Presentazione
Mi sono sempre chiesto che cosa avesse affascinato coloro che avevano fisicamente incontrato Cristo,gli
apostoli, i discepoli e tutte quelle persone che realmente avevano visto il Suo volto, o meglio avevano incrociato
il Suo sguardo.
Il Volto e lo Sguardo . Come Gesù li aveva guardati, come aveva guardato Giovanni e Andrea quando li ha
chiamati, o Pietro quando lo ha rinnegato o, dopo la resurrezione, la Maddalena e Tommaso.
E come avrebbe guardato me, con i miei alti e bassi, con i miei desideri e con i miei peccati, con il mio essere
scaltro e con il mio essere stolto, con il mio essere orgoglioso e con il mio essere amareggiato, solo e impotente
di fronte alle difficoltà e ai problemi che la vita ti presenta.
Sin da piccolo, quando prego, non prego il buio, ma m' immagino un volto, uno sguardo che mi comprende e che
prende sul serio le mie esigenze. Forse la passione per l'arte che ho sempre avuto, e le emozioni e la
commozione che alcune opere, dapprima viste nei libri, e poi ricercate nelle chiese e nei musei, mi avvicinano in
qualche modo all'esperienza di quelli che, appunto, Cristo fisicamente aveva guardato.
Ma questa commozione io la vivo anche quando succedono fatti che non ti aspetti, oppure quando un amico non
ti giudica a priori, ma ti accoglie per quello che sei, oppure ancora quando capisci che certi periodi più o meno
belli o più o meno brutti della vita alla fin fine hanno un senso.
La stessa emozione però l'ho provata anche quando ho ascoltato e visto Giovanni Paolo II o Don Giussani, o
quando ascolto e vedo Benedetto XVI o tantissimi altri amici, o i miei familiari.
Essi sono una presenza costante, quello che dicono e quello che fanno, consapevolmente o no, mi interpellano
e spesso ciò che dicono o fanno corrisponde a quello che desidero veramente, e mi scaldano il cuore, proprio
come quelli che avevano incrociato lo Sguardo di Cristo. Insomma, sono per me Cristo.
La consapevolezza della presenza costante di Cristo vivo nella mia esistenza, che mi aiuta e che mi sostiene, mi
ha fatto nascere il desiderio di rendere evidente questa presenza anche ad altri. Da qui l'idea di usare
l'iconografia del Volto di Cristo nella storia dell'arte come aiuto a vivere questa consapevolezza.
Ma l'iconografia del Volto di Cristo è veramente immensa, e non sapevo quali opere proporre, perché mi
dispiaceva tralasciare questa o quella raffigurazione.
Un aiuto che in un certo senso ha dato il taglio a questa ricerca iconografica, mi è venuto l'anno scorso durante
le vacanze in Abruzzo. Il mio amico Walter, mi ha portato a visitare il Santuario del Volto Santo di Manoppello,
quello che di li a poco avrebbe visto il Papa in preghiera. Poi a pochi chilometri a Ortona, il corpo dell'apostolo
Tommaso, si’, quello che non ci credeva e che aveva messo il dito nel costato e che si era arreso di fronte
all'evidenza di Gesù Risorto dicendo "Mio Signore e mio Dio", e a pochi chilometri ancora a Lanciano, di fronte
al Miracolo Eucaristico palesato ad un altro che non ci credeva.
E' come se in pochi chilometri Gesù avesse voluto farsi vedere e convincere gli uomini della sua Resurrezione e
Presenza. Da qui l' idea che è anche il titolo della Mostra : Il Volto del Risorto.
Data la ricchezza e bellezza che presenta questo periodo storico e artistico, sono stati utilizzati le immagini di
opere dei maggiori artisti dal ‘200 al ‘600, nonché Icone della tradizione Orientale. Alcune opere le ho incontrate
attraverso libri d'arte o in qualche visita a chiese,musei o mostre, altre le ho conosciute e amate attraverso il
carisma di CL, che ha sempre ricercato e valorizzato la bellezza e l'espressione artistica.
In questo senso la mostra non vuole essere semplicemente una raccolta di immagini sull'iconografia della
Resurrezione, nè un saggio critico o teologico delle opere riprodotte, e mi si perdonerà se i commenti riportati
(presi da vari testi di libri d'arte e semplicemente rielaborati e riassunti) o citazioni dei “Maestri” nella fede,
possono peccare d'ingenuità non essendo io né un critico d'arte, né tanto meno un teologo.
La mostra è semplicemente una Mostra-Incontro, si’, un Incontro con Cristo Risorto.
14 aprile 2007 Meregalli Carlo
Composizione
La mostra è composta da 30 pannelli, e precisamente :
10 pannelli posizionati verticalmente dimensioni 110x220 cm
10 pannelli posizionati orizzontalmente dimensioni 220x110 cm
10 pannelli dimensione 110x110 cm
inoltre, a completamento, altri 5 piccoli pannelli e striscione di presentazione
Suddivisione
La mostra è suddivisa in 5 parti
Prima Parte
Introduzione, ricerca e contemplazione del volto di Cristo
Lo Sguardo da Mendicare
Il Volto da Contemplare
Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto
Il Compianto e la Pietà
Seconda Parte
La Resurrezione nella storia dell'arte
Gesù Risorto vero Uomo
Gesù Risorto vero Dio
L'amore ai primi
Non è qui: è Risorto !
Terza Parte
Apparizioni di Gesù come riportato nei Vangeli
Noli me tangere
La Cena di Emmaus
La Cena di Emmaus: Il mistero Eucaristico
L' incredulita' di San Tommaso
Apparizione ai discepoli
I testimoni del Risorto
Quarta Parte
Misteri della gloria, giudizio e sguardo del Salvatore
Ascensione e Pentecoste
La giustizia e la misericordia
Lo sguardo del Salvatore
Quinta Parte
La Chiesa: eucaristia, missione e compagnia
Il miracolo dell' Eucaristia
La Chiesa : compagnia e missione
Alla ricerca del proprio volto
Allestimento
E' stato curato in particolar modo l'allestimento. Sono stati riportati a grandezza "umana"
alcune opere principali con particolare attenzione al Volto di Cristo.
Ambientazione
E' stata ricostruita un ambientazione particolare per la Cena Emmaus (che e' stata
posizionata su una mensa - altare), nonché, con un arco-portale, l' introduzione alla quinta
parte: La Chiesa
Metodi di lettura
Ogni pannello presenta tre diversi metodi di lettura:
Emozionale
Attraverso la commozione che l'arte sa dare nell'impatto con il Volto e lo Sguardo di Cristo
Risorto come trasmesso nell'iconografia e interpretato dagli artisti.
Teologico, pedagogico
Attraverso la lettura di testi e commenti dei "Maestri" e principalmente dei Papi Giovanni
Paolo II e Benedetto XVI, di Don Giussani, dei Padri della Chiesa altri.
Artistico
Attraverso, per ogni tematica, una lettura delle opere riprodotte con commenti mirati
all'aspetto religioso e di fede in Cristo Risorto. Inoltre per ogni opera sono stati riportati
autore, titolo,anno di esecuzione e collocazione .
Diario
Alla fine della mostra è posto un diario su cui si invitano i visitatori a porre li loro commenti o
impressioni
Musica
Sono stati selezionati i seguenti brani di musica sacra che aiuteranno, durante la visita, la
lettura e la meditazione delle opere
Anonimo - Jesus dulcis memoria - Gregoriano
Anonimo - Victimae paschali laudes -Gregoriano
Anonimo - Ubi charitas et amor - Gregoriano
T.L. da Victoria - Caligaverunt - Mottetto da "Responsori Settimana Santa"
T.L. da Victoria - Jesus dulcis memoria - Mottetto a quattro voci miste
T.L. da Victoria - Ave Maria - Mottetto a quattro voci miste
G.P. da Palestrina - Sicut cervus - Mottetto a quattro voci miste
Allegri - Miserere
M. Grancini - Dulcis Christe - Mottetto a due voci ed organo
G.B. Pergolesi - Fac ut ardeat cor meum - Duetto da "Stabat Mater"
G.B. Pergolesi - Quando corpus - Amen - Duetto da "Stabat Mater"
W.A. Mozart - Ave verum corpus - Mottetto KV
W.A. Mozart - Agnus Dei - da "Messa per l' inconorazione"
J.S. Bach - Ach Herr - Corale da "Passione secondo Giovanni"
G.F. Haendel - Hallelujah - Corale da "Il Messia"
S. Rachmaninov - Contemplata la Resurrezione di Cristo - da "I Vespri"
Anonimo - Vieruiu - Credo liturgia bizantino slava
Prima Parte
Introduzione, ricerca e contemplazione del volto di Cristo
La prima parte della mostra vuole invitare il visitatore ad un atteggiamento di contemplazione
e consapevolezza del dolore per quanto accaduto qualche giorno prima: La morte di Gesu',
e la morte di Croce . Infatti la contemplazione come il silenzio e la preghiera, esprimono un
atteggiamento di ricerca, che è anche un atteggiamento del cuore: cercare anzi mendicare
Cristo . Nella Chiesa, questo atteggiamento e' di importanza fondamentale ( pensiamo ad
esempio ai grandi ordini religiosi) e ci aiuta a metterci di fronte a Cristo come colui che può
dare la risposta, ai nostri bisogni, anche quando sono inconsapevoli e confusi.
