Notiziario trimestrale delle Sezioni del Club Alpino Italiano di Alessandria,
Acqui Terme, Casale Monf., Ovada, San Salvatore Monf., Tortona, Valenza.
Autorizzazione Trib. di Casale n. 155 del 27.2.1985 - Direttore Responsabile
Diego Cartasegna - Direzione e Amministr. Via Rivetta, 17 Casale Monferrato.
Redazione e Stampa Tipografia Barberis snc San Salvatore Monferrato
“Spedizione in a. p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Alessandria”
Anno XXV - Num. 1 - GENNAIO 2014
Cima dell’Armusso
UNA PICCOLA, GRANDE VIA
Cima dell’Armusso (2551 m), Via Comino-Casanova, 18 agosto 2013.
Poteva andar peggio, questa stagione. Come molti
ormai sapranno, a febbraio vedo bene di distruggere il crociato anteriore del mio ginocchio sinistro. Nel modo quasi più banale, sciando in pista.
Stagione sci-alpinistica saltata (dovevo anche seguire il corso ISA). Per l’alpinismo chissà… Invece,
a furia di esercizio in palestra, fisioterapia, e - appena possibile - tornare in ambiente (con la mia
fisioterapista che faceva tanto d’occhi quando le
raccontavo di essere tornato ad arrampicare, quel
che, immagino, stesse pensando non devo raccontarvelo) riesco a portare a casa una stagione alpinistica tutto sommato soddisfacente. Inclusi Dente
del Gigante e Pyramide du Tacul.
Ma la salita più bella ve la devo proprio raccontare. Perché si tratta di una piccola grande via; su di
una cima poco evidente, schiacciata contro la mole
imponente del Marguareis; una via poco frequentata ma non per questo meno bella, sia come ambiente che come interesse alpinistico. Devo avvertire che non è tutto oro quel che luccica. O meglio,
ogni rosa ha le sue spine. Infatti, questa salita è
caratterizzata, nella gran parte del suo percorso,
da roccia tutt’altro che sicura: a partire dall’avvicinamento che, dall’ingresso del canale dei pancioni, va su per un ripido pendio di erba frammista
a sassi instabili e precari. Trovare la prima sosta è
stato un vero sollievo. Non oso immaginare, e ce
lo diciamo mentre saliamo, come possa essere la
celebre parete dello Scarason: così ma con difficoltà ben più elevate. Lo Scarason è uno dei motivi
per cui ho aderito con entusiasmo alla proposta di
fare questa via. È una delle tante vie descritte sul
mitico “Montagne d’Oc” che, come dissi qualche
settimana fa introducendo la bella serata che Ful-
vio Scotto ci ha regalato, insieme ad “Un alpinismo di ricerca” di Alessandro Gogna sono stati per
me due testi fondamentali della mia formazione
culturale alpinistica. Non dimentichiamo mai che
la frequentazione della montagna, in tutte le sue
forme, è cultura. Per me percorrere o ripercorrere,
come ho già fatto tante volte, gli itinerari descritti
da Scotto, Parodi e Villani, è sempre un modo di
scopriere o riscoprire parte delle nostre radici.
E allora, ecco come nasce una bella salita: cerco
un compagno di avventura per il weekend. Mi
dicono: “senti Alessandro che sta cercando con
chi andare” (domenica dopo ferragosto, siamo
quasi tutti in vacanza). Quando mi propone la
Cima dell’Armusso, e mi ricorda che è una via storica nel gruppo Marguareis, proprio di quelle di
“Montagne d’Oc” tralascio tutte le altre mie idee
(Monte Bianco, Roc de la Niera…) e mi butto: “ok,
andiamo!”. Ora potrei continuare sui dettagli tecnici della salita: in realtà quelli sono già sul libro
e ormai su decine di altri siti. Preferisco riferire
delle emozioni di una salita alpinistica di media
difficoltà. Innanzitutto l’ambiente: è sempre bello
tornare al Garelli, e rivedere il Guido Colombo che
ci aveva appena raccontato delle avventure sullo
Scarason nel film di Siri e Scotto visto in giugno.
Peccato che siamo gli ultimi alpinisti: capisco che
sono tutti sulle pareti del Monte Bianco o del Corno Stella ma vi assicuro che le emozioni si trovano
anche qui. Mattino, sveglia da soli, si scende al laghetto del Marguareis e poi si risale il pendio detritico. Già nel canale è un crepitare di pietre che
volano da tutte le parti. Un consiglio: non pensate
neanche lontanamente di attaccare se c’è qualcun
altro sulla via, sarebbe come giocare alla roulette
russa. Per fortuna non troveremo nessuno sulla
via né nei paraggi. La salita è sempre un po’ con
l’ansia di ciò che si fa cadere. Magnifici i tiri più
difficili, con qualche chiodino qua e là (una decina
in totale su tutta la via). Alessandro si fa il diedro
sul sesto tiro: continuo, verticale, stupendo. Pian
piano, tiro dopo tiro arriviamo tranquilli verso la
cima. Peccato che le nuvole non ci permettano di
ammirare il panorama né tanto meno la ormai più
volte citata parete dello Scarason.
Ma più di tutto, per una bella salita, ci vuole un
buon compagno di avventure. Alessandro è eccezionale: sempre tranquillo, sereno. A metà mi
chiede di potersi rullare una sigaretta. Andiamo
su regolari, senza intoppi. L’importanza di potersi
fidare del compagno (speriamo che lui la pensi allo
stesso modo) è fondamentale.
Cima dell’Armusso, Sperone nord-est, via Comino-Casanova (o “via Paolo“ secondo “Montagne
d’Oc”), 500 m, TD, max. VI, obbligatorio VI, R3. Portare fettucce, nut, friend, e qualche chiodo. Soste
attrezzate con fix da collegare. I nut non si piazzano facilmente e non è semplice proteggersi nei tiri
facili. Dall’uscita della via a sinistra si arriva in breve
alla cima del Marguareis da dove si scende, consigliabile il sentiero attrezzato. Difficile e fortemente
sconsigliata una ritirata. Fare estrema attenzione
alle pietre che inevitabilmente si fanno cadere.
Con Alessandro “Lepre” Macciò (CAI Novi Ligure,
Scuola Intersezionale “Alphard”).
Max Avalle, sezione di Alessandria
150° di fondazione del CAI
VIA FRANCIGENA, UN CAMMINO DI 1.114 KM
Il 28 settembre si è conclusa in Piazza S.Pietro a
Roma la Via Francigena delle “Terre Alte” proposta dalla Sezione di Casale Monferrato per festeggiare i 150 anni di fondazione del Club Alpini
Italiano. Ed è stata davvero una grande festa, con
l’incontro con gli amici giunti da Monte S. Angelo in Gargano seguendo la Via Micaelica, o Francigena del Sud ed il folto gruppo proveniente da
Ascoli, lungo l’antica Via Salaria; una festa continuata la domenica, col saluto di Papa Francesco ed
il lunedì col ricevimento alla Camera di una nostra
delegazione. Un Cammino lungo 1.114 chilometri,
partito il 20 aprile, come tutte la manifestazioni di
CamminaCAI 150, dai due valichi alpini della Val
di Susa, Moncenisio e Monginevro, un Cammino
sulle orme millenarie della storia, un lungo incontro con uno straordinario ambiente sapientemente modellato dall’uomo nel corso dei secoli, con la
cultura di un Paese adagiato nel mezzo quel grande lago che è il Mediterraneo, in cui sono nate e
si sono incontrate, fondendosi armoniosamente,
le civiltà che hanno segnato la storia dell’uomo.
Abbiamo incontrato piccoli borghi, città e grandi
metropoli, provato ammirazione per monumenti
straordinari alcuni famosissimi, altri del tutto ignorati o, talvolta, rammarico per l’abbandono di case
o interi villaggi, conosciuto persone e storie, speranze e preoccupazioni, trascorso ore a scherzare
o a parlare dei più disparati argomenti, con vecchi
amici o con sconosciuti, lunghi momenti accompagnati solo dai suoni della natura, come solo il
cammino consente di fare. Di questa meravigliosa
avventura ci resteranno per sempre nitidi ed indelebili, tanti quadri, una galleria di diverse immagini per ognuno dei giorni di cammino. Provo a
selezionarne alcune:
20 aprile
La magia di un bosco completamente imbiancato,
spiccano i colori di una lunga fila di persone curve, avvolte nelle mantelline sollevate dal vento,
davanti il passo sicuro di un gruppo di montanari,
gli amici del CAI Susa con il loro presidente Emilio
segue a pag 2 ➤
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➤ segue da pag 1
VIA FRANCIGENA, UN CAMMINO DI 1.114 KM
Reynaud, che battono la pista, un sentiero nascosto dalla neve, visibile solo a chi ne conosce ogni
curva. Speravamo in un inizio migliore, al mattino il cielo è gonfio di pioggia, che cade dalla sera
precedente, ma presto, salendo con il pullman la
statale del Moncenisio, si trasforma in neve, regalandoci sensazioni di entusiasmo infantile.
21 aprile
Una grande tavola a ferro di cavallo nel caldo ambiente di un rifugio, le pareti rivestite di legno, con
i tanti gagliardetti appesi e vestiti stesi ad asciugare. Attorno al tavolo le persone sedute mostrano la
loro allegria; al centro due grandi terrine fumanti di zuppa di farro e fave con salvia. Anche oggi
si cammina sotto l’acqua, sempre accompagnati
dagli amici di Susa, cui si uniscono quelli del CAI
UGET e della GEAT. La sontuosa cena medioevale
preparata dal gestore del Rifugio GEAT Val Gravio
ci ripaga ampiamente allontanando l’umido ricordo della giornata.
22 aprile
Linee slanciate ed al tempo stesso possenti si elevano in diretta continuità con le pareti rocciose,
quasi ad elevarne la vetta che si erge sugli estesi
boschi, formando il profilo ancora lontano di un
austero monastero-fortezza, a guardia della valle.
Non è difficile scegliere il quadro più significativo
non solo di questa tappa, ma di tutta la Via Francigena piemontese, la Sacra di S. Michele, tra i più
importanti monasteri medievali europei.
24 aprile
Uno splendido sole illumina l’arco alpino che spicca, ancora completamente bianco, contro l’azzurro intenso del cielo. Sfavillante corona, dal Monviso alle Alpi Centrali, che cinge la vasta pianura,
al centro Torino, l’antica Capitale che abbiamo appena attraversato, la Mole, il Po e la Dora, lungo
il cui argine abbiamo camminato, che vi si butta
dentro gonfia di acqua. Finalmente una bella giornata ci conduce da Alpignano a Torino, attraverso
un’interminabile serie di monumenti pregevoli, la
Pieve di S. Pietro, il Masso Gastaldi, studiato dal
grande geologo fondatore del CAI, che ha subito
lo sfregio di un orrendo palazzo anni ’60 ad esso
appoggiato, la Villa della “Tesoriera”, dove il CAI
UGET ci accoglie nella sua meravigliosa sede e poi
le eleganti vie barocche di Torino. Infine, all’uscita
di un ripido sentiero nel bosco ancora un quadro
indimenticabile cattura l’attenzione: sulla cima
della collina s’innalza una scalinata monumentale,
un grande colonnato la sovrasta e, ancora più in
alto le eleganti geometrie di un’imponente cupola
illuminata dalla luce calda di un sole ormai vicino
al tramonto. Ogni volta che si arriva a Superga non
ci si può sottrarre al fascino della Basilica, capolavoro dello Juvarra, ma quando si giunge a piedi
ed essa appare materializzandosi all’improvviso, lo
stupore ne amplifica la bellezza.
25 aprile
Tutt’attorno boschi e, sui versanti più assolati, le
geometrie dei vigneti, il verde tenero delle foglie
nuove. Circondata dalle colline una valletta, verde di prati e file di pioppi. Al centro, incastonata
come prezioso gioiello, un’antica abbazia romani-
ca. A chi arriva per stradine e sentieri da Cinzano,
l’Abbazia di Vezzolano appare all’improvviso, immersa nel silenzio della natura, ad una svolta del
sentiero che scende tra boschi e vigneti.
26 aprile
Ancora una bella tavolata, sui vassoi i resti di un
sontuoso fritto misto, gli sguardi dei commensali tutti rivolti verso la piccola figura di una donna
che, nonostante il peso degli anni, trasmette un
grande senso di vitalità, la Nina Prati, gran personaggio, poetessa dialettale di Murisengo, che
recita le sue poesie e commoventi racconti di un
mondo che non c’è più. Questa Via Francigena è
stata una camminata-evento ricca di incontri, soprattutto con le amministrazioni locali che ci hanno spesso accolto mostrando interesse per l’iniziativa ed i suoi possibili risvolti turistici, ma abbiamo
anche assistito a spettacoli, partecipato a dibattiti.
27 aprile
In un susseguirsi di dorsali collinari appare, inconfondibile per i Monferrini, il profilo ancora lontano del Santuario di Crea, adagiato sotto il Sacro
Monte, coronato dalla caratteristica Cappella del
Paradiso. A Crea arriviamo accompagnati dai numerosi amici che si sono aggiunti a Odalengo,
al Ceppo che ricorda Cesare Triveri, e dalla folta
schiera del CAI di Asti, che passando per Portacomaro, terra della famiglia di Papa Francesco, ci affida un sacchetto di quella terra da consegnargli
unitamente alla pergamena col tragitto ed i posti
tappa del lungo percorso.
28 aprile
Sotto un cielo grigio, un numeroso gruppo di
adulti e tanti bambini, gli aquilotti dell’Alpinismo
Giovanile, stazionano davanti al tetro cancello di
ingresso degli ex stabilimenti Eternit. Dall’altro
lato della strada gli esponenti dell’Associazione
familiari Vittime dell’Amianto ricordano il dramma che ancora vive il territorio. Arriviamo a Casale
la domenica in cui si celebra la Giornata Mondiale
delle Vittime dell’Amianto. Non poteva mancare
l’incontro con l’Associazione che da decenni si batte con tenacia per rendere loro giustizia. Ci verrà
affidata una memoria che al nostro arrivo a Roma
consegneremo al Parlamento, unitamente ad una
pergamena proveniente dalla casa natale, a Mosso, di Quintino Sella, fondatore del Club Alpino
Italiano nonché Deputato e Ministro del Regno,
consegnataci dai camminatori del ramo Francigeno del Gran S. Bernardo.
