• Settimanale gratuito di fatti e di opinioni • Reg. Trib. di Siracusa n°1509 del 25/08/2009
• E-mail: [email protected] • Direttore: Franco Oddo • Vicedirettore: Marina De Michele
Anno 2, n. 30
edizione online: www.lacivettapress.it
Sabato 23 Ottobre 2010
SI CAMBI IL NOME
CONSIGLIO (PD)
ALFÒ (FLAI)
“Quella via
offende tutti
i siciliani”
“In Sicilia più
operatori FP
che negli USA”
“Nei campi
aumenta
il lavoro nero”
PAG.16 (Oddo)
PAG.4 (De Michele)
PAG.6 (Festa)
Paolo Zappulla: “4000 lavoratori a dicembre senza gli ammortizzatori sociali”
Manutenzioni a imprese del nord
Cgil: “La Erg ci schiaffeggia”
270 mila euro
Buttati via
Il caseggiato delle saline
ridotto a un rudere. Era costato 270 ml euro, sprecati.
A PAG. 3 (De Michele)
QUERELLE A MEDEUROPA
“Ci saremmo aspettati dalla
Erg un atteggiamento di attenzione che tendesse anche ad
attenuare il costo e le conseguenze della crisi, ad esempio
con alcune operazioni che
tendono ad anticipare attività
che erano previste per i prossimi anni per dare lavoro ad imprese che rischiano di chiudere ed ai lavoratori che rischiano di
rimanere tagliati fuori”.
PAG. 15 (La Leggia)
Visentin: “Senza soldi”
“Nemmeno per le sedi delle Facoltà”
Concerti in strada
Pinocchio
pag.13
pag.13 (Lanaia)
(Lanaia)
Attenti. Dopo la Sai 8
il pericolo francesi...
Oggi e domani in piazza
Duomo la Ricciotti Ensamble Band, tre concerti.
A PAG. 10 (Baldini)
Melilli per noi
Ancora la ZTL
Controrisposta al sindaco
Sorbello: “La ZTL s’ha da
fare subito”.
PAG. 11 (Privitera)
Per le Alpi
in carrozza
A PAGINA 11 (De Michele)
Si vocifera di una società francese che starebbe alle vedette… Vuoi vedere che Suez,
dopo aver perso la gestione del
servizio idrico parigino (o Avelia), aspira a gestire l’analogo
servizio sia a destra che a sinistra dell’Anapo?
PAGG. 7-9 (Rossitto)
Senza l’intermodalità ferroviaria
asfissia per l’Hub di Augusta
Centrodestra frantumato
Refluenze a Siracusa
pagina 2 (Nicita)
Bono: «Fin dall’insediamento
alla presidenza della Provincia
Regionale, anche in collaborazione con il presidente della
Provincia di Ragusa ho sollecitato ripetutamente la Regione a
chiarire con le FF.SS. l’iter per
la firma del Contratto di Servizio e l’Accordo di Programma
sul trasporto ferroviario. In
questo contesto abbiamo evidenziato quali sono le criticità
del trasporto ferroviario e quali
sono le possibili soluzioni funzionali. Fra questi, appunto, i
collegamenti ferroviari con il
Porto di Augusta e con l’aeroporto di Catania. La mancata
attuazione del collegamento
con il porto di Augusta, quindi,
sarebbe una iattura e condannerebbe all’asfissia l’importante Hub marittimo».
A PAG. 5 (Privitera)
PRIMO PIANO
CUMI
13
6
Priolo tentenna
sulla sede
universitaria
ASAM
Domani duo
pianistico al
Carabelli
TIVOLI
10
Un lettore:
“Il Comune
ci abbandona
e ci tartassa”
“Noi medici di famiglia
mortificati e in crisi”
pagina
pagina 44 (De
(De Michele)
Michele)
2
23 Ottobre 2010
La politica è strategia, a volte tatticismo, ma sempre deve essere improntata a sano realismo
Se i gruppi che appoggiano Lombardo riusciranno ad amalgamarsi
ci sarà un profondo cambiamento negli equilibri politici provinciali
di SANTI NICITA
Dopo il dissolvimento della coalizione di centrodestra, uscita vittoriosa dalle elezioni regionali del
2008, il governo del presidente Raffaele Lombardo è in atto sostenuto da una maggioranza di centro sinistra (MPA, UDC, API, finiani e PD) sulla
base di un programma di rinnovamento e di cambiamento. La domanda che i siciliani si pongono
è: quanto durerà questo governo? Sarà in grado
di realizzare una svolta politico-programmatica
idonea a dare una spinta riformatrice?
Allo stato dei fatti, al di là di tutte le alchimie e di
tutti i tatticismi, l’auspicio che si formula è quello
di avviare un periodo di intensa attività governativa e legislativa per affrontare e risolvere i gravi
problemi che attanagliano la Sicilia nei diversi
settori produttivi, nello svolgimento delle varie
attività di servizio, nella riforma dell’amministrazione regionale, nella eliminazione degli sprechi,
nell’utilizzazione delle risorse europee, per garantire maggiore occupazione, per eliminare il
precariato, per difendere le prerogative dello Statuto speciale della Sicilia in una fase delicatissima
per l’attuazione del federalismo fiscale.
La riforma della struttura governativa, con una
diversa distribuzione delle deleghe assessoriali, il
significativo ricambio dei diversi Direttori generali, la riforma nella gestione dei rifiuti e dell’acqua, l’eliminazione di diversi enti, la riforma delle ASI, dei Consorzi di Bonifica, la riforma delle
Province regionali ed altri impegni programmatici costituiscono una piattaforma politico-istituzionale di ampio respiro, che può dare una svolta
significativa e positiva per il rilancio economico,
sociale, occupazionale e di servizi alla nostra Sicilia.
La decisione di affidare la gestione degli assessorati a personalità, escludendo deputati regionali,
è una novità assoluta nell’esperienza regionale. Ciò significa che tutti i parlamentari saranno
impegnati nelle attività legislative e di controllo
delle attività governative. Le novità sono molte,
di ampio respiro, di profondo rinnovamento. Tutto questo, a breve, produrrà una ulteriore battuta
d’arresto nella funzionalità della vita politica, amministrativa ed istituzionale, non foss’altro per la
necessità che hanno i nuovi Assessori e i nuovi
dirigenti generali a fare un periodo di rodaggio.
Se si pensa poi che il PDL e l’UDC si sono frantumati dando vita a nuovi gruppi, si comprende
bene come le tensioni politiche e i rapporti interpersonali entreranno in forte crisi, così come
i diversi gruppi che hanno dato vita a una nuova
maggioranza hanno bisogno di tempo per amalgamarsi. In sostanza, in Sicilia, è avvenuta una vera
rivoluzione politica, diversa da quella verificatasi
con il governo Milazzo, aperta a tutte le novità. E
non si tratta solo di una rivoluzione di Palazzo ma
di una frammentazione politica che da Palermo si
estenderà in tutto il territorio siciliano.
Dal PDL sono usciti sia gli amici dell’on. Miccichè, che ha dato vita a Forza del Sud, che i finiani
di Futuro e Libertà, mentre dall’UDC ufficiale,
che sostiene Lombardo, è nato il nuovo partito
guidato da Romano, Mannino e Cuffaro. Anche
nel PD si è verificata una frattura con l’uscita dell’on. Bonomo, che ha dato vita all’API di
Rutelli. Tutte queste scomposizioni evidenziano
la profonda crisi del centrodestra ed è probabile
che esse avranno delle ricadute negli equilibri politici provinciali. Non si tratta più di un ribaltone
parlamentare ma di una profonda crisi dell’intera
classe dirigente politica della Sicilia.
Dopo un lungo periodo di egemonia del centrodestra - che ha gestito la politica, la Regione e i
diversi livelli istituzionali – vi è stata una vera
implosione della coalizione, con accuse politiche
e personali. Lombardo ha sostenuto e sostiene
che la responsabilità di quanto è avvenuto è da
addebitare al PDL e all’UDC che hanno bloccato la Finanziaria del 2009 e la riforma sanitaria
proposta dal governo di coalizione (e quindi con
il consenso degli assessori del PDL e dell’UDC),
il PDL lealista e l’UDC di Romano addebitano
la responsabilità al Presidente Lombardo, che
avrebbe dovuto sottostare alle indicazioni provenienti dai vecchi alleati.
Su questi argomenti il dibattito può continuare
all’infinito, sacrificando però gli interessi della
Sicilia che ha tanto bisogno di essere governata.
I prossimi mesi ci diranno se il nuovo governo
sarà o meno all’altezza delle aspettative suscitate
dalla elaborata piattaforma riformatrice. L’auspicio dei siciliani è quello di essere governati utilizzando le risorse europee e rendendo funzionali
tutti i livelli istituzionali.
I gruppi politici che sostengono il governo Lombardo, se riusciranno ad amalgamarsi, potranno
determinare un profondo cambiamento negli
equilibri politici provinciali. Nella provincia di
Siracusa, quattro deputati su sette (Gennuso,
Bonomo, Marziano e De Benedictis) avranno il
buonsenso di agire in sinergia e di aprire una nuo-
va fase di concertazione con le forze economiche, sociali, culturali, per rilanciare la provincia
di Siracusa? Il PD, da cui è uscito l’on. Bonomo
per aderire all’API, saprà sanare la ferita prendendone atto e creando condizioni di collaborazione
effettiva, superando i personalismi?
Ancora non è chiaro il quadro che maturerà nel
centrodestra siracusano, ma è evidente che l’on.
Granata ha ormai una posizione differenziata anche perché sostiene il governo Lombardo, mentre
l’enfatizzata distinzione fra il PDL del ministro
Stefania Prestigiacomo e del senatore Alicata
dall’on. Bufardeci e dal senatore Centaro è tutta
da decifrare, senza parlare dell’on. Enzo Vinciullo che in questi mesi è stato isolato all’interno del
PDL.
La politica è strategia, a volte tatticismo, ma sempre deve essere improntata a sano realismo. Orbene, è evidente che nella provincia di Siracusa
esistono complessi rapporti politici e difficili rapporti personali che attraversano tutte le forze politiche. L’auspicio è quello che si lavori per rendere
razionale e funzionale agli interessi della nostra
provincia la nuova difficile e articolata frammentazione politica, in attesa di conoscere il nuovo
responsabile politico dell’UDC.
In questi anni il centrodestra, convinto di essere
autosufficiente, non ha mai cercato il confronto
e il dialogo con le forze di minoranza ed ha quasi
annullato la politica di concertazione con le forze
sociali. Speriamo che la nuova situazione, che richiede un periodo di assestamento, possa favorire
una nuova politica di confronto per rilanciare la
nostra provincia in tutti i settori.
La Democrazia è la formula più avanzata per
garantire la convivenza perché consente di fare
delle vere e proprie rivoluzioni, o profondi cambiamenti, senza spargimenti di sangue.
Il secondo appuntamento il 29 ottobre, sempre alle ore 21.30, con il Jazz Club Movie
Da ieri sera al 5 novembre Festival Jazz a Canicattini
da quest’anno nel Circuito del Mito della Regione Siciliana
Sarà un’anteprima, in attesa di conoscere il
ricco cartellone dell’edizione invernale del Festival Internazionale Jazz “Sergio Amato” che
da qualche anno arricchisce la già straordinaria
stagione musicale canicattinese.
Le tre “sorelle”, come scherzosamente ormai
vengono chiamate le Associazioni “Otama”,
“Anthea”, “Sabatù”, che a Canicattini Bagni
gestiscono e rendono vivo il Sergio Amato jazz
Club di via Silvio Pellico 62 (la strada dirimpetto al Palazzo Comunale), luogo storico di
incontro e di jazz session con i più prestigiosi
artisti nazionali ed internazionali, ma soprattutto della terra di Sicilia, fucina e laboratorio
jazzistico tra i più floridi, sono come sempre
pronte per offrirci il programma invernale degli
appuntamenti jazzistici che contraddistinguono
il palcoscenico canicattinese.
E così, dopo il grande successo della 15° edizione estiva dell’agosto scorso, ritorna il Festival Internazionale del Jazz “Sergio Amato”,
come sempre promosso in collaborazione con
il Comune di Canicattini Bagni, e col patrocinio di altri enti come la Provincia Regionale di
Siracusa, la Camera di Commercio, l’Unione
dei Comuni “Valle degli Iblei”, e da quest’an-
no inserito nel Circuito del Mito dalla Regione Siciliana, che oltre a richiamare in Piazza
XX Settembre migliaia di spettatori ha avuto
l’attenzione dei grandi media e della stampa di
settore (il sito “All About Jazz Italia” pubblica
una ricca galleria fotografica con l’Amato Jazz
Trio, Peter King e Maurizio Giammarco, tanto
per fare qualche esempio). “Otama – AntheaSabatù”, che nel frattempo hanno allargato la
loro esperienza anche in alcuni importanti paesi
europei della fascia mediterranea, ci riportano
la grande musica.
Coinvolgendo in questo progetto autunnale,
com’è loro abitudine, un’altra realtà associativa giovanile canicattinese, l’Associazione
Culturale “Phisis”, che in estate ha esordito con
una rassegna cinematografica, abbinando Jazz
e Cinema.
Si è iniziato ieri sera al Sergio Amato Jazz
Club di via Silvio Pellico con i padroni di casa,
Amato Jazz Trio feat. Rino Cirinnà; per ridarsi appuntamento il 29 Ottobre sempre alle ore
21,30 con il Jazz Club Movie, in collaborazione, appunto, con l’Ass. Physis per un omaggio
al grande pianista americano Thelonious Monk
con un film documentario che prende il nome
di uno degli album più belli di questo artista
“Straight No Chaser”. Un film che vede quale
produttore Clint Eastwood e che è una costruzione particolare di immagini inedite, risalenti al 1968, che i fratelli Michael e Christian
Blackwood girano accanto a Thelonious Monk
e al suo gruppo, durante la loro prima tournée
internazionale. Quando questo materiale filmato, che si pensava disperso, è stato ritrovato
e per di più in ottime condizioni, il produttore Bruce Ricker non credeva ai propri occhi ed
erano anche in ottime condizioni le uniche riprese di Monk in privato. Nel ridare vita a questi fotogrammi, oltre a Ricker ci lavoreranno
Charlotte Zwerin, come regista e produttore, e
appunto Clint Eastwood come produttore esecutivo, sulla scia del successo del suo capolavoro jazzistico Bird.
Infine, ultimo appuntamento di questo anteprima sarà quello del 5 Novembre sempre ore
21,30 al Sergio Amato Jazz Club di via Silvio
Pellico con Up Beat Trio, composto da tre giovani e validissimi musicisti di casa nostra, già
protagonisti del Festival Jazz di agosto, Seby
Burgio al piano, Alberto Fidone al contrabbasso, e Peppe Tringali alla batteria.
23 Ottobre 2010
3
Non è stato previsto un comitato che controllasse il comitato di sorveglianza e la Corte dei Conti è lontana
Nel caseggiato delle saline costato 270 mila euro
è stato divelto anche il cartellone. Soldi sprecati
di MARINA DE MICHELE
È diventato un appuntamento annuale. Lo vado a trovare
come si va a far visita a un moribondo, o meglio a un malato
terminale, ma dalla resistenza
eroica, deciso a restare attaccato alla vita, a bruciare anche
la sua ultima speranza mentre
vede il suo corpo deteriorarsi,
smembrarsi un po’ alla volta,
lentamente, in una sfibrante
agonia.
Per non parlare poi delle continue profanazioni. Oltraggiato
dalla distrazione di tutti: di chi
avrebbe il dovere morale, l’obbligo, di assicurarsi del suo stato di salute, delle sue condizioni, come di chi si vanta di avere
un cuore sensibile, di aver posto in cima ai propri valori la
difesa di chi non ha voce e ha
bisogno di infinita protezione,
di voler agire del tutto gratuitamente per mero atto di amore
ma che poi non riesce ad avere
uno sguardo di insieme, capace
di appassionarsi, e di dedicarsi,
solo a ciò che forse dà maggiore visibilità e dimentica ciò che
è meno appariscente. Offeso
dall’inciviltà di molti, di quelli troppo ottusi per sapere cosa
sia il rispetto, il riguardo che si
deve avere per ciò che è altro
da noi, anche per chi è, o sembra essere, un estraneo. Sporcato da esseri senza ragione
che seguono solo l’istinto naturale e non sanno comprendere
il senso delle proprie azioni.
E ogni volta che vado lì resto
incantata da quello che la natura è in grado di offrire, dalla
spettacolarità delle sue proposte, e mortificata da come gli
uomini, quelli che tra l’altro
hanno maggiori responsabilità, non sappiano vedere, non
sappiano cogliere tutto quello
che può trasformarsi solo in
vantaggio, sotto ogni punto di
vista.
Se fossi convinta che quanto
si è intrapreso è il frutto di un
vero disinteressato intendimento, potrei anche provare un
sentimento di gratitudine per
chi ha pensato a bene operare,
ma lo stato di abbandono in cui
lo hanno lasciato mi ripete che
erano altri gli interessi che hanno mosso quell’azione, che non
c’era un progetto alto, il senso
della comunità, del bene pubblico, ma forse solo la speranza
che, nel maneggiare le risorse,
qualche rivolo prendesse altre
strade, avesse altri esiti.
Ma quello che fa rabbia è che
non interessa a nessuno. Che
nonostante più volte ci sia stata
la stessa segnalazione nessuno
abbia mosso un dito. Eppure hanno saputo, hanno letto,
sono stati informati: lo so con
matematica certezza. In Italia,
a Siracusa, è raro sentire che
qualcuno paghi il prezzo delle
proprie responsabilità. E se capita, si sa che è solo una goccia
nell’oceano. Basterebbe che su
quella stessa pista ci si mettesse come segugi e si catturerebbe di tutto. Basterebbe alzare il
coperchio. Ma non avviene e
quindi la sensazione è che quel
povero sfortunato sia incappato
nelle maglie della rete solo per
fornire un alibi per i tanti che
non pagheranno, perché si dica
che non c’è stato il più totale
immobilismo, che ci si dà da
fare.
Ma prima o poi arriverà la
morte. Ne crollerà anche solo
un pezzo e forse cadrà proprio
su uno dei profanatori, forse
sul più innocente, forse su una
coppietta rifugiatasi tra quelle mura per cercare un po’ di
intimità. E poi si griderà allo
scandalo, si faranno inchieste,
si accenderanno i riflettori, la
gente correrà sul posto per vedere il luogo dell’incidente e
per farsi inquadrare da qualche
telecamera.
