Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 40 (Sostenitore € 60) c/c p.n. 11044518 Pistoia CONTIENE I.P. G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 12 Anno 111 n. DOMENICA 23 MARZO 2008 N O €1 Pasqua, inizio del mondo nuovo I l cristianesimo è nato due volte: anzitutto con Gesù, poi con la sua risurrezione. Il luogo della prima nascita è Betlemme, della seconda Gerusalemme. Nel “terzo giorno” che poi diventerà il primo e che, secondo calcoli meticolosi, era il 9 aprile dell’anno 30 della nostra era. La data più importante della storia, l’inizio del mondo nuovo. Così, fin da quelle ore frenetiche, la comunità cristiana ha sempre considerato il fatto di cui erano stati testimoni. L’evangelista Matteo ce lo fa capire con le aggiunte di tono apocalittico nel suo resoconto dell’accaduto, diverso in questo da quello degli altri evangelisti: “Ed ecco che il velo del tempio si squarciò in due da cima fino in fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono” e il centurione romano e quelli che con lui facevano la guardia dissero: “Davvero costui era Figlio di Dio”. Questo , più che del centurione, era il grido della prima Chiesa. I discepoli, vittime delle loro paure, erano fuggiti nel momento del pericolo ed erano tornati a casa, come ci riferisce il racconto dei due viandanti di Emmaus. Erano rimaste soltanto alcune donne, che in lontananza stavano a osservare quanto stava accadendo sul terreno roccioso del monte Calvario. Ma ora la notizia del sepolcro vuoto e delle prime apparizioni, si diffonde con la rapidità del fulmine. Appena i due discepoli di Emmaus si accorsero che il compagno di viaggio era proprio Lui, “partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”. Così tutti gli altri. Quel raduno è la prima riunione della Chiesa, raccolta entusiasta intorno alla sorprendente notizia. Nata dalla risurrezione, la Chiesa sarà sempre la Chiesa della risurrezione. Quando, per sostituire il traditore che si era impiccato, fu scelto il suo successore, questi fu scelto fra coloro che erano stati testimoni della vita di Gesù, dal battesimo di Giovanni fino alla sua assunzione, perché, insieme agli altri, egli divenisse “testimone della sua risurrezione”. Come se la Chiesa non avesse altro da dire all’umanità, altro motivo per giustificare nel tempo la sua esistenza. Essa percorrerà l’intero tragitto della storia semplicemente per narrare e testimoniare con la vita e la parole la risurrezione del Signore. I dodici confermeranno col loro martirio la verità di quanto affermano dinanzi a tutti i tribunali del mondo. Essi sono i garanti della nostra fede. E noi possiamo credere a testimoni che garantiscono col sangue quanto affermano con le loro parole. La fede cristiana poggia su questa roccia. E la testimonianza assume subito le dimensioni della comunità. Soprattutto con la vita nuova. L’apostolo Paolo, l’ultimo testimone della risurrezione, lo dirà chiaramente in tutti i suoi scritti: se Cristo è risorto, voi dovete cambiare vita, perché le cose vecchie sono passate e ne sono nate delle nuove, perché il mondo del peccato e della morte è stato sconfitto, perché la storia ha cambiato direzione. La Pasqua è la tomba del passato e la culla del futuro. L’inizio della nostra speranza. “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra”. Il programma pasquale non solo dei Colossesi, ma dei cristiani di ogni tempo. Parole da intendersi bene: non si tratta di un disimpegno dai problemi della terra, “dove – secondo il concilio - cresce quel corpo dell’umanità che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo”. Le cose da rifuggire, dice subito dopo la lettera, sono “ira, passione, malizia, maldicenze, parole oscene”, menzogna e disuguaglianza. Le cose di cui rivestirsi sono, invece, la misericordia la bontà, l’umiltà, la mansuetudine, la pazienza, la sopportazione, il perdono. L’uomo nuovo che prende il posto dell’uomo vecchio. Rileggendo i testi della pasqua di Gesù, non si può non notare il ruolo importante avuto dalle donne, le ultime a lasciare solo Gesù nel momento della tragedia, le prime a testimoniare la sua risurrezione. Il mondo ha ancora bisogno di loro. Soprattutto ha bisogno di loro la Chiesa. Come furono le protagoniste dei primi giorni di vita della comunità cristiana, esse lo possono essere anche ora, col loro coraggio, la loro forza, il loro entusiasmo. Lo facciano “in ricordo di lei”, della donna che in casa di Simone versò su Gesù il vaso di alabastro di olio profumato. Di loro, come della sorella di Lazzaro, si parlerà nel mondo intero, dovunque il Vangelo sarà annunciato. Giordano Frosini No, credere a Pasqua non è giusta fede: troppo bello sei a Pasqua! Fede vera è al venerdì santo quando Tu non c’eri lassù! Quando non una eco risponde al tuo alto grido e a stento il Nulla dà forma alla tua assenza. David Maria Turoldo Canti ultimi Buona Pasqua 2 in primo piano n. 12 Vita La 23 MARZO 2008 C O N F E R E N Z A E P I S C O PA L E I TA L I A N A Prolusione impegnativa La politica al centro della relazione di Giovanna P. Traversa “U L’insopprimibile valenza di esemplarità della politica di Francesco Bonini T re elementi spiccano nel discorso pacato, sereno e chiaro che il presidente della Cei ha pronunciato il 10 marzo in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Siamo a un mese dalle elezioni politiche anticipate e ovviamente il tema di maggiore interesse non poteva non essere la politica italiana. Il cardinal Bagnasco prima di tutto ha collocato il tema nella prospettiva strategica. Ha detto: la politica è importante, anzi “ha un’insopprimibile valenza di esemplarità”. Sono parole impegnative e stimolano a riflessioni forti. Come l’affermazione che la incornicia: “L’Italia ha bisogno di un soprassalto di amore per se stessa”. Deve insomma uscire da una pericolosa entropia, che è il richiudersi in se stessa, nella contemplazione della crisi e dei conflitti che questa genera. Certo bisogna essere consapevoli di una situazione difficile, a livello mondiale: la conseguenza è che serve il contributo di tutti. C’è qui il secondo elemento: la posizione della Chiesa e dei cattolici. In continuità con il magistero dei Papi dai primi anni Novanta e le costanti posizioni della Cei, viene confermata la “linea di non coinvolgimento in alcuna scelta di schieramento politico o di partito”. Cosa significa? Non è certo disinteresse o disimpegno, “ma è un contributo concreto alla serenità del clima, al discernimento meno astratto, alla concordia degli animi”. È insomma la linea di una partecipazione non partigiana, che diventa un forte appello al Paese tutto e ai cattolici, agli elettori, ai candidati e agli eletti, per scelte coerenti. Ecco, allora, il terzo punto del discorso del cardinal Bagnasco: l’agenda, cioè le questioni essenziali. Qui il discorso si sviluppa in due punti, tra essi strettamente collegati: i “principi e valori non negoziabili”, da un lato, e il “problema della spesa” quotidiana, dall’altro. La caratteristica della posizione dei cattolici è non separare le due questioni. È quanto, peraltro, emerge tanto dalla concreta esperienza di vita, quanto dalle osservazioni degli studiosi più attenti, che da tempo hanno archiviato le certezze della secolarizzazione e del secolarismo: solo le società coese e dotate di uno spessore etico condiviso possono non solo resistere alle turbolenze, ma addirittura trarre da queste stimolo per nuovo sviluppo. Per questo non è tempo di saldi, di sconti, di scorciatoie sui grandi temi e le grandi scelte, dalla famiglia alla vita, dall’educazione al carovita, alla casa, alle pensioni, alle infrastrutture. Questo è probabilmente il passaggio che sta davanti oggi all’Italia e anche al sistema politico: ritrovare, al di là della competizione per il governo, un’agenda per il Paese. Qui stanno anche le ragioni della presenza, dell’impegno e del ruolo dei cattolici, in unità d’intenti, per il bene comune. na parola pacata e serena a quanti saranno eletti nel Parlamento della XVI legislatura”. È quella rivolta il 10 marzo, a poco più di un mese dalle elezioni del 13 e 14 aprile, dal cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nella parte conclusiva della prolusione con cui ha aperto i lavori della sessione primaverile del Consiglio permanente. Il cardinale ha rilevato “le attese più urgenti e i problemi indilazionabili che la popolazione avverte con crescente disagio e per i quali attende risposte credibili, concrete e rapide”. “In estrema sintesi, e semplificando, potremmo parlare del problema della spesa”, ha detto, facendo riferimento all’esigenza di “aumento dei salari minimi”, “alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni”, e, ancora, “dall’emergenza abitativa alle iniziative di sostegno L Un ruolo “alto” della maternità, dalle misure per una maggiore sicurezza nei posti di lavoro, al miglioramento di alcune fondamentali infrastrutture a servizio anche dei pendolari”. L’ESEMPLARITÀ DELLA POLITICA Il cardinal Bagnasco ha quindi auspicato che “all’indomani del voto ci sia una spinta convergente, nel rispetto dei ruoli che il corpo elettorale vorrà assegnare, per affrontare realmente queste situazioni”. “Dobbiamo uscire dall’individualismo, dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri - è stato il suo richiamo conclusivo -: ce la faremo se anche la politica farà la sua parte. Essa peraltro ha un’insopprimibile valenza di esemplarità”. Su questi punti abbiamo raccolto il commento di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale e docente di diritto canonico ed ecclesiastico all’Università Tor Vergata di Roma. L’ATTENZIONE PER L’UOMO “In maniera straordinariamente lucida e acuta il cardinal Bagnasco tocca i problemi realmente esistenti sul tappeto e invita chi è attualmente in campo, e chi verrà eletto, a dare risposta a queste attese, esprimendo così la realtà di una Chiesa che vive profondamente innervata nella società e ne conosce e coglie anche le pieghe più nascoste” dichiara Mirabelli. “La Chiesa ha ben presente l’attuale e diffusa situazione di impoverimento nel nostro Paese; una realtà non ancora drammatica ma che richiede attenzione per non diventarlo”. Per il costituzionalista “il richiamo così ‘concreto’ del cardinal Bagnasco non deve meravigliare: in esso non vi è alcuna linea materialistica o consumistica, ma, piuttosto, una linea che guarda all’essenziale e, se ce ne fosse bisogno, conferma l’attenzione della Chiesa per l’uomo rammentando che esistono anche dei diritti economico-sociali garantiti dalla Costituzione e da diverse Convenzioni internazionali, connessi Il compito urgente a “linea di non coinvolgimento in alcuna scelta di schieramento politico o di partito” non comporta la “diaspora culturale dei cattolici”, ma costituisce “un compito della più grande importanza” non solo in rapporto “alle grandi sfide” come guerra e terrorismo, ma anche rispetto al “rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla”. A ribadirlo, nel comunicato finale del Consiglio permanente diffuso il 18 marzo, sono i vescovi che, condivisa l’analisi offerta nella prolusione del card. Bagnasco, evidenziano “ulteriori gravi fenomeni di degrado sociale, fra cui spicca oggi la piaga degli incidenti sul lavoro, il dilagare dell’usura e il carattere pervasivo delle infiltrazioni mafiose in molte aree del Paese”. RISVEGLIARE LA “PASSIONE EDUCATIVA” “Risvegliare negli adulti la passione educativa” è uno degli impegni prioritari della Chiesa italiana, che “nella sua dimensione più autentica, non è mai pienamente misurabile attraverso ricerche sociologiche o rilevazioni demoscopiche”. Di qui la consonanza dei presuli col “richiamo esplicito” alla “Chiesa del profondo”, fatto dal card. Bagnasco nella prolusione, che costituisce lo “sfondo” del “tradizionale” impegno educativo della Chiesa, “quanto mai urgente oggi” soprattutto verso i giovani e gli adolescenti – “la fascia più esposta al disorientamento” – a fronte di “una società che non sembra più capace di assicurare riferimenti affidabili per lo sviluppo armonico della persona”. Tra le priorità indicate dalla Cei, aiutare i giovani a “diventare protagonisti nella Chiesa e nella società”, valorizzando “il ruolo peculiare e irrinunciabile della famiglia nell’educazione dei figli”, e “prestare un’attenzione specifica alla scuola”, come “luogo dove è possibile incontrare tutti i ragazzi e i giovani, non solo quelli che frequentano la comunità ecclesiale”. INTERCETTARE LA “SETE DI DIO” “Intercettare la sete di Dio che, seppur velata, continua a crescere nella cultura del nostro tempo, solo in superficie agnostica o distratta”. Questo l’intento della “Lettera ai cercatori di Dio”, discussa nell’ultimo Consiglio permanente della Cei. L’iniziativa, attraverso uno “stile colloquiale” vuole “rendere ragione della speranza cristiana a quanti sono disposti a lasciarsi interpellare dalla proposta evangelica”. In realtà, è l’analisi della Cei, “esistono e anzi si amplificano nel cuore della gente domande che chiedono di essere chiarite e appagate e che, al di là delle apparenze, uniscono nel profondo”: non solo in “quelle persone inquiete e in stato di ricerca presenti negli ambienti più acculturati”, ma anche in “quanti ricominciano a desiderare una pratica fedele, dopo anni di lontananza o di generica appartenenza”, e in coloro che “intendono reagire a un materialismo che ha mostrato il suo volto tragicamente effimero”. LA SANITÀ E LA “POLITICA DEL FUTURO” La sanità costituisce “un tema di scottante attualità, destinato a condizionare in futuro anche le scelte politiche”. È quanto scrivono i vescovi, sottolineando “la necessità e l’importanza del ruolo svolto dalle istituzioni sanitarie e socio-sanitarie cattoliche nell’ope- peraltro alla dignità della persona umana. Il diritto alla casa è inalienabile, così come quello ad un lavoro che non si traduca in costante precarietà”. UNA POLITICA “CONCRETA” E “ALTA” Di qui “il dovere all’impegno e l’invito della Chiesa ai partecipanti alla competizione elettorale ad indicare le risposte che intendono fornire a questi problemi anche materiali: una forma di politica ‘concreta’ che si deve inscrivere in una cornice ‘alta’, perché - secondo Mirabelli - le due dimensioni devono convergere nella ricerca del bene comune”. Occorre “dare un fondamento etico e di solidarietà alla convivenza - prosegue il giurista -: non siamo una somma di individui, è il nostro destino comune a chiederci di adoperarsi per la realizzazione del bene di tutti. Un’idea di comunità e solidarietà contenute nell’art. 2 della Costituzione che parla di diritti inviolabili e doveri inderogabili sia per quanto riguarda le persone, sia per quanto riguarda le formazioni sociali, il mondo del lavoro, dell’impresa e della politica”. Comunicato finale: educazione, ricerca di Dio sanità e politica del futuro. Mete impegnative per l’intera comunità cristiana ra di evangelizzazione e di cura pastorale”, che “costituiscono uno speciale contributo della Chiesa al bene del Paese”. È stata questa, del resto, “una delle forme storiche” della testimonianza cristiana, oggi per la Cei “messa in questione da due fattori”: da un lato, “le ben note difficoltà di ordine economico legate non solo alla difficile congiuntura, ma anche a una perdurante diffidenza verso le strutture ecclesiastiche, di cui si misconosce talora la produttività e la qualità dei servizi erogati”. D’altro lato, “pesano la carenza di vocazioni negli istituti religiosi, l’esiguità delle risorse finanziarie e una certa ritrosia a promuovere forme di collaborazione reciproca e di coinvolgimento delle Chiese particolari”. Vita La 23 MARZO 2008 cultura n. 12 Letteratura e Cristianesimo (ed. Jaca Book) Pagine scritte e drammi di coscienza N on ho più dimenticato quel tardo pomeriggio di un gennaio ricco di neve e di freddo -anni Ottanta-, quando a Cremona approdò il cardinal Giovanni Colombo, per commentare l’Inno Sacro manzoniano “Il nome di Maria”, proprio in Santa Maria della Pietà, strapiena di gente, che aveva atteso a lungo, animata dal desiderio di sentire la voce e il cuore di un “manzoniano” d’eccezione, per vocazione chiamato ad “insegnare”, in una straordinaria ricchezza di contenuti (veniva, invitato dal Centro Culturale “G. Cazzani”...). La saggezza di quell’uomo, unita a tanta cultura, con lo straordinario dono di una capacità comunicativa che obbligava ad ascoltare, ci introdusse nel mondo della Letteratura dell’Ottocento, partendo dalla riflessione manzoniana, ogni volta utile per ricuperare i valori più autentici. U n nuovo anello alla catena (lettere), di Paul Cézanne (Aix en Provence 19 gennaio 1839 – 22 ottobre 1906). Questo il titolo del volumetto numero 48 (pagg. 36, euro 4), della collana quadrimestrale “iquadernidiviadelvento”, curata da Fabrizio Zollo, dato alle stampe per conto delle Edizioni Via del Vento di Pistoia, che da alcuni anni propone, agli appassionati bibliofili, testi inediti e rari del Novecento. A pagina 2 una foto dell’autore nel 1861 mentre a pagina 24 possiamo ammirare un disegno Studio di nudo, part., 186065. In copertina ancora un disegno di Cézanne, Studio di nudi, 1860-65. Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della Stamperia Elle Emme di Pieve a Nievole (Pistoia), che presentano diciotto lettere che il pittore francese inviò, tra il 1859 e il 1906, agli amici come Emile Zola e Camille Pissarro, al poeta Joachim Gasquet, al mer- Un libro dell’indimenticabile cardinal Giovanni Colombo, interprete sincero dei tormenti del primo Novecento di Angelo Rescaglio Il libro di oggi, riproposto a settant’anni dalla sua prima apparizione, con la suggestiva e intelligente introduzione del cardinal Inos Biffi (lui pure figlio della terra lombarda), ci conferma l’impressione di quei tempi lontani, con una viva gratitudine in animo, mentre riprendiamo la persuasione di Giovanni Colombo: «Ogni Iquadernidiviadelvento Un nuovo anello alla catena Aix en Provence 19 gennaio 1839-22 ottobre 1906 storia letteraria e provvidenzialmente quella italiana, è una serie di drammi di coscienza e Cristo li illumina nella luce della Verità. Lui stesso è la verità. Taluni risultano conformi al modello, taluni difformi, taluni oscillanti» (il curatore specifica: «Egli ne attribuisce l’origine a Giulio Salvatori: in realtà erano inclinazione e capacità che facevano par- cante Ambroise Vollard, ai pittori Charles Camoin ed Emile Bernard, al letterato Roger Marx, alla madre Anne-Elisabeth e al figlio Paul. Uno spaccato dell’intero corpus delle lettere di Paul Cézanne (oltre duecento quelle censite) che ci offre un’immagine esauriente e fedele della sua vita di uomo e di artista, insieme a uno sguardo sui fermenti culturali dell’epoca. Ed è proprio dall’analisi di queste lettere che emerge un Cézanne ora scherzoso quando scrive in versi all’amico scrittore Emile Zola, ora riflessivo quando disserta di arte e di letteratura con il pittore Emile Bernard, ora tenero e sincero quando dialoga con la famiglia e con il figlio Paul. La collana quadrimestrale di prosa “iquadernidiviadelvento” si può ricevere in abbonamento annuale mentre, per maggiori informazioni e curiosità sulla casa editrice pistoiese, è attivo il sito internet all’indirizzo www.viadelvento.it. Franco Benesperi te della sua natura e che il ‘Diario’ adolescenziale già chiaramente preannunciava, quando, con straordinaria introspezione, investigava e descriveva il suo dramma interiore di coscienza e la sua passione per Gesù Cristo»). Il discorso su Ibsen e “L’angoscia dell’impossibile autonomia”, su Pirandello e “Il dramma della relatività”, su Chesterton e “L’avventura dell’ortodossia”, su Claudel e “Il mistero della Chiesa”, infine su Papini e Mauriac colti come interpreti del “Messaggio di Gesù nel Novecento”... tutto è orientato, nell’interpretazione originalissima e profonda su più versanti, a dare ragione alla riflessione del primo capitolo, intitolato “Atteggiamenti dell’uomo moderno”: «Dunque l’uomo moderno, in ogni campo, tende a potenziare il proprio io. E a potenziarlo tutto, e a potenziarlo pienamente. A potenziarlo tutto: non appena lo spirito, ma spirito e corpo in un normale unità; non appena la vita superiore dell’intelligenza, ma questa non separata dalle forze sensibili ed emotive. A potenziarlo pienamente: l’uomo moderno non fa consistere la felicità nel vivere più o meno a lungo, ma nel vivere intensamente e fieramente di- 3 spiegando e sviluppando tutte le capacità fino al massimo possibile. Un giorno da leoni è preferibile a cento anni da pecora. In questo moderno messaggio di vita, inteso più o meno rettamente o torbidamente, si ritrovano i più cospicui uomini d’azione, di pensiero e di sentimento del secolo nostro». La Letteratura si pone, di fronte a questo “ideale nuovo”, come felice interlocutrice: ne è ben convinto Giovanni Colombo, maestro di un pensiero che interpreta la coscienza di noi tutti, sul terreno della pagina letteraria, ogni volta interpretata con passione e desiderio di ricerca, per accompagnare l’Uomo nel suo eterno destino di viandante verso la verità (ecco in Pirandello il “dramma della relatività”, come pensa Donata Genzi, in “Quando si è qualcuno”). E il vescovo letterato conclude: «Il dramma della relatività di Pirandello, e di tante anime moderne, è il patimento per l’assenza dell’Immobile che tutto muove, del Supremo bene che sazia il fluttuante nostro cuore; di Colui che è, e in cui consistono coloro che non sono”. Pagine convincenti, di cui “l’intuizione e la sostanza conservano attualità e valore”, commenta il cardinal Biffi. Poeti contemporanei LA PRIMAVERA DI DIO Per tutta la terra corre il respiro della vita che rinasce, sulle erbe ondula il vento brividi di gioia, esulta il sole alle finestre, e nelle valli, nel vento, nelle acque echeggia il riso di Dio. Questo è il giorno che l’erba gli alberi la terra salutano con lampi di gioia il Vivente che risorge. Qualcuno ha aperto il cielo e i più umiliati e desolati degli uomini sentono il cuore fremere toccato da Dio e divenire infinito. Solo essi odono i piedi divini degli angeli scendere dai cieli e camminare tra il traffico nelle strade degli uomini. Tu non lasciarti incantare dalle vetrine illuminate da uova colorate e da gialli pulcini, ma alza gli occhi al cielo ai monti agli orizzonti lontani che palpitano di vita nuova e ascolta il canto della primavera di Dio riempire l’universo. Anna Tassitano 4 attualità ecclesiale n. 12 23 MARZO 2008 Vita La CHIARA LUBICH “I n un clima sereno, di preghiera e di intensa commozione, Chiara Lubich ha concluso a 88 anni il suo viaggio terreno questa notte, 14 marzo 2008, alle ore 2 nella sua abitazione di Rocca di Papa (Roma)”. Con queste parole, una nota ufficiale del Movimento dei Focolari ha annunciato questa mattina la morte della sua fondatrice, Chiara Lubich. Continuano a giungere da tutti i Continenti messaggi di partecipazione e di condivisione da parte di leader religiosi, politici, accademici e da tanta gente del “suo” popolo. IL RICOVERO AL GEMELLI Dal 4 febbraio Chiara Lubich era ricoverata al Gemelli per una “insufficienza respiratoria”. Era entrata per un check up programmato ma poi sono sopravvenute difficoltà respiratorie. “Con grande gioia”, nei giorni scorsi aveva ricevuto una lettera personale di Papa Benedetto XVI nella quale le impartiva una “speciale benedizione”. “Sono a conoscenza della prova che sta vivendo - scriveva il Papa - e desidero farle giungere in questo momento difficile l’assicurazione del mio ricordo nella preghiera, affinché il Signore le dia sollievo nel fisico, conforto nello spirito e, mostrandole i segni della sua benevolenza, le faccia sperimentare il valore redentivo della sofferenza vissuta in profonda comunione con lui”. A sorpresa poi, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, a Roma in occasione del suo incontro in Vaticano con Benedetto XVI, ha voluto farle visita. “Cordialissimo”,informa il Movimento dei Focolari, “si è intrattenuto con lei in un momento ricco di spiritualità e di profonda comunione”. Al termine, Bartolomeo ha dichiarato: “Ho voluto venire qui per portare il saluto mio personale e del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera. Le ho pure impartito con riconoscenza la mia benedizione. Sono felice di averla incontrata”. Sempre al Gemelli aveva ricevuto la visita anche del cardinal Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, e di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. IL RITORNO A CASA Per suo espresso desiderio, mercoledì 12 notte, Il suo orizzonte Chiara Lubich è stata portata a casa, nella sua abitazione di Rocca di Papa, che si trova nei Castelli Romani, a fianco del centro internazionale dell’Opera di Maria. Qui è stata circondata dall’affetto e dalle preghiere della sua comunità. ‘’Chiara - fa sapere l’ufficio stampa dei Focolari - continua a ispirare grande serenità. Due giorni or sono ha confidato di aver avvertito la presenza spirituale di Maria. Chiara ha vissuto tutta la vita in profonda comunione con lei. L’Opera da lei fondata infatti porta il nome di Opera di Maria, il nome con cui è stato approvato dalla Chiesa il Movimento dei Focolari. Questi momenti sono accompagnati dall’intensa comunione e continua preghiera di tutto il movimento nel mondo”. Per tutta la giornata, centinaia di persone - parenti, stretti collaboratori e suoi figli spirituali - sono passati nella sua stanza, per rivolgerle l’ultimo saluto, per poi fermarsi in raccoglimento nell’attigua cappella, sostando a lungo attorno alla casa in preghiera. “Una ininterrotta e spontanea processione - si “Che tutti siano uno...” legge nella nota diffusa oggi -. A taluni Chiara ha potuto anche fare cenni d’intesa, nonostante l’estrema debolezza”. Al suo fianco c’erano le prime compagne - Eli Folonari che l’ha seguita da vicino, Dori Zamboni, Aletta Salizzoni, Silvana Veronesi, Graziella De Luca, Gis Calliari e Bruna Tomasi - che insieme a lei hanno fondato il Movimento dei Focolari. Una luce per il mondo Un impegno per la fratellanza tra tutti i popoli è aggravata, “e lì – prosegue Vandeleene – è successo una cosa meravigliosa e commuovente”. “Al seguito delle prime compagne – racconta Vendeleene – centinaia di persone sono giunte a casa sua e tutte sono potute entrare una ad una nella sua stanza per ore, per vederla, dirle magari ancora una sola parola: grazie, darle un bacio sulla mano. La commozione è grande, ma più grande è la fede nell’Amore, in Dio Amore che guida ogni cosa, in Dio Amore che lei ha fatto conoscere a tanti”. U n vero e proprio pellegrinaggio di popolo. È quanto è avvenuto in questi giorni a Rocca di Papa, al centro internazionale del Movimento dei Focolari dove da venerdì 14 marzo una folla ordinata e commossa di persone provenienti da tutta Italia, è venuta per dare l’ultimo saluto a Chiara Lubich. La cerimonia delle esequie – presieduta dal card. segretario di Stato Tarcisio Bertone nella basilica romana di San Paolo fuori le mura – è stata preceduta da un’ora di canti e meditazioni di Chiara Lubich a cui sono seguiti brevi interventi di alcuni rappresentanti delle altre Chiese e religioni. LE ULTIME ORE Ha salutato ad una ad una le compagne che l’hanno accompagnata nella sua avventura fin dai tempi di Trento. Poi via via, lungo la notte, centinaia di persone sono giunte a casa sua, nella sua stanza, per dirle anche solo “grazie”. A raccontare le ultime ore vissute da Chiara Lubich è Michel Vandeleene, teologo e curatore dell’opera biografica “Erano i tempi di guerra”. “L’ultimo mese – racconta Vandeleene – Chiara era stata ricoverata in ospedale, al Gemelli di Roma. Lì aveva potuto fare ancora tanta corrispondenza e prendere decisioni importanti per il Movimento. Aveva anche ricevuto una lettera del Santo Padre che rileggeva spesso e le dava conforto”. “Alcuni giorni fa aveva espresso ripetutamente il desiderio di tornare a casa e l’altro ieri notte era stata portata a casa sua perché la sua fine sembrava ormai imminente”. “Dopo aver sentito la santa messa e ricevuto l’Eucaristia ha voluto vedere una ad una le sue prime compagne, i suoi primi compagni e altri focolarini, suoi stretti collaboratori. Era cosciente e ha potuto sentirli, incontrarli”. Poi la sua salute in serata si IL FUNERALE Migliaia di persone da tutta Italia, Europa e anche alcuni in rappresentanza dei continenti hanno partecipato martedì 18 marzo a Roma ai funerali di Chiara Lubich. Un lungo applauso ha accompagnato l’ingresso del feretro nella basilica di San Paolo fuori le mura. A portarlo a spalla 6 focolarini preceduti da un gruppo di membri del Movimento dei Focolari di diverse età e nazionalità. Tre focolarine hanno poi adagiato sul feretro tre garofani rossi, simbolo della sua consacrazione a Dio avvenuta il 7 dicembre del 1943. Poi sono saliti a fianco dell’altare i rappresentanti delle diverse religioni (ebrei, musulmani e buddisti) e delle Chiese cristiane (ortodossi, luterani, anglicani). Solo dopo sono cominciati i funerali, presieduti dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, e concelebrati da 16 cardinali, 40 vescovi, un centinaio di sacerdoti. Chiara Lubich riposa nella cappellina del Centro Mariapoli di Rocca di Papa (Roma), accanto a Igino Giordani. La sua vita C hiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920. Durante il fascismo vive anni di povertà: il padre socialista perde il lavoro a causa delle sue idee. Il suo nome di battesimo è Silvia. Assumerà quello di Chiara, affascinata dalla radicalità evangelica di Chiara d’Assisi. Partecipando, nel 1939, a Loreto ad un corso per giovani di Azione Cattolica, nel Santuario dove è custodita, secondo la tradizione, la casetta che aveva ospitato la Sacra famiglia, intuisce quale sarà la sua vocazione: una riproduzione della famiglia di Nazareth, una nuova vocazione nella Chiesa, il “focolare”, che molti avrebbero seguito. Il 7 dicembre 1943 Chiara pronuncia il suo sì a Dio nella chiesetta dei Cappuccini di Trento. Aveva 23 anni. Gli inizi del Movimento dei Focolari sono segnati convenzionalmente da questa data. “In un rifugio antiaereo - racconta Chiara apriamo a caso il Vangelo alla pagina del Testamento di Gesù: «Che tutti siano uno, Padre, come io e te». Quelle parole sembrano illuminarsi ad una ad una. Quel «tutti» sarebbe stato il nostro orizzonte. Quel progetto di unità la ragione della nostra vita”. Da questa “spiritualità dell’unità” si sviluppa il Movimento dei Focolari. In poco più di 60 anni, raggiunge una diffusione mondiale (182 Paesi), con oltre 2 milioni di aderenti e una irradiazione di alcuni milioni, difficilmente quantificabile. La sua spiritualità è seguita da persone di ogni età, categoria, vocazione e cultura. Chiara dà il via a movimenti specifici: per le nuove generazioni, per le famiglie, per agire nel sociale e nella Chiesa. La pagina ecumenica del Movimento si apre nel 1961, nel tempo in cui Giovanni XXIII pone l’unità dei cristiani tra i primi scopi del Concilio. Chiara Lubich è la prima donna cristiana ad esporre la sua esperienza spirituale, nel 1981 in un tempio a Tokyo di fronte a 10.000 buddisti, e nel 1997 in Tailandia a monache e monaci buddisti. Nello stesso anno è nella storica Moschea “Malcolm X” di Harlem a New York, di fronte a 3.000 musulmani afro-americani. E poi rapporti con gli ebrei e con il mondo indù. Sotto e a sinistra, Chiara Lubich con due figure simbolo del Novecento Vita La 23 MARZO 2008 attualità ecclesiale n. 12 P A S Q UA Il cerchio spezzato La Parola e le parole Pasqua di Risurrezione (anno A) At 10,34-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9 Il Risorto in ogni frammento della storia umana L di Cristiana Dobner G esù Cristo, inquietante persona o personaggio? “Roba” da preti e da suore... Eppure anche oggi molti si pongono domande su di lui. La sua attenzione ai piccoli, ai poveri, il suo annuncio di salvezza e di non violenza, di pace, la non discriminazione fra bravi e non bravi, l’essere torturato e morire per tutti, emergono come sue caratteristiche che, sotto sotto, si desidera assumere fare proprie (beh... non proprio la tortura e la morte!). Nel processo di secolarizzazione tutto è stato travolto e inquinato? Indubbiamente tutto è stato scosso e richiede un vaglio, un esame perspicace e sereno. Tutto che cosa? Tutto include tutto, ma come perimetrarlo? I rapporti della persona con se stessa, i rapporti con la persona amata con cui condividere la vita (ma perché non un tratto della vita? Perché non condividerlo con più persone amate simultaneamente?), il rapporto con il dolore e la sofferenza (hai mai visto una persona torcersi per dolori lancinanti oppure rimanere in coma, fissa e immobile?). Ci giurerei: molti hanno davanti agli occhi “Fiori d’acciaio”, con la bella e generosa Shelby cui viene staccata la spina... Ma Gesù Cristo in tutto questo che ha da vedere? Sono domande ai cristiani, sono interrogativi sulla capacità di comunicare il loro incontro con Cristo morto e risorto. I cristiani sanno che Gesù Cristo si incontra perché vuole farsi incontrare. Si è incarnato proprio per questo per poter dire a ciascuno: “Eccomi, sono con te!”