1974 - 2004 Trent’anni di teatro inserto redazionale di Tuttapovo - n. 3 settembre 2005 Filodrammatica Concordia ‘74 di Povo Le opere d’arte esposte nell’atrio del teatro Concordia eseguite da artisti locali. Dall’alto: Spartaco Lizzi, Visintainer Silvio, Achille Franceschini (particolare). 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 3 Presentazione Trent’anni! Se riferiti ad una persona, trent’anni significano pienezza di vita, età delle scelte, passaggio dalla spensieratezza alla maturità; se riferiti ad un’Associazione possono significare anche questo, ma generalmente evocano lunghi anni di attività, di impegno, di rinunce per raggiungere un obiettivo che si è posto all’inizio e che rappresenta la ragione della sua esistenza. L’obiettivo per la Filodrammatica “Concordia ‘74” è sempre stato quello di crescere culturalmente assieme alla propria comunità attraverso il Teatro. Ora, al compimento del trentesimo anniversario della nostra esistenza, è legittimo chiederci se, da parte nostra, questo obiettivo è stato raggiunto oppure se rimane ancora qualcosa da fare per raggiungerlo. La risposta scontata è che dobbiamo impegnarci ancora a fondo, perché in teatro la perfezione non si raggiunge mai. E allora? Eccoci qua, pronti a ricominciare! Vedete amici, potevamo fare una gita per festeggiare i primi trent’anni della nostra filodrammatica, oppure una cena o qualcos’altro... Abbiamo scelto di fare appunto qualcos’altro! Abbiamo realizzato lo spettacolo “Storie poère”, scritto appositamente per noi da Antonia Dalpiaz e messo in scena grazie all’impegno di tutti i filodrammatici della Filo “Concordia”, in collaborazione con la Filo “Follie d’autore” e con la partecipazione straordinaria del Coro “Concentus - Clivi”. Riteniamo in questo modo di essere stati in sintonia con le finalità delle nostra filodrammatica e con le attese del Pubblico che ha gradito uno spettacolo che parlava di Povo e della sua gente. Realizzare questo spettacolo non è stato né semplice né facile, ma ci siamo riusciti grazie alla dedizione di tutti. E qui mi viene naturale lasciare via libera al ricordo e ringraziare tutti coloro che sono passati nella Filo e che hanno contribuito a renderla quella che è e che sappiamo amata dal Pubblico. Nessuno è un’isola, ma vive accanto ad altra gente e con essa cresce e si forma; nella nostra filodrammatica sono passati, durante trent’anni, forse cento, forse più di cento tra attrici, attori, tecnici e collaboratori ed ognuno di essi ha portato la propria arte, il proprio impegno, la propria umanità, la propria creatività e la propria allegria: insieme abbiamo imparato a fare teatro e a crescere. Abbiamo messo delle basi solide, fondate sull’amicizia e sulla stima reciproca e su di esse continueremo a costruire il nostro domani artistico. Domani, che sarà senz’altro più luminoso se arriveranno forze nuove a ringiovanire il nostro sodalizio. Non è una frase buttata lì tanto per dire, è un chiaro invito a tutti quei giovani di ambo i sessi che hanno dentro il sacro fuoco dell’arte e che vorrebbero liberalo in qualche modo. Scelgano il palcoscenico e saranno i benvenuti! Con questo auspicio ringrazio, a nome di tutta la Compagnia, le Istituzioni e le Personalità civili e religiose che non hanno mai mancato di riservarci la loro attenzione e il loro sostegno. Ringrazio la Cassa Rurale di Trento che, con rara sensibilità, si è sempre attivata nei nostri confronti nel settore abbastanza “prosaico” ma indispensabile della quadratura dei conti. Ringrazio altrsì Giancarlo Ianes, autore di questa pubblicazione. Ringrazio infine tutti coloro che non ho nominato ma che in svariate occasioni ci hanno dato una mano. Carlo Giacomoni Presidente Filodrammatica “Concordia ‘74” pag. 4 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” I saluti L’immagine dei trentini, gente seria ma chiusa, forse un po’ musona, leale e laboriosa ma assai poco espansiva, è dura a morire. Ce ne accorgiamo quando usciamo di qui, andiamo in giro per il mondo e veniamo a contatto con altre culture ed altre tradizioni. Ma sappiamo benissimo che dietro questa immagine c’è molto di più, anche in termini emotivi e - perché no? - artistici. Dico questo perché, nel momento in cui mi accingo a rispondere più che volentieri all’invito che mi è stato rivolto di ricordare questo importante anniversario, non posso fare a meno di pensare a quante emozioni ed alla grande passione che hanno accompagnato gli sforzi delle molte persone che hanno creduto in questa avventura. C’è stato un tempo in cui, mancando la televisione - l’unica occasione di intrattenimento era offerta dagli spettacoli allestiti nelle piazze ed ospitati, come nella nostra storia, in strutture della parrocchia che spesso avevano poco a che veder con i teatri come noi oggi li immaginiamo. Ed è grazie a queste occasioni che abbiamo scoperto e raccontato la storia, ed in un certo senso abbiamo imparato anche a ridere di noi stessi. La storia di una filodrammatica è in fin dei conti un pezzo di storia di una comunità, e non solo perché sono passati più di trent’anni dal giorno in cui la “Filo ‘74” ha fatto la sua comparsa ufficiale nel novero delle espressioni culturali trentine, ma anche perché le scelte fatte ed percorsi intrapresi hanno a loro volta contribuito ad indirizzare altre scelte, altri percorsi. Certo ha pesato molto il carisma di autentici personaggi, l’insegnamento di uomini come Isidoro Trentin, il desiderio di creare ulteriori occasioni per ritrovarsi, parlare di cultura, divertirsi anche, e in fin dei conti sentirsi parte di una grande famiglia. Sono stati questi gli stimoli che hanno portato, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, ad immaginare un progetto più ambizioso: un teatro moderno, degno di tale nome, calibrato sulle emergenti esigenze di una comunità che già allora cominciava a crescere. Come non ricordare allora l’impegno di don Mario Moschen che capì tra l’altro l’importanza che stava assumendo una nuova arte emergente. Il cinema. La storia ci ricorda anche le difficoltà passate, non ultima l’assenza di stimoli che negli anni a venire rischiò di spegnere l’entusiasmo iniziale. È giusto allora ricordare anche i meriti di Carlo Giacomoni che con grande perseveranza e con l’aiuto di don Remo Noriller convinse noi tutti ad impegnarci per rendere concreto quello che per molti rimaneva ancora un sogno. Fu allora che il progetto di ristrutturazione ed ampliamento del teatro parrocchiale prese forma e si concluse grazie ad un deciso impegno dell’amministrazione provinciale ma anche di quanti a titolo volontario hanno prestato il loro contributo. Silvano Grisenti Assessore provinciale La CO.F.AS. brinda con gli amici di Povo al 30° compleanno della Filo “Concordia ‘74”, congratulandosi con loro per il raggiungimento di questo importante traguardo, esprimendo riconoscenza a tutto il gruppo per il prezioso contributo offerto in questi anni di attività a favore del sostegno e della promozione dell’arte teatrale. Augura, inoltre, lunga vita alla Filo Concordia ‘74 e di avere sempre la necessaria capacità per continuare a svolgere la sua funzione sociale, rivolta alla promozione e diffusione del Teatro come metodo di educazione e di crescita culturale sia per i filodrammatici che per l’intera popolazione Hip, hip, hip...Urrà! Gino Tarter Presidente CO.F.AS. 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 5 La memoria mi riporta indietro con gli anni quando ero ragazzo, negli anni cinquanta e il teatro Concordia rappresentava l’unica occasione serale per passare alcune ore di svago. Era il punto di ritrovo domenicale dove non solo si vedevano film, ma ci si incontrava anche con gli amici e dove noi giovanetti facevamo le nostre prime innocenti corti alle ragazzine del tempo. Era una realtà che apparteneva a tutti, indistintamente dal credo politico. Quando occorreva dare una mano erano molti coloro che rispondevano all’appello. Ricordo il periodo di don Gino Broccardo, detto don Bartali per la sua grande passione per il ciclismo. Chiese a mio padre, Alfredo Nichelatti, muratore e piastrellista, di rivestire di piastrelle i gabinetti del teatro, cosa che fece egli gratuitamente, ma don Gino volle riconoscere il lavoro effettuato regalandogli una decina di biglietti per l’entrata al cinema. Questo era li clima di quel tempo. Il teatro era percepito come una cosa di tutti e tutti dovevano dare o fare qualcosa per esso. Dopo quegli anni ha iniziato a diffondersi la televisione nelle case. Ricordo che presso il bar ENAL (che aveva sede in via Resistenza nella casa Franceschini), il giovedì sera la sala era strapiena di gente incantata davanti al televisore a vedere “Lascia o raddoppia?”, il celebre quiz di Mike Bongiorno e di Eddy Campagnoli. Questo mondo, il mondo della TV, ha fatto si che iniziasse il periodo di allontanamento dalle sale cinematografiche e dai teatri. Per dare nuova linfa e nuovo impulso alle sale parrocchiali servivano energie ed idee nuove, che trovassero l’interesse ed il coinvolgimento della gente, per questo serviva (ri)creare un contatto diretto con lo spettatore, diverso dal freddo televisore, dove i protagonisti sono distanti e per certi versi surreali. A teatro invece gli attori protagonisti sono persone che conosci che incontri per le strade del paese e che saluti, gente viva, gente come noi. Questo è quello che deve aver pensato Carlo Giacomoni negli anni settanta quando diede vita, assieme ad altri, alla Filo Concordia ‘74. Le circa duecento persone che in qualche maniera sono state coinvolte in questi tre decenni, sono li ha testimoniare che l’idea è stata vincente. Senza la presunzione di rappresentare tutte le associazioni del sobborgo desidero ringraziare, a nome di tutti, la Filo Concordia ‘74, dal suo Presidente fino all’ultimo della lista. Li ringrazio anche per aver rappresentato in forma teatrale il libro di Antonio Bernabè “Quando Povo era Comune” edito dal Club Interassociativo Tuttapovo che ho l’onore di presiedere. La pubblicazione di questo inserto, sulla storia della Filo ‘74, allegato al periodico Tuttapovo di settembre 2005 e diffuso in 2.800 copie, è il minimo che potevamo fare per un occasione importante come questa. L’augurio è quello di proseguire anche in futuro su questa strada, non solo per i poèri, ma anche per tutti gli appassionati di teatro e per mantenere una tradizione che altrimenti andrebbe a finire. Bravi! Continuate così ed avrete il sostegno di tutti gli amanti del teatro. Grazie! Sergio Nichelatti Presidente Club Interassociativo “Tuttapovo” pag. 6 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” Introduzione dell’autore Quando mi è stato chiesta la disponibilità di curare una pubblicazione sulla storia della Filodrammatica “Concordia ‘74”, per gli oltre trent’anni di attività teatrale, ci ho pensato un po’ prima di accettare. Ritenevo infatti fosse più giusto lasciare ad altri collaboratori, più inseriti nella realtà della Compagnia teatrale, il compito di realizzare la storia della Filo anche nella consapevolezza che tracciare la cronistoria di una Filodrammatica così operosa come quella di Povo non sarebbe stato facile. Dopo un meditato convincimento mi sono tuffato nell’avventura partendo dalla base di una datata collaborazione prestata alla Filo negli anni della mia gioventù. Da lì sono partito cercando di assemblare attraverso la testimonianza diretta del “factotum” della Compagnia, Carlo Giacomoni, e attingendo da cronache, articoli di stampa, locandine e fotografie notizie utili per tracciarne la storia. Consapevole che il presente lavoro non è esaustivo nel riportare fedelmente il tutto, mi scuso fin d’ora per eventuali carenze, omissioni o altro riscontrabile nella lettura. Spero che il racconto della vita della Filodrammatica “Concordia ‘74” aiuti a far capire l’ampia dedizione di quanti in questi anni hanno lavorato per l’attività teatrale di Povo contribuendo alla crescita culturale, ricreativa e sociale della nostra Comunità. L’auspicio più autentico è che il presente lavoro possa far crescere l’interesse verso il teatro amatoriale trentino capace ancora di stupire, divertire e regalare emozioni nuove. Alcune precisazioni. Le citazioni riportate da Stampa locale e da pubblicazioni sono riportate in corsivo, così come il discorso diretto. Nello stendere la cronistoria della Filo ho cercato di inquadrare