Corso di “Economia degli intermediari finanziari” - Ciclo di conferenze didattiche
L’AREA FINANZA nella gestione
dell’intermediario bancario
Terzo Intervento - 30 marzo 2001
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LA REGOLAMENTAZIONE DEI RISCHI FINANZIARI:
(il programma)
evoluzione dei mercati internazionali e complessità dei rischi
tipici dell’attività bancaria;
identificazione dei rischi bancari: rischio di credito, di liquidità,
di interesse, di cambio, di mercato, paese, operativo;
i rischi e le decisioni di composizione dell’attivo e del passivo:
tecniche di Asset Liability Management (ALM);
il quadro normativo di riferimento internazionale e la disciplina
dei coefficienti patrimoniali della Banca d’Italia;
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• tecniche di misurazione dei rischi di mercato: l’approccio del
valore a rischio (V.A.R.);
• il ruolo degli strumenti derivati nella copertura dei rischi:
strategie di hedging e stabilizzazione del risultato netto
• l’istituzione della funzione di “risk management” per la gestione
accentrata dei rischi di mercato.
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Perché tanta attenzione per il controllo
dei rischi finanziari
Il processo di trasformazione dei mercati
finanziari internazionali ha amplificato l’attenzione
dei banchieri, delle autorità monetarie e degli
studiosi di economia bancaria per la gestione dei
rischi finanziari.
Alle tradizionali forme di rischio di credito e di
liquidità (che mantengono un ruolo di centralità
nella gestione bancaria), si sommano i rischi
connessi ad improvvisi mutamenti nelle condizioni
esterne dei mercati finanziari che possono
condizionare redditività e solvibilità delle banche.
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Perché tanta attenzione per il controllo
dei rischi finanziari (segue)
La maggiore attenzione per le fluttuazione di tassi,
cambi e borse è in sostanza determinata da:
• l’accresciuta volatilità dei mercati
• profonda trasformazione dell’attività bancaria
(deregolamentazione, liberalizzazione dei
movimenti di capitale, aumento della concorrenza,
ricomposizione degli attivi/passivi verso strumenti
a più lunga scadenza, costituzione di portafogli
finanziari a scopo di negoziazione, etc.)
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Asset Liability Management e
indicatori di rischio / rendimento
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I principali obiettivi dei sistemi di ALM sono:
misurare, controllare e gestire i rischi dell’attività di
intermediazione
analizzare l’impatto di variazioni inattese nelle condizioni
esterne di mercato sulla profittabilità della banca.
L’applicazione dei sistemi di ALM comporta la definizione di
indicatori di rischio/rendimento a cui riferire le decisioni
operative. Tali indicatori sono di norma:
margine di interesse (interessi provvista/impieghi)
margine di intermediazione (ricavi da servizi)
risultato di gestione (incidenza dei costi operativi)
utile netto (rettifiche crediti, plus-minus attività finanziarie)
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Modelli tradizionali di “ALM”
I sistemi più tradizionali di ALM propongono metodologie di
misurazione del rischio tasso nell’attività bancaria.
I modelli di “maturity gap” (definizione dell’ammontare di
attività/passività sensibili ai tassi) ) e “duration gap” (definizione
dell’elasticità del patrimonio al variare dei tassi) misurano,
infatti, la sensibilità rispettivamente del margine di interesse e
del valore economico del patrimonio netto a fronte di uno shock
esogeno nei tassi di mercato.
L’assunzione implicita, purtroppo poco realistica, è che tutti i
tassi di interesse aumentino o diminuiscano di uno stesso valore
percentuale.
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Modelli tradizionali di “ALM” (segue)
Il miglioramento delle tecniche di misurazione del
rischio di interesse consiste nel tener conto che i tassi
di operazione attive e passive possano muoversi in
modo non correlati con i tassi di mercato.
La presenza, inoltre, di poste di bilancio con scadenze
indeterminate e condizioni di revisione dei tassi non
prestabilite (depositi-impieghi a vista) ha richiesto
ulteriori evoluzione nei modelli di base di “gap
management”.
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Modelli innovativi di “ALM”
Con i sistemi più innovativi di ALM, ispirati alla teoria
di portafoglio, una volta definite le misure di
sensibilità degli indicatori obiettivo, (margine di
interesse e patrimonio netto) è possibile quantificare
discrezionalmente l’esposizione al rischio di interesse
in riferimento a:
• un dato orizzonte temporale
• una data probabilità di realizzazione delle variazioni
nei tassi di interesse.
