Cineforum
ODEON
Società Generale di Mutuo Soccorso
2009-10
2
N-
novembre
dicembre
Ore 16 - 18 - 20 - 22
(Salvo diversa indicazione)*
3/4/5 novembre 2009
BASTA CHE FUNZIONI
di Woody Allen
p.
10/11/12 novembre 2009
LE MIE GROSSE GRASSE
VACANZE GRECHE
di Donald Petrie
p.
17/18/19 novembre 2009
BAARIA
di Giuseppe Tornatore
p.
(15:30 - 18:15 - 21)*
24/25/26 novembre 2009
IO, DON GIOVANNI
di Carlos Saura
p.
(15:20 - 17:40 - 20 - 22:20)*
1/2/3 dicembre 2009
LA BATTAGLIA DEI TRE REGNI
di John Woo
p.
(15:30 - 18:15 - 21)*
8/9/10 dicembre 2009
BASTARDI SENZA GLORIA
di Quentin Tarantino
p.
(15 - 18 - 21)*
15/16/17 dicembre 2009
JULIE & JULIA
di Nora Ephron
p.
(15:40 - 17:50 - 20 - 22:10)*
2
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11
I BIGLIETTI SONO IN VENDITA TUTTI I GIORNI.
Si prega di tenere spenti i cellulari in sala.Grazie.
Si ricorda che non è consentito riservare più di un
posto per gli amici ritardatari, e comunque non
oltre dieci minuti dall’inizio dello spettacolo.
IMPORTANTE: le tessere del Cineforum Odeon e
del Filmstudio danno diritto al biglietto ridotto al
Cinema Odeon escluso la Domenica.
CON LE E.MAIL I PROGRAMMI DEL CINEMA
ODEON A CASA VOSTRA. E’ sufficiente
collegarsi al sito: www.odeonline.it
w w w. o d e o n l i n e . i t . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Broadway con le sue commedie: "Don't
drink the Water" e "Play it again Sam".
Nel 1965 debutta ad Hollywood come
attore e sceneggiatore con "Ciao
Pussycat" (What's new Pussycat) di
Clive Donner. Il primo film lo dirige nel
1969: "Prendi i soldi e scappa" (Take the
money and run). Nel corso della sua
carriera ha ricevuto diciotto nominations
all'Oscar vincendone tre: per la regia e
la sceneggiatura originale di "Io & Annie"
(Annie Hall) nel 1977 e per la sceneggiatura originale di "Hanna e le sue
sorelle" (Hannah and her sisters). "Io &
Annie" ha vinto anche l'Oscar come
miglior film. Nel 1995, anno del centenario del cinema, riceve a Venezia il Leone
d'oro alla carriera, ritirato in sua vece da
Carlo Di Palma, che in quell'occasione
dichiara "Ritirare premi al suo posto è
diventato quasi un lavoro a tempo pieno,
vista la sua idiosincrasia per le cerimonie pubbliche".
(Whatever Works)
3 - 4 - 5 novembre (Ore 16 - 18 - 20 - 22)
Regia: Woody Allen Attori: Larry David
(Boris Yellnikoff), Evan Rachel Wood
(Melody), Patricia Clarkson (Marietta),
Ed Begley Jr. (John), Conleth Hill (Leo
Brockman), Michael McKean (Joe),
Henry Cavill
(Randy James), John
Gallagher Jr. (Perry), Jessica Hecht
(Helena), Carolyn McCormick (Jessica),
Christopher Evan Welch (Howard),
Kristen Johnston, Lyle Kanouse
Soggetto: Woody Allen Sceneggiatura:
Woody Allen Fotografia: Harris Savides
Montaggio: Alisa Lepselter
Scenografia: Santo Loquasto
Arredamento: Ellen Christiansen
Costumi: Suzy Benzinger Produzione:
PRODUCTIONS,
WILD
BUNCH
Distribuzione: MEDUSA Durata: 92
min. Origine: USA, 2009 Genere:
COMMEDIA, ROMANTICO
Il regista
Nasce a NEW YORK (USA) il 01-121935. Regista, attore, sceneggiatore,
compositore. Nato a Flatbush, un rione
di Brooklyn, da una famiglia ebraica di
origine ungherese. A soli sedici anni
decide di adottare il nome d'arte di
Woody Allen e comincia a guadagnare i
primi soldi vendendo le sue gag prima
per strada e poi ai comici televisivi. Falliti
gli studi sia alla New York University che
GRAVIER PRODUCTIONS, PERDIDO al City College, inizia a lavorare come
'gang man' per alcuni
spettacoli televisivi e
come presentatore nei
night clubs, alternando esibizioni comiche
e musicali (suona il
clarinetto dall'età di
dodici anni). Prima di
Abbigliamento donna
tentare la strada del
Vicenza
cinema ottiene un
Viale Trieste, 18 - 0444.304800
grande successo a
P.zza XX settembre, 2 - 0444317574
2
LA STORIA
Boris Yellnikoff, misantropo e brontolone, trascorre le sue giornate sproloquiando sull'inutilità del tutto, l'insignificanza
delle aspirazioni umane e il caos totale
dell'universo. Ma Boris non è sempre
stato così. Ex professore alla Columbia
University (autoproclamatosi genio candidato al premio Nobel per la Meccanica
Quantistica), Boris era sposato con l'affascinante e ricca Jessica, e viveva in un
lussuoso appartamento nei quartieri alti
di New York. Poi tutto è cambiato a
causa della sua perenne disperazione e
si è ritrovato a vivere nei quartieri bassi
e con un divorzio alle spalle. Una notte,
Boris incontra Melody St. Ann Celestine,
una ragazza originaria del Mississippi, in
fuga e in cerca di un riparo. Boris la
accoglie in casa e da quel momento la
sua vita subisce un'ulteriore cambiamento. La fortuna e la felicità sembrano
finalmente sorridergli di nuovo, ma poi i
genitori di Melody giungono a New York.
Il loro arrivo scatenerà un gorgo di
imprevisti intrighi sentimentali il cui esito
renderà consapevoli tutti i protagonisti
del fatto che in amore non ci sono regole e che tutti dovrebbero imparare ad
essere aperti, flessibili e realisti e che
CINEFORUM ODEON
per quanto stravagante o straordinaria
possa sembrare una relazione, è quel
che serve per andare avanti nella vita.
