Anno I - Numero 52 - Venerdì 7 dicembre 2012
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Filippo Corridoni n. 23
A casa i marò o a casa Terzi
Anche la Nato e l’Onu avrebbero titolo per intervenire ma finora non lo hanno fatto,
evidentemente non “stimolati” dall’Italia. E così l’unico atto concreto previsto dal nostro
Governo resta quello di aver pagato dei soldi senza far tornare i soldati. (Gianni Fraschetti a pag. 4)
IERI LA DOPPIA ASTENSIONE MENTRE BERLUSCONI RITORNA IN CAMPO
L’EDITORIALE
Mario Monti
deve sloggiare
di Francesco Storace
ario Monti se ne
deve andare. Sloggiare. Traslocare.
Sparire.
Se davvero e' questa la
"direttiva" impartita da Silvio Berlusconi ai suoi parlamentari, siamo in presenza di una svolta politica
di assoluto rilievo. Tardiva,
certo, perché il popolo italiano ha sofferto enormemente la politica fasulla
di un governo tecnico che
ha inflitto solo mazzate fiscali senza ottenere un
solo risultato di rilievo;
ma quello che conta e' la
prospettiva futura. Se ci
togliete definitivamente
di mezzo l'angoscia del
Monti bis, per noi italiani
e' un sospiro di sollievo.
Si torna a sperare in una
politica che sappia programmare, governare, risolvere i problemi e le soluzioni da offrire.
Berlusconi l'ha compreso,
anche se il suo partito ci
ha messo del tempo. La
Destra - che in Parlamento
non c'e' - in quest'anno terribile ha manifestato ovunque il suo dissenso contro
il governo Monti, a partire
dalla straordinaria manifestazione dei ventimila di
Roma nel marzo scorso.
Ora verificheremo quali
sono le intenzioni per il
futuro della nostra Nazione. Al leader del centrodestra diremo di chiarire
le sue proposte di natura
programmatica, il rapporto con l'Europa della moneta, la fine che dovrà fare
Equitalia, la politica da seguire sull'immigrazione
per non far dimenticare
gli italiani che scivolano
sul sentiero della povertà,
le tesi sulla partecipazione
in tema di politiche per il
lavoro.
Il nostro manuale della sovranità offre abbondanti
spazi di riflessione programmatica sulla natura
delle politiche da garantire agli italiani. Sociali innanzitutto. Perché occorre
restituire la speranza a chi
l'ha persa. Noi cominceremo a dare le nostre indicazioni domenica prossima con la manifestazione
che terremo al teatro
Olimpico di Roma. Per il
Lazio e per l'Italia. Con lealtà e passione. Come siamo abituati a fare da una
vita.
M
Gli ultimi giorni di Monti
Il Pdl lo cucina a fuoco lento
Napolitano, che oggi incontra Alfano, smorza gli allarmi sulla tenuta istituzionale del Paese
di Igor Traboni
overno vicino alla crisi e Mario Monti vicino ad una crisi
di nervi, tanto che ieri sera,
anche se Napolitano aveva
già detto la sua – come vedremo tra poco – il premier ha fatto sapere di attendere le valutazioni del
Capo dello Stato. Il quale Napolitano,
per avere un quadro completo della situazione, questa mattina incontrerà il
segretario del pdl Alfano.
Una giornata a dir poco convulsa quella
di ieri, con il pdl che, a poche ore di distanza, ha disertato per ben due volte
altrettanti voti di fiducia, prima al Senato
e poi alla Camera. Una decisione nell’aria da qualche giorno e rafforzata dal
vertice dell’altro ieri sera con Berlusconi a palazzo Grazioli. E poi ieri, nell’imminenza del doppio voto, è arrivata
la dichiarazione del ministro Passera
(“il ritorno di Berlusconi non è un bene
per l’Italia”) che ha mandato su tutte le
furie la gran parte del Pdl
Il primo strappo c’è stato al Senato, sul
decreto legge Sviluppo. Il gruppo Pdl
annuncia l’astensione nei confronti del
governo, pur garantendo il mantenimento del numero legale. Il dl passa lo
stesso ma con soli 127 sì, ovvero una
maggioranza assai risicata. Lo stesso
avviene poi alla Camera, questa volta
G
per un decreto sugli Enti locali.
Vittima di un certo disorientamento è il
Pd che prima invita a gran voce Monti
a recarsi al Quirinale, con una dichiarazione al vetriolo della capogruppo al
Senato Finocchiaro, e poi accusa il centrodestra di comportamento irresponsabile, rincuorando Monti con le parole
di Bersani. Vai avanti fino ad aprile. Il
centrodestra invece resta compatto, a
parte qualche fuga in avanti, come
quella dell’ex ministro Franco Frattini
che non segue le indicazioni del
gruppo.
Verso la fine della serata, arriva la dichiarazione del presidente Giorgio Napolitano che interviene richiamando
tutti a "cooperare responsabilmente a
una ordinata, non precipitosa e convulsa conclusione della legislatura e
dell'esperienza di governo avviata nel
novembre 2011. Sappiamo che la imminente conclusione della legislatura,
e quindi l'avvicinarsi delle elezioni per
il Parlamento, stanno suscitando crescenti tensioni tra le forze politiche, da
oltre un anno impegnatesi nel sostenere
un governo cui non partecipassero
esponenti dei partiti. Ci sono tensioni
politiche pre-elettorali che anche fuori
d'Italia possono essere comprese senza
suscitare allarmi sulla tenuta istituzionale del nostro Paese. Questa tenuta è
fuori questione, ho il dovere di riaffer-
marlo pubblicamente e mi sento in
grado di farlo''.
Parole che evidentemente non arrivano
all’orecchio di Mario Monti, che pure –
secondo alcuni osservatori – per tutta
la serata è rimasto indeciso se salire o
meno al Quirinale – che poco dopo afferma: "Non ho in programma nessun
passo e, come credo di avere detto più
di una volta, attendo di conoscere le
valutazioni del Capo dello Stato".
Insomma, una giornata non semplice,
sulla quale in serata arriva la sconta-
tezza della ricandidatura di Silvio Berlusconi (ne riferiamo a pagina 2) e che
si era aperta con i nuovi drammatici
dati sull’economia (ne diamo conto a
pagina 3), a partire da un aumento record delle domande per la disoccupazione e delle richieste di cassa integrazione e con l’incredibile comunicato
del Ministero del Tesoro a ’festeggiare’
l’aumento delle entrate tributarie, e
quindi delle nuove e vecchie ma inasprite tasse “nonostante la crisi economica”.
Esteri
Negli anni ‘70 venne osteggiato, con De Gregori, perché cantava valori “fascisti”
Battisti, ancora (e sempre) tu
ucio Battisti era un ragazzo solare,
'pacioso' - come l'ha definito Mogol
- e soprattutto un artista che non s'è
mai venduto al 'politicamente corretto'
dei suoi anni, così truci da mettere in
difficoltà anche chi, come Francesco
De Gregori, alla sinistra ha pur sempre
guardato. Questo e tanto altro è emerso
l’altro ieri sera dalla puntata dedicata
da Rai Uno al cantante di Poggio Bustone. Proprio Mogol, emozionato
quanto mai, ha ricordato gli anni di
Battisti e di quell'Italia insulsa: "Chi
parlava dell'amore, dell'amicizia, di una donna, era considerato un
qualunquista, un fascista". E Mario Luzzato Fegiz, giornalista e
critico musicale del Corsera, ha ricordato un drammatico episodio
del 1976, nel pieno della contestazione, quando Francesco De
Gregori, in concerto a Milano, venne cinto d'assedio fin dentro il ca-
L
merino da un gruppo di autonomi. A De
Gregori venne chiesto di 'tirarsi fuori',
addirittura 'di suicidarsi come Majakovski,
e il cantante romano se la vide davvero
brutta.
Ma ritorniamo a Battisti, così libero da
rifiutare anche i soldi, parecchi soldi,
offerti da Agnelli in persona per un concerto. Anche questo particolare è emerso
dalla lunga trasmissione, condotta con
il solito fare un po' melenso di Massimo
Giletti e che ha visto sfilare tanti protagonisti dell'epoca e artisti di oggi che
pure a pane e Lucio Battisti sono cresciuti, da una incantevole Anna
Tatangelo - la migliore rivisitazione battistiana assieme a quella di
Mario Biondi e all'eccellente declamazione di una lettera di Celentano
da parte di Alessio Boni - all'inutile orpello canterino di Simone Cristicchi.
Economia
Lazio
Tassazione record
e il Tesoro “esulta”
Sanità in ginocchio Interessi troppo alti:
prestazioni a rischio “Equitalia usuraia”
a pag. 3
Carola Parisi
Pordenone
a pag. 6
Barbara Fruch
Ilva
a pag. 7
Riva: “Parlerò solo
con i giudici inglesi”
Robert Vignola
a pag. 8
Egitto
di nuovo
in bilico
orsi è rimasto isolato
e deve pronunciare
un discorso in cui annunci un probabile rinvio
del referendum e dei passi
indietro sui decreti emanati
il 22 Novembre. 7 morti è il
bilancio dell’ennesima giornata di scontri tra Fratelli
Musulmani e laici. Il governo
schiera in campo l’esercito.
Carri armati e blindati leggeri presidiano alcuni quartieri del Cairo.
Federico Campoli a pag. 5
M
2
Venerdì 7 dicembre 2012
Attualità
Nonostante le dichiarazioni in senso contrario già mercoledì aveva annunciato al partito la sua candidatura
Berlusconi torna in campo
Il Cavaliere rompe gli indugi, annulla le primarie e abbandona la maggioranza.
Poche le eccezioni nelle fila del Pdl, tra cui il rigurgito “montista” di Frattini
L’Italia è il Paese che amo.
Qui ho imparato il mio mestiere di imprenditore. Qui
ho appreso la passione per
la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della
cosa pubblica”. Questo era l’incipit
del discorso di Silvio Berlusconi pronunciato il 26 gennaio del 1994. Che
potrebbe essere ripreso, riveduto e
attualizzato, per la nuova discesa in
campo del Cavaliere. Infatti al termine
del vertice di ieri a Palazzo Grazioli
con lo stato maggiore del Pdl, Berlusconi si riprende il suo partito. Annullate le primarie e abbandonata
la maggioranza in un solo colpo. E’
un ritorno prepotente sulla scenda
da parte del Cavaliere dopo che
per 13 mesi era rimasto in sordina
cedendo prima la premiership a
Monti, poi la segreteria ad Alfano.
Ora torna per provare a riprendersi
tutto. A cominciare dalla sua creatura
politica. Alfano infatti ha seguito la linea del presidente: “Avevo sempre
detto che le primarie erano per la
successione, ma con la candidatura
di Silvio Berlusconi non sono più ne-
“
cessarie”. “Ha alzato la coppa nel
2008 e ha il diritto di difendere il titolo” annuncia quindi il mite Angelino.
Il bilancio del Governo Monti è fallimentare e, dopo aver minacciato in
più di un’occasione di staccare la
spina ai tecnici, Berlusconi chiama
gli italiani a riflettere su questa esperienza governativa. E mette senza
troppi complimenti Monti e i suoi
ministri sul banco degli imputati: “La
situazione oggi è ben più grave di
un anno fa, quando lasciai il governo
per senso di responsabilità e per
amore del mio paese. Oggi l’Italia è
sull’orlo del baratro”. Ad obbligare
quindi l’ex premier a ricandidarsi
non solo il suo Popolo delle Libertà,
ma anche la disastrata condizione
in cui versa la nazione. Ma la vera
motivazione dell’ira funesta del Cavaliere sono le dichiarazioni di alcuni
dei suoi dopo la riunione a palazzo
Grazioli, l’intervento di Passera ad
Agorà ed il “no” all’election day ripetuto del Governo. In quest’ottica
va letta anche la mossa di senatori e
deputati azzurri di abbandonare la
maggioranza. Con poche eccezioni,
tra cui il rigurgito catto-socialista di
Frattini, (ansioso, in un modo o nell’altro, di poter tornare a ricoprire
posti di potere o di essere nominato
commissario europeo, come si evince
dalle dichiarazioni: “la mia visione
europea e europeista, mi impedisce
di alimentare una fase di instabilità.
Il paese viene prima del Pdl”) e lo
strappo di Cazzola, Malgeri e Mantovano.
Berlusconi si sente quindi in debito
con il paese che ha governato per
diversi anni e se accetta le pressioni
dei suoi sostenitori, lo fa solo per
amore dell’Italia. “Sono le dolorose
constatazioni che determineranno le
scelte che tutti insieme assumeremo
nei prossimi giorni”, continua ancora
l’ex Premier. Il Paese ha bisogno di
una sterzata vigorosa e attorno a
Berlusconi si potrebbe costituire una
nuova coalizione di centrodestra, da
La destra di Storace ai movimenti
civici, con una rinnovata iniziativa
politica alternativa alla sinistra.
Non mancano comunque i dissidenti
nel Pdl. Da Giorgia Meloni che su
Twitter annuncia la sua contrarietà
alla ricandidatura di Berlusconi, a
Guido Crosetto che ieri ha abbandonato lo studio di La7 all’ennesima
domanda su Berlusconi sbotta: “Basta
mi sono rotto. Sicuramente ci saranno
berlusconiani contenti decisi ad andare avanti così ma anche altri che
dopo ieri sera probabilmente prenderanno un'altra strada”. Confessando
che già nel vertice di mercoledì Berlusconi, nonostante le dichiarazioni
in senso contrario dei dirigenti del
partito, aveva già annunciato la sua
candidatura.