i periodi con alcune notizie riguardanti l’oratorio e che compaiono anche in occasione del rinnovo dello stesso e dell’adiacente teatro. Per quanto riguarda nello specifico l’attività teatrale, alcune commedie sono ricche di particolari, altre meno; questo per la disponibilità di materiale che in alcuni lavori si presenta abbondante e in altri carente. Maggior spazio è concesso a spettacoli di particolare effetto e dove la stampa ha evidenziato in maniera più ampia i lavori teatrali. Le foto utilizzate cercano di dare completezza arricchendo il racconto. Buona lettura. Giancarlo Ianes Si ringrazia per la collaborazione: Comitato Redazione "Tuttapovo" Signora Rita Pedrini Tomasi Signor Alessandro Franceschini 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 7 1. Gli antefatti La costruzione del ricreatorio parrocchiale e la nascita della prima filodrammatica (*) La prima Compagnia filodrammatica di Povo nasce nel 1923 in parallelo con la costruzione del Ricreatorio parrocchiale (inaugurato il 24 settembre 1922), frutto di una tenace volontà che l’allora parroco don Vigilio Tamanini seppe perseverare nonostante le notevoli ristrettezze economiche e la diffusa povertà nella Comunità (era da poco terminato il primo conflitto mondiale e si stava affermando il fascismo). Il nuovo edificio gestito da un apposito comitato denominato “Associazione del Ricreatorio” dava spazio a tutte quelle piccole realtà associazionistiche di matrice cristiana site sul territorio e che avevano come fine lo sviluppo culturale e sociale della popolazione attraverso conferenze, dibattiti, opere musicali, sportive e filodrammatiche. L’Associazione del Ricreatorio parrocchiale infatti contemplava nel proprio statuto al paragrafo 2: don Vigilio Tamanini “Scopo dell’Associazione è quello di offrire alla gioventù maschile della Parrocchia di Povo il modo di ricrearsi onestamente e sociale e di procurare così dei seri elementi alla vita cittadina. L’Associazione si propone di raggiungere il suo fine col tenere conferenze istruttive e dilettevoli, con giochi, con produzioni filodrammatiche, cinematografiche, musicali, sportive, ecc.”. La prima attività filodrammatica inizia quindi assieme al nuovo Ricreatorio parrocchiale, affiancando altre realtà quali il Circolo giovanile, il Reparto Esploratori e il Coro Parrocchiale tutte improntate a meritevole opera di educazione cristiana. Preludio alla nascita della nuova filodrammatica (**) 1970 - Con la Festa del Rosario 1970 la Parrocchia di Povo viene guidata dal nuovo decano don Remo Noriller che sostituisce don Mario Moschen da 17 anni vertice spirituale della comunità. In questo periodo nascono dei dissidi in seguito all’attività cinematografica curata da un apposito gruppo. La scelta dei film, evidentemente non in linea con quanto auspicato dal Parroco e da gran parte dei parrocchiani, crea contestazioni e turbolenze che si ripercuotono sull’affluenza della gente al cinema parrocchiale. L’attività comunque continua ma si avverte sempre più l’aria di crisi che si respira attorno al cinema. 1973 - Il gruppo, in parte rinnovato, cerca di ridestare l’interesse della parrocchia all’attività del ricreatorio e ai lavori di manutenzione che si presentano, primo di tutti la sostituzione della vecchia caldaia con una nuova. Da un’inchiesta si rileva la disponibilità di molti a dare il loro contributo e il desidon Mario Moschen derio che vengano promosse attività di vario genere. Molti auspicano che nel cinema-teatro trovino spazio dibatti e rappresentazioni su svariate tematiche sociali e di attualità. Il Comitato per la “Festa della Ziresa” decide di devolvere il ricavato della festa per i lavori dei piazzali dell’Oratorio. Alcuni volonterosi eseguono un tratto del muro di cinta. Viene installata la nuova caldaia da 125.000 calorie. La spesa complessiva di lire 1.125.000 è pagata con le offerte dei parrocchiani. Attraverso specifiche riunioni, aperte a tutte le persone della Comunità, si forma un gruppo di parrocchiani che intende pag. 8 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” interessarsi fattivamente dell’Oratorio e a promuoverne le attività. Il gruppo si dà uno statuto e una direzione chiamando a parteciparvi anche rappresentanti delle Associazioni giovanili di Povo. Alcuni si impegnano generosamente per i lavori di sistemazione dei piazzali, del loro ampliamento e di un coordinamento funzionale con quello della scuola. *-** tratto dal libretto Storia dell’Oratorio parrocchiale curato da don Filippo Boninsegna e dal gruppo dell’Oratorio 1975. La nascita della Filo “Concordia ‘74” Questo periodo di fermento, come visto, è dovuto in parte alla crisi del cinema. Fino alla fine degli anni sessanta al “Concordia” si proiettavano pellicole di spessore, quasi concorrenziali a quelle delle più prestigiose ed affermate sale cittadine. La pagina degli spettacoli, inseriti nella stampa locale nei fine settimana, dava spazio anche all’attività cinematografica di Povo. Quei tempi però stavano ormai lasciando il passo alla emergente e sempre più concorrenziale diffusione televisiva e montava, nella comunità, il desiderio di ricercare soluzioni alternative e innovative all’uso del cinema allargando il ventaglio culturale delle proposte (film impegnati, dibattiti, cineforum, ecc.). È dunque in questo contesto che si colloca la rinascita di una compagnia filodrammatica a Povo. L’attività teatrale del paese, ferma da almeno un quarto di secolo, aveva avuto un suo periodo d’oro tra le due guerre e anche dopo, fermata anche qui dall’evoluzione dei costumi (cinema). Ora era giunto il momento del suo inaspettato ritorno... Così Carlo Giacomoni, presidente della Filo “Concordia ‘74” di Povo, delinea quel periodo: “L’avvento della cinematografia e l’irresistibile fascino del grande schermo aveva relegato in un angolo il teatro amatoriale. Nella nostra realtà provinciale già nel dopoguerra le Compagnie teatrali si erano notevolmente ridotte rispetto a quelle di un tempo. Negli anni Settanta, i problemi sorti in seguito alla scelta dei film e con la conseguente crisi, provocò una fonte di discussione attorno alla struttura oratoriale e vennero programmate riunioni per affrontare vari problemi. Così nel corso di una serata promossa dal parroco di quel tempo (don Remo Noriller) su questo tema, venne posta la questione: “cosa ne facciamo del teatro visti i tempi di crisi?” Varie ipotesi e soluzioni anche fantasiose vennero poste quella sera tra le quali lo smantellamento del teatro per adibirlo ad altro uso, ecc.”. La situazione era delicata, ne andava del futuro di un teatro che per tanti anni aveva rappresentato per la gente di Povo un punto di incontro, un luogo dove condividere i pochi momenti di svago. “Ricordo - prosegue Carlo - che quella circostanza fece nascere in mè il desiderio di riproporre a Povo dopo tanti anni di silenzio, una Filodrammatica, rendendomi conto che quella forse sarebbe stata l’idea giusta per non fare morire il teatro. Così mi candidai a far (ri)nascere la Compagnia Filodrammatica fra lo stupore e l’incredulità di molti. Intrapresi con decisione quella strada potendo contare sull’amico Marco Giacomoni con il quale avevo condiviso una entusiasmante esperienza agli Artigianelli di Trento. A noi si aggiunse subito dopo Antonio Tomasi (Toni “lasta”) che aderì volentieri al nostro progetto”. Nacque così dunque, dagli interrogativi sul “cosa fare” del teatro dell’Oratorio, l’idea di rifondazione di una filodrammatica. Carlo Giacomoni, Marco Giacomoni e Antonio Tomasi furono per così dire i primi tre pilastri portanti sui quali si sarebbe edificata la “Filodrammatica Concordia ‘74”, nome tratto dall’intitolazione del cinema - teatro - oratorio, e dall’anno di fondazione. Ai tre si aggiunsero Emilio Bernardi e Maria Gretter. 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 9 2. I primi anni di attività della Filo “Concordia ‘74” L’esordio Com’è è stato scelto il titolo della commedia che avrebbe rappresenta to il debutto della Compagnia? “Proposi ai miei compagni d’avventura Quel che no i credeva lori una commedia brillante di Mario Paoli che avevo già sperimentato qualche tempo prima nella compagnia teatrale della parrocchia di S.Maria di Trento. Questi accettarono. Bisognava però trovare altre persone per completare i vari personaggi. Feci un tentativo presso l’Enaoli (Ente Nazionale Alberghiero Orfani Lavoratori Italiani - al quale è subentrata l’Università) chiedendo ad alcuni studenti se fossero interessati al teatro amatoriale ma riscontrai da parte loro scarso interesse alla cosa. Antonio Tomasi propose allora di chiedere ad alcuni ragazzi che stavano giocando a calcetto (il mitico calcio balilla, posizionato nella ex sala circolo amici nel seminterrato della canonica) se fossero interessati a recitare. Uno di loro, Lino Giacomoni (ora comandante della Polizia municipale di Trento), aderì con entusiasmo e ci chiese di coinvolgere anche un suo amico e compagno di studi, Daniele Bonazza di Civezzano. La risposta fu logicamente affermativa. A loro si affiancarono successivamente altri giovani: Luciano Frisanco, Sergio Berlanda, Giuliana Giacomoni, Livio Tomasi, ecc.”. Avevate timore di quella prima recita? Come pensavate avrebbe rispo sto il pubblico poèro? “Eravamo ottimisti su come il pubblico di Povo avrebbe risposto, anche perché negli anni immediatamente precedenti avevo calcato le scene del Concordia con la Compagnia Artigianelli di Trento. Solitamente a Natale e a Pasqua ci chiamavano per una recita e il teatro era sempre pieno di gente La locandina della prima recita entusiasta”. Che ricordi hai della tua precedente esperienza teatrale? “Ricordo che recitavamo in lingua italiana e che abbiamo recitato oltre cento volte in soli tre anni. È stata per noi un’esperienza affascinante. Unico neo era rappresentato dal fatto che tutti avevamo più o meno la stessa età e quando si trattava di proporre dei personaggi maturi era un problema, dovevamo sottoporci ad un processo di invecchiamento che per noi, ventenni dell’epoca, era decisamente inverosimile”. La data dell’esordio è il 7 aprile 1974 (da qui il nome Filodrammatica Concordia ‘74, per ricordare l’anno della prima recita ufficiale), giorno di Pasquetta. La platea e la galleria del Teatro Concordia sono piene all’inverosimile di gente incuriosita per vedere la filodrammatica di casa dopo tantissimi anni. La presentazione del nuovo gruppo teatrale è affidata a Don Filippo Boninsegna, entusiasta sostenitore. Ricordiamo dunque i personaggi, interpreti e collaboratori di quella prima recita, autentica pietra miliare nella storia della Filo. La locandina di presentazione della commedia così riportava: «La Filo Concordia ‘74 di Povo presenta “Quel che no i credeva lori” - tre atti brillanti di Mario Paoli. Personaggi e interpreti: Sior Lisandro capo comun: Marco Giacomoni; Sior Beniamino, segretari del comun: Livio Tomasi; Adamo, assessor anziano: Carlo Giacomoni; Nardo, guardia forestale: Antonio Tomasi; Nibale, studente en medizina: Sergio Berlanda; altri studenti: Lino Giacomoni, Daniele Bonazza, Dario Merz, Luciano Frisanco; Maria la barista: Maria Gretter Bernardi; Nato, “famei” del sior Lisandro: Emilio Bernardi; Crespina, fiola de l’Adamo: Giuliana Giacomoni. Scene di Marco Righi. Collaboratori: Flli Giacomoni, Achille Franceschini, Don Filippo Boninsegna. Costo platea: lire 200 ragazzi / lire 300 adulti. pag. 10 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” Sponsor della locandina: Marco Giacomoni Abbigliamento - piazza Gianantonio Manci Povo. La trama: Lo studente Nibale Gaudenti viene mandato dal Comune all’Università di Innsbruck perché si laurei in medicina e poter poi esercitare la professione di medico in paese. Passano gli anni e Nibale si diverte. Dal Comune parte per Innsbruck una commissione per vedere cosa succede. Nibale viene a saperlo e gli amici organizzano un imbroglio per salvarlo: lo spavento è tale che studierà per davvero.» Il successo ottenuto da quella “prima” carica l’entusiasmo e sprona la Filo a proseguire con vigore e tenacia la strada del teatro dialettale. Altre commedie Vengono successivamente proposte le commedie in dialetto trentino “Dona Giudita da Brusago” di Guido Chiesa (1974); “El dotor Buganza el ga da far” di Guido Chiesa (1974); “En malgar ma che om” di Angelo De Gentilotti (1975); “La siora Gigia” di Guido