I La Tuscia agricola I.1 Braccianti e mezzadri Nonostante i tentativi di ammodernamento colturale tentati durante il fascismo (ad esempio gli interventi effettuati dal Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca), la situazione agricola della Tuscia, all’indomani della Liberazione, è pressappoco la stessa delineata nel 1877 dal marchese Francesco Nobili Vitelleschi 1. Sul piano morfologico, la provincia di Viterbo è caratterizzata da colline i cui terreni di origine vulcanica presentano caratteristiche diverse: sottili strati arabili con sottosuoli compatti che richiedono lavorazioni profonde per diventare molto fertili o al contrario terreni sciolti adatti alla coltura della vite. L’economia rurale che di gran lunga predomina, come nel resto dell’Italia, è quella rispondente al tipo semplice e spoliatore che richiede due soli fattori: fertilità 1 Nel 1877, il Parlamento regio dell’Italia da poco unita, promuove una “Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola”. La relazione finale è pubblicata la prima volta nell’estate del 1884 con la firma di Stefano Jacini, cattolico liberale, presidente della Giunta incaricata dell’Inchiesta. L’inchiesta viene organizzata per compartimenti territoriali in XII circoscrizioni: il marchese Francesco Nobili-Vitelleschi, senatore del Regno, relaziona sulla V circoscrizione comprendente le province di Roma, Grosseto, Perugia, Ascoli-Piceno, Ancona, Macerata e Pesaro. Nelle pubblicazioni della giunta, nel tomo I del volume undicesimo troviamo analizzate le province di Roma e Grosseto. Il dibattito parlamentare sul progetto d’inchiesta è illustrato in: Cfr., S. Jacini, I risultati dell’Inchiesta agraria, Einaudi 1976, pp X-XXXI; A. Caracciolo, L’inchiesta agraria Jacini, Einaudi, Torino 1973, pp. 3-27; D. Novacco, L’inchiesta Jacini, Flaccovio, Palermo 1963, pp. 21-44 e, nel volume XVII della Storia del Parlamento italiano. 1 naturale della terra e lavoro umano. Si tratta di ampie distese di latifondi, sistema più pastorale che agricolo che viene tramandato quasi inalterato dall’epoca dell’Impero Romano. A questa sostanziale uniformità degli assetti fondiari corrispondono però differenti strutture sociali, ben distinte anche dal punto di vista geografico; infatti, mentre nella fascia compresa grosso modo tra la linea monti Volsinimonti Cimini a occidente e il tratto rispondente del corso del Tevere a oriente è chiaramente identificabile un nucleo di società mezzadrile, nel versante orientale della Tuscia la figura socialmente dominante è invece quella del bracciante agricolo, affiancato da un non trascurabile numero di piccoli proprietari. La presenza mezzadrile risulta circoscritta sul piano territoriale e presenta caratteri deboli rispetto al modello dominante delle regioni classiche (Toscana e val Padana)2. Nella Tuscia le campagne, tenute a pascolo o estensivamente coltivate a cereali, sono in pratica spartite tra due categorie dall’appennino di imprenditori umbro-marchigiano: i provenienti mercanti di campagna, con più valuta, che prendono in affitto i terreni dei principi romani, e figure più deboli, per questo detti i “moscetti”, i quali o affittano anche essi le terre di qualche latifondista o le prendono in subaffitto proprio da questi mercanti. La grandezza media del podere, che si estende poco lontano dal centro urbano, è di 10 ettari. Le case coloniche 2 G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino in Storia d’Italia. Le regioni dall’unità ad oggi. Il Lazio, a cura di A. Caracciolo, Einaudi, Torino, pp. 180-183. Nel ‘700 compare in Toscana e val Padana una nuova unità produttiva (fattoria nel primo caso e cascina nel secondo) che coordina l’attività di più poderi in un unico organismo amministrativo. La diffusione del sistema di fattoria e cascina è indicativo della crescente importanza che le finalità commerciali vengono assumendo nella destinazione colturale della terra. Cfr., S. Pollard, La conquista pacifica: l’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970, Zanichelli, Bologna 1989. 2 non sono molto sparse. Nelle distese sterminate di campagne senza case, qua e là, a distanza di chilometri, si trovano la fattoria dell’azienda o le case dei mezzadri. E intorno ai paesi, a ridosso delle zone abitate, centinaia di piccoli tuguri, di grotte, dove ogni famiglia alleva il suo maiale, l’uno a fianco all’altro, in un’interminabile sequela in cui ogni giorno le donne o i bambini portano la brodaglia o le ghiande per governare l’animale e ricavarne la carne per casa. La famiglia colonica è governata diarchicamente dal vergaro e dalla vergara. Il primo, vero e proprio despota, firma (a volte con il segno della croce) il contratto con il padrone, impegnando il lavoro dell’intera famiglia, nucleare o multipla che sia3. La seconda gestisce la casa: educa le figlie e le mogli dei figli, è responsabile del pollame e di altri piccoli animali da cortile, dell’orto, del telaio e di altre colture casalinghe4. La famiglia colonica non è numerosa: risulta composta mediamente da cinque persone, di cui tre atte al lavoro, probabilmente due unità lavorative piene in tutto o anche meno. Non ci sono grandi famiglie multiple: i figli, dopo avere prestato il servizio militare, si sposano e vanno via. E’ nel mese di dicembre, finita la raccolta delle olive, che proprietario del fondo e mezzadro si incontrano per dividere a metà il guadagno proveniente dal raccolto. Il contratto di mezzadria è quello imposto e regolato dal libretto colonico su cui il proprietario segna e a volte altera5, le spese e le vendite del mezzadro. Inoltre, in virtù 3 S. Anselmi, Mezzadri e mezzadrie nell’Italia centrale, in Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, a cura di Piero Bevilacqua, V. II, Uomini e classi, Marsilio, Venezia 1991, p. 228. 4 Ibidem. 5 Cfr., L. Daga, La forza dell’utopia. Giuseppe Parpagnoli sovversivo dal sindacato al buongoverno, Ediesse, Roma 2004, p. 48. 3 delle leggi vigenti, il proprietario del fondo, a suo arbitrio, può dare la disdetta al mezzadro. I coloni si recano sulle terre all’alba e tornano in paese al tramonto del sole. La coltura preponderante è quella di semintensività: può includere un piccolo appezzamento di vigna o una quota di terreno irriguo che integra la coltura asciutta del podere, quando una parte di esso giace in piccole vallette dove si raccolgono acque che vengono da località piu alte. La coltura promiscua presenta la consueta varietà: grano, granturco, canapa, lino, leguminose, olivi secolari e filari di vite. Il territorio è caratterizzato anche da una gestione piu estensiva, con rotazione triennale. I campi sono arati con sistemi inadeguati, con coltrine trascinate da cavalli o da buoi che, invece di dissodare il terrreno, si limitano a graffiarlo superficialmente. I terreni coltivati presentano quindi un quadro caratterizzato da arretratezza colturale e tecnica, con un’estensione spesso ridotta, inferiore ai 10 ettari, tale da non soddisfare i bisogni della famiglia. Insomma: piccoli poderi, piccole famiglie, piccole case. Per di più, il paesaggio risulta palustre e ingrato, sovente veicolo della malaria. Sicchè le distese di latifondo non utilizzate, oltre a non produrre ricchezza, sono da secoli ricettacoli di malattie6. I mezzadri non hanno quindi margini di accumulo, sono nel maggior numero di casi debitori verso il padrone; tuttavia, secondo una scala di giudizio minimale funzionale e ovvia all’epoca, la loro situazione non è certo la peggiore per cibo, bevande, vesti: si difendono bene dalle intemperie, hanno abiti pesanti d’inverno e leggeri d’estate, chi dispone della casa colonica ha un’abitazione migliore di chi sta in paese7. 6 7 G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit, p. 182. Ibidem. 4 Ben peggiore risulta la condizione dei braccianti che, nella Tuscia come nel resto del Lazio, trovano occupazione solo nel periodo estivo e ogni anno vivono il dramma della disoccupazione invernale. Il reclutamento della mano d’opera è affidato ai fattori e ai caporali con metodi rimasti invariati sino alla riforma del 1950. I braccianti si radunano all’alba sulla piazza principale del paese, poi arriva un caporale che, come al mercato, sceglie sulla base della forza fisica o dello spirito d’obbedienza. Per coloro che sono assoldati, la paga è di poche lire per un orario che va dalla “levata alla calata del sole” o da “stella a stella”. Può capitare anche che, dopo aver camminato cinque o dieci chilometri sotto la pioggia, si raggiunga il fondo e si apprenda di non poter lavorare a causa del mal tempo8. Le innovazioni tecniche apportate dal regime fascista negli anni ’30 non scardinano i vigenti rapporti sociali. Confrontando i dati Inea degli anni ’30 con quelli tardoottocenteschi, si vede quanto l’estensione del seminativo arborato, soprattutto vitato, e l’importanza del carico bovino siano profondamente mutate solo dove il rapporto colonico ha maggiore compattezza e continuità territoriale9. Lo stesso quadro descrittivo dei poderi (che coprono ora circa il 20 per cento della superficie lavorabile della provincia di Viterbo) è diventato assai piu simile a quello proprio del pieno rapporto mezzadrile: case coloniche sul fondo, capi bovini per lavoro e allevamento, 8 Sulla variegata galassia bracciantile e sui metodi di reclutamento della manodopera cfr, all’interno di una vastissima letteratura C. De Marco, M Talamo, Lotte operaie nel mezzogiorno, Mazzotto, Milano 1976; E. Ciconte, All’assalto delle terre del latifondo, Franco Angeli, Milano 1981; A. Rossi Doria, Lotte contadine e cooperazione nel mezzogiorno (1945-1950), in F. Fabbri (a cura di) Il movimento cooperativo nella storia d’Italia, Feltrinelli, Milano 1979; P. Bevilacqua, Uomini, terre, economie in P. Bevilacqua, A. Placanica (a cura di), Storia d’Italia. Le regioni, “La Calabria”, Einaudi, Torino 1985. 9 Ivi. 5 ovini dove ci siano terreni saldi, il tutto su una maglia poderale che segue la consueta gamma tradizionale, legata alla posizione, all’altitudine, alla ricchezza colturale10. Si aggiunga anche qualche tentativo, sia pure imperniato su criteri tutti estensivi, in pianura, fuori cioè dell’area storica dell’organizzazione poderale, sull’onda probabilmente della consistente battuta d’arresto della malaria11 all’inizio del secolo. Dunque la zona in questione, nell’arco del tempo considerato, dal 1948 al 1953, si può all’incirca comprendere entro i confini segnati dal Mar Tirreno, dal basso corso del Chiarone e del Fiora, dal limite settentrionale della Selva del Lamone, dai rilievi dell’apparato vulcanico Vulsino-Vicano, dal limite amministrativo dei Comuni di Vetralla e di Blera e, infine, dall’ultimo tratto del corso del Mignone12. Nel Viterbese, e specialmente nella fascia più vicina al mare, nonostante gli interventi effettuati dal Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca costituito nel 1936 con l’apertura di strade poderali ed altri miglioramenti nei servizi generali, le condizioni di vita di una parte non esigua dei 125.000 abitanti registrati nel censimento del 1951 sono estremamente precarie. Infatti, il 24,5% della popolazione agricola attiva è costituita da braccianti; 10 Ivi. Nel 1876, il principe Alessandro Torlonia porta a compimento il prosciugamento del Fucino. La bonifica della Maremma Tosco – Laziale, era già cominciata nel ‘700 con il regno “illuminato” di Pietro Leopoldo. Ma è solo dopo la prima guerra mondiale che viene avviata la “bonifica integrale”, cioè non solo idraulica e sanitaria ma, sotto la spinta dei fermenti sociali dell’epoca, anche agraria, con un’economia basata non più esclusivamente sulla cerealicoltura estensiva. Con la partecipazione dell’Opera nazionale Combattenti vengono introdotte nuove colture di qualità e nuove razze bovine, potenziate le infrastrutture e favorita l’immigrazione di contadini veneti. Dopo gli interventi del periodo fascista la regione risulta ormai sufficientemente fertile; ma si deve all’ultima “colonizzazione” post-bellica (legge del 1950) la definitiva soluzione del problema delle paludi, Cfr., http://it. wikipedia.org/wiki/maremma. 12 Camera di Commercio di Viterbo, I caratteri economici della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1949, p. 25. 11 6 accanto a questi si colloca un 60,2 % di coltivatori conduttori di aziende in affitto13. In base all’estensione, la proprietà è distribuita per quasi la metà (46,2%) in latifondi superiori ai 500 ettari, concentrati maggiormente nei Comuni di Tarquinia14, Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Blera; si tratta di possessi di origine remota, antichi feudi ancora proprietà di famiglie nobili (emblematico il Feudo Torlonia, il Principato di Musignano che si estende per 15.000 ettari tra Canino, Tarquinia e Montalto di Castro) o passati ai cosiddetti “mercanti di campagna“, arricchitesi con l’allevamento di bestiame. Il resto delle proprietà è così suddivisa: il 24,7% dei terreni si estendono dai 100 a 500 ettari; il 14,4% è composto dagli appezzamenti che spaziano dai 10 a 100 ettari; l’8% rappresenta l’estensione dei poderi dai 2 ai 10 ettari e, solo al 6,7% si attestano i terreni che hanno una superficie intorno ai 2 ettari15. Si nota quindi una netta preponderanza delle grandi proprietà (quasi i tre quarti del totale) ed una presenza minima di poderi inferiori ai 10 ettari, mentre la proprietà di media estensione risulta nel complesso limitata. Questa situazione comporta la mancanza quasi assoluta di capitali 13 Camera di Commercio di Viterbo, Tuscia Economica, dicembre 1948, n. 12, p. 89. 14 A Tarquinia, è ancora vivo negli anni ’40 il ricordo di Giuseppe Parpagnoli. Fondatore della Camera del Lavoro di Roma e organizzatore nel 1903 del primo sciopero in Italia per le otto ore lavorative, nel 1915 vince il concorso di segretario dell’Università Agraria e si trasferisce a Corneto Tarquinia. Qui, Parpagnoli si occupa dell’annosa questione degli usi civici, per contestare il diritto di proprietà che alcune famiglie vantano su terrreni destinati ad uso collettivo. Parpagnoli si trova in una posizione scomoda: come leghista rosso fomenta l’occupazione delle terre e difende gli occupanti, come dirigente dell’Ente possessore dei terreni, rischia di diventare egli stesso la controparte. In questa situazione compie un capolavoro politico: utilizza le lotte contadine per ottenere l’assegnazione delle terrre in favore dell’Università Agraria, che a sua volta la concede ai cittadini. Il bisogno di terra dei poveri è soddisfatto e il patrimonio dell’Ente è raddoppiato. Cfr., L. Daga, La forza dell’utopia. Giuseppe Parpagnoli sovversivo dal sindacato al buongoverno, cit. 15 Camera di Commercio di Viterbo, I caratteri economici della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1949, p. 57. 7 di trasformazione: i piccoli proprietari ne sono privi, mentre i latifondisti preferiscono mantenere nelle proprie terre una conduzione economica tradizionale, con rotazioni triennali di grano e grandi distese di pascoli estensivi per l’allevamento del bestiame brado16. Gli investimenti fondiari che vengono realizzati in queste grandi aziende sono prevalentemente fondati sulle “fattorie”, munite di impianti centralizzati e di fabbricati per il ricovero degli uomini e del bestiame. Date le sterminate distese adibite a pascolo o alla coltivazione del grano, la densità di questi edifici è estremamente bassa: in media 1 ogni 100 ettari 17. Per completare il quadro, va rilevato come ancora negli anni del dopoguerra scarsissima sia la consistenza del parco macchine: un trattore ogni 375 ettari, un grado di meccanizzazione tra i più bassi d’Italia18. Se si tiene presente che l’attività agricola impegna più della metà della popolazione attiva (il 58,60%, più del triplo della media regionale, limitata al 18,68%)19, si può ben comprendere come la presenza di vaste distese di terre incolte, o mal coltivate, di fronte a una massa di lavoratori costretti a una quasi permanente condizione di indigenza, costituisca un problema grave, la cui soluzione non può essere ulteriormente rimandata. Nonostante si sia qui ai bordi del “grande continente mezzadrile” dell’Italia centrale, che mostra anche attraverso queste vicende periferiche la sua capacità di resistenza se non la sua vitalità, c’è da pensare che guardando alla successiva storia politica, anche qui si prepari quel frutto 16 paradossale dell’educazione Camera di Commercio di Viterbo, Indici della vita economica della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1948, p. 7. 17 Camera di Commercio di Viterbo, I caratteri economici della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1949, p. 71. 18 Ibidem . 19 Ivi, p. 72. 8 mezzadrile, il voto “rosso”, così forte, così nitido dove la società mezzadrile sia veramente dominante, dove cioè le altre componenti della società rurale, pur presenti, non ne costituiscano una turbativa, una frattura, una pericolosa ferita 20. A confronto dell’esperienza del latifondo, i caratteri del patto mezzadrile e gli insegnamenti che esso può dare sulla visione dei rapporti sociali appaiono molto chiari e marcati. E’ noto, e conclamato, “che questo patto ha natura paternalistica per eccellenza: il padre-padrone è addirittura duplicato come in uno specchio; l’autorità del proprietario si riverbera su quella del capo-famiglia, l’una sostenendo l’altra” 21 . Ma dentro queste regole del gioco, l’orizzonte sociale del mezzadro è limpido: di fronte a lui c’è la controparte senza mediazioni rilevanti, che spesso, nei diversi volti regionali del vasto complesso mezzadrile, il fattore è figura troppo evanescente per costituire uno schermo. Questa controparte offre d’un colpo tutto il necessario alla produzione in senso lato, ciò che serve per vivere e lavorare: terra, animali, casa, scorte vive e morte in proporzione tendenziale alle forze lavorative della famiglia, anticipi senza interesse, se necessari. Nel momento in cui questa situazione, che è stata una delle meno sfavorite nella gamma di quelle possibili, apparirà modificabile agli occhi del mezzadro, grazie soprattutto ad avvenimenti esterni, la lezione di “classe” avvenuta dentro il rapporto paternalistico si rivelerà e si dimostrerà operante. Essa può apparire come una sorta di precondizione, di prerequisito che permetterà a specifiche esperienze legate agli eventi, di avere tanta pregnanza politica 22 . Le occasioni di socialità, tolte le 20 G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino cit. p. 21 Ivi, p. 183. Ibidem. 182. 22 9 fiere stagionali e le feste segnate in rosso dal calendario, sono la domenica in Chiesa per le donne e l’osteria la sera per gli uomini. All’osteria, tra un bicchiere di vino e le poesie in dialetto si discute di politica e si riflette sulla propria condizione sociale. Discussioni, dibattiti, fermenti politici che filtrano dai due polmoni “industriali”: Orte (ferrovieri) e Civita Castellana (ceramisti). Sarà in entrambi questi centri che, nel clima sempre più teso del dopoguerra, si verificherà la convergenza tra lotte mezzadrili e rivendicazioni operaie, ponendo le basi per due delle manifestazioni più rilevanti dell’intera zona. I.2 Le lotte agrarie del dopoguerra e il Lodo De Gasperi Sin dall’inverno 1943-1944, mentre il Nord si trova sotto l’occupazione fascista, le campagne dell’Italia meridionale sono teatro di una forte mobilitazione contadina che il PCI riesce ben presto a guidare e patrocinare soprattutto quando l’esponente comunista calabrese Fausto Gullo, nominato ministro dell’agricoltura nel governo Bonomi, nell’ottobre 1944 emana i decreti che forniscono una sanzione legale alle occupazioni di terra, concedendo lotti di terreni incolti a cooperative di contadini23. In seguito, con la progressiva liberazione delle regioni centrali scendono in lotta, ancora col sostegno politico del PCI, anche i mezzadri, intenzionati a stabilire una nuova 23 A. Rossi Doria, Il ministro e i contadini. Decreti Gullo e lotte nel Mezzogiorno, Bulzoni, Roma 1983. 10 ripartizione del prodotto e portare la quota mezzadrile dal 50 al 65% 24. Mentre i comunisti e, in misura minore i socialisti, volgono la loro attenzione a braccianti e mezzadri, la DC si adopera per affermare la propria egemonia sui piccoli e medi proprietari. Lo scoglio principale che affiora ovunque è infatti quello relativo al nodo della proprietà privata della terra. E’ il timore diffuso da parte dei piccoli e piccolissimi proprietari di essere un domani espropriati da un eventuale governo bolscevico25. E’ questo il vero punto di forza della cattolica Coldiretti fondata nel 1944 da Paolo Bonomi che, avvantaggiandosi della vaghezza dei partiti di sinistra su questo delicato tema, controbbatte l’accusa di asservimento agli agrari agitando lo spauracchio delle socializzazioni e della soppressione della proprietà privata26. Il programma della Coldiretti sostiene una riforma agraria non spoliatrice, lotta contro il vincolismo economico, apre ai piccoli e medi proprietari non coltivatori27. Respinge il metodo dell’occupazione di terre incolte fuori da un piano di riforma agraria ed è contrario all’imponibile di manodopera perché la meccanizzazione è alle porte; non ammette infine le richieste bracciantili, perché fanno alzare i costi di produzione mentre i prezzi agricoli sono in discesa 28. 24 AA.VV., Operai e contadini nella crisi italiana del 19431944, prefazione di C. Quazza, Feltrinelli, Milano 1974. 25 G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit. p. 241. 26 E. Rossi, Viaggio nel feudo di Bonomi, Editori Riuniti, Roma 1965. Uomo della Resistenza e quindi al di sopra di facili accuse, il fondatore della Coldiretti non ha le comprensibili cautele di chi deve defacistizzare la proprietà. Bonomi nomina Luigi Anchisi (già organizzatore della Confederazione fascista Agricoltori) suo segretario generale. Con lui molti tecnici del passato regime vengono richiamati in servizio. Cfr., C. Barberis, Le campagne italiane dall’Ottocento ad oggi, Laterza 1999, p. 466. 27 CNCD, 1° Congresso nazionale, Roma 1946, p. 6. 28 G, Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit. p. 241. 