Salvatore Filippelli
Perplessità di Montezemolo sul listone di centro “Servono volti nuovi.
Non dobbiamo essere solo un’Udc allargata ad esterni alla politica”
IL MOVIMENTO DI MONTEZEMOLO
Potrebbero salvarsi solo alcuni fedelissimi di Fli, mentre continuano
le trattative con Casini. La nuova “Lista per Monti” vuole essere equidistante
dagli attuali schieramenti. Ma intanto il Premier resta alla finestra
In quasi tutte le regioni Italiafutura
si appoggia presso normali attività
di imprenditori suoi simpatizzanti
Anche le sedi
Terzo polo: Fini snobbato da tutti sono future
l nuovo centro di Montezemolo e Riccardi, di Bonanni, di
Olivero (Acli) e della società civile cattolica, deve ancora
prendere una forma e un nome, scegliere una leadership
e fare le liste elettorali, ma già si erge a censore. Vogliono
essere “terzi” rispetto agli attuali schieramenti per restare
lontani dai due partiti che hanno in comune un passato di
governo “populista che ha provocato tanti disastri in questi
venti anni” come esplicitamente scritto sul sito di Italia Futura.
Dunque, si boccia il Pd di Bersani che con Vendola realizzerebbe
un’alleanza poco omogenea, sulla stessa scia dell’Unione che
portò al Governo Prodi nel 2006, per circa due anni; ma anche
il Pdl in stato confusionale. Si cercano “volti nuovi” ha detto il
Presidente della Ferrari, ma questo sembra un esercizio puramente retorico. Infatti i montezemolini sono vicini a Casini e
Fini che tutto sono tranne che volti nuovi. La strategia della
strana coppia Udc-Fli è quella di forzare la mano a Montezemolo
e Riccardi per presentarsi alla convention di lancio, prevista
prima di natale, con un simbolo comune per iniziare la
I
campagna elettorale. Hanno capito che il rischio di ritrovarsi
schiacciati al centro di nuovo da Berlusconi e Bersani è alto.
Ma i promotori della “Lista per Monti” vogliono acchiappare
dagli elettori in libera uscita dal Pdl e da quel milione di
cittadini che ha votato Renzi e che probabilmente non voterà
Bersani. Per questo sono in cerca di “volti nuovi”. Ma nonostante
il tentativo di fare la lezione di morale, quello di Montezemolo
non è un pregiudizio politico, ma un ragionamento di puro
marketing elettorale. Gli elettori del Pdl non vedono di buon
occhio la presenza del Presidente della Camera, e Casini non
gode del favore dei renziani. Ed è la stessa persona che ha dichiarato: ”non possiamo dare l’idea che Italia Futura sia una
specie di Udc allargata con qualche esterno alla politica”. Per
questo il Premier Monti continua a restare alla finestra, e dato
lo stallo della lista che porta il suo nome, sembra ancora
lontano dal concedere un esplicito consenso. L’ostacolo
principale resta Gianfranco Fini, perché Casini e Montezemolo
continuano a trattare sulla convention a dicembre e sulla nascita
della Lista Monti. Secondo indiscrezioni sarebbero condivisi
solo i nomi di alcuni futuristi come Giulia Bongiorno e Benedetto
Della Vedova che non hanno un passato politico nella destra
missina, ma che fine faranno invece i Granata ed i Briguglio?
Così il leader del mini-partito Fli, snobbato da Montezemolo,
sta cercando casa. Ha già annunciato di volersi ricandidare
alla Camera e, qualche tempo fa, ha teso l’esca al Segretario
Pdl, sperando in una rottura col Cavaliere, ma Alfano lo ha
ignorato. Quindi spara a zero sui suoi ex colleghi di partito, i
cosiddetti “colonnelli”, La Russa e Gasparri sopra tutti, che
secondo Fini, “sono tali perché hanno sempre bisogno di un
generale”. E le sue dichiarazioni in cui si erge a comandante
delle truppe vengono derise a stretto giro di posta. Il senatore
Pdl Achille Totaro, infatti, risponde con sarcasmo: “ha ragione.
I colonnelli hanno bisogno di generali. Purtroppo talvolta ne
incontrano anche alcuni come Badoglio. E comunque stanno
peggio taluni generali che sono rimasti senza colonnelli e
senza esercito”.
S.F.
on c’è dubbio: Italiafutura
ha grandi ambizioni. Grandissime, se si considera che la
lenta discesa in campo, quasi
alla Wanda Osiris, di Luca Cordero di Montezemolo sulla scena
politica nazionale, potrebbe secondo alcuni ancora portarlo
addirittura all’ascesa verso Palazzo Chigi. Eppure, nei due
anni che hanno caratterizzato
la gestazione, non si è brigato
troppo nell’antica pratica di costruire una rete territoriale.
Sede di potere - In questo Italiafutura è davvero un partito
nuovo. Tanto che anche le sedi
sono… future. Lo ha scoperto
Libero, il quotidiano diretto da
Maurizio Belpietro, che in un reportage ha svelato le difficoltà
che un ipotetico sostenitore del
movimento di Montezemolo dovrebbe affrontare per prendere
con esso un contatto “non virtuale”. Perché di sedi vere e proprie, in giro per il Paese, praticamente Italiafutura non ne ha.
Piange il telefono - Ecco allora
che si appoggia in Abruzzo ad
una agenzia assicurativa di Teramo, in Basilicata a uno studio
di grafica web, in Emilia Romagna a una fabbrica di Faenza
che realizza barre per torni, e
così via. Il giornale lo ha scoperto
N
alzando il telefono (a ripetizione)
e cercando di contattare i vari
responsabili territoriali: spesso
all’altro capo del filo gli hanno
risposto commessi, segretari,
singoli imprenditori.
Le faremo sapere - Si badi
bene: non si è in presenza di indirizzi errati, o falsi. I recapiti
sono in effetti rispondenti. Il
fatto è che, con la prassi di appoggiarsi presso le attività di
persone compiacenti, evidentemente sostenitori di Italiafutura,
magari si risparmia ma non si
dà quell’impronta di efficienza
sulla quale è impostata l’immagine di LCdM. “Abbiamo la stessa sede legale” oppure “lasci il
numero, la faremo richiamare
dal responsabile” diventa così
il leit-motiv dei dialoghi.
Montezemoliano doc - L’unico
Italiafuturista che ha risposto
convinto è stato Gigi Picciau,
dalla sua enoteca di Cagliari. Che
però sembra quasi contestare la
linea del partito… “Se il nostro
candidato premier è Monti è una
roba da 10-12%, valeva la pena
metterci tanto entusiasmo? Se
si candida Montezemolo invece
possiamo raggiungere il 20%”.
Il Monti-bis, insomma, non vale
un brindisi neanche qui.
Robert Vignola
3
Venerdì 7 dicembre 2012
Economia
Da quando al comando c’è Monti gli italiani pagano un miliardo di tributi in più ogni mese
Più tasse. E il Tesoro fa festa
Incredibile comunicato del ministero: nonostante la crisi economica incassiamo di più. Ecco il lungo
e triste elenco dei balzelli aumentati nell’ultimo anno, ad iniziare dalle accise sulla benzina
di Igor Traboni
iù tasse per tutti con il governo tecnico. E più esattamente, da quando sulla
tolda di comando c’è Mario Monti, un miliardo di
tasse in più ogni mese, euro più euro
meno.
Occhio, però, perché mica finisce
qui: in arrivo c’è la seconda e ben
più pesante rata dell’Imu, dopo che
per la prima abbiamo già tirato fuori
4 miliardi. In media si pagherà (e
mancano solo oggi e domani per
mettersi in regola) il 53% in più, altro
che noccioline.
Ma visto che i tecnici di Monti non
hanno saputo neanche far di conto,
gli esperti – quelli veri – già segnalano
un ulteriore buco di 7 miliardi, per
cui è imminente l’arrivo di nuove
tasse. E, nel caso al governo dovesse
assurgere il Bersani da Bettola, il Pd
già prospetta una sorta di ‘patrimonialona’, una super tassa su proprietà
e redditi che, nel caso dovesse passare
soprattutto la linea di Nichi Vendola
(come pare probabile) consterebbe
addirittura in una aliquota del 75%
sopra il milione di euro.
Ma torniamo ai conti delle tasse. A
snocciolare i dati è… l’assassino a
cui evidentemente piace tornare sul
luogo del delitto, ovvero il Ministero
del Tesoro, che tira fuori il lungo e
assai triste elenco dei tributi affibiati
P
ai cittadini, con tanto di aumenti, sia
in percentuale che in soldoni. “Pur in
presenza di una congiuntura fortemente negativa, la dinamica delle entrate tributarie conferma la tendenza
alla crescita a ritmi superiori rispetto
all'analogo periodo dello scorso
anno”, così annuncia trionfale il ministero del tesoro.
Le imposte dirette sono aumentate
del 5% (+8.234 milioni di euro). Il
gettito Ire evidenzia un lieve incremento dello 0,3% (+442 milioni di
euro) che riflette l'andamento positivo
delle ritenute sui redditi dei dipendenti
privati (+1,9%) e delle ritenute sui
redditi dei dipendenti pubblici e da
pensione (+0,4%) che compensa l'andamento delle ritenute dei lavoratori
autonomi (-4,6%) e delle ritenute
d'acconto applicate ai pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti
per beneficiare di oneri deducibili o
di spese per le quali spetta la detrazione d'imposta. Positivo (sempre e
solo ovviamente per lo Stato sanguisuga) anche il gettito dell'autoliquidazione (+1,0% pari a +137 milioni
di euro). In crescita il gettito IRES che
si attesta a 20.578 milioni di euro
(+1,1%, pari a +231 milioni di euro).
Tra le altre imposte dirette si registra
un significativo incremento dell'imposta sostitutiva su ritenute, interessi
e altri redditi di capitale (+2.866
milioni di euro, pari a +53,9%) influenzata da diversi fattori di carattere
tecnico-normativo e, in particolare,
dalla riforma del regime di tassazione
delle rendite finanziarie. Le imposte
indirette fanno rilevare un incremento
complessivo del 2,8% (+4.109 milioni
di euro). Al netto dell'imposta sostitutiva
una tantum sul leasing immobiliare
la crescita delle imposte indirette è
risultata pari a 3,7% (+5.368 milioni
di euro).
In aumento il gettito delle imposte
sulle transazioni che nel complesso
aumenta del 29,3%. In crescita assai
significativa l'imposta di bollo che registra un incremento del 126,6%
(+3.082 milioni di euro) dovuto alle
modifiche normative apportate con i
provvedimenti della seconda metà
del 2011 alle tariffe di bollo applicabili
su conti correnti, strumenti di pagamento, titoli e prodotti finanziari, nonché all'anticipo del versamento dell'acconto sull'imposta di bollo. Sul risultato incide positivamente, inoltre,
il versamento del 16 luglio del ''bollo
speciale per le attività finanziarie scudate''.
Tra le altre imposte indirette in crescita
il gettito dell'imposta di fabbricazione
sugli oli minerali (+22,0% pari a
+3.485 milioni di euro) sostenuto
dagli aumenti delle aliquote di accisa
disposti dalle recenti manovre varate
anche dopo il terremoto in Emilia.. In
flessione il gettito dell'imposta di consumo sul gas metano (-20,5% pari a
-804 milioni di euro) a causa del mec-
canismo di versamento dell'imposta
e del calcolo del conguaglio sui consumi dell'anno precedente. Tra le entrate relative ai giochi, che si riducono
complessivamente dell'6,7% (-765
milioni di euro), si evidenzia l'andamento positivo delle lotterie istantanee
(+4,5% pari a +53 milioni di euro) e
delle entrate derivanti dagli apparecchi e congegni di gioco (+1,3%
pari a +40 milioni di euro).
Occhio, però, perché mica finisce
qui: in arrivo c’è la seconda e ben
più pesante rata dell’Imu, dopo che
per la prima abbiamo già tirato fuori
4 miliardi . In media si pagherà (e
mancano solo oggi e domani per
mettersi in regola) il 53% in più, altro
che noccioline. Ma visto che i tecnici
di Monti non hanno saputo neanche
far di conto, gli esperti – quelli veri –
già segnalano un ulteriore buco di 7
miliardi, per cui è imminente l’arrivo
di nuove tasse.
I CONTI CHE NON TORNANO
Altri 260mila precari e lo Stato
non sa più cosa fare
ltri precari nelle pubbliche amministrazioni. I tagli interesseranno tutti i settori, dall’Istruzione alla Sanità passando per
gli impiegati dei ministeri. Negli enti
previdenziali e negli enti parco dovrebbero esserci 3.300 eccedenze di
personale non dirigenziale. Che poi,
cumulate alle 4.028 già previste per
le prime 50 amministrazioni dello
Stato, portano il totale a 7.300 persone
in esubero nelle amministrazioni centrali dello Stato. Queste le prime proiezioni dei numeri del Conto 2011 redatto dalla Ragioneria generale. A rivelarli il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, secondo
A
cui nella P.A. ci sono più di 260.000
precari considerate tutte le forme di
flessibilità. Per tutti questi lavoratori,
non è possibile pensare a una “stabilizzazione di massa” ha detto con cinismo il Ministro. Nel dettaglio, il
conto della Ragioneria segnala che ci
sono 130.000 precari nella scuola,
115.000 nella sanità e enti locali e
15.000 nelle amministrazioni centrali
dello Stato. ”Non si può pensare a
una stabilizzazione di massa - ha
detto chiaramente Patroni Griffi - sarebbe contro il dettato costituzionale”
e annullerebbe la possibilità di entrata
nelle amministrazioni pubbliche dei
giovani.
