N.7 - ANNO II - MAGGIO 2010 - FREE PRESS
PAOLO
ZANOCCO
Intervista a
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EDITORIALE
di Fabio Lunghi
Tiene banco da qualche mese il dibattito cittadino
sul centro sociale Barattolo. E’ un argomento di
discussione su cui molti pavesi si sono sentiti in
dovere di intervenire. Sarebbe bello se vi fosse
più spesso un dibattito così partecipato anche su
altri argomenti. Nessuno parla dei giovani disoccupati? Niente da dire? Cosa aspetta ai giovani
dopo la laurea? Un salto nel vuoto. Forse oggi
non basta più essere laureati. Allora bisognerebbe
parlarne di più, per cercare soluzioni al problema.
Per tentare almeno, nel nostro piccolo, di migliorare le cose. Manca poco al Festival Internazionale
dei saperi, non so ancora quale sia l’argomento
di quest’anno, ma se per una volta l’argomento
fossero i giovani? I giovani e il lavoro. Un festival
per fare un punto della situazione giovani-lavoro,
per mettere a confronto esperienze di quei giovani
che fanno impresa e ricerca ad alto livello. Per far
esibire giovani artisti nel campo della musica, della
pittura, della moda, del ballo, dello sport; per far
parlare giovani amministratori e ricercatori. Ma
anche professori e imprenditori. Serve il consiglio
di tutti. Per offrire un’ occasione in più a chi ha
voglia di partecipare e a chi avrebbe voglia di
imparare.
Perché fare politiche giovanili non è solo questione
di spazi per i giovani. E’ ben altro.
E’ invogliare a partecipare.
Per non addormentarsi, e risvegliarsi quando ormai si è già vecchi.
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INTERVISTA A
PAOLO ZANOCCO
di Alessandro Cavenaghi
UAU! Paolo Zanocco è un medico pavese che
negli ultimi anni ha scelto di dare libera
espressione alla sua vena artistica di scrittore e di cantautore, pubblicando libri di
sonetti in vernacolo, libri di costume provinciale e CD di canzoni dialettali.
Durante un recente incontro ci siamo soffermati in particolare sulla sua attività
di intrattenitore musicale, che Zanocco
svolge con lo pseudonimo di “al Dutur”.
Chi è al Dutur?
Al Dutur è l’alter ego di Paolo Zanocco.
E’ un personaggio che costituisce la mia
valvola di sfogo: indossando il suo cilindro
speciale riesco a liberarmi da tutte le negatività che mi vengono proiettate addosso
quotidianamente dai miei mutuati.
Mutuati? Non è una definizione superata?
Beh, se volessimo essere al passo coi
tempi io dovrei essere un “Medico di Medicina Generale” che interagisce con i suoi
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“assistiti”. Ma io so di avere
le mie radici in quello che
era il “Medico della Mutua”
e quindi penso di avere
sempre a che fare con dei
“mutuati”. Anche perché
il termine “mutuato” non
identifica solo un utente,
ma esprime uno stereotipo
comportamentale: chi più
one, perché al Dutur è stato da me creato
dopo anni e anni di impegno come medico,
e costituisce la emanazione dei sentimenti
di un uomo che ha lavorato come tale per
più di venti anni. In secondo luogo, perché
nei panni di al Dutur io mi sento di svolgere
una attività autenticamente terapeutica,
dal momento che il mio repertorio, per lo
più, ha come scopo quello di far sentire
meglio me e tutto il mio pubblico. Le canzoni di al Dutur si propongono di alleggerire
il mio carico lavorativo e il peso esistenziale della gente, esorcizzando la visione
angosciata che oggi è tipica della maggior
parte dei pazienti.
chi meno, ognuno di noi
nasconde in sé un mutuato Progetti futuribili per questo Dutur?
potenziale (persino io…).
Sto cercando di dare alla figura di al Dutur
una caratterizzazione che esca un po’ dal
E come descriveresti il mu- suo attuale clichè di cantastorie dialettale
tuato tipico?
cittadino, e che si avvicini maggiormente al
E’ proprio questo il bello: mondo del teatro-cabaret. E’ una sfida imnon esiste un mutuato tipo. pegnativa: ma sto lavorando con impegno.
