1° supplemento al n°18/2012 di Impresa Artigiana & P.M.I. periodico della CNA - Anno IX
CNA ASSOCIAZIONE PROVINCIALE GROSSETO
Sessantesimo
Anniversario
CNA ASSOCIAZIONE PROVINCIALE GROSSETO
Poste Italiane spa sped. abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1 comma 1, DCB Po
Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa
SOMMARIO
LA STORIA SI RIPETE... E LA POLITICA,
ANCORA UNA VOLTA, NON SI È DIMOSTRATA ALL’ALTEZZA
pag. 3
1° supplemento al n°18/2012
di Impresa Artigiana & P.M.I.
periodico della CNA - Anno IX
Aut. Trib. di Prato
n°6 del 25/06/04
“DATI INCORAGGIANTI? NIENTE ILLUSIONI, NON SIAMO
IN PRESENZA DI UNA RIPRESA, IL PEGGIO NON E’ ANCORA PASSATO”
Gabriele Fusini, presidente della CNA di Grosseto,
commenta il Rapporto congiunturale consuntivo 2011 Trend
pag. 5
UN LEGGERO RECUPERO DELLE COSTRUZIONI INTERROMPE
LA CADUTA VERSO IL BASSO DELL’ARTIGIANATO GROSSETANO.
IL 2012 RIPROPONE L’OMBRA SCURA DELLA CRISI
Arrivano le ultime notizie dal Rapporto Trend
pagg. 6-7
Editore
Media Srl
Via Lombarda, 72 Comeana (PO)
Direttore responsabile
B. Lisei
Hanno collaborato
a questo numero
Renzo Alessandri,
Deborah Santini,
Maurizio Pellegrini
Realizzazione ed impaginazione
Massimo Cremone
Publimark Comunicazione
Grosseto
Stampa
Publimark Comunicazione
Grosseto
Copertina
Rosadoni Massimo,
Ceramista di Castiglione
della Pescaia
“MAREMMA, UN TERRITORIO ATIPICO: SERVONO POLITICHE ADEGUATE,
SOPRATTUTTO DA PARTE DELLA REGIONE”
Il direttore della CNA di Grosseto analizza le particolarità della provincia
pag. 8
2011: LA CRISI CONTINUA
PER L’ARTIGIANATO TOSCANO
CNA Toscana presenta un consuntivo dell’anno 2011 e le prospettive per il 2012
pag. 9
UN “GIOCO” DI LUCI E DI OMBRE AVVOLGE LA MAREMMA
pag. 10
MANOVRE FINANZIARIE:
RETE IMPRESE GROSSETO SUL “CAMPO DI BATTAGLIA”
Dalla lettera inviata ai sindaci alla richiesta di risposte concrete
pag. 13
RETE IMPRESE DICHIARA GUERRA ALL’ABUSIVISMO
pag.14
SICUREZZA: NUOVI PESANTI OBBLIGHI PER I DATORI DI LAVORO
Valutazione dei rischi differenziata per tipologia contrattuale
pag. 15
NEXT LEVEL DI NUOVO “IN CAMPO” CON 9 SCUOLE DELLA MAREMMA
PER ACCOMPAGNARLE VERSO LO SPIRITO DI INIZIATIVA
E DI IMPRENDITORIALITA’
Il progetto nell’edizione 2011-2012 ha ripercorso
i temi della tradizione e dell’innovazione
pagg. 16-17
LA RIFORMA DEL LAVORO E’ LEGGE, LE PRINCIPALI NOVITA’
Licenziamenti più facili, stretta sulla flessibilità in entrata,
nuovi ammortizzatori sociali, giro di vite sulle dimissioni in bianco
pagg. 18-19
PINETA E “PINOTTOLAI” A RISCHIO SCOMPARSA,
E’ NECESSARIO INTERVENIRE SUBITO
Speranze legate ad un progetto unitario
da presentare alla Comunità europea
pag. 20
“ABBONAMENTO SPECIALE. LA RAI TORNA ALLA CARICA
E RIPROPONE IL BALZELLO SUI COMPUTER”
“Strumenti di lavoro assimilati alle tv solo perché in grado
di ricevere in streaming il segnale televisivo”
pag. 21
TRA I MAESTRI ARTIGIANI ECCO DUE SOCI DELLA CNA:
CLAUDIO PISAPIA E MASSIMO ROSADONI
I nomi dei due maremmani compaiono negli elenchi
della Commissione regionale toscana per l’artigianato
pag. 22
FINITO DI STAMPARE LUGLIO 2012
EDITORIALE
LA STORIA SI RIPETE...
E LA POLITICA, ANCORA UNA VOLTA,
NON SI È DIMOSTRATA ALL’ALTEZZA
C
hi ha la mia età ricorda, e
spesso rimpiange, i tempi i
riti della prima Repubblica.
Almeno una volta all’anno, di solito poco prima delle ferie, il Governo
ricorreva all’abituale “decretone”, il
Parlamento (complice la prossimità
delle vacanze) lo approvava a tempo
di record, mentre i destinatari della stangata di turno, quasi sempre
lavoratori e piccoli imprenditori, pur
masticando amaro, si consolavano
sotto l’ombrellone.
Nella prima Repubblica questo era
lo schema di gioco abituale: ripetute manovre e fatte soprattutto di annunci, le Commissioni parlamentari
si preoccupavano di “addolcirne” i
contenuti e, in sede di conversione,
l’aula faceva il resto. La soluzione
dei problemi? Rinviata a tempi migliori.
Nei primi anni ’90, complice Tangentopoli, il vaso di Pandora si è però
rotto, si è capito di essere sull’orlo
del baratro, di avere un debito pubblico tra i più imponenti del mondo,
siamo entrati in una nuova fase,
quella dettata dall’emergenza.
Il sistema politico del tempo, provato dalle inchieste di mani pulite, non
era però in grado di fronteggiare,
contemporaneamente emergenza
economica e necessità di cambiamento: da qui la scomposizione
degli schieramenti tradizionali, la
nascita di nuove aggregazioni e,
ancora una volta con l’ausilio dei
tecnici, l’ingresso nella cosiddetta
seconda Repubblica.
Vent’anni dopo, siamo costretti a
prendere atto del suo fallimento.
Il tanto conclamato bipolarismo, pur
assicurando la stabilità al Governo,
non ne ha sostenuto l’azione con il
tasso di qualità necessario.
Il bipolarismo, infatti, non si è mai
tradotto nel bipartitismo; si sa, siamo il paese di Machiavelli e le alleanze formate dopo le elezioni hanno
lasciato il posto alle aggregazioni
costruite prima del voto. Di conseguenza, sempre di Governi di coali-
zione (più o meno omogenei e più o
meno solidi) si è trattato e i risultati
sono sotto i nostro occhi.
La storia si ripete. Così come Tangentopoli aveva decretato la fine
della prima Repubblica, la crisi economica e la questione morale hanno anticipato la fine della seconda.
Una nuova emergenza si è nel frattempo aperta ai nostri occhi.
La gestione del quarto debito pubblico del mondo combinata a una
crescita endemicamente modesta
hanno precipitato il Paese in un fase
di recessione che le difficoltà economiche e la tempesta finanziaria
globale hanno potuto solo aggravare.
La politica, ancora una volta, non si
è dimostrata all’altezza; la litigiosità e le contrapposizioni che ancora
dividono la “strana maggioranza”
sono lì a dimostrarlo.
Il risultato? Un’ulteriore “supplenza” e un nuovo Governo tecnico.
A questi il compito di traghettare
l’Italia verso “la terra promessa”
della terza Repubblica.
Le dichiarazioni d’intenti con cui ha
esordito il professor Monti sono state impeccabili e il plauso pressoché
unanime: equità, rigore e crescita,
questo il “mantra” dei primi mesi di
Governo.
L’equità, però, a fatica si è vista: a
pagare sono stati i soliti noti (piccole imprese, lavoratori dipendenti
e pensionati) e lo stesso dicasi per
il rigore (le sacche di privilegio, i
costi della politica e l’opacità della
pubblica amministrazione non sono
state toccate); della crescita, poi, è
meglio non parlare.
E la politica? Difetta nella capacità
di governare, ma non in quella d’interdire, di conservare e soprattutto
di conservarsi.
Anche per questo, negli ultimi mesi,
tanti annunci hanno lasciato il posto
alle smentite.
Il topolino costituito dal decreto sulla revisione della spesa assomiglia,
anche nel suo divenire, ai decreto-
ni tipici della prima Repubblica: la
maratona notturna, la modestia dei
risultati in rapporto agli annunci e,
per finire, il rinvio all’autunno dei
dossier più spinosi.
In fondo, si è battuto ancora sui soliti tasti: la centralizzazione degli
acquisti su Consip, che intermedia
meno di un quarto degli acquisti
della Pubblica amministrazione e
preclude il mercato ai fornitori locali; la riduzione dei trasferimenti
(con il rischio di una compensazione al rialzo degli enti locali); la riduzione delle consulenze, delle auto
blu e degli organici nella Pubblica
amministrazione, una delle tante
rivoluzioni annunciate in passato;
l’immancabile stretta sui Cda delle
società partecipate e sull’in-house.
Singolare, al riguardo, è stato l’appello con cui il presidente dell’Upi e
quelli delle maggiori Province italiane hanno denunciato l’inutilità di
oltre tremila società, consorzi e enti
strumentali, quantificandone i costi
in circa sette miliardi di euro all’anno, due e mezzo per i soli Consigli
di amministrazione. Ma se ne sono
accorti solo ora?
Nel frattempo il cosiddetto intervento ordinamentale, quello che dovrebbe sopprimere tra le sessanta e
le settantaquattro Province, costituire dieci città metropolitane e sfoltire del 20 per cento le agenzie locali
è rinviato, nei fatti, all’autunno.
