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Anno XVII N° 13/2008 - 4 dicembre
UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
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Una Social Card per 1,3 milioni di italiani
Un pacchetto da 200 miliardi di euro
La “Carta acquisti” è “anonima” ed è stata varata
tenendo conto di altre esperienze fatte in Europa
Giorgio Lambrinopulos
L
a commissione europea ha dato oggi il
via libera alle sue
proposte per affrontare la
crisi economica conseguente a quella finanziaria. Si
tratta di un pacchetto da 200
miliardi di euro. “E’ una risposta senza precedenti” a
una “crisi senza precedenti”, ha detto il presidente
della commissione Ue José
Manuel Barroso. Barroso,
nel corso della conferenza
stampa in cui sta illustrando
i contenuti del piano, ha
parlato dunque di un’entità
pari all’1,5% del Pil dell’Ue.
Di questi 200 miliardi, cifra
che Barroso ha definito ‘realistica’ - ha spiegato l’1,2%, pari a circa 170 miliardi, “verrà messo a
disposizione dagli Stati
membri, mentre la parte restante, pari allo 0,3% verrà
dal bilancio dell’Unione europea”. Barroso ha parlato
di un piano ‘potente, sistematico e pragmatico’ in 10
punti. Tra questi lo sviluppo
delle tecnologie pulite per
le auto e per il settore delle
costruzioni. Le misure adottate dagli stati Ue per affrontare la crisi economica
Giulio Tremonti, ministro dell’Economia
“non devono essere identiche ma devono essere coordinate”.
Il
presidente
dell’euroesecutivo ha sottolineato che “coordinamento
non vuol dire uniformità”
perché le situazioni fra i
vari stati membri variano
molto fra di loro. Sarebbe
un errore avere, ha spiegato, “un approccio in base al
quale una taglia va bene per
tutti”. “Il patto di stabilità e
di crescita continua ad esi-
stere e non viene messo tra
parentesi”. Lo ha detto il
commissario europeo agli
Affari economici e monetari, Joachim Almunia durante la conferenza stampa di
presentazione del pacchetto
L’addio a Vito Scafidi
R
ivoli ha dato l’addio a
Vito Scafidi, il ragazzo
di 17 anni morto nel
crollo del tetto della scuola
che frequentava. Alle 15 i funerali nella parrocchia dei SS.
Pietro e Paolo, cameramen e
fotografi sono rimasti fuori,
per desiderio della famiglia.
Restano intanto gravi, ma stazionare le condizioni del bambino caduto dalla finestra della
scuola elementare Cappellini
a Milano, secondo i medici
che lo hanno in cura all’ospedale Niguarda e che hanno
diffuso il primo bollettino medico della giornata. Anche le
condizioni circolatorie sono
state stabilizzate e il bambino
è tuttora in ventilazione assistita. La prognosi, secondo il
direttore medico di presidio,
Roberto Cosentina, rimane
riservata. I primi ad arrivare
alla scuola Alfredo Cappellini
di via De Rossi a Milano dove
ieri Luca, un bambino cinese
di sei anni, è caduto dal secondo piano e ora è in coma
all’ospedale Niguarda, intorno alle 7:30, sono i bambini
del prescuola. I genitori li accompagnano frettolosi all’ingresso dove un agente della
polizia non lascia entrare altri
che non siano i piccoli. “Sono
di fretta” oppure “sono troppo
sconvolta” sono le frasi con
cui vengono liquidati i giornalisti, prima di correre via. Ma
c’é chi si ferma per spiegare
che “questa è un’ottima scuola dove non è mai successo
nulla”. I bambini ieri “sono
tornati spaventati e abbiamo
dovuto spiegare loro quanto
accaduto”, spiega Elisabetta
Lo Iacono, madre di una bimba di 10 anni. Nessuno accusa
la maestra perché “il corpo
insegnante é splendido”, dice
un padre, mentre Pier, dopo
aver lasciato il figlio, preferisce non sbilanciarsi: “La responsabilità è un pò di tutti”.
I problemi comunque, a detta
di qualche genitore, ci sono.
“Sono classi di 25 bambini
scatenati - spiega Antonio,
con un figlio di 7 anni - e poi,
per quanto ne so, le maestre
hanno un pò il vizio di lasciare aperte le finestre tra una
lezione e l’altra per aerare”.
All’ingresso principale, che si
affaccia su via Varesina, alle
8.20 aprono i cancelli e i genitori in capannelli commentano la tragedia di ieri. Tra chi
si informa sulle condizioni del
piccolo cinese e chi ricorda le
domande fatte dal figlio ieri
sera su quanto visto in tv, lo
spavento e la preoccupazione,
c’é Daniela, madre di un bimbo al secondo anno, che afferma: “Se c’é stata negligenza è
nell’accessibilità alle finestre.
La distrazione della maestra
con così tanti bambini ci sta”.
Le maestre, invece, entrano
alla spicciolata. Non parlano
o si trincerano dietro “ieri non
ero in servizio” o “sono state
dette cose tremende e preferisco non dire nulla”. Quando
anche gli ultimi genitori si apprestano ad andare al lavoro si
affaccia una preoccupazione:
“Speriamo che tutto vada
bene e che non mandino, almeno per oggi, i nostri bambini in quel laboratorio
G.L.
europeo anticrisi. Il ‘pacchetto’ anti-crisi sarà varato
venerdì nel corso del Consiglio dei ministri, mentre la
riunione del Cipe slitta “di
intesa con la conferenza
Stato-regioni”. Lo ha detto
il ministro dell’Economia
Giulio Tremonti, nel corso
della conferenza stampa di
presentazione della social
card a palazzo Chigi. La
Social card costerà “a regime 450 milioni di euro”
l’anno
e
riguarderà
“1.300.000 soggetti”. Lo ha
detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti illu-
strando a Palazzo Chigi la
Carta per gli Acquisti. La
Carta per gli acquisti parte
con una dote di 1.070 milioni di euro, perché alle risorse stanziate da alcuni provvedimenti si aggiungono
250 milioni di euro donati
da Eni (200 milioni) ed Enel
(50 milioni). E’ quanto si
legge nelle tabelle che sono
state fornite a Palazzo Chigi
durante la conferenza stampa per la presentazione della Social Card. Oltre alle
donazioni in arrivo dai soggetti privati, si aggiungono
170 milioni in arrivo dal decreto 112, attraverso la Robin Tax (“ma solo per una
piccola parte perché il gettito serviva ad altre cose”, ha
spiegato Tremonti) oltre a
450 e 200 milioni previsti
da altri due provvedimenti
ora all’esame della Camera
e del Senato. La “carta acquisti” è “anonima” ed è
stata varata tenendo conto
delle altre esperienze fatte
in Europa, spiega il ministro Tremont ricordando
che negli Usa un’iniziativa
simile era stata attuara nel
‘61 da Kennedy. E il sottosegretario Sacconi sottolinea: si rivolge agli “ultimi
degli ultimi” all’area del
“bisogno assoluto che solitamente non è rappresentata
ai tavoli con le parti sociali
di Palazzo Chigi”. “Non intendiamo approfittare della
maggiore flessibilità” del
patto di stabilità europeo,
perché bisogna ridurre il
debito “indipendentemente
da Maastricht. Lo ha detto il
Continua a pag 2
Mark Lynas
Sei Gradi
La sconvolgente verità sul
riscaldamento globale
Fazi
pp. X-338 €. 18,00
«Non è una sfida da poco, ma
se tutti faranno la loro parte,
si potrà ancora evitare la
trappola dei sei gradi»
Dalla prefazione di Luca
Mercalli
2
Segue dalla prima
premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da alcuni presenti, durante la riunione di maggioranza a Palazzo Chigi, dedicata
alle misure del governo sulla giustizia. ll governo lavora intanto al
pacchetto anticrisi in vista del
Cdm di venerdì. Un intervento
sulle tredicesime “credo sia difficile, Ci risultano cifre non sostenibili dagli attuali bilanci”, ha detto Berlusconi, secondo quanto
riferito dai presenti alla riunione
di ieri a palazzo Chigi. Il premier
ha ribadito la necessità di sostenere i consumi, annunciando stanziamenti per grandi opere e definendo un errore lo sciopero
generale della Cgil. Il leader Epifani ha confermato la protesta:
servono 23 miliardi in due anni, a
rischio 500mila precari. Il Pd
chiede un confronto: per Bersani
serve manovra da 2 punti Pil entro
2009. Presentata la Carta degli
acquisti destinata dal Governo ai
soggetti meno abbienti. La social
card sarà una normale carta di pagamento elettronico, uguale a
quelle che sono già in circolazione e ampiamente diffuse nel nostro Paese. La differenza è che
“con la Carta acquisti le spese, invece che essere addebitate al titolare della Carta sono addebitate e
saldate direttamente dallo Stato”.
Così, la documentazione fornita
dal governo descrive la “Carta
Acquisti”, illustrandone il funzionamento. Due le tipologie: gli anziani e le famiglie con bambini
piccoli. Spetterà agli anziani, cittadini e residenti italiani, tra i 6569 anni con redditi o pensione
fino a 6.000 euro l’anni; oltre i 70
anni la soglia di reddito sale fino a
8.000 euro. Andrà poi alle famiglie con figli sotto i 3 anni, con un
indicatore Isee di 6.000 euro. Il
calcolo del reddito sarà infatti fatto con l’Indicatore di situazione
economica equivalente (il cosiddetto Riccometro) già utilizzato
per l’accesso ai servizi sociali.
Per diventare possessori di social
card bisognerà inoltre avere altri
requisiti: possedere al massimo
una casa, una autovettura (due in
caso di una famiglia con figli minori) ed essere titolari di una sola
utenza elettrica (una domestica e
una non domestica per le famiglie
con figli) o del gas (due per le famiglie). Inoltre non bisognerà
avere più di 15.000 euro di risparmi in Banca alle Poste (da soli o
insieme al coniuge). Sarà finanziata con 40 euro al mese. Per le
domande che saranno fatte prima
del 31 dicembre la Carta sarà caricata con l’arretrato di 3 mesi,
quindi con 120 euro. Successivamente gli importi saranno caricati
ogni due mesi. Potrà essere utilizzata per effettuare i propri acquisti
in tutti i negozi alimentari abilitati. Potrà servire anche per pagare
usufruire della tariffa sociale
dell’Enel. Ma il suo utilizzo a fini
sociali sarà esteso. I negozi convenzionati che sostengono il programma acquisti faranno sulla
spesa effettuata con la Card uno
sconto. Per ora è fissato al 5% ma
non è detto che possa aumentare.
E’ già partito l’invio delle lettere
alla platea di interessati. L’operazione sarà gestita dalle Poste alle
quali ci si dovrà rivolgere per presentare il modello Isee compilato.
Nella generalità dei casi verrà
consegnata subito la Carta Acquisti che sarà utilizzabile dal secondo giorno lavorativo. Il governo
stima che saranno 1.300.000 i be-
Politica
neficiari della carta con una spesa “prima di venerdì il governo ci
a regime di 450 milioni di euro avrebbe fatto sapere”. Blocco delle
l’anno. Per ora sono state eviden- tariffe ferroviarie, autostradali, di
ziate risorse per 1.070 milioni di luce e gas; 120 euro sulla social
euro: 170 tramite la Robin Tax, ai card già a dicembre; interventi sui
quali si aggiungeranno 250 milio- mutui e a sulla fiscalità delle imni di donazioni Eni-Enel, che ser- prese. Il governo ha illustrato staviranno per quest’anno; poi altri sera a grandi linee il pacchetto an650 milioni previsti da altri due ti-crisi alle parti sociali convocate
provvedimenti per il prossimo a Palazzo Chigi. E’ previsto un inanno. Sono circa 400 mila i pre- tervento articolato a favore delle
cari, al netto di quelli della pub- imprese e delle famiglie anche se
blica amministrazione e della per i dettagli delle singole misure
scuola, che rischiano di
perdere il posto di lavoro, ha affermato il segretario generale della
Cgil Guglielmo Epifani, sottolineando che
“la nostra impressione è
che si tratti di un numero in difetto. Considerando i tagli nella Pa e
nella scuola, i numeri
superano di gran lunga
le 500 mila persone”.
Per questo, secondo
Epifani, è necessario
“allargare i finanziamenti alla cassa integrazione in deroga e
prevedere misure specifiche per i contratti a
tempo determinato, per
gli apprendisti, per gli
interinali e per i collaboratori a progetto”. JosÇ Manuel Barroso, presidente della
Questa, ha concluso il Commissione UE
segretario generale della Cgil, “deve essere una misura occorrerà attendere ancora qualche
che risponde ad una emergenza e giorno, considerato che il decreto
che, allo stesso tempo, deve poter verrà varato venerdi’, secondo
portare ad un riforma, in tempi quanto confermato anche stasera.
brevi, degli ammortizzatori socia- Il governo non fornisce però le cili”. “Una manovra pari allo 0,7% fre dell’intervento. ‘’Stiamo ancodel pil per quest’anno e allo 0,7% ra valutando i margini’’ dice il miper l’anno prossimo”, una mano- nistro dell’Economia, ribadendo
vra “di circa 23 miliardi di euro in che e’ ‘’demenziale’’ ipotizzare per
due anni”. E’ la proposta avanzata l’Italia, che ha un debito cosi’ alto,
dal segretario generale delal Cgil, un allentamento dei vincoli di fiGuglielmo Epifani, e indirizzata nanza pubblica. Tremonti inoltre
al governo, per affrontare la crisi ha sottolineato: ‘’Non siamo in rieconomica in atto. “E’ una mano- tardo, nessun Paese europeo ha anvra grossa - ha affermato Epifani cora deciso interventi per i consunel corso di una conferenza stam- mi ma solo per le banche’’. Nel
pa - ma corrisponde a ciò che pomeriggio parlando a Milano lo
Gordon Brown sta proponendo stesso ministro aveva invitato ‘’tutper il suo Paese”. Quanto alla ti a cooperare’’ in questo sforzo per
compatibilità con la situazione dei porre un argine alla crisi. Ecco in
conti pubblici italiani, “ci siamo sintesi le misure a favore delle fainterrogati su questo”, ha spiegato miglie e delle imprese illustrate
il leader della Cgil, aggiungendo alle parti. Intanto : Sono in arrivo
che “la nostra risposta tra la di- per l’inizio dell’anno interventi di
mensione di questa manovra fatta blocco delle tariffe amministrate,
parzialmente in disavanzo e gli ef- fra queste quelle autostradali e ferfetti nei prossimi quattro anni è roviarie, oltre che delle bollette di
che da subito avrebbe un effetto luce e gas. Il governo punta ad un
benefico sui consumi, ridurrebbe intervento sui mutui di natura legigli effetti di abbassamento del Pil, slativa che vada ‘’oltre la convene tra quattro anni avrebbe una so- zione’’ già siglata con l’Abi perche’
stanziale parità”. Epifani ha quin- - ha detto Tremonti - ‘’esiste un didi ribadito che di fronte a una crisi ritto delle famiglie di fissare la rata
di tale portata sono necessari in- del mutuò’. L’Abi a questo propoterventi straordinari. “Sono due i sito ha rilevato che su 85.000 colcardini della proposta avanzata al loqui, 30.000 titolari di mutuo hangoverno”, ha spiegato Epifani: no espresso la volontà di
“Come e perché fare una politica rinegoziare, ma anche a causa delforte di sostegno ai consumi e la flessione dei tassi, il numero e’
come affrontare l’emergenza oc- destinato a scendere ulteriormente.
cupazione, che sta colpendo una Sarà retroattiva e dunque sulla tesparte consistente dell’apparato sera tipo ‘bancomat’, che il miniproduttivo e dei servizi e che è de- stro Tremonti stasera ha fatto vedestinata ad aumentare nei primi sei re ai rappresentanti delle parti
mesi dell’anno prossimo”. Con sociali, verrà caricato il contributo
questa crisi in atto, ha proseguito il di tre mesi. Secondo quanto si e’
segretario generale della Cgil, “o si appreso, la carta prepagata per gli
dà sostegno alla domanda sui con- acquisti sarà alimentata ogni due
sumi e sui beni intermedi o la crisi mesi con 80 euro, 40 mensili. A beè destinata evidentemente a galleg- neficiarne sarebbero le famiglie
giare e a protrarsi nel tempo. C’é con un reddito pari a 6.000 euro
bisogno di intervenire e di restitui- annui. Sarebbe in corso una trattare il fiscal drag pari a 13 miliardi di tiva tra governo e categorie del
euro”. Epifani ha inoltre ribadito la commercio per firmare una connecessità di detassare la tredicesi- venzione che alle risorse messe
ma a dicembre. “Sulla tredicesima dall’esecutivo aggiunga anche deil governo sta riflettendo”, ha affer- gli sconti ad hoc garantiti dalle immato Epifani, aggiungendo che prese. Le associazioni avrebbero
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
per ora garantito uno sconto del
5% sugli acquisti effettuati con la
social card, ma il confronto non e’
finito e non e’ escluso che la percentuale possa variare. Ci sarà un
contributo per pensionati e famiglie con figli a carico. Sarà aggiuntivo alla social card ma il governo
non ha fornito ulteriori dettagli.
L’obiettivo e’ quello di finanziare
le imprese innescando un meccanismo di trasparenza. L’intervento
sarà realizzato sugli istituti di credito e si prevede l’istituzione di un
osservatorio economico presso le
prefetture, per un monitoraggio,
sul modello francese. Questo, in
modo che i flussi di credito non diminuiscano e i tassi non aumentino. Un osservatorio di questo genere al momento esiste con un
profilo ‘’inter-associazioni’’. Le
ultime rilevazioni di questo organismo segnalano un incremento del
credito su base annua del 10%. Taglio dell’acconto Ires di fine mese,
conferma per la detassazione degli
straordinari e per i premi di produttività, sconto di parte dell’Irap a valere sull’Ires, sblocco dei pagamenti
della pubblica amministrazione, interventi sulle banche per evitare restrizione del credito delle banche,
Iva di cassa, creazione di un fondo
nazionale per aiutare i confidi. Queste le misure per sostenere le aziende. L’ipotesi che si sta valutando e’
relativa ad un eventuale utilizzo
delle risorse del Fondo Sociale Europeo. La misura e’ coordinata con
la riprogrammazione dei fondi Cipe
... Aperti alla ‘’collaborazione e ai
consigli di tutti’’: Silvio Berlusconi,
a quattro giorni dal via libera al pacchetto anti-crisi e con davanti lo
spettro dello sciopero generale della
Cgil, sceglie la strada del dialogo.
Rimanda un appuntamento a Milano per potersi sedere, spaccando
l’orologio, al tavolo con le parti sociali: il presidente del Consiglio
prende la parola per introdurre i lavori, il suo intervento dura una
manciata di minuti, ma e’ il tono a
farsi notare, sulla stessa linea del
ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che oggi ha lanciato un appello ‘’agli uomini liberi e forti a
cooperare per il bene del Paese’’. Il
governo, commenta il capogruppo
del Pd alla Camera Antonello Soro,
‘’ha finalmente l’approccio giustò’.
Il che non vuol dire però che i Democratici si fidino: l’atteggiamento
piuttosto e’ di attesa per le misure
concrete. Poco più di due ore, tanto
dura l’incontro con le parti sociali a
Palazzo Chigi. L’Esecutivo e’ al lavoro e dunque l’illustrazione del
pacchetto imprese-famiglie procede
ancora per sommi capi. Le cifre
dell’intero pacchetto, assicura però
il presidente del Consiglio, saranno
fornite ‘’in pochissimo tempò’.
Quanto ai contenuti, nessuna grande sorpresa rispetto a quanto già
emerso. Se l’opposizione mostra di
apprezzare comunque lo spirito più
conciliante del governo, la Cgil
mantiene un giudizio severo:
‘’Esposizione generica e insufficiente’’, afferma nel corso della riunione Guglielmo Epifani, che conferma lo sciopero del 12 dicembre.
