rubrica d i Urnberto Serafini
Sveglia !
Le immagini di questo numero di "Comuni
d'EuropaMprendono manifestamente
spunto dal breve articolo sulla mostra sul
Caravaggio ed i caravaggeschi, pubblicato
all'interno del giornale.
Da Caravaggio, uomo tra gli uomini,
interprete della realtà, le ragioni per
il nascere della pittura moderna, affermatesi
in poche stagioni in tutta Europa.
In copertina:
"Fanciullo morso do uo ramarro"
Sopra:
"Bacca adolescente"
Chiaroscuro
didlmberto Serafini
Parlamentari europei, siamo solo
all'inizio di un cammino comune
3
di Roberto Di Giovon Paola
Novità in vista per il 2000-2006
4
di Silvana Paruolo
Un pilota in città
L!IFrar-B~rhin
c ~ n n ~e t o r r
--
6
-p
La donna è un raggio di luce divina
di Renota M o t t i
Donne democratiche d'Algeria
di Molika Bnussouf
-
2'
8
Caravaggio, maestro
della pittura europea
di Bonienico Truili
Sistema federale di comunicazione
di Flnuio S o n t i W n n o
Interculturalità e comprensione
di G i n n f r ~ ~ i cMortini
o
L1
13
Chi più di mezzo secolo fa era un
militante per gli Stati Uniti d'Europa,
calato nella realtà odierna italiana ed
europea dovrebbe concludere c h e il
vecchio obiettivo è s t a t o abbandonato:
ormai si cerca di creare un assetto europeo che, con alcune integrazioni dov u t e ai tempi, assomiglia al bello sforz o di resuscitare l'Europa del 1 9 1 3 .
L'Europa intergovernativa e niente aff a t t o sovranazionale imperversa e 1'Euro, invece di suscitare autentiche istituzioni sovranazionali, congrue ai problemi sovrastanti, ha scatenato una invadenza ossessiva dei capi di S t a t o e di
governo (e dei capi di partito), che n o n
lasciano il più piccolo spazio alla costruzione federale. Questo sul terreno
squisitamente politico: d o p o la realizzazione dell'Euro (il quale gestisce una
sua sovranità incontrollata, che o w i a m e n t e n o n p u ò durare più che t a n t o )
perfino i consigli del Piano Delors veng o n o ricordati con un sorriso, mentre
nella Comunità n o n si realizza neanche
una politica macroeconomica comune;
nel frattempo si affida (per m o d o di dire) la politica estera e di sicurezza dell'unione europea a u n o sconosciuto
(circa le questioni s t r e t t a m e n t e europee), c h e sarà controllato dalle burocrazie dei Ministeri degli Esteri di quindici paesi, il cui compito professionale
e quello di sabotare ogni proposta di
effettiva sovranazionalità. Secondo
q u a n t o diceva u n t e m p o Spinelli, una
situazione come l'attuale è tutta obiettivamente conservatrice, anzi reazionaria, sia gestita da partiti nominalmente
di destra o di sinistra ( t u t t i legati al
passato), mentre il partito progressista
(quel partito di cui parlano a sproposit o t a n t i presunti "statisti") dovrebbe
consistere oggi (nomi a parte, che non
ci interessano) in un partito che difenda gli interessi del popolo europeo a livello sovranazionale, partendo da istituzioni che l o stesso Parlamento europeo esita a riproporre, d o p o l'exploit di
Altiero nel 1 9 8 4 , s e g u i t o d a q u a l c h e
modesta imitazione e poi dal nulla.
Ma una cattiva situazione, dovuta a
una classe politica di uomini nati vecchi, p o t r e b b e avere c o m e contraltare
una cultura, un'organizzazione dei
mezzi di comunicazione, una scuola,
orientati a quegli obiettivi c h e h a n n o
mosso alcuni di noi da ragazzi, q u a n d o
dicevamo "bisogna a b b a t t e r e il fascismo ( o il nazismo) e creare fra gli Stati
d e m o c r a t i c i la F e d e r a z i o n e e u r o p e a ,
cioè gli Stati Uniti d'Europa''. Viceversa
[cito alla rinfusa) storici, giornalisti,
Comuni
d'Empa
insegnanti, editori, ecc., n o n a i u t a n o
in nessun m o d o la nostra critica e n o n
solo n o n s o n o federalisti, ma (restiamo
in Italia: un'altra volta allargheremo il
discorso) assai spesso non h a n n o neanche digerito la cultura, gli orientamenti morali, la speranza di un futuro che
n o n s i a n o ancora l a r g a m e n t e d i p e n denti da u n fascismo più o m e n o
"buonista".
Oggi c o m e o g g i la scuola italiana
(attacchiamo subito il tema più penoso) n o n è più neanche quella che ancora in buona parte soprawiveva durante
il fascismo: n o n si l e g g e più il libro
"Cuore", ma neanche si fa il tifo per i
personaggi u m a n i dei "Miserabili" di
Victor Hugo, n é si legge il "Viaggio in
Italia" di Goethe, n é si partecipa sentimentalmente alla poesia e all'azione di
Byron in occasione del ricordo di u n o
sconosciuto, un certo Santorre di Santarosa. Ma c'è di peggio: avendo accusato il Ministro della Pubblica Istruzion e di trascurare l'educazione europea
dei nostri ragazzi, e avendogli suggerit o di far si che si diffonda nelle nostre
scuole, c o m e negli a n n i c i n q u a n t a o
sessanta, "11 mio granello di sabbia" di
Luciano Bolis (ora tradotto in francese
e letto nelle scuole francesi) o il racc o n t o degli eroici giovani tedeschi della
"Rosa Bianca" - democratici e federalisti, tutti decapitati da Hitler -, scritto
in un commovente libretto c h e girava
nelle nostre scuole, con prefazione di
Parri, in una cortese lettera di risposta
il Ministro, col gusto evidente di una
b a t t u t a , sosteneva c h e n o n p u ò fare
l'editore perché n o n è il suo mestiere.
Ma c h e dire della g r a n d e c u l t u r a
delle nostre università e delle nostre riviste? della ventilata dedica a Bottai di
una piazza di Roma? E del "distacco",
non contrario ma indifferente o "pigro",
di editori "impegnati"? Un editore non
secondario ha nel suo deposito un libro
straordinario, "L'italiano in Europa" di
Gianfranco Folena, che dimostra come
la migliore Italia ha contribuito a porre
i f o n d a m e n t i della migliore E u r o p a ,
contrariamente alla contraffazione degli
storici nazionalisti e fascisti: se Einaudi
n o n fosse diretto da gente pigra o distratta, n o n manderebbe al macero le
ultime copie di q u e s t o libro fuori del
comune, ma lo ristamperebbe con
un'introduzione che n e spiegasse la eccezionale attualità, perché - contrariamente agli euroscettici - fare la Federazione europea non è seguire l'Europacontinua a yog. 15
novembre 1999
Parlamentari europei, siamo solo
alllinizio di un cammino comune
di Roberto Di Giovan Paolo
Cosa si p u ò chiedere di più al primo impatto di un incontro, a d u e riprese, con la metà dei parlamentari italiani in Europa e
per di più anche (in maniera casuale: ci cenava accanto) con il Presidente della Commissione Prodi e il suo staff?
C'è stato l'entusiasmo, la disponibilità, la scoperta (da parte di alcuni) o la riscoperta (da parte di altri) del ruolo dell'Aiccre, del Ccre e
degli enti locali e regionali in genere. C'è stata la richiesta di rapporti più frequenti, di favorire gemellaggi e cooperazione, la disponibilità a lavorare a favore delle istanze delllAiccre e del Ccre in seno
al Parlamento Europeo.
la necessità di istituzioni più forti, di un confronto vero in Parlamento; di una reciproca comprensione politica [che non vuol dire
assenza di conflitto) tra Parlamento e Commissione, e ancor di più
rispetto ai Governi nazionali.
Questo significa c h e presto a n c h e questi parlamentari europei
avranno argomenti per comprendere che il Trattato di Amsterdam
va riformato, dando ali al progetto politico europeo attraverso istituzioni politiche più forti e significative.
E l'altra faccia della medaglia, lo abbiaino detto con chiarezza ai
nostri parlamentari, è quella della Costituzione Europea. Che non è
un feticcio. Che non è una fissazione dei federalisti europei. E la
strada, l'unica, attraverso cui le istituzioni europee possono andare
oltre l'accusa di essere solo euroburocrazia o solo tecnocrazia.
Che Parlamento sarebbe quello dove il cittadino conta solo quando
vota, una volta ogni cinque anni? Con quale autorità un Parlament o ed i suoi parlamentari possono parlare ai loro cittadini e al resto
del mondo se la sovranità del popolo europeo vale solo per pochi
secondi dentro la cabina elettorale?
Personalinente, avendo proposto di dare vita alla Consulta dei parlamentari europei secondo la visione statutaria dell'Aiccre, sono stato molto contento di questa opportunità, attraverso
la quale la nostra Associazione ha potuto ribadire che il nostro interesse all'Europa n o n è casuale o legato solainente all'evento.
Che noi non ci dimenticheremo del ruolo dei parlamentari europei, e l i seguiremo, in questi anni di attività, passo passo, monitorando ed aiutando, proponendo e mettendoci a disposizione per
la nostra esperienza continua, per i contatti europei tradizionalmente nostri, per una battaglia di idee e di fatti per una Europa
unita, s o t t o i punti di vista non solo dell'economia, ma anche del
sociale e del politico.
C'è consapevolezza di essere ad un punto di non ritorno in
Europa? Diciamo che nei circa 40 (tanti erano presenti) parlamentari europei che rappresentano l'Italia abbiaino trovato entusiasmo e
voglia di fare; solo in alcuni dawero la consapevolezza delle sfide
future. Ma già le prime sessioni di lavoro hanno fatto comprendere
novembre 1999
Ecco, se ancora non c'è la dovuta attenzione al disegno
complessivo della Carta Costituzionale Europea, si può dire invece
che il rapporto con le radici del proprio mandato è stato cornpreso
ed ha smosso attenzione e possibilità di iniziativa futura.