Stessa sorte ha avuto il blocco delle
tariffe, l’introduzione delle ferie obbligatorie, il taglio dei piccoli ospedali e la riduzione dei distacchi sindacali.
Hanno vinto le lobby? E’ possibile.
Ma se il lobbismo più forte è davvero quello della politica perché
questa non smette di nascondersi
dietro i tecnici, accetta la sfida del
Governo e si intesta la responsabilità delle scelte?
Renzo Alessandri
direttore CNA Grosseto
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TREND
“DATI INCORAGGIANTI?
NIENTE ILLUSIONI, NON SIAMO
IN PRESENZA DI UNA RIPRESA,
IL PEGGIO NON E’ ANCORA PASSATO”
Gabriele Fusini, presidente della CNA di Grosseto,
commenta il Rapporto congiunturale
consuntivo 2011 Trend
N
essuno si illuda: il peggio
non è assolutamente passato.
Il “recupero” delle imprese artigiane maremmane: 41 milioni
di maggior fatturato rispetto al
2010 e poco più di un rimbalzo
rispetto ai valori del 2005, siamo
ancora “sotto” di 208 miliardi.
Confortante è anche il dato
sull’occupazione,
non
tanto
per l’incremento dei salari 2011
sull’anno precedente, ma per
la tenuta dimostrata in un quinquennio di crisi devastante.
Non siamo quindi in presenza della ripresa, ci piacerebbe
ma non è così. A ben guardare,
infatti, risulta chiaro l’effetto
che sulla congiuntura locale ha
esercitato, ancora una volta, il
settore delle costruzioni, vero e
proprio “dominus” delle nostre
dinamiche economiche.
Un settore che “cresce”, peraltro, non a fronte di una ripresa
delle vendite (il mercato immobiliare registra un’assoluta stasi) e, quindi, del buon andamento dell’economia.
Il segno più, almeno a nostro giudizio, non è indice di una ripresa
del settore, ma è il prodotto di
operazioni immobiliari pianificate nel tempo e avviate quasi contemporaneamente: nelle aree
Pip (in particolare la Stecca) e
in quelle Peep (via Orcagna, via
Lago di Varano e Pizzetti).
Una serie di interventi rilevanti,
che, sommandosi, hanno prodotto un fatturato consistente e
generato un rimbalzo che non
può essere considerato tranquillizzante.
Una “ripresa” che, paradossalmente, conferma la depressione
del mercato immobiliare privato
e la persistente debolezza di un
settore al quale l’economia locale affida buona parte del proprio
destino.
Il momento è davvero difficile e
le iniziative forti debbono sostituire le enunciazioni di intenti.
La classe politica e gli amministratori pubblici debbono assumere l’emergenza economica
per quella che è. La percezione,
invece, è quella di interlocutori
che non riescono a comprenderne i rischi e le insidie.
Le recenti dichiarazioni del governatore della Toscana, quelle
con le quali propone di concentrare le risorse su poche “eccellenze” industriali, pensando
che queste possano “trainare”
un sistema di piccole imprese
che costituisce il 90 per cento
dell’economia toscana, sono la
cifra del divario che separa amministratori e amministrati.
Il fatto che addirittura Romiti, ex
amministratore delegato della
Fiat, lo abbia ripreso, invitandolo a privilegiare la piccola rispetto alla grande impresa, è un
fatto che si commenta da solo.
Servono politiche differenziate a
sostegno delle diverse realtà del
Paese, della Toscana e a misura
delle singole provincie.
Occorre tutela e “protezione” del
territorio.
E’ di questi giorni la notizia
dell’assegnazione, sempre con
lo stesso metodo, quello del
massimo ribasso, del secondo
lotto delle bonifiche minerarie.
Si fatica addirittura a sapere chi
ha vinto (rispetto della privacy o
reticenza?) salvo sapere con certezza che non si tratta di un’impresa locale.
Siamo alle solite. Prima si subi-
sce il danno causato dalle politiche dissennate dell’Eni e poi la
beffa di una nuova colonizzazione rappresentata da interventi di
bonifica e assegnati al massimo
ribasso.
Eppure l’aspettativa era quella
di appalti più piccoli, magari frazionati, per venire incontro alle
imprese locali e per evitare che
le risorse destinate alla Maremma se ne andassero altrove.
Non è stato così. E anche in questo caso, tutto si è consumato in
una generale e colpevole indifferenza.
Il nostro ordinamento, intanto,
sta per arricchirsi di un nuovo
reato: il “traffico illecito di influenze”. Se sarà così, le presenti considerazioni potrebbero
equivalere a una sorta di autodenuncia: fare lobby a favore delle
imprese, invitare gli amministratori a fare aggiudicazioni sotto
soglia, a utilizzare la procedura
dell’offerta economicamente più
vantaggiosa o denunciare il nuovo “saccheggio” del territorio
attuato dall’Eni, attraverso procedure di gara almeno per noi
discutibili, potrebbe esporre a
dei rischi.
L’influenza e quindi l’attività di
lobby che nei Paesi anglosassoni è regolata dalla legge è un
facoltà che la mia associazione
rivendica e che continuerà comunque a esercitare a beneficio
delle imprese associate, del sistema imprenditoriale locale e
dell’intero sistema economico.
Almeno in questa battaglia, speriamo di non rimanere soli.
Gabriele Fusini
presidente CNA Grosseto
5
TREND
UN LEGGERO RECUPERO DELLE COSTRUZIONI
INTERROMPE LA CADUTA VERSO IL BASSO
DELL’ARTIGIANATO GROSSETANO.
IL 2012 RIPROPONE L’OMBRA SCURA DELLA CRISI
Arrivano le ultime notizie dal Rapporto Trend
L’
artigianato maremmano,
colpito duramente da un
declino senza precedenti nel periodo 2007-2010, riesce
ad archiviare un 2011 positivo
(sul 2010) e in controtendenza
nel confronto con la dinamica
regionale: bene soprattutto i
fatturati delle costruzioni (+18,3
per cento), ma positiva anche
la dinamica dei ricavi nei servizi
(+8,4 per cento) e nel manifatturiero (+6,5 per cento). Quindi,
artigianato a Grosseto indenne
dalla crisi? Purtroppo non è
così: il 2011 ha portato solo una
boccata d’ossigeno e un recupero molto parziale di valore in
un tessuto artigiano fortemente
provato e ridimensionato. Inoltre, le prospettive di contesto
portano, nel 2012, a un cambio
del quadro economico anche a
livello locale e provinciale.
6
Il volume d’affari dell’artigianato grossetano si incrementa del
12,7 per cento rispetto al 2010
recuperando circa 40 milioni di
euro. In ascesa anche le retribuzioni, con un +18,7 per cento
rispetto all’anno precedente, a
testimonianza di una leggera
ripresa sui livelli occupazionali,
in controtendenza rispetto alla
situazione regionale, dove si
accusa una diminuzione tanto
del monte salari (-4,2 per cento) quanto del fatturato (-3,9
per cento).
In ripresa anche i consumi delle imprese artigiane, che si incrementano del 10,5 per cento,
al contrario del dato regionale
che vede una certa staticità.
Una dinamica positiva anche
per gli investimenti, che aumentano del 20,6 per cento,
anche in questo caso in netta
controtendenza rispetto alla
situazione regionale (-53,5 per
cento). Va però ricordato che gli
investimenti artigiani, al di là di
questa piccola ripresa, rimangono ad un livello “patologicamente” basso (con un’incidenza inferiore al 4 per cento del
fatturato) in comparazione sia
con il resto della Toscana (con
un’incidenza media superiore
al 10 per cento, anche in piena
recessione) sia con i valori che
lo stesso artigianato provinciale era in grado di esprimere
soltanto 5 o 6 anni fa.
Analizzando nel dettaglio.
Le Costruzioni: il settore edile
registra un cospicuo incremento del proprio fatturato, passando dai 156 milioni di euro
del 2010 ai 185 milioni di euro
del 2011, segnando un +18,5 per
cento su base annua. Il dato
del settore edile è in controtendenza rispetto alla situazione
regionale, dove si segnala una
diminuzione dei ricavi del 2,3
per cento.
Il Manifatturiero: il fatturato di
questo macro-settore cresce,
rispetto al 2010, del 6,5 per cento, un aumento corrispondente
a circa 6 milioni di euro. Anche
in questo caso il dato va in controtendenza rispetto al valore
regionale, dove si registra una
contrazione del 4,9 per cento.
Per quanto riguarda i settori
manifatturieri localmente più
significativi, si osserva come le
perdite nel settore del legnomobili (-4,6 per cento) siano
più che compensate dagli incrementi degli alimentari (+6,5
per cento) e della metalmeccanica (+11,6 per cento). In ripresa
anche i fattori di costo, in particolar modo le retribuzioni.
I Servizi: in aumento anche il
TREND
loro fatturato, +8,4 per cento
sul 2010, 74 milioni di euro nel
2010 e 81 milioni nel 2011. Al
proprio interno, solo i servizi
alle imprese (il cui peso, peraltro, è abbastanza limitato)
retrocedono rispetto all’anno
precedente (-8,1 per cento),
mentre sono in positivo gli altri
settori fornitori di servizi: riparazioni (+10,3 per cento), servizi
alle famiglie (+8,9 per cento) e
trasporti (+10,1 per cento).
In definitiva, si può pertanto affermare che il 2011 è stato, per
l’artigianato della provincia di
Grosseto, un anno abbastanza
positivo. Tutti i principali indicatori economici, infatti, vedono un aumento rispetto all’anno precedente.