11 E’ in questo quadro fluido di crescente conflittualità sociale che si inseriscono le lotte contadine del Viterbese. Le grandi agitazioni di questi anni hanno due obiettivi fondamentali: stipulare un nuovo contratto per ottenere una differente ripartizione delle quote e regolare mediante particolari indennizzi, sia le questioni connesse con i danni di guerra, sia il turbamento produttivo che la guerra ha determinato, con ripercussioni sulla rispettiva situazione economica del concedente e del colono29. Il 29 maggio 1945, con la costituzione a livello provinciale di una Commissione per l’assegnazione di terre incolte ai contadini, comincia la vertenza tra i Torlonia e i mezzadri. I contadini - riferisce la Prefettura chiedono di corrispondere 1/5 del raccolto al padrone, lasciando le spese a loro carico, ma Torlonia pretende, attraverso il sui fattore, che gli siano versati, a seconda dei casi, i 2/5 o i 3/530. Tre mesi dopo, il 29 agosto, cinquecento braccianti, - per la maggior parte reduci di guerra - invadono le terre nella località Stefanaccio, Vepre e Pianetto, ma si ritirano al sopraggiungere dei carabinieri31. E’ la prima di una serie di occupazioni: il 7 dicembre 1945 trecento braccianti, con bandiera rossa in testa, invadono 400 ettari di Pratini e Terra Rossa e i carabinieri riescono a farli sgomberare solo con la promessa che una loro commissione sia ricevuta a Viterbo dal Prefetto. Questi promette un valido interessamento32, non accettato però dai mezzadri che, lo stesso giorno, ripartono per le terre sulle quali ritengono di aver ormai acquisito dei diritti. Il 9 settembre risultano invase, secondo i dati di 29 L. Radi, I mezzadri. Le lotte contadine nell’Italia centrale, Ed. Cinque Lune, Roma 1962, p. 298. 30 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella Questione terriera. Comuni da Acquapendente a Castiglione in Teverina, fascicolo unico, foglio n. 94. 31 Ibidem. 32 Ivi, foglio n. 96. 12 Torlonia trasmessi al Prefetto, 1.300 ettari e sembra che anche i lavoratori di Piansano, Valentano e Cellere si vogliano muovere. Intanto a Musignano i contadini minacciano anche l’assalto ai magazzini per avere il grano da seme33. Sempre nel feudo Torlonia, nel novembre 1945 si concedono 200 ettari alla cooperativa “la Caninese” di Canino, ma nell’agosto del 1946 si verificano altre occupazioni, perché alla cooperativa si sono iscritti tutti gli abitanti del paese, comprese le guardie comunali, il sindaco e i suoi famigliari e il becchino. Esattamente due anni dopo, nell’estate del 1948, il Prefetto segnala al Ministero dell’Interno che la questione non si può risolvere per l’intransigenza dell’amministrazione Torlonia 34. Quando non c’è solo “fame di terra”, è specialmente sul problema delle regolamentazioni delle disdette e sul riparto dei prodotti che concedenti e coloni sostengono tesi diverse. Ad inasprire ulteriormente il clima si aggiunge, il 2 ottobre 1946, l’arresto del sindaco comunista di Tuscania Nicola Salvatori insieme a 42 braccianti con l’accusa di occupazione di terre incolte35. Di fronte al progressivo irrigidimento delle parti, la soluzione del delicato e complesso problema non è possibile per via sindacale. Si passa perciò alla presentazione di disegni di legge. In seguito all’invito rivoltogli il 3 marzo 1946 dalla CGIL, De Gasperi si mette all’opera per cercare di determinare un accordo tra concedenti e coloni allo scopo di dirimere la vertenza che scaturisce dalla mutata 33 Ibidem. Ivi, foglio n 97. 35 A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta 180, Agraria. Province da Siena a Viterbo. 34 13 condizione contrattuale per i disagi e le sofferenze provocate ai mezzadri dalla guerra. Mentre la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti accetta, l’Associazione Agricoltori si rifiuta di dare mandato al Presidente del Consiglio di decidere sulla controversia. Il “lodo” non può quindi avere preciso valore giuridico. De Gasperi però, formula ugualmente il suo giudizio nella speranza di contribuire alla pacificazione delle campagne36. Sostanzialmente, il “lodo De Gasperi”, rifacendosi al “lodo Paglia-Calda” (siglato nel 1920 ma in realtà, scarsamente applicato anche per il particolare clima politico del “biennio rosso”) fissa la quota del mezzadro al 54%37. Nel Feudo Torlonia (ad esempio Canino, Montalto, e, in genere, tutta l’area di confine con la provincia di Grosseto), come nel resto della Penisola, questa ripartizione provoca molte discussioni e non poche inadempienze da parte del proprietario38. Le organizzazioni sindacali si battono perciò tenacemente per l’applicazione del “lodo De Gasperi” ma incontrano la più ferma resistenza dei proprietari. Dopo un anno il provvedimento diventa finalmente obbligatorio (D.L. 27 maggio 1947 n. 495). Il decreto però, anziché fissarne direttamente le obbligarietà, ne rinvia l’applicazione alle Commissioni arbitrali provinciali presiedute dal Prefetto, al cui interno i rappresentanti dei mezzadri sono generalmente in minoranza. Nella Tuscia, la Commissione Arbitraria provinciale è formata dal Prefetto Gaetano Mastrobuono e dai rappresentanti della 36 L. Radi, I Mezzadri. Le lotte contadine nell’Italia centrale, cit. pp. 297-303. 37 Ibidem. 38 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 10, fascicolo 8, cartella Ripartizione dei prodotti della terra tra coloni e proprietari; disposizioni, foglio n. 14. 14 Coldiretti e della Federmezzadri o Federbraccianti a seconda dei casi39. 39 A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1947-1948, busta 203, Relazione Prefetti, Province da Siena a Viterbo. Settembre 1947. 15 II Situazione politica II.1 DC, PSI e PCI alla vigilia del 1948 Nella seconda metà del 1947, anche le vicende della Tuscia subiscono il forte condizionamento dovuto alla forte polarizzazione del contesto politico nazionale. Infatti, di fronte al nuovo scenario internazionale che vede confrontarsi due blocchi contrapposti, il governo “tripartito” o di unità nazionale, frutto dell’intesa tra DC, PCI, PSIUP il 31 maggio del 1947 si sfascia. Mentre all’inizio del 1947 De Gasperi è a Washington per una visita ufficialmente mirata a chiedere aiuti economici40, a Roma, il 9 Gennaio, durante il XXV congresso, il PSIUP, secondo partito italiano e primo della sinistra secondo i responsi delle urne del 1946, si spacca in due: 52 deputati su 115, cioè quasi la metà, seguono Saragat disapprovando la linea di unità d’azione col PCI sostenuta da Nenni. Quest’ultimo si riappropria della vecchia denominazione del partito, Partito Socialista Italiano, mentre il futuro Presidente della Repubblica, dopo aver adottato il nome di Partito Socialista dei Lavoratori Italiano, nel 1952 fa sua la sigla PSDI, Partito Socialdemocratico Italiano. 40 D. Veneruso, Storia d’Italia nel novecento, Edizioni Studium, Roma 2002, p. 337. 16 Lo scontro tra Saragat e Nenni nasce dalla diversa valutazione storica della funzione dei ceti medi: il primo, è convinto che il partito socialista, che affonda solide radici nel mondo operaio e contadino, sia potenzialmente in grado di attirare anche i voti dei ceti medi progressisti pronti a riconoscersi in un programma di democrazia avanzata che supera il prilvilegio e le divisioni di classe, mirando all’ugualianza dei cittadini. Togliatti, anche se dopo la svolta di Salerno della primavera del 1943 può rappresentare un PCI con un volto legalitario e democratico, non riesce ad ottenere la fiducia della grande, media e piccola borghesia, da sempre su posizioni anticomuniste. Per Saragat non ci sono dubbi: l’alleanza privilegiata con i comunisti sta allontanando dallo PSIUP il ceto medio progressista, e per di più, paralizza ogni iniziativa politica autonoma, proprio in un momento in cui bisognerebbe rimarcare la posizione del partito nell’alleanza governativa41. Per Nenni, invece, la natura classista dello Psiup è inconfutabile. Egli ha ben in mente la scissione di Livorno del ’21 e le conseguenze nefaste che ha originato: divisione dell’unità dei lavoratori lasciati in balìa della violenza fascista. Rompere con i comunisti proprio quando alle recenti elezioni amministrative la destra ha rialzato la testa42, potrebbe disorientare le masse popolari indirizzandole proprio verso il PCI. 41 S. Colarizi, Storia dei partiti nell’Italia Repubblicana, Laterza, Roma - Bari 1996, p. 107. 42 Nelle amministrative del novembre del 1946, il partito dell’Uomo Qualunque di Giannini, con liste autonome o condivise con liberali e monarchici, sopravanza la DC in tutte le maggiori città del Sud d’Italia. A Palermo, Foggia e Lecce conquista da solo la maggioranza assoluta. Sorpassa la DC addirittura a Roma, ovvero nella città simbolo della Repubblica e della cristianità. In complesso, la DC scende al Sud dal 35.95 % delle politiche del giugno 1946 ad una media del 13.5 % in novembre. Cfr., R. Chiarini, Le origini dell’Italia Repubblicana (1943-1948), in G. Sabbatucci, V. Vidotto (a cura di) Storia d’Italia, la Repubblica (1943-1956), V.5, Laterza 1997, p. 83. 17 Tornato dagli USA con aiuti economici pari a 100 milioni di dollari, De Gasperi, pur prendendo atto della crisi ministeriale, non reputa ancora che i tempi siano maturi per un’esclusione delle sinistre dal governo: il Presidente del Consiglio giudica indispensabile la collaborazione dei comunisti in momenti delicati come quello della firma del Trattato di pace e quello della fase conclusiva dell’elaborazione della Carta Costituzionale, in cui resta da risolvere soprattutto il nodo dell’inserimento dell’articolo 7 riguardante i Patti Lateranensi. Quando il 2 febbraio De Gasperi vara il suo terzo gabinetto, ripropone la formula del tripartito ma ridimensiona il peso delle sinistre: Scoccimarro non viene riconfermato al ministero delle Finanze, Nenni è sostituito agli Esteri da Sforza e Scelba si insedia al ministero dell’ Interno43. Ma, mentre De Gasperi cerca di guadagnare tempo sul piano interno, la tensione aumenta sul piano internazionale. Il 12 marzo 1947, il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman pronuncia infatti davanti al Congresso americano un discorso in cui annuncia l’intenzione di voler aiutare ogni popolo libero a resistere a tentativi di asservimento operati da minoranze interne o da potenze straniere. Vengono immediatamente impartiti ordini perché si vendano armi moderne a prezzo simbolico all’Esercito italiano. E in questo quadro, agli occhi di Truman, la Repubblica italiana è l’anello più debole che va saldato con forza alla catena dei paesi occidentali44. La sua collocazione geografica, nel cuore del Mediterraneo, è strategicamente fondamentale. Gli USA non possono più tollerare che il PCI, divenuto il secondo partito in Italia 43 Per la cronistoria e la composizione dei gabinetti dalla “transizione” 1943-1948 alle legislature repubblicane, Cfr., P. Calandra, I governi della Repubblica, il Mulino, Bologna 1996 (il quarto gabinetto De Gasperi a p. 564). 44 S. Colarizi, Storia dei partiti nell’Italia Repubblicana, cit. p. 113. 18 dopo la scissione di Palazzo Barberini, non solo sfrutti il pesante problema dell’inflazione per fare proseliti alla base, ma stando nel governo, possa addirittura agire all’interno delle istituzioni. Se De Gasperi vuole ricostruire l’economia del paese utilizzando gli aiuti statunitensi, deve estromettere le sinistre dalla compagine governativa. Le pressioni sono ormai fortissime, e a dare la spinta definitiva intervengono, il 20 e 21 aprile del 1947, le elezioni amministrative in Sicilia: la DC conferma la discesa verticale dei consensi da parte dei settori moderati e conservatori dell’opinione pubblica iniziata nel novembre scorso. Mentre il partito di De Gasperi scende dal 33.6 % del 2 Giugno 1946 al 20.5 %, il Blocco del Popolo (comunisti, socialisti e Partito d’Azione) aumenta dal 21.5 al 30.4 %45. De Gasperi deve muoversi in fretta: sia la Chiesa che gli USA premono per la rottura con le sinistre46. Mentre il Presidente del Consiglio medita sul da farsi, il Paese è sconvolto da una strage: il 1 Maggio 1947 in Sicilia, ad appena una settimana dalla grande avanzata del Blocco del Popolo nelle elezioni amministrative, i contadini di tre paesi della provincia di Palermo si riuniscono a Portella della Ginestra per celebrare la Festa del Lavoro. Improvvisamente una mitragliatrice apre il fuoco sulla folla dalla sommità di una delle colline circostanti. Il noto bandito Salvatore Giuliano ricorda per conto della mafia ai contadini chi ha davvero il potere nella provincia, votazioni o no. Undici sono i morti e sessantacinque i feriti. 45 R. Chiarini, Le origini dell’Italia Repubblicana (19431948), cit. p. 146. 46 Cfr., A. Giovagnoli., Il partito italiano. La Democrazia cristiana dal 1942 al 1994, cit; A. Lepre, Storia della prima repubblica, il Mulino, Bologna 1995, pp. 84-85. 19 Essendo stato ormai firmato il Trattato di pace e incluso l’articolo 7 nella Costituzione con i voti del PCI, De Gasperi rompe gli indugi e decide di formare un ministero senza esponenti PCI e PSI. Tra l’altro, un’analoga svolta si è già verificata in Francia e in Belgio. Il 31 maggio 1947 De Gasperi presenta il suo nuovo ministero al Presidente della Repubblica De Nicola: è un monocolore democristiano con ministri tecnici dell’area laica, (“il quarto partito, il partito di coloro che dispongono del denaro e della forza economica”)47: Einaudi (ministro del Bilancio e vice-Presidente del Consiglio), Merzagora e Sforza (ministro degli Esteri) che garantiscono l’appoggio esterno dei liberali cui, al momento del voto di fiducia, si affiancano qualunquisti e monarchici48. Togliatti e Nenni, pensano che un esecutivo così spostato a destra non possa reggere a lungo. A determinare questo atteggiamento di sottovalutazione stanno due ordini di considerazioni: sul piano politico il ministero, ancora privo dell’appoggio del PRI e del PSLI, sembra nascere debole, senza un adeguato sostegno parlamentare; sul piano economico-sociale la disoccupazione e l’inflazione stanno diffondendo nel paese un malessere crescente, tale da convincere i dirigenti PCI e PSI che il governo sarà presto travolto dal malcontento popolare49. Smentendo le previsioni fatte dall’opposizione di sinistra, il nuovo ministro del Bilancio Einaudi vara una politica deflazionistica che in autunno frena la spirale 47 A. De Gasperi, Atti della riunione del Consiglio dei Ministri del 30 aprile 1947 in, G. Baget Bozzo, Il partito cristiano al potere. La DC di De Gasperi e di Dossetti. 1945-1954, Vallecchi, Firenze, 1974. 48 P. Calandra, I governi della Repubblica, cit. 49 Cfr., R. Martinelli, Storia del Partito Comunista Italiano. Il partito nuovo dalla Liberazione al 18 aprile, Einaudi, Torino 1995, pp. 219-220. 20 dell’inflazione50. La manovra deflazionistica restringe il credito: la piccola e media industria attuano massicci licenziamenti. Allo stesso tempo però, la politica einaudiana centra il proprio obiettivo politico: la classe media urbana infatti, vede nella manovra deflazionistica un tentativo di salvaguardare il proprio livello di vita. Einaudi ha gettato le basi della vittoria elettorale della DC dell’aprile 1948. Intanto la situazione internazionale si fa sempre più incandescente: Stalin, non potendo fronteggiare l’iniziativa statunitense sul piano economico, opta per una brusca accelerazione della “sovietizzazione” dell’Europa Orientale e per il rafforzamento della propria egemonia sui partiti dell’Internazionale Comunista, affermando la priorità della “difesa dell’Unione Sovietica”51. Riunendo in Settembre in Polonia i partiti comunisti di tutto il mondo, istituisce l’Ufficio d’Informazione dei Partiti Comunisti, noto con la denominazione di Cominform. Il partito comunista italiano e quello francese sono gli unici partiti comunisti occidentali a farne parte. Il mondo è definitivamente diviso a metà: il capitalismo degli USA a Ovest e il socialismo sovietico a Est. A Szlarska Poreba sia il sovietico Zdanov che lo jugoslavo Kardelj criticano aspramente la condotta del PCI: il primo accusa Togliatti di eccessiva arrendevolezza nei confronti dell’estromissione dal governo, il secondo invece lo 50 Contrario alle proposte della sinistra di una riconversione della Lira, nel settembre 1947 Einaudi riduce drasticamente la quantità di moneta in circolazione congelando il 25% di tutti i depositi bancari e introducendo altre restrizioni al credito. Il risultato è immediato: il tasso d’inflazione diminuisce e la grave crisi dei cambi (il valore della Lira sul mercato libero era caduto tra il gennaio e il maggio 1947, da 528 a 909 Lire per Dollaro) viene messa sotto controllo. Cfr., P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica 1943/1988, Einaudi 2002, pp. 148-149. 51 Cfr., E. Aga Rossi, PCI e URSS nel periodo staliniano (19441953), in G. Nicolosi (a cura), I partiti politici nell’Italia Repubblicana, Rubettino 2006, p.104. 21 accusa di “deviazione verso l’opportunismo e il parlamentarismo”, podromi della disfatta 52. La polarizzazione del quadro internazionale ha immediati riflessi sugli equilibri politici italiani. Il 14 dicembre 1947 si verifica un rimpasto nella composizione del governo: PRI e PSLI, sciogliendo le ultime riserve, entrano a far parte del IV gabinetto De Gasperi53. Inizia la lunga stagione del quadripartito (DC, PLI, PRI, PSLI). Ed è in questo contesto di crescente contrapposizione che si avvicina la scadenza delle elezioni per il primo Parlamento repubblicano. II.2 Le elezioni del 1948 Le elezioni politiche italiane dell’aprile 1948 rispecchiano lo scontro frontale tra le forze dei due campi a livello internazionale. Esse si svolgono in un clima di tensione e di enorme mobilitazione (dopo una massiccia campagna propagandistico-ideologica organizzata da entrambe le parti), ma nel rispetto della legalità. In campagna elettorale la DC utilizza internazionali per dimostrare quello che le vicende potrebbe succedere anche in Italia con le sinistre al governo: il colpo di Stato in Cecoslovacchia, con la liquidazione brutale di ogni forma di libera competizione politica, di cui il suicidio del primo ministro Jan Masarick è solo 52 A. Agosti, Togliatti, Utet, Torino 1996, p. 346. Vice presidenti del Consiglio sono il repubblicano Randolfo Pacciardi (tra i fondatori di una delle prime organizzazioni clandestine antifasciste “Italia Libera” e, dopo il fuoruscitismo in Francia alla guida di formazioni militari repubblicane nella Spagna 1936-39) e il socialdemocratico ed ex-primo presidente dell’Assemblea Costituente Giuseppe Saragat. Ministro “senza portafoglio” il DC Giuseppe Togni. Inoltre, tra gli altri, al ministero dell’Agricoltura e Foreste è nominato il DC Antonio Segni e al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale il DC Amintore Fanfani, Cfr., P. Calandra, I governi della Repubblic, cit. 53 22 l’avvento più spettacolare, sembra infatti offrirsi a ridosso della prova elettorale come inquietante anticipo del futuro che aspetta l’Italia in caso di vittoria del Fronte54. In preparazione delle elezioni comunisti e socialisti, sulla base dei risultati degli ultimi due anni, secondo i quali insieme sono accreditati attorno al 40% dei voti, ripropongono il modello del Fronte Popolare che aveva avuto successo nella Spagna e nella Francia degli anni ’30. La situazione sembra così favorevole al “Blocco Garibaldi” (PCI e PSI) che Luigi Gedda, vicepresidente dell’Azione Cattolica, su pressione di Pio XII all’indomani dei preoccupanti risultati delle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, fonda i Comitati Civici: “[…] un blocco di uomini più che di partiti mettendo in lista, a seconda delle regioni, uomini di specchiata fama e capacita’ […]" 55 . L’intenzione non è né di sostituire la DC, né di affiancare ad essa un altro partito cattolico, ma anzitutto e soprattutto quella di portare al partito un incremento elettorale che, da solo, non avrebbe potuto procurarsi. All’indomani della battaglia elettorale, il 1° maggio 1948, introducendo i lavori del Consiglio Superiore della GIAC riunito a Viterbo, il presidente Carretto celebra così la “Lepanto ’48 ”: “L’attuale Consiglio superiore, fratelli dirigenti, capita proprio nell’immediato domani di una giornata che 54 R. Chiarini, Le origini dell’Italia Repubblicana (1943-1948), cit. p. 115. 55 Discorso di Gedda alla prima riunione della giunta centrale dell’ACI, il 18 marzo 1947, in M. Casella, Le origini dei Comitati Civici, in “Rivista di Storia della Chiesa in Italia", luglio-dicembre 1986, n. 2, p. 448. 23 fu e sarà una delle più epiche giornate della storia contemporanea: il 18 aprile […]. Siamo, vi dicevo, all’indomani del 18 aprile, la Lepanto ’48 - la data in cui sulla via del Tevere abbiamo fermato l’ora dei barbari contemporanei […]" 56. In ogni caso, nonostante gli incitamenti del “megafono di Dio” Padre Lombardi, la vittoria della DC non potrebbe avere queste proporzioni se in essa non confluisse un’area laica di elettorato. L’affermazione del partito di De Gasperi supera ogni previsione: la DC ottiene il 48.5 % dei voti, vale a dire ben il 13.3 % in più rispetto alle elezioni per l’assemblea Costituente, mentre il Fronte Democratico Popolare si ferma al 31 %, vale a dire all’8 % in meno rispetto alle consultazioni del 1946. Il risultato appare ancor più clamoroso analizzando il metodo di votazione utilizzato: il metodo proporzionale che favorisce la dispersione e la frammentazione dei voti57. L’arretramento del Fronte si spiega con il 7.1 % ottenuto dalle liste d’Unità Socialista di Saragat e dal correlativo arretramento del numero dei candidati socialisti all’interno del Fronte, dove i tre quarti degli eletti sono comunisti. Il quadro di questi risultati, è completato dal 3.8 % conseguito dal Blocco Nazionale (liberali classici e esponenti dell’Uomo Qualunque, partito fondato dal drammaturgo Giannini), dal 2.8 % dei monarchici, dal 2.5 % dei repubblicani e dal 2 % ottenuto dall’esordiente MSI, partito fondato da reduci della Repubblica Sociale Italiana come Giorgio Almirante e Pino Romualdi. In conseguenza di ciò, la DC ottiene la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati con 305 seggi su 574, ma non al Senato, a causa 56 M. Casella, 18 Aprile, la mobilitazione delle organizzazioni cattoliche. Congedo Editore, Galatina (LE) 1992, p. 249. 57 D. Veneruso, Storia d’Italia nel novecento, cit. p. 344. 