Supplemento allegato a “La Voce dei Berici” - n. 20 del 20 maggio 2012
VICENZA - VERONA - BASSANO DEL GRAPPA - NOVE - VALDAGNO - SCHIO - BROGLIANO - LONIGO - ARZIGNANO - CHIAMPO - MONTECCHIO MAGG. - DUEVILLE - MAROLA - PIAZZOLA SUL BRENTA
La parola ai protagonisti
interviste e approfondimenti
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Il senso di un evento culturale e spirituale di primaria grandezza
Cresciamo insieme
Da 150 anni vicino al territorio.
Una banca semplice che guarda con fiducia al futuro.
Portare sulle strade la luce della Parola
per far germogliare una speranza nuova
Se la sfiducia e l’angoscia rischiano
di mettere la ganasce alla nostra
vita, imprigionando i nostri passi, il
versetto evangelico e l’icona scelta
per l’edizione del Festival Biblico
2012 ci danno l’occasione di
attraversarle, affrontandone tutta
la drammaticità ma aprendoci alla
speranza. Il versetto – «Perché
avete paura?» – ci rimanda al
racconto dell’evangelista Marco
della tempesta sedata (Mc 4,35-40).
La tempesta, gli sconvolgimenti
fanno parte della vita; e
non ci sono solo tempeste
e sconvolgimenti esteriori,
quelli interiori a volte sono più
terrificanti. E capita, come i
discepoli su quella barca, di
sentirci abbandonati al potere
di quelle onde minacciose,
privi di sostegno: Gesù, annota
l’evangelista, «se ne stava a
poppa, e dormiva».
Questo Dio, che dorme sulla
barca nella tempesta, ci dice
che dobbiamo confidare nella
sua presenza: lui ha il potere di
placare il mare. E ci suggerisce
che dobbiamo anche imparare
a “dormire” nella tempesta.
L’icona scelta per il Festival biblico
risale alla seconda metà del XI
secolo e si trova nel chiostro del
monastero di Santo Domingo
di Silos, a Burgos, in Spagna,
e rappresenta Gesù, il Risorto,
accanto ai due discepoli di
Emmaus, tristi e delusi: «Noi
speravamo che egli fosse colui
che avrebbe liberato Israele»
(Luca 24,21). Insomma, tutto
finito: ci eravamo illusi.
E pare di leggere tante storie di
sempre: abbiamo investito tanto,
forse tutto; abbiamo combattuto,
lottato. Finito, torniamo a casa,
disincantati. Ebbene, Gesù, «da
sconosciuto» (i due discepoli non lo
riconoscono) si affianca a noi. Non
lo vediamo, non lo riconosciamo,
ma è qui, ci accompagna sul
cammino buio e desolato,
“spiegandoci” le Scritture.
È quello che si propone da
sempre il Festival: proiettare sulle
nostre strade la luce della Parola,
che possa far germogliare sulle
vicende, talvolta travagliate, della
nostra vita una speranza nuova.
È la sfida, l’impegno che la Chiesa
di Vicenza e la Società San Paolo
rilanciamo con il Festival Biblico.
Un’occasione, poi, in questo
2012, per la Chiesa di Vicenza di
attuare – attraverso una forma
originale – il mandato della
“nuova evangelizzazione”, al
centro del prossimo Sinodo dei
vescovi; per la Società San Paolo,
alle soglie della celebrazione del
centenario di fondazione (19142014), di rinnovare la missione
evangelizzatrice attraverso
il carisma proprio dato alla
Chiesa e al mondo attraverso
l’intuizione del Fondatore, il
Beato don Giacomo Alberione:
portare la Parola nella cultura
della comunicazione con la
comunicazione.
Il Festival biblico è diventato un
evento culturale (e spirituale) di
prima grandezza. Un’avventura
che intende sottrarre le Sacre
Scritture da una sorta di
monopolio logistico, portandole
nelle strade dove le donne e
gli uomini vivono. Indagando
sui luoghi delle nostre paure e
delle nostre angosce, la Bibbia
ci aiuterà a scandagliare e a
rintracciare la forza della speranza,
aprendo là dove altre parole
chiudono, costruendo ponti là
dove si innalzano muri e barriere,
dando libertà là dove altre parole
producono schiavitù.
Grazie, anche, al Festival
biblico, l’amara constatazione
dello scrittore Paul Claudel –
«I cattolici hanno un grande
rispetto per la Bibbia e questo
rispetto lo dimostrano standone
il più lontano possibile» – ha
davvero i giorni contati.
Mons. Beniamino Pizziol
Vescovo di Vicenza
Don Vicenzo Marras
Superiore S. Paolo
3
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Una pubblicazione per approfondire un tema sempre attuale
Raccontare le paure e le speranze
delle donne e degli uomini di oggi
Il pensiero
si favita quotidiana
Da oltre 40 anni Avvenire condivide con i lettori valori e idee.
E un pensiero alto che trova forza e coerenza anche nella vita
di ogni giorno. Con i giovani, con la famiglia, con i grandi valori
del paese, Avvenire è davvero il pensiero che si fa vita quotidiana.
Insieme. Ogni giorno.
La ricchezza e la drammaticità
dell’umanità (quella di ieri come
quella di oggi) possono essere
colte e lette attraverso le paure
e le speranze che abitano i
giorni di ogni persona.
Si tratta di un intreccio
inestricabile in cui un elemento
rimanda all’altro e viceversa.
Si può addirittura immaginare
la storia personale come una
continua lotta tra queste due
condizioni il cui esito dipende,
fondamentalmente, dalle radici
che sorreggono la speranza in
ciascuno.
La domanda profonda che va
al cuore stesso della vicenda
umana e dell’intera comunità
è infatti quanto solida e fondata
sia la propria speranza, il suo
fondamento è tale da poter
affrontare ogni tipo di paura?
L’edizione 2012 del Festival
Biblico indica la Speranza
dalle scritture come la risposta
capace di dare a ogni donna e
uomo una reale prospettiva di
futuro non intaccabile da alcuna
paura. Ieri, oggi e domani.
Questa pubblicazione ha
lo scopo di aiutare il lettore
a cogliere le ricchezze e le
profondità che il filone tematico
dell’ottava edizione offre.
È il segno concreto di come
il nostro settimanale ha
scelto, anche quest’anno,
di proseguire la partnership
con il Festival Biblico nella
convinzione che esso
rappresenti uno spazio
privilegiato, un’agorà
moderna per parlare con le
donne e gli uomini di oggi
e condividere così speranze
e inquietudini. L’approccio
complessivo ha l’ambizione di
mettere a disposizione degli
approfondimenti la cui validità
e utilità va oltre la singola
edizione del festival.
Lauro Paoletto
Indice
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P. Ermes Ronchi, Perché avete paura? Duccio Demetrio, Le parole della speranza
Antonella Anghinoni, La voce di Dio ci parla
P. Francesco Rossi De Gasperis, Il futuro della Nuova Alleanza Antonella Anghinoni, Riscoprire il potere della narrazione
Zygmunt Bauman, Una condizione di interregno
Andrea Riccardi, No al linguaggio violento
P. Bartolomeo Sorge, Vigilia di una stagione di speranza cristiana
D. Antonio Sciortino, Rinnovare l’apertura al mondo
Ernesto Olivero, Solo chi riconosce il proprio limite diventa grande
Abdulah Sidran, Pluralismo e diritti universali
Sr. Rita Giaretta, La donna non è solo corpo
D. Sergio Sala, Scampia e il desiderio possibile
P. Stefano De Luca, Magdala ovvero il libro della storia
Roberto Vecchioni, Riconoscere i colori del buio
Luca Bassanese, Storie di umane paure e inaffondabili speranze
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Supplemento a La Voce dei Berici n. 20 del 20 maggio 2012 - Dir. Resp.: Lauro Paoletto - Stampa: Mediagraf Spa (Noventa Pad.)
La Fondazione Cariverona, persona
giuridica privata senza fine di lucro,
persegue scopi di utilità sociale e di
promozione dello sviluppo economico
assicurando l'equilibrata destinazione
delle risorse con preferenza ai settori a
maggior rilevanza sociale scelti ogni
triennio dal Consiglio Generale.
La Fondazione eroga contributi
ad enti e organismi non profit attivi
nei settori della ricerca scientifica,
dell'istruzione e formazione, dell'arte,
della conservazione e valorizzazione
dei beni culturali e ambientali,
della salute pubblica e dell'assistenza
alle categorie sociali deboli.
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edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
«Non temere» è il buongiorno del Padre alle nostre giornate
Perché avete paura? Dio all’opera
negli interstizi della storia
di Ermes Ronchi*
A scorrere il Vangelo si
resta sorpresi dal fatto che
non ricorre mai la parola
‘speranza’. Non ricorre la
parola, perché c’è la realtà;
non c’è la corda tesa verso il
futuro perché il futuro è già
presente: è Gesù, racconto
della speranza fatta carne e
sangue e sogno.
Secondo una bella definizione
di Tommaso d’Aquino “la
speranza è il presente del
futuro”. Così è Gesù, anticipo
del volto ultimo dell’uomo,
collaudo della pienezza
sognata.
‘Non temere! Non avere paura’.
Sulla bocca di Dio, di Gesù,
di profeti, di donne, di re, di
mendicanti per centinaia di
volte nella Bibbia (qualcuno
dice per 365 volte, una per
ogni giorno dell’anno) questa
parola ci raggiunge, quasi fosse
il ‘buongiorno’ di Dio.
Ad ogni nostro risveglio, ad
ogni inizio di giornata, come
nostro pane quotidiano.
Perché avete paura? Sono mille
i motivi, e validi. Ma il primo
perché della paura risale al
giardino dell’Eden: Adamo ed
Eva udirono il rumore dei passi
del Signore e si nascosero in
mezzo agli alberi. Ma il Signore
chiamò l’uomo: Adamo, dove
sei? Rispose: Ho udito la tua
voce, ho avuto paura, perché
sono nudo e mi sono nascosto
(Gen 3, 8-10).
La paura entra nel mondo e
non lo lascerà più. Entra non
come figlia della nudità, come
vorrebbe Adamo, ma di un’altra
madre. Adamo si nasconde
perché è spaventato.
E chi lo spaventa è Dio.
La paura di Dio è la paura
delle paure. La peggiore di
tutte, quella da cui tutte le altre
discendono.
Ed è causata da un peccato
di fede, da una mancanza di
fiducia. Nella sua radice, il
peccato originale non racconta
la semplice trasgressione a un
divieto, ma lo stravolgimento
del volto di Dio indotto dal
serpente: vi ha dato mille
alberi, è vero, ma vi ha negato
il meglio; ha paura di voi, è
geloso, vi ha proibito la cosa
più importante. Non fidatevi.
Sbagliarci su Dio è il peggio
che ci possa capitare, perché
poi ci sbagliamo su tutto, sulla
storia, sull’uomo, su noi stessi,
sul bene e sul male, sulla vita...
Dal volto temibile di Dio
discende il cuore impaurito di
Adamo: entrambi Gesù
è venuto a riempire di sole.
E ha insegnato di nuovo a
sperare, come fiducia spera.
La speranza nella Bibbia.
Sperare in ebraico si dice
qiwwah; speranza è un termine
connesso con qaw, che indica
la corda dei muratori, dei
costruttori di case e di città.
Sperare evoca, nel background
biblico, una corda tesa verso,
il tendere a..., l’a-tendere
qualcosa o qualcuno.
La speranza è come una corda
tesa tra due abissi, il mio
presente che tende ad
un futuro.
7
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Nel libro di Giosuè, qaw indica
inoltre la corda di filo scarlatto
appesa alla finestra di Rahab,
la prostituta di Gerico che ha
salvato gli esploratori ebrei,
e quella corda salverà lei e la
sua famiglia nel giorno dello
sterminio.
La speranza è una cordicella di
filo scarlatto, appesa al balcone
della mia vita, alla quale mi
aggrappo, perché so che il
capo del filo rosso della storia è
saldamente nelle mani di Dio. E
Dio salva, questo è il suo nome.
Speranza è coltivare nel presente
un buon futuro. Coltivare tutte le
condizioni di fecondità delle vite
e degli spiriti.
Nella Bibbia la speranza è virtù
umile e drammatica. Sorge al
cuore del peggio, interviene
con piccole cose e occhi
profondi.
Come nella vicenda di Elia,
quando nel deserto si arrende
e vuole morire (1Re 19,3-8),
ma una carezza lo sveglia: è un
angelo con un orcio d’acqua e
un pane. Quasi niente, eppure
pane acqua e una mano che
nutre e che scuote, bastano a
restituire il futuro. Ed Elia va
per quaranta giorni, sulle sue
gambe, non sulle ali di miracoli,
si tende la sua corda fino al
monte di Dio.
Come ad Agar scacciata nel
deserto: sta per morire di sete
con il suo bambino, si allontana
dietro un cespuglio per non
assistere allo strazio dell’agonia
del bimbo ed ecco: Dio le
aprì gli occhi ed ella vide un
8
pozzo d’acqua. Dio non crea
qualcosa, apre gli occhi, era
già lì l’acqua e lei non riusciva
a vederla.
Quando tutto sembra finito
e che non ci sia più niente da
sperare, lì, al cuore del dramma,
qualcosa si apre: Dio non
permette che ci arrendiamo,
che gettiamo la spugna.
La speranza sono i cinque
ciottoli di torrente che Davide
prepara per la sua fionda;
è Giuditta che entra nel campo
dei nemici armata solo di un
velo di bellezza, agnellino in
mezzo ai lupi (M. Marcolini).
Dio è all’opera negli interstizi
della storia.
A scorrere il Vangelo si resta
sorpresi dal fatto che non
ricorre mai la parola ‘speranza’.
Non ricorre la parola, perché
c’è la realtà; non c’è la corda
tesa verso il futuro perché il
futuro è già presente: è Gesù,
racconto della speranza fatta
carne e sangue e sogno.
Secondo una bella definizione
di Tommaso d’Aquino “la
speranza è il presente del
futuro”. Così è Gesù, anticipo
del volto ultimo dell’uomo,
collaudo della pienezza
sognata.
Conclusioni
La speranza è la testarda fiducia
che la vita ha senso, il suo
senso è positivo, questo senso
è per sempre; è la testarda
fiducia che io e tu, nonostante
tutte le smentite, stiamo
percorrendo un cammino
di salvezza. Che alla fine
“tutto sarà bene” (Giuliana di
Norwich).
Questo mondo porta un altro
mondo nel ventre. Se io lo
credo, non è per i segni che
riesco a scorgere nella cronaca
spesso sanguinosa dei giorni,
non per una analisi della
situazione, ma perché Dio si
è impegnato e il capo della
cordicella rossa della storia è
saldo nelle sue mani.
Nei cataloghi delle virtù della
cultura pagana la speranza non
è mai compresa nell’elenco.
Si tratta di un indizio rivelatore:
la speranza è una virtù
prettamente teologale, il suo
fondamento è in Dio.
La speranza si costruisce con
la perseverante fiducia: fiducia
in Dio, negli altri, in me stesso,
nel mondo. E seguendo le tre
regole dell’umano educare:
non avere paura, non fare
paura, liberare dalla paura.
Perché ogni singola esistenza
sia noviziato della comune
speranza:
“Basta che un solo uomo sogni,
perché un’intera stirpe puzzi
di farfalle!
Basta che solo uno sussurri
d’aver visto l’arcobaleno
di notte
perché perfino il fango abbia
gli occhi rilucenti!”
(Manuel Scorza).
*Ermes Ronchi è frate Servo di Maria.
Friulano, si è formato negli studi teologici
a Roma e a Parigi. Vive a Milano dove
dirige il Centro culturale fondato da
David Turoldo, Corsia dei Servi. Autore
di numerosi testi di spiritualità scrive per
giornali e riviste, commenta il Vangelo
settimanalmente su Rai1 nella rubrica A
Sua immagine.
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Tra quotidianità e ricerca di senso
Le parole della speranza
che abitano le nostre esistenze
di Duccio Demetrio*
Le speranze umane oscillano
tra grandi valori e meschinità
quotidiane; tra sogni di vita
fino all’ultimo, od oltre, e
l’anelito disperato a porvi fine.
La speranza è un contenitore
di altre parole: fiducia,
attesa, desiderio, aspettativa,
illusione, progetto, possibilità,
promessa. C’è una differenza
tra attendere e sperare:
quando attendiamo dobbiamo
munirci di pazienza, mentre
quando speriamo navighiamo
nell’incertezza, in un’oscurità
dentro la quale però una luce
insiste a non spegnersi.
La speranza si attua nel
fare il passo successivo
Karl Barth
La speranza abita le nostre
vite, anche quando sembra
averci abbandonato. Nella
tensione vitale che sa generare
e riaccendere in noi, il desiderio
del giorno che ancora non
si è palesato ci aspetta. Con
la speranza, chi sa aspettare
non conta i minuti perduti.
Li accoglie come un dono
inatteso. Ci vengono incontro,
poi, le grandi speranze della
fede. Una salda fede lo è.
Frequentiamo i difficili sentieri
della speranza affinché
un mondo meno afflitto
e devastato dalla guerra,
dall’ingiustizia, dalla violenza,
dalla fame, dalla tirannia possa
un giorno non più tramontare.
Ci offriamo e abbandoniamo
alla speranza perché non
riusciamo a convincerci che la
morte, nostra e degli altri, ce ne
privi per sempre. La speranza è
una lotta giusta, e non solo un
antidoto, contro l’abbandono
all’angoscia, all’effimero, al
superfluo. È trovare l’amore
dove sembrava ormai ingoiato e
abbruttito dal male. È - laddove
la fede ci manchi - un invito ad
incontrarla a mezza strada.
È ricerca della verità, senza
pretendere che questa venga
a trovarci una volta per tutte; è
bellezza invisibile e gratitudine
verso la meraviglia di esistere.
È difesa della bellezza
oltraggiata, della terra, delle
forme create dagli uomini.
Sperare è credere che
l’educazione non sia finita.
È assistere al nascere di
quanto nasce mai uguale a
prima. Sperare è accogliere il
cambiamento fecondo dentro
di noi che la speranza alimenta.
È scoprire che, nel venir meno
di ogni speranza un altro uomo,
un’altra donna, spereranno al
nostro posto.
Un termine denso e sfuggente
La parola speranza, come molte
altre, possiede senz’altro una
sua particolare e interessante
“densità”. Sia quando si
presenti ambivalente, ambigua,
relativa; sia quando ce ne
avvaliamo sostituendola, e non
sempre in modo appropriato,
con parole ad essa affini.
Ciascuno, poi, se ne serve
a seconda dell’educazione
ricevuta, della sua esperienza,
dei significati personali o più
generali che le attribuisce.
Ad esempio, di solito, la
impieghiamo attribuendole
significati positivi. Tuttavia, non
è sempre questo il suo solo
senso. Dipende da come ce ne
avvaliamo, in ragione di specifici
scopi e circostanze. Va dunque
sempre contestualizzata. Infatti,
per un verso, l’utilizziamo con
l’auspicio che qualcosa di
buono, di utile o vantaggioso
ci accada o si adempia, se
intenzionalmente perseguito, in
un prossimo futuro. Per l’altro,
ci auguriamo invece di poter
evitare una disgrazia, di essere
risparmiati da una malattia o di
non soffrire.
9
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Per lo meno troppo. Il nostro
sperare si confronta con attese
che riguardano pertanto
il bene e il benessere o
l’essere risparmiati dal male
e da malesseri di ogni sorte.
Guardiamo così al futuro,
necessariamente sperando:
ora con apprensione, ora con
una gioia che auspichiamo non
venga tradita dalla sfortuna o da
un nostro errore. Se la speranza
di un criminale è di farla franca;
quella di una persona onesta
è che l’ingiustizia non abbia il
sopravvento. C’è chi spera di
poter essere amato e chi spera
di non essere più il destinatario
di una passione. Chi desidera
un figlio e chi trema alla sola
idea di metterlo al mondo.
