q ua r e s i m a
missionaria
Per utilizzare
questo sussidio in famiglia.
1. Fate insieme il segno della croce.
2. L’introduzione vi aiuta a cogliere il filo rosso settimanale, alla
luce della parola di Dio e della testimonianza missionaria.
3. Leggete ad alta voce la parola di Dio.
4. Ascoltate la testimonianza missionaria
proposta. Le testimonianze possono essere lette giorno
per giorno oppure, intere, ogni due giorni.
5. Recitate insieme il salmo proposto.
6. Recitate insieme la preghiera proposta per la
settimana, la trovate nella pagina della domenica.
7. Prima di concludere leggete l’impegno del giorno:
se pregate la sera vi aiuterà nella giornata successiva.
8. Concludete con una semplice benedizione e il segno della
croce.
Benedizione per la preghiera del Mattino
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.
Benedizione per la preghiera della Sera
Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
R. Amen.
Misericordiamo
La quaresima 2016 è il tempo giusto per sperimentare la gioia di essere purificati, che è
decisamente qualcosa in più del sentirsi psicologicamente a posto e senza sensi di colpa.
La caratterizzazione missionaria, tipica della nostra diocesi, che viene offerta da questo
strumento di preghiera per la famiglia e per le comunità ci aiuta a vedere in tutta la sua
ricchezza il tema della misericordia, sfrondandolo da facili sentimentalismi.
Sulla scorta dell’invito di Papa Francesco, che nella bolla di indizione del Giubileo scrive: “È
giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il
tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri
fratelli”, (MV, 9) proponiamo un cammino in 6 tappe, che ci prepara alla passione, morte e
risurrezione di Gesù, momento nel quale, nel modo più sorprendente, Dio ha mostrato “il
disegno d’amore della sua volontà”. (Ef. 1,5)
Il percorso ha quindi questa scansione:
1ª settimana MI – Missione, nella quale leggeremo i brani del nuovo
testamento che raccontano i primi invii missionari da parte di Gesù e degli apostoli.
4
2ª settimana SE – Seguire, nella quale scopriremo come andare dietro a
4
Gesù, accompagnati da Giovanni Battista e dalle prime chiamate dei discepoli di Gesù.
3ª settimana RI – Ritrovare, nella quale leggeremo il capitolo 15 del
4
Vangelo di Luca, e ci accorgeremo che Dio non si stanca mai di cercarci.
4ª settimana COR – Coraggio, accompagnati dal brano di Genesi 18
4
in cui incontriamo Abramo e i suoi ospiti sconosciuti alle Querce di Mamre.
5ª settimana DI – Diamo, nella quale ascolteremo il brano delle
4
beatitudini, con al centro: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.”
Settimana Santa AMO, nella quale vedremo come “Dio, ricco di
4
misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che
eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo”. (Ef. 2, 4-5)
Il libretto, che riporta le bellissime testimonianze di molti missionari bresciani nel mondo, è
completato a piede di pagina da alcuni dati che riguardano la situazione sociale dei paesi nei
quali vengono proposti i progetti missionari per i quali – nell’inserto staccabile – trovate una
richiesta di sostegno. È un modo in più rendere tangibile la nostra misericordia, modellata
su quella del Padre.
mercoledì
10 febbraio
Iniziamo la Quaresima accompagnati dal brano con
il quale il Vangelo di Luca inizia il racconto della vita
pubblica di Gesù. In questo brano Gesù annuncia la
Misericordia del Signore, che si manifesta nel mondo.
Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo
il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò
a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il
rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha
consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai
poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la
liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli
oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore.»
(Lc 4,16-19)
giovedì
11 febbraio
Quello che Gesù dice è spiazzante. Costringe a
riorientare le proprie convinzioni e i propri modi
di fare. La quaresima è un tempo di conversione,
proprio in questo senso: il racconto di don Raffaele,
dalla comunità di Pimenterira, ce lo mostra.
Gesù poi riavvolse il rotolo, lo riconsegnò
all’inserviente e sedette. Nella sinagoga,
gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora
cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta
questa Scrittura che voi avete ascoltato”.
Tutti gli davano testimonianza ed erano
meravigliati delle parole di grazia che
uscivano dalla sua bocca e dicevano:
“Non è costui il figlio di Giuseppe?”.
(Lc 4, 20-22)
Penso ad un impegno
che richiede una rinuncia
che mi accompagni in
questa Quaresima.
Iniziamo questo tempo di Quaresima
benedicendo il Signore attraverso il
seguente salmo
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia,
sazia di beni la tua vecchiaia,
si rinnova come aquila la tua giovinezza.
Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele.
(Salmo 103)
Testimonianza di don
Raffaele Donneschi (1982-1994 in Brasile), oggi
parroco a Badia e Violino
Quando Josè tornò dalla settimana
di formazione per Animatori di
Comunità riunì nella cappella del
Villaggio di Pimenteira tutta la sua
gente: era pieno di idee nuove,
di proposte per il catechismo,
per il culto domenicale, persino
per migliorare l’agricoltura…
Soprattutto era pieno di entusiasmo,
di voglia di fare, di speranza che
un cambiamento fosse davvero
possibile! Tutti lo ascoltarono
meravigliati ma anche titubanti:
riusciremo a mettere in pratica
quello che Josè ci ha detto? Non è
meglio continuare come abbiamo
sempre fatto? Il problema stava
soprattutto nel fatto che Josè era
giovane e quindi senza esperienza,
senza troppa considerazione da
parte degli anziani… Josè però non
si perse d’animo e chiese un tempo
di prova: convinse alcuni giovani,
I profughi giunti in Italia nel 2015 sono stati circa 115.000
e i richiedenti asilo accertati nei primi sei mesi 25.000
alcune catechiste e persino alcuni
contadini a ripercorrere con lui
il cammino di formazione a cui
aveva partecipato per cercare di
attualizzare nella propria comunità
tutti quegli insegnamenti.
La sfida era lanciata, non si poteva
lasciar perdere solo perché non tutti
avevano accolto con entusiasmo
la proposta... del resto anche Gesù
non era stato capito dalla sua gente;
Padre Carlos lo aveva detto più volte
là al Corso: “lavorare per il Regno
di Dio esige impegno, costanza,
testimonianza davanti a chi non
accetterà o farà opposizione”.
Oggi la Comunità di Pimenteira è
ben viva, la convinzione di Josè ha
fatto breccia e altri si sono uniti a
lui nel cammino per la costruzione
del Regno di Dio in quel pezzetto di
Amazzonia in riva al fiume… Anche
se molto c’è ancora da fare.
Impegniamoci ad essere misericordiosi
come il Signore ci ha insegnato:
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che
lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo
temono,
perché egli sa bene di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
(Salmo 103)
Cosa significa
essere
misericordiosi?
Nel 2015 nella provincia di Brescia sono transitati
2000 profughi di cui 1226 sono assistiti
venerdì
12 febbraio
“Medico, cura te stesso”, dicono gli israeliti di Nazaret a Gesù.
Anche in una situazione di ostilità Gesù è riconosciuto
come guaritore e la sua medicina è la misericordia. La
stessa che vediamo nella testimonianza di suor Giulietta.
Ma Gesù rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo
proverbio: «Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito
che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!»”.
Poi aggiunse: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene
accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano
molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo
fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande
carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato
Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano
molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma
nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”.
(Lc 4, 23-27)
sabato
Lo sdegno della folla nella sinagoga è lo stesso sdegno
delle persone che vedevano una missionaria “sprecare
del tempo” con una malata. Ma vivere con misericordia
significa proseguire tralasciando le critiche.
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga
si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo
cacciarono fuori della città e lo condussero
fin sul ciglio del monte, sul quale era
costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma
egli, passando in mezzo a loro, si mise in
cammino. Poi scese a Cafàrnao, città della
Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla
gente. Erano stupiti del suo insegnamento
perché la sua parola aveva autorità.
(Lc 4, 28-32)
Dedico un po’ del
mio tempo ad una
persona malata
Preghiamo insieme questo salmo
alternando voci maschili e voci
femminili
L’uomo: come l’erba sono i suoi giorni!
Come un fiore di campo, così egli fiorisce.
Se un vento lo investe, non è più,
né più lo riconosce la sua dimora.
Ma l’amore del Signore è da sempre,
per sempre su quelli che lo temono,
e la sua giustizia per i figli dei figli,
per quelli che custodiscono la sua alleanza
e ricordano i suoi precetti per osservarli.
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno domina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi,
attenti alla voce della sua parola.
(Salmo 103)
Testimonianza di
suor Giulietta Loda - Taiwan
L’anno di misericordia del Signore:
questa parola evangelica e
l’accentuazione speciale di Papa
Francesco per questo anno Giubilare
Straordinario della Misericordia,
mi hanno riportato alla mente il
cammino di liberazione che il Signore
ha voluto nella mia storia nei 10
anni trascorsi accanto a mia madre
malata. Morbo di Alzheimer. Imparai
a comprendere il significato di questo
nome sconosciuto, sperimentando
la sua devastante realtà. Ogni giorno
affrontavo sorprese che mi lasciavano
spiazzata. Le domande della mamma,
chi fossi e che cosa facessi in casa
sua, mi mettevano in sofferente
difficoltà. All’inizio, divertita,
rispondevo che ero un angelo caduto
dal cielo, poi compresi che forse
quello non era l’atteggiamento più
adeguato. L’impotenza di far breccia
I fondi messi a disposizione dallo Stato per gestire l’accoglienza dei migranti non
vengono dati ai richiedenti asilo ma alle strutture che li accolgono
13 febbraio
con argomentazioni logiche, mi
costrinse ad accettare la realtà di
questa malattia: essa aveva il magico
potere di trasformare i vincoli più
intimi, come quelli di madre e figlia,
e di capovolgere i ruoli che la natura
aveva stabilito. Cosa potevo fare?
Imparai a diventare madre di mia
madre. Così il suo letto divenne un
altare dove celebravamo la nostra
messa, portando ognuna i propri
doni. Poi arrivò l’incomprensione di
molti: perché sprecare tempo per
accudire chi non comprende? Perché
non tornare in missione? Ma grazie
alla preghiera e alla meditazione
della Parola ho imparato a gustare la
gioia del lieto annuncio che Gesù ha
donato ai poveri comprendendo che
la missione non è un luogo ma è una
persona viva, Gesù il Misericordioso
amante della vita, in tutte le sue fasi.
Preghiamo benedicendo il Signore, chiedendogli
di essere sempre presente nella nostra vita, di
accompagnarci e sostenerci nei momenti più
difficili. Preghiamo perché tutti gli uomini
possano essere guidati dalla sua volontà e che in
tutti i luoghi si senta la sua presenza forte
Benedite il Signore, voi tutte sue schiere,
suoi ministri, che eseguite la sua volontà.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in tutti i luoghi del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.
(Salmo 103)
In questa Quaresima
mi impegno a
partecipare alla
Messa domenicale.
Lo stato del Libano, che ha una popolazione di 4 milioni di abitanti,
ospita 2 milioni di profughi
domenica
MIssione
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In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era
guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non
mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora
il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi
pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un
istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti
darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a
me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti
prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà
tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore,
Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto
più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di
Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi
angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi
ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno
sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi
in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto:
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo
si allontanò da lui fino al momento fissato.
(Lc 4, 1-13)
Inizia il tempo favorevole per la
conversione del cuore. La Misericordia
di Dio si rende visibile, accoglibile,
accessibile in Gesù il Figlio, il
Messia salvatore. La Misericordia
è dono offerto all’uomo, è offerta
ad ognuno di noi. Camminiamo
con Gesù chiedendo la grazia di
saperlo riconoscere e seguire: Gesù
uscendo vittorioso dal deserto delle
tentazioni ci incoraggia a non avere
paura perché Lui vince la tentazione,
prende con sé il peccato del mondo,
sconfigge il diavolo e tutto le sue
illusioni. Il peccato porta con
sé sempre delusione, tristezza,
noia, solitudine; la misericordia
di Dio ci restituisce pienezza,
gioia, alleanza, creatività.
Quando viviamo la ferocia
della tentazione: il potere,
l’avere, l’apparire; quando
rischiamo di seguire
falsi idoli richiamiamo
alla mente e al cuore la
vicinanza e la presenza di
14 febbraio
Gesù capace di vincere il male.
Cogliamo fin dall’inizio della vita
pubblica di Gesù il senso della
Missione che il Padre gli ha affidato: la
salvezza dell’uomo, la ricostruzione
di un’alleanza distrutta dal male, la
ricerca di una comunione nuova ed
eterna. La Missione della Chiesa è
chiamata a trasmettere, annunciare,
vivere ciò che il Padre realizza
inviando il Figlio e donando lo Spirito.
La Missione della Chiesa non è
“qualcosa da fare”, ma è innanzitutto
accoglienza del dono di Dio: Gesù.
Gesù, lasciare la famiglia, la casa, gli amici
e anche il lavoro per andare ad aiutare i più poveri
è una scelta molto coraggiosa.
Aiuta tutti i missionari a non scoraggiarsi
nei momenti più difficili,
stai vicino a loro con il tuo abbraccio di
pace per non farli sentire soli,
aiutali a continuare seguendo la strada
che tu hai tracciato per loro.
