la fonte novembre 2012 ANNO 9 N 10 periodico dei terremotati o di resistenza umana € 1,00 terremoto anno undicesimo Foto Massimo Di Nonno: La nuova scuola di San Giuliano di Puglia chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… Foto Massimo Di Nonno: Il villaggio dei terremotati di Bonefro casacalenda piazza mercato Gentile redazione tornando a Casacalenda ho visto che in questi giorni, finalmente, è stato dato inizio ai lavori di demolizione di un gruppo di abitazioni fatiscenti, insistenti nella Piazza Mercato. Dopo tanti anni di paure per gli scricchiolii provocati dal cedimento di questi vecchi ruderi in continuo movimento, nel paese dove da oltre mezzo secolo si combatte contro un inarrestabile fenomeno franoso che interessa tutta la parte centrale dell’abitato, invece di cogliere l’occasione per abbattere tutti gli edifici già compromessi e mettere in sicurezza l’intero abitato, ci si accinge anche a ricostruirli. Le abitazioni in questione, in verità, avevano subito danni ancor prima del sisma del 2002 e basterebbe dare un’occhiata al voluminoso fascicolo conservato in comune per conoscere quanto siano costati allo stato gli interventi di contenimento del fenomeno e quanto sia pericoloso perseverare nella folle idea di ricostruire le abitazioni danneggiate dal movimento franoso proprio dove erano prima. Andrebbe tolto anche l’altro grappolo di case e naturalmente tutti i proprietari risarciti. A testimone della pericolosità in cui versa la piazza si ergono tre pilastri in cemento armato, edificati anche questi con soldi pubblici, al solo scopo di evitare che i detti immobili crollassero; pare che gli stessi debbano fungere da sostegno anche per le future abitazioni e siccome a nessuno è venuto in mente di ricercare le carte della frana, oltre che demolire quelle case pericolanti, si procederà alla ricostruzione nello stesso identico posto dov’erano, riproponendo per intero l’atavico problema che da anni impegna risorse umane ed economiche, tanto paga lo Stato. Vi scrivo perché non si possa dire un giorno: io non sapevo, perché chi deve controllare, e non lo fa, possa continuare a vivere per tanti anni con il rimorso greve per non averlo fatto, perché quei tre pilastri non diventino un calvario. Marco G. cratere in cifre Ricostruzione privata fascia A: stima dei danni € 513 milioni; abitazioni danneggiate: 5078 unità immobiliari di cui 3600 ricomprese nell’area del cratere; 1266 sottoprogetti di cui 865 nell’area del cratere; finanziati progetti per 167 milioni di euro nei 13 paesi del cratere (per San Giuliano spesi già oltre 250 milioni); progetti cantierabili, 410 per € 174 milioni di euro (ma il denaro è ancora da vedere); progetti non cantierabili, 581 per 172 milioni di euro (il denaro forse lo vedranno i posteri); restano ancora fuori casa circa 1000 persone quasi tutte anziane. Il tuo sostegno ci consente di esistere la fonte ABBONAMENTI PER IL 2013 ITALIA SOSTENITORI AUTOLESIONISTI € 10,00 € 20,00 € 30,00 2 fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 la fonte Direttore responsabile Antonio Di Lalla Tel/fax 0874732749 Redazione Dario Carlone Domenico D’Adamo Annamaria Mastropietro Maria Grazia Paduano Segreteria Marialucia Carlone Web master Pino Di Lalla www.lafonte2004.it E-mail [email protected] Quaderno n. 89 87 Chiuso in tipografia il 26/08/12 21/10/12 Stampato da Grafiche Sales s.r.l. via S. Marco zona cip. 71016 S. Severo (FG) Autorizzazione Tribunale di Larino n. 6/2004 Abbonamento Ordinario € 10,00 Sostenitore € 20,00 Autolesionista € 30,00 Estero € 40,00 ccp n. 4487558 intestato a: la fonte molise via Fiorentini, 10 86040 Ripabottoni (CB) nuovi terremoti Antonio Di Lalla Il vescovo di Campobasso GianCarlo Bregantini se avesse trascorso un periodo, anche breve, in un fatiscente chalet abitato dai nostri terremotati, avrebbe rimbrottato la trasmissione Report del 14 ottobre che ha avuto il torto di documentare alcune spese scellerate del presidente della giunta regionale Michele Iorio a favore di aziende già decotte? Il suo intervento fa riproporre comunque delle domande fondamentali: l’informazione deve servire sempre e comunque la verità o questa va raccontata secondo la convenienza del momento? È cane da guardia della democrazia o cane da riporto al servizio del potente di turno? La violenza sulle donne non esisteva semplicemente perché erano costrette a tacere, gli handicappati non c’erano perché venivano tenuti nascosti in casa, la vita comune era tranquilla perché chi la turbava veniva rinchiuso in manicomio. E allora non solo non può essere taciuto niente di quello che accade, ma bisogna grattare la patina di apparenza e scegliere anche l’angolo di visuale per raccontare i fatti. Il leggendario vescovo del Chiapas, Samuel Ruiz, certamente caro e modello per il presule molisano, soleva ricordare spesso: la domanda che Dio ci farà alla fine della nostra esistenza sarà: da quale parte siamo stati? Chi abbiamo difeso? In occasione del decimo anniversario - valore dei numeri e delle ricorrenze, come se non ci vivessimo 365 giorni all’anno - torneranno ad accendersi, forse per l’ultima volta, i riflettori sui paesi colpiti dal terremoto del 31 ottobre 2002. Naturalmente i cronisti che non vanno troppo per il sottile punteranno direttamente su San Giuliano di Puglia, il luogo dove il dramma è diventato tragedia per la morte di trenta persone, bambini la stragrande maggioranza. Qui troveranno il villaggio provvisorio ormai deserto, segno che la ricostruzione è finita, il paese irriconoscibile ma rimesso talmente a nuovo che il kitsch, per usare un eufemismo, la fa da padrone a tal punto che gli stessi indigeni si sentono forestieri nelle loro abitazioni. Barbara Spinelli, con rara efficacia, parla di urbanicidio. Documente- ranno la generosità, se non oseranno raccontare, per rispetto del luogo e della fatidica data, di uno stato che ha sborsato intorno ai 250 milioni di euro per poco più di mille abitanti. Qualche scatto alle opere faraoniche e via. Degli altri 13 paesi del cosiddetto cratere solo vaghi accenni, per non rovinare la cartolina e lo struggente buonismo. Poche righe per dire che la ricostruzione è ancora in alto mare per la lentezza atavica del popolo; che in molti hanno prosperato sulla disgrazia in quanto il clientelismo è ben radicato; il territorio ha inghiottito i fondi già stanziati per la ricostruzione, per l’alluvione e per la ripresa produttiva perché da bravi meridionali succhiano alle tette dello stato senza alcun ritegno fino allo sfinimento. Se stanno ancora così è perché se lo sono voluto e ci stanno bene. “10 anni per ricostruire la speranza” è il manifesto-insulto del comune di San Giuliano per i bambini morti e per gli altri paesi in difficoltà, della serie: chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato. Noi non ci stiamo e speriamo di non essere i soli a rifiutare una simile lettura. Può il vescovo Bregantini essere veramente convinto che gettiamo fango sulla gestione commissariale se mettiamo in discussione il famigerato Modello Molise, inventato da Michele Iorio ed i suoi accoliti? Se molte persone non ancora rientrano nelle proprie abitazioni ci sarà pure un responsabile o è frutto della cattiva stella? L’attuale fu presidente della giunta regionale - comunque si pronunci il Consiglio di Stato - per noi è delegittimato irrimediabilmente, ormai pugile suonato e rintronato, checché ne pensi il fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 centrosinistra che già si adopera per tenergli in caldo il trono. Con otto capi di imputazione già collezionati è stato indagato per aver allargato il cratere a tutta la provincia di Campobasso ed elargito 134 milioni di euro ai comuni e circa 9 milioni agli istituti religiosi. Con questa operazione, dice il procuratore della repubblica di Campobasso, ha danneggiato e ritardato la ricostruzione dei paesi del cratere, che vengono indicati come parte lesa. Gli amministratori a questo punto non hanno scampo: o si costituiscono parte civile dimostrando di fare gli interessi dei cittadini che li hanno eletti o faranno scadere i termini, magari per distrazione, professandosi con ciò stesso compari del già commissario, sempre pronto in caso di tentennamento di qualcuno ad elencare i benefici profusi a seguito di suppliche. Nemici del popolo che rappresentano o rinnegatori di colui per il quale alle scorse elezioni hanno fatto da portaacqua? Ciò che li attende è quasi peggio del terremoto. L’arcivescovo mi perdonerà, se anche solo lontanamente potrà apparire insolenza, ma ho una domanda scaturitami a seguito del suo intervento, che mi ha lasciato inquieto, turbato, perplesso: se a Report si fosse parlato della voragine creata nella sanità con la possibile - catastrofica per la comunità - chiusura della Cattolica, avrebbe reagito allo stesso modo, con le stesse parole e a favore degli stessi? Solo pochi anni fa ho sognato, ne fanno fede queste pagine, un vescovo che si faceva popolo, non attraverso una televisione locale foraggiata dal potere, un Quotidiano al servizio del potere, il suo stesso periodico diretto da un dipendente del medesimo potere. Ho sognato un vescovo capace di vivere insieme agli altri, di lavorare insieme, di sentirsi insieme, di piangere insieme, di ridere insieme, di amare insieme; senza risposte prefabbricate, senza domande puramente retoriche, senza parole vuote, senza la falsa sicurezza dei bugiardi. Oggi ho timore di svegliarmi; se fosse stato solo un sogno, altro che terremoto!☺ 20 3 spiritualità fine di un mondo Michele Tartaglia “Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di oscurità, giorno di nube e di caligine” (Gl 2,1b2a). Le parole minacciose del profeta Gioele ci introducono ad una riflessione su questo ultimo scorcio del 2012, anno fatidico secondo antichi calendari che parlerebbero di fine del mondo. A dire il vero, la crisi economica che sta attraversando il mondo fa impallidire i funesti presagi connessi al calendario maya facendo dimenticare un mito a favore di crisi ben più reali e che non necessitano di cataclismi, visto che ci pensa già l’egoismo umano a mandare tutto in malora. Quando Gioele parlava di fine, stava vivendo in un periodo di profonda crisi economica e politica, attribuita, come accade spesso nella bibbia, non a cause esterne, quanto piuttosto all’allontanamento del popolo dal Signore. La crisi scuote il popolo dalle fondamenta e vengono a mancare i beni essenziali: “Devastata è la campagna, è in lutto la terra, perché il grano è devastato, è venuto a mancare il vino nuovo, è esaurito l’olio. Restate confusi, contadini, alzate lamenti vignaioli, per il grano e per l’orzo perché il raccolto dei campi è perduto…è venuta a mancare la gioia tra i figli dell’uomo” (1,10-12). Tutto questo è avvenuto a causa di una invasione di cavallette, metafora di ben altri divoratori: “Quello che ha lasciato la cavalletta l’ha divorato la locusta; quello che ha lasciato la locusta l’ha divorato il bruco; quello che ha lasciato il bruco l’ha divorato il grillo” (1,4). Non è difficile leggervi la nostra situazione attuale, sia sul piano mondiale che nazionale, dove i vari livelli della pub- 4 blica amministrazione si sono divisi il bottino delle entrate, rastrellate spremendo le diverse categorie sociali. Potremmo parafrasare dicendo: quello che non ha divorato il politico nazionale lo ha fatto quello regionale e via via scendendo a tutti i livelli in cui si gode di risorse non sudate (vale anche per la chiesa), ma elargite come fossimo in uno sciagurato paese dei balocchi. La saggezza del profeta ci dice, comunque, che il vero male non è dato dalle cavallette che divorano, ma dall’inerzia e dalla distrazione di un popolo intero che ha dimenticato di vigilare e di stroncare gli stili corrotti sul nascere, ha chiuso gli occhi illudendosi di poter ricevere benefici e privilegi, non sapendo che tutto ciò che si otteneva erano solo le briciole di una torta divorata da pochi. Di fronte a questo disastro, anziché rimanere in una immobilità fatalistica, il profeta esorta il popolo a scuotersi, a rimettersi sulla strada dell’obbedienza a comandamenti che parlano di giustizia e solidarietà, non di appropriazione indebita: “Or dunque, oracolo del Signore, ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male” (2,12-13). Questa esortazione che invita apparentemente a fare un rito religioso, traccia la via d’uscita dalla crisi epocale: lacerarsi il cuore e non le vesti significa non fare delle scelte solo superficiali o apparenti, che non scalfiscono in profondità la causa del male. Lacerarsi il cuore significa cambiare modo di pensare, stili di vita, scelte economiche e politiche improntate all’etica della responsabilità, prendendo coscienza che siamo un unico corpo a livello mondiale e, come ci ricordano san Paolo e le analisi economiche globali, quando sta male un membro, tutto il corpo ne risente e prima o poi ne resta contagiato. Nelle parole di Gioele fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 si nota una consapevolezza: se si vuole, il cambiamento avverrà, perché il mondo e la società hanno la capacità di risollevarsi, quando mettono in campo la parte migliore dell’umanità, come ha già dimostrato l’Europa dopo la II guerra mondiale. In realtà, quando i profeti parlano della fine del mondo, parlano della fine di un mondo, in quanto il mondo in sé è solo nelle mani di Dio. Quando l’uomo invece vuole diventare dio a se stesso, pensando di affrontare le cose senza riferirsi a quelle leggi che Dio ha scritto nel suo cuore (l’amore, il servizio, l’accoglienza, la solidarietà), produce danni che mettono in crisi il sistema e creano molte vittime. L’annuncio della fine non è quindi da leggere come una condanna, ma piuttosto come la riappropriazione da parte di Dio, e dell’uomo, delle scelte che portano all’umanità nuova, che si mette in ascolto del bene che porta iscritto in se stessa: “Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diventeranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave in quei giorni effonderò il mio spirito” (3,1-2). La vera svolta, che non è la fine ma un nuovo inizio, è che tutti, anche coloro che si sono resi schiavi docili del sistema, prendano consapevolezza che non si può lasciare il mondo nelle mani di poche voraci cavallette, ma è necessario mettersi insieme per sognare e progettare una società fondata sulla giustizia, che è l’altro nome dell’amore di Dio.☺ [email protected] glossario Rapidità, innovazione, successo: tre parole, tre caratteristiche attribuibili alle moderne attività imprenditoriali in campo telematico che vengono pubblicizzate con il nome di start-up [pronuncia: start-ap]. Il verbo inglese start, per effetto di un uso consolidato nella lingua italiana, appare di facile ed immediata comprensione; nel linguaggio dello sport start corrisponde al “via”, alla “partenza”, mentre in un’automobile lo starter identifica il dispositivo di avviamento, la cosiddetta “aria”! La locuzione che prendiamo in esame affianca al verbo la preposizione semplice up [pronuncia: ap] che di per sé ha il significato di “su, in alto”, ma che nella costruzione dei verbi denominati “frasali” non rispetta la medesima valenza semantica. L’intero termine start-up, sia come sostantivo che come verbo, traduce l’azione di avviamento, fondazione, costituzione di qualcosa. In realtà il vocabolo ha fatto la sua comparsa nel campo dell’informatica, denotando il momento di accensione ed avvio di un programma; da qui è poi passato a indicare le fasi di avviamento di una impresa, il periodo iniziale dell’attività, i momenti di programmazione e ricerca funzionali al lavoro successivo. Come accaduto per molte altre delle denominazioni coniate per indicare agevolmente un oggetto, start-up è ora diventato, quasi per antonomasia, il nome delle imprese attive sul fronte del Web, quelle che offrono servizi informatici, quelle per le quali lo strumento principale di lavoro e di relazione è il computer collegato mancata partenza Dario Carlone in rete. E proprio perché l’ambiente di lavoro diventa il Web la velocità diventa la peculiarità ed anche il grande merito di imprese del genere, capaci di mantenersi al passo coi tempi, di inseguire le aspettative dei potenziali clienti, di raggiungere notorietà, ma soprattutto conseguire i dovuti e “meritati” profitti. Lentezza, ritardi, fallimento: tre parole per dieci lunghi anni di promesse non mantenute; tre parole che riassumono le migliaia di “vuote” parole che in tutto questo tempo si sono sprecate, insieme a tanto denaro dirottato arbitrariamente verso altri obiettivi; la fotografia impietosa di una ricostruzione che non c’è - (c’è mai stata?). Nei dieci anni dal terremoto che ha interessato l’area del cratere, il Molise non è stato un’impresa innovativa, non si è configurato come una start-up. Eppure le premesse c’erano tutte: la tragedia - come successivamente la cronaca ci ha mostrato relativamente ad altre regioni italiane - poteva essere superata attraverso la consapevolezza di un avvio, di un nuovo inizio, come una start-up che pianifica attraverso ricerche ed indagini, che mette in conto rischi e pericoli, che si affida alla maturità e alla responsabilità dei suoi componenti, che verifica fin dalle prime battute l’andamento e la positività della direzione presa. [email protected] mi abbono perché se pinocchio avesse letto la fonte non avrebbe fatto società col gatto e la volpe Scatto d’autore di Guerino Trivisonno Non c’è più trippa per gatti Ha mai abitato la parola “ricostruzione” in questa nostra terra? Abbiamo noi molisani avuto la percezione che tutto quanto fosse necessario per la sicurezza e la vivibilità dei nostri paesi è stato fatto? Non abbiamo forse abdicato alla nostra autonomia di giudizio e perpetuato l’esercizio della delega anche quando ciò riguardava i nostri bisogni primari? Quella che avrebbe dovuto essere, e non soltanto in senso metaforico, la nostra start-up si è ormai arenata, riconducendoci ad uno stile di vita che non sembra avere risentito delle spinte della modernità; sono riemersi infatti, in questi ultimi anni soprattutto, clientele e favoritismi, promesse ed illusioni, taciute ma sempre più evidenti ingiustizie. A decennio concluso sembra essersi aperta la porta della disperazione.