L’Italia scende ancora in classifica: ora è dietro la Romania e davanti la Bulgaria
Corruzione, una piaga senza fine
Secondo la Transparency International, le difficoltà in cui versa il nostro Paese “pesano in
maniera grave sugli investimenti esteri”. Intanto salta l’amministratore delegato della Saipem
di Giuseppe Sarra
n altro indice negativo per
il nostro paese. Secondo il
rapporto annuale della
Transparency International (un'organizzazione
non governativa che si occupa della
corruzione, non solo politica) l’Italia
è scesa dal 72esimo posto al
69esimo su 174 al mondo, con un
punteggio di 42 su 100, in materia
di trasparenza e legalità. Un dato allarmante. Basti pensare che il Sud
Africa, la Macedonia, la Romania e il
Ghana precedono il nostro paese
mentre siamo “virtuosi” rispetto alla
Bulgaria, il Marocco, la Liberia ed il
Trinidad e Tobago. Per l’associazione
la corruzione, non comporta soltanto
una mancanza di eticità e moralità,
ma influenzano in modo negativo
l’economia e la credibilità del Paese
nel mondo. La Danimarca, la Finlandia e la Nuova Zelanda, invece, rappresentano le nazioni più “oneste”
del pianeta (tutti e tre con uno voto
di 90/100). Per quali motivi la Transparency International ha espresso
un giudizio così “pesante” nei confronti dell’Italia? Certamente la classe
U
politica, dai primi anni ’50 fino ad
oggi, non è stata capace di promuovere delle leggi che abbiano estirpato, o almeno limitato, uno dei mali
più presenti nelle viscere della società italiana: la corruzione. Un cancro che si sta proliferando su tutta la
penisola, infatti, per via di controlli
inefficienti e delle esorbitanti tasse
che colpiscono i cittadini onesti, i
quali rappresentano lo zoccolo duro
dell’economia italiana, nel nostro
paese è in continuo aumento l’evasione fiscale e si fanno sempre più
frequenti i furti ed i suicidi. Certamente i gravi fatti di cronaca che
hanno trovato spazio su tutti i quotidiani italiani, negli ultimi tempi, spiegano quanto sia profonda e presente
la corruzione in Italia. Nella Saipem,
una delle società più importanti del
gruppo Eni, è in atto un vero e proprio terremoto nella plancia di comando. La società è coinvolta in indagini proprio per corruzione,
relativa ad alcuni contratti stipulati in
Algeria. Nel vortice dell’inchiesta
sono finiti due dirigenti dell’azienda:
Franco Tali, amministratore delegato
(cui sono state chieste e ottenute le
dimissioni) e Franco Varone, top ma-
nager. Al riguardo, attraverso
una nota, la Saipem: “ritiene che
la propria attività
sia stata svolta nel
rispetto
delle
leggi”. A Roma, le
forze dell’ordine
hanno arrestato
14 persone: 6 avvocati, 5 commercialisti e 2 imprenditori. Secondo
l’accusa i professionisti permettevano il pagamento di crediti
inesistenti a spese
dei fallimenti. Tra
i fermati spicca il
nome di Piercarlo
Rossi, ex fidanzato del giudice
Chiara Schettini
(membro del collegio dove sono
state discusse alcune cause finite al
vaglio della Procura). A Napoli, invece, quattro marescialli della Guardia di Finanza sono stati arrestati con
l’accusa di corruzione. Due settimane fa, sempre nella capitale, alcuni
vigili sono finiti nel mirino della Procura, i quali – secondo gli inquirenti
- avrebbero chiesto dei soldi ai fratelli Bernabei per togliere le multe
fantasma che gli erano state inflitte.
4
Venerdì 7 dicembre 2012
I due marò
Riportiamoli a casa
Focus
La lotta alla pirateria ha una valenza significativa per le Nazioni Unite
ma viene disatteso un problema che potrebbe rientrare
anche nell’articolo 5 della Carta dell’Alleanza
Anche la Nato e l’Onu tacciono
Finora l’unico atto concreto del nostro Governo è stato il pagamento
di una somma che non è neppure servita a riportare i soldati in Italia
di Gianni Fraschetti
erzi si ostina a non rispondere alle
domande che gli abbiamo rivolto
ma sicuramente non avrà potuto fare
a meno di constatare anche lui che
ormai nel mondo non contiamo più
un tubo. Certo dopo che a dirigere il nostro
dicastero degli esteri si erano avvicendati
D’Alema, Fini, Frattini e lo stesso Terzi , difficile
che il risultato potesse essere diverso ma
anche per le persone meno ottimiste, come il
sottoscritto, un simile disastrato scenario, come
quello che abbiamo sotto gli occhi, era veramente fuori dai possibili orizzonti.
Si sperava di rimanere almeno avvolti nei pannicelli caldi della nostra rassicurante mediocrità.
In effetti noi una politica estera non l’ avevamo
mai avuta. Forse Craxi, qualcosa, pagandola
anche a caro prezzo ma per il resto la nostra
politica estera era stata sempre concepita dall’
“italian desk” del Segretario di Stato americano.
Figurarsi poi se a De Mita o a Forlani o magari
ad Occhetto o allo stesso D’Alema fregava
qualcosa della politica estera. Niente di niente,
bastava rispondere presto e bene ai suggerimenti che ci venivano dati e D’Alema Premier
ci ha dimostrato nei fatti come, quando ha
spedito i nostri bombardieri nei cieli della
Serbia. Anche lui ben attento ad attaccare il
somarello dove volevano i nostri potenti alleati
di oltre oceano ed una lugubre anticipazione
del comportamento che avremmo tenuto poi
con la Libia. Dunque, nonostante i toraci gonfi
ed i proclami, abbiamo contato sempre pochino
ma non eravamo mai scesi in basso come
adesso però. La trimurti Napolitano, Monti,
Terzi ci ha veramente condotti oltre. Là dove
era difficile ipotizzare di potere mai arrivare.
Qualcuno ricordava il caso Battisti, e faceva
notare che è la quarta volta nel giro di un
breve lasso di tempo che l’ Italia si fa ridere in
faccia e prendere per il naso. In effetti… Per
la storia della Libia ci siamo fatti comandare a
bacchetta da francesi, inglesi, americani nel
più incredibile atto di autolesionismo dal dopoguerra , poi ci siamo fatti umiliare da inglesi
e nigeriani nella vicenda dell’ ostaggio italiano
ed infine ci stiamo facendo prendere a per-
T
nacchie, pure belle sonore, da brasiliani e indiani. In un'ipotetica classifica sul nostro attuale
peso politico globale, direi che siamo in serie
B e ci posizioniamo tra il Burundi e San Marino.
In piena zona retrocessione. In effetti avevamo
una lunga e consolidata tradizione di zerbini
dei più grossi, ma ormai stiamo scoprendo a
nostre spese che non hanno paura di noi neanche i piccoli. Chiunque passa, se gli garba,
ci tira un bel calcione negli stinchi. E noi non
solo non protestiamo ma ringraziamo pure,
ovviamente. E dunque i due Marò Salvatore
Girone e Massimiliano Latorre continuano a
restare in India, trattenuti lontano dall’Italia in
virtù di un vero e proprio sequestro arbitrario.
Una storia che si trascina ormai da quasi un
anno, a riprova dell’incapacità ed imperizia
del governo tecnico guidato da Mario Monti.
Il ministro degli Esteri poi, Giulio Terzi di Santagata, vanterà pure svariati titoli nobiliari che
evidentemente gli conferiscono un certo “allure” nei balli di ambasciata ed al Carnevale
di Venezia ma ha dimostrato una totale incapacità al “fare” una volta messo alla guida
della nostra diplomazia e ciò nonostante un
curriculum che sulla carta appariva di tutto
rispetto. L’ennesima fregatura rifilata da Fini
agli italiani. È vero che una crisi come questa
l’Italia non l’aveva mai affrontata ma di certo
tutta la nostra fragilità congenita e tutte le
nostre magagne sono venute impietosamente
alla luce rendendoci totalmente impotenti
Cosa ha ottenuto l’Italia dal 15 febbraio, giorno
in cui i due Marò sono stati coinvolti a forza
dagli indiani in una vicenda nella quale erano
rimasti uccisi due pescatori, ad oggi? Assolutamente nulla.
Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono
stati accusati di omicidio sulla base di prove
totalmente e grossolanamente fabbricate a
tavolino (la sola perizia balistica grida vendetta),
ma il nostro Ministro degli esteri non solo non
ha saputo fare la voce grossa ma ha fatto appiattire l’ Italia su un profilo talmente basso
che l’ha portata a scomparire dal palcoscenico
internazionale e mediatico del quale è rimasta
padrona assoluta l’India e per ben 291 giorni
i due Marò sono stati sottoposti a varie forme
di carcerazione: dalla camera detentiva all’al-
bergo sorvegliato. Assolutamente incompatibili
con il loro status di militari in servizio.
L’Italia ha poi pagato un riscatto di 290.000
euro, come facciamo sempre, ma nonostante
questo non è riuscita a far tornare i due militari
in Patria. Latorre e Girone, infatti, sono stati
semplicemente scarcerati dietro cauzione, con
l’obbligo di non allontanarsi dall’India e dalla
zona di competenza del Commissariato di
Kochi.
Ormai è passato quasi un anno ed i Marò e le
loro famiglie continuano ad attendere un processo che viene rimandato di settimana in
settimana. Nel frattempo le prove che li scagionerebbero spariscono e diventano sempre
più deboli, mentre l’India falsifica altre prove
ed il governo italiano continua a trascinarsi
nell’indolenza e nell’ignavia. Incapace persino
di parlare. Ci risulta addirittura che durante il
primo interrogatorio a cui sono stati sottoposti
ed in contrasto con tutte le norme consuetudinarie, sembra che le Autorità italiane non
abbiano assicurato a Massimiliano e Salvatore
nemmeno un interprete “giurato”, accreditato
presso l’Ambasciata italiana. È stato infatti preferito un Vescovo indiano di religione cattolica,
probabilmente amico delle famiglie dei due
poveri pescatori uccisi. Monti e Terzi avrebbero
potuto avvalersi della collaborazione di Onu,
Comunità Europea, Nato, e se non proprio
imitare gli Usa fare almeno qualcosa di simile.
A inizio luglio un pescatore indiano è rimasto
infatti ucciso al largo delle coste degli Emirati
Arabi Uniti, in una zona di attracco solitamente
frequentata da navi della marina militare statunitense, ma nessun Marine americano è
finito in carcere in India. L’ambasciatore americano presso gli EAU, pur confermando l’episodio, ha fatto sapere che sono stati sparati
colpi di arma da fuoco dopo che il peschereccio degli indiani (oltre alla vittima, altri tre
sono rimasti feriti) ha ripetutamente ignorato
gli avvertimenti e le segnalazioni regolamentari,
continuando ad avvicinarsi alla nave Usa ad
alta velocità. Dopo aver espresso le condoglianze del governo americano alle famiglie
della vittima e dei feriti, il comunicato si è
chiuso laconicamente con l’affermazione che
si sta indagando sul caso e che l’ambasciata
indiana a Washington è in permanente contatto
con il Pentagono per seguirne gli sviluppi.
Chi “sta indagando” sul caso? Ovviamente
gli americani, non gli indiani. Identico episodio,
totalmente differente il modo di gestirlo.
Tutto avviene infatti in un contesto internazionale
assolutamente indifferente. L’ONU tace anche
se la lotta alla pirateria ha una valenza significativa per le Nazioni Unite. La NATO disattende
un problema che potrebbe rientrare nell’articolo 5 della Carta dell’Alleanza. L’Unione Europea con la propria rappresentante, la totalmente inutile Lady Asthon, dichiara che “Non
sarebbe corretto per l’UE intervenire in una
questione che è posta dinanzi alle competenti
istanze giudiziarie di uno Stato Straniero”. Tutti
ci rifuggono quasi fossimo degli appestati. E
questo sarebbe il ritrovato prestigio internazionale dell’ Italia?
L’ignavia del governo Monti, in primis del ministro Terzi, ha umiliato profondamente le
Forze Armate del nostro paese. L’unico atto
concreto è stato il pagamento di una somma
che non è neppure servita a riportare i soldati
in Italia. Un bilancio fallimentare per un Ministro
che e’ stato un fallimento su tutta la linea,
anche dove apparentemente sembra avere
fatto bene, come nel caso di Rossella Urru.
Nessuno lo sa e non se ne e’ parlato per
niente ma anche sulla sua liberazione si è
giocato un braccio di ferro diplomatico del
quale noi siamo stati semplici spettatori. Fin
troppo pericoloso. Il regista silenzioso è stato
Nicolas Sarkozy, l'ex presidente della Repubblica francese che aveva immaginato di
sfruttare il caso dei tre cooperanti rapiti in
Algeria per imporre la supremazia di Parigi
nell'Africa del nord. Il progetto era quello di
far entrare in azione le forze speciali d'oltralpe
per stanare i rapitori e per tentare di liberare
gli ostaggi. Tutto era quasi pronto ma il piano
non prevedeva alcuna garanzia sulla sorte di
Rossella Urru e dei suoi colleghi spagnoli.
