Anno 41 N. 7, luglio 2010 Mensile degli Svizzeri in Italia con comunicazioni ufficiali delle Autorità svizzere e informazioni del Segretariato degli Svizzeri all’estero Internet: http://www.gazzettasvizzera.it Per la prima volta l’incarico affidato a uno svizzero Joseph Deiss presidente dell’Assemblea dell’ONU Grazie a Joseph Deiss, già consigliere federale, la Svizzera assume la presidenza dell’Assemblea generale dell’ONU per la durata di un anno. Joseph Deiss conosce molto bene le Nazioni Unite. In qualità di capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha contribuito in modo importante alla storica adesione della Svizzera all’ONU nel 2002. L’importanza strategica della politica estera in un mondo globalizzato diventa sempre più evidente e di rilevanza fondamentale. La Svizzera ha bisogno di alleanze nel mondo intero. E Joseph Deiss ne è da sempre consapevole. Malgrado il fuoco incrociato dell’opinione pubblica e dei media, ha promosso dei contatti importanti Calmy-Rey a Tripoli Libero lo Svizzero ostaggio in Libia L’ingegner Max Göldi, trattenuto in Libia dal luglio 2008, è stato liberato dopo aver scontato quattro mesi di prigione, inflittigli per “immigrazione illegale”. Un altro svizzero, ma di origine tunisina, per lo stesso reato è stato invece scagionato. Per liberare Göldi, strumento della vendetta di Tripoli per l’arresto del figlio di Gheddafi a Ginevra – denunciato per maltrattamenti – sono state avviate molte iniziative, tra cui la visita improvvisa del presidente della Confederazione Rudolf Merz, ma senza esito. Solo l’intervento del ministro degli esteri spagnolo, appoggiato da quello tedesco, ha sortito l’effetto voluto. (Servizio a pag. 19) postatarget magazine DCOOS3273 «In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano -Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi» La Svizzera al mondiale La vittoria che accomuna Joseph Deiss, ex-Consigliere federale. grazie a un lavoro costante e mirato. Deiss ha dato priorità alla politica economica estera, ambito che prende in considerazione non solo gli aspetti umanitari, ma che ha anche come obiettivo l’integrazione della Svizzera nella rete mondiale. Il già consigliere federale Joseph Deiss ha saputo costruire negli anni dei legami forti, trovando alleati importanti che difendono gli stessi interessi del nostro Paese. In qualità di ministro degli affari esteri e in seguito dell’economia, Joseph Deiss si è sempre battuto per una forte coesione nazionale. Si è distinto per una grande sensibilità verso le minoranze e per il rispetto delle differenti culture. Le competenze e l’esperienza di Joseph Deiss gli permetteranno di dirigere con maestria l’Assemblea generale dell’ONU. Grazie alla sua posizione all’interno dell’ONU, la Svizzera non solo si farà notare positivamente a livello mondiale, ma sarà ugualmente ben rappresentata. ●pagina 2 Inchiesta: l’Italia è il nostro peggior vicino? ●pagina 10 Ex-allievi della Scuola Svizzera di Milano ●pagina 4 Assicurazioni sociali e ritorno in Svizzera ●pagina 12 La maturità alla Scuola Svizzera di Roma ●pagina 20 Ritratto della presidente del Consiglio Nazionale ●pagina 22 La politica europea in un vicolo cieco La Svizzera ha iniziato i mondiali di calcio, battendo nientemeno che la Spagna, campione d’Europa e seria pretendente al titolo mondiale. Questa vittoria ha avuto in Svizzera un effetto che va ben al di là del risultato sportivo. Mai come nei giorni seguenti l’evento si sono viste in Svizzera tante persone in festa, munite tutte di bandiere rossocrociate e inneggianti al ritrovato onore del paese. Sì, perché stavamo uscendo da un periodo difficile della nostra ultracentenaria esistenza, attaccati da tutte le parti per via del segreto bancario, per via dell’affare UBS e dei suoi strascichi internazionali, per via di una certa rinascita di xenofobia, per via dell’affare Gheddafi e altro ancora. Tutte situazioni che hanno messo a dura prova le autorità e che si sono concentrate nelle settimane della sessione estiva delle Camere federali, con un Consiglio federale messo spesso alla berlina e accusato di dissapori interni. I problemi non sono certo scomparsi, ma il modo e il sentimento per affrontarli hanno avuto un sicuro appoggio dalla ritrovata unità nazionale, grazie proprio alla vittoria in Sud Africa. Ma c’è anche un altro aspetto importante. Per una volta una competizione sportiva riesce a unire più che a dividere gli animi. Sulle piazze, davanti ai grandi schermi, si vedevano una moltitudine di etnie, munite delle rispettive bandiere, ma coscienti e accomunate dal fatto di essere in Svizzera, con una squadra nazionale composta in maggioranza da figli di immigrati. Sarà magari banale, ma prima e dopo le partite si vedono sfilare molte auto munite di due bandiere: quella svizzera e quella del paese d’origine. Che il calcio riesca laddove la politica non è ancora riuscita completamente? Ignazio Bonoli 2 N. 7, luglio 2010 Inchiesta fra i lettori di Gazzetta Svizzera sull’articolo comparso nella NZZ Altre prese di posizione sull’articolo «L’Italia è il nostro peggior vicino» Cari Lettori, Sulla Gazzetta Svizzera n. 4 dell’Aprile 2010 è stato pubblicato il testo nella sola lingua tedesca di un articolo comparso sull’edizione domenicale della Neue Zürcher Zeitung (NZZ), e cioè del più quotato quotidiano svizzero, a firma Charlotte Jacquemart. L’articolo si intitola: “Italien ist der schlechteste Nachbar den wir haben”. In italiano: “L’Italia è il nostro peggior vicino”. Sulla Gazzetta Svizzera n. 5 del Maggio 2010 io ho pubblicato l’articolo con la traduzione in italiano ed ho chiesto ai Lettori di esprimere la loro personale opinione. LE RISPOSTE SONO STATE MOLTISSIME E TUTTE MOLTO INTERESSANTI. Sulla Gazzetta Svizzera n. 6 del Giugno 2010 ho già proposto ai miei Lettori alcune lettere di commento dei Lettori e altre ne pubblico in questo numero. In generale posso dire che la mia iniziativa ha avuto un successo di gran lunga superiore alle attese. Speriamo che di ciò se ne ricordino i nostri Lettori allorché la Gazzetta manderà loro la abituale richiesta di versamento dei contributi volontari per garantire la sua sopravvivenza. In questi ultimi giorni mi è pervenuta una lunga lettera del Dott. Francesco Sommaruga, noto commercialista svizzero mononazionale che vive e svolge da moltissimi anni la sua attività professionale in Roma. Ritengo il contributo del Dott. Sommaruga MOLTO interessante. Pertanto lo pubblico integralmente dandogli la precedenza. Comunque, come ho già detto e scritto, i contributi dei Lettori di Gazzetta Svizzera verranno tutti pubblicati sul nostro mensile nei prossimi mesi. Dato poi che tutti i contributi sono preziosi, spero di riuscire ad ottenere dalla Redazione, in via eccezionale, uno spazio superiore. Vedremo. Ed eccovi ora la lunga lettera del Dott. Francesco Sommaruga. QUARTA LETTERA Caro Amico, ho ricevuto solo pochi giorni or sono la GAZZETTA SVIZZERA, e mi ha particolarmente colpito l’articolo della giornalista Charlotte Jacquemart. Ho molto apprezzato le Sue domande alle quali, non rispondo singolarmente ma esprimo il mio pensiero nel complesso. Devo premettere, per chi non lo sapesse, che sono uno svizzero, non binazionale, vissuto sempre in Italia, salvo gli anni della guerra quando, a Lugano ho fatto le elementari alle Scuole Centrali dove oggi ha sede l’UBS. Sono legatissimo al Ticino ed alla Svizzera dove ho fatto il servizio militare e dove vado tutti gli anni in vacanza. Mi ha particolarmente colpito l’articolo per lo ritengo di parte e non obiettivo. Voglio partire da lontano, dagli emigranti, che meritano rispetto per il coraggio che hanno dimostrato partendo verso l’ignoto, pur di far sopravvivere la propria famiglia. Non dimentichiamoci che hanno contribuito al benessere della Svizzera. Capisco il disagio di quegli Svizzeri che allora ospitavano emigranti privi di educazione civica e istruzione, che provenivano da un’economia rurale, pronti a vivere fuori dalle regole, accalcati in una stanza pur di inviare più soldi alle loro famiglie. Ho conosciuto molti operai italiani che, in età adulta, dopo anni di lavoro in Svizzera sono tornati in Italia. Tutti parlano molto bene della Svizzera ed hanno un rapporto, se non di Rubrica legale dell’Avv. Ugo Guidi riconoscenza, almeno di grande stima per la Svizzera e per i nostri compatrioti. Diverso è l’atteggiamento delle classi operaie e borghesi italiane, chiamate sempre loro a sopportare gli oneri delle cosiddette “manovre correttive” per aggiustare i conti pubblici. I mass media con informazioni spesso non obiettive danno adito a generare avversione verso la Svizzera, ma la Svizzera non è priva di colpe, che cerco di individuare e commentare. La Svizzera è sempre stata un paese rifugio sia prima che dopo la guerra – e questo tutti lo sanno – prima quando venti di guerra si alzavano, dopo quando era forte la preoccupazione che l’Italia diventasse un satellite sovietico. Ma i tempi sono cambiati e la miopia dei governanti Svizzeri e gli Svizzeri stessi non se sono accorti pensando che tutto potesse rimanere come prima, o se ne sono accorti troppo tardi. Il crollo dei mercati finanziari, la enorme preoccupazione che iniziassero fallimenti di Banche a catena, hanno spinto l’Italia a mettere in piedi lo “scudo fiscale” per cercare di far rientrare dalla Svizzera tutti quei capitali non assoggettati ad imposte in Italia, in maniera tale da raggiungere un triplice scopo, una ragguardevole entrata tributaria straordinaria, la possibilità di finanziare il sistema creditizio italiano e da ultimo percepire, negli anni a venire, imposte sui capitali rientrati. È riprovevole questo? Non credo. Mi si può obiettare, ma esistevano accordi in Svizzera – Comunità Economica sulla cosiddetta “Euro-ritenuta”, si è vero; però il gettito è stato molto modesto, perché?; lo si domandi alle Banche Svizzere ed ai consulenti finanziari se non hanno suggerito ai loro clienti di trasferire i propri averi su una Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968. Internet: www.gazzettasvizzera.it Editore: Associazione Gazzetta Svizzera CH-6963 Cureggia Gazzetta svizzera viene pubblicata 11 volte all’anno. Tiratura media mensile 24’078 copie. Redazione: Dott. Ignazio Bonoli CP 146, CH-6932 Breganzona Tel. +41 91 966 44 14, Fax +41 91 950 98 45 E-mail: [email protected] Gazzetta svizzera viene distribuita gratuitamente a tutti gli Svizzeri residenti in Italia a condizione che siano regolarmente immatricolati presso le rispettive rappresentanze consolari. Pubblicità: Studio professionelle condotto da Germana Carbognani Baschier, Case del Gatto, CH-6935 Bosco Luganese E-mail: [email protected] Testi e foto da inviare per e-mail a: [email protected] Cambiamento di indirizzo: Per gli Svizzeri immatricolati in Italia comunicare il cambiamento dell’indirizzo esclusivamente al Consolato. Introiti: Contributi volontari, la cui entità viene lasciata alla discrezione dei lettori. Dall’ltalia: versamento sul conto corrente postale italiano no. 325.60.203 intestato a «Associazione Gazzetta Svizzera, CH-6963 Cureggia». Oppure con bonifico alla Banca Popolare di Milano, Agenzia 344, 20148 Milano, sul conto corrente intestato a «Collegamento Svizzero in Italia, Rubrica Gazzetta». IBAN IT78 N 05584 01652 000000002375. Dalla Svizzera: versamento sul conto corrente postale svizzero no. 69-7894-4, intestato a «Associazione Gazzetta Svizzera, 6963 Cureggia». Composizione e impaginazione: TBS, La Buona Stampa sa Via Fola 11 CH-6963 Pregassona (Lugano) www.tbssa.ch I soci ordinari dell’Associazione Gazzetta Svizzera sono tutte le istituzioni volontarie svizzere in Italia (circoli svizzeri, società di beneficenza, scuole ecc.). Soci simpatizzanti sono i lettori che versano un contributo all’Associazione. L’Associazione Gazzetta Svizzera fa parte del Collegamento Svizzero in Italia (www.collegamentosvizzero.it). 3 N. 7, luglio 2010 loro filiale a Singapore o a Hong Kong, dove non è applicabile l’accordo Svizzera – Comunità Economica. Che simpatia possono avere le classi operaie e borghesi italiane che non hanno soldi in Svizzera, sull’evasione fiscale tollerata dalla Svizzera a proprio vantaggio!. Le foto delle targhe delle macchine che si recavano in Svizzera era solo un deterrente per lo scudo. Il giorno di scadenza del termine di presentazione della “dichiarazione di emersione” (scudo), le macchine fotografiche sono sparite. La Svizzera non può e non deve vivere dei soldi neri italiani o di altri paesi, se vuole credibilità internazionale. Prima di parlare dell’UBS un commento sulla politica italiana e come intendono la politica coloro che si candidano. Al contrario dei politici Svizzeri , in Italia la politica è centro di potere, che porta con sé tutti gli aspetti positivi e negativi, legati ai ruoli. Da qui la sfiducia degli Italiani, al contrario degli Svizzeri, nelle proprie istituzioni e sull’onestà della classe politica. A mio giudizio è a portata di mano la giusta ricetta per fare pagare le tasse agli italiani ed ai residenti, e non sempre alle classi meno abbienti, basta volerlo. Ma lo si vuole? La ricetta non è quella di cui si discute in questi giorni. In ultimo la giornalista forse si dovrebbe porre delle domande, che tutti noi Svizzeri in Italia ci poniamo o ci siamo posti: Quale danno di immagine ha procurato alla Svizzera l’assecondare/coltivare, da parte di UBS, un’evasione a danno degli Stati Uniti d’America? Quale danno di immagine ha procurato alla Svizzera la multa di 700 milioni di Dollari comminata all’UBS? Chi ne ha sopportato le conseguenze? Gli azionisti, non gli amministratori! Quale danno ha procurato alle Casse Federali il semi fallimento di UBS? Se fossimo in Italia gli amministratori sarebbero sotto processo, dopo un certo numero di mesi di carcerazione preventiva. La Svizzera e le Banche Svizzere vanno in ogni caso apprezzate per le azioni di contrasto ai capitali sporchi, e per l’assistenza giudiziaria correttamente prestata quando ne sussistono i presupposti. Ne ha dato atto pubblicamente la Guardia di Finanza. Dopo UBS, Fastweb. La magistratura italiana asserisce che la frode fiscale esiste ed è provata. È una truffa ai danni dello Stato Italiano, da quello che si legge sui giornali, sviluppata attraverso delle fatturazioni per operazioni inesistenti, quindi sottrazioni di imponibili fiscali. Swisscom non c’entra niente, perché la truffa sarebbe avvenuta prima del suo ingresso nel capitale. L’amministratore di allora è stato rimesso in libertà provvisoria pochi giorni or sono, dopo mesi. Come si può definire “cancan”, una truffa da 2 miliardi di euro! Concludo dicendo che non è vero che l’Italia è il peggior vicino della Svizzera, oggi fa sorridere parlare di gelosia e/o invidia, credo che tutti ed in particolare i politici Svizzeri debbano rendersi conto che siamo di fronte ad un cambiamento epocale; se non si vuole che le aziende Svizzere vengano messe alla gogna, occorre tenere presente che ogni nazione vuole percepire la fiscalità delle persone che risiedono nel proprio stato e non sono più tollerate fiscalità privilegiate in altri Stati, quindi un rinnovato, equilibrato ed ampliato trattato bilaterale con l’Italia è assolutamente auspicabile. Dott. Francesco Sommaruga Ed ora un’altra lettera di parere opposto di una Lettrice che non desidera sia pubblicato il suo nome. QUINTA LETTERA “Caro Avv. Dott. Guidi, le riporto qui di seguito le mie impressioni su come vengono giudicati gli Svizzeri qui in Italia. È un commento globale in quanto i dettagli li lascio a chi ha più contatti reali con la gente per motivi di lavoro e turismo. Io penso che gli Italiani, ma non solo loro, diventano