LA CRITICA
La miracolosa aria di Manhattan resuscita Woody Allen, cinematograficamente
deceduto (a sua insaputa) da circa 20
anni. (...) Eccellenti personaggi bigotti
presto alla spassosa deriva liberal a
New York. Woody invoca Brando/Kurtz e
la necessità di una licenza per procreare, come per pescare. Ci indottrina col
tono e i tempi del nobile intrattenimento
radiofonico. Bentornato.
Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre
2009
Magro e allampanato, pantaloni a scacchi e t-shirt sdrucite, Larry David è un
cabarettista tv. Nel film si muove come
Allen, ma senza fare del personaggio
finto-odioso una macchietta. Non è la
solita zuppa direbbe Bianciardi. E anzi
tutto il film segna un punto all'attivo nella
carriera declinante del regista: per come
smantella i cliché newyorkesi sui "bianchi" del sud, per come intreccia i casi
anche sessuali dei personaggi, per
come imbastisce il gioco delle coincidenze, al di là delle prevedibili battute
strappa applauso. Poi, certo, Woody
continua ad incarnare un modello intellettuale (ed estetico) intramontabile,
almeno per una certa opinione pubblica
progressista: l'America - ironica, cotta,
metropolitana, psicoanalizzata, civile e
pacifista, in definitiva europea - nella
quale amiamo rispecchiarci, tanto più
oggi che alla Casa Bianca non siede più
un texano dal grilletto facile ma un atletico afroamericano.
Michele Anselmi, 'Il Riformista', 18 settembre 2009
Commedia a prima vista semplice, in
realtà Whatever Woks è un film complesso. Ricorre a battute ciniche come
non mai eppure va a parare quasi in un
panegirico dell'amore: retto sì dal caso,
come tutte le sorti umane, ma che in
fondo può pioverti addosso in qualsiasi
momento. Se nella prima parte il film
pare un caso estremo di cinema monoCINEFORUM ODEON
logo, la seconda
accantona un po'
l'invadente Boris
per lasciare spazio
agli altri. La capacità alleniana di scrivere battute divertenti è inalterata;
però lo spettatore
conosce ormai
troppo bene il
repertorio per non
avvertire un senso
di già sentito.
L'andamento divagativo degli episodi, invece, è più libero, più creativo. A
momenti evoca i percorsi deboli, i personaggi instabili di quello che è ormai uso
chiamare il 'cinema moderno': i film della
Nouvelle Vague francese e delle altre
'correnti' europee anni 60 a cui Allen si è
sempre ispirato.
Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 settembre 2009
Vivicissima, verbosa, incalzante, spiritosa, la commedia pare a volte un po'
stucchevole, saltellante: ma insieme con
il vuoto e buffo brillare sta la malinconia
della vita che non c'è più. Molto bello.
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 settembre 2009
Dialoghi smaglianti e incendiari, situazioni proposte a lungo ma sempre con
una vivissima dinamica cinematografica
interna; con la conseguenza che i ritmi,
oltre che fluidi, sono quasi aggressivi,
non concedendoci altre pause al di fuori
dei pepatissimi commenti di quel protagonista verso di noi, con il gusto di farsi
avanti da un proscenio. Regge splendidamente quei commenti, e tutte le sfumature del personaggio,
un attore come Larry
David, degno ad ogni
svolta, della sua fama
di attore comico di
prim'ordine.
Gian Luigi Rondi, 'Il
Tempo', 18 settembre
2009
Il ritorno a New York giova ad Allen, che
ne sa rendere le strade meglio che i
panorami di Barcellona. Inoltre le psicologie degli ebrei di Brooklyn gli riescono
più che quelle dei seduttori catalani. E
soprattutto fa piacere vedere che Allen
s'è liberato (o viceversa) di Scarlett
Johansson, trovandone un alter ego
nella Wood, così brillante nel mostrare
l'«intelligenza di un'ostrica».
Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 18 settembre 2009
Woody Allen dà sfogo al suo pensiero critico, puntando il suo dito indignato sulle stupidità del mondo, e
non senza una buona dose di autoironia. L'unico problema, forse, è che
questo mondo ridicolo che tanto egli
addita, alla fine gli piace. La sua non
è una critica dall'interno, radicale
anche se ironica, ma un gigioneggiare geniale, galleggiando sui relitti
lussuosi di quella modernità occidentale. Anzi, newyorchese.
Dario Zonta, 'L'Unità', 18 settembre
2009
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(My Life in Ruins)
10 - 11 - 12 novembre (Ore 16 - 18 - 20 - 22)
Regia: Donald Petrie Attori: Nia Vardalos
(Georgia), Richard Dreyfuss (Irv Gordon),
Alistair Mcgowan (Nico), Alexis
Georgoulis (Poupi Kakas), Rita Wilson
(Elinor), Harland Williams (Big Al), Rachel
Dratch (Kim), Caroline Goodall (Dott.
Tullen), Ian Ogilvy (Sig. Tullen), Sophie
Stuckey (Caitlin), María Botto (Lala),
María Adánez (Lena), Brian Palermo
(Marc), Jareb Dauplaise (Gator), Simon
Gleeson (Ken), Natalie O'Donnell (Sue)
Sceneggiatura: Mike Reiss Fotografia:
José Luis Alcaine Musiche: David
Newman Montaggio: Patrick J. Don Vito
Scenografia:
David
Chapman
Arredamento: Christine Vlachos
(Christine Athina Vlachos) Costumi: Lena
Mossum, Lala Huete Produzione: TRA I
PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE
TOM HANKS Distribuzione: VIDEA
C.D.E. Durata: 100 min. Genere:
COMMEDIA Origine: SPAGNA, USA,
2009
Il regista
Nato il 2 Aprile 1954 a New York City
(New York – USA). Figlio del regista
Daniel, ha tre fratelli tutti nello spettacolo
come lui.: Daniel jr. sceneggiatore e regista e le gemelle June, attrice, e Mary
produttrice.L'esordio alla regia cinematografica è nel 1989 con 'Mystic Pizza', una
commedia interpretata da Julia Roberts e
Liv Taylor ai loro esordi. Nella sua lunga
filmografia sono da ricordare 'Due irresistibili brontoloni' (1993), con Jack
Lemmon e Walter Matthau; 'Funny Money
- Come far soldi senza lavorare' (1996),
con Whoopi Goldberg; 'Il più ricco del
mondo' (1994), con Macaulay Culkin; 'La
fortuna bussa alla porta... il problema è
farla entrare' (1992). Ha diretto molte
serie televisive, ma solo nella loro stagione iniziale: 'The Players', 'The Equalizer'
e 'L.A. Law'. Per la sua attività ha ricevuto una candidatura agli Emmy per un
4
episodio
della
serie 'L.A. Law'
intitolato
'The
Venus Butterfly'.