E aiuta anche noi che siamo qui, Signore,
ad essere testimoni della tua parola
quando incontriamo situazioni di
povertà, sofferenza o tristezza.
lunedì
15 febbraio
martedì
16 febbraio
Il Signore promette: “Sono con voi tutti i i giorni!”. Sono parole
di speranza, confermate nella vita quotidiana della missione.
Iniziamo la prima settimana di Quaresima
accompagnati da alcune pagine del Nuovo
Testamento che ci mostrano l’entusiasmo con il
quale i primi amici di Gesù vanno per il mondo ad
annunciare il Vangelo: li leggiamo accompagnati
dalla testitmonianza dei nostri missionari.
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea,
sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo
videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si
avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere
in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli
tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a
osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Quelli dunque che erano con lui
gli domandavano: “Signore, è questo il
tempo nel quale ricostituirai il regno per
Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta
a voi conoscere tempi o momenti che
il Padre ha riservato al suo potere, ma
riceverete la forza dallo Spirito Santo che
scenderà su di voi, e di me sarete testimoni
a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la
Samaria e fino ai confini della terra”.
(Mt 28, 16-20)
(At 1, 6-8)
Oggi ringrazio un
amico per essermi
sempre accanto
Preghiamo insieme il seguente salmo
Beato l’uomo che non segue
il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.
Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.
(Salmo 1)
Testimonianza di
Gabriella Romano - Brasile
È un giorno come tanti, mi trovo in
casa e un giovane della Parrocchia
mi chiama per parlare con me.
Il giovane è il responsabile della
Pastorale Giovanile, mi spiega che
150 giovani di Viseu sono riuniti in
Pombal, una comunità dell’interno,
per un incontro. Alla fine dell’evento
era prevista una celebrazione della
Parola di Dio, ma loro desideravano
poter avere l’Eucarestia. Non ci penso
due volte e gli rispondo: “Non ti
preoccupare, domani mattina sarò
presente alla celebrazione con Gesù
Eucaristia!”.
Che bella questa richiesta! Desiderare
la presenza di Gesù in quella forma
così semplice e umile del Pane
Consacrato, desiderare la comunione
con Lui, il suo aiuto e il suo conforto.
Gesù ce lo ha promesso: “Sarò con voi
fino alla fine del mondo!”
Lui è veramente presente in quel
pezzo di pane consacrato, ed è
Il nome Guinea deriva dalla parola “Susu” che significa donna
l’alimento che ci dà la forza
della testimonianza, il coraggio
della profezia e la gioia di poter
amare i poveri.
Questa è la Missione di ogni
Cristiano: uscire per portare…
e non portare qualcosa ma qualcuno,
uscire per portare Gesù! A questo
punto capiamo come diventa
importante incontrare.
Dobbiamo lasciarci incontrare da
Gesù, aprirgli le porte e lasciarlo
entrare nella nostra vita quotidiana,
nei nostri affetti, nelle emozioni,
nei pensieri, negli incontri, nelle
tribolazioni, nelle sconfitte, nelle
vittorie, nelle gioie e nei dolori.
Lo conosceremo e Lo potremo
annunciare e portare senza timori
o vergogne. Perché più delle nostre
parole sarà la nostra testimonianza
a dire ad ogni persona che
incontreremo: “Io sono con voi tutti i
giorni fino alla fine del mondo”!
Preghiamo per tutti coloro che si trovano
in condizioni di difficoltà
Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre.
Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra?
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.
Fa abitare nella casa la sterile,
come madre gioiosa di figli.
(Salmo 112)
In questa giornata,
prima di dormire,
faccio un esame di
coscienza e chiedo
perdono al Signore
In Guinea Conakry si registra un’altissima mortalità infantile:
90 vittime ogni 1000 nati vivi
mercoledì
17 febbraio
giovedì
18 febbraio
Nello spiegare come i discepoli avrebbero
dovuto annunciare il Vangelo, Gesù insiste
sull’evitare le cose non necessarie.
Quello che i discepoli incontrano nei loro viaggi
missionari li interpella: missione significa anche
guardare in faccia la realtà, come don Bosco.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò,
ordinando loro: “Non andate fra i pagani
e non entrate nelle città dei Samaritani;
rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute
della casa d’Israele. Strada facendo,
predicate, dicendo che il regno dei
cieli è vicino. Guarite gli infermi,
risuscitate i morti, purificate i lebbrosi,
scacciate i demòni. Gratuitamente
avete ricevuto, gratuitamente date”.
Gesù continuò dicendo “Non procuratevi oro né
argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da
viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché
chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi
là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella
casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma
se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi”.
(Mt 10, 9-13)
(Mt 10, 5-8)
Faccio il segno
della croce prima
di mangiare
Come ci suggerisce Sant’Agostino
“Chi canta prega due volte” ed è quello che
ci dice anche questo salmo
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
(Salmo 95)
Haiti 1986: é la fine della dittatura
dei Duvalier. Con la “democrazia”
sperata, Haiti ha un bel avvenire e i
Salesiani di don Bosco sognano. Con
l’aiuto dell’Olanda é stata fondata la
ONG “COHAN” (COoperazione HAiti
Nederland), che forniva molti mezzi
e servizi per aiutare i poveri. Io ne ero
Direttore. Viaggiando in macchina
nella capitale Port au Prince, ai
semafori e agli ingorghi, incontravo
i poveri, sopratutto ragazzi di strada
che venivano a domandare elemosina
a questo “grand neg” (grande
Signore) che ero io! Io abbassavo il
vetro e davo denaro, contento del
loro entusiasmo e del fatto che se ne
andassero. Io avevo cose importanti
di cui occuparmi! ... E vedevo che
altri “grand neg” facevano come
me: abbassavano il vetro, gettavano
qualche denaro, alzavano il vetro...
Eravamo tutti contenti di esserci
sbarazzati di questi importuni. Ma
poi, un giorno riflettei sul nostro
atteggiamento e ebbi una forte,
invasiva, nauseante sensazione di
vergogna. Così mi dissi: “Non darò
mai più del denaro, darò la mia vita”.
Da quel giorno non ho mai dato
denaro in elemosina, nelle strade,
di corsa... Lasciai la ONG e dal 7
marzo 1988 (100 anni dalla morte
di Don Bosco) ebbe inizio LAKAY
DON BOSCO, opera Salesiana per i
“Ragazzi di strada” in Haiti (Port au
Prince e Cap-Haitien), dove più di
400 “Barabit” (= “piccoli Barabba”,
come con rispetto e amore li chiamo
io) si preparano a diventare “buoni
Cristiani e onesti Cittadini”.
Riflettiamo attraverso il salmo aiutandoci con
questa domanda: Ci sentiamo responsabili di
testimoniare la sua parola con la nostra vita?
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta
davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.
(Salmo 95)
Oggi faccio visita a
una persona sola
Testimonianza di
padre Attilio Stra - Haiti
Il 47% della popolazione guineana vive sotto la soglia di povertà
In Guinea solo il
51% della popolazione ha accesso all’acqua potabile
venerdì
19 febbraio
L’annuncio del Vangelo non avviene solo a parole: ci
sono segni che mostrano la misericordia di Dio.
sabato
20 febbraio
I primi apostoli si mostrano instancabili nell’annuncio:
l’ascolto delle testimonianze missionarie ci mostra lo
stesso entusisamo e lo stesso impegno, ancora oggi.
E Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo
e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi
crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi
non crederà sarà condannato. Questi saranno
i segni che accompagneranno quelli che
credono: nel mio nome scacceranno demòni,
parleranno lingue nuove, prenderanno
in mano serpenti e, se berranno qualche
veleno, non recherà loro danno; imporranno
le mani ai malati e questi guariranno”.
Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e
gli riferirono tutto quello che avevano fatto e
quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro:
“Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto,
e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli
che andavano e venivano e non avevano neanche
il tempo di mangiare. Allora andarono con la
barca verso un luogo deserto, in disparte.
(Mc 6, 30-32)
(Mc 16, 15-18)
Oggi provo a comportarmi
in modo da essere testimone
del Vangelo, agendo
secondo quello che il
Signore ci ha insegnato
Preghiamo insieme alternando
voci maschili e voci femminili
Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.
Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.
Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e trema la terra.
I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.
(Salmo 96)
La Misericordia per noi è l’incontro
con la povertà, occasione imperdibile
per chiunque di divenire realmente
umana. Questo ha ispirato il nostro
vivere in Ecuador, seguendo i
ragazzi nella loro formazione e
tutti coloro che ci sono prossimi,
che ci portano la loro fragilità,
vulnerabilità, i loro bisogni, a volte
anche la loro disperazione. E così
la povertà diventa fraternità nella
condivisione. Il povero non chiede a
parole, supplica con gli occhi. Marisol
bimba di 13 anni culla sulla spalla una
piccola di tre mesi, non è la sorellina
ma la sua bambina, concepita nella
violenza. Non chiede, non dice nulla,
solo ti guarda e tace! Ho lasciato nei
suoi occhi il mio sguardo. Mi sono
tuffata nella silenziosa sofferenza
di Marisol, ho avvertito il mio cuore
aprirsi, riempirsi di Amore, di bene!
Il cervello vola via, la ragione non ha
più volontà in me. Rimane un soffio di
Misericordia del Signore verso queste
creature! La Misericordia è dettata
dal Cuore, dallo Spirito! Nonostante
tanti incontri non possiamo dire di
avere conosciuto la Misericordia;
solo il Signore la sa donare, noi ogni
giorno la rincorriamo. Noi chiamiamo
la Misericordia del cuore quella che
dà spazio alla relazione e non al
conflitto, cancella il passato e crea
vero amore. “Io sono creta che viene
male sette volte ma che è rimessa sul
tornio otto volte: il vaso riuscirà”.
Siamo certi che la Misericordia sia
sintesi della lieta notizia, dell’eterno
abbraccio di Dio.
Preghiamo insieme con il salmo 97
Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi.
Odiate il male, voi che amate il Signore:
egli custodisce la vita dei suoi fedeli,
li libererà dalle mani dei malvagi.
Una luce è spuntata per il giusto,
una gioia per i retti di cuore.
Gioite, giusti, nel Signore,
della sua santità celebrate il ricordo.
(Salmo 97)
Oggi scelgo
qualcuno a
cui indirizzare
un gesto di
generosità
Testimonianza di
Peppo e Adriana
Piovanelli - Ecuador
In Guinea l’aspettativa di vita è di 53 anni
In Guinea nel 2015 il tasso di natalità è diminuito in modo considerevole,
ora coincide con il 40%
domenica
SEguire
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In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e
Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo
volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e
sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui:
erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo
esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal
sonno; ma, quando si svegliarono, videro la
sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro
disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi
essere qui. Facciamo tre capanne, una
per te, una per Mosè e una per Elìa».
Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube
e li coprì con la sua ombra. All’entrare
nella nube, ebbero paura. E dalla nube
uscì una voce, che diceva: «Questi è il
Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi
tacquero e in quei giorni non riferirono
a nessuno ciò che avevano visto.
(Lc. 9, 28-36)
21 febbraio
Vivere da discepoli significa seguire Gesù. La
sequela nasce da una chiamata a stare con Lui
“non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”: si
diventa suoi discepoli rispondendo ogni giorno
a questo invito. Seguire Lui permette al cuore del
discepolo di essere plasmato e conformato al
cuore stesso di Gesù. Il maestro prende con sé
i discepoli, li precede, li accompagna, orienta i
loro passi. Pietro, Giacomo e Giovanni vedono il
volto trasfigurato di Gesù: un anticipo della luce
della Pasqua, è davvero bello essere con Lui!
La trasfigurazione avviene mentre Gesù prega:
entrare nella sua preghiera consente al discepolo
di scorgere, di vedere oltre la sua umanità, di
cogliere il senso della storia, di udire la voce
di Dio che invita a riconoscere in Gesù di
Nazareth il Figlio e ad ascoltarlo. Ogni giorno
possiamo entrare nella preghiera di Gesù; in
particolare nella celebrazione dell’Eucaristia
l’assemblea entra in questo grande mistero
nel quale, sotto i segni del Pane e del Vino,
possiamo scorgere la sua presenza reale. Le
testimonianze dei nostri missionari ci aiutano
a comprendere che anche oggi è possibile
seguire, ascoltare, riconoscere, contemplare.
Caro Gesù, sappiamo che avere un amico è indispensabile
e un amico speciale come Te è davvero
importante per la nostra vita.
Tu ci hai scelto e hai bussato per primo
alle porte del nostro cuore.
La tua amicizia è un regalo.
Un regalo va ricevuto con gioia, con gratitudine.
Per questo ti diciamo grazie.
Un regalo va oltre l’apparenza,
parla di fedeltà, di costanza e di futuro.
E anche se continuare a costruire è difficile
soprattutto quando non riusciamo a cogliere
la Tua presenza vicino a noi,
ti chiediamo la forza di continuare
perché l’amicizia con Te ci apre orizzonti nuovi.
lunedì
22 febbraio
Iniziamo la seconda settimana della Quaresima
con il Vangelo di Marco: Giovanni il Battista
prepara la strada - nostra e degli uomini del
suo tempo - all’incontro con Cristo.
martedì
23 febbraio
Sull’esempio di Giovanni il Battista, anche Damiao, il
ragazzo citato nella testimonianza, visita molte
comunità per invitare le folle a seguire Gesù.
