,---------------------------
------~
IVAR ODDONE
PSICOLOGIA DELl AMBIENTE
fabbrica e territorio
~· . ·····.d··•[]J[]][~]~
I
~
Prezzo ~,.,, ..
.
' f'
G. GIAPPICHELLI-EDITORE
w
z
0
0
0
0
0:::
~
LU
z
lLU
m
~
<(
:::...J
_J
LU
0
<(
0
0
·;::::
....
~
·;::
~
~
~
....
'0
.~
....D
<..9_!)
....::.J
a~
0
u
0..
U)
~
w
Q
'
aw
w
-J
-J
:r:
u
a..
a..
~
<(
(j
__,.,.,..-
INDICE
"~
pag.
Premessa . . . . . . .
7
1. Ambiente e Psicologia .
11
2. L'ambiente fabbrica. .
28
3. Gli uomini della fabbrica .
42
4. Un modello per il territorio e per l'uomo .
58
5. 11 grezzo e la psicologia
76
PROPRIETA LETTERARIA RISERVATA
6. Un piano di ricerca-intervento .
100
7. Metodologia e tecnica
113
8. Conclusioni .
137
9. Appendice •
142
Bibliografia .
163
1979 • ROTOSTAMPA LITOGRAFIA GEOM. E. SILVESTRI· CORSO TAZZOU 158 ·TORINO
5
""""'!~"~'
PREMESSA
Questo libro e frutto di un lungo lavoro, da una parte, e
dall'altra di una situazione "emergente ", che risolve un
conflitto tra l'esigenza, il bisogno di continuare la ricerca e
l'esigenza di trasmettere i "risultati" in qualsiasi e in ogni
momenta per verificarli con altri, coinvolgendoli nella ricerca
e nell'intervento perche, nell'ambito del lavoro che ci
interessa, il cambiamento degli uomini e obiettivo e mezzo.
A quanto presentiamo in questo libro non e estranea la
storia della nostra esperienza. Siamo arrivati alla psicologia
del lavoro attraverso i modelli medici e la loro applicazione
nell'ambiente di lavoro che caratterizza la nostra realta
sociale.
Abbiamo scoperto insieme a molti altri l'importanza
dell'ambiente, in particolare dell'ambiente di fabbrica, e la
necessita di conoscerlo. Siamo arrivati alla conclusione che,
per conoscerlo, l'unico modo possibile e quello di ricostruire
l'ambiente di fabbrica attraverso gli uomini della fabbrica.
Siamo cosi arrivati alla psicologia dellavoro in rapporto
ad un 'esigenza comune a tutti quelli, economisti, geografi,
urbanisti, programmatori sanitari, che hanno costituito il
nucleo centrale dal quale e nata la psicologia am bien tale.
La domanda che inevitabilmente ci siamo posti a questo
punto, e none una domanda originale, e quale rapporto esista
tra l'ambiente di fabbrica e il comportamento degli operai.
Che cosa ci sia fra l'ambiente e l'uomo, o meglio fra
l'ambiente e il comportamento dell'uomo, la sua vita mentale
7
e/o la sua condotta, e un problema che ha interessato gli
uomini anche prima che nascesse Ia psicologia.
Dalla lettura dei sofisti (la cosa in se, Ia rappresentazione
della cosa e il "dicibile ") all"'Image" di Boulding c 'e un
cammino che e durato secoli, ma non ha portato l'uomo a
conoscere in modo conclusivo "questa cosa".
Questo non significa che non sia cambiato qualcosa fra
l'ambiente e l'uomo, che anzi tutto il sapere umano puo essere
visto come una continua modellizzazione per permettere
all'uomo di leggere l'ambiente e per adeguare l'ambiente
all'uomo.
Anche il sapere che mette in evidenza il divario fra
potenzialita e capacita di adattare l'ambiente all'uomo e
sapere, e certamente ha un 'importanza decisiva.
Crediamo necessario esplicitare quali sono stati, nell'ambito del sapere che definisce la nostra Immagine, i nostri
modelli di riferimento, oltre che da un punto di vista piu
strettamente psicologico, anche da un pun to ·di vista piu a
monte.
Questo non per caratterizzare la psicologia ambientale,
ma per caratterizzare la nostra "scatola nera", il nostro
metamodello, in quanto non possiamo sottrarci a quello che
c'e di implicito, e di esplicito, in ogni ricerca di psicologia.
Non solo non si puo dire che esiste "l'ambiente"
(esistono "gli ambienti"), ma le ricerche sugli ambienti sono
caratterizzate dal modo in cui il ricercatore si rappresenta
l'ambiente.
Nel corso del lavoro faremo piu volte riferimento a
Gramsci e al comportamentismo soggettivo.
II modello gramsciano e tutti i modelli che, nel
linguaggio italiano ed europeo in modo particolare, si
definiscono modelli politici, propongono implicitamente di
considerare l'esistenza di gruppi di uomini come elemento di
mediazione fra l'ambiente e l'uomo.
Nel modello gramsciano non contano solo i gruppi
realmente esistenti, ma sono anche i gruppi presupposti ad
avere questa funzione di mediazione: "I rapporti sociali sono
espressi da diversi gruppi di uomini che si presuppongono, la
cui unita e dialettica, non formale".
8
Questa possibilitti per l'uomo di immaginare la sua
appartenenza, la sua identificazione con gruppi diversi da
quelli che lo definiscono socialmente, tecnicamente, professionalmente, e per noi un dato fondamentale.
Se e vero che i modelli dei gruppi presentano delle
evidenti omogeneita all'interno di ogni gruppo, ci sono delle
omogeneitii. di ordine piu generale, delle Immagini, possibili
anche tra soggetti appartenenti a gruppi diversi.
Nell'af(rontare il problema di come si definisce il
comportamento dell'uomo singolo, in quanto vive Ia sua
appartenenza a un gruppo oppure sceglie l'identificazione con
un gruppo diverso da quello di appartenenza, il comportamentismo soggettivo ci e parso il modello psicologico piu
adeguato.
La proposta milleriana di caratterizzare l'uomo attraverso le Immagini (che vengono intese come informazione nel
senso piu ampio, ma, proprio attraverso Ia de finizione,
richiamano l'idea di qualche cosa "vis to" concretamente dagli
stessi soggetti) e il Piano ( che caratterizza ogni uomo per il
solo fatto di essere vivo) ci sembra possedere almeno due
requisiti fondamentali.
In primo luogo Ia struttura del comportamento viene
definita sulla base di elementi formali (Immagini-Piani-Unita
T.O. T.E.) che non s~iegano "perche" si attiva un dato
comportamento, ma descrivono "come" que/ comportamento si definisce. Oggetto della ricerca non sono i contenuti, ma
la stessa organizzazione gerarchica del comportamento.
In secondo luogo, per questa stessa caratteristica, si
tratta di un modello generalizzabile, che permette di esplicitare non solo come si definiscono comportamenti diversi negli
uomini oggetto della ricerca, ma anche nel Piano di definizione della ricerca stessa. Sulla scorta dei riferimenti sinora
esposti abbiamo fatto delle esperienze nell'ambiente fabbrica
e nell'ambiente quartiere che ora vogliamo trasmettere.
Questo comporta almeno due problemi: riuscire a sintetizzare
questa stessa esperienza nei suoi elementi essenzial~ che si
considerano validi anche per altri uomini, e capire come,
attraverso quali passaggi, attraverso quali scelte, di modelli e
di procedure, si e arrivati a considerare il prodotto della
9
nostra esperienza come qualcosa che vale la pena di trasmettere.
La struttura di questo libro ricupera questi elementi.
Abbiamo esposto che cosa e per noi quell'area della psicologia che si vuol caratterizzare come psicologia ambientale e
quale significato ha avuto per noi l'ambiente fabbrica nello
sviluppo di una prospettiva per la psicologia del lavoro
italiana.
Abbiamo /atto il punto di quello che e oggi per noi il
grado di sviluppo della psicologia del lavoro che ci interessa,
limitatamente alla fabbrica.
Abbiamo cercato di delineare gli sviluppi possibili, in
parte attuali, della nostra teorizzazione sull'ambiente fabbrica
applicandoli al "res to" del territorio, di un terri to rio definito,
quello della zona corrispondente all'Unita Locale dei Servizi.
Ci siamo soffermati in particolare sugli aspetti di
arricchimento derivati dall'applicazione all'ambiente territorio del modello di psicologia del lavoro nato nell'ambiente
fabbrica.
lnfine abbiamo espresso le implicazioni che dalla nostra
esperienza nella fabbrica e nel territorio derivano, rispetto a
· nuove possibilitti di ricerca e di ridefinizione della comunita
scientifica.
II titolo rappresenta in sintesi l'immagine dell'ambiente,
degli ambienti rispetto ai quali e stato definito un insieme di
parametri e di elementi di riferimento, attraverso una ricerca
e un intervento non limitato strettamente all'ambito psicologico.
Che cosa sia Ia fabbrica, che cosa sia il territorio e chiaro
per tutti, anche se non tutti leggono la fabbrica e il territorio
secondo Ia modalita proposta in questo lavoro.
Per quanto riguarda invece il termine psicologia il
giudizio di pertinenza di questo libro e soggetto alla
validazione consensuale della comunita degli psicologi.
10
1.
AMBIENTE E PSICOLOGIA
La psicologia ambientale interessa per diversi motivi. In
primo luogo, nell'ambito della psicologia dellavoro, l'ambiente, come espressione dei modi di produzione e come
risultante di un dato tipo di organizzazione del lavoro,
rappresenta un fondamentale campo di interesse.
Un secondo motivo di interesse e il fatto che l'approccio
ambientale costituisce un punto di convergenza fra i nuovi
sviluppi della psicologia americana, che precede quasi sempre
gli sviluppi della psicologia italiana, e le nuove domande e
proposte del movimento operaio italiano. Infatti in questi
ultimi dieci ·anni il problema dell'ambiente di lavoro (e
dell'organizzazione dellavoro che lo determina) ha rappresentanto l'elemento fondamentale di interesse della classe
operaia italiana.
La psicologia del lavoro, come psicologia applicata al
mondo del lavoro, si sovrappone in parte alia psicologia
sociale ( o ne e parte in quanto il lavoro puo essere
considerate una attivita sociale fondamentale); appartiene
alia psicologia generale perche ne utilizza i modelli e le
tecniche e perche ne arricchisce il patrimonio attraverso la
conoscenza della vita mentale e del comportamento dell'uomo, del soggetto, sullavoro.
I confini tra psicologia dellavoro e psicologia sociale, tra
psicologia del lavoro e psicologia generale appaiono ancor piu
sfumati, se l'attivita lavorativa considerata e quella dei servizi
(in senso stretto dei servizi socio-sanitari), nell'ambito di una
11
trasformazione complessiva dei servizi e quindi dell'organizzazj,one della vita sociale.
Moscovici ed altri in questi ultimi anni, nell'ambito della
psicologia sociale, hanno sottolineato che esiste ormai l'esigenza e lo spazio culturale per una psicologia sociale europea,
partendo soprattutto dal presupposto che il retroterra culturale europeo, caratterizzato. dal pensiero di Marx, di Freud, di
Piaget, si e andato nettamente differenziando dal mondo
culturale della psicologia americana e di conseguenza si e
posto dei quesiti per i quali non possiamo avere delle risposte
da oltre oceano.
"Prima di noi, sopra di noi e intomo a noi c'era, e
ancora c'e, Ia psicologia sociale americana.
Non e necessaria soffermarsi sui ruolo giocato nel suo
sviluppo da uomini come Lewin, Festinger... e molti altri. Ma
nonostante il r~petto che abbiamo per il loro lavoro ... non e
un segreto che l'accettarlo sta diventando sempre piu
difficile. Quando li leggiamo e tentiamo di capire e di
assimilare i principi che li guidano, dobbiamo spesso concludere che essi ci sono estranei, che la nostra esperienza non
coincide con la loro, che le nostre visioni dell'uomo, della
realta e della storia, sono differenti...
Non dobbiamo dimenticare che il reale sviluppo che ha
avuto la psicologia sociale americana non e consistito tanto
nei suoi metodi empirici o nella sua costruzione teorica,
quanta nel fatto che essa ha a.ssunto come temi di ricerca e
.contenuti teorici i problemi della societa in cui nasce. 11 suo
merito e stato tanto nelle tecniche quanta nel tradurre i
problemi della societa americana in. termini sociopsicologici e
nell'assumerli come oggetto di indagine scientifica. Quindi se
tutto cio che facciamo e di assimilare la letteratura che ci e
trasmessa - sia pure solo per un intento di comparazione noi non facciamo nulla piu che adottare le preoccupazioni e
le tradizioni di un'altra societa...
Questa punto di vista e condiviso da altri, la cui
esperienza e stata simile alla mia; ma nonostante il nostro
retroterra comune non siamo stati capaci di creare un
linguaggio, un modello·e una definizione dei problemi che
corrispondesse pienamente alla nostra realta sociale ...
12
Per molti di noi, le idee, per esempio, di Marx, Freud,
Piaget o Durkheim hanno una diretta rilevanza perche ci sono
familiari e percbe le domande a cui essi tentarono di dare una
risposta sono ancora le nostre domande.
Quindi, la struttura delle classi sociali, il fenomeno del
linguaggio, !'influenza delle idee sulla societa, tutto · cio
appare criticamente im,portante ed esige Ia priorita nell'analisi
della condotta "collettiva", sebbene faccia fatica ad emergere
nella psicologia sociale contemporanea". (Moscovici, 1972).
Marx, Freud e Piaget rappresentano dunque dei modelli
che hanno creato la possibilita, per gli uomini europei, di
cambiare illoro comportamento sociale e d'altra parte hanno
definite, per gli psicologi, un particolare "ambiente" culturale e scientifico. Esiste una psicologia ambientale che studi il
comportamento scientifico degli psicologi in rapporto all'ambiente culturale, nel cui ambito questa comportamento si
definisce? Non interessa tanto sottolineare, neUe parole di
Moscovici, Ia domanda di autonomia, quanta raccogliere le
implicazioni che interessano Ia psicologia ambientale.
Si deve agjpungere a questa posizione di Moscovici un
dato di fatto fondamentale, peculiare della situazione italiana
rispetto al resto della situazione europea: la classe operaia
italiana, a partire dal modello gramsciano, ha posto dei
quesiti e proposto, prevalentemente in modo implicito, ma
anche in modo esplicito, delle vie di sviluppo alla psicologia,
dellavoro in particolare, che producono un divario potenziale
ejo attuale fra la problematica della psicologia italiana e
quella della psicologia statunitense.
Questa fatto coincide con la convergenza apparentemente paradossale verso la tematica ambientale della psicologia
americana e del movimento operaio italiano.
A questa interesse per la tematica sull'ambiente e
sotteso il problema della partecipazione, owiamente visto in
modo molto diverso.
La convergenza sulla tematica della partecipazione
corrisponde almena in parte alla funzione egemonica della
psicologia statunitense, sui piano mondiale, come coniunita
scientifica capace di anticipare le aree problematiche fondamentali, e alla funzione egemonica della classe operaia
13
italiana, almeno a livello europeo, nell'individuazione dei
problemi centrali nello sviluppo della Iotta del movimento
operaio.
Interessa dunque un'analisi critica della psicologia ambientale statunitense che possa in qualche modo aiutare la
riflessione relativa a questa convergenza, forse solo apparente.
Ma che cos'e la psicologia ambientale? Una serie
notevole di articoli e di pubblicazioni, quasi esclusivamente in
lingua inglese e prevalentemente statunitensi, puo ~ssere.
ricondotta a quest' area della psicologia.
In particolare esistono tre antologie; una a cura di R.M.
Downs e D. Stea, "Image and Environment", dell973; una a
cura di W. Ittelson, "Environment and Cognition", dello stesso
anno, tradotta in italiano nel1978 col titolo: La psicologia dell'ambiente, ed una terza in italiano, a cura di S. Bagnara e R.
Misiti, dal titolo "Psicologia am bientale", pubblicata nel1978.
E' da notare che le tre pubblicazioni hanno in comune
alcuni articoli fondamentali. Questo significa che la psicologia
ambientale e ancora ai primi passi come riflessione esplicita
dell'importanza dell'ambiente sui problemi della psicologia.
Per quanto ci interessa, l'articolo che rappresenta il
contributo teorico piu valido equello di Ittelson.
11 problema viene ricondotto essenzialmente alla percezione.
Non e forse casuale che l'articolo inizi con una
indicazione, con una frase ambigua, ma secondo noi essenziale: "Lo studio della percezione e stato definito il segnavento
della psicologia, alludendo al fatto che essa indica la.direzione
da seguire neUe ricerche future in altri campi".
Tra i significati possibili ne esiste uno che riporta il
problema della percezione alla psicologia stessa, in quanto a
sua volta inserita in un ambiente reale,l'ambiente scientifico
e non, la cui percezione determina la scelta delle aree di
ricerca della psicologia.
La ricezione e l'elaborazione delle informazioni provenienti dall'ambiente costituiscono l'area di studio definita
percezione, qualsiasi sia il tipo di approccio; anche nella
psicologia sperimentale la percezione e un'area di studio
importante percM e 1a fonte di informazioni sull'ambiente.
14
"Un aspetto saliente del percepire e il fatto che esso sia
pertinente ed appropriato alla situazione in cui si verifica. .. In
psicologia, solitamente questi termini sono stati usati col
significato di precisione o correttezza, considerato come un
accordo tra realta ed apparenza". I criteri pervalutare sono
tre: il paragone tra risposta psicologica e misura fisica, la
validazjone consensuale e l'approccio pragmatico che si basa
sull' adeguatezza del comportamento.
11 primo criteria, quello della misura fisica, e corretto
non in se e per se ma in funzione della sua appropriatezza al
problema. 11 secondo principia, la validazione consensuale
·che viene espressa tramite giudizi verbali con riferimenti
fenomenologici, aumenta di importanza col complicarsi della
situazione. 11 terzo criteria, quello pragmatico, implica una
certa conoscenza del fine o intento e in questo consiste la
difficolta nell'applicare questo criteria.
In conclusione secondo lttelson la pertinenza non ha
senso che in rapporto ai principi usati per valutarla e i criteri
applicabili cambiano da situazione a situazione.
Egli sottolinea inoltre che una comprensione dettagliata
dell'ambiente come fonte d'informa~ione e un aspetto
centrale nello studio della percezione.
Ittelson affronta anche il problema dell'importanza
dello stimolo e conclude che il corollario aJIIbientale delle
ipotesi sulla conoscenza dello stimolo e la previsione che gli
ambienti che differiscono sotto aspetti significativi condurranno coloro che percepiscono a percepire in modi significativamente diversi.
Comunque il sistema percezione-cognizione viene considerato come parte di un sistema piu ampio che ha Ia funzione
fondamentale di elaborare l'informazione.
In concl~ione Ittelson riconduce a sette punti le
caratteristiche dell'ambiente che definiscono i termini in cui
si pone il problema della percezione ambientale. Queste
caratteristiche suggeriscono che le scoperte sulla percezione
dell'oggetto possono essere applicate solo con molta cautela
alla percezione dell'ambiente.
Gli aspetti salienti dell'ambiente che ci circonda in
quanto richiedono un comportamento esplorativo; Ia loro
15
"""'!~!~"~
qualita di multimodalita; la presenza di una stimolazione
periferica; la presenza di troppe informazioni simultaneamente abbondanti, insufficienti e contraddittorie; il fatto che la
percezione dell'ambiente coinvolge sempre un'azione; il fatto
che l'ambiente procura significati simbolici e messaggi motivazionali che possono influenzare le direzioni dell'azione;
infine, forse piu importante di tutto, gli ambienti hanno
sempre un'atmosfera, difficile da definire. Questa atmosfera e
legata fra l'altro al fatto che gli ambienti sono vissuti come
parte di un'attivita sociale, possiedono una qualita estetica
ben determinata e infine hanno sempre una qualita sistemica.
Questo elenco di caratteristiche rappresenta secondo
Ittelson "il minimo di fatti che devono essere presi in
considerazione in qualsiasi studio un po' serio sulla percezione ambientale". Egli sottolinea an cora che esistono delle
difficoltit in quanto l'ambiente reale di tutti i giorni, che ha i
vantaggi di essere disponibile ed economico, ha lo svantaggio
di venire avvicinato dal soggetto con una vasta massa di
informazioni gia acquisite, mentre l'ambiente nuovo, costruito in laboratorio, oltre ad essere costoso, puo apparire irreale
e prefabbricato.
La percezione dell'ambiente quotidiano stata studiata
da molti ricercatori non psicologi. Le risposte percettive
all'ambiente risulterebbero organizzate secondo quattro livelli
di analisi: affezione, orientamento, categorizzazione, sistemazione e manipolazione. Questi livelli non funzionano sequenzialmente, rna interagiscono di continuo.
"11 modo in cui una persona vede l'ambiente e in senso
lato funzione di quello che fa in esso, incluso il tipo di
strategie usate nell'esplorarlo e concettualizzarlo. E quello
che viene fatto nell'ambiente rappresenta a sua volta una
scelta tra diverse alternative, Ia cui natura e le cui possibilita
sono progressivamente ristrette da decisioni anteriori, spesso
irreversibili. Non e irragionevole dire che l'ambiente viene
vissuto nel mondo in cui e, percbe si decide di vederlo in quel
modo".
In questo senso l'ambiente e un artefatto ideato
dall'uomo. Tutte le argomentazioni di Ittelson confluiscono
nell'ipotesi transazionale.
e
Secondo questa ipotesi: "L'ambiente e visto come un
processo totale, attivo, continuo che coinvolge Ia partecipazione di tutti gli aspetti... L'uomo e il suo ambiente sono
inseparabili ed entrambi vengono definiti nei termini della
loro partecipazione al globale processo ambientale ... il modo
migliore per concettualizzare tutto cio e di vedere l'ambiente
come . un sistema aperto, piuttosto che chiuso. In questo
sistema... il processo produce modelli stabili che resistono al
cambiamento e che possono essere comuni a situazioni
diverse, e a tempi diversi. Allo stesso tempo Ia situazione
cambia continuamente. La reale partecipazione dei diversi
aspetti, o componenti del processo, produce degli squilibri
che, alternativamente, alterano il grado di partecipazione dei
vari aspetti e cosi cambiano Ia situazione globale ambientale
in un processo continuo ... L'uomo non e mai completamente
sciolto dalla situazione in cui agisce, ne l'ambiente e
indipendente dall'individuo ... La parola "transazione" ha una
doppia implicazione: uno, tutte le parti della situazione
entrano in gioco come partecipanti attive, due, queste parti
devono Ia loro esistenza al fatto che si sono incontrate in una
situazione in cui parteciparono cosi attivamente da non
sembrare mai esistite al di fuori di essa se non per interagire
I' una con l'altra senza ostentare Ia loro identitit".
Da questo punto di vista dobbiamo considerare tutte le
azioni dell'uomo, incluse le sue conoscenze piil avanzate,
come attivita non di lui solo, ne come primariamente sue, rna
come processi dell'intera situazione di organismo e ambiente"
(Ittelson, 1973).
La sintesi di lttelson relativa alia percezione ambientale
appare convincente in quanto rappresenta una sintesi efficace
di quella che e l'elaborazione teorica della psicologia ambientale in questo _momento. Essa rappresenta inoltre un modello
psicologico compatibile con il modello gramsciano secondo il ·
quale "i rapporti sociali sono espressi da diversi gruppi di
uomini che si presuppongono, Ia cui unita e dialettica, non
formale" (Gramsci, 1966).
In particolare, dal punto di vista metologico, sono da
recuperare da Ittelson, per qualsiasi ricerca relativa alla·
percezione della situazione ambientale, le sette caratteristiche
17
16
2
._,.,,.,.,.T
peculiari dell'ambiente rispetto alla percezione, prima ricordate.
Siamo consci delle enormi difficolta che si determinano
quando si vuole studiare un ambiente reale, quale ad esempio
un ambiente fabbrica o un ambiente quartiere. Cio nonostante la psicologia deve tentare di studiare gli ambienti reali,
oltre che operare attraverso le indagini di laboratorio.
Gli altri articoli teorici sulla psicologia ambientale che
abbiamo potuto considerare ci paiono molto meno interessanti.
Concordiamo con Wohlwill e Kohn (1973) sul fatto che
gli studiosi i quali si sono occupati della percezione ambientale si sono interessati soltanto del modo nel quale l'ambiente e
percepito ed esperito. Da questo deriva una posizione viziata
da un pregiudizio soggettivistico, affiancato da uno sterile
modo di fare ricerca di tipo descrittivo o limitato ad analisi
fattoriali dei giudizi sui differenziale semantico, rna viene
elusa la domanda centrale che per gli au tori e·questa: quali
sono le determinanti direttive o i correlati del mondo
dell'esperienza?
I due autori si pongono il compito di specificare le
relazioni funzionali che intercorrono tra attributi dati dell'ambiente fisico e aspetti rilevanti del comportamento. 11
problema principale risulta essere quello di "generalizzare le
leggi e relazioni sul ruolo delle singole variabili dello
stimolo, scoperte in situazioni di laboratorio artificiali e
rigidamente controllate, agli effetti di corrispondenti variabili
ambientali sul comportamento". Ma, nonostante la validita di
queste premesse, approdano a un tipo di ricerca e a delle
conclusioni almeno discutibili.
Secondo questi autori infatti e sufficiente, per soddisfare le premesse di cui abbiamo parlato prima, studiare
argomenti quali la preferenza e il grado di complessita
attribuito a una serie di fotografie di scene ambientali ( o
simili) per definire dei postulati di ordine generale.
Postulato 1. La preferenza per un dato ambiente e, in
generale, in rapporto inverso con l'incertezza e il conflitto
generato da esso.
Postulato 2. 11 principio di ottimizzazione. Gli effetti di livelli
18
differenziali di stimolazione, e in particolare di intensita di
stimolazione, sono soggetti a un onnipresente principio di
ottimizzazione, secondo il quale sono i livelli intermedi che
ottengono il grado piu alto di preferenza o conducono al
massimo di efficienza nel funzionamento comportamentale.
Postulato 3. 11 ruolo del livello di adattamento nella risposta
agli ambienti. L'individuo valuta un ambiente, in rapporto ad
una data dimensione, in base ad una struttura di riferimento
stabilita grazie all'esperienza anteriore in ambienti precedenti.
Questa struttura di riferimento determina illivello di adattamento a cui vengono riferite le grandezze in rapporto a tali
dimensioni.
Wohlwill e Kohn affrontano inoltre due piu vaste
questioni teoriche che informerebbero di se le piu importanti
direzioni di ricerca in quest'area.
La prima rimanda alla misurazione obiettiva che viene
risolta facendo ricorso a valutazioni di giudici indipendenti ai
quali fornire "referenti concreti per gli attributi da giudicare"
e che vanno considerati "come sensori della variazione
ambientale rispetto a questi attributi".
"11 grado di consenso dei risultanti giudizi serve,
d'altronde, come criterio di validazione di questa procedura".
La seconda questione teorica, che secondo gli autori e in
stretto rapporto con la prima, riguarda il modo in cui si
dovrebbe inserire l'individuo nell'equazione: "il comportamento e funzione dell'ambiente" (Wohlwill e Kohn, 1973).
Sull'obiettivita della misura nei termini proposti dai due
Autori, abbiamo molti dubbi.
Sul secondo punto la nostra perplessita nasce soprattutto dall'equazione che considera come variabile indipendente
l'ambiente e come variabile dipendente l'uomo.
Downs e Stea hanno raccolto da un ricchissimo materiale e con molta fatica, come dicono gli stessi autori,
soprattutto per decidere i criteri di scelta, una serie di
ricerche di psicologia ambientale piu orientate verso il
comportamento spaziale.
Anche in questo materiale volutamente settoriale, i
limiti tra mappe cognitive e mappe spaziali risultano molto
confusi. Quello che ci interessa sottolineare e che risulta
19
____...·~·
~~j
.. : ' '
evidente in molti lavori l'importanza del linguaggio, sia
direttamente (nell'eta evolutiva) sia indirettamente, attraverso !'influenza dei rapporti sociali, dei gruppi sociali nella
definizione delle mappe spaziali e/o delle mappe cognitive.
In altre parole i gruppi appaiono come mediatori
importanti nella formazione delle mappe cognitive.
Le percezioni spaziali (Hart e Moore, 1973) sono il
risultato dello sviluppo e dell'apprendimento. Esistono problem,i di terminologia ancora da risolvere. In genere si
distingue tra: percezione spaziale, orientamento spaziale,
rappresentazione cognitiva e processi di costruzione della
mappa cognitiva.
Con la crescita il codice linguistico tende ad essere
preferito alla immediata espressione motoria ed alla concretezza dell'esperienza.
In molti casi questo percorso porta all'abbandono dei
processi immaginativi e le impressioni visive non vengono piu
ricordate nella loro pienezza (Stea e Blaut, 1973).
Ci si puo chiedere se, in rapporto alla minore o maggiore
ricchezza dellinguaggio e al tipo di attivita che puo comportare
un massimo od un minimo relativo di importanza dell'impressione visiva, non si possano avere come risultato differenze qualitative importanti nella definizione delle mappe cognitive.
Secondo Bower si da per scontato che il bambino in eta
evolutiva dovrebbe giustamente tendere verso il raggiungimento di concetti del mondo di tipo euclideo o newtoniano.
Ma ci si dimentica che le concezioni euclidee e newtoniane
sono in realta "modelli" di geometria del mondo reale e
sistemi fisici piuttosto che "dati".
Non sappiamo pero con sicurezza se il modello geometrico che imponiamo al bambino sia l'unico vero modello
(Bower, 1973).
Probabilmente gli schemi che caratterizzano le nostre
mappe spaziali sono unici per i singoli, ma ci deve essere una
notevole somiglianza tra individui all'interno di un gruppo
che compie certe esperienze sensorie efo verbali nello stesso
ambiente (gruppi di coetanei, gruppi sociali, gruppi etnici).
Esiste un maggiore o minor grado di omogeneita all'intemo di
gruppi appartenenti a zone diverse (Cox e Zannaras, 1973).
20
Gould propone di ritornare..all'idea molto semplice che
molta gente produce molta informazione, o viceversa, nel
definire le mappe spaziali (Gould, 1973).
Le preferenze spaziali sembrano essere in relazione con
l'informazione, che e altamente correlata a sua volta con Ia
popolazione dell'area che la genera e con la distanza dal
punto. della percezione.
In una ricerca sull'identificazione di percezione di
somiglianze sovranazionali (Hefner e Robinson, 1973) si
rivelo l'esistenza di dimensioni del tipo sviluppo-sottosviluppo, comunista-non comunista.
Ci sono delle differenze tra i gruppi nelle mappe
cognitive. Lo spazio epercepito in modo diverso da chi lo usa
e da chi lo amministra e anche nei sottogruppi di chi lo usa
esistono delle differenze di percezione (Lucas, 1973).
E' stata anche studiata l'omogeneita di gruppi nazionali
(intragruppo) e tra gruppi di diversa nazionalita attraverso alla
preferenza residenziale, chiedendo a degli studenti universitari
quale paese dell'Europa, anche diverso dal proprio, si sarebbe
scelto come residenza. L'autore (Gould, 1973) sottolinea fortunatamente che sarebbe folie credere che le preferenze spaziali
per la desiderabilita residenziale possano essere indicative delle
immagini mentali d'insieme che una nazione ha di un'altra.
Dalla letteratura si puo derivare una serie di considerazioni di ordine generale che ci interessano. L'individuo, alla
nascita, ha probabilmente una potenzialita di mappizzazione
che noi non conosciamo, forse multidimensionale. Questa
potenzialita puo essere studiata con tecniche di laboratorio
che esulano dal nostro interesse e dalla nostra competenza. 11
linguaggio come modelizzazione eessenzialmente lo strumento, il mezzo e il modo attraverso cui si definisce, da quella
potenzialita, una attualita della mappa cognitiva. I linguaggi
sono caratterizzati per questo aspetto da due elementi
essenziali: l'aspetto tecnico e l'aspetto politico-culturale
come visione del mondo e/o progetto di vita individuale e
collettiva o Weltanschauung che dir si voglia. Studiare i~ un
dato ambiente quali modelli di lettura esistano a questi due
livelli potrebbe essere un modo per definire, di quella
potenzialita presupposta, quale parte e stata utilizzata.
21
La psicologia ambientale porta tecnici con modelli di
lettura diversi, geografi, urbanisti, architetti, economisti a
chiedersi quali siano i modelli di lettura della gente, usando
come confronto la loro "lettura" considerata come realta.
Sarebbe un importante contributo della psicologia ricordare
che la psicologia studia la rappresentazione degli uomini
attraverso degli uomini che hanno delle rappresentazioni degli
uomini, con le distorsioni, schematizzazioni, deformazioni
tipiche della mappizzazione.
11 resto della letteratura psicologica di impostazione
ambientale offre numerosi spunti critici e stimoli ad una
riflessione relativa a metodologie e tecniche, rna esula
dall'interesse di questo libro.
La sintesi della nostra breve rassegna critica della
psicologia ambientale ci conferma che esiste una convergenza
tra la psicologia statunitense e la domanda, anche alla
psicologia, della classe operaia italiana, sulla tematica ambientale e sul problema della partecipazione.
Ci sembra opportuno sottolineare che spesso, nella
psicologia ambientale, l'esigenza della partecipazione si accompagna ad una visione pessimistica della capacita dei
"politici" di raccogliere questa stessa esigenza.
Da Baritz a Von Bertalanffy, a Boulding, a Field, il
problema del modello politico come modello di riferimento
per lo sviluppo anche della psicologia rappresenta un dato
essenziale.
Ma la modalita "americana" nel risolvere il problema e
legata ad un modello politico che eil modello dei "politicanti", dei manager, e che esclude quasi aprioristicamente e in
modo spesso superficiale, secondo gli stereotipi americani, i1
modello marxiano e soprattutto il modello gramsciano. 0
meglio non viene affrontato in modo esplicito in termini di
modellizzazione il problema di definire un progetto di una
societa "diversa". Questo ci fa tornare alla mente quanto
dicono Galanter e Gerstenhaber: "ll pensiero immaginativo e
ne pii.t ne meno la costruzione di un'immagine o modello
dell'ambiente, portando il modello ad essere pii.t veloce di
questo, e predicendo che l'ambiente si comported. come il
modello".
22
In Italia non solo e possibile uno sviluppo della
psicologia dellavoro sulla tematica ambientale come tematica
centrale, rna e possibile uno sviluppo originale sul problema
dell'ambiente: esiste una proposta che non e solo caratterizzata da un progetto, rna gia ha modificato l'ambiente reale
della fabbrica.
A buon diritto quindi il modello politico come modello
di rappresentazione della realta di fabbrica, e non solo di
fabbrica,, e dell'intervento su questo "ambiente" fa parte dei
riferimenti necessari per lo psicologo, soprattutto per lo
psicologo di fabbrica, a maggior ragione se interessato alia
tematica ambientale.
Nell'ambito dei contributi italiani alia psicologia ambientale, vogliamo ricordare la prefazione di Bagnara e Misiti
all'antologia che porta il titolo di "Psicologia ambientale".
I due autori mettono in evidenza che alia pretesa della
psicologia ambientale di fornire le conoscenze necessarie per
evitare gli errori della pianificazione corrisponde una scarsa
consistenza scientifica.
Al bisogno di garantirsi il consenso della gente, o meglio
di assicurare al programmatore di saper cogliere quello che la
gente vuole, come la gente pensa debba essere progettato un
quartiere, un parco, un territorio, si risponde con Ia presenza
di un esperto specifico, in questo caso uno psicologo ambientale, in qualunque tipo di programmazione.
L'approccio interdisciplinare e una variante di questo
surrogato della partecipazione. I due autori sottolineano
inoltre che i modelli di uomo che sottostanno alle varie
ricerche si possono ricondurre almeno a dodici.
Gli autori citano Neisser a proposito del problema delle
relazioni fra le rappresentazioni mentali del mondo dove
l'uomo vive e ·le caratteristiche di questo mondo. Si tratta
non soltanto di un tema centrale nella ricerca ambientale, rna
anche di. una prospettiva di studio per la psicologia in
generale, se e vero che gli psicologi "hanno dedicato un
impegno perfino eccessivo a costruire modelli ipotetici della
mente e non abbastanza invece ad analizzare quell'ambiente
per entrare in rapporto con il quale la mente e stata
formata".
23
Le riflessioni che abbiamo riportato ci inducono a
formulare alcuni quesiti.
Esiste uno specifico psicologico assoluto, astorico, che
permetta di dire quello che e psicologico e quello che e invece
politico e sociale?
Esiste la possibilita di una teoria che abbia come
interfacce da un lato una teoria del fattore economico-sociale
e dall'altro il comportamento umano senza l'intermediario di
modelli politici (intesi come modelli interpretativi e determinanti della condotta) cioe non psicologici?
Esiste la possibilita di analizzare quell'ambiente "per
entrare in rapporto con il quale la mente e stata formata"
(Neisser) senza avere come intermediari gli altri uomini
portatori di conoscenze sull'ambiente che non siano considerate strettamente psicologiche?
Se queste domande possono avere una risposta negativa,
la differenza tra la situazione italiana e quella statunitense e
molto maggiore e anche la qualita della differenza cambia.
Nell'affrontare i problemi che abbiamo accennato si
dimentica il notevole apporto critico alia psicologia ambientale del lavoro di uno dei due autori, "Sviluppo di sistemi
uomo-macchina" di R. Misiti, che gia nel1971 proponeva un
approccio in termini di sistema uomo-macchina-ambiente.
Citiamo H. Field: "D settore di studio che riguarda la
cognizione dell'ambiente e una terra di nessuno ... Comunque
si voglia classificare questo conteso territorio, psicologia
ambientale o ambiente fisico-sociale o sistemi uomo-ambiente, esso costituisce una fonte indispensabile per Ia comprensione dei limiti e della potenzialita dell'uso di un progetto in
relazione aile attivita umane" (Field, 1973). E, fra i progetti,
il modo industriale di produrre e certamente il piu definito
dal punto di vista tecnologico e politico e, non solo secondo
il modello marxiano, ma anche secondo il modello dominante, e centrale nel definire i comportamenti sui lavoro e fuori
dellavoro.
La psicologia ambientale nasce nel1955 con l'immagine
della ~'finestra" di Boulding, attraverso la quale si vedono "i
tetti rossi del campus della Stanford University; al di Ia di
questi, gli alberi e le cime dei tetti della citta di Palo Alto".
24
Dal confronto con quanto gli appare visivamente egli scopre
la propria immagine del mondo legata allo spazio, al tempo,
alla societa ed alia propria esperienza e scopre l'importanza
delle immagini che gli uomini si fanno del mondo attraverso
la scienza, attraverso al fatto di essere vivi. Nella prefazione a
"Image and environment" del 1973, Boulding definisce Ia
psicologia ambientale come l'espressione di un invisibile
"college". "Essa rappresenta quasi una nuova disciplina che
corre attraverso le vecchie discipline della geografia e della
psicologia, con una considerevole aggiunta di altre discipline
sociali e anche un seducente sapore di storia, come noi ci
muoviamo dallo spazio nello spazio-tempo". Essa "rappresenta inoltre un significativo contributo volto ad occupare il
maggiore vuoto neUe scienze, la mancanza della scienza del
sapere umano ... la sola cosa che puo salvarci dal disastro".
"Tutti i problemi sociali possono essere risolti da una
dinamica che include il sapere umano come 1' elemento
essenziale". "Lo stimolo immediato, come vedendo qualcosa
dalla finestra di una camera, puo scatenare le nostre immagini
del futuro; lo stimolo chiaramente e soltanto un grilletto e
l'atto dipende dall'intera struttura di valutazione cognitiva,
cioe dall'immagine". Kaplan, Lynch, Miller, Galanter e
Pribram ne sono i piu diretti continuatori. A partire dal
modello di "Immagine" hanno sviluppato il pensiero di
Boulding secondo cui, tra lo stimolo e la risposta, sta una
Immagine che non e una variabile interveniente e non e
neanche una variabile, ma un complesso insieme di parametri
ai quali noi abbiamo un certo tipo di accesso, anche se
tuttavia imperfetto.
L'immagine della finestra di Palo Alto di Boulding ci
evoca la finestra del carcere attraverso la quale per anni
Antonio Gramsci ha visto quello che ha visto Boulding:
l'immagine del sapere umano. Non e una questione di
retorica; come dice il Miller per Immagine ·non si intende la
semplice immagine visiva: anche i ciechi hanno immagini. Ci
serve per riflettere sul fatto che, per quanto riguarda la vita
mentale, le forme storiche del sapere non sempre rispettano
Ia geografia delle scienze e delle discipline. Ci sono delle aree
indiscutibilmente psicologiche (di esclusiva pertinenza della
25
~···
psicologia), altre indiscutibilmente politiche efo di altre
scienze sociali; il sistema uomo-ambiente reale e terra di
nessuno che puo essere occupata da un economista come
Boulding o da un teorico della teoria generale dei sistemi
come Von Bertalanffy o da un uomo come Gramsci. E'
quindi accessibile anche alla psicologia, anche alia psicologia
dellavoro.
Noi siamo sempre dell'opinione che bisogna elaborare
"una dottrina in cui tutti i rapporti sociali sono attivi e in
movimento, fissando ben chiaro che si!de di questa attivita e
la coscienza dell'uomo singolo che si concepisce non isolato,
rna ricco di possibilita offerte dagli altri uomini e dalla societa
delle cose cui non puo non avere una certa conoscenza"
(Gramsci, 1966).