LA STORIA
Georgia è una guida turistica grecoamericana che si è trasferita da poco
nella sua terra d'origine e che, oltre ad
ammirare le bellezze storiche e culturali
della Grecia sta cominciando a riscoprire
le sue radici. Tuttavia, ad interrompere la
sua idilliaca esperienza interviene un
variopinto gruppo di turisti che è stata
chiamata ad accompagnare. Ognuno di
loro sembra prediligere solo la parte ludica del viaggio a discapito delle esperienze culturali e ed aggiungere disagio per
la scoraggiata Georgia ci sono anche il
suo collega Nico e l'autista del pullman,
Poupi, che sembrano far di tutto per rendere ancor più difficile e faticosa la sua
situazione. A rimettere a posto le cose
interverrà l'amicizia di Georgia con Irv
Gordon, anche lui nel gruppo guidato
dalla ragazza, che le insegnerà a divertirsi e soprattutto una inaspettata storia
d'amore...
LA CRITICA
Il film di Donald Petrie, basato su una
sceneggiatura non certo a prova di
bomba e infarcita di stereotipi - che risultano anche efficaci nel caso della caratterizzazione dei turisti ma lo sono molto
meno nell'ambito del romance - ricorda
effettivamente My Big Fat Greek Wedding
per la satira culturale giocosa e lievissima di cui sono vittime, oltre agli stranieri
in tour, i padroni di casa ("I greci hanno
inventato l'arte, hanno fondato la democrazia e la filosofia. Poi hanno scoperto la
pennichella") e per l'abilità nell'impiegare
il fascino così brioso e poco convenzionale della Vardalos, in splendida forma a
47 anni. Alla luminosa Nia, però, Le mie
grosse grasse vacanze greche affianca
un altro asso: un Richard Dreyfuss decisamente in parte, che riesce a farci preoccupare per il suo stato di salute, a
regalarci i momenti più riusciti e divertenti del film, e anche a bilanciare l'inevitabile sentimentalismo zuccheroso con una
buona dose di sincera e toccante malinconia. Alessia Starace, Movieplayer.it, 6
ottobre 2009
Il problema di quando si è la protagonista
di un film di successo come Il mio grosso
grasso matrimonio greco è che il rischio
di confronti è, per le pellicole successive,
sempre dietro l’angolo. Quando poi si
sceglie un titolo che richiama esplicitamente il successo in questione pur non
essendone il seguito, scelta questa
ovviamente tutta italiana, allora sembra
quasi che il confronto lo si vada proprio a
cercare. Ed è un peccato, perché è proprio l’ombra dell’esilarante commedia
campione d’incassi interpretata dalla
Vardalos a far apparire un po’ pallida
questa sua nuova commedia tutta giocata sui bellissimi paesaggi della Grecia e
sulla capacità dei suoi abitanti di essere
pieni di ‘gioia di vita’. Ironia, insoddisfazione e malinconia sono gli ingredienti di
questo film, dove la sdolcinatezza dell’immancabile storia d’amore che tutti si
aspettavano tranne la protagonista, è
sapientemente mitigata dalle tematiche,
anche non facili, introdotte dai diversi
percorsi di vita degli altri personaggi, tra i
quali spicca un ironico Richard Dreyfuss
che fa commuovere con la sua nostalgia
per la moglie persa da poco. Il film risulta
nel complesso scorrevole e semplice,
una simpatica commedia romantica.
Anna Garofalo, 35mm.it, 8 ottobre 2009
CINEFORUM ODEON
1956. Inizia giova- (Lajos Koltai). Premio David di Donatello
nissimo a lavorare per la migliore fotografia. Nel 1995 ricenel campo della ve il titolo di Cavaliere delle Arti e delle
fotografia, riceven- Lettere in Francia e l'anno successivo
do diversi riconosci- quello di Commendatore della
17 - 18 - 19 novembre (Ore 15:30 18:15 - 21) menti dalle riviste Repubblica Italiana. Nel 2006 torna diefotografiche nazio- tro la macchina da presa con "La scononali. Nel 1982 con sciuta", che si aggiudica ben tre David di
"Le minoranze etni- Donatello e che viene scelto per rappreche in Sicilia" vince sentare l'Italia nella selezione per le
il premio per il nomination come miglior film straniero
miglior documenta- agli Oscar 2008.
rio al Festival di BIOGRAFIA COMPLETA su:
Salerno. Nel 1986 la www.odeonline.it
sua prima regia con
"Il camorrista", vin- LA STORIA
cendo un Nastro Le vicende di una famiglia siciliana, racd'argento e il Globo contate attraverso tre generazioni - dal
d'oro della stampa capostipite Ciccio, al figlio Peppino, al
estera in Italia come nipote Pietro - e 50 anni di Storia italiaRegia: Giuseppe Tornatore Attori: miglior regista emergente. La consacra- na. Nella provincia di Palermo, durante il
Francesco
Scianna
(Peppino), zione arriva nel 1988 con il suo secondo Ventennio fascista, Cicco, un modesto
Margareth Madè (Mannina), Nicole film, "Nuovo cinema paradiso", con cui pecoraio, coltiva la passione per i libri e
Grimaudo (Sarina da giovane), Ángela vince diversi premi tra cui il Gran Premio i poemi cavallereschi. Nel dopoguerra,
Molina (Sarina adulta), MLina Sastri speciale della giuria a Cannes, il Golden mentre il paese versa nella fame e nella
(Tana/La mendicante), Salvo Ficarra Globe della stampa estera a Los Angeles miseria, suo figlio Peppino scopre che il
(Nino), Valentino Picone (Luigi), Gaetano e, soprattutto, l'Oscar come miglior film mondo è pieno di ingiustizie e, diventato
Aronica (Cicco adulto), Alfio Sorbello straniero. Il suo palmares è molto ricco: un fervente comunista, si impegna a
(Cicco da giovane), Luigi Lo Cascio "Stanno tutti bene" - Premio OCIC tempo pieno nella politica. Per questo,
(Figlio della mendicante), Enrico Lo (Critica Ecumenica Internazionale) a quando incontra Sarina e si innamora di
Verso (Minicu), Nino Frassica (Giacomo Cannes 1990 e Nastro d'argento per lei, la loro unione viene osteggiata da
Bartolotta), Laura Chiatti
miglior soggetto originale; "Una pura tutti. Ma a volte la volontà e l'amore rie(Studentessa), Michele Placido formalità" - Ciak d'oro per miglior mon- scono a superare ogni ostacolo...
