la
maggioranza assoluta. Sorpassa la DC addirittura a Roma, ovvero
nella città simbolo della Repubblica e della cristianità. In complesso,
la DC scende al Sud dal 35.95 % delle politiche del giugno 1946 ad
una media del 13.5 % in novembre. Cfr., R. Chiarini, Le origini
dell’Italia Repubblicana (1943-1948), in G. Sabbatucci, V. Vidotto (a
cura di) Storia d’Italia, la Repubblica (1943-1956), V.5, Laterza 1997,
p. 83.
17
Tornato dagli USA con aiuti economici pari a 100
milioni di dollari, De Gasperi, pur prendendo atto della
crisi ministeriale, non reputa ancora che i tempi siano
maturi per un’esclusione delle sinistre dal governo: il
Presidente del Consiglio giudica indispensabile la
collaborazione dei comunisti in momenti delicati come
quello della firma del Trattato di pace e quello della fase
conclusiva dell’elaborazione della Carta Costituzionale, in
cui resta da risolvere soprattutto il nodo dell’inserimento
dell’articolo 7 riguardante i Patti Lateranensi. Quando il 2
febbraio De Gasperi vara il suo terzo gabinetto, ripropone
la formula del tripartito ma ridimensiona il peso delle
sinistre: Scoccimarro non viene riconfermato al ministero
delle Finanze, Nenni è sostituito agli Esteri da Sforza e
Scelba si insedia al ministero dell’ Interno43.
Ma, mentre De Gasperi cerca di guadagnare tempo
sul piano interno, la tensione aumenta sul piano
internazionale. Il 12 marzo 1947, il Presidente degli Stati
Uniti Harry Truman pronuncia infatti davanti al Congresso
americano un discorso in cui annuncia l’intenzione di
voler aiutare ogni popolo libero a resistere a tentativi di
asservimento operati da minoranze interne o da potenze
straniere. Vengono immediatamente impartiti ordini
perché si vendano armi moderne a prezzo simbolico
all’Esercito italiano. E in questo quadro, agli occhi di
Truman, la Repubblica italiana è l’anello più debole che
va saldato con forza alla catena dei paesi occidentali44. La
sua collocazione geografica, nel cuore del Mediterraneo, è
strategicamente fondamentale. Gli USA non possono più
tollerare che il PCI, divenuto il secondo partito in Italia
43
Per la cronistoria e la composizione dei gabinetti dalla
“transizione” 1943-1948 alle legislature repubblicane, Cfr., P.
Calandra, I governi della Repubblica, il Mulino, Bologna 1996 (il
quarto gabinetto De Gasperi a p. 564).
44
S. Colarizi, Storia dei partiti nell’Italia Repubblicana, cit. p.
113.
18
dopo la scissione di Palazzo Barberini, non solo sfrutti il
pesante problema dell’inflazione per fare proseliti alla
base, ma stando nel governo, possa
addirittura agire
all’interno delle istituzioni. Se De Gasperi vuole
ricostruire l’economia del paese utilizzando gli aiuti
statunitensi, deve estromettere le sinistre dalla compagine
governativa.
Le pressioni sono ormai fortissime, e a dare la spinta
definitiva intervengono, il 20 e 21 aprile del 1947, le
elezioni amministrative in Sicilia: la DC conferma la
discesa verticale dei consensi da parte dei settori moderati
e
conservatori
dell’opinione
pubblica
iniziata
nel
novembre scorso. Mentre il partito di De Gasperi scende
dal 33.6 % del 2 Giugno 1946 al 20.5 %, il Blocco del
Popolo (comunisti, socialisti e Partito d’Azione) aumenta
dal 21.5 al 30.4 %45. De Gasperi deve muoversi in fretta:
sia la Chiesa che gli USA premono per la rottura con le
sinistre46.
Mentre il Presidente del Consiglio medita sul da farsi,
il Paese è sconvolto da una strage: il 1 Maggio 1947 in
Sicilia, ad appena una settimana dalla grande avanzata del
Blocco del Popolo nelle elezioni amministrative, i
contadini di tre paesi della provincia di Palermo si
riuniscono a Portella della Ginestra per celebrare la Festa
del Lavoro. Improvvisamente una mitragliatrice apre il
fuoco sulla folla dalla sommità di una delle colline
circostanti. Il noto bandito Salvatore Giuliano ricorda per
conto della mafia ai contadini chi ha davvero il potere
nella provincia, votazioni o no. Undici sono i morti e
sessantacinque i feriti.
45
R. Chiarini, Le origini dell’Italia Repubblicana (19431948), cit. p. 146.
46
Cfr., A. Giovagnoli., Il partito italiano. La Democrazia
cristiana dal 1942 al 1994, cit; A. Lepre, Storia della prima
repubblica, il Mulino, Bologna 1995, pp. 84-85.
19
Essendo stato ormai firmato il Trattato di pace e
incluso l’articolo 7 nella Costituzione con i voti del PCI,
De Gasperi rompe gli indugi e decide di formare un
ministero senza esponenti PCI e PSI. Tra l’altro,
un’analoga svolta si è già verificata in Francia e in Belgio.
Il 31 maggio 1947 De Gasperi presenta il suo nuovo
ministero al Presidente della Repubblica De Nicola: è un
monocolore democristiano con ministri tecnici dell’area
laica, (“il quarto partito, il partito di coloro che
dispongono del denaro e della forza economica”)47:
Einaudi (ministro del Bilancio e vice-Presidente del
Consiglio), Merzagora e Sforza (ministro degli Esteri) che
garantiscono l’appoggio esterno dei liberali cui, al
momento del voto di fiducia, si affiancano qualunquisti e
monarchici48.
Togliatti e Nenni, pensano che un esecutivo così
spostato a destra non possa reggere a lungo. A determinare
questo atteggiamento di sottovalutazione stanno due ordini
di considerazioni: sul piano politico il ministero, ancora
privo dell’appoggio del PRI e del PSLI, sembra nascere
debole, senza un adeguato sostegno parlamentare; sul
piano economico-sociale la disoccupazione e l’inflazione
stanno diffondendo nel paese un malessere crescente, tale
da convincere i dirigenti PCI e PSI che il governo sarà
presto travolto dal malcontento popolare49.
Smentendo le previsioni fatte dall’opposizione di
sinistra, il nuovo ministro del Bilancio Einaudi vara una
politica deflazionistica che in autunno frena la spirale
47
A. De Gasperi, Atti della riunione del Consiglio dei Ministri
del 30 aprile 1947 in, G. Baget Bozzo, Il partito cristiano al potere.
La DC di De Gasperi e di Dossetti. 1945-1954, Vallecchi, Firenze,
1974.
48
P. Calandra, I governi della Repubblica, cit.
49
Cfr., R. Martinelli, Storia del Partito Comunista Italiano. Il
partito nuovo dalla Liberazione al 18 aprile, Einaudi, Torino 1995,
pp. 219-220.
20
dell’inflazione50. La manovra deflazionistica restringe il
credito: la piccola e media industria attuano massicci
licenziamenti. Allo stesso tempo però, la politica
einaudiana centra il proprio obiettivo politico: la classe
media urbana infatti, vede nella manovra deflazionistica
un tentativo di salvaguardare il proprio livello di vita.
Einaudi ha gettato le basi della vittoria elettorale della DC
dell’aprile 1948.
Intanto la situazione internazionale si fa sempre più
incandescente:
Stalin,
non
potendo
fronteggiare
l’iniziativa statunitense sul piano economico, opta per una
brusca accelerazione della “sovietizzazione” dell’Europa
Orientale e per il rafforzamento della propria egemonia sui
partiti dell’Internazionale Comunista, affermando la
priorità della “difesa dell’Unione Sovietica”51. Riunendo
in Settembre in Polonia i partiti comunisti di tutto il
mondo, istituisce l’Ufficio d’Informazione dei Partiti
Comunisti, noto con la denominazione di Cominform. Il
partito comunista italiano e quello francese sono gli unici
partiti comunisti occidentali a farne parte. Il mondo è
definitivamente diviso a metà: il capitalismo degli USA a
Ovest e il socialismo sovietico a Est. A Szlarska Poreba
sia il sovietico Zdanov che lo jugoslavo Kardelj criticano
aspramente la condotta del PCI: il primo accusa Togliatti
di
eccessiva
arrendevolezza
nei
confronti
dell’estromissione dal governo, il secondo invece lo
50
Contrario alle proposte della sinistra di una riconversione
della Lira, nel settembre 1947 Einaudi riduce drasticamente la quantità
di moneta in circolazione congelando il 25% di tutti i depositi bancari
e introducendo altre restrizioni al credito. Il risultato è immediato: il
tasso d’inflazione diminuisce e la grave crisi dei cambi (il valore della
Lira sul mercato libero era caduto tra il gennaio e il maggio 1947, da
528 a 909 Lire per Dollaro) viene messa sotto controllo. Cfr., P.
Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica
1943/1988, Einaudi 2002, pp. 148-149.
51
Cfr., E. Aga Rossi, PCI e URSS nel periodo staliniano (19441953), in G. Nicolosi (a cura), I partiti politici nell’Italia
Repubblicana, Rubettino 2006, p.104.
21
accusa
di
“deviazione
verso
l’opportunismo
e
il
parlamentarismo”, podromi della disfatta 52.
La polarizzazione del quadro internazionale ha
immediati riflessi sugli equilibri politici italiani. Il 14
dicembre 1947 si verifica un rimpasto nella composizione
del governo: PRI e PSLI, sciogliendo le ultime riserve,
entrano a far parte del IV gabinetto De Gasperi53. Inizia la
lunga stagione del quadripartito (DC, PLI, PRI, PSLI).
Ed è in questo contesto di crescente contrapposizione
che si avvicina la scadenza delle elezioni per il primo
Parlamento repubblicano.
II.2
Le elezioni del 1948
Le elezioni politiche italiane dell’aprile 1948
rispecchiano lo scontro frontale tra le forze dei due campi
a livello internazionale. Esse si svolgono in un clima di
tensione e di enorme mobilitazione (dopo una massiccia
campagna
propagandistico-ideologica
organizzata
da
entrambe le parti), ma nel rispetto della legalità.
In campagna elettorale la DC utilizza
internazionali
per
dimostrare
quello
che
le vicende
potrebbe
succedere anche in Italia con le sinistre al governo: il
colpo di Stato in Cecoslovacchia, con la liquidazione
brutale di ogni forma di libera competizione politica, di
cui il suicidio del primo ministro Jan Masarick è solo
52
A. Agosti, Togliatti, Utet, Torino 1996, p. 346.
Vice presidenti del Consiglio sono il repubblicano Randolfo
Pacciardi (tra i fondatori di una delle prime organizzazioni clandestine
antifasciste “Italia Libera” e, dopo il fuoruscitismo in Francia alla
guida di formazioni militari repubblicane nella Spagna 1936-39) e il
socialdemocratico ed ex-primo presidente dell’Assemblea Costituente
Giuseppe Saragat. Ministro “senza portafoglio” il DC Giuseppe
Togni. Inoltre, tra gli altri, al ministero dell’Agricoltura e Foreste è
nominato il DC Antonio Segni e al Ministero del Lavoro e della
Previdenza Sociale il DC Amintore Fanfani, Cfr., P. Calandra, I
governi della Repubblic, cit.
53
22
l’avvento più spettacolare, sembra infatti offrirsi a ridosso
della prova elettorale come inquietante anticipo del futuro
che aspetta l’Italia in caso di vittoria del Fronte54.
In preparazione delle elezioni comunisti e socialisti,
sulla base dei risultati degli ultimi due anni, secondo i
quali insieme sono accreditati attorno al 40% dei voti,
ripropongono il modello del Fronte Popolare che aveva
avuto successo nella Spagna e nella Francia degli anni ’30.
La situazione sembra così favorevole al “Blocco
Garibaldi” (PCI e PSI) che Luigi Gedda, vicepresidente
dell’Azione
Cattolica,
su
pressione
di
Pio
XII
all’indomani dei preoccupanti risultati delle elezioni
regionali siciliane del 20 aprile 1947, fonda i Comitati
Civici:
“[…] un blocco di uomini più che di partiti mettendo
in lista, a seconda delle regioni, uomini di specchiata
fama e capacita’ […]"
55
.
L’intenzione non è né di sostituire la DC, né di
affiancare ad essa un altro partito cattolico, ma anzitutto e
soprattutto quella di portare al partito un incremento
elettorale che, da solo, non avrebbe potuto procurarsi.
All’indomani della battaglia elettorale, il 1° maggio
1948, introducendo i lavori del Consiglio Superiore della
GIAC riunito a Viterbo, il presidente Carretto celebra così
la “Lepanto ’48 ”:
“L’attuale Consiglio superiore, fratelli dirigenti,
capita proprio nell’immediato domani di una giornata che
54
R. Chiarini, Le origini dell’Italia Repubblicana (1943-1948),
cit. p. 115.
55
Discorso di Gedda alla prima riunione della giunta centrale
dell’ACI, il 18 marzo 1947, in M. Casella, Le origini dei Comitati
Civici, in “Rivista di Storia della Chiesa in Italia", luglio-dicembre
1986, n. 2, p. 448.
23
fu e sarà una delle più epiche giornate della storia
contemporanea: il 18 aprile […]. Siamo, vi dicevo,
all’indomani del 18 aprile, la Lepanto ’48 - la data in cui
sulla via del Tevere abbiamo fermato l’ora dei barbari
contemporanei […]" 56.
In ogni caso, nonostante gli incitamenti del
“megafono di Dio” Padre Lombardi, la vittoria della DC
non potrebbe avere queste proporzioni se in essa non
confluisse un’area laica di elettorato. L’affermazione del
partito di De Gasperi supera ogni previsione: la DC ottiene
il 48.5 % dei voti, vale a dire ben il 13.3 % in più rispetto
alle elezioni per l’assemblea Costituente, mentre il Fronte
Democratico Popolare si ferma al 31 %, vale a dire all’8 %
in meno rispetto alle consultazioni del 1946. Il risultato
appare ancor più clamoroso analizzando il metodo di
votazione utilizzato: il metodo proporzionale che favorisce
la dispersione e la frammentazione dei voti57.
L’arretramento del Fronte si spiega con il 7.1 %
ottenuto dalle liste d’Unità Socialista di Saragat e dal
correlativo
arretramento
del
numero
dei
candidati
socialisti all’interno del Fronte, dove i tre quarti degli
eletti sono comunisti. Il quadro di questi risultati, è
completato dal 3.8 % conseguito dal Blocco Nazionale
(liberali classici e esponenti dell’Uomo Qualunque, partito
fondato dal drammaturgo Giannini), dal 2.8 % dei
monarchici, dal 2.5 % dei repubblicani e dal 2 % ottenuto
dall’esordiente MSI, partito fondato da reduci della
Repubblica Sociale Italiana come Giorgio Almirante e
Pino Romualdi. In conseguenza di ciò, la DC ottiene la
maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati
con 305 seggi su 574, ma non al Senato, a causa
56
M. Casella, 18 Aprile, la mobilitazione delle organizzazioni
cattoliche. Congedo Editore, Galatina (LE) 1992, p. 249.
57
D. Veneruso, Storia d’Italia nel novecento, cit. p. 344.
24
dell’immissione senza elezione di 107 senatori di diritto in
base alla terza norma transitoria della Costituzione, la
quale prescriveva che tutti i membri dell’Assemblea
Costituente in possesso di determinati requisiti (in genere
condanne da parte dei tribunali fascisti) avrebbero goduto
di
tale
privilegio
per
la
sola
prima
legislatura
repubblicana. Il mancato scatto della maggioranza assoluta
al Senato cementa l’alleanza di De Gasperi con i laici di
centro, confermando l’intesa formatasi nella fase finale del
suo IV Ministero.
De Gasperi si avvia al suo compito governativo senza
un chiaro progetto politico: la sua battaglia è quella di un
antico oppositore alle grandi dittature del XX secolo e il
suo orizzonte politico è quello che oggi potremmo definire
lo “Stato amministrativo”, in cui è marcata la natura
empirica dell’azione di governo e che ha come retroterra
culturale il costituzionalismo conservatore di matrice
germanica che assorbe durante la sua giovinezza di
suddito asburgico58 .
Prima di varare il nuovo governo, De Gasperi deve
adempiere ad un obbligo “costituzionale”, l’elezione del
primo Presidente della Repubblica italiana. Sia al primo
che al secondo scrutinio la DC si divide tra Sforza
(fortemente sostenuto da De Gasperi) e De Nicola,
appoggiato anche dalle sinistre. Al Terzo scrutinio i
socialdemocratici di Saragat silurano Sforza. Luigi
Einaudi sale al Quirinale al quarto scrutinio con 518 voti
contro i 320 raccolti da Vittorio Emanuele Orlando, altro
liberale sostenuto da PCI e PSI
(dopo il ritiro di De
Nicola per problemi di salute) e dall’MSI.
Il 23 maggio De Gasperi nomina il suo V ministero,
continuazione del IV: alleanza centrista con PLI, PRI e
58
P. Pombeni, I partiti e la politica dal 1948 al 1963 in G.
Sabbatucci, V. Vidotto (a cura di) Storia d’Italia, la Repubblica
(1943-1963), V.5, Laterza 1997, p. 130.
25
PSLI. La scelta di rilanciare dopo il 18 aprile l’alleanza
quadripartita e l’elezione di un laico alla presidenza della
Repubblica
sono
evidenti
segnali
della
decisione
degasperiana di garantire l’assetto costituzionale italiano,
stornando i sospetti di una scalata della DC a tutte le
cariche dello Stato, che potrebbe far pensare ad un disegno
autoritario. La presidenza del Consiglio e quella della
Camera dei Deputati, cui è designato Gronchi, sono
sufficenti ad assicurare il potere alla Democrazia
Cristiana59.
Il 27 giugno 1948 il PSI celebra a Genova il suo
XXVII Congresso: i malumori per l’entità della sconfitta
politica, non solo nei confronti della DC ma anche del PCI
(all’interno del Fronte, 143 seggi vanno ai comunisti, solo
41 ai socialisti) rendono il partito, se possibile, ancora più
diviso e incerto. La corrente “Riscossa”, autonomista,
guidata da Jacometti e Lombardi, vince la segreteria, ma
non ottiene il sostegno di leader storici (Nenni, Morandi,
Basso) che optano ancora per l’unità d’azione con il PCI,
tra l’altro ribadita nel luglio60, e ottengono il 31.5% dei
voti. La destra di Romita ha il 26.5% dei consensi.
Ma è la situazione internazionale che gioca a sfavore
degli autonomisti del PSI: il blocco di Berlino attuato
dall’URSS e il successivo ponte aereo attuato dagli angloamericani, sanciscono l’autonomia e la divisione della
59
S. Colarizi, La seconda guerra mondiale e la Repubblica,
UTET, Torino 1995, p. 559. Per i repubblicani, Sforza agli Esteri e
Pacciardi alla Difesa (scelte condizionate dai supposti legami tra
questo partito e l’emigrazione “mazziniana" negli USA). Scelba
rimane agli Interni, Segni all’Agricoltura e Pella diventa ministro del
Tesoro succedendo a Del Vecchio e assumendo l’interim del Bilancio
in sostituzione di Einaudi.
60
Nel clima concitato del luglio 1948, diviene difficilissimo per
i dirigenti socialisti chiedere lo scioglimento del Fronte. Al vertice le
trattative con il PCI durano diverse settimane e si concludono in
agosto con un accordo intermedio: confermata la politica unitaria
come strategia, sono eliminati i vincoli organizzativi del Fronte, in
modo da liberare il PSI dai legami con il PCI nelle strutture di base. P.
Mattera, Il partito inquieto, Carocci, Roma 2004, p. 153.
26
città di Berlino e la spartizione dell’Europa e del mondo
in due diverse sfere d’influenza. L’adesione dell’Italia al
Patto Atlantico non è più rinviabile in un’Europa che sente
più che mai la necessità di approntare le sue difese contro
l’Unione Sovietica, considerata responsabile della fine
dell’unità d’azione anti-nazista61.
