è
a
Anno 1 - Numero 3 - Ottobre 2007
È il tempo della raccolta dei funghi
Editoriale
Le finalità e le iniziative di ‘’Mano Tesa
Ogliastra’’ sono ormai conosciute da un
numero crescente di cittadini, anche oltre
i confini della Provincia, grazie alla diffusione capillare della nostra Rivista.
Gli ultimi apprezzamenti per l’opera svolta
da Mano Tesa giungono da alcuni responsabili della Sanità ogliastrina: il primario
dell’Ospedale di Lanusei e l’amministratore
delegato e il direttore sanitario della Casa
di cura Tommasini di Jerzu.
A questo punto si pone però l’esigenza di un
confronto operativo con le altre associazioni
del Volontariato operanti in Ogliastra, al
fine di stabilire momenti di collaborazione e interventi concordati mettendo in
rete le potenzialità e le specializzazioni di
ciascuna associazione, in stretto contatto
con le istituzioni sanitarie operanti nella
Provincia a cominciare dalla Asl.
Una prima opportunità di confronto operativo può essere costituita dalla partecipazione alle puntate che il programma ‘’Il
Cittadino’’, in onda ogni sabato dagli studi
di Radio Stella, riserva periodicamente al
‘’Forum del Volontariato’’ con la presenza
dei responsabili delle associazioni, dei
dirigenti della Asl e dei medici di base.
Il pubblico ha la possibilità di intervenire
‘’in diretta’’ con l’esposizione di problemi,
richieste di aiuto, suggerimenti e rilievi
su ciò che ancora non funziona al meglio
nel difficile pianeta della Sanità.
Il confronto con i bisogni della gente
e l’azione comune sono alla base delle
nostra esistenza come Mano Tesa.
‘’Ogliastra Sanità’’ continuerà dal canto
suo ad ospitare tutti i contributi che provengono dalle associazioni di volontariato
operanti nella Provincia. Sarà anche la
loro voce.
Nino Melis
Funghi…
la passione di tanti
In queste giornate autunnali tanti sono
tentati dall’andare per funghi, se non altro
per godersi una salutare passeggiata e per
ammirare i colori che in questa stagione ingialliscono gradevolmente le nostre montagne. Raccogliere funghi è divertente, spesso
rappresenta una sfida alla nostra bravura e
perseveranza, altre volte è una innocua sfida
tra amici e, specialmente, una volta raccolti, i
Il medico dei casi difficili
DR. VINCENZO LODDO
Lo svezzamento
Tanti dei problemi di salute che si manifestano nell’età adulta sono conseguenza di una alimentazione non adeguata
dei primi mesi e anni di vita. Moltissimi
gli errori commessi per seguire consuetudini alimentari legate a credenze
popolari e altrettanti quelli legati ad una
insufficiente informazione. All’interno
di questo numero di Ogliastra Sanità
un articolo che sfata molte credenze e
che aiuta ad impostare l’alimentazione
secondo i canoni previsti dalle più moderne conoscenze scientifiche.
ANGELO DEPLANO
nuovo primario della
medicina di lanusei
funghi sono buoni da mangiare. Nascondono
però delle serie insidie che possono trasformare un piacevole pomeriggio a contatto con
la natura o una gradevole serata a tavola, in
un evento dai risvolti drammatici per chi ha
consumato l’infelice raccolto. La prudenza
non è mai troppa e una buona conoscenza
delle specie e del giusto metodo di raccolta
possono evitare ogni pericolo.
(a pag. 11)
Più attenzione in un delicato
periodo della vita
È rientrato nella sua terra d’origine
A 35 anni dalla sua tragica scomparsa
è sempre vivo il ricordo di Dr Vincenzo Loddo, figura storica della sanità
ogliastrina, che ha lasciato un grande
rimpianto in quanto è venuta a mancare una persona dalle grandi capacità
umane e dalle straordinarie capacità
professionali. Tantissime le persone di
tutta l’Ogliastra che lo ricordano con
affetto e riconoscenza perché con le
sue cure hanno allontanato le proprie
malattie e sofferenze.
(l’articolo a pagina 17).
(Segue a pagina 7).
Associazione di Volontariato
Mano Tesa Ogliastra
Dopo un’eccellente carriera avviata
e consolidata nelle strutture sanitarie di Sassari, Dr Angelo Deplano
rientra nella sua Ogliastra carico di
un invidiabile e prezioso bagaglio
scientifico. Operare nella sua terra è per lui un ulteriore stimolo di
crescita professionale ed infatti ha
manifestato le migliori intenzioni
per dare tutto il proprio apporto
affinché la medicina della nostra
provincia faccia quel salto di qualità
per portarsi ai livelli delle migliori
strutture sanitarie isolane.
(l’articolo a pagina 2).
Sommario
Intervista a Angelo Deplano, primario
dell’Ospedale di Lanusei......................2
NO al fumo..........................................3
Casa Tommasini si rinnova...................5
La pagina dell’alimentazione..............7
Cento alla CorriNuoro 2008................10
Funghi… che passione.....................11
Volontariato.......................................15
Una piscina per tutti...........................16
Dott. Vincenzo Loddo.........................17
Randagismo.......................................19
Indennità di accompagnamento........20
La posta dei lettori.............................22
I Maya................................................23
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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Ogliastra Sanità
Importante acquisizione della Sanità Ogliastrina
Intervista ad Angelo Deplano nuovo primario
dell’Ospedale di Lanusei
Nato a Lanusei dove ha conseguito la maturità classica, Angelo Deplano si è laureato
in Medicina presso l’Università di Sassari,
specializzazione in gastroentorologia ed
endoscopia digestiva con maestri come
Livio Chiandussi ed Ettore Bartoli. Sotto
la loro guida ha poi contribuito a tirar su
il reparto di epatologia a Sassari, dove
ha avuto modo di affinare ulteriormente
le sue competenze nei settori dell’emodinamica portale e delle complicanze
emorragiche. Trova applicazione in quegli
anni la procedura Tips (transjugular intraepatic port sistemic shunt), alternativa
all’intervento chirurgico tradizionale. La
Tips consiste in un intervento incruento,
poco invasivo e con rischio di mortalità
vicino allo zero. In Ogliastra l’incidenza
delle malattie epatiche è in linea con i
dati nazionali (8-12 per cento per il virus
C; 15 - 20 per cento per il virus B).
Cosa ha determinato il dottor Deplano a
lasciarsi alle spalle un’esperienza tanto
prestigiosa per diventare primario di un
piccolo ospedale come Lanusei?
R. I medici epatologi non sono immuni da
contagio. Nel mio caso il ‘’virus’’ si chiama
‘’Mal d’Ogliastra”. Diagnosi: la mia terra
d’origine è la zona più bella della Sardegna da un punto di vista paesaggistico
e vi si vive molto bene.Tutto questo non
sarebbe però bastato a determinare il
mio ritorno. Ho voluto prima conoscere a
fondo la struttura dell’Ospedale di Lanusei
e vi ho riscontrato livelli altissimi da un
punto di vista strutturale e professionale.
Ho accettato di buon grado la nuova sfida: in questa piccola struttura mi posso
cimentare con collaboratori eccezionali,
gente che ha voglia di lavorare e con
molti servizi al top come la radiologia,
il laboratorio e la rianimazione.
Voltiamo pagina e passiamo al capitolo
delle cose che funzionano male e che avrebbero bisogno di interventi urgenti.
R. La struttura ha le potenzialità per lavorare al meglio ma viene appesantita
dai troppi ricoveri impropri. L’inghippo sta
nel fatto che in ospedale arrivano molti
pazienti che potrebbero essere gestiti
dal pronto soccorso o dalla medicina
a cura di Nino Melis
del territorio.
tentica emergenza, tanto che
Molti pazienti
è stata istituita
bypassano il
medico di famiun’apposita
glia, nemmeno
Commissione
lo consultano e
per studiarne i
si presentano
rimedi.
direttamente al
R. Mi auguro che
Pronto Soccorso,
sortisca effetti
ma il medico di
positivi. AbbiaMedicina Genemo già istituito
rale resta la fiprotocolli con il
gura chiave per
Pronto Soccorso
evitare i ricoveri
ma occorre poter
contare su una
impropri.
A loro volta i meradiologia con
dici di famiglia
tempi di risposta
lamentano una
brevi. L’obbiettivo
scarsa presenza di specialisti da con- resta quello di scoraggiare l’uso del Pronto
sultare, carenti di numero o disponibili Soccorso come scorciatoia per saltare i
in tempi troppo lunghi quando occorre filtri. C’è da migliorare la medicina speassumere decisioni ad alto rischio per il cialistica nel territorio ma qui la Asl deve
fare i conti con il budget a disposizione,
paziente.
R. Occorre rafforzare la collaborazione che deve coprire anche le prestazioni
tra la medicina generale nel territorio fuori ambito, presso altre Asl. Occorre
con la struttura che interviene come rimuovere le cause, strutturali ma anche
consulenza. L’ambulatorio di medicina emotive, che determinano questo esodo.
generale lavora solo tre ore la settima- Il paziente ogliastrino si rivolge altrove
na. Se vogliamo migliorare la struttura o perché non ha fiducia nella struttura o
specialistica ospedaliera è necessario che perché ritiene di essere assistito meglio
non venga sovracaricata da determinate presso altre strutture. Talvolta perché
patologie. Altrimenti non riusciamo a la specialistica manca del tutto. Dateci
gestire le urgenze, quelle vere. La solu- tempo per intervenire.
zione è quella di mettere in rete i servizi In Ogliastra ci sono tre patologie ad alta
specialistici della struttura ospedaliera, incidenza sociale, anche tra i giovani: le
i servizi specialistici del territorio e la epatiti, le malattie tiroidee e la sclerosi
medicina di base.
multipla. In questo campo le strutture
Le liste d’attesa sono diventate un’au- di Nuoro e Cagliari continuano a farla
Da parte nostra chiediamo però di annoverarLa tra i collaboratori, a titolo volontario
e non retribuito, della nostra Rivista.
R. Affare fatto.
dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 12,30 e dalle 15 alle 19
Centro di Fisiokinesiterapia
Accreditato con il SSN
Direttore Sanitario: Dr. Bruno Murgia
dal Lunedì al Venerdì
dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 17
da padrone.
R. Ci stiamo attrezzando. Per quanto
riguarda le epatiti siamo già in grado di
far fronte a tutti gli aspetti, comprese le
cirrosi e loro complicanze. Assicurando
uno standard uguale se non superiore a
quanto viene fatto non solo in Sardegna
ma anche oltre Tirreno. Malattie della
tiroide. Siamo in grado di effettuare
l’inquadramento diagnostico, di impostare la terapia e di gestire la chirurgia
(mininvasiva). Per avere la scintigrafia è
invece necessaria la struttura di medicina
nucleare, che ha costi altissimi tanto che
neanche Nuoro se la può permettere.
Sclerosi multipla. Costituisce un problema in quanto manca un servizio
di neurologia in ospedale (ma esiste
nel territorio). Èdiventato necessario
per poter intervenire in caso di ictus ,
emorragie cerebrali, sclerosi multipla.
Non abbiamo invece problemi per la diagnostica, in quanto disponiamo di una
risonanza magnetica di alto livello.
Rapporti con il volontariato, una grande
risorsa per la Sanità, anche in Ogliastra.
R. Per quanto mi riguarda, sfondate una
porta aperta in quanto ritengo che le
associazioni di volontariato possano
svolgere un ruolo importante. Ho sempre lavorato con il volontariato perché
costituisce un elemento forte di tutela
del paziente affetto da patologie gravi
come l’Alzheimer, il diabete mellito,
le cardiopatie. A Sassari ho visto fare
volontariato anche in corsia dove la
carenza di personale ci mette spesso
in difficoltà. Il Direttore generale della
Asl di Lanusei, il dottor Bruno Palmas
è un grande esperto di problematiche
del personale, oltre che essere un valido
medico. I cento volontari che aderiscono
a ManoTesa Ogliastra, la Vostra associazione specializzata nell’assistenza ai
malati oncologici, costituiscono pertanto
una grande risorsa da valorizzare.
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Direttore Sanitario: Dr. Walter Tony Palmas
Ogliastra Sanità
La pagina della prevenzione a cura di Natalino Meloni
NO Al Fumo
Il fumo di tabacco rappresenta la causa
più importante di malattia e di morte
nei paesi occidentali.
Sul fumo sono pubblicati ogni anno
numerosi articoli su riviste scientifiche.
Questo patrimonio di informazioni, indispensabile per programmare qualsiasi
intervento preventivo, è spesso di non
facile reperibilità, mentre sarebbe utile
un costante aggiornamento sia verso
gli operatori sanitari, sia nei confronti
degli altri soggetti (insegnanti, autorità
pubbliche) che molto possono fare in
campo preventivo.
Oltre alle numerose conferme degli
effetti negativi del fumo di tabacco
già conosciuti, sono infatti numerose
ed interessanti le segnalazioni di altri
effetti negativi.
Studiare questi fenomeni, metterne
in luce i meccanismi, portare l’informazione disponibile a tutti i livelli è il
compito che si è dato l’Osservatorio sul
tabacco. Questo organismo è nato con
il compito di raccogliere, classificare
e rendere disponibile a tutti gli interessati le informazioni che compaiono
sulla letteratura scientifica. Tutto questo
mediante una banca dati strutturata per
questo scopo.
Proprio dai lavori dell’Osservatorio
Il fumo aumenta il rischio
di degenerazione maculare
(Christen W. et al.: A Prospective Study
of Cigarette Smoking and Risk of
Age-Related Macular Degeneration in Women Studio prospettico
sul fumo di sigaretta e la degenerazione maculare dipendente
dall’età nelle femmine. Journal of
American Medical Association 1996;
276: 1141-1146. a pag. 1147 e -1151
è pubblicata la stessa analisi per il
sesso maschile).
La degenerazione della macula è una
importante causa di disturbi visivi e di
cecità dopo i 65 anni.
Per la maggioranza dei pazienti non
esiste trattamento efficace.
Questo studio trova un rischio di più del
doppio tra i forti fumatori, sia maschi,
sia femmine.
Anche per questa patologia la prevenzione primaria rimane l’unica
possibilità.
È nato l’osservatorio
sul tabacco
portiamo alcune nuove acquisizioni
all’attenzione dei nostri lettori:
Cancro nell’infanzia
ed uso da parte
dei genitori di alcool
e di tabacco.
(Sorhan T. et al. Childhood Cancer and
Parental Use of Alcohol and Tobacco.
Annals of Epidemiology 1995; 5:354359).
Questo studio riporta un rischio superiore
del 50% di morte per tumore nei figli di
padri fumatori con più di 40 sigarette
al giorno. Esiste una perfetta relazione
tra le sigaretta fumate ed il rischio che è
superiore del 20% per coloro che fumano
circa 10 sigarette al giorno.
In questo studio non esiste una relazione
chiara con le sigarette fumate dalla madre (anche se vi è un rischio maggiore
per madri forti fumatrici).
Fumo attivo e passivo
della madre e rischio
di tumori cerebrali
nei bambini
(Filippini G. et al. Mothers’ active and
passive smoking during pregnancy.
International Journal of Cancer 1994;
57:769-764).
È uno studio italiano che trova un rischio
di quasi due volte per tumore cerebrale
nei bambini di madri non fumatrici ma
con esposizione al fumo del partner.
Fumo paterno e rischio
di tumore infantile
nella progenie di madri
non fumatrici
(Bu-Tian Ji et al. Paternal Smoking and
the Risk of Childhood Cancer among
Offspring of Nonsmoking Mother.
Journal of the National Cancer Institute
1997;89: 238-244).
Nel mondo tanti fumatori si sono liberati dal vizio
con un libro di Allen Carr
E se provassimo
con un libro?