Per concludere, è impossibile
negare che, rispetto alla situazione regionale, l’artigianato a
Grosseto pare aver tenuto meglio nel corso del 2011. Tuttavia,
è altresì doveroso sottolineare
che la leggera ripresa dell’artigianato maremmano nel 2011
è in realtà un recupero molto
parziale di quanto drammaticamente perso dall’economia artigiana grossetana nel
recente passato. Anche solo
confrontando il 2011 con il 2009,
la valutazione sarebbe negativa. Il declino dell’artigianato a
Grosseto appare strutturale.
Rimangono peraltro aperti tutti i nodi critici per lo sviluppo
dell’artigianato di questa provincia (bassi investimenti, dipendenza dal mercato locale,
insufficiente
diversificazione
produttiva, eccessiva influenza
della domanda immobiliare),
senza considerare l’andamento sfavorevole dei fondamentali
economici che verrà ad incidere sulla performance artigiana
del 2012.
Le proposte di CNA Grosseto per il rilancio e lo sviluppo dell’economia locale
Gli effetti di una crisi grave e persistente, combinati ai mutamenti che questa
ha indotto nell’economia e nella stessa
società, rendono necessarie iniziative
volte a orientare il riposizionamento
della piccola impresa, ad accompagnarne i processi di crescita e a promuoverne lo sviluppo. Mobilitando le
risorse necessarie.
Questo ruolo, a giudizio della CNA,
fa carico in primo luogo alla Regione.
Il sostegno all’artigianato e alle Pmi
Investimenti, liquidità e patrimonio:
sostegno alle imprese che investono con
ammortamenti di lungo periodo e con
misure per la liquidità finanziaria che
rivedano le attuali tipologie di ammissibilità; favorire la patrimonializzazione delle in previsione della sfida di
“Basilea3”.
Sistema regionale delle garanzie, ruolo
dei Confidi e di Artigiancredito Toscano: maggiori risorse a favore dei Confidi e in particolare di Artigiancredito
Toscano. Quelle già deliberate, a fronte
della crisi finanziaria e creditizia che
investe il sistema economico toscano,
sono da considerare assolutamente insufficienti.
Politiche d’innovazione: destinare le
risorse regionali per la R&S al sostegno dei progetti proposti dalle Pmi e
dalle filiere di micro e piccole imprese
(le medie e le grandi beneficiano di
risorse diverse). Accrescere le risorse destinate ai servizi qualificati.
Politiche di promozione e internazionalizzazione: calibrare sulle esigenze
delle Pmi il Piano promozionale della
Regione con azioni dirette, in questo
caso, anche ai mercati tradizionali.
Interventi settoriali: interventi a favore del manifatturiero e a sostegno della
subfornitura; maggiore attenzione e
maggiore tutela nei confronti dell’artigianato artistico.
Sblocco dei pagamenti da parte delle
amministrazioni pubbliche.
Costi della politica: adeguamento delle indennità e del numero degli eletti
alla media europea; accorpamento dei
piccoli comuni, riduzione dei consiglieri regionali, provinciali e comunali,
meno consiglieri nei Cda delle aziende
pubbliche e maggior ricorso alla figura
dell’amministratore unico.
Costi della Pubblica amministrazione: riduzione del personale mediante
un rigoroso blocco del turn-over; riduzione drastica degli incarichi esterni e
delle consulenze e drastica riduzione,
anche attraverso opportuni accorpamenti, dei cosiddetti enti derivati.
Riduzione della pressione fiscale locale: il livello raggiunto dall’imposizione centrale e da quella locale non è
più sostenibile. Riduzione dei tributi
locali, in particolare Imu e Tarsu, che
gravano sugli immobili strumentali.
Privatizzazioni vere (vendendo alla
Cassa depositi e prestiti lo Stato vende a se stesso e la proprietà finisce per
rimanere pubblica) delle principali
aziende pubbliche e delle cosiddette
public utility, con un gettito significativo a vantaggio dello stato e la riduzione dell’area di intervento della politica
e delle sue “tendenze” spartitorie. Le
public utility che non saranno oggetto
di privatizzazione, dovranno essere
quanto meno aggregate; per diminuire
i costi e razionalizzare i servizi offerti.
Rilancio del comparto delle costruzioni: è stato quello più colpito dalla recessione economica in atto. Lo sblocco dei
pagamenti, l’immediata messa a gara
delle oo.pp. “cantierabili” e la semplificazione amministrativa possono essere
la terapia più immediata.
L’aumento del bonus per le ristrutturazioni, dal 36 al 50 con tetto di spesa
elevato a 96 mila euro, può essere, se
opportunamente sfruttato, l’elemento
che fa la differenza.
In caso di rapida approvazione del regolamento urbanistico, ad esempio, si
sommerebbero due opportunità: maggiori volumetrie e maggiori detrazioni. Il bonus, però, varrà per poco più di
un anno.
7
TREND
“MAREMMA, UN TERRITORIO ATIPICO:
SERVONO POLITICHE ADEGUATE,
SOPRATTUTTO DA PARTE DELLA REGIONE”
Il direttore della CNA di Grosseto
analizza le particolarità della provincia
I
8
l contesto generale non potrebbe essere peggiore: Pil negativo
e Paese in recessione, produzione industriale in caduta libera,
occupazione a picco, crollo delle
vendite al dettaglio, debito pubblico
ipertrofico, pressione fiscale (soprattutto quella locale), in continua
crescita.
In un quadro come questo, il modesto aumento di fatturato realizzato
dalle imprese artigiane maremmane può essere considerato un auspicio, non certo un’inversione di
tendenza.
Gli elementi di analisi, del resto,
sono assolutamente contraddittori:
si cresce, ma rispetto ai valori del
2005 si recupera ben poco; l’occupazione sembra tenere, ma il numero delle imprese cessate torna
a prevalere su quelle di nuova costituzione.
In compenso, la burocrazia impazza: nonostante le promesse di
semplificazione per aprire una carrozzeria servono ancora 64 adempimenti, per la ristorazione 56,
mentre per il commercio di prodotti
alimentari “solo” 53 e l’accesso al
credito risulta sempre più problematico.
Siamo in presenza di una situazione straordinaria e le caratteristiche
della nostra provincia la rendono
ancora più incerta, una situazione
che viene affrontata con misure
buone per tutte le stagioni e come
tali inadeguate.
Non è tanto la gestione del presente
a preoccupare, un presente che accomuna la Maremma, l’Italia, l’Europa e quasi tutto il mondo, quanto
l’incertezza della prospettiva.
Le politiche di contenimento e, a
maggior ragione, quelle di soste-
gno ad una ripresa che prima o poi
dovrà arrivare, non possono essere
uguali per tutti ma debbono conformarsi alla tipologia dei territori
e dei sistemi produttivi.
Una provincia tra le più vaste d’Italia, tra le più povere demograficamente e tra le più terziarie; un
ambito economico privo di sistema
industriale, con quote di export irrilevanti e con il manifatturiero che
è solo una testimonianza avrà o
non avrà qualcosa da rivendicare?
L’area più agricola della Toscana
che non è riuscita a verticalizzare
le filiere (non c’è un mattatoio, un
pastificio, uno zuccherificio); quella che conta più posti barca in tutta
la regione (senza affermarsi nella
cantieristica) avrà o non avrà una
qualche aspettativa da avanzare?
La grande attrattiva del territorio
e la sua vocazione turistica dovranno fare ancora a lungo i conti
con infrastrutture di collegamento
precarie, spesso inesistenti e con
la progressiva rarefazione dei collegamenti ferroviari.
Tutte le realtà territoriali della Toscane dispongono di un particolare asset, l’oro, il tessile, il marmo,
il porto e la logistica, e poi le città
d’arte e altro ancora.
La nostra provincia è caratterizzata
proprio dalla mancanza di un asset.
A ben guardare, Grosseto risulta
aciclica (nel contesto regionale)
perché decisamente atipica.
Un’ atipicità che non
può essere un “vezzo”,
ma che dobbiamo “intestarci” e utilizzarla per
rivendicare
politiche
adeguate: soprattutto
da parte della Regione.
Dopo tutto, siamo una
realtà povera di imprese solo in termini assoluti: in rapporto alla
popolazione residente
siamo decisamente la
più ricca.
Le politiche, in sostanza, debbono tener conto del contesto in cui si
calano e non possono
essere sempre e solo
di tipo “orizzontale”.
Agli ammortizzatori sociali classici,
tipici di una realtà manifatturiera
sono da preferire, come abbiamo
visto, quelli volti a mantenere il posto di lavoro.
Discorso analogo per gli investimenti: un sistema fatto di micro
imprese mal si concilia con l’esclusione delle attività di servizio dai regimi di aiuti comunitari, con soglie
di accesso troppo elevate o con gli
interventi in conto capitale limitati
ai grandi progetti di innovazione.
TREND
2011: LA CRISI CONTINUA
PER L’ARTIGIANATO TOSCANO
CNA Toscana presenta un consuntivo dell’anno 2011
e le prospettive per il 2012
L
’artigianato conferma il suo
ruolo centrale all’interno
dell’economia regionale con
oltre 6800 milioni di ricavi nel 2011
e oltre 934 milioni di euro come
monte-salari. Tuttavia, il profilo
della recessione è persistente (-3,9
per cento il fatturato) e conferma
la preoccupante erosione di valore
che dall’inizio degli anni 2000 affligge questo significativo comparto
dell’economia regionale. Questi i risultati di Trend, l’analisi congiunturale semestrale effettuata da CNA
Toscana sui dati della contabilità di
migliaia di imprese artigiane della
regione.
La sintesi di Trend, rapporto congiunturale sull’artigianato toscano.
Quadro generale: se il biennio
post-crisi 2009-2010 aveva già palesato tutte le difficoltà dell’artigianato, il consuntivo per l’anno 2011
conferma le gravi difficoltà del settore e spegne sul nascere le speranze di recuperi, anche solo per
alcuni comparti di specializzazione.