Naturalmente il PCI e il PSI vedono il Patto Atlantico
come un’offensiva imperialista contro l’oriente il cui
obiettivo resta la lotta al comunismo sovietico. Lombardi
si affanna a chiedere l’autonomia del PSI dal PCI; per tutta
risposta viene additato da Morandi come un liberalsocialista
“traditore“
dell’ideale
internazionalista
proletario di un vero marxista62. Sicchè, al Congresso del
PSI che si tiene a Firenze nel 1949, Nenni riconquista la
segreteria
del
partito.
Obiettivo
da
raggiungere:
rafforzamento dell’alleanza con il PCI cui Morandi guarda
anche per la ristrutturazione dei quadri del PSI.
La situazione interna, sempre in subbuglio per le
mancate riforme economiche, diventa incandescente
allorchè il 14 luglio 1948 Antonio Pallante, studente non
schierato politicamente, spara a Togliatti sulla Piazza di
Montecitorio. I ricordi della guerra partigiana si uniscono
alla passione popolare per la quale la revolverata è un
presagio dell’offensiva reazionaria per eliminare i capi del
popolo63.
Molti iscritti al partito, compresi non pochi quadri
dirigenti e locali, hanno la convinzione che sia arrivato il
momento di passare all’azione. Fino a quando le notizie
sulle condizioni di salute di Togliatti non si fanno
rassicuranti, la tentazione di dare il via al moto
61
S. Colarizi, La seconda guerra mondiale e la Repubblica, cit.
p. 559.
62
Ibidem.
Cfr., M. Caprara, L’attentato a Togliatti:14 luglio 1948. Il
PCI tra insurrezione e programma democratico, Marsilio, Venezia,
1978 e, P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e
politica, cit. pp. 157-159.
63
27
insurrezionale sembra serpeggiare anche tra i massimi
dirigenti del PCI.
Simona
Colarizi,
riprendendo
alcune
relazioni
prefettizie, fa sua la tesi per la quale il PCI, lasciando
preparare i disordini agli organi periferici per farli apparire
spontanei e col proposito di creare panico tra la
popolazione e le autorità, si aspetti da ciò conseguenze tali
da indurre il governo a dimettersi evitando allo stesso
tempo di compromettersi direttamente per non porsi fuori
della legge in caso di insuccesso64.
Perciò, la linea del partito può essere compendiata
nell’istruzione che il vicesegretario Luigi Longo dà a uno
dei membri della direzione (Barontini), inviato a
controllare un settore delle rivolte :
“se l’onda cresce, lasciala montare, se cala, soffocala
del tutto”65.
Elena Aga Rossi, invece, pone l’accento sul cambio
di strategia all’interno del PCI: se nel 1947, guardando alla
Grecia e con il sostegno ideologico dalla Jugoslavia,
Pietro Secchia, capo dell’ala insurrezionale del partito,
ventila la possibilità di uno scontro armato “difensivo”,
accusando indirettamente Togliatti di eccessiva cautela,
dopo l’attentato, nonostante alcuni “accenti emotivi” è
proprio lo stesso Secchia a dare immediatamente direttive
per bloccare ogni tentativo rivoluzionario. Nella riunione
della direzione comunista del 14 luglio 1948, subito dopo
l’attentato, sembra che si sia verificata una vera e propria
spaccatura nel partito. Non esiste alcun verbale della
riunione nell’archivio del PCI, ma secondo diversi
esponenti del partito, vi è un giudizio unanime contro
64
65
Ivi, p. 565.
P. Pombeni, I partiti e la politica dal 1948 al 1963, cit.
p.135.
28
l’isurrezione66. Invece, secondo la versione data due anni
dopo da Matteo Secchia ad un diplomatico sovietico, in
quella occasione lui stesso avrebbe parlato per più di
un’ora esprimendosi contro un’insurrezione armata, e alla
fine ci sarebbe stata una votazione in cui la Direzione si
sarebbe spaccata67. D’altra parte, anche Longo, in un
discorso alla camera del 31 Luglio 1948, dichiara:
“[…] Noi comunisti italiani a partire dal ’43, non
abbiamo mai nascosto a nessuno che l’unica via era la via
dell’insurrezione. E così faremmo oggi se stimassimo che
per difendere la libertà e la vita del nostro popolo non ci
fosse altra risorsa che difendere il diritto all’insurrezione
[…]” 68.
Tirando le somme, il risultato concreto che la
reazione all’attentato produce è la scissione sindacale: per
iniziativa
dell’ACLI
(Associazione
Cristiana
dei
Lavoratori Italiani), fondata da Bonomi nel 1944
nonostante il patto di unione sindacale firmato a Roma da
Buozzi, Grandi e Di Vittorio, il 22 luglio la corrente
cristiana della CGIL esce dal sindacato unico. Nel 1950,
dopo aver assorbito saragattiani e repubblicani (LCGIL),
prende il nome di CISL (Confederazione Italiana dei
Sindacati Liberi). Nel corso degli anni ‘50, anche i “laici”
di sinistra si staccano dalla CGIL e fondano prima la FIL
(Federazione Italiana del Lavoro) e poi, l’ Unione Italiana
del Lavoro, UIL. La CISNAL, (Confederazione Italiana
dei Sindacati Nazionali del Lavoro), rappresentando i
lavoratori vicino all’MSI e ai monarchici,
66
per ovvie
E. Aga Rossi, PCI e URSS nel periodo staliniano (19441953), cit. p. 111.
67
Ibidem.
68
Ibidem.
29
ragioni ideologiche non ha mai fatto parte del sindacato
unitario.
Dopo il tormentato 1948, De Gasperi può proseguire
abbastanza agevolmente nel suo incarico amministrativo.
Ma resta irrisolta la situazione nelle campagne e nelle
fabbriche della penisola; la Celere di Scelba non esita a
colpire: tre morti a Melissa nel 1949, sei a Modena nel
1950.
Nell’aprile del 1949, l’Italia entra a far parte del Patto
Atlantico, il mese seguente viene formato il Consiglio
d’Europa, organismo intergovernativo favorito dagli USA
per l’apertura del mercato europeo.
II.3
Le elezioni politiche del 1948: un raffronto
tra Viterbo e il quadro nazionale
Nelle elezioni del 18 aprile 1948 nel Collegio
elettorale XIX, comprendente le province di RomaViterbo-Latina-Frosinone, alla Camera
Cristiana
ottiene
859.102
voti
la Democrazia
mentre
il
Fronte
Democratico popolare 450.490.
La situazione nella Tuscia rispecchia, quindi, quella
nazionale.
Benchè il Prefetto Mastrobuono segnali che lo spirito
pubblico, nella provincia di Viterbo, sia poco incline alle
passioni politiche e in posizione di attesa69, la forte
mobilitazione elettorale dei partiti di massa fa sì che alla
prova delle urne gli abitanti della Tuscia eleggano due
Senatori e un deputato residenti in loco: il socialista
69
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di
Pubblica Sicurezza, busta 1947-1948, Relazione Prefetti a ministero
dell’Interno. Province da Treviso a Viterbo.
30
Giuseppe Alberti, il democristiano Carlo De Luca e il
comunista Domenico Emanuelli.
De Gasperi, nella fase di preparazione delle liste per
le politiche del 1948, propone a Gedda, Presidente dei
Comitati Civici una candidatura senatoriale a Viterbo,
patria di Mario Fani, cofondatore della GIAC (Gioventù
Italiana di Azione Cattolica)70.
Gedda, considera i però i Comitati come una
articolazione tra la coscienza cristiana dell’elettorato e
quella del partito cattolico, strumento di una doppia
garanzia: di fedeltà programmatica da parte dei candidati e
di fedeltà politica da parte degli elettori. Siccome questo
compito d’intermediazione richiede libertà d’azione,
Gedda rinuncia all’offerta di De Gasperi di un seggio
senatoriale a Viterbo71.
E’ proprio al posto di Gedda che viene candidato e
eletto Senatore, nella circoscrizione di Viterbo, Carlo De
Luca, Presidente della Camera di Commercio di Viterbo.
De Luca, già militante nel PPI di Sturzo, è eletto con
39.367 preferenze.
Il senatore Alberti è docente di Storia della Medicina
nell’Università di Firenze e Segretario della Sezione
Socialista di Viterbo. Nelle elezioni per l’Assemblea
Costituente del 2 giugno 1946 nel Collegio XX di Roma Viterbo-Latina-Frosinone, risulta eletto con 5741 voti, ma
rinuncia in favore di Mario Zagari, compagno di partito.
E’ nominato Senatore nel 1948 con 31.551 voti di
preferenza72.
Domenico Emanuelli, eletto Deputato per il PCI con
33.538 voti73, medico radiologo all’Ospedale Civile di
70
M. Casella, 18 Aprile 1948. La mobilitazione delle
organizzazioni cattoliche, cit. p.15.
71
Ivi, p.155.
72
I deputati e Senatori del I Parlamento Repubblicano, La
Navicella, Roma, Milano, Catania 1949, p. 447.
73
Ivi p.712.
31
Tarquinia, ricopre anche la carica di sindaco dello stesso
paese dalle elezioni amministrative ed è figura di primo
piano nelle occupazioni di terre che caratterizzano già dal
1945 la Provincia in questione.
Coerentemente con la già citata terza norma
transitoria della Costituzione, occupa un seggio senatoriale
anche un altro attivista PCI residente a Civita Castellana: è
Enrico Minio, ceramista. Minio era stato già Deputato alla
Costituente con 7.853 voti e segretario del gruppo
parlamentare comunista. Nel 1948, è senatore di diritto,
perché Deputato alla Costituente e per aver scontato
quindici anni di reclusione in seguito a condanne del
Tribunale speciale per la difesa dello Stato74.
Esaminando il numero dei deputati e senatori eletti
nella circoscrizione di Viterbo, si potrebbe pensare che
qui l’organizzazione del PCI e del PSI sia molto forte. Al
contrario, soltanto nel 1962, troveremo un viterbese alla
guida della Federazione Provinciale del PCI (Luigi
Petroselli, futuro sindaco di Roma). Prima di questa data,
ricoprono la carica tutti dirigenti provenienti dal territorio
umbro e toscano, poiché:
“[…] al momento della liberazione, Viterbo, benchè
divenuta provincia nel 1927, non era riconosciuta né
geograficamente, né politicamente, né culturalmente, da
nessun punto di vista era ricoinosciuta come centro
[…]”75.
74
Minio viene condannato per atttività sovversiva a 12 anni di
reclusione nel 1927. Scarcerato nel 1934, viene di nuovo arrestato e
condannato ad altri 22 anni. Beneficia nel 1943 dell’amnistia
Badoglio. Ivi, p 569.
75
Intervista ad Assuero Ginebri in, Partito Comunista Italiano,
Storia della Federazione di Viterbo, Q. Galli (a cura), Viterbo 1984,
pp. 90-95. Assuero Ginebri, residente a Viterbo, classe 1920, si iscrive
al Partito nel 1946. Ha ricoperto in tutti gli anni della sua militanza le
cariche di: segretario di Sezione, membro del Comitato di
Federazione, membro del Comitato Direttivo di Federazione, membro
della Segreteria della Federazione, membro del Comitato regionale,
Presidente del Comitato Federale di controllo, Consigliere comunale.
32
Sommando alla carenza dei mezzi organizzativi e alla
insufficienza dei mezzi di comunicazione anche il carisma
di ognuno dei protagonisti, possiamo comprendere perché
il Partito Comunista nella Tuscia non abbia una struttura
burocratica univoca, ma che negli anni ’40 e ’50 si articoli
nella provincia in 5 “ducati” politici: l’onorevole
Domenico Emanuelli a Tarquinia, il senatore Enrico Minio
a Civita Castellana, l’avvocato Nicola Salvatori a
Tuscania, l’avvocato Leto Morvidi a Viterbo (Presidente
straordinario nel 1946 del Consorzio Agrario e Presidente
nel 1951 del I° Consiglio provinciale di Viterbo)76, Dante
Vitali nell’Alto Lazio77.
Nonostante le diverse esperienze politiche e personali
e i dissimili luoghi di provenienza, tutti e cinque si trovano
uniti a partire dal 1946 nell’organizzazione delle
occupazioni di terre che rimangono la più imponente e
massiccia agitazione che si è sviluppata nel viterbese dopo
la proclamazione della Repubblica in Italia.
La loro azione si scontra necessariamente con quella
di Mario Scelba ministro degli Interni, Giuseppe Pella
ministro
del
Tesoro
e
Antonio
Segni
ministro
dell’Agricoltura (V gabinetto De Gasperi, 23 maggio
1948-12 gennaio 1950), i tre esponenti della DC a cui è
affidata la risoluzione della questione sociale nelle
campagne apertasi nel 1944 con l’approvazione dei
Decreti Gullo .
II.4
Le ripercussioni dell’attentato a Togliatti a
Viterbo e provincia
76
Questo Consorzio e…quell’Alimentazione, La voce del
lavoratore, n. 30, a. II, 28 giugno 1946.
77
Ivi, p. 93.
33
La tensione sociale nella Tuscia, come nel resto del
Paese, rimane alta nel 1947-1948, quindi, allo scopo di
placare gli animi e di diminuire la tensione nelle
campagne, l’accordo per la tregua mezzadrile, stipulato il
24 giugno 1947 tra i rappresentanti delle associazioni
sindacali interessate, sotto la presidenza del Ministro
dell’Agricoltura, viene allegato alla legge 4 agosto 1948 n.
1094 e reso obbligatorio. Mentre i proprietari con
risolutezza difendono la divisione del raccolto al 50%, la
CGIL propone un aumento della quota mezzadrile così
ripartita: 3% come quota del raccolto e 4% come trattenuta
per il risarcimento delle somme spese per i contributi
unificati e per il nolo della trebbiatura.
Dato l’irrigidimento delle parti, la convocazione in
Prefettura di Viterbo il 7 maggio 1948 di proprietari e
rappresentanti delle organizzazioni dei mezzadri non
porta, come si spera, all’applicazione della tregua: a prova
di ciò, si possono giudicare i fatti verificatesi nelle
settimane successive in vari centri della provincia78.
Nel comportamento di alcuni dirigenti comunisti
locali, soprattutto Primo Marchi, (il quale, a voce o
attraverso i manifesti, invita i mezzadri a trattenere per
loro il 57% del raccolto, limitando in tal modo al 43% la
parte spettante al proprietario) le autorità di Pubblica
Sicurezza individuano gli estremi di istigazione di reato,
per cui procedono in alcuni casi alla loro denuncia
all’Autorità giudiziaria che emette anche alcuni mandati di
cattura79.
78
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Maggio 1948, fascicolo
unico, foglio 37.
79
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 10, cartella
Ripartizione dei prodotti della terra tra coloni e proprietari;
disposizioni, fascicolo 8, foglio n. 74.
34
Su proposta della Commissione circondariale per la
concessione di terre incolte, il 7 luglio 1948 il Prefetto
Mastrobuono revoca l’uso della terra alla cooperativa “la
Caninese” concesso il 29 novembre 1945, con l’accusa di
aver lottizzato il terreno, di non rispettare il turno di
rotazione, di non osservare le più elementari regole di
tecnica agraria ed infine, di non mettere a coltura 30 ettari
dei terreni dati. La cooperativa conta 666 soci80.
Le occupazioni continuano: l’8 luglio 1948 sono
effettuati due arresti a Castiglione in Teverina. La tensione
accumulata dopo 2 giorni di comizi e di intensa
propaganda da parte degli esponenti provinciali della
Federterra (Primo Marchi, ispettore nazionale; Cesare
Bendotti, segretario e Vittorio Falesiedi, segretario
provinciale sindacato coloni e mezzadri), scoppia una
gigantesca zuffa che coinvolge una cinquantina di
persone81. La causa degli scontri è fornita dal passaggio a
Castiglione in Teverina del senatore Meacci il quale, dopo
avere discusso circa la divisione del grano - fissata dalla
Confederterra al 57% - col proprietario terriero Cesare
Belcapo, viene da questi colpito con un pugno al volto82.
Meacci prosegue il suo tragitto verso Orvieto mentre, nel
piccolo paese del viterbese, scoppia una rissa che
coinvolge militanti di sinistra e attivisti democristiani83.
Molto interessante la cronaca dell’accaduto pubblicata su
l’Unità: se il Prefetto, nella relazione inviata al Ministero
dell’Interno, si limita a qualificare il Belcapo come
piccolo proprietario terriero, il giornale comunista gli
attribuisce le qualifiche di ex squadrista e di fratello del
80
Ivi, foglio n 98.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella
“Questione terriera. Comuni da Acquapendente a Castiglione in
Teverina“, fascicolo unico, foglio n. 204.
82
Ibidem.
83
Ibidem.
81
35
segretario della locale sezione DC84. Sui provvedimenti
presi dalle forze di polizia e dagli organi della
magistratura
viene
interrogazione
formulata,
parlamentare
da
il
14
parte
luglio,
del
una
deputato
comunista e sindaco di Tarquinia Emanuelli, il quale parla
di arresti compiuti indiscriminatamente.
Tuttavia, se le forze dell’ordine riescono con i loro
interventi a limitare la portata delle manifestazioni
d’insofferenza e di malcontento, permangono in tutta la
loro urgenza e gravità le precarie condizioni economiche
che spingono masse di lavoratori della terra a insorgere.
Illuminante, a proposito, la relazione spedita al Questore
dal funzionario di Pubblica Sicurezza85 di Canino che, con
un distaccamento della Celere e una autoblindo, si reca,
nelle prime ore del 7 luglio 1948 a Canino, dove si temono
disordini in seguito alla proclamazione dello sciopero
generale. Il documento rileva che le parole degli attivisti,
mandati ad organizzare l’occupazione delle terre della
vicina tenuta di Musignano, trovano facile ascolto in un
uditorio formato da gente provata dalla fame di molti
giorni, e quindi esasperata; infatti
“[…]
gli
scioperanti,
ai
quali
si
uniscono
numerosissime turbe di disoccupati, versano nella miseria
più spaventosa. Da quindici giorni non guadagnano una
lira e si cibano di quel poco che viene loro distribuito dal
soccorso rosso.
Quando il funzionario ordina di
sciogliere l’assembramento, i manifestanti cercano di
avvicinare gli agenti per esporre la loro situazione, come
se questi possano fare qualcosa in loro favore […]”86.
84
L’Unità, 31 luglio 1948.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella Questione
terriera. Comuni da Acquapendente a Castiglione in Teverina,
fascicolo unico, foglio n. 127.
86
Al principio degli anni ‘50 in Italia la costruzione postbellica
può dirsi completata, ma specie al Sud permangono i segni di una
85
36
Nelle vaste aree del territorio provinciale, la contesa
sulla ripartizione del raccolto riaffiora puntualmente, sino
alla metà degli anni ’50, nel periodo della trebbiatura.
Motivi d’ordine pratico, infatti, fanno coincidere con il
mese di luglio il momento critico del rapporto tra
proprietari e mezzadri, mentre, laddove i contadini senza
terre attendono la concessione di un fondo, la situazione si
fa particolarmente delicata tra la seconda metà di
settembre e i primi giorni di ottobre, a ridosso della
semina.
La delicata situazione sin qui descritta, fa meglio
comprendere le forti ripercussioni che l’attentato a
Togliatti produce nella provincia, specialmente nei centri
in cui le sinistre - nel cui ambito i comunisti esercitano
un’indiscussa
leadership
dell’amministrazione
-
comunale,
hanno
e
il
quindi
controllo
oltre
ad
esprimere la volontà politica della maggioranza degli
elettori, dispongono degli strumenti per condurre la lotta
in maniera più incisiva.
povertà di lungo periodo, mentre la disoccupazione di massa getta
un’ombra sul futuro della giovane Repubblica. In questo difficile
contesto il Parlamento, riprendendo una nobile tradizione dell’Italia
liberale, approva lo svolgimento di una inchiesta sulla miseria e sui
mezzi per combatterla. La Commissione d’inchiesta, presieduta dal
socialdemocratico Ezio Vigorelli, conduce le sue indagini tra il 1952 e
il 1953, dando vita a un ricco affresco del disagio popolare, basato su
studi statistici, sociali, giuridici e sui viaggi dei parlamentari nelle
zone depresse. I lavori si concludono con una Relazione generale che
traccia l’obiettivo di una moderata riforma dell’Assistenza. Di lì a
poco Vigorelli, nominato ministro del Lavoro, avrebbe cercato con
esiti purtroppo modesti di dare uno sbocco riformatore ai problemi
denunciati dalla Commissione. Per uno studio sistematico
sull’inchiesta, cfr, G. Fiocco, L’Italia prima del miracolo economico.