L'irruzione, comunque, è saltata all'ultimo
momento, solo perché i rischi - secondo l'ex
capo dell'Eliseo - erano troppo alti e un fallimento avrebbe potuto compromettere la
campagna elettorale già entrata nel vivo. Sarkozy non è stato rieletto e il successore François Hollande non ha ripreso in mano il progetto di incursione in Mali. Gli stessi francesi,
con un piano simile e giusto qualche tempo
prima, avevano provocato uno spargimento
di sangue in Niger. Quella volta erano stati
uccisi sia i rapitori che gli ostaggi e proprio
per questo si temeva che il governo Sarkozy
portasse avanti il suo piano per l'incursione
in Mali, dove si trovava la prigione di Rossella
Urru. Da Parigi, la notizia di un blitz delle
teste di cuoio, è arrivata in Italia tra la fine di
febbraio e i primi giorni di marzo. Quando
sulla sorte di Rossella Urru non si sapeva
quasi nulla. All'inizio si parlava di indiscrezioni,
ma nei giorni successivi alcune agenzie di
stampa hanno confermato l'idea di Sarkozy.
Due settimane dopo, giusto per aumentare
la tensione, si è consumato il dramma di
Franco Lamolinara, l'ingegnere italiano rapito
in Nigeria e morto durante un blitz a sorpresa
delle forze speciali britanniche. Abbiamo rischiato che in Mali si ripetesse la stessa tragedia. I francesi non avevano a cuore la liberazione dei cooperanti, ma volevano dimostrare la loro forza militare ai gruppi armati e
ai governi del Nord Africa. Il tutto nel silenzio
e nell’inazione più totali da parte di Terzi e
del governo italiano.
5
Venerdì 7 dicembre 2012
Esteri
Sette morti e quasi un migliaio di feriti, il governo schiera i carri armati ma il Presidente è rimasto solo
Egitto di nuovo sull’orlo della guerra civile
Morsi rimane sempre più isolato. 17 consiglieri si sono dimessi e insieme a loro anche il presidente della tv
di Stato. Fratelli Musulmani e laici, intanto, si affrontano per le strade del Cairo a colpi di arma da fuoco
embra di essere tornati indietro di
un anno e mezzo fa, quando i manifestanti lanciavano pietre e bottiglie molotov contro i soldati di
Hosni Mubarak. 7 morti, centinaia
di feriti e 305 persone arrestate fino ad ora.
Questo è l’ultimo tragico resoconto dell’ennesima giornata di violenze in Egitto. Intanto, per le strade del Cairo sono stati
schierati diversi carri armati, camionette
per il trasporto dei soldati e blindati leggeri, mentre l’esercito trasforma il palazzo
presidenziale in un avamposto militare, ripulendo le strade dai manifestanti e disponendo filo spinato intorno al perimetro.
Piovono accuse di repressione, ma il Capo
della Guardia Repubblicana assicura che
le forze armate non sono state schierate
per questa ragione. L’Egitto ha potuto registrare un’altra giornata di violenti scontri tra
i Fratelli Musulmani e i militanti dell’oppo-
S
sizione. Le due fazioni si sono affrontate a
colpi di pietre, molotov, bastoni e coltelli.
Anche alcuni colpi di arma da fuoco sono
stati esplosi durante i tafferugli. Diverse
sedi di partito sono state date alle fiamme.
Ad Alessandria, il quartier generale dei
Fratelli Musulmani è stato preso d’assalto.
Il risultato è stato di decine di feriti trai sostenitori di Morsi. I dimostranti hanno, poi,
affrontato la polizia nel quartiere di Heliopolis. Ormai i laici considerano il presidente egiziano completamente illegittimo.
Sulle violenze si pronuncia anche il vicario
patriarcale della Chiesa Copta Cattolica,
Yuhanna Kolta, sottolineando come siano
un “prezzo” necessario da “pagare per il
progresso e la democrazia”. Ribadisce,
poi, come tutta la Chiesa Cristiana non stia
prendendo parte a queste proteste, perché
“la religione deve restare fuori dalla politica”. Per questo motivo, i copti, insieme ai
cattolici e agli anglicani, si sono dimessi
dall’Assemblea Costituente. Ora, anche
l’Università Al-Azhar, il più prestigioso istituto islamico del mondo, ha chiesto al presidente di fare marcia indietro sui decreti.
Il Patriarca copto, Teodoro II, invece, si oppone con esplicita fermezza al governo.
La battaglia si combatte anche sul piano
istituzionale. Dimissioni a raffica negli ambienti dei sostenitori del governo, che
mettono seriamente in crisi Morsi. Essam
el Amir, il presidente della tv di Stato egiziano, ha lasciato anche lui il suo incarico
in segno di protesta contro la gestione del
paese. Anche il vicepresidente dei Fratelli
Musulmani se n’è andato. Inoltre, sono 17
i consiglieri di Morsi ad aver rassegnato
le dimissioni. Intanto, al palazzo presidenziale il presidente Mohamed Morsi è sempre più isolato. Tenta di recuperare
consensi in extremis evitando di oscurare
alcune televisioni indipendenti, come invece era stato annunciato. Ma non è servito a niente. Solo i salafiti, i musulmani più
fanatici, gli rimangono interamente fedeli.
Il Capo di Stato ha convocato un vertice
di urgenza che vedrà impegnati il premier Hisham Qandil, il capo dell’intelligence e della Guardia Repubblicana, i
ministri della Difesa, della Giustizia, dell’informazione e dell’Interno. La situazione
si fa sempre più tesa, mentre chi critica il
governo trova solo problemi. Il premio
Nobel el Baradei si è schierato contro i
Fratelli Musulmani sin dall’inizio dei disordini. Ora è indagato per spionaggio e sedizione. Ma non è il solo. Insieme a lui
sono sotto indagine altri cinque leader
dell’opposizione. In particolare, Amr
Moussa è accusato di essersi incontrato
con il Ministro degli Esteri israeliano Tzipi
Livni, per complottare contro il proprio
paese. Accuse gravi che vengono ribadite ormai quasi quotidianamente da più
parti del governo egiziano. Ormai, Primavera Araba non è più un sinonimo di libertà e democrazia.
Federico Campoli
Cadono bombe su Damasco, mentre sale la paura per il possibile utilizzo di armi chimiche
Siria, siamo alla battaglia finale
Mistero sulle sorti di Bashar al-Assad. Alcune voci lo vorrebbero pronto alla fuga in America Latina, ma dall’Ecuador
arriva la smentita. USA in preda all’isteria per l’utilizzo di gas nervino da parte del regime, ma nessuna conferma
l regime siriano sembra avere le ore contate. Le forze di opposizione
mandano un messaggio video sulla probabile “ora zero”, cioè il
“collasso del regime”. Sono diversi i paesi, tra cui l’Italia, che hanno
già riconosciuto il fronte anti-Assad come unico rappresentante legittimo del popolo siriano. Intanto, cominciano a cadere le prime
bombe su Damasco. L’ultima sfida tra ribelli e lealisti è, ormai, in
atto. Il comando del Free Syrian Army ha annunciato di aver
conquistato una base militare a Shabaa, sobborgo della capitale. Un
alone di mistero è piombato, invece, sulle intenzioni del presidente
siriano. Corrono voci di una sua possibile fuga in America Latina.
Secondo alcuni avrebbe preso già accordi con alcuni Capi di Stato
tramite il proprio viceministro degli Esteri, Fayssal Mekdad, che si è
recato in visita a Cuba, Nicaragua, Venezuela ed Ecuador. Ma da
Bogotà arrivano le smentite. “Nessun cittadino siriano ha chiesto
asilo nel nostro paese, tantomeno il presidente” dichiara il Ministro
degli esteri ecuadoregno, Ricardo Patino. Dagli altri paesi non
giunge nessuna voce. Sale allarmante, invece, l’isteria americana
sul possibile utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito lealista.
Ma, come riferisce la NBC, non sono ancora stati montati gli
armamenti necessari per attuare l’attacco, nè Bashar al-Assad ha
ancora consentito l’utilizzo del gas nervino per fermare l’avanzata
dei ribelli. Nonostante ciò, salgono unanimi le critiche per il loro
eventuale utilizzo.
F.Ca.
I
La crisi mediorientale
nei rapporti israelo-palestinesi
C’è spazio per un’iniziativa
diplomatica italo-europea
ll'indomani del voto
dell'Onu, con il consenso dell'Italia, per
il riconoscimento della Palestina come stato non membro delle Nazioni Unite,
Israele annuncia nuovi e
massicci insediamenti a Gerusalemme ed in Cisgiordania, una ''ritorsione'' viene
subito giudicata dall'Anp.Il
ministro degli esteri Giulio
Terzi ha convocato alla Farnesina l'ambasciatore israeliano a Roma, Naor Gilon,
al quale il Segretario Generale della Farnesina, Michele Valensise e non Terzi
ha espresso, in coerenza
con la posizione dell'Alto
rappresentante europeo per
la politica estera, Catherine
Ashton, la ''contrarieta'' dell'Italia all'iniziativa di Israele
per le ''conseguenze negative'' che essa ha ''sul processo di pace''. La situazione
e' oggettivamente carica di
tensione. La fragile tregua
tra l'Anp ed Israele per gli
scontri in Cisgiordania che
ha preceduto il voto all'Onu
rischia di non reggere. Anche perche', nel frattempo,
i due paesi ''garanti'' della
tregua, Stati Uniti ed Egitto,
anche se per ragioni diverse, dimostrano di aver perso
credibilita' agli occhi dei
due contendenti. Il ''no'' degli Usa all'Onu per la Palestina ha soddisfatto Israele
ma non i palestinesi mentre
l'Egitto e' ora alle prese con
le forti tensioni interne che
indeboliscono non poco il
presidente Mohamed Morsi
dalle propensioni dittatoriali. Ma c'e' di piu'. La mossa
europea di convocare gli
ambasciatori israeliani, secondo una fonte israeliana
citata in forma anonima dalla stampa di Tel, è "essenzialmente una mossa Usa".
Un'interpretazione che sembra adombrare un nuovo
capitolo del confronto fra il
presidente Usa Barack Obama e il leader Benyamin
Netanyahu alle prese, tra
l'altro, con le imminenti ele-
A
zioni politiche del 22 gennaio prossimo. E le cui recenti decisioni - ha aggiunto
la stessa fonte - farebbero
sentire "umiliata" l'amministrazione Usa. La fonte anonima israeliana citata dalla
stampa ha spiegato che "gli
americani sono in una posizione difficile'' avendo appoggiato Israele all'Onu
contro l'accredito palestinese e non si aspettavano
che Israele reagisse con
l'annuncio di nuovi insediamenti.
In presenza di una situazione
che si sta oltremondo complicando
allontanando
l'obiettivo e nella constatazione che i due paesi, Stati
Uniti ed Egitto, ''garanti'' della
tregua in Cisgiordania e potenziali ''traghettatori'' di
pace , hanno entrambi perso
della loro forza contrattuale,
la ''palla'' passa all'Europa
che come prima mossa dovrebbe, sulla base della sostanziale unita' e coerenza
sinora dimostrate, riportare
in ambito Onu tutta la questione. In questa sede l'Europa dovrebbe chiedere,
sulla base del combinato
disposto delle risoluzioni
Onu sinora approvate riguardante la ''contesa'' isaelo-palestinese, che la comunita' internazionale si pronunci affinche' si ricreino le
condizioni per tornare al
negoziato tra le due parti
finalizzato a creare due ''Stati
per due popoli''. Riteniamo
che l'Italia, anche sulla base
delle ultime decisioni adottate, in ordine di tempo, dovrebbe svolgere un ruolo
di forte capacita' propulsiva
nella direzione enunciata.
La credibilita' dell'Italia va
di pari passo con le scelte
chiare compiute dal suo governo per collaborare a
sciogliere nodi e risolvere
questioni internazionali all'insegna della pace, sicurezza e stabilita', come e' richiesto per la regione mediorientale.