Ognuno ci mette il suo, con
le sue caratteristiche, e E cosa c’è di concreto che sta bollendo in
fortunatamente non esiste pentola?
nessuno che le assomma Ho in programma di registrare un terzo CD
tutte in sé: sarebbe una di mie canzoni dialettali, che si intitolerà
creatura mostruosa!
“La pastiglia”. Ma come sempre il tempo
scarseggia, perché oltre al mio lavoro di
Al Dutur è più medico o più medico, mi assorbe molto anche la attività
artista?
di scrittore: con il mio amico Tosco Fontana
Beh, al Dutur è un sostan- sto lavorando al prossimo libro di costume
zialmente un artista; ma provinciale, che dovrebbe intitolarsi “L’è
è un artista che ha un im- rivà Citón!”.
printing fondamentale di
medico. Questo innanzitut- Ciao Dutur! Un saluto ai lettori?
to per via della sua estrazi- Am racumandi: ciàpatla no! UAU!
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NOTE BIOGRAFICHE
Paolo Zanocco nasce a Pavia il 20
luglio 1953.Compie tutto il ciclo dei
suoi studi a Pavia, conseguendo
infine la Maturità Classica al Liceo
Ugo Foscolo. Si iscrive quindi a
Medicina e Chirurgia.
Negli anni ’70, durante il periodo degli studi universitari, è uno dei primi collaboratori della radio libera
pavese Pavia Radio City ed anche della emittente Tele
Monte Penice. Durante l’estate lavora nei villaggi turistici del Club Vacanze come animatore ed istruttore di
vela.
Nel 1980 si laurea con Lode in Medicina e nel 1984 si
specializza con Lode in Otorinolaringoiatria.
Compie il servizio militare come Ufficiale Medico della
Marina Militare.
Prosegue la sua carriera in campo turistico svolgendo
la sua attività di accompagnatore e di medico nei villaggi
tropicali del Club Vacanze; ricopre infine il ruolo di Capovillaggio in Sardegna.
Nel 1990 intraprende la attività di Medico di Base, che
svolge tuttora a Pavia.
Ha pubblicato tre libri di sonetti dialettali intitolati
“Dutur, Dutur!”,
“Pavia, Pavia…” e “La vita… la Vita!”, e due libri di costume provinciale dal titolo “La cà ad Balnégar” e “Sèt
un ciula!”.
E’ anche cantautore dialettale: ha realizzato due CD
intitolati “G’ho un Dulur!”e “Un paés fantasma”.
Abita a Torre d’Isola, con Giovanna e con la figlia Gaia.
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UNA STORIA
PAVESE
di Roberto Monti
“Guarda questo! Si atteggia come se fosse
dio in terra! Non lo sopporto più, fermami se
no vado lì e …”.
“Stai tranquilla, non ne vale la pena …”.
“Sì, ma sa chi siamo noi? Si atteggia da duro
con il suo giubbotto nero e si fa lisciare dalla
gente!”. È qui da poco: cosa ha visto della
vita? Niente! Proprio niente! Noi, noi si che
abbiamo fatto la storia di questa città, altro
che lui e i suoi altri amici sparpagliati a chiazza in giro per le strade!
Cos’ha visto? Cos’ha fatto? Ha subito forse
saccheggi? È rimasto fermo e saldo quando
l’assedio è durato cinquantadue giorni? Ha
annusato la fetida pupù di quadrupedi, bipedi,
tripedi e chissà cosa fosse quella puzza del
dicembre del 1347? Quante sono state le
volte che ha visto l’Italia alzare la coppa del
mondo? Quanti incidenti ha vissuto o causato? Quante volte i “geometri” l’hanno misurato? Quante volte ricoperto o colorato con
strisce gialle, bianche, blu, continue, parallele
o circolari? Dov’era durante l’acquazzone del
1788? Te lo dico io dov’era, non era questo è
il punto! Non esisteva e ora è lì ad atteggiarsi
come salvatore della patria solo perché copre qualche buco! Io non so come tu faccia a
rimanere così tranquillo, se fossi al tuo posto
… Pietrino sai, comincio a capire perché ti
hanno fatto santo”.