Siamo ancora concordi con Gramsci quando dice che
ogni uomo ha la sua filosofia, la sua visione del mondo, rna
che non tutti hanno nella societa la funzione di filosofi. E' a
partire da questa Weltanschauung che gli uomini tendono a
· definire una teoria dell'influenza non solo dell'ambiente
economico-politico-scientifico sull'uomo, rna anche e soprattutto dell'uomo sulla definizione dell'ambiente economicopolitico-scientifico.
La psicologia ambientale non puo essere soltanto un
sinonimo di sistema uomo (singolo )-ambiente e tantomeno di
ambiente fisico-sociale; presuppone un sistema uomo-uominiambiente, come modello generale di approccio.
Ci limiteremo a dire che quanto abbiamo sin qui esposto
e quanto siamo in grado di trasmettere di quel complesso di
parametri al quale abbiamo un certo tipo di accesso, anche se
tuttavia imperfetto, che e la nostra immagine della psicologia
ambientale.
Vorremmo concludere, a partire da quanto Ittelson dice
dell'ambiente: "Non e irragionevole dire che l'ambiente viene
vissuto nel modo in cui e, perche si decide di vederlo in quel
modo. In questo senso l'ambiente e un artefatto ideato
dall'uomo". Ma anche la psicologia e un ambiente, un
artefatto, un sistema i cui confini sono definiti dalla
modellizzazione della comunita scientifica, regolati dal suo
linguaggio.
26
Per dirla con Lewin: "Qualsiasi vita di gruppo ... [ anche
quella della comunita scientifica o delle comunita scientifiche
della psicologia] si verifica entro un contesto che fissa certi
limiti a cio che e possibile 0 impossibile, a cio che potrebbe 0
non potrebbe accadere" (Lewin, 1951).
Ci piace provare, e l'abbiamo gia fatto, a trarre le debite
conclusioni presupponendo una comunita scientifica allargata
ad altri, "diversi". Nei seguenti capitoli cercheremo di dire
"come" si puo presupporre (e non solo presupporre) una tale
comunita scientifica.
27
"''i
~<!> '
2.
L' AMBIENTE F A.BBRICA
Il modello di rappresentazione della fabbrica, dal punto
di vista della psicologia del lavoro, non puo non riferirsi ad
una fabbrica reale.
Quando parliamo di fabbrica, quindi, intendiamo parlare
della fabbrica italiana attuale. Rispetto alia situazione americana che ripete oggi, per molti aspetti, la situazione in cui
opera Taylor, oggi, in Italia, tra la fabbrica letta secondo il
modello tayloristico e Ia fabbrica reale il divario e enorme.
Anche in ltalia il modello tayloristico ha comportato,
sino ad alcuni anni fa, un'unica lettura della fabbrica nei
termini di una divisione del lavoro che comportava l'appartenenza al gruppo degli istruttori o al gruppo degli esecutori.
In coerenza con questa immagine, sino alla meta degli
anni sessanta, coesistono due soluzioni sostanzialmente spe. culari ai problemi della fabbrica: l'emonomja, intesa come
intervento di progressivo miglioramento delle condizioni di
_lavoro, e la soluzione politica. la "rivoluzione", per cui si
nega la credibilita di un adattamento dellavoro' all'uomo che
non comporti Ia trasformazione della struttura economica e
politica.
Ricordiamo come Gramsci definisca questa soluzione, in
quanto soluzione speculare, una "posizione negativa e polemica elementare... Le classi... storicamente sulla difensiva,
non ·possono acquistare coscienza di se che per negazioni,
attraverso la coscienza della personalita e dei limiti di classe
dell'avversario ... " (Gramsci, 1966).
28
Al fine di cogliere il cambiamento che si e verificato in
Italia negli ultimi anni, diventa fondamentale per la psicologia
la capacita di ridefinire le proprie categorie interpre:tative. In
mancanza di tale ridefinizione, il comportamento puo continuare ad essere letto solo n-ei termm1 taylonsbc1 dena
-- --·- ·---collaborazjone o del rifiuto.
Soprattutto, e questo interessa la psicologia ambientale
che privilegiamo, si apre una nuova area di ricerca per la
psicologia dellavoro, specificamente ambientale perche l'oggetto della percezione e lo stimolo al comportamento non e
piu il singolo aspetto della condizione produttiva operaia
nella fabbrica (il salario, l'orario, le ferie, il supersfruttamen·
to, i ritmi) ma in modo esplicito l'ambiente di lavoro e
~organizzazione dellayoro che nee a mo~te.
In altre parole il comportamento non e piu funzione
dell'ambiente "formale" della fabbrica, definito dal modello
tayloristico, ma e funzione di ambienti "diversi" in quanto
esistono, oggi e in Italia, modelli di lettura diversi.
Come dato fondamentale, non esiste piu una lettura
unica del problema dell'organizzazione e dell'ambiente di
lavoro, ma ci troviamo in presenza di grtJ,ppi che affrontano Ia
stessa realta. gueUa pr~ttiva, partendo da modelli di anatisi
e di intervento diyersi. non coerenti.
Si tratta di una situazione che, come abbiamo detto, e
peculiare del nostro Paese e che si e andata definendo in
questi ultimi quindici anni. E' una situazione che la psicologia
statunitense non puo conoscere e che differenzia quindi in
partenza, potenzialmente, la psicologia del lavoro italiana da
quella americana e mondiale.
Si e gia accennato ad una convergenza tra gli sviluppi
della psicologia americana e gli interessi e la domanda attuale
del movimento- operaio italiano sui problema dell'ambiente.
Questa convergenza interessa direttamente anche la
definizione di nuovi modelli di adattamento delle condizioni
di lavoro all'uomo che tendono al recupero della dimensione
"ambientale".
Rispetto alla definizione dell'oggetto in termini di
rapporto uomo-macchina o uomo-mansione, si pone la
necessita di definire il contesto della ricerca e dell'intervento
29
~·
tl
ergonomico rispetto all'ambiente, diversamente definito in
termini di organizzazione, di comunicazione o, piit generalmente, di sistema. Se ancora questo approccio non si
definisce come psicologia ambientale e solo una questione di
linguaggio: la tematica ambientale e comune, il tentativo di
ottenere l'integrazione _degli uomini nel sist~a e ben
presente, e infine e implicita la necessita di progettare con la
presunzione che il progetto sia come la gente lo vorrebbe.
Useremo quindi il termine di ergonomia nell'accezione piit
comprensiva di adattamento dell'organizzazione del lavoro
all'uomo, sottintendendo che i criteri ergonomici (psicologici,
medici, ecc.) possono essere, e sono di fatto, diversamente
definiti.
Rispetto al modello dello "scientific management" la
situazione italiana attuale puo essere caratterizzata in termini
schematici da almeno quattro modi di leggere i problemi della
fabbrica: uno e quello degli esecutori, della classe operaia,
con le connotazioni cui abbiamo gili fatto riferimento: gli
altri tre derivano dalle contraddizioni che le lotte operaie
hanno determinato nell'ambito degli istruttori.
In base a questo possiamo dire che oggi il gruppo che ha
il compito di progettare e di prevedere la fabbrica, illay-out, i
modi ed i tempi di produzione ha un modo di "leggere" la
fabbrica, di vedere i problemi della fabbrica, diverso dal
gruppo che estisce la produzione e arantisce la realizzazione
e1 traguardi pro u lVI, e c e in modo ancora diverso vede
Porganizzazione del lavoro il gruppo di coloro che hanno il
·compi to della manutenzione degli uomini, medici e psicologi
in particolare...
Come punto di partenza per individuare e caratterizzare
questa pluralita di modelli, ci serviremo del presupposto di
fondo del taylorismo: tutta l'organizzazione del lavoro a
monte dell'esecuzione deve essere organizzata da esperti,
i un
senza Ta parteci azione a tutti i livelli in funzi
_yomo me o, che non esis~. Questo comporta la divisione
della fabbrica, dai punto di vista dell'organizzazione degli
uomini, in due grandi sottoinsiemi: quello degli istruttori,
cioe di tutti coloro che sotto varie forme sono delegati a
organizzare illavoro, e quello degli esecutori.
30
Se e possibile, almeno inizialmente, considerare il
secondo insieme come 9mogeneo, almeno rispetto ail'esclusione
_____.....dalla definizione delle norme, e certo che questo non
vale per il gruppo degli istruttori.
Per caratterizzare quest'ultimo sottoinsieme rispetto al
problema che ci interessa, cioe la produzione di modelli
incoerenti, partiremo da due considerazioni.
In. primo luogo, la fabbrica non e diventata quello che
voleva Taylor, neppure da un punto di vista tecnico; al
contrario, i problemi tecnici, gli imprevisti, quindi le difficol- !,Q
ta di previsione sono aumentate, invece di diminuire (dagli ~
"intoppi", aile risposte operaie a livello mdividuaie, aile
risposte in termini di contrattazione, alla gestione articolata
dei contratti).
Questo comporta una prima differenziazione fra coloro
che nel gruppo degli istruttori hanno, aimeno prevalentemente, il compito della progettazione e coloro che gestiscono un
~tivo che di fatto non corrisponde mai alle
previsioni, rna ch.e deve comunque dare i risultaP prey~ti.
.- •n Secondo luogo, neppure il modello tayloristiCO e
diventato quello che voleva Taylor, cioe un "modo di vedere"
la fabbrica comune a tutti coloro che, come istruttori o come
esecutori, lavorano nella fabbrica, anzi ha stimolato delle
· risposte collettive, articolate, che vanno al di la dell'antitesi
collaborazione o rifiuto.
Queste risposte sono legate oggi in modo concreto al
riconoscimento dell'esistenza di gruppi operai omogenei, per
cui gli esecutori "si leggono" come singole persone apeartenenti a gruppi .che, vivendo faccia a faccia la stessa situazione
nocivitit, producono dei criteri di vaiutazione dell'ambiente
e dell'organizzazione del lavoro, sia per gli aspetti tecnici, sia
per gli effetti n_ocivi. 11 riconoscimento di questi gruppi, che
trovano la loro espressione nel delegato, la loro ragione ed il
loro modo di essere nella gestione articolata dei contratti, ha
sollecitato l'ingresso nella fabbrica, o almeno in alcune
fabbriche, di un nuovo gruppo di istruttori.
Questo gruppo in parte si aggiunge ad un altro, gia
presente, con il compito della manutenzione dell'uomo, in
parte svolge, almeno istituzionalmente, il compito di ripro~
Jt
t..
Iii:.·.
!IS'
lit~
.,.
ar
31
durre la coerenza fra._modelli interpretativi dell'organizzazione formale e dell'orgamzzaziope informal~ in base al
presupposto implicito che esista un unico modello scientifico.
Possiamo quindi pensare che alla definizione del reale
processo di organizzazione dellavoro contribuiscano almeno i
seguenti modelli: uno legato alla progettazione (Ufficio
Tempi e Metodi in particolare); un secondo legato alla
gestione (la "line"); un altro, o piu altri, legati ai servizi
ausiliari (Centri di Medicina, di Psicologia, di Sociologia,
ecc. ); un quarto, legato agli esecutori.
Progettazione. 11 gruppo dei progettisti comprende tutti
coloro che, pur avendo una formazione diversa (tecnici in
senso stretto, ingegneri, ecc.) hanno comunque nella fabbrica
iil compito di progettare e prevedere l'intero processo
produttivo sino al detta lio del gesto elementare, del tempo
e ementare per il singolo operaio.
II compito ~ essenzialmente: dato un prodotto, dare una
organizzazione del lavoro ottimale rispetto alla produzione
richiesta. II gruppo della progettazione e l'unico gruppo, fra
gli istruttori, che puo fare nferunentO ad una manualistica
sostanzialmente omogenea, standardizzata.
Dall'ubicazione d1 un nuovo stahilimento alla progettazione del lay-out, la manualistica ripropone puntualmente
una sequenza obbligata, che ripete in modo rigido una
sequenza cronologica: in primo hiogo lo stabilimento, quindi
il reoarto, illay-ol!!. gli. impianti accessori. e infine il problema
. dell'impiego di uomini.
Si determina in questo modo una contraddizione: la
progettazione e potenzialmente il momento di massimo
utilizzo del sapere relativo all'adattamento dellavoro all'uomo, rna e obbligata ad una sequenza rigida in cui il processo
tecnico di organizzazione del lavoro rimane di fatto la
variabile indipendente.
Analogamente il gruppo della progettazione non puo
cogliere, se non come dato di esperienza, il significate della
contrattazione, che pure comporta un insieme di modifiche e
di riadattamenti che hanno una indubbia rilevanza ergonomica.
Sui piano dell'esperienza, la previsione della contratta-
•I'
'{!ll;
r/ij1'',1
!;,!,
·~·
\""
zione produce almeno due conseguenze: l'esclusione delle
soluzioni tecnicamente possibili che si prevede non saranno
accettate o, se accettate, produrranno comunque problemi di
gestione, costi aggiuntivi, richieste di intervento dei servizi
medici o psicologici, e l'adozione di previsioni sempre piu
approssimate e sempre meno rigide, in particolare per il
problema fondamentale, quello dei tempi di lavoro.
Anche se molte delle proposte operaie (ad esempio il
passaggio dalla saturazione media alla saturazione massima, il
rispetto del rapporto organico-produzione) so no oggi talora
tradotte in norme contrattuali vincolanti per l'Ufficio Tempi
e Metodi, sui piano formale la frattura tra progettazione e
organizzazione effettiva del lavoro, successiva alla contrattazione, non si ricompone.
11 lavoro del gruppo di progettazione rimane il pm
rigidamente legato a Taylor per quanto riguarda la convinzione che sia possibile progettare e prevedere l'organizzazione
del lavoro, sia per gli aspetti tecnici, sia per quanto riguarda il
comportamento degli uomini.
Rimane il piu legato non a Taylor, rna al modello
tayloristico, per l'incapacita di recuperare l'esperienza, compresa l'esperienza di altri tecnici, per ridefinire le proprie
modalita di lavoro.
Gestione. A un secondo gruppo spetta il compito di
gestire l'esecuzione e di garantire, attraverso interventi che
derivano dall'esperienza individuale e aziendale, gli standard
produttivi fissati dalla progettazione: il gruppo che gestisce
l'esecuzione (la "line").
Questo secondo gruppo si caratterizza essenzialmente
per la sua capacita di assorbire il divario tra la previsione e la
realta del processo produttivo.
Si tratta i!1 primo luogo di un divario tecnico-organizzativo: le fermate tecniche, il mancato rifomimento di materiale, la necessita di sostituire dei pezzi non utilizzabili, la
rottura di una macchina rendono necessaria aggiustare
continuamente la previsione teorica.
In secondo luogo il divario nasce dall'impatto dell'organizzazione "tecnica" del lavoro con gli uomini concreti, con
le risposte concrete, individuali e collettive (gli infortuni,
33
32
3
~
·tf
l'assenteismo, il turnover, ma anche il controllo del carico di
lavoro, dell'ambiente di lavoro, la gestione dei contratti da
parte dei gruppi e dei loro delegati).
11 problema della sindacalizzazione, che interessa solo
marginalmente l'Ufficio Tempi e Metodi, e un problema
centrale per gli uomini della "line".
Tanto piu alta e Valida e la sindacalizzazione, tanto piu
diventa inattuabile la soluzione tradizionalmente adottata
dalla "line" per correggere gli errori di previsione, cioe il
peggioramento delle condizioni di lavoro, in particolare
l'aumento temporaneo del carico di lavoro, per recuperare gli
standard produttivi.
Sul piano formale non e previsto nessun intervento della
"line" nella definizione o nel riadattamento dell'organizzazione del lavoro, eppure l'esperienza di questo gruppo interessa
la psicologia dellavoro per almeno due aspetti.
In primo luogo perche esiste un intervento costante, a
livello informale, che tende ad un adeguamento dell'organizzazione del lavoro alle esigenze (iniziative per risolvere i
problemi di rifomimento dei materiali, alleviamento del
disagio sui punti piu affollati, addestramento, interpretazione
delle norme di lavoro).
In secondo luogo, ed e questa l'aspetto di maggiore
interesse, l'esperienza di questa gruppo tende a comporre una
mappa cognitiva del reparto, in cui i punti emergenti sono
quelli dove avvengono piu facilmente dei "guasti" relativi al
materiale, alle macchine o agli uomini (infortuni, assenteismo, turnover, zone di maggiore sindacalizzazione).
In sostanza l'esperienza di questo gruppo rappresenta
una verifica, o una possibilita di verifica della progettazione.
Generalmente questa verifica e soltanto potenziale, perche
non esiste lo spazio per formalizzarla: l'esperienza della
"line" non puo modificare, se non marginalmente, il progetto
o la sequenza di progettazione.
D'altra parte questa esperienza, benche spesso coerente
con l'esperienza degli esecutori, non puo acconsentire alle
soluzioni operaie perche queste soluzioni, verificate nella
realta, adottate nella realta, non sono coerenti con il modello
tayloristico.
34
~j
:~t0 :\ i
,-.
In secondo luogo questo implicherebbe un riconoscimento che potrebbe ulteriormente spostare il peso dell'esperienza degli esecutori nel definire l'organizzazione del
lavoro.
Manutenzione dell'uomo. A un terzo gruppo e delegata
la soluzione dei problemi legati alia salute e al comportamento degli uomini: e il gruppo che ha la manutenzione
dell'uomo.
L'attivita di questo gruppo e, almeno potenzialmente, la
piu caratterizzata nel senso dell'adattamento del lavoro
all'uomo, in particolare per gli aspetti medici e psicologici,
perche le scienze umane, in quanta modello teorico e procedurale, sono parte fondamentale della manualistica cui questo
gruppo puo fare riferimento.
II vincolo maggiore e dato dal fatto che questo gruppo
ha la possibilita di intervenire sugli uomini, ma non puo
intervenire sull'organizzazione del lavoro, se non in forme
limitate e sempre indirette.
Questo gruppo viene quindi a trovarsi, all'interno della
fabbrica, in una condizione che non permette un corretto
intervento di adattamento del lavoro all'uomo: dato che
l'intervento e sull'uomo e non sul processo produttivo, anche
in questo caso l' organizzazione del lavoro tende a rappresentare di fatto, rispetto alle possibilita di intervento, la variabile
indipendente.
La possibilita di intervento e ulteriormente ridotta dal
fatto che non esiste oggi, se non in condizioni eccezionali, un
piano formalizzato d'intervento su di un reparto, o di una
lavorazione.
All'intemo della fabbrica, l'intervento "normale" del
medico e dello psicologo tende a tradursi in attivita specifiche
(la selezione, l'addestramento, il controllo medico periodico,
l'attestazione dello stato di malattia) in cui gli aspetti di
supporto alla produzione o l'aspetto clinico, sia medico che
psicologico, tendono a prevalere.
Questa situazione accentua il divario fra l'esperienza
individuate, informale, in cui il tecnico della salute puo
verificare la contraddizione fra il singolo operaio e l'organizzazione del lavoro (contraddizione che spesso e la causa del
35
.......,.,...--
suo ricorso al medico o allo psicologo) e l'impossibilita di
formalizzare questa contraddizione.
Ne derivano due conseguenze almeno: l'impossibilita di
formalizzare la propria esperienza relativamente ai contenuti
di classe di questa esperienza e, quindi, l'impossibilita di
ridefinire il proprio intervento attraverso questa formalizzazione.
La situazione di questo gruppo e in crisi dalla fine degli
anni sessanta. La riforma sanitaria ha creato uno spazio per
un intervento piu autonomo di questo gruppo. Ciononostante
stenta a definirsi una reale possibilita di intervento efficace e
la possibilita di un ruolo diverso non produce ancora piani di
intervento adeguati.
Esecutori. 11 gruppo degli esecutori e rappresentato dagli
operai. Illavoro di questo gruppo e rigidamente formalizzato,
vincolato dal punto· di vista degli orari, dei controlli, dei
movimenti, dei tempi: da questa stessa formalizzazione esso
risulta, all'intemo della fabbrica, come illavoro piu povero di
contenuti, di autonomia, di possibilita di sviluppo.
Tutto cio che gli esecutori producono come risposta
culturale collettiva all'organizzazione dellavoro definita dagli
istruttori, rientra ancora oggi nel campo dell'informale.
Questa difficolta alla formalizzazione risulta anche dal
fatto che nella strategia sindacale in ltalia il problema
dell'organizzazione dellavoro non e presente, almeno con la
rilevanza e con le connotazioni attuali, sino alla fine degli
anni sessanta.
Prima di allora, ad esempio, i contratti, quando affrontano il problema della nocivita, considerano soltanto la
possibilita di commissioni paritetiche, il cui compito non e di
stabilire se la situazione e 0 non e nociva e di trovare delle
soluzioni, ma di classificare le lavorazioni secondo tre diverse
categorie di nocivita.
Sino· a quel momento, dunque, anche per gli esecutori
operare un adattamento del lavoro all'uomo ha soltanto il
significate della delega al tecnico, in particolare per il
problema centrale della difesa della salute nell'ambiente di
lavoro, o della Iotta politica, della rivoluzione.
Oggi la proposta sindacale di un modello teorico e
organizzativo come quello del gruppo operaio omogeneo e
diventata un punto di riferimento che ha arricchito enormemente l'esperienza degli esecutori.
L'esigenza di un nuovo linguaggio sull'ambiente di
lavoro che permettesse di formalizzare l'esperienza del
gruppo operaio omogeneo portO verso la fine degli anni
sessanta (attraverso una ricerca durata diversi anni) alla
definizione di una nuova strategia sindacale nei confronti
della nocivita del lavoro. 11 modello complessivo si compone
di diversi · modelli parziali, il cui intreccio determina la
globalita dell'approccio.
Esso propone un modello di analisi dell'ambiente che si
rifa alle immagini comuni a tutti gli uomini. Se consideriamo
i fattori nocivi all'interno della fabbrica, esistono dei fattori
che l'operaio (come ognuno di noi) puo riconoscere pensando
alla propria abitazione, cioe: rumore, temperatura, illuminazione, umidita, ecc.: questi elementi vengono riuniti nel
primo gruppo; il secondo gruppo di fattori comprende quelli
che sono presenti alla mente quando pensiamo ad una
fabbrica, quindi: polvere, fumi, gas, radiazioni, ecc.; il terzo
gruppo e costituito da un unico fattore: la fatica fisica,
l'attivita muscolare; il quarto gruppo comprende tutti i
fattori stancanti diversi dalla fatica fisica (effetti stancanti nel
linguaggio sindacale; fatica industriale nel linguaggio della
psicologia del lavoro) che sono poi quelli piu caratterizzanti
dell'attuale organizzazione dellavoro.
Esiste un collegamento tra questo modello interpretative e quello scientifico; esiste cioe la possibilita di individuare
quali sono i danni alia salute piu frequenti dovuti ai quattro
gruppi di fattori. Quali sono gli effetti nocivi: infortuni,
malattie aspecifiche, malattie professionali, imputabili ai
singoli fattori: -luce, rumore, temperatura, umidita, ventilazione, gas, polveri, vibrazioni, radiazioni ionizzanti, lavoro fisico,
ritmi eccessivi, monotonia, ripetitivita, ansia, responsabilita,
posizioni disagevoli. Inoltre questo modello fomisce una serie
di criteri (nati in buona parte dall'esperienza operaia) per
contestare sul piano della specificita i criteri secondo i quali
·sono stabiliti i MAC (massimi accettabili di concentrazione).
11 modello recupera dall'esperienza operaia la sequenza
36
37
degli interventi necessari per controllare la nocivita. Bisogna
conoscere: quali fattori nocivi sono presenti, in che quantita,
con quali effetti. L'elemento centrale del nuovo approccio e
rappresentato dal fatto che cambia il soggetto dell'indagine
conoscitiva e dell'intervento per trasformare l'ambiente. 11
nuovo soggetto e il gruppo operaio omogeneo, cioe i
lavoratori che vivono una esperienza di gruppo faccia a faccia,
sottoposti alla medesima nocivita ambientale, e che in anni di
lavoro hanno compiuto una (sia pur grossolana) analisi
epidemiologica sull'ambiente (posseggono la storia epidemiologica del gruppo, cioe conoscono gli effetti causati negli anni
dalla nocivita). In questo modo, attraverso la socializzazione
delle singole osservazioni spontanee, essi hanno validato
consensualmente dei giudizi sulla nocivita presente nell'ambiente di lavoro. Dal gruppo operaio omogeneo e dalle sue
sovra-aggregazioni e derivata una proposta di nuovi strumenti
conoscitivi: registri dei dati ambientali, registri dei dati
biostatistici, libretto di rischio, libretto sanit~io. Questi non
costituiscono solamente una memoria per i lavoratori di una
data fabbrica c per i tecnici della salute, rna arricchiscono la
medicina del lavoro imponendo il riconoscimento di una
realta (quella degli uomini concreti storicamente determinati)
ignorata, almeno ufficialmente, dalla medicina dellavoro.
L'uso di questo modello nei corsi sindacali per migliaia
di sindacalisti, delegati, operai; l'adozione del linguaggio che
lo caratterizza nei convegni sindacali; le rivendicazioni operaie relative ai registri ed ai libretti; l'egemonia della classe
operaia (o almeno la proposta egemonica della classe operaia)
per la definizione di un sistema adeguato di controllo della
nocivita che ha imposto alia medicina del lavoro ufficiale
questo nuovo linguaggio hanno permesso di realizzare l'obiettivo di fondo, cui facevamo prima riferimento: la formalizzazione dell'esperienza operaia, e al tempo stesso la crescita
dell'esperienza dei gruppi operai all'interno della fabbrica sui
problemi dell'organizzazione dellavoro.
La rilevanza di questa modellizzazione e esplosa in
questi ultimi anni, in quanto la Iotta sull'ambiente si e
collegata via via con gli altri problemi "settoriali" del
movimento operaio: orario, cottimo, qualifiche, rigidita
38
dell'uso della forza lavoro, mansione, tempi di lavoro, per
confluire nel problema dell'organizzazione dellavoro. In altre
parole, il problema dell'organizzazione del lavoro si e
proposto in concreto nel momento in cui ciascuno di questi
gruppi ha affrontato i problemi della propria mansione in
termini di cottimo, qualifiche, ritmi, ambiente di lavoro, ha
messo in discussione i criteri tradizionali per la definizione di
ciascuno di questi aspetti e ha proposto altri criteri e altre
soluzioni.
Questa esperienza, che non sempre passa come esperienza sull'organizzazione del lavoro, ha prodotto, a partire dal
modello sindacale sull'ambiente di lavoro, una manualistica
che non affron ta in modo analitico i diversi fattori di
nocivita, rna investe in modo diretto la lavorazione (la
revisione delle scocche, la meccanica) e il reparto (la fonderia,
la verniciatura).
E' evidente che questa strategia comporta la riappropriazione dei criteri in base ai quali la progettazione definisce i
tempi, i metodi, il carico di lavoro, cosi come il confronto
con i tecnici della salute mette in discussione i criteri per la
definizione della nocivita o della non nocivita.
Questa riappropriazione evidenzia le contraddizioni tra i
modelli dei gruppi fondamentali che, nella fabbrica, hanno il
compito di definire l'organizzazione dellavoro: le contraddizioni tra progettazione e gestione, che comportano di fatto
un aggravamento della nocivita; le contraddizioni tra norme
di lavoro e norme di sicurezza, quando le richieste della
produzione sono di fatto inconciliabili con l'uso dei mezzi di
protezione e con il rispetto delle norme di sicurezza.
Al contrario i problemi della salute, attraverso la
diffusione del modello sindacale, tendono a porsi come
momenti prioritari nella progettazione, nella gestione e
nell'intervento dei servizi ausiliari, a tutti i livelli. In altre
parole, per il gruppo degli esecutori, il problema della difesa
della salute tende sempre piu a coincidere con quello dell'organizzazione dellavoro e delle tecnologie di produzione.
11 piano di adattamento dell'organizzazione del lavoro
agli uomini e dunque diversamente inteso dai diversi gruppi
della fabbrica.
39
~·
Se consideriamo la sicurezza sullavoro, essa risulta non
solo diversamente intesa rna assume un diverso peso rispetto
agli altri problemi dell'organizzazione del lavoro a seconda
dei gruppi. E' evidente il valore prioritario che essa ha per il
gruppo degli esecutori in particolare.
Questo comporta la necessita di conoscere i modi di
leggere la fabbrica, i modi di considerare l'organizzazione del
lavoro che i gruppi fondamentali della fabbrica si sono andati
formando attraverso l'esperienza. Non si tratta solo di
conoscere i modi formalizzati (modelli teorici) rna anche i
modi reali (modelli d'uso), recuperando le categorie elaborate
dai singoli gruppi.
Un approccio di questo tipo non e certamente facile; e
una prospettiva che non permette la definizione immediata di
proposte procedurali consolidate, definitive. Non si tratta
tuttavia di partire da zero: almeno per il gruppo degli
esecutori, per gli operai, anche se in modo non compiutamente formalizzato, esistono gia delle esperienze che interessano,
anche relativamente alle procedure.
In particolare e gia in atto la formalizzazione del
processo attraverso il quale i gruppi operai omogenei individuano l'esistenza di problemi concementi l'organizzazione
del lavoro (sicurezza del lavoro in particolare, intesa come
controllo della nocivita), ne ricercano le soluzioni e le
verificano.
Ed e anche vero che esistono oggi e in Italia gruppi di
tecnici, in particolare medici, psicologi, specialisti di varia
provenienza, che si muovono nell'ambito di una comunita
scientifica che riconosce il valore della proposta sindacale e
dell'esperienza operaia.
Essi, proprio per questo motivo, tendono a definire un
approccio ergonomico di tipo nuovo rispetto al modello
anglosassone dominante sui piano intemazionale.
Questo intervento ha possibilita di esplicarsi o al
momento della progettazione o al momento della ristrutturazione di un reparto o di una lavorazione.
Accanto a queste due modalita di intervento ne esiste
una. terza, che non viene generalmente riconosciuta come
modalita di inteivento ergonomico, cioe la contrattazione.
40
Essa rappresenta comunque una proposta di elementi
procedurali e di elementi di verifica che hanno interesse per
l'ergonomia.
Ci pare estremamente importante che le procedure
ergonomiche si rifacciano non soltanto agli interventi ergonomici intesi come tali, rna anche e soprattutto al reale
cambiamento dell'organizzazione dellavoro, perche l'ergonomo diventi sempre piu capace di utilizzare non solo le
conoscenze tecniche, rna anche la conoscenza della dinamica
reale che porta, nel mondo del lavoro, all'adattamento del
lavoro all'uomo.
41
.!;Iii.
~~
~f:?,~)'
3.
GLI UOMINI DELLA FABBRICA
A partire dal modello interpretativo dell'organizzazione
del lavoro che abbiamo esposto nel capitola precedente,
cercheremo di caratterizzare la vitalita relativa, attuale efo
potenziale, dei quattro modelli rispetto ad alcuni elementi
che possono definire un'ipotesi di prospettiva.
Considereremo: il tipo di problematica; i gradi di liberta
nella individuazione e di problemi e di soluzioni nei diversi
gruppi; l'arricchimento del linguaggio, in particolare l'arricchimento relativo alla riappropriazione dei modelli degli altri
gruppi; infine, un elemento di verifica: il cambiamento che si
e verificato negli uomini della fabbrica in questi ultimi anni.
Problem solving. L'esigenza di formalizzare il modo in
cui ciascuno dei gruppi della fabbrica vede la fabbrica e quali
problemi, quali soluzioni possibili ne deriva, ci ha portato ad
. affrontare, attraverso una rassegna critica della letteratura,
che cosa la psicologia conosce in particolare del problemsolving degli uomini della fabbrica.
Ricordiamo gli elementi comuni a tutte le ricerche che
abbiamo considerato.
L'elemento fondamentale ci sembra dato dal fatto che
tutte le ricerche, in particolare queUe di tipo sperimentale,
sono condotte su un problema, un problema singolo, specifico, sia esso di tipo elementare o complesso.
Riportiamo a titolo di esempio una ricerca di Chapanis:
il motivo della scelta e ovvio rispetto all'autore, ma un
Secondo motivo di interesse e l'obiettivo della ricerca,
42
finalizzata ad individuare "come le persone comunicano tra
di loro per risolvere i propri problemi".
Riportiamo la consegna data ai soggetti dell'esperimento: "Al cercatore viene assegnato un problema del quale deve
trovare la soluzione; il suo elenco riporta alcune informazioni
mentre la sorgente [delle informazioni, cioe il secondo
membra dell'esperimento] ha sul proprio elenco le altre
informazioni necessarie per risolvere il problema. Ne l'una ne
l'altra persona puo, da sola, pervenire alia soluzione, rna
insieme esse hanna tutte le informazioni necessarie per
raggiungerla" (Chapanis, 1975).
Questa esempio ci sembra rappresentativo delle altre
ricerche sul problem-solving, per almena due caratteristiche.
In prima luogo, e resa nota al soggetto l'esistenza di un
problema, i termini del problema e il procedimento da seguire
per la soluzione (individuale, in coppia, a gruppo).
Per questa solo fatto ci sembra che le caratteristiche del
problem-solving, a livello di ricerca e di sperimentazione,
siano profondamente diverse rispetto aile caratteristiche e alle
difficolta del procedimento reale, non simulato, di soluzione
dei problemi. Lo conferma la descrizione che Miller, Galanter
e Pribram fanno di un uomo che, nella sua vita di tutti i
giorni, d'un tratto si trova ad affrontare un problema.
"Mentre al soggetto di un esperimento psicologico il
problema viene spiegato ed egli puo essere ragionevolmente
fiducioso dell'esistenza di una soluzione, la persona media
non e certa che si tratti realmente di un problema o, se lo e,
che si possa trovare un test semplice per la sua soluzione, o,
se il test esiste, che ci sia qualche soluzione che lo soddisfa.
Nella soluzione reale di un problema
un'incertezza molto
maggiore di quella che c'e nella controparte di laboratorio ...
Sarebbe assolutamente erroneo credere che tutti i problemi
vengano dati in forma ben definita e che il pensiero consista
semplicemente nella ricerca in un insieme di una alternativa
che funzioni" (Miller, Galanter, Pribram, 1960).
La seconda caratteristica comune nelle ricerche sul problem-solving, collegata a quella che abbiamo adesso considerato, e il fatto che, alla fine dellibro 0 dell'esperimento, la soluzione c'e, ed era nota sin dall'inizio all'autore, o al ricercatore.
c'e
43
~~.
~.~~~~
'("I
E' la situazione che, al di fuori del laboratorio,
caratterizza ad esempio il problem-solving nella scuola, o
meglio il problem-solving strettamente legato alle esercitazioni tradizionali relative alle materie di studio. In questo tipo di
problemi, la soluzione esatta esiste sempre, il probl~ma none
di inventarla, ma di scoprirla.
Ci sembra che il problem-solving si ponga nella fabbrica
in termini diversi, non rapportabili a quelli delle ricerche di
laboratorio che abbiamo esaminato. Anche per il Miller
(1960): " ... nel risolvere problemi noi eseguiamo continuamente dei piani che abbiamo imparato tediosamente a
padroneggiare a scuola".
Di fronte alia situazione di incertezza creata da un
problema, la prima risposta e la ricerca di una soluzione data,
verificata e, quando e possibile, gia formalizzata: questo
comporta una valutazione dei quattro modelli prima di tutto
in ·termini di compiutezza della formalizzazione.
I modelli del primo e del terzo gruppo sono i piu
formalizzati: di fronte a problemi di progettazione, o a
problemi di disadattamento o di danno alla salute, nella
fabbrica, il gruppo di istruttori delegato alia soluzione del
problema puo fare riferimento ad una specifica manualistica e
quindi, almeno inizialmente, tendere a risolvere il problema
rimanendo nell'ambito delle procedure gia note.
Negli ultimi anni, tuttavia, l'esistenza di una contrattazione a livello di reparto (anche rispetto alia progettazione);
la presenza in .fabbrica non di singoli, ma di delegati e di
gruppi; la nuova domanda per la difesa della salute sui posto
di lavoro hanno creato un nuovo tipo di problemi, e hanno
ridotto nella stessa misura la capacita della manualistica di
fomire delle soluzioni.
La manualistica tradizionale non e piu sufficiente a
coprire tutti i problemi che oggi si presentano nella fabbrica.
Si e quindi determinato un divario crescente tra problemi previsti dalla manualistica e problemi reali, che sollecita
una diversa modalita di soluzione, legata all'esperienza
diretta.
.
. _ Si tratta di una modalita interessante perche tende a
modificare non solo le soluzioni tradizionali, ma lo stesso
quadro di riferimento che non prevede la maggior parte dei
problemi che si presentano (basti pensare all'invecchiamento
della manualistica sui tempi e metodi).
Tuttavia, determinando una visione troppo ravvicinata al
problema stesso, questa seconda modalita non permette il
decentramento necessaria per formalizzare la sequenza di
soluzione, quindi riduce al minimo le possibilita di accumulazione ill quella stessa esperienza.
Per quanto riguartia il secondo gruppo, la quasi totalita
dei problemi che si pongono all'uomo di line nasce dal divario
fra previsione e realta del processo produttivo.
La complessita di questi problemi, che non sono piu
soltanto di natura tecnica ma includono, talvolta anche come
elemento risolutivo, i rapporti fra gli uomini, rende del tutto
insufficiente il ricorso alia manualistica degli altri due gruppi
di istruttori, manualistica che pure ha prodotto in questi
ultimi anni una serie di ricerche sulla crisi della line.
Certo questo riferimento rimane, ma le. soluzioni al
problema di gestire gli uomini, di valutarli, di convincerli, di
farsi degli alleati, e il modo di fare tutto questo, sono lasciati
all'iniziativa, all'esperienza, aile scelte personali. L'ambito
delle soluzioni possibili, inoltre, e stato modificato dalle lotte
operaie degli ultimi anni, dalla presenza in fabbrica dei gruppi
e dei delegati: le soluzioni tradizionali piu legate al taylorismo, a un approccio individuale, non sono piu possibili oggi.
II gruppo degli esecutori e l'unico, all'intemo della
fabbrica, a non possedere una specifica manualistica di
riferimento per Ia soluzione dei propri problemi.
II modello di questo gruppo e formalizzato secondo
delle categorie politico-sindacali spesso ancora inadeguate,
che talora recuperano nella definizione dei proble'mi categorie
mediate dai modelli degli istruttori, in particolare dai modelli
della progettazione, della medicina e della psicologia del
lavoro.
Di fatto, a partire dall'ingresso in fabbrica l'esecutore si
trova in una situazione di massima predeterminazione, in cui
il vincolo fondamentale e il rispetto del tempo di esecuzione
previsto. Una volta soddisfatta questa condizione e appresa
l'esecuzione sulla base delle istruzioni formali, il problema
45
44
~'
:~;~,
·.
t<
immediatamente successivo sara quello di differenziarsi, di
recuperare dei margini di tempo, modificando le istruzioni o
inventando degli accorgimenti.
Questa e il prima nucleo di una strategia di soluzione, i
cui elementi vengono generalmente indicati come astuzie.
Quello che dobbiamo prevedere e che l'operaio si trova in un
sistema dinamico: la dove recupera del tempo, il sistema
(l'organizzazione formale e informale) gli porta via il tempo
conquistato e determina una situazione veramente frustrante,
cioe determina la riduzione del tempo non solo per quello
che ha trovato l'astuzia, rna per tutti quelli che fanno lo
stesso lavoro.
Il problem-solving, per l'esecutore, si pone quindi, in un
prima momenta, in questi termini: "esiste un gruppo che
prepara delle istruzioni che devo modificare, se voglio riuscire
a riposarmi, a conquistarmi del tempo, a parlare con i
compagni. Se il mio prima piano riesce, devo fare in modo
tale che la soluzione che ho trovato non sia rivolta contra di
me e contra quelli che lavorano con me".
La soluzione del prima problema, guadagnare tempo,
pone dun que immediatamente un problema piu complesso:
difendere il tempo conquistato. L'astuzia individuale diventa
il punta di partenza di una strategia collettiva che supera
!'ambito del rapporto con la macchina, con la mansione in
senso stretto, rna rimane diretta alla soluzione dei problemi
legati all'organizzazione dellavoro.
Per alcuni di questi problemi esiste una soluzione nota
(ad esempio il problema del salario ), per altri non esiste una
soluzione definitiva, rna sono noti come problemi (ad
esempio il problema delle qualifiche: si puo sapere come
affrontarlo, rna, magari, non lo si e risolto ).
All'operaio si pongono altre questioni che non vengono
ancora recepite come problemi da risolvere: ad esempio, il
rumore a cui e sottoposto un operaio in fabbrica (aspetto
oggettivo del problema), puo non esistere per lui come
problema, e solo in seguito puo diventare un problema da
risolvere, quando cioe non e piu accettato (aspetto soggettivo).
Le fonti di riferimento nella soluzione dei problemi
46
:l
ii
sono essenzialmente l'esperienza e la modellizzazione che ne
e derivata, a livello di piccolo gruppo, di grande gruppo e di
organizzazioni sindacali e politiche; in un secondo momenta,
potranno essere gli stessi modelli teorici degli istruttori.
Questa colloca il gruppo degli esecutori in una posizione
molto diversa dagli altri tre gruppi, rispetto al problema
centrale della verifica della validita delle soluzioni.
Ai fini dell'approccio psicologico ci pare rilevante il
fatto di ritrovare solo nel modello degli esecutori la validazione consensuale, non soltanto come criteria di misura e di
valutazione, rna soprattutto come metodo fondamentale di
verifica della validita delle soluzioni. Agli altri tre gruppi non
e presente questa criteria, che ritroviamo in Ittelson come
l'unico criteria utilizzabile la dove la situazione e complessa e
non e possibile utilizzare altri criteri di verifica della
pertinenza e dell'appropriatezza di un intervento.