Lo Sguardo da Mendicare
Tutti e due correvano insieme ma l'altro discepolo (quello che Gesù amava: Giovanni), più svelto di Pietro, lo precedette e
arrivò primo al sepolcro. (Giov. 20,4)
Eugene Burnand - I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina di Pasqua - 1898 - Parigi, Orsay
Nel racconto della Resurrezione, Giovanni rievoca l'esperienza personale. Proprio lui, insieme a Pietro, viene svegliato di
mattina dall'annuncio della Maddalena che ha trovato il sepolcro di Gesù vuoto. Pietro e Giovanni si precipitano: Giovanni
corre più veloce, si affaccia al sepolcro, vede le bende per terra ma non entra. Arriva anche Pietro che ispeziona la tomba,
notando le bende ed il sudario ripiegato. A quel punto, entra anche Giovanni "e vide e credette". Poi i due apostoli tornano
a casa.
Il medesimo desiderio di Pietro e Giovanni di vedere il Volto di Gesù Risorto, di incrociare il suo Sguardo misericordioso su
di noi, sui nostri bisogni e sui nostri problemi insoluti, è l'intento principale di questa mostra. Di fatto gli artisti, in qualche
modo, si sono fatti interpreti del Volto di Gesù Risorto e, particolarmente, della sua bellezza, dell'armonia e della sua verità.
Attraverso le loro opere, infatti, ci affermano che CRISTO E' VERAMENTE RISORTO: è apparso più volte ad alcuni che
hanno riconosciuto il suo Volto, è presente oggi nell' Eucarestia ed è incontrabile, esattamente come per chi lo ha
fisicamente visto, nella Chiesa, negli uomini e nelle circostanze di tutti i giorni. Il Suo Volto Risorto invocato, ricercato e
contemplato, è l'unico che può dare una risposta a quel senso di impotenza e solitudine che ci accompagna spesso nella
vita perché, come per Pietro e Giovanni che correvano al sepolcro, Gesù è l'unico nelle cui parole tutta la nostra esperienza
umana è compresa ed i nostri bisogni veramente presi sul serio, anche quando sono inconsapevoli e confusi.
Il Volto da contemplare
L' icona è l'espressione visiva dell'esperienza misterica che la Chiesa compie nel tempo ed ha una specifica funzione nella
santificazione della persona perché all'uomo è impossibile andare allo spirituale senza il corporeo.
Cristo Pantocratore - 1363 - San Pietroburgo, Ermitage
"Più si contempleranno queste rappresentazioni per immagine, più coloro che le contemplano saranno condotti a ricordarsi
dei modelli originari, a portarsi verso di loro, a testimoniare loro, abbracciandole, una venerazione rispettosa, senza che
questa sia un'adorazione autentica che, secondo la nostra fede, non si addice che a Dio solo. L' onore reso all'immagine
risale al suo modello". (dal Concilio di Nicea)
Il Volto della Sindone
"Questa icona del Cristo abbandonato nella condizione drammatica e solenne della morte, che da secoli è oggetto di
significative raffigurazioni e che da cento anni, grazie alla fotografia, è diffusa in moltissime riproduzioni, esorta ad andare al
cuore del mistero della vita e della morte per scoprire il messaggio grande e consolante che ci è in essa consegnato. La
Sindone ci presenta Gesù al momento della sua massima impotenza e ci ricorda che, nell'annullamento di quella morte, sta
la salvezza del mondo intero. La Sindone diventa, così, un invito a vivere ogni esperienza, compresa quella della
sofferenza e della suprema impotenza, nell'atteggiamento di chi crede che l'amore misericordioso di Dio vince ogni
povertà, ogni condizionamento, ogni tentazione di disperazione." (Giovanni Paolo II)
Il Volto Santo di Manoppello
"... per entrare in comunione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e
nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie "mani innocenti e cuori puri". Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dalla
verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti
dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso
il volto di Cristo ... "Il tuo volto, Signore, io cerco": ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani;
siamo infatti noi "la generazione" che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del "Dio di Giacobbe". Se perseveriamo nel
cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno, sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra
ricompensa e gloria per sempre." (Benedetto XVI)
Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto
"La croce rivela la pienezza dell'Amore di Dio. E' nel Mistero della Croce che si rivela appieno la potenza incontenibile
della Misericordia del Padre celeste. Per riconquistare l'amore della sua creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo
altissimo: il sangue del suo Unigenito Figlio" (Benedetto XVI). Noi siamo peccatori e la morte di Cristo ci salva. Non si può
riconoscere Cristo in croce senza immediatamente capire e sentire che questa croce ci deve toccare; che non possiamo più
fare obiezione al sacrificio da quando il Signore è morto. Non è da solo che Cristo salva il mondo ma è con l'adesione di
ognuno di noi alla sofferenza e alla croce.
Anonimo pittore umbro - Crocefisso di San Damiano - XII secolo - Assisi, Santa Chiara
Durante il periodo medievale, si sviluppa una particolare iconografia della Crocifissione: su grandi crocefissi lignei Gesù
viene rappresentato perfettamente frontale, gli occhi ben aperti, il volto privo di emozione e gli arti rilassati. Tali crocefissi,
sospesi nelle chiese, proclamano ai fedeli la vittoria di Cristo sulla morte. Ma come annota Duby, i poveri contemplano
innanzitutto il corpo di un uomo sul quale ricercare i segni visibili del supplizio che li aveva lavati dai loro peccati. Lo stesso
San Francesco vede con i propri occhi uno di questi crocefissi: colpito dallo sguardo compassionevole e fraterno di
quell'uomo inchiodato sulla croce, il Santo si sente esortato a spiegare al popolo con semplicità il divino e umano sacrificio,
ed il proprio valore redentorio. Allorché si diffonde la voce che lo stesso San Francesco aveva ricevuto le stigmate della
Passione, viene elaborata una nuova tipologia di crocefisso: all'iconografia del "Cristo trionfante" si sostituisce ben presto la
rappresentazione dolorosa del "Cristo sofferente", quale emblema dell'estremo sacrificio.
Cimabue - Crocefisso -1270 - Arezzo, Chiesa di San Domenico
Cimabue elabora in senso drammatico l'iconografia del "Cristo sofferente". Egli, infatti, accentua il senso di sofferenza
umana e le dolorose contrazioni di Gesù sulla croce, dipingendo il corpo di Cristo inarcato in avanti, evidenziando le lunghe
ombre del Suo volto scavato, nonchè usando un colore livido e cadaverico. Nelle due icone laterali, inoltre, pone Maria e
Giovanni, piangenti, con lo sguardo volto verso di noi, al fine di muovere i nostri animi verso il compianto corale.Il sacrificio
supremo è compiuto. Gli occhi chiusi e l'espressione amara ci indicano la morte di Gesù fra gli spasimi. L'accentuazione
dell'umanità di Cristo viene quindi a stabilire un rapporto immediato e diretto con noi, che ci coinvolge nell'esperienza
comune di sofferenza. Cimabue rende con l'iconografia della Crocifissione il dramma della morte di Dio.
Il Compianto e la Pietà
La tradizione devozionale ha dato luogo a due tematiche nella storia dell'arte: "Il Compianto su Cristo morto" e le "Pietà".
Nelle teste accostate di Cristo e della Madonna il pathos, la disperazione e la tensione dell'umano dolore raggiungono il
vertice
Giotto - Compianto su Cristo Morto - 1305 - Padova, Cappella degli Scrovegni
Nel "Compianto su Cristo morto" di Giotto il dolore è indagato in tutte le sue possibili espressioni e pervade tutti i
personaggi. Gli elementi costitutivi della scena convergono, però, verso il fulcro espressivo dell'evento: l'intenso, muto
dialogo tra la Vergine e il figlio, ovvero tra la vita e il mistero della morte dell'uomo-Dio. Notiamo, però, che il dolore
della madre, pur nell'umanissima e protettiva tenerezza del gesto, è contenuto, anzi sommessamente manifestato dalla
vicinanza dei volti e dall'intensità fermissima ed intima dello sguardo. E' come se Maria volesse dimostrare la propria
consapevolezza della necessità del sacrificio e, al tempo stesso, avesse qualche presagio della imminente Resurrezione.
Bellini Giovanni - Pietà - 1460 - Milano, Pinacoteca di Brera
Nella "Pietà" di Giovanni Bellini, al dolore collettivo del gruppo di amici che si raduna per il Compianto, si sostituisce la
disperazione privata, solitaria, inconsolabile di Maria, il cui volto si avvicina teneramente a quello di Cristo e si insinua tra la
testa e la spalla, formando un blocco unico, monumentale. Anche qui, il muto dialogo tra Madre e Figlio manifesta un dolore
intenso ma contenuto. Di fronte a questo dipinto si rimane attoniti, incapaci di commentarne la bellezza mozzafiato. L'opera
genera in noi, che la osserviamo, la gelida sensazione di un momento bloccato nel tempo, in cui la miseria della carne e del
dolore vengono purificati nella bellezza delle forme e nell'espressione dei volti.