Le speranze umane oscillano
tra grandi valori e meschinità
quotidiane; tra sogni di vita
fino all’ultimo, od oltre, e
l’anelito disperato a porvi fine.
Lasperanza è un contenitore
di altre parole: fiducia, attesa,
desiderio, aspettativa, illusione,
auspicio, progetto, possibilità,
promessa…
Si tratta di sinonimi che ne
sostanziano e specificano il
senso. C’è una differenza tra
attendere e sperare: quando
attendiamo dobbiamo munirci
tutt’al più di pazienza, mentre
quando speriamo navighiamo
nell’incertezza, in un’oscurità
dentro la quale però una luce
insiste a non spegnersi.
Ma il motivo della speranza, per
fortuna, non sorregge e rende
meno grame soltanto le nostre
vite individuali, il nostro avvenire
10
privato. La parola possiede
una sua storia antica,
importante, nobile, sublime
dotata di una sua sacralità sia
religiosa che laica.
Una metafora esistenziale
e un annuncio per tutti
Nel 1923, il filosofo tedesco
Ernst Bloch, l’autore del celebre
libro “Il principio speranza”,
scriveva la raccolta di saggi
“Attraverso il deserto”.
Dedicato ai simboli dell’esodo
degli ebrei dall’Egitto verso
la terra promessa e inoltre
al tema del cammino, delle
tracce umane lasciate su sabbie
ingrate e aspre. Destinate a
scomparire al primo colpo di
vento.È questa una immagine e
una grande metafora universale.
È un simbolo che riguarda
credenti e increduli, ogni animo
pensoso. Nessuno dovrebbe
trascurarla, poiché messe in
disparte attese domestiche
e egoistiche, ci sollecita a
considerazioni di più ampio
respiro. Essa descrive con
efficacia quell’andare incerto
verso l’ignoto (come singoli,
ma anche come umanità tutta)
e, nondimeno il percepirsi
sospinti, trascinati da un
desiderio inestinguibile.
Di assoluto, di altre verità: non
riducibili alle contingenze, alle
seppur più legittime aspirazioni
mondane. Quando, lungo il
viaggio, non venendo meno
la paura di arrendersi, di
sbagliare strada, comunque la
determinazione ad arrivare sia
più tenace di ogni tentazione
al cedimento. Quando il
dubbio, l’incertezza, l’insicurezza
diventano parte integrante
di una speranza che si rende
“principio di vita”. Quali siano
le difficoltà, gli scoramenti,
le false piste seguite.
La terra di Canaan vagheggiata,
per quel popolo in fuga
rappresentava lo spirito
dell’utopia. Ancora secondo
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Bloch, la forma più alta del
bisogno umano di sperare.
Perché l’utopia (letteralmente,
il luogo che ancora non ci è
dato conoscere), in quanto
tale, ha da essere indefinito.
Appartiene a motivi sia religiosi
che filosofici quali il mistero
di esistere, la lontananza,
l’irraggiungibile, il miraggio.
La speranza, per la tradizione
evocata, a differenza di quella
greca, non viene concepita in
quanto “ultima” ed estrema
dea. In nostro soccorso dinanzi
al pericolo, alla perdita, alla
sconfitta. È questa la speranza
di Ulisse. Secondo il noto
racconto mitico, questa risorsa
e attitudine preziosa venne
salvata dalla regina Pandora.
La quale, aprendo incautamente
uno scrigno proibito, fece volar
via tutte le cose buone della
vita, tranne una: Elpis. La virtù
che ci permette di riuscire a
continuare a credere e ad avere
fiducia, dinanzi alle avversità.
Il mito estendeva a tutti il
senso salvifico della speranza,
rendendolo planetario. Ma
con una differenza importante.
Poiché, per l’ebraismo, e poi
per il cristianesimo, la speranza
si presenta piuttosto nella
nuova cultura umanistica come
la prima, e non l’ultima, forza
ispiratrice del nostro essere
e agire. Ne ha scritto Enzo
Bianchi: “Il cristiano trova in
Cristo la propria speranza, cioè
il senso ultimo che illumina
tutte le realtà e le relazioni…
La vittoria di Cristo sulla morte
diviene la speranza del credente
che il male e la morte, in tutte
le forme in cui si possono
presentare all’uomo, non hanno
l’ultima parola”.1
Sperare, in questa accezione,
equivale a scoprire il senso
della stessa vita, purché si
accetti di andare avanti ed
oltre ogni avversità.
“È la speranza - prosegue Enzo
Bianchi- che tiene l’uomo in
cammino, in posizione eretta,
lo rende capace del futuro”.2
Per il credente, la terra di
Canaan, costituisce il filo
conduttore della sua esistenza.
Non soltanto un feliceapprodo
terreno.
Un successo perseguito.
Per il non- credente è il
“non ancora”, che rende
sopportabile ogni nostro
giorno, che lo alimenta di
un’aspettativa in grado di
oltrepassare i disagi contingenti:
nella tensione verso il bene,
la giustizia, la solidarietà.
Per tutti questa terra, se
accolta nella sua profetica
inaccessibilità, rappresenta
l’uscita dalle tribolazioni del
tempo, costituisce il fine ultimo
verso il quale ci dirigiamo.
Mai esonerati dal dovere, gli
uni, di rendere conto a Dio
e al prossimo nostro delle
proprie scelte e responsabilità;
gli altri, soltanto a se stessi
e ai propri simili. Fortunato
è chi crede, e per questo
l’umiltà dovrebbe animarlo,
1. E. Bianchi, Le parole della spiritualità.
Per un lessico della vita interiore. Rcs,
Milano, 1999, p.163.
2. Ivi
il desiderio di incontrarsi
con chi non lo comprenda.
Mosso dalla saggezza di
Emile Cioran: quando affermò
che: “l’incredulo è abitato
da profondità non meno
abissali di quante ne abbia
chi creda.” Solamente per
costoro la speranza coincide
con l’éschaton3: non in quanto
fine assoluta, dissolvimento nel
nulla, vanità di ogni esistenza e
cosa. La speranza escatologica
è il poter vedere Dio, faccia
a faccia, nell’estinguersi del
tempo, ma anche nel poter
scoprire la fisionomia di Gesù,
se non del Cristo, in chi soffre,
domanda di noi, in ogni
momento del nostro presente.
La fine quindi, non è cessazione
della speranza.
È, piuttosto, il fine e l’inizio di
ogni nostro giorno, costruito
per chi verrà.
Quando l’affrontiamo in
attesa dei volti della donna e
dell’uomo che ci appariranno
ad una svolta imprevista, che
mai avevamo sperato.4
*Duccio Demetrio è professore ordinario
di filosofia dell’educazione all’Università
degli studi di Milano Bicocca e fondatore
della Libera Università dell’Autobiografia
di Anghiari e dell’Accademia del silenzio.
Tra i suoi saggi più recenti: L’interiorità
maschile (2010); La religiosità degli
increduli (2011); Perché amiamo scrivere
(2011); Scrivere il silenzio (2012).
3. Su questi aspetti, il libro importante
di S.Natoli, Il crollo del mondo.
Apocalisse ed escatologia.
Morcelliana, Brescia, 2009.
4. Mi sono soffermato su questi temi
in: P. Sequeri, D. Demetrio, Beati i
misericordiosi perché troveranno
misericordia. Lindau edizioni, Torino,
2012.
11
CORSI DI CUCINA
ENOGASTRONOMIA
Ente ACLI
Istruzione Professionale
Agenzia Servizi Formativi
della provincia di Vicenza
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■
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Cucina di base
Cucina avanzato
Cucina di pesce
Pane e pizza
Pizzaiolo di base
32 ore
32 ore
15 ore
12 ore
40 ore
■
■
■
■
Enologia
Degustazione vini
Barman tecniche di base
Enogastronomia
40 ore
15 ore
30 ore
32 ore
■
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■
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Pasticceria di base
Pasticceria avanzato
Pasticceria da forno
Dessert al piatto
Dolci al cucchiaio
15 ore
24 ore
12 ore
12 ore
12 ore
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edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
La forza della Parola secondo la pastora evangelica Lidia Maggi
La voce di Dio ci parla
attraverso le storie delle persone
Speranza è, tra i tanti rumori
di oggi, poter ascoltare la
voce di Dio, che non ci parla
dall’alto aprendo i cieli, ma
attraverso le storie che ci
sono state consegnate nella
Scrittura da generazioni
di persone che Lo hanno
invocato e hanno parlato
e discusso con Lui.
Lidia Maggi, nella scorsa edizione del Festival Biblico
La Bibbia ci parla della paura?
«Sì. La Bibbia parla di tutto
ciò che riguarda la vita vera
dell’essere umano, il quale, tra
i vari stati d’animo, prova anche
paura. E la Scrittura la descrive
con un linguaggio che la
affronta al cento per cento».
La pastora evangelica Lidia
Maggi parla di una Scrittura
che è dentro le vicende umane.
Cita il Salmo 22 (di cui Gesù
crocifisso gridò l’incipit: “Dio
mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?”) perché
contiene espressioni che
descrivono quasi “un’anatomia”
della paura: “Il cuore mi si
scioglie nelle viscere… Sono
come acqua che si sparge…
Le mie ossa sono slogate…
Sono come di cera…”.
«È interessante notare che
il salmista non chiede a Dio
di liberarlo dalle cause che
generano la paura, ma di
non abbandonarlo – spiga la
pastora -. Nella paura, nella
malattia, nel dolore… abbiamo
bisogno di essere confortati,
di sapere di non essere lasciati
soli, ma di avere qualcuno
vicino. Nel Salmo, questo
qualcuno è Dio».
La Scrittura racconta tipi
differenti di paura?
«Narra soprattutto la paura dei
deboli di essere lasciati soli
e che il loro grido non venga
accolto. La Scrittura è anche
la storia dei perdenti, i quali
pensano che la loro vita non
venga presa in considerazione.
In effetti, questo accade nella
storia normale, ma nella storia
di Dio no. La Sua è la storia
delle vittime».
E poi?
«Poi c’è la paura dei potenti,
ai quali è data la responsabilità
di ascoltare il grido del
più debole. È interessante
notare che nella Scrittura
essi si condannano da soli,
non hanno bisogno che lo
faccia Dio. Sono condotti
all’auto-giudizio attraverso un
linguaggio parabolico. Si pensi
al comportamento di Davide
con Uria. Il profeta Natan
gli racconta la storia della
pecorella sottratta all’uomo
povero dal ricco che la uccide
per far festa con l’ospite di
passaggio. Alla fine Davide
reagisce dicendo: “Chi ha fatto
questo, deve pagare”. E il
profeta gli dice: “Quell’uomo
sei tu”. A quel punto Davide si
rende conto di ciò che ha fatto,
ma si è auto-giudicato.
13
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Dio mette il profetismo
come controcanto al potere.
Il profetismo nasce nella
monarchia. È il movimento che,
quando c’è il potere, ha
il compito di vigilare affinché
quel potere non diventi abuso».
E c’è anche il timore di Dio.
«È una paura “sana”,
raccontata in vari modi. Per
esempio, attraverso il cinismo
dell’Ecclesiaste: “Le tue parole
siano caute perché Dio è in
cielo e tu sei sulla terra”.
Qui, il timor di Dio è un
richiamo a fare i conti con la
distanza tra l’uomo e Dio: la
paura di guardare Dio in volto,
perché nel vederlo si rischia di
farsene una raffigurazione e di
diventare un idolatra; la paura
di nominarne il nome, perché
nel farlo lo si vuole possedere.
Il timore di Dio è la
consapevolezza che quando
Egli agisce in noi e ci chiama, è
esigente, per cui nasce il senso
di inadeguatezza. Questo è un
tema che riguarda tutti i grandi
chiamati da Dio. Da Mosè
(“Chi sono io per andare
contro il faraone”) a Maria
(“Ma come possono accadere
queste cose in me?”)».
La speranza può essere una
risposta positiva alla paura?
«Certo. Però dipende da
quale punto di vista si guarda
la storia. Lo schiavo a cui è
ipotizzata la libertà, si apre alla
speranza di vedere cambiata la
propria situazione.
Invece il benestante, cioè chi è
14
in una situazione di tranquillità
e di pace, vive la speranza
come desiderio che la sua
condizione continui e non muti.
Sono due aspetti della
speranza in tensione tra loro.
Da una parta, la speranza
del cambiamento, del
rovesciamento, dall’altra
quella dell’immutabilità.
Così è pure nella nostra vita.
Ci sono momenti in cui
speriamo di uscire dalla crisi,
altri in cui vorremmo che la
condizione di tranquillità,
serenità e benessere non ci
venisse sottratta».
È possibile passare dalle
parole di speranza alla
speranza della Parola?
«Oggi usiamo le parole
superficiali e per ottenere
definizioni ricorriamo
a Google o Wikipedia.
Invece la Parola di Dio è
profonda come una spada,
perché non si limita a descrivere
una realtà, ma pretende
di cambiarla. La Parola è
narrazione e si dispiega su
tempi lunghi, mentre noi
vorremmo tutto e subito.
Di qui il rischio di pensare che
le storie raccontate nella Bibbia
le abbiamo già percorse e le
conosciamo già, perché per
noi tutto ciò che è ripetizione è
già stato. Inoltre, non abbiamo
più voglia di stare in una Parola
così complessa, ma vorremmo
semplificare tutto.
Uno dei maggiori problemi
è proprio il fatto di dover
lavorare con categorie come
i tempi lunghi, la disciplina, la
complessità… Noi vorremmo
ridurre in pillole la sapienza di
una Parola di Dio che invece è
poliedrica e complessa.
Allora la speranza della Parola
di Dio è una speranza chenasce
dal renderci conto che tutti
questi aspetti che ci rendono
più difficile l’approccio alla
Scrittura, in realtà sono la sua
forza, perché impediscono
di farne un’idolo, di poterla
definire e coglierla in una
frase, di poterla ridurre a uno
slogan…
Allora la speranza è, tra i tanti
rumori di oggi, poter ascoltare
la voce di Dio, che non ci parla
dall’alto aprendo i cieli, ma
attraverso le storie che ci sono
state consegnate nella Scrittura
da generazioni di persone che
hanno parlato e discusso con Lui».
� Luca de Marzi
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Rossi De Gasperis: «Se c’è una storia Santa, c’è una geografia della Terra Santa»
Il futuro della Nuova Alleanza
è l’apertura all’accoglienza
Riscoprendo il vero senso
della Nuova Alleanza, oggi
Israele dovrebbe essere
terra di pace. Il gesuita
padre Francesco Rossi De
Gasperis non si stanca di
indicare questa via di salvezza
maturata alla luce di anni di
studi biblici. Un messaggio che
diffonde anche attraverso un
nuovo orientamento dato ai
pellegrinaggi in Terra Santa.
C’è una speranza per la
Terra Santa. È questo il
messaggio che padre
Francesco Rossi De Gasperis
ripete instancabilmente alla
luce dei suoi oltre 35 anni di
frequentazione di Israele.
In questo tempo, oltre a tante
altre cose, si è impegnato
per favorire una riscoperta
della lettura della Terra che sia
“parallela” alla lettura del Libro.
«Per vent’anni – spiega il
gesuita –, con la dottoressa
Antonella Carfagna abbiamo
guidato in pellegrinaggio oltre
duemila persone, proponendo
esercizi spirituali di lettura
della Bibbia attraverso la Terra,
perché ogni storia presuppone
una geografia. E se c’è una
Storia Santa, c’è anche una
geografia santa, una geografia
della Terra Santa».
la situazione dei palestinesi è
veramente grave e tragica…».
Un nuovo modo di essere
pellegrini?
«Mi ha sempre colpito il fatto
che i cristiani in visita alla Terra
Santa facciano le loro liturgie
nei luoghi santi e ricordino
la storia biblica, che molti
si addentrino addirittura in
riflessioni di archeologia (senza
dubbio molto interessanti da
un punto di vista, appunto,
archeologico), ma che
omettano completamente di
chiedersi se questa Terra è santa
anche oggi o no. Riducono
tutto a una considerazione
sul rispetto dei diritti umani e
sul ruolo delle Nazioni Unite.
Cosa importantissima, perché
Ma…?
«Ma – mi sono chiesto – è
possibile che non ci sia un
discorso teologico e cristiano
sulla Terra Santa di oggi, con
la sua situazione di oggi? E
studiando per diversi anni
questo problema sulla Bibbia,
ho trovato una risposta».
Quale?
«Che la Nuova Alleanza
comincia già nell’Antico
Testamento, con Geremia e
con l’esilio. Qui c’è una svolta
per la storia di Israele, perché
il frutto della Nuova Alleanza
è l’apertura all’accoglienza.
Però la situazione odierna, la
15
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
situazione politica di Israele,
è quella di una chiusura. Israele
erige muri entro cui chiudersi:
ciò non mi sembra coerente
con la Nuova Alleanza».
Perciò, secondo lei, oggi
Israele vive l’infedeltà
alla Nuova Alleanza. Ma
per noi cristiani, la Nuova
Alleanza non si manifesta con
Gesù, quindi con il Nuovo
Testamento?
«Gesù non ha aperto la
Nuova Alleanza, ma, nella sua
persona, l’ha portata al primo
compimento.
Quando, nell’ultima cena, parla
di “nuova ed eterna alleanza”,
la Nuova Alleanza esiste già
dai tempi di Geremia. Istituendo
l’Eucaristia, Gesù è come se
dicesse: “Io porto a compimento
oggi quello che voi vivete già da
cinque secoli e mezzo”.In questo
modo sottolinea l’importanza
dell’apertura di Israele alle
nazioni. Il Signore, infatti, ha
seminato il suo popolo in mezzo
alle nazioni per far conoscere
il suo nome. E, in effetti, la
diaspora degli ebrei nel mondo
antico è stata la preparazione
inconscia di tutto il percorso
che poi troviamo descritto
negli Atti degli Apostoli. Nei
suoi viaggi, Paolo andava di
sinagoga in sinagoga».
Se Gesù porta a primo
compimento la Nuova
Alleanza…
«… Il secondo compimento si
avrà con la Parusia (il ritorno
di Gesù sulla terra alla fine
dei tempi n.d.r.), che ancora
attendiamo».
Torniamo alla speranza per la
Terra Santa di oggi.
«La speranza passa attraverso
l’apertura di Israele alla Nuova
Alleanza, che non è il ricostituirsi
come Stato, perché Israele
non è uno Stato come gli altri:
è popolo di Dio. È come la
Chiesa, che non è una nazione,
ma la continuazione dell’Israele.
E come la Chiesa è seminata
in mezzo alle nazioni, così
Israele non deve avere paura
di perdere la propria identità
santificando il nome del
Signore in mezzo alle nazioni.
Anzi, è così che diviene sé
stessa Oggi, tutti abbiamo
bisogno dell’Israele biblico (e
l’Israele biblico ha bisogno di
tutti). Questa è la speranza.
La Terra Santa abitata solo da
cristiani e musulmani, ma senza
ebrei, non avrebbe senso».
In questo cammino di
consapevolezza, di che cosa
dobbiamo avere paura?
«Oggi dobbiamo temere i
nazionalismi. Pensiamo alle
recenti derive in Francia o al
rifiuto manifestato nei mesi
scorsi da tanti italiani verso chi
fuggiva dal Nord Africa.
Il nazionalismo fa paura proprio
perché combatte l’unità
del genere umano attorno
al progetto di Dio. Perciò,
attenzione: nessuna complicità
con la passione per la nazione
o per la colonizzazione! Gesù
non ha inviato a conquistare
nessuno! Come cristiani, in
particolare, dobbiamo favorire
tutto ciò che è accoglienza e
comunione. La Chiesa non è
movimento politico, ma può
contribuire con una cultura
dell’accoglienza, della carità,
della fede, dell’unità del genere
umano. L’amore del cristiano
non può che essere destinato a
tutti, perché è Gesù stesso che
è venuto per tutti».
