• Settimanale gratuito di fatti e di opinioni • Reg. Trib. di Siracusa n°1509 del 25/08/2009 • E-mail: [email protected] • Direttore: Franco Oddo • Vicedirettore: Marina De Michele Anno 2, n. 30 edizione online: www.lacivettapress.it Sabato 23 Ottobre 2010 SI CAMBI IL NOME CONSIGLIO (PD) ALFÒ (FLAI) “Quella via offende tutti i siciliani” “In Sicilia più operatori FP che negli USA” “Nei campi aumenta il lavoro nero” PAG.16 (Oddo) PAG.4 (De Michele) PAG.6 (Festa) Paolo Zappulla: “4000 lavoratori a dicembre senza gli ammortizzatori sociali” Manutenzioni a imprese del nord Cgil: “La Erg ci schiaffeggia” 270 mila euro Buttati via Il caseggiato delle saline ridotto a un rudere. Era costato 270 ml euro, sprecati. A PAG. 3 (De Michele) QUERELLE A MEDEUROPA “Ci saremmo aspettati dalla Erg un atteggiamento di attenzione che tendesse anche ad attenuare il costo e le conseguenze della crisi, ad esempio con alcune operazioni che tendono ad anticipare attività che erano previste per i prossimi anni per dare lavoro ad imprese che rischiano di chiudere ed ai lavoratori che rischiano di rimanere tagliati fuori”. PAG. 15 (La Leggia) Visentin: “Senza soldi” “Nemmeno per le sedi delle Facoltà” Concerti in strada Pinocchio pag.13 pag.13 (Lanaia) (Lanaia) Attenti. Dopo la Sai 8 il pericolo francesi... Oggi e domani in piazza Duomo la Ricciotti Ensamble Band, tre concerti. A PAG. 10 (Baldini) Melilli per noi Ancora la ZTL Controrisposta al sindaco Sorbello: “La ZTL s’ha da fare subito”. PAG. 11 (Privitera) Per le Alpi in carrozza A PAGINA 11 (De Michele) Si vocifera di una società francese che starebbe alle vedette… Vuoi vedere che Suez, dopo aver perso la gestione del servizio idrico parigino (o Avelia), aspira a gestire l’analogo servizio sia a destra che a sinistra dell’Anapo? PAGG. 7-9 (Rossitto) Senza l’intermodalità ferroviaria asfissia per l’Hub di Augusta Centrodestra frantumato Refluenze a Siracusa pagina 2 (Nicita) Bono: «Fin dall’insediamento alla presidenza della Provincia Regionale, anche in collaborazione con il presidente della Provincia di Ragusa ho sollecitato ripetutamente la Regione a chiarire con le FF.SS. l’iter per la firma del Contratto di Servizio e l’Accordo di Programma sul trasporto ferroviario. In questo contesto abbiamo evidenziato quali sono le criticità del trasporto ferroviario e quali sono le possibili soluzioni funzionali. Fra questi, appunto, i collegamenti ferroviari con il Porto di Augusta e con l’aeroporto di Catania. La mancata attuazione del collegamento con il porto di Augusta, quindi, sarebbe una iattura e condannerebbe all’asfissia l’importante Hub marittimo». A PAG. 5 (Privitera) PRIMO PIANO CUMI 13 6 Priolo tentenna sulla sede universitaria ASAM Domani duo pianistico al Carabelli TIVOLI 10 Un lettore: “Il Comune ci abbandona e ci tartassa” “Noi medici di famiglia mortificati e in crisi” pagina pagina 44 (De (De Michele) Michele) 2 23 Ottobre 2010 La politica è strategia, a volte tatticismo, ma sempre deve essere improntata a sano realismo Se i gruppi che appoggiano Lombardo riusciranno ad amalgamarsi ci sarà un profondo cambiamento negli equilibri politici provinciali di SANTI NICITA Dopo il dissolvimento della coalizione di centrodestra, uscita vittoriosa dalle elezioni regionali del 2008, il governo del presidente Raffaele Lombardo è in atto sostenuto da una maggioranza di centro sinistra (MPA, UDC, API, finiani e PD) sulla base di un programma di rinnovamento e di cambiamento. La domanda che i siciliani si pongono è: quanto durerà questo governo? Sarà in grado di realizzare una svolta politico-programmatica idonea a dare una spinta riformatrice? Allo stato dei fatti, al di là di tutte le alchimie e di tutti i tatticismi, l’auspicio che si formula è quello di avviare un periodo di intensa attività governativa e legislativa per affrontare e risolvere i gravi problemi che attanagliano la Sicilia nei diversi settori produttivi, nello svolgimento delle varie attività di servizio, nella riforma dell’amministrazione regionale, nella eliminazione degli sprechi, nell’utilizzazione delle risorse europee, per garantire maggiore occupazione, per eliminare il precariato, per difendere le prerogative dello Statuto speciale della Sicilia in una fase delicatissima per l’attuazione del federalismo fiscale. La riforma della struttura governativa, con una diversa distribuzione delle deleghe assessoriali, il significativo ricambio dei diversi Direttori generali, la riforma nella gestione dei rifiuti e dell’acqua, l’eliminazione di diversi enti, la riforma delle ASI, dei Consorzi di Bonifica, la riforma delle Province regionali ed altri impegni programmatici costituiscono una piattaforma politico-istituzionale di ampio respiro, che può dare una svolta significativa e positiva per il rilancio economico, sociale, occupazionale e di servizi alla nostra Sicilia. La decisione di affidare la gestione degli assessorati a personalità, escludendo deputati regionali, è una novità assoluta nell’esperienza regionale. Ciò significa che tutti i parlamentari saranno impegnati nelle attività legislative e di controllo delle attività governative. Le novità sono molte, di ampio respiro, di profondo rinnovamento. Tutto questo, a breve, produrrà una ulteriore battuta d’arresto nella funzionalità della vita politica, amministrativa ed istituzionale, non foss’altro per la necessità che hanno i nuovi Assessori e i nuovi dirigenti generali a fare un periodo di rodaggio. Se si pensa poi che il PDL e l’UDC si sono frantumati dando vita a nuovi gruppi, si comprende bene come le tensioni politiche e i rapporti interpersonali entreranno in forte crisi, così come i diversi gruppi che hanno dato vita a una nuova maggioranza hanno bisogno di tempo per amalgamarsi. In sostanza, in Sicilia, è avvenuta una vera rivoluzione politica, diversa da quella verificatasi con il governo Milazzo, aperta a tutte le novità. E non si tratta solo di una rivoluzione di Palazzo ma di una frammentazione politica che da Palermo si estenderà in tutto il territorio siciliano. Dal PDL sono usciti sia gli amici dell’on. Miccichè, che ha dato vita a Forza del Sud, che i finiani di Futuro e Libertà, mentre dall’UDC ufficiale, che sostiene Lombardo, è nato il nuovo partito guidato da Romano, Mannino e Cuffaro. Anche nel PD si è verificata una frattura con l’uscita dell’on. Bonomo, che ha dato vita all’API di Rutelli. Tutte queste scomposizioni evidenziano la profonda crisi del centrodestra ed è probabile che esse avranno delle ricadute negli equilibri politici provinciali. Non si tratta più di un ribaltone parlamentare ma di una profonda crisi dell’intera classe dirigente politica della Sicilia. Dopo un lungo periodo di egemonia del centrodestra - che ha gestito la politica, la Regione e i diversi livelli istituzionali – vi è stata una vera implosione della coalizione, con accuse politiche e personali. Lombardo ha sostenuto e sostiene che la responsabilità di quanto è avvenuto è da addebitare al PDL e all’UDC che hanno bloccato la Finanziaria del 2009 e la riforma sanitaria proposta dal governo di coalizione (e quindi con il consenso degli assessori del PDL e dell’UDC), il PDL lealista e l’UDC di Romano addebitano la responsabilità al Presidente Lombardo, che avrebbe dovuto sottostare alle indicazioni provenienti dai vecchi alleati. Su questi argomenti il dibattito può continuare all’infinito, sacrificando però gli interessi della Sicilia che ha tanto bisogno di essere governata. I prossimi mesi ci diranno se il nuovo governo sarà o meno all’altezza delle aspettative suscitate dalla elaborata piattaforma riformatrice. L’auspicio dei siciliani è quello di essere governati utilizzando le risorse europee e rendendo funzionali tutti i livelli istituzionali. I gruppi politici che sostengono il governo Lombardo, se riusciranno ad amalgamarsi, potranno determinare un profondo cambiamento negli equilibri politici provinciali. Nella provincia di Siracusa, quattro deputati su sette (Gennuso, Bonomo, Marziano e De Benedictis) avranno il buonsenso di agire in sinergia e di aprire una nuo- va fase di concertazione con le forze economiche, sociali, culturali, per rilanciare la provincia di Siracusa? Il PD, da cui è uscito l’on. Bonomo per aderire all’API, saprà sanare la ferita prendendone atto e creando condizioni di collaborazione effettiva, superando i personalismi? Ancora non è chiaro il quadro che maturerà nel centrodestra siracusano, ma è evidente che l’on. Granata ha ormai una posizione differenziata anche perché sostiene il governo Lombardo, mentre l’enfatizzata distinzione fra il PDL del ministro Stefania Prestigiacomo e del senatore Alicata dall’on. Bufardeci e dal senatore Centaro è tutta da decifrare, senza parlare dell’on. Enzo Vinciullo che in questi mesi è stato isolato all’interno del PDL. La politica è strategia, a volte tatticismo, ma sempre deve essere improntata a sano realismo. Orbene, è evidente che nella provincia di Siracusa esistono complessi rapporti politici e difficili rapporti personali che attraversano tutte le forze politiche. L’auspicio è quello che si lavori per rendere razionale e funzionale agli interessi della nostra provincia la nuova difficile e articolata frammentazione politica, in attesa di conoscere il nuovo responsabile politico dell’UDC. In questi anni il centrodestra, convinto di essere autosufficiente, non ha mai cercato il confronto e il dialogo con le forze di minoranza ed ha quasi annullato la politica di concertazione con le forze sociali. Speriamo che la nuova situazione, che richiede un periodo di assestamento, possa favorire una nuova politica di confronto per rilanciare la nostra provincia in tutti i settori. La Democrazia è la formula più avanzata per garantire la convivenza perché consente di fare delle vere e proprie rivoluzioni, o profondi cambiamenti, senza spargimenti di sangue. Il secondo appuntamento il 29 ottobre, sempre alle ore 21.30, con il Jazz Club Movie Da ieri sera al 5 novembre Festival Jazz a Canicattini da quest’anno nel Circuito del Mito della Regione Siciliana Sarà un’anteprima, in attesa di conoscere il ricco cartellone dell’edizione invernale del Festival Internazionale Jazz “Sergio Amato” che da qualche anno arricchisce la già straordinaria stagione musicale canicattinese. Le tre “sorelle”, come scherzosamente ormai vengono chiamate le Associazioni “Otama”, “Anthea”, “Sabatù”, che a Canicattini Bagni gestiscono e rendono vivo il Sergio Amato jazz Club di via Silvio Pellico 62 (la strada dirimpetto al Palazzo Comunale), luogo storico di incontro e di jazz session con i più prestigiosi artisti nazionali ed internazionali, ma soprattutto della terra di Sicilia, fucina e laboratorio jazzistico tra i più floridi, sono come sempre pronte per offrirci il programma invernale degli appuntamenti jazzistici che contraddistinguono il palcoscenico canicattinese. E così, dopo il grande successo della 15° edizione estiva dell’agosto scorso, ritorna il Festival Internazionale del Jazz “Sergio Amato”, come sempre promosso in collaborazione con il Comune di Canicattini Bagni, e col patrocinio di altri enti come la Provincia Regionale di Siracusa, la Camera di Commercio, l’Unione dei Comuni “Valle degli Iblei”, e da quest’an- no inserito nel Circuito del Mito dalla Regione Siciliana, che oltre a richiamare in Piazza XX Settembre migliaia di spettatori ha avuto l’attenzione dei grandi media e della stampa di settore (il sito “All About Jazz Italia” pubblica una ricca galleria fotografica con l’Amato Jazz Trio, Peter King e Maurizio Giammarco, tanto per fare qualche esempio). “Otama – AntheaSabatù”, che nel frattempo hanno allargato la loro esperienza anche in alcuni importanti paesi europei della fascia mediterranea, ci riportano la grande musica. Coinvolgendo in questo progetto autunnale, com’è loro abitudine, un’altra realtà associativa giovanile canicattinese, l’Associazione Culturale “Phisis”, che in estate ha esordito con una rassegna cinematografica, abbinando Jazz e Cinema. Si è iniziato ieri sera al Sergio Amato Jazz Club di via Silvio Pellico con i padroni di casa, Amato Jazz Trio feat. Rino Cirinnà; per ridarsi appuntamento il 29 Ottobre sempre alle ore 21,30 con il Jazz Club Movie, in collaborazione, appunto, con l’Ass. Physis per un omaggio al grande pianista americano Thelonious Monk con un film documentario che prende il nome di uno degli album più belli di questo artista “Straight No Chaser”. Un film che vede quale produttore Clint Eastwood e che è una costruzione particolare di immagini inedite, risalenti al 1968, che i fratelli Michael e Christian Blackwood girano accanto a Thelonious Monk e al suo gruppo, durante la loro prima tournée internazionale. Quando questo materiale filmato, che si pensava disperso, è stato ritrovato e per di più in ottime condizioni, il produttore Bruce Ricker non credeva ai propri occhi ed erano anche in ottime condizioni le uniche riprese di Monk in privato. Nel ridare vita a questi fotogrammi, oltre a Ricker ci lavoreranno Charlotte Zwerin, come regista e produttore, e appunto Clint Eastwood come produttore esecutivo, sulla scia del successo del suo capolavoro jazzistico Bird. Infine, ultimo appuntamento di questo anteprima sarà quello del 5 Novembre sempre ore 21,30 al Sergio Amato Jazz Club di via Silvio Pellico con Up Beat Trio, composto da tre giovani e validissimi musicisti di casa nostra, già protagonisti del Festival Jazz di agosto, Seby Burgio al piano, Alberto Fidone al contrabbasso, e Peppe Tringali alla batteria. 23 Ottobre 2010 3 Non è stato previsto un comitato che controllasse il comitato di sorveglianza e la Corte dei Conti è lontana Nel caseggiato delle saline costato 270 mila euro è stato divelto anche il cartellone. Soldi sprecati di MARINA DE MICHELE È diventato un appuntamento annuale. Lo vado a trovare come si va a far visita a un moribondo, o meglio a un malato terminale, ma dalla resistenza eroica, deciso a restare attaccato alla vita, a bruciare anche la sua ultima speranza mentre vede il suo corpo deteriorarsi, smembrarsi un po’ alla volta, lentamente, in una sfibrante agonia. Per non parlare poi delle continue profanazioni. Oltraggiato dalla distrazione di tutti: di chi avrebbe il dovere morale, l’obbligo, di assicurarsi del suo stato di salute, delle sue condizioni, come di chi si vanta di avere un cuore sensibile, di aver posto in cima ai propri valori la difesa di chi non ha voce e ha bisogno di infinita protezione, di voler agire del tutto gratuitamente per mero atto di amore ma che poi non riesce ad avere uno sguardo di insieme, capace di appassionarsi, e di dedicarsi, solo a ciò che forse dà maggiore visibilità e dimentica ciò che è meno appariscente. Offeso dall’inciviltà di molti, di quelli troppo ottusi per sapere cosa sia il rispetto, il riguardo che si deve avere per ciò che è altro da noi, anche per chi è, o sembra essere, un estraneo. Sporcato da esseri senza ragione che seguono solo l’istinto naturale e non sanno comprendere il senso delle proprie azioni. E ogni volta che vado lì resto incantata da quello che la natura è in grado di offrire, dalla spettacolarità delle sue proposte, e mortificata da come gli uomini, quelli che tra l’altro hanno maggiori responsabilità, non sappiano vedere, non sappiano cogliere tutto quello che può trasformarsi solo in vantaggio, sotto ogni punto di vista. Se fossi convinta che quanto si è intrapreso è il frutto di un vero disinteressato intendimento, potrei anche provare un sentimento di gratitudine per chi ha pensato a bene operare, ma lo stato di abbandono in cui lo hanno lasciato mi ripete che erano altri gli interessi che hanno mosso quell’azione, che non c’era un progetto alto, il senso della comunità, del bene pubblico, ma forse solo la speranza che, nel maneggiare le risorse, qualche rivolo prendesse altre strade, avesse altri esiti. Ma quello che fa rabbia è che non interessa a nessuno. Che nonostante più volte ci sia stata la stessa segnalazione nessuno abbia mosso un dito. Eppure hanno saputo, hanno letto, sono stati informati: lo so con matematica certezza. In Italia, a Siracusa, è raro sentire che qualcuno paghi il prezzo delle proprie responsabilità. E se capita, si sa che è solo una goccia nell’oceano. Basterebbe che su quella stessa pista ci si mettesse come segugi e si catturerebbe di tutto. Basterebbe alzare il coperchio. Ma non avviene e quindi la sensazione è che quel povero sfortunato sia incappato nelle maglie della rete solo per fornire un alibi per i tanti che non pagheranno, perché si dica che non c’è stato il più totale immobilismo, che ci si dà da fare. Ma prima o poi arriverà la morte. Ne crollerà anche solo un pezzo e forse cadrà proprio su uno dei profanatori, forse sul più innocente, forse su una coppietta rifugiatasi tra quelle mura per cercare un po’ di intimità. E poi si griderà allo scandalo, si faranno inchieste, si accenderanno i riflettori, la gente correrà sul posto per vedere il luogo dell’incidente e per farsi inquadrare da qualche telecamera. Comunque, oltre al degrado sempre più evidente, qualche altra cosa è cambiata dall’ultima volta: sulla strada provinciale è stata realizzata una rotatoria (infiniti mormorii sulla sua effettiva utilità), le villette assediano sempre più il posto e hanno già invaso la preriserva, soprattutto è stato rimosso il cartellone che dava informazioni sul progetto di restauro del vecchio caseggiato delle saline. E si diceva quale era stato il costo dei lavori: 270mila euro. Soldi sprecati. Meglio far sparire ogni traccia di quell’intervento, proprio come se non si fosse mai fatto, tanto il tempo sta facendo la sua parte. Il cartellone infatti non è caduto, è stato proprio portato via. Sarebbe interessante sapere chi ne ha disposto la rimozione, e semmai anche quanto è costata. Nel novembre 2008 il responsabile unico del progetto, uno di quelli che rientrava nell’ambito del PIT 9 “Ecomuseo del Mediterraneo” (il fratellino di quello che ha riguardato la sistemazione del Foro Siracusano), l’ingegnere Giuseppe Marchese, della Provincia, aveva parlato di “problemi” con la ditta che aveva eseguito i lavori, ma si diceva sicuro che presto tutto si sarebbe risol- to perché mancavano solo gli infissi. Come se già non fosse ben altra la situazione, come se già gli uccelli non avessero lasciato lì dentro i loro escrementi, come se gli uomini non avessero fatto lo stesso, come se i soliti incoscienti non avessero già lasciato sui muri i segni indelebili del loro imperituro amore, come se non fossero già state portate via le grondaie di rame, come se le spesse levigate travi del tetto non avessero già subito l’offesa dell’intemperie, come se già l’umidità non fosse salita lentamente sulle pareti sgretolando l’intonaco, come se non ci fossero crepe, come se … “Rafforzare la capacità attrattiva dell’intero comprensorio, a partire dai poli di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, attraverso la valorizzazione delle risorse storiche e culturali e il riconoscimento della cultura legata ai luoghi, ai mestieri, alle tradizioni. Valorizzare l’insieme delle risorse locali mediante nuove forme organizzative dell’offerta turistica secondo logiche di distretto, con potenziamento della vocazione internazionalistica del territorio e delle economie connesse al turismo”, questa l’idea forza del Progetto Integrato Territoriale PIT 9. Ma la via del sale, il corridoio di aree umide presenti lungo la fascia ionica della provincia di Siracusa - dal pantano Morghella a Vendicari, passando per le saline di Siracusa, fino a quelle di Priolo e di Augusta – vitale per le specie migratorie, non è mai stata realizzata. Un progetto dall’importo complessivo di 1 milione e 50 mila euro completamente abortito, abbandonata la possibilità di creare posti di lavoro, di accrescere l’offerta turistica del territorio, di recuperare un pezzo della nostra storia passata. Ci sarebbe da non crederci, ma era previsto anche un comitato di sorveglianza, composto da tutti gli enti pubblici aderenti al Pit, oltre che da tecnici ed esperti, con compiti di controllo strategico e supervisione dell’intero processo di attuazione e gestione. Non è stato previsto un comitato che controllasse il comitato e la Corte dei Conti è lontana. 