Per smettere di fumare bisogna innanzitutto volerlo e tra i diversi aiuti
disponibili sul mercato - dai cerotti alle
pillole o surrogati vari della nicotina,
ipnosi, sedute o terapie - ci sono anche
testi che guadagnano sempre più spazio
negli scaffali delle librerie. Tra questi c’è
un curioso caso editoriale: ‘’Smettere
di fumare è facile (se sai come farlo)’’
di Allen Carr, un libretto di 192 pagine
che da mesi è costantemente tra i primi dieci titoli più venduti in Italia. Un
successo senza clamori, che continua
a crescere e diffondersi solo grazie al
passaparola.
Oltre alla esposizione al fumo passivo, è
dimostrato che il fumo di sigaretta nei
maschi produce danno ossidativo al DNA
degli spermatozoi. È questo un possibile
meccanismo per spiegare rischi di circa 4
volte per leucemie e linfomi nei figli e di
2,7 per tumori cerebrali. Questo rischio
si trova nei bambini di età inferiore a 5
anni ed il cui padre abbia fumato cirrca
un pacchetto al giorno nei 5 anni prima
del concepimento.
Un possibile avvertimento sui pacchetti
di sigarette potrebbe quindi essere:
Attenzione, il fumo provoca
gravi danni al vostro sperma
Il fumo aumenta il rischio
di diabete insulinoindipendente
(Kawakami N. et al. Effects of Smoking
on the Incidence of Non-Insulin-Dependent Diabetes. American Journal of
Epidemiology 1997; 145: 103-109)
Questo studio indica un rischio di più di
3 volte superiore di sviluppare diabete
insulino-indipendente per i fumatori
di circa 20 sigarette al giorno. Anche
l’età di inizio sembra importante. Più
è precoce, maggiore è il rischio.
Il libro è stato tradotto in 25 lingue e
ha venduto quasi nove milioni di copie
nel mondo, di cui 200mila in Italia: un
vero e proprio record nel suo genere.
Nel nostro Paese oltre che nelle grandi
catene di librerie è distribuito anche
nei supermercati, negli aeroporti,
ma capita che si trovi esposto in bella
mostra anche nella piccola libreria
sotto casa.
Il testo è in realtà figlio del seminario messo a punto dall’autore, Allen
Carr, un inglese che è stato per più di
trent’anni un accanito fumatore, in
grado di aspirare anche 100 sigarette
al giorno, morto di tumore ai polmoni
sei mesi fa. I suoi innumerevoli tentativi
per smettere sono falliti fino a quando,
un pomeriggio del 1983, è riuscito
nell’impresa senza problemi. Il primo
a sorprendersi è stato lui e, grazie al
suo spirito analitico, ha capito come
mai fosse stato così semplice, ed è
nato così il metodo Easyway. Si tratta
La pagina della prevenzione a cura di Natalino Meloni
Ogliastra Sanità
di un metodo, sostiene l’ideatore, che
permette di smettere di fumare, subito,
definitivamente, senza particolari crisi
di astinenza, senza farmaci, terapie
fisiologiche o artifici e senza ingrassare: i famosi effetti collaterali tanto
temuti dai fumatori. ‘’Per smettere di
fumare - ha scritto Carr indicando nella
prefazione uno dei capisaldi del suo
trattamento - è necessario smantellare
le ragioni per le quali si fuma. Una
volta eliminato il desiderio di fumare,
smettere è facile e non occorre alcuna
forza di volontà’’.
Nel libro è scritto chiaramente che si deve
continuare a fumare fino all’ultima pagina, ecco perché si legge con molta, molta
calma e fino all’ultimissima riga.
Non tutti riescono nell’impresa, ma chi
è riuscito a fumare la famosa ultima
sigaretta è profondamente grato all’autore. Ma chissà quanti hanno tentato
invano o sono ricaduti, a fronte della
breve lista di personaggi famosi che ha
usufruito con successo del metodo, come
appare sul sito nella pagina dedicata
alle testimonianze. Tra i nomi elencati
ci sono Gianluca Vialli, Stefano Gabbana,
Corrado Guzzanti e Ferzan Ozpetek che
nel suo ultimo film, Saturno contro, ha
dato a Margherita Buy il ruolo di una
terapista antifumo. E, assicurano dalla
sede di Milano, tra gli ultimi c’è anche
Sergio Castellitto.
E se provassimo
a liberarci dal
fumo con un
farmaco?
In significativa coincidenza con la Giornata mondiale senza tabacco del 31
maggio è arrivata in Italia vareniclina
(Champix®, Pfizer), il primo farmaco
su prescrizione medica studiato e sviluppato per smettere di fumare. Nella
disassuefazione dal fumo, i maggiori
successi si hanno con programmi di
supporto psicologico integrati con la
terapia farmacologica. Secondo i dati
dell’Istituto superiore di sanità gli amanti
delle “bionde” sono 12,2 milioni, pari al
24,3 per cento della popolazione (circa
7 milioni gli uomini e oltre 5 milioni
le donne). Ma è interessante anche il
dato di chi ha smesso: sono 9 milioni,
a dimostrazione del fatto che smettere
di fumare non solo è possibile, ma realistico. La vareniclina ha un meccanismo
di azione particolare. A differenza di
altri prodotti non è, infatti, una terapia
sostitutiva della nicotina. L’azione del
farmaco è diretta ai recettori nicotinici
presenti a livello cerebrale per ridurre
potenzialmente i sintomi di dipendenza,
astinenza e il senso di piacere associati
al fumo.
Dai risultati di due studi clinici di fase 3 in
doppio cieco, controllati verso placebo e
condotti su oltre 4.000 fumatori per confrontare l’efficacia di vareniclina rispetto
al bupropione e al placebo, è emerso
che le probabilità di smettere di fumare
con un trattamento di 12 settimane a
base di vareniclina sono quasi doppie di
quelle dei soggetti in trattamento con
bupropione e il quadruplo di quelle dei
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I malati oncologici
protestano
Si intensificano le segnalazioni e le
proteste a questa associazione “Mano
tesa Ogliastra”, dei malati Oncologici
che devono fare trattamenti di Oncotermia presso la clinica di Jerzu. Nella
Casa di Cura Tommasini esiste l’unica
apparecchiatura in Sardegna per il
trattamento dei tumori solidi mediante
ipertermia. La metodica consiste nel
sottoporre, al sofisticato trattamento,
quei pazienti tumorali in fase avanzata
che non hanno avuto risposta efficace
da precedenti trattamenti di chemioterapia e/o di radioterapia.
È un po’“un’ultima spiaggia” che però
sempre più dà evidenze di miglioramento della malattia fino, talvolta, alla
sua remissione. La protesta proviene dal
fatto che, a quanto pare, il Sistema Sanitario Nazionale, e perciò la normativa
regionale, non consentono il ricovero di
questi ammalati, talvolta gravi, poiché
detto trattamento dovrebbe essere
fatto in regime ambulatoriale e non
di ricovero o Day Hospital.
I problemi:
- è facilmente immaginabile il disagio e spesso l’impossibilità per detti
ammalati di recarsi a giorni alterni a
Jerzu, specie se giungono da Cagliari,
o dalle altre Province sarde;
- chi vive in Ogliastra ha gli stessi problemi a causa della distanza da Jerzu.
L’alternativa per alcuni è quella di
trovarsi alloggio a Jerzu in case private
o in albergo: qualcuno, seguendo
scrupolosamente il consiglio degli Oncologi, e confidando nella efficacia del
trattamento, anche a costo di enormi
sacrifici, inclusi quelli economici, si
sottopone a questi disagi; altri, e sono
i più, devono rinunciare alla terapia.
Se è vero che la stessa Costituzione
sancisce il diritto alla salute per tutti
i cittadini, a maggior ragione questa
deve essere garantita ai più bisognosi.
Questa assoociazione “Mano tesa
Ogliastra” ha già deliberato, all’interno
del consiglio direttivo recentemente
rinnovato, di verificare con i dirigenti
della Asl 4 e con i dirigenti della Casa
di cura Tommasini, la soluzione più
equa, per questi sfortunati pazienti,
onde evitare loro disagi altrettanto
gravi per la loro salute, la loro serenità e la loro miglior qualità della
vita. Nel prossimo numero di questo
giornale si spera di poter comunicare
il raggiungimento di una soluzione,
la più saggia e giusta.
soggetti trattati con placebo.
Il 44 per cento dei fumatori trattati con
vareniclina, infatti, aveva smesso di fumare completamente durante le ultime
quattro settimane di trattamento. La
vareniclina viene somministrata sotto
forma di compresse da 0,5 e 1 mg e la
posologia verrà consigliata dal medico
curante.
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Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Nuove prospettive per gli abitanti della Valle del Pardu
La Clinica di Jerzu cambia gestione
La Casa di Cura M. Tommasini ha iniziato la
propria attività ricettiva nel 1981. Nacque da
una felice iniziativa dei fratelli Giorgio e Marco
Pisu ed ebbe da subito un positivo sviluppo
diventando un importante riferimento nella
sanità ogliastrina.
Molto produttivo anche il confronto consolidatosi negli anni con le strutture pubbliche
del territorio.
La principale prerogativa della politica aziendale è sempre stata quella di offrire un servizio
di qualità. I fratelli Pisu si sono sempre prodigati per dotare i propri reparti di attrezzature
d‘avanguardia, favoriti in questo dal non
essere soggetti a tutti quei lacci burocratici che
rallentano e spesso impediscono le iniziative
d’acquisto nell’apparato pubblico.
I medici interni della casa di cura, ma anche i
medici del territorio, hanno potuto, grazie alle
moderne tecnologie importate dalla clinica,
formulare le proprie diagnosi utilizzando
tecniche sofisticate e sicuramente almeno
molto vicine alle migliori presenti nell’isola e
non solo. La casa di cura si è dotata di sofisticati
ecografi, della TAC, dell’elettrocardiografo e
dell’elettromiografo, per citare solo alcuni
Il nuovo staff dirigenziale
strumenti, decisamente prima della struttura
pubblica.
Attualmente la clinica jerzese è passata di mano.
La nuova acquisizione avviene da parte di investitori d’oltremare che provengono da diverse
esperienze maturate nel settore della sanità
pubblica e privata in Piemonte, Veneto, Emilia
Romagna, Lombardia, Toscana e Lazio.
Si tratta di persone motivate, che, seppure
attente al lato economico legato logicamente
a qualsiasi operazione imprenditoriale, dal
momento che sono abituate a gestire attività
sanitarie simili, sono anche ben consapevoli
che l’economia aziendale può svilupparsi
proficuamente solo se l’offerta è gradita all’utente.
In casa di cura c’è molto fermento, le relazioni
con la dirigenza ASL sono continue e produttive
e da questa collaborazione trarranno beneficio
tutti i cittadini della Valle del Rio Pardu e non
solo, in quanto l’intento è di dotare il territorio
di quelle attività ambulatoriali attualmente
carenti.
Per quanto riguarda la degenza non verranno apportate sostanziali modifiche: i posti
convenzionati rimangono 70, di cui 13 per
la lungodegenza e 3 per la riabilitazione
intensiva.
La lungodegenza (massimo due mesi) riguarda
i pazienti cronici che non possono essere gestiti
a domicilio neppure con la nuova organizzazione dell’assistenza.
La riabilitazione intensiva riguarda invece i pazienti motulesi o cerebrolesi che abbisognano
di almeno tre ore di fisioterapia al giorno. Il
servizio di day hospital può contare su quattro
posti letto. Il resto dei posti letto è riservato
ai ricoveri per medicina e geriatria.
C’è stata la rassicurazione ufficiale da parte
della nuova gestione per tutti i cittadini dell’Ogliastra che verranno garantiti tutti i livelli
di assistenza e per le popolazioni vicine il
mantenimento del servizio di urgenza.
Da pochissimo è stato attivato anche il day
service per alcune patologie, si tratta di un
nuovo modello organizzativo che prevede
di affrontare problematiche diagnostiche
o terapeutiche con l’erogazione di prestazioni multiple integrate senza necessità di
ricovero.
Anche l’organizzazione sanitaria resterà quella
già collaudata con successo nel passato, con
l’attribuzione ad ogni singolo medico delle
funzioni di monitoraggio e coordinamento
per un certo numero di pazienti.
Per quanto riguarda il Poliambulatorio Radiolab
di Tortolì vi è in prospettiva un potenziamento
sempre nell’ottica di offrire, specialmente,
quei servizi e quelle attività di cui si sente
maggiormente la necessità.
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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Ogliastra Sanità
Al Tommasini di Jerzu nuove prospettive per i malati di tiroide
Nasce il day service
per le patologie tiroidee
alimenti addizionati con tale elemento
(uso costante del sale iodato al posto del
normale sale di cucina), viceversa, poco si
può fare sul fattore genetico determinato
probabilmente dallo stato di insularità.
In Ogliastra è nata un’importante un’iniziativa per tentare di dare risposte concrete
ai pazienti affetti da patologie tiroidee.
Tali patologie sono purtroppo molto
frequenti: si calcola, alla luce di numerosi
studi condotti sull’argomento, che in Italia circa il 5% della popolazione presenta
una patologia nodulare tiroidea.
In Sardegna, ma soprattutto in Ogliastra,
si raggiunge una percentuale del 30%
e si tratta di un dato verosimilmente
sottostimato.
Il perché di questa alta incidenza è da attribuire, da un lato, a un fattore ambientale
legato alla carenza di iodio e, dall’altro, al
fattore familiarità e quindi alla genetica che
condiziona l’insorgenza delle cosiddette
“malattie tiroidee autoimmuni”
Tali fattori spesso convivono nello stesso
individuo.
Mentre a livello di prevenzione si può
tentare di correggere il primo fattore,
cioè quello legato alla carenza iodica,
incentivando, per esempio, il consumo di
Il SSN, tramite la ASL n.4, ha accreditato
il Presidio Sanitario Casa di Cura M. Tommasini per promuovere e portare avanti
una iniziativa chiamata Day Service.
L’obiettivo del day-service è quello di
assicurare la continuità assistenziale
dell’assistito, evitando inutili frammentazioni del percorso assistenziale e individuando un unico referente dell’attività
ambulatoriale che mantiene e garantisce
la funzione di interfaccia tra il paziente
e il medico prescrittore.
Il paziente dovrà presentarsi in clinica
con regolare impegnativa del medico
curante o dello specialista. Nella richiesta, su ricettario rosa, dovrà essere
apposta la dicitura:
P02 PACC diagnostico per il nodulo
tiroideo.
Questi pazienti effettueranno, nell’ambito del day service:
Visita endocrinologica
Ecografia tiroidea
Esame istocitopatologico mediante FNAB
(Fine Needle Aspiration Biopsy) guidata
Profilo ormonale tiroideo (FT3, FT4, TSH,
Tireoglobulina, Anticorpi antitireoglobulina e antimicrosomi).
Ragazzi
sempre più
obesi,
colpa degli
spot
Il mondo della celluloide ci scherza
come capita nel film
“Hairspray” con John
Travolta ingrassato
con imbottjture, ma
la realtà dell’obesità
tra gli adolescenti
è un problema che
preoccupa. E molto. L’ennesimo allarme è stato lanciato dalla Società
italiana di pediatria (Sip) che il 18
ottobre ha aperto un congresso a
Riccione in cui ha affrontato i temi
dei non corretti approcci con il cibo
da parte dei bambini e dei ragazzi
italiani: il 38 per cento è in sovrappeso con un 15-16 per cento che ha
già superato la soglia dell’obesità. Gli
esperti, inoltre, denunciano il bombardamento televisivo
con spot di alimenti
vari e merendine (al
2° posto dopo i giocattoli): un’indagine
ha evidenziato che se un adolescente
guardasse la Tv due ore al giorno (di
solito lo fa per oltre tre) in un anno
assorbirebbe circa 33.500 spot, dei
quali 5.200 riferiti ad alimenti e
bibite. Insomma, dal piccolo schermo
i ragazzini apprendono e assumono solo comportamenti alimentari
sbagliati.