Seconda Parte
La Resurrezione nella storia dell'arte
La Seconda parte della Mostra ci mostra la Resurrezione nella storia dell'arte. Mancando
descrizioni precise nelle Scritture,la descrizione della scena lascia libero all'interpretazione
creativa degli artisti e alle richieste dei loro committenti.Trattandosi di uno dei dogmi
fondamentali della fede, la diffusione dell'immagine e' vastissima. Le due impostazioni
principali evidenziano, la prima l'umanita' e la seconda divinita' di Cristo.Inoltre vedremo
come la Resurrezione viene rappresenta nella tradizione orientale, riportata nella "Leggenda
Aurea" e narrata nei Vangeli.
Gesù Risorto vero Uomo
E' morto per risorgere, perché la gloria di Dio, attraverso la sua venuta nel mondo, non è la croce ma la resurrezione. E'
morto per risorgere ed è risorto per rimanere. Il miracolo, da cui si capisce che è proprio Dio che rimane tra noi, è l'unità:
l'impossibile unità tra gli uomini.
Hans Multscher - La Resurrezione di Cristo - 1437 - Berlino, Staatliche Museen
Rubens, Cristo Risorto, Firenze,1630 - Galleria Palatina
La Resurrezione di Gesù, vero uomo e vero Dio, è il mistero nodale, il fatto decisivo che distingue la fede cristiana
dalle altre religioni. Nella storia dell'arte la scena viene impostata in due modi. Il primo vede Cristo emergere dalla tomba,
ancora caratterizzato da una corposità fisica, terrena. Hans Multscher nel retablo di Wurzach, ad esempio, ci mostra
quattro guardiani della tomba immersi in un sonno profondo; due di essi non hanno un volto vero e proprio: pallidi, quasi
verdi, sembrano anch'essi cadaveri. Solo Colui che è risorto ha un aspetto vivo, vero. Dal sarcofago, chiuso ermeticamente,
esce, senza avere nulla di trionfale, un corpo stupendamente vero: Cristo poggia un piede insanguinato per terra, mentre
l'altra gamba rimane nascosta sulla pietra, ancora avvolta nel drappo. Differentemente Rubens, attraverso un ricercato
realismo con cui rappresenta il corpo e soprattutto il Volto di Cristo, più che il valore simbolico, sottolinea l'estrema veridicità
di quell'avvenimento che si svolge sotto i nostri occhi.
Piero della Francesca - Resurrezione di Cristo - 1460 - San Sepolcro, Pinacoteca Comunale
Piero della Francesca, autore di una rappresentazione tra le più conosciute, costruisce la composizione in maniera statica
e silenziosa, attorno alla figura di un Gesù immobile e frontale, senza alcuna apparizione di figure celesti: in tal modo il
pittore sottolinea la Resurrezione come punto fermo della storia dell'uomo, dividendola in due epoche. L'evento è colto
magistralmente nel gesto di Gesù che si alza dal sarcofago, come un'apparizione luminosa, incorporea e senza tempo, con
una monumentalità degna di una statua classica; con grande potenza, il Cristo domina l'oscurità del peccato e le dona la
luce della rigenerazione. Quel volto, che si stacca su di un cielo immenso, evoca, nella sua misteriosa pienezza, il
trionfo di Colui che Pietro chiama il "principe della Vita". Gli occhi aperti, il corpo vigile ed eretto, il piede pronto a
scattare indicano evidentemente che egli è vivo, in contrasto con gli occhi chiusi ed i corpi afflosciati delle guardie. Inoltre il
paesaggio, per metà brullo e invernale e metà verde e primaverile, allude alla redenzione dei peccati, alla nuova vita portata
al mondo dalla morte e dalla Sua Resurrezione, evidenziata ulteriormente dal vessillo che Gesù regge in mano.
Gesù Risorto vero Dio
Il Risorto appartiene al mondo celeste; ma il mondo celeste non è un mondo astratto, al di sopra, chissà dove.
mondo celeste è la verità di questo mondo. (Don Luigi Giussani)
Il
El Greco - La Resurrezione -1605 - Madrid, Prado
Perugino - Resurrezione di Cristo - 1499 - Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
Un secondo modo di interpretare l'evento della Resurrezione, è quello che vede Gesù uscire dal sepolcro e librarsi in cielo
come una liberazione di energia, quasi un anticipo dell'Ascensione. El Greco, ad esempio, interpreta la Resurrezione come
un corpo che, con armonia, emerge dalla confusione e dal caos, raccogliendo anche la supplica di braccia e di corpi che
aspirano a salire con lui nella sfera alta del mondo e della storia. Infatti, i personaggi non sembrano tanto dei soldati quanto,
piuttosto, dei rappresentanti dell'umanità, desiderosi di essere attratti nella sfera vitale di Cristo. Nella "Resurrezione" del
Perugino, nella Biblioteca Vaticana, il cardine della composizione è la figura di Gesù; da notare è il rilievo visivo conferito al
coperchio del sarcofago: una lastra di pietra posta di traverso e vista in uno scorcio spericolato e compiaciuto, a pelo contro
il bellissimo paesaggio immerso nella foschia e che tocca lontananze remote, a indicarci che tutto il mondo partecipa alla
nuova vita portata dalla Resurrezione di Cristo
Mathis Grunewald - Resurrezione di Cristo - 1515 - Colmar, Musée d'Unterlinden
Grunewald adotta una versione fortemente dinamica e mistica del tema: Gesù s'innalza dal sepolcro come sospinto da un
vortice di potenza, mentre il gesto delle mani, segnate dalle stigmate, trasforma la posa della Crocefissione in un grandioso
saluto di pace. Ma è la luce la vera protagonista: una luce che irradia dal suo volto, che illumina le vesti, che mette in risalto
i colori, che illumina lo slancio vitale di un corpo, non particolarmente bello ma che sembra lanciarsi in volo fin quasi a
perdere peso e fisicità. Questo sublimarsi della fisicità corporea appare in modo altissimo nel volto radioso di Gesù, la cui
luminosità è talmente intensa da cancellare quasi i lineamenti;è una pura condensazione di luce. E' nel volto che si rivela
il cuore e la peculiarità irripetibile della persona. La luce, inoltre, mette in risalto in modo spietato la goffaggine delle
guardie, riverse in pose invereconde, ricordandoci quanto ha detto Gesù: "la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno
preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage".
L'amore ai primi
"Gustate tutti il banchetto della fede, gustate tutti la larghezza della bontà, nessuno lamenti la sua povertà; è apparso infatti
il regno universale, nessuno pianga i suoi peccati, perché dalla tomba è sorto il perdono; nessuno tema la morte, perché
la morte del Salvatore ci ha liberati !" (San Giovanni Crisostomo)
Scuola di Nogorod - Resurrezione - Prima metà del XVI sec. - Mosca, Museo Andrej Rublev
Domenico Beccafumi - Discesa di Cristo al Limbo - 1530 - Siena, Pinacoteca Nazionale
Nella tradizione orientale "l'Icona della Resurrezione" rappresenta Cristo che discende agli inferi, come dice l' inno del
Sabato santo: "Tu sei disceso sulla terra per salvare Adamo, ma non trovandolo sulla terra, o Signore, sei andato a
cercarlo negli inferi". Gli inferi sono raffigurati come un abisso, su cui è sospesa la composizione dove Cristo, "luce che
risplende nelle tenebre", entra vittoriosamente per salvare l'umanità, calpestando le porte sovrapposte a forma di croce. E'
in abito regale e come sul Tabor è vestito di luce: attributo del corpo glorificato e simbolo della gloria divina. Anche in
occidente Domenico Beccafumi ci offre qualcosa di simile alla scena descritta nell'antica omelia del Sabato santo. Questa
pala d'altare suggerisce la fiducia cattolica nel potere delle Messe di suffragio, celebrate per ottenere ai defunti la
liberazione dal Purgatorio. Il dipinto era collocato sopra la mensa eucaristica ed il gruppo di Cristo, che eleva Adamo, si
vedeva appena sopra l'ostia ed il calice alla consacrazione.
Guercino - Cristo resuscitato appare alla Vergine - 1628 - Cento, Pinacoteca Comunale
Rogier Van der Weiden - Cristo appare alla madre - 1440 - New York, Metropolitan Museum
Un altro episodio strettamente collegato alla discesa al Limbo è l'annuncio della Resurrezione dato direttamente da Gesù
alla Madonna. Esso non si trova nelle Scritture, ma si basa su una considerazione di amore filiale, come riporta la
"Leggenda Aurea". Alla Madonna, come nell'opera del Guercino, Gesù appare in carne e ossa, mettendo bene in evidenza
la fisicità delle ferite. Lo stendardo della Resurrezione, oltre naturalmente alle piaghe e all'assenza degli Apostoli, permette
di identificare la scena, distinguendola da quella del congedo di Cristo dalla madre prima della Passione. Questo quadro è
stato sempre ammirato per la monumentalità classica della composizione. Nell'opera di Rogier Van der Weiden, la
Madonna, chiusa in una scura veste di tipo monacale, il volto affranto e rigato dalle lacrime, è raffigurata come "Mater
dolorosa". Sullo sfondo è raffigurato l'antefatto della scena principale: Gesù esce dalla tomba con l'aiuto dell'angelo; lontano
s'intravvedono anche le pie donne incamminate verso il sepolcro.
