q ua r e s i m a missionaria Per utilizzare questo sussidio in famiglia. 1. Fate insieme il segno della croce. 2. L’introduzione vi aiuta a cogliere il filo rosso settimanale, alla luce della parola di Dio e della testimonianza missionaria. 3. Leggete ad alta voce la parola di Dio. 4. Ascoltate la testimonianza missionaria proposta. Le testimonianze possono essere lette giorno per giorno oppure, intere, ogni due giorni. 5. Recitate insieme il salmo proposto. 6. Recitate insieme la preghiera proposta per la settimana, la trovate nella pagina della domenica. 7. Prima di concludere leggete l’impegno del giorno: se pregate la sera vi aiuterà nella giornata successiva. 8. Concludete con una semplice benedizione e il segno della croce. Benedizione per la preghiera del Mattino Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. R. Amen. Benedizione per la preghiera della Sera Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo. R. Amen. Misericordiamo La quaresima 2016 è il tempo giusto per sperimentare la gioia di essere purificati, che è decisamente qualcosa in più del sentirsi psicologicamente a posto e senza sensi di colpa. La caratterizzazione missionaria, tipica della nostra diocesi, che viene offerta da questo strumento di preghiera per la famiglia e per le comunità ci aiuta a vedere in tutta la sua ricchezza il tema della misericordia, sfrondandolo da facili sentimentalismi. Sulla scorta dell’invito di Papa Francesco, che nella bolla di indizione del Giubileo scrive: “È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli”, (MV, 9) proponiamo un cammino in 6 tappe, che ci prepara alla passione, morte e risurrezione di Gesù, momento nel quale, nel modo più sorprendente, Dio ha mostrato “il disegno d’amore della sua volontà”. (Ef. 1,5) Il percorso ha quindi questa scansione: 1ª settimana MI – Missione, nella quale leggeremo i brani del nuovo testamento che raccontano i primi invii missionari da parte di Gesù e degli apostoli. 4 2ª settimana SE – Seguire, nella quale scopriremo come andare dietro a 4 Gesù, accompagnati da Giovanni Battista e dalle prime chiamate dei discepoli di Gesù. 3ª settimana RI – Ritrovare, nella quale leggeremo il capitolo 15 del 4 Vangelo di Luca, e ci accorgeremo che Dio non si stanca mai di cercarci. 4ª settimana COR – Coraggio, accompagnati dal brano di Genesi 18 4 in cui incontriamo Abramo e i suoi ospiti sconosciuti alle Querce di Mamre. 5ª settimana DI – Diamo, nella quale ascolteremo il brano delle 4 beatitudini, con al centro: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.” Settimana Santa AMO, nella quale vedremo come “Dio, ricco di 4 misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo”. (Ef. 2, 4-5) Il libretto, che riporta le bellissime testimonianze di molti missionari bresciani nel mondo, è completato a piede di pagina da alcuni dati che riguardano la situazione sociale dei paesi nei quali vengono proposti i progetti missionari per i quali – nell’inserto staccabile – trovate una richiesta di sostegno. È un modo in più rendere tangibile la nostra misericordia, modellata su quella del Padre. mercoledì 10 febbraio Iniziamo la Quaresima accompagnati dal brano con il quale il Vangelo di Luca inizia il racconto della vita pubblica di Gesù. In questo brano Gesù annuncia la Misericordia del Signore, che si manifesta nel mondo. Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore.» (Lc 4,16-19) giovedì 11 febbraio Quello che Gesù dice è spiazzante. Costringe a riorientare le proprie convinzioni e i propri modi di fare. La quaresima è un tempo di conversione, proprio in questo senso: il racconto di don Raffaele, dalla comunità di Pimenterira, ce lo mostra. Gesù poi riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. (Lc 4, 20-22) Penso ad un impegno che richiede una rinuncia che mi accompagni in questa Quaresima. Iniziamo questo tempo di Quaresima benedicendo il Signore attraverso il seguente salmo Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia, sazia di beni la tua vecchiaia, si rinnova come aquila la tua giovinezza. Il Signore compie cose giuste, difende i diritti di tutti gli oppressi. Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie, le sue opere ai figli d’Israele. (Salmo 103) Testimonianza di don Raffaele Donneschi (1982-1994 in Brasile), oggi parroco a Badia e Violino Quando Josè tornò dalla settimana di formazione per Animatori di Comunità riunì nella cappella del Villaggio di Pimenteira tutta la sua gente: era pieno di idee nuove, di proposte per il catechismo, per il culto domenicale, persino per migliorare l’agricoltura… Soprattutto era pieno di entusiasmo, di voglia di fare, di speranza che un cambiamento fosse davvero possibile! Tutti lo ascoltarono meravigliati ma anche titubanti: riusciremo a mettere in pratica quello che Josè ci ha detto? Non è meglio continuare come abbiamo sempre fatto? Il problema stava soprattutto nel fatto che Josè era giovane e quindi senza esperienza, senza troppa considerazione da parte degli anziani… Josè però non si perse d’animo e chiese un tempo di prova: convinse alcuni giovani, I profughi giunti in Italia nel 2015 sono stati circa 115.000 e i richiedenti asilo accertati nei primi sei mesi 25.000 alcune catechiste e persino alcuni contadini a ripercorrere con lui il cammino di formazione a cui aveva partecipato per cercare di attualizzare nella propria comunità tutti quegli insegnamenti. La sfida era lanciata, non si poteva lasciar perdere solo perché non tutti avevano accolto con entusiasmo la proposta... del resto anche Gesù non era stato capito dalla sua gente; Padre Carlos lo aveva detto più volte là al Corso: “lavorare per il Regno di Dio esige impegno, costanza, testimonianza davanti a chi non accetterà o farà opposizione”. Oggi