Supplemento allegato a “La Voce dei Berici” - n. 20 del 20 maggio 2012 VICENZA - VERONA - BASSANO DEL GRAPPA - NOVE - VALDAGNO - SCHIO - BROGLIANO - LONIGO - ARZIGNANO - CHIAMPO - MONTECCHIO MAGG. - DUEVILLE - MAROLA - PIAZZOLA SUL BRENTA La parola ai protagonisti interviste e approfondimenti edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Il senso di un evento culturale e spirituale di primaria grandezza Cresciamo insieme Da 150 anni vicino al territorio. Una banca semplice che guarda con fiducia al futuro. Portare sulle strade la luce della Parola per far germogliare una speranza nuova Se la sfiducia e l’angoscia rischiano di mettere la ganasce alla nostra vita, imprigionando i nostri passi, il versetto evangelico e l’icona scelta per l’edizione del Festival Biblico 2012 ci danno l’occasione di attraversarle, affrontandone tutta la drammaticità ma aprendoci alla speranza. Il versetto – «Perché avete paura?» – ci rimanda al racconto dell’evangelista Marco della tempesta sedata (Mc 4,35-40). La tempesta, gli sconvolgimenti fanno parte della vita; e non ci sono solo tempeste e sconvolgimenti esteriori, quelli interiori a volte sono più terrificanti. E capita, come i discepoli su quella barca, di sentirci abbandonati al potere di quelle onde minacciose, privi di sostegno: Gesù, annota l’evangelista, «se ne stava a poppa, e dormiva». Questo Dio, che dorme sulla barca nella tempesta, ci dice che dobbiamo confidare nella sua presenza: lui ha il potere di placare il mare. E ci suggerisce che dobbiamo anche imparare a “dormire” nella tempesta. L’icona scelta per il Festival biblico risale alla seconda metà del XI secolo e si trova nel chiostro del monastero di Santo Domingo di Silos, a Burgos, in Spagna, e rappresenta Gesù, il Risorto, accanto ai due discepoli di Emmaus, tristi e delusi: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele» (Luca 24,21). Insomma, tutto finito: ci eravamo illusi. E pare di leggere tante storie di sempre: abbiamo investito tanto, forse tutto; abbiamo combattuto, lottato. Finito, torniamo a casa, disincantati. Ebbene, Gesù, «da sconosciuto» (i due discepoli non lo riconoscono) si affianca a noi. Non lo vediamo, non lo riconosciamo, ma è qui, ci accompagna sul cammino buio e desolato, “spiegandoci” le Scritture. È quello che si propone da sempre il Festival: proiettare sulle nostre strade la luce della Parola, che possa far germogliare sulle vicende, talvolta travagliate, della nostra vita una speranza nuova. È la sfida, l’impegno che la Chiesa di Vicenza e la Società San Paolo rilanciamo con il Festival Biblico. Un’occasione, poi, in questo 2012, per la Chiesa di Vicenza di attuare – attraverso una forma originale – il mandato della “nuova evangelizzazione”, al centro del prossimo Sinodo dei vescovi; per la Società San Paolo, alle soglie della celebrazione del centenario di fondazione (19142014), di rinnovare la missione evangelizzatrice attraverso il carisma proprio dato alla Chiesa e al mondo attraverso l’intuizione del Fondatore, il Beato don Giacomo Alberione: portare la Parola nella cultura della comunicazione con la comunicazione. Il Festival biblico è diventato un evento culturale (e spirituale) di prima grandezza. Un’avventura che intende sottrarre le Sacre Scritture da una sorta di monopolio logistico, portandole nelle strade dove le donne e gli uomini vivono. Indagando sui luoghi delle nostre paure e delle nostre angosce, la Bibbia ci aiuterà a scandagliare e a rintracciare la forza della speranza, aprendo là dove altre parole chiudono, costruendo ponti là dove si innalzano muri e barriere, dando libertà là dove altre parole producono schiavitù. Grazie, anche, al Festival biblico, l’amara constatazione dello scrittore Paul Claudel – «I cattolici hanno un grande rispetto per la Bibbia e questo rispetto lo dimostrano standone il più lontano possibile» – ha davvero i giorni contati. Mons. Beniamino Pizziol Vescovo di Vicenza Don Vicenzo Marras Superiore S. Paolo 3 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Una pubblicazione per approfondire un tema sempre attuale Raccontare le paure e le speranze delle donne e degli uomini di oggi Il pensiero si favita quotidiana Da oltre 40 anni Avvenire condivide con i lettori valori e idee. E un pensiero alto che trova forza e coerenza anche nella vita di ogni giorno. Con i giovani, con la famiglia, con i grandi valori del paese, Avvenire è davvero il pensiero che si fa vita quotidiana. Insieme. Ogni giorno. La ricchezza e la drammaticità dell’umanità (quella di ieri come quella di oggi) possono essere colte e lette attraverso le paure e le speranze che abitano i giorni di ogni persona. Si tratta di un intreccio inestricabile in cui un elemento rimanda all’altro e viceversa. Si può addirittura immaginare la storia personale come una continua lotta tra queste due condizioni il cui esito dipende, fondamentalmente, dalle radici che sorreggono la speranza in ciascuno. La domanda profonda che va al cuore stesso della vicenda umana e dell’intera comunità è infatti quanto solida e fondata sia la propria speranza, il suo fondamento è tale da poter affrontare ogni tipo di paura? L’edizione 2012 del Festival Biblico indica la Speranza dalle scritture come la risposta capace di dare a ogni donna e uomo una reale prospettiva di futuro non intaccabile da alcuna paura. Ieri, oggi e domani. Questa pubblicazione ha lo scopo di aiutare il lettore a cogliere le ricchezze e le profondità che il filone tematico dell’ottava edizione offre. È il segno concreto di come il nostro settimanale ha scelto, anche quest’anno, di proseguire la partnership con il Festival Biblico nella convinzione che esso rappresenti uno spazio privilegiato, un’agorà moderna per parlare con le donne e gli uomini di oggi e condividere così speranze e inquietudini. L’approccio complessivo ha l’ambizione di mettere a disposizione degli approfondimenti la cui validità e utilità va oltre la singola edizione del festival. Lauro Paoletto Indice � � � � � � � � � � � � � � � � P. Ermes Ronchi, Perché avete paura? Duccio Demetrio, Le parole della speranza Antonella Anghinoni, La voce di Dio ci parla P. Francesco Rossi De Gasperis, Il futuro della Nuova Alleanza Antonella Anghinoni, Riscoprire il potere della narrazione Zygmunt Bauman, Una condizione di interregno Andrea Riccardi, No al linguaggio violento P. Bartolomeo Sorge, Vigilia di una stagione di speranza cristiana D. Antonio Sciortino, Rinnovare l’apertura al mondo Ernesto Olivero, Solo chi riconosce il proprio limite diventa grande Abdulah Sidran, Pluralismo e diritti universali Sr. Rita Giaretta, La donna non è solo corpo D. Sergio Sala, Scampia e il desiderio possibile P. Stefano De Luca, Magdala ovvero il libro della storia Roberto Vecchioni, Riconoscere i colori del buio Luca Bassanese, Storie di umane paure e inaffondabili speranze pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. 7 9 13 15 19 21 23 25 29 31 35 39 41 45 47 49 Supplemento a La Voce dei Berici n. 20 del 20 maggio 2012 - Dir. Resp.: Lauro Paoletto - Stampa: Mediagraf Spa (Noventa Pad.) La Fondazione Cariverona, persona giuridica privata senza fine di lucro, persegue scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico assicurando l'equilibrata destinazione delle risorse con preferenza ai settori a maggior rilevanza sociale scelti ogni triennio dal Consiglio Generale. La Fondazione eroga contributi ad enti e organismi non profit attivi nei settori della ricerca scientifica, dell'istruzione e formazione, dell'arte, della conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, della salute pubblica e dell'assistenza alle categorie sociali deboli. www.fondazionecariverona.org edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture «Non temere» è il buongiorno del Padre alle nostre giornate Perché avete paura? Dio all’opera negli interstizi della storia di Ermes Ronchi* A scorrere il Vangelo si resta sorpresi dal fatto che non ricorre mai la parola ‘speranza’. Non ricorre la parola, perché c’è la realtà; non c’è la corda tesa verso il futuro perché il futuro è già presente: è Gesù, racconto della speranza fatta carne e sangue e sogno. Secondo una bella definizione di Tommaso d’Aquino “la speranza è il presente del futuro”. Così è Gesù, anticipo del volto ultimo dell’uomo, collaudo della pienezza sognata. ‘Non temere! Non avere paura’. Sulla bocca di Dio, di Gesù, di profeti, di donne, di re, di mendicanti per centinaia di volte nella Bibbia (qualcuno dice per 365 volte, una per ogni giorno dell’anno) questa parola ci raggiunge, quasi fosse il ‘buongiorno’ di Dio. Ad ogni nostro risveglio, ad ogni inizio di giornata, come nostro pane quotidiano. Perché avete paura? Sono mille i motivi, e validi. Ma il primo perché della paura risale al giardino dell’Eden: Adamo ed Eva udirono il rumore dei passi del Signore e si nascosero in mezzo agli alberi. Ma il Signore chiamò l’uomo: Adamo, dove sei? Rispose: Ho udito la tua voce, ho avuto paura, perché sono nudo e mi sono nascosto (Gen 3, 8-10). La paura entra nel mondo e non lo lascerà più. Entra non come figlia della nudità, come vorrebbe Adamo, ma di un’altra madre. Adamo si nasconde perché è spaventato. E chi lo spaventa è Dio. La paura di Dio è la paura delle paure. La peggiore di tutte, quella da cui tutte le altre discendono. Ed è causata da un peccato di fede, da una mancanza di fiducia. Nella sua radice, il peccato originale non racconta la semplice trasgressione a un divieto, ma lo stravolgimento del volto di Dio indotto dal serpente: vi ha dato mille alberi, è vero, ma vi ha negato il meglio; ha paura di voi, è geloso, vi ha proibito la cosa più importante. Non fidatevi. Sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare, perché poi ci sbagliamo su tutto, sulla storia, sull’uomo, su noi stessi, sul bene e sul male, sulla vita... Dal volto temibile di Dio discende il cuore impaurito di Adamo: entrambi Gesù è venuto a riempire di sole. E ha insegnato di nuovo a sperare, come fiducia spera. La speranza nella Bibbia. Sperare in ebraico si dice qiwwah; speranza è un termine connesso con qaw, che indica la corda dei muratori, dei costruttori di case e di città. Sperare evoca, nel background biblico, una corda tesa verso, il tendere a..., l’a-tendere qualcosa o qualcuno. La speranza è come una corda tesa tra due abissi, il mio presente che tende ad un futuro. 7 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Nel libro di Giosuè, qaw indica inoltre la corda di filo scarlatto appesa alla finestra di Rahab, la prostituta di Gerico che ha salvato gli esploratori ebrei, e quella corda salverà lei e la sua famiglia nel giorno dello sterminio. La speranza è una cordicella di filo scarlatto, appesa al balcone della mia vita, alla quale mi aggrappo, perché so che il capo del filo rosso della storia è saldamente nelle mani di Dio. E Dio salva, questo è il suo nome. Speranza è coltivare nel presente un buon futuro. Coltivare tutte le condizioni di fecondità delle vite e degli spiriti. Nella Bibbia la speranza è virtù umile e drammatica. Sorge al cuore del peggio, interviene con piccole cose e occhi profondi. Come nella vicenda di Elia, quando nel deserto si arrende e vuole morire (1Re 19,3-8), ma una carezza lo sveglia: è un angelo con un orcio d’acqua e un pane. Quasi niente, eppure pane acqua e una mano che nutre e che scuote, bastano a restituire il futuro. Ed Elia va per quaranta giorni, sulle sue gambe, non sulle ali di miracoli, si tende la sua corda fino al monte di Dio. Come ad Agar scacciata nel deserto: sta per morire di sete con il suo bambino, si allontana dietro un cespuglio per non assistere allo strazio dell’agonia del bimbo ed ecco: Dio le aprì gli occhi ed ella vide un 8 pozzo d’acqua. Dio non crea qualcosa, apre gli occhi, era già lì l’acqua e lei non riusciva a vederla. Quando tutto sembra finito e che non ci sia più niente da sperare, lì, al cuore del dramma, qualcosa si apre: Dio non permette che ci arrendiamo, che gettiamo la spugna. La speranza sono i cinque ciottoli di torrente che Davide prepara per la sua fionda; è Giuditta che entra nel campo dei nemici armata solo di un velo di bellezza, agnellino in mezzo ai lupi (M. Marcolini). Dio è all’opera negli interstizi della storia. A scorrere il Vangelo si resta sorpresi dal fatto che non ricorre mai la parola ‘speranza’. Non ricorre la parola, perché c’è la realtà; non c’è la corda tesa verso il futuro perché il futuro è già presente: è Gesù, racconto della speranza fatta carne e sangue e sogno. Secondo una bella definizione di Tommaso d’Aquino “la speranza è il presente del futuro”. Così è Gesù, anticipo del volto ultimo dell’uomo, collaudo della pienezza sognata. Conclusioni La speranza è la testarda fiducia che la vita ha senso, il suo senso è positivo, questo senso è per sempre; è la testarda fiducia che io e tu, nonostante tutte le smentite, stiamo percorrendo un cammino di salvezza. Che alla fine “tutto sarà bene” (Giuliana di Norwich). Questo mondo porta un altro mondo nel ventre. Se io lo credo, non è per i segni che riesco a scorgere nella cronaca spesso sanguinosa dei giorni, non per una analisi della situazione, ma perché Dio si è impegnato e il capo della cordicella rossa della storia è saldo nelle sue mani. Nei cataloghi delle virtù della cultura pagana la speranza non è mai compresa nell’elenco. Si tratta di un indizio rivelatore: la speranza è una virtù prettamente teologale, il suo fondamento è in Dio. La speranza si costruisce con la perseverante fiducia: fiducia in Dio, negli altri, in me stesso, nel mondo. E seguendo le tre regole dell’umano educare: non avere paura, non fare paura, liberare dalla paura. Perché ogni singola esistenza sia noviziato della comune speranza: “Basta che un solo uomo sogni, perché un’intera stirpe puzzi di farfalle! Basta che solo uno sussurri d’aver visto l’arcobaleno di notte perché perfino il fango abbia gli occhi rilucenti!” (Manuel Scorza). *Ermes Ronchi è frate Servo di Maria. Friulano, si è formato negli studi teologici a Roma e a Parigi. Vive a Milano dove dirige il Centro culturale fondato da David Turoldo, Corsia dei Servi. Autore di numerosi testi di spiritualità scrive per giornali e riviste, commenta il Vangelo settimanalmente su Rai1 nella rubrica A Sua immagine. edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Tra quotidianità e ricerca di senso Le parole della speranza che abitano le nostre esistenze di Duccio Demetrio* Le speranze umane oscillano tra grandi valori e meschinità quotidiane; tra sogni di vita fino all’ultimo, od oltre, e l’anelito disperato a porvi fine. La speranza è un contenitore di altre parole: fiducia, attesa, desiderio, aspettativa, illusione, progetto, possibilità, promessa. C’è una differenza tra attendere e sperare: quando attendiamo dobbiamo munirci di pazienza, mentre quando speriamo navighiamo nell’incertezza, in un’oscurità dentro la quale però una luce insiste a non spegnersi. La speranza si attua nel fare il passo successivo Karl Barth La speranza abita le nostre vite, anche quando sembra averci abbandonato. Nella tensione vitale che sa generare e riaccendere in noi, il desiderio del giorno che ancora non si è palesato ci aspetta. Con la speranza, chi sa aspettare non conta i minuti perduti. Li accoglie come un dono inatteso. Ci vengono incontro, poi, le grandi speranze della fede. Una salda fede lo è. Frequentiamo i difficili sentieri della speranza affinché un mondo meno afflitto e devastato dalla guerra, dall’ingiustizia, dalla violenza, dalla fame, dalla tirannia possa un giorno non più tramontare. Ci offriamo e abbandoniamo alla speranza perché non riusciamo a convincerci che la morte, nostra e degli altri, ce ne privi per sempre. La speranza è una lotta giusta, e non solo un antidoto, contro l’abbandono all’angoscia, all’effimero, al superfluo. È trovare l’amore dove sembrava ormai ingoiato e abbruttito dal male. È - laddove la fede ci manchi - un invito ad incontrarla a mezza strada. È ricerca della verità, senza pretendere che questa venga a trovarci una volta per tutte; è bellezza invisibile e gratitudine verso la meraviglia di esistere. È difesa della bellezza oltraggiata, della terra, delle forme create dagli uomini. Sperare è credere che l’educazione non sia finita. È assistere al nascere di quanto nasce mai uguale a prima. Sperare è accogliere il cambiamento fecondo dentro di noi che la speranza alimenta. È scoprire che, nel venir meno di ogni speranza un altro uomo, un’altra donna, spereranno al nostro posto. Un termine denso e sfuggente La parola speranza, come molte altre, possiede senz’altro una sua particolare e interessante “densità”. Sia quando si presenti ambivalente, ambigua, relativa; sia quando ce ne avvaliamo sostituendola, e non sempre in modo appropriato, con parole ad essa affini. Ciascuno, poi, se ne serve a seconda dell’educazione ricevuta, della sua esperienza, dei significati personali o più generali che le attribuisce. Ad esempio, di solito, la impieghiamo attribuendole significati positivi. Tuttavia, non è sempre questo il suo solo senso. Dipende da come ce ne avvaliamo, in ragione di specifici scopi e circostanze. Va dunque sempre contestualizzata. Infatti, per un verso, l’utilizziamo con l’auspicio che qualcosa di buono, di utile o vantaggioso ci accada o si adempia, se intenzionalmente perseguito, in un prossimo futuro. Per l’altro, ci auguriamo invece di poter evitare una disgrazia, di essere risparmiati da una malattia o di non soffrire. 9 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Per lo meno troppo. Il nostro sperare si confronta con attese che riguardano pertanto il bene e il benessere o l’essere risparmiati dal male e da malesseri di ogni sorte. Guardiamo così al futuro, necessariamente sperando: ora con apprensione, ora con una gioia che auspichiamo non venga tradita dalla sfortuna o da un nostro errore. Se la speranza di un criminale è di farla franca; quella di una persona onesta è che l’ingiustizia non abbia il sopravvento. C’è chi spera di poter essere amato e chi spera di non essere più il destinatario di una passione. Chi desidera un figlio e chi trema alla sola idea di metterlo al mondo. Le speranze umane oscillano tra grandi valori e meschinità quotidiane; tra sogni di vita fino all’ultimo, od oltre, e l’anelito disperato a porvi fine. Lasperanza è un contenitore di altre parole: fiducia, attesa, desiderio, aspettativa, illusione, auspicio, progetto, possibilità, promessa… Si tratta di sinonimi che ne sostanziano e specificano il senso. C’è una differenza tra attendere e sperare: quando attendiamo dobbiamo munirci tutt’al più di pazienza, mentre quando speriamo navighiamo nell’incertezza, in un’oscurità dentro la quale però una luce insiste a non spegnersi. Ma il motivo della speranza, per fortuna, non sorregge e rende meno grame soltanto le nostre vite individuali, il nostro avvenire 10 privato. La parola possiede una sua storia antica, importante, nobile, sublime dotata di una sua sacralità sia religiosa che laica. Una metafora esistenziale e un annuncio per tutti Nel 1923, il filosofo tedesco Ernst Bloch, l’autore del celebre libro “Il principio speranza”, scriveva la raccolta di saggi “Attraverso il deserto”. Dedicato ai simboli dell’esodo degli ebrei dall’Egitto verso la terra promessa e inoltre al tema del cammino, delle tracce umane lasciate su sabbie ingrate e aspre. Destinate a scomparire al primo colpo di vento.