Ogliastra Sanità
LA Pagina dell’alimentazione a cura di Marilena Lara
Con il termine divezzamento, o svezzamento,
si intende quel periodo transitorio della vita in
cui il latte cessa di essere l’alimento esclusivo
della dieta del bambino. Se in passato le
indicazioni riguardo al momento di inizio
dello svezzamento sono state non univoche e
spesso molto divergenti, si tende attualmente
a considerare i 6 mesi di vita come l’epoca
più adatta per iniziare una alimentazione
diversificata. Varie considerazioni giustificano
il divezzamento a questa epoca.
Dal punto di vista fisiologico infatti, è intorno al
IV-VI mese che si raggiunge un livello di maturità
funzionale dell’apparato gastroenterico tale da
garantire una adeguata utilizzazione di nuovi
alimenti e si ha una chiusura delle giunzioni tra
le cellule della mucosa intestinale , con conseguente riduzione della permeabilità intestinale
e del rischio di sensibilizzazione verso potenziali
allergeni. Sempre a questa epoca inoltre si verifica
la scomparsa del riflesso di estrusione della lingua
per cui si rende possibile la somministrazione
di alimenti con il cucchiaino. D’altro canto va
tenuto presente come l’alimentazione prolungata
del lattante con solo latte, oltre il IV-VI mese di
età, non è in grado di mantenere un adeguato
apporto nutrizionale (specie di energia e di ferro)
e non offre al bambino l’opportunità delle nuove
esperienze che il divezzamento comporta, sia per
la varietà degli alimenti che per il diverso modo
di somministrazione dei pasti.
Sebbene l’acquisizione delle conoscenze sull’alimentazione del bambino sia oggi molto
più diffusa che in passato, gli errori nella
conduzione del divezzamento sono tuttora
abbastanza frequenti:
È di riscontro abbastanza frequente un inizio
precoce del divezzamento, mediante la somministrazione, già dal III mese di età, di alimenti
diversi (brodi vegetali, farine di riso, pastina,
Il periodo transitorio della vita in cui il
latte cessa di essere l’alimento esclusivo
della dieta del bambino, venendo
sostituito gradualmente da cibi diversi.
farine lattee, biscotti, ecc.). Altre introduzioni
precoci riguardano l’uovo ed il pesce. Tale
errore deriva il più delle volte da iniziative dei
familiari, i quali vedono nel divezzamento un
segno tangibile della “crescita” del bambino
oppure ritengono che la somministrazione
di cibi solidi o semisolidi, non lattei, possa
soddisfare l’appetito meglio di quanto possa
fare il solo latte e possa favorire un sonno
notturno più tranquillo.
Di fronte a tale comportamento è utile ricordare che non esiste alcun vantaggio di ordine
nutrizionale nell’introduzione troppo precoce
dei vari alimenti.
Al contrario va tenuto conto del fatto che il
lattante presenta, soprattutto nei primi mesi
di vita, una maggiore permeabilità intestinale
e quindi un aumentato rischio di sensibilizzazione allergica verso antigeni alimentari. È
dimostrato che una dieta contenente diversi
alimenti nei primi 4 mesi di vita comporta
un sensibile aumento del rischio di eczema
atopico. Anche la frutta viene spesso offerta
precocemente al lattante, venendo considerata una sorta di complemento al latte e non
parte di un pasto sostitutivo. Tale abitudine
tuttavia non è del tutto errata, a patto che
non si somministrino quantità eccessive di
frutta ritenendo che possano rappresentare un pasto completo. Alla frutta inoltre,
in quanto di sapore gradito al lattante e di
consistenza semisolida, può essere attribuita
una funzione propedeutica al divezzamento
vero e proprio.
Per un sano svezzamento
Introduzione precoce del latte vaccino
All’epoca del divezzamento è molto diffusa
l’abitudine di passare da una formula adattata per lattanti o dal latte materno al latte
Ogliastra Sanità
vaccino fresco. I motivi vanno ricercati da un
lato nella scarsa considerazione che molti
hanno tuttora dei latti cosiddetti “di seguito” (o “di proseguimento”) e dall’altro nel
diffuso pregiudizio secondo il quale il latte
vaccino fresco possiede un pregio nutrizionale superiore a quello dei latti cosiddetti
artificiali. In realtà i latti “di seguito”, così
come stabilito dalle commissioni di esperti,
hanno una composizione sicuramente più
adeguata alle esigenze nutrizionali del bambino all’epoca del divezzamento risultando più
equilibrata riguardo soprattutto al contenuto
in proteine ed in ferro. I motivi per i quali il
latte vaccino fresco è da considerare meno
adatto per tutto il primo anno di vita, come
risulta anche dalle recenti raccomandazioni
delle associazioni di pediatria, riguardano
principalmente il rischio di sideropenia e di
anemia sideropenica, frequenti soprattutto
al momento del divezzamento allorchè, per
l’esaurimento delle scorte dell’organismo
c’è maggior bisogno di un apporto di ferro
tramite gli alimenti.
Di fatto, nel latte vaccino, il ferro è molto scarso
e la sua utilizzazione è fortemente limitata
dalla presenza di una elevata concentrazione
di calcio e di fosforo e dalla scarsità di acido
ascorbico. Un’altra obiezione alla precoce introduzione del latte vaccino è data dall’eccessiva
concentrazione di proteine, sodio, potassio
e cloro che si traducono in un aumento del
carico renale di soluti.
Introduzione precoce di carne fresca
È molto diffusa l’abitudine di offrire al bambino, al divezzamento, la carne fresca in luogo
dei prodotti dell’industria (liofilizzati o omogeneizzati), dettata dalla errata convinzione
che si tratti di un alimento più genuino, più
digeribile e più nutriente. In realtà la carne
contenuta nei liofilizzati e negli omogeneizzati risulta molto più digeribile grazie alla
minuta frammentazione delle fibre carnee
che aumenta la superficie di attacco da parte
degli enzimi digestivi.
LA Pagina dell’alimentazione a cura di Marilena Lara
sale dai loro prodotti e riducendone il contenuto nei latti. Per contro, va sottolineato che il
rischio maggiore di un eccessivo introduzione
di sodio deriva proprio da quelle preparazioni
di pappe che per essere fatte in casa, vengono
erroneamente considerate migliori, ma che
contengono invece spesso elevate quantità di
sale per l’abitudine più o meno generalizzata
di salare tutti i cibi.
Introduzione di zucchero e miele
L’introduzione di zucchero e miele va rimandata
a dopo il compimento del I anno di vita.
La preferenza all’uso di tali prodotti inoltre
è giustificata dalle garanzie igieniche, dalla costanza dei contenuti, dall’assenza di
contaminanti, di additivi, di sale aggiunto
e di glutine.
Introduzione eccessiva di proteine
Un problema strettamente legato all’uso del
latte vaccino fresco e di quantità eccessive di
carne al momento del divezzamento riguarda
l’eccessiva introduzione di proteine, tale da
raggiungere quantità di gran lunga superiore
a quella raccomandata.
Se si considera poi la possibilità che il bambino consumi latte vaccino fresco non diluito, l’eccesso di proteine risulterà ancora più
marcato.
È doveroso fare attenzione quindi alle prescrizioni delle quantità di carne e del tipo
di latte da somministrare al bambino nel
secondo semestre di vita. All’eventuale scarso
apporto di ferro che potrebbe derivare da un
ridotto consumo di carne si potrebbe sopperire
mediante l’uso di latti (come i latti di seguito),
di legumi e di cereali arricchiti con ferro.
Introduzione del sale
L’esigenza di regolare la somministrazione del
sale al divezzamento trae origine principalmente
da due considerazioni: la prima riguarda la
funzionalità renale del bambino la quale, nel
2° semestre di vita, risulta ancora limitata.
L’altra considerazione si riferisce al problema
dei rapporti tra introduzione elevata di sodio
ed ipertensione. La conclusione che si può
trarre dagli studi della letteratura su tale
argomento è che il consumo eccessivo di sale
può effettivamente indurre un aumento della
pressione arteriosa.
D’altra parte tenuto conto delle più recenti
acquisizioni sul cosiddetto percorso individuale
per l’ipertensione, appare più che giustificato
limitare il consumo del sale nel divezzamento.
Le industrie produttrici di alimenti per bambini
hanno già da tempo affrontato positivamente
tale problema, eliminando ogni aggiunta di
Conclusioni
La conclusione che possiamo trarre da questa
breve esposizione è che il divezzamento, anche
se notevolmente migliorato rispetto al passato,
è tuttora gravato da errori largamente diffusi,
come risulta da tutte le indagini epidemiologiche effettuate su questo argomento, sia
in Italia che in altri Paesi ad analoga configurazione economica.
Tra i fattori causali sono da segnalare soprattutto l’influenza delle abitudini alimentari legate
alle tradizioni locali e la grande disponibilità di
prodotti alimentari dell’industria che inducono
i familiari a seguire con poca attenzione le
prescrizioni dietetiche del pediatra. Bisogna
rispettare il senso di sazietà e non sovralimentare, i bambini riescono di solito a regolare
da soli l’apporto calorico.
Il fatto che il divezzamento sia codificato in
precise regole e raccomandazioni ampiamente
note non sembra sufficiente ad eliminare tali
errori, a dimostrazione delle difficoltà che si
incontrano quando si cerchi di fare acquisire,
mediante un processo educativo, delle corrette
abitudini alimentari.
Va ribadita l’importanza del ruolo che il pediatra riveste nella cura del bambino all’epoca del
divezzamento: spetta a lui il difficile compito di
educare la famiglia intera in modo da indurla
ad adottare comportamenti alimentari che
siano adeguati alle esigenze nutrizionali del
bambino nelle diverse età.
Ogliastra Sanità
LA Pagina dell’alimentazione a cura di Marilena Lara
Norme pratiche per un sano svezzamento
Schema divezzamento fino al 5° 6°
mese.
circa;
MERENDA
latte adattato di proseguimento, come
prescritto dal pediatra, oppure frutta
fresca grattugiata con l’aggiunta di 100
ml di latte, oppure yogurt naturale o alla
frutta;
I bambini a quest’età necessitano di
4 o 5 pasti giornalieri:
1) solo latte materno;
2) o latte adattato: il latte in polvere si
prepara sciogliendo un misurino di
latte in polvere ogni 30 ml di acqua,
salvo diverse prescrizioni, il latte adattato liquido va riscaldato e non bollito,
la bottiglia o bricco va conservata in
frigo a max +4°C e consumata entro
la giornata.
CENA
brodo vegetale come a pranzo con
aggiunta di prosciutto cotto, o ricotta
di mucca o carne e frutta;
...dal compimento del 10° fino al
12° mese
…dal compimento del 6° mese:
COLAZIONE
Latte materno o adattato di proseguimento, come prescritto dal pediatra;
SPUNTINO
Mela, pera o banana: grattugiata o
schiacciata o omogeneizzata;
PRANZO: prima PAPPA
1) brodo vegetale colato (carota, patata,
zucchina) 150 ml con crema di riso o
mais e tapioca o semolino 25 g;
2)liofilizzato carne di agnello o coniglio poi pollo e tacchino: iniziare gradualmente con 1/4, poi 1/2
vasetto fino ad arrivare all’intero
vasetto intorno ai 6 mesi e mezzo;
poi iniziare gradualmente con gli
omogeneizzati di carne, stessi tipi
dei liofilizzati;
3) olio extra vergine d’oliva, 5 g;
4) parmigiano reggiano stagionato 3 g;
5) frutta fresca grattugiata od omogeneizzata di mela o banana o pera 50 g;
MERENDA e CENA
latte materno o adattato di proseguimento come prescritto dal pediatra;
…dal compimento del 7° mese:
PRANZO
1) brodo vegetale colato + un cucchiaio
di passato (carota, patata, zucchina,
bietola, sedano) 180 ml con crema di
riso, mais e tapioca o crema ai multicereali 25 g o semolino di grano o
pastina 25 g;
2) omogeneizzato di carne (tacchino,
pollo coniglio, agnello, manzo) 1
vasetto;
3) olio extra vergine d’oliva, 5 g;
4) parmigiano reggiano stagionato 3 g;
5) frutta fresca grattugiata od omogeneizzata (mela, banana, pera) 50 g;
MERENDA
latte adattato di proseguimento, come
prescritto dal pediatra;
CENA:
brodo vegetale colato, come a pranzo,
con l’aggiunta di formaggio ipolipidico e frutta grattugiata
…dal compimento dell’8° mese:
PRANZO
1) brodo vegetale passato (carota, patate,
zucchina, bietola, sedano) 200 ml e pastina di semola di grano duro o semolino
30 g;
2) omogeneizzato di carne o pesce 1
vasetto oppure carne fresca cotta al
vapore e frullata 40 g oppure pesce
surgelato (platessa o merluzzo) 40 g
oppure passato di legumi (fagioli o
lenticchie) (circa due cucchiai) secchi
15 g o freschi 30 g;
3) olio extra vergine d’oliva 10 g;
4) parmigiano reggiano stagionato 5
g;
5) frutta fresca grattugiata od omogeneizzata (mela, banana, pera) 70 g
circa;
MERENDA
latte adattato di proseguimento, come
prescritto dal pediatra, oppure frutta
fresca grattugiata con l’aggiunta di 100
ml di latte, oppure yogurt naturale o alla
frutta;
CENA
brodo vegetale come a pranzo con
l’aggiunta di prosciutto cotto o ricotta
di mucca o carne e frutta fresca grattugiata;
…dal compimento del 9° mese:
PRANZO (si cominciano a separare
i piatti fra loro):
1) brodo vegetale passato (tutte le verdure
anche fagiolini e pomodoro) 200 ml
e pastina di semola di grano duro o
semolino 35 g in bianco o conditi con
pomodoro 20 g olio extra vergine di
oliva 5 g parmigiano reggiano stagionato 5 g;
2) pesce surgelato lessato e triturato
(platessa, cuori di merluzzo) 50 g
oppure omogeneizzato di pesce 1
vasetto oppure purè di legumi passati
(fagioli, lenticchie, ceci) 20 g secchi
o 40 g freschi oppure carne bianca
fresca al vapore frullata o macinata
50 g oppure metà di un tuorlo d’uovo (alla coque) ben cotto olio extra
vergine d’oliva 5 g;
3) frutta fresca grattugiata oppure omogeneizzata (mela, banana, pera) 80 g
PRANZO e CENA
1)Brodo vegetale passato con tutte le
verdure 200 ml e pastina di semola di
grano duro 30 g oppure riso o pastina
35 g, condito con pomodoro 20 g, olio
extra vergine di oliva 5 g, parmigiano
reggiano stagionato 5 g;
2)per 5 giorni settimanali:
A)pesce surgelato lessato e triturato
(platessa o merluzzo) 50 g;
B) carne fresca cotta al vapore e macinata 50 g;
C) formaggi freschi (ricotta di mucca)
40 g;
D) tuorlo d’uovo (alla coque) ben cotto
n° 1;
E) purè di legumi passati 25 g secchi 50
g freschi, olio extra vergine d’oliva 5
g;
3) frutta fresca (mela, banana, pera,
agrumi) 80 g circa;
MERENDA
latte adattato di proseguimento, come
prescritto dal pediatra, oppure yogurt
naturale o alla frutta.