Come sta scritto nel profeta Isaia:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri».
(Mc 1, 2-3)
Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e
proclamava un battesimo di conversione per il
perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione
della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E
si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano,
confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di
peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai
fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.
(Mc 1, 4-6)
Oggi trascorro una
giornata senza TV
Seguiamo il Signore
ricordandoci che solo Lui è la nostra guida
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
(Salmo 23)
Testimonianza di
don Lino Zani - Brasile
“Principio del Vangelo di Gesù, Cristo,
Figlio di Dio”: inizia così il Vangelo
di Marco e queste parole danno più
senso a ciò che Giovanni dice alle
folle aprendole all’attesa di Colui che
chiamerà tutti alla sua sequela.
Ed ecco allora la domanda: “Come
dev’esser l’uomo davanti a Dio?”.
Risponde Damião: “Uno che schiude
il cuore ai desideri che Dio vi ha
messo dentro ed entra dritto-dritto
nel cuore di Gesù – è aperto – e
comprende il mistero di Dio: allora
può camminargli dietro!”. Damiao è
della comunità di S. Tomé, da 2 anni
senza Messa! Damião è un uomo
semplice, innamorato del Vangelo,
che visita periodicamente – a proprie
spese – una decina di comunità,
con lo stile di Giovanni Battista,
anche nella durezza del linguaggio.
“Preparare la via del Signore, fate
diritti i suoi sentieri”. In realtà è Lui
che viene a cercare me. Come è
difficile, nella pratica, essere convinti
di questo! E per andar “dietro a quello
che è più forte”, per seguire Gesù
In Albania il 56,7% dei credenti è mussulmano e solo il 10% cattolico
è indispensabile la fame di giustizia
“Beati quelli che hanno fame e sete
di giustizia”! Che complicazione!
Non solo qui, ma anche in Italia. Mi
spaventa l’onda di xenofobia, il dar
la colpa quasi sempre allo straniero,
l’adotta un animale…
L’8 agosto a Conceição do Muriacá,
Calixto, uno che ha sofferto sotto le
sgrinfie del Projeto Jari per difendere
la foresta e il popolo che vi abita, alla
domanda “Perché l’hai fatto?” ha
risposto: “Se Gesù l’ha fatto, io che lo
voglio seguire, perché non lo dovevo
fare?” Sono rimasto di pietra! Così
per andar “dietro a quello che è più
forte”, occorre sete di libertà. A chi
teme che la libertà sia impossibile,
c’è la voce che grida nel deserto
di aprire dalla schiavitù (egoismo,
razzismo, immoralità, corruzione…)
per arrivare alla terra della fraternità,
dell’uguaglianza, della giustizia,
onestà. Quanti piccoli segni
di “cuore grande” sparsi ovunque!
Giovanni Battista, aiutaci
a vederli e a percorrerli!
Riflettiamo a fondo sulle parole di questo salmo
e lo recitiamo a voci alterne
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.
Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia.
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
(Salmo 27)
Non mi vergogno
di vivere e
testimoniare il mio
essere cristiano
L’aspettativa di vita scolastica in Albania è di 11,3
anni
mercoledì
24 febbraio
Nel brano del Vangelo di oggi Giovanni il Battista
ammette umilmente che “viene dopo di me colui
che è più forte di me”. Anche don Paolo Zola nella
testimonianza sostiene che seguire Gesù richiede di mettere
da parte il proprio orgoglio per seguire il prossimo.
Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più
forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i
lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli
vi battezzerà in Spirito Santo”. Ed ecco, in quei giorni, Gesù
venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano
da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i
cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.
(Mc 1, 7-10)
giovedì
25 febbraio
La strada che Giovanni ha preparato è dura. Giovanni
pagherà la sua coerenza con il carcere e con la vita. Quando
Gesù ci invita alla sequela dice: “Chi vuol venire dietro a me
prenda la sua croce”. È una strada dura, quella della gioia.
E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio,
l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel
deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana.
Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo
servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella
Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva:
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo”.
(Mc 1, 11-15)
Metto da parte il mio
orgoglio e cerco con
umiltà di impegnarmi
a scuola o nel lavoro.
Preghiamo il salmo 27 che ci invita a
cercare il volto del Signore.
Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia mi innalza.
E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore.
Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
(Salmo 27)
Testimonianza di
don Paolo Zola - Brasile
Gesú ci invita a lasciare tutto
per seguirlo.
Ma cosa significa seguire Gesù?
Seguirlo é uscire da se stessi per
incontrare l’altro, é morire ogni
giorno nel proprio orgoglio per
poter servire il prossimo, é saper
condividere ogni momento di
vita, é saper ascoltare, consigliare,
consolare.
A volte viene la tentazione di
desistere, di “tornare indietro”, di
“mollare tutto”. Penso che anche il
Battista, precursore del Messia, abbia
passato momenti difficili. Anche
noi siamo un po’ come il Battista:
dobbiamo preparare la strada al
Signore, consapevoli che non siamo
noi con i nostri meriti a convertire
il mondo, ma é lo Spirito Santo,
che soffia su chi vuole e dove vuole
e riporta l’umanità a Dio. La mia
parrocchia é formata da 26 comunità,
una delle quali, São Miguel, é una
comunità “ribeirinha”, formata da
Dal 24 Giugno 2014 l’Albania è entrata a far parte dell’Unione Europea
famiglie che abitano sulle rive del
fiume e che vivono di pesca, di caccia
e di agricoltura. Per raggiungerla
sono necessarie sei ore di viaggio
in barca. Il viaggio é abbastanza
stancante ma la stanchezza spesso
si trasforma in allegria perché
l’accoglienza di chi ci attende é
molto calorosa. Nel villaggio di São
Miguel le famiglie sono semplici e
povere, ma offrono al sacerdote tutto
il poco che hanno. La messa é ben
partecipata e ogni volta le persone
vogliono conversare con il sacerdote
e purtroppo emergono gli stessi
problemi: non c’é energia elettrica,
non c’é un ambulatorio medico e
chi ha bisogno di assistenza deve
andare a Cupixi, viaggiando circa
otto ore in barca; la scuola é in legno
e sta cadendo a pezzi. Io li invito ad
avere speranza e al tempo stesso a
rivendicare i propri diritti. Torno a
casa con il sorriso dei bambini e degli
adulti, stanco ma felice.
Pregando questo salmo ci affidiamo al Signore e
continuiamo il nostro impegno a seguirlo
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Mio padre e mia madre mi hanno
abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.
Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
perché mi tendono insidie.
Non gettarmi in preda ai miei avversari.
Contro di me si sono alzàti falsi testimoni
che soffiano violenza.
Sono certo di contemplare la bontà del
Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
(Salmo 27)
Oggi provo a
rinunciare a una cosa
che mi piace tanto
Dal 1960 ad oggi la speranza di vita in Albania è aumentata di circa 20 anni
venerdì
26 febbraio
sabato
27 febbraio
Gesù ci chiama chiedendoci: “Venite dietro a me”.
Seguire Gesù significa lasciare tutto e i discepoli
ebbero il coraggio di farlo senza esitare.
Lasciare tutto per seguire Gesù ci fa spesso
trovare molto più di quanto abbiamo lasciato,
come ci racconta la testimonianza di oggi.
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone
e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano
le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù
disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare
pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo
seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo,
figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre
anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li
chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo
nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo
lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli
rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che
abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o
padre o figli o campi per causa mia e per causa
del Vangelo, che non riceva già ora, in questo
tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle
e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni,
e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei
primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi”.
(Mc 1, 16-20)
(Mc 10, 28-31)
Oggi mi
impegno ad
essere paziente
Grazie a questo salmo preghiamo per i cristiani
perseguitati che trovano il coraggio di seguire il
Signore a costo della loro vita
Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi
perseguita,
un aggressore tutto il giorno mi opprime.
Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici,
numerosi sono quelli che dall’alto mi
combattono.
Nell’ora della paura
io in te confido.
In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un essere di carne?
Travisano tutto il giorno le mie parole,
ogni loro progetto su di me è per il male.
Congiurano, tendono insidie,
spiano i miei passi, per attentare alla mia vita.
(Salmo 56)
Testimonianza di
Luisa Lorenzini - Mozambico
Il mio seguire Gesù mi ha portato
a lasciare casa, famiglia, lavoro,
amici ed uscire dalla terra di origine,
ma ogni giorno della mia vita in
missione, ora in Mozambico, ricevo
molto più di quello che ho lasciato.
I legami famigliari sono sempre più
profondi ed in più ho acquisito una
famiglia allargata con la quale vivo
il quotidiano. I religiosi della Sacra
Famiglia con i quali collaboro, le
persone che lavorano nella missione,
gli alunni della scuola superiore, i
bimbi dell’Orfanotrofio sono la mia
nuova famiglia per la quale dedico
il mio tempo, il mio lavoro e le mie
preoccupazioni. Nel pomeriggio
accompagno alcuni ragazzi che
hanno difficoltà in matematica. È
un lavoro di pazienza, dove devo
lasciare tutte quelle strutture logiche
e “perfette” tipiche del nostro mondo
occidentale per concretizzare e
La diocesi Albanese di Rreshen conta 260.000 abitanti,
di cui solo 57.000 battezzati
tradurre nella vita pratica concetti
della matematica. Le mie lezioni
diventano un’occasione per
conoscere questi giovani, per parlare
dei loro problemi e desideri e, dopo
pochi incontri, già si creano rapporti
profondi nonostante la matematica
continui con il suo linguaggio
incomprensibile. Così vengo chiamata
“minha mãe” (mia mamma).
Questi ragazzi, così come i bimbi
orfani, diventano davvero il centuplo
che il Signore ci dona qui sulla
terra. Già da ora, nonostante le
difficoltà date della diversità di
cultura, il legame che si crea entra
nel profondo, e ha le sue radici
nell’amore di Gesù che riscalda i
nostri cuori e l’apparente ripetitività
del quotidiano. Tutto questo per
testimoniare che vale la pena lasciare
qualcosa di noi, perché ciò che si
riceve é incomparabile.
Preghiamo ad alta voce il salmo proposto
I passi del mio vagare tu li hai contati,
nel tuo otre raccogli le mie lacrime:
non sono forse scritte nel tuo libro?
Allora si ritireranno i miei nemici,
nel giorno in cui ti avrò invocato;
questo io so: che Dio è per me.
In Dio, di cui lodo la parola,
nel Signore, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,
perché hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei piedi dalla caduta,
per camminare davanti a Dio
nella luce dei viventi.
(Salmo 56)
Provo ad
approfondire un
rapporto con una
persona che stimo
Nella diocesi di Rreshen su 260.000 abitanti ci sono
9 sacerdoti di cui solo 3 locali
domenica
RItrovare
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In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei
Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei
loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che
quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale
sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso
modo. O quelle diciotto persone, sulle quali
crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che
fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di
Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi
convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale
aveva piantato un albero di fichi nella
sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma
non ne trovò. Allora disse al vignaiolo:
“Ecco, sono tre anni che vengo a cercare
frutti su quest’albero, ma non ne trovo.
Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare
il terreno?”. Ma quello gli rispose:
“Padrone, lascialo ancora quest’anno,
finché gli avrò zappato attorno e avrò
messo il concime. Vedremo se porterà
frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
(Lc 13, 1-9)
Il Vangelo di questa domenica ci invita
alla conversione. Lasciarci convertire
da Gesù significa ritrovare la strada,
ritrovare la comunione, ritrovare il
senso della vita. Ritrovare vuol dire
“trovare di nuovo”: dopo aver perso
qualcosa o qualcuno, è possibile
farne nuovamente esperienza.
Se abbiamo perso l’alleanza con
Gesù, l’amore di qualcuno, la
speranza, la gioia, l’entusiasmo non
scoraggiamoci, possiamo ritrovarli
in modo nuovo e sorprendente.
Anche il vignaiolo della parabola
non trova alcun frutto sull’albero di
28 febbraio
fichi e vorrebbe eliminarlo in fretta,
ma Gesù invita a lasciarlo vivere, ad
avere pazienza, a prendersene cura,
a saper attendere ancora perché
possa germinare qualcosa di nuovo,
perché sia possibile ri-trovare frutto.
La conversione permette alla nostra
vita di tornare ad essere operatori
di bene. Oggi l’invito è davvero alla
speranza che trae forza dalla pazienza,
dalla misericordia, dalla longanimità
di Gesù verso ognuno di noi. Gesù
non si stanca di prendersi cura di
noi, di passarci accanto per cercare
frutti buoni. I missionari ci raccontano
la gioia di ritrovare i
segni della presenza
di Dio nel mondo
accanto ai fratelli
e alle sorelle che il
Signore ha posto
sul loro cammino.
Signore, spesso ci rendiamo conto
di non riuscire a seguire la strada
che Tu hai preparato per noi.
