Notiziario trimestrale delle Sezioni del Club Alpino Italiano di Alessandria, Acqui Terme, Casale Monf., Ovada, San Salvatore Monf., Tortona, Valenza. Autorizzazione Trib. di Casale n. 155 del 27.2.1985 - Direttore Responsabile Diego Cartasegna - Direzione e Amministr. Via Rivetta, 17 Casale Monferrato. Redazione e Stampa Tipografia Barberis snc San Salvatore Monferrato “Spedizione in a. p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Alessandria” Anno XXV - Num. 1 - GENNAIO 2014 Cima dell’Armusso UNA PICCOLA, GRANDE VIA Cima dell’Armusso (2551 m), Via Comino-Casanova, 18 agosto 2013. Poteva andar peggio, questa stagione. Come molti ormai sapranno, a febbraio vedo bene di distruggere il crociato anteriore del mio ginocchio sinistro. Nel modo quasi più banale, sciando in pista. Stagione sci-alpinistica saltata (dovevo anche seguire il corso ISA). Per l’alpinismo chissà… Invece, a furia di esercizio in palestra, fisioterapia, e - appena possibile - tornare in ambiente (con la mia fisioterapista che faceva tanto d’occhi quando le raccontavo di essere tornato ad arrampicare, quel che, immagino, stesse pensando non devo raccontarvelo) riesco a portare a casa una stagione alpinistica tutto sommato soddisfacente. Inclusi Dente del Gigante e Pyramide du Tacul. Ma la salita più bella ve la devo proprio raccontare. Perché si tratta di una piccola grande via; su di una cima poco evidente, schiacciata contro la mole imponente del Marguareis; una via poco frequentata ma non per questo meno bella, sia come ambiente che come interesse alpinistico. Devo avvertire che non è tutto oro quel che luccica. O meglio, ogni rosa ha le sue spine. Infatti, questa salita è caratterizzata, nella gran parte del suo percorso, da roccia tutt’altro che sicura: a partire dall’avvicinamento che, dall’ingresso del canale dei pancioni, va su per un ripido pendio di erba frammista a sassi instabili e precari. Trovare la prima sosta è stato un vero sollievo. Non oso immaginare, e ce lo diciamo mentre saliamo, come possa essere la celebre parete dello Scarason: così ma con difficoltà ben più elevate. Lo Scarason è uno dei motivi per cui ho aderito con entusiasmo alla proposta di fare questa via. È una delle tante vie descritte sul mitico “Montagne d’Oc” che, come dissi qualche settimana fa introducendo la bella serata che Ful- vio Scotto ci ha regalato, insieme ad “Un alpinismo di ricerca” di Alessandro Gogna sono stati per me due testi fondamentali della mia formazione culturale alpinistica. Non dimentichiamo mai che la frequentazione della montagna, in tutte le sue forme, è cultura. Per me percorrere o ripercorrere, come ho già fatto tante volte, gli itinerari descritti da Scotto, Parodi e Villani, è sempre un modo di scopriere o riscoprire parte delle nostre radici. E allora, ecco come nasce una bella salita: cerco un compagno di avventura per il weekend. Mi dicono: “senti Alessandro che sta cercando con chi andare” (domenica dopo ferragosto, siamo quasi tutti in vacanza). Quando mi propone la Cima dell’Armusso, e mi ricorda che è una via storica nel gruppo Marguareis, proprio di quelle di “Montagne d’Oc” tralascio tutte le altre mie idee (Monte Bianco, Roc de la Niera…) e mi butto: “ok, andiamo!”. Ora potrei continuare sui dettagli tecnici della salita: in realtà quelli sono già sul libro e ormai su decine di altri siti. Preferisco riferire delle emozioni di una salita alpinistica di media difficoltà. Innanzitutto l’ambiente: è sempre bello tornare al Garelli, e rivedere il Guido Colombo che ci aveva appena raccontato delle avventure sullo Scarason nel film di Siri e Scotto visto in giugno. Peccato che siamo gli ultimi alpinisti: capisco che sono tutti sulle pareti del Monte Bianco o del Corno Stella ma vi assicuro che le emozioni si trovano anche qui. Mattino, sveglia da soli, si scende al laghetto del Marguareis e poi si risale il pendio detritico. Già nel canale è un crepitare di pietre che volano da tutte le parti. Un consiglio: non pensate neanche lontanamente di attaccare se c’è qualcun altro sulla via, sarebbe come giocare alla roulette russa. Per fortuna non troveremo nessuno sulla via né nei paraggi. La salita è sempre un po’ con l’ansia di ciò che si fa cadere. Magnifici i tiri più difficili, con qualche chiodino qua e là (una decina in totale su tutta la via). Alessandro si fa il diedro sul sesto tiro: continuo, verticale, stupendo. Pian piano, tiro dopo tiro arriviamo tranquilli verso la cima. Peccato che le nuvole non ci permettano di ammirare il panorama né tanto meno la ormai più volte citata parete dello Scarason. Ma più di tutto, per una bella salita, ci vuole un buon compagno di avventure. Alessandro è eccezionale: sempre tranquillo, sereno. A metà mi chiede di potersi rullare una sigaretta. Andiamo su regolari, senza intoppi. L’importanza di potersi fidare del compagno (speriamo che lui la pensi allo stesso modo) è fondamentale. Cima dell’Armusso, Sperone nord-est, via Comino-Casanova (o “via Paolo“ secondo “Montagne d’Oc”), 500 m, TD, max. VI, obbligatorio VI, R3. Portare fettucce, nut, friend, e qualche chiodo. Soste attrezzate con fix da collegare. I nut non si piazzano facilmente e non è semplice proteggersi nei tiri facili. Dall’uscita della via a sinistra si arriva in breve alla cima del Marguareis da dove si scende, consigliabile il sentiero attrezzato. Difficile e fortemente sconsigliata una ritirata. Fare estrema attenzione alle pietre che inevitabilmente si fanno cadere. Con Alessandro “Lepre” Macciò (CAI Novi Ligure, Scuola Intersezionale “Alphard”). Max Avalle, sezione di Alessandria 150° di fondazione del CAI VIA FRANCIGENA, UN CAMMINO DI 1.114 KM Il 28 settembre si è conclusa in Piazza S.Pietro a Roma la Via Francigena delle “Terre Alte” proposta dalla Sezione di Casale Monferrato per festeggiare i 150 anni di fondazione del Club Alpini Italiano. Ed è stata davvero una grande festa, con l’incontro con gli amici giunti da Monte S. Angelo in Gargano seguendo la Via Micaelica, o Francigena del Sud ed il folto gruppo proveniente da Ascoli, lungo l’antica Via Salaria; una festa continuata la domenica, col saluto di Papa Francesco ed il lunedì col ricevimento alla Camera di una nostra delegazione. Un Cammino lungo 1.114 chilometri, partito il 20 aprile, come tutte la manifestazioni di CamminaCAI 150, dai due valichi alpini della Val di Susa, Moncenisio e Monginevro, un Cammino sulle orme millenarie della storia, un lungo incontro con uno straordinario ambiente sapientemente modellato dall’uomo nel corso dei secoli, con la cultura di un Paese adagiato nel mezzo quel grande lago che è il Mediterraneo, in cui sono nate e si sono incontrate, fondendosi armoniosamente, le civiltà che hanno segnato la storia dell’uomo. Abbiamo incontrato piccoli borghi, città e grandi metropoli, provato ammirazione per monumenti straordinari alcuni famosissimi, altri del tutto ignorati o, talvolta, rammarico per l’abbandono di case o interi villaggi, conosciuto persone e storie, speranze e preoccupazioni, trascorso ore a scherzare o a parlare dei più disparati argomenti, con vecchi amici o con sconosciuti, lunghi momenti accompagnati solo dai suoni della natura, come solo il cammino consente di fare. Di questa meravigliosa avventura ci resteranno per sempre nitidi ed indelebili, tanti quadri, una galleria di diverse immagini per ognuno dei giorni di cammino. Provo a selezionarne alcune: 20 aprile La magia di un bosco completamente imbiancato, spiccano i colori di una lunga fila di persone curve, avvolte nelle mantelline sollevate dal vento, davanti il passo sicuro di un gruppo di montanari, gli amici del CAI Susa con il loro presidente Emilio segue a pag 2 ➤ 2 ➤ segue da pag 1 VIA FRANCIGENA, UN CAMMINO DI 1.114 KM Reynaud, che battono la pista, un sentiero nascosto dalla neve, visibile solo a chi ne conosce ogni curva. Speravamo in un inizio migliore, al mattino il cielo è gonfio di pioggia, che cade dalla sera precedente, ma presto, salendo con il pullman la statale del Moncenisio, si trasforma in neve, regalandoci sensazioni di entusiasmo infantile. 21 aprile Una grande tavola a ferro di cavallo nel caldo ambiente di un rifugio, le pareti rivestite di legno, con i tanti gagliardetti appesi e vestiti stesi ad asciugare. Attorno al tavolo le persone sedute mostrano la loro allegria; al centro due grandi terrine fumanti di zuppa di farro e fave con salvia. Anche oggi si cammina sotto l’acqua, sempre accompagnati dagli amici di Susa, cui si uniscono quelli del CAI UGET e della GEAT. La sontuosa cena medioevale preparata dal gestore del Rifugio GEAT Val Gravio ci ripaga ampiamente allontanando l’umido ricordo della giornata. 22 aprile Linee slanciate ed al tempo stesso possenti si elevano in diretta continuità con le pareti rocciose, quasi ad elevarne la vetta che si erge sugli estesi boschi, formando il profilo ancora lontano di un austero monastero-fortezza, a guardia della valle. Non è difficile scegliere il quadro più significativo non solo di questa tappa, ma di tutta la Via Francigena piemontese, la Sacra di S. Michele, tra i più importanti monasteri medievali europei. 24 aprile Uno splendido sole illumina l’arco alpino che spicca, ancora completamente bianco, contro l’azzurro intenso del cielo. Sfavillante corona, dal Monviso alle Alpi Centrali, che cinge la vasta pianura, al centro Torino, l’antica Capitale che abbiamo appena attraversato, la Mole, il Po e la Dora, lungo il cui argine abbiamo camminato, che vi si butta dentro gonfia di acqua. Finalmente una bella giornata ci conduce da Alpignano a Torino, attraverso un’interminabile serie di monumenti pregevoli, la Pieve di S. Pietro, il Masso Gastaldi, studiato dal grande geologo fondatore del CAI, che ha subito lo sfregio di un orrendo palazzo anni ’60 ad esso appoggiato, la Villa della “Tesoriera”, dove il CAI UGET ci accoglie nella sua meravigliosa sede e poi le eleganti vie barocche di Torino. Infine, all’uscita di un ripido sentiero nel bosco ancora un quadro indimenticabile cattura l’attenzione: sulla cima della collina s’innalza una scalinata monumentale, un grande colonnato la sovrasta e, ancora più in alto le eleganti geometrie di un’imponente cupola illuminata dalla luce calda di un sole ormai vicino al tramonto. Ogni volta che si arriva a Superga non ci si può sottrarre al fascino della Basilica, capolavoro dello Juvarra, ma quando si giunge a piedi ed essa appare materializzandosi all’improvviso, lo stupore ne amplifica la bellezza. 25 aprile Tutt’attorno boschi e, sui versanti più assolati, le geometrie dei vigneti, il verde tenero delle foglie nuove. Circondata dalle colline una valletta, verde di prati e file di pioppi. Al centro, incastonata come prezioso gioiello, un’antica abbazia romani- ca. A chi arriva per stradine e sentieri da Cinzano, l’Abbazia di Vezzolano appare all’improvviso, immersa nel silenzio della natura, ad una svolta del sentiero che scende tra boschi e vigneti. 26 aprile Ancora una bella tavolata, sui vassoi i resti di un sontuoso fritto misto, gli sguardi dei commensali tutti rivolti verso la piccola figura di una donna che, nonostante il peso degli anni, trasmette un grande senso di vitalità, la Nina Prati, gran personaggio, poetessa dialettale di Murisengo, che recita le sue poesie e commoventi racconti di un mondo che non c’è più. Questa Via Francigena è stata una camminata-evento ricca di incontri, soprattutto con le amministrazioni locali che ci hanno spesso accolto mostrando interesse per l’iniziativa ed i suoi possibili risvolti turistici, ma abbiamo anche assistito a spettacoli, partecipato a dibattiti. 27 aprile In un susseguirsi di dorsali collinari appare, inconfondibile per i Monferrini, il profilo ancora lontano del Santuario di Crea, adagiato sotto il Sacro Monte, coronato dalla caratteristica Cappella del Paradiso. A Crea arriviamo accompagnati dai numerosi amici che si sono aggiunti a Odalengo, al Ceppo che ricorda Cesare Triveri, e dalla folta schiera del CAI di Asti, che passando per Portacomaro, terra della famiglia di Papa Francesco, ci affida un sacchetto di quella terra da consegnargli unitamente alla pergamena col tragitto ed i posti tappa del lungo percorso. 28 aprile Sotto un cielo grigio, un numeroso gruppo di adulti e tanti bambini, gli aquilotti dell’Alpinismo Giovanile, stazionano davanti al tetro cancello di ingresso degli ex stabilimenti Eternit. Dall’altro lato della strada gli esponenti dell’Associazione familiari Vittime dell’Amianto ricordano il dramma che ancora vive il territorio. Arriviamo a Casale la domenica in cui si celebra la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto. Non poteva mancare l’incontro con l’Associazione che da decenni si batte con tenacia per rendere loro giustizia. Ci verrà affidata una memoria che al nostro arrivo a Roma consegneremo al Parlamento, unitamente ad una pergamena proveniente dalla casa natale, a Mosso, di Quintino Sella, fondatore del Club Alpino Italiano nonché Deputato e Ministro del Regno, consegnataci dai camminatori del ramo Francigeno del Gran S. Bernardo. 