Non è qui: E' risorto !
La prima rivelazione della Resurrezione agli amici e ai seguaci di Cristo viene narrata in modo confuso nei Vangeli. L'arte ha
risolto le contraddizioni presentando, di volta in volta, diversi personaggi.
"E passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a
imbalsamare Gesù. E di gran mattino, il primo giorno della settimana, arrivarono al sepolcro sul levar del sole. E dicevano
tra loro: Chi ci ribalterà la pietra dalla bocca del sepolcro? E guardando videro la pietra già mossa, ed era molto grande. Ed
entrate nella tomba, videro un giovanetto seduto a destra, vestito di bianco e si spaventarono. Ma egli disse loro: Non vi
spaventate. Voi cercate Gesù Nazareno che è stato crocifisso. È risuscitato; non è qui : ecco il luogo dove l'avevan posto.
Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro, ch'egli vi precede in Galilea, ivi lo vedrete come v'ha detto. Ed esse, uscite,
fuggirono dal sepolcro; perché l'aveva invase il tremito e la paura, e non dissero nulla a nessuno, tanto erano impaurite."
(Vangelo di S. Marco)
Scuola di Rublev - Apparizione dell'Angelo alle donne mirofore - 1425 - Monastero di San Sergio
L'Icona dell' "Apparizione alle donne mirofore" esprime l'idea della vittoria della vita sulla morte e traduce iconograficamente
l'Ipakoi della domenica: "La conversione del buon ladrone rubò il Paradiso, il lamento delle donne che portavano aromi si
tramutò in gioia poiché o Cristo Dio sei risorto, donando al mondo la tua grande misericordia". Un elemento notevole sono
le maestose ali spiegate dell'angelo che riprendono l'andamento delle montagne sullo sfondo. Fortemente drammatiche le
figure femminili, combattute tra l'afflizione e la speranza; disegnate con tratti incisivi, nervosi, estremamente espressivi,
hanno lineamenti spiccatamente russi che, nella pittura del XIV secolo non compaiono. Le sagome inclinate delle donne e
dell'angelo abbozzano una struttura circolare intorno al sepolcro vuoto; la forma della tomba e i colori (il nero del fondo ed il
bianco del lenzuolo) riprendono allusivamente la grotta e la mangiatoia della Natività, sottolineando la vita nuova che Cristo
dona all'umanità calpestando la morte.
Beato Angelico - Le Marie al Sepolcro - 1450 - Firenze, Museo di San Marco
Duccio di Buoninsegna - Le Marie al Sepolcro - 1308 - Siena, Museo dell'Opera del Duomo
"La tomba di Nostro Signore era stata scavata, in un giardino dietro il Golgota, per Giuseppe d'Arimatea ma,
generosamente, egli la destinò al Salvatore". In questo dipinto del Beato Angelico, si vedono le tre Marie le quali
apprendono dall'Angelo, che è nel sepolcro, la resurrezione di Gesù. Maria Maddalena, la prima a correre al Sepolcro di
buon mattino, è la figura che si trova vicino alla porta e che volta la schiena a chi guarda . A destra della tomba,
probabilmente, stanno Maria di Cleofa, madre di Giacomo Minore e zia di Gesù; Salomé, madre di Giacomo e di Giovanni;
Johanna, ricordata da san Luca e la Vergine Maria. Lo stesso momento è illustrato in uno dei capolavori di Duccio. Il clima
attonito, l'improvviso stupore che pervade la scena all'apparizione dell'angelo sono espressi con un'assoluta rispondenza
armonica di gesti (si noti l'arretrare appena accennato delle donne, la loro distanza "mentale" più che reale dall'angelo,
sottolineata dall'opposta diagonale del sarcofago) e con i rapporti cromatici: dai teneri, concreti colori delle vesti femminili al
bianco irreale e splendente dell' angelo.
Terza Parte
Apparizioni di Gesù come riportato nei Vangeli
La terza parte della mostra ci documenta le apparizioni di Gesù cosi come riportato nei
Vangeli. Lasciamoci emozionare dai dipinti raffigurati, (che abbiamo riportato a grandezza
"umana") soprattutto da quelli eseguiti da Giotto, Duccio, Rembrandt e Caravaggio e
comprenderemo meglio l'impatto che aveva la figura, il volto e lo sguardo di Gesù Risorto,
nonché il mistero eucaristico, che abbiamo voluto evidenziare ricostruendo su una mensaaltare la locanda di Emmaus.
Noli me tangere
Gesù le disse: "Donna, perché piangi?" E lei, pensando che fosse il giardiniere, gli disse: "Signore, se l'hai portato via tu,
dimmelo dove l'hai messo ed io lo prenderò". Gesù le disse: "Maria!" Essa rivoltasi, esclamò: "Rabboni, che vuol dire
Maestro". Le disse Gesù: "Non mi toccare; perché non sono ancora asceso al Padre mio; ma va dai miei fratelli, e dì loro:
Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Maria Maddalena andò dai discepoli a dire: "Ho visto il Signore
e mi ha detto queste cose". (dal Vangelo di S. Giovanni)
Giotto - Noli me tangere - 1304 - Padova, Cappella degli Scrovegni
Cristo trionfa dalla morte e, affermata la sua Divinità, si prepara a lasciarci. Questo imminente distacco è colto ed
espresso con modalità differenti in diversi dipinti; ma per capire realmente queste immagini bisognerebbe di fatto calarsi
nella situazione che sta vivendo la Maddalena: recarsi all'alba al sepolcro, piangere Cristo morto, cogliere il profumo
sprigionato dal suo passo sull'erba bagnata e riconoscere la sua voce pronunciare il nostro nome. Secondo tale
coscienza Giotto dipinge sul viso del Signore Risorto un sentimento nostalgico e quasi di rimpianto come se Cristo, fatto
ormai estraneo alla terra ma non immemore di esservi stato uomo fra gli uomini, volesse confortare con la sua
comprensione il nostro sentimento di malinconia per il distacco.
Beato Angelico - Noli me tangere - 1440 ca. - Firenze, Convento di San Marco
Bernardino Luini - Noli me tangere - 1516 - Milano, San Maurizio
Correggio - Noli me tangere - 1550 - Madrid, Prado
In altro modo, il volto di Gesù Cristo dipinto da Beato Angelico attraverso ricercati colori solari, che ne esprimono la
bellezza purissima e ne sottolineano il gioco di sguardi carichi di brama spirituale, ci trasmette tutto l'ardore della vita
contemplativa. La medesima ricerca al volto e allo sguardo del Risorto viene condotta da Luini attraverso una matura
riflessione sulla verità di ogni fisionomia e di ogni atteggiamento che il pittore ha condotto dietro assidue indagini
tipologiche. Infine il Correggio attraverso la delicatezza degli sguardi e la grazia del gesto di Cristo ne suggerisce
l'inesorabile dipartita, sottolineando l'invito ad elevare la mente al cielo.
La Cena di Emmaus
Duccio - Cristo e i pellegrini verso Emmaus - 1308 - Siena, Museo dell'Opera del Duomo
"Allora Gesù, ancora non riconosciuto spiegò loro quanto lo riguardava in tutte le Scritture". Cala la sera: i due discepoli,
colpiti e turbati per le parole del viandante, lo invitano a cena con loro. Per rendere comprensibile la scena, Duccio raffigura
Cristo ritratto con gli abiti di un pellegrino medievale: indossa infatti una veste di pelliccia con un copricapo ad "ampie tese"
e, sul fianco, una saccoccia decorata con il tipico attributo della conchiglia.
Rembrandt - Cena in Emmaus - 1629 - Parigi, Musée Jacqemart-André
E' una luce del tutto innaturale quella collocata da Rembrandt al di là di Cristo: una luce che è illuminazione divina e come
tale non può che provenire dalla stessa figura. Il lume improvviso e violento che irradia la scena pone Gesù in controluce, di
profilo, in una posizione drammaticamente retratta. Frugando nel buio, inginocchiato davanti alla rivelazione della presenza
divina, sta il secondo apostolo. La luce abbagliante batte sull'apostolo che si ritrae impaurito, abbagliato e intimorito
dall'improvvisa rivelazione: non è un semplice viandante colui che siede accanto a lui. Alla fine lo ha riconosciuto dal modo
in cui, durante la cena, ha spezzato il pane. La luce, inoltre, evidenzia le umili suppellettili sulla tavola e il muro scrostato
dell'ambiente modesto in cui si svolge l'episodio, come la sacca del viandante di cui Cristo ha assunto le sembianze.
