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12
Anno 111
n.
DOMENICA
23 MARZO 2008
N
O
€1
Pasqua, inizio del mondo nuovo
I
l cristianesimo è nato due volte: anzitutto con Gesù, poi con la
sua risurrezione. Il luogo della prima nascita è Betlemme, della
seconda Gerusalemme. Nel “terzo giorno” che poi diventerà il
primo e che, secondo calcoli meticolosi, era il 9 aprile dell’anno
30 della nostra era. La data più importante della storia, l’inizio del mondo nuovo.
Così, fin da quelle ore frenetiche, la comunità cristiana ha
sempre considerato il fatto di cui erano stati testimoni. L’evangelista Matteo ce lo fa capire con le aggiunte di tono apocalittico
nel suo resoconto dell’accaduto, diverso in questo da quello degli
altri evangelisti: “Ed ecco che il velo del tempio si squarciò in due
da cima fino in fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i
sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono” e il
centurione romano e quelli che con lui facevano la guardia dissero:
“Davvero costui era Figlio di Dio”.
Questo , più che del centurione, era il grido della prima Chiesa.
I discepoli, vittime delle loro paure, erano fuggiti nel momento del
pericolo ed erano tornati a casa, come ci riferisce il racconto dei due
viandanti di Emmaus. Erano rimaste soltanto alcune donne, che in
lontananza stavano a osservare quanto stava accadendo sul terreno roccioso del monte Calvario. Ma ora la notizia del sepolcro vuoto e delle prime apparizioni, si diffonde con la rapidità del fulmine.
Appena i due discepoli di Emmaus si accorsero che il compagno di
viaggio era proprio Lui, “partirono senz’indugio e fecero ritorno a
Gerusalemme”. Così tutti gli altri. Quel raduno è la prima riunione
della Chiesa, raccolta entusiasta intorno alla sorprendente notizia.
Nata dalla risurrezione, la Chiesa sarà sempre la Chiesa della risurrezione. Quando, per sostituire il traditore che si era impiccato,
fu scelto il suo successore, questi fu scelto fra coloro che erano stati
testimoni della vita di Gesù, dal battesimo di Giovanni fino alla
sua assunzione, perché, insieme agli altri, egli divenisse “testimone
della sua risurrezione”.
Come se la Chiesa non avesse altro da dire all’umanità, altro
motivo per giustificare nel tempo la sua esistenza. Essa percorrerà
l’intero tragitto della storia semplicemente per narrare e testimoniare con la vita e la parole la risurrezione del Signore. I dodici confermeranno col loro martirio la verità di quanto affermano dinanzi
a tutti i tribunali del mondo. Essi sono i garanti della nostra fede. E
noi possiamo credere a testimoni che garantiscono col sangue quanto affermano con le loro parole. La fede cristiana poggia su questa
roccia.
E la testimonianza assume subito le dimensioni della comunità.
Soprattutto con la vita nuova. L’apostolo Paolo, l’ultimo testimone della risurrezione, lo dirà chiaramente in tutti i suoi scritti:
se Cristo è risorto, voi dovete cambiare vita, perché le cose vecchie
sono passate e ne sono nate delle nuove, perché il mondo del peccato e della morte è stato sconfitto, perché la storia ha cambiato
direzione. La Pasqua è la tomba del passato e la culla del futuro.
L’inizio della nostra speranza.
“Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova
Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a
quelle della terra”. Il programma pasquale non solo dei Colossesi,
ma dei cristiani di ogni tempo. Parole da intendersi bene: non si
tratta di un disimpegno dai problemi della terra, “dove – secondo
il concilio - cresce quel corpo dell’umanità che già riesce a offrire
una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo”. Le cose da
rifuggire, dice subito dopo la lettera, sono “ira, passione, malizia,
maldicenze, parole oscene”, menzogna e disuguaglianza. Le cose
di cui rivestirsi sono, invece, la misericordia la bontà, l’umiltà, la
mansuetudine, la pazienza, la sopportazione, il perdono. L’uomo
nuovo che prende il posto dell’uomo vecchio.
Rileggendo i testi della pasqua di Gesù, non si può non notare il
ruolo importante avuto dalle donne, le ultime a lasciare solo Gesù
nel momento della tragedia, le prime a testimoniare la sua risurrezione. Il mondo ha ancora bisogno di loro. Soprattutto ha bisogno
di loro la Chiesa. Come furono le protagoniste dei primi giorni di
vita della comunità cristiana, esse lo possono essere anche ora, col
loro coraggio, la loro forza, il loro entusiasmo.
Lo facciano “in ricordo di lei”, della donna che in casa di Simone
versò su Gesù il vaso di alabastro di olio profumato. Di loro, come
della sorella di Lazzaro, si parlerà nel mondo intero, dovunque il
Vangelo sarà annunciato.
Giordano Frosini
No, credere a Pasqua non è
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera
è al venerdì santo
quando Tu non c’eri
lassù!
Quando non una eco
risponde
al tuo alto grido
e a stento il Nulla
dà forma
alla tua assenza.
David Maria Turoldo
Canti ultimi
Buona Pasqua
2 in primo piano
n. 12
Vita
La
23 MARZO 2008
C O N F E R E N Z A E P I S C O PA L E I TA L I A N A
Prolusione
impegnativa
La politica al centro
della relazione
di Giovanna P. Traversa
“U
L’insopprimibile
valenza di esemplarità
della politica
di Francesco Bonini
T
re elementi spiccano nel
discorso pacato, sereno e chiaro che il
presidente della Cei ha pronunciato il 10
marzo in apertura dei lavori del Consiglio
permanente. Siamo a un mese dalle elezioni
politiche anticipate e ovviamente il tema di
maggiore interesse non poteva non essere
la politica italiana. Il cardinal Bagnasco
prima di tutto ha collocato il tema nella
prospettiva strategica. Ha detto: la politica
è importante, anzi “ha un’insopprimibile
valenza di esemplarità”. Sono parole impegnative e stimolano a riflessioni forti. Come
l’affermazione che la incornicia: “L’Italia
ha bisogno di un soprassalto di amore per
se stessa”. Deve insomma uscire da una
pericolosa entropia, che è il richiudersi in
se stessa, nella contemplazione della crisi
e dei conflitti che questa genera. Certo
bisogna essere consapevoli di una situazione
difficile, a livello mondiale: la conseguenza
è che serve il contributo di tutti. C’è qui il
secondo elemento: la posizione della Chiesa
e dei cattolici. In continuità con il magistero
dei Papi dai primi anni Novanta e le costanti
posizioni della Cei, viene confermata la
“linea di non coinvolgimento in alcuna
scelta di schieramento politico o di partito”.
Cosa significa? Non è certo disinteresse o
disimpegno, “ma è un contributo concreto
alla serenità del clima, al discernimento
meno astratto, alla concordia degli animi”.
È insomma la linea di una partecipazione
non partigiana, che diventa un forte appello
al Paese tutto e ai cattolici, agli elettori, ai
candidati e agli eletti, per scelte coerenti.
Ecco, allora, il terzo punto del discorso
del cardinal Bagnasco: l’agenda, cioè le questioni essenziali. Qui il discorso si sviluppa
in due punti, tra essi strettamente collegati:
i “principi e valori non negoziabili”, da un
lato, e il “problema della spesa” quotidiana,
dall’altro. La caratteristica della posizione
dei cattolici è non separare le due questioni.
È quanto, peraltro, emerge tanto dalla
concreta esperienza di vita, quanto dalle
osservazioni degli studiosi più attenti, che
da tempo hanno archiviato le certezze della
secolarizzazione e del secolarismo: solo le
società coese e dotate di uno spessore etico
condiviso possono non solo resistere alle
turbolenze, ma addirittura trarre da queste
stimolo per nuovo sviluppo. Per questo non
è tempo di saldi, di sconti, di scorciatoie sui
grandi temi e le grandi scelte, dalla famiglia
alla vita, dall’educazione al carovita, alla
casa, alle pensioni, alle infrastrutture.
Questo è probabilmente il passaggio che
sta davanti oggi all’Italia e anche al sistema
politico: ritrovare, al di là della competizione
per il governo, un’agenda per il Paese. Qui
stanno anche le ragioni della presenza, dell’impegno e del ruolo dei cattolici, in unità
d’intenti, per il bene comune.
na parola pacata e serena a quanti saranno eletti nel Parlamento della XVI legislatura”. È quella
rivolta il 10 marzo, a poco più di un
mese dalle elezioni del 13 e 14 aprile,
dal cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nella parte conclusiva
della prolusione con cui ha aperto i
lavori della sessione primaverile del
Consiglio permanente. Il cardinale
ha rilevato “le attese più urgenti e i
problemi indilazionabili che la popolazione avverte con crescente disagio
e per i quali attende risposte credibili,
concrete e rapide”. “In estrema sintesi,
e semplificando, potremmo parlare
del problema della spesa”, ha detto,
facendo riferimento all’esigenza di
“aumento dei salari minimi”, “alla
difesa del potere d’acquisto delle
pensioni”, e, ancora, “dall’emergenza
abitativa alle iniziative di sostegno
L
Un ruolo “alto”
della maternità, dalle misure per una
maggiore sicurezza nei posti di lavoro,
al miglioramento di alcune fondamentali infrastrutture a servizio anche dei
pendolari”.
L’ESEMPLARITÀ
DELLA POLITICA
Il cardinal Bagnasco ha quindi
auspicato che “all’indomani del voto
ci sia una spinta convergente, nel
rispetto dei ruoli che il corpo elettorale
vorrà assegnare, per affrontare realmente queste situazioni”. “Dobbiamo
uscire dall’individualismo, dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla
propria categoria nella dimenticanza
di tutti gli altri - è stato il suo richiamo
conclusivo -: ce la faremo se anche la
politica farà la sua parte. Essa peraltro ha un’insopprimibile valenza di
esemplarità”. Su questi punti abbiamo
raccolto il commento di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte
costituzionale e docente di diritto
canonico ed ecclesiastico all’Università
Tor Vergata di Roma.
L’ATTENZIONE PER L’UOMO
“In maniera straordinariamente
lucida e acuta il cardinal Bagnasco
tocca i problemi realmente esistenti
sul tappeto e invita chi è attualmente
in campo, e chi verrà eletto, a dare
risposta a queste attese, esprimendo
così la realtà di una Chiesa che vive
profondamente innervata nella società
e ne conosce e coglie anche le pieghe
più nascoste” dichiara Mirabelli. “La
Chiesa ha ben presente l’attuale e
diffusa situazione di impoverimento
nel nostro Paese; una realtà non
ancora drammatica ma che richiede
attenzione per non diventarlo”. Per il
costituzionalista “il richiamo così ‘concreto’ del cardinal Bagnasco non deve
meravigliare: in esso non vi è alcuna
linea materialistica o consumistica,
ma, piuttosto, una linea che guarda
all’essenziale e, se ce ne fosse bisogno,
conferma l’attenzione della Chiesa per
l’uomo rammentando che esistono
anche dei diritti economico-sociali garantiti dalla Costituzione e da diverse
Convenzioni internazionali, connessi
Il compito urgente
a “linea di non coinvolgimento in alcuna scelta di schieramento politico o di partito” non
comporta la “diaspora culturale
dei cattolici”, ma costituisce “un
compito della più grande importanza” non solo in rapporto “alle
grandi sfide” come guerra e terrorismo, ma anche rispetto al “rischio
di scelte politiche e legislative che
contraddicono fondamentali valori
e principi antropologici ed etici
radicati nella natura dell’essere
umano, in particolare riguardo alla
tutela della vita umana in tutte le
sue fasi e alla promozione della
famiglia fondata sul matrimonio,
evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme
di unione che contribuirebbero a
destabilizzarla”. A ribadirlo, nel
comunicato finale del Consiglio
permanente diffuso il 18 marzo,
sono i vescovi che, condivisa
l’analisi offerta nella prolusione
del card. Bagnasco, evidenziano
“ulteriori gravi fenomeni di degrado sociale, fra cui spicca oggi
la piaga degli incidenti sul lavoro,
il dilagare dell’usura e il carattere
pervasivo delle infiltrazioni mafiose in molte aree del Paese”.
RISVEGLIARE
LA “PASSIONE EDUCATIVA”
“Risvegliare negli adulti la
passione educativa” è uno degli
impegni prioritari della Chiesa
italiana, che “nella sua dimensione
più autentica, non è mai pienamente misurabile attraverso ricerche
sociologiche o rilevazioni demoscopiche”. Di qui la consonanza dei
presuli col “richiamo esplicito” alla
“Chiesa del profondo”, fatto dal
card. Bagnasco nella prolusione,
che costituisce lo “sfondo” del
“tradizionale” impegno educativo
della Chiesa, “quanto mai urgente
oggi” soprattutto verso i giovani e
gli adolescenti – “la fascia più esposta al disorientamento” – a fronte
di “una società che non sembra più
capace di assicurare riferimenti
affidabili per lo sviluppo armonico
della persona”. Tra le priorità indicate dalla Cei, aiutare i giovani a
“diventare protagonisti nella Chiesa e nella società”, valorizzando
“il ruolo peculiare e irrinunciabile
della famiglia nell’educazione dei
figli”, e “prestare un’attenzione
specifica alla scuola”, come “luogo
dove è possibile incontrare tutti i
ragazzi e i giovani, non solo quelli
che frequentano la comunità ecclesiale”.
INTERCETTARE
LA “SETE DI DIO”
“Intercettare la sete di Dio che,
seppur velata, continua a crescere
nella cultura del nostro tempo, solo
in superficie agnostica o distratta”.
Questo l’intento della “Lettera ai
cercatori di Dio”, discussa nell’ultimo Consiglio permanente della
Cei. L’iniziativa, attraverso uno
“stile colloquiale” vuole “rendere
ragione della speranza cristiana
a quanti sono disposti a lasciarsi
interpellare dalla proposta evangelica”. In realtà, è l’analisi della
Cei, “esistono e anzi si amplificano
nel cuore della gente domande che
chiedono di essere chiarite e appagate e che, al di là delle apparenze,
uniscono nel profondo”: non solo
in “quelle persone inquiete e in
stato di ricerca presenti negli ambienti più acculturati”, ma anche in
“quanti ricominciano a desiderare
una pratica fedele, dopo anni di
lontananza o di generica appartenenza”, e in coloro che “intendono
reagire a un materialismo che ha
mostrato il suo volto tragicamente
effimero”.
LA SANITÀ E LA
“POLITICA DEL FUTURO”
La sanità costituisce “un tema
di scottante attualità, destinato a
condizionare in futuro anche le
scelte politiche”. È quanto scrivono i vescovi, sottolineando “la
necessità e l’importanza del ruolo
svolto dalle istituzioni sanitarie e
socio-sanitarie cattoliche nell’ope-
peraltro alla dignità della persona
umana. Il diritto alla casa è inalienabile, così come quello ad un lavoro che
non si traduca in costante precarietà”.
UNA POLITICA
“CONCRETA” E “ALTA”
Di qui “il dovere all’impegno e
l’invito della Chiesa ai partecipanti
alla competizione elettorale ad indicare le risposte che intendono fornire a
questi problemi anche materiali: una
forma di politica ‘concreta’ che si deve
inscrivere in una cornice ‘alta’, perché
- secondo Mirabelli - le due dimensioni devono convergere nella ricerca
del bene comune”. Occorre “dare un
fondamento etico e di solidarietà alla
convivenza - prosegue il giurista -:
non siamo una somma di individui, è
il nostro destino comune a chiederci
di adoperarsi per la realizzazione del
bene di tutti. Un’idea di comunità e
solidarietà contenute nell’art. 2 della
Costituzione che parla di diritti inviolabili e doveri inderogabili sia per
quanto riguarda le persone, sia per
quanto riguarda le formazioni sociali,
il mondo del lavoro, dell’impresa e
della politica”.
Comunicato finale:
educazione, ricerca
di Dio sanità e politica
del futuro.
Mete impegnative
per l’intera comunità
cristiana
ra di evangelizzazione e di cura
pastorale”, che “costituiscono
uno speciale contributo della
Chiesa al bene del Paese”. È stata
questa, del resto, “una delle forme storiche” della testimonianza
cristiana, oggi per la Cei “messa
in questione da due fattori”: da
un lato, “le ben note difficoltà di
ordine economico legate non solo
alla difficile congiuntura, ma anche
a una perdurante diffidenza verso
le strutture ecclesiastiche, di cui si
misconosce talora la produttività
e la qualità dei servizi erogati”.
D’altro lato, “pesano la carenza
di vocazioni negli istituti religiosi,
l’esiguità delle risorse finanziarie
e una certa ritrosia a promuovere
forme di collaborazione reciproca
e di coinvolgimento delle Chiese
particolari”.
Vita
La
23 MARZO 2008
cultura
n. 12
Letteratura e Cristianesimo (ed. Jaca Book)
Pagine scritte e drammi
di coscienza
N
on ho più dimenticato quel
tardo pomeriggio di un
gennaio ricco
di neve e di
freddo -anni Ottanta-, quando
a Cremona approdò il
cardinal Giovanni Colombo, per commentare
l’Inno Sacro manzoniano “Il nome di Maria”,
proprio in Santa Maria
della Pietà, strapiena di
gente, che aveva atteso
a lungo, animata dal desiderio di sentire la voce
e il cuore di un “manzoniano” d’eccezione,
per vocazione chiamato
ad “insegnare”, in una
straordinaria ricchezza
di contenuti (veniva, invitato dal Centro Culturale “G. Cazzani”...). La
saggezza di quell’uomo,
unita a tanta cultura, con
lo straordinario dono di
una capacità comunicativa che obbligava ad
ascoltare, ci introdusse
nel mondo della Letteratura dell’Ottocento, partendo dalla riflessione
manzoniana, ogni volta
utile per ricuperare i valori più autentici.
U
n nuovo anello
alla catena (lettere), di Paul
Cézanne (Aix en Provence 19 gennaio 1839 – 22
ottobre 1906).
Questo il titolo del
volumetto numero 48
(pagg. 36, euro 4), della
collana quadrimestrale
“iquadernidiviadelvento”, curata da Fabrizio
Zollo, dato alle stampe
per conto delle Edizioni
Via del Vento di Pistoia,
che da alcuni anni propone, agli appassionati
bibliofili, testi inediti e
rari del Novecento.