� Luca de Marzi
16
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Antonella Anghinoni: «I giovani devono poter coltivare i propri sogni»
Riscoprire il potere e la forza
della narrazione della Bibbia
Occorre riscoprire il potere e
la forza della narrazione, del
raccontare la Bibbia.
La narrazione è un’esperienza
dell’esistenza che stimola
l’immaginazione trovando
delle soluzioni.
La Bibbia è una storia non un
compendio di teologia, che
ci aiuta a mettere in relazione
passato - presente - futuro.
La narrazione, in questo
senso, é costruzione del sé e
aiuta a dare forma al disordine
delle esperienze. Per questo
è così importante per i giovani
«Per trasformare la paura in
speranza è necessario fare
un percorso. Innanzitutto
occorre scoprire il potere
della narrazione, quindi
ricordare i propri sogni e infine
trasformare la paura in speranza
attraverso il dono di sé».
È questo il suggerimento che la
biblista Antonella Anghinoni ci
propone quando le chiediamo
come la Parola aiuta a vivere la
speranza e in particolare cosa
questo significa per i giovani.
«La paura più grande dei
giovani d’oggi - spiega - è
quella del futuro, il timore di
non avere delle possibilità
specie per quanto concerne il
mondo del lavoro.
I giovani vivono la disillusione
dei propri sogni e questo
per una situazione reale di
difficoltà, ma anche a causa
di un bombardamento
operato dai media che, il più
delle volte, propongono una
comunicazione di paura.
L’altra paura che le giovani
generazioni vivono è quella
della solitudine.
Come si affronta la paura?
«Occorre riscoprire il potere
e la forza della narrazione,
del raccontare la Bibbia. Con
questa operazione facciamo
memoria delle nostre radici,
ricordiamo come Dio salva.
La narrazione è un’esperienza
dell’esistenza che stimola
l’immaginazione trovando delle
soluzioni. Possiamo renderci
conto che la paura è da sempre
e non solo di questo tempo.
La narrazione della Bibbia ci
aiuta a sapere come ha reagito
di fronte a queste paure Israele.
La Bibbia è una storia non un
compendio di teologia, che
ci aiuta a mettere in relazione
passato - presente - futuro.
La narrazione, in questo senso,
é costruzione del sé e, come
diceva Umberto Eco, aiuta a
dare forma al disordine delle
esperienze. Per questo è così
importante per i giovani».
Di fronte alla paura, lo stato
d’animo è spesso quello
dell’inerme. Il rischio è la
paralisi. Come si reagisce?
«È fondamentale rendersi conto
che questa è un’esperienza
comune a tutti i tempi. Anche
Israele, in più occasioni si è
sentito piccolo. Abbiamo poi
esempi come quelli di Davide
contro Golia che ci indica che
è normale sentirsi piccoli di
fronte alle grandi paure ma, allo
stesso tempo, che queste sono
paure superabili. In tal senso
ricordare quello che è già stato
19
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
fatto è molto importante: ci
indica che altri si sono affidati».
La Parola è dunque più forte
della paura. Come farlo capire
ai giovani?
«La Parola crea situazione,
narra la possibilità e offre uno
sguardo di fiducia rispetto al
tempo in cui si vive. La mia
esperienza mi dice che questa
narrazione funziona. I week end
di spiritualità per giovani, per
esempio, ai quali ho potuto
partecipare, sono un esempio
di come i giovani, quando
sentono un testimone credibile,
colgono che in lui non ci sono
solo parole, ma che c’è vita
vera, vissuta, che indica una
strada. In tale prospettiva c’è
bisogno di dare cittadinanza
alle loro domande e in questo
modo i giovani ti narreranno la
loro vita.
La responsabilità che abbiamo
in questo tempo, come adulti,
è quella di rinarrare la Bibbia
perché questa sia percepita
come vita. In questo compito,
certo non aiuta una situazione
di analfabetismo biblico
che riscontriamo tanto nei
giovani quanto negli adulti.
È una situazione comune
che notiamo anche in chi si
dice credente e frequenta
stabilmente la Chiesa. I giovani
hanno inoltre bisogno di
sentire accolti i loro sogni».
È il secondo passaggio al
quale si riferiva all’inizio. Cosa
intende?
«Una delle cose più gravi che
20
stanno avvenendo è di creare
nei giovani la disillusione
rispetto ai propri sogni. È
necessario fare il contrario
invece: far sentire loro che è
fondamentale per il proprio
futuro coltivarli. I grandi
personaggi sono divenuti tali
perché hanno dato vita al loro
sogno. Gli adulti non possono
e non devono spegnere questi
sogni perché vuol dire tarpare
le ali ai giovani. La narrazione ci
aiuta anche in questa direzione:
dobbiamo raccontare di sogni
che sono stati realizzati da chi
si è fidato di Dio. Questo crea
entusiasmo, rafforza la fiducia
in Dio: la Bibbia narra proprio
sogni realizzati. I giovani ne
sono capaci, sta a noi adulti
permettere loro di farli crescere
e di esprimerli».
Ma ci si può educare
al sogno?
«Senza dubbio. Il confronto con
la Parola fa sognare, ti trasforma
e ti abilita al sogno grande per
te stesso».
Qual è stato il sogno di Gesù?
«Il suo è stato quello di
dare a ogni persona un’altra
possibilità di vita e così salvare
l’umanità. Con la sua vita
Gesù ha mostrato questa
nuova possibilità e come la
vita donata abbia bisogno di
essere ridonata».
È l’ultimo passaggio.
«Dopo il percorso di narrazione,
di speranza e di ascolto del
tuo sogno, la tua vita donata
ha bisogno di essere ridonata:
conquesto affidamento allora
la paura sparisce. Con Gesù la
paura se ne va».
Cosa c’entra l’esperienza della
comunità con la paura?
«La paura è una tentazione e
non può essere superata da
soli. La Bibbia dice: “ricalca i
gradini del saggio”. Ci invita
a frequentare persone sagge
che arricchiscono, così come la
buona compagnia. La comunità
cristiana dovrebbe essere la
buona compagnia. A volte ci
riesce, a volte no. L’invidia, la
gelosia e il voler primeggiare
non creano comunità. I discepoli
di Emmaus erano insieme,
litigavano ma camminavano
insieme. A tale riguardo
occorre educare al senso delle
comunità, un grande lavoro
da fare che riguarda tutti: laici,
presbiteri, religiosi».
� Lauro Paoletto
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Come decodificare la società liquida nell’analisi del sociologo Zygmunt Bauman
Una condizione di interregno
di cui non sappiamo la direzione
Questa è l’entità veramente
solida e forse immortale
nell’altrimenti liquida, fragile
e inaffidabile condizione
umana. Ed è giusto così.
Accanto al coraggio e alla
determinazione, la speranza
è la condizione necessaria
per influenzare la forma delle
cose che devono accadere.
Dobbiamo ricordare che la
storia che ci modella è un
processo di cui noi diamo
forma alla direzione e alla
gamma delle opzioni che apre.
L’epoca contemporanea è
una sorta di interregno in cui
domina l’incertezza. È questa
la lettura che il sociologo
polacco Zygmunt Bauman
propone in questa intervista
in cui indica la speranza come
“l’entità veramente solida e
forse immortale nell’altrimenti
liquida, fragile e inaffidabile
condizione umana”.
Viviamo in un tempo
complesso. Come è possibile
decodificarlo e capire la
direzione corretta da tenere?
«Io sto seguendo un
suggerimento di un secolo fa
di Antonio Gramsci, il grande
filosofo italiano scritto dalla sua
prigione fascista: la difficoltà di
“decodificare” la natura della
società attuale deriva dalla
sua condizione di interregno:
sappiamo da dove ci stiamo
muovendo, ma non conosciamo
verso dove ci stiamo dirigendo…
Impariamo ogni giorno che
i modi esistenti, familiari e
collaudati di comportarsi non
funzionano più, ma quelli nuovi,
capaci di sostituirli, non sono
stati ancora creati o trovati –
figuriamoci se sottoposti a prova
e considerati efficaci.
Nella condizione di interregno,
può accadere qualsiasi cosa o
quasi nulla può essere fatto con
certezza di successo.
Stiamo attraversando una
crisi acuta di rappresentanza:
il principale dubbio che ci
accompagna non è tanto “cosa
deve essere fatto”, ma “chi lo
sta facendo”.
Il potere (la possibilità di avere
le cose fatte) e la politica (la
possibilità di decidere quali
cose devono essere fatte) una
volta unite nello stato - nazione,
si trovano ora in una condizione
di separazione che le sta
conducendo al divorzio. Invece
di cooperare, sono divisi tra
poteri (globali, sovranazionali)
liberi dal controllo politico e
Il sociologo polacco Zygmunt Bauman
politica (locale, nazionale) in
sofferenza per deficit di potere.
Uno dei risultati di questo
divorzio è lo stato di
permanente incertezza.
L’incertezza, a sua volta, è una
serra di ansia e paura, che
paralizza la nostra capacità di
agire, e soprattutto la nostra
capacità e il nostro volere
di andare oltre la gestione
delle crisi per costruire una
forma alternativa di solidarietà
umana, migliore dell’attuale
perché tutelata dai capricci
del destino. È come se
viaggiassimo su un aereo senza
pilota con il pilota automatico
dotato di un software vecchio
e non più efficace».
21
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Come possiamo aiutare le
giovani generazioni a vivere
un’epoca presente non facile
da capire?
«Questa è la preoccupazione
maggiore. I giovani non sono
stati preparati, dalle lezione
di chi è più vecchio, al mondo
in cui entrano. Sono cresciuti
attendendosi un mondo in
cui il livello raggiunto dai loro
genitori dovrebbe essere solo
il punto di partenza per i loro
sforzi finalizzati a superare e
a lasciarsi dietro gli standard
di vita già raggiunti; hanno
bisogno di affrontare una realtà
che li costringe a difendere e
ricreare il benessere che i loro
genitori hanno raggiunto – un
compito che loro considerano
schiacciante ed eventualmente,
fuori dalla loro portata.
I lavori redditizi e la sicurezza
della navigazione attraverso
la vita, promesse a quanti
acquisiscono le giuste
credenziali educative
sono in una disponibilità
scandalosamente bassa.
Hanno lavorato duramente per
ottenere quelle credenziali –
ma per non servirsene.
Loro si confrontano con un
mondo inospitale, noto per
il fatto di ritirare le proprie
promessee perminacciarli
invece con un futuro che non
possono prevedere e tanto
meno controllare».
La paura è molto presente
specie in Occidente,
nel mondo liquido
contemporaneo. Quali sono
i nomi della paura oggi?
C’è qualche spazio per la
speranza nella nostra società?
«Ci sono molte ragioni per
essere oggi impauriti – e per
temere il futuro, invece di
anticipare la realizzazione delle
ambizioni e il premio per
il duro lavoro.
In ogni caso l’ostacolo,
rappresentato dal fatto che
non è facile individuare le
cause delle ambizioni come
sono state tratteggiate e gli
sforzi che non sono riusciti
ad avere il giusto premio, è
solo ciò che ci si dovrebbe
attendere in una condizione
di interregno. Le paure sono
perciò fluttuanti, alla ricerca,
invano, di dove ancorarsi
ma, per questa ragione, non
meno disperate. La probabilità
che siano situate in un posto
sbagliato è dunque alta –
mentre la probabilità che
saranno affrontate di punto in
bianco è bassa. Questo è il più
spaventoso dei pericoli con il
quale dobbiamo confrontarci.
La speranza? Questa è l’entità
veramente solida e forse
immortale nell’altrimenti
liquida, fragile e inaffidabile
condizione umana. Ed è giusto
così. Accanto al coraggio e alla
determinazione, la speranza
è la condizione necessaria
per influenzare la forma delle
cose che devono accadere.
Dobbiamo ricordare che la
storia che ci modella – le nostre
capacità e le nostre aspettative
– è un processo in cui noi
diamo forma alla direzione
e alla gamma delle opzioni
che apre. Volenti o nolenti,
consapevoli o meno,
di proposito o per sbaglio».
� Lauro Paoletto
22
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
«Pensare agli immigrati è pensare agli italiani»: parola del ministro Riccardi
No al linguaggio violento
Le parole possono essere armi
«“Non abbiate paura”: un
messaggio fortissimo, una
bussola per l’uomo moderno,
spaesato, in crisi. Giovanni
Paolo II predicava la speranza,
che gli veniva dal grande
amore per il Vangelo. Aveva
colto la complessa posizione
dei cristiani: una grande
apertura fondata su convinzioni
che non si scuotono. Identità e
dialogo, in risposta alla paura
dell’ignoto».
Partiamo da qui con il
ministro per la Cooperazione
internazionale e l’integrazione,
Andrea Riccardi, per parlare delle
paure dell’uomo moderno e
della speranza che lo sorregge.
La paura dell’immigrato.
È davvero ancora così sentita
dalla gente, o è un po’ anche
una strumentalizzazione
politica?
«La politica ha la grande
responsabilità di garantire
sicurezza per tutti, cittadini
italiani e cittadini immigrati.
Mentre non può cavalcare
paure spesso ingiustificate e
comunque non così diffuse.
Siamo in una fase di passaggio
cruciale, dall’emergenza
all’integrazione. Gli italiani lo
hanno capito, vedendo crescere
i loro bambini nelle scuole di
quartiere insieme ai figli degli
immigrati e contando sull’aiuto
di badanti straniere per i loro
anziani. Pensare agli immigrati è
in qualche modo pensare anche
agli italiani. È pensare a uomini
e donne che stanno già dando
un contributo alla ripresa di un
Paese in crisi. La politica deve
fare tesoro di queste esperienze
concrete, i media dovrebbero
sottolinearne l’importanza.
Invece, purtroppo, è proprio
dall’informazione che a volte
viene lo spaesamento. Quasi
che nell’identificazione di una
minaccia esterna e indistinta l’immigrazione come concetto
astratto e slegato dalla realtà si cercasse la soluzione a tutti i
nostri problemi. Le parole sono
potenti. Possono far male. Non
è indifferente il modo con cui
lanciamo i nostri messaggi,
né la direzione verso cui li
indirizziamo. A tutti è richiesto il
ripudio non solo della violenza,
ma anche di un linguaggio
violento contro altri gruppi etnici
o religiosi. Perché le parole
possono essere armi».
L’altra grande paura di oggi,
ovviamente è la crisi. Si può
cominciare a pensarla come
una speranza di sobrietà, di
cambiamento di stile di vita?
E gli 81 milioni di euro da voi
stanziati per bambini e anziani
sono un segno di speranza?
«I momenti di crisi possono
rappresentare un’opportunità,
perché ci costringono a
rivedere stili di vita dati per
scontati, gerarchie e privilegi
anacronistici. Si apre lo spazio
della solidarietà, che non è una
forma di elemosina da parte
di chi è più fortunato, ma è
condivisione partecipe. Il nostro
intervento va nella direzione di
riconoscere l’importanza della
famiglia, il ruolo che svolge, e
le difficoltà che vive. Perché è
inutile continuare a parlare di
rimodellamento del welfare
senza riconoscere la famiglia
come una delle grandi risorse
del welfare. Abbiamo preferito
tagliare le spese, il superfluo
e la rappresentanza. Abbiamo
voluto evitare le logiche dei
finanziamenti a pioggia,
vincolando gli 81 milioni a
progetti specifici sugli asili nido
e sull’assistenza domiciliare
agli anziani. Questi fondi non
sono moltissimi, ma sono la
gran parte del budget del
Dipartimento famiglia».
Per la cooperazione,
le difficoltà sono concrete, a
cominciare dalle scarse risorse
23
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
economiche. Come facciamo,
per esempio, a dare una
speranza all’Africa?
«Occorre tuttavia riflettere
su come rimodulare l’aiuto
pubblico dell’Italia allo sviluppo.
Non ci si può limitare alla
lamentela. Bisogna uscire dal
deficit di idee. L’aiuto allo
sviluppo non va considerato
come un atto di carità, deve
diventare un’opportunità di
crescita anche per il sistema
Paese. Pensiamo proprio
all’Africa: è lì che si gioca il
XXI secolo, è lì che sono le
risorse, è lì che bisogna stare,
insieme all’Europa. Non è un
caso che Paesi emergenti come
Cina, Corea e persino Turchia
stiano investendo molto in
Africa. È un continente con una
notevole importanza strategica,
anche dal punto di vista delle
nostre politiche migratorie e
per l’integrazione. Ci vuole
un’intelligenza della realtà,
maturata nella cultura, misurata
sulle risorse, capace di unire
forze diverse, per cogliere le
possibilità di cooperare allo
sviluppo, alla democrazia,
alla pace e alla sicurezza. La
cooperazione è un fondamento
della politica estera di un
Paese, la spia di come questo si
rapporta a livello internazionale,
ed è anche un aiuto alla
stabilizzazione democratica e un
contributo alla sicurezza». Si dice sempre che la speranza
è nelle giovani generazioni. Il
problema è che poi a queste
giovani generazioni non
24
vengono dati gli strumenti
per poter essere la speranza,
basta guardare i dati sulla
disoccupazione.
«Parlare del futuro vuol dire
parlare dei giovani. In Italia,
quelli tra i 15 e i 29 anni
sono pochi, pari a 9 milioni e
mezzo (fonte Istat: 1 gennaio
2011), e sarebbero ancor
meno, se non ci fosse una
forte presenza immigrata. Dal
punto di vista dell’educazione,
che è indubbiamente
“caratterizzante”, il loro tasso
di partecipazione al sistema
di istruzione e formazione è
molto alto: nel 2009, l’81,8% dei giovanissimi era impegnato
in percorsi di formazione e/o
istruzione. Il problema inizia
con la fascia di età tra i 20 e
30 anni, dove solo il 21,3%
partecipa a una qualche
offerta di formazione, mentre
la media europea è più alta
di 5 punti percentuali e la
Germania arriva al 30%. Se poi
passiamo alla sfera del lavoro,
tocchiamo la nota più dolente.
La disoccupazione, nella fascia
d’età 15-24 anni, riguarda, nel
2011, il 29% del campione. In
Italia, un giovane su tre, cerca
lavoro e non lo trova. Al Sud, il
dato è ancora più marcato e si
arriva a uno su due.
Non si tratta, come vediamo,
semplicemente di mancanza di
intraprendenza. Il problema vero
è che la domanda di lavoro è
bassa, indipendentemente dal
fatto che si tratti di domanda
di lavoro qualificato o meno.
È qui, dunque, che occorre
concentrarsi. Sfatando i miti,
come quello secondo il quale
nel mercato del lavoro i giovani
e gli anziani sono alternativi,
cioè in competizione, per cui gli
anziani devono semplicemente
“far largo ai giovani”. La ricerca
economica dimostra che il
lavoro dei vecchi e il lavoro dei
giovani sono complementari
come fattori di produzione di
una società avanzata ricca come
quelle italiana ed europea».
La speranza è nella politica?
Lei ha detto che i partiti sono
decisivi per la democrazia.
«I partiti sono fondamentali per
la democrazia, sono i canali
che dovrebbero favorire la
continuità della partecipazione
dei cittadini alle scelte politiche,
che non si esaurisce al
momento delle votazioni. Un tempo i partiti costituivano
una delle reti più efficaci
che operavano nella nostra
società, tenendola insieme.
Ora sono in crisi. Al momento
della formazione del governo
Monti, mi sono permesso di
suggerire ai partiti di utilizzare
questa tregua, questa pausa di
riflessione lontana dalle dirette
responsabilità di governo, per
mettere a fuoco il proprio ruolo
e rifondarsi. Mi sembra anche
che oggi il sistema politico soffra
di un deficit di partecipazione
e di un inaridimento di cultura
politica. Credo sia interesse di
tutti, in primo luogo dei partiti,
tenere una linea di austerità e di
intelligente uso delle risorse».