23 maggio Il cortile di una grande cascina affollato di persone in maglietta bianca con lo stemma del CAI, in mezzo a loro un uomo con la barba irsuta sta in carrozzina con una gamba sollevata, l’amico Ginetto Pessina convalescente dall’ultimo intervento dopo il grave incidente subito. Su un tavolo caraffe di fresche bevande e pasticcini allietano la compagnia. Siamo da poco ripartiti, col cuore pesante per la drammatica notizia del rifugio, che abbiamo appena appreso da Marco, il presidente. La vita continua, tutto è da tempo organizzato, sono con noi amici giunti da fuori, Cinzia dal lontano Baden Wuttemberg. Salita la collina della Mandoletta, la parete del Cervino, che ci appare nel cielo terso illuminata dal sole ancora basso, poi l’incontro con Ginetto, alleviano la pena. Gli spessi materassi verdi sotto strapiombanti pareti artificiali, tempestate di prese multicolori, sono occupati da indumenti sparsi, magliette, calzini, pantaloni, qualcuno riordina lo zaino o prepara il giaciglio con sacco-lenzuolo e coperta. Gli amici del CAI Valenza ci ospitano, in questa tappa, nella loro bellissima sede. L’indomani, nonostante la pioggia, ci accompagneranno lungo i sentieri delle loro belle colline, verso la Piana del Tanaro, che traverseremo raggiungendo Tortona. 24 maggio Un gruppo di persone sedute in una sala buia, indossano indumenti invernali che a fine maggio dovrebbero rimanere in armadio, sullo schermo è proiettata l’immagine di figure di popolani che avanzano con decisione. E’ un quadro famosissimo: il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Ancora una volta la pioggia battente non impedisce agli amici della locale Sezione CAI, Tortona, di accompagnarci lungo i sentieri del loro territorio, facendocene conoscere gli aspetti più pregevoli: la Pieve romanica di S. Maria, a Viguzzolo, Volpedo vero museo diffuso del famoso Pelizza e poi ancora un altro gioiello del romanico, la Pieve di S. Pietro. 25 maggio Una lunga fila di persone cammina, zaino in spalla, occupando centinaia di metri del sentiero che costeggia il torrente Staffora tra prati e coltivi. La pioggia dei giorni precedenti ha lasciato uno strato di fango che appesantisce gli scarponi, ma uno splendido sole allieta il cammino. È un grande piacere camminare accompagnati da ben 273 soci delle 10 Sezioni CAI dell’Intersezionale Ticinum in questa tappa che ci porta a risalire la valle Staffora. 26 maggio Tra il pubblico seduto sulle poltroncine della platea si distingue un gruppo di magliette bianche, sul palco il semicerchio di una quindicina di figure che indossano un saio granata, davanti a loro, seduti, 4 musicisti vestiti di nero con strani strumenti, di spalle, completamente in nero, il direttore. Bobbio, paese per numero di abitanti, ma bellissima cittadina per il tessuto urbano, con antiche chiese e splendidi palazzi, nata attorno al monastero fondato nel 613 dal monaco irlandese Colombano, ci offre lo splendido concerto del gruppo Audite Nova, che propone un repertorio di canti medioevali dei pellegrini. Riceviamo il saluto del Sindaco ed alla fine il medaglione di S. Colombano dagli amici dell’omonima associazione, grati per la nostra scelta di percorrere, nel tragitto Romeo, l’antica Via degli Abati che proprio da questo antico monastero partiva. 28 maggio Una palina regge tavolette segnaletiche rosse-bianco-rosse, una con la scritta V.F. indica un’ampia strada bianca su un crinale brullo, a destra pascoli e dorsali montuose a perita d’occhio, a sinistra, nella vastissima pianura, si vedono lontani due grandi agglomerati urbani. Siamo alla Sella dei Generali lungo crinale battuto dai venti che danno all’ambiente l’aspetto dell’alta montagna, ben superiore ai 1200 metri che quota questo balcone sulla pianura Padana. 29 maggio Una selva di grappoli gialli di maggiociondolo, muri bianchi di sambuco incorniciano un’antica mulattiera. Gli zaini multicolori dei camminatori aggiungono pennellate di colore. La Via degli Abati si snoda tra le valli del Trebbia, del Nure, del Cena, del Taro, fino a Pontremoli in Val di Magra, superando in successione le dorsali appenniniche, in un ambiente naturale tra boschi ed ampi pascoli. Grandi nuvole bianche trasportate dal vento si ➤ 3 ➤ rincorrono nel cielo azzurro. Le spighe dell’erba si piegano accarezzate dal vento a formare onde che si propagano in questo mare verde. 30 maggio Un arcigna fortezza incombe sulle case, nascondendosi nel grigio plumbeo del cielo gonfio di acqua. Uniche macchie di colore le mantelle che avvolgono quattro uomini in cammino. Bardi è da ieri sera sotto una pioggia fitta e insistente, oggi cammineremo in pochi, il resto del gruppo si arrende al clima e ci precederà in pullman. 31 maggio Un crinale aereo con spuntoni affilati di roccia, a destra pascoli e boschi, a sinistra una profonda valle in fondo al versante dirupato, poi quinte di dorsali montuose si susseguono a perdita d’occhio emergendo dalla nebbia. In un cespuglio un oggetto rosa tondeggiante: è un palloncino che porta un cartellino con la scritta “Llwyniwn Primary School – Beddau - Wales” ed il numero 709. Rispediremo al mittente il cartoncino che dal Galles ha attraversato la Manica, viaggiando verso sud, fino ad impigliarsi in un tratto impervio di questa bellissima Via degli Abati, che verrà così conosciuta dagli alunni della lontana scuola. 2 giugno Un folto gruppo procede occupando l’intera strada: davanti le solite magliette bianche con lo stemma del CAI, e poi una folla in cui si riconoscono le magliette nere con la scritta arcobaleno di Libera e le divise degli scout, tutti dotati di zaino. I passanti si fermano incuriositi a guardare quella strana processione. Per l’arrivo a Sarzana dei camminatori, ormai a metà strada, la locale Sezione CAI ha organizzato una grande festa nella Cittadella, l’imponente fortezza Firmafede, che raggiungiamo percorrendo la via centrale di questa bella cittadina, in prossimità dell’antico porto di Luni, dove gli antichi pellegrini raggiungevano il mare. Nella tappa da Aulla a Sarzana siamo accompagnati da tanti soci di questa Sezione, cui si sono uniti gli Scout ed i ragazzi della locale sezione di Libera, intitolata a Dario Capolicchio, giovane socio CAI impegnato nella valorizzazione delle Apuane, ucciso nella strage mafiosa di via dei Georgofili. La festa sarà anche occasione per ricordare, nel ventennale della sua morte, questo nostro socio, Medaglia d’Oro al Valor Civile. 5 settembre Il mare, azzurro come il cielo riflette i raggi di un caldo sole. Una spiaggia affollata è sovrastata, da un’enorme torre bianca, bianca come i giganteschi squarci che si aprono sui fianchi delle montagne che fanno da sfondo. Ripartiti da Sarzana, dopo aver interrotto il Cammino nei mesi estivi, raggiungiamo l’antico porto di Luni. Conosciamo la Domus Ecclesiae, custode di reliquie venerate per secoli dai pellegrini Romei, l’ampolla del Preziosissimo Sangue, vista nella cattedrale di Sarzana, ed il Volto Santo, che vedremo nel duomo di Lucca. Proseguiamo lungo il mare fino a Marina di Massa, all’ostello Torre Marina, avveniristica architettura degli anni 30. Dopo la cena in compagnia degli amici del CAI Massa impareremo dal bellissimo cortometraggio di Alberto Grossi “Cosa c’è sotto le nuvole”, che il bianco sfavillante che attrae la nostra attenzione dai fianchi delle Apuane è l’espressione di mortali ferite che, all’attuale ritmo insostenibile di cavatura, porteranno alla scomparsa entro 20 anni di questo straordinario ambiente montano. 6 settembre Tavole imbandite con torte, pasticcini, bottiglie di spumante, persone si muovono tra i tavoli parlando, ridendo o sono sedute a gustare le prelibatezze in un clima di amicizia e cordialità. Siamo a Pietrasanta: gli amici della locale Sezione CAI, per una colpevole dimenticanza, erano stati avvertiti del nostro arrivo solo tre giorni fa. Ora siamo insieme a festeggiare allegramente i 150 anni del CAI. Fino a 10 minuti fa non ci conoscevamo, solo contatti telefonici o mail con Paola, la graziosa vicepresidente, adesso scherziamo e progettiamo future escursioni insieme, come fossimo da sempre amici. Anche questo è il bello del nostro cammino lungo l’Italia ed il CAI. 8 settembre Il gruppo in maglietta bianca è raccolto in semicerchio intorno al sacerdote che dà le Benedizione in un’angusta Cappella colma dell’incombente presenza di un Cristo crocifisso che affonda le origini al periodo immediatamente successivo alla morte di Gesù. Arrivati a Lucca, dentro la possente cinta muraria che ancora cinge la città, veniamo accolti in duomo dal Vicario del Vescovo, che ci introduce nella Cappella del Volto Santo, reliquia veneratissima da tutti i pellegrini, tappa obbligata del cammino Romeo. Lì riceveremo la Benedizione del pellegrino ed una piccola copia della reliquia coniata della zecca di Lucca, tra le più antiche d’Europa, nata alla caduta dell’Impero di Occidente. Di questo regalo dobbiamo ringraziare Landucci, forte alpinista lucchese che vanta salite con l’amico viareggino Cosimo Zappelli. 9 settembre La fila di magliette bianche procede, sfiorata dall’intenso traffico della statale, tra capannoni ed anonime villette che riempiono un’estesa pianura. Solo in lontananza il verde dei rilievi appenninici. L’Italia è anche questo: agglomerati urbani e vaste periferie che si susseguono senza soluzione di continuità, villette anonime, senza stile, capannoni che fagocitano la campagna. 11 settembre Un’austera Pieve romanica, si innalza su un’ampia sterrata, a controllare dall’alto i passanti, tra boschi e uliveti. La facciata è particolare, invece del caratteristico rosone un elegante loggiato cieco. Dietro alla chiesa un ampio cortile, su cui si affacciano gli edifici annessi alla Pieve, è animato da un gruppo di persone che, posati gli zaini, si dissetano. E’ la Pieve di S. Maria, splendidamente ristrutturata, nei cui edifici è stato ricavato l’ostello che ci ha accolti con calore e sobrietà, al termine di una piacevolissima tappa lungo colline. 12 settembre La luce tersa delle prime ore di del mattino illuminano le numerose torri che dalla cima della collina si alzano nel cielo azzurro. Intorno le linee geometriche dei vigneti si alternano agli uliveti. File di affusolati cipressi segnano i crinali e adornano eleganti casali. La tappa da Gambassi Terme a S. Giminiano ci introduce nel cuore della Toscana immergendoci nello straordinario paesaggio delle colline senesi che ad ogni passo ci riempie gli occhi. Camminando qui si comprende quanto la bellezza possa rendere più piacevole la vita. 13 settembre La strada bianca divide l’ocra dei campi irti degli steli rimasti dopo il raccolto dei girasoli dal rosso mattone dei campi arati delimitati a monte dalla linea retta di una vasta lecceta. In fondo alla strada una piccola collina arrotondata presenta sulla sommità una cinta muraria antica ma perfettamente integra. Quello verso Monteriggioni è un cammino nel tempo. Entrando nella cinta del pic- colo paese non si passa la porta di un luogo, ma la porta dei secoli. Richiamati da un ritmico frastuono, ci affacciamo sulla grande piazza, quasi tutto qui questo gioiello di paese, dalla finestra dell’ostello e ci sembra naturale vedere una compagnia di tamburini sfilare in sgargianti abiti medioevali. 14 settembre La torre svetta altissima a fianco dell’elegante palazzo merlato verso cui digrada l’emiciclo contornato dai palazzi signorili che delimitano la forma assolutamente unica della piazza. Con l’arrivo a Siena, in Piazza del Campo, senza dubbio tra le più belle e famose piazze del mondo, si conclude il terzo tratto del nostro percorso Francigeno. Dopo i festeggiamenti culminati nel concerto del coro La Martinella del CAI Firenze nell’Aula magna dell’Università, cinque giorni di sosta prima dell’ultimo tratto verso Roma. 19 settembre Il paesaggio è brullo, eppure straordinariamente affascinante: le morbide linee tondeggianti di dossi e crinali si inseguono a perdita d’occhio in un susseguirsi ininterrotto di colori dal giallo al bruno, all’ocra, raramente interrotto da isolati gruppi di cipressi. In questo quadro appaiono belli persino i fili di una vecchia linea elettrica, contro un cielo azzurro affollato da nuvole bianche. A sud di Siena incontriamo il paesaggio delle Crete Senesi, patrimonio mondiale dell’umanità per la sapiente cura del territorio attuata nei secoli dall’uomo. 20 settembre I filari si susseguono regolari, non una foglia, non un acino d’uva fuori posto: sopra il verde dei tralci, sotto la fila ininterrotta di ricchi grappoli blu, infine l’ocra delle strisce di terra separa le linee sinuose dei filari. Il percorso verso la val d’Orcia attraversa i vigneti di Montalcino, da cui sapienti vignaioli ricavano il prezioso Brunello. Tanta bellezza non può che generare gusti sopraffini. 