24 dell’immissione senza elezione di 107 senatori di diritto in base alla terza norma transitoria della Costituzione, la quale prescriveva che tutti i membri dell’Assemblea Costituente in possesso di determinati requisiti (in genere condanne da parte dei tribunali fascisti) avrebbero goduto di tale privilegio per la sola prima legislatura repubblicana. Il mancato scatto della maggioranza assoluta al Senato cementa l’alleanza di De Gasperi con i laici di centro, confermando l’intesa formatasi nella fase finale del suo IV Ministero. De Gasperi si avvia al suo compito governativo senza un chiaro progetto politico: la sua battaglia è quella di un antico oppositore alle grandi dittature del XX secolo e il suo orizzonte politico è quello che oggi potremmo definire lo “Stato amministrativo”, in cui è marcata la natura empirica dell’azione di governo e che ha come retroterra culturale il costituzionalismo conservatore di matrice germanica che assorbe durante la sua giovinezza di suddito asburgico58 . Prima di varare il nuovo governo, De Gasperi deve adempiere ad un obbligo “costituzionale”, l’elezione del primo Presidente della Repubblica italiana. Sia al primo che al secondo scrutinio la DC si divide tra Sforza (fortemente sostenuto da De Gasperi) e De Nicola, appoggiato anche dalle sinistre. Al Terzo scrutinio i socialdemocratici di Saragat silurano Sforza. Luigi Einaudi sale al Quirinale al quarto scrutinio con 518 voti contro i 320 raccolti da Vittorio Emanuele Orlando, altro liberale sostenuto da PCI e PSI (dopo il ritiro di De Nicola per problemi di salute) e dall’MSI. Il 23 maggio De Gasperi nomina il suo V ministero, continuazione del IV: alleanza centrista con PLI, PRI e 58 P. Pombeni, I partiti e la politica dal 1948 al 1963 in G. Sabbatucci, V. Vidotto (a cura di) Storia d’Italia, la Repubblica (1943-1963), V.5, Laterza 1997, p. 130. 25 PSLI. La scelta di rilanciare dopo il 18 aprile l’alleanza quadripartita e l’elezione di un laico alla presidenza della Repubblica sono evidenti segnali della decisione degasperiana di garantire l’assetto costituzionale italiano, stornando i sospetti di una scalata della DC a tutte le cariche dello Stato, che potrebbe far pensare ad un disegno autoritario. La presidenza del Consiglio e quella della Camera dei Deputati, cui è designato Gronchi, sono sufficenti ad assicurare il potere alla Democrazia Cristiana59. Il 27 giugno 1948 il PSI celebra a Genova il suo XXVII Congresso: i malumori per l’entità della sconfitta politica, non solo nei confronti della DC ma anche del PCI (all’interno del Fronte, 143 seggi vanno ai comunisti, solo 41 ai socialisti) rendono il partito, se possibile, ancora più diviso e incerto. La corrente “Riscossa”, autonomista, guidata da Jacometti e Lombardi, vince la segreteria, ma non ottiene il sostegno di leader storici (Nenni, Morandi, Basso) che optano ancora per l’unità d’azione con il PCI, tra l’altro ribadita nel luglio60, e ottengono il 31.5% dei voti. La destra di Romita ha il 26.5% dei consensi. Ma è la situazione internazionale che gioca a sfavore degli autonomisti del PSI: il blocco di Berlino attuato dall’URSS e il successivo ponte aereo attuato dagli angloamericani, sanciscono l’autonomia e la divisione della 59 S. Colarizi, La seconda guerra mondiale e la Repubblica, UTET, Torino 1995, p. 559. Per i repubblicani, Sforza agli Esteri e Pacciardi alla Difesa (scelte condizionate dai supposti legami tra questo partito e l’emigrazione “mazziniana" negli USA). Scelba rimane agli Interni, Segni all’Agricoltura e Pella diventa ministro del Tesoro succedendo a Del Vecchio e assumendo l’interim del Bilancio in sostituzione di Einaudi. 60 Nel clima concitato del luglio 1948, diviene difficilissimo per i dirigenti socialisti chiedere lo scioglimento del Fronte. Al vertice le trattative con il PCI durano diverse settimane e si concludono in agosto con un accordo intermedio: confermata la politica unitaria come strategia, sono eliminati i vincoli organizzativi del Fronte, in modo da liberare il PSI dai legami con il PCI nelle strutture di base. P. Mattera, Il partito inquieto, Carocci, Roma 2004, p. 153. 26 città di Berlino e la spartizione dell’Europa e del mondo in due diverse sfere d’influenza. L’adesione dell’Italia al Patto Atlantico non è più rinviabile in un’Europa che sente più che mai la necessità di approntare le sue difese contro l’Unione Sovietica, considerata responsabile della fine dell’unità d’azione anti-nazista61. Naturalmente il PCI e il PSI vedono il Patto Atlantico come un’offensiva imperialista contro l’oriente il cui obiettivo resta la lotta al comunismo sovietico. Lombardi si affanna a chiedere l’autonomia del PSI dal PCI; per tutta risposta viene additato da Morandi come un liberalsocialista “traditore“ dell’ideale internazionalista proletario di un vero marxista62. Sicchè, al Congresso del PSI che si tiene a Firenze nel 1949, Nenni riconquista la segreteria del partito. Obiettivo da raggiungere: rafforzamento dell’alleanza con il PCI cui Morandi guarda anche per la ristrutturazione dei quadri del PSI. La situazione interna, sempre in subbuglio per le mancate riforme economiche, diventa incandescente allorchè il 14 luglio 1948 Antonio Pallante, studente non schierato politicamente, spara a Togliatti sulla Piazza di Montecitorio. I ricordi della guerra partigiana si uniscono alla passione popolare per la quale la revolverata è un presagio dell’offensiva reazionaria per eliminare i capi del popolo63. Molti iscritti al partito, compresi non pochi quadri dirigenti e locali, hanno la convinzione che sia arrivato il momento di passare all’azione. Fino a quando le notizie sulle condizioni di salute di Togliatti non si fanno rassicuranti, la tentazione di dare il via al moto 61 S. Colarizi, La seconda guerra mondiale e la Repubblica, cit. p. 559. 62 Ibidem. Cfr., M. Caprara, L’attentato a Togliatti:14 luglio 1948. Il PCI tra insurrezione e programma democratico, Marsilio, Venezia, 1978 e, P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica, cit. pp. 157-159. 63 27 insurrezionale sembra serpeggiare anche tra i massimi dirigenti del PCI. Simona Colarizi, riprendendo alcune relazioni prefettizie, fa sua la tesi per la quale il PCI, lasciando preparare i disordini agli organi periferici per farli apparire spontanei e col proposito di creare panico tra la popolazione e le autorità, si aspetti da ciò conseguenze tali da indurre il governo a dimettersi evitando allo stesso tempo di compromettersi direttamente per non porsi fuori della legge in caso di insuccesso64. Perciò, la linea del partito può essere compendiata nell’istruzione che il vicesegretario Luigi Longo dà a uno dei membri della direzione (Barontini), inviato a controllare un settore delle rivolte : “se l’onda cresce, lasciala montare, se cala, soffocala del tutto”65. Elena Aga Rossi, invece, pone l’accento sul cambio di strategia all’interno del PCI: se nel 1947, guardando alla Grecia e con il sostegno ideologico dalla Jugoslavia, Pietro Secchia, capo dell’ala insurrezionale del partito, ventila la possibilità di uno scontro armato “difensivo”, accusando indirettamente Togliatti di eccessiva cautela, dopo l’attentato, nonostante alcuni “accenti emotivi” è proprio lo stesso Secchia a dare immediatamente direttive per bloccare ogni tentativo rivoluzionario. Nella riunione della direzione comunista del 14 luglio 1948, subito dopo l’attentato, sembra che si sia verificata una vera e propria spaccatura nel partito. Non esiste alcun verbale della riunione nell’archivio del PCI, ma secondo diversi esponenti del partito, vi è un giudizio unanime contro 64 65 Ivi, p. 565. P. Pombeni, I partiti e la politica dal 1948 al 1963, cit. p.135. 28 l’isurrezione66. Invece, secondo la versione data due anni dopo da Matteo Secchia ad un diplomatico sovietico, in quella occasione lui stesso avrebbe parlato per più di un’ora esprimendosi contro un’insurrezione armata, e alla fine ci sarebbe stata una votazione in cui la Direzione si sarebbe spaccata67. D’altra parte, anche Longo, in un discorso alla camera del 31 Luglio 1948, dichiara: “[…] Noi comunisti italiani a partire dal ’43, non abbiamo mai nascosto a nessuno che l’unica via era la via dell’insurrezione. E così faremmo oggi se stimassimo che per difendere la libertà e la vita del nostro popolo non ci fosse altra risorsa che difendere il diritto all’insurrezione […]” 68. Tirando le somme, il risultato concreto che la reazione all’attentato produce è la scissione sindacale: per iniziativa dell’ACLI (Associazione Cristiana dei Lavoratori Italiani), fondata da Bonomi nel 1944 nonostante il patto di unione sindacale firmato a Roma da Buozzi, Grandi e Di Vittorio, il 22 luglio la corrente cristiana della CGIL esce dal sindacato unico. Nel 1950, dopo aver assorbito saragattiani e repubblicani (LCGIL), prende il nome di CISL (Confederazione Italiana dei Sindacati Liberi). Nel corso degli anni ‘50, anche i “laici” di sinistra si staccano dalla CGIL e fondano prima la FIL (Federazione Italiana del Lavoro) e poi, l’ Unione Italiana del Lavoro, UIL. La CISNAL, (Confederazione Italiana dei Sindacati Nazionali del Lavoro), rappresentando i lavoratori vicino all’MSI e ai monarchici, 66 per ovvie E. Aga Rossi, PCI e URSS nel periodo staliniano (19441953), cit. p. 111. 67 Ibidem. 68 Ibidem. 29 ragioni ideologiche non ha mai fatto parte del sindacato unitario. Dopo il tormentato 1948, De Gasperi può proseguire abbastanza agevolmente nel suo incarico amministrativo. Ma resta irrisolta la situazione nelle campagne e nelle fabbriche della penisola; la Celere di Scelba non esita a colpire: tre morti a Melissa nel 1949, sei a Modena nel 1950. Nell’aprile del 1949, l’Italia entra a far parte del Patto Atlantico, il mese seguente viene formato il Consiglio d’Europa, organismo intergovernativo favorito dagli USA per l’apertura del mercato europeo. II.3 Le elezioni politiche del 1948: un raffronto tra Viterbo e il quadro nazionale Nelle elezioni del 18 aprile 1948 nel Collegio elettorale XIX, comprendente le province di RomaViterbo-Latina-Frosinone, alla Camera Cristiana ottiene 859.102 voti la Democrazia mentre il Fronte Democratico popolare 450.490. La situazione nella Tuscia rispecchia, quindi, quella nazionale. Benchè il Prefetto Mastrobuono segnali che lo spirito pubblico, nella provincia di Viterbo, sia poco incline alle passioni politiche e in posizione di attesa69, la forte mobilitazione elettorale dei partiti di massa fa sì che alla prova delle urne gli abitanti della Tuscia eleggano due Senatori e un deputato residenti in loco: il socialista 69 A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, busta 1947-1948, Relazione Prefetti a ministero dell’Interno. Province da Treviso a Viterbo. 30 Giuseppe Alberti, il democristiano Carlo De Luca e il comunista Domenico Emanuelli. De Gasperi, nella fase di preparazione delle liste per le politiche del 1948, propone a Gedda, Presidente dei Comitati Civici una candidatura senatoriale a Viterbo, patria di Mario Fani, cofondatore della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica)70. Gedda, considera i però i Comitati come una articolazione tra la coscienza cristiana dell’elettorato e quella del partito cattolico, strumento di una doppia garanzia: di fedeltà programmatica da parte dei candidati e di fedeltà politica da parte degli elettori. Siccome questo compito d’intermediazione richiede libertà d’azione, Gedda rinuncia all’offerta di De Gasperi di un seggio senatoriale a Viterbo71. E’ proprio al posto di Gedda che viene candidato e eletto Senatore, nella circoscrizione di Viterbo, Carlo De Luca, Presidente della Camera di Commercio di Viterbo. De Luca, già militante nel PPI di Sturzo, è eletto con 39.367 preferenze. Il senatore Alberti è docente di Storia della Medicina nell’Università di Firenze e Segretario della Sezione Socialista di Viterbo. Nelle elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 nel Collegio XX di Roma Viterbo-Latina-Frosinone, risulta eletto con 5741 voti, ma rinuncia in favore di Mario Zagari, compagno di partito. E’ nominato Senatore nel 1948 con 31.551 voti di preferenza72. Domenico Emanuelli, eletto Deputato per il PCI con 33.538 voti73, medico radiologo all’Ospedale Civile di 70 M. Casella, 18 Aprile 1948. La mobilitazione delle organizzazioni cattoliche, cit. p.15. 71 Ivi, p.155. 72 I deputati e Senatori del I Parlamento Repubblicano, La Navicella, Roma, Milano, Catania 1949, p. 447. 73 Ivi p.712. 31 Tarquinia, ricopre anche la carica di sindaco dello stesso paese dalle elezioni amministrative ed è figura di primo piano nelle occupazioni di terre che caratterizzano già dal 1945 la Provincia in questione. Coerentemente con la già citata terza norma transitoria della Costituzione, occupa un seggio senatoriale anche un altro attivista PCI residente a Civita Castellana: è Enrico Minio, ceramista. Minio era stato già Deputato alla Costituente con 7.853 voti e segretario del gruppo parlamentare comunista. Nel 1948, è senatore di diritto, perché Deputato alla Costituente e per aver scontato quindici anni di reclusione in seguito a condanne del Tribunale speciale per la difesa dello Stato74. Esaminando il numero dei deputati e senatori eletti nella circoscrizione di Viterbo, si potrebbe pensare che qui l’organizzazione del PCI e del PSI sia molto forte. Al contrario, soltanto nel 1962, troveremo un viterbese alla guida della Federazione Provinciale del PCI (Luigi Petroselli, futuro sindaco di Roma). Prima di questa data, ricoprono la carica tutti dirigenti provenienti dal territorio umbro e toscano, poiché: “[…] al momento della liberazione, Viterbo, benchè divenuta provincia nel 1927, non era riconosciuta né geograficamente, né politicamente, né culturalmente, da nessun punto di vista era ricoinosciuta come centro […]”75. 74 Minio viene condannato per atttività sovversiva a 12 anni di reclusione nel 1927. Scarcerato nel 1934, viene di nuovo arrestato e condannato ad altri 22 anni. Beneficia nel 1943 dell’amnistia Badoglio. Ivi, p 569. 75 Intervista ad Assuero Ginebri in, Partito Comunista Italiano, Storia della Federazione di Viterbo, Q. Galli (a cura), Viterbo 1984, pp. 90-95. Assuero Ginebri, residente a Viterbo, classe 1920, si iscrive al Partito nel 1946. Ha ricoperto in tutti gli anni della sua militanza le cariche di: segretario di Sezione, membro del Comitato di Federazione, membro del Comitato Direttivo di Federazione, membro della Segreteria della Federazione, membro del Comitato regionale, Presidente del Comitato Federale di controllo, Consigliere comunale. 32 Sommando alla carenza dei mezzi organizzativi e alla insufficienza dei mezzi di comunicazione anche il carisma di ognuno dei protagonisti, possiamo comprendere perché il Partito Comunista nella Tuscia non abbia una struttura burocratica univoca, ma che negli anni ’40 e ’50 si articoli nella provincia in 5 “ducati” politici: l’onorevole Domenico Emanuelli a Tarquinia, il senatore Enrico Minio a Civita Castellana, l’avvocato Nicola Salvatori a Tuscania, l’avvocato Leto Morvidi a Viterbo (Presidente straordinario nel 1946 del Consorzio Agrario e Presidente nel 1951 del I° Consiglio provinciale di Viterbo)76, Dante Vitali nell’Alto Lazio77. Nonostante le diverse esperienze politiche e personali e i dissimili luoghi di provenienza, tutti e cinque si trovano uniti a partire dal 1946 nell’organizzazione delle occupazioni di terre che rimangono la più imponente e massiccia agitazione che si è sviluppata nel viterbese dopo la proclamazione della Repubblica in Italia. La loro azione si scontra necessariamente con quella di Mario Scelba ministro degli Interni, Giuseppe Pella ministro del Tesoro e Antonio Segni ministro dell’Agricoltura (V gabinetto De Gasperi, 23 maggio 1948-12 gennaio 1950), i tre esponenti della DC a cui è affidata la risoluzione della questione sociale nelle campagne apertasi nel 1944 con l’approvazione dei Decreti Gullo . II.4 Le ripercussioni dell’attentato a Togliatti a Viterbo e provincia 76 Questo Consorzio e…quell’Alimentazione, La voce del lavoratore, n. 30, a. II, 28 giugno 1946. 77 Ivi, p. 93. 33 La tensione sociale nella Tuscia, come nel resto del Paese, rimane alta nel 1947-1948, quindi, allo scopo di placare gli animi e di diminuire la tensione nelle campagne, l’accordo per la tregua mezzadrile, stipulato il 24 giugno 1947 tra i rappresentanti delle associazioni sindacali interessate, sotto la presidenza del Ministro dell’Agricoltura, viene allegato alla legge 4 agosto 1948 n. 1094 e reso obbligatorio. Mentre i proprietari con risolutezza difendono la divisione del raccolto al 50%, la CGIL propone un aumento della quota mezzadrile così ripartita: 3% come quota del raccolto e 4% come trattenuta per il risarcimento delle somme spese per i contributi unificati e per il nolo della trebbiatura. Dato l’irrigidimento delle parti, la convocazione in Prefettura di Viterbo il 7 maggio 1948 di proprietari e rappresentanti delle organizzazioni dei mezzadri non porta, come si spera, all’applicazione della tregua: a prova di ciò, si possono giudicare i fatti verificatesi nelle settimane successive in vari centri della provincia78. Nel comportamento di alcuni dirigenti comunisti locali, soprattutto Primo Marchi, (il quale, a voce o attraverso i manifesti, invita i mezzadri a trattenere per loro il 57% del raccolto, limitando in tal modo al 43% la parte spettante al proprietario) le autorità di Pubblica Sicurezza individuano gli estremi di istigazione di reato, per cui procedono in alcuni casi alla loro denuncia all’Autorità giudiziaria che emette anche alcuni mandati di cattura79. 78 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Maggio 1948, fascicolo unico, foglio 37. 79 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 10, cartella Ripartizione dei prodotti della terra tra coloni e proprietari; disposizioni, fascicolo 8, foglio n. 74. 34 Su proposta della Commissione circondariale per la concessione di terre incolte, il 7 luglio 1948 il Prefetto Mastrobuono revoca l’uso della terra alla cooperativa “la Caninese” concesso il 29 novembre 1945, con l’accusa di aver lottizzato il terreno, di non rispettare il turno di rotazione, di non osservare le più elementari regole di tecnica agraria ed infine, di non mettere a coltura 30 ettari dei terreni dati. La cooperativa conta 666 soci80. Le occupazioni continuano: l’8 luglio 1948 sono effettuati due arresti a Castiglione in Teverina. La tensione accumulata dopo 2 giorni di comizi e di intensa propaganda da parte degli esponenti provinciali della Federterra (Primo Marchi, ispettore nazionale; Cesare Bendotti, segretario e Vittorio Falesiedi, segretario provinciale sindacato coloni e mezzadri), scoppia una gigantesca zuffa che coinvolge una cinquantina di persone81. La causa degli scontri è fornita dal passaggio a Castiglione in Teverina del senatore Meacci il quale, dopo avere discusso circa la divisione del grano - fissata dalla Confederterra al 57% - col proprietario terriero Cesare Belcapo, viene da questi colpito con un pugno al volto82. Meacci prosegue il suo tragitto verso Orvieto mentre, nel piccolo paese del viterbese, scoppia una rissa che coinvolge militanti di sinistra e attivisti democristiani83. Molto interessante la cronaca dell’accaduto pubblicata su l’Unità: se il Prefetto, nella relazione inviata al Ministero dell’Interno, si limita a qualificare il Belcapo come piccolo proprietario terriero, il giornale comunista gli attribuisce le qualifiche di ex squadrista e di fratello del 80 Ivi, foglio n 98. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella “Questione terriera. Comuni da Acquapendente a Castiglione in Teverina“, fascicolo unico, foglio n. 204. 82 Ibidem. 83 Ibidem. 81 35 segretario della locale sezione DC84. Sui provvedimenti presi dalle forze di polizia e dagli organi della magistratura viene interrogazione formulata, parlamentare da il 14 parte luglio, del una deputato comunista e sindaco di Tarquinia Emanuelli, il quale parla di arresti compiuti indiscriminatamente. Tuttavia, se le forze dell’ordine riescono con i loro interventi a limitare la portata delle manifestazioni d’insofferenza e di malcontento, permangono in tutta la loro urgenza e gravità le precarie condizioni economiche che spingono masse di lavoratori della terra a insorgere. Illuminante, a proposito, la relazione spedita al Questore dal funzionario di Pubblica Sicurezza85 di Canino che, con un distaccamento della Celere e una autoblindo, si reca, nelle prime ore del 7 luglio 1948 a Canino, dove si temono disordini in seguito alla proclamazione dello sciopero generale. Il documento rileva che le parole degli attivisti, mandati ad organizzare l’occupazione delle terre della vicina tenuta di Musignano, trovano facile ascolto in un uditorio formato da gente provata dalla fame di molti giorni, e quindi esasperata; infatti “[…] gli scioperanti, ai quali si uniscono numerosissime turbe di disoccupati, versano nella miseria più spaventosa. Da quindici giorni non guadagnano una lira e si cibano di quel poco che viene loro distribuito dal soccorso rosso. Quando il funzionario ordina di sciogliere l’assembramento, i manifestanti cercano di avvicinare gli agenti per esporre la loro situazione, come se questi possano fare qualcosa in loro favore […]”86. 84 L’Unità, 31 luglio 1948. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 28, cartella Questione terriera. Comuni da Acquapendente a Castiglione in Teverina, fascicolo unico, foglio n. 127. 