�
Romina Gobbo
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Per p. Bartolomeo Sorge nessuno può vivere senza fidarsi di qualcuno
Vigilia di una ricca stagione
di speranza cristiana
Come insegna la storia, ogni
volta che la Chiesa diventa
ricca e potente, appesantita
da onori e da privilegi, si
affievolisce la fede, si raffredda
la testimonianza e cresce la
paura. Allora lo Spirito Santo,
che guida la Chiesa, interviene,
la purifica e la rinnova. È
quanto è avvenuto ai nostri
giorni con il Concilio Vaticano
II. Ritroviamo dunque la fiducia
nel Concilio se vogliamo
vincere le paure che tuttora
rallentano il rinnovamento
della Chiesa.
«L’uomo e Dio stanno insieme:
quando l’uomo perde Dio
perde sé stesso e quando ritrova
sé stesso ritrova Dio». A parlare
è padre Bartolomeo Sorge,
gesuita, teologo e politologo,
già direttore de La Civiltà
Cattolica e di Aggiornamenti
sociali, animatore instancabile
del laicato cattolico italiano.
Qui, secondo padre Sorge, è
la radice della paura attuale
che attanaglia gran parte
dell’Occidente e del nostro
Paese. «Infatti, la paura nasce
quando viene meno la fiducia;
quando invece ritorna la fiducia,
la paura scompare. Nessuno
può vivere di paura, senza fidarsi
di qualcuno, senza una “fede”.
Oggi abbiamo paura del
futuro e del presente, perché
abbiamo perduto la fiducia gli
uni negli altri e la fede in Dio.
Ma così non possiamo più
vivere. Per questo ritengo che
oggi, avendo l’eccezionale crisi
di sfiducia già toccato il fondo,
un’attenta lettura dei «segni dei
tempi» ci dice che siamo alla
vigilia di una nuova stagione di
speranza e di fede più matura».
Come valuta il clima di paura
che sta vivendo il Paese?
«Il clima dominante è di paura
non solo a causa della crisi
economica che rende incerto
il futuro, ma anche perché
sono venuti meno quei valori
fondamentali che soli sono
in grado di mantenere viva
la fiducia. Il bambino vive
sereno e senza paura, perché
ha fiducia nella mamma.
Lo studente si prepara con
ottimismo al domani, perché
si fida di quanto gli insegna il
professore. L’infermo vince la
paura della malattia, perché
crede a quanto gli dice e gli
prescrive il medico. Insomma,
«credere» e «avere fede» è il
primo modo con cui la persona
umana impara: è la cosiddetta
«conoscenza del cuore».
La «conoscenza razionale» viene
dopo e completa la conoscenza
per fede. Ciò è vero non solo sul
piano religioso, ma anche nella
vita sociale. Ecco perché, ogni
volta che viene meno la fiducia
negli altri, ritorna la paura.
Senza fiducia non reggono i
rapporti sociali; entra in crisi
il rapporto tra il cittadino e
la politica, tra il popolo e le
istituzioni democratiche;
non c’è convivenza civile».
Questo però è il tempo delle
nuove tecnologie e dello
sviluppo scientifico. Perché
questi non sono sufficienti
per ritrovare la fiducia?
«Pesa la crisi di tante promesse
fallite, nelle quali il mondo
aveva creduto in seguito alla
diffusione delle ideologie di
massa. Il comunismo aveva
prospettato un sogno di
libertà e di eguaglianza, ma
quella speranza si è rivelata
fallace. Parimenti il capitalismo
finanziario prometteva uno
sviluppo illimitato, ma ci ha
delusi con il dissesto mondiale
a cui ha portato. La nostra
dunque è una generazione
di uomini e di donne delusi e
tristi. Come potremmo porre
la fiducia nei nuovi strumenti
scientifici e tecnici, i quali hanno
già dimostrato che, accanto a
vantaggi straordinari, sono in
25
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
grado di produrre distruzione
e morte? Anche la scienza e
la tecnica, come le ideologie,
dopo aver generato fiducia,
finiscono col fare paura.
Questa fragilità contribuisce a
condurre l’uomo alla riscoperta
della fede in Dio, la sola in
grado di fargli ritrovare sé
stesso e di far rinascere la
fiducia sia nei rapporti sociali,
sianell’uso responsabile delle
nuove tecnologie».
In tale contesto l’Italia vive
l’inverno demografico. Che
relazione c’è con il clima di
paura che viviamo?
«L’inverno demografico è, nello
stesso tempo, effetto e causa
della paura. «Effetto», perché
il sentimento di paura frena la
natalità e impedisce alla famiglia
di crescere e di svilupparsi
normalmente. «Causa», perché
– a sua volta – la diminuzione
di natalità priva la società di
energie nuove, spegne le
speranze di cambiamento e di
rinnovamento, fa aumentare
la sfiducia nel futuro. In una
parola: la paura alimenta la crisi
demografica, la quale, a sua
volta, alimenta la paura».
Anche la Chiesa sembra
sperimentare in alcuni frangenti
la stessa paura. Perché?
«La Chiesa cammina con
il mondo e ne condivide le
speranze e le angosce.
Non deve stupire, perciò, se
alla generale crisi di fiducia
del nostro tempo corrisponde
una crisi di fede nei credenti.
Anche nella comunità cristiana
serpeggia un senso di
smarrimento e di paura. Del
resto, non è la prima volta.Già gli
apostoli mancarono di fiducia ed
ebbero paura, quando un giorno
si trovarono in balìa delle onde.
Gesù, da un lato, li rincuora:
«Coraggio, sono io, non abbiate
paura»; ma, dall’altro, non
manca di rimproverare Pietro
per la sua paura: «Uomo di poca
fede, perché hai dubitato?».
Perciò, più che farsi prendere dal
panico, atteggiarsi a vittima e
chiudersi sulla difensiva, oggi è
necessario che la Chiesa si apra
a una rinnovata speranza. Da
un lato, riconosca umilmente la
propria fragilità e i propri errori,
impegnandosi nella necessaria
purificazione; dall’altro, rinnovi la
fede in Cristo presente e affronti
con coraggio le sfide e le prove.
Come insegna la storia, ogni
volta che la Chiesa diventa
ricca e potente, appesantita
da onori e da privilegi, si
affievolisce la fede, si raffredda la
testimonianza e cresce la paura.
Allora lo Spirito Santo, che guida
la Chiesa, interviene, la purifica e
la rinnova. È quanto è avvenuto
ai nostri giorni con il Concilio
Vaticano II. Ritroviamo dunque la
fiducia nel Concilio se vogliamo
vincere le paure che tuttora
rallentano il rinnovamento
della Chiesa. È il messaggio di
speranza che viene anche dalla
mia conversazione con Aldo
Maria Valli, «Oltre le mura del
Tempio» (ed. Paoline)».
In conclusione: in questa
situazione qual è lo spazio
per il cristiano?
«Il cristiano è l’uomo dei tempi
difficili. Gesù ha detto:
«Voi siete la luce del mondo».
Ora, la luce risplende nella
tenebra. Il cristiano, quindi, è
fatto soprattutto per i tempi bui.
E anche se la nostra luce è
flebile o siamo pochi, non
dobbiamo temere, perché non
è mai accaduto che il buio abbia
mai spento un solo, per quanto
piccolo, raggio di luce».
E padre Sorge di cosa
ha paura?
«Se guardo a me, ho una
paura terribile e i problemi
più semplici mi appaiono
montagne invalicabili. Se
invece guardo il Signore, e mi
dimentico di me, sperimento
la verità di quanto Lui ha detto:
se avrete fede, anche piccola
come un granello di senapa, le
montagne si sposteranno!».
� Lauro Paoletto
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26
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Il programma di eventi a Vicenza
6 - spettacoli
SABATO 19 MAGGIO
1 - Conversazione
ore 9-12:30 - 15:30-18 ISSR S. Maria Monte Berico
�
Passi che trasformano,
pellegrinare oltre la notte verso l’Alba
AIM dà Energia ai valori
AIM: da oltre 100 anni al servizio della Comunità
Giornata di studio sui pellegrinaggi
partecipano: Francesco Asti, Pontificia Facoltà
teologica Italia Meridionale
Giorgio Cracco, Università di Torino
Giorgio Otranto, Università di Bari
Sabino Chialà, monaco di Bose
presiede: Giovanni Perrella
modera: Giovanni Battista Sandonà
2 - Conversazione
ore 9:00-13:00 Ridotto Teatro Comunale di Vicenza
3 - meditazione
ore 16:00 Chiesa di San Giuliano
�
dal racconto biblico alla realtà di Scampia: quali semi di
speranza? Intervengono: Annalisa Guida, teologa
Sergio Sala sj, gesuita Centro “Hurtado” Scampia (NA)
8 - spettacoli
ore 18:00 Oratorio del Gonfalone
�
Livio Neresini
DOMENICA 20 MAGGIO
�
con la partecipazione straordinaria
di Piccolo Mondo coro di bambini della scuola Pertini
9 - spettacoli
MARTEDÌ 22 MAGGIO
10 - Conversazione
Religioni in dialogo. Partecipano:
da Israele: Helen Gottstein, israeliana; Hanan Abu
Dalu, palestinese; Seren Ghattas, siriana
dagli Stati Uniti: Russel G. Pearce, ebreo;
Amy Uelmen, cattolica; Mikal Saahir, Imam Nur-Allah
Islamic Center Indianapolis (testimonianza videoregistrata)
modera: Roberto Catalano, Movimento dei Focolari
La paura delle diversità e il racconto delle speranze
partecipano: Vincenzo Balestra, psichiatra
Bepi De Marzi, compositore e poeta
Ilvo Diamanti, sociologo
modera: Francesco D’Angella, Studio APS MIlano
ore 15:00-18:00 Chiesa di Santa Caterina
Al tirà (non temere)
La grande assemblea di Sichem: giovani e scelte di vita
relatori: Raimondo Sinibaldi, Nico Dal Molin,
Simone Zonato, Carlo Presotto, Andrea
Guglielmi, Andrea Peruffo
�
ore 21:00 Teatro Comunale
Liberi di volare Un recital per raccontare la missione
con il Gruppo Teatrale Giovani Saveriani, Salerno
Tra paure e Speranza: la scommessa del dialogo
�
�
Il mondo canta per Scampia
Canti del mondo con il Gruppo corale
Cantamilmondo diretto da Catherine Robin
ore 20:45 Sala Chiostri di S. Corona
5 - Conversazione
�
La paura delle folle da parte dei sommi
sacerdoti e anziani (Mt 21,23-46)
Pregare, meditare, cantare per e con gli ospiti delle
residenze Ipab. coordinatore dei figuranti volontari:
Ilario Dal Brun; direttore del Coro S.A.L.V.I.: Camillo
ore 10:30 Palazzo delle Opere Sociali
La speranza e il conforto nella musica di Handel
Concerto: Coro Andrea Palladio & Orchestra
barocca Archicembalo Ensamble diretti dal
Maestro Enrico Zanovello, con la partecipazione e i
commenti di Bepi De Marzi, musicista
ore 16:00 Palazzo delle Opere Sociali
Paura e speranza: scene dal Nuovo Testamento
4 - Conversazione
�
In spe contra spem
7 - Conversazione
Dal Vangelo di Marco
Giornata dell’Essere Educatore
Partecipa: Andrea Porcarelli, Univ. di Padova
ore 16:00 Chiesa di San Giuliano
�
Sono forse io il custode di mio fratello? (Gen 4,9)
MERCOLEDÌ 23 MAGGIO
11 - arti visive
ore 18:30 Museo Diocesano
�
Esegesi e arte: la crocifissione
nel Vangelo di Giovanni
conferenza nell’ambito della mostra di Paolino Rangoni
relatori: Francesco Gasparini, Dir. Museo Diocesano
Alberto Vela, biblista
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
I
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
12 - Conversazione
�
18 - meditazione
ore 20:45 Palazzo Cordellina della Biblioteca Bertoliana
ore 18:00 Conservatorio “A. Pedrollo”
Il Gioiello di Vicenza e la funzione propiziatoria
degli ex voto
L’attesa del futuro
Presentazione del libro di Piero Pazzi “Gli ex voto della
Madonna dello Scarpello nelle Bocche di Cattaro” partecipano: Piero Pazzi, studioso
Romano Concato, vincitore conc. “Il Gioiello di Vicenza”
Davide Fiore, studioso
13 - Conversazione
ore 21:00 Chiesa di San Giorgio Martire
�
Perché avete paura?
L’Aids e i 20 anni di Casa Speranza
Drammatizzazione della Parola. Seminario di studi
Produzione e ricerca dei testi: Angiolina Pasini,
Gabriella Ionizzato, Anna Rombini, allieve del
Master “Antropologia e Bibbia”, Univ. di Verona
Voci recitanti: Eleonora Masini, Cesare Creazza
Esecuzione e improvvisazione dei brani docenti del Conservatorio: Cristina Mantese (canto artistico),
Patrizia Boniolo (arpa), Giovanni M.Cecchin (violoncello),
Steno Boesso (fagotto), Guido Facchin (percussioni)
Docenti e allievi del Dipartimento di Musica indiana:
Nuria Sala Grau (danza indiana contemporanea)
Marco Colle (Kol)
Incontro di meditazione e riflessione
partecipa: Leonardo Lenzi, teologo
interventi musicali: Quartetto d’archi “San Lazzaro
19 - Lectio Magistralis
invisibili”
ore 21:00 Chiesa Cattedrale
14 - Conversazione
ore 21:00 Istituto Saveriano Missioni Estere
�
�
�
La speranza dalle Scritture: magistero di Parola
e di testimonianza di Carlo Maria Martini
Serata inaugurale dell’ottava edizione con:
Enzo Bianchi, monaco e priore della Comunità di Bose
Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera
Vita e pensiero del fondatore dei Missionari Saveriani
relatore: Angelo Manfredi, vicario gen.Diocesi di Lodi
letture brani: Franca Grimaldi
interventi musicali: Quartetto Quartini
15 - animazioni
VENERDÌ 25 MAGGIO
ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara
�
percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11
anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori
 inizio: 9:30, 14:30, 17:00 prenotazione al nr. 338 6335350
�
ore 16:00 Ist. Culturale scienze sociali “Nicolò Rezzara”
Quale speranza per la democrazia in Italia?
tavola rotonda con: Francesco Crivellaro, docente
Giuseppe Dal Ferro, direttore Ist. “Rezzara”
Alessandra Moretti, vice Sindaco di Vicenza
17 - Lectio Magistralis
ore 17:00 Palazzo delle Opere Sociali
�
21 - animazioni
ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara
�
La culla della vita. Storie di speranza
Prospettiva storica e archeologica. La Basilica attraverso
il tempo. Introduce: Mordechay Lewy, ambasciatore
dello stato di Israele presso la Santa Sede
relatore: Dan Bahat, archeologo
22 - arti visive
�
ore 8:30-13:00 Oratorio Congregazione S. Filippo Neri
Galleria di ritrovamenti
e scoperte nelle terre bibliche
Città, opere, monumenti emersi nell’ultimo anno di ricerche
e studi archeologici, storici, geografici, epigrafici, topografici
relatori: Barbara Liussi, Stefano De Luca, Mario
Fales, Francesco Rossi de Gasperis, introduce i
lavori: Raimondo Sinibaldi, Uff. Dioc. Pellegrinaggi
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
�
Paura e speranza nelle icone
di Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari
24 - arti visive
29 - Conversazione
ore 15:30 Sala Stucchi di Palazzo Trissino
�
dal racconto biblico alla lettura della realtà
con: Jürgen Humburg, Funzionario Sezione Protezione
UNHCR (Alto Commiss. Nazioni Unite per i Rifugiati)
Cristina Simonelli, teologa
ore 10:00 Aula Magna Liceo Scientifico “G.B. Quadri”
30 - Conversazione
Dead Man Walking - The journey continue
ore 16:30 Palazzo delle Opere Sociali
incontro con studenti scuole superiori
partecipa: sister Helen Prejean,
religiosa, autrice del libro “Dead Man Walking”
ore 11:00 Chiesa Evangelica Metodista
�
Minicorso per conoscere la Bibbia (3 incontri)
1a lezione: conoscere il testo del Primo Libro di Samuele
relatore: William Jourdan, chiesa metodista di Vicenza
ore 11:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
�
Voglio adesso, su un vassoio,
la testa di Giovanni il Battista (Mc 6,25)
La presenza dei cristiani in Pakistan tra paura e speranza
testimonianze di:
Felix Qaiser, giornalista pakistano cattolico rifugiato
in Italia
Bernardo Cervellera, direttore Asia News
modera: Giorgio Bernardelli, Mondo e Missione
31 - Conversazione
ore 16:30 Spazio Incontri Piazza Biade
�
Le paure che ci abitano
Incontro con l’autore Angelo Casati, sacerdote
Introduce: Andrea Peruffo, psicologo
32 - Lectio Magistralis
Oltre la paura, una testimonianza di verità
lettura teologica dell’icona di San Giovanni Battista
angelo del deserto con sei scene della vita
Lidia Maggi, biblista (commento biblico)
Dario Vivian, teologo (lettura teologica dell’icona)
ore 17:00 Chiesa di San Gaetano
�
La paura e la speranza nei Libri Sapienziali
relatore: Luca Mazzinghi, biblista
33 - Conversazione
�
Storie di violenza e di paura:
il sacrificio sospeso (Gen 22)
racconto biblico con aperitivo finale
a cura di: Lidia Maggi, pastora battista
interventi musicali: Allievi del corso di fiati del
Conservatorio Musicale “A. Pedrollo”, Vicenza
28 - Conversazione
�
La fede a caro prezzo
Il primo libro di Samuele
26 - arti visive
�
Rifugiati: dalla paura alla speranza
visita guidata alla collezione di icone con particolare
riferimento al tema del Festival
ore 12:30 Spazio Incontri Piazza Biade
 inizio: 9:30, 14:30, 17:00 su prenotazione al nr 338 6335350
�
ore 10:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
27 - APERITIVO BIBLICO
preghiera del mattino - animazione:
Comunità monastica Piccola Famiglia della
risurrezione, Marango (VE)
percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi
(6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori
Il Santo Sepolcro
II
ore 9:00 Chiesa di Santo Stefano
Donne: dalla paura alla fede
La culla della vita. Storie di speranza
16 - Conversazione
20 - meditazione
23 - arti visive
25 - Conversazione
Paura, resilience e martirio in San Guido M.