I gradi di liberta. Un secondo aspetto che ci interessa
considerare nella definizione dei modelli di lettura e di
comportamento dei quattro gruppi della fabbrica e relativo ai
gradi di liberta. Interessa in particolare l'aspetto piu propriamente psicologico del problema, cioe il rapporto fra comportamento e modellizzazione, fra cambiamento di comportamento e ridefinizione del modello di lettura.
La nostra esperienza, se ci ha confermato quello che
dice Murrel a proposito del problema dell'organizzazione del
lavoro (che cioe le tecniche per organizzare il lavoro so no
cambiate di ben poco negli ultimi cinquant'anni), ci ha anche
convinto che si e creato negli ultimi anni, in particolare in Italia,
un enorme divario tra la persistenza di queUe tecniche e la quantita di informazioni, di esperienze, di soluzioni parziali, di modelli empirici prodotti nella fabbrica, a tutti i livelli.
Se si facesse uno sciopero alia rovescia, cioe se gli
uomini che lavorano nella fabbrica decidessero di lavorare
soltanto sulla base dei manuali, dei riferimenti scritti, in altre
parole delle istruzioni formali, la fabbrica si fermerebbe,
sempre e dovunque.
Se questo non avviene, e percbe la fabbrica vive e va
avanti appunto sulla base delle esperienze, delle soluzioni
informali.
47
Queste soluzioni non sono frutto di ispirazione ne di
intuito personale, cosi come l'esperienza non euna somma di
atti singoli, ma un insieme complesso, strutturato, che
comporta dei modelli di comportamento.
Abbiamo individuato nella fabbrica dei modelli di
comportamento diversi, di fronte ai problemi reali. Non ci
siamo chiesti il perche, mail come questi comportamenti si
definiscono.
II prima elemento dei gradi di liberta e ovvio: la liberta
di spostarsi, di vedere, di parlare per conoscere. Per questa
aspetto, i gradi di liberta formali sono certamente minimi per
gli esecutori, po~iamo pensare che siano massimi, tra gli
istruttori, per colora che lavorano nei servizi ausiliari, in
quanta non direttamente responsabili del processo di produzione.
Anche il problema dei gradi di liberta all'intemo della
fabbrica tuttavia non e, 0 non e soltanto, un problema
oggettivo. Per verificame l'aspetto informale, .possiamo chiederci che cosa e cambiato, negli ultimi anni, per gli esecutori,
e che cosa e cambiato per uno psicologo. Rimandiamo al
diario di Dazzo (Pugno e Garavini, 1974) per un'in:rmagine
della condizione operaia nella fabbrica degli anni '50.
Rispetto al diario di Dazzo abbiamo presenti le "istruzioni al sosia" dei delegati di linea che hanna partecipato ai
seminari di Psicologia dellavoro nell'ambito delle 150 ore.
La stessa organizzazione dellavoro, formalmente intesa,
determina due situazioni nelle quali i gradi di liberta degli
· esecutori sono profondamente diversi: la prima, quella
dell'operaio a cui non e permesso di tenere in tasca un
giornale di sinistra quando e in fabbrica, che non ha il diritto
di leggerlo durante una pausa, che non ha il diritto di
spostarsi, ne di riposarsi sul posto di lavoro; la seconda, quella
di un operaio che puo spostarsi, che utilizza le proprie pause,
che contesta in direzione il mancato rispetto dei tempi
previsti.
Non possiamo documentare un cambiamento simile per
lo ps.icologo: tra l'inchiesta alla Hawthorne negli anni '20 e le
attuali inchieste alla Philips, alla Volvo, ci sembra che nulla
dimostri un analogo salta di qualita.
f
Questa ci porta a considerare il problema dei gradi di
liberta a un secondo livello. Intendendo liberta non come
liberarsi di qualche cosa, ma nel sensa di conquistarsi qualche
cosa, di costruire qualche cosa, consideriamo la,possibilita di
tradurre un progetto in realta.
Ci serviremo ancora del confronto tra un episodio di
ricomposizione della mansione, che conosciamo attraverso le
istruzioni al sosia di un delegato di linea, e una citazione da
un testa di psicologia industriale.
"Senza fare una richiesta all'azienda ci siamo distribuiti i
lavori e scambiati i posti ... Dopa essere diventati pratici in
tutte le lavorazioni ci siamo resi canto che tutta l'intelligenza
sta nel saper adoperare la lima, lo stagna, il disco; il bollo in
se e una cosa stupida, che sia sui fianchetto, sulla porta o sul
padiglione e la stessa cosa. Una volta che uno ha acquistato la
capacita di adoperare tutti questi strumenti, lavorare su
diversi punti della vettura e uguale, quindi si possono
eliminare le divisioni della mansione... Volevano darci delle
multe... Passati otto giomi, durante i quali continuavano a
dirci di no, ci siamo messi a lavorare col nostro sistema, allora
ci hanna fermata la linea; quando l'hanno rimessa in funzione
abbiamo continuato a lavorare allo stesso modo. Ci sono stati
allora tumulti in direzione, non sapevano se metterci in
sciopero, erano indecisi" (Oddone, Re, Briante, 1977).
L'esperimento di ricomposizione continua, viene ripreso
nella squadra del secondo tumo, fino a quando, dopa un
periodo di prova di un mese, la direzione autorizza la
ricomposizione e il passaggio di qualifica per gli operai di
entrambe le squadre.
Rispetto a questa episodio, consideriamo la definizione
dei gradi di liberta sottintesa in questa citazione da un testa
di psicologia industriale.
"Implicito nel principia di gerarchia vi e un altro
principia classico: 'ad ogni uomo, un solo capo'. Ed implicita
in questa principia vi e l'idea che 'lo staff non puo esercitare
alcuna autorita sulla line'. Questa norma rimane vera sia che
si consideri il ruolo della staff di tipo generale oppure quello
dello staff specializzato di esperti di finanza, contabilit8.,
personale, relazioni industriali, pianificazione, ricerca ecc.
49
48
4
r
.
.
'.
La ragione per proibire allo staff di dare ordini alla line e
naturalmente la confusione che potrebbe derivare dal suggerire ad un subordinato di obbedire a due superiori, e
l'impossibilita di conservare la responsabilita della direzione
di line se il suo personale deve sottomerttersi ai comandi
dello staff'' (Learned e Sproat, 1971).
Sul presupposto di questa divisione dei compiti, lo
psicologo non potra tradurre il proprio progetto in realta (ne
impedire che il progetto di altri venga tradotto ), se non
attn\verso il convincimento operato nei confronti degli
uomini della line: gli sono precluse le soluzioni collettive, sia
quelle con gli altri psicologi ( che non hanno piu potere di lui)
sia quelle con gli operai.
Dal contatto con gli altri gruppi di istruttori, derivera
tutta una serie di informazioni, per lo piu informali, che
sottolineiamo non tanto per il loro valore di condizionamento oggettivo, quanto perche incideranno profondamente sul
processo che ci interessa, cioe sui problem-sloving caratteristico di questo gruppo. Dopo questa trasmissione informale, il
medico, o lo psicologo, sapra che, di tutte le modalita di
soluzione pensabili (e pensate prima dell'entrata in fabbrica)
alcune gli saranno possibili, altre no (per esempio la discussione dei tempi, o determinate modalita di rapporto diretto con
gli esecutori).
Alia strategia di soluzione che passa attraverso il
convincimento, la mediazione, e legata la possibilita di dire
quello che pensa. L'adozione di una censura nei confronti di
quanto lo psicologo ha fatto, o detto, ridurrebbe la sua
credibilita, quindi anche le sue. possibilita di convincere:
ridurrebbe il suo potere, senza liberarlo.
Riportiamo un passo delle istruzioni al sosia di uno
psicologo del lavoro con compiti di formazione (forse non
generalizzabili, ci sembrano comunque significative): "II mio
sosia deve soprattutto schivare gli scontri diretti coi superiori
per evitare di far capire come realmente la pensa, cio al fine
di conservarsi, nella pratica didattica e operativa, una certa
autonomia nella definizione dei contenuti da trasmettere. In
poche parole, deve accettare un compromesso sul piano
formale per lavorare in pace in aula. La sua si puo definire
'
~~
una collaborazione metamorfica per salvare Ia posizione e
l'eventuale carriera".
Rispetto a questa autocensura cosciente, o comunque
legata a una scelta personale, vogliamo sottolineare ancora Ia
presenza di un altro processo di autocensura, molto meno
definito.
P.rima di chiedersi in che modo un progettista ( o uno
psicologo, o un operaio) possono (nel senso del potere reale)
cambiare la fabbrica, ci sembra ci si debba chiedere in che
modo essi "possono pensare" di cambiare la fabbrica. Ogni
modello teorico, in quanto insieme strutturato, non solo
comporta delle soluzioni date, dei piani di comportamento,
rna comporta anche dei binari, dei vincoli, da cui e difficile
uscire e di cui e difficile prendere coscienza (coscienza dei
gradi di liberta attuali in rapporto a quelli possibili, da
conquistarsi ).
I modelli teorici, gli schemi di riferimento scritti, sono
per gli istruttori essenzialmente tecnici: tra modello tecnico e
modello politico, tra modello interpretativo della fabbrica e
modello interpretativo della societa, troviamo sempre, per gli
istruttori, una soluzione di continuita, che non esiste a livello
degli esecutori. Ripercorrendo all'indietro Ia scala dei gradi di
libertil, vediamo che una prima riduzione del pensabile e data
dall'autocensura, un'ulteriore riduzione e data dal possibile:
se non funziona l'autocensura, funziona inevitabilmente la
censura. Entrambe agiscono essenzialmente sulla comunicazione Iibera fra istruttori ed esecutori in quanto classe.
11 possibile acquista quindi, nella fabbrica (dal pensabile
tecnico all'autocensura alia censura vera e propria), una
connotazione puramente tecnica, che esclude Ia partecipazione;· l'utilizzazione riconosciuta degli apporti degli operai in
quanto classe~ in una sequenza che porta ad un modello
d'uso, noto a tutti, rna mai formalizzato.
lnoltre il modello teorico di questo gruppo e caratterizzato dall'unicita del modello cui corrisponde il riconoscimento della verita scientifica.
In contrapposizione a questo gli esecutori riconoscono
Ia pluralita dei modelli: lo conferma il fatto che il passaggio
dall'esigenza del cambiamento alia riappropriazione dei mo-
50
51
delli degli altri gruppi e attuale soprattutto per gli esecutori,
che pur non possiedono gli strumenti scolastici, specialistici
adeguati ( o presunti tali).
Invece gli istruttori, specie il terzo gruppo, pur possedendo gli strumenti adeguati (o presunti tali), effettuano si
una riappropriazione, di fatto, rna non riconosciuta, e parlano
genericamente di esperienza degli operai, rna non di un
modello della classe operaia, come modello scientifico.
Questa esperienza operaia diventa ancora, per l'istruttore,
attraverso un processo riduttivo, qualcosa di estremamente
povero e generico (il piu ricco degli istruttori, lo psicologo,
non vede il dramma rna tutt'al piu iluissuto, possibilmente in
chiave di psicopatologia).
Oltre a tutti gli aspetti per i quali abbiamo considerato
la differenza dei grad.i di liberta fra istruttori ed esecutori va
ancora considerato, da un punto di vista piu generale, il grado
di liberta che esiste per gli esecutori, rispetto a quello che
esiste per gli istruttori, relativamente all'utilizzazione dell'esperienza per la ridefinizione del modello teorico.
Per quanto riguarda l'organizzazione dellavoro, paradossalmente il creatore dell'attuale organizzazione del lavoro e
stato l'unico ad avere coscienza dell'enorme valore dell'esperienza operaia, tanto da considerarla il punto fondamentale
dei quattro principi dell'organizzazione scientifica dellavoro.
Da allora in poi il modello tecnico si e cristallizzato
escludendosi la possibilita di recuperare un fatto storico che
continua nel tempo, e con un tasso di accrescimento sempre
maggiore, cioe l'accumulo dell'esperienza nella classe operaia.
E' cambiata la tecnologia, sono cambiati gli uomini, e
cambiato il contesto sociale e sta ancora cambiando.
Il modello di organizzazione del lavoro non e piu un
modello unico, esistono diversi ·modelli di organizzazione del
lavoro.
Questa pluralita di modelli e anche frutto di una ricerca,
nata da\ bisogni della classe operaia, di cambiare una
organizzazione del lavoro oggettivamente contraria aile esigenze dell'uomo. Questa ricerca ha comportato in primo
luogo una riappropriazione dei modelli degli istruttori: la
maggior parte delle conquiste operaie di questi ultimi anni
52
.
I
'
t},
sono il frutto della capacita della classe operaia di individuare
le contraddizioni all'intemo degli istruttori (degli organizzatori del lavoro) e di conquistarsi uno spazio. Questo processo
di riappropriazione puo rappresentare (e in parte gia rappresenta) una modalita di ridefinizione del modello teorico
dell'organizzazione del lavoro, tramite il recupero dell'esperienza informale di tutti i gruppi.
In questo processo la coscienza di classe della classe
operaia tende non solo a una organizzazione del lavoro piu
coerente con i bisogni degli esecutori, rna aumenta i gradi di
liberta (il pensabile e il possibile) degli uomini che hanno
compiti diversi fra gli istruttori (Re, 1976).
Il contributo che la psicologia ambientale del lavoro ha
dato al processo di cambiamento e stato appunto quello di
contribuire alia modellizzazione, alia definizione di un
linguaggio capace di veicolare modalita di lettura ed elementi
di piano di comportamento.
Fra le ragioni che ci hanno indotto a riproporre sui
territorio dell'U.L.S. l'approccio all'ambiente fabbrica, oltre a
quelle che abbiamo gia espresso, un'altra ci pare importante
esporre: quella della possibilita di meglio verificare Ia nostra
ipotesi, percbe l'organizzazione della fabbrica e certamente
piu rigida, meno trasformabile, e quindi il territorio e
complessivamente (o dovrebbe essere) piu capace di cambiare
la fabbrica (sempre rispetto alia salute) di quanto non lo sia la
fabbrica da sola.
Inoltre nella nostra rappresentazione della dinamica dei
modelli la classe operaia si presenta, tra i gruppi del territorio,
come il raggruppamento di uomini che ha piu capacita di
egemonizzare la modellizzazione che influenza il rapporto tra
l'uomo e l'ambiente e la piu alta necessita-capacita di
riappropriazione.
Non e estraneo a questo il fatto che il divario tra
conoscenze scientifiche e rischio e certamente di gran lunga
piu alto nella fabbrica che nel resto del territorio.
Nella nostra modellizzazione la fabbrica e stata rido.tta
per esigenze di ricerca ad un modello astratto, avulso dal
resto del mondo in quanto ci interessava · limitarci al
comportamento nella fabbrica degli uomini della fabbrica.
53
-
Il modello che, da quando abbiamo incominciato ad
interessarci di questa problema, si e andato continuamente
arricchendo, e riconducibile ad alcuni elementi essenziali.
La coscienza dell'esistenza di piu modelli di organizzazione dellavoro e legata al fat to che la classe operaia italiana si
e pasta il problema dell'ambiente (non solo come fonte di
nocivita) e quindi si e originato un processo di riappropriazione dei modelli degli istruttori.
Questa processo di riappropriazione influenza il cambiamenta della fabbrica e della organizzazione del lavoro
(cambiamento in atto). Anche se non cambia il modello di
organizzazione del lavoro del gruppo fondamentale che vede
la tecnologia come pura evoluzione di macchine e processi,
escludendo gli uomini e le lora rappresentazioni. Un siffatto
modello formale di iettura impedisce di percepire che, se
cambiano gli esecutori (attraverso i lora modelli di letturacomportamento ), cambia 1' organizzazione del lavoro. Di
conseguenza impedisce di fare esperienza nella capacita di
adeguare l'organizza.Zione dellavoro agli uomini. D'altra parte
se gli esecutori non si rendono canto, non p:.;endono
coscienza del cambiamento del proprio modello, essi possono
cambiare l'organizzazione dellavoro reale rna non ne derivano il rinforzo legato al successo.
La coscienza della modellizzazione e soprattutto della sua
importanza equindi un fattore determinante nella possibili ta di
cambiare ed eessenziale nel definire il cambiamento (nel fare la
storia dei cambiamenti della fabbrica) dando all'uomo, al suo
approccio, ai suoi piani il posto fondamentale che gli compete.
Linguaggio e cambiamento. II linguaggio degli uomini
della fabbrica puo essere assunto come indice del tipo di
modellizzazione, del suo cambiamento, sia in senso quantitativa che in sensa qualitativo. Sarebbe molto interessante ed e
da fare una ricerca in tale senso. Una valutazione empirica,
validata di certo da molti tra coloro che si interessano dei
problemi dell'organizzazione dellavoro, porterebbe a concludere che i linguaggi dei quattro gruppi sono profondamente
cambiati, nel senso che si sono molto arricchiti. A parer
nostro il linguaggio che si e piu arricchito in termini di
competenza, in sensa originale relativamente agli altri, e
54
I
r
quello degli esecutori confermando questa originalita anche
dove si costituisce come riappropriazione. Quello che secondo noi viene immediatamente dopo come arricchimento e il
linguaggio dei manutentori degli uomini che e, in questa area
di arricchimento, fortemente influenzato dal cambiamento
del linguaggio degli esecutori. 11 terzo posto, nella nostra
graduatoria grezza, e occupato dallinguaggio dei gestori.
11 rapporto tra uomini ed ambiente si caratterizza quindi
come definito: 1) da piu modalita di lettura e condotta
(almeno quattro in uno schema riduttivo ), di cui quella degli
esecutori a piu alto tasso di accrescimento, con una forte
influenza sull'entita e sul tipo di accrescimento degli altri
gruppi, specie su quel gruppo che comprende gli psicologi del
lavoro; 2) dalla coscienza dell'importanza e della dinamica
della modellizzazione sul processo di cambiamento dell'ambiente; 3) dal riconoscimento che la fabbrica non e un
sistema chiuso e che la modellizzazione rispetto ai problemi
dell'ambiente (almena limitatamente alla salute) coinvolge un
territorio attomo alla fabbrica, che e gia almeno istituzionalmente definito nella zona dell'U.L.S.
In termini di psicologia ambientale, potremmo rileggere
la proposta per valutare il cambiamento che riprendiamo da
"Ambiente di lavoro" (1977).
"Vogliamo cercare di spiegare come e avvenuto, in
questi ultimi dieci anni, il cambiamento dei tradizionali modi
di porsi degli operai di fronte ai vecchi e ai nuovi problemi
che l'organizzazione dellavoro pone".
Per effettuare la valutazione del cambiamento, si propane "il confronto fra due lavoratori rappresentativi dal punto
di vista sindacale all'intemo della fabbrica, uno di dieci anni
fa e uno di oggi, e an cora fra due operai scarsamente sindacalizzati, uno di dieci anni fa e uno di oggi... usando come riferimenti le informazioni possedute e la capacita di utilizzare le
informazioni strutturandole in un piano di intervento".
Da questa confronto, a parita di problemi (orario, turni,
straordinario, posto di lavoro, mansione, qualifica, salario,
invalidita temporanea, ambiente di lavoro, licenziamento ),
l'operaio del 1977 risulta piu capace, nel sensa di una
maggiore autonomia e di una maggior ricchezza di soluzioni.
55
""""""'"
Dal lavoro citato risulta che i problemi sono diventati
dei problemi in senso reale solo verso la fine degli anni
sessanta
lnfatti si potrebbe dire che nel 1967 l'orario, i turni, la
nocivita dellavoro non si configurassero come problemi veri e
propri. Esistevano soltanto delle situazioni limite: l'orario,
attraverso gli straordinari, poteva raggiungere anche le sessanta ore; in certi reparti la nocivita era insopportabile; un
operaio poteva ricevere la lettera di licenziamento senza
possibilita di ricorso. Erano complessivamente un problema
da risolvere, per il quale si cercava una soluzione. A questa
situazione corrispondeva una mappa cognitiva coerente,
certamente povera di elementi caratteristici di una soluzione
cosi come oggi si configura. Non erano presenti alla mente
dell'operaio anche sindacalizzato i criteri in base ai quali si
definivano i tempi (M.T.M., saturazione, maggiorazioni per
effetti stancanti), i criteri in base ai quali si stabiliva l'idoneita
·
o meno ad un deter.minato posto di lavoro.
Che cosa fosse l'organizzazione dellavoro era noto solo
come esperienza della situazione che derivava da una data
organizzazione del lavoro. Oggi quell'elenco e verainente un
elenco di problemi, per ognuno dei quali la mappa cognitiva
dell'operaio contiene degli elementi che possono portare alla
soluzione.
Non e soltanto un risultato dovuto alla modifica dei
rapporti di forze: e il frutto ma e anche la causa del
. cambiamento. E' legato essenzialmente ad una lenta e
progressiva riappropriazione dei modelli degli istruttori, cioe
dei criteri in base ai quali gli istruttori definiscono l'organizzazione dellavoro nel suo complesso.
Non solo i piani dell'operaio di oggi sono estremamente
piu ricchi ma il processo di arricchimento dei piani individuali
dell'operaio nella fabbrica e un processo pennanentemente in
atto. Esso ha prodotto delle differenziazioni fra chi ha
limitato la definizione del proprio piano all'ambito dei
problemi della fabbrica e chi ha portato il suo processo di
riappropriazione a livelli superiori, estendendolo ad ambienti
piu ampi.
La capacita di esplorare l'ambiente, la constatazione che
56
le modalita di lettura dell'ambiente non sono solo queUe
legate al posto di lavoro, anche inteso nel senso piu ampio,
hanno certamente prodotto delle mappe cognitive adeguate ai
nuovi piani di comportamento. A conferma di questo anche
l'arricchimento del linguaggio che abbiamo prima ricordato.
Questa situazione si caratterizza in un modo interessante
rispetto alla situazione che si ha nel territorio quartiere
complessivo. Mentre nel territorio il cambiamento deve
avvenire, nella fabbrica e gia avvenuto. E' gia avvenuto nel
senso che alla nuova situazione di diritto, nel territorio, non
corrispondono a livello individuale delle immagini, delle
mappe cognitive e dei piani di comportamento adeguati e
compiuti, mentre per l'operaio non e piu vero, almeno in
generale.
Due implicazioni interessanti per lo psicologo dellavoro.
La prima e che sul territorio ci sono dei soggetti diversi,
capaci cioe di partecipare, di programmare e di integrare i
loro piani con altri nell'obiettivo di aumentare il livello di
salute. La seconda, di conseguenza, e che il territorio non puo
piu essere letto come insieme di uomini sufficientemente
omogenei, tali da poter parlare dell'uomo in generale, o
dell'uomo medio. Noi abbiamo cercato di sviluppare queste
due implicazioni. ·
57
~·M•
4.
UN MODELLO PER IL TERRITORIO E PER L'UOMO
Un modello per il territorio. Territorio e una parola
diventata molto di moda. Noi useremo questo termine per
indicare una zona, quella porzione di territorio che corrisponde all'Unita Sanitaria Locale e all'Unita Locale dei Servizi.
Nella nostra rappresentazione potra assumere anche il
significato piu definito di una zona particolare; la zona n. 6,
una delle ventitre zone in cui e stato suddiviso il territorio
della citta di Torino, una delle 76 zone in cui e stata divisa la
Regione Piemonte.
Il territorio di cui parliamo quindi e un ambiente in cui
ci sono delle fabbriche, delle case, dei negozi, delle scuole,
degli ambulatori medici, degli ospedali, delle vie, delle piazze
e infine degli uomini. E' un territorio definito geograficamente da _sonfW. Le zone corrispondono a grandi linee a
quartieri gia esistenti nella citta, oppure corrispondono a citta
intere, oppure risultano dalla aggregazione di piu Comuni,
aggregati secondo dei criteri di omogeneita e di vicinanza in
rapporto a modelli economici, commerciali ed altri.
Si tratta quindi in generale, salvo pochissime eccezioni,
di entita artificiali che non trovano una rispondenza fra i
confini geografici e la rappresentazione che di questi territori
si fa la gente che vi abita o vi lavora, come succede per i
territori comunali o regionali.
Per quanto riguarda i vecchi quartieri della citta di
Torino, ad esempio, possiamo dire che essi sono rappresentati
nella mente degli uomini da alcune vie, piazze, gruppi di case
che chi conosce Torino identifica con quel quartiere.
58
:'"
Se ci si allontana dalla zona tipica del quartiere, tutto
diventa sfumato. Questo nella migliore delle ipotesi. Gli
uomini quindi si rappresentano la propria zona di residenza
efo di lavoro in un modo diverso: o non conoscono neanche
la suddivisione in zone o, se la conoscono, utilizzano per
identificarla delle rappresentazioni tali per cui l'identificazione della parte centrale in genere o tipica della zona e precisa e
il resto e sempre piu sfumato.
.
A noi interessano ess.enzialmente gli uomini di un
territorio e il modo in cui percepiscono, dell'ambiente che li rtytCl/IAO(AA.A.
circonda, queno-che puo interessare per la definizione di
un'Unita Sanitaria Locale.
Fra gli infiniti modi possibili di rappresentarsi un
territorio scegliamo un modello che considera il territorio
caratterizzato soprattutto dagli uomini che vivono o lavorano
in quel territorio in un sistema di relazioni, di rapporti sociali
che sono espressi da giversi gruppi di uomini la cui unita e
Qialettica, non formale.
~n ci pare accettabile l'idea dell'uomo in generale, o
dell'uomo della strada in contrapposizione a "chi sa", o
dell'uomo medio.
Nel nostro modello il disegno politico di costruzione
dell'Unita Locale dei Servizi e basato sulla possibilita che
questi rapporti sociali possano diventare "attivi e in movimento, avendo ben chiaro il fatto che sede di questa attivita
la coscienza dell'uomo smgolo che conosce, vuole, crea, in
quanto gia conosce, vuole, crea e si concepisce non isolato,
rna ricco di possibilita che gli sono offerte dagli altri uomini e
dalla societa delle cose, di cui non puo non avere una certa
conoscenza" (Gramsci, 1966).
Non possiamo che considerare fondamentale il presupporre l'esistenza di gruppi che .si differenziano nel lorolc ·
. ·)
modo di rappresentarsi il territorio o nella loro condotta in 1 1
termini di USO ael terntOrlO, facendo della identificazione di f; )A I' (Yu .
questi grupPfeaena lorocaratterizzazione un obiettivo della
ricerca.
Partiamo da una prima distinzione tra uomini della
fabbrica e altri. Per un'ulteriore disaggregazione degli uomini
della fabbrica rimandiamo a quanto gia abbiamo esposto.
e
59
La distinzione di~
uppi diversi fra gli altri comporta
l'uso di conoscenze che u 1 a biamo: esistano degli operatori che vanno dal medico aile colf (collaboratrici familiari);
1 ·• esistono dei partiti politici, delle associazioni di qualunque
~""'1 tipo Ia cui attivita corrisponde alia formazione di modelli di
rawresentazione dell'~nte_.~rr!1Q:t:!.~ comportaineilti
, ftM' o cperenti.. Queste prime aggregazioni. possono servire alla
~
·. identificazione e alla caratterizzazione dei gruppi del territario.
Vogliamo inoltre ricuperare dal nostro modello di
lettura dell'organizzazione dellavoro nella fabbrica la distin,}.)J'A . • zione fra istruttori ed esecutori come modello imperante di
0
" !JI'~M ~ divisione del
el territorio come
fabbnca. Anche
""]!'.'.;,.v'~nel territorio si possono riconoscere e e attivita 1ondamenl p,#""" talmente riconducibili aila progettazione ed alla programma!•
zione. Un altro gruppo di attivita e riconducibile alia gestione
e alla realizzazione del programma relativo al territorio. Un
altro gruppo di attivita, ed e quello pii.t facilmente identificabile, ha come obiettlvo la manutenzione degli uomini. Gli
esecutori ci sono n~bbrica come nella societa.
La vita di gruppo comunque, sia per quanta rigUarda la
carattetizzazione dei modi di rappresentarsi l'ambiente territario, sia per quanta riguarda la funzione di ogni gruppo
nell'organizzazione del territario, non e pii.t cosi nettamente
definita come nella fabbrica, perche uno stesso soggetto puo
appartenere a gruppi diversi, al contrario di quanta avviene
_nella fabbrica.
Della proposizione iniziale resta comunque valido che la
. t.At-11"'- trisultante, anche del!~enza a diversi gruppi, e qualconif
sa~ si riYml.a.a livellodella@Cienza def!:~~!!lo..~!~olo, ed
e~quello che ci interessa come psicologi dellavoro.
Questa data della fluidita dei gruppi, relativa si intende,
favorisce anche il formarsi di un sistema informativo grezzo
che e per noi un dato rilevante nella definizione dei modelli
di comportamento degli uomini del territario.
Non si tratta di un obbediente cretino matematico o di
un 'intelligenza artificiale, similitudini usate pee indicare la
piu sofisticata delle macchine, cioe il calcolatore, rna di
qualcosa che appartiene al mondo dell'ovvio e che non e ne
Y ·f' '
f
.~
~
f
nena
60
~f
obbediente, ne cretino, ne si puo definire dal punta di vista
matematico, non e artificiale e soprattutta non e controllabile come il calcolatore.
Dobbiamo a Whitehead l'affermazione che occorre una
mente straordinaria per studiare l'ovvio e, aggiunge Ittelson
(1973), "Non c'e nulla di pii.t evidente dell'ambiente e, salvo
rare eccezioni, non sono mai esistiti psicologi con menti
abbastanza fuori dal comune da intraprendeme lo studio".
Noi non vogliamo neanche avvicinarci allo studio del
sistema informativo grezzo, ci accontentiamo di darla come
un presupposta fondamentale se si vogliono considerare le
modalita attraverso le quali si definisce, a liveH.Q_~.!!J!2!!!.C?.2 il
suo modo di ra resentars1 l'ambiente territario.
Abbiamo proposta e propomamo 1 e mirlo grezzo per
indicare una modalita di trasmissione .delle informazioni che
comprende linguaggi scientificamente sofisticati, linguaggi
derivati dal buon sensa e dai sensa comune, approcci formili
eassolutamente informafi In Un coacervo ctl proceSS! non
regolati, non preordinati, e soprattutto non integrati.
··
In una societa quale quella in cui viviamo le informazioni che veicolano modelli piu o meno completi e/o elementi di
modelli di lettura e di comportamento sono rappresentate da
un elenco interminabile, sia dal punta' di vista quantitativa
che dal punta di vista qualitativo.
-Un'aitra constitazione e relativa ai canali attraverso i
quali queste informazioni circolano, intendendo i canali
diversi daila comunicazione diretta. Daile reti telev~ive a
quelle radiofoniche, alle riviste, ai giomali, ai manifesti, sino
aile scritte sui muri, anche per questa aspetto la valutazione
quantitativa e qualitativa in un territario e praticamente
impossibile.
Per quant9 riguarda le forme di trasmissione diretta, i
rapporti sociali attuali in un territario cittadino, come
· momenti e occasioni di confronta, di scambio, presentano Ia
stessa complessita dei due aspetti precedenti.
Tutto questa ha comunque sempre come risultante la
rappresentazione e la condotta dell'uomo singolo e quindi ci
pone due problemi.
11 prima e relativo alla definizione di un sistema
61
informativo non grezzo. Qualunque sistema informativo
preordinato, progettato come sistema coerente all'Unita
Sanitaria Locale o all'Unita Locale dei Servizi deve tener
. ~ conto della esistenza del sistema informativo grezzo. Se non
ne tiene conto non puo realizzare ne Ia partecipazione !}~
1@to meno l'mt§gr!Z]~~e.
Il secondo problema e quello che ci interessa piu da
VIcmo. E' necessaria un'ipotesi che individui in certi uomini
una qualita di mediatori, di elementi nodali di questo sistema
informativo grezzo, se si vuole aifrontareil- problema dei
oomportamentrdegli uomini del territorio rispetto al problema della salute in senso lato.
Noi proponiamo di definire questi soggetti: esperti
grezzi.
--consideriamo ancora i gruppi di uomini del territorio
che possiamo considerare come gli elementi essenziali del
rapporto dialettico tra i gruppi stessi. I rapporti tra questi
gruppi rappresen~o per noi il momento nel quale il
complesso flusso di informazioni genericamente prima accennato tende a strutturarsi in rappresentazione dell'ambiente
territorio. Intendiamo parlare di una rappresentazione dell'intero territorio della zona per tutti gli aspetti che possono
interessare la salute.
Vogliamo solo dire che l'ambiente-territorio zonale per
quasi soltanto una rappresentazione istituzionale. Le
ora
jfrappresentazioni che derivano dalla dialettica intergruppo e
f{ ~tragruppo sono parziali sia dal punto di vista quantitativa
·~to di vista qualitativo. Illoro livello di complessita
e correlato alla presenza e alle caratteristiche degli esperti
grezzi che sono tali proprio perche hanno sviluppato una serie
di caratteri che ne fanno degli esperti ambientali. Dal punto
di vista descrittivo possiamo dire semplicemente quello che
tutti sanno. In ogni quartiere ci sono dei soggetti (possono
appartenere a qualsiasi gruppo) che conoscono meglio degli
altri il quartiere e non solo per una esperienza diretta. Li
possiamo definire piu curiosi degli altri, piu portati ad
arricchirsi e di i.mmagini in senso stretto (immagini visive) e di
dati relativi alia realta delloro quartiere.
Fra questi soggetti ce ne sono alcuni che hanno un
a\f')tR,4(.,
,:
:tii;
e
62
Rrogetto ambientale per il territorio inteso come tendenz~
l
risolvere i prohlen;ti che derivano dalla - conoscenza ael ~tAN-J,... 'J!/'
q~artiere. Sono questi quelli che noi proponiamo di indicare
come esperti grezzi. Essi sono coinvolti, per tutte queste
caratteristiche, nel lavoro teso a tradurre il progetto in
comportamenti coerenti, che non sempre coincidono o si
limitano all'impegno politico e/o sociale nell'accezione corrente. Puo trattarsi di un delegato di un consiglio di fabbrica,
di un medico o di un ambulante, di una casalinga, di un
insegnante, di un di.J"igente di un partito ·o di una qualsiasi
altra organizzazione. uello che ci interessa e il profilo
psicologico, e la rlCchezza delle loro mappe co ltlv ma
prima di tutto il loro ruolo di me iatori, di elementi nodali
del sistema iliformativo grezzo. La loro presenza sia nelluogo
di lavoro di ognugno, sia in un'assemblea, sia in qualsiasi
momento di incontro occasionale tende a strutturare nella
mente degli altri le informazioni come rappresentazione piu
definita del territorio. Nel contempo neUe stesse occasioni
quello che gli altri sanno del quartiere alimenta ed arricchisce
la rappresentazione ambientale dell'esperto grezzo. Essi rappresentano nell'ambiente territorio quello che nell'ambiente
fabbrica e il gruppo operaio omogeneo, una modalita di
condensazione, di strutturazione dell'esperienza. Non e una
contraddizione. L'esperienza di un gruppo di operai relativa
ad un dato ambiente di lavoro e una memoria collettiva
provocata ed agevolata da un ambiente sempre relativamente
uguale (o con una memoria collettiva dei cambiamenti che lo
conservaOOlCO). II gruppo operalO omogeneoesem"~;e:··io
fI
s~ssor~_.!!_,!.,ap ·--···~----~-----;··
ia__~e ~ olif~
c~btan~~gli operaiTP~£.1.!~ non s1 rompa la c~ntmurta del 1U r~ vw.
gnippo ). In cer:toqual modo il comportamento e soltanto in
¢)
iun"!ttne dell'ambiente. Mae peculiare perche in questo caso
r~
C = f A significa che il comportamento tende continuamente
a trasformare globalmente A.
Nell'ambiente territorio complessivo il livello di complessita e maggiormente in funzione delle caratteristiche del
soggetto. Quanto abbiamo detto non vuol distinguere tra
esperto grezzo dell'ambiente territorio complessivo e esperto
grezzo dell'ambiente-fabbrica corrispondente ad un gruppo
111'
M\
f
!ill
mi
r~
;,'
63
fr
f,:
operaio omogeneo. Vuol solo dire che la diversita di
rappresentazione del reparto e minima nel gruppo operaio
omogeneo, sul territorio complessivo la difformita e maggiore.
Ma che cosa e questa rappresentazione, questa immagine, e in che modo si puo collegare con il comportamento
complessivo?
Partiremo dalla mappa cognitiva. La mappa cognitiva e
legata al comportamento, secondo Downs e Stea (1973) da
questa definizione: "11 comportamento spaziale dell'uomo e
in rapporto alla mappa cognitiva individuale, relativa all'ambiente spaziale". "Le mappe cognitive sono rappresentazioni
in varie forme complesse, altamente selettive, astratte, generalizzate".
"Noi possiamo caratterizzare le mappe cognitive come
incomplete, distorte, schematizzate ed aumentate e noi
constatiamo che esistono sia similarita di gruppo sia differenze individuali idiosincratiche".
Secondo Downs e Stea "per capire meglio che cosa sono
'l~) le mappe cognitive e necessario rispondere a tre domande
. (/)"' ""'
~entali: che cosa deve conoscere la gente, che cosa saTa
~
~Q.,v
gente, come ~a gente conosce?" Le mappe cognitive spaziali
fJJJP'
vengono cos1 ricondotte ad un confronto tra una mappa
cartografica (o un altro tipo di mappa tecnica) e le mappe dei
soggetti considerati.
E' una modalita che non sembra offrire lo spazio dovuto
ad una ipotesi di mappizzazione non tecnica, in funzione del
comportamento spaziale, piu adeguata, piu economica di
quella tecnica attuale.
Se noi consideriamo la rappresentazione individ~e
WUJ'ambiente territorio come qualcosa d1 pm d1 una mappa
cognitiva necessaria per il comportamento spaziale siamo
portati a pensare che la si possa definire grezza ed adeguata.
Usiamo ancora grezzo col significato e per i motivi che
abbiamo gia ricordato.
La consideriamo adeguata per diversi motivi rna per un
motivo soprattutto: perche tra le rappresentazioni attuali di
un territorio solo la rappresentazione dell'individuo pur nella
sua incompletezza, nella sua distorsione, nella sua schematiz-
\"'Jt
64
~'
::
I,
l,
zazione e aumento e una mappa di sintesi sia dal punto di
vista diacronico che dal punto di vista sincronico. Per un
estraneo che volesse conoscere il quartiere nel piu breve
tempo possibile un ualsiasi cittadino attraverso alia sua
.JWJ'
rna a
za
com ortarsi come
artiere ben inteso.
L,' adeguatezza della mappa grezza e
meglio e
molto maggiore la probabilita dell'adeguatezza se la rappresentazione del territorio ambiente che noi consideriamo e
quella di un esperto grezzo.
Cercheremo di sostenere la credibilita di questa ipotesi,
cioe del massimo di adeguatezza della mappa grezza, certamente non nel senso di una conoscenza corretta ne come
carta topografica ne come bilancio sociale di area.
La psicologia offre un modello di uomo che ci sembra il
piu adeguato a sostenere questa ipotesi: il. modello del
~omportamentismo saggettivo in quapto tra l'immagine, la
r~ppresentazione, la map a cognitiva e il om ortamento ~~~ ~
pro pone 1 met ere un piano.
e non si usano le immagini I
per far quillcosa si e come uno che raccoglie mappe ma non f~
mai__':l~.~~gio':JMiller, Galanter e Pri6ram, 1960) .
...--- · Un modello per l'uomo. 11 comportamentismo soggettivo ci offre un modello che ha un duplice valore. 11 primo e
quello di essere un modello psicologico relativo al comportamento dell'uomo che e compatibile col nostro modello di
lettura della fabbrica e dell'ambiente (compatibile nel senso
che e il piu compatibile ). In secondo luogo esso rappresenta
una lettura nord-americana non solo dell'uomo ma anche del
mondo. Questo ci permette di cogliere la contraddizione che
deriva dal fatto che il mondo americano, molto diverso
rispetto al nostro, ci fornisce i modelli dell'ambiente che ci
circonda (quelli americani sono i modelli dominanti, anche se
non sono gli unici). Si pone cosi piu chiaramente il problema
di prendere coscienza che abbiamo bisogno di modelli di
lettura adeguati alla nostra realta sociale.
Consideriamo il comportamentismo soggettivo il piu
compatibile con la nostra visione della psicologia del lavoro;
pensiamo che certe parti di questo modello possano essere
utilizzate ed altre debbano essere criticamente riviste, correg65
~
gendole e completandole. Questa riflessione critica del
'modello del comportamentismo soggettivo e fatta alla luce
della contraddizione che abbiamo prima considerato.
11 modello del comportamentismo soggettivo propone di
considerare l'uomo alia stregua di un calcolatore, di considerare le informazione dell'uomo: immagini; il suo programma:
piano.