In questa fase a preoccupare è soprattutto la durata del profilo recessivo più che la sua intensità. In
effetti la tendenza è ormai negativa
da diversi semestri e l’ulteriore assottigliamento della seconda parte
del 2011 conferma la portata complessiva della recessione in un’ottica di medio periodo, dove si continuano a sommare continue perdite
di fatturato.
A fine 2011, per l’universo artigiano
toscano, il gap accumulato durante la crisi è pari a circa il -20 per
cento in termini di ricavi. Osservando l’andamento dell’economia
artigiana nel medio-periodo, alla
forte caduta del fatturato dell’edilizia si sommano anche le difficoltà che hanno colpito sia il sistema
manifatturiero che i servizi. Esiste
quindi un problema di natura strettamente congiunturale, cui l’arti-
gianato toscano non si sottrae, che
si sovrappone ad uno di natura più
strutturale. I consuntivi annuali
per il 2011 confermano così il profilo double-dip della crisi anche a
livello di artigianato regionale e, al
momento, non si scorgono segnali
di miglioramento all’orizzonte. Le
prospettive di tenuta del manifat-
turiero si scontrano, da una parte, con la brusca inversione della
congiuntura (soprattutto in Europa) a partire dalla scorsa estate e,
dall’altra, con tutte le difficoltà che
riguardano il mercato interno. Così
a soffrire sono state sia le imprese
maggiormente inserite in canali e
filiere produttive export-oriented,
sia quelle che operano prevalentemente sul mercato locale o interno.
D’altra parte la dinamica negativa
della domanda interna ha penalizzato tanto il comparto delle costruzioni quanto quello dei servizi, alle
prese con una situazione di elevata fragilità sia dal lato dei consumi privati che dal lato spesa della
Pubblica amministrazione.
Prima di entrare nel merito delle tendenze a livello territoriale e settoriale, occorre ricordare
che proprio l’analisi congiunturale Trend consente di avere anche
una stima della portata economica
dell’artigianato toscano sulla base
dell’analisi dei dati della contabilità di migliaia di imprese artigiane
della regione: malgrado tutte le
difficoltà, il comparto realizza, nel
corso del 2011, un fatturato di oltre
6.800 milioni di euro ai quali corrispondono oltre 982 milioni di euro
di investimenti, mostrando come
l’artigianato sia certamente ancora
una delle colonne portanti dell’economia toscana. La crisi dell’artigianato ha quindi una tale rilevanza da chiamare in causa, oltre agli
“addetti ai lavori”, tutti coloro che
hanno interesse a salvaguardare le
basi stesse del sistema economico della regione. E’ difficile, infatti,
pensare a una Toscana senza artigianato oppure a un’economia artigiana relegata a un ruolo residuale
o di economia informale.
Per quanto riguarda il 2011, l’analisi Trend evidenzia una diminuzione del fatturato, in termini di tasso
tendenziale, pari al -3,9 per cento
(-280,6 milioni di euro in termini assoluti), con segni negativi su
quasi tutto il territorio regionale e
contrazioni anche dal lato dei costi,
segnale di una dinamica produttiva
in rallentamento. Inoltre, continuano a soffrire gli investimenti che calano di oltre il 50 per cento rispetto
al 2010, fatto comunque spiegabile
con il quadro complessivo che si
caratterizza sia per la perdita di fiducia degli operatori sia per la carenza di liquidità.
Su questo punto occorre inoltre
sottolineare come la situazione
sia ulteriormente peggiorata dopo
l’estate 2011, periodo che ha visto
l’Italia al centro di numerose e preoccupanti tensioni di natura finanziaria che hanno certamente influito anche sulla dinamica dell’offerta
di credito alle imprese.
9
TREND
UN “GIOCO” DI LUCI E DI OMBRE
AVVOLGE LA MAREMMA
Quarantuno milioni di maggior tale periodo hanno sempre avuto assegna a quest’ultima, anche
fatturato in un anno come il 2011 dipendenti) gli scostamenti sono in Maremma, un indiscusso prinon sono certo da buttare via, ma del tutto insignificanti. Parados- mato.
essere ancora sotto di ben 208 salmente, nel 2011, l’occupazio- Negli ultimi 34 mesi (settembre
milioni (al netto dell’inflazione) ne media ha superato quella 2009 – giugno 2012), in Toscana,
addirittura
rispettodial
alla nascita di 27.526 impreUn eterno “gioco”
luci2005
e di gela
ombre (ante crisi) del 2007.
ogni possibile ottimismo.
Segno ulteriore di ripresa o con- se artigiane sono seguite ben
EQuarantuno
ancora: nel
quinquennio
2007 in un
ferma
dellailriconosciuta
30.499
2.973).
milioni
di maggior fatturato
anno come
2011 non sono ritrosia
certo da buttare
via, macessazioni
essere ancora(-sotto
di ben In
–208
2011,
i
livelli
di
occupazione
dei
piccoli
a
fare
a
meno
dei
proMaremma
siamo
andati
meglio,
milioni (al netto dell’inflazione) addirittura rispetto al 2005 gela ogni possibile ottimismo.
espressi dall’artigianato locale pri dipendenti?
ma il saldo è tornato ad essere
sono
rimasti
sostanzialmente
perespressi
la seconda
(1.166
iscrizioni
e 1.217
E ancora:
nel quinquennio
2007 – 2011, i Propendiamo
livelli di occupazione
dall’artigianatonegativo
locale sono
rimasti
sostanzialmente
stabili
(nel
campione
delle
507
ipotesi:
la
“striscia”
relativa
al
cessazioni),
ancheglise
di poche
stabili (nel campione delle 507 imprese associate a CNA che in tale periodo hanno sempre
avuto dipendenti)
scostamenti
imprese
associate
a
CNA
che
in
rapporto
tra
natalità
e
mortalità
unità
(51).
sono del tutto insignificanti. Paradossalmente, nel 2011, occupazione media ha superato quella (ante crisi) del 2007.
Campione costituito da 529 imprese ASSOCIATE alla CNA di
Campione costituito
Grossetoda 529 Imprese ASSOCIATE alla CNA di Grosseto
Totale
ANNO Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Occupati
2007
2008
2009
2010
2011
1969
2186
2146
2105
2140
2021
2185
2143
2141
2146
2066
2200
2150
2154
2147
2117
2193
2172
2167
2185
2142
2190
2209
2166
2197
2174
2221
2254
2204
2237
2205
2242
2248
2229
2214
2183
2218
2205
2188
2163
2199
2194
2191
2198
2142
2173
2194
2177
2170
2096
2168
2178
2193
2191
2080
2193
2155
2115
2174
2067
25610
26356
26203
26087
25814
1 / 12°
2134,17
2196,33
2183,58
2173,92
2151,17
Segno ulteriore di ripresa o conferma della riconosciuta ritrosia dei piccoli a fare a meno dei propri dipendenti?
Iscrizioni e Cessazioni 2010
Propendiamo per la seconda ipotesi: la “striscia” relativa al rapporto tra natalità e mortalità assegna a quest’ultima, anche in
Sett. 2009 Marzo 2010
maremma un indiscusso
primato:
TOSCANA
Negli
ultimi 32
GROSSETO
Febb. 2010 Dic. 2010
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
5674
7302
1070
1070
1154
1017
863
mesi329
(settembre 2009
– aprile702011), in 39
Toscana, alla
nascita di4225.830 imprese
197
55
47
Giugno
Lug. Ag. Settemb.
500
995
726
artigiane
sono 45
seguite ben23
26
28.916 cessazioni (- 3.077). In maremma siamo andati meglio, ma il saldo è tornato ad essere negativo (1.113 iscrizioni e
1.159 cessazioni), anche se di poche unità (- 46).
Grosseto
Toscana
10
-9
-1197
-37
380
-12
-311
18
-214
25
136
14
168
15
-54
0
0
7
-204
Ot
3
142
TOSCANA
GROSSETO
Sett. 2009 Marzo 2010
Febb. 2010 Dic. 2010
Gennaio
Febbraio Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Lug. Ag. Settemb. Ott
6871
6922
1381
1284
1018
849
917
500
1199
584
338
234
82
21
30
28
32
26
38
20
Manifattur.
Costruzioni
Servizi
GROSSETO
Sett. 2009 Marzo 2010
Febb. 2010 Dic. 2010
Gennaio
Febbraio Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Lug. Ag. Settemb. Ott
70
36
20
5
7
7
7
5
9
7
163
107
39
8
9
12
16
8
19
6
105
91
23
8
14
9
9
13
10
7
338
234
82
21
30
28
32
26
38
20
TREND
Un’altra sfida
tra Davide e Golia
Nel 2004 la società dei servizi dell’Associazione (Caf Imprese Srl) subentrava nelle utenze telefoniche utilizzate in precedenza da CNA Servizi
società cooperativa e, immediatamente,
Telecom addebitava in bolletta la quota del cosiddetto anticipo conversazioni.
CNA Servizi, ovviamente, provvedeva a chiederne il relativo rimborso.
Nonostante i numerosi solleciti, riproposti
anno dopo anno, di questo non si è vista
traccia fino a che Telecom, “infastidita”
forse dalla nostra insistenza, ha comunicato che nulla era dovuto poiché l’anticipo
conversazione non era stato mai incassato dalle aziende. Prova ne era il fatto che
dalla fatture non risultava alcun credito
in tal senso. In effetti sembrava proprio
così, ma un più attento esame ha consentito di appurare che quest’ultimo, regolarmente esposto in fattura fino a tutto
l’anno 2003, si era misteriosamente dissolto con la fatturazione successiva. Da qui
l’invio di ulteriori solleciti, la minaccia
dell’azione legale e finalmente, nel giugno
del 2009, l’emissione della nota di credito.
