Anno 41 N. 7, luglio 2010
Mensile degli Svizzeri in Italia con comunicazioni ufficiali delle Autorità svizzere e informazioni del Segretariato degli Svizzeri all’estero Internet: http://www.gazzettasvizzera.it
Per la prima volta l’incarico affidato a uno svizzero
Joseph Deiss presidente
dell’Assemblea dell’ONU
Grazie a Joseph Deiss, già consigliere federale, la Svizzera assume la presidenza dell’Assemblea generale dell’ONU per la durata di
un anno.
Joseph Deiss conosce molto bene le Nazioni Unite. In qualità di capo del Dipartimento
federale degli affari esteri ha contribuito in
modo importante alla storica adesione della Svizzera all’ONU nel 2002. L’importanza
strategica della politica estera in un mondo
globalizzato diventa sempre più evidente e di
rilevanza fondamentale. La Svizzera ha bisogno di alleanze nel mondo intero. E Joseph
Deiss ne è da sempre consapevole. Malgrado
il fuoco incrociato dell’opinione pubblica e dei
media, ha promosso dei contatti importanti
Calmy-Rey a Tripoli
Libero lo Svizzero
ostaggio in Libia
L’ingegner Max Göldi, trattenuto in Libia dal
luglio 2008, è stato liberato dopo aver scontato quattro mesi di prigione, inflittigli per “immigrazione illegale”. Un altro svizzero, ma di
origine tunisina, per lo stesso reato è stato
invece scagionato.
Per liberare Göldi, strumento della vendetta di
Tripoli per l’arresto del figlio di Gheddafi a Ginevra – denunciato per maltrattamenti – sono
state avviate molte iniziative, tra cui la visita improvvisa del presidente della Confederazione
Rudolf Merz, ma senza esito. Solo l’intervento
del ministro degli esteri spagnolo, appoggiato
da quello tedesco, ha sortito l’effetto voluto.
(Servizio a pag. 19)
postatarget
magazine
DCOOS3273
«In caso di mancato recapito inviare al
CMP di Milano -Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi»
La Svizzera al mondiale
La vittoria
che accomuna
Joseph Deiss, ex-Consigliere federale.
grazie a un lavoro costante e mirato. Deiss
ha dato priorità alla politica economica estera, ambito che prende in considerazione non
solo gli aspetti umanitari, ma che ha anche
come obiettivo l’integrazione della Svizzera
nella rete mondiale. Il già consigliere federale
Joseph Deiss ha saputo costruire negli anni
dei legami forti, trovando alleati importanti
che difendono gli stessi interessi del nostro
Paese. In qualità di ministro degli affari esteri
e in seguito dell’economia, Joseph Deiss si è
sempre battuto per una forte coesione nazionale. Si è distinto per una grande sensibilità
verso le minoranze e per il rispetto delle differenti culture. Le competenze e l’esperienza
di Joseph Deiss gli permetteranno di dirigere
con maestria l’Assemblea generale dell’ONU.
Grazie alla sua posizione all’interno dell’ONU,
la Svizzera non solo si farà notare positivamente a livello mondiale, ma sarà ugualmente
ben rappresentata.
●pagina 2
Inchiesta: l’Italia è il
nostro peggior vicino?
●pagina 10
Ex-allievi della Scuola
Svizzera di Milano
●pagina 4
Assicurazioni sociali
e ritorno in Svizzera
●pagina 12
La maturità alla Scuola
Svizzera di Roma
●pagina 20
Ritratto della presidente
del Consiglio Nazionale
●pagina 22
La politica europea
in un vicolo cieco
La Svizzera ha iniziato i mondiali di calcio, battendo nientemeno che la Spagna, campione d’Europa e seria pretendente al titolo mondiale. Questa vittoria
ha avuto in Svizzera un effetto che va
ben al di là del risultato sportivo. Mai
come nei giorni seguenti l’evento si sono
viste in Svizzera tante persone in festa,
munite tutte di bandiere rossocrociate e
inneggianti al ritrovato onore del paese.
Sì, perché stavamo uscendo da un periodo difficile della nostra ultracentenaria
esistenza, attaccati da tutte le parti per
via del segreto bancario, per via dell’affare UBS e dei suoi strascichi internazionali, per via di una certa rinascita di
xenofobia, per via dell’affare Gheddafi e
altro ancora. Tutte situazioni che hanno
messo a dura prova le autorità e che si
sono concentrate nelle settimane della
sessione estiva delle Camere federali,
con un Consiglio federale messo spesso alla berlina e accusato di dissapori
interni.
I problemi non sono certo scomparsi,
ma il modo e il sentimento per affrontarli hanno avuto un sicuro appoggio dalla
ritrovata unità nazionale, grazie proprio
alla vittoria in Sud Africa.
Ma c’è anche un altro aspetto importante. Per una volta una competizione
sportiva riesce a unire più che a dividere
gli animi. Sulle piazze, davanti ai grandi
schermi, si vedevano una moltitudine di
etnie, munite delle rispettive bandiere,
ma coscienti e accomunate dal fatto di
essere in Svizzera, con una squadra nazionale composta in maggioranza da figli di immigrati. Sarà magari banale, ma
prima e dopo le partite si vedono sfilare
molte auto munite di due bandiere: quella svizzera e quella del paese d’origine.
Che il calcio riesca laddove la politica
non è ancora riuscita completamente?
Ignazio Bonoli
2
N. 7, luglio 2010
Inchiesta fra i lettori di Gazzetta Svizzera sull’articolo comparso nella NZZ
Altre prese di posizione sull’articolo
«L’Italia è il nostro peggior vicino»
Cari Lettori,
Sulla Gazzetta Svizzera n. 4 dell’Aprile 2010
è stato pubblicato il testo nella sola lingua
tedesca di un articolo comparso sull’edizione
domenicale della Neue Zürcher Zeitung (NZZ),
e cioè del più quotato quotidiano svizzero, a
firma Charlotte Jacquemart.
L’articolo si intitola: “Italien ist der schlechteste Nachbar den wir haben”. In italiano: “L’Italia
è il nostro peggior vicino”.
Sulla Gazzetta Svizzera n. 5 del Maggio 2010
io ho pubblicato l’articolo con la traduzione in
italiano ed ho chiesto ai Lettori di esprimere
la loro personale opinione.
LE RISPOSTE SONO STATE MOLTISSIME E
TUTTE MOLTO INTERESSANTI.
Sulla Gazzetta Svizzera n. 6 del Giugno 2010
ho già proposto ai miei Lettori alcune lettere
di commento dei Lettori e altre ne pubblico in
questo numero.
In generale posso dire che la mia iniziativa ha
avuto un successo di gran lunga superiore alle attese. Speriamo che di ciò se ne ricordino
i nostri Lettori allorché la Gazzetta manderà
loro la abituale richiesta di versamento dei
contributi volontari per garantire la sua sopravvivenza.
In questi ultimi giorni mi è pervenuta una lunga
lettera del Dott. Francesco Sommaruga, noto
commercialista svizzero mononazionale che
vive e svolge da moltissimi anni la sua attività
professionale in Roma.
Ritengo il contributo del Dott. Sommaruga
MOLTO interessante. Pertanto lo pubblico integralmente dandogli la precedenza.
Comunque, come ho già detto e scritto, i
contributi dei Lettori di Gazzetta Svizzera
verranno tutti pubblicati sul nostro mensile nei
prossimi mesi. Dato poi che tutti i contributi
sono preziosi, spero di riuscire ad ottenere
dalla Redazione, in via eccezionale, uno spazio superiore. Vedremo.
Ed eccovi ora la lunga lettera del Dott. Francesco Sommaruga.
QUARTA LETTERA
Caro Amico,
ho ricevuto solo pochi giorni or sono la GAZZETTA SVIZZERA, e mi ha particolarmente
colpito l’articolo della giornalista Charlotte
Jacquemart. Ho molto apprezzato le Sue domande alle quali, non rispondo singolarmente
ma esprimo il mio pensiero nel complesso.
Devo premettere, per chi non lo sapesse, che
sono uno svizzero, non binazionale, vissuto
sempre in Italia, salvo gli anni della guerra
quando, a Lugano ho fatto le elementari alle
Scuole Centrali dove oggi ha sede l’UBS. Sono legatissimo al Ticino ed alla Svizzera dove
ho fatto il servizio militare e dove vado tutti
gli anni in vacanza.
Mi ha particolarmente colpito l’articolo per lo
ritengo di parte e non obiettivo.
Voglio partire da lontano, dagli emigranti, che
meritano rispetto per il coraggio che hanno
dimostrato partendo verso l’ignoto, pur di far
sopravvivere la propria famiglia. Non dimentichiamoci che hanno contribuito al benessere
della Svizzera. Capisco il disagio di quegli
Svizzeri che allora ospitavano emigranti privi
di educazione civica e istruzione, che provenivano da un’economia rurale, pronti a vivere
fuori dalle regole, accalcati in una stanza pur
di inviare più soldi alle loro famiglie.
Ho conosciuto molti operai italiani che, in età
adulta, dopo anni di lavoro in Svizzera sono
tornati in Italia. Tutti parlano molto bene della Svizzera ed hanno un rapporto, se non di
Rubrica
legale
dell’Avv.
Ugo Guidi
riconoscenza, almeno di grande stima per la
Svizzera e per i nostri compatrioti.
Diverso è l’atteggiamento delle classi operaie
e borghesi italiane, chiamate sempre loro a
sopportare gli oneri delle cosiddette “manovre correttive” per aggiustare i conti pubblici.
I mass media con informazioni spesso non
obiettive danno adito a generare avversione
verso la Svizzera, ma la Svizzera non è priva
di colpe, che cerco di individuare e commentare.
La Svizzera è sempre stata un paese rifugio
sia prima che dopo la guerra – e questo tutti
lo sanno – prima quando venti di guerra si
alzavano, dopo quando era forte la preoccupazione che l’Italia diventasse un satellite sovietico. Ma i tempi sono cambiati e la miopia
dei governanti Svizzeri e gli Svizzeri stessi
non se sono accorti pensando che tutto potesse rimanere come prima, o se ne sono
accorti troppo tardi.
Il crollo dei mercati finanziari, la enorme
preoccupazione che iniziassero fallimenti di
Banche a catena, hanno spinto l’Italia a mettere in piedi lo “scudo fiscale” per cercare di
far rientrare dalla Svizzera tutti quei capitali
non assoggettati ad imposte in Italia, in maniera tale da raggiungere un triplice scopo,
una ragguardevole entrata tributaria straordinaria, la possibilità di finanziare il sistema
creditizio italiano e da ultimo percepire, negli
anni a venire, imposte sui capitali rientrati. È
riprovevole questo? Non credo.
Mi si può obiettare, ma esistevano accordi in Svizzera – Comunità Economica sulla
cosiddetta “Euro-ritenuta”, si è vero; però il
gettito è stato molto modesto, perché?; lo
si domandi alle Banche Svizzere ed ai consulenti finanziari se non hanno suggerito ai
loro clienti di trasferire i propri averi su una
Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.
Internet: www.gazzettasvizzera.it
Editore: Associazione Gazzetta Svizzera
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Gazzetta svizzera viene pubblicata 11 volte all’anno.
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Redazione: Dott. Ignazio Bonoli
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I soci ordinari dell’Associazione Gazzetta Svizzera sono tutte le istituzioni volontarie svizzere in Italia (circoli svizzeri, società di beneficenza, scuole ecc.). Soci simpatizzanti sono i lettori che versano un contributo
all’Associazione. L’Associazione Gazzetta Svizzera fa parte del Collegamento Svizzero in Italia (www.collegamentosvizzero.it).
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N. 7, luglio 2010
loro filiale a Singapore o a Hong Kong, dove
non è applicabile l’accordo Svizzera – Comunità Economica. Che simpatia possono avere
le classi operaie e borghesi italiane che non
hanno soldi in Svizzera, sull’evasione fiscale
tollerata dalla Svizzera a proprio vantaggio!.
Le foto delle targhe delle macchine che si
recavano in Svizzera era solo un deterrente
per lo scudo. Il giorno di scadenza del termine di presentazione della “dichiarazione di
emersione” (scudo), le macchine fotografiche
sono sparite. La Svizzera non può e non deve
vivere dei soldi neri italiani o di altri paesi, se
vuole credibilità internazionale.
Prima di parlare dell’UBS un commento sulla
politica italiana e come intendono la politica
coloro che si candidano. Al contrario dei politici Svizzeri , in Italia la politica è centro di
potere, che porta con sé tutti gli aspetti positivi e negativi, legati ai ruoli. Da qui la sfiducia
degli Italiani, al contrario degli Svizzeri, nelle
proprie istituzioni e sull’onestà della classe
politica.
A mio giudizio è a portata di mano la giusta
ricetta per fare pagare le tasse agli italiani ed
ai residenti, e non sempre alle classi meno abbienti, basta volerlo. Ma lo si vuole? La ricetta
non è quella di cui si discute in questi giorni.
In ultimo la giornalista forse si dovrebbe porre
delle domande, che tutti noi Svizzeri in Italia
ci poniamo o ci siamo posti:
Quale danno di immagine ha procurato alla
Svizzera l’assecondare/coltivare, da parte
di UBS, un’evasione a danno degli Stati Uniti
d’America?
Quale danno di immagine ha procurato alla
Svizzera la multa di 700 milioni di Dollari comminata all’UBS?
Chi ne ha sopportato le conseguenze? Gli
azionisti, non gli amministratori!
Quale danno ha procurato alle Casse Federali
il semi fallimento di UBS?
Se fossimo in Italia gli amministratori sarebbero sotto processo, dopo un certo numero
di mesi di carcerazione preventiva.
La Svizzera e le Banche Svizzere vanno in
ogni caso apprezzate per le azioni di contrasto ai capitali sporchi, e per l’assistenza
giudiziaria correttamente prestata quando
ne sussistono i presupposti. Ne ha dato atto
pubblicamente la Guardia di Finanza.
Dopo UBS, Fastweb. La magistratura italiana
asserisce che la frode fiscale esiste ed è provata. È una truffa ai danni dello Stato Italiano,
da quello che si legge sui giornali, sviluppata
attraverso delle fatturazioni per operazioni
inesistenti, quindi sottrazioni di imponibili fiscali. Swisscom non c’entra niente, perché la
truffa sarebbe avvenuta prima del suo ingresso nel capitale.
L’amministratore di allora è stato rimesso in
libertà provvisoria pochi giorni or sono, dopo
mesi. Come si può definire “cancan”, una truffa da 2 miliardi di euro!
Concludo dicendo che non è vero che l’Italia è il peggior vicino della Svizzera, oggi fa
sorridere parlare di gelosia e/o invidia, credo
che tutti ed in particolare i politici Svizzeri
debbano rendersi conto che siamo di fronte
ad un cambiamento epocale; se non si vuole
che le aziende Svizzere vengano messe alla
gogna, occorre tenere presente che ogni nazione vuole percepire la fiscalità delle persone che risiedono nel proprio stato e non sono
più tollerate fiscalità privilegiate in altri Stati,
quindi un rinnovato, equilibrato ed ampliato
trattato bilaterale con l’Italia è assolutamente
auspicabile.
Dott. Francesco Sommaruga
Ed ora un’altra lettera di parere opposto di
una Lettrice che non desidera sia pubblicato
il suo nome.
QUINTA LETTERA
“Caro Avv. Dott. Guidi,
le riporto qui di seguito le mie impressioni su
come vengono giudicati gli Svizzeri qui in Italia. È un commento globale in quanto i dettagli
li lascio a chi ha più contatti reali con la gente
per motivi di lavoro e turismo.
Io penso che gli Italiani, ma non solo loro,
diventano difficili quando si toccano questioni legate a interessi economici e poi, per il
resto, esprimono giudizi secondo l’umore del
momento.
In quanto ai funzionari fin troppo zelanti non si
può dire che non esistano.
Credo quindi che l’articolo in questione rispecchi una situazione verosimile ma forse
ha calcato un po’ troppo la mano!
Ritengo che la scuola primaria può fare molto, come le famiglie, impostando nella mente
dei ragazzi una visione globale del mondo e
cogliendo il lato buono delle diversità.
Anche un governo che promulga leggi giuste
e che le faccia rispettare senza offendere la
dignità di ogni essere umano fa la differenza!!!
Questo vale per tutti.
Io mi sento e voglio essere considerata cittadina del mondo perché anche questa Europa
che sembra preoccuparsi solo dei problemi
monetari (indubbiamente importanti) mi va
decisamente stretta.
La mia frase preferita è: “Every human being
is equal in dignity and rights” ed è tutto.
Cari saluti e buon lavoro.”