difficili quando si toccano questioni legate a interessi economici e poi, per il resto, esprimono giudizi secondo l’umore del momento. In quanto ai funzionari fin troppo zelanti non si può dire che non esistano. Credo quindi che l’articolo in questione rispecchi una situazione verosimile ma forse ha calcato un po’ troppo la mano! Ritengo che la scuola primaria può fare molto, come le famiglie, impostando nella mente dei ragazzi una visione globale del mondo e cogliendo il lato buono delle diversità. Anche un governo che promulga leggi giuste e che le faccia rispettare senza offendere la dignità di ogni essere umano fa la differenza!!! Questo vale per tutti. Io mi sento e voglio essere considerata cittadina del mondo perché anche questa Europa che sembra preoccuparsi solo dei problemi monetari (indubbiamente importanti) mi va decisamente stretta. La mia frase preferita è: “Every human being is equal in dignity and rights” ed è tutto. Cari saluti e buon lavoro.” Ringrazio entrambi i Lettori della Gazzetta Svizzera per il loro prezioso e gradito contributo. Avvocato Ugo Guidi Ai giovani dai 15 ai 25 anni il Collegamento offre tre quote Due settimane per diventare meccanico, ingegnere, giurista… non bastano. Ma in questo tempo si possono conoscere le possibilità di formazione in Svizzera. I partecipanti a dei workshop gestiti dall’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero ricevono un’assistenza personalizzata. Il Collegamento Svizzero in Italia è lieto di offrire a 3 giovani svizzeri residenti in Italia la quota d’iscrizione (CHF 680). Programma: Introduzione al sistema di formazione in Svizzera, orientamento professionale e consigli di formazione individuali, visite di istituti di formazione, di università e aziende con possibilità di lavoro, incontri con altri giovani svizzeri. Durata: 2 settimane a scelta Date: Da concordare, preferibilmente entro 20.09. – 24.12.2010 (2 settimane per programma), fuori di questo periodo non ci sono lezioni negli istituti e nelle università Luoghi: Zurigo, Berna, Friburgo, Basilea, San Gallo Età: 15 – 25 anni Alloggio: Famiglia ospitante Prezzo forfetario: CHF 680 (compresi programma, alloggio, abbonamento generale per i mezzi di trasporto pubblici in Svizzera per la durata del workshop). La quota per i primi 3 iscritti, cittadini svizzeri residenti in Italia, da 15 a 25 anni, sarà offerta dal Collegamento Svizzero. Sono a carico dei partecipanti le spese di viaggio fino al luogo scelto. Ulteriori informazioni e iscrizione: Organizzazione degli Svizzeri all’estero - Servizio giovani - Alpenstrasse 26 CH 3006 Berna – Tel. 0041 31 356 61 00 – Fax 0041 31 356 61 01 [email protected] – www.aso.ch Iscrizione: Fino a 6 settimane prima del soggiorno Per il Comitato del Collegamento Svizzero • Kurt Haegi • [email protected] 4 N. 7, luglio 2010 Probabili minori imposte, ma costi elevati per l’assicurazione malattia Ritorno in Svizzera: AVS, cassa malattia, imposte Egregio Sig. Engeler, vorrei, se possibile, approfittare della sua gentilezza e competenza per ritornare sulla questione del rientro in Svizzera. Ho 59 anni, sono casalinga, cittadina svizzera e ho acquisito anche la cittadinanza italiana nel 1980 per matrimonio. Mio marito, cittadino italiano, ha 60 anni, dal 1/1/2008 percepisce una pensione INPS di € x lordi annui, netto ca € y. Dal 1980 siamo residenti in Italia in abitazione di proprietà del marito. In Svizzera sono proprietaria di un appartamento ricevuto in donazione dai miei genitori. Ho lavorato in Svizzera fino al matrimonio versando quindi i contributi AVS, in seguito ho effettuato versamenti volontari e a 65 anni percepirò una rendita di ca Fr. z. Sarebbe nostro desiderio, a breve, di portare il domicilio in Svizzera, presso il mio appartamento, ma non siamo sicuri di portecelo permettere viste le nostre modeste entrate e qualche piccolo risparmio. Leggendo gli altri casi da lei trattati ho già avuto alcune utili indicazioni che vorrei cortesemente che lei mi confermasse e mi rispondesse a qualche domanda: – Cassa Malati: fino al percepimento della mia rendita AVS sia io che mio marito non dovremo pagare il premio. Al momento del percepimento della redita AVS io dovrò pagare il premio, mio marito no. – AVS: mio marito dovrà iscriversi. Quale sarà all’incirca la quota mensile da pagare? Riceverà una piccola rendita? – Imposte: abbiamo un figlio di 29 anni, cittadino svizzero, residente in Svizzera. Sarebbe mia intenzione donargli il mio appartamento riservando per me e mio marito l’usufrutto. Naturalmente pagherò io le spese e le imposte. Oltre alle imposte sulla casa, penso di aver capito, di non averne altre in quanto la rendita da pensione italiana di mio marito non è imponibile. Vorrei sapere per quanto riguarda l’aspetto fiscale-assicurativo se dovrò sopportare altre spese. Vorremmo mantenere la proprietà dell’immobile in Italia per nostro utilizzo. Desidererei inoltre sapere se mio marito potrà ottenere anche la cittadinanza svizzera, e se ne ha convenienza. Da ultimo gradirei sapere, per un nostro eventuale futuro ricovero in casa anziani, se per entrambi dovremo in proprio far fronte alle spese o se avremo qualche contributo. Mi scuso per la grande quantità delle mie domande e la ringrazio per la sua cortesia. Se le è possibile, attendo una sua gentile risposta e qualche suo consiglio, anche in via privata e a pagamento. La prego gentilmente di fornirci una cortese risposta a mezzo e-mail. Cordiali saluti M.B. Risposta Gentile lettrice, L’avv. Ugo Guidi ed io facciamo questo lavoro gratuitamente, nel limite del tempo libero che possiamo mettere a disposizione della colonia svizzera in Italia. Speriamo che, in uguale solidarietà, le persone che ne usufruiscono facciano avere ogni anno il contributo volontario alla Gazzetta Svizzera. Cercherò di rispondere al meglio alle Sue domande. Nel Vostro caso (case di proprietà di qua e di là e un reddito modesto ma discreto) mi sento di dire che se potete vivere con i Vostri mezzi in Italia, lo potrete fare anche in Svizzera: 1.AVS: Se non cambia la legge nei prossimi cinque anni – cosa abbastanza improbabile perché i tempi di revisione della legge AVS sono generalmente più lunghi – Lei godrà della Sua rendita AVS a partire dal mese successivo al Suo 64° compleanno, e non a 65 anni, l’età di pensionamento attuale degli uomini. Tutte le persone residenti in Svizzera devono contribuire all’AVS fino al raggiungimento dell’età della pensione. Le persone senza reddito da lavoro devono loro stessi iscriversi alla cassa cantonale; talvolta i comuni ci pensano al momento dell’iscrizione, talvolta bisogna proprio insistere per essere iscritti. A Lei conviene l’iscrizione. Il Suo contributo annuo, basato sulla metà della pensione capitalizzata di Suo marito e del Vostro patrimonio, sarà di ca. Fr. 1’500-2’000. Senza questi contributi la Sua rendita prevista si ridurrebbe di ca. Fr. 150.- mensili per tutta la vita. Diversa è la situazione di Suo marito. Per un contributo annuo uguale al Suo otterrebbe una rendita mensile, a partire dall’età di 65 anni, di ca. Fr. 100.-. Questo in sé potrebbe essere interessante, ma anche lui dovrebbe assicurarsi per la malattia in Svizzera dal momento che è pensionato AVS, con un premio che gli costerà ben oltre Fr. 300.- al mese, con aumenti ogni anno. La soluzione più sicura: Lei prende residenza in Svizzera e ci si trattiene almeno per la maggior parte dell’anno. Suo marito sta AVS/AI Assicurazioni sociali di Robert Engeler con Lei meno della metà dell’anno. Si trasferisce anche lui in Svizzera definitivamente a 65 anni compiuti. Se invece volete trasferirVi tutti e due in Svizzera, può tentare di iscriversi solo Lei all’AVS. Forse nessuno se ne accorge, e Suo marito la fa franca. Non mi sento di consigliarVi in questo senso, ma forse funziona. E forse no, e Vi viene a costare caro. 2.Cassa malati: Fin quando Voi percepite solo una pensione italiana, non dovrete iscriverVi presso una cassa malattia svizzera; sarete coperti dall’assicurazione italiana. Potrete godere di tutte le prestazioni sanitarie come se foste assicurati in Svizzera, ma non potrete più farVi curare in Italia salvo casi di urgenza durante un soggiorno in Italia. Per avere questo diritto, dovrete, prima di lasciare l’Italia, farVi consegnare dall’ASL locale un modulo E 121 e spedirlo a “Istituzione comune LAMal, Casella Postale, CH-4503 Solothurn”. Dal momento che Lei avrà diritto alla rendita AVS, Lei dovrà assicurarsi presso una cassa malattia svizzera. Per sapere i premi delle diverse casse – che possono andare dal semplice al doppio – consultate www.comparis.ch/casse malattia. La stessa cosa vale per Suo marito, se dovesse iscriversi all’AVS. 3.Imposte: La conclusione prima: pagherete quasi certamente meno imposte trasferendoVi in Svizzera. Se Suo marito si trasferisce in Svizzera, la sua pensione INPS sarà imponibile in Svizzera e non più in Italia. Per ottenere l’esenzione dalle imposte italiane, dovrete chiedere all’INPS il modulo imposte 772 mod. EP-I/1 e farci confermare dal comune di residenza in Svizzera che siete residenti e pagate le imposte. Con ogni probabilità pagherete meno imposte sulla pensione. Inoltre dovrete pagare (come già ora) le imposte sul Vostro appartamento in Svizzera e dichiarare pure la casa in Italia. Il valore della casa italiana non verrà tassato, ma aumenterà le aliquote delle imposte in Svizzera. Se per il momento si sposta solo Lei, dovrete concordare quanto Suo marito Le pagherà per mantenersi in vita in Svizzera, dichiarare questa somma come reddito Suo in Svizzera, oltre a quanto dovuto per l’appartamento, mentre Suo marito dovrà pagare le imposte sulla casa in Italia. In nessun caso il comune rispettivamente cantone svizzero accetterà che Lei non dichiari un’entrata. Dovrete chiarire con un fiscalista in Italia come e quanto Suo marito potrà dedurre a questo titolo 5 N. 7, luglio 2010 dalle imposte italiane. Non vedo lo scopo di donare l’appartamento a Suo figlio e mantenere l’usufrutto. A meno che non ci siano forti motivi personali, e con la riserva di cui al punto 4, mi sembra solo una complicazione. 4.Ricovero in casa per anziani (o di cura): La casa per anziani è interamente a Vostro carico (ma oggi non ci va quasi più nessuno, perché in genere i servizi comunali permettono di restare in casa propria fin quando c’è la salute fisica e mentale). Per le case di cura c’è un contributo delle casse malattia che copre però solo la minor parte del costo che arriva spesso a Fr. 300.- al giorno. Fin dove ci sono, bisogna far fronte a queste spese con il proprio reddito e il proprio patrimonio (salvo una piccola franchigia), eventualmente con una rendita supplementare dell’AVS, poi intervengono i servizi sociali comunali. Regali fatti ai figli negli ultimi anni (in genere 5, ma i comuni o cantoni possono applicare regole diverse) devono essere restituiti; alcuni cantoni chiedono comunque una partecipazione dei costi ai figli prima di intervenire con i servizi sociali. 5.Nazionalità: Suo marito può già da molto tempo chiedere la naturalizzazione facilitata al Consolato Generale di Svizzera a Milano. Con gli accordi bilaterali, la nazionalità ha perso quasi ogni importanza, specie nel Vostro caso. Contro alcuni piccoli vantaggi ci sono una serie di piccoli svantaggi che ho elencato diverse volte nella Gazzetta, per cui ripeto da anni: la nazionalità dovrebbe essere una questione di cuore e non di piccoli calcoli. Se mi sento “svizzero” o “italiano” di cuore, prendo la seconda nazionalità e accetto poi eventuali problemi che si possono incontrare. Se no, resto con la mia nazionalità e faccio altrettanto con altri problemucci, ormai marginali. Con cordiali saluti. Robert Engeler Molto lavoro per le Camere federali durante la sessione estiva Approvato l’accordo con gli USA sulla doppia imposizione fiscale La sessione estiva delle Camere federali è risultata piuttosto animata, ma ha nondimeno concluso l’esame di ben 31 oggetti all’ordine del giorno. Fra i temi più combattuti figurava certamente quello dell’accordo con gli Stati Uniti che prevede la fornitura dei dati fiscali di 4’500 clienti americani di UBS, sospettati di aver evaso il fisco del loro paese. Dopo un lungo dibattito le due Camere si sono messe d’accordo su un testo che approva l’accordo già sottoscritto dal Consiglio federale con il fisco americano, che farà scuola per gli altri accordi simili che la Svizzera ha già concluso o concluderà. È importante notare che in sostanza questo accordo salva l’UBS da ritorsioni sulle sue sedi negli Stati Uniti e da parecchie pressioni anche sulla casa madre. La vicenda non è però terminata e potrebbe avere qualche altro strascico giudiziario. Sul piano politico le Camere si sono protette contro eventuali ricadute interne non accompagnando l’accordo con la clausola del referendum. Un tema che è rimasto a lungo in bilico e che ha sollevato parecchie rimostranze anche da parte americana. Con l’accordo con gli Stati Uniti sono stati approvati altri nove accordi con altrettanti paesi sulla doppia imposizione, che prevedono l’assistenza amministrativa svizzera in casi di provata evasione fiscale. Si tratta dei seguenti paesi: Francia, Gran Bretagna, Messico, Danimarca, Austria, Norvegia, Finlandia, Lussemburgo e Qatar. Tra le altre trattande parecchio dibattute va annoverata anche quella dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri che delinquono in Svizzera. Il Parlamento la ritiene eccessiva e raccomanda al popolo di respingerla. La maggioranza in Consiglio Nazionale è stata però di soli 10 voti, con 19 astenuti. In campo fiscale, le Camere hanno respinto un’iniziativa socialista che chiedeva alla Confederazione di porre limiti alla concorrenza fiscale fra cantoni “per una migliore equità fiscale”. Hanno invece approvato una modifica della legge sull’agricoltura che permette di accumulare riserve per far fronte alle future liberalizzazioni del mercato agricolo. Hanno inoltre rinnovato per altri dieci anni il fondo per il paesaggio, dotato di 50 milioni di franchi. Per quanto concerne gli stranieri e i rapporti con l’estero le Camere hanno deciso: l’in- troduzione di dati biometrici nel libretto per stranieri; l’adeguamento ai metodi di Schengen per la raccolta di dati sulle migrazioni; l’introduzione delle direttive UE per il rimpatrio di richiedenti l’asilo, riducendo il periodo massimo di detenzione in vista dell’espulsione da 24 a 18 mesi; una modifica della legge stranieri sul controllo automatico delle frontiere; l’accordo con l’UE per la facilitazione e la sicurezza delle dogane; infine una revisione della legge per facilitare l’accesso a un posto di lavoro agli stranieri che conseguono un diploma universitario in Svizzera. Effetti dello scudo fiscale secondo i dati della Banca d’Italia Dalla Svizzera 39 miliardi giuridici e 28 rimpatriati I capitali fisicamente rientrati in Italia ammontano a 39,376 miliardi su 97 complessivamente emersi con lo scudo fiscale in due tempi. Lo comunica la Banca d’Italia aggiornando le statistiche sulla bilancia dei pagamenti. I dati differiscono dalle stime del Tesoro per via di una diversa copertura delle fonti e di sfasamenti temporali nelle registrazioni delle operazioni. Il Tesoro ha comunicato che la riapertura del 2010 ha fatto emergere circa 9,2 miliardi, che sommati ai 95 circa del 2009 portano il totale a 104,5 miliardi. La rilevazione della Banca d’Italia esclude, inoltre, alcuni beni patrimoniali (preziosi, opere d’arte) e le operazioni di impor- to inferiore a una certa soglia. Tra settembre e aprile dalla Svizzera sono rientrati in Italia 27,736 miliardi mentre 39,052 sono i rimpatri giuridici (66,788 miliardi in totale). Secondo Paese di provenienza il Lussemburgo (7,619 i miliardi scudati), seguito da San Marino (4,628 miliardi), Principato di Monaco (4,368 mld), Austria (1,524 miliardi), Liechtenstein (1,515 miliardi). Quanto al tipo di attività sono emersi 45,837 miliardi di depositi in conto corrente, 22,272 miliardi in strumenti di debito, 14,195 miliardi in azioni, 5,158 miliardi in denaro, 8,13 miliardi in altre attività finanziarie, 1,366 miliardi in immobili, 50 milioni in derivati. 