‘’Il presidente del Consiglio - aggiunge il numero uno di Corso
d’Italia - deve dare segnali di speranza, ma senza esagerare’’. Nessuna esagerazione, invece, per Berlusconi, convinto che, dopo gli
interventi sulle banche, ora sia il
momento di incidere sul terreno dei
consumi. Come? Attraverso appunto un ventaglio di misure ampio,
che va dal bonus per i meno abbienti al blocco delle tariffe. Una
cosa e’ certa, ribadiscono poi
all’unisono i componenti del governo, che l’Italia sta ‘’andando
avanti in sintonia con l’Europà’. Il
che garantisce la fattibilità di tutte
le operazioni messe in campo. Mercoledi’ arriverà infatti il via libera
di Bruxelles al mega piano di 130
miliardi di euro e cosi’ due giorni
dopo, venerdi’, il Consiglio dei ministri potrà varare i nuovi interventi
anti-crisi. Il governo ‘’agisca - e’
l’invito del coordinatore del governo ombra del Pd Enrico Morando Continuare a parlare di ottimismo
e’ solo una presa in giro se non si
danno ragioni concrete per nutrirlò’. Anche l’Udc sceglie la linea
della prudenza: ‘’Noi vogliamo
provvedimenti veri - dice Pier Ferdinando Casini - per la famiglia,
per le imprese e naturalmente anche un piano per le grandi infrastrutture. Lo aspettiamo, speriamo
che non si siano solo spot, che ci
siano fatti’’.
lambrinopulos
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N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
3
In montagna con Giovanni Paolo II
Renzo Allegri
N
ell’ottobre di trent’anni fa, veniva eletto Papa il cardinale
polacco Karol Wojtyla che
prese il nome di Giovanni Paolo II.
Erano 450 anni che sul trono di Pietro
non saliva uno straniero. Per questo,
l’annuncio dell’elezione fu accolto con
stupore e freddezza dalla folla raccolta
in Piazza San Pietro e dai milioni di
credenti che seguivano la cerimonia
alla televisione. Ma bastarono poche
parole di saluto del neo eletto a dissipare i dubbi e a scatenare una incredibile corrente di simpatia e di entusiasmo, che andò col tempo via via
aumentando fino a fare di Giovanni
Paolo II il Papa più popolare e più
amato di tutta la storia del Cristianesimo. Per ricordare i trent’anni di
quell’elezione, nel corso di quest’anno
sono state realizzate iniziative di ogni
genere, che continuano ancora. Sono
stati tenuti convegni di studi, conferenze, sono stati pubblicati innumerevoli
articoli e libri. Tra questi, uno in particolare mi ha colpito. Un libro che si
intitola “Wojtyla e il Generale” ed è
stato pubblicato dalla casa editrice
“Nuova Itinera”. Non ha una buona
distribuzione e per questo non è conosciuto come meriterebbe. Ma è un libro straordinario. Conosco abbastanza
bene l’argomento per aver seguito,
come giornalista, le vicende di Papa
Wojtyla fin dalla sua elezione, e per
aver scritto anche un libro molto fortunato “Il Papa di Fatima”. Ma devo dire
che questo libro mi ha colpito molto.
Lo trovo bellissimo. Pieno di dettagli
assolutamente sconosciuti e umanissimi. Un libro vivo, vero, che affascina e
commuove. Ho voluto conoscere l’autore. Si tratta di un personaggio singolare e straordinario. Si chiama Enrico
Marinelli, è un prefetto di Polizia, oggi
in pensione, che per le vicende della
vita ha avuto modo di conoscere Giovanni Paolo II in circostanze del tutto
speciali, addirittura uniche, e di avere
quindi molti episodi eccezionali da riferire. Nato ad Agnone, nel Molise, nel
1932, Enrico Marinelli si laureò in legge e nel 1956 entrò nella polizia di Stato dove svolse una brillante carriera,
impegnato sempre in compiti particolarmente delicati: le emergenze sociali,
la questione agraria nel Mezzogiorno,
la contestazione giovanile del ’68, il
terrorismo e l’eversione delle Brigate
rosse, il caso Moro, la sicurezza negli
stadi. Divenne famoso per l’equilibrio,
la precisione e il successo con cui risolveva i problemi, e per questo, nel
1985, gli fu affidato un incarico speciale: la direzione dell’ Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il
Vaticano, struttura della Polizia di Stato che si occupa della protezione del
Sommo Pontefice durante i suoi spostamenti in territorio italiano. Per 14
anni, Marinelli è stato il responsabile
della sicurezza del Papa. Compito particolarmente delicato, ma divenuto delicatissimo dopo l’attentato che Papa
Wojtyla aveva subito nel maggio 1981.
Marinelli affrontò il suo nuovo incarico con il piglio e la diligenza di sempre, ma uniti anche a una grande devozione per il Santo Padre. E subito
conquistò la piena fiducia di Papa
Wojtyla. Anzi, ottenne la sua amicizia.
<<Era un fratello, un padre per me>>,
mi ha detto Enrico Marinelli con gli
occhi lucidi di commozione. <<Mi
chiamava affettuosamente “il mio generale”>>. Marinelli ha raccolto nel
suo libro alcuni dei ricordi di quel pe-
Enrico Marinelli
riodo. <<Una minima parte>>, precisa. <<Molte cose non si conosceranno
mai, perché vincolate dal segreto. Se
avessi deciso di scrivere tutto, avrei riempito diversi volumi>>. Quello che
ha scritto è di un valore umano eccezionale. Anche perché, giustamente,
Marinelli si è dilungato, con molta attenzione, rispetto e riservatezza, a raccontare ciò che nessuno sa, che nessun
giornale ha mai scritto. E cioè le “uscite segrete” del papa dal Vaticano. Di
quelle ufficiali, abbiamo sempre saputo tutto dai giornali. Ma di quelle “segrete” nessuno ha mai parlato. Ne erano al corrente il segretario del Papa e
qualche altro ecclesiastico che lo accompagnavano e, sempre, Enrico Marinelli con i suoi fidatissimi uomini
della scorta, il cui compito diventava,
in quelle situazioni, ancor più delicato,
in quanto dovevano agire in gran segreto, senza che neppure le altre forze
di polizia sapessero niente. Allora,
Marinelli e i suoi uomini avevano tra
le mani la vita del Papa. Di qualunque
cosa avesse avuto bisogno, il Pontefice
doveva chiedere a loro. <<A poco a
poco tra noi si instaurò un rapporto di
affetto e di fedeltà assoluti>>, dice
Marinelli. <<I miei uomini ed io erano
pronti a dare la vita per Giovanni Paolo II e il Papa ci amava come figli>>.
Ma quante furono le “uscite segrete”
di Papa Wojtyla dal Vaticano nei 14
anni in cui Marinelli fu responsabile
della sua sicurezza? Nessuno lo ha mai
saputo. Alcune volte i media hanno
scoperto che Papa Wojtyla, in borghese, era andato a sciare sul Terminillo o
a passeggiare sul Gran Sasso. Ma nel
suo libro, Enrico Marinelli parla di
“parecchie uscite”. Quelle due parole,
trattandosi di un Papa, incuriosiscono
molto. “Quante uscite?”, abbiamo
chiesto a Marinelli. Da persona seria
qual è, non ha voluto precisare. Abbiamo insistito e alla fine ci ha detto: “Diverse decine nel corso di 14 anni”.
Frase incredibile! Significa che Papa
Wojtyla andò molto spesso sia a sciare
che a passeggiare sulle montagne. Nel
libro di Marinelli troviamo la cronaca
di alcune di quelle uscite. La descrizione minuta di com’erano le sciate del
Papa, le lunghe passeggiate, come
camminava in montagna, quanto camminava, cosa mangiava, perché affrontava quelle passeggiate. Dettagli che
stuzzicano la curiosità di tutti coloro
che hanno ammirato e continuano ad
ammirare il grande Papa polacco.
<<Amava moltissimo la montagna>>,
mi ha detto Marinelli. << Era nato e
cresciuto con questo amore. Per lui, la
montagna non era un diversivo, un’oc-
casione per divertirsi. La montagna era
l’ambiente che gli permetteva di sentirsi più vicino a Dio, che lo aiutava a
concentrarsi nella preghiera. Mentre
passeggiava in montagna, aveva sempre il rosario tra le mani e pregava. Si
fermava ad ammirare il paesaggio e
pregava. La natura lo aiutava a parlare
con Dio. Andare in montagna era per
lui come fare un giorno di immersione
nella spiritualità più profonda. << Un
giorno in Cadore, uscimmo con meta il
rifugio Calvi, nella zona di Sappada, a
2164 metri di altezza. Un percorso in
forte salita, per sentieri pietrosi. Quattro ore di cammino. Arrivati, il Papa
alzò gli occhi e vide una croce che si
stagliava nell’azzurro: era la croce del
monte Peralba, quota 2694 metri. Decise di andare lassù. Ma bisognava superare una pericolosa “via ferrata” con
uno strapiombo di alcune centinaia di
metri. Il segretario, preoccupato, cercava di dissuaderlo, ma non ci riusciva. Mi chiese aiuto. Tentai, insistentemente anch’io, ma ricevetti una
risposta secca: “Il Generale rimane qui
a osservare il Papa che raggiunge la
croce di Cristo per pregare per l’umanità”. Capii che per lui quella salita
aveva un significato profondamente
spirituale, inutile contraddirlo. Dovetti
attendere paziente, e soprattutto trepidante per il pericolo che doveva affrontare. Seppi poi che, lungo la via
ferrata, ad un certo punto il Papa mise
un piede in fallo e rischiò di cadere nel
precipizio. Alla sera, tornando, ammise: “Il Generale aveva ragione, il percorso era pericoloso”>>. Marinelli mi
racconta che Wojtyla in montagna era
un camminatore instancabile. Che a
seguirlo si faticava molto. Perfino i
suoi uomini, giovani e aitanti, faticavano a tenere il suo passo. E sulla neve
era uno sciatore spericolato. <<Ma la
montagna gli faceva bene. Era una medicina per lui. Quanto tornavamo in
Vaticano era felice, rilassato e pieno di
nuove energie>>. Ogni pagina del libro è una sorpresa, che rivela qualche
aspetto sconosciuto di Wojtyla. Amava la montagna al punto da uscire segretamente dal Vaticano per andare a
sciare, ma si sentiva in colpa. <<Pensava fosse tempo sottratto ai suoi doveri>>, mi ha detto Marinelli. <<E sapeva che molti cattolici non avrebbero
condiviso quel suo comportamento e
soprattutto molti ecclesiastici. Una
sera, ringraziando me e i miei collaboratori, come faceva sempre al rientro,
disse una frase che mi lasciò di stucco:
“Grazie perché proteggete e nasconde-
te uno scandalo internazionale”. In
un’altra occasione, al termine di una
lunga passeggiata in montagna, mi
chiamò, si tolse il cappello e disse:
“Non son degno”>>. In montagna, il
contatto di Marinelli con il Papa era
continuo e diretto. <<Giovanni Paolo
II era gentile, affettuoso, premuroso>>, racconta il Prefetto Marinelli.
<<Non solo con me, ma con tutti quelli che facevano parte della spedizione.
Eravamo come una famiglia in gita. Il
Papa era di una semplicità e di una
umanità commoventi con tutti noi. A
volte, in quota, dopo aver mangiato
qualcosa al sacco, faceva un riposino.
Chiedeva scusa, si allontanava un poco
e si sdraiava sulla nuda terra coprendosi con una coperta di lana. In alcune
occasioni mangiai con lui. Ricordo che
un giorno non aveva consumata tutta
la sua fetta di pane. Prese il pezzo rimasto, lo avvolse in un tovagliolo di
carta e lo mise nello zaino dicendo:
“Lo finirò più tardi con una tazza di
te”. Il 13 di luglio ricorreva la festa di
Sant’Enrico, era quindi il mio onomastico. E lui sempre si ricordava di farmi gli auguri. Voleva che brindassimo.
La prima volta, eravamo su una vetta.
Il segretario disse: “Ma non abbiamo
vino per brindare”. “Non importa”, rispose il Papa. “Brindiamo con l’acqua
e questa sera lo faremo con il vino”.
<<Un giorno eravamo usciti per una
passeggiata nei pressi del Gran Sasso.
Affrontammo una salita molto dura. Il
Papa continuò a camminare imperterrito per diverse ore. Quando si fermò,
erano le due del pomeriggio. Pensavamo decidesse tornare, anche perché le
scorte del cibo erano al “campo base”.
Invece, decise di proseguire. Il segretario mi chiese se avessi qualcosa da
mangiare. Il mio appuntato aveva nello
zaino cinque panini preparati da mia
moglie. Gliene diedi tre: due per il Papa
e uno per lui. Il Papa si rifocillò e continuò a salire per altre due ore e mezzo e
poi si cominciò a scendere. Arrivammo
al “campo base” che imbruniva. Il Papa
mi disse: “Oggi sarà scritto negli annali vaticani che il Generale Marinelli
ha sfamato il Papa”>>. Renzo Allegri Didascalie per le foto Foto 1 Enrico Marinelli, nella sua casa romana,
racconta i suoi incontri con Giovanni
Paolo II, che ha raccolto nel libro
“Wojtyla e il Generale”. Prefetto di
Polizia, oggi in pensione, è stato, dal
1985 al 1999, direttore dell’ Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza
presso il Vaticano, responsabile quindi della protezione del Sommo Pontefice durante i suoi spostamenti in territorio italiano. Foto 2. Enrico
Marinelli mostra il suo libro “Wojtyla
e il Generale” nella edizione italiana e
in quella polacca. In Polonia, patria di
Wojtyla, il libro ha avuto un successo
strepitoso, vendendo 100 mila copia
in poche settimane. Foto 3. Un incontro tra Enrico Marinelli e Giovanni
Paolo II in Vaticano. Dal sorriso che
si vede sul volto del Pontefice, si
comprende quanto il Papa gli volesse
bene. <<E’ stato per me come un fratello e un padre>>, ricorda Marinelli.
Foto 4. Una foto storica, tratta dall’album privato del prefetto Marinelli.
<<E’ stata scattata sul Col Quaterna,
quota 2503 metri sul livello del
mare>>, dice Marinelli. <<Era il 13
luglio 1987, festa di Sant’Enrico. Il
Papa volle che facessimo un brindisi
per il mio onomastico. Non avevamo
vino e brindammo con l’acqua. “Questa sera brinderemo con il vino”, disse
il Papa. Ogni anno si ricordava del
mio onomastico e mi faceva sempre
gli auguri>>.
Politica
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
5
Si prenda coscienza sul “Tempo pieno”
N
el mondo della scuola fare o rispondere a
certe domande è “politicamente scorretto”; tra le
tante c’è questa: siamo sicuri che il Tempo Pieno fa bene
alla crescita dei bambini? E’
da settembre che se ne parla
diffusamente, dopo il decreto
legge n.137 del ministro Maria
Stella Gelmini, passato come
quello sul maestro unico. L’ordinamento scolastico del tempo
pieno è nato negli anni settanta
per rispondere principalmente
alle esigenze della famiglia, dei
genitori che entrambi lavorano.
Il tempo pieno a tutti gli effetti
è tempo scolastico, strutturato
in cinque giorni alla settimana.
Dal lunedì al venerdì, 8 ore al
giorno, passate a scuola, dalle
8,30 alle 16,30, con una pausa
per il pranzo alle ore 12,30 con
successivo intervallo, di solito fino alle 14,30. Come tutti
sanno è diffuso in particolare
al nord del Paese. Da mesi la
preoccupazione di molte famiglie, di insegnanti e del mondo
sindacale è che i provvedimenti
del ministro Gelmini tendono a
far scomparire questa “grande
conquista” sindacale. Ma per
una volta proviamo a liberarci di tanti pregiudizi e cercare
di metterci nei panni dei nostri
figli, delle loro vere esigenze.
Mentre inorridiamo quando
ascoltiamo notizie su bambini
costretti a lavorare otto ore al
giorno nelle fabbriche, invece
non abbiamo nessun dubbio per
i nostri bambini costretti a stare otto ore a scuola. Addirittura
certi bambini fanno al mattino
il prescuola e dopo le 16,30 il
doposcuola, quindi può capitare che stanno dentro l’edificio
scolastico fino a 10 ore al gior-
L
no. L’ex ministro Fioroni, in un
dibattito televisivo, polemicamente chiedeva a Gasparri del
Pdl se conosceva che cosa fosse
il tempo pieno, naturalmente
l’ex ministro Pd voleva sottolineare l’ignoranza degli uomini
politici della maggioranza in
materia scolastica. Ecco io inviterei Fioroni a prendere coscienza lui su che cosa significa
il tempo pieno per un bambino;
magari a vedere questi alunni quando escono dalla scuola
dopo otto ore di fila. E non venite a fare il discorso che sono
stanchi perché gli insegnanti
é. Dunque “come mai nessuno
reclama per i nostri bambini
un pò di ‘dirittò al tempo per
giocare, allo stare con la famiglia, allo svagarsi e riposarsi?
Si chiedeva Alessandro Aleotti
su Libero del 26 ottobre scorso.
La risposta è semplice: perché
la scuola ‘baby sitter’ per otto
ore al giorno è molto comoda,
costa poco e, soprattutto, trova
una facile giustificazione nella sempre ‘ giustà motivazione
dello studio. Infatti sentiamo
spesso: sono otto ore di scuola, senza fare caso alle parole:
otto ore. Certamente c’è il pro-
Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione
non strutturano bene le materie
d’insegnamento, perché qualsiasi cosa proponi soprattutto
nel pomeriggio, sempre scuola
blema sociale: la nostra società
è fatta interamente da persone
che lavorano; però c’è anche
il problema didattico ed edu-
cativo; l’ideale è fare quattro
ore di scuola e non di più, almeno per i bambini del 1 ciclo.
In effetti, mi rendo conto che
non è possibile. Ma dal punto
di vista didattico la situazione
è questa. Se bisogna tenere i
bambini nell’istituto scolastico
per più tempo, facciamolo pure,
ma distinguiamo bene la scuola
da quello che scuola non è. Non
diciamo che è bene che i ragazzi stiano a scuola per otto ore.
“Oggi nelle vocianti e sguaiate
proteste corporative di chi lavora nelle scuole elementari,
nessuno considera le ragioni
dei bambini. Tutti vogliono più
tempo pieno, più insegnanti,
più ore di studio, cioè, in definitiva, più soldi per chi lavora nella scuola”. (Alessandro
Aleotti, Ma siamo sicuri che il
tempo pieno sia indispensabile?, 26.10.08 Libero). Nessuno
si interroga se questo giova ai
nostri bambini. La qualità della scuola si misura sulle ore di
permanenza in essa, sul volume
delle risorse impiegate? O dalla
armonica crescita dei bambini.
Non è vero che più ore si trascorre negli edifici scolastici e
più si impara o si cresca meglio.
“Oggi l’Italia si ritrova in testa a
una classifica molto particolare:
le scuole Primarie del Bel Paese
- quelle che i comuni mortali e
le persone di buon senso continuano a chiamare “elementari”
- impegnano i bambini in una
maratona di 980 ore per anno
scolastico. è il dato più alto
di tutta Europa. In Germania dove la gente è notoriamente
tutt’altro che pigra e men che
meno ignorante - i kinder stanno in classe 698 ore. Qualche
cosa come 300 ore in meno dei
coscritti italiani, circa 60 giorni
A scuola dal “Parlamento
della Legalità”
o scorso 27 ottobre,
presso la splendida
sala gialla del Palazzo dei Normanni sede
dell’Assemblea
Regionale
Siciliana, è stata inaugurato l’anno accademico del
Parlamento della Legalità.