Ringrazio entrambi i Lettori della Gazzetta
Svizzera per il loro prezioso e gradito contributo.
Avvocato Ugo Guidi
Ai giovani dai 15 ai 25 anni il Collegamento offre tre quote
Due settimane per diventare
meccanico, ingegnere, giurista…
non bastano. Ma in questo tempo si possono conoscere le possibilità di formazione in
Svizzera. I partecipanti a dei workshop gestiti dall’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero
ricevono un’assistenza personalizzata. Il Collegamento Svizzero in Italia è lieto di offrire a
3 giovani svizzeri residenti in Italia la quota d’iscrizione (CHF 680).
Programma: Introduzione al sistema di formazione in Svizzera, orientamento professionale e consigli di formazione individuali, visite di istituti di formazione, di università e aziende
con possibilità di lavoro, incontri con altri giovani svizzeri.
Durata: 2 settimane a scelta
Date: Da concordare, preferibilmente entro 20.09. – 24.12.2010 (2 settimane per programma), fuori di questo periodo non ci sono lezioni negli istituti e nelle università
Luoghi: Zurigo, Berna, Friburgo, Basilea, San Gallo
Età: 15 – 25 anni
Alloggio: Famiglia ospitante
Prezzo forfetario: CHF 680 (compresi programma, alloggio, abbonamento generale per
i mezzi di trasporto pubblici in Svizzera per la durata del workshop). La quota per i primi 3
iscritti, cittadini svizzeri residenti in Italia, da 15 a 25 anni, sarà offerta dal Collegamento
Svizzero. Sono a carico dei partecipanti le spese di viaggio fino al luogo scelto.
Ulteriori informazioni e iscrizione:
Organizzazione degli Svizzeri all’estero - Servizio giovani - Alpenstrasse 26
CH 3006 Berna – Tel. 0041 31 356 61 00 – Fax 0041 31 356 61 01
[email protected] – www.aso.ch
Iscrizione: Fino a 6 settimane prima del soggiorno
Per il Comitato del Collegamento Svizzero • Kurt Haegi • [email protected]
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N. 7, luglio 2010
Probabili minori imposte, ma costi elevati per l’assicurazione malattia
Ritorno in Svizzera:
AVS, cassa malattia, imposte
Egregio Sig. Engeler, vorrei, se possibile, approfittare della sua
gentilezza e competenza per ritornare sulla questione del rientro in Svizzera. Ho 59
anni, sono casalinga, cittadina svizzera e ho
acquisito anche la cittadinanza italiana nel
1980 per matrimonio. Mio marito, cittadino
italiano, ha 60 anni, dal 1/1/2008 percepisce
una pensione INPS di € x lordi annui, netto
ca € y. Dal 1980 siamo residenti in Italia in
abitazione di proprietà del marito. In Svizzera
sono proprietaria di un appartamento ricevuto in donazione dai miei genitori. Ho lavorato
in Svizzera fino al matrimonio versando quindi
i contributi AVS, in seguito ho effettuato versamenti volontari e a 65 anni percepirò una
rendita di ca Fr. z. Sarebbe nostro desiderio,
a breve, di portare il domicilio in Svizzera,
presso il mio appartamento, ma non siamo
sicuri di portecelo permettere viste le nostre
modeste entrate e qualche piccolo risparmio.
Leggendo gli altri casi da lei trattati ho già
avuto alcune utili indicazioni che vorrei cortesemente che lei mi confermasse e mi rispondesse a qualche domanda:
– Cassa Malati: fino al percepimento della
mia rendita AVS sia io che mio marito non
dovremo pagare il premio. Al momento del
percepimento della redita AVS io dovrò pagare il premio, mio marito no.
– AVS: mio marito dovrà iscriversi. Quale sarà all’incirca la quota mensile da pagare?
Riceverà una piccola rendita?
– Imposte: abbiamo un figlio di 29 anni,
cittadino svizzero, residente in Svizzera.
Sarebbe mia intenzione donargli il mio
appartamento riservando per me e mio
marito l’usufrutto. Naturalmente pagherò io le spese e le imposte. Oltre alle imposte sulla casa, penso di aver capito,
di non averne altre in quanto la rendita
da pensione italiana di mio marito non
è imponibile. Vorrei sapere per quanto
riguarda l’aspetto fiscale-assicurativo
se dovrò sopportare altre spese.
Vorremmo mantenere la proprietà dell’immobile in Italia per nostro utilizzo. Desidererei inoltre
sapere se mio marito potrà ottenere anche la
cittadinanza svizzera, e se ne ha convenienza. Da ultimo gradirei sapere, per un nostro
eventuale futuro ricovero in casa anziani, se
per entrambi dovremo in proprio far fronte alle
spese o se avremo qualche contributo.
Mi scuso per la grande quantità delle mie
domande e la ringrazio per la sua cortesia.
Se le è possibile, attendo una sua gentile risposta e qualche suo consiglio, anche in via
privata e a pagamento.
La prego gentilmente di fornirci una cortese
risposta a mezzo e-mail.
Cordiali saluti
M.B.
Risposta
Gentile lettrice,
L’avv. Ugo Guidi ed io facciamo questo lavoro
gratuitamente, nel limite del tempo libero che
possiamo mettere a disposizione della colonia svizzera in Italia. Speriamo che, in uguale
solidarietà, le persone che ne usufruiscono
facciano avere ogni anno il contributo volontario alla Gazzetta Svizzera.
Cercherò di rispondere al meglio alle Sue domande. Nel Vostro caso (case di proprietà di
qua e di là e un reddito modesto ma discreto)
mi sento di dire che se potete vivere con i
Vostri mezzi in Italia, lo potrete fare anche
in Svizzera:
1.AVS: Se non cambia la legge nei prossimi
cinque anni – cosa abbastanza improbabile perché i tempi di revisione della legge
AVS sono generalmente più lunghi – Lei
godrà della Sua rendita AVS a partire dal
mese successivo al Suo 64° compleanno,
e non a 65 anni, l’età di pensionamento
attuale degli uomini.
Tutte le persone residenti in Svizzera devono
contribuire all’AVS fino al raggiungimento
dell’età della pensione. Le persone senza
reddito da lavoro devono loro stessi iscriversi alla cassa cantonale; talvolta i comuni ci pensano al momento dell’iscrizione,
talvolta bisogna proprio insistere per essere iscritti.
A Lei conviene l’iscrizione. Il Suo contributo
annuo, basato sulla metà della pensione
capitalizzata di Suo marito e del Vostro
patrimonio, sarà di ca. Fr. 1’500-2’000.
Senza questi contributi la Sua rendita prevista si ridurrebbe di ca. Fr. 150.- mensili
per tutta la vita.
Diversa è la situazione di Suo marito. Per un
contributo annuo uguale al Suo otterrebbe una rendita mensile, a partire dall’età
di 65 anni, di ca. Fr. 100.-. Questo in sé
potrebbe essere interessante, ma anche
lui dovrebbe assicurarsi per la malattia in
Svizzera dal momento che è pensionato
AVS, con un premio che gli costerà ben
oltre Fr. 300.- al mese, con aumenti ogni
anno.
La soluzione più sicura: Lei prende residenza
in Svizzera e ci si trattiene almeno per la
maggior parte dell’anno. Suo marito sta
AVS/AI
Assicurazioni
sociali
di Robert
Engeler
con Lei meno della metà dell’anno. Si
trasferisce anche lui in Svizzera definitivamente a 65 anni compiuti. Se invece volete trasferirVi tutti e due in Svizzera, può
tentare di iscriversi solo Lei all’AVS. Forse
nessuno se ne accorge, e Suo marito la
fa franca. Non mi sento di consigliarVi in
questo senso, ma forse funziona. E forse
no, e Vi viene a costare caro.
2.Cassa malati: Fin quando Voi percepite
solo una pensione italiana, non dovrete
iscriverVi presso una cassa malattia svizzera; sarete coperti dall’assicurazione
italiana. Potrete godere di tutte le prestazioni sanitarie come se foste assicurati in
Svizzera, ma non potrete più farVi curare
in Italia salvo casi di urgenza durante un
soggiorno in Italia. Per avere questo diritto, dovrete, prima di lasciare l’Italia, farVi
consegnare dall’ASL locale un modulo E
121 e spedirlo a “Istituzione comune LAMal, Casella Postale, CH-4503 Solothurn”.
Dal momento che Lei avrà diritto alla rendita AVS, Lei dovrà assicurarsi presso
una cassa malattia svizzera. Per sapere i
premi delle diverse casse – che possono
andare dal semplice al doppio – consultate www.comparis.ch/casse malattia.
La stessa cosa vale per Suo marito, se
dovesse iscriversi all’AVS.
3.Imposte: La conclusione prima: pagherete quasi certamente meno imposte trasferendoVi in Svizzera. Se Suo marito si
trasferisce in Svizzera, la sua pensione
INPS sarà imponibile in Svizzera e non più
in Italia. Per ottenere l’esenzione dalle imposte italiane, dovrete chiedere all’INPS il
modulo imposte 772 mod. EP-I/1 e farci
confermare dal comune di residenza in
Svizzera che siete residenti e pagate le
imposte. Con ogni probabilità pagherete
meno imposte sulla pensione. Inoltre dovrete pagare (come già ora) le imposte
sul Vostro appartamento in Svizzera e
dichiarare pure la casa in Italia. Il valore
della casa italiana non verrà tassato, ma
aumenterà le aliquote delle imposte in
Svizzera. Se per il momento si sposta
solo Lei, dovrete concordare quanto Suo
marito Le pagherà per mantenersi in vita
in Svizzera, dichiarare questa somma come reddito Suo in Svizzera, oltre a quanto
dovuto per l’appartamento, mentre Suo
marito dovrà pagare le imposte sulla casa
in Italia. In nessun caso il comune rispettivamente cantone svizzero accetterà che
Lei non dichiari un’entrata. Dovrete chiarire con un fiscalista in Italia come e quanto
Suo marito potrà dedurre a questo titolo
­5
N. 7, luglio 2010
dalle imposte italiane. Non vedo lo scopo
di donare l’appartamento a Suo figlio e
mantenere l’usufrutto. A meno che non ci
siano forti motivi personali, e con la riserva di cui al punto 4, mi sembra solo una
complicazione.
4.Ricovero in casa per anziani (o di cura): La casa per anziani è interamente a
Vostro carico (ma oggi non ci va quasi più
nessuno, perché in genere i servizi comunali permettono di restare in casa propria
fin quando c’è la salute fisica e mentale).
Per le case di cura c’è un contributo delle casse malattia che copre però solo la
minor parte del costo che arriva spesso
a Fr. 300.- al giorno. Fin dove ci sono,
bisogna far fronte a queste spese con il
proprio reddito e il proprio patrimonio (salvo una piccola franchigia), eventualmente
con una rendita supplementare dell’AVS,
poi intervengono i servizi sociali comunali. Regali fatti ai figli negli ultimi anni (in
genere 5, ma i comuni o cantoni possono
applicare regole diverse) devono essere
restituiti; alcuni cantoni chiedono comunque una partecipazione dei costi ai figli
prima di intervenire con i servizi sociali.
5.Nazionalità: Suo marito può già da molto
tempo chiedere la naturalizzazione facilitata al Consolato Generale di Svizzera a
Milano. Con gli accordi bilaterali, la nazionalità ha perso quasi ogni importanza,
specie nel Vostro caso. Contro alcuni piccoli vantaggi ci sono una serie di piccoli
svantaggi che ho elencato diverse volte
nella Gazzetta, per cui ripeto da anni: la nazionalità dovrebbe essere una questione di
cuore e non di piccoli calcoli. Se mi sento
“svizzero” o “italiano” di cuore, prendo la
seconda nazionalità e accetto poi eventuali problemi che si possono incontrare. Se
no, resto con la mia nazionalità e faccio
altrettanto con altri problemucci, ormai
marginali.
Con cordiali saluti.
Robert Engeler
Molto lavoro per le Camere federali durante la sessione estiva
Approvato l’accordo con gli USA
sulla doppia imposizione fiscale
La sessione estiva delle Camere federali è
risultata piuttosto animata, ma ha nondimeno
concluso l’esame di ben 31 oggetti all’ordine
del giorno. Fra i temi più combattuti figurava
certamente quello dell’accordo con gli Stati
Uniti che prevede la fornitura dei dati fiscali
di 4’500 clienti americani di UBS, sospettati
di aver evaso il fisco del loro paese. Dopo un
lungo dibattito le due Camere si sono messe
d’accordo su un testo che approva l’accordo
già sottoscritto dal Consiglio federale con il
fisco americano, che farà scuola per gli altri
accordi simili che la Svizzera ha già concluso
o concluderà.
È importante notare che in sostanza questo
accordo salva l’UBS da ritorsioni sulle sue
sedi negli Stati Uniti e da parecchie pressioni anche sulla casa madre. La vicenda non
è però terminata e potrebbe avere qualche
altro strascico giudiziario. Sul piano politico
le Camere si sono protette contro eventuali
ricadute interne non accompagnando l’accordo con la clausola del referendum. Un tema
che è rimasto a lungo in bilico e che ha sollevato parecchie rimostranze anche da parte
americana. Con l’accordo con gli Stati Uniti
sono stati approvati altri nove accordi con altrettanti paesi sulla doppia imposizione, che
prevedono l’assistenza amministrativa svizzera in casi di provata evasione fiscale. Si tratta
dei seguenti paesi: Francia, Gran Bretagna,
Messico, Danimarca, Austria, Norvegia, Finlandia, Lussemburgo e Qatar.
Tra le altre trattande parecchio dibattute va
annoverata anche quella dell’iniziativa per
l’espulsione degli stranieri che delinquono in
Svizzera. Il Parlamento la ritiene eccessiva
e raccomanda al popolo di respingerla. La
maggioranza in Consiglio Nazionale è stata
però di soli 10 voti, con 19 astenuti.
In campo fiscale, le Camere hanno respinto
un’iniziativa socialista che chiedeva alla Confederazione di porre limiti alla concorrenza
fiscale fra cantoni “per una migliore equità
fiscale”. Hanno invece approvato una modifica della legge sull’agricoltura che permette di accumulare riserve per far fronte alle
future liberalizzazioni del mercato agricolo.
Hanno inoltre rinnovato per altri dieci anni il
fondo per il paesaggio, dotato di 50 milioni
di franchi.
Per quanto concerne gli stranieri e i rapporti
con l’estero le Camere hanno deciso: l’in-
troduzione di dati biometrici nel libretto per
stranieri; l’adeguamento ai metodi di Schengen per la raccolta di dati sulle migrazioni;
l’introduzione delle direttive UE per il rimpatrio
di richiedenti l’asilo, riducendo il periodo massimo di detenzione in vista dell’espulsione da
24 a 18 mesi; una modifica della legge stranieri sul controllo automatico delle frontiere;
l’accordo con l’UE per la facilitazione e la sicurezza delle dogane; infine una revisione della
legge per facilitare l’accesso a un posto di
lavoro agli stranieri che conseguono un diploma universitario in Svizzera.
Effetti dello scudo fiscale secondo i dati della Banca d’Italia
Dalla Svizzera 39 miliardi
giuridici e 28 rimpatriati
I capitali fisicamente rientrati in Italia ammontano a 39,376 miliardi su 97 complessivamente
emersi con lo scudo fiscale in due tempi. Lo
comunica la Banca d’Italia aggiornando le statistiche sulla bilancia dei pagamenti. I dati differiscono dalle stime del Tesoro per via di una
diversa copertura delle fonti e di sfasamenti
temporali nelle registrazioni delle operazioni.
Il Tesoro ha comunicato che la riapertura del
2010 ha fatto emergere circa 9,2 miliardi, che
sommati ai 95 circa del 2009 portano il totale
a 104,5 miliardi. La rilevazione della Banca
d’Italia esclude, inoltre, alcuni beni patrimoniali
(preziosi, opere d’arte) e le operazioni di impor-
to inferiore a una certa soglia. Tra settembre
e aprile dalla Svizzera sono rientrati in Italia
27,736 miliardi mentre 39,052 sono i rimpatri
giuridici (66,788 miliardi in totale). Secondo
Paese di provenienza il Lussemburgo (7,619 i
miliardi scudati), seguito da San Marino (4,628
miliardi), Principato di Monaco (4,368 mld),
Austria (1,524 miliardi), Liechtenstein (1,515
miliardi). Quanto al tipo di attività sono emersi
45,837 miliardi di depositi in conto corrente,
22,272 miliardi in strumenti di debito, 14,195
miliardi in azioni, 5,158 miliardi in denaro, 8,13
miliardi in altre attività finanziarie, 1,366 miliardi in immobili, 50 milioni in derivati.