È questa una immagine e una grande metafora universale. È un simbolo che riguarda credenti e increduli, ogni animo pensoso. Nessuno dovrebbe trascurarla, poiché messe in disparte attese domestiche e egoistiche, ci sollecita a considerazioni di più ampio respiro. Essa descrive con efficacia quell’andare incerto verso l’ignoto (come singoli, ma anche come umanità tutta) e, nondimeno il percepirsi sospinti, trascinati da un desiderio inestinguibile. Di assoluto, di altre verità: non riducibili alle contingenze, alle seppur più legittime aspirazioni mondane. Quando, lungo il viaggio, non venendo meno la paura di arrendersi, di sbagliare strada, comunque la determinazione ad arrivare sia più tenace di ogni tentazione al cedimento. Quando il dubbio, l’incertezza, l’insicurezza diventano parte integrante di una speranza che si rende “principio di vita”. Quali siano le difficoltà, gli scoramenti, le false piste seguite. La terra di Canaan vagheggiata, per quel popolo in fuga rappresentava lo spirito dell’utopia. Ancora secondo edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Bloch, la forma più alta del bisogno umano di sperare. Perché l’utopia (letteralmente, il luogo che ancora non ci è dato conoscere), in quanto tale, ha da essere indefinito. Appartiene a motivi sia religiosi che filosofici quali il mistero di esistere, la lontananza, l’irraggiungibile, il miraggio. La speranza, per la tradizione evocata, a differenza di quella greca, non viene concepita in quanto “ultima” ed estrema dea. In nostro soccorso dinanzi al pericolo, alla perdita, alla sconfitta. È questa la speranza di Ulisse. Secondo il noto racconto mitico, questa risorsa e attitudine preziosa venne salvata dalla regina Pandora. La quale, aprendo incautamente uno scrigno proibito, fece volar via tutte le cose buone della vita, tranne una: Elpis. La virtù che ci permette di riuscire a continuare a credere e ad avere fiducia, dinanzi alle avversità. Il mito estendeva a tutti il senso salvifico della speranza, rendendolo planetario. Ma con una differenza importante. Poiché, per l’ebraismo, e poi per il cristianesimo, la speranza si presenta piuttosto nella nuova cultura umanistica come la prima, e non l’ultima, forza ispiratrice del nostro essere e agire. Ne ha scritto Enzo Bianchi: “Il cristiano trova in Cristo la propria speranza, cioè il senso ultimo che illumina tutte le realtà e le relazioni… La vittoria di Cristo sulla morte diviene la speranza del credente che il male e la morte, in tutte le forme in cui si possono presentare all’uomo, non hanno l’ultima parola”.1 Sperare, in questa accezione, equivale a scoprire il senso della stessa vita, purché si accetti di andare avanti ed oltre ogni avversità. “È la speranza - prosegue Enzo Bianchi- che tiene l’uomo in cammino, in posizione eretta, lo rende capace del futuro”.2 Per il credente, la terra di Canaan, costituisce il filo conduttore della sua esistenza. Non soltanto un feliceapprodo terreno. Un successo perseguito. Per il non- credente è il “non ancora”, che rende sopportabile ogni nostro giorno, che lo alimenta di un’aspettativa in grado di oltrepassare i disagi contingenti: nella tensione verso il bene, la giustizia, la solidarietà. Per tutti questa terra, se accolta nella sua profetica inaccessibilità, rappresenta l’uscita dalle tribolazioni del tempo, costituisce il fine ultimo verso il quale ci dirigiamo. Mai esonerati dal dovere, gli uni, di rendere conto a Dio e al prossimo nostro delle proprie scelte e responsabilità; gli altri, soltanto a se stessi e ai propri simili. Fortunato è chi crede, e per questo l’umiltà dovrebbe animarlo, 1. E. Bianchi, Le parole della spiritualità. Per un lessico della vita interiore. Rcs, Milano, 1999, p.163. 2. Ivi il desiderio di incontrarsi con chi non lo comprenda. Mosso dalla saggezza di Emile Cioran: quando affermò che: “l’incredulo è abitato da profondità non meno abissali di quante ne abbia chi creda.” Solamente per costoro la speranza coincide con l’éschaton3: non in quanto fine assoluta, dissolvimento nel nulla, vanità di ogni esistenza e cosa. La speranza escatologica è il poter vedere Dio, faccia a faccia, nell’estinguersi del tempo, ma anche nel poter scoprire la fisionomia di Gesù, se non del Cristo, in chi soffre, domanda di noi, in ogni momento del nostro presente. La fine quindi, non è cessazione della speranza. È, piuttosto, il fine e l’inizio di ogni nostro giorno, costruito per chi verrà. Quando l’affrontiamo in attesa dei volti della donna e dell’uomo che ci appariranno ad una svolta imprevista, che mai avevamo sperato.4 *Duccio Demetrio è professore ordinario di filosofia dell’educazione all’Università degli studi di Milano Bicocca e fondatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e dell’Accademia del silenzio. Tra i suoi saggi più recenti: L’interiorità maschile (2010); La religiosità degli increduli (2011); Perché amiamo scrivere (2011); Scrivere il silenzio (2012). 3. Su questi aspetti, il libro importante di S.Natoli, Il crollo del mondo. Apocalisse ed escatologia. Morcelliana, Brescia, 2009. 4. Mi sono soffermato su questi temi in: P. Sequeri, D. Demetrio, Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Lindau edizioni, Torino, 2012. 11 CORSI DI CUCINA ENOGASTRONOMIA Ente ACLI Istruzione Professionale Agenzia Servizi Formativi della provincia di Vicenza ■ ■ ■ ■ ■ Cucina di base Cucina avanzato Cucina di pesce Pane e pizza Pizzaiolo di base 32 ore 32 ore 15 ore 12 ore 40 ore ■ ■ ■ ■ Enologia Degustazione vini Barman tecniche di base Enogastronomia 40 ore 15 ore 30 ore 32 ore ■ ■ ■ ■ ■ Pasticceria di base Pasticceria avanzato Pasticceria da forno Dessert al piatto Dolci al cucchiaio 15 ore 24 ore 12 ore 12 ore 12 ore Corso per il rilascio e il rinnovo del libretto sanitario 3 ore Sede dei corSi e iScrizioni: VICENZA - Via Napoli, 11 Tel. 0444 541905 - Fax 0444 545233 - [email protected] BASSANO DEL GRAPPA - Via C. Colombo, 94 Tel. 0424 227030 - Fax 0424 228338 - [email protected] CORSI DI QUALIFICA A RICONOSCIMENTO 600 ore (300 ore aula/lab. - 300 ore stage) ■ Aiuto Cuoco - Cuoco ■ Addetto alla panificazione e alla pizzeria ■ Addetto alla contabilità e alla ammistrazione del personale ■ Addetto alla contabilità gestionale ■ Disegnatore CAD CORSI DI SICUREZZA ■ Addetto al primo soccorso ■ Addetto alla prevenzione incendi rischio basso, medio, alto ■ Addetto e responsabile dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori - 28 ore ■ Rilascio e rinnovo libretto formativo per addetti produzione e vendita sostanze alimentari inForMAzioni deTTAGLiATe SUi corSi: www.enaip.veneto.it [email protected] numero Verde da tel. fisso: 800409409 STAMPA OFFSET - ROTO OFFSET oggi anche STAMPA DIGITALE Monterotondo (ROMA) Noventa Padovana (PADOVA) www.mediagrafspa.it edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture La forza della Parola secondo la pastora evangelica Lidia Maggi La voce di Dio ci parla attraverso le storie delle persone Speranza è, tra i tanti rumori di oggi, poter ascoltare la voce di Dio, che non ci parla dall’alto aprendo i cieli, ma attraverso le storie che ci sono state consegnate nella Scrittura da generazioni di persone che Lo hanno invocato e hanno parlato e discusso con Lui. Lidia Maggi, nella scorsa edizione del Festival Biblico La Bibbia ci parla della paura? «Sì. La Bibbia parla di tutto ciò che riguarda la vita vera dell’essere umano, il quale, tra i vari stati d’animo, prova anche paura. E la Scrittura la descrive con un linguaggio che la affronta al cento per cento». La pastora evangelica Lidia Maggi parla di una Scrittura che è dentro le vicende umane. Cita il Salmo 22 (di cui Gesù crocifisso gridò l’incipit: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”) perché contiene espressioni che descrivono quasi “un’anatomia” della paura: “Il cuore mi si scioglie nelle viscere… Sono come acqua che si sparge… Le mie ossa sono slogate… Sono come di cera…”. «È interessante notare che il salmista non chiede a Dio di liberarlo dalle cause che generano la paura, ma di non abbandonarlo – spiga la pastora -. Nella paura, nella malattia, nel dolore… abbiamo bisogno di essere confortati, di sapere di non essere lasciati soli, ma di avere qualcuno vicino. Nel Salmo, questo qualcuno è Dio». La Scrittura racconta tipi differenti di paura? «Narra soprattutto la paura dei deboli di essere lasciati soli e che il loro grido non venga accolto. La Scrittura è anche la storia dei perdenti, i quali pensano che la loro vita non venga presa in considerazione. In effetti, questo accade nella storia normale, ma nella storia di Dio no. La Sua è la storia delle vittime». E poi? «Poi c’è la paura dei potenti, ai quali è data la responsabilità di ascoltare il grido del più debole. È interessante notare che nella Scrittura essi si condannano da soli, non hanno bisogno che lo faccia Dio. Sono condotti all’auto-giudizio attraverso un linguaggio parabolico. Si pensi al comportamento di Davide con Uria. Il profeta Natan gli racconta la storia della pecorella sottratta all’uomo povero dal ricco che la uccide per far festa con l’ospite di passaggio. Alla fine Davide reagisce dicendo: “Chi ha fatto questo, deve pagare”. E il profeta gli dice: “Quell’uomo sei tu”. A quel punto Davide si rende conto di ciò che ha fatto, ma si è auto-giudicato. 13 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Dio mette il profetismo come controcanto al potere. Il profetismo nasce nella monarchia. È il movimento che, quando c’è il potere, ha il compito di vigilare affinché quel potere non diventi abuso». E c’è anche il timore di Dio. «È una paura “sana”, raccontata in vari modi. Per esempio, attraverso il cinismo dell’Ecclesiaste: “Le tue parole siano caute perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra”. Qui, il timor di Dio è un richiamo a fare i conti con la distanza tra l’uomo e Dio: la paura di guardare Dio in volto, perché nel vederlo si rischia di farsene una raffigurazione e di diventare un idolatra; la paura di nominarne il nome, perché nel farlo lo si vuole possedere. Il timore di Dio è la consapevolezza che quando Egli agisce in noi e ci chiama, è esigente, per cui nasce il senso di inadeguatezza. Questo è un tema che riguarda tutti i grandi chiamati da Dio. Da Mosè (“Chi sono io per andare contro il faraone”) a Maria (“Ma come possono accadere queste cose in me?”)». La speranza può essere una risposta positiva alla paura? «Certo. Però dipende da quale punto di vista si guarda la storia. Lo schiavo a cui è ipotizzata la libertà, si apre alla speranza di vedere cambiata la propria situazione. Invece il benestante, cioè chi è 14 in una situazione di tranquillità e di pace, vive la speranza come desiderio che la sua condizione continui e non muti. Sono due aspetti della speranza in tensione tra loro. Da una parta, la speranza del cambiamento, del rovesciamento, dall’altra quella dell’immutabilità. Così è pure nella nostra vita. Ci sono momenti in cui speriamo di uscire dalla crisi, altri in cui vorremmo che la condizione di tranquillità, serenità e benessere non ci venisse sottratta». È possibile passare dalle parole di speranza alla speranza della Parola? «Oggi usiamo le parole superficiali e per ottenere definizioni ricorriamo a Google o Wikipedia. Invece la Parola di Dio è profonda come una spada, perché non si limita a descrivere una realtà, ma pretende di cambiarla. La Parola è narrazione e si dispiega su tempi lunghi, mentre noi vorremmo tutto e subito. Di qui il rischio di pensare che le storie raccontate nella Bibbia le abbiamo già percorse e le conosciamo già, perché per noi tutto ciò che è ripetizione è già stato. Inoltre, non abbiamo più voglia di stare in una Parola così complessa, ma vorremmo semplificare tutto. Uno dei maggiori problemi è proprio il fatto di dover lavorare con categorie come i tempi lunghi, la disciplina, la complessità… Noi vorremmo ridurre in pillole la sapienza di una Parola di Dio che invece è poliedrica e complessa. Allora la speranza della Parola di Dio è una speranza chenasce dal renderci conto che tutti questi aspetti che ci rendono più difficile l’approccio alla Scrittura, in realtà sono la sua forza, perché impediscono di farne un’idolo, di poterla definire e coglierla in una frase, di poterla ridurre a uno slogan… Allora la speranza è, tra i tanti rumori di oggi, poter ascoltare la voce di Dio, che non ci parla dall’alto aprendo i cieli, ma attraverso le storie che ci sono state consegnate nella Scrittura da generazioni di persone che hanno parlato e discusso con Lui». � Luca de Marzi edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Rossi De Gasperis: «Se c’è una storia Santa, c’è una geografia della Terra Santa» Il futuro della Nuova Alleanza è l’apertura all’accoglienza Riscoprendo il vero senso della Nuova Alleanza, oggi Israele dovrebbe essere terra di pace. Il gesuita padre Francesco Rossi De Gasperis non si stanca di indicare questa via di salvezza maturata alla luce di anni di studi biblici. Un messaggio che diffonde anche attraverso un nuovo orientamento dato ai pellegrinaggi in Terra Santa. C’è una speranza per la Terra Santa. È questo il messaggio che padre Francesco Rossi De Gasperis ripete instancabilmente alla luce dei suoi oltre 35 anni di frequentazione di Israele. In questo tempo, oltre a tante altre cose, si è impegnato per favorire una riscoperta della lettura della Terra che sia “parallela” alla lettura del Libro. «Per vent’anni – spiega il gesuita –, con la dottoressa Antonella Carfagna abbiamo guidato in pellegrinaggio oltre duemila persone, proponendo esercizi spirituali di lettura della Bibbia attraverso la Terra, perché ogni storia presuppone una geografia. E se c’è una Storia Santa, c’è anche una geografia santa, una geografia della Terra Santa». la situazione dei palestinesi è veramente grave e tragica…». Un nuovo modo di essere pellegrini? «Mi ha sempre colpito il fatto che i cristiani in visita alla Terra Santa facciano le loro liturgie nei luoghi santi e ricordino la storia biblica, che molti si addentrino addirittura in riflessioni di archeologia (senza dubbio molto interessanti da un punto di vista, appunto, archeologico), ma che omettano completamente di chiedersi se questa Terra è santa anche oggi o no. Riducono tutto a una considerazione sul rispetto dei diritti umani e sul ruolo delle Nazioni Unite. Cosa importantissima, perché Ma…? «Ma – mi sono chiesto – è possibile che non ci sia un discorso teologico e cristiano sulla Terra Santa di oggi, con la sua situazione di oggi? E studiando per diversi anni questo problema sulla Bibbia, ho trovato una risposta». Quale? «Che la Nuova Alleanza comincia già nell’Antico Testamento, con Geremia e con l’esilio. Qui c’è una svolta per la storia di Israele, perché il frutto della Nuova Alleanza è l’apertura all’accoglienza. Però la situazione odierna, la 15 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture situazione politica di Israele, è quella di una chiusura. Israele erige muri entro cui chiudersi: ciò non mi sembra coerente con la Nuova Alleanza». Perciò, secondo lei, oggi Israele vive l’infedeltà alla Nuova Alleanza. Ma per noi cristiani, la Nuova Alleanza non si manifesta con Gesù, quindi con il Nuovo Testamento? «Gesù non ha aperto la Nuova Alleanza, ma, nella sua persona, l’ha portata al primo compimento. Quando, nell’ultima cena, parla di “nuova ed eterna alleanza”, la Nuova Alleanza esiste già dai tempi di Geremia. Istituendo l’Eucaristia, Gesù è come se dicesse: “Io porto a compimento oggi quello che voi vivete già da cinque secoli e mezzo”.In questo modo sottolinea l’importanza dell’apertura di Israele alle nazioni. Il Signore, infatti, ha seminato il suo popolo in mezzo alle nazioni per far conoscere il suo nome. E, in effetti, la diaspora degli ebrei nel mondo antico è stata la preparazione inconscia di tutto il percorso che poi troviamo descritto negli Atti degli Apostoli. Nei suoi viaggi, Paolo andava di sinagoga in sinagoga». Se Gesù porta a primo compimento la Nuova Alleanza… «… Il secondo compimento si avrà con la Parusia (il ritorno di Gesù sulla terra alla fine dei tempi n.d.r.), che ancora attendiamo». Torniamo alla speranza per la Terra Santa di oggi. «La speranza passa attraverso l’apertura di Israele alla Nuova Alleanza, che non è il ricostituirsi come Stato, perché Israele non è uno Stato come gli altri: è popolo di Dio. È come la Chiesa, che non è una nazione, ma la continuazione dell’Israele. E come la Chiesa è seminata in mezzo alle nazioni, così Israele non deve avere paura di perdere la propria identità santificando il nome del Signore in mezzo alle nazioni. Anzi, è così che diviene sé stessa Oggi, tutti abbiamo bisogno dell’Israele biblico (e l’Israele biblico ha bisogno di tutti). Questa è la speranza. La Terra Santa abitata solo da cristiani e musulmani, ma senza ebrei, non avrebbe senso». In questo cammino di consapevolezza, di che cosa dobbiamo avere paura? «Oggi dobbiamo temere i nazionalismi. Pensiamo alle recenti derive in Francia o al rifiuto manifestato nei mesi scorsi da tanti italiani verso chi fuggiva dal Nord Africa. Il nazionalismo fa paura proprio perché combatte l’unità del genere umano attorno al progetto di Dio. Perciò, attenzione: nessuna complicità con la passione per la nazione o per la colonizzazione! Gesù non ha inviato a conquistare nessuno! Come cristiani, in particolare, dobbiamo favorire tutto ciò che è accoglienza e comunione. La Chiesa non è movimento politico, ma può contribuire con una cultura dell’accoglienza, della carità, della fede, dell’unità del genere umano. L’amore del cristiano non può che essere destinato a tutti, perché è Gesù stesso che è venuto per tutti». � Luca de Marzi 16 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Antonella Anghinoni: «I giovani devono poter coltivare i propri sogni» Riscoprire il potere e la forza della narrazione della Bibbia Occorre riscoprire il potere e la forza della narrazione, del raccontare la Bibbia. La narrazione è un’esperienza dell’esistenza che stimola l’immaginazione trovando delle soluzioni. La Bibbia è una storia