foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario
anno 14 – numero 160 – Novembre 2014
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Sommario

Pagine 3 e 4
A proposito di privatizzazioni

Pagina 5 e 6
Libere divagazioni
di Carmelo R. Viola
di Luciano Martocchia
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Pagine 7 e 8
"La caduta del muro di Berlino"
presentato da Mill

Pagine 9 e 10
A proposito di classe, coscienza di classe e partito

Pagine 11 e 12
PESCARA: CITTA' TURISTICA SENZA TURISTI!
di Lucio Garofalo
di Antonio Mucci

Pagine 13 e 14
L'assemblea nazionale verso lo sciopero sociale del 14 nov...
di Marina Zenobbio

Pagine 15 e 16
Furto e menzogna

Pagine 17 e 18
Come Cambiare il mondo
Pagina 19
I NOSTRI PRINCIPI

di Tonino D'Orazio
presentato da Mario Boyer
de "Il Sale"
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A proposito di privatizzazioni : SE DICIAMO IDIOZIA
(ANTROPOZOICA) ISTITUZIONALE
di : Carmelo R. Viola - 15 febbraio 2006
La privatizzazione di un
servizio pubblico è un ritorno
alla giungla, perché, come dice
un proverbio siciliano, è come
“affidare la pecora al lupo”.
Questa espressione non è una
battuta né una forzatura e
nemmeno un’opinione campata
per aria: è la valutazione
oggettiva del filo conduttore di
quel
nuovo
corso
del
capitalismo, che va sotto il
nome di neoliberismo e che ha
tutta
l’aria
di
essere
un’innovazione, avveniristica
più che liberale, per il solo fatto
di richiamarsi alla libertà. (La
famosa “libertà economica” sta per “libertà bellica”!) Non ci troviamo davanti ad un’espressione
retorica o che so io bensì davanti ad una logica dinamica estremamente rigorosa e semplice, evidente
ed accessibile a chiunque non abbia già indossato i paraocchi.
Un servizio pubblico, proprio perché tale, non può essere gestito da un privato per “la contradizione
che nol consente” (come diceva Dante) : infatti, i fini dell’uno e dell’altro sono in diretta
contrapposizione e quindi incompatibili. Vero è che il pubblico e il privato sono destinati a conciliarsi
ma a condizione che seguano comportamenti complementari ovvero che si integrino a vicenda dando
luogo alla socialità funzionale, al socialismo nel senso biologicamente reale della parola. Ma ciò non
può avvenire se si scambiano le competenze: un’azienda privata persegue necessariamente profitti
privati, non il bene pubblico e comune. E non per volontà del privato ma per il meccanismo stesso
della produzione aziendale.
C’è da fare una netta distinzione di fondo. Uno Stato può gestire tutti i servizi pubblici in due modi
diametralmente opposti: a) può farlo come azienda di tipo capitalistico che compra il lavoro al minor
costo possibile consentito dal mercato e vende i prodotti al maggior prezzo possibile (sempre secondo
le leggi del mercato e della pubblicità). Il pubblico - cioè la società - sarebbe amministrato-governato
da uno Stato-azienda capitalista. Secondo alcuni tale Stato sarebbe addirittura comunista! Ovvero, il
comunismo altro non sarebbe che un capitalismo di Stato! Se così fosse, Marx ed Engels avrebbero
potuto fare a meno di eseguire lunghi studi: sarebbe bastato suggerire di passare allo Stato ogni
azienda privata produttrice di beni e servizi. L’affermazione “capitalismo di Stato uguale a
comunismo” ha del puerile ma anche del furbesco: essa viene fatta circolare da privati capitalisti tesi
a moltiplicare il proprio capitale a proprio piacimento. Per questi il vero capitalismo è quello privato.
B) Altro modo di gestire l’economia è quello di produrre in maniera appunto socialistica, cioè senza
sfruttamento parassitario del lavoro.
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Perciò, per stare ai tempi, che con la caduta dell’Urss avrebbero dimostrato la irrealizzabilità del
comunismo, bisognerebbe realizzare il vero capitalismo, l’economia naturale ovvero presuntivamente
cònsona alla natura dell’uomo. E ci sono riusciti. Oggi per capitalismo s’intende solo il neoliberismo
(cioè il ritorno della gestione dell’economia nelle mani dei privati). Ogni intervento dello Stato nel
processo lavoro-retribuzione a favore dei lavoratori è bollato come assistenzialismo filo comunista!
Tutto dev’essere guadagnato in una competizione fra due forze dispari, “padroni-lavoratori”, sia pure
con l’assistenza sempre meno tollerata del sindacato. Tuttavia, bisogna ammettere che i fautori del
capitalismo puro o fondamentalista hanno ragione (ogni intervento sarebbe come impacciare la forza
del predatore a favore della preda) ma solo limitatamente all’essere il neoliberismo il vero capitalismo
integrale e radicale (proprio “alla Pannella”, fautore della cancellazione dell’art. 8 contro la facile
causa di licenziamento) ma non nel senso che questo risponda alla natura dell’uomo.
L’uomo è quello che diventa - recita la biologia sociale. Il che significa che risponde sì alla natura
dell’uomo primitivo, che non è ancora l’uomo, ma solo il bambino-adolescente dell’uomo
evoluzionalmente adulto o dell’uomo propriamente detto: dell’uomo che può-deve “divenire”. Si
tratta dell’antropozoo o uomo-animale, che si arricchisce di tecnologia - soprattutto militare - e si
camuffa, scambiando il progresso tecnologico, che è neutrale come qualunque strumento, con lo
sviluppo civile, che è tale solo se significa maggiore possibilità di rispondere ai diritti naturali. Esso
antropozoo gioca sulla psicologia infantile che tende all’accentramento, all’egocentrismo, alla gara,
alla sfida, al piacere della provocazione, alla trasgressione e al possesso senza limiti. L’uomo dei
capitalisti è tutto focalizzato sulla psicologia del bambino e sull’analogia con il mondo animale. Con
la giungla (sic!). Infatti, l’animale, il bambino, l’adolescente e l’uomo comune (medio) tendono al
superamento dell’altro, alla prevalenza fine a se è stessa non foss’altro per rispondere - con modi e
mezzi primitivi - al bisogno di esistere e sussistere. Dunque, il capitalismo sarebbe naturale!
Ma se prendiamo come parametri esistenziali i comportamenti dei bassi livelli biologici e biosociali,
dovremmo trovare naturale (e finiamo per trovare naturale) anche ogni forma di violenza e di crimine
per prevalere: per valere di più, per possedere di più, per avere più potere! A dire il vero è quanto si
osserva nel comportamento degli Usa, che, al momento rappresentano la superpotenza antropozoica
più pericolosa per la specie umana. Ora, l’affermazione che sia “quella” la natura dell’uomo non è
soltanto un errore ma una menzogna e l’espressione di una deficienza mentale. Il “compimento”
dell’uomo è una conquista: l’uomo “vero” sta nell’alto dell’ideale scala evoluzionale della specie. E’
un possibile punto di arrivo: è la possibile futura società di uomini “compiuti” cioè evoluzionalmente
adulti. E perché tale fine, non metafisico ma soltanto biosociale, venga raggiunto, è necessario non
solo l’impegno - la volontà/filo conduttore dell’evoluzione come crescita progressiva di
consapevolezza e di responsabilità morale (di sintonia ed empatia biosocioaffettiva) ma anche evitare
che l’amministrazione dell’economia, insomma della produzione dei beni e dei servizi attraverso il
lavoro, della gestione degli stessi e della loro fruizione, avvengano con mezzi e modi che riproducono
il formarsi di privilegi e di condizioni di esclusione e di sacrificio gratuito che caratterizzano la società
immatura.