…dal compimento del 12° mese in
poi
S’introducono altri alimenti come il
latte vaccino intero o parzialmente scremato, l’uovo, il prosciutto
crudo magro e, laddove non sono
necessari accorgimenti dietetici,
il bambino può gradualmente
assumere i cibi previsti nel menù
dell’asilo nido
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Ogliastra Sanità
Cento alla CorriNuoro 2008
Il Diabete Mellito di tipo 2 è una patologia caratterizzata dall’alterazione del
metabolismo degli zuccheri, dei grassi
e delle proteine. Al grande pubblico la
malattia è nota per “l’aumento degli
zuccheri del sangue”, la famosa glicemia, e per la necessità di ridurre alcuni
piaceri della tavola come i dolci e le
bibite zuccherate. Fin troppo note sono
le complicanze del Diabete, che sono
fra le prime causa di cecità, di morte,
di infarto del miocardio, ictus cerebrale,
dialisi e amputazione degli arti inferiori.
La patologia sta aumentando in modo
spaventoso in tutto il mondo tanto da
diventare un problema sociale per i costi
umani ed economici.
I motivi di questo incremento dell’incidenza della malattia sono l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà
e l’aumento del peso corporeo. In una
società che invecchia sempre di più, i
comportamenti legati al nostro modo
di vivere diventano responsabili dell’insorgenza della malattia in età sempre
più precoci. Perfino i bambini, che sino
a qualche tempo addietro erano colpiti
solo dal diabete tipo 1 infanto-giovanile,
iniziano a presentare una malattia caratteristica dell’adulto. I motivi sono davanti
agli occhi di tutti. I nostri bambini non
giocano più nei cortili e nelle strade,
passano gran parte del loro tempo davanti alla televisione, ai computer ed
alla playstation. La scuola italiana dedica
un tempo irrisorio all’esercizio fisico. I
genitori sperano di rimediare portandoli
due volte alla settimana in palestra. Ma
li accompagnano in macchina sino alla
porta infagottati con vestiti pesanti per
difenderli dal freddo e li riprendono
nello stesso modo. Vi ricordate come era
diversa la situazione 40 anni addietro?
Adesso le case sono riscaldate in modo
tale che il nostro organismo non deve
neanche bruciare per mantenere la
temperatura corporea. Il telecomando
ci consente di non muoverci neanche per
cambiare il canale. Abbiamo una gamma
di strumenti tecnologici che ci “impediscono” di fare fatica: anche il formaggio
si grattugia con gli elettrodomestici. La
politica fa poco anche per ciò che le compete: camminare a piedi è pericoloso in
molte città, ci sono poche piste ciclabili
ed aree attrezzate per l’esercizio fisico.
Cercate le scale nei grandi alberghi di
MEDISAN
ORTOPEDIA SANITARIA
di Mario Pintor
ARTICOLI SANITARI
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E-mail [email protected]
nuova costruzione. Le hanno sostituite
con altre stanze e se volete vi fate le scale
di emergenza, sempre che le troviate.
Alla fine prenderete l’ascensore. Ma le
buone notizie le trovi sempre. Questa
malattia potenzialmente devastante si
può prevenire o perlomeno ritardare.
E prevenendo la malattia si possono
evitare le terribili complicanze. Non ci
sono farmaci miracolosi, non ci sono
terapie misteriose. La risposta consiste
in una dieta corretta e nella pratica di un
esercizio fisico moderato, ma costante.
Niente paura, non si deve fare la maratona, bastano 150 minuti di cammino a
passo svelto alla settimana. Un esercizio
10
fisico alla portata della maggior parte
delle persone, poco costoso, fattibile.
In realtà, la cosa è più complicata; è
difficile convincere la gente a camminare. Ancora più che per la dieta e la
terapia le persone mostrano spesso
una forte resistenza a cambiare le loro
abitudini sedentarie. Anche gli operatori
sanitari sono poco convincenti. Se sei
grasso e sedentario non convincerai il
tuo paziente a camminare. Già Seneca
lo diceva all’amico Lucilio: “le persone
credono più agli occhi che alle orecchie”.
Allora l’idea del Servizio di Diabetologia
di Nuoro, in collaborazione con il servizio Diabetologico di Lanusei, è quella
di coinvolgere il personale sanitario, i
pazienti e le persone a rischio in una
esperienza nuova: Cento alla CorriNuoro
2008. Un gruppo di volontari medici e
infermieri coadiuvati dagli atleti dell’associazione sportiva Atletica Amatori
Nuoro, prepara dal mese di luglio se
stesso e cento persone per portarle nel
maggio 2008 ad una “prestazione sportiva”. Nella stragrande maggioranza dei
casi sarà una camminata a passo svelto
per le strade di Nuoro, in qualche caso
una corsa leggera.
Ma noi contiamo di dare un messaggio alla popolazione generale ed agli
operatori sanitari che l’esercizio fisico
è praticabile, è salutare ed anche divertente. Nel corso della CorriNuoro
verrà organizzata un conferenza sui
corretti stili di vita ed uno screening
per il diabete. Chi volesse notizie più
dettagliate può rivolgersi alla redazione
di Ogliastra Sanità.
Alfonso Gigante
Dirigente medico U.O. Diabetologia di Nuoro
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Ogliastra Sanità
11
Mangiare funghi in sicurezza
FUNGHI… CHE PASSIONE...
MA PRUDENZA!
Lyophyllum decastes (Fr.) Si.
Come riconoscere la commestibilità
dei funghi
Alcuni anni or sono un illustre tossicologo tenne una conferenza nella sede di
un Gruppo Micologico toscano, durante
la quale si affannò a demolire in modo
paziente e sistematico tutte le sciocche
e pericolose credenze dello sprovveduto
raccoglitore di funghi, che decide di affidarsi al “fai da te” per risolvere il problema
della commestibilità o meno del suo
prezioso bottino. Dopo essersi dottamente
dilungato sull’assurdità dei metodi della
moneta, dell’argento, del micio di casa,
del ferro arrugginito, dell’anello, ecc. ecc.,
chiuse tutto soddisfatto la chiacchierata,
tergendosi il sudore e degustando l’applauso del numerosissimo pubblico; con
un rapido saluto e un elegante inchino,
fece poi per lasciare la sala. Ma, proprio
sulla porta, venne raggiunto da uno degli
“esperti” locali che, con aria di sufficienza,
gli disse.”Sono d’accordo con Lei. Ma si
sarebbe potuto risparmiare tempo e fatica, se avesse semplicemente detto che
tutti i funghi diventano commestibili, una
volta conditi con un’ abbondante dose di
prezzemolo”. Ecco, appunto, il prezzemolo!
Lo aveva dimenticato: e proprio su quello
si era rifugiata la dabbenaggine dell’uditorio. Non volendo commettere lo stesso
errore del conferenziere di cui sopra ed
essendo consapevole che la fantasia del
Micofago è stata capace di escogitare un
numero praticamente infinito di idiozie,
che - non si sa come - sono assurte per
molti al rango di verità scientifiche, preferisco tentare di suggerire “ciò che si deve”
1) Prataioli ingiallenti
Hypholoma fasciculare (Huds.Fr.) Kummer
dere “il” libro. La conseguenza di questo
ragionamento è piuttosto scoraggiante
per l’amor proprio dello speranzoso proprietario di quello splendido cestino: la
cosa più saggia che può fare è portarlo alla
più vicina ASL, per sottoporlo all’esame
dei locali Micologi qualificati.
Boletus edulis Bull. ex Fr.
piuttosto che “ciò
che non si deve”
fare. Per stabilire
se un fungo è o
non è tossico bisogna prima “determinarlo”, scoprirne cioè il
“cognome” (=Genere) e il
“nome” (=Specie) (in alcuni
casi basta una determinazione
parziale, limitata al “cognome”): solo
a questo punto si potrà arrivare a conoscerne la commestibilità, consultando
un trattato specialistico che la riporti.
Lo ribadisco: non esistono scorciatoie:
bisogna sapere di che fungo si tratta.
Le difficoltà
E qui sorgono, comunque, le difficoltà.
Identificare un fungo è a volte facile e
a volte estremamente complicato: in
certi casi è sufficiente un rapido esame
macroscopico, in altri si impone l’uso di
metodiche non
accessibili al
raccoglitore
comune. Si
considerino,
poi, da un lato
l’importanza
dell’esperienza, che
sola permette
di valutare alcuni
importantissimi caratteri, come l’odore,
il sapore e la variabilità
cromatica; dall’altro la necessità
di poter contare su testi aggiornati, allo
scopo di arrivare sia alla determinazione
che alla commestibilità: alcuni libri definiscono come eduli dei funghi sicuramente
mortali, semplicemente perchè all’epoca
in cui vennero pubblicati… quello era
lo stato dell’arte! Tutto ciò deve rendere
estremamente prudente il raccoglitore,
spingendolo a diffidare sia della propria
competenza, sia di quella dell’amico della
porta accanto, che passa per un esperto
semplicemente perché si vanta di posse-
2) Ditole o funghi cavolfiore
Come raccogliere i funghi
Anche in questo caso, tuttavia, un corretto
comportamento al momento della…mietitura potrà agevolare il lavoro dei Tecnici,
riducendo il numero degli esemplari da
scartare, perché non determinabili in quanto “mal raccolti” o “mal trasportati”.
Pertanto:
a) raccogliete i funghi con la maggior
delicatezza possibile, estirpandoli con un
paziente movimento rotatorio del gambo
ed aiutandovi col coltello solo se dovesse
rendersi necessario scalzare un poco il terreno intorno: state attenti a salvaguardare
tutte le formazioni anatomiche, anche e
soprattutto quelle molto esili e fragili (i
cosiddetti residui velari, la volva) presenti
alla base infossata del gambo;
b) puliteli eliminando solo le zolle più
grossolane di terriccio (meno li maneggiate, meglio è);
c) trasportateli in contenitori rigidi e ben
aerati (le buste di plastica non vanno
ovviamente prese in considerazione);
d) conservateli in frigo (nel reparto frutta),
se non potete farli esaminare subito;
e) se non siete troppo pigri, prendete nota
degli ambienti in cui li avete trovati e dei
substrati sui quali crescevano.
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Ogliastra Sanità
12
3) Nebbiolo
4) Porcini
Non pensate che tutti questi consigli (e,
soprattutto, quello di correre alla ASL)
rispondano a un criterio di eccessiva
cautela: il mondo dei miceti superiori
è così vasto, così complesso e, per certi
versi, ancora così poco conosciuto, che
si è in pratica costretti a procedere con i
piedi di piombo.
tutte le Specie note della Terra e di Marte.
Quando gli feci presente la pericolosità
della sua raccolta, sorrise con commiserazione e dopo avermi immancabilmente
informato che possedeva “il” libro e che
da anni mangiava le “manine”, risalì in
auto, scuotendo la testa e sospirando,
disgustato per tanta ignoranza. Lo ricoverarono d’urgenza la sera stessa, in
preda ad una diarrea irrefrenabile e in un
diluvio di maledizioni indirizzate - tra i
gemiti - all’Autore del suo libro. Ma, una
volta dimesso, non perdeva l’occasione
per mettere in guardia chiunque avesse la
pazienza di ascoltarlo dai rischi connessi
col consumo … delle zucchine lesse!!!
La questione della commestibilità travalica, d’altra parte, il semplice accertamento della non velenosità. I Funghi
appartengono a un Regno tutto loro,
ma, probabilmente, sono più vicini agli
Animali che ai Vegetali. Con questi ultimi
condividono però un organo particolare
- la parete cellulare - la cui funzione
è di rivestire la cellula fungina, proteggendola e regolandone, assieme
alla membrana cellulare, gli scambi
metabolici. La composizione chimica di
questa struttura è molto variabile, ma si
tratta in tutti i casi - anche nelle Specie
mangerecce - di sostanze che solo con
fatica vengono attaccate a livello del
tubo digerente dell’Uomo. Pertanto,
una volta accertata la non tossicità degli
esemplari da consumare, sarà comunque
opportuno osservare queste semplici
regole di igiene alimentare:
1) i vostri pasti a base di funghi non siano
mai troppo abbondanti o ravvicinati;
2) cucinate accuratamente ciò di cui
intendete cibarvi, considerando che
alcune Specie (ve le indicheranno al
Centro di Consulenza della ASL) non
possono essere semplicemente arrostite
Il caso del Tricholoma equestre. A
titolo di esempio riporterò il caso del Tricholoma equestre, un fungo così pregiato,
da venire in passato riservato al consumo
dei soli Cavalieri. Ebbene, dopo che, nel
corso dei secoli, tonnellate e tonnellate di questo bel signore del sottobosco
sono state trangugiate (e non dai soli
Cavalieri, il cui stomaco è notoriamente foderato di bronzo!), senza che mai
sorgesse un sospetto sulla sua buona
indole, ultimamente si è avuta notizia di
alcuni casi mortali, che hanno aperto un
interessante dibattito: cosa è successo?
Si è forse verificata una mutazione, per
ora limitata a un ristretto numero di popolazioni fungine, le cui caratteristiche
chimiche sono state stravolte? Oppure gli
esemplari in questione avevano subito
l’attacco di una muffa parassita, alla quale
è in realtà da imputare l’intossicazione?
O, ancora, le persone colpite erano affette
da una rarissima forma di intolleranza
nei confronti di qualche componente
del fungo? O c’è un’altra spiegazione, più
sottile di tutte queste? Una cosa comunque è certa: la pentola dovrà contenere
qualcosa d’altro, checché ne pensino i più
quotati testi, anche abbastanza recenti,
di micologia.
Funghi tossici in Ogliastra.
Diverso è il problema di altri tre gruppi
di funghi, che, qui in Ogliastra contano
purtroppo una foltissima compagine
5) Amanita phalloides
di estimatori. Mi riferisco ai prataioli
ingiallenti e con odore di fenolo (o di
inchiostro)(foto 1); alle ditole (o “manine”
o “funghi cavolfiore”)(foto2); e alla Lepista (o Clitocybe) nebularis, il cosiddetto
“nebbiolo”(foto3). Si tratta - in tutti i
casi - di Specie in grado di provocare una
sintomatologia a carico dell’apparato
digerente, sia acuta (i primi due gruppi),
che acuta e cronica (il nebbiolo): la loro
tossicità è però - per così dire - alquanto
“capricciosa”: non sempre si manifesta e
non sempre presenta gli stessi caratteri
di gravità. Nelle occasioni più sfortunate,
tuttavia, le sofferenze dei malcapitati
consumatori possono essere veramente
penose e protrarsi - nei casi acuti - anche
per moltissime ore (e ben pochi di loro,
poi, avranno la forza di rendersi utili agli
altri, raccontando con sincerità la triste
esperienza vissuta e riconoscendo il proprio errore). Ricordo di essermi imbattuto,
una decina di anni fa, in un signore che
aveva stipato nel bagagliaio della propria vettura un’ inverosimile quantità di
ditole, appartenenti probabilmente a
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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Ogliastra Sanità
6) Cantarelli
13
7) Ovolo buono
o - peggio - fritte, ma vanno obbligatoriamente prebollite, eliminando quindi
l’acqua. Solo pochi funghi sono eduli
da crudi: si tratta dei tartufi pregiati e
degli ovuli, ai quali alcuni vorrebbero
aggiungere i porcini molto giovani (in
piccole quantità; in ogni caso, vedete
un po’ al termine del punto 8);
3) devono astenersi dal consumo tutti
coloro, la cui funzionalità epatico-intestinale è più o meno compromessa,
particolarmente impegnata o comunque
carente: i bambini, le donne incinte, gli
anziani, le persone indebolite;
4) tenete sempre presente la possibilità
di intolleranze individuali, che devono
rendervi particolarmente prudenti in
occasione delle prime ingestioni; esistono inoltre delle Specie - ad esempio i
pinaroli - in cui il problema si manifesta
più facilmente che in altre;
5) diversi gruppi tassonomici si trovano in
una posizione delicata, a causa della loro
capacità di assorbire sostanze radioattive
e/o metalli pesanti: anche in questo caso si
raccomanda di scartare tali funghi o, per lo
meno, di dilazionarne in modo ancora più
drastico il consumo: si tratta sia di Specie
anche molto conosciute e ricercate, come i
prataioli ingiallenti con odore di mandorle
amare, i prataioli “arrossanti”non coltivati
(primo fra tutti proprio l’Agaricus campestris!), i lattari a lattice rosso, la Lepista
nuda, la Macrolepiota procera (mazza di
tamburo), il Coprinus comatus, il Gambesecche, lo Xerocomus chrysenteron - tutti
ampiamente rappresentati in Ogliastra -,
sia di altre meno… popolari, che eviterò
di enumerare;
6) i funghi possono essere tenuti nel
freezer, ma, una volta scongelati, vanno
consumati al più presto: non è possibile ricongelarli. Anche in natura non si
devono effettuare raccolte, quando si
siano verificate delle gelate alternate
a un periodo caldo;
7) certe Specie non sono assolutamente
né tossiche né di digestione particolarmente laboriosa, ma vanno ugualmente
scartate per il loro cattivo sapore (ad
esempio il Tricholoma acerbum, il Leucopaxillus gentianeus e i Sarcodon, che di
solito risultano decisamente amari);
8) non tirate su “cadaveri”, funghi cioè
troppo vecchi e ormai in fase più o meno
avanzata di decomposizione: lasciateli
ai vermi, che in genere non tardano ad
invaderli (risparmiate, però, per motivi
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ecologici, anche i “bambini”: date loro il
tempo di crescere e di riprodursi);
9) diverse Specie interferiscono col metabolismo dell’alcool, causando la cosiddetta
“sindrome coprinica”, che può manifestarsi
anche quando le due ingestioni (funghi
e alcool) avvengono a notevole distanza
di tempo l’una dall’altra;
10) Evitate gli esemplari che crescono
ai lati delle strade asfaltate e nelle vicinanze delle discariche.