Domenico Campana
6
Venerdì 7 dicembre 2012
Italia
DA ROMA E DAL LAZIO
HERPES
Sanità
di Luca Casciani
Il “bisturi” di Bondi
Dipendenti Idi assedio al Vaticano
E negli ospedali i reparti chiudono
E spunta il problema precari: da gennaio scade il contratto a 3400 persone
opo l’ingresso su Twitter, il Papa si troverà
davanti un altro ‘frutto’
della modernità. Un ‘flash
mob’ durante l’Angelus. In
un giorno importante come
quello dell’Immacolata saranno tutti in piazza, vestiti
di bianco, per dire basta “alla
fame”. Ormai da quattro
mesi senza stipendio, i dipendenti del gruppo Idi Sanità, cui fanno capo le tre
strutture ospedaliere: Idi e
San Carlo di Roma e Villa
Paola di Capranica, si sono
dati appuntamento per domani a San Pietro. Dopo le
proteste, gli scioperi della
fame, le promesse ed i ‘pellegrinaggi’ di molti politici,
il silenzioso corteo si farà
comunque (nonostante le
rassicurazioni sullo sblocco
dei fondi e la fine del presidio sul tetto dell’ospedale
San Carlo). Cercheranno di
attirare l’attenzione sfidando
il ‘no’ della Santa Sede a
qualsiasi manifestazione nel
cuore del Vaticano. “È in corso una vertenza sindacale
dovuta al mancato pagamento degli stipendi dal mese
di luglio ai 1800 lavoratori
D
del gruppo Idi Sanità. -Scrivono ancora gli organizzatori, in una nota- Il motivo
del mancato pagamento risiede nel fatto che i religiosi
avrebbero procurato un dissesto finanziario (circa 800
milioni di Euro) sul quale la
procura di Roma e la Direzione distrettuale antimafia
hanno aperto un’inchiesta
con l’ipotesi di “associazione
a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e
all’evasione tributaria”. Ma
al di là delle inchieste, la situazione della sanità nel Lazio resta drammatica soprattutto a causa dei tagli del
subcommissario Bondi: rimane in piena emergenza
anche il policlinico universitario Agostino Gemelli. Per
le strutture religiose come
il Fatebenefratelli dell'Isola
Tiberina e il San Pietro, l'Aris
(Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) ha annunciato dal 6 dicembre “per
esaurimento del budget coperto dagli accordi con la
Regione Lazio, non potremo
più garantire al cittadino le
prestazioni in convenzione
col servizio sanitario pub-
blico”. In risposta ai tagli di
Enrico Bondi si parla di “drastiche azioni come il blocco
delle visite specialistiche e
delle attività ambulatoriali e
non straordinarie, pur continuando comunque le prestazioni di pronto soccorso,
le rianimazioni, l'oncologia,
le aree materno-infantili”. I
ABBANDONATO IL POLO NATATORIO COSTATO 16 MILIONI
Viale Marconi, tuffo negli sprechi
Il Polo natatorio di Viale Marconi, costato la bellezza
di 16 milioni di euro, è allo stato attuale da buttare.
oveva essere una
struttura all’avanguardia, modernissima. Sono 3 anni però,
che le rassicurazioni sul
completamento dei lavori
sono state disattese. I lavori sarebbero dovuti terminare entro la fine di ottobre, ma tutto è ancora
fermo. Realizzato in occasione dei mondiali di
nuoto nel 2009, celebrato
con una grande cerimonia di inaugurazione, l’impianto
oggi è in condizioni disastrose
ed è inutilizzato, con due piscine coperte non ancora ultimate, una piscina all’aperto
completamente abbandonata,
una palestra inagibile ed una
sala conferenze da terminare
.Questo il quadro della situazione.
Ma basta vederlo il Polo e ci si
rende subito conto che la situazione è davvero al limite
del degrado: discariche abusive, campi rom, campi di calcio, ma soprattutto un ambiente
trascurato ai limiti della decen-
D
za. Nessun cartello che segnali
l’inizio o la fine dei lavori, ma
nemmeno chi dovrebbe gestirli.
L’unica presenza è quella della
vigilanza, di operai al lavoro
nessuna traccia da tempo.
E i 16 milioni spesi per costruire
questo gigantesco palazzetto?
Buttati, almeno ad oggi.
L’impianto è stato utilizzato solamente il mese dei mondiali
dagli atleti, per poi essere subito abbandonato.
Senza dimenticare, poi, che un
anno fa si registrarono problemi
di instabilità strutturale, peraltro
smentiti dalle successive
verifiche.
Il delegato allo sport del
Comune di Roma, Alessandro Cochi ha sottolineato che le attività per il
completamento dei lavori
sono di competenza
esclusiva dell’Unità Tecnica di Missione e che
c’è un ordinanza del 2010
che stabilisce questo.
“Nell’ultima riunione, di
due settimane fa, è arrivata la notizia che sono riusciti
a reperire i fondi per il completamento della struttura”.
“Omertà e disprezzo delle regole, non ci sono altri termini
per definire il comportamento
di Palazzo Chigi dinnanzi a
questo”, ha tuonato Andrea
Catarci, presidente dell’XI Municipio.
La soluzione? Secondo Catarci,
l’unico modo per uscire da
questo stato di cose, sarebbe
il rilevamento dell’area da parte
del Comune e fare un nuovo
bando.
Paolo Signorelli
servizi sanitari del Lazio, insomma, cadono come foglie
d’autunno. Ci sarebbe anche
il problema dei precari: sono
3400, dei quali 1400 medici.
Se non saranno prorogati i
loro contratti, da gennaio andranno ad allungare la fila
dei disoccupati. Altri record
per l’Italia di Monti in arri-
vo…
L’adesione di Morra a La Destra sarà ufficializzata nel
corso di un incontro che si
terrà sabato 15 dicembre a
L’Aquila. Un incontro particolarmente atteso nche per
definire le linee di qui alle
regionali di fine 2013.
Carola Parisi
RIFIUTI TRA LADISPOLI E CERVETERI
Il “compost” trasloca,
La Destra protesta
Mellone: “Pascucci la smetta
di fare favori al collega Paliotta”
erveteri non può farsi caC
rico dei rifiuti di Ladispoli
sotto il falso nome di “compost”. È quanto asserisce Emilio Mellone, de La Destra di
Cerveteri, che non manca di
criticare duramente il sindaco
Alessio Pascucci (Idv) e il suo
collega di Ladispoli Crescenzo
Paliotta (Pd). Melloni, nel suo
lungo ed articolato intervento,
ripercorre le tappe del rovente
dibattito sui rifiuti sul litorale
Nord di Roma, senza dimenticare lo spauracchio di Pizzo
del Prete, a lungo agitato. Intanto, sotto sotto, mentre si terrorizzava la popolazione con
la discarica di Roma l’impianto
di compostaggio, osteggiato
dai cittadini di Monteroni (Ladispoli) prendeva un’altra strada. Ma, dice Melone, “al sindaco di Cerveteri non è riuscito il “giochetto” di fare baccano corredato dai suoi regolari “teatrini” per distogliere
l’attenzione a noi cittadini di
Cerveteri sull’ennesimo fatto
scandaloso, attenzione, Paliotta
(sindaco di Ladispoli) e Pascucci (sindaco di Cerveteri)
ci stanno regalando la mondezza del loro amato comune… Ladispoli. È vergognosa
la visibile pendenza che ha il
sindaco di Cerveteri nel favorire il comune di Ladispoli
penalizzando, inevitabilmente,
il comune di Cerveteri. Senza
ritegno e senza vergogna,
Alessio Pascucci dice: “Il compost qui a Cerveteri? Non
vedo quale sia il problema” .
Il rampollo della famiglia Boffi-Brazzini, sostenuto da Maruccio nella campagna elettorale, questa volta l’ha detta
proprio grossa, e i cerveterani
se vogliono un po’ di bene ai
loro figli, dovrebbero unirsi al
nostro appello: Sindaco di
Cerveteri si dimetta, e per le
prossime votazioni amministrative le consigliamo di candidarsi nel suo amato territorio
di Ladispoli”.
P.R.
La giustizia?
È giusta
ad intermittenza
uando si può parlare di
giustizia giusta?
Se domattina “prendo” un
disabile, gli faccio indossare
abiti cenciosi e scalzo, in
pieno Inverno, lo obbligo a
chiedere l’elemosina ad un
semaforo, vengo
condannato?
Se non mando a scuola i miei
figli minori di 14 anni e li
spedisco a borseggiare nella
metropolitana oppure ad
impietosire i passanti nelle
vie del centro, vengo
condannato?
Se violento un ragazza molto
giovane, la picchio per
indurla a piegarsi ai miei
voleri e la sbatto sul
marciapiede a prostituirsi,
vengo condannato?
Se insieme ad altri compari,
con puntuale ciclicità, occupo
illegalmente un pezzo di
Roma vendendo oggetti di
qualunque genere ed in
mezzo a questi anche
refurtiva provento di colpi
negli appartamenti, vengo
condannato?
Se mi piazzo nei pressi di
alcuni locali e con modi
molto “spicci” faccio capire
che bisogna pagare una sorta
di pizzo per il parcheggio
oppure potrebbe capitare
qualcosa di molto spiacevole
all’auto, vengo condannato?
Ho usato la formula
dubitativa perché in questi
casi, l’unica certezza è che se
a commettere questi reati è
un italiano, la pena è certa
ma se, al contrario, i
responsabili sono stranieri, e
senza molta fantasia capirete
di quale etnia, il tutto viene
ricondotto nei termini di una
cultura legata alla libertà
totale che implica il non
rispetto della proprietà altrui
e che alcuni giudici ritengono
predominante rispetto al
nostro codice penale.
Quando si parla
erroneamente di razzismo
sarebbe interessante
ascoltare le vittime di questi
comportamenti tollerati da
una società buonista, e fin
troppo democratica, che,
altrove, sarebbero classificati
come indesiderati. Così come
gli autori.
Q
Luca Casciani, ogni mattina,
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7
Venerdì 7 dicembre 2012
Pordenone
Milano
“Strozzati” dalle tasse
La sentenza
Italia
DAL NORD
La
‘Ndrangheta
sulla
sanità
Equitalia indagata
per tassi da usura Condannato dirigente Asl di Pavia
Anche Carlo Chiriaco tra i quaranta condannati nel processo
Una decina di esposti al Tribunale
L’agenzia applica aggravi del 40, 50
e 70% rispetto al debito originario
Equitalia: usurai di stato”.
Da tempo è il “coro” che
si innalza dai cittadini, stanchi della pressione dell’Agenzia.
E ora quella frase è diventata
un’accusa: Equitalia avrebbe infatti applicato tassi oltre la soglia
dell’usura, arrivando a far pagare
al contribuente, aggravi del 40,
50 e 70% rispetto al debito originario. Per questo, a fine novembre, presso il Tribunale di
Pordenone, sono stati depositati
una decina di esposti per usura.
Ora toccherà alla Procura indagare e verificare se le doglianze
corrispondono al vero. “La legge
– spiega il referente de “Lo
Sportello”, associazione che
offre solidarietà e assistenza agli
imprenditori in difficoltà – è chiara e individua il tasso di usura
non solo nelle cifre iscritte
come interessi, ma anche sommando tutte le altre voci che si
aggiungono al debito originario
“
come le sanzioni, gli interessi e
l’aggio di Equitalia. Ebbene, le
perizie di parte confermerebbero che, dalla somma di tali
voci, si supererebbe di gran
lunga la soglia dell’usura, con
cartelle esattoriali che avrebbero
superato il milione di euro”. A
rendere ancora più significativa
l’azione intrapresa, sono le denunce di alcuni imprenditori,
stanchi di essere “strozzati” dalla
cartelle esattoriali, depositate
alcuni giorni fa presso la Guardia
di Finanza. Una situazione, purtroppo, che colpisce molti italiani
che si vedono arrivare a casa
le cartelle dell’Agenzia e, nel
momento in cui non provvedono
a salarle, rischiano il pignoramento dei propri beni. A questo
punto si attende la decisione
della Procura chiamata a decidere se gli interessi di Equitalia
possono paragonarsi all’usura.
B.F.
di primo grado sulle infiltrazioni della cosca in Lombardia
e mani della ‘Ndrangheta anche sulla sanità. Spunta infatti anche none del dirigente Asl di Pavia,
Carlo Chiriaco, tra le quaranta
persone condannate dal Tribunale di Milano nel processo
di primo grado con rito ordinario nato dall'indagine “Infinito” sulle infiltrazioni della cosca in Lombardia. La sentenza
è arrivata ieri nell'aula bunker
in via Filangeri a Milano, a
pochi passi dal carcere di San
Vittore. Tra gli inputati, accusati,
a vario titolo, di associazione a
delinquere di stampo mafioso,
droga e usura, anche l’ex direttore della struttura sanitaria
di Pavia, condannato a 13 anni.
Secondo l’ipotesi accusatoria
Chiriaco sarebbe stato “elemento di raccordo tra gli alti
esponenti della ‘ndrangheta
lombarda e alcuni esponenti
politici”, avendo favorito gli interessi economici della cosca
“garantendo appalti pubblici
e proponendo varie iniziative
immobiliari”. Non solo, l’ex direttore avrebbe anche procurato “voti della ‘ndrangheta a
favore di candidati in occasione
di competizioni comunali e regionali”. Nel processo, terminato con 40 condanne e 3 assoluzioni, la pena più alta è
L
Non ci sono i soldi per i mutui,
boom di pignoramenti nel 2012
e famiglie non riescono più a pagare il mutuo e
i pignoramenti delle case volano alle stelle. A
dirlo sono i numeri: circa 46mila i pignoramenti
quest'anno, un +22,8% rispetto al 2011. Dato destinato ad aumentare vertiginosamente se si considera il lasso temporale dal 2008 a oggi, in questo
caso le espropriazioni raddoppiano, crescendo del
100% (raddoppiato) con ben 100mila immobili
che vanno all’asta. A rendere noti i numeri da capogiro è un’indagine di Adusbef e Federconsumatori
secondo i dati raccolti nei principali Tribunali alla
data del 30 settembre 2012 e proiettati al 31 dicembre 2012. Il rapporto dei consumatori evidenzia
che i pignoramenti sulle case sono aumentati nel
2012 rispetto all’anno precedente di oltre 8500
unità, con un aumento del 5,2%, passando da
oltre 37.000 a 45.859. La previsione per la fine
dell’anno si attesterà, secondo le stime, ad un aumento complessivo del 22%; tutto ciò comporterà,
visto che l’aumento dei pignoramenti tra il 2008
ed il 2011 è stato del 75 % circa, il raddoppio
complessivo dei pignoramenti delle abitazioni in
Italia nell’ultimo quinquennio. In questi cinque
anni ben 100mila famiglie hanno quindi perso la
casa. Nel monitoraggio su 37 principali Tribunali,
le dieci città più colpite dall’incremento di pignoramenti rispetto al 2011, risultano essere: Prato
+50,7%, Bolzano +44,3%, Cagliari +41,1%, In termini assoluti (il maggior numero di pignoramenti)
a Milano l’aumento maggiore con 981 provvedimenti
e 6.130 pignoramenti stimati nel 2012; seguito da
L
Roma, con +884provvedimenti e 3.591 pignoramenti
stimati nel 2012; terza Torino (con + 837 e 3.471
pignoramenti), quarta Monza (+403 e 1.857);
quinta Verona (+ 398 e 2.472). In questa crisi,
quindi, si perde il lavoro e, di conseguenza, la
casa. Non stupisce quindi sapere che ben un
italiano su tre è costretto a rivolgersi ai centri
della Caritas in cerca di un aiuto.