4 23 Ottobre 2010 “Non abbiamo le spiegazioni di ciò che non va, eppure delegano noi a essere muri di gomma” Giuseppe Scieri: “Noi medici di famiglia siamo mortificati e in crisi di nervi, vittime del sistema come i nostri pazienti” di MARINA DE MICHELE Un appello accorato: far sentire la propria voce, le proprie ragioni affinché la pubblica opinione sappia, e comprenda. Ciò che si spera di ottenere è solo una maggiore comprensione e, ma auspicarlo sembra quasi una follia, una diversa attenzione da parte degli organismi preposti. A parlare è il dottore Giuseppe Scieri, medico di famiglia che opera a Noto, ma è un portavoce, il megafono dei tanti colleghi che a Noto come a Siracusa, Avola, Augusta, Lentini, vivono lo stesso disagio, eppure preferiscono tacere nell’amara convinzione che tanto sia inutile, che non ci siano orecchie per ascoltare, sensibilità per condividere uno stato che sempre più va configurandosi come assoluta frustrazione. “Tra pochi anni andrò in pensione, si figuri quanto possa essere ancora parte in causa, ma guardo alle nuove generazioni di professionisti: nessun giovane vorrà più seguire le nostre orme perché la situazione si è fatta invivibile”. Un sistema burocratico che ha trasformato i medici in “scribacchini, tecnici, ragionieri” e non in scrupolosi e saggi interpreti delle esigenze di chi si rivolge loro. “Non possiamo essere ridotti al rango di meri esecutori, a semplice funzione. Dovremmo limitarci a prescrivere analisi, accertamenti, farmaci dispendiosi, che altri hanno richiesto per i propri pazienti, delegando però noi a compilare ricette e prescrizioni. E se ci verrà chiesto conto e ragione del nostro operato dovremo anche difenderci, giustificarci. Ma non è questa la nostra volontà, né tanto meno la nostra vocazione”. Nelle parole del dottor Scieri c’è il rimpianto di un mondo, di rapporti che si sono andati perdendo nelle pastoie della burocrazia e nei tagli delle spese, nella riduzione del potere d’acquisto dell’euro e in un malcostume che diventa quotidianità. “Al giorno 30-40 pazienti – assistiti anzi, perché la pazienza è proprio una di quelle virtù che si è persa lasciando il posto alla pretesa, all’esigenza di avere tutto presto e bene – che pretendono di essere ascoltati e che noi vorremmo seguire con l’impegno di sempre. Non è del tutto agevole capire le patologie, a volte è necessario, e giusto, dedicare ad alcuni venti minuti, mezz’ora almeno, mentre gli altri scalpitano dietro la porta, litigano per non fare la fila, chiedono di passare per primi. Ma la fretta, l’approssimazione è il contrario di ciò che la nostra deontologia ci impone, l’opposto di quanto ci suggerisce la nostra etica”. Facile ribattere che basterebbe, probabilmente, ridurre il numero degli assistiti, ma la risposta sarebbe scontata: sale vertiginosamente il costo della vita, si decurtano a colpi di cesoie le retribuzioni con carichi fiscali che viaggiano intorno al 45%, impossibile vivere dignitosamente se non si ha un certo numero di assistiti. Da una parte quindi nuovi decreti e nuove norme che piuttosto che mirare all’efficienza e alla qualità guardano ai risparmi immediati e ad ottenere controlli quasi polizieschi, a volte insensati sebbene, se si vuole, motivati dalla furbizia dei soliti, di quelli dei quartierini, dall’altra la gente che pretenderebbe un’assistenza efficace e soprattutto salvifica, immediatamente risolutiva quando si sa bene quante ancora siano le incertezze della medicina nonostante gli entusiasmanti progressi. In mezzo, tra i flutti, loro, i medici di famiglia, “in conflitto emotivo con i loro pazienti”, ben consapevoli di non poter dare sempre le risposte che si vorrebbero, la velocità operativa che da loro ormai si esige “educati chissà da quale modello mediatico!”, il tempo anche per offrire terapie per l’anima, per la sofferenza psichica. “Un settore allo sbaraglio, una professione ormai mortificata, noi stessi a un passo da una crisi di nervi, spesso in conflitto con i nostri assistiti che non comprendono quanto ciò faccia star male per prima noi. La soluzione, dice? Forse semplicemente che siano altri, che siano quelli che hanno determinato queste storture, che hanno plasmato questo sistema, creato ingranaggi che stritolano, a spiegare alle persone, ad assumersi la responsabilità di ciò che non funziona piuttosto che lasciare noi in prima fila a fare da muri di gomma perché non ce le abbiamo le spiega- zioni. Noi siamo vittime come i nostri stessi pazienti”. E ciò che brucia è proprio non poterlo raccontare a nessuno questo disagio, non trovare gli spazi della discussione se non l’associazione fondata con gli altri colleghi, o i convegni di bioetica durante i quali almeno qualcosa è concesso dire. Ma mancano, sono assenti, silenti, proprio gli organismi che dovrebbero dar forza a questa chiusa protesta, a raccogliere queste istanze di chi lavora a contatto con i malati per trasformarle in proposta, in progetto, in impegno. È distratto su altro l’Ordine dei Medici, guarda ad altre problematiche il sindacato stesso. “Restiamo soli, isolati”. Eppure proprio ai medici di famiglia si richiede oggi un maggiore impegno. Nell’ambito della prevista rifunzionalizzazione dell’ospedale Trigona, decisa dalla politica sanitaria locale, si prevede da una parte che i reparti di degenza, ad eccezione della lungodegenza e della riabilitazione, vengano trasferiti ad Avola, dall’altra che in città sia istituito il Presidio Territoriale di Assistenza (PTA), una struttura ambulatoriale nella quale il percorso di diagnosi e cura seguito dal paziente dovrebbe essere gestito proprio dal medico di famiglia. Un aggravio forse intollerabile se si dovesse continuare a non prendere atto delle istanze della categoria. A Medeuropa: “Bisogna rifunzionalizzare il sistema rispetto ad altri obiettivi culturali” Consiglio: “Come si può mantenere una FP con 9.000 persone? In Sicilia abbiamo più formatori che in tutti gli Stati Uniti” Un peccato che nelle cronache locali non abbia trovato spazio uno degli interventi più interessanti e chiari, certamente il più appassionato e coinvolgente, ascoltati nel corso del dibattito sul futuro dell’università voluto dall’Associazione Medeuropa. Nino Consiglio ha chiuso l’incontro riprendendo l’invito, espresso all’inizio dal presidente dell’associazione, Carmelo Saraceno, e in maniera più ampia da Salvo Andò, rettore dell’università Kore di Enna, a non decontestualizzare la realtà universitaria siracusana rispetto a quella nazionale per evitare di dar vita a un dibattito che risulterebbe sterile e del tutto inutile. Un suggerimento purtroppo non accolto in altri contributi che hanno continuato a vedere come possibile, come realizzabile quel fantomatico quarto polo su cui tanto vacuamente si discetta. Già Salvo Andò ne ha preso immediatamente le distanze. Anche nel suo caso un bell’esempio di realpolitik, di forse duro ma certo sano pragmatismo, tutto incentrato a valutare gli effetti di una riforma che modifica radicalmente il sistema universitario, che costringe a scelte concrete e razionali, attente al mercato, che preoccupa perché mette a rischio quell’autonomia universitaria, non separata dalla capacità di spesa, dal portafoglio, fortemente voluta e perseguita da Antonio Ruberti, uomo di scienza e politico, persuaso che conoscenze e competenze siano la vera ricchezza di una nazione, il migliore capitale immateriale. Andò non ha nella sostanza concesso nulla all’ipotesi di quarto polo (“che poi in fondo il quarto polo c’è già: è la Kore”) per il quale nessuna concreta previsione è nei programmi nazionali e che non ha speranza di ricevere alcun sostegno da una Regione che spende, sperpera, le sue migliori risorse nella formazione professionale. 500 milioni all’anno, ha confermato Bruno Marziano. “Non facciamo battaglie di retroguardia – ha concluso – sia perché sono battaglie che si perdono sia perché, creando false aspettative, rischiano di creare proteste sociali. Abbiamo il dovere morale di dire la verità, non quello che si vorrebbe noi dicessimo”. Di eguale tenore i convincimenti di Nino Consiglio, severo nel giudizio sull’attuale contesto a cui non sono state estranee alcune politiche della sinistra (“Il giovane fisico russo che si è aggiudicato il Nobel in Italia non sarebbe stato messo neanche nelle condizioni di vincere una cattedra a scuola”); certo che, come ha detto di recente il presidente della Repubblica, “un Paese per essere moderno deve mobilitare risorse nella ricerca e nella formazione cioè nell’Università che non consiste in licei adulti ma in una comunità di docenti e studenti che insieme fanno ricerca. Separare infatti la ricerca dalla didattica è colpire al cuore il senso stesso dell’università. E sulla scuola, sulla sanità e sulla giustizia che si fonda la civiltà di un paese”; convinto della bontà di alcuni aspetti della riforma Gelmini: “Considero importante questa riforma perché inizia a mettere ordine nel sistema, vuole incidere sullo sfascio che lo caratterizza, inizia a fare argine contro una deriva devastante”. “Occorre partire dallo stato di fatto, dal taglio, violento e radicale, delle risorse per l’università, secondo principi non solo praticati ma anche teorizzati perché Tremonti, uomo di grande intelligenza, non fa nulla per caso e la sua è un’ottica che guarda solo allo sviluppo del nord, che considera il Mezzogiorno una zavorra da cui occorre liberarsi. Dobbiamo fare i conti con il federalismo verso cui “irresponsabilmente” – ha sillabato - stiamo andando, perché così come è concepito sarà solo un ulteriore elemento di divisione in un contesto nazionale caratterizzato dalla frammentazione, da un tessuto unitario fragilissimo. Se ora noi non inseriamo la nostra discussione in questo contesto, diamo solo prova di un’ennesima, insopportabile, manifestazione di provincialismo senza orizzonti e senza cultura di cui non abbiamo alcun bisogno. Dobbiamo partire dalla disamina degli errori per capire quello che è successo e per non ripeterli, non entro nel merito di una stucchevole diatriba sulle responsabilità del passato. Possiamo al più solo dire che, anche noi come altri, abbiamo seguito il trend nazionale del decentramento, quello caratterizzato da studi bizzarri a servizio delle pseudo baronie imperanti, che ha gravato di oneri insostenibili gli enti locali, in particolare qui da noi la Provincia. Abbiamo sperperato oltre 100 miliardi del vecchio conio per mantenere un ambaradan che ha illuso decine di centinaia di giovani che non hanno oggi nessuna prospettiva per il futuro. Io rabbrividisco – ha detto con voce alterata – quando sento parlare di quarto polo a Siracusa. È necessaria piuttosto una interlocuzione con la Regione Siciliana, non con il governo nazionale del tutto sordo, affinché riconsideri la spesa della formazione professionale per rifunzionalizzare il sistema rispetto ad altri obiettivi culturali. Com’è possibile mantenere una formazione professionale con 9 mila persone? E capisco bene perché si dice che toccare la formazione professionale significa determinare una crisi di governo: non c’è partito, non c’è sindacato che non abbia un proprio ente di formazione da cui attingere risorse. Non c’è parrocchia, neppure in uno sperduto paesino, che non abbia un suo corso. Abbiamo più centri di ricerca della California, più formatori di tutti gli Stati Uniti. Dobbiamo fare una battaglia per porre questo problema e poi pensare a un ruolo culturale per Siracusa, egualmente adatto a darle quel prestigio che merita”. E ha concluso: “Ma i politici siracusani devono smettere di beccarsi tra loro come i polli di Renzo, mentre qualcuno si prepara a cucinarli entrambi”. Marina De Michele 23 Ottobre 2010 5 “Il Porto in fase di rilancio ma la ferrovia, che potrebbe usare i fondi FAS e UE, è assente” Bono: “Senza la connessione intermodale niente futuro per la SAC L’assenza di collegamenti con Augusta condanna all’asfissia l’Hub” di ALESSANDRA PRIVITERA “Fontanarossa, soldi non ce n’è”, titolava venerdì 1 ottobre “La Sicilia” nella prima pagina della Cronaca di Catania: la riunione del 30 settembre, a Roma, per verificare la compatibilità funzionale tra l’infrastruttura aeroportuale ed il progetto di intermodalità tra ferrovia ed aeroporto - sviluppato da RFI ed Italferr su incarico della Sac – sembra essersi conclusa con un nulla di fatto. La comunicazione della Regione Sicilia, che avrebbe evidenziato «la difficile sostenibilità da parte delle asfittiche risorse a disposizione», infatti, sembra avere dissuaso i rappresentanti degli enti presenti, l’Enac nella persona del presidente Vito Riggio, le Reti Ferroviarie Italiane, la Società degli Interporti Siciliani e la SAC, ad entrare nel merito della questione. Il disimpegno della Regione nei confronti del progetto (che prevede l’interramento della ferrovia limitrofa all’aeroporto, l’allungamento della pista per i voli internazionali e la costruzione di una stazione Fontanarossa che colleghi l’aerostazione alla stazione ferroviaria cittadina) potrebbe relegare lo scalo, al momento attuale il 4° in Italia per traffico di passeggeri, nella serie B degli aeroporti. L’allungamento della pista (quella attuale è circa 2 chilometri e mezzo) è vitale per poter far partire e arrivare a Catania i voli intercontinentali che davvero potrebbero far divenire Fontanarossa il più importante aeroporto del Mediterraneo. E se – come battevano le agenzie di stampa all’inizio del mese di ottobre – il presidente e amministratore delegato della Sac, Gaetano Mancini, si diceva assai deluso e preoccupato «per i risvolti connessi a una simile rinuncia e per il freno imposto alle enormi potenzialità ancora inespresse del territorio catanese, un’area che contribuisce in maniera significativa, con il fatturato di industrie, agricoltura, turismo e terziario, alla formazione del Pil regionale», noi de La civetta siamo rimasti stupiti dal fatto che l’articolo fosse confinato nelle pagine di Catania perché i suoi contenuti interessano direttamente Siracusa (che rischia di vedere smantellata la rete ferroviaria provinciale) e, in particolare, il rilancio del porto di Augusta (che avrebbe tutte le carte in regola per configurarsi come hub, a patto che possa contare su una viabilità gommata e ferrata di buon livello). Abbiamo perciò contattato il Presidente della Provincia, Nicola Bono, perché ci aiutasse a capire quali posizioni ha preso la Provincia di Siracusa in merito a tali questioni. In qualità di consigliere d’amministrazione della SAC, Lei pensa che sia stato lasciato spazio dalla Regione a ulteriori ripensamenti? «Ritengo essenziale l’intervento per l’allungamento della pista e per migliorare l’intermodalità fra la ferrovia e l’aeroporto, quindi è assolutamente necessario un ripensamento da parte della Regione». Il rifiuto di finanziare l’intermodalità ridimensiona le velleità dell’aeroporto di incrementare i suoi volumi di traffico e l’importanza dello scalo nel panorama degli aeroporti italiani. Come si delineano in questo senso i futuri programmi della SAC? «Senza tali interventi credo che non ci sia futuro per la SAC». In che misura influirà il mancato finanziamento dell’intermodalità tra ferrovie e aeroporto di Catania sul progetto di un collegamento ferroviario del porto di Augusta con l’aeroporto di Catania, dove si dovrebbero accogliere gli aerei cargo con rotte internazionali, velocizzando i trasferimenti delle merci? Quali sono le azioni previste dalla Sua Presidenza in tale direzione? «Fin dall’insediamento alla presidenza della Provincia Regionale di Siracusa, anche in