86 Al principio degli anni ‘50 in Italia la costruzione postbellica può dirsi completata, ma specie al Sud permangono i segni di una 85 36 Nelle vaste aree del territorio provinciale, la contesa sulla ripartizione del raccolto riaffiora puntualmente, sino alla metà degli anni ’50, nel periodo della trebbiatura. Motivi d’ordine pratico, infatti, fanno coincidere con il mese di luglio il momento critico del rapporto tra proprietari e mezzadri, mentre, laddove i contadini senza terre attendono la concessione di un fondo, la situazione si fa particolarmente delicata tra la seconda metà di settembre e i primi giorni di ottobre, a ridosso della semina. La delicata situazione sin qui descritta, fa meglio comprendere le forti ripercussioni che l’attentato a Togliatti produce nella provincia, specialmente nei centri in cui le sinistre - nel cui ambito i comunisti esercitano un’indiscussa leadership dell’amministrazione - comunale, hanno e il quindi controllo oltre ad esprimere la volontà politica della maggioranza degli elettori, dispongono degli strumenti per condurre la lotta in maniera più incisiva. povertà di lungo periodo, mentre la disoccupazione di massa getta un’ombra sul futuro della giovane Repubblica. In questo difficile contesto il Parlamento, riprendendo una nobile tradizione dell’Italia liberale, approva lo svolgimento di una inchiesta sulla miseria e sui mezzi per combatterla. La Commissione d’inchiesta, presieduta dal socialdemocratico Ezio Vigorelli, conduce le sue indagini tra il 1952 e il 1953, dando vita a un ricco affresco del disagio popolare, basato su studi statistici, sociali, giuridici e sui viaggi dei parlamentari nelle zone depresse. I lavori si concludono con una Relazione generale che traccia l’obiettivo di una moderata riforma dell’Assistenza. Di lì a poco Vigorelli, nominato ministro del Lavoro, avrebbe cercato con esiti purtroppo modesti di dare uno sbocco riformatore ai problemi denunciati dalla Commissione. Per uno studio sistematico sull’inchiesta, cfr, G. Fiocco, L’Italia prima del miracolo economico. L’inchiesta parlamentare sulla miseria, 1951-1954, Piero Lacaita Editore 2004. Secondo l’Inchiesta, nella provincia Viterbo, le famiglie povere sono 300 a fronte delle 4.000 del Lazio, le famiglie interamente inoccupate sono 150 contro le 2.650 della regione per un totale di 450 disagiati economicamente. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 42, cartella Inchiesta della Commissione Parlamentare sulla disoccupazione e sulla miseria, fascicolo 1, foglio n. 1. 37 La notizia dell’attentato viene trasmessa dalla radio nel giornale delle 13.00, e subito, suscita un vivo fermento fra gli iscritti e i simpatizzanti del PCI le cui sezioni, affiancate dalle Camere del lavoro, cominciano a mobilitarsi; in un primo momento le iniziative sono locali e disorganiche, poi nel pomeriggio del 14 gli organi centrali del partito e la CGIL proclamano lo sciopero generale. L’adesione allo sciopero, come viene precisato nei rapporti successivamente compilati dalle Autorità responsabili dell’ordine pubblico è parziale e pacifica nella maggior parte dei Comuni87, anche se, sulla base dei rapporti specifici, si riscontra una maggiore partecipazione nei due giorni successivi a quelli dell’attentato. Nei “comuni più caldi” (Civita Castellana, Soriano nel Cimino, Vignanello, Vallerano, Tuscania, Tarquinia e Canino, quelli cioè in cui c’è un’amministrazione retta da PCI e PSI)88, però, sin dal 14 luglio si verificano incidenti che assumono particolare gravità a Civita Castellana dove la popolazione, composta in maggioranza dagli addetti all’industria ceramica, è caratterizzata da un netto orientamento politico a sinistra. Già nel primo pomeriggio sono segnalati i primi incidenti; secondo il rapporto inviato dal Comandante del Gruppo CC, magg. Guariglia, al Prefetto, alcuni attivisti aggrediscono e percuotono violentemente due cittadini colpevoli solo di non appartenere al PCI89. Contemporaneamente, a Viterbo, alcuni militanti di sinistra tentano di imporre ai negozianti di abbassare le saracinesche. Nonostante l’intervento delle forze di polizia, corse ad impedire il verificarsi di violenze a danno 87 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti, fascicolo 40, foglio 6. 88 Ibidem. 89 Ivi, foglio n. 7. 38 dei commercianti, molti di questi preferiscono chiudere i loro esercizi nel timore di rappresaglie90. Successivamente, l’azione dei dimostranti si rivolge contro alcuni ex fascisti, “costretti a salvarsi con la fuga dall’aggressione di un gruppo di attivisti di sinistra”91. Ad Orte, nel corso di colluttazioni tra sostenitori di diverse idee politiche restano lievemente feriti un comunista e un agricoltore92. Le manifestazioni di protesta assumono a Civita Castellana un certo carattere di ufficialità in quanto un manifesto invita la popolazione a radunarsi nei locali del Comune, mentre alcuni attivisti entrati nei locali del centralino telefonico, interrompono le comunicazioni provocando l’immediato intervento delle forze dell’ordine93. La cittadina falisca si presenta quindi, fin dal primo giorno, come il punto nevralgico dell’azione di protesta, per cui il Comando dei Carabinieri di Viterbo si affretta ad inviare una ventina di militari in rinforzo agli scarsi effettivi della Stazione Locale. In complesso, la giornata del 14 non fa ancora registrare nella provincia incidenti di particolare gravità, se si eccettua, a Tarquinia, l’assalto condotto nella tarda serata da una folla di dimostranti contro la sede della Pontificia Opera d’Assistenza, danneggiata da un nutrito lancio di sassi94. La situazione tuttavia peggiora di ora in ora, e le forze dell’ordine, numericamente inadeguate a a gestire lo stato di crescente tensione, cominciano a predisporre una serie di piani d’emergenza. 90 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo 40, foglio 7. 91 Ibidem. 92 Ibidem. 93 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61 , cartella Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti, fascicolo 40, foglio 6. 94 Ivi, foglio 23. 39 La mattina del 15 la situazione a Viterbo e nella provincia è relativamente calma; l’unico segnale di tensione è costituito dai numerosi negozi chiusi. Nel capoluogo sono aperti quasi esclusivamente le botteghe alimentari, mentre per gli altri esercizi, più che di adesione allo sciopero indetto dalla CGIL, si può parlare di un atteggiamento di prudenza da parte dei proprietari. Verso le 12.30, si forma una colonna di circa trecento dimostranti che si avvia verso la stazione di Porta Romana, occupandola per impedire la partenza dei treni. Un energico intervento della polizia li disperde, ma la linea rimane bloccata per la diffusa voce della presenza di mine lungo i binari. Il traffico ferroviario riprende il giorno dopo95. Nel pomeriggio del 15 luglio, cominciano a giungere dai vari centri della provincia segnalazioni relative all’azione svolta da attivisti di sinistra. A Nepi i carabinieri indirizano il loro intervento a proteggere chi intende recarsi sul posto di lavoro nonostante lo sciopero indetto96. A Tarquinia si registrano dei tentativi di attuare blocchi stradali97 mentre a Civita Castellana si moltiplicano le riunioni delle varie organizzazioni gravitanti nell’orbita del PCI, dalle donne comuniste alle avanguardiste garibaldine 98. A Farnese, malgrado la diffida dei carabinieri, i promotori di un corteo di protesta indetto per la serata, continuano l’organizzazione della manifestazione, secondo gli ordini ricevuti dalla Federazione Provinciale 95 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo 40, foglio 7. 96 Ibide . 97 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti , fascicolo 40, foglio 23. 98 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo 40, foglio 7. 40 del Partito; le forze dell’ordine, anche se in numero ridotto, riescono a proteggere i lavoratori che non aderiscono alle direttive della CGIL. Sono soprattutto gli agricoltori che oppongono resistenza ai pressanti inviti allo sciopero99. A Canino, invece, l’astensione dal lavoro è generale, e a Montefiascone gli impiegati comunali riprendono il lavoro solo dopo le 13.00. Ad Acquapendente gli uffici pubblici rimangono aperti nella mattinata100. A Viterbo alle 19.00 del 15 luglio, il deputato comunista Emanuelli tiene un affollato comizio in Piazza Verdi. Al termine le forze dell’ordine impediscono la formazione del già preannunciato corteo ma i dimostranti, si avviano verso la Piazza del Plebiscito, dove la Celere aveva già formato dei cordoni di protezione rinforzati da una autoblindo. Iniziati gli scontri, la situazione viene risolta dall’ intervento del Prefetto che, fatti aprire i cordoni, consente ai dimostranti di affluire nella piazza, discutendo con i più accesi e convincendoli ad affidare a una delegazione il compito di trattare con le autorità 101. A Civita Castellana, il clima d’estrema tensione che sin dalla sera del 14 si è instaurato e che trova espressione negli infiammati discorsi del sindaco PCI Antonini (Bisogna combattere il governo ad oltranza mantenendosi sul piede da guerra e armati, e anche Carabinieri! Gettate la divisa e unitevi al popolo)102 e di altri esponenti dell’Amministrazione comunale e della Camera del Lavoro (al punto che l’assessore socialista Baldassini, il quale esorta alla calma, invitando la folla ad astenersi da 99 Ivi, foglio 8. Ivi, foglio 9. 101 Ibidem . 102 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61 , cartella Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti, fascicolo 40, foglio 8. 100 41 atti di protesta, viene rumorosamente contestato103) si concreta nella giornata del 15 in una serie di manifestazioni indette dal Comitato Direttivo della sezione comunista che dirama agli attivisti una serie di disposizioni. Nella serata vengono organizzati in località Borghetto posti di blocco ad opera di una sessantina di dimostranti, che in breve fermano sulla Flaminia, presso il Ponte Felice, una quarantina di automezzi. Il maresciallo della stazione di Magliano Sabina raggiunge la località in motocicletta con un carabiniere per ristabilire l’ordine, ma entrambi vengono picchiati, disarmati e sequestrati per circa tre ore104. I carabinieri sono accusati di essere sgherri di Scelba, servi dello Stato e direttamente responsabili dell’attentato a Togliatti e della morte dei compagni caduti durante lo sciopero nelle varie città d’Italia105. Anche il maresciallo comandante la Stazione di Civita Castellana, Chieruzzi, mentre si reca con due militari verso il quartiere Guadamello, dove prevede l’occupazione di alcune fabbriche ceramiche, si trova circondato da gruppi di dimostranti, e pertanto, temendo di essere sopraffatto, telefona alla caserma per chiedere rinforzi. A questo punto la situazione precipita perché alle 22 circa, il Brigadiere Lumia e i cinque commilitoni giunti in soccorso si trovano a loro volta rapidamente circondati da un folto gruppo di dimostranti che li seguivano con grida minacciose sin dal centro cittadino106. Ecco il racconto degli avvenimenti riportato dal maggiore Guariglia che, pur tra evidenti concessioni retoriche al linguaggio in uso tra i funzionari di Pubblica Sicurezza, restituisce il drammatico clima di tensione nel quale si svolgono gli eventi: 103 Ibidem Ivi, foglio 10. 105 Ibidem. 106 Ivi, fogli 11-12. 104 42 “[…] Gran parte dei provenienti dalla piazza erano passati così davanti ai militari che fino a poco prima avevano seguiti ad una certa distanza. Dagli ultimi che sopravvenivano partivano voci di scherno e in pochi secondi, quasi quello fosse il segnale convenuto, si scatenò veemente e fumineo un collettivo assalto da parte di circa 200 rivoltosi. Stretti contemporaneamente da ogni parte, separati ognuno dal proprio vicino, con i moschetti e i mitra subito afferrati, tempestati di percosse, impossibilitati a muoversi, i militari tentavano invano di reagire. Il carabiniere Masci ebbe strappato il mitra dalle mani, venne atterrato subito da un colpo vibratogli con quello alla nuca e sul suo corpo infierì selvaggia la furia dei rivoltosi che, lo colpirono ancora sulla testa col mitra sino a spezzarne il calcio. Altri energumeni sferrarono pugni e calci sul corpo ormai inerte del caduto. […] Il carabiniere Grillini resistette anche lui ai tentativi di disarmo ma, duramente percosso, venne atterrato e una volta a terra gli venne strappato dalle mani il moschetto. Fu poi trascinato sin nella sala del Consiglio comunale dove fu deposto su una pedana. Egli fu poi trasportato in condizioni gravissime, col volto sfigurato dai colpi, all’ospedale […]”107. Il carabiniere Masci muore alle ore 2.45 per fratture multiple al cranio108. Vengono subito operati una settantina di fermi e una serie di perquisizioni domiciliari. Il sindaco del PCI Antonini e altri esponenti del partito e della CGIL, particolarmente compromessi, risultano latitanti109. 107 Ivi, fogli 13-14. Ivi, foglio 14. 109 Ivi, foglio 15. Il sindaco Antonini è denunciato per aver promosso pubblica riunione senza preventiva autorizzazione e di avervi preso la parola, per istigazione di militari a disobbedire alle 108 43 Nella mattinata del 16 luglio la Celere interviene a Soriano nel Cimino ove, un gruppo di facinorosi110 si fa consegnare le chiavi della torre civica per suonare la campana e chiamare la popolazione a raccolta111. Lo scopo cui i dimostranti mirano in questa terza giornata di protesta è non solo la prosecuzione dello sciopero generale ma anche la paralisi delle comunicazioni con Roma. A dirigere il moto popolare sono - secondo il rapporto di Pubblica Sicurezza – le due figure di maggior spicco della zona, il Senatore Enrico Minio e il Deputato Domenico Emanuelli. Quest’ultimo, recatosi a Vetralla il 15 luglio per tenere un comizio, avrebbe avuto un colloquio con un capocellula del PCI locale, al quale avrebbe detto: “Se muore tenetevi pronti” 112. Ad ogni intervento dei carabinieri e della Celere, fa quindi seguito l’inevitabile corollario di denunce e di arresti, che in molti casi colpiscono pubblici amministratori ed esponenti dei sindacati. Perciò gli avvenimenti seguiti all’attentato a Togliatti provocano profonde ripercussioni nel quadro delle amministrazioni pubbliche e delle organizzazioni sindacali della provincia. In vari comuni (Canino e Civita Castellana), si hanno provvedimenti di sospensione del sindaco a seguito di denunce a piede libero o di mandato di cattura. Per la partecipazione attiva ai disordini del 15 leggi, per vilipendio del Governo, per istigazione a disobbedire alle leggi e istigazione a delinquere, per incitamento al dispregio e vilipendio delle istituzioni, delle leggi e degli atti delle autorità, per grida e manifestazioni sediziose, per abuso d’ufficio, occultamento armi da guerra, interruzione di vie di comunicazione, Ivi, foglio 16. 110 Ivi, foglio 18. 111 Ibidem. 112 Ivi, foglio 25. 44 luglio, la Camera del lavoro di Civita Castellana viene chiusa 113. Il quadro complessivo restituito dagli avvenimenti del luglio 1948 risulta tuttavia piuttosto articolato e contraddittorio. In una relazione redatta alla fine del mese, il Prefetto rileva anzitutto che l’arresto di alcuni dirigenti delle organizzazioni agricole e sindacali di sinistra, seguite alle occupazioni di terre avvenute nella prima metà di luglio, ha evitato una più violenta reazione alla notizia dell’attentato114. Nell’ambito della Confederterra provinciale infatti, erano stati effettuati arresti e denunce di dirigenti per istigazione ad occupare terre per aver applicato, nella spartizione del raccolto, le disposizioni sindacali, che riducono sensibilmente la parte spettante al proprietario115. Allo stesso tempo però, il Prefetto aggiunge che la linea di condotta tenuta dagli organi centrali dei partiti di sinistra (anche per l’appiattimento del PSI sulle posizioni politiche del PCI) in questa circostanza, delude molti iscritti, che solo in una azione rivoluzionaria vedono la possibilità di un’ affermazione delle loro idee. Viene infatti segnalato che nei frequenti discorsi di rivoluzione, fatti nelle sedi locali, non sono pochi gli iscritti al PCI ad affermare che questa sarebbe già avvenuta se non era per qualche capo di Roma 116. Infine ad una attenta analisi dei rapporti di Pubblica Sicurezza emerge un chiaro rapporto di causa ed effetto tra strutture economico-sociali, equilibri politici e livello di asprezza dello scontro. 113 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Luglio 1948, fascicolo unico, foglio 56. 114 Ibidem. 115 Ibidem. 116 Ibidem. 45 Dove si registra una dominanza netta della società mezzadrile nelle sue forme più proprie e spontanee, come nel nord-ovest del Viterbese, si afferma anche la presenza di una sinistra maggioritaria, che rimanda al grande continente “rosso” dell’Italia centrale, ai meccanismi profondi e agli eventi contingenti su cui esso si è costituito. Laddove esiste invece la piccola gestione contadina, in proprietà o in affitto o in colonia perpetua a dare l’impronta al coltivato, lì, “l’area moderata”, dalla Democrazia Cristiana al Partito Repubblicano ai monarchici è schiacciante: così dai monti Cimini a tutto il cordone appenninico e antiappenninico117. Perciò, anche alla luce di questi risultati, vinte le elezioni di aprile e superate, pur tra notevoli difficoltà, le crisi del luglio 1948, i partiti di governo cominciano a riflettere più concretamente sulle vie da percorrere per allentare la tensione sociale nelle campagne ed ampliare ulteriormente la propria base di consenso. 117 G. Nenci, Realtà contadine e movimento contadino, cit. p. 242. 46 III La riforma “stralcio” III.1 I partiti e la riforma “ stralcio” All’interno della DC, partito fulcro della compagine governativa, si formano diversi schieramenti d’opinione su quale debba essere la soluzione agli scioperi e alle agitazioni che paralizzano le campagne. Tutti concordano che gli obiettivi della riforma, ispirata allo stesso tempo ai valori della Costituzione e all’anticomunismo democratico, sono, in scala d’importanza, sociali, politici e, infine, produttivistici118. Metro di comparazione è lo sviluppo della piccola azienda familiare coltivatrice già realizzatasi nell’agricoltura inglese, francese e tedesca, il cui modello – nelle intenzioni dei firmatari - doveva essere adattato all’Italia, recuperando quel “ritardo” che aveva favorito l’avvento del regime fascista e che questo ultimo aveva aggravato ulteriormente119. 118 Cfr. a questo proposito le riflessioni sviluppate da E. Bernardi, La riforma agraria in Italia e gli Stati Uniti, Il Mulino, Bologna 2006. 119 Ibidem. 47 Nelle riflessioni dei cattolici favorevoli ad una riforma agraria radicale, due fattori appaiono centrali: da un lato, l’intervento dello Stato, tanto che si parla di “sovraccarico ideologico” sul tema della funzione della proprietà e del controllo dei fatti strutturali dell’economia; dall’altro la piccola proprietà coltivatrice, strumento di stabilizzazione politica e di democratizzazione – secondo quanto si afferma nelle encicliche papali “Rerum Novarum” e “Quadrigesimo anno”, in continuità con i programmi del Partito Popolare120. Sebbene tutti concordino sugli obiettivi, non è facile per il ministro dell’Agricoltura Antonio Segni (già viceministro di Gullo e poi titolare del dicastero nel quarto e nel quinto gabinetto De Gasperi) mettere le varie correnti interne al suo partito d’accordo su come arrivare a quelle misure legislative che dovrebbero al contempo combattere la disoccupazione e contrastare l’azione della CGIL e del PCI. De Gasperi, d’accordo sull’urgenza di una riforma della terra, sostiene in questo momento un provvedimento graduale e diversificato di regione in regione; preoccupato di non incrinare i rapporti con i liberali e allo stesso tempo con i proprietari terrieri, pensa ad una riforma priva del limite permanente alla proprietà fondiaria. Antonio Segni considera la sola riforma bonificatrice insufficiente per realizzare una riforma fondiaria più profonda, in grado di favorire l’azione della Coldiretti di Paolo Bonomi e sottrarre consensi ai partiti di sinistra. Sicchè, con l’approvazione della Costituzione, i possibili traguardi governativi si allargano: alla luce dello sviluppo sociale ed economico già raggiunto dagli altri paesi europei (con riferimenti culturali e le applicazioni concrete della Tennessy Valley e nella California del New 120 G. De Rosa, I programmi agrari dei partiti dalla resistenza alla vigilia della Costituente, in “Annali dell’Istituto Alcide Cervi ”,1981, n. 3, pp. 273-323. 48 Deal), scopo della riforma non è più solo migliorare a livello produttivo terreni a cultura arretrata, ma quello più ambizioso di ampliare la sfera dei proprietari; con la redistribuzione della “ricchezza” fondiaria e la modifica strutturale dei rapporti tra terra e lavoro, si centrerà un duplice traguardo: creare un ceto medio di piccola borghesia contadina riducendo nel contempo il peso del proletariato bracciantile. La creazione di un ceto di coltivatori diretti è fondamentale in quanto la figura del proprietario riunisce in sé le due personalità socialmente più importanti: quella di imprenditore e di coltivatore, ovverosia quella tecnica ed economica 121. A questo fine, nei primi mesi del 1948 vengono emanati due decreti legislativi – 24 febbraio 1948, n. 144, che reca “provvidenze a favore della piccola proprietà contadina“, e 5 marzo 1948, n. 121, che istituisce una speciale cassa per l’erogazione di mutui triennali a favore dei coltivatori diretti acquirenti col modico interessse del 3,5% – che avvantaggeranno troveranno la larga Coldiretti: applicazione essi, tuttavia, e non esauriscono il disegno concepito nella Costituente e fatto proprio dalla DC, secondo cui la modificazione della struttura della proprietà fondiaria non deve essere solo conseguenza di mezzi indiretti, ma il fine diretto di un procedimento di trapassi coattivi mininistro dell’Agricoltura 122 . Nelle intenzioni del l’attore principale della riforma deve essere non il mercato, ma lo Stato, incaricato di risanare lo squilibrio esistente tra il prevaricante numero dei grandi possedimenti di terra ereditati dal regime feudale sulla ridotta presenza delle piccole proprietà. 121 F. Fusari, La proprietà coltivatrice e il suo sviluppo nella provincia di Viterbo negli ultimi venti anni, in “Tuscia Economica”, marzo-aprile 1967, Viterbo. 122 E. Bernardi, La riforma agraria in Italia e gli Stati Uniti, cit. p. 74. 49 Lo sviluppo della piccola azienda familiare come nel resto dell’Europa, è la meta a cui tende la riforma agraria. Non più, quindi, solo bonifica, poiché il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi europei può essere recuperato solo con interventi maggiormente radicali. Secondo i collaboratori di Segni, il modello europeo cui ispirarsi per motivi storico- politici, oltre che economici, è la Cecoslovacchia, che negli anni ’20 era riuscita a collegare tra loro spinte politico-nazionali, richieste di perequazione sociale e di razionalità economica, conseguendo l’obiettivo di stabilizzare il paese, rafforzando i ceti moderati e, allo stesso tempo, sottraendo alle forze radicali di sinistra un importante argomento di lotta politica123. La proposta legislativa di Segni quindi, non si limita a creare lo sfondo giuridico nel quale inserire la libera iniziativa economica dei privati, ma incarica lo Stato stesso di formare e coordinare i vari Enti di riforma che redistribuiranno la grande proprietà, impedendo eventuali ricomposizioni di monopoli fondiari o di posizioni dominanti nel mercato terriero. Contemporaneamente, anche nell’Italia centrale, la riforma dei contratti agrari deve porsi come obiettivo analogo l’introduzione di maggiori uniformità contrattuali, nonchè l’inserimento di clausole in difesa del contadino lavoratore diretto, garantendo, così, stabilità, sicurezza e indipendenza del lavoratore. Il Consiglio Nazionale della DC del 4 maggio 1948 vota un documento relativo alla riforma agraria in generale, all’interno del quale spiccano i richiami ai principi costituzionali, l’affermazione del limite alla proprietà fondiaria, la tutela della piccola e media proprietà 123 e, allo stesso Ivi, p. 96. 