Per tutte queste ragioni, l'incontro di Strasburgo è stata una pagina
buona dell'Aiccre, ma, come abbiamo detto, è anche solo una pagina introduttiva di un libro tutto da sfogliare, magari anche utilizzando queste nostre pubblicazioni per suggerire, proporre, confrontare e soprattutto ospitare scritti e pensieri. rna speriamo soprattutt o fatti, dei parlamentari europei eletti dall'ltalia.
comuni
d'Empa
3
Novità in vista per il 2000-2006
di Silvana Paruolo
Ai primi di ottobre 1 9 9 9 - primo fra
i 1 5 Paesi membri dell'unione - l'ltalia
ha (dopo concertazione partenariale delle autorita locali e delle parti sociali)
contestualmente presentato:
a ) il Piano naz.ionale di sviluppo del
Mezzogiorno ( n e è titolare il Ministero
del bilancio, tesoro e programmazione
economica\, che - se t u t t o va b e n e - diventerà QCS (Quadro Comunitario di Sos t e g n o ) 2 0 0 0 - 2 0 0 6 , O b i e t t i v o l , nel
marzo del 2000;
b) i Programmi Operativi (PO) di attuazione del QCS 2000-2006, Obiettivo
1 : 7 P 0 regionali (Basilicata, Calabria,
Campania, Molise, Puglia, Sardegna e
Sicilia) e 7 P 0 multiregionali, per un tot a l e di 1 4 P 0 ( c o n t r o i 5 0 della Programmazione 1994- 1999). 1 programmi
nazionali riguardano: Ricerca scientifica,
tecnologica e alta formazione; Scuola;
Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorn o ; Sviluppo imprenditoriale locale; Trasporti; Pesca; Assistenza tecnica.
Ora sta per essere a w i a t a una valutazione dei loro contenuti da parte della
Commissione europea, c h e s e lo riterrà
opportuno p u ò presentare proprie osservazioni e proposte di modifiche da negoziare - nel giro di cinque mesi - con
lo S t a t o italiano e le amministrazioni
competenti. E sulla base degli esiti di
q u e s t o negoziato, c h e la Commissione
e u r o p e a d e c i d e r à i l QCS 2 0 0 0 - 2 0 0 6 ,
Obiettivo 1 e i relativi P 0 (Programmi
Operativi). Successivamente (presumibilmente d o p o marzo 2000), si passerà alle
fasi di implementazione, coordinamento
e sorveglianza.
Le competenti autorita nazionali dovranno adottare i "Complementi di programma", nuovi dettagliati d o c u m e n t i
di a t t u a z i o n e c h e n o n d e v o n o essere
formalmente adottati dalla Commissione
europea, anche se questa resta libera di
fare delle osservazioni (in merito) nel
quadro del partenariato. Le arnministrazioni titolari della gestione dei programmi dovranno avviare le misure previste
anche dai regolamenti comunitari (adeg u a t o piano di informazione, pubblicità
e divulgazione dei c o n t e n u t i dei prog r a m m i ; bandi di g a r a ; dispositivi per
raccolta dati ecc.) per l'attuazione dei
programmi. Ogni QCS e ogni P 0 sarà seguito da un Comitato di sorveglianza.
E i residui della p r o g r a m m a z i o n e
1994-1 9 9 9 ? Gli stati membri h a n n o 2
anni di t e m p o per completare le spese
i m p e g n a t e dai Piani di f i n a n z i a m e n t o
già in vigore alla fine del 1999. 11 che
significa c h e q u e s t e risorse a n d r a n n o
spese entro la fine del 2001: e c h e le
possibilità di riprogrammazione e rimod u l a z i o n e delle risorse n o n s p e s e nei
tempi previsti finiranno col 1999.
Per q u a n t o riguarda l ' o b i e t t i v o 2,
c'è da regionalizzare le aree, beneficiarie degli aiuti comunitari. In merito, il
primo ottobre 1 9 9 9 , I'ltalia ha present a t o una propria proposta di aree dell'ltalia Centro-Nord, candidate all'obiettivo 2. Sulla base di questa proposta, è
s t a t o a v v i a t o u n n e g o z i a t o c o n la
Commissione europea.
comandazioni vanno colmate con gli interventi del FSE 2000-2006.
Per scelta volontaria di alcune amministrazioni, col Piano s o n o stati contestualmente presentati alcuni dei 1 4 Programmi operativi regionali attuativi del
QCS 2000-2006, Obiettivo 3. Sono le 1-4
regioni italiane del Centro-Nord, incluse
l e p r o v i n c i e a u t o n o m e di B o l z a n o e
Trento. Gli interventi del FSE nelle 7 reg i o n i del M e z z o g i o r n o r i e n t r a n o nel
QCS 2000-2006, Obiettivo 1 .
A t t u a l m e n t e , per q u a n t o riguarda
l'obiettivo 3 , I'ltalia ha presentato alla
Commissione europea u n P i a n o nazionale per l'obiettivo 3 (di cui è titolare
il Ministero del lavoro) per le sole Regioni del Centro-Nord, c h e diventerà d o p o u n negoziato di c i n q u e mesi tra
la Commissione europea e le c o m p e tenti autorità italiane - il QCS 2 0 0 0 2006, Obiettivo 3. P i a n o e QCS spiegan o le azioni concrete in cui tradurre le
s c e l t e s t r a t e g i c h e . La l o r o m e s s a in
opera è invece illustrata nei Programmi
operativi (POI e nei successivi Complementi di programma.
Sulla base della nuova normativa comunitaria (art. 1 3 del nuovo Regolament o generale), il Piano, predisposto dall'lsfol, è attualmente sul p u n t o di essere
analizzato dalla Conferenza Stato-regioni e dal Cipe, prima di essere presentato
all'Ue, e costituisce - tra l'altro - "per
l'insieme del territorio ' n a z i o n a l e , u n
Quadro di riferimento in materia di svil u p p o delle risorse u m a n e " , cui d e v e
c o n f o r m a r s i a n c h e l ' o b i e t t i v o 1 : in
realtà, il Piano-Obiettivo 3 ed il Quadro
di riferimento s o n o di d u e d o c u m e n t i
distinti.
11 Piano/Quadro, costituisce una specie di papà "strategico", sia per il QCS
Obiettivo 1 sia per il QCS Obiettivo 3,
che fissa le strategie uei Fondi comunitari a livello nazionale, per i nuovi campi di azione del FSE 2000-2006 (lstruzione, Formazione e Occupazione/Lavoro). È u n documerito politico in cui si
analizza (alla luce del J o i n t Employement Report 1999) sia come viene realizzata a livello nazionale la strategia
europea per l'occupazione [i NAP), sia la
c o e r e n z a tra NAP e gli interventi dei
Fondi comunitari nei settori FSE.
11 Sesto Rapporto periodico sulla situazione e l'evoluzione socio-economica
delle regioni dell'unione europea (febbraio 1999) ha sottolineato che, benché
siano constatabili dei progressi, il problema della coesione regionale resta notevole, nella misura in cui l'efficacia dei
Fondi strutturali dell'Ue dipende da altri
fattori, quali - ad esempio - b u o n e politiche macro-economiche e altre, al livello nazionale e di struttura dell'attività
economica, nella regione in causa.
Dal Rapporto, i fattori che sottendon o o c h e o s t a c o l a n o la competitività
(intesa quale capacità di una regione a
stabilire, q u a n d o è esposta a una competizione esterna, livelli relativamente
alti di occupazione e di reddito) vengon o individuati in: scarto tecnologico, ripartizione settoriale delle Pmi, investim e n t o diretto estero, infrastrutture di
trasporto, scarsa disponibilità di energia,
disparità di capitale u m a n o , fattori istit u z i o n a l i . M o l t o resta q u i n d i da fare,
anche in vista dell'allargamento ai PECO
(Paesi dell'Europa centro-orientale).
Le R a c c o m a n d a z i o n i rivolte dalla
Commissione e u r o p e a ai singoli Stati
membri e all'ltalia, sulla base del J o i n t
Employement Report 1999, saranno alla
base del negoziato per QCS Obiettivo 3 :
il che significa che, per la Commissione,
le lacune italiane evidenziate nelle Rac-
Comuni
d'Europa
Intanto. la riforma dei Fondi strutturali 2000-2006 è stata oramai adottata.
E - che si tratti di obiettivi, procedure di
prograrnrnazione, gestione e sorveglianza - le novità non mancano.
A. La concentrazione geografica e finanziaria è stata ulteriormente rafforzata.
Gli obiettivi prioritari passano da 6 (nella
programmazione 1994- 1999) a 3:
1 ) lo sviluppo e l'aggiustamento strutturale
delle regioni in ritardo di sviluppo (regioni
in cui il Pil pro-capite è inferiore al 75010
della media comunitaria): in questo obiettivo sono state inserite anche le zone del
vecchio obiettivo 6 (regioni molto popolate) e le regioni (ai sensi del Trattato) ultraperiferiche (dipartimenti francesi d'oltremare). Per le regioni attualmente beneficiarie dei fondi che nel 2000 cesseranno di
esserlo è previsto un regime transitorio di
aiuto. Sono previsti anche due programmi
speciali: Peace a favore del processo di pace nell'lrlanda del Nord, e un programma a
f2vore di determinate regioni svedesi.
L A
N U O V A
R I F O R M A
D E I
F O N D I
S T R I J T T U R A L I
C O M U N I T A R I
Il concerto ideale
L ) la riconversione economica e sociale
d e l l e z o n e in d i f f i c o l t à s t r u t t u r a l e :
questo nuovo obiettivo assorbe i vecchi
obiettivi 2 (regioni in declino industriale) e 5 b (aggiustamento strutturale delle z o n e rurali) ed è allargato ad altre
z o n e ( z o n e urbane in difficoltà, z o n e in
crisi dipendenti dalla pesca e z o n e in
riconversione fortemente dipendenti
dai servizi). La ripartizione indicativa
delle risorse è la seguente: 10oio per le
z o n e industriali e di servizi, 5% per zon e rurali, 2% per z o n e urbane, loio per
z o n e dipendenti dalla pesca. Per le z o n e vecchi obiettivi 2 e 5 b è previsto u n
regime transitorio.