Comunque, oltre al degrado
sempre più evidente, qualche
altra cosa è cambiata dall’ultima volta: sulla strada provinciale è stata realizzata una rotatoria (infiniti mormorii sulla
sua effettiva utilità), le villette
assediano sempre più il posto
e hanno già invaso la preriserva, soprattutto è stato rimosso
il cartellone che dava informazioni sul progetto di restauro
del vecchio caseggiato delle saline. E si diceva quale
era stato il costo dei lavori:
270mila euro. Soldi sprecati.
Meglio far sparire ogni traccia
di quell’intervento, proprio
come se non si fosse mai fatto,
tanto il tempo sta facendo la
sua parte. Il cartellone infatti
non è caduto, è stato proprio
portato via. Sarebbe interessante sapere chi ne ha disposto
la rimozione, e semmai anche
quanto è costata.
Nel novembre 2008 il responsabile unico del progetto, uno
di quelli che rientrava nell’ambito del PIT 9 “Ecomuseo del
Mediterraneo” (il fratellino
di quello che ha riguardato la
sistemazione del Foro Siracusano), l’ingegnere Giuseppe
Marchese, della Provincia,
aveva parlato di “problemi”
con la ditta che aveva eseguito
i lavori, ma si diceva sicuro che
presto tutto si sarebbe risol-
to perché mancavano solo gli
infissi. Come se già non fosse
ben altra la situazione, come
se già gli uccelli non avessero
lasciato lì dentro i loro escrementi, come se gli uomini non
avessero fatto lo stesso, come
se i soliti incoscienti non
avessero già lasciato sui muri
i segni indelebili del loro imperituro amore, come se non
fossero già state portate via le
grondaie di rame, come se le
spesse levigate travi del tetto
non avessero già subito l’offesa dell’intemperie, come se
già l’umidità non fosse salita
lentamente sulle pareti sgretolando l’intonaco, come se non
ci fossero crepe, come se …
“Rafforzare la capacità attrattiva dell’intero comprensorio,
a partire dai poli di eccellenza
riconosciuti a livello internazionale, attraverso la valorizzazione delle risorse storiche
e culturali e il riconoscimento
della cultura legata ai luoghi,
ai mestieri, alle tradizioni. Valorizzare l’insieme delle risorse locali mediante nuove forme organizzative dell’offerta
turistica secondo logiche di
distretto, con potenziamento
della vocazione internazionalistica del territorio e delle economie connesse al turismo”,
questa l’idea forza del Progetto
Integrato Territoriale PIT 9.
Ma la via del sale, il corridoio
di aree umide presenti lungo
la fascia ionica della provincia
di Siracusa - dal pantano Morghella a Vendicari, passando
per le saline di Siracusa, fino a
quelle di Priolo e di Augusta –
vitale per le specie migratorie,
non è mai stata realizzata. Un
progetto dall’importo complessivo di 1 milione e 50 mila
euro completamente abortito,
abbandonata la possibilità di
creare posti di lavoro, di accrescere l’offerta turistica del
territorio, di recuperare un
pezzo della nostra storia passata.
Ci sarebbe da non crederci, ma
era previsto anche un comitato
di sorveglianza, composto da
tutti gli enti pubblici aderenti
al Pit, oltre che da tecnici ed
esperti, con compiti di controllo strategico e supervisione
dell’intero processo di attuazione e gestione.
Non è stato previsto un comitato che controllasse il comitato
e la Corte dei Conti è lontana.
4
23 Ottobre 2010
“Non abbiamo le spiegazioni di ciò che non va, eppure delegano noi a essere muri di gomma”
Giuseppe Scieri: “Noi medici di famiglia siamo mortificati
e in crisi di nervi, vittime del sistema come i nostri pazienti”
di MARINA DE MICHELE
Un appello accorato: far sentire la propria voce, le proprie ragioni affinché la pubblica opinione sappia, e comprenda. Ciò
che si spera di ottenere è solo una maggiore comprensione e,
ma auspicarlo sembra quasi una follia, una diversa attenzione da
parte degli organismi preposti.
A parlare è il dottore Giuseppe Scieri, medico di famiglia che
opera a Noto, ma è un portavoce, il megafono dei tanti colleghi
che a Noto come a Siracusa, Avola, Augusta, Lentini, vivono lo
stesso disagio, eppure preferiscono tacere nell’amara convinzione che tanto sia inutile, che non ci siano orecchie per ascoltare,
sensibilità per condividere uno stato che sempre più va configurandosi come assoluta frustrazione. “Tra pochi anni andrò in
pensione, si figuri quanto possa essere ancora parte in causa, ma
guardo alle nuove generazioni di professionisti: nessun giovane
vorrà più seguire le nostre orme perché la situazione si è fatta
invivibile”.
Un sistema burocratico che ha trasformato i medici in “scribacchini, tecnici, ragionieri” e non in scrupolosi e saggi interpreti
delle esigenze di chi si rivolge loro. “Non possiamo essere ridotti al rango di meri esecutori, a semplice funzione. Dovremmo limitarci a prescrivere analisi, accertamenti, farmaci dispendiosi,
che altri hanno richiesto per i propri pazienti, delegando però
noi a compilare ricette e prescrizioni. E se ci verrà chiesto conto
e ragione del nostro operato dovremo anche difenderci, giustificarci. Ma non è questa la nostra volontà, né tanto meno la nostra
vocazione”. Nelle parole del dottor Scieri c’è il rimpianto di un
mondo, di rapporti che si sono andati perdendo nelle pastoie
della burocrazia e nei tagli delle spese, nella riduzione del potere
d’acquisto dell’euro e in un malcostume che diventa quotidianità. “Al giorno 30-40 pazienti – assistiti anzi, perché la pazienza
è proprio una di quelle virtù che si è persa lasciando il posto alla
pretesa, all’esigenza di avere tutto presto e bene – che pretendono di essere ascoltati e che noi vorremmo seguire con l’impegno
di sempre. Non è del tutto agevole capire le patologie, a volte è
necessario, e giusto, dedicare ad alcuni venti minuti, mezz’ora
almeno, mentre gli altri scalpitano dietro la porta, litigano per
non fare la fila, chiedono di passare per primi. Ma la fretta, l’approssimazione è il contrario di ciò che la nostra deontologia ci
impone, l’opposto di quanto ci suggerisce la nostra etica”.
Facile ribattere che basterebbe, probabilmente, ridurre il numero degli assistiti, ma la risposta sarebbe scontata: sale vertiginosamente il costo della vita, si decurtano a colpi di cesoie le
retribuzioni con carichi fiscali che viaggiano intorno al 45%,
impossibile vivere dignitosamente se non si ha un certo numero
di assistiti. Da una parte quindi nuovi decreti e nuove norme che
piuttosto che mirare all’efficienza e alla qualità guardano ai risparmi immediati e ad ottenere controlli quasi polizieschi, a volte insensati sebbene, se si vuole, motivati dalla furbizia dei soliti, di quelli dei quartierini, dall’altra la gente che pretenderebbe
un’assistenza efficace e soprattutto salvifica, immediatamente
risolutiva quando si sa bene quante ancora siano le incertezze
della medicina nonostante gli entusiasmanti progressi. In mezzo, tra i flutti, loro, i medici di famiglia, “in conflitto emotivo
con i loro pazienti”, ben consapevoli di non poter dare sempre
le risposte che si vorrebbero, la velocità operativa che da loro
ormai si esige “educati chissà da quale modello mediatico!”, il
tempo anche per offrire terapie per l’anima, per la sofferenza
psichica.
“Un settore allo sbaraglio, una professione ormai mortificata,
noi stessi a un passo da una crisi di nervi, spesso in conflitto
con i nostri assistiti che non comprendono quanto ciò faccia star
male per prima noi. La soluzione, dice? Forse semplicemente
che siano altri, che siano quelli che hanno determinato queste
storture, che hanno plasmato questo sistema, creato ingranaggi
che stritolano, a spiegare alle persone, ad assumersi la responsabilità di ciò che non funziona piuttosto che lasciare noi in prima
fila a fare da muri di gomma perché non ce le abbiamo le spiega-
zioni. Noi siamo vittime come i nostri stessi pazienti”.
E ciò che brucia è proprio non poterlo raccontare a nessuno questo disagio, non trovare gli spazi della discussione se non l’associazione fondata con gli altri colleghi, o i convegni di bioetica
durante i quali almeno qualcosa è concesso dire. Ma mancano,
sono assenti, silenti, proprio gli organismi che dovrebbero dar
forza a questa chiusa protesta, a raccogliere queste istanze di
chi lavora a contatto con i malati per trasformarle in proposta,
in progetto, in impegno. È distratto su altro l’Ordine dei Medici, guarda ad altre problematiche il sindacato stesso. “Restiamo
soli, isolati”.
Eppure proprio ai medici di famiglia si richiede oggi un maggiore impegno. Nell’ambito della prevista rifunzionalizzazione
dell’ospedale Trigona, decisa dalla politica sanitaria locale, si
prevede da una parte che i reparti di degenza, ad eccezione della
lungodegenza e della riabilitazione, vengano trasferiti ad Avola,
dall’altra che in città sia istituito il Presidio Territoriale di Assistenza (PTA), una struttura ambulatoriale nella quale il percorso
di diagnosi e cura seguito dal paziente dovrebbe essere gestito
proprio dal medico di famiglia. Un aggravio forse intollerabile
se si dovesse continuare a non prendere atto delle istanze della
categoria.
A Medeuropa: “Bisogna rifunzionalizzare il sistema rispetto ad altri obiettivi culturali”
Consiglio: “Come si può mantenere una FP con 9.000 persone?
In Sicilia abbiamo più formatori che in tutti gli Stati Uniti”
Un peccato che nelle cronache locali non abbia trovato spazio uno degli
interventi più interessanti e chiari,
certamente il più appassionato e coinvolgente, ascoltati nel corso del dibattito sul futuro dell’università voluto
dall’Associazione Medeuropa. Nino
Consiglio ha chiuso l’incontro riprendendo l’invito, espresso all’inizio dal
presidente dell’associazione, Carmelo
Saraceno, e in maniera più ampia da
Salvo Andò, rettore dell’università
Kore di Enna, a non decontestualizzare la realtà universitaria siracusana rispetto a quella nazionale per evitare di
dar vita a un dibattito che risulterebbe
sterile e del tutto inutile. Un suggerimento purtroppo non accolto in altri
contributi che hanno continuato a vedere come possibile, come realizzabile
quel fantomatico quarto polo su cui
tanto vacuamente si discetta.
Già Salvo Andò ne ha preso immediatamente le distanze. Anche nel suo
caso un bell’esempio di realpolitik, di
forse duro ma certo sano pragmatismo,
tutto incentrato a valutare gli effetti di
una riforma che modifica radicalmente
il sistema universitario, che costringe
a scelte concrete e razionali, attente al
mercato, che preoccupa perché mette a
rischio quell’autonomia universitaria,
non separata dalla capacità di spesa,
dal portafoglio, fortemente voluta e
perseguita da Antonio Ruberti, uomo
di scienza e politico, persuaso che conoscenze e competenze siano la vera
ricchezza di una nazione, il migliore
capitale immateriale. Andò non ha
nella sostanza concesso nulla all’ipotesi di quarto polo (“che poi in fondo
il quarto polo c’è già: è la Kore”) per
il quale nessuna concreta previsione è
nei programmi nazionali e che non ha
speranza di ricevere alcun sostegno da
una Regione che spende, sperpera, le
sue migliori risorse nella formazione
professionale. 500 milioni all’anno,
ha confermato Bruno Marziano. “Non
facciamo battaglie di retroguardia – ha
concluso – sia perché sono battaglie
che si perdono sia perché, creando
false aspettative, rischiano di creare
proteste sociali. Abbiamo il dovere
morale di dire la verità, non quello che
si vorrebbe noi dicessimo”.
Di eguale tenore i convincimenti di
Nino Consiglio, severo nel giudizio
sull’attuale contesto a cui non sono
state estranee alcune politiche della
sinistra (“Il giovane fisico russo che
si è aggiudicato il Nobel in Italia non
sarebbe stato messo neanche nelle
condizioni di vincere una cattedra a
scuola”); certo che, come ha detto di
recente il presidente della Repubblica,
“un Paese per essere moderno deve
mobilitare risorse nella ricerca e nella
formazione cioè nell’Università che
non consiste in licei adulti ma in una
comunità di docenti e studenti che insieme fanno ricerca. Separare infatti
la ricerca dalla didattica è colpire al
cuore il senso stesso dell’università. E
sulla scuola, sulla sanità e sulla giustizia che si fonda la civiltà di un paese”;
convinto della bontà di alcuni aspetti
della riforma Gelmini: “Considero importante questa riforma perché inizia a
mettere ordine nel sistema, vuole incidere sullo sfascio che lo caratterizza,
inizia a fare argine contro una deriva
devastante”.
“Occorre partire dallo stato di fatto,
dal taglio, violento e radicale, delle risorse per l’università, secondo principi
non solo praticati ma anche teorizzati
perché Tremonti, uomo di grande intelligenza, non fa nulla per caso e la
sua è un’ottica che guarda solo allo
sviluppo del nord, che considera il
Mezzogiorno una zavorra da cui occorre liberarsi. Dobbiamo fare i conti
con il federalismo verso cui “irresponsabilmente” – ha sillabato - stiamo
andando, perché così come è concepito sarà solo un ulteriore elemento
di divisione in un contesto nazionale
caratterizzato dalla frammentazione,
da un tessuto unitario fragilissimo. Se
ora noi non inseriamo la nostra discussione in questo contesto, diamo solo
prova di un’ennesima, insopportabile,
manifestazione di provincialismo senza orizzonti e senza cultura di cui non
abbiamo alcun bisogno.
Dobbiamo partire dalla disamina degli errori per capire quello che è successo e per non ripeterli, non entro
nel merito di una stucchevole diatriba
sulle responsabilità del passato. Possiamo al più solo dire che, anche noi
come altri, abbiamo seguito il trend
nazionale del decentramento, quello
caratterizzato da studi bizzarri a servizio delle pseudo baronie imperanti,
che ha gravato di oneri insostenibili
gli enti locali, in particolare qui da noi
la Provincia. Abbiamo sperperato oltre 100 miliardi del vecchio conio per
mantenere un ambaradan che ha illuso
decine di centinaia di giovani che non
hanno oggi nessuna prospettiva per il
futuro. Io rabbrividisco – ha detto con
voce alterata – quando sento parlare
di quarto polo a Siracusa. È necessaria piuttosto una interlocuzione con la
Regione Siciliana, non con il governo nazionale del tutto sordo, affinché
riconsideri la spesa della formazione
professionale per rifunzionalizzare il
sistema rispetto ad altri obiettivi culturali.
Com’è possibile mantenere una formazione professionale con 9 mila
persone? E capisco bene perché si
dice che toccare la formazione professionale significa determinare una
crisi di governo: non c’è partito, non
c’è sindacato che non abbia un proprio
ente di formazione da cui attingere risorse. Non c’è parrocchia, neppure in
uno sperduto paesino, che non abbia
un suo corso. Abbiamo più centri di ricerca della California, più formatori di
tutti gli Stati Uniti. Dobbiamo fare una
battaglia per porre questo problema e
poi pensare a un ruolo culturale per Siracusa, egualmente adatto a darle quel
prestigio che merita”. E ha concluso:
“Ma i politici siracusani devono smettere di beccarsi tra loro come i polli di
Renzo, mentre qualcuno si prepara a
cucinarli entrambi”.
Marina De Michele
23 Ottobre 2010
5
“Il Porto in fase di rilancio ma la ferrovia, che potrebbe usare i fondi FAS e UE, è assente”
Bono: “Senza la connessione intermodale niente futuro per la SAC
L’assenza di collegamenti con Augusta condanna all’asfissia l’Hub”
di ALESSANDRA PRIVITERA
“Fontanarossa, soldi non ce n’è”, titolava venerdì 1 ottobre “La Sicilia” nella prima pagina della
Cronaca di Catania: la riunione del 30 settembre,
a Roma, per verificare la compatibilità funzionale tra l’infrastruttura aeroportuale ed il progetto
di intermodalità tra ferrovia ed aeroporto - sviluppato da RFI ed Italferr su incarico della Sac
– sembra essersi conclusa con un nulla di fatto.
La comunicazione della Regione Sicilia, che
avrebbe evidenziato «la difficile sostenibilità
da parte delle asfittiche risorse a disposizione»,
infatti, sembra avere dissuaso i rappresentanti
degli enti presenti, l’Enac nella persona del presidente Vito Riggio, le Reti Ferroviarie Italiane,
la Società degli Interporti Siciliani e la SAC, ad
entrare nel merito della questione.
Il disimpegno della Regione nei confronti del
progetto (che prevede l’interramento della ferrovia limitrofa all’aeroporto, l’allungamento della
pista per i voli internazionali e la costruzione di
una stazione Fontanarossa che colleghi l’aerostazione alla stazione ferroviaria cittadina) potrebbe relegare lo scalo, al momento attuale il 4°
in Italia per traffico di passeggeri, nella serie B
degli aeroporti.
L’allungamento della pista (quella attuale è circa
2 chilometri e mezzo) è vitale per poter far partire e arrivare a Catania i voli intercontinentali che
davvero potrebbero far divenire Fontanarossa il
più importante aeroporto del Mediterraneo.
E se – come battevano le agenzie di stampa
all’inizio del mese di ottobre – il presidente e
amministratore delegato della Sac, Gaetano
Mancini, si diceva assai deluso e preoccupato
«per i risvolti connessi a una simile rinuncia e
per il freno imposto alle enormi potenzialità ancora inespresse del territorio catanese, un’area
che contribuisce in maniera significativa, con
il fatturato di industrie, agricoltura, turismo e
terziario, alla formazione del Pil regionale», noi
de La civetta siamo rimasti stupiti dal fatto che
l’articolo fosse confinato nelle pagine di Catania
perché i suoi contenuti interessano direttamente Siracusa (che rischia di vedere smantellata la
rete ferroviaria provinciale) e, in particolare, il
rilancio del porto di Augusta (che avrebbe tutte
le carte in regola per configurarsi come hub, a
patto che possa contare su una viabilità gommata e ferrata di buon livello).
Abbiamo perciò contattato il Presidente della Provincia, Nicola Bono, perché ci aiutasse a
capire quali posizioni ha preso la Provincia di
Siracusa in merito a tali questioni.
In qualità di consigliere d’amministrazione
della SAC, Lei pensa che sia stato lasciato spazio dalla Regione a ulteriori ripensamenti?
«Ritengo essenziale l’intervento per l’allungamento della pista e per migliorare l’intermodalità fra la ferrovia e l’aeroporto, quindi è assolutamente necessario un ripensamento da parte
della Regione».
Il rifiuto di finanziare l’intermodalità ridimensiona le velleità dell’aeroporto di incrementare i suoi volumi di traffico e l’importanza dello scalo nel panorama degli aeroporti
italiani. Come si delineano in questo senso i
futuri programmi della SAC?