L’inchiesta parlamentare sulla miseria, 1951-1954, Piero Lacaita
Editore 2004.
Secondo l’Inchiesta, nella provincia Viterbo, le famiglie povere
sono 300 a fronte delle 4.000 del Lazio, le famiglie interamente
inoccupate sono 150 contro le 2.650 della regione per un totale di 450
disagiati economicamente. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 42,
cartella Inchiesta della Commissione Parlamentare sulla
disoccupazione e sulla miseria, fascicolo 1, foglio n. 1.
37
La notizia dell’attentato viene trasmessa dalla radio
nel giornale delle 13.00, e subito, suscita un vivo fermento
fra gli iscritti e i simpatizzanti del PCI le cui sezioni,
affiancate dalle Camere del lavoro, cominciano a
mobilitarsi; in un primo momento le iniziative sono locali
e disorganiche, poi nel pomeriggio del 14 gli organi
centrali del partito e la CGIL proclamano lo sciopero
generale.
L’adesione allo sciopero, come viene precisato nei
rapporti
successivamente
compilati
dalle
Autorità
responsabili dell’ordine pubblico è parziale e pacifica
nella maggior parte dei Comuni87, anche se, sulla base dei
rapporti specifici, si riscontra una maggiore partecipazione
nei due giorni successivi a quelli dell’attentato.
Nei “comuni più caldi” (Civita Castellana, Soriano
nel Cimino, Vignanello, Vallerano, Tuscania, Tarquinia e
Canino, quelli cioè in cui c’è un’amministrazione retta da
PCI e PSI)88, però, sin dal 14 luglio si verificano incidenti
che assumono particolare gravità a Civita Castellana dove
la popolazione, composta in maggioranza dagli addetti
all’industria ceramica, è caratterizzata da un netto
orientamento politico a sinistra.
Già nel primo pomeriggio sono segnalati i primi
incidenti; secondo il rapporto inviato dal Comandante del
Gruppo CC, magg. Guariglia, al Prefetto, alcuni attivisti
aggrediscono e percuotono violentemente due cittadini
colpevoli
solo
di
non
appartenere
al
PCI89.
Contemporaneamente, a Viterbo, alcuni militanti di
sinistra tentano di imporre ai negozianti di abbassare le
saracinesche. Nonostante l’intervento delle forze di
polizia, corse ad impedire il verificarsi di violenze a danno
87
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Incidenti
verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti, fascicolo
40, foglio 6.
88
Ibidem.
89
Ivi, foglio n. 7.
38
dei commercianti, molti di questi preferiscono chiudere i
loro esercizi nel timore di rappresaglie90.
Successivamente, l’azione dei dimostranti si rivolge
contro alcuni ex fascisti, “costretti a salvarsi con la fuga
dall’aggressione di un gruppo di attivisti di sinistra”91.
Ad Orte, nel corso di colluttazioni tra sostenitori di
diverse idee politiche restano lievemente feriti un
comunista e un agricoltore92.
Le manifestazioni di protesta assumono a Civita
Castellana un certo carattere di ufficialità in quanto un
manifesto invita la popolazione a radunarsi nei locali del
Comune, mentre alcuni attivisti entrati nei locali del
centralino telefonico, interrompono le comunicazioni
provocando
l’immediato
intervento
delle
forze
dell’ordine93. La cittadina falisca si presenta quindi, fin dal
primo giorno, come il punto nevralgico dell’azione di
protesta, per cui il Comando dei Carabinieri di Viterbo si
affretta ad inviare una ventina di militari in rinforzo agli
scarsi effettivi della Stazione Locale.
In complesso, la giornata del 14 non fa ancora
registrare nella provincia incidenti di particolare gravità,
se si eccettua, a Tarquinia, l’assalto condotto nella tarda
serata da una folla di dimostranti contro la sede della
Pontificia Opera d’Assistenza, danneggiata da un nutrito
lancio di sassi94. La situazione tuttavia peggiora di ora in
ora, e le forze dell’ordine, numericamente inadeguate a a
gestire lo stato di crescente tensione, cominciano a
predisporre una serie di piani d’emergenza.
90
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Relazioni
mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo 40, foglio 7.
91
Ibidem.
92
Ibidem.
93
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61 , cartella Incidenti
verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti, fascicolo
40, foglio 6.
94
Ivi, foglio 23.
39
La mattina del 15 la situazione a Viterbo e nella
provincia è relativamente calma; l’unico segnale di
tensione è costituito dai numerosi negozi chiusi. Nel
capoluogo sono aperti quasi esclusivamente le botteghe
alimentari, mentre per gli altri esercizi, più che di adesione
allo sciopero indetto dalla CGIL, si può parlare di un
atteggiamento di prudenza da parte dei proprietari.
Verso le 12.30, si forma una colonna di circa trecento
dimostranti che si avvia verso la stazione di Porta
Romana, occupandola per impedire la partenza dei treni.
Un energico intervento della polizia li disperde, ma la
linea rimane bloccata per la diffusa voce della presenza di
mine lungo i binari. Il traffico ferroviario riprende il
giorno dopo95.
Nel pomeriggio del 15 luglio, cominciano a giungere
dai vari centri della provincia segnalazioni relative
all’azione svolta da attivisti di sinistra.
A Nepi i carabinieri indirizano il loro intervento a
proteggere chi intende recarsi sul posto di lavoro
nonostante lo sciopero indetto96. A Tarquinia si registrano
dei tentativi di attuare blocchi stradali97 mentre a Civita
Castellana si moltiplicano le riunioni delle varie
organizzazioni gravitanti nell’orbita del PCI, dalle donne
comuniste alle avanguardiste garibaldine 98.
A Farnese, malgrado la diffida dei carabinieri, i
promotori di un corteo di protesta indetto per la serata,
continuano
l’organizzazione
della
manifestazione,
secondo gli ordini ricevuti dalla Federazione Provinciale
95
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo 40,
foglio 7.
96
Ibide .
97
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Incidenti
verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti , fascicolo
40, foglio 23.
98
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo 40,
foglio 7.
40
del Partito; le forze dell’ordine, anche se in numero
ridotto, riescono a proteggere i lavoratori che
non
aderiscono alle direttive della CGIL. Sono soprattutto gli
agricoltori che oppongono resistenza ai pressanti inviti
allo sciopero99.
A Canino, invece, l’astensione dal lavoro è generale,
e a Montefiascone gli impiegati comunali riprendono il
lavoro solo dopo le 13.00. Ad Acquapendente gli uffici
pubblici rimangono aperti nella mattinata100.
A Viterbo alle 19.00 del 15 luglio, il deputato
comunista Emanuelli tiene un affollato comizio in Piazza
Verdi. Al termine le forze dell’ordine impediscono la
formazione del già preannunciato corteo ma i dimostranti,
si avviano verso la Piazza del Plebiscito, dove la Celere
aveva già formato dei cordoni di protezione rinforzati da
una autoblindo. Iniziati gli scontri, la situazione viene
risolta dall’ intervento del Prefetto che, fatti aprire i
cordoni, consente ai dimostranti di affluire nella piazza,
discutendo con i più accesi e convincendoli ad affidare a
una delegazione il compito di trattare con le autorità 101.
A Civita Castellana, il clima d’estrema tensione che
sin dalla sera del 14 si è instaurato e che trova espressione
negli infiammati discorsi del sindaco PCI Antonini
(Bisogna combattere il governo ad oltranza mantenendosi
sul piede da guerra e armati, e anche Carabinieri! Gettate
la divisa e unitevi al popolo)102 e di altri esponenti
dell’Amministrazione comunale e della Camera del
Lavoro (al punto che l’assessore socialista Baldassini, il
quale esorta alla calma, invitando la folla ad astenersi da
99
Ivi, foglio 8.
Ivi, foglio 9.
101
Ibidem .
102
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61 , cartella
Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti,
fascicolo 40, foglio 8.
100
41
atti di protesta, viene rumorosamente contestato103) si
concreta nella giornata del 15 in una serie di
manifestazioni indette dal Comitato Direttivo della sezione
comunista che dirama agli attivisti una serie di
disposizioni. Nella serata vengono organizzati in località
Borghetto posti di blocco ad opera di una sessantina di
dimostranti, che in breve fermano sulla Flaminia, presso il
Ponte Felice, una quarantina di automezzi. Il maresciallo
della stazione di Magliano Sabina raggiunge la località in
motocicletta con un carabiniere per ristabilire l’ordine, ma
entrambi vengono picchiati, disarmati e sequestrati per
circa tre ore104. I carabinieri sono accusati di essere sgherri
di Scelba, servi dello Stato e direttamente responsabili
dell’attentato a Togliatti e della morte dei compagni
caduti durante lo sciopero nelle varie città d’Italia105.
Anche il maresciallo comandante la Stazione di
Civita Castellana, Chieruzzi, mentre si reca con due
militari verso il quartiere Guadamello, dove prevede
l’occupazione di alcune fabbriche ceramiche, si trova
circondato da gruppi di dimostranti, e pertanto, temendo di
essere sopraffatto, telefona alla caserma per chiedere
rinforzi. A questo punto la situazione precipita perché alle
22 circa, il Brigadiere Lumia e i cinque commilitoni giunti
in soccorso si trovano a loro volta rapidamente circondati
da un folto gruppo di dimostranti che li seguivano con
grida minacciose sin dal centro cittadino106.
Ecco il racconto degli avvenimenti riportato dal
maggiore Guariglia che, pur tra evidenti concessioni
retoriche al linguaggio in uso tra i funzionari di Pubblica
Sicurezza, restituisce il drammatico clima di tensione nel
quale si svolgono gli eventi:
103
Ibidem
Ivi, foglio 10.
105
Ibidem.
106
Ivi, fogli 11-12.
104
42
“[…] Gran parte dei provenienti dalla piazza erano
passati così davanti ai militari che fino a poco prima
avevano seguiti ad una certa distanza. Dagli ultimi che
sopravvenivano partivano voci di scherno e in pochi
secondi, quasi quello fosse il segnale convenuto, si
scatenò veemente e fumineo un collettivo assalto da parte
di circa 200 rivoltosi. Stretti contemporaneamente da ogni
parte, separati ognuno dal proprio vicino, con i moschetti
e i mitra subito afferrati, tempestati di percosse,
impossibilitati a muoversi, i militari tentavano invano di
reagire. Il carabiniere Masci ebbe strappato il mitra dalle
mani, venne atterrato subito da un colpo vibratogli con
quello alla nuca e sul suo corpo infierì selvaggia la furia
dei rivoltosi che, lo colpirono ancora sulla testa col mitra
sino a spezzarne il calcio.
Altri energumeni sferrarono pugni e calci sul corpo
ormai inerte del caduto. […] Il carabiniere Grillini
resistette anche lui ai tentativi di disarmo ma, duramente
percosso, venne atterrato e una volta a terra gli venne
strappato dalle mani il moschetto. Fu poi trascinato sin
nella sala del Consiglio comunale dove fu deposto su una
pedana. Egli fu poi trasportato in condizioni gravissime,
col volto sfigurato dai colpi, all’ospedale […]”107.
Il carabiniere Masci muore alle ore 2.45 per fratture
multiple al cranio108.
Vengono subito operati una settantina di fermi e una
serie di perquisizioni domiciliari. Il sindaco del PCI
Antonini e altri esponenti del partito e della CGIL,
particolarmente compromessi, risultano latitanti109.
107
Ivi, fogli 13-14.
Ivi, foglio 14.
109
Ivi, foglio 15. Il sindaco Antonini è denunciato per aver
promosso pubblica riunione senza preventiva autorizzazione e di
avervi preso la parola, per istigazione di militari a disobbedire alle
108
43
Nella mattinata del 16 luglio la Celere interviene a
Soriano nel Cimino ove, un gruppo di facinorosi110 si fa
consegnare le chiavi della torre civica per suonare la
campana e chiamare la popolazione a raccolta111.
Lo scopo cui i dimostranti mirano in questa terza
giornata di protesta è non solo la prosecuzione dello
sciopero
generale
ma
anche
la
paralisi
delle
comunicazioni con Roma.
A dirigere il moto popolare sono - secondo il rapporto
di Pubblica Sicurezza – le due figure di maggior spicco
della zona, il Senatore Enrico Minio e il Deputato
Domenico Emanuelli. Quest’ultimo, recatosi a Vetralla il
15 luglio per tenere un comizio, avrebbe avuto un
colloquio con un capocellula del PCI locale, al quale
avrebbe detto: “Se muore tenetevi pronti” 112.
Ad ogni intervento dei carabinieri e della Celere, fa
quindi seguito l’inevitabile corollario di denunce e di
arresti,
che
in
molti
casi
colpiscono
pubblici
amministratori ed esponenti dei sindacati.
Perciò gli avvenimenti seguiti all’attentato a Togliatti
provocano profonde ripercussioni nel quadro delle
amministrazioni pubbliche e delle organizzazioni sindacali
della provincia. In vari comuni (Canino e Civita
Castellana), si hanno provvedimenti di sospensione del
sindaco a seguito di denunce a piede libero o di mandato
di cattura. Per la partecipazione attiva ai disordini del 15
leggi, per vilipendio del Governo, per istigazione a disobbedire alle
leggi e istigazione a delinquere, per incitamento al dispregio e
vilipendio delle istituzioni, delle leggi e degli atti delle autorità, per
grida e manifestazioni sediziose, per abuso d’ufficio, occultamento
armi da guerra, interruzione di vie di comunicazione, Ivi, foglio 16.
110
Ivi, foglio 18.
111
Ibidem.
112
Ivi, foglio 25.
44
luglio, la Camera del lavoro di Civita Castellana viene
chiusa 113.
Il quadro complessivo restituito dagli avvenimenti del
luglio
1948
risulta
tuttavia
piuttosto
articolato
e
contraddittorio. In una relazione redatta alla fine del mese,
il Prefetto rileva anzitutto che l’arresto di alcuni dirigenti
delle organizzazioni agricole e sindacali di sinistra,
seguite alle occupazioni di terre avvenute nella prima metà
di luglio, ha evitato una più violenta reazione alla notizia
dell’attentato114.
Nell’ambito
della
Confederterra
provinciale infatti, erano stati effettuati arresti e denunce
di dirigenti per istigazione ad occupare terre per aver
applicato, nella spartizione del raccolto, le disposizioni
sindacali, che riducono sensibilmente la parte spettante al
proprietario115.
Allo stesso tempo però, il Prefetto aggiunge che la
linea di condotta tenuta dagli organi centrali dei partiti di
sinistra (anche per l’appiattimento del PSI sulle posizioni
politiche del PCI) in questa circostanza, delude molti
iscritti, che solo in una azione rivoluzionaria vedono la
possibilità di un’ affermazione delle loro idee. Viene
infatti segnalato che nei frequenti discorsi di rivoluzione,
fatti nelle sedi locali, non sono pochi gli iscritti al PCI ad
affermare che questa sarebbe già avvenuta se non era per
qualche capo di Roma 116.
Infine ad una attenta analisi dei rapporti di Pubblica
Sicurezza emerge un chiaro rapporto di causa ed effetto tra
strutture economico-sociali, equilibri politici e livello di
asprezza dello scontro.
113
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo
unico, foglio 56.
114
Ibidem.
115
Ibidem.
116
Ibidem.
45
Dove si registra una dominanza netta della società
mezzadrile nelle sue forme più proprie e spontanee, come
nel nord-ovest del Viterbese, si afferma anche la presenza
di una sinistra maggioritaria, che rimanda al grande
continente “rosso” dell’Italia centrale, ai meccanismi
profondi e agli eventi contingenti su cui esso si è
costituito. Laddove esiste invece la piccola gestione
contadina, in proprietà o in affitto o in colonia perpetua a
dare l’impronta al coltivato, lì, “l’area moderata”, dalla
Democrazia
Cristiana
al
Partito
Repubblicano
ai
monarchici è schiacciante: così dai monti Cimini a tutto il
cordone appenninico e antiappenninico117.
Perciò, anche alla luce di questi risultati, vinte le
elezioni di aprile e superate, pur tra notevoli difficoltà, le
crisi del luglio 1948, i partiti di governo cominciano a
riflettere più concretamente sulle vie da percorrere per
allentare la tensione sociale nelle campagne ed ampliare
ulteriormente la propria base di consenso.
117
G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit. p.
242.
46
III
La riforma “stralcio”
III.1
I partiti e la riforma “ stralcio”
All’interno della DC, partito fulcro della compagine
governativa, si formano diversi schieramenti d’opinione su
quale debba essere la soluzione agli scioperi e alle
agitazioni che paralizzano le campagne.
Tutti concordano che gli obiettivi della riforma,
ispirata allo stesso tempo ai valori della Costituzione e
all’anticomunismo
democratico,
sono,
in
scala
d’importanza, sociali, politici e, infine, produttivistici118.
Metro di comparazione è lo sviluppo della piccola
azienda
familiare
coltivatrice
già
realizzatasi
nell’agricoltura inglese, francese e tedesca, il cui modello
– nelle intenzioni dei firmatari - doveva essere adattato
all’Italia, recuperando quel “ritardo” che aveva favorito
l’avvento del regime fascista e che questo ultimo aveva
aggravato ulteriormente119.
118
Cfr. a questo proposito le riflessioni sviluppate da E.
Bernardi, La riforma agraria in Italia e gli Stati Uniti, Il Mulino,
Bologna 2006.
119
Ibidem.
47
Nelle riflessioni dei cattolici favorevoli ad una
riforma agraria radicale, due fattori appaiono centrali: da
un lato, l’intervento dello Stato, tanto che si parla di
“sovraccarico ideologico” sul tema della funzione della
proprietà e del controllo dei fatti strutturali dell’economia;
dall’altro la piccola proprietà coltivatrice, strumento di
stabilizzazione politica e di democratizzazione – secondo
quanto si afferma nelle encicliche papali “Rerum
Novarum” e “Quadrigesimo anno”, in continuità con i
programmi del Partito Popolare120.
Sebbene tutti concordino sugli obiettivi, non è facile
per il ministro dell’Agricoltura Antonio Segni (già viceministro di Gullo e poi titolare del dicastero nel quarto e
nel quinto gabinetto De Gasperi) mettere le varie correnti
interne al suo partito d’accordo su come arrivare a quelle
misure legislative che dovrebbero al contempo combattere
la disoccupazione e contrastare l’azione della CGIL e del
PCI. De Gasperi, d’accordo sull’urgenza di una riforma
della terra, sostiene in questo momento un provvedimento
graduale e diversificato di regione in regione; preoccupato
di non incrinare i rapporti con i liberali e allo stesso tempo
con i proprietari terrieri, pensa ad una riforma priva del
limite permanente alla proprietà fondiaria.
Antonio Segni considera la sola riforma bonificatrice
insufficiente per realizzare una riforma fondiaria più
profonda, in grado di favorire l’azione della Coldiretti di
Paolo Bonomi e sottrarre consensi ai partiti di sinistra.
Sicchè, con l’approvazione della Costituzione, i
possibili traguardi governativi si allargano: alla luce dello
sviluppo sociale ed economico già raggiunto dagli altri
paesi europei (con riferimenti culturali e le applicazioni
concrete della Tennessy Valley e nella California del New
120
G. De Rosa, I programmi agrari dei partiti dalla
resistenza alla vigilia della Costituente, in “Annali dell’Istituto Alcide
Cervi ”,1981, n. 3, pp. 273-323.
48
Deal), scopo della riforma non è più solo migliorare a
livello produttivo terreni a cultura arretrata, ma quello più
ambizioso di ampliare la sfera dei proprietari; con la
redistribuzione della “ricchezza” fondiaria e la modifica
strutturale dei rapporti tra terra e lavoro, si centrerà un
duplice traguardo: creare un ceto medio di piccola
borghesia contadina riducendo nel contempo il peso del
proletariato bracciantile. La creazione di un ceto di
coltivatori diretti è fondamentale in quanto la figura del
proprietario riunisce in sé le due personalità socialmente
più importanti: quella di imprenditore e di coltivatore,
ovverosia quella tecnica ed economica 121.