21 settembre Ancora un paesaggio brullo, le tonalità dell’ocra, saltuariamente interrotte dal grigio di calanchi che squarciano la terra, ancora dominanti nel vasto ambiente di dossi collinari appena accennati. In lontananza il terreno si alza nettamente verso una dorsale culminante in un arcigna rocca presidiata da un borgo che domina l’esteso territorio. Ci avviciniamo a Radicofani, borgo fortificato costruito con la pietra lavica dell’antico vulcano su cui sorge. Ci accoglierà nel confortevole ostello da poco ricavato nei locali della vecchia scuola e ci ristorerà con un’indimenticabile minestra di zucca e funghi porcini. 22 settembre Abiti stesi al sole, persone sedute sotto al pergolato, altre passeggiano scalze sul prato ai piedi dell’antico convento in pietra, da una parte un orto ben curato, dall’altro un boschetto di querce secolari. La Casa di Lazzaro, struttura di accoglienza attrezzata nel convento delle suore Francescane di Acquapendente, ci offre un piacevole pomeriggio di relax cui segue la visita guidata di questa bella cittadina dell’alto Lazio, nel cui Duomo visitiamo la cripta del Santo Sepolcro, straordinario complesso architettonico d’epoca romanica, datato XI secolo. 23 settembre I raggi del sole, ormai alto nel cielo riverberano brillanti riflessi dal grande specchio d’acqua, intenso blu incastonato ai piedi di alture coperte di boschi, pascoli e uliveti. Arriviamo a Bolsena costeggiando a lungo dall’alto il grande lago vulcanico. La suggestiva rocca, da cui entriamo in città, offre un ampio panorama sul gradevolissimo paesaggio. 24 settembre I commensali sono seduti attorno alla lunga tavolata a ferro di cavallo. Le pareti in pietra con gran- ➤ 4 Sezione di Acqui Terme ➤ di supporti metallici per le torce, l’alto soffitto, evocano suggestioni medioevali. Una lunghissima tappa di 39 km ci porta a Viterbo, la città dei Papi, dove alloggiamo nell’antico convento della SS. Trinità, accolti fraternamente dai volontari ospitalieri, che ci servono la cena nel suggestivo refettorio. 25 settembre Un ampia e comoda strada bianca sale dolcemente in una grande galleria verde fatta dai rami di faggi e querce secolari. Tappeti di ciclamini dal lilla al viola si inseriscono armonicamente tra il verde tenero delle felci. Un gruppo allungato di persone cammina godendo dei suoni della natura. Il percorso da Viterbo Sutri ci porta ad attraversare i Monti Cimini, che raggiungono i 1000 metri, in un ambiente naturale di grande bellezza tra estesi boschi di grande pregio, cuore del Parco regionale del Lago di Vico. Dopo la lunga e comoda discesa, si costeggia il lago, incastonato sul fondo dell’antico cratere vulcanico, percorrendo il lungo altipiano occupato da estesi noccioleti. 26 settembre Un numeroso gregge di pecore, tantissimi agnellini belanti, attraversano la strada bianca tra i vasti pascoli collinari, i cani pastore le incalzano dando ordine al caos. Più lontano altri puntini bianchi formano una macchia nel verde dei prati. Un gruppo di persone attende il passaggio del gregge, osservando con piacere la scena, per proseguire il cammino. L’incontro con grandi greggi di pecore è stato frequente nel Viterbese, ed è un incontro sempre piacevole che rimanda ad attività che affondano l’origine nella storia del nostro Paese, ad antichi stili di vita. 28 settembre La grande città di estende a perdita d’occhio ai piedi della collina in un agglomerato di vecchi palazzi e moderni edifici, sulla distesa di tetti domina il Cupolone. È il grande giorno e grande è l’emozione, giunti alla sommità di Monte Mario, di affacciarsi su Roma ed ammirare la cupola di San Pietro. Sotto di essa, in una calda giornata di settembre, si concluderà tra poco, come avveniva, in condizioni ben più difficili, per gli antichi pellegrini che traversavano l’intera Europa, il nostro Cammino iniziato sotto una bufera di neve al Moncenisio. Là incontreremo gli amici del Centro Italia giunti da Ascoli seguendo l’antica Via Salaria e quelli del Sud giunti da Monte Sant’Angelo in Gargano seguendo la Via Micaelica, altro percorso devozionale seguito dai pellegrini medioevali. Tutti insieme per celebrare i 150 anni della nostra associazione, ma anche, forse soprattutto, per conoscere a fondo il nostro bellissimo paese. Ed a S. Pietro, come nella millenaria tradizione dei pellegrini, presenteremo le nostre credenziali, riempite dei tanti timbri raccolti nei posti tappa incontrati sul lungo tragitto, ottenendo il “Testimonium peregrinationis ad limina Petri”, attestato che accompagnerà per sempre i nostri ricordi di questa meravigliosa esperienza. 29 settembre Piazza S. Pietro gremita, sulla scalinata della Basilica uno stuolo di sacerdoti vestiti con i paramenti sacri, Papa Francesco celebra la S. Messa, i maxischermi consentono anche ai più lontani, stipati in fondo alla piazza di poter vedere il santo Padre, un momento solenne di preghiera per i fedeli, comunque un evento di grande solennità. Il Cammino è finito, all’arrivo in S. Pietro abbiamo consegnato alla Guardia Svizzera, al Portone di Bronzo del Palazzo Apostolico, alcuni doni per il Papa: il sacchetto della terra di Portacomaro consegnatoci dagli amici del CAI di Asti, che raggiungendoci a Crea sono passati per il Paese natale della famiglia di Papa Bergoglio, la pergamena su cui abbiamo apposto i timbri di tutti i posti-tappa da Asti a Roma; La Bandiera di Cime di Pace, asso- 2° CORSO SCI PER RAGAZZI ciazione nata nell’ambito del CAI che promuove progetti di solidarietà a favore di Paesi dilaniati da guerre; una cassetta di bottiglie di grignolino di una produzione resa disponibile per raccogliere fondi a favore delle popolazioni Emiliane colpite dal terremoto, affidataci dai viticultori monferrini. Grande è stata la soddisfazione al saluto del Papa durante l’Angelus ai camminatori CAI, giunti a Roma in occasione dei 150 anni dell’Associazione. 30 settembre Un austero salone, quadri antichi alle pareti, volta affrescata. Quattro persone in piedi attorno ad un tavolo si passano di mano una pergamena interamente occupata da timbri. A conclusione della Via Francigena delle Terre Alte veniamo ricevuti alla Camera dei Deputati per la consegna di una pergamena affidataci dai camminatori di uno dei percorsi confluiti sulla Francigena: il Cammino Selliano, partito dalla casa natale, a Mosso, di Quintino Sella, socio fondatore del club Alpino Italiano. Anche questa pergamena contiene lo schizzo del percorso da Mosso a Roma coi timbri di tutti i posti tappa intermedi. Con la pergamena consegniamo, fedeli all’articolo 1 dello Statuto dell’Associazione, che ci impegna nella tutela dell’ambiente, una serie di istanze di ispirazione ambientalista, consegnateci lungo il percorso. Tra queste una memoria dell’Associazione Familiari Vittime dell’Amianto. Enrico Bruschi, CAI Casale Monferrato I numeri: 40 giornate di cammino suddivise in 4 tratte: Moncenisio - Casale Monferrato, 20 - 28 aprile; Casale Monf. - Sarzana, 23 maggio - 2 giugno; Sarzana - Siena, 5 - 14 settembre; Siena Roma, 19 - 28 settembre. 1.114 chilometri percorsi con una media di 28,4 km al giorno, una distanza massima di 39 km, minima di 13,5 km. 335 ore di cammino comprese le numerose soste per riposo, visite e incontri. 1.403 camminatori la somma dei partecipanti alle 40 tappe. Media partecipanti/giornata 35. Numero partecipanti ad un’intera tratta: Moncenisio - Casale Monferrato: 12; Casale Monf. - Sarzana: 7; Sarzana - Siena: 14; Siena - Roma: 21. Numero dei partecipanti all’intera Via Francigena: 5. Di cui 3 con partenza dal Moncenisio, Gianni Scarrone, Elena Piotto ed Enrico Bruschi, soci della sezione di Casale Monferrato, 1 con partenza dal Monginevro, Mario Bertini, socio della sezione di Pianezza, 1 con partenza dal Gran San Bernardo, Roberto Madonna, socio della sezione di Varallo Sesia. Totale Sezioni CAI partecipanti 51 + 3 sottosezioni. Sabato 30 Novembre prima uscita dei ragazzi/e iscritti al secondo corso di sci con maestri organizzato dalla Commissione di Alpinismo Giovanile della Sezione CAI di Acqui. Le previsioni annunciavano tempo pessimo con disagi alla circolazione stradale ed invece nessun problema per il viaggio e sole pieno con temperature gradevoli sulle piste di Valtournenche in Valle d’Aosta. L’attività è quest’anno riservata a chi ha frequentato la precedente edizione o che ha già acquisito una buona capacità di conduzione dello sci. È quindi un Corso che prevede un miglioramento delle capacità tecniche attraverso quattro uscite di tre ore giornaliere di lezione con tre maestri di sci e con un massimo di 5-6 allievi per classe. Il modulo del prossimo anno riaprirà nuovamente le porte ai ragazzi che non hanno mai utilizzato gli Sci. Una scelta, quella di mantenere basso il numero dei partecipanti che si propone di mantenere alta la qualità dell’insegnamento. Prima e dopo l’attività con i maestri di sci i ragazzi, di età compresa tra gli 8 e i 16 anni, sono seguiti da accompagnatori di Alpinismo Giovanile della Sezione. Questa edizione prevede ancora un’uscita Sabato 7 Dicembre sulle piste di Valtournenche per poi chiudersi con una due giorni sulle piste di Cervinia con pernottamento al rifugio Teodulo. Il Rifugio Teodulo è sito al Colle omonimo a quota 3317 m sulle piste da sci, la proprietà è della Sezione CAI di Torino. Una esperienza, quella di dormire in un vero Rifugio del CAI al cospetto del Cervino che sicuramente resterà impressa nei ricordi dei ragazzi ma anche degli accompagnatori. La Sezione del CAI di Acqui ringrazia gli Accompagnatori di Alpinismo Giovanile che pagandosi le spese del viaggio e degli impianti seguono i ragazzi, i genitori che ce li hanno affidati e i Maestri di Sci che, dalla prima uscita, hanno evidenziato la loro professionalità. Per info: [email protected] - 348 6623354 Sezione di Ovada UNA SERATA PER L’ARARAT Giovedì 30 gennaio, alle ore 21, presso il Teatro Splendor di Ovada, si svolgerà, per iniziativa della sezione CAI di Ovada, una serata dedicata alla spedizione extraeuropea di Alpinismo Giovanile sul monte Ararat, avvenuta nel luglio scorso nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il 150° anniversario di fondazione del Club Alpino Italiano. Interverrà Gian Carlo Berchi, Accompagnatore Nazionale di Alpinismo Giovanile, nonché capo spedizione nella salita al monte Ararat. 5 di Valenza NASCE IL CLUB DEI 200 ALL’ORA Sezione UN ANNO FINISCE, L’estate scorsa, in vacanza con i nipotini all’Alpe di Siusi, ho scoperto che “Slow è bello”. Non sono mai stato un “corridore” (“la relazione dice 4 ore ma devo mettercene 3 o meglio ancora 2,5” non mi ha mai interessato) anche perché mi piace fotografare il paesaggio che mi circonda e le persone che mi accompagnano durante le mie escursioni e per fare una bella foto sovente non è sufficiente inquadrare e scattare ma ci vuole un minimo di preparazione e quindi di tempo. Mi vanto di essere uno con un passo molto regolare, e ciò mi viene riconosciuto da (quasi) tutti quelli camminano con me, e ciò mi consente, generalmente, di rispettare i tempi di percorrenza previsti. Come dicevo all’inizio, ho scoperto però che, anche ad un ritmo più lento, la camminata ti può dare delle belle sensazioni con il vantaggio di fare divertire i piccolissimi camminatori interessandoli con osservazioni sulla natura che ti circonda ed inventando semplicissimi giochi. Alla fine della giornata, rivedendo le foto fatte ed annotando sul mio diario il percorso effettuato e l’ora degli scatti, mi ritrovavo a fare una considerazione: ci abbiamo messo il cinquanta per cento di tempo in più ma abbiamo comunque completato il percorso previsto. Alla fine della settimana il riepilogo delle gite effettuate ha evidenziato un dato che, lì per lì, mi era sfuggito: la media dei dislivelli realizzati giorno per giorno era invariabilmente di 200 metri all’ora. Media non certo esaltante ma con una doppia positiva soddisfazione: meno foto da scartare e soprattutto la gioia di sentirsi chiedere dai nipotini, prima di andare a letto “nonno, dove andiamo domani?” In questi mesi mi sono chiesto se fosse possibile che il ritmo di 200 metri all’ora potesse essere interessante non solo per i bambini ma anche per persone particolarmente contemplative, per quelli più avanti con gli anni, per quelli con poco allenamento o reduci da un infortunio o semplicemente per quelli che pensano che “slow è bello”. Così è nata l’idea del Club 200 all’ora, con l’intento di proporre una serie di gite in cui, di norma, non si supererà il dislivello di 200 metri all’ora e difficoltà T/E. Intendiamoci, non prendiamo alla lettera questa affermazione perchè tutto dipenderà dalla pendenza per cui i metri potranno arrivare anche a 250 o scendere sino a 100 o anche meno. In tal caso la regola si potrà tradurre in tempi massimi di percorrenza totale che non dovrebbero superare le 5/6 ore, il dislivello totale che