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N. 7, luglio 2010
«Chi sono cosa fanno»
A cura di Annamaria Lorefice www. gazzettasvizzera.it
Grazia Honegger Fresco, già premio Unicef, montessoriana doc, lancia un segnale d’allarme sociale
Maria Montessori? “Profeta inascoltata...
e oggi esplode l’aggressività giovanile”
Castellanza (VA) – Una grande lavoratrice
per il bene dei più piccoli: è Grazia Honegger Fresco, pedagogista e scrittrice di numerosi libri. Ha ricevuto molti premi tra cui
quello dell’Unicef. È una donna soddisfatta
da una vita ricchissima di fatti e incontri speciali, ma ha pure un filo d’amarezza per come
vanno le cose per i ragazzi d’oggi.
Quando Grazia è solo una ragazzina, scopre un metodo innovativo per l’educazione
del bambino: il Montessori. Lo studia con
passione e ha la fortuna di farlo proprio con
la grande scienziata italiana: l’ultimo corso
di studi che Maria Montessori terrà prima di
morire nel ’52. Oggi Grazia Honegger Fresco
ha ottantadue anni e continua imperterrita sempre con un grande sorriso sul volto - a
diffondere le idee montessoriane, specie in
Italia, Svizzera e all’estero. Da giovane credeva nel progresso che avrebbe fatto la società, grazie all’applicazione in tutte le scuole
della pedagogia più illuminata. Così non è stato e oggi viviamo un’amara realtà. Lei lancia
il suo grido d’allarme ma, ci dice: «come gli
altri già lanciati una quarantina d’anni fa da
grandi studiosi, rimarrà inascoltato».
Perché questo pesssimismo?
«Vediamo tutti come sta andando. Genitori e autorità non sanno cosa fare di fronte
all’aggressività di moltissimi giovani. Da una
società oberata dal senso del peccato e
dall’autoritarismo patriarcale, siamo passati
a un edonismo senza confini».
Troppa libertà e benessere, si dice.
«C’è una tolleranza indolente che induce a
ignorare la semplice educazione. E poi cè
una libertà apparente, dato che i condizionamenti sono terribili. I bimbi devono andare a
scherma, a calcio, a recitazione e avere tanti
altri impegni. Sono oggetti che si mostrano.
Ma gli errori terribili cominciano molto prima».
Maria Montessori ai microfoni della BBC.
La pedagogista Grazia Honegger Fresco è un’importante scrittrice. Pluripremiata per
l’attività operativa e di ricerca, è fondatrice di scuole e gruppi di studio in Italia, Svizzera,
ed Europa. Ha diretto il Centro nascita Montessori per vent’anni. Continua a dirigere
i famosi “Quaderni Montessori”. Tra i suoi numerosi libri, citiamo: “Maria Montessori,
una storia attuale”, “I figli, una bella fatica!”, e il best seller “Essere genitori”. Nel 2008
ha ricevuto il premio Unicef per “aver dedicato la sua lunga vita ad aiutare i bambini e
i genitori nel difficile compito della crescita (...) facendo della divulgazione educativa
una ragione di vita”.
Cioè?
«I genitori, per poter lavorare, portano il loro
piccolo al nido. L’istituzione avrebbe il dovere
di essere il meglio possibile per questo bambino che gli viene affidato».
Invece?
«Bè, lui urla per il distacco repentino con la
madre, ma “tanto poi si abitua”, questa è la
prassi. A tre o a sei mesi un distacco di ottoore è un’infinità di tempo, per questo poi a tre
anni molti bimbi mordono, sono incontenibili,
capricciosissimi e tiranni».
Tuttavia i traumi infantili sono esistiti in
ogni epoca.
«Certo. Ma in più oggi la sregolatezza totale, gli imput violenti, lo stordimento, sono la
norma. Chi studia con piacere rischia di essere picchiato da certi compagni. E magari
il maestro le prende dai genitori dell’alunno
a cui ha dato una nota. Stiamo frabbricando
un’umanità un po’ troppo dissennata».
I genitori devono comunque poter lavorare tranquilli.
«Assolutamente sì. Sono i nidi e le scuole
pubbliche, oltre che i genitori stessi, che devono sapere come trattare i bambini».
Papà e mamma cosa sbagliano?
«Spesso sono molto incompetenti, sbaciucchiano i figli tutto il giorno, comprano loro
montagne di oggetti che non servono a nulla: una cosa preoccupante. Per fare prima,
li spogliano e li vestono anziché lasciarli fare
da soli. Ma pare che per i genitori l’importante sia sempre interventire. E poi l’attenzione
alla concentrazione: quando un bambino sta
facendo qualcosa non lo si deve interrompere. Invece viene fatto di continuo, perché c’è
sempre qualcos’altro da fare. Non sviluppano
più quella capacità di concentrazione che si
trovava ancora nei bambini di trent’anni fa».
Epoca in cui ancora non c’era nemme-
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N. 7, luglio 2010
no questa tv che propone omicidi tutto
il giorno...
«Queste cose le denunciavano circa quarant’anni fa autrici come Mery Win, Nill
Postman (e Popper, “Cattiva maestra la televisione”): qualcuno le ha prese in considerazione?».
Insomma, alla Montessori come fate?
«Nella pratica montessoriana la separazione
dalla madre è graduale. Quando ha conosciuto la sua persona di riferimento e i suoi compagni, il piccolo sta benone per tante ore.
Allora si vede il cambiamento: il bambino che
morde, o quello che graffiava tutti, non lo fa
più, perché la situazione lo tranquillizza».
Cos’altro diceva Maria Montessori?
«Insisteva sull’indipendenza. Con ogni mamma facciamo un grande lavoro e raccomandiamo: tutte le cose che il bimbo, per piccolo
che sia, sa fare da solo, non devi farle al suo
posto».
Se la Montessori vedesse che la madre italiana sbuccia la mela al figlio di
trent’anni...
«Appunto. C’è tutta una serie di errori terribili
che vanno all’attacco del singolo individuo.
Montessori è per l’autonomia del bambino,
una forma di rispetto che gli va dato».
Come funziona?
«Massima autonomia del bimbo, e regole da
rispettare. Lui è libero di fare ciò che desidera, ma sa che l’oggetto che prende per giocare poi lo rimette a posto, perché è di tutti.
E non può mai togliere un gioco a un altro
bambino. Queste cose le capiscono anche i
bambi di un anno».
Lei come è arrivata alla Montessori?
«Grazie ai miei genitori, insegnanti, io ero
aperta a tanti interessi e quando conobbi
un’allieva della Montessori, Adele Costa
Gnocchi (che poi fondò nel ’47 la scuola
AIM), sentii di aver trovato la mia strada.
Altra importante montessoriana, mia compagna di scuola, è Elena Gianini Belotti. Che
anni interessanti furono! Ho avuto la fortuna
di partecipare all’ultimo corso tenuto dalla
Montessori a Roma».
Com’era questa scienziata?
«Molto affascinante, pur se ottantenne, e
soprattutto molto abile con le parole: non ci
si stancava mai di ascoltarla. Le sue lezioni
erano tenute in parte all’Università, in parte a
Palazzo Venezia in una stanza a piano terra».
Durante la seconda guerra andò via
dall’Italia, perché?
«Lei era una positivista, odiata da tutti gli idealisti, dai fascisti. Mussolini aveva scoperto
che i bambini di cinque anni con la Montessori iniziavano a scrivere quasi da soli, e pensò
di risolvere il grave problema dell’analfabetismo. Ha creduto di poterla dominare, e di
usarla per le sue mire di potere. Lei piuttosto
di cedere lasciò l’Italia».
E Mussolini?
«Le chiuse tutte le scuole. Mentre l’idea montessoriana si diffondeva velocemente nel
mondo, dall’Europa, all’India fino agli Usa,
questo grave fatto impoverì l’Italia che ne
paga ancora le conseguenze oggi, con una
Maria Montessori in una banconota da mille lire. Fu una scienziata (medico, psichiatra,
antropologa, filosofa, pedagoga) molto stimata all’estero. In Europa, in Asia e negli Usa
molte scuole adottano il suo metodo educativo. E’ stata più volte commemorata con
francobolli in varie nazioni. Femminista, non violenta, candidata ben tre volte al premio
Nobel per la pace, e incredibilmente sorpassata da chi aveva meno meriti. Ebbe un
riconoscimento postumo. Hitler fece bruciare tutti i suoi libri in Germania, Mussolini
le chiuse tutte le scuole dissolvendo un prezioso patrimonio di conoscenze. Inascoltata
profeta descrisse i gravi effetti di un’educazione errata, prevedendone i rischi sociali. Le
cronache dei tempi attuali le hanno dato ragione.
La compagnia aerea olandese KLM le ha dedicato il McDonnell Douglas MD-11 PH-KCB.
Le è stato dedicato un cratere di 42 km sul pianeta Venere.
scuola pubblica sempre peggiore e le poche
scuole Montessori ancora esistenti».
Veniamo a lei: come ha conosciuto suo
marito, lo svizzero Emilio Honegger?
«Ero in Sicilia perché collaboravo ad un progetto di scuola insieme a Danilo Dolci, e conobbi
Emilio. Ci sposammo e, diventando svizzera,
persi la cittadinanza italiana e tutti i diritti di docente statale. In compenso fu una bella unione
e conobbi la sua interessante famiglia».
In Svizzera?
«No, a Bergamo. La leggenda familiare dice che nel 1879 nonno Gaspar, bisnonno
di Emilio, con la slitta attraversò il Gottardo
lasciando la neve di Hinwill, vicino Zurigo, per
trovare i verdi alberi di Bergamo. Due suoi
figli, Emilio e mio suocero Paolo, sono stati
grandi esperti di industria tessile, come poi
mio marito. Loro parlavano schwitzerdütsch
in famiglia...».
Lei viene spesso in Svizzera?
«Sempre, anche come montessoriana, dato
che ho continui rapporti di studio e amicizia
con esponenti elvetiche del nostro metodo.
Mio figlio Fulvio, vive vicino Ginevra. Era il suo
sogno e ci si trova benissimo».
[email protected]
Pubbliredazionale
Un’associazione che da oltre 30 anni si prodiga per la natura
Con “l’incidente” petrolifero del Golfo del Messico stanno soffrendo e morendo tante specie
animali. La natura pare destinata a subire in modo sempre più atroce gli effetti dei comportamenti umani.
L’ATRA (Associazione svizzera anti-vivisezione) è stata fondata a Lugano nel 1978 da Milly
Schär-Manzoli. In oltre 30 anni di attività si è battuta contro i traffici degli animali salvando
tanti di loro da un destino crudele. Abbiamo partecipato a manifestazioni internazionali, con
centinaia di conferenze e dibattiti, ottenendo alcuni importanti successi. Scomparsa Milly
Schär-Manzoli, il nostro movimento continua con l’energia di sempre, sotto la guida di Max
Molteni, per garantire pari dignità a tutti gli esseri viventi.
Visitate il nostro sito internet www.atra.info
Associazione ATRA – Lugano tel. 0041 (91) 970 19 45
[email protected]
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N. 7, luglio 2010
Protagonista la centenaria Ferrovia del Bernina
Il Centro Svizzero di Milano
ha ospitato la Valposchiavo
Parterre gremito Giovedì 27 maggio 2010 al
Centro Svizzero di Milano. Sono le 18,30 ed il
pubblico affluisce copioso. Il Consolato generale di Svizzera di Milano, in collaborazione con
la Società Svizzera, la Camera di Commercio
Svizzera in Italia e Svizzera Turismo, ci hanno
dato il benvenuto.
Pensavamo di aver conosciuto tutte le meraviglie del mondo ma, abbiamo scoperto di
averne un’altra proprio dietro l’angolo: la Valposchiavo, un cammeo, adagiato nel cuore delle Alpi, raggiungibile in ogni stagione, sia col
Trenino Rosso della Ferrovia Retica, che con
l’automobile. Questa valle del Grigione Ita1iano, è un caleidoscopio di scintillanti colori che,
dal bianco dei ghiacciai del Bernina van giù giù
stemperandosi, fra corsi d’acqua cristallina,
profumi di muschio e fiori fino a raggiungere
il fondovalle fatto di giardini, frutteti e vigne.
Trionfo di colori autunnali e di cibi genuini in
questo luogo, qualità della vita e valori culturali
sono da sempre in primo piano. Crogiuolo di
umanità e di correnti creative, introducono il
visitatore fra singolarità architettoniche ed innovative, talvolta piacevolmente eccentriche.
Ha il piacere di introdurre per la prima volta a
Milano questo gioiello della natura chiamato
Valposchiavo il Console generale di Svizzera
David Vogelsanger.
A seguire, il saluto del Presidente della Regione Valposchiavo Alessandro Della Vedova
che, agli argomenti trattati, fa seguire un interessante filmato, un colpo d’occhio esaustivo
sotto ogni punto di vista ed un invito: “venite a
trovarci, sarà una indimenticabile esperienza
nel cuore delle Alpi”.
Cassiano Luminati, quale Presidente dell’Ente
Turistico Valposchiavo, riassume e ribadisce il
concetto del: “venire! per conoscere da vicino
questo mosaico unico” e nel frattempo introduce Giovanni Jochum, membro della Direzione
Repower, Silvio Briccola Vice Direttore della
Ferrovia Retica, grandi aziende operative in
Valposchiavo.
Le conclusioni spettano al Presidente del Governo del Canton Grigioni Claudio Lardi che ci
da un equilibrato saluto finale foriero di visite
in Valposchiavo.
L’intermezzo musicale del Soprano Manuela
Tuena, accompagnata al pianoforte da Annalisa Ferrara, ci emoziona.
Il Console generale di Svizzera David Vogelsanger; da il saluto finale e ci ricorda che: la
“Regione Valposchiavo” ha in serbo per noi un
rinfresco.
Le porte del salone si aprono ed ecco; adagiato su lunghe tavole elegantemente vestite
il ricco buffet Valposchiavino: “Capunet (de-
liziosi gnocchetti caldi”). “Charcuterie di MISOLTE (salametti Posohiavini) coppa, carne
secca grigionese, prosciutto di montagna,
mortadella e poi ancora furmagin da cion e
formaggi misti bio” sì, perché, fatto molto
importante, la Valposchiavo é in assoluto la
maggiore produttrice di prodotti biologici.
Potevano mancare i dolci? Certo che no! “pane alle mele, pane alle albicocche, pane alle
pere, torta engadinese il tutto bagnato da vini
Valtellinesi quali il “Piuma Bianca” ed il “Giubileo 100 anni Ferrovia Bernina” succhi di vario
tipo: di mele, ai frutti di bosco, mix di mele
e pere, insomma un trionfo di gusti antichi e
genuini; a me, sta già venendo l’acquolina in
bocca, mi avvicino, prendo dalla pila un piatto
e pizzico qua e là, mi faccio servire del rosso
e, tra un assaggio e l’altro rispondo a chi mi
saluta e saluto a mia volta.
Ecco la deliziosa Evelyne Stampfli Console
Generale Aggiunto senza il suo simpaticissimo cagnolino, scambio con lei alcune impressioni sull’evento e concordiamo sul fatto
che, la partecipazione è stata veramente alta.
Sarebbe bello organizzare al più presto una
gita in Valposchiavo ma questo, lo lasceremo
fare al bravissimo Ing. Arnaldo Haechler! A
presto Valposchiavo, a Presto!
Renata Cicognaghi d’Arté
Alla Società Svizzera di Milano
Anticipata al 22 luglio la Festa nazionale
Rispettando la tradizione celebriamo la storica data del 1° Agosto con qualche giorno di anticipo, per permettere al maggior
numero possibile di Soci ed amici di poter
essere presenti.
Vi invitiamo a festeggiare il 719° anniversario della Confederazione Svizzera giovedì
22 luglio 2010 alle ore 20.00 con una
cena, allietata dalle musiche della “Bandella
di Arogno” e da due corni delle Alpi, sulla
terrazza del ristorante, al quarto piano di
Via Palestro 2.
Avremo l’onore della presenza dell’avvocato
Marina Masoni, già Consigliere di Stato della
Repubblica e Cantone Ticino, che terrà il tradizionale discorso del 1° Agosto.
La serata ci offrirà anche l’occasione di
prendere commiato dal nostro Console Generale, che ci rivolgerà un breve saluto di
congedo.
David Vogelsanger in agosto lascerà Milano
perché è stato nominato dal Consiglio fede-
rale ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Costa d’Avorio, Liberia, Sierra
Leone, Guinea e Burkina Faso, con sede ad
Abidjan, carica che assumerà nel settembre
2010.
