1° supplemento al n°18/2012 di Impresa Artigiana & P.M.I. periodico della CNA - Anno IX CNA ASSOCIAZIONE PROVINCIALE GROSSETO Sessantesimo Anniversario CNA ASSOCIAZIONE PROVINCIALE GROSSETO Poste Italiane spa sped. abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art. 1 comma 1, DCB Po Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa SOMMARIO LA STORIA SI RIPETE... E LA POLITICA, ANCORA UNA VOLTA, NON SI È DIMOSTRATA ALL’ALTEZZA pag. 3 1° supplemento al n°18/2012 di Impresa Artigiana & P.M.I. periodico della CNA - Anno IX Aut. Trib. di Prato n°6 del 25/06/04 “DATI INCORAGGIANTI? NIENTE ILLUSIONI, NON SIAMO IN PRESENZA DI UNA RIPRESA, IL PEGGIO NON E’ ANCORA PASSATO” Gabriele Fusini, presidente della CNA di Grosseto, commenta il Rapporto congiunturale consuntivo 2011 Trend pag. 5 UN LEGGERO RECUPERO DELLE COSTRUZIONI INTERROMPE LA CADUTA VERSO IL BASSO DELL’ARTIGIANATO GROSSETANO. IL 2012 RIPROPONE L’OMBRA SCURA DELLA CRISI Arrivano le ultime notizie dal Rapporto Trend pagg. 6-7 Editore Media Srl Via Lombarda, 72 Comeana (PO) Direttore responsabile B. Lisei Hanno collaborato a questo numero Renzo Alessandri, Deborah Santini, Maurizio Pellegrini Realizzazione ed impaginazione Massimo Cremone Publimark Comunicazione Grosseto Stampa Publimark Comunicazione Grosseto Copertina Rosadoni Massimo, Ceramista di Castiglione della Pescaia “MAREMMA, UN TERRITORIO ATIPICO: SERVONO POLITICHE ADEGUATE, SOPRATTUTTO DA PARTE DELLA REGIONE” Il direttore della CNA di Grosseto analizza le particolarità della provincia pag. 8 2011: LA CRISI CONTINUA PER L’ARTIGIANATO TOSCANO CNA Toscana presenta un consuntivo dell’anno 2011 e le prospettive per il 2012 pag. 9 UN “GIOCO” DI LUCI E DI OMBRE AVVOLGE LA MAREMMA pag. 10 MANOVRE FINANZIARIE: RETE IMPRESE GROSSETO SUL “CAMPO DI BATTAGLIA” Dalla lettera inviata ai sindaci alla richiesta di risposte concrete pag. 13 RETE IMPRESE DICHIARA GUERRA ALL’ABUSIVISMO pag.14 SICUREZZA: NUOVI PESANTI OBBLIGHI PER I DATORI DI LAVORO Valutazione dei rischi differenziata per tipologia contrattuale pag. 15 NEXT LEVEL DI NUOVO “IN CAMPO” CON 9 SCUOLE DELLA MAREMMA PER ACCOMPAGNARLE VERSO LO SPIRITO DI INIZIATIVA E DI IMPRENDITORIALITA’ Il progetto nell’edizione 2011-2012 ha ripercorso i temi della tradizione e dell’innovazione pagg. 16-17 LA RIFORMA DEL LAVORO E’ LEGGE, LE PRINCIPALI NOVITA’ Licenziamenti più facili, stretta sulla flessibilità in entrata, nuovi ammortizzatori sociali, giro di vite sulle dimissioni in bianco pagg. 18-19 PINETA E “PINOTTOLAI” A RISCHIO SCOMPARSA, E’ NECESSARIO INTERVENIRE SUBITO Speranze legate ad un progetto unitario da presentare alla Comunità europea pag. 20 “ABBONAMENTO SPECIALE. LA RAI TORNA ALLA CARICA E RIPROPONE IL BALZELLO SUI COMPUTER” “Strumenti di lavoro assimilati alle tv solo perché in grado di ricevere in streaming il segnale televisivo” pag. 21 TRA I MAESTRI ARTIGIANI ECCO DUE SOCI DELLA CNA: CLAUDIO PISAPIA E MASSIMO ROSADONI I nomi dei due maremmani compaiono negli elenchi della Commissione regionale toscana per l’artigianato pag. 22 FINITO DI STAMPARE LUGLIO 2012 EDITORIALE LA STORIA SI RIPETE... E LA POLITICA, ANCORA UNA VOLTA, NON SI È DIMOSTRATA ALL’ALTEZZA C hi ha la mia età ricorda, e spesso rimpiange, i tempi i riti della prima Repubblica. Almeno una volta all’anno, di solito poco prima delle ferie, il Governo ricorreva all’abituale “decretone”, il Parlamento (complice la prossimità delle vacanze) lo approvava a tempo di record, mentre i destinatari della stangata di turno, quasi sempre lavoratori e piccoli imprenditori, pur masticando amaro, si consolavano sotto l’ombrellone. Nella prima Repubblica questo era lo schema di gioco abituale: ripetute manovre e fatte soprattutto di annunci, le Commissioni parlamentari si preoccupavano di “addolcirne” i contenuti e, in sede di conversione, l’aula faceva il resto. La soluzione dei problemi? Rinviata a tempi migliori. Nei primi anni ’90, complice Tangentopoli, il vaso di Pandora si è però rotto, si è capito di essere sull’orlo del baratro, di avere un debito pubblico tra i più imponenti del mondo, siamo entrati in una nuova fase, quella dettata dall’emergenza. Il sistema politico del tempo, provato dalle inchieste di mani pulite, non era però in grado di fronteggiare, contemporaneamente emergenza economica e necessità di cambiamento: da qui la scomposizione degli schieramenti tradizionali, la nascita di nuove aggregazioni e, ancora una volta con l’ausilio dei tecnici, l’ingresso nella cosiddetta seconda Repubblica. Vent’anni dopo, siamo costretti a prendere atto del suo fallimento. Il tanto conclamato bipolarismo, pur assicurando la stabilità al Governo, non ne ha sostenuto l’azione con il tasso di qualità necessario. Il bipolarismo, infatti, non si è mai tradotto nel bipartitismo; si sa, siamo il paese di Machiavelli e le alleanze formate dopo le elezioni hanno lasciato il posto alle aggregazioni costruite prima del voto. Di conseguenza, sempre di Governi di coali- zione (più o meno omogenei e più o meno solidi) si è trattato e i risultati sono sotto i nostro occhi. La storia si ripete. Così come Tangentopoli aveva decretato la fine della prima Repubblica, la crisi economica e la questione morale hanno anticipato la fine della seconda. Una nuova emergenza si è nel frattempo aperta ai nostri occhi. La gestione del quarto debito pubblico del mondo combinata a una crescita endemicamente modesta hanno precipitato il Paese in un fase di recessione che le difficoltà economiche e la tempesta finanziaria globale hanno potuto solo aggravare. La politica, ancora una volta, non si è dimostrata all’altezza; la litigiosità e le contrapposizioni che ancora dividono la “strana maggioranza” sono lì a dimostrarlo. Il risultato? Un’ulteriore “supplenza” e un nuovo Governo tecnico. A questi il compito di traghettare l’Italia verso “la terra promessa” della terza Repubblica. Le dichiarazioni d’intenti con cui ha esordito il professor Monti sono state impeccabili e il plauso pressoché unanime: equità, rigore e crescita, questo il “mantra” dei primi mesi di Governo. L’equità, però, a fatica si è vista: a pagare sono stati i soliti noti (piccole imprese, lavoratori dipendenti e pensionati) e lo stesso dicasi per il rigore (le sacche di privilegio, i costi della politica e l’opacità della pubblica amministrazione non sono state toccate); della crescita, poi, è meglio non parlare. E la politica? Difetta nella capacità di governare, ma non in quella d’interdire, di conservare e soprattutto di conservarsi. Anche per questo, negli ultimi mesi, tanti annunci hanno lasciato il posto alle smentite. Il topolino costituito dal decreto sulla revisione della spesa assomiglia, anche nel suo divenire, ai decreto- ni tipici della prima Repubblica: la maratona notturna, la modestia dei risultati in rapporto agli annunci e, per finire, il rinvio all’autunno dei dossier più spinosi. In fondo, si è battuto ancora sui soliti tasti: la centralizzazione degli acquisti su Consip, che intermedia meno di un quarto degli acquisti della Pubblica amministrazione e preclude il mercato ai fornitori locali; la riduzione dei trasferimenti (con il rischio di una compensazione al rialzo degli enti locali); la riduzione delle consulenze, delle auto blu e degli organici nella Pubblica amministrazione, una delle tante rivoluzioni annunciate in passato; l’immancabile stretta sui Cda delle società partecipate e sull’in-house. Singolare, al riguardo, è stato l’appello con cui il presidente dell’Upi e quelli delle maggiori Province italiane hanno denunciato l’inutilità di oltre tremila società, consorzi e enti strumentali, quantificandone i costi in circa sette miliardi di euro all’anno, due e mezzo per i soli Consigli di amministrazione. Ma se ne sono accorti solo ora? Nel frattempo il cosiddetto intervento ordinamentale, quello che dovrebbe sopprimere tra le sessanta e le settantaquattro Province, costituire dieci città metropolitane e sfoltire del 20 per cento le agenzie locali è rinviato, nei fatti, all’autunno. Stessa sorte ha avuto il blocco delle tariffe, l’introduzione delle ferie obbligatorie, il taglio dei piccoli ospedali e la riduzione dei distacchi sindacali. Hanno vinto le lobby? E’ possibile. Ma se il lobbismo più forte è davvero quello della politica perché questa non smette di nascondersi dietro i tecnici, accetta la sfida del Governo e si intesta la responsabilità delle scelte? Renzo Alessandri direttore CNA Grosseto 3 CONVENZIONE CNA - UNIPOL Il salto di qualità con CNA! VANTAGGI E OFFERTE ESCLUSIVE DEDICATE AGLI ASSOCIATI E AI LORO FAMILIARI il tuo lavoro fino al -28% -30% Tutela con Protetto l’abitazione. -6% Scegli KMSicuri e scopri Unibox che ti fa risparmiare fino al 30% su RC Auto. Proteggi l’attività con 100%Impresa. la tua casa fino al la tua mobilità CASA + INFORTUNI per auto e moto la tua protezione -5% Pensa alla salute con Più Sereni. EXTRA* fino al -30% * Per premi minimi di € 250 al netto dello sconto di Convenzione MENO COSTI il tuo risparmio Servizi Aggiuntivi Gratuiti* Risposte su misura per investire e valorizzare i tuoi risparmi. Numero verde