non supererà i 500/600 metri e la distanza percorsa che, al massimo sarà di 14 o 15 Km. Senza dimenticare che rimarrà anche il tempo per lo “slow food” (tanto di moda) e, perché no, per conoscere le curiosità e le peculiarità dei luoghi visitati e approfondire gli aspetti culturali più interessanti. Per esempio la prima gita “200/h” proposta nel programma 2014, Balzi Rossi, potrà essere così riassunta: dislivello: 100 metri; difficoltà: T; ore di cammino: 6; lunghezza: 8 km; curiosità: giardini di Villa Hanbury e area archeologica dei Balzi; pranzo al sacco sulla spiaggia di Capo Mortola. Una doverosa precisazione: l’iscrizione al Club non prevede alcun limite di età (ne minima ne massima) è automatica alla prima adesione ad una gita “200/h” ed è completamente gratuita (viene richiesto solamente di essere in regola con il bollino CAI). Una cosa importante da considerare: 200/h è una iniziativa del CAI Alessandria che, da sempre, si avvale di accompagnatori qualificati di provata esperienza, con decine di anni di attività escursionistica ad ogni livello, e con alle spalle un Club con oltre 315.000 soci, che nel 2013 ha compiuto 150 anni. Infine un’ultima annotazione riguarda il mezzo di trasporto utilizzato per gli spostamenti: la mia speranza è che si possa raggiungere un numero di partecipanti tale che ci consenta di utilizzare pullman a pieno carico in modo da mantenere i costi di viaggio il più basso possibile e consentire una più stretta socializzazione fra tutti i partecipanti. Bruno Penna - CAI Alessandria Sezione di San Salvatore Monferrato CONCLUSA LA MOSTRA 150° Domenica 8 dicembre si è conclusa la mostra per i 150 anni del CAI “Omaggio a Rino Porzio”. Grande successo: moltissime visite durante l’apertura nei due fine settimana. Tutti hanno apprezzato la “finestra aperta sui monti”: una rassegna delle più belle fotografie della montagna dei nostri soci. I visitatori più anziani hanno avuto modo di rivivere attraverso le fotografie, molte delle quali vere rarità, i momenti felici della loro gioventù sui monti e le loro prime ascensioni. Circa 600 alunni delle scuole materne, elementari e medie, visitando la mostra negli orari a loro dedicati, hanno potuto conoscere i diversi aspetti della montagna: fauna, flora, paesaggi, escursionismo ed alpinismo. Hanno destato curiosità i vecchi ed i nuovi attrezzi per scalare le montagne. Per far conoscere i nostri monti per il prossimo anno scolastico la Sezione intende offrire agli insegnanti un programma di escursioni. Grazie a tutti gli amici intervenuti, grazie a quanti hanno collaborato con il prestito di materiale, fotografie, libri, cartoline, francobolli, grazie a quanti hanno offerto aiuto per l’allestimento e l’organizzazione. UN ALTRO ARRIVA Il CAI di Valenza dà uno sguardo alle attività dell’anno trascorso: escursioni, alpinismo, palestra di arrampicata, corsi specializzati, iniziative culturali, rapporti con le Scuole e con la Città. Continuando la rassegna “Orizzonti Montagna”, il 29 novembre scorso si è svolta la serata in ricordo del grande alpinista Riccardo Cassin che, insieme a Bonatti e Messner, forma la triade dei più importanti alpinisti della storia. Realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassin e il Gruppo dei Ragni di Lecco, ha visto la partecipazione di Marta Cassin alpinista, nipote di Riccardo, Luigino Airoldi membro storico del Gruppo dei Ragni e Roberto Mantovani scrittore, alpinista che ha coordinato l’incontro. Testimonianze, immagini filmate hanno celebrato la storia di un eroe dell’alpinismo mondiale con uno straordinario elenco di ascensioni che non ha uguali. Cassin è stato il fondatore dell’alpinismo popolare, non più esercitato solo dalle classi agiate, ma da semplici cittadini, moltissimi del mondo operaio, che affrontavano le cime e le loro scalate nelle domeniche, con poche risorse e scarse attrezzature, ma con grande passione ed entusiasmo. Morto nel 2009, a cento anni, Riccardo Cassin ha lasciato una eccelsa testimonianza di vita all’insegna della semplicità, del buon senso e dell’anti retorica, convinto del grande valore educativo della montagna. La serata ha ospitato, prima in Italia, la presentazione della recente riedizione del libro di Cassin “Dove la parete strapiomba”, scritto nel 1958. Questo libro non dovrebbe mancare nella biblioteca degli amanti della montagna. La Sezione ha avviato nel 2013 una collaborazione con le Scuole Superiori dell’Istituto Cellini con un progetto che prevede la realizzazione di studi e ricerche su tematiche che richiamano il significato e i valori della montagna e ha messo a disposizione degli studenti alcune borse di studio. Un primo risultato è stato ottenuto grazie agli allievi del Liceo Artistico che hanno prodotto una serie di bellissimi disegni sulla montagna, utilizzati dalla sezione, inserendone un buon numero nel libretto che contiene il programma 2014. Il dirigente scolastico Paolo Repetto che ha creduto nella collaborazione tra Scuola e CAI così commenta il prezioso rapporto instaurato e il suo valore per i giovani: ”Possono camminare assieme, la scuola e l’alpinismo? Certamente. Possono farlo in tanti modi. Ad esempio, promuovendo tra i ragazzi “gite di istruzione” che, anziché al McDonald, li facciano pranzare in un rifugio; oppure, come nel caso della sezione CAI di Valenza e del Liceo Artistico “Carrà”, invitandoli a far entrare natura e paesaggio di montagna tra i soggetti sui quali si esprime la loro creatività. Il risultato è comunque lo stesso: far conoscere, far amare a questi ragazzi l’ambiente montano e le emozioni che può regalare. Gli allievi del “Carrà” queste emozioni le hanno provate, le hanno anche riversate sulla carta, in magnifici disegni e bozzetti che adesso illustrano il calendario delle attività CAI per la prossima stagione. Il passo successivo sarà quello della presa diretta: gite in montagna con zaino, album e matite al seguito. Che è il modo migliore per avvicinarsi a quella porzione di mondo ancora incontaminata che la montagna, con fatica, preserva.” Il CAI di Valenza si prepara a celebrare il 40° anno di fondazione della propria sezione, che cade nel prossimo 2014 e, proprio per questo, dovrà essere un anno ancora più ricco di progetti ed iniziative. La sezione ha già avviato il percorso organizzativo per la realizzazione a Valenza dell’Assemblea Generale LPV che avrà luogo a ottobre 2014 presso la prestigiosa Sede dell’Expo Piemonte. Sezione di Valenza 6 Estate 2013 DESTINAZIONE CORSICA, GR 20 NORD Obiettivo percorrere il GR20 Nord partendo da Vizzavona. Affrontiamo lentamente le prime tappe, l’andatura è tranquilla con poche e brevi soste. Lungo il percorso ogni tanto incrociamo due ragazzi, che camminano spediti e sembrano non sentire per nulla la fatica. A differenza nostra si concedono lunghe pause. Al rifugio ci si ritrova. Luca e Iacopo sono alla loro prima avventura impegnativa in montagna e hanno già percorso tutto il GR20 Sud. Ogni mattina si riparte con un “ci vediamo lungo il percorso” e, al rifugio ognuno racconta le proprie impressioni con crescente confidenza, come sempre succede in montagna. Scopriamo di aver dimenticato l’accendino… “avessimo preso il fornello con l’accensione piezoelettrica…!” Inutile recriminare, ma al rifugio non ne hanno. Iacopo ci impresta il suo, poi proponiamo di barattare una porzione di formaggio locale con il suo accendino. Un modo semplice per sentirsi amici. Ci ritroviamo così a condividere le prime giornate, con il sole a picco e 30° già alle 9 di mattina. Tra il Refuge de Manganu e Castel de Vergio abbiamo finalmente una tappa tranquilla, ma alle 13 siamo già arrivati. Il luogo non è dei più accoglienti anche se finalmente c’è uno spazio pianeggiante su cui montare la tenda. Sarà il caldo, ma l’idea di aspettare notte lì non ci attira e decidiamo di ripartire. Ci immergiamo nel bosco e iniziamo a salire lungo un sentiero che si apre in una ampia vallata e ci offre la possibilità di goderci finalmente un bel bagno nelle numerose pozze d’acqua. In serata raggiungiamo il Refuge de Ciottulu di Mori, siamo a 2000 m e la temperatura è fantastica. Il giorno successivo tappa tutta in discesa in una interminabile pietraia, poi il bosco e l’ultimo strappo fino al Tighjettu. Sarà l’ansia per la famosa tappa del Circle de la Solitude o la noia di mangiare cibo liofilizzato finalmente ci concediamo una ricca porzione di pasta al rifugio. Il gestore chiude la cena offrendo una grappa “miracolosa” che riscalda gli animi. Al risveglio ci aspetta una brutta sorpresa, il tempo è improvvisamente cambiato e il vento sta addensando nuvoloni minacciosi. Proprio oggi non ci voleva. Il gestore dice che si può tentare, ma io so che non sono veloce e neanche convinta… prendo tempo. I ragazzi sono già partiti, subito dopo anche un gruppo di francesi si è incamminato con la guida. Non serve neppure tergiversare: alle 7,30 scoppia il primo temporale, qualcuno rientra al rifugio. Dopo meno di un’ora si forma un’altra barriera d’acqua, dal rifugio si vede un fronte bianco che avanza e in breve siamo in mezzo a lampi e tuoni. Le mie gambe si rifiutano di muoversi. Alle 9 spunta il sole e, anche se verso ovest ci sono altre nuvole in arrivo, mi lascio convincere a partire. Tempo mezz’ora siamo sotto il diluvio, le rocce diventano scivolose e l’acqua scorre ovunque. Bisogna tornare al rifugio, ma il temporale è ancora troppo forte: cerchiamo un riparo ma ormai siamo fradici. Gli scarponi sono due piscine. Molti sono tornati indietro, mancano solo Luca, Iacopo e i francesi. Non sappiamo come contattarli. Il mattino seguente il sole ci augura buon viaggio, partiamo insieme a un gruppo di tedeschi con cui abbiamo condiviso la serata precedente. Arriviamo sulla bocca dell’imbuto, io lo guardo con timore e rispetto, ci prepariamo come ad una impresa epocale. Guanti, scarponi, zaino un check up completo poi via… bisogna pur andare! A parte un attimo di difficoltà a causa dell’ingombro dello zaino la discesa è semplice, mi ritrovo a pensare “tutto qui?”. Le catene non sono certo la parte più difficile. Ormai siamo a metà del percorso. Dal lato opposto scendono due ragazzi. “Gisella e Antonio?” ci sentiamo chiamare. La coppia di fronte a noi conosce i nostri nomi, Luca e Iacopo sono arrivati alla tappa successiva e gli hanno consegnato un biglietto per noi, proprio come quando si affida al mare un messaggio in bottiglia. Alla fine della tappa decidiamo che una settimana di mare ci starebbe proprio bene e tiriamo finalmente fuori le ciabatte da spiaggia. Invio un sms a Luca e Iacopo congratulandomi per la loro tenacia, ma non riesco a trattenermi dal dire loro che hanno rischiato troppo. Ormai a casa ricevo il racconto di Luca. Leggendolo mi rendo conto di quanto sia viva in lui l’esperienza di quella difficile giornata e gli chiedo se vuole condividerla con il lettori di Alpennino. Gisella Barbieri “Ciao, sono Luca: spero che stiate bene e tutto proceda tranquillamente per il meglio, dopo le giornate travagliate e piene di sorprese sul GR 20 (almeno così sono state per noi, ma deduco che anche per voi non siano state da meno). E in effetti, di sorprese ne abbiamo avute, e veramente grosse, quel famoso giorno in cui da Tighiettu ci siamo incamminati verso Asco con lo spauracchio del Circle in mezzo e sempre incombente, come se già questo non bastasse di per sé a rendere inquieta la giornata. Nonostante il vento e il cielo minacciosamente nuvolo, abbiamo deciso di partire comunque dal rifugio. Dopotutto il tempo era sì tendente al brutto, ma giornate coperte ne avevamo già incontrate durante la prima settimana, a sud, e tutte si erano risolte con un brevissimo scroscio o addirittura erano volte al sereno. Ragion per cui qualche nuvola “vagamente” temporalesca non ci sembrava un motivo sufficiente nè per attendere, né per rinunciare. Nel corso di quella salita interminabile e pietrosa verso il Circle de la Solitude per due volte ci siamo dovuti fermare a causa di scrosci improvvisi e cercare un riparo per gli zaini e le nostre auguste persone (ma soprattutto per gli zaini!). In ogni caso, dopo il secondo acquazzone sembrava proprio spuntato un bel sole nel cielo azzurro e sgombro, al che, ormai giunti alla bocca dove cominciava l’imbuto, senza tergiversare troppo abbiamo cominciato la discesa. Quest’ultima, a dire il vero, se devo proprio esser sincero, me la aspettavo molto più “tecnica”, mentre sono riuscito a completarla piuttosto con disinvoltura, usando pure poco le catene. Vista l’impressione positiva della prima parte, una volta scesi sul fondo dell’imbuto ritenevamo lecito aspettarci una tranquilla conclusione. Qui invece, di fatto, è cominciato il dramma della giornata: nel momento stesso in cui ci accingevamo ad intraprendere la salita, proprio in quel piccolo spazio quasi piatto che collega i due percorsi, ha cominciato a cadere una pioggia leggera, che è andata aumentando