La prenotazione è obbligatoria entro lunedì 19 luglio 2010 presso la nostra segreteria dal lunedì al venerdì dalle ore 14.00
alle 19.00; telefono 02 760 00 093; fax
02 547 35 11; e-mail: societa.svizzera@
fastwebnet.it; www.societasvizzera.it
Ci auguriamo che vorrete dimostrare il
Vostro affetto, la Vostra solidarietà e la
Vostra simpatia verso la Società Svizzera
intervenendo numerosi alla nostra Festa
Nazionale.
Approfittiamo dell’occasione per informarVi
che i nostri locali rimarranno chiusi dal 26
luglio al 31 agosto compresi.
Il comitato manifestazioni
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N. 7, luglio 2010
Attività della Società Svizzera di Milano
La Pro Ticino di Milano in gita
con la Sezione Signore ad Ascona
Sabato 4 Giugno ci siamo riuniti per l’annuale
gita sociale organizzata in collaborazione con
la Sezione Signore della Società Svizzera di
Milano.
Meta Ascona e Locarno, due ridenti cittadine
sul Lago Maggiore.
All’arrivo siamo stati cortesemente accolti
dalla guida turistica Sig.Maria Pia Aerne che,
come inizio di percorso ci ha condotti a visitare il Pontificio Collegio Papio con l’ampio
chiostro e l’attigua e bella chiesa di S. Maria della Misericordia con pregevoli affreschi
medioevali riguardanti episodi dell’antico e
nuovo testamento, tele più recenti e vetrate
ottocentesche.
Poi scendendo attraverso deliziose viuzze
dell’antico borgo, rallegrate da fiori e da eleganti boutiques, siamo giunti al lungo lago, il
salotto di Ascona, dove abbiamo potuto ammirare lo stupendo filare di platani che costeggia
le rive e che la tradizione vuole siano stati portati da Parigi nel 1891 da spazzacamini scesi
dalle valli e là emigrati in cerca di lavoro.
Proseguendo il percorso siamo giunti a Casa
Serodine con la sua imponente facciata barocca ed anche qui con la sua interessante
storia. Poi la parrocchiale di S. Pietro e Paolo con importanti tele cinquecentesche di
Serodine.
Per l’ora di pranzo ci siamo recati a Tenero
presso il grotto “la scalinata” dove abbiamo
gustato un ottimo menù ticinese e un buon
vinello locale. E lì, a sorpresa, la fisarmonica
del Sig. Nanni ci ha rallegrati con musiche e
canti delle nostre valli.
Nel pomeriggio siamo scesi a Muralto dove
abbiamo visitato la chiesa romanica di S.
Vittore con una cripta bellissima ed archi-
tettonicamente molto interessante.
Il tempo sereno ed il clima dolce hanno favorito la buona riuscita di questa bella gita che
a sua volta ha contribuito a rinsaldare vincoli
d’amicizia e di cordialità.
PRO MEMORIA – Per chi non lo avesse già fatto, si prega di voler provvedere al pagamento
della quota sociale del 2010. Grazie.
Il Comitato
Uno dei più bei centri storici d’Europa
Il Console generale di Milano Vogelsanger
ha visitato la città di Cremoma
Nel quadro delle visite ufficiali nelle cinque regioni del circondario consolare, oltre alla Lombardia, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia,
il Trentino-Alto Adige e il Veneto, mercoledì 9
giugno 2010 il Console generale di Svizzera
David Vogelsanger si è recato a Cremona.
Numerosi gli incontri in programma che vedevano coinvolte le autorità religiose, civili e militari
della città. A Cremona e provincia risiedono quasi duecentocinquanta dei circa 25 mila svizzeri
iscritti presso il Consolato generale a Milano.
Cremona, nel cuore della Pianura Padana, è
una città di antica tradizione culturale il cui centro storico romanico è attualmente considerato
uno dei più belli e meglio conservati in Europa.
Nota in tutto il mondo come la città della mu-
sica e del violino, Cremona ha un particolare
legame con la Svizzera: il Centro di Musicologia
Walter Stauffer, che è stato fondato grazie al
cospicuo lascito di uno svizzero che nel ’900,
a Cremona, aveva fatto fortuna nell’industria casearia. Con lo scopo di favorire l’’insegnamento
della liuteria classica, degli strumenti ad arco,
della storia della musica e della musicologia
in genere, la Fondazione Stauffer rappresenta
ancora oggi un’importante e rinomata realtà
nel campo della musica e della cultura a livello
mondiale.
La visita del Console generale Vogelsanger
aveva lo scopo di rafforzare ulteriormente la
buona cooperazione e gli antichi legami di amicizia fra la Svizzera e le province lombarde.
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N. 7, luglio 2010
Scuola Svizzera di Milano
«13° Zusammenkunft» dell’Associazione
Ex-allievi e amici della Scuola
La 13° Zusammenkunft ha avuto luogo giovedì 13 maggio 2010 nell’ATM Bar di Milano,
uno fra i più noti locali della zona centrale
di Milano, situato presso i Bastioni di Porta
Volta al n. 15.
Si tratta di un bar frequentato da giovani e
meno giovani, famoso per i suoi intrattenimenti musicali, oltre che per il suo rilievo
storico ed artistico, essendosi sviluppato inizialmente da una vecchia pensilina di tram,
dotata di un’immagine architettonica d’illuminazione esterna del tutto particolare.
Gli Ex-allievi ed Amici della Scuola Svizzera di Milano si sono radunati presso il barristorante della terrazza (al coperto, per via
delle condizioni climatiche poco favorevoli),
da dove hanno potuto godere della splendida
visuale sull’Arena e sulla zona Moscova.
La serata si è aperta con l’aperitivo, a cui ha
fatto seguito un ricco ”happy hour” di oltre
20 portate con vini e bevande a piacimento,
che hanno contribuito ad allietare la vivace
atmosfera, che è solita caratterizzare ogni
Zusammenkunft.
Hanno presenziato al raduno: il Presidente
dell’Associazione: Peter J.Braem, il VicePresidente: Enrico Rizzi, i Consiglieri: Marco
Batello, Silvia Batello, Andrea Lazzari e Cri-
Premiazione dell’allievo Marco Pedralli con la targa ex-allievi e amici della scuola,
presenti il Console generale aggiunto, Evelyn Stampfli, la direttrice della scuola,
Christina Urech e il Presidente, Peter J. Braem.
stina Ponti, la coordinatrice degli insegnanti: Micaela Crespi, la Direttrice della Scuola:
Sig.ra Christina Urech nonché il Presidente
della Scuola Svizzera di Milano: Sig. Robert
Mario Engeler, che nel suo discorso introduttivo, ha reso nota l’apertura, in settembre,
di una nuova sede della Scuola Svizzera a
Cadorago in Provincia di Como.
L’Autorità Consolare era presente nella persona del Console Generale Aggiunto, Evelyne Stampfli, che ha affermato di volersi fare
Il Console generale aggiunto, Evelyn Stampfli, Robert Mario Engeler, Presidente
della Scuola e Peter J. Braem.
promotrice della Scuola Svizzera e dell’Associazione Ex-allievi ed Amici della Scuola
Svizzera di Milano, oltre che della Società
Svizzera.
Come di consuetudine, si è poi proceduto
alle varie premiazioni.
Matteo Pedralli è stato premiato, con la targa ex-allievi e amici della scuola, per aver
conseguito il miglior punteggio alla maturità
dell’anno 2009.
La Sig.ra Neumann Norza è stata premiata
come ospite d’onore e veterana dell’Associazione, avendo iniziato a frequentare la
Scuola Svizzera nel lontano 1934.
Un premio è stato consegnato anche al coordinatore della classe più numerosa presente
alla serata, Sig. Leutenegger.
Da ultimo, è stata premiata Claudia Kippele,
di Basilea, quale “ex-allieva proveniente da
più lontano”.
L’incontro conviviale si è concluso verso le
ore 22.30, con un invito a ritrovarsi ancora
più numerosi alla prossima Zusammenkunft!
­11
N. 7, luglio 2010
Confermati i membri del Consiglio di Fondazione
Assemblea annuale degli Amici
della Residenza di Malnate
Si è tenuta presso La Residenza di Malnate
(VA) sabato 29 maggio la consueta assemblea annuale degli Amici della Residenza,
casa-albergo svizzero della terza età, per
presentare la 41ª Relazione Annuale relativa
all’anno sociale 2009.
Erano presenti Amici che giungevano da varie
località: Milano, Gallarate (VA), Lugano, Mendrisio, Berna, a cui va un particolare ringraziamento di vicinanza alla nostra istituzione.
Quest’anno c’era anche un particolare che
ha caratterizzato l’incontro: è stato proposto
e all’unanimità approvato, di nominare Presidente Onorario della Fondazione Sandro Mumenthaler. Divenne presidente nell’aprile del
1989 e ha tenuto saldo fino al 2008, con
i vari Consiglieri che gli sono stati a fianco
in questi molti anni, l’impegno di mantenere
e valorizzare questa iniziativa, nata dal desiderio della Comunità Svizzera di Milano negli
anni ‘70 di trovare una soluzione di eccellenza
per gli svizzeri che, ancora autosufficienti, desiderassero ritirarsi in campagna dalla città!
Sandro è una figura storica della nostra
comunità svizzera di Milano che ha sempre
desiderato contribuire con passione a molte
delle istituzioni svizzere presenti a Milano. Un
grazie di cuore da tutti noi per questo suo
esempio!
È stata presentata la relazione dettagliata
delle attività del Consiglio di Fondazione e
vi sono state interessanti domande di approfondimento in merito a varie tematiche:
le modifiche dello Statuto, comunicate già
nell’Assemblea degli Amici del 2007 e avviate a compimento nel 2009 con le necessarie autorizzazioni Federali sia sostanziali che
formali; la gestione e riorganizzazione della
struttura; l’andamento economico, che risente sempre dei forti investimenti per i lavori
straordinari; la sostenibilità economica della
struttura di Malnate e degli interventi finanziari della Fondazione da Berna, necessari ogni
anno a copertura dei costi.
Nell’ottica di “fare rete” con altre organizzazioni no-profit, è stato segnalata la convenzione stipulata con “Associazione Gruppo
di Betania - AGB Onlus” di Milano e partner
l’Ufficio del Lavoro della Provincia di Varese,
con l’obiettivo di fornire la possibilità alle ragazze seguite da AGB di poter frequentare
uno stage di avviamento al lavoro. Abbiamo
così cercato di contribuire anche noi con un
intervento di solidarietà sociale, alla crescita
e formazione professionale di tre ragazze
che sono state con noi nei due mesi estivi.
Sono stati inoltre proposti e eletti, poiché a
scadenza, in qualità di Consiglieri della Fondazione i Signori: Erika Tenuzzo (Vicepresiden-
Sopra: l’entrata al Parco. Sotto: la casa di riposo La Residenza di Malnate.
te), Paolo Streit (Segretario), Rosmarie Lang
e Claudio Fossati. E’ stato inoltre proposto
ed eletto Marco Zema, unico consigliere non
svizzero, per le sue capacità organizzative
e gestionali della parte amministrativa di cui
la nostra struttura di Malnate ha già sperimentato capacità professionale e passione.
Attuali consiglieri della Fondazione risultano
pertanto, oltre agli eletti: Alberto Fossati
(Presidente), Ernesto Bechstein, Annamaria
Guglielmetti e Sandro Mumenthaler.
È seguito l’usuale e piacevole momento
conviviale che ha visto tutti, ospiti ed invitati, radunati nel salone per gustare il pranzo
preparato dal nostro Staff di cucina e con il
prezioso ausilio dei nostri soci Ennio Tenuzzo e Aldo Grembo come sempre dediti alla
griglia per preparare le famose bratwurste
DOC svizzere. Un particolare ringraziamento
a tutto il personale della Residenza ed alla
sua direttrice, Signora Lari, per il lavoro svolto nell’anno sociale appena concluso e per il
supporto nell’organizzazione della giornata.
Ospiti graditi, tra gli altri, sono stati il nostro
console di Milano Lara Eckerl accompagnata
dalla famiglia, il presidente della Pro-Ticino di
Milano Carlo Fossati, la Presidente del Gruppo Signore della Società Svizzera di Milano
Emma Fossati.
Un grazie particolare con affetto e stima ai
Consiglieri, alcuni dei quali seguono silenziosamente da anni e con pazienza, tempo ed
attenzione, gli ospiti de “La Residenza”.
Un grazie anche agli invitati, che hanno desiderato conoscere la nostra istituzione e rallegrare con la presenza loro e di alcuni bambini
questo luogo ameno e ridente di cui potrete
avere maggiori dettagli visitando il sito www.
laresidenza.it.
I ringraziamenti espressi non sono un atto
formale ma un sentimento di gratitudine
verso i nostri Amici e Donatori che credono
ancora nel valore della solidarietà.
Alberto Fossati
­12
N. 7, luglio 2010
Presenti varie autorità svizzere – In ricordo di Francesco Caravita di Toritto
La festa della maturità
alla Scuola Svizzera di Roma
Nella splendida cornice della sede dell’Istituto
Svizzero di Roma in via Ludovisi alla presenza
del Segretario di Stato per l’Educazione e la
Ricerca, Mauro Dell’ Ambrogio, del Consigliere Nazionale Kathy Riklin (cantone di Zurigo),
dell’Erziehungsrat Kanton St. Gallen, Patronatshantons, Heinrich Zwicky, del Ministro
presso l’Ambasciata Svizzera in Italia, Mauro
Reina, dei genitori degli studenti e dei Soci
della Scuola Svizzera di Roma, il Presidente
dell’Associazione Scuola Svizzera di Roma,
Fabio Trezzini ed il Direttore della Scuola Edwin
Züger, tra la commozione e la gioia, hanno
festeggiato, il coronamento della carriera
scolastica degli studenti dell’ultima classe di
liceo. Le Autorità presenti hanno voluto complimentarsi condividendo la soddisfazione dei
“maturi” per il raggiungimento dell’importante
meta. Nel suo discorso, lo Staatssekretär für
Bildung und Forschung ha ricordato che la vita quotidiana deve essere affrontata con una
buona cultura ma anche con concretezza e
semplicità. Nella riflessione che ha coinvolto
la storia della Scuola, Fabio Trezzini ha voluto
rimarcare l’importanza della nostra comunità
scolastica che oggi soddisfa a pieno i suoi
molteplici obbiettivi, come garantire ai ragazzi delle famiglie svizzere residenti a Roma
un’educazione ed un’istruzione in stretto contatto con la patria ed essere un’importante
vetrina della Svizzera e della sua cultura nel
suo moderno dinamismo multilingue, luogo di
incontro internazionale anche per la presenza
di studenti di diverse nazionalità. La Scuola è
ispirata a un modello di promozione globale
dell’individuo, la preparazione intellettuale,
per essere valida, si deve accompagnare alla
formazione della personalità, perché gli allievi
possano diventare delle persone indipendenti
e responsabili. Ancora oggi la Scuola è riuscita a mantenere la sua identità d’origine, infondendo negli allievi un senso di protezione, ma
anche di appartenenza e partecipazione ad
una comunità, con un senso di continuità affinché ognuno si senta parte di questa comunità
e di questa identità e che la Scuola Svizzera
rimanga nel cuore di ognuno che l’abbia frequentata, così da poter rimanere legati alla
Scuola stessa, magari attraverso l’Associazione degli ex alunni e/od al Circolo Svizzero. Con questa premessa di partecipazione è
stato anche affrontata la dolorosissima scomparsa di Francesco Caravita di Toritto, il quale
si è spento pochi giorni prima della matura
dopo una lunga ed estenuante malattia, lasciando a tutti lo splendido ricordo della sua
straordinaria umanità, della sua forza d’animo, della sua serenità, del suo impegno costante e, come ha scritto il suo papà, anche
del suo sentirsi cittadino europeo. La vicenda
di Francesco ha toccato profondamente tutta
la Comunità, le sue qualità, la sua forza e la
sua battaglia hanno lasciato un segno indelebile tra tutti coloro che lo conoscevano. Si
è poi proceduto alla consegna dei diplomi di
maturità ai singoli studenti, consegnando il
diploma di maturità a Francesco attraverso
la sua famiglia affinché il suo impegno per
questo traguardo sia stato premiato.
Nelle foto: alcuni momenti della festosa consegna dei diplomi di maturità.
­13
N. 7, luglio 2010
Grigliata col Circolo
Più di mille persone hanno partecipato alla
consueta e tradizionale festa di fine anno organizzata in via Marcello Malpighi dalla Scuola Svizzera e dal Circolo Svizzero di Roma.
Bratwurst di Sangallo cotti alla brace, kartoffelsalat, pasta fredda, insalate, birra fredda,
dolci, musica e tanta allegria hanno coronato
la giornata facendo ritrovare molti amici, in
un appuntamento ormai atteso che vede,
come ogni anno, le due Istituzioni svizzere a
Roma impegnate per un grande incontro con
la “Sommerfest”.