☺ fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 5 san giuliano di puglia mai più! Michele Petraroia Riaffiorano pensieri tristi e tornano alla mente le emozioni, i pianti e la concitazione di quella notte di dieci anni fa, quando correvo senza meta, intorno a quella scuola che stava crollando, invocando aiuti celesti ed umani, che stentarono a materializzarsi. Un ignoto paesino del meridione d’Italia venne assediato dalle TV di tutto il mondo che in mille idiomi diversi raccontavano la morte in diretta di bimbi innocenti. Con Matteo, unico assessore a non avere figli o nipoti sotto le macerie, litigavamo per procurare acqua, vestiario e cibo per le persone assembrate in piazza dalle 11.32 ed abbandonate a se stesse. A San Giuliano regnava il caos con militari ed agenti senza ordini, i volontari che scavavano con le mani e i vigili del fuoco che mettevano a rischio la propria incolumità per tirare in salvo i bambini. Gli applausi dei familiari per gli estratti vivi dalle macerie lasciarono il passo alle urla di dolore e alle lacrime senza pianto, con scene che non potrò mai cancellare dalla mia mente. Conoscevo i luoghi, le persone e la scuola. A giugno da segretario generale CGIL con i Maestri del Lavoro avevo premiato quei ragazzini che si erano cimentati nel ricordo della strage di Marcinelle dove morì un minatore di San Giuliano di cui non si è mai ritrovato il corpo. Ad agosto avevo tenuto un comizio in difesa dell’art. 18 in piazza incontrando e salutando compagni e amici che mi ospitarono a casa loro. E a distanza di due mesi ero nello stesso luogo a tentare di rendermi utile sentendomi in colpa al solo incrociare lo sguardo con i genitori, i nonni e gli zii dei bambini. La tensione mi ammutoliva e gli occhi sostituivano le parole. Chi chiedeva rassicurazioni, chi invocava speranza, chi pregava e chi inveiva. Commisi l’errore di abbracciare un compagno e dirgli di avere fiducia. Ma la mattina successiva lo trovai seduto innanzi il Palazzetto dello Sport in cui venne aperta la più amara camera mortuaria della storia molisana. Mi fermai a due metri da lui, alzò lo sguardo e mi disse con voce fredda che avevo avuto torto. Un pugno in faccia mi avrebbe fatto meno male. Non proseguii oltre e non entrai più in quel Palazzetto. Guglielmo Epifani da Roma chiamò 6 più volte durante quella notte, e le sue telefonate si accavallarono a quelle di tante persone che chiedevano notizie che nessuno poteva dare. Il giorno successivo col paese in lutto ci fu una seconda scossa che obbligò all’evacuazione totale della popolazione e accompagnai chi per nulla al mondo voleva allontanarsi da casa sua sulle terre arate che fian- il manifesto del comune di San Giuliano di Puglia insulto ai paesi terremotati che sperano sì, ma la ricostruzione ha da venire cheggiavano un campo sportivo troppo piccolo per ospitare tutte le tende. I volontari toscani erano eccezionali, sensibili e premurosi, ma la gestione della situazione era problematica perché da subito si cominciò a speculare sulla disgrazia. Si sollevarono dubbi e polemiche su tutto e tutti. Chi aveva da ridire sulla toccata e fuga di Berlusconi, che giunse la notte sulle macerie della scuola, fece un collegamento in mondovisione con Bruno Vespa e scappò via senza nemmeno esprimere il cordoglio all’amministrazione comunale. Chi chiedeva coperte, tende più grandi, una sistemazione più confortevole e si lamentava del rumore dei generatori elettrici di fortuna collocati vicino alla tendopoli. Il giorno dei funerali con quelle bare bianche che ammonivano la coscienza fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 degli adulti, Carlo Azeglio Ciampi ascoltò con compostezza il “mai più” detto con voce rotta da Nunziatina facendo scorrere un brivido lungo la schiena a tutti i genitori italiani. E oggi, dopo dieci anni, dovremmo ripartire da quel grido d’allarme per fare un bilancio su cosa abbia insegnato il crollo di quella scuola allo Stato, alle istituzioni locali e a tutta la società. Purtroppo dopo quel lutto, l’Italia si è smarrita nelle Ordinanze Commissariali, nei Grandi Eventi e nel rincorrere investimenti pubblici, incarichi, consulenze, appalti e direzioni di lavori, adottando un’interpretazione della calamità quale opportunità per evadere gli obblighi di legge e derogare alle norme in nome dell’emergenza. Quella lezione non ha indotto ogni adulto a proteggere meglio i propri figli come ammonì il Capo dello Stato il giorno dei funerali. Al contrario si è innescata una gigantesca fuga dalla realtà con una lotta rancorosa di tutti contro tutti e una scarsa vigilanza democratica sul miglioramento della legislazione e sul rispetto delle regole in ogni ambito istituzionale, amministrativo, scolastico, pubblico e privato. Lo Stato sapeva da anni che quel territorio era sismico ma lo ha riclassificato tale solo nel 2003, dopo il terremoto. La Regione aveva una legge sulla protezione civile da 30 mesi rimasta nel cassetto ma nessuno ne ha chiesto conto. Come spesso accade in questi casi ci si è costituiti e accaniti contro gli ultimi anelli della catena, rinunciando a fare una battaglia di civiltà in un’Italia che a dieci anni dal crollo della scuola di San Giuliano di Puglia ha ancora metà degli edifici scolastici privi di tutte le certificazioni di agibilità e sicurezza. È amaro ammetterlo ma non siamo stati capaci di far assurgere a priorità nazionale il “mai più” di Nunziatina e lo sanno bene le mamme di Isernia che hanno pianto i figli morti a L’Aquila nella Casa dello Studente.☺ [email protected] mi abbono perché se cappuccetto rosso avesse letto la fonte al lupo gli avrebbe fatto un culo così! san giuliano di puglia Dieci anni sono passati. Importante anniversario per il Molise ma, soprattutto, per San Giuliano di Puglia, piccolo paese dell’entroterra che, fino al 31 ottobre 2002, era pressoché sconosciuto a tutti. Anniversario, allora, che induce a fare un’analisi della situazione attuale. Innanzitutto facciamo rientrare nella memoria quell’evento luttuoso, unico e gravissimo, del crollo della scuola, a causa del terremoto, e costato la vita a ventisette bambini e a una delle loro maestre. È proprio per i sentimenti di solidarietà per tale tragedia che, oggi, in questo paesino, sono state realizzate opere edilizie mai nemmeno immaginate prima. Molto è stato scritto a proposito e, a suo tempo, numerose persone vennero, personalmente, ad abbracciare gli abitanti, a testimoniare la propria solidarietà e dichiarare la propria disponibilità come a degli amici (e, molti, lo fecero con sincerità). Purtroppo invece di conservare sentimenti di gratitudine, ricordando la situazione precedente e confrontandola con quella attuale (qualità abitativa e, per molti, anche e soprattutto posizione lavorativa ed economica), come spesso umanamente accade, c’è chi tende, oggi, ad affermare e vantare, piuttosto, i propri meriti personali e le proprie capacità. A San Giuliano, ormai, nulla è come prima, a cominciare dalla sua identità architettonica, estranea alla sua eredità storico-geografica. È cambiata la vita di chi vi abita e questo non è un fatto nuovo, ma, comunque, non irreversibile. A San Giuliano ci sono cartelli con su scritto “VENDESI” già esposti ai balconi di queste nuove case costruite dove mai nessuno dimorerà e questo conferma le perplessità di chi sosteneva la necessità di una ricostruzione più attenta ed oculata. In fondo, anche il sindaco aveva paventato il rischio di una “liquidazione totale” se non fosse stata risolta la questione delle provvisionali da pagare ai familiari delle vittime. Nell’atroce dubbio che i fondi non ci siano, nel susseguirsi di accuse reciproche tra le varie istituzioni, tra lettere accomodanti mandate ai familiari delle vittime, nulla è successo. E non si dopo il 31 ottobre 2002 capisce, così, nemmeno il perché il Comitato delle Vittime o quel che ne resta, si rivolga soltanto alla regione o altre istituzioni e non anche, innanzitutto, al sindaco del paese, visto che in qualità di rappresentante dell’ente condannato in solido con gli altri imputati, dovrebbe essere uno dei primi a sborsare quanto dovuto. A San Giuliano sono state realizzate opere mai viste prima, a cominciare dall’Insediamento temporaneo abitativo che pian piano sta cadendo a pezzi. E così il sindaco e i suoi accompagnatori si offrono di risolvere qualsiasi problema che ritarda il rientro a casa a quei pochi abitanti che ancora vi dimorano, sperando che tutti, entro il 31 ottobre del decimo anno, possano tornare a casa. A proposito di questo villaggio temporaneo, ricordiamo ancora molto vivamente le promesse fatte dal nostro europarlamentare che accompagnava l’allora candidato alla regione, Barbieri. Si parlava, allora, di una futura destinazione a luogo di relax e di disintossicazione per i “poveri” terremotati di Fukushima, dimenticandosi che forse il veleno gli abitanti di San Giuliano lo hanno ancora in casa. Ad oggi infatti molti non sanno ancora come è andata a finire la brutta storia dell’arsenico o qualche altra porcheria che sarebbero stati sotterrati nel sottosuolo sangiulianese. Qui è stata collaudata la protezione civile italiana, gestione Bertolaso. Oggi, ricordiamolo, l’ex capo, già da parecchio tempo cittadino onorario, è indagato anche per la gestione del postterremoto. Qui è stato battezzato il Modello Molise da parte dell’attuale presidente della regione, Iorio, anch’egli indagato per la ricostruzione post-sisma. Qui ha agito il dottor Magrone per aver portato a termine un’indagine la quale ha dimostrato anche la scelleratezza umana, oggi vezzeggiato da qualche politico per una sua candidatura alle prossime elezioni. Chissà quanti voti prenderebbe a San Giuliano! Qui si è costituito un comitato fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 per far sì che non venga mai dimenticato quello che è successo e per fare sì che mai più si verifichi un evento del genere, per vigilare anche che non possa mai esserci la nascita della corruzione e del perseguimento di interessi personali da parte dei detentori del potere in seguito al raggiungimento del medesimo. Qui si vorrebbe realizzare anche un parco eolico a ridosso del feudo di Sant’Elena, dove da pochi anni è stata restaurata l’abbazia e contro la cui realizzazione il sindaco sta portando avanti la sua personale “battaglia silenziosa”. Qui l’attuale amministrazione ha di fatto gestito tutta la ricostruzione, con tutto ciò che ne consegue, perdendo anche qualche elemento di spicco come l’ex assessore Di Stefano il quale, vedendo già “il dischiudersi di percorsi bui e forieri di eventi gravidi di responsabilità e di inevitabili negative ripercussioni sui cittadini”, ha abbandonato la nave dal lontano 2007, senza mai nessuna replica chiarificatrice e tranquillizzatrice da parte del sindaco e della sua giunta, pur fatti oggetto negli anni, di sospetti di interesse personale. È inusuale il fatto che ci sia malumore diffuso nell’opinione pubblica sulla gestione post-terremoto, su come sia stata assunta certa gente che avrebbe strette correlazioni con l’attuale sindaco e la sua giunta ma non ci sia nessuno strascico giudiziario. Bisogna pensare che tutto sia stato fatto nel pieno rispetto della legge ma anche della morale, tanto cara all’allora consigliere di opposizione Barbieri? Tutto questo ed altro è successo a San Giuliano a partire dal 31 ottobre 2002.☺ Anonimus Nell'equilibrio tra i due fondamentali principi di libertà e di eguaglianza la sinistra sceglie l'eguaglianza nella libertà e la destra sceglie la libertà senza l'eguaglianza. Questa è la differenza e non è cosa da poco. Eugenio Scalfari 7 sisma per non dimenticare All’indomani del sisma noi insegnanti non potevamo tornare a svolgere il nostro programma didattico come se nulla fosse successo. Supportati dagli psicologi accorsi numerosi, dovevamo operare in situazioni nuove, di precarietà anche logistica e favorire l’espressione di un vissuto doloroso per facilita- re l’elaborazione di angosce, ansie, paure… I bambini hanno rievocato, raccontato, pianto, scritto, disegnato, fotografato. Abbiamo raccolto i loro lavori su grandi cartelloni e piccoli libri, contributo alla memoria storica di que- 8 sto tragico evento, affinché si ricordi e non si getti una spugna su luoghi e sofferenze destinati a restare una ferita. Prima Se chiudo gli occhi rivedo la mia scuola di un bell’arancione, con i disegni attaccati alle finestre, con la palestra e il giardino pieno di rose a primavera e di foglie colorate in autunno… Risento le voci allegre dei bambini e quella, ora dolce, ora stridula della maestra che spiegava, si arrabbiava, raccontava storielle… Ricordo il corridoio dove correvo con i miei compagni e dove, quella mattina, con le tapparelle abbassate, splendevano le zucche illuminate di Halloween e poi… il terremoto! Ricordo le facce smarrite delle maestre, gli strilli, la paura, l’urlo delle sirene… I visi bianchi dei genitori, i muri crepati, i calcinacci… Durante Ora si fa lezione nelle tende, tende azzurre, di plastica dove entra poca luce, dove non ci sono lavagne né scaffali; a me piace stare nella tenda, si sta stretti ma sicuri e poi, non sapremmo dove andare… Quando penso alle tende penso al freddo, alla pioggia che penetra dentro, fa pozzanghere nel pavimento di terra, bagna i quaderni; penso alla stufetta elettrica per riscaldarci così pericolosa sul pavimento bagnato!… In fondo non è male qui, viene molta gente a trovarci, tutti ci interrogano, ci coccolano, ci portano tanti regali: giochi, dolci, colori… E ogni giorno, a ricreazione, viene Massimino col suo Fiorino a portarci la merenda… Dopo Finalmente siamo nella scuola prefabbricata, dono dell’Università Cattolica di fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 Milano! Come è bella! Sembra una baita col soffitto a travi di legno e profuma di pino; ha un atrio grande con la luce che viene dall’alto…Tra poco sarà circondata da un giardino dove coltiveremo fiori e ortaggi… Il vento tira forte, urla, sibila fa tremare le mura, ma non abbiamo paura, qui non ci accadrà nulla di male… Prendiamo il pullman ogni giorno per venire a scuola, incontriamo tutti i bambini del paese, facciamo amicizia, ridiamo, litighiamo!… Ma adesso! Si sta da dieci anni nella scuola prefabbricata; quella che ai bambini del terremoto sembrava una “nave” sicura ora fa acqua da tutte le parti e non è una metafora. Quando piove entra acqua dalle fessure delle finestre e dalle pareti di “cartone” bucate in più punti. Nel bagno il bidello deve mettere dei recipienti per raccogliere l’acqua e poi, non c’è la palestra. Quando facciamo il salto o la corsa, capita che si cade perché il pavimento è scivoloso; la maestra si spaventa e minaccia che non ci fa fare più ginnastica. Ma che colpa abbiamo noi se non abbiamo una palestra? Spero che presto andremo nella scuola che stanno ristrutturando dove avremo tutti gli spazi che ci servono. Bonefro - Gli alunni della scuola primaria del 2002-2012 sisma udite udite insieme alla sua giunta, ha approvato la Pianificazione Regionale Attuativa che consente di avviare la procedura attuativa dell’Accordo di Programma Quadro. Quanto ai soldi, per quelli ci vuole ancora tempo.☺ zare in ogni caso i tecnici delle comunità montane che sono già stabilizzati?