Vorrei infine correggere un’opinione
che so essere molto diffusa qui da noi,
secondo la quale il cercatore avrebbe
poche probabilità di cader vittima di
un avvelenamento, in considerazione
del basso numero e della rarità delle
Specie tossiche presenti in Sardegna.
Ebbene vari funghi mortali sono stati
sicuramente rinvenuti nella sola Ogliastra e tra questi l’Amanita phalloides
(foto 5), diffusissima ovunque.
Le specie commestibili
D’altro canto, la natura si è dimostrata
prodiga anche nel distribuire nel nostro
territorio le migliori Specie commestibili.
Oltre ai porcini (foto4) e ai cantarelli (foto6)
(molto abbondanti, nei periodi favorevoli),
si raccolgono gli ovoli (foto7) e le
morchelle (più localizzati
e meno conosciuti),
i cantarelli (è
possibile trovare
esemplari addirittura giganteschi
sia ad Arzana che
a Tertenia), i piopparelli, i coprini*,
il gambesecche*,
le mazze di tamburo*, i prataioli
commestibili* e
i lattari a lattice
rosso*, diversi
tartufi (segnalati soprattutto dall’agro di
Ierzu, ma in genere pochissimo conosciuti
e ricercati), i polipori eduli, molte Specie
di Russola. Quest’ultimo Genere annovera - a mio parere - alcuni tra i funghi più
saporiti e di maggior resa: la difficoltà di
determinarli in maniera precisa, dovuta
alla loro stupefacente e tipica variabilità
macroscopica, ne limita l’utilizzazione a
scopo alimentare… il che non da tutti
viene considerato un fatto particolarmente
doloroso!!!
È tuttavia auspicabile che - soprattutto
attraverso corsi di Micologia di base
- una sempre maggiore conoscenza
di questo meraviglioso Regno della
Natura si diffonda tra la popolazione,
in modo che crescano sia la possibilità
di usufruire con intelligenza di una così
grande ricchezza, che la comprensione
del fondamentale ruolo ecologico svolto
dai Funghi, tema, al quale non si è qui
minimamente accennato.
*Non dimenticate le restrizioni di cui ho
parlato in precedenza, legate al possibile
inquinamento da metalli pesanti e da sostanze radioattive!!!
Vita dell’Associazione
Ogliastra Sanità
14
Eletto il nuovo direttivo di Mano Tesa
Il 27 Luglio scorso, presso l’aula consiliare
del Comune di Bari Sardo, si è riunita
l’Assemblea dell’Associazione “Mano
Tesa Ogliasta” per rinnovare il proprio
Consiglio Direttivo.
Ha presieduto la seduta il Presidente
Giorgio Pisu e ha verbalizzato la segretaria Maria Meloni.
Prima dell’inizio dei lavori il Sindaco di
Bari Sardo, il Geometra Paolo Casu,
ha voluto porgere il proprio saluto e ha
ricordato l’importanza del volontariato
specialmente in realtà come quella bariese che presenta varie problematiche
di tipo socio-assistenziale.
Dichiarata valida la seduta, ha introdotto i lavori il Presidente che, dopo aver
ripercorso le ultime iniziative dell’associazione e aver lanciato alcuni spunti
per effettuarne di nuove, ha ricordato
che il motivo prioritario dell’Assemblea
era la nomina dei nuovi componenti del
Consiglio Direttivo e l’approvazione del
Bilancio consuntivo del 2006 e Preventivo del 2007.
In successione e secondo l’ordine del
giorno ci sono stati i seguenti interventi:
a) Il coordinatore del gruppo medico
Natalino Meloni ha illustrato ai soci il
secondo numero del periodico “Ogliastra
Sanità”.
b) Gianfranco Pittau, con la consueta
precisione, ha presentato il bilancio.
c) Il Vicepresidente Tonino Loi, dopo
aver fatto alcune considerazioni sul-
l’attività associativa svolta nell’ultimo
anno ed aver comunicato le modalità
di voto, ha consegnato ad ogni socio
l’elenco degli iscritti.
Dallo scrutinio effettuato sono risultati
eletti per il nuovo Consiglio Direttivo:
Brau Salvatore
Dettori Maria Giovanna
Lara Marilena
Loi Antonino
Meloni Maria
Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio
o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza
particolarmente valida ed umana,
o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci,
chiamarci, o inviarci una e-mail.
Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni.
[email protected]
Tel. 339 711 11 10 - 348 518 84 07 - Fax 0782 77 020
Meloni Natalino
Meloni Paola
Pisu Giorgio
Pittau Gianfranco
Podda Rosa
In data 7.9.2007 all’interno del nuovo
consiglio sono state assegnate le seguenti cariche:
Presidente
Pisu Giorgio
Vice Presidente
Loi Tonino
Tesoriere
Dettori Maria Giovanna
Segretaria
Meloni Maria
Componenti della Giunta
Pisu Giorgio
Meloni Maria
Lara Marilena
Dopo lunghi anni di attesa
aperta una struttura sanitaria di accoglienza a Tortolì
RSA a Tortolì
Lunedi 29 ottobre a Tortolì è stata inaugurata una sede R S A (Residenza Sanitaria
Assistita) attesa da molti anni. Alle autorità locali e regionali presenti i responsabili
della ASL 4 hanno presentato la struttura.
Si tratta di una realizzazione edilizia molto
funzionale e l’aspetto esterno, che richiama un’architettura dei primi decenni del
novecento, dà una sensazione di solidità
e di calda accoglienza. Tutte le camere di
degenza sono ampie, dotate di due letti
attrezzati e ovviamente di servizi igienici
idonei per portatori di handicap; sono
anche molto luminose e con tv.
Ampi spazi sono dedicati ai momenti
ricreativi, al trattamento fisioterapico
e alla refezione.
Le residenze sanitarie assistenziali ( RSA )
sono strutture finalizzate a fornire ospitalità, prestazioni sanitarie di recupero
funzionale e inserimento sociale, ma
anche prevenzione dell’aggravamento
del danno funzionale, a utenti affetti da malattie croniche o da patologie
invalidanti, non autosufficienti e non
assistibili a domicilio, e che pur tuttavia
non necessitano di ricovero in strutture
ospedaliere o di riabilitazione globale.
Requisito fondamentale per l’accesso in RSA è che la persona non auto
sufficiente, bisognevole di interventi
socio sanitari, si trovi nelle condizioni
obiettivamente verificate di non poter
usufruire per motivi sanitari e/o sociali
dell’assistenza in ambiente familiare
L’inserimento in RSA deve essere valutato
in relazione a fattori sanitari e sociali,
considerati nella loro globalità e nel
complesso
delle loro interrelazioni,
utilizzando
apposite scale
di valutazione multidimensionale,
validate a
livello nazionale e/o internazionale.
Tale valutazione, che deve configurarsi come una operazione dinamica
e continua e che segue il paziente nel
suo percorso assistenziale nella rete
dei servizi territoriali e ne verifica nel
tempo l’evoluzione, è affidata alla Unità di Valutazione Territoriale ( UVT ),
operante a livello distrettuale presso il
Punto Unico di Accesso.
L’UVT analizza la domanda di intervento
assistenziale e valuta la persona non
autosufficiente secondo modalità multidimensionali e formula un progetto di
massima, personalizzato per garantire
alla persona un percorso assistenziale
nella rete dei
servizi, anche
tenuto conto
delle esigenze dell’interessato e delle condizioni
familiari e
relazionali.
Esistono dei profili assistenziali cui corrispondono delle tariffe che, a seconda del
profilo individuato vanno da un minimo
di 118 ad un massimo di 128 euro.
La quota di partecipazione sociale, è confermata pari al 50% del valore della tariffa.
La tariffa relativa ai pazienti ospitati nei
nuclei dedicati a malati terminali ed altri
pazienti ad alta intensità assistenziale
a totale carico del SSN è determinata in
analogia alle tariffe di lungo degenza
post acuzie ed è pari a 138,00 Euro.
Chiunque ravvedesse all’interno del
proprio nucleo familiare o in qualsiasi
altro ambito una situazione che potrebbe trarre beneficio da una simile
allocazione può farne segnaazione al
medico di famiglia dell’interessato o
direttamente ai servizi sociali del comune di residenza.
Natalino Meloni
Pagina del Volontariato
Ogliastra Sanità
15
Da oltre 60 anni al servizio dei poveri e disagiati
Volontariato Vincenziano
Riflessioni per “Volontari”
• Per lanciarsi sulle vie del volontariato e seguirle occorre superare un grande ostacolo: il
fascino delle parole. Mi piace sentire parlare
di disponibilità e servizio, ma finché resto
nell’ascolto, non ho fatto ancora niente. Banalità? Ahimè, il mondo è pieno di persone
che ascoltano senza fare.
• Quando incontro persone nel bisogno so ciò
che devo fare. Perché non lo faccio? Posto in
questo modo semplice, ma spietato, il quesito
fa nascere l’idea delle nostre catene. Siamo
trattenuti dall’agire perché trattenuti dall’orgoglio, dall’egoismo, dall’indifferenza,
dalla paura. Queste catene non ci torturano
quando siamo nell’ascolto e nell’immaginario; le avvertiamo quando dobbiamo passare
alle azioni. Ed esse ci sembrano allora così
forti, che restiamo alle belle parole.
grande lavoro che
tuttora viene svolto nella cittadina
di Tortolì.
Le volontarie
attive sono oltre
30, comprese le
Suore Vicenziane,
che sostengono il
gruppo; ad esse
bisogna aggiungere numerose
simpatizzanti o
dame onorarie.
L’Associazione,
animata da un
forte spirito di
carità, svolge sin
dal suo sorgere la
sua opera con le
visite domiciliari
• Il nostro desiderio di fare volontariato è
presso gli anziani,
solido quando ci fa uscire da ciò che tocca noi,
i malati, le persone
per impegnarci su ciò che accade all’altro.
sole, portando loro
sostegno morale e
spesso anche maL’Associazione di volontariato Vicenziano
teriale
e
finanziario.
Si
interviene
con buoni
di Tortolì nasce nel 1923, dopo la morte
viveri,
con
fornitura
di
capi
di
vestiario,
con
di Monsignor Virgilio. Non ebbe però una
l’acquisto di medicinali particolari, col pavita lunga.
gamento delle bollette del gas e della luce e
Nel 1945 il parroco, Canonico Melis, co- spesso intervenendo in parte o in toto nella
statando le disagiate condizioni in cui spesa per il fitto della casa. Ci si presta inoltre
versava il paese sentì la necessità di far ad accompagnare malati e disabili per visite
risorgere l’Associazione delle Dame di mediche o dimissioni da ospedali.
Carità, così denominata dal suo fondatore
San Vincenzo De Paoli, un Sacerdote dalle Per far fronte a tutte queste necessità,
umili origini, ma dalle grandi idee, a oltre ad un piccolo contributo erogato
tutt’oggi attuali. Fu così che un gruppo di dal Comune e dal Parroco, ci sono diverse
30 persone, con a capo Maria Guiso, Pre- benefattrici o dame di carità che, oltre
sidente, Angela Giaccu, Vice Presidente, e alla partecipazione all’attività operativa,
Carminetta Minervini, Cassiera, iniziò quel offrono sostegno economico.
Laboratorio
A
nalisi
del Dr. F. Furcas & C. S.r.l.
Una volta l’anno viene offerto un pranzo
a 150 anziani (vedi foto sopra) e l’incontro di tante persone, in un ambiente
particolarmente festoso, è certamente un
importante momento di socializzazione.
I partecipanti si trovano uniti al di sopra
di ogni situazione economica e sociale e
in questi momenti spesso emergono delle
situazioni di vita che, per vari motivi, restavano nascoste, e viene così offerta alle
Vicenziane la possibilità di intervenire nel
modo che riterranno più opportuno.
Ogni anno, per poter incrementare le
disponibilità finanziarie dell’Associazione,
che sono sempre limitate e del tutto insufficienti, vengono messe in atto diverse
iniziative a scopo benefico.
Tutto ciò è molto bello, sempre che sia
fatto con amore e spirito cristiano. L’Associazione però aspira ad altre finalità:
intervenire in favore dei poveri o dei più
disagiati, come diceva diversi secoli fa San
Vincenzo, non solo con aiuti materiali, ma
prendendoli per mano e convincendoli a
percorrere quel cammino che li porterà
fuori dalla situazione di degrado in cui
versano, così che possano conquistare
una vita dignitosa. Questa situazione
oggi è ancora più sentita che nel passato, perché tutti, grazie a Dio, abbiamo
la consapevolezza della pari dignità di
ciascuna persona.
Paola Contu
Maria Guiso
Prelievi
dal lunedì al sabato
dalle 08.00 alle 11.00
Si eseguono anche:
Ritiro referti
dal lunedì al sabato
dalle 11.00 alle 13.00
Test non invasivo di determinazione
del sesso fetale a partire dall’8° sett.
di gravidanza
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Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
16
Interessante sviluppo dell’attività sportiva a Loceri
Una piscina per tutti
Da qualche mese a Loceri è stato inaugurato l’impianto natatorio comunale.
Obiettivo del sindaco e della sua amministrazione è quello di incrementare la ricettività sportiva nel paese. La
nuova struttura si aggiunge infatti al
già presente palazzetto dello sport e
al nuovissimo campo di calcio in erba
sintetica.
La piscina è stata costruita con tutti gli
accorgimenti necessari per far sì che anche
le persone con deficit funzionali possano
usufruirne, e, in questo senso, è forte e
deciso l’impegno del sindaco Balloi.
La piscina comunale ACQUA SALUS di
Loceri, gestita dall’associazione ACQUA
SPORT, che da qualche anno segue anche
la piscina di Lotzorai, dopo la pausa
estiva, è pronta a ripartire con molte
novità in programma.