Fabio Trebbi
Prossimamente il Circolo Svizzero di
Roma propone:
Giovedì 15 luglio dalle ore 18.00 alle
ore 21.00. Festeggiamo insieme la
Festa Nazionale Svizzera.
Nella splendida cornice del roof garden del
Victoria, incontriamoci per un aperitivo e festeggiamo insieme la festa Nazionale.
Ascolteremo insieme il discorso del Presidente della Confederazione elvetica, Signora
Doris Leuthard in occasione della Festa Nazionale Svizzera del 1° agosto 2010.
Sarà inoltre possibile avere il “Distintivo del 1°
agosto 2010” in favore della 100a raccolta
fondi Pro Patria (2010).
La Fondazione svizzera Pro Patria, in occasione del Centenario del «Dono svizzero della
Festa Nazionale», ha scelto come progetto
dell‘anniversario, il leggendario dipinto raffigurante la Battaglia di Murten del 1476. In
collaborazione con la Fondazione per il Panorama della Battaglia di Murten 1476 e con il
Museo Storico di Berna, Pro Patria s‘impegna
a trovare una dimora stabile per il dipinto. In
futuro esso potrà essere ammirato dal pubblico svizzero e dai visitatori del nostro Paese
al Museo Storico di Berna. Pro Patria non è
ovviamente in grado di sostenere da sola tutte le spese. Il primo finanziamento che Pro Patria può garantire –grazie alla sua tradizionale
raccolta fondi – ha un forte valore simbolico.
Tramite la fondazione, infatti, si esprime la
generosità e la solidarietà di tutta la Svizzera. Pro Patria ha deciso di aprire un fondo
specifico per il progetto del Panorama, fondo
alimentato con una parte dei proventi delle
raccolte Pro Patria 2009 e 2010, entrambe
legate al Centenario.
Appuntamento alle Terrazze del Victoria “sopra ai pini” Hotel Victoria, Roma – via Campania 41, per un aperitivo.
È gradita la prenotazione: Scuola Svizzera,
tel. 06 440 21 09 oppure Hotel Victoria, tel.
06 423 70 288 oppure [email protected].
Pubbliredazionale
Quattro stelle brillano su Villa Borghese:
quelle dell’Hotel Victoria
Roma - Villa Borghese, il più grande dei
parchi della capitale, è stata il set di molti importanti film: spettacolare la vista su
Roma, i giardini, i laghetti navigabili e la
storica Casina delle Rose che è oggi sede
della Casa del Cinema. I viali di pini marittimi sono stati percorsi dai divi teatrali e
dalle stelle cinematografiche di tutti tempi, da Anna Magnani con De Sica (“Villa
Borghese” 1953) ai De Filippo, fino alle
attuali star di Hollywood. Luoghi di fascino per tutti, romani e turisti.
A proposito di stelle, sono quattro quelle
che brillano per un hotel affacciato proprio su Villa Borghese e vicino a Via Veneto, la strada della “dolce vita” di Fellini:
l’Hotel Victoria.
Una struttura di grande storia romana con
una conduzione... tutta svizzera! In cima
all’edificio, quasi sopra le chiome dei pini di Villa Borghese, ci sono le famose
Terrazze del Victoria, dette appunto
“Sopra i Pini”: da questo splendido roofgarden si gode di un immenso scenario
storico e naturale, oltre che della rinomata
Hotel Victoria, quattro stelle:
Ristorante Belisario, e d’estate sul
terrazzo, Ristorante Sopra i Pini,
Vic’s Bar, nelle camere tutte le comodità moderne, servizio garage. Le
maggiori chiese e monumenti tra Villa
Borghese, Piazza del Popolo, Piazza
di Spagna ed il centro sono facilmente
raggiungibili a piedi.
cucina del Ristorante Belisario. L’edificio, costruito nel 1899, ha ospitato una famiglia davvero incredibile per le capacità
dimostrate nel dirigere – da proprietari – il
Victoria: i Wirth, originari della Svizzera
tedesca.
Capacità manageriali ma anche umane.
Basti dire che durante la seconda guerra
mondiale, aiutarono ebrei e anti-fascisti
ma pure due luogotenenti tedeschi, a
sfuggire ai loro persecutori, nascondendoli in albergo.
Generosità e apertura intellettuale che si
manifestarono anche anni dopo, quando
l’albergo Victoria fu il rifugio di musicisti
russi in fuga dal comunismo.
“Mio padre Henry Alberto Wirth e sua moglie Elly Burkhardt – ci dice l’attuale responsabile del Victoria Rolf H. Wirth – sostennero molto i musicisti, che a loro volta
amavano soggiornare da noi. Abbiamo
ospitato una lunga lista di nomi prestigiosi
da Ashkenazy a Rostropovich. Non solo,
mio padre fu per molti anni il presidente e
il promotore del Coro polifonico romano
e dell’Oratorio del Gonfalone. E poi abbiamo conservato una tradizione...”.
Quale?
“II nostro mezza coda, pianoforte che si
trova nell’appartamento di famiglia, è ancora oggi a disposizione dei musicisti che
vogliono esercitarsi mentre soggiornano
al Victoria”.
Suonare il piano guardando i giardini
di Villa Borghese... il Victoria si trova in
una posizione favolosa.
“È vero, siamo in un posto quieto su un
parco ricco di alberi che favoriscono anche il riposo notturno. Eppure, a piedi
raggiungiamo subito il centro storico con
tutto quello che offre sul piano monumentale, museale e culturale, oltre alle rinomate vie dello shopping mondano...”.
Hotel Victoria Roma
Telefono 0039 06 42 37 01
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­14
N. 7, luglio 2010
Il Circolo Svizzero di Firenze nel 150º
Al Museo della paglia di Signa
cesti e panieri di Elisa Dapples
Continua l’intensa stagione del Circolo Svizzero
di Firenze, che nel centocinquantesimo anno della fondazione propone ai soci un ricco programma di eventi culturali. Sabato 5 giugno è stata
inaugurata al Museo della paglia e dell’intreccio
di Signa un’esposizione della collezione di ceste
e panieri donati dalla socia Elisa Dapples, scomparsa nel 2009. Nel luglio del 2005 la signora
Dapples decise di assicurare una continuità alla
propria raccolta di oggetti così particolari, affidandoli alle cure del Museo e suggellando così
l’amicizia che aveva stretto negli anni precedenti col direttore Roberto Lunardi. Al vernissage
della mostra sono intervenuti il sindaco di Signa,
Alberto Cristianini, l’assessore alla cultura del
comune di Signa, Giampiero Fossi, il console di
Svizzera a Firenze, Edgar Kraft, la presidente
del Museo della paglia, Carla Guiducci Bonnani
e il direttore Roberto Lunardi. Quello di Signa è
ormai diventato il maggior museo della paglia
a livello nazionale e uno dei più grandi in Europa e forse nel mondo. Presto sarà trasferito
al palazzo Ferroni, ben più centrale, in modo
da accogliere più comodamente tutti i pezzi e
valorizzare al meglio il ricco patrimonio di storia
dell’artigianato e dell’industria accumulato nel
tempo. Nell’occasione dell’apertura della mostra è stata presentata la pubblicazione “Elisa
Dapples, ovvero l’universo dell’intreccio” (stesso titolo della mostra), a cura di David Tarallo,
che ripercorre brevemente le vicende della collezione di Elisa Dapples, tracciando anche un
rapido excursus sull’importanza della presenza
della famiglia Dapples sul territorio fiorentino.
Questo titolo è stato inserito nella collana Quaderni di testi e studi diretta da Roberto Lunardi
e edita da Polistampa di Firenze. La mostra al
Museo della paglia resterà aperta fino al 31 luglio, dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle 13 (il
venerdì riservato alle scuole).
La Svizzera e i ventagli
Per celebrare i 150 anni del Circolo svizzero,
un’originale esposizione di ventagli è stata
approntata dalla socia Corinne Bernabei Kraft
presso l’Hotel Classic di Firenze. Intitolata “Svizzera, promozione, souvenir e pubblicità nei ventagli”, è una selezione di ventagli d’epoca concepiti per promuovere l’immagine della Svizzera
in un periodo in cui il marketing non esisteva
ancora e la pubblicità era ben diversa da come
la intendiamo oggi. A cura della stessa Corinne
Bernabei Kraft è stato stampato un bel catalogo
a colori, che presenta e descrive ciascun pezzo
dell’esposizione, illustrandone le caratteristiche
tecniche, le misure e la storia particolare.
Attività sociale
Il 18 giugno si è svolta nei locali del Circolo di
Un momento della presentazione della pubblicazione su Elisa Dapples, il 5 giugno
presso il Museo della Paglia di Signa.
via del Pallone la tradizionale cena estiva (o
quasi…), il cui menu è stato preparato con la
consueta cura dalla collaudata squadra della
famiglia Pizzi. Molti gli intervenuti in una serata
che ha visto anche la partecipazione di alcuni
soci del Circolo svizzero di Bologna. Domenica
27 giugno, S.E. l’Ambasciatore di Svizzera in
Italia, Malta e San Marino, Bernardino Regazzoni è stato ospite presso la sede del Circolo alla
presenza del console Edgar Kraft, e ha preso
parte alla cena dedicata ai 150 anni del sodalizio fiorentino.
Al suo arrivo il Coro “La corte di Orfeo”, diretto dal maestro Valerio Del Piccolo, ha salutato
l’ospite con un omaggio musicale. All’Ambascia-
tore è stato inoltre presentato il libro dedicato
alla storia del Circolo svizzero di Firenze.
Presentazione del libro
“Quelli dell’Amicizia”
È possibile anticipare fin da ora che è in programma per il 7 ottobre la presentazione, presso la Biblioteca delle Oblate a Firenze, del libro
“Quelli dell’Amicizia. Il Circolo svizzero di Firenze
1860-2010” di David Tarallo. L’evento sarà reso
possibile grazie a una fattiva collaborazione fra
il Comune di Firenze e il Circolo Svizzero fiorentino. Ulteriori particolari saranno forniti nei
prossimi numeri della Gazzetta Svizzera.
David Tarallo
Aiuta le terapie e la guarigione dei bambini di Firenze
Nuovo progetto musicale
per l’ospedale pediatrico Meyer
Uscirà ad ottobre 2010 in tutti i migliori negozi di musica in tutta Italia e Svizzera e successivamente in Spagna il nuovo cd dal titolo
“Quante Storie” dell’artista Luca Maris.
Il cd conterrà dieci canzoni, nove in lingua
Italiana ed una in lingua Spagnola. Le canzoni sono adatte ad un pubblico vasto e di
tutte l’età, e sono interamente rivolte al tema
dell’amore universale e spirituale, il genere è
pop, testi e musiche di Luca Maris. Produzione artistica ed esecutiva sono della produttrice discografica Ines Diaz, residente a Prato,
ma nata e cresciuta a Bellinzona (TI).
Del nuovo cd farà parte anche la canzone
dal titolo “SBIANCHEREMO DESERTI”,
canzone a sfondo sociale con la presenza e
partecipazione anche di bambini nel videoclip
musicale, che potete visionare su:
www.youtube.com/watch?v=4pPPGq5oY6U
già presentata in anteprima in questi mesi.
Aiuta Positivamente le Terapie e Contribuisci
alla Guarigione dei Bambini.
Link diretto della notizia sul web della Fondazione Meyer: www.meyer.it/cat2col100not_
auto_orizz.php?IDCategoria=1119
­15
N. 7, luglio 2010
Relazioni sull’attività, i conti e le future attività
L’Assemblea del Circolo
Svizzero di Bologna
L’Assemblea si è tenuta il 15 giugno u.s. presso la sede, messaci gentilmente a disposizione, dell’Alliance Française e dell’Istituto di
Cultura Germanica.
Il Console Onorario F. Andina ha porto il saluto
Suo e del Console Generale D. Vogelsander e
il Presidente T. Andina, ringraziati per l’ospitalità i Responsabili delle due predette associazioni, ha riferito dettagliatamente sulle
attività svolte nel corso del 2009; a seguire il
Segretario G. Sermenghi ha relazionato sulla
gestione economica.
Dopo esaurienti illustrazioni ed interventi
dei Partecipanti, l’Assemblea ha approvato
le relazioni del Presidente e del Segretario,
l’avvallo della gestione economica da parte
dei Revisori dei Conti, le proposte avanzate
per future manifestazioni nonchè il rapporto
sul preventivo economico per l’anno in corso.
L’Assemblea ha inoltre deliberato di mantenere inalterata la quota sociale per l’anno 2011.
Ro m a
Successivamente l’Addetta cuturale A. Giorgi
ha relazionato sui temi dibattuti a Sanremo
al 72° Congresso del Collegamento a cui ha
partecipato unitamente al Presidente e alla
Consigliera G. Borellini; il Circolo alle Assemblee del Collegamento e della Gazzetta Svizzera è stato rappresentato dal Presidente.
Il Consiglio Direttivo ha proposto all’Assemblea, che ne ha dato consenso, di inserire i
Soci aderenti G. Sermenghi e E. Zanghi fra i
Soci ordinari.
Il Presidente, il Segretario e l’Addetta culturale del ns. Circolo, accogliendo il gradito invito
del Presidente del Circolo Svizzero di Firenze
Luciano Defilla, parteciperanno alla cena sociale indetta per festeggiare la ricorrenza dei
150 anni (1860-2010) di attività del Circolo di
Firenze; nell’occasione si faranno portavoce
di proposte per nuove congiunte manifestazioni fra le due associazioni.
Il Consigliere P. Bury ha riferito in merito alla
costituita piattaforma di interazione “circolosvizzerobologna.ning.com/”; chi avesse domande sulla procedura per accedervi contatti
il gestore del sito su “[email protected]”
Terminata la discussione sui vari punti posti
all’O.d.g. si è svolto il rituale rinfresco allestito
dalle Signore del Circolo.
E. Z.
INVIO TESTI
AGOSTO/SETTEMBRE
I testi e le foto sono da inviare
alla redazione entro il 20 agosto.
La redazione
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­16
N. 7, luglio 2010
Il Circolo svizzero di Genova prosegue le sue attività
Gita del Circolo al Castello della pietra
Appena a mezz’ora da Genova in direzione Milano, si tratta di un suggestivo edificio che sorge
tra due torrioni naturali di puddinga. Oggetto
di recenti restauri, da mille anni domina la Val
Vobbia ed è diventato simbolo di un territorio
meritevole di essere conosciuto in maniera più
approfondita.
Una salita di una ventina di minuti ha portato il
gruppo al Castello ed è iniziata la visita guidata
ricca di informazioni ed aneddoti interessanti.
La visita al torrione prevedeva una arrampicata
in sicurezza ma pur sempre un pò difficoltosa: i
sofferenti di vertigini hanno dovuto a malincuore rinunciare. La discesa è stata affrontata con
entusiasmo ed allegria, la salita un pò meno.....
Tornati al punto di partenza, due belle tavole
di legno grezzo con relative panche sotto un
accogliente pergolato, ci hanno dato immediatamente la sensazione di quello che ci aspettava. La sensazione è stata confermata dall’
arrivo del gestore “armato” di due bottiglioni
di vino rosso genuino che ci ha “seguito” per
tutto il pranzo.
Menù semplice e rustico: salame nostrano,
formaggio della valle, torta salata di verdura
tipicamente ligure e carne alla brace; i canestrelli, biscotti tipici della zona, hanno completato l’opera.
Un particolare ringraziamento a Giuseppina
Schmid che ha proposto ed organizzato la
giornata, al dott. Lang Presidente dell’Unione
elvetica che con le sue sottili e simpatiche
considerazioni ha contribuito al clima allegro e
sereno che ha accompagnato tutta la giornata
e alla nostra Presidente Elisabetta Beeler che
insieme a tutto il Consiglio programma momenti di coesione come questo.
Un grazie e un arrivederci anche agli Amici che
oltre ai Soci hanno partecipato alla splendida
giornata.
Alessandro Stecher
Congresso del Collegamento Svizzero a Sanremo
Visita all’istituto sperimentale CRA-FSO:
un sentitissimo grazie a Carlo Pasini
La Gazzetta ha dedicato diverso spazio a
quest’argomento sul ultimo numero. Il Circolo
Svizzero della Riviera di Ponente ringrazia tutti
partecipanti di essere venuti a Sanremo. Organizzare questo evento per noi è stato un onore
e un grande piacere.
E stato un congresso vivo e ricco per le presenze illustri, i luoghi storicamente importanti, i
relatori di spicco, le attività collaterali a scelta.