Molte volte sbagliamo e continuiamo di testa nostra
credendo di potercela fare da soli.
Ma senza di Te la nostra vita non è completa,
anche se la riempiamo di tante cose materiali.
Così poi ci rendiamo conto di non essere davvero felici
e Ti cerchiamo di nuovo e Tu sei sempre lì ad aspettarci,
pronto ad accoglierci con il tuo caloroso
abbraccio di paterno amore.
Aiutaci a ritrovarti, Gesù, perché senza di Te
camminiamo senza procedere!
lunedì
29 febbraio
La seconda parte del capitolo 14 del Vangelo
di Luca ci mostra il significato più profondo
della richiesta di conversione che Dio ci fa:
possiamo trovarlo se rinunciamo a noi stessi, se
ci affidiamo a lui, se ci facciamo ritrovare.
martedì
1 marzo
A volte il ritrovare è legato ad un sentimento di speranza,
il Vangelo e la testimonianza di oggi ne sono la prova.
Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si
voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non
mi ama più di quanto ami suo padre, la madre,
la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino
la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene
dietro a me, non può essere mio discepolo.
Gesù li interrogò dicendo: “Chi di
voi, volendo costruire una torre, non
siede prima a calcolare la spesa e a
vedere se ha i mezzi per portarla a termine?
Per evitare che, se getta le fondamenta
e non è in grado di finire il lavoro, tutti
coloro che vedono comincino a deriderlo,
dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma
non è stato capace di finire il lavoro”.
(Lc 14, 28-30)
(Lc 14, 25-27)
Mi impegno a dire
sì alle richieste
dei genitori
Il Signore è sempre con noi e ci conosce nel
profondo. Con questo salmo ci poniamo di
fronte alla sua presenza
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.
Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
(Salmo 139)
Testimonianza di
don Bruno Marco Marelli Messico
Quante volte lavorando con i giovani,
mi accorgo che la cosa che fa loro
più paura sono i “No” che sembra
la Chiesa dica. Molte volte non si
comprende che questi Supposti “No”,
sono il preludio al meglio. Della serie:
“Non sai quello che ti perdi se non
accetti questa proposta”.
«Se uno viene a me, e non mi ama più
di quanto ami suo padre, sua madre,
sua moglie, i suoi figli...».
Le parole di Gesù bruciano, ma a
capirle a fondo sono bellissime.
Sembrano un enorme no e invece
aprono alla vita. È come se Gesù
dicesse: “Tu sai quanto è bello
voler bene a padre, madre, moglie
o marito, ai figli, quanto fa bene,
quanto fa vivere. Io ti offro un bene
ancora più grande e bello, che non
toglie niente, aggiunge forza, gioia,
profondità”. (P. Ermes Ronchi)
L’Ospedale di Kiremba, in Burundi, è nato come dono della
diocesi di Brescia a papa Paolo VI nel lontano 1963
É per questo, che ritrovare una
fede che risponda alle domande dei
giovani é rileggere con il sapore della
vita tutte le indicazioni che Gesù ci
dà nel suo Vangelo.
Ieri mi ha chiamato Soraya, una
giovane che lavora nel progetto di
animazione giovanile, mi ha chiesto
di pregare perché suo fratello era
appena stato sequestrato; aspettava
una chiamata dai sequestratori per
conoscere le condizioni.
Nelle parole disperate di Soraya, ho
visto però una fede che le illuminava
gli occhi, che le dava la certezza che
Gesù lottava e difendeva la vita di suo
fratello. Per questo Soraya é disposta
a portare questa croce, sapendo che
Gesù é stato vittorioso. “Portare
la croce” non é rassegnazione, é
accettare nella tua vita la vita di Gesù,
che moltiplica vita.
La nostra mente non riesce a comprendere
fino in fondo com’è possibile che Dio sia
ovunque. Preghiamo con il salmo
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
(Salmo 139)
Rispetto l’ambiente
che mi circonda
Nell’ospedale di Kiremba ci sono 9 medici:
4 congolesi, 5 burundesi e circa 80 infermieri
mercoledì
2 marzo
giovedì
La parabola della pecora smarrita ci mostra come
Gesù ci voglia con lui. E noi? Siamo capaci
di rischiare la vita per ritrovare qualcuno,
come ci racconta la testimonianza?
Impariamo a gioire di noi
stessi quando sappiamo
riconoscere Gesù nel nostro
prossimo che ha bisogno di aiuto.
Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i
peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi
mormoravano dicendo: “Costui accoglie i
peccatori e mangia con loro”. Ed egli disse
loro questa parabola: “Chi di voi, se ha
cento pecore e ne perde una, non lascia
le novantanove nel deserto e va in cerca
di quella perduta, finché non la trova?
Poi continuò Gesù: “Quando l’ha
trovata, pieno di gioia se la carica
sulle spalle, va a casa, chiama
gli amici e i vicini, e dice loro:
“Rallegratevi con me, perché ho
trovato la mia pecora, quella che
si era perduta”. Io vi dico: così vi
sarà gioia nel cielo per un solo
peccatore che si converte, più che
per novantanove giusti i quali non
hanno bisogno di conversione”.
(Lc 15, 1-4)
(Lc 15, 5-7)
Provo a riflettere
sul significato della
parabola che ho letto
Recitando questo salmo rendiamo grazie al
Signore per averci donato la vita
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che
furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se volessi contarli, sono più della sabbia.
Mi risveglio e sono ancora con te.
(Salmo 139)
Testimonianza di
don Gianfranco Cadenelli Albania
A Kiremba nel 2014 sono stati registrati
3 marzo
Mi verrebbe facile parlare di me
stesso: ogni giorno mi perdo e mi
ritrovo. O meglio: io mi perdo e il
Signore mi ritrova! Ma qui, nella mia
casa sulla montagna sopra il villaggio,
mi è facile anche vedere la gioia dei
“pastorelli” quando ritrovano una
capra che si era persa.
Faccio festa con loro: qualche
biscotto e un po’ di tè.
Ma la gioia più grande di un
“ritrovamento” l’ho vista ieri sera sul
volto di Ardit, il ragazzo ventenne
che abita poco lontano da me.
Un uomo era salito da solo sulla
montagna impervia. Nessuno lo
aveva visto partire e nessuno lo
aspettava a casa. Due ore dopo il
calar del sole, nel buio, si sente un
lamento lontano. Ardit parte di corsa:
“Ho capito che era una persona
ferita, in difficoltà”. Con tanta fatica e
11.000 ricoveri e 20.000 visite ambulatoriali
senza pila, pian piano lo ha riportato
giù. Era raggiante: “Se non andavo io
su, sarebbe morto!”.
Io, il lamento, lo avevo sentito,
ma ho pensato agli animali del bosco.
Lui non ha avuto esitazioni, e ha
salvato un uomo.
Per essere un vero pastore, per gioire
della salvezza ritrovata con chi mi
sta accanto, devo farmi più attento
ai lamenti, più pronto e deciso
nell’andare incontro a chi è caduto,
per rialzarlo e aiutarlo a tornare a
casa. Farei “festa” con gli amici un po’
più spesso per la “pecora ritrovata”!
E devo ascoltare meglio. I lamenti
“vicini” sono abbastanza semplici
da avvertire. Ma per sentire la voce
flebile di chi, nella notte, chiede aiuto
e misericordia fra le rocce e le spine di
sentieri tortuosi dello spirito, bisogna
“avere cuore”.
Apriamo il nostro cuore al Signore con la
conclusione del Salmo 139
Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri;
vedi se percorro una via di dolore
e guidami per una via di eternità.
(Salmo 139)
Oggi trascorro
una giornata
senza usare
il cellulare
Le patologie più frequenti sono la malaria, l’anemia, le infezioni
intestinali e alle vie respiratorie, i traumi dovuti agli incidenti
venerdì
4 marzo
Anche nella parabola della moneta
perduta che leggiamo oggi capiamo
il senso del “ritrovare”.
E Gesù disse ancora: “Quale donna, se
ha dieci monete e ne perde una, non
accende la lampada e spazza la casa
e cerca accuratamente finché non la
trova? E dopo averla trovata, chiama le
amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi
con me, perché ho trovato la moneta
che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi
è gioia davanti agli angeli di Dio per
un solo peccatore che si converte”.
(Lc 15, 8-10)
Oggi trovo
del tempo da
passare con
i miei nonni
Ringraziamo Dio con il salmo proposto.
Anche se non sempre è facile rendere grazie,
proviamo a meditare su queste parole e sul
brano del Vangelo di oggi
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande
del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato,
mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
Ti renderanno grazie, Signore,
tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole
della tua bocca.
(Salmo 138)
TERIMBERE KIREMBA
VAI AVANTI KIREMBA
L’Ospedale di Kiremba svolge molte attività che completano l’assistenza ai pazienti.
Kiremba è l’unico ospedale del Burundi che offre un pasto a tutti i malati. Solo l’anno
scorso sono stati curati gratuitamente più di 700 pazienti, proprio perché la nostra
scelta è di privilegiare la gente più bisognosa. L’Ospedale è all’avanguardia grazie alle
numerose innovazioni: è stata installata una turbina che produce energia elettrica,
una macchina che produce l’ossigeno e quella che produce la candeggina. Quanto ai
servizi più strettamente ospedalieri, esistono i reparti di chirurgia e traumatologia,
maternità e ginecologia, medicina interna e pediatria; un equipaggiato laboratorio di
analisi, la kinesiterapia, la radiologia, un piccolo centro trasfusionale, un reparto per
i bambini malnutriti e un’oftalmologa che presta servizio un giorno alla settimana,
oltre naturalmente al pronto soccorso, spesso pieno al limite della capienza. All’Ospedale di Kiremba c’è bisogno anzitutto di passione per il proprio lavoro, da unire
ad una crescente competenza. Il malato e il povero devono essere al centro. L’Ospedale di Kiremba deve guardare avanti e puntare alla propria autonomia, è tuttavia un
obiettivo complesso, che richiede uno sforzo comune.
DOVE?
CHI?
PERCHÉ?
OBIETTIVO DA
RAGGIUNGERE
A Kiremba il 50% dei decessi avviene nel reparto di pediatria
Burundi - Kiremba (diocesi di Ngozi)
Ospedale di Kiremba
Stiamo camminando verso un’autonomia che richiede
ancora il nostro aiuto
20.000,00 €
UNA CHIESA PER MOROTO
Il Vescovo di Moroto in Uganda, Mons. Damiano Guzzetti ci dice che fra le priorità più urgenti nella sua diocesi c’è la realizzazione della nuova Cattedrale. Quella
attuale è diventata troppo piccola e presenta seri problemi strutturali con crepe e
piccoli crolli continui. Il tipo di terreno di Moroto richiede purtroppo un tipo particolare di struttura suggerita dagli ingegneri. Questo implica gravosi costi aggiuntivi.
La gente ha già collaborato per dieci anni con offerte che sono scrupolosamente
rendicontate e messe da parte per il progetto. Ovviamente sono solo la briciola in
confronto ai costi effettivi ma esprimono la loro solidarietà e la loro fede semplice
che li porta a privarsi anche del necessario pur di vedere un giorno la loro cattedrale
finita per radunarsi a lodare il Signore. Mons. Damiano dice “Vi saremo infinitamente grati se aiuterete questa giovane Chiesa a realizzare il suo sogno. Vi ricordo
nella preghiera e Vi ringrazio per tutto quello che operate per chi è nel bisogno. Il
Signore non faccia mai mancare la sua Benedizione a ciascuno di Voi”.
DOVE?
Uganda - Diocesi di Moroto
CHI?
Mons. Damiano Guzzetti
Vescovo di Moroto
PERCHÉ?
Ogni popolo, ogni comunità ha diritto ad un luogo
dove lodare e ringraziare il Signore
OBIETTIVO DA
RAGGIUNGERE
10.000,00 €
ALBANIA: LE BASI PER UN FUTURO
IN UNA GIOVANE CHIESA
SOBANET: ACCOGLIENZA E FUTURO
PER GLI ORFANI DELLA MAISON DES ENFANTS
Dal 2002 la Diocesi di Brescia è impegnata in una presenza missionaria in Albania,
nella Diocesi di Rreshen; una scelta che ci ha voluto in una nazione da cui provengono molti immigrati presenti anche a Brescia e che ci ha fatto incontrare una Chiesa
ancora povera di clero locale e che stava muovendo i primi passi dopo gli anni bui
della dittatura. La nostra missione si dedica essenzialmente a piccole cose nascoste
che ci aiutano a creare le basi per un futuro di questa piccola e giovane Chiesa:
• ci impegniamo a essere presenti costantemente nelle nostre piccole comunità
ogni settimana per la catechesi e per piccoli momenti di incontro per ragazzi e
adolescenti;
• ci impegniamo a offrire la possibilità di frequentare la scuola e l’università ad
alcuni giovani per poter davvero costruire il loro futuro in modo nuovo;
• ci facciamo carico di situazioni limite di povertà a cui nessuno farebbe caso,
acquistando medicinali e offrendo la possibilità di visite mediche e aiutando i
detenuti nel carcere di massima sicurezza di Burrel che sono abbandonati dalle
stesse famiglie.