(Esponente del PCI), Vincenzo Salemme taggio; "L'uomo delle stelle" - Gran
(Capocomico),
Giorgio
Faletti Premio speciale della Giuria alla 52 LA CRITICA
(Corteccia), Corrado Fortuna (Renato Mostra del Cinema di Venezia, La grande forza del film, da cui gli spetGuttuso), Paolo Briguglia (Maestro di Nomination all'Oscar come miglior film tatori italiani saranno privati per ragioni
Catechismo), Leo Gullotta (Liborio), straniero, David di Donatello per miglior di mercato, è che la folla di attori che lo
Beppe Fiorello (Venditore di dollari) regia, Nastro d'argento 1996 per miglior popolano parla in dialetto baarioto, con
Soggetto: Giuseppe Tornatore film italiano e miglior regia; "La leggenda quelle grida gutturali che ci ricordano
Sceneggiatura: Giuseppe ornatore del pianista sull'oceano" - Nastro d'ar- una regione, una nazione che avevamo
Fotografia: Enrico Lucidi Musiche: gento 1999 per miglior regia e miglior dimenticato in tutta la sua sottomissione
Ennio Morricone Montaggio: Massimo sceneggiatura,scenografia, fotografia e primitiva, la sua superstiziosa rassegnaQuaglia Scenografia: Maurizio Sabatini il miglior attore protagonista, Tim Roth.- zione, il suo abbandono. In italiano il film
Costumi: Antonella Balsamo, Luigi David di Donatello
Bonanno Effetti: MarioZanot, Storyteller 1999 per regia, fotoProduzione: MARINA BERLUSCONI, grafia, costumi, musiTARAK BEN AMMAR PER MEDUSA FILM,
ca, scenografia e
QUINTA COMMUNICATIONS, EXON FILM
David
Agiscuola;
Distribuzione: MEDUSA Durata: 152
"Malena" - Candidato
min. Origine: ITALIA, FRANCIA, 2009
agli Oscar 2000 per la
Abbigliamento donna
Genere: DRAMMATICO
migliore colonna origiVicenza
nale (Ennio Morricone),
Il regista
Viale Trieste, 18 - 0444.304800
miglior
fotografia
Nasce a BAGHERIA, Palermo il 27-05P.zza XX settembre, 2 - 0444317574
CINEFORUM ODEON
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sarà più comprensibile, ma meno commovente e ipnotizzante, perché i suoni
di quella lingua quasi selvaggia aderiscono completamente alle persone e ne
esaltano le storie.
Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 03 settembre 2009
Non crediate ad un film di stampo neorealista. Baaria è visionario, sfarzoso, esagerato, pomposo. Ti travolge con un'inventiva che qua e là sfocia nel bozzetto,
e regala nel finale una dimensione onirica ben poco originale. Ma strada facendo, ha momenti memorabili. Sul registro
epico - la sequenza dell'occupazione dei
braccianti - e soprattutto su quello intimo, familiare. Il gioco della memoria, la
rievocazione del passato spingono
Tornatore sul terreno del mito. (...) Se
Tornatore avesse girato il film 20 - 30
anni fa, ci avrebbe messo Franco e
Ciccio, con lo stesso risultato: vittoria
piena. Alberto Crespi, 'L'Unità', 03 settembre 2009
Il film riflette più d'ogni altro le caratteristiche di Tornatore: la sua gran bravura
alla macchina da presa, la sua mancanza d'umorismo e di ironia, la sua capacità nell'affrontare il pathos o la singolarità
dei dettagli e l'incapacità di forte visione
generale. Baaria, un poco scolastico,
prevedibile, alla maniera di Rosebud di
Orson Welles termina con l'immagine di
un giocattolo infantile, e affastella forse
troppi dettagli. (...) Alla mafia si accenna
pochissimo, al cinema moltissimo: manifesti ('Uno sguardo dal ponte', 'Fellini'
Satyricon'), proiezioni, Alberto Lattuada
che gira a Villa Patagonia, il commercio
tra bambini di piccoli pezzi di pellicola.
La musica di Ennio Morricone è facile e
invadente, i protagonisti sono bravi.
6
Come tanti film inaugurali di festival,
Baaria non può essere paragonato a
Amarcod di Fellini anche per la carenza
di fantasia e satira (ma al massimo si
arriva a un tenue grottesco) ma è accurato, piacevole da vedere.
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 03 settembre 2009
Tornatore impiega con coscienza
una fotografia di cultura televisiva (la
fiction e lo spot) e la distacca nel
passo metaforico del film, fiducioso
che questa immagine "corrotta" corrisponda a un immaginario, a un sentimento visivo riconoscibile del pubblico di oggi. I personaggi, alcuni
protagonisti e decine di figure minori
densissime di ruolo e significato,
sono distribuiti secondo un lavoro di
casting registico intelligente e originale, i ruoli principali affidati a esordienti che lasciano il segno
(Francesco Scianna che ha energia
e carisma, ricordando una sorta di
Richard Gere siculo, e Margareth
Madè, meno incisiva ma misurata),
quelli secondari ad
artisti celebri trasformati dal segno deciso, e decisivo, della
regia (la Sastri
matrice magica delle
sorti di famiglia, il
politico
dc
di
Frassica, il Salemme
cantante istrione, e
Placido, Lo Cascio, Beppe Fiorello,
eccetera). E' una via giusta per aiutare lo spettatore a seguire il percorso
denso e incalzante di un ambizioso
Novecento indeciso tra tragedia e
commedia, tra iperrealismo e caricatura. Per non smentirsi, Tornatore
dispone almeno tre finali, l'ultimo con
strazio retorico. Ma, bisogna distinguere: nel film, l'impiego della figura
retorica e della sovrabbondanza
melò sono trattati da un narratore di
razza esposto alle proprie sincere
debolezze.Baaria è un kolossal da
25 milioni di euro destinato a lunga
vita nazionale e internazionale, ma è
anche un film dell'anima. Di Tornatore.
Su questo non c'è dubbio. Nel bene
e nel male.
Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale',
03 settembre 2009
Certo, in due ore e trenta minuti di
proiezione non tutto funziona alla
perfezione, e il gusto per una
favola un po' troppo sottolineata
ogni tanto fa capolino, ma alla fine
ti senti tirato dentro in questo
spaccato di vita siciliana. Forse
non ne sai molto di più su Bagheria
ma ti sembra di esserne diventato
una piccola parte e come il popolo
in piazza al comizio di Placido
vien voglia di gridare insieme a
tutti: 'acqua!'.
Paolo Mereghetti, 'Corriere della
Sera', 03 settembre 2009
CINEFORUM ODEON
24 - 25 - 26 novembre (Ore 15:20 - 17:40 - 20 - 22:20)
sempre più nel personaggio. La sua passione per Annetta lo spinge a lasciare la
sua vita dissoluta e a dedicarsi solo a lei.
La prima di 'Don Giovanni', alla presenza
dell'Imperatore Giuseppe II, ottiene grande successo.
LA CRITICA
SEZIONE CRITICA INCOMPLETA. IL FILM E’
IN USCITA NAZIONALE IL 23 OTTOBRE 2009
Regia: Carlos Saura Attori: Lorenzo
Balducci (Lorenzo da Ponte), Lino
Guanciale (Mozart), Emilia Verginelli
(Annetta), Tobias Moretti (Casanova),
Ennio Fantastichini (Salieri),Ketevan
Kemoklidze (Adriana Ferrarese/Donna
Elvira), Sergio Foresti (Leporello), Borja
Quiza (Don Giovanni), Francesca Inaudi
(Costanza), Franco Interlenghi (Padre di
Annetta), Cristina Giannelli (Caterina
Cavalieri), Francesco Barilli (Sacerdote),
Alessandra Marianelli (Zerlina), Sylvia De
Fanti (Tipoletta) Soggetto: Raffaello
Uboldi Sceneggiatura: Carlos Saura,
Raffaello Uboldi, Alessandro Vallini
Fotografia: Vittorio Storaro Musiche:
Nicola Tescari
(coordinamento)
Montaggio: Julia Juaniz Scenografia:
Paola Bizzarri, Luis Ramírez Costumi:
Marina Roberti, Birgit Hutter Effetti:
Fabrizio Storaro Produzione: ANDREA
OCCHIPINTI, ANDRES VICENTE GOMEZ E
IGOR UBALDI PER LUCKY RED, LOLA
FILM, EDELWEISS CINEMATOGRAFICA
Distribuzione: LUCKY RED Durata:
127 min. Origine: ITALIA, SPAGNA,
AUSTRIA, 2009 Genere: BIOGRAFICO,
DRAMMATICO, MUSICALE
Il regista
Nasce a HUESCA (Spagna) il 04-011932. Uno dei cineasti spagnoli più ecletCINEFORUM ODEON
tici e internazionali. Ha esordito nel 1959
con "Los Golfos". Nel 1998 ha ricevuto
una nomination all'Oscar come miglior
film straniero per "Tango". Fra gli altri
titoli della sua ricca filmografia, "Spara
che ti passa" (1993, con Francesca Neri),
"Flamenco" (1995), "Taxi" (1996), "Goya"
(1999).
Schiacciato dalla fama di Mozart, il librettista Lorenzo Da Ponte – che pure nel
'700 fu una celebrità, amico di Giacomo
Casanova e introdotto negli ambienti che
contavano (oltre che nelle camere da
letto di cantanti e gentildonne) – non
gode oggi della notorietà che meriterebbe: a rendere giustizie al suo talento –
capolavori come Le nozze di Figaro e
Così fan tutte portano anche la sua firma,
oltre a quella del sommo Amadeus – e
alla vita avventurosa trascorsa tra
Venezia, Vienna, Londra e New York
(dove muore alle soglie dei novant'anni)
ci pensa Carlo Saura, campione dell'antifranchismo e maestro del cinema spagnolo degli anni '70. Convertitosi da
qualche tempo ai biopic artistici (Goya) e
ai film musicali (Tango, Fados), il regista
stavolta attinge a entrambe i generi,
intrecciando le romanzate vicende amorose di Da Ponte (Interpretato da Lorenzo
Balducci, visto già nei film di autori come
Téchiné e Zanussi) con quelle del suo
personaggio più noto, il Don Giovanni
dell'opera di Mozart. Un gioco di rimandi
tra realtà e finzione, verità e teatro,
impreziosito dal lavoro sulle luci del direttore della fotografia (pardon, autore della
cinematografia: ci tiene alla definizione)
Vittorio Storaro, vincitore di tre premi
Oscar, alla sua sesta collaborazione con
Saura. Gabriele Barcaro, Best Movie,
ottobre 2009
LA STORIA
La vita di Lorenzo da Ponte, l'uomo che
non rinuncia al suo animo libertino e alla
sua amicizia con Giacomo Casanova,
nonostante sia stato ordinato sacerdote.
Esiliato da Venezia per 15 anni dalla
Santa Inquisizione con l'accusa di appartenere alla Massoneria, da Ponte si rifugia a Vienna dove, grazie ad una lettera
di presentazione di Casanova, conosce
Antonio Salieri e poi Mozart. Scrive il
libretto delle 'Nozze di Figaro', che si
rivela un grande successo, e ritrova la giovane Annetta, di cui si
era innamorato a
Venezia. Dopo un
nuovo incontro con
Casanova propone a
Mozart di scrivere una
Abbigliamento donna
nuova versione del
Vicenza
'Don Giovanni' e man
Viale Trieste, 18 - 0444.304800
mano che scrive il
P.zza
XX settembre, 2 - 0444317574
testo si immedesima
7
(Chi bi)
1 - 2 - 3 dicembre (15:30 - 18:15 - 21)
Regia: John Woo, Corey Yuen (scene
d'azione), Patrick Leung (regia navale)
Attori: Tony Leung Chiu Wai (Tony Leung
- Zhou Yu), Takeshi Kaneshiro (Zhuge
Liang), Zhang Fengyi (Cao Cao), Chang
Chen (Sun Quan), Zhao Wei (Sun
Shangxiang), Hu Jun (Zhao Yun/Zhao
Zilong), Shido Nakamura (Gan Xing),
Lin Chiling (Xiao Qiao), You Yong (Liu
Bei), Hou Yong (Lu Su), Tong Dawei
(Sun Shucai), Song Jia (Li Ji), Ba Sen
Zha Bu (Guan Yu), Zang Jingsheng
(Zhang Fei), Zhang Shan (Huang Cai),
Wang Qingxiang (Kong Rong), Jiang
Tong (Li Tong) Soggetto: Chen Shou
(romanzo), Luo Guanzhong (romanzo)
Sceneggiatura: Chan Khan, Kuo
Cheng, Sheng Heyu, John Woo
Fotografia: Lu Yue, Zhang Li Musiche:
Tarô Iwashiro Montaggio: Angie Lam,
Yang Hongyu, Robert A. Ferretti
Scenografia: Tim Yip Costumi: Tim Yip
Effetti: Craig Hayes, The Orphanage
Produzione: CHINA FILM GROUP, LION
ROCK PRODUCTIONS Distribuzione:
EAGLE PICTURES Durata: 152 min.