Due simpatici trenini nostalgici – uno offerto per
il Congresso e ringraziamo di cuore lo sponsor
che non vuole essere nominato - hanno portato
i partecipanti dagli alberghi alla Villa Ormond,
la sera al Morgana e Domenica mattina in giro
per un “sight-seeing” a Sanremo, itinerario calviniano, la Via Crucis e all’istituto sperimentale
– CRA-FSO Unità di Ricerca per la Floricoltura
e le Specie Ornamentali – dovè il padrone di
casa, il dottor Carlo Pasini con passaporto svizzero e moglie svizzera, ha presentato l’istituto
e parlato del suo lavoro. Molto di rado due ore
passano cosi in fretta. Carlo è un brillante, accattivante oratore. Quante volte siamo passati
davanti quella villa in Corso degli Inglesi senza
sapere che dietro lavorano cinquanta ricercatori! Abbiamo colto al volo l’invito di Carlo e torneremo per una visita più completa in settembre.
E con piacere condivideremo l’esperienza con
tutti con un articolo sulla Gazzetta.
Gertrud Fischer
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­17
N. 7, luglio 2010
Circolo Svizzero di Palermo e Sicilia occidentale
Escursioni di Primavera:
Distilleria e orologi da museo
Lo scorso mese di aprile il nostro Circolo ha
visitato la distilleria Trapas vicino a Mazara del
Vallo che produce un’ottima grappa.
Il giro nel museo dell’alambicco con la degustazione di vari distillati (di Nero d’Avola, Passito
ecc) e soprattutto l’assaggio dei cioccolatini
alla grappa ha entusiasmato i nostri partecipanti. Per pranzo siamo stati accolti sulla terrazza di casa della nostra socia Ursula Streuli
che ci preparato un aperitivo rinforzato a base
di prodotti tipici della zona quali olive, formaggi e tante altre prelibatezze. Giornata di vero
successo!
La gita dell’11 giugno ci ha portati invece
nell’interno della provincia di Palermo a Bisacquino.
Qui nel piccolo Museo dell’orologio il sig. Scibetta ci ha illustrato il laboratorio artigianale
del suo bisnonno, nonno, padre che costruivano sin dal 1700 con lavoro certosino orologi
da campanile, da pendolo e persino un orologio geografico universale.
Dal Santuario della Madonna del Balzo abbiamo ammirato il paesaggio collinare della Sicilia
occidentale già in parte brullo.
Dopo un pranzo ristoratore, compreso l’acquisto delle famose ciliegie di Chiusa Sclafani, ci
siamo recati al Castello di Giuliana, altro piccolo borgo della zona.
L’interno della Sicilia conserva tante tradizioni
ed interessanti monumenti sconosciuti e soprattutto emana un fascino del tutto particolare con la sua luce intensa, morbide colline e
Il gruppo in visita al museo dell’orologio.
rocce a strapiombo e paesini dove sembra che
il tempo si sia fermato.
I nostri prossimi appuntamenti sono:
Festa Nazionale il 29 luglio nelle Madonie.
Dal 13 al 15 settembre viaggio a Pantelleria (ci
sono ancora posti liberi!).
Per iscriversi o informazioni telefonare a Geneviève Corselli (091 682 14 62).
Rvgg
Circolo Svizzero dell’Umbria
Con gli amici di Siena-Arezzo
all’Osservatorio Sismico di Perugia
Il 22 maggio un folto gruppo di soci del
Circolo Svizzero Umbria, insieme ai connazionali del circolo Siena-Arezzo ha visitato a Perugia il famoso Osservatorio
Sismico “Andrea Bina”, dove vengono
registrati tutti movimenti della crosta terrestre.
L’osservatorio si trova in un locale situato
tra le mura perimetrali di un antico cenobio
del X secolo d.c.all’interno del monastero
di San Pietro di Perugia.
In questo luogo, nel 1751 fu inventato dal
monaco benedettino Andrea Bina il primo
sismografo a pendolo, che ancora oggi si
può vedere nel laboratorio accanto alla
strumentazione di ultima generazione.
In seguito alla visita, padre Martino Siciliano, direttore dell’osservatorio e appassionato scienziato della materia, ci ha fatto
scoprire i tesori nascosti del monastero,
come l’antico archivio storico, dove sono
conservati documenti scritti dai pellegrini
del 400 che si recavano a Roma sull’antica via bizantina, che collegava Roma a
Ravenna.
L’interessante giornata si è poi conclusa in
una allegra atmosfera con una cena tipica
al ristorante.
G.N.
Se ci sono persone interessate ad iscriversi
al nostro circolo, basta contattare la nostra
presidente al numero telefonico 075 84 39
23 (Françoise L’Eplattenier) oppure la segretaria, Daniela Meierhofer, al numero 075
514 97 50. Ci farebbe molto piacere farVi
conoscere le nostre attività.
Segnaliamo inoltre che siamo consultabile
anche su facebook- Circolo Svizzero Umbria.
­18
N. 7, luglio 2010
Circolo Svizzero della Sardegna – Monica Carboni nuova presidente
Eletto il nuovo Comitato Direttivo
Franz Vespa diventa «presidente onorario»
Il 9 maggio 2010 nei locali dell’Ittiturismo “Sa
Pischera ‘e Mar ‘e Pontis” a Cabras, in provincia di Oristano, nella bella cornice dell’omonimo stagno, si è svolta l’Assemblea Generale
dei Soci che ha provveduto, tra l’altro, alla
nomina del nuovo Comitato Direttivo del Circolo Svizzero della Sardegna.
Dopo ben diciotto anni di apprezzato lavoro,
per ragioni di anzianità, il Signor Franz Vespa
si è dimesso dalla carica di Presidente, con
grande rammarico da parte del Circolo, ma
con la piena comprensione di tutti gli associati. Resterà comunque ancora a fianco del
nuovo Presidente e del Comitato come “Presidente Onorario” per continuare a dare il suo
preziosissimo aiuto e sostegno.
È stata eletta nuovo Presidente Monica Carboni, da sempre membro del Circolo e da tanti anni già Segretaria e quindi con esperienza
in materia. Vice Presidente è stato nominato
il Signor Casimiro Mombelli, nell’incarico di
Tesoriere resta confermato il Signor Anton
Lerch, la nuova Segretaria è la Signora Cecìle
Nussbaum-Dedola, mentre come Consigliera
è stata riconfermata la Signora Cecilia PrinceRaveglia.
Il nuovo recapito del Circolo è dunque il seguente: Monica Carboni Via Bronte, n. 4;
09030 ELMAS (CA); telefono 070 235 03
83, Cellulare: 349 326 75 27, e-mail:
[email protected]
La giornata è proseguita con uno squisito
pranzo a base di specialità di mare e di stagno nel Ristorante dell’Ittiturismo.
Il prossimo appuntamento con gli svizzeri in
Sardegna sarà in occasione della celebrazione della Festa Nazionale Svizzera, occasione
nella quale saranno posti in vendita anche i
caratteristici distintivi della ricorrenza, il cui
ricavato sarà devoluto alla Pro Patria, istituto
che da sempre sostiene in primo luogo il recupero, la cura e la conservazione di significativi
monumenti e paesaggi culturali della Svizzera.
Saremo ben lieti di incontrare i nostri compatrioti isolani e continentali che avessero
piacere di prendere contatto con il Circolo
Svizzero della Sardegna per unirsi a noi nelle
future iniziative.
Eventi storici e filatelia
Francobollo svizzero e italiano
per la Ferrovia retica del Bernina
Cittadina di confine, unica ad avere, nel piazzale della Stazione due palazzi che si fronteggiano: la ferrovia italiana con i binari nazionali
che si collegano a Milano e la ferrovia retica,
in territorio svizzero con la sua stazione, la
dogana italo/svizzera e il trenino rosso del
Bernina che, dopo un paio di chilometri dalla
stazione di partenza con i suoi binari a scartamento ridotto entra in territorio elvetico.
Suggestive le sue carrozze rosse panoramiche diverse nel periodo invernale ed estivo. I
60 chilometri da Tirano a St. Moritz vengono
coperti in due ore e trenta superando pendenze del 7%. Normalmente da Tirano a St.
Moritz ci sono da 10 a 14 corse giornaliere.
Dal centro della Valtellina si passa al territorio
svizzero del Grigioni, dai 429 metri si raggiungono e superano i 2000 metri all’ospizio del Bernina.
Appena uscito dalla stazione di Tirano, il tre-
nino rosso passa davanti alla basilica della
Madonna, il Santuario, tra i più belli d’Italia
che nel 2004, con un francobollo celebrò il
suo quinto centenario. Mentre il francobollo
svizzero da un franco celebra e riproduce
il trenino rosso nel proprio territorio e nel
centenario della ferrovia retica, le poste italiane riproducono lo stesso convoglio in territorio svizzero commemorando il Patrimonio
dell’Umanità voluto dall’Unesco e avvenuto
nel 2008 cioè due anni or sono. Lemissione
dei due francobolli, non in emissione congiunta, è avvenuta lo stesso giorno giovedì
6 maggio 2010.
20 e 22, relativo ai miei rapporti personali con
la Liguria. Nel mio intervento al Congresso del
Collegamento il 15 maggio scorso, parlando della chiusura del Consolato generale di
Genova ho affermato: “E’ un pezzo di storia
che se ne và, lo dico con rincrescimento particolare in quanto figlio di Svizzero all’estero
vissuto per due decenni proprio tra Finale Ligure e Genova”. La parola “figlio” non è vero-
similmente stata colta dall’articolista e la mia
frase non era forse chiarissima. Mi riferivo
infatti alla vicenda biografica di mio padre,
che ha compiuto tutti gli studi in Liguria negli
anni 20 e 30. L’articolo dell’Avv. Guidi indica
correttamente “nato a Lugano”.
Cordiali saluti.
Bernardino Regazzoni
Ambasciatore
Errata corrige
Caro Direttore,
Ho preso conoscenza con l’intereresse e
piacere abituali del numero di giugno della
Gazzetta svizzera.
Ringrazio per le parole di benvenuto a pagina
18 espresse tramite la penna dell’Avvocato
Guidi.
Colgo l’occasione per segnalare un piccolo
malinteso alla pagina 1, ripetuto alle pagine
­19
N. 7, luglio 2010
Al Centro Svizzero di Milano
Apprezzata la targa in ricordo
del Console generale Franco Brenni
È stata indubbiamente una lodevole iniziativa
da parte del nostro Console generale David
Vogelsanger quella di dedicare alla memoria
di Franco Brenni (Console generale a Milano
dal 1942 al 1954 ) una targa posta nell’ingresso del palazzo di Via Palestro in cui si trova il
Consolato generale di Svizzera a Milano e la
Società Svizzera.
Un notevole numero di persone ha accolto
l’invito di partecipare il giorno 12 Maggio alla
scopertura della lapide, e si notavano molte teste canute di persone che avevano avuto l’occasione di incontrare Franco Brenni durante il
suo Consolato.
Il nostro Console si è rammaricato di non aver
conosciuto Brenni di persona, ma di avere appreso molto da lui tramite importanti documenti relativi alla sua attività, documenti che l’hanno
spinto alla decisione della posa della targa.
È stato nel frattempo distribuito agli intervenuti
un fascicolo di fonte Renata Broggini (presente
in sala), nota scrittrice e storica locarnese ed
importante autrice di numerosi libri e pubblicazioni che riguardano anche il periodo della fine
dell’ ultima guerra.
Il Console ha aperto la cerimonia ricordando
i fatti salienti avvenuti durante il consolato di
Brenni: i bombardamenti su Milano – il mal
accettato trasferimento del Consolato a Como – le conseguenze dell’ 8 Settembre con la
nascita della Repubblica di Salò e la presenza
tedesca a Milano – le formazioni partigiane – le
importanti attività intermediarie di Brenni i suoi numerosi contatti con l’Arcivescovo
Schuster, con le autorità tedesche e fasciste,
nonché con i partigiani. Si trattava di situazioni
difficilissime che coinvolgevano anche varie
Il Console Generale Franco Brenni.
conflittualità, in cui il Console Brenni riuscì a
dimostrare miracoli di equilibrismo. Purtroppo
queste situazioni così complesse furono anche
fonti di incomprensioni e di critiche da parte di
molte persone, e pure dal governo centrale di
Berna.
Brenni è particolarmente ricordato per il suo
decisivo intervento nel momento più critico
e pericoloso della presenza delle truppe tedesche armate alla frontiera di Chiasso che
pretendevano l’entrata in Svizzera con le armi.
In tale occasione il Console Brenni assieme al
Colonnello Mario Martinoni dell’Esercito Svizzero ed al Maggiore Statunitense Joseph McDivitt
riuscirono a convincere i tedeschi a deporre le
armi cessando così di essere una reale minac-
cia per la neutralità elvetica dalle conseguenze
imprevedibili.
Terminato il conflitto mondiale Franco Brenni rimase Console generale a Milano fino al
1954,cioè per un periodo insolitamente lungo
per un console. Il nipote ha accennato a questo
fatto quasi fosse un “parcheggio su un binario
morto” in quanto Berna non aveva visto di buon
occhio il fortissimo coinvolgimento di Brenni
nelle vicende della fine guerra.
Il nostro Console generale David Vogelsanger
al termine del suo sentito ed appassionato
ricordo di Franco Brenni ha invitato i suoi familiari, nipoti e pronipoti, a togliere il drappo
che copriva la lapide. Un grande applauso ha
accompagnato il gesto. Ha preso quindi la parola un nipote di Brenni per ricordare i brevi
incontri da lui avuti col nonno, scomparso poi
prematuramente all’età di 66 anni
Un interessante intervento è poi stato quello
dell’editore Ulrico Hoepli che ha ricordato il
ruolo avuto da suo padre Carlo nelle vicende
legate alla presenza a Milano di Mussolini.
La targa in ricordo di Brenni (ricordiamo per
inciso che il marmo della targa proviene dal
Cantone Ticino a cui il Console era molto legato) è stata posta nell’atrio dell’edificio dove ha
sede il nostro Consolato. Questa collocazione
vuole ricordare anche il fondamentale ruolo
avuto da Brenni nel programma della costruzione a Milano del complesso immobiliare del
Centro Svizzero e del Palazzo di Via Palestro
inaugurati nel 1952.
La commemorazione si è poi chiusa con un
simpatico rinfresco preparato nei locali del
Consolato.
Enrico Hachen
Calmy-Rey a Tripoli con il collega spagnolo nella tenda di Gheddafi
Liberato lo svizzero ostaggio in Libia
Tutto è cominciato con l’arresto di Hannibal
Gheddafi a Ginevra, perché accusato di aver
maltrattato due suoi domestici. La cosa si era
aggravata quando la Tribune de Genève aveva
pubblicato le foto dell’arrestato. Gheddafi aveva minacciato ritorsioni e la moglie di Hannibal
aveva promesso in televisione “occhio per occhio, dente per dente”.
Da qui è iniziata una serie di tentativi di trovare
una soluzione, con la Libia a tirare le cose per
le lunghe, a promettere accordi mai mantenuti,
fino alla condanna dei due svizzeri e seri peri-
coli per la loro vita. Più di una volta Gheddafi
ha detto che la Svizzera dovrebbe scomparire
e il suo territorio diviso fra i paesi vicini. Ad un
tratto è sembrato aprirsi uno spiraglio e il presidente della Confederazione Rudolf Merz si è
recato a Tripoli, ma senza incontrare Gheddafi
e costretto a tornare a mani vuote.
Per cercare di uscire da questa situazione,
Berna ha chiesto l’applicazione del trattato di
Schengen per vietare l’ingresso in Europa di alcuni cittadini libici, compresa la famiglia Gheddafi. Qui si è finalmente mossa l’Europa, con
l’Italia ad assumere il ruolo di scandalizzata e
a fare pressioni sulla Svizzera perché facesse
marcia indietro. All’avvicinarsi della fine della
pena inflitta, i timori di una “scomparsa” di Max
Göldi sono aumentati, tanto che la Svizzera
aveva preparato un’azione militare per liberare il prigioniero. Poi, grazie alla mediazione
ispano-tedesca, la cosa si è risolta, ma la Libia chiede pur sempre le scuse ufficiali della
Svizzera, 1,5 milioni di franchi di risarcimenti e
un Tribunale che giudichi l’atteggiamento sproporzionato della polizia di Ginevra.
­20
N. 7, luglio 2010
A 32 anni è la più giovane presidente del Consiglio nazionale
Pascale Bruderer Wyss vuole creare
un ponte tra le generazioni
Da piccola Pascale Bruderer sognava di
essere astronauta e di essere la prima
donna a posare il piede su Marte. Avrebbe pure volentieri voluto diventare sportiva professionista. In quanto più giovane presidente del Consiglio nazionale e
prima cittadina del paese, questa donna
di 32 anni non prova nessun rimorso per
aver dovuto abbandonare i suoi vecchi
progetti professionali. Si sente molto bene in questa funzione onorevole. E potrebbe anche diventare la prima donna
su Marte.