☺ al… sisma U B’nifr è nu bell pe_e_s… canticchia nostalgicamente sul finale Nicolina che, ormai stanca, gravata dal peso degli anni e sfiduciata, giammai rassegnata, attende da sempre il ritorno a casa sua. Con lei gli altri protagonisti, interpreti di loro stessi, sono gli abitanti il villaggio (provvisorio) Toscana in questo filmreportage realizzato a più riprese da Alessandro e Massimo. Il cortometraggio narra frammenti di vita e quotidianità di chi, terremotato nel lontano 2002, ha scelto allora di vivere nelle casette di Barbie confidando in una ricostruzione ragionevolmente veloce e di chi, venuto al mondo dopo, ha il privilegio, a differenza dei paesani che “viaggiano” da un decennio, di andare a piedi a scuola; tutti insieme aspettano una casa che, come il nemico nel Deserto dei Tartari di Buzzati, mai arriva. Con la “partecipazione straordinaria” di don Antonio, parroco di due chiese per poter mantenere unita una comunità divisa, allo spettatore vengono forniti dati relativi alla ricostruzione accompagnati da osservazioni e considerazioni circa il “Modello Molise”. Dopo dieci anni, terminata sia l’emergenza che la criticità mentre altri terremoti hanno devastato nuovi territori, la situazione per i nostri terremotati rimane immutata. Intitolato Aspettando casa mia è presentato dagli autori (A. Tosatto - M. di Nonno) e proiettato il 29 ottobre presso il centro S. Giuseppe. aspettando casa mia per un posto Dopo dieci anni stiamo nella situazione che segue: Il Ministro dello Sviluppo economico nel corrente anno ha sollecitato Iorio per ben due volte, ad aprile e a maggio, a fornire documentazione necessaria per l’attuazione della delibera 62/2011 e in data 11/09/2012 ha messo in mora il nostro amato Governatore imponendogli di trasmettere Con la fine dello stato di criticità, dopo aver entro il 25/09/2012, termine già scaduto, lo speso circa 72 milioni di euro per tutti i stato di cantierabilità degli interventi infracomuni legati alla ricostruzione, i tecnici strutturali strategici finanziati con la predetvengono tutti rimandati a casa eccetto quelli ta delibera. Strumento che ha consentito al afferenti alla struttura commissariale centracandidato Iorio di promettere agli elettori le. molisani mare e monti in campagna elettoPoiché il rale. Dopo oltre un terremoto è anno non è Iorio a sempre e sollecitare il Gosolo un verno perché provpretesto per veda alla attuaziomangiare, ne della delibera parte la ma il Ministero lotta per la dello Sviluppo loro stabieconomico a sollelizzazione. citare l’invio dei Solo per il dati sulla cantieramese di Foto Massimo Di Nonno bilità degli interaprile torventi. Scopriamo nano in servizio, poi gli incarichi vengono così, dopo dieci anni dal terremoto che dei affidati provvisoriamente a tecnici di fiducia 346 milioni di euro di finanziamento per dell’ex commissario e gregari. Con il bando metà sono cantierabili e per l’altra metà non di concorso, a tempo determinato per due lo sono ancora. anni prorogabili, aperto a tutti, per privileCi verrebbe da chiederci, ma cosa giare quelli che hanno già lavorato, viene hanno fatto in questi dieci anni? Non lo inserito un punteggio aggiuntivo. facciamo per non urtare la sensibilità di chi All’Agenzia di Protezione Civile occorrono ci accusa di buttare fango sulla regione. 218 tecnici su sette bandi di concorso diverDi una cosa ci possiamo rallegrasi. Oltre cinquemila le domande. re, dopo dieci anni di gestione improntata al C’è chi ritiene che il bando sarà sicuramente contingente - chi prima arriva prima allogimpugnato per le irregolarità presenti e che gia - Iorio è costretto dal Governo nazionale torneranno a lavorare per chiamata diretta i a cambiare idea: niente programmazione, soliti noti. Una domanda: perché non utilizniente soldi. A tale proposito il 2 ottobre, fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 Rosario 9 xx regione da che parte stiamo? “Se non sai avvicinarti ad un territorio con rispetto, evitando la presunzione di poterlo possedere senza tanti complimenti, è facile che questo ti respinga pungendoti”. Questa frase, tratta dal libro di Mons. GianCarlo Bregantini, dovrebbe far riflettere i tanti che, a qualsiasi titolo, stanno devastando i territori. Vale per quelli che hanno inquinato l’ambiente, per quelli che hanno pensato di mettere nelle mani delle mafie l’acqua, per quelli che hanno rubato in politica, per quelli che hanno distrutto il territorio molisano con un’insensata politica di insediamenti che non hanno dato nulla alle popolazioni, ma hanno solo arricchito le tasche del politico di turno. Hanno avuto la presunzione di poter possedere tutto, di poter cambiare in oro tutto quello che toccavano, ma ora c’è la debita e giusta reazione. L’inquinamento morale prodotto dal ventennio di Berlusconi, che fa pensare tristemente ad un precedente ventennio che ha scosso l’Italia, non si ripulisce facilmente, tenuto conto che molti squallidi personaggi sono ai vertici dell’apparato burocraticoamminitrativo dello stato e degli enti locali. Serve non solo uno scatto d’orgoglio, ma va posta in tutte le agende politiche la questione morale che, tristemente, non è neanche accennata nell’accordo stipulato qualche settimana fa tra PD-SEL-PSI. Così come stride con le regole della democrazia l’ostinarsi a negare ai cittadini l’opportunità di scegliere i propri rappresentanti con il sistema delle preferenze o, per evitare infiltrazioni mafiose, con elezioni primarie nelle quali i cittadini indicano i loro migliori possibili candidati. Oggi per i continui scandali della politica, i cittadini sono sotto choc: da una parte il governo moltiplica le misure di rigore, dall’altro gli episodi di corruzione si moltipli- La forza della Chiesa sta nella parola di Dio, nella predilezione per i poveri, non nel favore dei ricchi e dei potenti di turno e nella protezione dei poteri forti. Dobbiamo essere noi a dettare le agende politiche e non viceversa: famiglia, lavoro e scuola sono tre punti prioritari che non possono essere barattati con qualsivoglia altro provvedimento; un giusto salario per i lavoratori giovani che oggi sono sfruttati soprattutto dagli Enti Pubblici che con contratti a tempo determinato non solo li sottopagano ma li ricattano sul piano politico e psicologico. Contro queste nuove mafie non possiamo tacere. Ad alta voce dobbiamo imporre una rinnovata questione morale perché non possiamo stare dalla parte dell’oppressore (spesso politico di turno che si arricchisce a spese del territorio), dalla parte di chi vuole occupare tutti i posti a disposizione per poterli poi “gestire” con i pizzini. Dobbiamo stare dalla parte di chi è disposto a pagare di persona per l’affermazione della giustizia e della libertà.☺ cano e coinvolgono tutti i partiti, che provano a dare giustificazioni, ma evitano di affrontare il vero male che ha portato alla degenerazione del sistema. Il decreto anticorruzione (e già questo è allarmante se bisogna adottare un provvedimento di legge per impedire a corrotti e condannati di poter essere candidati ed eletti) sarebbe dovuto essere approvato in pochi minuti, ma la piovra ha tentato in tutti i modi di ritardarne l’approvazione, modificando e limitando gli effetti. Altro elemento allarmante: il mercato finanziario dove conta solo ed esclusivamente il profitto sia dei manager sia degli azionisti, passando sulla testa dei lavoratori e dei cittadini. In una realtà confusa e in stato confusionale, la Chiesa avrebbe dovuto fare di più. Avrebbe dovuto alzare la voce anziché essere accondiscendente, silenziosa. Nel cinquantennio dall’apertura del concilio è [email protected] sensazione diffusa che il rinnovamento si sia interrotto. Troppi, lotta e contemplazione soprattutto nel periodo berlusconiano, hanno pensato agli otri vecchi anziché ai nuovi. Se la politica Rosalba Manes ha dimenticato la questione morale non “Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicipuò farlo la Chiesa. narono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro È tempo di dicendo: Beati…” (Mt 5,1-3). abbandonare le sacre- Era un fresco pomeriggio d’estate quando decisi di fare una passtie e uscire per le seggiata fuori dall’abitato. Soffiava un vento leggero quando a un strade per far sentire tratto fui raggiunta da una calca di gente che seguiva un uomo. Mi la voce della giustizia, affrettai a raggiungerli. L’uomo si pose nel luogo più alto e prese a della correttezza, parlare. Ci fu silenzio, quello che infastidisce perché costringe a della moralità e della stare soli con se stessi, a guardarsi dentro. Poi la parola, come una spiritualità, della gemma esplosa dal silenzio. L’espressione seria, il volto attraversagiusta paga e del to da un sorriso disarmante da bambini. Parlava, ma era come se rispetto delle persone. cantasse… c’era musicalità, ritmo, calore, pausa. Il ritornello di quel motivo era beati! In una terra oppressa dal dominatore, egli parlava di felicità e ne additava la via: l’impegno per la pace, la libertà del cuore, il distacco dai possessi, lo zelo per la giustizia. Nessuno avrebbe voluto sentire quelle parole che piegavano ogni lamento. Ma impregnarono l’aria e il vento della sera le spinse fino alle dimore dei potenti per piantarle come spine nelle loro coscienze, come promemoria della loro infelicità e tormento che non lascia via di scampo… nemmeno ai prepotenti di questo nostro oggi che possono “sfregiare” la terra dei miti, ma non spegnere il fuoco delle parole roventi dei profeti.☺ parole roventi [email protected] 10 fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 xx regione Il 17 Ottobre si è tenuta a Termoli una buona iniziativa con la presidente nazionale di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti. Buona, perché non si è discusso di organigrammi, di liste e alleanze elettorali, di posti di governo e di sottogoverno. Buona, perché si sono affrontati con serietà le ragioni della crisi di legittimità dei partiti, delle istituzioni e del ceto politico. Infine buona, perché riflessioni, confronti e comunità pensanti come quella che abbiamo visto a Termoli sono semi preziosi, se vogliamo sperare in un futuro migliore. Lo stato delle cose presenti è molto preoccupante, non solo perché i cittadini, i lavoratori, la gente normale soffre di una grave crisi sociale, ma in primo luogo perché il nostro è un paese senza classe dirigente, e ciò che resta della politica è in gran parte profondamente malato. La malattia ha da tempo varcato il campo berlusconiano, si è diffusa a 360 gradi e non risparmia proprio nessuno, compresi quei partiti e organizzazioni che della legalità e della moralità avevano fatto la loro bandiera. Il sen. De Gregorio, l’on. Scilipoti, il consigliere regionale del Lazio Vincenzo Mariuccio e diversi altri rappresentano la schiera degli indagati e dei saltimbanchi della politica che vengono non dalle file berlusconiane o dalle zone grigie del partito democratico, ma dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. La mia non vuole essere una polemica, né un’accusa gratuita, è solo una riflessione, una considerazione amara. L’ex pubblico ministero del Pool di Mani pulite ha fatto della questione morale e della lotta al malcostume la bandiera del suo partito: se anche dal suo partito vengono inquisiti, corrotti e trasformisti, questo può significare solo due cose: la malattia è profondissima e le terapie inventate si sono rivelate inutili, se non dannose. una rivoluzione democratica Famiano Crucianelli nella lotta di liberazione dal fascismo. In quegli anni si sono formati partiti veri, ha preso consistenza e solidità una società civile organizzata, si sono imposti ideali e pensieri forti, il conflitto e la dialettica sociale hanno nutrito istituzioni, politica e democrazia. Una stagione tanto feconda Ho visto la luce e l’ho spenta! quanto breve. Come il Battista nel deserto, Berlinguer nei primi anni ‘80 ha tentato di avvertire che la nostra casa stava bruciando, ma in pochissimi lo ascoltarono e la mala pianta del degrado morale e della corruzione è cresciuta rigogliosa. Poi in questi ultimi venti anni sotto le bandiere del nuovismo a destra come a sinistra siamo tornati ai vizi antichissimi della tradizione italiana: il gattopardismo e il trasformismo. Senza una vera, nuova e radicale rivoluzione democratica il destino morale, politico e materiale del nostro paese è segnato. Per questo è vitale un rinnovamento alla radice della classe dirigente e un nuovo e potente protagonismo dei cittadini. Per questo è decisiva la ricostrulegge elettorale in discussione al Senato zione di un tessuto politico democraticatorneremmo alla prima Repubblica, siamo mente organizzato. Per questo è fondamenad un macabro gioco dell’oca. Macabro tale un progetto, un programma politicoperché alla fine di questa storia rischiamo ideale che renda concreta agli occhi di di avere solo macerie della politica, delle milioni di uomini e donne la possibilità di istituzioni e della democrazia. un altro mondo. Per questo è importante Perché siamo arrivati a questo che il governo Monti volga al tramonto, punto? Perché tanti innovatori o presunti non solo perché i ceti più deboli pagano il tali hanno finito per portare legna al fuoco prezzo più salato in questa crisi economiche sta divorando la credibilità della politico-finanziaria, ma, anche, perché cessi ca? Perché la politica si è ridotta a un bazar questo zibaldone, questo frullato politico dove si compra e si vende di tutto? Le che mescola tutto e tutti.☺ ragioni della miseria politica dell’oggi [email protected] vengono da molto lontano, noi abbiamo una breve stagione della democrazia che ha trovato la sua genesi, il suo nutrimento Alla fine degli anni ‘80 si è consumata la prima Repubblica, negli anni ’90 è sfiorita la seconda Repubblica, nei primi anni 2000 si è sperimentata la fantomatica terza Repubblica. Se in questi ultimi mesi della legislatura si dovesse approvare la fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 11 xx regione caciocavalli e manette Gianni Mancino I simpatici Fabio e Mingo di Striscia la Notizia hanno tentato di consegnare il “Premio caciocavallo” al presidente della giunta regionale, dott. sen. Michele Iorio, il quale per sfuggire al meritato premio ha precipitosamente abbandonato la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università, cui stava partecipando, per infilarsi in auto e partire di corsa. Presidente, auto e autista: solo qualcuna tra le infinite spese (7 milioni di euro per il Molise, record italiano) che noi molisani ci sobbarchiamo. Il formaggio è solo un promemoria ironico che dovrebbe appendere in ufficio, a ricordo del fatto che non solo lascia sul nostro groppone di cittadini un enorme debito, problemi irrisolti, anzi aggravati, ed ora anche la ventilata possibilità che non solo la provincia di Isernia, ma l’intera regione venga riaccorpata ad altre. Questa scena me ne ha amaramente riportato alla mente un’altra, quando sempre lui, in una delle passate trionfali interviste, affermava con grande emotività: “Io amo il Molise, amo questa regione!”. Dunque, ci ama? Io direi il contrario: è questa regione (e questa Italia) che ama questi politici. Colpa del governo regionale? Colpa anche dell’opposizione? In passato forse si giustificava l’inganno perpetrato da un’intera classe dirigente ai cittadini, ma se ora continuerà questo andazzo sarà nostra responsabilità, di noi cittadini, o meglio di quelli che si beano della crassa ignoranza, affidandosi all’emoti- vità, non informandosi a dovere riguardo alle persone cui affidano il futuro. Bisogna però comprendere che fare ciò costa attenzione. Noi molisani, noi italiani, abbiamo da pensare alle nostre piccole cose quotidiane, invece. Tanto ci fidiamo di “mamma TV” che fa tutto per noi: raccoglie i fatti (per modo di dire), li frulla e ci serve un pappone informe, che - a seconda del potentato di turno - ti racconta quanto è bello e quanto è bravo un politico oggi, o invece un altro domani. Pierpaolo Pasolini sosteneva che gli italiani sono un popolo indifferente al proprio destino. Abbiamo pagato, e continueremo a pagare, con una finta e corrotta democrazia che ha rubato il futuro ai nostri figli, basterà questo per farci svegliare? Un Paese dove circa un centinaio tra deputati e senatori pregiudicati, o perseguiti a norma di legge, do- 12 vrebbero oggi votare a favore della legge anticorruzione (!). Che se ne può pensare? Il Pdl in testa, seguito a ruota da tanti altri, si sta sfaldando sotto il peso di corruzioni e ruberie, ma i nostri politici locali non hanno nulla da dire in merito. Forse dovrebbero lamentarsi del fatto che quello che sta facendo scomparire questo o quel partito non è stato mica qualche politico pentito, o un’indagine partita da forze dell’ordine o magistratura, macché! Lo sfascio nasce da faide interne: non sussulti di coscienze, ma invidie, gelosie, lotte per il potere, sfociate in delazioni, pur di abbattere “l'amico” di partito. Ma che brava gente! Pensate un po', da qualche parte ho letto, invece, che le figure più vicine a Dio non sono quelle dei religiosi, come si potrebbe pensare, bensì i politici, cioè quelli che più strettamente dovrebbero collaborare all’opera del creato, migliorandolo, perché gliene è stato dato potere, per aumentarne armonia e benessere generale. Abbiamo mai potuto sentire questo tipo di informazioni, di considerazioni in TV? Alla radio? Sui giornali? Lo fa una piccola testata come la nostra, un gruppetto di semplici cittadini diretti da un prete, per tentare di raggiungere qualche coscienza e riflettere, e dialogare insieme su certe cose. Che ne facciamo di questi media allora? Credo che questa Nazione ce la farà ancora in qualche modo, ma ci sarà bisogno di nuovi eroi? Altri Falcone e Borsellino da sacrificare, per poterci risollevare? No, invece, basta così! Non più eroi e caduti; non più nuovi nomi da scrivere sulle targhe di monumenti, strade e piazze. È tempo che queste persone restino tra noi, invece, perché ne abbiamo bisogno, per poter vivere meglio. Al posto dei morti, invece, tanta semplice, comune buona gente, che opera facendo semplicemente il proprio dovere. Se, poi, ci sono ancora persone in questa regione, in questo paese, che vogliono continuare a essere ignoranti e inconsapevoli, o peggio, che invidiano certi soggetti al potere, e aspirano a prenderne il posto per poter fare lo stesso, sta a noi mandarle a casa loro, nelle loro fogne.