Origine: CINA, 2008 Genere:
DRAMMATICO, STORICO Tratto da:
"Cronache dei Tre Regni" di Chen Shou
(III° Sec. d.C.) e "Romanzo dei tre regni"
di Luo Guanzhong (XIV° Sec. d.C.)
Il regista
Nasce
a
GUANGZHOU,
Canton (Cina)
il 01-05-1946.
Ha iniziato la
sua carriera a
Hong Kong
dove, in vent'anni, ha realizzato ventisei
film. Cresciuto artisticamente nella commedia, verso la metà degli anni Ottanta
si è segnalato per una serie di 'gangster
stories' dalle venature romantiche. Ha
esordito nella regia nel 1973 con "The
Young Dragons". Dopo aver realizzato
altri due film di arti marziali ha realizzato
otto commedie di fila. Nel 1986 ha firmato "A Better Tomorrow", leggendario
giallo venato di romanticismo. Il suo
ultimo film realizzato in Asia è stato
"Hard Boiled" (1991). Ha debuttato ad
Hollywood nel 1992 con "Senza Tregua".
LA STORIA
Cronache della guerra fra i signori dei
Tre Regni in cui era frazionata l'Antica
Cina del 208 d.C, subito dopo il crollo
della dinastia Han. Il generale Cao Cao
a nord, Liu Bei e Sun Quan a sud saranno protagonisti di uno scontro che culminerà nell'epocale battaglia delle "scogliere rosse".
LA CRITICA
Il romanzo dei tre regni
è uno dei testi fondamentali dell'epos cinese e Woo lo affronta
senza badare a spese
– ottanta milioni di dollari fanno del film la
produzione più costosa
della storia del cinema
cinese – e cercando di
convogliare nel kolossal tutte le sfaccettature di uno stile peculiare,
8
a volte discusso, ma senza dubbio
unico. L'edizione internazionale è molto
più corta di quella di quasi quattro ore
uscita in Cina, ma i pur abbondanti tagli
non snaturano il senso profondo
dell'opera.
Storia di (super)uomini, di amicizie virili
che nascono e si consolidano in breve
tempo, eccessi affrontati senza alcun
timore (lo zoom per evidenziare i timori
dell'Imperatore), i consueti omaggi a
Sergio Leone – fino alla goccia d'acqua
che indica la direzione del vento - e a
John Ford. Ma soprattutto coreografie
action (supportate dalla perizia di Corey
Yuen) in cui far emergere il dinamismo
boccioniano degli eroi e scene di battaglia girate con una perizia e un amore
per il dettaglio come non se ne vedevano dal Bondarciuk di Waterloo.
Testuggini da De bello gallico, specchi
ustori memori di Archimede, assalti
navali degni della flotta ateniese che
imbriglia l'Impero di Serse: ovvero il
John Woo che da sempre ama iniettare
elementi dell'Occidente in un corpus che
rimane, e non potrebbe essere altrimenti, figlio dell'Oriente. L'interpretazione dei
quattro elementi fondamentali e della
loro mutevole natura – uno dei topoi wu
xia per antonomasia, da King Hu in poi
– gioca un ruolo chiave nell'esito della
battaglia, sancendo il trionfo dell'umanità capace di convivere con il mondo circostante e la sua bellezza sulla macchina mortifera del potere e della sopraffazione. E se gli effetti digitali non sempre
sono all'altezza, è il fattore umano a
colmare ogni lacuna. Anche in virtù di un
casting all stars capace di rimettere fianCINEFORUM ODEON
co a fianco Tony Leung e Takeshi
Kaneshiro, i due poliziotti innamorati di
Hong Kong Express, rispettivamente
nella parte dello stratega Zhuge Liang e
del vicerè Zhou Yu.
Micidiali in guerra, ma che ad essa ricorrono solo per preservare i piaceri della
vita, dell'amore, dell'arte e della natura
dalla tirannia violenta dell'usurpatore
Cao Cao; uomini che parlano per mezzo
della musica o che leggono il futuro
nelle nuvole, che combattono ma che
pensano solo alla fine della guerra. Si
vis pacem para bellum, ancora una
volta.
Emanuele Sacchi, Mymovies.it, 2009
“Qui nessuno ha vinto”. In guerra c’è chi
vince e chi perde. Ma, in realtà, ogni
uomo caduto è una sconfitta. Nessuno
vince, tutti soffrono. Questo il messaggio
che vuole trasmettere John Woo con il
suo ultimo lavoro, La battaglia dei tre
regni. Tornato a produrre in Cina dopo
un’assenza piuttosto lunga, il regista di
Honk Kong prende spunto da un’idea
avuta ben 20 anni fa: girare un film ispirato a “Il romanzo dei tre regni”. Scritto
da Luo Guanzhong e pubblicato quasi
settecento anni fa, il testo è ancora molto
letto in Asia. L’opportunità, però, si presenta solo nell’estate del 2004 quando
Chang, il produttore di Woo, va a Pechino
per la prima volta e inizia a mettere insieme l’ambizioso progetto. Un film corale,
complesso da girare cercando di rimare
fedeli al fatto storico, la battaglia delle
Scogliere Rosse, ma rendendola interessante per un pubblico apparentemente così distante. E, invece, i temi trattati
sono attualissimi. La collaborazione, la
fiducia, l’amicizia, l’amore, la forza di una
donna consapevole di sé, la debolezza
di un uomo innamorato, la solitudine, la
crudeltà di una guerra combattuta per i
motivi sbagliati. Il tutto ambientato in una
Cina quasi fantasy, con dei personaggi
vari, approfonditi e caratterizzati al
meglio di 2 ore e 10 minuti di girato. Un
film emozionante, girato in maniera
esperta, con occhio attento ai particolari,
ma col giusto sguardo d’insieme.