11 piano non va inteso come un progetto elaborato della
nostra giornata. E' una anticipazione grossolana, abbozzata,
flessibile perche perle nostre azlOniquotidiane abbiamo gia a
disposiziQn~--.~~l!~.JlO.str.a.....m..E@9~ diversi tiei di s.Q.ttopiani
~he -~--~.!metton.o di eliminare un lavoro minuzioso di
preparazione di istruzioni che le definiscono. Ci basta
immaginare la nostra giornata e fare un piano di massima. Le
nostre azioni comunque sarebbero sempre governate da un
piano, definito come.ogni processo gerarchico che nell'organismo puo controllare l'ordine in cui deve essere eseguita una
sequenza di operazioni. L'interesse del modello milleriano sta
nell'ipotesi dei rapporti tra piano ed immagine. "L'immagine
e tutta la conoscenza accumulata ed ~~G.b!!XQ~~ni­
smo ha di se stesso e del suo mwJ.do. Essa include tutto cio
clie""'T'"orgaillsiiioha--app;;~;~-·i suoi valori cosi come i suoi
fatti, organizzati attraverso qualsiasi concetto, immagine o
relazione, sia stato in grado di padroneggiare". Un altro
motivo di interesse e che i piani si inseriscono in uno schema
di base: il TOTE (letteralmente test-o~~.:~~t-exit)
li
us.~~~~)· Questo schema Vale per l'umta eJementare (sostituisce
1
I ~rtanto [arco rir:~~ rna anche per qualunque altro livello
del piano. 11 piano e caratterizzato ad ogni livello da un test che
-1>\~aluta l'inco~gruenz!,]tra situazione attuale e situazione
prevista. Puo essere considerato test ogni processo che
determini che la fase operativa e appropriata e allora abbiamo
l'operazione, oppure che non lo e ed allora l'abbiamo l'exit
(l'uscita, che puo essere l'arresto dell'azione oil passaggio ad
una azione successiva del piano piu generale ).
In questa impostazione viene ricuperata l'importanza del
feed-back nella spiegazione del comportamento in generale e
dell'azione riflessa. "Di conseguenza, i concetti tradizionali di
stimolo e risposta devono essere ridefiniti e reinterpretati...
66
f;
lavoro complessa. Questa organizzazione corrisponde ad un
,Piano ~he a sua volta risulta dai.,Eiani particolari di gruppi di
uomini che hanno una funzione diversa in questa organizzazione. II piano generale ed i piani dei singoli gruppi
rispondono ai requisiti della definizione di piano: sono
processi gerarchici che possono cgntrollare l' ord.ipe in cui
deve essere eseguita una sequenza di operazioni.
11 modello · tayloristico cui corrisponde ancora am piamente la realta dell'organizzazione del lavoro specie negli
Stati Uniti e un esempio perfettamente rispondente alla
definizione milleriana di Piano.
E' una gerarchia di istruzioni che prevede il comportamento delle smgole unita del sistema ad ogni livello, sino al
singolo gesto, prevedendone le modalita ed i tempi di
esecuzione con la possibilita di controllare l'ordine in cui le
operazioni devono essere eseguite.
Eppure anche una fabbrica italiana attuale con tutta la
sua problematica nei confronti del modello tayloristico,
anche un territorio-zona sono interpretabili aHa luce di
questo concetto di piano.
Ricuperiamo ancora dal comportamentismo soggettivo
la spiegazione di questa apparente contraddizione ... "I Piani
vengono eseguiti perche le persone sono vive. Non si tratta di
una facezia, poiche nella misura in cui le persone si
comportano, devono eseguire qualche Piano o qualche altro.
La risposta si sposta cosi dal perche i piani vengono eseguiti
all'esame di quali piani vengono eseguiti. E per affrontare
questa problema di scelta occorrono alcuni concetti dLvalutazione."
~
No~ e difficile cogliere l'analogia. A livello individuale e
sovraindividuale la scelta del piano e l'elemento centrale,
l'esigenza anzi la realta del piano come modalita del
comportarsi umano, individuale e sociale, resta.
Tutte le azioni hanno in comune la caratteristica di
67
essere intenzionali o volute, rna ogni azione e distinguibile da
un'altra per il suo contenuto, il risultato che ci si attende da
essa, il suo intento.
"L'intenzione come concetto psicologico e passata di
moda da quando la teoria del riflesso e i suoi derivati sono
diventate il fondamento delle nostre teorie scientifiche del
comportamento".
Secondo Miller ne il concetto di rinforzo, neanche il
concetto di valenza di Lewin sono soddisfacenti per chiarire
efo sostituire il concetto di intenzione: " ... invece Ia gente nei
discorsi comuni usa intento con ragionevole precisione".
II termine viene usato in riferimento alle parti incom..D.lete di un piaQo Ia cui esecuzione e ghi iniziata.
\
Nel linguaggio ct>mune una necessita ulteriore sembra
essere che i piani siano consci.
Gli autori riconducono il problema all'esistenza di due
parti indipendenti, ~e e ~e, che comporrebbero il motivo, attribuendo il valore all'lmml}gine· e 11D,tenzione
.._
al Piano.
·
---ufntenzione sarebbe l'elemento che caratterizza il piano
che viene attivato in contrapposizione all'enorme quantita di
piani disponibili che un uomo possiede rna non usa.
L'intento o intenzione sarebbe anche l'elemento che
distingue in modo decisivo una catena di azioni da un piano
di azione.
Nel primo caso, nel caso della catena, le sue ultime parti
non sarebbero intenzionali, mentre in un piano sarebbe chiara
l'intenzione di eseguirne tutte le parti, anche quelle finali.
L'accento sulla volonta non e certo quello gramsciano,
rna e di certo importante che nel modello psicologico l'azione
risulti un 'azione voluta, intenzionale.
Un aspetto centrale rispetto al comportamento ambientale e dato, nel modello milleriano, dalla possibilita che offre
il modello stesso di considerare il comportamento dell'uomo
come la risultante di un sistema complesso di piani tutti
correlati fra di loro.
I1 comportamento in termini di azione consisterebbe
nell'esecuzione di un piano con un massimo di flessibilita
collegato a tutta una serie di sottopiani. Dall'estemo all'inter68
,,.
~.
j
no, i piani diventano sempre piu rigidi, passando attraverso
alle abitudini e alle abilita, sino ad arrivare agli istinti,
considerati dal punto di vista etologico come sequenze
obbligate di atti in un ordine dato.
Questo modello psicologico e particolarmente interessante percM sottolinea la notevole complessita di un cambiamenta· di comportamento quando questo non sia limitato
all'uso dell'ambiente, rna tenda a modificare l'ambiente come
insieme per renderlo piu adeguato.
In questo senso si puo fare l'ipotesi che un elemento
caratterizzante della situazione italiana rispetto alia situazione americana sia proprio l'esistenza di una intenzione di
modificare l'ambiente· come organizzazione del territorio,
non soltanto nel senso dei servizi rna soprattutto come
organizzazione dei rapporti sociali.
Se questo e rilevante anche dal punto di vista psicologico si puo allora a ragion veduta considerarne alcune conseguenze. Almeno due sono le implicazioni che ci interessa
sottolineare: a1 disegno politico che tende a definire un
ambiente-territorio diverso corrispondono piani di comportamento a disposizione neUe memorie di ogni uomo, con
relativi sottopiani coerenti che non sono adeguati al comportamento nel nuovo ambiente. In secondo luogo: per lo
psicologo dellavoro, dell'organizzazione si pone il problema
di come si possa agevolare il cambiamento, in termini di quali
interventi sono possibili. I suoi piani di comportamento
(anche come psicologo), come quelli di ogni altro soggetto
del territorio, sono inadeguati alla situazione prefigurata o si
presuppongono tali.
11 problema delle abilita motorie e delle abitudini
interessa sia l'ambiente fabbrica sia l'ambiente territorio.
Le abitudini ed abilita sono piani in origine volontari
diventati relativamente inflessibili; involontari ed automatici
assumendo quasi le caratteristiche di piani innati (istinti).
Entrambi sono schemi d'azione sempre in attivita, diretti
verso le condizioni ambientali che li attivano, li guidano. e li
organizzano gerarchicamente in unita d'azione a piu livelli di
complessita: "11 problema che va considerato ... e come i piani
appresi, diventano automatizzati".
69
Dal modello immagine-piano il problema dell'apprendimento risulta essenzialmente riconducibile a due fasi, l'apprendimento prima della strategia e poi della tattica.
La prima attraverso il linguaggio (verbale o piu frequentemente scritto ), la seconda attraverso l'esecuzione dei
compiti corrispondenti all'abilita. Che si tratti di pilotare un
aereo, o di scrivere a macchina o di andare in bicicletta o di
scivolare sulla neve con degli sci ai piedi, non cambia l'aspetto
essenziale del problema. La strategia generale relativa all'attivita da imparare e traducibile in istruzioni; rna l'allievo deve
riuscire a coordinare tutte le tattiche dettagliate, sino alla
messa in movimento dei singoli gruppi muscolari, integrandole in quelle istruzioni. "Probabilmente il lavoro degli esperti
di tempi e metodi e il tentativo piu intensivo di specificare
esattamente per ogni movimento cosa deve fare una persona.
Cio e quanto di piu simile ci possa essere allo scrivere
programmi per persone, dettagliati quanto quelli che scriviamo per calcolatori... disgraziatamente, pero, gli operai non
riescono ad acquisire le strategie di cui i tecnici sono in
possesso". "Quando le persone hanno il tempo di sviluppare
da sole delle abilita, quando cioe formano un Piano che guida
le azioni generali (anche se inefficienti) trovano poi esse
stesse gli elementi che producono abilita. Nelle situazioni piu
naturali lo sviluppo di abilita implica la costruzione di una
gerarchia di unita comportamentali ognuna guidata da un
proprio piano. Questo fatto viene riconosciuto di rado
. nell'analisi dei tempi e metodi".
Puo essere di notevole rilievo il fatto che la costruzione
delle tattiche e delle strategie di un piano comporta anche
due situazioni diverse, una di tipo analogico ed una di tipo
digitate. "I piani dell'apprendista" sono formulati in forma
simbolica, digitale. Una volta che il piano e padroneggiato e
passato ai muscoli, esso puo operare come se fosse un
sottoprogramma di un calcolatore analogico.
"Quando una Unita d'azione si e molto specializzata
puo essere eseguita direttamente senza essere espressa preventivaniente in forma digitale o verbale, ed anche senza una
focalizzazione della coscienza".
La compatibilita di quanto ci danno gli Autori del
70
comportamentismo soggettivo, sulla caratterizzazione dell'organizzazione del lavoro tayloristica, col nostro modello e
ovvia. Ma questo approccio ci pone alcuni problemi per
quanto si riferisce al territorio-quartiere.
Le abilita motorie ejo le abitudini che cosa sono? Esiste
sempre, anche nell'attivita intellettuale piu complessa e
creativa, un insieme di sottopiani indispensabili per svolgerla
che possiamo includere nelle abilita e/o abitudini? Esistono
delle situazioni nelle quali chi e in grado di svolgere una
attivita non e in grado di verbalizzarla? Ci rendiamo conto
che nell'esprimere le nostre perplessita sotto forma di
domande abbiamo risposto alla prima domanda attraverso le
altre due. E' uno degli innumerev<;>li modi attraverso i quali ci
si pone un problema e si crea la possibilita di risolverlo. La
seconda e la terza domanda hanno per noi una risposta
affermativa, contenuta fra l'altro implicitamente nel modello
del comportamentismo soggettivo. E non solo per l'aspetto
piu ovvio di tipo ontogenetico, relativo cioe a tutto quello
che abbiamo appreso per poter camminare, parlare, scrivere,
far di conto, ecc. rna anche per quanto riguarda piani e
sottopiani che accompagnano il ricordare, l'individuare i
problemi e la loro soluzione, il formare i piani, l'abbandonare
i piani e l'integrare i piani a livello individuale. E' da
sottolineare che r piani che sarebbero necessari per queste
attivita sono diversi da uomo· e uomo: "mentre l'immagine,
con l'esclusione dei valori, e scoraggiantemente stabile tra i
membri di culture analoghe, il piano e cosi variabile che e
quasi impossibile descriverlo ".
Da questo consegue in primo luogo che non puo essere
"dicibile", cioe tradotto in forma verbale, simbolica, che una
minima parte di quello che caratterizza il comportamento.
Quindi il trasferire nel comportamento di un altro l'essenziale
del nostro comportamento trasmettendoglielo, o si limita alle
abilita motorie e allora puo essere risolto ed e stato risolto
dicendo: "guarda come lavoro e fa come me" oppure
presuppone la formazione di piani per tradurre in forma
digitate quello che e analogico. Questo problema e per noi un
problema di rilievo.
Nell'ascrivere ad abilita ejo abitudini una qualsiasi
71
attivitit possiamo riflettere su quanto diceva Schopenhauer su
una attivita fondamentale, caratteristica dell'uomo colto: Ia
lettura, considerandola non come modalita del pensare ma un
riposarsi entrando nel pensare altrui, utilizzando il pensiero
degli altri, in altre parole qualcosa che con la superesercitazione diventa un'abitudine, un'abilita (tralasciamo l'aggettivo
motorio ma l'interpretazione attraverso il modello milleriano
non cambia).
Con le nostre domande problematiche e le nostre
risposte certamente non esaurienti vogliamo concludere che
se le attivitit dell'uomo seguono il modello dei piani e questi
possono diventare e diventano per la massima parte di tipo
analogico cioe non trasmissibile, la psicologia che si interessa
dei comportamenti sul territorio-quartiere, deve teneme
conto. Deve cioe presupporre che anche per il livello
individuale nell'ambiente territorio-quartiere esista una psicologia ambientale scritta (che e solo parte di qu~lla dicibile) ed
una psicologia non scritta (quella legata al comportamento
che e diventato quasi istintivo e quella legata ai comportamenti per i quali non esiste un codice, una simbolizzazione
per raccoglierla e/o trasmetterla).
11 sistema informativo grezzo, le mappe grezze e gli
esperti grezzi sono sostenuti, supportati anche da questo
materiale importante costituito dal non dicibile e non detto
attraverso illinguaggio tradizionale (non solo della psicologia
dellavoro).
Ma come si formano i piani? A noi interessano tre
questioni relative alla formazione dei piani. Di dove vengono i
piani? Quando e che memorizziamo direttamente dei piani e
quando ne memorizziamo alcuni per generarne altri? In
quale modo le immagini possono contribuire a generare dei
piani?
Secondo Miller gli istinti sono piani che ereditiamo. Le
abitudini e le abilita vengono apprese per imitazione o da
altre persone per comunicazione verbale, o incidentalmente
per far fronte a problemi che l'ambiente ci pone. I piani
collettivi ci vengono di norma comunicati dai partecipanti,
ma anche quando contribuiamo ad originarne di nuovi, di
solito tentiamo di muoverci lungo delle. linee gia familiari. I
72
piani per ricordare e per parlare sono relativamente modificabili. "Anche nel pensare e nel risolvere problemi, noi
eseguiamo continuamente dei piani che abbiamo imparato
tediosamente a padroneggiare a scuola".
Alia seconda domanda i comportamentisti soggettivi rispondono che noi scegliamo a seconda della convenienza,
intesa come .economia men tale, tra memorizzazione di piani e
metapiani capaci di generare altri piani.
Alla terza domanda non esiste una risposta esplicita,
quella implicita e data dalla proposizione: "Mutamenti della
immagine possono effettuarsi solo attraverso l'esecuzione di
piani per la raccolta, l'immagazzinamento e la trasformazione
di informazioni".
Queste risposte sono assolutamente insoddisfacenti almeno per quello che ci interessa e rispetto al nostro modello di
lettura dell'ambiente fabbrica come per l'ambiente territorio. E
questa carenza si ricollega al modo in cui viene trattato il problema della integrazione dei piani. Infatti l'immagine della attivita umana, sia per quanto riguarda l'individuo, sia per quanto
riguarda la collettivita eperfettamente coerente con le risposte
prima riportate. Non ci sentiamo di esprimere il nostro giudizio
con una aggettivazione banale, possiamo solo dire che abbiamo
una immagine molto diversa dell'attivita umana, individuate e
collettiva, da quella espressa dai comportamentisti soggettivi.
Cionostante resta valido che differenziandoci nell'immagine, concordiamo nel piano di analisi relativo aile modalita
di integrazione dei piani.
"11 compito di integrare i diversi piani in uno stesso
flusso di comportamento, deve essere eseguito dallo stesso
organismo che forma ed esegue piani differenti". Se i piani
successivi sono puramente concatenati da avvenimenti casuali
che si verificano nell'ambiente delle persone, non c'e problema. Ma se vengono coordinati illtelligentemente, ci deve
essere un meccanismo che lo fa.
E, presumibilmente, il meccanismo avra la stessa forma
generale che abbiamo gia descritto: la gerarchia TOTE .. La
nuova caratteristica e pero che gli oggetti sottopostl a test ed
operazioni da questa gerarchia TOTE di coordinamento sono
essi stessi delle gerarchie TOTE.
73
1.,......-........... "'""" ...
~,
'· ·' ' •...,. ., _.. .,_..
ff . . . . . ,,~---·
~ ,_ • • ~.,
"Dobbiamo cioe avere !,pian~ operano suL.Diw. t:osi
come abbiamo dei piani che operano su delle informazioni
per guidare il comportamento motorio. Cio comporta una
certa complessita". Questo processo diventa ancora pili
complicato "quando pili persone cercano di lavorare insieme
e di eseguire un piano comune basato su qualche immagine
pubblica. Si ha un piano pubblico ogni qua:Ivolfa
gruppo
persone cerca di cooperare per ottenere un risultato che i
singoli non sarebbero o dis osti o in grado ~ngere
M 1so atamen3. Ogni mem ro si assume l'esec1lzlone di quaiChe
frammento del piano pubblico e lo incorpora nei suoi piani
individuali personali. In tal modo troveremo che la comunita
ha costituito un albero, una gerarchia di Piani analoga ai piani
gerarchici che abbiamo discusso per i singoli individui. Alla
base dell'albero ci sono poche persone che pianificano la
strategia per l'intero gruppo e all'estremita dei rami molti
lavoratori che eseguono le tattiche dei propri sottopiani. Noi
americani passiamo -gran parte del nostro tempo a coordinare
e a partecipare proprio a questo tipo di piani sociali."
Ogni passo, ogni frase, ogni parola del capitolo sulla
integrazione dei piani e cosi indicativa dell'immagine del
mondo degli autori che si sarebbe tentati di riportarlo tutto
anche per confermare la contraddizione tra utilizzazione italiana di modelli americani e differenza essenziale tra immagine del mondo americana e italiana (o almeno parte di essa).
L'integrazione dei piani individuali nei piani collettivi ha
una modalita fondamentale: la pianificazione. Essa nelle
piccole collettivita ha la forma di una pianificazione che
abbiamo gia citato, neUe collettivita pili grandi (e il nostro
caso) la pianificazione e la risultante di innumerevoli piani
individuali.
I piani collettivi come quelli individuali possono
essere temporanei o ricorrenti e relativamente durevoli. La
fabbrica rappresenta un esempio di organismo che utilizza
piani ricorrenti. Se eseguito con successo il piano viene
ripetuto e determina "una permanenza dei vari sottopiani di
queste iniziative in continua attivita e le persone hanno il
tempo di acquisire specifiche abilita ... La divisione dellavoro
e delle responsabilita, possibile ed efficace, definisce un
l/
eli
un
r•
insieme di ruoli sociali. Il ruolo di una persona in ogni gruppo
dovrebbe essere definito nei termini di piani che in quel
gruppo ci si attende che esegua".
L'interesse degli Autori per la pianificazione sociale
nasce dal fatto che essa costituisce un interessante oggetto di
ricerca per lo studio dei piani (natura ed esecuzione) e perche
costituisce la ragion d'essere delle istituzioni umane che
"esistono primariamente allo scopo di eseguire piani che i
loro membri, come individui, sarebbero incapaci o non
disposti ad eseguire". Venendo a mancare, a decadere i piani,
i gruppi scompaiono o si conservano "per il piacere di
nuotare nel mare delle emozioni". "I gruppi sono come. i
calcolatori, 90 er cento di iano e 10 per cento di jimni''"'Tn;·
li in vidui d'altro canto, sono circa il 7 per cento di
~r c -2-.
~"'Siaspazi"oche tempo
en::;tr::an::s:;o;;;:.:"'in;:...:;m;...;;.o•d~o-=p...;e:;;,;n;;;;;etrante nei nostri piani. Dobbiamo
stabilire delle regole sulle priorita ... Noi americani siamo i pili
diligenti servitori del tempo".
Ho creduto necessaria esporre il modello immaginepiano come modello psicologico dell'uomo, per i motivi che
ho gia spiegato e anche perche, e questo spiega le frequenti
citazioni del testo, un modello non si puo smontare a
piacimento, prendeme alcuni pezzi e comporre con questi e
con pezzi di altri modelli un secondo modello di proprio
gradimento. 0 lo si accetta globalmente nei suoi elementi
essenziali oppure lo si rifiuta, se si cerca una struttura di
riferimento per fare della psicologia applicata quale e e non
puo non essere la psicologia dellavoro.
Io lo ho accettato e ho cercato di usarlo come una
visione clinica in senso lato, tentando cioe di definire delle
categorie concrete, qui ed ora, di immagini e di piani relative
agli uomini de li ambienti che conosco meglio: la fabbrica e il
teriitOr_!g. La maggior parte de e en 1c e a
. non
modeHo ma ai riferimenti concreti che gli Autori usano per
esemplificare gli aspetti clinici correlati al modello sono
inevitabili e compatibili con quanto ho prima esposto.
Dipende dalla diversita delle immagini che sono legate ai
diversi valori dei due mondi, quello nordamericano e quello
in cui ho vissuto e vivo.
75
74
---~
--r/
5.
IL GREZZO E LA PSICOLOGIA
Abbiamo fissato alcuni punti di riferimento, relativi alla
rappresentazione del rapporto uomo-ambiente, alia rappresentazione dell'ambiente fabbrica, alla rappresentazione dell'uomo e alia rappresentazione del territorio. 'J'enteremo ora
di "rappresentarci" ~a loro combinazione in un progetto di
cambiamento di un territorio-quartiere, avendo cura di non
perdere il controllo dell'insieme.
Questa operazione ricorda queUe filastrocche e canzoni
che esistono in ogni cultura. .. "E infine il signore sull'angelo
della morte, sul macellaio che uccise il toro, che bevve
l'acqua, che spense il fuoco, che brucio il bastone, che
picchio il cane, che morse il gatto, che si mangio il topo, che
mio padre compro alia fiera dell'Est" o "Questa e la mucca
. che scaglia in aria il cane, che morse il gatto, che uccise il
topo, che mangio il malto, che stava nella casa che Jack
costrui". La grammatica tollererebbe il fatto di esprimere con
un'unica frase questa catena di frasi (Questa e la mucca che il
cane, che il gatto, che... morse, uccise, mangio) in una
costruzione ad incastro che assomiglia alle relazioni che si
puo ragionevolmente presupporre intercorrano tra uomini e
cose in un ambiente quale la fabbrica e/o il territorio.
L'uomo singolo non tollera quello che la grammatica al
contrario tollererebbe, perche ha una memoria limitata e non
e multimodale. La realta tollera, come la grammatica, quello
che la rappresentazione individuale non tollera. La rappresentazione sociale, il sistema informative grezzo degli uomini del
76
territorio, come la grammatica, tollera, contiene incastri
analoghi.
Per affrontare il problema di controllare l'insieme delle
rappresentazioni individuali nel loro incastro, nelle loro
relazioni continue, una soluzione possibile e offerta dal
modello sociolo ·co nel
'· 'v' uo cosi come interessa
_ a ps1eologia individuaJe, _yiene cancellato. 11 model o
sociologico si rappresenta i problemi e la loro soluzione
avendo come unitil elementare di analisi delle entita sovrain-'N-'>
dividuali. Anche il modello politico in generale nsolve m
modo analogo il problema.
Abbiamo voluto provare a risolvere il problema partendo da un modello come quello milleriano che propone di
leggere l'uomo come una bambola russa nella quale i piani
fl~bili sono le bambole pill grandi che contengono Ie
bambole intermedie, le abilita e le abitudini e via via, quanto
pill le bambole sono piccole, tanto pill i piani sono rigidi (i
piani biologici, i piani ereditarif A_bbtamo immaginato (e una
&!rtvaztone dal modello gramsciano) delle bambo!e ancora
pill grandi, i piani dei gruppi sino alia bambola ~i~ ~
l'~~.g~izzazione della uii& d~i uomini del terri i . Cosi
facendo la sede per l'osservatore psicologo e ancora l'uomo
singolo, che none pill l'uomo in generale ma l'uomo che fa
parte di gruppi particolari, fra di loro sufficientemente
omogenei rispetto alle loro mappe cognitive, ai loro comoortamentL
In mancanza, forse soltanto nostra, di altri riferimenti,
siamo obbligati quindi a collegare, ordinandole in sequenza,
una serie di cose altrimenti collegate.
Riconsideriamo il modello di fabbrica, di lettura dell'organizzazione del lavoro, come storia delle rappresentazioni
rispetto all'ambiente fabbrica. Lo immaginiamo come un
percorso in tre fasi fondamentali~ ognuna caratterizzata e
condizionata dal modello di lettura. La prima fase comprende
un percorso segnato essenzialmente dal fatto che, cercando di
educare dal punto di vista sanitario gli operai, si evidenzia l.lna
difficolta quasi insormontabile e si scopre che gli operai
hanno una ra resentazione dell'ambiente di fabbrica diversa,
incompati ile rispetto a que la e1 ncercaton. 1 tratta di una
n
·;:~.,
77
rappresentazione grezza, di sintesi. Questa modalita apparentemente mal strutturata caratterizza anche la rappresenta~
zione dei ruoli, infatti la domanda al tecnico della salute non
e soltanto di tipo diagnostico-interpretativo rna complessiva:
e la domanda di un apporto fondamentale per risolvere il
problema della nocivita. Ancora grezzo risulta questo modello, il quale contiene pero un con.cetto fondameptale: se il
.medico conosce 1 r~~h~ 2 si ado~ri E!:r ris~!ve!_li. 11 modello di
lettura grezzo, che ha come riferimento la casa, la fabbrica in
generale, la fatic~ fisica, gli effetti stancanti non dovuti alla
fatica fisica, e peculiare degli operai nella fabbrica ma
rappresenta anche una serie di riferimenti che, appunto
perche grezzi, abbiamo tutti nella nostra mente. Anche se
p.ossediamo modelli di lettura molto sofisticati, questo modo
grezzo di classificare persiste ..8i...trat.tlLYindL.dLY.n._modello_
J~ co!!i!L'l£., Questa modalita di mappizzazione, di tipo
infantile secondo le categorie psicologiche att1,1ali, basata su
elementi sensoriali, esperienziali, risulta compatibile e coerente con la verifica della nocivita ambientale. Rifiuta la misura
fisica come valutazione se non e confermata dal giudizio di
pertinenza derivato dalla validazione consensuale. Valida
consensualmente l'operato del medico sulla scorta del giudi.~ ~ zio pragmatico che risponde al quesito: "L'operato, il co_!!!Qor~ tamento del medico e adegy.ato a! fine-? " come ricorda
. Ittelson questo criterio e legato alla identificazione del fine,
dell'intento. E si scopre che l'intento del medico e la
classificazione, la diagnosi, quello dell'operaio e l'eliminazione della nocivita. La prima fase della ricerca sull'ambiente di
lavoro e basata sul modello piu generale della ricerca della
veritii, dell"'one best way". Questo impedisce di capire che
esiste una multimodalita nella lettura dell'ambiente.
Questo modo unimodale di rappresentarsi la fabbrica ha
generato queUe che si definiscono, impropriamente, le strozzature ideologiche.
La strozzatura non e solo ideologica, e anche scientifica
red e legata alla resistenza ad accettare un carattere essenziale
fi ~e.lla percez~~P.~!~E.!!L~::g!.le.UQ.~~~i!~ muit!_~§~l~~-~- Se
non si accetta questo, allora si parla dell'operaio che non
capisce e va educato, opPure st parla della priorita della
~
I
f)
...
-~---·--~~--,_A
78
..
.-_,_.,,_.,~-··
-,_.
soggettivita operaia, si parla di autovalutazione, di autodeter~W· Si confonde la classe operaia, e la cosc1enza di
classe, con il singolo operaio e con gli atteggiamenti del
singolo operaio. Siamo ben lontani dal modello di uomo di
cui parla Gramsci.
La divisione del lavoro ha avuto come base un metamodello fondamentale, che resiste poiche e condiviso anche da
chi ideologicamente si pone come portatore di modelli
alternativi. Anzi e proprio in questo mito dell'alternativo
formale che si esclude la possibilita del superamento del
metamodello. Il superamento non pub avvenire che attraverso
il riconoscimento di una dialettica tra uomini reali, portatori
di modelli diversi rna che producono una sintesi che e
l'ambiente e l'organizzazione del lavoro, dentro e fuori della
fabbrica. Solo questa diversa rappresentazione del rapporto
fra portatori di modelli scientifici e altri obbliga a riconoscere
la validita, anche se parziale, degli altri.
La seconda fase della storia del modello di lettura della
fabbrica e contrassegnata dalla presa di coscienza della
pluralita dei modi di rappresentarsi la fabbrica o almeno di
due di essi: quello operaio e quello medico.
E' fondamentale, nel passaggio a questa coscienza della
multimodalita, la possibilita, verificata, di potenziamento
reciproco dei due modelli. E' uno scambio tra due gruppi
(presupposti) che sfrutta i vantaggi della combinazione della
modalita prevalentemente esperienziale con la modalita linguistica. Ma e anche importante sottolineare che da questo
scambio esplode (e solo un detonatore, non e la causa del
fatto storico) un movimento per la modifica dell'ambiente,
quindi dell'organizzazione dellavoro, caratterizzato dal riconoscimento, prevalentemente solo di fatto, della multimodalita della lettu~:a dell'ambiente fabbrica. 11 passaggio dalle
letture precedenti, ancorate al metamodello della verita
scientifica unica (o alla sua immagine speculare: la veritii e
ascientifica, esperienziale nel senso piu ingenuo, infantile del
termine ), ad una lettura bimodale a pre almeno due strade alla
modellizzazione.
La classe operaia, attraverso questa nuova immagine
governa il suo comportamento e in questo governo la
,.--.......~-----...----·
79
coscienza dell'uomo singolo (il singolo operaio) contiene, in
gradi diversi, questa immagine. Invece i medici dellavoro, gli
psicologi dellavoro, anche quelli che hanno accettato questa
immagine comune, stentano a sviluppare nel loro campo le
potenzialita di un modello multimodale. Gli esempi di questo
reflusso che non e ideologico rna scientifico, sono molti. Alla
luce di questa esperienza, e a conferma, possiamo leggere le
scoperte di Taylor e di Mayo. Anche Taylor scopre il valore
fondamentale dell'esperienza operaia, anche Mayo scopre il
valore fondamentale dell'organizzazione informale dellavoro.
11 peso determinante della struttura economico-politica non
deve mascherare ne il valore delle loro scoperte originali (non
delle loro soluzioni politiche) ne l'infh.ienza del modello
,
s¢.entifico dominante (o metamodello) che nega, contro
l'evidenza, la multimodalita della lettura dell'organizzazione
del lavoro. 11 fatto che questo si ripeta anche in presenza del
modello di lettura marxiano e anche in tecnici che lo
conoscono, dichiarano di accettarlo, induce ·a sottolineare
l'importanza di riconoscere la multimodalita, oltre la dimensione inter e polidisciplinare, nell'unica forma concreta:
tlquella
di accettare in modo dialettico. non formale, la. validita
14
~ ~i modelli di altri mogL
Alia luce di queste considerazioni, la fabbrica appare
come la risultante di un processo nel quale i rapporti di forze
si traducono in situ~wni .A. aeconda s1ei....m2~lll:d~~
4;:lf che definiscono, attraverso il conflitto, la. contrattazione, i
tmocrrconcreti a~·j?roauz1one. La coscienza del fatto che
·esistonocfi1es'£Cmodiiii, che hanno anche delle connotazioni
positive, determina il processo di riappropriazione, cioe la
ricerca dei modelli (quali sono e come sono e a che cosa
possono servire ), in misura diversa nei diversi gruppi.
In una terza fase si supera, anche perche le prime due
fasi lo hanno reso possibile e la storia del movimento operaio
italiano necessario, la lettura dell'ambiente fabbrica come
sistema chiuso. 11 sistema che diventa oggetto di interesse e di
ricerca e l'ambiente di vita, il territorio-quartiere che copre la
gamm.a degli eventi della vita quotidiana di un uomo che
lavora.
In sintesi la modellizzazione necessaria minima e forse
I
I
I
I•
-j?
'{
i.
I
f
,\
I"
\
sufficiente, per la rappresentazione dell'ambiente fabbrica, e
data dai seguenti riferimenti. II riconoscimento della pluralita
dei modelli e la loro definizione; la considerazione che il
modello dello psicologo del lavoro e uno dei modelli; la
conoscenza della dinamica dei modelli. Infine, la presa di
coscienza che l'approccio ambientale per la psicologia del
lavoro. offre (perlomeno anche) una possibilita di un ruolo
reale se il piano dello psicologo del lavoro si definisce
concretamente.
Il progetto di fabbrica, i1 modello .di fabbrica cui fa
riferimento lo psicologo del lavoro e determinante, perche e
su quello che egli misura la congruita del piano di ricerca e
dei relativi sottopiani e test.
Ben diversa e la ricerca se il modello ha come obiettivo
l'ottimizzazione della produzione aziendale oppure l'ottimizzazione della produzione sociale, non solo aziendale, e della
capacita degli uomini della fabbrica. Come suggerisce il ~
comportamentismo so gettivo il val re e
me
I>
fIn n
ne planO. Lo psicologo dellavoro puo affrontare
la tematica ambientale se studia l'Immagine di ogni gruppo, il
piano di ogni gruppo, la validazione consensuale intragruppo
e intergruppo. La verifica comporta lo studio del cambiamento, la conoscenza del segno del cambiamento (anche rispetto
alia salute psicofisica) delle caratteristiche dell'ambiente. Ma
ancora e necessario dire che nell'esperienza sull'ambiente la
ricerca, per essere feconda, non solo presuppone che lo
psicologo accetti il modello della multimodalita (espressa da
gruppi di uomini) rna anche, ed e altrettanto essenziale, che
questo presupporre sia totalizzante rispetto alia definizione
del piano.
Se interessa il problema del cambiamento del territorioquartiere dal punto di vista sanitario, l'obiettivo puo configurarsi in modo analogo. Se si accetta la~odalita multimodale (e l'esistenza di uomini o gruppi di uomm1 cornsponl!enti)
non si puo non presupporre u i di
ini (e modelli
coerenti) previsti
cam iamento. In altre parole se s1 s u 1a
anche dal punto di vista della psicologia del lavoro un
ambiente avendo l'intento di cambiarlo (perche il compitoruolo assegnato allo psicologo e quello di mettere il suo
80
81
6
sapere a servizio del cambiamento) l'unico approccio possibile puo essere inizialmente globale, totalizzante, obbligando il
ricercatore, se vuole, alia funzione di manager. Lo studio
della situazione attuale e di quella al tempo dato non puo
essere come le immagini di una lanterna magica rna deve avere
i caratteri dell'immagine cinematografica: anche se si tratta di
due fotografie, deve "dare il movimento". In altre parole si
puo studiare la situazione attuale solo definendo la situazione
prevista. Se non si opera in tal modo si usano inevitabilmente
dei criteri di rappresentazione corrispondenti alia situazione
attuale o speculari. Lo psicologo puo operare senza preoccuparsi della situazione prevista solo se vuol studiare il
cambiamento del proprio comportamento nella ricerca (nel
passaggio dalla situazione attuale a quella prevista).
Quando la nuova situazione sara diventata attuale,
rifacendo la ricerca sullo stesso oggetto, ottemi la valutazione
del cambiamento del suo comportamento nella ricerca,
confermando che C = f A. Ma qualcun altro avra dovuto
discostarsi dall'equaiione perche l'ambiente potesse cambiare.
Si possono studiare i comportamenti dell'uomo medio,
nell'ambiente fabbrica come nell'ambiente-quartiere, derivandone delle leggi (come propongono e fanno Wohlwill e
Kohn). A patto che l'ambiente o meglio gli ambienti, come
suggeriscono i due autori, si mantengano costanti e che i1
c9mportamento dell'uomo riOi:i-t:enaa:ffiiinesosCientemente,
rie mcosc1ente~nte aJ!~_@fjj. L'ambiente poteva essere
-oonsiderato costante (l'ambiente fabbrica e l'ambiente-quartiere nel nostro caso) un tempo, oggi certamente non e piu
vero. E allora o consideriamo il cambiamento come opera di
altro diverso dall'uomo; oppure come opera di uomini diversi
~;:!toit~i~~;ttn~~Af!!~;~ie~~~~~~~~:~;f.~~~
siamo.conVinti""ch'e.le tre rappresentazioni del problema (non
certo le sole) siano delle Immagini esistenti in _gru--l!Pi_di
--~-~~-LQhe appartenionQ.Ilmm~ita scientific}le.
Che il cambiamento dell'ambiente fa'6br1ca"'si definisca,
nel modello di rappresentazione di progettisti e anche di
psicologi del lavoro, come frutto della tecnologia e dei
82
'I
L
mutamenti dell'organizzazione dellavoro, visti come qualcosa
di diverso dal prodottooegli uomini, un dato espenenziale~
verlficablle:--··-···
-Ricorda certi discorsi sull'alimentazione artificiale del
bambino nei quali si parla dei vantaggi e degli svantaggi del_
latte di mucca nei confronti del latte della "centrale del
latte". ·
Non voglio sostenere che chi parla della tecnologia
ignori che essa e il frutto del lavoro di uomini, ne che chi
parla del latte della "centrale dellatte" pensi che si tratti di
un mammifero. Voglio solo dire che certi modelli linguistici
possono far perdere di vista illegame che esiste fra l'azione
dell'uomo e il cambiamento dell'ambiente. Nella psicologia
dellavoro questo e doppiamente vero: non solo la tecnologia
e altro rispetto all'uomo, rna l'uomo da studiare e spesso solo
l'uomo esecutore, che e l'uomo medio, l'uomo massa. E'
quello che ha le rappresentazioni che bisogna studiare. Come
se, e sempre solo implicito nel comportamento della ricerca,
esistessero uomini che vedono, che sanno, i tecnici di tutti i
livelli, e gli altri che invece "si rappresentano". Potrei dire che
tutto dipende, come nel caso della filastrocca, dal fatto che il
modello scientifico tollera male gli incastri linguistici che la
grammatica tollera e la real til tollera e il grezzo tollera.
Non ho trovato nessun argomento del tutto soddisfacente per convincere di una cosa che a me oggi (ieri no) appare
ovvia.
La cosa che mi appare ovvia e che l'ambiente fabbrica
cambia continuamente, e ognuno di noi 10 sa-;-aa·opera degli
ti'9!mnt smtrliljljri~i, Per Tamagworpar-te"inafreitiffiienre,-"m
(un rapporto dialettico tra uomini portatori di modelli in base
ai quali si definisce e ridefinisce appunto l'ambiente. La
medicina del lavoro, la psicologia del lavoro e l'ergononllii.
oonsioeran5 dl Tatto s<rto l1'1Il! ttpt d1 mtervento: qyelio-
e
~~. ¥,!!!o p!§@f~!!~:IC!me ~ass~~~).
Questo sigmrica che non v1ene consiaeiatoessenz1ale come
oggetto di studio (e questo vale fra l'altro anche per. la
tecnologia e l'organizzazione del lavoro) il rocesso continuo
eli ~-C~~~n12. <;:,!1~ -~ fortuna avviene n;_~,.!~nte
!!b~~~~a (e,~~l~!?~Jllit~-~rE[ad opera Qegti uom1m che
83
si muovono in riferimento ai loro modelli e che ridefiniscono
i loro modelli sulla base dell'esperienza che anche i cambiamenti contribuiscono a determinare.
Mappa grezza. Col termine di mappa grezza del territorio intendiamo una parte essenziale della mappa cognitiva ejo
spaziale che e una recente scoperta della psicologia, anche se
e parte fondamentale del nostro comportamento quotidiano.
I termini Immagine e mappa cognitiva possono essere usati
indifferentemente, sono interscambiabili perche vogliono
indicare un insieme di riferimenti che govemano il nostro
comportamento e che noi non siaino in grado di identificare e
trasmettere se non in parte, e soprattutto se non in funzione
di un comportamento. Esiste anche una certa confusione
terminologica tra Immagine e mappa cognitiva se usiamo la
terminologia del cotnportamentismo soggettivo perche in
questo modello l'immagine e prevalentemente rappresentazione, mentre l'azione e caratterizzata dal piano. Siamo convinti
che la rappresentazio,ne, l'lmmagine (di Boulding come quella
di Miller) e la mappa cognitiva sono intrecciate in modo
inestricabile con la condotta. Noi preferiamo indicare con il
termine mappa grezza l'aspetto che si riferisce alla rappresentazione (l'lmmagine del comportamentismo soggettivo) relativa al territorio, alle cose e agli uomini del territorio-zona.
Ogni abitante del territorio-quartiere ha un· insieme di
riferimenti rispetto al problema della salute che si possono
ricondurre alle cose, agli uomini ed ai modelli. Conosce
· alcune cose: ambulatori, ospedali, farmacie, centri assistenziali, uffici dell'organizzazione mutualistica e del Comune;
conosce degli uomini: medici, assistenti sociali, uomini
politici, sindacalisti, che rappresentano un riferimento per il
problema salute. Conosce dei modelli di interpretazione del
problema: che cosa sono le malattie, esiste la cura, la
prevenzione, la riabilitazione. Questi esempi non servono che
a dare un'idea di quell'immenso numero di riferimenti che
compongono la mappa grezza di ogni abitante.