Chiesa (1975); “Quatro fradei reversi” di Colantuoni/Castelli (1976); “En caso desperà” di Maria Pellegri Beber (1977); “L’è me fiol, l’è me fiol” di Guido Chiesa (1977). Gli attori di queste prime rappresentazioni, oltre ai già citati, sono: Luigino Grisenti, Maria Merz, Roberta Tomasi, Daniela Forti, Vittorino Santuari, Dario Grisenti, Lorenzo Pedrotti, Stefano Giovannini, Patrizia Pontati, Livia Rossi, ecc. In questi anni viene inoltre allestita l’operetta “Marco il Pescatore” e che vede come regista Marco Giacomoni. Queste prime rappresentazioni teatrali, che si potrebbero definire “artigianali”, poi- La siora Gigia 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 11 ché effettuate con carenza di supporti tecnici ed economici, venivano rappresentate esclusivamente tra le “mura” del teatro di casa, in concomitanza delle maggiori Festività (Natale, Pasqua e Festa del Rosario) e venivano replicate due o tre volte. Il teatro era sempre gremito e spesso non bastavano le poltroncine in dotazione al teatro per fare accomodare i presenti; gli addetti all’organizzazione dovevano allora portare ulteriori sedie e panche per far sedere, nel maggior numero possibile, le persone. Non c’erano ancora le restrittive norme in materia di sicurezza. Quattro fradei reversi Quattro fradei reversi, interpreti e collaboratori pag. 12 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” En malgar ma che om Sotto Antonio Tomasi e Marco Giacomoni Quattro fradei reversi En caso desperà foto a sinistra Emilo Bernardi 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 13 Guido Chiesa: un copione per la Filo L’autore teatrale roveretano Guido Chiesa (1898-1979) ebbe modo di conoscere la Filodrammatica di Povo tramite il cappellano di allora, don Filippo Boninsegna. Grazie a questa amicizia la Compagnia interpreterà ben quattro sue commedie delle quali una “L’è me fiol, l’è me fiol” scritta appositamente per la stessa. Don Boninsegna, qualche anno dopo aver lasciato Povo per altro incarico, trovò tra i suoi documenti personali una lettera autografa di Guido Chiesa che riguardava la Filo e che pertanto girò ai legittimi destinatari accompagnandola con queste righe: «Carissimi amici della Filodrammatica “Concordia” Sfogliando corrispondenza e fotografie mi è capitata in mano questa lettera e foto di Guido Chiesa. La mando a Voi, perché fa parte della vostra “storia”. Quello che ho letto su giornali e manifesti, e più ancora quello che mi ha detto Maria Merz a Trento, è stato molto bello per me: la vostra bravura e il vostro successo, l’animazione del teatro “Concordia”, il lavoro alla sede e per tutta Povo, ecc... Congratulazioni! Auguri per progressi sempre maggiori: giovani di varie generazioni, sempre “concordi”! E finalmente l’auspicio del nome diventa realtà! Vostro aff.mo don Filippo Boninsegna.» Guido Chiesa E questa la lettera dell’autore teatrale rivolta alla Filo e dalla quale traspare la sua intenzione di affidare il suo nuovo lavoro agli attori di Povo... «Rovereto, 9.7.1974 Carissimo don Filippo, grazie per la tua cara lettera. Felicissimo d’aver conosciuto tutta la Filodrammatica, veramente brava. Credo di poterci sentire... nel prossimo mese di agosto. Mi manca nell’elenco un personaggio femminile. Si tratterebbe di una signora (30 anni) che parli con accento straniero. Ci sono due scene nell’ultimo atto. Ti do il titolo per ora: “L’è me fiol, l’è me fiol!”. Ciao, saluti cari a tutta la Filo. Tuo Guido Chiesa.» Carlo, nella sua intervista, conferma che Guido Chiesa scrisse appositamente la commedia “L’è me fiol, l’è me fiol” per loro, ricordando che lo scrittore teatrale venne a Povo in occasione della sua prima commedia recitata dai poeri (Dona Giudita da Brusago) per assistere in prima persona alle prove del suo lavoro. Queste, non essendoci ancora la sede della Filodrammatica, si tenevano in canonica nella stanza di don Filippo. La gestione del teatro Carlo: “il ricavato delle prime commedie venne utilizzato esclusivamente per lavori di miglioria del teatro che in quei tempi si presentava piuttosto carente. Nel 1977 il desiderio di rendere sempre più accogliente il teatro sfociò nella stipula di un accordo con la Parrocchia per la gestione del teatro che fino ad allora era stato utilizzato in maniera piuttosto confusa. Da quel momento la Filo “Concordia ‘74” si accollò le rilevanti spese di straordinaria manutenzione quali: riparazione dei serramenti, potenziamento dell’impianto elettrico, revisione dell’impianto di riscaldamento, ristrutturazione dei servizi igienici, ecc.”. Altri lavori vennero successivamente fatti per rendere più funzionale ed accogliente il teatro: levigatura del pavimento, sostituzione delle plafoniere e delle poltroncine (vengono utilizzate quelle del cinema Modena di Trento che in quel periodo stava avviando un’opera di ristrutturazione), rifacimento del palco che viene dota- pag. 14 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” to di quinte girevoli e di comoda scala d’accesso, messa a punto di riflettori per poter disporre di maggior gioco di luce nelle scene. Viene concessa alla Filo la saletta del seminterrato per poter effettuare le prove e che verrà risistemata. Tutti i lavori di miglioria vengono effettuati grazie al lavoro, in particolare, di Vittorio Viola, Luigino Lunelli, Marco Righi ed Emilio Bernardi, che con un ammirevole dedizione, resero più accogliente il precario “Concordia”. Le prime trasferte Quando incominciarono le prime trasferte della Filo? “Le prime recite fuori casa le abbiamo intraprese dopo l’adesione alla Co.f.as. (Compagnie Filodrammatiche Associate). Lanfranco Piraino, allora Presidente della stessa, mi convinse ad entrare nella Co.f.as. dopo avermi garantito la partecipazione alla prestigiosa Rassegna Mario Roat con il lavoro di Dante Sartori “Vecie storie”. Qui sorsero dei concitati episodi in seguito a ripensamenti sulla nostra partecipazione. Un’altra Compagnia, era stata preferita. Tuttavia, dopo momenti di tensione, la cosa fu chiarita e la nostra Filodrammatica entrò a far parte delle Compagnie associate. Questo ci diede modo di conoscere le tante realtà ruotanti attorno al teatro amatoriale trentino e tessere collaborazioni e amicizia. Così cominciarono le richieste a recitare in altri teatri e viceversa Vecie storie noi a ospitare altre Compagnie. A questo proposito mi preme sottolineare che sono stato coinvolto da subito nella direzione e che sono rimasto in essa per diversi anni fino ad oggi, tranne una parentesi di qualche anno legata a problemi familiari”. Quali i pro e quali i contro delle trasferte? “Le recite fuori casa hanno fatto conoscere la nostra Compagnia all’esterno e messo in relazione tante persone con la possibilità di confrontare lavori, idee e progetti. È chiaro che accanto a questo fattore positivo c’è da contrapporre il sacrificio che ogni trasferta comporta, in particolare il montaggio e lo smontaggio delle scene e il trasporto talvolta in località molto distanti a Povo”. Effetto cinema È del 1977 il tentativo di far rivivere il cinema. A tre anni dall’ultima proiezione qualcuno suggeriva di riprovare anche nel tentativo di offrire ai più giovani una opportunità di svago nelle domeniche pomeriggio. La direzione della Filo vuole provare e contattata il signor Luigino Lunelli tecnico, già operatore cinematografico negli anni sessanta, che rimette in funzione la macchina “a passo ridotto” da 16mm, insegnando ad alcuni giovani desiderosi di cimentarsi in questa nuova esperienza, le modalità di funzionamento e come far fronte ad imprevisti quali la rottura della pellicola ed altri inconvenienti. Così, grazie alla Filo, Claudio e Paolo Calliari, Giancarlo Ianes e 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 15 Adriano Demattè vedono appagato il loro entusiasmo e la voglia di riaccendere le luci del grande schermo dopo anni di buio. Incomincia un periodo di sperimentazione con film proposti ogni tre settimane e poi, visto il buon esito della fase sperimentale, con cadenza settimanale. Le proiezioni si tengono la domenica pomeriggio e la sera. Chi, tra gli over 35, non ricorda in quel fine anni Settanta film già allora un po’ datati come “...lo chiamavano Trinità” con la mitica coppia Bud Spencer e Terence Hill; “Attenti a quei due...” con la coppia Roger Moore e Tony Curtis; le avventure spaziali del comandante Striker in “Ufo” e tante altre pellicole che ridestavano ancora un certo interesse e soprattutto erano un riferimento per ragazzi desiderosi di riempire i vuoti dei grigi pomeriggi domenicali autunnali. Successivamente nacque l’idea di ripristinare la gloriosa macchina da 36 mm che grande lustro aveva dato al Concordia verso gli anni cinquanta e sessanta. Così Luigino Lunelli affiancato da un tecnico del cinema Fiori de naranz Roma rimise in funzione il glorioso “passo normale”. “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli e qualche altro film di successo furono proiettati con le caratteristiche degne di una sala cittadina. Tuttavia i costi e la sempre più scarsa affluenza di pubblico dovuto soprattutto alla agguerrita competizione televisiva, misero in seria difficoltà gli operatori cinematografici non solo delle sale parrocchiali ma anche dei più quotati cinema cittadini. Calò quindi inesorabilmente il sipario sul grande schermo. Di cinema a Povo se ne riparlerà quasi quindici anni più tardi dopo il restauro del teatro e con la proposta del cineforum il lunedì sera che riscontrò, e riscontra tuttora, un buon successo. La storica macchina a passo normale è tuttora visibile nell’ingresso del Teatro Concordia come muta rievocatrice di fasti remoti. Nel frattempo continua febbrile l’attività filodrammatica. Vengono allestite nuove commedie di maggior impegno quali: “Vecie storie” di Dante Sartori (1978); “N’om fortunà” di Silvio Castelli e “Fiori de Naranz” di Elio Fox (1979). Da notare una piccola curiosità: le prime due commedie verranno riproposte a distanza di anni, rispettivamente nel 1994 e nel 1985. pag. 16 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” 3. Gli anni ottanta Successo consolidato L’inizio degli anni Ottanta coincide con un sempre maggior impegno da parte della Filo, sia nella ricerca di testi più impegnati, che nel far conoscere i propri lavori in svariati paesi del Trentino. Il successo della Compagnia veniva attestato anche dalla critica e spesso si potevano leggere articoli che riguardavano la Filo “Concordia ‘74” in uno dei tanti paesi toccati nell’itinerante recitare. Fra gli attestati di apprezzamento che giungevano alla Compagnia ne riportiamo uno decisamente significativo e pervenuto da don Mario Moschen il 6 febbraio 1980: «Carlo carissimo, ti devo le mie più sentite e cordiali felicitazioni per la entusiasta riuscita della tua filo” Concordia ‘74” a Ischia di Pergine, da tè curata e diretta, come ho potuto leggere su “Adige” di oggi. Mi congratulo con tutti i cari componenti e vi auguro di cuore che possiate esibirvi con sempre Lettera autografa di don Mario Moschen nuove e gustose esibizioni teatrali. W la Filo Concordia di Povo! Don Mario» Nel 1980 la Filo propone il lavoro di Elio Fox “I fioretti de fra Gatano” che verrà replicata ben 15 volte. La storia: “Fra Gaetano (Antonio Tomasi) è arrabbiato con Mòmolo Sittoni (focoso comunista) perché alleva i suoi piccioni che, volando sopra il parco del convento, sporcano sempre la macchina del padre guardiano ed a lui tocca pulirla anche più volte al giorno. Fra Gaetano prima minaccia e poi spara ai piccioni uccidendone uno. Mòmolo querela il frate per uso di fucile in centro abitato e distruzione di proprietà privata. Ci sarà un processo...”