Giulia Oppia, 06 ottobre 2009, 35mm.it
CINEFORUM ODEON
(BASTARDI SENZA GLORIA)
8 - 9 - 10 dicembre (Ore 15 - 18 - 21)
Regia: Quentin Tarantino Attori: Brad Pitt
(Tenente Aldo Raine), Mélanie Laurent
(Shosanna Dreyfus), Christoph Waltz
(Colonnello Hans Landa), Eli Roth
(Sergente Donny Donowitz), Diane Kruger
(Bridget von Hammersmark) Soggetto:
Quentin Tarantino Sceneggiatura: Quentin
Tarantino Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Sally Menke Scenografia:
David Wasco Arredamento: Sandy
Reynolds-Wasco Costumi: Anna B.
Sheppard Effetti: John Dykstra
Produzione: QUENTIN TARANTINO
LAWRENCE
BENDER,
UNIVERSAL
PICTURES Distribuzione: UNIVERSAL
Durata: 160 min. Origine: USA,
GERMANIA, 2009 Genere: AZIONE,
DRAMMATICO, GUERRA
Il regista
Nasce a KNOXVILLE,
Tennessee (USA) il
27-03-1963. Non ha
mai frequentato corsi di
cinematografia e la sua
scuola è stata il cinema
stesso, quello di Sergio
Leone, di Jean-Luc
Godard, di Brian De
Palma
e
Sam
Peckinpah. Nel 1987 completa la stesura
del suo primo script "True Romance" ma
non riesce a trovare dei finanziatori per
realizzare il film, così decide di venderlo.
Stessa sorte tocca alla sua seconda sceneggiatura, "Natural Born Killers". Nel 1992
riesce finalmente a realizzare il suo primo
film, "Le iene". Il film è accolto con successo al Sundance Film Festival e Tarantino
viene subito annoverato tra i registi di
'culto'. Due anni dopo realizza "Pulp Fiction"
che vince la Palma d'Oro a Cannes, viene
candidato a ben sette premi Oscar. Alla fine
ottiene solo la statuetta per la miglior sceneggiatura, ma in tutto il mondo viene
acclamato come uno dei migliori film
dell'anno. Dalla metà degli anni '90 è molto
attivo sia sul grande che sul piccolo schermo, come attore, come regista e come
Abbigliamento donna
Vicenza
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P.zza XX settembre, 2 - 0444317574
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produttore. E' proprietario infatti, insieme
all'attore Lawrence Bender, della casa di
produzione 'A band apart', con cui oltre a
realizzare i suoi film da "Pulp Fiction" in poi,
ha finanziato opere come "Dal tramonto
all'alba" (1996), diretto da Robert Rodriguez
, che ha portato al successo internazionale
George Clooney. Per la televisione ha diretto nel 1995 un episodio della serie "E.R. Medici in prima linea"
LA STORIA
Francia, II Guerra Mondiale. Un gruppo di
soldati americani di origine ebraica viene
paracadutato sul suolo francese per una
missione speciale: uccidere il maggior
numero possibile di nazisti e partecipare ad
un'azione di sabotaggio, atta ad eliminare il
Führer e i suoi più fedeli collaboratori,
durante l'anteprima di un film realizzato da
Goebbels, che si terrà in un cinema di
Parigi. Nel frattempo, anche la bella e giovane Shosanna Dreyfus, una ragazza di
origine ebrea, proprietaria della sala in cui
si terrà l'anteprima, cercherà la sua personale vendetta contro coloro i quali hanno
compiuto il massacro della sua famiglia, di
cui lei è rimasta unica superstite...
LA CRITICA
Il bello del cinema è che può permettersi di
reinventare la Storia. Così Tarantino in un
colpo solo fa fuori Hitler, Goebbels, Goring,
Boorman e compagnia: boom, e la guerra
finisce con un attentato al cinema parigino
in cui gli occupanti nazisti e i loro sommi
capi proiettano in gran pompa un film di
propaganda. Il bello di Tarantino è che può
spaziare tra i generi rimanendo fedele a se
stesso e continuando a divertire il pubblico:
Inglorious bastards, ispirato all'italiano Quel
10
maledetto treno blindato (1978, regia di
Castellari), è la storia di una doppia vendetta. (...) Ma rispetto alle atrocità che si sono
viste in questo festival, paradossalmente il
nuovo Tarantino brilla per moderazione. Il
sangue è ridotto al minimo, a parte qualche
scalpo in primo piano. E i dialoghi, caustici
e serrati, garantiscono la tensione, sono la
vera forza del film. Come i protagonisti, da
Pitt a Christoph Waltz, lo strepitoso attore
tedesco che interpreta un colonnello viscido
e poliglotta delle SS, dal sinistro soprannome di 'cacciatore di ebrei'.
Gloria Satta, 'Il Messaggero', 21 maggio
2009
Operazione Kino batte
Operazione Walkiria dieci
a zero. Se l' obiettivo di
entrambe le operazioni è
lo stesso (eliminare Hitler
e il suo stato maggiore)
nessuno può mettere in
discussione che quella
messa a punto per
Inglourious Basterds sia
molto più affascinante di
quella attuata dal maggiore von Stauffenberg.
Perché il cinema ha delle
ragioni che la Storia non è
in grado di capire. Ma
Quentin Tarantino sì. E il
cinema è il vero trionfatore di questo film, divertente, trascinante (nonostante le sue due ore e 28
minuti di durata), spensierato e colorato, che si permette di riscrivere i destini
della Seconda guerra mondiale in nome
della passione cinefila ma anche di un' idea
di cinema che vuole ritrovare nella forza
della produzione di genere (film di guerra,
ma anche western, melodramma, commedia, eccetera eccetera) l'energia per superare l' impasse creativo che a volte sembra
aver imbrigliato registi e produttori e che lo
stesso Tarantino aveva sperimentato sulla
propria pelle con il precedente, molto meno
riuscito, Grindhouse. Invece in Inglourious
Basterds (che riprende, storpiandolo, il titolo internazionale del film di Enzo G.
Castellari Quel maledetto treno blindato. E i
legami si fermano lì, smentendo ogni altra
possibile derivazione) il gusto di giocare coi
generi e con le citazioni diventa lo schema
portante intorno a cui prende forma la storia
di un gruppo di soldati americani guidati da
Aldo (...).