6 N. 7, luglio 2010 «Chi sono cosa fanno» A cura di Annamaria Lorefice www. gazzettasvizzera.it Grazia Honegger Fresco, già premio Unicef, montessoriana doc, lancia un segnale d’allarme sociale Maria Montessori? “Profeta inascoltata... e oggi esplode l’aggressività giovanile” Castellanza (VA) – Una grande lavoratrice per il bene dei più piccoli: è Grazia Honegger Fresco, pedagogista e scrittrice di numerosi libri. Ha ricevuto molti premi tra cui quello dell’Unicef. È una donna soddisfatta da una vita ricchissima di fatti e incontri speciali, ma ha pure un filo d’amarezza per come vanno le cose per i ragazzi d’oggi. Quando Grazia è solo una ragazzina, scopre un metodo innovativo per l’educazione del bambino: il Montessori. Lo studia con passione e ha la fortuna di farlo proprio con la grande scienziata italiana: l’ultimo corso di studi che Maria Montessori terrà prima di morire nel ’52. Oggi Grazia Honegger Fresco ha ottantadue anni e continua imperterrita sempre con un grande sorriso sul volto - a diffondere le idee montessoriane, specie in Italia, Svizzera e all’estero. Da giovane credeva nel progresso che avrebbe fatto la società, grazie all’applicazione in tutte le scuole della pedagogia più illuminata. Così non è stato e oggi viviamo un’amara realtà. Lei lancia il suo grido d’allarme ma, ci dice: «come gli altri già lanciati una quarantina d’anni fa da grandi studiosi, rimarrà inascoltato». Perché questo pesssimismo? «Vediamo tutti come sta andando. Genitori e autorità non sanno cosa fare di fronte all’aggressività di moltissimi giovani. Da una società oberata dal senso del peccato e dall’autoritarismo patriarcale, siamo passati a un edonismo senza confini». Troppa libertà e benessere, si dice. «C’è una tolleranza indolente che induce a ignorare la semplice educazione. E poi cè una libertà apparente, dato che i condizionamenti sono terribili. I bimbi devono andare a scherma, a calcio, a recitazione e avere tanti altri impegni. Sono oggetti che si mostrano. Ma gli errori terribili cominciano molto prima». Maria Montessori ai microfoni della BBC. La pedagogista Grazia Honegger Fresco è un’importante scrittrice. Pluripremiata per l’attività operativa e di ricerca, è fondatrice di scuole e gruppi di studio in Italia, Svizzera, ed Europa. Ha diretto il Centro nascita Montessori per vent’anni. Continua a dirigere i famosi “Quaderni Montessori”. Tra i suoi numerosi libri, citiamo: “Maria Montessori, una storia attuale”, “I figli, una bella fatica!”, e il best seller “Essere genitori”. Nel 2008 ha ricevuto il premio Unicef per “aver dedicato la sua lunga vita ad aiutare i bambini e i genitori nel difficile compito della crescita (...) facendo della divulgazione educativa una ragione di vita”. Cioè? «I genitori, per poter lavorare, portano il loro piccolo al nido. L’istituzione avrebbe il dovere di essere il meglio possibile per questo bambino che gli viene affidato». Invece? «Bè, lui urla per il distacco repentino con la madre, ma “tanto poi si abitua”, questa è la prassi. A tre o a sei mesi un distacco di ottoore è un’infinità di tempo, per questo poi a tre anni molti bimbi mordono, sono incontenibili, capricciosissimi e tiranni». Tuttavia i traumi infantili sono esistiti in ogni epoca. «Certo. Ma in più oggi la sregolatezza totale, gli imput violenti, lo stordimento, sono la norma. Chi studia con piacere rischia di essere picchiato da certi compagni. E magari il maestro le prende dai genitori dell’alunno a cui ha dato una nota. Stiamo frabbricando un’umanità un po’ troppo dissennata». I genitori devono comunque poter lavorare tranquilli. «Assolutamente sì. Sono i nidi e le scuole pubbliche, oltre che i genitori stessi, che devono sapere come trattare i bambini». Papà e mamma cosa sbagliano? «Spesso sono molto incompetenti, sbaciucchiano i figli tutto il giorno, comprano loro montagne di oggetti che non servono a nulla: una cosa preoccupante. Per fare prima, li spogliano e li vestono anziché lasciarli fare da soli. Ma pare che per i genitori l’importante sia sempre interventire. E poi l’attenzione alla concentrazione: quando un bambino sta facendo qualcosa non lo si deve interrompere. Invece viene fatto di continuo, perché c’è sempre qualcos’altro da fare. Non sviluppano più quella capacità di concentrazione che si trovava ancora nei bambini di trent’anni fa». Epoca in cui ancora non c’era nemme- 7 N. 7, luglio 2010 no questa tv che propone omicidi tutto il giorno... «Queste cose le denunciavano circa quarant’anni fa autrici come Mery Win, Nill Postman (e Popper, “Cattiva maestra la televisione”): qualcuno le ha prese in considerazione?». Insomma, alla Montessori come fate? «Nella pratica montessoriana la separazione dalla madre è graduale. Quando ha conosciuto la sua persona di riferimento e i suoi compagni, il piccolo sta benone per tante ore. Allora si vede il cambiamento: il bambino che morde, o quello che graffiava tutti, non lo fa più, perché la situazione lo tranquillizza». Cos’altro diceva Maria Montessori? «Insisteva sull’indipendenza. Con ogni mamma facciamo un grande lavoro e raccomandiamo: tutte le cose che il bimbo, per piccolo che sia, sa fare da solo, non devi farle al suo posto». Se la Montessori vedesse che la madre italiana sbuccia la mela al figlio di trent’anni... «Appunto. C’è tutta una serie di errori terribili che vanno all’attacco del singolo individuo. Montessori è per l’autonomia del bambino, una forma di rispetto che gli va dato». Come funziona? «Massima autonomia del bimbo, e regole da rispettare. Lui è libero di fare ciò che desidera, ma sa che l’oggetto che prende per giocare poi lo rimette a posto, perché è di tutti. E non può mai togliere un gioco a un altro bambino. Queste cose le capiscono anche i bambi di un anno». Lei come è arrivata alla Montessori? «Grazie ai miei genitori, insegnanti, io ero aperta a tanti interessi e quando conobbi un’allieva della Montessori, Adele Costa Gnocchi (che poi fondò nel ’47 la scuola AIM), sentii di aver trovato la mia strada. Altra importante montessoriana, mia compagna di scuola, è Elena Gianini Belotti. Che anni interessanti furono! Ho avuto la fortuna di partecipare all’ultimo corso tenuto dalla Montessori a Roma». Com’era questa scienziata? «Molto affascinante, pur se ottantenne, e soprattutto molto abile con le parole: non ci si stancava mai di ascoltarla. Le sue lezioni erano tenute in parte all’Università, in parte a Palazzo Venezia in una stanza a piano terra». Durante la seconda guerra andò via dall’Italia, perché? «Lei era una positivista, odiata da tutti gli idealisti, dai fascisti. Mussolini aveva scoperto che i bambini di cinque anni con la Montessori iniziavano a scrivere quasi da soli, e pensò di risolvere il grave problema dell’analfabetismo. Ha creduto di poterla dominare, e di usarla per le sue mire di potere. Lei piuttosto di cedere lasciò l’Italia». E Mussolini? «Le chiuse tutte le scuole. Mentre l’idea montessoriana si diffondeva velocemente nel mondo, dall’Europa, all’India fino agli Usa, questo grave fatto impoverì l’Italia che ne paga ancora le conseguenze oggi, con una Maria Montessori in una banconota da mille lire. Fu una scienziata (medico, psichiatra, antropologa, filosofa, pedagoga) molto stimata all’estero. In Europa, in Asia e negli Usa molte scuole adottano il suo metodo educativo. E’ stata più volte commemorata con francobolli in varie nazioni. Femminista, non violenta, candidata ben tre volte al premio Nobel per la pace, e incredibilmente sorpassata da chi aveva meno meriti. Ebbe un riconoscimento postumo. Hitler fece bruciare tutti i suoi libri in Germania, Mussolini le chiuse tutte le scuole dissolvendo un prezioso patrimonio di conoscenze. Inascoltata profeta descrisse i gravi effetti di un’educazione errata, prevedendone i rischi sociali. Le cronache dei tempi attuali le hanno dato ragione. La compagnia aerea olandese KLM le ha dedicato il McDonnell Douglas MD-11 PH-KCB. Le è stato dedicato un cratere di 42 km sul pianeta Venere. scuola pubblica sempre peggiore e le poche scuole Montessori ancora esistenti». Veniamo a lei: come ha conosciuto suo marito, lo svizzero Emilio Honegger? «Ero in Sicilia perché collaboravo ad un progetto di scuola insieme a Danilo Dolci, e conobbi Emilio. Ci sposammo e, diventando svizzera, persi la cittadinanza italiana e tutti i diritti di docente statale. In compenso fu una bella unione e conobbi la sua interessante famiglia». In Svizzera? «No, a Bergamo. La leggenda familiare dice che nel 1879 nonno Gaspar, bisnonno di Emilio, con la slitta attraversò il Gottardo lasciando la neve di Hinwill, vicino Zurigo, per trovare i verdi alberi di Bergamo. Due suoi figli, Emilio e mio suocero Paolo, sono stati grandi esperti di industria tessile, come poi mio marito. Loro parlavano schwitzerdütsch in famiglia...». Lei viene spesso in Svizzera? «Sempre, anche come montessoriana, dato che ho continui rapporti di studio e amicizia con esponenti elvetiche del nostro metodo. Mio figlio Fulvio, vive vicino Ginevra. Era il suo sogno e ci si trova benissimo». [email protected] Pubbliredazionale Un’associazione che da oltre 30 anni si prodiga per la natura Con “l’incidente” petrolifero del Golfo del Messico stanno soffrendo e morendo tante specie animali. La natura pare destinata a subire in modo sempre più atroce gli effetti dei comportamenti umani. L’ATRA (Associazione svizzera anti-vivisezione) è stata fondata a Lugano nel 1978 da Milly Schär-Manzoli. In oltre 30 anni di attività si è battuta contro i traffici degli animali salvando tanti di loro da un destino crudele. Abbiamo partecipato a manifestazioni internazionali, con centinaia di conferenze e dibattiti, ottenendo alcuni importanti successi. Scomparsa Milly Schär-Manzoli, il nostro movimento continua con l’energia di sempre, sotto la guida di Max Molteni, per garantire pari dignità a tutti gli esseri viventi. Visitate il nostro sito internet www.atra.info Associazione ATRA – Lugano tel. 0041 (91) 970 19 45 [email protected] 8 N. 7, luglio 2010 Protagonista la centenaria Ferrovia del Bernina Il Centro Svizzero di Milano ha ospitato la Valposchiavo Parterre gremito Giovedì 27 maggio 2010 al Centro Svizzero di Milano. Sono le 18,30 ed il pubblico affluisce copioso. Il Consolato generale di Svizzera di Milano, in collaborazione con la Società Svizzera, la Camera di Commercio Svizzera in Italia e Svizzera Turismo, ci hanno dato il benvenuto. Pensavamo di aver conosciuto tutte le meraviglie del mondo ma, abbiamo scoperto di averne un’altra proprio dietro l’angolo: la Valposchiavo, un cammeo, adagiato nel cuore delle Alpi, raggiungibile in ogni stagione, sia col Trenino Rosso della Ferrovia Retica, che con l’automobile. Questa valle del Grigione Ita1iano, è un caleidoscopio di scintillanti colori che, dal bianco dei ghiacciai del Bernina van giù giù stemperandosi, fra corsi d’acqua cristallina, profumi di muschio e fiori fino a raggiungere il fondovalle fatto di giardini, frutteti e vigne. Trionfo di colori autunnali e di cibi genuini in questo luogo, qualità della vita e valori culturali sono da sempre in primo piano. Crogiuolo di umanità e di correnti creative, introducono il visitatore fra singolarità architettoniche ed innovative, talvolta piacevolmente eccentriche. Ha il piacere di introdurre per la prima volta a Milano questo gioiello della natura chiamato Valposchiavo il Console generale di Svizzera David Vogelsanger. A seguire, il saluto del Presidente della Regione Valposchiavo Alessandro Della Vedova che, agli argomenti trattati, fa seguire un interessante filmato, un colpo d’occhio esaustivo sotto ogni punto di vista ed un invito: “venite a trovarci, sarà una indimenticabile esperienza nel cuore delle Alpi”. Cassiano Luminati, quale Presidente dell’Ente Turistico Valposchiavo, riassume e ribadisce il concetto del: “venire! per conoscere da vicino questo mosaico unico” e nel frattempo introduce Giovanni Jochum, membro della Direzione Repower, Silvio Briccola Vice Direttore della Ferrovia Retica, grandi aziende operative in Valposchiavo. Le conclusioni spettano al Presidente del Governo del Canton Grigioni Claudio Lardi che ci da un equilibrato saluto finale foriero di visite in Valposchiavo. L’intermezzo musicale del Soprano Manuela Tuena, accompagnata al pianoforte da Annalisa Ferrara, ci emoziona. Il Console generale di Svizzera David Vogelsanger; da il saluto finale e ci ricorda che: la “Regione Valposchiavo” ha in serbo per noi un rinfresco. Le porte del salone si aprono ed ecco; adagiato su lunghe tavole elegantemente vestite il ricco buffet Valposchiavino: “Capunet (de- liziosi gnocchetti caldi”). “Charcuterie di MISOLTE (salametti Posohiavini) coppa, carne secca grigionese, prosciutto di montagna, mortadella e poi ancora furmagin da cion e formaggi misti bio” sì, perché, fatto molto importante, la Valposchiavo é in assoluto la maggiore produttrice di prodotti biologici. Potevano mancare i dolci? Certo che no! “pane alle mele, pane alle albicocche, pane alle pere, torta engadinese il tutto bagnato da vini Valtellinesi quali il “Piuma Bianca” ed il “Giubileo 100 anni Ferrovia Bernina” succhi di vario tipo: di mele, ai frutti di bosco, mix di mele e pere, insomma un trionfo di gusti antichi e genuini; a me, sta già venendo l’acquolina in bocca, mi avvicino, prendo dalla pila un piatto e pizzico qua e là, mi faccio servire del rosso e, tra un assaggio e l’altro rispondo a chi mi saluta e saluto a mia volta. Ecco la deliziosa Evelyne Stampfli Console Generale Aggiunto senza il suo simpaticissimo cagnolino, scambio con lei alcune impressioni sull’evento e concordiamo sul fatto che, la partecipazione è stata veramente alta. Sarebbe bello organizzare al più presto una gita in Valposchiavo ma questo, lo lasceremo fare al bravissimo Ing. Arnaldo Haechler! A presto Valposchiavo, a Presto! Renata Cicognaghi d’Arté Alla Società Svizzera di Milano Anticipata al 22 luglio la Festa nazionale Rispettando la tradizione celebriamo la storica data del 1° Agosto con qualche giorno di anticipo, per permettere al maggior numero possibile di Soci ed amici di poter essere presenti. Vi invitiamo a festeggiare il 719° anniversario della Confederazione Svizzera giovedì 22 luglio 2010 alle ore 20.00 con una cena, allietata dalle musiche della “Bandella di Arogno” e da due corni delle Alpi, sulla terrazza del ristorante, al quarto piano di Via Palestro 2. Avremo l’onore della presenza dell’avvocato Marina Masoni, già Consigliere di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, che terrà il tradizionale discorso del 1° Agosto. La serata ci offrirà anche l’occasione di prendere commiato dal nostro Console Generale, che ci rivolgerà un breve saluto di congedo. David Vogelsanger in agosto lascerà Milano perché è stato nominato dal Consiglio fede- rale ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, Guinea e Burkina Faso, con sede ad Abidjan, carica che assumerà nel settembre 2010. La prenotazione è obbligatoria entro lunedì 19 luglio 2010 presso la nostra segreteria dal lunedì al venerdì dalle ore 14.00 alle 19.00; telefono 02 760 00 093; fax 02 547 35 11; e-mail: societa.svizzera@ fastwebnet.it; www.societasvizzera.it Ci auguriamo