. Lo spettacolo messo in scena ricorda i celebri personaggi di Don Camillo e Peppone che tanta fortuna ebbero nelle sale cinematografiche negli anni Sessanta. I fioretti di fra Gaetano 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 17 “La not dele streghe” e le trasferte all’estero Alla fine del 1981 la Filodrammatica allestisce “La not dele streghe” di Silvio Castelli che verrà replicata addirittura 25 volte! Questa commedia richiede un impegno particolare visto il testo complesso sospeso tra sogno e realtà con necessità di rapidi cambi di scena. La recita che ottiene importanti apprezzamenti di pubblico e di critica, si avvale dell’uso inedito di luci stroboscopiche e di una colonna sonora da brivido. Carlo, cosa ha rappresentato per te e per la Filo “La not dele streghe?” “Penso sia stata una delle più belle e riuscite commedie che abbiamo proposto, la prima che ci ha permesso di recitare all’estero e per la quale abbiamo introdotto degli effetti speciali come le luci stroboscopiche che andavano tanto di moda in quel periodo nelle discoteche. Gli attori inoltre si sono identificati in maniera del tutto naturale nei personaggi loro affidati. Ricordo l’estroso Barone Giovanni Strovera interpretato da Marco Giacomoni che a sipario alzato esordiva cantando e danzando il walzer di Strauss, barcollando continuamente a causa di una sonora sbornia; la mitica strega Maria Gretter; i “quadri” viventi Lorenzo Pedrotti e Bruna Tomasi; il compagno di sbornia del barone, l’irresistibile Antonio Tomasi e tutti gli altri”. A questi, aggiungo io, il doppio personaggio ottimamente interpretato da Carlo Giacomoni: “Abele el mat”, personaggio inquietante dagli occhi spiritati che saltava sul palco picchiettando con un mestolo di legno una pag. 18 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” La not dele streghe 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 19 pentola di pastasciutta gridando “buta la pasta!” elogiandone avidamente “el sugo” e l’”Arturo Frisinghèli”, divertente personaggio balbuziente goloso dei crostoli carnevaleschi. Fu questa commedia dunque che vi portò a recitare fuori dai confini nazionali? “Certo, con ‘La not dele streghe’ abbiamo recitato in Svizzera e in Germania per la ‘Trentini nel mondo’. Un totale di venticinque repliche che trovò il consenso sia da parte del pubblico che dalla stampa”. Come è nata la chiamata all’estero? “Una nostra collaboratrice conosceva il Presidente della Trentini del Mondo di Basilea. Dopo un primo contatto si concretizzò l’invito ufficiale. Recitammo a Basilea ea Zurigo. Ricordo con piacere quella trasferta. Incontrammo, con una certa emozione alcuni emigranti poeri. Fu anche un’occasione per vedere delle stupende città e le famose cascate di Sciaffusa. Poi ci chiamarono a Monaco di Baviera. Anche qui fu un grande successo”. E a proposito di “Not dele streghe” è interessante riportare uno stralcio dell’articolo della giornalista Laura Mansini che sul giornale Adige del 5 gennaio 1982 così raccontava il notevole lavoro della Filo: «Il povero barone tra sogno e follia - Torna sulle scene “La not dele streghe” La commedia, forse tra le più belle di quelle scritte da Silvio Castelli, torna in questi giorni sulle scene trentine nell’allestimento della Filo Concordia 74 di Povo per la regia di Carlo Giacomoni. Fu portata in scena per la prima volta a Trento nel 1962 dal Club Armonia. La storia si riconduce a Trento nell’ultima notte di carnevale. Giovanni Strovera (Marco Giacomoni) torna a casa un po’ alticcio, un pò allegro, un pò svanito. È un gaudente vedovo che vive con una sorella, Francesca, una vecchia zitella brontolona, un servitore, un figlio, e tante illusioni perdute, tanti sogni svaniti. Un uomo simpatico che nel confronto con la realtà ha sempre la peggio e che, forse proprio per questo, si rifugia nel sogno. pag. 20 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” “Porta daverta...! Bon segn...” una sghignazzata beffarda e Nina, la strega (Maria Gretter Bernardi) fa la sua entrata nella scena...Una cavalcata nel mondo del delitto, del sogno e della pazzia che coinvolge il povero barone... Nella vicenda sospesa tra sogno e fantasia compaiono personaggi stravaganti ed irreali come...Abele, la figura più pazza della compagnia ben interpretata da Carlo Giacomoni che ha dato vita ad un essere strano, un misto fra cattiveria e follia con la quale l’autore spinge la commedia nel grottesco e nell’assurdo. Come con la figura dell’antiquario, personaggio irreale, reso con semplicità dal bravo Vittorio Viola. ...Fra gli altri interpreti importante sottolineare la bella interpretazione di Antonio Tomasi nella doppia veste del Pero e del Ciorciola. Di grande impegno anche la prova di Marco Giacomoni. Disinvolta e con buona carica aggressiva l’interpretazione di Maria Gretter nei confronti di Nina la strega”. Sugli altri personaggi l’articolo mette in risalto la buona preparazione di tutti gli attori.» In questi ultimi lavori troviamo tra i recitanti e collaboratori alcuni giovani: Claudio, Daniela e Paolo Calliari, Barbara Viola, Giancarlo Ianes, Adriano Demattè... 1982: il teatro Concordia ospita la rassegna “Mario Roat” Così titolava un articolo riportato sulla stampa locale all’inizio del 1982. «La quarta rassegna del teatro trentino Mario Roat (anima della Co.f.as. di cui è stato presidente dal 1957 al 1977) è stato un appuntamento decisamente importante nella storia del teatro amatoriale almeno per quanto riguarda il sobborgo di Povo. La rassegna che ospita opere dialettali e non, si è imposta in questi anni nel panorama culturale trentino come uno dei più qualificati momenti di promozione artistica delle più preparate compagnie teatrali della provinciali. Sul palco del Mario Roat si sono succeduti in questi anni i più qualificati gruppi teatrali trentini a dimostrazione della validità della formula che non si è limitata alla sola riproposizione del teatro esclusivamente dialettale ma ha ampliato positivamente i propri orizzonti, diventando un punto di riferimento preciso per gli amanti del teatro. Questi gli spettacoli inseriti nella Rassegna Roat a Povo nel 1982: “Angelo” di Gigi Cona interpretato dalla Fildorammatica “la Logeta” di Gardolo; “Il soldato fanfarone” di Tito Maccio Plauto interpretato dal Gad sperimentale “città di Trento”; “Non si dorme a Kirkwall” di Alberto Perrini interpretato dal Gruppo “la Palma” di Arco; “Antonio e Scipione Salotti di Mori” di G. Nane interpretato dalla Filo “ G. Sbarberi” di Mori; “Tredici a Tavola” di Marc Gilbert Sauvanjon interpretato dalla Filo “San Genesio” di Volano e “la Not dele streghe” di Silvio Castelli interpretato dalla ospitante Filo “Concordia ‘74” di Povo. Le Compagnie sono state premiate con una targa ricordo; una targa commemorativa è stata consegnata anche alla moglie del compianto Mario Roat.» 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 21 All’inizio degli anni Ottanta si nota nella Filo una tendenza alla ricerca di nuove platee, di nuovi teatri, spesso lontani, sottoponendo attori e collaboratori ad un duro lavoro di montaggio, smontaggio e allestimento. I sacrifici che spesso mettono alla prova anche gli animi più entusiasti, vengono ripagati dalle gratificazioni prodotte dagli applausi che sgorgano fragorosi al calo del sipario, più apprezzati quando provengono da un pubblico lontano come Mori, Avio, Bolzano, Merano, Padova, Rovereto, Pannone, Pergine, Zambana, Lavis e poi Bronzolo, Laives, Fortezza, ecc.). Il presidente Carlo Giacomoni riceve il premio dalla vedova di Mario Roat all’auditorium Santa Chiara. La rassegna del decennale Nel 1985 la “Filo” ricorda il decennale di fondazione ospitando la 6° rassegna teatrale dedicata a Mario Roat presso il teatro Concordia di Povo dal 2 febbraio al 2 marzo 1985. La presentazione viene fatta nella Sala della Tromba a Trento a cura di Maria Concetta Mattei (giornalista, attuale conduttrice del TG2) con una folta rappresentanza di attori, amici e giornalisti. Alla “Rassegna del decennale - 6° Mario Roat” prendono parte il Gad Città di Trento con la commedia “la siarpa dela sposa”, tre atti di Gabriella Scalfi per la regia di Alberto Uez (l’opera vinse il primo premio al secondo concorso per autori organizzato dalla Cofas ottenendo il riconoscimento come miglior regia al XX° Festival nazionale di Faenza); la “Logeta” di Gardolo con “Terlaine” di Gigi Cona; “i Spiazaroi” con “Lanzadoro” scritto e interpretato da Andrea Castelli. La chiusura delle rappresentazioni viene affidata, come da tradizione, dalla “Filo” di Povo con “Na sera de vendro” di Elio Fox per la regia di Carlo Giacomoni. La commedia di Fox è un thrilling che riscuote successo e viene replicata per sedici volte. Così Carlo Giacomoni tracciò alcune note di regia nel libretto dedicato alla summenzionate riccorrenze: “Ho scelto il lavoro di Elio Fox ‘Na sera de vendro perchè ‘Na sera de vendro pag. 22 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” la trama mi sembrava abbastanza atipica rispetto allo schema normale di tante commedie dialettali trentine; battute brevi, colpi di scena, comicità, ecc.. Ho cercato di dare allo spettacolo un ritmo sostenuto nei dialoghi, ho tentato pure di armonizzare le pause ed i movimenti con i dialoghi. Il primo atto risulta forse in contrasto con quanto detto, però i monologhi dei protagonisti e i movimenti in scena degli stessi nel contesto dello spettacolo non mi hanno permesso in questo atto di aumentare il ritmo come avrei desiderato”. Al termine della rassegna sono state consegnate delle targhe ricordo agli attori presenti in sala che hanno recitato nella Filodrammatica nei suoi primi dieci anni di vita. La premiazione della rassegna 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 23 La rassegna “Isidoro Trentin” Come è nata la rassegna Isidoro Trentin? “La scomparsa del “maestro” Trentin, indimenticato “fiduciario” della scuola elementare di Povo avvenne durante la recita di una delle commedie della rassegna del decennale. Lo sgomento per la sua morte in quella circostanza ci spinse subito ad intitolare una rassegna teatrale alla sua memoria continuando quella del decennale. Da allora la rassegna si è susseguita ininterrottamente, tranne in una paio di stagioni in occasione dei lavori di ristrutturazione del teatro. La prossima edizione sarà la diciottesima”. La prima rassegna “Isidoro Trentin” si tenne a Povo dall’8 febbraio al 22 marzo 1986 e parteciparono le seguenti Compagnie: “GAD Sperimentale città di Trento” con “La gatta sul tetto che scotta”; Isidoro Trentin Compagnia “Perché no?” di Verona con “Arlecchino servo di due padroni”; Compagnia “Piccolo Teatro di Oppiano” con “La lucerna del Filò”; Filodrammatica “S. Genesio” di Civezzano con “La botega dell’orso”; Filodrammatica “La logeta” di Gardolo con “Na poltrona sula luna” e la Filodrammatica “Concordia ‘74” di Povo con “N’om fortunà”. Quali legami unirono Trentin con la Filo? “Il maestro Trentin è stato fin dall’inizio un nostro sostenitore. Personalmente lo conoscevo fin dall’infanzia quando è stato mio insegnante. In tempi più recenti la simpatia si era rafforzata. Veniva spesso a trovarci durante le prove o in altre circostanze dove si esibiva la Filodrammatica. Era corrispondente del sobborgo di Povo per i giornali locali Adige e Gazzettino e spesso scriveva degli articoli sulla nostra attività, elogiando e incoraggiando il sodalizio nel proseguimento delle recite teatrali e di questo non potevamo certo dimenticarcene”. Vogliamo ricordare il maestro Trentin nella sua veste di cronista in un articolo dedicato alla Filo Concordia alla fine degli anni Settanta: «L’evoluzione del secondo dopoguerra segna un processo che passa da un’esigenza espressa in termini economici (lavoro, casa, vestiario, trasporti, ecc.) ad una di sviluppo culturale. E nel contesto di questa crescita vanno considerati anche i valori culturali di un recente passato, che sembrano caduti nel dimenticatoio, come il teatro, la biblioteca, la musica classica, usi e costumi. Povo è sempre stato tradizionalista, ossequioso al suo passato, nel rispetto per il teatro e nelle istituzioni, anche se sembrava che cinema e filodrammatica fossero state travolte dal progresso e dal consumismo. Nella paralisi e dalla crisi nelle quali erano stati relegati teatro e cinema ci pensarono alcuni giovani che fra non poche difficoltà riuscirono a riedificare una compagnia filodrammatica ex novo, animati da coraggio ed entusiasmo riprendendo in mano la gestione del cinema parrocchiale. Il merito va a Carlo e Marco Giacomoni e al cappellano di allora, don Filippo Boninsegna. Il palcoscenico, merito loro, riprese presto a funzionare attraverso una serie di rappresentazioni e recite, dedicate a quel tipo di pubblico che apprezza il dialetto e i propri attori: un programma piacevole, concretamente apprezzato dalla popolazione poera e cittadina. “Vecie storie” è stato il successo dell’anno con ben 4 repliche (tutte tenute sul palco del Concordia), animate da un pubblico numeroso ed entusiasta. L’ultima recita verrà effettuata gratuitamente questa sera per gli