A pagina 2 una foto
dell’autore nel 1861 mentre a pagina 24 possiamo
ammirare un disegno
Studio di nudo, part., 186065. In copertina ancora
un disegno di Cézanne,
Studio di nudi, 1860-65.
Duemila gli esemplari
numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i
tipi della Stamperia Elle
Emme di Pieve a Nievole
(Pistoia), che presentano diciotto lettere che il
pittore francese inviò,
tra il 1859 e il 1906, agli
amici come Emile Zola e
Camille Pissarro, al poeta
Joachim Gasquet, al mer-
Un libro dell’indimenticabile cardinal
Giovanni Colombo, interprete sincero
dei tormenti del primo Novecento
di Angelo Rescaglio
Il libro di oggi, riproposto a settant’anni dalla
sua prima apparizione,
con la suggestiva e intelligente introduzione
del cardinal Inos Biffi
(lui pure figlio della terra
lombarda), ci conferma
l’impressione di quei
tempi lontani, con una
viva gratitudine in animo, mentre riprendiamo
la persuasione di Giovanni Colombo: «Ogni
Iquadernidiviadelvento
Un nuovo anello
alla
catena
Aix en Provence
19 gennaio 1839-22 ottobre 1906
storia letteraria e provvidenzialmente quella
italiana, è una serie di
drammi di coscienza e
Cristo li illumina nella
luce della Verità. Lui
stesso è la verità. Taluni
risultano conformi al
modello, taluni difformi, taluni oscillanti» (il
curatore specifica: «Egli
ne attribuisce l’origine a
Giulio Salvatori: in realtà
erano inclinazione e capacità che facevano par-
cante Ambroise Vollard,
ai pittori Charles Camoin
ed Emile Bernard, al letterato Roger Marx, alla
madre Anne-Elisabeth e
al figlio Paul.
Uno spaccato dell’intero corpus delle lettere
di Paul Cézanne (oltre
duecento quelle censite)
che ci offre un’immagine
esauriente e fedele della
sua vita di uomo e di artista, insieme a uno sguardo sui fermenti culturali
dell’epoca. Ed è proprio
dall’analisi di queste lettere che emerge un Cézanne
ora scherzoso quando
scrive in versi all’amico
scrittore Emile Zola, ora
riflessivo quando disserta
di arte e di letteratura con
il pittore Emile Bernard,
ora tenero e sincero quando dialoga con la famiglia
e con il figlio Paul.
La collana quadrimestrale di prosa “iquadernidiviadelvento” si può
ricevere in abbonamento annuale mentre, per
maggiori informazioni e
curiosità sulla casa editrice pistoiese, è attivo il
sito internet all’indirizzo
www.viadelvento.it.
Franco Benesperi
te della sua natura e che
il ‘Diario’ adolescenziale
già chiaramente preannunciava, quando, con
straordinaria introspezione, investigava e descriveva il suo dramma
interiore di coscienza e
la sua passione per Gesù
Cristo»).
Il discorso su Ibsen e
“L’angoscia dell’impossibile autonomia”, su
Pirandello e “Il dramma della relatività”, su
Chesterton e “L’avventura dell’ortodossia”,
su Claudel e “Il mistero
della Chiesa”, infine su
Papini e Mauriac colti come interpreti del
“Messaggio di Gesù nel
Novecento”... tutto è
orientato, nell’interpretazione originalissima e
profonda su più versanti,
a dare ragione alla riflessione del primo capitolo,
intitolato “Atteggiamenti
dell’uomo moderno”:
«Dunque l’uomo moderno, in ogni campo, tende
a potenziare il proprio io.
E a potenziarlo tutto, e a
potenziarlo pienamente.
A potenziarlo tutto: non
appena lo spirito, ma
spirito e corpo in un normale unità; non appena
la vita superiore dell’intelligenza, ma questa
non separata dalle forze
sensibili ed emotive. A
potenziarlo pienamente:
l’uomo moderno non fa
consistere la felicità nel
vivere più o meno a lungo, ma nel vivere intensamente e fieramente di-
3
spiegando e sviluppando
tutte le capacità fino al
massimo possibile. Un
giorno da leoni è preferibile a cento anni da pecora. In questo moderno
messaggio di vita, inteso
più o meno rettamente o
torbidamente, si ritrovano i più cospicui uomini
d’azione, di pensiero e
di sentimento del secolo
nostro». La Letteratura si
pone, di fronte a questo
“ideale nuovo”, come
felice interlocutrice: ne è
ben convinto Giovanni
Colombo, maestro di un
pensiero che interpreta
la coscienza di noi tutti,
sul terreno della pagina
letteraria, ogni volta interpretata con passione e
desiderio di ricerca, per
accompagnare l’Uomo
nel suo eterno destino di
viandante verso la verità (ecco in Pirandello il
“dramma della relatività”, come pensa Donata
Genzi, in “Quando si è
qualcuno”). E il vescovo
letterato conclude: «Il
dramma della relatività
di Pirandello, e di tante anime moderne, è il
patimento per l’assenza
dell’Immobile che tutto
muove, del Supremo
bene che sazia il fluttuante nostro cuore; di
Colui che è, e in cui consistono coloro che non
sono”.
Pagine convincenti, di
cui “l’intuizione e la sostanza conservano attualità e valore”, commenta
il cardinal Biffi.
Poeti contemporanei
LA PRIMAVERA DI DIO
Per tutta la terra
corre il respiro della vita che rinasce,
sulle erbe ondula il vento brividi di gioia,
esulta il sole alle finestre,
e nelle valli, nel vento, nelle acque
echeggia il riso di Dio.
Questo è il giorno
che l’erba gli alberi la terra
salutano con lampi di gioia
il Vivente che risorge.
Qualcuno ha aperto il cielo
e i più umiliati e desolati degli uomini
sentono il cuore fremere toccato da Dio
e divenire infinito.
Solo essi odono
i piedi divini degli angeli
scendere dai cieli
e camminare tra il traffico
nelle strade degli uomini.
Tu non lasciarti incantare
dalle vetrine illuminate
da uova colorate e da gialli pulcini,
ma alza gli occhi al cielo
ai monti
agli orizzonti lontani
che palpitano di vita nuova
e ascolta
il canto della primavera di Dio
riempire l’universo.
Anna Tassitano
4 attualità ecclesiale
n. 12
23 MARZO 2008
Vita
La
CHIARA LUBICH
“I
n un clima sereno, di preghiera e di intensa commozione, Chiara Lubich ha concluso a 88 anni il
suo viaggio terreno questa
notte, 14 marzo 2008, alle
ore 2 nella sua abitazione di
Rocca di Papa (Roma)”. Con
queste parole, una nota ufficiale del Movimento dei Focolari ha annunciato questa
mattina la morte della sua
fondatrice, Chiara Lubich.
Continuano a giungere da
tutti i Continenti messaggi
di partecipazione e di condivisione da parte di leader
religiosi, politici, accademici
e da tanta gente del “suo”
popolo.
IL RICOVERO
AL GEMELLI
Dal 4 febbraio Chiara
Lubich era ricoverata al Gemelli per una “insufficienza
respiratoria”. Era entrata
per un check up programmato ma poi sono sopravvenute difficoltà respiratorie.
“Con grande gioia”, nei
giorni scorsi aveva ricevuto
una lettera personale di
Papa Benedetto XVI nella
quale le impartiva una “speciale benedizione”. “Sono
a conoscenza della prova
che sta vivendo - scriveva il
Papa - e desidero farle giungere in questo momento
difficile l’assicurazione del
mio ricordo nella preghiera,
affinché il Signore le dia
sollievo nel fisico, conforto
nello spirito e, mostrandole
i segni della sua benevolenza, le faccia sperimentare
il valore redentivo della
sofferenza vissuta in profonda comunione con lui”.
A sorpresa poi, il Patriarca
ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a Roma in
occasione del suo incontro
in Vaticano con Benedetto
XVI, ha voluto farle visita.
“Cordialissimo”,informa
il Movimento dei Focolari,
“si è intrattenuto con lei
in un momento ricco di
spiritualità e di profonda
comunione”. Al termine,
Bartolomeo ha dichiarato:
“Ho voluto venire qui
per portare il saluto mio
personale e del Patriarcato
ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà
con la sua vita alla Chiesa
intera. Le ho pure impartito
con riconoscenza la mia
benedizione. Sono felice di
averla incontrata”. Sempre
al Gemelli aveva ricevuto
la visita anche del cardinal
Miloslav Vlk, arcivescovo di
Praga, e di Andrea Riccardi,
fondatore della Comunità di
Sant’Egidio.
IL RITORNO A CASA
Per suo espresso desiderio, mercoledì 12 notte,
Il suo orizzonte
Chiara Lubich è stata
portata a casa, nella sua
abitazione di Rocca di Papa,
che si trova nei Castelli
Romani, a fianco del centro
internazionale dell’Opera di
Maria. Qui è stata circondata
dall’affetto e dalle preghiere
della sua comunità. ‘’Chiara
- fa sapere l’ufficio stampa
dei Focolari - continua a
ispirare grande serenità.
Due giorni or sono ha confidato di aver avvertito la
presenza spirituale di Maria.
Chiara ha vissuto tutta la
vita in profonda comunione
con lei. L’Opera da lei fondata infatti porta il nome
di Opera di Maria, il nome
con cui è stato approvato
dalla Chiesa il Movimento
dei Focolari. Questi momenti sono accompagnati
dall’intensa comunione e
continua preghiera di tutto il
movimento nel mondo”. Per
tutta la giornata, centinaia
di persone - parenti, stretti
collaboratori e suoi figli
spirituali - sono passati nella
sua stanza, per rivolgerle
l’ultimo saluto, per poi fermarsi in raccoglimento nell’attigua cappella, sostando
a lungo attorno alla casa in
preghiera. “Una ininterrotta
e spontanea processione - si
“Che tutti
siano uno...”
legge nella nota diffusa oggi
-. A taluni Chiara ha potuto
anche fare cenni d’intesa,
nonostante l’estrema debolezza”. Al suo fianco c’erano
le prime compagne - Eli
Folonari che l’ha seguita
da vicino, Dori Zamboni,
Aletta Salizzoni, Silvana
Veronesi, Graziella De Luca,
Gis Calliari e Bruna Tomasi
- che insieme a lei hanno
fondato il Movimento dei
Focolari.
Una luce per il mondo
Un impegno per la fratellanza
tra tutti i popoli
è aggravata, “e lì – prosegue
Vandeleene – è successo
una cosa meravigliosa e
commuovente”. “Al seguito
delle prime compagne – racconta Vendeleene – centinaia
di persone sono giunte a
casa sua e tutte sono potute
entrare una ad una nella sua
stanza per ore, per vederla,
dirle magari ancora una sola
parola: grazie, darle un bacio
sulla mano. La commozione
è grande, ma più grande è
la fede nell’Amore, in Dio
Amore che guida ogni cosa,
in Dio Amore che lei ha fatto
conoscere a tanti”.
U
n vero e proprio
pellegrinaggio di popolo. È
quanto è avvenuto in questi
giorni a Rocca di Papa, al
centro internazionale del
Movimento dei Focolari
dove da venerdì 14 marzo
una folla ordinata e commossa di persone provenienti
da tutta Italia, è venuta per
dare l’ultimo saluto a Chiara
Lubich. La cerimonia delle
esequie – presieduta dal
card. segretario di Stato Tarcisio Bertone nella basilica
romana di San Paolo fuori le
mura – è stata preceduta da
un’ora di canti e meditazioni
di Chiara Lubich a cui sono
seguiti brevi interventi di
alcuni rappresentanti delle
altre Chiese e religioni.
LE ULTIME ORE
Ha salutato ad una ad
una le compagne che l’hanno accompagnata nella sua
avventura fin dai tempi di
Trento. Poi via via, lungo la
notte, centinaia di persone
sono giunte a casa sua, nella
sua stanza, per dirle anche
solo “grazie”. A raccontare le
ultime ore vissute da Chiara
Lubich è Michel Vandeleene, teologo e curatore
dell’opera biografica “Erano
i tempi di guerra”. “L’ultimo
mese – racconta Vandeleene
– Chiara era stata ricoverata
in ospedale, al Gemelli di
Roma. Lì aveva potuto fare
ancora tanta corrispondenza
e prendere decisioni importanti per il Movimento.
Aveva anche ricevuto una
lettera del Santo Padre che
rileggeva spesso e le dava
conforto”. “Alcuni giorni
fa aveva espresso ripetutamente il desiderio di tornare
a casa e l’altro ieri notte
era stata portata a casa sua
perché la sua fine sembrava
ormai imminente”. “Dopo
aver sentito la santa messa
e ricevuto l’Eucaristia ha
voluto vedere una ad una
le sue prime compagne, i
suoi primi compagni e altri
focolarini, suoi stretti collaboratori. Era cosciente e ha
potuto sentirli, incontrarli”.
Poi la sua salute in serata si
IL FUNERALE
Migliaia di persone da tutta
Italia, Europa e anche alcuni in
rappresentanza dei continenti hanno partecipato martedì
18 marzo a Roma ai funerali
di Chiara Lubich. Un lungo
applauso ha accompagnato
l’ingresso del feretro nella basilica di San Paolo fuori le mura.
A portarlo a spalla 6 focolarini
preceduti da un gruppo di membri del Movimento dei Focolari
di diverse età e nazionalità. Tre
focolarine hanno poi adagiato
sul feretro tre garofani rossi,
simbolo della sua consacrazione
a Dio avvenuta il 7 dicembre
del 1943. Poi sono saliti a fianco
dell’altare i rappresentanti delle
diverse religioni (ebrei, musulmani e buddisti) e delle Chiese
cristiane (ortodossi, luterani,
anglicani). Solo dopo sono cominciati i funerali, presieduti dal
card. Tarcisio Bertone, segretario
di Stato vaticano, e concelebrati
da 16 cardinali, 40 vescovi, un
centinaio di sacerdoti. Chiara
Lubich riposa nella cappellina
del Centro Mariapoli di Rocca
di Papa (Roma), accanto a Igino
Giordani.
La sua vita
C
hiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920.
Durante il fascismo vive anni di povertà: il padre
socialista perde il lavoro a causa delle sue idee. Il suo
nome di battesimo è Silvia. Assumerà quello di Chiara, affascinata dalla radicalità evangelica di Chiara
d’Assisi. Partecipando, nel 1939, a Loreto ad un corso
per giovani di Azione Cattolica, nel Santuario dove è
custodita, secondo la tradizione, la casetta che aveva
ospitato la Sacra famiglia, intuisce quale sarà la sua
vocazione: una riproduzione della famiglia di Nazareth, una nuova vocazione nella Chiesa, il “focolare”,
che molti avrebbero seguito. Il 7 dicembre 1943 Chiara
pronuncia il suo sì a Dio nella chiesetta dei Cappuccini
di Trento. Aveva 23 anni. Gli inizi del Movimento dei
Focolari sono segnati convenzionalmente da questa
data. “In un rifugio antiaereo - racconta Chiara apriamo a caso il Vangelo alla pagina del Testamento
di Gesù: «Che tutti siano uno, Padre, come io e te».
Quelle parole sembrano illuminarsi ad una ad una.
Quel «tutti» sarebbe stato il nostro orizzonte. Quel
progetto di unità la ragione della nostra vita”. Da questa “spiritualità dell’unità” si sviluppa il Movimento
dei Focolari. In poco più di 60 anni, raggiunge una
diffusione mondiale (182 Paesi), con oltre 2 milioni di
aderenti e una irradiazione di alcuni milioni, difficilmente quantificabile. La sua spiritualità è seguita da
persone di ogni età, categoria, vocazione e cultura.
Chiara dà il via a movimenti specifici: per le nuove
generazioni, per le famiglie, per agire nel sociale e
nella Chiesa. La pagina ecumenica del Movimento si
apre nel 1961, nel tempo in cui Giovanni XXIII pone
l’unità dei cristiani tra i primi scopi del Concilio. Chiara Lubich è la prima donna cristiana ad esporre la sua
esperienza spirituale, nel 1981 in un tempio a Tokyo
di fronte a 10.000 buddisti, e nel 1997 in Tailandia a
monache e monaci buddisti. Nello stesso anno è nella
storica Moschea “Malcolm X” di Harlem a New York,
di fronte a 3.000 musulmani afro-americani. E poi
rapporti con gli ebrei e con il mondo indù.
Sotto e a sinistra, Chiara Lubich con due figure simbolo del Novecento
Vita
La
23 MARZO 2008
attualità ecclesiale
n. 12
P A S Q UA
Il cerchio spezzato
La Parola e le parole
Pasqua di Risurrezione
(anno A)
At 10,34-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9
Il Risorto
in ogni frammento
della storia umana
L
di Cristiana Dobner
G
esù Cristo, inquietante
persona o personaggio? “Roba” da
preti e da suore... Eppure anche oggi
molti si pongono domande su di lui.
La sua attenzione ai piccoli, ai
poveri, il suo annuncio di salvezza
e di non violenza, di pace, la non discriminazione fra bravi e non bravi,
l’essere torturato e morire per tutti,
emergono come sue caratteristiche
che, sotto sotto, si desidera assumere fare proprie (beh... non proprio la
tortura e la morte!).
Nel processo di secolarizzazione
tutto è stato travolto e inquinato?
Indubbiamente tutto è stato scosso e
richiede un vaglio, un esame perspicace e sereno. Tutto che cosa? Tutto
include tutto, ma come perimetrarlo? I rapporti della persona con se
stessa, i rapporti con la persona
amata con cui condividere la vita
(ma perché non un tratto della vita?
Perché non condividerlo con più
persone amate simultaneamente?), il
rapporto con il dolore e la sofferenza (hai mai visto una persona torcersi per dolori lancinanti oppure rimanere in coma, fissa e immobile?).
Ci giurerei: molti hanno davanti
agli occhi “Fiori d’acciaio”, con la
bella e generosa Shelby cui viene
staccata la spina...
Ma Gesù Cristo in tutto questo
che ha da vedere?
Sono domande ai cristiani, sono
interrogativi sulla capacità di comunicare il loro incontro con Cristo
morto e risorto.