L’ondata di privatizzazioni, seguita al fallimento dell’esperimento sovietico (esperimento osteggiato
e sabotato in tutti i modi possibili e inimmaginabili dal circostante mondo capitalista) - il Muro di
Berlino ne era soltanto un erroneo drammatico baluardo di autodifesa - è la rivincita barbarica del
capitalismo ma soprattutto una sconfitta della specie umana, che si avvia, con il ritorno alla giungla,
alla propria progressiva fatale estinzione.
... continua nel prossimo numero de Il Sale
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Libere divagazioni
Luciano Martocchia
Evitiamo le autocelebrazioni
Qualche anno fa al Circo Massimo di Roma fu indetta una grande manifestazione con l'allora segretario
generale CGIL Sergio Cofferati e si parlò di una partecipazione d tre milioni di persone : dato infondato
perchè è dimostrato che il Circo Massimo non può contere tre milioni di persone.
Oggi si parla di un corteo di un milione di persone e trattasi di agiografia di un'organizzazione e tentativo di
rafforzare un potere personale della Camusso in seno alla CGIL ormai in piena crisi e calo d'iscritti.
Questa agiografia è deleteria per il Sindacato dei lavoratori soprattutto quando esiste uno scollamento e
distanza siderale tra le lotte corporative degli occupati e l'assenza totale fra i disoccupati/studenti e precari,
figure quest'ultime-co.co.co introdotte purtroppo dal centro- sinistra con l'appoggio persino di Rifondazione
Comunista .
Le manifestazioni organizzate meticolosamente con le cifre mirabolanti di milioni di persone dichiarate dal
Sindacato poi a conti fatti smentite dalla realtà ( ed è dimostrato ) con una spesa enorme mettendo in moto
apparati burocratici capillari, molto bravi perchè lo fanno di mestiere, ormai non tengono più il passo con il
paese reale , perchè queste manifestazioni sono il classico cerino acceso che durano il tempo necessario alla
consumazione del picciolo , poi il buio, vuoto, il nulla, e servono solo a rafforzare il potere personale degli
alti dirigenti sindacali, dimostrano tutto lo scollegamento tra lavoratori occupati e precari/disoccupati, in cui i
primi ormai da circa 30 anni eleggono con votazioni bulgare e all'unanimità gli stessi quadri e dirigenti
sindacali inamovibili , sclerotizzati che parlano un linguaggio sindacalese e parole d'ordine stereotipate
identiche a quelle degli anni '80. I dirigenti sindacali vengono riciclati da una categoria all'altra e i massimi
dirigenti tipo Camusso, Angeletti, Bonanni, alla fine del loro mandato , riceveranno in premio un seggio al
Parlamento o la presidenza di qualche ente di stato .
Il lato oscuro di mister Vaffa
Grillo non ha mai attaccato Marchionne, Landini sì …fateci caso. A pensarci bene anzi io lo penso da
sempre, non ha mai direttamente attaccato nemmeno berluskazz se non qualche timidissima e poco
ingiuriosa frase. D'altronde che il cavaliere disarcionato e reo di frode ai danni dello stato di arcore's night e
re del bunga bunga che abbia le mani in pasta un po’ da tutte le parti è cosa assai nota. Apro e chiudo una
parentesi "ricordate quando il comico genovese fu cacciato dalla Rai ?? a quei tempi il CDA dell'emerita tv
nazionale era composto da pidiessini e socialisti, a loro Beppe Grillo durante un'intervista concessa all'allora
direttore di Rete 4 Emilio Fede, riservò una vera e propria minaccia di fargliela prima o poi pagare
salatamente.
Il comico finito senza impieghi lavorativi andò come si suol dire, a battere cassa alla corte del berluskazz il
quale lo assegnò come collaboratore ad Antonio Ricci colui che s'inventò striscia la notizia, quindi chiese ed
ottenne dal cavaliere mascarato un aiuto.
La storia non termina così perchè in un certo senso la stessa sorte capitò al senatur di ruma ladruna
umbertino bossi quando vide il suo giornale la Padania andare a carte e quarantotto, i dipendenti senza
stipendio da oltre 10 mesi, praticamente stava per prepararsi a fallire e chiudere se non che anche il senatur si
rivolse all'integerrimo sammaritano cavaliere di Arcore che gli sborsò, mi pare di ricordare un'esorbitante
cifra pari a 12 milioni di euro ma il cavaliere in cambio volle la proprietà del logo lega nord e altri denari da
scontare con azioni eclatanti da parte di quel movimento politico e che ricordiamo quali fossero, non per
niente anche attualmente è allo studio una nuova alleanza tra quella gran brava persona che corrisponde al
nome Matteo Salvini e Forza Italia, della serie quando il padrone chiama l'appello i dipendenti devono
rispondere presente.
Con tutto questo, sicuramente a qualcuno risulterà monotono riparlarne, ho soltanto voluto dimostrare che al
mondo d'oggi è una cosa elementare saper cavalcare la tigre e saper leggere i mal di pancia del popolo e
finchè esisteranno persone capaci soltanto di questo, il nostro paese si ferma e una cosa certa comunque c'è,
gli stipendi a quei parlamentari di m5s, qualcuno anche bravo, sono assicurati chissà per quanto tempo
ancora.
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“Come mai , come mai, sempre in culo agli operai .. “ ( da un vecchio slogan sessantottino)
Ho il dubbio che sia come il caso Cucchi, si è picchiato da solo e si è pestato la faccia da solo per poter
accusare carabinieri, medici e polizia penitenziaria (una volta si diceva carcerieri), così succede per Landini,
che ha trovato il modo di poter accusare Renzi e il PD, grandi difensori del popolo dei lavoratori, di tutte le
malefatte e gli errori sindacali.
Si provocano i poveri poliziotti, indifesi, che erano costretti a tenersi stretti i manganelli, che quei cattivi dei
lavoratori volevano strapparglieli per poi poter attaccare il palazzo d'inverno, del grande e nuovo signore
munifico Matteo Renzi di Firenze.
Credo che solo le riprese in diretta possano cercare di mostrare il reale svolgimento dei fatti, ma dipende
dall'inquadratura, dalla distanza del luogo degli scontri e occorrerebbe sapere gli antefatti.
Una cosa sembra assodata che alcuni lavoratori si sono spostati dal luogo di concentramento, non andavano
verso la stazione Termini, la direzione in cui si spostavano era dalla parte opposta, detto da chi era presente,
Landini non mi sembra da tutte le immagini e i video un esagitato rivoluzionario violento, ma che tenda di
bloccare gli scontri, fermando gli stessi lavoratori.
Poi ognuno può pensarla diversamente, ma un governo che si dice dalla parte dei lavoratori, non si capisce
se i lavoratori al comando delle imprese (anni fa venivano chiamati padroni) oppure da quelli che stanno
sotto, in tutti i sensi prima di usare i manganelli si confronta con chi il corteo lo ha indetto.
Ormai si assiste a manifestazioni, a Torino in primo luogo, in cui per sfilare ci vuole coraggio, ci sono più
camionette che manifestanti, e questi sono dell'ordine del migliaio.
Grande alleluia e osanna al "nuovo", che mi sa di vecchio, basta dare un significato diverso ai termini usati.