50 tempo, la necessità di trasformazioni agrarie, rinnovamento tecnico, riforma dei contratti, anche se restano riferimenti alla bonifica. E’ ancora un documento generico, che, tuttavia, esplicita in modo sufficientemente chiaro la volontà della DC di dare seguito ad una riforma, sociale e produttiva, che vada al di là della bonifica. In quella stessa sede viene votato e approvato anche un altro documento, che sancisce il legame tra il Piano Marshall e le riforme, enfatizzando l’importanza dell’assistenza finanziaria americana. A tali conclusioni Segni e i suoi sostenitori si richiameranno sempre come ad un vincolo. L’accettazione degli aiuti Erp (European Recovery Program) e la ricezione delle pressioni del Dipartimento di Stato per l’inserimento dei socialdemocratici sia nella compagine governativa che in ruoli significativi di gestione del Piano Marshall, impongono all’attenzione del gruppo dirigente democristiano anche la questione dei rapporti tra le forze laiche e la DC. Infatti tra i gruppi dirigenti, individuati da Franco De Felice, che fanno del “nesso” internazionale uno strumento per influenzare gli affari interni (il primo per bloccare in senso conservatore i mutamenti degli equilibri politici, il secondo per sostenere invece quei mutamenti che sono ritenuti condizioni indispensabili per rafforzare le stesse scelte internazionali), esiste un terzo gruppo, nient’affatto minoritario, di figure politiche, tra queste in modo particolare Segni, che condividono la scelta occidentale e accettano l’Erp, ma ne richiedono anche, con accenti forse utopistici, un uso libero da condizionamenti e da pressioni124. Con tali premesse e pur convinto dell’importanza dei partiti minori, Segni rivendica ben presto la “centralità democristiana” nell’ambito dei provvedimenti agricoli. 124 F. De Felice, La questione della nazione repubblicana, Roma- Bari, Laterza 1999. 51 Per Segni la riforma agraria consiste nell’appropriazione e nella redistribuzione da parte dello Stato di 1.500.000 ettari di terra e nell’insediamento stabile di circa 400.000 famiglie. Diviene centrale l’assistenza alle nuove piccole proprietà contadine, che devono accedere al credito agrario ordinario ed essere, soprattutto, sostenute da enti collettivi a carattere cooperativistico, (livello provinciale o piu ristretto), incaricati della trasformazione, conservazione e vendita dei prodotti. Il progetto di riforma si sostanzia, quindi, essenzialmente in due tipi di intervento, finalizzati alla formazione ed allo sviluppo di piccole proprietà contadine: la trasformazione fondiaria dei terreni da colonizzare mediante l’irrigazione, i progressi della chimica e nuove tecniche di coltivazione. Il mutamento dei rapporti di proprietà e degli assetti delle aziende agrarie anche in aree ove non intergono i provvedimenti legislativi governativi. Questa duplice azione dovrebbe rispondere ai molteplici obiettivi di aumentare la capacità produttiva della terra, dare un’occupazione permanente alla manodopera e ridefinire l’assetto della proprietà terriera. La linea tracciata dal ministro dell’Agricoltura Segni implica una consistente assegnazione di fondi Erp al settore agricolo e un riorientamento della politica economica del governo. Ciò significa mutare in modo sostanziale gli indirizzi governativi e riconoscere all’agricoltura un ruolo preminente nelle assegnazioni del Piano Marshall. Spetta dunque a De Gasperi rispondere ai progetti del ministro dell’Agricoltura che assumono una valenza sia interna che internazionale. Il Presidente del Consiglio è infatti convinto che il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, rinsaldato dal Piano Marshall, gli sforzi per l’adesione al Patto Atlantico, la strada dell’integrazione 52 europea, siano altrettanti mezzi per rilegittimare il Paese nell’ambito internazionale e per difendersi da un’eventuale aggressione dell’URSS125. Sono le vicende politiche che investono nel febbraio 1948 la non lontana Cecoslovacchia, che attraggono l’attenzione della diplomazia italiana e di De Gasperi, poiché, come già detto, la riforma agraria adottata negli anni Venti dalla Repubblica cecoslovacca è un punto di riferimento per Segni e i suoi consulenti. Gli avvenimenti cecoslovacchi non solo condizionano il voto dell’aprile 1948, ma convincono De Gasperi della necessità di una riforma agraria come strumento di stabilità politica126. Il presidente del Consiglio deve altresì mediare anche con i ministeri “forti” del Tesoro e degli Interni soprassieduti rispettivamente da Giuseppe Pella e Mario Scelba. Il primo, convinto sostenitore di una visione liberistica dell’economia, è contrario per principio alla ingerenza dello Stato sul sistema produttivo; il secondo, strenuo difensore dell’ordine pubblico, teme gli effetti del profondo mutamento sociale prodotto dalla riforma. Perciò nell’estate del 1948 De Gasperi non è disposto a sostenere in pieno l’intervento profilato da Segni che, in questo momento, non consente di trovare un punto di compromesso all’interno del governo, minacciandone la stabilità. Anzi in un primo tempo, le proposte di Segni non sembrano ricevere nemmeno il consenso dei tecnici di area governativa che sostengono la versione “bonificatrice” della riforma127. In un convegno organizzato a Firenze dall’Accademia dei Georgofili (5-6 settembre 1948), i tecnici italiani convergono su un documento che 125 P. Albertario (collaboratore di Segni), La riforma fondiaria in Cecoslovacchia, Federconsorzi, Piacenza 1928 in, E. Bernardi, La riforma agraria in Italia e gli Stati Uniti, cit. 126 Ibidem. 127 Per gli equilibri interni alla DC, A. Giovagnoli, Il partito italiano. La Democrazia cristiana dal 1942 al 1994, Laterza, RomaBari 1996. 53 suggerisce l’adozione di provvedimenti molto articolati, di lungo periodo, ma ancora incentrati sulla bonifica. E’ in quest’occasione che Manlio Rossi-Doria, exPCI, pur avendo sostenuto nel passato la necessità di una riforma agraria che investa tutta la grande e media proprietà, nel settembre 1948 illustra alcune riflessioni che saranno ricordate come quelle del “gatto nero”: “[…] Sono quindi tenuto a dichiarare per quali ragioni io oggi sostenga all’inverso l’opportunità di una diversa politica, che è praticamente una politica di rinuncia a una vera e propria riforma fondiaria, riducendosi ad essere una politica di riforma di patti agrari, di bonifica e di formazione graduale di proprietà contadina […] c’è stato innanzitutto il passaggio dal mito alla realtà: nel 1945, eravamo tutti nel mito, avevamo cioè dei problemi e delle loro soluzioni una visione ideale, programmatica, teorica; oggi, bene o male, siamo e dobbiamo essere tutti nella realtà. […] Nel fatto questa evoluzione rivoluzionaria non c’è stata e la situazione si è stabilizzata o tende a stabilizzarsi, su una base di conservazione […] bisogna guardare in faccia alla realtà e, riconosciuto che una riforma fondiaria non la possiamo fare, bisogna avere il coraggio di seppellire il gatto nero, che paralizza e terrorizza da tre anni tutta la proprietà fondiaria italiana grande, media e piccola che sia, e prospettare e condurre con energia una diversa politica […]”128. Del resto, anche negli ambienti statunitensi la stessa espressione “riforma agraria” contiene un “equivoco semantico”. In ambito politico e diplomatico, i termini 128 Citato in G. Mughini (a cura), Il mezzogiorno negli anni della Repubblica, Edizioni Quaderni di Mondo Operaio, Roma 1977, p. 4855. 54 “riforma agraria” assumono significati diversi a seconda degli interessi, ora favorevoli ora contrari alla “riforma fondiaria”, e tale mancanza di univocità permette all’amministrazione americana di esercitare pressioni per un’accelerazione della agraria reform (genericamente riforma agraria), non entrando nel merito della land reform (ridistribuzione terriera) verso la quale non è ancora stata formulata, volutamente, una posizione ufficiale129. Questo equivoco semantico (esperienze, però, di diverse culture e orientamenti politici anche e soprattutto rispetto alla TVA e alla California), si sarebbe presto risolto, da parte dei tecnici dell’Erp, con la scelta del termine land reform (riforma fondiaria). Intanto, anche all’interno dei maggiori partiti di opposizione governativa si discute sul progetto di riforma. All’interno del PCI sono presenti due linee di politica agraria, la terra a chi lavora di Sereni, che si scontra con il limite permanente della proprietà sostenuto da Grieco130. La diversa analisi dell’economia agricola nazionale si fonde con una diversa interpretazione ideologica della fase politica in cui si trova la Penisola: per Sereni la lotta ai residui feudali è inscindibile dalla lotta al capitalismo, la lotta per il socialismo non può essere che lotta per la democrazia. Fondamentale è l’alleanza interclassista tra tutti i contadini contro la rendita fondiaria e il capitale monopolistico. In seguito, nel 1955, con la gestione dell’Alleanza contadini, Emilio Sereni sceglie di contrastare in ambito sindacale il tentativo di egemonia sui contadini esercitato dalla DC tramite la Coldiretti. In questa linea, alla proprietà coltivatrice, considerata nella 129 E. Bernardi, op.cit., p. 139. C. Massullo, La riforma agraria, in P. Bevilacqua (a cura), Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, Marsilio, Venezia 1990, Uomini e classi, V. II, pp. 509-540. 130 55 tradizione del pensiero marxista una mera “sopravvivenza”, si finiva per attribuire una vera e propria funzione imprenditoriale da difendere e valorizzare sul piano strategico; alla parola d’ordine terra a chi la lavora si affida il ruolo di “base della costruzione socialista nelle campagne”131. Per Grieco, rimasto fedele all’ortodossia leninista132, la lotta per la riforma agraria e l’insurrezione contadina, sono concepite come lotte per il completamento della rivoluzione democratico-borghese e per l’abolizione dei “residui feudali” dalle campagne. L’obiettivo è quello di appropriarsi di crediti e capitali per redistribuire la terra nella fase successiva, socialista, della rivoluzione attraverso l’ulteriore scomposizione in classi dei contadini. Fulcro dell’azione politica sono i contadini poveri e senza terra. In definitiva, la proposta elaborata dal PCI nell’agosto del 1948 alla Costituente per la terra133, proposta di mediazione tra le elaborazioni di Sereni e Grieco, è concepita come una riforma strutturale e redistributiva, mirata a combattere i “residui feudali” e a definire nuovi rapporti sociali. Il progetto comunista prevede la riduzione delle dimensioni delle aziende e delle proprietà agrarie, da realizzarsi non mediante l’intervento dei consorzi ma attraverso l’esproprio coatto. Resta aperto il nodo sulla funzione delle cooperative agricole. Il PSI si mantiene su posizioni schematicamente collettiviste. Nel Congresso nazionale del partito dell’aprile 1946 la conduzione cooperativa è fumosamente 131 Ibidem . Ruggero Grieco è responsabile della Sezione Agraria del PCI dal 1947 al 1955, anno della sua morte. A. Agosti, Togliatti, Utet, Torino 1996. 133 “La Costituente della terra è il movimento organizzato di lotta per la conquista e la realizzazione della riforma agraria” in, C. Casula, Guido Miglioli. Fronte Democratici popolare e Costituente della terra , Edizioni lavoro, Roma 1981, pp. 166-179. 132 56 definita transitoria “premessa alla conduzione collettiva” e inserita nell’ambito della “costituzione di un nucleo di proprietà collettiva” gestito da un ente fondiario ed uno di conduzione, anche questi “collettivi”134. In un intervento sul “Mondo operaio” del 1949, Luigi Cacciatore, in una più attenta analisi dell’economia rurale italiana, afferma che il problema dell’agricoltura italiana è legato al basso livello della produzione agricola rispetto all’incremento demografico: “[…] Gli obiettivi immediati e urgenti della riforma agraria sono una diversa distribuzione della proprietà fondiaria e la modificazione dei contratti. […] Si pone imperiosa l’esigenza di una trasformazione strutturale dell’agricoltura, per sollevare i contadini dalla disoccupazione, dalla miseria e dallo sfruttamento, per valorizzare al massimo la terra e industrializzarla, per diminuire i costi di produzione a vantaggio del mercato interno e della concorrenza verso l’esterno, per sviluppare gli scambi […]” 135. Per attuare il progetto sopra illustrato, Cacciatore si dichiara fedele ai principi della “Costituente della terra” 136. Mentre nelle aule parlamentari maggioranza e opposizione si scontrano sul da farsi per arrivare ad una risoluzione caratterizza che risani l’incandescente clima che le campagne italiane, l’Inea (Istituto Nazionale Economico Agrario) pubblica il 7 gennaio 1949 134 A. Rossi Doria, Appunti sulla politica agraria del movimento operaio nel secondo dopoguerra: il dibattito sui coltivatori diretti, in Italia contemporanea, aprile-giugno 1976, pp. 69-113. 135 L. Cacciatore, Riforma agraria e Costituente della terra, in “Il Mondo Operaio”, 19 febbraio 1949, n.13, p. 3. 136 Ibidem 57 una ricerca sulla distribuzione della proprietà fondiaria in Italia, da cui risulta che, su una superficie agraria e forestale di 27.8 milioni di ettari, i privati ne possseggono 21.6 milioni e lo Stato, le province, i comuni e gli enti 6.2 milioni137. Prevalgono le piccole proprietà, fino a cinque ettari in numero di 8.8 milioni, con una superficie di 6.7 milioni di ettari138. Le proprietà da cinque a cento ettari sono 612.808 con una estensione complessiva di 9.2 milioni di ettari139. Quelle da cento a cinquecento ettari sono 19.454, con una estensione di 3.7 milioni di ettari, mentre le grosse proprietà superiori a cinquecento ettari sono 1.942, con una estensione di 1.8 milioni di ettari140. Perciò, al di là delle contrapposizioni ideologiche tra i partiti, i numeri citati rivelano in tutta la sua urgenza la necessità di una riforma fondiaria: “ […] miglioramento delle istituzioni economico- agricole, tra le quali il sistema della proprietà terriera e la mezzadria, l’affitto, la tassazione della terra o il livello di profitto, il credito agricolo e il sistema di vendita. La tecnologia agricola, i problemi orografici di uso e sviluppo della terra, la difesa delle risorse, i metodi per la produttività e i problemi industriali sono relativi alle difficoltà istituzionali enunciate […]”141. 137 Istituto A. Cervi, Azioni sociali nelle campagne italiane ed evoluzione del diritto agrario (cronologia1943-1971), A. Esposito (a cura), Edizione labirinto, 1989, V.1, p. 376. 138 Ibidem. 139 Ibidem. 140 Ibidem. 141 E. Bernardi, cit. p. 332. 58 III.2 L’inasprimento delle lotte sociali nel viterbese Mentre a Montecitorio i partiti discutono animatamente sul da farsi, a livello locale, nel gennaio 1949 il Prefetto di Viterbo interviene per risolvere il problema della disoccupazione nella Provincia, particolarmente accentuato nei mesi invernali, ordinando l’assorbimento della mano d’opera inoccupata sino a tutto il mese di marzo142. I proprietari agricoli però rispondono con ben scarsa sollecitudine all’appello dell’Autorità che, inoltre, chiede contributi in denaro per la costituzione di un fondo in favore delle famiglie più povere, citando a motivo il cattivo raccolto stagionale143. In realtà ad irrigidire la posizione dei proprietari è subentrata il 22 novembre 1948 l’approvazione alla Camera di una nuova legge sulla mezzadria che contiene – come recita il testo “disposizioni sui contratti agrari di mezzadria, affitto, colonia parziaria e compartecipazione144”. Sicchè, per tutto il periodo invernale il totale dei disoccupati si aggira nella provincia intorno alle 3.000 rendendo drammatica la condizione di molte famiglie. Solo con l’avvicinarsi dell’estate la quota diminuisce progressivamente, grazie alla richiesta di mano d’opera da impiegare nei lavori stagionali145. Alla fine di luglio i lavoratori in cerca di occupazione scendono infatti a 1.800. Si tratta tuttavia di una fase transitoria in quanto ad 142 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34 , cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno.Gennaio 1949, fascicolo unico, foglio n. 156. 143 Ibidem . 144 DDL Segni, n. 175, “Disposizioni sui contratti agrari di mezzadria, affitto, colonia parziaria e compartecipazione”, seduta della Camera del 22 novembre 1948. 145 Camera di Commercio di Viterbo, Lineamenti economici della provincia di Viterbo, Tipografia Agnesotti, Viterbo 1954, p. 136-141. 59 agosto, parallelamente cioè al termine del periodo più intenso dei lavori agricoli, la disoccupazione bracciantile aumenta, raggiungendo in poche settimane la cifra di 3.500 unità146. Il fenomeno costituisce motivo di apprensione per le autorità anche perché il numero tende a salire rispetto all’anno precedente, tanto che ad ottobre i disoccupati risultano circa 4.000 e a novembre 4.500147. Sono in studio progetti di corsi di qualificazione e di cantieri di rimboschimento, si spera nell’attuazione d’importanti opere pubbliche. Solo il trasferimento in Francia di un contingente di braccianti e la sia pur moderata incidenza dei lavori agricoli invernali fa scendere temporaneamente la cifra, nel dicembre, a 4.000148; nel gennaio 1950 però i disoccupati sono di nuovo 5.000 di cui 700 nel capoluogo149, e a febbraio ne vengono registrati 6.100, nonostante lo svolgimento di lavori pubblici per 63.000.000 di lire, metà dei quali nel capoluogo150. Benchè le autorità notino come lo svolgimento di attività accessorie consenta ai disoccupati di arrotondare la magra indennità corrisposta151, risulta ormai chiaro che la disoccupazione della provincia affonda le sue radici negli squilibri strutturali dell’economia locale e non può essere risolta con interventi episodici o affidandosi a cicli stagionali dei lavori agricoli: anzi, la gravità del problema crea un clima favorevole all’azione di propaganda e proselitismo dei partiti di opposizione, i cui dirigenti nonostante gli arresti e le denunce per gli incidenti verificatesi a seguito dell’attentato a Togliatti, non solo 146 Ibidem . Ivi, p. 137. 148 Ibidem . 149 Ivi, p. 138. 150 Ivi, p. 139. 151 Ibidem. 147 60 non sembrano scoraggiati dalle misure giudiziarie ma riprendono la lotta politica con maggior vigore. Del resto anche sul piano nazionale la tensione politica, lungi dal diminuire aumenta quando in Parlamento i partiti sono chiamati a prendere una decisione che schieri la Penisola a livello internazionale. La decisione rende ancora più inconciliabili le posizioni di maggioranza e opposizione governativa: aderire o no al Patto Atlantico? Ovvero, schierarsi palesemente a fianco degli USA, come vuole De Gasperi152, o mantenersi in posizione neutrale come sostengono l’opposizione di sinistra e ampia parte della stessa DC153? In tutto il Paese il PCI organizza delle manifestazioni contro l’adesione alla Nato. In questo quadro il 22 marzo 1949 la federazione comunista di Viterbo prepara una marcia cicloturistica dimostrativa che porta ad Abbadia San Salvatore una sessantina di giovani male equipaggiati – secondo il Prefetto - e peggio vestiti154. Il cattivo tempo nega poi alla manifestazione la cornice di folla prevista155. Sembra una grave sconfitta tale da segnare, nella provincia, un grave arretramento dei partiti di sinistra. Si avvicina tuttavia l’occasione di una rivincita. In primavera infatti cominciano le tornate elettorali amministrative in 152 In una riunione alla fine del novembre del 1948, la DC dibatte sulla situazione internazionale. De Gasperi apre la discussione sostenendo che “con grande angoscia” aveva deciso che “era meglio avere” quel minimo di difesa che non averne per niente. Gli si oppongono l’area sindacale del partito, neutrale, e Dossetti, promotore di un’unione pacifica dei popoli europei al di fuori dei due blocchi esistenti. A chiarire le idee il radiomessaggio di Pio XII nel Natale del 1948: ”Un popolo minacciato o già vittima di un’ingiusta aggressione, se vuole pensare ad agire cristianamente, non può rimanere in un’indifferenza passiva”. Al momento della votazione in Parlamento la DC vota massiccia per l’adesione alla Nato. Sono solo tre i voti contrari e poche le astensioni. P.Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica 1943/1988, cit. pp. 211-212. 153 Sulla posizione del PCI cfr, G. Gozzini, R. Martinelli, Storia del PCI, cit. pp. 145-147; sulla DC cfr, A. Giovagnoli, Il partito italiano, cit. pp. 52-53. 154 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1949, fascicolo unico, foglio n. 37. 155 Ibidem. 61 quei comuni dove, a causa degli incidenti seguiti all’attentato a Togliatti, le giunte di sinistra sono state sciolte dal Prefetto Mastrobuono. Ad Ischia di Castro, comune su cui si estende la proprietà Torlonia e dove, quindi, il movimento contadino è forte, il sindaco comunista è arrestato per peculato e malversazioni156. A questo proposito, il 16 giugno 1948, l’Unità, in un articolo dedicato alla situazione nella provincia di Viterbo aveva titolato: “La Prefettura e il vescovado all’assalto delle amministrazioni democratiche”157. Il 24 aprile 1949 si vota a Civita Castellana dove la mobilitazione elettorale è così intensa che anche Togliatti tiene un pubblico comizio sulla piazza principale del paese. L’Unione Popolare (PCI, PSI e indipendenti democratici) conquista 16 seggi su 20, ottiene cioè alle urne il 55% dei consensi, vale a dire 3.313 voti. La lista cosiddetta degli Indipendenti, ma in realtà composta dalla DC, dal PSLI e dall’MSI occupa 4 seggi della giunta comunale avendo raggiunto i 2.349 voti. Il PRI conquista 175 consensi. E’ rieletta l’amministrazione comunale sciolta dal Prefetto: sindaco è il senatore Enrico Minio che conquista 3.352 voti, vale a dire 39 in più della sua stessa lista158. Di segno opposto le elezioni municipali che il 6 maggio 1949 si svolgono a Fabbrica di Roma. Qui la lista denominata Concentrazione (composta da candidati DC, PSLI, indipendenti e significativamente MSI) guadagna 16 seggi, la lista di coalizione tra comunisti e socialisti 4. La situazione risulta così ribaltata rispetto alle amministrative 156 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, busta n. 20, C. A. 1947-1948, Relazioni dei Prefetti. Province da Sassari a Viterbo. 