I cristiani sanno che Gesù Cristo
si incontra perché vuole farsi incontrare. Si è incarnato proprio per questo per poter dire a ciascuno: “Eccomi, sono con te!”. È una scoperta
gioiosa che però esige un radicale
mutamento di pensiero e di azione,
cioè di concretezza nel quotidiano.
Sembrano, queste, tesi astratte,
invece sono proposizioni di vita
reale: chi ha incontrato Lui, Gesù
il Cristo, deve lasciarsi cambiare e
condividere la vita con i fratelli e le
sorelle facendone un dono. Non ci
si può rivolgere a se stessi e lasciarsi
cullare da tutto quanto ovatta, gratifica, rende palesemente trendy.
Gli occhi che l’hanno visto devono cambiare e guardare, con amore,
tutti.
Il dolore e la sofferenza, anche
estremi, vanno tenuti in mano ma la
mano è deposta nella grande mano
del Padre che conduce e guida.
Anche Shelby, che sarebbe potuta
diventare segno di amore vero e
duraturo e non soltanto, una volta
eliminata, molla di una vita nuova
che continua ma in pura superficie,
senza darsi ragione del perché.
Gesù Cristo va incontrato dinanzi a quella pietra che sigilla il suo
sepolcro, va incontrato: torturato e
morto. In Lui ogni frammento della
5
La risurrezione di Gesù (miniatura del XV secolo)
storia umana ha trovato la sua collocazione e il suo assorbimento in un
amore più grande che dilaga e contagia. Il masso è là, chiude e impedisce
di entrare in un loculo che emana
fetore. Abitualmente. Gesù Cristo invece ha spezzato questo cerchio che
ci stringeva e ci strozzava con la sua
energia di Uomo ritto in piedi, di Colui che ha abbandonato la posizione
orizzontale del cadavere ed ha smosso il masso con la sua luce. I cristiani
in lui, il Risorto, scoprono la chiave
della vita vera, non quella dei prati
con il coniglio pasquale (ma forse anche quella perché i bambini possano
godere del ritrovamento delle uova
colorate) ma quella reale che conosce
nella storia i
prati che
occorre
coltivare
e
bonificare da risorti, prati solcati di
Luce infinita quando, presi per mano
dal Risorto, fisseranno gli occhi sul
volto del Padre.
Pasqua: non festa di quartiere,
di regali e coniglietti ma del Risorto,
sua e di tutti noi in lui. Pasqua notizia da comunicare con il linguaggio
di chi ha incontrato il Risorto, l’ha
riconosciuto sulle strade del mondo,
soprattutto su quelle dove la polvere
si mescola con il sangue innocente.
Il Risorto è là: ancora una volta il
cerchio della morte si è spezzato e la
vita è stata liberata. I grandi media
non se ne accorgono.
I cristiani, come le donne di ritorno dal sepolcro vuoto, ben lo sanno.
I cristiani, come le donne di ritorno
dal sepolcro, avvertono la responsabilità e la gioia di raccontarlo
con volti aperti e con parole
vissute.
e letture della domenica di Pasqua presentano una sintesi
dell’annuncio che fonda la nostra fede: per il credente cristiano tutto
inizia e trae senso dall’evento della morte e risurrezione di Gesù. “Essi
lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al
terzo giorno e volle che apparisse non a tutto il popolo ma a testimoni
prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto insieme con
lui”: è questo l’annuncio della Pasqua che esprime la consapevolezza
della prima comunità riguardo alla risurrezione come azione del
Padre che ha risuscitato Gesù. Nell’evento pasquale si comunica a
noi la comunione di vita, del Padre, del Figlio e dello Spirito. Nel
discorso di Paolo nella casa di Cornelio possiamo ritrovare l’annuncio
essenziale dell’evento della Pasqua unito all’invio della testimonianza: i testimoni della risurrezione sono ‘coloro che hanno mangiato e
bevuto insieme’ con Gesù. Ciò significa che l’evento della sua morte e
risurrezione va inteso in continuità con tutta la sua esistenza terrena,
con i suoi gesti e le sue parole: per questo i testimoni della risurrezione
devono essere coloro che lo hanno incontrato, a partire dal battesimo
di Giovanni. E’ il crocifisso che il Padre ha risuscitato. La risurrezione
è così evento di comunione e di relazione. Ma la risurrezione è anche
luogo in cui si rivela la distanza tra il modo di giudicare di Dio e il
modo di pensare umano: nella croce si rende presente il rifiuto di
Gesù da parte dell’umanità, proprio quel Gesù Dio ha esaltato. La
risurrezione è annuncio di un nuovo modo di guardare la vita e
la storia. La pagina del vangelo racconta i segni e gli avvenimenti
che accompagnano la risurrezione: non è un racconto di un fatto.
La risurrezione, il ‘rialzarsi’ di Gesù dalla morte è un evento che si
pone come tangente la storia, che ha un versante oltre la storia, oltre
i limiti del tempo e dello spazio. Non troviamo racconto di un fatto
perché la risurrezione è evento che se investe la storia d’altra parte
si pone al di là della storia, è già anticipo e compimento di una realtà
‘ultima’. Per questo i testi della prima comunità sono testimonianza
di un evento che non può essere descritto, e neppure è da dimostrare.
Piuttosto è annuncio e testimonianza che solo nella fede può essere
accolto: è affidamento che si fonda sui segni, ma soprattutto sulla
parola e sulla testimonianza di Gesù stesso: sta qui il credere dei primi
discepoli, ed è anche il credere nostro, di noi che possiamo incontrare
il Cristo risorto oggi proprio nell’esperienza della fede. La pagina
del vangelo di oggi ci offre un percorso proprio in questa direzione.
Ma c’è anche un altro aspetto della risurrezione, punto cardine della
nostra fede: è il coinvolgimento della nostra vita nell’evento della
risurrezione. La seconda lettura tratta da una lettera paolina ce lo
indica: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,
dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio… voi infatti siete morti e
la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”. La nostra vita è il terreno
in cui Dio, sepolto come chicco di grano, è fatto risorgere e noi con
lui. Così, in riferimento al quotidiano, letto nella fede, Raniero La
Valle ne parla: “Noi abbiamo un bambino che ci è caro, che si chiama
Tommaso, la cui prima ed unica parola, poi ripetuta più volte, non
è stata né ‘mamma’, né ‘papà’, ma è stata ‘grazie’, anzi ‘azie’, che
diceva non solo quando riceveva qualcosa, ma soprattutto quando
porgeva qualcosa. La sua ipotesi era che la vita fosse un’azione di
grazia, e che il dare e accettare ciò che qualcuno ti porge e ti dona,
quella è ‘eucaristia’. La vita può essere allora questo risvegliare il Dio
che è nascosto dentro di noi e che tace perché è un Dio discreto (….)
E allo stesso tempo risuscitare il Dio che è sepolto ‘come se non ci
fosse’, nel mondo: questo è ciò che Bonhoeffer chiama ‘partecipare
alle sofferenze di Dio’, ‘al dolore di Dio per il mondo senza Dio’. Dio
muore nel mondo e noi lo risuscitiamo partecipando alle sofferenze
di Dio nel mondo; con le opere, certo, ma più ancora con l’amore e
con il riconoscimento e l’accettazione del dono, del dinamismo dello
Spirito” (R.La Valle, Se questo è un Dio). Il segno della tomba vuota,
e le parole di Maria ‘Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non
sappiamo dove lo hanno posto’ aprono la pagina del vangelo; ma
al centro sta il ‘vedere’ del discepolo che corre, arriva primo, vede,
ma aspetta che giunga anche Simon Pietro. C’è qui un sottile riferimento alla tensione ed all’incontro tra l’istituzione - rappresentata
da Pietro - ed il ‘carisma’ di chi vive un rapporto intimo e profondo
con Gesù, evocato nel profilo del discepolo che Gesù amava, capace
dell’intuizione di chi vuole bene prima di tutto. Solamente di lui è
detto che riesce a vedere in modo nuovo: ‘e vide e credette’. C’è un
vedere che legge dentro i segni di per sé ambigui e incerti. Tutti e
due vedono ma ‘il discepolo che Gesù amava’ si apre al ‘credere’
così come il cieco riavuta la vista era stato illuminato e guidato ad
aprirsi al credere in Gesù come salvatore: il credere non nasce da
altro se non dall’accoglienza di una relazione di vita, e l’esistenza
può allora essere intesa come ‘dire grazie’ ed attuare un servizio,
al di là di appartenenze istituzionali e di ruoli e compiti. Allora
celebrare la Pasqua oggi è invito a scoprire in Cristo un volto di Dio
che, nonostante secoli di cristianesimo, abbiamo appena iniziato ad
incontrare. Il sepolcro vuoto ci ricorda che è un incontro che si attua
in una assenza, ma anche nel dono del suo farsi incontro, di segni
da lui lasciati: ciò comporta sofferenza e attesa. Ed è per noi invio a
scorgere dentro di noi e nelle vicende umane i segni di vita di cui la
risurrezione di Gesù è primizia e primo seme. A. Cortesi op
Pistoia
Sette
N.
12
23 MARZO 2008
D
urante l’ultimo
incontro in preparazione alla
Pasqua, siamo stati invitati
a riflettere sul cap. 21 (1-8),
dell’Apocalisse.
Questo brano ci conduce
verso il nostro domani, attraverso tre immagini che si
riversano l’una sull’altra.
Il primo elemento che ci
guida all’approdo è “Un cielo nuovo e una terra nuova”,
è una visione biblica in cui si
guardano due realtà, il livello di Dio e quello dell’uomo,
i due estremi che raccolgono
l’intera vicenda della storia,
con l’intervento di Dio.
Nell’ultimo approdo
cambieranno le nostre relazioni con Dio, di conseguenza, anche i rapporti tra noi,
che non avverranno più in
modo conflittuale, non più
segnati dal limite ma illuminati, perché consegnati alla
potenza trasformante del
Risorto.
Il testo continua riferendo che “il cielo e la terra di
N
on bisogna
dare l’elemosina, specialmente ai bambini che vengono sfruttati a questo scopo. Non bisogna farsi vincere dall’emotività delle
scene pietose. L’elemosina
spesso serve solo a tacitare
la coscienza. La vera carità
è far uscire queste persone
dall’emarginazione, dare
loro una dignità.
“Non possiamo contribuire a perpetuare
questo sistema, ci ha detto
il direttore della Caritas
di Cremona don Antonio
Pezzetti. Prendiamo il caso
dei bambini che chiedono
l’elemosina per strada. Il
loro vero bene è inserirli in
un contesto educativo, non
certo farli restare in una
condizione di schiavitù.
Spesso si tratta di un’organizzazione familiare, di
una cultura familiare, che
induce donne e bambini
a questo ‘lavoro’. Dare la
moneta significa accettare
la cosa e renderla addirittura economicamente
vantaggiosa”.
Il timore che una presa
di posizione unitaria su
questi temi possa essere
facilmente strumentalizzata da giornali e politici
(in piena campagna elettorale) c’è in tutti i protagonisti. «La questione -ha
aggiunto il responsabile
Q UA R E S I M A
IN
C AT T E D R A L E
La chiesa in cammino nel tempo
Letture dal libro dell’Apocalisse
prima erano scomparsi”.
La nuova realtà sarà talmente invadente che il male,
sempre rappresentato dal
mare nelle Sacre Scritture,
scomparirà in tutta la sua
forza abissale, nella sua totalità e radicalità.
Il secondo elemento che
ci guida è “la città Santa, la
nuova Gerusalemme”.
Questa è talmente intima
di Dio che diventa luogo
della sua presenza, della sua
visibilità, non è più la Gerusalemme della Passione, ma
è trasformata dalla potenza
della Resurrezione. La nuova
realtà che scende dal cielo
nella storia, siamo noi comunità cristiana che si lascia
L’incontro
conclusivo
guidare dall’Apocalisse,
pronti a portare la novità di
Dio nel mondo, siamo la trasformazione in atto della storia, siamo germe di relazioni
nuove, siamo la rivelazione
del suo volto. Si rileva di
nuovo il nostro essere chiamati a divenire “fidanzate”
che tessono l’abito attraverso
la fedeltà quotidiana con la
fatica della coerenza, per essere fedeli senza mediocrità
e senza compromessi.
Proprio secondo l’alfabeto delle nozze, il faticare, il
soffrire è il codice dell’amore
ESPERIENZE
nuziale, nel quale si vive
l’esclusività dell’amore.
Si giunge alla descrizione
del terzo elemento, siamo
invitati a guardare la tenda,
con riferimento a quella
dell’Esodo dove abitava la
Gloria di Dio ed Egli era presente in mezzo al suo popolo. È luogo dell’incontro, del
convegno, del colloquio con
il Signore, della comunione
tra Dio e l’uomo. È un anticipo dell’epilogo finale quando
sarà annientata la distanza
tra Dio e l’uomo, quando ci
sarà un vero legame d’amicizia.
Il testo prosegue riferendo che la morte, la violenza,
l’ingiustizia, che avevamo
trovati rappresentati dai
cavalli verde e rosso, non
sono più.
Il Signore si chinerà su
ciascuno e ci accorgeremo
che nessuna lacrima è caduta
nel vuoto, ogni pena lascia
una traccia nel cuore di Dio,
ognuno sarà consolato personalmente per ogni singola
sofferenza.
Di nuovo si fa riferimento al suo far nuove tutte le
cose, al suo colorare di primavera tutta la storia, al suo
costruire una tenda dentro
ciascuno di noi, tutto ciò non
puo’ che allontanarci da ogni
forma di ripiegamento su noi
stessi.
Il Signore si definisce
SU CUI RIFLETTERE
Davanti alle Chiese
accattonaggio in crescita
della Caritas diocesana di
Cremona- è che spesso abbiamo a che fare con gruppi organizzati, sempre gli
stessi. Sfruttano l’ingresso
in chiesa per far sentire in
colpa il fedele utilizzando
tecniche sperimentate. Chi
incontra queste persone
dovrebbe pensare al fatto
che dare l’offerta le legittima a continuare a vivere
così senza consentire loro
alcun progetto serio di vita
e di integrazione».
“La questua è un
sistema che intendiamo
contrastare -ha detto Angela Pluderi, responsabile
diocesana della San Vincenzo-. La S. Vincenzo era
profondamente convinta,
vista l’esperienza fatta
in questi ultimi anni, che
aiutare concretamente
queste persone abbia un
valore ben diverso rispetto
all’elemosina”.
Di norma la S. Vincenzo non dà mai denaro
in mano, è disponibile a
pagare la mensa e i libri
Un problema che si aggrava
sempre di più anche da noi.
E’ possibile, con il contributo di tutti,
arrivare a soluzioni più ragionevoli senza
mancare alla carità?
scolastici dei figli, alcune
utenze domestiche come
l’affitto, bollette di luce ed
acqua in casi di comprovata emergenza, o quando
c’è un progetto in corso
con i servizi sociali del
Comune, fornisce generi
come l’alfa e l’omega, è stato
l’inizio del nostro cammino,
è compagno di viaggio, tale
da trasformare la nostra vita
in un cammino pasquale,
così da essere anche l’epilogo.
Fa riferimento a chi ha
sete, si lascia nel generico,
guarda a chi è spinto dal
bisogno, dal desiderio, a chi
è in ricerca, a costoro, Dio
sorgente d’acqua, da tutto se
stesso, si fa dono e approdo.
Questo avverrà a chi
ha vinto, a noi comunità in
ascolto del libro dell’Apocalisse, che cerca di rimanere
fedele al Signore.
Ma “per i vili..”, e riferisce sette categorie sintetizzate nei mentitori, in coloro che
vivono nella falsità morale
e spirituale, ci sarà l’acqua
dello stagno, ferma, marcia,
dove niente può vivere, tutto
è bruciato, ci sarà una situazione di morte assoluta, assenza assoluta di relazione.
P.V.
alimentari e non rifiuta
interventi straordinari che
limitino la fatica di queste
donne spesso alle prese
con tanti figli, ad esempio
l’acquisto di una lavatrice.
«Abbiamo provato a convincere le questuanti ad
allontanarsi dalla piazza,
offrendo loro le alternative
di aiuto sopra elencate, ma
non è servito a nulla. Va
detto che non tutti i Rom
vivono di questua. Ve ne
sono molti che lavorano e
si stanno integrando.
La S. Vincenzo si rende
perfettamente conto che le
tipologie di povertà sono
molte: situazioni di disoccupazione, lavoro precario
e sottopagato, malattie
e affitti spesso eccessivi
per gli appartamenti offerti. Per questo motivo,
conosciuta realmente la
situazione di disagio, è
disponibile a sostenere le
famiglie in difficoltà, ma
non la pratica della questua. Se la carità cristiana
consiste nell’aiutare le
persone a riacquistare la
propria dignità, dare una
moneta serve solo a tenere
il povero lontano da noi.
La vera carità cristiana
si manifesta nell’aiutare gli
altri a camminare insieme,
a reinserirli nel contesto
sociale».
Dario Maffezzoni
8 chiesa pistoiese
n. 12
C ENTRO C ULTURALE M ARITAIN
Un Dio debole o un Dio umile?
I
l tema della
ricerca del nuovo volto
di Dio è stato inquadrato
da Roberto Repole nella
cornice più ampia del
“fare teologia”. Il principio primo della teologia – ha sottolineato il
docente di ecclesiologia
– è la fedeltà alla Tradizione, che ha il dovere
di superare la tentazione
dell’originalità ad ogni
costo. Tuttavia, poiché
la fede è realtà viva, occorre anche che essa si
trasformi, assuma forme
diverse dalle precedenti,
seppur in continuità con
esse. La realtà in cui oggi
la fede vive è contrassegnata dalla cultura del
pensiero debole. Cosa
accogliere di questa filosofia e cosa rigettare
in quanto incompatibile
con il cristianesimo, si
è chiesto il relatore. E’
da accogliere la “pars
destruens”, cioè il superamento di un’immagine
di Dio onnisciente, onnipotente, immutabile,
impassibile, che non
tiene conto della libertà
umana. Un’immagine di
Dio non inusuale nella
Nella relazione al centro Maritain,
il teologo Repole illustra la sua lettura
di un Dio e di una Chiesa che facciano
dell’umiltà il loro segno distintivo
dottrina cristiana fino al
concilio Vaticano II. Se
questo superamento è
dunque da condividere, l’accettazione, però,
non può estendersi fino
all’immagine estremizzata di un Dio debole
e impotente, dinanzi al
quale sembra addirittura
inutile pregare.