3) adattamento e tnodernizzazione delle
politiche e sistemi d'educazione, fortnazione e occupazione: questo nuovo
obiettivo assorbe gli obiettivi 3 (lotta alla disoccupazione di lunga durata, inserimento professionale dei giovani e delle
persone svantaggiate) e 4 (adattamento
dei lavoratori ai mutamenti industriali e
all'evoluzione del sistema di produzione). P u ò intervenire su t u t t o il territorio
comunitario ad eccezione delle Regioni
obiettivo 1 . Costituisce il quadro di riferimento in materia di sviluppo delle risorse umane, tenendo conto dei bisogni
delle z o n e in riconversione economica e
sociale. Le misure del vecchio obiettivo
5a (adattamento delle strutture agricole
e di pesca) saranno finanziate nel quadro dell'obiettivo l e per il resto del territorio comunitario dal Feoga-Garanzia
(che n o n è un Fondo strutturale ma che
c o n t r i b u i s c e alla realizzazione dell'obiettivo 2) e dall'lfop (che è oramai u n
Fondo strutturale).
B. Una progratnmazione strategica e
integrata, semplificazione e decentramen-
to. Restano invariati gli strumenti di programmazione: Quadri Comunitari di sostegno/QCS e Programmi operativi/PO (le
cui proposte possono essere presentate
c o n t e s t u a l m e n t e al p r o g e t t o di QCS o
molto più tardi, dopo la sua adozione).
Una novità consiste nel fatto che P 0 e
DOCUP si limiteranno a definire gli assi
strategici, le allocazioni finanziarie e le
modalità di messa in opera. Successivamente, spetterà agli Stati o alle Regioni responsabili l'adozione - per ciascun prog r a m m a - di u n nuovo d o c u m e n t o : il
"Complemento di programma", che stabilisce in particolare i beneficiari e I'allocazione finanziaria delle diverse misure previste.
Altre novità riguardano: concertazion e nel quadro di u n partenariato allarg a t o ; un'unica autorità di gestione per
programma; Comitati di sorveglianza in
cui la Commissione avrà solo u n ruolo
c o n s u l t i v o . Alla C o m m i s s i o n e s p e t t a
quindi la sorveglianza dinamica e strategica delle priorità della progratnmazione. AIl'Autorità di gestione spetta la gestione e conformità con gli accordi ragg i u n t i c o n la C o m m i s s i o n e e c o n gli
orientamenti del Comitato di sorveglianza. Al Comitato di sorveglianza spetta la
s o r v e g l i a n z a della s t r a t e g i a e la s u a
e v e n t u a l e revisione. Resta i l principio
dell'addizionalità: il che dovrebbe significrare anche coordinamento tra gli istituti di programmazione negoziata italiana e quelli previsti dalle programmazioni
di matrice comunitaria.
C. Partenariato allargato e approfondito. 11 partenariato (concertazione) istituzionale Ue-Stato-Regioni-Autonomie
locali è s t a t o i n t r o d o t t o dalla riforma
dei Fondi del 1988.
Comuni
d'Europa
Con la revisione del 1993, tra gli attori della concertazione sono state ammess e a n c h e le parti economiche e sociali
(rappresentanti di imprenditori e di lavoratori), ma con un rinvio - circa la loro
modalità di partecipazione ai lavori (consultazione o co-decisione?) - alle regole e
prassi proprie di ciascun Stato membro.
Con la riforma 2000-2006, il partenariato è ulteriormente approfondito
[dovrebbe costituire la nortna d u r a n t e
t u t t o i l processo: dall'elaborazione delle strategie fino alle valutazioni ex post
degli interventi) e ampliato (a organismi attivi sul territorio, o che a t t u a n o
azioni s o s t e n u t e dai Fondi strutturali,
quali ad esempio parti sociali, associazioni locali, organizzazioni n o n governative ecc. attive in campi quali occupazione, sviluppo sostenibile, pari o p portunità u o m o - d o n n a ecc).
1 Comitati di sorveglianza dovrebbero essere sede istituzionale di concertaz i o n e strategica. Per metterli in grado
di funzionare, a mio avviso, oggi più di
ieri, sarebbe ora di avviare una riflessione organica in particolare sui p u n t i
seguenti: a) la messa a p u n t o di un dispositivo operativo (chi fa cosa, come,
q u a n d o e perché?) per u n a vera implementazione delle funzioni di sorvegliana, coordinamento, monitoraggio e val u t a z i o n e ; b ) u n a Assistenza t e c n i c a
q u a n d o o p p o r t u n o sistemica, e c o m u n e
a più Comitati di sorveglianza (CdS): C)
last b u t n o t least, la messa a p u n t o di
u n Regolamento i n t e r n o del CdSITipo
c h e chiarisca attori, contenuti, metodi
e fasi di ciascuna funzione e degli stessi indicatori (dall'ex-ante al monitoraggio alla valutazione ex-post).
I L
P I L O T A G G I O
D E I
P I A N I
S T R A T E G I C I
U R B A N I
I N
E U R O P A
Un pilota in citta
di Franqois Burhin e Anne Storz
umerose città europee si svil u p p a n o oggi intorno ad una
visione politica, articolata a t torno a delle strategie che vengono poi
tradotte in piani .di sviluppo. Una delle
principali caratteristiche è di allargare il
concetto di territorio ad una visione più
globale di sviluppo della "Cité".
Constatiamo dopo una prima generazione
di piani, che è significativo attirare I'attenzione al pilotaggio ed alla valutazione,
al fine di conservare gli sforzi intrapresi
nel tempo, niirare a tradurre le intenzioni
in fatti ed inquadrare la motivazione degli
attori. In effetti, iitia delle sfide maggiori
dei piani urbanistici è di potere adattarsi
ai cambiamenti del contesto e di imparare
delle azioni già realizzate.
Disporre di un "tableau de bord" evolutivo e concreto e di un sistema di pilotaggio strategico è una delle condizioni
sine qua non per u n o sviluppo sostenibile. La Società belga di consulenza degli Enti pubblici OGM ha analizzato alcuni di questi dispositivi di pilotaggio in
vari paesi europei (Belgio, Austria, Spag n a , Svizzera) e si p r o p o n e di f a r e i l
p u n t o sulla nuova generazione dei piani
di sviluppo.
Circa 1'80% della popolazione europea
vive in città, ciò significa che l'Europa è
i l c o n t i n e n t e i l più u r b a n i z z a t o del
m o n d o e quindi il problema dell'urbanizzazione è u n o dei temi più significativi dei prossimi anni.
Da u n a p a r t e , gli a g g l o m e r a t i u r b a n i
c o n c e n t r a n o le difficoltà alle q u a l i è
confrontata la società in generale: disoccupazione, tensioni sociali, c o n g e stione, inquinamento, insicurezza. Dall'altra p a r t e , s o n o a n c h e i l l u o g o di
creazione della ricchezza e i l centro di
sviluppo ciiltiirale e sociale, ed atiche
per il cittadino iiii Iiiogo di vita, di lavoro, di consiimo e di divertimento.
La strategia è i i i i arte, che suppone l i t i
incontro tra iiitiiito ed uso perfetto della
tecnica; le decisioni strategiche si prop o n g o n o di acqiiistare e m a n t e n e r e a
l u n g o termine uii vantaggio competitivo
nei confronti della concorrenza.
Nell'ambito della pianificazione pubblica, è i m p o r t a n t e notare c h e numerose
città o regioni h a n n o già a d o t t a t o dei
piani di sviluppo da più di 15 anni. Però
poche s o n o quelle che m e t t o n o in pratica u n ' azione c o e r e n t e d ' i m p l e m e n t a zione, e troppo spesso il piano rimane
u n o strumento temporaneo di affermazione politica.
Alcuni esempi europei testimoniano dell'importanza del pilotaggio come leva di
sviluppo, ma anche come strumento, per-
N
mettendo di restaurare la credibilità della
politica con la trasparenza ed il seguito a
lungo termine doviito al pilotaggio.
11 pilotaggio è diventato setnpre pii] necessario dalla complessità crescente della questione dello sviluppo urbano. In
effetti, numerose città m e t t o n o in opera
dei piani di sviluppo che comprendono
anche varie tematirhe come l'ambiente,
la qualità della vita, l'occupazione, lo
sviluppo sociale e la solidarietà, la cultura, ecc.
Una parte delle regioni o citta analizzate
h a n n o o p t a t o nel loro piano per la coordinazione tramite un canale di gestione
del territorio, che offre u n o s t r u m e n t o
coerente per organizzare lo sviluppo socio-ecotioinico e culturale nell'insieme
dei temi che lo riguardano. E il caso di
Amsterdatn (Open S t a d ) o di Ginevra
(Plati Stratégique], c h e h a n n o d a t o al
territorio ed alla gestione lo s t a t u t o di
strunietito che federa il loro sviluppo.
Itivece, altre città o regioni h a n n o completato qiiest'approccio territoriale con
un piano strategico. E il caso di Vienna
per esempio (Step]. Altre ancora rendon o coerente il piano strategico attravers o un'affermazione decisiva del loro svil u p p o e c o n o m i c o o ambientale, c o m e
Bilbao per il c a m p o economico e Copenhagen per il campo ambientale.
Q u e l l o c h e c h i a m i a m o " s p e t t r o " è la
vastità di t e m i c h e s o n o ripresi nella
p i a n i f i c a z i o n e e c h e d e t e r m i n a poi i
metodi di messa in opera e di controllo
c h e c h i a m i a m o q u i " p i l o t a g g i o " del
piano strategico.
1 pilotaggio ha per obiettivo primario di prolungare nel medio e
l u n g o termine il consenso ottenut o all'adozione del piano di sviluppo, e
di m e t t e r e " s o t t o pressione" l'insieme
degli attori interessati. In altre parole,
consiste nel mettere in ordine di battaglia gli attori a secondo dei metodi di
management pubblico.