La psicologia ambientale considera unica la mappa
cognitiva di ogni singolo soggetto, ma riscontra degli elementi
di omogeneita tra le mappe cognitive dei soggetti appartenenti allo stesso gruppo. Un soggetto puo appartenere a gruppi
84
r
,,
diversi (in rapporto all'eta, al fattore etnico, all'attivita
lavorativa, al raggruppamento politico, alla religione, ecc.).
Questi gruppi rappresentano un momento di definizione della
mappa in quanto sono fonte di informazioni e sede di
ricezione di informazioni. La mappa grezza ha le caratteristiche della mappa cognitiva perche ne e parte integrante.
P.referiamo definirla grezza per sottolineare una caratteristica essenziale. La letteratura sulle mappe cognitive, in
particolare sulle mappe spaziali (Downs e Stea, 1973)
riferisce l'esistenza di quattro caratteristiche: incompletezza,
distorsione, schematizzazione e aumento. Queste considerazioni derivano da un confronto tra le mappe riscontrate
sperimentalmente e le mappe contenute nello spazio fisico
del mondo reale visto secondo il modello euclideo.
Chi conosce l'anatomia e la fisiologia del cervello sa che
non rispetta ne dal punto di vista motorio ne dal punto di
vista sensitivo una simmetria, una scala, in altre parole il
modello di Euclide. E' certamente deformata in coerenza
all'uso.
Allo stesso modo la mappa· corporea delle cartelle
cliniche dermatologiche ci offre un'immagine mostruosa
dell'uomo con mani, piedi, genitali, labbra ed altre parti
molto ingrandite (le sedi piu frequenti delle lesioni che
interessano il dermatologo) mentre il resto del corpo e
rimpicciolito.
Puo essere considerata incompleta, distorta, schematica
e forse aumentata. Ma non si puo certo dire che la
dermatologia non conosca la mappa corretta dell'uomo,
secondo i concetti euclidei.
Se consideriamo altri criteri in base ai quali vengono
valutate le mappe spaziali troviamo la proposta di considerarle in rapporto a tre quesiti:
1) che cosa dovrebbe sapere la gerite; 2) che cosa sa; 3) come
lo apprende.
Anche in questo caso e il modello del ricercatore che
stabilisce il termine di confronto. E' possibile utilizzare L tre
quesiti per ogni uomo oltre che per il ricercatore: ognuno sa
quello che pensa di dover sapere, in rapporto alla possibilita
di saperlo. Bisogna ancora aggiungere che la possibilita di
85
sapere e funzione di elementi oggettivi ma anche di elementi
soggettivi derivanti da quello che ognuno pensa di dover
sapere.
Da quanto prima abbiamo detto due considerazioni tra
le tante possibili. La prima e che le mappe tecniche sono
necessariamente unimodali, quelle grezze no. Questo e il
motivo per cui preferiamo usare l'aggettivo grezzo come
contrapposto a tecnico e in senso non peggiorativo, anzi.
Rispetto alia necessita-possibilita per l'azione, nei rapporti
con 1' ambiente le mappe grezze come linguaggio individuale,
sono certamente piu adeguate, efficienti ed efficaci.
La seconda e che se ricuperiamo le caratteristiche
dell'ambiente che secondo lttelson debbono essere tenute
presenti nello studio della percezione ambientale, i caratteri
delle mappe cognitive (e quindi delle mappe grezze) appaiono
spiegati, anzi Ciustificati. Le ricordiamo perche parlare di
mappe grezze comporta anche considerare f~mdamentale il
processo di mappizzazione.
1) Gli aspetti salienti di cio che ci circonda, i primi, i piu ovvii
e quem Cli"e ne definiscono la proprieta, costringono l'osservatore a prendeme parte. L'ambiente non si puo osseniare, lo si
esplora; 2) gli ambienti sono sempre multimodali; 3) l'informazlone e sempre contemporaneamente centrale e periferiCa
(C"ioe abbiamo sempre presente anche q~he e fuori del
nostro campo percettivo ); 4) gli ambienti sono sempre
simultaneamente esempi di informazioni abbondanti o di
informazioni insufficienti ed ambigue, o di informazioni
c:onflittuali e contraddittorie; 5) l'ambiente procura significatlsimbolici e messaggi mot1vazionali; 6) gli ambienti hanno
sempre uii'atmosJ.era difficile da Gefinire rna molto importante, relati;a alle qualita estetiche, sociali e sistemiche; 7) la
percezione deWambiente coinvolge sempre un'azioJ!e, gli
ambienti determinano le probabilita di verificarsi di azioni
·.....potenziali.
Ci interessa ancora definire una caratteristica delle
mappe grezze che e da tenere presente quando si abbia
bisogno di raccoglierle.
In primo luogo come dice Boulding l'accesso all'immagine da parte del soggetto e parziale e in secondo luogo la
86
Tr
l
mappa grezza e composta nella sua parte accessibile di una
grande quantita di informazioni riservate. Questa parte
riservata, relativa non tanto alla conoscenza delle cose quanto
ai giudizi sugli uomini, e molto rilevante nel determinare il
comportamento. Basti pensare a una mappa grezza di uno
psicologo ( o degli psicologi) rispetto alla comunita scientifica
della psicologia italiana. Risulta evidente quante informazioni
determinanti nel comportamento sono riservate, cioe non
comunicabili in modo ufficiale anche se elemento di comunicazione informale.
Basta pensare che la mappa grezza di un operatore di un
Consultorio conosce, soprattutto perche lo ha derivato dalle
mappe grezze di altri abitanti del quartiere oltre che dalle sue
esperienze, le zone del quartiere nelle quali si concretizzano
le cause sociali della gravidanza non desiderata. Conosce
nome, cognome, indirizzo di coloro che procurano gli aborti
clandestini e conosce tutti gli altri elementi che compongono
la mappa riservata.
Che noi la definiamo omerta o in qualunque altro modo,
ratmosfera di cui parla Ittelson, che ha connotazioni estetiche, sociali e sistemiche blocca l'utilizzazione di questi
contenuti che restano soltanto e sempre oggetto solo di
comunicazioni informali.
Allo stesso modo l'operatore di un Centro antidroga si
costruisce una mappa grezza analoga, in un modo meno
preciso conosce le vie attraverso le quali le droge pesanti
circolano, magari anche i numeri telefonici a cui basta
telefonare perche arrivi un signore con la valigetta contenente
le fiale e le siringhe. Queste informazioni ed altre gli vengono
da coloro che utilizzano il Centro. Se noi verifichiamo quali
sono, in un corso di formazione per operatori di questo tipo,
le modalita attraverso le quali si dovrebbe definire la loro
capacita professionale, ci troviamo di fronte a delle ipotesi
estremamente raffinate, su base psicoanalitica, su base antropologica, psichiatrica, di fronte a considerazioni sulla legislazione. Di fronte cioe ad un coacervo di modelli decisamente
disomogenei che non permettono la definizione di un
comportamento efficace.
Come e possibile studiare Ia rappresentazione della
87
malattia, o meglio la disposizione a drogarsi, senza che la
comunita per il ricercatore, e non il ricercatore per la
comunita, definiscano la situazione congruente verso la quale
operare? Cioe il progetto di una societa in funzione della
quale utilizzare tutto il sapere umano, compreso quello
contenuto nella mappa grezza dell'operatore. .
Come ricercatori, noi non vogliamo definire questo
progetto, ma non possiamo neanche nasconderci dietro a un
dito. Le mappe grezze degli uomini del quartiere, degli
operatori di tutti i servizi e degli abitanti del quartiere
rappresentano una conoscenza reale, concreta, utilizzabile.
Noi vogliamo sottolineare solo questo.
I motivi del blocco che rende riservate, non comunicabili molte delle informazioni, o meglio una soluzione a questa
riservatezza che porti i soggetti a fare un uso adeguato delle
loro informazioni, ci paiono di molto interesse come oggetto
di studio da parte dello psicologo.
Le mappe gre_zze dei singoli abitanti sono le foglie di un
albero che e il sistema informativo grezzo.
Sistema informativo grezzo. 11 sistema informativo
grezzo di un ambiente-quartiere puo essere paragonato ad un
albero, piu strutturato in certe sue diramazioni, come le
fabbriche, e meno in altre.
11 disegno della sua struttura e il risultato di un processo
diacronico, che si perde nella storia dell'uomo e che la
continua, e di un processo sincronico che si allarga ad altri
. quartieri della grande citta e via via attraverso i mezzi di
comunicazione si alimenta anche di informazioni che provengono da tutto il mondo.
Esso rappresenta, o meglio e l'elemento portante della
organizzazione informale di un territorio-zona ed ha pertanto
una struttura visibile che e rappresentata dall'organizzazione
sociale, una parte della quale e regolata in modo formalizzato, cioe quella istituzionale. Un'altra parte dell'organizzazione sociale, meno formalizzata rna evidente e nota, e quella
delle associazioni libere, in primo luogo quelle dei partiti.
Accanto a queste esistono altre forme di associazione, sempre
meno evidenti e note, fino ad arrivare a quelle proibite. Ad
esempio, fra queUe che interessano, possiamo citare la rete
88
~-
~.
'\
(
f
degli aborti clandestini e quella della distribuzione della
droga.
Accanto a queste strutture piu o meno durevoli ne
esistono altre, piu occasionali, come dimostrazioni, scioperi,
cortei di protesta per fatti del quartiere o per avvenimenti di
ordine regionale o nazionale, che creano delle comunicazioni
che si possono sempre riportare al sistema informativo
grezzo.
Quali siano i canali privilegiati e quali siano le informazioni privilegiate e perche, sfugge alla nostra possibilita di
definizione. Ci pare pero che le caratteristiche dell'ambiente
suggerite da Ittelson siano da tenere presenti nel definire il
sistema informativo grezzo.
Se e difficile individuare nella percezione ambientale dei
confini precisi fra individuo ed ambiente, diventa ancora piu
difficile individuare un limite preciso fra percezione individuale diretta e percezione individuale indiretta, cioe mediata
da altri individui. E' da ricordare infatti che il rapporto tra
individuo e ambiente inteso in senso riduttivo, cioe le cose, e
sempre mediato attraverso degli uomini, anche quanto si
tratta di comunicazioni scritte, radiofoniche, televisive.
In mezzo c'e sempre un uomo che sceglie l'informazione
e quindi un uomo soggetto alle regole di percezione prima
ricordate.
Possiamo provare a costruire un'immagine piu familiare
del sistema informativo grezzo rispetto alla vita di ogni giomo
raffigurandoci l'intensita del flusso di informazioni, il tipo di
informazioni e le sedi. Possiamo pensare che di notte il flusso
di informazioni sia minimo, massimo nell'orario di lavoro, sui
luoghi di lavoro con un tipo di informazioni piu caratterizzato, piu specifico, relativo alia attivita svolta. L'attivita della
casalinga intesa come attivita di preparazione degli alimenti
ad esempio comporta anche le compere. La scelta attraverso
il prezzo e ancora ridefinita dal tipo di alimenti necessari
scelti, fra quelli noti, in base a tabelle dietetiche che non sono
queUe del dietologo. Sono mappe che forse appartengono
all'area di interesse dell'antropologo culturale. None difficile
verificare che l'immigrazione modifica, arricchisce la domanda ad esempio di tipi di verdura, di frutta. La loro comparsa
89
sul mercato arricchisce la mappa grezza degli indigeni dal
punto di vista delle possibilita di alimentazione, rna non solo.
L'alimentazione e collegata alla cosiddetta medicina popolare
attraverso le conoscenze sulle presunte o reali virtu farmacologiche degli alimenti.
Abbiamo scelto volutamente un esempio banale, per
sottolineare che la considerazione della mappa grezza degli
abitanti di un territorio quartiere rispetto al problema della
salute non e rappresentata certamente soltanto dalla risposta
alla domanda: che cosa vuol dire salute, che cosa vuol dire
malattia.
Durante l'orario di lavoro nella fabbrica il sistema
informativo grezzo si alimenta di sensazioni, di riflessioni, di
eventi, di infortuni. 11 sistema i:rrformativo grezzo relativo ai
problemi della salute si definisce in modo piu preciso durante
le code nell'ambulatorio del medico, durante la visita,
nell'acquisto di medicinali in farmacia. In modo piu indiretto
comperando il giornale all'edicola immagini e scritte, locandine o articoli contenuti nel giornale, ad esempio, producono
informazioni e manipolazione delle infonnazioni.
In questi ultimi tempi sono comparsi nelle edicole
periodici tutti dedicati al problema della salute e della
malattia. Si parla addirittura di una prossima pubblicazione di
un quotidiano su questo argomento.
Accanto al flusso di infonnazioni piu specifiche rispetto
al tipo di attivita, piu organizzate perche collegate a una rete
di comunicazioni piu costante, altre meno specifiche, legate a
· rapporti occasionali (dalla panettiera, davanti alle scuole, sul
tram o sull'autobus) caratterizzano le modalita del sistema
informativo grezzo. Non dobbiamo considerare irrilevanti
queste modalita occasionali che, attraverso l'indicazione di un
medico, di un santone, di un periodico sulla salute, di una
trasmissione televisiva sull'alimentazione artificiale, orientano
le scelte attuali e queUe future talora piu di articoli divulgativi
anche seri su un argomento di educazione sanitaria.
Alla sera il sistema informativo vive degli incontri di
piccoli gruppi, di riunioni nelle sedi dei partiti o di altre libere
associazioni e soprattutto della informazione televisiva. In
particolare le stazioni private distribuiscono informazioni e
90
lp
t
t
~
/
modelli di comportamento rispetto alia salute che hanno
certamente un peso non indifferente nella definizione delle
mappe grezze.
Aumenta il numero delle modalita, aumenta il numero
delle informazioni che diventano sempre piu abbondanti,
ambigue, difficilmente elaborabili. L'esistenza del sistema
informativo grezzo pennette di rispondere alia domanda che
la psicologia ambientale pone, cioe il fatto che l'unicita della
mappa cognitiva del singolo si accompagna alla relativa
omogeneita di gruppi che vivono in situazioni analoghe
(Zannaras, 1973). Questi due elementi da soli non bastano
per ricostruire ne il processo che, a partire dagli elementi
comuni, produce la diversita delle singole mappe, n~ i1
processo contrario di relativa integrazione. Si tratta, e
evidente, di un processo molto complesso. Un primo accesso,
anche se imperfetto, puo essere dato dal presupporre l'esistenza del sistema informativo. grezzo come elemento di
mediazione tra il singolo e i1 gruppo di appartenenza (per
questo aspetto i1 gruppo coincide con gli abitanti del
territorio-zona).
Questo i1 quadro appena abbozzato delle comunicazioni
basate su informazioni gia elaborate efo parzialmente elaborate, indirette.
QueUe dirette che gli uomini ricevono o possono
derivare senza avere altri uomini come mediatori rendono
ancora piu complesso il problema a chi volesse definire il
modo nel quale si forma la rappresentazione della salute e
della malattia. Quanto abbiamo detto sinora significa per noi
che e molto difficile descrivere, raffigurare il sistema informativo grezzo definendo quali infonnazioni circolario e come
circolano. Ci offre comunque la possibilita di individuare
altre caratteristiche del sistema informativo grezzo e altre
modalita possibili di studio, di ricerca.
La prima caratteristica e la mancanza di un codice
comune rispetto a1 problema della salute e della malattia, nel
sistema informativo grezzo attuale. Questo si puo derivare dal
confronto tra il comportamento attuale e quello del periodo
preantibiotico, di fronte alla malattia. Allora gli obiettivi del
comportamento rispetto al problema della salute erano
91
essenzialmente due: alimentarsi e coprirsi a sufficienza
(prevenzione della malattia) e diagnosticare in tempo le
malattie fondamentali piu frequenti e gravi. Molte regole
magiche indicano la forza di queste strutture di comportamento. Procurarsi a qualunque costo i cibi che la donna in
gravidanza desiderava per evitare che il neonato presentasse
poi dei tumori cutanei detti appunto voglie e uno dei tanti
esempi.
11 piano di comportamento per diagnosticare il pii.t
presto possibile le malattie piu frequenti e gravi era definito e
preciso e si inscriveva in un piano piu ampio di corretta
utilizzazione delle risorse di cui il medico, oltre all'alimentazione, era un elemento fondamentale. Di fronte al malessere il
test era: "esistono segni che possano far pensare alia morte? "
se si, chiama il medico; se no, si utilizzava un secondo test:
"presenta i segni di una delle malattie gravi che conosco (tifo,
difterite, tubercolosi, polmonite)? "se si chiama il medico; se
no, e una alterazione intercorrente, banale. 11 quadro delle
malattie gravi, piu ·frequenti era conosciuto da tutti. La
rappresentazione, la mappa non era di tipo linguistico e
simbolico, rna di tipo visivo, esperienziale perche o in famiglia
o in famiglie affini l'evento si era verificato e le persone
frequentavano, visitavano gli ammalati, aiutando anche.
Questo confronto porta alia considerazione che prima
del periodo antibiotico esisteva un codice chiaro per elaborare le informazioni indirette derivanti dall'estemo e che era
. possibile esplorare l'ambiente, elaborare le informazioni
direttamente assunte dall'ambiente in base ad un codice di
lettura e di comportamento coerente.
Una seconda caratteristica importante e data dal fatto
che il sistema informativo ha i suoi nodi di elaborazione a
livello dei raggruppamenti di uomini. I gruppi non sono solo
momenti di comunicazione, rna sono momenti importanti
nell'elaborazione delle informazioni e dei modelli e nella
definizione delle modalita di elaborazione delle informazioni.
A questi gruppi infatti si deve non solo la domanda rna
anche la definizione, la elaborazione di un disegno politico,
che non rappresenta la soluzione rna la prefigura creando gli
strumenti istituzionali compatibili.
92
·~'t}
(
Inoltre uno di questi gruppi, quello della fabbrica, e
portatore di un modello coerente alla situazione prefigurata
dal disegno politico.
Un'altra caratteristica va sottolineata: il sistema informativo grezzo e l'unico sistema informativo esistente, cioe
l'unico insieme di informazioni strutturate, in particolare per
gli aspetti che si riferiscono alia realta del territorio quartiere.
In primo luogo per gli aspetti relativi alle cose. Le
diverse aree del quartiere non sono affatto equivalenti per gli
abitanti, e non occorre una ricerca sulla preferenzialita
residenziale per confermarlo. Sono note (ed e il primo
elemento "in comune" nella mappa cognitiva degli abitanti)
le zone residenziali, le zone sovrapopolate, le zone a maggior
rischio, le condizioni di rischio presenti nelle diverse aree:
fabbriche, strade a grande scorrimento, incroci pericolosi.
Un secondo livello di informazioni strutturate, che
rappresenta l'aspetto peculiare, pii.t interessante del sistema
informativo grezzo e relativo agli uomini, agli avvenimenti
occasionali o costanti che interessano la vita degli uomini su
quel territorio. Se si verifica un'epidemia di morbillo; se e
presente i1 fenomeno della delinquenza, e di quale tipo di
delinquenza si tratta e in quali punti si organizza; se e
presente il fenomeno della droga, con quali caratteristiche,
con quali diramazioni e con quali modalita di organizzazione;
se e con quale entita e presente il fenomeno degli aborti
clandestini, chi sono coloro che procurano clandestinamente
gli aborti; quale riflesso, quale influenza e quale attrattiva
questi fenomeni esercitano ad esempio sugli adolescenti
all'intemo delle scuole del quartiere.
Un livello ulteriore e relativo ai modelli di lettura
esistenti sul territorio quartiere: quali sono i gruppi politici;
quali le associazioni di maggior rilievo; quali i centri di
riunione, di incontro e quali modalita di lettura non coerenti
emergono in queste occasioni.
Il carattere comune a tutti i livelli e dato dal fatto che si
tratta di informazioni che si definiscono e si trasmettono in
modo quasi esclusivamente verbale. Un sistema informativo
grezzo non comprende solo i non tecnici. Sono soprattutto
gli operatori di base, medici, ecc. coinvolti nella gestione della
93
salute e della malattia ad usare come riferimento nella loro
condotta il sistema informative grezzo.
Da questo primo schizzo del sistema informative grezzo
si puo derivare il fatto che, se vogliamo conoscere l'ambiente
territorio gerarchizzando, cioe individuando una scala di
priorita a partire dall'insieme, i sul:rquartieri, le fabbriche, le
case, i punti di maggiore nocivita, esiste la possibilita di
ricostruire questa mappa ragionata.
11 sistema informative grezzo e anche caratterizzato da
una domanda implicita. Una domanda che non e limitata alla
salute del singolo individuo, ma che vale anche per il singolo
individuo: quali sono le risorse disponibili, come vengono
impiegate, come l'impiego delle risorse viene verificato
attraverso i risultati. Cioe nel sistema informative grezzo e gia
presente, anche se in modo confuse e prevalentemente
implicito, la domanda di un sistema informative meccanizzato che serva da supporto per le scelte permettendo di valutare
il rapporto costi-risultati.
L'elemento regolatore del sistema informative grezzo, e,
in condizioni usuali, la valutazione che i gruppi formali fanno
delle priorita che il sistema informative grezzo definisce.
Queste priorita attualmente, almeno in modo parziale,
sfuggono alla capacita di valutazione dei gruppi formali
perch€! il cambiamento degli uomini ha prodotto nuove
categorizzazioni, nuovi modelli ancora poco noti, mal studiati. Pertanto il problema del cosiddetto scollamento tra paese
reale e forze rappresentative tradizionali ha anche (e non
solo) questo significate. I modi usuali di rappresentarsi la
lettura e il comportamento degli altri si dimostrano insufficienti, inadeguati. Questa situazione e una situazione di
reciprocita complessa, non e a una sola direzione.
A questo fenomeno non e estraneo il problema di una
"comunita scientifica" che stenta a crearsi una posizione
autonoma e usa modelli mediati da altre situazioni. La
peculiarita della situazione italiana esige una adeguata,
coerente modellizzazione delle scienze sociali, delle scienze
umane.
Qualcuno potrebbe obiettare che abbiamo scoperto
l'imformale, gia scoperto da Elton Mayo. Non facciamo fatica
94
r
l;
~·
:va~
.~~
i'fi'
l
i ,',
\ ~·
'111
a riconoscerlo anzi vogliamo aggiungere che esso esisteva ed
era gia noto molto prima di noi e motto prima di Mayo. Mayo
ha dato alla sua scoperta il significate di un divario tra
progetto dell'organizzazione formale del lavoro e realta.
Divario che avrebbe dovuto essere risolto con le human
relations. Noi pensiamo invece che l'informale debba essere
letto ceme grezzo cioe come multimodale. Le scienze umane
lo devono studiare per conoscerlo ma anche per verificare le
loro scoperte.
Esperto grezzo. La categoria esperto grezzo nasce dall'ipotesi che, se si vuol modificare l'ambiente quartiere in
accordo con i1 disegno politico, le mappe cognitive e i comportamenti degli uomini tendono a resistere al cambiamento
e a riprodurre nei fatti la situazione attuale, vanificando il
progetto di cui in termini generali sono stati e sono partecipi.
Possiamo presupporre che il sistema informative grezzo
contenga, almeno potenzialmente, degli elementi di diversita,
congruenti con la situazione che il disegno politico tende a
creare. Possiamo presupporre ancora che questi elementi si
accumulino a livello di soggetti diversi, la cui mappa grezza
non e piu coerente alla situazione attuale, nel senso che
contiene degli elementi di rappresentazione del problema
salute-malattia degli uomini del territorio diversa.
Molti di questi elementi di diversita tuttavia sono, nella
situazione attuale, poco dicibili, . perch€! i linguaggi che
dovrebbero formalizzarli, dato il carattere di unimodalita,
tendono a filtrarli, eliminandoli.
L'expertise che definiamo grezza in quanto non organizzata secondo le modalita tradizionali epresente nelle "mappe
grezze" degli abitanti del territorio-quartiere e particolarmente in alcuni di essi.
Essa puo essere rilevata, utilizzata solo se si da un peso
particolare, nel produrre il cambiamento, agli uomini che ne
sono piu ricchi.
Abbiamo gia sottolineato che si tratta di uomini piu
curiosi di conoscere, di definire anche con immagini visiye,
esperienziali il quartiere, ma soprattutto di uomini che hanno
un progetto ambientale di cambiamento del quartiere (o di
parte di esso ).
I~·
95
.,....-----
La vita dei gruppi cui appartengono avviene in un
contesto che fissa i limiti a "cio che e possibile 0 non e
possibile, a cio che puo accadere o non puo accadere". In
genere chi non accetta queste regole viene espulso dal gruppo
o se ne va. Si puo presupporre che questi soggetti tendano a
spostare i limiti del possibile, di quello che si puo pensare
possa accadere (il pensabile) di tutto il gruppo. Ricordano
quei soggetti che secondo Miller resistono al "lavaggio del
cervello" o "controllo del pensiero", procedimenti noti che
sono stati utilizzati sui prigionieri politici e militari. In questi
procedimenti il primo passo, sempre secondo Miller, consisterebbe nel far smettere al soggetto di fare piani da solo. La
capacita di resistere sarebbe dovuta alla caratteristica di essere
refrattario, in contrapposizione alla caratteristica comune alla
maggioranza degli uomini, quella di essere "ben disposti" a
lasciarsi controllare dagli altri. La conclusione del Miller su
questa questione e per noi importante: "finche gli psicologi
non raggiungono _una chiara comprensione di cosa sia
"l'essere disposti" la sorpresa e l'unico atteggiamento appropriato di fronte al fatto che ci sono dei soggetti che resistono
al controllo del pensiero".
Sulla refratterietii al controllo del pensiero la storia degli
uomini della fabbrica propone molti esempi. Basta leggere il
diario dell'operaio Dozzo per avere materia di riflessione e
per trovare degli esempi di "esperti grezzi" refrattari al
controllo del pensiero e al tentativo di far smettere alla
. persona di far piani da solo.
Non e tanto la caratteristica dell'essere refrattario al
controllo del pensiero che ci interessa, quanto il fatto che ci
siano dei soggetti capaci di fare dei piani da soli, rna che
presuppongono gli altri uomini della comunita, gli altri
gruppi.
Questa capacita ne fa un elemento nodale del sistema
informativo grezzo perche solo in questi soggetti gli elementi
che circolano nel sistema trovano una struttura e una
gerarchizzazione effettiva. Il Kuhn ipotizza che i paradigmi
(si possono considerare rappresentazioni, immagini formalizzate, metapiani o metamodelli) vengano prodotti in un
numero molto grande e che sopravvivano solo i piu adatti
~
"
all'ambiente. Si puo pensare che le mappe grezze dell'ambiente obbediscano alle stesse leggi: siano rifiutate se non
compatibili con Ia rappresentazione dominante. Lo studio di
che cosa significhi rappresentazioni adatte all'ambiente comporta molti problemi che interessano gli psicologi.
Uno di questi problemi e quello posto da Bertalanffy: la
rappresentazione dell'uomo nella psicologia e prevalentemente rattomorfica. L'uomo e considerato un robot nel senso che
e visto come un sistema chiuso, mentre la sua entropia
negativa puo essere spiegata solo se lo si considera un sistema
aperto.
Se 1'uomo e un sistema aperto non puo non esserlo che
rispetto all'ambiente, in particolare all'ambiente di lavoro e al
resto del suo ambiente di vita, il quartiere. 11 sistema
informativo grezzo e la mappa grezza di ognuno, l'albero con
le sue foglie, alimentano l'entropia negativa, attraverso la
capacita di pensare e di credere possibile oltre i limiti fissati
dai gruppi che formalmente hanno il compito appunto di
fissare questi limiti.
Esistono in tutte le comunita, anche in quella scientifica, anche nel territorio, soggetti piu ricchi di entropia
negativa. La selezione delle rappresentazioni e dei comportamenti piu adatti sui territorio-zona puo essere spontanea o
puo essere il prod otto di un processo di riappropriazione.
Qualcuno potrebbe identificare l'"educazione sanitaria" come modalita che agevola la riappropriazione dei modelli piu
adatti.
Anche se non si tratta di sanitaria rna di altro e sempre il
modello tecnico unimodale che viene trasmesso e che
ribadisce il paradigma selezionando prevalentemente in modo
negativo le mappe grezze, eliminando anomalie e mutazioni
positive. Questo tipo di formazione coesiste con il modello di
"formazione permanente" che vorrebbe attribuire alla esperienza dei non tecnici un peso rilevante. Anch'essa pero
molto spesso si traduce in una domanda di informazione
tecnica unimodale. L'unica forma di riappropriazione valida
ci sembra quella che si realizza nell'ambiente-fabbrica e di cui
abbiamo gia parlato. Nel tendere a controllare la nocivita
ambientale e l'organizzazione del lavoro il gruppo degli
97
96
7
esecutori si riappropria in modo attivo dei modelli degli altri
gruppi, selezionando quello che e coerente, adeguato al
proprio progetto di fabbrica diversa ponendo ai tecnici, ai
ricercatori il problema reciproco di agevolare la riappropria·
zion e.
Aile caratteristiche dell'esperto grezzo, curiosa, conoscitore del quartiere nel sensa di soggetto ricco di immagini
visive ed esperienziali legate ad un progetto di cambiamento,
capace di superare il proprio gruppo nel pensare oltre quello
che sono i limiti del pensabile e del possibile peril gruppo e la
comunita, mutante perche portatore di elementi di un nuovo
paradigma, refrattario al "controllo del pensiero", ricco di
entropia negativa si aggiunge questa caratteristica, questa
capacita di riappropriazione dei modelli scientifici, scientifico-tecnici.
Abbiamo detto che la nostra ipotesi di ricerca presuppo·
ne gli esperti grezzi come soggetti nei quali queste caratteristiche sono piu marcate rna che in forme diverse esse sono
presenti nelle mappe grezze di tutti gli abitanti del territorioquartiere. E' necessaria un catalizzatore perche questa potenzialita esploda rivelandosi anche in altri.
Non vorremmo creare la sensazione che l'esperto grezzo
sia un alieno da romanzo di fantascienza. Nei settori in cui la
tecnica non e ancora sofisticata ognuno di noi non fa alcuna
fatica a riconoscere in alcuni soggetti una particolare capacita
di "anticipare", proprio perche particolarmente abili nell'utilizzare la propria esperienza e l'esperienza altrui e tutto
quello che il sapere puo fornire.
Non e difficile, per chi lo voglia controllare, verificare
l'esistenza di contadini che, sulla scorta di vecchie tradizioni
( comuni a molte Regioni) di veterinari scalzi si impadroniscono con estrema abilita di procedure terapeutiche realizzando
un massimo di efficacia nelloro comportamento.
Se studiamo la lora rappresentazione non in termini di
anatomia, rna in termini di fisiologia, patologia e clinica
veterinaria, non riusciamo a renderci assolutamente ragione
dei ris.ultati validi del lora comportamento. Questa significa
che la nostra modalita interpretativa del rapporto tra rappresentazione e comportamento e incapace di spiegare i risultati
98
della lora condotta esattamente come lora non sono capaci di
spiegarci nel nostro linguaggio scientifico la salute e la
malattia degli animali che trattano. Significa in altre parole
che esistono altre modalita, diverse dalla scienza tradizionale,
che comunque permettono di conseguire dei risultati verificabili e ripetibili.
Le anomalie co~e queste ed altre sono di stimolo alla
ricerca: Per noi riconfermano l'elemento centrale che rende
possibile l'esistenza di esperti grezzi: la non validita come
oggetto di studio, almena nella psicologia del lavoro, del
concetto di uomo in generale, di uomo media. Questa
modello rischia di produrre un effetto simile a quello delle
proiezioni di Mercatore: ridurre a due sole dimensioni la
Terra che, come ognuno sa, e di forma sferica.
99
6.
UN PIANO Dl RICERCA-INTERVENTO
La nostra ricerca si e definita, dal punta di vista
metodologico, nei qtodi che gia implicitamente si derivano
dai capitoli precedenti e che preciseremo ulteriormente.
Ci interessa delineare molto schematicamente le fasi
della ricerca-intervento, sottolineando che, non trattandosi di
una situazione di laboratorio, il coinvolgimento e l'osservazione non hanna avuto le stesse modalita per tutti i soggetti. Per
individuare le fasi fondamentali del progetto abbiamo distinto una sequenza coerente, che definisce la ricerca vera e
propria, e degli interventi collaterali, mal definibili in termini
di sequenza.
La prima fase e riconducibile ai seguenti momenti.
L'incontro con l'assessore da cui deriva la richiesta di
partecipare alla realizzazione di un disegno politico. A questa
prima incontro ha corrisposto, da parte nostra, l'accettazione
del disegno politico e la proposta del modello della psicologia
ambientale del lavoro come modello di riferimento per
tentare una sperimentazione sul territorio.
Questa ha portato all'utilizzazione, come prima cristallo
di agglomerazione, di un gruppo gia operante nell'ambito
della medicina preventiva secondo il modello indicato e alla
messa a disposizione di un piccolo gruppo di operatori del
Comune, da formare secondo quel modello.
.L'intervento-ricerca si e definito nella prima proposta di
un progetto da utilizzare per tutti gli uomini del territorio e
per un confronto di modelli coni gruppi politici.
100
Questa progetto per la zona n. 6 e stato quindi
ridefinito attraverso la partecipazione, in particolare del
gruppo di operatori responsabili della realizzazione del
progetto, di altri coinvolti dall'assessore e della stesso
assessore. Abbiamo riportato in appendice, per esigenza di
spazio, solo una sintesi del progetto che e opera degli
operatori coinvolti.
Una prima condizione da soddisfare, gia coerente con il
modello di ricerca, e consistita nel realizzare, attraverso la
formazione, l'omogeneita del gruppo di operatori messi a
disposizione, rispetto al modello ambientale di psicologia del
lavoro.
In un momenta successivo, si e raggiunto un ulteriore
livello di omogeneita parziale rispetto al modello d'uso,
realizzato attraverso la costruzione delle mappe grezze e la
definizione dei piani individuali coordinati all'interno del
gruppo di progetto. Si e quindi riconosciuta la necessita di
estendere l'omogeneita rispetto al modello teorico ad un
secondo gruppo: gli esperti grezzj (obiettivo intermedio,
l'individuazione di esperti grezzi).
Un'ultima fase e consistita nella ridefinizione dei comportamenti mansionali degli operatori coinvolti e nella
ridefinizione dell'organizzazione del lavoro con integrazione
dei piani di tutti i soggetti coinvolti, anche di quelli esterni al
·
gruppo di progetto.
Si sono previste, e in parte si sono avverate, sia per i
soggetti direttamente coinvolti nella realizzazione del progetto, sia per i soggetti che sono stati interessati al progetto, due
possibilita fondamentali: o un rinforzo secondario dovuto al
successo, oppure una caduta della valenza, con abbandono.
Come intervento-ricerca collaterale, dal momenta che il
territorio della zona n. 6 non e un sistema chiuso, si e
provved~to ad una serie di contatti con membri del sindacato, dei partiti ed altri esperti grezzi individuati come portatori
di modelli di lettura e di esperienza coerenti col modello
proposto.
Parallelamente si sono condotte due altre esperienze. "La
prima si riferisce agli operatori di un Centro di Medicina
Preventiva che gia opera da anni secondo un modello
101
coerente che si esprime soprattutto nel sistema informativo
utilizzato, tentando di tradurre l'esperienza accumulata in
una situazione aziendale in una proposta territoriale.
La seconda e rappresentata da un seminario-lezione
composto da studenti del Corso di Psicologia dellavoro, dagli
operatori del progetto San Donato, da medici, sindacalisti,
insegnanti, ospedalieri e psicologi del lavoro.
E' stato un primo tentativo di simulare una situazione
nella quale fosse possibile un confronto dei modelli di lettura
di un territorio, da parte di una popolazione non indifferenziata, rna comprendente non tecnici e tecnici di tipo diverso.
L'obiettivo del seminario e stato quello di rispondere aile
domande: quale contributo puo dare la psicologia ambientale
del lavoro alla realizzazione del disegno politico; quale
immagine del territorio hanno i diversi gruppi; quali gruppi
vengono presupposti come "diversi" nella loro immagine del
territorio; quali i madelli di comportamento noti e quali
quelli presupposti?
Sono state fatte inoltre delle tesi sullo stesso argomento
(iniziando quattro anni fa). Hanno portato a dei risultati
interessanti che sono stati di stimolo al seminario, rna che
non epossibile riportare in questo lavoro.
11 seminario-lezione ha avuto come prodotto la definizione di diverse modalita di trasmissione di una griglia di
"trenta rischi prioritari" e l'individuazione di "cento domande" su cose, uomini e modelli del territorio.
Fasi dell'intervento. Ci siamo posti come primo obiettivo quello di spostare i soggetti dalla rappresentazione e dalle
condotte attuali ad una rappresentazione che agevoli la
definizione di condotte coerenti alla situazione prefigurata.
Questo spostamento si presuppone possa avvenire attraverso
l'utilizzazione, da parte nostra e da parte degli uomini del
territorio, di elementi gia presenti, rna non utilizzati.
Abbiamo gia detto che la situazione attuale e caratterizzata da una carenza essenziale che non esisteva nel periodo
preantibiotico, in cui il modello di lettura del problema della
salute e della malattia era comune a tutti i gruppi, in
particolare ai medici e ai loro utilizzatori.
Esso era costituito dalla rappresentazione delle malattie
102
I
prioritarie e dalla conoscenza strutturata, in termini di
immagini, del loro quadro clinico e dei loro segni. Il tutto
permetteva alla gente di possedere e di utilizzare un piano di
comportamento nel quale questi segnali erano i test che
consentivano di utilizzare il medico e le strutture sanitarie
esistenti.
.Abbiamo utilizzato l'esperienza fatta nell'ambiente fabbrica, dove il modello di analisi che ha rappresentato un
linguaggio comune, accessibile a tecnici e non, era stato
identificato nelle categorie, neUe immagini grezze che esistono nella mente di tutti. Nell'ambiente territorio abbiamo
ravvisato un elemento analogo nell'immagine che ognuno ha
della vita dell'uomo, dalla nascita alla morte.
Abbiamo collegato questa struttura longitudinale con
qualcosa a monte che e sempre comune a tutti gli uomini:
prima della nascita la gravidanza e, prima della gravidanza, gli
ovuli non fecondati (l'eta fertile). In questa struttura longitudinale abbiamo identificato una possibilita di mappizzazione
che, a seconda dei soggetti, e piu o meno attuale, fino al
limite della condizione di sola potenzialita.
11 problema era ed eper noi quello di fornire un modello
comune. Il vecchio puo ricostruire i suoi problemi di salute e
di malattia ripercorrendo la propria vita fino al grembo della
madre e il giovane conosce quello che sta a monte del suo
momento di esistenza e ha un modello di previsione del suo
futuro nei termini prima indicati. Questo modello viene
proposto come sistema di riferimento per recuperare la
propria esperienza (per il gia vissuto) e per recuperare
l'esperienza altrui (per definire i problemi dell'ancora da
vivere).
All'interno di questa struttura di ordine generale abbiamo ravvisato la necessita di una ulteriore suddivisione in fasi,
recuperandole ancora dal modello che ognuno ha: la nascita e
il periodo dello sviluppo fino all'eta lavorativa, il periodo
lavorativo e il periodo post-lavorativo. A monte la gravidanza
e, ancora pili a monte, l'ovulo non fecondato nel grembo
della madre potenziale: l'eta fertile.
Restava il problema di focalizzare l'attenzione del
soggetto al fine di ricostruire la mappa grezza. Abbiamo
103
~-
pensato di risolverlo individuando un numero definite,
piccolo, di rischi. Questi rischi sono stati individuati sulla
scorta di alcuni caratteri che ne fanno dei rischi prioritari:
prima di tutto la possiblita di prevenirli. Il secondo carattere
in base al quale abbiamo scelto i rischi prioritari e la gravita e
la frequenza.
Questa criteria di gerarchizzazione ci pare owio: un
rischio e tanto meno importante quanta meno grave e il
danno prevedibile e quanta minore e la frequenza. All'altro
estremo l'importanza di un rischio, e quindi la sua priorita, e
maggiore quanto maggiore e la gravita del danno corrispondente e quanta maggiore ela frequenza.
Quanta abbiamo finora esposto ha per noi due significati essenziali, due conseguenze che ci interessano rispetto alla
possibilita del cambiamento. Il primo a livello individuale, il
secondo a livello sovraindividuale.
A livello individuale puo permettere al soggetto di
ristrutturare la propria mappa grezza del territo.rio, ricuperando le immagini relative al problema della salute e della
malattia sia personali, sia di piccolo gruppo, sia di grande
gruppo. Grande gruppo vuole dire uomini del tEmitorio
quartiere. La ristrutturazione della propria immagine secondo
questa tipo di mappizzazione rende possibile la comunicazione interindividuale. Se il codice di lettura della esperienza
relativo alia salute e alla malattia e comune, il confronto
dell'esperienza supera le caratteristiche del vissuto e tende
alla rappresentazione (in ogni singolo individuo) dei problemi
socio-sanitari del territorio come rappresentazione collettiva.
A livello sovraindividuale il cambiamento atteso e quello
di uno spostamento di oggetto. Il problema della salute e
della malattia non ha piu come oggetto, come elemento di
riferimento soltanto il proprio corpo rna presuppone, in un
modo piu o meno consapevole, come elemento di riferimento
la salute degli uomini del territorio e i danni alla salute degli
uomini del territorio. 11 supporto necessaria per rendere
attuale e valido lo spostamento puo essere dato dalla mappa
del territorio-zona.
Come abbiamo gia detto la rappresentazione dell'ambiente-zona prima della definizione delle zone (Unita Locali
104
,.
dei Servizi) era il riferimento ai vecchi borghi efo quartieri. In
termini di mappa spaziale questi venivano rappresentati da un
nucleo tipico di case, vie, piazze; attorno a questa nucleo dei
contorni sempre piu sfumati, cioe un territorio senza confini.