La soluzione prospet-
Prossimo incontro
Per una teologia degli animali
È
L’incontro si terrà giovedì 27 marzo
difficile negare che
la tradizione cristiana sia stata segnata nella quasi totalità
da un silenzio assordante
intorno agli animali, alle loro
sofferenze, ai loro (eventuali)
diritti.
La diffusione negli ultimi anni di una maggiore
sensibilità collettiva sulla
questione è dovuta in gran
parte all’emergere di filosofie
(P. Singer, T. Regan) e movimenti animalisti culturalmente estranei al mondo cristiano, dove non sembrano
trovare adeguata risonanza
a livello magisteriale quelle
voci teologiche, che pure non
mancano, attente a cogliere
questo segno dei tempi. Il
Catechismo della Chiesa
cattolica, per esempio, dedica agli animali uno spazio
limitato all’interno della trattazione del settimo comandamento (nn. 2415-2418),
annoverandoli di fatto tra le
risorse destinate alla comune fruizione dell’umanità,
ne legittima ogni possibile
sfruttamento (massimo nella
società industriale e consumistica) e considera parimenti indegno farli “soffrire
inutilmente” e spendere per
loro “somme che andrebbero
destinate, prioritariamente,
a sollevare la miseria degli
uomini”. Qui trova piena
alle 21, nella sede del centro.
Interverrà Paolo De Benedetti della facoltà
teologica dell’Italia settentrionale
legittimazione l’alternativa,
ancora così radicata nella coscienza del cattolico medio,
tra cura degli esseri umani e
cura degli animali, alternativa secondo la quale lo stesso
Francesco d’Assisi (pure
ricordato, come altri santi,
per la sua “delicatezza”
verso gli animali) potrebbe
risultare sospetto. Appare
perciò sostanzialmente confermata una tradizione che
non ha elaborato riguardo
agli animali alcuna dottrina
morale, e che per questo fin
dall’antichità è stata accusata
di insensibilità da vari pensatori (ricordiamo soltanto
Schopenhauer e Martinetti).
Questa centralità assoluta
dell’uomo - “delirio antropocentrico” secondo la definizione di Karl Barth – per
cui tutto il creato è privo
di valore intrinseco e “non
vale letteralmente niente sub
specie aeternitatis” (Drewermann), perché esclusivamente finalizzato all’unico essere
dotato di anima immortale e
destinato alla resurrezione, è
stata teologicamente fondata,
da sostenitori e accusatori,
sulla Bibbia. Le cose stanno
veramente in questi termini? Davvero la Bibbia, in
particolare il passo della
Genesi(1,28) dove Dio affida
all’uomo il compito di “soggiogare e dominare” la terra,
giustifica la crudele tirannia
verso l’animale che secondo
molti ha caratterizzato la
dottrina e la prassi giudaicocristiane?
È convinto del contrario
Paolo De Benedetti, biblista, profondo conoscitore
dell’ebraico e dell’ebraismo,
nonché zoofilo, che attraverso una (ri)lettura sapiente e
appassionata della Bibbia (in
particolare del Pentateuco e
dei Profeti) e della sua interpretazione nella tradizione
rabbinica, ne svela ricchezze
per lo più nascoste e potenzialità inattese. L’ermeneutica di De Benedetti non si
limita a sottolineare - concetto peraltro abbastanza pacifico oggi - che il dominium
terrae significa piuttosto
buon governo del mondo
per conto del Creatore, ma
tata da Repole è, così,
una terza via: un tipo di
Dio né assolutamente
forte, né inermemente
debole, piuttosto un Dio
umile, dove il concetto
di “umiltà” rimarca la
radice di “humus”, terra.
Così ne fuoriesce l’idea
di un Dio cristiano talmente amante della terra
e della cose terrene da
mostrare condiscendenza anche nei confronti di
un essere che è nulla, da
compromettersi e chinarsi su colui che è impastato di terra, naturalmente
l’uomo. E il Dio cristiano
dà prova di questa umiltà più e più volte: nella
kenosi, nella incarnazione, nella passione e nella
morte di croce.
Allora, questa umiltà
che connota in pieno
l’identità di Dio – ha
concluso Repole – deve
trascorrere dalla Fonte
alle sue immagini, dimodoché anche ciascun
fedele e la Chiesa stessa
nella sua interezza ne
facciano il proprio segno
distintivo e la propria
identità.
A. V.
va oltre, affermando che gli
animali, oggetto dell’amore
compassionevole di Dio,
sono anch’essi “prossimo”
dell’uomo, che ne è responsabile, e quindi, se questa
parola non fosse estranea al
linguaggio biblico, potrebbero considerarsi titolari di
diritti. Ma la questione degli
animali non è soltanto un
problema di antropologia
teologica con importanti
implicazioni etiche, è anche
per De Benedetti un problema centrale di teodicea così
che, di fronte al mistero della
sofferenza muta e innocente,
del gemito della creazione
(Rm 8,22), egli afferma la
sua speranza nella resurrezione di “ogni carne”, senza
la quale la giustizia di Dio
sarebbe imperfetta. Possa
la riflessione di Paolo De
Benedetti contribuire ad un
rinnovamento, di cui cogliamo qualche timido segnale,
del pensiero e della prassi
cristiana, all’elaborazione di
un nuovo “animalismo” di
segno spirituale, che si confronti veramente con le sfide
culturali e morali del nostro
tempo.
Marta Buscioni
Paolo De Benedetti è docente di Giudaismo presso la Facoltà teologica
dell’Italia Settentrionale di Milano
e di Antico Testamento presso gli
Istituti di Scienze Religiose delle
Università di Urbino e Trento.
Sul tema degli animali ha scritto i
volumetti E l’asina disse...L’uomo
e gli animali secondo la sapienza
di Israele, Qiqajon,1999 e, per la
collana “Parole delle fedi”, Animali,
EMI, 2007
23 MARZO 2008
Vita
La
Consiglio Pastorale Parrocchia di Prunetta
con il patrocinio assessorato alla cultura
Comune di Piteglio
Chiesa di San Basilio Magno a Prunetta
Domenica 23 marzo 2008 ore 21
Concerto di Pasqua
Percorso di recite e canti sacri
dai paesi del mondo
eseguito dalla Corale di S. Barbara
diretta dal Maestro Gilberto Valgiusti
Casalguidi
Torna la «Festa Bella»
V
enerdì torna a Casalguidi la tradizionale processione del Gesù
morto, con personaggi in costume, una manifestazione che si ripete
dal 1693 e che pur avendo subito negli anni qualche cambiamento,
conserva intatto lo spirito religioso delle origini.
In origine, come la volle l’allora vescovo di Pistoia monsignor Leone
Strozzi, i “processionanti” camminavano a piedi scalzi e molti di
loro portavano la croce sulla spalla. Vi erano anche, come sempre
in queste manifestazioni, un certo numero di flagellanti i quali si
battevano a sangue con catene e funi. Successivamente, attraverso
i secoli, si è passati a quella che già nei primi anni del ‘900 veniva
chiamata «Festa Bella», e dove le “società” in cui si divideva il paese
formavano vari quadri. Ancora oggi la «Festa Bella» si sviluppa in
quadri tematici rievocativi, che sono in tutto 11, oltre a quello storico
militare, composto dalla cavalleria e dalla fanteria, che precede la
rievocazione storica e cronologica della Passione e morte di Cristo.
Ogni quadro è aperto dai rappresentanti delle «società» ed in particolare dall’angelo, dal portatore del dono e dai paggetti. Ogni società
prende il nome da una delle 10 zone in cui, per tradizione, è suddivisa
la parrocchia: Castel de’ Bobi, Casi-Gramigneto, Prata-Stincaia, San
Biagio, Castelnuovo, Ponte Stella, Baco-Catavoli, Cantagrillo, Bugigattoli, Pontassio-Bottegaccia. Si inizia con «l’Ultima cena» per finire
con la scena del Golgota. La manifestazione si conclude a sera con
la suggestiva rappresentazione scenica della crocifissione e deposizione del Cristo, che avviene davanti alla chiesa parrocchiale di San
Pietro.
Pa.Ce.
Centro Famiglia S. Anna
Conversazioni in famiglia
M
ercoledì 26 marzo alle 17, nella sala riunioni del Centro
Famiglia S. Anna in vicolo de’ Pazzi 16, si terrà l’ultimo dei cinque
incontri del ciclo “Conversazioni in famiglia”, dal titolo “L’essere
padre nella relazione affettiva, oltre il ‘dovere’”; relatore sarà Alessandro Martini, direttore Caritas di Firenze. E’ previsto un servizio
di baby sitting.
Ufficio Missionario
Quaresima Missionaria 2008
Cammino di donazione e di condivisione
XVI Veglia
“Missionari Martiri”
“Caduti in terra... per portare frutto”
Parrocchia Santa Maria Maggiore a Vicofaro
Sabato 29 marzo 2008 ore 21
Vita
La
23 MARZO 2008
chiesa pistoiese
n. 12
Lucciano
Associazione San Martino de’ Porres
Al servizio dei migranti
L’
Associazione
San Martino de Porres,
nel rivolgere a tutti i
più sinceri auguri per la
Santa Pasqua, comunica
ai propri associati che il
giorno 28 marzo, alle ore
18, presso la sede, si terrà
l’assemblea generale annuale. Dopo gli impulsi
offerti dall’interessante
Giornata dei Migranti,
l’attività dell’Associazione prosegue affrontando
i tanti e gravi problemi
che quotidianamente
affliggono numerosi immigrati. La casa, come
da anni sottolineiamo,
continua ad essere il
problema più drammatico, per gli alti affitti e,
soprattutto, per il rischio
sempre incombente di
cadere in morosità, con
conseguenti sfratti cui è
ben difficile trovare soluzione.
La mancanza di lavoro, il reddito scarso, i
rincari quotidiani si abbattono in modo drammatico su tante famiglie
…le soluzioni da parte
degli Enti e del volontariato sono purtroppo
goccia nel mare!
L’impegno nel sostenere le persone immigrate nei loro difficili
percorsi è sempre più
forte da parte dei tanti
volontari che, grazie a
Dio, operano nell’Associazione: ascolto, accompagnamento umano e
sociale, sostegno nelle
varie e complesse pratiche di cittadinanza, aiuti
materiali… sensibilizzazione e formazione nelle
scuole, quest’ anno particolarmente attive, grazie
anche al contributo dei
giovani in servizio civile
presso l’Associazione.
E alcune attività,
da anni portate avanti,
sostengono la nostra
speranza che la società
fondata sulla convivialità delle differenze sarà
possibile e che le persone
immigrate potranno davvero esprimere le loro
potenzialità, arricchendo
ciascuno di noi e l’intera
comunità.
Cinque volontari si
prodigano molto (con
vari incontri settimanali)
nell’attivare corsi di prima alfabettizzazione in
lingua italiana, frequen-
tati da venti persone,
mentre nei corsi di livello
superiore sono impegnati
altri trenta studenti. “E’
la lingua che ci rende
uguali” e… anche per gli
immigrati la ‘via della
lingua’ è la vera promozione e integrazione.
In questa stessa direzione si svolge anche il
paziente lavoro dei dodici volontari che seguono
il doposcuola per i ragazzi, che si tiene nei giorni
di lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16 alle 18,30.
I ventuno ragazzi
provengono da scuole
e classi diverse (sedici
della scuola elementare,
quattro dalla media, uno
dal superiore) e pertanto
è difficile poter seguire
tutti con attenzione…
servirebbe un volontario
per ogni ragazzo, ma
ciò non è materialmente
possibile.
I ragazzi albanesi e
rumeni sono maggiormente seguiti a casa perché i loro genitori sono
più interessati al mondo
della scuola e hanno piacere che i figli ottengano
buoni risultati, sia dal
punto delle conoscenze
che della integrazione.
I dieci alunni del Marocco, spesso, risentono
dell’isolamento voluto
dalle famiglie (vivono
prevalentemente in
gruppi della stessa origine e cultura). Più o meno
essi vivono in ambienti
senza stimoli culturali e
senza grandi aspettative
da parte dei genitori,
frequentano poco, al di
fuori della scuola, ragazzi italiani.
Un ringraziamento
sincero ai volontari che si
prodigano così generosamente; un grazie speciale
ai giovani in servizio
civile che la Caritas Diocesana ci ha inviato e che
sono riusciti a inserirsi
pienamente nel clima e
nelle attività del centro
San Martino. Il ringraziamento più affettuoso va
alle comunità e alle parrocchie che, periodicamente, ci dimostrano, in
tanti modi, la loro fedeltà
e attenzione ai problemi
dei tanti fratelli giunti a
Pistoia, nella speranza di
una vita più degna.
Paola Bellandi
Maria Lucia Cecchini di Piteglio
Tra storia e leggenda
I
l nome di Maria Lucia Cecchini di
Piteglio è legato ad una
leggenda, ormai storia,
di miracoli e apparizioni
che circolava da anni
per il paese di Piteglio;
sebbene non si riuscisse
a trovare un riscontro in
alcuna documentazione
archivistica era quasi
certa la sua esistenza.
La serva di Dio, nata
in località le Capanne di
Sotto, presso Prataccio, il
27 aprile 1661 dove muore l’11 dicembre 1728, si
inserisce storicamente
nel filone delle “sante
vive” per quelle virtù di
umiltà e carità che pose
alla base di un’esistenza
condotta secondo i più
rigorosi dettami religiosi
tra penitenze e pene fin
troppo estenuanti nell’asprezza del confronto
con il maligno.
Qualche anno fa nella
chiesa di S. Maria Assunta di Piteglio, in seguito
ad un urgente intervento
di tamponatura di una
falda, apertasi alla base
dell’altare del Sacro
Cuore, fu ritrovata una
Un’inedita testimone
della passione di Gesù
piccola scatola in piombo
contenente una tavoletta
lignea su cui era incisa
la scritta “Maria Lucia
Cecchini, vedi la vita in
S. Mercuriale Pistoia
1731”. In seguito,
Francesca Rafanelli,
storica dell’arte, ha
avviato un’accurata
indagine nei fondi
archivistici della
città che ha portato
al reperimento,
presso la biblioteca
Forteguerriana, di
un manoscritto
inedito sulla vita
di Maria Lucia,
trascritto successivamente in un
testo a stampa.
Francesca afferma:
“Grazie all’interessamento di don Giuseppe
Vignozzi, che per caso
ritrovò quel tassello ligneo, ho iniziato le ricerche che hanno condotto
alla scoperta del manoscritto del 1730 dove un
anonimo sacerdote rac-
conta la vita, i
miracoli e la passione di
Maria Lucia.
L’opera doveva essere il punto di partenza
di un processo di canonizzazione che, con
tutta probabilità a causa
dell’illuminato contesto
9
storico, non venne mai
portato a termine e si interruppe drasticamente
proprio come l’ultima
carta del testo dove
l’ignoto autore
lascia in sospeso la storia.
Lucia è stata
“testimone” della
passione di Gesù?
Diventa essa
stessa -spiega
Francesca- testimone della passione di Nostro Signore attraverso le sue
visioni durante le
quali era solita vedere Gesù con la croce
in spalla; bellissima
l’immagine dove il
Signore le disse: “Non
trovo a chi dare la mia
croce” ed ella rispose
“datela a me!”
Dopo diversi secoli
di oblìo storico, finalmente, la chiesa ed il
popolo di Piteglio hanno
ritrovato memoria della
sua serva di Dio e della sua vita, vissuta nel
segno della passione e
dell’amore di Dio.
Daniela Raspollini
Il Master Cei alla
Casa sulla Roccia
I
l 29 e 30 marzo prossimo sarà un fine settimana speciale per la Casa sulla Roccia di Lucciano. Alla Casa arrivano
infatti le famiglie provenienti da tutta Italia che partecipano
al Master in “Scienze del Matrimonio e della Famiglia” organizzato dall’”Istituto Giovanni Paolo II” dell’Università
Lateranense, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale della
Cei per la Pastorale della famiglia. Il Master si rivolge a
formatori per la pastorale familiare: sposi capaci di dare un
contributo competente alla realtà matrimoniale e familiare,
esperti in tematiche riguardanti il disegno di Dio sull’amore
umano e sul valore della vita, animatori che intendono valorizzare le scienze umane nella cultura e nella vita sociale
a servizio della famiglia. Attualmente è frequentato da 35
studenti provenienti da tutta Italia. La nostra Toscana è la
regione più rappresentata con ben 8 studenti provenienti
dalle diocesi di Livorno, Lucca, Pescia, Pistoia. L’incontro a
Lucciano si svolgerà come di consuetudine per i ritiri offerti
dalla comunità ovvero, dopo un momento di presentazione
delle attività e dei programmi, due coppie presenteranno
ai partecipanti un tema di discussione ( in questo caso “ La
Pasqua nella coppia”) sul quale gli ospiti sono chiamati a
confrontarsi prima tra di loro e successivamente attraverso
un lavoro di gruppo. Durante il lavoro a due, una coppia
della comunità farà adorazione eucaristica nella cappella
del complesso. Alla domenica ci sarà un ulteriore momento
di riflessione e discussione, poi il ritiro si concluderà con la
celebrazione eucaristica ed il pranzo. Sono previsti anche
momenti di svago con lo spettacolo serale del famoso Archimago ed una visita sulle colline pistoiesi per far conoscere
il nostro territorio.
INFO: www.casasullaroccia.org o tel. 333 3611458.
Movimento dei Focolari
Un ringraziamento
I
l Movimento dei Focolari presenti a Fontem in Camerun, hanno inviato una lettera alle associazioni della Consulta
del Volontariato del Comune di Pistoia, dopo aver ricevuto
il contributo per sostenere la scuola a Besalì, nella foresta
equatoriale, che è stato raccolto nell’ambito della Festa del
Volontariato 2007, organizzata dalla Consulta. Ecco il testo:
«Carissimi tutti della Consulta del Volontariato di Pistoia, il vostro
amore concreto è arrivato fino a noi, attraverso la persona del Signor
Maurizio Gori, che ci ha consegnato la somma di cinquemilaseicento euro. Abbiamo ascoltato con gioia e commozione il racconto
di quanto avete fatto, insieme, per il progetto Besalì: sembrava un
piccolo progetto, ma sta diventando famoso ed è, anche attraverso di
voi una testimonianza della fraternità universale! Grazie davvero.