B.F.
stata infitta al presunto boss di
Desio Pio Candeloro con 20
anni di carcere; il “capo dei
capi” della 'ndrangheta in Lombardia è stato condannato a 18
anni, 16 invece per il boss Vincenzo Novella. All'imprenditore
Ivano Perego sono stati inflitti
12 anni con in aggiunta la pena
accessoria della inabilitazione
all'esercizio di imprese commerciali per dieci anni. Per la
maggior parte dei condannati
è stata inflitta anche l'interdizione perpetua dai pubblici
uffici e l'applicazione di 3 anni
di libertà vigilata a pena espiata. I giudici dell'ottava sezione
penale hanno stabilito anche
che alcuni condannati debbano
provvedere ai risarcimenti: un
milione di euro li incasserà la
regione Lombardia (200 mila
soltanto da Chiriaco), 500 mila
euro andranno invece alla presidenza del Consiglio dei ministri, così come al ministero
della Difesa e al commissario
straordinario per le misure antiracket e anti-usura (50 mila
La Spezia e Piacenza
Torino, Modena e Pisa
Incidenti sul
lavoro: due morti
Studenti in piazza
contro il governo
on si ferma l’ondata di
incidenti mortali sul lavoro.
A La Spezia un operaio è morto
mercoledì sera dopo essere
stato travolto da una pesante
cancellata all'interno dell'ex
stabilimento S. Giorgio,
acquisito da poco dal gruppo
Malacalza. La vittima, un
42enne di Villafranca Lunigiana
(Massa Carrara) era
dipendente di una ditta di
serramenti e stava
posizionando con altri due
colleghi una grosso cancello
in uno degli ingressi.
La cancellata, pesante oltre
una tonnellata, gli è caduta
addosso. A nulla sono valsi i
tentativi di rianimarlo dei
soccorritori. Nulla da fare
anche per il 74enne i Piacenza,
ex muratore in pensione,
che stava effettuando piccoli
lavori di ristrutturazione
al castello di Statto in
Valtrebbia quando muovendo
un carrucola da una finestra
è precipitato facendo un volo
di circa sei metri. L’uomo
è morto mercoledì sera,
qualche ora dopo l’incidente,
all'ospedale di Piacenza.
S
N
tudenti in piazza ieri in
diverse città d’Italia con
slogan contro Monti, Profumo,
"contro l'austerità" e "i tagli alla
scuola". A Torno corteo di
studenti ha raggiunto la Mole
Antoneliana esponendo uno
striscione con scritto
"Vogliamo il pane ma anche le
rose" (rievocando un film di
Ken Loach, che ha rifiutato un
premio al Festival del cinema
di Torino in solidarietà dei
lavoratori precari della Rear). Il
corteo ha lanciato uova contro
la sede del Miur e sono stati
accesi alcuni fumogeni.
Momenti di tensione e
disordini anche a Modena un
gruppetto di giovani ha cercato
di forzare la cancellata della
sede di Confindustria in via
Bellinzona. Tre agenti rimasti
intossicati dal fumo mentre
uno studente è rimasto ferito.
Anche a Pisa gli studenti si
sono fatti sentire, i giovani
hanno occupato per circa
mezz'ora la stazione centrale,
poi si sono diretti all'ufficio
scolastico provinciale,
esponendo uno striscione, e
hanno occupato un ex cinema.
euro), mentre il ministero dell'Interno riceverà 250 mila euro.
Sono stati previsti risarcimenti
anche a favore della provincia
di Monza e Brianza (300 mila
euro), della regione Calabria
(200 mila euro), dei comuni di
Seregno, Desio, Bollate e Pavia
(300 mila euro ciascuno). Al
termine della lettura della sentenza non sono mancati i dissensi, alcuni dei familiari hanno
urlato “vergogna” e “Regione
Lombardia mafia”.
Barbara Fruch
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Venerdì 7 dicembre 2012
Italia
Basilicata
Napoli
Taranto
Fiumi di sangue
L’inchiesta sull’Ilva
All’indomani dell’assassinio di Scampia
Nuovo omicidio, ucciso
davanti alla pizzeria
Ancora paura alla scuola materna:
in aula solo tre bambini su ottanta
uovo delitto nel napoletano, mentre ancora
non si spegne il clima
di terrore dopo l’assassinio
di Scampia. Ieri mattina, a
Calvizzano, è stato ucciso, davanti a una pizzeria, Luigi Felaco, pregiudicato già noto
alle Forze dell’Ordine, figlio
di Giuseppe, ras del clan Polverino – Nuvoletta, deceduto
nel novembre del 2011 e nipote di Angelo Nuvoletta, boss
di Marano. I killer (due), hanno
sparato decine di colpi di pistola diretti al volto, letteralmente sfregiato. Secondo gli
investigatori, la dinamica del
delitto farebbe pensare a una
nuova vendetta tra clan.
Intanto, alla scuola materna
“Eugenio Montale” di Scampia, alla ripresa delle lezioni,
ha vinto la paura. All’indomani
dell’agguato camorristico nel
quale ha perso la vita Luigi
Lucente, pregiudicato legato
al gruppo degli “scissionisti”,
nell’istituto scolastico, si sono
presentati solo 3 bambini su
80. D’altronde, se l’ennesimo
oimicidio della guerra di camorra in atto ormai da tempo
ha destato più scalpore degli
altri, è stato proprio perché è
avvenuto in un luogo tanto
sensibile, come una scuola
frequentata. “Non mi aspettavo
N
nulla di meglio - dice Enzo
Montesano, il preside dell’intero circolo didattico – Ma alcune mamme ci hanno detto
che già da domani le cose
andranno meglio. Me lo auguro con tutto il cuore – continua – Altri genitori, invece,
hanno protestato, sostenendo
che i cancelli dei viali esterni
dovrebbero essere sempre
chiusi, ma questo è assurdo.
Per motivi di sicurezza – conclude – se si verifica qualche
calamità, quei varchi pedonali
devono restare aperti; la scuola non si può trasformare in
un carcere”.
La polizia, nel frattempo, sta
passando al setaccio il quartiere della faida. Controlli a
tappeto nella “Vanella Grassi”,
roccaforte del gruppo camorrista, rivale degli “scissionisti”.
L’agguato mortale contro Lucenti, ritenuto un uomo del
clan “Abbinante” – sostengono gli inquirenti - sarebbe
stata una risposta all’omicidio
di Mirko Romano, boss emergente della zona nemica, ucciso con due colpi di proiettili
e ritrovato, tre giorni fa, disteso
sulla superstrada di Melito, in
direzione di Giugliano (Napoli).
Sanità
Asl, denunciati 16
manager
Fabio Riva si fa vivo da Londra:
parlerà con i giudici inglesi
Intanto continua il braccio di ferro per il dissequestro
dei prodotti finiti che può far ripartire le attività del gruppo
ov’è Fabio Riva? Riflette sulle rive del
Tamigi. L'ex amministratore delegato
dell'Ilva e attuale
vice presidente di Riva fire
Group, irreperibile dallo scorso
26 novembre quando fu emessa nei suoi confronti una ordinanza di custodia cautelare in
carcere dal gip del Tribunale
di Taranto, Patrizia Todisco, ha
scritto una lettera indirizzata
ai suoi avvocati milanesi, i quali
l'hanno poi consegnata alla
Procura del capoluogo jonico.
“Ho deciso di mettermi a disposizione dell'autorità inglese”, ha scritto, chiedendo ai
D
DAL CENTRO E DAL SUD
suoi legali di riferire questa
decisione alla magistratura tarantina. Ora la Procura potrebbe
chiedere l'estradizione di Riva
che è accusato di numerosi
reati, tra i quali associazione a
delinquere, concorso aggravato
in una serie di reati ambientali,
concorso in corruzione in atti
giudiziari e in falso.
Intanto detto il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, è tornato
ieri sull’argomento dell’attività
presso il polo industriale, affermando che “se noi non abbiamo a disposizione questo
materiale dobbiamo ritardare
la piena operatività dell'impianto, che potrà riprendere a
lavorare a pieno regime non
prima di 15 giorni”. Il riferimento è in particolare all’istanza
di dissequestro dei prodotti
finiti presentata dall'azienda,
per rientrare in possesso di
circa un milione e 700mila tonnellate di acciaio, del valore
complessivo di un miliardo di
euro. La magistratura ha concesso la restituzione degli impianti dell'area a caldo, adeguandosi al decreto firmato
dal presidente della Repubblica, ma ha detto no al dissequestro della produzione. Un
braccio di ferro, anzi d’acciaio,
che continua.
Robert Vignola
Federico Colosimo
Sprechi per oltre 100
mila euro in Basilicata
Presunto sperpero nella sanità.
Il Nucleo di Polizia Tributaria
della Guardia di Finanza di
Potenza ha inoltrato alla
Procura regionale della Corte
dei Conti un'informativa
contenente gli estremi di una
segnalazione per danno
all'erario (di oltre 100 mila
euro) e la denuncia di 16
dirigenti (tutti i direttori
generali ed amministrativi delle
Asl Potenza 2, Matera 4 e delle
Aziende Sanitarie di Potenza e
Matera). Con lo scopo di
controllare la spesa pubblica, la
Gdf si è soffermata sulla
mancata attivazione di più
postazioni di 'sanificazione
delle ambulanze' del servizio di
emergenza-urgenza del 118.
Secondo gli inquirenti, le
ambulanze provenienti da 36
presidi territoriali percorrevano
fino a 400 km per raggiungere
e rientrare dall'unica
postazione attivata nella
Regione (azienda di
autolavaggio sita a
Sant'Arcangelo). ''Con intuibili
diseconomie gestionali - hanno
spiegato gli agenti delle fiamme
gialle - quali chilometraggi
ingenti, costi rilevanti di
carburante, usura consistente
dei mezzi, spese elevate di
missione e, particolare non
secondario, indisponibilità del
mezzo, sottraendolo alle altre
emergenze sanitarie''. I
dirigenti sanitari segnalati alla
Corte dei Conti sono proprio
ritenuti responsabili di non
aver attivato ''altre 'postazioni
di sanificazione' come, peraltro,
appositamente previsto da una
specifica legge regionale''.
Cagliari, scoppia il giallo nel carcere di Is Arenas
Corigliano Calabro
Firenze
Ancona e Firenze
Tre agenti massacrano quattro cuccioli
La Destra attiva
la battaglia rifiuti
Crolli ai caselli:
aperte le indagini
Figli tentano di
uccidere il padre
l direttore della casa circondariale Pierluigi Porcu: “Aspettiamo
l'esito delle indagini, ho piena fiducia nel lavoro della magistratura”
C
ontinua la protesta de La
Destra sui rifiuti. Nei giorni
scorsi i militanti del partito di
Storace hanno affisso uno
striscione alla sede del
Municipio. Chiaro il significato:
“È ora di ripulire Corigliano”.
“Abbiamo volutamente scelto
una città in regime di ordinaria
amministrazione - hanno
dichiarato il dirigente nazionale,
Salvatore Filippelli, ed il neocommissario cittadino, Gabriele
Romanello - per non innescare
sterili polemiche politiche
riguardo alla riapertura, o meno,
della discarica di Bucita che
raccoglierebbe i rifiuti dell’intero
bacino ionico. La Regione e la
Provincia hanno abbandonato
le amministrazioni locali dinanzi
alla cittadinanza e il decoro delle
nostre aree urbane è fortemente
in pericolo. È ora di concentrare
gli sforzi e dare la massima
priorità alla ricerca di soluzioni
credibili e di contrasto anche
alle cosiddette ‘Ecomafie’. Si
convochi un tavolo tecnico tra
Regione, Provincia e comuni
senza innalzare barricate
ideologiche, che non risolvono i
problemi dei cittadini”.
L
a procura e la Dia di Firenze
stanno indagando alcuni
imprenditori campani che
hanno avuto in appalto lavori
per caselli autostradali. Le
indagini sono finalizzate su chi
ha realizzato i caselli
autostradali di Firenze Nord
(A1), Valdarno (A1), Viareggio,
Rosignano (Li) (A12), il nuovo
cavalcavia in ferro e del nuovo
casello autostradale di
Capannori (Lu), località Frizzone
(A11). Tra il 2008 ed il
novembre scorso, ci sono stati
gravi cedimenti strutturali che
in alcune circostanze hanno
messo in pericolo la incolumità
degli automobilisti. Dubbi sui
capitali di dubbia provenienza
delle società, sono stati
riscontrati infatti tentativi di
corruzione dei rappresentanti
degli enti committenti. Trovate
fraudolente modifiche dei
disegni progettuali, soprattutto
nella parte relativa alle saldature
delle pensiline, gli imprenditori
indagati e alcuni tecnici collusi,
ovviavano alle ripetute
contestazioni di non conformità
dei lavori da parte delle varie
stazioni appaltanti.
I
ualora fosse vero, sarebbe un episodio agghiacciante. Il fatto risalirebbe nel 2011 nel carcere di Is Arenas a Cagliari. Tre agenti della
Polizia Penitenziaria
avrebbero massacrato i
cani di alcuni detenuti.