sempre più di intensità fino a tramutarsi in vero rovescio. Fortunatamente nei paraggi abbiamo notato una minuscola grotta, più una rientranza, anzi, e subito posato all’interno dell’incavo gli zaini, coperti dal telo antipioggia nel caso di Jacopo, dal K-way nel caso mio (essendo sprovvisto del sopracitato telo, come di ogni altra cosa che si potesse definire anche lontanamente “professionale”); dopo gli zaini, nello spazio rimanente, vicino all’esterno, ci siamo sistemati noi stessi. All’inizio eravamo speranzosi, dato che tutti gli altri temporali incontrati in precedenza erano durati al massimo mezz’ora. Stavolta invece, dopo la canonica mezz’ora, non faceva che aumentare ancora di intensità. A quel punto abbiamo deciso di stendere all’entrata del buco, a mo’ di schermo protettivo, il telo di plastica trasparente usato come base d’appoggio per la tenda. In questo modo credevamo di interrompere, o almeno limitare, il flusso d’acqua che continuava ad entrare dall’alto, obiettivo che non siamo riusciti ad ottenere, ma si è creato almeno un ambiente riparato, così da mitigare il freddo che ci tormentava per via dei vestiti bagnati fradici. Dal momento in cui abbiamo posizionato il telone siamo rimasti per un’ora buona in uno stato di insopportabile stasi psicofisica (muti e con le membra atrofizzate per il freddo e la posizione da fachiro). Durante questi attimi interminabili di fissità e di attesa, mentre l’acqua che scolava giù dall’imbuto saliva fino alle caviglie, per un lampo è balenata l’idea di mollare tutto il prima possibile e fuggire al mare. Nel frattempo, visto che io a star fermo impazzivo, e Jacopo invece continuava a temporeggiare, ho deciso di uscire per mio conto dal buco e riprendere la salita, anche da solo: con questo gesto piuttosto inconsulto almeno ho ottenuto di riprendere il cammino, in modo tale da scaldarmi e risvegliarmi dallo stato di apatia. Appena ripresa la strada, senza un’apparente continuità con le condizioni meteorologiche del momento, che sembravano in lento miglioramento, si scatena una sorta di bufera di neve, durata forse 5 minuti, ma intensissima e tale da costringerci a fermarci di nuovo, in piedi stavolta e col telo in testa come due pellegrini sbandati. Finalmente pioggia e neve vanno in pausa pranzo e possiamo ricominciare a salire: il piccolo problema è che nel corso del temporale il sentiero, che già definir tale col sereno era impresa da pietà eufemistica, si era mutato in un rivolo, nei punti migliori, in una cascata nei casi peggiori... Tutto sommato, tenendo conto delle condizioni del terreno e del tempo ancora incerto sopra di noi, la salita avrebbe potuto dimostrarsi più lenta e travagliata, invece si procedeva spediti, anche se a quattro zampe, e in certi tratti in posizione quasi prona. In una nebbia scozzese subito tramutatasi in vento, arriviamo finalmente a vedere la vetta: il Circo della Solitudine ormai è solo esperienza da raccontare al prossimo rifugio, dietro una gavetta di sbobba magari. Appena sotto la bocca d’uscita, compare nella nebbia una famigliola inglese, mamma, babbo e due figlioli; intimiamo loro perentoriamente di tornare indietro, a meno che non desiderino estinguersi insieme alla prole. In lontananza si sente un rumore di elicottero, che si fa sempre più forte e vicino... ecco che compare il mezzo del soccorso alpino, dal quale subito piombano con gesto plastico due energumeni che si appropinquano con fare trafelato: la Volpe parla e il Gatto sta zitto. La domanda è se siamo noi ad averli chiamati; nel mio stentato francese gli spiego che no, noi siamo saliti “senza impedimenti” e ora siamo in dirittura del rifugio; vedendomi un poco in difficoltà con l’elocuzione, il capo dei due, la Volpe, parla in un italiano meno stentato del mio francese e mi chiede se per caso abbiamo notato qualche tapino in difficoltà. Sentendo le nostre risposte negative, i due proseguono alla ricerca del molesto disturbatore, con intenzioni poco amichevoli nel malaugurato caso lo avessero mai rintracciato, non prima di averci salutato calorosamente e raccomandato di rispedire indietro tutti coloro sembrassero intenzionati a raggiungere il Circolo. In mezz’ora siamo finalmente al rifugio di Asco, località piuttosto squallida, come tutte le stazioni sciistiche in disarmo, ma almeno c’è una stanza tiepida col tavolo, e cibo a volontà; per carità, è caro, ma meno che negli altri rifugi. A chiudere in bellezza una giornata così tempestosa è arrivato il piacevole e inaspettato incontro con due ragazzi di Crema, Lorenza e Marco, che ci hanno e a cui abbiamo tenuto compagnia nel corso della serata: per loro quello era il quarto giorno di cammino, ancora gli albori del GR 20, e i nostri racconti da veterani sfondati non credo si potessero considerare la mi- ➤ 7 ➤ gliore iniziazione per dei principianti. Infine, spe- rando in un fortuito incontro con voi, abbiamo affidato loro i nostri recapiti telefonici e mail. Ci siamo consegnati nelle mani del prossimo e, in un certo senso, della provvidenza. Ancora una volta è andata. Il racconto degli ultimi giorni ve lo risparmierò, perché sono stati momenti di puro e perfetto godimento, volati veloci come il sogno di una notte... in parole povere e comprensibili, dopo una simile avventura, la carica di superomismo era tale che abbiamo percorso tappe da 5 ore in tre e unito due giorni di cammino in uno, percorrendo il tragitto Carrozzu-Calenzana in 9 ore, pausa pranzo compresa. Solo un episodio merita di essere ricordato: dopo una tranquilla giornata di cammino defatigante e riposo sotto gli alberi al rifugio di Carrozzu, all’ora in cui stavamo per metterci a letto, un’armata Brancaleone di sei profughi si presenta in condizioni fantozziane all’ingresso del bivacco... dai lamenti convulsi accompagnati con abbondantissima sudorazione e dall’equipaggiamento orrendamente arcaico e sovradimensionato, capiamo la loro nazionalità prima che possano proferire verbo. Sono un gruppo di ragazzi biellesi e di Torino, poco più grandi di noi, quattro maschi e due donzelle, e arrivano da dodici(!?) ore di cammino, dicono; ci spiegano di essere partiti da Calenzana in mattinata, ma di aver malauguratamente deciso di percorrere un sentiero alternativo passante per Bonifatu, che dovrebbe accorciare il cammino, e poi finisce per allungarlo. Tolto questo particolare, un disguido in cui può incorrere chiunque, ciò che più ci ha stupito è stato il contenuto dei loro zaini da venticinque chili di peso: moka Bialetti da 12 tazze, pane integrale, pane di grano duro, barattolo di caffè macinato, barattolo gigante di nutella, barattolo gigante di zucchero... Non paghi, le ragazze insistono per farsi la doccia, ma viste le condizioni di temperatura dell’acqua prossime allo zero assoluto, vi lascio immaginare con quali urla belluine abbiano deliziato il campo. Prima di coricarci, il più aperto di questi piemontesi, che nel frattempo ci eravamo fatti amici, confida a Jacopo che lui il GR20 mica lo voleva fare, lui in Corsica ci è venuto per le belle spiagge... beh, se pensava di stupirci con questa rivelazione, proprio non si può dire abbia avuto successo! La nostra opinione sui connazionali, ecco ancora l’assassino che c’è in me…, raggiunge l’abisso storico l’ultimo giorno, quando una coppia di milanesi domanda con viso da gattino innaffiato se sul percorso si possono trovare bancomat, visto che loro hanno pochissimi contanti, e in Islanda i rifugi il bancomat ce l’hanno sempre... Ho preferito ingannarli con la pietosa bugia di trovarne uno ad Asco o Vizzavona. Giunti a Calenzana l’anabasi è terminata a livello ufficiale, anche se idealmente già lo era il mattino precedente alla prima visione del mare dall’alto di una vetta, e a livello pratico non ancora, visto che da lì c’era l’annoso problema di raggiungere Calvi. L’ultimo autobus era appena partito ed escludendo l’opzione taxi, rimaneva solo la via del cavallo di San Francesco. Fatto 30 si può far 31, certo nella speranza di esser coadiuvati da qualche buon samaritano in macchina che ci raccogliesse all’autostop. Dopo molti gestacci e aspettative frustrate, una bella ragazza bionda ci ha caricato per una parte del tragitto e dopo poco due gentili signori in villeggiatura ci hanno trasportato fino alla meta. Qui termina la parte interessante, ora resta solo un giorno di abbuffata continua e tedio leopardiano spiaggiati tra il bagnasciuga e il camping di Calvi. Il ritorno in nave è stato tutto sommato tranquillo, insieme a due ragazzi di Reggio Emilia reduci da un giro in bicicletta del nord dell’isola. Il pomeriggio è passato raccontando le reciproche esperienze, mentre in lontananza apparivano due balene, e un delfino ha affiancato il traghetto.” Luca Platti Sezione di Acqui Terme PRESENTATA LA SPEDIZIONE SULL’ACONCAGUA Il pubblico numeroso intervenuto alla presentazione ufficiale della spedizione alpinistica organizzata dalla sezione acquese “Nanni Zunino” del CAI sulla vetta dell’Aconcagua, la cima più elevata delle Ande, si è trovato coinvolto in un’appassionante mix di avventura e solidarietà, scoprendo che le imprese alpinistiche nascono da sentimenti forti e generosi, si sviluppano nell’aiuto reciproco e si realizzano soltanto se la preparazione atletica trova sostegno nelle qualità interiori del cuore. La presentazione è stata infatti preceduta da una proiezione del filmato dell’alpinista scrittore Davide Chiesa, membro piacentino della spedizione, sulla scalata del Manaslu, l’ottava montagna più alta del mondo con i suoi 8.163 m, che si trova nelle catena montuosa dell’Himalaya. Immagini certamente straordinarie, che hanno saputo trasportare nello spirito dell’alpinismo chi le vedeva scorrere, ma che soprattutto hanno fatto comprendere a tutti che un’impresa così impegnativa non può che essere il frutto di uno sforzo collettivo, di un intenso clima collaborativo, come lo stesso Davide Chiesa ha illustrato nel suo libro, “Montagne da raccontare”, in cui si sottolinea l’aspetto umano, l’esperienza collettiva dell’Alpinismo. Aspetto umano, valori di solidarietà dell’Alpinismo che verranno ancor di più analizzati nel suo nuovo libro in stampa: “l’anima del Gran Zebru’ tra misteri ed Alpinisti”. Del resto la solidarietà era davvero nell’aria al Movicentro venerdì sera: come è emerso dalle parole di Valentino Subrero, presidente della Sezione acquese del CAI, che ha ribadito l’impegno della “Nanni Zunino” per sostenere i progetti di World Friends; questa associazione, fondata dal medico e socio CAI acquese Gianfranco Morino, opera da anni in Kenia, nelle baraccopoli di Nairobi, ove ha fondato il Neema Hospital, centro sanitario di eccellenza che fornisce assistenza gratuita a chi non potrebbe altrimenti ricevere cure. Come è stato illustrato durante la serata, il CAI acquese ha già organizzato due spedizioni alpinistiche per raccogliere fondi a favore di World Friends: la prima è stata realizzata nel 2007, in occasione del 50° anniversario della Sezione, con il nome di “Una luce di speranza per l’Africa”. Gli scopi benefici della scalata suscitarono l’interesse del secondo canale della RAI, che inviò l’operatore Silvio Giuglietti per compiere le riprese che saranno sviluppate in un documentario dal titolo “Montagna di luce”. La spedizione ha un tale successo alpinistico e mediatico che nel 2010, per sostenere il programma “Nati nel Posto Giusto” di World Friends, viene organizzata una seconda spedizione alpinistica extraeuropea, questa volta sul Kilimangiaro, la massima cima del continente africano. La collaborazione tra il CAI acquese e World Friends è intanto diventata una costante, con una miriade di iniziative sul territorio, come la camminata Pirotecnica di luglio, le uscite in Mountain Bike, il banchetto della solidarietà alla camminata delle 5 Torri nella Langa Astigiana e quelle sui Sentieri della Solidarietà” (Merana, Bistagno, Ponzone…). Grazie a questo costante impegno, l’area edificabile e cintata che nel 2007 avevano visto i componenti della spedizione al Kenya al momento della spedizione al Kilimangiaro nel 2010 era già diventata un ospedale in cui transitavano più di 400 pazienti al giorno ed oggi è una struttura con numerosi reparti, un centro di formazione sanitaria e programmi di prevenzione, di animazione culturale e di ambulatori itineranti nelle baraccopoli. Questi risultati sono stati ricordati anche dalla responsabile nazionale di World Friends, Daniela Cuomo, che ha anche confermato che la somma raccolta attraverso le iniziative del CAI acquese ha permesso l’acquisto di un’ambulanza per il Neema; in particolare ha poi sottolineato la straordinaria sinergia che unisce ad Acqui Terme tutti coloro che sostengono il dott. Morino, lodando la sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale. In rappresentanza di quest’ultima ha preso la parola l’Assessore al Turismo Mirko Pizzorni, che da anni segue le iniziative del CAI ed il lavoro di World Friends e che, attraverso le spedizioni postali e l’utilizzo gratuito del Movicentro per la serata di presentazione, ha voluto sostenere lo sforzo organizzativo della spedizione all’Aconcagua, che porterà in vetta anche lo stemma della Città di Acqui Terme; nel suo intervento ha ripreso un concetto esposto dagli esponenti del CAI: fare di Acqui una “Città solidale”, ribadendo che l’amministrazione intende sostenere concretamente e in prima persona le iniziative in favore di World Friends. L’idea del CAI è proprio quella di coinvolgere nello sforzo di raccolta fondi tutta la cittadinanza: infatti l’iniziativa, già sperimentata in occasione delle precedenti spedizioni, di “acquistare” delle cartoline della spedizione che saranno poi inviate dal luogo della scalata a chi le ha compilate, quest’anno verrà estesa e le cartoline saranno quindi a disposizione nei negozi di Acqui e presso tutte le associazioni che vorranno aiutare ad ultimare il Neema Hospital di Nairobi. Una delle prime associazioni che ha entusiasticamente risposto a questo appello è il Centro Sportivo Italiano di Acqui Terme: attraverso il suo presidente, Carmen Lupo, il CSI ha espresso l’intenzione di dedicare una delle sue iniziative più importanti proprio al sostegno di World Friends come del resto ha ribadito il suo impegno, nel suo intervento, Beppe Chiesa a nome di Acqui Runners. Si prospetta quindi la possibilità di creare una “squadra”, una “rete” che coinvolga istituzioni, aziende e associazioni in quella che in termini alpinistici si può definire una “cordata” ideale. Questa immagine suggestiva, ispirata dall’esperienza vissuta dalle spedizioni del CAI acquese, rende perfettamente lo spirito che anima tutti coloro che voglio sostenere il dott. Morino, consapevoli che le mete più alte si possono raggiungere solo con la solidarietà e gli sforzi di tutti. 