L’Associazione Parlamento
della Legalità si prefigge il
pieno rispetto della dimensione umana, culturale e spirituale della persona. Scopo
primario dell’ Associazione Culturale è quello di potenziare al massimo le qualità
naturali dei giovani, sia essi
nel mondo della scuola, nel
volontariato, in ogni settore socio-politico-culturale,
al fine di renderli artefici e
protagonisti della propria
storia educandoli a divenire
attenti interlocutori e cittadini responsabili che cooperano insieme alle istituzioni
a favore di una cultura per
la vita e nello specifico contro la subcultura dell’ indif-
ferenza e clientelare mafiosa. L’Associazione intende
vivere in prima persona i
temi della solidarietà, del
volontariato, della giustizia,
della pace, dell’ accoglienza
del diverso in chiave interconfessionale , interreligiosa. Punto di riferimento e
di riflessione saranno tutti
quei personaggi che hanno siglato con la propria
vita un progetto culturale
di riscatto e di legalità della nostra Nazione vivendo
contestualmente i temi sopra
citati passando alla storia come eroi del nostro tempo.
“I valori espressi dal sacrificio delle vittime della
mafia rappresentano esempi
fondamentali per la crescita
morale e civile della nostra
collettività. Infatti, preservare la memoria di uomini
come Borsellino, Falcone
e Livatino e dei tanti eroi
scomparsi per mano mafiosa deve costituire un rife-
rimento importante anche
per la nostra quotidianità.
All’interno della scuola
siciliana sono presenti, e
dovranno essere al meg l i o
valorizzate,, tutte le pot e n z i a l i t à p e r c o n t r i b u i re
a d e d u c a re l e n u o v e g e n e razioni alla cultura della
l e g a l i t à e d e l l a t r a s p a re n za. Momento importante
dell’educazione - continua
Pagano - dei giovani è la
memoria che non deve ess e re r i d o t t a a v a l o re p u r a m e n t e ro m a n t i c o m a c h e
i n v e c e d e v e e s s e re u n a
costante pratica di vita”
Inoltre l’Associazione vuole aiutare tutti quelli che
per qualsiasi motivo si trovano in uno stato di disagio
e di abbandono, cercando
di studiare e approfondire le problematiche del
t e r r i t o r i o . L’ A s s o c i a z i o n e
v u o l e r e a l i z z a r e , a t t r a v e rso il sostegno reciproco e
l’ azione comune, attività
di differenza. La media europea
per le scuole Primarie è di 755
ore all’anno, nettamente al di
sotto della prassi italica. L’unico
Paese con un monteore molto simile al nostro è la Francia (958),
ma è notizia di queste settimane
- invero clamorosa - che oltralpe
si prepara una controrivoluzione
dell’orario: il governo Sarkozy
ha deciso di ridurre i giorni di
scuola da 5 a 4, lasciando i fanciulli a casa il mercoledì, oltre
che il sabato”. (Mario Palmaro, Se troppa scuola fa male,
novembre 07, Il Timone). Paola Mastracola, insegnante e
scrittrice, da sempre voce un
pò controcorrente nel giudicare i fenomeni che riguardano i
cambiamenti e le evoluzioni del
nostro sistema scolastico, intervenendo sul giornale online Il
Sussidiario (www.ilsussidiario.
net) sosteneva che sarebbe salutare per il bambino tornare a una
scuola con poche ore, con pochi
maestri e con pochi libri. La
Mastracola in questo vede un
vantaggio pedagogico, un aiuto
alla concentrazione mentale dei
bambini, in un mondo troppo
confuso e frammentato. Si tratta
di scelta che ha anche un valore
culturale, un antidoto alla dispersione, proprio dal punto di vista
della mente dei bambini. Io non
ho studiato in particolare questi
aspetti, ma per quel che ho visto
come insegnante mi sembra che
la vita che conduciamo e la vita
scolastica che abbiamo impostato stiano distruggendo le capacità mentali, cioè logico-razionali,
dei ragazzi. Già la vita quotidiana che noi diamo ai nostri figli è
del tutto frammentata e convulsa, per cui i ragazzi si trovano
con giornate piene. Bisognerebbe tornare a un “vuoto” positivo.
Il maestro unico aiuta a ridurre
il frastuono mentale, il via-vai a
cui siamo sottoposti.
Domenico Bonvegna
La conversione di
Gramsci sconvolge
i comunisti
M
ons. De Magistris, ex responsabile del Tribunale
Vaticano della Penitenziei n t e g r a t i v e , d i d o c u m e n t a - ria Apostolica, ha dichiarato che Anz i o n e , d i a p p r o f o n d i m e n t o , tonio Gramsci ricevette i sacramenti
d i s t u d i o , d i r i c e r c a d e l l a in punto di morte. E i collezionisti di
m a f i a i n t u t t e l e s u e f o r m e , falci e martelli che fanno? Invece di
r i v o l t e s i a a g l i s t u d e n t i , gioire per l’entrata nel regno dei cieli
s i a a l l e l o r o f a m i g l i e c h e del fondatore del Partito Comunista
a i c i t t a d i n i d e l t e r r i t o r i o Italiano, reagiscono cadendo nell’ans u l q u a l e i n s i s t e i n p a r t i - goscia più profonda. Strana reazione
c o l a r e l ’ i s t i t u z i o n e s c o l a - per un partito che sin dai suoi albori
s t i c a . L’ a s s o c i a z i o n e , p e r ha messo al primo posto l’attuazione
i l r a g g i u n g i m e n t o d e i s u o i del paradiso terrestre. Eppure dovrebs c o p i , i n t e n d e p r o m u o v e r e be essere motivo di gioia sapere che
v a r i e a t t i v i t à a c a r a t t e r e un loro compagno nel paradiso celeste
d i d i v u l g a z i o n e c u l t u r a l e , (quello vero e non taroccato), potrebbe
a s s o c i a t i v a , f o r m a t i v a e d esserci realmente entrato. Dopo anni di
e d i t o r i a l e , i n p a r t i c o l a r e : purgatorio, s’intende. Misteri dell’al: c o r s i d i f o r m a z i o n e e d dilà a parte, la notizia della ritrovata
a g g i o r n a m e n t i t e o r i c o / p r a - fede in extremis dell’amico dei regimi
t i c i p e r e d u c a t o r i , p e r i n - stalinisti, atei e materialisti, ha scons e g n a n t i , p e r o p e r a t o r i s o - quassato le certezze razionali di chi,
c i a l i , p e r a p p a r t e n e n t i a l l e dicendo a parole di voler soccorrere
F o r z e A r m a t e e d i P o l i z i a , la classe operaia, ha speso di fatto la
p e r c o m p o n e n t i d i E n t i sua esistenza a impoverire il mondo e a
p u b b l i c i e p r i v a t i r i c o n o - perseguitare i cristiani. Ma la benignità
s c i u t i d a l l o S t a t o , i s t i t u - di Dio è infinitamente più grande della
z i o n i d i g r u p p i d i s t u d i o , d i miseria intellettuale e morale dei suoi
sciagurati figli.
ricerca e di divulgazione.
D.B.
Gianni Toffali
Politica
POLITICA EUROPEA
6
G
li europei guardano
con estrema preoccupazione ai cambiamenti climatici e sono chiaramente disposti a prendere
misure per contrastarli. La
maggioranza dei cittadini
ritiene che gli obiettivi fissati dall’Unione europea per
ridurre le emissioni di gas
serra e aumentare la quota
di energie rinnovabili entro il 2020 siano adeguati o
addirittura troppo limitati.
Tuttavia, una percentuale
significativa di persone ritiene di essere poco informata sui cambiamenti climatici e su come contribuire
a contrastarli. Sono queste
le principali conclusioni
di un sondaggio speciale
Eurobarometro sull’atteggiamento dei cittadini nei
confronti dei cambiamenti
climatici commissionato dal
Parlamento europeo e dalla
Commissione europea e i cui
risultati sono stati pubblicati recentemente. “Il fatto che
molti europei affermino di
non disporre di informazioni
sufficienti, in particolare per
quanto concerne le azioni da
intraprendere a livello individuale, indica chiaramente
che occorre riflettere su iniziative e misure volte a dare
una maggiore diffusione a
queste conoscenze, in particolare tra i gruppi di popolazione più vulnerabili. Il ruolo
delle autorità locali e regionali sarà cruciale in questo
compito”, ha dichiarato Guido Sacconi, presidente della
commissione temporanea del
Parlamento europeo sul cambiamento climatico. Margot
Wallström,
vicepresidente
della Commissione europea,
I cittadini di fronte
ai cambiamenti
climatici
ha osservato: “Questo tipo di
sondaggi costituisce un elemento importante nel nostro
processo di elaborazione delle politiche. Sorprende constatare che i cittadini europei prendano tanto sul serio
la questione dei cambiamenti
climatici e ciò conferma la
nostra convinzione circa la
necessità di un’azione comunitaria coerente e costante in quest’ambito.” Stavros
Dimas, commissario europeo
responsabile dell’ambiente,
ha aggiunto: “Il messaggio
è che la maggior parte degli
europei sostiene gli obiettivi
dell’UE o desidera che venga
fatto di più. È essenziale che
il Parlamento europeo e il
Consiglio approvino le proposte in materia di cambiamenti
climatici e di energie rinnovabili presentate dalla Commissione nel mese di gennaio,
in modo che l’Europa possa
raggiungere pienamente i
propri obiettivi e soddisfare
le aspettative dei cittadini.”
La maggioranza ritiene che
il problema dei cambiamenti
climatici possa essere risolto
In base al sondaggio, tre
quarti dei cittadini prendono
molto sul serio il problema
dei cambiamenti climatici.
In totale, il 62% degli intervistati lo considera uno dei
due problemi più gravi che il
mondo si trova attualmente ad
affrontare. Solo la povertà ha
ottenuto un punteggio superiore: il 68% la indica infatti
come uno dei due problemi
più gravi. Ma, pur essendoci un ampio consenso fra gli
europei quanto alla gravità
del problema, la maggioranza
(il 60%) ritiene sia possibile frenarlo e risolverlo. Una
netta maggioranza (il 56%)
è convinta che la lotta contro
i cambiamenti climatici possa avere un impatto positivo
sull’economia. Una consistente maggioranza degli europei ritiene che gli obiettivi
previsti dall’UE con riguardo
ai gas serra e alle energie rinnovabili siano adeguati o addirittura troppo limitati. I tre
obiettivi fissati lo scorso anno
dai leader europei, da raggiungere entro il 2020, sono
i seguenti: una riduzione al-
meno del 20% delle emissioni
di gas serra rispetto ai livelli
del 1990, una riduzione del
30% se altri paesi sviluppati si impegnano a realizzare
analoghe riduzioni nonché
un aumento fino al 20% della
quota di energie rinnovabili.
Questi obiettivi sono ritenuti
adeguati o troppo limitati rispettivamente dal 68%, 61% e
69% degli intervistati.
Mancanza di informazioni
Oltre la metà degli europei
interpellati si considera informata circa le cause (56%)
e le conseguenze (56%) dei
cambiamenti climatici, nonché sui modi per contrastarli
(52%). Tuttavia, la percentuale di cittadini che si considera poco informata al riguardo resta significativa (più di
quattro intervistati su dieci).
La mancanza di informazioni
viene indicata come un motivo importante per non agire.
Misure per far fronte ai
cambiamenti climatici
Gli europei ritengono che le
imprese e l’industria (76%),
i cittadini stessi (67%), i
loro governi nazionali (64%)
Settimana europea della Gioventù 2008
L
e sfide future che si
troveranno ad affrontare i giovani sono al
centro della quarta edizione della settimana europea
della Gioventù in programma dal 2 al 9 novembre
2008. Un numero senza
precedenti di dibattiti politici, culturali e di altre attività è organizzato in tutte
le parti d’Europa e diverse
attività si svolgono a Bruxelles all’indirizzo di circa 200 giovani partecipanti
selezionati. Letteralmente
centinaia di eventi e di attività sono orga nizzati in
tutti i paesi che partecipano
al programma UE Gioventù in azione. Tali attività
vanno da dibattiti politici
a livello locale, regionale
e na zionale in cui i giovani europei discutono delle sfide che la gioventù si
troverà a dover affrontare,
a eventi e attività culturali
correlati al 2008 in quanto
Anno europeo del dialogo
interculturale. L’evento di
Bruxelles è organizzato in
stretta cooperazione con il
Forum europeo della Gioventù. I giovani selezionati
dai Consigli nazionali della Gioventù e dal Forum
europeo della Gioventù discutono con le istituzioni
dell’UE sulle sfide future
che incombono sui giovani. Le discussioni culmineranno in un dibattito politico (il 6 n ovembre) con
il Commissario Ján Figel’
e altri rappresentanti della
Commissione europea, nonché con deputati europei.
Questi dibattiti costituiscono un elemento importante
delle consultazioni dei giovani che la Commissione
organizza in vista dell’imminente riesame del quadro
politico di cooperazione
nel campo della gioventù
previsto per la primavera
del 2009.
Esprimendosi sulla Settimana europea della Gioventù 2008,
Ján Figel’, Commissario
europeo responsabile per
l’istruzione, la formazione,
la cultura e la gioventù ha
affermato:”La Commissione è impegnata in un’opera
di consultazione per sentire dai giovani quali sono le
loro principali preoccupazioni. Sono impressionato
dal numero mai visto di attività che sono organizzate in tutta Europa. Queste
attività consentiranno di
sentire la voce dei giovani
prima di avviare il riesame
del quadro di cooperazione
per i giovani a livello europeo. La settimana della
gioventù è anche un’occasione per celebrare il 20°
anniversario dei programmi UE a sostegno della
gioventù, cui hanno partecipato più di un milione
e mezzo di giovani. Sono
lieto che grazie ai nostri
programmi per la gioventù questi giovani abbiano
acquisito nuove competen-
ze e abbiano fatto preziose
esperienze interculturali.”
Le att ività organizzate dalle agenzie del programma
Gioventù in azione e dai
loro partner locali nei diversi paesi contrib u i r a n no all’obiettivo generale
delle settimane europee
della gioventù: offrire ai
giovani una piattaforma e
un’opportunità per partecipare e far sentire la loro
voce. Settimane europee
della gioventù sono state
organizzate dalla Commissione europea nel 2003, nel
2005 e nel 2007 ed ora si è
stata stabilita una cadenza
regolare ogni 18 mesi. Le
attività che si svolgeranno
a Bruxelles comprenderanno le “Celebrazioni della
gioventù europea” (il 5
novembre), che rappresentano un contributo dei
giovani al 2008, Anno europeo del dialogo interculturale. 33 progetti, ciascuno in rappresentanza di un
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
e l’UE (58%) non facciano
abbastanza per combattere i
cambiamenti climatici. Una
netta maggioranza (61%) conferma di aver adottato qualche
tipo di misura per far fronte a
questo problema. Tuttavia, le
misure adottate (separazione
dei rifiuti, riduzione del consumo di energia, di acqua o di
prodotti usa e getta) presuppongono uno sforzo personale
o finanziario limitato. La ragione principale addotta dagli
intervistati per non agire contro i cambiamenti climatici è
che essi ritengono che i loro
governi, le imprese e le industrie dovrebbero modificare il proprio comportamento.
Circa il 44% degli intervistati
dichiara che sarebbe disposto
a pagare un prezzo più alto
per un’energia prodotta da
fonti con minori emissioni di
gas serra, mentre il 30% non
lo sarebbe (il 26% non ha risposto).
Contesto
Questo sondaggio speciale
Eurobarometro è stato commissionato dal Parlamento
europeo e dalla Commissione
europea. Le interviste sono
state realizzate tra marzo e
maggio 2008 interpellando
30 170 cittadini dei 27 Stati
membri dell’UE, dei tre paesi candidati (Croazia, Turchia
ed ex Repubblica iugoslava di
Macedonia) e della comunità
turco-cipriota.
Per ulteriori informazioni:
La relazione completa è disponibile al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm
Gianfranco Nitti
paese che partecipa al programma Gioventù in azione, saranno rappresentati
alla cerimonia e verranno
illustrati in occasione di
u n ’ a p p o s i t a m o s t r a . Tr a
essi verranno selezionati i
7 migliori progetti facenti
capo a diverse azioni del
programma e verranno assegnati loro dei trofei in
presenza del Commissario
Ján Figel’. Le “Celebrazioni della gioventù europea”
stanno anche a evidenziare
il successo dei programmi
UE a favore della gioventù
condotti nell’arco di due
decenni.
GIANFRANCO NITTI
Per ulteriori informazioni:
Homepage della Commissione
europea dedicata alla gioventù:
http://ec.europa.eu/youth/index_
en.htm
Portale gioventù:
http://europa.eu/youth/
Rassegna del programma Gioventù in azione:
http://ec.europa.eu/youth/
youth-in-action-programme/
doc74_en.htm
Cultura
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
7
I nuovi cineforum L’arciprete di Acri
L
Acri. Basilica Beato Angelo
E
ra bello, ritrovarsi la
sera nella sala cinematografica, assistere alla
proiezione del film con particolare attenzione, per parlarne
poi, dopo la parola fine. Ho di
ciò un ricordo speciale. Mio
padre, vigile urbano del comune di Cosenza, era un grande
appassionato di cinema. Forse, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe fatto il regista
o lo scrittore di cinema, visto
che non solo andava spesso a
vedere film, ma si siedeva alla
scrivania povera su cui studiavamo tutti, e li trascorreva
ore, a scrivere storie, saggi,
pensieri. Mi ha trasmesso questa passione conducendomi
spesso con lui a vedere i film
che dopo cena proiettava il
compianto don Luigi Maletta,
parroco indimenticabile della
parrocchia di san Gaetano, nel
centro storico di Cosenza. Il
dibattito che seguiva era sempre appassionato e competente.
Ho imparato molto su come si
legge un film, come non avrei
potuto imparare in nessuna
scuola. Quegli incontri non si
fanno più da molto tempo, ma
la speranza di un ritorno non
è perduta. Alcune parrocchie
del cosentino sono già in fermento. Non solo proiettano e
discutono, ma addirittura producono film e cortometraggi.
Ad Acri, per esempio, il 4 e il
5 di ottobre è stato proiettato
il film “L’Arciprete”, prodotto
dalla Congregazione Piccole
Operaie di Sacri Cuori della
cittadina silana, per la regia
di Lorenzo Cognatti. È la storia di mons. Francesco Maria
Greco di Acri, morto nel 1931
e del quale è in corso la causa
di canonizzazione. Produttori
cinematografici sono diventati anche i frati del santuario
di sant’Umile di Bisignano. Il
film sulla vita del santo sarà
girato a giorni e distribuito
in DVD. Ancora più in alto si
pone l’esperienza della parrocchia San Carlo Borromeo
di Rende, che ha addirittura
fondato la onlus “Laboratorio Cinematografico san Carlo
Borromeo”. Primo cortometraggio prodotto è “Il Candeliere”, per la regia di Daniela
Sergio. Un film che parla del
perdono di Dio, in corsa per
la premiazione al Festival Internazionale del Cortometraggio di Roma. Intanto è stato
proiettato già nella sala del
cinema Garden di Rende, riscuotendo un ottimo consenso
del pubblico. Caso speciale è
quello della parrocchia “san
Nicola di Bari” di Mendicino,
che patrocina il Festival Internazionale del Cortometraggio,
organizzato dal regista, attore ed autore teatrale Franco
Barca. L’iniziativa, giunta
quest’anno alla terza edizione,
ha già riscosso notevoli consensi a livello nazionale, per i
personaggi che hanno partecipato alle scorse edizioni, una
per tutte Liliana De Curtis,
la figli di Totò. Per l’edizione di quest’anno, ha fatto sapere della sua partecipazione
Alessandro Di Robilant, regista de “L’uomo della Carità.