ospiti della Casa di Riposo Margherita Grazioli. Questi i nomi della Compagnia: Carlo e Marco Giacomoni, Antonio e Roberta Tomasi, Emilio e Maria Bernardi, Daniela Forti, Lorenzo Pedrotti, Claudio e Paolo Calliari, Vittorino Santuari, Luigi Grisenti. Collaboratori die- pag. 24 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” tro le quinte: Marco Righi e Vittorio Viola. Grazie a questa equipe il cinema teatro Concordia ha ripreso il suo posto e la sua funzione sociale e culturale. In una crisi delle istituzioni che sembra generalizzarsi per la mancanza dell’apporto dei giovani, ciò è estremamente importante. Il corrispondente Isidoro Trentin.» Riedizione de “‘N om fortunà”: commedia fortunata A Carlo Giacomoni quando una commedia piace e sa che i personaggi possono essere giusti per i propri attori, rimette nuovamente in gioco a distanza di anni un lavoro convincente. È il caso di “Vecie Storie” e di “‘N om fortunà”. In quest’ultima accanto ai tradizionali e consolidati interpreti vede quali figure emergenti Barbara ed Ester Viola, Sandro Tomasi, Pasquale Cardella e Corrado Bazzanella. Questa commedia, scritta da Silvio Castelli e definita da Giacomoni “una delle più belle commedie recitate dalla Filo”, è la descrizione della vita affettiva e dei conflitti di una famiglia italiana e trentina agli inizi degli anni Settanta. C’è una nonna brontolona e un po’ svampita, una moglie gelosa e severa; ci sono due figli che vivono con passione e partecipazione le rivoluzioni sociali e sessuali scaturite dal ‘68; c’è infine quest’uomo, fortunato o forse no, che ha dei problemi che la famiglia non aiuta certo a risolvere. Così riportava un articolo di stampa del 1986 a proposito di “N’on fortuna”: «El Gino da Povo recita con fortuna. Fortunato davvero “El Gino”, personaggio principale della commedia “N’om fortunà” scritta da ‘N om fortunà 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 25 Silvio Castelli e messa in scena l’altra sera all’Auditorium Santa Chiara di Trento come secondo appuntamento dell’ottava edizione della rassegna Mario Roat organizzata dalla Co.f.as. Fortunata lo è perché malgrado siano passati oltre dieci anni dalla sua scrittura, conserva intatta la descrizione, spesso in chiave comica, della realtà trentina. Fortunata poi perchè l’edizione della Filo “Concordia ‘74” di Povo, è stata capace di cogliere le sfumature più umane e divertenti del testo. Il pubblico numeroso sia sabato che domenica, ha apprezzato l’allestimento con molti applausi a scena aperta. Molto apprezzata l’interpretazione di Carlo Giacomoni del personaggio del padre un po’ despota, severo con i figli, ma in fondo giusto. Applauditissimi Antonio Tomasi nella parte del “gnagnera”, Maria Gretter (Franca), Bruna Tomasi (la “nona”). La Compagnia che per il debutto all’Auditorium ha pure rinnovato le scene, ha confermato le doti d’impegno e serietà.» Il lavoro è stato poi presentato al concorso “Sipario d’Oro” di Rovereto dove una competente giuria composta da Maria Bruna Fait Tomasi, Laura Mansini, Weimar Perinelli, Lanfranco Cis, Renato Fornaciari, Lanfranco Piraino e Paolo Manfrini, ha assegnato premi alla selezione di Compagnie filodrammatiche presenti. Pur non assegnando il “Sipario d’oro” per il livello medio dei partecipanti, la giuria ha decretato vincitori del “Sipario d’argento” le Compagnie: “Gad città di Trento” con il lavoro “Diario di Anna Frank” e “i Spiazaroi” di Andrea Castelli con “I do lustri”. Un premio individuale è stato assegnato a Carlo Giacomoni e una segnalazione per Antonio Tomasi della Filodrammatica Concordia di Povo. ‘N om fortunà Carlo, nel corso dell’intervista, ricorda divertito alcuni frammenti di dialogo tra personaggi di quella gustosa commedia: “Me moglie Franca (Maria Gretter) la se trovava en vacanza, cossì me stavo godendo quel provisori status de single ensema a n’ amico “dongiovanni” de Bolzan. Sto amico el m’aveva convinto a n’ar con elo ‘ndo ‘l m’averia presentà n’affascinante dòna viennese. L’idea (sempre riferita alla commedia ovviamente) de farghe i corni ala sposa, almen na volta en te la vita, la me entusiasmava e no vedevo l’ora de partir co’l me amico de Bolzan, el quale l’era vegnù a torme e mi, per l’ocasion, avevo anca comprà en bel maz de fiori da destinar a quela bèla siora. Propri sul pù bel i sona el campanel e me se presenta su l’usc dela porta, la me dolce metà (la siora Franca), che vedendome alquanto sorpreso per l’inaspetada visita, la m’ha dit: “tòi per chi elo quel maz dei fiori?” E mi, balbettando ma salvandome en corner, gò respondù:...ma per ti benedetta!”. Altra gustosa scena tra due comici personaggi: “el gnagnera” (Antonio Tomasi) e “‘l caia” (Marco Giacomoni). “El caia” si rivolge all’amico “gnagnera” dicendo: “Tolè gnagnera, no stè ben ancoi nò?” La risposta: “Mah sa volè saver. L’è en periodo che vedo tute le robe a metà: mèza casa, mèza coriera, mèza sposa e mèza mosca. Me son misurà la fever e penso de aver en pò de alterazion: gò trentazinque!” E poi la toccante scena finale: tutta la famiglia esce per festeggiare una ricorrenza natalizia. Rimane in casa solo la nonna col piccolissimo nipotino adagiato in una culla. In quel frangente di improvviso silenzio dopo che l’ultima persona se n’è andata, è l’emozionante l’incontro generazionale tra le categorie più deboli e fragili della società, il bambino e l’anziano”. pag. 26 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” L’autore di casa Massimo Gasperi Alla fine del 1986 la Compagnia decide di elaborare l’interessante testo di un giovane scrittore locale, Massimo Gasperi. L’opera che ha per titolo “Tenente pizon, squadra omizidi” è un brillante thrilling satirico, frutto di un efficace cocktail di personaggi televisivi, fantasia ed originalità. La commedia viene replicata una dozzina di volte e riscontra simpatia ed apprezzamenti anche da parte della critica. Così Paolo Giacomoni, corrispondente locale del quotidiano “Alto Adige” faceva conoscere alla platea poèra il loro concittadino che aveva avuto l’onore di veder recitato il proprio copione dalla ormai prestigiosa Filo Concordia: «PG: Massimo, che cosa ti ha spinto e come hai iniziato ad occuparti di teatro dialettale? MG: Ho sempre avuto la “mania” di scrivere fin da bambino poesie dialettali ed in italiano, racconti e romanzetti modesti. Il primo racconto l’ho scritto a dodici anni dopo aver assistito a delle rappresentazioni teatrali e da lì ho intuito che quello poteva essere il filone giusto su cui applicarsi. PG: Come è nata l’idea di far rappresentare il tuo lavoro alla Filodrammatica Concordia? MG: In maniera del tutto casuale. Essendo amico di un tecnico della Compagnia, sono stato invitato ad una gita che la Filo aveva organizzato a Firenze e parlando con il regista (Carlo Giacomoni) ho accennato alle mie commedie. “Tenente pizon...” è piaciuta subito e la cosa si è realizzata.» Massimo Gasperi ricorda in un’altra intervista rilasciata a Giancarlo Ianes e pubblicata sulla rivista “Teatro per Idea” i dettagli del suo inedito e particolare lavoro: «...Ogni atto era ben distinto e particolareggiato: il primo atto era ambientato all’interno di un negozio di alimentari, il secondo in una cella del carcere di via Piati ed il terzo nel cortile interno di un convento di frati. Le scenografie erano curate da Vittorio Viola e Marco Righi (prematuramente scomparso), le luci dosate con maestria da Agostino Vedovelli e gli effetti sonori calibrati da Paolo Calliari. Il bravo Carlo Giacomoni, poliedrico attore nonché regista del gruppo, si cimentò nella caratterizzazione del Tenente Pizon, squadra omizidi 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 27 Tenente Pizon, lasciando per quell’anno la regia al suo braccio destro, l’ottimo Marco Giacomoni che interpretava la parte del Bepi, il protagonista. Spassosa l’interpretazione di Corrado Bazzanella nella parte del “Marcelin”, il garzone tuttofare svampito con chiare origini fantozziane, ben rimarcate nella recitazione e di Lorenzo Pedrotti nelle vesti del “Richeto Bomba”, un classico detenuto a strisce dagli atteggiamenti decisi e rudi. Insuperabili le comari Giuseppina Miori, Bruna Tomasi e Ester Viola. Pungente l’interpretazione di Pasquale Cardella nelle vesti di un giornalista di TVA, inscatolato in un finto televisore. Di notevole spessore la recita di Antonio Tomasi, impegnato su due fronti: quello di “Toni il verdurario” e di “Padre Remo”, gracile fraticello tutto preghiera. Buone le interpretazioni di Barbara Viola e Maria Gretter alternate nel ruolo della cugina sexy e del brigadier, spalla del tenente Pizon, Marco Calliari.» Dopo questa parentesi tutta locale viene allestita la commedia di Elio Fox “La famosa telefonada dele oto e vintizinque” (1989), scritta appositamente per la Compagnia. La famosa telefonada dele oto e vintizinque pag. 28 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” 4. Gli anni novanta La collaborazione con il veneto Capovilla Si assiste quindi ad un ulteriore svolta nel campo interpretativo poèro che comincia ad attingere da copioni veneti nella ricerca di nuovi e originali testi. Viene iniziata una proficua collaborazione con la Compagnia teatrale veneta di Bruno Capovilla. Carlo raccontaci come è nata la collaborazione con il veneto Capovilla? “Volentieri. Un giorno sfogliando un giornale mi ha colpito un articolo che parlava del successo ottenuto dal signor Bruno Capovilla al teatro Verdi di Padova. Incuriosito telefonai alla Redazione per verificare la possibilità di prendere contatti con questo grande artista. Avuto il recapito interpellai il signor Capovilla, mi complimentai per i suoi lavori chiedendo se fosse possibile avere un Martina te sei la mia rovina copione per poterlo adattare al pubblico trentino. ‘Le mando Martina’- questa fu la sua risposta. La commedia si rivelò azzeccata tanto che alla fine realizzammo oltre cinquanta repliche risultando quindi il lavoro più sfruttato dalla Filo Concordia ‘74. Ricordo che siamo stati ospiti di Capovilla a Padova per un fine settimana e lì abbiamo recitato due volte: una al Teatro K2 davanti a un pubblico numerosissimo (oltre 600 persone) e in un altro teatro alla presenza di circa 400 persone. Una grandissima soddisfazione”. In seguito la Compagnia “Le Maschere” di Bruno Capovilla ci fece l’onore di recitare nel nostro teatro in una edizione della Rassegna con la commedia “don Oreste il guastateste”. L’esperienza teatrale con Capovilla continua quindi con altri lavori quali “Me zendro spazin e mi bechin” e “Aristide e Tobia, uno gobo e l’altro spia”. Il primo è ambientato alla fine degli anni Settanta e racconta la storia di “Nane Matonela” (magnificamente interpretato da Lorenzo Pedrotti che in questa commedia ha il ruolo di protagonista), proprietario di un’impresa di pompe funebri, che non condivide assolutamente l’idea della 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 29 figlia Rosina di andare in sposa a Cornelio, lo spazzino del paese: “Ti, originaria del nobile casato dei “Matonela”, nar a perder la testa per en por macaco de spazin?”