Anno 4 Numero 21 Luglio - Agosto 2008
Periodico bimestrale gratuito - Tiratura 1.000 copie - Autorizzazione Tribunale di Udine n. 15 del 15 marzo 2005
Segreteria telefonica e fax: 0431 35233 Sito internet: www.altaquotaonline.org
Direttore Responsabile: Andrea Doncovio Redattori: Simone Bearzot, Norman Rusin, Giuseppe Ancona,
Lorenzo Maricchio, don Moris Tonso, Sandro Campisi, Alberto Titotto, Silvia Lunardo, Vanni Veronesi,
Andrea Folla, Sofia Balducci, Christian Franetovich, Giovanni Stocco, Marco Simeon, Alessandro Morlacco,
Marc Puntel Progetto grafico, impianti e stampa: Graphic 2 - Cervignano
Centro Giovanile di Cultura e Ricreazione “Ricreatorio San Michele” via Mercato, 1 - 33052 Cervignano del Friuli (UD) www.ricreatoriosanmichele.org
Giancarlo Tomaselli - p. 4
Marocco
CROAZIA
Assan e Abdul,
a Cervignano
da 27 e 10 anni
Dalla Dalmazia
a Cervignano... con la
passione per il calcio!
Maria Rita D’Agostino - p. 4
Cervignano
G.M.G. - p. 6
ROMANIA
ITALIA
Alexandru,
20 anni, dal
1994 in Friuli
Briciole d’Arte - p. 6
Salvatore e Santa,
dalla Sicilia
in Australia
Integrazione: idea inadeguata di Norman Rusin
Non mi piace l’idea di integrazione. È un concetto sbagliato
e voglio tentare di spiegare il perché. Quando accogliamo
uno straniero nel nostro paese, la prima esigenza che ci si
presenta è quella di garantirgli protezione e diritti. E per
farlo è necessario che egli comprenda la nostra lingua, in
modo che possa capire le nostre leggi, che capisca le nostre
tradizioni e i nostri costumi, con cui diamo fondamento
alle nostre leggi. Questo significa integrare lo straniero
nella nostra cultura. Ma alla fine del percorso, lo straniero
non è più tale e noi accettiamo di ospitarlo soltanto a
condizione che diventi uno di noi. Paradossale.
Potremmo allora accettarlo senza che questo segua il
percorso appena descritto? Non c’è bisogno che rispetti
le nostre tradizioni, i nostri costumi, le nostre leggi?
Inaccettabile.
Credo che la soluzione migliore sia stata descritta dal
filosofo inglese John Stuart Mill nel suo Saggio sulla
libertà in cui dice che «Gli esseri umani avranno molto da
guadagnare se ciascuno tollererà che gli altri vivano come
meglio credono, invece di vivere come meglio credono gli
altri». Tolleranza e libertà. Due parole che suonano ...
continua a pag. 5
IMMIGRAZIONE
E STRANIERI
di Vanni Veronesi
Chi sono, cosa fanno,
come vivono gli stranieri
a Cervignano: è quanto
affronteremo in questo
numero di Alta Quota,
in cui avrete modo
di leggere le ultime
statistiche sulla presenza
straniera nella nostra
città, ma soprattutto la
voce dei protagonisti.
Assieme ad alcune
riflessioni che riguardano
tutti noi: dagli spunti
di Norman Rusin (a
sinistra) all’interessante
esperienza di Simone
Bearzot (a destra), che
ci racconta la storia
di Salvatore Manuele;
ovvero, quando a migrare
eravamo noi italiani.
alle pagine 2, 3, 4 e 5
Integrazione all’australiana di Simone Bearzot
Nell’immagine in prima pagina, accanto alle fotografie
degli stranieri di casa nostra, c’è un ‘intruso’. Si tratta
di Salvatore Manuele, italiano di nascita, australiano
d’adozione; per la precisione, la persona che mi ha
ospitato durante la permanenza ‘in famiglia’ alla Giornata
Mondiale della Gioventù di Sydney. Un incontro breve,
casuale, estemporaneo, ma inserito in un contesto e in
una situazione peculiare. Più di tutto, un esempio per
comprendere e definire meglio l’integrazione.
Salvatore, originario di Enna, è arrivato in Australia una
cinquantina di anni fa. Una storia come tante, segnata dalla
povertà e dalla speranza in un futuro migliore. Giunto
agli antipodi, ha conosciuto Santa, nata a Taormina, e
l’ha sposata. Oggi vivono in una bella casa alla periferia
di Sydney, in un tranquillo quartiere residenziale in stile
britannico. Tre figli dal nome italiano ma australiani a tutti
gli effetti, sposati con ragazze ‘autoctone’. Aussie, come
si dice da quelle parti.
Qui sorge il problema. Si tratta di una famiglia integrata?
E soprattutto, quanto e a quale prezzo? Partiamo da un
dato di fatto: sicuramente, Salvatore e Santa sono buoni...
continua a pag. 12
Monica Micolini - p. 8
Loredana Marano - p. 8
Mario Indri - p. 9
IL PUNTO SU...
IMMIGRAZIONE IN ITALIA
Immigrazione in Italia: le statistiche
Attualmente, lo studio più approfondito sulla presenza di
stranieri nel Belpaese è il Primo Rapporto sugli immigrati
in Italia del dicembre 2007, a cura del Ministero
dell’Interno. Ebbene, ecco alcuni dati rilevanti:
• Gli stranieri in Italia sono 2.938.922, pari al 5% della
popolazione.
• Dal 2003 al 2007 l'aumento complessivo della
presenza straniera in Italia si attesta all'89,7%: una cifra
impressionante. A livello di crescita, il primato spetta alla
Campania, con un + 127% (da 43.202 a 98.052 stranieri
residenti), mentre la Lombardia rimane al primo posto per
il numero di immigrati residenti (728.647), distanziando
di svariate centinaia di migliaia tutte le altre regioni.
• Per quanto riguarda la concentrazione di stranieri in
rapporto alla popolazione totale, la provincia di Prato
s'impone con il suo 10,7%, superando di gran lunga il 5%
di media nazionale: merito delle sue industrie tessili, che
richiamano moltissima manodopera, soprattutto cinese.
La parte più interessante, però, riguarda le varie nazionalità
di provenienza, illustrate nello schema sottostante:
Sbalorditiva la differenza, per la comunità ucraina
residente in Italia, fra maschi (23.058) e femmine (97.012):
fotografia perfetta dell’immenso flusso nel nostro paese
di colf e badanti provenienti proprio dall’Ucraina.
Già, le colf e le badanti. I sindacati confederali le stimano
in 1,5 milioni totali: stima esagerata, secondo i dati della
Caritas e del Ministero dell’Interno, che parlano invece
di circa mezzo milione. In ogni caso, la cifra è altissima e
ci parla di un mondo che sta diventando parte integrante
della famiglia del Duemila.
La clandestinità
Quanti sono gli immigrati clandestini in Italia? Per forza
di cose, quantificarli con precisione è impossibile, ma si
stima 650.000. Il Governo, come sappiamo, ha deciso di
promuovere una stretta sulla clandestinità, che da pochi
giorni è diventata aggravante di reato grazie alle misure
del pacchetto sicurezza, approvato al Senato il 22 luglio.
Il 24 luglio, inoltre, il ministro Maroni ha esteso a tutta
l’Italia lo stato d’emergenza per l’afflusso di clandestini,
spiegando, come riporta il sito internet del Messaggero
di Roma (30 luglio), che «nel primo semestre del 2008,
contrariamente alle previsioni ottimistiche, le persone
sbarcate in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, sono
state 10.611, mentre nello stesso periodo del 2007 erano
5.380. I dati complessivi relativi al 20 luglio di quest’anno
registrano arrivi per 13.102 unità».
Il ‘sogno italiano’? Per molti, pare proprio che esista.
VANNI VERONESI
Variazione annuale dei permessi di soggiorno in Italia
DIAMO LA PAROLA
TRE INTERVISTE PER
«L’Italia dev’essere più severa verso
gli stranieri che delinquono»
Un gruppo di croati,
da 7-8 anni a Cervignano.
Gli stranieri nella nostra città stanno aumentando di
numero. Questa constatazione di fatto è corroborata da
una serie di dati, che denotano una crescita esponenziale
di immigrati a Cervignano, prendendo in considerazione
anche il solo 2007.
Nel viaggio cittadino che abbiamo intrapreso alla
scoperta di questo variegato mondo di etnie, lingue,
usanze e religioni diverse dalle nostre, abbiamo scelto
tre fra le comunità straniere più numerose. Ed ecco
«La chiave di un’integrazione riuscita?
La capacità di adattarsi»
Intervista ad Alexandru Padure, 20 anni,
dal 1994 in Friuli
- Da dove venite e da quanti anni siete in Italia?
«Veniamo dalla Croazia, precisamente dalla Dalmazia,
dalle parti di Zara; siamo in Italia da circa sette - otto
anni».
- Come mai avete scelto di venire ad abitare qui a
Cervignano e non, magari, in una città?
«Noi all’inizio eravamo tutti a Trieste, dove si trovava la
maggior parte dei nostri connazionali; successivamente,
ci siamo spostati verso questa zona, dove abbiamo
trovato lavoro in diverse ditte come meccanici, muratori,
elettricisti, idraulici... Cervignano è una realtà abbastanza
tranquilla, dove poter crescere la famiglia con i figli; il
lavoro l’abbiamo trovato senza troppi problemi nelle
vicinanze e quindi siamo rimasti volentieri in questo
paese».
- Dopo diversi anni che siete qui vi sarete fatti
un’opinione sui cervignanesi o comunque sui friulani
in generale…
«I friulani sono persone molto in gamba: se tu dimostri
di essere onesto ti vengono incontro senza problemi e
ti aiutano ad inserirti nel tessuto sociale. Noi possiamo
dire che ci siamo sempre trovati bene con la gente del
paese, con i vicini di casa abbiamo instaurato un ottimo
rapporto: quando c’era bisogno di qualcosa si sono
dimostrati sempre disponibili a dare una mano.
Dal punto di vista burocratico non abbiamo avuto grosse
difficoltà, anzi: qualcuno di noi, dopo aver passato
qualche anno in affitto, adesso ha comprato casa».
- In futuro ritornereste in Croazia oppure pensate di
rimanere qua?
«Diciamo che da un punto di vista affettivo è logico che
il richiamo dei nostri cari ogni tanto si faccia sentire,
e questo è del tutto naturale; però, per come stanno
adesso le cose, qui stiamo bene e faremo crescere qui la
famiglia».
- I vostri figli come si trovano nelle nostre scuole?
«Noi abbiamo figli alle elementari e all’asilo e ci siamo
trovati bene sin dall’inizio, le insegnanti sono sempre
state gentili e disponibili, i bambini riescono ad ottenere
ottimi risultati per quanto riguarda il profitto ed inoltre
si sono fatti molti amici nelle varie classi: meglio di così
non si può chiedere...»
- Secondo voi vivere da emigrato nel nostro tempo
risulta difficile?
«Come già ho sottolineato prima, noi non abbiamo mai
avuto problemi, nemmeno per quanto riguarda il lavoro,
il permesso di soggiorno e l’inserimento in questa realtà,
anche perché alcuni di noi sono arrivati qua già con un
mestiere e una casa.
C’è da fare un distinguo, a nostro avviso, rispetto ad una
ventina di anni fa, quando c’era ancora la guerra fredda,
i controlli erano molto più serrati e quindi non c’era la
libertà di passare i confini. Oggi invece, con l’Europa unita
e la conseguente apertura delle frontiere, i controlli sono
diminuiti e quindi molta gente proveniente dall’Europa
dell’Est ha approfittato della situazione per entrare in
Italia, magari senza autorizzazione e senza lavoro. Poi,
purtroppo, per una parte di questi che delinque ci vanno
di mezzo tutti gli stranieri in generale!
Secondo noi lo Stato Italiano dovrebbe essere più
severo proprio nei confronti di questa fetta di gente,
con delle leggi più rigide, come accade in Germania per
esempio».
- Vi ringraziamo per la chiacchierata e speriamo di
vedervi sempre nei nostri campi da gioco.
«Grazie a voi, attendiamo l’apertura del campo in
sintetico!»