che vorrete dimostrare il Vostro affetto, la Vostra solidarietà e la Vostra simpatia verso la Società Svizzera intervenendo numerosi alla nostra Festa Nazionale. Approfittiamo dell’occasione per informarVi che i nostri locali rimarranno chiusi dal 26 luglio al 31 agosto compresi. Il comitato manifestazioni 9 N. 7, luglio 2010 Attività della Società Svizzera di Milano La Pro Ticino di Milano in gita con la Sezione Signore ad Ascona Sabato 4 Giugno ci siamo riuniti per l’annuale gita sociale organizzata in collaborazione con la Sezione Signore della Società Svizzera di Milano. Meta Ascona e Locarno, due ridenti cittadine sul Lago Maggiore. All’arrivo siamo stati cortesemente accolti dalla guida turistica Sig.Maria Pia Aerne che, come inizio di percorso ci ha condotti a visitare il Pontificio Collegio Papio con l’ampio chiostro e l’attigua e bella chiesa di S. Maria della Misericordia con pregevoli affreschi medioevali riguardanti episodi dell’antico e nuovo testamento, tele più recenti e vetrate ottocentesche. Poi scendendo attraverso deliziose viuzze dell’antico borgo, rallegrate da fiori e da eleganti boutiques, siamo giunti al lungo lago, il salotto di Ascona, dove abbiamo potuto ammirare lo stupendo filare di platani che costeggia le rive e che la tradizione vuole siano stati portati da Parigi nel 1891 da spazzacamini scesi dalle valli e là emigrati in cerca di lavoro. Proseguendo il percorso siamo giunti a Casa Serodine con la sua imponente facciata barocca ed anche qui con la sua interessante storia. Poi la parrocchiale di S. Pietro e Paolo con importanti tele cinquecentesche di Serodine. Per l’ora di pranzo ci siamo recati a Tenero presso il grotto “la scalinata” dove abbiamo gustato un ottimo menù ticinese e un buon vinello locale. E lì, a sorpresa, la fisarmonica del Sig. Nanni ci ha rallegrati con musiche e canti delle nostre valli. Nel pomeriggio siamo scesi a Muralto dove abbiamo visitato la chiesa romanica di S. Vittore con una cripta bellissima ed archi- tettonicamente molto interessante. Il tempo sereno ed il clima dolce hanno favorito la buona riuscita di questa bella gita che a sua volta ha contribuito a rinsaldare vincoli d’amicizia e di cordialità. PRO MEMORIA – Per chi non lo avesse già fatto, si prega di voler provvedere al pagamento della quota sociale del 2010. Grazie. Il Comitato Uno dei più bei centri storici d’Europa Il Console generale di Milano Vogelsanger ha visitato la città di Cremoma Nel quadro delle visite ufficiali nelle cinque regioni del circondario consolare, oltre alla Lombardia, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e il Veneto, mercoledì 9 giugno 2010 il Console generale di Svizzera David Vogelsanger si è recato a Cremona. Numerosi gli incontri in programma che vedevano coinvolte le autorità religiose, civili e militari della città. A Cremona e provincia risiedono quasi duecentocinquanta dei circa 25 mila svizzeri iscritti presso il Consolato generale a Milano. Cremona, nel cuore della Pianura Padana, è una città di antica tradizione culturale il cui centro storico romanico è attualmente considerato uno dei più belli e meglio conservati in Europa. Nota in tutto il mondo come la città della mu- sica e del violino, Cremona ha un particolare legame con la Svizzera: il Centro di Musicologia Walter Stauffer, che è stato fondato grazie al cospicuo lascito di uno svizzero che nel ’900, a Cremona, aveva fatto fortuna nell’industria casearia. Con lo scopo di favorire l’’insegnamento della liuteria classica, degli strumenti ad arco, della storia della musica e della musicologia in genere, la Fondazione Stauffer rappresenta ancora oggi un’importante e rinomata realtà nel campo della musica e della cultura a livello mondiale. La visita del Console generale Vogelsanger aveva lo scopo di rafforzare ulteriormente la buona cooperazione e gli antichi legami di amicizia fra la Svizzera e le province lombarde. 10 N. 7, luglio 2010 Scuola Svizzera di Milano «13° Zusammenkunft» dell’Associazione Ex-allievi e amici della Scuola La 13° Zusammenkunft ha avuto luogo giovedì 13 maggio 2010 nell’ATM Bar di Milano, uno fra i più noti locali della zona centrale di Milano, situato presso i Bastioni di Porta Volta al n. 15. Si tratta di un bar frequentato da giovani e meno giovani, famoso per i suoi intrattenimenti musicali, oltre che per il suo rilievo storico ed artistico, essendosi sviluppato inizialmente da una vecchia pensilina di tram, dotata di un’immagine architettonica d’illuminazione esterna del tutto particolare. Gli Ex-allievi ed Amici della Scuola Svizzera di Milano si sono radunati presso il barristorante della terrazza (al coperto, per via delle condizioni climatiche poco favorevoli), da dove hanno potuto godere della splendida visuale sull’Arena e sulla zona Moscova. La serata si è aperta con l’aperitivo, a cui ha fatto seguito un ricco ”happy hour” di oltre 20 portate con vini e bevande a piacimento, che hanno contribuito ad allietare la vivace atmosfera, che è solita caratterizzare ogni Zusammenkunft. Hanno presenziato al raduno: il Presidente dell’Associazione: Peter J.Braem, il VicePresidente: Enrico Rizzi, i Consiglieri: Marco Batello, Silvia Batello, Andrea Lazzari e Cri- Premiazione dell’allievo Marco Pedralli con la targa ex-allievi e amici della scuola, presenti il Console generale aggiunto, Evelyn Stampfli, la direttrice della scuola, Christina Urech e il Presidente, Peter J. Braem. stina Ponti, la coordinatrice degli insegnanti: Micaela Crespi, la Direttrice della Scuola: Sig.ra Christina Urech nonché il Presidente della Scuola Svizzera di Milano: Sig. Robert Mario Engeler, che nel suo discorso introduttivo, ha reso nota l’apertura, in settembre, di una nuova sede della Scuola Svizzera a Cadorago in Provincia di Como. L’Autorità Consolare era presente nella persona del Console Generale Aggiunto, Evelyne Stampfli, che ha affermato di volersi fare Il Console generale aggiunto, Evelyn Stampfli, Robert Mario Engeler, Presidente della Scuola e Peter J. Braem. promotrice della Scuola Svizzera e dell’Associazione Ex-allievi ed Amici della Scuola Svizzera di Milano, oltre che della Società Svizzera. Come di consuetudine, si è poi proceduto alle varie premiazioni. Matteo Pedralli è stato premiato, con la targa ex-allievi e amici della scuola, per aver conseguito il miglior punteggio alla maturità dell’anno 2009. La Sig.ra Neumann Norza è stata premiata come ospite d’onore e veterana dell’Associazione, avendo iniziato a frequentare la Scuola Svizzera nel lontano 1934. Un premio è stato consegnato anche al coordinatore della classe più numerosa presente alla serata, Sig. Leutenegger. Da ultimo, è stata premiata Claudia Kippele, di Basilea, quale “ex-allieva proveniente da più lontano”. L’incontro conviviale si è concluso verso le ore 22.30, con un invito a ritrovarsi ancora più numerosi alla prossima Zusammenkunft! 11 N. 7, luglio 2010 Confermati i membri del Consiglio di Fondazione Assemblea annuale degli Amici della Residenza di Malnate Si è tenuta presso La Residenza di Malnate (VA) sabato 29 maggio la consueta assemblea annuale degli Amici della Residenza, casa-albergo svizzero della terza età, per presentare la 41ª Relazione Annuale relativa all’anno sociale 2009. Erano presenti Amici che giungevano da varie località: Milano, Gallarate (VA), Lugano, Mendrisio, Berna, a cui va un particolare ringraziamento di vicinanza alla nostra istituzione. Quest’anno c’era anche un particolare che ha caratterizzato l’incontro: è stato proposto e all’unanimità approvato, di nominare Presidente Onorario della Fondazione Sandro Mumenthaler. Divenne presidente nell’aprile del 1989 e ha tenuto saldo fino al 2008, con i vari Consiglieri che gli sono stati a fianco in questi molti anni, l’impegno di mantenere e valorizzare questa iniziativa, nata dal desiderio della Comunità Svizzera di Milano negli anni ‘70 di trovare una soluzione di eccellenza per gli svizzeri che, ancora autosufficienti, desiderassero ritirarsi in campagna dalla città! Sandro è una figura storica della nostra comunità svizzera di Milano che ha sempre desiderato contribuire con passione a molte delle istituzioni svizzere presenti a Milano. Un grazie di cuore da tutti noi per questo suo esempio! È stata presentata la relazione dettagliata delle attività del Consiglio di Fondazione e vi sono state interessanti domande di approfondimento in merito a varie tematiche: le modifiche dello Statuto, comunicate già nell’Assemblea degli Amici del 2007 e avviate a compimento nel 2009 con le necessarie autorizzazioni Federali sia sostanziali che formali; la gestione e riorganizzazione della struttura; l’andamento economico, che risente sempre dei forti investimenti per i lavori straordinari; la sostenibilità economica della struttura di Malnate e degli interventi finanziari della Fondazione da Berna, necessari ogni anno a copertura dei costi. Nell’ottica di “fare rete” con altre organizzazioni no-profit, è stato segnalata la convenzione stipulata con “Associazione Gruppo di Betania - AGB Onlus” di Milano e partner l’Ufficio del Lavoro della Provincia di Varese, con l’obiettivo di fornire la possibilità alle ragazze seguite da AGB di poter frequentare uno stage di avviamento al lavoro. Abbiamo così cercato di contribuire anche noi con un intervento di solidarietà sociale, alla crescita e formazione professionale di tre ragazze che sono state con noi nei due mesi estivi. Sono stati inoltre proposti e eletti, poiché a scadenza, in qualità di Consiglieri della Fondazione i Signori: Erika Tenuzzo (Vicepresiden- Sopra: l’entrata al Parco. Sotto: la casa di riposo La Residenza di Malnate. te), Paolo Streit (Segretario), Rosmarie Lang e Claudio Fossati. E’ stato inoltre proposto ed eletto Marco Zema, unico consigliere non svizzero, per le sue capacità organizzative e gestionali della parte amministrativa di cui la nostra struttura di Malnate ha già sperimentato capacità professionale e passione. Attuali consiglieri della Fondazione risultano pertanto, oltre agli eletti: Alberto Fossati (Presidente), Ernesto Bechstein, Annamaria Guglielmetti e Sandro Mumenthaler. È seguito l’usuale e piacevole momento conviviale che ha visto tutti, ospiti ed invitati, radunati nel salone per gustare il pranzo preparato dal nostro Staff di cucina e con il prezioso ausilio dei nostri soci Ennio Tenuzzo e Aldo Grembo come sempre dediti alla griglia per preparare le famose bratwurste DOC svizzere. Un particolare ringraziamento a tutto il personale della Residenza ed alla sua direttrice, Signora Lari, per il lavoro svolto nell’anno sociale appena concluso e per il supporto nell’organizzazione della giornata. Ospiti graditi, tra gli altri, sono stati il nostro console di Milano Lara Eckerl accompagnata dalla famiglia, il presidente della Pro-Ticino di Milano Carlo Fossati, la Presidente del Gruppo Signore della Società Svizzera di Milano Emma Fossati. Un grazie particolare con affetto e stima ai Consiglieri, alcuni dei quali seguono silenziosamente da anni e con pazienza, tempo ed attenzione, gli ospiti de “La Residenza”. Un grazie anche agli invitati, che hanno desiderato conoscere la nostra istituzione e rallegrare con la presenza loro e di alcuni bambini questo luogo ameno e ridente di cui potrete avere maggiori dettagli visitando il sito www. laresidenza.it. I ringraziamenti espressi non sono un atto formale ma un sentimento di gratitudine verso i nostri Amici e Donatori che credono ancora nel valore della solidarietà. Alberto Fossati 12 N. 7, luglio 2010 Presenti varie autorità svizzere – In ricordo di Francesco Caravita di Toritto La festa della maturità alla Scuola Svizzera di Roma Nella splendida cornice della sede dell’Istituto Svizzero di Roma in via Ludovisi alla presenza del Segretario di Stato per l’Educazione e la Ricerca, Mauro Dell’ Ambrogio, del Consigliere Nazionale Kathy Riklin (cantone di Zurigo), dell’Erziehungsrat Kanton St. Gallen, Patronatshantons, Heinrich Zwicky, del Ministro presso l’Ambasciata Svizzera in Italia, Mauro Reina, dei genitori degli studenti e dei Soci della Scuola Svizzera di Roma, il Presidente dell’Associazione Scuola Svizzera di Roma, Fabio Trezzini ed il Direttore della Scuola Edwin Züger, tra la commozione e la gioia, hanno festeggiato, il coronamento della carriera scolastica degli studenti dell’ultima classe di liceo. Le Autorità presenti hanno voluto complimentarsi condividendo la soddisfazione dei “maturi” per il raggiungimento dell’importante meta. Nel suo discorso, lo Staatssekretär für Bildung und Forschung ha ricordato che la vita quotidiana deve essere affrontata con una buona cultura ma anche con concretezza e semplicità. Nella riflessione che ha coinvolto la storia della Scuola, Fabio Trezzini ha voluto rimarcare l’importanza della nostra comunità scolastica che oggi soddisfa a pieno i suoi molteplici obbiettivi, come garantire ai ragazzi delle famiglie svizzere residenti a Roma un’educazione ed un’istruzione in stretto contatto con la patria ed essere un’importante vetrina della Svizzera e della sua cultura nel suo moderno dinamismo multilingue, luogo di incontro internazionale anche per la presenza di studenti di diverse nazionalità. La Scuola è ispirata a un modello di promozione globale dell’individuo, la preparazione intellettuale, per essere valida, si deve accompagnare alla formazione della personalità, perché gli allievi possano diventare delle persone indipendenti e responsabili. Ancora oggi la Scuola è riuscita a mantenere la sua identità d’origine, infondendo negli allievi un senso di protezione, ma anche di appartenenza e partecipazione ad una comunità, con un senso di continuità affinché ognuno si senta parte di questa comunità e di questa identità e che la Scuola Svizzera rimanga nel cuore di ognuno che l’abbia frequentata, così da poter rimanere legati alla Scuola stessa, magari attraverso l’Associazione degli ex alunni e/od al Circolo Svizzero. Con questa premessa di partecipazione è stato anche affrontata la dolorosissima scomparsa di Francesco Caravita di Toritto, il quale si è spento pochi giorni prima della matura dopo una lunga ed estenuante malattia, lasciando a tutti lo splendido ricordo della sua straordinaria umanità, della sua forza d’animo, della sua serenità, del suo impegno costante e, come ha scritto il suo papà, anche del suo sentirsi cittadino europeo. La vicenda di Francesco ha toccato profondamente tutta la Comunità, le sue qualità, la sua forza e la sua battaglia hanno lasciato un segno indelebile tra tutti coloro che lo conoscevano. Si è poi proceduto alla consegna dei diplomi di maturità ai singoli studenti, consegnando il diploma di maturità a Francesco attraverso la sua famiglia affinché il suo impegno per questo traguardo sia stato premiato. Nelle foto: alcuni momenti della festosa consegna dei diplomi di maturità. 