non un compendio di teologia, che ci aiuta a mettere in relazione passato - presente - futuro. La narrazione, in questo senso, é costruzione del sé e aiuta a dare forma al disordine delle esperienze. Per questo è così importante per i giovani «Per trasformare la paura in speranza è necessario fare un percorso. Innanzitutto occorre scoprire il potere della narrazione, quindi ricordare i propri sogni e infine trasformare la paura in speranza attraverso il dono di sé». È questo il suggerimento che la biblista Antonella Anghinoni ci propone quando le chiediamo come la Parola aiuta a vivere la speranza e in particolare cosa questo significa per i giovani. «La paura più grande dei giovani d’oggi - spiega - è quella del futuro, il timore di non avere delle possibilità specie per quanto concerne il mondo del lavoro. I giovani vivono la disillusione dei propri sogni e questo per una situazione reale di difficoltà, ma anche a causa di un bombardamento operato dai media che, il più delle volte, propongono una comunicazione di paura. L’altra paura che le giovani generazioni vivono è quella della solitudine. Come si affronta la paura? «Occorre riscoprire il potere e la forza della narrazione, del raccontare la Bibbia. Con questa operazione facciamo memoria delle nostre radici, ricordiamo come Dio salva. La narrazione è un’esperienza dell’esistenza che stimola l’immaginazione trovando delle soluzioni. Possiamo renderci conto che la paura è da sempre e non solo di questo tempo. La narrazione della Bibbia ci aiuta a sapere come ha reagito di fronte a queste paure Israele. La Bibbia è una storia non un compendio di teologia, che ci aiuta a mettere in relazione passato - presente - futuro. La narrazione, in questo senso, é costruzione del sé e, come diceva Umberto Eco, aiuta a dare forma al disordine delle esperienze. Per questo è così importante per i giovani». Di fronte alla paura, lo stato d’animo è spesso quello dell’inerme. Il rischio è la paralisi. Come si reagisce? «È fondamentale rendersi conto che questa è un’esperienza comune a tutti i tempi. Anche Israele, in più occasioni si è sentito piccolo. Abbiamo poi esempi come quelli di Davide contro Golia che ci indica che è normale sentirsi piccoli di fronte alle grandi paure ma, allo stesso tempo, che queste sono paure superabili. In tal senso ricordare quello che è già stato 19 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture fatto è molto importante: ci indica che altri si sono affidati». La Parola è dunque più forte della paura. Come farlo capire ai giovani? «La Parola crea situazione, narra la possibilità e offre uno sguardo di fiducia rispetto al tempo in cui si vive. La mia esperienza mi dice che questa narrazione funziona. I week end di spiritualità per giovani, per esempio, ai quali ho potuto partecipare, sono un esempio di come i giovani, quando sentono un testimone credibile, colgono che in lui non ci sono solo parole, ma che c’è vita vera, vissuta, che indica una strada. In tale prospettiva c’è bisogno di dare cittadinanza alle loro domande e in questo modo i giovani ti narreranno la loro vita. La responsabilità che abbiamo in questo tempo, come adulti, è quella di rinarrare la Bibbia perché questa sia percepita come vita. In questo compito, certo non aiuta una situazione di analfabetismo biblico che riscontriamo tanto nei giovani quanto negli adulti. È una situazione comune che notiamo anche in chi si dice credente e frequenta stabilmente la Chiesa. I giovani hanno inoltre bisogno di sentire accolti i loro sogni». È il secondo passaggio al quale si riferiva all’inizio. Cosa intende? «Una delle cose più gravi che 20 stanno avvenendo è di creare nei giovani la disillusione rispetto ai propri sogni. È necessario fare il contrario invece: far sentire loro che è fondamentale per il proprio futuro coltivarli. I grandi personaggi sono divenuti tali perché hanno dato vita al loro sogno. Gli adulti non possono e non devono spegnere questi sogni perché vuol dire tarpare le ali ai giovani. La narrazione ci aiuta anche in questa direzione: dobbiamo raccontare di sogni che sono stati realizzati da chi si è fidato di Dio. Questo crea entusiasmo, rafforza la fiducia in Dio: la Bibbia narra proprio sogni realizzati. I giovani ne sono capaci, sta a noi adulti permettere loro di farli crescere e di esprimerli». Ma ci si può educare al sogno? «Senza dubbio. Il confronto con la Parola fa sognare, ti trasforma e ti abilita al sogno grande per te stesso». Qual è stato il sogno di Gesù? «Il suo è stato quello di dare a ogni persona un’altra possibilità di vita e così salvare l’umanità. Con la sua vita Gesù ha mostrato questa nuova possibilità e come la vita donata abbia bisogno di essere ridonata». È l’ultimo passaggio. «Dopo il percorso di narrazione, di speranza e di ascolto del tuo sogno, la tua vita donata ha bisogno di essere ridonata: conquesto affidamento allora la paura sparisce. Con Gesù la paura se ne va». Cosa c’entra l’esperienza della comunità con la paura? «La paura è una tentazione e non può essere superata da soli. La Bibbia dice: “ricalca i gradini del saggio”. Ci invita a frequentare persone sagge che arricchiscono, così come la buona compagnia. La comunità cristiana dovrebbe essere la buona compagnia. A volte ci riesce, a volte no. L’invidia, la gelosia e il voler primeggiare non creano comunità. I discepoli di Emmaus erano insieme, litigavano ma camminavano insieme. A tale riguardo occorre educare al senso delle comunità, un grande lavoro da fare che riguarda tutti: laici, presbiteri, religiosi». � Lauro Paoletto edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Come decodificare la società liquida nell’analisi del sociologo Zygmunt Bauman Una condizione di interregno di cui non sappiamo la direzione Questa è l’entità veramente solida e forse immortale nell’altrimenti liquida, fragile e inaffidabile condizione umana. Ed è giusto così. Accanto al coraggio e alla determinazione, la speranza è la condizione necessaria per influenzare la forma delle cose che devono accadere. Dobbiamo ricordare che la storia che ci modella è un processo di cui noi diamo forma alla direzione e alla gamma delle opzioni che apre. L’epoca contemporanea è una sorta di interregno in cui domina l’incertezza. È questa la lettura che il sociologo polacco Zygmunt Bauman propone in questa intervista in cui indica la speranza come “l’entità veramente solida e forse immortale nell’altrimenti liquida, fragile e inaffidabile condizione umana”. Viviamo in un tempo complesso. Come è possibile decodificarlo e capire la direzione corretta da tenere? «Io sto seguendo un suggerimento di un secolo fa di Antonio Gramsci, il grande filosofo italiano scritto dalla sua prigione fascista: la difficoltà di “decodificare” la natura della società attuale deriva dalla sua condizione di interregno: sappiamo da dove ci stiamo muovendo, ma non conosciamo verso dove ci stiamo dirigendo… Impariamo ogni giorno che i modi esistenti, familiari e collaudati di comportarsi non funzionano più, ma quelli nuovi, capaci di sostituirli, non sono stati ancora creati o trovati – figuriamoci se sottoposti a prova e considerati efficaci. Nella condizione di interregno, può accadere qualsiasi cosa o quasi nulla può essere fatto con certezza di successo. Stiamo attraversando una crisi acuta di rappresentanza: il principale dubbio che ci accompagna non è tanto “cosa deve essere fatto”, ma “chi lo sta facendo”. Il potere (la possibilità di avere le cose fatte) e la politica (la possibilità di decidere quali cose devono essere fatte) una volta unite nello stato - nazione, si trovano ora in una condizione di separazione che le sta conducendo al divorzio. Invece di cooperare, sono divisi tra poteri (globali, sovranazionali) liberi dal controllo politico e Il sociologo polacco Zygmunt Bauman politica (locale, nazionale) in sofferenza per deficit di potere. Uno dei risultati di questo divorzio è lo stato di permanente incertezza. L’incertezza, a sua volta, è una serra di ansia e paura, che paralizza la nostra capacità di agire, e soprattutto la nostra capacità e il nostro volere di andare oltre la gestione delle crisi per costruire una forma alternativa di solidarietà umana, migliore dell’attuale perché tutelata dai capricci del destino. È come se viaggiassimo su un aereo senza pilota con il pilota automatico dotato di un software vecchio e non più efficace». 21 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Come possiamo aiutare le giovani generazioni a vivere un’epoca presente non facile da capire? «Questa è la preoccupazione maggiore. I giovani non sono stati preparati, dalle lezione di chi è più vecchio, al mondo in cui entrano. Sono cresciuti attendendosi un mondo in cui il livello raggiunto dai loro genitori dovrebbe essere solo il punto di partenza per i loro sforzi finalizzati a superare e a lasciarsi dietro gli standard di vita già raggiunti; hanno bisogno di affrontare una realtà che li costringe a difendere e ricreare il benessere che i loro genitori hanno raggiunto – un compito che loro considerano schiacciante ed eventualmente, fuori dalla loro portata. I lavori redditizi e la sicurezza della navigazione attraverso la vita, promesse a quanti acquisiscono le giuste credenziali educative sono in una disponibilità scandalosamente bassa. Hanno lavorato duramente per ottenere quelle credenziali – ma per non servirsene. Loro si confrontano con un mondo inospitale, noto per il fatto di ritirare le proprie promessee perminacciarli invece con un futuro che non possono prevedere e tanto meno controllare». La paura è molto presente specie in Occidente, nel mondo liquido contemporaneo. Quali sono i nomi della paura oggi? C’è qualche spazio per la speranza nella nostra società? «Ci sono molte ragioni per essere oggi impauriti – e per temere il futuro, invece di anticipare la realizzazione delle ambizioni e il premio per il duro lavoro. In ogni caso l’ostacolo, rappresentato dal fatto che non è facile individuare le cause delle ambizioni come sono state tratteggiate e gli sforzi che non sono riusciti ad avere il giusto premio, è solo ciò che ci si dovrebbe attendere in una condizione di interregno. Le paure sono perciò fluttuanti, alla ricerca, invano, di dove ancorarsi ma, per questa ragione, non meno disperate. La probabilità che siano situate in un posto sbagliato è dunque alta – mentre la probabilità che saranno affrontate di punto in bianco è bassa. Questo è il più spaventoso dei pericoli con il quale dobbiamo confrontarci. La speranza? Questa è l’entità veramente solida e forse immortale nell’altrimenti liquida, fragile e inaffidabile condizione umana. Ed è giusto così. Accanto al coraggio e alla determinazione, la speranza è la condizione necessaria per influenzare la forma delle cose che devono accadere. Dobbiamo ricordare che la storia che ci modella – le nostre capacità e le nostre aspettative – è un processo in cui noi diamo forma alla direzione e alla gamma delle opzioni che apre. Volenti o nolenti, consapevoli o meno, di proposito o per sbaglio». � Lauro Paoletto 22 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture «Pensare agli immigrati è pensare agli italiani»: parola del ministro Riccardi No al linguaggio violento Le parole possono essere armi «“Non abbiate paura”: un messaggio fortissimo, una bussola per l’uomo moderno, spaesato, in crisi. Giovanni Paolo II predicava la speranza, che gli veniva dal grande amore per il Vangelo. Aveva colto la complessa posizione dei cristiani: una grande apertura fondata su convinzioni che non si scuotono. Identità e dialogo, in risposta alla paura dell’ignoto». Partiamo da qui con il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, per parlare delle paure dell’uomo moderno e della speranza che lo sorregge. La paura dell’immigrato. È davvero ancora così sentita dalla gente, o è un po’ anche una strumentalizzazione politica? «La politica ha la grande responsabilità di garantire sicurezza per tutti, cittadini italiani e cittadini immigrati. Mentre non può cavalcare paure spesso ingiustificate e comunque non così diffuse. Siamo in una fase di passaggio cruciale, dall’emergenza all’integrazione. Gli italiani lo hanno capito, vedendo crescere i loro bambini nelle scuole di quartiere insieme ai figli degli immigrati e contando sull’aiuto di badanti straniere per i loro anziani. Pensare agli immigrati è in qualche modo pensare anche agli italiani. È pensare a uomini e donne che stanno già dando un contributo alla ripresa di un Paese in crisi. La politica deve fare tesoro di queste esperienze concrete, i media dovrebbero sottolinearne l’importanza. Invece, purtroppo, è proprio dall’informazione che a volte viene lo spaesamento. Quasi che nell’identificazione di una minaccia esterna e indistinta l’immigrazione come concetto astratto e slegato dalla realtà si cercasse la soluzione a tutti i nostri problemi. Le parole sono potenti. Possono far male. Non è indifferente il modo con cui lanciamo i nostri messaggi, né la direzione verso cui li indirizziamo. A tutti è richiesto il ripudio non solo della violenza, ma anche di un linguaggio violento contro altri gruppi etnici o religiosi. Perché le parole possono essere armi». L’altra grande paura di oggi, ovviamente è la crisi. Si può cominciare a pensarla come una speranza di sobrietà, di cambiamento di stile di vita? E gli 81 milioni di euro da voi stanziati per bambini e anziani sono un segno di speranza? «I momenti di crisi possono rappresentare un’opportunità, perché ci costringono a rivedere stili di vita dati per scontati, gerarchie e privilegi anacronistici. Si apre lo spazio della solidarietà, che non è una forma di elemosina da parte di chi è più fortunato, ma è condivisione partecipe. Il nostro intervento va nella direzione di riconoscere l’importanza della famiglia, il ruolo che svolge, e le difficoltà che vive. Perché è inutile continuare a parlare di rimodellamento del welfare senza riconoscere la famiglia come una delle grandi risorse del welfare. Abbiamo preferito tagliare le spese, il superfluo e la rappresentanza. Abbiamo voluto evitare le logiche dei finanziamenti a pioggia, vincolando gli 81 milioni a progetti specifici sugli asili nido e sull’assistenza domiciliare agli anziani. Questi fondi non sono moltissimi, ma sono la gran parte del budget del Dipartimento famiglia». Per la cooperazione, le difficoltà sono concrete, a cominciare dalle scarse risorse 23 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture economiche. Come facciamo, per esempio, a dare una speranza all’Africa? «Occorre tuttavia riflettere su come rimodulare l’aiuto pubblico dell’Italia allo sviluppo. Non ci si può limitare alla lamentela. Bisogna uscire dal deficit di idee. L’aiuto allo sviluppo non va considerato come un atto di carità, deve diventare un’opportunità di crescita anche per il sistema Paese. Pensiamo proprio all’Africa: è lì che si gioca il XXI secolo, è lì che sono le risorse, è lì che bisogna stare, insieme all’Europa. Non è un caso che Paesi emergenti come Cina, Corea e persino Turchia stiano investendo molto in Africa. È un continente con una notevole importanza strategica, anche dal punto di vista delle nostre politiche migratorie e per l’integrazione. Ci vuole un’intelligenza della realtà, maturata nella cultura, misurata sulle risorse, capace di unire forze diverse, per cogliere le possibilità di cooperare allo sviluppo, alla democrazia, alla pace e alla sicurezza. La cooperazione è un fondamento della politica estera di un Paese, la spia di come questo si rapporta a livello internazionale, ed è anche un aiuto alla stabilizzazione democratica e un contributo alla sicurezza». Si dice sempre che la speranza è nelle giovani generazioni. Il problema è che poi a queste giovani generazioni non 24 vengono dati gli strumenti per poter essere la speranza, basta guardare i dati sulla disoccupazione. «Parlare del futuro vuol dire parlare dei giovani. In Italia, quelli tra i 15 e i 29 anni sono pochi, pari a 9 milioni e mezzo (fonte Istat: 1 gennaio 2011), e sarebbero ancor meno, se non ci fosse una forte presenza immigrata. Dal punto di vista dell’educazione, che è indubbiamente “caratterizzante”, il loro tasso di partecipazione al sistema di istruzione e formazione è molto alto: nel 2009, l’81,8% dei giovanissimi era impegnato in percorsi di formazione e/o istruzione. Il problema inizia con la fascia di età tra i 20 e 30 anni, dove solo il 21,3% partecipa a una qualche offerta di formazione, mentre la media europea è più alta di 5 punti percentuali e la Germania arriva al 30%. Se poi passiamo alla sfera del lavoro, tocchiamo la nota più dolente. La disoccupazione, nella fascia d’età 15-24 anni, riguarda, nel 2011, il 29% del campione. In Italia, un giovane su tre, cerca lavoro e non lo trova. Al Sud, il dato è ancora più marcato e si arriva a uno su due. Non si tratta, come vediamo, semplicemente di mancanza di intraprendenza. Il problema vero è che la domanda di lavoro è bassa, indipendentemente dal fatto che si tratti di domanda di lavoro qualificato o meno. È qui, dunque, che occorre concentrarsi. Sfatando i miti, come quello secondo il quale nel mercato del lavoro i giovani e gli anziani sono alternativi, cioè in competizione, per cui gli anziani devono semplicemente “far largo ai giovani”. La ricerca economica dimostra che il lavoro dei vecchi e il lavoro dei giovani sono complementari come fattori di produzione di una società avanzata ricca come quelle italiana ed europea». La speranza è nella politica? Lei ha detto che i partiti sono decisivi per la democrazia. «I partiti sono fondamentali per la democrazia, sono i canali che dovrebbero favorire la continuità della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche, che non si esaurisce al momento delle votazioni. Un tempo i partiti costituivano una delle reti più efficaci che operavano nella nostra società, tenendola insieme. Ora sono in crisi. Al momento della formazione del governo Monti, mi sono permesso di suggerire ai partiti di utilizzare questa tregua, questa pausa di riflessione lontana dalle dirette responsabilità di governo, per mettere a fuoco il proprio ruolo e rifondarsi. Mi sembra anche che oggi il sistema politico soffra di un deficit di partecipazione e di un inaridimento di cultura politica. Credo sia interesse di tutti, in primo luogo dei partiti, tenere una linea di austerità e di intelligente uso delle risorse». � Romina Gobbo edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Per p. Bartolomeo Sorge nessuno può vivere senza fidarsi di qualcuno Vigilia di una ricca stagione di speranza cristiana Come insegna la storia, ogni volta che la Chiesa diventa ricca e potente, appesantita da onori e da privilegi, si affievolisce la fede, si