Vasca semiolimpionica, cinque corsie,
dotata di quattro spogliatoi e di tutte
le attrezzature necessarie per l’attività
fisica in acqua e per la riabilitazione, la
piscina ACQUA SALUS rappresenta per
il territorio ogliastrino un’ innovazione
nel campo del fitness e dello sport e
riscuote sempre più consensi da parte
degli sportivi e degli amanti dell’attività
acquatica. Nella stagione 2007/2008
alle varie attività di scuola di nuoto per
bambini e adulti, aquagym, ginnastica
dolce e ginnastica per diversamente
abili, se ne aggiungeranno altre come
l’acqua cirquit, ultima novità in voga al
momento, ossia la palestra in acqua, con
attrezzi come l’idrobike, il tapis roulant
e il vogatore, che possono intervenire in
modo completo ed efficace nella riabilitazione più raffinata, nel fitness e nel
training salutare. Sarà inoltre possibile
fare moto con l’acquastep e l’acquabike,
che permettono di mantenersi in forma
faticando ma allo stesso tempo divertendosi a ritmo di musica.
Ci sarà a disposizione un pulmino per i
più disagiati e per tutti coloro che hanno
problemi di trasporto e sarà soprattutto utile per tutti quei bambini i cui
genitori, per problemi di lavoro o altro,
non possono accompagnare in piscina i
propri figli. Come nella stagione scorsa,
vi saranno offerte speciali per le scuole
e i comuni convenzionati e per molti
bambini la materia “educazione fisica”
potrà essere svolta in acqua, durante
l’orario scolastico. A detta degli specialisti medici il nuoto è lo sport più
completo ed è quindi il più consigliato
per curare molti problemi ortopedici, dai
più semplici, legati magari alla postura
sbagliata, a quelli più complessi.
Un’altra grande novità sarà la formazione
di squadre di nuoto, costituite sia da
bambini che da adulti, che verranno
regolarmente affiliate alle federazioni
nazionali e potranno così partecipare
alle varie gare regionali e chissà...
Per informazioni chiamate i numeri
340/2139754 - 338/2904547 0782/668067
o recatevi direttamente in via Cagliari 4 a
Loceri.
Ogliastra Sanità
Le figure storiche della sanità in Ogliastra
17
Dottor Vincenzo Loddo:
il medico dei casi difficili
Vincenzo Loddo era un medico che possedeva numerose doti e, fra queste, la
sensibilità, la generosità e l’altruismo
erano gli elementi che improntavano il
suo agire professionale: il suo stile di vita
faceva chiaramente intendere che aveva
fatto della medicina una missione nella
sua zona natia. Dotato d’intelligenza vivace ed acuta e di profonda preparazione
culturale, nonostante avesse potuto
ambire a ruoli e posti più prestigiosi,
preferì vivere fra la sua gente.
Fu un uomo sereno e mite dotato di
grande umanità. La sua immagine è
rimasta viva nella memoria della gente
che spesso lo ricorda con aneddoti o
con le battute scherzose che utilizzava
per alleviare la tensione dei pazienti.
Era metodico. Alle otto del mattino,
con il suo passo lento e dondolante
appariva, con i suoi chili abbondanti,
nell’atrio dell’ambulatorio, già gremito
di gente proveniente da tutti i comuni
dell’Ogliastra e spesso anche da altrove.
Chi lo ricorda riferisce che faceva di tutto
e bene, e che tutti venivano curati. Oltre
alla terapia, aveva sempre una parola
rassicurante che rappresentava talvolta
la parte più importante per la cura di
tante sofferenze.
Nel pomeriggio, terminato l’ambulatorio,
si recava a visitare i malati a domicilio
e non si negava mai a nessuno. Il dopocena lo dedicava allo studio dei casi
più difficili. Possedere grande professionalità unita ad acume ed equilibrio
gli consentiva di essere quasi infallibile
nelle diagnosi.
Uomini di altri tempi, che non hanno
niente di meno di quei medici oggi chiamati “di prima linea”. Spiegava ai pazienti
il perché della propria malattia utiliz-
zando spesso la lingua sarda ed esempi
della vita quotidiana
e trovando espressioni
che equilibravano il rigore scientifico con la
comprensibilità anche
per chi non aveva una
grande cultura. I pazienti si confidavano
con lui anche per problemi personali non
legati alla salute e lui
sapeva ascoltare, ed
anche qui trasferiva lo
stesso rigore scientifico utilizzato nella cura
delle malattie nella
capacità di discrezione
e di gestione dei casi
per i quali gli veniva
chiesto consiglio.
Spesso interveniva per
appianare le difficoltà
coniugali o i litigi tipici
dell’ambiente di provincia, e non era facile,
perché si era in quel
particolare periodo di
transizione quando
ancora la vita delle
persone era scandita dalle dicerie, dai
presagi e dalla magia,
quando la medicina psico-somatica
doveva ancora nascere. Medico, confessore, amico, una lunga sommatoria di
professioni che metteva a disposizione
della sua gente. Era considerato in zona
il medico dell’ultima spiaggia, quello a
cui si ricorreva quando le terapie non
avevano sortito il risultato desiderato
e spesso i pazienti si rivolgevano a lui
in situazioni disperate. Talvolta questi
erano bambini, arrivavano avvolti in
un lenzuolo, con le braccia penzolanti,
trasportati a peso da genitori o parenti
che non si rassegnavano a quello che per
altri era un inesorabile destino. Molti di
questi sono ora persone adulte!
Numerosi ricordi sono ancora vivi nella popolazione e attraverso questi si
intuisce l’indole di un professionista
che aveva messo al centro della propria
vita il malato.
Si narra che una volta, alle 4 del mattino,
bussò alla sua abitazione un signore
che fu rinviato dalla donna di servizio
alle 7,30 della mattina. Quando il dott.
Vincenzo lo seppe appellò la suddetta
esclamando: “Se è venuto a piedi da
Baunei a Lanusei vuol dire che il dolore
di denti era veramente forte e che quindi
occorreva provvedere immediatamente”.
Diverse persone ricordano che al momento della parcella venivano liquidate
con un sorriso e a volte esclamava: “Usa
questi soldi per acquistare i farmaci per
tuo figlio”.
Alcune altre riferiscono, con immutato
senso di gratitudine ed affetto, anche
se sono passati tanti anni, che alla fine
della visita, con molta semplicità, il
medico donava loro i soldi che servivano
per le medicine.
Indelebile è il ricordo di una persona
che racconta di avergli manifestato la
preoccupazione per un proprio nipote,
domiciliato in un paese del campidano, il quale affetto da gastroenterite
stava piuttosto male. Della malattia
soffrivano nello stesso periodo gran
parte degli abitanti di quel paese. Il
dott. Vincenzo suggerì l’utilizzo di un
farmaco, ma il collega del paese si rifiutò
di prescriverlo.
Comunque il medico di Lanusei fece
recapitare il farmaco al bambino, che
guarì prontamente in due giorni. Il
collega successivamente somministrò
il farmaco a tutte le persone affette da
gastroenterite e si ebbe la risoluzione
dell’epidemia.
Quando mali incurabili prendevano il
sopravvento si recava al domicilio dei
malati anche senza essere chiamato e
anche per questi trovava le giuste parole
di conforto.
Una donna di Lanusei ricorda che per
la propria malattia, che si manifestava
con comparsa improvvisa di bolle che
a volte crescevano a vista d’occhio, il
proprio medico curante suggerì varie
terapie senza successo. Dopo tempo,
poiché la situazione non migliorava,
si rivolse al dott. Vincenzo, il quale,
sorridente, affermò che occorreva una
terapia di calcio e vitamine per 40 giorni.
La cura sortì in breve tempo il risultato
desiderato.
Le figure storiche della sanità in Ogliastra
Ogliastra Sanità
Dr Vincenzo Loddo nacque a Lanusei il
11 marzo del 1900. Il padre Serafino
svolgeva la professione di bottaio / viticoltore. Vincenzo, terminate le scuole
elementari, venne indirizzato, per le
sue doti e su consiglio degli stessi insegnanti, agli studi classici. Frequentò con
ottimo profitto il Ginnasio dell’Istituto
Salesiano di Lanusei e successivamente
il liceo classico di Cagliari. Si iscrisse
alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di
Cagliari e conseguì la laurea nel 1927
con 110 e lode. Da giovane laureato gli fu
affidato l’incarico di effettuare l’autopsia
al famoso bandito Samuele Stochino.
Durante la II guerra mondiale, quale
ufficiale medico, ebbe un importante
incarico presso l’Ospedale militare di
Cagliari, insieme al collega Mario Floris.
Il suo infermiere Bacchiddu riferì che
molti ogliastrini furono salvati dalla
partenza per il fronte russo.
Fu medico condotto del comune di
Ilbono ed in seguito di Lanusei, dove,
18
successivamente, ebbe l’incarico di Ufficiale Sanitario. Era un medico condotto
d’altri tempi: senza orari né onorari, e
con profonda conoscenza professionale
delle branche più diverse. Era contemporaneamente chirurgo, ginecologo,
oculista, dentista, radiologo ( possedeva
anche un apparecchio radiologico), ortopedico. Sapeva risolvere con efficacia
e naturalezza i casi difficili.
Sposò Alda Laconi, farmacista, dalla
quale ebbe due figli:Andrea e Rossella.
Nonostante il grande impegno profuso nel lavoro non fece mai mancare il
proprio sostegno e affetto alla famiglia.
Nel 1972 durante un tentativo di sequestro fu ucciso insieme alla moglie
Alda, al fratello Attilio e al nipote Aldo.
A 35 anni dalla sua morte viene ancora
ricordato con viva commozione e ai
più giovani viene tramandato il ricordo
con testimonianze di esperienze di vita
vissuta. Il Comune di Tortolì ha voluto
dedicargli una via.
Un aiuto per chi richiede un intervento sanitario di tipo psicologico
Centro di Psicologia Clinica
Il Centro Antes, Centro di psicologia
clinica e psichiatria, è una struttura
autorizzata ed accreditata al S.S.N. dalla
Regione Autonoma della Sardegna.
Si occupa di orientare la persona, la
coppia o la famiglia che richiede un
intervento sanitario di tipo psicologico,
verso l’intervento e il professionista
più adeguato in grado di accogliere la
domanda di aiuto.
Viene garantita la molteplicità e la diversificazione delle prestazioni offerte
dal Centro Antes dalla qualificazione
degli specialisti (medici, psicologi e/o
psicoterapeuti) che vi operano attraverso
vari modelli di intervento clinico.
Quasi tutti i modelli di psicoterapia sono
assicurati e valutati a seconda della
tipologia della situazione problematica
che l’utente presenta.
Le prestazioni clinico-sanitarie accreditate dalla Regione Sardegna sono
diversificate sia per metodologia che
ambito di applicazione, spaziando dalla
psicoterapia di gruppo e/o individuale a
quella familiare, dal colloquio psichiatrico alla somministrazione di test.
Nello specifico il servizio di psicologia
clinica opera in diversi ambiti di intervento:
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• psicosessuologia
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lavorative e coniugali
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personale e sociale
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liberamente:
• su richiesta diretta dell’utente
• su richiesta di un familiare
• su richiesta del medico di famiglia o
di uno specialista (pediatra, ginecologo,...) nei casi di problematiche relative
all’età evolutiva.
Ogliastra Sanità
La pagina della veterinaria
19
Un problema sanitario emergente.
Il randagismo
La presenza del cane ha accompagnato
costantemente l’uomo nel corso della
sua storia, le prime forme di domesticazione del cane da parte dell’uomo si
perdono nella notte dei tempi e risalgono alla preistoria: nei graffiti presenti
nelle caverne è raffigurato spesso il cane.
L’uomo ha tratto dal rapporto con il cane
forme diverse di beneficio utilizzandolo
per le mansioni le più disparate quali la
caccia, la guardia e la difesa, il lavoro,
la compagnia.
Sino ad alcuni decenni fa il rapporto numerico fra gli uomini e i cani era costante
e comunque tale da non rappresentare
un grosso problema; l’unica vera grande
preoccupazione era il controllo della rabbia, grave malattia mortale trasmissibile
all’uomo con il morso del cane.
Negli ultimi decenni la popolazione
canina, sia padronale che vagante, ha
subito un notevole aumento in seguito
a due fondamentali fattori:
• le migliorate condizioni economiche della
società che hanno permesso di migliorare
le condizioni di vita dei cani (migliore
alimentazione, maggiore disponibilità
di spazi e migliori cure delle malattie);
• la sospensione o l’allentamento dell’azione
capillare di controllo della popolazione
canina a seguito della eradicazione della
rabbia da diverse regioni geografiche,
compresa la Sardegna; si ricordi che con la
vecchia normativa il cane randagio catturato, trascorsi tre giorni dalla cattura senza
che nessuno ne rivendicasse la proprietà,
veniva soppresso con l’eutanasia.
L’aumento della popolazione canina
ha conseguentemente comportato
l’esplosione incontrollata del fenomeno
del randagismo, che possiamo dire essersi verificata in particolare negli ultimi
decenni, rappresentando un problema
di ordine ecologico e sanitario.
Studi recenti tendono a dimostrare che la
popolazione canina sia pari a un decimo
di quella umana, cioè 1 cane ogni 10
abitanti, con punte in alcune realtà di
2 cani ogni 10 abitanti.
In Sardegna il fenomeno è particolarmente diffuso nelle aree urbane e nelle
periferie delle principali città, ma ha
una particolare diffusione anche in alcune realtà urbane non particolarmente
grandi e in alcune zone rurali dove è
diffusa la pratica dell’allevamento degli
animali.
In Ogliastra, secondo i dati in possesso
del Servizio Veterinario della ASL, il
fenomeno è diffuso in particolare nei
centri abitati della pianura e nelle loro
campagne, fa eccezione il centro abitato
di Lanusei dove diverse sono le segnalazioni della presenza di cani randagi .
Per capire la portata e la diffusone del
randagismo dobbiamo fare alcune considerazioni sulle dinamiche demografiche dei cani. La popolazione canina
può essere suddivisa in quattro grandi
categorie:
1.cani con proprietario, controllati: cani sempre sotto il controllo del proprietario,
2.cani con proprietario, vaganti: cani liberi
di vagare almeno per una parte del loro
tempo,
3.cani randagi: cani privi di proprietario
ma che dipendono dall’uomo per
l’alimentazione e la sussistenza,
4.cani inselvatichiti: cani che vivono senza
contatti con l’uomo o che non dipendono
dall’uomo.
A secondo del contesto sociale e delle
condizioni geografiche del territorio
prevale ora l’una ora l’altra delle quattro
categorie, gli stessi cani passano, durante
la loro vita, da una categoria all’altra. I
cani di categoria 2, 3, e 4 vanno a costituire la categoria dei cani vaganti, cioè
quella categoria di cani potenzialmente
in grado di muoversi sul territorio senza
controllo.
I cani padronali non controllati sono
forse i più importanti, sono quelli il cui
numero è aumentato maggiormente e
sono il serbatoio inesauribile di reclutamento di cani randagi e inselvatichiti.
Il fenomeno del randagismo è alimentato
anche dalla pessima abitudine dell’uomo di
abbandonare i propri cani per i più svariati
motivi, fra questi le più comuni sono:
1. l’abbandono di una cucciolata indesiderata partorita dalla propria cagna,
2. l’impossibilità economica di accudire al
cane da parte del proprietario,
3.lo spazio limitato a disposizione del cane
nella abitazione del proprietario,
4.il cambio di residenza del proprietario,
5.la nascita di un figlio nella famiglia
dei proprietari,
6.l’improvviso manifestarsi di comportamenti aggressivi da parte del cane,
7.eventuali malattie contratte dal cane,
8.fenomeni di allergia manifestati dai
familiari del proprietario del cane,
9.problemi di convivenza all’interno della
famiglia e fra i vicini di casa.