Per fare ciò, la prima tappa è di mettere
a p u n t o degli indicatori che variano a
s e c o n d o dei p i a n i . Q u e s t i i n d i c a t o r i
"esterni" permettono sia di tnisurare l'evoluzione del territorio interessato, tramite altri indicatori generali chiamati "di
contesto", sia di tenere s o t t o controllo
iiiia serie di dati considerati come strategici per lo sviluppo del territorio.
Gli indicatori di contesto riguardano generalmente dei campi dove esistono già
degli studi statistici disponibili. Si p u ò
citare per esempio l'evoluzione demografica, la struttura economica, la sanità,
l'educazione, i trasporti, il turismo, ecc.
1
Comuni
d'Empa
Di solito, questi indicatori sono coiifroiitati a quelli di altre regioni o città, che
s o n o considerate come riferimento o com e co~icorrenti,e ciò permette di notare
gli sviluppi comparati a livello europeo.
Questi indicatori f a n n o parte di iin programma europeo intitolato "Audit Urbano". Altri indicatori di questo tipo s o n o
diffusi a livello internazionale. come per
esempio tramite "les Comparaisons lnternationales" pubblicato dalla Città di
Ginevra, che effettua una cotnparazione
della città con 10 altre città o regioni di
altri paesi.
ccanto a questi indicatori cos i d d e t t i e s t e r n i , esiste atiche
u n altro tipo di indicatori chiamati "interni", che servono a misurare lo
sforzo concreto degli attori pubblici, ma
a n c h e privati, nella realizzazione degli
obiettivi definiti nel piano. S o n o chiamati interni perché f a n n o parte del management strategico degli attori locali e
s o n o quindi collegati al sistema di animazione, leadership e reporting organizz a t o attorno al piano.
Si è constatato, d u r a n t e lo studio delI'OGM, che diverse città s o n o orientate
a d iniziare la s p e r i m e n t a z i o n e di tali
indicatori. Per ora, la situazione è contrastata tra Bilbao, dove s o n o presenti
delle esperienze a n c o r a t e , Vienna c h e
deve sempre iniziare. Bruxelles, dove si
osserva in questi iiltimi mesi un'esperienza pilota in q u e s t o senso (PRD, Pian o Regionale di Sviluppo), e Amsterdam dove non esistono ancora tracce di
questi indicatori.
Queste pratiche di management pubblic o riguardano quasi esclusivamente gli
attori locali, pubblici, para-pubblici ed
in alcuni casi a n c h e privati. Una delle
pratiche più comuni è la pratica della
contrattualizzazione, che si è sviluppata
negli ultimi anni, permettendo di unire
gli obiettivi del piano all'interno dei vari organismi pubblici interessati alle politiche settoriali locali (trasporto, alloggio, occupazione, formazione, ecc).
B r u x e l l e s p o s s i e d e in q i i e s t ' a m b i t o
un'esperienza molto positiva, c h e si traduce in pratica tramite i contratti di ges t i o n e conclusi c o n le a z i e n d e c h e si
occupano di trasporto pubblico, di occupazione, ecc. Vengono sviluppati
quindi tra l'autorità pubblica - federale,
regionale o locale - e le entità convenzionate, che possono essere pubbliche,
private o miste.
Questa pratica conosce un successo importante in Belgio ed è sicuraniente trasferibile ili iiiimerose realtà europee.
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novembre 1999
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La donna e un raggio
di luce divina (Rumi, xiii secolo)
di Renata Landotti
P r e d i c a i r i c i nell'Asia Centrale. Oulema nelle m o s c h e e
femminili in Cina. Ostaggi in Afghanistan. Pretesto e alibi in
Algeria. Bersaglio del clero oscurantista in Iran. Strumento del
sogno rivoluzionario in Libia. Donne al governo il molti Paesi
musulmani. Eroine, regine, capipopolo cancellate, se non negate,
dalla memoria storica ufficiale.
I n Libia, la crisi dell'uomo musulmano è esasperata dalla
posizione del colonnello Kadhafi che, ossessionato dalla umiliazione del m o n d o arabo da parte di Israele, si serve dell'emancipazione delle d o n n e musulmane c o m e di un elettroshock che risvegli gli uomini. Le donne, spiegava in un discorso del 1982,
devono impadronirsi delle armi maschili "sia delle armi da fuoco
che delle armi della scienza, della cultura e della rivoluzione",
diventare esse stesse ufficiali per far vergognare quegli uomini
che non h a n n o più sangue nelle vene. E n o n è m e n o tenero nei
confronti delle "galline da cova", che non pensano ad altro che
a farsi ricoprire di seta e d'oro dai loro mariti. Diciassette anni
d o p o queste parole, i chiavistelli che tenevano le d o n n e segreg a t e in casa e nell'ignoranza, sotto la tutela di un padre o di un
marito, sono ufficialmente, se non di fatto, ormai saltati, nonos t a n t e la forte opposizione da parte del Congresso. 11 codice
dello statuto personale garantisce alle d o n n e libiche dei diritti
paragonabili a quelli delle d o n n e tunisine, anche se in Libia la
poligamia non è ancora stata abolita ufficialmente. L'istruzione
femminile, anche nelle zone rurali, è del 96% ma la separazione
tra i sessi è ancora rigorosa, e allora l'università funziona anche
da luogo privilegiato per trovare marito, alternativo al tradizionale club femminile della moschea di quartiere.
La i?iaygior partr dei non-musulmani conoscono della d o n na musulmana solo l'immagine stereotipata di essere passivo e
oppresso, soprattutto laddove gli islamici h a n n o conquistato il
governo della cosa pubblica. Ma quanti sono coscienti del fatto
che, ad esempio, è stata un'assemblea "socialista", "d'avanguardia" e "rivoluzionaria" a votare il codice della famiglia, il "codice dell'infamia", in Algeria. Quanti sanno dell'esistenza dell'egiziana Zeinab Al-Ghazali, pioniera islamica e mitica combattente
dei Fratelli Musulmani, avversaria del potere allo stesso titolo
degli uomini, nonostante l'ostilità dell'ambicnte profondamente
conservatore. Quanti sanno dell'esistenza di Zanàn (Le donne),
la rivista iraniana indipendente, fondata da una militante della
rivoluzione islamica, e risultato della collaborazione tra d o n n e
laiche e musulmane. Donne di vedute diverse, che la fondatrice
ha saputo riunire attorno alla rivendicazione della parità dei diritti e della rimessa in discussione dei rapporti sociali tra i d u e
sessi al di là delle divergenze ideologiche e culturali. E q u a n t o
altro n o n sappiamo del quotidiano impegno sociale, politico,
intellettuale delle d o n n e musulmane?
Lrr rrliyione musulmana non è più misogina delle altre religioni. Anzi, dal momento che lo spazio dedicato all'uomo e alla
d o n n a si basa sulle pratiche del profeta, ossia di un u o m o e
non di un dio, i bisogni più primari sono tenuti in considerazion e e trattati con maggiore flessibilità. Il problema della condizione della donna musulmana nasce dall'arbitrarietà dell'interpretazione del testo sacro e dei detti del profeta, come magistralmente dimostrato anche dalla sociologa Fatma Mernissi.
Purtroppo si continua ad invocare la legge coranica in n o m e
della liberazione della donna e al tempo stesso per giustificare
le discriminazioni e gli attentati ai suoi diritti. E la d o n n a è la
prima, ma non la sola, a pagare il prezzo della connivenza tra
gli islamici, il potere e i movimenti politici. Nell'ardua e dibattuta diatriba sulla separazione tra religione e stato, la questione
femminile, più di ogni altro problema, è al centro della lotta per
la laicità e per una democrazia diffusa.
Un rapido esrrine del panorama politico dei Paesi musulmani
potrebbe essere così riassunto: tale Stato, tale islamismo. In effetti
sembra esistere una correlazione tra il ruolo riservato dai poteri
pubblici alle donne e la posizione in materia da parte delle varie
compagini islamiche. In Egitto, esiste una correlazione tra il discorso dei Fratelli Musulmani sulla poligamia e la legge del 1985, che
sancisce il diritto da parte del giudice di stabilire se una donna può
chiedere il divorzio nel caso il marito decida di prendere una seconda moglie. In Arabia Saudita, esiste una correlazione tra la polizia religiosa, che controlla la moralità delle donne saudite, e i propositi molto conservatori dell'opposizione radicale islamica del
paese. In Tunisia, esiste una correlazione tra la relativa moderazion e degli islamici tunisini e il codice di statuto personale emanato
nel 1957 che vieta poligamia e interdizione. In Algeria, esiste una
continuità tra il F1S che chiede il mantenimento del Codice della
Famiglia e il potere che l'ha adottato prima della comparsa del FIS.
novembre 1999
L'irruzione delle d o n n e velate nello spazio u r b a n o , dalla
Turchia al Marocco, ma anche nelle città europee, simbolizza
una tripla rottura veicolata dall'islamismo: rottura con I'lslam
tradizionalelfamiglia, con I'lslam ufficiale/stato e con la modernità occidentale. Saranno le donne, laiche e musulmane, con il
loro i m p e g n o q u o t i d i a n o e diffuso, sempre più organizzato,
sempre più vicino all'elaborazione di un modello femminista
che corrisponda al loro specifico, a svolgere u n o ruolo chiave
nei cambiamenti delle società post-islamiche che si sono evolut e o si stanno evolvendo in interazione con I'lslam politico.
@
i m a Mernissi, D o n n e del Profeta. La condizione femminile
~,%171slam, Ed. EClG, Genova, 1992;
a m l o u n , Les f e m m e s d a n s l e d i s c o u r s islainiste, in:
es e t lslamisme, Confluences Méditerranée, n. 27 Autom98, Ed. L'Harmattan, Paris;
m%*
5
, " ~ u c h i n r Yavari-d'Hellencourt, Le f é m i n i s m e post-islamiste
L-.
e11 Iran, in: Revue des mondes musulmans e t d e la Méditer*
s7az;ée, n. 85-86, Edisud, Aix-en-Provence, 1998;
i
.W
iea
*
?*-**A*
@-4%ymond Mansour, Plongée d a n s "l'enfer" d e Kadhafi. Trente
" -a& d e revolution libyenne, Le Monde, 1/9/1999.