dedicato Card Assistenza Unisalute Posta Elettronica Certificata (PEC) *Per conoscere le condizioni che danno diritto ai servizi gratuiti, visita www.unipolassicurazioni.it Per tutte le informazioni in merito alla Convenzione: Grosseto MANCIANO Largo D'antona Snc - Tel. 0564-625047 GROSSETO Via De' Barberi, 106/A - Tel. 0564 417300 CASTEL DEL PIANO Via Dante Alighieri, 10 - Tel. 0564 1962055 MASSA MARITTIMA Via Cappellini, 25 - Tel. 0566-903775 ORBETELLO Via Mura Di Levante, 10 - Tel. 0564-863722 FOLLONICA Via Albereta, 44 - Tel. 0566 53838 Messaggio pubblicitario. Prima della sottoscrizione leggere il Fascicolo Informativo da richiedere in Agenzia e consultabile sul sito www.unipolassicurazioni.it TREND “DATI INCORAGGIANTI? NIENTE ILLUSIONI, NON SIAMO IN PRESENZA DI UNA RIPRESA, IL PEGGIO NON E’ ANCORA PASSATO” Gabriele Fusini, presidente della CNA di Grosseto, commenta il Rapporto congiunturale consuntivo 2011 Trend N essuno si illuda: il peggio non è assolutamente passato. Il “recupero” delle imprese artigiane maremmane: 41 milioni di maggior fatturato rispetto al 2010 e poco più di un rimbalzo rispetto ai valori del 2005, siamo ancora “sotto” di 208 miliardi. Confortante è anche il dato sull’occupazione, non tanto per l’incremento dei salari 2011 sull’anno precedente, ma per la tenuta dimostrata in un quinquennio di crisi devastante. Non siamo quindi in presenza della ripresa, ci piacerebbe ma non è così. A ben guardare, infatti, risulta chiaro l’effetto che sulla congiuntura locale ha esercitato, ancora una volta, il settore delle costruzioni, vero e proprio “dominus” delle nostre dinamiche economiche. Un settore che “cresce”, peraltro, non a fronte di una ripresa delle vendite (il mercato immobiliare registra un’assoluta stasi) e, quindi, del buon andamento dell’economia. Il segno più, almeno a nostro giudizio, non è indice di una ripresa del settore, ma è il prodotto di operazioni immobiliari pianificate nel tempo e avviate quasi contemporaneamente: nelle aree Pip (in particolare la Stecca) e in quelle Peep (via Orcagna, via Lago di Varano e Pizzetti). Una serie di interventi rilevanti, che, sommandosi, hanno prodotto un fatturato consistente e generato un rimbalzo che non può essere considerato tranquillizzante. Una “ripresa” che, paradossalmente, conferma la depressione del mercato immobiliare privato e la persistente debolezza di un settore al quale l’economia locale affida buona parte del proprio destino. Il momento è davvero difficile e le iniziative forti debbono sostituire le enunciazioni di intenti. La classe politica e gli amministratori pubblici debbono assumere l’emergenza economica per quella che è. La percezione, invece, è quella di interlocutori che non riescono a comprenderne i rischi e le insidie. Le recenti dichiarazioni del governatore della Toscana, quelle con le quali propone di concentrare le risorse su poche “eccellenze” industriali, pensando che queste possano “trainare” un sistema di piccole imprese che costituisce il 90 per cento dell’economia toscana, sono la cifra del divario che separa amministratori e amministrati. Il fatto che addirittura Romiti, ex amministratore delegato della Fiat, lo abbia ripreso, invitandolo a privilegiare la piccola rispetto alla grande impresa, è un fatto che si commenta da solo. Servono politiche differenziate a sostegno delle diverse realtà del Paese, della Toscana e a misura delle singole provincie. Occorre tutela e “protezione” del territorio. E’ di questi giorni la notizia dell’assegnazione, sempre con lo stesso metodo, quello del massimo ribasso, del secondo lotto delle bonifiche minerarie. Si fatica addirittura a sapere chi ha vinto (rispetto della privacy o reticenza?) salvo sapere con certezza che non si tratta di un’impresa locale. Siamo alle solite. Prima si subi- sce il danno causato dalle politiche dissennate dell’Eni e poi la beffa di una nuova colonizzazione rappresentata da interventi di bonifica e assegnati al massimo ribasso. Eppure l’aspettativa era quella di appalti più piccoli, magari frazionati, per venire incontro alle imprese locali e per evitare che le risorse destinate alla Maremma se ne andassero altrove. Non è stato così. E anche in questo caso, tutto si è consumato in una generale e colpevole indifferenza. Il nostro ordinamento, intanto, sta per arricchirsi di un nuovo reato: il “traffico illecito di influenze”. Se sarà così, le presenti considerazioni potrebbero equivalere a una sorta di autodenuncia: fare lobby a favore delle imprese, invitare gli amministratori a fare aggiudicazioni sotto soglia, a utilizzare la procedura dell’offerta economicamente più vantaggiosa o denunciare il nuovo “saccheggio” del territorio attuato dall’Eni, attraverso procedure di gara almeno per noi discutibili, potrebbe esporre a dei rischi. L’influenza e quindi l’attività di lobby che nei Paesi anglosassoni è regolata dalla legge è un facoltà che la mia associazione rivendica e che continuerà comunque a esercitare a beneficio delle imprese associate, del sistema imprenditoriale locale e dell’intero sistema economico. Almeno in questa battaglia, speriamo di non rimanere soli. Gabriele Fusini presidente CNA Grosseto 5 TREND UN LEGGERO RECUPERO DELLE COSTRUZIONI INTERROMPE LA CADUTA VERSO IL BASSO DELL’ARTIGIANATO GROSSETANO. IL 2012 RIPROPONE L’OMBRA SCURA DELLA CRISI Arrivano le ultime notizie dal Rapporto Trend L’ artigianato maremmano, colpito duramente da un declino senza precedenti nel periodo 2007-2010, riesce ad archiviare un 2011 positivo (sul 2010) e in controtendenza nel confronto con la dinamica regionale: bene soprattutto i fatturati delle costruzioni (+18,3 per cento), ma positiva anche la dinamica dei ricavi nei servizi (+8,4 per cento) e nel manifatturiero (+6,5 per cento). Quindi, artigianato a Grosseto indenne dalla crisi? Purtroppo non è così: il 2011 ha portato solo una boccata d’ossigeno e un recupero molto parziale di valore in un tessuto artigiano fortemente provato e ridimensionato. Inoltre, le prospettive di contesto portano, nel 2012, a un cambio del quadro economico anche a livello locale e provinciale. 6 Il volume d’affari dell’artigianato grossetano si incrementa del 12,7 per cento rispetto al 2010 recuperando circa 40 milioni di euro. In ascesa anche le retribuzioni, con un +18,7 per cento rispetto all’anno precedente, a testimonianza di una leggera ripresa sui livelli occupazionali, in controtendenza rispetto alla situazione regionale, dove si accusa una diminuzione tanto del monte salari (-4,2 per cento) quanto del fatturato (-3,9 per cento). In ripresa anche i consumi delle imprese artigiane, che si incrementano del 10,5 per cento, al contrario del dato regionale che vede una certa staticità. Una dinamica positiva anche per gli investimenti, che aumentano del 20,6 per cento, anche in questo caso in netta controtendenza rispetto alla situazione regionale (-53,5 per cento). Va però ricordato che gli investimenti artigiani, al di là di questa piccola ripresa, rimangono ad un livello “patologicamente” basso (con un’incidenza inferiore al 4 per cento del fatturato) in comparazione sia con il resto della Toscana (con un’incidenza media superiore al 10 per cento, anche in piena recessione) sia con i valori che lo stesso artigianato provinciale era in grado di esprimere soltanto 5 o 6 anni fa. Analizzando nel dettaglio. Le Costruzioni: il settore edile registra un cospicuo incremento del proprio fatturato, passando dai 156 milioni di euro del 2010 ai 185 milioni di euro del 2011, segnando un +18,5 per cento su base annua. Il dato del settore edile è in controtendenza rispetto alla situazione regionale, dove si segnala una diminuzione dei ricavi del 2,3 per cento. Il Manifatturiero: il fatturato di questo macro-settore cresce, rispetto al 2010, del 6,5 per cento, un aumento corrispondente a circa 6 milioni di euro. Anche in questo caso il dato va in controtendenza rispetto al valore regionale, dove si registra una contrazione del 4,9 per cento. Per quanto riguarda i settori manifatturieri localmente più significativi, si osserva come le perdite nel settore del legnomobili (-4,6 per cento) siano più che compensate dagli incrementi degli alimentari (+6,5 per cento) e della metalmeccanica (+11,6 per cento). In ripresa anche i fattori di costo, in particolar modo le retribuzioni. I Servizi: in aumento anche il TREND loro fatturato, +8,4 per cento sul 2010, 74 milioni di euro nel 2010 e 81 milioni nel 2011. Al proprio interno, solo i servizi alle imprese (il cui peso, peraltro, è abbastanza limitato) retrocedono rispetto all’anno precedente (-8,1 per cento), mentre sono in positivo gli altri settori fornitori di servizi: riparazioni (+10,3 per cento), servizi alle famiglie (+8,9 per cento) e trasporti (+10,1 per cento). In definitiva, si può pertanto affermare che il 2011 è stato, per l’artigianato della provincia di Grosseto, un anno abbastanza positivo. Tutti i principali indicatori economici, infatti, vedono un aumento rispetto all’anno precedente. Per concludere, è impossibile negare che, rispetto alla situazione regionale, l’artigianato a