A questo fine, nei primi mesi del 1948 vengono
emanati due decreti legislativi – 24 febbraio 1948, n. 144,
che reca “provvidenze a favore della piccola proprietà
contadina“, e 5 marzo 1948, n. 121, che istituisce una
speciale cassa per l’erogazione di mutui triennali a favore
dei coltivatori diretti acquirenti col modico interessse del
3,5%
–
che
avvantaggeranno
troveranno
la
larga
Coldiretti:
applicazione
essi,
tuttavia,
e
non
esauriscono il disegno concepito nella Costituente e fatto
proprio dalla DC, secondo cui la modificazione della
struttura della proprietà fondiaria non deve essere solo
conseguenza di mezzi indiretti, ma il fine diretto di un
procedimento di trapassi coattivi
mininistro
dell’Agricoltura
122
. Nelle intenzioni del
l’attore
principale
della
riforma deve essere non il mercato, ma lo Stato, incaricato
di risanare lo squilibrio esistente tra il prevaricante numero
dei grandi possedimenti di terra ereditati dal regime
feudale sulla ridotta presenza delle piccole proprietà.
121
F. Fusari, La proprietà coltivatrice e il suo sviluppo
nella provincia di Viterbo negli ultimi venti anni, in “Tuscia
Economica”, marzo-aprile 1967, Viterbo.
122
E. Bernardi, La riforma agraria in Italia e gli Stati Uniti,
cit. p. 74.
49
Lo sviluppo della piccola azienda familiare come nel
resto dell’Europa, è la meta a cui tende la riforma agraria.
Non più, quindi, solo bonifica, poiché il ritardo
dell’Italia rispetto agli altri paesi europei può essere
recuperato solo con interventi maggiormente radicali.
Secondo i collaboratori di Segni, il modello europeo cui
ispirarsi per motivi storico- politici, oltre che economici, è
la Cecoslovacchia, che negli anni ’20 era riuscita a
collegare tra loro spinte politico-nazionali, richieste di
perequazione
sociale
e
di
razionalità
economica,
conseguendo
l’obiettivo
di
stabilizzare
il
paese,
rafforzando i ceti moderati e, allo stesso tempo, sottraendo
alle forze radicali di sinistra un importante argomento di
lotta politica123.
La proposta legislativa di Segni quindi, non si limita a
creare lo sfondo giuridico nel quale inserire la libera
iniziativa economica dei privati, ma incarica lo Stato
stesso di formare e coordinare i vari Enti di riforma che
redistribuiranno la grande proprietà, impedendo eventuali
ricomposizioni di monopoli fondiari o di posizioni
dominanti nel mercato terriero. Contemporaneamente,
anche nell’Italia centrale, la riforma dei contratti agrari
deve porsi come obiettivo analogo l’introduzione di
maggiori uniformità contrattuali, nonchè l’inserimento di
clausole in difesa del contadino lavoratore diretto,
garantendo, così, stabilità, sicurezza e indipendenza del
lavoratore.
Il Consiglio Nazionale della DC del 4 maggio 1948
vota un documento relativo alla riforma agraria in
generale, all’interno del quale spiccano i richiami ai
principi costituzionali, l’affermazione del limite alla
proprietà fondiaria, la tutela della piccola e media
proprietà
123
e,
allo
stesso
Ivi, p. 96.
50
tempo,
la
necessità
di
trasformazioni agrarie, rinnovamento tecnico, riforma dei
contratti, anche se restano riferimenti alla bonifica.
E’ ancora un documento generico, che, tuttavia,
esplicita in modo sufficientemente chiaro la volontà della
DC di dare seguito ad una riforma, sociale e produttiva,
che vada al di là della bonifica. In quella stessa sede viene
votato e approvato anche un altro documento, che sancisce
il legame tra il Piano Marshall e le riforme, enfatizzando
l’importanza dell’assistenza finanziaria americana. A tali
conclusioni Segni e i suoi sostenitori si richiameranno
sempre come ad un vincolo.
L’accettazione degli aiuti Erp (European Recovery
Program) e la ricezione delle pressioni del Dipartimento di
Stato per l’inserimento dei socialdemocratici sia nella
compagine governativa che in ruoli significativi di
gestione del Piano Marshall, impongono all’attenzione del
gruppo dirigente democristiano anche la questione dei
rapporti tra le forze laiche e la DC.
Infatti tra i gruppi dirigenti, individuati da Franco De
Felice, che fanno del “nesso” internazionale uno strumento
per influenzare gli affari interni (il primo per bloccare in
senso conservatore i mutamenti degli equilibri politici, il
secondo per sostenere invece quei mutamenti che sono
ritenuti condizioni indispensabili per rafforzare le stesse
scelte internazionali), esiste un terzo gruppo, nient’affatto
minoritario, di figure politiche, tra queste in modo
particolare Segni, che condividono la scelta occidentale e
accettano l’Erp, ma ne richiedono anche, con accenti forse
utopistici, un uso libero da condizionamenti e da
pressioni124.
Con
tali
premesse
e
pur
convinto
dell’importanza dei partiti minori, Segni rivendica ben
presto la “centralità democristiana” nell’ambito dei
provvedimenti agricoli.
124
F. De Felice, La questione della nazione repubblicana,
Roma- Bari, Laterza 1999.
51
Per
Segni
la
riforma
agraria
consiste
nell’appropriazione e nella redistribuzione da parte dello
Stato di 1.500.000 ettari di terra e nell’insediamento
stabile di circa 400.000 famiglie.
Diviene centrale l’assistenza alle nuove piccole
proprietà contadine, che devono accedere al credito
agrario ordinario ed essere, soprattutto, sostenute da enti
collettivi a carattere cooperativistico, (livello provinciale o
piu
ristretto),
incaricati
della
trasformazione,
conservazione e vendita dei prodotti.
Il
progetto
di
riforma
si
sostanzia,
quindi,
essenzialmente in due tipi di intervento, finalizzati alla
formazione ed allo sviluppo di piccole proprietà
contadine: la trasformazione fondiaria dei terreni da
colonizzare mediante
l’irrigazione, i progressi della
chimica e nuove tecniche di coltivazione. Il mutamento
dei rapporti di proprietà e degli assetti delle aziende
agrarie anche in aree ove non intergono i provvedimenti
legislativi governativi. Questa duplice azione dovrebbe
rispondere ai molteplici obiettivi di aumentare la capacità
produttiva della terra, dare un’occupazione permanente
alla manodopera e ridefinire l’assetto della proprietà
terriera. La linea tracciata dal ministro dell’Agricoltura
Segni implica una consistente assegnazione di fondi Erp al
settore agricolo e un riorientamento della politica
economica del governo. Ciò significa mutare in modo
sostanziale
gli
indirizzi
governativi
e
riconoscere
all’agricoltura un ruolo preminente nelle assegnazioni del
Piano Marshall. Spetta dunque a De Gasperi rispondere ai
progetti del ministro dell’Agricoltura che assumono una
valenza sia interna che internazionale. Il Presidente del
Consiglio è infatti convinto che il rapporto privilegiato con
gli Stati Uniti, rinsaldato dal Piano Marshall, gli sforzi per
l’adesione al Patto Atlantico, la strada dell’integrazione
52
europea, siano altrettanti mezzi per rilegittimare il Paese
nell’ambito internazionale e per difendersi da un’eventuale
aggressione dell’URSS125.
Sono le vicende politiche che investono nel febbraio
1948 la non lontana Cecoslovacchia, che attraggono
l’attenzione della diplomazia italiana e di De Gasperi,
poiché, come già detto, la riforma agraria adottata negli
anni Venti dalla Repubblica cecoslovacca è un punto di
riferimento per Segni e i suoi consulenti. Gli avvenimenti
cecoslovacchi non solo condizionano il voto dell’aprile
1948, ma convincono De Gasperi della necessità di una
riforma agraria come strumento di stabilità politica126.
Il presidente del Consiglio deve altresì mediare anche
con i ministeri “forti” del Tesoro e degli Interni
soprassieduti rispettivamente da Giuseppe Pella e Mario
Scelba. Il primo, convinto sostenitore di una visione
liberistica dell’economia, è contrario per principio alla
ingerenza dello Stato sul sistema produttivo; il secondo,
strenuo difensore dell’ordine pubblico, teme gli effetti del
profondo mutamento sociale prodotto dalla riforma.
Perciò nell’estate del 1948 De Gasperi non è disposto
a sostenere in pieno l’intervento profilato da Segni che, in
questo momento, non consente di trovare un punto di
compromesso all’interno del governo, minacciandone la
stabilità. Anzi in un primo tempo, le proposte di Segni non
sembrano ricevere nemmeno il consenso dei tecnici di area
governativa che sostengono la versione “bonificatrice”
della riforma127. In un convegno organizzato a Firenze
dall’Accademia dei Georgofili (5-6 settembre 1948), i
tecnici italiani convergono su un documento che
125
P. Albertario (collaboratore di Segni), La riforma fondiaria in
Cecoslovacchia, Federconsorzi, Piacenza 1928 in, E. Bernardi, La
riforma agraria in Italia e gli Stati Uniti, cit.
126
Ibidem.
127
Per gli equilibri interni alla DC, A. Giovagnoli, Il partito
italiano. La Democrazia cristiana dal 1942 al 1994, Laterza, RomaBari 1996.
53
suggerisce l’adozione di provvedimenti molto articolati, di
lungo periodo, ma ancora incentrati sulla bonifica.
E’ in quest’occasione che Manlio Rossi-Doria, exPCI, pur avendo sostenuto nel passato la necessità di una
riforma agraria che investa tutta la grande e media
proprietà, nel settembre 1948 illustra alcune riflessioni che
saranno ricordate come quelle del “gatto nero”:
“[…] Sono quindi tenuto a dichiarare per quali
ragioni io oggi sostenga all’inverso l’opportunità di una
diversa politica, che è praticamente una politica di
rinuncia a una vera e propria riforma fondiaria,
riducendosi ad essere una politica di riforma di patti
agrari, di bonifica e di formazione graduale di proprietà
contadina […] c’è stato innanzitutto il passaggio dal mito
alla realtà: nel 1945, eravamo tutti nel mito, avevamo cioè
dei problemi e delle loro soluzioni una visione ideale,
programmatica, teorica; oggi, bene o male, siamo e
dobbiamo essere tutti nella realtà. […] Nel fatto questa
evoluzione rivoluzionaria non c’è stata e la situazione si è
stabilizzata o tende a stabilizzarsi, su una base di
conservazione […] bisogna guardare in faccia alla realtà
e, riconosciuto che una riforma fondiaria non la possiamo
fare, bisogna avere il coraggio di seppellire il gatto nero,
che paralizza e terrorizza da tre anni tutta la proprietà
fondiaria italiana grande, media e piccola che sia, e
prospettare e condurre con energia una diversa politica
[…]”128.
Del resto, anche negli ambienti statunitensi la stessa
espressione “riforma agraria” contiene un “equivoco
semantico”. In ambito politico e diplomatico, i termini
128
Citato in G. Mughini (a cura), Il mezzogiorno negli anni della
Repubblica, Edizioni Quaderni di Mondo Operaio, Roma 1977, p. 4855.
54
“riforma agraria” assumono significati diversi a seconda
degli interessi, ora favorevoli ora contrari alla “riforma
fondiaria”, e tale mancanza di univocità permette
all’amministrazione americana di esercitare pressioni per
un’accelerazione della agraria reform (genericamente
riforma agraria), non entrando nel merito della land
reform (ridistribuzione terriera) verso la quale non è
ancora stata formulata, volutamente, una posizione
ufficiale129.
Questo equivoco semantico (esperienze, però, di
diverse culture e orientamenti politici anche e soprattutto
rispetto alla TVA e alla California), si sarebbe presto
risolto, da parte dei tecnici dell’Erp, con la scelta del
termine land reform (riforma fondiaria).
Intanto, anche all’interno dei maggiori partiti di
opposizione governativa si discute sul progetto di riforma.
All’interno del PCI sono presenti due linee di politica
agraria, la terra a chi lavora di Sereni, che si scontra con
il limite permanente della proprietà sostenuto da
Grieco130. La diversa analisi dell’economia agricola
nazionale si fonde con una diversa interpretazione
ideologica della fase politica in cui si trova la Penisola: per
Sereni la lotta ai residui feudali è inscindibile dalla lotta al
capitalismo, la lotta per il socialismo non può essere che
lotta per la democrazia. Fondamentale è l’alleanza
interclassista tra tutti i contadini contro la rendita fondiaria
e il capitale monopolistico. In seguito, nel 1955, con la
gestione dell’Alleanza contadini, Emilio Sereni sceglie di
contrastare in ambito sindacale il tentativo di egemonia sui
contadini esercitato dalla DC tramite la Coldiretti. In
questa linea, alla proprietà coltivatrice, considerata nella
129
E. Bernardi, op.cit., p. 139.
C. Massullo, La riforma agraria, in P. Bevilacqua (a cura),
Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, Marsilio,
Venezia 1990, Uomini e classi, V. II, pp. 509-540.
130
55
tradizione
del
pensiero
marxista
una
mera
“sopravvivenza”, si finiva per attribuire una vera e propria
funzione imprenditoriale da difendere e valorizzare sul
piano strategico; alla parola d’ordine terra a chi la lavora
si affida il ruolo di “base della costruzione socialista nelle
campagne”131.
Per Grieco, rimasto fedele all’ortodossia leninista132,
la lotta per la riforma agraria e l’insurrezione contadina,
sono concepite come lotte per il completamento della
rivoluzione democratico-borghese e per l’abolizione dei
“residui feudali” dalle campagne. L’obiettivo è quello di
appropriarsi di crediti e capitali per redistribuire la terra
nella
fase
successiva,
socialista,
della
rivoluzione
attraverso l’ulteriore scomposizione in classi dei contadini.
Fulcro dell’azione politica sono i contadini poveri e senza
terra.
In definitiva, la proposta elaborata dal PCI nell’agosto
del 1948 alla Costituente per la terra133, proposta di
mediazione tra le elaborazioni di Sereni e Grieco,
è
concepita come una riforma strutturale e redistributiva,
mirata a combattere i “residui feudali” e a definire nuovi
rapporti sociali. Il progetto comunista prevede la riduzione
delle dimensioni delle aziende e delle proprietà agrarie, da
realizzarsi non mediante l’intervento dei consorzi ma
attraverso l’esproprio coatto. Resta aperto il nodo sulla
funzione delle cooperative agricole.
Il PSI si mantiene su posizioni schematicamente
collettiviste.
Nel
Congresso
nazionale
del
partito
dell’aprile 1946 la conduzione cooperativa è fumosamente
131
Ibidem .
Ruggero Grieco è responsabile della Sezione Agraria del
PCI dal 1947 al 1955, anno della sua morte. A. Agosti, Togliatti, Utet,
Torino 1996.
133
“La Costituente della terra è il movimento organizzato di
lotta per la conquista e la realizzazione della riforma agraria” in, C.
Casula, Guido Miglioli. Fronte Democratici popolare e Costituente
della terra , Edizioni lavoro, Roma 1981, pp. 166-179.
132
56
definita transitoria “premessa alla conduzione collettiva” e
inserita nell’ambito della “costituzione di un nucleo di
proprietà collettiva” gestito da un ente fondiario ed uno di
conduzione, anche questi “collettivi”134.
In un intervento sul “Mondo operaio” del 1949, Luigi
Cacciatore, in una più attenta analisi dell’economia rurale
italiana, afferma che il problema dell’agricoltura italiana è
legato al basso livello della produzione agricola rispetto
all’incremento demografico:
“[…] Gli obiettivi immediati e urgenti della riforma
agraria sono una diversa distribuzione della proprietà
fondiaria e la modificazione dei contratti. […] Si pone
imperiosa l’esigenza di una trasformazione strutturale
dell’agricoltura,
per
sollevare
i
contadini
dalla
disoccupazione, dalla miseria e dallo sfruttamento, per
valorizzare al massimo la terra e industrializzarla, per
diminuire i costi di produzione a vantaggio del mercato
interno e della concorrenza verso l’esterno, per sviluppare
gli scambi […]” 135.
Per attuare il progetto sopra illustrato, Cacciatore si
dichiara fedele ai principi della “Costituente della
terra” 136.
Mentre nelle aule parlamentari maggioranza e
opposizione si scontrano sul da farsi per arrivare ad una
risoluzione
caratterizza
che
risani
l’incandescente
clima
che
le campagne italiane, l’Inea (Istituto
Nazionale Economico Agrario) pubblica il 7 gennaio 1949
134
A. Rossi Doria, Appunti sulla politica agraria del movimento
operaio nel secondo dopoguerra: il dibattito sui coltivatori diretti, in
Italia contemporanea, aprile-giugno 1976, pp. 69-113.
135
L. Cacciatore, Riforma agraria e Costituente della terra, in
“Il Mondo Operaio”, 19 febbraio 1949, n.13, p. 3.
136
Ibidem
57
una ricerca sulla distribuzione della proprietà fondiaria in
Italia, da cui risulta che, su una superficie agraria e
forestale di 27.8 milioni di ettari, i privati ne possseggono
21.6 milioni e lo Stato, le province, i comuni e gli enti 6.2
milioni137. Prevalgono le piccole proprietà, fino a cinque
ettari in numero di 8.8 milioni, con una superficie di 6.7
milioni di ettari138. Le proprietà da cinque a cento ettari
sono 612.808 con una estensione complessiva di 9.2
milioni di ettari139. Quelle da cento a cinquecento ettari
sono 19.454, con una estensione di 3.7 milioni di ettari,
mentre le grosse proprietà superiori a cinquecento ettari
sono 1.942, con una estensione di 1.8 milioni di ettari140.
Perciò, al di là delle contrapposizioni ideologiche tra i
partiti, i numeri citati rivelano in tutta la sua urgenza la
necessità di una riforma fondiaria:
“ […]
miglioramento delle istituzioni economico-
agricole, tra le quali il sistema della proprietà terriera e
la mezzadria, l’affitto, la tassazione della terra o il livello
di profitto, il credito agricolo e il sistema di vendita. La
tecnologia agricola, i problemi orografici di uso e
sviluppo della terra, la difesa delle risorse, i metodi per la
produttività e i problemi industriali sono relativi alle
difficoltà istituzionali enunciate […]”141.
137
Istituto A. Cervi, Azioni sociali nelle campagne italiane ed
evoluzione del diritto agrario (cronologia1943-1971), A. Esposito (a
cura), Edizione labirinto, 1989, V.1, p. 376.
138
Ibidem.
139
Ibidem.
140
Ibidem.
141
E. Bernardi, cit. p. 332.
58
III.2
L’inasprimento delle lotte sociali nel
viterbese
Mentre
a
Montecitorio
i
partiti
discutono
animatamente sul da farsi, a livello locale, nel gennaio
1949 il Prefetto di Viterbo interviene per risolvere il
problema
della
disoccupazione
nella
Provincia,
particolarmente accentuato nei mesi invernali, ordinando
l’assorbimento della mano d’opera inoccupata sino a tutto
il mese di marzo142. I proprietari agricoli però rispondono
con ben scarsa sollecitudine all’appello dell’Autorità che,
inoltre, chiede contributi in denaro per la costituzione di
un fondo in favore delle famiglie più povere, citando a
motivo il cattivo raccolto stagionale143. In realtà ad
irrigidire la posizione dei proprietari è subentrata il 22
novembre 1948 l’approvazione alla Camera di una nuova
legge sulla mezzadria che contiene – come recita il testo “disposizioni sui contratti agrari di mezzadria, affitto,
colonia parziaria e compartecipazione144”.
Sicchè, per tutto il periodo invernale il totale dei
disoccupati si aggira nella provincia intorno alle 3.000
rendendo drammatica la condizione di molte famiglie.