Conforti
GIOVEDÌ 24 MAGGIO
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
ore 18:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
�
Poesia, paura e speranza
a 20 anni dall’assedio di Sarajevo
incontro con l’autore Abdulah Sidran, poeta bosniaco
modera: Piero Del Giudice, giornalista
34 - Conversazione
ore 18:00 Spazio Incontri Piazza Biade
�
Donne e fede, fra paura e speranza
�
ore 15:00-19:00 Oratorio Congregazione S. Filippo Neri
Il Gesù storico e il tema del Festival Biblico
Ricerche, aggiornamenti e connessioni sulla figura storica
di Gesù di Nazaret
relatori: Romano Penna, Silvio Barbaglia,
introduce e modera i lavori: Raimondo Sinibaldi,
direttore Ufficio Diocesano Pellegrinaggi
Tre voci a confronto
Eugenia Bonetti, suora missionaria della Consolata
Marina Corradi, giornalista
Armando Matteo, teologo e scrittore
modera: Roberto Righetto, capored. cultura Avvenire
35 - arti visive
ore 18:30 Museo Diocesano
�
Esegesi e arte: la Risurrezione
conferenza nell’ambito della mostra di Paolino Rangoni
relatori: Francesco Gasparini, direttore del Museo
Diocesano, Alberto Vela, biblista
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
III
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
36 - Lectio Magistralis
ore 18:30 Palazzo delle Opere Sociali
�
La paura e la speranza:
pensieri e percorsi per l’uomo d’oggi
dialogo-intervista con Gian Carlo Maria Bregantini,
vescovo di Campobasso-Bojano
modera: Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire
37 - arti visive
ore 20:30 Palazzo delle Opere Sociali
�
Dead Man Walking - The journey continue
incontro dibattito con proiezione del film
partecipa: sister Helen Prejean,
religiosa e autrice del libro “Dead Man Walking”
38 - Conversazione
ore 20:30 Spazio Incontri Piazza Biade
�
43 - ANIMAZIONI
ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara
�
percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi
(6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori
 inizio: 9:30, 14:30, 17:00 su prenotazione al nr. 338 6335350
dalle 10:00 alle 19:00 Parco Querini
�
La grande speranza del piccolo Davide
Spettacoli, laboratori didattici, stand espositivi e...
concerto finale
Attività di pittura con scatoloni e palloncini
Laboratori didattici animati da Anita Liotto,
Elena Marconato e Federica Pilastro
45 - ARTI visive
50 - Conversazione
ore 11:00 Spazio Incontri Piazza Biade
La culla della vita. Storie di speranza
44 - FESTA per bambini e famiglie
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
�
Biblioteca vivente: dove i libri da leggere sono persone
in carne ed ossa
51 - APERITIVO BIBLICO
ore 12:30 Spazio Incontri Piazza Biade
52 - animazioni
visita guidata alla collezione di icone con particolare
riferimento al tema del Festival
Dio sopravvive nei dettagli: il cibo e la parola in un
luogo difficile. Meditazione esperienziale con pranzo
organizzato dai detenuti del Carcere San Pio X per chi
“sta fuori”. Ospite d’onore: la Bibbia
introduzione biblica: Matteo Menini
40 - spettacoli
�
ore 21:00 Cortile delle Suore Orsoline scm
La ragazza olandese Recital su Hetty Hillesum
con gli attori Paola Rossi, Anna Novello, Lucia
Ferraro, Valentina Rocco, regia di Carlo Presotto
SABATO 26 MAGGIO
41 - ARTI VISIVE
�
ore 10:30 Palazzo delle Opere Sociali
ore 11:00 Chiesa Evangelica Metodista
Minicorso per conoscere la Bibbia (3 incontri)
2a lezione: presentazione figure bibliche di Davide e Golia
relatore: Antonella Anghinoni, biblista
ore 8:30-13:00 Oratorio Congregazione S. Filippo Neri
Simposio sulle terre bibliche
ore 11:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
42 - MEDITAZIONE
ore 9:00 Chiesa di Santo Stefano
�
Donne: dalla paura alla fede
preghiera del mattino, animazione: Comunità monastica
Piccola Famiglia della risurrezione, Marango (VE)
IV
�
Il primo libro di Samuele
48 - arti visive
La parola agli esperti. Esperienze, progetti, percorsi, libri,
solidarietà. Intervengono:
Massimo Pazzini, Martino Signoretto, Riccardo
Lufrani, Paolo Giulietti, Frédéric Manns, Romano
Penna, Giuseppe Caffulli, Nandino Capovilla,
Giuseppe Bellia, Luigi Dal Lago, Giacomo Viali
Modera: Raimondo Sinibaldi, Uff. Dioc. Pellegrinaggi
�
�
Disse Gesù: Togliete la pietra! (Gv 11,39)
Oltre la morte una testimonianza di vita
lettura teologica dell’icona della Resurrezione di Lazzaro
Lidia Maggi, biblista, commento biblico
Dario Vivian, teologo, lettura teologica dell’icona
49 - spettacoli
ore 11:00 Parco Querini
�
53 - Conversazione
ore 15:00 Oratorio Congregazione San Filippo Neri
�
Finale del Concorso musicale promosso da
“FuoriClasse” ed ENAIP Veneto con presentazione del
CD della Noi Vicenza “Parliamo di NOI”
Ospite musicale: Giovanna Lubjan
60 - Lectio Magistralis
ore 17:00 Chiesa di San Gaetano
�
La paura nella preghiera dei Salmi
relatore Bruna Costacurta, biblista
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61 - Conversazione
ore 17:00 Spazio Incontri Piazza Biade
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La scelta del dialogo
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Breviario filosofico per comunicare meglio
partecipano Adriano Fabris, Università di Pisa
Antonio Da Re, Università di Padova
modera: Ugo Sartorio, dir. Messaggero di S. Antonio
62 - spettacoli
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Puzza di lupo
ore 18:00 Albergo Cittadino
spettacolo per attore e burattini
interpreti Massimo Sappia e Franca Perini
regia Franca Perini, armon. musicale Francesco Lo Giudice
Rappresentazione itinerante tra i luoghi senza dimora a
cura degli ospiti dell’Albergo Cittadino di Vicenza
55 - INCONTRO CON L’AUTORE
ore 15:30 Spazio Incontri Piazza Biade
�
Beatitudini per tutti
Una collana di libri in dialogo all’insegna della speranza
con: Duccio Demetrio, filosofo
Ezio Quarantelli, direttore editoriale Edizioni Lindau
The Frozen Boy
56 - animazioni
Narrazione-spettacolo con interpreti
Guido Sgardoli, narratore e autore del libro omonimo
Pino Costalunga, attore
ore 15:30 Piazza dei Signori
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
�
Dal silenzio... alla musica!
La prospettiva teologica e biblica. Cristo morto e risorto,
la speranza non delude (Rm e 1Pt)
relatore Giuseppe Bellia, biblista
ore 15:00 Parco Querini
�
Requiem et magnificat
concerto con Coro e orchestra del Conservatorio
Musicale “A. Pedrollo”
di Vicenza diretti dal M° Claudio Martignon
ore 16:00 Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza
Il Santo Sepolcro
54 - spettacoli
ore 16:00 Chiesa dei SS Felice e Fortunato
59 - spettacoli
Avanzi di galera
Decodificare il mondo in cui viviamo
interviene Zygmunt Bauman, sociologo
intervistato da Riccardo Mazzeo, Centro St. Erickson
47 - Conversazione
�
racconto biblico con aperitivo finale
a cura di: Lidia Maggi, pastora battista
interventi musicali: Allievi del corso di fiati
Conservatorio Musicale “A. Pedrollo”, Vicenza
ore 13:15 Sala Opere Parrocchiali San Lazzaro
46 - Lectio Magistralis
58 - spettacoli
Storie di violenza e di paura:
una pagina di terrore (Gdc, 19)
Paura e speranza nelle icone
di Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari
La tentazione della paura
relatore Silvano Petrosino, filosofo Univ. Catt. Milano
introduce: Paolo Vidali, filosofo
�
Dalla paura, verso la speranza
Presentazione del libro con l’autore
Vincenzo Ceruso, scrittore
introduce: Simone Zonato, sociologo
ore 21:00 Chiesa di San Gaetano
ore 15:30 Chiesa di San Vincenzo
Esercizi di dialogo sulle “realtà ultime”
partecipano: Francesco Brancato, teologo
Duccio Demetrio, filosofo
modera: Aldo Maria Valli, giornalista
ore 10:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
�
57 - animazioni
Incontrarsi alla fine
A mani nude. La vita e la morte di don Pino Puglisi
39 - Lectio Magistralis
�
�
Timori e speranze di ieri, oggi e domani
Laboratorio di danze ebraiche a cura di: Terra di danza
 evento a pagamento
Il fungo magico
63 - spettacoli
ore 18:00 Parco Querini
�
Qualcosa accadrà
Concerto del Coro “Verdi Note” Antoniano Bologna
diretto dal M° Stefano Nanni
64 - Conversazione
ore 18:30 Palazzo delle Opere Sociali
�
Cristiani tra obbedienza e profezia
Incontro con l’autore
Bartolomeo Sorge sj, teologo gesuita
conversa con Aldo Maria Valli, vaticanista del TG1
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
V
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
65 - Lectio Magistralis
ore 21:00 Chiesa di San Filippo Neri
�
Paura e speranza nell’Apocalisse
Un messaggio per gli uomini di oggi
con Ugo Vanni sj, teologo gesuita
66 - Conversazione
ore 21:00 Palazzo delle Opere Sociali
�
73 - Conversazione
ore 10:30 Palazzo delle Opere Sociali
�
�
La paura e la speranza
nel cinema e nella televisione
ore 11:00 Chiesa di San Giuliano
Lezione multimediale con
Alessandro Zaccuri, giornalista e saggista
confronto fra l’esperienza filosofica, medica e teologica
nell’affrontare la parte finale della vita
partecipano: Umberto Curi, filosofo Univ. di Padova
Gilberto Corbellini, storico della medicina e bioetica
alla Università Sapienza di Roma
introduce e coordina: Arnaldo Pangrazzi, docente di
Pastorale Sanitaria presso il Camillianum di Roma
67 - Spettacoli
ore 21:30 Piazza dei Signori
I colori del buio - tour 2012
Roberto Vecchioni in concerto
 ingresso libero posti solo in piedi
68 - meditazione
ore 22:00 Chiesa di San Gaetano
�
DOMENICA 27 MAGGIO
�
Notte di adorazione. Conducono:
Giuseppe Berardi, Società San Paolo
Matteo Lucietto, Seminario Diocesano Vicenza
ore 9:00 Chiesa di Santo Stefano
�
preghiera del mattino
animazione: Pie Discepole del Divin Maestro, Thiene
ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara
�
 inizio: 9:30, 14:30, 17:00 su prenotazione al nr. 338 6335350
Paura e speranza nelle icone
di Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari
visita guidata alla collezione di icone con particolare
riferimento al tema del Festival
VI
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I sepolcri si aprirono e molti,
che erano morti, risuscitarono (Mt 27,52)
Oltre le tenebre, una testimonianza di luce
lettura teologica dell’icona della Resurrezione - Discesa
agli inferi con Lidia Maggi, commento biblico
Dario Vivian, lettura teologica dell’icona
78 - Conversazione
�
Tergere lacrime amare
percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi
(6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori
ore 10:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
ore 11:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
ore 11:00 Oratorio del Gonfalone
La culla della vita. Storie di speranza
72 - arti visive
�
Mimì e la felicità
77 - arti visive
Donne: dalla paura alla fede
71 - animazioni
ore 11:00 Cortile di Palazzo Trissino
�
Donne oltre la paura della violenza
relatore Elizabeth Green, teologa e pastora battista
interventi musicali Luca Bassanese, cantautore
79 - Conversazione
ore 11:00 Spazio Incontri Piazza Biade
ore 15:00 Chiesa di Santo Stefano
88 - Conversazione
ore 17:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari
�
ore 17:00 Palazzo delle Opere Sociali
�
il vivere quotidiano tra Bibbia e psicologia
dialogo con Antonella Anghinoni, biblista
Sarah Viola, psichiatra e psicoterapeuta
ore 16:00 Centro Presenza Donna
90 - spettacoli
ore 17:00 Teatro San Marco
tratto dal testo omonimo di Maria Teresa Zattoni,
Gilberto Gillini e con le musiche di Francesco Buttazzo
�
91 - spettacoli
ore 18:30 Piazza dei Signori
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Veri testimoni: i primi cristiani non avevano paura
Esempi di vita di Cristiani del Nuovo Testamento
e dei martiri dei primi secoli
relatore: Earl Lavender, Lipscomb University (USA)
Sul dolore
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Ha sovrabbondato la Grazia
Coro e orchestra sinfonica Ars Cantus
diretti dal M° Giovanni Tenti
ore 16:00 Oratorio del Gonfalone
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Mosè e il grande viaggio
musical fatto da bambini per i bambini
CONCERTO CONCLUSIVO DEL FESTIVAL BIBLICO
ore 16:30 Spazio Incontri Piazza Biade
Dopo il miracolo
La presenza dei cristiani in Cina
testimonianza di: Card. Joseph Zen Ze-kiun, vescovo
emerito di Hong Kong
modera Gerolamo Fazzini, dir. Mondo e Missione
tra paure e speranze di lodare Dio con tutto il corpo
Conferenza ed esperienza di gestualità liturgica
conduce Clara Sinibaldi, animatrice di danza liturgica
85 - Conversazione
�
La fede a caro prezzo
La danza nella liturgia
86 - Conversazione
�
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Paura e speranza: le corde del cuore
84 - animazioni
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Le donne che hanno conosciuto Gesù.
Un libro scritto con occhi e cuore di donna
partecipano: Marina Marcolini, scrittrice
Ermes Ronchi, teologo
lettura dei testi: Romina Chemello
89 - Conversazione
Pulcinella contadino
ore 15:00 Spazio Incontri Piazza Biade
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Per voce di donna
Cooperazione Internazionale e l’integrazione
Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana
ore 15:00 Cortile di Palazzo Trissino
ore 17:00 Cortile di Palazzo Trissino
laboratorio per bambini dai 3 anni in su e famiglie
Ero straniero e mi avete accolto.
Le paure e le speranze dei nuovi italiani
partecipano: Andrea Riccardi, Ministro per la
82 - spettacoli
87 - animazioni
Coltiviamo un’altra economia
racconto biblico con aperitivo finale
a cura di: Lidia Maggi, pastora battista
interventi musicali: Allievi del corso di fiati
Conservatorio Musicale “A. Pedrollo”, Vicenza
83 - Conversazione
Spettacolo teatrale per bambini
con Ketti Grunchi, attrice e autrice teatrale
Passò la notte in preghiera
70 - meditazione
76 - spettacoli
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Spettacolo di burattini di e con
Carmine Colella, maestro burattinaio
Minicorso per conoscere la Bibbia (3 incontri)
3a lezione: la Giudea e la Filistea, storia e geografia
relatore: Raimondo Sinibaldi, Uff. Pellegr. Vicenza
meditazione notturna per i giovani
animazione a cura delle Sentinelle del Mattino
ore 1:00 Chiesa di San Gaetano
ore 11:00 Chiesa Evangelica Metodista
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Il primo libro di Samuele
Una luce nella notte
69 - meditazione
75 - Conversazione
ore 12:30 Spazio Incontri Piazza Biade
81 - Lectio Magistralis
Vivere la vecchiaia con paura o speranza?
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80 - APERITIVO BIBLICO
Storie di violenza e di paura:
stupro famigliare (2Sam 13)
Mondo arabo, la primavera
di un cambiamento epocale
intervengono: Riccardo Moro, economista
Alberto Negri, giornalista Il Sole 24 Ore
74 - Conversazione
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
92 - spettacoli
ore 21:00 Chiesa di Santo Stefano
�
Il papa, la carezza e la luna
A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II (1962-2012)
narrazione teatrale a conclusione del Festival
per tornare a casa con un messaggio di speranza
Thomas Sinigaglia, fisarmonica
Cristina Ribul Moro, voce e chitarra
Roberto Alberti (detto Baba), percussioni
regia di Marco Campedelli
Parole che non ti aspetti
Presentazione del libro con l’autore
Paolo Curtaz, scrittore
Presentazione del libro con l’autore
Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
VII
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Gli eventi anteprima
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
La preoccupazione di don Antonio Sciortino per la crisi etica
I due appuntamenti che hanno preparato l’ottava edizione del Festival Biblico
Mercoledì 21 marzo 2012, ore 20:30
Santuario di Monte Berico
Rinnovare l’apertura al mondo
in dialogo e collaborazione con tutti
“Perché avete paura?”(Mc 4,40)
La speranza dalle Scritture
Serata di presentazione
VIII edizione del Festival Biblico
a cura del Comitato promotore
Meditazione
Padre Ermes Ronchi
Marina Marcolini
Reading poetico e musicale
Anna Zago, Gigliola Zoroni
letture
Nuovi Trovadori
(Casa della carità e Conservatorio G. Verdi di Milano)
interventi musicali
Mercoledì 2 maggio 2012, ore 21:00
Concerto al Teatro Olimpico di Vicenza
Il Dramma in Musica per esprimere
gli affetti della paura e speranza
Claudio Monteverdi (1567-1643)
Il Combattimento di Tancredi e Clorinda
Giacomo Carissimi (1605 – 1674)
Historia Jonae
Ensemble vocale e strumentale
Il Teatro Armonico
VIII
Margherita Dalla Vecchia concertazione e cembalo
Piergiorgio Piccoli regia
soprani Desiree Brueckheimer, Xi Chen, Monica Prada,
Sara Pretto, Annalia Rigoni, Luisa Kurtz
alti Valeria Girardello, Luciana Pansa, Matteo Pigato,
Alessandro Simonato, Ting Yang, Xin Xu
tenori Marco Cisco, Matteo Costacurta, Stefano Dal Cortivo,
Ernane Dias, Raffaele Giordani, Etcheverry Santi Rebellato
bassi Luca Azzolin, Matteo Bellotto, Cristiano De Palma,
Matteo Donazzan, Fabio Fittolani, Guilherme Pires Rosa,
Stefano Rigon, Domenico Ruzzene
violini Massimiliano Tieppo, Alessia Turri,
viola Massimiliano Simonetto
violoncello Daniele Bovo, violone Federico Mistè
tiorba Michele Pasotti, organo Luigi Fontana
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
«La speranza nasce da un
forte richiamo ai valori
etici e dalla testimonianza
di apertura, dialogo e
solidarietà che i cristiani
sono chiamati a dare con più
intensità, vivacità e coerenza.
A cinquant’anni dall’inizio
del Concilio Vaticano II
occorre rinnovare l’apertura
al mondo, in dialogo e
collaborazione con tutti,
in vista del bene comune».
Essere e operare da cristiani
per don Antonio Sciortino,
direttore di “Famiglia Cristiana”,
significa fondare la speranza
su valori etici, per vincere la
rassegnazione di fronte ai
timori, grazie a una rinnovata
presenza dei cristiani nella
Chiesa e nella società. Significa
adoperarsi per il bene comune
nella nostra Italia “arcobaleno”,
dove le esperienze positive di
integrazione vanno raccontate.
Da sempre, paure e speranze,
concrete e ideali, si intrecciano
dentro ogni uomo e ogni
comunità. In che rapporto
stanno, oggi, e perché?
«A prevalere, oggi, sembrano
essere i timori sulle speranze.
Siamo in una grave crisi
economica, che sta incidendo
pesantemente sulla vita degli
individui e delle famiglie.
I giovani guardano al futuro con
seria preoccupazione. Uno su tre
è senza lavoro, non può pensare
a mettere su casa e famiglia.
Due milioni di giovani, dai
quindici ai ventisei anni né
studiano né lavorano. Sono
“fantasmi” per la società.
Nessuno se ne occupa o se ne
preoccupa. Il guaio peggiore
è che sta prevalendo in loro
la rassegnazione. Il lavoro non
lo cercano più. Ma più della
grave crisi economica, i timori
dovrebbero volgersi alla crisi
etica e di valori che caratterizza
l’attuale società. Con un’assenza
di ideali e un degrado etico mai
visti in passato. Giustamente
Benedetto XVI ci mette in
guardia dal relativismo morale,
che si allarga a macchia d’olio.
In una società sempre più
individualista e ripiegata su
sé stessa, a difesa del proprio
benessere, che non vuole
condividere con altri. A maggior
ragione se provengono da
nazioni, culture e religioni
differenti dalle nostre. In una
società così “liquida” la speranza
nasce da un forte richiamo ai
valori etici e dalla testimonianza
Antonio Sciortino
di apertura, dialogo e solidarietà
che i cristiani sono chiamati a
dare con più intensità, vivacità
e coerenza. A cinquant’anni
dall’inizio del Concilio Vaticano
II occorre rinnovare l’apertura
al mondo, in dialogo e
collaborazione con tutti, in
vista del bene comune e della
costruzione della città terrena.
Quindi, a costruire ponti di
condivisione e accoglienza, più
che alzare muri, che ci tengono
isolati e prigionieri del nostro
egoismo».
Guardando al panorama dei
cristiani impegnati nella Chiesa
e nel mondo, oggi, quali sono
le paure più sentite?