“Te l’ho già detto: devi stare calma. Va bene
che sei la dea della guerra, però … Quello,
se lo porterà via il tempo! Proprio come fa,
ogni inverno, con tutti i rabbocchi di asfalto
che i cittadini buttano per le strade. Lascialo
divertire …”.
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ONE
PHOTO
ONE
STORY
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BAND PAVESI
GLI SMODATI
di Marco Taglietti
Partiamo dall’inizio, chi sono gli Smodati?
Gli Smodati sono sostanzialmente una band
di rock’n’roll; musicalmente siamo cresciuti in
un clima legato alle sottoculture di origine britannica: quindi mod, punk, skin, tutto quanto
ormai da 30 anni vive sotto la pelle di Milano la nostra città. I nostri punti di riferimento li
ritrovi nella storia della musica inglese, dagli
anni ‘60 ad oggi.
è per me” del 2002. Poi sono
successe mille cose. E poi,
un bel giorno, ci è sembrato
naturale riprendere da dove
avevamo lasciato.
La voglia di dire qualcosa era
ancora forte?
Sicuramente sì, tutto è rinato infatti dalla voglia di dire
Quando e da dove nasce l’idea di questa band? qualcosa; nel caso particolaNasce da lontano; quando a Milano c’erano re, quella di dire a una ragazpunk band, c’erano HC band, ma non c’era una za quanto mi piacesse!
mod band che ci cantasse quello che ci volevamo sentir cantare. Al che, abbiamo pensato Musiche e testi sono vostre,
di cantarcelo da soli.
da cosa prendete ispirazione?
E quanto c’è di voi nelle voNel corso degli anni, c’è stato uno stop, una stre canzoni?
specie di pausa...perché?
Musiche e testi nostri, più
Ce n’è stato anche più di uno e le motivazioni una manciata di cover come
sono state tante, dalle più futili alle più serie omaggio ai nostri eroi, dal
e legate a vicissitudini, avventure o disavven- sound sixties degli Small
ture personali. Direi che un certo tipo di per- Faces alle band del ‘77-’79
corso si è concluso con l’album “Questa città come Chords, Buzzcocks,
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due canzoni molto diverse tra loro, se vogliamo, ma anche inconfondibilmente Smodati.
Chi ci conosce, ci riconosce al volo.
Undertones etc. Per quanto
riguarda le tematiche a noi
care, faccio prima a dirti da
cosa non prendiamo ispirazione: proclami politico-sociali, velleità intellettualistiche, tentativi di simbolismo
decadente, vittimismi ermetici, alle quali cose preferiamo di gran lunga uscire al
pub con gli amici confidando
in una serata di belle avventure e gran divertimento. Il
bilancio dell’uscita, magari, lo
troverai in qualche canzone...
Avete calcato parecchi palchi in Italia ed in
Europa, l’esperienza più forte?
Sono tutte belle e tutte forti, e ognuno di noi
sicuramente ha le sue personali emozioni
legate ad ogni concerto. Le date all’estero
hanno una marcia in più da un punto di vista: si va in gita! Scherzi a parte, una data
molto significativa per la band è stata la
partecipazione, la scorsa estate, al Camber
Sands Scooter Rally in Inghilterra. Abbiamo
suonato, unica band non britannica, insieme
ai gruppi più rappresentativi della scena mod
e scooterista, aprendo il sabato notte per due
leggende come Moment e Purple Heats. Un
riconoscimento a cui, lo confesso, abbiamo
tenuto davvero tantissimo. Tra l’altro il prossimo luglio dovremmo tornarci e ci saranno
i Lambrettas! Altra data per noi “storica” è
stato aprire a Como per i Long Tall Shorty. Ma
devo dire un’altra cosa: per me è significativo
qualsiasi concerto, anche il più piccolo, che
sia nato dall’impegno dei kids - di qualsiasi
scena - che si sbattono per pura passione e
riescono a dar vita ad un evento anche dove i
locali e le situazioni offrono zero spazio e zero
opportunità. Li ringrazio tutti quanti - e tutte
quante - di cuore.