. È una scoperta gioiosa che però esige un radicale mutamento di pensiero e di azione, cioè di concretezza nel quotidiano. Sembrano, queste, tesi astratte, invece sono proposizioni di vita reale: chi ha incontrato Lui, Gesù il Cristo, deve lasciarsi cambiare e condividere la vita con i fratelli e le sorelle facendone un dono. Non ci si può rivolgere a se stessi e lasciarsi cullare da tutto quanto ovatta, gratifica, rende palesemente trendy. Gli occhi che l’hanno visto devono cambiare e guardare, con amore, tutti. Il dolore e la sofferenza, anche estremi, vanno tenuti in mano ma la mano è deposta nella grande mano del Padre che conduce e guida. Anche Shelby, che sarebbe potuta diventare segno di amore vero e duraturo e non soltanto, una volta eliminata, molla di una vita nuova che continua ma in pura superficie, senza darsi ragione del perché. Gesù Cristo va incontrato dinanzi a quella pietra che sigilla il suo sepolcro, va incontrato: torturato e morto. In Lui ogni frammento della 5 La risurrezione di Gesù (miniatura del XV secolo) storia umana ha trovato la sua collocazione e il suo assorbimento in un amore più grande che dilaga e contagia. Il masso è là, chiude e impedisce di entrare in un loculo che emana fetore. Abitualmente. Gesù Cristo invece ha spezzato questo cerchio che ci stringeva e ci strozzava con la sua energia di Uomo ritto in piedi, di Colui che ha abbandonato la posizione orizzontale del cadavere ed ha smosso il masso con la sua luce. I cristiani in lui, il Risorto, scoprono la chiave della vita vera, non quella dei prati con il coniglio pasquale (ma forse anche quella perché i bambini possano godere del ritrovamento delle uova colorate) ma quella reale che conosce nella storia i prati che occorre coltivare e bonificare da risorti, prati solcati di Luce infinita quando, presi per mano dal Risorto, fisseranno gli occhi sul volto del Padre. Pasqua: non festa di quartiere, di regali e coniglietti ma del Risorto, sua e di tutti noi in lui. Pasqua notizia da comunicare con il linguaggio di chi ha incontrato il Risorto, l’ha riconosciuto sulle strade del mondo, soprattutto su quelle dove la polvere si mescola con il sangue innocente. Il Risorto è là: ancora una volta il cerchio della morte si è spezzato e la vita è stata liberata. I grandi media non se ne accorgono. I cristiani, come le donne di ritorno dal sepolcro vuoto, ben lo sanno. I cristiani, come le donne di ritorno dal sepolcro, avvertono la responsabilità e la gioia di raccontarlo con volti aperti e con parole vissute. e letture della domenica di Pasqua presentano una sintesi dell’annuncio che fonda la nostra fede: per il credente cristiano tutto inizia e trae senso dall’evento della morte e risurrezione di Gesù. “Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto insieme con lui”: è questo l’annuncio della Pasqua che esprime la consapevolezza della prima comunità riguardo alla risurrezione come azione del Padre che ha risuscitato Gesù. Nell’evento pasquale si comunica a noi la comunione di vita, del Padre, del Figlio e dello Spirito. Nel discorso di Paolo nella casa di Cornelio possiamo ritrovare l’annuncio essenziale dell’evento della Pasqua unito all’invio della testimonianza: i testimoni della risurrezione sono ‘coloro che hanno mangiato e bevuto insieme’ con Gesù. Ciò significa che l’evento della sua morte e risurrezione va inteso in continuità con tutta la sua esistenza terrena, con i suoi gesti e le sue parole: per questo i testimoni della risurrezione devono essere coloro che lo hanno incontrato, a partire dal battesimo di Giovanni. E’ il crocifisso che il Padre ha risuscitato. La risurrezione è così evento di comunione e di relazione. Ma la risurrezione è anche luogo in cui si rivela la distanza tra il modo di giudicare di Dio e il modo di pensare umano: nella croce si rende presente il rifiuto di Gesù da parte dell’umanità, proprio quel Gesù Dio ha esaltato. La risurrezione è annuncio di un nuovo modo di guardare la vita e la storia. La pagina del vangelo racconta i segni e gli avvenimenti che accompagnano la risurrezione: non è un racconto di un fatto. La risurrezione, il ‘rialzarsi’ di Gesù dalla morte è un evento che si pone come tangente la storia, che ha un versante oltre la storia, oltre i limiti del tempo e dello spazio. Non troviamo racconto di un fatto perché la risurrezione è evento che se investe la storia d’altra parte si pone al di là della storia, è già anticipo e compimento di una realtà ‘ultima’. Per questo i testi della prima comunità sono testimonianza di un evento che non può essere descritto, e neppure è da dimostrare. Piuttosto è annuncio e testimonianza che solo nella fede può essere accolto: è affidamento che si fonda sui segni, ma soprattutto sulla parola e sulla testimonianza di Gesù stesso: sta qui il credere dei primi discepoli, ed è anche il credere nostro, di noi che possiamo incontrare il Cristo risorto oggi proprio nell’esperienza della fede. La pagina del vangelo di oggi ci offre un percorso proprio in questa direzione. Ma c’è anche un altro aspetto della risurrezione, punto cardine della nostra fede: è il coinvolgimento della nostra vita nell’evento della risurrezione. La seconda lettura tratta da una lettera paolina ce lo indica: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio… voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”. La nostra vita è il terreno in cui Dio, sepolto come chicco di grano, è fatto risorgere e noi con lui. Così, in riferimento al quotidiano, letto nella fede, Raniero La Valle ne parla: “Noi abbiamo un bambino che ci è caro, che si chiama Tommaso, la cui prima ed unica parola, poi ripetuta più volte, non è stata né ‘mamma’, né ‘papà’, ma è stata ‘grazie’, anzi ‘azie’, che diceva non solo quando riceveva qualcosa, ma soprattutto quando porgeva qualcosa. La sua ipotesi era che la vita fosse un’azione di grazia, e che il dare e accettare ciò che qualcuno ti porge e ti dona, quella è ‘eucaristia’. La vita può essere allora questo risvegliare il Dio che è nascosto dentro di noi e che tace perché è un Dio discreto (….) E allo stesso tempo risuscitare il Dio che è sepolto ‘come se non ci fosse’, nel mondo: questo è ciò che Bonhoeffer chiama ‘partecipare alle sofferenze di Dio’, ‘al dolore di Dio per il mondo senza Dio’. Dio muore nel mondo e noi lo risuscitiamo partecipando alle sofferenze di Dio nel mondo; con le opere, certo, ma più ancora con l’amore e con il riconoscimento e l’accettazione del dono, del dinamismo dello Spirito” (R.La Valle, Se questo è un Dio). Il segno della tomba vuota, e le parole di Maria ‘Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo hanno posto’ aprono la pagina del vangelo; ma al centro sta il ‘vedere’ del discepolo che corre, arriva primo, vede, ma aspetta che giunga anche Simon Pietro. C’è qui un sottile riferimento alla tensione ed all’incontro tra l’istituzione - rappresentata da Pietro - ed il ‘carisma’ di chi vive un rapporto intimo e profondo con Gesù, evocato nel profilo del discepolo che Gesù amava, capace dell’intuizione di chi vuole bene prima di tutto. Solamente di lui è detto che riesce a vedere in modo nuovo: ‘e vide e credette’. C’è un vedere che legge dentro i segni di per sé ambigui e incerti. Tutti e due vedono ma ‘il discepolo che Gesù amava’ si apre al ‘credere’ così come il cieco riavuta la vista era stato illuminato e guidato ad aprirsi al credere in Gesù come salvatore: il credere non nasce da altro se non dall’accoglienza di una relazione di vita, e l’esistenza può allora essere intesa come ‘dire grazie’ ed attuare un servizio, al di là di appartenenze istituzionali e di ruoli e compiti. Allora celebrare la Pasqua oggi è invito a scoprire in Cristo un volto di Dio che, nonostante secoli di cristianesimo, abbiamo appena iniziato ad incontrare. Il sepolcro vuoto ci ricorda che è un incontro che si attua in una assenza, ma anche nel dono del suo farsi incontro, di segni da lui lasciati: ciò comporta sofferenza e attesa. Ed è per noi invio a scorgere dentro di noi e nelle vicende umane i segni di vita di cui la risurrezione di Gesù è primizia e primo seme. A. Cortesi op Pistoia Sette N. 12 23 MARZO 2008 D urante l’ultimo incontro in preparazione alla Pasqua, siamo stati invitati a riflettere sul cap. 21 (1-8), dell’Apocalisse. Questo brano ci conduce verso il nostro domani, attraverso tre immagini che si riversano l’una sull’altra. Il primo elemento che ci guida all’approdo è “Un cielo nuovo e una terra nuova”, è una visione biblica in cui si guardano due realtà, il livello di Dio e quello dell’uomo, i due estremi che raccolgono l’intera vicenda della storia, con l’intervento di Dio. Nell’ultimo approdo cambieranno le nostre relazioni con Dio, di conseguenza, anche i rapporti tra noi, che non avverranno più in modo conflittuale, non più segnati dal limite ma illuminati, perché consegnati alla potenza trasformante del Risorto. Il testo continua riferendo che “il cielo e la terra di N on bisogna dare l’elemosina, specialmente ai bambini che vengono sfruttati a questo scopo. Non bisogna farsi vincere dall’emotività delle scene pietose. L’elemosina spesso serve solo a tacitare la coscienza. La vera carità è far uscire queste persone dall’emarginazione, dare loro una dignità. “Non possiamo contribuire a perpetuare questo sistema, ci ha detto il direttore della Caritas di Cremona don Antonio Pezzetti. Prendiamo il caso dei bambini che chiedono l’elemosina per strada. Il loro vero bene è inserirli in un contesto educativo, non certo farli restare in una condizione di schiavitù. Spesso si tratta di un’organizzazione familiare, di una cultura familiare, che induce donne e bambini a questo ‘lavoro’. Dare la moneta significa accettare la cosa e renderla addirittura economicamente vantaggiosa”. Il timore che una presa di posizione unitaria su questi temi possa essere facilmente strumentalizzata da giornali e politici (in piena campagna elettorale) c’è in tutti i protagonisti. «La questione -ha aggiunto il responsabile Q UA R E S I M A IN C AT T E D R A L E La chiesa in cammino nel tempo Letture dal libro dell’Apocalisse prima erano scomparsi”. La nuova realtà sarà talmente invadente che il male, sempre rappresentato dal mare nelle Sacre Scritture, scomparirà in tutta la sua forza abissale, nella sua totalità e radicalità. Il secondo elemento che ci guida è “la città Santa, la nuova Gerusalemme”. Questa è talmente intima di Dio che diventa luogo della sua presenza, della sua visibilità, non è più la Gerusalemme della Passione, ma è trasformata dalla potenza della Resurrezione. La nuova realtà che scende dal cielo nella storia, siamo noi comunità cristiana che si lascia L’incontro conclusivo guidare dall’Apocalisse, pronti a portare la novità di Dio nel mondo, siamo la trasformazione in atto della storia, siamo germe di relazioni nuove, siamo la rivelazione del suo volto. Si rileva di nuovo il nostro essere chiamati a divenire “fidanzate” che tessono l’abito attraverso la fedeltà quotidiana con la fatica della coerenza, per essere fedeli senza mediocrità e senza compromessi. Proprio secondo l’alfabeto delle nozze, il faticare, il soffrire è il codice dell’amore ESPERIENZE nuziale, nel quale si vive l’esclusività dell’amore. Si giunge alla descrizione del terzo elemento, siamo invitati a guardare la tenda, con riferimento a quella dell’Esodo dove abitava la Gloria di Dio ed Egli era presente in mezzo al suo popolo. È luogo dell’incontro, del convegno, del colloquio con il Signore, della comunione tra Dio e l’uomo. È un anticipo dell’epilogo finale quando sarà annientata la distanza tra Dio e l’uomo, quando ci sarà un vero legame d’amicizia. Il testo prosegue riferendo che la morte, la violenza, l’ingiustizia, che avevamo trovati rappresentati dai cavalli verde e rosso, non sono più. Il Signore si chinerà su ciascuno e ci accorgeremo che nessuna lacrima è caduta nel vuoto, ogni pena lascia una traccia nel cuore di Dio, ognuno sarà consolato personalmente per ogni singola sofferenza. Di nuovo si fa riferimento al suo far nuove tutte le cose, al suo colorare di primavera tutta la storia, al suo costruire una tenda dentro ciascuno di noi, tutto ciò non puo’ che allontanarci da ogni forma di ripiegamento su noi stessi. Il Signore si definisce SU CUI RIFLETTERE Davanti alle Chiese accattonaggio in crescita della Caritas diocesana di Cremona- è che spesso abbiamo a che fare con gruppi organizzati, sempre gli stessi. Sfruttano l’ingresso in chiesa per far sentire in colpa il fedele utilizzando tecniche sperimentate. Chi incontra queste persone dovrebbe pensare al fatto che dare l’offerta le legittima a continuare a vivere così senza consentire loro alcun progetto serio di vita e di integrazione». “La questua è un sistema che intendiamo contrastare -ha detto Angela Pluderi, responsabile diocesana della San Vincenzo-. La S. Vincenzo era profondamente convinta, vista l’esperienza fatta in questi ultimi anni, che aiutare concretamente queste persone abbia un valore ben diverso rispetto all’elemosina”. Di norma la S. Vincenzo non dà mai denaro in mano, è disponibile a pagare la mensa e i libri Un problema che si aggrava sempre di più anche da noi. E’ possibile, con il contributo di tutti, arrivare a soluzioni più ragionevoli senza mancare alla carità? scolastici dei figli, alcune utenze domestiche come l’affitto, bollette di luce ed acqua in casi di comprovata emergenza, o quando c’è un progetto in corso con i servizi sociali del Comune, fornisce generi come l’alfa e l’omega, è stato l’inizio del nostro cammino, è compagno di viaggio, tale da trasformare la nostra vita in un cammino pasquale, così da essere anche l’epilogo. Fa riferimento a chi ha sete, si lascia nel generico, guarda a chi è spinto dal bisogno, dal desiderio, a chi è in ricerca, a costoro, Dio sorgente d’acqua, da tutto se stesso, si fa dono e approdo. Questo avverrà a chi ha vinto, a noi comunità in ascolto del libro dell’Apocalisse, che cerca di rimanere fedele al Signore. Ma “per i vili..”, e riferisce sette categorie sintetizzate nei mentitori, in coloro che vivono nella falsità morale e spirituale, ci sarà l’acqua dello stagno, ferma, marcia, dove niente può vivere, tutto è bruciato, ci sarà una situazione di morte assoluta, assenza assoluta di relazione. P.V. alimentari e non rifiuta interventi straordinari che limitino la fatica di queste donne spesso alle prese con tanti figli, ad esempio l’acquisto di una lavatrice. «Abbiamo provato a convincere le questuanti ad allontanarsi dalla piazza, offrendo loro le alternative di aiuto sopra elencate, ma non è servito a nulla. Va detto che non tutti i Rom vivono di questua. Ve ne sono molti che lavorano e si stanno integrando. La S. Vincenzo si rende perfettamente conto che le tipologie di povertà sono molte: situazioni di disoccupazione, lavoro precario e sottopagato, malattie e affitti spesso eccessivi per gli appartamenti offerti. Per questo motivo, conosciuta realmente la situazione di disagio, è disponibile a sostenere le famiglie in difficoltà, ma non la pratica della questua. Se la carità cristiana consiste nell’aiutare le persone a riacquistare la propria dignità, dare una moneta serve solo a tenere il povero lontano da noi. La vera carità cristiana si manifesta nell’aiutare gli altri a camminare insieme, a reinserirli nel contesto sociale». Dario Maffezzoni 8 chiesa pistoiese n. 12 C ENTRO C ULTURALE M ARITAIN Un Dio debole o un Dio umile? I l tema della ricerca del nuovo volto di Dio è stato inquadrato da Roberto Repole nella cornice più ampia del “fare teologia”. Il principio primo della teologia – ha sottolineato il docente di ecclesiologia – è la fedeltà alla Tradizione, che ha il dovere di superare la tentazione dell’originalità ad ogni costo. Tuttavia, poiché la fede è realtà viva, occorre anche che essa si trasformi, assuma forme diverse dalle precedenti, seppur in continuità con esse. La realtà in cui oggi la fede vive è contrassegnata dalla cultura del pensiero debole. Cosa accogliere di questa filosofia e cosa rigettare in quanto incompatibile con il cristianesimo, si è chiesto il relatore. E’ da accogliere la “pars destruens”, cioè il superamento di un’immagine di Dio onnisciente, onnipotente, immutabile, impassibile, che non tiene conto della libertà umana. Un’immagine di Dio non inusuale nella Nella relazione al centro Maritain, il teologo Repole illustra la sua lettura di un Dio e di una Chiesa che facciano dell’umiltà il loro segno distintivo dottrina cristiana fino al concilio Vaticano II. Se questo superamento è dunque da condividere, l’accettazione, però, non può estendersi fino all’immagine estremizzata di un Dio debole e impotente, dinanzi al quale sembra addirittura inutile pregare. La soluzione prospet- Prossimo incontro Per una teologia degli animali È L’incontro si terrà giovedì 27 marzo difficile negare che la tradizione cristiana sia stata segnata nella quasi totalità da un silenzio assordante intorno agli animali, alle loro sofferenze, ai loro (eventuali) diritti. La diffusione negli ultimi anni di una maggiore