23 maggio
Il cortile di una grande cascina affollato di persone
in maglietta bianca con lo stemma del CAI, in mezzo
a loro un uomo con la barba irsuta sta in carrozzina
con una gamba sollevata, l’amico Ginetto Pessina
convalescente dall’ultimo intervento dopo il grave
incidente subito. Su un tavolo caraffe di fresche bevande e pasticcini allietano la compagnia. Siamo da
poco ripartiti, col cuore pesante per la drammatica
notizia del rifugio, che abbiamo appena appreso
da Marco, il presidente. La vita continua, tutto è da
tempo organizzato, sono con noi amici giunti da
fuori, Cinzia dal lontano Baden Wuttemberg. Salita
la collina della Mandoletta, la parete del Cervino,
che ci appare nel cielo terso illuminata dal sole ancora basso, poi l’incontro con Ginetto, alleviano la
pena. Gli spessi materassi verdi sotto strapiombanti
pareti artificiali, tempestate di prese multicolori,
sono occupati da indumenti sparsi, magliette, calzini, pantaloni, qualcuno riordina lo zaino o prepara
il giaciglio con sacco-lenzuolo e coperta. Gli amici
del CAI Valenza ci ospitano, in questa tappa, nella loro bellissima sede. L’indomani, nonostante la
pioggia, ci accompagneranno lungo i sentieri delle
loro belle colline, verso la Piana del Tanaro, che traverseremo raggiungendo Tortona.
24 maggio
Un gruppo di persone sedute in una sala buia,
indossano indumenti invernali che a fine maggio
dovrebbero rimanere in armadio, sullo schermo
è proiettata l’immagine di figure di popolani che
avanzano con decisione. E’ un quadro famosissimo: il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Ancora
una volta la pioggia battente non impedisce agli
amici della locale Sezione CAI, Tortona, di accompagnarci lungo i sentieri del loro territorio, facendocene conoscere gli aspetti più pregevoli: la Pieve
romanica di S. Maria, a Viguzzolo, Volpedo vero
museo diffuso del famoso Pelizza e poi ancora un
altro gioiello del romanico, la Pieve di S. Pietro.
25 maggio
Una lunga fila di persone cammina, zaino in spalla, occupando centinaia di metri del sentiero che
costeggia il torrente Staffora tra prati e coltivi.
La pioggia dei giorni precedenti ha lasciato uno
strato di fango che appesantisce gli scarponi, ma
uno splendido sole allieta il cammino. È un grande
piacere camminare accompagnati da ben 273 soci
delle 10 Sezioni CAI dell’Intersezionale Ticinum in
questa tappa che ci porta a risalire la valle Staffora.
26 maggio
Tra il pubblico seduto sulle poltroncine della platea si distingue un gruppo di magliette bianche,
sul palco il semicerchio di una quindicina di figure
che indossano un saio granata, davanti a loro, seduti, 4 musicisti vestiti di nero con strani strumenti,
di spalle, completamente in nero, il direttore.
Bobbio, paese per numero di abitanti, ma bellissima cittadina per il tessuto urbano, con antiche
chiese e splendidi palazzi, nata attorno al monastero fondato nel 613 dal monaco irlandese Colombano, ci offre lo splendido concerto del gruppo Audite Nova, che propone un repertorio di
canti medioevali dei pellegrini. Riceviamo il saluto
del Sindaco ed alla fine il medaglione di S. Colombano dagli amici dell’omonima associazione, grati
per la nostra scelta di percorrere, nel tragitto Romeo, l’antica Via degli Abati che proprio da questo
antico monastero partiva.
28 maggio
Una palina regge tavolette segnaletiche rosse-bianco-rosse, una con la scritta V.F. indica
un’ampia strada bianca su un crinale brullo, a destra pascoli e dorsali montuose a perita d’occhio, a
sinistra, nella vastissima pianura, si vedono lontani
due grandi agglomerati urbani. Siamo alla Sella
dei Generali lungo crinale battuto dai venti che
danno all’ambiente l’aspetto dell’alta montagna,
ben superiore ai 1200 metri che quota questo balcone sulla pianura Padana.
29 maggio
Una selva di grappoli gialli di maggiociondolo,
muri bianchi di sambuco incorniciano un’antica
mulattiera. Gli zaini multicolori dei camminatori aggiungono pennellate di colore. La Via degli
Abati si snoda tra le valli del Trebbia, del Nure, del
Cena, del Taro, fino a Pontremoli in Val di Magra,
superando in successione le dorsali appenniniche,
in un ambiente naturale tra boschi ed ampi pascoli. Grandi nuvole bianche trasportate dal vento si
➤
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➤ rincorrono nel cielo azzurro. Le spighe dell’erba si
piegano accarezzate dal vento a formare onde che
si propagano in questo mare verde.
30 maggio
Un arcigna fortezza incombe sulle case, nascondendosi nel grigio plumbeo del cielo gonfio di
acqua. Uniche macchie di colore le mantelle che
avvolgono quattro uomini in cammino. Bardi è da
ieri sera sotto una pioggia fitta e insistente, oggi
cammineremo in pochi, il resto del gruppo si arrende al clima e ci precederà in pullman.
31 maggio
Un crinale aereo con spuntoni affilati di roccia,
a destra pascoli e boschi, a sinistra una profonda
valle in fondo al versante dirupato, poi quinte di
dorsali montuose si susseguono a perdita d’occhio
emergendo dalla nebbia. In un cespuglio un oggetto rosa tondeggiante: è un palloncino che porta un cartellino con la scritta “Llwyniwn Primary
School – Beddau - Wales” ed il numero 709.
Rispediremo al mittente il cartoncino che dal Galles ha attraversato la Manica, viaggiando verso
sud, fino ad impigliarsi in un tratto impervio di
questa bellissima Via degli Abati, che verrà così conosciuta dagli alunni della lontana scuola.
2 giugno
Un folto gruppo procede occupando l’intera strada: davanti le solite magliette bianche con lo stemma del CAI, e poi una folla in cui si riconoscono le
magliette nere con la scritta arcobaleno di Libera e
le divise degli scout, tutti dotati di zaino. I passanti
si fermano incuriositi a guardare quella strana processione. Per l’arrivo a Sarzana dei camminatori, ormai a metà strada, la locale Sezione CAI ha organizzato una grande festa nella Cittadella, l’imponente
fortezza Firmafede, che raggiungiamo percorrendo la via centrale di questa bella cittadina, in prossimità dell’antico porto di Luni, dove gli antichi pellegrini raggiungevano il mare. Nella tappa da Aulla a
Sarzana siamo accompagnati da tanti soci di questa
Sezione, cui si sono uniti gli Scout ed i ragazzi della
locale sezione di Libera, intitolata a Dario Capolicchio, giovane socio CAI impegnato nella valorizzazione delle Apuane, ucciso nella strage mafiosa di
via dei Georgofili. La festa sarà anche occasione per
ricordare, nel ventennale della sua morte, questo
nostro socio, Medaglia d’Oro al Valor Civile.
5 settembre
Il mare, azzurro come il cielo riflette i raggi di un
caldo sole. Una spiaggia affollata è sovrastata, da
un’enorme torre bianca, bianca come i giganteschi
squarci che si aprono sui fianchi delle montagne
che fanno da sfondo. Ripartiti da Sarzana, dopo
aver interrotto il Cammino nei mesi estivi, raggiungiamo l’antico porto di Luni. Conosciamo la Domus
Ecclesiae, custode di reliquie venerate per secoli dai
pellegrini Romei, l’ampolla del Preziosissimo Sangue, vista nella cattedrale di Sarzana, ed il Volto
Santo, che vedremo nel duomo di Lucca. Proseguiamo lungo il mare fino a Marina di Massa, all’ostello Torre Marina, avveniristica architettura degli
anni 30. Dopo la cena in compagnia degli amici del
CAI Massa impareremo dal bellissimo cortometraggio di Alberto Grossi “Cosa c’è sotto le nuvole”, che
il bianco sfavillante che attrae la nostra attenzione
dai fianchi delle Apuane è l’espressione di mortali
ferite che, all’attuale ritmo insostenibile di cavatura, porteranno alla scomparsa entro 20 anni di
questo straordinario ambiente montano.
6 settembre
Tavole imbandite con torte, pasticcini, bottiglie
di spumante, persone si muovono tra i tavoli parlando, ridendo o sono sedute a gustare le prelibatezze in un clima di amicizia e cordialità. Siamo a
Pietrasanta: gli amici della locale Sezione CAI, per
una colpevole dimenticanza, erano stati avvertiti
del nostro arrivo solo tre giorni fa. Ora siamo insieme a festeggiare allegramente i 150 anni del
CAI. Fino a 10 minuti fa non ci conoscevamo, solo
contatti telefonici o mail con Paola, la graziosa
vicepresidente, adesso scherziamo e progettiamo
future escursioni insieme, come fossimo da sempre
amici. Anche questo è il bello del nostro cammino
lungo l’Italia ed il CAI.
8 settembre
Il gruppo in maglietta bianca è raccolto in semicerchio intorno al sacerdote che dà le Benedizione in
un’angusta Cappella colma dell’incombente presenza di un Cristo crocifisso che affonda le origini
al periodo immediatamente successivo alla morte
di Gesù. Arrivati a Lucca, dentro la possente cinta
muraria che ancora cinge la città, veniamo accolti
in duomo dal Vicario del Vescovo, che ci introduce nella Cappella del Volto Santo, reliquia veneratissima da tutti i pellegrini, tappa obbligata del
cammino Romeo. Lì riceveremo la Benedizione del
pellegrino ed una piccola copia della reliquia coniata della zecca di Lucca, tra le più antiche d’Europa, nata alla caduta dell’Impero di Occidente.
Di questo regalo dobbiamo ringraziare Landucci,
forte alpinista lucchese che vanta salite con l’amico
viareggino Cosimo Zappelli.
9 settembre
La fila di magliette bianche procede, sfiorata
dall’intenso traffico della statale, tra capannoni ed
anonime villette che riempiono un’estesa pianura.
Solo in lontananza il verde dei rilievi appenninici.
L’Italia è anche questo: agglomerati urbani e vaste
periferie che si susseguono senza soluzione di continuità, villette anonime, senza stile, capannoni
che fagocitano la campagna.
11 settembre
Un’austera Pieve romanica, si innalza su un’ampia
sterrata, a controllare dall’alto i passanti, tra boschi e uliveti. La facciata è particolare, invece del
caratteristico rosone un elegante loggiato cieco.
Dietro alla chiesa un ampio cortile, su cui si affacciano gli edifici annessi alla Pieve, è animato da un
gruppo di persone che, posati gli zaini, si dissetano. E’ la Pieve di S. Maria, splendidamente ristrutturata, nei cui edifici è stato ricavato l’ostello che
ci ha accolti con calore e sobrietà, al termine di una
piacevolissima tappa lungo colline.
12 settembre
La luce tersa delle prime ore di del mattino illuminano le numerose torri che dalla cima della collina
si alzano nel cielo azzurro. Intorno le linee geometriche dei vigneti si alternano agli uliveti. File
di affusolati cipressi segnano i crinali e adornano
eleganti casali. La tappa da Gambassi Terme a S.
Giminiano ci introduce nel cuore della Toscana
immergendoci nello straordinario paesaggio delle
colline senesi che ad ogni passo ci riempie gli occhi.
Camminando qui si comprende quanto la bellezza
possa rendere più piacevole la vita.
13 settembre
La strada bianca divide l’ocra dei campi irti degli
steli rimasti dopo il raccolto dei girasoli dal rosso
mattone dei campi arati delimitati a monte dalla
linea retta di una vasta lecceta. In fondo alla strada una piccola collina arrotondata presenta sulla
sommità una cinta muraria antica ma perfettamente integra. Quello verso Monteriggioni è un
cammino nel tempo. Entrando nella cinta del pic-
colo paese non si passa la porta di un luogo, ma la
porta dei secoli. Richiamati da un ritmico frastuono, ci affacciamo sulla grande piazza, quasi tutto
qui questo gioiello di paese, dalla finestra dell’ostello e ci sembra naturale vedere una compagnia
di tamburini sfilare in sgargianti abiti medioevali.
14 settembre
La torre svetta altissima a fianco dell’elegante palazzo merlato verso cui digrada l’emiciclo contornato dai palazzi signorili che delimitano la forma
assolutamente unica della piazza. Con l’arrivo a
Siena, in Piazza del Campo, senza dubbio tra le
più belle e famose piazze del mondo, si conclude il
terzo tratto del nostro percorso Francigeno. Dopo
i festeggiamenti culminati nel concerto del coro La
Martinella del CAI Firenze nell’Aula magna dell’Università, cinque giorni di sosta prima dell’ultimo
tratto verso Roma.
19 settembre
Il paesaggio è brullo, eppure straordinariamente
affascinante: le morbide linee tondeggianti di dossi e crinali si inseguono a perdita d’occhio in un
susseguirsi ininterrotto di colori dal giallo al bruno, all’ocra, raramente interrotto da isolati gruppi
di cipressi. In questo quadro appaiono belli persino i fili di una vecchia linea elettrica, contro un
cielo azzurro affollato da nuvole bianche. A sud di
Siena incontriamo il paesaggio delle Crete Senesi,
patrimonio mondiale dell’umanità per la sapiente
cura del territorio attuata nei secoli dall’uomo.
20 settembre
I filari si susseguono regolari, non una foglia, non
un acino d’uva fuori posto: sopra il verde dei tralci,
sotto la fila ininterrotta di ricchi grappoli blu, infine l’ocra delle strisce di terra separa le linee sinuose dei filari. Il percorso verso la val d’Orcia attraversa i vigneti di Montalcino, da cui sapienti vignaioli
ricavano il prezioso Brunello. Tanta bellezza non
può che generare gusti sopraffini.
21 settembre
Ancora un paesaggio brullo, le tonalità dell’ocra,
saltuariamente interrotte dal grigio di calanchi
che squarciano la terra, ancora dominanti nel vasto ambiente di dossi collinari appena accennati.
In lontananza il terreno si alza nettamente verso
una dorsale culminante in un arcigna rocca presidiata da un borgo che domina l’esteso territorio.
Ci avviciniamo a Radicofani, borgo fortificato costruito con la pietra lavica dell’antico vulcano su
cui sorge. Ci accoglierà nel confortevole ostello da
poco ricavato nei locali della vecchia scuola e ci ristorerà con un’indimenticabile minestra di zucca e
funghi porcini.