Il nuovo album è in uscita,
qualche anticipazione?
In uscita... bhe speriamo!
Qualche anticipazione del
sound e dei brani a cui stiamo lavorando la trovate nei
due singoli “Ragazza del tempo migliore” e “Quegli anni”:
In Europa siete riconosciuti come la “band
Mod italiana per eccellenza”, eppure in Italia
create spesso “spaccature”...perchè secondo
voi?
Ahaah bhe sì è vero, effettivamente questa
definizione è venuta fuori: che dire!? Non mi
pronuncio, ma ne siamo onorati! Fa piacere
che addirittura in Inghilterra saltino fuori con11
siderazioni del genere, anche perché cantando in italiano non è facile. E anche
perché di cosa sia “mod” in Inghilterra un po’ se ne intendono. Quando se ne
parla in Italia si aprono dibattiti, polemiche, diatribe infinite su cosa lo sia e lo
non sia, su chi lo sia o non lo sia, eccetera eccetera. Alle volte sembra ci sia
una lotta per il monopolio della definizione. Qualcuno dovrebbe depositare il
marchio! Ognuno la pensi come vuole, ovviamente. Io mi ricordo di aver letto,
tanto tempo fa, alcune parole di Paul Weller: raccontava di scooter e parka
nel ‘64, di capelli corti e anfibi nel ‘69, di glam e panta a zampa nel ‘74, di punk
e revival nel ‘79... di casuals negli stadi degli ‘80, di britpop kids nel decennio
dopo; insomma era una lista infinita, ma lui sosteneva fossero tutti capitoli
della medesima storia.
Avete un forte seguito sottoculturale variegato pur riuscendo ad arrivare al
grande pubblico... qual è la sottocultura in cui vi riconoscete?
Finora abbiamo parlato un sacco di mods... ma la “sottocultura” in cui ci
riconosciamo è quella di cui parlavo appunto nella risposta precedente.Chiamatela come volete! Molto umilmente, ci adegueremo!
Cheers!
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TITOLO ?
di Lorenzo Meazza
RU o non RU? No, non è questo il problema. La questione relativa alla sicurezza della
cosiddetta pillola abortiva RU-486 (da non
confondersi con la pillola del giorno dopo)
è già stata affrontata e risolta in maniera
univoca in un primo momento dall’Organizzazione mondiale della sanità (2003), che
l’ha addirittura inserita nella lista dei farmaci
essenziali (2005), poi dall’Agenzia europea
per i medicinali (2007) e, infine, dall’Agenzia
italiana del farmaco nel 2009, anno in cui diventa ufficialmente utilizzabile in Italia; come
già da tempo lo è nella quasi totalità degli
stati dell’Unione Europea, oltre che negli Usa.
Nel nostro Paese, dove ormai più la classe
politica che la componente sociale è ancora
pregna di un’eccessiva reverenza, se non addirittura di una totale sudditanza alle grida
del Papa e della Chiesa, il percorso è stato
molto più tortuoso rispetto ad altre nazioni e
le polemiche non sono potute mancare, come
quelle dei molti detrattori che ne sostengono
il maggior pericolo rispetto al metodo chirurgico (!!!), oppure che vedono in essa uno
strumento per deresponsabilizzare la donna in una scelta così delicata, quasi a dire:
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“Vuoi abortire? Allora beccati
un’operazione (che comporta
anche il rischio della sterilità)”. Pesantissima limitazione
al diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sancito
dalla “194”. Ma non è questo
il punto sul quale voglio soffermarmi. Appena terminate le recenti consultazioni
regionali, i neo presidenti di
Piemonte e Veneto, rispetti-
vamente Cota e Zaia, hanno
sorpreso l’opinione pubblica
intera (d’altro canto, dati
i veleni che hanno fatto da
protagonisti per tutta la campagna elettorale, nessun candidato è riuscito in maniera
chiara a parlare del proprio
programma) con delle dichiarazioni che suonavano come:
“RU-486? Not in my house
(o regione, in questo caso)”.