Solo con l’avvicinarsi dell’estate la quota diminuisce
progressivamente, grazie alla richiesta di mano d’opera da
impiegare nei lavori stagionali145. Alla fine di luglio i
lavoratori in cerca di occupazione scendono infatti a
1.800. Si tratta tuttavia di una fase transitoria in quanto ad
142
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34 , cartella Relazioni
mensili a Ministero dell’Interno.Gennaio 1949, fascicolo unico, foglio
n. 156.
143
Ibidem .
144
DDL Segni, n. 175, “Disposizioni sui contratti agrari di
mezzadria, affitto, colonia parziaria e compartecipazione”, seduta
della Camera del 22 novembre 1948.
145
Camera di Commercio di Viterbo, Lineamenti economici
della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1954, p.
136-141.
59
agosto, parallelamente cioè al termine del periodo più
intenso dei lavori agricoli, la disoccupazione bracciantile
aumenta, raggiungendo in poche settimane la cifra di
3.500 unità146. Il fenomeno costituisce motivo di
apprensione per le autorità anche perché il numero tende a
salire rispetto all’anno precedente, tanto che ad ottobre i
disoccupati risultano circa 4.000 e a novembre 4.500147.
Sono in studio progetti di corsi di qualificazione e di
cantieri di rimboschimento, si spera nell’attuazione
d’importanti opere pubbliche. Solo il trasferimento in
Francia di un contingente di braccianti e la sia pur
moderata incidenza dei lavori agricoli invernali fa
scendere temporaneamente la cifra, nel dicembre, a
4.000148; nel gennaio 1950 però i disoccupati sono di
nuovo 5.000 di cui 700 nel capoluogo149, e a febbraio ne
vengono registrati 6.100, nonostante lo svolgimento di
lavori pubblici per 63.000.000 di lire, metà dei quali nel
capoluogo150.
Benchè le autorità notino come lo svolgimento di
attività accessorie consenta ai disoccupati di arrotondare la
magra indennità corrisposta151, risulta ormai chiaro che la
disoccupazione della provincia affonda le sue radici negli
squilibri strutturali dell’economia locale e non può essere
risolta con interventi episodici o affidandosi a cicli
stagionali dei lavori agricoli: anzi, la gravità del problema
crea un clima favorevole all’azione di propaganda e
proselitismo dei partiti di opposizione, i cui dirigenti
nonostante gli arresti e le denunce per gli incidenti
verificatesi a seguito dell’attentato a Togliatti, non solo
146
Ibidem .
Ivi, p. 137.
148
Ibidem .
149
Ivi, p. 138.
150
Ivi, p. 139.
151
Ibidem.
147
60
non sembrano scoraggiati dalle misure giudiziarie ma
riprendono la lotta politica con maggior vigore.
Del resto anche sul piano nazionale la tensione
politica,
lungi
dal
diminuire
aumenta
quando
in
Parlamento i partiti sono chiamati a prendere una
decisione che schieri la Penisola a livello internazionale.
La decisione rende ancora più inconciliabili le posizioni di
maggioranza e opposizione governativa: aderire o no al
Patto Atlantico? Ovvero, schierarsi palesemente a fianco
degli USA, come vuole De Gasperi152, o mantenersi in
posizione neutrale come sostengono l’opposizione di
sinistra e ampia parte della stessa DC153?
In tutto il Paese il PCI organizza delle manifestazioni
contro l’adesione alla Nato. In questo quadro il 22 marzo
1949 la federazione comunista di Viterbo prepara una
marcia cicloturistica dimostrativa che porta ad Abbadia
San Salvatore una sessantina di giovani male equipaggiati
– secondo il Prefetto - e peggio vestiti154. Il cattivo tempo
nega poi alla manifestazione la cornice di folla prevista155.
Sembra una grave sconfitta tale da segnare, nella
provincia, un grave arretramento dei partiti di sinistra. Si
avvicina tuttavia l’occasione di una rivincita. In primavera
infatti cominciano le tornate elettorali amministrative in
152
In una riunione alla fine del novembre del 1948, la DC
dibatte sulla situazione internazionale. De Gasperi apre la discussione
sostenendo che “con grande angoscia” aveva deciso che “era meglio
avere” quel minimo di difesa che non averne per niente. Gli si
oppongono l’area sindacale del partito, neutrale, e Dossetti, promotore
di un’unione pacifica dei popoli europei al di fuori dei due blocchi
esistenti. A chiarire le idee il radiomessaggio di Pio XII nel Natale del
1948: ”Un popolo minacciato o già vittima di un’ingiusta
aggressione, se vuole pensare ad agire cristianamente, non può
rimanere in un’indifferenza passiva”. Al momento della votazione in
Parlamento la DC vota massiccia per l’adesione alla Nato. Sono solo
tre i voti contrari e poche le astensioni. P.Ginsborg, Storia d’Italia dal
dopoguerra ad oggi. Società e politica 1943/1988, cit. pp. 211-212.
153
Sulla posizione del PCI cfr, G. Gozzini, R. Martinelli, Storia
del PCI, cit. pp. 145-147; sulla DC cfr, A. Giovagnoli, Il partito
italiano, cit. pp. 52-53.
154
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1949, fascicolo
unico, foglio n. 37.
155
Ibidem.
61
quei comuni dove, a causa
degli incidenti seguiti
all’attentato a Togliatti, le giunte di sinistra sono state
sciolte dal Prefetto Mastrobuono. Ad Ischia di Castro,
comune su cui si estende la proprietà Torlonia e dove,
quindi, il movimento contadino è forte, il sindaco
comunista è arrestato per peculato e malversazioni156. A
questo proposito, il 16 giugno 1948, l’Unità, in un articolo
dedicato alla situazione nella provincia di Viterbo aveva
titolato: “La Prefettura e il vescovado all’assalto delle
amministrazioni democratiche”157.
Il 24 aprile 1949 si vota a Civita Castellana dove la
mobilitazione elettorale è così intensa che anche Togliatti
tiene un pubblico comizio sulla piazza principale del
paese. L’Unione Popolare (PCI, PSI e indipendenti
democratici) conquista 16 seggi su 20, ottiene cioè alle
urne il 55% dei consensi, vale a dire 3.313 voti. La lista
cosiddetta degli Indipendenti, ma in realtà composta dalla
DC, dal PSLI e dall’MSI occupa 4 seggi della giunta
comunale avendo raggiunto i 2.349 voti. Il PRI conquista
175 consensi. E’ rieletta l’amministrazione comunale
sciolta dal Prefetto: sindaco è il senatore Enrico Minio che
conquista 3.352 voti, vale a dire 39 in più della sua stessa
lista158.
Di segno opposto le elezioni municipali che il 6
maggio 1949 si svolgono a Fabbrica di Roma. Qui la lista
denominata Concentrazione (composta da candidati DC,
PSLI, indipendenti e significativamente MSI) guadagna 16
seggi, la lista di coalizione tra comunisti e socialisti 4. La
situazione risulta così ribaltata rispetto alle amministrative
156
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, busta n. 20, C. A. 1947-1948, Relazioni dei Prefetti.
Province da Sassari a Viterbo.
157
La Prefettura e il vescovado all’assalto delle
amministrazioni democratiche in L’Unità, 16 giugno 1948.
158
Val d’Aosta e Civita Castellana in Mondo operaio, 30
aprile 1949, n. 22, p.4.
62
del 1946, quando le urne avevano decretato la vittoria dei
partiti di sinistra159.
Il comune che più di ogni altro risente delle decisioni
dell’autorità prefettizia è quello di Soriano nel Cimino.
Qui già nel 1948, durante la campagna elettorale per le
elezioni politiche il sindaco Settimio David è stato sospeso
dagli incarichi amministrativi per aver interrotto il comizio
dell’avvocato democristiano Achille Battaglia160, e in
occasione delle amministrative del 3 aprile 1949 vince la
lista capeggiata dalla DC.
Ad aggravare la posizione del PCI sopraggiunge
l’intreccio tra le vicende del centro posto alle pendici dei
Cimini e quelle internazionali, e più precisamente con la
vicenda della rottura tra Stalin e Tito161. Il segretario di
sezione PCI Domenico David, nipote di Settimio, esprime
sin da subito il suo dissenso, dettato più che da motivi
politici, dall’ amicizia allacciata dai dirigenti locali con
alcuni membri della ambasciata jugoslava durante il loro
soggiorno a Soriano. Rapporti mantenuti anche dopo
l’espulsione dal Cominform. Perciò a Roma, in casa
dell’addetto stampa De Franceski (che diverrà capo del
servizio di Radio Belgrado), vengono organizzati degli
incontri tra rappresentanti della sezione del PCI di Soriano
e funzionari jugoslavi. E in queste occasioni De Franceski
critica l’atteggiamento del PCI in merito alle occupazioni
di terra: a suo parere unica preoccupazione del Partito
159
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella Relazioni
mensili a Ministero dell’Interno. Maggio 1949, fascicolo unico, foglio
n. 36.
160
G. Zolla, 30 Anni di storia e di lotte dei comunisti di
Soriano nel Cimino (1936- 1966), Tip. La Commerciale, Soriano nel
Cimino 1972, p. 63.
161
Dalla seconda metà del 1947, si inasprisce la rivalità tra
la Jugoslavia e l’URSS. La natura dello scontro va ben al di là delle
motivazioni ideologiche: Stalin vuole sconfiggere ogni alternativa alla
sua egemonia e al suo “modello” comunista. Togliatti, impegnato in
prima persona a trovare una soluzione che, senza cancellare l’italianità
di Trieste, non scontenti né Tito né Stalin, trova nella rottura tra i due
il pretesto per uscire dalla scomoda situazione in cui si trova. A.
Agosti, Togliatti, cit. p. 357.
63
sembra essere quella di contenerle sul piano legalitario,
frenando così lo slancio e la combattività delle masse.
Seguono altri incontri e nascono in alcuni elementi della
sezione comunista di Soriano tendenze filo – titine162.
A
questo
punto
interviene
Marcello
Marroni
(segretario della federazione provinciale) il quale fornisce
varie spiegazioni sulle “deviazioni e il tradimento di Tito”,
risponde
alle
inquadrando i
preoccupate
fatti
nella
obiezioni
gravità
dei
compagni
della
situazione
internazionale, alla tremenda possibilità di un conflitto e
giustifica il mancato incremento dello sviluppo industriale
di alcuni paesi socialisti, come la Cecoslovacchia, con il
fatto di essere geograficamente più esposti ad un eventuale
attacco163.
Da questo momento passano mesi. Inaspettatamente,
il 16 marzo 1950, la cronaca laziale de “l’Unità” riporta un
trafilett: “i signori rag. Domenico David e Settimio David,
della sezione di Soriano nel Cimino, sono stati espulsi dal
PCI per tradimento”164. In un corsivo, sotto il trafiletto, si
dichiara che i due militanti non ricoprono cariche
all’interno del partito e che i lavoratori di Soriano
sapevano e seguivano da molto tempo la mente di questi
traditori, più oltre si commenta che dopo l’espulsione di
questi traditori fascisti italiani e jugoslavi, i lavoratori
sorianesi, raggiungeranno quelle vittorie che non hanno
finora potuto conseguire a causa di questi messeri.
La repentina e drastica decisione scaturisce da un
motivo banale: Settimio David, durante una gita a Soriano
dell’ambasciatore jugoslavo, ha l’idea di proporre di
portare a Belgrado, il primo maggio, la banda musicale
cittadina di cui è il capobanda e animatore. La notizia
162
G. Zolla, 30 Anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano
nel Cimino (1936- 1966), cit. p. 78-82.
163
Ibidem.
164
L’Unità, 16 marzo 1950.
64
viene pubblicata dal “Messaggero”, e in 24 ore, la
passione musicale si trasforma in tradimento politico.
Dopo varie riunioni tra i dirigenti locali di federazione, si
ottiene l’annullamento dell’espulsione, tramutata in
sospensione di 6 mesi per Settimio David e di un anno per
Domenico David, alla condizione che essi sottoscrivano
una dichiarazione di condanna della politica di Tito. I
David
non
accettano
provocando
la
conferma
dell’espulsione165.
In questo quadro ancora fluido, segnato dalla
contraddittorietà dei risultati elettorali amministrativi e
dall’intreccio tra vicende locali e questioni internazionali
gli scioperi, così come le occupazioni della terra, non
cessano e talvolta riescono a ottenere successi anche per la
scarsa unità che c’è nel comportamento dei proprietari
terrieri.
A Tarquinia, nel giugno 1949, un gruppo di
proprietari, impressionati per l’adesione abbastanza
compatta dei braccianti ad uno sciopero indetto dalla
Confederterra, si affrettano ad accogliere le richieste
avanzate, nonostante la linea intransigente adottata dalla
Confagricoltura e la protezione assicurata dalle forze
dell’ordine ai braccianti che, non avendo aderito alla
manifestazione, si recano regolarmente al lavoro166.
Le occupazioni della fine del 1949 sono massicce:
6.000 braccianti e contadini poveri invadono 4.000 ettari
nei comuni di Arlena di Castro, Canepina, Caprarola,
Vasanello e nei pressi del Lago di Vico167. A Nepi la
Celere
attua
27
fermi:
165
tra
questi,
Mariottini,
il
G. Zolla, 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano
nel Cimino (1936-1966)cit. pp. 78-82.
166
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 30, cartella
Questione terriera. Comuni da Monteromano a Vasanello, fascicolo
unico, foglio n. 112.
167
Ibidem.
65
vicesegretario
socialista
della
Camera
del
Lavoro
provinciale, il segretario amministrativo del PCI e il
segretario organizzativo della FGCI 168.
Oltre alle occupazioni, i lavoratori si avvalgono di
altre manifestazioni di protesta. Singolari sono quelle che
si potrebbero definire “scioperi alla rovescia”: nel marzo
1950 gruppi di disoccupati compiono a Viterbo lavori di
sterro sull’area di edifici bombardati nella zona di Porta
Romana169 e a Tuscania effettuano lavori agricoli170 .
La tensione tra le parti sociali risulta di ampiezza tale
che sempre a Tuscania le forze dell’ordine si trovano
davanti ad una situazione insolita: Don Giulio Martelli,
ispirandosi all’azione dei prelati siculi e pugliesi, pur non
partecipando materialmente alle occupazioni, approva le
invasioni dei contadini poiché, per ottenere le concessioni
desiderate, è necessario che agiscano di iniziativa e senza
indugio, in modo da mettere il Governo di fronte al fatto
compiuto171. Inoltre essendo stata vista la bandiera del
comune di Arlena di Castro a Tuscania – secondo le forze
di polizia - al progetto di invasione non dovrebbere essere
estraneo nemmeno il sindaco di Arlena, il democristiano
Rinaldo Caradossi172.
Nel dicembre 1949 quindi si hanno le ultime ondate
di occupazioni ispirate da rivendicazioni politiche. Con
l’approvazione della “riforma stralcio” infatti, PCI, PSI e
le rispettive organizzazioni sindacali continueranno ad
168
L’attacco al latifondo: in tutto il Lazio. 6.000 braccianti
occupano 400 ettari nel viterbese in L’unità, 13 dicembre 1949.
169
Nella primavera del 1944 bombardamenti alleati colpiscono
il centro storico di Viterbo. In particolare, risultano rase al suolo i
quartieri Porta Romana e Porta della Verità. Viterbo, rappresenta un
importante nodo ferroviario sulla “linea gotica”, cfr. E. Segatori,
Viterbo innocente o colpevole, Sottovoce, Viterbo 1985.
170
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella Relazioni
mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1952, fascicolo 1, foglio n.
52.
171
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 30, cartella Questione
terriera. Comuni da Monteromano a Vasanello, fascicolo unico,
foglio n. 52.
172
Ibidem .
66
incitare i contadini ad occupare le terre, ma più a scopo
dimostrativo che per lotta politica. Con l’istituzione
dell’Ente Maremma Paolo Bonomi si insinua anche in
quei centri ove le invasioni erano state più accese, il sogno
di diventare piccolo proprietario si impossesserà anche del
militante PCI più fervido. Sin dal 1948 il Prefetto annota
che, con l’intensificarsi delle attività delle ACLI, in molti
comuni
si
sono
costituite
cooperative
agricole
caratterizzate dalla indiscriminata ammissione dei soci
che, in molti casi, sono estranei alle attività agricole173.
Già alla fine del 1949, il prefetto in una sua relazione, pur
sottovalutando l’effettiva fame di terra di alcuni contadini,
predice quello che avverrà con l’istituzione dell’Ente
Maremma:
“[…] Sgomberato il terreno dalle montature politiche
e tenuto conto che se uno stato di disagio esiste nella
provincia, questo non è determinato dalla cosiddetta
questione terriera, ma dallo stato di disoccupazione
derivante dalla sospensione dei lavori agricoli (migliorie,
bonifiche,appoderamenti)
determinata
dal
disorientamento del proprietario per la preannunziata
riforma agraria […]”174.
Spettatore
dell’indecisione
della
compagine
governativa sul da farsi per risolvere la fame di terra dei
contadini italiani, Giuseppe Di Vittorio, segretario della
CGIL, durante la Conferenza economica nazionale del suo
sindacato che si svolge a Roma dal 18 al 20 febbraio 1950,
espone le linee fondamentali di un Piano del Lavoro.
173
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1949, busta n. 74, Agitazioni, Province da Venezia a
Viterbo.
174
Ibidem.
67
Ispirato
dichiaratamente
ad
un
orientamento
produttivistico, il Piano rappresenta il tentativo più
organico da parte dei partiti di sinistra di proporre una
politica economica alternativa a quella del governo175.
Obiettivi del Piano sono il sostegno all’occupazione,
l’allargamento del mercato interno e il superamento degli
squilibri territoriali attraverso la produzione di energia
elettrica, lo sviluppo delle opere pubbliche, le bonifiche e
la trasformazione fondiaria 176.
Togliatti mantiene le distanze nei confronti di questa
iniziativa e, in un intervento in Direzione del 23 Febbraio,
esclama:
“[…] Una volta trovati i soldi, chi li spenderà,
nell’interesse di chi? […] Metto in guardia contro
l’opinione della realizzabilità delle nostre proposte che
noi facciamo […] Non creare illusioni, né nelle masse, né
per noi. Il Piano ci dà un complesso di soluzioni
transitorie, di parole d’ordine…Il Piano deve servire
come passaggio dall’economico al politico […]” 177.
Togliatti giudica il Piano del Lavoro come un potente
mezzo di mobilitazione di massa, il cui sbocco non può
che essere l’abbattimento del nuovo governo178.
La proposta di Di Vittorio prevede che lo Stato lasci
al proprietario terriero latifondista parte della sua proprietà
corrispondente al valore dell’intera estensione prima dei
lavori di bonifica e delle opere irrigue, mentre la parte
restante verrebbe data in enfiteusi ai contadini, incaricati
di versare il canone ad un Ente nazionale composto da
rappresentanti di tutte le forze politiche. Nella relazione
175
A. Agosti, Togliatti, cit. p. 378.
Ibidem.
177
Ibidem.
178
Ivi, p. 379.
176
68
dell’ingegner Gramigna, collaboratore di Di Vittorio ed
esperto di pianificazione agricola, la bonifica viene infatti
vista come opportunità di lavoro offerta ai disoccupati e
sottoccupati agricoli, mentre le trasformazioni fondiarie si
attuerebbero inizialmente sotto forma di opere pubbliche
in grado di sollecitare i privati ad eseguire i loro
programmi di ristrutturazione fondiaria 179.
Il progetto rileva inoltre la necessità di realizzare una
rete stradale interaziendale e opere irrigue, nonché di
adottare metodi razionali di sistemazione del suolo. Per
quanto riguarda la forma di insediamento dei contadini al
suolo, si esprime infine la preferenza per la casa sparsa 180.
III.3
La “legge stralcio”
Nonostante la discussione sia in Parlamento che nelle
sedi partitiche o sindacali di proposte di legge per una
giusta riforma agraria, la situazione nelle campagne
italiane rimane così tesa che la DC è costretta a
velocizzare i tempi per una definitiva risoluzione della
questione sociale. Il Ministro dell’Agricoltura Antonio
Segni cerca di placare il malcontento contadino con
l’approvazione, l’11 aprile 1950 del D.d.L n. 977 che
prevede l’istituzione di appositi enti e di un ufficio
centrale per la riforma fondiaria. E’ il podromo della
riforma. Il 24 e il 25 giugno la DC tiene a Viterbo il primo
179
Istituto A. Cervi, Azioni sociali nelle campagne ed evoluzione
del diritto agrario (cronologia 1943-197), G. Esposito (a cura),
Edizioni Labirinto, 1989, V. 2, p. 19.