I cani, una volta abbandonati, per buona parte muoiono o per la difficoltà a
procurarsi cibo, o per traumi da investimento da parte di veicoli stradali o
per fenomeni di competizione con altri
cani che occupano il territorio. I cani che
sopravvivono di norma si riuniscono in
branchi più o meno numerosi assieme
agli altri cani vaganti. In generale la
possibilità che i cani randagi possano
sopravvivere e moltiplicarsi è legata alla
disponibilità di alimenti e di ricoveri adeguati, da ciò deriva che la loro presenza
è particolarmente diffusa nelle vicinanze
dei cassonetti della spazzatura, dei punti
di ristoro e delle mense in genere, delle
discariche e delle greggi di animali di
altre specie.
Fra i danni provocati dai cani randagi
possiamo annoverare:
1.le aggressioni all’uomo,
2.la trasmissione di malattie (zoonosi), fra
le più comuni e diffuse l’ecchinococcosiidatidosi, la leismaniosi, i parassiti gastrointestinali, le zecche, le pulci e le micosi,
3.gli incidenti stradali,
4.i danni al patrimonio zootecnico con azione
di predazione nei confronti di altri animali
allevati,
5.l’insudiciamento con gli escrementi di
strade e luoghi pubblici in genere.
Il randagismo ha dei costi sociali elevatissimi, sono difficilmente calcolabili quelli
relativi alla diffusione delle malattie
all’uomo, quelli per incidenti stradali, e
quelli al patrimonio zootecnico, si pensi
però che per l’azione di prevenzione del
randagismo gli enti pubblici (Regione,
Comuni e ASL) in Sardegna spendono
circa 5 milioni di euro all’anno.
Ai fini della prevenzione e controllo del
randagismo sono vigenti la L. 281/91
e la L.R. 21/94 che prevedono alcune
attività qualificanti:
1. istituzione e gestione dell’anagrafe
canina.
2. divieto di abbandono dei cani da parte
dei proprietari,
3. cattura ritiro e trasporto dei cani vaganti
nei canili,
4. controllo delle nascite, attraverso piani
di sterilizzazione dei cani randagi e di
proprietà.
5. educazione sanitaria rivolta ai cittadini.
Voglio soffermarmi su due aspetti fondamentali della norma e più precisamente
l’anagrafe canina e il controllo delle
nascite.
L’anagrafe canina è gestita dal Servizio
Veterinario della ASL, ad essa devono
essere obbligatoriamente iscritti tutti i
cani ad eccezione di alcune specifiche
categorie; il proprietario ha l’obbligo di
comunicare alla ASL ogni variazione anagrafica del cane, morte, smarrimento,
cambio di proprietà, cambio di residenza
del proprietario. L’iscrizione può essere
fatta rivolgendosi ai veterinari della ASL
e ai Veterinari libero professionisti di
fiducia. Allo stato attuale in Ogliastra
sono iscritti all’anagrafe poco meno di
5.000 cani, pari a circa un terzo della
popolazione canina presunta.
Il controllo delle nascite può essere esercitato attraverso il controllo e l’inibizione
dei calori delle cagne attraverso l’utilizzo
di farmaci specifici per uso veterinario
e con la sterilizzazione chirurgica dei
maschi e delle femmine. Al riguardo possiamo sicuramente dire di essere lontani
dal raggiungere un livello sufficiente e
accettabile di animali sterilizzati tale da
incidere sul controllo delle nascite. La
Regione Sardegna aveva avviato alcuni
anni fa un piano di sterilizzazione dei
cani, che stava incominciando a produrre dei buoni risultati, purtroppo le
ristrettezze economiche e le politiche di
risanamento dei conti pubblici hanno
determinato la sospensione di tale piano
vanificando quanto già fatto negli anni
precedenti. L’auspicio è che le Regione
riesca a trovare in futuro, fra le risorse
pubbliche, fondi sufficienti a riavviare
tale piano.
Virgilio Congiu
La Pagina Del Legale a cura di Severina Mascia
Ogliastra Sanità
20
Che cosa è l’indennità di accompagnamento e chi ne ha diritto?
Indennità di accompagnamento
Prevista dalla L. n°18 dell’11 febbraio
1980, l’indennità di accompagnamento
è la provvidenza economica riconosciuta
dallo Stato, in attuazione dei princìpi
sanciti dall’art. 38 della Costituzione
della Repubblica italiana, a favore dei
cittadini la cui situazione di invalidità,
per minorazioni o menomazioni, fisiche
o psichiche, sia tale per cui necessitano
di un’assistenza continua; in particolare,
perché non sono in grado di deambulare
senza l’assistenza continua di una persona oppure perché non sono in grado
di compiere autonomamente gli atti
quotidiani della vita.
La peculiarità dell’indennità in esame consiste nel fatto che l’intervento
assistenziale non è indirizzato - come
avviene in generale per i trattamenti
pensionistici di invalidità - al sostentamento dei soggetti minorati nelle
loro capacità di lavoro, ma è rivolto
principalmente a sostenere il nucleo
familiare onde incoraggiarlo a farsi carico
dei suddetti soggetti, evitando così il
ricovero in istituti di assistenza, con
conseguente diminuzione della relativa
spesa sociale (v. Cass. 11295/00).
Tale provvidenza ha la natura giuridica
di contributo forfetario per il rimborso
delle spese conseguenti al fatto oggettivo della situazione di invalidità e
non è pertanto assimilabile ad alcuna
forma di reddito; conseguentemente,
è esente da imposte.
Essa è a totale carico dello Stato ed è
dovuta per il solo titolo della minorazione, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo
familiare.
Dal principio dell’irrilevanza del requisito
reddituale, discende anche la necessaria
irrilevanza dell’accertamento in ordine
all’avvenuto risarcimento delle conseguenze lesive di un sinistro stradale
asseritamente all’origine della patologia
invalidante.
L’indennità viene concessa a coloro i
quali, in sede di visita medica presso
la competente commissione sanitaria, sia stato riconosciuto un grado di
invalidità nella misura del 100%, oltre
alla necessità di assistenza continua: la
quale, può concretarsi nell’impossibilità
di deambulare senza l’aiuto permanente
di un accompagnatore o nell’impossibilità di compiere autonomamente gli
atti quotidiani della vita.
In considerazione della finalità di assistenza dell’indennità, la stessa non è
subordinata a requisiti di età o a limiti di
reddito; si avrà invece esclusione dal diritto alla provvidenza qualora il soggetto
sia ricoverato presso strutture pubbliche
che provvedono alla sua assistenza.
A questo proposito è opportuno sottolineare un recente intervento della
Corte di Cassazione che, con sentenza n.
2270 del 02/02/2007, intervenendo in
tema di indennità di accompagnamento,
ha affermato che il ricovero presso un
ospedale pubblico non costituisce “sic
et simpliciter” l’equivalente del ricovero
in istituto ai sensi dell’art. 1, comma 3,
della legge n°18 del 1990 - che esclude
dall’indennità di accompagnamento gli
“invalidi civili gravi ricoverati gratuitamente in istituto” - riconoscendo il beneficio all’invalido grave anche durante il
ricovero in ospedale ove si dimostri che
le prestazioni assicurate dall’ospedale
medesimo non esauriscono tutte le
forme di assistenza di cui il paziente
necessita per la vita quotidiana.
Presupposto:
1) Per i soggetti in età lavorativa, deve
essere riconosciuta una riduzione della
capacità lavorativa in misura non inferiore al 100%.
2) Per i minori e gli ultrasessantacinquenni, l’indennità spetta al solo titolo
della minorazione.
Ulteriori requisiti (alternativi):
1) l’impossibilità di compiere gli atti
Ogliastra Sanità
La Pagina Del Legale a cura di Severina Mascia
L’incapacità o impossibilità di compiere
gli atti quotidiani della vita va considerata, ai fini del diritto all’indennità di
accompagnamento, come condizione
alternativa a quella della non deambulazione.
quotidiani della vita e la conseguente
necessità di un’assistenza continua;
nonchè i minori iscritti nella loro carta
di soggiorno.
2) l’impossibilità di deambulare senza
l’aiuto permanente di un accompagnatore
L’incapacità alla deambulazione
È da intendersi come impossibilità o
incapacità a svolgere la complessa
funzione neuromotoria della deambulazione.
Età
non sono previsti limiti di età.
Condizione economica
non sono previsti limiti di reddito.
Cause di esclusione
sono esclusi dall’indennità gli invalidi civili ricoverati gratuitamente nelle
strutture pubbliche.
Cittadinanza
hanno diritto all’indennità:
- i cittadini italiani aventi regolare residenza in Italia;
- i cittadini degli stati membri dell’U.
E., regolarmente residenti in Italia, che
abbiano svolto un lavoro autonomo
o dipendente in uno degli stati dell’Unione;
-i cittadini di stati non appartenenti
all’U.E., titolari della carta di soggiorno,
In particolare è da intendersi non deambulante l’invalido che non possiede o ha
gravemente alterata tale funzione per
amelia, dismelia, paralisi, ecc. o non è
in grado di controllarla perché affetto
da forme neuropsichiche.
In conclusione, la deambulazione è una
funzione complessa che comporta il
regolare sviluppo e la sufficienza di apparati e sistemi anatomo-funzionali
diversi che vi partecipano in rapporto
all’integrità delle singole parti e alle
loro possibilità di coordinamento (sistema osteo-articolare, neuro-muscolare,
tendineo, neuropsichiatrico, sensoriale
visivo, uditivo, tattile, ecc.).
L’incapacità di compiere gli atti
quotidiani della vita
Per atti quotidiani della vita, come precisato dal Ministero della Sanità, con
circolare prot. 500.6 del 4 dicembre
1981, sono da intendere quelle azioni
elementari che espleta quotidianamente
un soggetto normale di corrispondente
età e che rendono il disabile, che non
è in grado di compierle, bisognevole
di assistenza.
Rientrano in quest’ambito un insieme di
azioni elementari e anche relativamente
più complesse, non legate a funzioni
lavorative, dirette al soddisfacimento di
quel minimo di esigenze medie di vita
rapportabili ad un individuo normale di
età corrispondente, tali da consentire ai
soggetti non autosufficienti condizioni
esistenziali compatibili con la dignità
della persona umana.
A titolo indicativo è utile fare riferimento
alla circolare del Ministero del Tesoro
n° 14/1992, con la quale si chiarisce
che per atti quotidiani della vita sono
da intendersi ... vestizione, nutrizione, igiene personale, espletamento
dei bisogni fisiologici, effettuazione
di acquisti e compere, preparazione
dei cibi, spostamento nell’ambiente
domestico o per il raggiungimento del
luogo di lavoro, capacità di accudire
alle faccende domestiche, conoscenza
del valore del denaro, orientamento
temporo-spaziale, possibilità di attuare
condizioni di autosoccorso e di chiedere
soccorso, etc..
L’indennità di accompagnamento può
essere riconosciuta anche se c’ è la
possibilità di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita, tipici
dell’età, ma la persona
non è in grado di uscire
dalle mura domestiche.
La Cassazione in una sua
sentenza ha ritenuto
rientri nei parametri
dell’“autoinsufficienza”,
per il diritto all’indennità, la riconosciuta impossibilità della persona di
uscire dall’abitazione per provvedere
21
alle proprie necessità. La Suprema Corte
aderisce a questa interpretazione, confermando che l’impossibilità di “autonoma deambulazione”, ai sensi dell’art. 1
della L. 18/1980, ben può identificarsi
con l’incapacità di uscire di casa senza
accompagnamento.
Si tratta di una sentenza molto importante poiché spesso le persone anziane
raggiungono un certo livello di autosufficienza domestica, ma restano recluse
in casa per l’ impossibilità di uscire da
sole.
Merita di essere chiarita anche la nozione
di “continuità dell’assistenza ” che secondo
la giurisprudenza di legittimità non corrisponde ad un sostegno distribuito lungo
l’intero arco della giornata ma può riguardare anche singoli atti e singoli bisogni
dell’individuo. Quello che conta è allora
la frequenza quotidiana del bisogno, che
di per sé potrebbe anche localizzarsi in
una sola parte della giornata o addirittura
in un singolo atto di rilevante importanza per la vita dell’assistito. Il bisogno di
assistenza deve reputarsi permanente
e continuo se la necessità dell’aiuto di
terzi si manifesti periodicamente anche a
distanza di tempo nel corso della giornata,
e quindi momenti di assistenza attiva si
alternino a momenti di attesa, qualificabili
come assistenza passiva” (Cass. 11 aprile
2003, n. 5784).
Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
22
La Posta dei lettori
Alcuni giorni fa parlando in un gruppo
di conoscenti di problematiche mediche, la discussione si è soffermata
sul tema de “la comunicazione della
diagnosi al malato oncologico”. Quale
è la posizione del vostro periodico al
riguardo?
Un gruppo di lettori
Non è affatto semplice dare una risposta alla V/S domanda, premesso che la
comunicazione della diagnosi di una
malattia cronico/evolutiva come per
esempio un tumore, può essere considerata il fulcro e il paradigma di tutte
le comunicazioni che possono venirsi
a creare nella relazione malato-famiglia-staff curante. In teoria si potrebbe
dire che esistono infiniti metodi diversi
perché diverse sono le psicologie che
interagiscono a seconda della personalità delle persone di volta in volta
coinvolte.
Dire o non dire? Chi deve pensarci? Come?
Quando farlo e in quale misura?
Tradizionalmente sono questi gli interrogativi che ci si pone.
In particolare nella maggior parte dei
Paesi di cultura latina, dove le posizioni
sono più sfumate e discordi rispetto a
Fumo,
Italia modello per tutti i paesi
Italia modello di riferimento in Europa per la lotta contro il fumo. Con
una riduzione dei fumatori del 15
per cento circa infatti, la legge che
nel nostro Paese ha introdotto nel
2005 severe restrizioni al consumo
quanto si verifica nel mondo anglosassone e nordico, viene lasciato un ampio
margine all’incertezza e alla variabilità
delle scelte individuali. L’importante,
a parere di Ogliastra Sanità, è che la
comunicazione della diagnosi non va
mai assimilata alla sola trasmissione
di informazioni. In questa ottica è fondamentale una positiva ricerca di dialogo interpersonale tra medici, malato,
familiari, perché se nella maggioranza
dei casi il paziente chiede di conoscere
la diagnosi, la stragrande maggioranza
dei familiari vuole che questa venga
accuratamente occultata.
L’attuale orientamento degli oncologi
è, comunque, di fornire informazioni se
l’ammalato ne fa richiesta.
È vero che sono stati messi al bando i
termometri a mercurio?
Giovanni M. Tortolì
Si. La Comunità Europea ha definitivamente approvato la norma che
prevede che nei prossimi anni gli unici
termometri in circolazione saranno
quelli digitali, già ampiamente diffusi
nei negozi autorizzati e nelle farma-
cie, eliminando così l’uso di quelli a
mercurio che è un metallo fortemente inquinante. A far discutere, però è
l’esclusione dal bando di una serie di
strumenti anch’essi contenenti mercurio come i termometri per l’ovulazione, per i prematuri e i tipi veterinari, i
barometri e gli sfigmomanometri per
uso sanitario.