Nel disegno politico generale e in particolare in quello
della Regione Piemonte la definizione di un contenitore e
quindi ·di un territorio con confini precisi risulta essenziale
per una mappizzazione. Senza la definizione dei confini il
processo di mappizzazione diventa problematico.
Un territorio definite agevola l'individuazione dei punti
salienti, definisce meglio la percezione periferica, agevola le
modalita adeguate, agevola le informazioni e i messaggi
motivazionali da assumere. Infine permette di definire meglio
/'atmosfera per i suoi aspetti estetici, sociali e sistemici. Da
tutto questa deriva una maggiore e piu corretta possibilita di
esplorare l'ambiente-quartiere e infine si puo definire un
comportamento piu adeguato; e piu facile rispondere alla
domanda che cosa la gente dovrebbe sapere, che cosa sa e
come lo sa.
Nell'ambito degli operatori coinvolti nella realizzazione
del progetto della zona n. 6 e nell'ambito del seminario
ci siamo posti il problema in questi termini: "quali sono le
cento domande e le cento risposte corrispondenti" che noi
consideriamo fondamentali per una conoscenza minima e
sufficiente della zona (sempre nell'ambito dei problemi
socio-sanitari). I trenta rischi conservano ovviamente la
funzione di modello che ristruttura l'esperienza dei soggetti e
che guida nella ricerca delle cento domande. Queste a loro
volta rappresentano un ulteriore passo per lo spostamento
dell'oggetto di cui abbiamo parlato, agevolando il recupero di
una mappa grezza nella sua forma piu esperienziale rispetto a
quella usuale di"tipo linguistico.
Utilizzando delle esperienze gia verificate e le rappresentazioni "in comune" abbiamo provocato la definizione dei
piani degli operatori nel tentative di awiare un processo di
iniziale integrazione dei piani (degli operatori tra di loro e .tra
loro e la popolazione ).
Sono stati cosi precisati dei piani parzialmente integrati
di intervento per ognuna delle cinque fasce di eta.
105
I problemi. La definizione dei 30 rischi ha posto tre
problemi essenziali. La modalita di scelta dei 30 rischi, che
rappresentano una proposta gia strutturata che puo essere
discussa, rna che nelle attuali condizioni non puo essere in
partenza un prodotto della partecipazione, e stato il primo
problema.
Un secondo problema e consistito nel tentare di
individuare una formulazione per i singoli rischi e l'insieme
dei rischi. Questo Secondo aspetto e immediatamente collegato con il terzo: come verificare che i 30 rischi siano recepiti
come parte integrante della rappresentazione della malattia.
Quali possono essere i dati, i criteri che permettono di
individuare un numero definito, limitato di rischi prioritari?
Dal punto di v·ista sovraindividuale, l'unico dato certo e
la maggior densita di un certo tipo di danno che caratterizza
particolari gruppi che vivono e/o operano in determinati
ambienti.
A partire da questo dato, e a partire dal dato dell'eta e
del sesso, e negli ambienti e in certi caratteri di questi stessi
ambienti di vita ejo di lavoro che bisogna individuare le
condizioni di rischio. Questo processo di identificaiione dei
danni e quindi dei rischi, delle condizioni che li favoriscono,
puo permettere di ricostruire una rappresentazione "in
comune". A partire da questo si possono ricostruire i
comportamenti adeguati dei gruppi per i rischi che li
caratterizzano, e i piani di comportamento relativi alla
. mansione, o alla professione o all'attivita degli operatori
coinvolti.
La rappresentazione della malattia e i comportamenti
che interessano nel passaggio dalla situazione attuale alla
situazione prefigurata sono in particolare quelli degli operatori.
Intendiamo per operatori non soltanto gli operatori
socio-sanitari, rna tutti gli operatori coinvolti considerati
rispetto aile categorie da noi individuate nella fabbrica:
progettisti, programmatori, gestori, operatori che hanno la
manutenzione dell'uomo. Sino ad arrivare a coloro che hanno
il compito di elaborare e di manipolare le informazioni
attraverso le quali gli uomini di un territorio-zona possono
verificare il reale rapporto fra costi e risultati, o meglio
an cora l 'ottimizzazione dei risultati a parita di risoi"se
impegnate.
Nel definire i 30 rischi ci siamo basati essenzialmente su
questa procedura. Utilizzando la letteratura, utilizzando degli
esperti settoriali e la nostra esperienza ci siamo chiesti quali
sono, fra i rischi che oggi si potrebbero prevenire, i piu gravi e
frequ"enti. Li consideriamo come rischi attesi, da sottoporre a
verifica proprio attraverso la nostra proposta su un territorio
dato.
Il secondo problema che ci ha posto la griglia dei 30
rischi e stato quello della forma attraverso la quale trasmetterla, affinche essa potesse produrre una prima integrazione
delle informazioni contenute nelle mappe grezze. Se la griglia
dei 30 rischi non e collegata con un intervento che ne
comporti l'utilizzazione, esiste un massimo di probabilita che
scatti la trappola linguistica. La griglia dei 30 rischi diventa
allora un elenco, in termini di nozioni, secondo il quale il
soggetto tende a soddisfare una sua generica esigenza di
sapere. In altre parole ha imparato quali sono i 30 rischi piu
gravi ejo frequenti e prevenibili. Il suo comportamento none
minimamente modificato dall'assunzione di questo dato.
Questo fatto riconferma il legame tra forma di trasmissione dei 30 rischi e comportamento. La loro ricezione, la
loro accettazione, o provoca un rifiuto o determina una
ristrutturazione del comportamento che puo essere studiata
piu facilmente a livello degli operatori. Ci interessa ancora
sottolineare che solo quando questa informazione (la griglia
dei 30 rischi) comincia a circolare nel sistema informativo
grezzo puo trovare una forma adeguata a produrre la
ristrutturazione delle rappresentazioni e del comportamento.
Il problema della formulazione delle 100 domande si e
posto ripetutamente nel gruppo degli operatori coinvolti nel
progetto per la zona n. 6. Esso ha rappresentato uno stimolo
reale per la definizione delle priorita, degli aspetti salienti del
quartiere, coerenti con il progetto, e rappresenta, a tempi
ravvicinati, un obiettivo di concreta definizione di queste
stesse 100 domande, perle cose, per gli uomini, peri modelli.
La natura stessa delle 100 domande, come caratterizza-
zione della conoscenza del quartiere in funzione dei 30 rischi,
non permette una soluzione come quella della definizione dei
30 rischi stessi. Non esiste infatti una competenza tecnicoscientifica cui fare riferimento.
E' stato proprio nell'individuazione delle 100 domande
che si e realizzata la presa di coscienza della difficolta di
scegliere, di gerarchizzare, di quantificare e collocare nello
spazio, di descrivere i comportamenti, le condotte.
L'insieme di queste difficolta puo spiegare la tendenza a
preferire una soluzione sistematica delegata ejo una soluzione
linguistica in termini di classificazioni che hanno ancora il
significato di una classificazione sistematica. Solo nell'ambito
della fabbrica questo non avviene probabilmente per una serie
di ragioni, non escluso il carattere esperienziale, visivo,
concreto, dell'ambiente e del rischio.
Alleghiamo le ''100 domande", (nell'appendice) cosi
come sono state formulate dai partecipanti al seminario
universitario di cui abbiamo gia trattato. II risultato ricorda il
vecchio proverbio cinese: "Se ascolto dimentico, se vedo
ricordo, se faccio capisco".
A conclusione di questo capitolo sulla ricerca-intervento
vogliamo riferire brevemente su un primo nucleo di organizzazione che prefigura l'U.L.S.
La prefigurazione di una situazione coerente al disegno politico dell'U.L.S. comporta la realizzazione di una prima fase.
Questa puo essere data solo da una rappresentazione
sufficientemente adeguata dell'entita della situazione reale
relativa ad ogni singolo rischio, combinando i singoli rischi
con le fasce di eta. Si e provveduto in fase sperimentale a
caratterizzare i piani coerenti ad ogni fascia.
Schematicamente riportiamo quale e stata la procedura
utilizzata. Si e prevista una sequenza di fasi che sono le
seguenti nell'ordine: documentazione, informazioni esistenti
e percorsi delle stesse, mappa grezza, costi-risultati e infine, a
conclusione, il piano operativo sperimentale.
E' prevista una sesta fase che dovrebbe accompagnare i
piani .operativi. Questa fase dovra consistere nel portare la
popolazione a conoscenza dei significati dei piani operativi,
delle modalita di intervento e infine dei costi e dei risultati.
108
Riportiamo gli elementi salienti relativi al periodo dalla
nascita fino a sei anni (disaggregandolo all'interno del periodo
dello sviluppo) come esemplificazione del procedimento.
Tralasciamo la fase della documentazione che ha ovviamente comportato l'utilizzo di pediatri particolarmente
esperti.
La seconda fase ha dimostrato che, dal momento della
nascita fino a sei anni, esistono situazioni che obbligatoriamente producono informazioni secondo codici esattamente
definiti ed esiste una manipolazione di queste informazioni
che ha dei percorsi ben precisi. Con estrema puntualita
ognuna di queste informazioni va perduta.
Restano vive solo le informazioni che non interessano
dal punto di vista sanitario (anagrafiche in particolare). Le
occasioni fondamentali per Ia produzione delle informazioni
sono rappresentate dalla nascita e dalle vaccinazioni (cinque
nei primi sei anni).
II piano operativo sperimentale si propone di utilizzare,
attivandole, le informazioni gia esistenti.
Si propone anche di trasformare le occasioni obbligatorie di vaccinazione in momenti di controllo dei singoli
bambini. Come obiettivo ulteriore la combinazione di tutte
queste informazioni dovrebbe portare a quella rappresentazione adeguata di cui abbiamo parlato.
Per ottenere questo obiettivo si e definito un piano per
identificare l'entita dei costi e per valutare i benefici che
caratterizzano Ia situazione attuale come termine di confronto da usare rispetto all'entita dei costi e benefici della
situazione prefigurata.
E' in atto una ricerca di esperti di sistemi informativi
che dovrebbe dare delle indicazioni per Ia definizione di un
sistema informativo adeguato. L'impegno maggiore e rappresentato dal problema dell'organizzazione del lavoro, cioe
dalla definizione di istruzioni peri singoli operatori coinvolti:
piani, relativi test, codici, modalita di memorizzazione.
L'integrazione dei piani dei singoli operatori e la manipolazione delle informazioni che derivano dai }oro interventi. e il
problema piu complesso.
La situazione precedente nella quale Ia memorizzazione
109
l
#:1.·.
e un fatto formale rappresenta un'esperienza di tutti gli operatori tale per cui edifficile superare l'approccio burocratico.
Per definire le istruzioni ci siamo serviti dell'esperienza
di operatori di un centro di medicina preventiva gia strutturato sulla base di un approccio epidemiologico e sul modello
della psicologia del lavoro che abbiamo ricordato.
La sperimentazione dei piani operativi sara resa nota in
tutti i suoi aspetti alla popolazione del territorio-quartiere.
E' in atto per questa fase la definizione di un piano
adeguato per verificare la qualita dell'informazione secondaria. E' prevista una notevole difficolta nella ricezione del
messaggio per motivi che risultano da tutto quanto abbiamo
esposto sinora sulle incongruenze tra rappresentazione attuale
e rappresentazione coerente.
Mappizzazione guidata. La ricerca ha un filo conduttore: il ricupero delle mappe grezze per definire la mappa
grezza pesata, rappresentativa, contenente quegli elementi di
gerarchizzazione indispensabili per definire un :vero e proprio
piano degli uomini del territorio.
Assomiglia ad una catena di S. Antonio; e un ricordo di
infanzia e quindi cerchiamo di spiegare per i piu giovani che
cosa intendiamo con questo termine. Inviare una lettera a dei
soggetti che con la minaccia di gravi disgrazie sono tenuti a
ricopiare un messaggio e rimandarlo ad altre dieci persone che
riceveranno il messaggio e la minaccia. E cosi la catena
dovrebbe continuare all'infinito. Analogamente si potrebbe
proporre la lettura del territorio ad un qualsiasi abitante del
quartiere con la griglia dei trenta rischi, ricuperare la mappa
grezza che ne deriva, chiedergli di proporre ad altre dieci
persone di fare la stessa cosa ...
Incominciando da un amico abitante nel quartiere, al
quale si potrebbe fare la proposta alla domenica sera, alla fine
della settimana lavorativa, alia sera del venerdi, si potrebbero
avere 100.000 mappe grezze.
Se il problema fosse solo di raccogliere le mappe si
potrebbe cercare di trovare una minaccia cosi terrificante da
avere la probabilita di ottenere lo scopo almeno nel 64%,
perche infatti 64.000 sono gli abitanti del quartiere di cui ci
interessiamo.
110
·::w·,.:
(
Ma le cose non stanno cosi. Il processo va avanti in parte
come una catena di S. Antonio, ma l'essenziale e dato dal
fatto che bisognerebbe garantire che due condizioni vengano
soddisfatte.
La prima e una condizione per la quale esiste solo la
tendenza a soddisfarla. Se consideriamo il primo soggetto,
questo. dovrebbe essere portato a conoscenza, il modo non
interessa, delle osservazioni di un secondo che confronta la
propria mappa grezza con la sua ( quella del primo) e quindi
puo proporre una modifica. Cosi dovrebbe avvenire quando
un terzo soggetto viene ad essere incontrato nella sequenza.
Le eventuali differenze della mappa grezza del terzo rispetto
a quella derivata dal contronfo tra la prima e la seconda
comporterebbero la necessita di riciclare i primi due. E cosi
via, sino ad avere bisogno di un numero spropositato che
tende ad essere un numero immenso di confronti per ottenere
· la mappa grezza rappresentativa degli uomini del territorio.
Questo il procedimento necessaria se non esistesse una
omogeneita ragionevole e sufficiente nelle immagini che gli
abitanti di un quartiere hanno del proprio quartiere rispetto
ai problemi della salute e della malattia, che si crea su quel
che noi abbiamo definito sistema informativo grezzo (che
esisteva gia molto prima di noi).
La seconda condizione che va soddisfatta e che non
ammette deroghe e quella di garantire che, qualunque sia il
tipo di percorso usato per raccogliere le mappe grezze degli
uomini del territorio, la mappa grezza rappresentativa sia
sempre una sola. Questo fatto ovviamente comporta un piano
con le gerarchizzazioni coerenti, che guidi la costruzione della
mappa grezza
Noi abbiamo seguito due percorsi. II primo e stato
facilitato dalla situazione che il modello e la strategia del
movimento operaio hanno determinato. Questo ha permesso
agli organizzatori del progetto di costruire le mappe grezze
relative alle fabbriche piu importanti sulla scorta della griglia
di sei rischi proritari. Da queste mappe grezze, attraverso il
Comitato di partecipazione, si e potuta definire la mappa
grezza del territorio relativa alia nocivita da lavoro.
II secondo percorso e risultato piu difficile ovviamente
111
per la mancanza, al di fuori della fabbrica, di un sistema di
riferimento corrispondente a quello che esiste nella fabbrica.
Si e comunque ottenuto un risultato significative: una mappa
grezza della zona n. 6 pesata, rappresentativa. Questa mappa
complessiva del territorio identifica tre zone definendole
anche nei confini, considerate a piu alto rischio rispetto alle
condizioni di vita, di lavoro e di abitazione.
La realizzazione delle mappe grezze ha come sottoobiettivo, come prima situazione di congruenza, quella
dell'identificazione di un numero sufficiente e ragionevole di
esperti grezzi che e stato definito nell'un per mille della
popolazione. 11 tempo previsto e stato quello di dodici mesi.
L'identificazione di questi esperti grezzi deve essere
fatta nell'ambito dei gruppi considerati elementi fondamentali di supporto del sistema informative grezzo. In particolare,
raggruppamenti politici importanti del quartiere, Consigli di
fabbrica, medici mutualisti, insegnanti, ambulanti, commercianti, operatori dei servizi comunali, farmacisti.
Sono stati cofisiderati fra gli altri dei gruppi meno strutturati e definiti, quali ad esempio i genitori, in prevalenza le madri
che si trovano davanti agli edifici scolastici piu importanti della
zona, al momenta dell'uscita dei bambini dalla scuola.
Il piano di identificazione degli esperti grezzi, che e da
considerarsi un sottopiano rispetto alla definizione della mappa
grezza rappresentativa, richiede, come e owio, dei sottopiani
relativi alla identificazione dei gruppi che interessano la ricerca.
Alia fase attuale dell'intervento-ricerca il problema del
processo attraverso il quale definire una mappa grezza (del
terri to rio) rappresentativa, piu ricca di quella attuale, con le
tre zone ad alto rischio, nella quale molti degli uomini del
territorio si riconoscano, resta ancora il problema centrale. E'
anche il problema piu complesso, perche comporta la
soluzione di questioni teoriche e pratiche di non facile
soluzione e anche, non solo, perche questo tipo di mappizzazione e lo strumento essenziale della ricerca e ne e allo stesso
tempo la verifica.
. Non possiamo documentare per mancanza di spazio la
grande quantita di elementi derivati su questo aspetto dalla
ricerca-intervento.
7.
METODOLOGIA E TECNICA
1·'.·
.
''
';r:.
~/
t
~~.
;\!;'
;:~1
1:'
Partecipare ad un intervento ricerca significa uscire dal
laboratorio di ricerca o dallo studio. Non e tanto un
problema di luogo. Le situazioni si determinano, si presentano e bisogna affrontarle. Soprattutto all'inizio e necessario
adattare il proprio comportamento a situazioni sempre
nuove, scarsamente previste o del tutto imprevedibili. Gli
arrangiamenti, le modifiche al proprio piano sono degli eventi
molto frequenti. Sono diventate col tempo, circa tre anni, un
aspetto considerato nel piano stesso. La ricerca diventa
comunque un processo che si presuppone di controllare sino
al momenta della congruenza tra situazione prefigurata e
realta costruita, rna non e agevole descriverla.
Abbiamo dovuto approntare delle strategie, delle tattiche e definire delle categorie, adeguandole alle necessita.
Nella ricerca di laboratorio le condizioni (materiali, metodi,
tecniche) sono prefigurate nell'esperimento; nella ricercaintervento l'intervento, pur modellandosi sulle linee della
ricerca, la ridefinisce continuamente.
Questo spiega i caratteri di questo capitolo. Essi sono
ulteriormente spiegati dal fatto che i tre anni sinora trascorsi
hanno rappresentato una sorta di ricerca per definire la
ricer ca.
Crediamo pertanto opportuno chiarire innanzitutto le
categorie che abbiamo usato come riferimenti per classificare
i soggetti dell'osservazione e illoro comportamento.
Questi riferimenti sono i seguenti: la conoscenza, la
113
112
8
coscienza e la 9onsapeyolezza. Per definire la conoscenza
potremmo partire dalttdefinizione che Miller da dell'Immagine: " ... e tutta la conoscenza accumulata ed organizzata che
l'organismo ha di se sfesso e del suo mondo".
Per definire Ia cosCienza ustamo come punto di partenza
Bassin: "La coscienza e [anzitutto] presa di coscienza della
_,Jjjrealta oggettiva da parte del soggetto come "conoscenza di
'l19ua:Iche CQB1l" ... La coscienza e una forma speclale supenore
di attivita psichica che si manifesta nell'uomo solo quanto e
nella misura in cui l'uomo si se ari dal mondo og ettivo
circost~. assm, 972).
-Per consapevolezza intendiamo quella modalita della
coscienza che controlla l'uso dei modelli, che tende -~ial a
correggere Ia Iettura e i1 compoftamento alla luce, appunto,
della consapevolezza. che questa lettura e questo comportamento sono nell'ambito di altre letture e di altri comportamenti.
Siamo assolutamente consci che si tratta di una distinzione artificiosa. lnfatti per il Miller nel termine di Immagine
sono comprese la coscienza, la conoscenza e la consapevolezza.
Per Bassin la coscienza, allo stesso modo, comprende
tutte e tre le aree che noi abbiamo considerate.
Per Boulding l'Immagine comprende ancora qualcosa in
pii.t a cui non abbiamo accesso. Non vogliamo creare delle
nuove istanze, delle nuove topiche. Vogliamo soltanto indicare · degli strumenti che abbiamo creduto utile usare per
· guidare il nostro comportamento nella ricerca. Abbiamo cioe
prodotto per i nostri obiettivi di ricerca dei modelli provvisori
adeguati e indispensabili alle nostre esigenze.
11 divario fra rappresentazione e comportamento e
~ticolarmente importante nello studio che ci interessa, c10e
in una situazione caratterizzata da un raptdo cam61amentoeli
rappresentaz1om e oa una relattva immobtnta, ngtdlfl del
i;Q!llport~el!!o. Quesro---semoia-contraaarre·a: quanta afferma il comportamentismo soggettivo: "l'Immagine con l'eccezione dei valori e scoraggiantemente stabile tra i membri di
culture analoghe".
Pertanto noi abbiamo bisogno di distinguere quello che
uno sa (conoscenza), quella parte della conoscenza che
entra a far parte dell'insieme di elementi che uidano il
compo amento (coscienza) e quello che uno sa rispetto a
·que-sta parte d1 se stesso ( consapevolezza).
Gia nel Miller compare in modo esplicito la distinzione
tra la conoscenza che uno ha di se stesso e quella che ha del
suo mpndo. La partizione tra conoscenza che viene usata e
quella che non viene usata e implicita (anche se ambigua)
nella frase "la conoscenza deve essere incorporata nel piano,
altrimenti non fornirebbe una base per guidare il comportamento".
Anche in Bassin esiste il riconoscimento implicito di una
gradualita della conoscenza, che al suo grado pii.t alto puo
corrispondere alia consapevolezza, nel senso che noi abbiamo
attribuito a questo termine per le esigenze della nostra
ricer ca.
In un altro nostro lavoro, nel tentativo di distinguere fra
rappresentazioni in generale e in particolare del proprio
comportamento, e comportamento reale, avevamo parlato di
modello teorico e modello d'uso. Ci rendiamo conto di dover
chiarire quindi ancora qualche cosa. A livello del comportamento abbiamo dei riferimenti espliciti a modelli teorici di
riferimento, che sono modelli compiuti.
Un tale dice: "Io ho come riferimento Marx, Freud,
Lewin". Dal punto di vista psicologico e chiaro che non si
tratta di tutto Marx, di tutto Freud, di tutto Lewin, ma di
una rappresentazione pii.t o meno spuria del modello teorico,
tanto vero che soggetti che si rifanno allo stesso modello
teorico possono presentare, anche a livello teorico, delle
profonde differenze.
Per modello d'uso intendevamo ed intendiamo il comportamento di pn soggetto in una situazione, in un ambiente,
come la fabbrica, rispetto a dei precisi riferimenti, che noi
avevamo indicato nella mansione, nel rapporto con i compagni di lavoro, nel rapporto con la gerarchia aziendale e con
l'organizzazione sindacale.
Anche in questo caso non si tratta di un comportamento
costante, sempre uguale, definibile in modo preciso, in
quanto si riferisce a situazioni che si ripetono giorno dopo
e
116
114
giomo, molto simili l'uno all'altra, come puo essere la vita
quotidiana durante le ore di lavoro, nello stesso posto di
lavoro, ma certamente mai assolutamente identiche.
Per di piu none possibile raccogliere dall'estemo, giomo
dopo giomo, almeno per un certo numero di giorni, il
comportamento in termini di condotta, in modo ininterrotto,
di un soggetto, e tanto meno cogliere la parte non visibile del
comportamento, cioe la vita mentale.
11 modello d'uso. gi conseguenza, e per noi, e lo
deriviamo dal comportamentismo soggettivo, quello che
raccoghamo attraverso quanto ci dkeil-soggettosteSS""oL
usando una certa tecnica che e quella delle istruzioni al sosia.
Non SlamO lii"'grado'"tfCsTstemarem modo piu compiuto e
preciso i riferimenti di cui abbiamo parlato, conoscenza,
coscienza, consapevolezza, modello teorico compiuto, rappresentazione del modello teorico e modello d'uso. Ci scusiamo
dicendo che si tratta di qualcosa di owio e che.• per studiarlo,
come dice Whitehead, ci vuole una mente non comune.
Nella nostra ricerca ci siamo continuamente chiesti,
nell'osservazione di ogni soggetto, quali sono le sue conoscenze, quale la sua coscienza, quale la~sua consapevolezza, quale
il suo modello teorico di riferimento, quate la sua rappresentazione di quel modello, quale il suo modello d'uso.
Per definire la nostra procedura, alia luce delle considerazioni fatte, indicheremo le modalita prevalentemente usate
e per quali soggetti. Abbiamo usato e usiamo l'osservazione
clinica e le istruzioni al sosia per gli operatori coinvolti
nell'organizzazione del progetto, cioe con i soggetti che sono
stati e che sono a diretto contatto con noi nella conduzione
dell'intervento-ricerca.
Abbiamo usato in modo indiretto l'osservazione clinica
per i soggetti con cui sono venuti a contatto, nell'ambito
della realizzazione del progetto, i suddetti operatori. Questa
osservazione clinica e quindi indiretta, rispetto ai ricercatori,
in quanto condotta dagli stessi operatori del progetto. Essa si
e re~ possibile attraverso al fatto che abbiamo fornito a
questi operatori gli strumenti necessari.
Abbiamo usato le "istruzioni al sosia" in modo indiretto, sempre rispetto ai ricercatori, per tutti gli operatori, cioe
116
per tutti i ~tti che hanno un ruolo e ~!!!gi -~ .PJM!.P
nell'organizzazione socto-saoitaria. Dicendo tutti intendiamo
tutti coloro che sono stati realmente interessati.
La ricerca tende quindi a caratterizzarsi come una
ricerca nella quale gli strumenti concettuali specialistici, se
cosi vogliamo dire, a disposizione dei ricercatori come
psicol.ogi del lavoro sono al tempo stesso strumenti di
indagine per la ricerca e strumenti di lettura degli uomini sul
territorio, a disposizione di tutti gli uomini del territorio.
Questa modalita e per noi importante perche si ricollega
al nostro modo di concepire la comunita scientifica, quello di
una comunita scientifica allargata.
Gli oggetti della ricerca sono quindi anche soggetti della
ricerca perche resi consapevoli di tutto quanto sinora
abbiamo scritto e di quanto scriveremo. La ricerca considera
in modo privilegiato una ventina di persone costantemente a
contatto con il ricercatore; un'altra decina di persone e
periodicamente a contatto con il ricercatore. Altri uomini del
territorio della zona n. 6 appartnenti a gruppi diversi, sono
stati indirettamente osservati.
A questi dobbiamo aggiungere una serie di soggetti che
per le loro competenze in campo amministrativo, economico,
politico, sindacale, medico, ci sono stati d'aiuto per le loro
competenze, ma che ci sono anche serviti come oggetti di
ricerca in quanto hanno costituito un punto di riferimento
per le loro osservazioni e per le loro reazioni al progetto di
ricerca-intervento.
Osservazione clinica. II piano relativo all'osservazione
clinica e i test connessi possono essere schematicamente
ricondotti al seguente diagramma logico. II soggetto aspira
e/o e disponibile alla situazione prefigurata nel disegno
politico? Se . si, allora: il soggetto vede la situazione
prefigurata nel progetto come tema o come problema? In
caso positivo: il soggetto vede il problema sia rispetto aile
cose, sia rispetto agli uomini, sia rispetto ai modelli interpretativi e di comportamento? Se si, il soggetto accetta la
rappresentazione in comune (modello longitudinale: dall'ovulo sino alla fine della vita compiuta; i 30 rischi; le 100
domande; i piani operativi coerenti)? In caso di risposta
117
~
affermativa, e capace di produrre un piano coerente? Se si,
produca il piano e verifichi coi ricercatori efo con gli
operatori di primo livello la congruenza del suo piano con il
progetto di ricerca-intervento.
Questa schematizzazione ci obbliga a saltare molti
passaggi intermedi, cioe molti sottopiani con relativi test. Ad
esempio il soggetto puo dichiarare di essere disponibile al
progetto, ma di fatto si tratta di una pura dichiarazione
verbale.
11 sottopiano consiste nella consegna dei progetto per la
lettura e le possibilita sono piu di due, cioe che il soggetto
non legga oppure legga il progetto, ma che, dopo averlo letto
e genericamente approvato, pur restando disponibile non
continui il percorso indicato dal programma logico.
Un altro esempib. 11 soggetto vede il problema connesso
al progetto in termini di cose, di uomini e di modelli, ma non
accetta l'esistenza delle mappe grezze, del sist~ma informativo grezzo, rifluendo .in una lettura del problema del cambiamenta in termini di razionalizzazione, onesta, validita scientifica nella programmazione ecc. L'accettazione o meno del
modello delle mappe grezze in questo caso costitUisce un
sottotest di importanza per noi fondamentale.
Questo diagramma logico serve a noi solo per esplicitare
la tendenza a rendere sempre piu rigoroso ed oggettivo il
piano di ricerca per stimolare Ia definizione, a livello di
intervento, di veri e propri piani individuali e di piani di
. integrazione dei piani.
A questo modello logico corrispondono dei comportamenti attesi, a livello del piano generale come a livello dei
sottopiani. 11 comportamento atteso e quello di un'estrema
flessibilita della rappresentazione del cambiamento, accompagnata da un'estrema rigidita del comportamento. Per questo
abbiamo bisogno di distinguere fra conoscenza, coscienza e
consapevolezza e fra modello teorico compiuto, che potremmo chiamare modello eponimico, mutuando il termine delle
classificazioni mediche di un tempo, rappresentazione dello
stesso modello e modello d'uso.
La consapevolezza risulta allora il livello piu adeguato
perche rappresenta la capacita di distinguere, nell'ambito
118
delle proprie conoscenze, quelle che veramente entrano in
gioco nel proprio comportamento. 11 modello d'uso, la
verifica di quanto dei modelli teorici si ritrova nel comportamento.
Questo, forse, chiarisce meglio quanto abbiamo detto a
proposito del diagramma logico prima esposto, nel senso che
esistono molti sottopiani che in quel piano non compaiono.
Quando si tratta ad esempio di rispondere alla domanda:
il soggetto e capace di produrre un piano coerente? Per
arrivare alla risposta affermativa e necessario un sottopiano
per valutare Ia coerenza, ma e necessaria anche un sottopiano
per valutare se quello che viene prodotto dal soggetto e
veramente un piano, o non soltanto un generico programma o
elenco di cose da fare.
Tutto questo all'interno di una lettura del cambiamento
di comportamento che si basa sul modello psicologico del
comportamentismo soggettivo. In particolare di questo modello ci e parsa, nella ricerca, di notevole rilievo la caratterizzazione delle abilita e abitudini.
AI di la, secondo noi, delle conclusioni a cui arrivano gli
autori, i confini fra abitudini, abilita, che sono dei piani
automatici, quasi istintivi, e piani flessibili (di tipo analogico i
primi, di tipo digitale i secondi) non sono affatto netti. Nella
ricerca, soprattutto per quanto riguarda gli operatori, il
cambiamento del piano flessibile sembra rendersi possibile
solo se si modificano anche i sottopiani coinvolti dal
cambiamento di comportamento .
Per converso la creazione di attivita nuove comporta la
definizione di tattiche, di sottopiani che rientrano forse
nell'ambito delle abilita, ma per le quali mancano gli
istruttori. Nel dire questo abbiamo presenti due esempi.
Nell'esercizio della professione medica, attraverso l'Universita
e la pratica medica nell'ospedale ·efo fuori dell'ospedale, si
definiscono delle abilita efo delle abitudini che hanno un
carattere di estrema complessita. In esse si puo ravvisare,
secondo la nostra classificazione, il modello d'uso. Non sono
ravvisabili i modelli teorici corrispondenti (se non in modo
confuso). Non esiste la consapevolezza del piano e dei piani
che le governano. .
119
~
J?!~;
l!:·i'
Quando un soggetto si presenta all'osservazione del
medico, si attiva un piano fatto di momenti di osservazione,
di raccolta della storia clinica, di visita, di memorizzazione
degli elementi salienti, di prescrizione della cura. E' in genere
il caso tipico di un piano interrotto, la cui continuazione pero
non dipende in genere dal medico, ma dal soggetto in
osservazione.
Secondo noi non basta cambiare quello che puo essere
cambiato a livello dei piani flessibili. Modelli ideologici,
modelli politici, modelli scientifici generali, fino al modello di
organizzazione sanitaria, compreso il progetto che ci interessa, possono essere accettati in modo estremamente attivo
senza che avvenga il cambiamento coerente di un insieme di
comportamenti parziali che sono intimamente connessi col
modello d'uso che si e definito precedentemente.
Si pone il problema di come si possano individuare i
sottopiani da modificare e come debbano essere modificati.
Gli operatori dei consultori familiari, dei consultori
pediatrici (non per l'aspetto medico), dei centri antidroga e di
altre attivita coinvolte nel disegno politico si trovano nelle
condizioni di avere da una parte un solido supporto ·ideologico, politico, sociale, come domanda di risolvere dei problemi
reali in una forma adeguata. Rispetto alla professione medica,
manca pero il patrimonio, in termini di istituzioni precedenti
e di esperienza individuale, cui fare riferimento per modellare
le abitudini e le abilita coerenti.
Se gia esistono delle attivita similari, i piani e le
abitudini degli operatori tendono a modellarsi su queste. In
altri casi, come per il centro antidroga, in mancanza di
attivita similari, gli operatori sono in una situazione estremamente difficile. I modelli che vengono loro proposti sono
modelli legislativi, modelli psichiatrici, modelli ospedalieri,
modelli ideologici. In queste condizioni e estremamente
difficile la definizione di abitudini e abilita solidificate,
validate dall'uso e da una comunita professionale consolidata.
.Quanto abbiamo detto rispetto allo scarso accesso che
noi abbiamo alla consapevolezza dei sottopiani che regolano
le nostre abitudini, le nostre abilita professionali, ci fa tornare
alla mente qualche cosa di mal definibile, ma che ha a che
120
fare con questi sottopiani. Ci e capitato, dovendo parlare con
dei soggetti peraltro assolutamente disponibili rispetto al
progetto, di sentirci dire, al terzo o al quarto incontro:
"Stavolta l'esposizione e stata veramente chiara, molto di piu
delle altre volte". Per il fatto che generalmente non e alia
prima volta che l'esposizione risulta chiara, possiamo fare
l'ipotesi che la chiarezza dell'esposizione sia si in funzione
anche dell'espositore, ma che ogni proposta di cambiamento
renda necessaria una ristrutturazione del campo.
Questo si ricollega forse a qualcosa che possiamo
definire un'abitudine nell'ambito ·della vita mentale, quindi
anche nell'ambito dei piani flessibili. Forse e quella che si
suole chiamare prassi, qualcosa che i comportamentisti
soggettivi definirebbero magari stile, che regola l'individuazione dei punti salienti in ogni ambiente e stabilisce non solo la
liceita degli atti, ma anche dei problemi e delle soluzioni.
Noi sottolineiamo questi fatti percbe durante la nostra
ricerca abbiamo talora incontrato delle resistenze e non siamo
stati capaci di identificare a quale livello, se a livello delle
conoscenze, della coscienza, della consapevolezza, potessero
essere collocate.
In alcuni di questi casi la resistenza e cessata in
coincidenza con la dichiarazione che l'esposizione era stata
"finalmente chiara".
Le situazioni riferite ci ricordano la definizione che
Kohler da dell'intuizione: "la comparsa di una soluzione
completa con riferimento all'intera configurazione del campo".
Istruzioni al sosia. L'osservazione clinica, come tecnica,
ci puo fomire molte informazioni sulla rappresentazione e sul
comportamento, ma ci dice molto poco sull'ambiente.
Abbiamo· gia ricordato che esistono delle posizioni
interessanti nell'ambito della psicologia che sottolineano
l'esigenza per lo psicologo di conoscere gli ambienti nei quali
vivono gli uomini che sono oggetto della sua ricerca.
Abbiamo anche precisato che per lo psicologo uno dei modi,
forse il fondamentale per conoscere gli ambienti sono gli altri
uomini, E' cosi possibile ricuperare almeno in parte la
multimodalita ambientale, una conoscenza dell'ambiente
121
molto piu ricca e adeguata di quella che deriva dall'osservazione clinica.
Una tecnica di ricerca che promette non solo di
raccogliere dati sui comportamento, rna arricchisce di conoscenze sull'ambien~ in cui il soggetto osservato si muove e la
tecnica delle istruzioni al sosia.
Questa tecnica si propane come obiettivo l'apprendimento, da parte del ricercatore, delle modalita di comportamento dell'oggetto della ricerca fino all'acquisizione della
capacita di sostituzione del soggetto intervistato rispetto agli
elementi considerati salienti dell'ambiente.
La possibilita di oggettivare il proprio piano di comportamento provoca, in chi da le istruzioni, un aumento della
consapevolezza, "nel senso di una sempre piu completa
gerearchizzazione". (Oddone, Re, Briante, 1977).
L'applicazione di questa tenica in modo rigoroso comporta la possibilita, che e una possibilita limite, di sostituire
·
completamente il soggetto.
Vogliamo sottdlineare che in questa tecnica ci sono due
possibili situazioni di congruenza. La situazione in cui la
tecnica dovrebbe essere abbandonata e una situaziorie limite,
irrealizzabile. La seconda e quella situazione nella quale il
ricercatore, che tende a sostituirsi all' oggetto-soggetto della
ricerca ha imparato a ripeterne i piani di comportamento,
almeno quelli relativi aile aree di osservazione.
Rispetto all'ambiente quindi questa ripetizione ha anche
.il significate di apprendimento delle modalita di esplorazione
dell'ambiente stesso, dell'identificazione dei punti salienti,
delle modalita di percezione e di tutti gli altri elementi che
caratterizzano Ia percezione ambientale.
II risultato comunque e che il ricercatore vede l'ambiente in cui l'oggetto della ricerca si comporta ed impara,
attraverso le istruzioni, a comportarsi in quell'ambiente come
il soggetto in esame.
Pertanto noi indichiamo col termine di tecnica delle
"istruzioni al sosia" anche tutte le varianti di questa tecnica
che conservino il carattere che prima abbiamo detto, rispetto
al tempo e rispetto alia riappropriazione dell'ambiente e del
piano di comportamento.
122
In base a questo possiamo dire che gia per l'ambiente
fabbrica la partecipazione periodica dello psicologo, quasi
continua, neUe sedi sindacali periferiche durante il periodo di
lavoro quotidiano, nella prospettiva e con l'obiettivo di
conoscere e gli ambienti e i comportain.enti degli uomini
rispetto a problemi definiti puo essere secondo noi una
tecnica assimilabile a quella delle istruzioni al sosia.
Quindi Ia partecipazione all'intervento, anche nei suoi
aspetti operativi di diverso ordine, nella stessa prospettiva di
ricerca, ha lo stesso significate (da un punto di vista tecnico ).
Vogliamo riprendere in questo capitola, per alcuni
aspetti, le nostre ricerche per l'organizzazione del lavoro
dell'U.d.b. e degli asili e il rapporto paziente-medico di base
come terminale dell'U.S.L.
L 'Unitci di Base. La ricerca nell'ambito della costruzione
dell'U.d.B. si e inserita in una situazione di pluralita di
modelli non comunicanti. .
I gruppi (e i modelli corrispondenti) coinvolti nella
soluzione del problema della nocivita degli ambienti di lavoro
non sono soltanto i quattro gruppi fondamentali della
fabbrica. Almeno sino alla Riforma Sanitaria e ancora oltre, il
numero di questi gruppi e dato da un elenco di decine di Enti
e istituzioni a ognuna delle quali corrisponde una procedura,
una prassi e quindi un modello.
Vogliamo ancora ricordare, fra i gruppi coinvolti estemi
alia fabbrica, in particolare quello della magistratura perche
esso non e piu caratterizzato da un modello comune di
rappresentazione dei problemi. Questa differenziazione dei
modi di rappresentarsi il problema dell'intervento e cosi
rilevante da meritare uno studio specifico da parte della
psicologia del lavoro. La stessa modalita che fa nascere il
procedimento giudiziario e gia un elemento di differenziazione: o solo sulla base di una cienuncia specifica (di un
lavoratore, di un consiglio di fabbrica o dell'lspettorato del
Lavoro) oppure per iniziativa del giudice sulla base di un
legittimo sospetto di una grave situazione di inosservanza
della Iegge ejo dell'esistenza di situazioni produttive estremamente nocive.
II modo di condurre l'inchiesta e in funzione della
123
situazione che il giudice si raffigura come situazione congruente. La situazione congruente per un giudice puo essere
data da quella situazione produttiva nella quale esiste
un'osservanza della legge in senso riduttivo.
La situazione di congruenza puo essere, all'altro estremo, quella di una situazione produttiva nella quale l'osservanza della Iegge e intesa come reale garanzia della mancanza di
rischio.
A seconda che l'una o l'altra di queste due situazioni di
congruenza rappresenti l'elemento centrale del piano avremo
dei sottopiani profondamente diversi.
Questa diversita si esprime ancora nella modalita di
sopralluogo, nei test usati per scegliere i periti d'uffici.o,
nell'intento o nel non intento di acquisire sempre nuovi
elementi rispetto al cambiamento delle cose, degli uomini
nella fabbrica.
lnfine, come risultante del tipo di piano (e dei relativi
sottopiani), si hanno differenziazioni nei giudizi espressi
come sentenza.
Le sentenze a loro volta modificano il giudizio di
congruenza dei gruppi della fabbrica e non solo di qU:elli.