I vecchi usurpatori dei diritti dei giovani, pensionati che succhiano lo stato, i giovani precari per colpa dei
loro padri che sono costretti a mantenerli perchè non c'è un reddito di cittadinanaza, i ricchi che hanno
quadruplicato le loro ricchezze in questi 30 anni e i lavoratori a cui viene succhiato il basso salario, con
aumento di tasse, perdita dei diritti sociali e se questo lo chiamate "nuovo" voglio restare con il
"vecchio".dalla parte degli ultimi contro i padroni ei governanti di ieri e di oggi, anche se si ammantano di
innovatori, ma stanno dalla parte dei padroni
Tar-De Magistris : chi ci sta speculando ?
In una fase storica in cui la propaganda politica viene spacciata per cronaca, può risultare normale che la la
sentenza sul caso De Magistris venga spudoratamente letta pro domo Berlusconi. Eppure il deliberato del
TAR Campania smentisce chiaramente tale ipotesi. Come noto suddetto tribunale ha sospeso l'applicazione
della c.d. Legge Severino al Sindaco di Napoli, condannato in primo grado, consentendone il ritorno in
carica. Ebbene, il TAR ha sì promosso eccezione di costituzionalità alla Consulta riguardo la presunta
illegittima retroattività del provvedimento, ma solo in base al fatto che la norma contestata preveda per i
sindaci, contrariamente ai parlamentari, la sospensione dalla carica anche in caso di sentenza non definitiva.
Non si metterebbe pertanto in dubbio che una legge successiva incida su precedenti posizioni giuridiche,
bensì che, come nel caso in esame, tale impatto retroattivo possa non essere giustificato da una “pronuncia
irrevocabile”, cioè da una comprovata “situazione di indegnità morale” che superi il divieto di retroattività.
Conclude così il TAR: “ora, anche per l'assenza di una norma transitoria, non è possibile in via interpretativa
al giudice del merito risolvere la questione della legittimità costituzionale del superamento del limite
costituito dal divieto di retroattività della legge, anche nell'ipotesi in cui la sospensione della carica sia
prevista in caso di condanna non definitiva”. Questo basterebbe a fugare ogni dubbio sul fatto che la
decadenza di Berlusconi, dovuta ad un giudizio ribadito in Cassazione – tra l'altro per il reato di frode fiscale,
ben più pesante di quello per abuso di ufficio contestato all'ex PM -, possa essere delegittimata dalla sentenza
sospensiva emessa a livello amministrativo in favore di Luigi De Magistris.
Tanto va la gatta al lardo…
Che dispiacere ! Salvini ha subito violenza? Sono contro certe forme di contestazione ma non me ne frega
nulla , da anni non fa altro che inveire con pesantissime ingiurie, minacce e persino con istigazioni al
pestaggio, nei confronti di tutti gli italiani del sud ( quando cantava , "senti che puzza .. passano i napoletani
" ) e di tutti gli stranieri residenti in Italia del Nord, a prescindere dal loro comportamento. Quindi non mi
sento di dovergli proprio nessuna solidarietà e anzi per quanto mi riguarda può anche andarsene a quel paese
! Sulla stessa riga di Borghezio e Buonanno, per non parlar di diverse consigliere comunali e circoscrizionali
leghiste.. L'odio razziale incita alla violenza e Salvini è andato appositamente in quella zona contravvenendo
alle disposizioni della Questura. Cerca il pretesto per raccogliere quattro voti miserabili di quattro razzisti
come lui, pessimo sistema adottato dai politici di mezza tacca, ricoprire vuoti pur di raccattare consensi.
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"La caduta del muro di Berlino" e la campagna anticomunista di intossicazione
dell'opinione pubblica” (Traduzione da Marx 21.it)
Di fronte alla campagna anticomunista di intossicazione dell'opinione pubblica scatenata con il pretesto
che sono trascorsi 25 anni dalla cosiddetta "caduta del muro", il Partito Comunista Portoghese ritiene
necessario affermare quanto segue:
1. Più che la "caduta del muro di Berlino" ciò che le forze della reazione e della socialdemocrazia
celebrano è la fine della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), e l'annessione (quella che chiamano
"unificazione") della RDT da parte della Repubblica Federale Tedesca (RFT) con la formazione di una
"grande Germania" imperialista e la sconfitta del socialismo nel primo Stato tedesco antifascista e negli
altri paesi dell'Est dell'Europa e, in seguito, la sconfitta del socialismo nell'URSS.
2. La creazione della RDT socialista, erede delle eroiche tradizioni rivoluzionarie del movimento operaio
e comunista tedesco (di cui, dopo Marx e Engels, sono simboli Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e Ernst
Thalmann) è inseparabile dalla vittoria sul nazifascismo nella Seconda Guerra Mondiale e prodotto delle
aspirazioni del martirizzato popolo tedesco alla libertà, alla pace e al progresso sociale.
La responsabilità della divisione della Germania, a cui fin dal primo momento l'URSS si era opposta,
ricade interamente sulle potenze imperialiste (Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) che nelle rispettive
zone di occupazione, e al contrario di ciò che accadeva nella zona di occupazione sovietica, non solo non
smantellarono completamente le strutture hitleriane ma protessero i nazisti e i monopoli tedeschi (Krupp,
Siemens e altri) responsabili della carneficina della guerra e crearono il 23 marzo 1949, contro gli stessi
Accordi di Jalta (Febbraio 1945) e di Potsdam (Luglio/Agosto 1945), una RFT capitalista legata
all'imperialismo nordamericano e alla NATO, fondata nello stesso anno, sei anni prima della risposta dei
paesi socialisti dell'Est dell'Europa con la creazione del Trattato di Varsavia nel 1955, a seguito dell'entrata
della RFT nella NATO.
3. Osteggiata e calunniata dalla reazione internazionale, la RDT, per le sue notevoli realizzazioni sul piano
economico, sociale e culturale e per la sua politica antifascista e di pace, si impose e si fece rispettare nel
concerto delle nazioni come Stato indipendente e sovrano e diventando dopo anni di dura lotta membro a
pieno diritto dell'ONU (1973) contemporaneamente alla RFT. Ma l'imperialismo non ha mai desistito dai
suoi tentativi di liquidare la RDT socialista riuscendo nel 1989 a raggiungere la vittoria, ottenendo che
manifestazioni, in particolare a Lipsia, che nella loro essenza reclamavano il perfezionamento del
socialismo e non la sua distruzione, prevalesse la dinamica controrivoluzionaria che ha condotto al
precipitare degli eventi e all'annessione forzata della RDT da parte del governo di Helmut Kohl.
4. E' necessario smascherare l'ipocrisia di coloro che, alzando la voce contro il muro eretto a Berlino dalle
autorità della RDT, hanno costruito e continuano a costruire barriere del più svariato tipo (sociali, razziali,
religiose e altre) in tutto il mondo, compresi muri fisici, insormontabili, di cui l'esempio più brutale è il
muro eretto da Israele per accerchiare e imprigionare il popolo palestinese nella sua stessa patria, a cui si
aggiungono i muri eretti dalla Corea del Sud nella Penisola di Corea divisa, dal Marocco contro la lotta
liberatrice del popolo saharaui, dagli USA alla frontiera con il Messico e altri.
5. La costruzione del muro di Berlino nel 1961, a carattere difensivo, è un episodio storico che si situa in
un momento di acutissimo scontro anticomunista, che si proponeva, in accordo con la strategia di
"contenimento del comunismo" proclamata dal presidente degli USA Harry Truman, la sovversione dei
paesi
socialisti.