“In riferimento all’articolo apparso
alla pagina 15 del periodico SANITA’ OGLIASTRA, anno 1° numero 2
luglio 2007, relativo alla P.A. Croce
Verde, corre l’obbligo puntualizzare
come la stessa è nata. Nel lontano
05.11.1985 sia il sottoscritto che la
sig.ra Cesaracciu dopo aver prestato
la nostra opera nella Croce Azzurra
di Lotzorai (la prima associazione in
Ogliastra) decidemmo di far nascere
un’associazione a Tortolì. Dopo alcuni
contatti con dei cittadini di Tortolì,
decidemmo una riunione a casa del
sig. Zanet dalla quale scaturì il nome
dell’Associazione e il logo dietro mia
proposta. Visto e considerato che per
poter fondare l’Associazione presso il
notaio si aveva bisogno di una certa
Pillole di Sanità
di sigarette nei luoghi pubblici, si
è già dimostrata un successo. Per
questo il Parlamento europeo ha
adottato, a luglio, una risoluzione
affinché tutti gli Stati del vecchio
continente adottino una normativa
simile a quella italiana.
MANO TESA OGLIASTRA
ha quale finalità prioritaria offrire sostegno
ai malati oncologici e alle loro famiglie;
Offre informazioni sui servizi operanti nel territorio;
Da informazioni sulle strutture di accoglienza
in Sardegna e nelle altre regioni;
Aiuta chi ha problemi per raggiungere luoghi di cura;
Offre consigli ed assistenza per seguire pratiche burocratiche;
Offre compagnia, anche a domicilio a chi ne avesse bisogno.
Tel. 348 518 84 07 - 339 711 1110
Un gatto in corsia
Storia di ordinaria quotidianità quella
raccontata dal New England Journal
of Medicine, attraverso le parole di un
geriatra che opera nel Rhode Island
Hospital: un gatto adottato dall’ospedale che vive la sua vita tra le corsie
e i letti dei degenti.
In tempi di pet therapy non ci sarebbe
nulla di strano in una scelta del genere, il gatto è un animale domestico,
silenzioso, docile e tendenzialmente
pulito.
Ma Oscar, questo è il suo nome, ha una
particolarità: riconosce e si avvicina
ai degenti del reparto che stanno per
morire. Con una metodicità che non
lascia spazio all’ipotesi di casualità.
cifra, i sigg. Zanet e Benaglio all’epoca
facenti parte dl comitato “Stella Maris”, dopo una riunione con gli altri
componenti, decisero di devolvere
la cifra per le spese notarili. Inoltre
mi preme comunicare i soci fondatori
visto e considerato che spesso e volentieri non vengono menzionati e sono
Cesaracciu, Tedone (decano e unico
in attività), Mulas, Monni, Farigu,
Debella, Masia, Attori, Loi, Zanet,
Benaglio. Si aveva bisogno di una
sede e di un mezzo, risorse che vennero
messe a disposizione rispettivamente
dalla famiglia Mulas (i locali della
sede n.d.r.) e dal comune di Tortolì
(l’ambulanza n.d.r.) il famoso FIAT
238. (…)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
la lettera del Sig., Paolo Tedone socio
fondatore in attività della P.A.Croce
Verde di Tortolì, nella quale puntualizza
alcune notizie sulla nascita dell’Associazione.
Si ringrazia il Sig. Tedone per le precise
notizie che ci ha comunicato sulla nascita
dell’Associazione Croce Verde.
Risonanza doppia per il seno
Nelle donne operate per tumore della
mammella monolaterale, anche l’altra
mammella dovrebbe essere controllata
con la risonanza magnetica per escludere
la neoplasia. È quanto raccomandato
dall’American Cancer Society in base a
uno studio condotto su circa 1000 donne
con diagnosi recente di tumore del seno
monolaterale. La risonanza magnetica
ha svelato un tumore del seno che alla
mammografia risultava sano con una
sensibilità del 91%.
New England Journal Medicine 2007
MEDICINA NEL MONDO, IERI E OGGI
Ogliastra Sanità
23
Storia dei Maya
La civiltà Maya si sviluppò dal 1500
a.c.soprattutto nelle giungle dello Yucatán
e sugli altopiani centrali del Guatemala e
dell’Honduras britannico (oggi Belize).
C’erano città-stato simili a quelle dell’antica
Grecia o dell’Italia medievale ed ognuna era
governata da un capo ereditario, che esercitava funzioni amministrative, esecutive e
probabilmente anche religiose. All’attività
dei maya si devono numerosi centri urbani
tra i più spettacolari dell’antichità: Tikal,
Palenque, Piedras Nigras. Uxmal, Chichén
Itzà. Ogni città possedeva leggi proprie.
La memoria della cultura Maya è scolpita
chiaramente e ampiamente sui templi,
sui palazzi, sulle piramidi, e soprattutto
è descritta nei geroglifici delle steli, sulle
quali con accuratezza sono segnate le date,
sono raffigurati gli eventi ed è ritratta la
vita della gente.
Nel commercio le città erano rivali, ma dall’assenza quasi totale di scene di battaglia
sulle steli si desume che raramente la loro
rivalità conduceva alla guerra. La prosperità
della campagna si riversava nelle città, si
innalzavano così edifici. I Maya furono
capaci di dare vita al massimo della loro
espressione di cultura dove sorsero i loro più
grandi centri: vaste ed articolate strutture
architettoniche, stuccate e colorate, con
elementi del tipo “a falsa volta”, unite fra
loro - ed è stupefacente - da strade lastricate che attraversavano la giungla.
L’uomo comune era di solito un coltivatore di mais: doveva raccoglierne a
sufficienza per nutrire se e la sua famiglia
e per pagare il tributo ai governanti, ai
nobili e ai sacerdoti.
I coltivatori e i mietitori di mais, alimento principale dei Maya, diedero impulso
decisivo alla formazione della cultura: il
che secondo i Maya era il mezzo mediante
il quale i mortali potevano stabilire un
contatto con il mondo “superiore” e con
quello “inferiore” di Xibalba.
surplus del granoturco, la cui produzione
era abbondante e facile, rifluiva nei centri
urbani e finanziava il lavoro dei sacerdotiscienziati, che indagavano i misteri della
terra e delle stelle, sviluppavano un complicato sistema cosmologico, approfondivano
lo studio dell’astronomia, della scrittura e
della matematica. Sotto gli influssi della
potente cultura irradiata da questi centri, gli
antichi Maya realizzarono uno dei complessi
di cultura materiale e di cultura teorica più
raffinato di quei tempi. Furono straordinari
artisti e scienziati, raffinatissimi esecutori
e teorizzatori senza pari e raggiunsero in
tutti i campi quelle che, almeno secondo
certi canoni, erano le vette più alte del
loro tempo.
I codici maya che ci sono pervenuti
danno testimonianza della incredibile
completezza e accuratezza delle loro
conoscenze: in astronomia, solo per
citare un esempio, calcolarono l’anno
solare con gran precisione:
Calcolarono l’anno 2500 a.c. in 365.24249
giorni e calcolarono l’anno 1000 in
365.2421954 giorni.
Attualmente, la NASA lo calcola in
365.242128 giorni. C’è da notare che la
NASA si avvale di un regolo atomico e la
cultura Maya dei suoi codici!
OTTICA
Lo splendore della civiltà maya raggiunse
il suo apogeo nel 600-800, poi, come un
vento gelido, la desolazione spazzò quella
terra e la giungla s’impadronì del mondo
maya. Certamente fu importante motivo
della decadenza il fatto che la tecnologia
agricola divenne insufficiente a coprire le
esigenze economiche: crollo economico,
carestie, rivolte, guerre fecero sgretolare nel giro di pochi decenni il mondo
maya, costruito in secoli di paziente fatica.
Ci fu anche un uragano di imponenti
dimensioni che, nel 1464, imperversò
sullo Yucatán settentrionale e a questo
seguirono delle pestilenze, ultima delle
quali fu probabilmente il vaiolo.
D’altro canto sono anche passati alla storia
per una religione violenta che prevedeva
sacrifici umani anche collettivi. Sono stati
ritrovati infatti dagli archeologi fosse con
migliaia di teschi umani a dimostrarlo. Per
tutta la vita i Maya modificavano l’aspetto
del corpo attraverso pratiche che richiedevano costanza, coraggio e resistenza
al dolore. Carattere meno permanente,
ma altrettanto cruento, avevano le ferite
che i Maya si procuravano per gli autosacrifici rituali trafiggendosi la lingua o
le dita per offrire il proprio sangue come
nutrimento agli dei. Esiste un glifo che in
particolare esprime questa pratica: quello
che letteralmente significa“la fuoriuscita di
sangue”. Tale pratica era riservata in special
modo ai Re ed ai Sacerdoti che “dovevano”
innalzarsi al cielo. Questo rito, consisteva
per gli uomini nel perforare il pene con
spine o oggetti aguzzi di ossidiana, per
poi far passare nei fori praticati alcuni steli
di paglia; nelle donne i punti da perforare
erano la lingua e le labbra. Durante questo
rito si cadeva in uno stato di trance e si viveva un’esperienza allucinatoria, dato che si
faceva uso anche di sostanze stupefacenti.
L’allucinazione e lo stato di stordimento,
dovevano portare alla visione del Serpente
Sacro, simbolo stesso del sangue versato,
L’essere supremo e le altre divinità
L’Essere Supremo venerato nello Yucatán era
Hunabku (hunab, uno, e ku, dio), creatore
del cielo e della terra e padre degli dei.
Protettore dei sacerdoti è la divinità
celeste Kukulcan (serpente piumato
verde), al quale erano consacrati un
tempio e una fonte a Chichén Itzá. Sul
regno dei morti vegliava Hunakau (il
capo), raffigurato da uno scheletro. Dea
del suicidio è Ixtab (la signora della
fune), che faceva entrare direttamente
in paradiso coloro che si impiccavano.
Alimentazione
I Maya erano una società agricola, coltivavano oltre il mais, la camote (patata
americana), i frìjol (fagioli neri) e la
yuca. Completavano la loro dieta con
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MEDICINA NEL MONDO, IERI E OGGI
Ogliastra Sanità
i prodotti della caccia e della pesca. Il
mais in forma di impasto era la base
della cucina maya. Era alla base delle
tortillas e dell’ atole, una minestra calda
che si beveva a colazione. Il cioccolato,
era conosciuto come “la bevanda degli
dei” e ciò era dovuto al fatto che, per
legge, poteva berlo solo la nobiltà. Un
vecchio racconto chapaneco racconta che
dopo che gli spagnoli resero il cioccolato
una bevanda comune, i maya iniziarono
a berlo in chiesa per poter sopportare
le lunghe messe! Attualmente in Chapas esiste una bibita speciale a base di
cioccolata chiamata tascalate ottenuta
con una miscela di cioccolato, pinoli,
achiote, vaniglia e zucchero. Il chicle è
una sostanza estratta dal chicozapote,
una pianta di cui sono ricchi lo Yucatan
e il Guatemala, e per molti anni è stato
alla base della produzione internazionale
delle gomme da masticare, attualmente
si utilizzano prodotti sintetici.
Si utilizzavano le zucche per trasportare
acqua, miele, liquori, tortillas e semi,
spesso servivano da piatti e da catino
per lavarsi il viso. I frutti tropicali come
il mango, il plátano, la guayaba, la papaya, la piña, la sandía, il mamey e la
guanábana sono ed erano abbondanti
nei territori maya.
Igiene e medicina
I Maya furono un popolo pulito: come oggi,
per loro il bagno giornaliero era di regola. In
caso di malattia i Maya potevano chiedere
aiuto al sacerdote, all’uomo di medicina,
allo stregone, i quali ricorrevano variamente
alle erbe mediche e alle pratiche magiche.
Un complicato sistema astrologico sistemava il destino del neonato a seconda
del giorno e dell’ora della sua venuta al
mondo. Un rituale dettagliato seguiva
il bimbo fin dalla nascita. Vigevano poi
i riti particolari per la cerimonia dell’iniziazione, l’addestramento delle donne, la
preparazione al matrimonio e ogni altra
fase della vita, fino al complicato culto che
accompagnava il morente.
Le resine degli alberi venivano usate come
pigmenti, incensi, mordenti o collanti. Vi era
inoltre un ricchissimo repertorio terapeutico
che attingeva sia dal mondo animale che
vegetale e minerale: dagli analgesici, agli
abortivi, agli afrodisiaci.
I Maya si pettinavano in tanti modi
diversi. Sia gli uomini che le donne si
decoravano la faccia e il corpo con pendenti, bracciali, collane e dipinti.
I Maya per raggiungere quelli che venivano
considerati i propri canoni estetici, si sottoponevano ad una serie de deformazioni
fisiche. Una era la deformazione del cranio.
Per ottenerla intervenivano nel neonato a
quattro o cinque giorni dalla nascita: gli collocavano sulla fronte e sulla parte posteriore
del capo delle tavolette legate fortemente
con dei lacci e, trascorso qualche tempo,
la testa rimaneva appiattita per sempre.
Altro segno di bellezza era lo strabismo e
per ottenerlo le madri legavano ai capelli
dei loro piccoli delle palline di resina che,
cadendo sopra gli occhi, obbligavano i
piccoli a torcere lo sguardo.
Utilizzavano le erbe e dei rituali che venivano eseguiti dai sacerdoti. Anche attualmente sono decine le erbe medicinali
STUDIO ODONTOIATRICO ASSOCIATO
Dr. Ennio Arba
Dr.ssa Bruna Giaccu
In questo studio si effettuano
consulenze e trattamenti in:
CHIRURGIA PARODONTALE Dr. antonello Raimondi
CHIRURGIA IMPLANTARE Dr. Gabriele Caruso
ORTOGNATODONZIA Dr. Carlo Aru
SINDROME ALGICO-DISFUNZIONALE DELL’A.T.M.
(ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE)
usate dai “curanderos” delle comunità.
Abbiamo notizia che venivano eseguiti
dei piccoli interventi chirurgici e veniva
praticato l’incastonamento di pietre di
giada nella dentatura.
Nello Yucatan, nel Belize e nel Guatemala
di oggi è presente la medicina industriale
simile alla nostra, ma risulta troppo cara
per quelle popolazioni e pertanto viene
riscoperta la medicina tradizionale che è
praticata da 5 figure fondamentali:
Colui che ascolta il polso.
Praticamente è considerato come un
“medico generico” ed è in grado di diagnosticare malattie. L’ascoltatore del
polso che con le tre dita della mano sente
il fluire del sangue e può dire con “esattezza” se la patologia deriva dalla paura,
dall’invidia, dagli spiriti maligni oppure
dalla forza della natura.
Colui che prega sulle montagne.
Le montagne sono luoghi sacri per i Maya.
Il curatore si reca su una collina (considerata
particolarmente sacra) per pregare quando
nella comunità ci sono problemi sociali,
per risolvere un conflitto interfamiliare o
per curare una grave malattia
L’ostetrico.
Sa esattamente come aiutare una donna
prima, durante e dopo il parto. Utilizza
erbe che egli stesso va a raccogliere e che
conosce molto bene ed è anche in grado
di curare alcune malattie del neonato.
Colui che cura le ossa.
Per mezzo di massaggi, fischi e soffi rituali
che servono per mandare via gli spiriti
maligni, il curatore d’ossa risolve fratture,
distorsioni e dolori in generale.
Erborista.
Forse è il ruolo più importante di tutta la
medicina Maya. Gli erboristi conoscono tutti
i tipi di piante e di erbe. Prima di tagliarle
devono celebrare una piccola cerimonia
rituale. Non tutte le piante vanno tagliate
alla mattina; quelle per curare la paura ad
24
esempio, vanno tagliate nel pomeriggio,
quando il sole tramonta, perchè hanno
recuperato energia per tutto il giorno.
Laura Meloni
Ogliastra Sanità
Periodico di Mano Tesa Ogliastra
Anno I - Numero 3 - Ottobre 2007
Autorizzazione Tribunale di Lanusei
N. 3706 del 3 Ottobre 2006
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