L'esistenza di questa complessa pluralitit (legata a
differenze intergruppo e intragruppo) ha posto come problema centrale quello di un piano per risolvere il problema della
integrazione dei diversi gruppi. Ma a partire da quale modello,
considerandolo capace di egemonizzare gli altri?
La ricerca ha messo in evidenza che i diversi gruppi
politici e le diverse forze sociali intendono in modo diverso
questa nuova istanza istituzionale, sino al limite del non
riconoscimento.
11 modello scelto dall'intervento istituzionale e quello
che deriva dalla proposta del movimento sindacale. Esso
risulta schematicamente dalla nota in appendice relativa
all'U.d.B. che illustra il modo di intendere la funzione e le
caratteristiche dell'U.d.B. da parte degli organizzatori del
progetto di intervento su S. Donato.
·n problema per quanto attiene alia ricerca si e definito
come caratterizzazione dell'organizzazione del lavoro degli
operatori dell'U.d.B .. Si e resa necessaria la definizione della
,,.
~::·
situazione di congruenza in base alla quale definire a loro
volta i piani e i sottopiani coerenti e le abilita corrispondenti.
Trattandosi di un processo che tende ad una situazione
limite di congruenza nella quaie non esiste alcun rischio, e
stato necessario definire delle fasi intermedie.
Si e trattato di prefigurarsi una situazione concreta,
definita negli elementi essenziali, come un sistema funzionante, anticipandolo nella propria immaginazione. Questa modalita non e familiare agli operatori (non solo a loro) perche
non fa parte delle abilita connesse con la professionalita
attuale.
L'obiettivo di una prima fase e stato identificato in una
Unita di Base che possieda una rappresentazione del territorio
comprensibile per tutti i gruppi interessati al problema,
minima e sufficiente per poter definire un piano di disinquinamento. Questo obbliga a formulare una situazione obiettivo per ridurre la nocivita da lavoro in rapporto ad un lasso di
tempo ragionevole (3 anni).
Per costruire la rappresentazione necessaria gli operatori
hanno usato vantaggiosamente l'ipotesi del sistema informative grezzo.
E' stato possibile costruire in poco tempo una mappa
grezza della nocivita da lavoro della zona (relativa alle
fabbriche di ogni territori-zona) minima e sufficiente.
Nella costruzione di questa mappa grezza rappresentativa si e definita una serie di abilita che gli stessi operatori
tendono a tradurre in istruzioni per operatori di altre U.d.B.
Teniamo a sottolineare che la mappa grezza rappresentativa, pesata, costruita sulla scorta dell'ipotesi prima ricordata
ha rappresentato una prima seria conferma secondo noi
dell'ipotesi stessa. Dobbiamo ancora sottolineare che non
esiste altra forma di rappresentazione, di mappizzazione
(attuale, non possibile) che permetta di leggere la nocivita di
un intero territorio-zona in modo altrettanto efficace ed
adeguato.
Essa ha valore per qualunque abitante del territorio
zona: per un cittadino qualsiasi, per un operaio, per un
medico del lavoro, per un magistrato, per un amministratore
oltre che ovviamente per l'operatore dell'U.d.B.
125
1
~~
\tl
Per costruire questa mappa ci si e serviti di un altro
criterio di gerarchizzazione costituito da una griglia di sei
rischi (da silice, da amianto, da broncoirritanti, da sostanze
cancerogene, da rumore, da infortuni). Questi sei rischi
fanno parte dei "trenta rischi".
Si e avuto un confronto della rappresentazione del
territorio degli operatori dell'U.d.B. (e dei piani coerenti) con
quelle dei gruppi fondamentali al fine di realizzare un 'integrazione dei piani.
I gruppi fondamentali per i quali si e proceduto ad una
prima ricerca empirica relativa ai piani so no: gli istruttori
nella fabbrica, la magistratura, le istituzioni pubblico-amministrative (Regione, Comune, distinguendo fra amministrazione
e burocrazia), degli esperti universitari e gli operai. Quando
diciamo operai vogltamo dire esperti grezzi, come singoli
operai, e/o singoli delegati neUe singole fabbriche, o come
rappresentanti nel Comitato di Partecipazione.
11 confronto di modelli fra i diversi gruppi ha avuto tre
conseguenze. In primo luogo si e modificato il sistema
informative grezzo nel senso che si e ridefinito attraverso alla
introduzione di categorie gerarchizzanti (i sei rischi) ..
La seconda conseguenza e rappresentata dal fatto che
questi confronti hanno riconfermato 1' esistenza in tutti i
soggetti incontrati (in buona parte tecnici) di mappe grezze
(relative a territori piu o meno grandi sino alla dimensione
regionale) estremamente ricche, rna non formalizzate e forse
non formalizzabili compiutamente in mappe tecniche.
La terza conseguenza e stata quella di porre il problema
di una ricerca volta a definire i caratteri di un sistema
informative predisposto per l'uso di calcolatori. Abbiamo
molto succintamente e schematicamente (in termini di
immagini e di piano) cercato di descrivere la ricerca intervento relativa all'U.d.B. che noi consideriamo il primo cristallo di
agglomerazione per la definizione e la creazione dell'U.L.S.
Se vogliamo verificare, sempre in modo empirico (questa
fase non permette di andare oltre anche per una questione di
risorse ), possiamo usare il metodo del confronto fra l'immagine di piano e il piano degli operatori attuale dell'U.d.B. e
quelli degli operatori corrispondenti nella situazione prece-
126
1V:··
..
dente. Indichiamo nella situazione precedente una situazione
che e ancora attuale in quasi tutti i servizi similari diversi
dall'UdB.
. 11 piano degli operatori nella situazione precedente era
attivato da una richiesta di ispezione o da un atto amministrativo. 11 piano che definiva il comportamento dello operatore
era CfU"atterizzato dalla situazione di congruenza prevista.
Possiamo individuare il test fondamentale nella domanda: "la
situazione ispezionata e o non e congruente con 1' ordinanza e
con la Iegge? " se si "il piano e concluso" se no "segue un
atto amministrativo" (ingiunzione, multa ecc ... ).
Per l'operatore dell'U.d.B. il piano di comportamento
indi~duale si configura con una ricchezza di test· molto
maggiore e (dato essenziale) e in funzione dell'ambiente reale.
11 piano principale e volto a definire la mappa grezza e il
piano di disinquinamento coerente. Questo comporta molti
sottopiani per l'individuazione di esperti grezzi (tecnici e non,
operai e non beninteso) passando attraverso a test costituiti
dall'esistenza o no dei sei rischi.
L'attivazione in caso affermativo (presenza di almeno
uno dei rischi) porta alia definizione di quali reparti a rischio,
con quale intensita, per quanti uomini e con quali effetti
ecc... sino alia definizione del piano vero e proprio di
intervento.
.
La compl~ssita del piano che corrisponde al nuovo
operatore (quello dell'U.d.B.) ha comportato delle convenzioni (della Regione e del Comune) con istituti universitari
specializzati nei singoli rischi.
Le rappresentazioni dei tecnici di diverso ordine si sono
rivelate costituite di due parti che richiamano le categorie
empiriche di conoscenza, coscienza e consapevolezza. In
generale (anc~e se non sempre) una grande riccheza di
conoscenze, sia di ordine teorieo, sia di ordine concreto
relative al territorio. A livello di coscienza, e ravvisabile nel
comportamento che solo una minima parte di queste conoscenze viene utilizzata.
11 divario cosi individuate non elegato soltanto a ostacoli
oggettivi rna a un modello di comportamento definito dalla
prassi, residuo di situazioni precedenti e superate.
127
La consapevolezza del modello d'uso e del divario fra
questo e i modelli teorici e generalmente assai scarsa.
Abbiamo delineato alcuni aspetti di una ricerca su di
una organizzazione dellavoro estremamente complessa.
La difficolta e legata al fatto che si tratta di definire un
sottosistema (l'U.d.B.) di un sistema (l'U.L.S.) ancora largamente da definire. I dati dell'osservazione, gli stimoli ricavati
da questo lavoro sono stati tanti e tali da determinare come
problema centrale quello di sistemarli. E' quello che stiamo
facendo.
Rapporto paziente-medico di base. Come nascono e
vengono manipolate e utilizzate le informazioni sanitarie
quotidiane di base?
Nelle situazioni in cui un qualsiasi soggetto, per qualsiasi
motivo, incontra un operatore sanitaria (in particolare un
medico nel suo ambulatorio) nasce il maggior numero di tali
informazioni.
Circoscriviamo il problema a) aile rappresentazioni del
soggetto e del medico viste separatamente e in relazione b)
all'integrazione del piano del soggetto con quello del medico
e c) alia traccia mnemonica che resta dell'incontro.
Abbiamo un soggetto che in rapporto a test estremamente diversificati si reca dal medico. A monte di questa fase
del piano ci sono beninteso altre fasi. Possiamo genericamente dire che il soggetto prima di recarsi dal medico ha
utilizzato altri piani legati alla sua esperienza personale o di
soggetti che gli sono vicini o talora il piano che comporta
l'utilizzazione del farmacista. La rappresentazione della malattia e della salute di questo soggetto e con alta probabilita
molto diversa da quella del medico. Con altrettanta probabilita si puo dire che essa e data da un coacervo di modelli
parziali e disomogenei. La rappresentazione del medico
invece appartiene a un insieme di rappresentazioni sufficientemente omogenee fra di loro.
Alla disomogeneita intragruppo del gruppo pazienti si
accompagna una disomogeneita fra i due gruppi.
Se consideriamo le uscite della situazione (rapporto
medico-paziente) sappiamo che sono fondamentalmente tre.
La prescrizione farmaceutica (e/o dietetica e/o igienica), la
l
·~~1 :
prescrizione di esami (che presuppone come ulteriore uscita
di nuovo la prescrizione farmaceutica) oil ricovero ospedaliero. Questo finisce per essere il solo piano integrato dei due
soggetti. La definizione di altri piani piu coerenti e fortemente disturbata da sottopiani burocratici (per autorizzazioni a
ritirare medicinali, ad assentarsi dallavoro ecc.) che occupano
molto .del tempo dell'incontro.
La probabilita che la situazione di incontro medicojpaziente si configuri in un vero e proprio piano che prevede una
serie gerarchizzata di azioni e molto bassa. Diventa spesso una
catena di azioni a cui manca la previsione della conclusione
del piano.
La memoria dell'incontro che corrisponde ad una
siffatta situazione e coerente ad essa. 0 si tratta di una traccia
mnemonica nella mente del medico o di appunti che di fatto
hanno solo il valore di annotazioni. Il codice di riferimento e
quello nosografico rna in realta il codice usato non e mai
altro, se non in casi estremamente definiti dal punto di vista
diagnostico, che un codice personale. Questo codice e un
elemento fondamentale del modello d'uso. Le differenze
intragruppo nell'insieme del gruppo dei medici incominciano
a delinearsi. Altra parte integrante del comportamento e il
piano terapeutico che appartiene ad un modello d 'uso
anch'esso squisitamente personale. Abbiamo studiato ricostruendo con le istruzioni al sosia il piano diagnostico e
terapeutico di tre medici omogenei fra di loro per eta, per il
tipo di preparazione nettamente al di sopra della media e
anche perche legati fra di loro da rapporti di lavoro e di
amicizia. Abbiamo riscontrato delle notevoli differenze.
Questo significa per noi (e stiamo proseguendo la ricerca
per verificarlo) che il modello d'uso ( corrisponde ai piani piu
frequentemente attivati) e l'elemento che permette di differenziare soggetti che ad un approccio diverso possono
apparire simili.
Il modello teorico che ancora impronta il modello d'uso
del medico e nato in una situazione caratterizzata da malattie
acute, gravi e monofattoriali che favorivano la definizione di
un vero e proprio piano da parte del medico, un'integrazione
del piano del paziente ed una memorizzazione coerente. In
W4M!f;~~{'
:t\f'
.,J\:1':.1
genere la malattia era un periodo compiuto corrispondente ad
un lasso di tempo relativamente breve fra due situazioni di
non malattia. Possiamo dire che esisteva un'unita di tempo, di
luogo e di azione che permetteva un piano di lavoro del tipo
"per obiettivi".
.
Le malattie che prevalgono oggi come causa di incontro
ambulatoriale medico-paziente sono malattie plurifattoriali
con un riferimento temporale molto piu lungo, discontinue e
con una gravita mino~e o meglio con un tasso di ingravescenza minore. L'unita di tempo, di luogo e di azione si e perduta.
In una prospettiva di prevenzione il problema della
definizione e della integrazione dei piani medico-paziente e
quello della memorizzazione diventano sempre piu importanti. Questi elementi ed altri che non e possibile illustrare ci
hanno indotto a definire un codice di classificazione e di
memorizzazione compatibile con la rappresentazione "in
comune" (i trenta rischi). 11 presupposto e il seguente. 11
codice dei trenta rjschi e il nucleo centrale di aggregazione
delle esperienze degli uomini del territorio. Esso puo permettere non solo una comunicazione efficace dei non medici fra
di loro rna anche quella dei non medici con i medici.
Per realizzare questo e necessaria soddisfare una condizione: che anche la rappresentazione medica sia coerente con
questa rappresentazione "in comune".
La proposta deriva dal recupero dell'esperienza di
medici mutualisti e dai risultati di ricerche fatte da noi e
verificate per un periodo abbastanza lungo su un numero
ristretto di altri medici. La proposta consiste nell'avere come
conclusione della situazione medico-paziente (a ulteriore
conclusione e integrazione delle uscite usuali) un giudizio di
sintesi codificato. Questo giudizio di sintesi globale e costruito su giudizi relativi a: quali elementi ereditari fanno
sospettare una probabilita maggiore di quella causale di avere
dei danni? quali probabilita esistono in rapporto alle attivita
lavorative di avere dei danni? quali probabilita ci sono in
rapporto a malattie pregresse e{o attuali di avere dei danni?
Le classi del codice definiscono il rischio di alterazioni delle
funzioni fondamentali: respiratoria, epatica, renale, cardiovascolare, disturbi emozionali, uditiva, visiva, osteoarticolare,
stati precancerosi. E si definisce cosi la risposta complessiva
(il rischio globale) attraverso alia domanda: quali sono le
probabilita complessive, derivate dai singoli giudizi, di danno
alle funzioni?
Riconducendo il codice del medico alia valutazione delle
funzioni fondamentali si puo tentare di chiudere il cerchio
del nostro ragionamento. 11 codice nosografico e discontinuo.
Se passiamo ad un codice di alterazione delle funzioni (codice
continuo) possiamo ricreare una continuita nella rappresentazione della valutazione del danno sia nel medico che nel
paziente. Infatti nella rappresentazione grezza relativa all'involuzione che accompagna l'invecchiamento e presente la
riduzione delle funzioni. Un codice basato sulle funzioni e
coerente con il modello grezzo. Questa compatibilita puo
rappresentare il piu valido supporto di una educazione
sanitaria che potenzia la validita del modello grezzo. Puo
anche agevolare la riappropriazione, puo anche, e non e del
tutto privo di importanza, frenare le distorsioni di un
eccessivo tecnicismo o macchinismo. E' una pura illusione
che un tracciato di qualsiasi tipo possa sostituire il giudizio
derivato da un'elaborazione estremamente complessa di un
medico preparato posto nelle condizioni ottimali. Dire: "ho
fatto l'elettrocardiogramma, il fonocardiogramma, il T.A.C.
quindi posso stare tranquillo ... " e il risultato di un metamodello ascientifico. Esso ha come prodotto ulteriore la
svalutazione gravissima della capacita potenziale efo attuale
del medico tout court e del rapporto ottimale tra medico di
base e paziente. 11 rapporto ottimale medico-paziente e dato
dall'integrazione dei piani dell'uno e dell'altro in una prospettiva di tempi lunghi ed in una prospettiva epidemiologica.
Questa integrazione e resa possibile solo se e soddisfatta la
condizione che Ja rappresentazione della salute e della malattia sia nei due soggetti compatibile, abbia cioe gli elementi
fondamentali "in comune". L'integrazione dei due piani e
. una prospettiva ed e anche un processo che presuppone delle
ricerche rigorose e puntuali anche dello psicologo dellavoro.
La memorizzazione fondamentale per chi voglia definire
un sistema informative non grezzo deve essere coerente con
questa prospettiva.
Un sistema informativo, predisposto per calcolatori,
capace di rappresentare in modo adeguato, coerente e
comprensibile per gli uomini del territorio la situazione in
termini di costi-risultati perche sia possibile la gerarchizzazione, la scelta e quindi un piano, esige la soluzione dei
problemi prima ricordati.
Noi abbiamo cercato di delineare quanto sulla scorta
della nostra esperienza si possa fare o meglio come si possa
tentare di farlo.
L'asilo nido. Oggetto della ricerca: l'organizzazione del
lavoro negli asili nido e l'operatore fondamentale dell'asilo
nido: la puericultrice, o monitrice, o tata che dir si voglia.
Nell'ambito del disegno politico dell'U.L.S. esiste una domanda di un cambiamento rilevante. Questo fatto e legato
all'esplosione di un ·interesse di tipo politico, scientifico e
sociale, relativo ai problemi, e all'importanza dei problemi,
della prima infanzia. Da esso deriva una domanda di
formazione che ha due aspetti: formare alle nuove esigenze le
puePicultrici gia in attivita e formare un numero rilevante di
nuove puericultrici.
E' cambiato, per la puericultrice, il modo di rappresentarsi la propria mansione e quindi il tipo di formazione
necessaria. Prima la tata si rappresentava la propria mansione
come rapporto con il singolo bambino, come rapporto con la
direzione (gestione) dell'asilo, con il pediatra (rapporto
parzialmente mediato dalla gestione ). Adesso la questione si
pone come rapporto (oltre a quelli precedenti) con diversi
modelli specialistici, come contatto periodico e diretto con
pediatra, psicologo, pedagogista e, meno frequente, con altri:
logoterapista, fisioterapista, esperto di psicomotricita, ecc.
Alla situazione precedente corrispondeva una formazione che presupponeva una tata dotata per natura della capacita
di saper trattare con i bambini, per la quale era necessaria
soltanto un'informazione di ordine sanitario, pratico e
coerente.
Attualmente la formazione tende a investire tutti i
problemi coinvolti nella problematica di moda, senza tentare
alcuna gerarchizzazione: l'alimentazione, la socializzazione, la
crescita, il complesso di Edipo, la gravidanza, il ruolo della
132
l
'
'
''
'
"
'.(f;;~
~,..,,
~~;'/:.
famiglia, il ruolo dell'asilo, l'emancipazione femminile, la
dinamica di gruppo, le motivazioni, la riabilitazione, ecc. Si
crea in questo modo uno scarto crescente fra numero delle
informazioni trasmesse alle puericultrici e capacita di controllo delle informazioni, quindi aumenta la probabilita di
produrre il tipo piu negativo di monitrice: quello della tata insicura, cpe e l'aspetto speculare della tata che non ha nessuna informazione, nessun sistema di verifica, ma si sente sicura.
Qual e la competenza coerente al disegno politico? Non
e la competenza all'interno di un modello para-familiare, ne
di un modello para-scolastico, non e neppure la competenza
all'interno di un modello para-sanitario. Sicuramente ancora
non e una competenza pseudo-pediatrica, pseudo-psicologica
o pesudo-pedagogica
E' stata impostata una ricerca, per definire questa
competenza, basata su un'ipotesi relativa all'organizzazione
del lavoro dell'asilo nido e al valore dell'esperienza delle
puericultrici. E' stata raccolta l'esperienza di dodici puericultrici, scelte per la loro anzianita di lavoro e la loro capacita
riconosciuta, utilizzando la tecnica delle istruzioni al sosia.
L'ipotesi che sta alla base dellavoro e che l'organizzazione dell'asilo sia la risultante di una pluralita di modelli di
intervento, non sempre coerenti. Si individuano in particolare
il modello dei genitori, il modello degli amministratori, i
modelli degli specialisti, pediatra, psicologo, pedagogista.
Questi modelli in parte tendono ad un intervento diretto
sull'asilo o sul bambino, in parte si traducono in istruzioni
per la tata, in parte costituiscono un potenziale di formazione
e di informazione che, per essere esplicitato in modo
corretto, presuppone una domanda da parte delle tate.
L'esperienza delle tate e quindi caratterizzata come
esperienza di up gruppo di esecutori che non porta all'interno
dell'asilo un proprio modello teorico autonomo, ma riceve
dagli altri gruppi delle istruzioni, talora implicite, talora
esplicite, spesso contraddittorie.
Va precisato che, quando parliamo di esperienza delle
tate, non intendiamo dire che una qualsiasi esperienza di ima
qualsiasi tata abbia di per se una validita pari o superiore a
quella dell'esperto, dello specialista.
133
Intendiamo dire che le tate si trovano, all'interno
dell'asilo nido, nella condizione di fare il massimo di
esperienza rispetto al riconoscimento che esiste una pluralita
di modelli di intervento, rispetto al riconoscimento delle
contraddizioni tra questi modelli e rispetto alla formazione di
un modello d'uso costruito anche attraverso la riappropriazione e l'integrazione dei modelli degli altri gruppi.
Questa esperienza non e scritta da nessuna parte e
pertanto interessa raccoglierla, sistemarla e renderla trasmissibile. La trasmissione non puo avvenire cercando genericamente di raccogliere l'esperienza delle tate, rna solo recuperando
nel suo insieme il comportamento reale, concreto di alcune
tate, cosi come estrutturato in termini di piani.
La tecnica che abbiamo usato per raggiungere questa
obiettivo e stata quella di scegliere in primo luogo delle tate
che fossero considerate delle brave tate e di chiedere loro
come ·direbbero di comportarsi a delle altre tate che le
dovessero sostituire.
Si tratta in altre parole di chiedere, a queste tate capaci,
di formulare delle istruzioni concrete per un'altra tata, non di
teorizzare sui bambini difficili o sui problemi dell'alimentazione o dell'educazione sessuale come se fossero collocate
nella funzione del pediatra o dello psicologo.
Le prime istruzioni al sosia raccolte hanno dato una
descrizione dettagliata del comportamento delle tate intervistate, una tipologia dei bambini, dei genitori, una descrizione
del rapporto di queste tate con il pediatra, della loro
· difficolta a stabilire un rapporto soddisfacente con lo
psicologo. Non hanno dato in modo esplicito gli elementi di
riferimento su cui la tata costruisce la propria esperienza rna
hanno permesso di individuarli.
11 piano in base al quale e stata raccolta l'esperienza
delle educatrici, tentando di far emergere non i dettagli, non
le singole soluzioni, rna il piano di comportamento, e dato
dall'incrocio della sequenza della giornata con tre test
fondamentali.
.Un primo test, il primo controllo che verifica, all'inizio
di ogni giornata, la congruenza tra la situazione e il piano
previsto, in termini di distribuzione del tempo e delle attivita,
e il seguente: ogni bambino e uguale a ieri?
Questa comporta
l'attuazione di una serie di sotto-test e di interventi coerenti,
nel caso di una risposta negativa. 11 risultato di questi
interventi e comunque quello di ripristinare la congruenza,
anche attraverso il richiamo allo specialista per confermare la
necessita di un allontanamento temporaneo del bambino in
cui e stato individuato un elemento di anormalita.
Un secondo test su cui la tata costruisce la propria
esperienza e legato al fatto di seguire un gruppo piu o meno
numeroso di bambini e di ripetere, e quindi di verificare
attraverso gli anni la propria esperienza, sempre sulla stessa
fascia di eta.
Questo secondo test e formalizzato nella domanda:
questa bambino e uguale agli altri?
Un ultimo test e dato dalla domanda: questa bambino
cambia nel modo previsto?
In altre parole, l'osservazione chela tata compie su ogni
bambino e guidata dalla previsione che ci sia un comportamento che ha una continuita nel tempo; che esista una
gamma di normalita al di la delle differenze tra bambino e
bambino; che sia prevedibile e sia necessaria prevedere le
tappe di sviluppo di ogni bambino avendo come riferimento
una sequenza verificata.
Si puo pensare che, all'interno dei diversi momenti in
cui si articola la giornata di lavoro della tata (l'ingresso dei
bambini, il cambia, il gioco in tutte le sue espressioni, la
pulizia dei bambini, il pasto, il sonno, il ritomo a casa), le tre
domande prima individuate siano alla base di test specifici,
relativi alle diverse attivita, che tendono a verificare la gamma
di normalita dei comportamenti ed a individuare i momenti e
le modalita di intervento indispensabili.
Un dato interessante che risulta dalla ricerca cui prima si
e fatto riferimento: il tipo di struttura, cioe l'ONMI, non ha
deformato l'esperienza, non ha impedito che essa si definisse
come mappa grezza, cosi come la intendiamo, cioe ricca di
elementi autonomi capaci di produrre un comportamento che
regge anche alla luce delle nuove esigenze. Questa ·non
stupisce, anzi conferma quello che avviene nella fabbrica.
Un altro dato interessante puo essere rappresentato
dall'aver identificato, sulla base dell'ipotesi e delle tecniche
riferite, la competenza della puericultrice non in una generica
definizione di un ruolo, piu o meno ricco di aggettivazioni,
ma in un elemento non specialistico, cioe nella capacita di
strutturare e di gerarchizzare una serie di elementi in un
piano di conoscenza derivato dai modelli specialistici, multimodali fra di loro.
Tanto piu il piano e ricco di sottopiani e di test per la
verifica, tanto piu cresce la competenza delle puericultrice.
Questo arricchimento e in funzione della sua capacita di fare
esperienza, cioe di utilizzare i modelli specialistici, i piani
degli specialisti, integrandoli nel proprio piano.
8.
CONCLUSION!
Questo libro, come ho detto all'inizio, e frutto di un
lungo lavoro e di una situazione emergente. Rappresenta il
mezzo per avere delle risposte da parte di chi appartiene alia
comunita scientifica degli psicologi. Con un altro linguaggio e
insieme ad altri non psicologi ho cercato di descrivere in
un'altra pubblicazione lo stesso intervento-ricerca e le ipotesi
su cui si basa per avere delle risposte anche dai non psicologi.
Le risposte degli uni e degli altri sono le forme di
validazione consensuale necessarie per valutare se le prospettive per la psicologia del lavoro proposte in questa ricerca
hanno un senso.
La conclusione a cui sinora siamo giunti e che gli uomini
del territorio possiedono delle mappe grezze relative ai
problemi della salute e della malattia ricche di materiale
interessante, potenzialmente adeguato rispetto alla realizzazione del disegno politico.
Nello stesso tempo dobbiamo dire che esiste in tutti i
soggetti una netta resistenza ad "esibire" questa mappa
grezza, ad accettarne l'esistenza e ad accettare l'esistenza del
sistema informativo grezzo e dell'esperto grezzo come qualcosa di valido.
E' come se ognuno fosse convinto che da qualche parte
esiste qualcosa e/o qualcuno che conosce nel modo corretto o
che sa come si puo fare per conoscere in modo corretto.
Questo comportamento e mal definibile ma sembra caratterizzato essenzialmente da un rimandare altrove o ad altri o a
136
137
qualcosa di diverso la soluzione del problema. Questo
comportamento coesiste con un atteggiamento critico, non
problematico, che non ammette obiezioni, quale ci si
aspetterebbe da chi non rimanda la soluzione perche la
conosce.
La situazione apparentemente contraddittoria sembra
consistere nel fatto che il soggetto, ogni soggetto, pare
convinto di essere certo della validita di una soluzione: quella
di affidare alla scienza, agli scienziati veri, quelli che sanno,
che "non possono non sapere", il problema. Ma questa
scienza, questi scienziati non sono quelli che si conoscono.
Stanno da un'altra parte.
Ci siamo chiesti se questo vale solo per gli uomini del
territorio quartiere con cui abbiamo lavorato e lavoriamo o se
non vale anche, ad. esempio, per la comunita scientifica,
anche per noi.
Ponendoci questo quesito ci siamo ricordati della
scoperta di Moscovici e di altri, cioe di aver usato per anni dei
modelli per poi scoprire che questi modelli non sono del
tutto adeguati e compatibili per studiare la situazione in cui si
e vissuti per tutta la vita.
Ci siamo ricordati di Seve che sottolinea 1'enorme
accumulo di esperienza a livello dei quadri di partito, dei
militanti, rna paradossalmente non riconosce un'esperienza
analoga agli operai.
Ci siamo chiesti quante volte, nella scelta di una
tematica, di una metodologia, di una tecnica per una ricerca
non abbiamo fatto l'operazione di validazione, ricercando
nella nostra mente o nella letteratura la compatibilita del .
tema, del metodo con il modello scientifico dominante,
identificandolo possibilmente con un modello scientifico
lontano, magari soprattutto americano.
Per un ricercatore e difficile oggi dire, se vuol farsi
ascoltare, qualcosa che non sia validato da una comunita
scientifica.
Allora si puo anche scrivere in un lavoro scientifico che
la doratura dei campi di grano ha un significato diverso per
un contadino (cioe che il grano e maturo) da quello che ha
per un cittadino (Robinson, 1973) o che un abitante di una
138
piccola citta si trova poco a suo agio in una grande citta
(Gould, 1973). Oppure si puo portare ad esempio della scarsa
influenza dell'ambiente sull'uomo il fatto che una tribu
aramaica errante ha rivelato al mondo delle verita che hanno
influenzato profondamente la storia (Milgram, 1973). Oppure
fare una ricerca sulle residenze preferenziali fra studenti
universitari di diversi Paesi europei e concludere con la
scopei:ta che questi preferiscono i Paesi occidentali a quelli
dell'Est europeo e in particolare pochi sceglierebbero come
residenza !'Albania (Gould, 1973).
Ci sembra implicito in tutto questo un atteggiamento
simile a quello per cui gli abitanti del quartiere rimandano a
qualcosa di altro, di veramente scientifico la soluzione dei
loro problemi. L'esperienza dei "non scienziati" non ha
valore e viceversa.
Significativo di questo atteggiamento e secondo noi
quello di Chomsky il quale scrive: "Allo stato attuale delle
nostre conoscenze dobbiamo attribuire una schiacciante
influenza sul comportamento reale a dei fattori mal definiti
quali l'attenzione, l'atteggiamento, la volonta, il capriccio."
Le posizioni che Chomsky ha saputo assumere di fronte
ai problemi mondiali sembrano contrastare con queste sue
parole.
Si puo ipotizzare che, anche per lui, la mappa grezza che
lo guida neUe sue prese di posizione, nel suo comportamento
al di fuori della ricerca, rappresenti qualcosa di personale, di
non valido dal punto di vista scientifico.
La resistenza ad "esibire" la propria mappa grezza
dandole il valore di qualcosa di significativo per risolvere i
problemi degli uomini non e quindi solo degli uomini del
territorio quartiere. A monte di questo esiste un metamodello
culturale in senso lato che puo essere letto in chiave di
culture egemoni e di modelli egemonici, fra cui quello della
scienza come qualcosa di separato nettamente dall'esperienza.
Quanto abbiamo detto non serve a noi se non per
sottolineare, per cercare di capire quello che ci determina. La
coscienza di quello che ci determina rende evidenti i limiti
della nostra liberta nel ricercare e nell'individuare delle
soluzioni, anche per il problema ambiente-quartiere.
139
Siamo convinti, a conclusione di quanto abbiamo detto,
che la ricerca nella fabbrica come nel quartiere si possa fare
anche al di fuori del laboratorio come ricerca inserita in un
tentative di cambiamento. Non e una scoperta originale.
"Siamo convinti che la fonte piu importante dei piani nuovi
siano i vecchi. Noi li cambiamo un po' ogni volta che li
usiamo, ma fondamentalmente sono sempre gli stessi ve.cchi
piani con delle variazioni minime. A volte si possono mutuare
dei nuovi piani da qualcun altro. Non succede pero spesso che
sene creino di completamente nuovi" (Miller, 1960).
Noi abbiamo utilizzato i primi modelli di lettura di
Taylor e anche quelli di Mayo, ci siamo proposti di fare
qualcosa di simile a quello che Lewin definiva "action
research". Per leggere l'uomo, il suo comportamento, ci
fondiamo essenzialmente sul comportamento soggettivo. Non
nascondiamo di far riferimento a Boulding e a Bassin e a tanti
altri.
Quello che c'e in piu pensiamo di averlo imparato da
Gramsci. Ma a partfre da tutti questi modelli teorici abbiamo
cercato di imparare a conoscere l'ambiente leggendolo attraverso gli uomini, in particolare attraverso quelli che si
ingegnano per necessita, ma non solo per quello, a modificarlo.
Per questo riconosciamo il valore della nostra mappa
grezza e le possibilita che essa offre trasmettendo agli altri la
consapevolezza del valore della loro mappa grezza per
esplorare l'ambiente, l'ambiente territorio-quartiere come
·rambiente-fabbrica.
Questa collocazione solleva molti problemi. 11 primo e
l'insieme di elementi che secondo Ittelson deve caratterizzare
qualsiasi ricerca ambientale. n secondo e la deformazione
dovuta agli osservatori. Dalla nostra angolazione l'unica
soluzione possibile e quella opposta a quanto Wohlwill e
Kohn (1973) propongono. I giudici della ricerca-intervento
non devono essere imparziali. Devono essere quello che
ognuno di noi e, parziale, come le proprie mappe, deformate,
schematizzate, distorte. Con i loro· bisogni indotti e non, gli
uomini del territorio-quartiere hanno la funzione di giudici
che validano consensualmente, in modo positivo o negativo,
140
la ricerca-intervento e tutte le proposte, gli strumenti, gli
obiettivi del progetto. A chi organizza il progetto e la ricerca
resta il diritto di non accettare il giudizio. Anche se secondo
noi non esiste altro modo di validare una ricerca di questo
tipo.
141
9.
APPENDICE
Descrizione dell'iter legislativo. La base legislativa di
partenza della riforrna sanitaria e l'articolo della Costituzione
Italiana che recita: "La Repubblica tutela la salute come
fondarnentale diritto dell'individuo e interesse della collettivita, e garantisce cure gratuite agli indigentL Nessuno puo
essere obbligato ad un determinate trattarnento sanitaria se
non per disposizioni di legge. La Iegge non puo in nessun caso
violare i lirniti irnposti dal rispetto della persona umaria".
I principi fondarnentali di un diverso concetto di sanita:
salute come bene sovraindividuale, della collettivita, quindi
uguale per tutti e rispetto della persona urnana, sono come si
vede gia contenuti in queste brevi righe formulate piu di 30
anni fa. L'istituzione del servizio sanitaria nazionale che
irnplica il carnbiarnento dell'ordinarnento sanitaria e del
dicernbre 1978. Sarebbe pero riduttivo esarninare questo
divario di tempo come un lungo periodo di non applicazione
del dettato costituzionale. Se questo e vero, e lo e, in
rapporto alia volonta e capacita politica dei vari governi di
questi trent'anni, non si puo dire altrettanto a livello delle
organizzazioni forrnali e inform ali della dernocrazia (dalle
organizzazioni sindacali ai consigli di fabbrica, ai consigli di
quartiere spon tanei, a gruppi isolati di persone) che in questi
anni hanno portato avanti esperienze che hanno reso estrernarnente piu corposa e credibile Ia realizzazione dell'articolo
costituzionale.
L'arricchirnento e evidente anche se analizziarno l'iter
142
delle leggi che si sono succedute a ritrno sernpre piu serrato, a
partire dal 1970, e non e casuale che sia a partire da questa
data.
Questo iter legislative si dipana su due grandi filoni: uno
di decentrarnento dei poteri dello Stato, l'altro, quello piu
strettarnente sanitaria, assistenziale e contributive.
11. prirno filone si avvia (anche questo aveva le sue basi
nella costituzione (art. 115-117-118) nel1970 con l'istituzione delle Regioni. Con questa Iegge vengono forrnalrnente
insediati i governi regionali, i consigli regionali.
Con successivi decreti presidenziali n. 4 e 9 del 1972 e
con la Iegge n. 382 del 197 5 e con i decreti attuativi
616-617-618 del 1977, inizia il trasferirnento delle funzioni
dello Stato aile Regioni, e dalle Regioni ai Cornuni.
Cioe nell'arco di sette anni si e attuato il processo di
decentrarnento dei poteri degli organi centrali dello stato a
quelli periferici delle Regioni e dei Cornuni. Questo nuovo
assetto non e un rnero artificio legislative rna potenzialrnente
e la base stessa di una dernocratizzazione reale delle istituzioni. In questo modo viene sottratto, alia struttura sanitaria
centralizzata, il potere di operare in termini di rnedie
nazionali cancellando le specificita, le esperienze delle varie
cornunita regionali, al di fuori di qualsiasi possibilita di
controllo e verifica sull'operativita quantitativa e qualitativa
dell'istituzione stessa.
Nel 1976 la legge nurnero 8 appone un altro tassello alla
possibilita di partecipare al governo delle cornunita locali e al
controllo della gestione della cosa pubblica da parte della
popolazione, forrnalizzando i "Consigli di quartiere".
Man rnano che venivano emanate le leggi nazionali, le
Regioni e i Cornuni delineavano le rnodalita di applicazione
delle stesse secondo le necessita locali e sulla base delle
sollecitazioni delle organizzazioni dernocratiche delle Regioni
e dei Cornuni stessi. A partire dal 197 5 Ia Regione Pie monte
attuava una irnportante Iegge: "Ia zonizzazione" cioe Ia
suddivisione del territorio in 76 Unita locali dei servizi,
delirnitava cioe i "contenitori" dell'ulteriore decentrarnento
dei poteri. II Cornune di Torino deliberava la suddivisione del
proprio territorio in 23 U.L.S. cioe "contenitori" corrispon-
143
denti ai suoi 23 quartieri. I confini di questi territori, in
particolare per Torino, hanno rispettato quello che rimaneva
dei confini storici dei borghi e dei successivi comitati di
quartiere spontanei.
L'assetto che questo lavorio legislativo nazionale, regionale e comunale ha determinato puo essere cosi riassunto.
Dalla base al vertice: govemi dell'U.L.S., Comuni, Province,
Regioni, Govemo centrale. Il govemo e quindi ripartito in
vari livelli gerarchici di cui per la realta torinese il Consiglio di
circoscrizione che controlla l'U.L.S. e l'unita elementare.
L'altro filone legislativo, quello sanitaria, rappresenta
uno dei contenuti che deve andare a riempire i "contenitori"
cioe le U.L.S. Uno dei contenuti e, senz'altro, il piu
importante sia per il valore politico che riveste sia per
l'impegno economico. Il primo atto di questo filone e stata la
legge del 1974 peril passaggio dell'assistenza ospedaliera alle
Regioni, quindi la legge di scioglimento delle mutue (del
1977), in campo. nazionale. Successivamente la Regione
Piemonte fissava con la Iegge regionale n. 39 del1977 i criteri
di programmazione dei contenuti per le U.L.S. e cioe la
riorganizzazione dei servizi sanitari e assistenziali sul proprio
territorio.
Il Comune di Torino ha approntato le delibere di
attuazione di tale riorganizzazione proponendole ai Consigli
di quartiere per eventuali adeguamenti. lnfine abbiamo la
legge che istituisce il servizio sanitario nazionale (del dicembre 1978).
A questo punto emergono due considerazioni. La prima
e che il compito dei legislatori e finito, la seconda che
esaminando tutto l'iter legislativo si ha l'impressione di una
ripetizione burocratica di atti, quasi sproporzionata in rapporto della semplicita incisiva dell'articolo costituzionale.
Ad entrambe le considerazioni si puo rispondere negativamente. Esattamente come e avvenuto per l'articolo costituzionale anche per le successive leggi si apre adesso la fase di
attuazione e verifica cioe la fase in cui, nel confronto con gli
uomini, le cose e i problemi reali, si misurera l'adeguatezza
dei principi e delle norme fissate negli articoli di legge. Si apre
quindi una nuova fase dialettica di arricchimento tra leggi ed
~:'
esperienza reale. Tale dialettica va di pari passo con la
questione implicita nella seconda considerazione.
Quello che appare di primo acchito un iter burocratico
complesso e tortuoso altro non e che il processo di
adeguamento dei principi generali alla realta e alla specificita
delle situazioni reali dei govemi locali.
Esiste equilibria tra questa legislazione e il comportamento ·in termini di partecipazione della popolazione sempre
piu coinvolta (e chiamata a coinvolgersi) nella gestione della
cosa pubblica? La risposta e estremamente complessa. Da
una parte, rispetto alia situazione in cui e stato fonnulato
l'articolo costituzionale, indubbiamente la capacita e la
volonta di partecipare sono cresciute, dall'altra in rapporto
alla situazione nuova che si configura tali capacita e volonta
rischiano di essere inficiate dall'enormita di conoscenze
richieste in rapporto alla poverta degli strumenti conoscitivi
messi a disposizione. Ma proprio questo sara uno degli
elementi fondamentali della dialettica tra leggi e situazioni
reali. Ovverossia il processo che si avvia ha come suo
fondamentale momento la messa a punto di momenti
formativi e informativi che permettano realmente di govemare e partecipare. Questi momenti non sono a senso unico dal
govemo e dai legislatori alia popolazione, rna sono di andata e
ritomo e quindi di reciproca formazione: sia della popolazione sia dellegislatore efo amministratore.
E questa considerazione ci rinvia alle leggi, in particolare
alla legge sul "Servizio sanitaria nazionale" che gia contiene
elementi di indicazione in questo senso, rna sono elementi
che dovranno essere arricchiti proprio nel · processo di
attuazione e di apprendimento che l'applicazione della legge
comporta. La delibera del Comune di Torino sulla sperimentazione ULS, d_elinea in modo piu preciso strumenti, metodo
e riferimenti comuni che permettono la dialettizzazione del
rapporto popolazione-amministrazione, leggi-operativita reale
per arrivare ad una soluzione che rappresenti un reale
cambiamento ed un cambiamento che sia una soluzione reale.