E’ vero che la tutela della salute rientra tra
le materie di potestà concorrente StatoRegioni, nella quale queste ultime svolgono
una funzione prevalente, in maniera tale che
le diverse amministrazioni possano gestire al
meglio la sanità nel proprio territorio dal punto di vista logistico-organizzativo, decidendo
gli ambiti dove far confluire maggiori risorse
o le modalità operative; ma la discrezionalità
regionale in questo campo non può spingersi
oltre certi limiti, volti e ispirati, in ogni caso,
a mantenere una linea comune nazionale sulle questioni più delicate. Sarebbe, infatti, del
tutto paradossale che una donna piemontese
o veneta dovesse recarsi, per esempio, in
Puglia (dove è stata somministrata la prima
pillola) per utilizzare un farmaco pienamente
riconosciuto in tutto il territorio dello Stato.
Quale sarebbe il successivo step? Doversi
affidare, come ha fatto per esempio l’Ecuador, alla Women on Waves, l’organizzazione
no profit olandese a tutela dei diritti delle
donne che esercita l’aborto con la RU-486 in
acque internazionali? In Italia ultimamente si
sta trascendendo dal reato al peccato, come
dimostrano i vari casi di processi mediatici e
di caccia alle streghe sulla base di intercettazioni dalle quali emergono comportamenti
sì immorali, ma nulla di illecito; siamo quasi
di fronte a un regresso a uno stato pseudoteocratico, parrebbe, ma in questo caso si rischia addirittura di andare a intaccare l’esercizio di un diritto, quello all’aborto, appunto.
Sulla vicenda è prontamente intervenuto il
Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha
richiamato alla piena applicazione della legge e costretto a un brusco dietrofront i due
governatori leghisti. Auguriamoci, insomma,
che la querelle possa dirsi chiusa in via definitiva con un sì alla vita in fieri, ma con un
assenso gridato a voce ancora più alta per la
libertà di scelta di una persona, di una donna,
già in atto.
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Outlet
LA FINE DEGLI OCCHIALI CARI
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FENOMENO
FASHION BLOG
di Gresy Daniillidis
Nel nell’oceano della moda le acque non sono
mai calme... E ultimamente, ad agitarle, sono
i fashion blog, considerati le riviste del futuro,
ma sarà poi vero?
Il modo più banale per tradurre blog in italiano
è «diario personale su Internet», ma la definizione è riduttiva. Non tutti raccontano la loro
vita. I fashion blog, come dice la parola stessa, sono pagine dove ognuno può esprimere
la propria opinione su un argomento preciso,
nel caso specifico, in tema di moda! Gli scrittori, fashion blogger, sono giovani appasionati
di moda, che vogliono esprimere la loro personalità, il loro estro creativo, il loro stile, attraverso uno dei modi forse più diretti e veloci
nel fashion system: il blog, appunto.
Questo fenomeno negli ultimissimi anni ha
avuto un ascesa tanto rapida, da allarmare
addirittura i vertici delle più note riviste, che
vedono in tali strumenti un mezzo di comunicazione moderno e (soprattutto) gratuito!
Fin qui non si può dire abbiano torto, ma il
tema che più li fa scalpitare è il timore che
i loro magazine possano venire trascurati e
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sostituiti da queste sempre
più interessanti pagine web.
A questo proposito, provo a
intervenire io, che da fashion
blogger mi sento presa in
causa!
Dal mio punto di vista, blog e
riviste viaggiano su due cor-
sie parallele, con i reciproci
pro e contro ovviamente.
Si può dire che una rivista
possa dare più sicurezza dal
punto di vista informativo.