180
Ivi, p. 57.
69
congresso tecnico sulla riforma fondiaria nella Maremma
Tosco- Laziale 181.
Finalmente nell’autunno del 1950, dopo 6 anni dai
provvedimenti Gullo, i primi provvedimenti cioè che
avevano mirato a scardinare l’assetto socio-economico
delle campagne italiane, il governo De Gasperi con il
D.d.L. del 21 ottobre n. 841, vara la legge
(cosiddetta
poiché
essa
viene
“stralcio”
concepita
come
un’anticipazione di una riforma generale, mai avvenuta)
estesa su sette comprensori: Delta Padano, Fucino,
Campania, Puglia-Lucania-Molise, Calabria e Sardegna.
Zona soggetta alla riforma è anche la Maremma Toscolaziale182.
Oltre a costituire solo una parte del progetto iniziale,
la legge presenta ulteriori limitazioni: sono infatti esentate
dallo scorporo sia le aziende ritenute organiche ed
efficienti, sia quelle condotte in forme associative con i
lavoratori e provviste di impianti strumentali moderni e
centralizzati; inoltre molti proprietari possono evitare
l’esproprio dimostrando di volere procedere a massicci
interventi di trasformazione su almeno un terzo delle parti
possedute ed entro due anni.
Durante il dibattito alla Camera per l’approvazione
della “legge stralcio” vengono presentate una relazione per
la maggioranza (Germani) e tre per la minoranza (Grifone,
Capua, Rivera e Scotti Alessandro).
In particolare la relazione Grifone (PCI), partendo dal
presupposto che la legge non risolve il problema agrario
italiano – dato che, su oltre 10 milioni di ettari che
costituiscono la grande proprietà, il provvedimento
181
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1950, busta n.91, Lavoratori Agricoli, Province da
Venezia a Viterbo.
182
G. Orlando, Le campagne italiane: agro e latifondo,
montagna e palude, in Storia d’Italia. Le regioni dall’unità ad oggi. Il
Lazio”, A. Caracciolo (a cura), Einaudi, p. 112.
70
legislativo
prevede
l’esproprio
di
appena
unmilioneduecentosessanta ettari – propone di estendere la
portata della legge nel senso di limitare l’estensione della
proprietà privata della terra ad un massimo di cento ettari
(o cinquanta in particolari condizioni).
Concepito da una classe politica moderata, ma non
povera di iniziative e intenzionata a disinnescare il
potenziale rivoluzionario delle campagne italiane, il
provvedimento legislativo punta a ribaltare la classica
formula delle alleanze immaginata da Gramsci e
Salvemini: non più tra operai del Nord e contadini del
Sud, ma tra contadini prevalentemente meridionali,
bisognosi di terra, e industriali settentrionali, desiderosi di
vendere su quella stessa terra trattori e altri manufatti 183.
III.4
L’Ente per la colonizzazione della
Maremma
Piano concreto di questo progetto e fulcro della
riforma sono gli Enti che il Ministero dell’Agricoltura
incarica di espropriare le terre per redistribuirle tra i
contadini. Nella Tuscia opera l’Ente per la colonizzazione
della Maremma Tosco-Laziale e del territorio del Fucino,
comunemente chiamato Ente Maremma che viene istituito
con il D.P.R. n. 66 del 7 febbraio 1951. Con la legge del 9
agosto 1954, viene poi creato un Ente autonomo per il
Fucino. L’Ente Maremma assolve due compiti: quello
della bonifica e quello della riforma fondiaria. Per la
bonifica, l’Ente agisce su un territorio di 770.000 ettari184.
183
C. Barberis, Le campagne italiane dall’Ottocento ad oggi,
cit. p. 480.
184
Ente Maremma, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo
agricolo, Grosseto 1989, p. 79.
71
I centri di colonizzazione della provincia di Viterbo
sono 5, comprendenti ventiquattro comuni: Canino
(Farnese,
Valentano,
Cellere,
Ischia
di
Castro,
Capodimonte) per un totale di 7.225 ettari espropriati; il
centro di Capranica (Viterbo, Sutri, Vetralla, Bieda,
Bassano, Veiano) con 4.670 ettari espropriati; centro di
Montalto con 5.240 ettari; centro di Tarquinia (con i
comuni di Tarquinia e Tuscania) con 6.111 ettari
espropriati; infine il centro di colonizzazione di Tuscania
comprendente il comune medesimo oltre a quelli di
Viterbo, Marta, Arlena di Castro e Vetralla con 5.446
ettari espropriati185.
La legge “stralcio” non prevede l’obbligo della
denuncia dei beni terrieri posseduti dai proprietari soggetti
ad
esproprio.
Inoltre
a
complicare
ulteriormente
l’esecuzione della legge nei comprensori di Riforma
risultano ancora vigenti nel 1951, oltre al Nuovo Catasto,
il Catasto Leopoldino e quello Pontificio186. In ogni caso,
il totale degli espropri progettati risulta di ettari
177.458187.
I terreni assegnati si dividono in quote e poderi. Le
quote sono “spezzoni” di terra, di una superficie che può
variare tra i 2 e i 4 ettari, situati non lontani dal centro
abitato la cui funzione è di integrare il reddito degli
assegnatari188. I poderi presentano invece un’estensione
che varia tra gli 8 e i 14 ettari, sono dotati di casa, stalla,
pollaio, e porcile, sono proporzionali ai bisogni di reddito
e alla capacità di lavoro della famiglia contadina189.
185
Ivi, p. 94.
Ivi, p. 88.
187
Ibidem.
188
G. Medici, Il contratto con i contadini, Grosseto 1952.
189
Ibidem.
186
72
Mentre nella Maremma toscana la forma che prevale
è quella poderale, nella Maremma romana e viterbese
dominano le quote190.
Se il prezzo medio per ettaro del terreno concesso è di
100.000 lire, il primo anno gli assegnatari pagano allo
Stato 1.900 lire, il secondo anno 2.000, dal terzo sino al
30° poco meno di 6.000 lire per ettaro191.
Nodo
fondamentale
della
riforma
è
l’ammodernamento tecnico: trattori, concimi chimici, semi
di alta qualità genetica oltre a corsi serali di istruzione
tecnica vengono forniti agli assegnatari dall’Ente192.
Un altro importante obiettivo è la sostituzione del
bestiame da lavoro con bestiame da reddito, ovvero
destinato alla macellazione e al commercio della carne sul
mercato. A tal scopo la riforma si propone di fornire ai
contadini i mezzi di trasporto, necessari per i collegamenti
dal luogo di residenza al luogo di lavoro, nonché stalle per
i vitelli e l’anticipo dei mangimi, onde aumentare la
produzione foraggiera. Anche i miglioramenti fondiari
sono pagati come la terra in 30 anni193.
I requisiti di legge per la scelta degli assegnatari sono
la qualifica di lavoratore manuale della terra da accertarsi
dagli Ispettorati Agrari Provinciali competenti per il
territorio, e la mancanza o insufficienza proprietaria di
beni rustici rispetto alla capacità lavorativa della famiglia
contadina194.
Le assegnazioni avvengono per sorteggio tra gli
aventi diritto (nei fatti saranno favoriti gli iscritti alle
cooperative bianche), mediante contratto di vendita con
pagamento rateale del prezzo in 30 anni al tasso dell’1% e
190
Ente Maremma, La riforma agraria in Maremma, ex
libris, Grosseto 1953, p. 14.
191
G. Medici, Il contratto con i contadini, Grosseto, 1952.
192
Ente Maremma, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo
agricolo, Grosseto 1989, pp.89-101.
193
Ibidem.
194
Ivi, p. 100.
73
con riservato dominio a favore dell’Ente sino all’integrale
riscatto195.
Il 2 dicembre 1951 un centinaio di operai agricoli di
Cerveteri, nei pressi di Roma, ricevono i certificati di
assegnazione
Maremma
196
delle
terre
espropriate
dall’Ente
.
E’ il primo atto ufficiale.
Partecipano il Ministro dell’Agricoltura e Foreste
Amintore Fanfani, una folta delegazione di alte personalità
della FAO, e il Presidente dell’Ente di Riforma, Sen.
Giuseppe Medici 197.
Il 23 dicembre 1951, a Castiglion della Pescaia
vengono distribuiti ai contadini i primi 350 ettari di
terra198.
Amintore Fanfani, giunto in Maremma, rimane
irritato da alcune proteste e defezioni da parte dei futuri
assegnatari, soprattutto dagli ex mezzadri che diffidano
delle clausole contrattuali riguardanti l’acquisizione della
terra199. I nuovi assegnatari definiscono in particolare una
norma “capestro” quelle clausule del contratto che
prevedono un periodo di prova triennale200. In questo
momento, PCI e PSI cercano di cavalcare il malcontento
suscitato nei contadini non solo dalla norma legislativa in
senso stretto, ma anche dalla sua attuazione visto che
sovente l’Ente opera discriminazioni nelle assegnazioni ai
danni dei lavoratori militanti nei partiti di sinistra tanto
che i contadini cominciano a chiamare l’Ente Maremma
Ente Merenda201.
I contadini, non avendo sovente smesso di diffidare
del vecchio padrone, si dividono tra coloro che temono la
195
Ivi, p. 91.
Ivi, p. 100.
197
Ibidem.
198
Ivi, p. 101.
199
Ibidem.
200
Ibidem.
201
Ivi, p. 112.
196
74
sottrazione della terra alla fine del triennio, e coloro che, al
contrario, si schierano apertamente dalla parte di chi
sembra intenzionato ad avverare il sogno secolare di
diventare proprietari202.
Ed è proprio facendo leva su queste divisioni che
repubblicani,
democristiani
e
socialdemocratici
di
Castiglion della Pescaia si riuniscono per prendere in
esame la situazione creatasi a seguito del rifiuto di alcuni
assegnatari di firmare i contratti203. In una nota inviata al
Ministro dell’Agricoltura, premono affinchè si considerino
rinunciatari e, quindi, decaduti da ogni diritto, i contadini
che si sono rifiutati di addivenire alla stipulazione del
contratto notarile,autorizzando l’assegnazione immediata,
ad altri lavoratori bisognosi della terra che si è resa
disponibile204.
Questa richiesta rappresenta un’esplicito attacco al
PCI e al PSI che, come detto, se giuridicamente si
oppongono al testo della Riforma, sul piano concreto si
adoperano affinchè i loro iscritti non siano esclusi dalle
assegnazioni.
La trasformazione del mercato del lavoro operato
dall’Ente rende difficile impostare nel Lazio la lotta per
l’imponibile di manodopera e spinge la Federbraccianti –
il sindacato più influente tra i lavoratori agricoli
dipendenti – a promuovere vertenze e lotte soprattutto per
difendere e migliorare i salari, per far avanzare gli istituti
contrattuali, per ottenere un’assistenza e dei servizi sociali
adeguati, per affermare il diritto alla presenza del
202
Ibidem.
Ivi, p. 102.
204
Ente Maremma, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo
agricolo, cit. pp.112-113.
203
75
sindacato nell’azienda, per la corretta gestione del
collocamento205.
Il mutamento nel mercato del lavoro agricolo porta tra
i lavoratori dipendenti alla costituzione, sostanzialmente,
di due fasce: i salariati fissi, soprattutto delle grandi
aziende, tra i quali la meccanizzazione, l’incremento della
zootecnia e delle colture specializzate conducono al
progressivo elevamento della qualificazione professionale
e per i quali in certi momenti si raggiunge la piena
occupazione; i braccianti veri e propri, a volte figure
sociali miste, con forte presenza femminile, che crescono
di numero ma che ogni anno lavorano per un numero di
giornate pro-capite decrescente, impiegati in lavori
stagionali non solo nelle grandi aziende ma anche nelle
piccole e medie, investite anch’esse da un processo di
mutamento sociale206.
Nella scelta della tipologia insediativa dei nuovi
appoderamenti è data la preferenza alla struttura sparsa,
riproponendo anche dal punto di vista ideologico e
politico, le motivazioni che avevano guidato l’ONC
nell’anteguerra al tempo delle bonifche fasciste207.
Si tenta di minimizzare il problema dell’insediamento
dei contadini sostenendo che, data la piccola estensione
dei lotti poderali assegnati, anche se ciascuna casa fosse
stata collocata al centro del proprio podere, non sarebbe
mai stata più lontana di 330 – 340 metri dalla casa
vicina208.
Al 31 gennaio 1953, gli espropri in tutta la Maremma
ammontano a 166.763 ettari, se a questa cifra aggiungiamo
la metà dei terreni del “Terzo Residuo”, la superficie totale
205
C. Brezzi, C.F. Casula, A. Parisella, Continuità e mutamento.
Classi, economie e culture a Roma e nel Lazio, Teti Editore 1981,
pp. 98-99.
206
Ibidem.
207
Ivi, p. 23.
208
Ibidem.
76
dei terreni effettivamente assegnati risulta essere di
179.148 ettari 209.
209
Ente Maremma, La riforma agraria in Maremma, cit. p. 10.
77
IV
Dopo la legge “stralcio”
IV.1
Questione terriera 1951
Non appena la Gazzetta Ufficiale pubblica il
provvedimento legislativo che consente la creazione di un
Ente preposto allo scorporo e alla redistribuzione dei
latifondi della Maremma Tosco-Laziale, la DC organizza
nella Tuscia vari convegni di studio per l’attuazione della
riforma fondiaria.
Il 5 febbraio a La Quercia, l’onorevole Dossetti
afferma che le azioni parlamentari e giuridiche che
sfoceranno nell’assegnazione della terra ai contadini
rappresentano solo un preambolo alla riforma210.
Negli stessi giorni, anche il Movimento Nazionale per
la difesa dell’Agricoltura, emanazione del Movimento
Sociale Italiano e del Partito Monarchico, convoca un altro
seminario a Viterbo. Gli oratori, il Conte Cancelli e il
Dottor Nardi, confermano la loro ostilità ai provvedimenti
economici governativi i quali, a loro giudizio, oltre ad
essere dannosi per gli interessi nazionali, esaspererebbero
anche il dualismo tra datori di lavoro e lavoratori agricoli,
210
Istituto A. Cervi, Azioni sociali nelle campagne italiane ed
evoluzione del diritto agrario (Cronologia 1943-1971), G. Esposito (a
cura), Edizioni Labirinto 1989, V. 2, p. 111.
78
pregiudicando
la
risoluzione
del
problema
della
disoccupazione211.
A marzo, affittuari e coltivatori diretti costituiscono
l’Associazione Autonoma affittuari e coltivatori diretti con
l’obiettivo di difendere la piccola proprietà contadina.
“[…] La categoria - sostiene l’Unità - si sente ormai
abbandonata da Bonomi, il quale non solo mira a
salvaguardare la grande proprietà latifondista, ma
riversa, in tal modo, sulla piccola e media proprietà il
peso fiscale […]” 212.
Le occupazioni riacquistano vigore nella
seconda
metà di luglio. I partiti di sinistra riprendono infatti
l’iniziativa per indurre l’Ente preposto dalla riforma a
sveltire
le
procedure
di
distribuzione
dei
terreni
espropriati. Ed in questo clima di rinnovata tensione ad
Orte, il 19 viene arrestato Romeo Liverani, dirigente
sindacale della Federterra
213
. Una commissione formata
da tutte le correnti sindacali locali, da un gruppo di
consiglieri comunali (l’Amministrazione è di sinistra) e,
insolitamente, dal segretario della sezione DC, si reca in
caserma per protestare contro l’arresto arbitrario del
sindacalista, mentre i mezzadri continuano a trattenere
quote del prodotto in conto del risarcimento per il
pagamento
dei
contributi
unificati
attribuiti
loro
214
illegalmente loro dagli agrari .
211
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 28, PCI, Province da Sassari a
Viterbo.
212
Affittuari e coltivatori diretti costituiscono l’associazione
autonoma in l’Unità, 16 marzo 1951.
213
Successi dei mezzadri in lotta per l’equa ripartizione dei
prodotti in l’Unità, 20 luglio 1951.
214
Ibidem.
79
Il giorno seguente, durante uno sciopero generale a
Canino la polizia, violando la legge, arresta con l’accusa
di disobbedienza alle leggi e resistenza alla forza pubblica
Luigi
Tavani,
segretario
Consigliere provinciale
215
della
Federbraccianti
e
. Tavani era intervenuto per
l’applicazione di una disposizione di legge (n. 142 del 24
aprile 1946) che esonerava i mezzadri dal pagamento dei
contributi unificati216.
A Civita Castellana è imminente lo sciopero degli
operai in appoggio ai contadini in lotta217.
Il numero dell’Avanti del 22 luglio 1951 mette in
risalto le lotte che i mezzadri e i contadini del viterbese
attuano dai primi di luglio. I mezzadri chiedono
l’applicazione della legge sulla tregua mezzadrile, il
rimborso dei contributi unificati e l’abolizione delle
regalie218. I braccianti delle cooperative reclamano il 30%
del premio di coltivazione, i braccianti occasionali lottano
per un nuovo contratto di lavoro219. Gli agrari accusano a
loro volta PCI e PSI di “istigazione all’odio di classe” e
“istigazione a delinquere”220.
In definitiva, gli arresti del luglio 1951 colpiscono
Barbera, segretario socialista della Camera Confederale
del lavoro, Luigi Tavani, segretario della Federbraccianti e
Liverani, dirigente sindacale comunista.
Vista la gravità della situazione, gli onorevoli
Lizzadri e Natoli si recano dal prefetto di Viterbo per
215
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79, Lavoratori Agricoli, Province da
Roma a Viterbo.
216
Arrestato
e
denunciato
il
segretario
della
Federbraccianti in Il Popolo d’Italia, 25 luglio1951.
217
I contadini di Viterbo rintuzzano rappresaglie feudali agli
agrari in l’Unità, 21 luglio 1951.
218
Ibidem.
219
Ibidem.
220
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79, Lavoratori Agricoli, Province da
Roma a Viterbo.
80
convincerlo
ad
osservare
le
vigenti
disposizioni
legislative221.
In una riunione a Canino, il 6 agosto 1951, i dirigenti
del PCI e del PSI locali pongono all’Ente Maremma un
ultimatum: assegnazione delle terre entro il 30 settembre,
allo scopo di entrare in possesso della terra in tempo utile
per la semina 222.
Tra gli ultimi giorni del settembre 1951 e i primi di
ottobre dello stesso anno, i contadini occupano le terre
soggette allo scorporo dall’Ente Maremma, ma a
differenza degli anni precedenti i proprietari non cedono
alle richieste dei contadini223. L’Associazione Nazionale
degli Agricoltori infatti, consiglia energicamente ai propri
iscritti di non partecipare alle trattative e di non accogliere
gli inviti del Prefetto. I proprietari delegano all’Ente
Maremma tutte le decisioni inerenti le assegnazioni di
terre ai contadini224.
Con la costituzione dell’Ente Maremma, la tensione
sociale nelle campagne diminuisce. In breve l’agitazione si
concentra nelle poche aziende moderne dove è più alta la
quota dei salariati fissi.
I comitati della terra, teoricamente emanazione di tutti
i ceti sociali, nati per preparare e seguire la Riforma, sono
considerati fallimentari in tutto il Lazio dallo stesso Partito
comunista225. Mentre la Coldiretti giganteggia e si
consolidano altre strutture cattoliche, cominciano a
nascere nuove organizzazioni settoriali collegate ad ambiti
di sinistra226 e si leva qualche voce che propone l’unione
221
I contadini non si piegano con le persecuzioni poliziesche in
l’Avanti!, 22 luglio 1951.
222
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79, Lavoratori Agricoli. Province da
Roma a Viterbo.
223
Ibidem.
224
Ibidem.
225
G. Nenci, Realtà contadine, movimenti contadini, cit. pp.
243-249.
226
Ibidem.