collaborazione con il presidente della Provincia di Ragusa, Franco Antoci, ho sollecitato, con ripetuti interventi ed incontri, la Regione a chiarire con le Ferrovie dello Stato l’iter per la firma del Contratto di Servizio e l’Accordo di Programma sul trasporto ferroviario. In questo contesto abbiamo evidenziato quali sono le criticità del trasporto ferroviario e quali sono le possibili so- luzioni funzionali. Fra questi, appunto, i collegamenti ferroviari con il Porto di Augusta e con l’aeroporto di Catania. La mancata attuazione del collegamento con il porto di Augusta, quindi, sarebbe una iattura e condannerebbe all’asfissia l’importante Hub marittimo». Quali linee programmatiche, in merito a questo argomento, sono state inserite nel Piano Territoriale Provinciale (che definisce gli obiettivi di assetto e tutela del territorio provinciale, indirizza la programmazione socioeconomica della Provincia e contiene il Piano della Mobilità e dei Trasporti), da Lei presentato lo scorso 4 ottobre? «Il Piano Territoriale Provinciale, che è in dirittura di arrivo e che fra non molto sarà consegnato alla Regione per l’approvazione definitiva, contiene una serie di indicazioni infrastrutturali che, per quanto riguarda la mobilità ed i trasporti, prevede la massima integrazione fra il trasporto via mare, quello gommato e quello ferroviario. Il Porto di Augusta è in fase di rilancio con i nuovi collegamenti Ro-Ro con Malta e l’alto Adriatico, la rete autostradale è stata potenziata, l’aeroporto di Comiso potrebbe essere avviato a breve. Grande assente è, come già detto, la ferrovia». Se, come Lei ha dichiarato alla stampa il 20 settembre scorso, “le decisioni delle Ferrovie dello Stato sono il frutto della volontà di uscire dalla gestione della strada ferrata in Sicilia e di trasferire alla Regione la gestione diretta dei servizi ferroviari”, come crede che possa essere risollevata la sorte della rete ferrata siracusana, date le “asfittiche risorse” dichiarate dalla Regione? «Intanto con la firma dell’APQ (Accordi di Programma Quadro, ndr) e del Contratto di Servizio, essendo l’unica regione d’Italia che non ha sottoscritto questi due fondamentali strumenti di governo del settore. Poi con una corretta programmazione, individuando nei fondi FAS e UE la base finanziaria di copertura per il rilancio della ferrovia in Sicilia, essendo ciò una minima strategia ineludibile, in sintonia, peraltro, con le scelte che in materia adotta l’intero mondo occidentale economicamente avanzato». “Così affonda il macro-programma per mancanza di fondi e il micro annegato in quello più vasto” Marziano: “Un’azione assai scorretta della SAC inserire la stazione a tapis roulant di Fontanarossa in un megaprogetto di intermodalità” Un’opinione in merito alla questione abbiamo chiesto all’on. Bruno Marziano che, durante la sua presidenza alla Provincia di Siracusa, aveva già sollevato il problema dell’intermodalità. In qualità di Deputato all’ARS, Lei ha presentato – l’1 aprile 2010 – un’interrogazione sul collegamento della stazione ferroviaria di Catania con l’aeroporto Fontanarossa… «Sì, ho cercato di mettere in rilievo non solo che le province di Siracusa, Ragusa, Messina, Enna e Catania si avvalgono prevalentemente dell’aeroporto Fontanarossa di Catania e che tale aeroporto è raggiungibile unicamente con pullman e auto, poiché non esiste collegamento ferroviario; ma anche che all’interno dell’accordo di programma tra Stato – Regione – RFI e Comune di Catania è prevista la realizzazione della stazione ferroviaria Fontanarossa e del relativo collegamento (di poche centinaia di metri) con l’aerostazione stessa. Tale infrastruttura, pur modesta per impegno finanziario (il costo previsto supera di poco i 20 milioni di euro), potrebbe consentire l’utilizzo del treno per raggiungere l’aeroporto a centinaia di migliaia di viaggiatori degli oltre 6 milioni di passeggeri che vi transitano, fornendo nuova utenza qualificata a tutto il sistema ferroviario della Sicilia orientale ed interrompendone il declino ed il processo di dismissione. “Quello che mi fa impazzire è come sia possibile che un progetto di portata economica minima come questo – che consentirebbe di non chiudere le stazioni ferroviarie della nostra provincia (che dall’anno prossimo sono destinate a supportare solo le lunghe percorrenze) e che assicurerebbe utenza qualificata all’intero sistema ferroviario della Sicilia Orientale – non venga preso in considerazione dalla SAC e dalla Regione Siciliana. “Sono convinto che questo progetto porterebbe un effetto moltiplicativo per le tratte ferroviarie Rosolini–CT, EN-CT, ME-CT: se anche solo una parte dei circa 5 milioni di utenti annui contati dall’aeroporto di Catania potesse disporre del servizio ferroviario, senza essere costretto a utilizzare l’automobile, si restituirebbero alle Ferrovie Italiane centinaia di migliaia di passeggeri che alimenteranno un sistema virtuoso». Intanto il Governo ha finanziato la realizzazione della metropolitana che collega Piazza Stesicoro all’aeroporto per 100 milioni di euro mentre la Regione dichiara di non disporre delle risorse necessarie per la realizzazione dell’intermodalità. Quale spiegazione si dà in merito a tale questione? «Io ritengo che avere inserito la realizzazione della stazione Fontanarossa con rete ferrata (o tapis roulant) lunga 1 km e 700 m – che colleghi l’aeroporto alla stazione centrale di Catania – in un mega progetto di intermodalità sia stata un’azione fortemente scorretta compiuta da SAC: perché così facendo, non sarà realizzato il macro-progetto per la mancanza di fondi, né il micro-progetto perché “annegato” in quello più vasto». Quali saranno gli effetti di un blocco dell’inter- modalità per il rilancio del porto di Augusta? «Il sistema dei trasporti in Sicilia necessita dell’intermodalità: il rischio che si corre è la caduta di competitività. Se è vero che la maggior parte dei prodotti orientali arriverà nel Mediterraneo per poi essere diffusa in Europa, il porto di Augusta, che si trova nel cuore del Mediterraneo, deve ottenere un ruolo di primo piano: questo – è ovvio – può accadere solo se il porto viene supportato, oltre che dalle autostrade, anche da linee ferroviarie che lo colleghino all’ae- roporto. A questo proposito voglio lanciare un appello: è possibile che l’intera Sicilia Orientale, che conta 30 deputati, tutti interessati al problema, non riesca ad imporsi sulla realizzazione di un’infrastruttura tale, che eviterebbe lo smantellamento della rete ferrata siciliana?». Quali iniziative Lei intende assumere perché alla Regione Siciliana si ridiscutano i progetti di intermodalità tra ferrovia ed aeroporto? «Farò in modo che l’assessore regionale delle infrastrutture e della mobilità, dott. Pietro Carmelo Russo, si impegni a dare risposte concrete in merito alla mancata firma del contratto di servizio tra Regione Sicilia e le Ferrovie dello Stato. E chiederò con forza alla deputazione nazionale come sia possibile assistere allo smantellamento del sistema ferroviario che è stato tratto identificativo delle città, senza nessuna protesta e senza nessuna proposta. “Se, come io spero e penso, entro qualche mese si appalteranno i lavori dei 3 lotti dell’autostrada Siracusa-Gela, cioè quelli riguardanti Ispica, Modica e Scicli e, quindi, anche il porto di Pozzallo si avvicinerà all’entroterra, e se la Ragusa – Catania, che attraversa la provincia siracusana per il 46% del suo tracciato, prenderà il via, non si renderà necessario che chi di competenza pensi a un’intermodalità di area vasta che, quanto meno, comprenda le province di Catania, Siracusa e Ragusa? Per questo bisognerà, ovviamente, investire risorse, finanziamenti, tempo e intelligenza». 6 23 Ottobre 2010 “Nel pachinese, tranne eccezioni, le imprese agricole non rispettano né contratti né leggi sociali” Alfò (Flai Cgil): “Qui la produzione ortofrutticola è aumentata e gli addetti sono diminuiti. Dunque c’è molto lavoro nero” di STEFANIA FESTA Negli ultimi anni, secondo i dati presentati dal piano per lo sviluppo rurale, nella provincia di Siracusa la produzione lorda vendibile del settore ortofrutticolo è aumentata del 15%. I lavoratori iscritti negli elenchi anagrafici, invece, come ci mostra Salvatore Alfò, segretario provinciale FLAI CGIL, sono diminuiti di 5000 unità in cinque anni, passando dai quasi 18mila lavoratori del 2005 ai 13mila dell’anno scorso. “Di questi 13.331 lavoratori – continua Alfò – 1.626 sono extracomunitari, da non confondere con gli stagionali che vengono per la grande campagna. Questi sono stanziali, sono persone che stanno tutto l’anno nella nostra provincia e sono integrati all’interno dei singoli comuni. Noi abbiamo fatto delle tabelle per avere un quadro complessivo della situazione nella provincia e abbiamo notato che, nonostante la produzione negli ultimi anni sia aumentata, gli addetti sono diminuiti. Questo cosa vuol dire? Che c’è molto lavoro nero.” Nella mancanza dell’ingaggio, le aziende non fanno distinzione fra lavoratori italiani ed extracomunitari, anche se questi ultimi sono passati da una presenza quasi simbolica di 300 unità a quasi 1600 nell’arco di un quinquennio. Altro dato che allarma il sindacato è la dichiarazione da parte delle aziende delle giornate effettivamente lavorate dai braccianti agricoli. L’anno scorso, ad esempio, 2.149 lavoratori, di cui 591 extracomunitari, hanno fatto da 1 a 50 giornate in un anno. “Sulla scorta di questi dati, – commenta Salvatore Alfò – dovremmo immaginare situazioni in cui braccianti agricoli hanno lavorato per la ditta tal dei tali due giorni nel primo trimestre, altri due giorni da aprile a giugno e così via. È possibile immaginare che queste persone abbiano lavorato solo due giorni in tre mesi? Oppure è lecito immaginare che c’è qualcosa che non va e che ci sono sacche di lavoro nero e di evasione contributiva?” La FLAI ha presentato questi dati all’Inps, ma senza alcuna risposta anche perché i braccianti agricoli sono considerati una sorta di ‘sorvegliati speciali’, che inventano raggiri per ottenere la DS agricola e altri sostegni al reddito, mentre sulle aziende si interviene poco. “Noi abbiamo inviato un sacco di comunicati – continua Alfò, – abbiamo presentato questi dati anche all’ufficio provinciale del lavoro, ma purtroppo quando si parla di agricoltura se ne parla sempre dal punto di vista delle aziende, e mai dal punto di vista dei braccianti. Se l’azienda va bene e chiude l’anno con profitto non succede niente, se all’azienda va male una campagna, si chiede alla società di intervenire per dare l’obolo.” Sembra che il problema più grosso per i lavoratori agricoli sia l’elusione del rispetto del contratto e delle leggi sociali, anche se la provincia di Siracusa presenta una situazione piuttosto variegata. Nel lentinese, quindi Lentini, Carlentini e Francofonte, comuni dove le aziende hanno scelto la monocoltura privilegiando gli aranceti, il bracciante è una figura professionale ad esaurimento. Basta dare un’occhiata agli elenchi anagrafici per notare una diminuzione massiccia dei lavoratori in questa zona, non rimpiazzati neanche dagli extracomunitari così com’è successo in altre aree della provincia. “Questa situazione – ci spiega il segretario provinciale della FLAI – è dovuta al tipo di produzione, legata alla presenza degli aranceti. Se nei magazzini generalmente il contratto viene rispettato, per la raccolta il cottimo è imperante.”I lavoratori concordano il salario con l’azienda, e generalmente percepiscono 4 centesimi per ogni chilo di arance raccolte: per riuscire a portarsi a casa la paga contrattuale devono raccogliere almeno 1800 chili di arance, lavorando 8-9 ore invece delle 7 previste dal contratto. La scelta della monocoltura, voluta o dovuta, ha conseguenze poco felici anche per le piccole imprese, che pagano lo scotto della filiera lun- Con musiche di Liszt, Wagner, Ravel e Gershwin Domani al Carabelli concerto Asam il duo pianistico Porcelli - Ugolini Concerto del duo pianistico Raffaella Porcelli - Simone Ugolini, domani 24 ottobre alle ore 19 nel Salone Carabelli, sito in via Torres in Ortigia. Gli artisti eseguiranno brani dal repertorio pianistico “a quattro mani” sullo Steinway & sons degli Amici della Musica di Siracusa. In programma pagine di Franz Liszt, di cui la Rapsodia ungherese n. 2 e n. 6 “Carnevale di Pest”, seguita dalla Trascrizione dell’Ouverture dal “Tannhäuser” di Wagner - von Bülow, accostando, nella seconda parte della serata, La Valse di Maurice Ravel e la celebre Rapsodia in Blu di George Gershwin. Lo spettacolo dell’Associazione siracusana amici della musica è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo, Assessorato Regionale del Turismo dello Sport e dello Spettacolo, Banca Agricola Popolare di Ragusa. ga e dei criteri per l’erogazione dei contributi comunitari. “Se al produttore un chilo di arance viene pagato dai 4 ai 9 centesimi - afferma Alfò, – e il consumatore un chilo di arance lo paga un euro, vuol dire che c’è un’intermediazione parassitaria che fa lievitare i prezzi. Facendo un esempio, un camion di arance che parte da Francofonte per arrivare a Messina cambia sette intermediari, ed è chiaro che il plusvalore non va al produttore.” C’è poi la questione della politica agricola comunitaria, che eroga i contributi non in base alla produzione ma all’estensione del terreno, penalizzando ulteriormente i piccoli imprenditori. La soluzione, secondo la FLAI, sarebbe quella di consorziarsi per abbattere i costi della filiera e ottenere maggiori contributi, ma sembra esserci troppa diffidenza fra le piccole aziende. La zona del siracusano, quell’area che si estende da Siracusa fino ad Avola e Floridia, a confronto è un’isola felice. C’è maggiore occupazione, molte aziende hanno diversificato la produzione sia in serra che nel campo e hanno risolto il problema della commercializzazione eliminando la ‘rendita parassitaria’ fra produttore e consumatore, tant’è che in questa zona i contratti e le leggi sociali sono maggiormente rispettati così come le giornate lavorate dichiarate. L’anno scorso, ad esempio, ad Avola su 1.349 lavoratori iscritti negli elenchi anagrafici, quasi 800 hanno superato le 180 giornate lavorate. Nella zona del pachinese, pur godendo di un’agricoltura sviluppata, si cambia di nuovo musica. “In quest’area – commenta Salvatore Alfò – sembra quasi che gli imprenditori, ad eccezione di qualche azienda, abbiano fatto una scelta ben precisa, e cioè quella di non rispettare né contratti né leggi sociali. Lì si risente molto l’influenza del ragusano e del non abbattimento della filiera lunga.” Sembra che in molte province della Sicilia, fra cui Ragusa, il contratto serva più ai fini previdenziali che non per essere effettivamente rispettato. In altre parole, nonostante le tabelle salariali risultino più alte a Ragusa che a Siracusa, in pratica i braccianti di Siracusa guadagnano di più rispetto a quelli della provincia limitrofa. Gli imprenditori che hanno terreni nella zona di confine fra le due province ripiegano ovviamente per le condizioni economiche a loro più favorevoli. E l’idea di considerare come costo di produzione solo quello della manodopera è, secondo Alfò, uno degli handicap dell’imprenditoria ortofrutticola siracusana. “Molte aziende – afferma il segretario provinciale FLAI – parlano di crisi, ma a me hanno insegnato che la crisi c’è nel momento in cui non si produce e non si vende. Non mi sembra il nostro caso. Semmai bisogna dire che c’è sofferenza perché se al produttore un chilo di ciliegino costa 50 centesimi e io lo trovo al supermercato a 2 euro e 38 centesimi, vuol dire che qualcuno si è fregato i soldi, e certo non è né il consumatore né i lavoratori che in questa zona arrivano a prendere paghe anche al di sotto dei 41 euro contrattuali. L’imprenditoria siracusana, se vuole risollevarsi, deve fare una scelta: puntare sulla qualità e vendere prodotti di nicchia.” Nonostante l’insistenza nella nostra provincia di molti prodotti IGP, gli imprenditori sembrano essere un po’ restii a sfruttare quelle che potrebbero essere occasioni di sviluppo e di rilancio di questo comparto economico. Sono ancora poche le aziende che hanno aderito all’IGP arance rosse di Sicilia, e solo recentemente altri produttori di ciliegino hanno aderito all’IGP del rinomato pomodorino. La mancanza di adesione è dovuta all’aumento dei costi di produzione, perché i prodotti devono essere autoctoni, devono essere realmente coltivati nella zona IGP e c’è un disciplinare da seguire per quanto riguarda le modalità di coltivazione. “Gli imprenditori – commenta Alfò – non fanno gli investimenti adeguati per rimanere sul mercato, non capendo che il problema a monte non è il costo della manodopera, ma il costo in generale come trasporti, acqua e luce. Possibile che in una zona come Pachino dove c’è il sole 300 giorni l’anno nessuna azienda abbia presentato un progetto per avere i pannelli solari, nonostante il piano di sviluppo rurale finanzi questo tipo di investimenti? Maggiore competitività significa migliori condizioni lavorative per i braccianti. E le aziende siracusane dimostrano questo, altrimenti come si spiega che aziende che rispettano i contratti e le leggi sociali aumentano il numero degli occupati mentre aziende che non lo facevano solo fallite? Il problema, ripeto, non è il costo del lavoro.” Ad una situazione già difficile si innestano poi scelte infelici da parte del governo, come la mancata proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali per le aziende che operano in territori disagiati, aggravando le spese del costo del lavoro per le aziende che fino allo scorso luglio godevano della fiscalizzazione del 75% dei contributi. “Questa è una battaglia - conclude il segretario provinciale FLAI – che stiamo conducendo insieme alle associazioni di categoria dei produttori, presiedute da persone molto più illuminate rispetto ad altre realtà. Il governo Berlusconi, per pagare le multe delle quote latte degli allevatori del nord che non hanno rispettato la legge, non ha messo in finanziaria gli 80milioni di euro per la fiscalizzazione degli oneri in Sicilia, fornendo ulteriori alibi ai ‘padroncini’ che non vogliono ingaggiare i lavoratori. Quello che noi chiediamo sono maggiori controlli da parte degli organi competenti, ma non sempre nelle stesse aziende con 700 lavoratori e dove già si sa che tutto è in regola.” 