Don di Liegro” e “Il giudice
ragazzino”. Ce n’è dunque abbastanza per ben sperare sulla
rinascita dei cineforum nelle
parrocchie, questa volta non
solo come momenti di incontro per assistere ad una proiezione del film e poi discuterne, ma anche come momento
di ideazione, elaborazione e
realizzazione. Una specie di
minicentro di produzione. Le
parrocchie hanno finalmente
colto le opportunità che offre
la tecnologia, che consente
di accedere a mezzi di produzione a prezzi relativamente
bassi e facilmente gestibili.
I nuovi cineforum potrebbero davvero diventare davvero
momenti importanti per distrarre, soprattutto i giovani,
dalla passività della televisione. Questo nuovo modo di fare
cineforum nelle parrocchie è
una strada efficacissima per
educare all’immagine. Quanto più si conosce il linguaggio
del cinema, tanto più alto è il
senso critico, tanto meno si
dice “l’ha detto la televisione”. La scuola insegna a leggere e a scrivere ancora con il
libro e la penna; nelle scuole
più evolute anche con il PC,
ma in nessuna scuola d’Italia
si insegna a leggere il cinema
e la televisione, nè a scrivere
con la telecamera. Di nuovo
insieme, dunque, dinanzi allo
schermo, ma anche alla moviola, non solo per vedere ma
anche per progettare e realizzare un film, senza l’interesse commerciale, liberi dalla
pubblicità, con l’unico sentito
scopo di comunicare un messaggio. Ci aspetta, dunque, un
futuro nuovo, promettente: i
nuovi cineforum, quelli che
fanno incontrare.
Roberto De Napoli
’ A rc i p re t e , n e l f i l m
di Lorenzo Cognatti, è mons. Francesco Maria Greco, di Acri
(1857 – 1931), interpretato da Nicola Di Pinto.
La sua storia è quella
degli uomini che decidono di non appartenersi, di donarsi totalmente
al prossimo. Il padre lo
voleva farmacista, come
lui, e lo mandò a studiare
a Napoli. Ma Francesco
tornò sacerdote, per aiutare la gente povera del
suo paese, che nel tempo è divenuto il mondo.
La Congregazione delle
Piccole Operaie dei Sacri Cuori, da lui fondata
ad Acri nel 1894, insieme
alla giovane Raffaella De
Vi n c e n t i è , o g g i , p r e s e n te persino in India. Nel
1957 è iniziata la causa
di beatificazione. Il film
di Cognatti è stato proiettato ad Acri, dove è stato
girato con il coinvolgimento dell’intera cittadinanza, sabato 4 e domen i c a 5 o t t o b r e . L’ h o v i s t o
con piacere domenica. Mi
sono avviato da Mendicino (CS) dove abito, con
tanta curiosità e desiderio di conoscere questo
personaggio di cui avevo sentito parlare ma del
quale non sapevo assolutamente nulla. Il film cattura l’attenzione già con
le prime immagini. Fanno
pensare più ad un film di
suspence che al racconto
della vita di un sacerdote. Per almeno un minuto
si vedono solo piedi che
frettolosamente percorrono stradine di cemento e
si fermano dinanzi ad altri piedi. I “proprietari”
sono un giornalista e una
suora dell’ordine delle
Piccole Operaie dei Sacri
Cuori. Furtivamente penetrano nella casa che fu
di mons. Greco, morto da
quasi 80 anni, alla ricerca di documenti per ricostruire la storia del fon-
Nicola Di Pinto
datore dell’Istituto. La
suora trova un quaderno
scritto di pugno dall’arciprete; si avvicina alla
finestra ed inizia a leggere. E proprio qui c’è il
primo escamotage narrativo di Cognatti. La suora
ha la visione dell’Arciprete che si trova nel vicoletto, anziano. Da quel
momento la macchina da
presa è alternativamente
sulla suora che legge e
su mons. Greco che vive
la sua vita e ricorda la
sua giovinezza attraverso flash – back. Cognatti
usa questa tecnica anche
per raccontare le vicend e d i s u o r M a r i a Te r e s a
D e Vi n c e n t i ( R a f f a e l l a
D e Vi n c e n t i ) , f o r t e m e n t e
osteggiata da suo padre
nella vocazione. Il regista non si sofferma molto
nella dimensione biografica. Privilegia quella introspettiva. È per questo,
probabilmente, che le inquadrature sono prevalentemente
ravvicinate.
Sono rari la figura intera
e i campi lunghi. È come
se volesse condurre lo
spettatore dentro la mente
e il cuore di mons. Greco
e di leggere nel suo intimo più profondo; lì dove
l’Arciprete
si
sentiva
“piccolo operaio” al lavoro nei cuori. E due cuori,
uno trafitto da una spada, quello della Madonna, e l’altro sormontato
dalla croce, di Gesù, circondati da una corona di
spine, sono la sintesi del
suo messaggio, lo stemma
della sua congregazione.
È con un petalo rosso che
Cognatti, nel film, simboleggia il messaggio di
mons. Greco. È un petalo
rosso che questi lascia cadere sulla strada quando,
morente, viene accompagnato a casa. Quell’atto
è un invito a raccogliere
il suo messaggio e a continuare la sua missione.
È s u o r M a r i a Te r e s a D e
Vi n c e n t i a r a c c o gliere il petalo e a
continuare l’opera di educazione e
di assistenza verso gli ultimi. Il
film è stato girato
interamente nella
cittadina silana,
con attori assolutamente non professionisti, escludendo Di Pirro,
ben noto per la
sua partecipazione alla fiction televisiva
“Orgoglio”. Mi verrebbe
da esclamare “Un
bel coraggio!”, ma
visto il risultato e
i ripetuti applausi
degli
spettatori,
evidentemente in
Cognatti non c’è
solo coraggio.
R. N.
Cultura
8
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
Alexandr Solženicyn, gigante dell’anticomunismo
A
lexandr Solženicyn è si è impegnato a far capire in
stato un gigante della tutti modi possibili che il coletteratura e del pen- munismo altro non era che un
siero che ho cominciato a co- cancro, dalla natura irrimedianoscere fin dalla mia adole- bilmente malvagia, e che se
scenza e molto gli devo della tutto aveva avuto origine dalla
mia preparazione culturale. Un «dimenticanza di Dio» (citanuomo che mi ha aiutato a vive- do Dostoevskij [1821-1881],
re con coerenza le mie idee, in ricordava a Londra il 1 magun tempo della storia in cui è gio 1983, in occasione della
stato difficile viverle, un uomo consegna del premio «Templeche mi ha aiutato a vivere sen- ton», che «la Rivoluzione parza mai piegare la schiena e la te sempre dall’ateismo»), tutmente alle menzogne ideologi- to poteva finire solo tornando
che del tempo. Non ci si deve alla «santità come ideale soaffatto pentire di essere stati ciale». (Giovanni Formicola,
anticomunisti - scrive Massi- L’eroica missione di un uomo
mo Introvigne nel suo Il Segre- che combattè il comunismo
to dell’Europa – ma si tratta di raccontandolo, 4.8.08 L’Occiuna memoria da coltivare per dentale). Solgenicyn fu poco
esserlo ancora, visto che c’è amato in Occidente perché ne
ancora chi si dice comunista. stigmatizzava i vizi (i «liquaAleksandr Solgenicyn autore mi» penetrati dall’ovest nelle
del capolavoro “Arcipelago società vittime del comuniGulag”, sul sistema dei lager smo passando «al di sotto del
sovietici e premio Nobel per la Muro». Il nostro tempo non ha
letteratura nel 1970 è
morto domenica 3 luglio a Mosca, all’età
di 89 anni (era nato
nel 1918). In Arcipelago Gulag, l’opera
più conosciuta dello
scrittore russo si ricordano le fiumane di
deportati della recente storia russa, Solzenicyn mette in due
migliaia e mezzo di
pagine quella sorta di
lager universale che è
stato il sistema eliminativo di Stalin e affini nella prima metà
del secolo scorso.
Prigioni di transito,
carceri di isolamento
politico, campi di lavoro forzato, luoghi
di confino e di esilio
interno, tra circolo
polare artico, steppe Alexandr Solženicyn
del Caspio, Moldavia,
Estremo Oriente e
miniere d’oro siberiane: ecco
l’”arcipelago” reale e invisibile a un tempo, abitato da milioni di cittadini sovietici: ecco
la verità storica rivelata da
un libro che è a sua volta una
fiumana narrativa e documentale, un’implacabile j’accuse
corale contro teorie e pratiche
di terrorismo di massa, grido
di dolore lanciato per tutti gli
uomini della terra. (Claudio
i è scritto molto sul
Toscani, Un solitario chiuso e
ostinato che scriveva secondo
lavoro degli impiegati
onore e coscienza, 4-5 agostatali e quasi tutti sono
sto L’Osservatore Romano) concordi che effettivamente
Espulso nel 1974 dall’Urss, ci sono molte anomalie, in
Solzenicyn, dopo due anni tra- particolare quello dell’asscorsi tra Germania e Svizze- senteismo che colpisce in
ra ripara in America, nel Ver- misura maggiore l’impiegato
mont, e solo nel 1994 rientra statale che quello privato. Il
in Russia, ma non ha accettato ministro Brunetta ha solleche poco o nulla, oltre la liber- vato per primo il problema,
tà, s’intende, del sistema oc- cercando di trovare delle socidentale fondato su un altro luzioni, ma non è facile. Ma
e non meno pericoloso tipo di perché la macchina pubblica
dittatura: quella del capitale e e soprattutto alcuni settori
del profitto, della produzione come quello della magistrae del consumo.
Solgenicyn tura, della sanità, ma anche
ha inteso combattere il Gu- della scuola, hanno una silag, l’universo concentrazio- tuazione di quasi paralisi? A
nario, narrandolo, una vera e questa domanda ha cercato
propria missione di salvare la di rispondere Alfredo Manmemoria della tragedia del co- tovano, sottosegretario agli
munismo e della sua realizza- interni dell’attuale governo
zione più tipica. “E da allora Berlusconi. Il problema riSolženicyn non è venuto meno sale a 40 anni fa quando il
a tale impegno di vita contrat- nostro Paese precipitò dentro
to con il Creatore stesso. Egli una rivoluzione culturale e
S
saputo apprezzare e amare la
sua opera come meritava, basti
pensare che le sue ultime opere non hanno trovato un editore per stamparle. Galli della
Loggia, intervistato da Lucio
Caracciolo nel lontano 1994,
a proposito dell’indifferenza
dei nostri intellettuali nei confronti di Solgenicyn scriveva: «Se permette una battuta:
perché in Italia non si legge
Solženicyn. La maggior parte
delle persone colte che conosco non l’ha mai letto. Sembra
incredibile, ma è così. Non
esiste una edizione tascabile
delle opere di Solženicyn. Se
lei oggi cerca Arcipelago Gulag in libreria non lo troverà,
a meno di esser straordinariamente fortunato. Il grande autore russo viene considerato
da noi uno strano personaggio, del quale non si può dir
male perché, poverino, è sta-
to per tanti anni prigioniero
in un gulag. In Francia, per
prendere il paese dove è accaduto l’esatto opposto di quanto accaduto in Italia, i libri di
Solženicyn hanno annichilito i
gauchistes». Le cose che ho
letto e il modo in cui è stata
data la notizia della morte di
Aleksandr Solgenitsyn dai nostri giornali, per la gran parte, scritti da ex militanti del
comunismo all’amatriciana,
antichi corteanti dal pugno
chiuso che credettero d’essere
superiori perché comunisti, e
che oggi ancora si sentono superiori, fa un pò rabbia. Si può
essere così ipocriti e bugiardi
per vergogna, dimostrano che
la sinistra italiana attende ancora chi la liberi dall’orrore di
se stessa. “Solgenitsyn (come
altri) ebbe il merito di non
morire nel lager e la forza di
raccontarlo con lucidità. Noi
già lo sapevamo, e vedemmo questo nazionalista
russo massacrato non dai
comunisti lì al potere, ma
dai nostri, come da quelli
francesi, come dagli altri
servi di quel gran merdaio.
Sono gli stessi che, oggi,
pretendono di darci lezioni, e pretendono anche di
riscrivere la storia, per assolvere se stessi dall’avere ignorato quelle urla”.
(Davide Giacalone, Solgenitsyn ed i bugiardi, 6.8.08
legnostorto). Forse Aleksandr Solzhenitsyn, era già
morto da una decina d’anni
e forse più, scrive Marcello Veneziani. “Eppure è
stato lo scrittore che forse più ha contato con la
sua opera nel Novecento
agli effetti politici e civili.
Nessuno scrittore del secolo andato ha avuto infatti
l’incidenza di Solzhenitsyn
nella denuncia dell’impero sovietico, nella nascita del dissenso, della rivolta giovanile,
intellettuale e del sentimento
nazional-religioso. Forse persino Papa Wojtyla non sarebbe
pensabile senza l’Arcipelago
Gulag e l’opera dello scrittore russo contro il comunismo.
Il suo Nobel fu una bomba a
orologeria nel sistema sovietico; mai l’assegnazione del
premio Nobel ha così contato
sulla vita di una superpotenza come nel suo caso. Un’eccezione, se consideriamo il
filo “ideologico” rosato che
ha avuto negli anni il Premio
Nobel”. (Marcello Veneziani,
Dal gulag all’oblìo, 5 agosto
2008 LIBERO).
Commentando la morte dello scrittore
russo, Alfredo Mantovano,
sottosegretario agli interni, ha
detto: “Molto prima che crollasse il Muro di Berlino, Aleksandr Solgenitsin aveva fatto
crollare il muro della menzogna e aveva aperto squarci
di impressionante verità sul
comunismo realizzato; le cui
devastazioni non erano, ci ha
spiegato col rigore dello storico e con dolore della sua personale esperienza, frutto del
tradimento, del capo di turno, bensì derivazione diretta
dai fondamenti del marxismo
leninismo. Solgenitsin è stato
Maestro di chiunque, nel buio
di decenni di sbornia progressista, desiderava conoscere la
realtà e riflettere su di essa.
Spero che il suo insegnamento non sia rovinato oggi da
rievocazioni zuccherose e domani dall’oblio”. (Addio a
Solgenitsin, icona dell’anticomunismo, 5.8.08 Avanti).
Domenico Bonvegna
I fannulloni nel pubblico
impiego, eredità del ‘68
del costume che distrusse il
senso dell’autorità, soprattutto quella del padre. E’ superfluo richiamare l’ampia
letteratura sulla scomparsa
dell’autorità paterna, ma non
solo, sulla perdita dell’autorità del docente nella scuola,
sulla ribellione che dilaga
anche nella Chiesa. La riflessione sugli effetti della rivoluzione sessantottina è ancora superficiale, soprattutto
su quanto ha inciso il venir
meno della figura del padre
(inteso come il principale riferimento, reale e simbolico,
dell’autorità) sulla vita delle
istituzioni pubbliche, e cioè
di quelle realtà che a vario titolo rappresentano una
articolazione dell’autorità.
(Alfredo Mantovano, Il sessantotto, la morte del padre
e il disastro della magistratura, 31.5.08 Il Domenicale).
Dopo la seconda guerra mon-
diale l’Italia si è risollevata
anche grazie alla macchina
amministrativa
funzionante dello Stato, infatti scrive
Mantovano l’idea di lavorare
per lo Stato era vissuta dai
funzionari come un dovere
civile, costituiva fonte d’impegno e puntava al conseguimento di risultati precisi[…]
il rispetto per la figura del
padre aveva riscontro (con
tutti i limiti dell’analogia)
nel rispetto del capoufficio o
comunque del superiore. Il
sottosegretario puntualizza
che non intende fare nessuna
apologia di un mondo ideale, in particolare prima del
68. So bene scrive che tante
forme erano in realtà formalismi. Tuttavia quello che è
accaduto dopo il 68 ha puntato non allo snellimento del
lavoro, ma alla sua riduzione, soprattutto alla deresponsabilizzazione nello svolgi-
mento delle varie mansioni,
in pratica si è giunti al trionfo di quel formalismo che si
proclamava di voler combattere.
Così troviamo negli
uffici dei capi che sono poco
equilibrati nell’esercitare la
propria autorità, soggetti che
viaggiano fra l’abbandono
del comando per timore della denuncia sindacale o del
ricorso al T.a.r. e l’esercizio
di un potere dispotico, altra
faccia di una autorità sminuita. Abbiamo dei capiufficio frustrati proprio perché non riescono a guidare il
proprio ufficio e quindi non
gli rimane altro che battere
i pugni sul tavolo, la stessa
cosa capita al docente in una
classe o al padre di famiglia.
Ma dura poco. Alla fine ci si
accontenta del semplice fatto
che le carte siano a posto.
D.B.
INSERTO
Corriere Letterario
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
A cura di Antonio D’Ettoris
Sismondi: un intellettuale
svizzero, italiano ed europeo
Marco Bertoncini
I
l nome è oggi lasciato agli
storici del pensiero economico e politico, ma Jean
Charles Léonard Simonde de
Sismondi (Ginevra, 1773–
1842) fu uno dei personaggi
più influenti sul Risorgimento. La sua Storia delle Repubbliche italiane nel Medio Evo
conobbe una fortuna immensa,
venendo letta e meditata, nel
primo Ottocento, da politici,
pensatori, studiosi, storici, a
partire da Manzoni: appunto
con tale – limitato – riferimento manzoniano il Sismondi è oggi comunemente conosciuto. I legami del Sismondi
con l’Italia furono rilevanti,
causati all’origine da contingenze politiche. Lo studioso,
di antica famiglia pisana (i Sismondi sono ricordati dal conte Ugolino, in Dante, con le
altre casate dei Gualandi e dei
Lanfranchi), venne in Toscana
per evitare i pericoli della dittatura giacobina. Acquistò una
villa con fattoria, in quel di
Pescia, ove passò molto tempo, fra l’altro dedicandosi anche all’agricoltura (disciplina
sulla quale lasciò più di uno
studio). Contrario a Napoleone, legato a Madame de Staël,
il Sismondi girò l’Europa, pur
se i luoghi preferiti e di maggior soggiorno restarono per
lui Ginevra e Pescia. L’elenco
delle sue opere comprende la-
vori economici, storici, letterari, oltre che diari e carteggi.
Liberale quanto a principî, ma
in economia tendente a una regolazione stringente del mercato, il Sismondi fu uno studioso di svariati interessi, di
forte tendenza agli aspetti pratici e applicativi, di continue e
ampie letture. In Italia esiste
una specifica Associazione di
Studi Sismondiani, della quale
è animatore, prima ancora che
presidente, lo storico Aldo G.
Ricci, sovrintendente dell’Archivio centrale dello Stato. Ha
sede, com’è ovvio, a Pescia, e
cura la pubblicazione di opere
sul e del Sismondi. L’ultimo
denso volume è: Aldo G. Ricci, Esercizî sismondiani 19702005, a cura di Letizia Pagliai,
Edizioni Polistampa, pp. VIII
+ 518, € 30. Sono raccolti gli
scritti che l’autore ha licenziato, sul Sismondi, in un terzo
di secolo di alacre attività, con
l’aggiunta di una corposa appendice, a cura della Pagliai,
che analizza le “Fonti a stampa su Sismondi (1805-1859)”,
utile sussidio erudito per gli
studiosi del pensatore svizzero. A Ricci abbiamo posto
alcune domande. Un personaggio che fruì di una popolarità, se tale vogliamo definirla, immensa, nel mondo
culturale del Risorgimento:
oggi chi più lo ricorda? In effetti la domanda è giusta, perché al di là degli specialisti il
nome è quasi scomparso dalla
scena culturale. Ma in questa
sorte Sismondi ha buona compagnia. Pensiamo a tutti grandi protagonisti del nostro percorso unitario. Pensiamo allo
stesso Garibaldi, l’esempio
massimo di popolarità, le cui
celebrazioni per il bicentenario della nascita sono state più
ritualistiche e ufficiali, che popolari. E’ la sorte di un Paese
che ha subìto nel secondo dopoguerra una frattura culturale
da cui non si è ancora ripreso.