Grosseto pare aver tenuto meglio nel corso del 2011. Tuttavia, è altresì doveroso sottolineare che la leggera ripresa dell’artigianato maremmano nel 2011 è in realtà un recupero molto parziale di quanto drammaticamente perso dall’economia artigiana grossetana nel recente passato. Anche solo confrontando il 2011 con il 2009, la valutazione sarebbe negativa. Il declino dell’artigianato a Grosseto appare strutturale. Rimangono peraltro aperti tutti i nodi critici per lo sviluppo dell’artigianato di questa provincia (bassi investimenti, dipendenza dal mercato locale, insufficiente diversificazione produttiva, eccessiva influenza della domanda immobiliare), senza considerare l’andamento sfavorevole dei fondamentali economici che verrà ad incidere sulla performance artigiana del 2012. Le proposte di CNA Grosseto per il rilancio e lo sviluppo dell’economia locale Gli effetti di una crisi grave e persistente, combinati ai mutamenti che questa ha indotto nell’economia e nella stessa società, rendono necessarie iniziative volte a orientare il riposizionamento della piccola impresa, ad accompagnarne i processi di crescita e a promuoverne lo sviluppo. Mobilitando le risorse necessarie. Questo ruolo, a giudizio della CNA, fa carico in primo luogo alla Regione. Il sostegno all’artigianato e alle Pmi Investimenti, liquidità e patrimonio: sostegno alle imprese che investono con ammortamenti di lungo periodo e con misure per la liquidità finanziaria che rivedano le attuali tipologie di ammissibilità; favorire la patrimonializzazione delle in previsione della sfida di “Basilea3”. Sistema regionale delle garanzie, ruolo dei Confidi e di Artigiancredito Toscano: maggiori risorse a favore dei Confidi e in particolare di Artigiancredito Toscano. Quelle già deliberate, a fronte della crisi finanziaria e creditizia che investe il sistema economico toscano, sono da considerare assolutamente insufficienti. Politiche d’innovazione: destinare le risorse regionali per la R&S al sostegno dei progetti proposti dalle Pmi e dalle filiere di micro e piccole imprese (le medie e le grandi beneficiano di risorse diverse). Accrescere le risorse destinate ai servizi qualificati. Politiche di promozione e internazionalizzazione: calibrare sulle esigenze delle Pmi il Piano promozionale della Regione con azioni dirette, in questo caso, anche ai mercati tradizionali. Interventi settoriali: interventi a favore del manifatturiero e a sostegno della subfornitura; maggiore attenzione e maggiore tutela nei confronti dell’artigianato artistico. Sblocco dei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche. Costi della politica: adeguamento delle indennità e del numero degli eletti alla media europea; accorpamento dei piccoli comuni, riduzione dei consiglieri regionali, provinciali e comunali, meno consiglieri nei Cda delle aziende pubbliche e maggior ricorso alla figura dell’amministratore unico. Costi della Pubblica amministrazione: riduzione del personale mediante un rigoroso blocco del turn-over; riduzione drastica degli incarichi esterni e delle consulenze e drastica riduzione, anche attraverso opportuni accorpamenti, dei cosiddetti enti derivati. Riduzione della pressione fiscale locale: il livello raggiunto dall’imposizione centrale e da quella locale non è più sostenibile. Riduzione dei tributi locali, in particolare Imu e Tarsu, che gravano sugli immobili strumentali. Privatizzazioni vere (vendendo alla Cassa depositi e prestiti lo Stato vende a se stesso e la proprietà finisce per rimanere pubblica) delle principali aziende pubbliche e delle cosiddette public utility, con un gettito significativo a vantaggio dello stato e la riduzione dell’area di intervento della politica e delle sue “tendenze” spartitorie. Le public utility che non saranno oggetto di privatizzazione, dovranno essere quanto meno aggregate; per diminuire i costi e razionalizzare i servizi offerti. Rilancio del comparto delle costruzioni: è stato quello più colpito dalla recessione economica in atto. Lo sblocco dei pagamenti, l’immediata messa a gara delle oo.pp. “cantierabili” e la semplificazione amministrativa possono essere la terapia più immediata. L’aumento del bonus per le ristrutturazioni, dal 36 al 50 con tetto di spesa elevato a 96 mila euro, può essere, se opportunamente sfruttato, l’elemento che fa la differenza. In caso di rapida approvazione del regolamento urbanistico, ad esempio, si sommerebbero due opportunità: maggiori volumetrie e maggiori detrazioni. Il bonus, però, varrà per poco più di un anno. 7 TREND “MAREMMA, UN TERRITORIO ATIPICO: SERVONO POLITICHE ADEGUATE, SOPRATTUTTO DA PARTE DELLA REGIONE” Il direttore della CNA di Grosseto analizza le particolarità della provincia I 8 l contesto generale non potrebbe essere peggiore: Pil negativo e Paese in recessione, produzione industriale in caduta libera, occupazione a picco, crollo delle vendite al dettaglio, debito pubblico ipertrofico, pressione fiscale (soprattutto quella locale), in continua crescita. In un quadro come questo, il modesto aumento di fatturato realizzato dalle imprese artigiane maremmane può essere considerato un auspicio, non certo un’inversione di tendenza. Gli elementi di analisi, del resto, sono assolutamente contraddittori: si cresce, ma rispetto ai valori del 2005 si recupera ben poco; l’occupazione sembra tenere, ma il numero delle imprese cessate torna a prevalere su quelle di nuova costituzione. In compenso, la burocrazia impazza: nonostante le promesse di semplificazione per aprire una carrozzeria servono ancora 64 adempimenti, per la ristorazione 56, mentre per il commercio di prodotti alimentari “solo” 53 e l’accesso al credito risulta sempre più problematico. Siamo in presenza di una situazione straordinaria e le caratteristiche della nostra provincia la rendono ancora più incerta, una situazione che viene affrontata con misure buone per tutte le stagioni e come tali inadeguate. Non è tanto la gestione del presente a preoccupare, un presente che accomuna la Maremma, l’Italia, l’Europa e quasi tutto il mondo, quanto l’incertezza della prospettiva. Le politiche di contenimento e, a maggior ragione, quelle di soste- gno ad una ripresa che prima o poi dovrà arrivare, non possono essere uguali per tutti ma debbono conformarsi alla tipologia dei territori e dei sistemi produttivi. Una provincia tra le più vaste d’Italia, tra le più povere demograficamente e tra le più terziarie; un ambito economico privo di sistema industriale, con quote di export irrilevanti e con il manifatturiero che è solo una testimonianza avrà o non avrà qualcosa da rivendicare? L’area più agricola della Toscana che non è riuscita a verticalizzare le filiere (non c’è un mattatoio, un pastificio, uno zuccherificio); quella che conta più posti barca in tutta la regione (senza affermarsi nella cantieristica) avrà o non avrà una qualche aspettativa da avanzare? La grande attrattiva del territorio e la sua vocazione turistica dovranno fare ancora a lungo i conti con infrastrutture di collegamento precarie, spesso inesistenti e con la progressiva rarefazione dei collegamenti ferroviari. Tutte le realtà territoriali della Toscane dispongono di un particolare asset, l’oro, il tessile, il marmo, il porto e la logistica, e poi le città d’arte e altro ancora. La nostra provincia è caratterizzata proprio dalla mancanza di un asset. A ben guardare, Grosseto risulta aciclica (nel contesto regionale) perché decisamente atipica. Un’ atipicità che non può essere un “vezzo”, ma che dobbiamo “intestarci” e utilizzarla per rivendicare politiche adeguate: soprattutto da parte della Regione. Dopo tutto, siamo una realtà povera di imprese solo in termini assoluti: in rapporto alla popolazione residente siamo decisamente la più ricca. Le politiche, in sostanza, debbono tener conto del contesto in cui si calano e non possono essere sempre e solo di tipo “orizzontale”. Agli ammortizzatori sociali classici, tipici di una realtà manifatturiera sono da preferire, come abbiamo visto, quelli volti a mantenere il posto di lavoro. Discorso analogo per gli investimenti: un sistema fatto di micro imprese mal si concilia con l’esclusione delle attività di servizio dai regimi di aiuti comunitari, con soglie di accesso troppo elevate o con gli interventi in conto capitale limitati ai grandi progetti di innovazione. TREND 2011: LA CRISI CONTINUA PER L’ARTIGIANATO TOSCANO CNA Toscana presenta un consuntivo dell’anno 2011 e le prospettive per il 2012 L ’artigianato conferma il suo ruolo centrale all’interno dell’economia regionale con oltre 6800 milioni di ricavi nel 2011 e oltre 934 milioni di euro come monte-salari. Tuttavia, il profilo della recessione è persistente (-3,9 per cento il fatturato) e conferma la preoccupante erosione di valore che dall’inizio degli anni 2000 affligge questo significativo comparto dell’economia regionale. Questi i risultati di Trend, l’analisi congiunturale semestrale effettuata da CNA Toscana sui dati della contabilità di migliaia di imprese artigiane della regione. La sintesi di Trend, rapporto congiunturale sull’artigianato toscano. Quadro