23 Ottobre 2010 7 Se il Presidente dell’ATO avesse previsto la sanzione nella prima diffida, tutto sarebbe già risolto Le controdeduzioni di SAI8, l’analisi del documento e della situazione Pare di capire che la società stia cercando di prendere altro tempo Prima di andare in stampa, apprendiamo che SAI8 ha inviato all’ATO delle controdeduzioni con richiesta di revoca della diffida. In esse il gestore ribadisce di avere due contratti di finanziamento: uno con un istituto di credito e il secondo con la società Saccecav (che è uno dei soci di SAI8). Il Gestore, a fronte di un previsto finanziamento pubblico a fondo perduto di 67 milioni di € (pari al 70% dell’intera somma da investire ), doveva dimostrare affidabilità per la propria quota di investimenti privati, corrispondente al restante 30%, che risultava essere pari ad € 28.715.000 (67.000.000 / 70 x 30). Tale affidabilità veniva dimostrata dal Gestore mediante un sistema di garanzie che comprendeva: dichiarazione dei soci di finanziare direttamente la somma di 8.300.000 € in conto lavori; presa d’atto della consistenza del capitale sociale di 5.000.000 di €; attestata capacità di fornire la fidejussione definitiva di 3.000.000 di €; produzione di contratti bancari, a garanzia di un finanziamento di start up (avvio), per complessivi 14 milioni di € (7 con Banca Intesa e 7 con Banco di Sicilia). La somma assicurata dall’intero sistema di garanzie veniva dunque a corrispondere all’importo di 30.300.000 €. Come riferisce il Presidente, nella sua relazione al Consiglio Provinciale, in sede contrattuale fu consentito a SAI8 di differire di quattro mesi la produzione del finanziamento ponte (o di start up) rispetto alla data della firma del contratto (8 febbraio 2008). Dunque il Gestore si impegnò (come risulta scritto per ben tre volte all’art. 7, pag 22 del contratto) a produrre, entro e non oltre l’8 giugno 2008, i finanziamenti di start up “immediatamente operativi ed incondizionati così da consentire il mantenimento degli impegni di finanziamento assunti dalla Regione Siciliana”. Subito dopo il passo citato si legge che “Decorso infruttuosamente tale termine il contratto sarà immediatamente risolto per responsabilità esclusiva del concessionario. La predetta garanzia resa ai soci da parte di Banca Intesa e Banco di Sicilia è condizione di efficacia del contratto”. Questo impegno è stato onorato? Ecco la successione dei fatti e la loro analisi. Riferisce Bono che Sai8 ha prodotto, in aprile 2008, una copia autenticata di una lettera di Banca Intesa Infrastrutture, che annunciava “la concessione di una linea di credito di € 14.000.000 a sostegno dello start-up della gestione e dei finanziamenti”. Poiché il contratto prevedeva l’esistenza di “finanziamenti immediatamente operativi ed incondizionati”, il Consorzio ATO avanzò richiesta di una copia del contratto vero e proprio. Per tutta risposta SAI8 nell’aprile 2009 (ad oltre un anno di distanza dalla firma del contratto!) si limitò a produrre “un’altra lettera di Banca Intesa Infrastrutture che confermava la concessione della linea di credito e la sottoscrizione del relativo contratto”. Sottoscrizione avvenuta in che data? La questione è di fondamentale importanza ai fini dell’efficacia del contratto. Che non veniva ancora prodotto! Nella sua relazione Bono aggiunge: “Dopo ripetute richieste dell’ATO di ricevere copia del contratto, con nota del febbraio 2010 SAI8 comunicava che non intendeva produrre ulteriore documentazione”. Complimenti! “Conseguentemente – prosegue la relazione di Bono - il Consorzio ha notificato a SAI8 un atto formale di diffida e di messa in mora, a seguito del quale il Gestore, con nota del 14/04/2010, ha prodotto, pur con numerosi omissis, copia del contratto bancario per € 14.000.000, stipulato con Banca Intesa”. La relazione di Bono non riferisce la data di sottoscrizione di tale contratto. Peccato! Ma forse tale data è stata compresa tra gli omissis. Se così fosse, il dettaglio potrebbe risultare di estrema rilevanza. La relazione di Bono prosegue con una notizia che è comunque interessante: “Dopo approfondito studio del predetto contratto (quello presentato con i famosi omissis) i consulenti del Consorzio, Proff. Avv. Concetto Costa e Felice Giuffrè, hanno ritenuto che il contratto di finanziamento prodotto non soddisfaceva le previsioni contrattuali tra l’ATO ed il gestore, trattandosi, invero, di un contratto di anticipazione dei contributi pubblici e non, invece, di un autonomo contratto di finanziamento della quota di investimenti a carico del Gestore”. Se l’interpretazione fornita dai due illustri consulenti è esatta ( e non si ha motivo di dubitarne) la situazione che si prospetta è di una gravità estrema: SAI8 non avrebbe prodotto un contratto bancario a garanzia della propria quota di finanziamento privato, ma il documento di una sorta di prestito concepito come anticipazione del finanziamento regionale (da restituire dunque alla banca in seguito alla ricezione dello stesso). Una delle due: o non hanno capito bene i due apprezzatissimi consulenti o , se invece hanno capito benissimo, SAI8 starebbe barando. Starebbe spacciando “un contratto di anticipazione dei contributi pubblici” come contratto di finanziamento della quota di investimenti (privati) a carico del Gestore”. Chissà se il cittadino, inesperto di questioni legali, possa chiedersi lecitamente quale fattispecie di reato sia configurabile in questo caso. Forse quello di truffa? Ma è bene lasciare le questioni legali alle persone competenti ed aspettare ulteriori sviluppi, di cui i lettori saranno puntualmente informati. Per il momento, gli sviluppi sono solo questi: SAI8 nelle sue controdeduzioni precisa di aver fornito ben due contratti di finanziamento per un importo di 14 milioni di € ciascuno. Uno sarebbe quello sopra riferito (considerato non valido dai consulenti citati), l’ulteriore contratto di finanziamento sarebbe stato reso direttamente dalla società Saccecav, anch’esso per mettere a disposizione un finanziamento di 14 milioni di euro, al fine di consentire gli investimenti compresi nel Programma degli interventi riferiti al primo triennio di attività. Troppa grazia! Si doveva trattare di 7 milioni più altri 7 per un totale di 14 milioni di € garantiti da Banco Intesa e Banco di Sicilia. Ora ne spunterebbero 14 più altri 14. Forse perché SAI8 ha subodorato che potrebbero aver ragione i consulenti del Presidente Bono o dell’ATO? Forse perché nel caso in cui il primo non valga nulla (come pare!) potrebbe aver valore il secondo? Circa quest’ultimo, le questioni da vedere sono due: vale a prescindere della data? Quale data reca? Se fosse esistito da tempo, perché SAI8 non lo avrebbe prodotto sin dalla prima richiesta da parte dell’ATO? Vale anche se è fornito da un soggetto privato e non da una banca? SAI8 dice di sì. Ma pare che l’ATO contesti che non sarebbero ammessi dal bando e dalla convenzione contratti di finanziamento da parte di privati. Un punto a favore del Gestore potrebbe essere l’approvazione, da parte dell’ATO, dello Stato di Avanzamento dei Lavori (SAL) per oltre 14 milioni di €, che dimostrerebbe, di fatto, secondo SAI8, la disponibilità effettuale del finanziamento di start up, già impiegato. Chissà se è veramente così: del sistema di finanziamenti faceva anche parte (secondo la relazione di Bono) la dichiarazione di SAI8 di finanziare, mediante anticipazione, la somma di 8.300.000 € in conto lavori. Dunque lo stato di avanzamento dei Lavori per “oltre 14 milioni di €” potrebbe comprendere tale somma di 8.300.000 € e non dimostrerebbe l’intera disponibilità, di fatto, dei 14 milioni di € che dovevano essere garantiti da contratti bancari. Inoltre SAI8 ha già riscosso parecchie bollette e, dunque, lo Stato di Avanzamento dei Lavori potrebbe essere stato finanziato anche coi proventi della gestione e delle bollette. Cioè dai cittadini. Si ha l’impressione che SAI8 stia cercando di arrampicarsi sugli specchi per dimostrare di avere quei finanziamenti per proprio conto, senza dover ricorrere ad alcuna banca. Ma allora perché il sistema di garanzie prevedeva solo 8.300.000 € come quota di autofinanziamento che i soci si impegnavano ad investire direttamente? Poteva prevedere direttamente 22.300.000 € come unica voce. Se il Gestore aveva tutta questa disponibilità di finanziamenti (in proprio o anche da parte di uno dei soci, cioè Saccecav), perché mai invece il sistema di finanziamento della quota privata (pari al 30% dell’intera somma da mettere in gioco per ottenere l’altro 70% come finanziamento regionale) prevedeva i due famosi contratti bancari per complessivi 14 milioni? E se era così facile averli, o se li si aveva già in tasca, perché fu chiesta ed ottenuta la dilazione sino a quattro mesi dalla stipula del contratto? E perché si dovette insistere nel ribadire (tre volte!) che quella garanzia da parte di Banca Intesa e Banco di Sicilia era condizione di efficacia del contratto di affidamento? Probabilmente perché qualcuno nutriva seri dubbi sulla possibilità che SAI8 potesse mettere in gioco tale somma e volle rendere cogente la condizione di garanzia e la conseguente sanzione in caso di inadempienza: risoluzione immediata “per responsabilità esclusiva del concessionario”. Nelle controdeduzioni inviate in risposta alla diffida SAI8 insiste sul fatto che il Gestore sarebbe stato impossibilitato a realizzare alcune opere, non per mancanza di finanziamenti, ma “a causa dell’atteggiamento incomprensibilmente o pretestuosamente ostativo di alcuni Comuni a cui il Consorzio non ha saputo opporsi”. Trascura il fatto che altri Comuni hanno, arrendevolmente ed incomprensibilmente o insipientemente, consegnato gli impianti prima del dovuto: tra questi Floridia e Solarino. E trascura che, secondo il disciplinare tecnico allegato alla Convenzione, ben 8 Comuni dovrebbero consegnare gli impianti “entro il terzo anno”. E il terzo anno dalla stipula del contratto di affidamento si conclude l’8 febbraio 2011. Non ci siamo ancora arrivati! Se danno ha subito SAI8 dalla mancata consegna da parte di qualche Comune nei termini stabiliti, ha certamente tratto un vantaggio dall’anticipata presa in carico degli impianti di altri Comuni. E nulla dovrebbe lamentare, prima del febbraio 2011, in relazione alla mancata consegna delle reti di ben 8 Comuni. Oltretutto, fa bene il Presidente dell’ATO a ricordare che la presa in consegna in tempi differenziati sarebbe stata richiesta proprio dal Gestore. Che ora, forse, non dovrà più gestire nulla. Infatti, finalmente (e lo ripetiamo) Bono, nella diffida inviata il 5 ottobre e notificata il giorno successivo, ha avvertito la controparte che, trascorso inutilmente il termine concesso (di trenta giorni) “il contratto si intenderà risoluto di diritto per responsabilità esclusiva del concessionario”. Se nel precedente “atto formale di diffida e di messa in mora”, di cui scrive nella relazione e del quale non si era avuta notizia, ci fosse stato il preavviso di una sanzione, forse la procedura sarebbe già conclusa. Con beneficio e soddisfazione di tutti o di molti. E invece tale precedente diffida avrebbe prodotto solo la presentazione del contratto con omissis, allegato alla nota del 144-10. Evidentemente si trattava solo di una diffida… interlocutoria. A cui SAI8 si è permessa di rispondere inviando un documento non valido e dai contenuti contestabili. Ora la situazione è a una svolta. La recente diffida preannuncia, nel caso la richiesta finalmente perentoria venga disattesa, la conseguente risoluzione. Le controdeduzioni di SAI8 non interrompono i termini fissati, rappresentano una minaccia di ricorso in tribunale e invocano l’apertura di un tavolo tecnico o, più esattamente, manifestano “la piena disponibilità a discutere con il Consorzio (…) in future riunioni e tavoli tecnici”. Par di capire che SAI8 stia cercando di prendere altro tempo. Ma forse il tempo è scaduto sin dal giugno 2008. E questa volta la risoluzione conseguente alla mancata presentazione di atti validi dovrebbe essere inevitabile. Forse. Poi sarà SAI8 a ricorrere. Poiché repetita iuvant, ribadiamo che i Comuni, stante la situazione di probabile inefficacia del contratto di affidamento, non dovrebbero essere sollecitati a consegnare ulteriori impianti ad un gestore di cui è in forse proprio la legittimazione a gestire il servizio idrico. Ribadiamo inoltre che, in assenza di atti inoppugnabili (che convalidino l’affidamento e che risalgano a prima dell’8 giugno 2008) la risoluzione minacciata dalla diffida è irrevocabile e indilazionabile. Non si tratta di una grida manzoniana. Fosse stata fatta a tempo debito…! Concetto Rossitto Ogni sabato richiedi la tua copia de “La Civetta” all’edicola più vicina 8 23 Ottobre 2010 Sia massima l’attenzione di Comitati e Associazioni. Non vorremmo si voglia solo cambiare padella Dopo la diffida a Sai 8, nei corridoi del Palazzo della Provincia si vocifera di una società francese che starebbe alle vedette… di CONCETTO ROSSITTO Non è per caso che il Presidente voglia ragionare in termini di mera autotutela? Come dire: “Io con la diffida mi metto al sicuro e compio (meglio tardi che mai!) un atto dovuto. Della sorte degli altri, in un eventuale contenzioso giudiziario, non mi… cale un fico secco! Anzi io voglio apparire come uno imparziale, che sostiene le ragioni di SAI8 nel pretendere (anche prima delle scadenze concordate!) la consegna degli impianti. Io il contratto lo rispetto anche unilateralmente! Per essere in una botte di ferro Importante la seduta del Consiglio Provinciale di lunedì scorso dedicata alla questione dell’acqua e all’esame delle motivazioni che hanno reso inevitabile la diffida a SAI8. Seduta valida. Grande attesa. Presenza di rappresentanti di Comitati e Associazioni varie (confluite nel Forum Provinciale) e di sindacalisti. Presenza anche di scolaresche accompagnate dai rispettivi docenti. Ampia e dettagliata relazione del Presidente Bono e successiva raffica di interventi di alcuni consiglieri, che concordemente hanno rincarato la dose di lamentele circa l’operato, le inefficienze e le criticità del servizio di SAI8. Critico il sindaco di Noto Corrado Valvo, critico il consigliere Giuseppe Bastante, critico il consigliere Biagio Saitta, che ha elencato tutta una serie di inefficienze del gestore (e, per buona misura, anche qualche episodio non direttamente imputabile allo stesso) delle quali si considera personalmente vittima, poiché si sono verificate in immobili di sua proprietà, critico il Sindaco di Canicattini, critico il sindaco di Palazzolo. Unica nota stonata: l’intervento del consigliere Spadaro (nessuna parentela col sindaco di Floridia, assente: l’unico che in passato abbia plaudito, non si capisce per quali motivi, all’operato di SAI8). Il consigliere Spadaro nel suo intervento ha preferito ignorare totalmente l’importante circostanza che la risoluzione dell’affidamento in caso di inadempimento del concessionario ai suoi obblighi relativi alle clausole di garanzia (presenza di finanziamenti di start up immediatamente disponibili ed incondizionati sin dal giugno 2008, cioè a distanza di quattro mesi dalla firma dell’atto) risulta un atto dovuto, reso obbligatorio dal contratto stesso, che predica la sua inefficacia in assenza dei finanziamenti suddetti. Egli ha rappresentato le sue preoccupazioni in merito all’eventuale risarcimento degli investimenti che SAI8 avrebbe già effettuato e dei quali potrebbe chiedere la restituzione. Anche in caso di risoluzione eseguita come atto dovuto, per “responsabilità esclusiva del concessionario”? Anche nel caso in cui la risoluzione sarebbe soltanto la tardiva constatazione dell’inefficacia del contratto, stabilita, fissata, predicata dal contratto stesso? Spadaro questo ha preferito non considerarlo: ha espresso le stesse preoccupazioni che, in altra sede, hanno esternato altri privatizzatori convinti, tra cui il sindaco suo omonimo ed alcuni esponenti del PD. Fondamentalisti della privatizzazione! Ha un bel dire il Presidente Bono che non gradisce l’avverbio “finalmente” con cui gli esponenti dei Comitati e del Forum salutano con gioia una diffida che sarebbe dovuta scattare sin dal giugno 2008. Se il provvedimento fosse stato emanato allora, i Comuni non si sarebbero trovati con gli impianti affidati in ottemperanza a un contratto forse non più efficace. E invece…! E che dire di qualche Comune che, potendo affidare il servizio idricoi nel secondo anno, sulla base di uno scaglionamento triennale richiesto dallo stesso gestore, incapace di assumere subito in carico tutti gli impianti, ha preferito anticipare i tempi ed affidare sin dal primo turno le reti al gestore privato? Con quanta soddisfazione dei cittadini è sotto gli occhi di tutti! Eppure quel sindaco non vuole intendere ragione, non ammette l’errore, non fa marcia indietro e conferma che farebbe ancora la stessa scelta. E pare addirittura che voglia ricandidarsi! Gli auguriamo di dedicarsi alla gestione dei suoi affari privati e della sua professione, attività in cui ha dimostrato apprezzabile talento e passione. Lasci la cura della cosa pubblica ad altri che abbiano altre idee e che siano gravati da un minor carico d’anni. Oggi la cura della cosa pubblica richiede elasticità mentale e freschezza di idee che solo la generazione dei trentenni/quarantenni può avere. E non è facile rinvenirla anche tra gli