E' un prodotto della "guerra fredda" - scatenata dall'imperialismo ancora in piena Seconda Guerra
Mondiale con il criminale lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki – e della creazione nel
Centro dell'Europa, dove si confrontavano i due potenti blocchi militari (la NATO e il Trattato di
Varsavia), di uno dei più pericolosi focolai di tensione internazionale. E' la risposta a costanti provocazioni
sulla linea di demarcazione tra la parte Est e quella Occidentale della città e a reiterate violazioni della
sovranità della RDT, nel cuore del cui territorio si trovava Berlino, in un'incontestabile atto di sicurezza
e di sovranità. Indipendentemente dall'opinione che si abbia sulla costruzione del muro di Berlino, la
verità è che esso, se non ha contribuito, perlomeno non ha impedito che la RDT fosse internazionalmente
riconosciuta come Stato indipendente e sovrano, l'Accordo Quadripartito su
8
Berlino, o il riconoscimento reciproco e la normalizzazione delle relazioni tra la RFT e la
RDT e tutto il processo di coesistenza pacifica e distensione in Europa che ha portato nel 1975 alla
Conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
6. E' importante non dimenticare che la competizione tra i due sistemi sociali opposti, il capitalismo
e il socialismo, aveva sul suolo tedesco una delle sue più importanti e pericolose espressioni. Lo
sforzo dell'imperialismo per presentare la RFT e Berlino Occidentale come "vetrina del capitalismo"
è stato colossale. Un tale contesto conferisce ancora maggiore significato alle realizzazioni e al
prestigio mondiale della RDT socialista, e alla sua attiva politica di pace e di solidarietà
internazionalista.
Il PCP non dimentica che il popolo portoghese ha trovato sempre nella RDT e nel Partito Socialista
Unificato di Germania (SED) solidarietà con la sua lotta contro il fascismo e con la Rivoluzione di
Aprile.
7. Al contrario di ciò che è stato poi proclamato dal capitalismo trionfante, la "caduta del muro di
Berlino", l'annessione della RDT, le sconfitte del socialismo nell'Est dell'Europa, non hanno
contribuito alla sicurezza e alla pace in Europa e nel mondo. Al contrario. Ciò a cui abbiamo assistito
nel territorio della RDT è stata la distruzione forzata delle realizzazioni economiche, sociali e culturali
di più di quarant'anni di potere dei lavoratori e, sul piano internazionale, al tentativo di imporre come
è stato proclamato da Bush durante la "Guerra del Golfo", un "nuovo ordine mondiale" contro i
lavoratori e i popoli. L'alleanza aggressiva della NATO, invece di sciogliersi come è accaduto con il
Trattato di Varsavia, si è rafforzata e ha esteso la sua sfera di intervento a tutto il pianeta e la CEE,
trasformata in Unione Europea con il Trattato di Maastricht, ha affermato senza dar luogo a dubbi la
sua natura di blocco imperialista con un nuovo balzo delle politiche neoliberali, federaliste e
militariste e la sua collaborazione con gli USA e la NATO. La Germania, manifestando le sue
ambizioni di grande potenza economica e militare, ha esteso la sua sfera di influenza all'Est del
continente europeo e si è lanciata nella distruzione della Jugoslavia rendendosi responsabile della
prima guerra in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. La situazione che oggi si sta vivendo in
Ucraina, in particolare con l'ascesa al potere di forze fasciste, la persecuzione anticomunista e la
scalata del confronto con la Russia è lo sviluppo logico della "cavalcata" dell'imperialismo verso Est
che è seguita alle sconfitte del socialismo nella RDT e in altri paesi socialisti.
8. Il sistema capitalista che nel corso degli anni ottanta/novanta del secolo scorso si presentava a sé
medesimo come il migliore dei mondi possibile in materia di democrazia, diritti umani, sviluppo
economico e progresso sociale, non solo si rivela incapace di risolvere i problemi dei lavoratori e dei
popoli, ma tende ad aggravarli sempre di più, al punto di mettere in causa la stessa esistenza
dell'Umanità. Le sconfitte del socialismo non hanno cambiato l'essenza del capitalismo, ma hanno
reso più evidente la sua natura ingiusta e disumana. La violenta offensiva sfruttatrice con cui i
lavoratori oggi si stanno confrontando e che minaccia il mondo di una regressione sociale della
dimensione di civiltà, la destabilizzazione e la distruzione di paesi e regioni intere, l'avanzata del
fascismo, il pericolo di una nuova guerra di catastrofiche proporzioni, tutto ciò è conseguenza dei
tentativi dell'imperialismo di trarre partito dalla "caduta del muro di Berlino", vale a dire, dalla
distruzione della RDT e del campo socialista come sistema mondiale, per recuperare le posizioni che
gli erano state conquistate nel corso del secolo XX dalla lotta liberatrice dei lavoratori e dei popoli,
lotta in cui il movimento operaio e i comunisti tedeschi avevano svolto un ruolo che nessuna
campagna di riscrittura e falsificazione della Storia riuscirà a cancellare.
9. La cosiddetta "caduta del muro di Berlino" è stata trasformata dai suoi apologeti nel simbolo del
trionfo definitivo del capitalismo sul socialismo. Ma l'evoluzione della situazione internazionale negli
ultimi 25 anni non solo smentisce le tesi deliranti sulla "fine della lotta di classe" e sulla "morte del
comunismo", ma dimostra che il socialismo è più attuale e necessario che mai e che i lavoratori e i
popoli di tutto il mondo resistono e lottano per liberarsi dalle catene dello sfruttamento e
dell'oppressione imperialista.
In un processo accidentato, fatto di avanzate e rinculi, di vittorie e sconfitte, il futuro dell'Umanità
non è il capitalismo, ma il socialismo e il comunismo.
Presentato da Mill
9
A proposito di classe, coscienza di classe e partito
E’ assolutamente innegabile il fatto che, nell’attuale momento storico, segnato da una crisi non solo
economica e strutturale, ma anche ideologica, politica e morale, che investe le radici stesse del
modello di sviluppo occidentale che ha dominato il mondo negli ultimi decenni, serva la costituzione
di un partito nuovo che si batta in nome e a fianco dei lavoratori, un partito che sia un’organizzazione
di classe e rivoluzionaria, da creare ora e subito, o al più presto possibile. Serve in quanto è l’unico
strumento davvero idoneo a promuovere una chiara coscienza della crisi e una coscienza di classe.
Ma ciò a cui alludo non è esattamente un partito inteso nel senso classico e tradizionale, né tantomeno
un partito professionistico di stampo post-leninista, o giacobino. Dico “post” non a caso, poiché la
storia raccontata sul partito leninista è un cumulo di menzogne e mistificazioni. In ogni caso, neppure
il vero partito leninista sarebbe oggi adeguato alla morfologia dell’odierno proletariato, che consiste
nel precariato diffuso.
Oggi non servono né la supponenza degli apparati gerarchici e delle nomenclature burocratiche, né
tantomeno l’arroganza e l’ottusa autoreferenzialità dei funzionari e dei mestieranti della politica.
Serve piuttosto un altro tipo di formazione politica del proletariato e dei lavoratori, possibilmente una
forma auto-organizzata. Vediamo quale.
Parto da ciò che asseriva Marx: “il proletariato si costituisce in quanto classe in opposizione al
capitale”. Ciò implica l’esigenza di un partito come prodotto della classe, al di là dell’assunto per cui
la coscienza di classe è esterna alla classe stessa. Serve dunque un partito che risponda alle istanze
reali del proletariato, che oggi è rappresentato soprattutto da quei lavoratori (sotto)salariati più deboli
e indifesi, vale a dire i giovani precari e i migranti, e ciò può determinarsi solo attraverso l’acquisizione
e la crescita dei contenuti, dei gradi e delle forme della sua consapevolezza come classe.