☺ [email protected] mi abbono perché se biancaneve avesse letto la fonte avrebbe saputo che la mela era una fregatura fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 xx regione male amministrati il baratro e i cittadini Giulia D’Ambrosio In questa Italia, che ha danzato pericolosamente sull'orlo del baratro e che non riesce ancora a mettersi in salvo, si manifestano due tentazioni principali: provare a dare fiducia ad una coalizione politica meno indecente di quella berlusconiana o far saltare il banco con una valanga di consensi al grillismo. Persino nell'animo apparentemente tranquillo e pacioso dei nostri corregionali si va insinuando un dubbio pungente e potenzialmente esplosivo: ma il Molise che abbiamo conosciuto, e che da molte parti viene criticato, è compatibile con la nuova situazione economica e finanziaria generale? Finora era tutto abbastanza chiaro: un tessuto produttivo debole, ma con tratti di creatività, originalità e genuino attaccamento al lavoro, una fetta importante di economia alimentata dai trasferimenti statali, una classe dirigente - non solo politica - impegnata a privilegiare le attività vocate all'assorbimento di danaro pubblico rispetto a quelle orientate alla produzione di ricchezza. Ci avevano detto che bastava sostenere i fautori della spesa facile per poter continuare a sopravvivere, magari rinunciando a prosperare. Quando era già chiaro che il flusso di danaro statale verso il Molise non era più sufficiente ad alimentare la poderosa macchina clientelare nostrana, i governanti regionali si sono recati a Londra per comprare bond, facendoci credere che stavamo facendo un affare e sollecitando perfino la nostra gratitudine. In realtà ci stavano riempiendo di debiti e ponevano le basi per il dissesto attuale che paghiamo con aggravi fiscali e tagli di servizi, ma soprattutto con crescente povertà, disoccupazione e mancanza di ogni prospettiva per i giovani. La caduta del governo Berlusconi, compare e complice dei nostri amministratori regionali, che prima del crollo aveva svuotato le casse fino a farci correre il rischio di non poter più riscuotere stipendi e pensioni, ha disvelato la pericolosità della politica molisana fatta di clientele e sprechi alimentati con azzardate pratiche di indebitamento. Le certezze dei molisani, in questo difficile contesto nazionale, europeo e mondiale, si stanno sgretolando velocemente e, tra le macerie fumanti di un sistema collassato, i cittadini cercano una via d'uscita. Le pratiche consociative di questi ultimi anni, il cinismo che ha fatto anteporre i destini personali agli interessi pubblici, l'assenza di un progetto sostenibile di rafforzamento della coesione sociale e di rilancio dell'economia regionale, non consentono di dire, in questa fase, che basta votare a sinistra per risolvere i problemi incombenti. Il grillismo, per i molisani prima ancora che per gli italiani, diventa una tentazione forte anche se piena di incognite e le incognite, per una regione che di fregature ne ha subito tante, possono avere il sapore di un azzardo. In questo quadro, per uscire dall'incubo nel quale siamo precipitati, resta una sola via d'uscita, quella di esercitare fino in fondo la sovranità, e le connesse responsabilità, che la Costituzione riconosce ai cittadini. Per andare in tale direzione, i cittadini devono scegliere con maggiore cura sia le coalizioni e i programmi, sia i propri rappresentanti istituzionali. Se, con riferimento a questi ultimi, gli elettori si rifiuteranno di votare i candidati imposti dall'alto, gli specialisti della transumanza politica, quelli che hanno causato il disastro attuale, quelli che hanno una scarsa propensione a rispettare la legge e l'etica pubblica, quelli che facendo politica si sono arricchiti a dismisura, quelli che dimostrano un eccessivo attaccamento al potere e quelli che fanno della politica un vero affare di famiglia, la politica sarà più presentabile, le istituzioni più efficaci e il futuro meno buio. Scipio Avevo il desiderio di parlare d’altro in questo numero di novembre, ma i miei pensieri cadono inesorabilmente sulla questione del destino di questa regione e del come e perché si è arrivati a trasmissioni di inchiesta come Report per portare alla luce un sistema politico incapace di riformarsi e di fare il bene del suo territorio. Certo che si parli di Molise come terra di malfattori non ci piace, anche perché a pagare il fio della pena siamo sempre noi cittadini normali, ad essere colpite sempre le fasce più deboli della società civile. Ma neppure si può pretendere che si sia disposti a subire quando ormai della parte produttiva di questa regione è rimasto ben poco. Si è sempre alla ricerca di un colpevole in simili frangenti, ma io dico con rabbia e indignazione che volendo si potevano sciacquare i panni sporchi a casa nostra se tutta la pletora dei politici regionali fosse stata capace di uscire dalla mediocrità e dagli interessi personali. La realtà è che troppa gente impegnata in politica, senza politica resta disoccupata, quindi si cede a compromessi pur di conservare reddito e poltrona. Siamo sicuri di avere veramente scelto chi doveva amministrare questa regione? A forza di turarci il naso e scegliere il male minore siamo finiti in mutande. A forza di dire che la politica fa schifo, a fare politica restano gli stessi soggetti ormai consunti ed incapaci di cambiare metodo. Il popolo non sceglie, non viene reso consapevole, la stampa locale è serva ob torto collo del potere ed il cittadino non viene mai incitato dai nostri politici a non ricevere favori ma a pretendere diritti. Il Molise, regione a bassa reattività sociale, non interagisce e subisce torti infiniti. Troppi sono vittime del “sistema” ed hanno la bocca cucita, pena la perdita del posto di lavoro. Se i muri potessero parlare si capirebbe finalmente da dove viene la vocazione all’autodistruzione. Siamo arrivati al capolinea: violato il diritto alla salute, violata la sopravvivenza delle famiglie, oberati da una burocrazia esasperante, delusi da una giustizia che non decide, indignati per tutta l’illegalità tollerata, per le logiche spartitorie senza democrazia. Tristi, molto tristi per tutti coloro che, costretti, lasciano ogni giorno questa terra in cerca di realizzazione, in cerca di lavoro. Sono i nostri figli, coloro ai quali pensiamo e che vorremmo continuassero ad essere figli della terra dei padri. Vorremmo veder crescere i loro figli, abbracciarli, essere loro vicini perché sentano che è l’amore che muove il mondo e che la rinascita conta sulla gioventù conquistata e non perduta, sulle nuove idee, sulla crescita di un mondo che cambia con la vita nuova. ☺ [email protected] Grazie a chi usa il conto corrente allegato senza parsimonia. E’ l’unica fonte che abbiamo fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 13 cultura l’intervallo Cristina Muccilli L'intervallo, di Leonardo Di Costanzo, è uno di quei piccoli eventi che provocano emozioni tali da modificare la struttura del nostro sistema di percezione. Il film, nel nostro caso, in generale l'arte, che cambia il corso delle cose, l'umanesimo che promuove la crescita collettiva. Hanno detto che il film va al di là dei propri intenti ed è vero. Tutto nasce dalla volontà di spiegare le modalità del controllo e la costruzione della cultura mafiosa. Il prodotto finale è una sorta di distillato di bellezza, innocenza e cruda lucidità. Due ragazzi chiusi in una struttura fatiscente e abbandonata, lui involontario carceriere, lei incolpevole prigioniera in attesa del giudizio del boss di quartiere, entrambi ostaggi. Un segmento della loro vita in una città lontana dal momento, città che quasi non esiste. Non esiste altro che il luogo della loro reclusione e l'ombra e il buio. Ma da questa stasi claustrofobica, dal dato incontrovertibile del condizionamento del potere criminale, ha origine dapprima un movimento cieco, nevrotico, di seguito la comunicazione; inizialmente aggressiva, schietta e complice, poi. La resa alla reciproca fiducia permette a Veronica e a Salvatore la scoperta e l'esplorazione di un mondo incantato che fino ad allora era solo prigione. Qui avviene un cambio netto di tonalità visive cosicché i vari gradi del buio si trasformano in luce piena, filtrata solo dal fitto della vegetazione. È un cammino a ritroso quello che percorrono nel parco incolto e nei sotterranei della struttura in disuso. Un cammino che li riporta al gioco, al candore dei loro anni, all'ingenuo fascino del mistero che precede la scoperta. Costretti in uno spazio, fisico e temporale, dilatato, i due protagonisti conquistano la libertà riappropriandosi di ciò che la miseria, il crimine, l'ingiustizia sociale hanno sottratto loro. Sperimentano, in cattività - e nella finzione -, ciò che giornalmente - e nella realtà - viene loro negato, vivere la propria età. Una lucidità spietata riporta Veronica sui suoi passi, dopo aver trovato una breccia che le avrebbe permesso la fuga. È la lucidità di analisi di fronte ad un potere che schiaccia o è la paura e il senso di solitudine ad inibirle il movimento? E ancora, è pavida ottusità, quella dei ragazzi, che li porta ad accettare prassi e logica del potere che abusa o finzione che guarda solo a determinata volontà di salvezza? Domande aperte. Mirabile la sequenza del boss che, nel buio quasi totale, esercita il potere minacciando prima, con suadente persuasione poi, e corrompe. A monte di questo piccolo gioiello c'è una concezione nuova di film che scaturisce non dalla diretta creatività di chi gira ma da un progetto corale. I due attori sono, infatti, ragazzi di una Napoli di strada che hanno affinato creatività e consapevolezza all'interno di laboratori teatrali. Il regista li riprende quindi, quale semplice e attento osservatore, quasi li insegue; il suo è uno sguardo lieve, uno scrutare attento ai minimi dettagli. È in questa sorta di leggerezza che io vedo la differenza dal racconto neorealista con cui viene spontaneo paragonare l'opera. La distanza tra i due ragazzi e la macchina da presa non è però la stessa che intercorre tra loro e il regista. Se infatti, Veronica e Salvatore rimangono autonomi protagonisti del film è perché Di Costanzo ha regalato loro uno spazio libero, una possibilità di scelta, una pausa, un intervallo, appunto, con infinita dedizione.☺ È uscito in estate, per i tipi di Mimesis, un libretto dal titolo “Ascoltare il dissenso”, a firma di Ester Tanasso, avvocato molisano, e Alessandro Tessari, docente di filosofia ed ex parlamentare radicale, che si son trovati d’accordo nel suggerire un’idea: quella di dare efficacia democratica al voto di protesta, attraverso le schede bianche. Individuando, infatti, in questo tipo di voto l’indicazione di un dissenso esplicito da parte degli elettori nei confronti dei candidati, propongono di dargli efficacia nei risultati elettorali, riducendo il numero degli eletti in proporzione al numero di schede bianche. Dopo aver chiarito, nella prima parte del saggio, il significato essenziale del voto come mezzo di convalida di una democrazia rappresentativa, ma anche giudizio ineludibile degli elettori sui candidati, gli autori sottolineano l’importanza dell’inclusione di tutti nel gioco democratico e ritengono, quindi, che il nostro ordinamento debba farsi carico di rappresentare anche il dissenso. Infatti, a fronte degli scandali di questi anni, il forte astensionismo che viene oggi registrato parla di una disaffezione dei cittadini che non trova altra via di manifestarsi se non nel rifiuto del voto. In questo modo, però, fasce sempre più ampie di popolazione, spesso una cittadinanza critica che alza il tiro del confronto politico e una marginalità sociale che in maniera sempre più impellente necessita di risposte, vengono estromesse dal gioco democratico, avviando in tal modo un meccanismo di grave degenerazione della democrazia. Il senso di questa proposta, allora, sta nel riportare il più ampio numero di cittadini al voto, con un monito forte ed efficace ai partiti di presentabilità dei candidati, di cui c’è quanto mai bisogno. ☺ [email protected] 14 fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 Il Senato approva la legge anticorruzione. Polemiche sull’ultimo articolo: “Esclusi i presenti” www. spinoza. it il calabrone il pensiero laico Roberto Roversi 1. Il laico pensiero è il pensiero che ha mille problemi, nessuna paura. È travolto, mai sommerso, da dubbi di ogni genere ma mai dalla disperazione. È l’albero posto al confine di un bosco infuocato, ma per sé non ha confine. 2. Il pensiero laico crede al buon inesausto pensare, al buon e inesausto fare, al buon dialogare e a una libertà del fare pensare dialogare che non si arresta ai limiti delle convinzioni. 3. Il pensiero laico è quello che pensa (che crede) che le cose parlano sorgendo dalla terra, non precipitando paurose, ammonenti dall’alto dei cieli. E inoltre è quello che pensa, e ascolta, che gli oggetti intorno (il rassicurante beneficio della compagnia), le mille viventi realtà del creato, continuamente lo richiamano al suo leggendario dovere: “Qua siamo, con te; non ignorarci; non dimenticarci. Ascolta, ascolta, ascolta”. 4. Il pensiero laico è anche quello, dunque, che rifiuta il silenzio; e ha sempre come sottofondo lo scorrere dell’acqua del pensiero (tumultuoso rifluire di un fiume che fuoriesce da una caverna). Come un invito stressante a non assopirsi, a non stupirsi; ad essere sempre inquieti. Ad essere sempre pronti alla vivificante, aspra schermaglia delle idee. Sicché il pensiero laico è un camminatore imperterrito fra gli sterpi (intriganti) del pensiero. 5. Il pensiero laico ha lo sguardo basso, striscia anche per terra, ed è impietoso; perché procede sui sassi a piedi nudi. 6. Il pensiero laico non ha, sul momento, illusioni (potremmo anche scrivere speranze) ma, nonostante gli aspri sentieri, è sempre pungolato ad avanzare; ha sempre lo stimolo di potersi accasare tra fratelli (compagni di viaggio, di vita). Non ha mai la luminosa sazietà di chi, nonostante le tempeste, è sempre convinto di essere prossimo alle porte del cielo e di potere, alla fine, partecipare alla gloria di un dio sovrano. 7. Nel pensiero laico non ci sono visioni ma eccitanti contraddizioni; rumore di vetri infranti; stridere sui cardini di finestre mezzo aperte. C’è insistente il rumore di un passo dietro a un altro passo, tanto che sembra di camminare fra i pensieri. 8. Il laico pensiero non dà emozioni, ma induce sempre a ricominciare, avendo fastidio dei nodi. L’altro diverso pensiero invece turba e spesso sconvolge, e disanima e trascina a fatica, e commuove ed esalta, puntando al porto di finali consolazioni. Almeno così sembra. 9. Il pensiero laico è il bue che ara la terra. 10. Il laico pensiero è quello che non ha paura di oltrepassare le Cicladi per andare a pescare. In cerca di balene.☺ Roberto Roversi aveva promesso di spedire qualcosa di suo al nostro giornale. Non ha fatto in tempo. In ogni numero, io che non sono depositaria di nulla, né di grandi libri né di grandi azioni, che obbedisco sempre alle parole che avevo inserito nel logo del teatro del guerriero di Ingeborg Bachmann “verrà il giorno in cui gli uomini avranno gli occhi di oro nero, vedranno la bellezza, saranno liberi dalla sporcizia e da ogni peso, si solleveranno nell’aria, andranno sott’acqua, dimenticheranno i calli e le miserie. Saranno liberi, tutti saranno liberi anche della libertà che volevano. Sarà una libertà più grande, sarà oltre ogni limite, sarà per una vita intera”, vi spedirò qualcosa di suo con occhi e cuore puro come lui mi ha sempre insegnato.☺ o qoèlet! Sarà questo cielo argenteo, questa luce scialba d’autunno inoltrato o il ciliegio che inesorabilmente si sfoglia sotto ai miei occhi a farmi tornare in mente i versi: “Piove e la notte è cupa Qoèlet…”, me li ripetevo nelle notti insonni mentre, da dietro ai vetri, guardavo il livido baluginio di un lampione in attesa di un’altra chiamata. “Amico della verità suprema,/ io lo so perché non ti sei ucciso,/ vano era anche morire…”. O Qoelèt, figlio di re, enigmatico, controverso e bruciante, davanti a questo letto dove agonizza il mio amore, dove misuro distanze e vicinanze e scandaglio l’esperienza del dolore, penso con te che il senso profondo di tutte le cose sia il nulla: vita e gioia, dolore e morte, una fame di vento; e fatico a capire Dio. Dov’è Jahwe? Non compare mai nel tuo testo il tetragramma di fuoco. Anch’io lo sento assente, lontanissima sponda e faccio mio l’incipit che ritorna incalzante, ossessivo nel tuo dire, che sfonda ogni certezza, distrugge ogni speranza e dispera ogni sapienza: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Ma non voglio cedere al tuo Nulla. Così è sotto il sole. Ma oltre? O Qoèlet!