Tutto concluso per il meglio? Non pro-
prio, per arrivare al rimborso
materiale, infatti, si è dovuto
pazientare ancora a lungo: solo
nell’aprile di quest’anno, un
bonifico di 1.587,37 euro, il
valore nominale del credito,
senza interessi o rivalutazioni,
ha posto fine al contenzioso.
La morale è ancora una volta
amara.
È vero, Davide ha sconfitto
Golia, ma Telecom avrebbe
pazientato quasi dieci anni
o avrebbe interrotto intanto
il servizio, si sarebbe accontentata del valore nominale o avrebbe applicato gli
interessi? Quanti creditori
sarebbero stati così tenaci e
quanti invece non si sarebbero arresi, creando ricche
sopravvenienze ai bilanci
di Telecom? E infine: ma
non dovrebbero essere le
Authority a tutelare i diritti degli utenti?
mb.
obre Ottobre
NovembreNovembre
Dicembre Dicembre
Gennaio Gennaio
Febbraio Febbraio
Marzo
Marzo
Aprile
Aprile
Maggio
726
753
753
523
523
382
382
964
964
944
944
1060
1060
842
1031
842
332
3223
2314
1471
7148
4834
3418
1835
3
142
-237
33
-237
-124
3-13
-124
-399
-13
-80
-399
-781
-80
17
-781
-357
175
-357
-92
5-5
-92
67
-5-2
67
66
mb.
bre Ottobre
NovembreNovembre
Dicembre Dicembre
Gennaio Gennaio
Febbraio Febbraio
Marzo
Marzo
Aprile
Aprile
Maggio
584
990
990
647
647
781
781
1745
1745
1301
1301
1152
1152
775
965
775
029
2920
2027
27
151
151
31
3129
2923
2337
Maggio
Giugno
1031
656
3518
-2-3
66
38
Maggio
Giugno
965
618
3721
Giugno
saldo
saldo
656
27526 27526
181166
1166
-3
-51
-2973
38
-51
-2973
Giugno
saldo
saldo
618
30499 30499
21
1217
1217
mb.
bre Ottobre
Novemb. Novemb.
Dicemb. Dicemb.
Gennaio Gennaio
Febbraio Febbraio
Marzo
Marzo
Aprile
Aprile
Maggio Maggio
Giugno Giugno
saldo
saldo
76
68
81
133
33 5
58
86
67
78
255
8
255
617
1712
12 8
871
7117
1716
1610
1018
18 9
565
9
565
76
67
711
1147
47 9
95
57
712
12 4
397
4
397
029
2927
2720
20
151
151
31
3129
2923
2337
3721
21
1217
1217
Iscrizioni Iscrizioni
progressione
progressione
mensile mensile
CessazioniCessazioni
CessazioniCessazioni
per
per
SETTORI SETTORI
MERCEOLOGICI
MERCEOLOGICI
11
Tutti coloro che sono stati clienti
della SERAM possono verificare la
conformità della loro azienda alle
normative vigenti prenotando un
CHECK-UP
completamente gratuito
(vedi riferimenti telefonici
in fondo alla pagina).
INIZIATIVE
MANOVRE FINANZIARIE:
RETE IMPRESE GROSSETO
SUL “CAMPO DI BATTAGLIA”
Dalla lettera inviata ai sindaci
alla richiesta di risposte concrete
L
a leggera ripresa dell’artigianato maremmano nel
2011 è in realtà un recupero
molto parziale di quanto drammaticamente perso dall’economia artigiana grossetana nel
recente passato.
Non certo migliore è la situazione del commercio. I dati Unioncamere sui consumi sono lo
specchio di questa situazione.
L’eccessiva pressione fiscale
non ha favorito la sopravvivenza
delle imprese.
Dopo aver pesato sul reddito
disponibile delle famiglie italiane e delle imprese già nel 2011,
rischia di dare “il meglio di sé”
nel il triennio 2012-2014 grazie
ad interventi quali l’aumento
delle addizionali, l’introduzione dell’Imu, l’incremento delle
accise, il progressivo aumento
dell’Iva (se sembra scongiurato
l’aumento previsto per l’autunno, resta l’incognita per il prossimo anno).
Tutto ciò, senza contare l’aumento dei contributi pensionistici (un aggravio contributivo
stimato tra i 1.200 e i 2000 euro
annui).
A tutto ciò vanno poi aggiunti gli
effetti di quelle liberalizzazioni
di cui proprio non si sentiva il
bisogno.
Il venire meno di un impianto
normativo frutto della concertazione tra le parti sociali rischia di
mettere a dura prova la sopravvivenza delle nostre imprese.
Ciò premesso, a inizio aprile, come presidente di turno di
Rete Imprese Grosseto ho in-
viato a tutti i sindaci una
comunicazione, invitandoli
alla massima moderazione
nella determinazione del carico
tributario locale.
I risultati sono stati ampiamente
al di sotto delle attese. Le Amministrazioni locali hanno introdotto l’imposta di soggiorno;
le aliquote della Imu (dove già
deliberate) sembrano non aver
tenuto conto delle nostre raccomandazioni (Casteldelpiano
0,94 e 0,91 Arcidosso), il Comune
capoluogo è orientato su un’aliquota dello 0,86, mentre la promessa compensazione (con altri
tributi comunali) sembra essere
rimasta tale.
Se tanto ci da tanto, i venti milioni di introito complessivo stimati
dall’opposizione potrebbero essere un “risultato” raggiungibile.
La nostre stime ci portano a
dire che nel comune capoluogo
le imprese artigiane potrebbero
pagare, limitatamente ai laboratori, tra 1,7 e 1,9 milioni (tra 600
mila e 800 mila euro il maggior
prelievo: dal 53 al 74 per cento in
piu di quanto pagato con l'Ici).
Non sono poi da sottovalutare l’imposta di soggiorno, una
tassa che penalizza al tempo
stesso imprese e offerta turistica. Massa Marittima, Scarlino e
Follonica hanno già deliberato:
da un minimo di 1 euro e 50 a
un massimo di 3 euro a persona
tra giugno e settembre e il discutibile aumento sulla Rc auto.
Sembra che la motivazione sia
l’esenzione dal pagamento dei
passi carrabili per quelle attività
agricole che già pagano un’Imu
ridotta, dal 12,5 al 16 per cento
(+3,5 per cento il massimo consentito dalla legge) decretato
dall’Amministrazione provinciale (già operativo).
Tasse e burocrazia: uno schema
di gioco apparentemente immutabile.
A nostro giudizio, la gravità della situazione in atto non è sufficientemente percepita dalla
politica e dagli amministratori
pubblici. La tendenza sembra
essere ancora quella delle tasse
anziché quella della revisione e
della qualificazione della spesa.
La necessità di “accendere un
faro” sui problemi della piccola
impresa in Maremma è avvertita
anche da noi.
Il 24 settembre le Pmi della Maremma si confronteranno con i
parlamentari e con gli amministratori regionali per gli aspetti
di loro competenza, valuteranno le manovre di bilancio dei
Comuni (il termine ultimo per
l’approvazione è il 31 agosto) e
stileranno le relative pagelle:
Imu, Tarsu, imposta di soggiorno e l’eventuale addizionale Irpef costituiranno i parametri di
riferimento.
Dopo il confronto, l’iniziativa
troverà uno sfogo in piazza: per
rendere visibile a tutti, cittadini
compresi, i problemi e le difficoltà che colpiscono chi fa impresa.
13
EDILIZIA
RETE IMPRESE
DICHIARA GUERRA
ALL’ABUSIVISMO
R
14
ete Imprese Italia di Grosseto,
presieduta da Gabriele Fusini,
ha dichiarato guerra all’abusivismo. Le tappe di questa lotta
saranno le seguenti: divulgazione e
raccolta in tutte le imprese artigiane e commerciali di un questionario
dal quale ricavare la percezione del
fenomeno da parte delle imprese
regolari. Sarà poi la volta della raccolta di segnalazioni e di denunce
da inoltrare direttamente agli organi
competenti quali Finanza, Dipartimento territoriale del lavoro, Inps e
Inail.
Quello dell’abusivismo è un fenomeno noto e radicato:
tollerato in momenti di congiuntura
positiva diventa tuttavia particolarmente insidioso e dannoso quando
l’economia vive, come oggi, fasi di
ristagno e di vera e propria recessione.
Le imprese regolari si sono viste alzare a dismisura pressione fiscale e
contributiva.
Gli adempimenti burocratici sono
oramai giunti al limite della sostenibilità. A farne le spese sono le
imprese regolari, che lavorano alla
luce del sole, costrette per di più a
doversi guardare le spalle da una
concorrenza agguerrita e crescente di abusivi che possono praticare
prezzi competitivi, non dovendosi
sobbarcare i costi legati a una corretta gestione aziendale.
I settori più esposti sono quelli legati a costruzioni, impiantistica, riparazioni, cura della persona, ma la
gamma è vasta e copre tutto l’arco
delle lavorazioni artigianali.
Il questionario di Rete Imprese mira
a fotografare, in primo luogo, questo
fenomeno sociale così diffuso per
analizzarne cause e caratteristiche
per poi passare al contrasto, alla repressione, al contenimento.
E’ perciò importante, in questa fase,
che le aziende associate collaborino alla buona riuscita dell’ iniziativa
in maniera tale da fornire un forte
supporto a chi, successivamente,
sarà chiamato a intervenire concretamente sulla scorta delle segnalazioni che verranno raccolte.
In alto il frontespizio
del questionario reperibile
in tutte le sedi CNA
o scaricabile dal sito internet
dell’Associazione
www.cnagrosseto.it
A settembre la rilevazione verrà
elaborata e i risultati,
oltre ad essere resi pubblici,
saranno messi a disposizione
degli organi di controllo.