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Modelli innovativi di “ALM” (segue)
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Nell’approccio di portafoglio si introducono criteri
omogenei di valutazione dell’attività di intermediazione
in grado di:
misurare-controllare il complesso dei rischi bancari
trasferire i rischi ai vari centri operativi (in funzione
delle reali possibilità di gestione)
allocare il capitale tra i vari centri operativi in
funzione del rapporto rischio-rendimento
valutare la performance (mostrando il contributo di
ogni unità operativa alla massimizzazione del reddito).
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Modelli innovativi di “ALM” (segue)
L’esposizione della banca non è più misurata con
riferimento ad un generico fattore di rischio (il tasso
di interesse), ma è collegata ad un complesso di fattori
di rischio , collegati tra loro, rappresentativi del
mutamento dell’intera struttura dei tassi per scadenza
interni ed internazionali.
La diversa variabilità dei tassi di mercato e le
rispettive relazioni di interdipendenza si rilevano
attraverso una stima della matrice delle varianze e
delle covarianze in cui si condensa l’informazione
relativa ai movimenti passati nei tassi di mercato
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Linee direttrici per la gestione dei
rischi: l’azione della Banca d’Italia
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La Banca d’Italia, coerentemente con le indicazioni formulate
in sede internazionale (Comitato di Basilea, Banca dei
regolamenti Internazionali, Direttive comunitarie) impone
agli intermediari finanziari requisiti minimi di capitale a
fronte dell’esposizione ad ognuno dei rischi seguenti:
rischi di credito delle attività in bilancio e delle posizioni
“fuori bilancio” e in strumenti derivati
rischi di mercato del portafogli di negoziazione
rischi di cambio dell’attività di intermediazione complessiva
rischi di regolamento, di controparte e di concentrazione del
portafogli di negoziazione
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L’adeguatezza patrimoniale
Per le autorità monetarie non è importante tanto la
determinazione di un grado ottimale di mezzi propri (peraltro
problematica sia sul piano teorico che sul piano delle
esperienze di gestione), quanto la definizione di un limite
inferiore al di sotto del quale non si ritiene che la banca debba
operare.
L’ammontare minimo (o adeguato) dipende:
• dai rischi dell’attività di intermediazione della banca
• dalle condizioni dei mercati in cui operano
• dalle scelte gestione riguardanti la composizione del bilancio
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Patrimonio a fini di vigilanza
Si tratta dell’aggregato patrimoniale utile al rispetto delle norme di vigilanza prudenziale
che legano gli spazi operativi alla disponibilità di un capitale “adeguato”. La tabella
seguente riassume gli elementi essenziali che lo definiscono:
Elementi positivi
Elementi negativi
Patrimonio Primario (o di base)
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capitale sociale o fondo di dotazione
sovrapprezzo emissione azioni
riserve da accantonamento utili
fondo rischi bancari generali
-
capitale sociale non versato
azioni proprie in portafoglio
immobilizzi immateriali e avviamento
perdite dell’esercizio e pregresse
Patrimonio supplementare (o secondario)
- riserve di rivalutazione monetaria
- strumenti ibridi di patrimonializzazione
- passività subordinate
- fondi non impegnati tra cui fondi rischi
eventuali su crediti
- minusvalenze su titoli
- perdite su crediti non contabilizzate
- insussistenze dell’attivo non contabilizzate
I coefficienti minimi obbligatori sono riferiti al rischio creditizio ed alla dimensione
dell’attività. Il primo coefficiente, definito di solvibilità, è pari all’8%; lo si ottiene
rapportando il patrimonio di vigilanza al complesso delle attività in bilancio (e fuori
bilancio), ponderate in base al rischio creditizio associato. Il secondo coefficiente
è riferito alle dimensione dell’intermediazione svolta in Italia ed è pari al 4,4%.
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Requisiti patrimoniali per
i rischi di mercato
Tali rischi riguardano tipicamente il portafoglio titoli non
immobilizzato della banca (valutato a prezzi di mercato o con il
criterio del “minore tra il costo ed il valore di mercato). Per le autorità
di regolamentazione i rischi a cui si fa riferimento sono:
• rischio di posizione: deriva dall’oscillazione dei prezzi (lo si divide in
rischio generico e specifico;
• rischio di regolamento: deriva dal mancato adempimento degli
obblighi di consegna dei titoli o degli importi dovuti;
• rischio di controparte: deriva dall’inadempienza contrattuale della
controparte.
Uno specifico requisito patrimoniale riguarda il rischio di cambio che
si applica nella misura dell’8% sulla “posizione netta in cambi”
dell’intero bilancio.