Sai che ogni mese la potrai
trovare in edicola, sai che
potrai farti un’idea degli articoli presenti solo leggendo
la copertina, ma soprattutto,
la potrai portare ovunque,
strappare le pagine e tenerle
con te; insomma, è un documento cartaceo e ciò solo gli
fa assumere notevole valore.
Un blog, invece, è imprevedibile, non sai quando verranno
pubblicati gli articoli (il che
potrebbe risultare anche più
coinvolgente), non sai di cosa
si parlerà, nè in che modo
se ne parlerà. Ma ciò che
soprattutto rende i blog così
amati è la loro libertà di opin-
ione. Dopo aver letto un post, chiunque ha la
possibilità di esprimere il proprio parere, o
di confrontarsi con altri sul medesimo tema
d’interesse e questo, senza dubbio, è il più
grande punto di forza. Non solo, un blog può
essere letto da ogni parte del mondo e, se
scritto in inglese, la rosa di lettori diventerà
multietnica, aspetto che rende tutto ancor più
avvincente.
Il mondo della moda, quindi, sta subendo una
reale rivoluzione. Infatti, sino a qualche anno
fa, il fashion system era riservato ad una ristrettissima fascia di eletti e il parere degli
altri contava ben poco. Ora invece sta accadendo l’opposto con l’opinione dei famosi bloggerche sta diventando quasi fondamentale!
In conclusione, questo fenomeno, noto anche
come fashion blogging, sta dando la possibilità a ciascuno di farsi conoscere in questo
“mondo” anche vivendo nel paese più remoto,
basta creatività e... la connessione a internet!
Perciò, se pensi di averne le qualità, perché
non provarci?
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VESPA RALLY
4 REGIONI
di NOME ?
Sabato 29 e domenica 30 Maggio, uno sciame di Vespa Piaggio invaderà il
Comune di Varzi per un evento di rilievo internazionale organizzato dal Vespa
Club Pavia. Si svolgerà, infatti, il 1° “Vespa Rally delle 4 Regioni” Manifestazione di regolarità vespistica, a media oraria imposta, 2^ Tappa del
Campionato Vespa Rally 2010; questo Campionato, giunto alla 3^ edizione,
è organizzato dalla Piaggio Italia S.p.A. e dal Vespa World Club.Lo scopo dei
concorrenti è quello di percorrere un tragitto in un tempo imposto dall’Organizzazione e di essere il più possibile precisi sui rilievi delle fotocellule sparse
per il percorso; la precisione viene calcolata al decimo di secondo, ogni decimo di errore comporta una penalità.L’idea di organizzare un evento di questo
tipo nasce da un gruppo di Piloti della “Squadra Corse Vespa Club Pavia” che
partecipano al Campionato per il terzo anno consecutivo e che, in qualità
di organizzatori, dovranno purtroppo astenersi dal correre questa tappa,
nonostante la voglia di mettere alla prova e mostrare agli altri concorrenti le
strade ed i panorami mozzafiato che offrono le nostre colline.La Gara, patrocinata dalla Provincia di Pavia e dal Comune di Varzi, sarà composta da 2
Prove su strada per un totale di 180 Km e 4 Prove Speciali. Nella giornata
di sabato sono previste 2 Prove Speciali e la prima prova su strada di 40
Km sul tragitto Varzi - Zavattarello - Varzi; domenica le 2 Prove Speciali
restanti e la seconda Prova su strada di 140 Km sul tragitto Varzi - P.sso
del Penice - Bobbio - Rovegno - Pian del Poggio - Varzi. Sono attesi circa 80
concorrenti da tutta l’Italia, dalla Francia, dalla Croazia e dall’Austria che si
sfideranno alla ricerca della precisione al decimo di secondo ai passaggi sulle
fotocellule regolarmente posizionate dall’Associazione Nazionale Cronometristi C.O.N.I.. Per maggiori informazioni si può consultare il nostro sito www.
vespaclubpavia.it, scrivere all’indirzzo e-mail [email protected] o contattare
gli organizzatori ai numeri indicati sulla locandina.