«Senza tali interventi credo che non ci sia futuro
per la SAC».
In che misura influirà il mancato finanziamento dell’intermodalità tra ferrovie e aeroporto di Catania sul progetto di un collegamento ferroviario del porto di Augusta con
l’aeroporto di Catania, dove si dovrebbero
accogliere gli aerei cargo con rotte internazionali, velocizzando i trasferimenti delle merci?
Quali sono le azioni previste dalla Sua Presidenza in tale direzione?
«Fin dall’insediamento alla presidenza della
Provincia Regionale di Siracusa, anche in collaborazione con il presidente della Provincia di
Ragusa, Franco Antoci, ho sollecitato, con ripetuti interventi ed incontri, la Regione a chiarire
con le Ferrovie dello Stato l’iter per la firma del
Contratto di Servizio e l’Accordo di Programma sul trasporto ferroviario. In questo contesto
abbiamo evidenziato quali sono le criticità del
trasporto ferroviario e quali sono le possibili so-
luzioni funzionali. Fra questi, appunto, i collegamenti ferroviari con il Porto di Augusta e con
l’aeroporto di Catania. La mancata attuazione
del collegamento con il porto di Augusta, quindi,
sarebbe una iattura e condannerebbe all’asfissia
l’importante Hub marittimo».
Quali linee programmatiche, in merito a questo argomento, sono state inserite nel Piano
Territoriale Provinciale (che definisce gli
obiettivi di assetto e tutela del territorio provinciale, indirizza la programmazione socioeconomica della Provincia e contiene il Piano
della Mobilità e dei Trasporti), da Lei presentato lo scorso 4 ottobre?
«Il Piano Territoriale Provinciale, che è in dirittura di arrivo e che fra non molto sarà consegnato
alla Regione per l’approvazione definitiva, contiene una serie di indicazioni infrastrutturali che,
per quanto riguarda la mobilità ed i trasporti,
prevede la massima integrazione fra il trasporto
via mare, quello gommato e quello ferroviario. Il
Porto di Augusta è in fase di rilancio con i nuovi
collegamenti Ro-Ro con Malta e l’alto Adriatico, la rete autostradale è stata potenziata, l’aeroporto di Comiso potrebbe essere avviato a breve.
Grande assente è, come già detto, la ferrovia».
Se, come Lei ha dichiarato alla stampa il 20
settembre scorso, “le decisioni delle Ferrovie
dello Stato sono il frutto della volontà di uscire dalla gestione della strada ferrata in Sicilia
e di trasferire alla Regione la gestione diretta
dei servizi ferroviari”, come crede che possa
essere risollevata la sorte della rete ferrata
siracusana, date le “asfittiche risorse” dichiarate dalla Regione?
«Intanto con la firma dell’APQ (Accordi di Programma Quadro, ndr) e del Contratto di Servizio, essendo l’unica regione d’Italia che non ha
sottoscritto questi due fondamentali strumenti
di governo del settore. Poi con una corretta programmazione, individuando nei fondi FAS e UE
la base finanziaria di copertura per il rilancio
della ferrovia in Sicilia, essendo ciò una minima
strategia ineludibile, in sintonia, peraltro, con le
scelte che in materia adotta l’intero mondo occidentale economicamente avanzato».
“Così affonda il macro-programma per mancanza di fondi e il micro annegato in quello più vasto”
Marziano: “Un’azione assai scorretta della SAC inserire la stazione
a tapis roulant di Fontanarossa in un megaprogetto di intermodalità”
Un’opinione in merito alla questione abbiamo
chiesto all’on. Bruno Marziano che, durante la
sua presidenza alla Provincia di Siracusa, aveva
già sollevato il problema dell’intermodalità.
In qualità di Deputato all’ARS, Lei ha presentato – l’1 aprile 2010 – un’interrogazione
sul collegamento della stazione ferroviaria di
Catania con l’aeroporto Fontanarossa…
«Sì, ho cercato di mettere in rilievo non solo che
le province di Siracusa, Ragusa, Messina, Enna
e Catania si avvalgono prevalentemente dell’aeroporto Fontanarossa di Catania e che tale aeroporto è raggiungibile unicamente con pullman e
auto, poiché non esiste collegamento ferroviario;
ma anche che all’interno dell’accordo di programma tra Stato – Regione – RFI e Comune di
Catania è prevista la realizzazione della stazione
ferroviaria Fontanarossa e del relativo collegamento (di poche centinaia di metri) con l’aerostazione stessa. Tale infrastruttura, pur modesta
per impegno finanziario (il costo previsto supera
di poco i 20 milioni di euro), potrebbe consentire
l’utilizzo del treno per raggiungere l’aeroporto a
centinaia di migliaia di viaggiatori degli oltre 6
milioni di passeggeri che vi transitano, fornendo
nuova utenza qualificata a tutto il sistema ferroviario della Sicilia orientale ed interrompendone
il declino ed il processo di dismissione.
“Quello che mi fa impazzire è come sia possibile che un progetto di portata economica minima
come questo – che consentirebbe di non chiudere
le stazioni ferroviarie della nostra provincia (che
dall’anno prossimo sono destinate a supportare
solo le lunghe percorrenze) e che assicurerebbe
utenza qualificata all’intero sistema ferroviario
della Sicilia Orientale – non venga preso in considerazione dalla SAC e dalla Regione Siciliana.
“Sono convinto che questo progetto porterebbe
un effetto moltiplicativo per le tratte ferroviarie
Rosolini–CT, EN-CT, ME-CT: se anche solo
una parte dei circa 5 milioni di utenti annui contati dall’aeroporto di Catania potesse disporre
del servizio ferroviario, senza essere costretto
a utilizzare l’automobile, si restituirebbero alle
Ferrovie Italiane centinaia di migliaia di passeggeri che alimenteranno un sistema virtuoso».
Intanto il Governo ha finanziato la realizzazione della metropolitana che collega Piazza Stesicoro all’aeroporto per 100 milioni di
euro mentre la Regione dichiara di non disporre delle risorse necessarie per la realizzazione dell’intermodalità. Quale spiegazione si
dà in merito a tale questione?
«Io ritengo che avere inserito la realizzazione
della stazione Fontanarossa con rete ferrata (o
tapis roulant) lunga 1 km e 700 m – che colleghi l’aeroporto alla stazione centrale di Catania
– in un mega progetto di intermodalità sia stata un’azione fortemente scorretta compiuta da
SAC: perché così facendo, non sarà realizzato
il macro-progetto per la mancanza di fondi, né il
micro-progetto perché “annegato” in quello più
vasto».
Quali saranno gli effetti di un blocco dell’inter-
modalità per il rilancio del porto di Augusta?
«Il sistema dei trasporti in Sicilia necessita
dell’intermodalità: il rischio che si corre è la caduta di competitività. Se è vero che la maggior
parte dei prodotti orientali arriverà nel Mediterraneo per poi essere diffusa in Europa, il porto
di Augusta, che si trova nel cuore del Mediterraneo, deve ottenere un ruolo di primo piano:
questo – è ovvio – può accadere solo se il porto
viene supportato, oltre che dalle autostrade, anche da linee ferroviarie che lo colleghino all’ae-
roporto. A questo proposito voglio lanciare un
appello: è possibile che l’intera Sicilia Orientale,
che conta 30 deputati, tutti interessati al problema, non riesca ad imporsi sulla realizzazione di
un’infrastruttura tale, che eviterebbe lo smantellamento della rete ferrata siciliana?».
Quali iniziative Lei intende assumere perché
alla Regione Siciliana si ridiscutano i progetti
di intermodalità tra ferrovia ed aeroporto?
«Farò in modo che l’assessore regionale delle
infrastrutture e della mobilità, dott. Pietro Carmelo Russo, si impegni a dare risposte concrete in merito alla mancata firma del contratto di
servizio tra Regione Sicilia e le Ferrovie dello
Stato. E chiederò con forza alla deputazione nazionale come sia possibile assistere allo smantellamento del sistema ferroviario che è stato tratto
identificativo delle città, senza nessuna protesta
e senza nessuna proposta.
“Se, come io spero e penso, entro qualche mese
si appalteranno i lavori dei 3 lotti dell’autostrada Siracusa-Gela, cioè quelli riguardanti Ispica,
Modica e Scicli e, quindi, anche il porto di Pozzallo si avvicinerà all’entroterra, e se la Ragusa
– Catania, che attraversa la provincia siracusana
per il 46% del suo tracciato, prenderà il via, non
si renderà necessario che chi di competenza pensi a un’intermodalità di area vasta che, quanto
meno, comprenda le province di Catania, Siracusa e Ragusa? Per questo bisognerà, ovviamente, investire risorse, finanziamenti, tempo e
intelligenza».
6
23 Ottobre 2010
“Nel pachinese, tranne eccezioni, le imprese agricole non rispettano né contratti né leggi sociali”
Alfò (Flai Cgil): “Qui la produzione ortofrutticola è aumentata
e gli addetti sono diminuiti. Dunque c’è molto lavoro nero”
di STEFANIA FESTA
Negli ultimi anni, secondo i dati presentati dal
piano per lo sviluppo rurale, nella provincia
di Siracusa la produzione lorda vendibile del
settore ortofrutticolo è aumentata del 15%. I
lavoratori iscritti negli elenchi anagrafici, invece, come ci mostra Salvatore Alfò, segretario provinciale FLAI CGIL, sono diminuiti di
5000 unità in cinque anni, passando dai quasi
18mila lavoratori del 2005 ai 13mila dell’anno
scorso. “Di questi 13.331 lavoratori – continua Alfò – 1.626 sono extracomunitari, da non
confondere con gli stagionali che vengono per
la grande campagna. Questi sono stanziali,
sono persone che stanno tutto l’anno nella nostra provincia e sono integrati all’interno dei
singoli comuni. Noi abbiamo fatto delle tabelle per avere un quadro complessivo della situazione nella provincia e abbiamo notato che,
nonostante la produzione negli ultimi anni sia
aumentata, gli addetti sono diminuiti. Questo
cosa vuol dire? Che c’è molto lavoro nero.”
Nella mancanza dell’ingaggio, le aziende non
fanno distinzione fra lavoratori italiani ed
extracomunitari, anche se questi ultimi sono
passati da una presenza quasi simbolica di
300 unità a quasi 1600 nell’arco di un quinquennio. Altro dato che allarma il sindacato è
la dichiarazione da parte delle aziende delle
giornate effettivamente lavorate dai braccianti agricoli. L’anno scorso, ad esempio, 2.149
lavoratori, di cui 591 extracomunitari, hanno
fatto da 1 a 50 giornate in un anno. “Sulla
scorta di questi dati, – commenta Salvatore
Alfò – dovremmo immaginare situazioni in
cui braccianti agricoli hanno lavorato per la
ditta tal dei tali due giorni nel primo trimestre,
altri due giorni da aprile a giugno e così via.
È possibile immaginare che queste persone
abbiano lavorato solo due giorni in tre mesi?
Oppure è lecito immaginare che c’è qualcosa
che non va e che ci sono sacche di lavoro nero
e di evasione contributiva?”
La FLAI ha presentato questi dati all’Inps, ma
senza alcuna risposta anche perché i braccianti
agricoli sono considerati una sorta di ‘sorvegliati speciali’, che inventano raggiri per ottenere la DS agricola e altri sostegni al reddito, mentre sulle aziende si interviene poco.
“Noi abbiamo inviato un sacco di comunicati
– continua Alfò, – abbiamo presentato questi
dati anche all’ufficio provinciale del lavoro,
ma purtroppo quando si parla di agricoltura se
ne parla sempre dal punto di vista delle aziende, e mai dal punto di vista dei braccianti. Se
l’azienda va bene e chiude l’anno con profitto
non succede niente, se all’azienda va male una
campagna, si chiede alla società di intervenire
per dare l’obolo.”
Sembra che il problema più grosso per i lavoratori agricoli sia l’elusione del rispetto
del contratto e delle leggi sociali, anche se la
provincia di Siracusa presenta una situazione
piuttosto variegata. Nel lentinese, quindi Lentini, Carlentini e Francofonte, comuni dove le
aziende hanno scelto la monocoltura privilegiando gli aranceti, il bracciante è una figura professionale ad esaurimento. Basta dare
un’occhiata agli elenchi anagrafici per notare
una diminuzione massiccia dei lavoratori in
questa zona, non rimpiazzati neanche dagli
extracomunitari così com’è successo in altre
aree della provincia. “Questa situazione – ci
spiega il segretario provinciale della FLAI
– è dovuta al tipo di produzione, legata alla
presenza degli aranceti. Se nei magazzini generalmente il contratto viene rispettato, per la
raccolta il cottimo è imperante.”I lavoratori
concordano il salario con l’azienda, e generalmente percepiscono 4 centesimi per ogni
chilo di arance raccolte: per riuscire a portarsi
a casa la paga contrattuale devono raccogliere almeno 1800 chili di arance, lavorando 8-9
ore invece delle 7 previste dal contratto. La
scelta della monocoltura, voluta o dovuta, ha
conseguenze poco felici anche per le piccole
imprese, che pagano lo scotto della filiera lun-
Con musiche di Liszt, Wagner, Ravel e Gershwin
Domani al Carabelli concerto Asam
il duo pianistico Porcelli - Ugolini
Concerto del duo pianistico Raffaella Porcelli - Simone Ugolini, domani 24 ottobre alle
ore 19 nel Salone Carabelli, sito in via Torres in Ortigia. Gli artisti eseguiranno brani dal
repertorio pianistico “a quattro mani” sullo
Steinway & sons degli Amici della Musica di
Siracusa. In programma pagine di Franz Liszt, di cui la Rapsodia ungherese n. 2 e n. 6
“Carnevale di Pest”, seguita dalla Trascrizione
dell’Ouverture dal “Tannhäuser” di Wagner -
von Bülow, accostando, nella seconda parte
della serata, La Valse di Maurice Ravel e la
celebre Rapsodia in Blu di George Gershwin.
Lo spettacolo dell’Associazione siracusana
amici della musica è patrocinato dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali - Direzione
Generale per lo Spettacolo dal Vivo, Assessorato Regionale del Turismo dello Sport e
dello Spettacolo, Banca Agricola Popolare di
Ragusa.
ga e dei criteri per l’erogazione dei contributi
comunitari. “Se al produttore un chilo di arance viene pagato dai 4 ai 9 centesimi - afferma
Alfò, – e il consumatore un chilo di arance lo
paga un euro, vuol dire che c’è un’intermediazione parassitaria che fa lievitare i prezzi.
Facendo un esempio, un camion di arance che
parte da Francofonte per arrivare a Messina
cambia sette intermediari, ed è chiaro che il
plusvalore non va al produttore.” C’è poi la
questione della politica agricola comunitaria,
che eroga i contributi non in base alla produzione ma all’estensione del terreno, penalizzando ulteriormente i piccoli imprenditori. La
soluzione, secondo la FLAI, sarebbe quella di
consorziarsi per abbattere i costi della filiera
e ottenere maggiori contributi, ma sembra esserci troppa diffidenza fra le piccole aziende.
La zona del siracusano, quell’area che si
estende da Siracusa fino ad Avola e Floridia,
a confronto è un’isola felice. C’è maggiore
occupazione, molte aziende hanno diversificato la produzione sia in serra che nel campo
e hanno risolto il problema della commercializzazione eliminando la ‘rendita parassitaria’
fra produttore e consumatore, tant’è che in
questa zona i contratti e le leggi sociali sono
maggiormente rispettati così come le giornate
lavorate dichiarate. L’anno scorso, ad esempio, ad Avola su 1.349 lavoratori iscritti negli
elenchi anagrafici, quasi 800 hanno superato
le 180 giornate lavorate.
Nella zona del pachinese, pur godendo di
un’agricoltura sviluppata, si cambia di nuovo
musica. “In quest’area – commenta Salvatore
Alfò – sembra quasi che gli imprenditori, ad
eccezione di qualche azienda, abbiano fatto
una scelta ben precisa, e cioè quella di non
rispettare né contratti né leggi sociali. Lì si risente molto l’influenza del ragusano e del non
abbattimento della filiera lunga.”
Sembra che in molte province della Sicilia, fra
cui Ragusa, il contratto serva più ai fini previdenziali che non per essere effettivamente
rispettato. In altre parole, nonostante le tabelle salariali risultino più alte a Ragusa che
a Siracusa, in pratica i braccianti di Siracusa
guadagnano di più rispetto a quelli della provincia limitrofa. Gli imprenditori che hanno
terreni nella zona di confine fra le due province ripiegano ovviamente per le condizioni economiche a loro più favorevoli. E l’idea
di considerare come costo di produzione solo
quello della manodopera è, secondo Alfò, uno
degli handicap dell’imprenditoria ortofrutticola siracusana. “Molte aziende – afferma il
segretario provinciale FLAI – parlano di crisi, ma a me hanno insegnato che la crisi c’è
nel momento in cui non si produce e non si
vende. Non mi sembra il nostro caso. Semmai
bisogna dire che c’è sofferenza perché se al
produttore un chilo di ciliegino costa 50 centesimi e io lo trovo al supermercato a 2 euro e 38
centesimi, vuol dire che qualcuno si è fregato
i soldi, e certo non è né il consumatore né i
lavoratori che in questa zona arrivano a prendere paghe anche al di sotto dei 41 euro contrattuali. L’imprenditoria siracusana, se vuole
risollevarsi, deve fare una scelta: puntare sulla
qualità e vendere prodotti di nicchia.”
Nonostante l’insistenza nella nostra provincia
di molti prodotti IGP, gli imprenditori sembrano essere un po’ restii a sfruttare quelle che
potrebbero essere occasioni di sviluppo e di
rilancio di questo comparto economico. Sono
ancora poche le aziende che hanno aderito
all’IGP arance rosse di Sicilia, e solo recentemente altri produttori di ciliegino hanno
aderito all’IGP del rinomato pomodorino. La
mancanza di adesione è dovuta all’aumento
dei costi di produzione, perché i prodotti devono essere autoctoni, devono essere realmente coltivati nella zona IGP e c’è un disciplinare
da seguire per quanto riguarda le modalità di
coltivazione. “Gli imprenditori – commenta
Alfò – non fanno gli investimenti adeguati
per rimanere sul mercato, non capendo che il
problema a monte non è il costo della manodopera, ma il costo in generale come trasporti,
acqua e luce. Possibile che in una zona come
Pachino dove c’è il sole 300 giorni l’anno nessuna azienda abbia presentato un progetto per
avere i pannelli solari, nonostante il piano di
sviluppo rurale finanzi questo tipo di investimenti? Maggiore competitività significa migliori condizioni lavorative per i braccianti. E
le aziende siracusane dimostrano questo, altrimenti come si spiega che aziende che rispettano i contratti e le leggi sociali aumentano il
numero degli occupati mentre aziende che non
lo facevano solo fallite? Il problema, ripeto,
non è il costo del lavoro.”