Comuni
d'Empa
L A
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M A R T O R I A T O
Donne democratiche d'Algeria
di Malika Boussouf
Le donne algerine devono fare i conti con la povertà, espressione
della violenza economica derivata dal sottosviluppo; devono fare i
conti con lo statuto della famiglia votato nel giugno 1984, espressione della violenza di Stato; e devono fare i conti con il terrorismo,
espressione della violenza degli integralisti islaniici. Per loro, come
per alcuni partiti occidentali di estrenia destra, il posto della donna
e la casa e il tempo dedicato al lavoro o alla professione è tempo
perso a discapito delle faccende domestiche.
Quello clrc .scljur P il tcsro tlcll'iiircrr~crirodi /Lf«likrr B o ~ r s s o ~ ! f
irr occo.sioilr dclltr VI1 Cor$crcrrztr tlcllr Citth Ger)iellrrti (le1
n/l~~rliicrrtrrreo(Rrr!lii.sti, rrirrqqio 1999). Mrrlikii Boussoi!/; rrritn
irr/rrirc (le1 s u o prii5c. nriirtrccitr~o(li r~iortr,rirll'otto6rc 1993
rlierre rIJ"7(/rrt(r ( / ( I / c o ~ i t ; r r ~ ~ (1r ~5rccr~i i ~ i eper "Alg6ric A c t ~ 1 o l i / 6 " .
(/(I
5i (Iirricrrr. Rir~rrriic11c1Y L I O 11rrcsc r /rrr~~r(i
cor)rt>irii]i(iro
Ma come si spiega che anche le donne che hanno scelto di rimanere
in casa non sfuggono alla barbarie dei gruppi islamici armati? Come
si spiega che anche le donne che hanno optato per il velo - molto
spesso per paura delle rappresaglie dei fondamentalisti religiosi non sono più al riparo dallo stupro o dalla decapitazione? Si spiega
con il fatto che l'uso del velo non è che una forzatura per umiliare
la donna a beneficio dell'inconscio collettivo maschile.
\~?ecirrlrdel rluotirlirirro "Le Soir- d'Algrric", rloi'c rrrttorri i.
rcdatrorc crrpo. 111 "Virlrc twc1lrc.e" (Ed. Calnrtrrrir Lcrlj.. 1995),
si t-rrcc~orirrr(.ori
irir(i
riuroOiogrr!/io i11 cui rrrtrti~~crso
Nirla,
il suo rloppio. csl7rirlrc 1'~rylc.iiztr.Iri "ticc~essi/ir(li trsrii?roiiirrrc,
cori le prirole c Ic r3rriiir pii/ c.r-irdc, il crrlrlario di l ~ i t t oLiìr prirse".
Eppure in Algeria nessuno, assolutamente nessuno, può negare nè
dimenticare la partecipazione attiva delle donne alla guerra di libera.sC~tiprcrti(iggiorr (Icr~ro(~t-rrzi~i
(~irlilc~,
/(i c o r r ~ l i z i o r i c ~ ~ f r ~ ~ ~ ~ ~ ~ i r i i l r ,
zione nazionale. 11 colonialismo francese non ha liberato la donna algerina, ma l'indipendenza algerina non l'ha certo favorita. La guerra
cor~rcci hri coi!fi.rrrroto A.lriliko Bo~~.s.sor!f:
iroir P (~(irrihintrr.
di liberazione nazionale Iia permesso sì alle donne algerine - almeno
a quelle che hanno preso le armi - di trasgredire e di infrangere molti
tabù, ma nel 1962 aueste stesse donne, di cui noi siamo le eredi. sono state rimandate a casa ai loro fornelli, sono state tradite all'indomani dell'indipendenza, sono state allontanate da tutti i livelli di potere decisionale. Le alleanze tra il potere, gli integralisti e i conservatori sono sempre state giocate, di fatto, alle spalle delle donne. Lo
statuto della famiglia, il cosiddetto statuto dell'infamia, votato nel
giugno 1984 dai deputati. uomini e donne. tutti provenienti dal
Front de Libération Nationale (FLN, l'ex partito unico), ha ridotto la
donna alla condizione di schiava, I'ha schiacciata, I'ha consegnata
imbavagliata e con le mani legate alle violenze integraliste.
Nono.strrrrrl, i rcccrrti riililriiiirlorti iirtcriii c/ic.friiirio 5l1r~rar-cirr uri(i
All'indomani delle elezioni presidenziali del novembre 1995, le donne hanno avuto la confertna che sarebbero rimaste in balia delle
forze oscurantiste, forze alle quali aveva ufficialmente aderito il potere, affidando delle cariche di governo agli integralisti islamici.
In Algeria le leggi sono fatte dagli uomini e per gli uomini, per i l
loro benessere fisico e psicologico: chi è contrario a questa prassi
viene automaticamente tacciato di permissivismo nei confronti di
una cultura straniera, quella dell'occidente, che potrebbe così infiltrarsi nella cultura arabo-islamica, cioè quella cultura che, sola e in
modo esclusivo, dovrebbe regolamentare la società algerina.
La Maddalena
Mi è stato chiesto tli parlare del ruolo della donna nell'area mediterranea: ho accettato volentieri di esporre il mio punto di vista sull'argomento, ma limitatamente alla mia esperienza di donna algerina.
Ci tengo a questa precisazione perché occorre distinguere tra le
donne che vivono a Nord e le donne che vivono a Sud del Mediterraneo: infatti le differenze sociali, economiche, ideologiche e politiche tra le d u e rive fanno si che le donne mediterranee possano godere in modo molto diverso dei propri diritti.
Da anni esistono associazioni di d o n n e democratiche che si batt o n o su più fronti, mosse da una salda volontà di emanciparsi
dalla tutela maschile. Lottano per la difesa dei diritti delle dorine, per la parità dei diritti degli uomini e delle d o n n e davanti alla legge, per l'abrogazione dello s t a t u t o della famiglia o almeno,
in un primo momento, per un s u o emendamento. Fra i ventidue
e m e n d a m e n t i già presentati vi i., ad esempio, la s o p p r e<lone
~~'
della poligamia. L'uomo algerino ha diritto di sposare fino a
q u a t t r o d o n n e c o n t e m p o r a n e a m e n t e . La d o n n a algerina, per
sposarsi, ha bisogno di un tutore: il padre, un fratello, u n o zio.
un cugino o, in mancanza di maschi in famiglia, un giudice. Le
d o n n e s o n o cioè considerate come eterne minori. La situazione
più paradossale si verifica nel caso in cui la futura sposa, orfana
di padre, fratello, zio, o cugino, ricopra lei stessa la funzione di
giudice: in tal caso dovrà ricorrere alla tutela di un s u o collega
maschio. Inoltre, le condizioni del divorzio s o n o generalmente
sfavorevoli per la d o n n a : l'alloggio spetta sempre al marito mentre la moglie ripudiata, a cui vengono quasi sempre affidati i figli, rimane senza tetto. Capita spesso di incontrare per la strada
Comuni
d'Eui.opa
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d o n n e costrette a mendicare con accanto i figli che, seduti sul
marciapiede, fanno i compiti.
Grazie al lavoro di assistenza quotidiana da parte delle associazioni
di donne democratiche e del lavoro di sensibilizrazione <volto porta
a porta, o per niezzo di riunioni o conferenze organizzate dalla
stampa indipendente, si è formata una fitta rete di donne sensibili
ai propri diritti, alla dignità e all'ilguaglianza.
Anch'io, giornalista indipendente e non inserita in alcuna struttura, sono stata sollecitata ad offrire la mia solidarietà incaricandomi del trasporto da e per la scuola di una ragazza molto brillante
negli studi: il padre aveva buttato fuori di casa tutta la famiglia, il
liceo che lei frequentava si trova a 50 chilometri da casa e, non
potendosi permettere di pagare l'autobus, aveva rinunciato a frequentare la scuola.
È importante sottolineare il ruolo coraggioso della donna algerina
in una realtà quasi insopportabile: quando non viene violentata,
strangolata, decapitata o fatta a pezzi, quando riesce a sottrarsi ai
macellai integralisti, trova la forza di farsi carico degli orfani, dando
cosi prova di un forte senso civile.
Non è facile rendere l'idea, a chi non vive la nostra realti, del coraggio delle donne algerine. Forse non sapete che molte ragazze
vengono irrimediabilmente sfigurate con l'acido o con il catrame
bollente. Forse non sapete che molte donne vengono rapite dagli
integralisti islamici per servire loro da materasso e da domestiche
nei loro rifugi insanguinati. In occasione di una perquisizione in un
villaggio ad ovest clel paese sono state liberate centoventi donnc,
tra cui una ragazza di dodici anni al nono mese di gravidanza. Dopo alcune settimane di ricovero in ospedale, è finalmente riuscita a
parlare degli assalti disumani che aveva dovuto subire. ma oyni VOIta che le si chiedeva il suo nome, o il nome di suo padre, si chiudeva in un mutismo impenetrabile.
Sono oriiiai noti i cortei e le manifestazioni del movimento delle
donne democratiche algerine per denunciare I'integralisnio e la connivenza del governo. L'Algeria è I'unico paese nel mondo arabomusulmano dove un così gran numero di donne scende in strada
per manifestare e dove il velo è diventato uii mezzo di seduzione.
Proprio così. Poichè gli integralisti paragonano la donna al diavolo,
questo tliavolo si è vendicato stravolgendo la funzione del velo: l'ha
trasformato in un vestito alla moda. Invece di nascondere la bellezza, il velo la esalta e la donna algerina può guardare in modo sornione e provocatorio all'uonio, convinto di aver raggiunto il suo
scopo nell'imporre il rispetto per la sua schizofrenia sessuale. Eppure queste donne sono musulinane devote e osservanti.