SANDRO CAMPISI
Nella foto in alto: due degli intervistati
durante una partita del torneo di calcetto
in Ricreatorio (maggio 2008)
- Quando sei arrivato in Italia e qual è stato il primo
impatto?
«In un certo senso la mia famiglia si è trasferita in Italia per
scelta di vita. Dopo la rivoluzione del 1989, la situazione
della Romania è completamente cambiata, consentendo
a tutti una maggiore libertà. Mia madre, campionessa
internazionale di tennis da tavolo, arrivò a Trieste nel
1990 con un contratto da allenatrice, ed il resto della
famiglia la seguì negli anni successivi. Io sono arrivato nel
1994, e dopo alcuni anni ci siamo trasferiti a San Giorgio
di Nogaro, dove abitiamo tuttora, anche se conosco
molto bene la realtà di Cervignano. Paradossalmente,
l’impatto più significativo non è stato l’arrivo a Trieste,
città di confine e da sempre cosmopolita, ma piuttosto il
trasferimento a San Giorgio: per me, abituato a vivere
in una grande città come Bucarest, è stata davvero una
grossa novità!
- E poi, com’è continuato il tuo percorso in Italia?
«Nel ’94, appena arrivato, sono stato iscritto alla prima
elementare qui in Italia. Dopo le elementari vennero le
medie e poi l’iscrizione all’Istituto Tecnico per il Turismo
di Lignano. Gli anni delle scuole superiori sono stati
indimenticabili, sia per la formazione che ho ricevuto,
sia per le esperienze che ho potuto vivere. Tanto per farti
un esempio, nel 2005 ho partecipato all’organizzazione
dell’EYOF, le giornate olimpiche della gioventù europea,
tenutesi proprio a Lignano. L’anno scorso mi sono
diplomato con il 100 e lode, una grande soddisfazione. Per
questo mio risultato sono stato invitato a Roma, assieme
ad altri ragazzi, per essere premiato dal Presidente della
Repubblica e dall’ex Ministro Fioroni».
- Complimenti! Attualmente, che attività svolgi?
«Sono iscritto a Scienze Internazionali e Diplomatiche,
anche se ultimamente non sto seguendo tantissimo i
corsi. Oltre a questo, collaboro con varie aziende italiane
e romene, svolgendo attività di interprete e promuovendo
le attività di aziende italiane in Romania e viceversa. Si
tratta, in realtà, di un’attività piuttosto varia, non inserita
in un quadro professionale definito: ad esempio procuro
i contatti ad aziende italiane che vogliono aprire delle
filiali in Romania. Infine, nel mio paese di origine sto
seguendo alcuni corsi di marketing, e partecipo alla
promozione dell’immagine della Romania. Di recente ho
collaborato con le autorità, prendendo parte anche a delle
trasmissioni televisive».
- Da quanto mi dici, sembra che tu torni spesso in
Romania. L’immigrazione rumena ha creato non poche
polemiche negli ultimi tempi, tu cosa ne pensi?
«Sono molto legato al mio paese, e torno a Bucarest
almeno due o tre volte l’anno, sia per salutare parenti ed
amici, sia per motivi di lavoro e studio. Per quanto riguarda
l’immigrazione rumena in Italia, la situazione è molto
più complessa e variegata di quanto sembri. In primo
luogo, bisogna tenere conto della provenienza geografica
delle persone: la Romania non è un paese omogeneo, ma
presenta al suo interno forti differenze, soprattutto tra la
città, più avanzata, e la campagna, ancora molto arretrata.
Per fare un esempio, il divario è simile a quello che
esisteva tra la Milano degli anni ’60 e le campagne della
Sicilia nello stesso periodo. Questa differenza spiega
la diversità di cultura e mentalità, anche tra cittadini
rumeni presenti in Italia. Nel parlare di criminalità, poi,
bisogna ricordare che le strumentalizzazioni della stampa
AI PROTAGONISTI
IL PUNTO SU...
STRANIERI A CERVIGNANO
TRE COMUNITà STRANIERE
allora i Rumeni, qui rappresentati non proprio da un
Cervignanese, bensì da un Sangiorgino; quindi i Croati,
che abbiamo trovato - cosa frequentissima - nei campi
da gioco del Ricreatorio; infine i Marocchini, e per loro
abbiamo scelto i più famosi in assoluto, «quelli della Coop
di via Roma», come li conoscono tutti, figli di un paese
che nella sua lunga e dolorosa tradizione di emigrazione
è divenuto ormai proverbiale. Ecco le testimonianze dei
diretti interessati.
sono spesso nocive, soprattutto per chi vive e lavora
onestamente. Inoltre, anche se non ci sono giustificazioni
per un atto criminale, bisognerebbe tenere conto della
situazione di chi lo commette, e questo è particolarmente
vero per gli immigrati».
- Come vedi il rapporto tra Italiani e Rumeni? Hai dovuto
sopportare episodi di razzismo?
«Non posso negare che ci siano stati momenti di
difficoltà, credo dettati più dall’ignoranza che da vero
e proprio razzismo, ma nel complesso mi sono sempre
trovato bene in Italia.
La chiave di un’integrazione riuscita, secondo me, è la
capacità di adattarsi alla situazione che si trova nel paese
che ti ospita, senza pretendere subito di cambiarla. In
un certo senso mi stupisce che tra gli italiani, popolo
di emigranti, ci siano delle difficoltà ad accettare gli
stranieri, ma bisogna anche dire che le autorità italiane
non sono state in grado di arginare gli eccessi del
fenomeno immigrazione. Un lavoro assieme al governo
rumeno sarebbe potuto iniziare già 10-15 anni fa, mentre
purtroppo i provvedimenti sono arrivati troppo tardi,
anche a causa della scarsa disponibilità della controparte
rumena».
- Per concludere, una domanda sulla realtà locale:
esistono comunità rumene a Cervignano?
«Nella nostra zona non esistono delle vere e proprie
comunità, presenti invece nelle città più grosse, come
Udine o Trieste. Nonostante la presenza numerosa,
infatti, i miei connazionali hanno spesso poco tempo da
dedicare alla vita sociale, oppure non si incontrano per le
differenze interne di cui ti ho già parlato.
In altre zone d’Italia la situazione è diversa: ci sono
casi in cui un intero paese della Romania si trasferisce,
nel tempo, in una città italiana, creando un’identità
molto forte. Nella nostra zona, comunque, il centro
di aggregazione più significativo è dato dalla chiesa
ortodossa rumena di Udine».
ALESSANDRO MORLACCO
«Se uno si comporta bene, si trova bene.
Se uno dimostra rispetto, ottiene rispetto».
Intervista ad Assan e Abdul Majid a Cervignano
rispettivamente da 27 e 10 anni
Abdul
Assan
- Perché siete venuti in Italia?
È Assan a rispondermi: «Perché in Marocco mancava
il lavoro. Vivevamo in una città a circa 100 km da
Casablanca e io fino a vent’anni ho studiato, poi però la
povertà e la mancanza di lavoro mi hanno spinto a venire
in Europa, attraverso la Spagna, in treno. Giunto in Italia,
ho girato per tutto il Friuli - Venezia Giulia, ma alla fine
mi sono stabilito a Cervignano, poiché mi ci trovavo
bene».
- Parliamo della vostra permanenza in Italia: lavoro e
famiglia.
«Ultimamente la situazione non è facile: il lavoro è
molto calato e gli affari non vanno benissimo, ma riesco
comunque a vivere discretamente e a mettere da parte del
denaro da inviare a mia moglie e mio figlio in Marocco.
Loro sono rimasti là, è stata una mia decisione, perché
mi sembrava la soluzione migliore. D’altra parte io torno
spesso in Marocco a trovare la famiglia e, ora come ora,
la situazione nel mio paese è migliorata rispetto a quando
io partii: c’è meno povertà, si vive meglio».
La situazione è diversa per il fratello di Assan, Abdul
Majid: «Io vivo qua con mia moglie e mio figlio. Lui è
appena nato, ha pochi mesi ed è un cittadino italiano a
tutti gli effetti. Crescerà e frequenterà la scuola italiana:
diventerà un vero italiano, insomma».
- Integrazione: come vi trovate in Italia?
«Benissimo, la convivenza qui è facile, perché la gente
ormai ha fiducia in noi, conoscendoci da tanti anni».
Affermazioni che conducono alla perfetta quintessenza
del loro pensiero, da entrambi più volte ripetuta: «Se uno
si comporta bene, si trova bene. Se uno dimostra rispetto,
ottiene rispetto».
Mi racconta Assan: «La gente non ci guarda più con
sospetto, sono abituati a noi e sanno che ci siamo sempre
comportati bene. Recentemente è capitato addirittura
che una signora che stava entrando alla Coop mi abbia
lasciato in custodia i suoi due figli piccoli. Spesso succede
invece che la gente mi affidi le borse della spesa, se deve
lasciarle un momento».
- Insomma, non vi sentite discriminati? Trovate facile
vivere insieme agli italiani?
Mi risponde Assan: «Sì, senza dubbio, ormai io e mio
fratello ci sentiamo italiani. Ti basti pensare che quando
ci sono le partite della nazionale italiana faccio il tifo
quasi più degli italiani ‘veri’. E poi considero questa
città la mia casa: se sono lontano da Cervignano provo
nostalgia. Certo quando sono qua mi manca il Marocco
e la mia famiglia, tutto quello che ho lasciato là, ma poi
quando sono là mi manca Cervignano, è inevitabile».
- Secondo voi, è più facile integrarsi in una grande città
o in una piccola comunità come Cervignano?
«Non saprei» risponde Abdul, «noi siamo sempre vissuti a
Cervignano e ci siamo trovati bene, ma il principio credo
che valga in generale. Se uno si comporta onestamente,
può vivere bene dovunque. Credo dipenda anche dal
carattere del singolo e dal tipo di lavoro che vuole fare».
- Parliamo della vita sociale, delle feste: come passate
il vostro tempo libero? Conoscete a Cervignano altri
marocchini?
«Io ho anche amici italiani» dice Abdul «e comunque non
è difficile socializzare con gli italiani. Di marocchini ne
conosco, sì, ma a Cervignano non ce ne sono moltissimi.
Ci sono i nostri cugini: qualcuno fa l’operaio, qualcun
altro il venditore come noi. Le feste le passiamo per lo
più in famiglia, oppure andiamo in Marocco dai parenti:
non stiamo con gli altri marocchini in comunità chiusa,
se è questo che intendi».
Assan invece mi guarda sorridendo: «Io sono qua dalle
sette di mattina alle sette di sera, e quando chiudo la
bancarella vado diritto a casa. Comunque anch’ io, quando
ci sono occasioni di festa, di solito vado in Marocco a
trovare la mia famiglia».
- Passiamo alla religione: com’è essere musulmani in
un paese cattolico? Cosa pensate della convivenza fra
cattolici e musulmani?
Risponde Assan: «Io credo che ognuno dovrebbe avere la
libertà di fare quello che preferisce, in fatto di religione.
Io sono musulmano, ma, anche nel mio paese, non c’è
particolare integralismo. Io pratico, certo, ma prego da
solo, perché a Cervignano non c’è un moschea; ci sono
andato giusto un paio di volte a Monfalcone, in occasione
di festività importanti».
Anche suo fratello Abdul è dello stesso avviso: «Io
personalmente non ho mai subito intolleranze religiose
né tantomeno razziali e ho sempre potuto praticare in
libertà la mia religione».
- Per restare in tema, cosa pensate del problema dei
crocifissi nelle aule scolastiche?
«Quelle sono cose che non mi interessano» risponde
sempre Abdul. «Sono solo sciocchezze. Io dico: siamo
in Italia, dobbiamo rispettare gli Italiani e le loro
tradizioni, non possiamo mica cercare di cambiarle! Se
a un immigrato queste tradizioni non vanno bene, può
anche tornarsene al suo paese. Se stiamo qui, dobbiamo
adattarci».
- Per concludere, un vostro pensiero sulla diffidenza
nei confronti degli stranieri, spesso connessa al tema
dell’immigrazione.
Abdul: «Io penso che sia importante che una nazione
accetti gli immigrati che vengono a lavorare: sono
una ricchezza in più. E poi gli italiani non si devono
dimenticare di aver avuto loro stessi una lunga tradizione
di emigrazione.