Ad una situazione già difficile si innestano poi
scelte infelici da parte del governo, come la
mancata proroga della fiscalizzazione degli
oneri sociali per le aziende che operano in territori disagiati, aggravando le spese del costo
del lavoro per le aziende che fino allo scorso
luglio godevano della fiscalizzazione del 75%
dei contributi.
“Questa è una battaglia - conclude il segretario provinciale FLAI – che stiamo conducendo insieme alle associazioni di categoria dei
produttori, presiedute da persone molto più
illuminate rispetto ad altre realtà. Il governo
Berlusconi, per pagare le multe delle quote
latte degli allevatori del nord che non hanno
rispettato la legge, non ha messo in finanziaria gli 80milioni di euro per la fiscalizzazione
degli oneri in Sicilia, fornendo ulteriori alibi
ai ‘padroncini’ che non vogliono ingaggiare
i lavoratori. Quello che noi chiediamo sono
maggiori controlli da parte degli organi competenti, ma non sempre nelle stesse aziende
con 700 lavoratori e dove già si sa che tutto
è in regola.”
23 Ottobre 2010
7
Se il Presidente dell’ATO avesse previsto la sanzione nella prima diffida, tutto sarebbe già risolto
Le controdeduzioni di SAI8, l’analisi del documento e della situazione
Pare di capire che la società stia cercando di prendere altro tempo
Prima di andare in stampa, apprendiamo che SAI8 ha inviato
all’ATO delle controdeduzioni con richiesta di revoca della diffida. In esse il gestore ribadisce di avere due contratti di finanziamento: uno con un istituto di credito e il secondo con la società
Saccecav (che è uno dei soci di SAI8).
Il Gestore, a fronte di un previsto finanziamento pubblico a fondo
perduto di 67 milioni di € (pari al 70% dell’intera somma da
investire ), doveva dimostrare affidabilità per la propria quota di
investimenti privati, corrispondente al restante 30%, che risultava essere pari ad € 28.715.000 (67.000.000 / 70 x 30). Tale
affidabilità veniva dimostrata dal Gestore mediante un sistema di
garanzie che comprendeva: dichiarazione dei soci di finanziare direttamente la somma di 8.300.000 € in conto lavori; presa d’atto
della consistenza del capitale sociale di 5.000.000 di €; attestata
capacità di fornire la fidejussione definitiva di 3.000.000 di €;
produzione di contratti bancari, a garanzia di un finanziamento
di start up (avvio), per complessivi 14 milioni di € (7 con Banca
Intesa e 7 con Banco di Sicilia). La somma assicurata dall’intero
sistema di garanzie veniva dunque a corrispondere all’importo di
30.300.000 €.
Come riferisce il Presidente, nella sua relazione al Consiglio Provinciale, in sede contrattuale fu consentito a SAI8 di differire di
quattro mesi la produzione del finanziamento ponte (o di start up)
rispetto alla data della firma del contratto (8 febbraio 2008). Dunque il Gestore si impegnò (come risulta scritto per ben tre volte
all’art. 7, pag 22 del contratto) a produrre, entro e non oltre l’8
giugno 2008, i finanziamenti di start up “immediatamente operativi ed incondizionati così da consentire il mantenimento degli
impegni di finanziamento assunti dalla Regione Siciliana”. Subito
dopo il passo citato si legge che “Decorso infruttuosamente tale
termine il contratto sarà immediatamente risolto per responsabilità esclusiva del concessionario. La predetta garanzia resa ai soci
da parte di Banca Intesa e Banco di Sicilia è condizione di efficacia del contratto”. Questo impegno è stato onorato? Ecco la
successione dei fatti e la loro analisi.
Riferisce Bono che Sai8 ha prodotto, in aprile 2008, una copia
autenticata di una lettera di Banca Intesa Infrastrutture, che annunciava “la concessione di una linea di credito di € 14.000.000
a sostegno dello start-up della gestione e dei finanziamenti”. Poiché il contratto prevedeva l’esistenza di “finanziamenti immediatamente operativi ed incondizionati”, il Consorzio ATO avanzò
richiesta di una copia del contratto vero e proprio. Per tutta risposta SAI8 nell’aprile 2009 (ad oltre un anno di distanza dalla
firma del contratto!) si limitò a produrre “un’altra lettera di Banca
Intesa Infrastrutture che confermava la concessione della linea di
credito e la sottoscrizione del relativo contratto”. Sottoscrizione
avvenuta in che data? La questione è di fondamentale importanza
ai fini dell’efficacia del contratto. Che non veniva ancora prodotto! Nella sua relazione Bono aggiunge: “Dopo ripetute richieste
dell’ATO di ricevere copia del contratto, con nota del febbraio
2010 SAI8 comunicava che non intendeva produrre ulteriore documentazione”. Complimenti! “Conseguentemente – prosegue la
relazione di Bono - il Consorzio ha notificato a SAI8 un atto formale di diffida e di messa in mora, a seguito del quale il Gestore,
con nota del 14/04/2010, ha prodotto, pur con numerosi omissis,
copia del contratto bancario per € 14.000.000, stipulato con Banca Intesa”.
La relazione di Bono non riferisce la data di sottoscrizione di tale
contratto. Peccato! Ma forse tale data è stata compresa tra gli
omissis. Se così fosse, il dettaglio potrebbe risultare di estrema
rilevanza. La relazione di Bono prosegue con una notizia che
è comunque interessante: “Dopo approfondito studio del predetto contratto (quello presentato con i famosi omissis) i consulenti
del Consorzio, Proff. Avv. Concetto Costa e Felice Giuffrè, hanno
ritenuto che il contratto di finanziamento prodotto non soddisfaceva le previsioni contrattuali tra l’ATO ed il gestore, trattandosi, invero, di un contratto di anticipazione dei contributi pubblici
e non, invece, di un autonomo contratto di finanziamento della
quota di investimenti a carico del Gestore”. Se l’interpretazione
fornita dai due illustri consulenti è esatta ( e non si ha motivo di
dubitarne) la situazione che si prospetta è di una gravità estrema:
SAI8 non avrebbe prodotto un contratto bancario a garanzia della
propria quota di finanziamento privato, ma il documento di una
sorta di prestito concepito come anticipazione del finanziamento
regionale (da restituire dunque alla banca in seguito alla ricezione dello stesso). Una delle due: o non hanno capito bene i due
apprezzatissimi consulenti o , se invece hanno capito benissimo,
SAI8 starebbe barando. Starebbe spacciando “un contratto di anticipazione dei contributi pubblici” come contratto di finanziamento della quota di investimenti (privati) a carico del Gestore”.
Chissà se il cittadino, inesperto di questioni legali, possa chiedersi
lecitamente quale fattispecie di reato sia configurabile in questo
caso. Forse quello di truffa? Ma è bene lasciare le questioni legali
alle persone competenti ed aspettare ulteriori sviluppi, di cui i
lettori saranno puntualmente informati. Per il momento, gli sviluppi sono solo questi: SAI8 nelle sue controdeduzioni precisa di
aver fornito ben due contratti di finanziamento per un importo di
14 milioni di € ciascuno. Uno sarebbe quello sopra riferito (considerato non valido dai consulenti citati), l’ulteriore contratto di
finanziamento sarebbe stato reso direttamente dalla società Saccecav, anch’esso per mettere a disposizione un finanziamento di
14 milioni di euro, al fine di consentire gli investimenti compresi
nel Programma degli interventi riferiti al primo triennio di attività. Troppa grazia! Si doveva trattare di 7 milioni più altri 7 per
un totale di 14 milioni di € garantiti da Banco Intesa e Banco di
Sicilia. Ora ne spunterebbero 14 più altri 14. Forse perché SAI8
ha subodorato che potrebbero aver ragione i consulenti del Presidente Bono o dell’ATO? Forse perché nel caso in cui il primo non
valga nulla (come pare!) potrebbe aver valore il secondo? Circa
quest’ultimo, le questioni da vedere sono due: vale a prescindere
della data? Quale data reca? Se fosse esistito da tempo, perché
SAI8 non lo avrebbe prodotto sin dalla prima richiesta da parte
dell’ATO? Vale anche se è fornito da un soggetto privato e non
da una banca? SAI8 dice di sì. Ma pare che l’ATO contesti che
non sarebbero ammessi dal bando e dalla convenzione contratti di
finanziamento da parte di privati.
Un punto a favore del Gestore potrebbe essere l’approvazione, da
parte dell’ATO, dello Stato di Avanzamento dei Lavori (SAL) per
oltre 14 milioni di €, che dimostrerebbe, di fatto, secondo SAI8,
la disponibilità effettuale del finanziamento di start up, già impiegato. Chissà se è veramente così: del sistema di finanziamenti
faceva anche parte (secondo la relazione di Bono) la dichiarazione di SAI8 di finanziare, mediante anticipazione, la somma di
8.300.000 € in conto lavori. Dunque lo stato di avanzamento
dei Lavori per “oltre 14 milioni di €” potrebbe comprendere tale
somma di 8.300.000 € e non dimostrerebbe l’intera disponibilità, di fatto, dei 14 milioni di € che dovevano essere garantiti da
contratti bancari. Inoltre SAI8 ha già riscosso parecchie bollette e,
dunque, lo Stato di Avanzamento dei Lavori potrebbe essere stato
finanziato anche coi proventi della gestione e delle bollette. Cioè
dai cittadini.
Si ha l’impressione che SAI8 stia cercando di arrampicarsi sugli
specchi per dimostrare di avere quei finanziamenti per proprio
conto, senza dover ricorrere ad alcuna banca. Ma allora perché
il sistema di garanzie prevedeva solo 8.300.000 € come quota
di autofinanziamento che i soci si impegnavano ad investire direttamente? Poteva prevedere direttamente 22.300.000 € come
unica voce. Se il Gestore aveva tutta questa disponibilità di finanziamenti (in proprio o anche da parte di uno dei soci, cioè
Saccecav), perché mai invece il sistema di finanziamento della
quota privata (pari al 30% dell’intera somma da mettere in gioco
per ottenere l’altro 70% come finanziamento regionale) prevedeva i due famosi contratti bancari per complessivi 14 milioni? E
se era così facile averli, o se li si aveva già in tasca, perché fu
chiesta ed ottenuta la dilazione sino a quattro mesi dalla stipula
del contratto? E perché si dovette insistere nel ribadire (tre volte!)
che quella garanzia da parte di Banca Intesa e Banco di Sicilia
era condizione di efficacia del contratto di affidamento? Probabilmente perché qualcuno nutriva seri dubbi sulla possibilità che
SAI8 potesse mettere in gioco tale somma e volle rendere cogente
la condizione di garanzia e la conseguente sanzione in caso di inadempienza: risoluzione immediata “per responsabilità esclusiva
del concessionario”.
Nelle controdeduzioni inviate in risposta alla diffida SAI8 insiste
sul fatto che il Gestore sarebbe stato impossibilitato a realizzare alcune opere, non per mancanza di finanziamenti, ma “a causa dell’atteggiamento incomprensibilmente o pretestuosamente
ostativo di alcuni Comuni a cui il Consorzio non ha saputo opporsi”. Trascura il fatto che altri Comuni hanno, arrendevolmente ed
incomprensibilmente o insipientemente, consegnato gli impianti
prima del dovuto: tra questi Floridia e Solarino. E trascura che,
secondo il disciplinare tecnico allegato alla Convenzione, ben 8
Comuni dovrebbero consegnare gli impianti “entro il terzo anno”.
E il terzo anno dalla stipula del contratto di affidamento si conclude l’8 febbraio 2011. Non ci siamo ancora arrivati! Se danno ha subito SAI8 dalla mancata consegna da parte di qualche
Comune nei termini stabiliti, ha certamente tratto un vantaggio
dall’anticipata presa in carico degli impianti di altri Comuni. E
nulla dovrebbe lamentare, prima del febbraio 2011, in relazione
alla mancata consegna delle reti di ben 8 Comuni. Oltretutto, fa
bene il Presidente dell’ATO a ricordare che la presa in consegna
in tempi differenziati sarebbe stata richiesta proprio dal Gestore.
Che ora, forse, non dovrà più gestire nulla. Infatti, finalmente (e
lo ripetiamo) Bono, nella diffida inviata il 5 ottobre e notificata
il giorno successivo, ha avvertito la controparte che, trascorso
inutilmente il termine concesso (di trenta giorni) “il contratto si
intenderà risoluto di diritto per responsabilità esclusiva del concessionario”.
Se nel precedente “atto formale di diffida e di messa in mora”,
di cui scrive nella relazione e del quale non si era avuta notizia,
ci fosse stato il preavviso di una sanzione, forse la procedura sarebbe già conclusa. Con beneficio e soddisfazione di tutti o di
molti. E invece tale precedente diffida avrebbe prodotto solo la
presentazione del contratto con omissis, allegato alla nota del 144-10. Evidentemente si trattava solo di una diffida… interlocutoria. A cui SAI8 si è permessa di rispondere inviando un documento non valido e dai contenuti contestabili. Ora la situazione è
a una svolta. La recente diffida preannuncia, nel caso la richiesta
finalmente perentoria venga disattesa, la conseguente risoluzione.
Le controdeduzioni di SAI8 non interrompono i termini fissati,
rappresentano una minaccia di ricorso in tribunale e invocano
l’apertura di un tavolo tecnico o, più esattamente, manifestano
“la piena disponibilità a discutere con il Consorzio (…) in future
riunioni e tavoli tecnici”. Par di capire che SAI8 stia cercando di
prendere altro tempo. Ma forse il tempo è scaduto sin dal giugno
2008. E questa volta la risoluzione conseguente alla mancata presentazione di atti validi dovrebbe essere inevitabile. Forse. Poi
sarà SAI8 a ricorrere.
Poiché repetita iuvant, ribadiamo che i Comuni, stante la situazione di probabile inefficacia del contratto di affidamento, non
dovrebbero essere sollecitati a consegnare ulteriori impianti ad un
gestore di cui è in forse proprio la legittimazione a gestire il servizio idrico. Ribadiamo inoltre che, in assenza di atti inoppugnabili
(che convalidino l’affidamento e che risalgano a prima dell’8 giugno 2008) la risoluzione minacciata dalla diffida è irrevocabile e
indilazionabile. Non si tratta di una grida manzoniana. Fosse stata
fatta a tempo debito…!
Concetto Rossitto
Ogni sabato
richiedi
la tua copia de
“La Civetta”
all’edicola
più vicina
8
23 Ottobre 2010
Sia massima l’attenzione di Comitati e Associazioni. Non vorremmo si voglia solo cambiare padella
Dopo la diffida a Sai 8, nei corridoi del Palazzo della Provincia
si vocifera di una società francese che starebbe alle vedette…
di CONCETTO ROSSITTO
Non è per caso che il Presidente voglia
ragionare in termini di mera autotutela?
Come dire: “Io con la diffida mi metto
al sicuro e compio (meglio tardi che mai!)
un atto dovuto. Della sorte degli altri,
in un eventuale contenzioso giudiziario,
non mi… cale un fico secco!
Anzi io voglio apparire come uno imparziale, che sostiene le ragioni di SAI8 nel
pretendere (anche prima delle scadenze
concordate!) la consegna degli impianti.
Io il contratto lo rispetto anche unilateralmente! Per essere in una botte di ferro
Importante la seduta del Consiglio Provinciale di lunedì scorso
dedicata alla questione dell’acqua e all’esame delle motivazioni
che hanno reso inevitabile la diffida a SAI8. Seduta valida. Grande attesa. Presenza di rappresentanti di Comitati e Associazioni
varie (confluite nel Forum Provinciale) e di sindacalisti. Presenza
anche di scolaresche accompagnate dai rispettivi docenti. Ampia
e dettagliata relazione del Presidente Bono e successiva raffica di
interventi di alcuni consiglieri, che concordemente hanno rincarato la dose di lamentele circa l’operato, le inefficienze e le criticità
del servizio di SAI8. Critico il sindaco di Noto Corrado Valvo, critico il consigliere Giuseppe Bastante, critico il consigliere Biagio
Saitta, che ha elencato tutta una serie di inefficienze del gestore
(e, per buona misura, anche qualche episodio non direttamente
imputabile allo stesso) delle quali si considera personalmente vittima, poiché si sono verificate in immobili di sua proprietà, critico
il Sindaco di Canicattini, critico il sindaco di Palazzolo.
Unica nota stonata: l’intervento del consigliere Spadaro (nessuna parentela col sindaco di Floridia, assente: l’unico che in passato abbia plaudito, non si capisce per quali motivi, all’operato
di SAI8). Il consigliere Spadaro nel suo intervento ha preferito
ignorare totalmente l’importante circostanza che la risoluzione
dell’affidamento in caso di inadempimento del concessionario ai
suoi obblighi relativi alle clausole di garanzia (presenza di finanziamenti di start up immediatamente disponibili ed incondizionati
sin dal giugno 2008, cioè a distanza di quattro mesi dalla firma
dell’atto) risulta un atto dovuto, reso obbligatorio dal contratto
stesso, che predica la sua inefficacia in assenza dei finanziamenti
suddetti. Egli ha rappresentato le sue preoccupazioni in merito
all’eventuale risarcimento degli investimenti che SAI8 avrebbe
già effettuato e dei quali potrebbe chiedere la restituzione. Anche in caso di risoluzione eseguita come atto dovuto, per “responsabilità esclusiva del concessionario”? Anche nel caso in cui la
risoluzione sarebbe soltanto la tardiva constatazione dell’inefficacia del contratto, stabilita, fissata, predicata dal contratto stesso? Spadaro questo ha preferito non considerarlo: ha espresso
le stesse preoccupazioni che, in altra sede, hanno esternato altri
privatizzatori convinti, tra cui il sindaco suo omonimo ed alcuni
esponenti del PD. Fondamentalisti della privatizzazione!
Ha un bel dire il Presidente Bono che non gradisce l’avverbio “finalmente” con cui gli esponenti dei Comitati e del Forum salutano con gioia una diffida che sarebbe dovuta scattare sin dal giugno
2008. Se il provvedimento fosse stato emanato allora, i Comuni
non si sarebbero trovati con gli impianti affidati in ottemperanza
a un contratto forse non più efficace. E invece…! E che dire di
qualche Comune che, potendo affidare il servizio idricoi nel secondo anno, sulla base di uno scaglionamento triennale richiesto
dallo stesso gestore, incapace di assumere subito in carico tutti gli
impianti, ha preferito anticipare i tempi ed affidare sin dal primo
turno le reti al gestore privato? Con quanta soddisfazione dei
cittadini è sotto gli occhi di tutti! Eppure quel sindaco non vuole
intendere ragione, non ammette l’errore, non fa marcia indietro e
conferma che farebbe ancora la stessa scelta. E pare addirittura
che voglia ricandidarsi! Gli auguriamo di dedicarsi alla gestione dei suoi affari privati e della sua professione, attività in cui
ha dimostrato apprezzabile talento e passione. Lasci la cura della
cosa pubblica ad altri che abbiano altre idee e che siano gravati da
un minor carico d’anni. Oggi la cura della cosa pubblica richiede
elasticità mentale e freschezza di idee che solo la generazione dei
trentenni/quarantenni può avere. E non è facile rinvenirla anche
tra gli esponenti di tale generazione. Una cosa è certa: gli anziani
(se hanno la fortuna di mantenere la lucidità) dovrebbero limitarsi
a fungere da consiglieri dei giovani, lasciando ad essi i ruoli operativi e le responsabilità decisionali.