la Comunità di Pimenteira è ben viva, la convinzione di Josè ha fatto breccia e altri si sono uniti a lui nel cammino per la costruzione del Regno di Dio in quel pezzetto di Amazzonia in riva al fiume… Anche se molto c’è ancora da fare. Impegniamoci ad essere misericordiosi come il Signore ci ha insegnato: Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono, perché egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. (Salmo 103) Cosa significa essere misericordiosi? Nel 2015 nella provincia di Brescia sono transitati 2000 profughi di cui 1226 sono assistiti venerdì 12 febbraio “Medico, cura te stesso”, dicono gli israeliti di Nazaret a Gesù. Anche in una situazione di ostilità Gesù è riconosciuto come guaritore e la sua medicina è la misericordia. La stessa che vediamo nella testimonianza di suor Giulietta. Ma Gesù rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: «Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!»”. Poi aggiunse: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”. (Lc 4, 23-27) sabato Lo sdegno della folla nella sinagoga è lo stesso sdegno delle persone che vedevano una missionaria “sprecare del tempo” con una malata. Ma vivere con misericordia significa proseguire tralasciando le critiche. All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Poi scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. (Lc 4, 28-32) Dedico un po’ del mio tempo ad una persona malata Preghiamo insieme questo salmo alternando voci maschili e voci femminili L’uomo: come l’erba sono i suoi giorni! Come un fiore di campo, così egli fiorisce. Se un vento lo investe, non è più, né più lo riconosce la sua dimora. Ma l’amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli. Il Signore ha posto il suo trono nei cieli e il suo regno domina l’universo. Benedite il Signore, angeli suoi, potenti esecutori dei suoi comandi, attenti alla voce della sua parola. (Salmo 103) Testimonianza di suor Giulietta Loda - Taiwan L’anno di misericordia del Signore: questa parola evangelica e l’accentuazione speciale di Papa Francesco per questo anno Giubilare Straordinario della Misericordia, mi hanno riportato alla mente il cammino di liberazione che il Signore ha voluto nella mia storia nei 10 anni trascorsi accanto a mia madre malata. Morbo di Alzheimer. Imparai a comprendere il significato di questo nome sconosciuto, sperimentando la sua devastante realtà. Ogni giorno affrontavo sorprese che mi lasciavano spiazzata. Le domande della mamma, chi fossi e che cosa facessi in casa sua, mi mettevano in sofferente difficoltà. All’inizio, divertita, rispondevo che ero un angelo caduto dal cielo, poi compresi che forse quello non era l’atteggiamento più adeguato. L’impotenza di far breccia I fondi messi a disposizione dallo Stato per gestire l’accoglienza dei migranti non vengono dati ai richiedenti asilo ma alle strutture che li accolgono 13 febbraio con argomentazioni logiche, mi costrinse ad accettare la realtà di questa malattia: essa aveva il magico potere di trasformare i vincoli più intimi, come quelli di madre e figlia, e di capovolgere i ruoli che la natura aveva stabilito. Cosa potevo fare? Imparai a diventare madre di mia madre. Così il suo letto divenne un altare dove celebravamo la nostra messa, portando ognuna i propri doni. Poi arrivò l’incomprensione di molti: perché sprecare tempo per accudire chi non comprende? Perché non tornare in missione? Ma grazie alla preghiera e alla meditazione della Parola ho imparato a gustare la gioia del lieto annuncio che Gesù ha donato ai poveri comprendendo che la missione non è un luogo ma è una persona viva, Gesù il Misericordioso amante della vita, in tutte le sue fasi. Preghiamo benedicendo il Signore, chiedendogli di essere sempre presente nella nostra vita, di accompagnarci e sostenerci nei momenti più difficili. Preghiamo perché tutti gli uomini possano essere guidati dalla sua volontà e che in tutti i luoghi si senta la sua presenza forte Benedite il Signore, voi tutte sue schiere, suoi ministri, che eseguite la sua volontà. Benedite il Signore, voi tutte opere sue, in tutti i luoghi del suo dominio. Benedici il Signore, anima mia. (Salmo 103) In questa Quaresima mi impegno a partecipare alla Messa domenicale. Lo stato del Libano, che ha una popolazione di 4 milioni di abitanti, ospita 2 milioni di profughi domenica MIssione a im s re a u Q i d a ic n e m o Id In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato. (Lc 4, 1-13) Inizia il tempo favorevole per la conversione del cuore. La Misericordia di Dio si rende visibile, accoglibile, accessibile in Gesù il Figlio, il Messia salvatore. La Misericordia è dono offerto all’uomo, è offerta ad ognuno di noi. Camminiamo con Gesù chiedendo la grazia di saperlo riconoscere e seguire: Gesù uscendo vittorioso dal deserto delle tentazioni ci incoraggia a non avere paura perché Lui vince la tentazione, prende con sé il peccato del mondo, sconfigge il diavolo e tutto le sue illusioni. Il peccato porta con sé sempre delusione, tristezza, noia, solitudine; la misericordia di Dio ci restituisce pienezza, gioia, alleanza, creatività. Quando viviamo la ferocia della tentazione: il potere, l’avere, l’apparire; quando rischiamo di seguire falsi idoli richiamiamo alla mente e al cuore la vicinanza e la presenza di 14 febbraio Gesù capace di vincere il male. Cogliamo fin dall’inizio della vita pubblica di Gesù il senso della Missione che il Padre gli ha affidato: la salvezza dell’uomo, la ricostruzione di un’alleanza distrutta dal male, la ricerca di una comunione nuova ed eterna. La Missione della Chiesa è chiamata a trasmettere, annunciare, vivere ciò che il Padre realizza inviando il Figlio e donando lo Spirito. La Missione della Chiesa non è “qualcosa da fare”, ma è innanzitutto accoglienza del dono di Dio: Gesù. Gesù, lasciare la famiglia, la casa, gli amici e anche il lavoro per andare ad aiutare i più poveri è una scelta molto coraggiosa. Aiuta tutti i missionari a non scoraggiarsi nei momenti più difficili, stai vicino a loro con il tuo abbraccio di pace per non farli sentire soli, aiutali a continuare seguendo la strada che tu hai tracciato per loro. E aiuta anche noi che siamo qui, Signore, ad essere testimoni della tua parola quando incontriamo situazioni di povertà, sofferenza o tristezza. lunedì 15 febbraio martedì 16 febbraio Il Signore promette: “Sono con voi tutti i i giorni!”