Potrei citare altri esempi di resistenza delle donne, di quelle donne
che lavorano, mandano i figli a scuola malgiado le minacce, vanno
dal parrucchiere, fanno da madre e da padre prowedendo alla soprawivenza delle famiglie degli esiliati. Ogiii qualvolta l'Algeria vive
una profonda crisi sociale, la produzione del senso sociale rimane
onore ed onere delle donne. Esse orientano spontaneamente la società vprso la separazione tra religione e politica, verso una conoscenza e una pratica drll'lslam come religione e non come strument o di potere per gli uni e di niassacri per gli altri.
Le donne algerine sono riuscite ad ottenere il diritto all'aborto per
le ragazze violentate dai terroristi: fino ad un anno fà era inipensabiie parlare puhhlicamente di interruzione cli gravidanza. Certo l'aborto terapeutico esisteva legalmente, nia purtroppo le giovani, e
meno giovani, "peccatrici" vittime degli integralisti religiosi, se tentavano di abortire clandestinaniente in condizioni precarie erano fatalmente alla inercè di qualsiasi "macellaio-redentore", convinto di
essere autorizzato rlirettaniente da Dio a far pagare a caro prezzo le
conseguenze di i111 atto sessuale vietato dalla religione al (li fuori
del matrimonio.
Le ragazze e le donne rapite e poi violentate collettivamente nei
nascondigli degli integralisti islamici facevano molta fatica a riprendersi, sia psicologicaniente che socialmente. Nonostante ciò, è stato
molto difficile far capire e far accettare che non potevano essere
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costrette a subire una gravidanza che avrebbe significato la prosecuzione del loro incubo.
"Quante volte è stata violentata ?"
"Cinquanta volte"
"Quanti erano ?"
"Dodici, quindici ... non lo so ... non mi ricordo. Mi facevano male ...
Erano sporchi ... Non ci permettevano di lavarci ..."
Le donne che riescono a parlare lo fanno con lo sguardo fisso di
aniniale ferito a morte.
"Hanno d e t t o che Fella non andava più bene per avere rapporti.
L'hanno trucidata...". Fella e t u t t e le altre che sono state messe
incinte sono morte nel modo più barbaro perchè non sono riuscit e a scappare.
Le soprawissute possono ora beneficiare dei prowedimenti presi
l'anno scorso dopo una poleiiiica senza precedenti su una presunta
fatwa (decreto religioso) contro l'autorizzazione all'interruzione della gravidanza per le donne vittime di aggressioni sessuali da parte
dei niilitanti dei gruppi islamici armati (GIA]. Purtroppo la polemica
era stata scatenata dal Ministro della Solidarietà e della Famiglia,
una donna, interessata solo a dare di se l'immagine di donna rispettosa delle tradizioni e irreprensibile sul piano morale, perchè educata nel rispetto di presunte usanze ancestrali.
Ma oggi noi algerine non capiamo più: il nostro grido di aiuto rimane senza risposte. Proprio nel momento in cui ci aspettavamo un
sostegno, in nome del principio dell'universalità clei diritti della persona umana, là dove ci aspettavamo almeno un atteggiamento di
neutralità, ci siamo trovate di fronte acl una campagna di denigrazione e di attacchi, ad una strategia di einarginazione e di isolamento dovuta probabilmente anche ad un'analisi limitata e preconcetta della situazione algerina.
Faccio un esempio: è convinzione diffusa che tutti coloro che in Algeria si oppongono al progetto di Stato teocratico e alle forze che
appoggiano questo progetto, coiiie i partiti islamici di Hamas, Ennahda o clel FIS, sono automaticamente schierati dalla parte del potere al governo. Non è cosi. Noi che viviaiiio questa realtà riteniamo
questa tesi cosi superficiale da fare sorridere, se non fosse per le
sofferenze patite dal nostro popolo. In nonie di cosa il nostro paese
dovrebbe essere ridotto a clue schieramenti? E come si collocano le
centinaia di migliaia di algerine e algerini che non si riconoscono in
nessuno dei due fronti e che si battono per costruire la democrazia?
O ancora: la discriminazione e l'oppressione in Algeria, e nelle terre
dell'lslani in generale, è un fatto culturale. Non è cosi. Noi abbiamo
un'altra concezione della cultura e sianio convinti che nessun sistema oppressivo può essere elevato a fatto culturale. L'universalità dei
diritti della persona umana esige inoltre rigore e vigilanza nei confronti della discriminazione delle donne che, in ogni luogo e sotto
ogni cielo, è un fatto politico.
Ho citato, tra gli altri, questi due luoghi comuni perchè chiariscono
la strategia di isolamento internazionale della lotta delle donne democratiche in Algeria. Nonostante ciò, noi algerine non ci consideriamo né paranoiche né vittime, ma convinte militanti della lotta
per i diritti delle donne e decise a vincere nel nostro paese, qualunque sia il prezzo pacifico da pagare.
Questo isolamento internazionale inette invece in luce l'incapacità
della riva Nord di contribuire alla costruzione dell'area mediterranea, un progetto ambizioso per realizzare il quale è necessario
ascoltare l'Altro, è necessario rispettare i diritti dei popoli a produrre
la loro storia, è necessario riconoscere la sovranità delle donne ed il
loro diritto a produrre la loro storia.
Sono algerina e non intendo essere considerata alla stregua di uno
dei tanti stereotipi con i quali viene sbrigativamente etichettato il
mio paese: un barile di petrolio, un gasdotto, un barbuto armato di
coltello insanguinato. Sono algerina e se ho davanti a me un futuro
di lotte, combatterò pacificamente per una causa che considero vitale: l'autonomia delle donne.
Comuni
d'Europa
A
P R O P O S I T O
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R E C E N T E
M O S T R A
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P A D O V A
Caravaggio, maestro della pittura europea
di Domenico Trulli
A "Caravaggio e i suoi" è stata dedicata
una ben riuscita ed apprezzata mostra,
o r g a n i z z a t a s o t t o la c u r a di Claudio
Strinati e Rossella Vodret, esperti della
rnateria, c h e d o p o il gran successo di
Hartford (Stati Uniti), di San Paolo del
Brasile e di Roma - ove è stata ospitata
nelle berniniane mura di Palazzo Barberini - è infine approdata al Palazzo Zabarella di Padova. Un itinerario artistico
che, d o c u m e n t a t o d a circa c i n q u a n t a
opere, abbraccia quasi mezzo secolo di
storia, riaffermaiido la maestria del Caravaggio, personaggio che, irnpersotiato
dal proprio travaglio esistenziale - genio
e sregolatezza a n t e litterarn - apre la via
all'arte moderna coii il s u o coraggioso
anticlassicismo.
Un anticlassicismo che coiitraddistingue il
faticoso percorso di Miclielangelo Merisi
(Caravaggio 1571 Porto Ercole 1610), un
percorso che, iniziato in giovane età con
un apprendistato a Milano, presso il pittore Simone Peterzano, io porta nel 1592
a Rorna. In questa città, dopo aver lavorato nella bottega del Cavalier d'Arpino, riesce ad ottenere le prime committenze; già
da queste tele si denota la sua inquieta
personalità: in lui fermenta una congenita avversità per l'accademismo del s u o
tempo, che insorge contro una retorica
comunemente accettata.
Un rilevare e rivelare la natura nella sua
reale dimensione. Un contatto più diretto
-
con q u a n t o accade s o t t o i nostri occhi.
Una più vera rappresentazione della natura circostante, con particolare rilievo al
rapporto luce-ombra, che si fa testimonianza di un intimo sentire.
Questo nuovo linguaggio esplicita lo stato d'animo d'un travagliato artista, che si
dimena tra bettole e bische, tra taverne e
bordelli, che, ricercato per omicidio, si rifugia prima nella campagna romana e poi
a Napoli, a Malta ed in Sicilia, da dove
cerca di raggiungere Roma, essendo stato
graziato. Ma nel suo rientro, colpito dalla
malaria, muore sulla paludosa spiaggia
della Maremma.
Ecco il mitico Narciso, mentre incantato si
specchia nella fonte: una prova riuscita
del Caravaggio, che - come annota il Bellori nel libro sugli artisti del Seicento - si
libera dalla sudditanza dell'Arpinate, per il
quale dipingeva solo quadri di frutta e
fiori: coii "gran rammarico di vedersi tolto
alle figure".
Quelle figure che, gradualmente illurninate da effetti cliiaroscurali, sono argornento dei suoi capolavori, come il San Giovannino, il San Francesco in meditazione
e la Giuditta e Oloferne, attualmente in
restauro. Ed a proposito di lavori di restauro, fino ad alcune settimane addietro,
si poteva ammirare, nella Chiesa del Carmine a Firenze, la grande tela de La decollazione del Battista.
Sono opere di un maestro, anche se non
ebbe scolari, ma solo seguaci, tra i quali il
Saraceni, del quale sono esposte la Mad o n n a con Bambino e Sant'Anna, San
Gregorio Magno, Santa Cecilia e l'Angelo,
soggetti religiosi a cui si contrappongono
quelli popolari di Manfredi: Bacco e un
bevitore, Giocatore di carte. Del Baglione,
che fu anche biografo del Caravaggio, del
Borgianni e del Gentileschi, si fanno apprezzare rispettivamente la Lavanda dei
piedi ed u n lusinghiero Amor Sacro e
Arnor Profano, la Sacra Famiglia, un accigliato Autoritratto e un estatico San
Francesco. Di apprezzabile fattura s o n o
pure La Pietà di Stanzione - più suggestiva dell'omonima tela conservata al Museo
di S. Martino a Napoli -, Distacco di San
Pietro e San Paolo di Serodine e il cinico
Cratete di Luca Giordano.
Anche all'estero l'arte del Merisi trova
adepti come il Ribera, "che - come riferisce lo storico Matteo Marangoni - ha sap u t o così ben sfruttare la fama da restare
sino ad oggi il più illustre dei seguaci del
Caravaggio"; ma tra gli altri artisti stranieri non possiamo tralasciare i francesi
Valentin d e Boulogne e il Vouet e il Bigot, i nordici Michiels Sweert, Hendrick
Ter Brugghen e il van Honthorst.