E forse anche qualche altro medico (il dott. Lo Monaco di SAI8,
ad esempio) farebbe bene a dedicarsi solo alla sua professione
(e a qualche hobby) piuttosto che ad alti incarichi all’interno di
una contestatissima società di gestione del servizio idrico. E’ solo
un’opinione di chi scrive, ma probabilmente sarà condivisa anche
da molti lettori. Gli interessati forse si risentiranno, ma farebbero
bene a chiedersi se la loro coscienza non abbia qualche volta sussurrato loro queste stesse considerazioni. E non stiano a lambiccarsi il cervello, chiedendosi se noi si voglia prenderne il posto: si
tranquillizzino! Chi scrive ha ben altre ambizioni, coerenti con la
sua esperienza professionale e con le sue attitudini. Pertanto può
benissimo giocare il ruolo di intellettuale rompiscatole. Anche
nei confronti dell’amico Bono, che in questa vicenda preferisce
giocare un ruolo non chiaro. Il Presidente Bono, infatti, sostiene
che gli sembra fuori luogo il termine “finalmente” con cui viene
accolta e salutata con gioia la notizia della sua doverosa iniziativa
contro SAI8. Dice che non è stato per nulla sollecitato dai Comitati, dai Movimenti, dal Forum… che hanno sempre richiamato
l’attenzione sulla necessità di verificare se fossero state onorate
le clausole di garanzia contenute nel contratto di affidamento. Sostiene che egli si sarebbe mosso in questo senso già dal settembre
del 2008, prima che prendesse corpo l’opposizione dei cittadini
nei confronti della manovra di privatizzazione del servizio idrico
nella nostra provincia. Avrà sicuramente qualche carta per dimostrarlo, qualche missiva inviata a SAI8 in cui si chiedeva conto e
ragione…
Benissimo! Ma allora perché, in attesa che SAI8 chiarisse la
questione e dimostrasse che il contratto era da considerare efficace per adempimento delle clausole di garanzia, non ha evitato,
come Presidente dell’ATO, che gli affidamenti venissero posti in
atto? Se stipulo un atto con un contraente a cui devo consegnare
un mio bene, prima di procedere alla consegna verifico se la controparte abbia rispettato gli impegni assunti, versato quanto mi
doveva, ecc. O no? O gli cedo un bene di cui sono proprietario o
custode responsabile, in adempimento unilaterale dei miei obblighi contrattuali, che pure sono condizionati al rispetto di obblighi
della controparte? Senza verificare che essi siano stati rispettati?
Ed ancora oggi, perché il Presidente Bono chiede che tutti i Comuni giustamente renitenti consegnino gli impianti, se con l’atto
di diffida ha dimostrato di aver constatato che la controparte non
ha convenientemente onorato i suoi obblighi contrattuali?
Nella sua sconcertante replica agli interventi il presidente ha addirittura sostenuto che la mancata consegna degli impianti da parte
di alcuni Comuni sarebbe un elemento di forza della controparte
in un eventuale contenzioso. Per la verità ha pure ricordato (molto opportunamente!) il fatto che proprio SAI8 aveva chiesto la
distribuzione nel tempo della presa in carico degli acquedotti,
ma ha ribadito che l’ATO come Autorità d’Ambito vuole essere
ligia agli accordi. Insomma, se responsabilità ci sarà in ordine
alle mancate consegne, questa dovrà essere soltanto dei Comuni
e dei loro Sindaci. Posizione molto strana! Il Presidente dell’ATO
e della Provincia dovrebbe essere il primo ad opporsi alla consegna di altri impianti a una società di gestione di cui con la diffida
ha contestato, motivatamente, il diritto ad esercitare la gestione
del servizio idrico. Come spiegare questo strano atteggiamento?
Non è per caso che il Presidente voglia ragionare in termini di
mera autotutela? Come dire: “Io con la diffida mi metto al sicuro
e compio (meglio tardi che mai!) un atto dovuto. Della sorte degli altri, in un eventuale contenzioso giudiziario, non mi… cale
un fico secco! Anzi io voglio apparire come uno imparziale, che
sostiene le ragioni di SAI8 nel pretendere (anche prima delle scadenze concordate!) la consegna degli impianti. Io il contratto lo
rispetto anche unilateralmente! Per essere in una botte di ferro.
Inattaccabile !” E’ solo un’ipotesi da verificare: nessuno è nella
mente degli altri e solo gli accadimenti futuri potranno conferma-
re (oppure dimostrare inconsistente) questa ipotesi interpretativa.
Altrettanto stupore ha suscitato, nella replica, il Presidente Bono
quando ha dato l’impressione che aspetterebbe sino alla scadenza
del mese indicato nella diffida per ottenere le garanzie che ancora
sarebbero inesistenti. Che significa? Che SAI8 potrà continuare
a gestire il servizio se adempirà entro il 6 novembre 2010 (cioè
entro il mese concesso dalla diffida) gli obblighi di garanzia che
doveva, contrattualmente, rispettare entro l’8 giugno 2008? Sarebbe un grossissimo regalo a SAI8. Imperdonabile da parte dei
cittadini contrari alla privatizzazione, inaccettabile da parte di tutti
i consiglieri provinciali (di destra e di sinistra) che hanno massacrato di critiche la cattiva gestione di SAI8, indigeribile da parte
dei cittadini elettori. Ma questo Bono lo comprende chiaramente.
E allora? Allora acquista qualche consistenza l’ipotesi che qualcuno dei consiglieri provinciali sussurra a bassa voce, confidando
(esaudito!) nell’anonimato: Bono sarebbe sicuro della risoluzione del contratto con SAI8, per l’impossibilità di quest’ultima di
sanare la situazione, e punterebbe, con successive gare, all’affidamento a qualche altro gruppo. Si vocifera di una società francese
che starebbe alle vedette… Vuoi vedere che Suez , dopo aver
perso la gestione del servizio idrico parigino sulla riva sinistra
della Senna (o Avelia su quella destra ), aspira a gestire l’analogo
servizio sia a destra che a sinistra dell’Anapo?
Improbabile! Ma, in ogni caso, la società francese (Suez o Avelia
che sia) potrebbe aver fatto i conti senza l’oste. A parte gli esiti del referendum, della proposta di legge ad iniziativa di alcuni
deputati regionali, di circa 150 Enti Locali e di 35 mila cittadini
siciliani, a parte il possibile esito del ricorso di varie Regioni alla
Corte Costituzionale e l’atteso responso in merito all’art. 50 della
Finanziaria (parzialmente impugnato dal Commissario), i francesi potrebbero trovarsi di fronte a una nuova guerra del vespro.
Combattuta con le pacifiche armi del cittadino, ovviamente!. I
francesi sono Europei, ma i cittadini italiani e siciliani non hanno
alcuna voglia di fare sconti a nessuno. I privati, italiani, francesi
o di vattelappesca, stiano alla larga dalle nostre sorgenti, dalle nostre fonti e dalla nostra acqua pubblica. E vadano pure a fare… un
giro turistico ad Antigua coi furbastri di ogni risma! Privatizzino
l’acqua di quell’isola, ammesso che non l’abbiano già in gestione
i caimani.
Ogni sabato
richiedi la tua copia
de “La Civetta”
all’edicola più vicina
23 Ottobre 2010
9
“Molteplici inadempienze contrattuali sono imputabili all’Autorità d’Ambito”. Si minacciano danni
Sai 8 contrattacca: i finanziamenti di start up non solo c’erano
ma sarebbe stata impiegata una somma addirittura superiore!
Il gestore, per bocca del dott. Riccardo Lo Monaco (Presidente
del CdA), obietta che “la mancata emissione dei decreti di cofinanziamento pubblico non è mai stata, né dall’ATO né dalla
Regione, imputabile alla mancanza di risorse economiche del concessionario”. Come dire: cari amici
dell’ATO, come mai sino ad ora non avete sollevato
obiezioni in merito alla questione della disponibilità
delle prescritte risorse di start up?
Non solo. SAI8 sostiene di aver dimostrato autonome capacità finanziarie andando “oltre i suoi impegni contrattuali”. Infatti avrebbe rappresentato all’ATO “la disponibilità a finanziare, in assenza della quota pubblica, a
totale contributo privato i progetti del POT” (Piano Operativo Triennale). Sarebbe stato L’ATO a rifiutare tale
offerta generosa del gestore, in grado di fare a meno del
cofinanziamento pubblico; il 13 novembre 2009 avrebbe
infatti risposto: “Siffatta proposta, certamente indicativa
delle buone intenzioni di codesta società, ma di portata
innovativa rispetto alle previsioni contrattuali, non può
essere tout-court avallata da questo consorzio”.
SAI8 ribadisce inoltre, di aver prodotto “nei tempi contrattuali previsti dall’art. 7 del Contratto di Concessione
(e cioè entro i concessi 4 mesi dalla firma del Contratto)
i finanziamenti di start up di 14 Ml€ garantiti da banca BIIS” (Banca Intesa InfraStrutture). Aggiunge di
aver già erogato, alla data della diffida, “la somma di
€ 14.147.546,35 (…) in quanto ha già avviato e realizzato lavori previsti nel POT senza dover dipendere,
nella prima fase (start up) dal pagamento della quota
pubblica”. L’ATO e i cittadini siamo serviti! Non solo
la disponibilità dei finanziamenti di start up c’era, a
detta di Lo Monaco. Ma sarebbe già stata impiegata
una somma addirittura superiore, nonostante l’ATO
avesse risposto: “No, grazie. Non esponetevi tanto”.
E passa al contrattacco SAI8! Infatti “ha rappresentato all’ATO le molteplici inadempienze contrattuali
ad esso imputabili”. Eccole: “Violazione degli obblighi derivanti dalla Legge e dalla Convenzione di Gestione
sin dal momento della predisposizione degli atti della gara”.
Accidenti! Come accade in molte separazioni di coniugi,
si cerca di azzerare il matrimonio sin dai suoi prerequisiti:
si punta insomma all’annullamento più che ad un divorzio.
Perché? Per elevare la richiesta di risarcimenti?
Secondo SAI8, infatti, ci sarebbe stata una “sovrastima in fase di predisposizione dei documenti di gara (…) dei volumi di acqua fatturati, con conseguente errata determinazione della
tariffa iniziale che non consente il raggiungimento
dell’equilibrio economico finanziario previsto per
legge”. Ci siamo: poiché i cittadini (soprattutto
quelli di Siracusa) hanno consumato meno rispetto
ai volumi di acqua previsti dai documenti di gara, il
gestore ha avuto meno introiti rispetto ai guadagni
previsti per legge e ora vuole rivalersi attraverso una
correzione della “errata determinazione della tariffa
iniziale”. Dobbiamo prepararci a sborsare altri quattrini al gestore?
Sai8 lamenta ancora la “mancata consegna degli impianti e delle reti opposta da ben 12 Comuni” nonostante in alcuni di essi siano stati “avviati investimenti
finanziati dallo scrivente gestore”. E su questo punto,
come s’è visto in un articolo che pubblichiamo, il Presidente Bono, invece di contrattaccare difendendo i
Comuni con ottime ragioni adducibili, fa spallucce,
scaricando sui sindaci ogni responsabilità. Anche
dopo che si è deciso, finalmente, a diffidare SAI8,
contestando l’efficacia dell’affidamento del servizio idrico in tutta la provincia “per responsabilità
esclusiva del concessionario”. L’atteggiamento di Bono sembra, in questo segmento della
questione, contraddittorio: l’affidamento
non sarebbe efficace per responsabilità
del concessionario sin dal giugno 2008,
ma i Comuni che non hanno consegnato ancora gli impianti a un gestore che
non dovrebbe gestire… non sarebbero
da sostenere nella loro resistenza. Strana
logica! Non quella di un politico e di un
responsabile dell’Autorità d’ambito provin-
ciale. Un tale atteggiamento lo si potrebbe scoprire, senza troppa sorpresa, e comprendere in un ominicchio che pensasse solo
a tenere ogni possibile siluro lontano almeno un palmo dal suo
deretano. Il detto dialettale è sin troppo noto e non è il caso di
riferirlo. Dal Presidente il cittadino si aspetta un atteggiamento
ben diverso. Che ci sarà sicuramente! Perché non è da lui (né
da buon politico) privarsi dei naturali alleati in una controversia.
In relazione alla mancata consegna degli impianti di 12 Comuni, SAI8 addebita all’ATO “l’acclarata incapacità di garantire
l’adempimento delle obbligazioni assunte dai propri consorziati con la stipula del contratto di affidamento del servizio” e
lamenta i riflessi economici della mancata “rideterminazione
del perimetro del servizio” nonché la “ mancata rimodulazione
del Canone di Concessione”. Come dire: SAI8 non ha potuto
estendere il servizio a tutti i Comuni della provincia; per questo
motivo ha potuto introitare meno, ma deve pagare un canone
di concessione che non è stato alleviato. Colpa di chi? Il Presidente sembra dire al gestore di prendersela coi Sindaci che
non hanno affidato gli impianti e si limita a spezzare solo una
lancia in loro favore, facendo presente che è stata SAI8 a chiedere di prendere in consegna gli impianti in tre tranches successive. Potrebbe fare ben altro: potrebbe dire che tali impianti
non sono più da consegnare, visto che il gestore non dovrebbe
più gestire… ma mollare tutto, non avendo onorato gli impegni contrattuali assunti. O potrebbe almeno dire che non sono
da consegnare sinché non si chiarirà definitivamente la querelle
del finanziamento di start up. Dovrebbe inoltre valutare, come
responsabile dell’Autorità d’Ambito, che potrebbe essere corresponsabile (assieme ai Sindaci) di un affidamento incauto di
un bene pubblico ad un gestore che, stante la diffida, non ha ancora dimostrato di avere le carte in regola per gestire il servizio
idrico. E se la memoria non trae in inganno chi scrive, che non
è un leguleio, un affidamento incauto di tal genere rischierebbe
forse di configurare il reato di peculato per distrazione di bene
pubblico. Dunque, forse Bono avrebbe ottime motivazioni di
carattere politico e di carattere giuridico per schierarsi coi sindaci renitenti all’affidamento. Forse! Staremo a vedere. Bono ha
lo sguardo aguzzo e dovrebbe vedere più e meglio della civetta, che è nittalopa. O no? Gli auguriamo, comunque, di saper
aguzzare la vista e l’ingegno.
LETTERE AL DIRETTORE
Noto le 5 vele le ha prese grazie alle bellezze delle spiagge vicine al nostro comune
Su Sai 8 siamo una voce fuori dal coro, ma a Pachino
ha risolto una situazione secolare di carenza idrica
di *PASQUALE ALIFFI
Siamo alla fine di ottobre e la passerella per personale diversamente abile montata quest’estate dal Comune di Noto
nella spiaggia di Spinazza è stata dimentica dagli addetti ai lavori alla mercé degli agenti atmosferici che nel frattempo la stanno distruggendo. Già è tanto che l’abbiano messa quella passerella quest’anno alla Spinazza. Finalmente qualcosa fatta bene ma che il disinteresse del Comune di Noto sta rendendo vana. Se parliamo poi del muretto
del lungomare Spinazza “aspetta e spera” che il Sindaco Valvo mette una lira per una zona distante 20 chilometri
da Noto. Prima devono informarsi dov’è la Spinazza poiché, pur ricadendo sul loro territorio i tecnici di Noto non
sanno nemmeno come arrivarci!
Oggi sono stato presente al Consiglio Provinciale indetto per l’argomento ATO idrico a gestione SAI 8. Premettendo
che sarò una voce fuori dal coro (insieme a tutti i 20.000 cittadini di Pachino) e che sono stato uno degli estimatori di SAI 8 che dopo aver avuto l’incarico dal Sindaco Bonaiuto hanno finalmente sistemato in poco tempo una
situazione secolare di carenza idrica a Pachino, ho ascoltato in quel consiglio provinciale prima la lunga relazione
del Presidente Bono ed una serie di invettive contro SAI 8 da parte di alcuni consiglieri provinciali ed in seguito ho
ascoltato con altrettanto interesse l’intervento del Sindaco di Noto Corrado Valvo che è capofila di diversi Sindaci
che non vogliono la gestione privata dell’acqua.
Forse perché non essendoci SAI 8 (che attualmente gestisce contemporaneamente sia Pachino che Noto) avrebbe
continuato a tenere in scacco il Comune di Pachino con la sorgente di Cava Carosello che insiste nel territorio di
Noto!
Nel suo intervento si è vantato, inoltre, anche delle 5 vele che ha preso Noto perché il depuratore di Noto funzionava
e funziona a meraviglia. Lui sa bene che le 5 vele le prende anche e soprattutto per la bellezza delle nostre spiagge
di Spinazza, Reitani e S. Lorenzo che purtroppo ricadono nel suo territorio.
Prossimamente il Sindaco Bonaiuto avvierà la pratica dello scorporo territoriale per far diventare pachinesi proprio
quei territori i cui abitanti (residenti o villeggianti) vogliono essere amministrati dal Comune di Pachino che avrà
sicuramente più interesse qualificato verso quei cittadini, la maggior parte dei quali sono pachinesi e soprattutto farà
ritornare pachinesi, con tale atto, quei cittadini di Marzamemi che loro malgrado si ritrovano ad essere diventati
cittadini di Noto.