22 settembre
Abiti stesi al sole, persone sedute sotto al pergolato, altre passeggiano scalze sul prato ai piedi
dell’antico convento in pietra, da una parte un
orto ben curato, dall’altro un boschetto di querce secolari. La Casa di Lazzaro, struttura di accoglienza attrezzata nel convento delle suore Francescane di Acquapendente, ci offre un piacevole
pomeriggio di relax cui segue la visita guidata di
questa bella cittadina dell’alto Lazio, nel cui Duomo visitiamo la cripta del Santo Sepolcro, straordinario complesso architettonico d’epoca romanica,
datato XI secolo.
23 settembre
I raggi del sole, ormai alto nel cielo riverberano
brillanti riflessi dal grande specchio d’acqua, intenso blu incastonato ai piedi di alture coperte
di boschi, pascoli e uliveti. Arriviamo a Bolsena
costeggiando a lungo dall’alto il grande lago vulcanico. La suggestiva rocca, da cui entriamo in città, offre un ampio panorama sul gradevolissimo
paesaggio.
24 settembre
I commensali sono seduti attorno alla lunga tavolata a ferro di cavallo. Le pareti in pietra con gran- ➤
4
Sezione di Acqui Terme
➤ di
supporti metallici per le torce, l’alto soffitto,
evocano suggestioni medioevali. Una lunghissima
tappa di 39 km ci porta a Viterbo, la città dei Papi,
dove alloggiamo nell’antico convento della SS. Trinità, accolti fraternamente dai volontari ospitalieri, che ci servono la cena nel suggestivo refettorio.
25 settembre
Un ampia e comoda strada bianca sale dolcemente in una grande galleria verde fatta dai rami di
faggi e querce secolari. Tappeti di ciclamini dal lilla
al viola si inseriscono armonicamente tra il verde
tenero delle felci. Un gruppo allungato di persone
cammina godendo dei suoni della natura.
Il percorso da Viterbo Sutri ci porta ad attraversare
i Monti Cimini, che raggiungono i 1000 metri, in
un ambiente naturale di grande bellezza tra estesi
boschi di grande pregio, cuore del Parco regionale
del Lago di Vico. Dopo la lunga e comoda discesa,
si costeggia il lago, incastonato sul fondo dell’antico cratere vulcanico, percorrendo il lungo altipiano occupato da estesi noccioleti.
26 settembre
Un numeroso gregge di pecore, tantissimi agnellini belanti, attraversano la strada bianca tra i vasti
pascoli collinari, i cani pastore le incalzano dando
ordine al caos. Più lontano altri puntini bianchi
formano una macchia nel verde dei prati. Un gruppo di persone attende il passaggio del gregge, osservando con piacere la scena, per proseguire il
cammino. L’incontro con grandi greggi di pecore
è stato frequente nel Viterbese, ed è un incontro
sempre piacevole che rimanda ad attività che affondano l’origine nella storia del nostro Paese, ad
antichi stili di vita.
28 settembre
La grande città di estende a perdita d’occhio ai
piedi della collina in un agglomerato di vecchi
palazzi e moderni edifici, sulla distesa di tetti domina il Cupolone. È il grande giorno e grande è
l’emozione, giunti alla sommità di Monte Mario,
di affacciarsi su Roma ed ammirare la cupola di
San Pietro. Sotto di essa, in una calda giornata di
settembre, si concluderà tra poco, come avveniva,
in condizioni ben più difficili, per gli antichi pellegrini che traversavano l’intera Europa, il nostro
Cammino iniziato sotto una bufera di neve al
Moncenisio. Là incontreremo gli amici del Centro
Italia giunti da Ascoli seguendo l’antica Via Salaria
e quelli del Sud giunti da Monte Sant’Angelo in
Gargano seguendo la Via Micaelica, altro percorso devozionale seguito dai pellegrini medioevali.
Tutti insieme per celebrare i 150 anni della nostra
associazione, ma anche, forse soprattutto, per conoscere a fondo il nostro bellissimo paese.
Ed a S. Pietro, come nella millenaria tradizione
dei pellegrini, presenteremo le nostre credenziali, riempite dei tanti timbri raccolti nei posti tappa
incontrati sul lungo tragitto, ottenendo il “Testimonium peregrinationis ad limina Petri”, attestato che accompagnerà per sempre i nostri ricordi di
questa meravigliosa esperienza.
29 settembre
Piazza S. Pietro gremita, sulla scalinata della Basilica uno stuolo di sacerdoti vestiti con i paramenti
sacri, Papa Francesco celebra la S. Messa, i maxischermi consentono anche ai più lontani, stipati in
fondo alla piazza di poter vedere il santo Padre,
un momento solenne di preghiera per i fedeli, comunque un evento di grande solennità.
Il Cammino è finito, all’arrivo in S. Pietro abbiamo
consegnato alla Guardia Svizzera, al Portone di
Bronzo del Palazzo Apostolico, alcuni doni per il
Papa: il sacchetto della terra di Portacomaro consegnatoci dagli amici del CAI di Asti, che raggiungendoci a Crea sono passati per il Paese natale
della famiglia di Papa Bergoglio, la pergamena su
cui abbiamo apposto i timbri di tutti i posti-tappa
da Asti a Roma; La Bandiera di Cime di Pace, asso-
2° CORSO SCI
PER RAGAZZI
ciazione nata nell’ambito del CAI che promuove
progetti di solidarietà a favore di Paesi dilaniati da
guerre; una cassetta di bottiglie di grignolino di
una produzione resa disponibile per raccogliere
fondi a favore delle popolazioni Emiliane colpite
dal terremoto, affidataci dai viticultori monferrini.
Grande è stata la soddisfazione al saluto del Papa
durante l’Angelus ai camminatori CAI, giunti a
Roma in occasione dei 150 anni dell’Associazione.
30 settembre
Un austero salone, quadri antichi alle pareti, volta
affrescata. Quattro persone in piedi attorno ad un
tavolo si passano di mano una pergamena interamente occupata da timbri. A conclusione della
Via Francigena delle Terre Alte veniamo ricevuti
alla Camera dei Deputati per la consegna di una
pergamena affidataci dai camminatori di uno dei
percorsi confluiti sulla Francigena: il Cammino Selliano, partito dalla casa natale, a Mosso, di Quintino Sella, socio fondatore del club Alpino Italiano.
Anche questa pergamena contiene lo schizzo del
percorso da Mosso a Roma coi timbri di tutti i posti
tappa intermedi. Con la pergamena consegniamo,
fedeli all’articolo 1 dello Statuto dell’Associazione,
che ci impegna nella tutela dell’ambiente, una serie di istanze di ispirazione ambientalista, consegnateci lungo il percorso. Tra queste una memoria
dell’Associazione Familiari Vittime dell’Amianto.
Enrico Bruschi, CAI Casale Monferrato
I numeri:
40 giornate di cammino suddivise in 4 tratte:
Moncenisio - Casale Monferrato, 20 - 28 aprile;
Casale Monf. - Sarzana, 23 maggio - 2 giugno;
Sarzana - Siena, 5 - 14 settembre;
Siena Roma, 19 - 28 settembre.
1.114 chilometri percorsi con una media di 28,4 km
al giorno, una distanza massima di 39 km, minima
di 13,5 km.
335 ore di cammino comprese le numerose soste
per riposo, visite e incontri.
1.403 camminatori la somma dei partecipanti alle
40 tappe. Media partecipanti/giornata 35.
Numero partecipanti ad un’intera tratta:
Moncenisio - Casale Monferrato: 12; Casale Monf.
- Sarzana: 7; Sarzana - Siena: 14; Siena - Roma: 21.
Numero dei partecipanti all’intera Via Francigena:
5. Di cui 3 con partenza dal Moncenisio, Gianni
Scarrone, Elena Piotto ed Enrico Bruschi, soci della
sezione di Casale Monferrato, 1 con partenza dal
Monginevro, Mario Bertini, socio della sezione di
Pianezza, 1 con partenza dal Gran San Bernardo,
Roberto Madonna, socio della sezione di Varallo
Sesia.
Totale Sezioni CAI partecipanti 51 + 3 sottosezioni.
Sabato 30 Novembre prima uscita dei ragazzi/e
iscritti al secondo corso di sci con maestri organizzato dalla Commissione di Alpinismo Giovanile
della Sezione CAI di Acqui.
Le previsioni annunciavano tempo pessimo con
disagi alla circolazione stradale ed invece nessun
problema per il viaggio e sole pieno con temperature gradevoli sulle piste di Valtournenche in
Valle d’Aosta.
L’attività è quest’anno riservata a chi ha frequentato la precedente edizione o che ha già acquisito una buona capacità di conduzione dello sci. È
quindi un Corso che prevede un miglioramento
delle capacità tecniche attraverso quattro uscite
di tre ore giornaliere di lezione con tre maestri
di sci e con un massimo di 5-6 allievi per classe. Il
modulo del prossimo anno riaprirà nuovamente
le porte ai ragazzi che non hanno mai utilizzato
gli Sci. Una scelta, quella di mantenere basso il
numero dei partecipanti che si propone di mantenere alta la qualità dell’insegnamento. Prima
e dopo l’attività con i maestri di sci i ragazzi, di
età compresa tra gli 8 e i 16 anni, sono seguiti da
accompagnatori di Alpinismo Giovanile della Sezione. Questa edizione prevede ancora un’uscita
Sabato 7 Dicembre sulle piste di Valtournenche
per poi chiudersi con una due giorni sulle piste
di Cervinia con pernottamento al rifugio Teodulo. Il Rifugio Teodulo è sito al Colle omonimo a
quota 3317 m sulle piste da sci, la proprietà è della Sezione CAI di Torino. Una esperienza, quella
di dormire in un vero Rifugio del CAI al cospetto del Cervino che sicuramente resterà impressa
nei ricordi dei ragazzi ma anche degli accompagnatori. La Sezione del CAI di Acqui ringrazia gli
Accompagnatori di Alpinismo Giovanile che pagandosi le spese del viaggio e degli impianti seguono i ragazzi, i genitori che ce li hanno affidati
e i Maestri di Sci che, dalla prima uscita, hanno
evidenziato la loro professionalità.
Per info: [email protected] - 348 6623354
Sezione di Ovada
UNA SERATA
PER L’ARARAT
Giovedì 30 gennaio, alle ore 21, presso il Teatro
Splendor di Ovada, si svolgerà, per iniziativa della sezione CAI di Ovada, una serata dedicata alla
spedizione extraeuropea di Alpinismo Giovanile sul monte Ararat, avvenuta nel luglio scorso
nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il
150° anniversario di fondazione del Club Alpino
Italiano. Interverrà Gian Carlo Berchi, Accompagnatore Nazionale di Alpinismo Giovanile, nonché capo spedizione nella salita al monte Ararat.
5
di Valenza
NASCE IL CLUB DEI 200 ALL’ORA Sezione
UN ANNO FINISCE,
L’estate scorsa, in vacanza con i nipotini all’Alpe
di Siusi, ho scoperto che “Slow è bello”. Non sono
mai stato un “corridore” (“la relazione dice 4
ore ma devo mettercene 3 o meglio ancora 2,5”
non mi ha mai interessato) anche perché mi piace fotografare il paesaggio che mi circonda e le
persone che mi accompagnano durante le mie
escursioni e per fare una bella foto sovente non
è sufficiente inquadrare e scattare ma ci vuole un
minimo di preparazione e quindi di tempo. Mi
vanto di essere uno con un passo molto regolare,
e ciò mi viene riconosciuto da (quasi) tutti quelli
camminano con me, e ciò mi consente, generalmente, di rispettare i tempi di percorrenza previsti. Come dicevo all’inizio, ho scoperto però che,
anche ad un ritmo più lento, la camminata ti può
dare delle belle sensazioni con il vantaggio di fare
divertire i piccolissimi camminatori interessandoli
con osservazioni sulla natura che ti circonda ed
inventando semplicissimi giochi. Alla fine della
giornata, rivedendo le foto fatte ed annotando
sul mio diario il percorso effettuato e l’ora degli
scatti, mi ritrovavo a fare una considerazione: ci
abbiamo messo il cinquanta per cento di tempo
in più ma abbiamo comunque completato il percorso previsto. Alla fine della settimana il riepilogo delle gite effettuate ha evidenziato un dato
che, lì per lì, mi era sfuggito: la media dei dislivelli
realizzati giorno per giorno era invariabilmente
di 200 metri all’ora. Media non certo esaltante
ma con una doppia positiva soddisfazione: meno
foto da scartare e soprattutto la gioia di sentirsi chiedere dai nipotini, prima di andare a letto
“nonno, dove andiamo domani?”
In questi mesi mi sono chiesto se fosse possibile
che il ritmo di 200 metri all’ora potesse essere
interessante non solo per i bambini ma anche
per persone particolarmente contemplative, per
quelli più avanti con gli anni, per quelli con poco
allenamento o reduci da un infortunio o semplicemente per quelli che pensano che “slow è bello”. Così è nata l’idea del Club 200 all’ora, con
l’intento di proporre una serie di gite in cui, di
norma, non si supererà il dislivello di 200 metri
all’ora e difficoltà T/E. Intendiamoci, non prendiamo alla lettera questa affermazione perchè tutto
dipenderà dalla pendenza per cui i metri potranno arrivare anche a 250 o scendere sino a 100 o
anche meno. In tal caso la regola si potrà tradurre
in tempi massimi di percorrenza totale che non
dovrebbero superare le 5/6 ore, il dislivello totale che non supererà i 500/600 metri e la distanza
percorsa che, al massimo sarà di 14 o 15 Km.
Senza dimenticare che rimarrà anche il tempo per
lo “slow food” (tanto di moda) e, perché no, per
conoscere le curiosità e le peculiarità dei luoghi
visitati e approfondire gli aspetti culturali più
interessanti. Per esempio la prima gita “200/h”
proposta nel programma 2014, Balzi Rossi, potrà
essere così riassunta: dislivello: 100 metri; difficoltà: T; ore di cammino: 6; lunghezza: 8 km; curiosità: giardini di Villa Hanbury e area archeologica
dei Balzi; pranzo al sacco sulla spiaggia di Capo
Mortola.
Una doverosa precisazione: l’iscrizione al Club
non prevede alcun limite di età (ne minima ne
massima) è automatica alla prima adesione ad
una gita “200/h” ed è completamente gratuita
(viene richiesto solamente di essere in regola con
il bollino CAI). Una cosa importante da considerare: 200/h è una iniziativa del CAI Alessandria che,
da sempre, si avvale di accompagnatori qualificati di provata esperienza, con decine di anni di
attività escursionistica ad ogni livello, e con alle
spalle un Club con oltre 315.000 soci, che nel 2013
ha compiuto 150 anni. Infine un’ultima annotazione riguarda il mezzo di trasporto utilizzato
per gli spostamenti: la mia speranza è che si possa
raggiungere un numero di partecipanti tale che
ci consenta di utilizzare pullman a pieno carico in
modo da mantenere i costi di viaggio il più basso
possibile e consentire una più stretta socializzazione fra tutti i partecipanti.