In tal senso, il compito essenziale di un partito rivoluzionario non è quello di essere una “avanguardia”
in chiave sostitutiva rispetto alla classe, ma promuovere e diffondere nella maturazione di questa
coscienza rivoluzionaria i principi elementari del socialismo scientifico, propagandare i presupposti e
gli strumenti organizzativi di un’autentica “democrazia proletaria” che tenda all’unità e alla
solidarietà proletaria, rappresentare in modo chiaro, coerente, concreto, la prospettiva
internazionalista della lotta di classe.
E’ evidente che non si può postulare a priori un modulo organizzativo a prescindere dal modo in cui si
svolgeranno le dinamiche di classe, né prefigurare o mutuare forme storicamente esaurite. Il partito
deve porsi come uno strumento duttile e dinamico, in grado di adeguare la sua stessa organizzazione
a seconda di come si dipana il gomitolo degli avvenimenti, un mezzo di lotta e di organizzazione
immerso nelle lotte dei proletari e dei lavoratori auto-organizzati, per cui deve agire senza pretese
messianiche.
Bisogna valutare il modo in cui si sono determinati alcuni eventi di notevole importanza sintomatica:
si pensi ad alcune iniziative e manifestazioni di lotta del moderno proletariato precario. Non hanno
avuto affatto bisogno della “potente macchina organizzativa del partito”, come sostenevano gli
stalinisti e neppure il vecchio PCI, nonostante disponesse di una grande macchina organizzativa, è mai
riuscito a mobilitare due milioni di persone in piazza in pochi giorni. Eppure, ciò accade oggi in Italia
e in quasi tutti i Paesi europei. Ciò che manca a questi eventi è la razionalità delle forme di lotta,
ovvero la coscienza di essere una classe e non un coacervo di persone disperate.
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Oggi gli Indignati hanno individuato il nemico, cioè le banche e l’alta finanza internazionale (e questo
è già un fatto di primaria importanza), ma ancora non riescono ad afferrare la necessità, o quantomeno
il modo, di rompere la catena del comando capitalistico. E’ semplicemente una fase transitoria, ma
estremamente significativa. Per cui occorre un partito per affermare esattamente che l’attuale crisi
non si può superare nel quadro del capitalismo, ma bisogna riorganizzare la produzione economica
andando oltre il capitalismo stesso. Il superamento di un sistema economico e sociale ormai degenerato
e fallito quale il capitalismo, non può prodursi solo con la protesta e l’indignazione, ma serve un’azione
cosciente e volontaria per abolirlo. E serve un partito per costruire il senso comune di questa necessità,
per prefigurare uno sbocco rivoluzionario, vale a dire una fuoriuscita dalla crisi in una diversa
formazione sociale.
La necessità di un partito è un limite dovuto alla difformità dei gradi di acquisizione della coscienza di
classe, ma è una necessità storica immanente, cioè intrinseca all’attuale momento storico. Non
servono, dunque, modelli organizzativi precostituiti, ma servono l’azione e la creatività del
proletariato moderno per conferirgli una forma duttile e dinamica in grado di respirare all’unisono con
la classe stessa. Paradossalmente il proletariato vincerà esattamente quando cesserà di esistere in
quanto classe sociale.
Concludo evidenziando l’assoluta e irriducibile incompatibilità delle posizioni esposte finora a
proposito di coscienza di classe e partito, con quanti celebrano ottusamente la sacralità del “Partito”,
ragionando e comportandosi esattamente come quei cattolici fanatici e irredenti che esaltano
dogmaticamente la sacralità della loro “Chiesa laica”.
Lucio Garofalo
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Viva la semplicità!
PESCARA: CITTA’ TURISTICA SENZA TURISTI!
Antonio Mucci (8-11-14)
Pescara: una città stravolta e violentata non si sa quante volte. E purtroppo la devastazione
continua. Tutte le statistiche cittadine-regionali-nazionali danno un calo generale del turismo, non
solo di questo anno ma da vari. Però i governanti locali, ma anche quelli regionali e nazionali, in
questo sono tutti d’accordo, insistono nel puntare sul turismo come “volano” per la ripresa.
Chiacchiere governative a parte, la crisi è destinata a durare per tanti anni ancora ed a portare l’Italia
al livello del terzo mondo. Solo un processo rivoluzionario, che io mi auguro, può impedire questo
sbocco.
Senza soldi la gente, logicamente, non fa turismo. Di conseguenza il progetto “Pescara città
turistica” diventa un’utopia: un progetto astratto in cui l’unico elemento concreto è l’interesse
economico personale degli amministratori di questi progetti, finanziati con i soldi dei cittadini e a
danno degli stessi e dell’ambiente.
A me Pescara sembra una città piena di ambizione e presunzione! Circa 5 anni fa, gli
amministratori parlavano di ampliare l’aereoporto con una pista di atterraggio sul mare. Per fortuna
non avevano i soldi e il progetto è stato accantonato. Ci siamo salvati! - Un periodo i dirigenti locali
parlavano dello sviluppo del porto di Pescara perché doveva diventare “La porta dei Balcani” e, con
questa scusa, hanno costruito il Porto Commerciale però, piccolo particolare, senza acqua sufficiente
per fare attraccare le navi. A mala pena quest’estate è riuscito a funzionare il traghetto PescaraSpalato, ma c’è di nuovo il rischio insabbiamento per i fondali bassi, devono ricorrere al dragaggio,
che è costosissimo, però non si decidono a rimuovere la diga foranea, la causa principale
dell’insabbiamento.
Si vuole fare un centro cittadino tutto chiuso al traffico, un’isola pedonale, compreso Corso
Vittorio Emanuele che è l’arteria principale della città. Si vuole fare un centro di accoglienza per
turisti con sedi di banche e di uffici, bar, ristoranti e locali vari per il divertimento, facendo fallire il
piccolo commercio, mandando i cittadini a comprare nei grandi centri commerciali intorno alla città
e, di conseguenza, espellendo gli abitanti dal centro, che si stanno spostando verso la periferia ed i
paesi intorno (Spoltore-Pianella ecc.).
La conseguenza di questo progetto astratto è che la nuova Pescara è una città preparata per il
turismo però senza turisti, mentre la vecchia Pescara commerciale è in pieno fallimento e in via di
smantellamento per la crisi economica. Si sta passando da città commerciale e consumista a città
turistica depravata e degradata. Prostituzione-Emarginazione-Droga-Rapine-Furti-Teppismo, tutti
mali in continua espansione. Basta leggere le statistiche della Caritas e dei Centri anti-violenza per
rendersene conto. La Caritas ha censito 385 persone Senza Tetto nel 2013, in continuo aumento
come dimostrano le statistiche del Centro di accoglienza “On the road” che hanno registrato 120
presenze in più solo nei primi sette mesi di quest’anno. Invito i senza tetto a scrivere sul nostro
giornale per fare sentire la loro voce e le loro esigenze.
Secondo me la nuova città non esprime un miglioramento ma un peggioramento. Non mi
piaceva la Pescara commerciale, ma mi piace ancora meno quella turistica.
A Pescara si dice che “Si sono montati la testa”! In effetti è con questo spirito che le
amministrazioni locali hanno agito da 40-50 anni a questa parte, stravolgendo e violentando
ripetutamente l’indole e la natura della città e dei suoi cittadini. Io ho molta nostalgia per la Pescara
semplice-modesta-tranquilla di 50-60 anni fa, con le casette basse, il verde, il mare pulito e senza
massi in mezzo all’acqua, il fiume pulito, l’aria pulita, l’acqua pulita, il cibo era genuino, piena di
rapporti umani e di gente allegra. Con tutto quello che abbiamo perso come si fa a parlare di
progresso? Stiamo perdendo l’essenza della vita, come si può vivere contenti in una città del genere?