generale: se il biennio post-crisi 2009-2010 aveva già palesato tutte le difficoltà dell’artigianato, il consuntivo per l’anno 2011 conferma le gravi difficoltà del settore e spegne sul nascere le speranze di recuperi, anche solo per alcuni comparti di specializzazione. In questa fase a preoccupare è soprattutto la durata del profilo recessivo più che la sua intensità. In effetti la tendenza è ormai negativa da diversi semestri e l’ulteriore assottigliamento della seconda parte del 2011 conferma la portata complessiva della recessione in un’ottica di medio periodo, dove si continuano a sommare continue perdite di fatturato. A fine 2011, per l’universo artigiano toscano, il gap accumulato durante la crisi è pari a circa il -20 per cento in termini di ricavi. Osservando l’andamento dell’economia artigiana nel medio-periodo, alla forte caduta del fatturato dell’edilizia si sommano anche le difficoltà che hanno colpito sia il sistema manifatturiero che i servizi. Esiste quindi un problema di natura strettamente congiunturale, cui l’arti- gianato toscano non si sottrae, che si sovrappone ad uno di natura più strutturale. I consuntivi annuali per il 2011 confermano così il profilo double-dip della crisi anche a livello di artigianato regionale e, al momento, non si scorgono segnali di miglioramento all’orizzonte. Le prospettive di tenuta del manifat- turiero si scontrano, da una parte, con la brusca inversione della congiuntura (soprattutto in Europa) a partire dalla scorsa estate e, dall’altra, con tutte le difficoltà che riguardano il mercato interno. Così a soffrire sono state sia le imprese maggiormente inserite in canali e filiere produttive export-oriented, sia quelle che operano prevalentemente sul mercato locale o interno. D’altra parte la dinamica negativa della domanda interna ha penalizzato tanto il comparto delle costruzioni quanto quello dei servizi, alle prese con una situazione di elevata fragilità sia dal lato dei consumi privati che dal lato spesa della Pubblica amministrazione. Prima di entrare nel merito delle tendenze a livello territoriale e settoriale, occorre ricordare che proprio l’analisi congiunturale Trend consente di avere anche una stima della portata economica dell’artigianato toscano sulla base dell’analisi dei dati della contabilità di migliaia di imprese artigiane della regione: malgrado tutte le difficoltà, il comparto realizza, nel corso del 2011, un fatturato di oltre 6.800 milioni di euro ai quali corrispondono oltre 982 milioni di euro di investimenti, mostrando come l’artigianato sia certamente ancora una delle colonne portanti dell’economia toscana. La crisi dell’artigianato ha quindi una tale rilevanza da chiamare in causa, oltre agli “addetti ai lavori”, tutti coloro che hanno interesse a salvaguardare le basi stesse del sistema economico della regione. E’ difficile, infatti, pensare a una Toscana senza artigianato oppure a un’economia artigiana relegata a un ruolo residuale o di economia informale. Per quanto riguarda il 2011, l’analisi Trend evidenzia una diminuzione del fatturato, in termini di tasso tendenziale, pari al -3,9 per cento (-280,6 milioni di euro in termini assoluti), con segni negativi su quasi tutto il territorio regionale e contrazioni anche dal lato dei costi, segnale di una dinamica produttiva in rallentamento. Inoltre, continuano a soffrire gli investimenti che calano di oltre il 50 per cento rispetto al 2010, fatto comunque spiegabile con il quadro complessivo che si caratterizza sia per la perdita di fiducia degli operatori sia per la carenza di liquidità. Su questo punto occorre inoltre sottolineare come la situazione sia ulteriormente peggiorata dopo l’estate 2011, periodo che ha visto l’Italia al centro di numerose e preoccupanti tensioni di natura finanziaria che hanno certamente influito anche sulla dinamica dell’offerta di credito alle imprese. 9 TREND UN “GIOCO” DI LUCI E DI OMBRE AVVOLGE LA MAREMMA Quarantuno milioni di maggior tale periodo hanno sempre avuto assegna a quest’ultima, anche fatturato in un anno come il 2011 dipendenti) gli scostamenti sono in Maremma, un indiscusso prinon sono certo da buttare via, ma del tutto insignificanti. Parados- mato. essere ancora sotto di ben 208 salmente, nel 2011, l’occupazio- Negli ultimi 34 mesi (settembre milioni (al netto dell’inflazione) ne media ha superato quella 2009 – giugno 2012), in Toscana, addirittura rispettodial alla nascita di 27.526 impreUn eterno “gioco” luci2005 e di gela ombre (ante crisi) del 2007. ogni possibile ottimismo. Segno ulteriore di ripresa o con- se artigiane sono seguite ben EQuarantuno ancora: nel quinquennio 2007 in un ferma dellailriconosciuta 30.499 2.973). milioni di maggior fatturato anno come 2011 non sono ritrosia certo da buttare via, macessazioni essere ancora(-sotto di ben In –208 2011, i livelli di occupazione dei piccoli a fare a meno dei proMaremma siamo andati meglio, milioni (al netto dell’inflazione) addirittura rispetto al 2005 gela ogni possibile ottimismo. espressi dall’artigianato locale pri dipendenti? ma il saldo è tornato ad essere sono rimasti sostanzialmente perespressi la seconda (1.166 iscrizioni e 1.217 E ancora: nel quinquennio 2007 – 2011, i Propendiamo livelli di occupazione dall’artigianatonegativo locale sono rimasti sostanzialmente stabili (nel campione delle 507 ipotesi: la “striscia” relativa al cessazioni), ancheglise di poche stabili (nel campione delle 507 imprese associate a CNA che in tale periodo hanno sempre avuto dipendenti) scostamenti imprese associate a CNA che in rapporto tra natalità e mortalità unità (51). sono del tutto insignificanti. Paradossalmente, nel 2011, occupazione media ha superato quella (ante crisi) del 2007. Campione costituito da 529 imprese ASSOCIATE alla CNA di Campione costituito Grossetoda 529 Imprese ASSOCIATE alla CNA di Grosseto Totale ANNO Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Occupati 2007 2008 2009 2010 2011 1969 2186 2146 2105 2140 2021 2185 2143 2141 2146 2066 2200 2150 2154 2147 2117 2193 2172 2167 2185 2142 2190 2209 2166 2197 2174 2221 2254 2204 2237 2205 2242 2248 2229 2214 2183 2218 2205 2188 2163 2199 2194 2191 2198 2142 2173 2194 2177 2170 2096 2168 2178 2193 2191 2080 2193 2155 2115 2174 2067 25610 26356 26203 26087 25814 1 / 12° 2134,17 2196,33 2183,58 2173,92 2151,17 Segno ulteriore di ripresa o conferma della riconosciuta ritrosia dei piccoli a fare a meno dei propri dipendenti? Iscrizioni e Cessazioni 2010 Propendiamo per la seconda ipotesi: la “striscia” relativa al rapporto tra natalità e mortalità assegna a quest’ultima, anche in Sett. 2009 Marzo 2010 maremma un indiscusso primato: TOSCANA Negli ultimi 32 GROSSETO Febb. 2010 Dic. 2010 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio 5674 7302 1070 1070 1154 1017 863 mesi329 (settembre 2009 – aprile702011), in 39 Toscana, alla nascita di4225.830 imprese 197 55 47 Giugno Lug. Ag. Settemb. 500 995 726 artigiane sono 45 seguite ben23 26 28.916 cessazioni (- 3.077). In maremma siamo andati meglio, ma il saldo è tornato ad essere negativo (1.113 iscrizioni e 1.159 cessazioni), anche se di poche unità (- 46). Grosseto Toscana 10 -9 -1197 -37 380 -12 -311 18 -214 25 136 14 168 15 -54 0 0 7 -204 Ot 3 142 TOSCANA GROSSETO Sett. 2009 Marzo 2010 Febb. 2010 Dic. 2010 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Lug. Ag. Settemb. Ott 6871 6922 1381 1284 1018 849 917 500 1199 584 338 234 82 21 30 28 32 26 38 20 Manifattur. Costruzioni Servizi GROSSETO Sett. 2009 Marzo 2010 Febb. 2010 Dic. 2010 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Lug. Ag. Settemb. Ott 70 36 20 5 7 7 7 5 9 7 163 107 39 8 9 12 16 8 19 6 105 91 23 8 14 9 9 13 10 7 338 234 82 21 30 28 32 26 38 20 TREND Un’altra sfida tra Davide e Golia Nel 2004 la società dei servizi dell’Associazione (Caf Imprese Srl) subentrava nelle utenze telefoniche utilizzate in precedenza da CNA Servizi società cooperativa e, immediatamente, Telecom addebitava in bolletta la quota del cosiddetto anticipo conversazioni. CNA Servizi, ovviamente, provvedeva a chiederne il relativo rimborso. Nonostante i numerosi solleciti, riproposti anno dopo anno, di questo non si è vista traccia fino a che Telecom, “infastidita” forse dalla nostra insistenza, ha comunicato che nulla era dovuto poiché l’anticipo conversazione non era stato mai incassato dalle aziende. Prova ne era il fatto che dalla fatture non risultava alcun credito in tal senso. In effetti sembrava proprio così, ma un più attento esame ha consentito di appurare che quest’ultimo, regolarmente esposto in fattura fino a tutto l’anno 2003, si era misteriosamente dissolto con la fatturazione successiva. Da qui l’invio di ulteriori solleciti, la minaccia dell’azione legale e finalmente, nel giugno del 2009, l’emissione della nota di credito. Tutto concluso per il meglio? Non pro- prio, per arrivare al rimborso materiale, infatti, si è dovuto pazientare ancora a lungo: solo nell’aprile di quest’anno, un bonifico di 1.587,37 euro, il valore nominale del credito, senza interessi o rivalutazioni, ha posto fine al contenzioso. La morale