13 N. 7, luglio 2010 Grigliata col Circolo Più di mille persone hanno partecipato alla consueta e tradizionale festa di fine anno organizzata in via Marcello Malpighi dalla Scuola Svizzera e dal Circolo Svizzero di Roma. Bratwurst di Sangallo cotti alla brace, kartoffelsalat, pasta fredda, insalate, birra fredda, dolci, musica e tanta allegria hanno coronato la giornata facendo ritrovare molti amici, in un appuntamento ormai atteso che vede, come ogni anno, le due Istituzioni svizzere a Roma impegnate per un grande incontro con la “Sommerfest”. Fabio Trebbi Prossimamente il Circolo Svizzero di Roma propone: Giovedì 15 luglio dalle ore 18.00 alle ore 21.00. Festeggiamo insieme la Festa Nazionale Svizzera. Nella splendida cornice del roof garden del Victoria, incontriamoci per un aperitivo e festeggiamo insieme la festa Nazionale. Ascolteremo insieme il discorso del Presidente della Confederazione elvetica, Signora Doris Leuthard in occasione della Festa Nazionale Svizzera del 1° agosto 2010. Sarà inoltre possibile avere il “Distintivo del 1° agosto 2010” in favore della 100a raccolta fondi Pro Patria (2010). La Fondazione svizzera Pro Patria, in occasione del Centenario del «Dono svizzero della Festa Nazionale», ha scelto come progetto dell‘anniversario, il leggendario dipinto raffigurante la Battaglia di Murten del 1476. In collaborazione con la Fondazione per il Panorama della Battaglia di Murten 1476 e con il Museo Storico di Berna, Pro Patria s‘impegna a trovare una dimora stabile per il dipinto. In futuro esso potrà essere ammirato dal pubblico svizzero e dai visitatori del nostro Paese al Museo Storico di Berna. Pro Patria non è ovviamente in grado di sostenere da sola tutte le spese. Il primo finanziamento che Pro Patria può garantire –grazie alla sua tradizionale raccolta fondi – ha un forte valore simbolico. Tramite la fondazione, infatti, si esprime la generosità e la solidarietà di tutta la Svizzera. Pro Patria ha deciso di aprire un fondo specifico per il progetto del Panorama, fondo alimentato con una parte dei proventi delle raccolte Pro Patria 2009 e 2010, entrambe legate al Centenario. Appuntamento alle Terrazze del Victoria “sopra ai pini” Hotel Victoria, Roma – via Campania 41, per un aperitivo. È gradita la prenotazione: Scuola Svizzera, tel. 06 440 21 09 oppure Hotel Victoria, tel. 06 423 70 288 oppure [email protected]. Pubbliredazionale Quattro stelle brillano su Villa Borghese: quelle dell’Hotel Victoria Roma - Villa Borghese, il più grande dei parchi della capitale, è stata il set di molti importanti film: spettacolare la vista su Roma, i giardini, i laghetti navigabili e la storica Casina delle Rose che è oggi sede della Casa del Cinema. I viali di pini marittimi sono stati percorsi dai divi teatrali e dalle stelle cinematografiche di tutti tempi, da Anna Magnani con De Sica (“Villa Borghese” 1953) ai De Filippo, fino alle attuali star di Hollywood. Luoghi di fascino per tutti, romani e turisti. A proposito di stelle, sono quattro quelle che brillano per un hotel affacciato proprio su Villa Borghese e vicino a Via Veneto, la strada della “dolce vita” di Fellini: l’Hotel Victoria. Una struttura di grande storia romana con una conduzione... tutta svizzera! In cima all’edificio, quasi sopra le chiome dei pini di Villa Borghese, ci sono le famose Terrazze del Victoria, dette appunto “Sopra i Pini”: da questo splendido roofgarden si gode di un immenso scenario storico e naturale, oltre che della rinomata Hotel Victoria, quattro stelle: Ristorante Belisario, e d’estate sul terrazzo, Ristorante Sopra i Pini, Vic’s Bar, nelle camere tutte le comodità moderne, servizio garage. Le maggiori chiese e monumenti tra Villa Borghese, Piazza del Popolo, Piazza di Spagna ed il centro sono facilmente raggiungibili a piedi. cucina del Ristorante Belisario. L’edificio, costruito nel 1899, ha ospitato una famiglia davvero incredibile per le capacità dimostrate nel dirigere – da proprietari – il Victoria: i Wirth, originari della Svizzera tedesca. Capacità manageriali ma anche umane. Basti dire che durante la seconda guerra mondiale, aiutarono ebrei e anti-fascisti ma pure due luogotenenti tedeschi, a sfuggire ai loro persecutori, nascondendoli in albergo. Generosità e apertura intellettuale che si manifestarono anche anni dopo, quando l’albergo Victoria fu il rifugio di musicisti russi in fuga dal comunismo. “Mio padre Henry Alberto Wirth e sua moglie Elly Burkhardt – ci dice l’attuale responsabile del Victoria Rolf H. Wirth – sostennero molto i musicisti, che a loro volta amavano soggiornare da noi. Abbiamo ospitato una lunga lista di nomi prestigiosi da Ashkenazy a Rostropovich. Non solo, mio padre fu per molti anni il presidente e il promotore del Coro polifonico romano e dell’Oratorio del Gonfalone. E poi abbiamo conservato una tradizione...”. Quale? “II nostro mezza coda, pianoforte che si trova nell’appartamento di famiglia, è ancora oggi a disposizione dei musicisti che vogliono esercitarsi mentre soggiornano al Victoria”. Suonare il piano guardando i giardini di Villa Borghese... il Victoria si trova in una posizione favolosa. “È vero, siamo in un posto quieto su un parco ricco di alberi che favoriscono anche il riposo notturno. Eppure, a piedi raggiungiamo subito il centro storico con tutto quello che offre sul piano monumentale, museale e culturale, oltre alle rinomate vie dello shopping mondano...”. Hotel Victoria Roma Telefono 0039 06 42 37 01 info@hotelvictoriaroma www.hotelvictoriaroma 14 N. 7, luglio 2010 Il Circolo Svizzero di Firenze nel 150º Al Museo della paglia di Signa cesti e panieri di Elisa Dapples Continua l’intensa stagione del Circolo Svizzero di Firenze, che nel centocinquantesimo anno della fondazione propone ai soci un ricco programma di eventi culturali. Sabato 5 giugno è stata inaugurata al Museo della paglia e dell’intreccio di Signa un’esposizione della collezione di ceste e panieri donati dalla socia Elisa Dapples, scomparsa nel 2009. Nel luglio del 2005 la signora Dapples decise di assicurare una continuità alla propria raccolta di oggetti così particolari, affidandoli alle cure del Museo e suggellando così l’amicizia che aveva stretto negli anni precedenti col direttore Roberto Lunardi. Al vernissage della mostra sono intervenuti il sindaco di Signa, Alberto Cristianini, l’assessore alla cultura del comune di Signa, Giampiero Fossi, il console di Svizzera a Firenze, Edgar Kraft, la presidente del Museo della paglia, Carla Guiducci Bonnani e il direttore Roberto Lunardi. Quello di Signa è ormai diventato il maggior museo della paglia a livello nazionale e uno dei più grandi in Europa e forse nel mondo. Presto sarà trasferito al palazzo Ferroni, ben più centrale, in modo da accogliere più comodamente tutti i pezzi e valorizzare al meglio il ricco patrimonio di storia dell’artigianato e dell’industria accumulato nel tempo. Nell’occasione dell’apertura della mostra è stata presentata la pubblicazione “Elisa Dapples, ovvero l’universo dell’intreccio” (stesso titolo della mostra), a cura di David Tarallo, che ripercorre brevemente le vicende della collezione di Elisa Dapples, tracciando anche un rapido excursus sull’importanza della presenza della famiglia Dapples sul territorio fiorentino. Questo titolo è stato inserito nella collana Quaderni di testi e studi diretta da Roberto Lunardi e edita da Polistampa di Firenze. La mostra al Museo della paglia resterà aperta fino al 31 luglio, dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle 13 (il venerdì riservato alle scuole). La Svizzera e i ventagli Per celebrare i 150 anni del Circolo svizzero, un’originale esposizione di ventagli è stata approntata dalla socia Corinne Bernabei Kraft presso l’Hotel Classic di Firenze. Intitolata “Svizzera, promozione, souvenir e pubblicità nei ventagli”, è una selezione di ventagli d’epoca concepiti per promuovere l’immagine della Svizzera in un periodo in cui il marketing non esisteva ancora e la pubblicità era ben diversa da come la intendiamo oggi. A cura della stessa Corinne Bernabei Kraft è stato stampato un bel catalogo a colori, che presenta e descrive ciascun pezzo dell’esposizione, illustrandone le caratteristiche tecniche, le misure e la storia particolare. Attività sociale Il 18 giugno si è svolta nei locali del Circolo di Un momento della presentazione della pubblicazione su Elisa Dapples, il 5 giugno presso il Museo della Paglia di Signa. via del Pallone la tradizionale cena estiva (o quasi…), il cui menu è stato preparato con la consueta cura dalla collaudata squadra della famiglia Pizzi. Molti gli intervenuti in una serata che ha visto anche la partecipazione di alcuni soci del Circolo svizzero di Bologna. Domenica 27 giugno, S.E. l’Ambasciatore di Svizzera in Italia, Malta e San Marino, Bernardino Regazzoni è stato ospite presso la sede del Circolo alla presenza del console Edgar Kraft, e ha preso parte alla cena dedicata ai 150 anni del sodalizio fiorentino. Al suo arrivo il Coro “La corte di Orfeo”, diretto dal maestro Valerio Del Piccolo, ha salutato l’ospite con un omaggio musicale. All’Ambascia- tore è stato inoltre presentato il libro dedicato alla storia del Circolo svizzero di Firenze. Presentazione del libro “Quelli dell’Amicizia” È possibile anticipare fin da ora che è in programma per il 7 ottobre la presentazione, presso la Biblioteca delle Oblate a Firenze, del libro “Quelli dell’Amicizia. Il Circolo svizzero di Firenze 1860-2010” di David Tarallo. L’evento sarà reso possibile grazie a una fattiva collaborazione fra il Comune di Firenze e il Circolo Svizzero fiorentino. Ulteriori particolari saranno forniti nei prossimi numeri della Gazzetta Svizzera. David Tarallo Aiuta le terapie e la guarigione dei bambini di Firenze Nuovo progetto musicale per l’ospedale pediatrico Meyer Uscirà ad ottobre 2010 in tutti i migliori negozi di musica in tutta Italia e Svizzera e successivamente in Spagna il nuovo cd dal titolo “Quante Storie” dell’artista Luca Maris. Il cd conterrà dieci canzoni, nove in lingua Italiana ed una in lingua Spagnola. Le canzoni sono adatte ad un pubblico vasto e di tutte l’età, e sono interamente rivolte al tema dell’amore universale e spirituale, il genere è pop, testi e musiche di Luca Maris. Produzione artistica ed esecutiva sono della produttrice discografica Ines Diaz, residente a Prato, ma nata e cresciuta a Bellinzona (TI). Del nuovo cd farà parte anche la canzone dal titolo “SBIANCHEREMO DESERTI”, canzone a sfondo sociale con la presenza e partecipazione anche di bambini nel videoclip musicale, che potete visionare su: www.youtube.com/watch?v=4pPPGq5oY6U già presentata in anteprima in questi mesi. Aiuta Positivamente le Terapie e Contribuisci alla Guarigione dei Bambini. Link diretto della notizia sul web della Fondazione Meyer: www.meyer.it/cat2col100not_ auto_orizz.php?IDCategoria=1119 15 N. 7, luglio 2010 Relazioni sull’attività, i conti e le future attività L’Assemblea del Circolo Svizzero di Bologna L’Assemblea si è tenuta il 15 giugno u.s. presso la sede, messaci gentilmente a disposizione, dell’Alliance Française e dell’Istituto di Cultura Germanica. Il Console Onorario F. Andina ha porto il saluto Suo e del Console Generale D. Vogelsander e il Presidente T. Andina, ringraziati per l’ospitalità i Responsabili delle due predette associazioni, ha riferito dettagliatamente sulle attività svolte nel corso del 2009; a seguire il Segretario G. Sermenghi ha relazionato sulla gestione economica. Dopo esaurienti illustrazioni ed interventi dei Partecipanti, l’Assemblea ha approvato le relazioni del Presidente e del Segretario, l’avvallo della gestione economica da parte dei Revisori dei Conti, le proposte avanzate per future manifestazioni nonchè il rapporto sul preventivo economico per l’anno in corso. L’Assemblea ha inoltre deliberato di mantenere inalterata la quota sociale per l’anno 2011. Ro m a Successivamente l’Addetta cuturale A. Giorgi ha relazionato sui temi dibattuti a Sanremo al 72° Congresso del Collegamento a cui ha partecipato unitamente al Presidente e alla Consigliera G. Borellini; il Circolo alle Assemblee del Collegamento e della Gazzetta Svizzera è stato rappresentato dal Presidente. Il Consiglio Direttivo ha proposto all’Assemblea, che ne ha dato consenso, di inserire i Soci aderenti G. Sermenghi e E. Zanghi fra i Soci ordinari. Il Presidente, il Segretario e l’Addetta culturale del ns. Circolo, accogliendo il gradito invito del Presidente del Circolo Svizzero di Firenze Luciano Defilla, parteciperanno alla cena sociale indetta per festeggiare la ricorrenza dei 150 anni (1860-2010) di attività del Circolo di Firenze; nell’occasione si faranno portavoce di proposte per nuove congiunte manifestazioni fra le due associazioni. Il Consigliere P. Bury ha riferito in merito alla costituita piattaforma di interazione “circolosvizzerobologna.ning.com/”; chi avesse domande sulla procedura per accedervi contatti il gestore del sito su “[email protected]” Terminata la discussione sui vari punti posti all’O.d.g. si è svolto il rituale rinfresco allestito dalle Signore del Circolo. E. Z. INVIO TESTI AGOSTO/SETTEMBRE I testi e le foto sono da inviare alla redazione entro il 20 agosto. La redazione Benvenuti Welcome Bienvenue Willkommen Il VICTORIA albergo romano di primissima classe • Costruito nel 1899 • Ristrutturato nel rispetto dello stile e delle opere d’arte • Un angolo di quiete nel centro storico, affacciato sul Parco di Villa Borghese, a due passi da Via Veneto e dalle vie più famose per lo «shopping» • Sale conferenze funzionali • Garage 24 ore • Cortesia e professionalità • Con piacere Vi proponiamo l’atmosfera del nostro RISTORANTE BELISARIO la sua cucina classica italiana, le specialità romane • La CULTURA DEI VINI ITALIANI è espressa in una carta ben selezionata, composta soprattutto da «BEST BUYS» • Il VIC’S BAR, piacevole punto d’ incontro, ed il roof garden, romantico ritrovo per cocktails e cene estive completeranno il vostro indimenticabile soggiorno a roma • R. H. Wirth / H. Hunold Via Campania 41 oo187 Roma (Italy) [email protected] www.hotelvictoriaroma.com Tel oo39 o6 42 37 o1 • Fax oo39 o6 48 71 89o 16 N. 7, luglio 2010 Il Circolo svizzero di Genova prosegue le sue attività Gita del Circolo al Castello della pietra Appena a mezz’ora da Genova in direzione Milano, si tratta di un suggestivo edificio che sorge tra due torrioni naturali di puddinga. Oggetto di recenti restauri, da mille anni domina la Val Vobbia ed è diventato simbolo di un territorio meritevole di essere conosciuto in maniera più approfondita. Una salita di una ventina di minuti ha portato il gruppo al Castello ed è iniziata la visita guidata ricca di informazioni ed aneddoti interessanti. La visita al torrione prevedeva una arrampicata in sicurezza ma pur sempre un pò difficoltosa: i sofferenti di vertigini hanno dovuto a malincuore rinunciare. La discesa è stata affrontata con entusiasmo ed allegria, la salita un pò meno..... Tornati al punto di partenza, due belle tavole di legno grezzo con relative panche sotto un accogliente pergolato, ci hanno dato immediatamente la sensazione di quello che ci aspettava. La sensazione è stata confermata dall’ arrivo del gestore “armato” di due bottiglioni di vino rosso genuino che ci ha “seguito” per tutto il pranzo. Menù semplice e rustico: salame nostrano, formaggio della valle, torta salata di verdura tipicamente ligure e carne alla brace; i canestrelli, biscotti tipici della zona, hanno completato l’opera. Un particolare ringraziamento a Giuseppina Schmid che ha proposto ed organizzato la giornata, al dott. Lang Presidente dell’Unione elvetica che con le sue sottili e simpatiche considerazioni ha contribuito al clima allegro e sereno che ha accompagnato tutta la giornata e alla nostra Presidente Elisabetta Beeler che insieme a tutto il Consiglio programma momenti di coesione come questo. Un grazie e un arrivederci anche agli Amici che oltre ai Soci hanno partecipato alla splendida giornata. Alessandro Stecher Congresso del Collegamento Svizzero a Sanremo Visita all’istituto sperimentale CRA-FSO: un sentitissimo grazie a Carlo Pasini La Gazzetta ha dedicato diverso spazio a quest’argomento sul ultimo numero. Il Circolo Svizzero della Riviera di Ponente ringrazia tutti partecipanti di essere venuti a Sanremo. Organizzare questo evento per noi è stato un onore e un grande piacere. E stato un congresso vivo e ricco per le presenze illustri, i luoghi storicamente importanti, i relatori di spicco, le attività collaterali