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21
maggio 2009
Note - OMAGGIO AL FILM "QUEL MALEDETTO
TRENO BLINDATO" (1977) DI ENZO G. CASTELLARI
CHE NEGLI USA ERA STATO DISTRIBUITO CON IL
TITOLO "THE INGLORIOUS BASTARDS".
- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE
MASCHILE A CHRISTOPH WALTZ AL 62. FESTIVAL
DI CANNES (2009).
PER LA BIOGRAFIA COMPLETA E ALTRE
RECENSIONI, VISITATE IL SITO: www.odeonline.it
C.so Palladio, 18 Ang. P.zza Castello
CINEFORUM ODEON
15 - 16 - 17 dicembre (Ore 15:40 - 17:50 - 20 - 22:10)
Regia: Nora Ephron Attori: Meryl Streep
(Julia Child), Amy Adams (Julie Powell),
Stanley Tucci (Paul Child), Chris Messina
(Eric Powell), Linda Emond (Simone
Beck), Helen Carey (Louisette Bertholle),
Mary Lynn (Rajskub Sarah), Jane Lynch
(Dorothy Mcwilliams), Joan Juliet Buck
(Madame Brassart), Crystal Noelle
(Ernestine), George Bartenieff (Chef Max
Bugnard), Vanessa Ferlito (Cassie),
Casey Wilson (Regina), Andrew Garman
(John O'Brien), Michael Brian Dunn (Ivan
Cousins), Kacie Sheik (Annette), Brian
Avers (Garth), Eric Sheffer Stevens
(Tim), Brooks Ashmanskas (Sig. Misher),
Diane Kagan (Phila McWilliams), Remak
Ramsay (John McWilliams), Frances
Sternhagen (Irma Rombauer) Soggetto:
Julie Powell (Libro), Julia Child (libro),
Alex Prud'homme (libro) Sceneggiatura:
Nora Ephron Fotografia: Stephen
Goldblatt Musiche: Alexandre Desplat
Montaggio: Richard Marks Scenografia:
Mark Ricker Arredamento: Susan Bode
Costumi: Ann Roth Effetti: Brainstorm
Digital Produzione: EASY THERE TIGER
PRODUCTIONS,
SCOTT
RUDIN
PRODUCTIONS Distribuzione: SONY
PICTURES RELEASING ITALIA Origine:
USA, 2009 Genere: BIOGRAFICO,
COMMEDIA Durata: 123 min.Tratto da:
libri "Julie & Julia" di Julie Powell e "My
Life in France" di Julia Child e Alex
Prud'homme
Il regista
Nasce a NEW YORK CITY, New York
(USA) il 19-05-1941. Ha studiato al
Wellesey College. Saggista e romanziera, ha scritto soggetti per molti film famosi. La sua sensibilità ha aiutato Rob
Reiner in 'Harry ti presento Sally' (1989)
per il quale ha ottenuto una nomination
all'Oscar per la migliore sceneggiatura.
Ha debuttato alla regia con 'This is my
life' (1992), scritto con la sorella Delia. Ha
proseguito co-sceneggiando la commedia romantica 'Sleepless in Seattle'
CINEFORUM ODEON
(1993). Nora è
figlia d'arte degli
sceneggiatori,
Henry e Phoebe
Ephron, che utilizzarono la sua
infanzia per i
lavori 'Three's a
Family', 'Take her' e 'She's mine'. Sposata
con il romanziere Dan Greenberg, poi
con il giornalista Carl Bernstein, è ora la
moglie del cronista e sceneggiatore
('Goodfellas', 1990) Nicholas Pileggi.
LA STORIA
Julie Powell sente che la sua vita è incastrata in un mondo che non le appartiene:
il suo lavoro, le sue amiche, il suo tempo
libero. Appassionata di cucina, Julie decide di affrontare una sfida con se stessa:
si cimenterà con le 254 ricette contenute
in un famoso libro di cucina scritto da
Julia Child, un'americana trapiantata a
Parigi negli anni '60 che, a sua volta, per
dare un senso alla sua vita decise di
misurarsi con l'arte della cucina francese
e che poi, grazie alle sue qualità di chef,
pubblicò il best-seller culinario finito nelle
mani di Julie. Ma non è tutto. Julie, infatti,
terrà la cronaca dei suoi successi e
insuccessi dietro i fornelli in un blog
costantemente aggiornato. Riuscirà Julie
ad emulare la sua maestra e ispiratrice?
LA CRITICA
SEZIONE CRITICA INCOMPLETA. IL FILM E’
IN USCITA NAZIONALE IL 23 OTTOBRE 2009
se tutte le regole maschiliste dell'alta
cucina diventando una celebre chef. E'
bastata una telefonata della Streep, che,
imitando alla perfezione l'inconfondibile
voce della Child, saluta la Ephron con un
caloroso “Bon appétit!”. Tratto dal libro
Julie & Julia: 365 giorni, 524 ricette, 1
piccola cucina di Julie Powell, la scrittrice
e regista newyorkese adatta e dirigere
per lo schermo una divertente commedia
con due attrici che rappresentano meritatamente il passato, il presente e il futuro
di una recitazione al femminile meticolosa e di alto livello. E, dopo le acrobazie di
Mamma Mia! e il ruolo della rigida Suor
Aloysius ne Il dubbio, Meryl torna a far
coppia con Amy Adams, la Giselle di
Come d'incanto che nel film diretto da
Shanley interpretava la timorata Sorella
James. Ispirato a due storie vere, il film
narra della svolta che Julie Powell (Amy
Adams), insoddisfatta del suo impiego
presso una compagnia di assicurazioni,
dà alla sua vita sfidando se stessa e
preparndo in un anno le 524 ricette che
Julia Child (Meryl Streep) ha riportato nel
ricettario, Mastering the Art of French
Cooking (Imparare l'arte della cucina
francese). Stefania Taranto, Best Movie,
ottobre 2009
Non pensava di certo a Meryl Streep, alta
un metro e 67, Nora
Ephron, la nota sceneggiatrice di Harry, ti
presento Sally e regista di C'è [email protected] per
te, quando ha deciso
di raccontare al cineAbbigliamento donna
ma la storia di Julie
Child (20 centimetri più
Vicenza
alta), la prima donna
Viale Trieste, 18 - 0444.304800
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americana che infran-
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