esponenti di tale generazione. Una cosa è certa: gli anziani (se hanno la fortuna di mantenere la lucidità) dovrebbero limitarsi a fungere da consiglieri dei giovani, lasciando ad essi i ruoli operativi e le responsabilità decisionali. E forse anche qualche altro medico (il dott. Lo Monaco di SAI8, ad esempio) farebbe bene a dedicarsi solo alla sua professione (e a qualche hobby) piuttosto che ad alti incarichi all’interno di una contestatissima società di gestione del servizio idrico. E’ solo un’opinione di chi scrive, ma probabilmente sarà condivisa anche da molti lettori. Gli interessati forse si risentiranno, ma farebbero bene a chiedersi se la loro coscienza non abbia qualche volta sussurrato loro queste stesse considerazioni. E non stiano a lambiccarsi il cervello, chiedendosi se noi si voglia prenderne il posto: si tranquillizzino! Chi scrive ha ben altre ambizioni, coerenti con la sua esperienza professionale e con le sue attitudini. Pertanto può benissimo giocare il ruolo di intellettuale rompiscatole. Anche nei confronti dell’amico Bono, che in questa vicenda preferisce giocare un ruolo non chiaro. Il Presidente Bono, infatti, sostiene che gli sembra fuori luogo il termine “finalmente” con cui viene accolta e salutata con gioia la notizia della sua doverosa iniziativa contro SAI8. Dice che non è stato per nulla sollecitato dai Comitati, dai Movimenti, dal Forum… che hanno sempre richiamato l’attenzione sulla necessità di verificare se fossero state onorate le clausole di garanzia contenute nel contratto di affidamento. Sostiene che egli si sarebbe mosso in questo senso già dal settembre del 2008, prima che prendesse corpo l’opposizione dei cittadini nei confronti della manovra di privatizzazione del servizio idrico nella nostra provincia. Avrà sicuramente qualche carta per dimostrarlo, qualche missiva inviata a SAI8 in cui si chiedeva conto e ragione… Benissimo! Ma allora perché, in attesa che SAI8 chiarisse la questione e dimostrasse che il contratto era da considerare efficace per adempimento delle clausole di garanzia, non ha evitato, come Presidente dell’ATO, che gli affidamenti venissero posti in atto? Se stipulo un atto con un contraente a cui devo consegnare un mio bene, prima di procedere alla consegna verifico se la controparte abbia rispettato gli impegni assunti, versato quanto mi doveva, ecc. O no? O gli cedo un bene di cui sono proprietario o custode responsabile, in adempimento unilaterale dei miei obblighi contrattuali, che pure sono condizionati al rispetto di obblighi della controparte? Senza verificare che essi siano stati rispettati? Ed ancora oggi, perché il Presidente Bono chiede che tutti i Comuni giustamente renitenti consegnino gli impianti, se con l’atto di diffida ha dimostrato di aver constatato che la controparte non ha convenientemente onorato i suoi obblighi contrattuali? Nella sua sconcertante replica agli interventi il presidente ha addirittura sostenuto che la mancata consegna degli impianti da parte di alcuni Comuni sarebbe un elemento di forza della controparte in un eventuale contenzioso. Per la verità ha pure ricordato (molto opportunamente!) il fatto che proprio SAI8 aveva chiesto la distribuzione nel tempo della presa in carico degli acquedotti, ma ha ribadito che l’ATO come Autorità d’Ambito vuole essere ligia agli accordi. Insomma, se responsabilità ci sarà in ordine alle mancate consegne, questa dovrà essere soltanto dei Comuni e dei loro Sindaci. Posizione molto strana! Il Presidente dell’ATO e della Provincia dovrebbe essere il primo ad opporsi alla consegna di altri impianti a una società di gestione di cui con la diffida ha contestato, motivatamente, il diritto ad esercitare la gestione del servizio idrico. Come spiegare questo strano atteggiamento? Non è per caso che il Presidente voglia ragionare in termini di mera autotutela? Come dire: “Io con la diffida mi metto al sicuro e compio (meglio tardi che mai!) un atto dovuto. Della sorte degli altri, in un eventuale contenzioso giudiziario, non mi… cale un fico secco! Anzi io voglio apparire come uno imparziale, che sostiene le ragioni di SAI8 nel pretendere (anche prima delle scadenze concordate!) la consegna degli impianti. Io il contratto lo rispetto anche unilateralmente! Per essere in una botte di ferro. Inattaccabile !” E’ solo un’ipotesi da verificare: nessuno è nella mente degli altri e solo gli accadimenti futuri potranno conferma- re (oppure dimostrare inconsistente) questa ipotesi interpretativa. Altrettanto stupore ha suscitato, nella replica, il Presidente Bono quando ha dato l’impressione che aspetterebbe sino alla scadenza del mese indicato nella diffida per ottenere le garanzie che ancora sarebbero inesistenti. Che significa? Che SAI8 potrà continuare a gestire il servizio se adempirà entro il 6 novembre 2010 (cioè entro il mese concesso dalla diffida) gli obblighi di garanzia che doveva, contrattualmente, rispettare entro l’8 giugno 2008? Sarebbe un grossissimo regalo a SAI8. Imperdonabile da parte dei cittadini contrari alla privatizzazione, inaccettabile da parte di tutti i consiglieri provinciali (di destra e di sinistra) che hanno massacrato di critiche la cattiva gestione di SAI8, indigeribile da parte dei cittadini elettori. Ma questo Bono lo comprende chiaramente. E allora? Allora acquista qualche consistenza l’ipotesi che qualcuno dei consiglieri provinciali sussurra a bassa voce, confidando (esaudito!) nell’anonimato: Bono sarebbe sicuro della risoluzione del contratto con SAI8, per l’impossibilità di quest’ultima di sanare la situazione, e punterebbe, con successive gare, all’affidamento a qualche altro gruppo. Si vocifera di una società francese che starebbe alle vedette… Vuoi vedere che Suez , dopo aver perso la gestione del servizio idrico parigino sulla riva sinistra della Senna (o Avelia su quella destra ), aspira a gestire l’analogo servizio sia a destra che a sinistra dell’Anapo? Improbabile! Ma, in ogni caso, la società francese (Suez o Avelia che sia) potrebbe aver fatto i conti senza l’oste. A parte gli esiti del referendum, della proposta di legge ad iniziativa di alcuni deputati regionali, di circa 150 Enti Locali e di 35 mila cittadini siciliani, a parte il possibile esito del ricorso di varie Regioni alla Corte Costituzionale e l’atteso responso in merito all’art. 50 della Finanziaria (parzialmente impugnato dal Commissario), i francesi potrebbero trovarsi di fronte a una nuova guerra del vespro. Combattuta con le pacifiche armi del cittadino, ovviamente!. I francesi sono Europei, ma i cittadini italiani e siciliani non hanno alcuna voglia di fare sconti a nessuno. I privati, italiani, francesi o di vattelappesca, stiano alla larga dalle nostre sorgenti, dalle nostre fonti e dalla nostra acqua pubblica. E vadano pure a fare… un giro turistico ad Antigua coi furbastri di ogni risma! Privatizzino l’acqua di quell’isola, ammesso che non l’abbiano già in gestione i caimani. Ogni sabato richiedi la tua copia de “La Civetta” all’edicola più vicina 23 Ottobre 2010 9 “Molteplici inadempienze contrattuali sono imputabili all’Autorità d’Ambito”. Si minacciano danni Sai 8 contrattacca: i finanziamenti di start up non solo c’erano ma sarebbe stata impiegata una somma addirittura superiore! Il gestore, per bocca del dott. Riccardo Lo Monaco (Presidente del CdA), obietta che “la mancata emissione dei decreti di cofinanziamento pubblico non è mai stata, né dall’ATO né dalla Regione, imputabile alla mancanza di risorse economiche del concessionario”. Come dire: cari amici dell’ATO, come mai sino ad ora non avete sollevato obiezioni in merito alla questione della disponibilità delle prescritte risorse di start up? Non solo. SAI8 sostiene di aver dimostrato autonome capacità finanziarie andando “oltre i suoi impegni contrattuali”. Infatti avrebbe rappresentato all’ATO “la disponibilità a finanziare, in assenza della quota pubblica, a totale contributo privato i progetti del POT” (Piano Operativo Triennale). Sarebbe stato L’ATO a rifiutare tale offerta generosa del gestore, in grado di fare a meno del cofinanziamento pubblico; il 13 novembre 2009 avrebbe infatti risposto: “Siffatta proposta, certamente indicativa delle buone intenzioni di codesta società, ma di portata innovativa rispetto alle previsioni contrattuali, non può essere tout-court avallata da questo consorzio”. SAI8 ribadisce inoltre, di aver prodotto “nei tempi contrattuali previsti dall’art. 7 del Contratto di Concessione (e cioè entro i concessi 4 mesi dalla firma del Contratto) i finanziamenti di start up di 14 Ml€ garantiti da banca BIIS” (Banca Intesa InfraStrutture). Aggiunge di aver già erogato, alla data della diffida, “la somma di € 14.147.546,35 (…) in quanto ha già avviato e realizzato lavori previsti nel POT senza dover dipendere, nella prima fase (start up) dal pagamento della quota pubblica”. L’ATO e i cittadini siamo serviti! Non solo la disponibilità dei finanziamenti di start up c’era, a detta di Lo Monaco. Ma sarebbe già stata impiegata una somma addirittura superiore, nonostante l’ATO avesse risposto: “No, grazie. Non esponetevi tanto”. E passa al contrattacco SAI8! Infatti “ha rappresentato all’ATO le molteplici inadempienze contrattuali ad esso imputabili”. Eccole: “Violazione degli obblighi derivanti dalla Legge e dalla Convenzione di Gestione sin dal momento della predisposizione degli atti della gara”. Accidenti! Come accade in molte separazioni di coniugi, si cerca di azzerare il matrimonio sin dai suoi prerequisiti: si punta insomma all’annullamento più che ad un divorzio. Perché? Per elevare la richiesta di risarcimenti? Secondo SAI8, infatti, ci sarebbe stata una “sovrastima in fase di predisposizione dei documenti di gara (…) dei volumi di acqua fatturati, con conseguente errata determinazione della tariffa iniziale che non consente il raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario previsto per legge”. Ci siamo: poiché i cittadini (soprattutto quelli di Siracusa) hanno consumato meno rispetto ai volumi di acqua previsti dai documenti di gara, il gestore ha avuto meno introiti rispetto ai guadagni previsti per legge e ora vuole rivalersi attraverso una correzione della “errata determinazione della tariffa iniziale”. Dobbiamo prepararci a sborsare altri quattrini al gestore? Sai8 lamenta ancora la “mancata consegna degli impianti e delle reti opposta da ben 12 Comuni” nonostante in alcuni di essi siano stati “avviati investimenti finanziati dallo scrivente gestore”. E su questo punto, come s’è visto in un articolo che pubblichiamo, il Presidente Bono, invece di contrattaccare difendendo i Comuni con ottime ragioni adducibili, fa spallucce, scaricando sui sindaci ogni responsabilità. Anche dopo che si è deciso, finalmente, a diffidare SAI8, contestando l’efficacia dell’affidamento del servizio idrico in tutta la provincia “per responsabilità esclusiva del concessionario”. L’atteggiamento di Bono sembra, in questo segmento della questione, contraddittorio: l’affidamento non sarebbe efficace per responsabilità del concessionario sin dal giugno 2008, ma i Comuni che non hanno consegnato ancora gli impianti a un gestore che non dovrebbe gestire… non sarebbero da sostenere nella loro resistenza. Strana logica! Non quella di un politico e di un responsabile dell’Autorità d’ambito provin- ciale. Un tale atteggiamento lo si potrebbe scoprire, senza troppa sorpresa, e comprendere in un ominicchio che pensasse solo a tenere ogni possibile siluro lontano almeno un palmo dal suo deretano. Il detto dialettale è sin troppo noto e non è il caso di riferirlo. Dal Presidente il cittadino si aspetta un atteggiamento ben diverso. Che ci sarà sicuramente! Perché non è da lui (né da buon politico) privarsi dei naturali alleati in una controversia. In relazione alla mancata consegna degli impianti di 12 Comuni, SAI8 addebita all’ATO “l’acclarata incapacità di garantire l’adempimento delle obbligazioni assunte dai propri consorziati con la stipula del contratto di affidamento del servizio” e lamenta i riflessi economici della mancata “rideterminazione del perimetro del servizio” nonché la “ mancata rimodulazione del Canone di Concessione”. Come dire: SAI8 non ha potuto estendere il servizio a tutti i Comuni della provincia; per questo motivo ha potuto introitare meno, ma deve pagare un canone di concessione che non è stato alleviato. Colpa di chi? Il Presidente sembra dire al gestore di prendersela coi Sindaci che non hanno affidato gli impianti e si limita a spezzare solo una lancia in loro favore, facendo presente che è stata SAI8 a chiedere di prendere in consegna gli impianti in tre tranches successive. Potrebbe fare ben altro: potrebbe dire che tali impianti non sono più da consegnare, visto che il gestore non dovrebbe più gestire… ma mollare tutto, non avendo onorato gli impegni contrattuali assunti. O potrebbe almeno dire che non sono da consegnare sinché non si chiarirà definitivamente la querelle del finanziamento di start up. Dovrebbe inoltre valutare, come responsabile dell’Autorità d’Ambito, che potrebbe essere corresponsabile (assieme ai Sindaci) di un affidamento incauto di un bene pubblico ad un gestore che, stante la diffida, non ha ancora dimostrato di avere le carte in regola per gestire il servizio idrico. E se la memoria non trae in inganno chi scrive, che non è un leguleio, un affidamento incauto di tal genere rischierebbe forse di configurare il reato di peculato per distrazione di bene pubblico. Dunque, forse Bono avrebbe ottime motivazioni di carattere politico e di carattere giuridico per schierarsi coi sindaci renitenti all’affidamento. Forse! Staremo a vedere. Bono ha lo sguardo aguzzo e dovrebbe vedere più e meglio della civetta, che è nittalopa. O no? Gli auguriamo, comunque, di saper aguzzare la vista e l’ingegno. LETTERE AL DIRETTORE Noto le 5 vele le ha prese grazie alle bellezze delle spiagge vicine al nostro comune Su Sai 8 siamo una voce fuori dal coro, ma a Pachino ha risolto una situazione secolare di carenza idrica di *PASQUALE ALIFFI Siamo alla fine di ottobre e la passerella per personale diversamente abile montata quest’estate dal Comune di Noto nella spiaggia di Spinazza è stata dimentica dagli addetti ai lavori alla mercé degli agenti atmosferici che nel frattempo la stanno distruggendo. Già è tanto che l’abbiano messa quella passerella quest’anno alla Spinazza. Finalmente qualcosa fatta bene ma che il disinteresse del Comune di Noto sta rendendo vana. Se parliamo poi del muretto del lungomare Spinazza “aspetta e spera” che il Sindaco Valvo mette una lira per una zona distante 20 chilometri da Noto. Prima devono informarsi dov’è la Spinazza poiché, pur ricadendo sul loro territorio i tecnici di Noto non sanno nemmeno come arrivarci! Oggi sono stato presente al Consiglio Provinciale indetto per l’argomento ATO idrico a gestione SAI 8. Premettendo che sarò una voce fuori dal coro (insieme a tutti i 20.000 cittadini di Pachino) e che sono stato uno degli estimatori di SAI 8 che dopo aver avuto l’incarico dal Sindaco Bonaiuto hanno finalmente sistemato in poco tempo una situazione secolare di carenza idrica a Pachino, ho ascoltato in quel consiglio provinciale prima la lunga relazione del Presidente Bono ed una serie di invettive contro SAI 8 da parte di alcuni consiglieri provinciali ed in seguito ho ascoltato con altrettanto interesse l’intervento del Sindaco di Noto Corrado Valvo che è capofila di diversi Sindaci che non vogliono la gestione privata dell’acqua. Forse perché non essendoci SAI 8 (che attualmente gestisce contemporaneamente sia Pachino che Noto) avrebbe continuato a tenere in scacco il Comune di Pachino con la sorgente di Cava Carosello che insiste nel territorio di Noto! Nel suo intervento si è vantato, inoltre, anche delle 5 vele che ha preso Noto perché il depuratore di Noto funzionava e funziona a meraviglia. Lui sa bene che le 5 vele le prende anche e soprattutto per la bellezza delle nostre spiagge di Spinazza, Reitani e S. Lorenzo che purtroppo ricadono nel suo territorio. Prossimamente il Sindaco Bonaiuto avvierà la pratica dello scorporo territoriale per far diventare pachinesi proprio quei territori i cui abitanti (residenti o villeggianti) vogliono essere amministrati dal Comune di Pachino che avrà sicuramente più interesse qualificato verso quei cittadini, la maggior parte dei quali sono pachinesi e soprattutto farà ritornare pachinesi, con tale atto, quei cittadini di Marzamemi che loro malgrado si ritrovano ad essere diventati cittadini di Noto. *Presidente di Autonomia Pachinese Comitato territoriale Pro Pachino 10 23 Ottobre 2010 Con i suoi concerti per strada, nel capoluogo la banda olandese suonerà per ben tre volte “Pinocchio in Love”: la Ricciotti Ensemble Band si esibisce in Piazza Duomo oggi e domani di GIUSEPPE BALDINI Oggi e domani si esibirà nella provincia siracusana la “Ricciotti Ensemble Band”, compagnia musicale composta da quaranta appassionati e talentuosi studenti provenienti da conservatori olandesi. Si tratta di un tour-bus artistico promosso dal Ministero Olandese dell’Istruzione, della Cultura e delle Scienze e dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma. Questa banda da strada, rinomata a livello internazionale, arriva a Siracusa con lo scopo di connettere la nostra provincia alla rete dei grandi eventi internazionali. Si tratta, quindi, di un’importante occasione per il nostro territorio, non solo per il carattere internazionale dell’iniziativa, ma anche perché si offre la possibilità di assistere a spettacoli frutto di una cultura artistica molto diversa dalla nostra, coinvolgendo così un vasto e diversificato pubblico da avvicinare al mondo della cultura. Tutto ciò è reso a Siracusa possibile grazie all’Associazione CREA E20 e all’Assessorato Regionale al Turismo, col supporto dell’Assessorato alle politiche turistiche e culturali della Provincia di Siracusa, dei