Sono finiti sotto inchiesta
il sovrintendente Giorgio
Diana e gli assistenti Italo
Pili e Antioco Scanu. Dovranno rispondere di uccisione di animali, omessa denuncia e atti persecutori. Adel Chabba, un
detenuto marocchino, era
presente allo sterminio
e, stando al suo racconto,
due anni fa Antioco Scanu
disse di aver ricevuto l'ordine di uccidere i cani. I
carcerati si ribellarono ma non sortirono nessun
effetto e il militare massacrò tre dei quattro
cuccioli. Il quarto venne ritrovato senza vita qualche
giorno dopo. A questo punto, Chabba si sarebbe
rivolto al sovrintendente Diana per denunciare
l'accaduto ma il sottoufficiale gli avrebbe risposto:
"Stai zitto o ti trasferiamo in un altro istituto".
Ancora non si conosce il movente della mattanza,
Q
forse la tensione tra agenti e reclusi. Sulla vicenda
è intervenuto il direttore della colonia penale di
Cagliari, Pierluigi Porcu: "Aspettiamo l'esito delle
indagini, ho piena fiducia nel lavoro della magistratura. Non mi era giunta alcuna notizia di un
fatto del genere e sono piuttosto scettico visto che
si tratta di tre poliziotti assegnati al distaccamento
a questure che amano molto gli animali. Non li ritengo capaci di un simile gesto".
G.S.
valori familiari si distruggono
e addirittura i figli si ribellano
ai padri, tentando di ucciderli. A
Corinaldo (Ancona), un 36ienne
pregiudicato con problemi di
droga armato di una grossa
mazza e di un coltello, stava
per ammazzare il padre di 85
anni al culmine di una lite.
Quando sono arrivati i
carabinieri si è avventato anche
contro di loro, minacciando di
distruggere la casa, ''perché
tanto mio padre non me la
lascerà in eredità''. Altro
episodio a Firenze, dove un
ventunenne è stato arrestato
ieri mattina con l'accusa di
tentato omicidio: durante una
lite, in un'abitazione della
famiglia in via San Salvi, il
giovane ha colpito il padre di
57 anni con una katana, una
spada giapponese,
staccandogli un pollice. L'uomo
è stato trasportato all'ospedale
di Careggi in prognosi riservata
e sottoposto a intervento
chirurgico. La discussione tra i
due sarebbe scaturita dal fatto
che il ventunenne aveva
lasciato per tutta la notte una
finestra aperta.
9
Venerdì 7 dicembre 2012
Cultura
Si inaugura questa sera, con il “Lohengrin”, la nuova stagione lirica della Scala di Milano
Wagner sfida i duecento anni di Verdi
L’opera del genio tedesco, tra psicanalisi e patologia emotiva, si esalta
nella rivisatazione del regista Claus Guth che punta sulla critica socio-politica
di Carola Parisi
ggi è Sant’Ambrogio. Ricorrenza tradizionale per
inaugurare la nuova stagione lirica della Scala di Milano. Il ‘Lohengrin’ di Wagner aprirà le danze. Ma come? E
Verdi, ed il suo bicentenario? Nessun
omaggio al compositore italiano. Così
è stato deciso. Stasera andrà in scena
l’opera del ‘del geniale pazzo tedesco’.
Dopo la ‘primina’ del 4 dicembre, riservata ad un pubblico under 30, che
ha accolto l’anteprima con 10 minuti
di applausi, si aspetta la vera inaugurazione di stasera in pompa magna.
Eppure la scelta dell’opera wagneriana
ha già sollevato un vespaio di dicerie
e polemiche: c’è chi sostiene che porti
addirittura jella. Sicuramente così non
è ma un primo grave intoppo c’è stato.
Un’indisposizione ha costretto, martedì
scorso, il soprano Anja Harteros a dare
forfait, lasciando il palco alla sostituta
Anne Petersen. Ancora in dubbio la
sua presenza alla prima. Diretta dal
grande Daniel Barenboim e con il regista Claus Guth (già noto per versioni
‘noir’ di grandi classici come il Don
Giovanni, che presentò a Salisburgo
nel 2008), vuole dare alla favola dei
fratelli Grimm, a cui si ispira il libretto
O
di Wagner, una lettura particolare ed
ipnotica: tra psicanalisi e patologia
emotiva. Nel programma di sala, edito
dalla Scala, Ronny Dietrich, curatore
della drammaturgia dello spettacolo,
ha scritto: “Claus Guth e Christian
Schmidt (scenografo e costumista)
ambientano il loro allestimento nel periodo stesso in cui l'opera fu composta,
il 1848, dunque in un momento di
cambiamenti epocali: la crescente industrializzazione, la diminuita importanza del singolo a favore di una massa
omologata e la crescente razionalizzazione dei sentimenti provocarono
un profondo anelito alle figure e ai
motivi della saga del Graal e di re
Artù, dietro il quale si celava ben più
dell'infatuazione romantica per un Medioevo idealizzato. Certo non a caso
Wagner definì il Lohengrin un'opera
“romantica, -prosegue Dietrich- e,
sebbene l'azione si svolga nella prima
metà del X secolo, i riferimenti al presente - nonché alla biografia stessa
dell'autore - sono così evidenti che è
avvincente ricostruire queste fila. ”
Oltre alla lettura psicanalitica dei personaggi Guth punta sulla critica socio-politica. “In tempi di cambiamenti
sociali estremi, il capitale dà forma
nuova alle strutture, una guerra è alle
porte. Tutto viene riorganizzato razio-
nalmente, eppure le cose appaiono
sempre più confuse”- scrive il regista
di Francoforte. E continua: “Il mondo
viene registrato e catalogato, eppure
si desidera ardentemente proprio ciò
che va oltre la ragione. Solo uno che
vede da fuori, un'anima vergine, può
fare da guida in un contesto simile,
AL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA
AL TEATRO DI NAPOLI
Tutti Muti per il Boccanegra
Il carisma del doge “corsaro” trionfa nella versione intimistica
ed avvolgente del dramma a cui Verdi lavorò per 25 anni
oma sceglie Verdi. Ma l’opera
non è tra le più
conosciute. ‘Simon Boccanegra’
va in scena al Teatro dell’Opera, diretto, per la prima
volta, da Riccardo Muti. Dopo
la prima del 27 novembre
(con un trionfante inno di
Mameli, applaudito dal palco
reale dal presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano e dal premier Mario
Monti), che ha ufficialmente
aperto la stagione lirica romana, lo spettacolo resterà
fino all’11 dicembre. Nessuna
melodia famosa accompagna
una creazione poco popolare.
Tutto ruota intorno ad una
storia tortuosa e articolata.
Un ‘dramma profondamente
politico’. E, visti i presenti all’inaugurazione, mai opera
fu più azzeccata. Una cinica
allegoria del potere. Del resto,
è il melodramma al quale
Verdi lavorò, tra la versione
veneziana del 1857 a quella
milanese del 1881, per quasi
venticinque anni. Un carisma
racchiuso nel ruolo centrale
di Simone, il doge ‘corsaro’.
Si racconta che Verdi abbia
R
in seguito confidato al nipote
Carrara di aver voluto bene
a questo personaggio “come
si vuol bene al figlio gobbo.”
Le passioni torbide e irrisolte
che animano quest'opera
buia, complessa e tormentata,
sono destinate a sciogliersi
solo con il trascorrere del
tempo, ovvero con l'approssimarsi della morte. Eppure
la versione che ne ha dato
soddisfacendo tale aspirazione collettiva. Tuttavia, guai a chi improvvisamente non dovesse più rispondere
alle aspettative.”
Muti risulta intimistica, avvolgente e piena di sfumature.
Attraverso una concertazione
capillare, la rappresentazione
è un esempio mirabile di tragedia recitata in musica, riuscendo a ricalcare in pieno
la plasticità delle opere verdiane. Eccellente George Petean nei di ‘Simon Boccanegra’. L’opera finisce, infatti,
per capovolgere i conven-
zionali rapporti di forza tra i
personaggi: non solo il protagonista è il baritono, ma il
suo vero antagonista non è il
tenore (come di consueto)
bensì il basso, interpretato
da Dmitri Beloselskiy nella
parte di Fiesco. Il tenore squillante Francesco Meli è Gabriele Adorno e Maria Agresta, la soavissima Amelia.
C.P.
Ecco la ‘Traviata’ secondo Ozpetek
Al San Carlo messa in scena una versione dell’opera
verdiana diretta magistralmente dal regista italo-turco
n maestro del
cinema
contemporaneo
a servizio dell’opera lirica. È
quello che succede al San Carlo di Napoli dove
il pluripremiato
Ferzan Ozpetek
ha accettato di
dirigere la messa in scena della ancor più famosa ‘Traviata’ di Giuseppe Verdi. Abbandonata momentaneamente la macchina da presa, il
regista, stavolta teatrale, assieme
allo scenografo Daniele Ferretti
e al costumista Alessandro Lai
ha lavorato portando in scena
un’ opera mozzafiato. Grande
cura dei dettagli e un colpo di
scena finale davvero emozionante con Violetta che macchia
la sua delicata camicia da notte
bianca con il suo stesso sangue.
Non una scelta casuale quella
verdiana per il bicentenario che
ricorre proprio quest’anno:
un’aperta sfida poi all’altro olimpo della lirica italiano, la Scala
di Milano che invece ha deciso
di investire la nuova stagione
sul ‘Lohengrin’ di Wagner. Da
subito si nota il tocco ecclettico
del regista italo-turco: oltre la
novità del sangue in scena,
U
d’accordo con
il direttore Michele Mariotti
(reduce dal successo della Carmen a New
York), ha scelto
di ambientare la
storia nel 1910,
con un salto
temporale arricchito da atmosfere parigine liberamente ispirate alle opere
proustiane. ‘Spazio astratto di
luce’: così definisce la scenografia Dante Ferretti, che ha
adornato la scena con i colori
forti dei damaschi e dei velluti,
tavolini dalle gambe curve e divani soffici in pieno stile novecentesco. Anche i costumi, nel
rispetto della tradizione, presentano quel tocco estroso che
affascinerà il pubblico: una passione per il dettaglio garantita
dall’esperienza della sartoria
sancarlina di Giusy Giustino e
della Tirelli. Anche il cast non
deluderà le attese degli spettatori, vista l’alta professionalità
garantita dalle selezioni ozpetekiane: Carmen Gianattasio,
Cinzia Forte, Saimir Pirgu,Tomislav Murek, Vladimir Stoyanov, Simone Piazzola, Giuseppina Bridelli e Daniela Innamorati. Francesca Ceccarelli
10
Venerdì 7 dicembre 2012
Sanità
Lo Stato ancora non si fida e la proibisce ai minori di sedici anni – E Bruxelles vorrebbe vietare l’esposizione dei pacchetti delle “bionde”
Sigaretta elettronica? OK al 55%
E’ la percentuale di coloro che hanno smesso di fumare con questo sistema secondo
uno studio dell’Università di Catania – Ma anche altri metodi possono aiutare
di Federico Colosimo
Smettere di fumare
è facilissimo, lo so
perché l’ho fatto un
migliaio di volte”.
La frase dello scrittore e umorista Mark Twain,
è tanto celebre quanto non
vera. Il fumo è dipendenza,
è droga e provoca il cancro.
Consideriamo infatti che il
tabacco è composto da oltre
4.000 sostanze chimiche. Di
queste, più di 50, sono cancerogene. Sono oltre 80.000
le persone che muoiono ogni
anno in Italia a causa del
fumo di sigaretta e 5,4 milioni
le vittime nel mondo. E’ partendo da questo dato allarmante che il ministero del
“Welfare” ha dato il via alla
Campagna di comunicazione
nel 2009: “Il fumo ti uccide,
difenditi”. Non esiste una
cura miracolosa per smettere
di fumare, né tanto meno un
rimedio uguale per tutti. Per
alcuni può essere più semplice, per altri più complicato.
Ecco, però, secondo numerose statistiche, alcuni suggerimenti che possono aiutare a rinunciare al pericoloso
vizio.
Sigaretta elettronica - L’Università di Catania, ha pubblicato,
su “Journal of medicine”, uno
studio sull’efficacia della sigaretta elettronica. Alla ricerca,
hanno partecipato 40 persone.
“
Dall’indagine, emerge chiaramente che queste aiutano a
ridurre o eliminare l’abitudine
al fumo nel 55% dei casi. I pazienti sono stati sottoposti a
cinque visite in 24 settimane
durante le quali sono stati valutati l’uso del prodotto e il
numero di sigarette fumate. Il
32,5% dei partecipanti ha ridotto di almeno il 50% il numero di sigarette fumate al
giorno, con una riduzione media da 25 a 6 sigarette tradizionali. Ma lo Stato Italiano,
non sta favorendo questa nuova
iniziativa.
Il ministro della Salute, Renato
Balduzzi, il 28 settembre scorso, ha vietato la vendita della
sigaretta elettronica ai minori
di sedici anni. L’ordinanza, è
valida per sei mesi. Dall’Osservatorio, spiegano: “giusto
il tempo per avere maggiori
certezze scientifiche”. Ma
l’emendamento suona però
come un campanello d’allarme. Lo Stato italiano e i tabaccai hanno paura del nettissimo
calo delle vendite di tabacco
negli ultimi mesi. A proposito
dei tabaccai: circa 500mila in
tutta Europa, guidati dal presidente della Fit (federazione
italiana tabaccai), Giovanni Risso, hanno espresso il dissenso
su quello che potrebbe introdurre la direttiva sul tabacco
che l’Unione Europea sta per
apportare. Il provvedimento
potrebbe prevedere il divieto
di esposizione delle sigarette
nelle tabaccherie, il pacchetto
anonimo e con immagini scioccanti e l’eliminazione degli ingredienti aromatici usati nella
lavorazione del tabacco stesso.