8 Un’esperienza escursionistica particolare TREKKING IN CORSICA IN SOLITUDINE Farlo tutto, farlo da solo. Nessuna delle due cose era nei miei piani. Parlo del GR20, in Corsica, il più difficile trekking d’Europa. Queste righe sono il riassunto dell’avventura, degli incontri, dei suoni. 15 Settembre, Conca (252 m) “Mange-merde!” “Ton trou du cul!”, l’autista donna sul pullman per S. Lucia di Porto Vecchio insulta un passeggero infuriato per il ritardo. A metà strada l’autoservizio di linea “Rapide Bleu”, si è fermato per un caffè e altro in un bar di Ghisonaccia. In serata nel mio dormitorio arriva una bella ragazza di Pau. Mi accorgo che scrive pure lei un carnet de voyage. 16 Settembre, Rif. Paliri (1055 m) Parto alle 8 e subito mi cresce l’entusiasmo. La prima tappa si chiude in piena zona della Bavella davanti a stupendi picchi. Il più bello si chiama Anima Damnata. Alcuni francesi singolari a cena mi chiedono a che ora sarei partito all’indomani. 17 Settembre, Rif. Asinau (1530 m) Incontro il primo connazionale, Francesco. Viso italiano, corporatura tedesca, doppio passaporto. Mi chiedo se io, con corporatura italiana e nemmeno della miglior specie, potrò concludere il trekking. Lo spero! Con i tre francesi dall’aria ambigua decidiamo per l’indomani di fare il percorso pre-2012. Si raddoppia. 18 Settembre, Rif. d’Usciolu (1750 m) Gli “ambigui” in realtà sono un padre con i suoi 2 figli, di Lione. Sarà stato il vento fortissimo ma questa sera il morale è un po’ più basso. Inoltre non ho nemmeno trovato il letto nel dormitorio. Si prospetta una notte in tenda a noleggio o nel refettorio. Ore 20.20: alla fine si dorme sotto ai tavoli. 19 Settembre, Rif. Prati (1820 m) L’arrivo a Prati è strepitoso. Scendendo dall’alto ci si immerge in una piana di sole e di pascoli rasati a zero. I 3 francesi si sono subito fatti una Pietra, e me ne hanno appioppato una. La notte è di nuovo a terra sul pavimento schietto. Il gestore parla bene italiano e ancora alle 21 tiene accesa la radio con i canti corsi. Bonne nuit. 20 Settembre, Rif. d’E Capannelle (1586 m) Ecco i 3 lionesi in sosta al del Col de Verde. Il padre mi dice che il loro cammino a partire da quel punto si interrompe. Accetto di buon grado le loro nourritures... Come se non bastasse, i Bazin, mi cedono anche la loro prenotazione al rifugio. Ottima cena. Si chiude la giornata in bellezza, solo in una stanza da quattro: Santi Bazin! 21 Settembre, Col de Vizzavona (920 m) Al bar della gîte d’étape vedo appese ai muri tre chitarre. Chiedo: “Ma questa sera non suona proprio nessuno?”. Giovanni-Lorenzo un giovane del posto genere -sanglier corse- mi porge uno strumento e dice: “Sona tu!”. Conosco una strofa in corso di “Umani”, un pezzo bellissimo de “I Muvrini”. Scatta l’intesa. Lui è molto bravo alla chitarra, strepitoso nella voce. Cantiamo “Bella ciao” tenendo la nota finale larga come è d’uso nello stile del posto. Chiudiamo con “Felicità” nel cui testo Giovanni Lorenzo inserisce parole in corsu relative al suo mestiere (muratore). Tappa facile, grandi pini e tanta ombra. 22 Settembre, Rif. de l’Onda (1128 m) Effetto soirée guitare: mi sono fatto 1200 m dislivello in un batter d’occhio e ho trovato persino un porcino niente male. Tra un po’ arriverà il Cortinese con i laghi di Melo e Capitello, due vere perle. 23 Settembre, Rif. Petra Piana (1842 m) Corro un po’ nel tentativo di seminare quelli del Jura, l’équipes in viaggio più enigmatica. Calorosi nell’intrattenersi lungo il sentiero, freddi nelle chiacchiere ai punti tappa. Esco per una minzione e poi cercherò di dormire. Considerati i vicini, credo che questa notte verrò ulteriormente a conoscenza del verbo più noto ai percorritori di lunghi itinerari a piedi: ronfler, to snork, russare. 24 Settembre, Rif. de Manganu (1601 m) Sono arrivato fin qui dopo una giornata di superbi panorami e qualche passaggio difficile. Ho scorto dall’alto i laghi della Restonica mete della mia infanzia vacanziera sull’isola. A fianco del rifugio, un torrente senza troppe fronde dove ho potuto fare il bagno, il primo del GR20. Se sui tavolati non avrò la fortuna di farmi un lungo sonno a notte fonda uscirò come ieri a godermi la stellata. 28 Settembre, Rif. Carrozzu (1270 m) Questi giorni sono uno spasso. Oggi il gestore della gîte di Asco per la colazione mi ha chiamato in “ufficio” e mi ha servito, chiacchierando in italo- franco-corso, un pétit-déjeuner maggiorato. Ho fatto colpo su di lui parlando dell’andare per funghi, attività che pratica insieme alla caccia con grande diletto. Conclusa la tappa trovo il primo rifugio non gestito. Prima, da uno scollinamento sui 2000 m, mi sono apparsi la cittadella e il golfo di Calvi. 29 Settembre, Rif. d’Ortu di u Piobbu (1520 m) Pioggia. Ho viaggiato con i Jurassici mentre Léila e Robert, i savoiardi, si sono fatti le creste del percorso ufficiale. Io ho optato per la variante a mezza costa consigliata nel libretto-guida. Per tutti la giornata è trascorsa in un clima da ultimo giorno di scuola. Con la coppia abbiamo messo insieme i viveri per un’ultima cena variegata. E’ l’ultima notte sulla Grande Randonnée. 30 Settembre, motonave Sardinia Regina (0 m) Nella cuccetta del traghetto Bastia-Savona in compagnia di un camionista corso che forse già dorme ripenso alle vicende del giorno. Con la coppia divertente dei savoiardi ci siamo fatti una birra celebrativa a Calenzana, il paese di fine percorso, poi con la loro macchina abbiamo celebrato ancora in un ristorante di Calvi. Disponibilissimi mi hanno scarrozzato pure alla stazione da dove sono riuscito, a pomeriggio inoltrato, ad infilzare tutte le coincidenze ferroviarie e marittime. Ne valeva la pena. Il più grande sforzo è stato decidersi a partire. Non finirò mai di amare quest’isola... Niccolò Tambussa (Sez. Ovada) Sezione di Tortona ATTIVITÀ 25 Settembre, Rif. Ciottulu di Mori (1991 m) Luogo e struttura perfetti posti in alta quota tra i monti color bordeaux Tafonato e Paglia Orba. A Vergio entro all’albergone della station de ski per un piatto di pasta ripiena al brocciu. Nel pomeriggio vado incontro ad una dura ascensione, noto le rovine di alcuni alpeggi - i stazzi - e alla fine, molto in alto, il rifugio. Poco prima dell’arrivo un miraggio: il Golfo di Porto visto da 2000 m. Pura meraviglia. In posti del genere si lascia il cuore. 26 Settembre, Rif. Tighjettu (1683 m) Raggiungo la meta della giornata e vedo che il rifugio è gestito da una giovane graziosa. Tramonta il sole. Dopo il caffè al tavolo non rimangono che lei e i “puri”, i camminatori solitari. Forse per intervento di Gaspard, un ragazzo a cui ho parlato di Vizzavona, Eve -così si chiamami si avvicina con una chitarra. Suono di nuovo quella strofa in corso (l’unica…che conosco) e poi “A çimma” di De André. Apprezzano e dei 5 o 6 intorno, lei grandiosa, si mette a scoccare le dita. Ti darei un bacio Eva, anche di più. 27 Settembre, Rif. d’Ascu Stagnu (1422 m) Sempre lei, a Gaspard e a me per colazione impronta un servizio di riguardo. Gli altri fuggono in direzione delle cime. Me ne vado a malincuore verso il “Cirque de la Solitude”, mitico passaggio del GR20. E Gaspard? E’ forse con lei nel rifugio ormai deserto? Attraverso la prima metà del “Cirque” in coda ai 4 del Jura, l’altra al seguito di una coppia savoiarda. L’anno 2013 volge ormai al termine. La Sezione del Club Alpino Italiano di Tortona nel 2013 ha celebrato i cinquant’anni di vita; un traguardo veramente importante. L’evento più importante è stata la pubblicazione del libro commemorativo “Non smetteremo di esplorare - Club Alpino Italiano - Sezione di Tortona, 1963-2013 - Cinquant’anni di avventure nel mondo”, una raccolta di testi ed immagini di alto valore documentaristico, sapientemente mediati tra necessità di sintesi ed esigenze di divulgazione. Il volume riporta le attività svolte oltre i confini nazionali ma come non ricordare anche le innumerevoli piccole imprese degli alpinisti tortonesi svolte sull’arco alpino; alcune di esse sono meritevoli di particolare attenzione per l’elevato valore alpinistico. Il 2013 è stato un anno molto importante anche per le attività svolte: il Consiglio Direttivo ed il Presidente, nell’intento di esaltare il valore dell’aggregazione, hanno organizzato serate di divulgazione, conferenze e proiezioni in sede, escursioni e salite alpinistiche, salite in vie ferrate, escursioni in mountain-bike. La Sezione, anche se con la sede parzialmente inagibile, è tornata ad essere il centro di tutte le attività. Ovviamente tutto quello che è stato fatto è in continuità con il passato e solo l’ingresso di forze nuove ed un migliore coordinamento tra l’esperienza dei soci più anziani e il desiderio di fare dei giovani, ha permesso di ottenere dei risultati importanti. 9 CAI ALESSANDRIA NEL 2014 Dicembre 2013: è ora di fare i programmi per l’anno nuovo. Obiettivo: rafforzare le iniziative portate avanti con successo durante quest’anno, moltiplicando l’offerta e diversificandola ancora in modo più ampio. Prima di tutto, nasce il “Club dei 200 all’ora”: su iniziativa dell’instancabile Bruno Penna, quella sarà la velocità in salita per tutti coloro i quali vogliono partecipare in tranquillità e relax alle gite, anche per i più piccoli. L’attività con i bambini e le famiglie sarà uno dei punti di maggiore attenzione: fra il 5 e il 6 luglio sarà riproposto il weekend per famiglie, una bella occasione per vivere due giorni a stretto contatto della natura, poi alcune gite per loro e quindi - nuovissima proposta - il 23 febbraio una uscita con le ciaspole sul nostro Appennino. L’ambiente innevato, affrontato con attenzione e in sicurezza come sanno assicurare gli accompagnatori di escursionismo in ambiente innevato e gli istruttori di sci-alpinismo della sezione, è un modo alternativo e affascinante di affrontare l’ambiente montano: per grandi e piccini. Per il resto l’offerta di attività escursionistica sarà molto varia, dalle salite invernali in Riviera, a escursioni a vari livelli su tutte le Alpi e Appennini nelle altre stagioni. I consueti trek, altro vanto delle attività sezionale, saranno sulle Dolomiti di Sesto e poi lungo il celebre Sentiero Roma nelle Alpi Orobie che sarà addirittura arricchito dalla salita, facoltativa e aperta anche ai non trekker, del Pizzo Badile, cima ambita e spettacolare, teatro di salite che sono nella storia dell’alpinismo. Il consueto viaggio turistico-escursionistico porterà i soci e simpatizzanti in Croazia tra il 25 aprile e il 1° maggio: anche lì ci sono ambienti di grande interesse che valgono un viaggio impegnativo ma sicuramente di grande soddisfazione. In alpinismo ben tre saranno le salite in attività sociale: il canale delle Scaglie nel gruppo del Mongioje, nelle Alpi Liguri; la Punta d’Arbola e la Rocca Provenzale, magnifico monolito in fondo alla Val Maira. Non sono 4000 ma sono salite alpinistiche, riservate a coloro i quali abbiano almeno fatto un corso base di alpinismo o che abbiano già esperienza alpinistica, poco impegnative ma di grande interesse e soddisfazione. E