. Sono parole di speranza, confermate nella vita quotidiana della missione. Iniziamo la prima settimana di Quaresima accompagnati da alcune pagine del Nuovo Testamento che ci mostrano l’entusiasmo con il quale i primi amici di Gesù vanno per il mondo ad annunciare il Vangelo: li leggiamo accompagnati dalla testitmonianza dei nostri missionari. Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. (Mt 28, 16-20) (At 1, 6-8) Oggi ringrazio un amico per essermi sempre accanto Preghiamo insieme il seguente salmo Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti. Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina. (Salmo 1) Testimonianza di Gabriella Romano - Brasile È un giorno come tanti, mi trovo in casa e un giovane della Parrocchia mi chiama per parlare con me. Il giovane è il responsabile della Pastorale Giovanile, mi spiega che 150 giovani di Viseu sono riuniti in Pombal, una comunità dell’interno, per un incontro. Alla fine dell’evento era prevista una celebrazione della Parola di Dio, ma loro desideravano poter avere l’Eucarestia. Non ci penso due volte e gli rispondo: “Non ti preoccupare, domani mattina sarò presente alla celebrazione con Gesù Eucaristia!”. Che bella questa richiesta! Desiderare la presenza di Gesù in quella forma così semplice e umile del Pane Consacrato, desiderare la comunione con Lui, il suo aiuto e il suo conforto. Gesù ce lo ha promesso: “Sarò con voi fino alla fine del mondo!” Lui è veramente presente in quel pezzo di pane consacrato, ed è Il nome Guinea deriva dalla parola “Susu” che significa donna l’alimento che ci dà la forza della testimonianza, il coraggio della profezia e la gioia di poter amare i poveri. Questa è la Missione di ogni Cristiano: uscire per portare… e non portare qualcosa ma qualcuno, uscire per portare Gesù! A questo punto capiamo come diventa importante incontrare. Dobbiamo lasciarci incontrare da Gesù, aprirgli le porte e lasciarlo entrare nella nostra vita quotidiana, nei nostri affetti, nelle emozioni, nei pensieri, negli incontri, nelle tribolazioni, nelle sconfitte, nelle vittorie, nelle gioie e nei dolori. Lo conosceremo e Lo potremo annunciare e portare senza timori o vergogne. Perché più delle nostre parole sarà la nostra testimonianza a dire ad ogni persona che incontreremo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”! Preghiamo per tutti coloro che si trovano in condizioni di difficoltà Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore. Su tutte le genti eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria. Chi è come il Signore, nostro Dio, che siede nell’alto e si china a guardare sui cieli e sulla terra? Solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo. Fa abitare nella casa la sterile, come madre gioiosa di figli. (Salmo 112) In questa giornata, prima di dormire, faccio un esame di coscienza e chiedo perdono al Signore In Guinea Conakry si registra un’altissima mortalità infantile: 90 vittime ogni 1000 nati vivi mercoledì 17 febbraio giovedì 18 febbraio Nello spiegare come i discepoli avrebbero dovuto annunciare il Vangelo, Gesù insiste sull’evitare le cose non necessarie. Quello che i discepoli incontrano nei loro viaggi missionari li interpella: missione significa anche guardare in faccia la realtà, come don Bosco. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Gesù continuò dicendo “Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi”. (Mt 10, 9-13) (Mt 10, 5-8) Faccio il segno della croce prima di mangiare Come ci suggerisce Sant’Agostino “Chi canta prega due volte” ed è quello che ci dice anche questo salmo Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie. Grande è il Signore e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dèi. Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla, il Signore invece ha fatto i cieli. Maestà e onore sono davanti a lui, forza e splendore nel suo santuario. Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome. (Salmo 95) Haiti 1986: é la fine della dittatura dei Duvalier. Con la “democrazia” sperata, Haiti ha un bel avvenire e i Salesiani di don Bosco sognano. Con l’aiuto dell’Olanda é stata fondata la ONG “COHAN” (COoperazione HAiti Nederland), che forniva molti mezzi e servizi per aiutare i poveri. Io ne ero Direttore. Viaggiando in macchina nella capitale Port au Prince, ai semafori e agli ingorghi, incontravo i poveri, sopratutto ragazzi di strada che venivano a domandare elemosina a questo “grand neg” (grande Signore) che ero io! Io abbassavo il vetro e davo denaro, contento del loro entusiasmo e del fatto che se ne andassero. Io avevo cose importanti di cui occuparmi! ... E vedevo che altri “grand neg” facevano come me: abbassavano il vetro, gettavano qualche denaro, alzavano il vetro... Eravamo tutti contenti di esserci sbarazzati di questi importuni. Ma poi, un giorno riflettei sul nostro atteggiamento e ebbi una forte, invasiva, nauseante sensazione di vergogna. Così mi dissi: “Non darò mai più del denaro, darò la mia vita”. Da quel giorno non ho mai dato denaro in elemosina, nelle strade, di corsa... Lasciai la ONG e dal 7 marzo 1988 (100 