NOTIZIE
SICUREZZA: NUOVI PESANTI OBBLIGHI
PER I DATORI DI LAVORO
Valutazione dei rischi differenziata
per tipologia contrattuale
N
ell’ultimo decennio, le sfide della competizione e del
mercato hanno imposto alle
aziende un’organizzazione del lavoro sempre più flessibile e il classico rapporto di lavoro subordinato
è stato affiancato (in alcuni casi addirittura sostituito) da una vasta e
articolata tipologia di rapporti contrattuali atipici (somministrazione di
manodopera, lavoro intermittente,
lavoro a prestazioni ripartite, lavoro
a progetto, distacco ecc.).
Le statistiche diffuse dall’Inail (ma il
dato è del tutto discutibile) sembrano individuare queste tipologie di lavoratori come quelle maggiormente
esposte al rischio di infortunio sul
lavoro.
Di conseguenza, con il decreto 81
del 2008, il legislatore ha previsto
modalità di protezione maggiori:
imponendo al datore di lavoro una
valutazione dei rischi specifica e in
grado di valutare il rischio (poten-
ziale) connesso alla tipologia contrattuale utilizzata.
Sulla base di queste premesse, preso atto di una sentenza della Cassazione civile datata aprile 2012, la
Direzione provinciale del Lavoro ha
attivato una campagna di verifiche
ispettive volte a verificare il rispetto
di tale adempimento.
Questa iniziativa, così come tante
altre, ripropone un sostanziale “pregiudizio” nei confronti dell’impresa,
penalizza la libera contrattazione in
materia di rapporto di lavoro e riduce drasticamente la cosiddetta flessibilità in entrata.
In caso di inadempienza, infatti, il
datore i lavoro può incorrere in gravi
conseguenze (sia sul piano amministrativo che penale) e corre il rischio
di una trasformazione del rapporto
di lavoro instaurato (da tempo determinato a tempo indeterminato).
Migliore “incentivo all’occupazione”,
in un periodo difficile come quello in
atto, non poteva davvero essere individuato.
Tutto ciò premesso, si invitano le
aziende che utilizzano le tipologie
contrattuali descritte a contattare
l’Associazione (Ufficio Ambiente e
Sicurezza) per verificare la regolarità della loro posizione.
La valutazione dei rischi, infatti, alla
luce di quanto disposto dal decreto 81 e soprattutto della sentenza
emessa dalla corte suprema, dovrà
essere integrata con le specificità
della varie tipologie contrattuali:
contratti atipici compresi.
La morale è ancora una volta amara:
non si tiene conto della situazione di
crisi, nuovi e discutibili obblighi ricadono sui datori di lavoro, aumentano i costi della sicurezza.
Una sicurezza costruita ancora una
volta sulla carta e della cui efficacia
è più che lecito dubitare.
Un saluto e un augurio
Con la fine di giugno, il collega e
amico Paolo Regina ha lasciato
la direzione dell’Ascom Confcommercio e, di conseguenza, anche
quella di Rete Imprese Grosseto,
per misurarsi con una nuova sfida
di natura professionale.
La qualità dei rapporti che, anche
grazie a lui, si è instaurata tra le
Associazioni dell’artigianato e del
commercio nei cinque anni della
sua presenza in maremma è testimoniato dalla crescita e dall’affer-
mazione di Rete Imprese Grosseto
(nata come Santa Alleanza e poi
diventata Impresa Insieme) e anche per questo lo ricorderemo.
Perdiamo un collega ma non un
amico, che pensiamo di rivedere
spesso e a cui auguriamo il successo
e le affermazioni professionali che
merita.
Gabriele Fusini
Renzo Alessandri
15
NEXT LEVEL
NEXT LEVEL DI NUOVO “IN CAMPO” CON 9 SCUOLE
DELLA MAREMMA PER ACCOMPAGNARLE
VERSO LO SPIRITO DI INIZIATIVA
E DI IMPRENDITORIALITA’
Il progetto nell’edizione 2011-2012 ha ripercorso
i temi della tradizione e dell’innovazione
S
i è conclusa anche l’edizione 2011-2012 di Next
Level, il progetto di orientamento, attraverso il quale
CNA Grosseto e l’associazione
l’Altra Città si propongono di
“avvicinare” gli studenti della
provincia all’attività di impresa
e di accompagnare le scuole
verso lo sviluppo di competenze quali “spirito di iniziativa e di
imprenditorialità”.
II progetto, che si avvale della
collaborazione dell’Ufficio scolastico provinciale, ha ottenuto
anche quest’anno il patrocinio
della Provincia, della Camera di commercio, dei Comuni
di Grosseto, Arcidosso e Monte Argentario; inoltre, non è
mancato il supporto di Tiemme
Spa, azienda che ha gestito la
mobilità dei ragazzi impegnati
nelle visite in azienda, ed infine ecco anche il fondamentale
contributo della Banca della
Maremma.
16
Questa edizione
ha coinvolto nove
istituzioni scolastiche: il Liceo
classico, classe
IV°; il Liceo Chelli, classi IV° accorpate; l’Istituto
Bianciardi, tutte
le classi V° degli
indirizzi grafico
ed
informatico
aziendale; il Liceo artistico, le
due classi V°; l’Istituto tecnico
Manetti (ex ITIS); una III° della
Scuola media Vico; la Scuola
media Galilei - Da Vinci; 2 classi II° e una classe I° del IV circolo didattico di Grosseto.
Le novità sono rappresentate
dal Liceo artistico e dal coinvolgimento, per la prima volta,
di una classe di I° media. Nel
complesso Next Level ha impegnato quasi 250 alunni per
un totale di 60 ore di attività
di orientamento di gruppo con
approccio narrativo. Sono state
realizzate nove interviste dove
gli imprenditori si sono “raccontati” e questo ha costituito il
materiale didattico a supporto
dei percorsi di orientamento.
Il progetto ha ripercorso i temi
“della tradizione e dell’innovazione”, correlando la valorizzazione di nuove figure imprenditoriali alla riscoperta degli
antichi mestieri.
Di conseguenza, mentre i ragazzi dell’Istituto Bianciardi
(indirizzo grafico), visitando
la Big Mat, hanno potuto osservare un’azienda moderna
e prendere atto delle difficoltà della competizione in un
mercato sempre più selettivo
e complesso, i ragazzi della
scuola media Galilei-Da Vinci hanno potuto toccare con
mano la “tradizione vera” in-
NEXT LEVEL
terpretata da Paolo Signori, il
“seggiolaio” di piazza Mensini,
un giovane artigiano, ma sicuramente un figlio d’arte, che ha
raccolto il testimone dal padre.
Signori esercita un originale
mestiere: sedie, fatte rigorosamente a mano, dalla tornitura
fino all’impagliatura e propone
pezzi unici ed esclusivi.
Prima delle vacanze, come da
tradizione, l’evento finale di
Next Level, celebrato nella sala
del Consiglio comunale, alla
presenza dei soggetti patrocinanti e delle massime autorità
cittadine; una giornata conclusiva che ha lo scopo di riunire,
e coinvolgere i partner, gli studenti, gli sponsor e i sostenitori
del progetto.
Il presidente della Camera di
commercio Giovanni Lamioni,
l’assessore comunale Emanuel
Cerciello, la professoressa Daniela Giovannini e
il presidente della
Provincia Leonardo
Marras hanno sottolineato la validità
di un percorso finalizzato all’orientamento all’impresa;
in un periodo in
cui le prospettive
di un’ occupazio-
ne stabile, sia in ambito privato
che pubblico, tendono ad essere sempre più effimere.
Nell’occasione, è stata anticipata la possibilità di realizzare,
insieme al Polo universitario
locale, un interessante master
sul restauro.
Giovani Imprend
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Grosseto
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di Grosseto
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Grosseto
Comune di
Monte Argentario
17
Comune di
Arcidosso
RIFORME
LA RIFORMA DEL LAVORO E’ LEGGE,
LE PRINCIPALI NOVITA’
Licenziamenti più facili, stretta sulla flessibilità in entrata,
nuovi ammortizzatori sociali, giro di vite sulle dimissioni in bianco
M
olte le novità contenute nella
Riforma del Mercato del lavoro, che ha avuto il via libera definitivo dalle Camere. Ecco una
sintesi delle principali novità.
LICENZIAMENTI
Si introducono casi in cui il licenziamento illegittimo (nelle imprese
con più di 15 dipendenti) può essere
sanzionato con un’indennità economica e non più con il reintegro. Per
i licenziamenti discriminatori resta
tutto come prima: scatta sempre il
reintegro, anche nelle Pmi sotto i 15
dipendenti. Per i licenziamenti economici (giustificato motivo oggettivo)
il giudice può decidere un’indennità
compresa fra 12 e 24 mensilità, ma è
necessaria prima una procedura di
conciliazione obbligatoria, introdotta dalla riforma. Per i licenziamenti
disciplinari, in una limitata serie di
casi, il giudice può prevedere il risarcimento economico fra 12 e 24
mensilità invece del reintegro.
18
CONTRATTI A TERMINE
Il primo contratto a termine che può
essere stipulato “senza causale”
può durare un anno. Le pause obbligatorie fra un contratto e l’altro
passano dagli attuali 10 giorni a 60
giorni per un contratto di meno di
6 mesi e dagli attuali 20 a 90 giorni
per uno di durata superiore. Dopo
tre anni di contratti a termine scatta
il tempo indeterminato. Vale per tutte le aziende.