Tutto questo non sarebbe realizzabile senza il sostegno e la generosità di tanti.
Carissimi, attualmente il nostro progetto mira a trovare quanto necessario per far
vivere gli orfanelli, pagare gli insegnanti e i vari impiegati della Maison des enfants, e
permettere alla comunità gesuita nascente di sopravvivere. Gli obiettivi che ci siamo
prefissati sono di:
• continuare con la scuola elementare e con il centro medico già esistenti;
• aprire, a partire dall’anno scolastico 2016/2017, un collegio (medie e ginnasio);
• aprire, negli anni successivi e senza ritardi, un liceo;
• molto probabilmente fra due o tre anni: apertura di una parrocchia;
• creare un centro spirituale;
• creare un istituto professionale, che permetta l’acquisizione di competenze
tecniche. Non tutti sono fatti per andare all’università;
• sviluppare delle strutture educative in una regione che, pur destinata ad un
grande incremento economico e sociale, ne è crudelmente priva;
• ridare vita alla comunità cristiana, che sopravvive difficilmente in un contesto
mussulmano, incoraggiando al massimo il dialogo e il rispetto tra cristiani e
mussulmani.
Affido alla vostra preghiera la mia salute e tutta l’opera per la quale sono inviato a Sobanet.
DOVE?
CHI?
PERCHÉ?
OBIETTIVO DA
RAGGIUNGERE
Albania - Diocesi di Rreshen
Don Gianfranco Cadenelli e Don Roberto Ferranti - Fidei
Donum di Brescia
la Presenza dei nostri missionari possa concentrarsi sulle
persone e non sulle cose da fare o da costruire
10.000,00 €
DOVE?
CHI?
PERCHÉ?
OBIETTIVO DA
RAGGIUNGERE
Guinea Conakry - Sobanet
Padre Dorino Livraghi - Missionario Gesuita
L’opera di accoglienza degli orfani della Maison des Enfants possa avere un futuro
10.000,00 €
GHANA: UN POZZO
PER IL SEMINARIO DI LOLOBI
Carissimi amici di Brescia, grazie di cuore per la disponibilità ad aiutare un mio progetto
durante la Quaresima di fraternità. Il progetto riguarda un pozzo d’acqua per il Seminario di Lolobi nella Volta Region in Ghana. Al Seminario di Lolobi, oltre ai seminaristi, ci
sono anche studenti in numero superiore agli 800. Hanno già un pozzo per l’acqua, ma
non è sufficiente: seminaristi e studenti spesso devono andare con un secchio al fiumiciattolo che dista più di un chilometro, con tutti gli inconvenienti per la scuola. Allora si
rende necessario un secondo pozzo scavato con la trivella. Il prezzo si aggira sui
€ 4.000,00. La spesa principale è per lo scavo meccanizzato fino a 80 metri di profondità
e il relativo costo è di circa € 1.500,00. Poi c’è la pompa e il cavo elettrico per il costo di
altri € 1.000,00. Sono molto contento di rendermi utile anche per questo progetto tanto
importante e necessario per il bene dei seminaristi e di tanti altri studenti. La generosità dei bresciani è proverbiale. Gesù, che ha promesso di ricompensare anche un sol
bicchiere d’acqua offerto nel suo nome, benedica e santifichi tutti i benefattori, insieme
alle loro famiglie.
DOVE?
CHI?
PERCHÉ?
OBIETTIVO DA
RAGGIUNGERE
Lolobi nella Volta Region (Ghana)
Padre Eugenio Petrogalli - Missionario Comboniano
Anche un bicchiere d’acqua dato a questi piccoli sarà
considerato grande nel Regno dei cieli.
7.000,00 €
BRESCIA: UN RIFUGIATO A CASA MIA?
Per rispondere ai diversi appelli di papa Francesco che invita i cristiani a farsi prossimi
degli ultimi, abbiamo pensato a questo progetto che consiste nella sperimentazione di
nuove forme di accoglienza e integrazione di richiedenti la protezione internazionale e
rifugiati all’interno di nuclei familiari in cui sia garantito un continuo tutoraggio e accompagnamento della persona accolta da parte delle famiglie. Il progetto mira a raggiungere
una duplice finalità: da una lato creare le migliori condizioni di integrazione dei rifugiati
e dall’altro coinvolgere e sensibilizzare le comunità all’accoglienza del prossimo con
l’obiettivo di accompagnarlo durante un più specifico percorso di autonomia. I soggetti
coinvolti sono: Caritas italiana, Caritas diocesana, la parrocchia (che individua la famiglia
accogliente e condivide con essa il percorso di accoglienza) e la famiglia che accoglie ed
accompagna il/i beneficiario/i nel percorso di inclusione socio lavorativa. I beneficiari
sono cittadini stranieri regolarmente soggiornanti con una storia di protezione individuati dalla Caritas diocesana.
DOVE?
CHI?
PERCHÉ?
OBIETTIVO DA
RAGGIUNGERE
Brescia
Caritas Diocesana e Centro Missionario
L’accoglienza, oggi, è la sfida più ardua e affascinante
5.000 €
sabato
5 marzo
La gioia del ritrovare è grande, quando si ama ciò che era perduto. È la gioia del
Signore di fronte all’uomo, è la gioia che ritroviamo nel racconto di don Stefano.
E Gesù concluse: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non
può essere mio discepolo. Buona cosa è il sale, ma se anche il sale perde
il sapore, con che cosa verrà salato? Non serve né per la terra né per il
concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti”.
(Lc 14, 33-35)
“Quale donna, se ha dieci monete e ne perde
una, non accende la lampada e spazza la casa
e cerca accuratamente finché non la trova?”
(Lc 15,8). Quale catechista, se ha dieci ragazzi
al catechismo e ne perde uno, non va di casa
in casa fino a ritrovarlo? Quale animatore di
oratorio, se ha dieci giovani e ne perde uno, non
lo cerca ovunque finché non lo ritrova? E poi,
dopo averlo ritrovato, chiama i vicini e gli amici
e dice: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato
colui che avevo perduto!”
Qui nella caotica e violenta periferia di
Macapá, dove sono parroco da sei anni, quanti,
soprattutto giovani, abbiamo perso e non siamo
più riusciti a ritrovare. Alcuni sono stati uccisi,
altri si sono persi nella droga, nella vita di strada,
nella mancanza totale di una prospettiva o di un
progetto di vita.
Ma oggi no: sono appena rientrato in casa dopo
il pranzo per Tailana. Abbiamo mangiato una
parte del vitello grasso, cucinato sulla brace.
La famiglia l’ha riavuta a casa sana e salva e
dopo tutto quello che lei aveva fatto, l’hanno
riaccolta con gioia. É uscita ieri dal carcere, dove
si trovava per avere rubato in una casa, preso
in ostaggio la famiglia ed essersi poi arresa solo
all’arrivo della polizia. Tailana ha solo 18 anni.
Ci vorrà del tempo perché cresca e comprenda
la gravità di quanto ha fatto. Intanto la famiglia
si preoccupa solo di farle capire che le vuole
bene. L’amore salva e ci introduce alla sorgente
dell’amore, che sorprendentemente accoglie
ogni ritorno, senza giudicare e senza condizioni.
Il Signore guarda sempre verso il
basso, verso l’umile, verso il più
debole. Egli si serve del minimo
per vincere i grandi e i superbi.
Preghiamo insieme questo salmo
gioendo della bontà del Signore.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!
Perché eccelso è il Signore, ma
guarda verso l’umile;
il superbo invece
lo riconosce da lontano.
Se cammino in mezzo al pericolo,
tu mi ridoni vita;
contro la collera dei miei avversari
stendi la tua mano
e la tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera
delle tue mani.
(Salmo 138)
Ringrazio
il Signore
per avermi donato
delle persone che
mi vogliono bene
Testimonianza di
don Stefano Bertoni
- Brasile
L’ospedale di Kiremba conta 190 letti ma, soprattutto in pediatria,
si possono trovare 2 o 3 bambini per letto
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[Gesù] disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei
due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli
divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte
tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio
vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese
una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi
nel bisogno. […] Allora ritornò in sé e disse:
“Quanti salariati di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò,
andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato
verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno
di essere chiamato tuo figlio. Trattami come
uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo
padre. Quando era ancora lontano, suo padre
lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro,
gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse:
“Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;
non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il
vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli
l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete
il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e
facciamo festa, perché questo mio figlio era
morto ed è tornato in vita, era perduto ed è
stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. […]
(Lc 15, 11-32)
Gesù non ha paura del peccato
dell’uomo; il male nel quale cadiamo
non è un ostacolo al suo amore,
al suo piano di salvezza. Gesù
vince con coraggio i pregiudizi,
le mormorazioni, le maldicenze, le
calunnie, le ostilità; con coraggio
entra nella casa dei peccatori, siede
a mensa con loro, con coraggio
si accosta alle miserie spirituali sia
dei pubblici peccatori, sia di coloro
che si ritengono giusti. Quelli che si
riconoscono bisognosi di perdono si
avvicinano a lui per ascoltarlo,
i farisei si discostano e si
chiudono nelle loro certezze.
Per entrambi Gesù ha
un’offerta di salvezza, sono
inviatati alla medesima festa,
sono chiamati a riscoprire in
modo profondo e autentico
la propria identità di figli
amati. Siamo invitati anche
6 marzo
noi ad entrare alla festa, a tornare
nella casa dove si riscopre la nostra
identità di figli, a vincere la pretesa di
fare senza il Padre, sia lontano da Lui,
sia negli atri della casa. I missionari
ci testimoniano la bellezza dei
ritorni, il coraggio di chi è capace
di rialzarsi e di ri-orientare i propri
passi verso il Padre; ci raccontano
come il ristabilire il rapporto col
Padre rafforzi i legami di fratellanza
tra gli uomini. Farisei e peccatori
sono chiamati a diventare fratelli.
Signore Gesù, ti chiediamo di darci il coraggio di accogliere tutti,
specialmente i più bisognosi.
Siamo bravi ad accogliere e ad amare i nostri amici,
quelle persone che sappiamo ci vogliono
bene e non ci lascerebbero mai.
Ma ti chiediamo di insegnarci ad accogliere
anche tutte quelle persone che non sceglieremmo di avere con noi.
Un bambino che vediamo essere sempre solo, per esempio.
A volte ci viene facile ridere di lui
ma sappiamo che tu non sei felice se ci comportiamo cosi.
Aiutaci a capire che tutti sono nostri fratelli,
anche le persone che non sempre si comportano bene con noi.
Noi ci impegneremo ad accoglierli con gioia.
lunedì
7 marzo
martedì
8 marzo
In questo brano, l’atteggiamento di Abramo è l’emblema
dell’accoglienza. Anche don Tarcisio Moreschi, in
Tanzania, ci racconta dell’accoglienza ai più bisognosi.
Iniziamo questa settimana con un brano della
Genesi che ci introduce al tema dell’accoglienza.
Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre,
mentre egli sedeva all’ingresso della tenda
nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e
vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui.
Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso
della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo:
“Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi,
non passare oltre senza fermarti dal tuo servo”.
(Gen 18, 1-3)
“Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i
piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a
prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo
potrete proseguire, perché è ben per questo che
voi siete passati dal vostro servo”. Quelli dissero:
“Fa’ pure come hai detto”. Allora Abramo andò
in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre
sea di fior di farina, impastala e fanne focacce”.
(Gen 18, 4-6)
Mi metto in ascolto e provo
a capire se qualcuno ha
bisogno del mio aiuto
Preghiamo perché il Signore resti sempre
il nostro rifugio e il nostro pilastro
su cui fare affidamento in ogni momento
della nostra vita
Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».
Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.
Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,
La peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
(Salmo 91)
Testimonianza di
don Tarcisio Moreschi Tanzania
A partire dal 1990 l’AIDS ha fatto
molte vittime lasciando molti orfani.
Nel frattempo però la sensibilità
della comunità è cresciuta. La prima
bambina che abbiamo accolto si
chiamava Tumaini, rimasta orfana
a 1 anno e mezzo. È sieropositiva
dalla nascita e ha avuto un periodo
critico nell’adolescenza. Quando
l’abbiamo accolta non sapevamo
che fosse sieropositiva; una volta
preso coscienza del pericolo abbiamo
iniziato ad essere più prudenti nei
contatti con lei.
A lei, ho intitolato il primo villaggio
per orfani costruito nel 2003.
Qui a Ilembula dove vivo attualmente,
ho accolto anche Angela, una signora
che ha quattro figli da tre uomini
diversi. Ama parecchio la birra locale;
cerchiamo di tenerla lontana. È già
aumentata di qualche chilogrammo
e le sue bimbe sono più serene.
Viveva in una catapecchia messa a
disposizione da un vicino. La porta
d’ingresso non si chiudeva, il tetto era
di paglia e mezzo distrutto. Quando
Le principali etnie del Ghana sono quattro: Akan, Mossi, Ewe e Ga
ho fatto la proposta di andare a vivere
alla missione le bimbe si sono messe
subito in macchina. Anastasia invece
viene da una famiglia poligama: suo
padre ha quattro mogli. Lei è stata
pescata da me in un villaggio lontano
dove mi ero recato per la Messa
domenicale. Mi si era avvicinata
come i disabili si avvicinavano a Gesù:
con tanta speranza. Ho saputo che
era affetta da epilessia ma che non
prendeva medicinali. Ho proposto di
portarla alla missione per farla curare
e abituarla a prendere le medicine.