Vi terremo informati sulle nuove tappe del progetto, realizzate
con il vostro contributo. Da queste parti, per esprimere “grazie
e che Dio vi benedica”, si soffia sul palmo delle mani, ben aperte.
Così: vi arrivi, a tutti ed a ciascuno, questo “soffio”. Vi salutiamo
cordialmente,
Per il Movimento dei Focolari a Fontem,
il dottor Agostino Bazzoli e Miss Marita Machetta»
Le poesie dei nostri lettori
C’ERA SOLO IL VENTO
C’era solo il vento
che soffiava sul sepolcro,
nel mattino che tornava
lentamente al suo chìaror.
Nel mattino che sorgeva
col segno mai udito
del tempo che piegava
il suo capo ad ubbidir.
E dispersi nell’eterno
i giorni compitati
divennero la gloria
di Chi ama senza fin.
Divennero la pace
che nessuno può lambire,
nel sì alto cielo
di chi vive nel pregar.
Roberto Luconi
10 comunità e territorio
n. 12
23 MARZO 2008
Vita
La
Cooperazione internazionale
L’esperienza pistoiese applicata all’agricoltura del Fatick
S
iglato un accordo di
cooperazione fra il presidente
del consiglio regionale del Fatick
(Senegal), Abdoulaye Sene, che
nei giorni scorsi è stato ospite
della Provincia di Pistoia e il
presidente dell’amministrazione
provinciale Gianfranco Venturi.
L’oggetto del documento è
stato illustrato nel corso di
una conferenza stampa alla
quale hanno partecipato anche
il vicepresidente della Banca
di Pistoia Andrea Amadori e il
responsabile dell’impresa Guastapaglia di Pescia, specializzata
nella realizzazione di impianti di
irrigazione, che sarà partner del
progetto. Si tratta di realizzare in
Senegal un sistema di irrigazione goccia a goccia, che permetta
di dare sviluppo all’agricoltura e
Firmato un protocollo per la realizzazione
di un progetto in Senegal. Provincia,
Bcc di Pistoia, AssoFatick e impresa
Guastapaglia partner dell’iniziativa
Economia
Pagamenti più veloci
per i fornitori
del Comune di Pistoia
T
Lo prevede un
empi più snelli per
i pagamenti dei fornitori del
Comune di Pistoia. Lo prevede
un accordo stipulato tra Comune, Assindustria e Cassa di
risparmio di Pistoia e Pescia,
che è stato illustrato nella sede
degli industriali pistoiesi da
Piero Giovannini, assessore al
bilancio del Comune di Pistoia,
Andrea Gualtierotti, presidente
del Collegio dei costruttori
edili di Assindustria e Fabio
Frilli, responsabile della rete
commerciale Caripit. «L’accordo
–spiega Giovannini – nasce da
un’esigenza che è sopravvenuta
dopo alcune norme di legge che
hanno costretto gli enti pubblici
a calcolare con diversi parametri i propri flussi finanziari.
La conseguenza, per andare
dritti al problema, è che si sono
allungati i tempi di pagamento
dei fornitori degli enti pubblici
e questo sappiamo che avverrà
anche per il futuro. Per risolvere
questo problema l’Associazione
degli industriali si è attivata e ci
ha coinvolto per trovare delle
soluzioni. La convenzione per
ora riguarda la Caripit, che
è il nostro tesoriere, ma non
esclude accordi simili con altre
banche».
protocollo siglato
tra amministrazione
comunale,
Assindustria
e Caripit
«Grazie a questo accordo
– ha aggiunto Fabio Frilli – la
Cassa di risparmio si aspetta
di dare un concreto e tangibile
segnale a tutti gli imprenditori
pistoiesi. Per questi ultimi in
sostanza ci sarà la possibilità di
entrare in possesso in maniera
anticipata del loro dovuto a condizioni molto vantaggiose». Per
somme di una certa consistenza,
anziché l’anticipo è prevista anche la vera e propria cessione del
credito. Anche in questo caso le
condizione saranno di assoluto
vantaggio per l’imprenditore.
«Fra gli importanti effetti attesi
da questo accordo – ha commentato Andrea Gualtierotti – avremo senz’altro una riduzione
importante della conflittualità
fra i fornitori e l’ente pubblico,
che tra l’altro ultimamente era
in forte crescita».
P.C.
U
n patto territoriale
per la salute e la sicurezza sul
lavoro. E’ questo, in sintesi, lo
scopo del convegno tenutosi
lo scorso 14 marzo presso il
convento di San Domenico.
La gravità del fenomeno degli
infortuni sul lavoro e delle varie
malattie professionali ha dato
la spinta agli enti competenti di
approfondire questi temi dando
la possibilità di rendere più efficace ogni attività di prevenzione
e di controllo. In questo contesto
si inserisce in modo deciso
l’incremento della precarizzazione dei rapporti di lavoro. Il
rapporto annuale 2007 dell’Osservatorio provinciale sulla
sicurezza e salute nei luoghi di
lavoro ha rilevato infatti che nel
corso del 2006 gli avviamenti al
lavoro sono stai per oltre il 50%
a tempo determinato contro solo
il 18% a tempo indeterminato
mentre il 9% sono contratti di
apprendistato e il 17% rapporti
interinali ed atipici in generale.
Per quanto riguarda gli infortuni
sui luoghi di lavoro il trend è
decrescente negli ultimi 6 anni
anche se nell’ultimo biennio si
è assistito ad una sostanziale
stabilità: a conferma di ciò è il
dato medio giornaliero che passa dai 12 infortuni al giorno del
quindi all’economia locale.
Il progetto è stato concepito per una durata triennale e
punterà alla valorizzazione di
una superficie di 3 ettari, per
poi espandersi fino a 10 ettari.
Avrà come soggetto attuatore
l’associazione «AssoFatick» di
Pistoia che lavorerà, avvalendosi
dei servizi e dell’esperienza acquisita nel settore, con l’azienda
“Guastapaglia Irrigazione”. Per
la realizzazione del progetto la
Provincia ha messo a disposizione sue risorse e ha trovato la preziosa collaborazione della Banca
di Pistoia che compartecipa.
L’operazione, denominata
«Speciale Fatick» comprende
Salute e sicurezza sul lavoro
Un patto territoriale
2001 ai 9,5 del 2006. I settori a più
alto rischio si confermano quelli
dove si lavora con l’elettricità,
gas, acqua oltre all’agrindustria,
industria metalli e costruzioni;
mentre deve essere considerato a parte il dato relativo alle
estrazioni minerarie che è molto
elevato ma fortemente condizionato da un limitatissimo numero
di addetti.
Fra le fasce d’età il rapporto
annuale evidenzia che il 42% del
totale degli infortuni ricade sui
giovani nella fascia d’età che va
dai 15 ai 34 anni, mentre ancora
più a rischio la classe d’età che
va dai 18 ai 34 e che è considerata la più a rischio con il 41,5% dei
casi totali. Per quanto riguarda
gli apprendisti, gli infortuni
sono diminuiti del 22% mentre
la durata media di assenza dal
lavoro si attesta intorno ai 15
giorni mentre riveste particolare
attenzione l’ambito di analisi dei
lavoratori cosiddetti atipici; le
due tipologie contrattuali, parasubordinati ed interinali, sono
interessate da un notevole incremento del fenomeno infortunistico nel periodo considerato; si
è registrato infatti un incremento
del 152% dei parasubordinati
e un + 400% degli interinale,
legato appunto all’aumento dei
lavoratori assunti con questi tipi
di contratto.
Il rapporto 2007 ha anche
approfondito il tema degli infortuni mortali. In tale periodo
si sono registrati 36 casi di
infortuni mortali anche se a
livello di statistica ne sono
stati presi in esame soltanto 23
ossia quelli realmente accaduti
durante l’orario di lavoro. Di
questi la gran parte è accaduto
a lavoratori italiani (18 casi)
seguiti dagli albanesi (4 casi) e
rumeni (1 caso) mentre i settori
più colpiti sono l’edilizia e l’industria metalmeccanica.
“Per la prima volta – ha
detto Mauro Gori, dirigente del
servizio lavoro nel corso del suo
intervento – il rapporto dell’Osservatorio analizza il fenomeno
degli infortuni sul lavoro in
un’ottica di genere e rileva che,
nonostante in Italia la tutela della maternità sia prevista da più
di 35anni, almeno relativamente
alla parte riguardante i rischi
anche altre attività: l’avvio della
collaborazione tra il Centro di
Ricerca del padule di Fucecchio
e il delta del Sine Saloum, per
la promozione del territorio e
l’approfondimento di tematiche
di salvaguardia e valorizzazione
delle risorse naturali; il prosieguo di attività di formazione
nel settore del turismo di giovani senegalesi che svolgeranno
stage all’Istituto Alberghiero
«Martini» di Montecatini; e
la partecipazione di musicisti
del Fatick al festival estivo di
world music «Itinerari Musicali
- Sentieri Acustici» organizzato
dalla Provincia di Pistoia.
Patrizio Ceccarelli
per la gravidanza presenti negli
ambienti di lavoro, la legge è
rimasta alquanto sconosciuta
e spesso inapplicata. Questo è
avvenuto principalmente perché
non sono stati ancora prodotti i
cambiamenti culturali necessari
per mettere in atto quanto previsto dalla norma di legge. I datori di lavoro considerano infatti
normale che la donna rimanga a
casa durante la gravidanza per
problemi di salute, mentre non è
normale che la donna stia a casa
a causa del rischio lavorativo.”
Tuttavia tutti gli enti e gli organismi partecipanti hanno concordato sul fatto di realizzare un
patto territoriale sulla sicurezza
e salute sul lavoro che nasca
appunto dai vari programmi e
dalle varie priorità e trovi una
convergenza ed una adesione
convinta degli Enti coinvolti e
delle varie forze sociali. Tutti
gli organismi coordinati dall’Assessorato provinciale al lavoro
si impegnano a diffondere la
cultura della sicurezza, tramite
la raccolta di informazioni sugli
infortuni e sulle malattie professionali, la diffusione delle linee
guida di comportamento oltre
all’individuazione dei settori di
intervento prioritari e percorsi
di prevenzione mirati.
Edoardo Baroncelli
Produttori del verde
Inaugurazione a Piuvica di un invaso polivalente
R
Prevista una conferenza sul tema
isorse idriche per le
attività vivaistiche. L’argomento
sarà al centro di una conferenza
in programma venerdì 21 marzo
(ore 11.15) nella sala riunioni
“Moreno”, all’interno dell’azienda Vannucci Piante di Piuvica.
L’incontro, coordinato da
Renzo Benesperi, segretario
generale dell’Associazione internazionale produttori del
verde “Moreno Vannucci”, sarà
preceduto dall’inaugurazione
(ore 10.30) di un laghetto, adiacente alla via Vecchia Fiorentina,
nella frazione di Piuvica, realizzato all’interno della Vannucci
Piante su proposta del Comune
di Quarrata. All’iniziativa è
prevista la partecipazione dell’assessore regionale alla dife-
delle risorse idriche per uso irriguo
sa del suolo e servizio idrico,
prof. Marco Betti. La particolare
importanza di questo invaso
consiste nel fatto che l’opera
realizzata funge da naturale
scolmatore, in caso di abbondanti precipitazioni, al confinante
Rio della Dogaia, diventando
così a tutti gli effetti una cassa
di espansione di 14mila metri
cubi, in grado di evitare dannose
tracimazioni nelle strade e nei
terreni circostanti e consentendo
di trattenere l’acqua in eccesso
per poi utilizzarla nelle normali
attività irrigue necessarie alla
coltivazione delle piante ornamentali. Nel corso della mattinata gli organizzatori offriranno ai
presenti una colazione rustica. È
prevista anche una passeggiata
all’interno dei vivai, che sempre
più stanno diventando una vera
e propria attrattiva turistica,
molto apprezzata dagli stranieri
che transitano per la valle dell’Ombrone o che soggiornano
nelle strutture ricettive della
città e del Montalbano. Pa.Ce.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - PISTOIA - [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S.Fedi, 25 - Tel 0573974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Via A. Boito, 20 (PT) - Tel 0573 557313/4 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G.Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca.48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE - prossima apertura
Vita
La
23 MARZO 2008
comunità e territorio
n. 12
QUARRATA
Bilancio di previsione
attento alle fasce più deboli
L’
amministrazione comunale di
Quarrata (nella
foto il sindaco Sabrina Sergio Gori)
porterà in approvazione il bilancio
di previsione
2008, tenendo conto dei
minori introiti da parte
dello Stato, ma riuscendo
comunque a mantenere
e sviluppare i servizi. È
questa la posizione riassunta in una nota diffusa
dal Comune della città
del mobile. «L’aliquota Ici
– si legge nel documento
-, che aveva visto una riduzione sulla prima casa
dello 0,3% lo scorso anno,
è stata mantenuta, senza
aumenti a carico delle famiglie. Ci sarà un modesto incremento sull’addizionale Irpef dello 0,2% e
un ritocco che riguarderà
la Tia (Tariffa di igiene
ambientale), che vedrà un
aumento dell’8%, in cui
sono comprese sia le utenze domestiche che quelle
non domestiche, con un
incremento di circa il 5%
a carico delle utenze familiari».
«La scelta operata da
questo bilancio – comunica l’amministrazione
S
ono in distribuzione
i kit con 3 aeratori per rubinetti
e un regolatore di flusso per
doccia e le lampade ad alta
efficienza ad oltre 47mila residenti nei Comuni soci Consiag;
a partire da Agliana in cui è
già iniziata la distribuzione.
L’iniziativa rientra nell’ambito
della campagna avviata oltre
un anno fa da ConsiagReti,
la società di distribuzione del
Gruppo Consiag, per informare sull’efficienza energetica,
promuovere l’uso consapevole
delle risorse, sensibilizzare i
S
tefano Olivi risiede a
Quarrata ed ha 39 anni, 20 dei
quali trascorsi nell’Arma dei
Carabinieri. Assieme al suo socio
Alessandro Frassinieti è titolare
di una struttura agrituristica a
Lizzano –frazione del territorio
comunale di San Marcello come
Campotizzoro- che è l’unica in
Italia interamente riscaldata con
energia ‘pulita’ e ha rilevato, dal
novembre scorso, un capannone
di 2mila metri quadri nell’area
ex Sedi del borgo ex industriale
montano in cui ha insediato
un’azienda che produce appunto pellet, promuovendo un’iniziativa finalizzzata a fornire
riscaldamento ‘pulito’ anche alle
comunale - è quella di
proseguire nello sviluppo della città andando a
mantenere e incrementare, in qualità e quantità,
gli investimenti nel settore del sociale, della scuola
e della riqualificazione
delle periferie, con solo
alcuni piccoli aumenti,
che abbiamo voluto indirizzare principalmente
nella direzione dei servizi
alla persona, per le famiglie, i bambini, gli anziani
e le categorie cosiddette
svantaggiate. La massima
priorità è la rimodulazione delle tariffe per i servizi scolastici e per la prima
infanzia modificando
alcune fasce Isee e realizzando ancora di più una
equa compartecipazione
dei cittadini alle spese
della collettività. Abbiamo
così diminuito le tariffe
per le famiglie più deboli,
aumentando invece gradualmente la contribuzione per quelle più abbienti:
così solo le famiglie con
un reddito medio-alto
avranno una compartecipazione maggiore alle
spese dei servizi».
Per quanto riguarda
i nuovi servizi, l’amministrazione ricorda che
Aumenta la Tia ma l’Ici resta invariata.
L’amministrazione comunale si impegna
a mantenere e sviluppare i servizi
nonostante i minori introiti
da parte dello Stato
«da poco è stato aperto
un nuovo nido d’infanzia a Casini e, grazie alla
convenzione con un nido
privato, è stato possibile
aumentare il numero di
posti disponibili sul territorio» e che «sono stati
rafforzati i progetti sociali
Dal Consiag
Kit antispreco
Prosegue la distribuzione
cittadini ad adottare comportamenti ambientali corretti,
attraverso la consegna gratuita
e porta a porta di soluzioni concrete per il risparmio energetico. Si tratta, infatti, di lampade
ad alta efficienza, di aeratori e
di regolatori di flusso che mantengono costante l’intensità del
getto delle docce anche al va-
riare della pressione. Grazie a
questi dispositivi oltre a ridurre
i consumi idrici si riduce anche,
nel caso di acqua calda, il consumo di energia necessaria per
riscaldarla con un conseguente
abbattimento delle quantità di
anidride carbonica immesse in
atmosfera.
Ogni kit, insieme a una
Campotizzoro
Energia pulita
Producono direttamente il pellet
con cui riscaldano il proprio agriturismo
altre strutture ricettive montane.
E non solo. “Per l’intanto –esordisce lo stesso Olivi, che abbiamo incontrato in una conferenza
stampa che ha convocato nella
sua azienda di Campotizzoro- il
Dynamo Camp di Limestre ci ha
commissariato una consulenza
tecnica per riscaldare a pellet la
piscina della propria struttura,
che ospita nell’estate bambini affetti da gravi patologie”.
“Questo tipo di biomasse –prosegue il giovane imprenditorenon necessita di spazi enormi
come il cippato. Noi, con la collaborazione di un’importante
azienda che produce caldaie,
proponiamo peraltro anche alle
famiglie l’insediamento gratuito
della caldaia e la fornitura del
relativo combustibile, ammortizzando il tutto tramite canoni
fissi mensili che consentono,
relativi all’assistenza agli
anziani e all’integrazione
dei disabili, anche con il
servizio di trasporto, per
il quale è stato aumentato
l’importo dei buoni-taxi
di cui possono usufruire
coloro che presentano incapacità motorie e cecità».
lampada, viene consegnato
ai cittadini, porta a porta, in
una busta imbottita e personalizzata con lo specifico logo
“Soluzioni per il risparmio
energetico”, con una lettera che
spiega i motivi della campagna
e i vantaggi idrici, energetici
e ambientali che si possono
ottenere installando gli aeratori e i regolatori di flusso
o sostituendo una lampada
tradizionale a incandescenza
con una a risparmio energetico
fluorescente compatta.