I libri – Allen Carr, saggista
britannico, con il libro “E’ facile
smettere di fumare se sai come
farlo”, ha riscosso molto successo. Non solo per le oltre
sei milioni di copie vendute,
ma per i risultati ottenuti. Milioni di persone in tutto il mondo, leggendo questo manuale,
hanno smesso di fumare. Non
usa tattiche intimidatorie, ma
capitolo dopo capitolo, dimo-
PRENDI ESEMPIO DAL BARCELLONA
Segui la campagna mediatica di Puyol, Xavi Iniesta e Valdes
“Quit Smoking With Barça”
È lo slogan usato per lanciare la campagna antifumo promossa dai
campioni del mondo del Barcellona e dalla Commissione Europea,
affinchè si possa vincere la dipendenza dalla nicotina.
Una vera e propria scommessa quella del club blaugrana a tifosi e
non, una partita dura contro il fumo, da giocare fino all’ultimo minuto. La procedura da seguire per aderire all’iniziativa è semplice:
basta che i fumatori si registrino sul programma FCB iCoach (anche
su iPhone e Android) e compilino un breve questionario per identificare il tipo di allenamento di cui hanno bisogno per rinunciare al
proprio vizio. Testimonial dell’iniziativa? Carles Puyol, Andreas Iniesta, Victor Valdes e Xavi Hernandez che, attraverso sms e consigli
personalizzati offrono spunti su come smettere. Ogni giorno le quattro stelle del Barca sono a disposizione per rispondere alle domande
dei fumatori. Un percorso su misura che, passo dopo passo, guida
verso una vita senza sigarette. “Ti sentirai meglio, più forte, più in
salute…Imbattibile”, dicono in coro i quattro giocatori del team spa-
gnolo nel video per il lancio della campagna.
E' quasi un anno che il club Blaugrana ha introdotto il divieto di fumare al Camp Nou per incoraggiare i tifosi ad adottare uno stile di
vita più sano: “Rendere le nostre strutture e il nostro stadio un posto
senza fumo è stato un traguardo importante” - ha dichiarato il presidente del Club Sandro Rosell durante la conferenza per promuovere l’iniziativa- “Voi tifosi ci aiutate sempre. Ora tocca a noi aiutarvi.
Siamo sempre al vostro fianco e non c'è mai stato un momento migliore di questo per smettere".
In Europa sono 140 milioni i fumatori, 11 milioni solo in Italia. “Speriamo che questa iniziativa, forte dello status del Barcellona – dichiara Paola Testori Coggi, direttrice generale per “Salute e
consumatori” alla Commissione Europea, - possa ispirare altre persone a vivere una vita senza fumo”. Ma per smettere di fumare bisogna davvero volerlo. “Se si dice solo “VORREI” è meglio aspettare e
riflettere- spiegano al Centro antifumo del San Camillo- chiudere con
il tabacco significa cambiare le proprie abitudini di vita e prenderne
altre”. Questo significa limitare i caffè
per non cadere nell’abbinamento
caffè-sigaretta, ma anche evitare di
frequentare luoghi dove si fuma ed
ancora limitare l’alcol .
La Commissione Europea è fiduciosa che la reputazione del Barcellona, uno dei più grandi club del
mondo, possa incoraggiare molti a
liberarsi dal vizio.
Per avere maggiori informazioni
sulla campagna “Quit smoking with
Barca” si può visitare il sito
www.quitsmokingwithbarca.eu .
Paolo Signorelli
stra come è possibile, serenamente, liberarsi dalla schiavitù del fumo. “The Times”, il
quotidiano britannico, dopo
l’uscita del libro, titolava: “Allen
Carr distrugge il mito che
smettere di fumare sia difficile”.
Terapie alternative – I rimedi
naturali per combattere la dipendenza dal fumo sono vari:
ipnosi, agopuntura e omeopatia. L’ipnosi, per esempio,
può essere di grande aiuto.
Grazie ai comandi formulati
nelle sedute, la persona imprime nella sua mente la convinzione che l’odore e il sapore
di sigaretta, nicotina e tabacco,
siano sgradevoli. L’agopuntura,
è invece quasi indolore. Si pratica seguendo il percorso dei
nervi collocati su 24 meridiani
collegati agli organi e alle
ghiandole. L’omeopatia - Interviene sui sintomi dell’astinenza da fumo con pillole o
preparati non medicinali e
quindi senza effetti collaterali.
A chi decide di smettere di
fumare, si consiglia poi di consumare molta frutta e verdura
ricca di Vitamina “C”, dal potere antiossidante. In questo
modo, si ridurranno i sintomi
di astinenza che normalmente
hanno durata di 3 mesi.
Corsi di gruppo e Ospedali – La
“Lega italiana lotta contro i tumori” (Ente Pubblico che opera sotto il Ministero della Salute), organizza corsi gratuiti
collettivi, come pure molti
ospedali romani: “Policlinico
Umberto I°, “San Camillo”,
“Santo Spirito” e il “San Filippo
Neri”, tutti dotati di veri e propri centri antitabacco dove è
possibile essere aiutati da psicologi.
Smettere di fumare, aiuta poi
a levare o quantomeno a limitare, altri vizi dannosi per il
nostro organismo. Come l’alcool e il caffè, prodotti che il
fumatore abbina, come conseguenza, alla sigaretta.
11
Venerdì 7 dicembre 2012
Salute
Turismo medico
Meglio l’utile
(e il dilettevole)
Siti web e tour operator virtuali
offrono pacchetti completi:
prestazioni sanitarie di qualità e viaggi
o chiamano ‘turismo medico’, ma ha poco a che
fare con le vacanze. Si
tratta piuttosto di un vero e
proprio ‘nomadismo sanitario’.
Decine di migliaia di persone
prendono l'aereo per farsi curare all'estero. E sta diventando
una pratica sempre più frequente. Sarebbero 4 milioni i
pazienti-turisti che ogni anno
si spostano in giro per il mondo, dando vita ad un vero e
proprio business, con un giro
di affari pari a 30 miliardi di
dollari. I primi a darsi da fare
sono gli operatori del web:
sono ‘spuntate’ agenzie virtuali
e i siti web che offrono ed organizzano tour, includendo
trattamenti medici o estetici.
Oltre all'intervento, in alcuni
casi, viene offerto anche un
giro turistico nella città che
ospita il paziente. Soprattutto
L
nel nostro Paese, il turismo
medico si sta diffondendo con
particolare vigore. Infatti, almeno un italiano su cinque
rinuncia a una visita odontoiatrica per problemi economici. E allora perché non scegliere un paese dell’est europeo o del Sud est asiatico,
per ritrovare un sorriso smagliante? Sono oltre 20mila gli
italiani che vanno fuori confine
per farsi curare i denti, soprattutto in Romania che raccoglie il 70% delle richieste.
cializzazione universitaria e
una consolidata esperienza,
di macchinari modernissimi,
ma in cui i costi dei salari,
burocrazia, servizi e tasse
sono ancora ridotti.
Chi sono i turisti-pazienti:
Principalmente sono cittadini
di Paesi ricchi, UE e USA in
testa, che, a causa di costi
esorbitanti della sanità o di
lunghe liste di attesa per gli
interventi, si rivolgono a Paesi
emergenti, dotati di personale
medico con un’ottima spe-
Come funziona:
Il primo dubbio da sciogliere
è legato alla qualità dei servizi
offerti. Non sempre “economico” è sinonimo di bassa
qualità, anzi: nella maggioranza dei casi si parla di standard qualitativi elevatissimi,
in generale quanto di meglio
offre il mercato. I medici degli
ospedali, delle cliniche e
degli studi medici si sono formati all’estero nelle migliori
università americane o europee. Scelgono di ritornare nel
loro Paese di origine dove i
20-30.000 € l’anno che guadagnano, contro i probabili
300.000 in Europa, permettono
loro una qualità della vita superiore. Il personale infermieristico ha un costo di circa
un terzo rispetto alla media
europea. Spesso irrisori i costi
di costruzione e di affitto, i
servizi di manutenzione e la
bolletta energetica sono molto
più leggeri e la tassazione
spesso molto favorevole, grazie agli incentivi messi in campo dai governi. I pazientituristi si trovano a risparmiare
dal 40 all’80%, rispetto agli
stessi interventi effettuati a
casa con tempi di attesa ridicoli ed attraverso lunghe trafile
burocratiche. Se a tutto ciò si
aggiunge l’assistenza pre e
post-intervento e la capacità
di creare pacchetti che comprendono voli scontatissimi,
trasporti, intervento, soggiorno
per i familiari, soggiorno di
convalescenza e magari una
vera e propria vacanza nel
luogo prescelto, ecco che l’offerta diventa molto allettante.
La prospettiva di potersi curare
e fare un viaggio ad un prezzo
inferiore di quello che costerebbe una sola delle due opzioni nel proprio paese, è un
dato di fatto. Soprattutto in un
momento come questo, in cui
la sanità pubblica in Italia è in
bilico sull’orlo del baratro.
Carola Parisi
IL CASO
Curarsi nell’Ue: più facile e sicuro
Una direttiva sancisce la possibilità di andare senza difficoltà
in qualsiasi Paese della Comunità europea: il conto lo pagano le Asl
na direttiva che cambierà il modo
di curarsi in Europa: ad un anno
dalla sua uscita la 24 del 2011 ha
messo in moto la macchina burocratica
anche in Italia dove si sta lavorando per
permettere l’abbattimento di qualsiasi
tipo di barriera nelle cure mediche. Si
tratta di una norma che permetterà a
tutti i cittadini dell’Unione Europea di
usufruire di prestazione mediche in qualsiasi struttura sanitaria del territorio rimettendo il pagamento di quest’ultime
alle Asl di provenienza, più o meno ciò
che accade oggi per coloro che si rivolgono all’ospedale di una regione italiana
diversa dalla propria. “Un impulso senza
precedenti al tema della mobilità sanitaria
U
internazionale”: così il Ministero della
Salute definisce il fenomeno che permetterà di riprodurre a livello europeo
ciò che già accade nelle realtà locali.
Nel caso in cui si tratti di prestazioni di
alta specialità il sistema sanitario nazionale
già si fa carico delle spese mediche
degli italiani che si recano all’estero: movimenti che solo nel 2010 sono costati
allo Stato quasi 164 milioni di euro contro
circa 87 milioni portati nel paese dai pazienti in entrata. Tutto l’iter è comunque
accompagnato dalla Rete che permetterà
ai pazienti sia di consultare i dati relative
alle migliori strutture sia di prenotare
eventuali visite mediche attraverso l’accesso a dei ‘contact point’, vero e propri
centri di snodo delle richieste. In Italia
l’iniziativa sarà messa in pratica a partire
dal prossimo autunno, previo accordo
tra le Regioni, il Governo e l’Unione Europea. Un altro passo molto delicato e
importante sarà quello dell’adeguamento
dei tariffari che dovranno essere omogenei per tutti i paesi per non creare
scompensi nelle casse di uno a svantaggio dell’altro. Uno dei risultati positivi
della Direttiva 24 sarà quello di creare
all’interno dell’Ue un network di eccellenze, in cui i cittadini-pazienti saranno
liberi di scegliere, a parità di costo, i migliori centri di eccellenza in circolazione.
Francesca Ceccarelli
Dentista all’estero?
No, grazie
L’Italia ancora restia alle cure oltre confine,
in special modo se si tratta dei ‘cari’ denti
on la salute non si scherza e gli italiani lo sanno bene: ancora
di più se si parla di denti. A dimostrazione della diffidenza dei
pazienti dello stivale lo si riscontra già dai dati forniti dall’Andi,
Associazione Nazionale Dentisti Italiani: solo il 4% dei soggetti
interessati si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche
e tra questi quasi la metà dichiara che non lo rifarebbe, mentre
l’81% degli italiani non è disposto a caercare trattamenti al di là
dei confini nazionali e infine solo il 15% pur non avendo mai
provato, non tralascerebbe questa opportunità. In un periodo di
crisi come questo è facile subire il richiamo di prestazioni
mediche low cost che nel caso dei trattamenti dentali portano
numerosi italiani in paesi come la Croazia o la Romania dove le
parcelle dei professionisti sono umanamente tollerabili dalle
tasche già martoriate delle famiglie. A conferma di tale tendenza
il fatto che dall’inizio della recessione il numero di italiani che si
reca dal dentista è calato e addirittura in aumento la percentuale
di coloro che rinunciano totalmente a curarsi per mancanza di
denaro. L’intervento più richiesto è quello di implantologia: a
conferma di questo trend anche Claudio Vittoni, presidente del
Collegio Italiano Odontotecnici che afferma:” In Italia operano
1200 dentisti e oltre 420 imprese odontoiatriche, l’orizzonte non
è tutto roseo. Soprattutto fra i produttori di protesi dentarie”- aggiunge Vittoni- “resta ancora il problema dell’abusivismo. Non
solo: bisogna ancora lavorare sulla trasparenza, perché nonostante
la legge 47/2007 prescriva una serie di garanzie, come la certificazione da dare al paziente per assicurare la tracciabilità e
conformità dei materiali usati per gli impianti dentali, questa
nella maggior parte dei casi non vien consegnata”.
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