Pontormo - Cena in Emmaus - 1525 - Firenze, Uffizi
Pontormo dipinge "la Cena di Emmaus" per la foresteria della Certosa del Galluzzo. Nella scena trattata con verismo e
naturalezza, figurano anche alcuni dei conventuali amici del pittore. Nell'insieme, lo stile offre una minuzia descrittiva degli
oggetti e, ad una lettura aulica del tema, oppone la sua versione familiare. Nell'atmosfera di evocazione potente ma irreale,
gli stessi certosini sono testimoni dell'episodio mistico. Alla Certosa si ripete la Cena di Emmaus; la distanza storica è
abolita: il fedele non contempla ma vive partecipe la scena del Vangelo.
Veronese - Cena in Emmaus - 1559 - Parigi, Louvre
Veronese, anziché collocare solo i tre personaggi del racconto evangelico all'interno di una semplice taverna, situa la scena
in un edificio sontuoso pieno di gente, isolando i tre protagonisti da tutti gli altri (palesemente estranei alla vicenda). Infatti,
questa piccola folla non si accorge minimamente di quanto sta avvenendo intorno alla tavola che è il punto centrale
della composizione e che coincide esattamente con il pane nella mano sinistra di Gesù, nell'atto di impartire la benedizione.
Anche l'espressione del Redentore, il suo gesto e la reazione dei discepoli passano inosservati. Inoltre, per dare maggior
rilievo al fulcro della rappresentazione, Veronese privilegia ampie stesure cromatiche: il bianco della tovaglia, il blu del
manto ed il rosso della veste di Cristo. Su di esse crea effetti di luce iridescente ma pacata, quasi ad isolare la presenza
divina dal resto dell'ambiente. Sulla sinistra del dipinto, dove l'architettura si apre al paesaggio, si vede l'antefatto della
scena principale in cui Gesù, risorto, cammina per strada ed incontra i discepoli.
Il Mistero Eucaristico
Cristo è risorto; è un giudizio; perciò è un gesto, un atto dell’intelletto che sfonda l’orizzonte normale della razionalità e
afferra e testimonia una Presenza che da tutte le parti oltrepassa l’orizzonte del gesto umano, dell’esistenza umana e della
storia. Si chiama “fede” questo sfondamento che avviene per grazia ai margini della ragione naturale e che rappresenta una
continuità strana ed eccezionale dell’intelligenza.
Gesù, come segno della sua presenza, ha scelto pane e vino. Con ognuno dei due segni si dona interamente, non solo una
parte di sé. Il Risorto non è diviso. Egli è una persona che, mediante i segni, si avvicina a noi e si unisce a noi. (Benedetto
XVI )
Caravaggio - Cena in Emmaus -1601 - Londra, National Gallery
Caravaggio rappresenta il momento della benedizione del pane, quando gli apostoli riconoscono il Redentore risorto.
Seguendo San Marco, il quale afferma che Egli apparve "con altre sembianze", il volto di Cristo è completamente privo della
barba, con la quale di solito era raffigurato. Sulla tovaglia bianca, insieme alla mela, simbolo della caduta dell'uomo, ed i
frutti di melograno aperti, simbolo della corona di spine, sono bene in evidenza l'uva, l'acqua e il vino, simboli dell'Eucaristia:
il tavolo della locanda di Emmaus si trasforma, così, in un altare dove si celebra il sacrificio eucaristico. Il gesto di
stupore del discepolo può essere letto come imitazione della posa di Gesù sulla Croce; inoltre la conchiglia, appuntata sul
petto, lo identifica come un pellegrino che si mette in viaggio per fede. Il secondo discepolo, che scatta in avanti, sta ad
indicare la prontezza con cui si deve rispondere al richiamo di Cristo. L'atteggiamento sicuro di sé del taverniere,
l'espressione del suo volto, nonché il fatto che non si sia tolto il cappello indicano che egli non si è reso conto di trovarsi di
fronte al Signore.
Rembrandt - Cena in Emmaus - 1648 - Parigi, Louvre
In questa "Cena di Emmaus" di Rembrandt, protagonista non è più solo la luce, ma il senso profondo e misterioso del
miracolo, del quale tutte le figure sono partecipi, tranne quella del servitore sullo sfondo, che non riconosce, nella figura
centrale, il Risorto. Gesù siede davanti a una nicchia ampia e profonda come uno spazio absidale. La tavola è
apparecchiata come un altare: tutto ricorda una chiesa in cui si celebra il mistero eucaristico. Mediante un processo di
semplificazione selettiva, tutto quanto non riflette direttamente la natura divina del Cristo viene eliminato. Collocando il
gruppo di figure nella cornice fortemente suggestiva del muro e della nicchia sullo sfondo, Rembrandt ci fa partecipi della
tensione drammatica che vibra tra la figura del Risorto e quelle delle creature umane, combattute tra il dubbio e la fede.
Caravaggio - Cena in Emmaus - 1606 - Milano, Brera
Questa seconda "Cena di Emmaus" di Caravaggio è realmente sacramentale. Notiamo i particolari cambiati: è stata
aggiunta la vecchia serva, la natura morta è stata ridotta ad una magra cena. I colori sono meno violenti, la luce attenuata,
l'atmosfera è divenuta più "profonda", la pennellata si è fatta più sciolta e la lucentezza più smorzata. Questi cambiamenti
indicano una mutata concezione del soggetto: la testa di Cristo e la parte superiore del suo busto formano un triangolo
equilatero, conferendogli calma, dignità e fermezza: invece di esortare gli apostoli, ora parla loro sommessamente. La sua
foga precedente si è mutata in spiritualità, la sua presenza fisica è diventata sacra autorità, e l'accento non è posto tanto
sulla sua miracolosa riapparizione quanto nella sua compassione. Egli, infatti, si è nuovamente incarnato, come dimostra
l'ombra che proietta sul taverniere. La mano destra del discepolo, appoggiata sulla tavola, tocca quasi il "bianco sepolcro"
della sua sinistra, come a cercare rassicurazione nel contatto fisico. Cristo è risorto, è nuovamente tornato ad essere un
uomo tra gli uomini.
Leonardo - L'Ultima Cena - 1495 - Particolare del Volto
L'Incredulita' di San Tommaso
Non è difficile identificarsi con Tommaso, con il suo umanissimo bisogno di prove concrete per credere ai fatti prodigiosi che
vengono narrati. Il gesto e le parole di Tommaso sono il simbolo del punto di rottura fra la prova sensibile e l'esperienza
della fede, un salto mistico che prende spunto da una vicenda banale.
Caravaggio - Incredulità di San Tommaso - 1601 - Potsdam, Schlossgalerie
Caravaggio fissa sulla tela l'attimo culminante, con quella verità carnale che può apparire ripugnante a chi ha un'idea tutta
astratta della fede. La fede cristiana è fondata sull'esperienza concreta; concreta come l'uomo che appare a Tommaso:
Cristo Risorto, che, con un doloroso piacere nell'espressione del volto, afferra energicamente la mano di Tommaso e ne
guida l'indice ben dentro la piaga gloriosa del costato.
L'espressione di Tommaso è sconvolta e stupefatta, la fronte corrugata nell'eccezionale tensione, e gli occhi hanno
un'intensità tale che sembra "bucare" la piaga ed entrarvi ad un'insondabile profondità: si sta verificando in lui l'invito di
Gesù a "non essere incredulo, ma credente". Cristo è risorto nella carne: non è un fantasma, una fantasia, ma è un
uomo che si vede, si tocca, si sente. Gli Apostoli partecipano con apprensione alla scena, come se a loro volta avessero
bisogno della stessa conferma richiesta da Tommaso. Cristo capisce, dimostrando più indulgenza che rimprovero.
Cima da Conegliano - Incredulità di San Tommaso - 1504 - Venezia, Gallerie dell'Accademia
Bottega di Dionisij - Incredulità di Tommaso - 1500 - San Pietroburgo, Museo Russo
Duccio da Buoninsegna - Incredulità di San Tommaso - 1308 - Siena, Museo dell'opera del Duomo
Cima da Conegliano enfatizza l'intimità dell'incontro a cui non assistono gli altri apostoli, ma solo il patrono della
confraternita per il cui la pala d'altare fu eseguita: San Magno. L'attenzione viene focalizzata sul corpo di Cristo, posto al
centro, direttamente sopra il punto in cui veniva innalzata l'ostia consacrata: il corpo di Cristo si staglia contro un vasto
panorama che suggerisce il rapporto del cosmo con il Risorto, divenuto Salvator Mundi, Salvatore del mondo. Cristo invita
Tommaso a toccare il costato permettendo così all'incredulo ciò che aveva vietato alla Maddalena credente: il contatto
sensorio col suo corpo glorificato. Tale concessione è funzionale alla missione che, di lì a poco, Cristo affiderà a Tommaso
come agli altri apostoli: predicare la buona novella della sua Resurrezione; una missione la cui riuscita dipenderà dal
rapporto di costoro col Risorto operante in loro.
L'iconografia dell' "incredulità di Tommaso" si costituì durante l'epoca paleocristiana ed in seguito non subì mutamenti
sostanziali. Ne vediamo un esempio e in questa Icona del XV secolo e in una delle formelle del coronamento del recto della
Maestà del Duccio. In entrambe le rappresentazioni il centro e fulcro della scena è occupato dalla figura di Cristo che
appare agli Apostoli: il carattere di evento straordinario è rilevato e rafforzato dall'evidente religioso timore di Tommaso e gli
altri discepoli.