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TITOLO ?
di Aldo Bonaventura
L’Italia non funziona: è quello che succede da
quattro anni a Montaguto, paesino campano
dell’Irpinia, ai confini con la Puglia, quando nel
2006 la frana più grande d’Italia si è abbattuta sulla SS 90 “delle Puglie”, interrompendo
la principale arteria di comunicazione tra
Campania e Puglia. E, un mese fa, il mostro
di fango, come lo chiamano gli abitanti del
posto, è sceso fino ad occupare i binari della
ferrovia, cosicché la linea Roma-Lecce è, al
momento, interrotta e l’Italia tagliata a metà.
Tutto ha inizio nel gennaio nel 2006 quando,
a seguito delle abbondanti precipitazioni, da
una sorgente a monte della collina circostante
Montaguto, il terreno comincia a muoversi e
a formare una “lingua nera di terriccio umido”,
che attualmente ha raggiunto la lunghezza di
tre chilometri e la larghezza di 300 metri,
un volume di 700 metri cubi di fango, pari
a “cinque volte quello che spazzò via Sarno”:
“per ogni litro al secondo che scende a valle la
frana riceve una spinta in basso pari a 86 tonnellate. I mezzi pesanti utilizzati per seminare
e mietere il grano e il foraggio concorrono a
trasformare il versante in una poltiglia che
scivola giù.” La zona, non a caso, è conosciuta come la “Lama”: fango, in dialetto locale,
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proprio “per indicare un terreno scivoloso e in pendenza,
instabile” perché argilloso e
quindi permeabile all’acqua e
che preoccupava già a metà
del ‘700 i Borboni. A seguito
del disastro si mette in moto
la macchina dell’emergenza,
guidata da vari commissari
di nomina governativa, tutti
accomunati
dall’incapacità
di raggiungere un risultato
utile: si cerca di tamponare
rimuovendo il terreno che
continua a scendere e realizzando una bretella che aggiri
il cumulo di fango riversatosi
sulla statale. Non si pensa,
pur impiegando per questo
genere di interventi più di
tre milioni di euro, ad un intervento definitivo, ma semplicemente ad una soluzioneponte per “passà la nuttata”.
Come è facile immaginare, la
popolazione è sul piede di guerra da quattro
anni, non ne può più di questa frana che tanti
problemi arreca sia dal punto di vista della
mobilità (si pensi ai pendolari o ai problemi
del soccorso, considerando che la gran parte
della popolazione è anziana) sia dal punto di
vista economico (tante attività commerciali
hanno dovuto chiudere i battenti per il ridotto
traffico che transita sulla SS 90). Lo stato
di indifferenza prolungato porta a ciò che gli
abitanti – sembra paradossale dirlo – speravano al fine di richiamare l’attenzione: alle 19
del 10 marzo scorso, la frana arriva a lambire
i binari della ferrovia Roma-Bari-Lecce, cosicché la stessa viene interrotta a scopo cautelativo: da allora, andare da Roma a Lecce
diventa un calvario, un vero terno al lotto.
Solo da questo momento l’attenzione mediatica si alza: arrivano, tra gli altri, Luca Abete
di “Striscia la notizia”, le troupes di La7, del
Tg5 e di SkyTg24. Per fortuna, l’attenzione
non è mai calata da parte di Montaguto.com,
portale ideato e curato dalla Mi.Dra.Max, che
ha seguito giorno per giorno l’evoluzione del
disastro ed organizzato una manifestazione
pacifica di protesta nello scorso agosto, il
Frana’s Day. Non c’è scappato il morto, ma
si è dovuta interrompere la ferrovia per far
convergere le attenzioni delle istituzioni
su un problema enorme come quello della
frana, trascurato dalla negligenza e da interessi eterogenei in una zona già problematica.
Sempre il solito copione, la solita Italia che
non funziona. È lecito sperare in un futuro
diverso?
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TUNING SI,
TUNING NO
di AUTORE ?
Esiste una legge che regolamenta il tuning?
Finora no.