anni dalla morte di Don Bosco) ebbe inizio LAKAY DON BOSCO, opera Salesiana per i “Ragazzi di strada” in Haiti (Port au Prince e Cap-Haitien), dove più di 400 “Barabit” (= “piccoli Barabba”, come con rispetto e amore li chiamo io) si preparano a diventare “buoni Cristiani e onesti Cittadini”. Riflettiamo attraverso il salmo aiutandoci con questa domanda: Ci sentiamo responsabili di testimoniare la sua parola con la nostra vita? Portate offerte ed entrate nei suoi atri, prostratevi al Signore nel suo atrio santo. Tremi davanti a lui tutta la terra. Dite tra le genti: «Il Signore regna!». È stabile il mondo, non potrà vacillare! Egli giudica i popoli con rettitudine. Gioiscano i cieli, esulti la terra, risuoni il mare e quanto racchiude; sia in festa la campagna e quanto contiene, acclamino tutti gli alberi della foresta davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli. (Salmo 95) Oggi faccio visita a una persona sola Testimonianza di padre Attilio Stra - Haiti Il 47% della popolazione guineana vive sotto la soglia di povertà In Guinea solo il 51% della popolazione ha accesso all’acqua potabile venerdì 19 febbraio L’annuncio del Vangelo non avviene solo a parole: ci sono segni che mostrano la misericordia di Dio. sabato 20 febbraio I primi apostoli si mostrano instancabili nell’annuncio: l’ascolto delle testimonianze missionarie ci mostra lo stesso entusisamo e lo stesso impegno, ancora oggi. E Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. (Mc 6, 30-32) (Mc 16, 15-18) Oggi provo a comportarmi in modo da essere testimone del Vangelo, agendo secondo quello che il Signore ci ha insegnato Preghiamo insieme alternando voci maschili e voci femminili Il Signore regna: esulti la terra, gioiscano le isole tutte. Nubi e tenebre lo avvolgono, giustizia e diritto sostengono il suo trono. Un fuoco cammina davanti a lui e brucia tutt’intorno i suoi nemici. Le sue folgori rischiarano il mondo: vede e trema la terra. I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la terra. Annunciano i cieli la sua giustizia, e tutti i popoli vedono la sua gloria. (Salmo 96) La Misericordia per noi è l’incontro con la povertà, occasione imperdibile per chiunque di divenire realmente umana. Questo ha ispirato il nostro vivere in Ecuador, seguendo i ragazzi nella loro formazione e tutti coloro che ci sono prossimi, che ci portano la loro fragilità, vulnerabilità, i loro bisogni, a volte anche la loro disperazione. E così la povertà diventa fraternità nella condivisione. Il povero non chiede a parole, supplica con gli occhi. Marisol bimba di 13 anni culla sulla spalla una piccola di tre mesi, non è la sorellina ma la sua bambina, concepita nella violenza. Non chiede, non dice nulla, solo ti guarda e tace! Ho lasciato nei suoi occhi il mio sguardo. Mi sono tuffata nella silenziosa sofferenza di Marisol, ho avvertito il mio cuore aprirsi, riempirsi di Amore, di bene! Il cervello vola via, la ragione non ha più volontà in me. Rimane un soffio di Misericordia del Signore verso queste creature! La Misericordia è dettata dal Cuore, dallo Spirito! Nonostante tanti incontri non possiamo dire di avere conosciuto la Misericordia; solo il Signore la sa donare, noi ogni giorno la rincorriamo. Noi chiamiamo la Misericordia del cuore quella che dà spazio alla relazione e non al conflitto, cancella il passato e crea vero amore. “Io sono creta che viene male sette volte ma che è rimessa sul tornio otto volte: il vaso riuscirà”. Siamo certi che la Misericordia sia sintesi della lieta notizia, dell’eterno abbraccio di Dio. Preghiamo insieme con il salmo 97 Perché tu, Signore, sei l’Altissimo su tutta la terra, eccelso su tutti gli dèi. Odiate il male, voi che amate il Signore: egli custodisce la vita dei suoi fedeli, li libererà dalle mani dei malvagi. Una luce è spuntata per il giusto, una gioia per i retti di cuore. Gioite, giusti, nel Signore, della sua santità celebrate il ricordo. (Salmo 97) Oggi scelgo qualcuno a cui indirizzare un gesto di generosità Testimonianza di Peppo e Adriana Piovanelli - Ecuador In Guinea l’aspettativa di vita è di 53 anni In Guinea nel 2015 il tasso di natalità è diminuito in modo considerevole, ora coincide con il 40% domenica SEguire a im s re a u Q i d a ic n e m o II d In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. (Lc. 9, 28-36) 21 febbraio Vivere da discepoli significa seguire Gesù. La sequela nasce da una chiamata a stare con Lui “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”: si diventa suoi discepoli rispondendo ogni giorno a questo invito. Seguire Lui permette al cuore del discepolo di essere plasmato e conformato al cuore stesso di Gesù. Il maestro prende con sé i discepoli, li precede, li accompagna, orienta i loro passi. Pietro, Giacomo e Giovanni vedono il volto trasfigurato di Gesù: un anticipo della luce della Pasqua, è davvero bello essere con Lui! La trasfigurazione avviene mentre Gesù prega: entrare nella sua preghiera consente al discepolo di scorgere, di vedere oltre la sua umanità, di cogliere il senso della storia, di udire la voce di Dio che invita a riconoscere in Gesù di Nazareth il Figlio e ad ascoltarlo. Ogni giorno possiamo entrare nella preghiera di Gesù; in particolare nella celebrazione dell’Eucaristia l’assemblea entra in questo grande mistero nel quale, sotto i segni del Pane e del Vino, possiamo scorgere la sua presenza reale. Le testimonianze dei nostri missionari ci aiutano a comprendere che anche oggi è possibile seguire, ascoltare, riconoscere, contemplare. Caro Gesù, sappiamo che avere un amico è indispensabile e un amico speciale come Te è davvero importante per la nostra vita. Tu ci hai scelto e hai bussato per primo alle porte del nostro cuore. La tua amicizia è un regalo. Un regalo va ricevuto con gioia, con gratitudine. Per questo ti diciamo grazie. Un regalo va oltre l’apparenza, parla di fedeltà, di costanza e di futuro. E anche se continuare a costruire è difficile soprattutto quando non riusciamo a cogliere la Tua presenza vicino a noi, ti chiediamo la forza di continuare perché l’amicizia con Te ci apre orizzonti nuovi. lunedì 22 febbraio Iniziamo la seconda settimana della Quaresima con il Vangelo di Marco: Giovanni il Battista prepara la strada - nostra e degli uomini del suo tempo - all’incontro con Cristo. martedì 23 febbraio Sull’esempio di Giovanni il Battista, anche Damiao, il ragazzo citato nella testimonianza, visita molte comunità per invitare le folle a seguire Gesù. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». (Mc 1, 2-3) Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. (Mc 1, 4-6) Oggi trascorro una giornata senza TV Seguiamo il Signore ricordandoci che solo Lui è la nostra guida Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. (Salmo 23) Testimonianza di don Lino Zani - Brasile “Principio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”: inizia così il Vangelo di Marco e queste parole danno più senso a ciò che Giovanni dice alle folle aprendole all’attesa di Colui che chiamerà tutti alla sua sequela. Ed ecco allora la domanda: “Come dev’esser l’uomo davanti a Dio?”. Risponde Damião: “Uno che schiude il cuore ai desideri che Dio vi ha messo dentro ed entra dritto-dritto nel cuore di Gesù – è aperto – e comprende il mistero di Dio: allora può camminargli dietro!”. Damiao è della comunità di S. Tomé, da 2 anni senza Messa! Damião è un uomo semplice, innamorato del Vangelo, che visita periodicamente – a proprie spese – una decina di comunità, con lo stile di Giovanni Battista, anche nella durezza del linguaggio. “Preparare la via del Signore, fate diritti i suoi sentieri”. In realtà è Lui che viene a cercare me. Come è difficile, nella pratica, essere convinti di questo! E per andar “dietro a quello che è più forte”, per seguire Gesù In Albania il 56,7% dei credenti è mussulmano e solo il 10% cattolico è indispensabile la fame di giustizia “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia”! Che complicazione! Non solo qui, ma anche in Italia. Mi spaventa l’onda di xenofobia, il dar la colpa quasi sempre allo straniero, l’adotta un animale… L’8 agosto a Conceição do Muriacá, Calixto, uno che ha sofferto sotto le sgrinfie del Projeto Jari per difendere la foresta e il popolo che vi abita, alla domanda “Perché l’hai fatto?” ha risposto: “Se Gesù l’ha fatto, io che lo voglio seguire, perché non lo dovevo fare?” Sono rimasto di pietra! Così per andar “dietro a quello che è più forte”, occorre sete di libertà. A chi teme che la libertà sia impossibile, c’è la voce che grida nel deserto di aprire dalla schiavitù (egoismo, razzismo, immoralità, corruzione…) per arrivare alla terra della fraternità, dell’uguaglianza, della giustizia, onestà. Quanti piccoli segni di “cuore grande” sparsi ovunque! Giovanni Battista, aiutaci a vederli e a percorrerli! Riflettiamo a fondo sulle parole di questo salmo e lo recitiamo a voci alterne Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? Quando mi assalgono i malvagi per divorarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario. (Salmo 27) Non mi vergogno di vivere e testimoniare il mio essere cristiano L’aspettativa di vita scolastica in Albania è di 11,3 anni mercoledì 24 febbraio Nel brano del Vangelo di oggi Giovanni il Battista ammette umilmente che “viene dopo di me colui che è più forte di me”. Anche don Paolo Zola nella testimonianza sostiene che seguire Gesù richiede di mettere da parte il proprio orgoglio per seguire il prossimo. Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. (Mc 1, 7-10) giovedì 25 febbraio La strada che Giovanni ha preparato è dura. Giovanni pagherà la sua coerenza con il carcere e con la vita. Quando Gesù ci invita alla sequela dice: “Chi vuol venire dietro a me prenda la sua croce”. È una strada dura, quella della gioia. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. (Mc 1, 11-15) Metto da parte il mio orgoglio e cerco con umiltà di impegnarmi a scuola o nel lavoro. Preghiamo il salmo 27 che ci invita a cercare il volto del Signore. Nella sua dimora mi offre riparo nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua tenda, sopra una roccia mi innalza. E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano. Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria, inni di gioia canterò al Signore. Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me, rispondimi! Il mio cuore ripete il tuo invito: Cercate il mio volto!». Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. (Salmo 27) Testimonianza di don Paolo Zola - Brasile Gesú ci invita a lasciare tutto per seguirlo. Ma cosa significa seguire Gesù? Seguirlo é uscire da se stessi per incontrare l’altro, é morire ogni giorno nel proprio orgoglio per poter servire il prossimo, é saper condividere ogni momento di vita, é saper ascoltare, consigliare, consolare. A volte viene la tentazione di desistere, di “tornare indietro”, di “mollare tutto”. Penso che anche il Battista, precursore del Messia, abbia passato momenti difficili. Anche noi siamo un po’ come il Battista: dobbiamo preparare la strada al Signore, consapevoli che non siamo noi con i nostri meriti a convertire il mondo, ma é lo Spirito Santo, che soffia su chi vuole e dove vuole e riporta l’umanità a Dio. La mia parrocchia é formata da 26 comunità, una delle quali, São Miguel, é una comunità “ribeirinha”, formata da Dal 24 Giugno 2014 l’Albania è entrata a far parte dell’Unione Europea famiglie che abitano sulle rive del fiume e che vivono di pesca, di caccia e di agricoltura. Per