Apparizione ai discepoli
Cristo risorto è la vittoria di Dio sul mondo. La sua resurrezione dalla morte è il grido che Egli vuol far risentire nell'animo di
ognuno di noi: la positività dell'essere delle cose, quella ragionevolezza ultima per cui ciò che nasce non nasce per essere
distrutto. "Tutto questo è assicurato, te lo assicuro, Io sono risorto per renderti sicuro che tutto quello che è in te, e
con te è nato, non perira' ". (Don Luigi Giussani)
"Testimoni di Gesù risorto. Quel "di" va capito bene! Vuol dire che il testimone è "di" Gesù risorto, cioè appartiene a Lui, e
proprio in quanto tale può rendergli valida testimonianza, può parlare di Lui, farLo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la
sua presenza." (Benedetto XVI )
"Il volto che gli Apostoli contemplarono dopo la risurrezione era lo stesso di quel Gesù col quale avevano vissuto circa tre
anni, e che ora li convinceva della verità strabiliante della sua nuova vita mostrando loro "le mani e il costato". Certo, non fu
facile credere. In realtà, per quanto si vedesse e si toccasse il suo corpo, solo la fede poteva varcare pienamente il mistero
di quel volto. Il popolo arriva a intravedere la dimensione religiosa decisamente eccezionale di questo rabbì che parla in
modo così affascinante, ma non riesce a collocarlo oltre quegli uomini di Dio che hanno scandito la storia di Israele."
(Giovanni Paolo II)
Duccio da Buoninsegna - Apparizione di Cristo durante la cena degli Apostoli - 1308 - Siena
Duccio da Buoninsegna - Apparizione sul lago di Tiberiade - 1308 - Siena, Museo dell'opera del Duomo
Duccio da Buoninsegna - Apparizione sul monte della Galilea - 1308 - Siena, Museo dell'opera del Duomo
Duccio dipinse la sua grande "Maestà" tra il 1308 e il 1311. L'opera, commissionata dalla fabbrica del Duomo senese,
venne portata con una solenne processione, ricordata da tutte le cronache, sull'altare maggiore della cattedrale il 9 giugno
1311. Duccio, oltre che con la grande Maestà, corredò il suo lavoro con il più completo ciclo della vita di Gesù che sia mai
stato dipinto. Oltre 50 scene, alcune perdute, di cui ben nove dedicate ai momenti sucessivi alla resurrezione. Duccio si
attiene fedelmente alla lettera dei racconti evangelici: per questo motivo non dipinge la scena della resurrezione, ma gli
episodi immediatamente successivi documentati dagli evangelisti. Duccio mostra Gesù che appare ai discepoli
assicurandoli della propria resurrezione. Nelle rappresentazioni qui riportate la figura di Cristo viene raffigurata di profilo
sulla sinistra. Nella prima apparizione Cristo appare agli undici, rimproverandoli per non aver creduto a quanti affermavano
di averlo visto dopo la morte, pronunciando
le parole: "Pace a voi". Egli è raffigurato di profilo con le braccia protese agli apostoli, seduti attorno alla tavola imbandita e
disposti su due ordini. Sulla tavola si riconosce del pesce arrosto: la parola greca ixthus, che significa "pesce", è utilizzata
nella tradizione cristiana come acronimo di Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore.
Nella seconda apparizione Cristo, sulla sponda del lago, comanda ai discepoli, che non hanno pescato nulla, di gettare di
nuovo le reti. In seguito sono così colme di pesci che non bastano tre di loro a tirarle su. La posizione fortemente china dei
discepoli e le reti rigonfie verso il basso rendono percepibile il peso del carico con un intento più scopertamente narrativo
del consueto. Nella terza apparizione, Cristo, con le mani levate in gesto elocutorio, assegna ai discepoli il compito di
diffondere la fede cristiana nel mondo. Due di loro reggono un libro, che certamente rimanda alla specifica missione a cui
sono stati chiamati.
Duccio da Buoninsegna - Apparizione di Cristo agli Apostoli a porte chiuse - 1308 - Siena
I discepoli temono per la loro vita e per questo si sono ritirati in casa tenendo le porte ben chiuse. Cristo appare loro davanti
al battente ligneo, che è stato rinforzato ulteriormente con una spranga orizzontale. Duccio pone la figura del Risorto al
centro dell'immagine perfettamente incorniciata dall'intradosso e dall'arco della porta. Esso infatti ha la maestosa nobiltà del
Pantocratore bizantino di fronte al quale arretrano le due schiere degli apostoli. La differenza ontologica tra la presenza dei
discepoli e quella di Cristo viene ulteriormente evidenziata da un diverso trattamento delle vesti, come nella maggior parte
degli altri pannelli che raffigurano fatti accaduti dopo la morte di Cristo.
I testimoni del Risorto
John Warwick Montgomery commenta: "Notate che quando i discepoli di Gesù proclamavano la resurrezione, lo facevano
come testimoni oculari e lo facevano mentre le persone che avevano avuto contatto con gli eventi, di cui essi parlavano,
erano ancora vive. Nel 56 d.C. Paolo scrisse che oltre cinquecento persone avevano visto Gesù risorto e la maggior
parte di queste era ancora in vita (1 Corinzi 15:6). Va oltre i limiti della credibilità che i primi cristiani abbiano costruito un
tale racconto e l'abbiano predicato fra quelli che avrebbero potuto facilmente confutarlo, presentando il corpo di Gesù.
Miniatura di Simon Marmiom - Libro d'ore di Carlo VIII di Francia
In questa Miniatura del Libro delle ore di Carlo VIII vediamo riassunte le prime 4 apparizioni,che abbiamo osservato, ma i
Vangeli ne riportano ben 15 nelle vite degli individui, e precisamente a:
1. Maria Maddalena: Marco 16:9; Giovanni 20:14
2. le donne di ritorno dal sepolcro: Matteo 28:9, 10
3. Pietro più tardi in quel giorno: Luca 24:34; 1 Corinzi 15:5
4. i discepoli sulla via di Emmaus: Luca 24:13-33
5. gli apostoli in assenza di Tommaso: Luca 24:36-43; Giovanni 20:19-24
6. gli apostoli con Tommaso presente: Giovanni 20:26-29
7. ai sette presso il lago di Tiberiade: Giovanni 21:1-23
8. una moltitudine di più di 500 persone sul monte di Galilea: 1 Corinzi 15:6
9. Giacomo: 1 Corinzi 15:7
10. gli undici: Matteo 28:16-20; Marco 16:14-20; Luca 24:33-52; Atti 1:3-12
11. gli apostoli all'ascensione: Atti 1:3-12
12. Paolo: Atti 9:3-6; 1 Corinzi 15:8
13. Stefano: Atti 7:55
14. Paolo nel tempio: Atti 22:17-21; 23:11
15. Giovanni sull'isola di Patmos: Apocalisse 1:10-19
Matteo Giovannetti - Visione di San Giovanni a Patmos - 1241 - Avignone, Palazzo dei Papi
Annibale Carracci - Cristo appare a San Pietro - 1602 - Londra, National Gallery
Bernard Ramm scrive: "Se non ci fosse stata alcuna resurrezione bisognerà ammettere che Paolo ingannò gli apostoli
riguardo ad un'effettiva apparizione di Cristo a lui, ed essi a loro volta ingannarono Paolo riguardo alle apparizioni del Cristo
risorto a loro. Quanto è difficile a questo punto impugnare le evidenze delle epistole quando la loro autenticità è stata così
fortemente convalidata!". Vediamo due raffigurazioni: nella prima Matteo Giovannetti ci mostra l'alta e bianca figura
dell'Eterno profilarsi contro il fantastico paesaggio dove si innalzano i sette candelabri apparire a Giovanni inginocchiato
sull'isola di Patmos;la seconda Annibale Carracci ci illustra la leggenda secondo cui, mentre San Pietro fuggiva dalla
persecuzione scoppiata a Roma sotto Nerone, lungo la via incontrò Cristo che avanzava a grandi passi verso l'Urbe. Questi,
alla domanda di Pietro, "Domine, quo vadis?" (Signore, dove vai?) rispose che tornava a Roma a morire una seconda volta.
Caravaggio - La conversione di San Paolo - 1600 - Roma, Santa Maria del Popolo
Saulo giace a terra impotente, gli occhi chiusi, le braccia sollevate in un gesto supplichevole di preghiera con le braccia
sollevate verso l'alto, rapito in un'estasi. L'immagine, da rappresentazione di un banale incidente, si trasforma in una
rivelazione divina. Caravaggio accentua la realtà corporea del cavallo pigro, dell'impacciato servo maldestro, del
massiccio Saulo, e perfino il ricco impasto del colore, al fine di rendere più intenso l'effetto della luce che inonda, con lo
spirito divino, questo piccolo mondo compatto. ll messaggio non annuncia quindi il potere della fede di San Paolo, per
quanto grande ne sia stata in seguito la testimonianza, bensì il potere della volontà divina.