chi non fosse ancora “attrezzato” fa ancora in tempo ad iscriversi ai corsi di alpinismo e sci-alpinismo a inizio 2014. Sci-alpinismo e ciaspole, infine, si uniranno per una salita in notturna al chiaro di luna il 16 febbraio alla Cima dell’Aquila in Val Sangone. Non si può in poche righe riassumere un programma ricco e differenziato: alcune cose sono degne di menzione (attività con le scuole, i corsi di racchette da neve, alpinismo, sci-alpinismo, a partire da gennaio, nonché il corso di formazione degli accompagnatori sezionali di escursionismo). Ci sono attività che si programmano anche all’ultimo momento: ad esempio il 3 febbraio 2012, visto il buon innevamento delle colline, passa parola e ci si ritrova, Livio incluso, 10 anni, per andare a zonzo con le ciaspole sotto la luna! Avete mai visto Alessandria alla pallida luce della luna da quel punto di vista e con quel vestito bianco? Infine forse l’iniziativa più importante perché riporta CAI e alpinismo ad un loro aspetto essenziale: andar per montagne è anche, forse soprattutto, un fatto culturale. Tanto che ben due secoli di storia sono storia di letteratura alpinistica. Bonatti e Messner sono tutti da rileggere perché grandi scrittori di avventure. Questo ha suggerito di proporre nei prossimi mesi una serie di interviste ad alcuni dei personaggi più significativi per la storia del CAI di Alessandria: escursionisti ed alpinisti, giovani e meno giovani, donne e uomini che camminano e hanno camminato, tanto, ma che soprattutto hanno cose da raccontare. Casale Monferrato RIAPRE IL MURO DI ARRAMPICATA Dopo 2 anni di stop forzato per lo smantellamento del muro di arrampicata conseguente alla promozione in A1 della squadra di basket (prontamente retrocessa) dopo tante polemiche e promesse mancate, finalmente da ottobre è nuovamente disponibile al palasport la nuova struttura di arrampicata, più bella di prima: alta 11,5 metri per una larghezza di 16, un settore verticale, uno strapiombante di 15° ed uno di 25°, offre 14 linee di salita con numerose vie di diverse difficoltà, adatte a soddisfare le esigenze sia dei principianti che dei più forti climbers. L’apertura al pubblico avviene nelle giornate di martedì e giovedì dalle 18,30 alle 22,30, il costo dell’ingresso è rimasto invariato; da gennaio l’ingresso è consentito, per motivi assicurativi, ai soli soci CAI. Per incentivare l’iscrizione verrà dato in omaggio un abbonamento per 6 ingressi ai nuovi soci. E’ prevista per sabato 25 gennaio, dalle 15 alle 19 una festa verticale con ingresso gratuito per i ragazzi delle scuole medie e superiori. A metà febbraio si terrà un corso di avvicinamento all’arrampicata indoor. Il CAI Casale ha ospitato il “Progetto Vento” CICLOESCURSIONISMO Nell’ambito dei festeggiamenti per il 150° anniversario di fondazione del nostro sodalizio molta attenzione è stata dedicata all’ultima nata delle discipline praticate dai nostri soci, il cicloescursionismo. Con il progetto “alle sorgenti del C.A.I. in punta di pedali” è stata organizzata una serie di manifestazioni su tutto il territorio nazionale, con un calendario di 180 cicloescursioni di cui 6 interregionali, da parte di 89 sezioni di 19 regioni e culminata con il 6° raduno di cicloescursionismo tenutosi a Torino e nelle valli piemontesi dal 3 al 6 ottobre 2013. Tra le molteplici attività svolte spicca quella della sezione di Este che ha organizzato “Vento” un percorso che il Politecnico di Milano ha progettato per realizzare una grande pista ciclabile che unisca Venezia a Milano e Torino con percorso prevalentemente sviluppato sugli argini del Po. Ero ancora presidente della nostra sezione quando nel gennaio scorso ricevetti da Este una bella lettera di presentazione con la quale Claudio Coppola - responsabile dell’attività di mountain bike - presentava il suo progetto e proponeva la collaborazione con la nostra sezione. Devo confessare che solitamente sono piuttosto refrattario alle cose nuove e neanche in questa occasione ho fatto eccezioni,… poi pian piano ho cominciato a documentarmi per poterne parlare in consiglio con cognizione di causa. Vengo così a sapere che nella sostanza “Vento” è un progetto per la realizzazione di una ciclabile lungo il Po che - se sviluppata a dovere - potrà essere anche una concreta e stabile occasione di occupazione e rilancio economico dei territori che attraversa. Per sostenere e far conoscere il progetto sei appassionati ciclisti, due donne e quattro uomini, Elisabetta Piccioni, Silvana Mazzon, Vito Brusaferro, Daniel Domenis, Sandro Lisiero ed il capogruppo Claudio Coppola, sono partiti dalla Piazza San Marco di Venezia il 28 settembre per giungere a Torino il 5 ottobre, risalendo per una settimana il fiume piu lungo d’Italia e seguendo la traccia del progetto Vento, con un percorso di circa 680 chilometri. Giovedì 3 ottobre la pattuglia dei sei ciclisti è stata raggiunta a Valenza da alcuni soci della nostra sezione andati loro incontro ed ha poi proseguito il giorno successivo - sempre in compagnia di alcuni cicloescursionisti casalesi - sino a Chivasso. Nella serata del 3 ottobre presso la nostra sede sociale, dopo una cena a base di prodotti rigorosamente monferrini, è avvenuto tra Claudio Cop- pola, capogruppo dei cicloescursionisti, e Marco Moro, presidente della sezione CAI di Casale, lo scambio dei rispettivi gagliardetti sezionali. Alla partenza di venerdì mattina particolarmente graditi ai presenti sono stati i saluti che l’Assessore allo sport Federico Riboldi ha portato a nome dell’amministrazione comunale di Casale, la quale da sempre ha creduto molto nel progetto Vento. Sabato il gruppo si è poi trasferito da Chivasso sino a Torino per ricongiungersi al raduno nazionale e partecipare ai festeggiamenti in programma al Monte dei Cappuccini mentre domenica 6 ottobre i festeggiamenti sono proseguiti con una escursione in Valle Po, dove sorge il nostro fiume e dove 150 anni fa è nato il Club Alpino Italiano. Antonio Bobba - Sezione Casale Monferrato 10 Un po’ di storia di questa struttura, simbolo dell’escursionismo tortonese IL RIFUGIO EZIO ORSI I rifugi di montagna sono una certezza in ogni stagione e con qualunque tempo ed anche se vengono raggiunti nel periodo di chiusura, essi accolgono ugualmente l’escursionista poiché sono dotati di locali invernali sempre aperti. All’inizio del secolo scorso, Guido Rey ha scritto: “L’arrivo a un rifugio di alta montagna è una delle più dolci emozioni della vita alpina: la vista delle esili pareti in mezzo alla durezza delle rupi, ispira un senso infinito di sicurezza e di pace: s’acquieta l’ansia della salita ed è sospesa l’inquietudine per il giorno a venire; il nostro cuore si apre alla tenerezza come quando, dopo un lungo viaggio, poniamo piede sulla soglia sicura della nostra casa”. Anche l’Appennino delle valli Borbera e Curone può vantare la presenza di rifugi costruiti soprattutto quando gli spostamenti erano molto più difficoltosi di oggi ed anche raggiungere una vetta dell’Appennino, soprattutto in inverno, era un’escursione impegnativa. In val Borbera, presso la vetta del Monte Antola, molto frequentato dagli escursionisti liguri, il CAI già dal 1895 aveva costruito il “Ricovero sul Monte Antola” divenuto poi il “Ricovero-osteria Musante”, alle Capanne di Cosola nel 1899 è stato ultimato il rifugio Lorenzo Pareto, oggi abitazione privata e ricordato da una targa; nuovamente il CAI, negli anni ’30 del secolo scorso, ha costruito il rifugio Bensa a pochi metri del rifugio Musante sul Monte Antola. Sempre in val Borbera alcune osterie, soprattutto nei primi anni del ‘900, hanno ospitato molti escursionisti che giungevano dalle vicine città; i locali più noti erano quello di Capanne di Carrega e di S. Clemente. Molto più recenti sono il nuovo rifugio del Monte Antola e quello dei Piani di S. Lorenzo. In val Curone Caldirola, già all’inizio del secolo scorso, ha attratto un notevole numero di appassionati della montagna. Le strutture ricettive della località, favorite dalle vie di comunicazione abbastanza agevoli, hanno praticamente annullato l’esigenza di costruire dei rifugi in montagna. Nella stessa valle era funzionante solamente il Ristoro Belvedere al Monte Boglelio che occupava una magnifica posizione tra la val Curone e l’alta valle Staffora; purtroppo il rifugio è stato distrutto durante il secondo conflitto mondiale e non è stato più ricostruito. Solamente nel 1976 è poi stato aperto il rifugio del Monte Chiappo che, collegato con la seggiovia che sale dal Pian del Poggio, svolge una funzione più turistica che di supporto agli escursionisti. Anche se ovviamente Tortona non può essere considerata una città di montagna, molti tortonesi salgono versanti, percorrono sentieri, scalano pareti rocciose. Tra gli appassionati tortonesi gli ideali della montagna erano così diffusi e radicati che nel settembre 1974 alcuni escursionisti pensarono di costruire un rifugio in val Curone, sulle montagne di casa, con l’intenzione di assicurare un punto di appoggio a coloro che percorrevano i sentieri dell’Appennino. L’iniziativa raccolse immediatamente il consenso generale ed in breve tempo si passò dalle parole ai fatti. Nel settembre 1975 il rifugio era terminato e la cerimonia di inaugurazione fu l’occasione per raccogliere insieme molti appassionati. Purtroppo nel frattempo sopraggiunse la scomparsa di Ezio Orsi, grande camminatore tortonese e proprio a lui venne dedicato il nuovo rifugio. Ogni settimana il rifugio divenne meta di escursionisti; in estate come in inverno moltissimi appassionati raggiungevano l’Appennino soggiornando lì o semplicemente soffermandosi per una pausa. Tra i motivi del costante successo del rifugio Orsi non può essere dimenticato un riferimento alla località dove esso è stato costruito: il luogo è denominato “Crusatin de fuiè” ma è più conosciuto come la “Piana della Pissina”, che deriva dal nome della fontana. La località è molto suggestiva ma soprattutto riunisce tutti gli elementi fondamentali della montagna appenninica e contemporaneamente costituisce un luogo ideale per le soste o l’inizio delle escursioni. Il rifugio Ezio Orsi è adagiato in una incantevole radura a 1397 m di quota tra faggi maestosi: essa è presto illuminata dal sole del mattino quasi ad invogliare alla salita sui monti mentre la chioma degli alberi protegge dal sole pomeridiano. L’acqua della sorgente è freschissima e presente anche al culmine della stagione estiva. Il panorama osservabile dal rifugio è piuttosto ristretto ma questo aspetto non deve essere considerato una limitazione; la struttura è immersa nella vegetazione, appartata, riparata dai venti; un vero “rifugio” per ogni stagione. Forse la caratteristica meno positiva del rifugio era l’aspetto esterno effettivamente poco gradevole; infatti esso era stato costruito utilizzando una struttura prefabbricata industriale in metallo ma ogni giudizio deve tenere presente che quasi sempre si realizza ciò che è possibile in relazione alle risorse ed ai mezzi disponibili. Purtroppo, a distanza di molti anni dalla costruzione, la struttura ha manifestato alcune carenze ed inoltre era evidente che la ricettività non era più adeguata. La costruzione del nuovo rifugio Orsi, realizzato in muratura e legno in stile alpino, ha permesso di colmare ogni lacuna ed accrescere la qualità dei servizi offerti. La nuova struttura, inaugurata il 18 luglio 2004, è molto più ampia, dotata di servizi, locale invernale, spazi per la notte, ampio locale per la consumazione dei pasti ed aree esterne coperte. L’edificio è perfettamente inserito nell’ambiente e, benché realizzato con for- me architettoniche più vicine agli edifici di molte località alpine piuttosto che rispettando la fisionomia degli immobili originari della val Curone, esso non mostra elementi in netto contrasto con le tipologie costruttive locali. Il rifugio è gestito dall’Associazione amici Monte Ebro e dal CAI di Tortona durante tutto l’anno con apertura nei fine settimana. Esso non è una struttura del Club Alpino Italiano poiché, all’epoca della costruzione del vecchio rifugio, la direzione centrale del sodalizio non aveva ritenuto necessario un nuovo rifugio in val Curone essendo già presente il rifugio del CAI di Voghera dedicato a Vittorio ed Aristide Nassano ubicato presso la Cima Colletta, in alta valle Staffora. Anche se in realtà l’effettiva proprietà del rifugio non ha alcuna rilevanza, sarebbe stato motivo di grande orgoglio poter inserire anche il rifugio Ezio Orsi tra le strutture del Club Alpino Italiano. Il rifugio è ubicato a breve distanza da Caldirola e dalle Stalle di Salogni, facilmente raggiungibile anche da bambini e camminatori poco allenati. Questa dislocazione consente di utilizzare il rifugio per una breve pausa all’inizio delle escursioni oppure al rientro ma esso è soprattutto il luogo ideale per brevi soggiorni soprattutto nella tarda primavera. Partendo dal