Sismondi: un intellettuale
svizzero, italiano o europeo?
Ovviamente tutte e tre le cose
insieme, senza che egli sentisse contraddizioni tra le sue tre
radici. Oggi penso che sarebbe
un acceso europeista, ma allo
stesso tempo difensore senza
esitazioni delle tradizioni nazionali come componente vitale dello stesso europeismo.
Liberale o socialista? Oppure liberista prima, ne La
ricchezza commerciale, e socialista poi, nei Nuovi principî di economia politica?
L’evoluzione del suo pensiero
economico è indubbia, ma mai
in senso socialista. Il Sismondi della prima opera è un ottimista nelle magnifiche sorti
e progressive dell’economia;
l’altro è un uomo che ha visto
gli effetti delle crisi commerciali e pensa a uno
‘sviluppo sostenibile’,
Artista attivo a Verona tra la fine del Quattrocento e la metà del secolo successivo. Si tratta
della prima monografica dedicata ad un maestro che riscosse l’ammirazione appassionata
di Vasari e che ottenne già a 16 anni la commissione per la Deposizione dalla Croce per
l’altare della famiglia Da Lisca nella importante chiesa monastica
di Santa Maria in Organo, pala che destò meraviglia per lo stile
finissimo e il colorito armonioso.
Castiglioni G., Peretti G.
Per Girolamo Dai Libri
Marsilio
pp. 132 €. 30,00
Il punto centrale del libro è questo: mentre Peter
Isabella Cani
Pan è stato il campione e l’archetipo del rifiuHarry
Potter o l’anti
to di diventare adulti, dell’apologia del mondo
Peter
Pan
dell’infanzia e della sua magia, Harry Potter
Bruno
Mondadori
rappresenta l’uscita da questo mondo, l’accettapp. 292 €. 22,00
zione dell’età adulta, il rifiuto della mitizzazione
dell’infanzia e della magia. Sotto l’apparenza di
un serial (il serial è la negazione del tempo) Harry Potter è un
ciclo (il ciclo ha al centro il tempo che passa) che racconta di
un progressivo disincanto.
Pasquale de Antonis
La fotografia di moda
1946-1968
Marsilio
pp. 158 €. 35,00
Le fotografie di moda di Pasquale De Antonis
scelgono la Roma monumentale e archeologica
come sfondo per gli abiti degli atelier d’alta moda
della capitale. La frequentazione degli ambienti
culturali e mondani della capitale si riflette nella
scelta di set fotografici come il Caffè Greco, gli
studi degli artisti Carlo Levi e Pietro Consagra,
la galleria L’Obelisco, fondata nel 1946 da Gaspero del Corso e
dalla giornalista di costume e di moda Irene Brin.
Per oltre trent’anni Woody Allen ha conversato re- Woody Allen con Eric Lax
golarmente e sinceramente con Eric Lax, facendolo Conversazioni su di
andare sui suoi set, facendolo entrare nel suo stume e tutto il resto
dio, consentendogli di chiedergli (quasi) qualunque
Bompiani
cosa. Dal 1971 al 2007, Woody Allen discute con
pp. 618 €. 21,50
lui di tutto.
con i minori costi sociali possibili. Per questo pensa che lo
Stato debba avere un ruolo. Ma
nel 2008 questa tesi mi sembra
tornata di grande attualità. Un
economista in sintonia con la
politica economica oggi prevalente, con lo Stato in prima
fila? La risposta rientra in parte
in quel che ho appena detto. Più
che lo Stato in prima fila, per
Sismondi parlerei di uno Stato
presente e in grado di valutare il quadro complessivo dello
sviluppo, intervenendo solo
dove è necessario. I Suoi studi,
professor Ricci, paiono subire
una forte evoluzione, perfino
nel linguaggio usato, fra gli
scritti giovanili e le più recenti
riflessioni. In effetti quando mi
avvicinai a Sismondi, alla fine
degli anni sessanta, lo studiavo
nella prospettiva di uno dei
predecessori di Marx, in quanto critico delle contraddizioni
del capitalismo (elemento in
lui presente, anche se questo
non lo spinge mai a “buttare il
bambino con l’acqua sporca”,
come si suol dire). Quando
ho ripreso lo studio dei suoi
scritti, questo è avvenuto in
una prospettiva prevalentemente storica, vale a dire l’attenzione si è spostata sul ruolo
di Sismondi nella formazione
di una coscienza nazionale italiana. Senza per
questo
dimenticare
il primo aspetto. Diciamo che la ricerca
con gli anni è diventata
meno unilaterale, almeno lo spero.
Luis Lourenco
Mourinho
Mondadori
pp. 293 €. 17,00
9
La regina
Margherita
G
rande generazione, quella dei
giornalisti attivi negli anni trenta e quaranta, e in parte ancora
dopo. Maestri del bello scrivere, formati
su una cultura letteraria e storica soprattutto francese, signori della forma,
da Giovanni Ansaldo, a Massimo Bontempelli, a Paolo Monelli, ci lasciano il
rammarico di non avere continuatori.
Del resto, la terza pagina dei quotidiani è
da tempo defunta. Non resta, allora, che
rileggere pagine dimenticate, oppure approfittare della comparsa di pezzi rimasti
inediti, come nel caso del volumetto di
Manlio Lupinacci che Francesco Perfetti presenta nella “Piccola Biblioteca
di Nuova Storia Contemporanea” edita
da Le Lettere: La regina Margherita (pp.
76, € 9,50). Si tratta di due saggi - recuperati presso il luganese Archivio Prezzolini magistralmente diretto da Diana
Rüesch - rimasti allo stadio di bozze predisposte per un volume mai pubblicato.
Manlio Lupinacci (Roma 1903-‘82),
direttore (1945-‘46) de Il Giornale di
Napoli e condirettore (1948) del Risorgimento liberale, poi attivo al Corriere
della sera, fu un liberale conservatore,
fedele alla tradizione monarchica, esponente del Pli (partito per il quale fu più
volte candidato alla Camera). In queste
pagine godiamo un ritratto sintetico e
vivace, appassionato e brillante, della
prima regina d’Italia; e poi un profilo
delle vicende politiche e parlamentari
dell’Italia di fine Ottocento. Non si sa
se apprezzare maggiormente la scrittura
lieve e felice o le osservazioni e riflessioni storiografiche. Resta il rammarico per
il fatto che pochissimi siano stati i libri
scritti da Lupinacci, e da anni non più
in commercio (citiamo, per il valore indubbio, Il sogno della duchessa di Berry,
apparso nel 1937).
m. b.
II nuovo Mister dell’lnter ha un pedigree di tutto rispetto: Coppa Uefa, Champions League e
Campionato con il Porto, due vittorie in Premier
League e due volte in semifinale di Champions
con il Chelsea. Nel 2004 e 2005 è stato indicato
come miglior allenatore del mondo dall’Istituto
Internazionale di Storia e Statistica del Calcio.
Ma soprattutto è The Special One.
Tutto Mourinho frase per frase, citazione dopo J. Amhurst, G. Padovan
citazione, battute mordaci e uscite sarcastiche,
Mourinho
dichiarazioni e provocazioni, massime e miCairo
nime. Questo libro, oltre a raccogliere le sue
pp.
142
€. 10,00
esternazioni note e meno note, si incarica di
spiegare “the Special One”: l’uomo di fascino,
l’allenatore di successo, lo sportivo innovatore, il
manager moderno.
Remo Bodei
Paesaggi sublimi
Bompiani
pp. 229 €. 17,00
Vi sono luoghi che la maggior parte degli uomini ha evitato per millenni e di fronte ai quali
ha provato paura e sgomento: le montagne, gli
oceani, le foreste, i vulcani, i deserti. Inospitali,
ostili, desolati, evocano la morte. Eppure, dagli
inizi del Settecento tali loci horridi cominciano
a essere frequentati intenzionalmente e percepiti
come “sublimi”, dotati di una più intensa e coinvolgente bellezza.
In Sardegna, nel paese di Gìtile, al confine
di ogni cosa, del male e del bene, della ricchezza e della povertà, della civiltà e della
barbarie, don Alvaro Manca, prete più di
speranza che di fede, assiste preoccupato
allo svolgersi di un piccolo e drammatico
intrigo politico-giudiziario.
Paolo Maninchedda
Diaspora
Marietti 1820
pp. 124 €. 16,00
LIBRI DA LEGGERE
10
Myriam Périne
Taci
Nel silenzio dell’incesto
Armando
pp. 128 €. 12,00
A 8 anni divorziano i suoi genitori. G., il nuovo compagno
della madre, si rivela un perverso, maestro nell’arte della
manipolazione. Myriam cade
molto presto nella sua rete, si
allontana dalle sue amicizie e
finisce con l’accettare tutto.
LIBRI
INSERTO
è
LEGGERE
Una casa senza biblioteca è
come una fortezza senza armeria
(da un antico detto monastico)
a cura di Maria Grazia D’Ettoris
E' autore dei libri: “Paolo Conte. Sotto
le stelle del jazz”; “Max Gazzé”;
“Francesco De Gregori. Cercando un
altro Egitto”; “Angelo Branduardi.
Futuro antico”; “Andrea Mirò”;
“Vincenzo Spampinato. Lettere mai
spedite e rime tempestose”; “Con
rabbia e con amore. Dizionario dei
cantautori italiani”; “Ivan Graziani. Il
chitarrista” “Piper club. Storia, mito,
canzoni”; “Mario Castelnuovo.Tante
storie…e qualcuna va a Roma”,
Mimmo Locasciulli. Sognadoro e altre
storie.
CANTAUTORI ITALIANI 1973 - 1983
l saggista musicale Mario
Bonanno è tornato alla ribalta col suo nuovo libro:
“Cantautori italiani 1973-1983”
(CRES). Si torna a fotografare
una stagione di musica e parole. Stavolta non tratta di un solo
cantautore, come ci ha abituato
nei precedenti lavori, ma di quei
cantautori che hanno fatto gli
anni d’oro della musica. 10 anni
di cantautorato che conta, dal
1973 al 1983, e non sono pochi.
Un progetto ambizioso (300 pagine) visto con gli occhi di chi,
quel periodo lo rimpiange. Un
album di ricordi che può essere attualizzato per denunciare
quanto il pop di oggi, o per dirla
alla Bonanno “la musica da salotto”, fa male ai timpani e anche
alle menti (assopite). Si guarda
al periodo in cui il connubio tra
musica e parole esisteva. Un
rapporto intimo, inscindibile, lo
stesso che legava l’ascoltatore
alle parole. Il coronamento di
una musica significante e portatrice di significati. Non un dizionario in senso stretto e fine a
se stesso, ma uno svisceramento
musicale e storico degli anni in
cui la musica si ascoltava davvero, da cima a fondo, in silenzio
religioso. Un modo per denun-
C.R.E.S. - Catania
I
MARIO BONANNO (Catania, 1964)
scrive di musica sulla stampa
specializzata e su periodici nazionali.
Collabora con Left e dirige per
l'editrice Bastogi la rivista Musica &
Parole, da lui stesso fondata. Ha
lavorato in radio e televisione. Suoi
articoli sono apparsi su Tutto Musica e
Spettacolo, Film tv, Diario, Duel,
Anna, Musica e Dischi, La Sicilia.
MARIO BONANNO
Intervista a Mario Bonanno autore del libro
Mario Bonanno
CANTAUTORI ITALIANI
1973 - 1983
C.R.E.S.
Centro di Ricerca Economica e Scientifica
Catania
ciare, o comunicare qualcosa
che banale non è. Mancano,
per scelta dell’autore, i dischi
dei proto-cantautori e gli abusivi anni 80. Come è giusto che
sia. Un libro di nicchia forse,
riservato ai pochi eletti che
oggi, preferiscono tapparsi le
orecchie ascoltando le canzoni
pilota passate alla radio.
Mario, il tuo ennesimo
atto d’amore verso la canzone che conta. In questo libro
analizzi il periodo 1973-1983.
Ma tu quel periodo come lo
ricordi?
Si ascoltavano le canzoni in
silenzio religioso. Una volta, e
poi ancora e ancora. Mandavamo a memoria versi e strofe.
Frasi di canzoni. Leggevamo
Borges, magari anche Barthres
perché ne aveva cantato Guccini in qualche sua canzone
(“ma pensa se le canzonette
C
me li recensisse Roland Barthres”). Sentivamo di appartenere a qualcosa. A un mondo
(che magari stavolta cambiava
davvero). A un movimento.
A sedici anni (o giù di lì) era
importante stare dalla parte dei
non allineati. Degli anticonformisti. Dei trasgressori delle
leggi morali bigotte. Ogni nuova uscita di un cantautore italiano era, per noi, un evento. Si
correva al più vicino negozio
di dischi. Si arrivava al banco, si chiedeva: l’ultimo di De
Gregori, per esempio. A voce
alta, che sentissero tutti. Poi si
correva a casa. Dal rito dello
spacchettamento (lentamente,
con estrema delicatezza, assaporando il momento) a quello
dell’ascolto.
Adesso cosa è cambiato?
Cosa distingue la canzone
pop di oggi dalla canzone
d’autore di cui parli nel tuo
libro?
Oggi tutta un’altra musica.
Occorre farsene una ragione. Il
pop ha tracimato. La dittatura
dell’effimero sul sostanziale.
Del cd-singolo sull’album. La
qualità (del brano d’autore) non
paga. Imperversa il nulla melodico, il rock di maniera. Giovanottoni tirati a lucido come
manichini della Rinascente,
spacciati per cantautori doc
(mai locuzione fu tanto infla-
Questo libro fotografa una stagione italiana di
passioni forti. Furori e poesia, piombo e vinile.
Dieci anni esatti: dal 1973 al 1983. Quando la
musica era non solo ribelle ma anche cosa seria. E
le parole delle canzoni contavano qualcosa.
Questo libro è anche (soprattutto?) un libro di
ricordi: il fenomeno cantautorale comincia con la
scuola romana del Folkstudio. Da lì promana nel
resto della Penisola. Prima soltanto labili (pur se
meritori) tentativi di una canzone diversa. In
seguito, più o meno, il diluvio.
(...) Viaggiavo in macchina verso Roma e la radio
mi teneva compagnia. Pessima compagnia
musicale. Cambiava il paesaggio intorno ma non
le canzoni. Da Sud a Nord: le stesse voci, i soliti
accordi, gli stessi singoli-tormentone. Ho pensato
a come era bello quando per certe radio libere
(“ma libere veramente”) passavano i dischi dei
cantautori. Non soltanto i brani pilota. Interi LP,
intendo.
E' così che è nata l'idea di questo libro.
onservali nella tua
R. Moscati, E. Nigris, S.
Tramma
Dentro e fuori la scuola
Bruno Mondadori
pp. XI-160 €. 15,00
Forse mai come in questi tempi l’educazione è stata attraversata da importanti
criticità. Il libro contiene contributi teorici
che originano da differenti sguardi disciplinari e rielaborazioni di alcune significative esperienze italiane, perché l’idea di
scriverlo è partita proprio dall’intenzione
di superare i limiti delle divisioni istituzionali ma anche dei saperi e delle loro
applicazioni, nonché della separatezza fra
teoria e pratica.
William M. Thackeray
Barry Lyndon
Bur
pp. XXV-368 €. 9,50
L’autore della “Fiera delle vanità” rievoca
le picaresche avventure di un ribaldo irlandese truffatore, spadaccino, seduttore,
tanto cinico quanto affascinante. E al tempo stesso fa rivivere con sottile ironia ambienti e caratteri cari ai grandi romanzieri
del XVIII secolo. Dal romanzo di Thackeray è stato tratto il celebre film di Stanley
Kubrick.
Wolfgang Svchivelbusch
3 New deal
Tropea
pp. 217 €. 16,50
zionata). Giovanottine innocue
come Barbie in afasia, sdoganate
per “signorine rock” (arridatece
Gianna Nannini). Uno spreco comunicativo (milioni e milioni di
potenziali ascoltatori e io a cantare cosa?, del mio cuore infranto perché lei/lui mi hai lasciato.
Rumori di sottofondo, parentesi
irrilevanti. Prodotti commerciali.
Siamo ancora a Montagne verdi.
A Maledetta Primavera. Con
l’amore sempre e comunque a
farla da padrone. Amori in tutte
le salse e per tutti i gusti, meglio
però se andati a male.
Non sei d’accordo col cantare l’amore? Anche i cantautori
hanno cantato l’amore…
Ma c’è modo e modo di farlo.
C’è quello di Se ti tagliassero
a pezzetti (Bubola-De Andrè)
e quello di Solo lei mi dà (Sugarfree). Differenza di stile e
contenuto. Ipocrita sostenere
che i prodotti artistici possiedano uguale dignità a prescindere
dai contenuti. Esistono canzoni
intelligenti e altre che non lo
sono. Esistono Viva l’Italia di
De Gregori e Italia di BalsamoReitano. Ma non sono la stessa
cosa. Esistono Fiordaliso e Fiorella Mannoia. Ma stanno tra
loro come il giorno alla notte.
Razzismo culturale? Propedeutico, data l’omologazione in basso
che ci avvince tutti come l’edera
di nillapizziana memoria.
B
Prendendo le mosse dalla Grande depressione, Schivelbusch indaga la nascita e la fortuna di un nuovo tipo di stato, sostenuto da una
massiccia propaganda governativa, guidato
da una figura carismatica e volto alla salvaguardia della stabilità e del potere costituito.
Emergono così sorprendenti somiglianze fra
le politiche di Roosevelt, Hitler e Mussolini:
il controllo governativo dell’economia e della società.
Massimo Teodori
Storia dei laici nell’Italia
clericale e comunista
Marsilio
pp. 362 € 19,50
“Storia dei laici” ripercorre l’intero cammino nella Repubblica dei gruppi laici e
antitotalitari italiani di matrice liberale, democratica e socialista. È la storia veritiera
e originale del mondo politico e culturale
che fu antifascista senza essere comunista
e anticomunista senza essere fascista e clericale.
Gianluca Ansalone
I nuovi imperi
La mappa geopolitica del XXI secolo
Marsilio
pp. 191 €. 10,00
CULTURA
“Cantautori italiani”
Silvia Calanna
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
Coloro che avevano profetizzato la fine
della storia e della geografia con la caduta del Muro di Berlino devono ripensare le loro teorie
sulla base di una impressionante accelerazione delle dinamiche politiche, economiche e sociali che ha caratterizzato quest’ultimo ventennio. L’elemento territoriale, che
gli analisti del villaggio globale volevano relegato agli
atlanti del passato, torna ad affermarsi come discriminante nella competizione tra Stati. Una competizione per
l’energia, il commercio, le nuove rotte di un mondo che
ha fame di crescita e sete di petrolio. Chi sono gli attori di
questa nuova competizione globale? Innanzitutto gli Stati
Uniti d’America, ma negli ultimi anni la storia registra il
ritorno ad una aggressività geostrategica della Russia, che
nell’energia e nella proiezione politica trova due formidabili strumenti di affermazione. Ma a giocare un ruolo da
protagonisti ci sono anche l’India e la Cina campione di
una crescita economica senza freni.
Giuliano da Empoli
Obama
La politica nell’era di Facebook
Marsilio
pp. 159 €. 12,00
Obama è il primo uomo politico che
sia riuscito a fare leva sul potenziale di
una nuova generazione, quella che gli americani chiamano i Millennials, i figli del terzo millennio. Obama ha già
scritto più di 800 pagine di autobiografia. Invece di un
programma, presenta all’elettorato una storia: la sua. In
questo è perfettamente in sintonia con una generazione
di narcisisti che si raccontano su internet, filmano con
i cellulari ogni loro gesto, partecipano ai reality show.
Obama non viene dalla politica, bensì dal volontariato.