a scelta. Due simpatici trenini nostalgici – uno offerto per il Congresso e ringraziamo di cuore lo sponsor che non vuole essere nominato - hanno portato i partecipanti dagli alberghi alla Villa Ormond, la sera al Morgana e Domenica mattina in giro per un “sight-seeing” a Sanremo, itinerario calviniano, la Via Crucis e all’istituto sperimentale – CRA-FSO Unità di Ricerca per la Floricoltura e le Specie Ornamentali – dovè il padrone di casa, il dottor Carlo Pasini con passaporto svizzero e moglie svizzera, ha presentato l’istituto e parlato del suo lavoro. Molto di rado due ore passano cosi in fretta. Carlo è un brillante, accattivante oratore. Quante volte siamo passati davanti quella villa in Corso degli Inglesi senza sapere che dietro lavorano cinquanta ricercatori! Abbiamo colto al volo l’invito di Carlo e torneremo per una visita più completa in settembre. E con piacere condivideremo l’esperienza con tutti con un articolo sulla Gazzetta. Gertrud Fischer L’arte dell ’accoglienza Lungomare Nazario Sauro 9, Loano (SV) - Tel. +39 019 669666 - www.gardenlido.com 17 N. 7, luglio 2010 Circolo Svizzero di Palermo e Sicilia occidentale Escursioni di Primavera: Distilleria e orologi da museo Lo scorso mese di aprile il nostro Circolo ha visitato la distilleria Trapas vicino a Mazara del Vallo che produce un’ottima grappa. Il giro nel museo dell’alambicco con la degustazione di vari distillati (di Nero d’Avola, Passito ecc) e soprattutto l’assaggio dei cioccolatini alla grappa ha entusiasmato i nostri partecipanti. Per pranzo siamo stati accolti sulla terrazza di casa della nostra socia Ursula Streuli che ci preparato un aperitivo rinforzato a base di prodotti tipici della zona quali olive, formaggi e tante altre prelibatezze. Giornata di vero successo! La gita dell’11 giugno ci ha portati invece nell’interno della provincia di Palermo a Bisacquino. Qui nel piccolo Museo dell’orologio il sig. Scibetta ci ha illustrato il laboratorio artigianale del suo bisnonno, nonno, padre che costruivano sin dal 1700 con lavoro certosino orologi da campanile, da pendolo e persino un orologio geografico universale. Dal Santuario della Madonna del Balzo abbiamo ammirato il paesaggio collinare della Sicilia occidentale già in parte brullo. Dopo un pranzo ristoratore, compreso l’acquisto delle famose ciliegie di Chiusa Sclafani, ci siamo recati al Castello di Giuliana, altro piccolo borgo della zona. L’interno della Sicilia conserva tante tradizioni ed interessanti monumenti sconosciuti e soprattutto emana un fascino del tutto particolare con la sua luce intensa, morbide colline e Il gruppo in visita al museo dell’orologio. rocce a strapiombo e paesini dove sembra che il tempo si sia fermato. I nostri prossimi appuntamenti sono: Festa Nazionale il 29 luglio nelle Madonie. Dal 13 al 15 settembre viaggio a Pantelleria (ci sono ancora posti liberi!). Per iscriversi o informazioni telefonare a Geneviève Corselli (091 682 14 62). Rvgg Circolo Svizzero dell’Umbria Con gli amici di Siena-Arezzo all’Osservatorio Sismico di Perugia Il 22 maggio un folto gruppo di soci del Circolo Svizzero Umbria, insieme ai connazionali del circolo Siena-Arezzo ha visitato a Perugia il famoso Osservatorio Sismico “Andrea Bina”, dove vengono registrati tutti movimenti della crosta terrestre. L’osservatorio si trova in un locale situato tra le mura perimetrali di un antico cenobio del X secolo d.c.all’interno del monastero di San Pietro di Perugia. In questo luogo, nel 1751 fu inventato dal monaco benedettino Andrea Bina il primo sismografo a pendolo, che ancora oggi si può vedere nel laboratorio accanto alla strumentazione di ultima generazione. In seguito alla visita, padre Martino Siciliano, direttore dell’osservatorio e appassionato scienziato della materia, ci ha fatto scoprire i tesori nascosti del monastero, come l’antico archivio storico, dove sono conservati documenti scritti dai pellegrini del 400 che si recavano a Roma sull’antica via bizantina, che collegava Roma a Ravenna. L’interessante giornata si è poi conclusa in una allegra atmosfera con una cena tipica al ristorante. G.N. Se ci sono persone interessate ad iscriversi al nostro circolo, basta contattare la nostra presidente al numero telefonico 075 84 39 23 (Françoise L’Eplattenier) oppure la segretaria, Daniela Meierhofer, al numero 075 514 97 50. Ci farebbe molto piacere farVi conoscere le nostre attività. Segnaliamo inoltre che siamo consultabile anche su facebook- Circolo Svizzero Umbria. 18 N. 7, luglio 2010 Circolo Svizzero della Sardegna – Monica Carboni nuova presidente Eletto il nuovo Comitato Direttivo Franz Vespa diventa «presidente onorario» Il 9 maggio 2010 nei locali dell’Ittiturismo “Sa Pischera ‘e Mar ‘e Pontis” a Cabras, in provincia di Oristano, nella bella cornice dell’omonimo stagno, si è svolta l’Assemblea Generale dei Soci che ha provveduto, tra l’altro, alla nomina del nuovo Comitato Direttivo del Circolo Svizzero della Sardegna. Dopo ben diciotto anni di apprezzato lavoro, per ragioni di anzianità, il Signor Franz Vespa si è dimesso dalla carica di Presidente, con grande rammarico da parte del Circolo, ma con la piena comprensione di tutti gli associati. Resterà comunque ancora a fianco del nuovo Presidente e del Comitato come “Presidente Onorario” per continuare a dare il suo preziosissimo aiuto e sostegno. È stata eletta nuovo Presidente Monica Carboni, da sempre membro del Circolo e da tanti anni già Segretaria e quindi con esperienza in materia. Vice Presidente è stato nominato il Signor Casimiro Mombelli, nell’incarico di Tesoriere resta confermato il Signor Anton Lerch, la nuova Segretaria è la Signora Cecìle Nussbaum-Dedola, mentre come Consigliera è stata riconfermata la Signora Cecilia PrinceRaveglia. Il nuovo recapito del Circolo è dunque il seguente: Monica Carboni Via Bronte, n. 4; 09030 ELMAS (CA); telefono 070 235 03 83, Cellulare: 349 326 75 27, e-mail: [email protected] La giornata è proseguita con uno squisito pranzo a base di specialità di mare e di stagno nel Ristorante dell’Ittiturismo. Il prossimo appuntamento con gli svizzeri in Sardegna sarà in occasione della celebrazione della Festa Nazionale Svizzera, occasione nella quale saranno posti in vendita anche i caratteristici distintivi della ricorrenza, il cui ricavato sarà devoluto alla Pro Patria, istituto che da sempre sostiene in primo luogo il recupero, la cura e la conservazione di significativi monumenti e paesaggi culturali della Svizzera. Saremo ben lieti di incontrare i nostri compatrioti isolani e continentali che avessero piacere di prendere contatto con il Circolo Svizzero della Sardegna per unirsi a noi nelle future iniziative. Eventi storici e filatelia Francobollo svizzero e italiano per la Ferrovia retica del Bernina Cittadina di confine, unica ad avere, nel piazzale della Stazione due palazzi che si fronteggiano: la ferrovia italiana con i binari nazionali che si collegano a Milano e la ferrovia retica, in territorio svizzero con la sua stazione, la dogana italo/svizzera e il trenino rosso del Bernina che, dopo un paio di chilometri dalla stazione di partenza con i suoi binari a scartamento ridotto entra in territorio elvetico. Suggestive le sue carrozze rosse panoramiche diverse nel periodo invernale ed estivo. I 60 chilometri da Tirano a St. Moritz vengono coperti in due ore e trenta superando pendenze del 7%. Normalmente da Tirano a St. Moritz ci sono da 10 a 14 corse giornaliere. Dal centro della Valtellina si passa al territorio svizzero del Grigioni, dai 429 metri si raggiungono e superano i 2000 metri all’ospizio del Bernina. Appena uscito dalla stazione di Tirano, il tre- nino rosso passa davanti alla basilica della Madonna, il Santuario, tra i più belli d’Italia che nel 2004, con un francobollo celebrò il suo quinto centenario. Mentre il francobollo svizzero da un franco celebra e riproduce il trenino rosso nel proprio territorio e nel centenario della ferrovia retica, le poste italiane riproducono lo stesso convoglio in territorio svizzero commemorando il Patrimonio dell’Umanità voluto dall’Unesco e avvenuto nel 2008 cioè due anni or sono. Lemissione dei due francobolli, non in emissione congiunta, è avvenuta lo stesso giorno giovedì 6 maggio 2010. 20 e 22, relativo ai miei rapporti personali con la Liguria. Nel mio intervento al Congresso del Collegamento il 15 maggio scorso, parlando della chiusura del Consolato generale di Genova ho affermato: “E’ un pezzo di storia che se ne và, lo dico con rincrescimento particolare in quanto figlio di Svizzero all’estero vissuto per due decenni proprio tra Finale Ligure e Genova”. La parola “figlio” non è vero- similmente stata colta dall’articolista e la mia frase non era forse chiarissima. Mi riferivo infatti alla vicenda biografica di mio padre, che ha compiuto tutti gli studi in Liguria negli anni 20 e 30. L’articolo dell’Avv. Guidi indica correttamente “nato a Lugano”. Cordiali saluti. Bernardino Regazzoni Ambasciatore Errata corrige Caro Direttore, Ho preso conoscenza con l’intereresse e piacere abituali del numero di giugno della Gazzetta svizzera. Ringrazio per le parole di benvenuto a pagina 18 espresse tramite la penna dell’Avvocato Guidi. Colgo l’occasione per segnalare un piccolo malinteso alla pagina 1, ripetuto alle pagine 19 N. 7, luglio 2010 Al Centro Svizzero di Milano Apprezzata la targa in ricordo del Console generale Franco Brenni È stata indubbiamente una lodevole iniziativa da parte del nostro Console generale David Vogelsanger quella di dedicare alla memoria di Franco Brenni (Console generale a Milano dal 1942 al 1954 ) una targa posta nell’ingresso del palazzo di Via Palestro in cui si trova il Consolato generale di Svizzera a Milano e la Società Svizzera. Un notevole numero di persone ha accolto l’invito di partecipare il giorno 12 Maggio alla scopertura della lapide, e si notavano molte teste canute di persone che avevano avuto l’occasione di incontrare Franco Brenni durante il suo Consolato. Il nostro Console si è rammaricato di non aver conosciuto Brenni di persona, ma di avere appreso molto da lui tramite importanti documenti relativi alla sua attività, documenti che l’hanno spinto alla decisione della posa della targa. È stato nel frattempo distribuito agli intervenuti un fascicolo di fonte Renata Broggini (presente in sala), nota scrittrice e storica locarnese ed importante autrice di numerosi libri e pubblicazioni che riguardano anche il periodo della fine dell’ ultima guerra. Il Console ha aperto la cerimonia ricordando i fatti salienti avvenuti durante il consolato di Brenni: i bombardamenti su Milano – il mal accettato trasferimento del Consolato a Como – le conseguenze dell’ 8 Settembre con la nascita della Repubblica di Salò e la presenza tedesca a Milano – le formazioni partigiane – le importanti attività intermediarie di Brenni i suoi numerosi contatti con l’Arcivescovo Schuster, con le autorità tedesche e fasciste, nonché con i partigiani. Si trattava di situazioni difficilissime che coinvolgevano anche varie Il Console Generale Franco Brenni. conflittualità, in cui il Console Brenni riuscì a dimostrare miracoli di equilibrismo. Purtroppo queste situazioni così complesse furono anche fonti di incomprensioni e di critiche da parte di molte persone, e pure dal governo centrale di Berna. Brenni è particolarmente ricordato per il suo decisivo intervento nel momento più critico e pericoloso della presenza delle truppe tedesche armate alla frontiera di Chiasso che pretendevano l’entrata in Svizzera con le armi. In tale occasione il Console Brenni assieme al Colonnello Mario Martinoni dell’Esercito Svizzero ed al Maggiore Statunitense Joseph McDivitt riuscirono a convincere i tedeschi a deporre le armi cessando così di essere una reale minac- cia per la neutralità elvetica dalle conseguenze imprevedibili. Terminato il conflitto mondiale Franco Brenni rimase Console generale a Milano fino al 1954,cioè per un periodo insolitamente lungo per un console. Il nipote ha accennato a questo fatto quasi fosse un “parcheggio su un binario morto” in quanto Berna non aveva visto di buon occhio il fortissimo coinvolgimento di Brenni nelle vicende della fine guerra. Il nostro Console generale David Vogelsanger al termine del suo sentito ed appassionato ricordo di Franco Brenni ha invitato i suoi familiari, nipoti e pronipoti, a togliere il drappo che copriva la lapide. Un grande applauso ha accompagnato il gesto. Ha preso quindi la parola un nipote di Brenni per ricordare i brevi incontri da lui avuti col nonno, scomparso poi prematuramente all’età di 66 anni Un interessante intervento è poi stato quello dell’editore Ulrico Hoepli che ha ricordato il ruolo avuto da suo padre Carlo nelle vicende legate alla presenza a Milano di Mussolini. La targa in ricordo di Brenni (ricordiamo per inciso che il marmo della targa proviene dal Cantone Ticino a cui il Console era molto legato) è stata posta nell’atrio dell’edificio dove ha sede il nostro Consolato. Questa collocazione vuole ricordare anche il fondamentale ruolo avuto da Brenni nel programma della costruzione a Milano del complesso immobiliare del Centro Svizzero e del Palazzo di Via Palestro inaugurati nel 1952. La commemorazione si è poi chiusa con un simpatico rinfresco preparato nei locali del Consolato. Enrico Hachen Calmy-Rey a Tripoli con il collega spagnolo nella tenda di Gheddafi Liberato lo svizzero ostaggio in Libia Tutto è cominciato con l’arresto di Hannibal Gheddafi a Ginevra, perché accusato di aver maltrattato due suoi domestici. La cosa si era aggravata quando la Tribune de Genève aveva pubblicato le foto dell’arrestato. Gheddafi aveva minacciato ritorsioni e la moglie di Hannibal aveva promesso in televisione “occhio per occhio, dente per dente”. Da qui è iniziata una serie di tentativi di trovare una soluzione, con la Libia a tirare le cose per le lunghe, a promettere accordi mai mantenuti, fino alla condanna dei due svizzeri e seri peri- coli per la loro vita. Più di una volta Gheddafi ha detto che la Svizzera dovrebbe scomparire e il suo territorio diviso fra i paesi vicini. Ad un tratto è sembrato aprirsi uno spiraglio e il presidente della Confederazione Rudolf Merz si è recato a Tripoli, ma senza incontrare Gheddafi e costretto a tornare a mani vuote. Per cercare di uscire da questa situazione, Berna ha chiesto l’applicazione del trattato di Schengen per vietare l’ingresso in Europa di alcuni cittadini libici, compresa la famiglia Gheddafi. Qui si è finalmente mossa l’Europa, con l’Italia ad assumere il ruolo di scandalizzata e a fare pressioni sulla Svizzera perché facesse marcia indietro. All’avvicinarsi della fine della pena inflitta, i timori di una “scomparsa” di Max Göldi sono aumentati, tanto che la Svizzera aveva preparato un’azione militare per liberare il prigioniero. Poi, grazie alla mediazione ispano-tedesca, la cosa si è risolta, ma la Libia chiede pur sempre le scuse ufficiali della Svizzera, 1,5 milioni di franchi di risarcimenti e un Tribunale che giudichi l’atteggiamento sproporzionato della polizia di Ginevra. 