… Magdala [email protected] Via Marconi, 62/64 CAMPOBASSO fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 15 arte il mistico nel barocco Gaetano Jacobucci Parlare di “esperienze mistiche” è riferirsi ad emozioni che rasentano l’assimilazione totale all’oggetto contemplato, in tal modo l’uomo si avvicina alla trascendenza, si trova inspiegabilmente cambiato e non può che sentirsi un “uomo nuovo”, violentemente attirato da Dio come da una calamita interiore tanto da divenire ebbro, pazzo d’amore. Tutto ciò non fa ricorso a intermediari, non fa uso di immagini, di prese di coscienza, di ricordi memorizzati nel corso degli anni. Cosa avviene allora quando Dio si comunica “direttamente” all’uomo? La scultura e la pittura barocca tentano di dare una risposta visiva a questo interrogativo interiore assolutamente nuovo ed il mistico, colui o colei che riceve la autodonazione divina, vede svanire, scomparire tutti gli archetipi psicologici, non può descrivere tale realtà interiore con linguaggio umano, perché la parola non si adatta al divino. La descrizione letteraria o semplicemente verbale viene descritta dopo, quando l’esperienza dell’unione con lo Sposo è terminata. Allora si andrà a cercare espressioni linguistiche per descriverle. Il Barocco con la sua espressione figurativa ha una vera e propria folgorazione, invasione di emozioni, per i quali non si può rivendicare nessun merito, in quanto Dio, nella sua sovrana libertà, la dà a chi vuole, quando vuole, e come vuole. Riversa doni a quanti devono compiere una data missione utile a tutta l’umanità. I grandi riformatori della vita religiosa di questo periodo diventano segni visibili della presenza divina della grazia donata gratuitamente. La Riforma Spagnola ebbe grande eco all’interno del bacino me- diterraneo permettendo una variegata fioritura di forme artistiche e letterarie sulla scia di San Giovanni della Croce (Cantico spirituale e Fiamma d’Amor viva) e S. Teresa d’Avila (Il Castello interiore). L’antropologia e la spiritualità dell’animo barocco si fonda sul concetto che l’uomo è il luogo della presenza di Dio e Dio non sta stretto dentro l’uomo. Di questo i mistici sono gli araldi di annuncio più convincenti. Le estasi L’uomo è un essere in perenne “ex-stasìs” cioè fuori di sé, rivolto verso l’oggetto del suo amore che è l’uomo. Poiché Egli, che è Amore, ama perfettamente, allora si può dire senza timore di esagerare, che Dio è più in noi che in se stesso, ama più noi che se stesso. La Santa Teresa d’Avila del Colombo (museo Diocesano di BitontoBari) è interpretata con le allocuzioni interiori: fenomeni secondari, marginali, in cui è possibile l’intervento divino, cui si aggiunge il concorso dell’uomo. La natura vi partecipa considerevolmente. La rivelazione -incontro con il divino è espressa in modo drammatico e in deliquio ascetico attira l’astante alla medesima eccitazione interiore. Se Giacomo Colombo e la sua scuola descrivono questa espansione nell’abisso inaccessibile dell’Essenza Divina, allora scopriamo il Puro Amore, che acceca ogni nostra capacità sensoriale che non può oscurare la volontà di lasciarci attrarre, di uniformarci a lui. Il lume soprannaturale si può scorgere nella torsione della mano che mostra il fuoco, che dà fuoco, avvampa e non consuma. Là Egli sarà luce abbagliante, che acceca ogni nostra capacità sensoriale, oscurerà l’emozione per schiudere l’amore umano e dilatarlo a rivestirsi della grazia, secondo la dimensione dell’amore che tutto trasforma… ☺ [email protected] CAMPOBASSO 16 fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 mondoscuola una scelta immorale Gabriella de Lisio Non è una delusione. Si era già capito che il governo Monti non intendeva imboccare alcun nuovo corso rispetto alla scuola, e che il trattamento da carne da macello riservatole dalle ultime legislature non lo aveva per nulla indignato. Eppure desta sconcerto e rabbia l’ultima novità partorita dal Ministero all’Istruzione: il progetto di legge in base al quale, dal 1 settembre 2013, l’orario di cattedra degli insegnanti verrebbe innalzato a 24 ore settimanali (a fronte delle attuali 18) a parità di retribuzione. Anzi, con retribuzione bloccata alle fasce del 2009. Se L’Europa non prevede l’innalzamento del monte-ore di cattedra (anzi, viaggia attualmente in direzione opposta), la nostra Costituzione addirittura non prevede di lavorare gratis. Ma questo forse il ministro Profumo non lo sa. Come forse dimentica o non tiene conto - allineandosi perfettamente, in questo, a tutti coloro che nella scuola non ci lavorano - che le 18 o le 24 ore di cattedra sono quelle di insegnamento puramente frontale, in aula: è solo una porzione, bisognerebbe ricordare al Ministro, del carico di lavoro settimanale (per lo più non quantificabile) di un docente che prepara quotidianamente le sue lezioni, segue corsi di aggiornamento o si aggiorna da sé, corregge verifiche, partecipa a riunioni pomeridiane, progetta attività extracurricolari, elabora materiali didattici, approfondisce ciò che il mattino dopo spezzerà in classe come il pane. Impegni mai riconosciuti dal qualunquismo di chi ci rimprovera sempre di avere i tre famigerati mesi di ferie, che non sono tre ma due, e che sono un privilegio che poi ci strangola durante tutto il resto dell’anno, visto che i permessi concessi sono ristrettissimi, e che se ci ammaliamo veniamo trattati come dei truffatori della sanità pubblica. In attesa dello sciopero generale indetto per il prossimo 24 novembre dai sindacati della scuola, e mentre aumentano le firme e i "mi piace" in calce alla petizione online lanciata da un docente palermitano su facebook, vediamo di capire bene cosa dice esattamente il famigerato, e scellerato, decreto. "A decorrere dal 1° settembre 2013, l'orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali", recita l'articolo 3. E prosegue: "Nelle sei ore eccedenti l'orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell'istituzione scolastica di titolarità e per l'attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione". In altre parole, i docenti di ruolo occuperanno le ore destinate alle supplenze destinate a migliaia di precari, che potrebbero dire addio a stipendio ed assunzione per i prossimi anni. Innalzare a 24 le ore di lezione, secondo i sindacati, determinerebbe l'immediata cancellazione di 28/30 mila supplenze e la moltiplicazione, ben oltre il 25 per cento in più sull'orario attuale, del lavoro che gli insegnanti si porterebbero a casa. Inoltre, con 8/12 classi per alcuni insegnanti la composizione dell'orario delle lezioni assomiglierebbe ad un cubo di Rubik irrisolvibile. E la maggior parte di essi, tra lezioni e ore di "buco", sarebbe costretta a rimanere a scuola anche per 28/30 ore a settimana. La spacciano per riorganizzazione, fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 flessibilità, razionalizzazione: in realtà è l'ennesimo, brutale programma di tagli fatto sulla pelle di chi lavora nella scuola e di chi ne fruisce come servizio: gli alunni, appunto. Del cui futuro sembra non interessare più nulla a nessuna classe dirigente delle ultime. Che porti il loden o la bandana. Spremere ancora la scuola come un limone da cui tirar fuori le ultime gocce, quando ha già dato tutto quello che poteva dare negli ultimi anni (e da sempre), è stato uno schiaffo morale, che dovrebbe spingere gli insegnanti a svegliarsi, a reagire finalmente con rabbiosa dignità, e a paralizzare il paese: altro che lo sciopero generale, di un giorno, dopo il quale nulla cambia. Vorremmo più tempo per aggiornarci, per far bene il nostro lavoro, in modo accurato, ricco. Vorremmo più figure professionali, stipendi più decorosi, attrezzature adeguate, classi più piccole, fondi per il recupero e per l’arricchimento dell’offerta formativa. Vorremmo essere formati e aggiornati come Dio comanda, senza dover mandar giù a forza sequenze di slides banali e scontate, propinate da dubbie figure professionali che spesso ci ripetono quello che già sappiamo. Ministro Profumo, si svegli anche lei: oltre ad aver azzardato un progetto di legge anticostituzionale (perché ad un aumento del carico di lavoro deve corrispondere un aumento della retribuzione), lei ha fatto una scelta immorale. Verso i precari, che si vedranno chiudere ogni possibilità di lavoro. Verso gli alunni, che avranno docenti più stressati e malpagati. Verso i docenti tutti, che lavoreranno di più e peggio, e gratis. La scuola non può essere trattata e bistrattata così. La collera dei poveri potrebbe congiungersi con quella degli insegnanti: non l’aspetti impassibile, faccia un passo indietro. Salvi i precari dalla paura di essere privati del loro futuro. Salvi gli insegnanti, tutti, dalla sgradevole sensazione di essere stati ancora una volta offesi nella loro professionalità. E salvi soprattutto i nostri giovani dal fondato timore che di loro, della loro formazione e del loro futuro, allo Stato non importi nulla.☺ [email protected] 17 spazio giovani il grido degli studenti Mara Mancini 12 ottobre 2012: è solo l’inizio! Tante volte ho sentito dire che i giovani pensano solo a divertirsi, studiano poco, non si interessano né alla vita politica né a quella sociale. È vero: alcuni giovani sono questo, altri anche peggio, ma non sono tutti così. Ci sono anche quei giovani che si interessano dei problemi, ma che poi pretendono soluzioni che non ottengono e che forse non avranno mai. Ci sono anche quei giovani che guardano avanti, cercano l’orizzonte, e molti lo vedono sfocato. Ci sono quei giovani che credono, o forse sperano, in un futuro migliore, lontano dalla crisi che oggi investe l’Italia. Ci sono anche quei giovani che lottano per i loro diritti, che scendono in piazza, che gridano per le strade, che cercano di farsi sentire. E tra quei giovani, il 12 ottobre, a Campobasso, c’eravamo anche noi studenti del liceo scientifico di S. Croce di Magliano. Il sindacato studentesco, l’UDS (unione degli studenti) ha elaborato un disegno di legge: l’Altra-Riforma della scuola, un’altra-scuola fondata su democrazia, diritti, libertà di accesso ai saperi e alla cultura. La scuola italiana di oggi seleziona gli studenti e anche i percorsi: licei (serie A), tecnici e professionali (serie B), formazione professionale in cui lo studente, che ottiene una formazione di avviamento al lavoro presso un’azienda, può diplomarsi a 16 anni (serie Z). è quello che si ricollega alla riforma Gentile (1925); poi ci sono i criteri di Moratti (2001-2006) e della Gelmini: il familismo, in base al quale lo studente è legato alla famiglia di provenienza e alle scelte di essa. E ora c’è Profumo. Oggi molte scuole italiane, selettive, stanno diventando private, e sono pochi gli investimenti e gli aiuti che vengono fatti a quelle pubbliche (tagli di 8 miliardi in tre 18 anni); gli studenti sono costretti a cambiare docenti ogni anno; le ore di laboratorio vengono ridotte. Oggi in molte scuole italiane la situazione è precaria: il 50% delle scuole sono state costruite prima del 1965 (e quindi non sono a norma), una scuola su 5 è costruita in zone a rischio sismico (dove ci sono crepe, avvengono piccoli crolli), il 90% delle scuole non possiede strutture autorizzate per studenti con handicap, un edificio su 3 non ha le scale di sicurezza, in molte scuole mancano spazi, strutture, laboratori, attrezzature, materiale didattico. Nelle scuole italiane manca anche il rinnovamento delle tecnologie didattiche (di cui in corsi di aggiornamento obbligatori e gratuiti i docenti dovrebbero venire a conoscenza), e poiché la lezione funge da semplice trasmissione di nozioni, gli studenti italiani sono ultimi nelle classifiche europee e hanno difficoltà nel mondo universitario e del lavoro. È fondamentale mettere ogni singolo studente al centro dei processi di apprendimento, è necessario coinvolgerlo realmente, superare questo nozionismo, anche usando nuove metodologie didattiche oltre la classica lezione frontale (o cattedratica) che porta ad un apprendimento passivo: lettura dei testi, lezione dialogata, circle time (lezione in cerchio), tempesta di idee, discussione tra gli studenti, uso laboratori, istruzione programmata (slide, ricerche...). Noi studenti il 12 ottobre siamo scesi in piazza anche per farci ridare tutto quello che ci hanno tolto e che continuano a toglierci, per avere mense e alloggi pubblici, aree per le attività studentesche, auditorium, per avere scuole in possesso dei tre tipi di agibilità (statica, igienicosanitaria, prevenzione incendi), palestre, impianti sportivi, per decidere le attività comple- fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 mentari (da svolgere nel pomeriggio), per non essere sottoposti a verifiche a sorpresa (bisogna permettere a tutti di organizzarsi lo studio ed esprimere le proprie potenzialità), per le casi editrici che modulano di poco le grafiche ma di fatto lasciano intatti i contenuti (quest’anno abbiamo speso 44 euro in più!), per farci educare alla cittadinanza attiva e alla “regola delle tre I” (Imparare a imparare, Interpretare, Indirizzarsi). Noi studenti il 12 ottobre abbiamo urlato a gran voce dicendo “no” alla legge Aprea, l’ennesima negazione dei nostri diritti, abbiamo urlato chiedendo l’istituzione di una legge nazionale sul diritto allo studio, e quindi per borse di studio per chi ha disagi socioeconomici, comodato d’uso per libri di testo, diritto alla mobilità, accesso gratuito o agevolato a iniziative culturali e ai consumi, sportelli d’orientamento, sostegno agli studenti portatori di handicap, integrazione per gli studenti immigrati. E non eravamo da soli! Il 12 ottobre sono scesi in piazza con noi insegnanti e genitori, anche per affermare i nostri diritti, perché i giovani sono il futuro, e un futuro senza istruzione, senza lavoro, non è un futuro, ma un intravederne la fine. Con le nuove riforme non va disgregandosi soltanto la scuola, ma anche i giovani. E questo non possiamo permetterlo, questo l’Italia non se lo può permettere. Ecco perchè siamo scesi in piazza: ed è solo l’inizio!☺ [email protected] libera molise Torino, 23 Novembre 1968, dalla rivista “Tempo” alla quale in quel periodo P. P. Pasolini collaborava: “Non comprendo bene questo lottare degli studenti per avere il diritto all’assemblea dentro la scuola. Perché dentro? Perché non tengono le loro assemblee nelle piazze, nei giardini, nelle soffitte? Perché pretendere e ottenere dai “superiori”questa libertà? E attuarla nelle sedi che non sono certamente, per loro natura, luoghi di libertà? Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene. Penso, perciò, che gli studenti dovrebbero lottare non per pretendere dall’autorità attuazioni di diritti: o perlomeno, non solo per questo. Ma per pretendere, da se stessi, di essere la parte più importante e reale dell’opinione pubblica” (Il Caos a cura di Gian Carlo Ferretti, Edizioni l’Unità/Editori Riuniti, Roma, 1981, pag. 77). È sicuramente provocatoria la riflessione di Pasolini - in particolare, il rilievo sulla scuola come luogo di “non libertà” -, né più né meno di quelle che egli in precedenza aveva scritto in “Il PCI e i giovani”, in cui contestava fortemente non le ragioni delle lotte studentesche ma chi le attuava, in buona parte giovani della borghesia benpensante italiana, e il modo con cui quelli le portavano avanti. Per lui da un lato c’erano i proletari contestati - ossia le forze dell’ordine - e dall’altro i giovani di una borghesia protestataria e ribellistica ma ricca. Su questo non ci soffermeremo, in quanto ci porterebbe lontano da quello che è invece il senso delle riflessioni di questo intervento. La citazione pasoliniana non è casuale: ci siamo trovati nei giorni scorsi in un istituto secondario e come siamo entrati siamo stati assaliti letteralmente da un silenzio assordante e abnorme per una scuola. Abbiamo chiesto il motivo: c’era stata un’assemblea studentesca, alla quale avevano preso parte poche decine di studenti e un numero molto modesto di docenti. Ecco allora che ha di nuovo un senso la riflessione provocatoria di Pasolini che indicava come luogo adatto per un incontro assembleare di giovani la piazza del paese, dove parlare e tentare di coinvolgere le altre componenti della società, gli adulti, i lavoratori, le donne. Ora ci chiediamo se abbia ancora un senso questo ragionamento alla luce della dilagante incultura, della superficialità e dell’indifferenza che gli adulti hanno “insegnato” alle giovani generazioni, che in questo modo e per queste ragioni si dimostrano sempre più lontane da qualsiasi impegno culturale o politico (è chiaro che parliamo per grandi linee, convinti che ci siano tanti giovani che da persone mature e consapevoli si impegnano nell’ambito delle giovani organizzazioni partitiche, nel volontariato, nelle parrocchie anche, etc.). Ma vogliamo soffermarci anche su quale cultura oggi? Franco Novelli un’altra esperienza che dentro di noi ha lasciato un segno di sconforto: siamo stati invitati come Libera contro le mafie ad un incontro a Mafalda dall’assessore all’ambiente di questo bel centro del basso Molise con all’ordine del giorno la costruzione di una centrale a biomasse che ovviamente l’amministrazione di Mafalda non vuole che si costruisca sul suo territorio. Infatti, l’impatto ambientale sarebbe molto negativo, sia perché la centrale a biomasse non porterebbe lavoro per i giovani del posto, sia perché essa potrebbe risultare utile per una comunità numericamente più piccola: in effetti, la produzione di energia di una centrale a biomasse è supposta solo per poche famiglie o per insediamenti produttivi di modesta entità. Quello che ci ha lasciato perplessi e sconcertati sono state le argomentazioni esposte da alcuni esponenti politici della destra molisana alla quale oggi piace l’ambiente pulito, le energie rinnovabili, la difesa del territorio molisano. Di qui, la sensazione precisa che ci troviamo di fronte ad un revisionismo sfacciato e ad un atteggiamento squisitamente propagandistico, pre-elettorale, che ritiene il cittadino inconsapevole ed incurante delle malefatte della destra molisana e dei preoccupanti livelli del grigiore etico che essa esprime. Pertanto, a noi presenti è sopraggiunta spontanea una riflessione - che, appena concluso l’incontro, ci siamo reciprocamente comunicato -: esiste ancora un minimo di dignità civile e possiamo parlare di cultura, come bagaglio essenziale per chiunque voglia rapportarsi dignitosamente e con coerenza con gli altri? Noi abbiamo molte perplessità che comunque non ci spingono a fare di “ogni erba un fascio!”; tuttavia, ci pare legittimo chiedercelo. Qualche anno fa, supponiamo nel 2003, Manuel Vàzquez Montalbàn, prima di morire, in uno scritto in cui parlava di cultura e di politica della sinistra radicale e comunista, ricordava quanto fosse per Lev Trotzskij importante la cultura in un momento rivoluzionario come la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, e come si contrapponesse a quanti intendevano distruggere le tradizioni popolari sulle quali la cultura russa poggiava le sue radicate origini. Trotzskij, infatti, riteneva che la cultura “borghese” nella fase rivoluzionaria e violenta cessava di essere la portavoce di una sola classe sociale, divenendo di fatto la cultura di tutto il popolo con al centro l’uomo. fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 Oggi dinanzi alla vittoria del capitalismo e del liberismo, all’incedere sicuro della globalizzazione della finanza e dell’economia, in Italia come nel resto del mondo, si fa fatica ad individuare un intellettuale (forse è più facile indicare un movimento) che consideri essenziale non disperdere né distruggere la cultura civile, politica, etica propria delle tradizioni democratiche di ciascun popolo o di ciascuna nazione. Oggi il liberismo sta vincendo la sua guerra e non si vede ancora all’orizzonte chi con determinata energia possa contrastarlo prospetticamente, proponendo una diversa cultura o un differente sistema sociale con al centro non le merci o il dio-danaro, ma l’uomo, come dicevamo poco sopra. Dobbiamo ripartire dal lavoro, come diritto inalienabile e non come dichiarazione di intenti opzionali; dal concetto di democrazia partecipata, dalla difesa del territorio come bene comune, dalla salute, dalla scuola come strumento essenziale di civiltà e di educazione culturale, dal concetto di solidarietà condivisa e operante, dal processo naturale di integrazione culturale e di osmosi multietnica, oggi, che, al contrario, si dà all’untore, quando si parla di clandestino o di immigrato. Deve, dunque, tornare ad esserci una condizione essenziale per ripartire: il sogno di una cosa, l’utopia verso cui tendere collettivamente. Accanto a P. P. Pasolini, vorremmo ricordare Paulo Coelho e un suo testo, “Manuale del guerriero della luce”, alter ego dell’intellettuale capace di indicare il sogno di una cosa. “Il guerriero della luce è colui che è in grado di comprendere il miracolo della vita, di lottare fino alla fine per qualcosa in cui crede e di sentire allora le campane che il mare fa rintoccare nel suo letto”.☺ [email protected] 19 terzo settore oltre il dirupo Leo Leone Viviamo una congiuntura storica inquinata in molti punti della nostra società e alla quale siamo ormai come rassegnati. I più recenti movimenti di resistenza provengono dai giovani e dagli operai che si vedono sottratto il diritto al lavoro per assicurare la sopravvivenza della famiglia. Chi sembra invece rassegnato alla lamentazione di antica marca improduttiva è la società adulta. Non si accorge ancora che i mali che attraversiamo ce li siamo in qualche modo procurati noi stessi. In un recente libro una donna determinata, vogliosa di un mondo diverso, Julia Kristeva, denuncia che “tutte le nazioni europee sono diventate popoli paria, sono tutte costrette ad accettare con nuove spese la lotta per la libertà e l’uguaglianza dei diritti”. L’autrice riporta l’idea di un’altra donna, Hannah Arendt, grande talento e testimone delle angustie che pagano i popoli a causa di chi li governa, per poi chiedersi “se la politica abbia finalmente ancora un senso”. In Italia viviamo una stagione che ci riporta a tempi passati, ma ricorrenti, di vassallaggio, feudalità, brigantaggio, basso impero… e giù a seguire. Ma tardiamo a compiere una onesta analisi delle cause che ci hanno portato a quella che un prete di frontiera, Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione “Libera”, etichetta come una società che attraversa una “fase di coma etico”. Da essa non se ne esce se ciascuno non si assume le proprie responsabilità. Ma dov’era il popolo quando la classe politica portava avanti programmi e azioni centrati sui propri interessi più che a sostegno del popolo, a partire dalle categorie più fragili e disagiate? Ma l’essere giunti ad un punto di crisi che oggi reclude a 20 margine la scuola, la sanità, l’associazionismo e quanti promuovono cultura e azioni per sostenere i deboli e garantirne i diritti ben presenti nella Carta Costituzionale richiede che la società stessa, la cittadinanza attiva si faccia carico di assumersi responsabilità e adottare strategie per andare oltre il presente. Perché non denunciare apertamente che questa società, facendo un esplicito riferimento al mondo degli adulti, deve farsi carico di responsabilità per quel che concerne i mali in cui la politica è incorsa? Perché non decidersi ad espellere dalla nostra vita di cittadini, genitori, educatori, gestori di negozi e di aziende i responsabili di comportamenti diffusamente cedevoli alla prassi del clientelismo dilagante, e non da oggi, per poi, magari, dichiararsi maestri di comportamenti etici con i figli e bofonchiare nei confronti dei giovani? Se li abbiamo cresciuti in questa cultura di assonanza con l’illegalità non possiamo prendercela con chi, in politica, se ne fa fruitore in prima persona, per poi ricavarne per primo sostanziosi interessi di cui si va cianciando oggi in tutte le strade, piazze e TV. Ma non lo ha favorito un popolo dormiente o ben coinvolto questo regime di cui oggi pagano prezzi tanto elevati soprattutto i più deboli? E poi occorre anche rilevare che un lungo silenzio di decenni ha consentito a questa classe politica di persistere in una logica in cui l’articolo primo della Costituzione viene da sempre calpestato. Ma dove mai si registra che “la sovranità appartiene al popolo…”; oggi anzi siamo al punto estremo per cui negli ultimi anni il governo in Italia ha ancor più accantonato in un reclusorio privo di ascolto l’associazionismo di terzo settore che resta l’unico testimone che si affanna ancora, e con determinazione, a promuovere progetti e cultura della solidarietà e della sussidiarietà. A proposito della sussidiarietà veniamo a scoprire che siamo tutti delusi oggi del sistema di articolazione del paese Italia in una serie di organismi fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 ed enti che a partire dalle regioni si moltiplicano nelle tantissime agenzie che da esse dipendono e sono disseminate su tutto il territorio. E solo oggi ci si accorge che lo spreco di risorse di ogni tipo ha contribuito ad ottenere il raggiungimento dello stato di malessere diffuso che tutti ci investe di fronte alla indefinita serie di malefatte di politici che ci hanno addirittura portati a scoprire la loro connessione con le cosche della criminalità organizzata e la infinita serie di prebende e ruberie allo stato da cui hanno ricavato capitali e opportunità di sprechi vacanzieri che i nostri figli a scuola scoprono nelle storie di tempi andati da Nerone, Caligola che nominava senatore il proprio cavallo… Per riprendere il messaggio della donna già citata che rilancia il bisogno di credere in un mondo cosparso di religioni che prefigurano la morte di Dio che si traduce in logiche di perfide persecuzioni tra di loro che a tutt’oggi dilagano in tanti continenti e che presentano “l’abisso più profondo della scissione”, è tempo di adoperarsi per ricostruire l’unione e la cooperazione volta alla semina di programmi volti al bene comune. Spetta al popolo farsi carico per recuperare la cultura di unità che portò nel dopoguerra le molteplici ed anche contrapposte ideologie che si tradussero nell’intesa tra diversi che ebbe il merito di stendere la Costituzione nel nostro Paese ma che ad oggi resta un ricordo nostalgico che non si traduce in concrete prassi per porre fine alla frammentazione diffusa che in Italia contrassegna l’intero mondo della politica ripiegato sull’interesse di soggetti e di caste che hanno fornito negli ultimi tempi chiari segni di ripiegamento su strategie e programmi volti all’utile proprio. La società adulta si converta e recuperi una storia che in altri tempi ha fornito testimonianze di generazioni giovanili che suscitarono fermenti rivoluzionari e anche pacifica rivoluzione culturale. Occorre ora ricostituire l’unione e fornire modelli di comportamenti fondati sull’etica e la legalità.☺ [email protected] Tutto ciò di cui ho bisogno è l'amore, ma un po' di cioccolata ogni tanto non fa male... società o la borsa o la vita! O la Borsa o la vita! La crisi economica, ambientale, etica avanza strisciante senza tregua e costringe ad una riflessione profonda ed inedita. Come Pax Christi ci siamo lasciati Antonio De Lellis commuovere dalla moltitudine affamata e assessori vengono regolati in modo che zione. La Finanza non è più una curiosità bisognosa di giustizia e pane. La stessa che non eccedano il livello di retribuzione ricointellettuale, ma necessaria conoscenza per nella prima moltiplicazione dei pani si nosciuto dalla regione più virtuosa. In pracomprendere l’oggi. Ma anche il lavoro, i aspetta da Gesù qualcosa. “Quanti pani tica le indennità allineate al livello più beni comuni e la democrazia devono esseavete?” chiede il Maestro ai discepoli. E basso tra quelle oggi in essere. Il provvedire considerati necessarie sponde con cui subito dopo: “date loro voi da mangiare!”. mento vieta il cumulo di indennità ed emocorrelarsi per avviare campagne di mobiliE così ci siamo messi in cammino, come lumenti. Ci saranno anche controlli pretazioni. tenda di Dio in mezzo agli uomini, compaventivi sui piani di spesa delle regioni. L’altra grande questione è la crisi gni di viaggio di una umanità che resiste, Dovranno essere svolti dalla Corte dei ambientale, economica ed energetica. L’elotta e solidarizza senza confini e senza Conti, con l'ausilio della guardia di finanza nergia è un tema centrale, si pensi al radpregiudizi. Non possiamo solo raccogliere e della ragioneria generale dello stato. Predoppio delle trivellazioni in Italia ed alle l’acqua che ha allagato la nostra casa se il visto un taglio dei trasferimenti fino all'80180 nuove licenze di perforazioni, quando rubinetto resta aperto! % alle regioni che non introdurranno i l’Eni ha già dichiarato che nel bel Paese ci È arrivato il momento di capire controlli stabiliti. Che ne sarà della nostra sono riserve di petrolio di pessima qualità e come possiamo chiudere il rubinetto e chi regione se non voteremo politici capaci ed solo per 20 anni. Il governo attuale ha dice l’ha in mano. Per questo cercheremo a onesti? Campobasso i prossimi martedì (13, 20, questo quadro in movimento 27 novembre) di capirlo con gli amici: O LA BORSA O LA VITA! in cui siInlegifera sotto l’onda dell’urgenMarco Bersani, Danilo Corradi, Antonio Scuola popolare di Economia za anche sospinta da un’opinione pubbliTricarico. Con essi parleremo di Finanza ca arrabbiata e schifata, l’attenzione deve mondiale, Debito pubblico e Cassa Dee di Resistenza Umana essere al massimo perché rischiano di positi e Prestiti (di cui si è parlato nella Con Marco Bersani, Danilo Corradi, Antopassare sotto mentite spoglie vere e propuntata di Report del 14 ottobre). Il dia- nio Tricarico parleremo di: prie emergenze del domani. In questo logo, l’approfondimento e la conoscenza Finanza mondiale contesto occorre anche dire che la propodemocratica sono i nostri pani ed i nostri Debito pubblico sta variazione del Titolo V della Costitupesci, che vogliamo mettere a disposiCassa Depositi e Prestiti zione prevede che la materia energia ed zione per contribuire a cambiare un si- martedì 13, 20, 27 novembre 2012 altre tornino ad essere di esclusiva comstema che ci ha impoverito, soprattutto ore 18.30 petenza dello stato e non più materia di democrazia. Sala Celestino V - Curia Arcivescovile concorrente con le regioni e questo siNovembre è un mese denso di Via Mazzini - Campobasso gnifica che viene annullata la partecipaavvenimenti anche a livello nazionale. I zione dei cittadini alle scelte strategiche, chiarato l’era del gas, ma non doveva essemovimenti si preparano per quella che per esempio, energetiche. È necessario re l’era del sole? La questione delle quepossiamo definire la fase costituente civile allearsi e non restare avulsi dalle realtà e stioni sta anche nei costi della politica che italiana. Dall’8 all’11 novembre a Firenze dai movimenti nazionali, europei e globali. vengono abbassati, ma anche a discapito ci sarà il Forum sociale, 10 anni dopo il La Chiesa locale ha una grande occasione: della rappresentanza: meno consiglieri non Forum che, all’indomani di Genova, dimoquella di non tacere! Occorre muoversi, significa meno partecipazione? La bozza strò che i movimenti erano tutt’altro che conoscere ed agire anche come cristiani. del decreto legge sulla riduzione dei costi violenti. A Firenze ci si vedrà per preparare della politica stabilisce anche (e forse queuna nuova stagione di convergenze e di ☺ [email protected] sta è una buona prevenzione) che i sindaci azioni comuni per la terra e per i popoli. A e i presidenti di provincia che saranno ricoRoma il 24 e 25 novembre l’assemblea nosciuti responsabili dalla Corte dei Conti annuale del forum dei movimenti per l’acmi abbono perché se del dissesto finanziario degli enti amminiqua quest’anno si interrogherà, su cosa e strati (squilibri finanziari ripetuti che portasu come gestire la crisi. La ripubblicizzaalìbabà avesse letto no a deficit strutturali che non consentono zione è l’obiettivo fondamentale ed oggi più ai comuni di garantire i servizi essendopo i referendum, e soprattutto dopo la ziali) non potranno candidarsi a nuovi insentenza della Corte costituzionale, si deve non se li sarebbe filati i carichi pubblici, dai municipi fino al parladire che chi privatizza lo fa per scelta polimento, per la durata di 10 anni. Niente tica e non per obbligo di legge. In particoquaranta guardoni incarichi nemmeno nelle società partecipalare a Roma si cercherà di fare un grande te. Inoltre i compensi dei consiglieri e degli salto di qualità per allargare il raggio d’a- la fonte fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 21 lavoro stato di crisi acciaierie dell’ilva Antonello Miccoli Da alcuni mesi diverse categorie di lavoratori, anche nella nostra regione, prestano la propria opera senza percepire il salario. Il fenomeno sta coinvolgendo un gran numero di settori: dall'agroalimentare al metalmeccanico, dai trasporti alla cooperazione. I ritardi, in alcuni casi, raggiungono anche i cinque mesi: la cronaca, di solito, pone all'attenzione dell'opinione pubblica la sorte di chi presta servizio in aziende di grandi o di medie dimensioni. In realtà, società come la Solagrital o l'Atm, costituiscono solo la punta di un iceberg: dietro di esse si contano innumerevoli imprese che non pagano gli stipendi. Vale la pena ricordare le difficoltà delle Cooperative e di tutto il Terzo Settore: cittadini che, già nella normalità, percepiscono basse retribuzioni, in quanto l'affidamento dei servizi