Non è facile fissare in tempo utile un appuntamento per un colloquio con Pascale Bruderer.
Non che abbia qualcosa contro i media e le
interviste. Al contrario: conosce l’importanza
del ruolo che hanno le relazioni pubbliche in
politica. E l’attraente presidente del Consiglio
nazionale domina perfettamente la materia
e sa trattare con la stampa. E’ una comunicatrice notevole. “Però non comunico in tutti
i campi”, sottolinea Pascale Bruderer. “Non
sono disposta a parlare della mia vita privata, poiché non concerne il pubblico. E’ anche
l’opinione di mio marito”. Tuttavia essa è cosciente di aver approfittato molto dei mezzi di
comunicazione. Giovane, seducente e buona
oratrice, non sempre l’hanno trattata bene.
“I giornalisti si sono precipitati sul superlativo “la più giovane”. Ho cercato di sfruttare
queste potenzialità per porre al centro dei dibattiti temi che, altrimenti, attiravano pochissimo l’attenzione – come per esempio l’integrazione delle persone disabili”, aggiunge. I
politici devono infatti avere la fortuna di far
conoscere le loro idee e diffonderle tra la gente. Essenziale è tuttavia sempre il contatto
personale con la popolazione. Bisogna stare
comunque attenti a non esagerare la presenza nei media e quindi a non accettare tutto.
Una vita dopo la politica
Prima di poterci concedere l’intervista nel suo
ufficio lucidato e ornato di tappeti di seta a Palazzo federale, ha partecipato a una riunione
alla quale veniva presentata, su sua iniziativa,
una nuova piattaforma Internet per la coabitazione fra generazioni. Essa si è rivolta, in
tedesco e in francese, direttamente al cuore
dei partecipanti. All’aperitivo che è seguito e
che la presidente del Consiglio nazionale ha
offerto a Palazzo federale, è spesso circolata
l’idea che Pascale Bruderer potrebbe essere
presto consigliera federale. A questa questione essa ha tuttavia risposto di non pensarci.
Quando si entra in politica così giovani come
lei, si sa che inizia anche una vita dopo la
Pascale Bruderer Wyss.
politica. Così, in futuro, una famiglia o una
professione possono sicuramente essere
al centro delle sue preoccupazioni. Ella sa
inoltre quali sono le rinunce dipendenti da un
posto in Consiglio federale. “Dò molta importanza al mondo al di fuori della vita politica, in
particolare alla mia vita privata. Non sono per
niente pronta a rinunciarvi completamente”,
lascia spesso pensare.
La carriera politica di Pascale Bruderer è iniziata molto presto: allieva del liceo era già
consigliera comunale della città di Baden. A
24 anni è stata eletta nel Gran Consiglio argoviese e alcuni mesi dopo in Consiglio nazionale. Ogni volta era la più giovane candidata. Ha
tuttavia sempre tenuto ad avere una seconda
possibilità professionale. Così, essa è pure,
al 60%, direttrice della Lega argoviese contro
il cancro, una funzione che non può tuttavia
assumere pienamente in questo momento. In
quanto prima cittadina, durante un anno, è
quasi diventata politica professionista. Non è
a Berna ogni giorno, ma si sposta sovente.
“In tutta la Svizzera. E ciò mi rallegra particolarmente”, dice Pascale Bruderer. Infatti
essa considera come compito essenziale
per una presidente di Parlamento di portare
quest’ultimo verso il popolo, di intrattenere
contatti con la popolazione. Essa sottolinea
ancora che è molto importante per i politici
non perdere mai il contatto con la vita reale
e la popolazione.
Pascale Bruderer è entrata in politica già al
ginnasio, in quanto membro di un consiglio
di allievi. Questa funzione le ha permesso di
rendersi conto che si possono far muovere
le cose. Per questo ha voluto fare la stessa
cosa al di fuori della scuola. All’inizio non era
schierata per nessun partito politico. Ha in
seguito vagliato i partiti e notato subito che
le sue domande trovavano una miglior accoglienza presso il PS: giustizia e uguaglianza
delle opportunità per tutti. Secondo lei, il PS
pone questi obiettivi al centro del lavoro politico nel modo più coerente. La sua famiglia, dal
canto suo, sarebbe corresponsabile del fatto
che lei si impegni in modo così veemente a
favore della solidarietà e della coesione sociale. I suoi genitori hanno sempre ricordato ai
loro tre figli che le persone meritano gli stessi
diritti e le stesse possibilità.
Una carriera non pianificata
Quando si chiede oggi ai suoi genitori se non
siano fieri del fatto che la loro più giovane figlia sia diventata prima cittadina svizzera, essi rispondono sempre che sono fieri delle loro
tre figlie. Il fatto che la madre abbia due fratelli
non udenti l’ha pure marcata. L’assurdità è un
handicap nella comunicazione, comprendere
ed essere compresi al quotidiano è primordiale, anche nel lavoro politico. Essa intrattiene
buoni contatti con gli altri campi politici, al di
là delle frontiere dei partiti. Per questa ragione è pure stata eletta prima cittadina con uno
dei migliori risultati. Con i suoi due zii essa
comunica con la lingua dei segni. Ed è fiera
che grazie alla sua iniziativa il giornale SF Info
­21
N. 7, luglio 2010
sia tradotto in lingua dei segni per i sordi.
Non ha mai pianificato la carriera politica.
Entrando in politica così giovane non si può
mirare a nessuna funzione, ma perseguire
obiettivi di fondo. Tutto si è concatenato semplicemente, pensa Pascale Bruderer. Essa
considera che il clima politico in Svizzera sia
sano. Potrebbe essere ancora più corretto e
pertinente di quanto non lo sia attualmente,
ma tutto sommato è nettamente più costruttivo che in altri paesi. Essa è inoltre un fan
assoluto della concordanza e della democrazia diretta ed apprezza quindi molto il sistema
politico svizzero.
Essa è pure entusiasta del fatto che oggi vi
siano più giovani politici in Parlamento rispetto al suo arrivo in Consiglio nazionale otto
anni fa: “Allora, soltanto Ursula Wyss, Toni
Brunner e io facevamo parte dei “meno di
35 anni”. Oggi questo gruppo è diventato
importante”. Pascale Bruderer costata che,
per quanto concerne le questioni specifiche,
i giovani non politicizzano necessariamente
in modo diverso dai più anziani. A livello di
rapporti personali essi incontrano però meno
ostacoli. Tutti i giovani intrattengono i migliori
contatti al di là delle frontiere dei partiti, un
bene che contribuisce molto all’instaurazione
di un clima positivo.
Pascale Bruderer incarna perfettamente la
nuova generazione di politici. Essa pensa in
modo autonomo, non si muove soltanto entro i limiti stretti del partito e si permette di
avere una propria opinione. Non ha avuto dei
veri e propri modelli in politica, ma apprezza
per esempio molto Helmut Hubacher e legge
volentieri quanto lui ha scritto. Ammira anche
Ruth Dreifuss per non aver mai perso il suo
calore umano in un ambiente politicamente
difficile. Il fatto che i rapporti fra le generazioni siano diventati il tema centrale del suo
anno di presidenza è pure dovuto al fatto che
essa ha imparato molto dalle persone più anziane, ne ha tratto profitto e ha notato molto
presto l’importanza della cooperazione, della
collaborazione e dello scambio di opinioni fra
generazioni. Si tratta qui di un collante essenziale per la società. Pascale Bruderer è
Pascale Bruderer Wyss
A 32 anni, Pascale Bruderer è cresciuta
a Baden, con due sorelle maggiori in una
famiglia interessata alla politica, senza esservi implicata. La sua carriera politica è
cominciata con un mandato nel Consiglio
comunale della città di Baden, quando
aveva 20 anni e si preparava a superare
gli esami di maturità. Nel 2001 è stata
eletta nel Gran Consiglio argoviese ed è
entrata nel 2002 in Consiglio nazionale.
Ha studiato scienze politiche, diritto pubblico e storia sociale ed è direttrice della
Lega argoviese contro il cancro. È sposata
dall’anno scorso e abita con il marito e il
suo labrador Kala a Nussbaumen, vicino
a Baden.
dell’opinione che non si faccia mai abbastanza in questo campo. Per questo partecipa,
su questo unico tema, a non meno di venti
manifestazioni durante il suo anno presidenziale. La sua agenda è già completa fino alla
fine dell’anno? “Anche dopo la fine dell’anno,
risponde Pascale Bruderer, lasciando sgorgare la sua risata comunicativa”.
La comunicazione, una delle forze
Viaggi ufficiali all’estero sono pure in programma. Così, essa visiterà probabilmente
in autunno il Parlamento nepalese che, nella sua fase attuale di creazione dello Stato,
vorrebbe trarre insegnamenti dal federalismo
della Svizzera. Quest’anno il tempo riservato alla vita privata è ristretto. Tuttavia, ogni
giorno, essa prende il tempo necessario per
una passeggiata con il suo Labrador Kala. Le
piace camminare e ritrovare non appena pos-
sibile la sua famiglia e la sua cerchia di amici.
La visita di manifestazioni culturali dovrebbe
pure figurare nell’agenda di quest’anno della presidente. Pascale Bruderer lo spera in
ogni caso. E spiega in seguito con dinamismo quanto la serata alla quale ha assistito a
Beinwil all’operetta “Der Zigeunerbaron”, sia
stata fantastica. Essa trova formidabile che
quasi tutto un villaggio si mobiliti a favore di
un simile progetto culturale, al quale partecipano circa 200 persone e che chiede mesi
di lavoro.
Il suo entusiasmo semplice è anch’esso comunicativo. Questo l’aiuta senz’altro nel suo
lavoro politico. La comunicazione, di cui fa
pure parte l’ascolto, è secondo lei una delle
sue forze. E qual è la sua maggior debolezza? Risponde senza l’ombra di un’esitazione:
“Sicuramente la mia impazienza”.
Intervista di Heinz Eckert
­22
N. 7, luglio 2010
La dipendenza dall’Unione europea cresce e la nostra sovranità diminuisce
La politica europea della Svizzera
è entrata in un vicolo cieco
La via bilaterale della Svizzera verso l’Europa è stata finora coronata da successo.
Tuttavia, questa opzione di politica europea diventa sempre più difficile. La nostra
sovranità nazionale si riduce man mano che la dipendenza dall’Unione europea cresce. Coloro che criticano la politica europea del Consiglio federale esigono oggi una
discussione aperta nel popolo a proposito dell’adesione all’Unione europea.
La scena si è svolta lo scorso novembre a
Palazzo federale, a Berna: il nuovo ministro
tedesco degli affari esteri Guido Westerwelle, è stato interrogato dai giornalisti su che
cosa pensa della discussione recentemente
avviata a proposito di un’adesione della Svizzera all’Unione europea. Prima ancora che
l’ospite in visita di Stato potesse rispondere, la sua omologa svizzera Micheline Calmy
Rey ha spiegato che un tale dibattito non
era per niente in atto da noi… In proposito
il consigliere federale Moritz Leuenberger
aveva spiegato poco prima: “Dico quello che
penso. Dobbiamo aderire all’Unione europea,
l’adesione arriverà, forse non domani, ma dopodomani”. Già la scorsa primavera, l’allora
consigliere federale Pascal Couchepin aveva
detto: “Forse il momento adeguato è oggi
venuto per avviare in Svizzera un dibattito
pubblico nell’ambito del popolo a proposito
dei vantaggi e degli inconvenienti dell’appartenenza all’UE”.
Lo scorso autunno un postulato della consigliera nazionale liberale bernese Corista
Markwalder ha di nuovo rilanciato il discorso
europeo. La presidente del Nuovo movimento
europeo svizzero invitava il Consiglio federale
a mettere sul tavolo del Parlamento “senza
indugi i vantaggi e gli inconvenienti rispettivi
degli strumenti di politica europea e delle misure per il futuro della politica europea”. Non
meno di 101 membri del Consiglio nazionale
– cioè oltre la metà della Camera del popolo
– hanno aderito a questo atto parlamentare.
Il Consiglio federale ha accettato il postulato
e ancora una volta ha fatto l’elogio della via
bilaterale nei rapporti con l’Unione europea.
La via bilaterale verso l’Europa
Dopo il debole no del popolo svizzero (e il
chiaro rifiuto dei cantoni) allo Spazio eco-
nomico europeo (SEE) il 6 dicembre 1992,
il nostro paese ha adottato la via bilaterale
verso l’Europa. Nel rapporto Europa 2006 il
Consiglio federale giungeva alla conclusione
“che la via bilaterale costituisce il miglior
strumento per la salvaguardia degli interessi
svizzeri”. Nel rapporto di politica estera 2009
il governo ha confermato questa valutazione,
“ampiamente condivisa nella popolazione”. In
effetti, i meriti del rapporto bilaterale sono
vantati e confermati dai portavoce del governo, dal Parlamento, dai partiti borghesi
e dall’economia ad ogni piè sospinto, come
raramente avviene in questi casi.
Ma che cosa portano realmente gli accordi
bilaterali con l’Unione europea? Questa via
bilaterale verso l’Europa può essere perseguita a quale prezzo? Secondo il rapporto di
politica estera, la Svizzera ha l’ambizione di
intrattenere “eccellenti rapporti” con l’Unione.
Grazie a una diplomazia federale prudente,
un’importante rete di accordi bilaterali è stata
costruita durante gli anni, fra cui una ventina
di “accordi maggiori”.
Il punto essenziale è costituito dagli Accordi
bilaterali I e II (approvati dal popolo nel 2000 e
nel 2005). Grazie ad essi la nostra economia
ha ottenuto un accesso privilegiato al grande mercato interno europeo, che conta circa
500 milioni di persone. “E’ pure nell’interesse della Svizzera proseguire lo sviluppo dei
rapporti con l’Unione europea, concludendo
accordi addizionali in nuovi settori d’interesse
comune” – indica il rapporto federale.
Il successo economico della via bilaterale è
evidente: la Svizzera riceve un franco su tre
dagli scambi con i paesi dell’UE, il 62% delle
nostre esportazioni e perfino l’81% delle nostre importazioni concernono lo Spazio economico europeo. La libera circolazione delle
persone soprattutto si è rivelata un fattore
di crescita – decine di migliaia di manager,
di ingegneri, di medici e di operai qualificati
contribuiscono, grazie alle loro conoscenze
professionali, a una produttività annuale in
crescita. “Sul piano economico la Svizzera
beneficia oggi di una tale integrazione nello
spazio europeo, di cui nessun altro paese europeo può vantarsi”, scriveva la Neue Zürcher
Zeitung. Si potrebbe parlare di “relazioni simili
a quelle del mercato interno”, “che sono garantite da un pacchetto di accordi bilaterali di
diritto internazionale”.
Naturalmente, l’Unione europea presenta anche solidi interessi: la Svizzera è il suo partner
economico principale – perfino prima della
Cina, del Giappone e dell’India – e realizza in
questo campo notevoli eccedenze. Con la sua
importante piazza finanziaria, il nostro paese
è un grande investitore e, inoltre, un datore di
lavoro per decine di migliaia di cittadini europei, da una parte e dall’altra della frontiera. In
quanto paese di transito, dotato di assi stradali moderni, la Svizzera è indispensabile al
trasporto europeo delle merci. Ma, nonostante
tutto, i pesi non sono ripartiti in modo uguale,
poiché l’interesse della Svizzera (con oltre 7
milioni di abitanti) ad accedere all’Europa è inversamente proporzionale a quello dell’Unione
(con quasi un mezzo miliardo di persone).
Strada maestra o vicolo cieco?
Di conseguenza i rapporti con l’Unione europea, appoggiati sul bilateralismo, sono
considerati da molti come una vera e propria
strada maestra. Negli ultimi tempi questa
valutazione è tuttavia rimessa in forse da
importanti politici e professori di diritto internazionale. L’ex consigliere federale e ministro
delle finanze Kaspar Villiger (a suo tempo
contrario all’adesione all’UE) mette in guardia
contro “i grandi rischi collegati con questa
via”. L’accesso al mercato interno europeo
sarebbe di un’importanza vitale per la Svizzera ed eserciterebbe dunque una sorta di
ricatto su di lei. Nei fatti, ogni nuovo accordo
bilaterale aumenta la dipendenza dall’Unione
europea – e riduce la distanza politica che ci
separa da Bruxelles.