raffredda la testimonianza e cresce la paura. Allora lo Spirito Santo, che guida la Chiesa, interviene, la purifica e la rinnova. È quanto è avvenuto ai nostri giorni con il Concilio Vaticano II. Ritroviamo dunque la fiducia nel Concilio se vogliamo vincere le paure che tuttora rallentano il rinnovamento della Chiesa. «L’uomo e Dio stanno insieme: quando l’uomo perde Dio perde sé stesso e quando ritrova sé stesso ritrova Dio». A parlare è padre Bartolomeo Sorge, gesuita, teologo e politologo, già direttore de La Civiltà Cattolica e di Aggiornamenti sociali, animatore instancabile del laicato cattolico italiano. Qui, secondo padre Sorge, è la radice della paura attuale che attanaglia gran parte dell’Occidente e del nostro Paese. «Infatti, la paura nasce quando viene meno la fiducia; quando invece ritorna la fiducia, la paura scompare. Nessuno può vivere di paura, senza fidarsi di qualcuno, senza una “fede”. Oggi abbiamo paura del futuro e del presente, perché abbiamo perduto la fiducia gli uni negli altri e la fede in Dio. Ma così non possiamo più vivere. Per questo ritengo che oggi, avendo l’eccezionale crisi di sfiducia già toccato il fondo, un’attenta lettura dei «segni dei tempi» ci dice che siamo alla vigilia di una nuova stagione di speranza e di fede più matura». Come valuta il clima di paura che sta vivendo il Paese? «Il clima dominante è di paura non solo a causa della crisi economica che rende incerto il futuro, ma anche perché sono venuti meno quei valori fondamentali che soli sono in grado di mantenere viva la fiducia. Il bambino vive sereno e senza paura, perché ha fiducia nella mamma. Lo studente si prepara con ottimismo al domani, perché si fida di quanto gli insegna il professore. L’infermo vince la paura della malattia, perché crede a quanto gli dice e gli prescrive il medico. Insomma, «credere» e «avere fede» è il primo modo con cui la persona umana impara: è la cosiddetta «conoscenza del cuore». La «conoscenza razionale» viene dopo e completa la conoscenza per fede. Ciò è vero non solo sul piano religioso, ma anche nella vita sociale. Ecco perché, ogni volta che viene meno la fiducia negli altri, ritorna la paura. Senza fiducia non reggono i rapporti sociali; entra in crisi il rapporto tra il cittadino e la politica, tra il popolo e le istituzioni democratiche; non c’è convivenza civile». Questo però è il tempo delle nuove tecnologie e dello sviluppo scientifico. Perché questi non sono sufficienti per ritrovare la fiducia? «Pesa la crisi di tante promesse fallite, nelle quali il mondo aveva creduto in seguito alla diffusione delle ideologie di massa. Il comunismo aveva prospettato un sogno di libertà e di eguaglianza, ma quella speranza si è rivelata fallace. Parimenti il capitalismo finanziario prometteva uno sviluppo illimitato, ma ci ha delusi con il dissesto mondiale a cui ha portato. La nostra dunque è una generazione di uomini e di donne delusi e tristi. Come potremmo porre la fiducia nei nuovi strumenti scientifici e tecnici, i quali hanno già dimostrato che, accanto a vantaggi straordinari, sono in 25 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture grado di produrre distruzione e morte? Anche la scienza e la tecnica, come le ideologie, dopo aver generato fiducia, finiscono col fare paura. Questa fragilità contribuisce a condurre l’uomo alla riscoperta della fede in Dio, la sola in grado di fargli ritrovare sé stesso e di far rinascere la fiducia sia nei rapporti sociali, sianell’uso responsabile delle nuove tecnologie». In tale contesto l’Italia vive l’inverno demografico. Che relazione c’è con il clima di paura che viviamo? «L’inverno demografico è, nello stesso tempo, effetto e causa della paura. «Effetto», perché il sentimento di paura frena la natalità e impedisce alla famiglia di crescere e di svilupparsi normalmente. «Causa», perché – a sua volta – la diminuzione di natalità priva la società di energie nuove, spegne le speranze di cambiamento e di rinnovamento, fa aumentare la sfiducia nel futuro. In una parola: la paura alimenta la crisi demografica, la quale, a sua volta, alimenta la paura». Anche la Chiesa sembra sperimentare in alcuni frangenti la stessa paura. Perché? «La Chiesa cammina con il mondo e ne condivide le speranze e le angosce. Non deve stupire, perciò, se alla generale crisi di fiducia del nostro tempo corrisponde una crisi di fede nei credenti. Anche nella comunità cristiana serpeggia un senso di smarrimento e di paura. Del resto, non è la prima volta.Già gli apostoli mancarono di fiducia ed ebbero paura, quando un giorno si trovarono in balìa delle onde. Gesù, da un lato, li rincuora: «Coraggio, sono io, non abbiate paura»; ma, dall’altro, non manca di rimproverare Pietro per la sua paura: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Perciò, più che farsi prendere dal panico, atteggiarsi a vittima e chiudersi sulla difensiva, oggi è necessario che la Chiesa si apra a una rinnovata speranza. Da un lato, riconosca umilmente la propria fragilità e i propri errori, impegnandosi nella necessaria purificazione; dall’altro, rinnovi la fede in Cristo presente e affronti con coraggio le sfide e le prove. Come insegna la storia, ogni volta che la Chiesa diventa ricca e potente, appesantita da onori e da privilegi, si affievolisce la fede, si raffredda la testimonianza e cresce la paura. Allora lo Spirito Santo, che guida la Chiesa, interviene, la purifica e la rinnova. È quanto è avvenuto ai nostri giorni con il Concilio Vaticano II. Ritroviamo dunque la fiducia nel Concilio se vogliamo vincere le paure che tuttora rallentano il rinnovamento della Chiesa. È il messaggio di speranza che viene anche dalla mia conversazione con Aldo Maria Valli, «Oltre le mura del Tempio» (ed. Paoline)». In conclusione: in questa situazione qual è lo spazio per il cristiano? «Il cristiano è l’uomo dei tempi difficili. Gesù ha detto: «Voi siete la luce del mondo». Ora, la luce risplende nella tenebra. Il cristiano, quindi, è fatto soprattutto per i tempi bui. E anche se la nostra luce è flebile o siamo pochi, non dobbiamo temere, perché non è mai accaduto che il buio abbia mai spento un solo, per quanto piccolo, raggio di luce». E padre Sorge di cosa ha paura? «Se guardo a me, ho una paura terribile e i problemi più semplici mi appaiono montagne invalicabili. Se invece guardo il Signore, e mi dimentico di me, sperimento la verità di quanto Lui ha detto: se avrete fede, anche piccola come un granello di senapa, le montagne si sposteranno!». � Lauro Paoletto NuoviVeneti_90x98_giovane_Layout 1 23/04/12 10.33 Pagina 1 CONDIVIDIAMO SOGNI PER TRASFORMARLI IN PROGETTI. SOLO COSI` COSTRUIAMO UN NUOVO FUTURO. NUOVI VENETI. Il mensile che dà voce a una società in movimento. C’è un volto della nostra società che fi no ad oggi non ha fatto notizia. NUOVI VENETI è la voce del dialogo, dell’innovazione e dell’accoglienza, che fi nalmente ha uno spazio per farsi sentire. OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE, IN OMAGGIO CON IL CORRIERE DEL VENETO. 26 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Il programma di eventi a Vicenza 6 - spettacoli SABATO 19 MAGGIO 1 - Conversazione ore 9-12:30 - 15:30-18 ISSR S. Maria Monte Berico � Passi che trasformano, pellegrinare oltre la notte verso l’Alba AIM dà Energia ai valori AIM: da oltre 100 anni al servizio della Comunità Giornata di studio sui pellegrinaggi partecipano: Francesco Asti, Pontificia Facoltà teologica Italia Meridionale Giorgio Cracco, Università di Torino Giorgio Otranto, Università di Bari Sabino Chialà, monaco di Bose presiede: Giovanni Perrella modera: Giovanni Battista Sandonà 2 - Conversazione ore 9:00-13:00 Ridotto Teatro Comunale di Vicenza 3 - meditazione ore 16:00 Chiesa di San Giuliano � dal racconto biblico alla realtà di Scampia: quali semi di speranza? Intervengono: Annalisa Guida, teologa Sergio Sala sj, gesuita Centro “Hurtado” Scampia (NA) 8 - spettacoli ore 18:00 Oratorio del Gonfalone � Livio Neresini DOMENICA 20 MAGGIO � con la partecipazione straordinaria di Piccolo Mondo coro di bambini della scuola Pertini 9 - spettacoli MARTEDÌ 22 MAGGIO 10 - Conversazione Religioni in dialogo. Partecipano: da Israele: Helen Gottstein, israeliana; Hanan Abu Dalu, palestinese; Seren Ghattas, siriana dagli Stati Uniti: Russel G. Pearce, ebreo; Amy Uelmen, cattolica; Mikal Saahir, Imam Nur-Allah Islamic Center Indianapolis (testimonianza videoregistrata) modera: Roberto Catalano, Movimento dei Focolari La paura delle diversità e il racconto delle speranze partecipano: Vincenzo Balestra, psichiatra Bepi De Marzi, compositore e poeta Ilvo Diamanti, sociologo modera: Francesco D’Angella, Studio APS MIlano ore 15:00-18:00 Chiesa di Santa Caterina Al tirà (non temere) La grande assemblea di Sichem: giovani e scelte di vita relatori: Raimondo Sinibaldi, Nico Dal Molin, Simone Zonato, Carlo Presotto, Andrea Guglielmi, Andrea Peruffo � ore 21:00 Teatro Comunale Liberi di volare Un recital per raccontare la missione con il Gruppo Teatrale Giovani Saveriani, Salerno Tra paure e Speranza: la scommessa del dialogo � � Il mondo canta per Scampia Canti del mondo con il Gruppo corale Cantamilmondo diretto da Catherine Robin ore 20:45 Sala Chiostri di S. Corona 5 - Conversazione � La paura delle folle da parte dei sommi sacerdoti e anziani (Mt 21,23-46) Pregare, meditare, cantare per e con gli ospiti delle residenze Ipab. coordinatore dei figuranti volontari: Ilario Dal Brun; direttore del Coro S.A.L.V.I.: Camillo ore 10:30 Palazzo delle Opere Sociali La speranza e il conforto nella musica di Handel Concerto: Coro Andrea Palladio & Orchestra barocca Archicembalo Ensamble diretti dal Maestro Enrico Zanovello, con la partecipazione e i commenti di Bepi De Marzi, musicista ore 16:00 Palazzo delle Opere Sociali Paura e speranza: scene dal Nuovo Testamento 4 - Conversazione � In spe contra spem 7 - Conversazione Dal Vangelo di Marco Giornata dell’Essere Educatore Partecipa: Andrea Porcarelli, Univ. di Padova ore 16:00 Chiesa di San Giuliano � Sono forse io il custode di mio fratello? (Gen 4,9) MERCOLEDÌ 23 MAGGIO 11 - arti visive ore 18:30 Museo Diocesano � Esegesi e arte: la crocifissione nel Vangelo di Giovanni conferenza nell’ambito della mostra di Paolino Rangoni relatori: Francesco Gasparini, Dir. Museo Diocesano Alberto Vela, biblista il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it I edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture 12 - Conversazione � 18 - meditazione ore 20:45 Palazzo Cordellina della Biblioteca Bertoliana ore 18:00 Conservatorio “A. Pedrollo” Il Gioiello di Vicenza e la funzione propiziatoria degli ex voto L’attesa del futuro Presentazione del libro di Piero Pazzi “Gli ex voto della Madonna dello Scarpello nelle Bocche di Cattaro” partecipano: Piero Pazzi, studioso Romano Concato, vincitore conc. “Il Gioiello di Vicenza” Davide Fiore, studioso 13 - Conversazione ore 21:00 Chiesa di San Giorgio Martire � Perché avete paura? L’Aids e i 20 anni di Casa Speranza Drammatizzazione della Parola. Seminario di studi Produzione e ricerca dei testi: Angiolina Pasini, Gabriella Ionizzato, Anna Rombini, allieve del Master “Antropologia e Bibbia”, Univ. di Verona Voci recitanti: Eleonora Masini, Cesare Creazza Esecuzione e improvvisazione dei brani docenti del Conservatorio: Cristina Mantese (canto artistico), Patrizia Boniolo (arpa), Giovanni M.Cecchin (violoncello), Steno Boesso (fagotto), Guido Facchin (percussioni) Docenti e allievi del Dipartimento di Musica indiana: Nuria Sala Grau (danza indiana contemporanea) Marco Colle (Kol) Incontro di meditazione e riflessione partecipa: Leonardo Lenzi, teologo interventi musicali: Quartetto d’archi “San Lazzaro 19 - Lectio Magistralis invisibili” ore 21:00 Chiesa Cattedrale 14 - Conversazione ore 21:00 Istituto Saveriano Missioni Estere � � � La speranza dalle Scritture: magistero di Parola e di testimonianza di Carlo Maria Martini Serata inaugurale dell’ottava edizione con: Enzo Bianchi, monaco e priore della Comunità di Bose Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera Vita e pensiero del fondatore dei Missionari Saveriani relatore: Angelo Manfredi, vicario gen.Diocesi di Lodi letture brani: Franca Grimaldi interventi musicali: Quartetto Quartini 15 - animazioni VENERDÌ 25 MAGGIO ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara � percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori inizio: 9:30, 14:30, 17:00 prenotazione al nr. 338 6335350 � ore 16:00 Ist. Culturale scienze sociali “Nicolò Rezzara” Quale speranza per la democrazia in Italia? tavola rotonda con: Francesco Crivellaro, docente Giuseppe Dal Ferro, direttore Ist. “Rezzara” Alessandra Moretti, vice Sindaco di Vicenza 17 - Lectio Magistralis ore 17:00 Palazzo delle Opere Sociali � 21 - animazioni ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara � La culla della vita. Storie di speranza Prospettiva storica e archeologica. La Basilica attraverso il tempo. Introduce: Mordechay Lewy, ambasciatore dello stato di Israele presso la Santa Sede relatore: Dan Bahat, archeologo 22 - arti visive � ore 8:30-13:00 Oratorio Congregazione S. Filippo Neri Galleria di ritrovamenti e scoperte nelle terre bibliche Città, opere, monumenti emersi nell’ultimo anno di ricerche e studi archeologici, storici, geografici, epigrafici, topografici relatori: Barbara Liussi, Stefano De Luca, Mario Fales, Francesco Rossi de Gasperis, introduce i lavori: Raimondo Sinibaldi, Uff. Dioc. Pellegrinaggi il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it � Paura e speranza nelle icone di Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari 24 - arti visive 29 - Conversazione ore 15:30 Sala Stucchi di Palazzo Trissino � dal racconto biblico alla lettura della realtà con: Jürgen Humburg, Funzionario Sezione Protezione UNHCR (Alto Commiss. Nazioni Unite per i Rifugiati) Cristina Simonelli, teologa ore 10:00 Aula Magna Liceo Scientifico “G.B. Quadri” 30 - Conversazione Dead Man Walking - The journey continue ore 16:30 Palazzo delle Opere Sociali incontro con studenti scuole superiori partecipa: sister Helen Prejean, religiosa, autrice del libro “Dead Man Walking” ore 11:00 Chiesa Evangelica Metodista � Minicorso per conoscere la Bibbia (3 incontri) 1a lezione: conoscere il testo del Primo Libro di Samuele relatore: William Jourdan, chiesa metodista di Vicenza ore 11:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari � Voglio adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista (Mc 6,25) La presenza dei cristiani in Pakistan tra paura e speranza testimonianze di: Felix Qaiser, giornalista pakistano cattolico rifugiato in Italia Bernardo Cervellera, direttore Asia News modera: Giorgio Bernardelli, Mondo e Missione 31 - Conversazione ore 16:30 Spazio Incontri Piazza Biade � Le paure che ci abitano Incontro con l’autore Angelo Casati, sacerdote Introduce: Andrea Peruffo, psicologo 32 - Lectio Magistralis Oltre la paura, una testimonianza di verità lettura teologica dell’icona di San Giovanni Battista angelo del deserto con sei scene della vita Lidia Maggi, biblista (commento biblico) Dario Vivian, teologo (lettura teologica dell’icona) ore 17:00 Chiesa di San Gaetano � La paura e la speranza nei Libri Sapienziali relatore: Luca Mazzinghi, biblista 33 - Conversazione � Storie di violenza e di paura: il sacrificio sospeso (Gen 22) racconto biblico con aperitivo finale a cura di: Lidia Maggi, pastora battista interventi musicali: Allievi del corso di fiati del Conservatorio Musicale “A. Pedrollo”, Vicenza 28 - Conversazione � La fede a caro prezzo Il primo libro di Samuele 26 - arti visive � Rifugiati: dalla paura alla speranza visita guidata alla collezione di icone con particolare riferimento al tema del Festival ore 12:30 Spazio Incontri Piazza Biade inizio: 9:30, 14:30, 17:00 su prenotazione al nr 338 6335350 � ore 10:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari 27 - APERITIVO BIBLICO preghiera del mattino - animazione: Comunità monastica Piccola Famiglia della risurrezione, Marango (VE) percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori Il Santo Sepolcro II ore 9:00 Chiesa di Santo Stefano Donne: dalla paura alla fede La culla della vita. Storie di speranza 16 - Conversazione 20 - meditazione 23 - arti visive 25 - Conversazione Paura, resilience e martirio in San Guido M. Conforti GIOVEDÌ 24 MAGGIO edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture ore 18:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari � Poesia, paura e speranza a 20 anni dall’assedio di Sarajevo incontro con l’autore Abdulah Sidran, poeta bosniaco modera: Piero Del Giudice, giornalista 34 - Conversazione ore 18:00 Spazio Incontri Piazza Biade � Donne e fede, fra paura e speranza � ore 15:00-19:00 Oratorio Congregazione S. Filippo Neri Il Gesù storico e il tema del Festival Biblico Ricerche, aggiornamenti e connessioni sulla figura storica di Gesù di Nazaret relatori: Romano Penna, Silvio Barbaglia, introduce e modera i lavori: Raimondo Sinibaldi, direttore Ufficio Diocesano Pellegrinaggi Tre voci a confronto Eugenia Bonetti, suora missionaria della Consolata Marina Corradi, giornalista Armando Matteo, teologo e scrittore modera: Roberto Righetto, capored. cultura Avvenire 35 - arti visive ore 18:30 Museo Diocesano � Esegesi e arte: la Risurrezione conferenza nell’ambito della mostra di Paolino Rangoni relatori: Francesco Gasparini, direttore del Museo Diocesano, Alberto Vela, biblista il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it III edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture 36 - Lectio Magistralis ore 18:30 Palazzo delle Opere Sociali � La paura e la speranza: pensieri e percorsi per l’uomo d’oggi dialogo-intervista con Gian Carlo Maria Bregantini, vescovo di Campobasso-Bojano modera: Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire 37 - arti visive ore 20:30 Palazzo delle Opere Sociali � Dead Man Walking - The journey continue incontro dibattito con proiezione del film partecipa: sister Helen Prejean, religiosa e autrice del libro “Dead Man Walking” 38 - Conversazione ore 20:30 Spazio Incontri Piazza Biade � 43 - ANIMAZIONI ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara � percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori inizio: 9:30, 14:30, 17:00 su prenotazione al nr. 338 6335350 dalle 10:00 alle 19:00 Parco Querini � La grande speranza del piccolo Davide Spettacoli, laboratori didattici, stand espositivi e... concerto finale Attività di pittura con scatoloni e palloncini Laboratori didattici animati da Anita Liotto, Elena Marconato e Federica Pilastro 45 - ARTI visive 50 - Conversazione ore 11:00 Spazio Incontri Piazza Biade La culla della vita. Storie di speranza 44 - FESTA per bambini e famiglie edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture � Biblioteca vivente: dove i libri da leggere sono persone in carne ed ossa 51 - APERITIVO BIBLICO ore 12:30 Spazio Incontri Piazza Biade 52 - animazioni visita guidata alla collezione di icone con particolare riferimento al tema del Festival Dio sopravvive nei dettagli: il cibo e la parola in un luogo difficile. Meditazione esperienziale con pranzo organizzato dai detenuti del Carcere San Pio X per chi “sta fuori”. Ospite d’onore: la Bibbia introduzione biblica: Matteo Menini 40 - spettacoli � ore 21:00 Cortile delle Suore Orsoline scm La ragazza olandese Recital su Hetty Hillesum con gli attori Paola Rossi, Anna Novello, Lucia Ferraro, Valentina Rocco, regia di Carlo Presotto SABATO 26 MAGGIO 41 - ARTI VISIVE � ore 10:30 Palazzo delle Opere Sociali ore 11:00 Chiesa Evangelica Metodista Minicorso per conoscere la Bibbia (3 incontri) 2a lezione: presentazione figure bibliche di Davide e Golia relatore: Antonella Anghinoni, biblista ore 8:30-13:00 Oratorio Congregazione S. Filippo Neri Simposio sulle terre bibliche ore 11:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari 42 - MEDITAZIONE ore 9:00 Chiesa di Santo Stefano � Donne: dalla paura alla fede preghiera del mattino, animazione: Comunità monastica Piccola Famiglia della risurrezione, Marango (VE) IV � Il primo libro di Samuele 48 - arti visive La parola agli esperti. Esperienze, progetti, percorsi, libri, solidarietà. Intervengono: Massimo Pazzini, Martino Signoretto, Riccardo Lufrani, Paolo Giulietti, Frédéric Manns, Romano Penna, Giuseppe Caffulli, Nandino Capovilla, Giuseppe Bellia, Luigi Dal Lago, Giacomo Viali Modera: Raimondo Sinibaldi, Uff. Dioc. Pellegrinaggi � � Disse Gesù: Togliete la pietra! (Gv 11,39) Oltre la morte una testimonianza di vita lettura teologica dell’icona della Resurrezione di Lazzaro Lidia Maggi, biblista, commento biblico Dario Vivian, teologo, lettura teologica dell’icona 49 - spettacoli ore 11:00 Parco Querini � 53 - Conversazione ore 15:00 Oratorio Congregazione San Filippo Neri � Finale del Concorso musicale promosso da “FuoriClasse” ed ENAIP Veneto con presentazione del CD della Noi Vicenza “Parliamo di NOI” Ospite musicale: Giovanna Lubjan 60 - Lectio Magistralis ore 17:00 Chiesa di San Gaetano � La paura nella preghiera dei Salmi relatore Bruna Costacurta, biblista � 61 - Conversazione ore 17:00 Spazio Incontri Piazza Biade � La scelta del dialogo � Breviario filosofico per comunicare meglio partecipano Adriano Fabris, Università di Pisa Antonio Da Re, Università di Padova modera: Ugo Sartorio, dir. Messaggero di S. Antonio 62 - spettacoli � Puzza di lupo ore 18:00 Albergo Cittadino spettacolo per attore e burattini interpreti Massimo Sappia e Franca Perini regia Franca Perini, armon. musicale Francesco Lo Giudice Rappresentazione itinerante tra i luoghi senza dimora a cura degli ospiti dell’Albergo Cittadino di Vicenza 55 - INCONTRO CON L’AUTORE ore 15:30 Spazio Incontri Piazza Biade � Beatitudini per tutti Una collana di libri in dialogo all’insegna della speranza con: Duccio Demetrio, filosofo Ezio Quarantelli, direttore editoriale Edizioni Lindau The Frozen Boy 56 - animazioni Narrazione-spettacolo con interpreti Guido Sgardoli, narratore e autore del libro omonimo Pino Costalunga, attore ore 15:30 Piazza dei Signori il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it � Dal silenzio... alla musica! La prospettiva teologica e biblica. Cristo morto e risorto, la speranza non delude (Rm e 1Pt) relatore Giuseppe Bellia, biblista ore 15:00 Parco Querini � Requiem et magnificat concerto con Coro e orchestra del Conservatorio Musicale “A. Pedrollo” di Vicenza diretti dal M° Claudio Martignon ore 16:00 Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza Il Santo Sepolcro 54 - spettacoli ore 16:00 Chiesa dei SS Felice e Fortunato 59 - spettacoli Avanzi di galera Decodificare il mondo in cui viviamo interviene Zygmunt Bauman, sociologo intervistato da Riccardo Mazzeo, Centro St. Erickson 47 - Conversazione � racconto biblico con aperitivo finale a cura di: Lidia Maggi, pastora battista interventi musicali: Allievi del corso di fiati Conservatorio Musicale “A. Pedrollo”, Vicenza ore 13:15 Sala Opere Parrocchiali San Lazzaro 46 - Lectio Magistralis 58 - spettacoli Storie di violenza e di paura: una pagina di terrore (Gdc, 19) Paura e speranza nelle icone di Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari La tentazione della paura relatore Silvano Petrosino, filosofo Univ. Catt. Milano introduce: Paolo Vidali, filosofo � Dalla paura, verso la speranza Presentazione del libro con l’autore Vincenzo Ceruso, scrittore introduce: Simone Zonato, sociologo ore 21:00 Chiesa di San Gaetano ore 15:30 Chiesa di San Vincenzo Esercizi di dialogo sulle “realtà ultime” partecipano: Francesco Brancato, teologo Duccio Demetrio, filosofo modera: Aldo Maria Valli, giornalista ore 10:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari � 57 - animazioni Incontrarsi alla fine A mani nude. La vita e la morte di don Pino Puglisi 39 - Lectio Magistralis � � Timori e speranze di ieri, oggi e domani Laboratorio di danze ebraiche a cura di: Terra di danza evento a pagamento Il fungo magico 63 - spettacoli ore 18:00 Parco Querini � Qualcosa accadrà Concerto del Coro “Verdi Note” Antoniano Bologna diretto dal M° Stefano Nanni 64 - Conversazione ore 18:30 Palazzo delle Opere Sociali � Cristiani tra obbedienza e profezia Incontro con l’autore Bartolomeo Sorge sj, teologo gesuita conversa con Aldo Maria Valli, vaticanista del TG1 il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it V edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture 65 - Lectio Magistralis ore 21:00 Chiesa di San Filippo Neri � Paura e speranza nell’Apocalisse Un messaggio per gli uomini di oggi con Ugo Vanni sj, teologo gesuita 66 - Conversazione ore 21:00 Palazzo delle Opere Sociali � 73 - Conversazione ore 10:30 Palazzo delle Opere Sociali � � La paura e la speranza nel cinema e nella televisione ore 11:00 Chiesa di San Giuliano Lezione multimediale con Alessandro Zaccuri, giornalista e saggista confronto fra l’esperienza filosofica, medica e teologica nell’affrontare la parte finale della vita partecipano: Umberto Curi, filosofo Univ. di Padova Gilberto Corbellini, storico della medicina e bioetica alla Università Sapienza di Roma introduce e coordina: Arnaldo Pangrazzi, docente di Pastorale Sanitaria presso il Camillianum di Roma 67 - Spettacoli ore 21:30 Piazza dei Signori I colori del buio - tour 2012 Roberto Vecchioni in concerto ingresso libero posti solo in piedi 68 - meditazione ore 22:00 Chiesa di San Gaetano � DOMENICA 27 MAGGIO � Notte di adorazione. Conducono: Giuseppe Berardi, Società San Paolo Matteo Lucietto, Seminario Diocesano Vicenza ore 9:00 Chiesa di Santo Stefano � preghiera del mattino animazione: Pie Discepole del Divin Maestro, Thiene ore 9:30 Istituto Palazzolo in Santa Chiara � inizio: 9:30, 14:30, 17:00 su prenotazione al nr. 338 6335350 Paura e speranza nelle icone di Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari visita guidata alla collezione di icone con particolare riferimento al tema del Festival VI � I sepolcri si aprirono e molti, che erano morti, risuscitarono (Mt 27,52) Oltre le tenebre, una testimonianza di luce lettura teologica dell’icona della Resurrezione - Discesa agli inferi con Lidia Maggi, commento biblico Dario Vivian, lettura teologica dell’icona 78 - Conversazione � Tergere lacrime amare percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori ore 10:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari ore 11:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari ore 11:00 Oratorio del Gonfalone La culla della vita. Storie di speranza 72 - arti visive � Mimì e la felicità 77 - arti visive Donne: dalla paura alla fede 71 - animazioni ore 11:00 Cortile di Palazzo Trissino � Donne oltre la paura della violenza relatore Elizabeth Green, teologa e pastora battista interventi musicali Luca Bassanese, cantautore 79 - Conversazione ore 11:00 Spazio Incontri Piazza Biade ore 15:00 Chiesa di Santo Stefano 88 - Conversazione ore 17:00 Gallerie d’Italia Palazzo Leoni Montanari � ore 17:00 Palazzo delle Opere Sociali � il vivere quotidiano tra Bibbia e psicologia dialogo con Antonella Anghinoni, biblista Sarah Viola, psichiatra e psicoterapeuta ore 16:00 Centro Presenza Donna 90 - spettacoli ore 17:00 Teatro San Marco tratto dal testo omonimo di Maria Teresa Zattoni, Gilberto Gillini e con le musiche di Francesco Buttazzo � 91 - spettacoli ore 18:30 Piazza dei Signori � Veri testimoni: i primi cristiani non avevano paura Esempi di vita di Cristiani del Nuovo Testamento e dei martiri dei primi secoli relatore: Earl Lavender, Lipscomb University (USA) Sul dolore � � Ha sovrabbondato la Grazia Coro e orchestra sinfonica Ars Cantus diretti dal M° Giovanni Tenti ore 16:00 Oratorio del Gonfalone � Mosè e il grande viaggio musical fatto da bambini per i bambini CONCERTO CONCLUSIVO DEL FESTIVAL BIBLICO ore 16:30 Spazio Incontri Piazza Biade Dopo il miracolo La presenza dei cristiani in Cina testimonianza di: Card. Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong modera Gerolamo Fazzini, dir. Mondo e Missione tra paure e speranze di lodare Dio con tutto il corpo Conferenza ed esperienza di gestualità liturgica conduce Clara Sinibaldi, animatrice di danza liturgica 85 - Conversazione � La fede a caro prezzo La danza nella liturgia 86 - Conversazione � � Paura e speranza: le corde del cuore 84 - animazioni � Le donne che hanno conosciuto Gesù. Un libro scritto con occhi e cuore di donna partecipano: Marina Marcolini, scrittrice Ermes Ronchi, teologo lettura dei testi: Romina Chemello 89 - Conversazione Pulcinella contadino ore 15:00 Spazio Incontri Piazza Biade � Per voce di donna Cooperazione Internazionale e l’integrazione Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana ore 15:00 Cortile di Palazzo Trissino ore 17:00 Cortile di Palazzo Trissino laboratorio per bambini dai 3 anni in su e famiglie Ero straniero e mi avete accolto. Le paure e le speranze dei nuovi italiani partecipano: Andrea Riccardi, Ministro per la 82 - spettacoli 87 - animazioni Coltiviamo un’altra economia racconto biblico con aperitivo finale a cura di: Lidia Maggi, pastora battista interventi musicali: Allievi del corso di fiati Conservatorio Musicale “A. Pedrollo”, Vicenza 83 - Conversazione Spettacolo teatrale per bambini con Ketti Grunchi, attrice e autrice teatrale Passò la notte in preghiera 70 - meditazione 76 - spettacoli � Spettacolo di burattini di e con Carmine Colella, maestro burattinaio Minicorso per conoscere la Bibbia (3 incontri) 3a lezione: la Giudea e la Filistea, storia e geografia relatore: Raimondo Sinibaldi, Uff. Pellegr. Vicenza meditazione notturna per i giovani animazione a cura delle Sentinelle del Mattino ore 1:00 Chiesa di San Gaetano ore 11:00 Chiesa Evangelica Metodista � Il primo libro di Samuele Una luce nella notte 69 - meditazione 75 - Conversazione ore 12:30 Spazio Incontri Piazza Biade 81 - Lectio Magistralis Vivere la vecchiaia con paura o speranza? � 80 - APERITIVO BIBLICO Storie di violenza e di paura: stupro famigliare (2Sam 13) Mondo arabo, la primavera di un cambiamento epocale intervengono: Riccardo Moro, economista Alberto Negri, giornalista Il Sole 24 Ore 74 - Conversazione edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture 92 - spettacoli ore 21:00 Chiesa di Santo Stefano � Il papa, la carezza e la luna A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II (1962-2012) narrazione teatrale a conclusione del Festival per tornare a casa con un messaggio di speranza Thomas Sinigaglia, fisarmonica Cristina Ribul Moro, voce e chitarra Roberto Alberti (detto Baba), percussioni regia di Marco Campedelli Parole che non ti aspetti Presentazione del libro con l’autore Paolo Curtaz, scrittore Presentazione del libro con l’autore Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it VII edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Gli eventi anteprima edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture La preoccupazione di don Antonio Sciortino per la crisi etica I due appuntamenti che hanno preparato l’ottava edizione del Festival Biblico Mercoledì 21 marzo 2012, ore 20:30 Santuario di Monte Berico Rinnovare l’apertura al mondo in dialogo e collaborazione con tutti “Perché avete paura?”(Mc 4,40) La speranza dalle Scritture Serata di presentazione VIII edizione del Festival Biblico a cura del Comitato promotore Meditazione Padre Ermes Ronchi Marina Marcolini Reading poetico e musicale Anna Zago, Gigliola Zoroni letture Nuovi Trovadori (Casa della carità e Conservatorio G. Verdi di Milano) interventi musicali Mercoledì 2 maggio 2012, ore 21:00 Concerto al Teatro Olimpico di Vicenza Il Dramma in Musica per esprimere gli affetti della paura e speranza Claudio Monteverdi (1567-1643) Il Combattimento di Tancredi e Clorinda Giacomo Carissimi (1605 – 1674) Historia Jonae Ensemble vocale e strumentale Il Teatro Armonico VIII Margherita Dalla Vecchia concertazione e cembalo Piergiorgio Piccoli regia soprani Desiree Brueckheimer, Xi Chen, Monica Prada, Sara Pretto, Annalia Rigoni, Luisa Kurtz alti Valeria Girardello, Luciana Pansa, Matteo Pigato, Alessandro Simonato, Ting Yang, Xin Xu tenori Marco Cisco, Matteo Costacurta, Stefano Dal Cortivo, Ernane Dias, Raffaele Giordani, Etcheverry Santi Rebellato bassi Luca Azzolin, Matteo Bellotto, Cristiano De Palma, Matteo Donazzan, Fabio Fittolani, Guilherme Pires Rosa, Stefano Rigon, Domenico Ruzzene violini Massimiliano Tieppo, Alessia Turri, viola Massimiliano Simonetto violoncello Daniele Bovo, violone Federico Mistè tiorba Michele Pasotti, organo Luigi Fontana il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it «La speranza nasce da un forte richiamo ai valori etici e dalla testimonianza di apertura, dialogo e solidarietà che i cristiani sono chiamati a dare con più intensità, vivacità e coerenza. A cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II occorre rinnovare l’apertura al mondo, in dialogo e collaborazione con tutti, in vista del bene comune». Essere e operare da cristiani per don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana”, significa fondare la speranza su valori etici, per vincere la rassegnazione di fronte ai timori, grazie a una rinnovata presenza dei cristiani nella Chiesa e nella società. Significa adoperarsi per il bene comune nella nostra Italia “arcobaleno”, dove le esperienze positive di integrazione vanno raccontate. Da sempre, paure e speranze, concrete e ideali, si intrecciano dentro ogni uomo e ogni comunità. In che rapporto stanno, oggi, e perché? «A prevalere, oggi, sembrano essere i timori sulle speranze. Siamo in una grave crisi economica, che sta incidendo pesantemente sulla vita degli individui e delle famiglie. I giovani guardano al futuro con seria preoccupazione. Uno su tre è senza lavoro, non può pensare a mettere su casa e famiglia. Due milioni di giovani, dai quindici ai ventisei anni né studiano né lavorano. Sono “fantasmi” per la società. Nessuno se ne occupa o se ne preoccupa. Il guaio peggiore è che sta prevalendo in loro la rassegnazione. Il lavoro non lo cercano più. Ma più della grave crisi economica, i timori dovrebbero volgersi alla crisi etica e di valori che caratterizza l’attuale società. Con un’assenza di ideali e un degrado etico mai visti in passato. Giustamente Benedetto XVI ci mette in guardia dal relativismo morale, che si allarga a macchia d’olio. In una società sempre più individualista e ripiegata su sé stessa, a difesa del proprio benessere, che non vuole condividere con altri. A maggior ragione se provengono da nazioni, culture e religioni differenti dalle nostre. In una società così “liquida” la speranza nasce da un forte richiamo ai valori etici e dalla testimonianza Antonio Sciortino di apertura, dialogo e solidarietà che i cristiani sono chiamati a dare con più intensità, vivacità e coerenza. A cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II occorre rinnovare l’apertura al mondo, in dialogo e collaborazione con tutti, in vista del bene comune e della costruzione della città terrena. Quindi, a costruire ponti di condivisione e accoglienza, più che alzare muri, che ci tengono isolati e prigionieri del nostro egoismo». Guardando al panorama dei cristiani impegnati nella Chiesa e nel mondo, oggi, quali sono le paure più sentite? «La società persegue modelli e stili di vita antitetici al Vangelo 29 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture e alla Dottrina sociale della Chiesa. Gli “ideali” che stiamo instillando ai giovani mirano al successo, l’apparire, il fare i soldi subito e con qualsiasi mezzo (non importa se occorre vendersi il corpo e la dignità). Nessuno più educa all’impegno e a una seria formazione che comporta fatica, sacrificio e merito. Tutti percorrono le scorciatoie. O la facile via delle raccomandazioni. C’è una diffusa rassegnazione all’illegalità. Corruzione ed evasione sono tranquillamente tollerate. Siamo il Paese dei furbi e non degli onesti. Valori come il matrimonio, il sesso, la fedeltà, gli impegni duraturi, la stessa famiglia sono irrisi e sbeffeggiati. Con la complicità dei mass media che accrescono lo smarrimento etico, soprattutto delle nuove generazioni. L’educazione è la vera “emergenza” oggi, come hanno denunciato i vescovi italiani. Un’emergenza da trasformare in una sfida vitale per il futuro, in una società che mira solo al benessere economico, indifferente e spesso impermeabile al messaggio cristiano». Quali le speranze? «Le speranze nascono da una rinnovata presenza dei cristiani nella Chiesa e nella società. Dopo anni di insignificanza, apatia e scarsa incisività, è tempo di risvegliarsi. Per tornare a essere sale che dà sapore, senso e speranza alla 30 vita individuale e collettiva. O luce che illumina il cammino degli uomini, in ogni settore della vita quotidiana. Soprattutto nell’impegno di una vera politica, quella “alta”, che sia di servizio in vista del bene comune. Non la squallida rappresentazione cui assistiamo ogni giorno, tesa solo alla spartizione di interessi e affari. Se non vero e proprio malaffare. Dai giovani, dalla loro formazione a un cristianesimo più adulto e maturo, che sappia dare ragione della propria fede e speranza, arriveranno segni di rinnovamento e una nuova presenza nella società. Come ricordava il cardinale Tettamanzi al convegno ecclesiale di Verona: “Basta col dirci continuamente cristiani. Cominciamo a operare da veri cristiani”. Oggi circolano tanti maestri e cattivi maestri. Mancano, però, i veri testimoni di speranza, capaci di attrarre grandi folle di giovani, come Giovanni Paolo II. Intervistato