Bruno Penna - CAI Alessandria
Sezione di San Salvatore Monferrato
CONCLUSA LA MOSTRA 150°
Domenica 8 dicembre si è conclusa la mostra per i
150 anni del CAI “Omaggio a Rino Porzio”.
Grande successo: moltissime visite durante l’apertura nei due fine settimana. Tutti hanno apprezzato la “finestra aperta sui monti”: una rassegna
delle più belle fotografie della montagna dei
nostri soci. I visitatori più anziani hanno avuto
modo di rivivere attraverso le fotografie, molte
delle quali vere rarità, i momenti felici della loro
gioventù sui monti e le loro prime ascensioni.
Circa 600 alunni delle scuole materne, elementari e medie, visitando la mostra negli orari a loro
dedicati, hanno potuto conoscere i diversi aspetti
della montagna: fauna, flora, paesaggi, escursionismo ed alpinismo. Hanno destato curiosità i
vecchi ed i nuovi attrezzi per scalare le montagne.
Per far conoscere i nostri monti per il prossimo
anno scolastico la Sezione intende offrire agli insegnanti un programma di escursioni.
Grazie a tutti gli amici intervenuti, grazie a quanti hanno collaborato con il prestito di materiale,
fotografie, libri, cartoline, francobolli, grazie a
quanti hanno offerto aiuto per l’allestimento e
l’organizzazione.
UN ALTRO ARRIVA
Il CAI di Valenza dà uno sguardo alle attività dell’anno trascorso: escursioni, alpinismo, palestra di arrampicata, corsi specializzati, iniziative culturali, rapporti
con le Scuole e con la Città.
Continuando la rassegna “Orizzonti Montagna”, il
29 novembre scorso si è svolta la serata in ricordo del
grande alpinista Riccardo Cassin che, insieme a Bonatti e Messner, forma la triade dei più importanti
alpinisti della storia. Realizzata in collaborazione con
la Fondazione Cassin e il Gruppo dei Ragni di Lecco,
ha visto la partecipazione di Marta Cassin alpinista,
nipote di Riccardo, Luigino Airoldi membro storico
del Gruppo dei Ragni e Roberto Mantovani scrittore,
alpinista che ha coordinato l’incontro. Testimonianze, immagini filmate hanno celebrato la storia di un
eroe dell’alpinismo mondiale con uno straordinario
elenco di ascensioni che non ha uguali. Cassin è stato
il fondatore dell’alpinismo popolare, non più esercitato solo dalle classi agiate, ma da semplici cittadini,
moltissimi del mondo operaio, che affrontavano le
cime e le loro scalate nelle domeniche, con poche risorse e scarse attrezzature, ma con grande passione
ed entusiasmo. Morto nel 2009, a cento anni, Riccardo Cassin ha lasciato una eccelsa testimonianza
di vita all’insegna della semplicità, del buon senso e
dell’anti retorica, convinto del grande valore educativo della montagna. La serata ha ospitato, prima in
Italia, la presentazione della recente riedizione del
libro di Cassin “Dove la parete strapiomba”, scritto
nel 1958. Questo libro non dovrebbe mancare nella
biblioteca degli amanti della montagna.
La Sezione ha avviato nel 2013 una collaborazione
con le Scuole Superiori dell’Istituto Cellini con un
progetto che prevede la realizzazione di studi e ricerche su tematiche che richiamano il significato e
i valori della montagna e ha messo a disposizione
degli studenti alcune borse di studio. Un primo risultato è stato ottenuto grazie agli allievi del Liceo
Artistico che hanno prodotto una serie di bellissimi
disegni sulla montagna, utilizzati dalla sezione, inserendone un buon numero nel libretto che contiene il
programma 2014. Il dirigente scolastico Paolo Repetto che ha creduto nella collaborazione tra Scuola e
CAI così commenta il prezioso rapporto instaurato e
il suo valore per i giovani: ”Possono camminare assieme, la scuola e l’alpinismo? Certamente. Possono farlo in tanti modi. Ad esempio, promuovendo tra i ragazzi “gite di istruzione” che, anziché al McDonald,
li facciano pranzare in un rifugio; oppure, come nel
caso della sezione CAI di Valenza e del Liceo Artistico
“Carrà”, invitandoli a far entrare natura e paesaggio
di montagna tra i soggetti sui quali si esprime la loro
creatività. Il risultato è comunque lo stesso: far conoscere, far amare a questi ragazzi l’ambiente montano e le emozioni che può regalare. Gli allievi del
“Carrà” queste emozioni le hanno provate, le hanno
anche riversate sulla carta, in magnifici disegni e bozzetti che adesso illustrano il calendario delle attività
CAI per la prossima stagione. Il passo successivo sarà
quello della presa diretta: gite in montagna con zaino, album e matite al seguito. Che è il modo migliore
per avvicinarsi a quella porzione di mondo ancora incontaminata che la montagna, con fatica, preserva.”
Il CAI di Valenza si prepara a celebrare il 40° anno
di fondazione della propria sezione, che cade nel
prossimo 2014 e, proprio per questo, dovrà essere un
anno ancora più ricco di progetti ed iniziative.
La sezione ha già avviato il percorso organizzativo
per la realizzazione a Valenza dell’Assemblea Generale LPV che avrà luogo a ottobre 2014 presso la
prestigiosa Sede dell’Expo Piemonte.
Sezione di Valenza
6
Estate 2013
DESTINAZIONE CORSICA, GR 20 NORD
Obiettivo percorrere il GR20 Nord partendo da
Vizzavona. Affrontiamo lentamente le prime tappe, l’andatura è tranquilla con poche e brevi soste.
Lungo il percorso ogni tanto incrociamo due ragazzi, che camminano spediti e sembrano non sentire
per nulla la fatica. A differenza nostra si concedono
lunghe pause. Al rifugio ci si ritrova. Luca e Iacopo sono alla loro prima avventura impegnativa in
montagna e hanno già percorso tutto il GR20 Sud.
Ogni mattina si riparte con un “ci vediamo lungo il
percorso” e, al rifugio ognuno racconta le proprie
impressioni con crescente confidenza, come sempre
succede in montagna. Scopriamo di aver dimenticato l’accendino… “avessimo preso il fornello con
l’accensione piezoelettrica…!” Inutile recriminare,
ma al rifugio non ne hanno. Iacopo ci impresta il
suo, poi proponiamo di barattare una porzione di
formaggio locale con il suo accendino. Un modo
semplice per sentirsi amici. Ci ritroviamo così a condividere le prime giornate, con il sole a picco e 30°
già alle 9 di mattina. Tra il Refuge de Manganu e
Castel de Vergio abbiamo finalmente una tappa
tranquilla, ma alle 13 siamo già arrivati. Il luogo
non è dei più accoglienti anche se finalmente c’è
uno spazio pianeggiante su cui montare la tenda.
Sarà il caldo, ma l’idea di aspettare notte lì non ci
attira e decidiamo di ripartire. Ci immergiamo nel
bosco e iniziamo a salire lungo un sentiero che si
apre in una ampia vallata e ci offre la possibilità di
goderci finalmente un bel bagno nelle numerose
pozze d’acqua. In serata raggiungiamo il Refuge de
Ciottulu di Mori, siamo a 2000 m e la temperatura è
fantastica. Il giorno successivo tappa tutta in discesa
in una interminabile pietraia, poi il bosco e l’ultimo
strappo fino al Tighjettu. Sarà l’ansia per la famosa
tappa del Circle de la Solitude o la noia di mangiare cibo liofilizzato finalmente ci concediamo una
ricca porzione di pasta al rifugio. Il gestore chiude
la cena offrendo una grappa “miracolosa” che riscalda gli animi. Al risveglio ci aspetta una brutta
sorpresa, il tempo è improvvisamente cambiato e
il vento sta addensando nuvoloni minacciosi. Proprio oggi non ci voleva. Il gestore dice che si può
tentare, ma io so che non sono veloce e neanche
convinta… prendo tempo. I ragazzi sono già partiti, subito dopo anche un gruppo di francesi si è
incamminato con la guida. Non serve neppure
tergiversare: alle 7,30 scoppia il primo temporale,
qualcuno rientra al rifugio. Dopo meno di un’ora si
forma un’altra barriera d’acqua, dal rifugio si vede
un fronte bianco che avanza e in breve siamo in
mezzo a lampi e tuoni. Le mie gambe si rifiutano
di muoversi. Alle 9 spunta il sole e, anche se verso
ovest ci sono altre nuvole in arrivo, mi lascio convincere a partire. Tempo mezz’ora siamo sotto il
diluvio, le rocce diventano scivolose e l’acqua scorre
ovunque. Bisogna tornare al rifugio, ma il temporale è ancora troppo forte: cerchiamo un riparo ma
ormai siamo fradici. Gli scarponi sono due piscine.
Molti sono tornati indietro, mancano solo Luca, Iacopo e i francesi. Non sappiamo come contattarli.
Il mattino seguente il sole ci augura buon viaggio,
partiamo insieme a un gruppo di tedeschi con cui
abbiamo condiviso la serata precedente. Arriviamo
sulla bocca dell’imbuto, io lo guardo con timore e
rispetto, ci prepariamo come ad una impresa epocale. Guanti, scarponi, zaino un check up completo
poi via… bisogna pur andare! A parte un attimo di
difficoltà a causa dell’ingombro dello zaino la discesa è semplice, mi ritrovo a pensare “tutto qui?”. Le
catene non sono certo la parte più difficile. Ormai
siamo a metà del percorso. Dal lato opposto scendono due ragazzi. “Gisella e Antonio?” ci sentiamo chiamare. La coppia di fronte a noi conosce i
nostri nomi, Luca e Iacopo sono arrivati alla tappa
successiva e gli hanno consegnato un biglietto per
noi, proprio come quando si affida al mare un messaggio in bottiglia. Alla fine della tappa decidiamo
che una settimana di mare ci starebbe proprio bene
e tiriamo finalmente fuori le ciabatte da spiaggia.
Invio un sms a Luca e Iacopo congratulandomi per
la loro tenacia, ma non riesco a trattenermi dal dire
loro che hanno rischiato troppo. Ormai a casa ricevo il racconto di Luca. Leggendolo mi rendo conto
di quanto sia viva in lui l’esperienza di quella difficile giornata e gli chiedo se vuole condividerla con il
lettori di Alpennino.
Gisella Barbieri
“Ciao, sono Luca: spero che stiate bene e tutto proceda tranquillamente per il meglio, dopo le giornate travagliate e piene di sorprese sul GR 20 (almeno
così sono state per noi, ma deduco che anche per
voi non siano state da meno). E in effetti, di sorprese ne abbiamo avute, e veramente grosse, quel famoso giorno in cui da Tighiettu ci siamo incamminati verso Asco con lo spauracchio del Circle in
mezzo e sempre incombente, come se già questo
non bastasse di per sé a rendere inquieta la giornata. Nonostante il vento e il cielo minacciosamente
nuvolo, abbiamo deciso di partire comunque dal
rifugio. Dopotutto il tempo era sì tendente al brutto, ma giornate coperte ne avevamo già incontrate
durante la prima settimana, a sud, e tutte si erano
risolte con un brevissimo scroscio o addirittura erano volte al sereno. Ragion per cui qualche nuvola
“vagamente” temporalesca non ci sembrava un
motivo sufficiente nè per attendere, né per rinunciare. Nel corso di quella salita interminabile e pietrosa verso il Circle de la Solitude per due volte ci
siamo dovuti fermare a causa di scrosci improvvisi e
cercare un riparo per gli zaini e le nostre auguste
persone (ma soprattutto per gli zaini!). In ogni caso,
dopo il secondo acquazzone sembrava proprio
spuntato un bel sole nel cielo azzurro e sgombro, al
che, ormai giunti alla bocca dove cominciava l’imbuto, senza tergiversare troppo abbiamo cominciato la discesa. Quest’ultima, a dire il vero, se devo
proprio esser sincero, me la aspettavo molto più
“tecnica”, mentre sono riuscito a completarla piuttosto con disinvoltura, usando pure poco le catene.
Vista l’impressione positiva della prima parte, una
volta scesi sul fondo dell’imbuto ritenevamo lecito
aspettarci una tranquilla conclusione. Qui invece, di
fatto, è cominciato il dramma della giornata: nel
momento stesso in cui ci accingevamo ad intraprendere la salita, proprio in quel piccolo spazio quasi
piatto che collega i due percorsi, ha cominciato a
cadere una pioggia leggera, che è andata aumentando sempre più di intensità fino a tramutarsi in
vero rovescio. Fortunatamente nei paraggi abbiamo notato una minuscola grotta, più una rientranza, anzi, e subito posato all’interno dell’incavo gli
zaini, coperti dal telo antipioggia nel caso di Jacopo, dal K-way nel caso mio (essendo sprovvisto del
sopracitato telo, come di ogni altra cosa che si potesse definire anche lontanamente “professionale”); dopo gli zaini, nello spazio rimanente, vicino
all’esterno, ci siamo sistemati noi stessi. All’inizio
eravamo speranzosi, dato che tutti gli altri temporali incontrati in precedenza erano durati al massimo mezz’ora. Stavolta invece, dopo la canonica
mezz’ora, non faceva che aumentare ancora di intensità. A quel punto abbiamo deciso di stendere
all’entrata del buco, a mo’ di schermo protettivo, il
telo di plastica trasparente usato come base d’appoggio per la tenda. In questo modo credevamo di
interrompere, o almeno limitare, il flusso d’acqua
che continuava ad entrare dall’alto, obiettivo che
non siamo riusciti ad ottenere, ma si è creato almeno un ambiente riparato, così da mitigare il freddo
che ci tormentava per via dei vestiti bagnati fradici.
Dal momento in cui abbiamo posizionato il telone
siamo rimasti per un’ora buona in uno stato di insopportabile stasi psicofisica (muti e con le membra
atrofizzate per il freddo e la posizione da fachiro).