Per il momento è ancora qui, ma
presto vorrei riportarla dai suoi.
Sua madre è viva ma per lei tutti
i mali vengono dagli stregoni,
pertanto non sono curabili con le
medicine. Suo padre invece è più
istruito e capisce che le cure possono
migliorare la vita. Talvolta verrebbe
voglia di dare qualche scossone: tante
situazioni penose sono frutto solo di
ignoranza. Poi penso che quelli sono
il Signore e così ricomincio da capo.
Preghiamo con questo salmo perché il Signore
ci dia la forza e il coraggio di essere anche noi
il rifugio e la casa che accoglie qualcuno in
difficoltà
Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra,
ma nulla ti potrà colpire.
Basterà che tu apra gli occhi
e vedrai la ricompensa dei malvagi!
Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!».
Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora:
non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.
Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.
(Salmo 91)
Oggi provo a
“accogliere” qualcuno
che in precedenza
ho giudicato
In Ghana si parlano quasi 50 lingue locali
mercoledì
9 marzo
giovedì
10 marzo
L’associazione “Oui pour la
vie”, in Libano, si impegna ad
accogliere i profughi siriani
seguendo l’esempio di Abramo.
Accogliere significa accettare senza pregiudizi
o remore: l’associazione di padre Damiano
cerca di mettere in pratica proprio questo,
con la stessa fiducia di Sara e Abramo.
All’armento corse lui stesso,
Abramo; prese un vitello tenero
e buono e lo diede al servo, che
si affrettò a prepararlo. Prese
panna e latte fresco insieme con
il vitello, che aveva preparato, e
li porse loro. Così, mentre egli
stava in piedi presso di loro sotto
l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. Rispose:
“È là nella tenda”. Riprese: “Tornerò da te fra
un anno a questa data e allora Sara, tua moglie,
avrà un figlio”. Intanto Sara stava ad ascoltare
all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e
Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato
a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne
(Gen 18, 9-11)
(Gen 18, 7-8)
Cerco di non
sprecare ciò
che ho
Meditiamo insieme sulle parole di questo
salmo. Siamo davvero legati a Gesù? Siamo
capaci di riconoscerlo nel nostro prossimo e
di agire di conseguenza? Ci rivolgiamo a lui
nei momenti felici e tristi della nostra vita,
per rendergli grazie o chiedere aiuto? Siamo
davvero consapevoli di trovare in Lui una fonte
di salvezza? Preghiamo insieme
Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro,
perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso.
Lo sazierò di lunghi giorni
e gli farò vedere la mia salvezza».
(Salmo 91)
Testimonianza di
padre Damiano Puccini - Libano
La nostra associazione di “Oui pour
la Vie” si impegna in Libano nel
sostegno ai più poveri, i profughi
siriani e iracheni, attualmente 2
milioni circa, che cercano rifugio in un
Paese che conta 4 milioni di abitanti.
Una signora libanese di 47 anni,
di origine drusa (un gruppo
islamico) aveva sentito dire che
“Oui pour la Vie” aiuta le persone
indipendentemente dalla loro
religione o provenienza. Prima di
accordarci il suo aiuto materiale, lei ha
voluto metterci alla prova inviandoci
2 casi da assistere. Il primo era quello
di una signora cristiana, il cui marito
lavora, ma con un salario molto
basso che non consente di pagare la
scuola per i suoi due figli. La seconda
signora invece, drusa, non poteva
lavorare perché ammalata ad un
Il Ghana garantisce il 20% del miglior cacao
all’industria cioccolatiera a livello globale
piede e impedita nel camminare. “Oui
pour la Vie” non avendo troppi mezzi
economici, ha scelto di aiutare la
seconda signora, comprandole delle
medicine prescritte dalla ricetta del
suo medico curante e aggiungendo
una buona quantità di cibo. Il
giorno dopo, la signora che ci aveva
preparato questo “test” è tornata da
noi molto commossa e ci ha detto:
“È vero che voi, veri cristiani, non
guardate mai alla religione degli altri,
perché voi cercate i più poveri tra i
poveri, come faceva Madre Teresa.
La vostra religione mi stupisce e con
questa delicatezza, pace e gioia che
si nota molto. Tante volte si crede
di fare tutto con il denaro e invece
prima di tutto è importante il gesto,
che lascia un segno indelebile in
fondo al cuore”.
Oggi iniziamo la nostra preghiera
cantando con gioia al Signore
È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele;
risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.
Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.
Intonate al Signore un canto di grazie,
sulla cetra cantate inni al nostro Dio.
(Salmo 147)
Oggi mi impegno
a sorridere e a
non lamentarmi
Il 22,7% dei bambini Ghanesi sotto i 5 anni di età soffre di malnutrizione
venerdì
11 marzo
sabato
12 marzo
Accogliere significa anche avere fiducia, Sara
inizialmente è invece un po’ scettica ma le
donne citate nella testimonianza si affidano
completamente al loro medico, la sola fonte di speranza.
L’accoglienza dei disegni del Signore dona vita. Dio è il
Signore della vita. La vita inattesa che nasce da
Abramo e Sara – ormai anziani – e le nuove vite
incontrate negli altopiani andini da Alessandro.
Allora Sara rise dentro di sé e disse: “Avvizzita
come sono, dovrei provare il piacere, mentre il
mio signore è vecchio!”. Ma il Signore disse ad
Abramo: “Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò
davvero partorire, mentre sono vecchia”? C’è forse
qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo
fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un
figlio”. Allora Sara negò: “Non ho riso!”, perché
aveva paura; ma egli disse: “Sì, hai proprio riso”.
Quegli uomini si alzarono e andarono a
contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li
accompagnava per congedarli. Il Signore diceva:
“Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che
sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare
una nazione grande e potente e in lui si diranno
benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io
l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua
famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore
e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore
compia per Abramo quanto gli ha promesso”.
(Gen 18, 12-15)
(Gen 18, 16-19)
Mi impegno a mettere in
pratica un gesto di carità
Ci separiamo tra voci maschili e voci femminili
e preghiamo questo salmo
Egli copre il cielo di nubi,
prepara la pioggia per la terra,
fa germogliare l’erba sui monti,
provvede il cibo al bestiame,
ai piccoli del corvo che gridano.
Non apprezza il vigore del cavallo,
non gradisce la corsa dell’uomo.
Al Signore è gradito chi lo teme,
chi spera nel suo amore.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
(Salmo 147)
Sono medico volontario laico
da circa dieci anni in Bolivia,
nell’altopiano andino.
Ci vorrebbe una specialità ad hoc
per esercitare in queste regioni,
una sorta di medico di campagna di
cinquant’anni fa capace di essere allo
stesso tempo ortopedico, ostetrico,
pediatra, ginecologo e geriatra.
Quante donne, quante madri ho
visitato in questi anni. Donne di
tutte le età, ragazze poco più che
adolescenti, signore ormai avanti con
gli anni, come Sara nella Genesi.
Durante la gravidanza eseguiamo
ecografie a domicilio che sono
utilissime per diagnosticare possibili
problemi prima e durante il parto. Ma
non sono le diagnosi prenatali che
rimangono nei miei ricordi.
Le immagini più belle sono i sorrisi,
le lacrime di gioia e commozione che
spesso si vedono sui volti delle future
madri e dei familiari nell’osservare i
primi movimenti del proprio bambino
sullo schermo in bianco e nero
dell’ecografo.
Le storie di queste future madri sono
spesso difficili, storie di abbandoni,
di abusi, di violenze, ma rimane
comunque in loro il coraggio di
accogliere una nuova vita con
serenità ed umanità. Accogliere una
nuova vita, magari non cercata, non
è segno di ingenuità o di incoscienza,
è un esempio di rispetto della vita
stessa, di fiducia, di vera e profonda
Fede.
Dopo qualche istante di silenzio leggiamo
lentamente questo salmo e riflettiamo sulle
prime parole. Ci stiamo davvero impegnando a
riconoscere il messaggio del Signore per noi?
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
Fa scendere la neve come lana,
come polvere sparge la brina,
getta come briciole la grandine:
di fronte al suo gelo chi resiste?
Manda la sua parola ed ecco le scioglie,
fa soffiare il suo vento e scorrono le acque.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.
(Salmo 147)
Provo a scegliere
un brano di Vangelo
e a fermarmi nella
meditazione
Testimonianza di
Alessandro Manciana - Bolivia
In Ghana l’istruzione è ufficialmente obbligatoria fra i 6 e i 16 anni di età
tuttavia ancora il 28,5% della popolazione è analfabeta
In Ghana i cristiani sono quasi il 70% (per un settimo cattolici);
i musulmani, concentrati nel Nord, il 15%; gli altri seguono culti animisti
domenica
DIamo
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In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al
mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava
da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio,
la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in
flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci
ha comandato di lapidare donne come questa.
Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo
alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col
dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano
nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di
voi è senza peccato, getti per primo la pietra
contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva
per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono
uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.
Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono?
Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose:
«Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti
condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
(Gv 8, 1-11)
“Neanche
io ti condanno, va’ e d’ora in poi
non peccare più”. Queste parole
potenti di Gesù consegnano una
donna peccatrice ad una vita
profondamente rinnovata. Lo sguardo
di Gesù su di lei non condanna ciò
che ha fatto, ma apre un futuro nuovo
e inaspettato. I farisei chiedono a
Gesù “tu che ne dici?”: oggi ci fa
bene sentire ciò che Gesù dice
di noi; la legge condanna i nostri
peccati, la durezza del cuore
13 marzo
dell’uomo non ammette
né pietà, né perdono; la
parola di Gesù ci salva, ci
redime, ci rinnova; Gesù
legge nel cuore di questa
donna peccatrice e aiuta
i rigidi e inflessibili farisei
guardarsi dentro; il suo
sguardo separa il peccato
da colui che lo compie
condannando il peccato
e salvando il peccatore.
La vita perdonata,
l’esistenza riconciliata
predispone al dono di sè; il perdono
ricevuto è possibilità perché il
perdono venga offerto e donato
senza condizioni. Ogni giorno lo
chiediamo nella preghiera del Padre
Nostro “rimetti a noi i nostri debiti
così che noi li rimettiamo ai nostri
debitori”. I missionari ci raccontano
e testimoniano questa beatitudine
che nasce nel cuore riconciliato, ci
dicono che la misericordia ricevuta
si trasforma in misericordia donata.
Caro Gesù, Tu ci hai donato tutto ciò che di bello abbiamo.
Ci hai donato un ambiente che ci accoglie,
delle persone che ci vogliono bene e una casa in cui vivere.
Aiutaci a rispettare sempre tutto ciò che abbiamo
e a non sprecare i beni più preziosi
che vediamo in abbondanza.
Signore Gesù, hai dato la vita per noi:
ecco il tuo grande amore!
E noi, che siamo spesso nel peccato,
dobbiamo ricordarci di ringraziarti sempre
e di donare amore come Tu hai fatto con noi.
Per questo oggi Ti preghiamo.
lunedì
14 marzo
La pagina delle beatitudini ci riempie di
ammirazione; non racconta di una semplice
aspirazione spirituale, ma di un modo concreto per
seguire Gesù: dare sé stessi, donare ciò che si ha ricevuto.
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a
sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:”Beati i
poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno
consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità
la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della
giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché
troveranno misericordia”.
(Mt 5, 1-7)
martedì
15 marzo
Le beatitudini continuano e una dopo l’altra
fanno più concrete. Sull’esempio di Gesù,
l’amore di Dio non è sentimentale ma
si trasforma in misericordia per
fratelli, soprattutto i più piccoli.
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E Gesù continuo dicendo: “Beati i puri
di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli
operatori di pace, perché saranno chiamati
figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi
quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno ogni sorta di male
contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed
esultate, perché grande è la vostra ricompensa
nei cieli. Così infatti perseguitarono i
profeti che furono prima di voi”.
(Mt 5, 8-12)
Oggi rileggo tante
volte e provo a
capire questo
brano del Vangelo
Dopo un momento di silenzio
preghiamo insieme
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
Fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.
Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
Al tuo rimprovero esse fuggirono,
al fragore del tuo tuono
si ritrassero atterrite.