è ancora una volta amara. È vero, Davide ha sconfitto Golia, ma Telecom avrebbe pazientato quasi dieci anni o avrebbe interrotto intanto il servizio, si sarebbe accontentata del valore nominale o avrebbe applicato gli interessi? Quanti creditori sarebbero stati così tenaci e quanti invece non si sarebbero arresi, creando ricche sopravvenienze ai bilanci di Telecom? E infine: ma non dovrebbero essere le Authority a tutelare i diritti degli utenti? mb. obre Ottobre NovembreNovembre Dicembre Dicembre Gennaio Gennaio Febbraio Febbraio Marzo Marzo Aprile Aprile Maggio 726 753 753 523 523 382 382 964 964 944 944 1060 1060 842 1031 842 332 3223 2314 1471 7148 4834 3418 1835 3 142 -237 33 -237 -124 3-13 -124 -399 -13 -80 -399 -781 -80 17 -781 -357 175 -357 -92 5-5 -92 67 -5-2 67 66 mb. bre Ottobre NovembreNovembre Dicembre Dicembre Gennaio Gennaio Febbraio Febbraio Marzo Marzo Aprile Aprile Maggio 584 990 990 647 647 781 781 1745 1745 1301 1301 1152 1152 775 965 775 029 2920 2027 27 151 151 31 3129 2923 2337 Maggio Giugno 1031 656 3518 -2-3 66 38 Maggio Giugno 965 618 3721 Giugno saldo saldo 656 27526 27526 181166 1166 -3 -51 -2973 38 -51 -2973 Giugno saldo saldo 618 30499 30499 21 1217 1217 mb. bre Ottobre Novemb. Novemb. Dicemb. Dicemb. Gennaio Gennaio Febbraio Febbraio Marzo Marzo Aprile Aprile Maggio Maggio Giugno Giugno saldo saldo 76 68 81 133 33 5 58 86 67 78 255 8 255 617 1712 12 8 871 7117 1716 1610 1018 18 9 565 9 565 76 67 711 1147 47 9 95 57 712 12 4 397 4 397 029 2927 2720 20 151 151 31 3129 2923 2337 3721 21 1217 1217 Iscrizioni Iscrizioni progressione progressione mensile mensile CessazioniCessazioni CessazioniCessazioni per per SETTORI SETTORI MERCEOLOGICI MERCEOLOGICI 11 Tutti coloro che sono stati clienti della SERAM possono verificare la conformità della loro azienda alle normative vigenti prenotando un CHECK-UP completamente gratuito (vedi riferimenti telefonici in fondo alla pagina). INIZIATIVE MANOVRE FINANZIARIE: RETE IMPRESE GROSSETO SUL “CAMPO DI BATTAGLIA” Dalla lettera inviata ai sindaci alla richiesta di risposte concrete L a leggera ripresa dell’artigianato maremmano nel 2011 è in realtà un recupero molto parziale di quanto drammaticamente perso dall’economia artigiana grossetana nel recente passato. Non certo migliore è la situazione del commercio. I dati Unioncamere sui consumi sono lo specchio di questa situazione. L’eccessiva pressione fiscale non ha favorito la sopravvivenza delle imprese. Dopo aver pesato sul reddito disponibile delle famiglie italiane e delle imprese già nel 2011, rischia di dare “il meglio di sé” nel il triennio 2012-2014 grazie ad interventi quali l’aumento delle addizionali, l’introduzione dell’Imu, l’incremento delle accise, il progressivo aumento dell’Iva (se sembra scongiurato l’aumento previsto per l’autunno, resta l’incognita per il prossimo anno). Tutto ciò, senza contare l’aumento dei contributi pensionistici (un aggravio contributivo stimato tra i 1.200 e i 2000 euro annui). A tutto ciò vanno poi aggiunti gli effetti di quelle liberalizzazioni di cui proprio non si sentiva il bisogno. Il venire meno di un impianto normativo frutto della concertazione tra le parti sociali rischia di mettere a dura prova la sopravvivenza delle nostre imprese. Ciò premesso, a inizio aprile, come presidente di turno di Rete Imprese Grosseto ho in- viato a tutti i sindaci una comunicazione, invitandoli alla massima moderazione nella determinazione del carico tributario locale. I risultati sono stati ampiamente al di sotto delle attese. Le Amministrazioni locali hanno introdotto l’imposta di soggiorno; le aliquote della Imu (dove già deliberate) sembrano non aver tenuto conto delle nostre raccomandazioni (Casteldelpiano 0,94 e 0,91 Arcidosso), il Comune capoluogo è orientato su un’aliquota dello 0,86, mentre la promessa compensazione (con altri tributi comunali) sembra essere rimasta tale. Se tanto ci da tanto, i venti milioni di introito complessivo stimati dall’opposizione potrebbero essere un “risultato” raggiungibile. La nostre stime ci portano a dire che nel comune capoluogo le imprese artigiane potrebbero pagare, limitatamente ai laboratori, tra 1,7 e 1,9 milioni (tra 600 mila e 800 mila euro il maggior prelievo: dal 53 al 74 per cento in piu di quanto pagato con l'Ici). Non sono poi da sottovalutare l’imposta di soggiorno, una tassa che penalizza al tempo stesso imprese e offerta turistica. Massa Marittima, Scarlino e Follonica hanno già deliberato: da un minimo di 1 euro e 50 a un massimo di 3 euro a persona tra giugno e settembre e il discutibile aumento sulla Rc auto. Sembra che la motivazione sia l’esenzione dal pagamento dei passi carrabili per quelle attività agricole che già pagano un’Imu ridotta, dal 12,5 al 16 per cento (+3,5 per cento il massimo consentito dalla legge) decretato dall’Amministrazione provinciale (già operativo). Tasse e burocrazia: uno schema di gioco apparentemente immutabile. A nostro giudizio, la gravità della situazione in atto non è sufficientemente percepita dalla politica e dagli amministratori pubblici. La tendenza sembra essere ancora quella delle tasse anziché quella della revisione e della qualificazione della spesa. La necessità di “accendere un faro” sui problemi della piccola impresa in Maremma è avvertita anche da noi. Il 24 settembre le Pmi della Maremma si confronteranno con i parlamentari e con gli amministratori regionali per gli aspetti di loro competenza, valuteranno le manovre di bilancio dei Comuni (il termine ultimo per l’approvazione è il 31 agosto) e stileranno le relative pagelle: Imu, Tarsu, imposta di soggiorno e l’eventuale addizionale Irpef costituiranno i parametri di riferimento. Dopo il confronto, l’iniziativa troverà uno sfogo in piazza: per rendere visibile a tutti, cittadini compresi, i problemi e le difficoltà che colpiscono chi fa impresa. 13 EDILIZIA RETE IMPRESE DICHIARA GUERRA ALL’ABUSIVISMO R 14 ete Imprese Italia di Grosseto, presieduta da Gabriele Fusini, ha dichiarato guerra all’abusivismo. Le tappe di questa lotta saranno le seguenti: divulgazione e raccolta in tutte le imprese artigiane e commerciali di un questionario dal quale ricavare la percezione del fenomeno da parte delle imprese regolari. Sarà poi la volta della raccolta di segnalazioni e di denunce da inoltrare direttamente agli organi competenti quali Finanza, Dipartimento territoriale del lavoro, Inps e Inail. Quello dell’abusivismo è un fenomeno noto e radicato: tollerato in momenti di congiuntura positiva diventa tuttavia particolarmente insidioso e dannoso quando l’economia vive, come oggi, fasi di ristagno e di vera e propria recessione. Le imprese regolari si sono viste alzare a dismisura pressione fiscale e contributiva. Gli adempimenti burocratici sono oramai giunti al limite della sostenibilità. A farne le spese sono le imprese regolari, che lavorano alla luce del sole, costrette per di più a doversi guardare le spalle da una concorrenza agguerrita e crescente di abusivi che possono praticare prezzi competitivi, non dovendosi sobbarcare i costi legati a una corretta gestione aziendale. I settori più esposti sono quelli legati a costruzioni, impiantistica, riparazioni, cura della persona, ma la gamma è vasta e copre tutto l’arco delle lavorazioni artigianali. Il questionario di Rete Imprese mira a fotografare, in primo luogo, questo fenomeno sociale così diffuso per analizzarne cause e caratteristiche per poi passare al contrasto, alla repressione, al contenimento. E’ perciò importante, in questa fase, che le aziende associate collaborino alla buona riuscita dell’ iniziativa in maniera tale da fornire un forte supporto a chi, successivamente, sarà chiamato a intervenire concretamente sulla scorta delle segnalazioni che verranno raccolte. In alto il frontespizio del questionario reperibile in tutte le sedi CNA o scaricabile dal sito internet dell’Associazione www.cnagrosseto.it A settembre la rilevazione verrà elaborata e i risultati, oltre ad essere resi pubblici, saranno messi a disposizione degli organi di controllo. NOTIZIE SICUREZZA: NUOVI PESANTI OBBLIGHI PER I DATORI DI LAVORO Valutazione dei rischi differenziata per tipologia contrattuale N ell’ultimo decennio, le sfide della competizione e del mercato hanno imposto alle aziende un’organizzazione del lavoro sempre più flessibile e il classico rapporto di lavoro subordinato è stato affiancato (in alcuni casi addirittura sostituito) da una vasta e articolata tipologia di rapporti contrattuali atipici (somministrazione di manodopera, lavoro intermittente, lavoro a prestazioni ripartite, lavoro a progetto, distacco ecc.). Le statistiche diffuse dall’Inail (ma il dato è del tutto discutibile) sembrano individuare queste tipologie di lavoratori come quelle maggiormente esposte al rischio di infortunio sul lavoro. Di conseguenza, con il decreto 81 del 2008, il legislatore ha previsto modalità di protezione maggiori: imponendo al datore di lavoro una valutazione dei rischi specifica e in grado di valutare il rischio (poten- ziale) connesso alla tipologia contrattuale utilizzata. Sulla base di queste