Penso che un paese che si chiuda del tutto all’immigrazione
dia un’impressione di razzismo. Per quello che riguarda
la diffidenza verso lo straniero, è normale che ci sia,
anche se è spesso ingiustificata: fra gli immigrati ci sono
delinquenti come ce ne sono fra i cittadini italiani. Noi
marocchini non siamo mica tutti criminali: anche nel mio
paese c’è la brava gente e ci sono i delinquenti, e non
è assolutamente vero che solo quest’ultimi vengono in
Italia!».
Una città sempre più variegata
Anche in una piccola realtà come Cervignano, gli spunti
per un’indagine sull’immigrazione non mancano. Ecco,
innanzitutto, alcuni numeri:
• Totale stranieri: 1013
• di cui maschi: 521
• di cui femmine: 492
• di cui minorenni (nati dopo il 31/12/1989): 215 (124
maschi; 91 femmine)
• di cui nati in Italia (tutte le età): 101 (56 maschi; 45
femmine)
• Numero di famiglie con almeno uno straniero: 475
• Numero di famiglie con intestatario straniero: 380
MARCO SIMEON
VANNI VERONESI E MARC PUNTEL
Nazionalità per nazionalità, ecco la situazione all’anagrafe
aggiornata al 31/12/2007:
STATO DI
PROVENIENZA
Albania
Argentina
Austria
Belgio
Bielorussia
Bosnia-Erzegovina
Brasile
Bulgaria
Camerun
Cina
Colombia
Croazia
Cuba
Ecuador
Egitto
Estonia
Etiopia
Federazione Russa
Filippine
Francia
Germania
Ghana
Gibuti
Guatemala
Kenia
Lettonia
Macedonia
Malta
Marocco
Moldova
Nigeria
Polonia
Portogallo
Regno Unito
Repubblica Ceca
Repubblica Dominicana
Repubblica Slovacca
Romania
Serbia
Slovenia
Somalia
Spagna
Stati Uniti d’America
Sudan
Svizzera
Thailandia
Tunisia
Ucraina
Ungheria
Uzbekistan
Venezuela
Yugoslavia
MASCHI
FEMMINE
73
1
2
0
2
61
1
2
1
17
8
111
0
0
2
0
0
0
3
0
4
1
0
1
1
0
25
0
39
2
0
13
0
4
1
0
1
57
12
7
1
0
1
1
2
0
9
6
1
0
0
48
39
1
6
1
5
49
3
2
0
20
10
88
8
1
0
3
3
4
3
2
5
0
1
2
0
1
14
1
21
7
1
15
1
3
2
2
6
60
13
10
0
3
1
2
0
2
5
30
5
1
1
29
Piccola indagine socio-urbanistica
Qualche mese fa, in occasione del Torneo di calcetto,
il Ricreatorio ha ospitato numerose squadre composte
da persone provenienti dai paesi della ex-Jugoslavia:
un’affluenza straordinaria, che francamente ci ha stupito,
tanto per i numeri, quanto per la sostanziale novità. In
redazione, allora, ci siamo domandati se queste comunità
siano davvero fuse nel tessuto sociale della città, oppure
se, in un certo senso, ‘facciano gruppo’ a sé. Interviste
a parte, ci è parso interessante verificarlo a livello
urbanistico: dove abitano gli stranieri di Cervignano?
Esistono concentrazioni - passateci il termine forte - da
‘ghetto’ oppure no? Il risultato, pur nella non scientificità
di quest’indagine, è a suo modo interessante.
Le zone maggiormente abitate da stranieri sono
senz’altro i quartieri periferici, come la zona della
Capoia e soprattutto i nuovi isolati sorti nella Turisella,
dove c’è una certa concentrazione di persone provenienti
dalla ex Jugoslavia. In centro, gli immigrati vivono
specialmente nelle zone della posta e della stazione dei
treni, ovvero quelle con i costi d’affitto più bassi. In
generale, comunque, non si notano concentrazioni ‘da
ghetto’: la distribuzione degli stranieri nella nostra città
pare davvero essere uniforme.
punti di vista
ACCOGLIENZA E
ASSISTENZA
Intervista a Giancarlo Tomaselli, responsabile del
circolo locale delle ACLI
Quando si parla di immigrazione, bisogna parlare anche
di quelle associazioni che lavorano a favore dei cittadini
stranieri, cercando di facilitare il loro inserimento
sociale, culturale e lavorativo nella realtà locale.
Abbiamo incontrato Giancarlo Tomaselli, responsabile
del circolo delle ACLI, per capire in che modo questa
associazione si adoperi a favore di chi viene visto dai più
come ‘diverso’.
- Quali servizi offrite ai cittadini stranieri?
«Offriamo principalmente due tipologie di servizi: il
servizio Sportello immigrati e il servizio ACLI Colf.
Il primo è una consulenza data a persone straniere
extracomunitarie che hanno bisogno di regolarizzare la
loro posizione in Italia; riguarda per lo più problemi di
carattere legale e prende in considerazione la normativa
vigente. Si rivolge a situazioni non regolari o a persone
e situazioni regolari che hanno però necessità di una
variazione o di un ampliamento, ad esempio per
ricongiungimento familiare o per il rinnovo del permesso
di soggiorno.
ACLI Colf è invece un servizio di consulenza per quanto
riguarda le collaborazioni familiari; si rivolge a persone
con situazioni regolari che vogliono lavorare nel settore.
L’ACLI è in contatto con il Centro per l’impiego dal
quale riceve una lista con la richiesta di lavoro; il nostro
compito è dunque quello di avvicinare il lavoratore e il
datore e di offrire assistenza per i contratti di lavoro.
Oltre a questi due servizi, organizziamo attività di
carattere sociale per avvicinare la comunità locale e i
cittadini extracomunitari, devo dire con grandi difficoltà.
Nel 2006 a Cervignano e nel 2007 a Palmanova l’ACLI,
in collaborazione con il Comune, ha organizzato una
festa per promuovere quello che fanno le associazioni e
l’Ambito Distrettuale, di cui fanno parte 18 comuni e di
cui Cervignano è capogruppo».
- C’è quindi una collaborazione tra ACLI, altre
associazioni e Comuni?
«Sì, collaboriamo con il Comune e abbiamo finanziamenti
da parte del Comune per le attività da noi organizzate in
base a convenzioni fatte nel piano di zona, ma è ancora
troppo poco. Nell’ambito dei vari Comuni, l’Ambito
Territoriale collabora con altre organizzazioni inserite
sul territorio per quanto riguarda l’immigrazione: con
la ALEF, che è l’analogo del servizio ACLI immigrati
all’interno della CIGL, con la Caritas di Palmanova, con
l’associazione ‘Vicini di casa’, che aiuta a trovare una
casa, e con altre organizzazioni di Udine che hanno il
ruolo di mediatori culturali. Ognuno lavora all’interno del
progetto immigrazione nel suo ambito e compito».
- I vostri servizi sono conosciuti? Gli stranieri ne
approfittano?
«I servizi sono conosciuti, anche se molti si rivolgono a
noi grazie al passaparola o perché una persona conosciuta,
appartenente alla loro stessa etnia, ne ha già usufruito.
Offriamo due ore alla settimana per il servizio Sportello
immigrati e due per ACLI Colf, anche se spesso le ore
diventano tre perché c’è tanta gente: spesso ci sono file
A SCUOLA
D’INTEGRAZIONE
Intervista a Maria Rita D’Agostino, referente delle
scuole medie per l’integrazione degli stranieri
L’integrazione a scuola? Dipende dall’aiuto degli
insegnanti, ma soprattutto dalle attitudini proprie dei
ragazzi e dalla presenza della famiglia alle spalle. Ne
abbiamo parlato con Maria Rita D’Agostino, la referente
della scuola media ‘Randaccio’ per l’inserimento degli
studenti stranieri nella struttura educativa nostrana.
- Qual è la sua esperienza in questo settore?
«Tengo questo incarico dal 2001. Prima di iniziare, ho
rivisto i dati relativi ai flussi di studenti stranieri, a partire
da quelli della ex Jugoslavia. Si può dire che Cervignano
è sempre stata sollecita al discorso immigrazione. In
passato, abbiamo avuto grossi problemi con i ragazzi
albanesi, in gran parte clandestini e senza una famiglia
alle spalle. Negli ultimi anni, invece, c’è maggiore
eterogeneità: i nuovi studenti provengono dai Paesi
dell’est, dalla Polonia e dalla Romania, dalla Croazia, ma
anche da Marocco, Tunisia, Colombia e Cina».
- Qual è il primo approccio di studenti e famiglie alla
realtà italiana?
«Con i ragazzi che arrivano già scolarizzati è tutto molto
più semplice; quando invece nel paese di origine vi sono
scuole ‘anomale’, come nel caso del Marocco, nascono
difficoltà legate non solamente all’apprendimento della
lingua italiana. Bisogna scindere l’integrazione come
lingua dall’integrazione come cultura e adattamento.
Detto questo, il primo approccio con gli studenti stranieri
e le loro famiglie avviene a livello di segreteria: ai genitori
viene spiegato il funzionamento della scuola, le regole per
quanto riguarda il libretto, le assenze e quant’altro. Tutto
questo è stato tradotto nelle sette lingue più comuni, per
venire incontro a chi non conosce ancora l’italiano».
- Quali sono invece i passi successivi?
«Nella fase seguente risulta fondamentale la figura
del mediatore, il quale si occupa della traduzione,
dall’italiano alla lingua del ragazzo, di tutta una serie
di informazioni, comprese le indicazioni didattiche
precedenti fornite dagli istituti di provenienza: in
questo modo è possibile comunicare sin dalle prime fasi
dell’incontro. Infine, c’è l’ingresso in classe, che viene
mantenuta o meno a seconda della scelta della famiglia,
al termine di un periodo di prova di venti giorni circa. Di
solito, cerchiamo di inserire il ragazzo in classi dove vi
siano altri stranieri, perché questo aiuta l’apprendimento
della lingua e la comunicazione. La programmazione è
personalizzata e consiste nell’insegnamento dell’italiano
e in un programma semplificato delle altre materie: storia,
geografia, scienze, talvolta le lingue».
- In media, quanto tempo ci mette un ragazzo straniero
ad imparare le basi dell’italiano?
«Dipende dalla provenienza. Se l’alunno ha alle spalle
una famiglia che si interessa e che lo segue, questo aiuta
molto. Solitamente, se un ragazzo arriva a settembre,
nel giro di tre o quattro mesi ha una buona base di
comprensione. Per quanto riguarda la fase attiva, ovvero
la conversazione, dipende anche dalle caratteristiche di
ogni singolo ragazzo: i più timidi ci mettono di più, quelli
che invece ‘si buttano’ e provano imparano in fretta».
- Come reagiscono i ragazzi italiani all’inserimento di
un compagno straniero?
«Bene, sono molto disponibili e si sentono partecipi. Per
questo tipo di attività collaboriamo con due cooperative
Via Marcuzzi Montes 27
Telefono 0431 32505
Cervignano del Friuli (UD)
di 15-20 persone. Se dovessi quantificare l’affluenza ai
nostri servizi, direi che in un anno si va dalle 500 alle
1000 persone».
- Si riscontrano diversi approcci, diverse esigenze, a
seconda del paese d’origine?
«C’è una tendenza, negli stranieri, a creare dei gruppi
etnici che interagiscono tra loro. Qualche differenza
c’è: i marocchini, ad esempio, sono molto ben inseriti
a Cervignano e quindi con loro la comunicazione è più
facile, ed è più semplice rapportarsi anche perché sono
persone molto estroverse. Un altro gruppo etnico molto
numeroso è quello dei cinesi. Con loro è più difficile
instaurare un rapporto e si rivolgono a noi soprattutto
per la regolarizzazione. C’è poi il gruppo dell’Europa
orientale, che è il più ‘smaliziato’: sono i più affini a noi,
usufruiscono dei nostri servizi con più facilità, soprattutto
per quanto riguarda gli avvicinamenti familiari, e sono
quasi tutti già inseriti all’interno della comunità».
- Quali sono i problemi più frequenti di queste
persone?
«I loro problemi sono soprattutto problemi finanziari; ci
sono famiglie numerose, in continua espansione. Le loro
paure, le loro domande sono: “Come possiamo vivere?
Come possiamo risolvere i nostri problemi sanitari?”.
Queste persone spesso vivono con redditi bassissimi, ma
sicuramente esiste anche tanto lavoro nero».
- E noi Italiani, o in particolare noi Cervignanesi, come
accogliamo gli stranieri?
«Si riscontra ancora molta difficoltà da parte della
gente ad accettare il ‘diverso’. È quasi normale che uno
straniero trovi una specie di blocco all’entrata. Quello che
si dovrebbe portare avanti è un discorso di accoglienza
e di solidarietà. Spesso, uno dei motivi per i quali c’è
astio e diffidenza verso lo straniero è il fatto che questi
sia avvantaggiato nell’assegnazione delle case popolari;
subito si è allora portati a pensare che gli stranieri “ci
portano via tutto”».
SILVIA LUNARDO
di mediazione, Cevi e Cesi. Se, ad esempio, dobbiamo
inserire un marocchino, viene in classe un mediatore
che illustra il paese d’origine del nuovo alunno, con usi,
costumi, tradizioni popolari. Il ragazzo stesso racconta
agli altri le proprie esperienze: in questo modo, gli studenti
italiani si sentono coinvolti e si crea un interessante
confronto. Per i polacchi, ad esempio, la nostra scuola è
‘molto buona’ rispetto alla rigidità dei loro istituti».
- Quanto conta la personalità del singolo?
«L’inserimento è sempre soggettivo: un ragazzo polacco
è diventato in poco tempo uno dei leader della sua classe.
Veloce nell’apprendere, è ora un traino per i compagni
più deboli. Dipende dal carattere: un alunno di origine
albanese è stato eletto rappresentante, votato dai suoi
compagni, e sta avendo ottimi risultati giocando a calcio.
Lo sport, da questo punto di vista, è un grande strumento
d’integrazione. Diciamo che la scuola può aiutare per il
40%, ma il restante 60% dipende dai ragazzi: questo vale
ovviamente anche per gli italiani».
- Ci sono problemi di tipo culturale nell’inserimento di
un ragazzo straniero?
«Abbiamo avuto il caso di una bambina tunisina che non
poteva mangiare in mensa, assieme ai suoi compagni,
perché la famiglia non si fidava del cibo che veniva servito.
Abbiamo tentato in tutti i modi di rassicurare i genitori
sull’assenza di carne di maiale da alcune portate, ma non
è servito. Un peccato, perché il momento del pranzo è
molto utile per permettere ai ragazzi di socializzare.
Diciamo che, in generale, il mondo islamico è un po’ più
diffidente, mentre con gli studenti provenienti dall’Europa
dell’est o dal Sudamerica non ci sono problemi».
- In definitiva, siete soddisfatti del lavoro svolto?
«Questo è il mio ottavo anno da referente: devo dire
che ho assistito ad una crescita notevole, ad esempio,
nell’interessamento della Regione per il fenomeno
immigrazione. Sia chiaro: non è una cosa semplice e
richiede grande impegno da parte degli insegnanti. Ci
riusciamo al 70%. Non è il massimo, ma per affrontare
tematiche e difficoltà di questo tipo non si può che essere
ottimisti».
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un futuro tutto
da costruire
Diciamolo fin da ora: il fenomeno dell’emigrazione ha
raggiunto proporzioni immense, epocali. Si possono regolare
gli ingressi, si può tentare di arginare la clandestinità, si può
discutere su provvedimenti più o meno severi in termini di
rimpatri, ma pensare di fermare questo esodo significa essere
ciechi davanti al mondo.
Spesso viviamo in modo conflittuale questa situazione, fra
la consapevolezza del bisogno di chi sia disposto a svolgere
mansioni che noi non siamo più disposti a fare; e la diffidenza
nei confronti del diverso. Le comunità straniere, se da un
lato cercano l’integrazione quale bisogno vitale, dall’altro
non abbandonano le proprie frequentazioni ed abitudini,
rendendoci, per così dire, estranei in casa nostra. Eppure è
meglio farsene una ragione: in un paese in cui l’assistenza
agli anziani e l’educazione delle nuove generazioni sono così
condizionate dalla presenza di immigrati, l’integrazione non
può essere una speranza o l’auspicio della classe politica; è
già una realtà di fatto, una via senza ritorno.
È possibile che qualcuno sia infastidito dal fatto che
la ricchezza prodotta da noi venga consumata altrove.
D’altronde anche per noi è stato così: per lunghi anni l’intera
economia di vaste aree del nostro paese si è basata sulla
rimessa degli emigranti. Ma la presenza di immigrati ha radici
ben profonde nel tessuto economico e sociale di molte nostre
comunità. Fra di essi vi sono consumatori, forza lavoro, ma
anche famiglie, imprenditori, commercianti: la loro presenza
anima e sostiene il mercato immobiliare, ha rivalutato realtà
abitative considerate marginali.
Ciò che ci attende è una integrazione nuova, affidata alle
nuove generazioni, fatta di promiscuità ‘trasversale’, senza
condizionamenti etnici, ma non priva di difficoltà ed anche
di sofferenza originati dalla distanza culturale di riferimento.
Si pensi ai matrimoni misti e alle scelte educative per i figli.
Lo stesso sostegno demografico sembra ormai affidato alla
fertilità dei nuovi gruppi etnici: l’Italia, è bene ricordarlo,
ha un indice di natalità fra i più bassi al mondo, e se non
ci fossero gli stranieri i dati sarebbero molto più prossimi
allo zero! La sostanziale sterilità della ‘coppia nazionale’
ci sta conducendo ad un invecchiamento insostenibile, con
conseguente assottigliamento della popolazione attiva. Non
è insensata l’affermazione che vede affidata la pensione dei
lavoratori di oggi proprio agli immigrati.
Giuseppe Ancona
IL PARERE DI DON MORIS
Basta passare un venerdì mattina in canonica, durante la distribuzione delle ‘borse spesa’
della Caritas, per capire come la popolazione di Cervignano sia notevolmente cambiata in
questi ultimi anni. Infatti, mentre un tempo erano soprattutto cervignanesi a bussare alle
porte della Chiesa, ora invece sono soprattutto immigrati stranieri a chiedere un aiuto per il
proprio sostentamento.
Non voglio entrare nel merito delle reali condizioni di queste persone, ma è ormai un fatto
evidente che a Cervignano convivono culture diverse e in misura più consistente rispetto ai
vari Comuni che ci circondano. La collocazione geografica, la prossimità a importanti nodi
stradali e ferroviari, la dimensione della cittadina e i numerosi servizi che offre giocano un
fondamentale ruolo d’attrazione. La comunità non può non prendere atto di questa situazione
che, peraltro, è tuttora in evoluzione.
La parola–chiave, ormai, non può che essere ‘integrazione’, l’atteggiamento più corretto che
ha caratterizzato ogni migrazione, pur con tutte le sue difficoltà. Dovremmo ricordare, ad
esempio, tutti i nostri emigranti friulani che, fino agli anni ’50, lasciavano il nostro Paese per
raggiungere luoghi talvolta lontanissimi alla ricerca di una vita migliore.
A tal proposito, rientrato dalla GMG di Sydney, conservo ancora viva la testimonianza di una signora di Trieste,
emigrata in Australia alla metà del secolo scorso. Le sue parole sono state molto toccanti, perché da una parte
esprimevano tutte le difficoltà e i sacrifici che ha dovuto sostenere, soprattutto durante i primi anni (lingua e
cultura diverse, povertà, mancanza di lavoro), ma al tempo stesso anche la gioia per la vita che è poi riuscita a
costruire grazie alla fiducia, al rispetto e all’accoglienza offertale dalla comunità locale.
L’integrazione è proprio questo: impegno, fiducia, fatica, rispetto, sacrificio che ogni parte è chiamata a dare e
a ricevere. E questi sono anche gli ingredienti che ci permettono di mettere in pratica le pagine più esigenti del
Vangelo, quelle che ci parlano di fratellanza, amore e perdono nei confronti di ogni fratello.
Dopo la Giornata Mondiale della Gioventù, che ha visto giungere a Sydney migliaia di giovani da tutto il mondo,
posso dire che ogni cultura e ogni tradizione hanno davvero una ricchezza e un valore grande che, se condivisi,
come noi abbiamo fatto durante la GMG, rendono la vita più bella e più piena.
E allora, se anche la nostra comunità di Cervignano sarà capace di attuare una vera integrazione con i nostri
immigrati, anche la sua vita sarà più bella, più colorata e più ricca!
stranieri e lavoro
Il primo Rapporto sugli immigrati in Italia del
dicembre 2007, come abbiamo già sottolineato,
è lo studio attualmente più completo sul tema. Ci
è parso interessante, ai fini della nostra inchiesta,
dare uno sguardo anche a livello nazionale: dopo
aver preso in considerazione (pag. 2) il numero e
la provenienza geografica degli stranieri in Italia,
vediamo ora i mestieri in cui la loro presenza si fa
particolarmente notevole, avvalendoci ancora una
volta delle statistiche presenti nel Rapporto.
continua da pag. 1
... come bestemmie alle orecchie di chi vede nella
libertà di pensiero e di espressione una minaccia al
proprio potere. Eppure Mill, nel tracciare la strada
del pensiero liberale, ci ha detto tre cose: che è
intollerante chi vuole imporre agli altri il proprio
modo di vivere e di pensare; che osservando stili di
vita diversi la società può arricchirsi e ciò costituisce
senza dubbio un vantaggio; che nessuno ha il diritto
di imporre a un’altra persona come debba essere o
agire - posto che con il nostro agire non danneggiamo
altre persone.
Esigenze molto diverse quelle appena descritte. Come
conciliarle? Negoziando. Discutere per raggiungere
un accordo è l’unico modo ragionevole per ottenere
libertà e rispetto. Si discute per fare in modo che
diverse interpretazioni possano arrivare a un punto
ottimale di convergenza. Proseguire sulla strada
dell’integrazione significa, al contrario, sopprimere
determinate differenze nella sciocca convinzione di
essere meglio degli altri. È probabile che per un po’
di tempo questo ci metta il cuore in pace: integrando
un buon numero di stranieri potremmo sentirci
‘buoni’, senza rischiare di compromettere le nostre
poche certezze. Ma prima o poi dovremmo venire
a patti con un fatto: lo spirito dell’uomo è un fiume
che scava ed erode la terra lentamente alla ricerca
della propria strada verso il mare. Il processo è
lento e inarrestabile. E possiamo soltanto accettarlo
e trarre da questo fatto il meglio. Là dove l’uomo
ha messo mano al corso dei fiumi, la natura gli si è
spesso rivoltata contro. Lo stesso vale per le persone.
Un vecchio proverbio gallese, infatti, dice che «Puoi
portare il cavallo all’acqua, ma non puoi forzarlo a
bere».
È necessario, poi, comprendere che determinate
questioni (il Crocefisso nelle aule scolastiche, il velo
per le donne musulmane, per citarne soltanto alcune)
hanno a che fare con le nostre passioni e sono radicati
nei nostri usi e costumi. E questi vanno rispettati.
Ovunque. È per questo che, come ci suggerisce
Umberto Eco, «L’educazione dei ragazzi delle scuole
del futuro non deve basarsi sull’occultamento delle
diversità, ma su tecniche pedagogiche che inducano
a capire e ad accettare la diversità».
NORMAN RUSIN
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5 OTTOBRE 2008:
INTESTAZIONE DELLA SALA PARROCCHIALE
A DON SILVANO
Perché a Silvano?
Spesso vale la pena fermarci a riflettere sul perché delle cose, anche
quelle semplici.
Perché dedichiamo la nuova Sala Polifunzionale a Silvano?
Perché l’ha voluta fermamente e prima ancora perché l’ha pensata
come una grande Sala per incontrarsi, stare assieme, fare festa,
pregare; aperta a tutta la gente di Cervignano.
Perché l’ha concepita con un piano superiore dove ospitare chi ha
bisogno, proprio lì, nel centro di Cervignano, nel cuore fisico della
Parrocchia.
Perché ha permesso a tutti quelli che hanno partecipato alla costruzione,
quelli che hanno contribuito, quelli che sono stati vicini, di crescere
facendo crescere Cervignano.
Perché ha portato i pesi maggiori e ha risposto con un sorriso (quanto
ci manca quel sorriso!) anche alle critiche.
Perché ci ha mostrato che quando si vuole una cosa con tutto il cuore,
anche i problemi materiali si risolvono.
Perché ci ha fatto vedere che il fine ultimo, con cui confrontarsi nel
nostro operare, anche nella costruzione di un edificio, è il Cristo.
Se tra venti, trenta anni, i nostri figli si chiederanno chi ha costruito
la Sala e la Casa di Accoglienza, perché si sarà oramai dimenticato il
nome del fautore, non importa: perché le cose passano, ma il bene fatto
con l’anima e allo spirito degli uomini resta, ed è il tessuto invisibile
della storia di una Comunità.
Trasporto feriti in stazione a Cervignano (1915 - Prima guerra mondiale)
ALTA QUOTA CRESCE:
FALLO ANCHE TU!
Vuoi inserire la tua pubblicità
sul principale giornale di Cervignano?
«Uno è uomo
solo quando impara a stare insieme».
don Silvano Cocolin.
La cerimonia d’intitolazione
della Sala Parrocchiale a don Silvano
avverrà domenica 5 ottobre, alle ore 10:30.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Alex Zanetti - tel: 340 3611418
Piccola curiosità
Il 5 ottobre 2008, proprio in concomitanza con l’intestazione
della Sala Parrocchiale a don Silvano, Cervignano assisterà ad
un evento del tutto nuovo; visto l’alto numero di cresimandi
(dovuto all’accorpamento di due annate), la Cresima verrà
effettuata in due turni: alle 10.30 e alle 16.30.
In totale, i ragazzi coinvolti saranno ben 130!
giornata mondiale della gioventù
(15 - 20 luglio 2008)
Sydney, australia
SIPARIO, LUCI E…VIA!!!
Parte l’ottavo anno di attività delle ‘Briciole d’Arte’
Signori, vi domandiamo scusa per la breve interruzione
che forse ha reso più ghiotta l’attesa...
Dopo un meritato riposo estivo, le ‘Briciole d’Arte’ sono pronte a lanciarsi
in un nuovo anno teatrale ricco di originali e divertenti progetti e novità.
Visto il successo di pubblico e critica ottenuto dai nostri ultimi spettacoli,
speriamo di poterli riproporre in autunno presso il nostro teatro Sala Aurora,
per permettere anche a chi non avesse potuto assistervi di poterli apprezzare
e divertirsi in nostra compagnia.
Per quanto riguarda l’attività prevista per la stagione 2008-2009,
confermiamo il consueto appuntamento con lo spettacolo natalizio, che
vedrà la partecipazione di tutte le ‘Briciole’ al gran completo, ossia i tre
gruppi Junior e i due gruppi di giovani e adulti.
Il mese di maggio vedrà in cartellone la nostra annuale rassegna Euphoria,
giunta ormai con successo alla quinta edizione, nella quale troveranno
spazio diversi spettacoli realizzati dai vari gruppi.
La prima riunione per presentare dettagliatamente l’attività è prevista per
lunedì 22 settembre alle ore 20.15 per le ‘Briciole Junior’ (6-15 anni) e le
loro famiglie; alle ore 21 per le ‘Briciole d’Arte’, presso il Ricreatorio San
Michele, Sala don Molaro.
Invitiamo tutti coloro che nel profondo sentissero la vocazione di
Briciole… ops,… di attori, a farsi avanti senza timidezze! Per una migliore
organizzazione ed offerta del servizio e affinchè ciascuno possa trovare il
proprio ruolo nelle future rappresentazioni, sarà possibile aderire all’attività
entro martedì 30 settembre 2008, lasciando il vostro nominativo presso
la segreteria del Ricreatorio o direttamente durante l’incontro del 22
settembre.
A presto!
Jenny Rivetti
Vuoi vedere le foto della GMG?
Visita il sito www.altaquotaonline.org
nella ‘galleria di foto’
Toni e Meni
di Luca “snoop” Di Palma
Il dilemma
(scelta
stimolante...)
a cura di Andrea Folla
di Gennaro Riccardi
[email protected]
http://assicurazioni.cerca-info.com
Sito che si pone come una mini guida dedicata al mondo delle
assicurazioni, alle terminologie assicurative e ai consigli che
converrebbe sempre seguire in fase di compilazione di contratti
o scelta di un’assicurazione.
http://www.spyware.it
Gli spyware catturano i dati presenti sul nostro personal
computer come le nostre abitudini di navigazione, le nostre
preferenze e spesso anche i nostri dati personali e li inviano via
internet. Questo sito spiega come rimuoverli o meglio prevenire
l’installazione degli spyware.
www.enigmistica.it
Sei appassionato di enigmistica e di giochi di società? Questo
sito ti permette di divertirti e mettere alla prova le tue capacità
logiche e mnemoniche.
www.avis.it
Scopo dell’associazione, come fissato dallo Statuto, è venire
incontro alla crescente domanda di sangue, oltre che avere
donatori pronti e controllati nella tipologia del sangue e nello
stato di salute. Obiettivi prioritari dell’Avis sono anche la lotta
alla compravendita di sangue e il dono gratuito dello stesso, a
tutti, senza alcuna discriminazione.
Lorenzo Maricchio
www.fisacromatica.net
Sito amatoriale dedicato alla fisarmonica ed alla musica da
ballo. All’interno del sito troverete file midi e spartiti scaricabili
gratuitamente!
www.ambientediritto.it
Il sito mette a disposizione un nuovo strumento a servizio dei
professionisti, delle società, delle aziende, delle associazioni,
degli enti pubblici... Puoi trovarvi la legislazione regionale,
nazionale, comunitaria e le convenzioni internazionali, nonché
tutta la giurisprudenza, con le massime distinte per aree
tematiche e le sentenze per esteso.
www.solopallone.it
Il blog sullo sport più bello del mondo, dove quotidianamente
vengono inserite le ultime notizie dai campi e gli ultimi scoop
del calciomercato.
Hai una foto curiosa che vuoi vedere pubblicata
sui prossimi numeri di Alta Quota?
Inviala a: [email protected].
Oppure, se in formato cartaceo, consegnala direttamente
al bar Buddy Holly, presso il Ricreatorio. Potrai trovarle nei
prossimi numeri del giornale oppure al sito
www.altaquotaonline.org.
Dopo la pausa estiva ritorna
CROSSROADS!
Per informazioni visita il sito
www.altaquotaonline.org
via XXIV maggio, 62
33052 Cervignano
Tel. +39-0431-37.03.88
Cell. 388/9474218
Sito: www.savoia.net
e-mail: [email protected]
IL SUO MESTIERE? VIGILARE...
Intervista a Monica Micolini, capitano della Polizia Municipale di Cervignano
Un impegno costante per far rispettare le
regole del Codice della strada, ma anche
una serie di interventi in campi ancora
più delicati: ecco l’esperienza di Monica
Micolini, a capo della sezione cervignanese
di Polizia municipale.
- Capitano Micolini, per avere un’idea
generale, ci può per prima cosa presentare
il corpo di Polizia Municipale di Cervignano?
Quanti siete? Su che territorio operate?
«Ufficialmente siamo in servizio in 17 e
operiamo su 8 comuni della Bassa. Oltre
a Cervignano, la nostra area comprende
Campolongo al Torre, Tapogliano, Ruda,
Villa Vicentina, Fiumicello, Terzo e Aquileia.
Abbiamo delle carenze nell’organico: l’istituzione imporrebbe infatti almeno un agente
ogni mille abitanti e noi siamo meno della metà».
- Per il primo semestre del 2008 ci può fornire i dati sulle contravvenzioni e sugli
incidenti? Quali sono le contravvenzioni più diffuse nel comune di Cervignano?
«Le contravvenzioni registrate sono 666, mentre gli incidenti sono una decina tra tutti
i comuni, ridotti a cinque se consideriamo il solo ambito di Cervignano del Friuli. Per
quanto riguarda le contravvenzioni più diffuse nel cervignanese, si segnalano senza
dubbio quelle riguardanti il divieto di sosta e di fermata: il mancato pagamento del
ticket, o lo stesso privo di validità, sono le infrazioni più gettonate. Registriamo poi
soste su marciapiedi, su passaggi pedonali, su posti riservati ai disabili. 66 sono invece
le infrazioni per velocità rilevata coi laser e 10 le patenti ritirate.
Ci tenevo a dire che le contravvenzioni sono un centinaio in meno rispetto agli anni
passati: sicuramente possiamo dire che c’è più disciplina, ma il dato che preoccupa è un
altro. Dall’inizio del 2008, infatti, sono state rilevate una decina di contravvenzioni per
la mancata revisione delle automobili, e altrettante a causa di patenti scadute e mancati
aggiornamenti della carta di circolazione. Stando alla media degli anni passati sono più
che raddoppiate».
- Come si può spiegare questo?
«L’unica motivazione che siamo riusciti a fornire riguarda la crisi economica: gli
aggiornamenti di patente o le revisioni dei veicoli sono operazioni relativamente
costose, che possono influire molto sulle tasche dei cittadini. Ma, ripeto, è una nostra
considerazione basata sulle sensazioni. Forse però la gente non capisce fino in fondo
l’importanza di un aggiornamento della patente o di una revisione del veicolo: anche se
può essere vista come una cosa che non tocca direttamente, apparentemente inutile, è in
realtà di fondamentale rilevanza. Si può mettere infatti a rischio sia la sicurezza propria
sia quella degli altri».
- Per quanto concerne la guida in stato di ebbrezza cosa ci può dire?
«È un argomento che per noi è un po’ delicato. Come Polizia Municipale di Cervignano
non disponiamo di etilometro, non possiamo quindi effettuare direttamente il controllo
su strada. Possiamo solamente basarci sulla sintomatologia del conducente e si capisce
facilmente che ciò può risultare difficoltoso. Se il conducente che viene fermato manda
LATINO
CHE PASSIONE!
La professoressa Loredana Marano
ci parla del suo nuovo libro:
una grammatica latina!
Capiterà a molti studenti del liceo, in giro per
l’Italia, di trovarsi a studiare il latino su un
particolare testo che vogliamo citare: Comes
Viae (letteralmente ‘compagno di viaggio’),
edizioni Simone, autore Loredana Marano da
Cervignano. Sì, proprio una nostra concittadina è l’autrice del testo di grammatica latina
su cui i ragazzi dovranno sudare le proverbiali sette camice. Ricevuta l’informazione,
ho chiesto di incontrarla per saperne di più. È un caldo pomeriggio di maggio, mi riceve
nella sua abitazione di via Udine, un’elegante villetta con giardino, arredo di legno
massiccio e cuoio. I toni sono cordiali, il piglio è deciso e grintoso, sicuramente distante
dall’immagine della massaia in grembiule. Ci sediamo ad un tavolo: sembreremmo alla
pari, ma è difficile non immaginare che si tratti di una cattedra.
- Lei è un’insegnante. Oltre a dirmi che materie insegna, può provare a definirsi?
«Sono coordinatore di sede presso il Liceo Scientifico ‘A. Einstein’, ma soprattutto
sono una professoressa di italiano e latino, e lo sono in modo convinto e appassionato.
Per me è primario il rapporto con i ragazzi, che è la vera ricchezza del mio lavoro. Ho
rinunciato nel tempo ad alcune opportunità in campo amministrativo, per non perdere il
contatto diretto con l’aula».
- Come definirebbe il suo rapporto con gli allievi?
«Siccome, come dicevo, sono animata nel mio lavoro da passione autentica e profonda,
mi piace pensare di essere quasi ‘contagiosa’ nel trasmettere nozioni e conoscenze; cerco
di trasformare la mia passione in autorevolezza. Qualcuno la confonde con autorità,
…ma è un’altra cosa».
- A me, uomo della strada, sembra che, ad avere la passione per la lingua latina, ci
si debba sentire un po’ soli…
«Nient’affatto: dal 2002 io sono coordinatrice generale del Centrum Latinitatis
segnali univoci e facilmente riconoscibili (come alito vinoso, difficoltà a parlare, ecc...)
lo accompagniamo subito in ospedale per effettuare le analisi e verificare l’effettivo
stato di ebbrezza. Ovviamente si capisce che non è una strada facilmente percorribile:
molto spesso le persone non accettano volentieri di essere accompagnate e inoltre ciò
comporterebbe un dispendio sia di tempo sia di uomini, quindi non possiamo farlo
per tutti. Si cerca di limitare le analisi in ospedale ai casi abbastanza chiari. In casi
come incidenti, ad esempio, ci avvaliamo dell’aiuto di altre forze dell’ordine, come i
Carabinieri, che così ci permettono di effettuare la rilevazione sul posto e di sistemare
subito la situazione».
- Riguardo alla sua carriera, cosa ci può dire?
«Innanzitutto sono laureata in Scienze Politiche, che è la base dalla quale sono partita.
Nel 1998 sono entrata nella Polizia Municipale. Ho avuto la fortuna di poter lavorare
con colleghi più anziani di me, con più esperienza, e dai quali ho imparato molto. Tutti
i corsi a cui ho partecipato, infatti, ti forniscono solo le nozioni, mentre l’esperienza
la acquisisci sul campo. Quindi da questo punto di vista ho lavorato da subito nelle
migliori condizioni. Ora sono capitano della Polizia Municipale di questi otto comuni.
Il settore di Polizia Municipale è uno dei più complessi, perché i campi in cui spazia
sono svariati: oltre a quello di polizia stradale, rientrano nel nostro servizio anche
esercizi commerciali, abusivismo edilizio, anagrafe canina, giusto per citare i principali.
Le varie normative poi cambiano in continuazione, a frequenza quasi mensile, quindi è
indispensabile il continuo aggiornamento. Per questo ritengo che ci siano delle carenze
nell’organico: fossimo un po’ di più ci sarebbe maggiore possibilità di specializzare
ognuno in determinati campi».
- Ci può segnalare un episodio curioso al quale ha assistito?
«Ce ne sono moltissimi, davvero. Uno in particolare riguardava una segnalazione di
un cittadino che si lamentava della velocità troppo elevata di alcuni veicoli nella zona
vicina alla sua abitazione. Al che, ricevendo altre segnalazioni, abbiamo intensificato i
controlli sul posto. Ebbene, una delle patenti ritirate per eccesso di velocità era proprio
quella del segnalatore!
Inoltre ricordo moltissime telefonate alla centrale con richieste a dir poco particolari,
oppure un campionario ricchissimo di scuse quando le persone vengono colte in
flagranza di reato».
- Com’è il rapporto tra la Polizia Municipale e la popolazione di Cervignano?
«È un rapporto che è più che altro legato al tipo di intervento. Mi spiego meglio: se
l’intervento è risolutore il rapporto che si instaura è di gratitudine, a volte anche eccessiva.
In fondo quello che facciamo è il nostro lavoro, prestiamo un servizio al cittadino.
Quando invece l’intervento è preventivo oppure repressivo, il rapporto col cittadino può
cambiare, perché in qualche modo intacchi la sfera di libertà dell’individuo, che si sente
in qualche modo ‘minacciato’, per usare una parola grossa. In ogni caso, tutto dipende
dalle singole persone e dal sapere relazionare dell’agente. Nel complesso, comunque, il
clima è più che positivo».
- Il rapporto con le altre forze dell’ordine, invece, com’è? Ci sono sovrapposizioni di
ruoli o competenze? C’è collaborazione?
«Sovrapposizioni di competenze ci possono essere, perché in fondo operiamo negli
stessi campi.
Citando i Carabinieri, ad esempio, sono impegnati sulla pubblica sicurezza, mentre noi
sulla circolazione stradale, su problemi di vicinato, ecc.. Ovviamente c’è una specifica
ripartizione. Con i Carabinieri di Cervignano c’è totale collaborazione: è un rapporto
collaudato ormai da molti anni».
ALBERTO TITOTTO
Europae, un organismo con sede ad Aquileia, ma diffuso in tutta Italia ed Europa con
oltre quaranta delegazioni. Abbiamo anche un sito internet: www.centrumlatinitatis.org,
di cui sono web master».
- E di che si occupa?
«Della promozione della lingua latina e del collegamento culturale con il territorio e
la sua storia. Gli ambiti d’intervento sono essenzialmente tre: la ricerca e lo studio, la
scuola e quindi l’insegnamento, il radicamento e la presenza nel territorio, con tutto ciò
che poi pervade la cultura locale e la conoscenza».
- Mi racconti…
«Sono stata invitata al Symposium Cumanum, organizzato dall’Università statunitense
di Boston, per tenere una conferenza sul poeta latino Virgilio. Una vetrina di grande
prestigio, che mi ha dato molta soddisfazione».
- Veniamo alla pubblicazione del libro di latino; com’è nato?
«In realtà si tratta di un libro di testo di grammatica latina in quattro volumi, completi di
esercizi, adatto all’insegnamento a studenti del liceo. È nato, come spesso accade, quasi
per caso, da un incontro a una fiera editoriale alla quale mi ero avvicinata per curiosità.
Il lavoro, poi, è stato intenso e impegnativo. Dal giugno del 2006, per dieci mesi, non ho
quasi fatto altro, sottraendo spesso tempo al sonno notturno».
- Professoressa, se è stato faticoso per lei, pensi a quei poveri studenti…
«Proprio pensando ai fruitori ho concentrato i miei sforzi per non realizzare la
solita grammatica. Ho inventato piuttosto un ‘metodo’, fondato sulla gradualità
dell’apprendimento e quindi sull’acquisizione di competenze progressive, quasi a far
prendere confidenza. Certo, le regole vanno rispettate. Anche se grammaticali».
- Per concludere, professoressa, vorrei innanzitutto avvisare i suoi allievi che è meglio
se cominciano a studiare fin da subito, altrimenti poi recuperare diventa impossibile
(in barba alla confidenza col latino).
Inoltre, vorrei chiederle se forse, in questo lavoro, ci sia qualcosa in più di competenza,
passione, professionalità. Potremmo chiamarlo amore?
«Io sono anche moglie e mamma, quindi certamente sì. Da parte mia considero
quest’incontro di grande interesse, trascorso con il piacere di conversare con chi parla
volentieri di ciò che fa e ama profondamente ciò che dice. Un’unica preoccupazione:
spero non voglia correggere il mio lavoro e darmi il voto!»
Loredana Marano, Comes viae, edizioni Simone.
GIUSEPPE ANCONA
ARTE OTTICA
Filiale
di Cervignano
del Friuli
di Pasqualini Nellido
Via Roma, 43
Cervignano del Friuli (UD)
Tel. e Fax 0431 31024
PISTOIA 2008:
L’AMBIENTE IN DISCUSSIONE
Preservare il creato: dovere cristiano
…ma attenzione alla dis(in)formazione pseudo-scientifica
Tutelare l’ambiente è un bisogno e una responsabilità di ogni cittadino. È anche un dovere
di ogni cristiano. È questo il messaggio lanciato dal quinto Forum dell’Informazione
Cattolica per la Salvaguardia del Creato. L’assemblea, organizzata dall’associazione
Greenaccord, si è svolta a Pistoia e ha riunito attorno al tavolo molti esperti di problemi
ambientali, sociali, politici e della comunicazione.
C’ero anch’io in quei giorni, dal 20 al 22 giugno, e ho ascoltato opinioni ed esperienze
diverse: giornalisti, tecnici, scienziati, missionari. Potevo da un’esperienza come questa
tornare a casa con un’idea limpida di quelli che sono i problemi ambientali? E invece
mi sono portato a casa qualche dubbio. Ma per prima cosa voglio descrivere quelli che,
tra i tanti, mi sono sembrati gli interventi più interessanti.
Il primo. Il vescovo brasiliano Antonio Possamai, Vice Presidente della Commissione
Episcopale per l’Amazzonia, ha denunciato con forza la deforestazione selvaggia
dell’Amazzonia: interessi economici devastanti da parte di governi occidentali e di
multinazionali hanno prodotto in pochi anni dei danni enormi. Il sacerdote di origine
veneta ha fornito alcuni dati: «L’Amazzonia è uno dei più grandi e più complessi insiemi
di ecosistemi del mondo. Occupa un’area di 7.010.000 km2 e corrisponde al 5% della
superficie della Terra, al 40% dell’America Meridionale, al 59% del Brasile. Contiene
il 20% della disponibilità mondiale di acqua dolce non congelata, l’80% dell’acqua
disponibile nel territorio brasiliano. Riunisce il 34% delle riserve forestali del mondo
ed una gigantesca riserva di minerali. Circa il 30% di tutte le specie di fauna e flora
del mondo si trovano in questa regione. Bene, tutto questo, se si continua in questo
modo, nell’arco di pochi anni sarà distrutto!». In effetti, i dati forniti dal Ministero
dell’Ambiente Brasiliano informano che, in Amazzonia, sono stati disboscati 70.000.000
di ettari di foresta, di cui 22.000.000 negli ultimi dieci anni. E se, come ci suggerisce
il giornalista David Remnick del Newyorker, «profetizzare la fine di qualsiasi cosa è
senz’altro imprudente», il quadro dipinto dal vescovo Possamai non ci fornisce una
rosea prospettiva sul futuro di quella regione.
Il secondo. Antonio Brunori, dottore forestale e collaboratore del Sole24Ore, ha
sottolineato la necessità di passare da una logica di crescita economica e di sviluppo
a una di sostenibilità. Brunori ha colto le prospettive micro e macro economica per
dimostrare che crescere in maniera sostenibile è possibile e vantaggioso. Primo, perché
la crescita può favorire la tutela dell’ambiente e la tutela dell’ambiente a sua volta
favorisce la crescita della società. Secondo, perché diminuire la povertà può diminuire
MARIO INDRI,
UNA VITA ‘AD ARTE’
Pittore, scultore, restauratore:
i mille volti di un artista
Incontro Mario Indri, 68 anni di Bagnaria Arsa, in
una calda mattinata di luglio. Lo raggiungo in località
San Gallo, presso il casolare di sua proprietà, da lui
interamente restaurato ed adibito a laboratorio per la
sua attività di pittore, scultore e restauratore.
- Signor Indri, sappiamo che lei è un pittore: ci parla di
come si è sviluppata questa sua passione per l’arte?
«Sin da piccolo ho sempre amato il disegno e la pittura.
Ricordo che da bambini si era soliti andare nei porcili, dopo l’uccisione dei maiali,
muniti di blocchetto e matita ad esercitarsi nel disegno dal vero. Da piccolissimo poi
ho lavorato come garzone ed ho imparato il mestiere di artigiano. Lavoravo con mio
cognato e ci dedicavamo all’attività di artigianato decorativo di stanze, abbellendole con
stampe e cornici. Così ho avuto la possibilità di esercitarmi e di maturare il mio talento
per la pittura».
- Nei suoi quadri Lei lavora molto con l’acquerello ed in alcune delle sue opere
si avvertono delle influenze astrattiste e
futuriste. Quali sono i soggetti del suo
lavoro?
«La tecnica che prediligo di più è
sicuramente l’acquerello. Se dovessi
definirmi, mi definirei un acquerellista. Per
quanto riguarda i soggetti che rappresento
nei miei dipinti, oltre ai ritratti dal vero,
cerco di riprodurre sulla tavola ciò che la
fantasia mi suggerisce. Più che ispirarmi
a delle correnti specifiche o a qualche
artista, mi piace lavorare sulle idee che mi nascono spontaneamente e operare un’azione
di ricerca su soggetti o situazioni che hanno dell’incredibile e dell’irreale e, per questo,
che difficilmente possano trovare concretezza nella realtà».
- Come artigiano ha sviluppato l’arte di lavorare con materiali diversi; so che la sua
attività artistica spazia tra la pittura e la scultura. Ci parla di queste sue attività?
«L’attività di artigiano mi ha aperto svariate possibilità. Per le sculture utilizzo diversi
materiali come il legno, la pietra ed il marmo e spesso realizzo da me gli utensili che
mi servono: per esempio ho realizzato uno scalpellino che uso per lavorare i dettagli
del marmo. Quando ero giovane dovetti emigrare in Svizzera, a quei tempi si era quasi
obbligati a lasciare il paese per la necessità di trovare un lavoro; lì feci l’artigiano di
Borgo Salomon, 1
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L’effetto serra? Innegabile...
le situazioni di degrado sociale e ambientale. Abbandonare la campagna, poi, a favore
di una riforestazione può essere dannoso per la biodiversità: in questo modo il numero
di specie presenti in un territorio difatti diminuisce. Ogni scelta va ponderata considerati
questi diversi fattori.
Il dubbio. È intervenuto anche Sergio Castellari, responsabile dell’Ipcc Focal Point
nazionale, un istituto che studia le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici. Lo
scienziato ha mostrato dei dati sulla tendenza al riscaldamento del nostro pianeta negli
ultimi anni. Dal 1860 ai giorni nostri la colonnina di mercurio ha continuato a salire
vertiginosamente, provocando il progressivo scioglimento dei ghiacci sia ai poli sia
sulle cime delle nostre montagne. Ora, per caso proprio mentre lui parlava, mi è capitato
tra le mani un libretto nel quale si mostrava che nel 1300 la temperatura della terra era
molto più alta che oggi. E che dal 1450 al 1850 c’è stata anche una ‘piccola’ era glaciale.
Il successivo riscaldamento sarebbe un movimento naturale della terra, dunque. Gli ho
posto la domanda. Ha evitato di rispondere.
Perché è necessario instillare il terrore nelle persone? È vero: l’ambiente dev’essere
tutelato e certe situazioni, come quella del nostro amato fiume Ausa qualche anno fa,
non possono essere più tollerate. Ma dobbiamo proprio sempre ricorrere alla paura? Non
possiamo più semplicemente ragionare e trovare le migliori soluzioni? Chi giustifica la
propria professionalità con questi sistemi da cartomante mi irrita come l’odore mefitico
di un’industria chimica.
NORMAN RUSIN
mestiere e frequentai, come pittore e scultore, un club di
artisti con i quali ci si incontrava per condividere la stessa
passione per l’arte, per collaborare assieme e per esporre i
propri lavori. In Svizzera ho ottenuto dei riconoscimenti,
sia come pittore sia come scultore, anche se adesso svolgo
la mia attività solo a livello dilettantistico».
- Lei dunque faceva parte di un club di artisti; trova
che oggi le cose siano cambiate nel modo di vedere e
di fare arte?
«Credo che oggi da parte degli artisti ci sia un forte
individualismo e un’aspra concorrenza che porta ciascuno
a lavorare per sé e, soprattutto, ad essere più competitivi
che collaborativi. Anche da parte del pubblico spesso
manca l’interesse a partecipare ai momenti espositivi di
un artista o la semplice curiosità che ti spinga a scoprire
cosa una persona realizzi o meno».
- Lei ha comprato questo casolare in località San Gallo che ha restaurato
completamente, e non solo! Lei restaura anche vecchi oggetti e vecchie ceramiche,
dico bene?
«Quando sono rientrato in Friuli dalla Svizzera, nel 1981, avevo la necessità di trovare
un luogo dove stare ed ho acquistato questo casolare. Era un edificio abbandonato e
in disuso e pian pano, armato di pazienza e di tanta voglia, l’ho risistemato da cima
a fondo. Nel campo adiacente ho trovato vecchie ceramiche risalenti al ‘400 ed al
‘600, che ho personalmente restaurato, ed inoltre, tra le mura del rustico, è comparsa
una lapide romana. Sì, mi piace restaurare vecchi oggetti e ceramiche che recupero
nei mercatini dell’usato o nei campi, quando emergono dopo l’aratura. Recuperare e
riportare questi vecchi oggetti alla bellezza che hanno perso nel tempo è un lavoro di
pazienza e precisione, ma dà moltissime soddisfazioni».
MANUELA FRAIOLI
Nella prima colonna: in alto, Mario Indri; in basso, uno dei suoi quadri.
Nella seconda colonna: sculture (in alto e in basso a sinistra) e ceramiche restaurate.
10
VIAGGIO A
PUNTATA n.11
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1
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6
Nel maggio del 2007, il Comitato ‘Cervignano nostra’
presentò la mostra L’identità di Cervignano nella sua
architettura fra Ottocento e Novecento. Protagonista
indiscussa della mostra fu l’ex scuola elementare di via
Roma, la quale, «già candidata all’eliminazione fisica
- cito dal Catalogo 2007, p. 6 -, [...] dopo lunghe e
difficili battaglie fatte in sua difesa, è stata recentemente
tutelata dalla Soprintendenza ai Monumenti e quindi
salvaguardata in modo definitivo». L’obiettivo del
Comitato, ora, è quello di recuperare l’edificio e
restituirlo «ad un dignitoso pubblico riuso». Alta Quota,
da sempre sensibile alla salvaguardia dei beni artistici
e culturali, sostiene con vigore l’iniziativa e invita tutti i
cittadini all’assemblea pubblica che ‘Cervignano nostra’
ha indetto sul tema (vedi box in fondo); nel frattempo, vi
presenta una breve storia della scuola, dalla fondazione
ai giorni nostri: un tassello fondamentale del passato
cervignanese, da riscoprire e valorizzare.
Il decreto teresiano del 1774
Nel 1774, Maria Teresa d’Austria istituì, tramite un
apposito decreto del suo ministro Felbilger, le Scuole
Popolari obbligatorie per tutto l’Impero: fu l’inizio di
una delle più grandi operazioni culturali su vasta scala
che la storia ricordi. Fortunatamente, considerato il mio
pessimo tedesco, esiste una versione italiana di quel
decreto, realizzata proprio nello stesso anno ad opera
di Francesco Soave, filosofo illuminista. In apertura,
si dichiara l’educazione per ambo i sessi «principal
fondamento della vera prosperità delle Nazioni», poiché
«da un buon istradamento negli anni primi dipende la
maniera futura di vivere di tutti gli uomini, e la formazione
del genio, e del modo di pensare delle intere Nazioni»;
l’obiettivo è dunque quello di sconfiggere «le tenebre
dell’ignoranza» e procurare ad ognuno «l’istruzione
conveniente al suo stato». Seguono, con la tipica
precisione austriaca, varie disposizioni su ogni singolo
aspetto da seguire nell’istituzione di queste scuole,
divise in tre tipi: «Normali», «Principali» e «Comuni, o
Triviali». Le «Normali» saranno «la Norma di tutte le
altre Scuole della Provincia (...) e per essa verran formati,
ed istrutti delle cose necessarie, tutti i Maestri dell’altre
Scuole, e vi saranno almeno accuratamente esaminati
coloro che, istrutti altrove, brameranno di essere stabiliti
Maestri in alcuna parte della Provincia». Ogni città di una
certa grandezza, invece, disporrà di «Principali», così
che in ogni «Circolo, o Distretto, v’abbia almeno una
di queste Scuole». Infine, le scuole «Comuni o Triviali»
sorgeranno in tutte «le picciole Città e Borghi». È proprio
quest’ultimo il caso della scuola di via Roma.
La scuola di via Roma: la nascita
Il decreto del 1774 fu attuato immediatamente, ma, salvo
pochi casi, «nei primi decenni l’insegnamento venne
affidato al clero, non per asservire l’istruzione popolare
alla Chiesa, ma per necessità, in quanto mancavano
completamente maestri laici qualificati» (Fontana 1994,
p. 107). Fanno impressione, in senso positivo, i dati del
1834: sui 1300 abitanti che contava la nostra Parrocchia
di San Michele, ben 163 bambini, di cui 84 maschi e 79
femmine, frequentavano le scuole. La capillarità di questa
straordinaria operazione culturale ha dell’incredibile;
come riporta Fontana 1994, pp. 107 sg., «nel decanato
di Fiumicello le scuole funzionavano a: Cervignano,
Fiumicello, Aquileia, Grado, Terzo, Villa Vicentina,
Ruda, Belvedere, Scodovacca, Muscoli e Pradiziolo.
Come si vede, anche i piccoli centri non venivano [...]
abbandonati, consentendo anche ai bambini meno
abbienti la frequentazione delle lezioni senza portarsi
fuori dal paese di residenza». Senza contare che i testi
e il materiale occorrente erano forniti gratuitamente dal
‘Fondo scolastico’.
È del 1818 il primo ‘Regolamento per le scuole popolari’
a Cervignano, che diventò sede di ben quattro centri
d’istruzione: la Scuola Capo Comunale in lingua volgare,
la Scuola Domenicale, la Scuola Parrocchiale e, appunto,
la Scuola Popolare, situata in via Del Porto. Di questa
abbiamo una foto risalente al 1887, con gli alunni e le
alunne al completo [fig. 1], mentre in Fontana 1997 vi è
una vera messe di documenti ad essa afferenti: pagelle,
circolari, registri, esercitazioni di lingua e di matematica.
Fra i tanti, mi colpisce il compito di tale Maria Corona,
datato 1844, con prove di tedesco e italiano [fig. 2].
Agli inizi del ‘900 gli studenti, a Cervignano, erano
aumentati considerevolmente: per questo, le vecchie
scuole di via del Porto furono chiuse, a favore di un
nuovo edificio più grande. Incaricato del progetto fu
l’architetto cervignanese Giuseppe D’Agostinis; in
via Roma (all’epoca via della Stazione) sorse dunque
la nuova Scuola Popolare, come recitava la vecchia
un bene da salvare:
scritta austriaca. La grande inagurazione ebbe luogo il
12 dicembre 1908, alla presenza del dirigente scolastico
Giuseppe Peteani; già nel 1914, però, la struttura non
soddisfava le esigenze iniziali: fu dunque alzata di un
piano, diventando come la conosciamo oggi [fig. 3].
Gli anni sotto l’Italia
Se è vero che l’Austria costruì l’edificio, è altrettanto
vero che poté sfruttarlo per ben pochi anni. L’Italia,
dapprima neutrale (e prima ancora alleata dell’Impero
Austro-ungarico), decise di partecipare alla Prima Guerra
Mondiale contro lo stato asburgico: il 24 maggio 1915
le truppe sabaude entrarono dunque a Cervignano. È in
questo frangente che si consuma uno degli episodi più
celebri della nostra storia, legato proprio all’istruzione
popolare: l’incredulità dei soldati italiani, quasi tutti
analfabeti, nel vedere la popolazione locale... leggere i
giornali! Del resto, nella Mitteleuropa, l’analfabetismo
era stato sconfitto da un secolo, mentre in Italia toccava
percentuali altissime: nel 1901, a non saper né leggere né
scrivere era il 56% della popolazione.
Negli anni del conflitto, la scuola perse la sua
funzione didattica; trasformata in ospedale militare,
fortunatamente non subì alcuna modifica architettonica.
Finita la guerra, con il passaggio di Cervignano all’Italia,
l’edificio venne intitolato al poeta ed irredentista triestino
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CERVIGNANO
la vecchia scuola di via roma
‘Riccardo Pitteri’: sparì la scritta ‘Scuola popolare’ [fig.
4]. Testimonianza di quegli anni è la foto in fig. 5; al
centro, il maestro Rizzatti; a destra, la maestra Zanutig;
a sinistra, con il cappello, don Angelo Molaro, il celebre
autore dell’opera storica Cervignano e dintorni.
L’istruzione di massa fu uno degli obiettivi primari anche
del nostro paese. Nel 1923, il governo Mussolini varò
la riforma ideata da Giovanni Gentile: nasceva, pur
con tutte le storture della propaganda fascista, la nostra
scuola, con l’obbligo di frequentazione fino ai 14 anni e
la divisione in elementari, ginnasio e superiori. I risultati
furono ottimi: già nel 1931, l’analfabetismo era sceso
al 21%, contro il 35,8% del 1921. Per quanto riguarda
Cervignano, uno degli insegnanti più noti dell’epoca era
il maestro Tolloi: eccolo in fig. 6, in una foto dell’anno
scolastico 1939-1940.
Eppure, solo dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia
arriverà al passo degli altri paesi occidentali. Lo sforzo
della neonata Repubblica per l’alfabetizzazione di massa
sarà enorme. Nel 1951, a non saper né leggere né scrivere
era il 12,9% della popolazione; nel 1961, l’8,3%; nel
1971 si arrivò al 5,1%; nel 1991, infine, al 2,1%.
Alla fine degli anni ‘50 la scuola ‘Pitteri’ di via Roma venne
affiancata da altre, pur rimanendo la più importante: da
ricordare, per quei tempi, i grandi maestri Fedri (fig. 7) e
Fornasir (fig. 8). Il nostro concittadino Silverio Balducci,
11
di Vanni Veronesi
che frequentò la scuola più tardi, a cavallo fra gli anni
‘60 e ‘70, ricorda così la sua esperienza: «Andavo in bici
e la lasciavo nella parte dietro, poi salivo le scale: ero
nell’ultima stanza sulla sinistra, vicino al palazzo dell’ex
Morassutti. Avevo il maestro Stefano Mari e la maestra
Annamaria Brazzoni, ma ricordo che c’era ancora Fedri;
tra l’altro, insegnava lì anche mia zia Fanny. L’edificio
pareva vecchiotto già all’epoca, ma era davvero bello».
La chiusura e l’abbandono. Con la speranza di una
rinascita
Nel 1964, dopo un grave incendio, l’edificio riaprì grazie
ad un ottimo restauro, ma nella metà degli anni Ottanta
la vecchia scuola chiuse definitivamente i battenti. Iniziò
una triste storia di abbandono e disinteresse che non ha
giustificazione alcuna: quello che era stato il luogo più
importante per la formazione culturale, sociale e morale
dei nostri cittadini, divenne improvvisamente rifugio
per topi, ragni e lucertole, nonché oggetto prediletto dei
vandali.
Eccolo oggi, nelle figg. 9 e 10: un degrado vergognoso.
Eppure, in così tanta rovina, qualche particolare desta
ancora ammirazione: in primis le finestre, diverse a
seconda dei piani e della posizione (lo si può notare nel
suo insieme nelle figg. 9 e 11), secondo forme e stili che
fondono l’architettura austriaca - si veda la decorazione
dell’ultima finestra in basso in fig. 11 - con quella italiana,
come la classica finestra con timpano triangolare, ‘alla
Michelangelo’, di fig. 12. Ma poi il nostro occhio torna
inevitabilmente al degrado: i bagni in condizioni orrende
(fig. 13); le sedie ammassate l’una sull’altra, alla mercé di
chiunque (fig. 14); le vecchie attrezzature completamente
distrutte (fig. 15).
Si può fare qualcosa per porre fine a questo scempio?
Probabilmente era questa la domanda che si posero
Davide Carlesi, Arianna Cita, Giorgia Coltro, Veronica
Dall’Aglio, Matteo De Colle e Cristiano Deison,
quando, nell’anno accademico 1991-1992, realizzarono
una serie di splendidi disegni dell’edificio, per il corso
di ‘Disegno e rilievo’ diretto dai professori Corrado
Balestrieri e Vincenzo Lucchese (Università di Venezia,
Dipartimento di Scienza e tecnica del restauro): eccone
uno in fig. 16. Per fortuna, tale domanda ha trovato, nel
Comitato ‘Cervignano nostra’, terreno assai fertile per
una risposta.
È dell’ottobre 2006 la proposta della prima giunta Paviotti
per il recupero del complesso; un progetto (apparso sul
Messaggero Veneto di 28 ottobre 2006 in un articolo a
firma di Alberto Landi) che prevede un anticorpo vetrato
davanti alla scuola, secondo la foto in fig. 17, nonché altri
punti di minor rilievo. ‘Cervignano nostra’, però, intende
avanzare una proposta di recupero alternativa. In che
cosa consiste? Lo saprete venerdì 19 settembre, alle ore
18:00, in Sala Aurora: non potete mancare!
14
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16
Bibliografia
Fontana 1994
Bruno Fontana, Cervignano austriaca, Pieve di Soligo
1994.
Fontana 1997
Bruno Fontana, L’istruzione popolare nel Friuli austriaco.
1774-1915, edizione a cura dell’autore, 1997.
Catalogo 2007
L’identità di Cervignano nella sua architettura fra ‘800 e
‘900, catalogo a cura del Comitato ‘Cervignano Nostra’,
Mariano del Friuli 2007.
17
Foto anni ‘10 in bianco e nero,
successivamente colorata.
Si ringrazia il comitato ‘Cervignano Nostra’ per
l’indispensabile contributo dato a quest’articolo, dal testo
alle immagini.
12
VENERDÌ 19 SETTEMBRE,
ALLE ORE 18:00 IN SALA AURORA
(RICREATORIO SAN MICHELE),
IL COMITATO CERVIGNANO NOSTRA PRESENTERÀ
UNA PROPOSTA DI RECUPERO DELLA VECCHIA SCUOLA ELEMENTARE
‘RICCARDO PITTERI’ DI VIA ROMA.
TUTTI I CITTADINI SONO INVITATI PER QUESTA GRANDE OCCASIONE!
13
L’attesa è finita. Dopo tre mesi di lavoro e l’acquazzone necessario a
testare l’efficienza dell’impianto drenante, venerdì 1 agosto la ‘Unieco
Green S.p.A.’ ha ufficialmente consegnato il nuovo campo in erba
sintetica alla Parrocchia. La gestione concreta dell’impianto è stata
quindi affidata totalmente al Ricreatorio, che ormai da tempo aveva
costituito una commissione ad hoc per regolamentarne l’impiego e
pianificarne la manutenzione. Questa si è mossa seguendo le finalità
che hanno portato a tale investimento: fornire uno strumento di gioco
e socializzazione per i giovani della nostra cittadina e non solo. Per
questo la destinazione d’utilizzo del campo, durante la giornata, è stata
così differenziata:
• dall’apertura pomeridiana del Ricreatorio fino alle 18:30 il nuovo
manto erboso sarà riservato esclusivamente ai ragazzini sotto la
necessaria supervisione di un custode
• dalle 18:30 fino alle 22:30 sarà data priorità ad eventuali prenotazioni.
Queste potranno essere sottoscritte in Ricreatorio durante un
appuntamento prefissato tramite contatto telefonico al n. 345/4549770.
Durante tale incontro il richiedente firmerà il modulo di prenotazione
dopo aver letto e sottoscritto il regolamento di utilizzo delle strutture.
Oltre al campo sarà possibile usufruire dell’impianto di illuminazione
e degli spogliatoi. Tutte le informazioni necessarie sono ad ogni modo
affisse, assieme al regolamento, nella bacheca di fronte all’ingresso del
terreno di gioco. L’inaugurazione ufficiale del campo, che è comunque
già a disposizione di chi desiderasse prenotarlo, è fissata per il 27
settembre: per l’occasione verrà organizzato un vero e proprio evento
con numerose partite che vedranno sfidarsi piccini e veterani e al quale
parteciperanno autorità ecclesiastiche, politiche e personaggi sportivi.
PER L’UTILIZZO E LE PRENOTAZIONI CHIAMA IL N. 345/4549770
RICCARDO RIGONAT
5 X 1000: beffa… o storia infinita!
Ebbene sì, siamo ancora ad informarVi, cari
‘sostenitori’, che della famosa cifra del 5 X 1000
del 2006 nulla si è visto all’orizzonte, o meglio nelle
casse (ormai vuote) del nostro conto. Il cambio di
governo non ha fatto che lasciare la situazione per
diversi mesi in stallo, con la scusa dell’attesa di
nuove nomine di ministri, sottosegretari e di nuove
procedure per i pagamenti.
Secondo il nuovo sottosegretario, Eugenia Roccella,
dovrebbero essere conclusi entro l’estate i pagamenti
del 2006.
Noi attendiamo fiduciosi; voi, non dimenticate di
sostenerci!
continua da pag. 1
... cittadini australiani, rispettosi delle leggi e della cultura
del luogo in cui vivono. Tra di loro e con gli amici parlano
in inglese. L’inflessione sicula si percepisce ancora, ma
sempre d’inglese si tratta. Sono legati all’Italia dai ricordi
della gioventù e da qualche viaggio fatto in passato per
incontrare i parenti lasciati nel Bel Paese. Ma, per il resto,
sono australiani a tutti gli effetti, ne conoscono usi e
costumi, storia e società. Parlano della rivalità tra Sydney
e Melbourne così come un nostro corregionale farebbe
di Udine e Trieste. Salvatore, dopo una vita di lavoro, ha
acquistato un’enorme tenuta immersa tra le montagne a tre
ore di macchina dalla città, dove alleva pecore e osserva
i canguri avvicinarsi fino alla soglia di casa. Tutto molto
australiano.
Eppure, l’italianità non è scomparsa, né è stata ‘soffocata’
nel corso degli anni. È presente e ben viva nell’approccio
di queste persone, nello spirito, nelle loro relazioni umane.
Fin dal primo momento, a colpirmi è stata l’ospitalità.
Gratuita, com’è ovvio dato che era rivolta a pellegrini. Ma
soprattutto calda, partecipe, familiare. Nessun problema,
mai, nemmeno con sei ragazzi da ospitare, spesso con
orari e necessità differenti gli uni dagli altri. Una sera,
trovandomi raffreddato, Santa ha preparato il brodo caldo
e il the col miele. L’ultimo giorno, a cena, eravamo in
diciotto: Salvatore e Santa avevano invitato all’ultimo
momento altre due famiglie, incontrate durante la nostra
messa conclusiva, per permettere a noi ragazzi di passare
la cena assieme. A tavola, la presenza costante di nonno
Carmelo: è in Australia da mezzo secolo, ma non ha mai
voluto imparare l’inglese. Si esprime ancora in siciliano
stretto e guardando il tricolore appeso su uno dei nostri
zaini ha intonato una vecchia canzone. Lui sì, era e resterà
solamente italiano.
SIMONE BEARZOT
Teatro
Stagione Teatrale 2008
12
CAMPO IN SINTETICO: INAUGURAZIONE IL 27 SETTEMBRE
Domenica 12 ottobre ore 15.30
il gruppo Teatrale CaORLOTTO
di Caorle (VE) presenta
Sala Aurora
“piGNaSECCa & piGNaVERDE”
commedia brillante in tre atti di Emerico Valentinetti
Traduzione e libero adattamento
di Sandro Dorigo e Narciso Gusso
Cervignano del Friuli
Via Mercato, 1
11° edizione
Domenica 19 ottobre ore 15.30
La Compagnia teatrale “i BEi SENSa SCHEi”
di Vicenza presenta
“OGNi LaSCiaTa… XE’ pERSa”
Commedia brillante da un libero adattamento
e regia di Clara Vignaga
Domenica 9 novembre ore 15.30
il Gruppo teatrale DRiN & DELaiDE
di Rivignano (UD) presenta
“a.a.a. DiSOCUpaT, TiMiD, CONOSaRES
ZOViNE SCOpO MaTRiMONi…”
PREVENDITA BIGLIETTI,
ABBONAMENTI
E INFORMAZIONI
commedia brillante in lingua friulana di Mauro Fontanini
Regia Mauro Fontanini
Sabato 22 novembre ore 20.30
La Compagnia teatrale “Ma CHi M’O FFa Fa’”
di Napoli presenta
BAR BUDDY HOLLY
Ricreatorio San Michele
Via Mercato, 1
Cervignano del Friuli
tel 0431/31493
“QUEi FaNTaSMi”
di Eduardo De Filippo
Domenica 23 novembre ore 15.30
La Compagnia teatrale “Ma CHi M’O FFa Fa’”
di Napoli presenta
ORaRi:
tutti i giorni
dalle 9 alle 13
e dalle 15,30 alle 19,30
(domenica pomeriggio
e lunedì mattina chiuso)
“VaDO pER VEDOVE”
Commedia brillante di Marotta e Randone
DOppiO appUNTaMENTO
CON La SiMpaTia NapOLETaNa
(se prenoti i biglietti per entrambi gli spettacoli
biglietto ridotto per entrambi)
BiGLiETTi ON LiNE:
prenota i biglietti
direttamente
dal sito internet
www.teatrosalaurora.org
li potrai ritirare
all’ingresso del teatro
Domenica 30 novembre 15.30
La Filodrammatica di Cavarzere (VE) presenta
“LE BaRUFE iN FaMEGia”
commedia brillante in tre atti di G. Gallina
regia di ileana Dal Checo
Sabato 13 dicembre ore 20.30
La Compagnia Teatrale CiTTà Di ESTE (pD) presenta
iNTERNET:
http//www.teatrosalaurora.org
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riceverai tutte le informazioni
sugli spettacoli in cartellone
“ViRGOLa”
Commedia brillante veneta in tre atti di Enzo Duse
Regia alberto Baratella
CaMpaGNa aBBONaMENTi:
dal 16 settembre al 12 ottobre.
Gli abbonati alla scorsa stagione
potranno confermare l’abbonamento
mantenendo il posto dell’anno scorso
dal 16 al 26 settembre.
www.teatrosalaurora.org
BURBA
Automobili
Cervignano del Friuli
Tel. 0431 32612
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Numero 21 - Ricreatorio San Michele