Durante questi attimi interminabili di fissità e di attesa, mentre l’acqua che scolava giù dall’imbuto
saliva fino alle caviglie, per un lampo è balenata l’idea di mollare tutto il prima possibile e fuggire al
mare. Nel frattempo, visto che io a star fermo impazzivo, e Jacopo invece continuava a temporeggiare, ho deciso di uscire per mio conto dal buco e
riprendere la salita, anche da solo: con questo gesto
piuttosto inconsulto almeno ho ottenuto di riprendere il cammino, in modo tale da scaldarmi e risvegliarmi dallo stato di apatia. Appena ripresa la strada, senza un’apparente continuità con le condizioni
meteorologiche del momento, che sembravano in
lento miglioramento, si scatena una sorta di bufera
di neve, durata forse 5 minuti, ma intensissima e
tale da costringerci a fermarci di nuovo, in piedi stavolta e col telo in testa come due pellegrini sbandati. Finalmente pioggia e neve vanno in pausa pranzo e possiamo ricominciare a salire: il piccolo
problema è che nel corso del temporale il sentiero,
che già definir tale col sereno era impresa da pietà
eufemistica, si era mutato in un rivolo, nei punti migliori, in una cascata nei casi peggiori... Tutto sommato, tenendo conto delle condizioni del terreno e
del tempo ancora incerto sopra di noi, la salita
avrebbe potuto dimostrarsi più lenta e travagliata,
invece si procedeva spediti, anche se a quattro zampe, e in certi tratti in posizione quasi prona. In una
nebbia scozzese subito tramutatasi in vento, arriviamo finalmente a vedere la vetta: il Circo della Solitudine ormai è solo esperienza da raccontare al
prossimo rifugio, dietro una gavetta di sbobba magari. Appena sotto la bocca d’uscita, compare nella
nebbia una famigliola inglese, mamma, babbo e
due figlioli; intimiamo loro perentoriamente di tornare indietro, a meno che non desiderino estinguersi insieme alla prole. In lontananza si sente un
rumore di elicottero, che si fa sempre più forte e
vicino... ecco che compare il mezzo del soccorso alpino, dal quale subito piombano con gesto plastico
due energumeni che si appropinquano con fare trafelato: la Volpe parla e il Gatto sta zitto. La domanda è se siamo noi ad averli chiamati; nel mio stentato francese gli spiego che no, noi siamo saliti “senza
impedimenti” e ora siamo in dirittura del rifugio;
vedendomi un poco in difficoltà con l’elocuzione, il
capo dei due, la Volpe, parla in un italiano meno
stentato del mio francese e mi chiede se per caso
abbiamo notato qualche tapino in difficoltà. Sentendo le nostre risposte negative, i due proseguono
alla ricerca del molesto disturbatore, con intenzioni
poco amichevoli nel malaugurato caso lo avessero
mai rintracciato, non prima di averci salutato calorosamente e raccomandato di rispedire indietro
tutti coloro sembrassero intenzionati a raggiungere
il Circolo. In mezz’ora siamo finalmente al rifugio di
Asco, località piuttosto squallida, come tutte le stazioni sciistiche in disarmo, ma almeno c’è una stanza tiepida col tavolo, e cibo a volontà; per carità, è
caro, ma meno che negli altri rifugi. A chiudere in
bellezza una giornata così tempestosa è arrivato il
piacevole e inaspettato incontro con due ragazzi di
Crema, Lorenza e Marco, che ci hanno e a cui abbiamo tenuto compagnia nel corso della serata: per
loro quello era il quarto giorno di cammino, ancora
gli albori del GR 20, e i nostri racconti da veterani
sfondati non credo si potessero considerare la mi-
➤
7
➤ gliore iniziazione per dei principianti. Infine, spe-
rando in un fortuito incontro con voi, abbiamo affidato loro i nostri recapiti telefonici e mail. Ci siamo
consegnati nelle mani del prossimo e, in un certo
senso, della provvidenza. Ancora una volta è andata. Il racconto degli ultimi giorni ve lo risparmierò,
perché sono stati momenti di puro e perfetto godimento, volati veloci come il sogno di una notte... in
parole povere e comprensibili, dopo una simile avventura, la carica di superomismo era tale che abbiamo percorso tappe da 5 ore in tre e unito due
giorni di cammino in uno, percorrendo il tragitto
Carrozzu-Calenzana in 9 ore, pausa pranzo compresa. Solo un episodio merita di essere ricordato: dopo
una tranquilla giornata di cammino defatigante e
riposo sotto gli alberi al rifugio di Carrozzu, all’ora
in cui stavamo per metterci a letto, un’armata Brancaleone di sei profughi si presenta in condizioni fantozziane all’ingresso del bivacco... dai lamenti convulsi
accompagnati
con
abbondantissima
sudorazione e dall’equipaggiamento orrendamente arcaico e sovradimensionato, capiamo la loro nazionalità prima che possano proferire verbo. Sono
un gruppo di ragazzi biellesi e di Torino, poco più
grandi di noi, quattro maschi e due donzelle, e arrivano da dodici(!?) ore di cammino, dicono; ci spiegano di essere partiti da Calenzana in mattinata,
ma di aver malauguratamente deciso di percorrere
un sentiero alternativo passante per Bonifatu, che
dovrebbe accorciare il cammino, e poi finisce per
allungarlo. Tolto questo particolare, un disguido in
cui può incorrere chiunque, ciò che più ci ha stupito
è stato il contenuto dei loro zaini da venticinque
chili di peso: moka Bialetti da 12 tazze, pane integrale, pane di grano duro, barattolo di caffè macinato, barattolo gigante di nutella, barattolo gigante di zucchero... Non paghi, le ragazze insistono per
farsi la doccia, ma viste le condizioni di temperatura
dell’acqua prossime allo zero assoluto, vi lascio immaginare con quali urla belluine abbiano deliziato
il campo. Prima di coricarci, il più aperto di questi
piemontesi, che nel frattempo ci eravamo fatti amici, confida a Jacopo che lui il GR20 mica lo voleva
fare, lui in Corsica ci è venuto per le belle spiagge...
beh, se pensava di stupirci con questa rivelazione,
proprio non si può dire abbia avuto successo! La nostra opinione sui connazionali, ecco ancora l’assassino che c’è in me…, raggiunge l’abisso storico l’ultimo giorno, quando una coppia di milanesi
domanda con viso da gattino innaffiato se sul percorso si possono trovare bancomat, visto che loro
hanno pochissimi contanti, e in Islanda i rifugi il
bancomat ce l’hanno sempre... Ho preferito ingannarli con la pietosa bugia di trovarne uno ad Asco o
Vizzavona. Giunti a Calenzana l’anabasi è terminata a livello ufficiale, anche se idealmente già lo era
il mattino precedente alla prima visione del mare
dall’alto di una vetta, e a livello pratico non ancora,
visto che da lì c’era l’annoso problema di raggiungere Calvi. L’ultimo autobus era appena partito ed
escludendo l’opzione taxi, rimaneva solo la via del
cavallo di San Francesco. Fatto 30 si può far 31, certo
nella speranza di esser coadiuvati da qualche buon
samaritano in macchina che ci raccogliesse all’autostop. Dopo molti gestacci e aspettative frustrate,
una bella ragazza bionda ci ha caricato per una parte del tragitto e dopo poco due gentili signori in
villeggiatura ci hanno trasportato fino alla meta.
Qui termina la parte interessante, ora resta solo un
giorno di abbuffata continua e tedio leopardiano
spiaggiati tra il bagnasciuga e il camping di Calvi. Il
ritorno in nave è stato tutto sommato tranquillo,
insieme a due ragazzi di Reggio Emilia reduci da un
giro in bicicletta del nord dell’isola. Il pomeriggio è
passato raccontando le reciproche esperienze, mentre in lontananza apparivano due balene, e un delfino ha affiancato il traghetto.”
Luca Platti
Sezione di Acqui Terme
PRESENTATA LA SPEDIZIONE
SULL’ACONCAGUA
Il pubblico numeroso intervenuto alla presentazione ufficiale della spedizione alpinistica
organizzata dalla sezione acquese “Nanni Zunino” del CAI sulla vetta dell’Aconcagua, la cima
più elevata delle Ande, si è trovato coinvolto in
un’appassionante mix di avventura e solidarietà,
scoprendo che le imprese alpinistiche nascono da
sentimenti forti e generosi, si sviluppano nell’aiuto reciproco e si realizzano soltanto se la preparazione atletica trova sostegno nelle qualità interiori del cuore. La presentazione è stata infatti
preceduta da una proiezione del filmato dell’alpinista scrittore Davide Chiesa, membro piacentino
della spedizione, sulla scalata del Manaslu, l’ottava montagna più alta del mondo con i suoi 8.163
m, che si trova nelle catena montuosa dell’Himalaya. Immagini certamente straordinarie, che
hanno saputo trasportare nello spirito dell’alpinismo chi le vedeva scorrere, ma che soprattutto
hanno fatto comprendere a tutti che un’impresa
così impegnativa non può che essere il frutto di
uno sforzo collettivo, di un intenso clima collaborativo, come lo stesso Davide Chiesa ha illustrato
nel suo libro, “Montagne da raccontare”, in cui
si sottolinea l’aspetto umano, l’esperienza collettiva dell’Alpinismo. Aspetto umano, valori di
solidarietà dell’Alpinismo che verranno ancor
di più analizzati nel suo
nuovo libro in stampa:
“l’anima del Gran Zebru’ tra misteri ed Alpinisti”.
Del resto la solidarietà
era davvero nell’aria
al Movicentro venerdì
sera: come è emerso
dalle parole di Valentino Subrero, presidente
della Sezione acquese del CAI, che ha ribadito
l’impegno della “Nanni Zunino” per sostenere i
progetti di World Friends; questa associazione,
fondata dal medico e socio CAI acquese Gianfranco Morino, opera da anni in Kenia, nelle baraccopoli di Nairobi, ove ha fondato il Neema Hospital, centro sanitario di eccellenza che fornisce
assistenza gratuita a chi non potrebbe altrimenti
ricevere cure.
Come è stato illustrato durante la serata, il CAI
acquese ha già organizzato due spedizioni alpinistiche per raccogliere fondi a favore di World
Friends: la prima è stata realizzata nel 2007, in
occasione del 50° anniversario della Sezione, con
il nome di “Una luce di speranza per l’Africa”.
Gli scopi benefici della scalata suscitarono l’interesse del secondo canale della RAI, che inviò l’operatore Silvio Giuglietti per compiere le riprese
che saranno sviluppate in un documentario dal
titolo “Montagna di luce”.
La spedizione ha un tale successo alpinistico e
mediatico che nel 2010, per sostenere il programma “Nati nel Posto Giusto” di World Friends, viene organizzata una seconda spedizione alpinistica extraeuropea, questa volta sul Kilimangiaro, la
massima cima del continente africano.
La collaborazione tra il CAI acquese e World
Friends è intanto diventata una costante, con
una miriade di iniziative sul territorio, come
la camminata Pirotecnica di luglio, le uscite in
Mountain Bike, il banchetto della solidarietà alla
camminata delle 5 Torri nella Langa Astigiana e
quelle sui Sentieri della Solidarietà” (Merana, Bistagno, Ponzone…).
Grazie a questo costante impegno, l’area edificabile e cintata che nel 2007 avevano visto i componenti della spedizione al Kenya al momento
della spedizione al Kilimangiaro nel 2010 era già
diventata un ospedale in cui transitavano più di
400 pazienti al giorno ed oggi è una struttura con
numerosi reparti, un centro di formazione sanitaria e programmi di prevenzione, di animazione
culturale e di ambulatori itineranti nelle baraccopoli. Questi risultati sono stati ricordati anche
dalla responsabile nazionale di World Friends,
Daniela Cuomo, che ha anche confermato che
la somma raccolta attraverso le iniziative del CAI
acquese ha permesso l’acquisto di un’ambulanza
per il Neema; in particolare ha poi sottolineato la
straordinaria sinergia che unisce ad Acqui Terme
tutti coloro che sostengono il dott. Morino, lodando la sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale. In rappresentanza di quest’ultima ha preso la parola l’Assessore al Turismo
Mirko Pizzorni, che da anni segue le iniziative del
CAI ed il lavoro di World Friends e che, attraverso
le spedizioni postali e l’utilizzo gratuito del Movicentro per la serata di
presentazione, ha voluto sostenere lo sforzo
organizzativo della spedizione all’Aconcagua,
che porterà in vetta anche lo stemma della Città di Acqui Terme; nel
suo intervento ha ripreso un concetto esposto
dagli esponenti del CAI:
fare di Acqui una “Città solidale”, ribadendo
che l’amministrazione intende sostenere concretamente e in prima persona le iniziative in favore
di World Friends. L’idea del CAI è proprio quella
di coinvolgere nello sforzo di raccolta fondi tutta
la cittadinanza: infatti l’iniziativa, già sperimentata in occasione delle precedenti spedizioni, di
“acquistare” delle cartoline della spedizione che
saranno poi inviate dal luogo della scalata a chi le
ha compilate, quest’anno verrà estesa e le cartoline saranno quindi a disposizione nei negozi di
Acqui e presso tutte le associazioni che vorranno
aiutare ad ultimare il Neema Hospital di Nairobi.
Una delle prime associazioni che ha entusiasticamente risposto a questo appello è il Centro
Sportivo Italiano di Acqui Terme: attraverso il suo
presidente, Carmen Lupo, il CSI ha espresso l’intenzione di dedicare una delle sue iniziative più
importanti proprio al sostegno di World Friends
come del resto ha ribadito il suo impegno, nel
suo intervento, Beppe Chiesa a nome di Acqui
Runners.
Si prospetta quindi la possibilità di creare una
“squadra”, una “rete” che coinvolga istituzioni,
aziende e associazioni in quella che in termini alpinistici si può definire una “cordata” ideale.
Questa immagine suggestiva, ispirata dall’esperienza vissuta dalle spedizioni del CAI acquese,
rende perfettamente lo spirito che anima tutti
coloro che voglio sostenere il dott. Morino, consapevoli che le mete più alte si possono raggiungere solo con la solidarietà e gli sforzi di tutti.
8
Un’esperienza escursionistica particolare
TREKKING IN CORSICA IN SOLITUDINE
Farlo tutto, farlo da solo. Nessuna delle due cose
era nei miei piani. Parlo del GR20, in Corsica,
il più difficile trekking d’Europa. Queste righe
sono il riassunto dell’avventura, degli incontri,
dei suoni.
15 Settembre, Conca (252 m)
“Mange-merde!” “Ton trou du cul!”, l’autista
donna sul pullman per S. Lucia di Porto Vecchio
insulta un passeggero infuriato per il ritardo.
A metà strada l’autoservizio di linea “Rapide
Bleu”, si è fermato per un caffè e altro in un
bar di Ghisonaccia. In serata nel mio dormitorio
arriva una bella ragazza di Pau. Mi accorgo che
scrive pure lei un carnet de voyage.