premesse, preso atto di una sentenza della Cassazione civile datata aprile 2012, la Direzione provinciale del Lavoro ha attivato una campagna di verifiche ispettive volte a verificare il rispetto di tale adempimento. Questa iniziativa, così come tante altre, ripropone un sostanziale “pregiudizio” nei confronti dell’impresa, penalizza la libera contrattazione in materia di rapporto di lavoro e riduce drasticamente la cosiddetta flessibilità in entrata. In caso di inadempienza, infatti, il datore i lavoro può incorrere in gravi conseguenze (sia sul piano amministrativo che penale) e corre il rischio di una trasformazione del rapporto di lavoro instaurato (da tempo determinato a tempo indeterminato). Migliore “incentivo all’occupazione”, in un periodo difficile come quello in atto, non poteva davvero essere individuato. Tutto ciò premesso, si invitano le aziende che utilizzano le tipologie contrattuali descritte a contattare l’Associazione (Ufficio Ambiente e Sicurezza) per verificare la regolarità della loro posizione. La valutazione dei rischi, infatti, alla luce di quanto disposto dal decreto 81 e soprattutto della sentenza emessa dalla corte suprema, dovrà essere integrata con le specificità della varie tipologie contrattuali: contratti atipici compresi. La morale è ancora una volta amara: non si tiene conto della situazione di crisi, nuovi e discutibili obblighi ricadono sui datori di lavoro, aumentano i costi della sicurezza. Una sicurezza costruita ancora una volta sulla carta e della cui efficacia è più che lecito dubitare. Un saluto e un augurio Con la fine di giugno, il collega e amico Paolo Regina ha lasciato la direzione dell’Ascom Confcommercio e, di conseguenza, anche quella di Rete Imprese Grosseto, per misurarsi con una nuova sfida di natura professionale. La qualità dei rapporti che, anche grazie a lui, si è instaurata tra le Associazioni dell’artigianato e del commercio nei cinque anni della sua presenza in maremma è testimoniato dalla crescita e dall’affer- mazione di Rete Imprese Grosseto (nata come Santa Alleanza e poi diventata Impresa Insieme) e anche per questo lo ricorderemo. Perdiamo un collega ma non un amico, che pensiamo di rivedere spesso e a cui auguriamo il successo e le affermazioni professionali che merita. Gabriele Fusini Renzo Alessandri 15 NEXT LEVEL NEXT LEVEL DI NUOVO “IN CAMPO” CON 9 SCUOLE DELLA MAREMMA PER ACCOMPAGNARLE VERSO LO SPIRITO DI INIZIATIVA E DI IMPRENDITORIALITA’ Il progetto nell’edizione 2011-2012 ha ripercorso i temi della tradizione e dell’innovazione S i è conclusa anche l’edizione 2011-2012 di Next Level, il progetto di orientamento, attraverso il quale CNA Grosseto e l’associazione l’Altra Città si propongono di “avvicinare” gli studenti della provincia all’attività di impresa e di accompagnare le scuole verso lo sviluppo di competenze quali “spirito di iniziativa e di imprenditorialità”. II progetto, che si avvale della collaborazione dell’Ufficio scolastico provinciale, ha ottenuto anche quest’anno il patrocinio della Provincia, della Camera di commercio, dei Comuni di Grosseto, Arcidosso e Monte Argentario; inoltre, non è mancato il supporto di Tiemme Spa, azienda che ha gestito la mobilità dei ragazzi impegnati nelle visite in azienda, ed infine ecco anche il fondamentale contributo della Banca della Maremma. 16 Questa edizione ha coinvolto nove istituzioni scolastiche: il Liceo classico, classe IV°; il Liceo Chelli, classi IV° accorpate; l’Istituto Bianciardi, tutte le classi V° degli indirizzi grafico ed informatico aziendale; il Liceo artistico, le due classi V°; l’Istituto tecnico Manetti (ex ITIS); una III° della Scuola media Vico; la Scuola media Galilei - Da Vinci; 2 classi II° e una classe I° del IV circolo didattico di Grosseto. Le novità sono rappresentate dal Liceo artistico e dal coinvolgimento, per la prima volta, di una classe di I° media. Nel complesso Next Level ha impegnato quasi 250 alunni per un totale di 60 ore di attività di orientamento di gruppo con approccio narrativo. Sono state realizzate nove interviste dove gli imprenditori si sono “raccontati” e questo ha costituito il materiale didattico a supporto dei percorsi di orientamento. Il progetto ha ripercorso i temi “della tradizione e dell’innovazione”, correlando la valorizzazione di nuove figure imprenditoriali alla riscoperta degli antichi mestieri. Di conseguenza, mentre i ragazzi dell’Istituto Bianciardi (indirizzo grafico), visitando la Big Mat, hanno potuto osservare un’azienda moderna e prendere atto delle difficoltà della competizione in un mercato sempre più selettivo e complesso, i ragazzi della scuola media Galilei-Da Vinci hanno potuto toccare con mano la “tradizione vera” in- NEXT LEVEL terpretata da Paolo Signori, il “seggiolaio” di piazza Mensini, un giovane artigiano, ma sicuramente un figlio d’arte, che ha raccolto il testimone dal padre. Signori esercita un originale mestiere: sedie, fatte rigorosamente a mano, dalla tornitura fino all’impagliatura e propone pezzi unici ed esclusivi. Prima delle vacanze, come da tradizione, l’evento finale di Next Level, celebrato nella sala del Consiglio comunale, alla presenza dei soggetti patrocinanti e delle massime autorità cittadine; una giornata conclusiva che ha lo scopo di riunire, e coinvolgere i partner, gli studenti, gli sponsor e i sostenitori del progetto. Il presidente della Camera di commercio Giovanni Lamioni, l’assessore comunale Emanuel Cerciello, la professoressa Daniela Giovannini e il presidente della Provincia Leonardo Marras hanno sottolineato la validità di un percorso finalizzato all’orientamento all’impresa; in un periodo in cui le prospettive di un’ occupazio- ne stabile, sia in ambito privato che pubblico, tendono ad essere sempre più effimere. Nell’occasione, è stata anticipata la possibilità di realizzare, insieme al Polo universitario locale, un interessante master sul restauro. Giovani Imprend Impresa Donnaitori Una Competenz a per Costruir e il Futuro ma rte dì 29 Sa la de l Co ns Ma gg io 20 12 ore 10 .00 igl io Co mu na le di Gr os se to Camera di Comm ercio Grosseto Amministrazione Prov.Le di Grosseto Città di Grosseto Comune di Monte Argentario 17 Comune di Arcidosso RIFORME LA RIFORMA DEL LAVORO E’ LEGGE, LE PRINCIPALI NOVITA’ Licenziamenti più facili, stretta sulla flessibilità in entrata, nuovi ammortizzatori sociali, giro di vite sulle dimissioni in bianco M olte le novità contenute nella Riforma del Mercato del lavoro, che ha avuto il via libera definitivo dalle Camere. Ecco una sintesi delle principali novità. LICENZIAMENTI Si introducono casi in cui il licenziamento illegittimo (nelle imprese con più di 15 dipendenti) può essere sanzionato con un’indennità economica e non più con il reintegro. Per i licenziamenti discriminatori resta tutto come prima: scatta sempre il reintegro, anche nelle Pmi sotto i 15 dipendenti. Per i licenziamenti economici (giustificato motivo oggettivo) il giudice può decidere un’indennità compresa fra 12 e 24 mensilità, ma è necessaria prima una procedura di conciliazione obbligatoria, introdotta dalla riforma. Per i licenziamenti disciplinari, in una limitata serie di casi, il giudice può prevedere il risarcimento economico fra 12 e 24 mensilità invece del reintegro. 18 CONTRATTI A TERMINE Il primo contratto a termine che può essere stipulato “senza causale” può durare un anno. Le pause obbligatorie fra un contratto e l’altro passano dagli attuali 10 giorni a 60 giorni per un contratto di meno di 6 mesi e dagli attuali 20 a 90 giorni per uno di durata superiore. Dopo tre anni di contratti a termine scatta il tempo indeterminato. Vale per tutte le aziende. APPRENDISTATO Diventa il canale “normale” per l`accesso al mercato del lavoro e per l’instaurazione di rapporti a tempo indeterminato. Vengono introdotti “paletti” anche per l’apprendistato che però non valgono per le Pmi sotto i 10 dipendenti. Il rapporto fra apprendisti e lavoratori qualificati è pari a 3 a 2. Il datore di lavoro potrà assumere apprendisti purché ne confermi una certa percentuale di quelli già in servizio. Viene prevista una durata minima dell’apprendistato. Diviene obbligatoria la figura del tutor ed eliminata quella del referente aziendale. In assenza del libretto formativo la registrazione della formazione è sostituita da apposita dichiarazione del datore di lavoro. PARTITE IVA Se il reddito annuo lordo di chi ha una partita Iva è di almeno 18 mila euro si presumerà che la partita Iva sia vera. In caso di redditi lordi di importo inferiore scatta la presunzione che la partita Iva mascheri un rapporto di lavoro dipendente. Inoltre, la durata della collaborazione non deve superare gli otto mesi; il corrispettivo pagato non deve essere superiore dell’80 per cento di quello di dipendenti e co.co.co; il lavoratore non deve disporre di una postazione fissa nell’azienda per la quale lavora. ASSOCIAZIONI IN PARTECIPAZIONE Vengono introdotte restrizioni ai rapporti di Associazione in Partecipazione che potranno essere stipulati solo quando si tratta di attività che richiedono competenze teoriche elevate o capacità