"Caravaggio e i suoi" (catalogo Electa Napoli) è un itinerario di grande importanza
tra la storia e la cultura dell'Europa del
XV11 secolo: possiamo pur dire "il Caravaggio va1 bene una mostra".
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Sistema federale di comunicazione
di Flavio Santi Colonna
Si parla molto di globalizzazione, di multiniedialità, della Società
dell'informazione. Questo problema attualmente interessa essenzialmente le società evolute e tecnologicaniente avanzate ed ancor
piìi è awertito da una società niillenaria ricca, articolata, complessa
come quella europea.
Vengono proposte in modo dogmatico analisi ed esperienze nate in
altri contesti, in altre culture. La Società dell'informazione viene
presentata esaltando la efficienza tecnologica e il profitto economico, quasi fosse un prodotto confezionato in cellophane da consegnare chiavi in mano ad un consumatore che deve solo pagare.
Proposte interessanti e iniziative importanti non hanno una adeguata circolazione. Esistono studi, analisi settoriali, emergono contributi di valore, ma non awiene uno scambio, un confronto e i
materiali restano chiusi nel loro "ghetto parcellizzato".
La opinione pubblica non e informata sugli aspetti fondamentali e
sui gravi rischi derivanti da una "globalizzazione" forzata e considera, di conseguenza, come primari aspetti marginali e secondari.
Molto opportunamente il Governo, dopo l'incontro di Palazzo Chiyi
del 26 giugno del 1997, ha costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Economico - il "Forum della Società
dell'inforinazione" (legge 23 agosto 1988, n. 400). Successive iniziative di proniozione e l'ultima Conferenza nazionale del 3 0 giugno - 1
luglio, "11 Piano d'azione per lo sviluppo della Società dell'lnformazione - un Progetto per l'ltalia", hanno pubblicizzato il problema.
L'importante e lodevole iniziativa della Presidenza del Consiglio è
un primo passo per studiare e definire il ruolo della comunicazione
nelle sue diverse componenti (espressione, informazione, formazione, trasniissione della memoria storica) nel processo di globalizzazione in atto.
Internet non è la Società dell'informazione (interessa - secondo il recente rapporto Hdp dell'ONU - 700 milioni di persone nel mondo,
233 milioni nei 30 paesi più ricchi) nè può definire il ruolo della comunicazione nel mondo: non esaurisce il problema. Se si vuole governare il progetto di globalizzazione i11 atto, le nuove tecnologie non
vanno demonizzate, né mitizzate, vanno analizzate, nella loro comnovembre 1999
plessità, nella loro dimensione etica e politica, per essere utilizzate da
tutti a vantaggio di tutti i cittadini. Occorre una maggiore presenza
critica delle Istituzioni [prima fra tutte il Parlamento) e del Paese.
Alla rivoluzione informatica manca, ancora, un approccio multidisciplinare che ne colga e ne destrutturi la complessità, una analisi
critica delle conseguenze sociali e politiche che da essa possono derivare nei diversi campi dell'agire dell'uoino.
Se la Politica, che si esprime principalmente attraverso le Istituzioni
democratiche, trascura la dimensione etica - gli aspetti politici e
culturali - e le finalità sociali della informazione e della comunicazione, corre il rischio di cedere per iin "piatto di lenticchie" il "diritt o di primogenitura".
Bisogna pensare, cominciando dal nostro Paese e dall'Europa, un
Sistema Mondiale Federale di Comunicazione, costruito da tutti nel
rispetto delle diverse identità culturali.
Per queste ragioni, chiediamo al Parlamento, al Forum della Società
dell'informazione, al Ministro delle comunicazioni, alle Associazioni
delle Autonomie Locali, di patrocinare e sostenere la realizzazione
di una Convenzione europea: "Da Albertano da Brescia a McBride.
Comunicare per conoscersi, per unirsi nel rispetto delle diversità. Un
sistema federale di comunicazione per costruire la pace nella giustizia e nella solidarietà".
La Convenzione, promossa dall'ADCP (Associazione per il Diritto a
Comunicare e per la Pace) nell'ambito del progetto "Kant 2000" e
delle Celebrazioni Kantiane della Pace (2004), si propone di:
fornire al confronto le indispensabili basi culturali sulla comunicazione (storiche, filosofiche, giuridiche, sociologictie, scientifiche e
tecnologiche) con la ricerca "La Comunicazione strumento e condizione della Pace"; disegnare la "Mappa delle esigenze di comunicazione eluse o represse" con un censimento di esigenze e proposte; studiare i problemi della globalizzazione; trovare democraticamente soli~zionipraticabili che facciano dei mezzi di comunicazione un servizio pubblico per costruire la Pace; * elaborare, partendo dal patrimonio culturale europeo, una ipotesi di "Sistema Federale di Comunicazione".
Comuni
d'Empa
PROGRAMMA
URBANO
PARCHEGGI
Benvenuta tranquillità.
Posti a u t o in p r e p a r a z i o n e p e r voi
00136 - PIAZZALE MEDAGLIE D'ORO
L!3o
00176 - PIAZZA DEI CONDOTTIERI
72
00139 - VIA ATENE0 SALESIANO
155
00176 - PIAZZA R. MALATESTA
00139 - PIAZZA FILATTIERA
128
00177 - VIA DELLA STAZ. PRENESTINA
172
00139 - PIAZZA VIMERCATI
177
00179 - LARGO FALVATERRA
107
00182 - PIAZZA EPIRO
122
00141 - PIAZZA SEMPIONE
74
00141 - VIA VAL D'OSSOLA
194
126
00182 - VIA ORVIETO/TERNI
73
00182 - VIA TARANTO (CASALMAGGIORE)
71
214
00191 - VIA FABBRONI
89
330
00193 - VIA ORAZIO PULVILLO
112
120
00141 - VIA VAL PADANA - VAL DI SANGRO
79
00141 - VIA VAL PADANA - VAL SANTERNO
00141 - LARGO VALSABBIA
00149 - PIAZZA A. LORENZINI
80
00195 - VIA CORRIDONI-BAINSIZZA
00149 - VIA G. RICCI CURBASTRO
99
00195 - VIA CORRIDONI-CACCINO
00153 - LARGO TOJA
64
00195 - VIA TIMAVO/PIAZZA RANDACCIO
148
00199 - VIAMASCAGNI-BOITO
105
00159 - LARGO DE DOMINICIS
102
00162 - VIA MARSICA
97
00165 - VIA SATOLLI
140
00167 - VIA GANDINO - MORICCA
177
p
00199 - VIA MASCAGNI-MANCINELLI
00199 - VIA PICCINNI-VAL NERINA
PARCOOP RM
SOC. COOP A.R.L. - VIA SALARIA, 280 - 00199 ROMA
Tel. 068552813
94
67
176
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lnterculturalita e comprensione
di Gianfranco Martini
La V11 Conferenza delle città gernellate del Mediterraneo, svoltasi a
Ragusa nel maggio scorso, ha aperto nuove prospettive all'impegno
dell'Aiccre (ma anche del Ccre) per un dialogo euro-mediterraneo
non episodico e non occasionale. Anche a seguito di quanto emerso dai lavori e dai contatti verificatisi nel corso della Conferenza,
I'Aiccre si è posto come obiettivo, sviluppando in forma più organica una attenzione di lunga data, quello di una riflessione strategica
e a largo raggio sui problemi dello sviluppo dell'area mediterranea,
per un sistema di relazioni pacifiche e di cooperazione tra enti locali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo e dell'Adriatico.
E' stato creato un apposito Gruppo di lavoro, la cui presidenza è
stata affidata a Franco Providenti, già Sindaco di Messina e attuale
membro della Direzione nazionale dell'Aiccre, che svolgerà la sua
attività in stretto collegamento con la Federazione regionale siciliana dell'Associazione (ma anche con altre federazioni regionali maggiormente interessate a questi temi) e con la Regione autonoma
della Sicilia, istituzionalmente attenta a detti problemi.
11 Gruppo di lavoro intende approfondire la conoscenza di nuove
possibilità di concrete forme di cooperaziorie e la sua azione potrà
essere utile per arricchire anche i contenuti delle future Conferenze
delle città gemellate del Mediterraneo, pur costituendo un'iniziativa
da esse autonoma e con un proprio ruolo.
Una importante riunione si è già svolta a Palermo il 6 novembre
scorso, alla quale hanno partecipato atnministratori locali e regionale ed esperti italiani e di altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L'incontro ha consentito la messa a punto di un programma
articolato di lavoro che consentirà di aprire interessanti prospettive
per la cooperazione decentrata euro-mediterranea, nella quale
1'Aiccre intende svolgere un ruolo di impulso e di coordinamento.
Proprio al fine di contribuire a tale approfondimento, che riguarda
non solo il Gruppo di lavoro ma la generalità dei soci dell'Aiccre,
"Comuni d'Europa7' intende accentuare il suo impegno, già manifestato più volte nel passato, a dibattere problemi e situazioni che
hanno appunto attinenza con il Mediterraneo.
In questo numero ci occuperemo di due pubblicazioni che ci sono
sembrate particolarmente stitnolanti anche per gli eletti locali e il
ruolo che loro compete nei rapporti tra l'amministrazione locale,
operatori culturali, mondo della scuola e dei "inedia" e la nuova situazione creatasi a seguito di una crescente immigrazione dai paesi
dell'altra riva del Mediterraneo.
11 primo stimolo nasce dalla lettura di due saggi che sintetizzano le
lezioni svolte nel corso di un setninario su "Clslam e la comunicazione", tenutosi all'lssr di Milano nell'anno accadenlico 1996-97(1).
Qual è l'immagine dell'lslam nei mass-media e nei libri di testo intesi come strumento e veicolo di circolazione culturale nella scuola? Non è certo il caso di sottolineare il significato e la rilevanza di
questi interrogativi. Non sembri esagerato dire che I'lslam resta tuttora per molti versi un mondo sconosciuto, anche se esso occupa
spesso le prime pagine dei quotidiani e i contenuti dei telegiornali.