Tutta l’organizzazione della sua campagna elettorale è
stata fondata su un meccanismo sofisticatissimo di social networking. Obama ha portato il carisma da rockstar
nell’arena politica.
iblioteca
Robert Kagan
Il ritorno della storia
e la fine del sogno
Mondadori
pp. 152 €. 15,00
“Il mondo è tornato a essere normale.” Lo
stato-nazione è forte come in passato, le
vecchie ed esplosive ambizioni del nazionalismo rimangono vive e così le antiche
passioni e rivalità fra i popoli. Robert Kagan torna ad alimentare il dibattito politico
sui più scottanti temi d’attualità, sollecitando i paesi liberaldemocratici a fare fronte
comune per neutralizzare le potenziali minacce di rotture e scontri.
Gian Mario Anselmi
L’età dellUmanesimo e del
Rinascimento
Carocci
pp. 209 €. 18,70
L’affermarsi della modernità in Europa ha
radici e fondamenta nell’Italia umanistica
e rinascimentale: un “secolo lungo” e geograficamente complesso che da Dante si
può far giungere a tutto il Cinquecento e
ai primi decenni del Seicento, secoli in
cui i protagonisti della cultura europea
direttamente si legano al nostro Rinascimento.
Gianfranco Lauretano
La traccia di Cesare
Pavese
Bur
pp. 247 €. 10,00
Pavese lo sapeva bene, un viaggio non si
fa da soli: perché è triste; perché la complessità del mondo sovrabbonda la capacità di vedere di due occhi soltanto; perché
parlando con qualcuno le cose non scappano più via. Per Pavese tutto l’essere fin
nelle sue radici grida contro la solitudine,
per cui la solitudine stessa è annuncio di
un altro, sotto le cui “ali” bisogna stare.
Marco Betozzi
Storia del documentario
italiano
Marsilio
pp. 359 € 30,00
Dai primi filmati sulle bellezze artistiche del Paese ai cinegiornali del Luce,
dalle sperimentazioni delle avanguardie
ai manifesti politici del ’68, dai critofilm
di Ragghianti ai docufilm della rinascita degli anni novanta: tendenze, autori,
governo, operatori culturali, industria,
istituzioni pubbliche, televisione, e poi
ancora De Santis, De Martino, Pasolini, Olivetti, Antonioni, Zavattini fino a
Grifi, Alina Marazzi, Francesca Comencini...
Religione R
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
Perché i cristiani uccisi o
violentati non fanno notizia
è
Domenico Bonvegna
una domanda che molti si pongono ogni
qual volta che accade un atto di violenza contro i cristiani, e non é esagerato
scrivere che purtroppo capita ogni giorno. Recentemente due suore Maria Teresa Olivero e
Rinuccia Girando sono state rapite in Kenia,
nei pressi di El-wak, dove vivono e lavorano da trentacinque anni. Non sono giornaliste, nemmeno soldatesse, non indossano né il
burqa, né il chador, non sfilano in corteo, non
sventolano bandiere, non propagandano idee
politiche, faticano sul fronte dell’esistenza
quotidiana, si occupano dei malati e indossano l’abito religioso, sono suore. Non fanno
notizia, non c’è sangue, non ci sono immagini violente, non ci sono appelli di giornali,
di parenti disperati, non vedo sfilare cortei,
non mi risultano manifestazioni, adunate
davanti a san Pietro. Forse c’è una classifica anche per i sequestri, scrive Tony Damascelli su Il Giornale del 15 novembre scorso.
Il silenzio è comodo per chi si deve occupare
di altro, di tutto ciò che serve a finire in prima
pagina, un titolo, una foto e via, ma non due
suorette piemontesi, religiose del Movimento
Contemplativo missionario «Charles De Foucauld», di Cuneo. Se si fosse trattato di Foucault,
con la t, quello del pendolo, allora sì, forse, magari ma il nobile alsaziano convertitosi dopo una
vita di lussi e lussurie, nessuno sa chi sia mai stato
e poi, ormai, in Africa può accadere di tutto, la
cronaca offre vicende più polpose, meglio dire
pulp(…) Escludo che alle preghiere si uniscano le
belle gioie del firmamento socialpolitico, non credo nemmeno siano previsti collegamenti e servizi
speciali che sistemino la coscienza e coprano l’arco costituzionaltelevisivo da AnnoZero a Porta a
Porta, da Matrix a Ballarò; in fondo, trattasi di
roba piccola, le suore non possono tirare su gli
ascolti eppoi queste due appartengono a un movimento contemplativo, dunque la meditazione fa a
pugni con i consigli per gli acquisti, meglio l’isola
con i suoi famosi e l’agitazione dei piloti Alitalia.
(Tony Damascelli, Ma perché nessuno parla delle
suore rapite in Kenia?, 15.11.08 Il Giornale). Un
A cura di Gianpietro Zatti
Francesco d’Assisi
Il fratello universale
Messaggero
pp. 116 €. 5,00
L’amore universale e la fratellanza nei
confronti di tutti gli esseri sono tra le caratteristiche più note della spiritualità di
Francesco d’Assisi. Ripercorrendo i suoi
scritti arriviamo innanzitutto alla sorgente
e al fondamento di tali sentimenti: Dio,
il Padre buono e misericordioso, e il suo
Figlio, sentito però non nel fulgore della
sua natura divina, ma nella fragilità della
sua natura umana, povera, semplice, sofferente.
CEI
I quattro Vangeli
San Paolo
pp. 544 €. 28,00
Il testo integrale dei quattro Vangeli, nella
versione del nuovo testo CEI, completamente illustrato a colori in ogni pagina,
per renderlo accessibile e adatto a bambini e adulti. Il testo è arricchito, oltre che
dalle illustrazioni, da una Introduzione
Generale ad ogni vangelo; da “i perché
dei bambini”, domande rivolte dai bambini direttamente all’evangelista; dalle Note
introduttive ad ogni sezione del testo;
altro episodio recente è quello dell’uccisione di due
ragazze a Mosul in Iraq, appartenenti alla Chiesa siro-cattolica. Le due ragazze lavoravano per
il tesoriere della municipalità di Wala. La madre,
accoltellata, è stata soccorsa ed è fuori pericolo. Il
padre e il fratello delle due vittime sono riusciti a
fuggire dall’aggressione della banda e a rifugiarsi
in un luogo sicuro. Quel che risulta insopportabile
è la so­stanziale impunità dei violenti fanatici che
aggrediscono e uccidono gente i­nerme solo perché
professa un’altra re­ligione. L’Europa, culla della
libertà, do­vrebbe far sentire di più la sua voce, gri­
dare il suo sdegno e la sua condanna ed esigere che
si metta fine ad una simile barbarie. Invece l’unica
risposta è l’ignavia. Ma quali sono le ragioni della
nostra tiepidezza, nel suo ultimo libro Il Sangue
dell’agnello, Rodolfo Casadei ne individua tre: la
prima di natura storica, nell’Europa occidentale la
Chiesa non ha mai avuto il profilo di una comunità
perseguitata, spesso è stata percepita da intellettuali e movimenti di opinione, custode dell’ordine
costituito e all’alleata del potere, anzi erede di una
tradizione violenta e repressiva che ha avuto i suoi
piccoli dannati nell’Inquisizione e nella condanna
a morte degli eretici. Per questi pensatori, uomini
politici, la Chiesa è stata vista come un avversario storico, nel contesto della lotta tra Modernità e
Tradizione. E’ difficile per loro prendere atto che
i cristiani oggi sono la comunità più perseguitata.
La seconda ragione è di natura politica: I cristiani nel Medio Oriente hanno la sfortuna di essere
perseguitati non dalle potenze imperialiste e dai
loro alleati, ma dalle vittime dell’imperialismo.
Essere solidali con loro è politicamente inopportuno, perché implica un giudizio di condanna nei
confronti dei ‘resistenti’ che combattono contro
l’occupazione militare dell’Iraq da parte degli
anglo-americani e dei territori palestinesi da
parte degli israeliani. Anche la terza ragione è di
segno politico: così come sono inutilizzabili per
la tradizionale propaganda antiamericana, i profughi cristiani iracheni e i cristiani di Turchia non
sono strumentalizzabili nemmeno in funzione filooccidentale e antimusulmana. Infatti da un lato
i cristiani iracheni denunciano con tutta la loro
forza i delitti degli estremisti islamici, dall’altro
lato non mancano di sottolineare le responsabilità
americane nel naufragio iracheno.
I
L
iflettiamo con i
Questo libro di parole e di immagini è il
racconto del viaggio dalla malattia alla
Noi ragazzi guariti guarigione e, anche, del cambiamento che
Ancora
quest’ultima ha provocato nei tanti guariti al
pp. 176 €. 22,00
San Gerardo di Monza. Quasi 30 storie, trame
e orditi di un’unica grande storia, che ci ricorda quanto preziosa e gioiosa sia la vita.
G. Masera e M. Jankovic
Vittorio Messori è il più noto scrittore cattolico a Vittorio Messori con
livello internazionale, autore di bestseller tradotti
Andrea Tornielli
in tutto il mondo. Ha firmato, tra l’altro, due libri
Perché credo
intervista con gli ultimi due papi. Eppure, MesPiemme
sori non è nato cattolico. La famiglia e la scuola
pp.
429
€. 20,00
ne avevano fatto un anticlericale e un razionalista della dura scuola torinese. Poi, nell’estate del
1964, accadde qualcosa di imprevedibile: un incontro con il Vangelo.
Jean-Claude Guillebaud, laico, intellettuale di sinistra, già ateo convinto,
racconta la sua “conversione” al cristianesimo: un fatto di testa, una scelta razionale, culturale innanzitutto. E
proprio per questo importante in questi nostri anni nei quali l’Europa scristianizzata, dopo aver conosciuto il
fallimento delle ideologie e la diffusione dell’Islam, sembra aver smarrito la propria identità, divenendo preda di un edonismo che mostra la
corda e di un relativismo cinico e disperato.
Jean-Claude Guillebaud
Come sono ridiventato cristiano
Lindau
pp. 141 €. 14,00
Perché, nella coscienza comune del cattolico
medio, il Concilio non è così tanto importante Aldo M. Valli, L. Bettazzi
Difendere il Concilio
e, alla fine, si riduce a quel generico “rinnovaSan Paolo
mento” e alla riforma liturgica che ha permesso
pp. 176 €. 14,00
al sacerdote celebrante di guardare in faccia i
fedeli anziché voltare loro le spalle? E perché
quando si parla di Concilio si è portati a pensare al contrasto tra
due diverse anime della Chiesa piuttosto che a una grande riflessione sulla fede nel mondo di oggi?
Un dialogo in forma narrativa tra due autorevoli astrofisici americani, uno cattolico e
gesuita, George Coyne, e l’altro ebreo tendenzialmente agnostico, Arno Penzias. I due,
stimolati e incalzati dalle domande di un
giornalista italiano, Riccardo Chiaberge, discutono, anche in chiave storica, i rapporti spesso conflittuali tra scienza
e fede, dal caso Galileo a Darwin fino al dibattito attuale.
Riccardo Chiaberge
La variabile Dio
Longanesi
pp. 194 €. 14,60
Leopoldo Saracini
Questa piccola guida presenta la storia e la reI
santuari
antoniani di
altà attuale dei complessi monumentali e sanPadova
tuariali legati alla presenza e all’ultimo periodo
Messaggero
di vita di sant’Antonio.
pp. 60 €. 8,00
ibri dello
David Torkington
L’eremita
Messaggero
pp. 176 €. 12,00
“L’eremita” ha il formato di un breve romanzo, ma l’impatto di un’opera di profondo misticismo. Torkington scrive sulla
preghiera e si sente che scrive per esperienza, con l’autorità di chi ha pregato e il libro
riesce a presentare la teologia come esperienza vissuta. Questo piccolo libro potrebbe rivoluzionare il vostro modo di pregare,
anzi potrebbe farvi scoprire che pregare è la
cosa più importante al mondo.
A cura di Giuliano Vigini
Il Nuovo Testamento: Vangelo e
Atti degli Apostoli
Paoline
pp. 608 €. 14,00
Con questa edizione dei Vangeli e degli
Atti degli Apostoli, le Paoline iniziano la
pubblicazione del testo completo di un’edizione propria della Bibbia. Il commento,
affidato a Vigini, è presentato, anziché in
nota, a fronte del testo biblico. Questo consente di leggere il testo senza soluzione di
continuità e di avere al tempo stesso un riscontro visivo per la lettura delle note.
Libri
11
S
pirito
Giovanni XXIII
Lettere del pontificato
San Paolo
pp. 504 €. 32,00
Le lettere pubblicate in questo volume
abbracciano uno spazio breve, intenso ed
eccezionale dell’attività di Angelo Giuseppe Roncalli: dalla elezione al papato sino
alla morte (1958 - 1963). In confronto col
Il Giornale dell’Anima l’epistolario spazia
su più vasto orizzonte geografico e mostra
esplicitamente come l’attenzione dell’autore sia concretamente rivolta verso gli altri e
verso i fatti che li coinvolgono.
A cura di Lucio Coco
Testamenti spirituali di donne e uomini illustri
Paoline
pp. 208 €. 16,00
Al tramonto della sua vita che cosa avrà
pensato Fedor Dostoevskij o Chiara d’Assisi oppure don Bosco? Questo libro raccoglie i pensieri, i dubbi, le folgorazioni di
queste figure che hanno lasciato un solco
nella storia. Alcune testimonianze ci appaiono come pagine scritte quasi di fretta,
frammentarie e incerte, desunte da pagine
di diario, da interviste o da discorsi che si
sono rivelati gli ultimi, perché la morte è
arrivata imprevista o inattesa.
A cura di Piero Lazzarin
Paolo di Tarso
La passione del Vangelo
Messaggero
pp. 88 €. 5,00
Quelle di Paolo sono lettere bellissime,
forti, scritte con stile immediato, ricche
di insegnamenti morali, di illuminazioni
dottrinali e di verità teologiche; cariche
di intuizioni mistiche e di esortazioni
spirituali. Lettere intense, che rivelano la
personalità dell’apostolo, una delle figure più in vista del cristianesimo nascente,
che testimoniano che cosa significhi per
lui credere in Cristo e come il Vangelo
possa trasformare uomini e comunità.
Gilbert K. Chesterton
San Tommaso d’Aquino
Lindau
pp. 200 €. 16,50
San Tommaso d’Aquino (1225-1274),
uno dei pilastri teologici della Chiesa
cattolica, è il punto di raccordo fra la
cristianità e la filosofia classica, tra fede
e ragione, tema attualissimo e chiave di
lettura privilegiata del papato di Joseph
Ratzinger. Chesterton ne fa il centro di
questa sua biografia, la migliore per molti tomisti - tra i quali Maritain e Pegis -,
che si rivolge al lettore non specialista,
credente o meno.
Economia
12
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
A cura di Gianfranco D’Ettoris
Contratto portieri, il punto sull’orario Sanità comunitaria,
Corrado Sforza Fogliani
Presidente Confedilizia
I
l portiere con alloggio a
tempo pieno (A2/A4), che
esplica mansioni di vigilanza, custodia, pulizia e mansioni accessorie in stabili adibiti
ad uso abitazione o ad altri usi,
è tenuto ad effettuare un orario
di lavoro di 48 ore settimanali,
che può essere distribuito su un
arco di 6 giornate. L’orario di
lavoro del portiere è articolato
all’interno dell’arco temporale
per il quale il datore di lavoro
stabilisce l’apertura e la chiusura del portone, che è contrattualmente compreso tra le
7 e le 20 nei giorni non festivi
(accordi integrativi territoriali
possono prevedere l’anticipazione dell’apertura alle 6 e la
C
posticipazione della chiusura
alle 21). Il predetto orario di
lavoro potrà quindi coincidere
con l’apertura o chiusura del
portone oppure essere contenuto nell’ambito dello stesso. In
ogni caso, il portiere a tempo
pieno ha l’obbligo contrattuale
di aprire e chiudere il portone
alle ore prestabilite e, per lo
svolgimento di questa attività,
può percepire o meno una specifica indennità a seconda che
il suo orario di lavoro coincida o non coincida con il nastro
orario di apertura e chiusura
del portone ovvero coincida
con esso solo parzialmente
(tabelle da A ad A-quater del
Ccnl). Il Contratto collettivo
di settore (che Confedilizia stipula da sempre con Cgil, Cisl
e Uil) non prevede un limite
massimo di orario per la pre-
stazione lavorativa giornaliera:
il lavoratore, pertanto, potrà
essere tenuto allo svolgimento
di una prestazione lavorativa
di durata fino alle 13 ore (vale
a dire dalle 7 alle 20). Unica limitazione prevista è che la prestazione lavorativa può essere
frazionata in non più di due periodi, separati da un intervallo
non superiore a 3 ore (accordi
integrativi territoriali possono prevedere il frazionamento
dell’orario di lavoro giornaliero in più periodi). Qualora sia
richiesto al portiere di espletare l’attività lavorativa anche
nel giorno della domenica –
fatto salvo il diritto al riposo
settimanale – e/o nelle festività (con riconoscimento delle
maggiorazioni previste), l’orario di apertura del portone non
può protrarsi oltre le ore 14.
15 milioni di errori
l’anno
N
ell’Unione europea, un
trattamento medico su
dieci ha qualche pecca, sostiene la commissaria
europea alla Sanità, Androulla Vassiliou, in un colloquio
con il settimanale tedesco Die
Welt. Bisogna dare più sicurezza e diritti ai pazienti, e
dunque gli Stati membri devono dotarsi di strumenti per
facilitare le denunce e garantire il dovuto risarcimento.
Il piano di prevenzione sarà
presentato domani 26 novembre, nel frattempo la commissaria ha anticipato la notizia
Banche italiane, le più
care d’Europa
on un costo medio di
182 euro, i conti correnti italiani sono i
più cari d’Europa, superiori
a quelli della Germania (161
euro), della Francia (100
euro), del Regno Unito (40
euro) e dell’Olanda (34 euro).
E’ quanto emerge dal rapporto sulla “Competitività del
Sistema Italia” basato sui dati
dell’Economist intelligence
unit. Il valore italiano, sottolinea il Rapporto, e’ il più elevato d’Europa e la situazione
non e’ migliore quando si passa ad analizzare le condizioni e i costi delle imprese. Il
costo degli interessi passivi,
infatti, per gli imprenditori
italiani e’ in media più elevato rispetto a quello sostenuto dagli imprenditori in area
euro. Per l’Economist, i costi
dell’attività bancaria in Italia
sono più alti che altrove per
ragioni in parte di natura contingente, come il problema
della sicurezza: il 50% delle
rapine in banca di tutta Europa, scrive il rapporto, avviene
in Italia. Ma secondo un’indagine del Fondo monetario internazionale, osserva ancora
lo studio del centro di
ricerca dell’Economi-
Francesco Giunta, Michele
Pisani
Il bilancio
Apogeo
pp. XIV-704 €. 42,00
II bilancio è la raccolta di informazioni
più immediatamente disponibili sull’assetto e sull’andamento di un’azienda.
Saperlo interpretare correttamente, quindi, è indispensabile sia a chi sta dentro
l’azienda e ha l’esigenza di controllarne
la gestione (imprenditore, dirigenti), sia a
chi sta fuori dall’azienda e intende avviare o mantenere con essa rapporti d’affari
(finanziatori, fornitori, clienti).
Luigino Bruni, Alessandra
Smerilli
Benedetta economia
Città Nuova
pp. 120 €. 10,00
L’economia e i carismi; il mondo disincantato della società di mercato fatto di
profitto, ricerca del tornaconto e di denaro, e la dimensione ricca di spiritualità,
di gratuità e ideali dei carismi. Sembrano
a prima vista due realtà distanti. Ma non
è così. È quanto dimostrano gli Autori
del volume. La storia, quella economica
compresa, è anche il risultato dell’azione
dei carismi.
st, anche al netto di tali fattori
il costo del servizio bancario
in Italia resterebbe comunque mediamente più alto che
nel resto d’Europa del 13%.