Quarta Parte
Misteri della gloria, giudizio e sguardo del Salvatore
Ascensione e Pentecoste
L' Ascensione è la festa dell'umano. Con Gesù l'umanità fisica, carnale entra nel dominio totale con cui Dio fa tutte le cose.
E' Cristo che discende alla radice di tutto. E' la festa del miracolo: un avvenimento che per sua forza richiama al mistero di
Dio.
Perugino - Ascensione di Cristo - 1500 - Sansepolcro, Duomo
Mantegna - Ascensione - 1462 - Firenze, Uffizi
Giotto - Ascensione - 1304 - Padova, Cappella degli Scrovegni
Nell'affrontare il mistero dell'Ascensione, Perugino, incline verso un misticismo soave e attraente, pone al centro della
rappresentazione Cristo che divide le schiere degli angeli; allo stesso modo la Vergine, immediatamente sotto il Redentore,
contempla con gli Apostoli il compimento di questo "Mistero della Gloria". La stessa struttura compositiva è utilizzata dal
Mantegna che, dividendo la scena in due zone, separa il mondo celeste dallo spazio terreno con un commovente senso di
umanità che manifesta quanto dovette essere grande l'amore di Maria per suo figlio e l'amore degli apostoli per il loro
maestro. Nella rappresentazione regna infatti lo stupore e al contempo il dolore per quanto sta accadendo: questo momento
segna il trionfo e la glorificazione di suo figlio ma per la Vergine, dal volto visibilmente preoccupato e addolorato, rimane un
momento di grande desolazione. Nell'inevitabile dolore, l'amore materno non rimane obiezione al compimento del
Mistero: distolti gli occhi dal cielo, lo sguardo di Maria è volto agli Apostoli; la Chiesa, la sua nuova creatura.
Con Giotto l'attenzione si sposta sulla figura del Cristo che, nel medesimo impianto, ascende al Cielo: Gesù, seguito dallo
sguardo scrutatore dei Dodici e della Madonna, sfonda il riquadro pittorico, rafforzando il gesto glorioso.
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam. Attraverso la carne del tempo e dello spazio, perché la Madonna è l'inizio della
carne come tempo e come spazio. E' attraverso di essa che viene. Lo Spirito ci ha rivelato che Cristo è morto e risorto:
questo è il significato esauriente della vita.
Duccio - Pentecoste - 1308 - Siena, Museo dell'Opera del Duomo
Rubens - Pentecoste - 1635 - Monaco, Bayerstaatsgemaldesammlungen
El Greco - Pentecoste - 1596 - Madrid, Prado
In questa fitta composizione di Duccio, emerge la figura della Vergine, ammantata nel tradizionale abito bizantino con
lumeggiature d'oro e circondata dagli apostoli, secondo una delle tradizionali iconografie con cui generalmente gli artisti
hanno rappresentato la discesa dello Spirito Santo: la colomba che discende dall'alto con tante linguette di fuoco sopra le
teste di Maria e degli apostoli. Rubens, come El Greco, utilizza entrambi i modi. I personaggi sono disposti in modo da
formare uno spazio circolare al cui centro è posta la figura di Maria; la circolarità è rafforzata dalla disposizione in alto dei
raggi provenienti dalla colomba che scendono a delimitare uno spazio concluso. Si noti come El Greco, pur nella
rappresentazione corale, si sofferma a caratterizzare psicologicamente gli apostoli, quasi a farne dei ritratti, senza che
l'atmosfera dell'evento divino venga turbata.
Giustizia e la Misericordia
Ne la profonda e chiara sussistenza
de l'alto lume parvermi tre giri
di tre colori e d'una contenenza;
e l'un da l'altro come iri da iri
parea reflesso, e 'l terzo parea foco
che quinci e quindi igualmente si spiri.
Oh quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
è tanto, che non basta a dicer 'poco'.
O luce etterna che sola in te sidi,
sola t'intendi, e da te intelletta
e intendente te ami e arridi!
Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta,
dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
perché Il mio viso in lei tutto era messo
Dante, Divina Commedia Paradiso Canto XXXIII
Cavallini - Il Giudizio Universale (Particolare) - Roma, Santa Cecilia in Trastevere
Giotto - Il Giudizio Universale (Particolare) - 1306 - Padova, Cappella degli Scrovegni
Nel "Giudizio Universale" di Cavallini, Cristo ha una espressione mobilissima e uno sguardo penetrante. Le pupille, grandi
e nettamente staccate dal bianco, sono di una straordinaria potenza magnetica; non fissano tuttavia cosa alcuna,
esprimono l'assenza e la grandezza dell'atto soprannaturale con cui si rivolge agli uomini; non più "estraniato pensiero
pensante", come nelle tradizionali figurazioni bizantine. Giotto ci mostra al contrario un volto che esprime una profonda
umanità unita alla gloria divina: non è un lieto momento neppure per il Giudice, che ha versato il suo sangue per tutti
gli uomini, pronunciare la sentenza di condanna contro tanta parte dell'umanità che era disceso in terra a redimere.
Michelangelo - Il Giudizio Universale - 1535 - Roma, Cappella Sistina
L'intera composizione nel "Giudizio Universale" di Michelangelo converge nella figura del Cristo Giudice che con l'ampio
gesto delle braccia esprime dinamismo e potenza; e della Madonna alle sue spalle che in segno di compassione, volge il
viso verso i resuscitati in attesa di giudizio. E' questa la chiave di volta di tutto l'affresco: la giustizia e la misericordia, la
madre e il figlio, Cristo e la Vergine. Egli è risorto per la seconda volta, e non si comprende se il leggero manto che gli fa
da perizoma non sia il sudario del sepolcro, e se la luce sia quella del sarcofago spalancato. Il volto è di un adolescente,
imberbe: impassibile, senza ira, né collera né odio. Egli è solo la spada, la giustizia: non la misericordia. La
misericordia è la madre, rannicchiata contro il suo fianco, sotto il braccio della condanna.
Lo sguardo del Salvatore
Nell'icona il corpo è solo un supporto del volto, il volto è solo una cornice dello sguardo ( antico detto cristiano )
Andrej Rubljov - Il Salvatore - 1410 - Mosca, Galleria Tret'jakov
La rappresentazione del "Salvatore" riunisce in sé gli attributi della giustizia e della misericordia e sottolinea, principalmente,
il mistero dell'amore misericordioso di Dio per l'umanità. Nell'opera di Rubljov, tale verità si rende evidente negli occhi
compassionevoli e misericordiosi del Cristo. L'attenzione al volto, dai tratti somatici tipicamente russi, si concentra
sull'intenso sguardo di Gesù Salvatore; sguardo che diviene centro visivo dell'icona. Di fronte a questa immagine, si
comprende bene l'ammonimento dei santi Padri a contemplare l'icona, pregando incessantemente Colui che è
rappresentato e presente in essa.
Scuola Greca - Cristo Pantocratore - 1600
Icona della Deesis - Il Salvatore - 1405 - Mosca , Cremlino, Cattedrale dell' Annunciazione
Scuola di Mosca - Cristo Pantocratore "Occhio Ardente" - metà del 1600
Cristo è il Creatore di tutto ciò che esiste. Da qui la denominazione di Pantocratore cioé "Colui che sostenta nell'essere
tutte le cose". La sensibilità del popolo russo non accentua la percezione di Cristo come giudice giusto e tremendo
dell'umanità, ma sottolinea principalmente il Mistero dell'amore misericordioso di Dio per l'umanità: senza attenuare affatto
la maestà di Cristo se ne vuol rimarcare la dolcezza infinita, la misericordia inesauribile che si esprime nello sguardo:
Cristo è insieme il Signore, la consistenza di tutte le cose e il prototipo dell'umanità trasfigurata.
Antonello da Messina - Salvator Mundi - 1475 - Londra, National Gallery
La tavola di Antonello da Messina illustra Cristo benedicente, con la mano sollevata in uno scorcio ardito. La posa della
mano, che sembra congiungere lo spazio simulato del dipinto con quello reale dell'osservatore, con la sua verticalità
comunica la sua divinità unita alla profonda umanità. La Natura umana e divina del Cristo viene ulteriormente sottolineata
dai tradizionali colori utilizzati nelle vesti: l'azzurro, che allude alla natura divina, e il rosso della Passione.
El Greco - Redentore - 1604 - Toledo, Museo del Greco
Bartolomeo Montagna - Cristo Benedicente -1490 - Torino - Galleria Sabauda
Bellini Giovanni - Cristo benedicente - 1460 - Parigi, Museo del Louvre
Anche nell'arte occidentale gli artisti hanno raffigurato il volto di Cristo, rimarcandone lo sguardo. Montagna ad esempio ci
mostra uno sguardo sereno del Salvator Mundi. El Greco ci mostra la figura di Cristo, con un forte riferimento iconografico
all'arte bizantina nello sguardo profondamente intenso. Bellini rappresenta Gesù vivente ma post mortem incoronato di
spine, con le stigmate mentre alza la destra in un gesto benedicente. L'espressione intensamente patetica e lo sguardo
misericordioso, ci comunicano che le nostre sofferenze e i nostri dolori sono presi sul serio e sono stati, prima di noi, da Lui
vissuti e salvati dalla Sua morte e Resurrezione.