è spesso inferiore ai minimi tabellari stabiliti dal ministero del Lavoro. A tutto questo si è aggiunto il taglio alle risorse assegnate ai comuni: di conseguenza in quasi tutti gli ambiti territoriali si è avuta una nuova e più ampia riduzione delle ore di assistenza. Un processo che, nella sua essenza, ha determinato una diminuzione delle cure rivolte agli anziani, ai disabili e ai minori. Solo in questo settore, entro il 2013, si rischia di perdere oltre 1000 posti di lavoro; nel contempo centinaia di operatori sono già senza salario, mentre i cittadini più bisognosi vivono una condizione di abbandono. Dietro questi numeri si coglie il fallimento di un sistema economico che prometteva più benessere e felicità; al contrario, come ogni sistema che assolutizza la propria ricetta, ha condotto migliaia di persone verso la disperazione. La stessa classe dirigente è rimasta sorda a chi, da anni, nell'interesse del bene comune, chiedeva interventi correttivi in grado di sostenere le classi sociali più deboli. Le stesse imprese che operano nella legalità e nel rispetto dei propri collaboratori, hanno subito un indebolimento dovuto, in molti casi, al ritardo dei pagamenti da parte dell'amministrazione pubblica. Oggi si è giunti al paradosso che gli anziani, con pensioni talvolta al minimo, stanno svolgendo una funzione impropria, 22 in quanto sono costretti a sostenere figli e nipoti in difficoltà. Tale fenomeno si accentuerà nel corso degli anni quando, a partire dal 2014, la durata dell'indennità di mobilità comincerà a diminuire per lasciare spazio all'Aspi. Questa nuova assicurazione sociale per l'impiego, che farà la sua comparsa l'anno prossimo ed andrà a regime nel 2016, avrà una durata nettamente inferiore alla mobilità: 10 mesi fino a 50 anni; 12 mesi tra i 50 e i 54 anni; 18 mesi per coloro che hanno un'età superiore ai 55 anni. Meno lavoro, meno ammortizzatori sociali e meno assistenza rischiano di determinare un'implosione sociale dagli esiti incerti. La parte più vulnerabile, i giovani cresciuti nella società del benessere, fanno i conti con un mondo che non offre più alcuna certezza. Uno stato di crisi che, nella sua durezza, può comunque rappresentare un'opportunità di rinascita: i giovani possono infatti dar vita, con il sostegno della parte adulta più impegnata e sana della società, ad una sorta di rinascimento della coscienza civile. Dinanzi a noi non vi è altra strada: l'unico percorso in grado di ricostruire le fondamenta di una comunità solidale e virtuosa. Lo stesso mondo cattolico, nel ricordare il Concilio Vaticano II, è chiamato ad assumere nuove responsabilità ed a vivere con più coraggio il messaggio evangelico. Troppi silenzi sulla qualità della vita che caratterizza l'esistenza di milioni di cittadini: uomini e donne che vanno tutelati e rispettati durante l'intera vita (dai confini della nascita ai confini della morte). Soprattutto in questo frangente storico, ognuno nel luogo ove si trova, deve chiedere a se stesso se il proprio tempo è speso bene e in funzione di quali interessi. Urge una pedagogia della responsabilità che rigetti, una volta per tutte, il modello di una società costruita sulla superficialità e l'arricchimento facile. Si pone insomma l'esigenza di far comprendere, che il sacrificio profuso per vivere in una comunità sana, non costituisce una perdita di tempo, ma l'unico modo per riconoscere la centralità e il valore dell'uomo.☺ [email protected] fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 In quella bolgia di fuoco, di fumo e veleni, in quel magma incandescente c’è la matrice del mondo tecnologico segno del Progresso ma anche della Babele. Il gran colosso agonizza sulla costa di Taranto: esile il respiro delle ciminiere, si estinguono le fiamme degli altiforni. C’è crisi all’impianto Ilva. La grande macchina dell’acciaio è obsoleta, nociva. Ma la sua chiusura è un dramma. Gli operai estromessi sostano presso i cancelli urlano la loro rabbia lottano disperati. Loro, operai militanti, api operose in quell’alveare nero dove hanno trovato dignità e vita. I padroni nelle stanze di sicurezza occupati ai profitti, fuori un numero indefinito di poveri diavoli. Non c’è pace nella terra degli ulivi. Due forze in contrasto: lavoro e inquinamento, difficile da conciliare. Ma in mezzo c’è la forza provvida risanatrice della vita. Come vento salubre di mare sgombrerà la coltre d’angoscia che sulla città incombe. Lina D’Incecco islam I recenti episodi legati al film blasfemo su Maometto e le conseguenti violenze contro le ambasciate americane in vari paesi arabi e islamici hanno riportato alla ribalta sui nostri media il dibattito, se così si può chiamare, sul binomio 'Islam e violenza', e insieme ad esso, come sempre, una enorme confusione su “chi è cosa”: musulmani, islamici, islamisti, islamisti radicali, estremisti, fondamentalisti, salafiti, terroristi islamici, sono tutte espressioni che sentiamo in continuazione ma che vengono quasi sempre usate senza spiegazioni, in modo superficiale, spesso come se fossero sinonimi o quasi. Bisogna distinguere, e fare chiarezza, e quello che oggi ci interessa di più è secondo me capire, al di là di episodi di violenza comunque spregevoli, cosa sta succedendo dall'altra parte del Mediterraneo, liberando il campo da alcuni preconcetti. Tra i maggiori protagonisti dello scenario post-primavere arabe oggi ci sono i movimenti e i partiti islamisti. Mentre le parole “musulmano” o “islamico” fanno riferimento solo alla religione (come “cristiano”), islamista propriamente definisce quei gruppi organizzati politicamente (quindi in partiti o movimenti sociali) con lo scopo di costruire uno stato islamico, o ispirato a principi islamici (non necessariamente con la violenza!). La loro nascita è legata alle esigenze di riforma e modernizzazione largamente percepite nel mondo islamico ai primi del '900, quando la presenza coloniale europea metteva profondamente in economia e libertà Francesco De Lellis discussione i fondamenti stessi della religione, con le sue idee di sviluppo, progresso, scientificità, razionalità. Il loro obiettivo, semplificando molto, era respingere la modernità imposta dall'Occidente, vista come forma di colonialismo culturale e strumento di dominio, e promuovere dall'interno una rinascita culturale, economica e politica a partire da valori propri, declinando la modernità in termini islamici; non quindi in contrasto con il progresso economico e tecnologico, ma contro i valori materialistici insiti nel capitalismo e la condizione di dipendenza che questo imponeva ai paesi del terzo mondo, e tra essi molti paesi musulmani. Dopo decenni di repressione, le cosiddette primavere arabe e la destituzione dei regimi in carica, hanno aperto uno spazio di pluralismo inimmaginabile prima di allora (ma questo non è vero in tutti i casi!), e alcuni di questi movimenti, dopo anni di attività semi-clandestina, si sono ritrovati ad essere i più organizzati e attrezzati ad affrontare elezioni democratiche, e a vincerle, come nei casi di Tunisia ed Egitto. Anche se è in parte vero che le forze e gli ideali che hanno animato le rivolte dell'anno scorso avevano poco di islamico nelle loro richieste, sta di fatto che fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 oggi questi movimenti si trovano al governo (Fratelli Musulmani in Egitto, e al-Nahda, “la Rinascita”, in Tunisia) e devono rispondere alle aspirazioni di libertà, dignità e giustizia sociale di quelle piazze, sulla cui onda sono andati al potere. E continuare a urlare lo slogan “l'Islam è la soluzione” può avere davvero poco senso per le masse di poveri e impoveriti che in buona parte li hanno votati, e che si aspettano da loro un cambiamento radicale soprattutto per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza e l'efficienza dello stato.☺ Spett.le Redazione, dopo aver letto il vostro quaderno n° 88, vorrei esprimere alcune considerazioni. Ci sono state personalità religiose che nella storia hanno lasciato un nome che tutta l’umanità non può che apprezzare: non potrebbero essere esempi di buona e rispettosa amministrazione?... Beati coloro che sono dotati di quella grazia che il Signore gli ha dato! Sono i più grandi, e senza peccato; padroni del mondo in senso pacato…. Con la gioia di vivere in un mondo d’insidie, quale elogio visibile dell’amore raggiungibile. Distinti saluti per tutti, Alfonso D’Onofrio, Colletorto 23 storie di vita il testamento biologico Giovanni Anziani Nel mese di aprile del 2010 la Chiesa valdese e il Centro Culturale Protestante di Campobasso organizzarono una conferenza del tutto particolare perché riguardava una tematica di non facile approccio. Il titolo era: Libertà di vivere e libertà di morire. Il testamento biologico. Nel presentare i due relatori, Beppino Englaro e la Moderatora della Tavola valdese (la pastora Maria Bonafede), credemmo opportuno fare le seguenti precisazioni. Il titolo della conferenza ruota intorno alla parola libertà: perché? Ai valdesi preme molto questa idea di “libertà” perché rende possibile la maturazione di precise scelte responsabili di cittadini e credenti adulti nell’incontro-scontro con le tematiche riguardanti la vita e la morte. Non l’obbedienza a principi assoluti, né rassegnazione riguardo alle fatalità del vivere, ma decisione per assumere con responsabilità decisioni che siano utili per ogni persona. La prima parola che incontriamo nel nostro titolo è “vita”. La Moderatora della Tavola valdese in una trasmissione radiofonica durante le drammatiche giornate che hanno coinvolto la famiglia Englaro (era il febbraio 2009) affermava: La vita umana non è solo e anzitutto biologia, la vita umana è biografia, e quindi relazione, incontro, pensiero, gioia o pianto, o sospiro. Adoperarsi in ogni modo per la sopravvivenza dei corpi quando la vita non c’è più è un atto di presuntuosa onnipotenza. Biblicamente è un peccato. Come, evangelicamente, è un peccato l’idolatria della vita come principio astratto. L’Evangelo di Gesù Cristo non è mai un principio astratto; è sempre un incontro compassionevole, una parola che libera e che rimette in gioco. La seconda parola che incontriamo è “morire”. Tante volte in questi ultimi anni di fronte a decisioni estreme si è ventilata con terrore la parola eutanasia. Il filosofo Giovanni Reale in una raccolta di saggi sul tema del 24 morire, ha scritto (si tratta di un brano della sua lettera a Mina Welby, moglie di Piergiorgio): L’eutanasia è morte provocata con mezzi o con sostanze su un malato terminale, … la terapia imposta a suo marito e la nutrizione artificiale imposta per diciassette anni alla Englaro rientrano in forme di accanimento terapeutico. Chiedere la loro sospensione non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, ma rientra in quella libertà che non può essere negata a nessuno uomo che chiede che la sua sorte sia riconsegnata alla natura stessa. A seguito di quell’evento la Chiesa valdese, e su richiesta di molti, decise di aprire uno sportello per la libera raccolta delle dichiarazioni di fine vita da parte dei cittadini. Per alcuni mesi lo sportello funzionò bene, ma più volte ci è stata rivolta questa domanda: perché Lo sportello è aperto tutti i sabati nei mesi di ottobre e novembre dalle ore 10.00 alle ore 12.00 la chiesa valdese promuove il testamento biologico/le direttive anticipate di fine vita, e perchè può servire firmarlo, anche in assenza di una legge - o in vista di una legge che probabilmente tenderà a limitarne la validità? Come risposta è necessario ricordare cosa ha deciso il Sinodo della Chiesa Valdese, Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste, nel 2007 quale organo di governo di tali chiese: Il Sinodo ritiene che debba essere mantenuta alta e costante l’attenzione sulle conseguenze etiche poste dagli incessanti sviluppi delle scienze e delle tecniche nonché delle loro applicazioni. In particolare ritiene che vi sia ormai una priorità nell’approvazione di una legge sulle direttive anticipate di fine vita, anche conosciute come “testamento biologico”. La sempre maggiore efficacia della medicina - unitamente a molteplici altri fattori permette infatti di prolungare sensibilmente il corso dell’esistenza umana senza però garantire, al tempo stesso, la piena conservazione delle capacità di intendere e di volere della persona. Poiché la cura del malato, in ogni suo fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 aspetto, deve sempre presupporre il suo consenso - fatta eccezione per le situazioni di necessità e di urgenza - nessuno, neppure i parenti, è abilitato a esprimere la volontà del paziente in vece sua. È principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte della persona compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità nell’esprimere validamente il suo pensiero. L’approvazione di una legge sulle direttive anticipate costituirebbe, tra l’altro, semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell’art. 9 laddove si afferma che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione”. A tutt’oggi una legge che regolamenti le direttive anticipate di fine vita non è stata ancora approvata dal Parlamento. Non è mancato, però, un vivace dibattito, suscitato soprattutto dal caso di Eluana Englaro. Nonostante i toni siano stati spesso violenti, la condizione di Eluana ci ha interpellato e stimolato ad una riflessione personale conducendoci a prendere in considerazione la possibilità che la perdita di capacità sia una condizione che potrebbe accadere ad ognuno di noi. Per tutti coloro che a seguito di questa riflessione desiderano esprimere il loro desiderio in merito ai trattamenti sanitari e nominare una persona di fiducia cui affidare il corretto adempimento di tali direttive, la Chiesa Valdese di Campobasso offre nuovamente la possibilità di farlo tramite la compilazione di un modulo preparato appositamente. Tali direttive verranno raccolte, firmate in presenza di testimoni, e conservate presso gli uffici della Chiesa. Per tutti coloro che si pongono la domanda sull’utilità di rilasciare tali direttive in vista dell’approvazione di una legge che potrebbe limitarle, ricordiamo l’articolo 32 della nostra Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Presso i locali della Chiesa valdese (traversa via Cavour 40 a Campobasso) riapre lo sportello per la raccolta delle dichiarazioni anticipate fine vita (testamento biologico). Tutti i cittadini possono presentarsi accompagnati da una persona di propria fiducia come testimone e con un valido documento d’identità. ☺ [email protected] le nostre erbe Originaria del centro-sud America, in particolare del Perù, dove era già diffusa più di tremila anni fa, la zucca ha trovato un’area molto adatta alla sua coltivazione in diversi Paesi del bacino del Mediterraneo, e anche in Italia, dove è presente in tutti gli orti familiari, arricchiti dallo straordinario assortimento delle tante varietà. Di zucche (appartenenti al genere Cucurbita della famiglia delle Cucurbitacee) vi sono infatti infinite specie, dalle forme diverse e spesso bizzarre. Ma la più celebre zucca del mondo occidentale è quella di “Cenerentola”. La famosa fiaba di Charles Perrault riflette la credenza, diffusa sin dall’antichità, che la zucca con i suoi numerosi semi, sia simbolo della resurrezione dei morti. Non a caso, nella festa di Halloween, che si celebra nei paesi anglosassoni (e da alcuni anni anche in Italia) nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre, si svuotano le zucche e, dopo averle trasformate in mostruose teste illuminate da un lumino acceso al loro interno, si sistemano sui davanzali o agli angoli delle vie per accogliere l’arrivo dei morti. La zucca simboleggia anche abbondanza e fecondità, prosperità e buona salute. In passato le zucche svuotate venivano usate per trasportare vino, acqua o sale. Da questa antica usanza, tipica delle famiglie contadine e più povere, che trasportavano o conservavano il sale in una zucca svuotata, sono scaturiti i divertenti modi di dire “aver poco sale in zucca”, “non è cattivo ma è una zucca vuota”, per indicare una persona con poco senno. Al contrario, “aver sale in zucca” significava aver senno. La sua forma tondeggiante, poi, ha evocato la testa umana. Di qui i detti: “copriti la zucca”, “grattarsi la zucca”, “farsi un bernoccolo sulla zucca”, “zucca pelata”, “è proprio una zucca!” - quest’ultimo riferito a una persona tarda di mente, sciocca o testarda. Anche nel nostro dialetto sono tanti i detti e i proverbi negativi sulla zucca: si’ vecande cumme e ’na ch’cócce! Oppure: cocce che n’n parle / ze chiame ch’cócce. Il primo dei due detti si può tradurre con “hai non solo halloween Gildo Giannotti una testa vuota”. L’altro si dice di uno taciturno che non si esprime mai. Si parla poco delle qualità della zucca, eppure è un ortaggio sul quale l’uomo ha sempre fatto affidamento per le sue necessità nutrizionali. A fronte di un modestissimo apporto calorico (solo 18 Kcal per 100 grammi), questo vegetale è una fonte privilegiata di principi nutritivi che proteggono e riparano le cellule dell’organismo. Contiene vitamine A e C e numerosi oligoelementi; è così ricca di caroteni che soli 100 grammi coprono per intero il fabbisogno giornaliero di vitamina A. Fa parte dei cosiddetti alimenti “rinfrescanti”: assieme a carote, coste, zucchine e rape, aiuta a risolvere alcuni problemi intestinali generati soprattutto da un regime di vita sedentario, tipico degli studenti e di chi svolge un lavoro intellettuale. La colite e la stitichezza hanno bisogno del consumo regolare di questo vegetale. È un alimento molto digeribile in purea oppure in risotti e nelle minestre; si può utilizzare cotto al vapore; al forno, ma anche grattugiato crudo, come una carota, per arricchire una insalata mista. Della zucca non si butta niente: i fiori, dopo essere stati immersi in una pastella di uova e farina e fritti, forniscono un’ottima vivanda; i semi, tossici per alcune specie di vermi come la tenia e gli ascaridi, sono innocui per l’uomo, tanto che vengono mangiati abbrustoliti e salati, i cosiddetti bruscolini. Crudi o leggermente tostati, i semi costituiscono uno spuntino sano e nutriente: sono ricchi di acidi grassi polinsaturi e di zinco che migliorano l’efficienza del sistema immunitario. fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 La zucca, dal caldo e allegro colore aranciato, conservabile per lunghi mesi, contribuisce a riportare sulla tavola un po’ di quell’energia solare che scarseggia nei mesi dell’autunno e dell’inverno. Se ne possono poi ricavare ricette gustose e appetitose, dall’antipasto ai primi piatti (tanto famosi i tortelli di zucca mantovani), dai contorni ai dolci, per valorizzare ancora di più la polpa di questo ortaggio. Un piatto che piace moltissimo a chi apprezza la zucca è il risotto con la pancetta (o con la salsiccia). Ingredienti per 4 persone: 400 g di riso, un bel pezzo di zucca, brodo vegetale, pancetta a cubetti (o salsiccia), cipolla o scalogno, due cucchiai di parmigiano grattugiato, 30 g di burro, un bicchiere di vino bianco. Preparazione: in una pentola mettere un filo d’olio e far dorare la cipolla con la pancetta. Unire la zucca a cubetti. Aggiungere il riso facendolo tostare versando prima il vino e poi, di tanto in tanto, il brodo lasciandolo evaporare. Rigirare con un cucchiaio di legno. A fine cottura aggiungere il burro e il parmigiano e lasciare mantecare. Servire caldissimo. Per stupire gli ospiti è molto originale l’idea di servire il risotto in una zucca svuotata.