sensibilità collettiva sulla questione è dovuta in gran parte all’emergere di filosofie (P. Singer, T. Regan) e movimenti animalisti culturalmente estranei al mondo cristiano, dove non sembrano trovare adeguata risonanza a livello magisteriale quelle voci teologiche, che pure non mancano, attente a cogliere questo segno dei tempi. Il Catechismo della Chiesa cattolica, per esempio, dedica agli animali uno spazio limitato all’interno della trattazione del settimo comandamento (nn. 2415-2418), annoverandoli di fatto tra le risorse destinate alla comune fruizione dell’umanità, ne legittima ogni possibile sfruttamento (massimo nella società industriale e consumistica) e considera parimenti indegno farli “soffrire inutilmente” e spendere per loro “somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini”. Qui trova piena alle 21, nella sede del centro. Interverrà Paolo De Benedetti della facoltà teologica dell’Italia settentrionale legittimazione l’alternativa, ancora così radicata nella coscienza del cattolico medio, tra cura degli esseri umani e cura degli animali, alternativa secondo la quale lo stesso Francesco d’Assisi (pure ricordato, come altri santi, per la sua “delicatezza” verso gli animali) potrebbe risultare sospetto. Appare perciò sostanzialmente confermata una tradizione che non ha elaborato riguardo agli animali alcuna dottrina morale, e che per questo fin dall’antichità è stata accusata di insensibilità da vari pensatori (ricordiamo soltanto Schopenhauer e Martinetti). Questa centralità assoluta dell’uomo - “delirio antropocentrico” secondo la definizione di Karl Barth – per cui tutto il creato è privo di valore intrinseco e “non vale letteralmente niente sub specie aeternitatis” (Drewermann), perché esclusivamente finalizzato all’unico essere dotato di anima immortale e destinato alla resurrezione, è stata teologicamente fondata, da sostenitori e accusatori, sulla Bibbia. Le cose stanno veramente in questi termini? Davvero la Bibbia, in particolare il passo della Genesi(1,28) dove Dio affida all’uomo il compito di “soggiogare e dominare” la terra, giustifica la crudele tirannia verso l’animale che secondo molti ha caratterizzato la dottrina e la prassi giudaicocristiane? È convinto del contrario Paolo De Benedetti, biblista, profondo conoscitore dell’ebraico e dell’ebraismo, nonché zoofilo, che attraverso una (ri)lettura sapiente e appassionata della Bibbia (in particolare del Pentateuco e dei Profeti) e della sua interpretazione nella tradizione rabbinica, ne svela ricchezze per lo più nascoste e potenzialità inattese. L’ermeneutica di De Benedetti non si limita a sottolineare - concetto peraltro abbastanza pacifico oggi - che il dominium terrae significa piuttosto buon governo del mondo per conto del Creatore, ma tata da Repole è, così, una terza via: un tipo di Dio né assolutamente forte, né inermemente debole, piuttosto un Dio umile, dove il concetto di “umiltà” rimarca la radice di “humus”, terra. Così ne fuoriesce l’idea di un Dio cristiano talmente amante della terra e della cose terrene da mostrare condiscendenza anche nei confronti di un essere che è nulla, da compromettersi e chinarsi su colui che è impastato di terra, naturalmente l’uomo. E il Dio cristiano dà prova di questa umiltà più e più volte: nella kenosi, nella incarnazione, nella passione e nella morte di croce. Allora, questa umiltà che connota in pieno l’identità di Dio – ha concluso Repole – deve trascorrere dalla Fonte alle sue immagini, dimodoché anche ciascun fedele e la Chiesa stessa nella sua interezza ne facciano il proprio segno distintivo e la propria identità. A. V. va oltre, affermando che gli animali, oggetto dell’amore compassionevole di Dio, sono anch’essi “prossimo” dell’uomo, che ne è responsabile, e quindi, se questa parola non fosse estranea al linguaggio biblico, potrebbero considerarsi titolari di diritti. Ma la questione degli animali non è soltanto un problema di antropologia teologica con importanti implicazioni etiche, è anche per De Benedetti un problema centrale di teodicea così che, di fronte al mistero della sofferenza muta e innocente, del gemito della creazione (Rm 8,22), egli afferma la sua speranza nella resurrezione di “ogni carne”, senza la quale la giustizia di Dio sarebbe imperfetta. Possa la riflessione di Paolo De Benedetti contribuire ad un rinnovamento, di cui cogliamo qualche timido segnale, del pensiero e della prassi cristiana, all’elaborazione di un nuovo “animalismo” di segno spirituale, che si confronti veramente con le sfide culturali e morali del nostro tempo. Marta Buscioni Paolo De Benedetti è docente di Giudaismo presso la Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e di Antico Testamento presso gli Istituti di Scienze Religiose delle Università di Urbino e Trento. Sul tema degli animali ha scritto i volumetti E l’asina disse...L’uomo e gli animali secondo la sapienza di Israele, Qiqajon,1999 e, per la collana “Parole delle fedi”, Animali, EMI, 2007 23 MARZO 2008 Vita La Consiglio Pastorale Parrocchia di Prunetta con il patrocinio assessorato alla cultura Comune di Piteglio Chiesa di San Basilio Magno a Prunetta Domenica 23 marzo 2008 ore 21 Concerto di Pasqua Percorso di recite e canti sacri dai paesi del mondo eseguito dalla Corale di S. Barbara diretta dal Maestro Gilberto Valgiusti Casalguidi Torna la «Festa Bella» V enerdì torna a Casalguidi la tradizionale processione del Gesù morto, con personaggi in costume, una manifestazione che si ripete dal 1693 e che pur avendo subito negli anni qualche cambiamento, conserva intatto lo spirito religioso delle origini. In origine, come la volle l’allora vescovo di Pistoia monsignor Leone Strozzi, i “processionanti” camminavano a piedi scalzi e molti di loro portavano la croce sulla spalla. Vi erano anche, come sempre in queste manifestazioni, un certo numero di flagellanti i quali si battevano a sangue con catene e funi. Successivamente, attraverso i secoli, si è passati a quella che già nei primi anni del ‘900 veniva chiamata «Festa Bella», e dove le “società” in cui si divideva il paese formavano vari quadri. Ancora oggi la «Festa Bella» si sviluppa in quadri tematici rievocativi, che sono in tutto 11, oltre a quello storico militare, composto dalla cavalleria e dalla fanteria, che precede la rievocazione storica e cronologica della Passione e morte di Cristo. Ogni quadro è aperto dai rappresentanti delle «società» ed in particolare dall’angelo, dal portatore del dono e dai paggetti. Ogni società prende il nome da una delle 10 zone in cui, per tradizione, è suddivisa la parrocchia: Castel de’ Bobi, Casi-Gramigneto, Prata-Stincaia, San Biagio, Castelnuovo, Ponte Stella, Baco-Catavoli, Cantagrillo, Bugigattoli, Pontassio-Bottegaccia. Si inizia con «l’Ultima cena» per finire con la scena del Golgota. La manifestazione si conclude a sera con la suggestiva rappresentazione scenica della crocifissione e deposizione del Cristo, che avviene davanti alla chiesa parrocchiale di San Pietro. Pa.Ce. Centro Famiglia S. Anna Conversazioni in famiglia M ercoledì 26 marzo alle 17, nella sala riunioni del Centro Famiglia S. Anna in vicolo de’ Pazzi 16, si terrà l’ultimo dei cinque incontri del ciclo “Conversazioni in famiglia”, dal titolo “L’essere padre nella relazione affettiva, oltre il ‘dovere’”; relatore sarà Alessandro Martini, direttore Caritas di Firenze. E’ previsto un servizio di baby sitting. Ufficio Missionario Quaresima Missionaria 2008 Cammino di donazione e di condivisione XVI Veglia “Missionari Martiri” “Caduti in terra... per portare frutto” Parrocchia Santa Maria Maggiore a Vicofaro Sabato 29 marzo 2008 ore 21 Vita La 23 MARZO 2008 chiesa pistoiese n. 12 Lucciano Associazione San Martino de’ Porres Al servizio dei migranti L’ Associazione San Martino de Porres, nel rivolgere a tutti i più sinceri auguri per la Santa Pasqua, comunica ai propri associati che il giorno 28 marzo, alle ore 18, presso la sede, si terrà l’assemblea generale annuale. Dopo gli impulsi offerti dall’interessante Giornata dei Migranti, l’attività dell’Associazione prosegue affrontando i tanti e gravi problemi che quotidianamente affliggono numerosi immigrati. La casa, come da anni sottolineiamo, continua ad essere il problema più drammatico, per gli alti affitti e, soprattutto, per il rischio sempre incombente di cadere in morosità, con conseguenti sfratti cui è ben difficile trovare soluzione. La mancanza di lavoro, il reddito scarso, i rincari quotidiani si abbattono in modo drammatico su tante famiglie …le soluzioni da parte degli Enti e del volontariato sono purtroppo goccia nel mare! L’impegno nel sostenere le persone immigrate nei loro difficili percorsi è sempre più forte da parte dei tanti volontari che, grazie a Dio, operano nell’Associazione: ascolto, accompagnamento umano e sociale, sostegno nelle varie e complesse pratiche di cittadinanza, aiuti materiali… sensibilizzazione e formazione nelle scuole, quest’ anno particolarmente attive, grazie anche al contributo dei giovani in servizio civile presso l’Associazione. E alcune attività, da anni portate avanti, sostengono la nostra speranza che la società fondata sulla convivialità delle differenze sarà possibile e che le persone immigrate potranno davvero esprimere le loro potenzialità, arricchendo ciascuno di noi e l’intera comunità. Cinque volontari si prodigano molto (con vari incontri settimanali) nell’attivare corsi di prima alfabettizzazione in lingua italiana, frequen- tati da venti persone, mentre nei corsi di livello superiore sono impegnati altri trenta studenti. “E’ la lingua che ci rende uguali” e… anche per gli immigrati la ‘via della lingua’ è la vera promozione e integrazione. In questa stessa direzione si svolge anche il paziente lavoro dei dodici volontari che seguono il doposcuola per i ragazzi, che si tiene nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16 alle 18,30. I ventuno ragazzi provengono da scuole e classi diverse (sedici della scuola elementare, quattro dalla media, uno dal superiore) e pertanto è difficile poter seguire tutti con attenzione… servirebbe un volontario per ogni ragazzo, ma ciò non è materialmente possibile. I ragazzi albanesi e rumeni sono maggiormente seguiti a casa perché i loro genitori sono più interessati al mondo della scuola e hanno piacere che i figli ottengano buoni risultati, sia dal punto delle conoscenze che della integrazione. I dieci alunni del Marocco, spesso, risentono dell’isolamento voluto dalle famiglie (vivono prevalentemente in gruppi della stessa origine e cultura). Più o meno essi vivono in ambienti senza stimoli culturali e senza grandi aspettative da parte dei genitori, frequentano poco, al di fuori della scuola, ragazzi italiani. Un ringraziamento sincero ai volontari che si prodigano così generosamente; un grazie speciale ai giovani in servizio civile che la Caritas Diocesana ci ha inviato e che sono riusciti a inserirsi pienamente nel clima e nelle attività del centro San Martino. Il ringraziamento più affettuoso va alle comunità e alle parrocchie che, periodicamente, ci dimostrano, in tanti modi, la loro fedeltà e attenzione ai problemi dei tanti fratelli giunti a Pistoia, nella speranza di una vita più degna. Paola Bellandi Maria Lucia Cecchini di Piteglio Tra storia e leggenda I l nome di Maria Lucia Cecchini di Piteglio è legato ad una leggenda, ormai storia, di miracoli e apparizioni che circolava da anni per il paese di Piteglio; sebbene non si riuscisse a trovare un riscontro in alcuna documentazione archivistica era quasi certa la sua esistenza. La serva di Dio, nata in località le Capanne di Sotto, presso Prataccio, il 27 aprile 1661 dove muore l’11 dicembre 1728, si inserisce storicamente nel filone delle “sante vive” per quelle virtù di umiltà e carità che pose alla base di un’esistenza condotta secondo i più rigorosi dettami religiosi tra penitenze e pene fin troppo estenuanti nell’asprezza del confronto con il maligno. Qualche anno fa nella chiesa di S. Maria Assunta di Piteglio, in seguito ad un urgente intervento di tamponatura di una falda, apertasi alla base dell’altare del Sacro Cuore, fu ritrovata una Un’inedita testimone della passione di Gesù piccola scatola in piombo contenente una tavoletta lignea su cui era incisa la scritta “Maria Lucia Cecchini, vedi la vita in S. Mercuriale Pistoia 1731”. In seguito, Francesca Rafanelli, storica dell’arte, ha avviato un’accurata indagine nei fondi archivistici della città che ha portato al reperimento, presso la biblioteca Forteguerriana, di un manoscritto inedito sulla vita di Maria Lucia, trascritto successivamente in un testo a stampa. Francesca afferma: “Grazie all’interessamento di don Giuseppe Vignozzi, che per caso ritrovò quel tassello ligneo, ho iniziato le ricerche che hanno condotto alla scoperta del manoscritto del 1730 dove un anonimo sacerdote rac- conta la vita, i miracoli e la passione di Maria Lucia. L’opera doveva essere il punto di partenza di un processo di canonizzazione che, con tutta probabilità a causa dell’illuminato contesto 9 storico, non venne mai portato a termine e si interruppe drasticamente proprio come l’ultima carta del testo dove l’ignoto autore lascia in sospeso la storia. Lucia è stata “testimone” della passione di Gesù? Diventa essa stessa -spiega Francesca- testimone della passione di Nostro Signore attraverso le sue visioni durante le quali era solita vedere Gesù con la croce in spalla; bellissima l’immagine dove il Signore le disse: “Non trovo a chi dare la mia croce” ed ella rispose “datela a me!” Dopo diversi secoli di oblìo storico, finalmente, la chiesa ed il popolo di Piteglio hanno ritrovato memoria della sua serva di Dio e della sua vita, vissuta nel segno della passione e dell’amore di Dio. Daniela Raspollini Il Master Cei alla Casa sulla Roccia I l 29 e 30 marzo prossimo sarà un fine settimana speciale per la Casa sulla Roccia di Lucciano. Alla Casa arrivano infatti le famiglie provenienti da tutta Italia che partecipano al Master in “Scienze del Matrimonio e della Famiglia” organizzato dall’”Istituto Giovanni Paolo II” dell’Università Lateranense, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale della Cei per la Pastorale della famiglia. Il Master si rivolge a formatori per la pastorale familiare: sposi capaci di dare un contributo competente alla realtà matrimoniale e familiare, esperti in tematiche riguardanti il disegno di Dio sull’amore umano e sul valore della vita, animatori che intendono valorizzare le scienze umane nella cultura e nella vita sociale a servizio della famiglia. Attualmente è frequentato da 35 studenti provenienti da tutta Italia. La nostra Toscana è la regione più rappresentata con ben 8 studenti provenienti dalle diocesi di Livorno, Lucca, Pescia, Pistoia. L’incontro a Lucciano si svolgerà come di consuetudine per i ritiri offerti dalla comunità ovvero, dopo un momento di presentazione delle attività e dei programmi, due coppie presenteranno ai partecipanti un tema di discussione ( in questo caso “ La Pasqua nella coppia”) sul quale gli ospiti sono chiamati a confrontarsi prima tra di loro e successivamente attraverso un lavoro di gruppo. Durante il lavoro a due, una coppia della comunità farà adorazione eucaristica nella cappella del complesso. Alla domenica ci sarà un ulteriore momento di riflessione e discussione, poi il ritiro si concluderà con la celebrazione eucaristica ed il pranzo. Sono previsti anche momenti di svago con lo spettacolo serale del famoso Archimago ed una visita sulle colline pistoiesi per far conoscere il nostro territorio. INFO: www.casasullaroccia.org o tel. 333 3611458. Movimento dei Focolari Un ringraziamento I l Movimento dei Focolari presenti a Fontem in Camerun, hanno inviato una lettera alle associazioni della Consulta del Volontariato del Comune di Pistoia, dopo aver ricevuto il contributo per sostenere la scuola a Besalì, nella foresta equatoriale, che è stato raccolto nell’ambito della Festa del Volontariato 2007, organizzata dalla Consulta. Ecco il testo: «Carissimi tutti della Consulta del Volontariato di Pistoia, il vostro amore concreto è arrivato fino a noi, attraverso la persona del Signor Maurizio Gori, che ci ha consegnato la somma di cinquemilaseicento euro. Abbiamo ascoltato con gioia e commozione il racconto di quanto avete fatto, insieme, per il progetto Besalì: sembrava un piccolo progetto, ma sta diventando famoso ed è, anche attraverso di voi una testimonianza della fraternità universale! Grazie davvero. Vi terremo informati sulle nuove tappe del progetto, realizzate con il vostro contributo. Da queste parti, per esprimere “grazie e che Dio vi benedica”, si soffia sul palmo delle mani, ben aperte. Così: vi arrivi, a tutti ed