tecno-pratiche acquisite con l’esperienza. La nuova disciplina di questa forma contrattuale prevede altresì che l’apporto dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro. Il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti, con l’unica eccezione nel caso in cui gli associati siano legati all’associante da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di RIFORME ULTIM’ORA: in arrivo le prime ipotesi di modifica affinità entro il secondo. In caso di violazione dei divieti il rapporto con gli associati si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato. CO.CO.PRO In arrivo una sorta di salario base per i co.co.pro. Verrà calcolato facendo riferimento ai salari minimi dei dipendenti per figure analoghe. TIROCINI Appositi decreti legislativi dovranno fissare i principi fondamentali e i requisiti minimi dei tirocini formativi e di orientamento e individueranno sanzioni amministrative fino a 6 mila euro nel caso in cui manchino gli elementi qualificanti del tirocinio. VOUCHER I voucher dati dal datore di lavoro al lavoratore devono essere “orari, numerati progressivamente e datati” per evitare eventuali abusi. Le attività lavorative possono essere svolte a favore di un singolo committente per compensi non superiori a 2 mila euro. Via libera ai voucher in agricoltura per le attività di carattere stagionale, ma, nelle aziende sopra ai 7 mila euro di fatturato, potranno essere utilizzati da pensionati e da studenti under 25 in regola con gli studi. Al di sotto di questo tetto dei 7 mila euro invece potranno essere “arruolate” tutte le categorie, comprese le casalinghe, purché non siano iscritti negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. ASPI La nuova assicurazione sociale per l’impiego partirà nel 2013 e sostituirà a regime, nel 2017, l’indennità di mobilità e le varie indennità di disoccupazione. Ne potranno usufruire oltre ai lavoratori dipendenti anche gli apprendisti e gli artisti. Per finanziare l’Aspi diventano più cari i contributi per i lavoratori a termine. Il lavoratore che perde il posto potrà usare i fondi dell’Aspi per avviare un’attività autonoma o un’impresa o associarsi in cooperativa. La misura è sperimentale e la sperimentazione durerà tre anni. POLITICHE ATTIVE LAVORO Il lavoratore che rifiuta di partecipare a iniziative di politiche attive proposte dai centri per l’impiego o non vi partecipi regolarmente senza un giustificato motivo oppure, qualora rifiuti un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20 per cento rispetto all’indennità, perde l’assegno. JOB ON CALL Per attivare il job on call (lavoro intermittente) basterà un sms, o un fax o la posta elettronica certificata alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio. PADRI Sono previsti tre giorni di congedo in caso di paternità. Un giorno di congedo è obbligatorio, mentre gli altri due giorni sono facoltativi “previo accordo con la madre e in sua sostituzione”. DIMISSIONI IN BIANCO Aumentano le misure per contrastare il fenomeno. Predisposte due modalità per certificare l’autenticità delle dimissioni firmate “in bianco” dalla lavoratrice e rafforzato il diritto al ripensamento. La Maggioranza che sostiene il Governo ha concordato con il Ministro Fornero alcune modifiche alla Legge di Riforma del Mercato del Lavoro che saranno recepite nel Decreto Sviluppo (o Crescita) attualmente all’esame del Parlamento. Ecco di seguito una sintesi per titoli dei principali cambiamenti all’orizzonte, che riguardano Aspi, partite Iva, collaboratori precari, gli ammortizzatori sociali, apprendistato. ASPI: l’Aspi entererà in vigore nel 2013, ma la riduzione dell’assegno di mobilità sarà più morbida. Nel 2014 l’assegno per i lavoratori ultracinquantenni del Sud coprirà ancora un periodo di 48 mesi (come oggi). PARTITE IVA: con l’approvazione di un maxi-emendamento bipartisan, i requisiti di reddito verranno invece calcolati nell’arco di 24 mesi. In pratica, per essere assimilato a un qualsiasi dipendente, un collaboratore con partita Iva dovrà aver percepito l’80 per cento del reddito da una sola azienda per almeno 2 anni. CASSA INTEGRAZIONE: le modifiche proposte in Parlamento stabiliscono che la Cig straordinaria possa essere richiesta anche da imprese che hanno avviato procedure concorsuali a condizione che vi siano concrete prospettive di ripresa dell’attività aziendale. CONTRIBUTI PER I PRECARI: slitta in avanti di un anno l’aumento dei contributi previdenziali a carico dei precari e dei parasubordinati, come i collaboratori a progetto e gli autonomi con partita Iva non iscritti agli ordini professionali. L’aliquota del 33 per cento dovrà essere raggiunta nel 2019 anziché nel 2018. APPRENDISTATO E CONTRATTI A TERMINE: i cambiamenti alla riforma Fornero proposti dalle forze di maggioranza rendono più flessibile l’apprendistato, che potrà essere utilizzato anche per chi è assunto nelle aziende che offrono servizi di lavoro su somministrazione. Vengono inoltre resi meno stringenti i vincoli per i contratti precari. 19 PROBLEMATICHE PINETA E “PINOTTOLAI” A RISCHIO SCOMPARSA, E’ NECESSARIO INTERVENIRE SUBITO Speranze legate ad un progetto unitario da presentare alla Comunità europea I 20 mmaginatevi la fascia costiera maremmana senza pineta: non è fantascienza, ma una concreta possibilità che un evento tanto sciagurato si verifichi nel giro di pochi anni. Da tempo si discute, spesso con un senso di rassegnazione, dei problemi delle pinete litoranee, un ecosistema artificiale (impiantato dall’uomo nella seconda metà dell’ottocento per favorire un ricovero agli animali durante la transumanza) che oggi ha assunto un connotato tipico della Maremma. Si tratta di oltre 3 mila ettari dislocati per circa 70 chilometri di litorale e composto da una fascia antistante il mare dove è presente l’insediamento del pino marittimo (più resistente all’aria salmastra), mentre all’interno l’essenza più presente è il pino domestico. La proprietà dei terreni è in parte pubblica (per circa il 40 per cento) e, in larga parte privata, suddivisa tra una decina di grandi proprietari. L’analisi è impietosa: le piante sono vecchie, la loro sostituzione periodica non è avvenuta e ciò le ha esposte a numerose patologie. Insetti come la cocciniglia, la cimice americana e il blastofaga, importati da altre aree (come è avvenuto per il cinipide dei castagni), stanno distruggendo queste piante. Aggiungetevi poi il cuneo salino che avanza, anche a causa dei sempre più numerosi emungimenti autorizzati, e il gioco è fatto. Oggi siamo arrivati a un punto di non ritorno: o si interviene rapidamente o, come ha dichiarato l’assessore del Comune di Grosseto, Giuseppe Monaci, tra pochi anni i campeggi saranno sotto il sole. Giovedi 5 luglio, nella Sala del Consiglio comunale di Grosseto, si sono ritrovati numerosi esponenti istitu- zionali, del mondo scientifico, i proprietari delle aree e le imprese, e, in particolare, i “pinottolai”, attualmente quelli più direttamente colpiti dalla grave situazione che, anno dopo anno, si è venuta a creare. Dal dibattito, intenso e partecipato, è emersa la consapevolezza che se viene a mancare la pineta sparisce il biglietto da visita della Maremma. La pineta per il territorio è quel valore aggiunto che ancora consente il mantenimento di un livello di competitività con altri territori che hanno ben altro da offrire. Non solo l’ambiente a rischio, quindi, ma un’economia intera, con particolare riferimento al turismo e a tutte le attività legate alla silvicoltura. Ed ecco allora che molte sono state le analisi e le proposte di intervento, non sempre semplicissime a causa delle ristrettezze economiche legate ai tempi che stiamo vivendo ed aggravate dal fatto che, in larga misura, si tratta di intervenire su terreni di proprietà privata. Significativo l’intervento di Elena Lanini, rappresentante di un’impresa associata alla CNA che, per anni, si è dedicata alla raccolta pinoli. Elena Lanini ha ricordato che questa attività riforniva aziende come Corsini e Copaim, coinvolgeva almeno venti aziende per circa 200 addetti e fatturava nel 2004 circa 7 milioni di euro, drasticamente scesi a 2 milioni nel 2007 per essere, oggi, pressoché sparita, costringendo le aziende alla riconversione. Un dato appare tuttavia confortante: tutti, Monaci per il Comune, Leonardo Marras e Enzo Rossi per la Provincia, Anna Rita Bramerini per la Regione, i proprietari, le imprese, le Associazioni, il Corpo forestale, l’Università sono apparsi risoluti nel voler affrontare il problema di petto, anche con strumenti innovativi. E’ nata l’idea di costituire un’associazione temporanea di scopo al fine di presentarsi in maniera unitaria (pubblico e privato) al confronto con la Comunità europea, l’unico interlocutore in grado di poter mettere a disposizione le risorse necessarie per un progetto di lungo periodo e di così vasta portata. Un progetto peraltro già ben delineato. Da un lato, occorrerà intervenire sugli agenti patogeni attraverso tagli radicali, reimpianto, introduzione di essenze più resistenti, trappole, lancio di insetti antagonisti. Dall’altro, sarà