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Oggi è una città triste piena di poveri che chiedono l’elemosina. Ovunque vai c’è qualcuno
che ti chiede qualcosa. E’ avvilente non solo per quello che chiede ma anche per quello che passa
e che vede un essere umano così umiliato. Lui non ha colpa del sentimento di tristezza che genera
perché non ne è la causa ma l’effetto. La causa è l’ingiustizia sociale che lo riduce in quelle
condizioni.
Attualmente la città è piena di contrasti che la rendono disarmonica, in piena contraddizione
tra un centro lussuoso con le strade lastricate di marmo, le fontane illuminate, e un abbandono e
degrado generale non appena ci si allontana. La puzza di fognatura ti perseguita dappertutto, centro
compreso, fa pieno contrasto con i marmi ed è veramente molto sgradevole. Invece di fare i pavimenti
di lusso non sarebbe meglio accomodare o rifare le fogne? Dare la precedenza ai problemi
fondamentali della massa dei Pescaresi?
Niente da fare! Prevale la logica piccolo-borghese del “salotto buono”, cioè del fare una sala
tutta bella e accogliente per quando “viene la gente”, per non “fare brutta figura”, e poi il resto delle
stanze dell’appartamento è tutto raffazzonato e misero. Questa è la logica degli amministratori locali.
In conclusione, a mio avviso, “Pescara città turistica” è un altro buco nell’acqua, un altro
spreco di denaro inutile e
dannoso.
La
soluzione?
Non la devo dare io, non
è un problema personale
ma
dei
123.000
Pescaresi.
Se
non
vengono consultati, non
vengono fatti partecipare
alla vita pubblica, né
decidere, come fanno a
dare le soluzioni?E’
impossibile! Ogni tanto,
raramente,
quando
conviene a una parte
politica o all’altra, i
cittadini vengono invitati
a esprimersi con dei
pseudo-referendum
o
raccolte di firme che
nessuno prende in considerazione. Naturalmente non mi si venga a dire che non è così perché i
cittadini hanno il diritto di voto, eleggono i propri rappresentanti e tramite loro decidono
l’amministrazione della città: tutto questo è talmente lontano dalla realtà che sinceramente mi fa
venire da ridere e quindi non lo prendo nemmeno in considerazione.
Come attenuante per gli amministratori pescaresi c’è da considerare che questo processo di
imbarbarimento locale è una conseguenza della globalizzazione economica e del pensiero neoliberista mondiale. Nello stesso tempo c’è da dire che loro, sempre a mio avviso, commettono l’errore
di credere ciecamente e fanaticamente a queste teorie, per cui non solo non le ostacolano né vi si
oppongono, anzi l’accompagnano e le estendono. Poveri noi! Non rimane altra strada che la
ribellione!
13
L’assemblea nazionale verso lo sciopero sociale del 14
novembre
02 novembre 2014
Le realtà che hanno indetto lo sciopero sociale del 14/11
si sono incontrate a Roma. Odg: organizzazione e
sguardo al futuro.
di Marina Zenobio
Si è tenuta oggi a Roma, nel “meraviglioso mondo di OZ”, Officine Zero, spazio riconquistato al
sociale dove una volta c’era la fallita fabbrica Rsi (Rail Service Italia, ex Wagon List),
l’assemblea nazionale in preparazione dello sciopero sociale del 14 novembre.
All’incontro hanno partecipato circa 250 le persone, provenienti da tutta Italia, molte delle quali
in qualità di portavoce dei numerosi laboratori sociali, almeno 60, che a livello nazionale si sono
costituiti dopo lo Strike Meeting si settembre. Una coalizione sociale che, partendo dal basso, si
è posto l’obiettivo “di segnare una inversione di tendenza alla frammentazione e una decisa
opposizione alla precarizzazione, alle forme di sotto- salario e di lavoro semigratuito, alla
disoccupazione di massa istituzionalizzate dalle misure del governo Renzi e dai diktat della Bce”,
nonchè “una piattaforma di lotta articolata e ricompositiva”.
14
Hanno portato la loro testimonianza di laboratori sociali numerosi città, tra cui Roma,Napoli,
Milano, Padova, Firenze, Bari, Pisa, Bologna, Torino, Genova. Hanno raccontato come si stanno
organizzando sui rispettivi territori nel prendere contatti con situazioni anche periferiche dove
vivono lavoratori sfruttati ma in condizioni di quasi isolamento, per cercare di fare rete tra
componenti sociali, studentesche, precari e disoccupati. Si è parlato anche di iniziative locali da
organizzare sempre il 14 novembre, per coloro che non potranno scioperare, perché sotto ricatto
di contratti capestro, e della possibilità di un social strike utilizzando i social network.
La questione è stata affrontata anche a livello europeo, perché tale è il processo di riforma del
mercato del lavoro, ed il Jobs Act in tal senso si rifà alla riforma tedesca. Da quello che è emerso
nell’incontro e in base ai contatti europei costruiti dalla neonata coalizione sociale, il 14 novembre
ci saranno iniziative di protesta anche in Francia, Belgio, Lisbona e Berlino contro il controllo
del mercato del lavoro e della disoccupazione attuato dai jobs centre.
Anche la questione di genere ha preso il suo spazio con Marta, del Laboratorio romano sulle
tematiche di genere, ricordando come la riforma del mercato del lavoro del governo Renzi che
comprende non solo il Jobs Act ma anche il Ddl Poletti, non colpisce in forma neutra. Le prime
vittime sono le donne, le prime ad essere licenziate in caso di crisi, e il salario delle donne è
inferiore del 16,5% rispetto agli uomini. Per questo il 14 sarà sciopero anche dei/dai generi.
Michele, della Fiom, ha ricordato, se servisse, le drammatiche conseguenze del trasferimento
delle fabbriche nei paesi dove la manodopera costa meno, e la conseguenze competizione tra
operai.
Tra i sindacati di basi erano presenti Usi e Piero Bernocchi per la confederazione Cobas che ha
precisato che il 14 novembre è solo una prima grande prova generale ma oltre alla riuscita dello
sciopero sociale di quel giorno, è importante lavora in prospettiva, guardare già al futuro, alla
nascita di altri laboratori sociali e oltre. Ha proposto quindi la convocazione di un altro incontro
nazionale per il prossimo 7 dicembre, proposta accettata dall’assemblea.
Sarà sciopero sociali, quindi, il 14 novembre, uno sciopero di 24 ore che si svilupperà in diverse
forme. “Sarà uno sciopero del lavoro dipendente e del lavoro precario, di quello autonomo e della
formazione, sarà uno sciopero metropolitano, meticcio, digitale e dei/dai generi”
Per fermare il Jobs Act, per l’abolizione delle 46 forme contrattuali della legge 30, per un salario
minimo europeo, per un reddito di base universale, per la redistribuzione di tutti i lavori quindi
no all’accordo sul lavoro per Expo 2015, per l’estensione del diritto alla malattia e alla maternità,
per la stabilizzazione delle e dei precari nella scuola, per la gratuità dell’istruzione, per un rilancio
massiccio degli investimenti pubblici.
15
Furto e menzogna
Tonino D’Orazio, 14 novembre ’14
Dal Quirinale in giù, passando da tutte le massime istituzioni della repubblica. I padri
costituzionali ci tennero a precisare all’art.1 che “L’Italia è una repubblica democratica …”.