«La società persegue modelli e
stili di vita antitetici al Vangelo
29
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
e alla Dottrina sociale della
Chiesa. Gli “ideali” che stiamo
instillando ai giovani mirano
al successo, l’apparire, il fare
i soldi subito e con qualsiasi
mezzo (non importa se occorre
vendersi il corpo e la dignità).
Nessuno più educa all’impegno
e a una seria formazione che
comporta fatica, sacrificio e
merito. Tutti percorrono le
scorciatoie. O la facile via
delle raccomandazioni. C’è
una diffusa rassegnazione
all’illegalità. Corruzione ed
evasione sono tranquillamente
tollerate. Siamo il Paese
dei furbi e non degli onesti.
Valori come il matrimonio, il
sesso, la fedeltà, gli impegni
duraturi, la stessa famiglia
sono irrisi e sbeffeggiati. Con
la complicità dei mass media
che accrescono lo smarrimento
etico, soprattutto delle nuove
generazioni. L’educazione è la
vera “emergenza” oggi, come
hanno denunciato i vescovi
italiani. Un’emergenza da
trasformare in una sfida vitale
per il futuro, in una società
che mira solo al benessere
economico, indifferente
e spesso impermeabile al
messaggio cristiano».
Quali le speranze?
«Le speranze nascono da una
rinnovata presenza dei cristiani
nella Chiesa e nella società.
Dopo anni di insignificanza,
apatia e scarsa incisività, è
tempo di risvegliarsi. Per
tornare a essere sale che dà
sapore, senso e speranza alla
30
vita individuale e collettiva.
O luce che illumina il cammino
degli uomini, in ogni settore
della vita quotidiana.
Soprattutto nell’impegno
di una vera politica, quella
“alta”, che sia di servizio in
vista del bene comune. Non la
squallida rappresentazione cui
assistiamo ogni giorno, tesa
solo alla spartizione di interessi
e affari. Se non vero e proprio
malaffare. Dai giovani, dalla loro
formazione a un cristianesimo
più adulto e maturo, che sappia
dare ragione della propria
fede e speranza, arriveranno
segni di rinnovamento e una
nuova presenza nella società.
Come ricordava il cardinale
Tettamanzi al convegno
ecclesiale di Verona: “Basta col
dirci continuamente cristiani.
Cominciamo a operare da
veri cristiani”. Oggi circolano
tanti maestri e cattivi maestri.
Mancano, però, i veri testimoni
di speranza, capaci di attrarre
grandi folle di giovani, come
Giovanni Paolo II. Intervistato
sul suo ultimo film Il villaggio
di cartone il regista Ermanno
Olmi ha lanciato una forte
provocazione ai credenti:
“Bisognerebbe che i cattolici
si ricordassero, ogni tanto, di
essere anche cristiani”. E di
dire qualcosa di cristiano nella
vita del Paese. Con coraggio e
profezia. Quando sono in ballo
valori fondamentali come la
dignità e l’uguaglianza di tutti
gli esseri umani, la Chiesa non
può tacere né rifugiarsi nella
diplomazia. Verrebbe meno alla
sua missione di stare dalla parte
dei poveri e degli ultimi».
Giornali e televisioni,
spesso, fanno notizia con le
paure della gente. Hanno
una responsabilità i media
nell’annuncio della speranza?
«Sulla paura non si costruisce
mai nulla di buono. Tanto
meno il futuro di un Paese.
È quanto, invece, sta accadendo
oggi in Italia con la presenza
degli stranieri. Gli immigrati
sono considerati solo un
problema. Ma se ben accolti e
integrati, possono trasformarsi
in una grande risorsa, di cui
non possiamo più fare a
meno. Risorsa economica e,
soprattutto, demografica, per
un Paese vecchio, con il più
basso tasso di natalità al mondo.
Purtroppo, i mass media non
fanno opera di verità. Anzi,
alimentano paure e pregiudizi
verso lo straniero. Presentano
sempre un quadro problematico
e negativo dell’immigrazione.
Mai raccontano esperienze
positive di accoglienza
e integrazione, che pur
esistono nel Paese. Chi
programma il futuro non
potrà farlo a prescindere ma
a partire dagli stranieri in
Italia. La societàprossima sarà
“arcobaleno”, e ci sorprenderà,
ma in positivo. Una corretta e
veritiera informazione facilita una
più civile convivenza nel Paese
che, con sei milioni di stranieri,
è già di fatto multiculturale,
multietnica e multireligiosa».
�
Margherita Scarello
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Per Ernesto Olivero è necessario chiedersi il senso della vita
Solo chi riconosce il proprio limite
diventa grande
La speranza, per noi cristiani,
passa attraverso la via del
servizio. Possiamo guardare il
mondo con gli stessi occhi di
Gesù o dire cose importanti
perché illuminati dallo Spirito
Santo. Però noi non dobbiamo
mai diventare importanti, ma
servire, servire, servire.
Quindi, un ragazzo che
diventa sacerdote deve
sperare di diventare papa o
cardinale o un grande teologo,
ma per servire.
Ernesto Olivero
«Siamo in un momento
importantissimo. Se come
cristiani ci impegniamo a
convertirci e a rientrare nel
Vangelo, la Chiesa diventerà
davvero l’anticamera del
Regno di Dio». La speranza in
Ernesto Olivero, fondatore del
Sermig di Torino, non è mai
un’esortazione vuota, ma un
invito all’impegno quotidiano
per trasformare il Vangelo in
amore concreto per l’umanità
del nostro tempo.
Dottor Olivero, di che cosa ha
paura l’uomo d’oggi?
«Il problema più grave è che
oggi l’uomo ha la presunzione
non avere più paure né
incertezze, quindi si intrappola
sempre più. Non capisce che
solo chi riconosce il proprio
limite diventa grande, perché
esprime il bisogno dell’altro.
Penso che oggi l’uomo non
si sia allontanato da Dio, ma
dal proprio simile. Come
si fa a non preoccuparsi
quotidianamente per il fatto
che ogni giorno muoiono di
fame 100mila persone?
L’uomo dovrebbe fermarsi e
chiedersi qual è il senso della
sua vita. Invece viviamo un
momento in cui le persone non
si fanno più domande, e chi non
si fa domande non può trovare
risposte e non può neppure
capire che ha paura».
Come vincere questo
atteggiamento di disinteresse?
«Ogni giorno al Sermig di
Torino accogliamo la visita di
tanti giovani; sono decine e
decine di migliaia all’anno.
Li amo veramente, perciò
dico loro: “Voi siete come una
bottiglia vuota e volete capire
se avete un futuro. Ma se ogni
giorno in questa bottiglia
mettete le ore che buttate in
Facebook, sms, cellulari… siete
già finiti, non avete futuro.
Se in questa bottiglia mettete
la possibilità di farvi uno
spinello ogni tanto, oppure di
ubriacarvi il sabato sera, siete
già spacciati, perché questo
significa uscire dalla vostra vita”.
Per dire queste cose riuscendo
a toccare il loro cuore bisogna
essere credibili. I giovani,
quando incontrano una persona
credibile, se la “mangiano”:
sono affamati di testimoni, non
di “parolai”».
Oggi i testimoni credibili
scarseggiano?
«In questo noi cristiani abbiamo
la responsabilità maggiore.
Abbiamo un Dio che ci insegna
a essere persone di una
credibilità assoluta. Non solo
Gesù ci dice che possiamo
fare le cose che fa Lui, ma che
31
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
addirittura ne possiamo fare
di più grandi. Ciò significa che
possiamo convertire il mondo,
possiamo incantarlo… non con
trucchi o prediche, ma con la
testimonianza che annuncia un
Dio disposto ad abitare con noi
per farci vedere le cose con i
suoi occhi».
Davvero potremmo fare cose
più grandi di Gesù?
«Sì. Dio ci ama da vero padre.
E un vero padre vorrebbe che
i propri figli riuscissero a fare
cose almeno mille volte più
grandi di quelle che ha fatto lui.
Ne sarebbe felice».
Perciò tutto dipende da noi.
«Lo spiego con un esempio
calcistico. Se un ragazzino
di Vicenza volesse diventare
calciatore e imitare il suo
campione, la famiglia
lo asseconderebbe
accompagnandolo agli
allenamenti e alle partite
sempre, con qualsiasi tempo,
in estate o inverno, sotto la
pioggia o con il sole… Quindi,
per una palla noi siamo disposti
a fare qualsiasi sacrificio…
Ma per Dio, per Gesù, per
la nostra religione… quanto
tempo dedichiamo ai ragazzi
per offrire loro testimonianze
davvero appassionate e
credibili?
Credo che in questo periodo
molto difficile e duro dobbiamo
rientrare nel Vangelo».
E come si fa?
«Un sacerdote, allievo di don
32
Mazzolari, diceva: “La Chiesa
non è una struttura che si deve
aggiornare, ma una presenza
a cui convertirsi, la presenza di
Gesù”.
Perciò, quando guardiamo,
possiamo guardare con gli
stessi occhi di Gesù e quando
parliamo possiamo interpellare
interiormente lo Spirito Santo
perché ci illumini, e diremo
parole importanti. Ma noi
non dobbiamo mai diventare
importanti, dobbiamo servire,
servire, servire.
Quando Gesù dice: “Chi vuole
essere il primo tra voi…”, vuole
che diventiamo dei “numeri
uno”, ma facendoci servi di tutti.
Quindi, un ragazzo che diventa
avvocato, medico, sacerdote,
può sperare di diventare un
grande ricercatore o un grande
teologo, ma per servire. Questo
è rientrare in sé stessi e un
cristiano che rientra in sé stesso,
rientra nel Vangelo.
In giro c’è una grande fame di
Dio che bussa alla porta di noi
cristiani, ma si trova di fronte
una Chiesa chiusa o con le
porte strette. Non dobbiamo
aver paura di fare un’autocritica
severa per rinascere».
La speranza: perché tendiamo
a identificarla con i giovani?
«Chi punta solo sui giovani
senza mettere in discussione il
sistema che noi adulti ci siamo
dati, sbaglia. I giovani sono il
frutto di questo mondo di adulti
che non è stato capace di dire
che la droga è sbagliata, che
rubare è sbagliato, che passare
sul cadavere di un altro per fare
carriera è sbagliato… Quindi
abbiamo una generazione dei
giovani che, negli anni a venire,
rischia di essere peggiore degli
adulti di oggi. A meno che
questi facciano autocritica e
chiedano scusa. Allora i giovani
avranno ancora la voglia di
rimettersi in gioco.
Io dico loro: “Entrate nel partito
che volete, ma portate la vostra
etica e i vostri sogni… Non
abbandonate i sogni”.
Ma oggi i giovani non sognano
più, e sono gli adulti che li
hanno rovinati. Dunque è
questa riconciliazione che
dobbiamo operare.
L’Arsenale della pace ha messo
i giovani al primo posto.
Al Sermig essi non sono una
fotografia o un evento, ma
persone e vita quotidiana.
Però hanno bisogno di capire
se l’Olivero di turno è credibile
o no».
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noi nessun futuro in nessun
luogo riusciamo a vedere... né
vediamo che lui guardi noi e
che di noi si preoccupi.
In questa poesia dal titolo
Le lacrime delle madri, il
poeta dà voce alle madri
delle vittime dell’olocausto
musulmano e chiede ai
potenti giustizia e verità.
Abdulah Sidran, nato alle
porte di Sarajevo (Hadžići) nel
1944, dove vive e lavora, è il
più grande poeta e scrittore
bosniaco. La sua poesia è stata
tradotta in italiano, tedesco,
francese, spagnolo. “Figlio
e nipote di partigiani” - il
padre, leader della repubblica
di Bosnia Erzegovina, nel
dopoguerra della Jugoslavia
liberata, viene detenuto nel
lager politico di Goli Otok e
due zii perdono la vita durante
la resistenza -, si è sempre
battuto per la liberazione della
sua terra durante l’occupazione
serba. Ha assistito alla caduta
della Sarajevo pluralista
nel lungo assedio, che
segnò anche la fine della
Federazione jugoslava, e
ne ha dato testimonianza.
È anche drammaturgo e
sceneggiatore dei celebri
film, Ti ricordi di Dolly Bell?
e Papà è in viaggio d’affari,
che fruttarono al regista Emir
Kusturica il Leone d’oro nel
1981 e la Palma d’oro nel
1985: assieme, sceneggiatore
e regista hanno avuto un
ruolo decisivo nel cinema
slavo. Titoli principali:
Sahbasa (1970), L’osso e la
polpa (1976), La raccolta di
Sarajevo (1979), La malattia
dell’anima (1988), La bara
di Sarajevo (1993). Tutte le
sue sceneggiature-cinema
e l’unica pièce teatrale
Ho lasciato il mio cuore a
Zvornik, sono raccolti nel libro
Romanzo balcanico, curato
e progettato da Piero Del
Giudice. Questa intervista è
per me un privilegio; ringrazio
Senka Ahmetović per il
prezioso lavoro di traduzione.
Nell’ex Jugoslavia la gente
voleva l’indipendenza non la
disgregazione totale. Cosa è
successo in realtà?
«Per dieci anni, dalla morte
di Tito in poi, la televisione e
non solo quella nazionale, ha
di continuo prospettato un
futuro di splendide sorti
a “regime” abbattuto.
La Jugoslavia era un Paese
moderatamente felice,
avevamo il passaporto per
tutto il mondo - a parte
gli Stati Uniti -, una forte
emigrazione qualificata che
inviava rimesse in patria,
un’istruzione fondata
sulle lingue - a cominciare
dall’inglese - una sanità
avanzata, un’industria turistica
all’avanguardia… È successo
che quelli che avevamo
cacciato nella resistenza della
Seconda guerra mondiale,
sono tornati. È tornato il
capitalismo…».
Vent’anni fa iniziava l’assedio
di Sarajevo. Perché così
lungo e così brutale?
«È uscito in italiano, in questi
giorni, Sarajevo il libro
dell’assedio (ADV edizioni),
con prose e poesie di scrittori
sarajevesi nell’assedio.
In quel libro ci sono molte
risposte. I nazionalisti serbi
che ci assediavano potevano
entrare in città “in qualsiasi
momento”? Non credo.
Si è combattuto casa per
casa per quattro anni, si
sarebbe combattuto allora
“stanza per stanza”. Brutale
come tutti gli assedi - si
35
BUC_collanaWEB_155x110_VoceBerici.indd 1
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edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
pensi a Stalingrado - quello
di Sarajevo aveva lo scopo
di costringere gli assediati
ad accordi territoriali su base
“monoetnica”. In qualche
misura ci sono riusciti.
Ma la dottrina del
“monoetnismo” non è
passata del tutto. Lo spirito
laico e repubblicano è ancora
vivo nella capitale».
Si è parlato di “urbicidio”,
sono stati distrutti
monumenti e libri.
L’annientamento della
cultura è uno dei passaggi
cruciali di certi momenti
storici…
«“Urbicidio” è la sintesi del
conflitto definita nel libro
così intitolato dell’architetto
belgradese Bogdanović,
morto in esilio. Coloro che
assediavano Sarajevo -
36
armati e organizzati, almeno
all’inizio, dai resti dell’Arma
federale - sono montanari
della Romània (l’altipiano
centrale bosniaco), della
Podrinje (la regione
montagnosa lungo la Drina),
predoni, assassini come
Arkan e le sue “Tigri”... e
c’è anche, nel revival del
nazionalismo serbo, una sorta
di rivolta alla globalizzazione,
all’europeizzazione…».
Un fenomeno complesso…
«Certo. Che si identifica
nell’iperbole ideologica di
un Paese prevalentemente
contadino. Sto pensando
al Memorandum degli
intellettuali dell’Accademia
di Belgrado uscito nel 2006,
in cui si canta il destino
superiore del popolo serbo,
il “popolo celeste”».
Oggi qual è l’atteggiamento
dei media rispetto ai
Balcani?
«I media del mondo, a parte
la ricorrenza del ventennale,
non si occupano di noi. Il
migliore film sull’assedio di
Sarajevo è Lo sguardo di
Ulisse, di Thèo Angellopoulos.
Io ho scritto la sceneggiatura
del film di Ademir Kenović,
Il cerchio perfetto. È un film
per ragazzi, sui “ragazzi
nell’assedio” (un must del
socialismo l’attenzione ai
ragazzi). È un film non molto
riuscito, anche se - uscito
qualche mese dopo la fine
dell’assedio, a metà del 1996
- ha avuto un certo successo,
anche in Italia».
Che cos’è oggi lo Stato di
Bosnia Erzegovina? E che
cos’è Sarajevo?
«La Bosnia Erzegovina è
un macroterritorio diviso
in due “entità”, quella
detta “repubblica serba” e
quella “croato-musulmana”.
Formalmente uno Stato unico
con turnazione “etnica” alla
presidenza. L’unica città che
dà qualche bagliore pluralista
è Sarajevo. Ma bisogna essere
prudenti: decine e decine
di Ambasciate, la presenza
di eserciti internazionali,
incursioni periodiche di
intellettuali e giornalisti, e
associazioni, producono per
forza una messa in scena
pluralista. Noi siamo ciò
che rimane di una proposta
originale e cosmopolita,
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
sconfitta dalla guerra e
dall’assedio. Dei reduci,
insomma. Ma le ragioni di
fondo della nostra resistenza
- pluralismo e diritti universali
- sono quelle dell’intera
umanità delle società
complesse, oggi in crisi e in
movimento».
Si dice che durante il
periodo titino prevalessero
l’istruzione e la cultura; oggi
a prevalere è la religione. È
questo uno dei mali?
«Nella terza fase della
“satrapìa” titina (dalla fine
degli anni Sessanta) - con
tutto il rispetto per un
grande statista e con tutta
la consapevolezza dei suoi
errori, con tutta la nostalgia
per quella “età dell’oro” e
tutto l’orrore per quel regime
di polizia - c’era ampia libertà
religiosa. Nel disinteresse
pressoché generale. Poi il
tempo della religione. Quasi
tutto il vecchio apparato di
partito - parlo del partito
comunista jugoslavo - si
è riciclato indossando le
maschere delle varie religioni
e chiese. Milošević e la sua
adesione al nazionalismo
serbo hanno fatto scuola.
Ma le pare una cosa seria?
Chi spinge in questa
direzione? I Signori della
Terra. La Cia organizza, paga
e arma gli studenti delle
madrase in Pakistan contro
l’occupante sovietico in
Afghanistan, Israele favorisce
la nascita di Hamas e cerca
di controllarne le dinamiche
per sbriciolare ciò che rimane
dei Territori. L’ultima risorsa
per dividere i subordinati e
gli oppressi è quella “etnica”
e “religiosa”. Sono gli Stati
Uniti a permettere in Bosnia
l’inserimento nel conflitto
balcanico dei “mujaheddin
del popolo”, cari alla “via
all’indipendenza” di Alija
Izetbegović, la cui visione
politica era molto ridotta».
La Slovenia è nell’Unione
europea, la Croazia sta
entrando, la Serbia è
candidata. E la Bosnia?
«Entrare nell’Unione europea
è cadenza politica, non
economica.
La Bosnia Erzegovina vuole
entrare nell’UE, nella speranza
sia possibile diluire le tensioni
etniche in un’area più vasta e
sprovincializzare una situazione
inchiodata alle rendite di
posizione che i signori della
guerra balcanica hanno
guadagnato con il conflitto e
occupato. Tuttavia, il problema
è un altro. Quando arriveremo
noi - se arriveremo - ci sarà
ancora un’Europa unita, se mai
è unita questa Europa?».
� Romina Gobbo
37
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Suor Rita Giaretta, anima e forza di Casa Rut
La donna non è solo corpo.
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«Le pressioni ci sono,
ma è più forte la nostra
determinazione.
Bisogna sapere quando
dire di no per evitare
strumentalizzazioni e ricatti»
«Tu, maschio, rifletti su te
stesso? Sulla tua identità?