necessario ridurre il cuneo salino attraverso interventi di bonifica che ne rallentino la penetrazione. E’ stata decisa la costituzione di un “tavolo” istituzionale che, supportato dall’Università, metta a punto un piano operativo e quantifichi le risorse necessarie per poi avanzare le proposte progettuali nelle competenti sedi. Al buon esito di questo progetto è legato anche il rilancio delle attività di raccolta dei pinoli e varie opportunità di lavoro per le varie imprese forestali che dovranno essere coinvolte nelle attività di abbattimento, reimpianto, manutenzione. Come CNA ci eravamo già fatti carico del problema nel 2007, sollecitando interventi che sono avvenuti parzialmente, non risolvendo la situazione. Speriamo che sia la volta buona. Quel che possiamo garantire è il massimo dell’attenzione su una situazione che sta diventando emergenziale non solo per le nostre imprese, ma per tutta l’economia della Maremma. TASSE “ABBONAMENTO SPECIALE. LA RAI TORNA ALLA CARICA E RIPROPONE IL BALZELLO SUI COMPUTER” “Strumenti di lavoro assimilati alle tv solo perché in grado di ricevere in streaming il segnale televisivo” I mpossibile aver capito male. Non solo la stampa e i lanci di agenzia avevano tranquillizzato sul pericolo scampato. Ma lo stesso Governo (lo aveva fatto il sottosegretario allo sviluppo economico Vari nell’aula del Senato l’8 marzo) aveva garantito che il canone non era dovuto, mentre la Rai, nella migliore tradizione italiana, quella degli annunci e delle smentite, aveva addirittura negato di averlo richiesto. Poco più di tre mesi dopo, si ricomincia dall’inizio. Con un sollecito inviato a un centinaio di migliaia di aziende, in barba alle rassicurazioni, agli impegni e alle smentite, si torna alla carica e si ripropone una richiesta che, ancora una volta, non prende a riferimento solo le aziende dotate di supporti per la ricezione del segnale televisivo e usati per fini commerciali (è evidente che in questi casi il canone deve essere pagato). La richiesta riguarda la totalità delle aziende, comprese quelle che utilizzano il computer ai fini contabili, per la gestione degli ordini e soprattutto della posta elettronica certificata che, come tale, necessita di un collegamento Internet. Strumenti di lavoro, quindi, e non certo di svago vengono assimilati alla tv solo perché (potenzialmente) in grado di ricevere in streaming il segnale televisivo. La CNA invita le aziende interessate a verificare se gli apparecchi impiegati appartengano o PER CAPIRE MEGLIO … meno alla tipologia descritta dal Dipartimento delle comunicazioni; solo in questo caso, infatti, il pagamento del canone speciale Rai sarà dovuto e del numero di abbonamento dovrà essere data evidenza nella dichiarazione dei redditi. In caso diverso, non dovrà esserci alcun pagamento, evidenziando nella dichiarazione l’inesistenza dell’obbligo. Resta una conclusione amara: al solo scopo di far cassa, si colpiscono aziende chiamate a fare i conti, proprio in questi giorni, con un vero e proprio “ingorgo fiscale” e con un salasso senza precedenti. In mancanza di un definitivo chiarimento, si rischia che questo ulteriore "balzello" si consolidi gravando le aziende di un’ulteriore gabella annua di 200,91 euro. Tutto questo mentre l’economia va a rotoli e la Rai continua a pagare cachet da favola. Una nota del Dipartimento delle Comunicazioni ha chiarito che un apparecchio si intende “atto” a ricevere le radioaudizioni se e solo se include nativamente (cioè fin dall’origine) gli stadi di un radioricevitore completo; sintonizzatore radio, decodificatore e trasduttori audio-video per i servizi televisivi, solo audio per i servizi radiofonici. Un apparecchio si intende “adattabile” a ricevere le radiodiffusioni solo se include almeno uno stadio sintonizzatore radio, ma è privo del decodificatore o dei trasduttori o di entrambi i dispositivi, che, collegati esternamente al detto apparecchio, realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo. Ne deriva, come conseguenza, che un apparecchio privo di sintonizzatori radio operanti nelle bande destinate al servizio di radiodiffusione non è ritenuto né atto né adattabile alla ricezione delle radioaudizioni (e conseguentemente per esso non va pagato alcun canone tv). Poniamo altresì in evidenza, per escludere ulteriori dubbi, che nei casi in cui l’azienda utilizzi monitordisplay non allo scopo di consentire al pubblico la visione di programmi televisivi, ma per effettuare promozioni di propri prodotti o servizi, il canone speciale Rai sarà comunque dovuto qualora il monitor-display sia dotato di sintonizzatore e dunque adattabile allo scopo della ricezione del segnale radiotelevisivo, a prescindere dall’effettivo uso diverso. 21 ECCELLENZE TRA I MAESTRI ARTIGIANI ECCO DUE SOCI DELLA CNA: CLAUDIO PISAPIA E MASSIMO ROSADONI I nomi dei due maremmani compaiono negli elenchi della Commissione regionale toscana per l’artigianato L a Crat, Commissione regionale toscana per l’artigianato, ha recentemente pubblicato gli elenchi contenenti i nominativi dei Maestri Artigiani. Per la provincia di Grosseto sono attualmente due i nominativi che hanno richiesto ed ottenuto il riconoscimento di “Maestro” e si tratta di due soci della CNA: Claudio Pisapia, titolare della Montis Pescalis Ceramiche, con sede a Montepescali, artigiano che produce e decora oggetti in ceramica, e di Massimo Rosadoni, titolare della Olpe Forme in Terracotta con sede a Castiglione della Pescaia, anch’esso operante nel settore della lavorazione e decorazione della ceramica. Ai due nuovi Maestri vanno i più calorosi auguri da parte della CNA di Grosseto. Il riconoscimento di Maestro Artigiano è disciplinato in Toscana dalla Legge regionale numero 53 del 2008. L’Articolo 22 (Maestro artigiano) dispone infatti che: 1. La qualifica di maestro artigiano è attribuita dalla CCIAA (Camera di commercio), previo parere della Crat, al titolare di impresa artigiana del settore dell’artigianato artistico o tradizionale o al socio di questa purché partecipi personalmente 22 all’attività. 2. I requisiti per il conseguimento della qualifica di maestro artigiano sono i seguenti: a) adeguata anzianità professionale maturata in qualità di titolare o socio dell’impresa artigiana; b) adeguato grado di capacità professionale, desumibile dai titoli acquisiti; c) elevata attitudine all’insegnamento del mestiere. 3. Le modalità e la specificazione dei requisiti per il conseguimento della qualifica di maestro artigiano sono stabilite con regolamento regionale di cui all’articolo 26. 4. Il maestro artigiano può svolgere attività di docenza e di tutor per la formazione pratica degli allievi nei corsi organizzati dai soggetti accreditati ai sensi della legge regionale 26 luglio 2002, numero 32 (Testo unico della normativa della Regione in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro). 5. L’elenco dei soggetti in possesso della qualifica di maestro artigiano è tenuto dalla Crat. 6. La Regione definisce specifiche iniziative atte a valorizzare l’attività dei maestri artigiani. Mentre l’articolo 23 (Bottega-scuola) stabilisce che: 1. Sono denominate bottega-scuola le imprese del settore dell’artigianato artistico e tradizionale dirette da un maestro artigiano. 2. La bottega-scuola può svolgere attività formative nell’ambito dello specifico settore dell’artigianato artistico e tradizionale di cui è espressione, con le modalità di cui alla legge regionale 32 del 2002. Per ottenere il riconoscimento di Maestro Artigiano, dove ne ricorrano i presupposti, va inoltrata una domanda alla sede della CCIAA dove ha sede l’impresa. Nella sede dell’Associazione è possibile reperire i moduli per l’inoltro della domanda ed è possibile anche avere maggiori spiegazioni in merito al riconoscimento. IL TUO DOMANI DIPENDE DALLE SCELTE DI OGGI. PROGRAMMA PREVIDENZA Unipol FuturoPresente* è la soluzione che ti consente di costruire una pensione complementare libera e sicura, con un’accurata gestione assicurativa. Così potrai mantenere lo stile di vita di oggi e realizzare ogni tuo progetto. Chiedi informazioni presso la tua agenzia Unipol Assicurazioni. (*) Piano Individuale Pensionistico di tipo assicurativo - Fondo Pensione iscritto all’Albo tenuto dalla COVIP con il n. 5050. Messaggio promozionale riguardante le forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione ai Piani Individuali Pensionistici (PIP) gestiti da Unipol Assicurazioni, leggere la Nota Informativa, il Regolamento e le Condizioni Generali di contratto che possono essere richiesti alle agenzie di Unipol Assicurazioni e consultati sul sito internet www.unipolassicurazioni.it, alla sezione previdenza complementare. GROSSETO Via De Barberi, 106/A Tel. 0564 417300 FOLLONICA Via Albereta, 44 Tel. 0566 53838 MANCIANO Largo D’Antona snc Tel. 0564 625047 ORBETELLO Via Mura di Levante, 10 Tel. 0564 863722 GROSSETO Via Svizzera, 229 Tel. 0564 458084 CASTEL DEL PIANO Via Dante Alighieri, 10 Tel. 0564 1962055 MASSA MARITTIMA Via Cappellini, 25 Tel. 0566 903775 ARCIDOSSO Via Roma, 12/B Tel. 0564 967410 Sconti aggiuntivi con la tua Convenzione.