Sarebbe fondamentale una legge che introduca e regolamenti il Tuning, come già
avviene nella maggior parte dei paesi europei, nel rispetto della sicurezza propria
ed altrui, così che gli appassionati tuning
possano finalmente praticare nella legalità
e vivere serenamente questa passione.
Ad oggi è stato approvato con voto di fiducia l’emendamento al decreto “mille pro-
roghe” che prevede l’addio al
nulla osta delle case produttrici per poter intervenire
modificando le autovetture.
Quali modifiche saranno possibili?
Tutte, ma solo se regolamentate e certificate in
base alla regolamentazione
stessa.
Quali modifiche dovranno essere riportate a libretto?
Tutte,qualunque
modifica
effettuata verrà registrata
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sul libretto di circolazione,
questo anche per agevolare le Forze dell’Ordine
nel riconoscimento delle
modifiche e nell’isolamento
di quelle applicate abusivamente.
Chi potrà eseguire le modifiche sui veicoli?
Carrozzieri, meccanici, gommisti, elettrauto.
Tutto questo a patto che
ciascun componente venga
certificato da una relazione
tecnica di un ente abilitato
che attesti, la possibilità di
esecuzione della sostituzione; e a patto che la certificazione sia redatta sulla
base di collaudi e prove effettuate in conformità delle
disposizioni tecniche previste dai regolamenti internazionali ECE-ONU e dalle
direttive comunitarie e venga certificato
che le caratteristiche tecniche e funzionali
dei componenti siano equivalenti o superiori
a quelle originarie in dotazione del veicolo
nel rispetto della sicurezza attiva e passiva
del veicolo. (DECRETO BERSANI AUTO)
Vantaggi?
I costi per gli utenti meno elevati.
Crescita del settore e di fatturato per le
aziende.
Lo sviluppo del settore, finalmente regolato
da principi chiari di mercato e libera concorrenza, comporterà una diminuzione degli
oneri per gli utenti che avranno inoltre il
vantaggio di poter circolare con sicurezza
ed in piena regola con veicoli modificati
Esclusione dal mercato di prodotti di scarsa qualità e per questo insicuri con facilità
di individuazione delle trasgressioni con
aumento della sicurezza sulle strade e conseguente riduzione delle vittime; Eliminazione delle procedure di omologazione “facili
e a pagamento”; Eliminazione del rischio
di subire procedure di infrazione da parte
dell’Europa.
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SEGNO DEL MESE
TORO
di Paolo Redio
Secondo l’astrologia occidentale, il Toro è un segno zodiacale fisso e di terra. È governato da Venere. In questo segno la Luna si trova in esaltazione,
Marte e Plutone in esilio, Mercurio in caduta.
È opposto al segno dello Scorpione. Il metallo associato al segno è il rame,
le pietre associate sono quelle di colore rosa o verde, come il quarzo rosa,
la rodocrosite, lo smeraldo.
Il colore del segno è il verde, le specie vegetali sono la rosa e il mirto.
Fra i nati sotto il segno del Toro segnalo Al Pacino,Sigmund Freud,Uma
Thurman,George Clooney,William Shakespare,Ella Fitzgerald,Marlon
Brando. Molti taurini in questo periodo non avranno vita facile.
Alcuni perderanno autobus o non passeranno esami decisivi all’università,
alcuni il fidanzato o la fidanzata, altri invece continueranno a recitare nel
privato fingendo di essere innamorati e inspiegabilmente il/la partner farà
finta di niente,continuando la relazione basata su materialismo e, da veri
tori,corna...
Il tutto per festeggiare il matrimonio nel solito locale del sabato sera e
divorziare un anno dopo.
Molti altri taurini invece vinceranno facile a calcetto, a poker o prenderanno autobus in orario, c’è chi passerà tutti gli esami, qualcuno si sposerà
dopo una lunga convivenza basata su amore e antichi valori, festeggiando
in un castello del ‘700 nei pressi di Alba(CN).
Qualcuno andrà a vedere “il mondo di Patty” dal vivo all’Arena di Verona
in Luglio..
Se non ci fosse l’astrologia...
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paolo zanocco - UAU magazine