Quinta Parte
La Chiesa: eucaristia, missione e compagnia
Un arco-portale ci introduce nella quinta parte della mostra, ovvero la presenza di Cristo
Risorto oggi: La Chiesa. Cristo infatti e' presente nell'eucaristia, e incontrabile come chi lo
ha fisicamente visto,negli uomini e nelle circostanze di tutti i giorni.
Benedetto Antelami-Giudizio Universale (Battistero di Parma)
Il Miracolo dell'Eucaristia
Cristo si fa nutrimento con il Suo sangue, sotto il segno del pane e del vino, testimoniando fino in fondo il suo amore per
l'umanità, per ogni uomo. Tutto quello che noi siamo grida a Dio la preghiera che è al centro della Messa: tutto deve
diventare corpo e sangue di Cristo.
Non si può "mangiare" il Risorto, presente nella figura del pane, come un semplice pezzo di pane. Mangiare questo pane è
comunicare; è entrare nella comunione con la persona del Signore vivo. Questa comunione, questo atto del "mangiare", è
realmente un incontro tra due persone, è un lasciarsi penetrare dalla vita di Colui che è il Signore, di Colui che è il mio
Creatore e Redentore. Scopo di questa comunione è l'assimilazione della mia vita alla sua, la mia trasformazione e
conformazione a Colui che è Amore vivo. Perciò questa comunione implica l'adorazione, implica la volontà di seguire Cristo.
(Benedetto XVI)
Leonardo - L'Ultima Cena - 1495 - Milano, Santa Maria delle Grazie
Questa "Cena" rende Leonardo il pittore di Cristo. Quello che il pittore ha affrontato è il momento più altamente tragico e
umano del cristianesimo. Sublime per la luce interiore, sfolgorante di verità, serena e rassegnata, campeggia e domina la
figura di Cristo. Certo è indispensabile che un artista senta la propria creatura, perché tanta intensità di vita possa essere
fermata nel disegno. La figura del Redentore non è uscita di getto, ma dopo lunga elaborazione: prima di essere l'immagine
di un dolore profondo e rassegnato, dell'accettazione virile di un destino terribile, prima di riassumere nei tratti del volto
spiritualizzato la tristezza, l'angoscia, la speranza, la figura di Gesù fu lungamente meditata, sofferta e amata da Leonardo.
Essa infatti non appare nella Cena sullo stesso piano delle altre: se gli apostoli sono uomini, Egli è veramente il figlio di Dio.
La sua origine ultraterrena s'impone a chi ne osservi la ieratica e pur dolcissima immagine: si percepisce l'angoscia, il
conflitto, la trasfigurazione di quell'anima divina dinnanzi alla certezza del tradimento ma anche a quella della propria
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Raffaello - La Disputa del Sacramento - 1509 - Roma, Palazzi Vaticani
Un'erronea interpretazione di un passo del Vasari ha dato a questa opera di Raffaello il titolo di "Disputa del Sacramento".
Essa in realtà rappresenta la Celebrazione di Dio: supremo "Vero" della Chiesa trionfante e della Chiesa militante. La prima
è personificata nel solenne consesso degli Apostoli: seduti su banchi di nuvole lo contemplano nel mistero della Trinità che
si svela in tutto il suo fulgore, con la Vergine e il Battista ai lati come intercessori, tra le angeliche falangi del Paradiso; la
seconda lo confessa in terra, indagandone l'assenza con le facoltà dell'intelletto sostenuto dalla Fede, rappresentata dai
Padri della Chiesa e dai Teologi, e l'adora nel miracolo dell'Eucaristia. L'Ostia consacrata, pegno della Redenzione, è
pertanto il "Vivente" tramite tra il Cielo e la Terra; il suo candido disco infatti, al centro della composizione, si eleva sulla
schiera dei mortali e campeggia isolato nel libero cielo, perché è l'unico elemento cui figurativamente e concettualmente
spetta di collegare le due zone dell'affresco, corrispondenti ai due mondi.
La Chiesa : compagnia e missione
I dodici Apostoli sono così il segno più evidente della volontà di Gesù riguardo all'esistenza e alla missione della sua
Chiesa, la garanzia che fra Cristo e la Chiesa non c'è alcuna contrapposizione: sono inseparabili, nonostante i peccati degli
uomini che compongono la Chiesa. Non possiamo avere Gesù senza la realtà che Egli ha creato e nella quale si comunica.
Tra il Figlio di Dio fatto carne e la sua Chiesa v'è una profonda, inscindibile e misteriosa continuità, in forza della quale
Cristo è presente oggi nel suo popolo. È sempre contemporaneo a noi, è sempre contemporaneo nella Chiesa costruita sul
fondamento degli Apostoli, è vivo nella successione degli Apostoli. E questa sua presenza nella comunità, nella quale Egli
stesso si dà sempre a noi, è motivo della nostra gioia. Sì, Cristo è con noi! (Benedetto XVI)
Masaccio - Il Tributo - 1425 - Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci
Tutti sono fermi attorno a Cristo e i loro occhi si muovono nell'attesa e nella ricerca di un qualcosa che essi sentono che sta
per avvenire da un momento all'altro. La loro solennità, il loro piglio rude e partecipe, di fronte allo sguardo di Cristo, sono i
segni palpabili di una umanità cosciente di essere elevata dalla grazia della salvezza. Masaccio infatti dipinge delle figure
potenti, di una umanità solida: il cerchio degli apostoli intorno a Cristo è stato definito un "Colosseo umano", a sottolinerare
l'imponenza e la solennità dei personaggi, animati da un'intensa individualità. Pietro riconosce che Cristo non è obbligato a
pagare le tasse perché è il figlio di Dio. Gesù, invece, affida a colui che ha scelto, come suo vicario, un progetto
missionario: "paga per te e per me". Il "tributo" esprime quanto il progetto salvifico sia inserito nella realtà storica. La
missione della Chiesa non è di ordine politico, economico e sociale: la Chiesa trascende la realtà temporale e ne rispetta le
autonomie, ma la grazia della salvezza eleva la realtà umana poichè la riconciliazione di Cristo abbraccia tutti.
"Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, e non ce la fai più. E d'un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno uno sguardo umano -, ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E tutto diventa improvvisamente più semplice".
L'avvenimento cristiano si palesa, si rivela, nell'incontro con la leggerezza, la sottigliezza e l'apparente inconsistenza di un
volto che si intravede nella folla: un volto come gli altri, eppure così diverso dagli altri che, incontrandolo, è come se tutto si
semplificasse. Lo vedi per un istante, e andando via porti dentro di te il colpo di quello sguardo, come dicendo: "Mi
piacerebbe rivederla quella faccia!". È la descrizione migliore del "perché" ci siamo mossi verso questa compagnia e ci
siamo trovati in essa. (Don Luigi Giussani)
" Se Dio diventasse uomo, venisse tra di noi, se venisse ora, se si fosse intrufolato nella nostra folla, fosse qui tra noi,
riconoscerlo, a priori dico, dovrebbe essere facile...per una eccezionalità senza paragone."
Alla ricerca del proprio volto
"Nulla è così affascinante come la scoperta delle reali dimensioni del proprio "io", nulla così ricco di sorprese come la
scoperta del proprio volto umano. E nulla è così commovente come il fatto che Dio si sia fatto uomo per dare l'aiuto
definitivo, per accompagnare con discrezione,con tenerezza e potenza il cammino faticoso di ognuno alla ricerca del proprio
volto umano". (Don Luigi Giussani)
Rembrandt - Autoritratto - 1628 - Amsterdam, Rijksmuseum
Regina coeli
Esulta regina del cielo! Alleluia
Colui che hai portato nel seno. Alleluia
E' risorto, come aveva predetto. Alleluia.
Prega per noi il Signore. Alleluia
Godi ed esulta o Vergine Maria. Alleluia
Perché Gesù è davvero risorto. Alleluia.
O Dio, che hai voluto allietare tutto il mondo con la Resurrezione del tuo Figlio Gesù, nostro Signore, ti preghiamo:
per l'intercessione della beatissima Vergine Maria concedi anche noi di arrivare alle gioie della vita eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen
A Don Luigi Giussani,che ci ha educati a ricercare la bellezza del Volto di Cristo nelle circostanze di tutti i giorni.
La Mostra puo' essere noleggiata
(per info chiedere a Centro Culturale Don Ettore Passamonti)
Il curatore e gli amici del Centro Culturale sono disponibili per:
Presentazione e inaugurazione mostra
Illustrazione e preparazione guide per visite gestite in proprio
Studio e fornitura allestimento
E'disponibile inoltre anche CD e libretto illustrativo
Si ringraziano tutti gli amici che hanno contribuito alla realizzazione della mostra
Centro Culturale Don Ettore Passamonti
Piazza S. Francesco, 13 - Biassono (MI) Tel./Fax 039-2754007
e-mail:[email protected]
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