raggiungerla sono necessarie sei ore di viaggio in barca. Il viaggio é abbastanza stancante ma la stanchezza spesso si trasforma in allegria perché l’accoglienza di chi ci attende é molto calorosa. Nel villaggio di São Miguel le famiglie sono semplici e povere, ma offrono al sacerdote tutto il poco che hanno. La messa é ben partecipata e ogni volta le persone vogliono conversare con il sacerdote e purtroppo emergono gli stessi problemi: non c’é energia elettrica, non c’é un ambulatorio medico e chi ha bisogno di assistenza deve andare a Cupixi, viaggiando circa otto ore in barca; la scuola é in legno e sta cadendo a pezzi. Io li invito ad avere speranza e al tempo stesso a rivendicare i propri diritti. Torno a casa con il sorriso dei bambini e degli adulti, stanco ma felice. Pregando questo salmo ci affidiamo al Signore e continuiamo il nostro impegno a seguirlo Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto. Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, perché mi tendono insidie. Non gettarmi in preda ai miei avversari. Contro di me si sono alzàti falsi testimoni che soffiano violenza. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. (Salmo 27) Oggi provo a rinunciare a una cosa che mi piace tanto Dal 1960 ad oggi la speranza di vita in Albania è aumentata di circa 20 anni venerdì 26 febbraio sabato 27 febbraio Gesù ci chiama chiedendoci: “Venite dietro a me”. Seguire Gesù significa lasciare tutto e i discepoli ebbero il coraggio di farlo senza esitare. Lasciare tutto per seguire Gesù ci fa spesso trovare molto più di quanto abbiamo lasciato, come ci racconta la testimonianza di oggi. Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi”. (Mc 1, 16-20) (Mc 10, 28-31) Oggi mi impegno ad essere paziente Grazie a questo salmo preghiamo per i cristiani perseguitati che trovano il coraggio di seguire il Signore a costo della loro vita Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita, un aggressore tutto il giorno mi opprime. Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici, numerosi sono quelli che dall’alto mi combattono. Nell’ora della paura io in te confido. In Dio, di cui lodo la parola, in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un essere di carne? Travisano tutto il giorno le mie parole, ogni loro progetto su di me è per il male. Congiurano, tendono insidie, spiano i miei passi, per attentare alla mia vita. (Salmo 56) Testimonianza di Luisa Lorenzini - Mozambico Il mio seguire Gesù mi ha portato a lasciare casa, famiglia, lavoro, amici ed uscire dalla terra di origine, ma ogni giorno della mia vita in missione, ora in Mozambico, ricevo molto più di quello che ho lasciato. I legami famigliari sono sempre più profondi ed in più ho acquisito una famiglia allargata con la quale vivo il quotidiano. I religiosi della Sacra Famiglia con i quali collaboro, le persone che lavorano nella missione, gli alunni della scuola superiore, i bimbi dell’Orfanotrofio sono la mia nuova famiglia per la quale dedico il mio tempo, il mio lavoro e le mie preoccupazioni. Nel pomeriggio accompagno alcuni ragazzi che hanno difficoltà in matematica. È un lavoro di pazienza, dove devo lasciare tutte quelle strutture logiche e “perfette” tipiche del nostro mondo occidentale per concretizzare e La diocesi Albanese di Rreshen conta 260.000 abitanti, di cui solo 57.000 battezzati tradurre nella vita pratica concetti della matematica. Le mie lezioni diventano un’occasione per conoscere questi giovani, per parlare dei loro problemi e desideri e, dopo pochi incontri, già si creano rapporti profondi nonostante la matematica continui con il suo linguaggio incomprensibile. Così vengo chiamata “minha mãe” (mia mamma). Questi ragazzi, così come i bimbi orfani, diventano davvero il centuplo che il Signore ci dona qui sulla terra. Già da ora, nonostante le difficoltà date della diversità di cultura, il legame che si crea entra nel profondo, e ha le sue radici nell’amore di Gesù che riscalda i nostri cuori e l’apparente ripetitività del quotidiano. Tutto questo per testimoniare che vale la pena lasciare qualcosa di noi, perché ciò che si riceve é incomparabile. Preghiamo ad alta voce il salmo proposto I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro? Allora si ritireranno i miei nemici, nel giorno in cui ti avrò invocato; questo io so: che Dio è per me. In Dio, di cui lodo la parola, nel Signore, di cui lodo la parola, in Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo? Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto: ti renderò azioni di grazie, perché hai liberato la mia vita dalla morte, i miei piedi dalla caduta, per camminare davanti a Dio nella luce dei viventi. (Salmo 56) Provo ad approfondire un rapporto con una persona che stimo Nella diocesi di Rreshen su 260.000 abitanti ci sono 9 sacerdoti di cui solo 3 locali domenica RItrovare a im s re a u Q i d a ic n e m o III d In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». (Lc 13, 1-9) Il Vangelo di questa domenica ci invita alla conversione. Lasciarci convertire da Gesù significa ritrovare la strada, ritrovare la comunione, ritrovare il senso della vita. Ritrovare vuol dire “trovare di nuovo”: dopo aver perso qualcosa o qualcuno, è possibile farne nuovamente esperienza. Se abbiamo perso l’alleanza con Gesù, l’amore di qualcuno, la speranza, la gioia, l’entusiasmo non scoraggiamoci, possiamo ritrovarli in modo nuovo e sorprendente. Anche il vignaiolo della parabola non trova alcun frutto sull’albero di 28 febbraio fichi e vorrebbe eliminarlo in fretta, ma Gesù invita a lasciarlo vivere, ad avere pazienza, a prendersene cura, a saper attendere ancora perché possa germinare qualcosa di nuovo, perché sia possibile ri-trovare frutto. La conversione permette