*Presidente di Autonomia Pachinese
Comitato territoriale Pro Pachino
10
23 Ottobre 2010
Con i suoi concerti per strada, nel capoluogo la banda olandese suonerà per ben tre volte
“Pinocchio in Love”: la Ricciotti Ensemble Band
si esibisce in Piazza Duomo oggi e domani
di GIUSEPPE BALDINI
Oggi e domani si esibirà nella provincia siracusana la “Ricciotti Ensemble Band”, compagnia musicale composta da quaranta appassionati e talentuosi studenti provenienti da
conservatori olandesi. Si tratta di un tour-bus
artistico promosso dal Ministero Olandese
dell’Istruzione, della Cultura e delle Scienze
e dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi
a Roma. Questa banda da strada, rinomata a
livello internazionale, arriva a Siracusa con
lo scopo di connettere la nostra provincia alla
rete dei grandi eventi internazionali. Si tratta,
quindi, di un’importante occasione per il nostro territorio, non solo per il carattere internazionale dell’iniziativa, ma anche perché si offre la possibilità di assistere a spettacoli frutto
di una cultura artistica molto diversa dalla
nostra, coinvolgendo così un vasto e diversificato pubblico da avvicinare al mondo della
cultura. Tutto ciò è reso a Siracusa possibile
grazie all’Associazione CREA E20 e all’Assessorato Regionale al Turismo, col supporto
dell’Assessorato alle politiche turistiche e culturali della Provincia di Siracusa, dei Comuni
di Noto, Siracusa, Palazzolo Acreide e Canicattini Bagni e della LILT.
Dopo la tappa di ieri a Noto, la “Ricciotti Ensemble Band” si esibirà con i suoi concerti per
strada oggi e domenica a Canicattini Bagni e
Palazzolo Acreide. Particolarmente intensa
sarà la giornata odierna. Nel capoluogo aretuseo, infatti, la banda olandese suonerà per ben
tre volte. Alle 12,00 ed alle 17,00 sono previsti
due concerti, rispettivamente per le scuole e
per le associazioni e comunità. Ma il clou si
avrà alle 21,30 in Piazza Duomo con la messa
in scena dell’Opera lirica da strada Pinocchio
in Love, composta quest’anno da Guus Janssen e dal librettista Friso Haverkamp, per festeggiare il 40° anniversario dalla fondazione
della “Ricciotti Ensemble Band”. Per celebrare questa ricorrenza gli autori hanno scelto di
operare una rielaborazione del famosissimo
racconto di Pinocchio dello scrittore Carlo
Collodi.
Quest’opera è stata messa in scena per la prima volta lo scorso luglio nei Paesi Bassi. Nel
suo libretto Friso Haverkamp racconta praticamente la “seconda vita” di Pinocchio, ovvero la sua storia da essere umano, non più
da burattino. Quindi, con questo spettacolo ci
troviamo di fronte al vecchio “Pini” il quale,
giunto ormai a 127 anni (Pinocchio “nasce”
infatti nel 1883), ripensa alla propria vita in
carne e ossa, che non è stata troppo felice. Si
rende conto solo ora che sarebbe stato meglio
se fosse rimasto un burattino. E adesso, poco
prima della sua ultima trasformazione in cenere e polvere, ritorna sul teatro della sua giovinezza. Pini desidera fortemente ritornare alla
sua esistenza di creatura di legno per potersi
riunire al grande amore della sua vita: la fata
turchina Blue.
I principali personaggi dell’opera sono Blue,
ovvero la fata turchina, impersonata qui dalla
mezzosoprano di origine tedesca Antje Lohse,
che ha già lavorato in precedenza con Guus
Janssen, Friso Haverkamp e Miranda Lakerveld, ed è stata solista per la Ricciotti Ensemble Band. La accompagna il controtenore
Harm Huson nel ruolo di Little Man. Fanno
poi parte del cast principale anche l’italiano
Roberto Bacchilega, che in quest’opera interpreta il vecchio Pini, cioè Pinocchio, e che abita da anni in Olanda dove lavora come attore e
insegnante di recitazione. Infine il danzatore/
burattinaio spagnolo Javier Murugarren completa il quartetto nel ruolo del giovane Pini.
Con Guus Janssen, Friso Haverkamp e la regista Miranda Lakerveld, la Ricciotti Ensemble
Band, guidata da Gijs Kramers, ha messo insieme un gruppo che da diverso tempo collabora a progetti diversissimi tra loro, in cui si
coniugano musica, teatro e letteratura. Nella
messa in scena di quest’opera Janssen, Haverkamp e Lakerveld hanno tenuto ben presente il
carattere mobile, giocherellone e diretto della
Ricciotti Ensemble Band.
Per concludere, si può tranquillamente affermare che, con Pinocchio in Love, la Ricciotti
Ensemble Band ritorna alla forma più antica
di teatro musicale nell’ambito della commedia
dell’arte: infatti lo spettacolo, proprio come
succedeva agli albori del teatro moderno, avrà
come luogo di rappresentazione, cioè come teatro, la strada e, nel caso di Siracusa, la suggestiva scenografia di Piazza Duomo.
Previste diverse mostre, tra cui quella micologica, artigianato e pittura locali
Oggi a Palazzolo la decima edizione
di “Agrimontana, i sapori degli Iblei”
Giunge quest’anno alla sua decima edizione la
manifestazione “Agrimontana, i sapori degli
Iblei”, che si svolgerà, come consuetudine, per le
strade del centro storico di Palazzolo Acreide oggi
e domani. Si tratta di un evento nato dalla collaborazione tra i rappresentanti locali dell’agroalimentare, dell’artigianato e del commercio, inteso
non solo come semplice sagra gastronomica, ma
soprattutto come occasione per la promozione dei
prodotti tipici, delle risorse naturali e culturali del
territorio Ibleo.
La manifestazione si aprirà nel pomeriggio di
oggi e si protrarrà fino a tutta la giornata successiva. Durante l’evento, che si svolgerà tra la Piaz-
za del Popolo, il Palazzo di Città e lungo Corso
Vittorio Emanuele, sarà possibile visitare varie
mostre, tra cui quella mico-naturalistica e quelle
di artigianato e pittura locali. Inoltre la presenza
di vari stand darà la possibilità ai visitatori di degustare, ed acquistare, prodotti tipici degli Iblei,
quali la salsiccia fresca ed essiccata, i formaggi,
gli oli d’oliva, i funghi, i legumi e il miele. Diversi saranno anche i concerti musicali che allieteranno l’Agrimontana. Si esibiranno, tra gli altri
i “Vota, gira e furria”, stasera, e la “Ricciotti Ensemble Band”, domani alle 13,00.
Infine, durante la manifestazione si svolgeranno
presso il Palazzo Municipale anche dei convegni
volti ad evidenziare come la strada della collaborazione e della “concertazione”, sperimentata con
successo in questo tipo di iniziative volte alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali del territorio, sia fondamentale non solo per incrementare i
flussi turistici nel periodo autunnale, ma anche per
innescare fenomeni di crescita socio-economica
con prospettive occupazionali adeguate alle esigenze delle nuove generazioni. In più, questa potrebbe essere una via per arrivare a costituire nel
mondo agricolo, artigianale e commerciale quelle
associazioni e quei consorzi necessari alla valorizzazione e alla tutela dei prodotti tipici e di qualità
Giuseppe Baldini
Editrice
Associazione
Culturale Minerva
Via Simeto, 4 - Siracusa
Tel. 0931.462633
Direttore: Franco Oddo
e-mail: [email protected]
Vice direttore: Marina De Michele
e-mail: [email protected]
Redazione, Amministrazione:
Viale Teocrito, 71 - Siracusa
Pubblicità: cell. 333.1469405
e-mail: [email protected]
Reg. Trib. di Siracusa n°1509
del 25/08/2009
Stampa: Tipolitografia Geny
Canicattini Bagni (SR)
23 Ottobre 2010
11
Nel corso di una querelle con una professoressa, il sindaco manifesta il malessere del Comune
Le scelte sulla refezione scolastica testimoniano il grave dissesto
Visentin: “Non ci sono soldi, potremmo chiudere le sedi delle facoltà”
di MARINA DE MICHELE
Nel corso dell’incontro sul destino dell’università italiana, e siracusana, organizzato martedì
scorso dall’Associazione Medeuropa, l’aspra
polemica tra il sindaco Roberto Visentin e l’ex
presidente della provincia Bruno Marziano,
sulle scelte e responsabilità del passato, è stata
poco più che un’accesa parentesi. Visentin ha
sostenuto che la via percorsa, cioè il sostanziale smantellamento dell’offerta universitaria
locale proposta in circa un quindicennio, fosse
l’unica possibile dato l’ingente credito rivendicato dall’ateneo catanese (12 milioni di euro)
e anche, come ha ribadito successivamente il
consigliere di centro destra Marco Mastriani,
verificata l’inesistenza, nella convenzione sottoscritta dalle parti, di clausole cogenti nei confronti dell’università madre.
Dal canto suo Marziano ha ribadito, “a tema di
smentita”, l’inesistenza di quello stesso debito, somme regolarmente presenti nel bilancio
della Provincia ma bloccati da decisioni della
dirigente preposta ai mandati (sic!), una circostanza d’altra parte non negata nel corso di
una seduta del consiglio comunale dallo stesso
suo successore alla presidenza dell’ente, Nicola
Bono.
Uno scambio di accuse e di colpe duro, privo di
aperture e di riconoscimenti reciproci, di fatto
inutile perché impossibile, in quell’occasione,
comprendere da quale parte stesse la ragione.
Ma è stato un altro il passaggio interessante, degno di attenzione soprattutto per la sua
immediata ricaduta sulla vita quotidiana dei
siracusani, sul nostro presente. Alla professoressa Sgarlata, protagonista di un interessante
contributo proprio su quanto le passate amministrazioni avrebbero potuto fare per meglio
qualificare la gestione degli studi universitari
a Siracusa (notevole il richiamo a quelle infrastrutture, in primis la biblioteca, che avrebbero
potuto aiutare gli studenti nel loro percorso di
apprendimento), sulla mancata collaborazione
con la Sovrintendenza di Siracusa (gli studenti facevano il tirocinio altrove), incalzante nei
confronti del sindaco affinché si facesse più
attento promotore di iniziative a vantaggio del
buon funzionamento del residuale corso di specializzazione in archeologia, lo stesso Visen-
tin ha risposto, in maniera risoluta e con toni
apocalittici, con un rifiuto motivato dalla “gravissima situazione finanziaria” dell’ente da lui
presieduto. “Non ci sono risorse. Tra poco dovremo forse anche chiudere le stesse sedi delle
facoltà”.
Una posizione da condividere in toto se effettivamente solo alla scure tremontiana si dovesse attribuire lo stato di insolvenza del comune,
ma non comprensibile per chi ricordi le ultime
nomine dirigenziali, quella pletora di incarichi
su cui non si è agito nel senso della riduzione
e razionalizzazione bensì con nomine di segno
diametralmente opposto. Evidentemente, data
la drammatica penuria delle casse municipali,
bisognerebbe ipotizzare che la giustificazione di tale grave decisione sia da ricercare in
un “patto di stabilità” non di tipo economico
finanziario bensì esclusivamente politico. Una
sorta di impunità – si dice - che manterrebbe il
Comune in precario equilibrio sul baratro della bancarotta, ottenuta grazie a una spartizione
da sottogoverno. Ma è solo un’ipotesi frutto di
ragionamento e null’altro. A chiunque è lecito
chiedersi come sia possibile estendere sempre
più gli incarichi dirigenziali se è vero, come lo
stesso primo cittadino ha riconosciuto con lucidità e toni drammatici, che si è di fronte a una
crisi senza precedenti.
E che d’altra parte il Comune di Siracusa debba
essere annoverato tra quelli “in deficit finanziario”, cioè all’anticamera del dissesto, lo dicono
anche le decisioni prese dalla giunta in relazione alla refezione scolastica, vicenda fulcro
della cronaca di questi giorni e di polemiche e
distinguo infiniti.
La querelle era stata aperta dal consigliere pd
Riccardo De Benedictis a seguito della decisione, in aprile, della giunta comunale di aumentare - raddoppiare se non triplicare - i costi
della refezione scolastica nelle scuole comunali. Molte le incongruenze evidenziate da De
Benedictis a partire da una delibera “impropriamente assunta dalla giunta laddove la normativa vigente assegna chiaramente alla competenza del consiglio la disciplina generale delle
tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi”.
Una posizione non smentita dal difensore civi-
co che ha, questa volta, fatto sentire la sua voce
non solo condividendo il rilievo giuridico sul
potere deliberativo nella fattispecie, ma anche
evidenziando la necessità, prima di determinare
le tariffe a carico dei genitori, di conoscere il
costo finale del servizio una volta considerati i
ribassi della gara di affidamento.
Ma soprattutto ciò che allo stato dei fatti non
risulterebbe applicabile è proprio il principio della contribuzione minima. Chiarisce De
Benedictis, ancora oggi estremamente critico
sul fatto che un servizio essenziale, che si sa
necessario, non sia stato attivato a due mesi
dall’apertura delle scuole: “C’è da dire preliminarmente che, nei servizi a domanda individuale, la contribuzione minima del 36%
non riguarda il singolo servizio, come affermato più volte dall’amministrazione, ma il costo della gestione complessiva: la possibilità
quindi per il Comune di modulare a suo pia-
cimento, e in base alle maggiori necessità, il
costo dei singoli servizi. In secondo luogo, ed
è qui che occorrerebbe un chiarimento del sindaco, l’obbligo per l’ente locale di dimostrare
nel certificato sul rendiconto della gestione di
aver attuato la copertura dei servizi di nettezza
urbana, idrico e a domanda individuale, nella
misura minima obbligatoria di legge, è previsto solo per gli Enti deficitari e/o in squilibrio.
Delle due l’una: o quest’obbligo non c’è, e
quindi i genitori sono stati ingannati e persuasi
con quest’arma a concordare con il sindaco le
fasce Isee e i relativi costi del servizio mensa, o l’obbligo c’è, e quindi il primo cittadino
deve pubblicamente, come fa durante i dibattiti, avere l’onestà di dire ai suoi concittadini
che il comune di Siracusa è all’anticamera del
dissesto. E con ciò non potrebbe esimersi dal
dare anche una motivazione alle nuove nomine
dirigenziali”.
Questione delicatissima poiché bisogna contemperare varie esigenze, tutte degne di rispetto
Controreplica al sindaco di Melilli: “Le ZTL previste per legge
Sorbello le faccia e chi non è d’accordo poi presenti ricorso”
di ALESSANDRA PRIVITERA
“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa” è la frase di
Giovanni Falcone con cui il Comitato “Melilli per noi” chiude l’ennesima lettera inviata al sindaco del paese ibleo, Pippo Sorbello, in
risposta – questa volta – alle dichiarazioni rilasciate la settimana scorsa dal primo cittadino al nostro settimanale in merito alla questione
dell’eventuale inserimento di dissuasori di sosta lungo il corso principale di Via Iblea e dell’isola pedonale del centro storico. Si è detto
disponibile al colloquio con le diverse parti, il dott. Pippo Sorbello.
Sulle proposte del Comitato, infatti, la popolazione si spacca: se gli
aderenti a “Melilli per noi” (che si definiscono apartitici e «desiderosi
di dare voce alle necessità della Cittadinanza nei confronti dell’Amministrazione Comunale») tirano in ballo l’art.19 della Dichiarazione dei
Diritti Umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il
10 dicembre 1948 per ribadire il loro diritto alla libertà di espressione
e di opinione per denunciare l’assenza di igiene ambientale lungo il
corso di Via Iblea (a causa dei gas emessi dalle automobili che la percorrono) e la mancata tutela della sicurezza dei pedoni; dall’altro lato
la stragrande maggioranza dei commercianti che gestiscono le loro
attività in Via Iblea hanno espresso chiaramente il loro “no” all’isola
pedonale, registrato da un articolo della Civetta del 9 ottobre c.a.
Si accanisce il Comitato contro il Sindaco che «non solo non convocava il consiglio così come stabilito dalla legge, ma non forniva
alcuna spiegazione del comportamento omissivo; ancora una volta il
Sindaco non dava seguito alla legittima richiesta dei Cittadini senza
motivare in alcun modo la ragione di tale omissione»; e, per l’istituzione delle isole pedonali, si appella all’Art. 7, comma 1 lett. B)
e comma 9 del Codice della Strada: «L’istituzione delle isole pedonali è prevista per legge. Esse mirano a decongestionare l’aria, ri-
spondono a finalità di sicurezza. Così recita il Codice della Strada: “I
comuni, con deliberazione della giunta, provvedono a delimitare le
aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti
del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull’ordine
pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio”. E ancora: “In caso di urgenza, il provvedimento potrà essere adottato con
ordinanza del sindaco, ancorché di modifica o integrazione della deliberazione della giunta”. Le isole pedonali risultano particolarmente
attrattive per i consumatori – continua il Comitato – quando esistono
le strutture necessarie al loro facile raggiungimento: l’ambiente acquista in valore perché decoroso, tranquillo, libero dal traffico[…]. In
simili condizioni si ha l’aumento di prestigio dell’area e l’incremento
di valore sia degli esercizi commerciali che dell’aria».
Non prendendo, poi, in considerazione le esigenze delle attività commerciali, a loro chiaramente il Comitato si rivolge quando scrive che,
se andasse in porto il progetto dell’isola pedonale, «chi non si ritenesse d’accordo con le decisioni adottate dalla giunta e dal Sindaco,
entro sessanta giorni dall’adozione del provvedimento potrebbe ricorrere al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che deciderà in
merito». E, ancora, sostiene: «Sulla convocazione dei commercianti,
forse era il caso che il Sindaco li interpellasse prima di dare tutte le
autorizzazioni e le concessioni ai colossi della grande distribuzione e
non ritenere, ora, di dover dialogare con loro, per un problema prettamente legato alla salute di tutti i cittadini di Melilli».
Come a dire, insomma, che i commercianti (anche loro – si badi bene
– cittadini di Melilli) non possono dire la loro su una questione che
li tocca duplicemente: per la loro salute e per la gestione economicofinanziaria delle loro attività.
Se, dunque, come abbiamo già scritto il 9 ottobre scorso, al Comitato abbiamo dato atto di aver sollevato una questione importante
per la vivibilità all’interno del centro storico, alla quale il Comune
ha il dovere di dare una risposta, ci sembra pur vero che la questione è delicatissima poiché bisogna contemperare varie esigenze, tutte
degne di rispetto. L’amministrazione non può operare mettendo gli
uni contro gli altri, una soluzione va trovata adottando – ove la ZTL
fosse impossibile - misure drastiche sulla sosta vietata, percorribilità
delle auto a emissioni inquinanti ridottissime, dissuasori inamovibili,
ampliamento dei marciapiedi e altre misure che rendano più accettabile la qualità della vita per i residenti nella zona. Allo stato attuale
delle cose, una mamma che volesse percorrere il corso con bimbo in
carrozzella non può farlo, costretta a una gimkana e a un saliscendi
continuo; un anziano che esce dalla sua abitazione si trova subito a
ridosso delle vetture circolanti; i pedoni sono soffocati dal garbuglio
di lamiere, olezzi, strombazzi che indurrebbero a cambiare residenza,
se solo si potesse.