20 N. 7, luglio 2010 A 32 anni è la più giovane presidente del Consiglio nazionale Pascale Bruderer Wyss vuole creare un ponte tra le generazioni Da piccola Pascale Bruderer sognava di essere astronauta e di essere la prima donna a posare il piede su Marte. Avrebbe pure volentieri voluto diventare sportiva professionista. In quanto più giovane presidente del Consiglio nazionale e prima cittadina del paese, questa donna di 32 anni non prova nessun rimorso per aver dovuto abbandonare i suoi vecchi progetti professionali. Si sente molto bene in questa funzione onorevole. E potrebbe anche diventare la prima donna su Marte. Non è facile fissare in tempo utile un appuntamento per un colloquio con Pascale Bruderer. Non che abbia qualcosa contro i media e le interviste. Al contrario: conosce l’importanza del ruolo che hanno le relazioni pubbliche in politica. E l’attraente presidente del Consiglio nazionale domina perfettamente la materia e sa trattare con la stampa. E’ una comunicatrice notevole. “Però non comunico in tutti i campi”, sottolinea Pascale Bruderer. “Non sono disposta a parlare della mia vita privata, poiché non concerne il pubblico. E’ anche l’opinione di mio marito”. Tuttavia essa è cosciente di aver approfittato molto dei mezzi di comunicazione. Giovane, seducente e buona oratrice, non sempre l’hanno trattata bene. “I giornalisti si sono precipitati sul superlativo “la più giovane”. Ho cercato di sfruttare queste potenzialità per porre al centro dei dibattiti temi che, altrimenti, attiravano pochissimo l’attenzione – come per esempio l’integrazione delle persone disabili”, aggiunge. I politici devono infatti avere la fortuna di far conoscere le loro idee e diffonderle tra la gente. Essenziale è tuttavia sempre il contatto personale con la popolazione. Bisogna stare comunque attenti a non esagerare la presenza nei media e quindi a non accettare tutto. Una vita dopo la politica Prima di poterci concedere l’intervista nel suo ufficio lucidato e ornato di tappeti di seta a Palazzo federale, ha partecipato a una riunione alla quale veniva presentata, su sua iniziativa, una nuova piattaforma Internet per la coabitazione fra generazioni. Essa si è rivolta, in tedesco e in francese, direttamente al cuore dei partecipanti. All’aperitivo che è seguito e che la presidente del Consiglio nazionale ha offerto a Palazzo federale, è spesso circolata l’idea che Pascale Bruderer potrebbe essere presto consigliera federale. A questa questione essa ha tuttavia risposto di non pensarci. Quando si entra in politica così giovani come lei, si sa che inizia anche una vita dopo la Pascale Bruderer Wyss. politica. Così, in futuro, una famiglia o una professione possono sicuramente essere al centro delle sue preoccupazioni. Ella sa inoltre quali sono le rinunce dipendenti da un posto in Consiglio federale. “Dò molta importanza al mondo al di fuori della vita politica, in particolare alla mia vita privata. Non sono per niente pronta a rinunciarvi completamente”, lascia spesso pensare. La carriera politica di Pascale Bruderer è iniziata molto presto: allieva del liceo era già consigliera comunale della città di Baden. A 24 anni è stata eletta nel Gran Consiglio argoviese e alcuni mesi dopo in Consiglio nazionale. Ogni volta era la più giovane candidata. Ha tuttavia sempre tenuto ad avere una seconda possibilità professionale. Così, essa è pure, al 60%, direttrice della Lega argoviese contro il cancro, una funzione che non può tuttavia assumere pienamente in questo momento. In quanto prima cittadina, durante un anno, è quasi diventata politica professionista. Non è a Berna ogni giorno, ma si sposta sovente. “In tutta la Svizzera. E ciò mi rallegra particolarmente”, dice Pascale Bruderer. Infatti essa considera come compito essenziale per una presidente di Parlamento di portare quest’ultimo verso il popolo, di intrattenere contatti con la popolazione. Essa sottolinea ancora che è molto importante per i politici non perdere mai il contatto con la vita reale e la popolazione. Pascale Bruderer è entrata in politica già al ginnasio, in quanto membro di un consiglio di allievi. Questa funzione le ha permesso di rendersi conto che si possono far muovere le cose. Per questo ha voluto fare la stessa cosa al di fuori della scuola. All’inizio non era schierata per nessun partito politico. Ha in seguito vagliato i partiti e notato subito che le sue domande trovavano una miglior accoglienza presso il PS: giustizia e uguaglianza delle opportunità per tutti. Secondo lei, il PS pone questi obiettivi al centro del lavoro politico nel modo più coerente. La sua famiglia, dal canto suo, sarebbe corresponsabile del fatto che lei si impegni in modo così veemente a favore della solidarietà e della coesione sociale. I suoi genitori hanno sempre ricordato ai loro tre figli che le persone meritano gli stessi diritti e le stesse possibilità. Una carriera non pianificata Quando si chiede oggi ai suoi genitori se non siano fieri del fatto che la loro più giovane figlia sia diventata prima cittadina svizzera, essi rispondono sempre che sono fieri delle loro tre figlie. Il fatto che la madre abbia due fratelli non udenti l’ha pure marcata. L’assurdità è un handicap nella comunicazione, comprendere ed essere compresi al quotidiano è primordiale, anche nel lavoro politico. Essa intrattiene buoni contatti con gli altri campi politici, al di là delle frontiere dei partiti. Per questa ragione è pure stata eletta prima cittadina con uno dei migliori risultati. Con i suoi due zii essa comunica con la lingua dei segni. Ed è fiera che grazie alla sua iniziativa il giornale SF Info 21 N. 7, luglio 2010 sia tradotto in lingua dei segni per i sordi. Non ha mai pianificato la carriera politica. Entrando in politica così giovane non si può mirare a nessuna funzione, ma perseguire obiettivi di fondo. Tutto si è concatenato semplicemente, pensa Pascale Bruderer. Essa considera che il clima politico in Svizzera sia sano. Potrebbe essere ancora più corretto e pertinente di quanto non lo sia attualmente, ma tutto sommato è nettamente più costruttivo che in altri paesi. Essa è inoltre un fan assoluto della concordanza e della democrazia diretta ed apprezza quindi molto il sistema politico svizzero. Essa è pure entusiasta del fatto che oggi vi siano più giovani politici in Parlamento rispetto al suo arrivo in Consiglio nazionale otto anni fa: “Allora, soltanto Ursula Wyss, Toni Brunner e io facevamo parte dei “meno di 35 anni”. Oggi questo gruppo è diventato importante”. Pascale Bruderer costata che, per quanto concerne le questioni specifiche, i giovani non politicizzano necessariamente in modo diverso dai più anziani. A livello di rapporti personali essi incontrano però meno ostacoli. Tutti i giovani intrattengono i migliori contatti al di là delle frontiere dei partiti, un bene che contribuisce molto all’instaurazione di un clima positivo. Pascale Bruderer incarna perfettamente la nuova generazione di politici. Essa pensa in modo autonomo, non si muove soltanto entro i limiti stretti del partito e si permette di avere una propria opinione. Non ha avuto dei veri e propri modelli in politica, ma apprezza per esempio molto Helmut Hubacher e legge volentieri quanto lui ha scritto. Ammira anche Ruth Dreifuss per non aver mai perso il suo calore umano in un ambiente politicamente difficile. Il fatto che i rapporti fra le generazioni siano diventati il tema centrale del suo anno di presidenza è pure dovuto al fatto che essa ha imparato molto dalle persone più anziane, ne ha tratto profitto e ha notato molto presto l’importanza della cooperazione, della collaborazione e dello scambio di opinioni fra generazioni. Si tratta qui di un collante essenziale per la società. Pascale Bruderer è Pascale Bruderer Wyss A 32 anni, Pascale Bruderer è cresciuta a Baden, con due sorelle maggiori in una famiglia interessata alla politica, senza esservi implicata. La sua carriera politica è cominciata con un mandato nel Consiglio comunale della città di Baden, quando aveva 20 anni e si preparava a superare gli esami di maturità. Nel 2001 è stata eletta nel Gran Consiglio argoviese ed è entrata nel 2002 in Consiglio nazionale. Ha studiato scienze politiche, diritto pubblico e storia sociale ed è direttrice della Lega argoviese contro il cancro. È sposata dall’anno scorso e abita con il marito e il suo labrador Kala a Nussbaumen, vicino a Baden. dell’opinione che non si faccia mai abbastanza in questo campo. Per questo partecipa, su questo unico tema, a non meno di venti manifestazioni durante il suo anno presidenziale. La sua agenda è già completa fino alla fine dell’anno? “Anche dopo la fine dell’anno, risponde Pascale Bruderer, lasciando sgorgare la sua risata comunicativa”. La comunicazione, una delle forze Viaggi ufficiali all’estero sono pure in programma. Così, essa visiterà probabilmente in autunno il Parlamento nepalese che, nella sua fase attuale di creazione dello Stato, vorrebbe trarre insegnamenti dal federalismo della Svizzera. Quest’anno il tempo riservato alla vita privata è ristretto. Tuttavia, ogni giorno, essa prende il tempo necessario per una passeggiata con il suo Labrador Kala. Le piace camminare e ritrovare non appena pos- sibile la sua famiglia e la sua cerchia di amici. La visita di manifestazioni culturali dovrebbe pure figurare nell’agenda di quest’anno della presidente. Pascale Bruderer lo spera in ogni caso. E spiega in seguito con dinamismo quanto la serata alla quale ha assistito a Beinwil all’operetta “Der Zigeunerbaron”, sia stata fantastica. Essa trova formidabile che quasi tutto un villaggio si mobiliti a favore di un simile progetto culturale, al quale partecipano circa 200 persone e che chiede mesi di lavoro. Il suo entusiasmo semplice è anch’esso comunicativo. Questo l’aiuta senz’altro nel suo lavoro politico. La comunicazione, di cui fa pure parte l’ascolto, è secondo lei una delle sue forze. E qual è la sua maggior debolezza? Risponde senza l’ombra di un’esitazione: “Sicuramente la mia impazienza”. Intervista di Heinz Eckert 22 N. 7, luglio 2010 La dipendenza dall’Unione europea cresce e la nostra sovranità diminuisce La politica europea della Svizzera è entrata in un vicolo cieco La via bilaterale della Svizzera verso l’Europa è stata finora coronata da successo. Tuttavia, questa opzione di politica europea diventa sempre più difficile. La nostra sovranità nazionale si riduce man mano che la dipendenza dall’Unione europea cresce. Coloro che criticano la politica europea del Consiglio federale esigono oggi una discussione aperta nel popolo a proposito dell’adesione all’Unione europea. La scena si è svolta lo scorso novembre a Palazzo federale, a Berna: il nuovo ministro tedesco degli affari esteri Guido Westerwelle, è stato interrogato dai giornalisti su che cosa pensa della discussione recentemente avviata a proposito di un’adesione della Svizzera all’Unione europea. Prima ancora che l’ospite in visita di Stato potesse rispondere, la sua omologa svizzera Micheline Calmy Rey ha spiegato che un tale dibattito non era per niente in atto da noi… In proposito il consigliere federale Moritz Leuenberger aveva spiegato poco prima: “Dico quello che penso. Dobbiamo aderire all’Unione europea, l’adesione arriverà, forse non domani, ma dopodomani”. Già la scorsa primavera, l’allora consigliere federale Pascal Couchepin aveva detto: “Forse il momento adeguato è oggi venuto per avviare in Svizzera un dibattito pubblico nell’ambito del popolo a proposito dei vantaggi e degli inconvenienti dell’appartenenza all’UE”. Lo scorso autunno un postulato della consigliera nazionale liberale bernese Corista Markwalder ha di nuovo rilanciato il discorso europeo. La presidente del Nuovo movimento europeo svizzero invitava il Consiglio federale a mettere sul tavolo del Parlamento “senza indugi i vantaggi e gli inconvenienti rispettivi degli strumenti di politica europea e delle misure per il futuro della politica europea”. Non meno di 101 membri del Consiglio nazionale – cioè oltre la metà della Camera del popolo – hanno aderito a questo atto parlamentare. Il Consiglio federale ha accettato il postulato e ancora una volta ha fatto l’elogio della via bilaterale nei rapporti con l’Unione europea. La via bilaterale verso l’Europa Dopo il debole no del popolo svizzero (e il chiaro rifiuto dei cantoni) allo Spazio eco- nomico europeo (SEE) il 6 dicembre 1992, il nostro paese ha adottato la via bilaterale verso l’Europa. Nel rapporto Europa 2006 il Consiglio federale giungeva alla conclusione “che la via bilaterale costituisce il miglior strumento per la salvaguardia degli interessi svizzeri”. Nel rapporto di politica estera 2009 il governo ha confermato questa valutazione, “ampiamente condivisa nella popolazione”. In effetti, i meriti del rapporto bilaterale sono vantati e confermati dai portavoce del governo, dal Parlamento, dai partiti borghesi e dall’economia ad ogni piè sospinto, come raramente avviene in questi casi. Ma che cosa portano realmente gli accordi bilaterali con l’Unione europea? Questa via bilaterale verso l’Europa può essere perseguita a quale prezzo? Secondo il rapporto di politica estera, la Svizzera ha l’ambizione di intrattenere “eccellenti rapporti” con l’Unione. Grazie a una diplomazia federale prudente, un’importante rete di accordi bilaterali è stata costruita durante gli anni, fra cui una ventina di “accordi maggiori”. Il punto essenziale è costituito dagli Accordi bilaterali I e II (approvati dal popolo nel 2000 e nel 2005). Grazie ad essi la nostra economia ha ottenuto un accesso privilegiato al grande mercato interno europeo, che conta circa 500 milioni di persone. “E’ pure nell’interesse della Svizzera proseguire lo sviluppo dei rapporti con l’Unione europea, concludendo accordi addizionali in nuovi settori d’interesse comune” – indica il rapporto federale. Il successo economico della via bilaterale è evidente: la Svizzera riceve un franco su tre dagli scambi con i paesi dell’UE, il 62% delle nostre esportazioni e perfino l’81% delle nostre importazioni concernono lo Spazio economico europeo. La libera circolazione delle persone soprattutto si è rivelata un fattore di crescita – decine di migliaia di manager, di ingegneri, di medici e di operai qualificati contribuiscono, grazie alle loro conoscenze professionali, a una produttività annuale in crescita. “Sul piano economico la Svizzera beneficia oggi di una tale integrazione nello spazio europeo, di cui nessun altro paese europeo può vantarsi”, scriveva la Neue Zürcher Zeitung. Si potrebbe parlare di “relazioni simili a quelle del mercato interno”, “che sono garantite da un pacchetto di accordi bilaterali di diritto internazionale”. Naturalmente, l’Unione europea presenta anche solidi interessi: la Svizzera è il suo partner economico principale – perfino prima della Cina, del Giappone e dell’India – e realizza in questo campo notevoli eccedenze. Con la sua importante piazza finanziaria, il nostro paese è un grande investitore e, inoltre, un datore di lavoro per decine di migliaia di cittadini europei, da una parte e dall’altra della frontiera. In quanto paese di transito, dotato di assi stradali moderni, la Svizzera è indispensabile al trasporto europeo delle merci. Ma, nonostante tutto, i pesi non sono ripartiti in modo uguale, poiché l’interesse della Svizzera (con oltre 7 milioni di abitanti) ad accedere all’Europa è inversamente proporzionale a quello dell’Unione (con quasi un mezzo miliardo di persone). Strada maestra o vicolo cieco? Di conseguenza i rapporti con l’Unione europea, appoggiati sul bilateralismo, sono considerati da molti come una vera e propria strada maestra. Negli ultimi tempi questa valutazione è tuttavia rimessa in forse da importanti politici e professori di diritto internazionale. L’ex consigliere federale e ministro delle finanze Kaspar Villiger (a suo tempo contrario all’adesione all’UE) mette in guardia contro “i grandi rischi collegati con questa via”. L’accesso al mercato interno europeo sarebbe di un’importanza vitale per la Svizzera ed eserciterebbe dunque una sorta di ricatto su di lei. Nei fatti, ogni nuovo accordo bilaterale aumenta la dipendenza dall’Unione europea – e riduce la distanza politica che ci separa da Bruxelles. Chi vuole fare affari con l’Unione