M. B.
con frequenza quinquennale del
relativo contratto, un risparmio
di addiritttura il 50%, rispetto a
quanto spendono attualmente
per il gasolio”. Olivi e Frassinieti
formulano quindi, ad aziende
turistiche e famiglie, una interessante –quanto almeno localmente inèdita- ‘filosofia’: quella
di adottare, peraltro con notevoli
risparmi economici, un sistema
di riscaldamento assolutamente
‘pulito’, utilizzando peraltro
una materia prima –appunto il
pellet- prodotto utilizzando quel
patrimonio naturale locale che è
rappresentato dal legname.
Alessandro Tonarelli
11
16 marzo 1978 - 16 marzo 2008
XXX Anniversario
della strage
di via Fani
Un’iniziativa del Centro Studi “Donati”
e del Comitato unitario per la difesa
delle istituzioni repubblicane
del Comune di Pistoia
D
omenica 16 marzo, cadeva il XXX anniversario
della strage di Via Fani durante la quale alcuni terroristi
delle Brigate Rosse rapirono Aldo Moro dopo aver trucidato i cinque uomini della sua scorta, i poliziotti Raffaele
Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi e i carabinieri
Oreste Leonardi e Domenico Ricci.
In ricordo di questo tragico evento il Centro Studi “Giuseppe Donati” e il Comitato Unitario per la Difesa delle
Istituzioni Repubblicane del Comune di Pistoia hanno
fatto deporre corone di alloro in onore delle vittime presso la Memoria Storica di Piazza S. Francesco alla presenza
delle autorità civili e militari. La cerimonia, scandita
dalle note solenni del “Silenzio”, ha così contribuito alla
commemorazione di un grande statista che, insieme agli
uomini che lo accompagnavano, pagò con la vita la sua
fiducia nel dialogo e nella mediazione tra le parti.
Tra i partecipanti all’iniziativa c’erano anche il senatore
Lido Scarpetti e il ministro Vannino Chiti. Il Senatore
Scarpetti ha dichiarato: “La sanguinosa vicenda che
oggi ricordiamo è stata una di quelle che più hanno
trasformato le sorti dell’Italia repubblicana. Moro si era
impegnato per costruire la cosiddetta “terza fase” della
democrazia italiana usando gli strumenti del dialogo e
del compromesso, e per questo ha pagato il prezzo più
alto. Non dimentichiamo, comunque, che fu proprio
davanti alla violenza dei terroristi che il Paese riscoprì la
sua unità nazionale e fu in grado di sconfiggerli”.
Significative le parole del Ministro Vannino Chiti: “La
strage di Via Fani e il sacrificio di Aldo Moro ci lasciano
un duplice messaggio su cui riflettere. Per prima cosa, la
violenza e l’intolleranza devono essere sempre respinte.
In secondo luogo, le istituzioni si possono criticare, le
istituzioni possono compiere errori e in tal caso ci si
deve impegnare per migliorarle, ma vanno sempre e
comunque rispettate perché costituiscono le fondamenta
della libertà e della democrazia del nostro Paese. E, come
diceva il grande costituente Piero Calamadrei, la libertà
e la democrazia sono come l’aria: ci si accorge di quanto
sono preziose solo quando non ci sono”.
Da Pistoia un messaggio di speranza per ricordare il
sacrificio di Aldo Moro e gli uomini della sua scorta:
Oreste Leopardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera,
Francesco Zizzi, Domenico Ricci
Che il giusto soffra e muoia è consumare,
nel segno incancellato di Caino,
la nostra tragica, umana condizione.
Che un agnello innocente versi il sangue
per tutti è ricalcare
l’orma rovente di quel Nazzareno
che disse: Padre, perdona loro
perché non sanno quello che fanno.
Che tutto questo non avvenga invano
- non avvenga invano,
è la lezione nostra
di umili scolari della vita:
Ricordare, dice il sangue dei giusti,
per diventare giusti,
dove giusti non fummo,
Ricordare, dice la passione dei martiri,
per diventare puri,
dove puri non fummo,
Ricordare, dice il vento di primavera
che rianima le nostre volontà
per ricondurle all’opera comune:
la solidale, la fraterna la paziente
l’irreversibile Opera
della pace,
della salvezza,
dell’umanizzazione
Ernesto Ferretti
12 economia e lavoro
n. 12
Vita
La
23 MARZO 2008
C O N FA RT I G I A N ATO I M P R E S E P I S TO I A
Sicurezza sul lavoro
“G
li infortuni sul lavoro rappresentano un’emergenza sulla quale da sempre
Confartigianato pone la massima attenzione. Ma la battaglia
contro gli incidenti sul lavoro
non può basarsi solo sull’inasprimento delle sanzioni a
carico delle aziende. Anche il
tentativo del governo di aggiustare il tiro in materia sanzionatoria, non coglie la vera
esigenza di sicurezza espressa dalle imprese, in quanto
non differenzia le violazioni
formali rispetto a quelle che
determinano situazioni di
pericolo reale per i lavoratori.
Bisognerebbe invece puntare
su interventi di prevenzione
e formazione, coinvolgendo i
lavoratori – imprenditori o dipendenti che siano - ma anche
la scuola e le famiglie”.
E’ quanto dichiara il presidente di Confartigianato
Pistoia Massimo Donnini,
che sottolinea: ”“Le risorse
economiche esistono. Basti
pensare all’ingente avanzo di
gestione annuale dell’Inail.
Però bisogna usarle nel modo
giusto, per ridurre i premi
pagati dalle aziende virtuose e
per finanziare azioni volte ad
accrescere la sicurezza sul lavoro. D’altra parte, proprio le
piccole imprese hanno garantito una consistente e costante
diminuzione degli infortuni,
come dimostrano le statistiche
dell’Inail. Dal 2000 al 2006
infatti, gli infortuni sul lavoro
nell’artigianato sono diminuiti
dell’11%, a fronte di un calo
del 7,7% degli infortuni per
il totale dell’industria e dei
servizi”.
“La sicurezza sul lavoro
- prosegue il presidente Confartigianato - è un valore assoluto, ma troppo spesso se ne
parla in termini strumentali e
non si riesce a mettere a fuoco
il problema di fondo: quello
di una mancanza di cultura
davvero radicata e diffusa in
questa materia. Sovente chi,
come me, lavora in un impresa
da anni, si fida della propria
esperienza, dell’abitudine a
fare le cose e magari tende a
Una cultura
da costruire
fin dalla scuola
trascurare quelle misure che
potrebbero fargli evitare infortuni più o meno gravi. A
quanti non è mai capitato di
vedere in un cantiere muratori
che vanno su e giù senza casco
di protezione? E’ impensabile
che non ne siano dotati. Ma
siccome hanno imparato a lavorare senza casco in testa, lo
sentono come un impedimento… è un modo di pensare e
agire che accomuna tanto i
lavoratori in proprio quanto
i dipendenti. Un po’ come è
accaduto per le cinture di sicurezza in auto: per chi ha preso
la patente quando la cintura
era già diventata obbligatoria
è automatico agganciarla appena sale in macchina, per gli
altri lo è meno. Non voglio,
con questo, giustificare nessuno. Voglio dire, piuttosto, che
occorre cominciare a lavorare
sulla sicurezza già nelle scuole, con i bambini: dovrebbe diventare una materia di studio
obbligatoria”.
Così come, secondo Donnini, si dovrebbe imparare fin da
piccoli l’importanza dell’etica
del lavoro e del valore della
professionalità. Spesso, infatti,
nella speranza di risparmiare,
i cittadini si affidano ad elettricisti o altri ‘artigiani’ improvvisati, senza considerare
che questi sono un rischio per
la sicurezza delle abitazioni,
creano danni all’economia
perché fanno concorrenza
sleale alle imprese regolari e
mettono a repentaglio anche
la propria incolumità, perché
non adeguatamente formati
contro i pericoli del mestiere. Insomma, meno abusivi
significa già di per sé più sicurezza: un messaggio che da
anni Confartigianato lancia.
Così come da anni lavora per
promuovere la cultura della
sicurezza. Risale addirittura
al 1987 la pubblicazione di
un volumetto sull’igiene e la
sicurezza nei cantieri edili e
già nel 1992 Confartigianato
ha dato vita ad uno specifica
società per occuparsi di ambiente e sicurezza nei luoghi
di lavoro: oggi l’allora Centro
sicurezza ambiente Geos è
diventato una srl di cui fanno
parte anche le associazioni
degli agricoltori. Dal ’92 in
poi Confartigianato e Geos
hanno lavorato fianco a fianco
per promuovere la sicurezza,
aggiornando costantemente
gli artigiani e i loro collaboratori e dipendenti, attuando
specifiche iniziative e offrendo
consulenze personalizzate.
“D’altronde - conclude
Donnini - nell’impresa artigiana, come nel nostro modo di
pensare, la persona è sempre
al centro”.
sport pistoiese
NUOTO
S
Nazionali,
nuove imprese
dei “Nuotatori”
ebbene abbia cambiato volto, svecchiandosi (se così si può scrivere di
una squadra che fa sport e quindi composta soltanto da giovani), la Nuotatori
Pistoiesi si conferma una delle più belle realtà del panorama natatorio del Bel
Paese. Ai Campionati Nazionali Giovanili, tenutisi a Riccione, sulla riviera
romagnola, i “Pistoiesi” hanno ribadito che cambiano gli interpreti, ma non i
risultati. Sotto la guida attenta e sicura del trainer Massimiliano Lombardi, i
nostri portacolori hanno fornito prova di notevole valore. In special modo Niccolò Bonacchi, pistoiese purosangue: il ragazzo, classe 1994, categoria Ragazzi, ha ultimato al quarto posto i 100 dorso, dunque sfiorando la medaglia di
bronzo: per lui un eccellente 1’01”44. Il nostro è poi giunto in quinta posizione
nei 200 della stessa specialità, terminati in 2’14”66, e 24° nei 200 misti, chiusi
in 2’21”22. Bene anche Lorenzo Compiani, classe 1989, categoria Cadetti, arrivato ottavo sia sui 400 che sui 1.500 stile libero, rispettivamente con i tempi
di 3’57” e 15’44”11. Bravo anche Luca Gelli, ’89, categoria Cadetti, classificatosi all’ottavo posto nei 400 misti (4’28”23) e undicesimo nei 1.500 stile libero
(15’48”77). Positive le prestazioni di Chiara Chechi, ’95, categoria Ragazze,
ottava sui 400 misti (5’12”24), quattordicesima nei 200 misti (2’31”26) e quindicesima negli 800 stile libero (9’33”79). Da menzionare, inoltre, il trentesimo
posto nei 200 stile libero (2’09”92) di Alessia Vanni, ’92, categoria Juniores, e la
quattordicesima posizione ottenuta dalla staffetta 4x200 stile libero (Compiani
1’52”83, Gelli 1’53”81, Simone Baldi 2’00”21, Alessio Pedaggi 2’01”06) con il
tempo di 7’47”91. “Siamo soddisfatti - il commento di Lombardi - perché i ragazzi hanno talento e determinazione. Questi risultati lasciano ben sperare per
l’avvenire”. Intanto i vertici societari, in primis il presidente Giancarlo Lotti,
si stanno muovendo sul fronte-impianto: il patron infatti ha avuto un incontro con gli assessori del Comune di Pistoia, Tuci e Ginanni: ha esposto loro la
volontà del sodalizio e della FIN (Federazione Italiana Nuoto) di realizzare le
piscine previste in zona Anna Frank. Una risposta è attesa a breve: c’è da essere fiduciosi.
Gianluca Barni
contropiede
di Enzo Cabella
LA CARMATIC BASKET ha subìto una battuta d’arresto nella sua
rincorsa
ai playoff. La partita di Imola, in
caso di successo, avrebbe dato il timbro
di ceralacca al passaggio ai playoff. Ma
è solo una questione di tempo. A Imola,
la Carmatic è stata sconfitta dopo ben
tre tempi supplementari, durati 55
minuti, dove i pistoiesi sono stati più
volte sul punto di chiudere la partita e
tutte le volte sono stati raggiunti.
Nel terzo tempo supplementare,
la formazione emiliana aveva fuori
causa
alcuni dei suoi uomini migliori
oberati da cinque falli; una situazione favorevole, che però Bertolazzi e
compagni non hanno saputo sfruttare
(«non abbiamo avuto la freddezza e
la coscienza di quello che dovevamo
fare», ha detto con molta amarezza
il coach Lasi) e l’Imola, contro ogni
previsione, ha centrato il bersaglio con
l’ultimo tiro da tre punti che è valso la
vittoria. Bisogna anche dire che i due
americani Davis e Tyler non erano in
giornata, hanno giocato decisamente
sottotono. Peccato, perché era una partita che la Carmatic avrebbe potuto, e ne
ha avuto anche le opportunità, vincere.
Non è però il caso di fare drammi per
uno scivolone imprevisto.
ANCHE LA PISTOIESE ha perso,
ma la sua sconfitta assume un significato e un valore assai più penalizzanti.
La partita di Sorrento, come era quella
con la Massese, aveva il valore di uno
spareggio-salvezza, la squadra arancione non avrebbe dovuto perderla.
Invece, il furore agonistico dei campani
ha avuto la meglio sugli arancioni, che
— va detto per onestà — non sono stati
nemmeno fortunati perché i due gol che
hanno messo a segno sono stati annullati dall’arbitro, autore di una pessima
direzione di gara.
Ma non vogliamo chiamare in causa
l’arbitro per giustificare la sconfitta della Pistoiese: essa è dipesa in gran parte
dal fatto che Motta e compagni non
hanno giocato con quella grinta, quella
aggressività, quello spirito di sacrificio
che si richiedono a una squadra che lotta per salvarsi. Lo abbiamo detto altre
volte: la qualità del gruppo è modesta,
sono troppi i giocatori provenienti
dalla C2. Anche a gennaio, i cosidetti
rinforzi si sono rivelati non idonei a
far fare alla squadra l’auspicato salto
di qualità. Ficini, lo abbiamo sempre
rilevato, è un esperto centrocampista
aduso all’interdizione, al gioco di rottura e di cattura-palloni ma non a quello
di impostazione, costruzione e rilancio
dell’azione, tanto meno di fare assist
per gli attaccanti. Cipolla è un fantasista
che diventa anche un goleador se viene
servito a dovere, cosa che difficilmente
riescono a fare i centrocampisti della
Pistoiese. La conferma è data anche
da Motta, che ha segnato solo otto reti
(17 lo scorso anno). Ora, la classifica è
molto preoccupante e sembra difficile
che gli arancioni riescano ad evitare i
playout.
Vita
La
23 MARZO 2008
dall’Italia
n. 12
13
A LDO M ORO
L’intelligenza degli avvenimenti
“Q
uesto Paese non si
salverà, la stagione
dei diritti e delle
libertà si rivelerà
effimera, se in Italia non nascerà un
nuovo senso del
dovere”.
Parole che hanno
attraversato gli ultimi trent’anni della storia italiana e sono
ancora vive, anzi hanno ancor
più spessore morale, culturale
e politico.
Aldo Moro le aveva poste
al centro di uno dei suoi ultimi
discorsi con quella “intelligenza
degli avvenimenti” che aveva
sostanziato la sua esperienza
culturale e politica.
Oggi, a trent’anni da una
tragedia in cui mani assassine
distrussero altre cinque vite
(Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio
Rivera, Francesco Zizzi) si ritorna a riflettere su quel “nuovo
senso del dovere”.
Non per contrapporre la
stagione dei diritti a quella dei
doveri ma per riaffermare che
l’una non può essere senza l’altra e che solo se insieme le due
stagioni possono risanare la democrazia, riabilitare la politica,
realizzare il bene comune.
In questa prospettiva si
collocava il richiamo di Moro a
scelte coraggiose e lungimiranti
di fronte alle frontiere sociali e
culturali che si aprivano. Aveva
colto, in particolare, i segni che
anticipavano la crisi profonda
U
n grave rischio
incombe sulla stagione che
si apre in questi giorni, e che
certo continuerà a lungo,
quella cioè caratterizzata dalla memoria del rapimento di
Aldo Moro, dei drammatici
giorni che ad esso fecero seguito, della tragica conclusione finale: il rischio, cioè, che
tutta l’attenzione si concentri
su questo “ultimo”, ferito
e talora disperato, Morouomo, lasciando invece nella
penombra, o addirittura relegando nell’ombra, il Moropolitico, il grande statista e
il lucido pensatore. Come se
fosse più importante stabilire
quanti colpi siano stati sparati per ucciderlo o in quali
precisi luoghi egli è stato
relegato (dando così luogo
ad una memorialistica spesso azzardata e fantasiosa)
piuttosto che quale sia stato
il significato della sua opera
di statista e l’apporto del suo
pensiero alla società italiana.
È comprensibile che, a
volte, la cronaca prenda il
sopravvento sulla storia, ma
- a trent’anni di distanza da
quegli eventi - occorrerebbe
“Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti
e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non
nascerà un nuovo senso del dovere”.
nel rapporto tra società e politica, tra cittadini e istituzioni, tra
esperienze sociali spontanee e
partiti. Non ne era affatto scoraggiato, sapeva che una crisi é
un passaggio difficile e sofferto
ma non é la fine di tutto.
“No - confermava nei suoi
ultimi scritti - non sono un
pessimista, vedo che tutto que-
sto, anche se può in qualche
misura tralignare, è il cammino
dell’uomo, un andare più in
alto e avanti... So che, pur con
distorsioni ed errori, per i quali
si paga talvolta un alto prezzo,
avanza nella nostra epoca una
nuova umanità, più ricca di
valori, più consapevole dei suoi
diritti, più impegnata nella vita
sociale”.
Il realismo cristiano accompagnava un’intelligenza che
non temeva la complessità,
neppure quella politica, ma la
amava.
“Il fenomeno sociale che
prima alimentava e muoveva,
attraverso distinti canali, i partiti - osservava Moro - oggi si amplia, si approfondisce, diventa
in una certa misura influente
per se stesso e si sviluppa al di
là dei partiti, con una spinta non
differenziata, più mirando all’unione che non alla divisione”.
In questo contesto la crisi della
forma Partito era ben visibile
ma non ne era angosciato, sapeva che il passaggio al “nuovo”
avrebbe richiesto uno straordinario supplemento di pensiero
e d’anima. Diversamente si
sarebbe spalancata la porta al
qualunquismo, all’antipolitica,
all’affarismo.