. Ma ecco che Cornelio trova una misteriosa valigia in un cassonetto delle spazzature: sarà l’inizio di un concatenarsi di comicissime situazioni paradossali ed intrecci equivoci, il tutto farcito da personaggi piuttosto strani, che riserveranno al pubblico un finale a sorpresa. L’esperienza padovana è chiu sa o avete mantenuto i contatti? Martina te sei la me rovina “Ho sentito lo scorso anno Bruno Capovilla che pur varcando la soglia degli ottanta anni ha ancora lo spirito brioso. Abbiamo anche parlato di mettere in scena un suo lavoro, ma si vedrà”. Me zendro spazin e mi bechin pag. 30 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” La chiusura del teatro Negli anni Novanta le nuove disposizioni in tema di sicurezza obbligano molti teatri, la maggior parte parrocchiali, alla chiusura, in quanto non corrispondono agli standard previsti dalla legge. Problemi di sicurezza, di impianti elettrici, di riscaldamento, di igiene... impongono scelte radicali con notevole impegno di spesa che molte comunità non sono in grado di affrontare. Da qui la dolorosa chiusura di molte sale in gran parte parrocchiali. Anche Povo doveva quindi fare i conti con questo stato di cose. Il vecchio “Concordia” non corrispondeva più agli standard qualitativi e Il teatro Concordia, anni ‘80. Foto Paolo Giacomoni. c’era quindi il rischio di una imminente chiusura a tempo indeterminato. Così Carlo Giacomoni ricorda quel periodo: “Avevo avuto il sentore che alcuni teatri siti sul territorio provinciale e che si trovavano in brutte condizioni erano stati ristrutturati grazie ad appositi fondi erogati in seguito ad una normativa provinciale. Pensai che anche il nostro teatro avrebbe potuto ottenere qualcosa per poter continuare la sua attività. Così mi recai presso i competenti uffici provinciali. I funzionari mi diedero ampie garanzie che anche il teatro di Povo avrebbe potuto ottenere un congruo contributo per la messa a norma della struttura alla pari di tanti altri teatri. Così investii della cosa il parroco che portò la questione nell’apposito consiglio parrocchiale che dopo attenta valutazione (si trattava di un impegno notevole), diede il suo assenso. Determinante si rivelò l’apporto dell’allora assessore comunale Silvano Grisenti che, prendendosi a cuore il problema, seguì personalmente i lavori, dalla progettazione all’avanzamento dello stato dei lavori”. Così per circa tre anni il teatro venne chiuso per lasciare il posto al cantiere che avrebbe reso il vecchio e glorioso “Concordia” uno dei più bei teatri del comune di Trento. Le migliorie apportate al teatro si concretizzano nel rinnovo delle strutture elettriche e acustiche, nella dotazione di moderna tecnologia per l’uso del palco, delle luci e del cinema. Un occhio di riguardo viene dedicato al comfort con la dotazione di comode e vellutate poltroncine color salmone. La capienza viene ridotta a 208 unità per rispondere alle norme di sicurezza. Interventi di pittura artistica curati da Achille Franceschini, Silvio Visintainer e Spartaco Lizzi abbelliscono le facciate interne. L’ampliamento verso est del caseggiato rende inoltre possibile la realizzazione di alcune sale ad uso dell’Oratorio parrocchiale. Una nota: la rilevante spesa non coperta da contributi fu appianata da sottoscrizioni di singoli cittadini anche attraverso appositi bollettini di versamento, da associazioni laiche e religiose e da benefattori. Il ricavato della Festa del S.Rosario (alla quale aderivano varie associazioni tra le quali la Filodrammatica ma anche Ana, Acli, Arci-Paho, Avis, Coro Doss S.Agata, Kaleidoscopio, Famiglia Cooperativa, Gruppo Missionario, Gruppo Filatelico, Oratorio, Sat, ecc.) venne devoluto alla causa del rinnovato teatro per l’azzeramento del residuo debito nel convincimento che il teatro rappresentasse un bene prezioso per la comunità. La chiusura forzata del teatro in questo periodo non spegne l’attività della Filodrammatica di Povo che propone tenacemente i suoi lavori nei teatri sparsi sul territorio provinciale e regionale. Riapre il Concordia Dopo tre anni di lavoro riapre il rinnovato Teatro Concordia. Un teatro salotto definito da molti il meglio delle strutture parrocchiali. La pazienza e la curiosità per il rinnovo del teatro trova giusto appagamento attraverso un apposito cartello di iniziative per l’inaugurazione del nuovo teatro così riportate: «Domenica 20 febbraio 1994: Ore 10: “S. Messa” celebrata da don Visintainer; ore 11: “Inaugurazione e benedizione della struttura” con la presenza di autorità religiose e civili; ore 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 31 20.30: Commedia “Vecie storie” interpretata dalla Filo locale; Giovedì 24 febbraio: Proiezione del film “Il grande cocomero” di Francesca Archibugi, una delle pellicole candidate all’oscar. Venerdi 25 febbraio: “Concerto di musica da camera” con l’esibizione di Stefano Andreatta al pianoforte e Milena Lamon al violino. Sabato 26 febbraio: Balletto “Ballet Junior Ensamble” di Giovanna Menegari con la partecipazione di Simona Margani e Giovanni Patti, primi ballerini all’Arena di Verona. Giovedì 3 marzo: Concerto dell’Orchestra del Liceo musicale di Trento diretta dal maestro Yulian Lombana. Venerdì 4 marzo: Commedia interpretata dal “Club Armonia” di Trento “Storie di ieri, storie di sempre” di Silvio Castelli. Sabato 5 marzo: Gran finale con il “Coro Doss S.Agata” di Povo e la “Corale Polifonica” di Lavis.» Ritorno al teatro di casa e la riedizione di “Vecie storie” La Compagnia Filodrammatica torna dunque sul rinnovato palco di casa con la riedizione di “Vecie storie” di Dante Sartori (1896-1954), già interpretata dalla Filo nel lontano 1978. Questa commedia è rimasta nel cuore del regista e degli interpreti perché, seppur datata, è considerata da molti, a ragione, il capolavoro ancora insuperato del teatro dialettale trentino. La linearità della vicenda e la nitidezza dei personaggi, la semplicità dei sentimenti che emergono da una parlata coloratissima e ormai dimenticata ne fanno un gioiello del teatro popolare. Rappresentata per la prima volta dal Club Armonia il 20 febbraio 1927 ottenendo un successo strepitoso, ha visto successivamente innumerevoli messe in scena da parte di molte Compagnie ed ogni rappresentazione diviene per il pubblico coinvolgimento e riscoperta nostalgica delle proprie radici. La data di quella prima rappresentazione fatta dal Club Armonia (20 febbraio 1927) e la coincidente data pag. 32 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” Vecie storie 20 febbraio 1994, giorno della messa in scena della riedizione di “Vecie Storie”, in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Teatro Concordia. Questi i personaggi, gli interpreti e i collaboratori della riedizione: «Sior Pero Salvaterra, papà dela Gina: Luigino Grisenti; Siora Lisa Salvaterra, mama dela Gina: Maria Merz; Zia Catina, sorella del sior Pero: Maria Gretter Bernardi; Gina: Patrizia Giovannini; Mario Visconti, moros dela Gina: Marco Moser; Nela Ruggeri, sozia della Gina: Giuseppina Miori; Cianci, vecio servidor dei Salvaterra: Carlo Giacomoni; Sior Felize Bevilacqua: Lorenzo Pedrotti; Sior Prospero Faccenda: Marco Giacomoni; Gigi Scopoli, amico di Marco: Franco Paoli; Berto Andrezzi, amico del Mario: Nicola Bertotti; ‘Na Guardia: Luigi Lunelli; ‘Na viazadora: Bruna Tomasi; En matelot: Andrea Cortelletti Direttrice di scena: Rita Gretter Hauspergher; Studio tecnico: Ester Camin Viola; Costumi: Maria Gretter Bernardi, Ester Camin Viola; Scene: Enzo Hauspergher, Luigi Lunelli, Alessandro Sperotto, Maurizio Moser, Urbano Bellutta. Dipinti fondali di scena: Fulvia Ciresa; Tecnico luci: Agostino Vedovelli; Tecnici musiche e suoni: Alessandro Giacomoni, Lorena Pisoni.» La commedia seppur datata riscuote ancora un notevole apprezzamento. Subito dopo “il cartello” dell’inaugurazione ha inizio la rassegna “Isidoro Trentin” alla quale partecipano esclusivamente Compagnie locali: la Filogamar di Cognola con “Na chitara en gondola”; la Filodrammatica di “Logeta” di Gardolo con “Voia de nespole”; la Filodrammatica “Doss Caslir” di Cembra con “Le smanie per la vilegiatura” di Carlo Goldoni. Chude come sempre la Compagnia di casa con il suddetto “Vecie storie”. Successivamente, nel periodo autunnale, il nuovo Teatro Concordia ospita la prestigiosa rassegna dedicata 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 33 a Mario Roat alla quale viene affiancata una interessante appendice, una mini rassegna tutta locale. La Filo “Concordia” infatti porta sul proprio palco ben tre dei suoi ultimi lavori: “Vecie Storie”; “Martina te sei la me rovina”; “La famosa telefonada dele oto e vintizinque” L’iniziativa vuole essere l’occasione per far riscoprire al pubblico di casa il nuovo teatro per festeggiare degnamente la ricorrenza del ventesimo di fondazione della Compagnia filodrammaticae e una opportunità per le svariate decine di persone che in questi anni si sono succeduti sul palco del glorioso teatro, per incontrarsi e rivivere insieme momenti di gioviale attività teatrale. La rassegna ricorda gli amici Marco, Maurizio e Alessandro Nel 1995 la rassegna teatrale intitolata alla memoria di Isidoro Trentin, viene dedicata anche agli amici Marco, Maurizio ed Alessandro, tre validi collaboratori scomparsi prematuramente. Marco Righi è stato fin dai primi lavori lo scenografo della Compagnia. La sua passione per la pittura si traduceva in ottimi fondali che facevano vivere fontane, palazzi, portici nelle strette dimensioni del palcoscenico. I suoi interessi sconfinavano anche nel campo musicale, essendo tra l’altro anche un buon strumentista; in una delle prime commedie figurò anche come “sonador de fisarmonica” rallegrando con le sue dolci melodie l’atmosfera del palco. Maurizio Moser invece prestava le sue competenze di falegnameria per la preparazione delle scene; ragazzo solare e di grande generosità è mancato tragicamente in giovanissima età. Alessandro Sperotto, prezioso collaboratore dietro le quinte, è mancato anch’egli in modo prematuro. Il ricordo di questi tre cari amici rivive quindi nell’annuale Rassegna teatrale organizzata dalla Filo nel teatro di casa. Marco Righi Maurizio Moser Alessandro Sperotto Altre commedie Nel 1995 la Compagnia di Povo interpreta un lavoro di Giorgio Dell’Antonia “Onde che canta el gal zedron”. Al titolo in dialetto primierotto viene dato un sottotitolo che richiama la nostra realtà locale: “ovvero per colpa del temporal ala Fontana dei gai” con evidente riferimento all’amena località sita ai piedi del monte Chegul. Questo lavoro è stato scelto per rappresentare il Comprensorio C.5 alla rassegna dedicata al 50° di fondazione della Co.f.as. (Compagnie Filodrammatiche Associate). Nel 1997 viene quindi proposto “Pitost che ‘n funeral” di Elio Fox. La trama: in un pubblico ufficio da tempo si aspetta una Onde che canta el gal zedron pag. 34 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” segretaria. Quando questa finalmente si presenta al lavoro una fulmina indisposizione la fa tornare a casa: ne avrà per un mese. Successivamente la segretaria va in maternità e quando finalmente, dopo un anno, torna al lavoro, si ferma un solo giorno perché in tal modo ha maturato il diritto alla (baby) pensione! (il fatto è realmente accaduto, ma ormai è storia d’altri tempi!). L’anno seguente (1998) tocca ad un nuovo lavoro della coppia Capovilla / Giacomoni: “Aristide e Tobia: uno gobo, l’altro spia”. Onde che canta el gal zedron 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 35 Aristide e Tobia, uno gobo e l’altro spia Le maschere nella sala del teatro Concordia realizzate da Spartaco Lizzi pag. 36 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” 5. La fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio Millenovecentonovantanove La chiusura del vecchio millennio induce la Filo a proporre una commedia riflessiva ed educativa che conduce ad una visione romantica di paradiso: “El belveder e la bancheta”. L’autore, Gigi Cona, quasi sempre fedele al genere moralistico, ha in questo lavoro calibrato comicità, emozioni e sentimenti. Un tema distensivo, di buon auspicio per il futuro, azzeccato nel lasciarsi alle spalle il passato per affrontare la vita con più serenità ed amore. In occasione della Festa del S. Rosario i giovani della Filodrammatica (Andrea Cortelletti, Julie Merz, Giordano Segatta, Francesca Vian, Lorenzo Facchinelli e Giovanni Pinter) propongono sul palco del teatro Concordia il loro spettacolo “Cabaret” riscuotendo un buon apprezzamento da parte del pubblico. “El belveder e la bancheta” porta in Germania la Filo Dopo il successo della rappresentazione “El belveder e la bancheta” nel teatro di casa, la Filo porta questo lavoro nel brevissimo volgere di appena quattro mesi nei teatri di Gardolo, Cognola, Roverè della Luna, Carisolo, Cembra, Nave San Rocco, Verla, Pineta di Laives e Tiarno di Sopra, riscuotendo ovunque notevoli apprezzamenti da parte del pubblico e della critica. Per ricordare inoltre i 25 anni di fondazione della Filo “Concordia ‘74” questo lavoro verrà presentato anche i occasione del 25° di fondazione che porterà la Filo a Francoforte ospite della Trentini nel Mondo grazie al contributo concesso dalla P.A.T.. Estrapoliamo dal “diario di bordo” scritto da Giordano Segatta, membro della Compagnia e pubblicato su “Tuttapovo”, alcune note di colore di quella storica trasferta tedesca: «Tutto è stato progettato con cura. Da quasi due anni ormai il progetto è in ballo e chi ci ha messo le mani sta facendo il possibile per dimostrare che valeva la pena di attendere. È grazie all’interessamento della Provincia attraverso gli assessori Silvano Grisenti e Sergio