Va subito precisato, che l'imtnigrazione di musulmani in Italia, nel
corso degli ultimi vent'anni, ha portato con crescente urgenza la
necessità di una corretta comprensione del fenomeno da parte dell'opinione pubblica e quindi da parte degli operatori dell'informazione e nel campo scolastico ed educativo.
Si pensi alla politica internazionale, dove c'è una sovrabboridanza
di articoli e servizi in occasione di specifici eventi significativi, mentre sono spesso carenti l'analisi approfondita dei probletni e l'attenzione "costante". Poiche i mezzi d'informazione diperidono in mi-
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completa una trilogia di opere che costituiscorio, dal 1992, la testiinoniaiiza dell'iinpegno costante dell'lrssae Piemonte sui temi dell'educazione interculturale.
Questa trilogia (il terzo volume rivela una specifica attenzione alla
cultura e alla comunità araba) è ricca di analisi e di provocazioiii:
dalle indagini teoriche in tema di interculturalità, all'approfoiidirnetito della conoscenza delle culture "altre", dalle indagini sulla
presenza delle varie comunità etniche in Europa e in Italia, alle sperirnetitazioni di diverse politiche di integrazione, dalle esperienze in
atto, ai tentativi di tradurre questa migliore conoscenza in concrete
ed efficaci prassi educative e didattiche.
Non è possibile sintetizzare il ricco contenuto del volume, che spazia dai vari aspetti della cultura araba alla realtà complessa della attuale presenza araba iii Europa e più particolarmente in Italia e a
Torino, per analizzare infine le esperienze interculturali che awicinano il mondo arabo.
Senza voler penalizzare gli altri contributi, ricordiamo le pagine che
trattano degli incontri sull'lslam con gli studenti organizzati da singole scuole o da enti pubblici, e dei corsi di lingua e cultura araba,
o quelle che riguardano conferenze e proiezioni cinematografiche o
laboratori teatrali. Sono pochi cenni relativi ad un ventaglio di suggerimenti che potranno favorire utili sollecitazioni anche agli amministratori locali, specie agli assessori alla cultura, alla formazione
professionale e all'istruzione.
sura sempre maggiore dalle grandi agenzie internazionali, le notizie
appaiono spesso staiidardizzate e appiattite.
Anche nel cainpo dell'immigrazione, I'lslam è oggetto di informazione per i problemi di alimentazione, per i matrimoni misti, per i
luoghi di preghiera e gli orari di lavoro in relazione a esigenze specifiche di orclirie religioso, per la cronaca nera, ma rare sono le inchieste serie, la "voce diretta" e le testimonianze degli immigrati.
E' frequente I'itiipressiotie che, comunemente, l'lslam continui ad essere visto cotiie uria tiiiriaccia alla civiltà occidentale, secondo una accumulazione di idee preconcette, senza una sufficiente consapevolezza che le società musulmane sono plurali. diverse, persino contraddittorie. Vivere con I'lslam implica saper distiiiguere, oltre che vigilare.
In particolare è necessario distinguere il concetto di religione in occidente e nel mondo musulmano, ove la coinuriità religiosa si identifica con la comunità politica: distinguere i termini di "arabo" e
"musulmano"; distinguere fondamentalismo, integralismo, radicalismo. Queste due ultime situazioni nori sono certo monopolio dell'lslam e del suo credo religioso.
Per quanto riguarda I'lslam e i libri di testo. uria seria ed approfondita indagine sui contenuti delle varie discipline, cioè sui programmi e
come essi interagiscano con l'allievo mediante la mediazione dell'insegnante, rivelerebbe certamente carenze quantitative (cioè di spazio
dedicato all'lslain) e qualitative e richiederebbe una seria valutazione
delle opzioiii didattiche, cioè dell'approccio metodologico adottato.
Cindagiiie di cui si è parlato all'inizio di queste considerazioni non
è - e non vuole essere - esaustiva, ma è già di per sé significativa.
Ne risulta che in Italia l'lslam è considerato troppo spesso come fetiorneno medioevale (l'epoca delle conquiste musulmane e delle
crociate) e che errori grossolani (ad esempio che fu Maometto a
scrivere il Corano) si riscontrano in vari libri di testo.
Questi riferimenti ai processi educativi costituiscono l'oggetto della
seconda pubblicazione di cui ci occupiamo(2). E' un volume che
- ( l ) "lslam e comunicazione", di Federico Tagliaferri, e "L'Islam e
i aibri d i testo", di Sergio De Carli
42) "Cultura a r a b a e società m u l t i e t n i c a . Per u n ' e d u c a z i o n e
interculturale", a cura di Laura Oferte, Irssae Piemorite, Bollati
Boringhieri, 1998
-
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Comuni
d'Europa
- Telex 61 3302
novembre 1999
Comuni
Direttore: Goffredo Bettini
Direttore responsabile: Umberto Serafini
In redazione: Mario Marsala [responsabile)
Lucia Corrias, Giuseppe D'Andrea,
Benedetto Licata, Anna Pennestri
Gestione editoriale:
Europea srl unipersonale
Piazza di Trevi 86 001 87 Roma
Direzione e redazione:
Piazza di Trevi 86 001 87 Roma
Indirizzo telegrafico: Comuneuropa - Roma
te]. (06) 69940461 fax (06) 6793275
http://www.aiccre.it
email: [email protected]
Progetto grafico e impaginazione:
Maria Teresa Zaccagnini - Roma
segue da pag. 2
reclame dei funzionari della Comunità,
ma far amare maggiormente u n a vecchia patria c h e h a t u t t i i meriti per
contribuire a creare una bella Europa.
Ma se sollecitiamo gli editori (e, perché n o ? la stampa dei grandi quotidiani
cosiddetti indipendenti), si arriva a episodi che n o n fanno parte di u n Risorgim e n t o e u r o p e o . E d m o n d o Paolini, i l
massimo studioso di Altiero Spinelli, al
termine di tre anni di intenso lavoro, ha
consegnato un libro su Spinelli, che ha
per sottotitolo "Dalla lotta antifascista
alla battaglia per la Federazione europea, 1920- 1948: documenti e testimonianze": l'editore, che abitualmente aveva pubblicato di Paolini tutti gli scritti
di Spinelli da lui curati, oltre a libri essenziali su Spinelli, d a t o che c'era una
"commessa" in corso ha pubblicato i l libro, ma - cambiato il vento manageriale
delle "amicizie" distributive - ha privato
(incredibilmente) un'opera di fondamentale importanza di una qualsiasi pubblicità e - in base ad un mistero che non è
affatto misterioso - il volume, mandato
ai giornali che recensivano abitualmente
la produzione di Paolini, n o n ha avuto
nessun riscontro (con rarissime eccezioni), quasi che all'auto-sabotaggio della
casa editrice d e 11 Mulino si associasse la
corporazione di recensori abituali di tutti i massimi quotidiani.
Ma non s o n o citazioni sporadiche,
come quelle che io s t o ora facendo, che
dimostrino perentoriamente qualcosa:
basta s p a s s i o n a t a m e n t e seguire t u t t o
quello che si scrive, si pubblica, si fa
o g g e t t o di lezioni e di cronache nel nostro m o n d o della s t a m p a colta (e ormai, coi più recenti mezzi di comunicazione, nei nuovi canali inventati dalla
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tecnologia avanzata), per rendersi cont o c h e la p r i n c i p a l e p r e o c c u p a z i o n e
della nostra stagione è la rivisitazione
culturale di Giovanni Gentile, sorridend o per qualche s u o peccatuccio veniale
di fascismo, e trascurando la criminale
connivenza con la guerra razzista di Hitler, e (una vera infamia) appoggiando
perfino Subas Chandra Bose, l'indiano
che seguiva le milizie giapponesi, avanzanti nell'Asia del sud-est con paurose
crudeltà, peggio che naziste, per liberare (si fa per dire) I'lndia, scacciando gli
inglesi e r e g a l a n d o al s u o Paese u n a
nuova, assai peggiore schiavitù.
Concludendo questa mia breve nota,
nata dall'ira e non dallo scoraggiamento,
devo ribadire che tutto quel mondo adulto italiano (ma cose analoghe si potrebbero dire per le altre componenti nazionali della sedicente Unione europea) sta
tradendo come non mai - e si tratta di
quasi tutti gli uomini che hanno un briciolo di potere (politico, economico o culturale) - l'ideale di un'Europa unita impeg n a t a a battersi per la pace e per u n
mondo diverso, e insieme tradendo tanti
adolescenti nella loro ricerca confusa di
un ideale civile. l o dedico questa nota che è di battaglia - a mio nipote Paolo, di
quattordici anni e abitante in una città
diversa dalla mia: quando aveva o t t o o
nove anni trovò casualmente e lesse il
"Diario di Anna Frank". Da allora Paolo si
è formato una piccola biblioteca di 29 libri sull'0locausto e sugli orrori dell'ultimo
conflitto mondiale (quello terminato con
l'atomo): ma ha anche imparato a diffidare dei troppi politici nati-vecchi e - lo
spero - non si ritirerà sdegnoso sul monte, ma si batterà, come parecchi di noi
q u a n d o eravamo ragazzi, per gli Stati
Uniti d'Europa (quelli veri!) e per la pace,
nella giustizia e nella libertà.
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d'Empa
Stampa: Salemi Pro. Edit. srl - Roma
Questo numero è stato finito di stampare
nel mese di novembre 1999
ISSN 0010-4973
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Estero L. 40.000, per Enti L. 150.000
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1 ) sul c/c bancario n. 40131 intestato a
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dipendenza 88 (CAB 03379; ABI 3002).
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specificando la causale del versamento;
2) sul ccp n. 38276002 intestato a
"Comuni d'Europan, Piazza di Trevi, 86 00187 Roma;
3) a mezzo assegno circolare - non trasferibile
intestato a: Europea srl unipersonale,
specificando la causale del versamento.
Aut. Tnb. di Roma n. 4696 dell' 1 1 -6- 1955
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Anno XLVII Numero 11