“Al Partito forza e struttura
- sottolineava - si va sostituendo il Partito idea, il Partito che
accende e utilizza l’intelligenza
delle cose nelle masse di popolo
sempre più vaste e sempre più
partecipi, quali protagoniste
della vicenda politica. L’intelligenza che può dominare gli
avvenimenti forse non è più
concentrata in un solo luogo
sociale, forse è diffusa in un
maggior numero di livelli dell’essere sociali”.
Non si trattava dunque di
cancellare il Partito ma di progettare un altro modo di essere
L’eredità di uno statista
essere capaci di uno sguardo
d’insieme che sappia travalicare lo svolgersi di quei
drammatici giorni. Sarebbe,
oltre tutto, svilire la memoria
di Moro ricordarlo soltanto
come prigioniero delle “Brigate rosse”, come un malato
lasciato senza medicine e
come uomo abbandonato a
se stesso, e non come lucido e
grande statista.
Qual è stato, complessivamente, l’apporto di Moro alla
vita nazionale e quale importanza ha avuto il suo ruolo, la
cui rilevanza è stata di fatto
riconosciuta dai “brigatisti”
allorché lo hanno scelto come
principale bersaglio della loro
follia omicida, a differenza di
altri, apparentemente (e istituzionalmente) più rilevanti?
La risposta a questo interrogativo ci sembra debba
essere ricondotta a due qualificanti aspetti della figura
di Moro politico e statista: la
sua capacità di intuire i cambiamento, la sua attitudine al
dialogo.
Che la società italiana degli anni Settanta conoscesse
un profondo cambiamento
- sullo sfondo della crisi delle
ideologie - erano stati non
pochi ad intuirlo (ma non i
“brigatisti”, ciechi al corso
degli eventi e accecati dalle
ideologiche lenti deformanti
che si ostinavano a portare);
ma nessuno come Moro ha
colto le linee e le direttrici di
un cambiamento che non era
soltanto la prosecuzione dei
processi di modernizzazione
iniziati già negli anni Cinquanta e che sarebbe stato
destinato, come in effetti poi
è avvenuto, a trasformare
profondamente il volto della
società italiana. Gli scritti e i
discorsi di Aldo Moro rivelano questa sua grande capacità di leggere il corso degli
avvenimenti, in un modo che
nessun altro politico del suo
tempo è stato capace di eguagliare. Leggere quelle pagine
- le sue note sui giovani, sul
nuovo necessario volto della
scuola, sul radicale mutamento della “questione meridionale”, e così via - significa,
un poco malinconicamente,
misurarsi con una serie di
occasioni perdute, che forse
non sarebbero rimaste tali se
Moro avesse potuto portare
avanti il suo disegno di modernizzazione.
L’altro aspetto caratterizzante il pensiero e l’azione
politica di Moro è stata l’attitudine al dialogo (nel senso
alto del termine, non nel segno delle defatiganti ed, alla
fine, sterili mediazioni che
spesso gli furono, ingiustamente, attribuite). Un dialogo
a tutto campo, fondato sulla
convinzione che era finito il
tempo delle barricate e delle
contrapposizioni frontali e
che il Paese avrebbe dovuto
trovare un terreno di incontro fra tutte le sue tradizioni,
compresa quella comunista.
Quello che venne talora scritto come un machiavellico
del Partito e del suo interloquire
con la società.
La difficoltà e la sfida che
Moro coglieva riguardavano
le persone, le modalità, i linguaggi, i tempi per mettere in
comunicazione i diversi livelli
della partecipazione perché insieme concorressero alla ricerca
e alla realizzazione del bene
comune.
Pensieri che allora e in anni
successivi sembrarono peregrini, fuori dalla realtà, inattuali.
La storia e la cronaca non offrono però elementi a sostegno
di questa valutazione.
“Oggi Moro - commentava
anni addietro Mino Martinazzoli - sta in una inattualità, in
una distanza, rispetto ad una interpretazione bassa, rassegnata,
subalterna, del gesto della politica. E oserei dire che siccome
però non è vero che la politica
non conta, che non è vero che
soltanto le ragioni della tecnica
e dell’economia potranno in
alcun modo garantire e rassicurare il nostro destino, è proprio
esprimendo un tanto di fedeltà
a questa inattualità di Moro, che
possiamo conservare un poco di
memoria e di futuro”.
Dominare con intelligenza
gli avvenimenti é l’eredità di
Moro: che non sia politicamente
una consegna inattuale dipende
sempre più dalle nuove generazioni alle quali le generazioni
adulte devono però restituire
memoria e futuro.
Paolo Bustaffa
Non si deve ricordarlo
solo come prigioniero
e vittima
della barbarie Br
di Giorgio Campanini
espediente per far permanere
al potere la Democrazia cristiana era invece un lucido
progetto di pieno reinserimento nello Stato di tutte le
grandi componenti, ideali e
sociali della nazione.
La violenza delle “Brigate
rosse” ha ostacolato, e per
lungo tempo impedito, sia
un’effettiva resa dei conti
con la modernizzazione, sia
un incontro che non fosse
soltanto strumentale fra i
partiti ma anche e soprattutto fra le culture. Questi due
obiettivi rimangono ancora
davanti alla società italiana;
né raggiungerli sarà possibile
senza riandare alla lezione
del Moro statista. Se ci si
soffermerà soltanto sul Moro
vittima e prigioniero, allora
le “Brigate rosse” avranno
vinto una seconda volta.
14 ultim’ora
“P
iù Stato e più
mercato”. Questo è lo slogan
che ci sentiremmo di suggerire ai candidati premier per le
prossime elezioni politiche. Per
oltre cinquant’anni, i teorici
del liberismo economico hanno gridato “Più mercato!” per
sostenere la crescita; dall’altro
lato, i fautori dell’interventismo pubblico si sono appellati
a “Più Stato!” per chiedere più
uguaglianza sociale. Quindi
“Più Stato e più mercato” può
apparire un ossimoro. Ma le
vicende economiche di questi
giorni, che riguardano sia l’Italia nello specifico che il mondo
più in generale, ci dicono che
ciò non è più vero. È necessaria
invece una profonda azione
riformatrice che deve creare
quanta più efficienza possibile
sui mercati, garantita, però,
da istituzioni politiche e di
controllo molto forti, capaci
quindi di imputare i costi dello
sviluppo a chi può sopportarli.
Cerchiamo di spiegarci meglio
con alcuni esempi.
Partiamo dalla vicenda Alitalia. È stata appena presentata
l’offerta di Air France-KLM per
il controllo della nostra società
di bandiera. Il gruppo francoolandese valuta la compagnia
ad un prezzo molto basso ma
in cambio si impegna ad un
massiccio piano di investimenti per rilanciarla e riportarla
all’utile entro il 2010. Vi è poi
una serie piuttosto lunga di
“clausola di efficacia” del contratto che mira in sostanza ad
escludere ogni condizionamento politico dalla futura gestione
di Alitalia. In questo caso il
nostro ossimoro si applica benissimo. È infatti auspicabile
che Alitalia esca fuori dalla logica del controllo politico, che
l’ha rovinata, per affrontare i
rischi della competizione in
una logica di mercato. Questo
non vuol dire però che il ruolo
del pubblico si esaurisca: lo
Stato infatti deve controllare
che un servizio pubblico, come
il trasporto aereo, sia garantito
ai cittadini e alle imprese italiane. Finora lo Stato si è troppo
preoccupato di garantire i
lavoratori Alitalia, per non dispiacere al sindacato, a scapito
del pubblico interesse: il mercato metterebbe le cose a posto,
se affiancato da uno Stato forte,
capace di mettere a tacere i
troppi interessi che ruotano
intorno ad Alitalia.
Un altro esempio interessante, questa volta più internazionale, è dato dalla pesante
crisi dei mercati globali, dove
un micidiale mix di dollaro
debole, petrolio alle stelle,
crolli azionari e fallimenti
bancari mette a repentaglio la
tenuta complessiva del sistema
finanziario internazionale. In
questo caso gli eccessi di mercato si sono dimostrati deleteri.
Il mercato, come istituzione,
funziona a patto che la trasparenza delle informazioni sia
massima. L’innesco della crisi
si è avuto con la scoperta che
n. 12
Vita
La
23 MARZO 2008
ECONOMIA
Più Stato e più mercato
Alitalia, mercati
finanziari, salari
di Nico Curci
gli attivi bancari erano gonfiati dalla presenza di crediti
rischiosissimi, legati ai mutui
subprime, e che quindi si stava nascondendo la verità agli
investitori. Non c’è nulla nel
mercato che possa garantire
la trasparenza. Solo uno Stato
forte può dotarsi di un ordinamento legislativo capace di garantirla per far sì che il mercato
funzioni al meglio.
Infine l’annosa questione
dei bassi salari italiani, ripresa
“O
gni comunista deve
assimilare questa verità, che il
potere politico nasce dalla canna
del fucile”. Era il 1938 e Mao
Tse Tung, delirava senza freni
scrivendo il suo “Problemi della
guerra e della strategia” abbondantemente citato, insieme a
numerose altre perle difficilmente
uguagliabili per arroganza e
inconsistenza, nel mai rimpianto
e tristemente famoso “libretto
rosso”. Pubblicato nel 1966, il
libretto doveva offrire una guida
alle guardie rosse impegnate
nella Rivoluzione culturale che,
oltre a distruggere buona parte
del patrimonio culturale cinese,
fece un numero di vittime difficilmente misurabile con precisione,
ma che tutti stimano in milioni,
da aggiungere agli altri milioni di
morti provocati nelle altre fasi del
potere di Mao.
Oggi la Cina si presenta nei
salotti e nei mercati internazionali
proponendo un’immagine diversa, più moderna e liberale. Ha
aperto al mercato e ha chiesto e
ottenuto l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio,
dopo essersi già accaparrata un
seggio permanente nel Consiglio
di sicurezza delle Nazioni Unite. Il governo del nuovo leader
appena riconfermato, Hu Jintao,
ha intensificato gli inviti a Paesi
e imprese straniere, soprattutto
occidentali, a investire nell’immenso Paese che, anche grazie a
questi investimenti, sta crescendo
economicamente a ritmi notevoli, creando una nuova realtà
industriale internazionale che si
sta proponendo in molti settori
non più solo come terzista, ma
con progetti e marchi propri,
anche se non sempre originali. La
consacrazione della nuova Cina è
prevista con le Olimpiadi, che si
svolgeranno a Pechino ad agosto.
Un immenso investimento economico, politico e di immagine per
la leadership cinese.
In questo nuovo corso l’insegnamento di Mao sembra
lontano, dimenticato. In realtà la
con toni molto preoccupati anche dal cardinale Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio
permanente della Conferenza
episcopale italiana. I salari netti
in Italia sono bassi rispetto ad
altri Paesi europei, sia perché
i salari lordi sono più bassi sia
perché il cuneo fiscale è più
alto. Intervenire solo sul cuneo
fiscale, come promettono di
fare i nostri politici, è assolutamente insufficiente. Anche qualora le tasse sul lavoro venissero tagliate pesantemente, il beneficio medio sul salario mensile dei lavoratori non potrebbe
essere che di pochissime decine
di euro. Quindi in questo ambito lo Stato, intervendo con
metodi tradizionali, può fare
molto poco. Bisogna invece far
sì che Stato e mercato cooperino per ridare slancio ai salari
lordi, cioè a quanto le imprese
pagano per i loro lavoratori.
Innanzitutto lo Stato deve agire
per accrescere la produttività
del lavoro in Italia: maggiori investimenti nell’istruzione e nella ricerca scientifica, oltre che
nelle infrastrutture materiali,
incrementerebbero la competitività delle imprese italiane, che
potrebbero quindi distribuire
ai lavoratori gli incrementi di
valore aggiunto attraverso salari più alti. Ma perché questo
secondo passaggio avvenga è
necessario che il merito diventi
il criterio di distribuzione delle risorse a tutti i livelli: dalle
risorse per le scuole e l’Università a quelle per la ricerca
privata, fino alle risorse per la
produttività del lavoro che la
Pubblica amministrazione e le
imprese pagano ai lavoratori.
In questo modo il mercato,
pagando a ciascuno quanto
effettivamente merita, garantirebbe l’efficienza necessaria per
avviare di nuovo un ciclo di
sviluppo nel nostro Paese. “Più
Stato e più mercato” non è uno
slogan semplice. Va spiegato e
chiarito. Ma crediamo che gli
elettori italiani sarebbero più
contenti di andare alle elezioni,
se i partiti si facessero portatori
di ricette difficili ma credibili.
Quanto ancora dovremo attendere perché ciò avvenga?
T I B E T -C I N A
L’eredità di Mao
sua effige campeggia tuttora in
piazza Tiananmen all’ingresso
della Città Proibita, quasi a ricordare chi è titolare davvero delle
caratteristiche di eternità che un
tempo si attribuivano all’imperatore. Ed è riprodotta su tutte
le banconote del sopravvalutato
renmimbi, la moneta cinese che
sta finanziando l’avanzata economica.
Ma guardando al di là della
facciata della Cina contemporanea, l’eredità di Mao non sembra
essere viva solo nelle riproduzioni. È preoccupante il cinismo
del potere. Si sta verificando una
pericolosa divisione tra zone
rurali, estremamente povere e
sostanzialmente dimenticate,
e aree urbane industrializzate,
dove l’economia decolla insieme al lusso e all’imitazione dei
consumi occidentali, rinnovando
il disprezzo della componente
sociale contadina che caratterizzò
la formazione della Repubblica
popolare. Analogo disprezzo
è verso i lavoratori industriali,
la cui inadeguata tutela rende
“competitive” molte imprese
cinesi. Anche in politica estera
l’elemento caratterizzante è il cinismo. La Cina sta letteralmente
sotterrando di denaro i Paesi a
basso reddito, soprattutto africani, con prestiti che fra qualche
anno si riveleranno bocconi avvelenati. Apre rapporti commerciali
con i Paesi impoveriti, approfittando della loro vulnerabilità,
funzionali solo alla sua necessità
di approvvigionamento di materie prime a basso costo. Appoggia
governi come il Sudan nel genocidio in Darfur o la Serbia contro
il Kosovo. E ancora, disprezza la
libertà di espressione, con tutti i
corollari di limitazioni alla stampa libera internazionale, insieme
ad un uso spregiudicato della
Contraddizioni non secondarie e inaccettabili
di Riccardo Moro
violenza, come ai tempi di Mao.
Non stiamo proponendo una
nuova paura dei comunisti, affermata oggi solo da chi si sente in
campagna elettorale permanente
e non trova argomenti migliori.
Stiamo constatando che accanto
ad una trasformazione di indubbio interesse la Cina sta mantenendo contraddizioni assolutamente non secondarie e inaccettabili. Lo si vede in questi giorni in
Tibet. I tibetani hanno cercato di
usare l’occasione delle Olimpiadi
per attirare l’attenzione del mondo su quello che il Dalai Lama ha
chiamato “genocidio culturale”.
Si riferiscono non tanto ai morti
della rivoluzione culturale (che
si stima abbia fatto 1,2 milioni di
vittime in Tibet) quanto al continuo invio di “coloni” cinesi cui
corrisponde il pugno di ferro nei
confronti dei buddisti tibetani cui
è di fatto vietata la libertà di culto
e di parola.
Hu Jintao, il leader cinese, ha
ritenuto fastidiose le manifestazioni tibetane di questi giorni e ha
cercato di fermarle con la violenza. Non è la prima volta. Nel 1989
la rivolta dei giovani di piazza
Tiananmen era stata preceduta
da una sollevazione a Lhasa, la
capitale tibetana. Fu fermata nel
sangue, sperimentando lo stile
che sarebbe stato replicato qualche settimana dopo a Pechino.
Segretario del Partito comunista a
Lhasa era proprio Hu Jintao, che
venne premiato per quella prova.
Oggi manifesta la sua coerenza
e non esita a coprirsi di ridicolo
accusando il Dalai Lama di essere
responsabile della violenza e dei
numerosi morti.
Una nuova Cina è di moda
nel mondo. Ma ricorda bene che il
suo potere nasce dalla canna del
fucile. Forse sarebbe bene tenerlo
presente in modo più evidente
quando discutiamo di accordi
commerciali o ci prepariamo a
partecipare alle Olimpiadi.
Vita
La
I
tuareg, gli uomini
blu del deserto, sono
tornati alle armi.
Dopo gli accordi di
pace del 1995, il Mali
e il Niger si stanno
confrontando con la
ripresa delle violenze messe in atto dai ribelli
di quest’etnia berbera che
vive nelle zone settentrionali, trasformate ormai in
un vero campo di battaglia, con posti di blocco
e mine sparse su tutto il
territorio.
Infatti, anche se le rivendicazioni dei tuareg
hanno perso molta forza e
la ribellione non è più un
movimento condiviso dalla maggioranza, che ha da
tempo abbandonato l’idea
della lotta armata per affermare le proprie esigenze, i
guerriglieri –ben organizzati, pesantemente armati
e dotati anche di tecnologia avanzata- creano non
pochi problemi tra una
popolazione che chiede
pace e stabilità dopo anni
in cui il conflitto armato
ha reso critiche le possibilità di sopravvivenza in
un territorio già di per sé
arido e inospitale.
Le cause di questa
L
o ricordiamo sorridente, visibilmente felice,
seduto vicino al suo patriarca
Mar Emmanuel III Delly, il
giorno prima che quest’ultimo ricevesse, nel Concistoro
del 24 novembre a Roma, la
porpora cardinalizia. “Un
onore per tutto l’Iraq” ebbe
a dire a riguardo salutando i giornalisti al termine
di un’affollata conferenza
stampa, appoggiato al suo
bastone, mentre era atteso da
tanti giovani studenti caldei
residenti a Roma. Mons. Paulos Faraj Rahho, arcivescovo
di Mosul dei Caldei, è stato
ritrovato morto il 13 marzo,
in un sobborgo di Mosul,
dopo due settimane di sequestro. Era stato rapito da
uomini armati il 29 febbraio
scorso, dopo aver celebrato
la Via Crucis nella chiesa del
Santo Spirito, la stessa dove
il 3 giugno 2007 fu ucciso il
sacerdote Ragheed Ganni
con tre diaconi. Nell’agguato
a mons. Rahho vescovo erano
rimasti assassinati l’autista
e due giovani che erano
con lui. Appresa la notizia
della morte di mons. Rahho,
Benedetto XVI ha inviato al
Patriarca di Babilonia dei
Caldei, il card. Emmanuel
III Delly, un telegramma di
cordoglio in cui riafferma
“la più decisa deplorazione
per un atto di disumana violenza che offende la dignità
dell’essere umano e nuoce
gravemente alla causa della
fraterna convivenza dell’amato popolo iracheno”.