Nulla di nuovo si potrebbe
dire perche’ il dato e’ stato
più volte ricordato da vari organismi, quali l’Antitrust, la
Banca d’Italia, il Fondo monetario internazionale, ecc.
Quello che non riusciamo a
capire e’ perche’ alcune associazioni di consumatori si
ostinano a sottoscrivere “Pat-
U
tiChiari” che e’ “un grande
progetto di cambiamento dei
rapporti tra cliente e banca”
come sostiene l’Abi. Dove
sia il cambiamento non sappiamo. La sicurezza e’ un
problema della cui soluzione
sollecitiamo il Governo: ci
par di ricordare che ne aveva
fatto elemento centrale della
propria campagna elettorale. I
risultati non si vedono.
Primo Mastrantoni,
segretario Aduc
II libro di Kreitner e Kinicki offre una panoramica agile ma organica degli studi sul
comportamento organizzativo, illustrando
sia i principali schemi teorici di riferimento sia i più importanti risultati della ricerca
empirica, con una particolare attenzione per
la dimensione applicativa e le implicazioni
manageriali.
J. T. Schnapp, E. Scarpellini
ItaliAmerica
L’editoria
Il Saggiatore
pp. 223 €. 23,00
L’impatto della cultura americana nell’Italia del Novecento è un fatto scontato. Tuttavia poche indagini hanno preso in considerazione gli effettivi meccanismi attraverso
cui questa influenza è diventata una realtà.
Questo libro è un contributo innovativo
perché studia i “mediatori” di tale scambio
(agenti letterari, traduttori, editori) e l’ambito della cultura popolare, dove maggiore
è stato l’influsso statunitense.
(1) http://leg16.camera.it/_dati/
leg16/lavori/documentiparlamentari/
indiceetesti/022/002/relazione.htm
Primo Mastrantoni,
segretario Aduc
A cura della CONFEDILIZIA di Crotone - Via Lucifero 40 - Tel. 0962/905192
Sito Internet: www.godel.it/confediliziakr
tilità
Robert Kreitner, Angelo Kinicki
Comportamento organizzativo
Apogeo
pp. XVI-391€. 29,00
che negli ospedali dell’Unione europea si registrano 15
milioni di errori l’anno. In
Germania, secondo l’Ordine
dei medici, il maggior numero di errori attiene alla chirurgia, seguita da ortopedia, medicina interna, ginecologia.
E in Italia? L’Associazione
italiana di oncologia medica
(Aiom) in un convegno svoltosi nel 2006, riportò alcune
cifre: 90 decessi al giorno
per cattive pratiche sanitarie
e 10 miliardi di costi l’anno. L’affermazione registrò
le proteste dell’Associazione
per i Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente (Amami). Secondo il Tribunale del
Malato i settori maggiormente interessati sono ortopedia
e traumatologia, oncologia,
ostetricia e chirurgia. Recentemente (1) il Parlamento ha
varato una proposta di legge
che istituisce una commissione d’inchiesta sugli errori
sanitari. Nel nostro Paese ci
sono 28mila denunce contro
i medici (anno 2006) e 500
milioni i premi assicurativi
sottoscritti, segno che il problema e’ reale e sentito dai
cittadini, pazienti e sanitari.
Cassatella, Pontalti, Sommaggio
Atti giudiziari di diritto civile, penale, amministrativo
Giuffrè
pp. 381 €. 30,00
Il volume contiene 50 atti giudiziari di diritto civile, penale, amministrativo svolti
per offrire ai candidati all’esame di avvocato un metodo affidabile per affrontare la
prova scritta. Le tracce sono organizzate in
Sezioni allo scopo di individuare per ogni
parte del diritto gli argomenti più attuali,
che potrebbero costituire oggetto delle future prove concorsuali.
Marco Guarnaschelli Gotti
Grande enciclopedia della
gastronomia
Mondadori
pp. XXII – 1808 €. 40,00
Seicento voci per conoscere a fondo la gastronomia italiana e non solo, aggiornate e
ampliate con grande rigore scientifico da
un’equipe di esperti dell’Università degli
Studi di Scienze Gastronomiche. Dai prodotti e dai piatti delle tradizioni regionali
italiane a quelli stranieri recentemente
accolti nel nostro paese, dalle tecniche ai
personaggi: una grande opera non solo di
cucina, ma sulla cucina e sulla cultura materiale.
James O’Loughlin
Il vero Warren Buffett
Lindau
pp. 337 €. 24,00
Il 5 marzo 2008 Warren Buffett - proprietario della Berkshire Hathaway, una delle
più grandi holding del mondo - è tornato a essere l’uomo più ricco del pianeta,
dopo tredici anni di incontrastato dominio di Bill Gates. La sua fortuna, stimata in 62 miliardi di dollari, si fonda da
quasi mezzo secolo sulla stessa strategia
di investimento: il momento di comprare
arriva quando la Borsa scende e riguarda
solo titoli di aziende solide.
A cura di Parisio Di Giovanni
Economia della cortesia
Carocci
pp. 167 €. 16,00
Il libro mostra come la cortesia influisca
non solo sulla soddisfazione e fidelizzazione dei clienti, ma anche sulla produttività e sul management Contiene l’analisi
di specifici risvolti economici della cortesia (cortesia e rendimento dei gruppi
di lavoro, razionalità delle scelte) una
revisione critica dell’attuale teoria della
cortesia (viene introdotta accanto alla
difensiva la cortesia costruttiva) e della
teoria economica.
Attualità
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
13
Nasce “AFAFRICA”, la forza aerea
USA per il continente africano
S
embrano proprio voler
fare sul serio le forze armate USA in Africa. A
dodici anni dalla sua disattivazione, torna in vita il 17th AF
(Seventeenth Air Force), il 17°
Stormo dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti d’America.
E assume il nome altisonante
di “AFAFRICA” e la direzione
della neocostituita componente
aerea statunitense per il continente africano. Il 17° AF è divenuto operativo meno di un mese
fa presso la grande base aerea
di Ramstein, Germania, agli ordini del nuovo comando per le
operazioni nel continente africano, Africom. “Si tratta di 400
militari dell’US Air Force che
stanno già ricevendo un primo
addestramento specifico per contribuire al robusto programma di
cooperazione alla sicurezza, secondo la visione strategica del
Comando USA per l’Africa”, ha
commentato il colonnello Keith
Cunningham del 17th Air Force. “Prevediamo di raggiungere
una piena capacità operativa tra
il 2009 e il 2010, ma già adesso
siamo l’elemento guida per le
operazioni aeree di Africom”.
Noto per aver coordinato negli
anni ’80 l’installazione in tre
basi europee dei GLCM (Ground
Launched Cruise Missile), i missili Cruise a capacità nucleare –
tra queste quella di Comiso, in
Sicilia -, il 17th Air Force avrà
adesso come principale funzione il trasporto aereo di uomini,
mezzi e armamenti dall’Europa
al continente africano. Il 17°
Stormo dell’US Air Force si è
dotato di una struttura organizzativa interna basata sul neocostituito 404th Air Expeditionary
Group e sul 42nd Expeditionary Airlift Squadron, squadrone
di trasporto aereo proveniente
dalla base aerea di MaxwellGunter, Alabama. Quest’ultimo
gruppo di volo vanta numerosi
interventi nei più recenti scacchieri di guerra internazionali. Durante la prima guerra del
Golfo, i suoi bombardieri B-52
eseguirono per 960 missioni
contro l’Iraq, sganciando in soli
44 giorni oltre 12,588,766 libre
di bombe. Il 42° Squadrone USA
è inoltre operativo in Africa già
da alcuni anni, avendo effettuato
diverse missioni a favore della
“Combined Joint Task Force –
Horn of Africa”, la speciale forza operativa che Washington ha
insediato a Gibuti. Lo squadrone
ha pure partecipato ad esercitazioni multinazionali come la
“Flintlock” in Mali e la “Enduring Freedom – Trans Sahara” in
diversi paesi dell’africa settentrionale e occidentale. AFAFRICA ha già ricevuto in dotazione
due velivoli cargo C-130 “Hercules”, provenienti dalla base
aerea di Little Rock, Arkansas,
dove, l’1 ottobre 2008 (lo stesso giorno dell’attivazione del
Comando Africom in Germania), è stato ricostituito il 19th
Airlift Wing. Questo gruppo per
il trasporto aereo ha già iniziato ad operare sulle rotte Usa-
Europa-Africa, ma non è nuovo
nello scacchiere africano. Dal
1955 al 1961 ha operato infatti
stabilmente presso le basi aeree
marocchine di Sidi Slimane e
Ben Guerir. Trasferito successivamente in Arkansas, il gruppo
ha assunto i compiti di trasporto
aereo e rifornimento, ricoprendo un ruolo determinante nelle
invasioni statunitensi dell’isola
di Grenada (1983) e di Panama
(1989). Dopo l’intervento diretto
nella prima guerra contro l’Iraq,
il 19th Airlift Wing fu dislocato
in alcune basi europee per assicurare il rifornimento in volo
dei caccia della Nato durante
la campagna militare in Bosnia
dell’autunno 1995. Il gruppo rimase operativo in Europa sino
alla fine dei bombardamenti
USA e Nato contro la ex Repubblica di Yugoslavia (1999).
Secondo il Comando della 17^
Forza Aerea USA di Ramstein,
già a partire dal prossimo anno
i C-130 Hercules saranno sostituiti da una nuova versione del
velivolo, il C-130J, dotato di
migliore flessibilità e maggiori
capacità di trasporto. Ad AFAFRICA sarà pure assegnato uno
squadrone operativo con i nuovi
aerei da trasporto C-17. “Se si
vola dalla Germania e si prende
un C-130, sono necessarie diverse soste intermedie durante il
trasferimento verso l’Africa”, ha
dichiarato il generale Tom Hobbins, in forza al nuovo comando
delle forze aeree USA. “Quando
però saremo in grado di utilizzare in questo scenario i C-17,
si potrà raggiungere lo Zambia
senza aver bisogno di rifornirsi
in volo. Per l’US Air Force la
principale ragione di questo programma di acquisizione di velivoli con raggio d’azione maggiore, è quella di poter offrire
un supporto a forze dell’esercito
più leggere e più veloci, nelle
loro missioni alle basi europee
dell’est Europa, e attraverso
l’intero continente africano”.
In vista del rafforzamento delle
proprie responsabilità operative,
Air Forces Africa ha pure pianificato di trasferire stabilmente
I
zate alla “promozione della sicurezza aerea nel continente” sono
già state realizzate in Marocco
e Nigeria nei mesi di ottobre e
novembre 2008. “Grazie all’addestramento e all’interazione
del personale sosteniamo gli
africani nell’edificazione di una
sicurezza aerea sostenibile”, ha
commentato il generale Ronald
R. “Ron” Ladnier, comandante
del 17th Air Force USA. “E noi
saremo sempre più impegnati ad
aiutare i nostri partner in Africa
a sviluppare le loro capacità militari”.
è questo il lato tipicamente
viennese del nostro negozio“,
sottolinea Daniel Weiss. Il
33enne ha rilevato nel 2001
dal padre la gestione di questo esercizio a conduzione
familiare, fondato dal nonno
nel secondo dopoguerra. “Noi
vendiamo oggetti utili di uso
quotidiano“: è così che Daniel
Weiss illustra l’offerta del suo
negozio, che è praticamente
indefinibile. „Forse il termine
più esatto sarebbe l’inglese
“grooming“”. Set da manicure, specchi per farsi la barba,
forbici per capelli, coltelli da
cucina, spugne naturali: qui si
trovano oggetti di ottima qualità a prezzi accessibili in un
suggestivo ambiente retrò. E
Daniel Weiss non ha intenzione di cambiare nulla. “Forse
siamo un po’ bizzarri, ma sicuramente inimitabili“.
Antonio Mazzeo
Stormo di aerei della US Air Force
Curiosità
Da Walter Weiss,
tutto per la cura
l negozio “Walter Weiss”
è uno scampolo di vecchia Vienna conservatosi
nel bel mezzo della rutilante
metropoli moderna. A metà
della Mariahilfer Strasse, la
più lunga via commerciale di
Vienna con la sua offerta internazionale, è situato questo
negozio dall’elegante e tradizionale ingresso in legno di
mogano.
Basta vedere i numerosi oggetti esposti nella vetrina del
negozio “Walter Weiss“ per
capire che qui sia uomini che
donne troveranno un’offerta
vastissima ed adatta a tutte
le tasche di tutto ciò che serve per la bellezza e la cura
del corpo. Un pennello per
farsi la barba in tasso con impugnatura in legno d’olivo o
piuttosto uno in setole naturali di maiale con manico in
plexiglass? Un pettine di corno o uno in celluloide? Una
spazzola con i dentini in legno
o una in setole naturali? E ci
sono clienti che qui ci vengono apposta per acquistare un
particolare sapone da barba
che infatti si trova solo qui, in
presso la base di Camp Lemonier, Gibuti, gli uomini e i mezzi
di un altro gruppo di trasporto
aereo, il 449th Air Expeditionary
Group. Dotato anch’esso di velivoli C-130 “Hercules”, il 449°
Gruppo ha già sostenuto importanti attività logistiche per le forze terrestri USA che operano in
Corno d’Africa. Il trasporto non
sarà comunque l’unico settore
d’intervento di Air Forces Africa.
Il Comando del 17th Air Force ha
già pianificato per il 2009 la propria partecipazione ad una trentina di esercitazioni addestrative
con le forze aeree dei paesi africani partner. Due attività finaliz-
questo insolito negozio lungo
la Mariahilfer Strasse. E chi
si ritrovasse paralizzato dalla scelta può sempre contare
sulla paziente e competente
assistenza del personale.
“È un piacere per noi parlare con la clientela, e forse
Walter-weiss foto di C Daniel Weiss
Informazioni:
Walter Weiss, Mariahilfer
Straße 33, 1060 Wien, www.
walterweiss.at
Gianfranco Nittiz
Attualità
14
Aggressione mediatica
contro padre Salvatore
L
a polemica pretestuosa,
messa in campo dal curatore di un noto sito internet
sul probabile e favoloso “arricchimento” di padre Salvatore Sinitò,
della Parrocchia Maria SS del Rosario di Furci Siculo (ME), reo di
chiedere ai genitori 15 euro per il
libretto del catechismo dei bambini, è sicuramente ben piccola cosa
fra i tantissimi e gravi problemi
che esistono nel mondo; ma proprio per ciò essa mostra intanto il
ridicolo di cui tale sito forse non
si rende conto e, poi, il suo malanimo e forse pure la malafede in
quanto è rivolta contro la Chiesa
alla quale egli dovrebbe volere un
po’ di bene visto che è frequentata a quanto pare anche dai suoi
figli. Non vorremmo dire che
costui faccia della “persecuzione” perché usando tale vocabolo
forse gli si darebbe soverchia importanza soprattutto se si guardano i luoghi nel mondo dove la
Chiesa – nell’indifferenza totale
dei media – viene in questi tempi
massacrata davvero nelle persone
dei suoi preti, delle suore e dei
semplici fedeli; ciò che, del resto,
è in linea con le parole di Gesù:
“il mondo vi odia” e “hanno perseguitato me, perseguiteranno
anche voi”. Qui, considerando il
caso del curatore del sito, è probabile che a queste veloci riflessioni,
si debba aggiungere una sua non
conoscenza dei fatti o, se si vuole, ignoranza colpevole. Primo,
perché con quella somma il prete
I
p. Salvatore Sinitï
non si arricchisce ma cerca di ridistribuirla per le varie necessità;
secondo, perché chiunque sa che
per emettere anche uno starnuto
oggi occorre sborsare quattrini
e non vedo come questa regola non debba valere anche per le
parrocchie che, com’è noto, non
campano d’aria e sono sottoposte,
pur’esse, alla legge del vile denaro; terzo, risulta a tutti che il parroco dia regolarmente dettagliato
e preciso resoconto ai fedeli di
entrate e uscite come è giusto che
avvenga. A questo punto non resta che pensare alla malafede, al
malanimo e all’ignoranza di cui si
diceva, mescolati – però
– ad un ideologismo di
4ª fiata che il “nostro”
probabilmente beve a
grandi sorsate da giornali come “Repubblica”
e poi sfoggia nei suoi
“interventi”. Tale polemica appare ancor più
pietosa ove si guardi la
realtà della plaga di e
intorno alla Riviera Jonica afflitta da becero
immobilismo e dove chi
fa qualcosa di utile per
l’anima e per il corpo
delle persone sono le
Parrocchie e la buona
volontà di qualche prete come padre Salvatore. E poi se crediamo
veramente nel grande
bene che una parrocchia offre non possiamo pensare che la stessa viva
senza il nostro sostegno che
deve essere anche economico.
Sembrano, pertanto, fuori luogo
e indecorose le critiche, le menzogne e le aggressioni contro di
lui che, fra tante difficoltà, fa del
suo meglio per portare la parola
di Dio in un mondo neopagano e indifferente come quello
che ci circonda. È il colmo che
l’ostilità preconcetta gli debba
provenire proprio da chi si dice
“cristiano” e magari frequenta la
Parrocchia!
Domenico Bonvegna
Latino snobbato in Italia.
Ma in USA è cult
l paradosso emerge da una
recente inchiesta (“Latino
perchè? Latino per chi?”)
realizzata
dall’Associazione
TreElle, che si è avvalsa delle
informazioni fornite dal date
base Eurydice sui sistemi nazionali di istruzione e dai siti
dei ministeri dell’istruzione
europei e degli USA. Dappertutto il latino è previsto solo in
specifici indirizzi umanisticoletterari (ad esempio Austria,
Danimarca, Paesi Bassi) ed
è opzionale. In Italia, invece
–rimasto intatto l’impianto costruito dal Ministro Gentile nei
primi del ‘900- quello del latino è un insegnamento obbligatorio per tutti i licei, eccetto
l’artistico. La Germania, che
ha un’importante tradizione
di studi umanistici, è ferma a
un 5% di studenti delle medie
e 8% alle superiori. La Francia arriva ad uno scarso 3%. A
seguire, la Gran Bretagna con
solo il 2%. Solo la Grecia arriva al 28%. Ma, come documentano i risultati di questa
inchiesta, la quantità non va di
pari passo con la qualità. Morale della favola: dove le lingue classiche, come in Italia,
devono essere studiate obbligatoriamente, non si studiano.
Dove, come in USA, quelle
lingue rappresentano una op-
zione specialistica, lo studio di formalmente, di fatto –conquelle lingue, latino in testa, clude- snobbata e rifiutata”.
porta risultati ragguardevo- Per questo motivo, l’Assoli e di qualità. Il New York ciazione TreElle propone di
Times ha evidenziato la cre- conservare
l’obbligatorietà
scita dei corsi di latino. Negli del latino al liceo classico e
ultimi 2 anni più di 124 mila proporlo, come materia opgli studenti si sono presentati zionale, per gli altri indirizzi.
all’esame nazionale di latino. Una proposta che pare essere
Tra l’altro sono raddoppiati in stata raccolta dal Ministe10 anni i ragazzi che superano ro dell’Istruzione. “Al di la
l’Advanced Placement Test. dell’obbligatorietà o meno
Dopo il francese e lo spagnolo, dello studio –sottolinea il lail latino potrebbe raggiungere tinista Leopoldo Gamberale il tedesco nella classifica delle occorre un insegnamento prolingue più studiate, superando fondamente rinnovato”.
persino il cinese. “Il carattere di obbligatorietà –spiega
Attilio
OLIVA, Presidente
di TreElle, ne
fa una delle
materie meno
amate. Chi lo
studia per scelta, come gli
americani o gli
inglesi, lo studiano bene e lo
sanno. Da noi
invece esiste
una opzionalità clandestina
di questa materia,
obbligatoria
solo Marco Tullio Cicerone
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
U
Sbaraccare
parentopoli
na volta, la pratica più frequente di favoritismo si
chiamava nepotismo, perché nato alla corte papalina, intorno al ‘600, a privilegio soprattutto
dei nipoti dei pontefici visto che
non avevano mogli e figli. Fra i
tanti beneficati, uno era il “cardenal nepote” messo a capo della
segreteria del pontefice. Oggi tale
pratica, nel frattempo laicizzatasi, si chiama “parentopoli” quasi
a sottolineare una sua degradante estensione, diffusa in politica
e non solo, giacché non si limita
a favorire i nipoti ma l’intero casato dei potenti di turno: mogli,
figli, fratelli, cognati, cugini, ecc.