alla nostra vita di tornare ad essere operatori di bene. Oggi l’invito è davvero alla speranza che trae forza dalla pazienza, dalla misericordia, dalla longanimità di Gesù verso ognuno di noi. Gesù non si stanca di prendersi cura di noi, di passarci accanto per cercare frutti buoni. I missionari ci raccontano la gioia di ritrovare i segni della presenza di Dio nel mondo accanto ai fratelli e alle sorelle che il Signore ha posto sul loro cammino. Signore, spesso ci rendiamo conto di non riuscire a seguire la strada che Tu hai preparato per noi. Molte volte sbagliamo e continuiamo di testa nostra credendo di potercela fare da soli. Ma senza di Te la nostra vita non è completa, anche se la riempiamo di tante cose materiali. Così poi ci rendiamo conto di non essere davvero felici e Ti cerchiamo di nuovo e Tu sei sempre lì ad aspettarci, pronto ad accoglierci con il tuo caloroso abbraccio di paterno amore. Aiutaci a ritrovarti, Gesù, perché senza di Te camminiamo senza procedere! lunedì 29 febbraio La seconda parte del capitolo 14 del Vangelo di Luca ci mostra il significato più profondo della richiesta di conversione che Dio ci fa: possiamo trovarlo se rinunciamo a noi stessi, se ci affidiamo a lui, se ci facciamo ritrovare. martedì 1 marzo A volte il ritrovare è legato ad un sentimento di speranza, il Vangelo e la testimonianza di oggi ne sono la prova. Una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Gesù li interrogò dicendo: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. (Lc 14, 28-30) (Lc 14, 25-27) Mi impegno a dire sì alle richieste dei genitori Il Signore è sempre con noi e ci conosce nel profondo. Con questo salmo ci poniamo di fronte alla sua presenza Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile. Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? (Salmo 139) Testimonianza di don Bruno Marco Marelli Messico Quante volte lavorando con i giovani, mi accorgo che la cosa che fa loro più paura sono i “No” che sembra la Chiesa dica. Molte volte non si comprende che questi Supposti “No”, sono il preludio al meglio. Della serie: “Non sai quello che ti perdi se non accetti questa proposta”. «Se uno viene a me, e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli...». Le parole di Gesù bruciano, ma a capirle a fondo sono bellissime. Sembrano un enorme no e invece aprono alla vita. È come se Gesù dicesse: “Tu sai quanto è bello voler bene a padre, madre, moglie o marito, ai figli, quanto fa bene, quanto fa vivere. Io ti offro un bene ancora più grande e bello, che non toglie niente, aggiunge forza, gioia, profondità”. (P. Ermes Ronchi) L’Ospedale di Kiremba, in Burundi, è nato come dono della diocesi di Brescia a papa Paolo VI nel lontano 1963 É per questo, che ritrovare una fede che risponda alle domande dei giovani é rileggere con il sapore della vita tutte le indicazioni che Gesù ci dà nel suo Vangelo. Ieri mi ha chiamato Soraya, una giovane che lavora nel progetto di animazione giovanile, mi ha chiesto di pregare perché suo fratello era appena stato sequestrato; aspettava una chiamata dai sequestratori per conoscere le condizioni. Nelle parole disperate di Soraya, ho visto però una fede che le illuminava gli occhi, che le dava la certezza che Gesù lottava e difendeva la vita di suo fratello. Per questo Soraya é disposta a portare questa croce, sapendo che Gesù é stato vittorioso. “Portare la croce” non é rassegnazione, é accettare nella tua vita la vita di Gesù, che moltiplica vita. La nostra mente non riesce a comprendere fino in fondo com’è possibile che Dio sia ovunque. Preghiamo con il salmo Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte», nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. (Salmo 139) Rispetto l’ambiente che mi circonda Nell’ospedale di Kiremba ci sono 9 medici: 4 congolesi, 5 burundesi e circa 80 infermieri mercoledì 2 marzo giovedì La parabola della pecora smarrita ci mostra come Gesù ci voglia con lui. E noi? Siamo capaci di rischiare la vita per ritrovare qualcuno, come ci racconta la testimonianza? Impariamo a gioire di noi stessi quando sappiamo riconoscere Gesù nel nostro prossimo che ha bisogno di aiuto. Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Ed egli disse loro questa parabola: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Poi continuò Gesù: “Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione”. (Lc 15, 1-4) (Lc 15, 5-7) Provo a riflettere sul significato della parabola che ho letto Recitando questo salmo rendiamo grazie al Signore per averci donato la vita Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio! Se volessi contarli, sono più della sabbia. Mi risveglio e sono ancora con te. (Salmo 139) Testimonianza di don Gianfranco Cadenelli Albania A Kiremba nel 2014 sono stati registrati 3 marzo Mi verrebbe facile parlare di me stesso: ogni giorno mi perdo e mi ritrovo. O meglio: io mi perdo e il Signore mi ritrova! Ma qui, nella mia casa sulla montagna sopra il villaggio, mi è facile anche vedere la gioia dei “pastorelli” quando ritrovano una capra che si era persa. Faccio festa con loro: qualche biscotto e un po’ di tè. Ma la gioia più grande di un “ritrovamento” l’ho vista ieri sera sul volto di Ardit, il ragazzo ventenne che abita poco lontano da me. Un uomo era salito da solo sulla montagna impervia. Nessuno lo aveva visto partire e nessuno lo aspettava a casa. Due ore dopo il calar del sole, nel buio, si sente un lamento lontano. Ardit parte di corsa: “Ho capito che era una persona ferita, in difficoltà”. Con tanta fatica e 11.000 ricoveri e 20.000 visite ambulatoriali senza pila, pian piano lo ha riportato giù. Era raggiante: “Se non andavo io su, sarebbe morto!”