Muraro e dei funzionari Basani e 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 37 Bricchetti che quella che era una semplice idea ha intrapreso il percorso per divenire realtà, finendo nelle mani dell’organizzazione “Trentini nel mondo” e più precisamente dell’Onorevole dott. Pisoni e del dottor Zandonai ed infine nella lontana Germania sotto l’occhio responsabile di Ivo Bazzoli Presidente del Circolo Trentini nel Mondo di Francoforte) e della consorte Gabriella. La manifestazione cui partecipiamo è un incontro informativo e conviviale dei soci dei Circoli trentini della Germania, durerà due giorni ed ospiterà perfino un gruppo corale che si esibirà subito dopo la conferenza e subito prima la nostra recita. Mentre montiamo le luci ed i fondali fa effetto sapersi in uno stato straniero e sentire comunque attorno a sè il parlare trentino, con quel dialetto che si sta italianizzando nelle parole ma non nella sua inconfondibile cadenza. Nonostante le ridotte dimensioni ed il fatto che non sia solitamente adibita a spettacoli teatrali la sala è soddisfacente.» Nel 2001 “El belveder e la bancheta” partecipa al concorso “Palcoscenico trentino” che si effettua presso il Teatro Sperimentale S. Chiara di Trento dove Andrea Cortelletti riceve il premio speciale dei giovani (foto a destra). E a proposito di Andrea Cortelletti è doveroso ricordare che dopo l’esperienza in seno alla Filodrammatica “Concordia” il giovane attore si è, per così dire, “messo in proprio”. Assieme ad un’altra giovane promettente, Marilena Dorigoni, ha infatti dato vita alla Compagnia “Follie d’Autore” che tuttora stà risquotendo un lusinghiero successo in seguito a diverse e brillanti rappresentazioni in varie località. Andrea inoltre collabora con il noto comico Mario Cagol in arte “Super Mario”. Le ultime commedie Nella stagione 2002-03 la Filo allestisce la commedia di Bruno Groff “El capel da merican”, ispirata al famoso romanzo spagnolo “El sombrero de tres pios” ovvero il cappello a tre punte, capolavoro di Pedro Alarcon. Per la seconda volta dal 1974 la regia di una commedia passa da Carlo Giacomoni a un collaboratore: il giovane Marco Moser, promessa nel panorama teatrale locale. Oltre al regista diversi altri giovani completano il cast come Francesca Vian, Andrea Cortelletti, Marilena Dorigoni. Questi i personaggi ed interpreti della commedia: «Pero molinar proprietario del locale “Al vecio molin”: Carlo Giacomoni; Ida, so moglie: Francesca Vian; ragionier Orlando Ciorlini: Marco Moser; Aneta, moglie del Ciorlini: Rita Carlini; pag. 38 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” El capel da merican Bortolo, contadino: Andrea Cortelletti; Teresa, contadina: Rita Gretter; Mariota, dona de casa: Marilena Dorigoni; Beppina, cameriera: Ester Camin; un vigile urbano: Lorenzo Pedrotti. Scenografia: Luigi Lunelli, Enzo Hauspergher, Vittorio Viola, Giuseppe Baldessari. Luci e suoni: Miko Calandro. Collaboratori: Beatrice Casagranda, Giordano Segatta, Lorenzo Facchinelli. Direttrice di scena: Ester Giongo. Regia: Marco Moser.» La stagione 2003-04 vede il ritorno di un copione di Bruno Capovilla “Sen tuti da manicomio” con traduzione ed adattamento al dialetto trentino di Carlo Giacomoni. La scelta di questo lavoro ben si addice nell’inserimento della Rassegna “Trentin-Marco-Maurizio e Alessandro”, celebrata anche come festival del teatro umoristico. La commedia è molto brillante, autentico scacciapensieri, molto gradito dal pubblico che sovente apprezza di più i lavori umoristici a rappresentazioni elaborate ma con scarsa concessione alla risata. Domenica 29 febbraio 2004 nell’ambito della manifestazione “Filo... di speranza” viene presentata questa commedia. Il ricavato come tutte le rappresentazioni effettuate da filodrammatiche che hanno condiviso il progetto, è devoluto all’Associazione “Una scuola per la vita” in Somalia, nata per portare speranza a questa terra, in particolare ai bambini. Riportiamo a tale proposito una letterina pervenuta proprio dai destinatari di quella scuola: «Cari amici di Povo, abbiamo perduto un po’ di ore con il nostro maestro, signor Gentile, per cer- 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 39 care nella mappa del mondo, Povo, però non l’abbiamo trovato. Quindi ci sembra veramente grande ed incredibile sapere che la gente della città chiamata Povo spenderanno il loro tempo, la loro arte, il loro amore e la loro amicizia per aiutare i bambini e le bambine della Mama Madina Warsame School. Dov’è Povo? Ci piacerebbe vedervi insieme in una grande fotografia per potervi abbracciare tutti e poi darvi un grande bacio... Qualche volta giochiamo per i poveri amici ed alcuni avventurieri. Verrete anche voi a giocare con noi? Grazie, sappiamo che giocherete per noi il 29 febbraio. Per favore non ci dimenticate quel giorno. Abbiamo bisogno della vostra amicizia. Vogliamo sapere qualsiasi cosa di voi e di Povo. Spediteci fotografie, novelle, storie, narrazioni, ecc. Piacere. I vostri nuovi amici della Madina Warsame School.» “Storie poère”: una commedia sulla vita della nostra gente L’ultima fatica della Filo “Concordia” è un lavoro dell’autrice teatrale Antonia Dalpiaz che ha scritto appositamente “Storie poère” su richiesta del direttore artistico della Filo “Concordia”. Le motivazioni che hanno spinto la Filo ad interpretare un filone storico locale sono da ricercarsi innanzitutto per festeggiare degnamente il 30° di fondazione della Filodrammatica. La pubblicazione “Quando Povo era Comune” di Antonio Bernabè, con il patrocinio del Club Interassociativo Tuttapovo, è stato il filo conduttore che ha spinto Giacomoni a chiedere ad Antonia Dalpiaz la disponibilità a costruire un copione “ad hoc” per la comunità di Povo. Il lavoro è stato fatto: sono stati creati vari personaggi che riflettono la vita di un tempo lontano a Povo. Un testo impegnativo, come dirà Carlo Giacomoni, che lo definisce “il testo più complesso portato in scena dalla Filo”. La molteplicità di personaggi e i vari cambi scena hanno costretto gli attori e collaboratori ad un lavoro straordinario, premiato dall’apprezzamento del pubblico intervenuto come sempre numeroso alla “prima” tenutasi a coronamento della XVII rassegna teatrale “Isidoro Trentin” e X in memoria degli amici pag. 40 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” “Marco, Maurizio ed Alessandro”, lo scorso 19 febbraio 2005 presso il Teatro “Concordia”. Questi gli interpreti e collaboratori dell’ultimo (per ora) lavoro della Filo: Baldessari Giuseppe e Gabriella, Bonomi Giuseppe, Camin Ester, Carlini Rita, Cortelletti Andrea, Dorigoni Marilena, Giacomoni Alessandro, Giacomoni Carlo, Giacomoni Martina, Gretter Rita, Hauspergher Enzo, Lunelli Luigi, Merz Pierino, Pedrotti Lorenzo, Travaglia Claudio, Valandro Mirko, Valandro Veronica, Coro “Concentus Clivi”. L’inaspettato epilogo della rassegna 2004-05 Alla serata conclusiva della Rassegna, che ha visto la presentazione del lavoro “Storie poère”, hanno collaborato, oltre ai tradizionali supporter della Filo, anche i componenti del gruppo teatrale “Follie d’Autore”. Lo spettacolo ha visto inoltre la straordinaria partecipazione della corale “Concentus Clivi”. Prima del calo del sipario il pubblico intervenuto è stato testimone di un piacevole ed inaspettato epilogo. L’ex postino di Povo Elio Pontalti ha consegnato nelle mani del Presidente della Filo, Carlo Giacomoni, un telegramma pervenuto dal Commissariato del Governo che rendeva nota la sua nomina a Cavaliere all’Ordine della Repubblica. Così il palco del Concordia, smessi gli abiti di scena ha rivestito quelli da cerimoniale. Alla presenza dell’assessore provinciale Silvano Grisenti, del presidente della Circoscrizione Nicola Alessandrini e del consigliere comunale Luigino Maule, è stato consegnato nelle mani dell’emozionato e un po’ sorpreso “neo Cavaliere” (foto sopra), il prestigioso riconoscimento per gli oltre trenta anni spesi al servizio del teatro amatoriale trentino che ha contribuito alla crescita ricreativo culturale della Comunità di Povo. 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 41 6. Divagando Trent’anni e oltre di teatro amatoriale con la Compagnia Filodrammatica di Povo. Qual è la chiave di suc cesso per tenere unito un gruppo intorno a un lavoro teatrale? “Il grande amore per il teatro. Quando una persona è veramente appassionata trova gli stimoli giusti per portare a termine un lavoro. Poi la complicità, la ricerca di un filo comune, facendo calare i personaggi giusti negli interpreti. Questo non sempre è capito dalle persone. Ci vuole pazienza”. La scelta dei lavori, l’assegnazione dei personaggi, le prove, le trasferte... hanno mai creato malumori o litigi? “Come in tutte le famiglie incomprensioni e discussioni ce ne sono state, ma si sono generalmente risolte. Certo in taluni casi ci vuole molta pazienza. D’altronde è umano. Ogni persona ha un suo modo di vedere le cose e di comportarsi. Devo dire che solitamente quando capitava un incomprensione con qualcuno ho sempre cercato di chiarire il tutto; non è nel mio carattere tenermi dentro una cosa o un risentimento. Comunque in tutti questi anni problemi seri non ce ne sono stati. Talvolta capita purtroppo che un componente lascia la filodrammatica per altri lidi. Ognuno ha, d’altronde, delle proprie aspettative, proprie ambizioni, propri problemi personali e/o familiari e può decidere di cambiare strada; altre volte purtroppo qualcuno scompare prematuramente, lasciando un grande vuoto attorno e dentro di noi, come è successo ai tre nostri amici ai quali abbiamo dedicato la nostra rassegna. È la vita...” Dalla prima recita di oltre trent’anni fa si sono avvicendate nella Filodrammatica oltre duecento persone. Direi che se non è record, poco ci manca... “È veramente bello pensare che nella nostra Compagnia sono passate tantissime persone che hanno condiviso con noi un pezzo di strada e poi nel proseguo del tempo si sono affermate in campo professionale e/o artistico, altri hanno fatto altre esperienze,, alcuni hanno strappato le radici piantate nel terreno poèro stabilendosi altrove.” È impegnativo recitare nella Filo? “Recitare nella Filo è sicuramente un impegno che va portato avanti con un certa serietà. La commedia prima di essere rappresentata ha bisogno di parecchie prove (almeno due alla settimana per qualche mese). Ma la passione fa superare qualsiasi ostacolo.” È ancora emozionante salire sul palco? “L’emozione c’è sempre. Ad ogni apertura di sipario è quasi sempre come una prima volta. Anche per questo nei concitati minuti precedenti l’apertura del sipario la Compagnia si affida a San Genesio, patrono dei filodrammatici, con un rassicurante “San Genesio ora pro nobis”. Raccontaci qualche disavventura capitata in tutti questi anni... “Ricordo un inverno di diversi anni fa. Eravamo a Montesover per una recita. Durante la rappresentazione nevicò tanto fittamente che venne interrotta l’energia elettrica. Molte persone presenti in sala se ne andarono, ma gli organizzatori non si diedero per vinti e raccolsero tutte le candele che potevano e che servirono per illuminare il palco. Così grazie alla luce di quelle candele potemmo portare a termine la commedia nonostante le apprensioni e la scarsità di pubblico. Ma il bello doveva ancora venire, ci aspettava infatti il viaggio di ritorno. La strada era coperta da uno spesso strato di neve che rendeva impossibile il tragitto. Ci accompagnarono con mezzi di fortuna a Brusago dove trascorremmo la notte in un albergo. Il mattino dopo, essendo la strada nuovamente percorribile, ritornammo a Montesover a riprenderci i nostri mezzi. È stata indubbiamente un’avventura difficile da dimenticare”. A chi è affidata attualmente la gestione del teatro? “Esiste un Comitato di gestione nel quale vi sono varie persone tra i quali anche alcuni componenti della Filodrammatica. Io sono il direttore artistico. Luigino Lunelli il tecnico. Ci sono poi il Parroco, rappresentanti dell’Oratorio e altri”. pag. 42 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” Ci è noto che la Filodrammatica oltre che di teatro si occupa di gite, come è nata questa iniziativa? “Tutto è partito da una prima gita a Firenze nel lontano 1984 che coincideva con il decennale di fondazione. Da quella data il desiderio di condividere un periodo di vacanza assieme ad amici e familiari, è maturato sempre più all’interno del gruppo e si è propagato anche a simpatizzanti ed amici. È bello dopo un periodo di impegni concedersi una pausa e così la cosa è continuata, stimolata dagli stessi componenti e collaboratori della Filo. Durante tutti questi anni sono moltissime le gite che abbiamo fatto: dalla Puglia alla Sicilia e Sardegna, dalla Normandia alla Spagna, dalla Germania alla Repubblica Ceca. Solitamente facciamo una gita in primavera e una più piccola in autunno. Il programma delle nostre gite è reso noto attraverso il periodico locale “Tuttapovo”. Chiunque voglia condividere qualche giorno con noi può aderire”. Programmi futuri della Filo Carlo, abbiamo percorso oltre trent’anni di vita teatrale filodrammatica. Vuoi parlarci dei programmi futu ri della Filo? “Attualmente siamo impegnati con l’ultimo lavoro presentato “Storie poère” e “Sen tuti da manicomio”. Per il futuro si vedrà. Da un pò di tempo stiamo valutando la possibilità di mettere in scena “Franzelstein” brillante e grottesco testo del poèro Massimo Gasperi (quello del tenente Pizon). Tuttavia la particolarità del testo e dei personaggi ci frena un pochino. Certo che se nella Compagnia entrassero nuove persone... Avrei inoltre qualche piccolo desiderio da esaudire: il primo è quello di poter ottenere uno spazio nell’ambito della ex scuola elementare da utilizzare come magazzino per poter sistemare il nostro materiale di scena. Questo ci aiuterebbe non poco nelle faticose operazioni di carico e scarico specie durante le trasferte. Altro desiderio, penso difficile da realizzare, è quello di radunare tutti gli attori e collaboratori che in questi trent’anni hanno condiviso con noi momenti più o meno lunghi. Ma sono talmente tante le persone che correrei il rischio di dimenticare qualche nome...”