a ciascuno, questo “soffio”. Vi salutiamo cordialmente, Per il Movimento dei Focolari a Fontem, il dottor Agostino Bazzoli e Miss Marita Machetta» Le poesie dei nostri lettori C’ERA SOLO IL VENTO C’era solo il vento che soffiava sul sepolcro, nel mattino che tornava lentamente al suo chìaror. Nel mattino che sorgeva col segno mai udito del tempo che piegava il suo capo ad ubbidir. E dispersi nell’eterno i giorni compitati divennero la gloria di Chi ama senza fin. Divennero la pace che nessuno può lambire, nel sì alto cielo di chi vive nel pregar. Roberto Luconi 10 comunità e territorio n. 12 23 MARZO 2008 Vita La Cooperazione internazionale L’esperienza pistoiese applicata all’agricoltura del Fatick S iglato un accordo di cooperazione fra il presidente del consiglio regionale del Fatick (Senegal), Abdoulaye Sene, che nei giorni scorsi è stato ospite della Provincia di Pistoia e il presidente dell’amministrazione provinciale Gianfranco Venturi. L’oggetto del documento è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche il vicepresidente della Banca di Pistoia Andrea Amadori e il responsabile dell’impresa Guastapaglia di Pescia, specializzata nella realizzazione di impianti di irrigazione, che sarà partner del progetto. Si tratta di realizzare in Senegal un sistema di irrigazione goccia a goccia, che permetta di dare sviluppo all’agricoltura e Firmato un protocollo per la realizzazione di un progetto in Senegal. Provincia, Bcc di Pistoia, AssoFatick e impresa Guastapaglia partner dell’iniziativa Economia Pagamenti più veloci per i fornitori del Comune di Pistoia T Lo prevede un empi più snelli per i pagamenti dei fornitori del Comune di Pistoia. Lo prevede un accordo stipulato tra Comune, Assindustria e Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, che è stato illustrato nella sede degli industriali pistoiesi da Piero Giovannini, assessore al bilancio del Comune di Pistoia, Andrea Gualtierotti, presidente del Collegio dei costruttori edili di Assindustria e Fabio Frilli, responsabile della rete commerciale Caripit. «L’accordo –spiega Giovannini – nasce da un’esigenza che è sopravvenuta dopo alcune norme di legge che hanno costretto gli enti pubblici a calcolare con diversi parametri i propri flussi finanziari. La conseguenza, per andare dritti al problema, è che si sono allungati i tempi di pagamento dei fornitori degli enti pubblici e questo sappiamo che avverrà anche per il futuro. Per risolvere questo problema l’Associazione degli industriali si è attivata e ci ha coinvolto per trovare delle soluzioni. La convenzione per ora riguarda la Caripit, che è il nostro tesoriere, ma non esclude accordi simili con altre banche». protocollo siglato tra amministrazione comunale, Assindustria e Caripit «Grazie a questo accordo – ha aggiunto Fabio Frilli – la Cassa di risparmio si aspetta di dare un concreto e tangibile segnale a tutti gli imprenditori pistoiesi. Per questi ultimi in sostanza ci sarà la possibilità di entrare in possesso in maniera anticipata del loro dovuto a condizioni molto vantaggiose». Per somme di una certa consistenza, anziché l’anticipo è prevista anche la vera e propria cessione del credito. Anche in questo caso le condizione saranno di assoluto vantaggio per l’imprenditore. «Fra gli importanti effetti attesi da questo accordo – ha commentato Andrea Gualtierotti – avremo senz’altro una riduzione importante della conflittualità fra i fornitori e l’ente pubblico, che tra l’altro ultimamente era in forte crescita». P.C. U n patto territoriale per la salute e la sicurezza sul lavoro. E’ questo, in sintesi, lo scopo del convegno tenutosi lo scorso 14 marzo presso il convento di San Domenico. La gravità del fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle varie malattie professionali ha dato la spinta agli enti competenti di approfondire questi temi dando la possibilità di rendere più efficace ogni attività di prevenzione e di controllo. In questo contesto si inserisce in modo deciso l’incremento della precarizzazione dei rapporti di lavoro. Il rapporto annuale 2007 dell’Osservatorio provinciale sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro ha rilevato infatti che nel corso del 2006 gli avviamenti al lavoro sono stai per oltre il 50% a tempo determinato contro solo il 18% a tempo indeterminato mentre il 9% sono contratti di apprendistato e il 17% rapporti interinali ed atipici in generale. Per quanto riguarda gli infortuni sui luoghi di lavoro il trend è decrescente negli ultimi 6 anni anche se nell’ultimo biennio si è assistito ad una sostanziale stabilità: a conferma di ciò è il dato medio giornaliero che passa dai 12 infortuni al giorno del quindi all’economia locale. Il progetto è stato concepito per una durata triennale e punterà alla valorizzazione di una superficie di 3 ettari, per poi espandersi fino a 10 ettari. Avrà come soggetto attuatore l’associazione «AssoFatick» di Pistoia che lavorerà, avvalendosi dei servizi e dell’esperienza acquisita nel settore, con l’azienda “Guastapaglia Irrigazione”. Per la realizzazione del progetto la Provincia ha messo a disposizione sue risorse e ha trovato la preziosa collaborazione della Banca di Pistoia che compartecipa. L’operazione, denominata «Speciale Fatick» comprende Salute e sicurezza sul lavoro Un patto territoriale 2001 ai 9,5 del 2006. I settori a più alto rischio si confermano quelli dove si lavora con l’elettricità, gas, acqua oltre all’agrindustria, industria metalli e costruzioni; mentre deve essere considerato a parte il dato relativo alle estrazioni minerarie che è molto elevato ma fortemente condizionato da un limitatissimo numero di addetti. Fra le fasce d’età il rapporto annuale evidenzia che il 42% del totale degli infortuni ricade sui giovani nella fascia d’età che va dai 15 ai 34 anni, mentre ancora più a rischio la classe d’età che va dai 18 ai 34 e che è considerata la più a rischio con il 41,5% dei casi totali. Per quanto riguarda gli apprendisti, gli infortuni sono diminuiti del 22% mentre la durata media di assenza dal lavoro si attesta intorno ai 15 giorni mentre riveste particolare attenzione l’ambito di analisi dei lavoratori cosiddetti atipici; le due tipologie contrattuali, parasubordinati ed interinali, sono interessate da un notevole incremento del fenomeno infortunistico nel periodo considerato; si è registrato infatti un incremento del 152% dei parasubordinati e un + 400% degli interinale, legato appunto all’aumento dei lavoratori assunti con questi tipi di contratto. Il rapporto 2007 ha anche approfondito il tema degli infortuni mortali. In tale periodo si sono registrati 36 casi di infortuni mortali anche se a livello di statistica ne sono stati presi in esame soltanto 23 ossia quelli realmente accaduti durante l’orario di lavoro. Di questi la gran parte è accaduto a lavoratori italiani (18 casi) seguiti dagli albanesi (4 casi) e rumeni (1 caso) mentre i settori più colpiti sono l’edilizia e l’industria metalmeccanica. “Per la prima volta – ha detto Mauro Gori, dirigente del servizio lavoro nel corso del suo intervento – il rapporto dell’Osservatorio analizza il fenomeno degli infortuni sul lavoro in un’ottica di genere e rileva che, nonostante in Italia la tutela della maternità sia prevista da più di 35anni, almeno relativamente alla parte riguardante i rischi anche altre attività: l’avvio della collaborazione tra il Centro di Ricerca del padule di Fucecchio e il delta del Sine Saloum, per la promozione del territorio e l’approfondimento di tematiche di salvaguardia e valorizzazione delle risorse naturali; il prosieguo di attività di formazione nel settore del turismo di giovani senegalesi che svolgeranno stage all’Istituto Alberghiero «Martini» di Montecatini; e la partecipazione di musicisti del Fatick al festival estivo di world music «Itinerari Musicali - Sentieri Acustici» organizzato dalla Provincia di Pistoia. Patrizio Ceccarelli per la gravidanza presenti negli ambienti di lavoro, la legge è rimasta alquanto sconosciuta e spesso inapplicata. Questo è avvenuto principalmente perché non sono stati ancora prodotti i cambiamenti culturali necessari per mettere in atto quanto previsto dalla norma di legge. I datori di lavoro considerano infatti normale che la donna rimanga a casa durante la gravidanza per problemi di salute, mentre non è normale che la donna stia a casa a causa del rischio lavorativo.” Tuttavia tutti gli enti e gli organismi partecipanti hanno concordato sul fatto di realizzare un patto territoriale sulla sicurezza e salute sul lavoro che nasca appunto dai vari programmi e dalle varie priorità e trovi una convergenza ed una adesione convinta degli Enti coinvolti e delle varie forze sociali. Tutti gli organismi coordinati dall’Assessorato provinciale al lavoro si impegnano a diffondere la cultura della sicurezza, tramite la raccolta di informazioni sugli infortuni e sulle malattie professionali, la diffusione delle linee guida di comportamento oltre all’individuazione dei settori di intervento prioritari e percorsi di prevenzione mirati. Edoardo Baroncelli Produttori del verde Inaugurazione a Piuvica di un invaso polivalente R Prevista una conferenza sul tema isorse idriche per le attività vivaistiche. L’argomento sarà al centro di una conferenza in programma venerdì 21 marzo (ore 11.15) nella sala riunioni “Moreno”, all’interno dell’azienda Vannucci Piante di Piuvica. L’incontro, coordinato da Renzo Benesperi, segretario generale dell’Associazione internazionale produttori del verde “Moreno Vannucci”, sarà preceduto dall’inaugurazione (ore 10.30) di un laghetto, adiacente alla via Vecchia Fiorentina, nella frazione di Piuvica, realizzato all’interno della Vannucci Piante su proposta del Comune di Quarrata. All’iniziativa è prevista la partecipazione dell’assessore regionale alla dife- delle risorse idriche per uso irriguo sa del suolo e servizio idrico, prof. Marco Betti. La particolare importanza di questo invaso consiste nel fatto che l’opera realizzata funge da naturale scolmatore, in caso di abbondanti precipitazioni, al confinante Rio della Dogaia, diventando così a tutti gli effetti una cassa di espansione di 14mila metri cubi, in grado di evitare dannose tracimazioni nelle strade e nei terreni circostanti e consentendo di trattenere l’acqua in eccesso per poi utilizzarla nelle normali attività irrigue necessarie alla coltivazione delle piante ornamentali. Nel corso della mattinata gli organizzatori offriranno ai presenti una colazione rustica. È prevista anche una passeggiata all’interno dei vivai, che sempre più stanno diventando una vera e propria attrattiva turistica, molto apprezzata dagli stranieri che transitano per la valle dell’Ombrone o che soggiornano nelle strutture ricettive della città e del Montalbano. Pa.Ce. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - PISTOIA - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S.Fedi, 25 - Tel 0573974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Via A. Boito, 20 (PT) - Tel 0573 557313/4 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G.Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca.48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE - prossima apertura Vita La 23 MARZO 2008 comunità e territorio n. 12 QUARRATA Bilancio di previsione attento alle fasce più deboli L’ amministrazione comunale di Quarrata (nella foto il sindaco Sabrina Sergio Gori) porterà in approvazione il bilancio di previsione 2008, tenendo conto dei minori introiti da parte dello Stato, ma riuscendo comunque a mantenere e sviluppare i servizi. È questa la posizione riassunta in una nota diffusa dal Comune della città del mobile. «L’aliquota Ici – si legge nel documento -, che aveva visto una riduzione sulla prima casa dello 0,3% lo scorso anno, è stata mantenuta, senza aumenti a carico delle famiglie. Ci sarà un modesto incremento sull’addizionale Irpef dello 0,2% e un ritocco che riguarderà la Tia (Tariffa di igiene ambientale), che vedrà un aumento dell’8%, in cui sono comprese sia le utenze domestiche che quelle non domestiche, con un incremento di circa il 5% a carico delle utenze familiari». «La scelta operata da questo bilancio – comunica l’amministrazione S ono in distribuzione i kit con 3 aeratori per rubinetti e un regolatore di flusso per doccia e le lampade ad alta efficienza ad oltre 47mila residenti nei Comuni soci Consiag; a partire da Agliana in cui è già iniziata la distribuzione. L’iniziativa rientra nell’ambito della campagna avviata oltre un anno fa da ConsiagReti, la società di distribuzione del Gruppo Consiag, per informare sull’efficienza energetica, promuovere l’uso consapevole delle risorse, sensibilizzare i S tefano Olivi risiede a Quarrata ed ha 39 anni, 20 dei quali trascorsi nell’Arma dei Carabinieri. Assieme al suo socio Alessandro Frassinieti è titolare di una struttura agrituristica a Lizzano –frazione del territorio comunale di San Marcello come Campotizzoro- che è l’unica in Italia interamente riscaldata con energia ‘pulita’ e ha rilevato, dal novembre scorso, un capannone di 2mila metri quadri nell’area ex Sedi del borgo ex industriale montano in cui ha insediato un’azienda che produce appunto pellet, promuovendo un’iniziativa finalizzzata a fornire riscaldamento ‘pulito’ anche alle comunale - è quella di proseguire nello sviluppo della città andando a mantenere e incrementare, in qualità e quantità, gli investimenti nel settore del sociale, della scuola e della riqualificazione delle periferie, con solo alcuni piccoli aumenti, che abbiamo voluto indirizzare principalmente nella direzione dei servizi alla persona, per le famiglie, i bambini, gli anziani e le categorie cosiddette svantaggiate. La massima priorità è la rimodulazione delle tariffe per i servizi scolastici e per la prima infanzia modificando alcune fasce Isee e realizzando ancora di più una equa compartecipazione dei cittadini alle spese della collettività. Abbiamo così diminuito le tariffe per le famiglie più deboli, aumentando invece gradualmente la contribuzione per quelle più abbienti: così solo le famiglie con un reddito medio-alto avranno una compartecipazione maggiore alle spese dei servizi». Per quanto riguarda i nuovi servizi, l’amministrazione ricorda che Aumenta la Tia ma l’Ici resta invariata. L’amministrazione comunale si impegna a mantenere e sviluppare i servizi nonostante i minori introiti da parte dello Stato «da poco è stato aperto un nuovo nido d’infanzia a Casini e, grazie alla convenzione con un nido privato, è stato possibile aumentare il numero di posti disponibili sul territorio» e che «sono stati rafforzati i progetti sociali Dal Consiag Kit antispreco Prosegue la distribuzione cittadini ad adottare comportamenti ambientali corretti, attraverso la consegna gratuita e porta a porta di soluzioni concrete per il risparmio energetico. Si tratta, infatti, di lampade ad alta efficienza, di aeratori e di regolatori di flusso che mantengono costante l’intensità del getto delle docce anche al va- riare della pressione. Grazie a questi dispositivi oltre a ridurre i consumi idrici si riduce anche, nel caso di acqua calda, il consumo di energia necessaria per riscaldarla con un conseguente abbattimento delle quantità di anidride carbonica immesse in atmosfera. Ogni kit, insieme a una Campotizzoro Energia pulita Producono direttamente il pellet con cui riscaldano il proprio agriturismo altre strutture ricettive montane. E non solo. “Per l’intanto –esordisce lo stesso Olivi, che abbiamo incontrato in una conferenza stampa che ha convocato nella sua azienda di Campotizzoro- il Dynamo Camp di Limestre ci ha commissariato una consulenza tecnica per riscaldare a pellet la piscina della propria struttura, che ospita nell’estate bambini affetti da gravi patologie”. “Questo tipo di biomasse –prosegue il giovane imprenditorenon necessita di spazi enormi come il cippato. Noi, con la collaborazione di un’importante azienda che produce caldaie, proponiamo peraltro anche alle famiglie l’insediamento gratuito della caldaia e la fornitura del relativo combustibile, ammortizzando il tutto tramite canoni fissi mensili che consentono, relativi all’assistenza agli anziani e all’integrazione dei disabili, anche con il servizio di trasporto, per il quale è stato aumentato l’importo dei buoni-taxi di cui possono usufruire coloro che presentano incapacità motorie e cecità». lampada, viene consegnato ai cittadini, porta a porta, in una busta imbottita e personalizzata con lo specifico logo “Soluzioni per il risparmio energetico”, con una lettera che spiega i motivi della campagna e i vantaggi idrici, energetici e ambientali che si possono ottenere installando gli aeratori e i regolatori di flusso o sostituendo una lampada