I recenti articoli di “Repubblica”
hanno squarciato il velo della parentopoli siciliana, offrendo uno
scorcio eloquente di una realtà
che sta crescendo, come un’escrescenza informe, sotto la scorza
di un potere arcaico e arrogante
che, ormai, mira a piegare la legge ai suoi voleri. D’altra parte, in
questa stagione di crolli di muri
ma anche di valori ed ideali, il
confine fra moralità e immoralità
diventa sempre più labile, sfumato. E se, formalmente, è la legge
a segnare l’incerto confine, basta
un maneggio alchemico della legge per far diventar legale anche
l’immorale. Succede in Sicilia,
ma anche in Italia, a tutti i livelli
della politica e dell’amministrazione, delle università, dei media
e delle professioni. Insomma, un
vero boom tanto che si comincia
ad esportare tale pratica anche in
Europa, nelle segreterie di parlamentari e di commissari dell’U.E.
Una pratica riprovevole, dunque,
invalsa anche nella compilazione
delle testate di lista per la “nomina” a deputato e senatore. Nell’ultima tornata elettorale c’è stata
un’infornata di mogli, figli, fratelli, avvocati e medici personali,
portaborse, dipendenti inguaiati,
ecc. Tutti promossi al rango di legislatori e taluni fin’anco di ministri e sottosegretari. Eppure quasi
nessuno ne parla e ne scrive. In
Sicilia si sono registrate solo poche e inviperite reazioni di taluni
responsabili i quali, non potendo
negare l’evidenza, si sono trincerati nella proterva rivendicazione
della legalità di tali assunzioni,
indignandosi, cioè, non per le
scandalose chiamate dirette, ma
per gli articoli che le hanno denunciate. Il vero dramma è che
quelle assunzioni sono immorali,
ma legali. Perciò, il problema è
come uscirne, come mettere mano
a serie riforme per cancellare questa sconcezza legalizzata. Cominciando ad abolire, a riformare le
leggi che la consentono. Fra queste la n. 10 del 2000 e altre simili
che, sotto le mentite spoglie della
separazione dei ruoli tra politica e
amministrazione, servono, in realtà, a legittimare vecchie e nuove
pratiche spartitorie e consociative. Provvedimenti del genere ne
sono stati varati più d’uno, secondo logiche tutt’ora incomprensibili che hanno dato vita a
quella strana stagione “riformatrice”, che ha spianato la strada
ai clamorosi successi elettorali
del centro-destra e a governi
che hanno portato la Regione
sull’orlo dell’attuale baratro
finanziario e amministrativo.
Si giunse perfino a legittimare
(al comma 6 dell’art. 4 della
sopra citata legge) la possibilità
per il presidente della regione
e per gli assessori di avvalersi
di personale ed uffici posti alle
proprie ed esclusive dipendenze
per “la collaborazione all’attività politica”. Come se negli assessorati e negli uffici pubblici
si potesse fare attività politica.
Sappiamo che se ne fa tanta, ma
abusivamente. E la legge non
può avallare un abuso. Tale norma, infatti, contrasta col principio costituzionale che separa
l’attività di governo, esercitata
in nome e per conto dell’interesse pubblico, da quella politica svolta per conto di un partito
che la Costituzione qualifica
come soggetto privato. La cosa
si aggrava quando per svolgere
tali attività si assumono, senza
concorso e con lauti compensi, parenti intimi. Ma è tempo
d’andare oltre la denuncia e
cominciare ad abolire le norme
che consentono “parentopoli” e
“consulentopoli” e quant’altro,
alla regione, ma anche nelle
Asl, negli ospedali, nelle province, nei comuni e nella miriade di enti e di società derivate.
Tenendo presente che la faccenda non è solo morale, ma ha una
pesante incidenza finanziaria
sui bilanci del governo e degli
enti locali. Soprattutto, in tempi
di vacche magre come quelli che
viviamo, buona regola sarebbe
quella di evitare le chiamate di
personale esterno all’amministrazione. In ogni caso, in assenza di concorso pubblico o di
una selezione equipollente, devono essere interdette le assunzioni di parenti degli esponenti
politici e di governo fino ad un
certo grado. E visto che siamo
in argomento, sarebbe il caso di
reintrodurre adeguati controlli,
anche preventivi, sulla spesa
della pubblica amministrazione
e di ricostruire il sistema delle
ineleggibilità e incompatibilità,
praticamente demolito con le ultime leggi elettorali, per evitare
che si possa essere eletti (o nominati dall’alto) a qualsiasi carica pubblica in barba a conflitti d’interessi e ad un certo stile
che dovrebbe sempre distinguere un uomo politico da un capo
clan (in senso etnologico s’intende). Invece vediamo nomine sopra nomine fra loro oggettivamente incompatibili. Molti
si chiedono: cosa ci fanno nei
vari Parlamenti tutti questi sindaci e presidenti di provincia?
Possono conciliare l’incarico di
sindaco di una grande città col
mandato parlamentare? Come si
è visto coi sindaci di Catania e
di Palermo parrebbe proprio di
no. Insomma non ci sono alibi.
Per nessuno. Se c’è la volontà
politica si può cambiare, abolire anche parentopoli.
Agostino Spataro
Voce
N° 13/2008 - ANNO XVII - 4 dicembre
I
l Movimento per l’autonomia
di Raffaele Lombardo pare abbia inventato una nuova tecnica di soluzione di taluni rebus che
la politica non riesce a sciogliere
per le vie ordinarie. L’invenzione è
stata presentata, in pompa magna,
alla festa del movimento, alla fiera
campionaria di Messina dove si è
vista campeggiare la parola “sudditi” alla quale sono state tagliate
“diti” ossia le due sillabe finali.
Una scomposizione sillabica imperfetta, anche un po’ goliardica,
che per magia fa risaltare il sospirato “Sud”, disperato e appesantito da antichi, irrisolti problemi,
sul quale pendono nuove minacce d’emarginazione e insidiose
manovre populistiche. Insomma,
i nodi stanno venendo al pettine
e non sapendo come risolverli si
pensa di riversare il tutto nel solco
del classico vittimismo piagnone
meridionale, puntando su una pericolosa contrapposizione fra nord
e sud, immemori d’aver contratto
un accordo di ferro, elettorale e di
governo, con la Lega di Bossi e
Calderoli. Una contraddizione evidente, ingestibile specie per chi ha
promesso mari e ponti ed ora non
sa come mantenere le promesse.
Allora, ecco l’escamotage, quasi
un giochino per enigmisti principianti, che vorrebbe risolvere un
problema complesso con una sillaba residua, autoproclamandosi
“novello liberatore” della Sicilia e
dell’intero Sud. Non novello Garibaldi, per carità di bottega! Sudditi? E di chi? Se si parla di sudditi
Politica
all’Opinione
Sicilia, alla fiera delle inanità
Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana
vuol dire che ci sarà un monarca
dispotico, magari straniero, che
li ha oppressi o ancor l’opprime.
Ma di tiranni, stranieri o nostrani,
nemmeno l’ombra negli ultimi 60
anni. Qualsiasi abitante di questo
pianeta sa benissimo che, per mezzo secolo ininterrottamente, la Sicilia, il Meridione e l’Italia intera
sono stati (mal)governati dalla Democrazia Cristiana. Solo un alieno,
forse, potrebbe bersi la favola dei
sedicenti autonomisti. I siciliani
sanno che la realtà attuale di questo partito è anch’essa figlia della
diaspora democristiana, avviatasi
dopo l’inglorioso crollo della “balena bianca”. Soprattutto in Sicilia
abbiamo assistito ad una sapiente,
calcolata opera di distribuzione,
d’infiltrazione direi, nei nuovi partiti di capi e capetti delle seconde e
terze file dc che oggi sono riusciti
a conquistare l’agognata prima fila
della politica. E’ bastato cambiare
casacca e nascondere il proprio
passato politico per riuscire nel
gioco. Solo pochi hanno avuto la
coerenza di continuare a dichiararsi democristiani. Fra questi, gliene
va dato atto, Totò Cuffaro, fino a
ieri presidente di questa disastrata
LETTERA AL DIRETTORE
Una legge sulla dislessia
E
gregio Direttore,
ho letto che è in via di approvazione in Commissione Salute al
Senato il testo di legge sulla dislessia
che dovrà passare alla Camera e che è
già stata votata la procedura d’urgenza per l’approvazione. (Corriere della
Sera del 24.10.08) Cambiano i governi, ma non cambia la pressione con la
quale si vogliono codificare per legge i
“disturbi di apprendimento” nei nostri
studenti. Nello specifico si tratta della
dislessia, uno dei tanti disturbi (elencati nel DSM IV, Manuale Statistico e
Diagnostico della psichiatria) dei quali
soffrirebbero i nostri alunni. Esercitando una costante pressione mediatica come sta avvenendo in questo caso
per la dislessia, successivamente verrà
chiesto al Parlamento di approvare altre leggi che obbligheranno la scuola
e le famiglie a sottoporre i bambini e
i ragazzi a screening e cure per gli altri “disturbi” che si trovano nel DSM
IV. Le modalità di diagnosi della dislessia, così come per l’iperattività ed
altri disturbi si basano su test , vengono esaminati errori di scrittura, di lettura degli studenti: “Un ritardo nel linguaggio o la difficoltà di esprimersi in
età prescolare possono essere un primo
segnale”, “Se un bambino fa più errori
degli altri, per esempio sbaglia 20 volte le doppie invece di 5 o 6 nello scrivere un brano come accade ai normolettori (bambini normali ), il segnale si
fa più evidente.” (Corriere della Sera del 24.10.08). In molti casi le prime
diagnosi le fanno le insegnati indottri-
nate su questi disturbi nei vari corsi di
aggiornamento. Spesso mi ritrovo con
colleghi che, ad esempio, fanno notare
che l’alunno ha una pessima grafia, o
fa errori di scrittura, o legge male, a
quel punto nell’indifferenza degli altri
docenti della classe i genitori vengono
invitati a portare il figlio all’ASL per
un’eventuale diagnosi di dislessia o altri “disturbi”. Per una mia alunna ad
esempio l’insegnante di sostengo ha
spiegato che le era stato diagnosticato
un ritardo mentale, quando l’alunna in
questione è di nazionalità filippina, i
genitori a casa parlano soltanto la lingua filippina e lei sente parlare italiano
soltanto in classe comprendendo poco
o niente. Sfido chiunque a non avere
problemi di comprensione nella sua
condizione e a non essere esercitata a
sufficienza nello scrivere e nel leggere l’italiano. Se questa legge dovesse
passare molti alunni con lacune e carenze nella loro istruzione sarebbero
a rischio di diagnosi di dislessia. Mi
sono chiesta chi trae vantaggio da questa legge? Gli alunni no, perché non
far più leggere chi ha difficoltà nella
lettura ma fargli usare gli audiolibri o
aspettare che la madre o l’insegnante
di sostegno legga per lui il libro, non
credo migliorerà la sua capacità di leggere. Non far fare più i calcoli ad un
alunno discalculo (che fa errori di calcolo) ma costringerlo ad usare la calcolatrice, non credo sia il percorso per
farlo diventare un Einstein. Lo stesso
dicasi per l’imposizione dell’uso del
computer con il correttore automatico per chi fa errori di scrittura. Sono
un’insegnante, non sono un medico ma
ricercatori e fonti autorevoli affermano
che non ci sono prove scientifiche o di
laboratorio che provino l’esistenza dei
disturbi psichiatrici. Ad esempio lo
psichiatra Colin Ross sottolinea: “Il
criterio mediante il quale i disturbi
vengono inseriti nel DSM non è basato
su esami del sangue, o esami fisici, è
basato su una descrizione del comportamento e questo è quello su cui tutto
il sistema psichiatrico si basa”. Che a
trarne vantaggio siano le aziende che
stanno divulgando i programmi didattici per questi alunni? Non si tratta di
cifre elevate e allora quali sarebbero
gli interessi che stanno dietro a queste
pressioni? Forse questa è la Testa di
Ariete per aprire le porte della scuola ad un business ben più grande che
grazie alle diagnosi dei “disturbi”
previsti nel DSM IV, ha portato nelle
casse delle case farmaceutiche un ricavo a livello mondiale di 27 miliardi
di dollari con la vendita di psicofarmaci. Sono 100 milioni le persone
nel mondo che assumono psicofarmaci e 20 milioni di queste sono bambini. Non dimentichiamoci che in Italia
ci sono 82 centri approvati per la cura
dei bambini iperattivi (ADHD) e che
i bambini italiani attualmente in cura
con psicofarmaci sono 50 mila. Spero
che la Commissione Salute al Senato prima di approvare questa legge si informi accuratamente perché è in gioco
il futuro di milioni di bambini e della
nostra società.
Margherita Pellegrino
Regione. Anche Raffaele Lombardo era di questo avviso fino a
tre anni fa, poi, inspiegabilmente,
ha cambiato idea e si è inventato
il Mpa. Fino ad ora, le cose gli
sono andate a gonfie vele. Ma fino
a quando? Prima o poi bisognerà
onorare gli impegni assunti. E ci
vorrà un’espansione illimitata del
sistema di potere per accontentare la massa dei nuovi arrivati che
certo non sono attratti dal Mpa per
le sue adamantine idealità autonomistiche. Puro trasformismo,
dunque. In linea, del resto, con una
certa tradizione storica della politica siciliana e meridionale. Un po’
com’è successo anche in alcune
neo formazioni di centro-sinistra,
in particolare nel Pd diretto da
esponenti che ieri erano ai vertici del vecchio Pci (che non è una
marca di computer, ma l’acronimo
di partito comunista italiano) ed
oggi dichiarano di non essere mai
stati comunisti o di esserlo stati per
caso o per forza. Quasi l’avessero catturati quelli della vigilanza
mentre si trovavano a passare per
via delle Botteghe Oscure e sbalzati ai piani alti delle segreterie.
Certo, in politica non è consigliabile la staticità e non c’è nulla di
strano nel cambiare idea, senza per
questo rinnegare il proprio passato.
Ma lasciamo questi piccoli eroi in
tuta mimetica e torniamo alla festa
degli autonomisti dove al coro del
vittimismo targato Mpa si è aggiunto un esponente influente del
governo Berlusconi: quell’ineffabile Gianfranco Miccichè che
spesso s’atteggia a padrone del
vapore e talvolta, come in questa
occasione, a parente povero e in-
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dispettito del berlusconismo in salsa milanese. Il sottosegretario ha
minacciato ritorsioni nei confronti
della Moratti che ha osato criticare
la pronta elargizione dei 140 milioni al dissestato comune di Catania,
in barba alle norme che dovrebbero
regolare i trasferimenti dallo Stato
agli enti locali. Il braccio destro (o
sinistro?) di Berlusconi se l’è presa pure col progetto di federalismo
fiscale propugnato dalla Lega nord
( già varato dal governo di cui egli
fa parte) del quale non ci si può fidare. Meglio tardi che mai. Forse,
finalmente, ci si comincia a rendere conto della carica eversiva,
dissolvente del progetto leghista
che, sotto sotto, mira a scardinare
l’unità nazionale e ad emarginare
ancor di più il Mezzogiorno e la
Sicilia. Altro che le opportunità
propagandate dagli esponenti del
Mpa! Il siluro di Miccichè non è
sfuggito a Lombardo che però non
può seguirlo su questa via, anche
se, forse, anch’egli comincia a
ricredersi sugli accordi stipulati, in quell’anonima trattoria di
montagna, col ministro Calderoli
il quale, per altro, l’indomani sarebbe venuto alla festa. La sua
presenza, affatto rassicurante,
è almeno servita a coniare una
nuova definizione della galassia
berlusconiana che il rubicondo
ministro, in polemica con Miccichè, ha sprezzantemente bollato
come un “pollaio” nelle cui liti
non desidera entrare. Siamo alle
prime difficoltà e già si parla di
polli. Se si dovesse arrivare alla
crisi, quella incombente da tutti
temuta, chissà a quali degradanti
categorie zoologiche si ricorrerà
per dipingere gli avversari e gli
alleati in dissenso.
Agostino Spataro
Gianfranco Miccichä, sottosegretario al CIPE
LETTERA AL DIRETTORE
La tv spazzatura
L’ultima edizione de L’isola dei
famosi è stata vinta da Vladimir
Luxuria. Liberazione, il giornale
di Rifondazione Comunista ha festeggiato la vittoria asserendo che
il trionfo dell’ex deputato transessuale comunista, è paragonabile
all’elezione di Barak Obama in
America. Il paragone fa sbellicare dalle risate, ma almeno non
si potrà più dire che i nostalgici
dell’impero rosso e della fame
non abbiano il senso dell’umorismo. Comicità in Casa Marx a
parte, ma fino al giorno prima del-
la consacrazione dell’unica forma
di comunismo vincente (Luxuria
in bikini), i paladini del potere
operaio non amavano unicamente
disoccupati, precari, extracomunitari ed irregolari e aborrivano la
TV spazzatura e i suo strapagati
prezzolati VIP di cartapesta? Vuoi
vedere che l’ebbrezza della ribalta
mediatica e la sensualità esplosiva
di Luxuria hanno convertito al capitalismo anche gli ultimi irriducibili nipotini di Stalin?
Gianni Toffali
Nicoletta Hristodorescu
L’apprendimento intelligente
Teoria dei luoghi della mente, metodologia
per favorire lo sviluppo delle capacità intellettive
L’apprendimento intelligente è una metodologia di gestione ottimale delle risorse intellettive che tutti possono acquisire per
migliorare l’efficienza del proprio sistema cognitivo. In effetti, l’energia della mente è potenzialmente illimitata, ma non tutti
sanno usarla in modo appropriato per il loro profitto e per il profitto degli altri.
La “Teoria dei luoghi” (Tdl) formula alcune ipotesi sulla natura e la struttura della mente umana, partendo dal presupposto
che il cervello non è un contenitore in cui vengono immagazzinate, alla rinfusa, le informazioni in entrata, ma una struttura di
strutture citoarchitettoniche geneticamente predisposte ad essere organizzate. Il modello neuro mimetico descritto dalla “Teo-
ria dei Luoghi” è il risultato di studi che riguardano non soltanto le Neuroscienze, ma anche la Cibernetica, la Psicologia, la
Linguistica e le problematiche connesse all’insegnamento. Nessuna sperimentazione diretta sull’essere umano può accertare
con mezzi non invasivi le modalità in cui i processi intellettivi di alto livello (creativo, scientifico, religioso) siano soddisfatti
dal comportamento funzionale dei singoli neuroni, all’interno delle strutture alle quali essi appartengono.
La Hristodorescu descrive in maniera approfondita questi processi nel preciso intento di porre le basi di una metodologia che
possa favorire il processo di apprendimento e dotare l’insegnamento scolastico di presupposti scientifici più efficaci e consapevoli del funzionamento cerebrale. L’autrice completa il suo studio con una sua personale teoria da lei applicata ai suoi
alunni che consente un graduale e sostanziale miglioramento del quoziente intellettivo.
I-88900 Crotone, via Lucifero 40
tel. 0962/90.51.92 fax 0962/1920413
ISBN 978-88-89341-12-4
pp. 466, € 22,00
Opera di prossima pubblicazione
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L`addio a Vito Scafidi