Ti metti in discussione? Vuoi,
o no, capirti in profondità? Il
viaggio più difficile che nessuno
vuole fare, è quello dentro sé
stessi, di avvicinamento alla
nostra identità, dove ritrovo
il mio corpo, a partire dalle
sensazioni, me le guardo, me
le sento, lascio che emergano.
Maschio, fai questo viaggio.
Non temere le tue paure, le
tue debolezze, recupera la
dimensione della bellezza.
Quel rispetto che chiedi a te
stesso, lo avrai anche per gli
altri, anche per la donna, che
potrai vedere finalmente in
maniera diversa, non solo come
un corpo!»
Il grido di suor Rita Giaretta non
può lasciare indifferenti. È come
uno scossone, mi prende dentro
e mi riesce difficile abbassare
lo sguardo per continuare a
scrivere. L’intensità dei suoi
occhi mi ipnotizza, mentre lei,
mingherlina, ma di una forza e
di una determinazione senza
pari, mi dà la miglior lezione
di vita, quella che viene dalla
strada, da quella strada alla
quale ha strappato molte
ragazze, per dire loro che
un’altra vita è possibile.
Dal 1997, suor Rita è forza e
anima di Casa Rut, la casa di
accoglienza aperta a Caserta
dalle suore Orsoline di Breganze.
«Vedevamo tutte queste
ragazze sulle strade e ci siamo
chieste, ma a loro chi pensa?
Ci siamo sentite provocate
dal vangelo della vita. Siamo
andate sulla strada. In una
mano un fiore, nell’altra, la
croce. Superato il timore
iniziale, sono nati legami di
amicizia e la richiesta di tornare.
Siamo tornate. Le abbiamo
ascoltate. Ci raccontavano
storie di sfruttamento, di una
violenza inaudita: viaggi nel
deserto private della dignità,
stupri, amiche ammazzate, e
quanto di più aberrante si possa
immaginare. Si facevano forza
a vicenda dicendosi che in Italia
avrebbero trovato un paradiso,
qualcosa di sano, invece
sono ripiombate nell’inferno.
Abbiamo visto i segni delle
torture, le cicatrici dei mozziconi
di sigaretta spenti sulle braccia.
E mai possibile che questo
Suor Rita Giaretta
accada nella nostra bella Italia?
Di nuovo ragazze ridotte in
schiavitù. Guardata in faccia
questa dura realtà, non è stato
più possibile non mettersi in
gioco».
Il risultato è più di 350 ragazze
immigrate aiutate, per lo
più nigeriane, ma anche
sudamericane e dall’Est Europa,
e 50 bambini nati.
Ecco perché è possibile parlare
di speranza anche in una realtà
come Caserta, dove il disastro
ambientale, l’illegalità diffusa
e la mentalità camorristica, la
fanno da padroni. «Abbiamo
scelto di amare un territorio così
fragile, così piegato, ma con
39
Voce BERICI fest. biblico 2012.indd 1
17-04-2012 13:00:45
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
grosse potenzialità di rinascita,
anche per quanto riguarda la
questione femminile - spiega
suor Rita -. Accogliamo donne
violate, abusate, annullate
come esseri umani. Partiamo
da qui per poi combattere
una mentalità clientelare,
che è diventata stile di vita,
che ingabbia le persone e
toglie spazi di autonomia e
di pensiero. Siamo una forza
libera, dettata dalla passione
per questo territorio, che ormai
ci è entrato dentro».
Mai subito pressioni?
«Certo, continuamente,
ma è più forte la nostra
determinazione. Siamo sempre
all’erta anche quando ci
promettono denaro pubblico,
sappiamo quando e a chi dire
no. I finanziamenti sono la linfa
vitale per i nostri progetti, ma,
se accettarli significa perdere
la nostra libertà, allora bisogna
dire no. È capitato di recente
con la Regione: abbiamo
rifiutato fondi perché non c’era
trasparenza. Ma non abbiamo
rinunciato senza dire una
parola, abbiamo reso pubblico
il motivo della nostra rinuncia.
La denuncia è necessaria,
ma dev’essere costruttiva,
serve a cercar di trovare nelle
istituzioni, quel po’ di positivo
che c’è. Questo è un territorio
dove devi osare la speranza
quotidianamente (Osare la
speranza è il titolo dell’ultimo
libro di suor Giaretta, scritto
con Sergio Tanzarella, ndr),
sennò si resta schiacciati,
40
dalla crisi, dai malanni della
società. Ma è lì che dobbiamo
testimoniare, a partire dal
vangelo. Ma non possiamo
farlo da sole; la nostra forza è
fare rete con la società civile.
Oggi la profezia non può venire
dalle istituzioni, da nessun
palazzo, ma deve nascere dalla
base, dai più semplici, da chi
vive la realtà, la patisce dentro
e per amore alla vita, tenta di
inventare altre strade. Siamo
scomode, ma questo non ci
deve frenare. Il tempo nostro
è il tempo della resistenza, ma
pensato come esistenza, per
pensare nuovi modi di vita».
All’inizio centro di accoglienza,
poi casa.
«Perché nella casa si riprende
vita, fiato, calore, ci si sente
persona. Ma anche il territorio
dev’essere casa. Le istituzioni
devono fare la loro parte:
abbiamo coinvolto l’Asl per
la parte medico-sanitaria e
poi la questura e il Tribunale
dei minori, per accelerare le
pratiche di regolarizzazione:
queste ragazze devono avere
un percorso privilegiato per
uscire dalla clandestinità,
perché sono vittime. Se
liberiamo le persone cadute
nella rete della criminalità,
facciamo un grande lavoro in
favore della sicurezza. E vorrei
che anche la Chiesa fosse casa.
Vorrei una Chiesa più vicina
agli aspetti umani, perché una
spiritualità disincarnata dalle
divisioni umane, crea ancora
spaccature».
Poi c’è la questione
dell’inserimento lavorativo.
«È la parte più difficile, ma è lì
il grande salto di qualità. Oggi,
con la crisi, è davvero dura.
Perciò, abbiamo avviato un
laboratorio di sartoria etnica, con
l’obiettivo di far emergere la loro
parte migliore, per far crescere in
loro l’autostima, sennò rischiamo
che si sentano sempre in colpa.
Vendere il proprio corpo ti
fa sentire negativa, sporca,
brutta, non portatrice di dignità.
Lavorano le loro stoffe, quelle
africane portatrici di colori.
Creando, tirano fuori il bello che
c’è in loro. Questo laboratorio,
nel 2004 si è trasformato nella
cooperativa sociale “neWhope”
(nuova speranza), che dà lavoro
a quattro ragazze, formate con
corsi di sartoria. Così capiscono
che si può guadagnare denaro
in maniera positiva, pulita,
imparano che ci sono degli
orari che vanno rispettati,
sentono l’importanza di essere
parte di una piccola catena di
montaggio. I nostri prodotti
non si comprano per scopo
umanitario, ma perché sono
belli, di qualità. La cooperativa è
un’impresa a tutti gli effetti, che
ha puntato sulla legalità: quattro
stipendi regolari, un affitto da
pagare, le spese per il materiale
da comprare...
Per dire che c’è un’altra logica,
che non esiste solo il profitto,
ma c’è una legge del mercato
che permette di lavorare in
solidarietà e condivisione.
Oggi è questa la sfida».
�
Romina Gobbo
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
La testimonianza del gesuita vicentino don Sergio Sala
Scampia e il desiderio possibile
di cambiare le cose
Scampia, nella periferia di
Napoli, non è solo “Gomorra”:
è anche l’impegno e la
speranza di tante persone che
hanno voglia di cambiare le
cose. Perchè è la paura che
genera atti criminosi. E la paura
è quanto di più anti-evangelico
possa esistere. Il vicentino
Sergio Sala, gesuita, attivo
nella pastorale della Diocesi e
nella società civile attraverso il
centro “Harrupe”, ci racconta
questa parte di Scampia. Che
ha molto da insegnare.
Nato a Vicenza 44 anni fa,
gesuita dal 1997 e sacerdote
dal 2006, Sergio Sala, vive a
Napoli da sei anni, gli ultimi
tre trascorsi nel quartiere di
Scampia, noto alla maggior
parte degli italiani (e del mondo)
per le drammatiche vicende
raccontate nel famoso libro
Gomorra di Roberto Saviano.
E proprio da questa “periferia
della periferia” Sergio Sala
porterà al Festival Biblico 2012
l’esperienza di quei segnali di
speranza che molto hanno da
insegnare all’Italia di oggi.
Padre Sergio, di cosa si
occupa?
«A Scampia la comunità dei
gesuiti segue il centro culturale
“Alberto Hurtado” che ospita
una cooperativa sociale, una
biblioteca, un’aula informatica,
un’aula multimediale e che offre
servizi di rinforzo scolastico
e avviamento al lavoro. Poi,
personalmente, insegno
Sacra Scrittura per il progetto
di formazione dell’Ufficio
diocesano per la formazione
degli operatori pastorali e sono
assistente del gruppo scout
Agesci Napoli 14».
La realtà di Scampia è stata
raccontata dal libro Gomorra
come una realtà disperata,
degradata e infestata dalla
criminalità organizzata.
Insomma, un posto dove è
lecito aver paura...
«Quella di Gomorra è solo una
parte della storia. A Scampia
vivono 80mila persone, la
stragrande maggioranza
di loro è “normale”. Molte
famiglie sono giovani e vi
sono molti bambini che hanno
voglia di crescere e giocare,
come tutti i bambini di questo
mondo. Quella legata alla
malavita e alla camorra, è
una piccola percentuale
di persone che fa un gran
rumore. Il grande lavoro di
accoglienza che svolgiamo
41
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
sempre tenerlo presente.
Noi siamo chiamati a dire
agli altri “non abbiate paura,
denunciate, parlate, non
fatevi fermare dalle minacce”.
Dobbiamo dire questo ma
dobbiamo anche capire che il
coraggio non ce l’hanno tutti».
Il gesuita vicentino don Sergio Sala
al centro “Hurtado” ci sta
permettendo di conoscere e
trasmettere un’idea di Scampia
più aderente alla realtà. Detto
questo, però, i problemi ci
sono, tra tutti quello della
tossicodipendenza».
Tra le iniziative che proponete
al centro “Hurtado”, ce
n’è qualcuna di cui siete
particolarmente orgogliosi?
«Sicuramente il progetto
“Musica libera tutti” è una
di queste. L’abbiamo avviato
per avvicinare i ragazzi alla
musica classica, organizzando
concerti didattici, lezioni
di studio degli strumenti
e corsi di propedeutica
musicale. L’obiettivo è formare
un’orchestra giovanile. Saranno
proprio alcuni di questi ragazzi
che, a Vicenza, terranno un
concerto in occasione del
Festival Biblico».
Al Festival, lei proporrà una
riflessione sul capitolo 21
del Vangelo di Matteo, in
particolare la parabola dei
vignaioli omicidi. Cosa può
dirci questo brano in merito
alla paura e alla speranza?
42
«Il brano si inserisce nella
disputa tra Gesù e i farisei,
che di lui hanno paura ed
è una paura ancora presente
nella nostra società».
Di cosa ha paura la nostra
società?
«La nostra società, come quella
di Gesù, ha paura del nuovo.
La paura dei vignaioli omicidi
è la stessa che provocava Gesù
tra i leader del tempo e che
ha portato alla sua condanna a
morte. È la paura di qualcosa di
diverso dalla tradizione, il senso
di pericolo per lo status quo.
È un po’ ciò che succede anche
a Scampia: è la paura che fa
compiere atti criminosi. Non c’è
nulla di più antievangelico della
paura. Di fronte a una “buona
notizia” la paura dovrebbe
venire spazzata via, ci toglie
dallo stantio. Eppure preferiamo
rimanere nel sicuro, opprimente
ma conosciuto. Il conosciuto
è opprimente, il nuovo è
liberante».
Eppure non è facile non avere
paura, anche del nuovo.
«Tutti hanno paura, lo stesso
Gesù l’ha avuta. Dobbiamo
Quali sono i segnali di
speranza a Scampia?
«I segni di speranza a Scampia
sono la realtà ecclesiale viva,
l’associazionismo attivo e i molti
plessi scolastici. Purtroppo,
sono carenti le istituzioni e
il tasso di disoccupazione è
molto alto. Però non mancano
persone impegnate nella
società civile, e sta crescendo
la consapevolezza che a Napoli
non può continuare così. Il
cammino è lungo ma è iniziato».
Cosa insegna questa periferia
al resto dell’Italia e alla
Chiesa?
«Insegna l’approccio ai poveri,
intendo per “povero” colui a
cui mancano le opportunità.
Da noi vengono molti preti
in formazione, la periferia
educa quanto il seminario, si
conoscono le vecchie e nuove
forme di povertà. Il povero
da un lato riceve e dall’altro
insegna. Lo stesso vale per i
laici. Accogliamo settimane e
campi di formazione che danno
risultati interessanti.
I più portano a casa una riflessione inaspettata: siamo venuti
per fare e torniamo a casa
pensando. La strada insegna».
� Andrea Frison
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Il “profumo della Maddalena”
coperto dai profumi più prosaici
di un centro commerciale.
Siamo a Magdala, che dette i
natali a Maria, prima testimone
del Risorto, nonché una delle
città più importanti del Medio
Oriente. Fra Stefano De Luca,
archeologo dello Studium
Biblicum Franciscanum di
Gerusalemme, direttore del
progetto “Magdala Project”,
con i suoi lavori di scavo e
riqualificazione, si ripropone
anche di poter conservare
quest’area archeologica della
Galilea, dai progetti edilizi
previsti nella zona da un piano
regolatore discutibile.
L’ambizioso obiettivo finale
è rendere visitabile un sito di
importanza straordinaria per
la comprensione del contesto
vitale del Gesù storico.
Insomma, Magdala come
“terzo cateto” del triangolo
evangelico, con Cafarnao e
Betsaida.
A dare man forte alla Custodia
di Terra Santa per rendere
visitabile questo luogo di
grande interesse biblicoarcheologico, sarà l’Ufficio
diocesano pellegrinaggi di
Vicenza, così il progetto iniziale
è diventato “Magdala Project
Open”.
Una grande soddisfazione, ma
anche una responsabilità per la
diocesi vicentina, perché per la
prima volta la Custodia “appalta
all’esterno” la gestione di un
sito, complice anche la forte
riduzione del numero dei frati,
passati, negli ultimi anni, da 400
a 230. Il lavoro da fare è molto
e i tempi stringono, visto che
l’apertura al pubblico è prevista
per la prossima primavera, in
occasione dell’Anno della fede,
indetto da papa Benedetto
XVI. C’è da pulire, sistemare,
allestire, posizionare i cartelli,
le passerelle... E, allora, ben
vengano i volontari! Dopo
l’estate, si comincia.
«I centri benessere non sono
un’invenzione della nostra
epoca - dice padre Stefano
De Luca -. Gli scavi effettuati
nel 2008, a Magdala, hanno
rivelato l’esistenza di un
importante complesso termale,
dove sono stati trovati oggetti
di lusso destinati alla cura del
corpo femminile: vasellame
in ceramica che conteneva
gioielli e strumenti per il trucco,
oggetti lignei, agri crinali per
i capelli, spilloni. Si tratta di
uno dei pochi casi di terme in
ambiente cittadino; le altre che
si conoscono, erano private.
Le vasche rivelano due fasi
d’uso, la prima di fondazione,
di epoca romana antica, e
la seconda, di restauro e
ampliamento, situabile in epoca
romana tardiva. È in corso il
dibattito se il loro utilizzo come
45
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
vasche per la purificazione in
contesto termale, avesse potuto
assolvere anche a funzioni
religiose. Successivamente,
sono state riportate alla luce la
fontana monumentale, con i
suoi canali coperti in muratura
per l’approvvigionamento e
lo scarico dell’acqua corrente,
nonché l’impianto del
calidarium».
Questo territorio fu fulcro di
scambi commerciali e culturali.
«Stiamo via via scoprendo la
città di Magdala. Che fosse
un’importante struttura urbana,
lo sapevamo, ma non avevamo
idea delle dimensioni. Quello
che abbiamo scavato fino a
oggi di una città che, secondo
le fonti, contava fino a 40mila
abitanti, è forse l’1 per cento.
Di sicuro, qui, duemila anni fa,
saremmo stati nel bel mezzo di
un grande via vai di uomini e
merci. Ciò che si sta delineando
è il quadro di una polis ricca emergono via via ville, palazzi,
quartieri residenziali, sinagoghe,
mosaici, strade romane
perfettamente conservate, il
complesso termale -, e con
intense relazioni commerciali
(sono state rinvenute molte
monete), certamente favorite
dal porto, Tarichea. Al tempo
in cui questo molo era in uso,
cioè nel I secolo (epoca in cui
la città raggiunse la massima
estensione e la massima
importanza), Magdala contava
almeno 230 imbarcazioni (lo
dicono gli attracchi). Era il
principale mercato idrico di
tutto il lago. È il più grande
complesso portuale di epoca
romana a oggi individuato
sulle coste del lago di Galilea.
Permette di conoscere il livello
delle acque nel periodo di
Gesù, quando il lago era al
massimo storico, almeno
sei metri più alto. La florida
economia di Magdala si
interrompe nel IV secolo
con il terremoto del 363,
che ne segna il declino e il
trasferimento del baricentro
commerciale, e probabilmente
della redditizia attività di pesca,
nella vicina Cafarnao».
�
Romina Gobbo
Ufficio Diocesano Pellegrinaggi Vicenza
Dal lunedì al venerdì 8.30 - 12.30
Contrà Vescovado, 3 - 36100 Vicenza Tel. 0444.327146 - Fax: 0444.230896
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Vocazione dell’Ufficio Pellegrinaggi è proporre di partire con lo spirito
del pellegrino per leggere la Parola di Dio sulla terra e ricevere
nuove ragioni di speranza per la propria vita e la propria fede.
col patrocinio di:
SBF - STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM
Facoltà di scienze bibliche e archeologia
in collaborazione con:
LE NOSTRE INIZIATIVE DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE SUL MONDO BIBLICO:
• Gli incontri LuMe su questioni specifiche del mondo biblico
• Gli incontri Verso Santiago con informazioni e suggerimenti per chi
vuol fare l’esperienza del Cammino a Santiago de Compostela
• Gli incontri Radice Santa per conoscere le radici ebraiche della
fede cristiana
• La collana di libri Bibbia e Terra Santa
• Articoli e inserti speciali all’interno della Voce dei Berici
• Gli appuntamenti di Linfa
dell’Ulivo, focus sulle terre bibliche
all’interno del Festival Biblico
COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PELLEGRINAGGI CRISTIANI DI GERUSALEMME
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PER CONOSCERE LE PROPOSTE E I PROGRAMMI DEI PELLEGRINAGGI
PER IL 2013 VI INVITIAMO A:
PELLEGRINANDO PER VIA - 29 SETTEMBRE 2012
Abbazia di Sant’Agostino, Vicenza
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Roberto Vecchioni e il suo rapporto con le parole, la musica, la fede
Riconoscere i colori del buio
per guardare al futuro con fiducia
«Sono un ottimista. Penso
che una persona di fede
possa avere qualche timore,
incertezza, scivolone, ma non
paura. Non credo che quando
moriremo non vedremo più
niente. Il mondo è causale, non
casuale, c’è una mente che
organizza tutto».
Non è sempre stato un uomo
di fede, ma il bello della vita,
come lui stesso afferma, è
che le cose cambiano. Per
Roberto Vecchioni riconoscere
i colori del buio significa avere
speranza, anche laddove
sembra non esserci niente e
viene da avere paura. Perché
chi ha fede può permettersi al
massimo qualche incertezza,
scivolone o timore. Ma mai di
avere paura.
Roberto Vecchioni, brianzolo,
classe 1943, considerarlo
“padre” della musica italiana
forse è un po’ troppo.