Comuni di Noto, Siracusa, Palazzolo Acreide e Canicattini Bagni e della LILT. Dopo la tappa di ieri a Noto, la “Ricciotti Ensemble Band” si esibirà con i suoi concerti per strada oggi e domenica a Canicattini Bagni e Palazzolo Acreide. Particolarmente intensa sarà la giornata odierna. Nel capoluogo aretuseo, infatti, la banda olandese suonerà per ben tre volte. Alle 12,00 ed alle 17,00 sono previsti due concerti, rispettivamente per le scuole e per le associazioni e comunità. Ma il clou si avrà alle 21,30 in Piazza Duomo con la messa in scena dell’Opera lirica da strada Pinocchio in Love, composta quest’anno da Guus Janssen e dal librettista Friso Haverkamp, per festeggiare il 40° anniversario dalla fondazione della “Ricciotti Ensemble Band”. Per celebrare questa ricorrenza gli autori hanno scelto di operare una rielaborazione del famosissimo racconto di Pinocchio dello scrittore Carlo Collodi. Quest’opera è stata messa in scena per la prima volta lo scorso luglio nei Paesi Bassi. Nel suo libretto Friso Haverkamp racconta praticamente la “seconda vita” di Pinocchio, ovvero la sua storia da essere umano, non più da burattino. Quindi, con questo spettacolo ci troviamo di fronte al vecchio “Pini” il quale, giunto ormai a 127 anni (Pinocchio “nasce” infatti nel 1883), ripensa alla propria vita in carne e ossa, che non è stata troppo felice. Si rende conto solo ora che sarebbe stato meglio se fosse rimasto un burattino. E adesso, poco prima della sua ultima trasformazione in cenere e polvere, ritorna sul teatro della sua giovinezza. Pini desidera fortemente ritornare alla sua esistenza di creatura di legno per potersi riunire al grande amore della sua vita: la fata turchina Blue. I principali personaggi dell’opera sono Blue, ovvero la fata turchina, impersonata qui dalla mezzosoprano di origine tedesca Antje Lohse, che ha già lavorato in precedenza con Guus Janssen, Friso Haverkamp e Miranda Lakerveld, ed è stata solista per la Ricciotti Ensemble Band. La accompagna il controtenore Harm Huson nel ruolo di Little Man. Fanno poi parte del cast principale anche l’italiano Roberto Bacchilega, che in quest’opera interpreta il vecchio Pini, cioè Pinocchio, e che abita da anni in Olanda dove lavora come attore e insegnante di recitazione. Infine il danzatore/ burattinaio spagnolo Javier Murugarren completa il quartetto nel ruolo del giovane Pini. Con Guus Janssen, Friso Haverkamp e la regista Miranda Lakerveld, la Ricciotti Ensemble Band, guidata da Gijs Kramers, ha messo insieme un gruppo che da diverso tempo collabora a progetti diversissimi tra loro, in cui si coniugano musica, teatro e letteratura. Nella messa in scena di quest’opera Janssen, Haverkamp e Lakerveld hanno tenuto ben presente il carattere mobile, giocherellone e diretto della Ricciotti Ensemble Band. Per concludere, si può tranquillamente affermare che, con Pinocchio in Love, la Ricciotti Ensemble Band ritorna alla forma più antica di teatro musicale nell’ambito della commedia dell’arte: infatti lo spettacolo, proprio come succedeva agli albori del teatro moderno, avrà come luogo di rappresentazione, cioè come teatro, la strada e, nel caso di Siracusa, la suggestiva scenografia di Piazza Duomo. Previste diverse mostre, tra cui quella micologica, artigianato e pittura locali Oggi a Palazzolo la decima edizione di “Agrimontana, i sapori degli Iblei” Giunge quest’anno alla sua decima edizione la manifestazione “Agrimontana, i sapori degli Iblei”, che si svolgerà, come consuetudine, per le strade del centro storico di Palazzolo Acreide oggi e domani. Si tratta di un evento nato dalla collaborazione tra i rappresentanti locali dell’agroalimentare, dell’artigianato e del commercio, inteso non solo come semplice sagra gastronomica, ma soprattutto come occasione per la promozione dei prodotti tipici, delle risorse naturali e culturali del territorio Ibleo. La manifestazione si aprirà nel pomeriggio di oggi e si protrarrà fino a tutta la giornata successiva. Durante l’evento, che si svolgerà tra la Piaz- za del Popolo, il Palazzo di Città e lungo Corso Vittorio Emanuele, sarà possibile visitare varie mostre, tra cui quella mico-naturalistica e quelle di artigianato e pittura locali. Inoltre la presenza di vari stand darà la possibilità ai visitatori di degustare, ed acquistare, prodotti tipici degli Iblei, quali la salsiccia fresca ed essiccata, i formaggi, gli oli d’oliva, i funghi, i legumi e il miele. Diversi saranno anche i concerti musicali che allieteranno l’Agrimontana. Si esibiranno, tra gli altri i “Vota, gira e furria”, stasera, e la “Ricciotti Ensemble Band”, domani alle 13,00. Infine, durante la manifestazione si svolgeranno presso il Palazzo Municipale anche dei convegni volti ad evidenziare come la strada della collaborazione e della “concertazione”, sperimentata con successo in questo tipo di iniziative volte alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali del territorio, sia fondamentale non solo per incrementare i flussi turistici nel periodo autunnale, ma anche per innescare fenomeni di crescita socio-economica con prospettive occupazionali adeguate alle esigenze delle nuove generazioni. In più, questa potrebbe essere una via per arrivare a costituire nel mondo agricolo, artigianale e commerciale quelle associazioni e quei consorzi necessari alla valorizzazione e alla tutela dei prodotti tipici e di qualità Giuseppe Baldini Editrice Associazione Culturale Minerva Via Simeto, 4 - Siracusa Tel. 0931.462633 Direttore: Franco Oddo e-mail: [email protected] Vice direttore: Marina De Michele e-mail: [email protected] Redazione, Amministrazione: Viale Teocrito, 71 - Siracusa Pubblicità: cell. 333.1469405 e-mail: [email protected] Reg. Trib. di Siracusa n°1509 del 25/08/2009 Stampa: Tipolitografia Geny Canicattini Bagni (SR) 23 Ottobre 2010 11 Nel corso di una querelle con una professoressa, il sindaco manifesta il malessere del Comune Le scelte sulla refezione scolastica testimoniano il grave dissesto Visentin: “Non ci sono soldi, potremmo chiudere le sedi delle facoltà” di MARINA DE MICHELE Nel corso dell’incontro sul destino dell’università italiana, e siracusana, organizzato martedì scorso dall’Associazione Medeuropa, l’aspra polemica tra il sindaco Roberto Visentin e l’ex presidente della provincia Bruno Marziano, sulle scelte e responsabilità del passato, è stata poco più che un’accesa parentesi. Visentin ha sostenuto che la via percorsa, cioè il sostanziale smantellamento dell’offerta universitaria locale proposta in circa un quindicennio, fosse l’unica possibile dato l’ingente credito rivendicato dall’ateneo catanese (12 milioni di euro) e anche, come ha ribadito successivamente il consigliere di centro destra Marco Mastriani, verificata l’inesistenza, nella convenzione sottoscritta dalle parti, di clausole cogenti nei confronti dell’università madre. Dal canto suo Marziano ha ribadito, “a tema di smentita”, l’inesistenza di quello stesso debito, somme regolarmente presenti nel bilancio della Provincia ma bloccati da decisioni della dirigente preposta ai mandati (sic!), una circostanza d’altra parte non negata nel corso di una seduta del consiglio comunale dallo stesso suo successore alla presidenza dell’ente, Nicola Bono. Uno scambio di accuse e di colpe duro, privo di aperture e di riconoscimenti reciproci, di fatto inutile perché impossibile, in quell’occasione, comprendere da quale parte stesse la ragione. Ma è stato un altro il passaggio interessante, degno di attenzione soprattutto per la sua immediata ricaduta sulla vita quotidiana dei siracusani, sul nostro presente. Alla professoressa Sgarlata, protagonista di un interessante contributo proprio su quanto le passate amministrazioni avrebbero potuto fare per meglio qualificare la gestione degli studi universitari a Siracusa (notevole il richiamo a quelle infrastrutture, in primis la biblioteca, che avrebbero potuto aiutare gli studenti nel loro percorso di apprendimento), sulla mancata collaborazione con la Sovrintendenza di Siracusa (gli studenti facevano il tirocinio altrove), incalzante nei confronti del sindaco affinché si facesse più attento promotore di iniziative a vantaggio del buon funzionamento del residuale corso di specializzazione in archeologia, lo stesso Visen- tin ha risposto, in maniera risoluta e con toni apocalittici, con un rifiuto motivato dalla “gravissima situazione finanziaria” dell’ente da lui presieduto. “Non ci sono risorse. Tra poco dovremo forse anche chiudere le stesse sedi delle facoltà”. Una posizione da condividere in toto se effettivamente solo alla scure tremontiana si dovesse attribuire lo stato di insolvenza del comune, ma non comprensibile per chi ricordi le ultime nomine dirigenziali, quella pletora di incarichi su cui non si è agito nel senso della riduzione e razionalizzazione bensì con nomine di segno diametralmente opposto. Evidentemente, data la drammatica penuria delle casse municipali, bisognerebbe ipotizzare che la giustificazione di tale grave decisione sia da ricercare in un “patto di stabilità” non di tipo economico finanziario bensì esclusivamente politico. Una sorta di impunità – si dice - che manterrebbe il Comune in precario equilibrio sul baratro della bancarotta, ottenuta grazie a una spartizione da sottogoverno. Ma è solo un’ipotesi frutto di ragionamento e null’altro. A chiunque è lecito chiedersi come sia possibile estendere sempre più gli incarichi dirigenziali se è vero, come lo stesso primo cittadino ha riconosciuto con lucidità e toni drammatici, che si è di fronte a una crisi senza precedenti. E che d’altra parte il Comune di Siracusa debba essere annoverato tra quelli “in deficit finanziario”, cioè all’anticamera del dissesto, lo dicono anche le decisioni prese dalla giunta in relazione alla refezione scolastica, vicenda fulcro della cronaca di questi giorni e di polemiche e distinguo infiniti. La querelle era stata aperta dal consigliere pd Riccardo De Benedictis a seguito della decisione, in aprile, della giunta comunale di aumentare - raddoppiare se non triplicare - i costi della refezione scolastica nelle scuole comunali. Molte le incongruenze evidenziate da De Benedictis a partire da una delibera “impropriamente assunta dalla giunta laddove la normativa vigente assegna chiaramente alla competenza del consiglio la disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi”. Una posizione non smentita dal difensore civi- co che ha, questa volta, fatto sentire la sua voce non solo condividendo il rilievo giuridico sul potere deliberativo nella fattispecie, ma anche evidenziando la necessità, prima di determinare le tariffe a carico dei genitori, di conoscere il costo finale del servizio una volta considerati i ribassi della gara di affidamento. Ma soprattutto ciò che allo stato dei fatti non risulterebbe applicabile è proprio il principio della contribuzione minima. Chiarisce De Benedictis, ancora oggi estremamente critico sul fatto che un servizio essenziale, che si sa necessario, non sia stato attivato a due mesi dall’apertura delle scuole: “C’è da dire preliminarmente che, nei servizi a domanda individuale, la contribuzione minima del 36% non riguarda il singolo servizio, come affermato più volte dall’amministrazione, ma il costo della gestione complessiva: la possibilità quindi per il Comune di modulare a suo pia- cimento, e in base alle maggiori necessità, il costo dei singoli servizi. In secondo luogo, ed è qui che occorrerebbe un chiarimento del sindaco, l’obbligo per l’ente locale di dimostrare nel certificato sul rendiconto della gestione di aver attuato la copertura dei servizi di nettezza urbana, idrico e a domanda individuale, nella misura minima obbligatoria di legge, è previsto solo per gli Enti deficitari e/o in squilibrio. Delle due l’una: o quest’obbligo non c’è, e quindi i genitori sono stati ingannati e persuasi con quest’arma a concordare con il sindaco le fasce Isee e i relativi costi del servizio mensa, o l’obbligo c’è, e quindi il primo cittadino deve pubblicamente, come fa durante i dibattiti, avere l’onestà di dire ai suoi concittadini che il comune di Siracusa è all’anticamera del dissesto. E con ciò non potrebbe esimersi dal dare anche una motivazione alle nuove nomine dirigenziali”. Questione delicatissima poiché bisogna contemperare varie esigenze, tutte degne di rispetto Controreplica al sindaco di Melilli: “Le ZTL previste per legge Sorbello le faccia e chi non è d’accordo poi presenti ricorso” di ALESSANDRA PRIVITERA “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa” è la frase di Giovanni Falcone con cui il Comitato “Melilli per noi” chiude l’ennesima lettera inviata al sindaco del paese ibleo, Pippo Sorbello, in risposta – questa volta – alle dichiarazioni rilasciate la settimana scorsa dal primo cittadino al nostro settimanale in merito alla questione dell’eventuale inserimento di dissuasori di sosta lungo il corso principale di Via Iblea e dell’isola pedonale del centro storico. Si è detto disponibile al colloquio con le diverse parti, il dott. Pippo Sorbello. Sulle proposte del Comitato, infatti, la popolazione si spacca: se gli aderenti a “Melilli per noi” (che si definiscono apartitici e «desiderosi di dare voce alle necessità della Cittadinanza nei confronti dell’Amministrazione Comunale») tirano in ballo l’art.19 della Dichiarazione dei Diritti Umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 per ribadire il loro diritto alla libertà di espressione e di opinione per denunciare l’assenza di igiene ambientale lungo il corso di Via Iblea (a causa dei gas emessi dalle automobili che la percorrono) e la mancata tutela della sicurezza dei pedoni; dall’altro lato la stragrande maggioranza dei commercianti che gestiscono le loro attività in Via Iblea hanno espresso chiaramente il loro “no” all’isola pedonale, registrato da un articolo della Civetta del 9 ottobre c.a. Si accanisce il Comitato contro il Sindaco che «non solo non convocava il consiglio così come stabilito dalla legge, ma non forniva alcuna spiegazione del comportamento omissivo; ancora una volta il Sindaco non dava seguito alla legittima richiesta dei Cittadini senza motivare in alcun modo la ragione di tale omissione»; e, per l’istituzione delle isole pedonali, si appella all’Art. 7, comma 1 lett. B) e comma 9 del Codice della Strada: «L’istituzione delle isole pedonali è prevista per legge. Esse mirano a decongestionare l’aria, ri- spondono a finalità di sicurezza. Così recita il Codice della Strada: “I comuni, con deliberazione della giunta, provvedono a delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull’ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio”. E ancora: “In caso di urgenza, il provvedimento potrà essere adottato con ordinanza del sindaco, ancorché di modifica o integrazione della deliberazione della giunta”. Le isole pedonali risultano particolarmente attrattive per i consumatori – continua il Comitato – quando esistono le strutture necessarie al loro facile raggiungimento: l’ambiente acquista in valore perché decoroso, tranquillo, libero dal traffico[…]. In simili condizioni si ha l’aumento di prestigio dell’area e l’incremento di valore sia degli esercizi commerciali che dell’aria». Non prendendo, poi, in considerazione le esigenze delle attività commerciali, a loro chiaramente il Comitato si rivolge quando scrive che, se andasse in porto il progetto dell’isola pedonale, «chi non si ritenesse d’accordo con le decisioni adottate dalla giunta e dal Sindaco, entro sessanta giorni dall’adozione del provvedimento potrebbe ricorrere al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che deciderà in merito». E, ancora, sostiene: «Sulla convocazione dei commercianti, forse era il caso che il Sindaco li interpellasse prima di dare tutte le autorizzazioni e le concessioni ai colossi della grande distribuzione e non ritenere, ora, di dover dialogare con loro, per un problema prettamente legato alla salute di tutti i cittadini di Melilli». Come a dire, insomma, che i commercianti (anche loro – si badi bene – cittadini di Melilli) non possono dire la loro su una questione che li tocca duplicemente: per la loro salute e per la gestione economicofinanziaria delle loro attività. Se, dunque, come abbiamo già scritto il 9 ottobre scorso, al Comitato abbiamo dato atto di aver sollevato una questione importante per la vivibilità all’interno del centro storico, alla quale il Comune ha il dovere di dare una risposta, ci sembra pur vero che la questione è delicatissima poiché bisogna contemperare varie esigenze, tutte degne di rispetto. L’amministrazione non può operare mettendo gli uni contro gli altri, una soluzione va trovata adottando – ove la ZTL fosse impossibile - misure drastiche sulla sosta vietata, percorribilità delle auto a emissioni inquinanti ridottissime, dissuasori inamovibili, ampliamento dei marciapiedi e altre misure che rendano più accettabile la qualità della vita per i residenti nella zona. Allo stato attuale delle cose, una mamma che volesse percorrere il corso con bimbo in carrozzella non può farlo, costretta a una gimkana e a un saliscendi continuo; un anziano che esce dalla sua abitazione si trova subito a ridosso delle vetture circolanti; i pedoni sono soffocati dal garbuglio di lamiere, olezzi, strombazzi che indurrebbero a cambiare residenza, se solo si potesse. Crediamo proprio che un referendum sia la scelta migliore. Se il sindaco Sorbello – come ha dichiarato – ha la volontà reale di affrontare il problema, cominci con il coinvolgere la cittadinanza in un pubblico convegno ove favorevoli e contrari si affrontino con le loro motivazioni e con la volontà di perseguire, accanto al legittimo interesse per le attività esercitate, la soluzione migliore per il bene comune. E non importa se qualcuno agiterà l’opposizione per secondi fini. Ciò è fisiologico in tutte le attività dell’amministrazione. Sorbello, amministratore di vasta esperienza, queste cose le sa bene come sa bene che è meglio sempre operare piuttosto che non fare niente per timore del dissenso. 