81
di associazioni tra categorie simili anche se di tendenze
diverse227. Diventa sempre più evidente un obiettivo prima
offuscato da quello dell’acquisizione generalizzata della
terra: difendere il proprio ruolo di produttori attraverso lo
Stato. Perciò, rispetto alla dimensione comunitaria che
aveva
animato
l’azione
politica
nell’immediato
dopoguerra, ora tende a prevalere un atteggiamento più
marcatamente
individualista.
E’
il
segno
dello
smottamento dell’universo sociale tradizionale228.
A questo proposito la Questura di Viterbo scrive il
3 giugno 1951, una significativa relazione al Ministero
dell’Interno che risulta opportuno citare per esteso229:
“[…] il fine che si propongono gli attivisti è quello di
creare difficoltà alla politica del governo e di sottrarre le
masse all’influenza democristiana, facendo credere che le
distribuzioni sono state determinate da partito comunista
e non dall’iniziativa governativa.
Il 29 settembre, alla cerimonia per l’entrata in
posssesso dell’azienda di Musignano, espropriata al
Principe Torlonia, pochissimi lavoratori della terra erano
presenti.
La massa si era astenuta dall’intervenire, ligia agli
ordini di astensione alla manifestazione, preventivamente
imposti dai dirigenti comunisti. Decine di macchine e
attrezzi agricoli, per un valore di oltre 300.000.000 di lire,
parcheggiavano nella tenuta di Musignano, ma i
lavoratori, che recentemente avevano inneggiato per
l’arrivo di un pessimo trattore, donato dai russi ai
compagni viterbesi, ostentavano la massima indifferenza
227
Ibidem.
Ibidem.
229
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre 1951, fascicolo
uno, fogli n. 972-974.
228
82
di fronte alla vistosa imponenza del materiale messo a
loro disposizione dal Governo Italiano.
La manifestazione di passiva ostilità di Musignano è
stato il podromo delle invasioni terriere, attuate nei giorni
successivi.
Dove
si
sono
verificate
invasioni,
si
è
immediatamente provveduto allo sgombero delle terre
occupate e si sono operati duecento fermi e una trentina di
arresti.
Tra gli arrestati figura l’agitatore Petroselli Luigi,
esponente del Comitato Provinciale della Terra di Viterbo
[…]” 230.
Intanto al teatro Adriano di Roma, si svolge dal 3
all’8 aprile il VII Congresso nazionale del PCI.
L’asimmetria tra politica e organizzazione che caratterizza
la storia del PCI, in questo caso assume quasi l’aspetto di
contrapposizione231. PCI partito di èlite formato da
compagni scelti che agiscono dentro le cellule e le sezioni
come vuole Pietro Secchia232 o, PCI partito di massa che
difende la Costituzione repubblicana e che lotta contro la
guerra233 come vogliono Alicata, Amendola, e lo stesso
Togliatti?
Con una architettura logica che ricorda da vicino il
VII congresso dell’Internazionale e il rapporto che Ercoli
vi svolge nel 1935, l’interesse nazionale è raccolto e
rilanciato da Togliatti sotto la forma di lotta contro la
guerra (nel 1950 inizia il conflitto in Corea, il 38˚ parallelo
è il primo campo di battaglia in cui si scontrano USA e
230
Ibidem.
G. Gozzini, R. Martinelli, Storia del Partito
Italiano, Dall’attentato a Togliatti all’VIII congresso, V.
211.
232
G. Bocca, Togliatti, Milano, 2005, p. 547.
233
G. Gozzini, R. Martinelli, Storia del Partito
Italiano. Dall’attentato a Togliatti all’VIII congresso, V.
227.
231
83
Comunista
VII, cit. p.
Comunista
VII, cit.,p.
URSS); i blocchi e le resistenze della politica interna sono
ricondotti in modo quasi esclusivo alle ingerenze esterne
di un imperialismo straniero234.
Gli interventi di Secchia e Longo invece, rimarcano la
tesi leninista dell’inevitabile scontro tra paesi capitalistici;
insistendo per il rafforzamento ideologico dei quadri, il
loro
progetto
mira
a
tenere
vivo
il
sentimento
rivoluzionario delle masse per non restare impreparati
quando finalmente il proletariato instaurerà la dittatura
rivoluzionaria di cui sarà allo stessao tempo artefice e
protagonista.
Per le forze di Pubblica Sicurezza gli uomini che
nella Tuscia agiscono secondo la linea di Longo e Secchia
sono guidati da Dante Vitali, sindaco comunista di
Acquapendente, soprannominato il generale per il suo
forte ascendente tra le masse235. Il Questore riferisce che il
Vitali, nell’assolvere la temuta carica di Commissario del
Popolo provinciale, dovrebbe essere affiancato dal
presidente dell’ANPI Alfonso Bartoli, capitano dei
bersaglieri in congedo236. La prova del progetto eversivo
del generale è fornito – secondo le autorità militari - dalla
sua permanenza per alcuni mesi ad Alessandria (per la
Questura si è occupato dell’organizzazione militare della
locale sezione del PCI), e la sua presenza nei primi di
agosto del 1951 ad una riunione a Roma presieduta da
Pajetta237.
E’ nel centro di Tarquinia che la polizia individua gli
elementi più pericolosi: Carmine de Simone, uomo di
fiducia del defunto deputato Emanuelli, capo aggiunto
della locale stazione ferroviaria, che pur non svolgendo
nessuna attività politica e pur in possesso della tessera
234
Ibidem.
Ibidem.
236
Ibidem.
237
Ibidem.
235
84
ACLI, è visto come elemento così temibile da essere
iscritto al CPC238. La polizia chiede l’iscrizione al CPC
anche di Andrea Di Marcantonio, presidente dei partigiani
di Tarquinia, ritenuto pericoloso per via della sua
partecipazione alle truppe partigiane di Tito durante la II
guerra mondiale239. Il Di Marcantonio, secondo le analisi
della Questura, ha frequenti contatti con il direttore
dell’ufficio telegrafico Sigismondo Battiati, definito nel
peculiare linguaggio del Questore socialista estremista240.
La giunta comunale formata da PCI-PSI e la presenza di
militanti di sinistra dipendenti di ferrovie e telegrafo, sono
insomma tutti elementi che fanno del centro etrusco, a
giudizio delle forze d’ordine, un temibile centro
rivoluzionario.
IV.2
Le elezioni amministrative viterbesi del
1951/1952
Questa accresciuta vigilanza da parte delle forze di
Pubblica Sicurezza non è casuale. Oltre ad assecondare sul
piano nazionale la linee generali di indirizzo elaborate dal
Ministro dell’Interno Scelba, esprime a livello locale
l’incertezza diffusa nella provincia in seguito alla Riforma
Agraria: gli equilibri economico-sociali della zona sono
nel pieno di un profondo processo di trasformazione, ma
risulta ancora difficile coglierne gli effetti sul piano
politico. L’Ente Maremma sta trasformando mezzadri e
braccianti in piccoli proprietari: attraverso la Coldiretti la
DC si insinua così tra la base elettorale delle forze di
sinistra. Sicchè comunisti e socialisti da un lato accusano
238
Ibidem.
Ibidem.
240
Ibidem.
239
85
l’Ente Maremma di ostruzionismo nell’attuazione della
riforma “stralcio”, dall’altro cercano di svalutarne la
portata e sottolineano le inadempienze della legge al fine
di mantenere vive le rivendicazioni dei contadini241. A
livello elettorale però, le conseguenze dell’approvazione
della “riforma stralcio” non sono ancora chiare né alla
maggioranza governativa né ai partiti di opposizione di
sinistra. Gli scrutini del 1951 e del 1952 costituiscono
perciò un importante test, soprattutto per la DC,
preoccupata per gli esiti di una riforma che, per dirla con
le parole di De Gasperi solleva contro di lui gli agrari
senza guadargnargli i contadini242.
Le tornate elettorali amministrative del 1951, sono
inoltre
le
prime
in
cui
si
applica
la
formula
dell’apparentamento, ovvero l’accordo tra due o più partiti
senza che né l’uno, né l’altro potesse perdere la propria
autonomia pur presentandosi uniti all’elettorato. Questa
formula garantisce a chi fa parte dell’apparentamento di
partecipare alla maggioranza 243.
Tutta la fase preparatoria è dominata dalla polemica
relativa alle elezioni per il consiglio comunale di Roma.
Papa Pio XII e buona parte della Curia sono molto
allarmati all’ipotesi che in Campidoglio possa insediarsi
una giunta di sinistra. Viene perciò data carta bianca al
cosiddetto “partito romano” e alla componente geddiana
dell’AC per puntare ad un blocco tra la DC e le destre che
garantisca
la
conquista
del
comune
capitolino;
un’operazione che, per il coinvolgimento del vecchio Don
241
242
Ibidem.
E. Bernardi, La riforma agrariain Italia e gli Stati uniti, cit.
p. 341.
243
M. S. Piretti, Le elezioni politiche in Italia dal 1948 ad oggi,
Laterza, Roma, 1996.
86
Luigi Sturzo, passa alla storia come “operazione
Sturzo”244.
De Gasperi si oppone a questo progetto perché
rimane convinto che negli anni ’20, l’atteggiamento
acquiescente della Santa Sede verso Mussolini sia stato
uno dei motivi fondamentali del crollo del PPI e
dell’ascesa del fascismo
245
. La minaccia di una crisi
governativa provocata dai Repubblicani, fa infine fallire il
progetto della Santa Sede. Nonostante l’esito sfavorevole,
il Partito Romano ha comunque messo in grave difficoltà
il segretario della DC e contribuisce in misura
determinante a spingerlo sulla via della riforma elettorale e
del tramonto traumatico della sua stagione politica246.
Alla prova delle urne, a Roma la DC ottiene 39 seggi
che, uniti ai 14 dei partiti della coalizione centrista, le
danno una confortevole maggioranza nell’ambito degli 80
seggi al comune, anche se in termini di voti la DC da sola
ottiene meno voti del blocco di sinistra (285.036 contro
306.803). Il blocco delle destre ha 11 seggi, quello di
sinistra 16247.
Su questo sfondo, in cui diventano chiare le
implicazioni nazionali delle elezioni locali, si svolgono le
tornate elettorali amministrative nel viterbese.
Gli scrutini per l’elezione del Consiglio comunale del
Comune di Viterbo, fissate per il 10 giugno del 1951
registrano una chiara maggioranza per la DC e permettono
la conferma alla carica di sindaco del democristiano Felice
244
A. Giovagnoli , Il partito italiano. La Democrazia cristiana
dal 1942 al 1999, cit.; Cfr. anche A. Riccardi, Il “partito romano”
nel secondo dopoguerra (1945-1954), Morcelliana, Brescia 1983.
245
P. Craveri, De Gasperi, Il Mulino, Bologna 2007.
246
Giovagnoli A., Il partito italiano. La Democrazia cristiana
dal 1942 al 1999, cit. e, cfr. le acute osservazioni contenute in G.
Gozzini, R. Martinelli, Storia del Partito Comunista Italiano, V. VII,
Dall’attentato a Togliatti all’VIII congresso, Einaudi, Torino 1989, p.
247.
247
P. Pombeni, I partiti politici e la Repubblica dal 1948 al
1963, in Storia d’Italia, la Repubblica, G. Sabbatucci e V. Vidotto (a
cura), Editori Laterza, Roma 1997, p.156.
87
Mignone248. Già eletto primo cittadino nelle prime elezioni
del secondo dopoguerra, il 7 aprile 1946, Mignone rimane
in carica sino alla scadenza del secondo mandato nel
giugno 1956. Ed è in questa fase che, risolte le piu urgenti
necessità, egli si dedica alla definizione di programmi di
piu ampio respiro. Per questo decennio di attività, è
ricordato come il “sindaco costruttore”, avendo riedificato
il centro storico di Viterbo bombardato dagli angloamericani.
Il Consiglio comunale scaturito dalle elezioni del 10
giugno risulta così composto: 22 seggi appartengono alla
DC, 4 seggi al PCI, l’MSI conquista 3 poltrone, la lista
“Frazioni e contadini”, legata al PCI conquista 3 seggi, il
PSI altri 3, la lista formata da PLI, PRI e PSDI insieme,
ottiene 4 seggi. Il Partito monarchico è presente in
Consiglio con un seggio249.
Ben diverso, il medesimo giorno, l’esito delle elezioni
che si svolgono a Montefiascone, ove le sinistre – come
riferisce compiaciuta la federazione comunista -, hanno
vinto con 2.939 voti contro i 2.937 del blocco clericale e i
1.174 dei monarchico – missini 250 e a Civitella d’Agliano.
In quest’ultimo centro, è eletto sindaco il comunista
Angelo La Bella. Il Prefetto stesso, preoccupato
dell’attività che La Bella svolge tra i contadini, attività che
gli hanno peraltro procurato alcune condanne, cerca senza
successo di indurre l’attivista comunista a rifiutare
l’incarico di Sindaco e di consigliere comunale251.
248
C. Oliva, Viterbo negli anni della ricostruzione (1946-1956),
Dottorato di ricerca presso la Libera Università della Tuscia.
Ringrazio sentitamente C. Oliva per avermi fornito i dati e concesso in
lettura il dattiloscritto inedito della tesi.
249
Ibidem.
250
A. P. C. I., busta 0339, Regioni e province, fascicolo 0820,
foglio n. 4.
251
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, busta n. 18, Elezioni amministrative, Province da Gorizia a
Viterbo.
88
Sempre il 10 Giugno 1951, gli abitanti della Tuscia si
recano alle urne per eleggere il I Consiglio provinciale.
Viterbo era divenuta provincia nel 1927; prima di questa
data era una Sottoprefettura della Prefettura di Roma 252.
La provincia dal 1944 è retta da una Deputazione di
nomina prefettizia253. Ferdinando Micara, dopo aver svolto
per due mesi le mansioni di Commissario Straordinario
subito
dopo
l’arrivo
ininterrottamente
delle
Presidente
truppe
delle
due
alleate,
è
deputazioni
nominate rispettivamente il 29 settembre 1944 e l’8
novembre 1948254.
Le amministrative del 1951 vedono vincitori con
60.975 voti i partiti si sinistra che costituiscono la giunta
sotto la Presidenza del comunista Leto Morvidi255. La DC
ottiene 48.351 voti. Nella fase di formazione delle liste, la
DC conduce trattative con il MSI per la presentazione di
candidati comuni. L’intento del partito di De Gasperi è
quello di far confluire tutto l’elettorato di destra verso la
DC. Ma l’MSI all’ultimo momento si presenta con
candidati propri.
La campagna elettorale per le prime elezioni
provinciali nella Tuscia è densa di appuntamenti.
252
Con la proclamazione di Roma capitale, le quattro
delegazioni di Viterbo, Civitavecchia, Velletri e Frosinone, insieme
alla Comarca, ripresero la denominazione napoleonica di circondari,
tutti riuniti nella Provincia di Roma; contemporaneamente fu riassunto
il nome Lazio, a designare questa volta l’intera provincia, compresi i
territori a nord del Tevere. Tale assetto amministrativo rimase in
vigore fino al 1927, quando l’unica provincia laziale fu suddivisa nelle
quattro province di Roma, Viterbo, Frosinone e Rieti; nel 1934 fu
aggiunta ad esse Littoria (Latina dal 9 aprile 1945). I confini furono
modificati nel 1923, con l’aggregazione del circondario di Rieti
sottratto all’Umbria, e nel 1927, quando, soppressa la provincia di
Caserta, una parte dei suoi comuni andarono a integrare la
neocostituita provincia di Frosinone. Touring Club Italiano, Guida
d’Italia. Lazio, Milano 1981.
253
A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3407, Elezioni
politiche.
254
Ibidem.
255
Elezioni provinciali a Viterbo in l’Unità, 17 giugno1951.
89
L’8 aprile Giorgio Almirante parla a Civita
Castellana,
mentre il Partito Nazionale Monarchico è
presente, il 15 e il 18, sulle piazze di Blera e Valentano256.
Gli unici incidenti di qualche rilievo si verificano il 7
giugno durante il comizio tenuto in Piazza del Comune, a
Viterbo, dall’onorevole Alcide De Gasperi257. Poche ore
prima dell’intervento del Presidente del Consiglio, sono
fermati quattro attivisti comunisti che scrivono con la
calce, slogan di scherno contro l’onorevole258. Rilasciati
poco dopo, sono nuovamente presi dalle forze di polizia e
rilasciati solo al termine del comizio. Viene subito
stampato un volantino di protesta, la cui distribuzione
determina un altro fermo259.
Dei 24 consiglieri eletti, 8 vanno ai comunisti, tutti
dirigenti sindacali e quindi esponenti di primo piano delle
occupazioni di terra (Leto Morvidi, Nicola Salvatori,
Alpinolo Salvatori, Nazzareno Gatti, Luigi Tavani, Primo
Marchi, Benedetto Cerri e Giacomo Zolla), 5 ai socialisti
(Clito Onesti, Attilio Bizzarri, Nicola Mariottini, senatore
Giuseppe
Alberti,
(Ferdinando
Alfio
Micara,
Meraviglia),
Sante
Serafini,
5
alla
Dc
Giuseppe
Gianlorenzo, Francesco Massella, Filippo Petroselli), un
liberale, Nazzareno Dobici, un repubblicano, Gabriele
Bigonzoni, 2 monarchici (Antonio Buzi e Felice Mariotti),
un indipendente, Luigi Vinciguerra. La giunta è formata
dai candidati eletti nelle file del PSI e del PCI e dal
repubblicano Gabriele Bigonzoni260.
256
A. S. V., Prefettura di gabinetto, busta 35, foglio 1, Relazioni
mensili a Ministero dell’Interno. Giugno 1951, foglio 76.
257
Ibidem.
258
Ibidem.
259
Ibidem.
260
G. Zolla, 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano
nel Cimino (1936-1966), cit, pp. 87 – 88.
90
La vittoria della DC nel capoluogo conferma dunque
l’andamento moderato e filogovernativo della piccola
borghesia urbana e non risulta una conseguenza elettorale
della
riforma
agraria;
viceversa,
l’orientamento
dell’opinione pubblica rurale invece emerge chiaramente
dai risultati elettorali dei piccoli centri e del Consiglio
provinciale. Qui la Riforma Stralcio non premia la DC,
mentre esercita ancora i suoi effetti l’iniziativa dei partiti
di sinistra nelle occupazioni di terra. Di conseguenza, le
tensioni sociali e le tensioni politiche, lungi dall’attenuarsi
come sperato dai partiti di governo, tendono invece ad
acuirsi.
E’ appena iniziato il 1952 che, il 4 gennaio Dante
Vitali viene sospeso dal Prefetto dalla carica di sindaco di
Acquapendente con provvedimento amministrativo261.
Durante un comizio indetto dal PCI per la “difesa della
Costituzione”, il Vitali accusa la DC di corruzione. Nel
discorso, le rivendicazioni personali si mescolano a quelle
ideologiche e a quelle di classe: il Vitali infatti esclama
che, alla Corte di Assise di Viterbo, dove lui sarà
processato per la sospensione dalla carica di Sindaco,
dovrà sedersi sullo stesso banco dove abitualmente si siede
Pisciotta, colui che a Portella della Ginestra, il I maggio
del 1947, insieme a Salvatore Giuliano aveva sparato sui
contadini inermi262.
E’ il primo atto di una serie di azioni repressive che
avranno il loro culmine nei primi giorni del dicembre
1952, quando il Tribunale di Viterbo emana il verdetto a
carico dei 114 attivisti che i primi di ottobre del 1951
avevano occupato la “tenuta Colonna” di Bomarzo. I
condannati per occupazioni di terra sono 113, Luigi
261
A. S. V., Questura di gabinetto , busta 4084, “Ordine
pubblico”.
262
Ibidem.
91
Petroselli, corrispondente de “l’Unità”, è condannato per
istigazione a delinquere a 10 mesi di reclusione263.
Intanto, nei primi giorni del febbraio 1952, l’Ente
Maremma assegna le prime terre ad un centinaio di
famiglie tarquinesi264. L’Ente, pur avendo a disposizione
7.000 ettari derivati dalle espropriazioni, assegna ai
contadini i terreni in precedenza concessi alle cooperative
“Tarquinese” e “Stella rossa”265. Tutte le organizzazioni
politiche e sindacali, comprese quelle democristiane e
liberali,
costituiscono un comitato di difesa dei diritti
della popolazione ad una giusta riforma agraria266. I
contadini firmano una mozione per vedersi attribuita la
terra espropriata ai latifondisti e per cambiare il contratto,
assicurando all’assegnatario i diritti che sono propri del
piccolo proprietario267.