Anche la presidenza della
Cei ha espresso la propria
23 MARZO 2008
n. 12
15
dall’estero
I tuareg tornano
a saccheggiare il Sahel
La difficile integrazione degli uomini blu
del deserto alle prese con il nuovo
sviluppo del Niger e del Mali
di Angela Carusone
nuova ondata di violenza
–spiegano gli analisti- sono
da attribuire al malcontento causato dalla mancata
implementazione degli
accordi del 1995, e le richieste riguardano sempre una
maggiore rappresentanza
e la condivisione delle
ricchezze del Paese.
Appena all’inizio del
2007 alcuni rappresentanti politici dell’etnia berbera hanno firmato tre
documenti per l’esecuzione dell’accordo sulla
regione desertica di Kidal
(nel nord-est del Paese);
con i tuareg che hanno
rinunciato all’autonomia
e le autorità del Mali impegnate ad accelerare lo
sviluppo delle zone settentrionali, salvaguardando
i bisogni della comunità
berbera. Ma ciò non è facile
in un Paese dove, secondo la Banca Mondiale,
le frequenti oscillazioni
dei prezzi mondiali del
cotone e dell’oro, risorse
naturali di cui il Mali è uno
dei maggiori produttori
africani, gli impediscono
di decollare da un punto
di vista economico.
I risultati degli ultimi
anni dimostrano, d’altro
canto, la necessità di supportare maggiormente il
settore agricolo (che dà
lavoro al 70 per cento della
popolazione), l’iniziativa
privata (che detiene il 94
E U R O PA - R U S S I A
Ci rimane
il sorriso
Concluso tragicamente il rapimento
dell’arcivescovo di Mosul,
monsignor Rahho
vicinanza stringendosi “nella
comune preghiera alla Chiesa
che vive in Iraq”. “Il martirio”
di mons. Rahho, si legge in
una nota, “sia seme di pace
e di riconciliazione nella
tormentata terra in cui l’indimenticato Pastore è vissuto
spendendosi completamente
a beneficio di quella nobile
popolazione”.
LA NOTIZIA
DELLA MORTE
Dopo giorni di speranza
alternati ad altri più difficili, anche per l’ingente
riscatto voluto dai rapitori,
per cento delle aziende e
lamenta il costo elevato
di fattori di produzione
come elettricità, acqua e
materie prime) e il settore
industriale, dove opera
più di un terzo delle società maliane.
Ora, il nord del Mali,
così come quello del Niger,
vede la presenza di aziende nello sfruttamento di
uranio e petrolio, e queste
sono diventate bersaglio
privilegiato della violenza
tuareg, che ne danneggia
le strutture e ne rapisce il
personale.
In Niger le organizzazioni umanitarie hanno di recente denunciato
il peggioramento delle
condizioni di vita della
popolazione nel nord del
Paese proprio a causa dei
ripetuti scontri tra ribelli e
forze regolari e delle mine
antiuomo sparse su tutto il
territorio. Lo stato d’emergenza dichiarato dal presiaccompagnato da richieste
“politiche” - si è parlato di
liberazione di prigionieri
nelle carceri irachene, ma
la notizia non ha mai avuto
una conferma ufficiale - il
13 marzo, in una telefonata,
monsignor Shlemon Warduni ha annunciato il ritrovamento del corpo del presule.
“Monsignor Rahho è morto.
Lo abbiamo ritrovato privo
di vita nei dintorni di Mosul.
I rapitori lo avevano sepolto”. Sono state le commosse
parole rilasciate da monsignor Warduni. “I rapitori
già dal 12 marzo, ci avevano
detto che monsignor Rahho
stava molto male, e nello
stesso pomeriggio ci hanno
detto che era morto. Il 13
marzo ci hanno telefonato
per dirci che lo avevano sepolto. Alcuni nostri giovani
hanno seguito le indicazioni
fornite dai rapitori per raggiungere il luogo. Qui hanno
scavato e hanno trovato il
vescovo privo di vita. Non
sappiamo ancora se sia morto per cause legate alla sua
precaria salute o se sia stato
ucciso. I rapitori ci hanno
detto solo che è morto”. Successivamente, in un nuovo
contatto telefonico, il vescovo ausiliare di Baghdad
ha aggiunto che “il corpo
di monsignor Rahho non
presenta segni di violenza o
di colpi di arma da fuoco. È
possibile che l’arcivescovo
sia morto per cause legate al
suo precario stato di salute
aggravato dalle condizioni
del sequestro”.
Daniele Rocchi
dente ha infatti consegnato
automaticamente ulteriori
poteri alla polizia e all’esercito, come il controllo
dei movimenti delle persone e dei beni commerciali:
osservatori affermano che
la strategia del governo è
quella di creare un blocco
economico nella regione
per costringere i ribelli
alla resa.
Tanto nel Mali quanto
in Niger i ribelli tuareg
chiedono una maggiore
rappresentanza politica e
benefici economici, aspetti
non facili visto che la vita
nomade dei tuareg rende
complessi l’accesso all’istruzione e alle capacità
necessarie per autoamministrarsi. Di più, secondo
un recente rapporto delle
Nazioni unite, il Sahel
sta diventando sempre
più un luogo privilegiato
per il crimine organizzato
dedito al narcotraffico e
al contrabbando di armi
e di uomini: la regione,
tradizionalmente poco
abitata e inospitale, sfugge
al controllo delle autorità
centrali, lasciando spazio
libero all’attività criminosa. Difficoltosi sono anche
i rifornimenti e, di conseguenza, la lotta contro i
ribelli tuareg.
Per evitare possibili
collegamenti tra la guerriglia del Niger e quella
del Mali, i governi dei due
Paesi hanno raggiunto un
accordo di cooperazione
militare-logistica per controllare i circa 1.000 chilometri di confine comune.
Ma l’intensificarsi e il
generalizzarsi degli scontri
sta preoccupando anche i
Paesi limitrofi come Algeria e Libia, e gli stessi Stati
Uniti che da tempo hanno
sotto osservazione il Sahara: fino ad ora –spiegano
gli osservatori- non vi è
testimonianza di collegamenti solidi tra i tuareg e
i fondamentalisti islamici,
ma con l’aumentare dell’instabilità questi ultimi
avrebbero molte più possibilità di accrescere la loro
influenza nella regione.
Appare quindi evidente che il futuro della regione, di vitale importanza
–secondo gli analisti- per
i governi di Niger e Mali,
vista la presenza di risorse
naturali come petrolio e
uranio, dipenderà dalla
capacità di arginare il fenomeno e di confrontarsi
con le difficoltà della popolazione, la cui insoddisfazione è continua fonte
di tensioni.
Dal
mondo
DISCIPLINE
“LEGITTIME”
Il russo Aleksej Judin
ha scritto che quanto
accaduto alla Sapienza di Roma è sintomo
della crisi, su scala
globale, della scienza e
dell’educazione, i cui
riscontri si avvertono
anche in Russia. Insegnante a Mosca, Judin
ricorda che a giugno
dieci accademici russi
indirizzarono a Putin
la lettera aperta “La
politica della chiesa
ortodossa russa: consolidamento o sfascio del
paese?”, esprimendo
inquietudine per la
“crescente clericalizzazione della società
russa”; l’analogia col
caso Sapienza è questa:
quegli scienziati “eliminano la teologia dal
campo delle discipline
legittime”.
RADIO DIGITALI
Lanciata quasi dieci
anni or sono in Gran
Bretagna, la radio digitale appare ora in difficoltà tanto che cinque
stazioni chiuderanno
i battenti per l’insoddisfacente numero di
ascoltatori e quindi per
le forti perdite. La crisi
è emersa in febbraio
quando la più grande
compagnia del settore,
GCap, ha annunciato
la fine di altre due stazioni disponibili solo in
digitale, theJazz e Planet Rock; con 360mila
ascoltatori al giorno, né
theJazz né Planet Rock
riescono a mantenersi
con la raccolta pubblicitaria e cesseranno le
trasmissioni alla fine di
questo mese di marzo.
GAY PRIDE
In un articolo sul “Moskovski Kornsomolets”
il sindaco di Mosca,
louri Loujkov, ha paragonato il gay pride allo
scudo antimissilistico
statunitense, ossia alle
“armi di distruzione di
massa” dell’occidente
contro la Russia. La
comunità gay russa ha
reagito con durezza
definendo “omofobiche” le dichiarazioni
del sindaco. Loujkov
ha dichiarato che “c’è
un legame diretto tra i
missili e l’orientamento
sessuale non tadizionale. Sono entrambe armi
di distruzione di massa, uno strumento di
lotta destinato a minare
le fondamenta della nostra sovranità”.
16 musica e spettacolo
C
arlo Verdone riporta sullo schermo tre delle sue
maschere comiche più riuscite e
di successo e con
“Grande, grosso e
Verdone” le adegua ai tempi contemporanei. Il timido ingenuo
di “Un sacco bello”, il
professore petulante, cinico e falso perbenista di
“Bianco, rosso e Verdone”
e di “Viaggi di nozze”, ed
infine il burino arricchito
di “Viaggi di nozze” ritornano, dunque, al cinema
con tre nuove mini-storie,
che aggiungono altri dettagli ai loro ben delineati personaggi. Verdone
dice di essersi deciso a
riprendere in mano questi
protagonisti sollecitato
dai suo fans che da anni
gli chiedevano un sequel
per quelle storie. Il regista
n. 12
CINEMA
C’è poco da ridere
romano ha, alla fine, accettato, ma ha deciso di non
riproporre pedissequamente i tre protagonisti,
riprendendoli in un vero
e proprio seguito delle
loro avventure, ma di
modificarli, adattandoli
al suo cambiamento d’età
e soprattutto ai tempi che
si sono profondamente
modificati. Rimane, dunque, la maschera di fondo,
cambiano però i nomi, i
contesti, le vicende. La
pellicola è strutturata in
tre episodi, distinti l’uno
dall’altro, tre mini-film
differenti per temi e toni
utilizzati. Il primo episodio narra le avventure tra-
gi-comiche dell’ingenuo e
un po’ tonto “scout” Leo e
della sua famiglia che devono seppellire la nonna
morta e si ritrovano all’interno di una sorta di incubo funebre-surreale. Qui
il regista dice di essersi
ispirato a Ionesco e al suo
teatro dell’assurdo, ma al
di là di qualche riuscita
trovata (come quella dei
bambini che parlano come
il padre, con il famoso
accento gutturale e nasale
del personaggio o quella
dell’addetto delle pompe
funebri che si perde la bara
in autostrada perché è vittima di un incidente da
lui causato), l’andamento
dell’episodio è claudicante, nonostante le bravura
comica di Verdone che si
dimostra decisamente in
forma. D’altronde tutta la
pellicola si può definire
una pellicola d’attore, in
cui è proprio il mattatore
trasformista Verdone a
dare i tempi e l’intonazione giusta. Il secondo
episodio, il più lugubre
e pessimista, racconta la
storia del precisissimo
prof. Cagnato, severissimo padre, vedovo di tre
mogli, integerrimo moralista, che dietro la facciata
perbenista nasconde molti
scomodi segreti. In questo
episodio lo sguardo di
Dentro la tv
Quando è troppo
è troppo
È
la donna-prezzemolo della Rai, almeno
in questi ultimi anni. C’è
chi ne apprezza la verve
sbarazzina e chi non sopporta la sua voce stridula,
chi la ritiene una brava
presentatrice e chi vede in
lei soltanto una showgirl
un po’ esagitata, chi la
trova rassicurante e chi
comincia a essere stanco
della sua (onni)presenza.
Lei si butta imperterrita da
un programma televisivo
all’altro e liquida i sussurri
del gossip evitando gli argomenti scomodi, fin dai
tempi della separazione
dal marito, l’ex calciatore
e oggi presentatore Stefano
Bettarini. La “gallina dalle
uova d’oro” della tv di casa
nostra è Simona Ventura,
fenomeno femminile delle
più recenti stagioni televisive. Saldamente in sella
a “Quelli che... il calcio”,
dopo aver condotto “L’isola dei famosi” ed essersi
cimentata in un programma dedicato agli inventori
rivelatosi un flop, ora è
protagonista anche di “X
Factor”, format di importazione estera dedicato alla
scoperta di nuovi talenti
musicali. Instancabile e determinata, non fa mistero
di aspirare addirittura alla
direzione di una rete della
televisione pubblica.
Nata a Bologna il 1°
aprile 1965, da ragazzina – dicono le cronache
– sognava di diventare
una star del cinema o una
top model. Ha partecipato
giovanissima ai concorsi
per Miss Italia e Miss Mon-
do, approdando da lì alla
televisione. Ha debuttato
come valletta al fianco di
Giancarlo Magalli a “Domani sposi”, si è dedicata
al giornalismo sportivo
prima in emittenti minori
e poi a Telemontecarlo.
Ha raccontato i mondiali
di calcio 1990 al seguito
della squadra dell’Italia
e di quella del Brasile, è
stata speaker dei notiziari
sportivi e inviata agli Europei di Svezia 1992. Dopo
le Olimpiadi di Barcellona,
Pippo Baudo l’ha chiamata
a “Domenica In” e, nel
settembre 1992, Tito Stagno
l’ha voluta alla “Domenica
sportiva”.
Poi è passata a Mediaset e dal 1993 al 1997
ha fatto parte del cast di
“Mai dire gol”. Nel 1995
ha condotto “Scherzi a
parte” con Teo Teocoli e
Massimo Lopez. Nelle
stagioni 1997/98 e 1998/99
ha presentato “Le iene”.
Nel 2001 è tornata in Rai
per condurre il contenitore
calcistico della domenica
pomeriggio che la vede
tuttora in sella, prendendo
il posto di Fabio Fazio che
aveva ideato e lanciato il
programma. Nel 2004 si è
aggiunta la citata “Isola”
e in seguito anche “Music
Farm”. Adesso ha aggiunto
al suo ricco carnet questa
nuova avventura a base di
provini e di note...
Evidentemente la Rai
preferisce non rischiare
e andare sul sicuro, affidando le sue trasmissioni di punta ai volti che i
telespettatori conoscono
bene e ai personaggi che
hanno dimostrato di saper
“bucare il video”. La finta
bionda Simona appartiene
L’avventura
della Ventura
a questa categoria, che non
necessariamente annovera
i conduttori più bravi o
più preparati, ma semplicemente quelli che più di
altri riescono ad attirare
l’attenzione del pubblico.
È un po’ sguaiata e a
volte non si lascia sfuggire
l’occasione per qualche
ammiccamento o doppio senso di troppo, ma
dal punto di vista professionale conosce bene
i meccanismi del mezzo
televisivo e ha una sufficiente dose di autoironia
per non prendersi troppo
sul serio, come invece fanno alcune sue colleghe. Dal
suo punto di vista fa bene
a sfruttare il momento, ma
si sa che quando è troppo
è troppo... Chissà se prima
o poi questa overdose di
televisione non finirà per
saturare la pazienza dei
telespettatori e della stessa
interessata.
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Euro
Euro
Vita
La
23 MARZO 2008
Nella commedia all’italiana
di Carlo Verdone
di Paola Dalla Torre
Verdone si fa più cinico e
negativo: se Leo rappresenta la purezza, anche
un po’ scema, che si sta
perdendo, Callisto è l’incarnazione del cinismo
e della falsa moralità di
tanti volti dei nostri tempi. Un personaggio scuro
e cupo, che il regista romano rende anche attraverso
l’utilizzo di una fotografia
contrastata in cui domina
il buio. Infine, l’ultimo
episodio, il più riuscito,
ci mostra una cafonissima
famiglia romana in vacanza a Taormina, in un hotel
extra-lusso: padre, con telecamera sempre in mano
e mancia da 50 o 100 euro
ad ogni inserviente che
incontra, madre, vestita
Bulgari e col telefonino
sempre acceso e rumoroso, il figlio, appassionato
di calcio, che non parla
con i genitori e disturba
gli ospiti dell’hotel con il
suo pallone. Certamente
quest’ultimo episodio è il
più riuscito, forse anche
grazie all’aiuto di una
brava Claudia Gerini che,
nel riprendere il ruolo
di “burina” che aveva
già interpretato in “Viaggi di nozze”, aggiunge
nuovi spunti comici al
suo personaggio. Inoltre
questo è l’episodio più
vero, più rispondente ai
tempi contemporanei, in
cui Verdone ci parla della
volgarità che ci circonda,
unendo al sorriso una
vena malinconica molto
forte. La caratteristica,
infatti, che segna tutta la
pellicola è proprio quella
di una forte malinconia,
di un grande pessimismo,
di uno sguardo non indulgente sui personaggi
e soprattutto sulla realtà
contemporanea. Una realtà che, ci dice Verdone con
questo suo film, è sempre
più cinica, falsamente
perbene, volgare, attenta
soltanto ai soldi e alla loro
messa in mostra, priva
di coscienza e di morale,
in cui non c’è più spazio
per uno sguardo ingenuo
e puro. E su tutto aleggia
un forte senso di morte.
Per essere una commedia,
c’è poco da ridere. Verdone, al pari dei grandi
autori della commedia
all’italiana, usa la risata
non solo per divertire (e
qui ci riesce abbastanza
bene), ma soprattutto per
farci pensare e riflettere.
E da venti anni a questa
parte ci dà il termometro,
sempre più febbricitante,
della nostra società.
LaVita
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Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana,
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Lamporecchio, Sovigliana (Vinci), Ponte a Elsa (Empoli)
I nostri ATM:
La Querce (Prato)
San Baronto (Lamporecchio)
Banca di Credito Cooperativo di Vignole
Insieme per scelta, dal 1904.
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n. 12 23 MARZO - La vita – Giornale Cattolico Toscano