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Requisiti patrimoniali per
i rischi di mercato (segue)
Ci sono 2 approcci per quantificare l’esposizione al rischio di mercato:
• un primo prevede una metodologia standard elaborata dalle autorità di
vigilanza
• un secondo prevede la possibilità, subordinata al soddisfacimento di
alcune condizioni, di utilizzare modelli interni elaborati dalle banche a
propri fini gestionali.
In caso di utilizzo di modelli interni, le autorità consento di impiegare
la metodologia del valore a rischio per la determinazione del requisito
patrimoniale pari ad almeno 3 volte il VAR (99%) stimato dalla banca
in un arco temporale di 10 giorni.
A ciò si aggiungono criteri “qualitativi” riguardanti l’organizzazione
dei sistemi interni (unità operativa ad hoc di risk management), il
coinvolgimento del CdA e dell’alta direzione nel processo di controllo
di rischi.
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I principali rischi dell’attività di
intermediazione finanziaria
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Per rischio di mercato si intende generalmente l’ammontare
che può essere perduto da una posizione in bilancio (o in
derivati) ogniqualvolta cambiano le condizioni mercato; lo si
può ricondurre a diverse fonti:
rischio di credito
rischio di liquidità
rischio di interesse
rischio di cambio
rischio di mercato
rischio paese
rischio operativo
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La metodologia del valore a rischio
(VAR)
E’ un concetto di natura probabilistica che offre
una rappresentazione quantitativa della
possibilità che la perdita potenziale di un
investimento, in un dato periodo di tempo, superi
una certo valore critico definito “Value at Risk”
(o Valore a Rischio).
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Come determinare la perdita max
Per il calcolo bisogna disporre dell’intera gamma
dei risultati possibili e delle relative probabilità
di realizzazione:
• il campo di variazione (statistico) dei prezzi di
ogni strumento finanziario;
• la matrice delle correlazioni di ogni classe di
strumenti finanziari considerati.
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Come determinare la perdita max
(segue)
A discrezione dell’analista del rischio si possono
definire ad hoc:
• orizzonte temporale di analisi (in relazione alla
condizione soggettiva di chi opera; sono diversi
gli orizzonti operativi per il trader o il gestore);
• l’intervallo di confidenza (in relazione alla
precisione della stima; di norma 95% o 99%).
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Il VAR per la finanza integrata
La diffusione di metodi scientifici di controllo del
complesso dei rischi finanziari (VAR) è connessa al
tentativo della banche di considerare in maniera
coerente ed onnicomprensiva tutte le possibili
posizioni finanziarie, scavalcando le barriere che
dividono i diversi prodotti, mercati e strategie
dell’operatività bancaria.
La gestione della banca si identifica sempre più con
la gestione dei rischi di mercato in funzione di un
dato livello di preferenze degli azionisti.
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Le strategie di copertura dei rischi
• Micro-Hedging
si assume una posizione in
derivati per ridurre il
rischio di una singola
posizione in bilancio; in
questo caso non si tiene
conto della possibilità la
singola posizione di
rischio possa essere
parzialmente coperta da
altre operazioni già
presenti in bilancio.
• Macro-Hedging
si copre la posizione
complessiva di rischio
derivante da tutte le
attività / passività della
banca; in questo caso
l’obiettivo è di ridurre
l’esposizione al rischio di
singoli portafogli (titoli,
crediti) oppure dell’
insieme di attività e
passività in bilancio.
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Gli strumenti di copertura dei rischi
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Copertura “simmetrica”
(di norma poco costosa)
forward / fra
futures
interest rate swap
domestic currenncy swap
Copertura “asimmetrica”
(di norma molto costosa)
• opzioni sui tassi (cap
floor, collar)
• opzioni sui cambi
• opzioni su azioni / indici
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Le funzioni del “risk manager”
• Valuta il rapporto rischio-rendimento delle operazioni
finanziarie della banca
• contribuisce alla definizione di una metodologia integrata di
analisi del rischio per tutte le aree di attività della banca
• sviluppa meccanismi di controllo delle attività operative
• sceglie o contribuisce allo sviluppo di modelli di analisi dei
rischi legati alla diverse attività
• collabora alla pianificazione strategica ed alla allocazione dei
capitali in stretto raccordo con l’alta direzione
• sensibilizza manager e funzionari alla cultura del rischio
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BIBLIOGRAFIA
Mario Ghiraldelli
Eugenio Linguanti
L’ASSET MANAGEMENT
PER GLI INVESTITORI PRIVATI
STRATEGIE DI DIVERSIFICAZIONE, CONTROLLO DEI RISCHI E VALUTAZIONE
DEI RISULTATI NELLA GESTIONE INDIVIDUALE DEI PATRIMONI
Edizioni Il Sole 24 ORE - Ottobre 2000
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rischi di mercato