16 Settembre, Rif. Paliri (1055 m)
Parto alle 8 e subito mi cresce l’entusiasmo. La
prima tappa si chiude in piena zona della Bavella
davanti a stupendi picchi. Il più bello si chiama
Anima Damnata. Alcuni francesi singolari a cena
mi chiedono a che ora sarei partito all’indomani.
17 Settembre, Rif. Asinau (1530 m)
Incontro il primo connazionale, Francesco. Viso
italiano, corporatura tedesca, doppio passaporto. Mi chiedo se io, con corporatura italiana e
nemmeno della miglior specie, potrò concludere
il trekking. Lo spero! Con i tre francesi dall’aria
ambigua decidiamo per l’indomani di fare il percorso pre-2012. Si raddoppia.
18 Settembre, Rif. d’Usciolu (1750 m)
Gli “ambigui” in realtà sono un padre con i suoi
2 figli, di Lione. Sarà stato il vento fortissimo ma
questa sera il morale è un po’ più basso. Inoltre
non ho nemmeno trovato il letto nel dormitorio.
Si prospetta una notte in tenda a noleggio o nel
refettorio. Ore 20.20: alla fine si dorme sotto ai
tavoli.
19 Settembre, Rif. Prati (1820 m)
L’arrivo a Prati è strepitoso. Scendendo dall’alto
ci si immerge in una piana di sole e di pascoli
rasati a zero. I 3 francesi si sono subito fatti una
Pietra, e me ne hanno appioppato una. La notte
è di nuovo a terra sul pavimento schietto. Il gestore parla bene italiano e ancora alle 21 tiene
accesa la radio con i canti corsi. Bonne nuit.
20 Settembre, Rif. d’E Capannelle (1586 m)
Ecco i 3 lionesi in sosta al del Col de Verde. Il padre mi dice che il loro cammino a partire da quel
punto si interrompe. Accetto di buon grado le
loro nourritures... Come se non bastasse, i Bazin,
mi cedono anche la loro prenotazione al rifugio.
Ottima cena. Si chiude la giornata in bellezza,
solo in una stanza da quattro: Santi Bazin!
21 Settembre, Col de Vizzavona (920 m)
Al bar della gîte d’étape vedo appese ai muri
tre chitarre. Chiedo: “Ma questa sera non suona
proprio nessuno?”. Giovanni-Lorenzo un giovane del posto genere -sanglier corse- mi porge
uno strumento e dice: “Sona tu!”. Conosco una
strofa in corso di “Umani”, un pezzo bellissimo
de “I Muvrini”. Scatta l’intesa.
Lui è molto bravo alla chitarra, strepitoso nella voce. Cantiamo “Bella ciao” tenendo la nota
finale larga come è d’uso nello stile del posto.
Chiudiamo con “Felicità” nel cui testo Giovanni
Lorenzo inserisce parole in corsu relative al suo
mestiere (muratore). Tappa facile, grandi pini e
tanta ombra.
22 Settembre, Rif. de l’Onda (1128 m)
Effetto soirée guitare: mi sono fatto 1200 m dislivello in un batter d’occhio e ho trovato persino un porcino niente male. Tra un po’ arriverà
il Cortinese con i laghi di Melo e Capitello, due
vere perle.
23 Settembre, Rif. Petra Piana (1842 m)
Corro un po’ nel tentativo di seminare quelli del
Jura, l’équipes in viaggio più enigmatica. Calorosi nell’intrattenersi lungo il sentiero, freddi nelle
chiacchiere ai punti tappa. Esco per una minzione e poi cercherò di dormire. Considerati i vicini,
credo che questa notte verrò ulteriormente a
conoscenza del verbo più noto ai percorritori di
lunghi itinerari a piedi: ronfler, to snork, russare.
24 Settembre, Rif. de Manganu (1601 m)
Sono arrivato fin qui dopo una giornata di superbi panorami e qualche passaggio difficile. Ho
scorto dall’alto i laghi della Restonica mete della
mia infanzia vacanziera sull’isola. A fianco del
rifugio, un torrente senza troppe fronde dove
ho potuto fare il bagno, il primo del GR20. Se sui
tavolati non avrò la fortuna di farmi un lungo
sonno a notte fonda uscirò come ieri a godermi
la stellata.
28 Settembre, Rif. Carrozzu (1270 m)
Questi giorni sono uno spasso. Oggi il gestore
della gîte di Asco per la colazione mi ha chiamato in “ufficio” e mi ha servito, chiacchierando in
italo- franco-corso, un pétit-déjeuner maggiorato. Ho fatto colpo su di lui parlando dell’andare
per funghi, attività che pratica insieme alla caccia con grande diletto. Conclusa la tappa trovo il
primo rifugio non gestito. Prima, da uno scollinamento sui 2000 m, mi sono apparsi la cittadella e il golfo di Calvi.
29 Settembre, Rif. d’Ortu di u Piobbu (1520 m)
Pioggia. Ho viaggiato con i Jurassici mentre Léila
e Robert, i savoiardi, si sono fatti le creste del
percorso ufficiale. Io ho optato per la variante
a mezza costa consigliata nel libretto-guida. Per
tutti la giornata è trascorsa in un clima da ultimo
giorno di scuola. Con la coppia abbiamo messo
insieme i viveri per un’ultima cena variegata. E’
l’ultima notte sulla Grande Randonnée.
30 Settembre, motonave Sardinia Regina (0 m)
Nella cuccetta del traghetto Bastia-Savona in
compagnia di un camionista corso che forse
già dorme ripenso alle vicende del giorno. Con
la coppia divertente dei savoiardi ci siamo fatti una birra celebrativa a Calenzana, il paese di
fine percorso, poi con la loro macchina abbiamo
celebrato ancora in un ristorante di Calvi. Disponibilissimi mi hanno scarrozzato pure alla stazione da dove sono riuscito, a pomeriggio inoltrato, ad infilzare tutte le coincidenze ferroviarie e
marittime.
Ne valeva la pena. Il più grande sforzo è stato decidersi a partire. Non finirò mai di amare
quest’isola...
Niccolò Tambussa (Sez. Ovada)
Sezione di Tortona
ATTIVITÀ
25 Settembre, Rif. Ciottulu di Mori (1991 m)
Luogo e struttura perfetti posti in alta quota tra i
monti color bordeaux Tafonato e Paglia Orba. A
Vergio entro all’albergone della station de ski per
un piatto di pasta ripiena al brocciu. Nel pomeriggio vado incontro ad una dura ascensione, noto
le rovine di alcuni alpeggi - i stazzi - e alla fine,
molto in alto, il rifugio. Poco prima dell’arrivo un
miraggio: il Golfo di Porto visto da 2000 m. Pura
meraviglia. In posti del genere si lascia il cuore.
26 Settembre, Rif. Tighjettu (1683 m)
Raggiungo la meta della giornata e vedo che il
rifugio è gestito da una giovane graziosa. Tramonta il sole. Dopo il caffè al tavolo non rimangono che lei e i “puri”, i camminatori solitari.
Forse per intervento di Gaspard, un ragazzo a
cui ho parlato di Vizzavona, Eve -così si chiamami si avvicina con una chitarra. Suono di nuovo
quella strofa in corso (l’unica…che conosco) e
poi “A çimma” di De André. Apprezzano e dei 5
o 6 intorno, lei grandiosa, si mette a scoccare le
dita. Ti darei un bacio Eva, anche di più.
27 Settembre, Rif. d’Ascu Stagnu (1422 m)
Sempre lei, a Gaspard e a me per colazione impronta un servizio di riguardo. Gli altri fuggono
in direzione delle cime. Me ne vado a malincuore verso il “Cirque de la Solitude”, mitico passaggio del GR20. E Gaspard? E’ forse con lei nel
rifugio ormai deserto? Attraverso la prima metà
del “Cirque” in coda ai 4 del Jura, l’altra al seguito di una coppia savoiarda.
L’anno 2013 volge ormai al termine. La Sezione
del Club Alpino Italiano di Tortona nel 2013 ha
celebrato i cinquant’anni di vita; un traguardo
veramente importante.
L’evento più importante è stata la pubblicazione
del libro commemorativo “Non smetteremo di
esplorare - Club Alpino Italiano - Sezione di Tortona, 1963-2013 - Cinquant’anni di avventure nel
mondo”, una raccolta di testi ed immagini di alto
valore documentaristico, sapientemente mediati
tra necessità di sintesi ed esigenze di divulgazione. Il volume riporta le attività svolte oltre i
confini nazionali ma come non ricordare anche le
innumerevoli piccole imprese degli alpinisti tortonesi svolte sull’arco alpino; alcune di esse sono
meritevoli di particolare attenzione per l’elevato
valore alpinistico.
Il 2013 è stato un anno molto importante anche per le attività svolte: il Consiglio Direttivo
ed il Presidente, nell’intento di esaltare il valore
dell’aggregazione, hanno organizzato serate di
divulgazione, conferenze e proiezioni in sede,
escursioni e salite alpinistiche, salite in vie ferrate,
escursioni in mountain-bike.
La Sezione, anche se con la sede parzialmente
inagibile, è tornata ad essere il centro di tutte le
attività. Ovviamente tutto quello che è stato fatto è in continuità con il passato e solo l’ingresso
di forze nuove ed un migliore coordinamento tra
l’esperienza dei soci più anziani e il desiderio di
fare dei giovani, ha permesso di ottenere dei risultati importanti.
9
CAI ALESSANDRIA NEL 2014
Dicembre 2013: è ora di fare i programmi per
l’anno nuovo. Obiettivo: rafforzare le iniziative
portate avanti con successo durante quest’anno,
moltiplicando l’offerta e diversificandola ancora
in modo più ampio.
Prima di tutto, nasce il “Club dei 200 all’ora”: su
iniziativa dell’instancabile Bruno Penna, quella
sarà la velocità in salita per tutti coloro i quali vogliono partecipare in tranquillità e relax alle gite,
anche per i più piccoli.
L’attività con i bambini e le famiglie sarà uno dei
punti di maggiore attenzione: fra il 5 e il 6 luglio
sarà riproposto il weekend per famiglie, una bella
occasione per vivere due giorni a stretto contatto della natura, poi alcune gite per loro e quindi
- nuovissima proposta - il 23 febbraio una uscita
con le ciaspole sul nostro Appennino. L’ambiente
innevato, affrontato con attenzione e in sicurezza come sanno assicurare gli accompagnatori di
escursionismo in ambiente innevato e gli istruttori di sci-alpinismo della sezione, è un modo alternativo e affascinante di affrontare l’ambiente
montano: per grandi e piccini.
Per il resto l’offerta di attività escursionistica sarà
molto varia, dalle salite invernali in Riviera, a
escursioni a vari livelli su tutte le Alpi e Appennini nelle altre stagioni. I consueti trek, altro vanto
delle attività sezionale, saranno sulle Dolomiti di
Sesto e poi lungo il celebre Sentiero Roma nelle
Alpi Orobie che sarà addirittura arricchito dalla
salita, facoltativa e aperta anche ai non trekker,
del Pizzo Badile, cima ambita e spettacolare, teatro di salite che sono nella storia dell’alpinismo. Il
consueto viaggio turistico-escursionistico porterà
i soci e simpatizzanti in Croazia tra il 25 aprile e
il 1° maggio: anche lì ci sono ambienti di grande
interesse che valgono un viaggio impegnativo ma
sicuramente di grande soddisfazione.
In alpinismo ben tre saranno le salite in attività sociale: il canale delle Scaglie nel gruppo del
Mongioje, nelle Alpi Liguri; la Punta d’Arbola e la
Rocca Provenzale, magnifico monolito in fondo
alla Val Maira. Non sono 4000 ma sono salite alpinistiche, riservate a coloro i quali abbiano almeno
fatto un corso base di alpinismo o che abbiano
già esperienza alpinistica, poco impegnative ma
di grande interesse e soddisfazione. E chi non
fosse ancora “attrezzato” fa ancora in tempo
ad iscriversi ai corsi di alpinismo e sci-alpinismo
a inizio 2014. Sci-alpinismo e ciaspole, infine, si
uniranno per una salita in notturna al chiaro di
luna il 16 febbraio alla Cima dell’Aquila in Val
Sangone.
Non si può in poche righe riassumere un programma ricco e differenziato: alcune cose sono
degne di menzione (attività con le scuole, i corsi
di racchette da neve, alpinismo, sci-alpinismo, a
partire da gennaio, nonché il corso di formazione
degli accompagnatori sezionali di escursionismo).
Ci sono attività che si programmano anche all’ultimo momento: ad esempio il 3 febbraio 2012,
visto il buon innevamento delle colline, passa parola e ci si ritrova, Livio incluso, 10 anni, per andare a zonzo con le ciaspole sotto la luna! Avete
mai visto Alessandria alla pallida luce della luna
da quel punto di vista e con quel vestito bianco?
Infine forse l’iniziativa più importante perché riporta CAI e alpinismo ad un loro aspetto essenziale: andar per montagne è anche, forse soprattutto, un fatto culturale. Tanto che ben due secoli
di storia sono storia di letteratura alpinistica. Bonatti e Messner sono tutti da rileggere perché
grandi scrittori di avventure.
Questo ha suggerito di proporre nei prossimi
mesi una serie di interviste ad alcuni dei personaggi più significativi per la storia del CAI di Alessandria: escursionisti ed alpinisti, giovani e meno
giovani, donne e uomini che camminano e hanno camminato, tanto, ma che soprattutto hanno
cose da raccontare.
Casale Monferrato
RIAPRE IL MURO
DI ARRAMPICATA
Dopo 2 anni di stop forzato per lo smantellamento del muro di arrampicata conseguente alla
promozione in A1 della squadra di basket (prontamente retrocessa) dopo tante polemiche e promesse mancate, finalmente da ottobre è nuovamente disponibile al palasport la nuova struttura
di arrampicata, più bella di prima: alta 11,5 metri
per una larghezza di 16, un settore verticale, uno
strapiombante di 15° ed uno di 25°, offre 14 linee
di salita con numerose vie di diverse difficoltà,
adatte a soddisfare le esigenze sia dei principianti
che dei più forti climbers. L’apertura al pubblico
avviene nelle giornate di martedì e giovedì dalle
18,30 alle 22,30, il costo dell’ingresso è rimasto
invariato; da gennaio l’ingresso è consentito, per
motivi assicurativi, ai soli soci CAI. Per incentivare l’iscrizione verrà dato in omaggio un abbonamento per 6 ingressi ai nuovi soci. E’ prevista
per sabato 25 gennaio, dalle 15 alle 19 una festa
verticale con ingresso gratuito per i ragazzi delle
scuole medie e superiori. A metà febbraio si terrà
un corso di avvicinamento all’arrampicata indoor.