tradizionale a incandescenza con una a risparmio energetico fluorescente compatta. M. B. con frequenza quinquennale del relativo contratto, un risparmio di addiritttura il 50%, rispetto a quanto spendono attualmente per il gasolio”. Olivi e Frassinieti formulano quindi, ad aziende turistiche e famiglie, una interessante –quanto almeno localmente inèdita- ‘filosofia’: quella di adottare, peraltro con notevoli risparmi economici, un sistema di riscaldamento assolutamente ‘pulito’, utilizzando peraltro una materia prima –appunto il pellet- prodotto utilizzando quel patrimonio naturale locale che è rappresentato dal legname. Alessandro Tonarelli 11 16 marzo 1978 - 16 marzo 2008 XXX Anniversario della strage di via Fani Un’iniziativa del Centro Studi “Donati” e del Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane del Comune di Pistoia D omenica 16 marzo, cadeva il XXX anniversario della strage di Via Fani durante la quale alcuni terroristi delle Brigate Rosse rapirono Aldo Moro dopo aver trucidato i cinque uomini della sua scorta, i poliziotti Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi e i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci. In ricordo di questo tragico evento il Centro Studi “Giuseppe Donati” e il Comitato Unitario per la Difesa delle Istituzioni Repubblicane del Comune di Pistoia hanno fatto deporre corone di alloro in onore delle vittime presso la Memoria Storica di Piazza S. Francesco alla presenza delle autorità civili e militari. La cerimonia, scandita dalle note solenni del “Silenzio”, ha così contribuito alla commemorazione di un grande statista che, insieme agli uomini che lo accompagnavano, pagò con la vita la sua fiducia nel dialogo e nella mediazione tra le parti. Tra i partecipanti all’iniziativa c’erano anche il senatore Lido Scarpetti e il ministro Vannino Chiti. Il Senatore Scarpetti ha dichiarato: “La sanguinosa vicenda che oggi ricordiamo è stata una di quelle che più hanno trasformato le sorti dell’Italia repubblicana. Moro si era impegnato per costruire la cosiddetta “terza fase” della democrazia italiana usando gli strumenti del dialogo e del compromesso, e per questo ha pagato il prezzo più alto. Non dimentichiamo, comunque, che fu proprio davanti alla violenza dei terroristi che il Paese riscoprì la sua unità nazionale e fu in grado di sconfiggerli”. Significative le parole del Ministro Vannino Chiti: “La strage di Via Fani e il sacrificio di Aldo Moro ci lasciano un duplice messaggio su cui riflettere. Per prima cosa, la violenza e l’intolleranza devono essere sempre respinte. In secondo luogo, le istituzioni si possono criticare, le istituzioni possono compiere errori e in tal caso ci si deve impegnare per migliorarle, ma vanno sempre e comunque rispettate perché costituiscono le fondamenta della libertà e della democrazia del nostro Paese. E, come diceva il grande costituente Piero Calamadrei, la libertà e la democrazia sono come l’aria: ci si accorge di quanto sono preziose solo quando non ci sono”. Da Pistoia un messaggio di speranza per ricordare il sacrificio di Aldo Moro e gli uomini della sua scorta: Oreste Leopardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Domenico Ricci Che il giusto soffra e muoia è consumare, nel segno incancellato di Caino, la nostra tragica, umana condizione. Che un agnello innocente versi il sangue per tutti è ricalcare l’orma rovente di quel Nazzareno che disse: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Che tutto questo non avvenga invano - non avvenga invano, è la lezione nostra di umili scolari della vita: Ricordare, dice il sangue dei giusti, per diventare giusti, dove giusti non fummo, Ricordare, dice la passione dei martiri, per diventare puri, dove puri non fummo, Ricordare, dice il vento di primavera che rianima le nostre volontà per ricondurle all’opera comune: la solidale, la fraterna la paziente l’irreversibile Opera della pace, della salvezza, dell’umanizzazione Ernesto Ferretti 12 economia e lavoro n. 12 Vita La 23 MARZO 2008 C O N FA RT I G I A N ATO I M P R E S E P I S TO I A Sicurezza sul lavoro “G li infortuni sul lavoro rappresentano un’emergenza sulla quale da sempre Confartigianato pone la massima attenzione. Ma la battaglia contro gli incidenti sul lavoro non può basarsi solo sull’inasprimento delle sanzioni a carico delle aziende. Anche il tentativo del governo di aggiustare il tiro in materia sanzionatoria, non coglie la vera esigenza di sicurezza espressa dalle imprese, in quanto non differenzia le violazioni formali rispetto a quelle che determinano situazioni di pericolo reale per i lavoratori. Bisognerebbe invece puntare su interventi di prevenzione e formazione, coinvolgendo i lavoratori – imprenditori o dipendenti che siano - ma anche la scuola e le famiglie”. E’ quanto dichiara il presidente di Confartigianato Pistoia Massimo Donnini, che sottolinea: ”“Le risorse economiche esistono. Basti pensare all’ingente avanzo di gestione annuale dell’Inail. Però bisogna usarle nel modo giusto, per ridurre i premi pagati dalle aziende virtuose e per finanziare azioni volte ad accrescere la sicurezza sul lavoro. D’altra parte, proprio le piccole imprese hanno garantito una consistente e costante diminuzione degli infortuni, come dimostrano le statistiche dell’Inail. Dal 2000 al 2006 infatti, gli infortuni sul lavoro nell’artigianato sono diminuiti dell’11%, a fronte di un calo del 7,7% degli infortuni per il totale dell’industria e dei servizi”. “La sicurezza sul lavoro - prosegue il presidente Confartigianato - è un valore assoluto, ma troppo spesso se ne parla in termini strumentali e non si riesce a mettere a fuoco il problema di fondo: quello di una mancanza di cultura davvero radicata e diffusa in questa materia. Sovente chi, come me, lavora in un impresa da anni, si fida della propria esperienza, dell’abitudine a fare le cose e magari tende a Una cultura da costruire fin dalla scuola trascurare quelle misure che potrebbero fargli evitare infortuni più o meno gravi. A quanti non è mai capitato di vedere in un cantiere muratori che vanno su e giù senza casco di protezione? E’ impensabile che non ne siano dotati. Ma siccome hanno imparato a lavorare senza casco in testa, lo sentono come un impedimento… è un modo di pensare e agire che accomuna tanto i lavoratori in proprio quanto i dipendenti. Un po’ come è accaduto per le cinture di sicurezza in auto: per chi ha preso la patente quando la cintura era già diventata obbligatoria è automatico agganciarla appena sale in macchina, per gli altri lo è meno. Non voglio, con questo, giustificare nessuno. Voglio dire, piuttosto, che occorre cominciare a lavorare sulla sicurezza già nelle scuole, con i bambini: dovrebbe diventare una materia di studio obbligatoria”. Così come, secondo Donnini, si dovrebbe imparare fin da piccoli l’importanza dell’etica del lavoro e del valore della professionalità. Spesso, infatti, nella speranza di risparmiare, i cittadini si affidano ad elettricisti o altri ‘artigiani’ improvvisati, senza considerare che questi sono un rischio per la sicurezza delle abitazioni, creano danni all’economia perché fanno concorrenza sleale alle imprese regolari e mettono a repentaglio anche la propria incolumità, perché non adeguatamente formati contro i pericoli del mestiere. Insomma, meno abusivi significa già di per sé più sicurezza: un messaggio che da anni Confartigianato lancia. Così come da anni lavora per promuovere la cultura della sicurezza. Risale addirittura al 1987 la pubblicazione di un volumetto sull’igiene e la sicurezza nei cantieri edili e già nel 1992 Confartigianato ha dato vita ad uno specifica società per occuparsi di ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro: oggi l’allora Centro sicurezza ambiente Geos è diventato una srl di cui fanno parte anche le associazioni degli agricoltori. Dal ’92 in poi Confartigianato e Geos hanno lavorato fianco a fianco per promuovere la sicurezza, aggiornando costantemente gli artigiani e i loro collaboratori e dipendenti, attuando specifiche iniziative e offrendo consulenze personalizzate. “D’altronde - conclude Donnini - nell’impresa artigiana, come nel nostro modo di pensare, la persona è sempre al centro”. sport pistoiese NUOTO S Nazionali, nuove imprese dei “Nuotatori” ebbene abbia cambiato volto, svecchiandosi (se così si può scrivere di una squadra che fa sport e quindi composta soltanto da giovani), la Nuotatori Pistoiesi si conferma una delle più belle realtà del panorama natatorio del Bel Paese. Ai Campionati Nazionali Giovanili, tenutisi a Riccione, sulla riviera romagnola, i “Pistoiesi” hanno ribadito che cambiano gli interpreti, ma non i risultati. Sotto la guida attenta e sicura del trainer Massimiliano Lombardi, i nostri portacolori hanno fornito prova di notevole valore. In special modo Niccolò Bonacchi, pistoiese purosangue: il ragazzo, classe 1994, categoria Ragazzi, ha ultimato al quarto posto i 100 dorso, dunque sfiorando la medaglia di bronzo: per lui un eccellente 1’01”44. Il nostro è poi giunto in quinta posizione nei 200 della stessa specialità, terminati in 2’14”66, e 24° nei 200 misti, chiusi in 2’21”22. Bene anche Lorenzo Compiani, classe 1989, categoria Cadetti, arrivato ottavo sia sui 400 che sui 1.500 stile libero, rispettivamente con i tempi di 3’57” e 15’44”11. Bravo anche Luca Gelli, ’89, categoria Cadetti, classificatosi all’ottavo posto nei 400 misti (4’28”23) e undicesimo nei 1.500 stile libero (15’48”77). Positive le prestazioni di Chiara Chechi, ’95, categoria Ragazze, ottava sui 400 misti (5’12”24), quattordicesima nei 200 misti (2’31”26) e quindicesima negli 800 stile libero (9’33”79). Da menzionare, inoltre, il trentesimo posto nei 200 stile libero (2’09”92) di Alessia Vanni, ’92, categoria Juniores, e la quattordicesima posizione ottenuta dalla staffetta 4x200 stile libero (Compiani 1’52”83, Gelli 1’53”81, Simone Baldi 2’00”21, Alessio Pedaggi 2’01”06) con il tempo di 7’47”91. “Siamo soddisfatti - il commento di Lombardi - perché i ragazzi hanno talento e determinazione. Questi risultati lasciano ben sperare per l’avvenire”. Intanto i vertici societari, in primis il presidente Giancarlo Lotti, si stanno muovendo sul fronte-impianto: il patron infatti ha avuto un incontro con gli assessori del Comune di Pistoia, Tuci e Ginanni: ha esposto loro la volontà del sodalizio e della FIN (Federazione Italiana Nuoto) di realizzare le piscine previste in zona Anna Frank. Una risposta è attesa a breve: c’è da essere fiduciosi. Gianluca Barni contropiede di Enzo Cabella LA CARMATIC BASKET ha subìto una battuta d’arresto nella sua rincorsa ai playoff. La partita di Imola, in caso di successo, avrebbe dato il timbro di ceralacca al passaggio ai playoff. Ma è solo una questione di tempo. A Imola, la Carmatic è stata sconfitta dopo ben tre tempi supplementari, durati 55 minuti, dove i pistoiesi sono stati più volte sul punto di chiudere la partita e tutte le volte sono stati raggiunti. Nel terzo tempo supplementare, la formazione emiliana aveva fuori causa alcuni dei suoi uomini migliori oberati da cinque falli; una situazione favorevole, che però Bertolazzi e compagni non hanno saputo sfruttare («non abbiamo avuto la freddezza e la coscienza di quello che dovevamo fare», ha detto con molta amarezza il coach Lasi) e l’Imola, contro ogni previsione, ha centrato il bersaglio con l’ultimo tiro da tre punti che è valso la vittoria. Bisogna anche dire che i due americani Davis e Tyler non erano in giornata, hanno giocato decisamente sottotono. Peccato, perché era una partita che la Carmatic avrebbe potuto, e ne ha avuto anche le opportunità, vincere. Non è però il caso di fare drammi per uno scivolone imprevisto. ANCHE LA PISTOIESE ha perso, ma la sua sconfitta assume un significato e un valore assai più penalizzanti. La partita di Sorrento, come era quella con la Massese, aveva il valore di uno spareggio-salvezza, la squadra arancione non avrebbe dovuto perderla. Invece, il furore agonistico dei campani ha avuto la meglio sugli arancioni, che — va detto per onestà — non sono stati nemmeno fortunati perché i due gol che hanno messo a segno sono stati annullati dall’arbitro, autore di una pessima direzione di gara. Ma non vogliamo chiamare in causa l’arbitro per giustificare la sconfitta della Pistoiese: essa è dipesa in gran parte dal fatto che Motta e compagni non hanno giocato con quella grinta, quella aggressività, quello spirito di sacrificio che si richiedono a una squadra che lotta per salvarsi. Lo abbiamo detto altre volte: la qualità del gruppo è modesta, sono troppi i giocatori provenienti dalla C2. Anche a gennaio, i cosidetti rinforzi si sono rivelati non idonei a far fare alla squadra l’auspicato salto di qualità. Ficini, lo abbiamo sempre rilevato, è un esperto centrocampista aduso all’interdizione, al gioco di rottura e di cattura-palloni ma non a quello di impostazione, costruzione e rilancio dell’azione, tanto meno di fare assist per gli attaccanti. Cipolla è un fantasista che diventa anche un goleador se viene servito a dovere, cosa che difficilmente riescono a fare i centrocampisti della Pistoiese. La conferma è data anche da Motta, che ha segnato solo otto reti (17 lo scorso anno). Ora, la classifica è molto preoccupante e sembra difficile che gli arancioni riescano ad evitare i playout. Vita La 23 MARZO 2008 dall’Italia n. 12 13 A LDO M ORO L’intelligenza degli avvenimenti “Q uesto Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”. Parole che hanno attraversato gli ultimi trent’anni della storia italiana e sono ancora vive, anzi hanno ancor più spessore morale, culturale e politico. Aldo Moro le aveva poste al centro di uno dei suoi ultimi discorsi con quella “intelligenza degli avvenimenti” che aveva sostanziato la sua esperienza culturale e politica. Oggi, a trent’anni da una tragedia in cui mani assassine distrussero altre cinque vite (Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) si ritorna a riflettere su quel “nuovo senso del dovere”. Non per contrapporre la stagione dei diritti a quella dei doveri ma per riaffermare che l’una non può essere senza l’altra e che solo se insieme le due stagioni possono risanare la democrazia, riabilitare la politica, realizzare il bene comune. In questa prospettiva si collocava il richiamo di Moro a scelte coraggiose e lungimiranti di fronte alle frontiere sociali e culturali che si aprivano. Aveva colto, in particolare, i segni che anticipavano la crisi profonda U n grave rischio incombe sulla stagione che si apre in questi giorni, e che certo continuerà a lungo, quella cioè caratterizzata dalla memoria del rapimento di Aldo Moro, dei drammatici giorni che ad esso fecero seguito, della tragica conclusione finale: il rischio, cioè, che tutta l’attenzione si concentri su questo “ultimo”, ferito e talora disperato, Morouomo, lasciando invece nella penombra, o addirittura relegando nell’ombra, il Moropolitico, il grande statista e il lucido pensatore. Come se fosse più importante stabilire quanti colpi siano stati sparati per ucciderlo o in quali precisi luoghi egli è stato relegato (dando così luogo ad una memorialistica spesso azzardata e fantasiosa) piuttosto che quale sia stato il significato della sua opera di statista e l’apporto del suo pensiero alla società italiana. È comprensibile che, a volte, la cronaca prenda il sopravvento sulla storia, ma - a trent’anni di distanza da quegli eventi - occorrerebbe “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”. nel rapporto tra società e politica, tra cittadini e istituzioni, tra esperienze sociali spontanee e partiti. Non ne era affatto scoraggiato, sapeva che una crisi é un passaggio difficile e sofferto ma non é la fine di tutto. “No - confermava nei suoi ultimi scritti - non sono un pessimista, vedo che tutto que- sto, anche se può in qualche misura tralignare, è il cammino dell’uomo, un andare più in alto e avanti... So che, pur con distorsioni ed errori, per i quali si paga talvolta un alto prezzo, avanza nella nostra epoca una nuova umanità, più ricca di valori, più consapevole dei suoi diritti, più impegnata nella vita sociale”. Il realismo cristiano accompagnava un’intelligenza che non temeva la complessità, neppure quella politica, ma la amava. “Il fenomeno sociale che prima alimentava e muoveva, attraverso distinti canali, i partiti - osservava Moro - oggi si amplia, si approfondisce, diventa in una certa misura influente per se stesso e si sviluppa al di là dei partiti, con una spinta non differenziata, più mirando all’unione che non alla divisione”. In questo contesto la crisi della forma Partito era ben visibile ma non ne era angosciato, sapeva che il passaggio al “nuovo” avrebbe richiesto uno straordinario supplemento