rifugio, può essere raggiunto molto rapidamente il Monte Ebro che nelle giornate limpide consente un panorama vastissimo dal Golfo Ligure fino alle Alpi lombarde, ma innumerevoli sono le altre escursioni che permettono di raggiungere anche alcune località della val Borbera e della valle Staffora. Generazioni di tortonesi hanno conosciuto la montagna frequentando il rifugio Ezio Orsi ed hanno condiviso amicizia sincera e passioni comuni. Talvolta, con tono quasi rassegnato e forse imposto dalla consapevolezza di intraprendere qualcosa di apparentemente modesto, molti affermano che “domenica andremo solo al rifugio, poi vedremo”. Modesta è certamente la fatica per raggiungere il rifugio, ma tutt’altro che modesto è il sentimento di amicizia, di calore e condivisione che accoglie l’arrivo dell’escursionista al rifugio. Forse, per uscire dalla modestia è sufficiente sapersi stupire, saper cercare e desiderare di scoprire; la natura può offrire spunti inaspettati e riservare sorprese difficili da cogliere. PROGRAMMA ATTIVITÀ SEZIONALI TORTONA RACCHETTE DA NEVE - SCIALPINISMO 12 GENNAIO FOROTONDO - BOGLELIO - CHIAPPO e ritorno 26 GENNAIO RIFUGIO BARBUSTEL 2309 m Parco Mont Avic - Valle di Champorcher 23 FEBBRAIO VAL FORMAZZA - ALPE VEGLIA 9 MARZO RIFUGIO WALTER BONATTI 2025 m VIDEO E DIAPOSITIVE GENNAIO “LA NEVE” narratore Valerio FEBBRAIO “LA VIA DELLA PLATA” narratore Giacomo Seghesio VARIE da definire CORSO ALPINISMO movimenti su roccia indoor e outdoor 12 GENNAIO 19 GENNAIO 26 GENNAIO 2 FEBBRAIO 9 FEBBRAIO 16 FEBBRAIO 23 FEBBRAIO 2 MARZO 9 MARZO 16 MARZO 23 MARZO VERDEFONDO PRAGELATO (TO) BRUSSON (AO) FESTIONA (CN) SAN BERNARDINO (SVIZZERA) TORGNON (AO) CERESOLE REALE (TO) COGNE (AO) BESSANS (FRANCIA) oppure RIALE (VB) RHEMES N. DAMES (AO) ARPY (AO) BAGNI DI VINADIO (CN) 11 PROGRAMMA ATTIVITÀ SEZIONALI ALESSANDRIA RACCHETTE DA NEVE 12 GENNAIO BATTESIMO DELLE CIASPOLE in località da definirsi - (MR) D.G. Barbieri, Penna 2 FEBBRAIO RACCHETTE DA NEVE in località da definirsi - (MR) D.G. Boschi, Penna 16 FEBBRAIO IN NOTTURNA AL CHIARO DI LUNA - CIMA DELL’AQUILA 2119 m - Val Sangone - dall’Alpe Colombino 1258 m (MR) - D.G. Avalle, Barbieri, Fei, Mandirola 23 FEBBRAIO RACCHETTE DA NEVE PER FAMIGLIE in località da definirsi - (MR) D.G. Astori, Avalle SCIALPINISMO 16 FEBBRAIO IN NOTTURNA AL CHIARO DI LUNA - CIMA DELL’AQUILA 2119 m - Val Sangone - dall’Alpe Colombino 1258 m (MS) - D.G. Avalle, Barbieri, Fei, Mandirola 16 MARZO SCIALPINISMO in località da definirsi - (MS o BS) - D.G. Avalle, Mandirola ESCURSIONISMO 26 GENNAIO BALZI ROSSI - Sentiero costivo da Ponte San Ludovico a Ventimiglia. Visita Giardini Hambury e area archeologica dei Balzi Rossi - (T) - D.G. Modica, Penna 9 FEBBRAIO ANELLO CAMOGLI - CALA DELL’ORO - CAMOGLI (E) - D.G. Accornero, Modica 2 MARZO MONTI CAMOSCIO 890 m E ZUGHERO 1230 m Lago Maggiore - da Baveno 270 m - (E) - D.G. Colla, Rosina 16 MARZO TRAVERSATA DA FINALE LIGURE A VEREZZI Sulla strada napoleonica intorno al Monte Caprazoppa (E) - D.G. Barbieri, Penna 6 APRILE ANELLO DI ALECCIO - VALLE ANTIGORIO da Crego 781 m - (E) - D.G. Colla, Rosina 12 APRILE ANELLO LERICI - MONTEMARCELLO - LERICI (E) - D.G. Accornero, Modica 25 APR/1 MAGG TREKKING IN CROAZIA D.G. Penna ALPINISMO 30 MARZO MONTE MONGIOIE 2630 m CANALE DELLE SCAGLIE O DELLO SCUDO da Viozene 1245 m (F/PD) - D.G. Astori, Lagostina 13 APRILE FERRATA ALLA SACRA DI SAN MICHELE (Possibilità di salita anche tramite mulattiera) (EEA/AD) - D.G. Barbieri, Boschi 200 SLOW WALK 200 SLOW WALK ACQUI TERME RACCHETTE DA NEVE GENNAIO CIASPOLATE NOTTURNE E DIURNE NEL PONZONESE ESCURSIONISMO 16 FEBBRAIO MANAROLA - VERNAZZA 16 MARZO MONTE PESALTO - POGGIO GRANDE - MONTE ACUTO 6 APRILE DA RIO MAGGIORE A PORTOVENERE 21 APRILE GITA DEL MERENDINO 22-27 APRILE TREKKING SELVAGGIO BLU e ESCURSIONI ALPINISMO GENNAIO ACONCAGUA 6962 m - Spedizione alpinistica 150° ASSEMBLEA 7 MARZO ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI I VENERDI DEL CAI 21 FEBBRAIO PRESENTAZIONE CALENDARIO ATTIVITÀ 2014 28 FEBBRAIO NOZIONI DI BASE PER AFFRONTARE IN SICUREZZA UN TREKKING 14 MARZO A.G. - UNA SERATA SULLA SPEDIZIONE AL MONTE ARARAT con Gianfranco Berchi, Sezione di Ovada 21 MARZO NOZIONI DI BASE PER AFFRONTARE IN SICUREZZA UN TREKKING (sabato 22 uscita pratica) OVADA ESCURSIONISMO 12 GENNAIO RIVIERA DI LEVANTE (E) - Coord. Piccardo, Piana, Alloisio 26 GENNAIO ESCURSIONISMO IN AMBIENTE INNEVATO Destinazione da definire - Coord. Bello, Torrielli 9 FEBBRAIO FINALE LIGURE - Coord. Bogino, Bruzzone (E) 23 FEBBRAIO ESCURSIONISMO IN AMBIENTE INNEVATO Destinazione da definire - Coord. Ferrando, Barisione 2 MARZO GIORNATA NAZIONALE DELLE FERROVIE DIMENTICATE (E) - Coord. Bruzzone, Caneva 16 MARZO ESCURSIONISMO IN AMBIENTE INNEVATO Destinazione da definire - Coord. Mazzino 6 APRILE RIOMAGGIORE - PORTOVENERE (E) Coord. Bello, Torrielli in collaboraz. con sezione Acqui 21 APRILE PASQUETTA CON IL CAI (E) Coord. Consiglio Direttivo ASSEMBLEA 21 MARZO ASSEMBLEA DEI SOCI SAN SALVATORE RACCHETTE DA NEVE GENN-FEBBR Date e destinazioni da definire ESCURSIONISMO 23 FEBBRAIO ANELLO DI ARENZANO (E) 9 MARZO IL LAGO DELLA TINA (E) 23 MARZO CAMOGLI - SAN FRUTTUOSO (E) 6 APRILE SENTIERO DEGLI ALPINI 577 - MONTECHIARO D’ASTI (E) 12-13 APRILE ESCURSIONI NEI DINTORNI DEL MULINO NUOVO 25 APRILE SENTIERO DEI SANTUARI - San Salvatore-Crea - km 39 (T) ASSEMBLEA 25 MARZO ASSEMBLEA DEI SOCI VALENZA RACCHETTE DA NEVE 19 GENNAIO Destinazione da definire (EI) 2 FEBBRAIO Destinazione da definire (EI) 16 FEBBRAIO WHITE DAY - TORGNON tutti sulla neve - fondo, discesa, ciaspole 2 MARZO Destinazione da definire (EI) 16 MARZO Destinazione da definire (EI) 6 APRILE Destinazione da definire (E) ESCURSIONISMO 12 GENNAIO RIOMAGGIORE - PORTOVENERE (E) 26 GENNAIO MONEGLIA E DINTORNI (E) 9 FEBBRAIO FORTI DI GENOVA gita per famiglie (E) 23 FEBBRAIO PUNTA MARTIN dal Turchino sull’Alta Via dei Monti Liguri (E) 9 MARZO TORINO: MONTE DEI CAPPUCCINI - SUPERGA Torino sotterranea (E) 23 MARZO “TRACCIOLINO” da Novate Mezzola a Vercèia (E) 30 MARZO MOTTARONE (E) 13 APRILE LAGHI DEL GORZENTE sentiero naturalistico (E) ASSEMBLEA 7 FEBBRAIO ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI CASALE MONFERRATO ESCURSIONISMO INVERNALE 12 GENNAIO Destinazione da definire 19 GENNAIO Destinazione da definire 30 GENN-2 FEBB QUATTRO GIORNI SULLA NEVE IN VAL DI FASSA 9 FEBBRAIO Destinazione da definire 16 FEBBRAIO Destinazione da definire 23 FEBBRAIO Destinazione da definire 9 MARZO Destinazione da definire SCIALPINISMO 12 GENNAIO GALIHORN dalla Zwischbergental - (BSA) - Org. Cesana 9 FEBBRAIO CORNO DI NEFELGIU - (BS) - Org. Guaschino 2 MARZO GUGLIA DI MEZZODÌ - (BS/OS) - Org. Cesana, Bobba 15-23 MARZO SETTIMANA IN VAL PASSIRIA - Org. Mazzuccato, Bobba 13 APRILE GRAN ROC - (OS) - Org. Mazzuccato ESCURSIONISMO 30 MARZO DA CERIALE A CERIALE PER MONTI - Org. Piotto, Rossi 13 APRILE BRIC DEL DENTE dalla Val Cerusa - Org. Piotto, Rossi CICLOESCURSIONISMO 27 APRILE IL CASTELLO DI MASINO - (MC/BC) - Org. Bobba, Mazzuccato ALPINISMO GIOVANILE Gruppo esploratori: 9 FEBBRAIO VERCELLI, STORICA 23 FEBBRAIO MOLETO, COLLINA INVERNALE 9 MARZO OZZANO, CASCINA MERLI: ANIMALI E FATTORIE 30 MARZO CASALINO, ARCHITETTURA RURALE 13 APRILE BESSA, RICERCA DELL’ORO Gruppo pionieri: 23 FEBBRAIO MONTE DI PORTOFINO. FRA MARE, TERRA E CIELO 16 MARZO PUNTA MARTIN, LA VEDETTA DI GENOVA 13 APRILE S. GIOVANNI D’ANDORNO. L’ALTA VIA DELLA FEDE Gruppo guide: 26 GENNAIO TORGNON, USCITA CON LE CIASPOLE 16 FEBBRAIO CIMA LERETTA, USCITA CON LE CIASPOLE 16 MARZO FAIALLO, MONTE RAMA Gruppo trekker: 12 GENNAIO CIASPOLATA 9 FEBBRAIO GROTTA: ARMA POLLERA 9 MARZO TAM, ripristino e manutenzione sentiero Ozzano-Treville 6 APRILE ALPINISMO, SCIGUELLO BIBLIOCAI 17 GENNAIO I COLORI DEL MICROMONDO - Doni, Degrandi 7 FEBBRAIO SCALARE LA VITA - Poli, Camera, Coppero, Mutti, Nebbiolo 7 MARZO QUEBEC - NATURA A 360° - Chiadò, Bobba 28 MARZO UNA MONTAGNA DI RICORDI 2013 - Patrucco VARIE 24 GENNAIO LA BAGNA CAUDA 12 Una giornata, una vetta... MONTE ARMETTA Val Pennavaira Il confine tra Piemonte e Liguria corre spesso sullo spartiacque tra bacino del Po, tributario dell'Adriatico, ed i bacini di numerosi torrenti tributari del Mar Ligure; più spesso questo confine scende verso nord, prendendo anche la parte alta di vallate percorse da fiumi che si dirigono poi verso la pianura cuneese ed alessandrina. Il Monte Armetta rappresenta in questo senso un'eccezione: infatti la sua vetta ed una buona parte del suo versante meridionale sono interamente compresi nel territorio della provincia di Cuneo, poiché l'immaginaria linea di confine digrada verso l'alta Val Pennavaira includendo così nella Granda i centri di Alto e Capràuna, già rivolti verso il Mediterraneo. Dalla vetta il panorama si apre verso orizzonti assai ampi: ben visibile è il Pizzo d'Ormea, dalla caratteristica forma aguzza, che si distingue lungo lo spartiacque tra Valle Tanaro e valli monregalesi, sul lato opposto della valle. Verso oriente è ben visibile il Monte Galero, dalle forme tondeggianti ma tormentate da alcuni affioramenti rocciosi; più lontano si nota Garessio, sullo sfondo delle ondulazioni delle Langhe; nella direzione opposta si abbracciano in un sol colpo d'occhio le cime che attorniano Monesi. Infine, sul fondo di un baratro di 1000 metri che separa la vetta dal corso del Tanaro, si distinguono chiaramente i particolari dell'abitato di Ormea, suggestivo per la presenza di un antico centro storico inciso da vie strette e profonde mentre a sud, quando le foschie che il caldo sole mediterraneo genera dalle acque del mare lo consentono, è ben visibile la piana di Albenga e naturalmente il litorale antistante. Caratteristiche dell'escursione Dislivello: 730 m circa Esposizione: Sud Difficoltà: E Descrizione del percorso Lasciata l'auto sull'ampio parcheggio realizzato presso il Santuario Madonna del Lago (m 1008) costituito da una chiesa di medie dimensioni che sorge presso un pittoresco laghetto, si inizia a camminare lungo l'ampio ed unico sterrato. Percorsi una cinquantina di metri di carrareccia, in prossimità di un bivio, si svolta a sinistra e si segue una seconda strada in terra battuta, ai lati della quale crescono rigogliosi numerosi cespugli di brugo. Salendo si incontrano di tanto in tanto abbeveratoi per il bestiame, spesso comunicanti con quelli localizzati alle quote superiori e quindi non utilizzabili per l'approvvigionamento idrico, nonché alcune baite. Si procede attraverso un ambiente di media montagna, caratterizzato da praterie interrotte da boschetti di latifoglie; non lontano dal Santuario, a monte del sentiero, si possono m 1739 I caratteristici torrioni di roccia che si incontrano durante la salita ammirare alcuni caratteristici torrioni di roccia dall'aspetto dolomitico, assai suggestivi, la cui bellezza è aumentata dalla presenta di numerosi pini che paiono decorarne la base ed alcuni ripidi canaloni che si insinuano tra le chiare pareti. A 1200 m di quota si supera un tornante, poco oltre il quale (1230-1240 m), si prosegue lungo la carrareccia, trascurando a destra il sentiero per il Colle Dubasso e per il Cimitero Napoleonico. A 1290 m circa si incontrano nuovamente alcuni tornanti (quattro, per l'esattezza): dopo un'ulteriore curva a destra, si sbuca in un ampio pianoro, all'inizio del quale s’incontra una casa. La si raggiunge per un tratturo, abbandonando la strada principale che compie un giro più largo; proseguendo quindi per un sentierino, si raggiunge senza problemi (a vista) il colle S. Bartolomeo, dove si incontra nuovamente la strada sterrata. Si segue quest'ultima soltanto per un breve tratto, costeggiando un boschetto di conifere: la si lascia quando questa piega verso sinistra, continuando per la linea spartiacque sempre al bordo del bosco di larici ed abeti; si sale per alcune decine di metri, quindi si confluisce in un'altra carrareccia staccatasi poco più a valle dallo sterrato principale che congiunge il colle S. Bartolomeo a Capràuna. Presto si raggiunge un secondo pianoro, acquitrinoso in primavera, con resti di terrazzamenti ed una vecchia baita. Tenendo quest'ultima alla propria destra, seguendo i segnali dell'Alta Via dei Monti Liguri, si sale un dosso inizialmente a sinistra dei terrazzamenti, lontano dalla cresta spartiacque. Una salita decisa consente comunque di raggiungere quest'ultima non lontano dall'anticima dell'Armetta, a quota 1680 m circa: proprio seguendo la linea di displuvio, si raggiunge appunto l'anticima e quindi, dopo avere superato un avvallamento dove si perdono circa una decina di metri di quota, si sale finalmente in vetta. Sul punto culminante è presente un cippo in pietra che sorregge una targa commemorativa dedicata ad un alpinista genovese scomparso sulle Ande ed una Madonnina, incastonata nel lato rivolto ad Ormea. Claudio Trova La vetta dell’Armetta dal sentiero di accesso, sullo sfondo del Pizzo d’Ormea