Con l'entrata in vigore della riforma sanitaria (e delle
altre leggi nazionali): 1) vengono unificate in un servizio
nazionale le strutture dell'assistenza sanitaria e le varie loro
1
~
funzioni; 2) il governo arnministrativo e politico (rispetto aile
scelte) delle maggior parte di queste strutture viene decentrato a vari livelli sui territorio nazionale. Per le "strutture di
assistenza sanitaria" il carnbiamento previsto e abbastanza
radicale.
Per quello che riguarda la gente che usa l'assistenza,
la scomparsa delle mutue e la riunificazione del servizio non
porta carnbiamenti nell'iter malato-sintomo-medico-esarni,
ecc.
II carnbiamento consiste nel fatto che: 1) chi non aveva
l'assistenza ora ce l'ha; 2) i tipi di prestazioni delle mutue
vengono unificati.
Con le leggi regionali e le delibere comunali si crea per
gli amministratori la possibilita di fare piani di zona legati alla
realta territoriale. Per le popolazioni si determina la possibilita di affrontare alcuni rischi in modo diverso rispetto all'iter
usuale e di utilizzare in sensa preventivo e partecipativo
alcune leggi nazionali (Iegge per la tutela delle lavoratrici
madri, scioglimentO degli ospedali psichiatrici, tossico-dipendenze). Rispetto ai rischi relativi all'eta fertile, alia pediatria,
all'eta lavorativa, ai rischi psichiatrici, esistono (oltre a11e
leggi) consultori e servizi che possono essere un punta di
riferimento per la prevenzione, la formazione, l'azione sul
territorio.
Si rende inoltre possibile che ogni gruppo di cittadini del
territorio, attraverso gli organi di governo della ULS possa
incidere nella costruzione dei programmi di zona.
I
L 'Unita di base per la tutela della salute dei lavoratori
(U.d.B.). Gli elementi che caratterizzano il modo con cui
i~
l
il movimento operaio organizzato nella fabbrica affronta i
- problemi relativi alia salute sul luogo di lavoro sono i
seguenti:
1)
La scelta di priorita di intervento: cioe l'individuazione
in una situazione concreta di che cosa si vuole concretamente carnbiare, per quali e per quante persone, nspetto
a quale rischio, con quali strumenti, in quanta tempo, in
una dimensione non individuale ma collettiva.
2) La definizione di un modello coerente con le letture che
f~o i gruppi operai della situazione del propno
ambiente di lavoro rispetto alia salute: questa modello ( { l
consiste nei criteri di scelta dei rischi (piu gravi ejo
frequenti e prevenibili), quindi nella stesura di una
gy-iglia di rischi propritari e nella definizione dei fattori
che li favoriscono.
3) II metoda di individuazione e quantificazione dei rischi: '{ ~ 11
si tratta del metoda della mappa grezza dei rischi che, ~
partendo dall'esperienza degli operai di una fabbrica,
definisce la presenza o meno di un rischio, valuta l'entita
della stesso, individua i gruppi piu esposti.
4) II metoda con cui vengono scelte le priorita: cioe quell//. o
Qrocesso di validazione consensuale che permette l'elaborazione di una strategia in sede sindacale.
5) La trasformazione della strategia elaborata in un piano
che permette di essere controllato e verificato nell'ottenimento degli obiettivi.
Alla base di questi elementi stanno costantemente due
caratteristiche di fondo: 1) la coscienza del ruolo centrale che
ha in ogni proposta di carnbiarnento l'esperienza accumulata
da gruppi di operai; 2) la definizione delle strategie nei ) o
termini W ofnettivi d1rett1 a::r carnb1amentq di quei fattori che
forniscono il rischio individuato.
La richiesta delle organizzazioni sindacali all 'Ente locale
e stata quella di un servizio coerente con questa modello;
cioe il sindacato non ha richiesto un nuovo servizio che
erogasse assistenza o salute rispetto all'arnbiente di lavoro ma
un servizio che rendesse possibile (fornendo l'apporto tecnicoscientifico) lo sviluppo della salute nell'ambiente di lavoro a
partire dalle caratteristiche sopraddette.
Questa richiesta e stata recepita con l'istituzione delle
Unita di base per la tutela della salute nei luoghi di lavoro.
LeU. di B. svolgono illoro lavoro in stretto rapporto con
la struttura sindacale nella fabbrica, coni gruppi operai omogenei, fornendo innanzitutto la memoria del carnbiamento rispetto ai rischi di lavoro neUe fabbriche. L'utilizzo del modello operaio prima esposto e garantito dal metoda di lavoro delle
U.d.B. (griglie dei rischi, mappe di rischio, piani di interv£mto
coerenti) e dalla presenza del comitato di partecipazione, di
nomina sindacale, che affianca l'U.d.B. nel suo lavoro.
;t
0
~
:t
Lo svolgimentq dei piani di riduzione dei rischi della
(( U.d.B. richjede l'utmzw di tecniche di controllo sull'uomo e
sull'ambiente. Per questo motivo la Regione Piemonte e il
Comune di Torino si sono convenzionati con istituti universitari.
Ci si e quindi messi in condizione di rendere confrontabili su obiettivi precisi, il modello operaio e i modelli tecnici
esistenti. Si tratta quindi di un confronto di modelli che a
partire dai modelli piu precisamente codificati (quello operaio sinteticamente descritto, quello tecnico tradizionale della
medicina del lavoro) si articola in una serie di ramificazioni
che contengono modelli ancora leggermente diversi, o intermedi tra l'uno e l'altro (quello degli operatori dell'U.d.B.) o
di a}tro tipo (come possono essere presenti nei singoli operai
di un gruppo omogeneo ). Cio che e in grado di garantire il
confronto di modelli diversi e da una parte il riferimento alia
fabbrica, letta secondo mappe di rischio e gruppi a piu alto
rischio. Dall'altra il funzionamento di un servizio che
escludendo la delega torna costantemente sull'oggetto di
partenza (quel reparto, con quel rischio, con quei fat tori che
lo favoriscono) ed e in grado costantemente di valutare cosa e
quanto e cambiato, se l'obiettivo e raggiunto e va quindi
abbandonato o se e necessaria ritornarvi sopra fino al
raggiungimento.
Sintesi del progetto S. Donato (quartiere n. 6). 11
progetto vuol essere una sperimentazione "di massa" con
. l'obiettivo di costruire un piano partecipato di intervento che
sia in grado di produrre salute, intesa come benessere
psico-fisico, nella popolazione di una determinata zona.
Nella realizzazione del progetto il nostro modello di
riferimento e quello con il quale la classe operaia organizza e
affronta il problema della nocivita nei luoghi di lavoro. None
scelta ideologica rna essenzialmente scientifica nel metodo e
nei suoi momenti operativi. Questa scelta si basa su una
considerazione: non c'e nessun'altra forza o grupoo che abbia
in questi anni maturato tanta esperienza sulla salvaguardia
della· salute come la classe operaia, esperienza che e riuscita
concretamente a creare un modello preventivo adeguato e
quindi, sempre molto concretamente, a produrre salute.
ll
148
Si tratta di una metodologia relativa alla lotta per la
salvaguardia della salute nell'ambiente di lavora trasferibile
nel resto del territorio in quanto non e possibile (o meglio
sarebbe falso) definire una linea di demarcazione netta tra {/
ambiente di lavoro e ambiente di vita extra lavorativo, sia
perche eSlste una cornspondenza tra organizzazione della
fabbrica e organizzazione del territorio, sia perche illavoratore che passa otto ore nella fabbrica e sedici nel territorio e lo
stesso e non puo affrontare il problema della salute in due
modi diversi.
E' opportuno esplicitare quali sono le caratteristiche di
questa metodologia e in cosa differiscono da un approccio
tradizionale al problema della salute:
1) la salute viene affrontata in modo sovraindividuale: non
una persona con dei sintomi, con una malattia che deve essere
curata con un dato farmaco, rna un gruppo che attraverso
l'esperienza scopre nell'omogeneita della propria condizione
la causa del malessere comune e quindi e in grado di
ipotizzare delle soluzioni.
2) Questa esperienza richiede la partecipazione di tutti i
soggetti, non solo nell'individuazione del danno e del rischio
rna anche nella scelta delle priorita legata alle effettive
possibilita; tutti 1 soggetti coinvolti riescono a leggere nello
stesso modo lo stato di salute della collettivita e a fare delle
scelte di priorita funzionali a un miglioramento della salute
della collettivita stessa .
3) Operando cosi nel preparare un piano di bonifica non si
approda ad un elenco indifferenziato di bisogni rna ad
obiettivi concreti, precisi, raggiungibili rispetto a gruppi
concreti di uomini scelti in modo definito.
4) La scelta delle priorita di intervento e riferita ai gruppi di
uomini pii.t esposti, ai rischi prevenibili (su questi e possibile
l'intervento ), piu gravi ejo frequenti.
5) Nello sviluppo concreto previsto dal piano cosi elaborato
si ha sempre una verifica (miglioramento o meno della salute
nei gruppi considerati a piu alto rischio ).
_
11 modello con cui viene attualmente in generale
affrontato il problema della salute e pressocbe .l'opposto:
parte da un rapporto estremamente privatizzato · del malato
149
.._,..,
con il tecnico (medico) e i suoi apparati (ambulatori,
ospedali, tecnologie) che lo costringe ad un rapporto privatizzato con Ia sua malattia e le sue cause ( che qumd1 Io mette m
condizione di completa delega trovandosi nell'impossibilita di
validare con altri un rap porto di causa-effetto ).
L'intervento del tecnico quindi non puo essere mirato
ad un miglioramento della salute di una collettivita rna puo
solo essere volta a soddisfare singole esigenze. Da questa
deriva l'impossibilita per il tecnico di porsi delle priorita
relative al territono e di venf1care un camthamento del hvello
di salute nella collettivita.
I protagonisti del cambiamento (quelli che devono
costruire e validare il piano di intervento) possono essere solo
gli uomini del territorio unificati dal fatto di appartenere a
una zona definita come abitanti, come lavoratori delle
aziende, come operatori e tecnici (medici ecc.). La lora
esperienza non formalizzata e il punta di partenza per
qualsiasi ipotesi concreta di cambiamento.
I lora momenta organizzativi ( consigli di fabbrica,
consigli di zona, associazioni culturali, politiche, religiose,
comitati di quartiere ... ) sono in grado di fornire una prima
immagine di sintesi dei problemi del territorio, quindi sono i
pnm1 referenti per Ia costruzione di un piano partecipato.
Particolare importanza hanna le organizzazioni dei
lavoratori sui luogo di lavoro perche i rischi da lavoro sono
spesso i piu gravi e i piu frequenti e sono sempre prevenibili.
Il prima obiettivo da porsi e che la popolazione
(teoricamente tutta, in prima istanza neUe sue organizzazioni)
riconosca di far parte di una zona definita, con caratteristiche
precise e precisi problemi di ordine socio-sanitario.
II secondo obiettivo e data da un modello comune di
lettura (e di comportamento) rispetto alla nocivitci del
territorio. Per realizzare questa rappresentazione comune lo
strumento proposto e la mappa grezza dei rischi: una mappa
che indichi non genericamente tutto quello che esiste come
rischio rna, per quella che e l'esperienza della gente, quali
sono i rischi piu gravi, piu frequenti e prevenibili e quali i
gruppi di persone piu esposte a questi rischi.
La mappa grezza non e uno strumento statico, fissato
una volta per tutte, rna uno strumento dinamico sempre
perfezionabile e ridefinibile con l'esperienza della popolazione.
Durante la costruzione della mappa grezza si innesca un
processo di partecipazione che comporta da parte di chi vi e
coinvolto un confronto tra il proprio modo di leggere la
situazione sanitaria e quello degli altri, una individuazione e
confronto delle priorita, una correlazione causa-effetto e una
prima individuazione di un piano per la riduzione dei rischi
da lavoro e complessivi. Per ottenere una lettura comune
della situazione dei rischi proponiamo di considerare l'arco
della vita di un individuo cogliendo diverse fasi, cioe delle
fasce di eta, e prec1samente:
A) eta fertile; B) gravidanza; C) w!,o, eta neonatale; D)
Rrima pediatria (7 giorni-1 anno); E) seconda pediatria (eta
prescolare: 2 anni-6 anni); F) da 7 a 12 anni; G) adolescenza;
H) eta lavorativa; I) eta post-lavorativa.
Per ogni fascia di eta vengono scelti un numero di rischi
finiti e limitati ed e rispetto a questi rischi che vengono
definiti i gruppi piu esposb, la gravita e Ia frequenza.
Dalla mappa, costruita con queste caratteristiche, verra
ricavato un piano di intervento di bonifica che dovra
individuare le tecniche operative per la riduzione dei rischi,
l'entita della riduzione prevista, i tempi di riduzione.
Percbe questa metoda sia valido deve essere verificabile
nei risultati (quanta salute in piu si e ottenuta) e nei costi,
quanta e costato l'intervento, in rapporto ai risultati.
II sistema informativo di base inteso in questa modo
deve essere il riferimento per costruire il sistema informativo
meccanizzato a livello comunale, comprensoriale, regionale e
infine nazionale. I problemi di diverso ordine, non solo
tecnici, che nascono dalle necessita che il sistema informativo
grezzo sia compatibile con il sistema informativo formale
sono molti; quello che conta e che la lora soluzione vada
avanti di pari passo con la creazione di una rappresentazione
comune (su riferimenti comuni) della popolazione rispetto
alla nocivitci della propria zona.
La griglia dei rischi. II prima presupposto e considerare
l'uomo come una globalita, cioe come una sequenza di
-
'·
m.omenti rispetto ai quali questo uomo nasce, cresce, va a
scuola, lavora, ecc.; questo processo ha la sua continuita cosi
come nel corso dell'anno dopo una stagione ne viene un'altra.
Il secondo presupposto della griglia dei rischi proposta
nel progetto S. Donato e di identificare un numero definito
di rischi che servano da riferimento alla popolazione ed ai
tecnici del Quartiere.
11 terzo presupposto e che questo uomo, nell'arco della
sua .vita e caratterizzato da un insieme di funzioni e non di
pezzi. In altre parole lavora, respira, mangia, cammina, ecc ...
e fatto come un puzzle in cui c'e il cuore, il fegato, 0
l'osso tale e l'articolazione talaltra.
La vita di questo uomo, che e ognuno di noi, comincia
con la nascita e finisce con la morte, o meglio comincia prima
della nascita.
I periodi che caratterizzano la vita dell'uomo noi li
abbiamo chiamati fasce d'eta, piu precisamente: 1) eta fertile;
2) gravidanza ·e parto; 3) periodo dello sviluppo (all'incirca
sino a 18 anni, questo periodo puo essere ulteriormente
distinto in prima pediatria, da 7 giomi a 1 anno compiuto,
seconda pediatria, da 2 anni a 5 anni compiuti, eta scolare, da
6 anni a 12 anni compiuti, adolescenza, da 13 anni sino a 18
anni); 4) eta lavorativa, fino a 60 anni; 5) eta postlavorativa.
All'intemo di queste fasce il nostro uomo puo avere dei
danni alle sue funzioni.
Questi danni, se ad esempio consultiamp l'indice di un
.testo di medicina, possono essere molti e in apparenza tutti
im ortanti allo stesso modo. Ma sono realmente tutti importan ·
sso m o. e ne so no alcuni che possono essere
evitati in quanto ne conosciamo le cause ejo le circostanze
che li possono favorire, e queste si possono rimuovere.
Ci interessano i danni prevenibili, gravi e/o frequenti.
In altri termini ci interessano tra i rischi che si possono
prevenire quelli che sono piu gravi e frequenti.
Con questa i!'iglia di gravita, freguenza e prevenibilita si
~no setacciati i rischi rispetto a ogni.fascia d'eta. In questo
modo si sono evidenziati circa 30 rischi e si sono indicate le
cause favorenti il rischio, cioe tutte queUe cause che
aumentano le probabilita che i1 rischio si trasformi in danno.
enon
I
152
I rischi e le cause favorenti da noi indicati e che percio
proponiamo sia ai tecnici che ai non tecnici come prioritari
sono i seguenti.
Eta fertile. E' quel periodo in cui la funzione riproduttiva e attivata. Per la donna si tratta di quell'arco di vita
compresa tra la prima mestruazione e la menopausa. Per
l'uomo da quando inizia la sua capacita di fecondare al
momento in cui questa cessa. All'incirca questa fascia d'eta e
compresa tra i 13 e i 45 anni per la donna e tra i 13 e i 60 .
anni per l'uomo.
I rischi emersi come prioritari per questa fascia sono:
gravidanza non desiderata, danno alle cellule seminali.
Per la gravidanza non desiderata la causa favorente e il
non uso o lo scorretto uso di criteri e/o mezzi anticoncezionali.
Per il danno alle cellule seminali le cause favorenti sono i
. fattori nocivi ad effetto mutageno che possono produrre un
danno alle stesse. Questi fattori sono presenti particolarmente
nell'ambiente di lavoro sotto forma di sostanze chimiche e
radiazioni ionizzanti.
L'esposizione a queste ultime si ha anche nell'ambiente
esterno ogni qualvolta il soggetto si sottoponga a radiografie.
Relativamente al rischio in esame ci riferiamo esclusivamente
alle radiografie del bacino.
Gravidanza. Per questa fascia i rischi sono o di avere un
danno a1 feto per cui il bambino puo nascere con delle lesioni
oppure l'aborto.
Le cause favorenti rispetto a questi due rischi sono:
- l'uso di certi farma.ci (e percio necessario conoscere
farmaci da non usare in gravidanza);
- radiografie, durante il corso della gravidanza vanno evitate,
se possibile, radiografie del bacino;
- eta troppo avanzata della madre·, in particolare se questa ha
superato i 38/40 anni, le probabilita di rischio aumentano.
- fattore Rh negative della madre: qualora il feto erediti dal
padre il fattore Rh positivo si determina, a partire c;ialla
seconda gravidanza, un'incompatibilita materno-fetale.
- condizioni di vita inadeguate, cioe in presenza di carenze
igienico-alimentari-abitative;
153
- condizioni lavorative, per queste si rimanda alle tabelle
legislative che dettano le regale da rispettare per la donna che
lavora ed entrain gravidanza.
- !'ultima causa favorente per i rischi prima indicati sono
queUe condizioni come anemie, malattie della madre (cardiopatia, ad esempio ), essere portatori di malattie ereditarie che
devono essere a conoscenza della coppia nel momenta in cui
questa decide di avere un figlio rna che comunque sono legate
alla scelta che la stessa puo fare.
Parto - 7 giorni. Questa fascia comprende il momenta
del parto e quel periodo di circa sette giorni in cui il bambino
si abitua al nuovo ambiente in cui si trova. 11 rischio e di avere
un danno al neonato e questa puo essere determinato da un
parto prematuro o postmaturo, o da condizioni fisiologiche
personali della madre, o ancora da inadeguate condizioni
ambientali.
I Pediatria (7 giorni- 1 anno). In questa periodo, ben
conosciuto dalle madri per cui e uso comune dire che il
bambino "ha passato l'anno" lo stesso impara a camminare,
alimentarsi normalmente, coordinate i movimenti.
I rischi che puo correre sono quelli di avere un· alterato
sviluppo psichico, motoria o globale, di avere un danno alla
funzione respiratoria.
Le cause favorenti questi rischi sono diverse, indichiamo
le piu frequenti.
- per il danno psichico e motoria: un danno alle strutture
.nervose subito durante il parto o subito dopo, nei primi
giorni di vita, che soprattutto se di minima entita puo
sfuggire alia diagnosi, compromette il normale sviluppo del
bambino, se non e trattato in tempo utile.
- per il danno psichico: la sordita che impedendo la
comunicazione bambino-ambiente favorisce un ritardo nella
sviluppo mentale.
- alterato sviluppo globale del bambino: ha come causa
favorente una alimentazione scarsa o non corretta, enteriti
(diarree frequenti) per ultimo: malattie da malassorbimento
(che impediscono l'assunzione delle sostanze nutritive indispensabili all'accrescimento ).
- rispetto all'handicap deambulatorio, cioe una limitazione
154
della capacita, di camminare, la causa che lo favorisce e la
lussazione congenita dell'anca, non trattata. Per questa malformazione contano come fattori predisponenti l'area geografica di provenienza della famiglia e la presenza tra gli
ascendenti di casi di lussazione congenita dell'anca.
- il danno alla funzione respiratoria vede come causa
favoreote ripetute forme di bronchiti e broncopolmoniti che
insorgono con maggior frequenza in quei bambini che abitano
in case malsane, umide, in zone del quartiere ad alto
inquinamento atmosferico.
II Pediatria ( 1 anno - 6 anni). I rischi di questa fascia
sono:
- avere un accrescimento non regolare (cioe non aumentare
proporzionalmente di peso e di altezza rispetto al peso alla
nascita);
- l'ambliopia: l'ambliopia di per se stessa non e un danno rna
puo divenirlo. Ossia il bambino avendo una diversa capacita
visiva nei due occhi usa maggiormente l'occhio che vede
meglio e a lungo andare finisce per perd~re l'uso dell'altro;
- danno alla funzione cardiocircolatoria: il danno e data da
malattie come quella reumatica, che colpisce i bambini dei
gruppi sociali piu poveri e puo evolvere in endocardite
reumatica. Altre malattie sono le cardiopatie congenite e le
endocarditi batteriche.
- per il danno alia funzione respiratoria si rimanda a quanta
detto prima.
Eta scolare (6 anni - 12 anni). I rischi piu gravi frequenti
e prevenibili in questa fascia sono:
- danno alla funzione respiratoria, vedi quanta detto prima;
- danno alla funzione masticatoria e quindi digerente che ha
come causa favorente la carie (il bambino non mastica bene
per cui finisce per essere compromessa la digestione);
- danno alia funzione osteoarticolare con causa favorente
paramorfismi e scoliosi, cioe atteggiamenti della scheletro
non corretti che ne compromettono lo sviluppo normale;
- in questa fascia e poi il momenta di intervenire prevent~va­
mente per evitare un danno alia funzione riproduttiva
(sterilita) che si manifesta solo nell'uomo adulto. Si tratta
del criptorchidismo cioe la mancata discesa di uno o dei due
testicoli nella scrota.
155
Adolescenza. In questa eta si compie definitivamente la
maturazione fisica del corpo dell'uomo e della donna: molti
dei rischi precedenti, se trasformati in danno, sono ormai
irreversibili e quindi restano come esiti di rischi precedenti.
La capacita del corpo di funzionare Secondo tutti gli aspetti e
compromessa e il problema si pone come riabilitazione o
come inserimento di un individuo, parzialmente menomato,
nella societa. In piu possono essere considerati come rischi di
questo particolare periodo:
- i disturbi di origine psicologica e di inserimento nel mondo
adulto che possono evolvere nel danno di emarginazione nei
suoi piu diversi aspetti.
Eta lavorativa:
- danno alla funzione respiratoria che ha come fattori
favorenti gli inquinanti aerei dell'ambiente lavorativo ed
extralavorativo. I prioritari nelle fabbriche sono: silice,
asbesto, broncoirritanti di vario genere;
- tumori dovuti ,prevalentemente a cancerogeni usati nei
processi lavorativi, a radiazioni ionizzanti, al fumo;
- danno alla funzione epatica causata da epatiti virali, abuso
di alcool, solventi, farmaci;
- funzione renale: ancora solventi e farmaci oltre a glomerulonefriti e infezioni alle vie urinarie;
- funzione cardiocircolatoria: i fattori favorenti sono l'ipertensione, l'ereditarieta vasculopatica e il diabete;
- disturbi emozionali legati all'ambiente di lavoro e all'am. biente di vita;
- danno alla funzione visiva per radiazioni o inquinanti
dell'ambiente di lavoro o per infortuni;
- danno alia funzione uditiva in particolare per rumore
nell'ambiente di lavoro.
In questa fascia tutte le funzioni possono . essere a
rischio. I rischi maggiori sono quelli legati all'ambiente di
lavoro, dall'altra ci sono le abitudini di vita acquisite (fumo,
alcool, farmaci).
Per la Regione Piemonte i rischi prioritari emersi per
l'ambiente di lavoro sono:Silice, Asbesto, Rumore, Cancerogeni, Infortuni, Broncoirritanti. In particolare silice, asbesto e
broncoirritanti sono sostanze che, se presenti nell'ambiente di
156
lavoro, provocano un danno alla funzione respiratoria e come
tali sono conosciuti. Per i tumori non si tratta tanto di un
rischio per una funzione rna per la vita stessa dell'individuo;
con le conoscenze attuali possiamo dire che gli unici tumori
prevenibili sono quelli che vengono provocati dall'ambiente
di lavoro (tutte queUe sostanze che sicuramente provocano
l'insorgenza di tumori si chiamano tecnicamente cancerogeni).
Il rumore provoca un danno alla funzione uditiva.
Per gli infortuni non ci sono commenti da fare.
Per i rischi non strettamente legati all'attivita lavorativa
quello emerso prioritario per S. Donato e di avere un danno
alla funzione cardiocircolatoria, favorito da ipertensione,
eredita vasculopatica, diabete. Di per se stessa l'ipertensione
non e un rischio rna lo diventa perche un iperteso, se non
trattato va incontro a lesioni dei vasi (si rompono) a livello
cerebrale e cardiaco che, se non provocano la morte
dell'individuo stesso, lo lasciano comunque menomato.
Eta postlavorativa. Per questa fascia piu che di rischi veri
e propri che la caratterizzano si parla di esiti di situazioni
precedenti, cioe di danni avuti neUe fasce precedenti, o di un
aggravamento degli stessi.
Le cento domande:
Quali sono i confini geografici del quartiere S. Donato? C.
Quante persone abitano inS. Donato? C:::
Quanti sono i nuclei familiari? C
Quante sono le donne inS. Donato? C
Quanti gli uomini? C.
Com'e divisa la popolazione per fasce d'eta? C
Rispetto alle condizioni abitative e alle condizioni
culturali e socio-economiche di chi vi abita, la zona n. 6
ha una situazione omogenea? C - ll. P.
Quante sono le abitazioni? C
Quante sono le stanze? C
Quanti alloggi hanno l'acqua potabile nell'abitazione? C
Quanti alloggi hanno l'acqua potabile fuori abitazione? C
Quanti alloggi hanno il gabinetto nell'abitazione? ~
Quanti alloggi hanno il gabinetto fuori dell'abitazione? (
Quanti alloggi hanno il bagno (vasca o doccia)? <::.
Quante sono le abitazioni con doppi servizi? C
157
- f1
·
....
QuantE! sono le abitazioni col solo gabinetto interno? C
Quante abitazioni hanno il gas della rete di distribuzione? C..
Quante abitazioni si servono invece della bombola? C
Quante abitazioni hanno l'impianto di riscaldamento
centrale? C..
Quante abitazioni hanno l'impianto di riscaldamento
autonomo (sono escluse le abitazioni riscaldate con
apparecchi singoli tipo stufe ecc.)? C
Quante sono le donne in eta fertile? <:::
Quanti sono i parti annui? C - J. P.
Tra quale eta e compresa l'eta fertile?
(~.
In percentuale quante sono le donne in eta fertile? C:
Se in ltalia . per ogni nascita ci sono 1,4-1,5 aborti,
quanti sono gli attesi inS. Donato? C.
f.
Quanti sono i bambini della 18 pediatria? C
Quanti sono i bambini della 2 8 pediatria? C
Quanti sono i bambini dai 6 ai 12 anni? C
Quanti sono gli adolescenti? C
Quante sono le persone in eta lavorativa? C:::
Quante sono le persone in eta postlavorativa? C.
Quante persone lavorano in S. Donato pur senza
risiedervi? ~
Che cosa si intende per zone o ambienti in cui la C
possibilita di infortuni o malattie dovuti ad agenti · f
esterni o a fattori ambientali e lavorativi e molto alta? V· ·
Quante sono, all'interno del quartiere, e geograficamente dove si localizzano le zone individuate come zone
rischio per la vita dell'uomo per fattori abitativi, sociali.C::::. v P.
lavorativi ecc.?
·
Quante persone abitano neUe 3 zone individuate come
zone rischio? C . l/. P•
Quante persone abitano nella zona N. 1? C . \1 P
Quante persone abitano nella zona N. 2? C · VI'
Quante persone abitano nella zona N. 3? C. rl. f
All'interno di queste tre zone a rischio, quante sono le
donne in eta fertile? (' . 1/ P
All'interno di queste tre zone quanti sono gli individui
fino ai 4 anni? (. tl p.
cv.
158
Quante le persone dai 5 ai 14 anni? (
Quante le persone dai 15 ai 19 anni? C
Quante le persone dai 20 ai 60 anni? C.
Quante oltre i 60 anni? ( .
1-1
In percentuale quanti sono gli individui dalla 1 a
pediatria alla adolescenza in tutto il quartiere di S.
v.f.
Donato?
Sempre in percentuale quanti .sono gli individui in eta {' . f1 .
lavorativa?
Sempre in percentuale quanti sono gli individui oltre i {' M
60 anni?
· ·
In percent~ale quanti sono i nuclei famigliari di 3-4-5 ( • M .
component!?
In percent~ale quanto sono i nuclei famigliari di 1 o 2 C . M .
component!?
In percentuale, nella zona n. 1, quanti sono i nuclei {' t1
famigliari composti da 6 o piu persone?
· ·
In percentuale, nella zona n. 1, quante sono le abitazioni
senza bagno all'interno degli alloggi?
Quante sono le abitazioni con il bagno fuori?
(.tJr,
Quante sono le abitazioni nella zona n. 1?
Quante sono le abitazioni nella zona n. 2?
In percentuale, sempre nella zona n. 2, quante sono le
abitazioni senza bagno all'interno?
Quante abita?;ioni hanno il bagno fuori?
Quante abitazioni ci sono nella zona n. 3?
Quante abitazioni hanno il bagno fuori?
In percentuale quante sono?
Quali sono le principali sedi di attivita produttiva nella ,
M
zona n. 6?
L •
•
Quanti operai lavorano alia Michelin?
Quanti all_a Teksid?
Quanti alla MMT?
(. gVf.
Quanti dipendenti ha 1' A.E.M.?
Quanti dipendenti halo stabilimento Paracchi?
Che cosa si intende per rischi prioritari?
1/,
All'interno della Michelin, quali sono i rischi prioritari? (' · f'f. '
Quali sono le soluzioni prospettate relative a questi
(. (1. t/. f
rischi?
c.
159
\
All'interno della Teksid, quali sono i rischi prioritari? {. rf · (/ f
Quali sono le soluzioni prospettate relative a questi
rischi?
In percentuale, quante sono le persone che lavorano alla
Michelin e alla Teksid senza abitare nella zona e quali
sono i reparti prioritari per l'intervento neUe due
fabbriche?
Nell'eta lavorativa, quanti sono gli uomini esposti a silice
e a polveri irritanti, a rumore, a infortuni?
Quanti e quali sono i servizi sanitari nella zona n. 6?
Dove sono?
Quanti sono i dipendenti dei tre ospedali?
Quante sono le officine meccaniche in S. Donato?
Quante le falegnamerie?
Quante tipografie e litografie?
Quante sono le altre varie attivita?
TQuante scuole elementari ci sono nel quartiere?
Dove si troVa.I)O?
·
Quante e quali sono le scuole medie?
Dove si trovano?
Quante e quali sono le medie superiori?
Dove si trovano?
Quante e quali sono le parrocchie inS. Donato?
Quante farmacie ci sono nella zona n. 6?
Quante e quali sono le aree verdi in S. Donato
Campidoglio?
Quanti e quali sono i mercati?
Esistono sedi di partito inS. Donato e dove?
Esistono circoli, associazioni, organizzazioni varie in S.
Donato?
Quanto si spende all'anno, approssimativamente, per la
sanita?
Le spese sostenute dal Comune per i servizi socio-assistenziali nella zona n. 6, come si possono dividere?
A quanto ammontano le relative spese?
Esiste il servizio psichiatrico nella zona n. 6 e quanto
costa?
Quanti medici mutualistici ci sono e quanti concepimenti avvengono in S. Donato?
160
Riguardo al grado di istruzione, quanti sono gli alfabeti
senza titolo di studio (A), gli analfabeti oltre i 45 arini
(B) e gli analfabeti (C)?
Quanti uomini e quante donne hanno il diploma (A) la ( . pt .
licenza elementare (B) e la licenza media (C)?
Quanti uomini e quante donne hanno la laurea?
A cosa serve saper rispondere a tutte queste domande?
A quali esempi si rivolgono gli adolescenti del quartiere
per costruire i propri comportamenti?
Quale immagine si costruiscono dellavoro attraverso al
quartiere?
Frequentano gli oratori della zona? Quali?
Frequentano le sedi dei partiti politici del quartiere?
Quali?
Si riWliscono in bande? Quali i punti di incontro? Cosa
fanno?
Si riuniscono nei bar? Quali? Cosa fanno?
Frequentano la sede del Consiglio di quartiere?
Sono in grado, oggi, di formulare proposte al Consiglio
di quartiere relativamente ad alcuni dei problemi connessi con la loro fascia di eta?
Come vivono, sia gli adolescenti sia il resto della
popolazione, il problema di avere dei figli? Come si
presenta a seconda delle zone e dei gruppi etnici e sociali
di appartenenza la pianificazione delle nascite?
Da dove vengono prese nel quartiere le informazioni per
il controllo delle nascite? e secondo quali canali si
diffondono?
Quali sono le malattie di cui la popolazione ha paura? C. M·
Cosa sa d.i queste malattie?
Pensa che siano prevenibili?
Pensa chEl nel quartiere ci siano cose che causano
malattia?
Prevenire, curare e riabilitare sono concetti presenti alla
mente della gente? Concretamente in San Donato cosa
significa prevet1ire, curare- e riabilitare?
La prevenzione e credibile 0 e una cosa "buona,' ma
irrealizzabile,.?
La gente crede alla partecipazione e alla possibilita di
161
r
migliorare il modo di vivere specie neUe aree piu
disagiate del quartiere?
Quante e quali cose i genitori considerano importanti
per la crescita del bambino. Queste cose sono uguali in
tutto il quartiere o cambiano secondo i gruppi e le aree?
Dove si incontrano i genitori per confrontare le loro
esperienze?
Considerano importanti questi confronti?
Da chi ricevono le istruzioni sull'allevamento del bambino i neogenitori? Le istruzioni e le loro fonti sono
uguali per tutti nel quartiere o anche in questo caso si
diversificano secondo i gruppi e le aree?
Le malattie professionali della zona sono conosciute?
Cosa vuol dire "essere malato" secondo i diversi gruppi
del quartiere?
Molti sostengono che Torino e una citta in cui si vive
male (prima si viveva meglio, c'era piu solidarieta, si
poteva uscire. la sera ecc.); sono note le cause del
peggioramento (relativo) della citta e in particolare del
quartiere San Donato? Prima il quartiere come era?
La gente pensa di avere delle soluzioni da proporre?
If
BIBLIOGRAFIA
1.
S. Moscovici, "Society and Theory in Social Psychology", in J. Israel· H.
Tajfel, The context of Social Psychology, Academic Press,
London, 1972, pp. 18-20.
W.li Ittelson, Environment and Cognition, Academic Press, New York,
1973, Trad. it. La psicologia dell'ambiente, Franco Angeli,
Milano, 1978.
A. Gramsci, "Problemi di filosofia e di storia", in II materialismo
storico e Ia filosofia di Benedetto Croce, Einaudi, Torino, 1966,
p. 31.
J. Wohlwill-l. Kohn, "Un approccio dimensionale alia complessita
dell'ambiente", in S. Bagnara·R. Misiti, Psicologia ambientale, II
Mulino, Bologna, 197 8, p. 14 7.
R.M. Downs-D. Stea, Image and environment, Aldine, Chicago, 1973.
R.A. Hart-G.T. Moore, "The development of Spatial Cognition: A
Review", in R.M. Downs-D. Stea, op. cit., p. 246.
D. Stea-J.M. Blaunt, "Some Preliminary Observations on Spatial
Learning in School Children", in R.M. Downs-D. Stea, op. cit., p.
226.
G.H. Bower, "Analysis of Mnemonic Device", American Scientist, 58,
496-510, 1970.
T.G.R. Bower, "The visual world of infants", cit., in R.M. Downs-D.
Stea, op. cit., p. 60.
·
K.R. Cox-G. Zannaras, "Designative Perceptions of Macro-Spaces:
Concepts, a Methodology and Applications", in R.M. Downs-D.
Stea, op. cit., p. 162.
P.R. Gould, "The Black Boxes of JonKoping: Spatial Information and
preference", in R.M. Downs-D. Stea, op. cit., p. 235.
J.P. Robinson-R. Hefner, "Multidimensional difference in public and
academic perceptions of nations", cit. in R.M. Downs-D. Stea, op.
cit., pp. 161-167.
163
162
R.C. Lucas, "Wilderness perception and use: the example of the
Boundary Waters Canoe Area", cit. in R.M. Downs-D. Stea, op.
cit., p. 21.
P.R. Gould, op. cit., p. 36.
Galanter, Gerstenhaber, cit. in Miller-Galanter-Pribram, op. cit., p. 199.
S. Bagnara-R. Misiti, Psicologia ambientole, II Mulino, Bologna, 1978.
R. Misiti, Sviluppo di sistemi uomo-macchina, Giappichelli, Torino,
1973.
H.H. Field, "Quali implicazioni ha sulla struttura ambientale il
mutamento dell'organizzazione sanitaria", in Ittelson, op. cit., pp.
136-169.
K.E. Boulding, The Image, Ann Arbor, University of Michigan Press,
1966.
A. Gramsci, "Problemi di filosofia e di storia", op. cit., pp. 29-30.
K. Lewin, Field Theory in Social Science, 1961, tr. it. Teoria e
sperimentazione in psicologia sociale, II Mulino, Bologna, 1972,
p. 227.
R.M. Downs-D. Stea, "Cognitive Maps and Spatial Behavior: Process
and Products", in R.M. Downs-D. Stea, op. cit., pp. 8-26.
G.A. Miller, E. Galanter, K.H. Pribram, op. cit., cap. 1.
G.A. Miller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit., cap. 2.
G.A. Miller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit., cap. 4.
G.A. Miller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit. cap. 6.
G.A. Miller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit., cap. 13.
G.A. Mi.ller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit., cap. 7.
6.
C. Cosi-O. Briante, "Un esempio di contrattazione dei carichi di
lavoro", in Medicina dei lavoratori, n. 4, 1976.
R.M. Downs, D. Stea, "Cognitive Maps and Spatial Behavior: Process
and Products", in R.M. Downs, D. Stea, op. cit., pp. 8-26.
W.H. Ittelson, op. cit., pp. 24-26.
K.R. Cox, G. Zannaras, op. cit., p. 162.
G.A. Miller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit., cap. 8.
T.S. Kuhn, The Structure of Scientific Reoolutions, 1962, tr. it. La
struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1969,
cap. 13.
L. Von Bertalanffy, Robots, Men and Minds. Psychology in the Modern
World, 1967, tr. it. ll sistema uomo, Istituto. Librario Intemazio·
nale, Milano, 1971, cap. 1.
3.
7.
2.
A. Chapanis, "La comunicazione interpersonale", in Le scienze, n. 83,
1976, p. 92.
G.A. Miller, E. Galanter, K.H. Pribram, Plans and Structure of Behavior,
1960, tr. it., Piani e struttura del comportamento, Franco Angeli,
Milano, 1973, p. 198.
·E. Pugno, S. Garavini, Gli anni duri alla Fiat, Einaudi, Torino, 1974.
I. Oddone, A. Re, G. Briante, Esperienza operaia, coscienza di classe e
psicologia dellavoro, Einaudi, Torino, 1977, pp. 163·164.
Learned, Sproat, Organizzazione aziendale, Istituto Editoriale Internazionale, Roma, 1971, p. 40.
AA. Vari, Ambiente di lavoro-La fabbrica nel territorio, Editrice
Sindacale Italiana, Roma, 1977, pp. 92-93.
A. Re, Ergonomia come adattamento dell'organizzazione del lavoro
all'uomo, Tesi di specializzazione, Torino, 1976.
4.
A. Gramsci, "Problemi di filosofia e di storia", op. cit., p. 30.
A.N. Whitehead, cit. in W.H. Ittelson, op. cit., p. 13.
164
G.A. Miller, E. Galanter, K. Pribram, op. cit., p. 33.
F. V. Bassin, 11 problema dell'inconscio, Editori Riuniti, Roma, 1972, p.
116.
K.E. Boulding, op. cit.
W. Kohler, The mentality of Apes, London, Routledge and Kegan Paul,
1927, pp. 169-170, tr. it. L 'intelligenza delle sciemmie antropoidi, Ed. Universitaria, 1960.
I. Oddone, A. Re, G. Briante, op. cit., p. 128.
A. Re, da un lavoro in corso di pubblicazione.
8.
L. Seve, Marxisme et theorie de Ia personnalite, 1972, tr. it. Marxismo e
teoria della personalita, Einaudi, Torino, 1973, pp. 220.
A.R. Robinson, cit. in R.M. Downs-D. Stea, op. cit., p. 248.
P.R. Goud, op. cit., pp. 182·220.
S. Milgram, "L'impiego di tecniche proiettive nella ricerca geografica.
Introduzione", in Ittelson, op. cit., p. 32.
P.R. Gould, op. cit., p. 197.
166
Scarica

Oddone Ivar – Psicologia dell`ambiente