Chi vuole fare affari con l’Unione europea
deve riprendere il diritto comunitario del
momento (acquis communautaire). I trattati
intergovernativi bilaterali hanno sempre un carattere nazionale. Tuttavia, il contenuto degli
accordi continua a svilupparsi e impone un
adeguamento permanente. Da poco l’Unione
europea esige perfino la ripresa automatica
del diritto europeo, che è in continua evoluzione. “Questo dimostra, da un accordo all’altro,
l’aumento del prezzo da pagare al bilaterali-
­23
N. 7, luglio 2010
smo”, scriveva la Neue Zürcher Zeitung.
Ma la Svizzera adegua in permanenza il proprio diritto, anche senza la pressione diretta
di Bruxelles. Oggi, circa la metà del diritto federale è interessata dal diritto dell’UE, come
costata il professore bernese di diritto europeo Thomas Cottier. Talvolta, il diritto europeo è ripreso direttamente, talvolta esercita
un influsso indiretto sulla nostra legislazione.
Il Consiglio federale rifiuta di designare come tali le disposizioni legali trasposte. “Se la
popolazione sapesse quale quantità di diritto
europeo abbiamo già ripreso, ciò avrebbe
certamente ripercussioni sulla discussione
concernente l’adesione all’UE”. Se la Svizzera adatta il proprio diritto al diritto europeo,
si parla di “trasposizione autonoma”. Questa
creazione linguistica ufficiale è, per l’ex professore di letteratura zurighese Peter von
Matt, una “formulazione grottesca”.
Il bell’edificio dei rapporti bilaterali è “fortemente minacciato di crollare” (Kaspar Villiger). La ragione è che se la Svizzera non
applica uno degli accordi richiesti dall’Unione
europea, il futuro dell’insieme dei rapporti bilaterali è in gioco. E’ stato così in occasione
del prolungamento dell’accordo sulla libera
circolazione delle persone, l’anno scorso. Il
prolungamento di questo accordo era collegato ad altri accordi degli Accordi bilaterali I
e il futuro di tutta la trattativa bilaterale era
quindi in gioco.
Quanto il ministro degli Affari esteri Micheline
Calmy Rey ha detto già nel 2006 a proposito del rapporto Europa del governo è tuttora
valido: “La via bilaterale resta la buona soluzione finché il quadro economico non evolve
in nostro sfavore, finché l’UE è disposta ad
accompagnarci sulla via bilaterale e finché
la Svizzera dispone di sufficienti possibilità di partecipazione alle decisioni comuni”.
Nel più recente rapporto di politica estera,
è stata tuttavia tracciata una linea: “La via
bilaterale non deve condurci a un’adesione
de facto senza diritto di voto”. Segue quindi
questa frase: “Se ragioni di ordine politico e/o
economico dovessero esigere un nuovo forte avanzamento nel senso dell’integrazione,
s’imporrebbe una scelta a livello di strumenti
appropriati, tra cui l’opzione dell’adesione”.
Critica alla politica europea
Franz von Däniken, ex segretario di Stato al
Dipartimento degli Affari esteri, è uno dei critici più feroci della politica europea. “Tra le
grandi illusioni del popolo svizzero, vi è la convinzione che la via bilaterale nei rapporti con
l’Unione europea rafforzerebbe la sovranità
della Svizzera. In realtà, succede il contrario”.
La sovranità (materiale) sarebbe sottoposta a
un’ “erosione continua”. Il diritto dell’UE marcherebbe “molto ampiamente” il contenuto
dei nostri accordi bilaterali con Bruxelles. La
Svizzera dovrebbe “di regola” riprendere il
diritto comunitario. Anche al momento della
scelta di settori particolari, il nostro paese
non sarebbe più libero: “Vi sono soggetti che
ci vengono imposti, per non dire ordinati”. “La
Berna federale” sarebbe soggetta all’ “illusione di una libertà di negoziato e di una libertà
contrattuale”.
Non meno chiara è la critica della politica del
Consiglio federale da parte di Franz Blankart,
ex segretario di Stato per gli affari economici esterni e negoziatore capo in occasione
dell’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE). “La Svizzera riprende ogni volta
massicciamente il diritto pertinente dell’UE
nelle sue leggi, chiamandolo “trasposizione
autonoma”. “Da qualche tempo l’Unione europea esige anche che il futuro diritto europeo
sia trasposto tale e quale nel nostro diritto”.
Numerosi casi di trasposizione autonoma sarebbero “estremamente dubbi da un punto di
vista della sovranità politica”. Franz Blankart
diventa perfino sarcastico: “Quando raggiungeremo il grado di trasposizione autonoma,
grazie al quale la Svizzera diventerà una colonia europea di diritto economico con gestione
autonoma locale?”.
Per il professore bernese di diritto europeo
Thomas Cottier, la Svizzera è già un “membro passivo dell’UE”, poiché circa la metà del
diritto federale subisce l’influsso del diritto
europeo. Le sue ricerche dimostrano che il
nostro paese “riprende di regola le disposizioni europee”. La sovranità sarebbe quindi
mantenuta unicamente da un profilo formale,
ma di fondo esiste un settore sempre più vasto nel quale il diritto europeo sarebbe ripreso
senza discorso democratico. “Si tratta di una
perdita di sovranità, ma anche di democrazia, e questo in un paese in cui si è talmente
fieri della partecipazione democratica”. L’ex
professore losannese Dieter Freiburghaus,
autore di un libro particolareggiato sui sessant’anni di politica europea della Svizzera,
identifica una “insidiosa perdita di sovranità”.
L’insieme di accordi con l’Unione europea sarebbe diventato “così denso e profondamente ancorato” che un’eventuale denuncia e il
suo scioglimento avrebbero “conseguenze
economiche imprevedibili”, per cui non entrerebbe più nemmeno in linea di conto per il
nostro paese. “Ciò significa una vera restrizione della sovranità”. Dieter Freiburghaus si
chiede per quanto tempo la Svizzera è pronta
a vivere in un rapporto di semi-colonia con
l’UE per motivi finanziari.
Supponiamo che il “limite sopportabile” delle relazioni bilaterali con l’Unione europea
sia raggiunto – e poi? Esistono soltanto tre
opzioni: l’”Alleingang”, lo Spazio economico
europeo e l’adesione all’UE. “La sola cosa che
noi non possiamo permetterci è l’isolamento” (Micheline Calmy Rey). In realtà un simile
passo comporterebbe un’importante perdita
di possibilità a livello di orientamento internazionale dell’economia svizzera, cosa che il
popolo non potrebbe sopportare.
Lo SEE come alternativa?
Un’adesione allo Spazio economico europeo
(SEE), di cui fanno parte oggi la Norvegia,
l’Islanda e il Liechtenstein, sarebbe possibile in ogni momento. L’accordo SEE prevede
una partecipazione estesa degli Stati terzi al
mercato interno europeo.
La libera circolazione delle merci (senza l’agricoltura), delle persone, dei capitali e dei servizi, completata da regole comuni in diversi
settori, costituisce la base comune. Lo SEE
comprende settori importanti che non sono
coperti dagli accordi bilaterali (come il diritto
della concorrenza, la libera circolazione dei
servizi e dei capitali).
Il 6 dicembre 1992 il popolo svizzero ha respinto di poco, con il 50,3% dei voti contrari,
l’adesione allo SEE. Poco prima di questa
domenica di votazioni, il Consiglio federale
aveva confessato che lo scopo era l’adesione
all’UE e introdotto una domanda d’adesione a
Nelle foto: alcune vignette di un umorisata svizzero che riflettono il disagio
nei confronti del problema Europa.
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N. 7, luglio 2010
Bruxelles, il che fu un errore storico. Il risultato della votazione popolare è stato falsato,
un’odissea di politica europea è iniziata, l’economia è caduta in un decennio di stagnazione
e l’Unione democratica di centro (UDC) ha cominciato il suo cammino vittorioso.
Lo Spazio economico europeo è oggi ancora
una possibilità, secondo seri commentatori
contemporanei. L’eminente avvocato in diritto
economico Peter Nobel pensa che la Svizzera
si sia “marginalizzata sul piano della politica europea”. Per questo esperto del diritto europeo
la via bilaterale è un vicolo cieco e non può più
essere rafforzata. “Nella situazione attuale, un
nuovo accordo SEE sarebbe la soluzione realistica. Esso istituzionalizzerebbe i nostri rapporti con l’UE e ci conferirebbe un certo diritto
di co-decisione”. L’ex consigliere nazionale e
sorvegliante dei prezzi Rudolf Strahm vede
pure dei vantaggi in un’adesione allo SEE: integrazione totale al mercato interno europeo,
consultazione in occasione di sviluppo del diritto europeo, possibili regolamenti d’eccezione
e maggior influsso nei negoziati con Bruxelles.
“Chi, in Svizzera, ha la forza politica e il coraggio di rilanciare i dibattiti attorno a un accordo
sul prospero SEE?”.
L’ex diplomatico di primo rango e negoziatore
capo dello SEE, Franz Blankart, si è espresso in questi termini: “L’adesione dell’Islanda
all’UE, e forse quella della Norvegia, darebbero alla Svizzera un’opportunità unica di
aderire allo SEE e di approfittare delle sovrastrutture istituzionali, nonché della partecipazione all’organizzazione”. Questo offrirebbe
“di nuovo calma e dignità ai nostri principali
partner economici”. Si dovrebbero superare
certe “sensazioni spiacevoli” a seguito delle
votazioni negative del 1992. “Altrimenti la politica deve chiaramente prendere la direzione
dell’adesione all’Unione europea”.
L’adesione all’UE torna d’attualità
Nel 1993, il Consiglio federale aveva già confermato, nel suo rapporto di politica estera,
che un’adesione all’UE sarebbe un “obiettivo
strategico”. Nel 2000 il governo parlava ancora di adesione come di un obiettivo, ma che
non era più “strategico”. E nel 2005 l’integrazione all’Unione europea era relegata al rango di “semplice opzione a lunga scadenza”.
“Questo graduale distanziarsi della Svizzera
rispetto all’adesione all’UE mostra l’irrigidimento dei suoi rapporti con l’UE” (secondo la
Neue Zürcher Zeitung).
L’appello di eminenti voci a favore dell’adesione all’Unione europea si fa però sentire. Come quello dell’ex diplomatico di primo rango
Franz von Däniken: “La via bilaterale ci rende
più dipendenti dall’UE e non più indipendenti.
In quanto membro dell’UE, guadagneremmo
in sovranità, grazie a un margine di manovra
più ampio e al diritto di partecipazione”. Oppure quello del professore bernese Thomas
Cottier: “Dobbiamo trovare il coraggio di
prendere in mano il futuro del nostro paese in
Europa. Il tabu della questione dell’adesione
deve essere spezzato con il lavoro politico”.
Oppure ancora il pensiero della “Neue Zürcher
Zeitung”: “Toccherebbe a una democrazia animata come quella svizzera l’esame periodico
della questione dell’adesione senza idee preconcette – e in modo più intensivo, man mano
che la Svizzera si avvicina a Bruxelles”.
Le conseguenze di una totale partecipazione
della Svizzera sono contenute nel rapporto
Europa 2006 del governo. Eccole in breve:
◆ Democrazia diretta: i nostri diritti popolari
rimarrebbero sempre in vigore, il campo
d’applicazione materiale sarebbe ristretto nella misura delle competenze cedute
all’UE. L’adesione sarebbe sottoposta a
referendum obbligatorio. In caso di modifica di leggi nazionali attraverso le direttive dell’UE, sarebbero possibili referendum
(ma non in caso di diritto europeo applicabile direttamente).
Iniziative popolari in materie rilevanti del
diritto europeo sarebbero sempre possibili. Se un’iniziativa popolare fosse contraria
al diritto dell’UE, bisognerebbe negoziare
con Bruxelles. – In contropartita la Svizzera otterebbe diritti di co-decisione a livello
europeo nel Consiglio dei ministri, nel Parlamento europeo e nella Corte di giustizia
delle Comunità europee. Le Svizzere e gli
Svizzeri potrebbero partecipare a votazioni, eleggere ed essere eletti ovunque in
Europa, a livello comunale, partecipare a
votazioni popolari europee, lanciare iniziative popolari europee.
◆ Federalismo: non si sarebbe alcuna modifica fondamentale. Ogni paese determina
in totale autonomia l’organizzazione del
proprio sistema statale. Parecchi Stati
membri hanno una struttura federalista.
◆ Neutralità: la nostra neutralità rimarrebbe
intatta, nella misura in cui l’UE non costituisce un’alleanza militare e non obbliga a
partecipare ad impegni armati. Altri Stati
neutri come l’Austria e la Svezia sono già
membri a pieno titolo.
◆ Economia, finanze: la politica economica
nazionale, nonché la politica monetaria subirebbero alcune restrizioni. In caso di adozione dell’euro, i tassi d’interesse salirebbero.
L’IVA dovrebbe essere portata al 15% almeno. Il contributo netto annuo della Svizzera
al bilancio dell’UE sarebbe dell’ordine di 3-4
miliardi di franchi (circa lo 0,7% del prodotto
nazionale lordo). Oggi, circa 700 milioni di
franchi sono versati ogni anno a Bruxelles.
Se il popolo svizzero fosse interrogato oggi a
proposito dell’adesione all’UE, la sua decisione
sarebbe probabilmente negativa. Uno “spettro
sull’Europa”, al quale fa sempre più ricorso
l’Unione democratica di centro (“i piccoli paesi
non avranno nulla da dire, burocrazia comunitaria, giudici stranieri”) è diffuso nell’opinione
pubblica dall’infelice discussione attorno allo
SEE. L’atteggiamento dell’economia e soprattutto delle banche è tuttavia determinante. I
responsabili di questi due settori rifiutano aper-
tamente l’adesione all’Unione europea. Essi temono danni, soprattutto alla politica sociale, al
diritto del lavoro e al segreto bancario.
La Federazione delle imprese svizzere economiesuisse non cessa di fare l’elogio della
via bilaterale e di esigere nuovi accordi con
l’UE. “Una ripresa delle politiche europee finanziaria, fiscale e monetaria, nonché della
politica del diritto del lavoro e della politica
sociale avrebbero ripercussioni negative sulla
competitività delle aziende svizzere. Un’adesione all’UE non è un’opzione per l’economia
svizzera”. La posizione di rifiuto del mondo
bancario è altrettanto netta: ogni volta che si
tratta del segreto bancario, della frode fiscale
da parte di stranieri, dell’accordo sulla fiscalità del risparmio con l’UE o dell’imposizione
delle holding (criticata da Bruxelles), dei cantoni, la lobby bancaria è sempre presente nei
corridoi bernesi.
Una classe politica scoraggiata
Il successo economico degli accordi bilaterali ha finora evitato alla politica e al popolo
di prevedere un’adesione all’Unione europea.
Tuttavia, ora che la via bilaterale diventa più
difficile e che la perdita di sovranità nazionale
è manifesta, diventa urgente condurre un dibattito aperto sull’Europa. Manca soltanto alla
“classe politica”, finora, il coraggio di battere
il ferro finché è caldo. O meglio: “la salvaguardia diplomatica degli interessi in Europa
non ha più un aspetto prioritario agli occhi
del Consiglio federale”. (Franz von Däniken).
E il popolo? Può continuare a sognare del
mito del piccolo Stato indipendente, conformemente alle parole del suo eroe nazionale
Guglielmo Tell: “Soltanto colui che è forte è
più potente. Ognuno può contare veramente
soltanto su se stesso”. Oppure ascoltare Jakob Kellenberger, l’ex segretario di Stato del
Consiglio federale e attuale presidente del comitato internazionale della Croce Rossa: “Non
riesco ancora a capire che un paese come la
Svizzera non cerchi risolutamente un’adesione all’UE. Se si tratta di rappresentare i nostri
propri interessi in un luogo adeguato, esiste
soltanto questa via in Europa”.
Rolf Ribi
Documentazione
Thomas Cottier, Rachel Liechti-McKee (Hrsg.):
Die Schweiz und Europa. Wirtschaftliche Integration und institutionelle Abstinenz, Vdf Hochschulverlag AG, Bern 2009, 358 S., CHF
58.-, EUR 39,90.-.
www.vdf.ethz.ch
Dieter Freiburghaus: Königsweg oder Sackgasse? Sechzig Jahre schweizerische Europapolitik. Verlag Neue Zürcher Zeitung, Zürich
2009. 445 S., CHF 48.-, EUR 31.-.
www.nzz-libro.ch
Rapport de politique étrangère 2009, Rapport
Europe 2006 (questi due documenti sono consultabili all’indirizzo www.bbl.admin.ch/dienstleistungen/index.html?lang=it)
Centre de documentation www.doku-zug.ch
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Joseph Deiss presidente dell`Assemblea dell`ONU