APPRENDISTATO
Diventa il canale “normale” per
l`accesso al mercato del lavoro
e per l’instaurazione di rapporti a
tempo indeterminato. Vengono introdotti “paletti” anche per l’apprendistato che però non valgono per le
Pmi sotto i 10 dipendenti. Il rapporto
fra apprendisti e lavoratori qualificati è pari a 3 a 2.
Il datore di lavoro potrà assumere
apprendisti purché ne confermi una
certa percentuale di quelli già in
servizio. Viene prevista una durata
minima dell’apprendistato. Diviene
obbligatoria la figura del tutor ed eliminata quella del referente aziendale. In assenza del libretto formativo
la registrazione della formazione è
sostituita da apposita dichiarazione
del datore di lavoro.
PARTITE IVA
Se il reddito annuo lordo di chi ha
una partita Iva è di almeno 18 mila
euro si presumerà che la partita Iva
sia vera. In caso di redditi lordi di importo inferiore scatta la presunzione
che la partita Iva mascheri un rapporto di lavoro dipendente. Inoltre,
la durata della collaborazione non
deve superare gli otto mesi; il corrispettivo pagato non deve essere
superiore dell’80 per cento di quello
di dipendenti e co.co.co; il lavoratore
non deve disporre di una postazione
fissa nell’azienda per la quale lavora.
ASSOCIAZIONI IN PARTECIPAZIONE
Vengono introdotte restrizioni ai
rapporti di Associazione in Partecipazione che potranno essere stipulati solo quando si tratta di attività
che richiedono competenze teoriche
elevate o capacità tecno-pratiche
acquisite con l’esperienza.
La nuova disciplina di questa forma contrattuale prevede altresì che
l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro. Il
numero degli associati impegnati in
una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti,
con l’unica eccezione nel caso in
cui gli associati siano legati all’associante da rapporto coniugale, di
parentela entro il terzo grado o di
RIFORME
ULTIM’ORA: in arrivo
le prime ipotesi di modifica
affinità entro il secondo. In caso di
violazione dei divieti il rapporto con
gli associati si considera di lavoro
subordinato a tempo indeterminato.
CO.CO.PRO
In arrivo una sorta di salario base
per i co.co.pro. Verrà calcolato facendo riferimento ai salari minimi
dei dipendenti per figure analoghe.
TIROCINI
Appositi decreti legislativi dovranno
fissare i principi fondamentali e i requisiti minimi dei tirocini formativi
e di orientamento e individueranno sanzioni amministrative fino a 6
mila euro nel caso in cui manchino
gli elementi qualificanti del tirocinio.
VOUCHER
I voucher dati dal datore di lavoro al
lavoratore devono essere “orari, numerati progressivamente e datati”
per evitare eventuali abusi. Le attività lavorative possono essere svolte
a favore di un singolo committente
per compensi non superiori a 2 mila
euro. Via libera ai voucher in agricoltura per le attività di carattere
stagionale, ma, nelle aziende sopra
ai 7 mila euro di fatturato, potranno essere utilizzati da pensionati e
da studenti under 25 in regola con
gli studi. Al di sotto di questo tetto
dei 7 mila euro invece potranno essere “arruolate” tutte le categorie,
comprese le casalinghe, purché non
siano iscritti negli elenchi anagrafici
dei lavoratori agricoli.
ASPI
La nuova assicurazione sociale per
l’impiego partirà nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l’indennità
di mobilità e le varie indennità di
disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre ai lavoratori dipendenti
anche gli apprendisti e gli artisti.
Per finanziare l’Aspi diventano più
cari i contributi per i lavoratori a termine. Il lavoratore
che perde il posto
potrà usare i fondi
dell’Aspi per avviare un’attività autonoma o un’impresa
o associarsi in cooperativa. La misura
è sperimentale e
la sperimentazione
durerà tre anni.
POLITICHE ATTIVE
LAVORO
Il lavoratore che rifiuta di partecipare
a iniziative di politiche attive proposte
dai centri per l’impiego o non vi partecipi regolarmente senza un giustificato motivo oppure, qualora rifiuti un impiego con
una retribuzione superiore almeno
del 20 per cento rispetto all’indennità, perde l’assegno.
JOB ON CALL
Per attivare il job on call (lavoro intermittente) basterà un sms, o un
fax o la posta elettronica certificata
alla Direzione territoriale del lavoro
competente per territorio.
PADRI
Sono previsti tre giorni di congedo in
caso di paternità. Un giorno di congedo è obbligatorio, mentre gli altri
due giorni sono facoltativi “previo
accordo con la madre e in sua sostituzione”.
DIMISSIONI IN BIANCO
Aumentano le misure per contrastare il fenomeno. Predisposte due
modalità per certificare l’autenticità
delle dimissioni firmate “in bianco”
dalla lavoratrice e rafforzato il diritto al ripensamento.
La Maggioranza che sostiene il Governo ha concordato con il Ministro Fornero alcune modifiche alla
Legge di Riforma del Mercato del
Lavoro che saranno recepite nel Decreto Sviluppo (o Crescita) attualmente all’esame del Parlamento.
Ecco di seguito una sintesi per titoli dei principali cambiamenti
all’orizzonte, che riguardano Aspi,
partite Iva, collaboratori precari,
gli ammortizzatori sociali, apprendistato.
ASPI: l’Aspi entererà in vigore nel
2013, ma la riduzione dell’assegno
di mobilità sarà più morbida. Nel
2014 l’assegno per i lavoratori ultracinquantenni del Sud coprirà
ancora un periodo di 48 mesi (come
oggi).
PARTITE IVA: con l’approvazione di un maxi-emendamento
bipartisan, i requisiti di reddito
verranno invece calcolati nell’arco
di 24 mesi. In pratica, per essere assimilato a un qualsiasi dipendente,
un collaboratore con partita Iva
dovrà aver percepito l’80 per cento
del reddito da una sola azienda per
almeno 2 anni.
CASSA INTEGRAZIONE: le
modifiche proposte in Parlamento
stabiliscono che la Cig straordinaria possa essere richiesta anche da
imprese che hanno avviato procedure concorsuali a condizione che vi
siano concrete prospettive di ripresa
dell’attività aziendale.
CONTRIBUTI PER I PRECARI:
slitta in avanti di un anno l’aumento dei contributi previdenziali
a carico dei precari e dei parasubordinati, come i collaboratori a progetto e gli autonomi con partita Iva
non iscritti agli ordini professionali.
L’aliquota del 33 per cento dovrà
essere raggiunta nel 2019 anziché
nel 2018.
APPRENDISTATO
E CONTRATTI A TERMINE:
i cambiamenti alla riforma Fornero
proposti dalle forze di maggioranza
rendono più flessibile l’apprendistato, che potrà essere utilizzato
anche per chi è assunto nelle aziende che offrono servizi di lavoro su
somministrazione. Vengono inoltre
resi meno stringenti i vincoli per i
contratti precari.
19
PROBLEMATICHE
PINETA E “PINOTTOLAI”
A RISCHIO SCOMPARSA,
E’ NECESSARIO INTERVENIRE SUBITO
Speranze legate ad un progetto unitario
da presentare alla Comunità europea
I
20
mmaginatevi la fascia costiera
maremmana senza pineta: non
è fantascienza, ma una concreta
possibilità che un evento tanto sciagurato si verifichi nel giro di pochi
anni.
Da tempo si discute, spesso con un
senso di rassegnazione, dei problemi
delle pinete litoranee, un ecosistema artificiale (impiantato dall’uomo
nella seconda metà dell’ottocento
per favorire un ricovero agli animali
durante la transumanza) che oggi
ha assunto un connotato tipico della
Maremma. Si tratta di oltre 3 mila
ettari dislocati per circa 70 chilometri di litorale e composto da una
fascia antistante il mare dove è presente l’insediamento del pino marittimo (più resistente all’aria salmastra), mentre all’interno l’essenza
più presente è il pino domestico. La
proprietà dei terreni è in parte pubblica (per circa il 40 per cento) e, in
larga parte privata, suddivisa tra una
decina di grandi proprietari.
L’analisi è impietosa: le piante sono
vecchie, la loro sostituzione periodica non è avvenuta e ciò le ha esposte
a numerose patologie. Insetti come
la cocciniglia, la cimice americana e
il blastofaga, importati da altre aree
(come è avvenuto per il cinipide dei
castagni), stanno distruggendo queste piante. Aggiungetevi poi il cuneo
salino che avanza, anche a causa
dei sempre più numerosi emungimenti autorizzati, e il gioco è fatto.
Oggi siamo arrivati a un punto di non
ritorno: o si interviene rapidamente
o, come ha dichiarato l’assessore
del Comune di Grosseto, Giuseppe
Monaci, tra pochi anni i campeggi
saranno sotto il sole.
Giovedi 5 luglio, nella Sala del Consiglio comunale di Grosseto, si sono
ritrovati numerosi esponenti istitu-
zionali, del mondo scientifico, i proprietari delle aree e le imprese, e,
in particolare, i “pinottolai”, attualmente quelli più direttamente colpiti dalla grave situazione che, anno
dopo anno, si è venuta a creare.
Dal dibattito, intenso e partecipato,
è emersa la consapevolezza che se
viene a mancare la pineta sparisce
il biglietto da visita della Maremma.
La pineta per il territorio è quel valore aggiunto che ancora consente il mantenimento di un livello di
competitività con altri territori che
hanno ben altro da offrire. Non solo
l’ambiente a rischio, quindi, ma
un’economia intera, con particolare
riferimento al turismo e a tutte le attività legate alla silvicoltura.
Ed ecco allora che molte sono state
le analisi e le proposte di intervento,
non sempre semplicissime a causa
delle ristrettezze economiche legate
ai tempi che stiamo vivendo ed aggravate dal fatto che, in larga misura, si tratta di intervenire su terreni
di proprietà privata.