Crediamo proprio che un referendum sia la scelta migliore. Se il sindaco Sorbello – come ha dichiarato – ha la volontà reale di affrontare
il problema, cominci con il coinvolgere la cittadinanza in un pubblico convegno ove favorevoli e contrari si affrontino con le loro motivazioni e con la volontà di perseguire, accanto al legittimo interesse
per le attività esercitate, la soluzione migliore per il bene comune. E
non importa se qualcuno agiterà l’opposizione per secondi fini. Ciò è
fisiologico in tutte le attività dell’amministrazione. Sorbello, amministratore di vasta esperienza, queste cose le sa bene come sa bene
che è meglio sempre operare piuttosto che non fare niente per timore
del dissenso.
12
23 Ottobre 2010
DOVE ANDIAMO OGGI
dal 23 al 29 ottobre 2010
a cura di Giuseppe Baldini
23/10/2010
Dalle 8,30 alle 20,30 - Siracusa
Via Tisia
Sagra: “Dolce e salato”
Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31
Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno”
Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
Ore 17,00 e 21,00 - Siracusa - Contrada Targia
Circo Orfei
Dalle 17,00 alle 21,30 – Palazzolo Acreide
Centro storico
Sagra: “Agrimontana 2010, i sapori degli Iblei
X edizione”
Ore 18,30 – Siracusa
Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia
Spettacolo: “L’opera dei pupi”
Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto
Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti),
via Vittorio Emanuele 91
Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA
Project - personale di pittura”
Ore 19,30 – Melilli
Chiesa dello Spirito Santo
Stagione concertistica: “Duo vibrafono e chitarra”
Ore 20,00 - Augusta - Via Ss. Annunziata n. 4
Incontro: “Bivio Art”
Ore 21,30 - Siracusa - Piazza Duomo
Spettacolo musicale: “Pinocchio in Love”,
Ricciotti Ensemble Band
Ore 23,30 – Siracusa
Pub “Sale”, via Amalfitania n. 56
Concerto live: “Francois e le coccinelle”
24/10/2010
Ore 11,30 - Canicattini Bagni
Piazza XX Settembre
Concerto della “Ricciotti Ensemble Band”
Ore 13,15 - Palazzolo Acreide
Piazza del Popolo
Concerto della “Ricciotti Ensemble Band”
Ore 17,00 e 21,00 – Siracusa
Contrada Targia
Circo Orfei
Ore 18,30 – Siracusa
Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia
Spettacolo: “L’opera dei pupi”
Ore 18,30 - Siracusa - Fonte Aretusa
Spettacolo di teatro multimediale: “Eneide”
Ore 19,00 - Siracusa
Salone Carabelli, via Torres n. 10
Concerto ASAM: “Pianoforte a quattro mani
con Raffaella Porcelli e Simone Ugolini”
Dalle 19,00 alle 22,00 - Noto
Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti),
via Vittorio Emanuele 91
Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA
Project - personale di pittura”
Ore 20,00 - Sortino - Teatro Sortino
Opera lirica: “L’elisir d’amore”
Info e botteghino tel. 0931 954348
Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno”
Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto
Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti),
via Vittorio Emanuele 91
Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA
Project - personale di pittura”
28/10/2010
Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31
Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno”
Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
Ore 18,30 – Siracusa
Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia
Spettacolo: “L’opera dei pupi”
Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto
Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti),
via Vittorio Emanuele 91
Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA
Project - personale di pittura”
25/10/2010
Ore 20,30 – Canicattini Bagni
Oratorio “San Filippo Neri”,
Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31 via Magenta
Mostra: “Personale di pittura di Laura Sac- Rassegna di teatro dialettale
Ore 20,30 - Noto - Pro Loco, via Gioberti n. 13
comanno”
Rassegna CINEMA NOTO:
Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa
“Gertrud”
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
26/10/2010
Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31
Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno”
Ore 16,00 - Noto - Teatro Vittorio Emanuele
“Merenda a Teatro” Narratrice Pamela Toscano
Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
Ore 18,30 – Siracusa
Museo Aretuseo dei Pupi, Ortigia
Spettacolo: “L’opera dei pupi”
Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto
Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti),
via Vittorio Emanuele 91
Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA
Project - personale di pittura”
Dalla mattina – Siracusa, Noto, Scicli, Modica, Ragusa Ibla, Ragusa e ritorno
Stazione ferroviaria di Siracusa
Treno Barocco – Biglietti € 9/16
Info tel. 0932 759634
Ultima data disponibile per il 2010
Dalle 8,00 alle 13,00 - Siracusa
Antico Mercato di Ortigia
“Il mercato degli agricoltori”
Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31
Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno”
Ore 9,00-13,00 e 17,00-21,00 - Siracusa
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
Dalle 10,00 alle 20,00 – Palazzolo Acreide
Centro Storico
27/10/2010
Sagra: “Agrimontana 2010, i sapori degli Iblei Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
X edizione”
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31
29/10/2010
Ore 9,00-13,00 e 16,00-20,00 - Siracusa
Galleria del Palazzo del Governo, Via Roma 31
Mostra: “Personale di pittura di Laura Saccomanno”
Dalle 17,00 alle 20,00 – Siracusa
Monastero del Ritiro, via Mirabella n. 31
Mostra collettiva di arti visive: “Il Grande Blu”
Ore 17,30 – Siracusa
Sala Costanza Bruna, via Malta n.106
Incontro: presentazione libro di Fabio Tavelli
“La mia Sud Africa”
Dalle 19,00 alle 22,00 – Noto
Centro NOTOrietà (ex Collegio dei Gesuiti),
via Vittorio Emanuele 91
Mostra di pittura: “CATERINA AIDALA
Project - personale di pittura”
Ore 20,00 - Augusta - Chiesa di San Domenico
Concerto: “Prima Rassegna di Canti Polifonici”
Ore 21,30 – Canicattini Bagni
Associazioni “Otama-Anthea-Sabatù”,
via Silvio Pellico n. 62
Rassegna cinematografica: “Straight No Chaser”
23 Ottobre 2010
13
Della spedizione facevano parte anche un 83enne e due donne di Verona. Ora il bis in Spagna
Dal Duomo di Milano a Parigi passando per le Alpi
l’avventuroso viaggio di Tommaso Gargallo in carrozza
di MONICA LANAIA
Chi ha detto che le carrozze, nel ventunesimo secolo, non conservino il loro fascino? In
un’epoca fatta di mezzi superveloci, di Tav e
di macchine sportive, di motoscafi e di moto
da corsa, non v’è nulla di più suggestivo che
rilassarsi e godersi il paesaggio circostante
cullati dall’andatura altalenante delle carrozze. È ovvio che in città tali mezzi avrebbero
un’ardua vita, perciò i pochi fortunati che possono ancora permetterselo (se non altro perché posseggono delle carrozze e dei cavalli)
si avviano lungo territori campestri e montani.
È stato proprio un nostro concittadino – il
priolese Tommaso Gargallo – a intraprendere
un’impresa tanto insolita quanto affascinante;
era lo scorso 28 agosto quando, dalla piazza
Duomo di Milano (dove il marchese era arrivato, partendo da Siracusa), tre carrozze si
sono avviate, dopo la benedizione del vescovo milanese, alla volta di Parigi. Il gruppo
era formato dal tiro a quattro del marchese
Gargallo (i quattro famosi cavalli che, annualmente, hanno l’onore di portare S. Lucia per
le vie di Siracusa), da una carrozza guidata da
un arzillo modenese ultraottantenne e da una
carrozza tutta femminile, guidata da due donne – le sorelle Fasoli da Verona – e trainata da
quattro cavalle.
La comitiva ha percorso 1200 chilometri, attraversando il famoso valico che collega il
Piemonte e la Francia, il Moncenisio, ripercorrendo l’itinerario di Napoleone e, ancor
prima, di Annibale. Gargallo ha spiegato:
“Il valico presenta 40 chilometri di salita sul
versante italiano e 100 chilometri di discesa
sul versante francese, perché le Alpi sono più
ripide dal lato nostrano. Abbiamo viaggiato
attraverso luoghi incantevoli e regioni fantastiche: l’Alta Savoia, la Borgogna, fino a raggiungere l’Île-de-France. Diversamente dal
luogo comune che vuole i francesi scortesi e
poco disponibili, abbiamo conosciuto persone
gentilissime: si offrivano di darci aiuto lungo
il percorso e vari sindaci ci hanno accolto congratulandosi con noi; la stampa locale francese ha seguito l’evento e anche la federazione
italiana dello sport equestre e il gruppo italiano degli attacchi ci hanno osservato da vicino.
Il fatto, poi, che fra noi ci fosse anche Elio
Giusti, un uomo di ben 83 anni, pieno di gioia
di vivere e di volontà, è stato un esempio per i
tanti che ritengono, invece, che a una certa età
si sia ormai paghi di avventure”.
Ovviamente, il viaggio non è stato né all’addiaccio né privo di organizzazione: vi erano
dei camper al seguito e dei camion che costituivano una sorta di “scuderia mobile”; il
gruppo faceva soste per rifocillarsi e si recava in alberghetti lungo il tragitto per la notte:
d’altro canto si trattava di un’impresa sportiva. Velato di avventura, ma pur sempre un
atto sportivo.
I cavalli percorrevano, in media, 70-75 chilometri al giorno. “La novità di questo evento
– ha precisato il marchese – consiste nel fatto
che in passato, quando le carrozze erano l’unico mezzo per gli spostamenti delle persone e
il trasporto della posta, i cavalli che le trainavano erano sostituiti ogni 20 chilometri: in
questo modo, si impiegava molto meno tempo
a percorrere i tragitti. Noi, invece, abbiamo
utilizzato sempre gli stessi cavalli – i nostri;
quello che contava non era il traguardo in sé,
quanto il viaggio e in questo è consistita la
nostra manifestazione sportiva”.
Gargallo ha annunciato che è in corso l’organizzazione del “bis”: l’itinerario, stavolta,
sarà Torino-Santiago de Compostela, in Spagna.
Il marchese ha commentato: “Questo viaggio
è organizzato dal mio amico ultraottantenne
e vi parteciperò anch’io. Per la nostra Sicilia, luogo in cui non arriva nemmeno l’eco di
queste manifestazioni sportive che si tengono solo nel Nord Europa, vorrei organizzare
il tour dell’isola in carrozza. In questo caso
non si tratterebbe solo di un’impresa per gli
addetti a carrozze e attacchi, ma di un vero
e proprio giro turistico per far conoscere gli
angoli più o meno reconditi della nostra terra
attraverso un mezzo suggestivo e sereno qual
è la carrozza”.
“Sulla destinazione universitaria è tutto fermo, per la volontà politica o per la crisi...”
Gargallo: “Se la politica a Priolo cincischierà ancora
nella mia fattoria farò una scuderia mai vista in Sicilia”
Il sito del Consorzio universitario Megara
Ibleo recita: “L’Università è da anni impegnata in un percorso di attuazione dell’autonomia,
intesa come possibilità di operare scelte e sperimentare soluzioni al di fuori dai condizionamenti centralistici, collegandosi in maniera
maggiormente efficace ai bisogni e alle caratteristiche del territorio”.
I consorzi universitari, appunto, sono frutto di
una commistione tra pubblico e privato nella formazione accademica e mirano a creare
possibilità di studio anche a coloro che, non
vivendo in una città dotata di proprio ateneo,
non ambiscano a trasferirsi troppo lontano da
casa o preferiscano restare in nuclei provinciali, piuttosto che vivere in un grande centro.
L’idea ha i suoi lati di positività, laddove si
consideri che, implicitamente, agevola chi non
vuole sobbarcarsi gli oneri di un trasferimento
e di un mantenimento in una metropoli, in cui
il costo della vita è di sicuro più alto rispetto ai comuni della provincia. Quindi, a fronte
dell’accentramento persistente nel nostro territorio – ora corroborato pure dalla soppressione dell’ateneo pubblico siracusano – e del
sovraffollamento delle università catanesi,
palermitane e messinesi, il consorzio opera,
all’opposto, in vista di un decentramento che
favorisca i giovani che non vogliono allontanarsi da casa.
I consorzi locali, inoltre, percepiscono i fondi
tanto necessari in un momento di drastici tagli
del governo al sistema scolastico. Il Consorzio Megara Ibleo è nato nel 2003, sotto l’egida
dell’università di Messina, e a partire dal 2004
ha istituito molteplici corsi di laurea nell’ambito di numerose facoltà, ultimo fra tutto un
corso afferente alla facoltà di giurisprudenza
che si trova a Priolo.
È il marchese Gargallo a gettare ombre sulle luci che si evincono dal sito internet del
CUMI, raccontando l’immobilità che caratterizza la classe politica nostrana e che anche
stavolta rischia di mandare a monte il lodevole
progetto di utilizzare un terreno di proprietà
della famiglia Gargallo per farvi sorgere una
sede universitaria.
“Tutto è bloccato nell’università priolese. Forse manca la volontà politica, forse il problema
è dovuto al momento di crisi economica. Quale che sia la motivazione, tutto è fermo”.
Ma lei, marchese, ha chiesto spiegazioni?
Ha interloquito con i politici di Priolo?
“Certamente, ma a fronte delle mie insistenze
la classe dirigente si è limitata a rispondere in
«politichese»: mi hanno detto che stanno vedendo cosa fare, che stanno ipotizzando come
fare… Insomma, solo parole e promesse vane:
nulla di concreto in vista”.
Lei cosa ne pensa?
“Io mi limito a lanciare un appello ai miei
concittadini: cosa devo farne di questo luogo?
Devo continuare ad attendere all’infinito che i
politici si risveglino?”
Non ha già qualche altra idea in proposito?
“In effetti sì, in futuro – se la situazione rimarrà così immobile - ne farò una scuderia,
un ambiente sportivo cioè, un posto in cui organizzare concorsi. Conto di attirare, almeno
in questo modo, turismo e ricchezza a Priolo:
creerò un ambiente mai visto prima in Sicilia”.
Un bel salto tematico, dall’università alla
scuderia…
“Il luogo si presta a tutto, in fondo. D’altronde, io so fare questo, è questo il mio mondo
e posso investire in questo settore. La mia
idea iniziale, lo sanno tutti, era di creare un
polo universitario, ma se manca la volontà altrui…”.
Monica Lanaia
salute e benessere
a cura del dott. Michele Collura
L’assessore Angelo Magnano: “Grazie all’Unità Mobile si cercherà di prevenire la cecità”
Sodalizio tra il Comune di Melilli e l’Unione Ciechi
Screening gratuiti per i bambini dell’ultimo anno d’asilo
Un sodalizio nel nome della sensibilizzazione e della prevenzione, quello
istaurato tra l’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti ONLUS (Sezione provinciale di Siracusa) e l’assessorato alla Solidarietà Sociale – Servizio
ai minori del Comune di Melilli.
«Crediamo – sostengono Angelo Magnano, assessore alle Politiche Sociali,
e Giulia Cazzetta, assistente sociale
di riferimento per l’iniziativa – che
prevenire la cecità significhi difendere la libertà di ogni singolo individuo
e l’impegno del Comune di Melilli in
tal senso, grazie anche alla sensibilità
del sindaco Sorbello, si realizza concretamente: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, sostiene che
la cecità sia prevenibile nell’85% dei
casi. Abbiamo per questo deciso di
affidarci all’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti che ha sempre
puntato all’informazione come strumento preventivo anche nelle scuole
della prima infanzia: alle giornate di
prevenzione in favore dei dipendenti
dell’Amministrazione Comunale il 13
e il 20 ottobre, seguiranno gli screening gratuiti per i bambini dell’ultimo
anno d’asilo (5 anni) che saranno svolti a Melilli, grazie all’Unità Mobile
oftalmica dell’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti ONLUS (Sezio-
ne provinciale di Siracusa). In questo
modo riusciremo a garantire a questa
delicatissima fascia d’età un servizio
completo: un intervento di questo tipo,
infatti, con i professionisti che, con
l’unità mobile, arrivano direttamente
a scuola, facilita logisticamente anche
tutte quelle famiglie che non hanno la
possibilità di spostarsi in altri centri
per visite specialistiche accurate».
Alessandra Privitera
LETTERE AL DIRETTORE
Pippo Ganci: “Dopo tre anni di vicissitudini ho realizzato il mio blog”
“Il Comune ha sempre emarginato noi di Tivoli
ma in compenso ci ha cospicuamente tassati”
Egregio direttore, a seguito di personali vicissitudini che mi hanno reso particolarmente alterato, sto lentamente mettendo a fuoco quanto
d’illegale avviene nella nostra città. Spesso sento parlare di omertà siciliana. Niente di più falso in quanto i veri omertosi sono coloro che
ci governano a livello locale, regionale e nazionale. Anche gli organi di stampa, spessissimo, agiscono come guardia del corpo verso coloro che opprimono i deboli, evitando di pubblicare dichiarazioni che comprometterebbero determinati personaggi. Il tutto con lo scopo di
tutelare gli interessi del paese, mentre il reale obiettivo è quello di rendere i cittadini sfiduciati in quanto resi impossibilitati nell’ottenere
visibilità e, ciò che più grave, giustizia.
Motivo per cui ho creato il mio blog www.pippoganci.it “le verità di don chisciotte” dove ho messo in rete le mie triennali vicessitudini.
Se presterà attenzione alla lettura del mio blog, potrà constatare che, per quanto riguarda il contenuto “Amici del Tivoli” cito anche un
vostro articolo, da parte del nostro sindaco Visentin, nel quale, noi cittadini del quartiere, venivamo tacciati come maleducati.
Al più presto, sul mio blog, evidenzierò come, negli anni, l’amministrazione comunale ci ha sempre emarginato, ma cospicuamente tassato.
Cordiali saluti
Pippo GANCI
23 Ottobre 2010
15
“4000 lavoratori a partire da dicembre perderanno anche i benefici degli ammortizzatori sociali”
Zappulla, segretario Cgil: “I tavoli di confronto sono utili
ma quando non producono risultati, a volte, è necessaria la lotta”
di CONCETTA LA LEGGIA
Sabato 16 Ottobre a Roma una grande manifestazione della Fiom ha visto sfilare assieme operai
metalmeccanici, precari della scuola, lavoratori
pubblici, giovani delle associazioni e dei movimenti uniti per difendere i diritti, il contratto nazionale di lavoro, la democrazia e la dignità nei
luoghi di lavoro. Una grande prova di civiltà per
la grande compostezza mostrata sebbene accompagnata fino a poche ore prima da paure, perplessità, ed accuse al più grande sindacato italiano.
Oggettivamente si è trattato di una risposta forte
verso coloro che da tempo parlano di una Fiom
isolata, di un sindacato che dice sempre no, di una
organizzazione che rifiuta l’innovazione. Anche
Siracusa era presente e, proprio in un momento tanto delicato per la Cgil, ma soprattutto per
l’economia ed il Paese, abbiamo voluto ascoltare
il segretario provinciale Cgil di Siracusa Paolo
Zappulla.