157 La Prefettura e il vescovado all’assalto delle amministrazioni democratiche in L’Unità, 16 giugno 1948. 158 Val d’Aosta e Civita Castellana in Mondo operaio, 30 aprile 1949, n. 22, p.4. 62 del 1946, quando le urne avevano decretato la vittoria dei partiti di sinistra159. Il comune che più di ogni altro risente delle decisioni dell’autorità prefettizia è quello di Soriano nel Cimino. Qui già nel 1948, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche il sindaco Settimio David è stato sospeso dagli incarichi amministrativi per aver interrotto il comizio dell’avvocato democristiano Achille Battaglia160, e in occasione delle amministrative del 3 aprile 1949 vince la lista capeggiata dalla DC. Ad aggravare la posizione del PCI sopraggiunge l’intreccio tra le vicende del centro posto alle pendici dei Cimini e quelle internazionali, e più precisamente con la vicenda della rottura tra Stalin e Tito161. Il segretario di sezione PCI Domenico David, nipote di Settimio, esprime sin da subito il suo dissenso, dettato più che da motivi politici, dall’ amicizia allacciata dai dirigenti locali con alcuni membri della ambasciata jugoslava durante il loro soggiorno a Soriano. Rapporti mantenuti anche dopo l’espulsione dal Cominform. Perciò a Roma, in casa dell’addetto stampa De Franceski (che diverrà capo del servizio di Radio Belgrado), vengono organizzati degli incontri tra rappresentanti della sezione del PCI di Soriano e funzionari jugoslavi. E in queste occasioni De Franceski critica l’atteggiamento del PCI in merito alle occupazioni di terra: a suo parere unica preoccupazione del Partito 159 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 34, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Maggio 1949, fascicolo unico, foglio n. 36. 160 G. Zolla, 30 Anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino (1936- 1966), Tip. La Commerciale, Soriano nel Cimino 1972, p. 63. 161 Dalla seconda metà del 1947, si inasprisce la rivalità tra la Jugoslavia e l’URSS. La natura dello scontro va ben al di là delle motivazioni ideologiche: Stalin vuole sconfiggere ogni alternativa alla sua egemonia e al suo “modello” comunista. Togliatti, impegnato in prima persona a trovare una soluzione che, senza cancellare l’italianità di Trieste, non scontenti né Tito né Stalin, trova nella rottura tra i due il pretesto per uscire dalla scomoda situazione in cui si trova. A. Agosti, Togliatti, cit. p. 357. 63 sembra essere quella di contenerle sul piano legalitario, frenando così lo slancio e la combattività delle masse. Seguono altri incontri e nascono in alcuni elementi della sezione comunista di Soriano tendenze filo – titine162. A questo punto interviene Marcello Marroni (segretario della federazione provinciale) il quale fornisce varie spiegazioni sulle “deviazioni e il tradimento di Tito”, risponde alle inquadrando i preoccupate fatti nella obiezioni gravità dei compagni della situazione internazionale, alla tremenda possibilità di un conflitto e giustifica il mancato incremento dello sviluppo industriale di alcuni paesi socialisti, come la Cecoslovacchia, con il fatto di essere geograficamente più esposti ad un eventuale attacco163. Da questo momento passano mesi. Inaspettatamente, il 16 marzo 1950, la cronaca laziale de “l’Unità” riporta un trafilett: “i signori rag. Domenico David e Settimio David, della sezione di Soriano nel Cimino, sono stati espulsi dal PCI per tradimento”164. In un corsivo, sotto il trafiletto, si dichiara che i due militanti non ricoprono cariche all’interno del partito e che i lavoratori di Soriano sapevano e seguivano da molto tempo la mente di questi traditori, più oltre si commenta che dopo l’espulsione di questi traditori fascisti italiani e jugoslavi, i lavoratori sorianesi, raggiungeranno quelle vittorie che non hanno finora potuto conseguire a causa di questi messeri. La repentina e drastica decisione scaturisce da un motivo banale: Settimio David, durante una gita a Soriano dell’ambasciatore jugoslavo, ha l’idea di proporre di portare a Belgrado, il primo maggio, la banda musicale cittadina di cui è il capobanda e animatore. La notizia 162 G. Zolla, 30 Anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino (1936- 1966), cit. p. 78-82. 163 Ibidem. 164 L’Unità, 16 marzo 1950. 64 viene pubblicata dal “Messaggero”, e in 24 ore, la passione musicale si trasforma in tradimento politico. Dopo varie riunioni tra i dirigenti locali di federazione, si ottiene l’annullamento dell’espulsione, tramutata in sospensione di 6 mesi per Settimio David e di un anno per Domenico David, alla condizione che essi sottoscrivano una dichiarazione di condanna della politica di Tito. I David non accettano provocando la conferma dell’espulsione165. In questo quadro ancora fluido, segnato dalla contraddittorietà dei risultati elettorali amministrativi e dall’intreccio tra vicende locali e questioni internazionali gli scioperi, così come le occupazioni della terra, non cessano e talvolta riescono a ottenere successi anche per la scarsa unità che c’è nel comportamento dei proprietari terrieri. A Tarquinia, nel giugno 1949, un gruppo di proprietari, impressionati per l’adesione abbastanza compatta dei braccianti ad uno sciopero indetto dalla Confederterra, si affrettano ad accogliere le richieste avanzate, nonostante la linea intransigente adottata dalla Confagricoltura e la protezione assicurata dalle forze dell’ordine ai braccianti che, non avendo aderito alla manifestazione, si recano regolarmente al lavoro166. Le occupazioni della fine del 1949 sono massicce: 6.000 braccianti e contadini poveri invadono 4.000 ettari nei comuni di Arlena di Castro, Canepina, Caprarola, Vasanello e nei pressi del Lago di Vico167. A Nepi la Celere attua 27 fermi: 165 tra questi, Mariottini, il G. Zolla, 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino (1936-1966)cit. pp. 78-82. 166 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 30, cartella Questione terriera. Comuni da Monteromano a Vasanello, fascicolo unico, foglio n. 112. 167 Ibidem. 65 vicesegretario socialista della Camera del Lavoro provinciale, il segretario amministrativo del PCI e il segretario organizzativo della FGCI 168. Oltre alle occupazioni, i lavoratori si avvalgono di altre manifestazioni di protesta. Singolari sono quelle che si potrebbero definire “scioperi alla rovescia”: nel marzo 1950 gruppi di disoccupati compiono a Viterbo lavori di sterro sull’area di edifici bombardati nella zona di Porta Romana169 e a Tuscania effettuano lavori agricoli170 . La tensione tra le parti sociali risulta di ampiezza tale che sempre a Tuscania le forze dell’ordine si trovano davanti ad una situazione insolita: Don Giulio Martelli, ispirandosi all’azione dei prelati siculi e pugliesi, pur non partecipando materialmente alle occupazioni, approva le invasioni dei contadini poiché, per ottenere le concessioni desiderate, è necessario che agiscano di iniziativa e senza indugio, in modo da mettere il Governo di fronte al fatto compiuto171. Inoltre essendo stata vista la bandiera del comune di Arlena di Castro a Tuscania – secondo le forze di polizia - al progetto di invasione non dovrebbere essere estraneo nemmeno il sindaco di Arlena, il democristiano Rinaldo Caradossi172. Nel dicembre 1949 quindi si hanno le ultime ondate di occupazioni ispirate da rivendicazioni politiche. Con l’approvazione della “riforma stralcio” infatti, PCI, PSI e le rispettive organizzazioni sindacali continueranno ad 168 L’attacco al latifondo: in tutto il Lazio. 6.000 braccianti occupano 400 ettari nel viterbese in L’unità, 13 dicembre 1949. 169 Nella primavera del 1944 bombardamenti alleati colpiscono il centro storico di Viterbo. In particolare, risultano rase al suolo i quartieri Porta Romana e Porta della Verità. Viterbo, rappresenta un importante nodo ferroviario sulla “linea gotica”, cfr. E. Segatori, Viterbo innocente o colpevole, Sottovoce, Viterbo 1985. 170 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1952, fascicolo 1, foglio n. 52. 171 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 30, cartella Questione terriera. Comuni da Monteromano a Vasanello, fascicolo unico, foglio n. 52. 172 Ibidem . 66 incitare i contadini ad occupare le terre, ma più a scopo dimostrativo che per lotta politica. Con l’istituzione dell’Ente Maremma Paolo Bonomi si insinua anche in quei centri ove le invasioni erano state più accese, il sogno di diventare piccolo proprietario si impossesserà anche del militante PCI più fervido. Sin dal 1948 il Prefetto annota che, con l’intensificarsi delle attività delle ACLI, in molti comuni si sono costituite cooperative agricole caratterizzate dalla indiscriminata ammissione dei soci che, in molti casi, sono estranei alle attività agricole173. Già alla fine del 1949, il prefetto in una sua relazione, pur sottovalutando l’effettiva fame di terra di alcuni contadini, predice quello che avverrà con l’istituzione dell’Ente Maremma: “[…] Sgomberato il terreno dalle montature politiche e tenuto conto che se uno stato di disagio esiste nella provincia, questo non è determinato dalla cosiddetta questione terriera, ma dallo stato di disoccupazione derivante dalla sospensione dei lavori agricoli (migliorie, bonifiche,appoderamenti) determinata dal disorientamento del proprietario per la preannunziata riforma agraria […]”174. Spettatore dell’indecisione della compagine governativa sul da farsi per risolvere la fame di terra dei contadini italiani, Giuseppe Di Vittorio, segretario della CGIL, durante la Conferenza economica nazionale del suo sindacato che si svolge a Roma dal 18 al 20 febbraio 1950, espone le linee fondamentali di un Piano del Lavoro. 173 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1949, busta n. 74, Agitazioni, Province da Venezia a Viterbo. 174 Ibidem. 67 Ispirato dichiaratamente ad un orientamento produttivistico, il Piano rappresenta il tentativo più organico da parte dei partiti di sinistra di proporre una politica economica alternativa a quella del governo175. Obiettivi del Piano sono il sostegno all’occupazione, l’allargamento del mercato interno e il superamento degli squilibri territoriali attraverso la produzione di energia elettrica, lo sviluppo delle opere pubbliche, le bonifiche e la trasformazione fondiaria 176. Togliatti mantiene le distanze nei confronti di questa iniziativa e, in un intervento in Direzione del 23 Febbraio, esclama: “[…] Una volta trovati i soldi, chi li spenderà, nell’interesse di chi? […] Metto in guardia contro l’opinione della realizzabilità delle nostre proposte che noi facciamo […] Non creare illusioni, né nelle masse, né per noi. Il Piano ci dà un complesso di soluzioni transitorie, di parole d’ordine…Il Piano deve servire come passaggio dall’economico al politico […]” 177. Togliatti giudica il Piano del Lavoro come un potente mezzo di mobilitazione di massa, il cui sbocco non può che essere l’abbattimento del nuovo governo178. La proposta di Di Vittorio prevede che lo Stato lasci al proprietario terriero latifondista parte della sua proprietà corrispondente al valore dell’intera estensione prima dei lavori di bonifica e delle opere irrigue, mentre la parte restante verrebbe data in enfiteusi ai contadini, incaricati di versare il canone ad un Ente nazionale composto da rappresentanti di tutte le forze politiche. Nella relazione 175 A. Agosti, Togliatti, cit. p. 378. Ibidem. 177 Ibidem. 178 Ivi, p. 379. 176 68 dell’ingegner Gramigna, collaboratore di Di Vittorio ed esperto di pianificazione agricola, la bonifica viene infatti vista come opportunità di lavoro offerta ai disoccupati e sottoccupati agricoli, mentre le trasformazioni fondiarie si attuerebbero inizialmente sotto forma di opere pubbliche in grado di sollecitare i privati ad eseguire i loro programmi di ristrutturazione fondiaria 179. Il progetto rileva inoltre la necessità di realizzare una rete stradale interaziendale e opere irrigue, nonché di adottare metodi razionali di sistemazione del suolo. Per quanto riguarda la forma di insediamento dei contadini al suolo, si esprime infine la preferenza per la casa sparsa 180. III.3 La “legge stralcio” Nonostante la discussione sia in Parlamento che nelle sedi partitiche o sindacali di proposte di legge per una giusta riforma agraria, la situazione nelle campagne italiane rimane così tesa che la DC è costretta a velocizzare i tempi per una definitiva risoluzione della questione sociale. Il Ministro dell’Agricoltura Antonio Segni cerca di placare il malcontento contadino con l’approvazione, l’11 aprile 1950 del D.d.L n. 977 che prevede l’istituzione di appositi enti e di un ufficio centrale per la riforma fondiaria. E’ il podromo della riforma. Il 24 e il 25 giugno la DC tiene a Viterbo il primo 179 Istituto A. Cervi, Azioni sociali nelle campagne ed evoluzione del diritto agrario (cronologia 1943-197), G. Esposito (a cura), Edizioni Labirinto, 1989, V. 2, p. 19. 180 Ivi, p. 57. 69 congresso tecnico sulla riforma fondiaria nella Maremma Tosco- Laziale 181. Finalmente nell’autunno del 1950, dopo 6 anni dai provvedimenti Gullo, i primi provvedimenti cioè che avevano mirato a scardinare l’assetto socio-economico delle campagne italiane, il governo De Gasperi con il D.d.L. del 21 ottobre n. 841, vara la legge (cosiddetta poiché essa viene “stralcio” concepita come un’anticipazione di una riforma generale, mai avvenuta) estesa su sette comprensori: Delta Padano, Fucino, Campania, Puglia-Lucania-Molise, Calabria e Sardegna. Zona soggetta alla riforma è anche la Maremma Toscolaziale182. Oltre a costituire solo una parte del progetto iniziale, la legge presenta ulteriori limitazioni: sono infatti esentate dallo scorporo sia le aziende ritenute organiche ed efficienti, sia quelle condotte in forme associative con i lavoratori e provviste di impianti strumentali moderni e centralizzati; inoltre molti proprietari possono evitare l’esproprio dimostrando di volere procedere a massicci interventi di trasformazione su almeno un terzo delle parti possedute ed entro due anni. Durante il dibattito alla Camera per l’approvazione della “legge stralcio” vengono presentate una relazione per la maggioranza (Germani) e tre per la minoranza (Grifone, Capua, Rivera e Scotti Alessandro). In particolare la relazione Grifone (PCI), partendo dal presupposto che la legge non risolve il problema agrario italiano – dato che, su oltre 10 milioni di ettari che costituiscono la grande proprietà, il provvedimento 181 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1950, busta n.91, Lavoratori Agricoli, Province da Venezia a Viterbo. 182 G. Orlando, Le campagne italiane: agro e latifondo, montagna e palude, in Storia d’Italia. Le regioni dall’unità ad oggi. Il Lazio”, A. Caracciolo (a cura), Einaudi, p. 112. 70 legislativo prevede l’esproprio di appena unmilioneduecentosessanta ettari – propone di estendere la portata della legge nel senso di limitare l’estensione della proprietà privata della terra ad un massimo di cento ettari (o cinquanta in particolari condizioni). Concepito da una classe politica moderata, ma non povera di iniziative e intenzionata a disinnescare il potenziale rivoluzionario delle campagne italiane, il provvedimento legislativo punta a ribaltare la classica formula delle alleanze immaginata da Gramsci e Salvemini: non più tra operai del Nord e contadini del Sud, ma tra contadini prevalentemente meridionali, bisognosi di terra, e industriali settentrionali, desiderosi di vendere su quella stessa terra trattori e altri manufatti 183. III.4 L’Ente per la colonizzazione della Maremma Piano concreto di questo progetto e fulcro della riforma sono gli Enti che il Ministero dell’Agricoltura incarica di espropriare le terre per redistribuirle tra i contadini. Nella Tuscia opera l’Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale e del territorio del Fucino, comunemente chiamato Ente Maremma che viene istituito con il D.P.R. n. 66 del 7 febbraio 1951. Con la legge del 9 agosto 1954, viene poi creato un Ente autonomo per il Fucino. L’Ente Maremma assolve due compiti: quello della bonifica e quello della riforma fondiaria. Per la bonifica, l’Ente agisce su un territorio di 770.000 ettari184. 183 C. Barberis, Le campagne italiane dall’Ottocento ad oggi, cit. p. 480. 184 Ente Maremma, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo agricolo, Grosseto 1989, p. 79. 71 I centri di colonizzazione della provincia di Viterbo sono 5, comprendenti ventiquattro comuni: Canino (Farnese, Valentano, Cellere, Ischia di Castro, Capodimonte) per un totale di 7.225 ettari espropriati; il centro di Capranica (Viterbo, Sutri, Vetralla, Bieda, Bassano, Veiano) con 4.670 ettari espropriati; centro di Montalto con 5.240 ettari; centro di Tarquinia (con i comuni di Tarquinia e Tuscania) con 6.111 ettari espropriati; infine il centro di colonizzazione di Tuscania comprendente il comune medesimo oltre a quelli di Viterbo, Marta, Arlena di Castro e Vetralla con 5.446 ettari espropriati185. La legge “stralcio” non prevede l’obbligo della denuncia dei beni terrieri posseduti dai proprietari soggetti ad esproprio. Inoltre a complicare ulteriormente l’esecuzione della legge nei comprensori di Riforma risultano ancora vigenti nel 1951, oltre al Nuovo Catasto, il Catasto Leopoldino e quello Pontificio186. In ogni caso, il totale degli espropri progettati risulta di ettari 177.458187. I terreni assegnati si dividono in quote e poderi. Le quote sono “spezzoni” di terra, di una superficie che può variare tra i 2 e i 4 ettari, situati non lontani dal centro abitato la cui funzione è di integrare il reddito degli assegnatari188. I poderi presentano invece un’estensione che varia tra gli 8 e i 14 ettari, sono dotati di casa, stalla, pollaio, e porcile, sono proporzionali ai bisogni di reddito e alla capacità di lavoro della famiglia contadina189. 185 Ivi, p. 94. Ivi, p. 88. 187 Ibidem. 188 G. Medici, Il contratto con i contadini, Grosseto 1952. 189 Ibidem. 186 72 Mentre nella Maremma toscana la forma che prevale è quella poderale, nella Maremma romana e viterbese dominano le quote190. Se il prezzo medio per ettaro del terreno concesso è di 100.000 lire, il primo anno gli assegnatari pagano allo Stato 1.900 lire, il secondo anno 2.000, dal terzo sino al 30° poco meno di 6.000 lire per ettaro191. Nodo fondamentale della riforma è l’ammodernamento tecnico: trattori, concimi chimici, semi di alta qualità genetica oltre a corsi serali di istruzione tecnica vengono forniti agli assegnatari dall’Ente192. Un altro importante obiettivo è la sostituzione del bestiame da lavoro con bestiame da reddito, ovvero destinato alla macellazione e al commercio della carne sul mercato. A tal scopo la riforma si propone di fornire ai contadini i mezzi di trasporto, necessari per i collegamenti dal luogo di residenza al luogo di lavoro, nonché stalle per i vitelli e l’anticipo dei mangimi, onde aumentare la produzione foraggiera. Anche i miglioramenti fondiari sono pagati come la terra in 30 anni193. I requisiti di legge per la scelta degli assegnatari sono la qualifica di lavoratore manuale della terra da accertarsi dagli Ispettorati Agrari Provinciali competenti per il territorio, e la mancanza o insufficienza proprietaria di beni rustici rispetto alla capacità lavorativa della famiglia contadina194. Le assegnazioni avvengono per sorteggio tra gli aventi diritto (nei fatti saranno favoriti gli iscritti alle cooperative bianche), mediante contratto di vendita con pagamento rateale del prezzo in 30 anni al tasso dell’1% e 190 Ente Maremma, La riforma agraria in Maremma, ex libris, Grosseto 1953, p. 14. 191 G. Medici, Il contratto con i contadini, Grosseto, 1952. 192 Ente Maremma, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo agricolo, Grosseto 1989, pp.89-101. 193 Ibidem. 194 Ivi, p. 100. 73 con riservato dominio a favore dell’Ente sino all’integrale riscatto195. Il 2 dicembre 1951 un centinaio di operai agricoli di Cerveteri, nei pressi di Roma, ricevono i certificati di assegnazione Maremma 196 delle terre espropriate dall’Ente . E’ il primo atto ufficiale. Partecipano il Ministro dell’Agricoltura e Foreste Amintore Fanfani, una folta delegazione di alte personalità della FAO, e il Presidente dell’Ente di Riforma, Sen. Giuseppe Medici 197. Il 23 dicembre 1951, a Castiglion della Pescaia vengono distribuiti ai contadini i primi 350 ettari di terra198. Amintore Fanfani, giunto in Maremma, rimane irritato da alcune proteste e defezioni da parte dei futuri assegnatari, soprattutto dagli ex mezzadri che diffidano delle clausole contrattuali riguardanti l’acquisizione della terra199. I nuovi assegnatari definiscono in particolare una norma “capestro” quelle clausule del contratto che prevedono un periodo di prova triennale200. In questo momento, PCI e PSI cercano di cavalcare il malcontento suscitato nei contadini non solo dalla norma legislativa in senso stretto, ma anche dalla sua attuazione visto che sovente l’Ente opera discriminazioni nelle assegnazioni ai danni dei lavoratori militanti nei partiti di sinistra tanto che i contadini cominciano a chiamare l’Ente Maremma Ente Merenda201. I contadini, non avendo sovente smesso di diffidare del vecchio padrone, si dividono tra coloro che temono la 195 Ivi, p. 91. Ivi, p. 100. 197 Ibidem. 198 Ivi, p. 101. 199 Ibidem. 200 Ibidem. 201 Ivi, p. 112. 