sul suo ultimo film Il villaggio di cartone il regista Ermanno Olmi ha lanciato una forte provocazione ai credenti: “Bisognerebbe che i cattolici si ricordassero, ogni tanto, di essere anche cristiani”. E di dire qualcosa di cristiano nella vita del Paese. Con coraggio e profezia. Quando sono in ballo valori fondamentali come la dignità e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, la Chiesa non può tacere né rifugiarsi nella diplomazia. Verrebbe meno alla sua missione di stare dalla parte dei poveri e degli ultimi». Giornali e televisioni, spesso, fanno notizia con le paure della gente. Hanno una responsabilità i media nell’annuncio della speranza? «Sulla paura non si costruisce mai nulla di buono. Tanto meno il futuro di un Paese. È quanto, invece, sta accadendo oggi in Italia con la presenza degli stranieri. Gli immigrati sono considerati solo un problema. Ma se ben accolti e integrati, possono trasformarsi in una grande risorsa, di cui non possiamo più fare a meno. Risorsa economica e, soprattutto, demografica, per un Paese vecchio, con il più basso tasso di natalità al mondo. Purtroppo, i mass media non fanno opera di verità. Anzi, alimentano paure e pregiudizi verso lo straniero. Presentano sempre un quadro problematico e negativo dell’immigrazione. Mai raccontano esperienze positive di accoglienza e integrazione, che pur esistono nel Paese. Chi programma il futuro non potrà farlo a prescindere ma a partire dagli stranieri in Italia. La societàprossima sarà “arcobaleno”, e ci sorprenderà, ma in positivo. Una corretta e veritiera informazione facilita una più civile convivenza nel Paese che, con sei milioni di stranieri, è già di fatto multiculturale, multietnica e multireligiosa». � Margherita Scarello edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Per Ernesto Olivero è necessario chiedersi il senso della vita Solo chi riconosce il proprio limite diventa grande La speranza, per noi cristiani, passa attraverso la via del servizio. Possiamo guardare il mondo con gli stessi occhi di Gesù o dire cose importanti perché illuminati dallo Spirito Santo. Però noi non dobbiamo mai diventare importanti, ma servire, servire, servire. Quindi, un ragazzo che diventa sacerdote deve sperare di diventare papa o cardinale o un grande teologo, ma per servire. Ernesto Olivero «Siamo in un momento importantissimo. Se come cristiani ci impegniamo a convertirci e a rientrare nel Vangelo, la Chiesa diventerà davvero l’anticamera del Regno di Dio». La speranza in Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino, non è mai un’esortazione vuota, ma un invito all’impegno quotidiano per trasformare il Vangelo in amore concreto per l’umanità del nostro tempo. Dottor Olivero, di che cosa ha paura l’uomo d’oggi? «Il problema più grave è che oggi l’uomo ha la presunzione non avere più paure né incertezze, quindi si intrappola sempre più. Non capisce che solo chi riconosce il proprio limite diventa grande, perché esprime il bisogno dell’altro. Penso che oggi l’uomo non si sia allontanato da Dio, ma dal proprio simile. Come si fa a non preoccuparsi quotidianamente per il fatto che ogni giorno muoiono di fame 100mila persone? L’uomo dovrebbe fermarsi e chiedersi qual è il senso della sua vita. Invece viviamo un momento in cui le persone non si fanno più domande, e chi non si fa domande non può trovare risposte e non può neppure capire che ha paura». Come vincere questo atteggiamento di disinteresse? «Ogni giorno al Sermig di Torino accogliamo la visita di tanti giovani; sono decine e decine di migliaia all’anno. Li amo veramente, perciò dico loro: “Voi siete come una bottiglia vuota e volete capire se avete un futuro. Ma se ogni giorno in questa bottiglia mettete le ore che buttate in Facebook, sms, cellulari… siete già finiti, non avete futuro. Se in questa bottiglia mettete la possibilità di farvi uno spinello ogni tanto, oppure di ubriacarvi il sabato sera, siete già spacciati, perché questo significa uscire dalla vostra vita”. Per dire queste cose riuscendo a toccare il loro cuore bisogna essere credibili. I giovani, quando incontrano una persona credibile, se la “mangiano”: sono affamati di testimoni, non di “parolai”». Oggi i testimoni credibili scarseggiano? «In questo noi cristiani abbiamo la responsabilità maggiore. Abbiamo un Dio che ci insegna a essere persone di una credibilità assoluta. Non solo Gesù ci dice che possiamo fare le cose che fa Lui, ma che 31 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture addirittura ne possiamo fare di più grandi. Ciò significa che possiamo convertire il mondo, possiamo incantarlo… non con trucchi o prediche, ma con la testimonianza che annuncia un Dio disposto ad abitare con noi per farci vedere le cose con i suoi occhi». Davvero potremmo fare cose più grandi di Gesù? «Sì. Dio ci ama da vero padre. E un vero padre vorrebbe che i propri figli riuscissero a fare cose almeno mille volte più grandi di quelle che ha fatto lui. Ne sarebbe felice». Perciò tutto dipende da noi. «Lo spiego con un esempio calcistico. Se un ragazzino di Vicenza volesse diventare calciatore e imitare il suo campione, la famiglia lo asseconderebbe accompagnandolo agli allenamenti e alle partite sempre, con qualsiasi tempo, in estate o inverno, sotto la pioggia o con il sole… Quindi, per una palla noi siamo disposti a fare qualsiasi sacrificio… Ma per Dio, per Gesù, per la nostra religione… quanto tempo dedichiamo ai ragazzi per offrire loro testimonianze davvero appassionate e credibili? Credo che in questo periodo molto difficile e duro dobbiamo rientrare nel Vangelo». E come si fa? «Un sacerdote, allievo di don 32 Mazzolari, diceva: “La Chiesa non è una struttura che si deve aggiornare, ma una presenza a cui convertirsi, la presenza di Gesù”. Perciò, quando guardiamo, possiamo guardare con gli stessi occhi di Gesù e quando parliamo possiamo interpellare interiormente lo Spirito Santo perché ci illumini, e diremo parole importanti. Ma noi non dobbiamo mai diventare importanti, dobbiamo servire, servire, servire. Quando Gesù dice: “Chi vuole essere il primo tra voi…”, vuole che diventiamo dei “numeri uno”, ma facendoci servi di tutti. Quindi, un ragazzo che diventa avvocato, medico, sacerdote, può sperare di diventare un grande ricercatore o un grande teologo, ma per servire. Questo è rientrare in sé stessi e un cristiano che rientra in sé stesso, rientra nel Vangelo. In giro c’è una grande fame di Dio che bussa alla porta di noi cristiani, ma si trova di fronte una Chiesa chiusa o con le porte strette. Non dobbiamo aver paura di fare un’autocritica severa per rinascere». La speranza: perché tendiamo a identificarla con i giovani? «Chi punta solo sui giovani senza mettere in discussione il sistema che noi adulti ci siamo dati, sbaglia. I giovani sono il frutto di questo mondo di adulti che non è stato capace di dire che la droga è sbagliata, che rubare è sbagliato, che passare sul cadavere di un altro per fare carriera è sbagliato… Quindi abbiamo una generazione dei giovani che, negli anni a venire, rischia di essere peggiore degli adulti di oggi. A meno che questi facciano autocritica e chiedano scusa. Allora i giovani avranno ancora la voglia di rimettersi in gioco. Io dico loro: “Entrate nel partito che volete, ma portate la vostra etica e i vostri sogni… Non abbandonate i sogni”. Ma oggi i giovani non sognano più, e sono gli adulti che li hanno rovinati. Dunque è questa riconciliazione che dobbiamo operare. L’Arsenale della pace ha messo i giovani al primo posto. Al Sermig essi non sono una fotografia o un evento, ma persone e vita quotidiana. Però hanno bisogno di capire se l’Olivero di turno è credibile o no». � Luca de Marzi Tutta la bontà e il benessere delle verdure avvolti da una sfoglia sottile. voce_voce 07/05/12 15.12 Pagina 1 e il naufragar lce m’e’ do in questo vino Cantina B. Bartolomeo da Breganze Via Roma 100 Breganze (VI) Tel. 0445 873112 [email protected] www.cantinabreganze.it FAMIGLIA CRISTIANA ED EDIZIONI SAN PAOLO PRESENTANO: BUC nasce per riempire l’assenza di spiritualità che la società di oggi respira. Un progetto importante che raccoglie la selezione dei grandi autori cristiani e delle loro opere più significative. Una collana economica, universale e tascabile che va a costruire un patrimonio culturale per chi vuole approfondire il pensiero cristiano. Scopri e prenota la collezione sul sito www.famigliacristiana.it/buc edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Nei versi del poeta Sidran l’interpretazione della realtà Pluralismo e diritti universali La resistenza della Bosnia Una briciola di Giustizia/E un granello di Verità/Trovate!/A Srebrenica restituite! Voi dite: guardate al futuro! Ma noi nessun futuro in nessun luogo riusciamo a vedere... né vediamo che lui guardi noi e che di noi si preoccupi. In questa poesia dal titolo Le lacrime delle madri, il poeta dà voce alle madri delle vittime dell’olocausto musulmano e chiede ai potenti giustizia e verità. Abdulah Sidran, nato alle porte di Sarajevo (Hadžići) nel 1944, dove vive e lavora, è il più grande poeta e scrittore bosniaco. La sua poesia è stata tradotta in italiano, tedesco, francese, spagnolo. “Figlio e nipote di partigiani” - il padre, leader della repubblica di Bosnia Erzegovina, nel dopoguerra della Jugoslavia liberata, viene detenuto nel lager politico di Goli Otok e due zii perdono la vita durante la resistenza -, si è sempre battuto per la liberazione della sua terra durante l’occupazione serba. Ha assistito alla caduta della Sarajevo pluralista nel lungo assedio, che segnò anche la fine della Federazione jugoslava, e ne ha dato testimonianza. È anche drammaturgo e sceneggiatore dei celebri film, Ti ricordi di Dolly Bell? e Papà è in viaggio d’affari, che fruttarono al regista Emir Kusturica il Leone d’oro nel 1981 e la Palma d’oro nel 1985: assieme, sceneggiatore e regista hanno avuto un ruolo decisivo nel cinema slavo. Titoli principali: Sahbasa (1970), L’osso e la polpa (1976), La raccolta di Sarajevo (1979), La malattia dell’anima (1988), La bara di Sarajevo (1993). Tutte le sue sceneggiature-cinema e l’unica pièce teatrale Ho lasciato il mio cuore a Zvornik, sono raccolti nel libro Romanzo balcanico, curato e progettato da Piero Del Giudice. Questa intervista è per me un privilegio; ringrazio Senka Ahmetović per il prezioso lavoro di traduzione. Nell’ex Jugoslavia la gente voleva l’indipendenza non la disgregazione totale. Cosa è successo in realtà? «Per dieci anni, dalla morte di Tito in poi, la televisione e non solo quella nazionale, ha di continuo prospettato un futuro di splendide sorti a “regime” abbattuto. La Jugoslavia era un Paese moderatamente felice, avevamo il passaporto per tutto il mondo - a parte gli Stati Uniti -, una forte emigrazione qualificata che inviava rimesse in patria, un’istruzione fondata sulle lingue - a cominciare dall’inglese - una sanità avanzata, un’industria turistica all’avanguardia… È successo che quelli che avevamo cacciato nella resistenza della Seconda guerra mondiale, sono tornati. È tornato il capitalismo…». Vent’anni fa iniziava l’assedio di Sarajevo. Perché così lungo e così brutale? «È uscito in italiano, in questi giorni, Sarajevo il libro dell’assedio (ADV edizioni), con prose e poesie di scrittori sarajevesi nell’assedio. In quel libro ci sono molte risposte. I nazionalisti serbi che ci assediavano potevano entrare in città “in qualsiasi momento”? Non credo. Si è combattuto casa per casa per quattro anni, si sarebbe combattuto allora “stanza per stanza”. Brutale come tutti gli assedi - si 35 BUC_collanaWEB_155x110_VoceBerici.indd 1 19/04/12 11.46 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture pensi a Stalingrado - quello di Sarajevo aveva lo scopo di costringere gli assediati ad accordi territoriali su base “monoetnica”. In qualche misura ci sono riusciti. Ma la dottrina del “monoetnismo” non è passata del tutto. Lo spirito laico e repubblicano è ancora vivo nella capitale». Si è parlato di “urbicidio”, sono stati distrutti monumenti e libri. L’annientamento della cultura è uno dei passaggi cruciali di certi momenti storici… «“Urbicidio” è la sintesi del conflitto definita nel libro così intitolato dell’architetto belgradese Bogdanović, morto in esilio. Coloro che assediavano Sarajevo - 36 armati e organizzati, almeno all’inizio, dai resti dell’Arma federale - sono montanari della Romània (l’altipiano centrale bosniaco), della Podrinje (la regione montagnosa lungo la Drina), predoni, assassini come Arkan e le sue “Tigri”... e c’è anche, nel revival del nazionalismo serbo, una sorta di rivolta alla globalizzazione, all’europeizzazione…». Un fenomeno complesso… «Certo. Che si identifica nell’iperbole ideologica di un Paese prevalentemente contadino. Sto pensando al Memorandum degli intellettuali dell’Accademia di Belgrado uscito nel 2006, in cui si canta il destino superiore del popolo serbo, il “popolo celeste”». Oggi qual è l’atteggiamento dei media rispetto ai Balcani? «I media del mondo, a parte la ricorrenza del ventennale, non si occupano di noi. Il migliore film sull’assedio di Sarajevo è Lo sguardo di Ulisse, di Thèo Angellopoulos. Io ho scritto la sceneggiatura del film di Ademir Kenović, Il cerchio perfetto. È un film per ragazzi, sui “ragazzi nell’assedio” (un must del socialismo l’attenzione ai ragazzi). È un film non molto riuscito, anche se - uscito qualche mese dopo la fine dell’assedio, a metà del 1996 - ha avuto un certo successo, anche in Italia». Che cos’è oggi lo Stato di Bosnia Erzegovina? E che cos’è Sarajevo? «La Bosnia Erzegovina è un macroterritorio diviso in due “entità”, quella detta “repubblica serba” e quella “croato-musulmana”. Formalmente uno Stato unico con turnazione “etnica” alla presidenza. L’unica città che dà qualche bagliore pluralista è Sarajevo. Ma bisogna essere prudenti: decine e decine di Ambasciate, la presenza di eserciti internazionali, incursioni periodiche di intellettuali e giornalisti, e associazioni, producono per forza una messa in scena pluralista. Noi siamo ciò che rimane di una proposta originale e cosmopolita, edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture sconfitta dalla guerra e dall’assedio. Dei reduci, insomma. Ma le ragioni di fondo della nostra resistenza - pluralismo e diritti universali - sono quelle dell’intera umanità delle società complesse, oggi in crisi e in movimento». Si dice che durante il periodo titino prevalessero l’istruzione e la cultura; oggi a prevalere è la religione. È questo uno dei mali? «Nella terza fase della “satrapìa” titina (dalla fine degli anni Sessanta) - con tutto il rispetto per un grande statista e con tutta la consapevolezza dei suoi errori, con tutta la nostalgia per quella “età dell’oro” e tutto l’orrore per quel regime di polizia - c’era ampia libertà religiosa. Nel disinteresse pressoché generale. Poi il tempo della religione. Quasi tutto il vecchio apparato di partito - parlo del partito comunista jugoslavo - si è riciclato indossando le maschere delle varie religioni e chiese. Milošević e la sua adesione al nazionalismo serbo hanno fatto scuola. Ma le pare una cosa seria? Chi spinge in questa direzione? I Signori della Terra. La Cia organizza, paga e arma gli studenti delle madrase in Pakistan contro l’occupante sovietico in Afghanistan, Israele favorisce la nascita di Hamas e cerca di controllarne le dinamiche per sbriciolare ciò che rimane dei Territori. L’ultima risorsa per dividere i subordinati e gli oppressi è quella “etnica” e “religiosa”. Sono gli Stati Uniti a permettere in Bosnia l’inserimento nel conflitto balcanico dei “mujaheddin del popolo”, cari alla “via all’indipendenza” di Alija Izetbegović, la cui visione politica era molto ridotta». La Slovenia è nell’Unione europea, la Croazia sta entrando, la Serbia è candidata. E la Bosnia? «Entrare nell’Unione europea è cadenza politica, non economica. La Bosnia Erzegovina vuole entrare nell’UE, nella speranza sia possibile diluire le tensioni etniche in un’area più vasta e sprovincializzare una situazione inchiodata alle rendite di posizione che i signori della guerra balcanica hanno guadagnato con il conflitto e occupato. Tuttavia, il problema è un altro. Quando arriveremo noi - se arriveremo - ci sarà ancora un’Europa unita, se mai è unita questa Europa?». � Romina Gobbo 37 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Suor Rita Giaretta, anima e forza di Casa Rut La donna non è solo corpo. Rifletti, uomo! GemmoFB12 155x71.pdf 9-05-2012 10:29:00 Il cuore di Vicenza risplende grazie a Gemmo che ha donato alla città il sistema di illuminazione di piazza dei Signori e delle piazze attigue. Gemmo S.p.a. Via dell’Industria n. 2 - 36057 Arcugnano (VI) www.gemmo.com Sportello uniti, Patrizia Peruffo più forti Reti d’Impresa Confindustria Vicenza ha creato lo Sportello Reti d’Impresa, un nuovo servizio che facilita la costituzione di forme di collaborazione tra imprese in grado di coniugare l’autonomia dell’impresa con l’esigenza di unire le forze. [email protected] Con il contributo di «Le pressioni ci sono, ma è più forte la nostra determinazione. Bisogna sapere quando dire di no per evitare strumentalizzazioni e ricatti» «Tu, maschio, rifletti su te stesso? Sulla tua identità? Ti metti in discussione? Vuoi, o no, capirti in profondità? Il viaggio più difficile che nessuno vuole fare, è quello dentro sé stessi, di avvicinamento alla nostra identità, dove ritrovo il mio corpo, a partire dalle sensazioni, me le guardo, me le sento, lascio che emergano. Maschio, fai questo viaggio. Non temere le tue paure, le tue debolezze, recupera la dimensione della bellezza. Quel rispetto che chiedi a te stesso, lo avrai anche per gli altri, anche per la donna, che potrai vedere finalmente in maniera diversa, non solo come un corpo!» Il grido di suor Rita Giaretta non può lasciare indifferenti. È come uno scossone, mi prende dentro e mi riesce difficile abbassare lo sguardo per continuare a scrivere. L’intensità dei suoi occhi mi ipnotizza, mentre lei, mingherlina, ma di una forza e di una determinazione senza pari, mi dà la miglior lezione di vita, quella che viene dalla strada, da quella strada alla quale ha strappato molte ragazze, per dire loro che un’altra vita è possibile. Dal 1997, suor Rita è forza e anima di Casa Rut, la casa di accoglienza aperta a Caserta dalle suore Orsoline di Breganze. «Vedevamo tutte queste ragazze sulle strade e ci siamo chieste, ma a loro chi pensa? Ci siamo sentite provocate dal vangelo della vita. Siamo andate sulla strada. In una mano un fiore, nell’altra, la croce. Superato il timore iniziale, sono nati legami di amicizia e la richiesta di tornare. Siamo tornate. Le abbiamo ascoltate. Ci raccontavano storie di sfruttamento, di