(Salmo 103)
Testimonianza di
don Mario Neva - Benin
Circa il 50% della popolazione ugandese vive
con meno di un dollaro al giorno
L’idea del “misericordiamo” è
intelligente e ricca. Ci ricorda che
il Vescovo di Roma ha un carisma
straordinario per l’annuncio del
Vangelo, l’esperienza più alta e piena
nella vita degli uomini sulla faccia
della terra; proprio per questo la
missione è fonte di gioia sia per chi
il Vangelo lo riceve e sia per chi lo
annuncia. Mentre medito sul titolo
apro la pagina delle beatitudini
secondo Matteo e, come si suole
dire, non mi sento all’altezza di un
brano così semplice e così elevato,
così umano e così divino allo stesso
tempo. Già, dire che non si è
all’altezza è davvero ovvio e banale, è
anche una scusa; per questo scelgo la
via più breve ed efficace ricordando,
ogni volta che leggo questa pagina,
che Gesù apre la sua bocca e i
discepoli lo ascoltano aprendo le
loro orecchie. Dunque rileggo,
ascolto, riapro le orecchie, rifletto in
profondità, e mi accorgo che questo
Vangelo lo vedo ogni giorno con i
miei occhi. L’altra sera sul far del
tramonto ho cercato di raggiungere
da solo la casa dove si recitava il
rosario e, evidentemente, mi sono
perduto. Ma siccome c’era una luna
piena sopra l’immensa brousse mi
sono lasciato portare dal sentiero
in terra rossa. Improvvisamente mi
sono trovato in un villaggio, molto
povero, e tutti i bambini al grido di
YOVO, uomo bianco, mi sono venuti
incontro trasmettendomi una gioia
incontenibile. Ho pensato subito che
erano contenti di vedermi e che il
Vangelo era fatto proprio per loro.
Ritornando ho riflettuto, nel vento
della sera, con una luna piena sempre
più chiara e il canto dei grilli e delle
cicale nei campi…
Preghiamo questo salmo alternando voci
maschili e voci femminili; recitiamo poi insieme
l’ultima strofa
Salirono sui monti, discesero nelle valli,
verso il luogo che avevi loro assegnato; hai
fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra.
Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti,
dissetino tutte le bestie dei campi
e gli asini selvatici estinguano la loro sete.
In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde.
Dalle tue dimore tu irrighi i monti,
e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.
(Salmo 103)
Oggi provo a far
pace con un amico
con cui ho litigato
La diocesi di Moroto, in Uganda, nel 2013 contava
290.000 battezzati su 500.000 abitanti
mercoledì
16 marzo
giovedì
17 marzo
La luce della vita cristiana non è tanto quella
delle parole annunciate quanto quella delle
buone opere che rendono gloria al Signore.
“Voi siete il sale della terra” queste parole di
Gesù ci invitano a fare del nostro meglio, a dare
e agire secondo stili di vita misericordiosi.
Gesù disse: “Voi siete il sale della terra; ma
se il sale perde il sapore, con che cosa lo si
renderà salato? A null’altro serve che ad
essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare
nascosta una città che sta sopra un monte,
né si accende una lampada per metterla
sotto il moggio, ma sul candelabro, e così
fa luce a tutti quelli che sono nella casa”.
Così disse Gesù: “Così risplenda la vostra luce
davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere
buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
Non crediate che io sia venuto ad abolire la
Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire,
ma a dare pieno compimento. In verità io vi
dico: finché non siano passati il cielo e la terra,
non passerà un solo iota o un solo trattino
della Legge, senza che tutto sia avvenuto”.
(Mt 5, 13-15)
(Mt 5, 16-18)
Cerco di rendere
“saporita” la giornata
dei miei familiari
Dopo alcuni istanti in silenzio per poter
riflettere sul brano del Vangelo letto,
recitiamo questo salmo
Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra,
vino che allieta il cuore dell’uomo,
olio che fa brillare il suo volto
e pane che sostiene il suo cuore.
Sono sazi gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
Là gli uccelli fanno il loro nido
e sui cipressi la cicogna ha la sua casa;
le alte montagne per le capre selvatiche,
le rocce rifugio per gli iràci.
(Salmo 103)
Testimonianza di
don Dario Guerra Argentina
Misericordiamo: siamo chiamati ad
essere sempre in cammino nella
misericordia che é la caratteristica
propria di Dio Amore. Questo
atteggiamento o essenzialità di Dio
è azione, è un donarsi permanente
e senza limiti. Chi ha capito questo
e ha fatto esperienza della sua
misericordia non può non essere sale
in una società insaporita; non può
non essere luce dove ci sono tenebre.
Il grande problema è passare da
quello che sappiamo e conosciamo
ai fatti: essere misericordiosi, come
il Padre è misericordioso! La realtà
Argentina, nella grande metropoli
dove vivo, a livello religioso, è duplice:
da una parte c’è una non conoscenza
dovuta al poco interesse nelle cose
di Dio. È più facile spendere, avere,
cercare cose futili. D’altra parte c’è
una realtà “farisaica” dell’essere a
Almeno 25.000 bambini ugandesi sono stati rapiti e
arruolati nell’esercito di ribelli per la guerra contro il governo
posto per il compimento di alcuni
precetti e forme religiose. Regna
l’individualismo, il “si salvi chi può”.
Sarà che gli anni ti fanno scoprire
l’essenzialità della vita? Misericordiare
nel mio caso si svolge nel cercare
che l’annuncio di Gesù passi da
essere annuncio ad una scelta di vita,
cercando di fare in modo che i valori
del Vangelo possano applicarsi nella
quotidianità di ognuno di noi.
Questo “Ministero” non è facile
perché manca il riscontro.
Misericordiare è donare, offrire
quello che il Buon Gesù ha dato a
me per coloro che mi sono stati
affidati. L’obiettivo del mio ministero
è cercare di catechizzare, celebrare
la misericordia di Gesù, cercando
di creare “rapporti” fraterni tra le
persone. In fondo “Carità-Amore”
non passerà mai...
Leggiamo questo salmo e
concludiamo la nostra preghiera
dedicando un pensiero a una persona speciale
che vive un momento di difficoltà
Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l’ora del tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano tutte le bestie della
foresta;
ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
Sorge il sole: si ritirano
e si accovacciano nelle loro tane.
Allora l’uomo esce per il suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
(Salmo 103)
Faccio un dono
a una persona a
cui voglio bene
L’Uganda ha il 50% della popolazione compresa tra gli 0 e i 14 anni
venerdì
18 marzo
Il Vangelo di Matteo ci invita a fare del nostro
meglio, ad essere un esempio per gli altri e, come
ci suggerisce la testimonianza di don Roberto, a
non accontentarci del minimo per essere cristiani.
sabato
19 marzo
Dare significa essere in pace con i nostri
fratelli anche con quei fratelli che nessuno
vuole perchè giudicati come cattivi.
E Gesù continuò: “Chi dunque trasgredirà uno
solo di questi minimi precetti e insegnerà agli
altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo
nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà
e li insegnerà, sarà considerato grande nel
regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra
giustizia non supererà quella degli scribi e dei
farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
(Mt 5, 19-20)
Gesù concluse: “Avete inteso che fu detto agli antichi:
Non ucciderai ; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto
al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il
proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi
poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al
sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco
della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare
e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa
contro di te, lascia lì il tuo dono davanti
all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo
fratello e poi torna a offrire il tuo dono”.
(Mt 5, 21-24)
Oggi, se sento
parlare male di una
persona, mi schiero
dalla sua parte
Preghiamo questo salmo
Ecco il mare spazioso e vasto:
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi;
lo solcano le navi
e il Leviatàn che tu hai plasmato
per giocare con lui.
Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.
Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
(Salmo 103)
Testimonianza di
don Roberto Ferranti Albania
Il Vangelo ci invita a non
accontentarci del minimo per essere
cristiani. La nostra missione quì
non è molto evidente: non abbiamo
scuole, non abbiamo ospedali, non
costruiamo pozzi; così all’inizio vai
in crisi, e pensi “Ma cosa ci sto a
fare?”. Ma la missione è scegliere di
stare con le persone, tralasciando la
giustizia umana che le ha etichettate
con qualche pregiudizio. E così ho
scoperto il volto della missione:
stare con chi è giudicato male!
Quante volte mi capita in Italia di
sentirmi dire: con tutto ciò che
fanno alcuni albanesi qui, voi state
là? E io rispondo si, perchè “se
la vostra giustizia non supererà
quella degli scribi e dei farisei non
entrerete nel Regno dei cieli”. Tante
volte giudichiamo un popolo come
“cattivo” per quello che alcuni di
loro fanno… ma quanti di noi hanno
provato ad ascoltare la loro storia,
La guerra dei ribelli contro il governo ugandese si protrae da 20 anni e ha causato
quasi 2.000.000 di profughi e oltre 100.000 vittime
le difficoltà della loro vita e vedere
le condizioni della quotidianità che
spesso preclude anche il minimo
indispensabile? La missione nell’est mi
aiuta ad amare le persone, a scoprirle
per quello che sono e non per quello
che pensiamo che siano.
Ecco perché in quest’anno giubilare
per dare un segno della nostra
presenza abbiamo scelto di poter
entrare in modo stabile nel carcere
della città dove abito.
Insieme a voi oggi prego che siamo
capaci di dare testimonianza di scelte
di vita che oltrepassano il minimo
indispensabile e ci rendono veri
discepoli del Dio Misericordioso,
quello stesso Dio che l’amico
Muezzin chiama dalla Moschea
vicino a casa mia e al cui salmodiare
mi sveglio ogni giorno, quello stesso
Dio Misericordioso che i fratelli
Protestanti annunciano nella loro
comunità qui nella stessa mia città.
Con questo salmo rendiamo gloria al Signore.
Ci prepariamo ad entrare nella settimana
Santa, momento centrale nella vita della
Chiesa.
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra ed essa trema,
tocca i monti ed essi fumano.
Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare inni al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
Scompaiano i peccatori dalla terra
e i malvagi non esistano più.
Benedici il Signore, anima mia.
(Salmo 103)
Oggi provo
a pensare
cosa significhi
“Missione”
In Uganda si parlano più di 40 lingue differenti
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Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete
portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti
a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e
neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti
la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a
gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui!
Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato
messo in prigione per una rivolta, scoppiata in
città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo,
perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma
essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».
Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che
male ha fatto costui? Non ho trovato in lui
nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e
lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano
a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso,
e le loro grida crescevano. Pilato allora decise
che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise
in libertà colui che era stato messo in prigione
per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e
consegnò Gesù al loro volere.
(Lc 23, 13-25)
Il cammino di Gesù dalla mangiatoia
di Betlemme alla croce sul Golgota
è un abbassamento continuo e
progressivo, un’immersione radicale
nell’umanità. Oggi ascoltiamo e
riviviamo la Passione e la morte di
Gesù. Oggi riconosciamo, nelle
parole di chi lo incontra lungo la via
20 marzo
dolorosa, tanti aspetti della nostra
umanità, oggi ci specchiamo in chi
lo accompagna, in chi fugge, in chi
condanna, in chi piange e soffre, in
chi rimane indifferente, in chi prega
e in chi dispera. Per tutti Gesù dice
“Padre perdona loro”. Il culmine
della sofferenza diviene culmine
dell’amore per l’uomo e per il Padre:
“Nelle tue mani consegno il mio
spirito”. Chi ama autenticamente
ama così, senza riserve, senza
risparmiarsi, senza calcolo: i missionari
ci raccontano che l’amore di Gesù
non è finito con la sua morte, non
è chiuso in un passato lontano,
ma è vivo e operante nel mondo
laddove esistono ancora tanti calvari
di sofferenza, dove si manifestano
ancora soprusi, ingiustizie,
tradimenti, inganni. Uomini e donne
di ogni tempo e luogo, guardando
all’amore di Gesù crocifisso,
hanno saputo trovare la fonte di un
amore inesauribile e duraturo.
Gesù, in questa settimana vogliamo accompagnarti
giorno per giorno
per percorrere insieme la strada
che Ti ha portato a dare la tua vita per noi.
Chi più di Te ci ha amato così,
accettando di morire sulla croce
come gesto di amore profondo?
Vogliamo seguire il tuo esempio Gesù,
vogliamo imparare ad amare come te
pur sapendo che a volte non riceveremo nulla in cambio.
E allo stesso tempo anche noi
abbiamo bisogno del Tuo amore di Padre
che ci fa sentire accompagnati
e che ci protegge in ogni momento.
lunedì
21 marzo
martedì
22 marzo
Amare: è la traduzione più fedele della parola
misericordia. E l’amare di Dio è totale, infinito,
addirittura incomprensibile. La Settimana Santa
ci introduce nel mistero dell’amore di Dio.
Nell’inno riportato da San Paolo nella lettera
ai Filippesi troviamo le conseguenze dell’amore
di Dio. Nella testimonianza di Suor Stefania
l’invito ad essere capaci di fare lo stesso.
Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di
Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso assumendo una condizione
di servo, diventando simile agli uomini.
Gesù Cristo umiliò se stesso, facendosi
obbediente fino alla morte e a una morte di
croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il
nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel
nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli,
sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:
“Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre.
(Fil 2,6-7)
(Fil 2, 8-11)
Questa settimana
mi accosto al
sacramento della
Riconciliazione
Preghiamo questo salmo ad alta voce
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio
liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio
baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nell’angoscia invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.
(Salmo 18)
Testimonianza di
Sr. Stefania Rossi - Burundi
È stato un mattino, subito dopo la
Messa. Mentre mi recavo di fretta
in ospedale, ti ho visto davanti a
me appoggiato ad un bastone,
trascinando i piedi: due grossi piedi
pieni di piaghe, di edemi e di terra.
Subito il pensiero è andato alla
malattia che avevo sentito nominare
30 anni prima sui libri di patologie
infettive tropicali: filariosi linfatica o
volgarmente elefantiasi. Mi è venuto
un brivido.