Nello stesso periodo, in vista delle elezioni politiche
del 1953, si tiene a Viterbo il Congresso Provinciale dei
coltivatori diretti; presidente del congresso è Paolo
Bonomi.
La manifestazione prelude alla nomina a segretario
provinciale della DC di Attilio Jozzelli (eletto deputato
nel 1953 nella circoscrizione di Viterbo)268, che dà inizio
alla riorganizzazione dei quadri del partito in tutta la
provincia, riunendo a Viterbo il 22 dello stesso mese tutti
i sindaci democristiani269.
Il 24 settembre 1952, la Questura inoltra alla
Prefettura e ai carabinieri, un procedimento penale con
263
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 78, Lavoratori agricoli, Province da
Siracusa a Viterbo .
264
I braccianti rifiutano la terra delle cooperative in l’Unità,
8 febbraio 1952.
265
Ibidem.
266
Ibidem.
267
Ibidem.
268
A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3.407, Elezioni
politiche.
269
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Febbraio 1952, foglio 264.
92
l’accusa di appropriazione indebita contro Adelmo Valeri
(segretario della Camera del Lavoro di Orte) e contro
Bradamante Petroni ( segretario della Camera del Lavoro
di Vignanello). I due incitano i contadini a trattenere il
53% dei prodotti attenendosi alle disposizioni della
“tregua mezzadrile”270.
Il 20 ottobre 1952, si tiene a Viterbo il II Convegno
provinciale rappresentanti dei Comitati Civici, a cui
partecipano
150
delegati
provenienti
da
tutto
il
viterbese271.
La relazione è tenuta da Severino Tignon, presidente
nazionale. Alle ore 11.00 interviene Paolo Bonomi
272
. Il
27 dello stesso mese, a Bieda, l’odierna Blera, si tengono
le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale. La lista
“Fiamma e Corona” conquista 15 seggi, 5 ne ottiene lo
“scudo crociato” e nessuno la lista “vanga e stella”.
Vincono le destre, la DC è relegata all’opposizione273.
I risultati che la DC ottiene a Bieda, rispecchiano
quelli nazionali: nelle tornate amministrative del 1951-52
la Democrazia Cristiana scende al 35.1%. Ancora più seria
è l’emorragia di voti al Sud, dove la DC, ottiene solo il
30.3% 274. Napoli, Bari e Foggia sono guidate da giunte di
estrema destra. Emerge in tutta la sua gravità il problema
dell’instabilità di governo: la legge “stralcio”, anziché
allargare la sfera di elettorato fedele al partito di De
Gasperi, polarizza i voti verso l’estrema destra e sinistra. I
contadini beneficiari dei terreni espropriati, rinsaldano la
loro alleanza con socialisti nenniani e con i comunisti,
270
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Settembre 1952, foglio
271.
271
A. S. V, Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre 1952, foglio 268.
272
Ibidem.
273
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 101, Elezioni amministrative,
Province da Pescara a Viterbo .
274
P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi.
Società e politica 1943/1988, cit. p. 188.
93
mentre gli agrari, usurpati, a loro giudizio, dei loro antichi
diritti, votano per i monarchici e per i missini.
A questo punto De Gasperi, alla luce dei risultati
appena ottenuti dal suo partito e in vista delle elezioni
politiche del 1953, decide di presentare in Parlamento una
nuova legge elettorale in senso maggioritario per
assicurarsi la continuità del potere.
94
V
La fine di un’epoca
V.1
Il 1953 e la legge “truffa”
Nell’ottobre 1952 Scelba, ministro dell’Interno,
presenta alla Camera un progetto di riforma elettorale con
il quale viene introdotto un premio di maggioranza molto
esteso. Se un partito o un gruppo di partiti presentatisi
apparentati alle elezioni avesse ottenuto il 50% dei voti
più uno, si sarebbe visto assegnare la maggioranza dei
seggi: come dire che il governo De Gasperi e la sua
coalizione chiedono un plebiscito agli elettori, cercando di
annientare qualsiasi dialettica elettorale275.
Il giurista Calamandrei, non esita a definire una
“truffa” questo sistema276.
Nell’ambito della discussione parlamentare iniziata il
7 dicembre del 1952, comunisti e socialisti fanno un uso
275
Tra la vasta bibliografia sul 1953 e la legge truffa, cfr. M.S.
Piretti, La legge truffa: il fallimento dell’ingegneria politica, il
Mulino, Bologna 2003 e, per una interpretazione di diversa matrice
cfr. G. Quagliarello, La legge elettorale del 1953, Il Mulino, Bologna
2003.
276
P. Pombeni, I partiti e la politica dal 1948 al 1963, cit. p.
158.
95
massiccio dell’arma dell’ostruzionismo, presentando circa
mille e seicento emendamenti e costringendo il governo a
ricorrere al voto di fiducia il 21 gennaio 1953.
Le
opposizioni
continuano
ad
usare
“l’arma”
dell’ostruzionismo in Senato, il cui Presidente Giuseppe
Paratore finisce per dimettersi, lasciando il posto a
Meuccio Ruini.
Nonostante la convergenza della sinistra e della destra
nel votare contro il disegno di legge della DC, il
provvedimento è approvato definitivamente il 29 marzo,
seguito dallo scioglimento anticipato del Senato da parte
del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi (la legge
Costituzionale n. 57, modificata poi nel 1963, inizialmente
predeva per il Senato una legislatura di sei anni).
Alla fine di marzo del 1953, la pressione esercitata
dalla DC aveva già fatto esplodere le contraddizioni
all’interno dei partiti laici, provocando l’abbandono di
alcuni loro esponenti. Epicarmo Corbino, uscito dal PLI,
forma Alleanza Democratica Nazionale, mentre Codignola
e Calamandrei, danno vita ad Unità Popolare asssieme a
Leopoldo Piccardi e a Ferruccio Parri, usciti dal PRI.
Le elezioni del 7 giugno 1953, segnano la sconfitta
della DC e dei partiti laici (PRI, PLI, PSDI), poiché la
coalizione si ferma al 49.8% dei voti; la maggioranza non
scatta per soli 57.000 voti. La DC si conferma il primo
partito col 40,1% dei consensi, seguita dal PCI col 22,6%
e dal PSI col 12,7%. Il risultato elettorale esalta il ruolo
che le due piccole formazioni dissidenti hanno in questa
cruciale tornata elettorale nello scongiurare la possibilità
temuta da molti che quella vittoria potesse costituire la
premessa
di
una
riforma
costituzionale
in
senso
autoritario277.
277
L. Polese Remaggi, “Il Ponte” di Calamandrei (19451956), Olschki Editore, pp. 393-394.
96
Nell’aprile del 1953 vengono aperte nella Tuscia, in
vista delle elezioni, nuove sezioni di partito : Il PMI arriva
a Tessennano, Blera e Capranica, la DC inaugura una
sezione a Civita Castellana, l’MSI a Calcata e il PSLI a
Canino e Tessennano 278.
In una relazione settimanale della Questura di
Viterbo, datata 3 giugno 1953, si afferma che i partiti di
destra e quelli di sinistra, a differenza che in passato,
concentrano i loro sforzi contro i partiti di centro allo
scopo di non far raggiungere loro la maggioranza del
50% più uno 279.
Durante la campagna elettorale, sono denunciati
attivisti PCI a Vignanello e Orte per ingiurie contro il
governo280. Frasi diffamatorie sono pronunciate dal
candidato dell’MSI Giulio Caradonna all’indirizzo del
Ministro della difesa Randolfo Pacciardi durante un
comizio a Sutri. Il Pacciardi è additato dalle destre per
essere stato il Comandante militare delle Brigate
Internazionali durante la guerra spagnola del 1936 –
1939281.
A Civita Castellana, è in atto ai primi di giugno del
1953 una polemica tra il senatore comunista Minio che
accusa pubblicamente il Clero di interferire nella
propaganda elettorale, e il Vescovo della Diocesi,
Monsignor
Roberto
Massimiliani282.
Quest’ultimo,
rispondendo alla polemica, fa affligere sulle mura delle
chiese e nelle adiacenze di queste, l’allegato “avviso
sacro” (sic) che controbbatte non solo con argomentazioni
politiche, ma inveisce anche sulla persona di Minio.
278
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1,
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno, foglio 283.
279
A. S. V., Questura di Gabinetto, busta 4.084, Ordine
pubblico.
280
Ibidem.
281
Ibidem.
282
A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica
Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 88, Agitazioni, Province da Pistoia a
Viterbo.
97
L’onorevole De Marsanich, in un comizio tenuto a
Viterbo, afferma:
“[…] l’MSI non è né di destra né di sinistra; è
proprio per questa sua posizione unitaria e lontana da
ogni estremismo che la DC vede nel movimento un
temibile concorrente […]” 283.
Il 2 giugno 1953, tiene un’ adunanza a Viterbo anche
l’onorevole Giulio Andreotti284.
Sulla piazza è presente un cartello inneggiante a
Cesare Battisti (è ancora aperta la questione di Trieste tra
Italia e Jugoslavia). Andreotti, dopo aver reso onore
all’eroe dell’irredentismo, non sapendo se l’immagine sia
stata esposta dagli ex fascisti o da attivisti si sinistra,
ammonisce gli uni e gli altri285. Agli ex fascisti dice che,
se Battisti, deputato socialista, non fosse stato impiccato
dagli austriaci, sarebbe stato arrestato da Mussolini. Se, al
contrario, il cartello era stato messo dai militanti comunisti
e socialisti per mettere in dubbio l’italianità di De Gasperi,
l’espediente usato è giudicato dall’oratore di bassa lega286.
Il 1° giugno 1953, a Piansano, 45 iscritti alla sezione
comunista e 4 iscritti a quella socialista, passano in blocco
alla sezione democristiana287. Le concessioni date
dall’Ente Maremma e l’insediamento tra i contadini della
“Bonomiana”, anche se in situazioni sporadiche, danno i
loro frutti: in questo caso a nulla è valsa la promessa di
creare un’assicurazione per i contadini della Maremma
che il PCI fa ai suoi elettori288.
283
A. S. V., Questura di Gabinetto, busta 4.084, Ordine
pubblico.
284
Ibidem.
Ibidem.
286
Ibidem.
287
A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3407, Elezioni
politiche .
288
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 25, fascicolo 1,
Ordine pubblico, foglio n. 744.
285
98
Nella collegio elettorale XIX, comprendente le
province
di
Roma-Viterbo-Latina-Frosinone,
nelle
elezioni svolte il 7 e l’8 giugno del 1953, nella
circoscrizione di Viterbo è eletto deputato Iozzelli Attilio
(DC). I senatori Giuseppe Alberti (PSI), Carlo De Luca
(DC) e Enrico Minio (PCI) sono confermati nelle loro
cariche289. Domenico Emanuelli, medico radiologo, era
morto nel 1950 a causa dell’esposizione ai raggi X290.
Il neo-deputato democristiano Attilio Iozzelli291,
proveniente dall’Azione Cattolica, cultura umanistica e
laurea in Lettere,
ricopre dal 1952 la Presidenza
provinciale dei coltivatori diretti. Anche se la legge
“truffa” non passa, la DC a Viterbo centra il suo obiettivo
in quanto, a differenza delle elezioni politiche del 1948,
quando non era riuscita a far eleggere nel Collegio XIX
nessun deputato, nel 1953 riesce a portare Iozzelli a
Montecitorio.
Il fallimento del tentativo di De Gasperi di instaurare
una “democrazia protetta” segna la sua fine politica. Il 3
luglio il segretario della DC riceve l’incarico di formare
un nuovo governo, l’VIII, ma la Camera gli nega la
fiducia. La riforma agraria non è riuscita a sottrarre
dall’influenza delle forze di sinistra il mondo contadino. A
questo punto, con la fine politica di De Gasperi, anche la
riforma comincia ad affievolire i suoi interventi, da una
parte per il lento arrestarsi dei finanziamenti derivanti
dall’ERP, dall’altro proprio perché aveva fallito il suo
obiettivo politico.
289
Ibidem.
L. Daga, Scarpe rotte, mani pulite. Il Dott. Emanuelli e la
politica dal volto umano, Gimax, Santa Marinella (Rm) 2005.
291
Attilio Jozzelli è riconfermato alla Camera nelle elezioni
politiche del 1958, 1963, 1968 e 1972. E’ sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio con Rumor e successivamente
sottosegretario ai ministeri della Difesa, dell’Agricoltura e
dell’Industria con il presidente Andreotti. Il centro Italia, anno XIII,
aprile 2007, p. 12.
290
99
Tracciando un bilancio dei risultati prettamente socioeconomici che la Riforma ha raggiunto, constatiamo che
nella Provincia, già nel 1953, possiamo rintracciare nuovi
soggetti
sociali
protagonisti
di
nuove
iniziative
economiche e di nuove lotte. Infatti, accanto alle vertenze
bracciantili, prendono corpo
contadini-produttori:
le rivendicazioni dei
viticoltori,
olivicoltori
e
agrumicultori. Inoltre, anche a causa dell’inizio del
processo di integrazione economica europea e quindi, per
soddisfare le richieste di esportazione, la varietà colturale
viene stravolta con l’impianto nel viterbese della
coltivazione della nocciola.
Per
non
lasciare
il
campo
esclusivamente
all’egemonia della Coldiretti, per difendere questa nuova
categoria di contadini-imprenditori, le forze di sinistra
costituiranno nel 1955 l’Alleanza dei contadini292.
Il
1953
rappresenta
il
carattere
di
svolta
periodizzzante che sovrappone ai mutamenti decisivi a
livello internazionale – Eisenhower, Stalin, il “ cambio dei
comandanti” che tirano le file della guerra fredda,
l’armistizio in Corea – l’esaurirsi in Italia della versione
più radicale e intransigente del centrismo come formula
politica di governo.
Fonti d’archivio
A. C. S.,
Generale di
Ministero dell’Interno, Direzione
Pubblica
292
Sicurezza, C. A. 1947-1948,
A. Parisella, Le campagne, in C. Brezzi, C.F. Casula, A.
Parisella, Continuità e mutamento. Classi, economie e culture a Roma
e nel Lazio (1930/1980), Teti editore 1981, pp. 93-101.
100
Relazione dei Prefetti a Ministero dell’Interno. Province
da Treviso a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta n. 20,
1948: Relazioni dei Prefetti. Province da Sassari a
Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta n. 148,
Agraria. Province da Siena a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta 180,
Agraria. Province da Siena a Viterbo.
A.
C.
S.,
Ministero
dell’Interno,
Direzione
Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta
203, Relazione Prefetti. Province da Siena a Viterbo,
Settembre 1947.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1949, busta n. 16, PCI.
Province da Trento a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione
Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1949, busta n. 74,
Agitazioni. Province da Venezia a Viterbo.
101
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1949, busta n. 77, Pubblica
Sicurezza. Province da Trapani a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1949, busta n. 104, Elezioni
Amministrative. Province da agrigento a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 14, Relazioni
dei Prefetti. Province da Udine a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 31, MSI.
Province da Roma a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 62, Affari
Generali. Province da Venezia a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 82,
Agitazioni. Province da Vicenza a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 84, Pubblica
Sicurezza. Province da Perugia a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 91,
Lavoratori Agricoli. Province da Venezia a Viterbo.
102
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 28, PCI.
Province da Sassari a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 73,
Agitazioni. Province da Udine a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 75, Pubblica
Sicurezza. Province da Genova a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79,
Lavoratori Agricoli. Province da Roma a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1950, busta n. 105, Elezioni
Amministrative. Province da Gorizia a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 22, PCI.
Province da Pistoia a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 72,
Agitazioni. Province da Verona a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 73, Pubblica
Sicurezza. Province da Catanzaro a Viterbo.
103
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 78,
Lavoratori agricoli. Province da Siracusa a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 101, Elezioni
amministrative. Province da Pescara a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 19, Elezioni
Amministrative. Province da Agrigento a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 28, PCI.
Province da Rovigo a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 34, PDC.
Province da Novara a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di
Pubblica
Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 88,
Agitazioni. Province da Pistoia a Viterbo.
A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale
di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 108, Elezioni
amministrative. Province da Agrigento a Viterbo.
A. P. C. I., busta 0339, Regioni e Province, fascicolo
0820.
104
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 10, cartella
Ripartizione dei prodotti della terra tra coloni e
proprietari; disposizioni, fascicolo 8.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella
Questione
terriera.
Comuni
da
Acquapendente
a
Castiglione in Teverina, fascicolo unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 30, cartella
Questione terriera. Comuni da Monteromano a Vasanello,
fascicolo unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34,
cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno.
Maggio 1948, fascicolo unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Gennaio 1949,
fascicolo unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1949,
fascicolo unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34,
cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno.
Maggio 1949, fascicolo unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, Relazioni
mensili a ministero dell’interno. Giugno 1951.
105
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella
Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre 1951,
fascicolo 1.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, Relazioni
mensili a Ministero dell’Interno. Giugno 1953, fascicolo
unico.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 42, cartella
Inchiesta
della
Commissione
Parlamentare
sulla
disoccupazione e sulla miseria, fascicolo 1.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella
Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato
a Togliatti, fascicolo 40.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo
1, Relazioni mensili a ministero dell’interno. Febbraio
1952.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella
“Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1952”,
fascicolo 1.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo
1, Relazioni mensili a ministero dell’interno. Settembre
1952.
A. S. V, Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo
1, Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre
1952.
A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo
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LA
VOCE
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viterebese espropriati e destinati a manovre belliche, 27
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L’UNITA’, L’attacco al latifondo: in tutto il Lazio.
6.000 braccianti occupano 400 ettari nel viterbese, 13
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L’UNITA’,
“Affittuari
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coltivatori
diretti
costituiscono l’associazione autonoma“, 16 marzo 1951.
L’UNITA’, “Elezioni provinciali a Viterbo”, 17
giugno 1951.
L’UNITA’, “I braccianti rifiutano la terra delle
cooperative ”, 8 febbraio 1952.
L’UNITA’, I contadini di Viterbo rintuzzano
rappresaglie feudali agli agrari, 21 luglio 1951.
L’UNITA’, Successi dei mezzadri in lotta per l’equa
ripartizione dei prodotti, 20 luglio 1951.
MONDO
OPERAIO,
Val
d’Aosta
e
Civita
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industria e agricoltura di Viterbo, Febbraio 1947.
118
TUSCIA, numero unico a cura del
Comitato
Viterbese “pro regione Tuscia”, Viterbo, maggio 1947.
119
APPENDICE
120
I GOVERNI DE GASPERI
I Governo De Gasperi (13.07.1946 - 20.01.1947);
Coalizione politica: DC, PCI, PSI, PRI; Durata: 191g.;
Crisi:13g.
II Governo De Gasperi (2.02.1947 - 13.05.1947);
Coalizione politica: DC, PCI, PSI; Durata: 100g.; Crisi:
18g.
III Governo De Gasperi (31.05.1947 - 12.05.1948);
Coalizione politica: DC, PLI, PSLI, PRI; Durata: 347g.;
Crisi: 11g.
I Legislatura (8 maggio 1948 - 24 giugno 1953)
IV Governo De Gasperi (23.05.1948 - 12.01.1950);
Coalizione politica: DC, PLI, PSLI, PRI; Durata: 599g.;
Crisi:15g.
V Governo De Gasperi (27.01.1950 - 16.07.1951);
Coalizione politica: DC, PSLI, PRI; Durata: 535g.; Crisi:
10g.
VI Governo De Gasperi (26.07.1951 - 29.06.1953);
Coalizione politica: DC, PRI; Durata: 704g.; Crisi: 17g.
II Legislatura (25 giugno 1953 - 11 giugno 1958)
VII Governo De Gasperi (16.07.1953 - 28.07.1953);
Coalizione politica: DC; Durata: 12g.; Crisi: 20g.
121
122
123
124
125
126
127
128
129
130
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