una violenza inaudita: viaggi nel deserto private della dignità, stupri, amiche ammazzate, e quanto di più aberrante si possa immaginare. Si facevano forza a vicenda dicendosi che in Italia avrebbero trovato un paradiso, qualcosa di sano, invece sono ripiombate nell’inferno. Abbiamo visto i segni delle torture, le cicatrici dei mozziconi di sigaretta spenti sulle braccia. E mai possibile che questo Suor Rita Giaretta accada nella nostra bella Italia? Di nuovo ragazze ridotte in schiavitù. Guardata in faccia questa dura realtà, non è stato più possibile non mettersi in gioco». Il risultato è più di 350 ragazze immigrate aiutate, per lo più nigeriane, ma anche sudamericane e dall’Est Europa, e 50 bambini nati. Ecco perché è possibile parlare di speranza anche in una realtà come Caserta, dove il disastro ambientale, l’illegalità diffusa e la mentalità camorristica, la fanno da padroni. «Abbiamo scelto di amare un territorio così fragile, così piegato, ma con 39 Voce BERICI fest. biblico 2012.indd 1 17-04-2012 13:00:45 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture grosse potenzialità di rinascita, anche per quanto riguarda la questione femminile - spiega suor Rita -. Accogliamo donne violate, abusate, annullate come esseri umani. Partiamo da qui per poi combattere una mentalità clientelare, che è diventata stile di vita, che ingabbia le persone e toglie spazi di autonomia e di pensiero. Siamo una forza libera, dettata dalla passione per questo territorio, che ormai ci è entrato dentro». Mai subito pressioni? «Certo, continuamente, ma è più forte la nostra determinazione. Siamo sempre all’erta anche quando ci promettono denaro pubblico, sappiamo quando e a chi dire no. I finanziamenti sono la linfa vitale per i nostri progetti, ma, se accettarli significa perdere la nostra libertà, allora bisogna dire no. È capitato di recente con la Regione: abbiamo rifiutato fondi perché non c’era trasparenza. Ma non abbiamo rinunciato senza dire una parola, abbiamo reso pubblico il motivo della nostra rinuncia. La denuncia è necessaria, ma dev’essere costruttiva, serve a cercar di trovare nelle istituzioni, quel po’ di positivo che c’è. Questo è un territorio dove devi osare la speranza quotidianamente (Osare la speranza è il titolo dell’ultimo libro di suor Giaretta, scritto con Sergio Tanzarella, ndr), sennò si resta schiacciati, 40 dalla crisi, dai malanni della società. Ma è lì che dobbiamo testimoniare, a partire dal vangelo. Ma non possiamo farlo da sole; la nostra forza è fare rete con la società civile. Oggi la profezia non può venire dalle istituzioni, da nessun palazzo, ma deve nascere dalla base, dai più semplici, da chi vive la realtà, la patisce dentro e per amore alla vita, tenta di inventare altre strade. Siamo scomode, ma questo non ci deve frenare. Il tempo nostro è il tempo della resistenza, ma pensato come esistenza, per pensare nuovi modi di vita». All’inizio centro di accoglienza, poi casa. «Perché nella casa si riprende vita, fiato, calore, ci si sente persona. Ma anche il territorio dev’essere casa. Le istituzioni devono fare la loro parte: abbiamo coinvolto l’Asl per la parte medico-sanitaria e poi la questura e il Tribunale dei minori, per accelerare le pratiche di regolarizzazione: queste ragazze devono avere un percorso privilegiato per uscire dalla clandestinità, perché sono vittime. Se liberiamo le persone cadute nella rete della criminalità, facciamo un grande lavoro in favore della sicurezza. E vorrei che anche la Chiesa fosse casa. Vorrei una Chiesa più vicina agli aspetti umani, perché una spiritualità disincarnata dalle divisioni umane, crea ancora spaccature». Poi c’è la questione dell’inserimento lavorativo. «È la parte più difficile, ma è lì il grande salto di qualità. Oggi, con la crisi, è davvero dura. Perciò, abbiamo avviato un laboratorio di sartoria etnica, con l’obiettivo di far emergere la loro parte migliore, per far crescere in loro l’autostima, sennò rischiamo che si sentano sempre in colpa. Vendere il proprio corpo ti fa sentire negativa, sporca, brutta, non portatrice di dignità. Lavorano le loro stoffe, quelle africane portatrici di colori. Creando, tirano fuori il bello che c’è in loro. Questo laboratorio, nel 2004 si è trasformato nella cooperativa sociale “neWhope” (nuova speranza), che dà lavoro a quattro ragazze, formate con corsi di sartoria. Così capiscono che si può guadagnare denaro in maniera positiva, pulita, imparano che ci sono degli orari che vanno rispettati, sentono l’importanza di essere parte di una piccola catena di montaggio. I nostri prodotti non si comprano per scopo umanitario, ma perché sono belli, di qualità. La cooperativa è un’impresa a tutti gli effetti, che ha puntato sulla legalità: quattro stipendi regolari, un affitto da pagare, le spese per il materiale da comprare... Per dire che c’è un’altra logica, che non esiste solo il profitto, ma c’è una legge del mercato che permette di lavorare in solidarietà e condivisione. Oggi è questa la sfida». � Romina Gobbo edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture La testimonianza del gesuita vicentino don Sergio Sala Scampia e il desiderio possibile di cambiare le cose Scampia, nella periferia di Napoli, non è solo “Gomorra”: è anche l’impegno e la speranza di tante persone che hanno voglia di cambiare le cose. Perchè è la paura che genera atti criminosi. E la paura è quanto di più anti-evangelico possa esistere. Il vicentino Sergio Sala, gesuita, attivo nella pastorale della Diocesi e nella società civile attraverso il centro “Harrupe”, ci racconta questa parte di Scampia. Che ha molto da insegnare. Nato a Vicenza 44 anni fa, gesuita dal 1997 e sacerdote dal 2006, Sergio Sala, vive a Napoli da sei anni, gli ultimi tre trascorsi nel quartiere di Scampia, noto alla maggior parte degli italiani (e del mondo) per le drammatiche vicende raccontate nel famoso libro Gomorra di Roberto Saviano. E proprio da questa “periferia della periferia” Sergio Sala porterà al Festival Biblico 2012 l’esperienza di quei segnali di speranza che molto hanno da insegnare all’Italia di oggi. Padre Sergio, di cosa si occupa? «A Scampia la comunità dei gesuiti segue il centro culturale “Alberto Hurtado” che ospita una cooperativa sociale, una biblioteca, un’aula informatica, un’aula multimediale e che offre servizi di rinforzo scolastico e avviamento al lavoro. Poi, personalmente, insegno Sacra Scrittura per il progetto di formazione dell’Ufficio diocesano per la formazione degli operatori pastorali e sono assistente del gruppo scout Agesci Napoli 14». La realtà di Scampia è stata raccontata dal libro Gomorra come una realtà disperata, degradata e infestata dalla criminalità organizzata. Insomma, un posto dove è lecito aver paura... «Quella di Gomorra è solo una parte della storia. A Scampia vivono 80mila persone, la stragrande maggioranza di loro è “normale”. Molte famiglie sono giovani e vi sono molti bambini che hanno voglia di crescere e giocare, come tutti i bambini di questo mondo. Quella legata alla malavita e alla camorra, è una piccola percentuale di persone che fa un gran rumore. Il grande lavoro di accoglienza che svolgiamo 41 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture sempre tenerlo presente. Noi siamo chiamati a dire agli altri “non abbiate paura, denunciate, parlate, non fatevi fermare dalle minacce”. Dobbiamo dire questo ma dobbiamo anche capire che il coraggio non ce l’hanno tutti». Il gesuita vicentino don Sergio Sala al centro “Hurtado” ci sta permettendo di conoscere e trasmettere un’idea di Scampia più aderente alla realtà. Detto questo, però, i problemi ci sono, tra tutti quello della tossicodipendenza». Tra le iniziative che proponete al centro “Hurtado”, ce n’è qualcuna di cui siete particolarmente orgogliosi? «Sicuramente il progetto “Musica libera tutti” è una di queste. L’abbiamo avviato per avvicinare i ragazzi alla musica classica, organizzando concerti didattici, lezioni di studio degli strumenti e corsi di propedeutica musicale. L’obiettivo è formare un’orchestra giovanile. Saranno proprio alcuni di questi ragazzi che, a Vicenza, terranno un concerto in occasione del Festival Biblico». Al Festival, lei proporrà una riflessione sul capitolo 21 del Vangelo di Matteo, in particolare la parabola dei vignaioli omicidi. Cosa può dirci questo brano in merito alla paura e alla speranza? 42 «Il brano si inserisce nella disputa tra Gesù e i farisei, che di lui hanno paura ed è una paura ancora presente nella nostra società». Di cosa ha paura la nostra società? «La nostra società, come quella di Gesù, ha paura del nuovo. La paura dei vignaioli omicidi è la stessa che provocava Gesù tra i leader del tempo e che ha portato alla sua condanna a morte. È la paura di qualcosa di diverso dalla tradizione, il senso di pericolo per lo status quo. È un po’ ciò che succede anche a Scampia: è la paura che fa compiere atti criminosi. Non c’è nulla di più antievangelico della paura. Di fronte a una “buona notizia” la paura dovrebbe venire spazzata via, ci toglie dallo stantio. Eppure preferiamo rimanere nel sicuro, opprimente ma conosciuto. Il conosciuto è opprimente, il nuovo è liberante». Eppure non è facile non avere paura, anche del nuovo. «Tutti hanno paura, lo stesso Gesù l’ha avuta. Dobbiamo Quali sono i segnali di speranza a Scampia? «I segni di speranza a Scampia sono la realtà ecclesiale viva, l’associazionismo attivo e i molti plessi scolastici. Purtroppo, sono carenti le istituzioni e il tasso di disoccupazione è molto alto. Però non mancano persone impegnate nella società civile, e sta crescendo la consapevolezza che a Napoli non può continuare così. Il cammino è lungo ma è iniziato». Cosa insegna questa periferia al resto dell’Italia e alla Chiesa? «Insegna l’approccio ai poveri, intendo per “povero” colui a cui mancano le opportunità. Da noi vengono molti preti in formazione, la periferia educa quanto il seminario, si conoscono le vecchie e nuove forme di povertà. Il povero da un lato riceve e dall’altro insegna. Lo stesso vale per i laici. Accogliamo settimane e campi di formazione che danno risultati interessanti. I più portano a casa una riflessione inaspettata: siamo venuti per fare e torniamo a casa pensando. La strada insegna». � Andrea Frison 8.671 km separano queste persone. Noi li abbiamo azzerati. GALVANIN_FB12_155x71.pdf 7-05-2012 Oltre 35 anni di storia, strettamente legata alla parola futuro. 115 tecnologie studiate, realizzate, ottimizzate. 2000 aziende soddisfatte. 4000 mq di tecnologia concentrata nella nostra sede. 5 filiali. 2 sedi estere. 103 persone di altissima professionalità pronte, ogni giorno, a realizzare la migliore soluzione per ogni Cliente. 1 concetto chiave che da sempre guida il nostro lavoro: costruire soluzioni innovative che si traducono in velocità, intelligenza, semplicità, mettendo in comunicazione il mondo e cancellando tutte le distanze. In Saiv preferiamo parlare di numeri, non di concetti. www.saiv.it 4:20:44 Nella speranza, umilmente, contribuiamo a costruire il futuro GALVANIN LUIGINO S.p.A. Via Longare, 82 - 36040 Torri di Quartesolo (Vi), Italy Tel. +39 0444 380375, Fax +39 0444 380115 [email protected], www.galvaninspa.com [email protected] edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Calzature Abbigliamento Profumeria Oreficeria Articoli sportivi Giocattoli Padre Stefano De Luca e le prove del Gesù storico Magdala, ovvero il libro della storia scolpito nelle pietre sede ad Alte di Montecchio Maggiore in viale Trieste, 45 ‐ 36075 Vicenza (VI) tel. 0444 491777 ‐ fax 0444 490454 VENETO: Alte (VI), Schiavon (VI), Santangelo di Piove (PD) Bussolengo (VR), Cerea (VR), San Donà (VE) Treviso (TV), Villorba (TV), Onè (TV), Belluno (BL) per i nostri clienti futuri! Il “profumo della Maddalena” coperto dai profumi più prosaici di un centro commerciale. Siamo a Magdala, che dette i natali a Maria, prima testimone del Risorto, nonché una delle città più importanti del Medio Oriente. Fra Stefano De Luca, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, direttore del progetto “Magdala Project”, con i suoi lavori di scavo e riqualificazione, si ripropone anche di poter conservare quest’area archeologica della Galilea, dai progetti edilizi previsti nella zona da un piano regolatore discutibile. L’ambizioso obiettivo finale è rendere visitabile un sito di importanza straordinaria per la comprensione del contesto vitale del Gesù storico. Insomma, Magdala come “terzo cateto” del triangolo evangelico, con Cafarnao e Betsaida. A dare man forte alla Custodia di Terra Santa per rendere visitabile questo luogo di grande interesse biblicoarcheologico, sarà l’Ufficio diocesano pellegrinaggi di Vicenza, così il progetto iniziale è diventato “Magdala Project Open”. Una grande soddisfazione, ma anche una responsabilità per la diocesi vicentina, perché per la prima volta la Custodia “appalta all’esterno” la gestione di un sito, complice anche la forte riduzione del numero dei frati, passati, negli ultimi anni, da 400 a 230. Il lavoro da fare è molto e i tempi stringono, visto che l’apertura al pubblico è prevista per la prossima primavera, in occasione dell’Anno della fede, indetto da papa Benedetto XVI. C’è da pulire, sistemare, allestire, posizionare i cartelli, le passerelle... E, allora, ben vengano i volontari! Dopo l’estate, si comincia. «I centri benessere non sono un’invenzione della nostra epoca - dice padre Stefano De Luca -. Gli scavi effettuati nel 2008, a Magdala, hanno rivelato l’esistenza di un importante complesso termale, dove sono stati trovati oggetti di lusso destinati alla cura del corpo femminile: vasellame in ceramica che conteneva gioielli e strumenti per il trucco, oggetti lignei, agri crinali per i capelli, spilloni. Si tratta di uno dei pochi casi di terme in ambiente cittadino; le altre che si conoscono, erano private. Le vasche rivelano due fasi d’uso, la prima di fondazione, di epoca romana antica, e la seconda, di restauro e ampliamento, situabile in epoca romana tardiva. È in corso il dibattito se il loro utilizzo come 45 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture vasche per la purificazione in contesto termale, avesse potuto assolvere anche a funzioni religiose. Successivamente, sono state riportate alla luce la fontana monumentale, con i suoi canali coperti in muratura per l’approvvigionamento e lo scarico dell’acqua corrente, nonché l’impianto del calidarium». Questo territorio fu fulcro di scambi commerciali e culturali. «Stiamo via via scoprendo la città di Magdala. Che fosse un’importante struttura urbana, lo sapevamo, ma non avevamo idea delle dimensioni. Quello che abbiamo scavato fino a oggi di una città che, secondo le fonti, contava fino a 40mila abitanti, è forse l’1 per cento. Di sicuro, qui, duemila anni fa, saremmo stati nel bel mezzo di un grande via vai di uomini e merci. Ciò che si sta delineando è il quadro di una polis ricca emergono via via ville, palazzi, quartieri residenziali, sinagoghe, mosaici, strade romane perfettamente conservate, il complesso termale -, e con intense relazioni commerciali (sono state rinvenute molte monete), certamente favorite dal porto, Tarichea. Al tempo in cui questo molo era in uso, cioè nel I secolo (epoca in cui la città raggiunse la massima estensione e la massima importanza), Magdala contava almeno 230 imbarcazioni (lo dicono gli attracchi). Era il principale mercato idrico di tutto il lago. È il più grande complesso portuale di epoca romana a oggi individuato sulle coste del lago di Galilea. Permette di conoscere il livello delle acque nel periodo di Gesù, quando il lago era al massimo storico, almeno sei metri più alto. La florida economia di Magdala si interrompe nel IV secolo con il terremoto del 363, che ne segna il declino e il trasferimento del baricentro commerciale, e probabilmente della redditizia attività di pesca, nella vicina Cafarnao». � Romina Gobbo Ufficio Diocesano Pellegrinaggi Vicenza Dal lunedì al venerdì 8.30 - 12.30 Contrà Vescovado, 3 - 36100 Vicenza Tel. 0444.327146 - Fax: 0444.230896 e-mail: [email protected] Vocazione dell’Ufficio Pellegrinaggi è proporre di partire con lo spirito del pellegrino per leggere la Parola di Dio sulla terra e ricevere nuove ragioni di speranza per la propria vita e la propria fede. col patrocinio di: SBF - STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM Facoltà di scienze bibliche e archeologia in collaborazione con: LE NOSTRE INIZIATIVE DI FORMAZIONE E INFORMAZIONE SUL MONDO BIBLICO: • Gli incontri LuMe su questioni specifiche del mondo biblico • Gli incontri Verso Santiago con informazioni e suggerimenti per chi vuol fare l’esperienza del Cammino a Santiago de Compostela • Gli incontri Radice Santa per conoscere le radici ebraiche della fede cristiana • La collana di libri Bibbia e Terra Santa • Articoli e inserti speciali all’interno della Voce dei Berici • Gli appuntamenti di Linfa dell’Ulivo, focus sulle terre bibliche all’interno del Festival Biblico COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PELLEGRINAGGI CRISTIANI DI GERUSALEMME sponsor: PER CONOSCERE LE PROPOSTE E I PROGRAMMI DEI PELLEGRINAGGI PER IL 2013 VI INVITIAMO A: PELLEGRINANDO PER VIA - 29 SETTEMBRE 2012 Abbazia di Sant’Agostino, Vicenza edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Roberto Vecchioni e il suo rapporto con le parole, la musica, la fede Riconoscere i colori del buio per guardare al futuro con fiducia «Sono un ottimista. Penso che una persona di fede possa avere qualche timore, incertezza, scivolone, ma non paura. Non credo che quando moriremo non vedremo più niente. Il mondo è causale, non casuale, c’è una mente che organizza tutto». Non è sempre stato un uomo di fede, ma il bello della vita, come lui stesso afferma, è che le cose cambiano. Per Roberto Vecchioni riconoscere i colori del buio significa avere speranza, anche laddove sembra non esserci niente e viene da avere paura. Perché chi ha fede può permettersi al massimo qualche incertezza, scivolone o timore. Ma mai di avere paura. Roberto Vecchioni, brianzolo, classe 1943, considerarlo “padre” della musica italiana forse è un po’ troppo. Molto meglio chiamarlo “professore”, se non altro per il fatto che prima della carriera artistica è arrivata quella di insegnante, tuttora in corso. In questi mesi Vecchioni ha lanciato una nuova raccolta di successi, I colori del buio, e avviato un tour la cui prima parte si concluderà a Vicenza in occasione del Festival Biblico 2012. Professore, come sta andando questo nuovo tour? «Fantastico, meraviglioso, abbiamo trovato una formula che funziona a meraviglia: tanti musicisti bravi sul palco, una sezione d’archi, un’antologia di pezzi della mia “antichità” e più recenti, battute... ingredienti