12 23 Ottobre 2010 DOVE ANDIAMO OGGI dal 23 al 29 ottobre 2010 a cura di Giuseppe Baldini 23/10/2010 Dalle 8,30 alle 20,30 - Siracusa Via Tisia Sagra: “Dolce e salato” Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno” Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” Ore 17,00 e 21,00 - Siracusa - Contrada Targia Circo Orfei Dalle 17,00 alle 21,30 – Palazzolo Acreide Centro storico Sagra: “Agrimontana 2010, i sapori degli Iblei X edizione” Ore 18,30 – Siracusa Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia Spettacolo: “L’opera dei pupi” Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti), via Vittorio Emanuele 91 Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA Project - personale di pittura” Ore 19,30 – Melilli Chiesa dello Spirito Santo Stagione concertistica: “Duo vibrafono e chitarra” Ore 20,00 - Augusta - Via Ss. Annunziata n. 4 Incontro: “Bivio Art” Ore 21,30 - Siracusa - Piazza Duomo Spettacolo musicale: “Pinocchio in Love”, Ricciotti Ensemble Band Ore 23,30 – Siracusa Pub “Sale”, via Amalfitania n. 56 Concerto live: “Francois e le coccinelle” 24/10/2010 Ore 11,30 - Canicattini Bagni Piazza XX Settembre Concerto della “Ricciotti Ensemble Band” Ore 13,15 - Palazzolo Acreide Piazza del Popolo Concerto della “Ricciotti Ensemble Band” Ore 17,00 e 21,00 – Siracusa Contrada Targia Circo Orfei Ore 18,30 – Siracusa Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia Spettacolo: “L’opera dei pupi” Ore 18,30 - Siracusa - Fonte Aretusa Spettacolo di teatro multimediale: “Eneide” Ore 19,00 - Siracusa Salone Carabelli, via Torres n. 10 Concerto ASAM: “Pianoforte a quattro mani con Raffaella Porcelli e Simone Ugolini” Dalle 19,00 alle 22,00 - Noto Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti), via Vittorio Emanuele 91 Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA Project - personale di pittura” Ore 20,00 - Sortino - Teatro Sortino Opera lirica: “L’elisir d’amore” Info e botteghino tel. 0931 954348 Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno” Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti), via Vittorio Emanuele 91 Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA Project - personale di pittura” 28/10/2010 Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno” Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” Ore 18,30 – Siracusa Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia Spettacolo: “L’opera dei pupi” Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti), via Vittorio Emanuele 91 Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA Project - personale di pittura” 25/10/2010 Ore 20,30 – Canicattini Bagni Oratorio “San Filippo Neri”, Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 via Magenta Mostra: “Personale di pittura di Laura Sac- Rassegna di teatro dialettale Ore 20,30 - Noto - Pro Loco, via Gioberti n. 13 comanno” Rassegna CINEMA NOTO: Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa “Gertrud” Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” 26/10/2010 Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno” Ore 16,00 - Noto - Teatro Vittorio Emanuele “Merenda a Teatro” Narratrice Pamela Toscano Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” Ore 18,30 – Siracusa Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia Spettacolo: “L’opera dei pupi” Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti), via Vittorio Emanuele 91 Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA Project - personale di pittura” Dalla mattina – Siracusa, Noto, Scicli, Modica, Ragusa Ibla, Ragusa e ritorno Stazione ferroviaria di Siracusa Treno Barocco – Biglietti € 9/16 Info tel. 0932 759634 Ultima data disponibile per il 2010 Dalle 8,00 alle 13,00 - Siracusa Antico Mercato di Ortigia “Il mercato degli agricoltori” Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno” Ore 9,00-13,00 e 17,00-21,00 - Siracusa Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” Dalle 10,00 alle 20,00 – Palazzolo Acreide Centro Storico 27/10/2010 Sagra: “Agrimontana 2010, i sapori degli Iblei Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa X edizione” Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 29/10/2010 Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno” Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31 Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu” Ore 17,30 – Siracusa Sala Costanza Bruna, via Malta n.106 Incontro: presentazione libro di Fabio Tavelli “La mia Sud Africa” Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti), via Vittorio Emanuele 91 Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA Project - personale di pittura” Ore 20,00 - Augusta - Chiesa di San Domenico Concerto: “Prima Rassegna di Canti Polifonici” Ore 21,30 – Canicattini Bagni Associazioni “Otama-Anthea-Sabatù”, via Silvio Pellico n. 62 Rassegna cinematografica: “Straight No Chaser” 23 Ottobre 2010 13 Della spedizione facevano parte anche un 83enne e due donne di Verona. Ora il bis in Spagna Dal Duomo di Milano a Parigi passando per le Alpi l’avventuroso viaggio di Tommaso Gargallo in carrozza di MONICA LANAIA Chi ha detto che le carrozze, nel ventunesimo secolo, non conservino il loro fascino? In un’epoca fatta di mezzi superveloci, di Tav e di macchine sportive, di motoscafi e di moto da corsa, non v’è nulla di più suggestivo che rilassarsi e godersi il paesaggio circostante cullati dall’andatura altalenante delle carrozze. È ovvio che in città tali mezzi avrebbero un’ardua vita, perciò i pochi fortunati che possono ancora permetterselo (se non altro perché posseggono delle carrozze e dei cavalli) si avviano lungo territori campestri e montani. È stato proprio un nostro concittadino – il priolese Tommaso Gargallo – a intraprendere un’impresa tanto insolita quanto affascinante; era lo scorso 28 agosto quando, dalla piazza Duomo di Milano (dove il marchese era arrivato, partendo da Siracusa), tre carrozze si sono avviate, dopo la benedizione del vescovo milanese, alla volta di Parigi. Il gruppo era formato dal tiro a quattro del marchese Gargallo (i quattro famosi cavalli che, annualmente, hanno l’onore di portare S. Lucia per le vie di Siracusa), da una carrozza guidata da un arzillo modenese ultraottantenne e da una carrozza tutta femminile, guidata da due donne – le sorelle Fasoli da Verona – e trainata da quattro cavalle. La comitiva ha percorso 1200 chilometri, attraversando il famoso valico che collega il Piemonte e la Francia, il Moncenisio, ripercorrendo l’itinerario di Napoleone e, ancor prima, di Annibale. Gargallo ha spiegato: “Il valico presenta 40 chilometri di salita sul versante italiano e 100 chilometri di discesa sul versante francese, perché le Alpi sono più ripide dal lato nostrano. Abbiamo viaggiato attraverso luoghi incantevoli e regioni fantastiche: l’Alta Savoia, la Borgogna, fino a raggiungere l’Île-de-France. Diversamente dal luogo comune che vuole i francesi scortesi e poco disponibili, abbiamo conosciuto persone gentilissime: si offrivano di darci aiuto lungo il percorso e vari sindaci ci hanno accolto congratulandosi con noi; la stampa locale francese ha seguito l’evento e anche la federazione italiana dello sport equestre e il gruppo italiano degli attacchi ci hanno osservato da vicino. Il fatto, poi, che fra noi ci fosse anche Elio Giusti, un uomo di ben 83 anni, pieno di gioia di vivere e di volontà, è stato un esempio per i tanti che ritengono, invece, che a una certa età si sia ormai paghi di avventure”. Ovviamente, il viaggio non è stato né all’addiaccio né privo di organizzazione: vi erano dei camper al seguito e dei camion che costituivano una sorta di “scuderia mobile”; il gruppo faceva soste per rifocillarsi e si recava in alberghetti lungo il tragitto per la notte: d’altro canto si trattava di un’impresa sportiva. Velato di avventura, ma pur sempre un atto sportivo. I cavalli percorrevano, in media, 70-75 chilometri al giorno. “La novità di questo evento – ha precisato il marchese – consiste nel fatto che in passato, quando le carrozze erano l’unico mezzo per gli spostamenti delle persone e il trasporto della posta, i cavalli che le trainavano erano sostituiti ogni 20 chilometri: in questo modo, si impiegava molto meno tempo a percorrere i tragitti. Noi, invece, abbiamo utilizzato sempre gli stessi cavalli – i nostri; quello che contava non era il traguardo in sé, quanto il viaggio e in questo è consistita la nostra manifestazione sportiva”. Gargallo ha annunciato che è in corso l’organizzazione del “bis”: l’itinerario, stavolta, sarà Torino-Santiago de Compostela, in Spagna. Il marchese ha commentato: “Questo viaggio è organizzato dal mio amico ultraottantenne e vi parteciperò anch’io. Per la nostra Sicilia, luogo in cui non arriva nemmeno l’eco di queste manifestazioni sportive che si tengono solo nel Nord Europa, vorrei organizzare il tour dell’isola in carrozza. In questo caso non si tratterebbe solo di un’impresa per gli addetti a carrozze e attacchi, ma di un vero e proprio giro turistico per far conoscere gli angoli più o meno reconditi della nostra terra attraverso un mezzo suggestivo e sereno qual è la carrozza”. “Sulla destinazione universitaria è tutto fermo, per la volontà politica o per la crisi...” Gargallo: “Se la politica a Priolo cincischierà ancora nella mia fattoria farò una scuderia mai vista in Sicilia” Il sito del Consorzio universitario Megara Ibleo recita: “L’Università è da anni impegnata in un percorso di attuazione dell’autonomia, intesa come possibilità di operare scelte e sperimentare soluzioni al di fuori dai condizionamenti centralistici, collegandosi in maniera maggiormente efficace ai bisogni e alle caratteristiche del territorio”. I consorzi universitari, appunto, sono frutto di una commistione tra pubblico e privato nella formazione accademica e mirano a creare possibilità di studio anche a coloro che, non vivendo in una città dotata di proprio ateneo, non ambiscano a trasferirsi troppo lontano da casa o preferiscano restare in nuclei provinciali, piuttosto che vivere in un grande centro. L’idea ha i suoi lati di positività, laddove si consideri che, implicitamente, agevola chi non vuole sobbarcarsi gli oneri di un trasferimento e di un mantenimento in una metropoli, in cui il costo della vita è di sicuro più alto rispetto ai comuni della provincia. Quindi, a fronte dell’accentramento persistente nel nostro territorio – ora corroborato pure dalla soppressione dell’ateneo pubblico siracusano – e del sovraffollamento delle università catanesi, palermitane e messinesi, il consorzio opera, all’opposto, in vista di un decentramento che favorisca i giovani che non vogliono allontanarsi da casa. I consorzi locali, inoltre, percepiscono i fondi tanto necessari in un momento di drastici tagli del governo al sistema scolastico. Il Consorzio Megara Ibleo è nato nel 2003, sotto l’egida dell’università di Messina, e a partire dal 2004 ha istituito molteplici corsi di laurea nell’ambito di numerose facoltà, ultimo fra tutto un corso afferente alla facoltà di giurisprudenza che si trova a Priolo. È il marchese Gargallo a gettare ombre sulle luci che si evincono dal sito internet del CUMI, raccontando l’immobilità che caratterizza la classe politica nostrana e che anche stavolta rischia di mandare a monte il lodevole progetto di utilizzare un terreno di proprietà della famiglia Gargallo per farvi sorgere una sede universitaria. “Tutto è bloccato nell’università priolese. Forse manca la volontà politica, forse il problema è dovuto al momento di crisi economica. Quale che sia la motivazione, tutto è fermo”. Ma lei, marchese, ha chiesto spiegazioni? Ha interloquito con i politici di Priolo? “Certamente, ma a fronte delle mie insistenze la classe dirigente si è limitata a rispondere in «politichese»: mi hanno detto che stanno vedendo cosa fare, che stanno ipotizzando come fare… Insomma, solo parole e promesse vane: nulla di concreto in vista”. Lei cosa ne pensa? “Io mi limito a lanciare un appello ai miei concittadini: cosa devo farne di questo luogo? Devo continuare ad attendere all’infinito che i politici si risveglino?” Non ha già qualche altra idea in proposito? “In effetti sì, in futuro – se la situazione rimarrà così immobile - ne farò una scuderia, un ambiente sportivo cioè, un posto in cui organizzare concorsi. Conto di attirare, almeno in questo modo, turismo e ricchezza a Priolo: creerò un ambiente mai visto prima in Sicilia”. Un bel salto tematico, dall’università alla scuderia… “Il luogo si presta a tutto, in fondo. D’altronde, io so fare questo, è questo il mio mondo e posso investire in questo settore. La mia idea iniziale, lo sanno tutti, era di creare un polo universitario, ma se manca la volontà altrui…”. Monica Lanaia salute e benessere a cura del dott. Michele Collura L’assessore Angelo Magnano: “Grazie all’Unità Mobile si cercherà di prevenire la cecità” Sodalizio tra il Comune di Melilli e l’Unione Ciechi Screening gratuiti per i bambini dell’ultimo anno d’asilo Un sodalizio nel nome della sensibilizzazione e della prevenzione, quello istaurato tra l’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti ONLUS (Sezione provinciale di Siracusa) e l’assessorato alla Solidarietà Sociale – Servizio ai minori del Comune di Melilli. «Crediamo – sostengono Angelo Magnano, assessore alle Politiche Sociali, e Giulia Cazzetta, assistente sociale di riferimento per l’iniziativa – che prevenire la cecità significhi difendere la libertà di ogni singolo individuo e l’impegno del Comune di Melilli in tal senso, grazie anche alla sensibilità del sindaco Sorbello, si realizza concretamente: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sostiene che la cecità sia prevenibile nell’85% dei casi. Abbiamo per questo deciso di affidarci all’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti che ha sempre puntato all’informazione come strumento preventivo anche nelle scuole della prima infanzia: alle giornate di prevenzione in favore dei dipendenti dell’Amministrazione Comunale il 13 e il 20 ottobre, seguiranno gli screening gratuiti per i bambini dell’ultimo anno d’asilo (5 anni) che saranno svolti a Melilli, grazie all’Unità Mobile oftalmica dell’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti ONLUS (Sezio- ne provinciale di Siracusa). In questo modo riusciremo a garantire a questa delicatissima fascia d’età un servizio completo: un intervento di questo tipo, infatti, con i professionisti che, con l’unità mobile, arrivano direttamente a scuola, facilita logisticamente anche tutte quelle famiglie che non hanno la possibilità di spostarsi in altri centri per visite specialistiche accurate». Alessandra Privitera LETTERE AL DIRETTORE Pippo Ganci: “Dopo tre anni di vicissitudini ho realizzato il mio blog” “Il Comune ha sempre emarginato noi di Tivoli ma in compenso ci ha cospicuamente tassati” Egregio direttore, a seguito di personali vicissitudini che mi hanno reso particolarmente alterato, sto lentamente mettendo a fuoco quanto d’illegale avviene nella nostra città. Spesso sento parlare di omertà siciliana. Niente di più falso in quanto i veri omertosi sono coloro che ci governano a livello locale, regionale e nazionale. Anche gli organi di stampa, spessissimo, agiscono come guardia del corpo verso coloro che opprimono i deboli, evitando di pubblicare dichiarazioni che comprometterebbero determinati personaggi. Il tutto con lo scopo di tutelare gli interessi del paese, mentre il reale obiettivo è quello di rendere i cittadini sfiduciati in quanto resi impossibilitati nell’ottenere visibilità e, ciò che più grave, giustizia. Motivo per cui ho creato il mio blog www.pippoganci.it “le verità di don chisciotte” dove ho messo in rete le mie triennali vicessitudini. Se presterà attenzione alla lettura del mio blog, potrà constatare che, per quanto riguarda il contenuto “Amici del Tivoli” cito anche un vostro articolo, da parte del nostro sindaco Visentin, nel quale, noi cittadini del quartiere, venivamo tacciati come maleducati. Al più presto, sul mio blog, evidenzierò come, negli anni, l’amministrazione comunale ci ha sempre emarginato, ma cospicuamente tassato. Cordiali saluti Pippo GANCI 23 Ottobre 2010 15 “4000 lavoratori a partire da dicembre perderanno anche i benefici degli ammortizzatori sociali” Zappulla, segretario Cgil: “I tavoli di confronto sono utili ma quando non producono risultati, a volte, è necessaria la lotta” di CONCETTA LA LEGGIA Sabato 16 Ottobre a Roma una grande manifestazione della Fiom ha visto sfilare assieme operai metalmeccanici, precari della scuola, lavoratori pubblici, giovani delle associazioni e dei movimenti uniti per difendere i diritti, il contratto nazionale di lavoro, la democrazia e la dignità nei luoghi di lavoro. Una grande prova di civiltà per la grande compostezza mostrata sebbene accompagnata fino a poche ore prima da paure, perplessità, ed accuse al più grande sindacato italiano. Oggettivamente si è trattato di una risposta forte verso coloro che da tempo parlano di una Fiom isolata, di un sindacato che dice sempre no, di una organizzazione che rifiuta l’innovazione. Anche Siracusa era presente e, proprio in un momento tanto delicato per la Cgil, ma soprattutto per l’economia ed il Paese, abbiamo voluto ascoltare il segretario provinciale Cgil di Siracusa Paolo Zappulla. La linea politica nazionale sia delle altre forze sindacali che di Confindustria quali ricadute hanno sul territorio locale? “A livello territoriale le relazioni tra i sindacati non possono non risentire del clima generale che vi è nel Paese con un rallentamento nella linea unitaria che non ha giovato al mondo del lavoro ed ai lavoratori. Al di là del quadro nazionale, quello che ha impedito finora di mettere in campo una forte azione unitaria di mobilitazione e di lotta