196 74 sottrazione della terra alla fine del triennio, e coloro che, al contrario, si schierano apertamente dalla parte di chi sembra intenzionato ad avverare il sogno secolare di diventare proprietari202. Ed è proprio facendo leva su queste divisioni che repubblicani, democristiani e socialdemocratici di Castiglion della Pescaia si riuniscono per prendere in esame la situazione creatasi a seguito del rifiuto di alcuni assegnatari di firmare i contratti203. In una nota inviata al Ministro dell’Agricoltura, premono affinchè si considerino rinunciatari e, quindi, decaduti da ogni diritto, i contadini che si sono rifiutati di addivenire alla stipulazione del contratto notarile,autorizzando l’assegnazione immediata, ad altri lavoratori bisognosi della terra che si è resa disponibile204. Questa richiesta rappresenta un’esplicito attacco al PCI e al PSI che, come detto, se giuridicamente si oppongono al testo della Riforma, sul piano concreto si adoperano affinchè i loro iscritti non siano esclusi dalle assegnazioni. La trasformazione del mercato del lavoro operato dall’Ente rende difficile impostare nel Lazio la lotta per l’imponibile di manodopera e spinge la Federbraccianti – il sindacato più influente tra i lavoratori agricoli dipendenti – a promuovere vertenze e lotte soprattutto per difendere e migliorare i salari, per far avanzare gli istituti contrattuali, per ottenere un’assistenza e dei servizi sociali adeguati, per affermare il diritto alla presenza del 202 Ibidem. Ivi, p. 102. 204 Ente Maremma, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo agricolo, cit. pp.112-113. 203 75 sindacato nell’azienda, per la corretta gestione del collocamento205. Il mutamento nel mercato del lavoro agricolo porta tra i lavoratori dipendenti alla costituzione, sostanzialmente, di due fasce: i salariati fissi, soprattutto delle grandi aziende, tra i quali la meccanizzazione, l’incremento della zootecnia e delle colture specializzate conducono al progressivo elevamento della qualificazione professionale e per i quali in certi momenti si raggiunge la piena occupazione; i braccianti veri e propri, a volte figure sociali miste, con forte presenza femminile, che crescono di numero ma che ogni anno lavorano per un numero di giornate pro-capite decrescente, impiegati in lavori stagionali non solo nelle grandi aziende ma anche nelle piccole e medie, investite anch’esse da un processo di mutamento sociale206. Nella scelta della tipologia insediativa dei nuovi appoderamenti è data la preferenza alla struttura sparsa, riproponendo anche dal punto di vista ideologico e politico, le motivazioni che avevano guidato l’ONC nell’anteguerra al tempo delle bonifche fasciste207. Si tenta di minimizzare il problema dell’insediamento dei contadini sostenendo che, data la piccola estensione dei lotti poderali assegnati, anche se ciascuna casa fosse stata collocata al centro del proprio podere, non sarebbe mai stata più lontana di 330 – 340 metri dalla casa vicina208. Al 31 gennaio 1953, gli espropri in tutta la Maremma ammontano a 166.763 ettari, se a questa cifra aggiungiamo la metà dei terreni del “Terzo Residuo”, la superficie totale 205 C. Brezzi, C.F. Casula, A. Parisella, Continuità e mutamento. Classi, economie e culture a Roma e nel Lazio, Teti Editore 1981, pp. 98-99. 206 Ibidem. 207 Ivi, p. 23. 208 Ibidem. 76 dei terreni effettivamente assegnati risulta essere di 179.148 ettari 209. 209 Ente Maremma, La riforma agraria in Maremma, cit. p. 10. 77 IV Dopo la legge “stralcio” IV.1 Questione terriera 1951 Non appena la Gazzetta Ufficiale pubblica il provvedimento legislativo che consente la creazione di un Ente preposto allo scorporo e alla redistribuzione dei latifondi della Maremma Tosco-Laziale, la DC organizza nella Tuscia vari convegni di studio per l’attuazione della riforma fondiaria. Il 5 febbraio a La Quercia, l’onorevole Dossetti afferma che le azioni parlamentari e giuridiche che sfoceranno nell’assegnazione della terra ai contadini rappresentano solo un preambolo alla riforma210. Negli stessi giorni, anche il Movimento Nazionale per la difesa dell’Agricoltura, emanazione del Movimento Sociale Italiano e del Partito Monarchico, convoca un altro seminario a Viterbo. Gli oratori, il Conte Cancelli e il Dottor Nardi, confermano la loro ostilità ai provvedimenti economici governativi i quali, a loro giudizio, oltre ad essere dannosi per gli interessi nazionali, esaspererebbero anche il dualismo tra datori di lavoro e lavoratori agricoli, 210 Istituto A. Cervi, Azioni sociali nelle campagne italiane ed evoluzione del diritto agrario (Cronologia 1943-1971), G. Esposito (a cura), Edizioni Labirinto 1989, V. 2, p. 111. 78 pregiudicando la risoluzione del problema della disoccupazione211. A marzo, affittuari e coltivatori diretti costituiscono l’Associazione Autonoma affittuari e coltivatori diretti con l’obiettivo di difendere la piccola proprietà contadina. “[…] La categoria - sostiene l’Unità - si sente ormai abbandonata da Bonomi, il quale non solo mira a salvaguardare la grande proprietà latifondista, ma riversa, in tal modo, sulla piccola e media proprietà il peso fiscale […]” 212. Le occupazioni riacquistano vigore nella seconda metà di luglio. I partiti di sinistra riprendono infatti l’iniziativa per indurre l’Ente preposto dalla riforma a sveltire le procedure di distribuzione dei terreni espropriati. Ed in questo clima di rinnovata tensione ad Orte, il 19 viene arrestato Romeo Liverani, dirigente sindacale della Federterra 213 . Una commissione formata da tutte le correnti sindacali locali, da un gruppo di consiglieri comunali (l’Amministrazione è di sinistra) e, insolitamente, dal segretario della sezione DC, si reca in caserma per protestare contro l’arresto arbitrario del sindacalista, mentre i mezzadri continuano a trattenere quote del prodotto in conto del risarcimento per il pagamento dei contributi unificati attribuiti loro 214 illegalmente loro dagli agrari . 211 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 28, PCI, Province da Sassari a Viterbo. 212 Affittuari e coltivatori diretti costituiscono l’associazione autonoma in l’Unità, 16 marzo 1951. 213 Successi dei mezzadri in lotta per l’equa ripartizione dei prodotti in l’Unità, 20 luglio 1951. 214 Ibidem. 79 Il giorno seguente, durante uno sciopero generale a Canino la polizia, violando la legge, arresta con l’accusa di disobbedienza alle leggi e resistenza alla forza pubblica Luigi Tavani, segretario Consigliere provinciale 215 della Federbraccianti e . Tavani era intervenuto per l’applicazione di una disposizione di legge (n. 142 del 24 aprile 1946) che esonerava i mezzadri dal pagamento dei contributi unificati216. A Civita Castellana è imminente lo sciopero degli operai in appoggio ai contadini in lotta217. Il numero dell’Avanti del 22 luglio 1951 mette in risalto le lotte che i mezzadri e i contadini del viterbese attuano dai primi di luglio. I mezzadri chiedono l’applicazione della legge sulla tregua mezzadrile, il rimborso dei contributi unificati e l’abolizione delle regalie218. I braccianti delle cooperative reclamano il 30% del premio di coltivazione, i braccianti occasionali lottano per un nuovo contratto di lavoro219. Gli agrari accusano a loro volta PCI e PSI di “istigazione all’odio di classe” e “istigazione a delinquere”220. In definitiva, gli arresti del luglio 1951 colpiscono Barbera, segretario socialista della Camera Confederale del lavoro, Luigi Tavani, segretario della Federbraccianti e Liverani, dirigente sindacale comunista. Vista la gravità della situazione, gli onorevoli Lizzadri e Natoli si recano dal prefetto di Viterbo per 215 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79, Lavoratori Agricoli, Province da Roma a Viterbo. 216 Arrestato e denunciato il segretario della Federbraccianti in Il Popolo d’Italia, 25 luglio1951. 217 I contadini di Viterbo rintuzzano rappresaglie feudali agli agrari in l’Unità, 21 luglio 1951. 218 Ibidem. 219 Ibidem. 220 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79, Lavoratori Agricoli, Province da Roma a Viterbo. 80 convincerlo ad osservare le vigenti disposizioni legislative221. In una riunione a Canino, il 6 agosto 1951, i dirigenti del PCI e del PSI locali pongono all’Ente Maremma un ultimatum: assegnazione delle terre entro il 30 settembre, allo scopo di entrare in possesso della terra in tempo utile per la semina 222. Tra gli ultimi giorni del settembre 1951 e i primi di ottobre dello stesso anno, i contadini occupano le terre soggette allo scorporo dall’Ente Maremma, ma a differenza degli anni precedenti i proprietari non cedono alle richieste dei contadini223. L’Associazione Nazionale degli Agricoltori infatti, consiglia energicamente ai propri iscritti di non partecipare alle trattative e di non accogliere gli inviti del Prefetto. I proprietari delegano all’Ente Maremma tutte le decisioni inerenti le assegnazioni di terre ai contadini224. Con la costituzione dell’Ente Maremma, la tensione sociale nelle campagne diminuisce. In breve l’agitazione si concentra nelle poche aziende moderne dove è più alta la quota dei salariati fissi. I comitati della terra, teoricamente emanazione di tutti i ceti sociali, nati per preparare e seguire la Riforma, sono considerati fallimentari in tutto il Lazio dallo stesso Partito comunista225. Mentre la Coldiretti giganteggia e si consolidano altre strutture cattoliche, cominciano a nascere nuove organizzazioni settoriali collegate ad ambiti di sinistra226 e si leva qualche voce che propone l’unione 221 I contadini non si piegano con le persecuzioni poliziesche in l’Avanti!, 22 luglio 1951. 222 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1951, busta n. 79, Lavoratori Agricoli. Province da Roma a Viterbo. 223 Ibidem. 224 Ibidem. 225 G. Nenci, Realtà contadine, movimenti contadini, cit. pp. 243-249. 226 Ibidem. 81 di associazioni tra categorie simili anche se di tendenze diverse227. Diventa sempre più evidente un obiettivo prima offuscato da quello dell’acquisizione generalizzata della terra: difendere il proprio ruolo di produttori attraverso lo Stato. Perciò, rispetto alla dimensione comunitaria che aveva animato l’azione politica nell’immediato dopoguerra, ora tende a prevalere un atteggiamento più marcatamente individualista. E’ il segno dello smottamento dell’universo sociale tradizionale228. A questo proposito la Questura di Viterbo scrive il 3 giugno 1951, una significativa relazione al Ministero dell’Interno che risulta opportuno citare per esteso229: “[…] il fine che si propongono gli attivisti è quello di creare difficoltà alla politica del governo e di sottrarre le masse all’influenza democristiana, facendo credere che le distribuzioni sono state determinate da partito comunista e non dall’iniziativa governativa. Il 29 settembre, alla cerimonia per l’entrata in posssesso dell’azienda di Musignano, espropriata al Principe Torlonia, pochissimi lavoratori della terra erano presenti. La massa si era astenuta dall’intervenire, ligia agli ordini di astensione alla manifestazione, preventivamente imposti dai dirigenti comunisti. Decine di macchine e attrezzi agricoli, per un valore di oltre 300.000.000 di lire, parcheggiavano nella tenuta di Musignano, ma i lavoratori, che recentemente avevano inneggiato per l’arrivo di un pessimo trattore, donato dai russi ai compagni viterbesi, ostentavano la massima indifferenza 227 Ibidem. Ibidem. 229 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre 1951, fascicolo uno, fogli n. 972-974. 228 82 di fronte alla vistosa imponenza del materiale messo a loro disposizione dal Governo Italiano. La manifestazione di passiva ostilità di Musignano è stato il podromo delle invasioni terriere, attuate nei giorni successivi. Dove si sono verificate invasioni, si è immediatamente provveduto allo sgombero delle terre occupate e si sono operati duecento fermi e una trentina di arresti. Tra gli arrestati figura l’agitatore Petroselli Luigi, esponente del Comitato Provinciale della Terra di Viterbo […]” 230. Intanto al teatro Adriano di Roma, si svolge dal 3 all’8 aprile il VII Congresso nazionale del PCI. L’asimmetria tra politica e organizzazione che caratterizza la storia del PCI, in questo caso assume quasi l’aspetto di contrapposizione231. PCI partito di èlite formato da compagni scelti che agiscono dentro le cellule e le sezioni come vuole Pietro Secchia232 o, PCI partito di massa che difende la Costituzione repubblicana e che lotta contro la guerra233 come vogliono Alicata, Amendola, e lo stesso Togliatti? Con una architettura logica che ricorda da vicino il VII congresso dell’Internazionale e il rapporto che Ercoli vi svolge nel 1935, l’interesse nazionale è raccolto e rilanciato da Togliatti sotto la forma di lotta contro la guerra (nel 1950 inizia il conflitto in Corea, il 38˚ parallelo è il primo campo di battaglia in cui si scontrano USA e 230 Ibidem. G. Gozzini, R. Martinelli, Storia del Partito Italiano, Dall’attentato a Togliatti all’VIII congresso, V. 211. 232 G. Bocca, Togliatti, Milano, 2005, p. 547. 233 G. Gozzini, R. Martinelli, Storia del Partito Italiano. Dall’attentato a Togliatti all’VIII congresso, V. 227. 231 83 Comunista VII, cit. p. Comunista VII, cit.,p. URSS); i blocchi e le resistenze della politica interna sono ricondotti in modo quasi esclusivo alle ingerenze esterne di un imperialismo straniero234. Gli interventi di Secchia e Longo invece, rimarcano la tesi leninista dell’inevitabile scontro tra paesi capitalistici; insistendo per il rafforzamento ideologico dei quadri, il loro progetto mira a tenere vivo il sentimento rivoluzionario delle masse per non restare impreparati quando finalmente il proletariato instaurerà la dittatura rivoluzionaria di cui sarà allo stessao tempo artefice e protagonista. Per le forze di Pubblica Sicurezza gli uomini che nella Tuscia agiscono secondo la linea di Longo e Secchia sono guidati da Dante Vitali, sindaco comunista di Acquapendente, soprannominato il generale per il suo forte ascendente tra le masse235. Il Questore riferisce che il Vitali, nell’assolvere la temuta carica di Commissario del Popolo provinciale, dovrebbe essere affiancato dal presidente dell’ANPI Alfonso Bartoli, capitano dei bersaglieri in congedo236. La prova del progetto eversivo del generale è fornito – secondo le autorità militari - dalla sua permanenza per alcuni mesi ad Alessandria (per la Questura si è occupato dell’organizzazione militare della locale sezione del PCI), e la sua presenza nei primi di agosto del 1951 ad una riunione a Roma presieduta da Pajetta237. E’ nel centro di Tarquinia che la polizia individua gli elementi più pericolosi: Carmine de Simone, uomo di fiducia del defunto deputato Emanuelli, capo aggiunto della locale stazione ferroviaria, che pur non svolgendo nessuna attività politica e pur in possesso della tessera 234 Ibidem. Ibidem. 236 Ibidem. 237 Ibidem. 235 84 ACLI, è visto come elemento così temibile da essere iscritto al CPC238. La polizia chiede l’iscrizione al CPC anche di Andrea Di Marcantonio, presidente dei partigiani di Tarquinia, ritenuto pericoloso per via della sua partecipazione alle truppe partigiane di Tito durante la II guerra mondiale239. Il Di Marcantonio, secondo le analisi della Questura, ha frequenti contatti con il direttore dell’ufficio telegrafico Sigismondo Battiati, definito nel peculiare linguaggio del Questore socialista estremista240. La giunta comunale formata da PCI-PSI e la presenza di militanti di sinistra dipendenti di ferrovie e telegrafo, sono insomma tutti elementi che fanno del centro etrusco, a giudizio delle forze d’ordine, un temibile centro rivoluzionario. IV.2 Le elezioni amministrative viterbesi del 1951/1952 Questa accresciuta vigilanza da parte delle forze di Pubblica Sicurezza non è casuale. Oltre ad assecondare sul piano nazionale la linee generali di indirizzo elaborate dal Ministro dell’Interno Scelba, esprime a livello locale l’incertezza diffusa nella provincia in seguito alla Riforma Agraria: gli equilibri economico-sociali della zona sono nel pieno di un profondo processo di trasformazione, ma risulta ancora difficile coglierne gli effetti sul piano politico. L’Ente Maremma sta trasformando mezzadri e braccianti in piccoli proprietari: attraverso la Coldiretti la DC si insinua così tra la base elettorale delle forze di sinistra. Sicchè comunisti e socialisti da un lato accusano 238 Ibidem. Ibidem. 240 Ibidem. 239 85 l’Ente Maremma di ostruzionismo nell’attuazione della riforma “stralcio”, dall’altro cercano di svalutarne la portata e sottolineano le inadempienze della legge al fine di mantenere vive le rivendicazioni dei contadini241. A livello elettorale però, le conseguenze dell’approvazione della “riforma stralcio” non sono ancora chiare né alla maggioranza governativa né ai partiti di opposizione di sinistra. Gli scrutini del 1951 e del 1952 costituiscono perciò un importante test, soprattutto per la DC, preoccupata per gli esiti di una riforma che, per dirla con le parole di De Gasperi solleva contro di lui gli agrari senza guadargnargli i contadini242. Le tornate elettorali amministrative del 1951, sono inoltre le prime in cui si applica la formula dell’apparentamento, ovvero l’accordo tra due o più partiti senza che né l’uno, né l’altro potesse perdere la propria autonomia pur presentandosi uniti all’elettorato. Questa formula garantisce a chi fa parte dell’apparentamento di partecipare alla maggioranza 243. Tutta la fase preparatoria è dominata dalla polemica relativa alle elezioni per il consiglio comunale di Roma. Papa Pio XII e buona parte della Curia sono molto allarmati all’ipotesi che in Campidoglio possa insediarsi una giunta di sinistra. Viene perciò data carta bianca al cosiddetto “partito romano” e alla componente geddiana dell’AC per puntare ad un blocco tra la DC e le destre che garantisca la conquista del comune capitolino; un’operazione che, per il coinvolgimento del vecchio Don 241 242 Ibidem. E. Bernardi, La riforma agrariain Italia e gli Stati uniti, cit. p. 341. 243 M. S. Piretti, Le elezioni politiche in Italia dal 1948 ad oggi, Laterza, Roma, 1996. 86 Luigi Sturzo, passa alla storia come “operazione Sturzo”244. De Gasperi si oppone a questo progetto perché rimane convinto che negli anni ’20, l’atteggiamento acquiescente della Santa Sede verso Mussolini sia stato uno dei motivi fondamentali del crollo del PPI e dell’ascesa del fascismo 245 . La minaccia di una crisi governativa provocata dai Repubblicani, fa infine fallire il progetto della Santa Sede. Nonostante l’esito sfavorevole, il Partito Romano ha comunque messo in grave difficoltà il segretario della DC e contribuisce in misura determinante a spingerlo sulla via della riforma elettorale e del tramonto traumatico della sua stagione politica246. Alla prova delle urne, a Roma la DC ottiene 39 seggi che, uniti ai 14 dei partiti della coalizione centrista, le danno una confortevole maggioranza nell’ambito degli 80 seggi al comune, anche se in termini di voti la DC da sola ottiene meno voti del blocco di sinistra (285.036 contro 306.803). Il blocco delle destre ha 11 seggi, quello di sinistra 16247. Su questo sfondo, in cui diventano chiare le implicazioni nazionali delle elezioni locali, si svolgono le tornate elettorali amministrative nel viterbese. Gli scrutini per l’elezione del Consiglio comunale del Comune di Viterbo, fissate per il 10 giugno del 1951 registrano una chiara maggioranza per la DC e permettono la conferma alla carica di sindaco del democristiano Felice 244 A. Giovagnoli , Il partito italiano. La Democrazia cristiana dal 1942 al 1999, cit.; Cfr. anche A. Riccardi, Il “partito romano” nel secondo dopoguerra (1945-1954), Morcelliana, Brescia 1983. 245 P. Craveri, De Gasperi, Il Mulino, Bologna 2007. 246 Giovagnoli A., Il partito italiano. La Democrazia cristiana dal 1942 al 1999, cit. e, cfr. le acute osservazioni contenute in G. Gozzini, R. Martinelli, Storia del Partito Comunista Italiano, V. VII, Dall’attentato a Togliatti all’VIII congresso, Einaudi, Torino 1989, p. 247. 247 P. Pombeni, I partiti politici e la Repubblica dal 1948 al 1963, in Storia d’Italia, la Repubblica, G. Sabbatucci e V. Vidotto (a cura), Editori Laterza, Roma 1997, p.156. 87 Mignone248. Già eletto primo cittadino nelle prime elezioni del secondo dopoguerra, il 7 aprile 1946, Mignone rimane in carica sino alla scadenza del secondo mandato nel giugno 1956. Ed è in questa fase che, risolte le piu urgenti necessità, egli si dedica alla definizione di programmi di piu ampio respiro. Per questo decennio di attività, è ricordato come il “sindaco costruttore”, avendo riedificato il centro storico di Viterbo bombardato dagli angloamericani. Il Consiglio comunale scaturito dalle elezioni del 10 giugno risulta così composto: 22 seggi appartengono alla DC, 4 seggi al PCI, l’MSI conquista 3 poltrone, la lista “Frazioni e contadini”, legata al PCI conquista 3 seggi, il PSI altri 3, la lista formata da PLI, PRI e PSDI insieme, ottiene 4 seggi. Il Partito monarchico è presente in Consiglio con un seggio249. Ben diverso, il medesimo giorno, l’esito delle elezioni che si svolgono a Montefiascone, ove le sinistre – come riferisce compiaciuta la federazione comunista -, hanno vinto con 2.939 voti contro i 2.937 del blocco clericale e i 1.174 dei monarchico – missini 250 e a Civitella d’Agliano. In quest’ultimo centro, è eletto sindaco il comunista Angelo La Bella. Il Prefetto stesso, preoccupato dell’attività che La Bella svolge tra i contadini, attività che gli hanno peraltro procurato alcune condanne, cerca senza successo di indurre l’attivista comunista a rifiutare l’incarico di Sindaco e di consigliere comunale251. 248 C. Oliva, Viterbo negli anni della ricostruzione (1946-1956), Dottorato di ricerca presso la Libera Università della Tuscia. Ringrazio sentitamente C. Oliva per avermi fornito i dati e concesso in lettura il dattiloscritto inedito della tesi. 249 Ibidem. 250 A. P. C. I., busta 0339, Regioni e province, fascicolo 0820, foglio n. 4. 251 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, busta n. 18, Elezioni amministrative, Province da Gorizia a Viterbo. 88 Sempre il 10 Giugno 1951, gli abitanti della Tuscia si recano alle urne per eleggere il I Consiglio provinciale. Viterbo era divenuta provincia nel 1927; prima di questa data era una Sottoprefettura della Prefettura di Roma 252. La provincia dal 1944 è retta da una Deputazione di nomina prefettizia253. Ferdinando Micara, dopo aver svolto per due mesi le mansioni di Commissario Straordinario subito dopo l’arrivo ininterrottamente delle Presidente truppe delle due alleate, è deputazioni nominate rispettivamente il 29 settembre 1944 e l’8 novembre 1948254. Le amministrative del 1951 vedono vincitori con 60.975 voti i partiti si sinistra che costituiscono la giunta sotto la Presidenza del comunista Leto Morvidi255. La DC ottiene 48.351 voti. Nella fase di formazione delle liste, la DC conduce trattative con il MSI per la presentazione di candidati comuni. L’intento del partito di De Gasperi è quello di far confluire tutto l’elettorato di destra verso la DC. Ma l’MSI all’ultimo momento si presenta con candidati propri. La campagna elettorale per le prime elezioni provinciali nella Tuscia è densa di appuntamenti. 