Il CAI Casale ha ospitato il “Progetto Vento”
CICLOESCURSIONISMO
Nell’ambito dei festeggiamenti per il 150° anniversario di fondazione del nostro sodalizio molta
attenzione è stata dedicata all’ultima nata delle
discipline praticate dai nostri soci, il cicloescursionismo.
Con il progetto “alle sorgenti del C.A.I. in punta
di pedali” è stata organizzata una serie di manifestazioni su tutto il territorio nazionale, con un
calendario di 180 cicloescursioni di cui 6 interregionali, da parte di 89 sezioni di 19 regioni e
culminata con il 6° raduno di cicloescursionismo
tenutosi a Torino e nelle valli piemontesi dal 3 al 6
ottobre 2013. Tra le molteplici attività svolte spicca quella della sezione di Este che ha organizzato
“Vento” un percorso che il Politecnico di Milano
ha progettato per realizzare una grande pista ciclabile che unisca Venezia a Milano e Torino con
percorso prevalentemente sviluppato sugli argini
del Po.
Ero ancora presidente della nostra sezione quando nel gennaio scorso ricevetti da Este una bella lettera di presentazione con la quale Claudio
Coppola - responsabile dell’attività di mountain
bike - presentava il suo progetto e proponeva la
collaborazione con la nostra sezione.
Devo confessare che solitamente sono piuttosto
refrattario alle cose nuove e neanche in questa
occasione ho fatto eccezioni,… poi pian piano ho
cominciato a documentarmi per poterne parlare
in consiglio con cognizione
di causa. Vengo così a sapere
che nella sostanza “Vento” è
un progetto per la realizzazione di una ciclabile lungo il
Po che - se sviluppata a dovere - potrà essere anche una
concreta e stabile occasione
di occupazione e rilancio
economico dei territori che
attraversa.
Per sostenere e far conoscere
il progetto sei appassionati ciclisti, due donne e
quattro uomini, Elisabetta Piccioni, Silvana Mazzon, Vito Brusaferro, Daniel Domenis, Sandro
Lisiero ed il capogruppo Claudio Coppola, sono
partiti dalla Piazza San Marco di Venezia il 28 settembre per giungere a Torino il 5 ottobre, risalendo per una settimana il fiume piu lungo d’Italia e
seguendo la traccia del progetto Vento, con un
percorso di circa 680 chilometri.
Giovedì 3 ottobre la pattuglia dei sei ciclisti è stata raggiunta a Valenza da alcuni soci della nostra
sezione andati loro incontro ed ha poi proseguito il giorno successivo - sempre in compagnia di
alcuni cicloescursionisti casalesi - sino a Chivasso.
Nella serata del 3 ottobre presso la nostra sede
sociale, dopo una cena a base di prodotti rigorosamente monferrini, è avvenuto tra Claudio Cop-
pola, capogruppo dei cicloescursionisti, e Marco
Moro, presidente della sezione CAI di Casale, lo
scambio dei rispettivi gagliardetti sezionali.
Alla partenza di venerdì mattina particolarmente graditi ai presenti sono stati i saluti che l’Assessore allo sport Federico Riboldi ha portato a
nome dell’amministrazione comunale di Casale,
la quale da sempre ha creduto molto nel progetto Vento.
Sabato il gruppo si è poi trasferito da Chivasso
sino a Torino per ricongiungersi al raduno nazionale e partecipare ai festeggiamenti in programma al Monte dei Cappuccini mentre domenica 6
ottobre i festeggiamenti sono proseguiti con una
escursione in Valle Po, dove sorge il nostro fiume
e dove 150 anni fa è nato il Club Alpino Italiano.
Antonio Bobba - Sezione Casale Monferrato
10
Un po’ di storia di questa struttura, simbolo dell’escursionismo tortonese
IL RIFUGIO EZIO ORSI
I rifugi di montagna sono una certezza in ogni
stagione e con qualunque tempo ed anche se
vengono raggiunti nel periodo di chiusura, essi
accolgono ugualmente l’escursionista poiché
sono dotati di locali invernali sempre aperti.
All’inizio del secolo scorso, Guido Rey ha scritto:
“L’arrivo a un rifugio di alta montagna è una delle
più dolci emozioni della vita alpina: la vista delle
esili pareti in mezzo alla durezza delle rupi, ispira
un senso infinito di sicurezza e di pace: s’acquieta
l’ansia della salita ed è sospesa l’inquietudine per
il giorno a venire; il nostro cuore si apre alla tenerezza come quando, dopo un lungo viaggio, poniamo piede sulla soglia sicura della nostra casa”.
Anche l’Appennino delle valli Borbera e Curone
può vantare la presenza di rifugi costruiti soprattutto quando gli spostamenti erano molto più
difficoltosi di oggi ed anche raggiungere una
vetta dell’Appennino, soprattutto in inverno, era
un’escursione impegnativa.
In val Borbera, presso la vetta del Monte Antola,
molto frequentato dagli escursionisti liguri, il CAI
già dal 1895 aveva costruito il “Ricovero sul Monte Antola” divenuto poi il “Ricovero-osteria Musante”, alle Capanne di Cosola nel 1899 è stato ultimato il rifugio Lorenzo Pareto, oggi abitazione
privata e ricordato da una targa; nuovamente il
CAI, negli anni ’30 del secolo scorso, ha costruito
il rifugio Bensa a pochi metri del rifugio Musante
sul Monte Antola. Sempre in val Borbera alcune
osterie, soprattutto nei primi anni del ‘900, hanno ospitato molti escursionisti che giungevano
dalle vicine città; i locali più noti erano quello di
Capanne di Carrega e di S. Clemente. Molto più
recenti sono il nuovo rifugio del Monte Antola e
quello dei Piani di S. Lorenzo.
In val Curone Caldirola, già all’inizio del secolo
scorso, ha attratto un notevole numero di appassionati della montagna. Le strutture ricettive
della località, favorite dalle vie di comunicazione
abbastanza agevoli, hanno praticamente annullato l’esigenza di costruire dei rifugi in montagna. Nella stessa valle era funzionante solamente
il Ristoro Belvedere al Monte Boglelio che occupava una magnifica posizione tra la val Curone
e l’alta valle Staffora; purtroppo il rifugio è stato
distrutto durante il secondo conflitto mondiale e
non è stato più ricostruito. Solamente nel 1976
è poi stato aperto il rifugio del Monte Chiappo
che, collegato con la seggiovia che sale dal Pian
del Poggio, svolge una funzione più turistica che
di supporto agli escursionisti.
Anche se ovviamente Tortona non può essere
considerata una città di montagna, molti tortonesi salgono versanti, percorrono sentieri, scalano pareti rocciose. Tra gli appassionati tortonesi
gli ideali della montagna erano così diffusi e radicati che nel settembre 1974 alcuni escursionisti
pensarono di costruire un rifugio in val Curone,
sulle montagne di casa, con l’intenzione di assicurare un punto di appoggio a coloro che percorrevano i sentieri dell’Appennino. L’iniziativa
raccolse immediatamente il consenso generale
ed in breve tempo si passò dalle parole ai fatti.
Nel settembre 1975 il rifugio era terminato e la
cerimonia di inaugurazione fu l’occasione per
raccogliere insieme molti appassionati.
Purtroppo nel frattempo sopraggiunse la scomparsa di Ezio Orsi, grande camminatore tortonese
e proprio a lui venne dedicato il nuovo rifugio.
Ogni settimana il rifugio divenne meta di escursionisti; in estate come in inverno moltissimi appassionati raggiungevano l’Appennino soggiornando lì o semplicemente soffermandosi per una
pausa.
Tra i motivi del costante successo del rifugio Orsi
non può essere dimenticato un riferimento alla
località dove esso è stato costruito: il luogo è
denominato “Crusatin de fuiè” ma è più conosciuto come la “Piana della Pissina”, che deriva
dal nome della fontana. La località è molto suggestiva ma soprattutto riunisce tutti gli elementi fondamentali della montagna appenninica e
contemporaneamente costituisce un luogo ideale per le soste o l’inizio delle escursioni. Il rifugio
Ezio Orsi è adagiato in una incantevole radura a
1397 m di quota tra faggi maestosi: essa è presto
illuminata dal sole del mattino quasi ad invogliare alla salita sui monti mentre la chioma degli
alberi protegge dal sole pomeridiano. L’acqua
della sorgente è freschissima e presente anche al
culmine della stagione estiva. Il panorama osservabile dal rifugio è piuttosto ristretto ma questo
aspetto non deve essere considerato una limitazione; la struttura è immersa nella vegetazione,
appartata, riparata dai venti; un vero “rifugio”
per ogni stagione.
Forse la caratteristica meno positiva del rifugio
era l’aspetto esterno effettivamente poco gradevole; infatti esso era stato costruito utilizzando
una struttura prefabbricata industriale in metallo
ma ogni giudizio deve tenere presente che quasi
sempre si realizza ciò che è possibile in relazione
alle risorse ed ai mezzi disponibili. Purtroppo, a
distanza di molti anni dalla costruzione, la struttura ha manifestato alcune carenze ed inoltre era
evidente che la ricettività non era più adeguata.
La costruzione del nuovo rifugio Orsi, realizzato
in muratura e legno in stile alpino, ha permesso
di colmare ogni lacuna ed accrescere la qualità
dei servizi offerti. La nuova struttura, inaugurata il 18 luglio 2004, è molto più ampia, dotata di
servizi, locale invernale, spazi per la notte, ampio locale per la consumazione dei pasti ed aree
esterne coperte. L’edificio è perfettamente inserito nell’ambiente e, benché realizzato con for-
me architettoniche più vicine agli edifici di molte
località alpine piuttosto che rispettando la fisionomia degli immobili originari della val Curone,
esso non mostra elementi in netto contrasto con
le tipologie costruttive locali. Il rifugio è gestito
dall’Associazione amici Monte Ebro e dal CAI di
Tortona durante tutto l’anno con apertura nei
fine settimana. Esso non è una struttura del Club
Alpino Italiano poiché, all’epoca della costruzione del vecchio rifugio, la direzione centrale del
sodalizio non aveva ritenuto necessario un nuovo
rifugio in val Curone essendo già presente il rifugio del CAI di Voghera dedicato a Vittorio ed
Aristide Nassano ubicato presso la Cima Colletta,
in alta valle Staffora. Anche se in realtà l’effettiva proprietà del rifugio non ha alcuna rilevanza,
sarebbe stato motivo di grande orgoglio poter
inserire anche il rifugio Ezio Orsi tra le strutture
del Club Alpino Italiano.
Il rifugio è ubicato a breve distanza da Caldirola
e dalle Stalle di Salogni, facilmente raggiungibile
anche da bambini e camminatori poco allenati.
Questa dislocazione consente di utilizzare il rifugio per una breve pausa all’inizio delle escursioni
oppure al rientro ma esso è soprattutto il luogo
ideale per brevi soggiorni soprattutto nella tarda primavera. Partendo dal rifugio, può essere
raggiunto molto rapidamente il Monte Ebro che
nelle giornate limpide consente un panorama
vastissimo dal Golfo Ligure fino alle Alpi lombarde, ma innumerevoli sono le altre escursioni che
permettono di raggiungere anche alcune località
della val Borbera e della valle Staffora.
Generazioni di tortonesi hanno conosciuto la
montagna frequentando il rifugio Ezio Orsi ed
hanno condiviso amicizia sincera e passioni comuni. Talvolta, con tono quasi rassegnato e forse
imposto dalla consapevolezza di intraprendere
qualcosa di apparentemente modesto, molti affermano che “domenica andremo solo al rifugio,
poi vedremo”.
Modesta è certamente la fatica per raggiungere il
rifugio, ma tutt’altro che modesto è il sentimento
di amicizia, di calore e condivisione che accoglie
l’arrivo dell’escursionista al rifugio. Forse, per
uscire dalla modestia è sufficiente sapersi stupire,
saper cercare e desiderare di scoprire; la natura
può offrire spunti inaspettati e riservare sorprese
difficili da cogliere.