Molto meglio chiamarlo
“professore”, se non altro per
il fatto che prima della carriera
artistica è arrivata quella di
insegnante, tuttora in corso.
In questi mesi Vecchioni ha
lanciato una nuova raccolta
di successi, I colori del buio,
e avviato un tour la cui prima
parte si concluderà a Vicenza
in occasione del Festival
Biblico 2012.
Professore, come sta andando
questo nuovo tour?
«Fantastico, meraviglioso,
abbiamo trovato una formula
che funziona a meraviglia: tanti
musicisti bravi sul palco, una
sezione d’archi, un’antologia di
pezzi della mia “antichità” e più
recenti, battute... ingredienti
che si mescolano bene
insieme».
Perché ha scelto il titolo
I colori del buio per la sua
nuova raccolta?
«Perché questa raccolta parla
di ricordi. Il buio lo crediamo
senza colori è qualcosa che ci
turba, che ci fa paura. In realtà
anche il buio possiede i suoi
colori, basta saper guardare.
E questo atteggiamento
confina con la fede».
Un atteggiamento di
speranza...
Lei è sulla scena musicale
italiana da molto: si considera
di più un “grande vecchio”
o un maestro?
«Mi sento un maestro di una
strada che però ho seguito
solo io. Non sono un grande
musicista, ma sono innamorato
delle parole. Ho grande rispetto
per tutti i cantautori, ma credo
di aver intrapreso una strada
solitaria. Nelle mie canzoni
parto dal mito, dalla storia.
Parto dal passato per rivedere
il presente. Canto la doppiezza,
il mistero e il bisogno d’amore
che portiamo sempre con noi».
Lei è innamorato delle parole:
tra i giovani va molto la
musica hip-hop, fatta anche
di lunghi monologhi.
Cosa ne pensa?
«Queste musiche, ma non
solo l’hip hop o il rap, sono
lo specchio di quello che è il
ragazzo oggi, la protesta verso
47
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
ciò che c’è intorno e che tiene
i giovani in disparte. C’è una
tendenza all’ironia e alla lotta,
sia di gruppo che singola, molto
laica, ma anche di fede, perché
no?»
Lei si dice ottimista, ma come
vede la gente che le sta
attorno?
«Gli italiani sono i più
intelligenti e più sensibili di tutti,
pretendono tantissimo e hanno
paura che li freghino. Vedo
molta gente incazzata, che non
vuole fare sacrifici o che ne ha
già fatti abbastanza, e magari è
vero. Il fatto è che ci sentiamo
italiani ma non siamo ancora
compattissimi come nazione.
Dobbiamo acquisire senso
civico e di apertura all’altro».
Ha dedicato diverse canzoni
alle sue figlie, una di queste,
Un lungo addio, è contenuta
nella nuova raccolta. Come ha
vissuto, da padre, i sentimenti
della paura e della speranza?
«Sono parole che ho vissuto
entrambe con le mie due figlie.
Per un padre, la figlia è sempre
debole, incerta, in mezzo alla
tempesta. Fortunatamente ho
due figlie intelligenti, in gamba,
mi fanno provare più speranza
che paura».
Che rapporto ha con la
Bibbia?
«Leggo soprattutto i quattro
vangeli, trovo interessanti anche
quelli apocrifi, soprattutto
quello di Giacomo, e le lettere
degli apostoli. Insomma, tutto
il Nuovo testamento. Ci sono
tante cose interessanti che però
vanno lette bene, spiegate
da chi sa, fuor di metafora.
Pur avendo studiato tanto, si
ha sempre bisogno di essere
accompagnati nella lettura della
Bibbia. Nell’Antico Testamento
c’è anche molta storia, è la vita
di fede di un popolo.
Il Vangelo invece è più un
messaggio universale, è la storia
dello Spirito».
È sempre stato un uomo
di fede?
«No. La bellezza è che nella
vita cambiano tante cose.
Oggi faccio dei grandi
dialoghi con Dio.
Le inspiegabili situazioni in
cui mi mette hanno spesso un
senso. Un giorno lo capirò».
E magari ci scriverà una
canzone
«Magari! Ne ho scritte tante di
canzoni su Dio: Le rose blu, La
stazione di Zimà, Ma che razza
di Dio c’è nel cielo, Tommy,
Blumun...».
È più divertente scrivere
canzoni su Dio o sugli uomini?
«Con Dio più che divertirmi mi
tolgo dei sassolini, altre volte mi
chiarisco, comprendo meglio,
sto più vicino. Scrivere canzoni
su Dio è più difficile, si rischia la
retorica. Parlando degli uomini
si ha a disposizione un campo
più vasto».
� Andrea Frison
edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
La musica e l’impegno civile di Luca Bassanese
Storie di umane paure, dissensi
e inaffondabili speranze
«La musica è speranza,
una possibilità legata
all’esperienza, un’esperienza
straordinaria come l’arte
in genere. Arrivi così a
interpretare i sentimenti
più profondi, a conoscere
la differenza che passa tra
un accordo maggiore ed
uno in minore, tra la gioia
ed il pianto, senza giusto
o sbagliato, senza bene o
male, considerando le umane
sensazioni come uno spazio
sacro e divino da rispettare,
contemplare e conoscere»
Menestrello, saltimbanco,
cantautore, narratore e
pensatore, Luca Bassanese
è un artista che si staglia
nel panorama musicale
vicentino e si distingue, oltre
che per la sua musica, per il
suo impegno civile. Le sue
canzoni mostrano una fiducia
incrollabile nell’essere umano,
che custodisce la bellezza ed è
chiamato sposare la speranza
alla responsabilità.
Il suo ultimo libro s’intitola
Oggi ho imparato a volare.
Katalin, la protagonista, è
colei che a partire dalle ferite
spicca il volo, che in qualche
modo impara a sperare.
48
Qual è il suo messaggio?
«Nel libro racconto di una
giovane ragazza che, arrivata
in Italia dall’Ungheria, cade
nel circuito della prostituzione.
La sua è una vita di abusi,
solitudine, marginalità ma
Katalin ha sempre sperato
portando con sé il coraggio e
il desiderio della conquista. Il
suo viaggio non finisce ma inizia
per lei una nuova vita perché
non c’è mai fine alla ricerca
dell’amore, in relazione con se
stessi e con il mondo. Perché il
senso del viaggio è viaggiare».
Nelle sue canzoni racconta
uomini e donne, personaggi e
figure di speranza. Quali sono
le loro caratteristiche? Perché
ha scelto di cantarli?
«Nelle mie canzoni vi sono
molti personaggi perché mi
piace raccontare storie, perché
ogni uomo, ogni donna, ogni
bambino e bambina è un luogo,
un’isola da esplorare. Non
è facile rapire racconti dalle
persone che la vita ti porta ad
incontrare, ma a volte basta
uno sguardo e poi il resto viene
da sé. Ed è l’incontro con il
mare che mi affascina su tutto,
quando abbandonate le difese
l’essere umano ti dona la sua
bellezza interiore fatta di gioia,
dolore, meraviglia e stupore.
Luca Bassanese durante un concerto
Ci sono personaggi come
Marta, l’amore ideale,
oppure l’anziana Nina caduta
nell’indifferenza al quinto piano
di una palazzina di periferia,
Anna alla ricerca di una nuova
vita in una nuova terra, e tra
molti altri personaggi anche
animali di dubbia provenienza
come il Pesce Petrolio.
A proposito de “La leggenda
del pesce petrolio” (un brano
a sostegno della campagna
dell’associazione Sea
shepherd, per la salvaguardia
delle specie marine in via
d’estinzione), nelle sue
canzoni dà molto rilievo anche
alla denuncia. Come si passa
dal gridare ciò che non va al
49
credere che nella notte si può
aspettare una nuova speranza,
come “Gino”?
«Ognuno di noi si affida a
qualcosa che sente dentro
come una necessità, per poi
trasformare il tutto in desiderio.
Tanto più siamo desiderosi di
sperimentare la vita, tanto più
ci accorgiamo di ciò che manca
per essere felici. Indignarsi ed
esprimere il proprio dissenso
è fondamentale, ma prima è
bene aver riflettuto molto, aver
“mangiato” l’idea, come diceva
Giorgio Gaber, o per lo meno
contemplare nella mente e nel
cuore una proposta alternativa
e soprattutto costruttiva.
Altrimenti resta soltanto un urlo
generazionale e c’è sempre
chi è pronto a placare senza
difficoltà l’istante di questo
volo. Costruendo forti ali e
preparandosi alla caduta si
riesce non solo a resistere ma
anche a realizzare un sogno».
Non manca, nei suoi testi,
il racconto delle paure
dell’uomo, dei limiti, delle
tragedie, della morte.
“Guernica”, per esempio,
scandita dal coro del
“Morimur quotidie morimur”,
o “Via la morte”. Può
qualcosa l’arte sulla paura?
La si può esorcizzare,
affrontare con le canzoni?
«La paura spesso è la
rappresentazione di ciò che
non conosciamo. La paura
del mistero, come la morte,
alla quale non riusciamo dare
spiegazione. L’arte ti permette
di compiere un viaggio,
un’esperienza di conoscenza
attraverso il corpo, la mente e
l’anima, ti permette di sondare
il mistero, ed è con meraviglia
e stupore che ti ritrovi a cantare
per esorcizzare la paura.
Nel caso della canzone
“Guernica” la morte è vista
come strage dell’umanità
progettata e calcolata dalla follia
dell’uomo. Basti considerare che
la tragedia di Guernica fu un
esperimento di Göring che con
l’appoggio entusiasta di Adolf
Hitler decise di radere al suolo
la cittadina Basca di Guernica,
colpendo e distruggendo
l’inerme popolazione civile.
Il coro di voci sul finale prende
spunto da “Nascendo quotidie
morimur” di Seneca,
reinterpretato e cantato nel
morire quotidiano di tutte le
giovani vite che da sempre in
ogni conflitto sono le prime
vittime innocenti. Nell’altro
brano, “Via la morte”, il canto
diviene danza contro il buio che
a volte offusca la mente e ci
porta a vivere nel vuoto di una
stanza interiore dove i pensieri
divengono pietre, ed è così
che usciti dal buio ci si ritrova
nel vortice di una danza, in
braccio alla vita, alla luce, che
se bastasse a volte danzare
per uscire dall’oscurità
sarebbe un miracolo! Ma l’arte
ha in sé infinite possibilità.
Come la vita».
In una canzone di qualche
anno fa, “Nord Est Sacrifice”,
recitava, alla fine, «Cerco
solo un riparo e una nuova
speranza». Com’è cambiata,
nel nostro territorio, la ricerca
di speranza?
«La speranza sembra non
esserci più, ed è così se
continuiamo a considerare tale
speranza come qualcosa al di
fuori della nostra responsabilità.
Ogni speranza deve essere
protetta e coltivata come
la rosa di un giardino, a noi
non resta che essere bravi
giardinieri, custodi delle nostre
speranze e consapevoli che
esse devono essere condivise
per divenire importanti, per
ritrovare in loro il senso della
bellezza».
Che relazione c’è, se c’è,
tra la musica e la speranza?
«Sto lavorando in questi giorni
assieme a Stefano Florio alla
registrazione del mio nuovo
album e il tutto nasce da un
forte sentimento di speranza.
Arrivi così a interpretare i
sentimenti più profondi, a
conoscere la differenza che
passa tra un accordo maggiore
ed uno in minore, tra la gioia
ed il pianto, senza giusto
o sbagliato, senza bene o
male, considerando le umane
sensazioni come uno spazio
sacro e divino da rispettare,
contemplare e conoscere».
Dove vede speranza oggi?
«Nell’essere umano che in sé
conserva ancora lo splendore
della bellezza, al di fuori d’ogni
ideologia».
�
Margherita Scarello
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edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
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edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture
Le Mostre del Festival
La paura e la speranza. I colori delle emozioni
mostra di illustrazioni per l’infanzia
azioni concrete per costruire speranza
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dal 15 aprile al 20 maggio
Centro Culturale San Paolo, Viale Ferrarin, 30 – Vicenza
da martedì a domenica: 9:00-12:00/15:30-19:00 (chiuso il lunedì)
 al mattino solo per gruppi e scolaresche su prenotazione
schede dei laboratori didattici sul sito
dal 24 maggio al 10 giugno
Palazzo Cordellina, Biblioteca Bertoliana, Contrà Riale 12 -Vicenza
da martedì a domenica 10:00-18:00 (chiuso il lunedì)
Sabastiya. I frutti della storia
e la memoria di Giovanni Battista
Un progetto di archeologia, conservazione e comunità locale
in Palestina
mostra fotografico-documentale curata da Carla Benelli
Loggia del Capitaniato, Piazza dei Signori – Vicenza
dal 18 al 27 maggio 2012
 inaugurazione: sabato 19 maggio - ore 17:00
organizzazione: Ufficio Diocesano Pellegrinaggi, Vicenza
Di chi avrò timore? (Sal 27,1)
Dare volto alle paure, per plasmare speranza.
Esposizione di opere di artisti contemporanei della ceramica
ViArt – Palazzo del Monte di Pietà, Contrà del Monte, 13 - Vicenza
dal 18 maggio al 10 giugno 2012
martedì, giovedì, sabato e domenica 10:00-12:30/15:00-19:00
mercoledì e venerdì 15:00-19:00 (chiuso il lunedì)
 inaugurazione: venerdì 18 maggio 2012
organizzazione: Museo Civico della Ceramica di Nove, Comune di Nove,
in collaborazione con: Vi.Art; con il sostegno: Credito Valtellinese
Dal buio alla luce 2011-2012
Esposizione manufatti ideati nel laboratorio espressivo a cura della sezione
didattica delle Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari
Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, Ctr. S. Corona, 25 – Vicenza
dal 24 al 27 maggio 2012, tutti i giorni 10:00-18:00
 in collaborazione con: Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari
Sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza
La Terra santa: deserto, giardino e città
La bellezza insperabile di una terra assetata di pace
Stamperia d’Arte Busato - Contrà Porta Santa Lucia, 38 - Vicenza
0444.513525 - [email protected] - www.stamperiadartebusato.it
mostra di opere di pittura sacra di Giustina De Toni
Complesso Monumentale di San Silvestro, Contrà S. Silvestro - Vicenza
dal 18 al 27 maggio 2012
da lunedì a sabato 16:00-19:00; domenica 10:00-19:00
 inaugurazione: venerdì 18 maggio alle ore 18:30
con il patrocinio di: Comune di Vicenza, Provincia di Vicenza, Regione
Veneto, AXA Associazione di artisti per l’arte sacra, UCAI
La culla della vita. Storie di speranza
da Mosè alla “culla per la vita”
percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11 anni),
animatori, educatori, insegnanti e genitori
Istituto Palazzolo in Santa Chiara, Contrà Burci, 14 – Vicenza
dal 24 al 27 maggio 2012, 9:00-12:00/15:00-18:00
 visita e laboratorio didattico
su prenotazione al nr 338 6335350 (max 30 partecipanti)
dal 24 al 27 maggio: orario di inizio: 9:30, 14:30, 17:00
In collaborazione con: Movimento Per la Vita di Vicenza, Istituto
Palazzolo in Santa Chiara, Vicenza, con il sostegno di:
CSV Centro Servizi per il Volontariato, Vicenza
Madri. All’origine del coraggio
mostra opere pittoriche ispirate alle donne dell’Antico Testamento
espone: Lorella Cecchini
Oratorio del Gonfalone, Contrà Canneti - Vicenza
dal 24 al 27 maggio 2012, 10:00-13:00/15:00-18:00
 Durante i giorni della mostra l’artista sarà disponibile per
accompagnare il pubblico alla visione delle opere.
Non abbiate paura. Dal buio alla luce
rassegna d’arte di pittura e scultura di artisti aderenti all’U.C.A.I. (Unione
Cattolica Artisti Italiani) Vicenza “Fra’ Claudio Granzotto”
Chiesa di Araceli - Coro delle Monache, Piazza Araceli, 1 - Vicenza
dal 18 al 27 maggio 2012
ven. 18, sab. 19, ven. 25 e sab. 26 maggio: 10:00-12:00/15:00-19:00
dom. 20 e dom. 27 maggio: 15:00-18:30
o
rganizz.: Gisa Cola, Maria Teresa Bollin, Franco Mastrovita, Franco Vianello
Dai libri al Libro
mostra sui codici biblici conservati nella Biblioteca Capitolare
Palazzo delle Opere Sociali, Piazza Duomo, 2 - Vicenza
dal 24 al 27 maggio, 9:00-12:30/15:00-18:30
 organizzazione: Associazione “Il deserto fiorirà”, Verona
Biblioteca Capitolare, Piazza Duomo, 19 – Verona
dal 18 al 20 maggio 2012
ven. 18: 17:00-19:00; sab. 19: 8:30-13:00/15:00-20:00; dom. 20: 8:30-12:30
 inaugurazione: venerdì 18 maggio - ore 17:00
in collaborazione con: Diocesi di Verona
Codex Vitae
Maria, speranza per l’umanità
Mostra fotografica
Da noi, di generazione in generazione,
trova posto l’arte e la cultura.
C’è posto anche per te!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo (C.Cantici 8,7)
Installazione-esposizione dell’artista Anna Moro Lin, pittrice
Palazzo delle Opere Sociali, Piazza Duomo, 2 - Vicenza
dall’11 maggio al 2 giugno 2012, 9:00-12:30/15:00-18:30
 in collaborazione con: Patriarcato di Venezia
Caron Vetrate Artistiche di Piero e Mattia Modolo, Creazzo (VI)
(progetto di ricerca per la conservazione)
La via Crucis: via del dolore che si apre
alla luce della Resurrezione.
Paolino Rangoni - Mistero Pasquale
esposizione iconografica a cura della Scuola iconografica Solov’ev di
Padova e maestri iconografi del Veneto
Oratorio P. Frassati - Parrocchia S. Croce, Via Don D. Mantiero - Bassano d.G.
Dal 18 al 20 maggio 2012
venerdì 18 maggio: 15:00-19:00
sabato 19 e domenica 20 maggio: 09:00-12:00/15:00-19:00
 visite guidate su prenotazione al nr. 0424 567149
sabato 19 maggio 2012 - ore 10:00 e ore 16:00 (durata 2h circa)
Gocce di speranza in un mondo di paure
mostra pittorica
esposizione dei lavori realizzati dai ragazzi del Vicariato dalla
5a elementare alla 2a media per il concorso sul tema del Festival
Museo Diocesano, Piazza Duomo, 12 – Vicenza
dall’8 maggio al 14 giugno 2012
da martedì a domenica: 10:00-13:00/14:00-18:00
 inaugurazione: martedì 8 maggio 2012 - ore 18:00
Pieve di Chiampo, Via Pieve, 170 – Chiampo
dal 24 maggio al 27 maggio 2012
da giov. a sab. 16:00-18:00, dom. 8:00-12:00/16:00-18:00
 premiazione del concorso: domenica 27 maggio 2012, ore 16:00
il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it
53
Media partner
VICENZA CORSO PALLADIO, 106 – TEL 0444 322711
PADOVA VIA SAN FERMO, 40 – TEL9-05-2012
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17:12:01
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Casa Circondariale “San Pio X”
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Chiesa di Cristo, Vicenza
Chiesa Medodista, Vicenza
Città Nuova
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Fotoclub "Il punto focale"
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Gruppo Scout Vicenza 11 Agesci
Gruppo Teatrale S. Giorgio, Costabissara
Ipab, Vicenza
IPSSCT "Da Schio"
Istituto Palazzolo in Santa Chiara
Istituto Paritario "Farina"
Istituto San Gaetano
La Piccionaia I Carrara - Teatro stab. innovazione
Liceo Scientifico “G.B. Quadri”
Missionari Saveriani
Movimento dei Focolari
Movimento per la Vita
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Parrocchia di S. Marco
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Parrocchia di S. Michele ai servi
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PIME Pontificio Istituto Missioni Estere
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