europea deve riprendere il diritto comunitario del momento (acquis communautaire). I trattati intergovernativi bilaterali hanno sempre un carattere nazionale. Tuttavia, il contenuto degli accordi continua a svilupparsi e impone un adeguamento permanente. Da poco l’Unione europea esige perfino la ripresa automatica del diritto europeo, che è in continua evoluzione. “Questo dimostra, da un accordo all’altro, l’aumento del prezzo da pagare al bilaterali- 23 N. 7, luglio 2010 smo”, scriveva la Neue Zürcher Zeitung. Ma la Svizzera adegua in permanenza il proprio diritto, anche senza la pressione diretta di Bruxelles. Oggi, circa la metà del diritto federale è interessata dal diritto dell’UE, come costata il professore bernese di diritto europeo Thomas Cottier. Talvolta, il diritto europeo è ripreso direttamente, talvolta esercita un influsso indiretto sulla nostra legislazione. Il Consiglio federale rifiuta di designare come tali le disposizioni legali trasposte. “Se la popolazione sapesse quale quantità di diritto europeo abbiamo già ripreso, ciò avrebbe certamente ripercussioni sulla discussione concernente l’adesione all’UE”. Se la Svizzera adatta il proprio diritto al diritto europeo, si parla di “trasposizione autonoma”. Questa creazione linguistica ufficiale è, per l’ex professore di letteratura zurighese Peter von Matt, una “formulazione grottesca”. Il bell’edificio dei rapporti bilaterali è “fortemente minacciato di crollare” (Kaspar Villiger). La ragione è che se la Svizzera non applica uno degli accordi richiesti dall’Unione europea, il futuro dell’insieme dei rapporti bilaterali è in gioco. E’ stato così in occasione del prolungamento dell’accordo sulla libera circolazione delle persone, l’anno scorso. Il prolungamento di questo accordo era collegato ad altri accordi degli Accordi bilaterali I e il futuro di tutta la trattativa bilaterale era quindi in gioco. Quanto il ministro degli Affari esteri Micheline Calmy Rey ha detto già nel 2006 a proposito del rapporto Europa del governo è tuttora valido: “La via bilaterale resta la buona soluzione finché il quadro economico non evolve in nostro sfavore, finché l’UE è disposta ad accompagnarci sulla via bilaterale e finché la Svizzera dispone di sufficienti possibilità di partecipazione alle decisioni comuni”. Nel più recente rapporto di politica estera, è stata tuttavia tracciata una linea: “La via bilaterale non deve condurci a un’adesione de facto senza diritto di voto”. Segue quindi questa frase: “Se ragioni di ordine politico e/o economico dovessero esigere un nuovo forte avanzamento nel senso dell’integrazione, s’imporrebbe una scelta a livello di strumenti appropriati, tra cui l’opzione dell’adesione”. Critica alla politica europea Franz von Däniken, ex segretario di Stato al Dipartimento degli Affari esteri, è uno dei critici più feroci della politica europea. “Tra le grandi illusioni del popolo svizzero, vi è la convinzione che la via bilaterale nei rapporti con l’Unione europea rafforzerebbe la sovranità della Svizzera. In realtà, succede il contrario”. La sovranità (materiale) sarebbe sottoposta a un’ “erosione continua”. Il diritto dell’UE marcherebbe “molto ampiamente” il contenuto dei nostri accordi bilaterali con Bruxelles. La Svizzera dovrebbe “di regola” riprendere il diritto comunitario. Anche al momento della scelta di settori particolari, il nostro paese non sarebbe più libero: “Vi sono soggetti che ci vengono imposti, per non dire ordinati”. “La Berna federale” sarebbe soggetta all’ “illusione di una libertà di negoziato e di una libertà contrattuale”. Non meno chiara è la critica della politica del Consiglio federale da parte di Franz Blankart, ex segretario di Stato per gli affari economici esterni e negoziatore capo in occasione dell’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE). “La Svizzera riprende ogni volta massicciamente il diritto pertinente dell’UE nelle sue leggi, chiamandolo “trasposizione autonoma”. “Da qualche tempo l’Unione europea esige anche che il futuro diritto europeo sia trasposto tale e quale nel nostro diritto”. Numerosi casi di trasposizione autonoma sarebbero “estremamente dubbi da un punto di vista della sovranità politica”. Franz Blankart diventa perfino sarcastico: “Quando raggiungeremo il grado di trasposizione autonoma, grazie al quale la Svizzera diventerà una colonia europea di diritto economico con gestione autonoma locale?”. Per il professore bernese di diritto europeo Thomas Cottier, la Svizzera è già un “membro passivo dell’UE”, poiché circa la metà del diritto federale subisce l’influsso del diritto europeo. Le sue ricerche dimostrano che il nostro paese “riprende di regola le disposizioni europee”. La sovranità sarebbe quindi mantenuta unicamente da un profilo formale, ma di fondo esiste un settore sempre più vasto nel quale il diritto europeo sarebbe ripreso senza discorso democratico. “Si tratta di una perdita di sovranità, ma anche di democrazia, e questo in un paese in cui si è talmente fieri della partecipazione democratica”. L’ex professore losannese Dieter Freiburghaus, autore di un libro particolareggiato sui sessant’anni di politica europea della Svizzera, identifica una “insidiosa perdita di sovranità”. L’insieme di accordi con l’Unione europea sarebbe diventato “così denso e profondamente ancorato” che un’eventuale denuncia e il suo scioglimento avrebbero “conseguenze economiche imprevedibili”, per cui non entrerebbe più nemmeno in linea di conto per il nostro paese. “Ciò significa una vera restrizione della sovranità”. Dieter Freiburghaus si chiede per quanto tempo la Svizzera è pronta a vivere in un rapporto di semi-colonia con l’UE per motivi finanziari. Supponiamo che il “limite sopportabile” delle relazioni bilaterali con l’Unione europea sia raggiunto – e poi? Esistono soltanto tre opzioni: l’”Alleingang”, lo Spazio economico europeo e l’adesione all’UE. “La sola cosa che noi non possiamo permetterci è l’isolamento” (Micheline Calmy Rey). In realtà un simile passo comporterebbe un’importante perdita di possibilità a livello di orientamento internazionale dell’economia svizzera, cosa che il popolo non potrebbe sopportare. Lo SEE come alternativa? Un’adesione allo Spazio economico europeo (SEE), di cui fanno parte oggi la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein, sarebbe possibile in ogni momento. L’accordo SEE prevede una partecipazione estesa degli Stati terzi al mercato interno europeo. La libera circolazione delle merci (senza l’agricoltura), delle persone, dei capitali e dei servizi, completata da regole comuni in diversi settori, costituisce la base comune. Lo SEE comprende settori importanti che non sono coperti dagli accordi bilaterali (come il diritto della concorrenza, la libera circolazione dei servizi e dei capitali). Il 6 dicembre 1992 il popolo svizzero ha respinto di poco, con il 50,3% dei voti contrari, l’adesione allo SEE. Poco prima di questa domenica di votazioni, il Consiglio federale aveva confessato che lo scopo era l’adesione all’UE e introdotto una domanda d’adesione a Nelle foto: alcune vignette di un umorisata svizzero che riflettono il disagio nei confronti del problema Europa. 24 N. 7, luglio 2010 Bruxelles, il che fu un errore storico. Il risultato della votazione popolare è stato falsato, un’odissea di politica europea è iniziata, l’economia è caduta in un decennio di stagnazione e l’Unione democratica di centro (UDC) ha cominciato il suo cammino vittorioso. Lo Spazio economico europeo è oggi ancora una possibilità, secondo seri commentatori contemporanei. L’eminente avvocato in diritto economico Peter Nobel pensa che la Svizzera si sia “marginalizzata sul piano della politica europea”. Per questo esperto del diritto europeo la via bilaterale è un vicolo cieco e non può più essere rafforzata. “Nella situazione attuale, un nuovo accordo SEE sarebbe la soluzione realistica. Esso istituzionalizzerebbe i nostri rapporti con l’UE e ci conferirebbe un certo diritto di co-decisione”. L’ex consigliere nazionale e sorvegliante dei prezzi Rudolf Strahm vede pure dei vantaggi in un’adesione allo SEE: integrazione totale al mercato interno europeo, consultazione in occasione di sviluppo del diritto europeo, possibili regolamenti d’eccezione e maggior influsso nei negoziati con Bruxelles. “Chi, in Svizzera, ha la forza politica e il coraggio di rilanciare i dibattiti attorno a un accordo sul prospero SEE?”. L’ex diplomatico di primo rango e negoziatore capo dello SEE, Franz Blankart, si è espresso in questi termini: “L’adesione dell’Islanda all’UE, e forse quella della Norvegia, darebbero alla Svizzera un’opportunità unica di aderire allo SEE e di approfittare delle sovrastrutture istituzionali, nonché della partecipazione all’organizzazione”. Questo offrirebbe “di nuovo calma e dignità ai nostri principali partner economici”. Si dovrebbero superare certe “sensazioni spiacevoli” a seguito delle votazioni negative del 1992. “Altrimenti la politica deve chiaramente prendere la direzione dell’adesione all’Unione europea”. L’adesione all’UE torna d’attualità Nel 1993, il Consiglio federale aveva già confermato, nel suo rapporto di politica estera, che un’adesione all’UE sarebbe un “obiettivo strategico”. Nel 2000 il governo parlava ancora di adesione come di un obiettivo, ma che non era più “strategico”. E nel 2005 l’integrazione all’Unione europea era relegata al rango di “semplice opzione a lunga scadenza”. “Questo graduale distanziarsi della Svizzera rispetto all’adesione all’UE mostra l’irrigidimento dei suoi rapporti con l’UE” (secondo la Neue Zürcher Zeitung). L’appello di eminenti voci a favore dell’adesione all’Unione europea si fa però sentire. Come quello dell’ex diplomatico di primo rango Franz von Däniken: “La via bilaterale ci rende più dipendenti dall’UE e non più indipendenti. In quanto membro dell’UE, guadagneremmo in sovranità, grazie a un margine di manovra più ampio e al diritto di partecipazione”. Oppure quello del professore bernese Thomas Cottier: “Dobbiamo trovare il coraggio di prendere in mano il futuro del nostro paese in Europa. Il tabu della questione dell’adesione deve essere spezzato con il lavoro politico”. Oppure ancora il pensiero della “Neue Zürcher Zeitung”: “Toccherebbe a una democrazia animata come quella svizzera l’esame periodico della questione dell’adesione senza idee preconcette – e in modo più intensivo, man mano che la Svizzera si avvicina a Bruxelles”. Le conseguenze di una totale partecipazione della Svizzera sono contenute nel rapporto Europa 2006 del governo. Eccole in breve: ◆ Democrazia diretta: i nostri diritti popolari rimarrebbero sempre in vigore, il campo d’applicazione materiale sarebbe ristretto nella misura delle competenze cedute all’UE. L’adesione sarebbe sottoposta a referendum obbligatorio. In caso di modifica di leggi nazionali attraverso le direttive dell’UE, sarebbero possibili referendum (ma non in caso di diritto europeo applicabile direttamente). Iniziative popolari in materie rilevanti del diritto europeo sarebbero sempre possibili. Se un’iniziativa popolare fosse contraria al diritto dell’UE, bisognerebbe negoziare con Bruxelles. – In contropartita la Svizzera otterebbe diritti di co-decisione a livello europeo nel Consiglio dei ministri, nel Parlamento europeo e nella Corte di giustizia delle Comunità europee. Le Svizzere e gli Svizzeri potrebbero partecipare a votazioni, eleggere ed essere eletti ovunque in Europa, a livello comunale, partecipare a votazioni popolari europee, lanciare iniziative popolari europee. ◆ Federalismo: non si sarebbe alcuna modifica fondamentale. Ogni paese determina in totale autonomia l’organizzazione del proprio sistema statale. Parecchi Stati membri hanno una struttura federalista. ◆ Neutralità: la nostra neutralità rimarrebbe intatta, nella misura in cui l’UE non costituisce un’alleanza militare e non obbliga a partecipare ad impegni armati. Altri Stati neutri come l’Austria e la Svezia sono già membri a pieno titolo. ◆ Economia, finanze: la politica economica nazionale, nonché la politica monetaria subirebbero alcune restrizioni. In caso di adozione dell’euro, i tassi d’interesse salirebbero. L’IVA dovrebbe essere portata al 15% almeno. Il contributo netto annuo della Svizzera al bilancio dell’UE sarebbe dell’ordine di 3-4 miliardi di franchi (circa lo 0,7% del prodotto nazionale lordo). Oggi, circa 700 milioni di franchi sono versati ogni anno a Bruxelles. Se il popolo svizzero fosse interrogato oggi a proposito dell’adesione all’UE, la sua decisione sarebbe probabilmente negativa. Uno “spettro sull’Europa”, al quale fa sempre più ricorso l’Unione democratica di centro (“i piccoli paesi non avranno nulla da dire, burocrazia comunitaria, giudici stranieri”) è diffuso nell’opinione pubblica dall’infelice discussione attorno allo SEE. L’atteggiamento dell’economia e soprattutto delle banche è tuttavia determinante. I responsabili di questi due settori rifiutano aper- tamente l’adesione all’Unione europea. Essi temono danni, soprattutto alla politica sociale, al diritto del lavoro e al segreto bancario. La Federazione delle imprese svizzere economiesuisse non cessa di fare l’elogio della via bilaterale e di esigere nuovi accordi con l’UE. “Una ripresa delle politiche europee finanziaria, fiscale e monetaria, nonché della politica del diritto del lavoro e della politica sociale avrebbero ripercussioni negative sulla competitività delle aziende svizzere. Un’adesione all’UE non è un’opzione per l’economia svizzera”. La posizione di rifiuto del mondo bancario è altrettanto netta: ogni volta che si tratta del segreto bancario, della frode fiscale da parte di stranieri, dell’accordo sulla fiscalità del risparmio con l’UE o dell’imposizione delle holding (criticata da Bruxelles), dei cantoni, la lobby bancaria è sempre presente nei corridoi bernesi. Una classe politica scoraggiata Il successo economico degli accordi bilaterali ha finora evitato alla politica e al popolo di prevedere un’adesione all’Unione europea. Tuttavia, ora che la via bilaterale diventa più difficile e che la perdita di sovranità nazionale è manifesta, diventa urgente condurre un dibattito aperto sull’Europa. Manca soltanto alla “classe politica”, finora, il coraggio di battere il ferro finché è caldo. O meglio: “la salvaguardia diplomatica degli interessi in Europa non ha più un aspetto prioritario agli occhi del Consiglio federale”. (Franz von Däniken). E il popolo? Può continuare a sognare del mito del piccolo Stato indipendente, conformemente alle parole del suo eroe nazionale Guglielmo Tell: “Soltanto colui che è forte è più potente. Ognuno può contare veramente soltanto su se stesso”. Oppure ascoltare Jakob Kellenberger, l’ex segretario di Stato del Consiglio federale e attuale presidente del comitato internazionale della Croce Rossa: “Non riesco ancora a capire che un paese come la Svizzera non cerchi risolutamente un’adesione all’UE. Se si tratta di rappresentare i nostri propri interessi in un luogo adeguato, esiste soltanto questa via in Europa”. Rolf Ribi Documentazione Thomas Cottier, Rachel Liechti-McKee (Hrsg.): Die Schweiz und Europa. Wirtschaftliche Integration und institutionelle Abstinenz, Vdf Hochschulverlag AG, Bern 2009, 358 S., CHF 58.-, EUR 39,90.-. www.vdf.ethz.ch Dieter Freiburghaus: Königsweg oder Sackgasse? Sechzig Jahre schweizerische Europapolitik. Verlag Neue Zürcher Zeitung, Zürich 2009. 445 S., CHF 48.-, EUR 31.-. www.nzz-libro.ch Rapport de politique étrangère 2009, Rapport Europe 2006 (questi due documenti sono consultabili all’indirizzo www.bbl.admin.ch/dienstleistungen/index.html?lang=it) Centre de documentation www.doku-zug.ch