252 Con la proclamazione di Roma capitale, le quattro delegazioni di Viterbo, Civitavecchia, Velletri e Frosinone, insieme alla Comarca, ripresero la denominazione napoleonica di circondari, tutti riuniti nella Provincia di Roma; contemporaneamente fu riassunto il nome Lazio, a designare questa volta l’intera provincia, compresi i territori a nord del Tevere. Tale assetto amministrativo rimase in vigore fino al 1927, quando l’unica provincia laziale fu suddivisa nelle quattro province di Roma, Viterbo, Frosinone e Rieti; nel 1934 fu aggiunta ad esse Littoria (Latina dal 9 aprile 1945). I confini furono modificati nel 1923, con l’aggregazione del circondario di Rieti sottratto all’Umbria, e nel 1927, quando, soppressa la provincia di Caserta, una parte dei suoi comuni andarono a integrare la neocostituita provincia di Frosinone. Touring Club Italiano, Guida d’Italia. Lazio, Milano 1981. 253 A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3407, Elezioni politiche. 254 Ibidem. 255 Elezioni provinciali a Viterbo in l’Unità, 17 giugno1951. 89 L’8 aprile Giorgio Almirante parla a Civita Castellana, mentre il Partito Nazionale Monarchico è presente, il 15 e il 18, sulle piazze di Blera e Valentano256. Gli unici incidenti di qualche rilievo si verificano il 7 giugno durante il comizio tenuto in Piazza del Comune, a Viterbo, dall’onorevole Alcide De Gasperi257. Poche ore prima dell’intervento del Presidente del Consiglio, sono fermati quattro attivisti comunisti che scrivono con la calce, slogan di scherno contro l’onorevole258. Rilasciati poco dopo, sono nuovamente presi dalle forze di polizia e rilasciati solo al termine del comizio. Viene subito stampato un volantino di protesta, la cui distribuzione determina un altro fermo259. Dei 24 consiglieri eletti, 8 vanno ai comunisti, tutti dirigenti sindacali e quindi esponenti di primo piano delle occupazioni di terra (Leto Morvidi, Nicola Salvatori, Alpinolo Salvatori, Nazzareno Gatti, Luigi Tavani, Primo Marchi, Benedetto Cerri e Giacomo Zolla), 5 ai socialisti (Clito Onesti, Attilio Bizzarri, Nicola Mariottini, senatore Giuseppe Alberti, (Ferdinando Alfio Micara, Meraviglia), Sante Serafini, 5 alla Dc Giuseppe Gianlorenzo, Francesco Massella, Filippo Petroselli), un liberale, Nazzareno Dobici, un repubblicano, Gabriele Bigonzoni, 2 monarchici (Antonio Buzi e Felice Mariotti), un indipendente, Luigi Vinciguerra. La giunta è formata dai candidati eletti nelle file del PSI e del PCI e dal repubblicano Gabriele Bigonzoni260. 256 A. S. V., Prefettura di gabinetto, busta 35, foglio 1, Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Giugno 1951, foglio 76. 257 Ibidem. 258 Ibidem. 259 Ibidem. 260 G. Zolla, 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino (1936-1966), cit, pp. 87 – 88. 90 La vittoria della DC nel capoluogo conferma dunque l’andamento moderato e filogovernativo della piccola borghesia urbana e non risulta una conseguenza elettorale della riforma agraria; viceversa, l’orientamento dell’opinione pubblica rurale invece emerge chiaramente dai risultati elettorali dei piccoli centri e del Consiglio provinciale. Qui la Riforma Stralcio non premia la DC, mentre esercita ancora i suoi effetti l’iniziativa dei partiti di sinistra nelle occupazioni di terra. Di conseguenza, le tensioni sociali e le tensioni politiche, lungi dall’attenuarsi come sperato dai partiti di governo, tendono invece ad acuirsi. E’ appena iniziato il 1952 che, il 4 gennaio Dante Vitali viene sospeso dal Prefetto dalla carica di sindaco di Acquapendente con provvedimento amministrativo261. Durante un comizio indetto dal PCI per la “difesa della Costituzione”, il Vitali accusa la DC di corruzione. Nel discorso, le rivendicazioni personali si mescolano a quelle ideologiche e a quelle di classe: il Vitali infatti esclama che, alla Corte di Assise di Viterbo, dove lui sarà processato per la sospensione dalla carica di Sindaco, dovrà sedersi sullo stesso banco dove abitualmente si siede Pisciotta, colui che a Portella della Ginestra, il I maggio del 1947, insieme a Salvatore Giuliano aveva sparato sui contadini inermi262. E’ il primo atto di una serie di azioni repressive che avranno il loro culmine nei primi giorni del dicembre 1952, quando il Tribunale di Viterbo emana il verdetto a carico dei 114 attivisti che i primi di ottobre del 1951 avevano occupato la “tenuta Colonna” di Bomarzo. I condannati per occupazioni di terra sono 113, Luigi 261 A. S. V., Questura di gabinetto , busta 4084, “Ordine pubblico”. 262 Ibidem. 91 Petroselli, corrispondente de “l’Unità”, è condannato per istigazione a delinquere a 10 mesi di reclusione263. Intanto, nei primi giorni del febbraio 1952, l’Ente Maremma assegna le prime terre ad un centinaio di famiglie tarquinesi264. L’Ente, pur avendo a disposizione 7.000 ettari derivati dalle espropriazioni, assegna ai contadini i terreni in precedenza concessi alle cooperative “Tarquinese” e “Stella rossa”265. Tutte le organizzazioni politiche e sindacali, comprese quelle democristiane e liberali, costituiscono un comitato di difesa dei diritti della popolazione ad una giusta riforma agraria266. I contadini firmano una mozione per vedersi attribuita la terra espropriata ai latifondisti e per cambiare il contratto, assicurando all’assegnatario i diritti che sono propri del piccolo proprietario267. Nello stesso periodo, in vista delle elezioni politiche del 1953, si tiene a Viterbo il Congresso Provinciale dei coltivatori diretti; presidente del congresso è Paolo Bonomi. La manifestazione prelude alla nomina a segretario provinciale della DC di Attilio Jozzelli (eletto deputato nel 1953 nella circoscrizione di Viterbo)268, che dà inizio alla riorganizzazione dei quadri del partito in tutta la provincia, riunendo a Viterbo il 22 dello stesso mese tutti i sindaci democristiani269. Il 24 settembre 1952, la Questura inoltra alla Prefettura e ai carabinieri, un procedimento penale con 263 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 78, Lavoratori agricoli, Province da Siracusa a Viterbo . 264 I braccianti rifiutano la terra delle cooperative in l’Unità, 8 febbraio 1952. 265 Ibidem. 266 Ibidem. 267 Ibidem. 268 A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3.407, Elezioni politiche. 269 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1 Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Febbraio 1952, foglio 264. 92 l’accusa di appropriazione indebita contro Adelmo Valeri (segretario della Camera del Lavoro di Orte) e contro Bradamante Petroni ( segretario della Camera del Lavoro di Vignanello). I due incitano i contadini a trattenere il 53% dei prodotti attenendosi alle disposizioni della “tregua mezzadrile”270. Il 20 ottobre 1952, si tiene a Viterbo il II Convegno provinciale rappresentanti dei Comitati Civici, a cui partecipano 150 delegati provenienti da tutto il viterbese271. La relazione è tenuta da Severino Tignon, presidente nazionale. Alle ore 11.00 interviene Paolo Bonomi 272 . Il 27 dello stesso mese, a Bieda, l’odierna Blera, si tengono le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale. La lista “Fiamma e Corona” conquista 15 seggi, 5 ne ottiene lo “scudo crociato” e nessuno la lista “vanga e stella”. Vincono le destre, la DC è relegata all’opposizione273. I risultati che la DC ottiene a Bieda, rispecchiano quelli nazionali: nelle tornate amministrative del 1951-52 la Democrazia Cristiana scende al 35.1%. Ancora più seria è l’emorragia di voti al Sud, dove la DC, ottiene solo il 30.3% 274. Napoli, Bari e Foggia sono guidate da giunte di estrema destra. Emerge in tutta la sua gravità il problema dell’instabilità di governo: la legge “stralcio”, anziché allargare la sfera di elettorato fedele al partito di De Gasperi, polarizza i voti verso l’estrema destra e sinistra. I contadini beneficiari dei terreni espropriati, rinsaldano la loro alleanza con socialisti nenniani e con i comunisti, 270 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1 Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Settembre 1952, foglio 271. 271 A. S. V, Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1 Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre 1952, foglio 268. 272 Ibidem. 273 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 101, Elezioni amministrative, Province da Pescara a Viterbo . 274 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Società e politica 1943/1988, cit. p. 188. 93 mentre gli agrari, usurpati, a loro giudizio, dei loro antichi diritti, votano per i monarchici e per i missini. A questo punto De Gasperi, alla luce dei risultati appena ottenuti dal suo partito e in vista delle elezioni politiche del 1953, decide di presentare in Parlamento una nuova legge elettorale in senso maggioritario per assicurarsi la continuità del potere. 94 V La fine di un’epoca V.1 Il 1953 e la legge “truffa” Nell’ottobre 1952 Scelba, ministro dell’Interno, presenta alla Camera un progetto di riforma elettorale con il quale viene introdotto un premio di maggioranza molto esteso. Se un partito o un gruppo di partiti presentatisi apparentati alle elezioni avesse ottenuto il 50% dei voti più uno, si sarebbe visto assegnare la maggioranza dei seggi: come dire che il governo De Gasperi e la sua coalizione chiedono un plebiscito agli elettori, cercando di annientare qualsiasi dialettica elettorale275. Il giurista Calamandrei, non esita a definire una “truffa” questo sistema276. Nell’ambito della discussione parlamentare iniziata il 7 dicembre del 1952, comunisti e socialisti fanno un uso 275 Tra la vasta bibliografia sul 1953 e la legge truffa, cfr. M.S. Piretti, La legge truffa: il fallimento dell’ingegneria politica, il Mulino, Bologna 2003 e, per una interpretazione di diversa matrice cfr. G. Quagliarello, La legge elettorale del 1953, Il Mulino, Bologna 2003. 276 P. Pombeni, I partiti e la politica dal 1948 al 1963, cit. p. 158. 95 massiccio dell’arma dell’ostruzionismo, presentando circa mille e seicento emendamenti e costringendo il governo a ricorrere al voto di fiducia il 21 gennaio 1953. Le opposizioni continuano ad usare “l’arma” dell’ostruzionismo in Senato, il cui Presidente Giuseppe Paratore finisce per dimettersi, lasciando il posto a Meuccio Ruini. Nonostante la convergenza della sinistra e della destra nel votare contro il disegno di legge della DC, il provvedimento è approvato definitivamente il 29 marzo, seguito dallo scioglimento anticipato del Senato da parte del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi (la legge Costituzionale n. 57, modificata poi nel 1963, inizialmente predeva per il Senato una legislatura di sei anni). Alla fine di marzo del 1953, la pressione esercitata dalla DC aveva già fatto esplodere le contraddizioni all’interno dei partiti laici, provocando l’abbandono di alcuni loro esponenti. Epicarmo Corbino, uscito dal PLI, forma Alleanza Democratica Nazionale, mentre Codignola e Calamandrei, danno vita ad Unità Popolare asssieme a Leopoldo Piccardi e a Ferruccio Parri, usciti dal PRI. Le elezioni del 7 giugno 1953, segnano la sconfitta della DC e dei partiti laici (PRI, PLI, PSDI), poiché la coalizione si ferma al 49.8% dei voti; la maggioranza non scatta per soli 57.000 voti. La DC si conferma il primo partito col 40,1% dei consensi, seguita dal PCI col 22,6% e dal PSI col 12,7%. Il risultato elettorale esalta il ruolo che le due piccole formazioni dissidenti hanno in questa cruciale tornata elettorale nello scongiurare la possibilità temuta da molti che quella vittoria potesse costituire la premessa di una riforma costituzionale in senso autoritario277. 277 L. Polese Remaggi, “Il Ponte” di Calamandrei (19451956), Olschki Editore, pp. 393-394. 96 Nell’aprile del 1953 vengono aperte nella Tuscia, in vista delle elezioni, nuove sezioni di partito : Il PMI arriva a Tessennano, Blera e Capranica, la DC inaugura una sezione a Civita Castellana, l’MSI a Calcata e il PSLI a Canino e Tessennano 278. In una relazione settimanale della Questura di Viterbo, datata 3 giugno 1953, si afferma che i partiti di destra e quelli di sinistra, a differenza che in passato, concentrano i loro sforzi contro i partiti di centro allo scopo di non far raggiungere loro la maggioranza del 50% più uno 279. Durante la campagna elettorale, sono denunciati attivisti PCI a Vignanello e Orte per ingiurie contro il governo280. Frasi diffamatorie sono pronunciate dal candidato dell’MSI Giulio Caradonna all’indirizzo del Ministro della difesa Randolfo Pacciardi durante un comizio a Sutri. Il Pacciardi è additato dalle destre per essere stato il Comandante militare delle Brigate Internazionali durante la guerra spagnola del 1936 – 1939281. A Civita Castellana, è in atto ai primi di giugno del 1953 una polemica tra il senatore comunista Minio che accusa pubblicamente il Clero di interferire nella propaganda elettorale, e il Vescovo della Diocesi, Monsignor Roberto Massimiliani282. Quest’ultimo, rispondendo alla polemica, fa affligere sulle mura delle chiese e nelle adiacenze di queste, l’allegato “avviso sacro” (sic) che controbbatte non solo con argomentazioni politiche, ma inveisce anche sulla persona di Minio. 278 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1, Relazioni mensili a Ministero dell’Interno, foglio 283. 279 A. S. V., Questura di Gabinetto, busta 4.084, Ordine pubblico. 280 Ibidem. 281 Ibidem. 282 A. C. S., Ministero dell’Interno, Gabinetto di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 88, Agitazioni, Province da Pistoia a Viterbo. 97 L’onorevole De Marsanich, in un comizio tenuto a Viterbo, afferma: “[…] l’MSI non è né di destra né di sinistra; è proprio per questa sua posizione unitaria e lontana da ogni estremismo che la DC vede nel movimento un temibile concorrente […]” 283. Il 2 giugno 1953, tiene un’ adunanza a Viterbo anche l’onorevole Giulio Andreotti284. Sulla piazza è presente un cartello inneggiante a Cesare Battisti (è ancora aperta la questione di Trieste tra Italia e Jugoslavia). Andreotti, dopo aver reso onore all’eroe dell’irredentismo, non sapendo se l’immagine sia stata esposta dagli ex fascisti o da attivisti si sinistra, ammonisce gli uni e gli altri285. Agli ex fascisti dice che, se Battisti, deputato socialista, non fosse stato impiccato dagli austriaci, sarebbe stato arrestato da Mussolini. Se, al contrario, il cartello era stato messo dai militanti comunisti e socialisti per mettere in dubbio l’italianità di De Gasperi, l’espediente usato è giudicato dall’oratore di bassa lega286. Il 1° giugno 1953, a Piansano, 45 iscritti alla sezione comunista e 4 iscritti a quella socialista, passano in blocco alla sezione democristiana287. Le concessioni date dall’Ente Maremma e l’insediamento tra i contadini della “Bonomiana”, anche se in situazioni sporadiche, danno i loro frutti: in questo caso a nulla è valsa la promessa di creare un’assicurazione per i contadini della Maremma che il PCI fa ai suoi elettori288. 283 A. S. V., Questura di Gabinetto, busta 4.084, Ordine pubblico. 284 Ibidem. Ibidem. 286 Ibidem. 287 A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3407, Elezioni politiche . 288 A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 25, fascicolo 1, Ordine pubblico, foglio n. 744. 285 98 Nella collegio elettorale XIX, comprendente le province di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, nelle elezioni svolte il 7 e l’8 giugno del 1953, nella circoscrizione di Viterbo è eletto deputato Iozzelli Attilio (DC). I senatori Giuseppe Alberti (PSI), Carlo De Luca (DC) e Enrico Minio (PCI) sono confermati nelle loro cariche289. Domenico Emanuelli, medico radiologo, era morto nel 1950 a causa dell’esposizione ai raggi X290. Il neo-deputato democristiano Attilio Iozzelli291, proveniente dall’Azione Cattolica, cultura umanistica e laurea in Lettere, ricopre dal 1952 la Presidenza provinciale dei coltivatori diretti. Anche se la legge “truffa” non passa, la DC a Viterbo centra il suo obiettivo in quanto, a differenza delle elezioni politiche del 1948, quando non era riuscita a far eleggere nel Collegio XIX nessun deputato, nel 1953 riesce a portare Iozzelli a Montecitorio. Il fallimento del tentativo di De Gasperi di instaurare una “democrazia protetta” segna la sua fine politica. Il 3 luglio il segretario della DC riceve l’incarico di formare un nuovo governo, l’VIII, ma la Camera gli nega la fiducia. La riforma agraria non è riuscita a sottrarre dall’influenza delle forze di sinistra il mondo contadino. A questo punto, con la fine politica di De Gasperi, anche la riforma comincia ad affievolire i suoi interventi, da una parte per il lento arrestarsi dei finanziamenti derivanti dall’ERP, dall’altro proprio perché aveva fallito il suo obiettivo politico. 289 Ibidem. L. Daga, Scarpe rotte, mani pulite. Il Dott. Emanuelli e la politica dal volto umano, Gimax, Santa Marinella (Rm) 2005. 291 Attilio Jozzelli è riconfermato alla Camera nelle elezioni politiche del 1958, 1963, 1968 e 1972. E’ sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Rumor e successivamente sottosegretario ai ministeri della Difesa, dell’Agricoltura e dell’Industria con il presidente Andreotti. Il centro Italia, anno XIII, aprile 2007, p. 12. 290 99 Tracciando un bilancio dei risultati prettamente socioeconomici che la Riforma ha raggiunto, constatiamo che nella Provincia, già nel 1953, possiamo rintracciare nuovi soggetti sociali protagonisti di nuove iniziative economiche e di nuove lotte. Infatti, accanto alle vertenze bracciantili, prendono corpo contadini-produttori: le rivendicazioni dei viticoltori, olivicoltori e agrumicultori. Inoltre, anche a causa dell’inizio del processo di integrazione economica europea e quindi, per soddisfare le richieste di esportazione, la varietà colturale viene stravolta con l’impianto nel viterbese della coltivazione della nocciola. Per non lasciare il campo esclusivamente all’egemonia della Coldiretti, per difendere questa nuova categoria di contadini-imprenditori, le forze di sinistra costituiranno nel 1955 l’Alleanza dei contadini292. Il 1953 rappresenta il carattere di svolta periodizzzante che sovrappone ai mutamenti decisivi a livello internazionale – Eisenhower, Stalin, il “ cambio dei comandanti” che tirano le file della guerra fredda, l’armistizio in Corea – l’esaurirsi in Italia della versione più radicale e intransigente del centrismo come formula politica di governo. Fonti d’archivio A. C. S., Generale di Ministero dell’Interno, Direzione Pubblica 292 Sicurezza, C. A. 1947-1948, A. Parisella, Le campagne, in C. Brezzi, C.F. Casula, A. Parisella, Continuità e mutamento. Classi, economie e culture a Roma e nel Lazio (1930/1980), Teti editore 1981, pp. 93-101. 100 Relazione dei Prefetti a Ministero dell’Interno. Province da Treviso a Viterbo. A. C. 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Province da Pistoia a Viterbo. A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 72, Agitazioni. Province da Verona a Viterbo. A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 73, Pubblica Sicurezza. Province da Catanzaro a Viterbo. 103 A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 78, Lavoratori agricoli. Province da Siracusa a Viterbo. A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1952, busta n. 101, Elezioni amministrative. Province da Pescara a Viterbo. A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 19, Elezioni Amministrative. Province da Agrigento a Viterbo. A. C. S., Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, C. A. 1953, busta n. 28, PCI. Province da Rovigo a Viterbo. A. C. 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V., Prefettura di Gabinetto, busta 42, cartella Inchiesta della Commissione Parlamentare sulla disoccupazione e sulla miseria, fascicolo 1. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 61, cartella Incidenti verificatesi in provincia a seguito dell’attentato a Togliatti, fascicolo 40. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1, Relazioni mensili a ministero dell’interno. Febbraio 1952. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, cartella “Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Marzo 1952”, fascicolo 1. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1, Relazioni mensili a ministero dell’interno. Settembre 1952. A. S. V, Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1, Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. Ottobre 1952. A. S. V., Prefettura di Gabinetto, busta 35, fascicolo 1, Relazioni mensili a Ministero dell’Interno. 106 A. S. V., Questura di gabinetto , busta 4084, Ordine pubblico. A. S. V., Questura di gabinetto, busta 3407, Elezioni politiche. 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NOTIZIARIO MENSILE, Camera di Commercio, industria e agricoltura di Viterbo, Febbraio 1947. 118 TUSCIA, numero unico a cura del Comitato Viterbese “pro regione Tuscia”, Viterbo, maggio 1947. 119 APPENDICE 120 I GOVERNI DE GASPERI I Governo De Gasperi (13.07.1946 - 20.01.1947); Coalizione politica: DC, PCI, PSI, PRI; Durata: 191g.; Crisi:13g. II Governo De Gasperi (2.02.1947 - 13.05.1947); Coalizione politica: DC, PCI, PSI; Durata: 100g.; Crisi: 18g. III Governo De Gasperi (31.05.1947 - 12.05.1948); Coalizione politica: DC, PLI, PSLI, PRI; Durata: 347g.; Crisi: 11g. I Legislatura (8 maggio 1948 - 24 giugno 1953) IV Governo De Gasperi (23.05.1948 - 12.01.1950); Coalizione politica: DC, PLI, PSLI, PRI; Durata: 599g.; Crisi:15g. V Governo De Gasperi (27.01.1950 - 16.07.1951); Coalizione politica: DC, PSLI, PRI; Durata: 535g.; Crisi: 10g. VI Governo De Gasperi (26.07.1951 - 29.06.1953); Coalizione politica: DC, PRI; Durata: 704g.; Crisi: 17g. II Legislatura (25 giugno 1953 - 11 giugno 1958) VII Governo De Gasperi (16.07.1953 - 28.07.1953); Coalizione politica: DC; Durata: 12g.; Crisi: 20g. 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130