. Gli attuali componenti della Filo Concordia ‘74 Baldessari Giuseppe, Baldessari Gabriella, Bonomi Giuseppe, Camin Ester, Carlini Rita, Giacomoni Carlo, Giongo Ester, Gretter Rita, Hauspergher Enzo, Lunelli Luigi, Merz Pierino, Pedrotti Lorenzo, Valandro Mirko, Valandro Veronica. Collaboratori Bernardi Emilio, Bernardi Ezio, Biasiolli Maria, Cortelletti Andrea, Dorigoni Marilena, Facchinelli Gabriella, Fontana Daniele, Furlani Annamaria, Giacomoni Alessandro, Giacomoni Martina, Gradizzolla Laura, Ianes Giancarlo, Lazzeri Antonietta, Lazzeri Gina, Moser Marco, Pontalti Elio, Segatta Giordano, Travaglia Claudio, Vian Francesca. I numeri della Filo 1974: Anno di fondazione della Filodrammatica 400 circa: il numero delle recite effettuate 100 (oltre): le persone che si sono avvicendate in tutti questi anni nella Compagnia 29: i lavori presentati (comprensivi dell’Operetta “Marco il pescatore” e “Cabaret”) 50: le repliche riferite ad un solo lavoro (Martina te se la me rovina) Calendarietto 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 43 Anno per anno i titoli delle commedie proposte e i maggiori riconoscimenti avuti fuori dalle “mura amiche” del Concordia. Anno Rappresentazione 1973/74 1974 1975 1975 “Quel che no i credeva lori” di Mario Paoli “Dona giudita da Brusago” di Guido Chiesa “En malgar ma che om” di Angelo De Gentilotti “La siora Gigia” di Guido Chiesa 1976 “El dotor Buganza el ga da far” di Guido Chiesa 1976 1977 1977 1978 1978 1979 1980 1981 “Quatro fradei reversi” di Colantuoni e Silvio Castelli “En caso desperà” di Maria Pellegri Beber “L’è me fiol, l’è me fiol” di Guido Chiesa “Vecie storie” di Dante Sartori “N’om fortunà” di Silvio Castelli “Fiori de Naranz” di Elio Fox “I fioreti de fra Gaetano” di Elio Fox “La not dele streghe” di Silvio Castelli Allestimeto dell’operetta “Marco il pescatore”, regia di Marco Giacomoni Ospita presso il Teatro Concordia la quarta edizione della rassegna dedicata a Mario Roat. 1982 1983 Avvenimenti “Na sera de vendro” di Elio Fox Recita a Monaco di Baviera (Germania) e Zurigo, Basilea (Svizzera) ospiti della “Trentini nel mondo” con la commedia “La not dele streghe Rassegna del decennale presso il Teatro Concordia di Povo e “Mario Roat” 1984 1985 “N’om fortunà” (riedizione) di Silvio Castelli Inizio della Rassegna teatrale dedicata alla memoria di Isidoro Trentin 1986 “Tenente pizon, squadra omizidi” di Massimo Gasperi Partecipazione al Sipario d’Oro presso il Teatro Zandonai di Rovereto con “‘N om fortunà” 1988 1989 “La famosa telefonada dele oto e vintizinque” di Elio Fox “Martina te sei la me rovina” di Bruno Capovilla - traduzione in dialetto trentino di Carlo Giacomoni Chiusura del teatro per lavori di ampliamento e ristrutturazione 1991 1992 “Me zendro spazin e mi...bechin” di Bruno Capovilla traduzione in dialetto trentino di Carlo Giacomoni Riapertura del Teatro: Spettacoli per l’inaugurazione. Il teatro Concordia ospita inoltre assieme ad altri tre teatri: Rovereto, Tesero e Predazzo, la rassegna Palcoscenico trentino memorial “Mario Roat” 1994 “Vecie storie” (riproposizione) di Dante Sartori 1995 Estensione della intitolazione della rassegna “Isidoro Onde canta el gal zedron ovvero per colpa del temporal Trentin” anche agli amici “Alessandro, Marco e ala fontana dei gai” di Giorgio Dell’Antonia Maurizio” 1996 Invito a rappresentare il Comprensorio C5 per la Rassegna del 50° Anniversario di fondazione della Cofas 1997 “Pitost che ‘n funeral di Elio Fox 1998 “Aristide e Tobia: uno gobo, l’altro spia” di Bruno Capovilla - traduzione in dialetto trentino di Carlo Giacomoni 1999 “Cabaret” del gruppo giovani della Filo animata tra gli altri da Andrea Cortelletti e Milena Dorigoni “El belveder e la banchetta” di Gigi Cona pag. 44 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” 2000 Recita a Francoforte (Germania) su richiesta della “Trentini nel mondo” (dal 13 al 15 ottobre 2000) 2001 Partecipazione alla Finale del Concorso “Palcoscenico trentino” presso il Teatro Sperimentale S. Chiara di Trento. Premio Giuria dei Giovani nell’ambito del lavoro “El belveder e la bancheta” 2002 2003 2004 2005 “El capel da merican” di Bruno Groff “Sen tuti da manicomio” di Bruno Capovilla - traduzione in dialetto trentino di Carlo Giacomoni “Storie poere” di Antonia Dalpiaz Al termine della rappresentazione il regista e Presidente della Filo Carlo Giacomoni è insignito del titolo di cavaliere della Repubblica, alla presenza di varie Autorità. Le gite più significative della Filo 1984: Firenze Maggio 1995: Sicilia 7-14 maggio 1996: Spagna Maggio 1997: Belgio e Olanda Maggio 1998: Puglia Maggio 1999: Praga e Budapest Maggio 2000: Sardegna Ottobre 2000: Istria Maggio 2001: Berlino - Lipsia - Dresda - Bamberg Novembre 2001: Siena e Firenze Maggio 2002: Parigi e Normandia Ottobre 2002: Ravenna e San Marino Maggio 2003: Reno e Strada romantica Ottobre 2003: I castelli romani Maggio 2004: Toscana e Isola d’Elba Novembre 2004: Torino e le Langhe Maggio 2005: Ciociaria e Roma a Budapest a Roma 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 45 in Sardegna in Toscana, isola d’Elba e le Cinque terre Castelli della Loira e Parigi pag. 46 - 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” La prossima rassegna Festival del Teatro umoristico (XVIII “Isidoro Trentin” e XI in ricordo di Marco, Maurizio e Alessandro) dal 12 novembre 2005 al 18 febbraio 2006 - Sabato 12 Novembre: La Filogamar di Cognola presenta “La chitara del zio” di Carlo Nani - Sabato 19 novembre: La Compagnia “Gustavo Modena” di Mori presenta “Invece noi” di Loredana Cont - Sabato 26 novembre: Il Circolo culturale filodrammatico di Ischia presenta “Fiori de cactus” - traduzione di Pellegri Beber e Pedrini - Sabato 3 dicembre: La Filodrammatica di Sopramonte presenta “Quel zerto no...no che” di Franco Roberto -traduzione di Flavia Segata - Sabato 16 dicembre: La Filodrammatica “Toblino” di Sarche presenta “La credenza” di Gianni Facchin - Sabato 14 gennaio: “La Logeta” di Gardolo presenta “La maga Zenobia” di Gigi Cona - Sabato 21 gennaio La Filodrammatica Ce.Dro. presenta “La fortuna d'encontrarse” di Antonia Dalpiaz - Sabato 28 / domenica 29 gennaio: La Filodrammatica “Concordia '74” di Povo presenta “Storie poere” di Antonia Dalpiaz - Sabato 4 febbraio: La Compagnia “Follie d'Autore” presenta “Me zendro spazin e mi... bechin” di Bruno Capovilla - traduzione di Carlo Giacomoni - Sabato 18 febbraio: Il Gad Sperimentale “Città di Trento” presenta “Uomini e topi” di John Steinbeck. Al termine della recita verranno effettuate le premiazioni. Citazioni bibliografiche Don Filippo Boninsegna, Storia dell'Oratorio parrocchiale di Povo, 1975 Elio Fox, Il teatro dialettale trentino, Trento 2001 Teatro per idea (Co.f.as.) Stampa locale: Adige - Alto Adige - Vita Trentina 1974-2004: Trent’anni di teatro della Filo “Concordia ‘74” - pag. 47 Indice Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3 Trent’anni! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .3 I saluti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .4 Introduzione dell’autore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .6 1. Gli antefatti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7 La costruzione del ricreatorio parrocchiale e la nascita della prima filodrammatica . . . . . . . .7 Preludio alla nascita della nuova filodrammatica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7 La nascita della Filo “Concordia ‘74” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .8 2. I primi anni di attività della Filo “Concordia ‘74” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .9 L’esordio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .9 Altre commedie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .10 Guido Chiesa: un copione per la Filo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .13 La gestione del teatro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .13 Le prime trasferte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .14 Effetto cinema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .14 3. Gli anni ottanta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .16 Successo consolidato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .16 “La not dele streghe” e le trasferte all’estero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .17 1982: il teatro Concordia ospita la rassegna “Mario Roat” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .20 La rassegna del decennale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .21 La rassegna “Isidoro Trentin” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .23 Riedizione de “‘N om fortunà”: commedia fortunata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .24 L’autore di casa Massimo Gasperi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .26 4. Gli anni novanta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .28 La collaborazione con il veneto Capovilla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .28 La chiusura del teatro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .30 Riapre il Concordia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .30 Ritorno al teatro di casa e la riedizione di “Vecie storie” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .31 La rassegna ricorda gli amici Marco, Maurizio e Alessandro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .33 Altre commedie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .33 5. La fine del vecchio e l’inizio del nuovo millennio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .36 Millenovecentonovantanove . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .36 “El belveder e la bancheta” porta in Germania la Filo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .36 Le ultime commedie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .37 “Storie poère”: una commedia sulla vita della nostra gente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .39 L’inaspettato epilogo della rassegna 2004-05 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .40 6. Divagando . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .41 Programmi futuri della Filo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42 Gli attuali componenti della Filo Concordia ‘74 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42 Collaboratori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42 I numeri della Filo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42 Calendarietto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42 Le gite più significative della Filo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .44