PRIMA COLONNA di Ivo Vidotto Un amore ambiguo Giovanni Verga DEL POPOLO mare ce vo /la .hr dit w.e ww La Regione litoraneo-montana dedica sempre maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente e in modo particolare del mare. Se consideriamo il fatto che il Quarnero e le isole rappresentano un’ecosistema particolarmente delicato, anche un solo sacchetto di plastica gettato indiscriminatamente da chiunque di noi rappresenta un grave attentato contro la natura. Nella stragrande maggioranza dei casi, gli autori di questi attentati restano impuniti, ma le tracce dei loro crimini venono a galla – nel vero senso della parola – tutti gli anni in occasione delle azioni ecologiche organizzate prima della stagione turistica, coordinate dal Centro operativo regionale, del quale fanno parte tutte le organizzazioni e istituzioni che possono sia intervenire in caso di inquinamenti improvvisi, sia provvedere alla bonifica ambientale di determinate aree. Come tutti gli anni, vengono scelte determinate zone che i partecipanti alle operazioni di... salvataggio ambientale setacciano in lungo e in largo, con risultati che da una parte possiamo giudicare positivi, ma dall’altra, di conseguenza, tragici. Se una squadra di sommozzatori riesce a riempire quattro contenitori di immondizie di ogni genere, possiamo dire, sì, che hanno lavorato bene, ma il lato oscuro della faccenda è che c’è sempre qualcuno che dà loro l’opportunità di mettersi in mostra. Vorremmo tanto che potessero rimanere inoperosi e che le loro immersioni fossero motivate soltanto dalla passione e dall’amore per l’ambiente marino, quell’amore che evidentemente manca alle persone che senza ritegno riversano in mare le proprie immondizie, pensando magari che il mare le possa... digerire, distruggere, far scomparire. Invece, i sub sono costretti a rendersi conto di quanto basso sia ancora il livello di coscienza ecologica della popolazione. L’amore di cui parliamo è quanto meno ambiguo, perché spesso a inquinare sono le persone che vivono di mare. In questo numero segnaliamo, inoltre, l’esito definitivo di un argomento che avevamo trattato in maggio e cioè la lotta, lunga ed estenuante, per il riconoscimento dell’accredito di retribuzione figurativa per i marittimi. Dallo scorso 11 giugno, infatti, è in vigore il nuovo Codice marittimo che prevede la concessione di tre mesi di contributi figurativi per ogni anno effettivamente lavorato. Ai marittimi sarà concesso così di raggiungere il pensionamento con 60 anni di età e 15 anni di anzianità retributiva. Si tratta indubbiamente di un’importante battaglia vinta dal Sindacato dei marittimi della Croazia, dopo anni di trattative col Governo, durante i quali non sono mancate manifestazioni di protesta. Restando in tema sindacale, alla fine di maggio è stato affrontato, a Spalato, il tema del trattamento degli operatori offshore, sia sulle navi da supporto che sulle piattaforme. La Croazia fornisce migliaia di lavoratori alle compagnie offshore, per cui è lecito aspettarsi che la categoria venga riconosicuta a tutti gli effetti. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole. An no V 1 201 • n. 5 o n g 6 • Mercoledì, 15 giu 2 mare ATTUALITÀ Mercoledì, 15 giugno 2011 Da più di due anni non esiste la possibilità di rifornimento dei prodotti petr Bunkeraggio a Fiume? Manca l’inter Un’operazione di bunkeraggio in rada di Ivo Vidotto L’ attività di bunkeraggio, ossia di rifornimento dei prodotti petroliferi alle navi per i propri consumi (motore di propulsione e motori per la produzione dell’energia di bordo), dovrebbe essere contemplata nel ventaglio di servizio che un porto offre ai propri utenti. Abbiamo usato il condizionale per il semplice motivo che alcuni scali, come quello di Fiume, non sono in grado di fornire questo tipo di servizio e cercheremo, pertanto, di scoprirne i motivi. I prodotti utilizzati nel bunkeraggio sono distillati del petrolio, quali olio combustibile (il più usato) e gasolio (soprattutto per i motori più piccoli e veloci). La scomparsa delle «bettoline» Il trasporto del carburante a bordo delle navi può avvenire direttamente (se la nave da rifornire è già ormeggiata al pontile della raffineria o del deposito per sbarcare o imbarcare un carico, e in tal caso il trasferimento del bunker avviene a mezzo tubazioni) oppure per mezzo di appositi mezzi di trasporto a ciò adibiti: autobotti (se il trasporto viene effettuato via terra) o navi cisterna (se il trasporto avviene via mare). Il rifornimento tramite nave cisterna implica che il quantitativo da rifornire sia tale da renderla conveniente: la nave, o “barge” (“bettolina”) come viene Le minipetroliere sono convenienti per quantitativi più ingenti di carburante usualmente definita, è meno conveniente dell’autobotte per i piccoli quantitativi, ma diventa imbattibile per quantitativi superiori e spesso le navi ordinano bunker di diverse migliaia di tonnellate. A Fiume, come ci è stato detto dal presidente della Port Authority, Bojan Hlača, nessun concessionario riesce a trovare un tornaconto economico per svolgere questo tipo di attività, anche in virtà di un quantitativo abbastanza esiguo , 60-80.000 tonnellate all’anno, che verrebbe movimentato. Niente in confronto a quasi un milione di tonnellate all’anno movimentate al porto di Genova, e un quantitativo miserrimo di fronte al quantitativo medio che viene “bunkerato” annualmente in uno dei primi porti al mondo, Singapore, dove vengono facilmente toccati 20 milioni di tonnellate. bunkeraggio nel nostro bacino portuale – ci ha detto ancora il presidente della Port Authority di Fiume –, abbiamo contratti con tre concessionari. Non siamo in grado, però, di fornire questo servizio alle navi in rada per il semplice motivo che l’unico concessionario autorizzato, lo ‘Jadranski pomorski servis’ (JPS) non ha più nessun interesse economico a rifornire le navi. L’esigua quantità di gasolio che verrebbe venduta, inoltre, non giustificherebbe gli investimenti necessari per attrezzarsi ed essere in grado di fornire un servizio del genere. Noi stiamo studiando, assieme all’INA, la possibilità di rifornire le navi alla raffineria di Urinj. Le trattative sono in corso e spero si concludano con successo”. Tutto è dettato dal prezzo “La Jadrolinija ha uno status speciale – ha detto ancora Bojan Hlača –, mentre le altre compagni e croate non hanno nessun interesse a rifornirsi in Croazia per i motivi già elencati. Noi, però, stiamo studiando il modo per organizzare una fornitura off-shore, non prima, però, che il fornitore non ritenga opportuno abbassare i prezzi. L’INA dovrebbe essere interessata a vendere quanto più carburante, credo. Le uniche navi ad avere problemi sono quelle nuove, appena varate, che giocoforza devono rifornirsi per poter salpare dal cantiere nel quale sono state costruite”. È ac- Il motivo principale, però, è dettato dai prezzi, perché “tutti i porti del Mediterraneo offrono carburante a prezzi inferiori a quelli praticati in Croazia”, come puntualizzato da Bojan Hlača, e avendo nelle vicinanze alcuni dei principali porti italiani per attività di bunkeraggio come Trieste, Venezia o Ravenna, è comprensibile che nemmeno gli armatori siano gran che interessati ad acquistare carburante dalle nostre parti. “Per quanto riguarda l’attività di La “b Status speciale per la Jadrolinija NOTIZIE AVANTI TUTTA NOTIZIE AVANTI TUTTA NOTIZIE AVANTI TUTTA NOTIZIE AVANTI Muore per un ictus il comandante della «Rak Afrikana» La “MSC Chitra” è affondata definitivamente Marittimo filippino rinvenuto morto Un marittimo filippino è stato trovato morto a bordo del chemical tanker “Sea King”. Il macabro rinvenimento è avvenuto quattro giorni dopo che la nave era stata attaccata dai pirati al largo di Benin, nell’Africa Occidentale. Troppi incidenti durante le esercitazioni Termina in fondo al mare l’agonia della «MSC Chitra» La nave “Rak Afrikana”, finita in mano ai pirati È morto per un grave ictus cerebrale il comandante della nave “Rak Afrikana”, che il 10 aprile dello scorso anno venne catturata dai pirati somali mentre si trovava , ferma per un avaria alle macchine, nell’Oceano Indiano a 280 miglia ad ovest delle isole Seychelles. Il cargo, battente bandiera delle Isole Saint Vincent e Grenadine, ha una portata lorda di 7.561 tonnellate ed è di proprietà della compagnia “Rak Afrikana LTD”. Trasportava barili di gasolio. A 11 mesi esatti dalla cattura, il 10 marzo 2011, la fregata “Zeffiro”, della Marina militare italiana, ha soccorso al largo delle coste della Somalia i 25 uomini dell’equipaggio della “Rak Afrikana”, marittimi provenienti dall’India, dalla Tanzania e dal Pakistan. La nave è stata liberata dopo il versamento di un riscatto, ma il giorno dopo è afondata. Il comandante, Prem Kumar, è stato dapprima colpito da infarto, mentre l’ictus gli ha inferto il colpo di grazia. L’uomo era riuscito, però, a evitare che i pirati somali trasformassero la “Rak Afrikana” in nave madre. La portacontainer “MSC Chitra” (anno di fabbricazione 1980) è stata fatta affondare, verso la metà di aprile, nel Mare Arabico, dopo che una commissione aveva valutato troppo pericolosoil tentativo di rimorchiarla fino a un cantiere di demolizione. Le disgrazie per la nave della MSC erano iniziate nell’agosto scorso, dopo la collisione con la “Khalijia-111” avvenuta al largo di Mumbai, in India. Subito dopo la portacontainer aveva cominciato a inclinarsi e a liberare in mare tonnellate di carburante ed olio da trazione. la “MSC Chitra”, battente bandiera panamense, aveva a bordo oltre 1.200 container, molti dei quali contenenti prodotti chimici e pesticidi. Ancoraggio vietato nello Stretto di Malacca Il P&I Club americano ha pubblicato un avvertimento con il quale si raccomanda l’ancoraggio delle navi nelle parti non autorizzate dello Stretto di Malacca e di Singapore, per non minacciare la sicurezza della navigazione. Lo Stretto di Malacca è un passaggio marino dell’Oceano Indiano che separa l’isola indonesiana di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. I Sindacati dei marittimi e le compagnie armatoriali stanno conducendo un’azione per ridurre il numero di incidenti e infortuni che avvengono durante le esercitazioni quando gli equipaggi tentano di calare in mare le scialuppe di salvataggio. Un incidente del genere, del quale era rimasto vittima un marittimo ucraino, è avvenuto recentemente nel porto di Spalato a bordo del traghetto “Dalmatia”, della “Blue Line Ferries”. Il traghetto “Dalmatia” della “Blue Line Ferries” Navi... radioattive Secondo alcune ricerche, a bordo delle navi vengono installati sempre più attrezzature che emettono radiazioni, ossia contegnono materiali radioattivi. Sono in corso delle ricerche per verificare la notizia. mare 3 Mercoledì, 15 giugno 2011 roliferi alle navi resse economico bettolina” “Marko Polo” ormeggiata vicino a una petroliera caduto che siano costrette ad andare fino a Trieste per poter affrontare il primo viaggio... Il «divorzio» tra INA e JPS Il servizio di trasporto con bettolina del bunker viene normalmente curato dal venditore, il quale appalta il trasporto all’operatore di bettoline e lo riaddebita al suo cliente : quest’ultimo quindi di solito paga un prezzo FOB (free on board), cioè comprensivo sia del prezzo del bunker all’im- Mare... agitato per la JPS pianto (“ex wharf”) sia del nolo della bettolina (“barging freight”). Le condizioni operative ed economiche a cui viene effettuato il servizio di trasporto bunker con bettolina vengono trattate in via preventiva fra i fornitori e gli operatori delle bettoline. A Fiume tutto funzionerebbe se non ci fosse stato un “divorzio” molto burrascoso, dopo 12 anni di “matrimonio”, tra l’INA e la JPS di Ante Maras, con quest’ultima che ha smesso di rifornire le navi in rada dall’aprile del 2009, e le minipetroliere della “Dinamarin”, azienda figlia della “Dio- ki” che si è inserita in questo affare, non hanno potuto mai svolgere questa attività per motivi di carattere tecnico.. Bojan Hlača: «Se costasse di meno...» La Jadrolinija, come dicevamo, acquista l’olio combustibile con un permesso speciale, anche se per molto tempo l’attività di bunkeraggio è stata svolta nientemeno che dal traghetto “Marko Polo”, che caricava carburante a Buccari per poi distribuirlo alle altre navi della compagnia fiumana e vedere il ferry boat attraccato nella baia di Buccari, dove solitamente approdano le petroliere, rappresnetava un’immagine quanto meno insolita. Tutto questo accade proprio a causa del “divorzio” di cui sopra. Il bunkeraggio dalla terraferma, infatti, costerebbe tre kune al litro di più di quello fornito dalle bettoline, per cui è chiaro che gli armatori stiano cercando tutti gli espedienti possibili, in caso di necessità, per by-passare questa situazione assurda. È ovvio che la disciplina del servizio di bunkeraggio è regolamentata dagli organi della pubblica amministrazione e in primo luogo dall’autorità marittima che dà le concessioni ed è per questo che la Port Authority fiumana sta cercando in tutti i modi di colmare questa lacuna. “Se il carburante avesse un prezzo inferiore – ha detto Bojan Hlača –, sono convinto che gli armatori sarebbero più interessati ad acquistarlo anche in Croazia. Ad ogni modo, stiamo facendo il possibile per poter offrire anche questo servizio”. TUTTA NOTIZIE AVANTI TUTTA NOTIZIE AVANTI TUTTA NOTIZIE AVANTI TUTTA NOTIZIE Sammy Ofer presso il serbatoio, hanno subito lievi ferite, mentre la nave non è stata danneggiata. L’incendio è stato domato in circa 15 ore con difficoltà, a causa del vento e delle avverse condizioni meteorologiche, dai pompieri con l’assistenza di tre rimorchiatori della Boluda Towage and Salvage. Battezzata una nuova portacontainer da 11.400 teu della CMA CGM La “CMA CGM Titan” La “MSC Basel” Incagliamento «MSC Basel»: indagini concluse Si è conclusa l’indagine relativa all’incagliamento della nave “MSC Basel”. La causa è stata individuata nel fatto che prima della manovra, gli ufficiali di turno hanno omesso di verificare il funzionamento del meccanismo di timonaggio, come imposto dalla convenzione SOLAS. La SOLAS, acronimo di Safety of Life at Sea, è una convenzione internazionale dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), volta a tutelare la sicurezza della navigazione mercantile, con esplicito riferimento alla salvaguardia della vita umana a bordo. È deceduto l’armatore israeliano Sammy Ofer L’armatore israeliano Sammy Ofer è morto all’età di 89 anni. Nel dopoguerra, insieme con il fratello Yuli, Sammy Ofer ha trasformato l’attività di provveditoria navale e di agenzia marittima del padre Joseph Herschovici in una importante compagnia armatoriale internazionale che opera con il marchio Ofer Shipping e, attraverso la partecipata Israel Corporation, con la compagnia di navigazione Zim. Esplosione e incendio di un serbatoio nel porto di Gibilterra Nel pomeriggio del 31 maggio, nel porto di Gibilterra è esploso un serbatoio contenente una miscela di acqua e residui oleosi, sviluppando un incendio. L’incidente ha provocato il ferimento di un lavoratore portuale, che è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni, e di un altro lavoratore che ha subito ferite lievi. Anche dodici passeggeri della nave da crociera Independence of the Seas, ormeggiata Il 24 maggio scorso, presso il Terminal des Flandres del porto di Dunkerque, è stata battezzata la “CMA CGM Titan”, una nuova portacontainer da 11.400 teu della compagnia francese CMA CGM. La nave, costruita dalla Hyundai Heavy Industries (HHI), è l’ottava di una serie di 12 portacontainer della medesima capacità, battezzate con il nome di costellazioni, che sono in consegna nel periodo 20101011. La “CMA CGM Titan”, battente bandiera maltese, ha una stazza lorda di 131.332 tonnellate, è lunga 363 metri, larga 45,6 metri e ha una velocità di 25,5 nodi. La portacontainer sarà immessa nel servizio FAL3 che collega l’Asia con l’Europa. 4 mare Mercoledì, 15 giugno 2011 Mercoledì, 15 giugno 2011 5 Il motoscafo della polizia mentre raggiunge il luogo di svolgimento dell’azione AMBIENTE Azione ecologica organizzata nei pressi del ponte di Veglia in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente Perché il mare non sia più una discarica di Ivana Precetti N Gli studenti delle medie superiori che hanno partecipato all’operazione ulla può essere dato per scontato, ma se consideriamo l’impegno e la competenza dei protagonisti, non potevamo nemmeno dubitare che l’ormai tradizionale azione ecologica, svoltasi lo scorso 3 giugno nell’area di Uvala Scott, della baia di Voz sull’isola di Veglia e dell’isolotto di San Marco, nei pressi del ponte di Veglia, quindi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, avrebbe sortito risultati oltremodo positivi. Hanno partecipato all’azione circa 250 persone tra volontari – tra i quali gli studenti dell’Istituto nautico di Buccari – e professionisti, come i sommozzatori dei numerosi diving-club e società di attività subacquee. L’operazione, organizzata dal Dipartimento regionale per l’edilizia e la tutela dell’ambiente in collaborazione con il Dipartimento per il turismo, l’imprenditoria e l’agricoltura e quello per la marineria, il traffico e le comunicazioni e gestita dal Centro operativo regionale per l’applicazione dei Piani d’intervento in casi di improvviso inquinamento del mare nella Regione litoraneo-montana (ŽOC), ha visto la partecipazione anche di numerosi cittadini, i quali hanno aderito con grande senso del dovere e spirito di solidarietà, raccogliendo rifiuti sulla terraferma. In fondo al mare... anche biciclette All’azione hanno aderito numerosissimi sommozzatori L’azione ha interessato, come già detto, la zona tra Oštro e Uvala Scott, inclusa la costa nordoccidentale e sudorientale dell’isolotto di San Marco e la baia di Voz sull’isola di Veglia. Si è articolata in due parti: le tenute di caccia della zona e il mare, la costa e il fondale marino, con pulizia e rinnovamento del parco-bosco Cigale e l’area di Sunger, in collaborazione con l’Ente pubblico “Priroda”. Su proposta dello ŽOC, le varie Capitanerie di porto, con l’aiuto delle unità di autogoverno locale, hanno effettuato inoltre la pulizia dei porticcioli. Tra mare e terraferma, è stata raccolta quest’anno una quantità piuttosto ingente di rifiuti di tutti i tipi, recuperati per lo più sul fondale marino. Sono stati riempiti, così, quattro dei sei container messi a disposizione dalle aziende municipalizzate. “Come c’era da aspettarselo, sono stati i sommozzatori a sobbarcarsi il maggior carico di lavoro – ci ha detto il segretario dello ŽOC, Zlatko Lisac, al termi- ne dell’azione –. Soltanto nell’area di San Marco e Kraljevica sono stati riempiti tre container mentre uno è servito per la zona di Voz e Castelmuschio. Per quanto riguarda il tipo di rifiuti, la gente butta veramente di tutto: ferraglia, ancore, elettrodomestici, contenitori, taniche, secchi e addirittura biciclette. «La Regione è sensibile alle questioni ambientali» L’azione, come già noto, è stata organizzata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambien- La prof.ssa Marica Kućan te, 5 giugno, e quest’anno abbiamo pensato di estenderla ulteriormente a vari punti della Regione e abbracciando sia la terraferma che il mare. La Regione litoraneo-montana è particolarmente sensibile a questo argomento. Sono azioni importantissime e nascono innanzitutto dalla necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica verso la tutela dell’ambiente ma soprattutto di una natura più pulita e bella. L’argomento è molto complesso e purtroppo c’è ancora tanta gente che potremmo definire non attenta, gente che contamina l’ambiente e che lo considera una discarica senza fondo, buttandovi di tutto. Speriamo che le cose cambino”, ha detto ancora Lisac. nel 1972, durante la quale era stato approvato il Programma di tutela dell’ambiente dei Popoli Uniti (UNEP), ha visto partecipi numerosi sommozzatori dei diver club “INA Kostrena”, “Luben” di Fiume, “Adria” di Kraljevica e “Sport Tours”, la “Dezinsekcija” di Fiume «Vedere le cose brutte per apprezzare di più le cose belle» All’azione, svoltasi in concomitanza con il 39.esimo anniversario della prima Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Stoccolma Tutto si è svolto sotto la supervisione della “squadra” dello “ŽOC” Inquinamenti improvvisi: sempre pronti a intervenire I Una parte delle imbarcazioni impegnate nell’azione ecologica e una trentina di alunni dell’Istituto nautico di Buccari giunti a Uvala Scott a bordo della nave-scuola “Vila Velebita Dva” – costruita nel 1956 a Kali, cantiere vicino a Zara, e usata fino al 1973 dalla flotta della “Jadrolinija” per il trasporto di passeggeri –, e ai quali si sono uniti per l’occasione gli allievi della Scuola media superiore di economia “Mijo Mirković“ di Fiume e di quella Turistico-alberghiera di Abbazia, nonché un gruppo di alunni della scuola elementare “Kozala”. “Siamo orgogliosi di poter fare parte di un’iniziativa di questa portata – ci ha detto la coordinatrice dell’azione per le scuole, prof.ssa Marica Kućan, prima della partenza verso l’isolotto di San Marco –. Un contributo che siamo felici di dare ogni anno, molto utile ai nostri ragazzi e alla loro coscienza ecologica. Il mare nasconde cose bellissime ma spesso anche quelle meno belle come i rifiuti. Lo scopo è che i nostri ragazzi giungano a contatto diretto anche con le cose brutte per poter poi apprezzare quelle belle. Il mare è im- Stilato il piano operativo in vista della stagione turistica portante per i nostri alunni, un giorno vivranno di esso. È pertanto importante che imparino già da ora a rispettarlo”, ha precisato. Aumenta la coscienza dei cittadini Oltre ai sommozzatori e alunni, a questa valida azione hanno partecipato anche vari membri dello ŽOC, il centro ecologico dei giovani tutori dell’ambiente “Naša djeca” di Fiume, gli appartenenti al Comando per la tutela e il salvataggio che opera in seno all’omonima Amministrazione statale e i dipendenti dei Dipartimento amministrativi della Regione litoraneo-montana (3-7 persone da ciascuno). Non sono potuti mancare il reponsabile della Capitaneria di porto di Fiume, capitano Darko Glažar, il capo del Dipartimento regionale per la marineria, il traffico e le comunicazioni, Nikola Mendrila e il capo dell’Ufficio regionale per la tutela e il salvataggio di Fiume, Matko Škalamera, un veterano di iniziative di questo tipo, nonché la polizia marittima giunta a Uvala Scott a bordo della motovedetta P-206 o “Trsat”. Oltre alla “Vid”, imbarcazione della Capitaneria di porto, all’azione, protrattasi per tutto il pomeriggio, si sono unite anche tre unità della “Dezinsekcija”, due di tipo ECO 2000 e una EKO13/4. Anche il tempo quel giorno, è stato clemente, seppur in mattinata non promettesse bene, dando modo ai partecipanti di dare il meglio. L’azione si è protratta nel pomeriggio dando infine ottimi risultati. Visto l’interesse dei cittadini – di anno in anno aumenta il numero dei volontari – l’iniziativa andrebbe ripetuta più spesso per la salvaguardia delle nostre bellezze naturali, queste meraviglie che troppo spesso vengono trascurate. n vista dell’imminente stagione turistica, il Centro operativo regionale (ŽOC) ha preparato il Piano degli interventi in caso di inquinamento improvviso del mare, documento oltremodo importante che ogni anno, soprattutto nei mesi estivi, viene applicato allo scopo di scongiurare episodi sgradevoli. Il Piano per il 2011 prevede una serie di operazioni, una delle quali vedrà protagoniste tre spazzamare di tipo “ECO 2000”, pronti a intervenire tempestivamente nei suddetti casi e che in esecuzione di un Contratto sulla pulizia del Mare Adriatico del 1994, vengono gestite dall’azienda fiumana “Dezinsekcija”. Oltre alle suddette navi ecologiche, il ministero della Tutela dell’ambiente, dell’assetto territoriale e dell’edilizia ha consegnato nel 2007 alla Regione litoraneo-montana un’imbarcazione veloce “ECO 13/4” la quale a partire dai prossimi giorni resterà in costante stato di allerta per qualsiasi tipo di intervento relativo alla pulizia e alla tutela del mare. Tutte le imbarcazioni verranno usate inoltre per la raccolta delle mucillagini (glicoproteine polari appiccicose, esopolisaccaridi e polimeri prodotti da molte piante e alcuni microrganismi) in casi di intensità estrema. Anche se le mucillagini non sono considerate dannose per l’ambiente marino, sono piuttosto spiacevoli per cui bisogna intervenire e rimuoverle per tempo. Il fenomeno è legato alla proliferazione abnorme di microalghe che secernono un’elevata quantità di muco che, a sua volta, determina la comparsa in mare di estese masse di mucillagine. Questo tipo di mucillagine compare con una certa frequenza nel Mare Adriatico, in rapporto a particolari condizioni meteo-climatiche. Durante la stagione turistica, lo ŽOC rafforza la collaborazione con la Questura litoraneo-montana e la Capitaneria di porto di Fiume con tutte le sue filiali, impegnate in attività di sorveglianza e monitoraggio in generale e interventi in caso di necessità, quando si uniscono alle forze del Centro operativo regionale. In attesa dell’arrivo dei diportisti stranieri e un traffico marittimo più intenso nei porti regionali, questi ultimi sono considerati più a rischio di inquinamento. Al fine di prevenire casi del genere, la Regione litoraneo-montana ha predisposto quest’anno, su proposta dello ŽOC, dei container ecologici e depositi mobili per ogni Capitaneria di porto. Per offrire interventi ancora più efficaci, il Centro operativo sta valutando di includere nelle operazioni i team della Protezione civile gestiti dall’Ufficio amministrativo statale per la tutela e il salvataggio di Fiume. Non dovrebbero mancare, pertanto, azioni combinate coordinate. Non bisogna dimenticare gli incendi, un rischio costante soprattutto nei mesi estivi. A questo proposito, verrà ingaggiato l’aeroclub “Krila Kvarnera” i cui piloti effettueranno, da oggi 15 giugno, al prossimo 30 settembre, voli di monitoraggio del mare e della terraferma. L’area interessata comprenderà l’aeroporto di Grobnico, Mattuglie, Draga di Moschiena, le isole di Veglia, Cherso, Lussino e Arbe, Kraljevica, Novi Vinodolski, Crikvenica e Buccari. Lo ŽOC ha pubblicato inoltre volantini informativi in quattro lingue (croato, italiano, inglese e tedesco) i quali sono già a disposizione presso gli Enti turistici, la Capitaneria di porto di Fiume e quelle locali. I volantini verranno distribuiti principalmente a pescatori e diportisti che impareranno come agire in casi di improvviso inquinamento del mare. Il Centro operativo regionale invita, infine, le unità costiere locali e gli enti turistici a organizzare azioni ecologiche sulla terraferma, mettendo loro a disposizione gli spazzamare “ECO 2000” i quali effettueranno gratuitamente il trasporto dei rifiuti fino agli appositi container nei porti. (ip) 6 mare Mercoledì, 15 giugno 2011 STORIA Sulle tracce di un articolo pubblicato da un giornalista inglese nel 1870 La superiorità della torpedine di Attilio Petris Robert Whitehead C’ era una volta... Parlando di Fiume, ne potremmo raccontare di storie che inizierebbero con... c’era una volta, perché questa era una città industriale e commerciale conosciuta in tutto il mondo che conta. Una delle realtà industriali più importanti era certamente il Silurificio Whitehead, del quale, però, in questa circostanza non racconteremo la storia, che possiamo apprendere sfogliando qualsiasi enciclopedia, cartacea o virtuale che sia. Ogni tanto, però, si riesce a recuperare qualche documento che aggiunge qualche tassello nuovo al brillante mosaico dello “Stabilimento tecnico di Fiume”. Quello di cui parleremo in questo numero è l’articolo scritto da un corrispondente inglese di un non meglio noto “Mechanics Magazine” e pubblicato il 17 dicembre del 1870 (ripreso poi dalla “Rivista marittima”), che ha avuto la possibilità di descrivere la “prima prova di una torpedine” effettuata nel porto di Fiume. Si tratta di un documento veramente interessante, che noi riporteremo nella traduzione dell’epoca e lo si capisce anche dal linguaggio usato. Una specie di armi sommerse... Un giovane Robert Whitehead allo “Stabilimento tecnico di Fiume” “Gli esperimenti che vennero ultimamente eseguiti in Austria con una torpedine sottomarina semovente, arricchiscono la storia delle torpedini ed avvalorano l’applicazione di sì micidiale istramento nell’arte della guerra navale – scriveva il giornalista britannico, rimasto visibilmente estasiato dall’esperimento cui aveva assistito in prima persona –. Le nostre pagine portano ampia testimonianza dell’attività con cui già da vari anni l’ingegno umano si applicò nel perfezionare istrumenti di difesa della specie della torpedine contro l’attacco dei bastimenti da guerra. Durante la guerra d’Oriente, Cronstadt fu difesa da questa specie di armi sommerse nei canali d’approccio, e pronte ad essere incendiato per mezzo dell’elettricità”. Un potente agente di distruzione Il corrispondente era molto competente e conosceva bene i progressi dell’industria bellica dell’epoca. “Più tardi, durante la guerra d’America, si ebbe pure ricorso a simili mezzi per la difesa della costa e dei porti – precisava il corrispondente, signor Andren Leighton, di Liverpool, che scrisse l’articolo poco dopo il suo rientro da Fiume, dove presenziò agli esperimenti summenzionati –. Nel caso attuale, abbiamo un potente agente di distruzione, che può vedersi nel piccolo porto di Fiume sull’Adriatico. Non possiamo dare ai nostri lettori una particolareggiata descrizione di questa macchina, poiché le parti importanti della medesima sono tenute segrete dall’inventore. Siamo in grado tuttavia, di dare un’idea generale della forma esterna di quella torpedine e di ciò che è capace di fare”. L’apparenza di un pesce-spada “Codest’arma formidabile ha l’apparenza di un pesce-spada – scrisse il giornalista –. Oltre una testa sporgente, essa possiede una prominenza verticale e due laterali, ognuna delle quali ha le proprietà dello scatto da fucile in modo che, qualunque di quelle quattro sporgenze venga ad urtare contro un oggetto con forza sufficiente, tosto ne consegue l’esplosione della macchina. Allorché essa funziona, ha quattro probabilità di raggiungere il suo scopo cioè: coll’urto diretto di fronte, oppure obliquamente da ambo i lati, o ben anche colpita superiormente nel passare sotto il fondo di qualche oggetto contro cui possa essere lanciata”. Dopo il fallimento del salvacoste di Giovanni Luppis, ricorderemo che l’ordigno venne poi perfezionato dalla collaborazione tra Luppis e Whitehead, dando vita al siluro, una specie di proiettile subacqueo spinto da un’elica messa in moto automaticamente al momento del lancio. Il prototipo, presentato il 21 dicembre 1866 presso una commissione di valutazione della Marina Austro-Ungarica venne valutato in modo positivo e i due ingegneri furono incaricati di produrre un primo lotto che sarebbe servito a scopi sperimentali. La stessa Marina Imperial-Regia decise di acquisire i diritti di uso e riproduzione a titolo non esclusivo dei siluri prodotti a Fiume. Nel 1871, quindi poco dopo che il giornalista britannico aveva assistito all’esperimento, anche la Marina Britannica decise l’acquisto dei siluri fiumani e l’anno seguente a volerli fu anche la Marina Francese. Il mare a Fiume è profondo e rimarchevolmente chiaro... Andren Leighton raccontò nel suo servizio che la torpedine “può venir caricata con ogni sorta di materia esplosiva, con polvere da CURIOSITÀ Avventura singolare per la «Lošinjska plovidba» in Cina La nave che si rifiutò due volte di scendere in mare “Tra banda d’ottoni e draghi danzanti, doveva essere una giornata indimenticabile per i cantieri Zhengzhou di Zhoushan. I media sono stati invitati, erano presenti pure rappresentanti del governo «Io non sono superstizioso, però...» e non mancavano ospiti stranieri. Tutti stavano aspettando con grande impazienza il varo della prima nave per questo cantiere navalmeccanico (finora il cantiere si era limitato a produrre sezioni per gli altri cantieri, n.d.a.), una nave che dovrebbe rappresentare pure una pietra miliare per la sua proprietaria”. Inzia così un articolo che abbiamo recuperato sul numero del 6 maggio della rivista americana “Trade Winds”, che ha la propria sede a Stamford (Connecticut), sulla costa atlantica degli Stati Uniti. Queste prime righe, però, non lasciano presagire quello che sarebbe avvenuto in seguito e che ha costretto l’autore a concludere l’articolo riprendendo le parole di un testimone del fatto che stiamo per raccontarvi: “Io non sono superstizioso, però quando si tratta di navigare, credo che ci sia sotto qualcosa...”. Ma vediamo cos’è che ha lasciato perplesso questo giornalista e tante altre persone che “stavano aspettando con grande impazienza il varo”. La nave che doveva scendere in mare era un bulk carrier commissionato al cantiere cinese dalla “Lošinjska plovidba“, per la quale la rivista americana scrive che si tratta “di una compagnia che iniziò la sua storia nel 1958 con navi di legno per poi sviluppare la sua presenza nel campo delle Ro-Ro in Adriatico, per passare infine ai bulkers”. Poi, oltre a precisare che la nave, con le sue 57.000 dwt di portata non è l’unica nave più grande della compagnia lussignana, il giornalista sottolinea che si tratta in effetti del secondo tentativo di varo, avvenuto il 17 aprile, in quanto due giorni prima la nave si era bloccata sullo scalo. “Tuttavia, il sole stava splendendo e i numerosi ospiti stavano aspettando con trepidazione il secondo tentativo. Poi, mentre la madrina si stava preparando per il battesimo della nave, sul suo volto si poté notare un’espressione di smarrimento: alla corda non era legata nessuna bottiglia di spumante”. A quel punto tutti cominciarono a guardarsi con sguardo interrogativo, senza riuscire a capire il motivo di questa grave manchevolezza. Come se non bastasse, uno degli ospiti notò che le bandierine del gran pavese, della Gran gala di bandiere, erano state messe alla rovescia, segno che la nave era in pericolo. Nonostante tutto, gli ingegneri del cantiere decisero di proseguire con la ce- rimonia e la corda venne tagliata anche senza che vi fosse attaccato lo spumante. Il punto culminante di questa storia, però, doveva appena arrivare: la nave si... rifiutò nuovamente di scendere lungo lo scalo e di raggiungere il mare. “Sembravano tutti dei segnali malauguranti...”, constatò il giornalista, riprendendo le parole di uno degli ospiti, che stava guardando quello spettacolo... tra le dita della mano con la quale aveva copero il volto: “Io non sono superstizioso, però...”. E chissà se lo sono quelli della Lošinjska plovidba? “Sono cose che possono succedere – ha commentato Zlatko Moković, direttore generale della “Lošinjska plovidba” –. I primi due tentativi non erano riusci- ti perché al posto dei soliti lubrificanti è stata adottata una nuova tecnologia con slitte in teflon”. Comunque sia, 11 giorni dopo il fallito secondo tentativo, ovvero il 28 aprile, la nave “Maja” è scesa in mare e, se tutto filerà per il verso giusto, la consegna potrebbe avvenire nella seconda metà di agosto, anche se il contratto prevede che la nave parta dal cantiere cinese verso la fine di settembre. Il direttore della compagnia lussignana non ha voluto svelare il prezzo della nave, che è stata costruita su progetto cinese “dolphin type”. L’unità è lunga 189 e larga 32 metri, con 12,8 metri di pescaggio. Batterà bandiera maltese. Leo Vidal mare 7 Mercoledì, 15 giugno 2011 cannone, cotone fulminante, dinamite, nitroglicerina, e l’esplosione può avere tal forza da aprire una breccia nella più forte corazzata, tale che basti a mandarla tosto a fondo. La particolarità più rimarchevole ed importante di questa invenzione consiste nel poter lanciare la torpedine a qualsiasi profondità richiesta sotto la superficie dell’acqua. Stabilita che sia la profondità nella quale deve avanzare – aggiunge il corrispondente da Fiume del “Mechanics Magazine” –, essa può essere mossa in un piano orizzontale a quella profondità stessa verso qualunque punto, e con una velocità massima di dieci nodi I’ora”. Quando il signor Leighton era a Fiume, una commissione degli Stati Uniti, componentesi dell’ammiraglio Radford e di due ufficiali del Franklin, fregata degli Stati Uniti, era incaricata d’investigare la natura e forza di quell’apparato. L’inventore essendosi compiaciuto di mostrare al signor Leighton la torpedine in movimento, che fu fatta partire dal fianco d’un battello. “Dopo aver aggiunto una profondità di circa sei o otto piedi dal- la superficie, si mantenne sempre, per quanto potè giudicarsi, allo stesso livello, e fece tre giri di 100 a 150 yards ciascuno, intorno al battello, ritornando poi alla superficie allorché trovossi esaurita la sua forza motrice, di aria compressa. Il mare a Fiume è molto profondo, e rimarchevolmente chiaro, cosicché si poteva perfettamente seguire codesto pesce mastro alla profondità stabilita. La sua corsa poteva pure scorgersi dalle bolle d’aria che venivano alla superficie nel suo solco, a considerevole distanza dietro di essa”. La rampa di lancio come la possiamo vedere oggi L’idea del capitano Luppis “L’invenzione di questa torpedine – spiegava ancora – è dovuta al signor Robert Whithead, un ingegnere inglese residente a Fiume, e capo di uno stabilimento meccanico che ha colà sede. Il primo a suggerirne l’idea fu il capitano Luppis, ufficiale in ritiro della marina Austriaca, il quale dimostrò al signor Whithead la convenienza di costruire una torpedine galleggiante ed al tempo stesso semovente, in cui la parte anteriore dovesse riempirsi di materie esplosive, e la posteriore munirsi di una forza motrice a vapore. Abbenchè colpito da siffatta idea, il signor Whithead tosto comprese che i suggerimenti del capitano Luppis, non erano accettabili, anzitutto perché un corpo galleggiante alla superficie non risponderebbe mai allo scopo; e poi perché il fuoco, necessario a generare il vapore, in così stretta vicinanza d’una materia esplosiva sarebbe immensamente pericoloso”. “Egli perciò si mise all’opera guidato da un’idea affatto sua – poterono leggere i lettori del “Mechanics Magazine” –, ed invece di un battello a vapore per torpedine; immaginò la forma di un pesce: dopo innumerevoli tentativi, errori e disappunti, la sua perseveranza venne finalmente ricompensata col trionfante successo già indicato. Così al genio meccanico inglese appartiene l’onore di quest’ultimo perfezionamento nell’arte della guerra difensiva, che se non rende inutili le altre difese delle coste, deve almeno essere riconosciuto come un potente ausiliare per premunire la nostra isola contro un’invasione straniera, purché il nostro Governo abbia la saggezza di rendersi possessore del segreto dell’inventore – cosa che fece ben presto, come rilevato sopra –. È impossibile per chiunque abbia visto questa torpedine in azione esitare a riconoscerne la superiorità sopra quant’altre della stessa specie furono fin qui inventate; ed è difficile stimare fino a qual punto questa semplice invenzione modificherà l’arte dell’attacco e della difesa in mare”. Dalla Germania alla Russia, dalla Turchia agli Stati Uniti Per concludere, soltanto alcuni cenni storici per sottolineare per l’ennesima volta il significato della città di Fiume nell’industria mondiale. Dopo che nel 1873 lo Stabilimento Tecnico Fiumano dichiarò bancarotta, venne rilevato due anni più tardi da Whitehead e assunse la denominazione “Torpedo Fabrik von Robert Whitehead”, che fu la prima vera fabbrica di siluri al mondo, grazie anche alle anticipazioni delle somme della Marina Imperiale Tedesca per la costruzione di 100 siluri da 381 millimetri e la garanzia che la Germania avrebbe continuato continuato a rifornirsi di siluri, lanciasiluri e compressori presso lo stabilimento Whitehead per 10 anni consecutivi. Nello stesso anno ad acquistare i siluri Whitehead furono Danimarca, Svezia e Norvegia. Nel 1876 fu la Russia a richiedere i siluri Whitehead per la propria Marina e nel 1877 arrivarono le richieste di Turchia, Belgio, Portogallo, Argentina, Cile e Grecia. Nel 1891 ad acquistare i siluri Whitehead fu addirittura la US Navy. Serve dire altro? 8 mare Mercoledì, 15 giugno 2011 LAVORO Iniziative per la tutela delle condizioni degli operatori sulle piattaforme petrolifere Settore offshore: marittimi o no? Alla fine di maggio si è svolta a Spalato l’assemblea annuale dell’Offshore Task Force Group (OTFG) dell’ITF S i è svolta a Spalato, alla fine di maggio, la riunione annuale della Offshore Task Force Group dell’ITF, la Federazione sindacale internazionale del settore dei trasporti. Anche in considerazione del Il presidente dell’OTFG, Norrie McVicar luogo di svolgimento dell’assemblea, la prima giornata dei lavori è stata dedicata alla presentazione del potenziale croato in questo settore e del quadro giuridico che regola le condizioni di vita e di lavoro dei marittimi croati, mentre le altre due giornate sono state dedicate alla discussione sui problemi cui vanno incontro gli operatori in questo settore specificio dell’industria marittima. La Offshore Task Force Group è stata istituita nel 1997 e questa è la prima volta che la Croazia ospita una riunione di questo organismo, peraltro molto importante per i marittimi croati in quanto contribuisce al riconoscimento del loro status nel settore offshore, che la Croazia rifornisce di manodopera. Ogni anno, infatti, un numero crescente di marittimi croati trova lavoro presso le compagnie straniere del settore, nel quale rientrano le navi di supporto alle piattaforme, le piattaforme stesse, ma anche le navi che hanno il ruolo di terminali di rigassificazione. Al momento dovrebbero essere circa 6.000 i lavoratori croati impegnati nel settore, dei quali moltissimi che lavorano fuori da tutti i sistemi e che pertanto non figurano da nessuna parte. Sarebbe molto importante che le leggi croati riconoscessero a questa categoria di lavoratori lo status che meritano. La riunione si è svolta a Spalato alla fine di maggio In Croazia, finora, non è stata mai pensata una legge che potesse regolare lo status dei lavoratori in questo settore dell’industria marittima. Mancano regole relative all’orario di lavoro e all’abilitazione, in quanto non sono contemplati i corsi necessario per poter lavorare nell’offshore: Basic Offshore Safety Induction & Emergency Training (BOSIET), Further Offshore Emergency Training (FOET), Helicopter Underwater Emergency Training w/ Emergency Breathing System (HUET w/EBS). Essi fruiscono perciò delle medesime condizioni delle altre categorie di marittimi, ma in futuro molte novità verranno regolamentate dalla convenzione MLC 2006. Non essendoci all’orizzonte modifiche legislative, bisogna sperare che i cambiamenti futuri non vengano avviati da eventi tragici. Gli operatori che lavorano nelle aziende croate fruiscono di condizioni relativamente buone, anche Uno dei rimorchiatori della “Brodospas” se andrebbero adeguate agli standard europei e mondiali. Il presidente dell’OTFG, Norrie McVicar, ha detto in questa circostanza che la Croazia è un importante fornitore di manodopera nel settore marittimo e anche in quello dell’offshore, per cui me- È entrato in vigore l’11 giugno il nuovo Codice marittimo Retribuzione figurativa: il Sindacato vince la battaglia È ufficiale: lo scorso 11 giugno è entrato in vigore il nuovo Codice marittimo che prevede il riconoscimento dell’accredito di retribuzione figurativa per i marittimi con concessione di tre mesi di contributi figurativi per ogni anno effettivamente lavorato. Agli “uomini di mare” sarà concesso finalmente di raggiungere il pensionamento con 60 anni di età e 15 anni di anzianità retributiva. Una battaglia vinta dal Sindacato dei marittimi della Croazia, dopo anni di trattative estenuanti col Governo, in cui non sono mancate iniziative di protesta. La richiesta è stata approvata nell’aprile scorso, prima dalla premier Jadranka Kosor e un mese più tardi anche dal Sabor. Qualche giorno fa, finalmente, il nuovo Codice marittimo è entrato in vigore a tutti gli effetti. Secondo le nuove disposizione legislative, agli “uomi- ni di mare” che navigano in acque internazionali verranno riconosciuti automaticamente i contributi per l’accredito di retribuzione figurativa, contributi che finora erano costretti a pagare di tasca propria. Per quelli che navigano in acque nazionali, invece, il datore di lavoro avrà l’obbligo dichiarare e versare i contributi aggiuntivi per l’accredito di retribuzione figurativa (per il periodo dall’imbarco fino allo sbarco). Questo per quanto riguarda la concessione di tre mesi di contributi figurativi per ogni anno effettivamente lavorato. I marittimi potranno usufruire del diritto di pensionamento con 60 anni di età e 15 anni di anzianità retributiva previa esibizione della matricola e del libretto di lavoro, con eventuali documenti aggiuntivi – come ad esempio, i contratti di lavoro, le confer- me dei datori di lavoro, le liste degli sbarchi, ecc. – che comproveranno il periodo di navigazione. I periodi nei quali il marittimo ha pagato i contributi per l’assicurazione pensionistica in qualità di marittimo-assicurato devono coincidere con i periodi effettivi in cui questi era imbarcato. I periodi di assicurazione di diverso tipo (agricoltore, ad esempio), non verranno calcolati nei 15 anni di anzianità necessari al raggiungimento del pensionamento con 60 anni di età. I marittimi che in determinati periodi del loro percorso lavorativo non hanno pagato i contributi pensionistici, e tantomeno erano assicurati su altre basi, avranno modo di versarli retroattivamente, soltanto ed esclusivamente per periodi come questi. Per ulteriori informazioni e quesiti, è possibile mandare una mail all’indirizzo [email protected]. Tutti i dettagli tecnici verranno introdotti nel Libretto delle istruzioni, attualmente in fase di lavorazione. (ip) ritano tutto il sostegno sindacale necessario. “La nostra intenzione è quella di elevare gli standard croati, per cui appogiamo in pieno l’operato del Sindacato dei marittimi della Croazia”, ha detto ancora Norrie McVicar. All’assise spalatine è stata presentata anche l’unica azienda offshore croata, la “Brodospas”, che dispone di diverse unità del tipo Anchor Handling Tug Supply vessels (AHTS), che prestano la propria opera in tutto il mondo. Queste unità sono specializzate nel rifornimento delle piattaforme petrolifere e talvolta anche nelle operazioni di emergenza, come il recupero e il salvataggio delle imbarcazioni, operazioni classificate con l’acronimo “Errv” (Emergency Rescue and Recovery Vessel). Le unità AHTS differiscono a loro volta dalle Platform Supply Vessels (Psv’s), in quanto sono dedite soprattutto al rimorchio grazie alla loro potenza. L’azienda spalatina è conosciuta in tutto il mondo proprio per l’affiattamento degli equipaggi, che frequentano costantemente corsi di aggiornamento. Lorenzo Pellegrini Anno V / n. 56 del 15 giugno 2011 “LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat edizione: MARE [email protected] Redattore esecutivo: Ivo Vidotto / Impaginazione: Saša Dubravčić Collaboratori: Roberto Venturini, Lorenzo Pellegrini, Danilo Prestint, Leo Vidal, Ivana Precetti, Attilio Petris. Foto: Ivo Vidotto e Danilo Prestint