di pensiero e d’anima. Diversamente si sarebbe spalancata la porta al qualunquismo, all’antipolitica, all’affarismo. “Al Partito forza e struttura - sottolineava - si va sostituendo il Partito idea, il Partito che accende e utilizza l’intelligenza delle cose nelle masse di popolo sempre più vaste e sempre più partecipi, quali protagoniste della vicenda politica. L’intelligenza che può dominare gli avvenimenti forse non è più concentrata in un solo luogo sociale, forse è diffusa in un maggior numero di livelli dell’essere sociali”. Non si trattava dunque di cancellare il Partito ma di progettare un altro modo di essere L’eredità di uno statista essere capaci di uno sguardo d’insieme che sappia travalicare lo svolgersi di quei drammatici giorni. Sarebbe, oltre tutto, svilire la memoria di Moro ricordarlo soltanto come prigioniero delle “Brigate rosse”, come un malato lasciato senza medicine e come uomo abbandonato a se stesso, e non come lucido e grande statista. Qual è stato, complessivamente, l’apporto di Moro alla vita nazionale e quale importanza ha avuto il suo ruolo, la cui rilevanza è stata di fatto riconosciuta dai “brigatisti” allorché lo hanno scelto come principale bersaglio della loro follia omicida, a differenza di altri, apparentemente (e istituzionalmente) più rilevanti? La risposta a questo interrogativo ci sembra debba essere ricondotta a due qualificanti aspetti della figura di Moro politico e statista: la sua capacità di intuire i cambiamento, la sua attitudine al dialogo. Che la società italiana degli anni Settanta conoscesse un profondo cambiamento - sullo sfondo della crisi delle ideologie - erano stati non pochi ad intuirlo (ma non i “brigatisti”, ciechi al corso degli eventi e accecati dalle ideologiche lenti deformanti che si ostinavano a portare); ma nessuno come Moro ha colto le linee e le direttrici di un cambiamento che non era soltanto la prosecuzione dei processi di modernizzazione iniziati già negli anni Cinquanta e che sarebbe stato destinato, come in effetti poi è avvenuto, a trasformare profondamente il volto della società italiana. Gli scritti e i discorsi di Aldo Moro rivelano questa sua grande capacità di leggere il corso degli avvenimenti, in un modo che nessun altro politico del suo tempo è stato capace di eguagliare. Leggere quelle pagine - le sue note sui giovani, sul nuovo necessario volto della scuola, sul radicale mutamento della “questione meridionale”, e così via - significa, un poco malinconicamente, misurarsi con una serie di occasioni perdute, che forse non sarebbero rimaste tali se Moro avesse potuto portare avanti il suo disegno di modernizzazione. L’altro aspetto caratterizzante il pensiero e l’azione politica di Moro è stata l’attitudine al dialogo (nel senso alto del termine, non nel segno delle defatiganti ed, alla fine, sterili mediazioni che spesso gli furono, ingiustamente, attribuite). Un dialogo a tutto campo, fondato sulla convinzione che era finito il tempo delle barricate e delle contrapposizioni frontali e che il Paese avrebbe dovuto trovare un terreno di incontro fra tutte le sue tradizioni, compresa quella comunista. Quello che venne talora scritto come un machiavellico del Partito e del suo interloquire con la società. La difficoltà e la sfida che Moro coglieva riguardavano le persone, le modalità, i linguaggi, i tempi per mettere in comunicazione i diversi livelli della partecipazione perché insieme concorressero alla ricerca e alla realizzazione del bene comune. Pensieri che allora e in anni successivi sembrarono peregrini, fuori dalla realtà, inattuali. La storia e la cronaca non offrono però elementi a sostegno di questa valutazione. “Oggi Moro - commentava anni addietro Mino Martinazzoli - sta in una inattualità, in una distanza, rispetto ad una interpretazione bassa, rassegnata, subalterna, del gesto della politica. E oserei dire che siccome però non è vero che la politica non conta, che non è vero che soltanto le ragioni della tecnica e dell’economia potranno in alcun modo garantire e rassicurare il nostro destino, è proprio esprimendo un tanto di fedeltà a questa inattualità di Moro, che possiamo conservare un poco di memoria e di futuro”. Dominare con intelligenza gli avvenimenti é l’eredità di Moro: che non sia politicamente una consegna inattuale dipende sempre più dalle nuove generazioni alle quali le generazioni adulte devono però restituire memoria e futuro. Paolo Bustaffa Non si deve ricordarlo solo come prigioniero e vittima della barbarie Br di Giorgio Campanini espediente per far permanere al potere la Democrazia cristiana era invece un lucido progetto di pieno reinserimento nello Stato di tutte le grandi componenti, ideali e sociali della nazione. La violenza delle “Brigate rosse” ha ostacolato, e per lungo tempo impedito, sia un’effettiva resa dei conti con la modernizzazione, sia un incontro che non fosse soltanto strumentale fra i partiti ma anche e soprattutto fra le culture. Questi due obiettivi rimangono ancora davanti alla società italiana; né raggiungerli sarà possibile senza riandare alla lezione del Moro statista. Se ci si soffermerà soltanto sul Moro vittima e prigioniero, allora le “Brigate rosse” avranno vinto una seconda volta. 14 ultim’ora “P iù Stato e più mercato”. Questo è lo slogan che ci sentiremmo di suggerire ai candidati premier per le prossime elezioni politiche. Per oltre cinquant’anni, i teorici del liberismo economico hanno gridato “Più mercato!” per sostenere la crescita; dall’altro lato, i fautori dell’interventismo pubblico si sono appellati a “Più Stato!” per chiedere più uguaglianza sociale. Quindi “Più Stato e più mercato” può apparire un ossimoro. Ma le vicende economiche di questi giorni, che riguardano sia l’Italia nello specifico che il mondo più in generale, ci dicono che ciò non è più vero. È necessaria invece una profonda azione riformatrice che deve creare quanta più efficienza possibile sui mercati, garantita, però, da istituzioni politiche e di controllo molto forti, capaci quindi di imputare i costi dello sviluppo a chi può sopportarli. Cerchiamo di spiegarci meglio con alcuni esempi. Partiamo dalla vicenda Alitalia. È stata appena presentata l’offerta di Air France-KLM per il controllo della nostra società di bandiera. Il gruppo francoolandese valuta la compagnia ad un prezzo molto basso ma in cambio si impegna ad un massiccio piano di investimenti per rilanciarla e riportarla all’utile entro il 2010. Vi è poi una serie piuttosto lunga di “clausola di efficacia” del contratto che mira in sostanza ad escludere ogni condizionamento politico dalla futura gestione di Alitalia. In questo caso il nostro ossimoro si applica benissimo. È infatti auspicabile che Alitalia esca fuori dalla logica del controllo politico, che l’ha rovinata, per affrontare i rischi della competizione in una logica di mercato. Questo non vuol dire però che il ruolo del pubblico si esaurisca: lo Stato infatti deve controllare che un servizio pubblico, come il trasporto aereo, sia garantito ai cittadini e alle imprese italiane. Finora lo Stato si è troppo preoccupato di garantire i lavoratori Alitalia, per non dispiacere al sindacato, a scapito del pubblico interesse: il mercato metterebbe le cose a posto, se affiancato da uno Stato forte, capace di mettere a tacere i troppi interessi che ruotano intorno ad Alitalia. Un altro esempio interessante, questa volta più internazionale, è dato dalla pesante crisi dei mercati globali, dove un micidiale mix di dollaro debole, petrolio alle stelle, crolli azionari e fallimenti bancari mette a repentaglio la tenuta complessiva del sistema finanziario internazionale. In questo caso gli eccessi di mercato si sono dimostrati deleteri. Il mercato, come istituzione, funziona a patto che la trasparenza delle informazioni sia massima. L’innesco della crisi si è avuto con la scoperta che n. 12 Vita La 23 MARZO 2008 ECONOMIA Più Stato e più mercato Alitalia, mercati finanziari, salari di Nico Curci gli attivi bancari erano gonfiati dalla presenza di crediti rischiosissimi, legati ai mutui subprime, e che quindi si stava nascondendo la verità agli investitori. Non c’è nulla nel mercato che possa garantire la trasparenza. Solo uno Stato forte può dotarsi di un ordinamento legislativo capace di garantirla per far sì che il mercato funzioni al meglio. Infine l’annosa questione dei bassi salari italiani, ripresa “O gni comunista deve assimilare questa verità, che il potere politico nasce dalla canna del fucile”. Era il 1938 e Mao Tse Tung, delirava senza freni scrivendo il suo “Problemi della guerra e della strategia” abbondantemente citato, insieme a numerose altre perle difficilmente uguagliabili per arroganza e inconsistenza, nel mai rimpianto e tristemente famoso “libretto rosso”. Pubblicato nel 1966, il libretto doveva offrire una guida alle guardie rosse impegnate nella Rivoluzione culturale che, oltre a distruggere buona parte del patrimonio culturale cinese, fece un numero di vittime difficilmente misurabile con precisione, ma che tutti stimano in milioni, da aggiungere agli altri milioni di morti provocati nelle altre fasi del potere di Mao. Oggi la Cina si presenta nei salotti e nei mercati internazionali proponendo un’immagine diversa, più moderna e liberale. Ha aperto al mercato e ha chiesto e ottenuto l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, dopo essersi già accaparrata un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il governo del nuovo leader appena riconfermato, Hu Jintao, ha intensificato gli inviti a Paesi e imprese straniere, soprattutto occidentali, a investire nell’immenso Paese che, anche grazie a questi investimenti, sta crescendo economicamente a ritmi notevoli, creando una nuova realtà industriale internazionale che si sta proponendo in molti settori non più solo come terzista, ma con progetti e marchi propri, anche se non sempre originali. La consacrazione della nuova Cina è prevista con le Olimpiadi, che si svolgeranno a Pechino ad agosto. Un immenso investimento economico, politico e di immagine per la leadership cinese. In questo nuovo corso l’insegnamento di Mao sembra lontano, dimenticato. In realtà la con toni molto preoccupati anche dal cardinale Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. I salari netti in Italia sono bassi rispetto ad altri Paesi europei, sia perché i salari lordi sono più bassi sia perché il cuneo fiscale è più alto. Intervenire solo sul cuneo fiscale, come promettono di fare i nostri politici, è assolutamente insufficiente. Anche qualora le tasse sul lavoro venissero tagliate pesantemente, il beneficio medio sul salario mensile dei lavoratori non potrebbe essere che di pochissime decine di euro. Quindi in questo ambito lo Stato, intervendo con metodi tradizionali, può fare molto poco. Bisogna invece far sì che Stato e mercato cooperino per ridare slancio ai salari lordi, cioè a quanto le imprese pagano per i loro lavoratori. Innanzitutto lo Stato deve agire per accrescere la produttività del lavoro in Italia: maggiori investimenti nell’istruzione e nella ricerca scientifica, oltre che nelle infrastrutture materiali, incrementerebbero la competitività delle imprese italiane, che potrebbero quindi distribuire ai lavoratori gli incrementi di valore aggiunto attraverso salari più alti. Ma perché questo secondo passaggio avvenga è necessario che il merito diventi il criterio di distribuzione delle risorse a tutti i livelli: dalle risorse per le scuole e l’Università a quelle per la ricerca privata, fino alle risorse per la produttività del lavoro che la Pubblica amministrazione e le imprese pagano ai lavoratori. In questo modo il mercato, pagando a ciascuno quanto effettivamente merita, garantirebbe l’efficienza necessaria per avviare di nuovo un ciclo di sviluppo nel nostro Paese. “Più Stato e più mercato” non è uno slogan semplice. Va spiegato e chiarito. Ma crediamo che gli elettori italiani sarebbero più contenti di andare alle elezioni, se i partiti si facessero portatori di ricette difficili ma credibili. Quanto ancora dovremo attendere perché ciò avvenga? T I B E T -C I N A L’eredità di Mao sua effige campeggia tuttora in piazza Tiananmen all’ingresso della Città Proibita, quasi a ricordare chi è titolare davvero delle caratteristiche di eternità che un tempo si attribuivano all’imperatore. Ed è riprodotta su tutte le banconote del sopravvalutato renmimbi, la moneta cinese che sta finanziando l’avanzata economica. Ma guardando al di là della facciata della Cina contemporanea, l’eredità di Mao non sembra essere viva solo nelle riproduzioni. È preoccupante il cinismo del potere. Si sta verificando una pericolosa divisione tra zone rurali, estremamente povere e sostanzialmente dimenticate, e aree urbane industrializzate, dove l’economia decolla insieme al lusso e all’imitazione dei consumi occidentali, rinnovando il disprezzo della componente sociale contadina che caratterizzò la formazione della Repubblica popolare. Analogo disprezzo è verso i lavoratori industriali, la cui inadeguata tutela rende “competitive” molte imprese cinesi. Anche in politica estera l’elemento caratterizzante è il cinismo. La Cina sta letteralmente sotterrando di denaro i Paesi a basso reddito, soprattutto africani, con prestiti che fra qualche anno si riveleranno bocconi avvelenati. Apre rapporti commerciali con i Paesi impoveriti, approfittando della loro vulnerabilità, funzionali solo alla sua necessità di approvvigionamento di materie prime a basso costo. Appoggia governi come il Sudan nel genocidio in Darfur o la Serbia contro il Kosovo. E ancora, disprezza la libertà di espressione, con tutti i corollari di limitazioni alla stampa libera internazionale, insieme ad un uso spregiudicato della Contraddizioni non secondarie e inaccettabili di Riccardo Moro violenza, come ai tempi di Mao. Non stiamo proponendo una nuova paura dei comunisti, affermata oggi solo da chi si sente in campagna elettorale permanente e non trova argomenti migliori. Stiamo constatando che accanto ad una trasformazione di indubbio interesse la Cina sta mantenendo contraddizioni assolutamente non secondarie e inaccettabili. Lo si vede in questi giorni in Tibet. I tibetani hanno cercato di usare l’occasione delle Olimpiadi per attirare l’attenzione del mondo su quello che il Dalai Lama ha chiamato “genocidio culturale”. Si riferiscono non tanto ai morti della rivoluzione culturale (che si stima abbia fatto 1,2 milioni di vittime in Tibet) quanto al continuo invio di “coloni” cinesi cui corrisponde il pugno di ferro nei confronti dei buddisti tibetani cui è di fatto vietata la libertà di culto e di parola. Hu Jintao, il leader cinese, ha ritenuto fastidiose le manifestazioni tibetane di questi giorni e ha cercato di fermarle con la violenza. Non è la prima volta. Nel 1989 la rivolta dei giovani di piazza Tiananmen era stata preceduta da una sollevazione a Lhasa, la capitale tibetana. Fu fermata nel sangue, sperimentando lo stile che sarebbe stato replicato qualche settimana dopo a Pechino. Segretario del Partito comunista a Lhasa era proprio Hu Jintao, che venne premiato per quella prova. Oggi manifesta la sua coerenza e non esita a coprirsi di ridicolo accusando il Dalai Lama di essere responsabile della violenza e dei numerosi morti. Una nuova Cina è di moda nel mondo. Ma ricorda bene che il suo potere nasce dalla canna del fucile. Forse sarebbe bene tenerlo presente in modo più evidente quando discutiamo di accordi commerciali o ci prepariamo a partecipare alle Olimpiadi. Vita La I tuareg, gli uomini blu del deserto, sono tornati alle armi. Dopo gli accordi di pace del 1995, il Mali e il Niger si stanno confrontando con la ripresa delle violenze messe in atto dai ribelli di quest’etnia berbera che vive nelle zone settentrionali, trasformate ormai in un vero campo di battaglia, con posti di blocco e mine sparse su tutto il territorio. Infatti, anche se le rivendicazioni dei tuareg hanno perso molta forza e la ribellione non è più un movimento condiviso dalla maggioranza, che ha da tempo abbandonato l’idea della lotta armata per affermare le proprie esigenze, i guerriglieri –ben organizzati, pesantemente armati e dotati anche di tecnologia avanzata- creano non pochi problemi tra una popolazione che chiede pace e stabilità dopo anni in cui il conflitto armato ha reso critiche le possibilità di sopravvivenza in un territorio già di per sé arido e inospitale. Le cause di questa L o ricordiamo sorridente, visibilmente felice, seduto vicino al suo patriarca Mar Emmanuel III Delly, il giorno prima che quest’ultimo ricevesse, nel Concistoro del 24 novembre a Roma, la porpora cardinalizia. “Un onore per tutto l’Iraq” ebbe a dire a riguardo salutando i giornalisti al termine di un’affollata conferenza stampa, appoggiato al suo bastone, mentre era atteso da tanti giovani studenti caldei residenti a Roma. Mons. Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mosul dei Caldei, è stato ritrovato morto il 13 marzo, in un sobborgo di Mosul, dopo due settimane di sequestro. Era stato rapito da uomini armati il 29 febbraio scorso, dopo aver celebrato la Via Crucis nella chiesa del Santo Spirito, la stessa dove il 3 giugno 2007 fu ucciso il sacerdote Ragheed Ganni con tre diaconi. Nell’agguato a mons. Rahho vescovo erano rimasti assassinati l’autista e due giovani che erano con lui. Appresa la notizia della morte di mons. Rahho, Benedetto XVI ha inviato al Patriarca di Babilonia dei Caldei, il card. Emmanuel III Delly, un telegramma di cordoglio in cui riafferma “la più decisa deplorazione per un atto di disumana violenza che offende la dignità dell’essere umano e nuoce gravemente alla causa della fraterna convivenza dell’amato popolo iracheno”. Anche la presidenza della Cei ha espresso la propria 23 MARZO 2008 n. 12 15 dall’estero I tuareg tornano a saccheggiare il Sahel La difficile integrazione degli uomini blu del deserto alle prese con il nuovo sviluppo del Niger e del Mali di Angela Carusone nuova ondata di violenza –spiegano gli analisti- sono da attribuire al malcontento causato dalla mancata implementazione degli accordi del 1995, e le richieste riguardano sempre una maggiore rappresentanza e la condivisione delle ricchezze del Paese. Appena all’inizio del 2007 alcuni rappresentanti politici dell’etnia berbera hanno firmato tre documenti per l’esecuzione dell’accordo sulla regione desertica di Kidal (nel nord-est del Paese); con i tuareg che hanno rinunciato all’autonomia e le autorità del Mali impegnate ad accelerare lo sviluppo delle zone settentrionali, salvaguardando i bisogni della comunità berbera. Ma ciò non è facile in un Paese dove, secondo la Banca Mondiale, le frequenti oscillazioni dei prezzi mondiali del cotone e dell’oro, risorse naturali di cui il Mali è uno dei maggiori produttori africani, gli impediscono di decollare da un punto di vista economico. I risultati degli ultimi anni dimostrano, d’altro canto, la necessità di supportare maggiormente il settore agricolo (che dà lavoro al 70 per cento della popolazione), l’iniziativa privata (che detiene il 94 E U R O PA - R U S S I A Ci rimane il sorriso Concluso tragicamente il rapimento dell’arcivescovo di Mosul, monsignor Rahho vicinanza stringendosi “nella comune preghiera alla Chiesa che vive in Iraq”. “Il martirio” di mons. Rahho, si legge in una nota, “sia seme di pace e di riconciliazione nella tormentata terra in cui l’indimenticato Pastore è vissuto spendendosi completamente a beneficio di quella nobile popolazione”. LA NOTIZIA DELLA MORTE Dopo giorni di speranza alternati ad altri più difficili, anche per l’ingente riscatto voluto dai rapitori, per cento delle aziende e lamenta il costo elevato di fattori di produzione come elettricità, acqua e materie prime) e il settore industriale, dove opera più di un terzo delle società maliane. Ora, il nord del Mali, così come quello del Niger, vede la presenza di aziende nello sfruttamento di uranio e petrolio, e queste sono diventate bersaglio privilegiato della violenza tuareg, che ne danneggia le strutture e ne rapisce il personale. In Niger le organizzazioni umanitarie hanno di recente denunciato il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione nel nord del Paese proprio a causa dei ripetuti scontri tra ribelli e forze regolari e delle mine antiuomo sparse su tutto il territorio. Lo stato d’emergenza dichiarato dal presiaccompagnato da richieste “politiche” - si è parlato di liberazione di prigionieri nelle carceri irachene, ma la notizia non ha mai avuto una conferma ufficiale - il 13 marzo, in una telefonata, monsignor Shlemon Warduni ha annunciato il ritrovamento del corpo del presule. “Monsignor Rahho è morto. Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mosul. I rapitori lo avevano sepolto”. Sono state le commosse parole rilasciate da monsignor Warduni. “I rapitori già dal 12 marzo, ci avevano detto che monsignor Rahho stava molto male, e nello stesso pomeriggio ci hanno detto che era morto. Il 13 marzo ci hanno telefonato per dirci che lo avevano sepolto. Alcuni nostri giovani hanno seguito le indicazioni fornite dai rapitori per raggiungere il luogo. Qui hanno scavato e hanno trovato il vescovo privo di vita. Non sappiamo ancora se sia morto per cause legate alla sua precaria salute o se sia stato ucciso. I rapitori ci hanno detto solo che è morto”. Successivamente, in un nuovo contatto telefonico, il vescovo ausiliare di Baghdad ha aggiunto che “il corpo di monsignor Rahho non presenta segni di violenza o di colpi di arma da fuoco. È possibile che l’arcivescovo sia morto per cause legate al suo precario stato di salute aggravato dalle condizioni del sequestro”. Daniele Rocchi dente ha infatti consegnato automaticamente ulteriori poteri alla polizia e all’esercito, come il controllo dei movimenti delle persone e dei beni commerciali: osservatori affermano che la strategia del governo è quella di creare un blocco economico nella regione per costringere i ribelli alla resa. Tanto nel Mali quanto in Niger i ribelli tuareg chiedono una maggiore rappresentanza politica e benefici economici, aspetti non facili visto che la vita nomade dei tuareg rende complessi l’accesso all’istruzione e alle capacità necessarie per autoamministrarsi. Di più, secondo un recente rapporto delle Nazioni unite, il Sahel sta diventando sempre più un luogo privilegiato per il crimine organizzato dedito al narcotraffico e al contrabbando di armi e di uomini: la regione, tradizionalmente poco abitata e inospitale, sfugge al controllo delle autorità centrali, lasciando spazio libero all’attività criminosa. Difficoltosi sono anche i rifornimenti e, di conseguenza, la lotta contro i ribelli tuareg. Per evitare possibili collegamenti tra la guerriglia del Niger e quella del Mali, i governi dei due Paesi hanno raggiunto un accordo di cooperazione militare-logistica per controllare i circa 1.000 chilometri di confine comune. Ma l’intensificarsi e il generalizzarsi degli scontri sta preoccupando anche i Paesi limitrofi come Algeria e Libia, e gli stessi Stati Uniti che da tempo hanno sotto osservazione il Sahara: fino ad ora –spiegano gli osservatori- non vi è testimonianza di collegamenti solidi tra i tuareg e i fondamentalisti islamici, ma con l’aumentare dell’instabilità questi ultimi avrebbero molte più possibilità di accrescere la loro influenza nella regione. Appare quindi evidente che il futuro della regione, di vitale importanza –secondo gli analisti- per i governi di Niger e Mali, vista la presenza di risorse naturali come petrolio e uranio, dipenderà dalla capacità di arginare il fenomeno e di confrontarsi con le difficoltà della popolazione, la cui insoddisfazione è continua fonte di tensioni. Dal mondo DISCIPLINE “LEGITTIME” Il russo Aleksej Judin ha scritto che quanto accaduto alla Sapienza di Roma è sintomo della crisi, su scala globale, della scienza e dell’educazione, i cui riscontri si avvertono anche in Russia. Insegnante a Mosca, Judin ricorda che a giugno dieci accademici russi indirizzarono a Putin la lettera aperta “La politica della chiesa ortodossa russa: consolidamento o sfascio del paese?”, esprimendo inquietudine per la “crescente clericalizzazione della società russa”; l’analogia col caso Sapienza è questa: quegli scienziati “eliminano la teologia dal campo delle discipline legittime”. RADIO DIGITALI Lanciata quasi dieci anni or sono in Gran Bretagna, la radio digitale appare ora in difficoltà tanto che cinque stazioni chiuderanno i battenti per l’insoddisfacente numero di ascoltatori e quindi per le forti perdite. La crisi è emersa in febbraio quando la più grande compagnia del settore, GCap, ha annunciato la fine di altre due stazioni disponibili solo in digitale, theJazz e Planet Rock; con 360mila ascoltatori al giorno, né theJazz né Planet Rock riescono a mantenersi con la raccolta pubblicitaria e cesseranno le trasmissioni alla fine di questo mese di marzo. GAY PRIDE In un articolo sul “Moskovski Kornsomolets” il sindaco di Mosca, louri Loujkov, ha paragonato il gay pride allo scudo antimissilistico statunitense, ossia alle “armi di distruzione di massa” dell’occidente contro la Russia. La comunità gay russa ha reagito con durezza definendo “omofobiche” le dichiarazioni del sindaco. Loujkov ha dichiarato che “c’è un legame diretto tra i missili e l’orientamento sessuale non tadizionale. Sono entrambe armi di distruzione di massa, uno strumento di lotta destinato a minare le fondamenta della nostra sovranità”. 16 musica e spettacolo C arlo Verdone riporta sullo schermo tre delle sue maschere comiche più riuscite e di successo e con “Grande, grosso e Verdone” le adegua ai tempi contemporanei. Il timido ingenuo di “Un sacco bello”, il professore petulante, cinico e falso perbenista di “Bianco, rosso e Verdone” e di “Viaggi di nozze”, ed infine il burino arricchito di “Viaggi di nozze” ritornano, dunque, al cinema con tre nuove mini-storie, che aggiungono altri dettagli ai loro ben delineati personaggi. Verdone dice di essersi deciso a riprendere in mano questi protagonisti sollecitato dai suo fans che da anni gli chiedevano un sequel per quelle storie. Il regista n. 12 CINEMA C’è poco da ridere romano ha, alla fine, accettato, ma ha deciso di non riproporre pedissequamente i tre protagonisti, riprendendoli in un vero e proprio seguito delle loro avventure, ma di modificarli, adattandoli al suo cambiamento d’età e soprattutto ai tempi che si sono profondamente modificati. Rimane, dunque, la maschera di fondo, cambiano però i nomi, i contesti, le vicende. La pellicola è strutturata in tre episodi, distinti l’uno dall’altro, tre mini-film differenti per temi e toni utilizzati. Il primo episodio narra le avventure tra- gi-comiche dell’ingenuo e un po’ tonto “scout” Leo e della sua famiglia che devono seppellire la nonna morta e si ritrovano all’interno di una sorta di incubo funebre-surreale. Qui il regista dice di essersi ispirato a Ionesco e al suo teatro dell’assurdo, ma al di là di qualche riuscita trovata (come quella dei bambini che parlano come il padre, con il famoso accento gutturale e nasale del personaggio o quella dell’addetto delle pompe funebri che si perde la bara in autostrada perché è vittima di un incidente da lui causato), l’andamento dell’episodio è claudicante, nonostante le bravura comica di Verdone che si dimostra decisamente in forma. D’altronde tutta la pellicola si può definire una pellicola d’attore, in cui è proprio il mattatore trasformista Verdone a dare i tempi e l’intonazione giusta. Il secondo episodio, il più lugubre e pessimista, racconta la storia del precisissimo prof. Cagnato, severissimo padre, vedovo di tre mogli, integerrimo moralista, che dietro la facciata perbenista nasconde molti scomodi segreti. In questo episodio lo sguardo di Dentro la tv Quando è troppo è troppo È la donna-prezzemolo della Rai, almeno in questi ultimi anni. C’è chi ne apprezza la verve sbarazzina e chi non sopporta la sua voce stridula, chi la ritiene una brava presentatrice e chi vede in lei soltanto una showgirl un po’ esagitata, chi la trova rassicurante e chi comincia a essere stanco della sua (onni)presenza. Lei si butta imperterrita da un programma televisivo all’altro e liquida i sussurri del gossip evitando gli argomenti scomodi, fin dai tempi della separazione dal marito, l’ex calciatore e oggi presentatore Stefano Bettarini. La “gallina dalle uova d’oro” della tv di casa nostra è Simona Ventura, fenomeno femminile delle più recenti stagioni televisive. Saldamente in sella a “Quelli che... il calcio”, dopo aver condotto “L’isola dei famosi” ed essersi cimentata in un programma dedicato agli inventori rivelatosi un flop, ora è protagonista anche di “X Factor”, format di importazione estera dedicato alla scoperta di nuovi talenti musicali. Instancabile e determinata, non fa mistero di aspirare addirittura alla direzione di una rete della televisione pubblica. Nata a Bologna il 1° aprile 1965, da ragazzina – dicono le cronache – sognava di diventare una star del cinema o una top model. Ha partecipato giovanissima ai concorsi per Miss Italia e Miss Mon- do, approdando da lì alla televisione. Ha debuttato come valletta al fianco di Giancarlo Magalli a “Domani sposi”, si è dedicata al giornalismo sportivo prima in emittenti minori e poi a Telemontecarlo. Ha raccontato i mondiali di calcio 1990 al seguito della squadra dell’Italia e di quella del Brasile, è stata speaker dei notiziari sportivi e inviata agli Europei di Svezia 1992. Dopo le Olimpiadi di Barcellona, Pippo Baudo l’ha chiamata a “Domenica In” e, nel settembre 1992, Tito Stagno l’ha voluta alla “Domenica sportiva”. Poi è passata a Mediaset e dal 1993 al 1997 ha fatto parte del cast di “Mai dire gol”. Nel 1995 ha condotto “Scherzi a parte” con Teo Teocoli e Massimo Lopez. Nelle stagioni 1997/98 e 1998/99 ha presentato “Le iene”. Nel 2001 è tornata in Rai per condurre il contenitore calcistico della domenica pomeriggio che la vede tuttora in sella, prendendo il posto di Fabio Fazio che aveva ideato e lanciato il programma. Nel 2004 si è aggiunta la citata “Isola” e in seguito anche “Music Farm”. Adesso ha aggiunto al suo ricco carnet questa nuova avventura a base di provini e di note... Evidentemente la Rai preferisce non rischiare e andare sul sicuro, affidando le sue trasmissioni di punta ai volti che i telespettatori conoscono bene e ai personaggi che hanno dimostrato di saper “bucare il video”. La finta bionda Simona appartiene L’avventura della Ventura a questa categoria, che non necessariamente annovera i conduttori più bravi o più preparati, ma semplicemente quelli che più di altri riescono ad attirare l’attenzione del pubblico. È un po’ sguaiata e a volte non si lascia sfuggire l’occasione per qualche ammiccamento o doppio senso di troppo, ma dal punto di vista professionale conosce bene i meccanismi del mezzo televisivo e ha una sufficiente dose di autoironia per non prendersi troppo sul serio, come invece fanno alcune sue colleghe. Dal suo punto di vista fa bene a sfruttare il momento, ma si sa che quando è troppo è troppo... Chissà se prima o poi questa overdose di televisione non finirà per saturare la pazienza dei telespettatori e della stessa interessata. Homo Videns Sostieni LaVita Abbonamento ordinario Sostenitore Amico Euro Euro Euro Vita La 23 MARZO 2008 Nella commedia all’italiana di Carlo Verdone di Paola Dalla Torre Verdone si fa più cinico e negativo: se Leo rappresenta la purezza, anche un po’ scema, che si sta perdendo, Callisto è l’incarnazione del cinismo e della falsa moralità di tanti volti dei nostri tempi. Un personaggio scuro e cupo, che il regista romano rende anche attraverso l’utilizzo di una fotografia contrastata in cui domina il buio. Infine, l’ultimo episodio, il più riuscito, ci mostra una cafonissima famiglia romana in vacanza a Taormina, in un hotel extra-lusso: padre, con telecamera sempre in mano e mancia da 50 o 100 euro ad ogni inserviente che incontra, madre, vestita Bulgari e col telefonino sempre acceso e rumoroso, il figlio, appassionato di calcio, che non parla con i genitori e disturba gli ospiti dell’hotel con il suo pallone. Certamente quest’ultimo episodio è il più riuscito, forse anche grazie all’aiuto di una brava Claudia Gerini che, nel riprendere il ruolo di “burina” che aveva già interpretato in “Viaggi di nozze”, aggiunge nuovi spunti comici al suo personaggio. Inoltre questo è l’episodio più vero, più rispondente ai tempi contemporanei, in cui Verdone ci parla della volgarità che ci circonda, unendo al sorriso una vena malinconica molto forte. La caratteristica, infatti, che segna tutta la pellicola è proprio quella di una forte malinconia, di un grande pessimismo, di uno sguardo non indulgente sui personaggi e soprattutto sulla realtà contemporanea. Una realtà che, ci dice Verdone con questo suo film, è sempre più cinica, falsamente perbene, volgare, attenta soltanto ai soldi e alla loro messa in mostra, priva di coscienza e di morale, in cui non c’è più spazio per uno sguardo ingenuo e puro. E su tutto aleggia un forte senso di morte. Per essere una commedia, c’è poco da ridere. Verdone, al pari dei grandi autori della commedia all’italiana, usa la risata non solo per divertire (e qui ci riesce abbastanza bene), ma soprattutto per farci pensare e riflettere. E da venti anni a questa parte ci dà il termometro, sempre più febbricitante, della nostra società. 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