La linea politica nazionale sia delle altre forze
sindacali che di Confindustria quali ricadute
hanno sul territorio locale?
“A livello territoriale le relazioni tra i sindacati
non possono non risentire del clima generale che
vi è nel Paese con un rallentamento nella linea
unitaria che non ha giovato al mondo del lavoro ed ai lavoratori. Al di là del quadro nazionale,
quello che ha impedito finora di mettere in campo
una forte azione unitaria di mobilitazione e di lotta è la valutazione delle altre forze sindacali di voler affidare ai tavoli istituzionali la soluzione dei
problemi del territorio. I tavoli di confronto sono
utili, vanno costruiti, ma quando questi tavoli non
producono risultati, a volte, è necessario passare
dalla mobilitazione e dalla lotta per dare forza alla
vertenza ed alla nostra capacità di smuovere le
controparti. L’esempio più eclatante è dato dal tavolo del ministero dello sviluppo economico per
l’accordo di programma, passato negli ultimi 2
anni da rinvii a riunioni e convocazioni interlocutorie: l’incontro previsto per il 19 ottobre ha subito un ulteriore slittamento ed è stato aggiornato
all’8 novembre con la giustificazione che non vi
erano novità importanti da poter portare al tavolo del confronto. Bisogna riaccendere i riflettori
sulla situazione di crisi della nostra provincia ed
in particolare dell’area industriale e far rientrare
nell’agenda del governo nazionale e regionale i
problemi di questo territorio, altrimenti i tavoli di
confronto resteranno improduttivi.
“Per questa ragione la Cgil ha messo in campo la
manifestazione di Sabato 23 ottobre (oggi, n.d.r.)
a Priolo sul tema delle bonifiche la cui realizzazione determinerebbe il rilancio e lo sviluppo
del territorio e la ricostruzione di un rapporto
equilibrato e di serena convivenza tra le ragioni delle popolazioni e quelle dell’industria. Non
si può ancora temporeggiare: bisogna sbloccare quell’accordo di programma che nel 2008 fu
firmato al ministero per avviare il risanamento
dell’ambiente, ridare serenità ai cittadini, avere
nuove aree bonificate per insediamenti produttivi
e nuove opportunità di lavoro per le imprese e per
i lavoratori del nostro territorio. Con circa 4000
lavoratori che a partire da dicembre perderanno
anche i benefici degli ammortizzatori sociali dobbiamo dare un segnale di speranza e di fiducia nel
futuro alle centinaia di famiglie che rischiano di
finire sul lastrico”.
Lei ha più volte ricordato che nel primo gover-
no Lombardo erano presenti ben tre assessori
siracusani (Sorbello per il territorio ed ambiente, Gianni per l’industria e Bufardeci turismo). Perché allora il blocco dell’economia siracusana? Come hanno operato i tre referenti
e cosa avrebbero dovuto fare? E dunque quali
responsabilità ha la regione Sicilia?
“Vi è stato un momento in cui questa provincia
ha creduto di poter essere meglio rappresentata dai tre assessori regionali siracusani, due dei
quali (Sorbello all’ambiente Gianni all’industria)
fondamentali per lo sviluppo del nostro territorio.
Speranze cadute nel vuoto, attività del governo
paralizzata e rissa tra gli assessori mentre del
Pears ( piano energetico ambientale regionale siciliano)è rimasto solamente il blocco dell’eolico
che ha messo in ginocchio un’impresa siracusana come la Siteco e gettato sul lastrico circa 700
famiglie tra lavoratori diretti e dell’indotto. Un
piano energetico che peraltro ha mostrato tutte le
proprie contraddizioni senza riuscire a dare una
visione chiara ed omogenea di quello che poteva
essere lo sviluppo energetico del nostro territorio.
Invece che migliorare gli impianti di produzione
tradizionali, magari riconvertendoli a turbo gas
per renderli sostenibili dal punto di vista ambientale ed incrementare lo sviluppo delle fonti rinnovabili quali l’eolico ed il fotovoltaico, l’unica
ipotesi che abbiamo potuto verificare era che la
Sicilia veniva offerta come possibile sede per una
centrale nucleare!”
“Comune e Provincia incapaci di essere punto di riferimento per i cittadini siracusani”
“Non anticipando la manutenzione e affidando quelle previste
a imprese del Nord, la ERG dà uno schiaffo al territorio”
Parliamo dell’area industriale più nel dettaglio: 30 anni fa avevamo la leadership mondiale in molte produzioni 30 anni dopo
la nostra realtà rischia il collasso ed il tessuto produttivo è stato
via via smantellato. Perché? Si tratta di una disattenzione della
politica nazionale e regionale o anche delle grandi industrie? A
proposito Confindustria non ci pare abbia accolto la vostra proposta di anticipare le manutenzioni quest’anno.
“Trent’anni fa questo polo industriale era prevalentemente petrolchimico: l’errore è stato quello di puntare esclusivamente sull’Eni
che nel frattempo ha cambiato il suo core business ed ha via scelto
di abbandonare la chimica e di investire sul settore energetico e sul
gas. Ciò ha comportato per la Sicilia un danno incalcolabile e la scelta dell’Eni ha determinato la progressiva dismissione della chimica
come avvenuto a Gela mentre da noi la dismissione di tutta la linea
del cloro. Senza la realizzazione dell’accordo di programma, rischiamo anche la fine dell’etilene e la morte del petrolchimico di Priolo. In
tutto ciò vi è l’assenza della politica, di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni in Italia e che hanno permesso all’Eni di
sviluppare le proprie politiche industriali senza tenere conto dell’interesse generale del Paese ( un Paese che non può fare a meno della
chimica poiché importarla comporterebbe costi finanziari e sociali
insostenibili per l’Italia) e di operare continue dismissioni e chiusure
che penalizzano in particolare la Sicilia. All’Eni si è via via affiancata
l’Erg, che rappresenta, per numero di addetti e per estensione degli
impianti ed interessi, l’azienda di riferimento.
“E’ chiaro che l’Erg sia qui per realizzare profitto ma lamentiamo il
suo non volersi fare carico di una responsabilità sociale nei confronti
del territorio. Ci saremmo aspettati dall’azienda un atteggiamento di
attenzione che tendesse anche ad attenuare il costo e le conseguenze
della crisi ad esempio con alcune operazioni che tendono ad anticipare attività che erano previste per i prossimi anni per dare lavoro
ad imprese che rischiano di chiudere ed ai lavoratori che rischiano
di rimanere tagliati fuori definitivamente dai processi produttivi. La
risposta dell’Erg va in tutt’altra direzione: non sono state anticipate
le attività di manutenzione e quelle previste vengono affidate ad imprese del Nord dando uno schiaffo alla comunità provinciale ed alle
esigenze del territorio che in questi anni si è mostrato molto generoso
con l’Erg dal punto di vista della disponibilità ed accoglienza”.
Eppure l’Erg è fautrice dell’impianto tanto discusso in questi tempi, attualmente bloccato: il rigassificatore. Perché la Cgil sostiene
la realizzazione di questa struttura? E’ cambiata la vostra linea?
“Qualunque impresa non può aspettare 6 anni per sapere se potrà
o meno realizzare quanto progettato perché ciò scoraggia chiunque
volesse scegliere questo territorio per investire: dunque si sciolga
questo nodo e si dica se questo investimento si può realizzare e a
quali condizioni. Spetta alle istituzioni e gli enti preposti quali mini-
stero dell’ambiente, assessorato regionale competente e conferenza
dei servizi decidere: noi come sindacato riteniamo che se l’investimento è compatibile con le esigenze di sicurezza della popolazione
è un’opportunità per sviluppare un polo energetico competitivo. Sia
chiaro però che il rigassificatore rischia di rimanere una cattedrale
nel deserto se non si realizza l’accordo di programma sulla chimica,
se non si rilancia la linea dell’etilene e la verticalizzazione verso i
prodotti finiti della plastica e la filiera dell’etilene. Sviluppo del polo
energetico ma anche consolidamento e sviluppo della filiera petrolchimica che è rappresentata dall’etilene”.
Lei segretario parla di un’iniziativa per questo sabato che ha
come tema le bonifiche. Anche su questo tema tutto tace.
“L’accordo di programma prevede uno stanziamento di 770 milioni
di euro, parte a carico dei privati. Invece i privati non hanno messo
mano al portafoglio così come lo Stato che non ha reso disponibili le
risorse economiche sulle quali si era impegnato. Si tratta di una scelta
che ricopia quanto accaduto già con i fondi Fas e con i 3 miliardi stanziati dal Cipe per la bonifica e risanamento dei siti industriali
inquinati del nostro Paese. Priolo era uno dei primi 6 siti a dover
essere bonificato invece i fondi sono andati nelle disponibilità della
presidenza del consiglio e utilizzati per altre esigenze non in Sicilia”.
Altro tema ormai all’ordine del giorno ma ovviamente scottante è quello relativo alla sanità nella nostra regione e provincia:
qualche settimana fa la Cgil ha messo in campo un’iniziativa per
sbloccare il completamento dell’ospedale di Lentini, progettare
un nuovo nosocomio per Siracusa, per affrontare il tema del personale ospedaliero e la chiusura del Trigona di Noto. Un momento unitario che però è già messo in discussione dal campanilismo
tra comuni aretusei. Cosa è cambiato d’allora? Cosa intende fare
la Cgil?
“Con quella iniziativa il nostro sindacato ha voluto lanciare un messaggio di responsabilità e di equilibrio facendo convergere l’attenzione e la partecipazione di tutti i sindaci dei comuni nei quali sono presenti presidi ospedalieri. L’obiettivo era quello di trovare una cornice
provinciale e di far prevalere l’interesse generale e complessivo della
popolazione. Purtroppo sta nuovamente prevalendo il campanilismo
ed il rischio è che, nella migliore delle ipotesi, si rimanga con la sanità che si aveva prima della riforma : una sanità che non funzionava,
non utilizzata dai cittadini che preferivano andare fuori provincia o
affrontare i viaggi della speranza. Bisogna rimettere al centro l’interesse generale del territorio, coniugare (come è accaduto con la manifestazione) gli interessi degli operatori sanitari che vi operano con
quelli dei cittadini che hanno bisogno di una sanità che funzioni. La
preoccupazione è che, man mano che si avvicinano i momenti elettorali, prevalga la logica della propaganda e della demagogia localistica
perdendo di vista l’interesse generale”.
Dinnanzi alle difficoltà oggettive nelle quali si dibatte Siracusa
quale valutazione date come sindacato alle due amministrazioni,
quella comunale e provinciale?
“Come sindacato ci rechiamo presso tutti i tavoli ai quali siamo convocati ma la nostra sensazione è che vi siano due ordini di problemi: una fibrillazione dell’assetto politico-istituzionale che ha tenuto
paralizzata ed oggi nuovamente blocca l’attività degli enti ed una
sofferenza degli enti stessi dovuta al taglio delle risorse regionali e
nazionali che penalizza le fasce più deboli della popolazione come i
portatori di handicap, i pensionati, i lavoratori che avrebbero bisogno
di sentire più vicine le amministrazioni e gli enti in questa fase drammatica della crisi. Paga anche il personale della scuola e gli operatori
del settore dei servizi sociali come le cooperative che hanno chiuso i
battenti o operano in regime di volontariato coercitivo, senza percepire reddito. Da questo punto di vista non possiamo non esprimere un
giudizio negativo e deludente di quella che è l’incapacità delle due
amministrazioni di essere punto di riferimento per i cittadini, cosa
che invece accade con altri enti locali in varie parti del Paese”.
Segretario ci tolgono anche i treni per Milano, la stazione di Siracusa è fanalino di coda tagliata da Trenitalia e ferrovie dello Stato, i porti non sono ancora strumenti di rilancio dell’economia,
pensiamo soprattutto ad Augusta, le autostrade non vengono
completate, come la Siracusa-Gela mentre altre province costruiscono aeroporti e migliorano l’esistente. Perché siamo tagliati
da tutto?
Grazie ad una nostra iniziativa il nuovo assessore alla viabilità e trasporti, Piercarmelo Russo, ha fissato una riunione per il 26 ottobre
con all’ordine del giorno proprio il tema dei trasporti ferroviari. Ovviamente non ci illudiamo che da quella riunione possano scaturire
soluzioni ma ci auguriamo che il tema dei trasporti della Sicilia orientale, rappresentata da Siracusa e Ragusa, possa divenire oggetto di
valutazione per il governo regionale che fino ad adesso si è occupato,
peraltro male, dei trasporti ferroviari su Catania e Palermo trascurando il resto della regione. Non si può, come ci pare accada, puntare
solo sul gommato ma è necessario una interazione tra ferro, gomma
e portualità al fine di agevolare la nostra produzione agricola e manifatturiera e per incrementare il turismo. D’altronde, se vogliamo
essere il cuore del Mediterraneo e rivolgerci ai paesi del nord Africa
e medio Oriente non possiamo che utilizzare la portualità come strumento di collegamento. Si tratta di una necessità per avviare il rilancio della provincia di Siracusa e della Sicilia sud-orientale. Andremo
a Palermo per rivendicare il ripristino dei treni a lunga percorrenza,
per chiedere che Siracusa torni ad essere stazione di testa e che si
mettano in campo i finanziamenti che permettano la realizzazione
di nuovi binari e che i treni abbiano tempi di percorrenza accettabili
garantendo quindi un servizio competitivo ed al passo coi tempi.
16
23 Ottobre 2010
LETTERE AL DIRETTORE
Cesare Samà: “Si cambi nome, diventi Via delle Vittime dell’Unità d’Italia”
Su Enrico Cialdini basta leggere i dati del Messori
9000 fucilati, sei paesi bruciati, 1428 comuni assediati...”
Solo per precisione e amore di verità, mi permetto di segnalare, in aggiunta all’articolo da Voi
pubblicato che già il 26 giugno 2009 - come si evince visitando il sito: http://www.siracusanews.
it/node/8220 - il problema sulla denominazione era stato sollevato col chiedere di eliminare dalla
toponomastica cittadina la via dedicata al criminale militare generale Cialdini modificandola in
Via Vittime Civili Dell’Unità d’Italia.
Il Cialdini, invero, non era stato, fra i cosiddetti 1000 di Garibaldi (che poi risultarono oltre
20.000!), ma l’antimeridionalismo puro lo accomunava ai suoi degni compari Cavour, Vittorio
Emanuele II, Bixio, Persano, Govone e tanti altri, sui quali sta cominciando a venir fuori quella
verità che, come sempre però e in ogni caso, non sta mai tutta da una parte sola.
In aggiunta, poi, a quanto letto su questo “galantuomo” (l’altro era Vittorio Emanuele II), riporto
quanto scritto da Vittorio Messori: Le cifre del gen. Cialdini da “La sfida della fede”, Paoline, MI
1993.
«Enrico Cialdini, plenipotenziario a Napoli, nel 1861, del re Vittorio. In quel suo rapporto ufficiale
sulla cosiddetta “guerra al brigantaggio”, dava queste cifre per i primi mesi e per il solo Napoletano: 8.968 fucilati, tra i quali 64 preti e 22 frati; 10.604 feriti; 7.112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi; 2.905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate; 13.629 deportati;
1.428 comuni posti in stato d’assedio. E ne traevo una conclusione oggettiva: ben più sanguinosa
che quella con gli stranieri, fu la guerra civile tra italiani».
Ringraziando per l’attenzione e scusandomi per il disturbo, vogliate gradire i miei più cordiali
saluti.
Cesare Samà – Siracusa
Prima dell’Unità le due Sicilie avevano un rating altissimo nell’economia europea
Il direttore: c’è stata troppa retorica sulla Spedizione dei Mille
La verità è che i piemontesi depredarono regioni floridissime
Sta riscuotendo grande successo il libro di Pino Aprile, “Terroni”, nel quale il noto giornalista pugliese racconta com’è accaduto che le Due Sicilie,
terza potenza europea dopo Inghilterra
e Francia, subito dopo l’invasione piemontese – segnata da stragi efferate,
ruberie, stermini di massa, violenze
brutali, distruzione di interi paesi – diventasse “meridione” d’Italia non in
senso geografico ma di antropologia
sociale. Al punto che noi stessi, abitanti
delle regioni del sud, ci diciamo meridionali avvertendo l’onere di una contumelia che da tempo ci lanciano addosso le regioni ricche. Le quali ricche
sono diventate dopo avere spogliato il
Sud di ogni avere.
Lei ha ragione, tante verità stanno affiorando adesso ma tante altre sono
state scritte da molti giornalisti, per ciò
stesso ignorati dalla stampa dei regimi
e molte volte perseguiti per avere osato
mettere in dubbio la ricostruzione ornata della Spedizione dei Mille. Le racconto un solo episodio che a me è stato raccontato dall’on. Santi Nicita. Lo
sbarco dei Mille in Sicilia accese enormi speranze nelle masse dei contadini
sfruttati dai grandi feudatari. Anche i
contadini del feudo di Bronte si ribellarono ai fattori del duca e cercarono di
impadronirsi delle terre. Ma la ducea,
detta di Nelson, il valoroso ammiraglio
inglese, era in possesso di connazionali
suoi discendenti, i quali protestarono
vivacemente presso il loro governo.
Ebbene, i Mille, che agli inglesi dovevano riconoscenza per l’aiuto prestato,
intervennero domando nel sangue la
ribellione dei disperati e restituendo ai
proprietari la ducea.
Non è che uno dei mille espisodi che
si verificarono in Sicilia, in Campania,
nelle Puglie e in Calabria, i quali ci restituiscono una storia diversa da quella
ufficiale che tantissimi non conoscono. Sta di fatto che uno dei motivi per
i quali alla Sicilia venne concesso lo
Statuto speciale che apportò sostanziali
agevolazioni alla regione (almeno fino
a quando le sue norme non vennero
disattese), dopo che si era sviluppato
un forte movimento indipendentista,
risiede appunto nell’analisi storica delle vicende che portarono la Sicilia nel
regno d’Italia. Vicende intrise di sangue e spoliazioni che fecero precipitare l’economia isolana a livello di terzo
mondo.
Io sono d’accordo con lei sulla necessità di cambiare nome a quella via di
Siracusa e di dedicarla alle numerose
vittime del processo unitario. Ma vado
più in là. Sostengo che quella lapide a
Cialdini vada tolta il più presto possibile perchè errata storicamente, dedicata
a un brutale sterminatore di meridionali e siciliani in particolare, offensiva per la memoria storica. Più presto
si farà, meglio sarà per tutti. E questo
– si badi – non vuole essere revanscismo storico. Abbiamo tutti sedimentato ormai l’identità nazionale, a cui non
rinunciamo anche se la Lega bossiana
fa di tutto per lacerarla. Ma il troppo è
troppo. Cialdini di là va tolto.
Franco Oddo
Scarica

n.30 - lacivettapress.it