☺ [email protected] 25 un film, un libro, una canzone ... sull’integrazione sociale Alessia Mendozzi Un film: Almanya – La mia famiglia va in Germania regia: Yasemin Samdereli, titolo originale: Almanya - Willkommen in Deutschland, con: Vedat Erincin, anno: 2011, origine: Germania Dopo una vita passata a lavorare in Germania, Hüseyin Yilmaz annuncia alla sua famiglia di voler fare un viaggio tutti insieme nella terra natia, la Turchia. La famiglia, inizialmente riluttante, decide di assecondarlo. Il viaggio sarà un'occasione per chiarire il dubbio che affligge il più piccolo della famiglia, il nipotino di Hüseyin, il quale si domanda confuso se la sua famiglia debba considerarsi turca o tedesca. Tra ricordi e aneddoti, difficoltà e fatiche, luoghi comuni e senso di appartenenza, integrazione sociale e nostalgie, la commedia racconta la storia di un emigrante e della sua famiglia con piacevole leggerezza e irresistibile ironia. Un libro: Il mondo in una regione. Storie di migranti nelle Marche di: Angelo Ferracuti - Daniele Maurizi, anno: 2009, casa editrice: Ediesse Il libro racconta la realtà dell’integrazione sociale nelle Marche, grazie agli incontri degli autori con le varie comunità di migranti nella regione. Attraverso i racconti e le fotografie, si ha la possibilità di entrare in un mondo solo apparentemente marginale. Tra vita di quartiere, al lavoro nei ristoranti e nei cantieri, tra la scuola e le feste religio- se e laiche, tra i momenti di preghiera e l’utilizzo del dialetto locale nelle conversazioni, il libro fa una panoramica delle varie realtà di immigrazione nella regione. Un gruppo musicale: L'Orchestra di Piazza Vittorio Questa volta, al posto della canzone, consiglio un gruppo musicale che, a mio avviso, è l'emblema dell'integrazione sociale: l'Orchestra di Piazza Vittorio. Nata a Roma nel 2002, l’Orchestra di Piazza Vittorio rappresenta una formazione musicale volutamente multietnica, con l’obiettivo di fondere suoni dai diversi continenti. Un film documentario narra la storia di questo gruppo che, grazie anche a una ricerca musicale curata, e a centinaia di concerti in giro per il mondo, rappresenta un eccellente risultato non solo musicale, ma soprattutto culturale . [email protected] i sogni non hanno confini Alla presenza di diverse comunità di migranti, degli abitanti del quartiere, di numerose associazioni e della stampa locale, è stata inaugurata sabato 20 ottobre, in Vico Carnaio, nel centro storico di Campobasso, la Casa delle Culture. La Casa delle Culture è promossa e gestita dall’Associazione Primo Marzo Molise che si ispira ai principi della pace, della nonviolenza, della tutela dei diritti umani, dei diritti di cittadinanza, della solidarietà fra le persone, i gruppi e i popoli. Intende operare, con tutta la collettività, per favorire l’incontro e l’interazione fra persone, attraverso la conoscenza ed il riconoscimento di più identità culturali, compreso il confronto di genere, per arrivare alla creazione, insieme, di una nuova e più ricca cultura: per rafforzare le capacità progettuali e gestionali delle associazioni straniere e valorizzarne i contenuti culturali; per attivare percorsi di collaborazione e sinergie positive con tutti i soggetti che sul territorio perseguono le stesse finalità; per favorire la diffusione di una nuova cultura dello stare insieme; per costruire una cultura del rispetto dando vita a reti di sostegno tra famiglie immigrate e italiane, che compensino il vuoto creato dalla lontananza dal proprio mondo, e rendendo visibile il ruolo della donna nel processo migratorio; 26 per conoscere e approfondire le nuove identità, le nuove relazioni così come le contraddizioni vissute dalle nuove generazioni in rapporto alle loro radici culturali e tradizionali; per combattere ogni forma di razzismo attuando e valorizzando positivi modelli di convivenza, affermando e ampliando il concetto di cittadinanza, perseguendo obiettivi di conquista dei diritti sociali, civili e politici. Araceli Sanchez Presidente Associazione Primo Marzo Molise [email protected] fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 etica promesse e realtà Silvio Malic “Non è il crollo delle case e di monumenti perciò il mondo degli uomini ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle d’arte che fa morire, realtà entro le quali essa vive; il mondo, ma il crollo dei valori che ne custodiscono l’anima”. che è teatro della storia del genere umano Come in un brano musicale dove e reca i segni degli sforzi suoi, delle sue un tema é ripreso da un altro strumento, in sconfitte e delle sue vittorie, il mondo che i un fraseggio dialogante, immaginiamo un cristiani credono creato e conservato nelconcerto nel “cratere” del terremoto in l'esistenza dall'amore del Creatore, mondo Molise del 31 ottobre 2002, ad opera della certamente posto sotto la schiavitù del chiesa diocesana appena uscita dal proprio peccato, ma dal Cristo crocifisso e risorto, Sinodo. Il fraseggio lo costruiamo con con la sconfitta del maligno, liberato e brani tratti dalla Gaudium et Spes, del Vatidestinato, secondo il proposito divino, a cano II (al suo 50°) e dal primo documento di attuazione del Sinodo, titolato “Rinnovare la fedeltà al Vangelo” del 2 febbraio 2003. [Il Concilio] “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (n.1). “La nostra diocesi di TermoliFoto Massimo di Nonno Larino, alla luce dell’evento sinodale e interpellata dal dramma del terremoto e dalle fatiche che attendono trasformarsi e a giungere al suo compimento” (n. 2). risposte di edificazione e di ricostruzione materiale e spirituale, sceglie di essere “Sarà una Chiesa [quella di Termoliinnanzitutto una Chiesa della parresia. Ciò Larino] che “riparte dagli ultimi”. I poveri, significa avere il coraggio di essere coi sofferenti, gli emarginati devono essere scienza critica di fronte al problema della come per la Chiesa di Gerusalemme - al ricostruzione, di saper denunciare le cose centro, nel cuore della diocesi. Siamo che vanno contro la giustizia o contro la chiamati, per mandato di Cristo, a dare verità. Assumere il compito dell’informarisposte alle molteplici e variegate povertà zione e, quando occorre, anche il compito presenti nelle nostre comunità. Ai poveri di della denuncia, disposti anche noi sempre cose, ai poveri di voce, ai poveri di speranad accettare la critica... I luoghi in cui maza, ai poveri di futuro dobbiamo far giunturare questa consapevolezza restano gli gere la nostra attenzione e il nostro accomorganismi di partecipazione e di corresponpagnamento” (p.7). sabilità… Nei luoghi colpiti dal terremoto i “[…] il conConsigli, più che altrove, sono chiamati ad cilio, testimoniando e essere luoghi di formazione all’acquisizioproponendo la fede di ne di quella coscienza critica che appartietutto intero il popolo ne al cristiano come al cittadino…Il discerdi Dio, riunito da nimento comunitario…è il metodo da utiCristo, non può dare lizzare e sperimentare” (p.4.5). dimostrazione più “Esso [Il concilio] ha presente eloquente della soli- fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 darietà, del rispetto e dell'amore di esso nei riguardi della intera famiglia umana, dentro la quale è inserito, che instaurando con questa un dialogo sui vari problemi sopra accennati, arrecando la luce che viene dal vangelo e mettendo a disposizione degli uomini le energie di salvezza che la chiesa, sotto la guida dello Spirito santo, riceve dal suo fondatore. Si tratta di salvare la persona umana, si tratta di edificare l'umana società” (n.3). Un concilio, cinquant’anni fa; un terremoto, dieci anni fa; una chiesa, la nostra, uscita dal Sinodo di dieci anni fa: incrocio di voci e di immagini, di promesse e di impegni scanditi in modo pubblico e solenne per manifestare il volto e i propositi di fronte al mondo contemporaneo, nel caso specifico, di fronte alle sofferenze provocate dal sisma. Si ha la sensazione di parole lontane, non per il tempo trascorso, ma per quel “crollo di valori che ne custodiscono il cuore”. Memori del monito evangelico a non giudicare ma, parimenti, a vigilare ed essere pronti, quale sensazione profonda avvertiamo e possiamo trasmetterci su quelle parole pronunciate dalla nostra chiesa per come essa le ha custodite ed incarnate, generando risposte a quel drammatico evento? È risultata coscienza pronta, fresca e credibile per aver alimentato la speranza, sostenuto il cammino, sorretto i fragili, dato voce ai senza parola, accompagnato le attese degli ultimi? Il Cardinal Martini, in uno sguardo prospettico sugli anni intercorsi dal concilio ad oggi, ebbe a dire: “Ho sognato una chiesa; ora, prego per la chiesa”.☺ 27 sisma campano sui morti Domenico D’Adamo Finalmente ci siamo, il terremoto, che in questi dieci anni ha segnato un po’ tutti, è solo un brutto ricordo, la vita ricomincia a scorrere, i ragazzi vanno a scuola, gli adulti lavorano, gli anziani, più temprati di prima, ritornano alle loro abitudini, il peggio è passato. Questo avremmo voluto scrivere sul nostro giornale. Da allora ci sono stati altri due terremoti che hanno messo in ginocchio intere regioni e, nonostante tutto ciò, l’Italia era e continua ad essere impreparata a far fronte ai tanti problemi che queste catastrofi producono. Nel Molise sono crollate le scuole mentre i bambini studiavano, in Emilia i capannoni dove gli operai lavoravano, in Abruzzo è toccato ai giovani universitari. Dal 1992 i politici, indaffarati ad occuparsi di leggi ad personam, non hanno avuto un attimo di tempo per proporre ed approvare una legge che si prefiggesse di affrontare e risolvere i problemi che in genere si verificano dopo ogni calamità, oltre che ad impedire ai politici e agli imprenditori di arricchirsi a scapito dei disastrati. Basti pensare che prima della tragedia di San Giuliano di Puglia, ci sono voluti quindici anni di inutili discussioni per stabilire quali fossero le zone a rischio sismico. Solo in seguito alla morte dei 27 bambini, in poco meno di tre mesi, i nostri governanti sono giunti, in preda al panico, alla classificazione sismica di tutto il territorio nazionale. Fu solo negligenza? A sentire le intercettazioni telefoniche dei compari della cricca i quali sorridevano mentre l’Aquila crollava, sembrerebbe di no. Dalle nostre parti, un antico adagio recita: “sui morti ci campano i vivi”. Ora, a parte la naturale economia che si genera a seguito di questo evento, la morte, che resta pur sempre un fenomeno naturale, di frequente, per promuoverne la crescita, si ricorre a pratiche incentivanti - i conflitti bellici instaurati sul collaudato principio che meno siamo meglio stiamo ne sono un esempio eclatante - quando invece nulla possiamo fare per evitare, prevenire o almeno contenere fenomeni naturali devastanti, come quelli che ci hanno interessato, non tentiamo neanche di arginarli, tanto si sa che gli stessi diventeranno, 28 per il popolo dei faccendieri, un’occasione di arricchimento. Anche se può sembrare cinico il metodo usato per trovare spiegazione alla mancata prevenzione dei problemi causati delle calamità naturali, pare questa sia l’unica strada percorribile. In realtà non vi è verità più vera di quella indicata dai nostri avi quando ci chiediamo: cosa è stato fatto nel nostro Paese perché i ragazzi non rischino ancora di morire sotto le macerie delle loro scuole? Dalle Alpi alle Piramidi assolutamente nulla, non una sola legge, non un solo investimento per mettere in sicurezza le scuole italiane di ogni ordine e grado. Qualcuno potrebbe contestarci che in Molise è stato realizzato il Piano Scuola e che a San Giuliano è stata edificata la scuola più sicura al mondo, al costo di soli 13 milioni di euro per meno di cento bambini diciamo noi. Ma quante San Giuliano ci sono ancora in Italia e nel Molise? Quanti bambini continuano a rischiare? Veramente si pensa di aver risarcito quei bambini con queste schifezze: la scuola, la piscina, le fontane? O invece, chi ci governa pensa di farlo con quei quattro soldi promessi ai familiari delle vittime in campagna elettorale? Oggi quei bambini non sanno più che farsene di quei soldi; avrebbero voluto soltanto vivere e se ora non ci sono più è perché chi doveva proteggerli non lo ha fatto allora e non lo fa oggi. I conti tornano ancora una volta: “sui morti ci campano i vivi”. È passato tanto tempo da quel giorno. Dieci anni sono veramente troppi per quei bambini che sono cresciuti nella provvisorietà, un’eternità per gli anziani che avrebbero dato la loro vita in cambio di una sola giornata trascorsa nella loro casa. Forse è il caso che qualcuno si decida e chieda scusa a chi ancora aspetta di tornare a vivere un’esistenza fatta di normalità. È vero, a San Giuliano di Puglia, tranne qualche famiglia, sono rientrati quasi tutti nelle loro nuove case. Hanno fatto fatica a riconoscere il loro paese ma meglio che nelle baracche ora ci fonte febbraio gennaio 2005 la fonte novembre 2012 la la la fonte fontegennaio marzo 2005 stanno i “paisani”. Sono stati spesi quasi trecento milioni di euro per ricostruire edifici pubblici e abitazioni private, purtroppo ciò che manca è un’anima. Stanno nel loro paese ma è come se vivessero altrove; non ritrovano la loro storia in quel paese stravolto dalle idee folli di dare spettacolo piuttosto che conferire rispetto per la loro tragedia. Neanche la sconfitta li ha tenuti insieme; ognuno di loro invidia la tragedia altrui, il fardello portato dagli altri è sempre meno pesante del proprio. Chi oggi specula su quella vicenda per costruirsi un futuro politico avrebbe dovuto preoccuparsi di ricostruire una comunità fatta di cose semplici e di grandi valori, cose che non hanno prezzo e non si comprano con il danaro, non preoccuparsi solo di abitazioni fatte di interessi pesanti. Quello che è accaduto a questa gente è veramente troppo ed anche in questo caso i conti tornano. Nell’area di quello che chiamano cratere sismico solo un terzo dei terremotati veri è riuscito a risistemare la casa, gli altri, o sono emigrati o sono arrabbiati oppure sono morti; cosa ne è stato di quel miliardo e 200 milioni di euro speso per l’occasione? Quanti posti di lavoro sono stati creati con altri 600 milioni di euro destinati alla ripresa produttiva delle zone colpite dal terremoto e dall’alluvione? Con tutti questi soldi pompati nell’economia molisana, di quanto è cresciuto il PIL regionale e quanto è migliorata la qualità della vita dei nostri corregionali? Nel libro bianco di Iorio non ci sono risposte a queste domande ed anche in questo caso i conti tornano.☺ [email protected]