è la valutazione delle altre forze sindacali di voler affidare ai tavoli istituzionali la soluzione dei problemi del territorio. I tavoli di confronto sono utili, vanno costruiti, ma quando questi tavoli non producono risultati, a volte, è necessario passare dalla mobilitazione e dalla lotta per dare forza alla vertenza ed alla nostra capacità di smuovere le controparti. L’esempio più eclatante è dato dal tavolo del ministero dello sviluppo economico per l’accordo di programma, passato negli ultimi 2 anni da rinvii a riunioni e convocazioni interlocutorie: l’incontro previsto per il 19 ottobre ha subito un ulteriore slittamento ed è stato aggiornato all’8 novembre con la giustificazione che non vi erano novità importanti da poter portare al tavolo del confronto. Bisogna riaccendere i riflettori sulla situazione di crisi della nostra provincia ed in particolare dell’area industriale e far rientrare nell’agenda del governo nazionale e regionale i problemi di questo territorio, altrimenti i tavoli di confronto resteranno improduttivi. “Per questa ragione la Cgil ha messo in campo la manifestazione di Sabato 23 ottobre (oggi, n.d.r.) a Priolo sul tema delle bonifiche la cui realizzazione determinerebbe il rilancio e lo sviluppo del territorio e la ricostruzione di un rapporto equilibrato e di serena convivenza tra le ragioni delle popolazioni e quelle dell’industria. Non si può ancora temporeggiare: bisogna sbloccare quell’accordo di programma che nel 2008 fu firmato al ministero per avviare il risanamento dell’ambiente, ridare serenità ai cittadini, avere nuove aree bonificate per insediamenti produttivi e nuove opportunità di lavoro per le imprese e per i lavoratori del nostro territorio. Con circa 4000 lavoratori che a partire da dicembre perderanno anche i benefici degli ammortizzatori sociali dobbiamo dare un segnale di speranza e di fiducia nel futuro alle centinaia di famiglie che rischiano di finire sul lastrico”. Lei ha più volte ricordato che nel primo gover- no Lombardo erano presenti ben tre assessori siracusani (Sorbello per il territorio ed ambiente, Gianni per l’industria e Bufardeci turismo). Perché allora il blocco dell’economia siracusana? Come hanno operato i tre referenti e cosa avrebbero dovuto fare? E dunque quali responsabilità ha la regione Sicilia? “Vi è stato un momento in cui questa provincia ha creduto di poter essere meglio rappresentata dai tre assessori regionali siracusani, due dei quali (Sorbello all’ambiente Gianni all’industria) fondamentali per lo sviluppo del nostro territorio. Speranze cadute nel vuoto, attività del governo paralizzata e rissa tra gli assessori mentre del Pears ( piano energetico ambientale regionale siciliano)è rimasto solamente il blocco dell’eolico che ha messo in ginocchio un’impresa siracusana come la Siteco e gettato sul lastrico circa 700 famiglie tra lavoratori diretti e dell’indotto. Un piano energetico che peraltro ha mostrato tutte le proprie contraddizioni senza riuscire a dare una visione chiara ed omogenea di quello che poteva essere lo sviluppo energetico del nostro territorio. Invece che migliorare gli impianti di produzione tradizionali, magari riconvertendoli a turbo gas per renderli sostenibili dal punto di vista ambientale ed incrementare lo sviluppo delle fonti rinnovabili quali l’eolico ed il fotovoltaico, l’unica ipotesi che abbiamo potuto verificare era che la Sicilia veniva offerta come possibile sede per una centrale nucleare!” “Comune e Provincia incapaci di essere punto di riferimento per i cittadini siracusani” “Non anticipando la manutenzione e affidando quelle previste a imprese del Nord, la ERG dà uno schiaffo al territorio” Parliamo dell’area industriale più nel dettaglio: 30 anni fa avevamo la leadership mondiale in molte produzioni 30 anni dopo la nostra realtà rischia il collasso ed il tessuto produttivo è stato via via smantellato. Perché? Si tratta di una disattenzione della politica nazionale e regionale o anche delle grandi industrie? A proposito Confindustria non ci pare abbia accolto la vostra proposta di anticipare le manutenzioni quest’anno. “Trent’anni fa questo polo industriale era prevalentemente petrolchimico: l’errore è stato quello di puntare esclusivamente sull’Eni che nel frattempo ha cambiato il suo core business ed ha via scelto di abbandonare la chimica e di investire sul settore energetico e sul gas. Ciò ha comportato per la Sicilia un danno incalcolabile e la scelta dell’Eni ha determinato la progressiva dismissione della chimica come avvenuto a Gela mentre da noi la dismissione di tutta la linea del cloro. Senza la realizzazione dell’accordo di programma, rischiamo anche la fine dell’etilene e la morte del petrolchimico di Priolo. In tutto ciò vi è l’assenza della politica, di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni in Italia e che hanno permesso all’Eni di sviluppare le proprie politiche industriali senza tenere conto dell’interesse generale del Paese ( un Paese che non può fare a meno della chimica poiché importarla comporterebbe costi finanziari e sociali insostenibili per l’Italia) e di operare continue dismissioni e chiusure che penalizzano in particolare la Sicilia. All’Eni si è via via affiancata l’Erg, che rappresenta, per numero di addetti e per estensione degli impianti ed interessi, l’azienda di riferimento. “E’ chiaro che l’Erg sia qui per realizzare profitto ma lamentiamo il suo non volersi fare carico di una responsabilità sociale nei confronti del territorio. Ci saremmo aspettati dall’azienda un atteggiamento di attenzione che tendesse anche ad attenuare il costo e le conseguenze della crisi ad esempio con alcune operazioni che tendono ad anticipare attività che erano previste per i prossimi anni per dare lavoro ad imprese che rischiano di chiudere ed ai lavoratori che rischiano di rimanere tagliati fuori definitivamente dai processi produttivi. La risposta dell’Erg va in tutt’altra direzione: non sono state anticipate le attività di manutenzione e quelle previste vengono affidate ad imprese del Nord dando uno schiaffo alla comunità provinciale ed alle esigenze del territorio che in questi anni si è mostrato molto generoso con l’Erg dal punto di vista della disponibilità ed accoglienza”. Eppure l’Erg è fautrice dell’impianto tanto discusso in questi tempi, attualmente bloccato: il rigassificatore. Perché la Cgil sostiene la realizzazione di questa struttura? E’ cambiata la vostra linea? “Qualunque impresa non può aspettare 6 anni per sapere se potrà o meno realizzare quanto progettato perché ciò scoraggia chiunque volesse scegliere questo territorio per investire: dunque si sciolga questo nodo e si dica se questo investimento si può realizzare e a quali condizioni. Spetta alle istituzioni e gli enti preposti quali mini- stero dell’ambiente, assessorato regionale competente e conferenza dei servizi decidere: noi come sindacato riteniamo che se l’investimento è compatibile con le esigenze di sicurezza della popolazione è un’opportunità per sviluppare un polo energetico competitivo. Sia chiaro però che il rigassificatore rischia di rimanere una cattedrale nel deserto se non si realizza l’accordo di programma sulla chimica, se non si rilancia la linea dell’etilene e la verticalizzazione verso i prodotti finiti della plastica e la filiera dell’etilene. Sviluppo del polo energetico ma anche consolidamento e sviluppo della filiera petrolchimica che è rappresentata dall’etilene”. Lei segretario parla di un’iniziativa per questo sabato che ha come tema le bonifiche. Anche su questo tema tutto tace. “L’accordo di programma prevede uno stanziamento di 770 milioni di euro, parte a carico dei privati. Invece i privati non hanno messo mano al portafoglio così come lo Stato che non ha reso disponibili le risorse economiche sulle quali si era impegnato. Si tratta di una scelta che ricopia quanto accaduto già con i fondi Fas e con i 3 miliardi stanziati dal Cipe per la bonifica e risanamento dei siti industriali inquinati del nostro Paese. Priolo era uno dei primi 6 siti a dover essere bonificato invece i fondi sono andati nelle disponibilità della presidenza del consiglio e utilizzati per altre esigenze non in Sicilia”. Altro tema ormai all’ordine del giorno ma ovviamente scottante è quello relativo alla sanità nella nostra regione e provincia: qualche settimana fa la Cgil ha messo in campo un’iniziativa per sbloccare il completamento dell’ospedale di Lentini, progettare un nuovo nosocomio per Siracusa, per affrontare il tema del personale ospedaliero e la chiusura del Trigona di Noto. Un momento unitario che però è già messo in discussione dal campanilismo tra comuni aretusei. Cosa è cambiato d’allora? Cosa intende fare la Cgil? “Con quella iniziativa il nostro sindacato ha voluto lanciare un messaggio di responsabilità e di equilibrio facendo convergere l’attenzione e la partecipazione di tutti i sindaci dei comuni nei quali sono presenti presidi ospedalieri. L’obiettivo era quello di trovare una cornice provinciale e di far prevalere l’interesse generale e complessivo della popolazione. Purtroppo sta nuovamente prevalendo il campanilismo ed il rischio è che, nella migliore delle ipotesi, si rimanga con la sanità che si aveva prima della riforma : una sanità che non funzionava, non utilizzata dai cittadini che preferivano andare fuori provincia o affrontare i viaggi della speranza. Bisogna rimettere al centro l’interesse generale del territorio, coniugare (come è accaduto con la manifestazione) gli interessi degli operatori sanitari che vi operano con quelli dei cittadini che hanno bisogno di una sanità che funzioni. La preoccupazione è che, man mano che si avvicinano i momenti elettorali, prevalga la logica della propaganda e della demagogia localistica perdendo di vista l’interesse generale”. Dinnanzi alle difficoltà oggettive nelle quali si dibatte Siracusa quale valutazione date come sindacato alle due amministrazioni, quella comunale e provinciale? “Come sindacato ci rechiamo presso tutti i tavoli ai quali siamo convocati ma la nostra sensazione è che vi siano due ordini di problemi: una fibrillazione dell’assetto politico-istituzionale che ha tenuto paralizzata ed oggi nuovamente blocca l’attività degli enti ed una sofferenza degli enti stessi dovuta al taglio delle risorse regionali e nazionali che penalizza le fasce più deboli della popolazione come i portatori di handicap, i pensionati, i lavoratori che avrebbero bisogno di sentire più vicine le amministrazioni e gli enti in questa fase drammatica della crisi. Paga anche il personale della scuola e gli operatori del settore dei servizi sociali come le cooperative che hanno chiuso i battenti o operano in regime di volontariato coercitivo, senza percepire reddito. Da questo punto di vista non possiamo non esprimere un giudizio negativo e deludente di quella che è l’incapacità delle due amministrazioni di essere punto di riferimento per i cittadini, cosa che invece accade con altri enti locali in varie parti del Paese”. Segretario ci tolgono anche i treni per Milano, la stazione di Siracusa è fanalino di coda tagliata da Trenitalia e ferrovie dello Stato, i porti non sono ancora strumenti di rilancio dell’economia, pensiamo soprattutto ad Augusta, le autostrade non vengono completate, come la Siracusa-Gela mentre altre province costruiscono aeroporti e migliorano l’esistente. Perché siamo tagliati da tutto? Grazie ad una nostra iniziativa il nuovo assessore alla viabilità e trasporti, Piercarmelo Russo, ha fissato una riunione per il 26 ottobre con all’ordine del giorno proprio il tema dei trasporti ferroviari. Ovviamente non ci illudiamo che da quella riunione possano scaturire soluzioni ma ci auguriamo che il tema dei trasporti della Sicilia orientale, rappresentata da Siracusa e Ragusa, possa divenire oggetto di valutazione per il governo regionale che fino ad adesso si è occupato, peraltro male, dei trasporti ferroviari su Catania e Palermo trascurando il resto della regione. Non si può, come ci pare accada, puntare solo sul gommato ma è necessario una interazione tra ferro, gomma e portualità al fine di agevolare la nostra produzione agricola e manifatturiera e per incrementare il turismo. D’altronde, se vogliamo essere il cuore del Mediterraneo e rivolgerci ai paesi del nord Africa e medio Oriente non possiamo che utilizzare la portualità come strumento di collegamento. Si tratta di una necessità per avviare il rilancio della provincia di Siracusa e della Sicilia sud-orientale. Andremo a Palermo per rivendicare il ripristino dei treni a lunga percorrenza, per chiedere che Siracusa torni ad essere stazione di testa e che si mettano in campo i finanziamenti che permettano la realizzazione di nuovi binari e che i treni abbiano tempi di percorrenza accettabili garantendo quindi un servizio competitivo ed al passo coi tempi. 16 23 Ottobre 2010 LETTERE AL DIRETTORE Cesare Samà: “Si cambi nome, diventi Via delle Vittime dell’Unità d’Italia” Su Enrico Cialdini basta leggere i dati del Messori 9000 fucilati, sei paesi bruciati, 1428 comuni assediati...” Solo per precisione e amore di verità, mi permetto di segnalare, in aggiunta all’articolo da Voi pubblicato che già il 26 giugno 2009 - come si evince visitando il sito: http://www.siracusanews. it/node/8220 - il problema sulla denominazione era stato sollevato col chiedere di eliminare dalla toponomastica cittadina la via dedicata al criminale militare generale Cialdini modificandola in Via Vittime Civili Dell’Unità d’Italia. Il Cialdini, invero, non era stato, fra i cosiddetti 1000 di Garibaldi (che poi risultarono oltre 20.000!), ma l’antimeridionalismo puro lo accomunava ai suoi degni compari Cavour, Vittorio Emanuele II, Bixio, Persano, Govone e tanti altri, sui quali sta cominciando a venir fuori quella verità che, come sempre però e in ogni caso, non sta mai tutta da una parte sola. In aggiunta, poi, a quanto letto su questo “galantuomo” (l’altro era Vittorio Emanuele II), riporto quanto scritto da Vittorio Messori: Le cifre del gen. Cialdini da “La sfida della fede”, Paoline, MI 1993. «Enrico Cialdini, plenipotenziario a Napoli, nel 1861, del re Vittorio. In quel suo rapporto ufficiale sulla cosiddetta “guerra al brigantaggio”, dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8.968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10.604 feriti; 7.112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2.905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13.629 deportati; 1.428 comuni posti in stato d’assedio. E ne traevo una conclusione oggettiva: ben più sanguinosa che quella con gli stranieri, fu la guerra civile tra italiani». Ringraziando per l’attenzione e scusandomi per il disturbo, vogliate gradire i miei più cordiali saluti. Cesare Samà – Siracusa Prima dell’Unità le due Sicilie avevano un rating altissimo nell’economia europea Il direttore: c’è stata troppa retorica sulla Spedizione dei Mille La verità è che i piemontesi depredarono regioni floridissime Sta riscuotendo grande successo il libro di Pino Aprile, “Terroni”, nel quale il noto giornalista pugliese racconta com’è accaduto che le Due Sicilie, terza potenza europea dopo Inghilterra e Francia, subito dopo l’invasione piemontese – segnata da stragi efferate, ruberie, stermini di massa, violenze brutali, distruzione di interi paesi – diventasse “meridione” d’Italia non in senso geografico ma di antropologia sociale. Al punto che noi stessi, abitanti delle regioni del sud, ci diciamo meridionali avvertendo l’onere di una contumelia che da tempo ci lanciano addosso le regioni ricche. Le quali ricche sono diventate dopo avere spogliato il Sud di ogni avere. Lei ha ragione, tante verità stanno affiorando adesso ma tante altre sono state scritte da molti giornalisti, per ciò stesso ignorati dalla stampa dei regimi e molte volte perseguiti per avere osato mettere in dubbio la ricostruzione ornata della Spedizione dei Mille. Le racconto un solo episodio che a me è stato raccontato dall’on. Santi Nicita. Lo sbarco dei Mille in Sicilia accese enormi speranze nelle masse dei contadini sfruttati dai grandi feudatari. Anche i contadini del feudo di Bronte si ribellarono ai fattori del duca e cercarono di impadronirsi delle terre. Ma la ducea, detta di Nelson, il valoroso ammiraglio inglese, era in possesso di connazionali suoi discendenti, i quali protestarono vivacemente presso il loro governo. Ebbene, i Mille, che agli inglesi dovevano riconoscenza per l’aiuto prestato, intervennero domando nel sangue la ribellione dei disperati e restituendo ai proprietari la ducea. Non è che uno dei mille espisodi che si verificarono in Sicilia, in Campania, nelle Puglie e in Calabria, i quali ci restituiscono una storia diversa da quella ufficiale che tantissimi non conoscono. Sta di fatto che uno dei motivi per i quali alla Sicilia venne concesso lo Statuto speciale che apportò sostanziali agevolazioni alla regione (almeno fino a quando le sue norme non vennero disattese), dopo che si era sviluppato un forte movimento indipendentista, risiede appunto nell’analisi storica delle vicende che portarono la Sicilia nel regno d’Italia. Vicende intrise di sangue e spoliazioni che fecero precipitare l’economia isolana a livello di terzo mondo. Io sono d’accordo con lei sulla necessità di cambiare nome a quella via di Siracusa e di dedicarla alle numerose vittime del processo unitario. Ma vado più in là. Sostengo che quella lapide a Cialdini vada tolta il più presto possibile perchè errata storicamente, dedicata a un brutale sterminatore di meridionali e siciliani in particolare, offensiva per la memoria storica. Più presto si farà, meglio sarà per tutti. E questo – si badi – non vuole essere revanscismo storico. Abbiamo tutti sedimentato ormai l’identità nazionale, a cui non rinunciamo anche se la Lega bossiana fa di tutto per lacerarla. Ma il troppo è troppo. Cialdini di là va tolto. Franco Oddo