che si mescolano bene insieme». Perché ha scelto il titolo I colori del buio per la sua nuova raccolta? «Perché questa raccolta parla di ricordi. Il buio lo crediamo senza colori è qualcosa che ci turba, che ci fa paura. In realtà anche il buio possiede i suoi colori, basta saper guardare. E questo atteggiamento confina con la fede». Un atteggiamento di speranza... Lei è sulla scena musicale italiana da molto: si considera di più un “grande vecchio” o un maestro? «Mi sento un maestro di una strada che però ho seguito solo io. Non sono un grande musicista, ma sono innamorato delle parole. Ho grande rispetto per tutti i cantautori, ma credo di aver intrapreso una strada solitaria. Nelle mie canzoni parto dal mito, dalla storia. Parto dal passato per rivedere il presente. Canto la doppiezza, il mistero e il bisogno d’amore che portiamo sempre con noi». Lei è innamorato delle parole: tra i giovani va molto la musica hip-hop, fatta anche di lunghi monologhi. Cosa ne pensa? «Queste musiche, ma non solo l’hip hop o il rap, sono lo specchio di quello che è il ragazzo oggi, la protesta verso 47 edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture ciò che c’è intorno e che tiene i giovani in disparte. C’è una tendenza all’ironia e alla lotta, sia di gruppo che singola, molto laica, ma anche di fede, perché no?» Lei si dice ottimista, ma come vede la gente che le sta attorno? «Gli italiani sono i più intelligenti e più sensibili di tutti, pretendono tantissimo e hanno paura che li freghino. Vedo molta gente incazzata, che non vuole fare sacrifici o che ne ha già fatti abbastanza, e magari è vero. Il fatto è che ci sentiamo italiani ma non siamo ancora compattissimi come nazione. Dobbiamo acquisire senso civico e di apertura all’altro». Ha dedicato diverse canzoni alle sue figlie, una di queste, Un lungo addio, è contenuta nella nuova raccolta. Come ha vissuto, da padre, i sentimenti della paura e della speranza? «Sono parole che ho vissuto entrambe con le mie due figlie. Per un padre, la figlia è sempre debole, incerta, in mezzo alla tempesta. Fortunatamente ho due figlie intelligenti, in gamba, mi fanno provare più speranza che paura». Che rapporto ha con la Bibbia? «Leggo soprattutto i quattro vangeli, trovo interessanti anche quelli apocrifi, soprattutto quello di Giacomo, e le lettere degli apostoli. Insomma, tutto il Nuovo testamento. Ci sono tante cose interessanti che però vanno lette bene, spiegate da chi sa, fuor di metafora. Pur avendo studiato tanto, si ha sempre bisogno di essere accompagnati nella lettura della Bibbia. Nell’Antico Testamento c’è anche molta storia, è la vita di fede di un popolo. Il Vangelo invece è più un messaggio universale, è la storia dello Spirito». È sempre stato un uomo di fede? «No. La bellezza è che nella vita cambiano tante cose. Oggi faccio dei grandi dialoghi con Dio. Le inspiegabili situazioni in cui mi mette hanno spesso un senso. Un giorno lo capirò». E magari ci scriverà una canzone «Magari! Ne ho scritte tante di canzoni su Dio: Le rose blu, La stazione di Zimà, Ma che razza di Dio c’è nel cielo, Tommy, Blumun...». È più divertente scrivere canzoni su Dio o sugli uomini? «Con Dio più che divertirmi mi tolgo dei sassolini, altre volte mi chiarisco, comprendo meglio, sto più vicino. Scrivere canzoni su Dio è più difficile, si rischia la retorica. Parlando degli uomini si ha a disposizione un campo più vasto». � Andrea Frison edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture La musica e l’impegno civile di Luca Bassanese Storie di umane paure, dissensi e inaffondabili speranze «La musica è speranza, una possibilità legata all’esperienza, un’esperienza straordinaria come l’arte in genere. Arrivi così a interpretare i sentimenti più profondi, a conoscere la differenza che passa tra un accordo maggiore ed uno in minore, tra la gioia ed il pianto, senza giusto o sbagliato, senza bene o male, considerando le umane sensazioni come uno spazio sacro e divino da rispettare, contemplare e conoscere» Menestrello, saltimbanco, cantautore, narratore e pensatore, Luca Bassanese è un artista che si staglia nel panorama musicale vicentino e si distingue, oltre che per la sua musica, per il suo impegno civile. Le sue canzoni mostrano una fiducia incrollabile nell’essere umano, che custodisce la bellezza ed è chiamato sposare la speranza alla responsabilità. Il suo ultimo libro s’intitola Oggi ho imparato a volare. Katalin, la protagonista, è colei che a partire dalle ferite spicca il volo, che in qualche modo impara a sperare. 48 Qual è il suo messaggio? «Nel libro racconto di una giovane ragazza che, arrivata in Italia dall’Ungheria, cade nel circuito della prostituzione. La sua è una vita di abusi, solitudine, marginalità ma Katalin ha sempre sperato portando con sé il coraggio e il desiderio della conquista. Il suo viaggio non finisce ma inizia per lei una nuova vita perché non c’è mai fine alla ricerca dell’amore, in relazione con se stessi e con il mondo. Perché il senso del viaggio è viaggiare». Nelle sue canzoni racconta uomini e donne, personaggi e figure di speranza. Quali sono le loro caratteristiche? Perché ha scelto di cantarli? «Nelle mie canzoni vi sono molti personaggi perché mi piace raccontare storie, perché ogni uomo, ogni donna, ogni bambino e bambina è un luogo, un’isola da esplorare. Non è facile rapire racconti dalle persone che la vita ti porta ad incontrare, ma a volte basta uno sguardo e poi il resto viene da sé. Ed è l’incontro con il mare che mi affascina su tutto, quando abbandonate le difese l’essere umano ti dona la sua bellezza interiore fatta di gioia, dolore, meraviglia e stupore. Luca Bassanese durante un concerto Ci sono personaggi come Marta, l’amore ideale, oppure l’anziana Nina caduta nell’indifferenza al quinto piano di una palazzina di periferia, Anna alla ricerca di una nuova vita in una nuova terra, e tra molti altri personaggi anche animali di dubbia provenienza come il Pesce Petrolio. A proposito de “La leggenda del pesce petrolio” (un brano a sostegno della campagna dell’associazione Sea shepherd, per la salvaguardia delle specie marine in via d’estinzione), nelle sue canzoni dà molto rilievo anche alla denuncia. Come si passa dal gridare ciò che non va al 49 credere che nella notte si può aspettare una nuova speranza, come “Gino”? «Ognuno di noi si affida a qualcosa che sente dentro come una necessità, per poi trasformare il tutto in desiderio. Tanto più siamo desiderosi di sperimentare la vita, tanto più ci accorgiamo di ciò che manca per essere felici. Indignarsi ed esprimere il proprio dissenso è fondamentale, ma prima è bene aver riflettuto molto, aver “mangiato” l’idea, come diceva Giorgio Gaber, o per lo meno contemplare nella mente e nel cuore una proposta alternativa e soprattutto costruttiva. Altrimenti resta soltanto un urlo generazionale e c’è sempre chi è pronto a placare senza difficoltà l’istante di questo volo. Costruendo forti ali e preparandosi alla caduta si riesce non solo a resistere ma anche a realizzare un sogno». Non manca, nei suoi testi, il racconto delle paure dell’uomo, dei limiti, delle tragedie, della morte. “Guernica”, per esempio, scandita dal coro del “Morimur quotidie morimur”, o “Via la morte”. Può qualcosa l’arte sulla paura? La si può esorcizzare, affrontare con le canzoni? «La paura spesso è la rappresentazione di ciò che non conosciamo. La paura del mistero, come la morte, alla quale non riusciamo dare spiegazione. L’arte ti permette di compiere un viaggio, un’esperienza di conoscenza attraverso il corpo, la mente e l’anima, ti permette di sondare il mistero, ed è con meraviglia e stupore che ti ritrovi a cantare per esorcizzare la paura. Nel caso della canzone “Guernica” la morte è vista come strage dell’umanità progettata e calcolata dalla follia dell’uomo. Basti considerare che la tragedia di Guernica fu un esperimento di Göring che con l’appoggio entusiasta di Adolf Hitler decise di radere al suolo la cittadina Basca di Guernica, colpendo e distruggendo l’inerme popolazione civile. Il coro di voci sul finale prende spunto da “Nascendo quotidie morimur” di Seneca, reinterpretato e cantato nel morire quotidiano di tutte le giovani vite che da sempre in ogni conflitto sono le prime vittime innocenti. Nell’altro brano, “Via la morte”, il canto diviene danza contro il buio che a volte offusca la mente e ci porta a vivere nel vuoto di una stanza interiore dove i pensieri divengono pietre, ed è così che usciti dal buio ci si ritrova nel vortice di una danza, in braccio alla vita, alla luce, che se bastasse a volte danzare per uscire dall’oscurità sarebbe un miracolo! Ma l’arte ha in sé infinite possibilità. Come la vita». In una canzone di qualche anno fa, “Nord Est Sacrifice”, recitava, alla fine, «Cerco solo un riparo e una nuova speranza». Com’è cambiata, nel nostro territorio, la ricerca di speranza? «La speranza sembra non esserci più, ed è così se continuiamo a considerare tale speranza come qualcosa al di fuori della nostra responsabilità. Ogni speranza deve essere protetta e coltivata come la rosa di un giardino, a noi non resta che essere bravi giardinieri, custodi delle nostre speranze e consapevoli che esse devono essere condivise per divenire importanti, per ritrovare in loro il senso della bellezza». Che relazione c’è, se c’è, tra la musica e la speranza? «Sto lavorando in questi giorni assieme a Stefano Florio alla registrazione del mio nuovo album e il tutto nasce da un forte sentimento di speranza. Arrivi così a interpretare i sentimenti più profondi, a conoscere la differenza che passa tra un accordo maggiore ed uno in minore, tra la gioia ed il pianto, senza giusto o sbagliato, senza bene o male, considerando le umane sensazioni come uno spazio sacro e divino da rispettare, contemplare e conoscere». Dove vede speranza oggi? «Nell’essere umano che in sé conserva ancora lo splendore della bellezza, al di fuori d’ogni ideologia». � Margherita Scarello © carlostoppa.com - Ecofocus edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture La scarpa piena di vita www.itersan.com CALZATURE COMFORT DONNA UOMO BAMBINO - PREDISPOSTE PROFESSIONALI POST-OPERATORIE PRESSO SANITARIE, ORTOPEDIE, FARMACIE E PUNTI VENDITA QUALIFICATI Spaccio Aziendale: via Meucci, 62 - Z.I. S. Agostino - 36057 - Arcugnano (VI) tel. 0444 288673 IL QUOTIDIANO CHE TI SEGUE SEMPRE Ovunque tu sia Il Giornale di Vicenza è con te. Ogni giorno, dalle 6.30 del mattino, leggi il tuo quotidiano su iPad senza perdere il piacere di sfogliarlo. Un’esperienza innovativa e coinvolgente con tanti servizi aggiuntivi come l’archivio dell’ultima settimana, la ricerca delle notizie per parole chiave e molto altro ancora. Scarica Il Giornale di Vicenza da iTunes o da APP Store. edizione 2012 - Perché avete paura? La speranza dalle Scritture Le Mostre del Festival La paura e la speranza. I colori delle emozioni mostra di illustrazioni per l’infanzia azioni concrete per costruire speranza www.cislvicenza.it dal 15 aprile al 20 maggio Centro Culturale San Paolo, Viale Ferrarin, 30 – Vicenza da martedì a domenica: 9:00-12:00/15:30-19:00 (chiuso il lunedì) al mattino solo per gruppi e scolaresche su prenotazione schede dei laboratori didattici sul sito dal 24 maggio al 10 giugno Palazzo Cordellina, Biblioteca Bertoliana, Contrà Riale 12 -Vicenza da martedì a domenica 10:00-18:00 (chiuso il lunedì) Sabastiya. I frutti della storia e la memoria di Giovanni Battista Un progetto di archeologia, conservazione e comunità locale in Palestina mostra fotografico-documentale curata da Carla Benelli Loggia del Capitaniato, Piazza dei Signori – Vicenza dal 18 al 27 maggio 2012 inaugurazione: sabato 19 maggio - ore 17:00 organizzazione: Ufficio Diocesano Pellegrinaggi, Vicenza Di chi avrò timore? (Sal 27,1) Dare volto alle paure, per plasmare speranza. Esposizione di opere di artisti contemporanei della ceramica ViArt – Palazzo del Monte di Pietà, Contrà del Monte, 13 - Vicenza dal 18 maggio al 10 giugno 2012 martedì, giovedì, sabato e domenica 10:00-12:30/15:00-19:00 mercoledì e venerdì 15:00-19:00 (chiuso il lunedì) inaugurazione: venerdì 18 maggio 2012 organizzazione: Museo Civico della Ceramica di Nove, Comune di Nove, in collaborazione con: Vi.Art; con il sostegno: Credito Valtellinese Dal buio alla luce 2011-2012 Esposizione manufatti ideati nel laboratorio espressivo a cura della sezione didattica delle Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, Ctr. S. Corona, 25 – Vicenza dal 24 al 27 maggio 2012, tutti i giorni 10:00-18:00 in collaborazione con: Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari Sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza La Terra santa: deserto, giardino e città La bellezza insperabile di una terra assetata di pace Stamperia d’Arte Busato - Contrà Porta Santa Lucia, 38 - Vicenza 0444.513525 - [email protected] - www.stamperiadartebusato.it mostra di opere di pittura sacra di Giustina De Toni Complesso Monumentale di San Silvestro, Contrà S. Silvestro - Vicenza dal 18 al 27 maggio 2012 da lunedì a sabato 16:00-19:00; domenica 10:00-19:00 inaugurazione: venerdì 18 maggio alle ore 18:30 con il patrocinio di: Comune di Vicenza, Provincia di Vicenza, Regione Veneto, AXA Associazione di artisti per l’arte sacra, UCAI La culla della vita. Storie di speranza da Mosè alla “culla per la vita” percorso visivo con laboratorio didattico per ragazzi (6-11 anni), animatori, educatori, insegnanti e genitori Istituto Palazzolo in Santa Chiara, Contrà Burci, 14 – Vicenza dal 24 al 27 maggio 2012, 9:00-12:00/15:00-18:00 visita e laboratorio didattico su prenotazione al nr 338 6335350 (max 30 partecipanti) dal 24 al 27 maggio: orario di inizio: 9:30, 14:30, 17:00 In collaborazione con: Movimento Per la Vita di Vicenza, Istituto Palazzolo in Santa Chiara, Vicenza, con il sostegno di: CSV Centro Servizi per il Volontariato, Vicenza Madri. All’origine del coraggio mostra opere pittoriche ispirate alle donne dell’Antico Testamento espone: Lorella Cecchini Oratorio del Gonfalone, Contrà Canneti - Vicenza dal 24 al 27 maggio 2012, 10:00-13:00/15:00-18:00 Durante i giorni della mostra l’artista sarà disponibile per accompagnare il pubblico alla visione delle opere. Non abbiate paura. Dal buio alla luce rassegna d’arte di pittura e scultura di artisti aderenti all’U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) Vicenza “Fra’ Claudio Granzotto” Chiesa di Araceli - Coro delle Monache, Piazza Araceli, 1 - Vicenza dal 18 al 27 maggio 2012 ven. 18, sab. 19, ven. 25 e sab. 26 maggio: 10:00-12:00/15:00-19:00 dom. 20 e dom. 27 maggio: 15:00-18:30 o rganizz.: Gisa Cola, Maria Teresa Bollin, Franco Mastrovita, Franco Vianello Dai libri al Libro mostra sui codici biblici conservati nella Biblioteca Capitolare Palazzo delle Opere Sociali, Piazza Duomo, 2 - Vicenza dal 24 al 27 maggio, 9:00-12:30/15:00-18:30 organizzazione: Associazione “Il deserto fiorirà”, Verona Biblioteca Capitolare, Piazza Duomo, 19 – Verona dal 18 al 20 maggio 2012 ven. 18: 17:00-19:00; sab. 19: 8:30-13:00/15:00-20:00; dom. 20: 8:30-12:30 inaugurazione: venerdì 18 maggio - ore 17:00 in collaborazione con: Diocesi di Verona Codex Vitae Maria, speranza per l’umanità Mostra fotografica Da noi, di generazione in generazione, trova posto l’arte e la cultura. C’è posto anche per te! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo (C.Cantici 8,7) Installazione-esposizione dell’artista Anna Moro Lin, pittrice Palazzo delle Opere Sociali, Piazza Duomo, 2 - Vicenza dall’11 maggio al 2 giugno 2012, 9:00-12:30/15:00-18:30 in collaborazione con: Patriarcato di Venezia Caron Vetrate Artistiche di Piero e Mattia Modolo, Creazzo (VI) (progetto di ricerca per la conservazione) La via Crucis: via del dolore che si apre alla luce della Resurrezione. Paolino Rangoni - Mistero Pasquale esposizione iconografica a cura della Scuola iconografica Solov’ev di Padova e maestri iconografi del Veneto Oratorio P. Frassati - Parrocchia S. Croce, Via Don D. Mantiero - Bassano d.G. Dal 18 al 20 maggio 2012 venerdì 18 maggio: 15:00-19:00 sabato 19 e domenica 20 maggio: 09:00-12:00/15:00-19:00 visite guidate su prenotazione al nr. 0424 567149 sabato 19 maggio 2012 - ore 10:00 e ore 16:00 (durata 2h circa) Gocce di speranza in un mondo di paure mostra pittorica esposizione dei lavori realizzati dai ragazzi del Vicariato dalla 5a elementare alla 2a media per il concorso sul tema del Festival Museo Diocesano, Piazza Duomo, 12 – Vicenza dall’8 maggio al 14 giugno 2012 da martedì a domenica: 10:00-13:00/14:00-18:00 inaugurazione: martedì 8 maggio 2012 - ore 18:00 Pieve di Chiampo, Via Pieve, 170 – Chiampo dal 24 maggio al 27 maggio 2012 da giov. a sab. 16:00-18:00, dom. 8:00-12:00/16:00-18:00 premiazione del concorso: domenica 27 maggio 2012, ore 16:00 il programma degli eventi a Vicenza informazioni complete su www.festivalbiblico.it 53 Media partner VICENZA CORSO PALLADIO, 106 – TEL 0444 322711 PADOVA VIA SAN FERMO, 40 – TEL9-05-2012 049 8758706 RadioCompany_155x35.pdf 17:12:01 VERONA VIA GIUSEPPE MAZZINI, 35 – TEL.045 8003367 – www.pavinelements.it Hanno contribuito Partner tecnici Si ringrazia Albergo Cittadino Associazione “Faro Culturale” Associazione Casa Speranza Associazione Presenza Donna Associazione “Speranza Onlus” Associazione Volontari Assistenza Anziani AXA Associazioni Artisti d'Arte Sacra Biblioteca Civica Bertoliana Casa Circondariale “San Pio X” Centro Astalli, Vicenza Chiesa di Cristo, Vicenza Chiesa Medodista, Vicenza Città Nuova Congregazione Padri Oratorio San Filippo Neri Conservatorio di Musica"A.Pedrollo" Consorzio Vicenza è Erickson Libri Euroristorazione Federazione Campeggiatori del Veneto Ferraro Allestimenti Srl www.festivalbiblico.it FISM - Fed. Italiana Scuole Materne Fotoclub "Il punto focale" Gruppo Liberamente, Brogliano Gruppo Scout Vicenza 11 Agesci Gruppo Teatrale S. Giorgio, Costabissara Ipab, Vicenza IPSSCT "Da Schio" Istituto Palazzolo in Santa Chiara Istituto Paritario "Farina" Istituto San Gaetano La Piccionaia I Carrara - Teatro stab. innovazione Liceo Scientifico “G.B. Quadri” Missionari Saveriani Movimento dei Focolari Movimento per la Vita Museo Diocesano di Vicenza NOI Associazione Ordine Servi di Maria Santuario M. Berico Parrocchia di S. Marco Parrocchia di S. Maria in Araceli Parrocchia di S. Michele ai servi Parrocchia di SS. Felice e Fortunato Parrocchia S. Famiglia e S. Lazzaro PIME Pontificio Istituto Missioni Estere Progetto Jonathan Protezione Civile del Comune di Vicenza Seminario Vescovile Ser.T. - ULSS 6 Vicenza Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici per le province di Verona, Vicenza e Rovigo Studio Tecnico Ing. Pirocca Giuseppe Suore Maestre S. 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