Ti ho salutato e sono scappata al
mio lavoro. Ma i tuoi piedi mi hanno
accompagnato.
Ho chiesto di te a Suor Teresa, e mi
ha detto che soffri di questa malattia
da quando avevi 20 anni, ora ne hai
35!
Che cosa posso fare per quei piedi
che continuano a “perseguitarmi”?
Li metto in una vaschetta con
dell’acqua e del cloro; mentre te li
I fidei donum sono i presbiteri, i diaconi e i laici diocesani che vengono inviati a
realizzare un servizio temporaneo in un territorio di missione
lavo penso a quanto poco ci voleva
per non ridurti così. Non posso non
chiedermi: “Perché?”
Perché tante possibilità terapeutiche
per qualcuno e per altri neanche un
semplice esame del sangue?
Una lacrima si fa strada e si mescola
all’acqua ancora sporca;
scusaci Jovenal, i tuoi piedi sono
anche colpa nostra.
Vorrei sentire i tuoi pensieri, ma è
impossibile, come per te sentire i
miei. Io sto ringraziando Dio
per averti incontrato perché
grazie a te ho la possibilità di alzare
gli occhi da me!
Timidamente mi dici: “Urakoze” che
significa “Grazie”: e nel mio cuore
risuona la Parola di Gesù nell’ultima
sua cena: “Vi ho dato l´esempio fatelo
anche voi e sarete felici!”
Questa sera, nell’esame di coscienza,
ho detto a Gesù: “Hai ragione!”.
Dopo una breve riflessione sui nostri
peccati, preghiamo dicendo
Mi assalirono nel giorno della mia sventura,
ma il Signore fu il mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.
Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,
mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani,
perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato come un empio il mio Dio.
I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,
non ho respinto da me la sua legge;
ma integro sono stato con lui
e mi sono guardato dalla colpa.
Il Signore mi ha ripagato
secondo la mia giustizia,
secondo l’innocenza delle mie
mani davanti ai suoi occhi.
(Salmo 18)
Oggi mi
impegno a
dire grazie
Nel 1960, la Diocesi di Brescia inviò i suoi primi fidei donum in Brasile
mercoledì
23 marzo
“Li amò fino alla fine”. Gesù ama incondizionatamente
anche negli ultimi giorni prima della sua morte.
Così amare significa dare tutto ciò che abbiamo
anche quando sentiamo di non avere più nulla.
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era
venuta la sua ora di passare da questo mondo al
Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li
amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo
aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone
Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli
aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio
e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti,
prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.
giovedì
24 marzo
Il passo della lavanda dei piedi ci riporta ad un profondo gesto di
amore compiuto da Gesù. Capiamo così che egli non è venuto per
essere servito ma per servire e dare la sua vita per noi.
Poi Gesù versò dell’acqua nel catino e cominciò
a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli
con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque
da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i
piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu
ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro:
“Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose
Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
(Gv 13, 5-8)
(Gv 13, 1-4)
Prendo a cuore
una situazione
di povertà che
mi circonda
Dopo aver sottolineato una parola del
brano di Vangelo, ci concentriamo su di
essa e recitiamo lentamente questo salmo
Con l’uomo buono tu sei buono,
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro
e dal perverso non ti fai ingannare.
Perché tu salvi il popolo dei poveri,
ma abbassi gli occhi dei superbi.
Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura.
La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
(Salmo 18)
Testimonianza di
Mons. Damiano Guzzetti
- Uganda
Il sole di gennaio arroventa la savana
del Karamoja. È tempo di lunghe
vacanze per gli scolari.
Incontro Paolino un tardo pomeriggio
sul bordo della strada con un cartone
capovolto facendo bella mostra dei
tanto ricercati “madazi”: panetti dolci
fritti che vanno a ruba a quell’ora.
Paolino è lo stesso ragazzo che il
maggio dello scorso anno, alla mia
prima celebrazione da Vescovo di
Moroto, si avvicinò e mi mise nella
mano la sua offerta per costruire la
nuova cattedrale. Qualcuno tentò
invano di fermarlo. Paolino è ora
alle elementari col sogno di andare
all’università per migliorare la povera
economia dei pastori karimojong.
Lui stesso ricorda le lunghe notti
all’addiaccio a vegliare il bestiame e
quando il papà fu ucciso dai razziatori
per difendere la mandria. Sua
mamma morì di malattia poco dopo.
Nei primi anni ’80 i fidei donum erano 39:
in 3 diocesi dell’Africa e in 10 diocesi dell’America Latina
Paolino decide di rendersi autonomo
per andare a scuola. Con pochi
scellini ricevuti per avere pascolato
le capre di un amico compra mezzo
litro di paraffina e inizia a venderla
al mercato in piccoli sacchettini con
un discreto guadagno. Con questo
compra un po’ di farina, e con olio, e
zucchero prepara i preziosi dolcetti
per venderli per strada. Sorridendo
mi assicura poi che le prossime
vacanze continuerà a dare qualcosa
per la cattedrale.
Il mio appello accorato è il vostro
contributo, piccolo o grande che
sia, verso i cristiani di Moroto che
anelano da dodici anni ad avere
la loro cattedrale. In tutto questo
tempo si sono raccolte le piccole
offerte di questa gente che si priva
sicuramente del necessario. Mancano
purtroppo molti mattoni ancora per
potere almeno iniziare.
Preghiamo con il Salmo 18 meditando sul
senso del gesto della lavanda dei piedi
Chi è Dio, se non il Signore?
O chi è roccia, se non il nostro Dio?
Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino,
mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha fatto stare saldo,
ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tendere l’arco di bronzo.
Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
(Salmo 18)
Oggi vivo con la
mia comunità la
celebrazione del
giovedì Santo
Attualmente i fidei donum sono 26 di cui
4 divenuti vescovi
venerdì
25 marzo
Le toccanti testimonianze che giungono dalla missione
in Guinea ci mostrano come la via della croce è
ancora oggi la strada quotidiana di molti nostri fratelli.
In questo venerdì Santo il silenzio che ci aiuta ad entrare
nel mistero della morte di Cristo ci accompagna, almeno
nella preghiera, anche sulla via di questi nostri fratelli.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la
sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa
e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la
madre e accanto a lei il discepolo che egli amava,
disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”.
Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E
da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
sabato
26 marzo
È compiuto: le parole di Gesù sulla croce mostrano
la strada dell’amore. “Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai
tutto era compiuto, affinché si compisse la
Scrittura, disse: “Ho sete”. Vi era lì un vaso
pieno di aceto; posero perciò una spugna,
imbevuta di aceto, in cima a una canna e
gliela accostarono alla bocca. Dopo aver
preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”.
E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
(Gv 19, 28-30)
(Gv 19, 25-27)
Oggi vivo con la
mia comunità la
celebrazione del
venerdì Santo
Ricordiamo la passione e la morte del
Signore e ci prendiamo del tempo per
dedicarci alla preghiera personale.
Hanno gridato e nessuno li ha salvati,
hanno gridato al Signore, ma non ha risposto.
Come polvere al vento li ho dispersi,
calpestati come fango delle strade.
Mi hai scampato dal popolo in rivolta,
mi hai posto a capo di nazioni.
Un popolo che non conoscevo mi ha servito;
all’udirmi, subito mi obbedivano,
stranieri cercavano il mio favore,
impallidivano uomini stranieri
e uscivano tremanti dai loro nascondigli.
(Salmo 18)
Testimonianza di
padre Dorino Livraghi Guinea Conakry
In questa stagione dell’anno 2015,
due sono i problemi maggiori cui
deve far fronte la gente che vive nelle
campagne della Guinea. Da un lato
il virus Ebola, che da oltre due anni
ha già mietuto migliaia di vittime
(11500 morti nei tre paesi limitrofi
di Guinea, Sierra Leone e Liberia) e
dall’altro l’eccesso delle piogge che
ha devastato molti campi di riso, cibo
base delle nostre popolazioni.
I dati di una recente statistica
per la Guinea, forniti dall’OMS, ci
rassicurano un pò. In molte regioni
della Guinea non si sono più avuti
casi di decessi o di gente accolta
in ospedale per Ebola, da almeno
tre settimane. Visto che il tempo
di incubazione del virus sono tre
settimane, si può concludere che in
queste regioni Ebola è stata sradicata.
Ma c’è ancora una regione a sud
della Capitale, la Forécariah, in cui
I fidei donum bresciani sono presenti in molti paesi come: Albania, Benin, Mozambico,
Tanzania, Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Messico, Uruguay e Venezuela.
recentemente sono stati registrati
quattro casi di persone portate in
ospedale colpite dal virus.
Tutti aspettiamo il giorno in
cui si potrà dire che Ebola è
definitivamente vinta, il giorno in
cui si potrà riprendere a mangiare
la buona carne degli animali della
brousse.
Quanto alla mancanza di cibo a causa
dei raccolti distrutti dalle piogge,
tutti i giorni ci è dato di incontrare
famiglie e bambini affamati. Cercano
allora, nonostante il pericolo di Ebola,
di prendere gli ‘aguti’, toponi della
brousse, che poi consumano arrostiti
e ben cosparsi di paprica, insieme a
foglie e tuberi.
Tra le cose che ci proponiamo di
fare durante l’anno che si avvia, è di
continuare a dare un pasto al giorno
a tutti i bambini che frequentano la
nostra scuola.
In questo sabato Santo ci dedichiamo al silenzio
e alla meditazione; aiuterà la nostra preghiera
questo salmo
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Dio, tu mi accordi la rivincita
e sottometti i popoli al mio giogo,
mi salvi dai nemici furenti,
dei miei avversari mi fai trionfare
e mi liberi dall’uomo violento.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.
(Salmo 18)
Questa notte
posso gioire per
la risurrezione
del Signore
I laici fidei donum convenzionati dall’Ufficio per le Missioni della diocesi
di Brescia che prestano attualmente servizio in missione sono 8
domenica
MISERICORDIAMO
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Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si
recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e
vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che
Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e
non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo
e si recarono al sepolcro. Correvano insieme
tutti e due, ma l’altro discepolo corse più
veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro,
che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e
osservò i teli posati là, e il sudario – che
era stato sul suo capo – non posato là con
i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo,
che era giunto per primo al sepolcro,
e vide e credette. Infatti non avevano
ancora compreso la Scrittura, che cioè
egli doveva risorgere dai morti.
(Gv 20, 1-9)
La pietra è rotolata via; l’oppressione
del male, della violenza, del peccato
è sconfitta con la vittoria sulla morte.
I testimoni della resurrezione passano
dal buio della notte alla luce di un
mattino nuovo: i discepoli corrono,
le donne cercano Gesù. I discepoli
non volevano vedere la croce, ora,
di fronte alla pietra ribaltata, ai segni
di morte ripiegati e
riposti in un angolo
cominciano a vedere e
a credere. Chiediamo
anche noi oggi di poter
entrare in un sepolcro
vuoto per cominciare
a comprendere che
la vita passa per il
sepolcro, ma non è
chiamata a fermarsi
lì. La misericordia
di Dio, il suo amore
totale e gratuito, la sua
proposta di salvezza per
l’umanità dispiegano
tutta la loro efficacia.
27 marzo
Ci rimettiamo in cammino con Pietro,
Giovanni, Maria di Magdala perché
il mondo ancora non sa, non vede,
non comprende ciò che è accaduto:
Gesù manda noi, si fida di noi perché
l’uomo di ogni tempo e di ogni
luogo non si fermi alla disperazione
e alla definitivi del sepolcro, ma si
apra alla luce radiosa della Pasqua.
O notte più chiara del giorno!
O notte più luminosa del sole!
O notte più bianca della neve,
più illuminante delle nostre fiaccole,
più soave del Paradiso.
O notte che non conosce tenebre;
tu allontani il sonno,
e ci fai vegliare con gli Angeli.
O notte, terrore dei demoni,
notte pasquale, attesa per un anno!
Notte nuziale della Chiesa
che dai la vita ai nuovi battezzati
e rendi innocuo il demonio intorpidito.
Notte in cui l’Erede introduce
gli eredi nell’eternità.
(Asterio di Amasea)
Questo sussidio è corredato
da un segnalibro che riporta
uno schema di preghiera da
utilizzare in famiglia. Inoltre
è disponibile il salvadanaio
missionario, le offerte raccolte
con questo strumento
verranno devolute per il
sostegno dei 6 progetti di
misericordia missionaria
2016, riportati nelle pagine
centrali del libretto.
Sussidio realizzato da una collaborazione tra
Ufficio per le Missioni e Ufficio per gli Oratori, i
Giovani e le Vocazioni.
Ringraziamo per la realizzazione le missionarie
ed i missionari bresciani che hanno collaborato.
In redazione: Irene, Daniele, Chiara,
Gabriele, don Carlo, don Marco.
Crediti Fotografici: archivio Centro
Missionario Diocesano
In copertina: Ambientazione digitale 3D
realizzata da Mauro Freddi, immagine
riportata “Porta di una capanna in
un villaggio Batwa” in Burundi
Grafica: Silvia Belleri – Nadir 2.0
da una collaborazione:
Centro Missionario Diocesano
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