Significativo l’intervento di Elena Lanini, rappresentante di un’impresa
associata alla CNA che, per anni, si
è dedicata alla raccolta pinoli. Elena
Lanini ha ricordato che questa attività riforniva aziende come Corsini
e Copaim, coinvolgeva almeno venti
aziende per circa 200 addetti e fatturava nel 2004 circa 7 milioni di euro,
drasticamente scesi a 2 milioni nel
2007 per essere, oggi, pressoché
sparita, costringendo le aziende alla
riconversione.
Un dato appare tuttavia confortante: tutti, Monaci per il Comune, Leonardo Marras e Enzo Rossi per la
Provincia, Anna Rita Bramerini per
la Regione, i proprietari, le imprese,
le Associazioni, il Corpo forestale,
l’Università sono apparsi risoluti nel
voler affrontare il problema di petto,
anche con strumenti innovativi. E’
nata l’idea di costituire un’associazione temporanea di scopo al fine
di presentarsi in maniera unitaria
(pubblico e privato) al confronto con
la Comunità europea, l’unico interlocutore in grado di poter mettere a
disposizione le risorse necessarie
per un progetto di lungo periodo e di
così vasta portata.
Un progetto peraltro già ben delineato. Da un lato, occorrerà intervenire
sugli agenti patogeni attraverso tagli
radicali, reimpianto, introduzione di
essenze più resistenti, trappole, lancio di insetti antagonisti. Dall’altro,
sarà necessario ridurre il cuneo salino attraverso interventi di bonifica
che ne rallentino la penetrazione.
E’ stata decisa la costituzione di un
“tavolo” istituzionale che, supportato dall’Università, metta a punto
un piano operativo e quantifichi le
risorse necessarie per poi avanzare
le proposte progettuali nelle competenti sedi. Al buon esito di questo
progetto è legato anche il rilancio
delle attività di raccolta dei pinoli
e varie opportunità di lavoro per le
varie imprese forestali che dovranno essere coinvolte nelle attività di
abbattimento, reimpianto, manutenzione.
Come CNA ci eravamo già fatti carico del problema nel 2007, sollecitando interventi che sono avvenuti
parzialmente, non risolvendo la situazione. Speriamo che sia la volta
buona. Quel che possiamo garantire
è il massimo dell’attenzione su una
situazione che sta diventando emergenziale non solo per le nostre imprese, ma per tutta l’economia della
Maremma.
TASSE
“ABBONAMENTO SPECIALE.
LA RAI TORNA ALLA CARICA E RIPROPONE
IL BALZELLO SUI COMPUTER”
“Strumenti di lavoro assimilati alle tv solo perché in grado
di ricevere in streaming il segnale televisivo”
I
mpossibile aver capito male.
Non solo la stampa e i lanci
di agenzia avevano tranquillizzato sul pericolo scampato.
Ma lo stesso Governo (lo aveva
fatto il sottosegretario allo sviluppo economico Vari nell’aula del Senato l’8 marzo) aveva
garantito che il canone non era
dovuto, mentre la Rai, nella migliore tradizione italiana, quella
degli annunci e delle smentite,
aveva addirittura negato di averlo richiesto.
Poco più di tre mesi dopo, si ricomincia dall’inizio.
Con un sollecito inviato a un
centinaio di migliaia di aziende,
in barba alle rassicurazioni, agli
impegni e alle smentite, si torna alla carica e si ripropone una
richiesta che, ancora una volta,
non prende a riferimento solo le
aziende dotate di supporti per la
ricezione del segnale televisivo
e usati per fini commerciali (è
evidente che in questi casi il canone deve essere pagato).
La richiesta riguarda la totalità
delle aziende, comprese quelle
che utilizzano il computer ai fini
contabili, per la gestione degli
ordini e soprattutto della posta
elettronica certificata che, come
tale, necessita di un collegamento Internet.
Strumenti di lavoro, quindi, e
non certo di svago vengono assimilati alla tv solo perché (potenzialmente) in grado di ricevere in
streaming il segnale televisivo.
La CNA invita le aziende interessate a verificare se gli apparecchi impiegati appartengano o
PER CAPIRE MEGLIO …
meno alla tipologia descritta dal
Dipartimento delle comunicazioni; solo in questo caso, infatti, il
pagamento del canone speciale
Rai sarà dovuto e del numero di
abbonamento dovrà essere data
evidenza nella dichiarazione dei
redditi.
In caso diverso, non dovrà esserci alcun pagamento, evidenziando nella dichiarazione l’inesistenza dell’obbligo.
Resta una conclusione amara:
al solo scopo di far cassa, si colpiscono aziende chiamate a fare
i conti, proprio in questi giorni,
con un vero e proprio “ingorgo
fiscale” e con un salasso senza
precedenti.
In mancanza di un definitivo
chiarimento, si rischia che questo ulteriore "balzello" si consolidi gravando le aziende di un’ulteriore gabella annua di 200,91
euro.
Tutto questo mentre l’economia
va a rotoli e la Rai continua a pagare cachet da favola.
Una nota del Dipartimento delle Comunicazioni ha chiarito che un apparecchio si intende “atto” a ricevere
le radioaudizioni se e solo se include
nativamente (cioè fin dall’origine) gli
stadi di un radioricevitore completo;
sintonizzatore radio, decodificatore e
trasduttori audio-video per i servizi
televisivi, solo audio per i servizi radiofonici.
Un apparecchio si intende “adattabile” a ricevere le radiodiffusioni solo se
include almeno uno stadio sintonizzatore radio, ma è privo del decodificatore o dei trasduttori o di entrambi i
dispositivi, che, collegati esternamente al detto apparecchio, realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore
completo. Ne deriva, come conseguenza, che un apparecchio privo di sintonizzatori radio operanti nelle bande
destinate al servizio di radiodiffusione non è ritenuto né atto né adattabile alla ricezione delle radioaudizioni
(e conseguentemente per esso non va
pagato alcun canone tv).
Poniamo altresì in evidenza, per
escludere ulteriori dubbi, che nei casi
in cui l’azienda utilizzi monitordisplay non allo scopo di consentire al
pubblico la visione di programmi televisivi, ma per effettuare promozioni
di propri prodotti o servizi, il canone
speciale Rai sarà comunque dovuto
qualora il monitor-display sia dotato di sintonizzatore e dunque adattabile allo scopo della ricezione del
segnale radiotelevisivo, a prescindere
dall’effettivo uso diverso.
21
ECCELLENZE
TRA I MAESTRI ARTIGIANI ECCO DUE SOCI DELLA CNA:
CLAUDIO PISAPIA E MASSIMO ROSADONI
I nomi dei due maremmani compaiono negli elenchi
della Commissione regionale toscana per l’artigianato
L
a Crat, Commissione regionale toscana per l’artigianato, ha
recentemente pubblicato gli
elenchi contenenti i nominativi dei
Maestri Artigiani. Per la provincia
di Grosseto sono attualmente due
i nominativi che hanno richiesto ed
ottenuto il riconoscimento di “Maestro” e si tratta di due soci della
CNA: Claudio Pisapia, titolare della Montis Pescalis Ceramiche, con
sede a Montepescali, artigiano che
produce e decora oggetti in ceramica, e di Massimo Rosadoni, titolare
della Olpe Forme in Terracotta con
sede a Castiglione della Pescaia,
anch’esso operante nel settore della
lavorazione e decorazione della ceramica. Ai due nuovi Maestri vanno
i più calorosi auguri da parte della
CNA di Grosseto.
Il riconoscimento di Maestro Artigiano è disciplinato in Toscana dalla Legge regionale numero 53 del
2008.
L’Articolo 22 (Maestro artigiano) dispone infatti che:
1. La qualifica di maestro artigiano
è attribuita dalla CCIAA (Camera
di commercio), previo parere della
Crat, al titolare di impresa artigiana
del settore dell’artigianato artistico
o tradizionale o al socio di questa
purché partecipi personalmente
22
all’attività.
2. I requisiti per il conseguimento
della qualifica di maestro artigiano
sono i seguenti:
a) adeguata anzianità professionale
maturata in qualità di titolare o socio dell’impresa artigiana;
b) adeguato grado di capacità professionale, desumibile dai titoli acquisiti;
c) elevata attitudine all’insegnamento del mestiere.
3. Le modalità e la specificazione dei
requisiti per il conseguimento della
qualifica di maestro artigiano sono
stabilite con regolamento regionale
di cui all’articolo 26.
4. Il maestro artigiano può svolgere
attività di docenza e di tutor per la
formazione pratica degli allievi nei
corsi organizzati dai soggetti accreditati ai sensi della legge regionale 26 luglio 2002, numero 32 (Testo
unico della normativa della Regione
in materia di educazione, istruzione,
orientamento, formazione professionale e lavoro).
5. L’elenco dei soggetti in possesso
della qualifica di maestro artigiano
è tenuto dalla Crat.
6. La Regione definisce specifiche
iniziative atte a valorizzare l’attività
dei maestri artigiani.
Mentre l’articolo 23 (Bottega-scuola)
stabilisce che:
1. Sono denominate bottega-scuola
le imprese del settore dell’artigianato artistico e tradizionale dirette
da un maestro artigiano.
2. La bottega-scuola può svolgere
attività formative nell’ambito dello
specifico settore dell’artigianato artistico e tradizionale di cui è espressione, con le modalità di cui alla legge regionale 32 del 2002.
Per ottenere il riconoscimento di
Maestro Artigiano, dove ne ricorrano i presupposti, va inoltrata una
domanda alla sede della CCIAA
dove ha sede l’impresa. Nella sede
dell’Associazione è possibile reperire i moduli per l’inoltro della domanda ed è possibile anche avere
maggiori spiegazioni in merito al
riconoscimento.
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