Sapevano e avevano già capito il vecchio vizio populista italiano e quindi che poteva diventare
una semplice repubblica, non necessariamente democratica. Mi sa che ci siamo da un po’ di
tempo. Molti fanno finta e scherzano sul fatto che il potere appartiene al popolo e non ai partiti o
ai capibanda. Da re Giorgio che continua a minacciare il Parlamento di andare via (tutti hanno
capito che su quella sedia ci vuole morire per avere storici funerali di stato) se quest’ultimo non
si sbriga a fare quello che lui ha deciso. Non vuole morire senza aver abolito i cardini della
Costituzione della quale pensavamo fosse garante e non sensale.
Nemmeno per lui valgono le risposte della Corte Costituzionale sull’illegittimità della legge
elettorale attuale, che conclude nel definire le ultime tre legislature come illegali, “non rispettosi
del dettame costituzionale”, (e come lo doveva dire!), identica a quella che il terzetto
Renzi/Napolitano/Berlusconi vogliono riproporre, se non in peggio almeno con gli stessi vizi,
non solo di forma.
Furto è l’esproprio del diritto dei cittadini a scegliere direttamente i propri rappresentanti. E’
successo per la “riforma” delle province, la falsa abolizione, che è cambiata solo per i cittadini
poiché non votano più. E’ la stessa riforma prevista per il Senato, cioè il furto dell’esproprio del
voto diretto. Potevano abolirlo direttamente. L’esproprio esiste per il Parlamento
complessivamente poiché si possono votare solo persone già decise da gruppettari e oligarchi,
segretari di partito nelle segrete stanze, con accordi segreti, come nella migliore scenografia
massonica.
La menzogna sta da un lato nel teatrino continuo che siamo costretti a seguire a reti unificate e
che annega in un mare di chiacchiere, di false se non stupide dispute. Risulta, a una maggiore
analisi, che gran parte di quello che raccontano, sia il governo che i responsabili di partito o
qualche peones parlamentare, sia costantemente falso, perché aleatorio un giorno sì e uno no. Nel
PD continua un teatrino di una finta opposizione interna che si traduce costantemente in voto di
sostegno a quello che “non vorrebbero”, e ce lo spiegano a noi che possiamo solo guardarli
inutilmente esterrefatti da questa ricerca di condivisione. Ma la cosa è continua e incredibile, cioè
non credibile alla lunga.
Dall’altro assistiamo al furto continuo nelle nostre tasche, nel nostro minimo vitale. In un modo
o nell’altro prendono almeno 30 euro al giorno a tutti e in tutti i modi possibili (provare a calcolare
per credere). Al concetto del pagare le tasse per avere servizi ci troviamo a continue tassazioni,
dirette e indirette, e con una diminuzione proporzionale e costante dei servizi. Questo fatto
permette sia di mettere in dubbio la validità culturale di pagare le tasse direttamente e sia,
evidentemente, la fuga del “si salvi chi può”, sottinteso o esplicito così come è in atto. (Vedi
meno entrate, aumento del nero e dell’evasione).
In questi ultimi tre anni non vi è stato assolutamente nessun vantaggio all’aumento delle tasse.
Complessivamente più di 30%. I servizi sono diminuiti di più del 35%. Qualsiasi “riforma” è
stata fatta solo per aspirate soldi e risparmi, e far pagare i cittadini per cose con hanno più. Flusso
di denaro soprattutto da quelli meno abbienti per trasferirli a quelli ricchi. Lo raccontano tutti,
con una certa sfacciataggine, tutti i giorni, ai poveri incollati davanti ai televisori. I soldi per
lavoratori e sociale si prendono all’Inps, cioè ai lavoratori stessi e si ridistribuiscono tra poveri.
Tutte le “riforme” economiche sono state fatte per permettere ai parassiti e alle banche di pompare
avidamente soldi, finché dura.
16
Obbligo di conti correnti (la loro tenuta annua è in media di 320 euro, la più cara d’Europa, dove
la media è di 90 euro, giusto per ironia, in Lussemburgo è gratis); obbligo di non poter ritirare
più di 1.000 € a volta, sapendo che milioni di pensioni e stipendi si aggirano tra 500 e 1.000 €;
obbligo delle carte di credito per spese superiori a 30€ con relativa cresta, ma nel futuro prossimo,
ci annunciano, è prevista solo moneta elettronica in modo da prelevarveli direttamente su
smartphone; cambio continuo delle banconote per impedire che qualcuno possa metterli “sotto la
mattonella”. In nome della tracciabilità e magari della privacy.
Ve l’immaginate la malavita, con giro d’affari miliardario, mettere i soldi sul libretto postale per
farsi controllare dallo Stato? Nemmeno i polli possono ridere.
In realtà è un sistema continuo di controllo sulle persone, sui mediamente poveri, sui loro soldi
nell’eventualità di doverli decurtare o appropriarsene per legge. Stupisce qualcuno che siano
spariti dall’Italia 67 miliardi di euro tra giugno e agosto scorsi? (Dati Banca d’Italia Privata) Da
giugno, quando il FMI aveva suggerito di decurtare del 10% i c/c con più di 100.000€.
Era una farsa o un avvertimento? Intanto l’esodo c’è stato, come sta avvenendo da Svizzera su
estero dopo gli accordi che entreranno in vigore solo nel 2017 per “informazioni” sui loro
correntisti italiani e il nostro fisco. Hanno ancora un po’ di tempo per trasferire il loro mal-denaro
in paradisi fiscali, magari in succursali bancarie gestite dagli stessi svizzeri. Altro che trasparenza.
Oppure i tagli riformisti del governo alle regioni e ai comuni, altro modo di far pagare ai cittadini
per interposte istituzioni, svalorizzandole gravemente, avendo l’unica garanzia di pagare di più
con minori servizi. In genere sul socio-sanitario i servizi scompaiono sempre più velocemente.
L’altro furto sta nel privatizzare i servizi, e tutti sanno che le privatizzazioni (anzi l’affabulazione
dell’esternalizzazione) costano di più, perché ci mangia gente (e sono tanti! Decine di migliaia di
parassiti) che non ha nulla a che vedere con il lavoro e le finalità del servizio stesso e che serve
solo a tagliare posti di lavoro.
La menzogna sistematica sulla “ripresa” che non solo non c’è, ma continuando così non ci sarà
mai. Le lacrime di coccodrillo di fronte al disastro del lavoro giovanile, della disoccupazione,
della povertà e della precarietà. (Dati Fao: 680.000 bambini patiscono la fame in Italia).
Anche Bergoglio ha dovuto difendere la chiesa dall’analisi politica, sconcertante, sulla fatalità
della situazione e ricomporre le responsabilità a chi tocca. Difendere i poveri dalla guerra dei
ricchi è chiaramente comunista.
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Eric Hobsbawn
Come Cambiare il mondo
Perché riscoprire
l’eredità del marxismo
(Libera sintesi del testo da parte dell’IRES CGIL Abruzzo, a cura di Mario Boyer)
(Segue dal n. 158 - Quindicesima Parte)
 Il radicalismo culturale dell’avanguardia del Novecento rimase comunque esterno ai movimenti
operai, i cui membri mantennero gusti tradizionali, mentre i leaders socialisti della generazione
nata dopo il 1870 non furono più in sintonia con le avanguardie artistiche radicali.
Rosa Luxemburg e Trockij, ad esempio, disapprovarono il soggettivismo estremo delle
avanguardie.
La Luxembourg criticò apertamente “la loro capacità di esprimere uno stato d’animo ma
null’altro; non si possono fare degli esseri umani con degli stati d’animo.”