PROGRAMMA ATTIVITÀ SEZIONALI
TORTONA
RACCHETTE DA NEVE - SCIALPINISMO
12 GENNAIO
FOROTONDO - BOGLELIO - CHIAPPO e ritorno
26 GENNAIO
RIFUGIO BARBUSTEL 2309 m
Parco Mont Avic - Valle di Champorcher
23 FEBBRAIO
VAL FORMAZZA - ALPE VEGLIA
9 MARZO
RIFUGIO WALTER BONATTI 2025 m
VIDEO E DIAPOSITIVE
GENNAIO
“LA NEVE” narratore Valerio
FEBBRAIO
“LA VIA DELLA PLATA” narratore Giacomo Seghesio
VARIE
da definire
CORSO ALPINISMO movimenti su roccia indoor e outdoor
12 GENNAIO
19 GENNAIO
26 GENNAIO
2 FEBBRAIO
9 FEBBRAIO
16 FEBBRAIO
23 FEBBRAIO
2 MARZO
9 MARZO
16 MARZO
23 MARZO
VERDEFONDO
PRAGELATO (TO)
BRUSSON (AO)
FESTIONA (CN)
SAN BERNARDINO (SVIZZERA)
TORGNON (AO)
CERESOLE REALE (TO)
COGNE (AO)
BESSANS (FRANCIA) oppure RIALE (VB)
RHEMES N. DAMES (AO)
ARPY (AO)
BAGNI DI VINADIO (CN)
11
PROGRAMMA ATTIVITÀ SEZIONALI
ALESSANDRIA
RACCHETTE DA NEVE
12 GENNAIO
BATTESIMO DELLE CIASPOLE
in località da definirsi - (MR) D.G. Barbieri, Penna
2 FEBBRAIO
RACCHETTE DA NEVE
in località da definirsi - (MR) D.G. Boschi, Penna
16 FEBBRAIO
IN NOTTURNA AL CHIARO DI LUNA - CIMA DELL’AQUILA
2119 m - Val Sangone - dall’Alpe Colombino 1258 m
(MR) - D.G. Avalle, Barbieri, Fei, Mandirola
23 FEBBRAIO
RACCHETTE DA NEVE PER FAMIGLIE
in località da definirsi - (MR) D.G. Astori, Avalle
SCIALPINISMO
16 FEBBRAIO
IN NOTTURNA AL CHIARO DI LUNA - CIMA DELL’AQUILA
2119 m - Val Sangone - dall’Alpe Colombino 1258 m
(MS) - D.G. Avalle, Barbieri, Fei, Mandirola
16 MARZO
SCIALPINISMO
in località da definirsi - (MS o BS) - D.G. Avalle, Mandirola
ESCURSIONISMO
26 GENNAIO
BALZI ROSSI - Sentiero costivo da Ponte San Ludovico a
Ventimiglia. Visita Giardini Hambury e area archeologica
dei Balzi Rossi - (T) - D.G. Modica, Penna
9 FEBBRAIO
ANELLO CAMOGLI - CALA DELL’ORO - CAMOGLI
(E) - D.G. Accornero, Modica
2 MARZO
MONTI CAMOSCIO 890 m E ZUGHERO 1230 m
Lago Maggiore - da Baveno 270 m - (E) - D.G. Colla, Rosina
16 MARZO
TRAVERSATA DA FINALE LIGURE A VEREZZI
Sulla strada napoleonica intorno al Monte Caprazoppa
(E) - D.G. Barbieri, Penna
6 APRILE
ANELLO DI ALECCIO - VALLE ANTIGORIO
da Crego 781 m - (E) - D.G. Colla, Rosina
12 APRILE
ANELLO LERICI - MONTEMARCELLO - LERICI
(E) - D.G. Accornero, Modica
25 APR/1 MAGG TREKKING IN CROAZIA D.G. Penna
ALPINISMO
30 MARZO
MONTE MONGIOIE 2630 m
CANALE DELLE SCAGLIE O DELLO SCUDO da Viozene 1245 m
(F/PD) - D.G. Astori, Lagostina
13 APRILE
FERRATA ALLA SACRA DI SAN MICHELE
(Possibilità di salita anche tramite mulattiera)
(EEA/AD) - D.G. Barbieri, Boschi
200
SLOW
WALK
200
SLOW
WALK
ACQUI TERME
RACCHETTE DA NEVE
GENNAIO
CIASPOLATE NOTTURNE E DIURNE NEL PONZONESE
ESCURSIONISMO
16 FEBBRAIO
MANAROLA - VERNAZZA
16 MARZO
MONTE PESALTO - POGGIO GRANDE - MONTE ACUTO
6 APRILE
DA RIO MAGGIORE A PORTOVENERE
21 APRILE
GITA DEL MERENDINO
22-27 APRILE
TREKKING SELVAGGIO BLU e ESCURSIONI
ALPINISMO
GENNAIO
ACONCAGUA 6962 m - Spedizione alpinistica 150°
ASSEMBLEA
7 MARZO
ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI
I VENERDI DEL CAI
21 FEBBRAIO
PRESENTAZIONE CALENDARIO ATTIVITÀ 2014
28 FEBBRAIO
NOZIONI DI BASE PER AFFRONTARE IN SICUREZZA
UN TREKKING
14 MARZO
A.G. - UNA SERATA SULLA SPEDIZIONE AL MONTE ARARAT
con Gianfranco Berchi, Sezione di Ovada
21 MARZO
NOZIONI DI BASE PER AFFRONTARE IN SICUREZZA
UN TREKKING (sabato 22 uscita pratica)
OVADA
ESCURSIONISMO
12 GENNAIO
RIVIERA DI LEVANTE (E) - Coord. Piccardo, Piana, Alloisio
26 GENNAIO
ESCURSIONISMO IN AMBIENTE INNEVATO
Destinazione da definire - Coord. Bello, Torrielli
9 FEBBRAIO
FINALE LIGURE - Coord. Bogino, Bruzzone (E)
23 FEBBRAIO
ESCURSIONISMO IN AMBIENTE INNEVATO
Destinazione da definire - Coord. Ferrando, Barisione
2 MARZO
GIORNATA NAZIONALE DELLE FERROVIE DIMENTICATE
(E) - Coord. Bruzzone, Caneva
16 MARZO
ESCURSIONISMO IN AMBIENTE INNEVATO
Destinazione da definire - Coord. Mazzino
6 APRILE
RIOMAGGIORE - PORTOVENERE
(E) Coord. Bello, Torrielli in collaboraz. con sezione Acqui
21 APRILE
PASQUETTA CON IL CAI
(E) Coord. Consiglio Direttivo
ASSEMBLEA
21 MARZO
ASSEMBLEA DEI SOCI
SAN SALVATORE
RACCHETTE DA NEVE
GENN-FEBBR
Date e destinazioni da definire
ESCURSIONISMO
23 FEBBRAIO
ANELLO DI ARENZANO (E)
9 MARZO
IL LAGO DELLA TINA (E)
23 MARZO
CAMOGLI - SAN FRUTTUOSO (E)
6 APRILE
SENTIERO DEGLI ALPINI 577 - MONTECHIARO D’ASTI (E)
12-13 APRILE
ESCURSIONI NEI DINTORNI DEL MULINO NUOVO
25 APRILE
SENTIERO DEI SANTUARI - San Salvatore-Crea - km 39 (T)
ASSEMBLEA
25 MARZO
ASSEMBLEA DEI SOCI
VALENZA
RACCHETTE DA NEVE
19 GENNAIO
Destinazione da definire (EI)
2 FEBBRAIO
Destinazione da definire (EI)
16 FEBBRAIO
WHITE DAY - TORGNON
tutti sulla neve - fondo, discesa, ciaspole
2 MARZO
Destinazione da definire (EI)
16 MARZO
Destinazione da definire (EI)
6 APRILE
Destinazione da definire (E)
ESCURSIONISMO
12 GENNAIO
RIOMAGGIORE - PORTOVENERE (E)
26 GENNAIO
MONEGLIA E DINTORNI (E)
9 FEBBRAIO
FORTI DI GENOVA gita per famiglie (E)
23 FEBBRAIO
PUNTA MARTIN dal Turchino sull’Alta Via dei Monti Liguri (E)
9 MARZO
TORINO: MONTE DEI CAPPUCCINI - SUPERGA
Torino sotterranea (E)
23 MARZO
“TRACCIOLINO” da Novate Mezzola a Vercèia (E)
30 MARZO
MOTTARONE (E)
13 APRILE
LAGHI DEL GORZENTE sentiero naturalistico (E)
ASSEMBLEA
7 FEBBRAIO
ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI
CASALE MONFERRATO
ESCURSIONISMO INVERNALE
12 GENNAIO
Destinazione da definire
19 GENNAIO
Destinazione da definire
30 GENN-2 FEBB QUATTRO GIORNI SULLA NEVE IN VAL DI FASSA
9 FEBBRAIO
Destinazione da definire
16 FEBBRAIO
Destinazione da definire
23 FEBBRAIO
Destinazione da definire
9 MARZO
Destinazione da definire
SCIALPINISMO
12 GENNAIO
GALIHORN dalla Zwischbergental - (BSA) - Org. Cesana
9 FEBBRAIO
CORNO DI NEFELGIU - (BS) - Org. Guaschino
2 MARZO
GUGLIA DI MEZZODÌ - (BS/OS) - Org. Cesana, Bobba
15-23 MARZO SETTIMANA IN VAL PASSIRIA - Org. Mazzuccato, Bobba
13 APRILE
GRAN ROC - (OS) - Org. Mazzuccato
ESCURSIONISMO
30 MARZO
DA CERIALE A CERIALE PER MONTI - Org. Piotto, Rossi
13 APRILE
BRIC DEL DENTE dalla Val Cerusa - Org. Piotto, Rossi
CICLOESCURSIONISMO
27 APRILE
IL CASTELLO DI MASINO - (MC/BC) - Org. Bobba, Mazzuccato
ALPINISMO GIOVANILE
Gruppo esploratori:
9 FEBBRAIO
VERCELLI, STORICA
23 FEBBRAIO
MOLETO, COLLINA INVERNALE
9 MARZO
OZZANO, CASCINA MERLI: ANIMALI E FATTORIE
30 MARZO
CASALINO, ARCHITETTURA RURALE
13 APRILE
BESSA, RICERCA DELL’ORO
Gruppo pionieri:
23 FEBBRAIO
MONTE DI PORTOFINO. FRA MARE, TERRA E CIELO
16 MARZO
PUNTA MARTIN, LA VEDETTA DI GENOVA
13 APRILE
S. GIOVANNI D’ANDORNO. L’ALTA VIA DELLA FEDE
Gruppo guide:
26 GENNAIO
TORGNON, USCITA CON LE CIASPOLE
16 FEBBRAIO
CIMA LERETTA, USCITA CON LE CIASPOLE
16 MARZO
FAIALLO, MONTE RAMA
Gruppo trekker:
12 GENNAIO
CIASPOLATA
9 FEBBRAIO
GROTTA: ARMA POLLERA
9 MARZO
TAM, ripristino e manutenzione sentiero Ozzano-Treville
6 APRILE
ALPINISMO, SCIGUELLO
BIBLIOCAI
17 GENNAIO
I COLORI DEL MICROMONDO - Doni, Degrandi
7 FEBBRAIO
SCALARE LA VITA - Poli, Camera, Coppero, Mutti, Nebbiolo
7 MARZO
QUEBEC - NATURA A 360° - Chiadò, Bobba
28 MARZO
UNA MONTAGNA DI RICORDI 2013 - Patrucco
VARIE
24 GENNAIO
LA BAGNA CAUDA
12
Una giornata, una vetta...
MONTE ARMETTA
Val Pennavaira
Il confine tra Piemonte e Liguria corre spesso
sullo spartiacque tra bacino del Po, tributario
dell'Adriatico, ed i bacini di numerosi torrenti
tributari del Mar Ligure; più spesso questo confine scende verso nord, prendendo anche la parte
alta di vallate percorse da fiumi che si dirigono
poi verso la pianura cuneese ed alessandrina.
Il Monte Armetta rappresenta in questo senso
un'eccezione: infatti la sua vetta ed una buona
parte del suo versante meridionale sono interamente compresi nel territorio della provincia
di Cuneo, poiché l'immaginaria linea di confine
digrada verso l'alta Val Pennavaira includendo
così nella Granda i centri di Alto e Capràuna, già
rivolti verso il Mediterraneo.
Dalla vetta il panorama si apre verso orizzonti assai ampi: ben visibile è il Pizzo d'Ormea, dalla caratteristica forma aguzza, che si distingue lungo
lo spartiacque tra Valle Tanaro e valli monregalesi, sul lato opposto della valle. Verso oriente è
ben visibile il Monte Galero, dalle forme tondeggianti ma tormentate da alcuni affioramenti rocciosi; più lontano si nota Garessio, sullo sfondo
delle ondulazioni delle Langhe; nella direzione
opposta si abbracciano in un sol colpo d'occhio
le cime che attorniano Monesi. Infine, sul fondo
di un baratro di 1000 metri che separa la vetta
dal corso del Tanaro, si distinguono chiaramente i particolari dell'abitato di Ormea, suggestivo
per la presenza di un antico centro storico inciso
da vie strette e profonde mentre a sud, quando
le foschie che il caldo sole mediterraneo genera
dalle acque del mare lo consentono, è ben visibile la piana di Albenga e naturalmente il litorale
antistante.
Caratteristiche dell'escursione
Dislivello: 730 m circa
Esposizione: Sud
Difficoltà: E
Descrizione del percorso
Lasciata l'auto sull'ampio parcheggio realizzato
presso il Santuario Madonna del Lago (m 1008)
costituito da una chiesa di medie dimensioni che
sorge presso un pittoresco laghetto, si inizia a
camminare lungo l'ampio ed unico sterrato.
Percorsi una cinquantina di metri di carrareccia,
in prossimità di un bivio, si svolta a sinistra e si
segue una seconda strada in terra battuta, ai lati
della quale crescono rigogliosi numerosi cespugli
di brugo.
Salendo si incontrano di tanto in tanto abbeveratoi per il bestiame, spesso comunicanti con quelli
localizzati alle quote superiori e quindi non utilizzabili per l'approvvigionamento idrico, nonché
alcune baite. Si procede attraverso un ambiente
di media montagna, caratterizzato da praterie
interrotte da boschetti di latifoglie; non lontano
dal Santuario, a monte del sentiero, si possono
m 1739
I caratteristici torrioni di roccia che si incontrano durante la salita
ammirare alcuni caratteristici torrioni di roccia
dall'aspetto dolomitico, assai suggestivi, la cui
bellezza è aumentata dalla presenta di numerosi
pini che paiono decorarne la base ed alcuni ripidi
canaloni che si insinuano tra le chiare pareti.
A 1200 m di quota si supera un tornante, poco
oltre il quale (1230-1240 m), si prosegue lungo la
carrareccia, trascurando a destra il sentiero per il
Colle Dubasso e per il Cimitero Napoleonico.
A 1290 m circa si incontrano nuovamente alcuni tornanti (quattro, per l'esattezza): dopo
un'ulteriore curva a destra, si sbuca in un ampio
pianoro, all'inizio del quale s’incontra una casa.
La si raggiunge per un tratturo, abbandonando la strada principale che compie un giro più
largo; proseguendo quindi per un sentierino, si
raggiunge senza problemi (a vista) il colle S. Bartolomeo, dove si incontra nuovamente la strada
sterrata. Si segue quest'ultima soltanto per un
breve tratto, costeggiando un boschetto di conifere: la si lascia quando questa piega verso sinistra, continuando per la linea spartiacque sempre al bordo del bosco di larici ed abeti; si sale
per alcune decine di metri, quindi si confluisce
in un'altra carrareccia staccatasi poco più a valle
dallo sterrato principale che congiunge il colle S.
Bartolomeo a Capràuna. Presto si raggiunge un
secondo pianoro, acquitrinoso in primavera, con
resti di terrazzamenti ed una vecchia baita. Tenendo quest'ultima alla propria destra, seguendo i segnali dell'Alta Via dei Monti Liguri, si sale
un dosso inizialmente a sinistra dei terrazzamenti, lontano dalla cresta spartiacque.
Una salita decisa consente comunque di raggiungere quest'ultima non lontano dall'anticima
dell'Armetta, a quota 1680 m circa: proprio seguendo la linea di displuvio, si raggiunge appunto l'anticima e quindi, dopo avere superato un
avvallamento dove si perdono circa una decina di
metri di quota, si sale finalmente in vetta.
Sul punto culminante è presente un cippo in pietra che sorregge una targa commemorativa dedicata ad un alpinista genovese scomparso sulle
Ande ed una Madonnina, incastonata nel lato
rivolto ad Ormea.
Claudio Trova
La vetta dell’Armetta dal sentiero di accesso, sullo sfondo del Pizzo d’Ormea
Scarica

una piccola, grande via