Quello che i marxisti non riuscivano ad apprezzare nel virtuosismo formale e nella
sperimentazione, era che vedevano in essi una “ritirata” (piuttosto che una “avanzata”, come
sosteneva l’avanguardia), un inaccettabile abbandono del contenuto dell’arte, compreso il suo
contenuto politico e sociale. Non potevano accettare un soggettivismo puro, un quasi solipsismo,
come quello che Plechanov rilevava nei cubisti.
Plechanov giunse ad affermare nel 1912-13: “la maggioranza degli artisti di oggi seguono il punto
di vista borghese e sono del tutto refrattari alle grandi idee di libertà del nostro tempo”.
Se dunque alcune delle nuove avanguardie rimasero lontane dal socialismo, e alcune sarebbero
diventate addirittura fasciste, gran parte degli artisti ribelli era semplicemente in attesa di una
congiuntura storica in cui la rivolta artistica e quella politica potessero finalmente congiungersi.
La trovarono dopo il 1914, nel movimento contro la guerra e nella Rivoluzione russa. Dopo il 1917
il congiungimento tra marxismo e le avanguardie tornò a compiersi, a partire dalla Russia e dalla
Germania.
Nel marxismo della Seconda Internazionale c’era una vera e propria Teoria dell’arte nella società,
benché il corpus ufficiale della dottrina marxiana non ne fosse consapevole: si trattava della Teoria
dell’arte di William Morris. Se mai vi fu un’influenza marxista importante e durevole, essa viene
attraverso questo corpo di pensiero che guardava oltre la struttura delle arti nell’era borghese (l’artista
“individuale”), verso l’elemento della creazione artistica in tutti i lavori e le arti della vita popolare,
e oltre la produzione di merci nell’arte (l’“opera d’arte individuale), in direzione della vita quotidiana.
Tale Teoria venne trascurata perché Morris, che fu uno dei primi artisti britannici delle arti applicate,
era visto prevalentemente come un artista famoso più che come un politico, e anche perche la
tradizione britannica di teorizzare su arte e società, che Morris miscelò di marxismo, aveva pochi
rapporti con la corrente principale del pensiero marxista. Lo stesso Morris era abbastanza realista da
sapere che, finché fosse durato il capitalismo, l’arte non avrebbe potuto diventare socialista.
2 - MARXISMO NELL’EPOCA DELL’ANTIFASCISMO (1929-1945).
Gli anni Trenta del Novecento sono il decennio in cui il marxismo divenne importante tra gli
intellettuali dell’Europa occidentale e del mondo anglofono. Già lo era da molto tempo nell’Europa
orientale.
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Contrariamente all’opinione comune, dopo il recedere dell’ondata rivoluzionaria del 1917-’20, il
marxismo che divenne preponderante, cioè l’Internazionale comunista, non esercitò alcuna attrattiva
sugli intellettuali occidentali di formazione borghese.
Quello che esercitò una potente sollecitazione a rapportarsi, o addirittura a entrare nelle file della
sinistra internazionale, fu l’avvento del fascismo in Italia, Spagna, Portogallo, Germania e la Guerra
civile in Spagna.
 La maggior parte degli intellettuali laici fu di certo avversa al fascismo europeo.
In Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti tra coloro che si erano mobilitati a favore della
Repubblica spagnola vi erano intellettuali di primo piano: Dos Passos, Dreiser, Faulkner,
Hemingway, Upton Sinclair, John Steinbeck, Torton Wilder.
 Nel mondo ispanico i poeti erano schierati quasi senza eccezioni.
Nelle file della sinistra internazionale c’erano scrittori e artisti che si riconoscevano nel
comunismo o quanto meno nell’antifascismo: Malraux, Silone, Brecht, Garzia Lorca, Eisenstein,
Picasso, Gor’kij, Joyce, Proust, i grandi pittori francesi del primo Novecento, Charlie Chaplin.
Non si trattava sempre di una cultura specificamente marxista. Ai fini della sua “scesa in campo” fu
dunque importante il ruolo svolto da una minoranza di intellettuali comunisti che si impegnarono a
delinearla.
L’antifascismo europeo si configurava come complesso. Dagli anni Trenta in avanti appariva chiaro
che l’alleanza antifascista avrebbe dovuto aprirsi politicamente a tutti gli oppositori ai regimi
instaurati in Europa. Il riconoscimento di questa situazione da parte dei comunisti urtò la suscettibilità
dei suoi intellettuali e militanti, ma ciò non creò particolari problemi fino alla liberazione, considerato
il pericolo immanente della Germania nazista e dei suoi alleati, Italia e Giappone.
In breve: - nella sinistra europea e tra gli intellettuali l’antifascismo prevalse su ogni altra
considerazione; - al contrario, gli studenti universitari in Europa centrale e occidentale rimasero in
prevalenza estranei all’antifascismo e anzi, come in Germania, Francia e Austria, era assai probabile
che si mobilitassero a destra; - nei Paesi balcanici, invece, a partire dalla Jugoslavia era il comunismo
ad attrarre fortemente i giovani studenti.
Dunque, è impossibile generalizzare sul rapporto tra intellettuali e antifascismo in blocco.
3 - L’INFLUENZA DEL MARXISMO 1945–1983. Dalla fine della SECONDA GUERRA AL
CENTENARIO DELLA MORTE DI MARX.
Dal punto di vista storico il risultato più importante di Marx è la forza dell’impatto politico del
marxismo sulla realtà a livello mondiale.
Ma straordinario è stato anche l’impatto intellettuale sulla conoscenza e sulla cultura. Non sono
molti i pensatori il cui nome evoca, come quello di Marx, le profonde trasformazioni che hanno
apportato all’universo intellettuale. Marx è tra questi, è assieme a figure come Newton, Darwin,
Freud. Non è un caso il fatto che il numero dei rimandi delle voci ”Marx” e “marxismo” nell’indice
della prestigiosa International Encyclopaedia of the social sciences (1968) superi di molto quelli di
qualsiasi altro pensatore.
A un secolo dalla sua morte Marx era sopravvissuto a cento anni di ostilità.
La sua statura intellettuale non è mai stata seriamente in discussione. E questo malgrado che i partiti
socialdemocratici ex marxisti disconoscessero la sua influenza, e che l’Urss perdesse
progressivamente attrazione nei confronti della sinistra mondiale.
“…..continua nel prossimo numero”
presentato da Mario Boyer
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I NOSTRI PRINCIPI
1) Questo “Foglio” si autofinanzia e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle
piccole alle grandi cose, in base al principio dell’AUTOGESTIONE!
2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro
funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile!
L’Assemblea è sovrana, cioè decide tutto!
3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella pubblicazione degli
articoli (2 pagine di spazio per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’
DELLE IDEE!.
4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base al
principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!
5) Si applica la formula “Articolo presentato da.....” per permettere ad ognuno
di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però da lui condivise. Questo in nome del
principio della PARTECIPAZIONE!
6) E’ necessario essere presenti nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto
alla quarta. Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta
dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere il
tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!
7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA
DEMOCRATICA!
8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto
rifiuta ogni forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!
9) “A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al
perseguimento della felicità!”
10) L’ultimo principio non si può scrivere perché non esiste all’esterno, ma
soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per
ultimo perché è il più difficile da capire in quanto generalmente viene considerato
“astratto”. In realtà è il primo principio perché senza la coscienza-convinzione che
questi principi-regole sono fondamentali per realizzare la libertà e la democrazia nel
gruppo, si decade nell’autoritarismo. L’esserne consapevoli significa essere coscienti.
Questo è il principio della COSCIENZA!
“IL SALE
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N° 160 Novembre 2014 - il sale - pluralismo, democrazia diretta