. Io, il lamento, lo avevo sentito, ma ho pensato agli animali del bosco. Lui non ha avuto esitazioni, e ha salvato un uomo. Per essere un vero pastore, per gioire della salvezza ritrovata con chi mi sta accanto, devo farmi più attento ai lamenti, più pronto e deciso nell’andare incontro a chi è caduto, per rialzarlo e aiutarlo a tornare a casa. Farei “festa” con gli amici un po’ più spesso per la “pecora ritrovata”! E devo ascoltare meglio. I lamenti “vicini” sono abbastanza semplici da avvertire. Ma per sentire la voce flebile di chi, nella notte, chiede aiuto e misericordia fra le rocce e le spine di sentieri tortuosi dello spirito, bisogna “avere cuore”. Apriamo il nostro cuore al Signore con la conclusione del Salmo 139 Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri; vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità. (Salmo 139) Oggi trascorro una giornata senza usare il cellulare Le patologie più frequenti sono la malaria, l’anemia, le infezioni intestinali e alle vie respiratorie, i traumi dovuti agli incidenti venerdì 4 marzo Anche nella parabola della moneta perduta che leggiamo oggi capiamo il senso del “ritrovare”. E Gesù disse ancora: “Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”. (Lc 15, 8-10) Oggi trovo del tempo da passare con i miei nonni Ringraziamo Dio con il salmo proposto. Anche se non sempre è facile rendere grazie, proviamo a meditare su queste parole e sul brano del Vangelo di oggi Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Non agli dèi, ma a te voglio cantare, mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà: hai reso la tua promessa più grande del tuo nome. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra, quando ascolteranno le parole della tua bocca. (Salmo 138) TERIMBERE KIREMBA VAI AVANTI KIREMBA L’Ospedale di Kiremba svolge molte attività che completano l’assistenza ai pazienti. Kiremba è l’unico ospedale del Burundi che offre un pasto a tutti i malati. Solo l’anno scorso sono stati curati gratuitamente più di 700 pazienti, proprio perché la nostra scelta è di privilegiare la gente più bisognosa. L’Ospedale è all’avanguardia grazie alle numerose innovazioni: è stata installata una turbina che produce energia elettrica, una macchina che produce l’ossigeno e quella che produce la candeggina. Quanto ai servizi più strettamente ospedalieri, esistono i reparti di chirurgia e traumatologia, maternità e ginecologia, medicina interna e pediatria; un equipaggiato laboratorio di analisi, la kinesiterapia, la radiologia, un piccolo centro trasfusionale, un reparto per i bambini malnutriti e un’oftalmologa che presta servizio un giorno alla settimana, oltre naturalmente al pronto soccorso, spesso pieno al limite della capienza. All’Ospedale di Kiremba c’è bisogno anzitutto di passione per il proprio lavoro, da unire ad una crescente competenza. Il malato e il povero devono essere al centro. L’Ospedale di Kiremba deve guardare avanti e puntare alla propria autonomia, è tuttavia un obiettivo complesso, che richiede uno sforzo comune. DOVE? CHI? PERCHÉ? OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE A Kiremba il 50% dei decessi avviene nel reparto di pediatria Burundi - Kiremba (diocesi di Ngozi) Ospedale di Kiremba Stiamo camminando verso un’autonomia che richiede ancora il nostro aiuto 20.000,00 € UNA CHIESA PER MOROTO Il Vescovo di Moroto in Uganda, Mons. Damiano Guzzetti ci dice che fra le priorità più urgenti nella sua diocesi c’è la realizzazione della nuova Cattedrale. Quella attuale è diventata troppo piccola e presenta seri problemi strutturali con crepe e piccoli crolli continui. Il tipo di terreno di Moroto richiede purtroppo un tipo particolare di struttura suggerita dagli ingegneri. Questo implica gravosi costi aggiuntivi. La gente ha già collaborato per dieci anni con offerte che sono scrupolosamente rendicontate e messe da parte per il progetto. Ovviamente sono solo la briciola in confronto ai costi effettivi ma esprimono la loro solidarietà e la loro fede semplice che li porta a privarsi anche del necessario pur di vedere un giorno la loro cattedrale finita per radunarsi a lodare il Signore. Mons. Damiano dice “Vi saremo infinitamente grati se aiuterete questa giovane Chiesa a realizzare il suo sogno. Vi ricordo nella preghiera e Vi ringrazio per tutto quello che operate per chi è nel bisogno. Il Signore non faccia mai mancare la sua Benedizione a ciascuno di Voi”. DOVE? Uganda - Diocesi di Moroto CHI? Mons. Damiano Guzzetti Vescovo di Moroto PERCHÉ? Ogni popolo, ogni comunità ha diritto ad un luogo dove lodare e ringraziare il Signore OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE 10.000,00 € ALBANIA: LE BASI PER UN FUTURO IN UNA GIOVANE CHIESA SOBANET: ACCOGLIENZA E FUTURO PER GLI ORFANI DELLA MAISON DES ENFANTS Dal 2002 la Diocesi di Brescia è impegnata in una presenza missionaria in Albania, nella Diocesi di Rreshen; una scelta che ci ha voluto in una nazione da cui provengono molti immigrati presenti anche a Brescia e che ci ha fatto incontrare una Chiesa ancora povera di clero locale e che stava muovendo i primi passi dopo gli anni bui della dittatura. La nostra missione si dedica essenzialmente a piccole cose nascoste che ci aiutano a creare le basi per un futuro di questa piccola e giovane Chiesa: • ci impegniamo a essere presenti costantemente nelle nostre piccole comunità ogni settimana per la catechesi e per piccoli momenti di incontro per ragazzi e adolescenti; • ci impegniamo a offrire la possibilità di frequentare la scuola e l’università ad alcuni giovani per poter davvero costruire il loro futuro in modo nuovo; • ci facciamo carico di situazioni limite di povertà a cui nessuno farebbe caso, acquistando medicinali e offrendo la possibilità di visite mediche e aiutando i detenuti nel carcere di massima sicurezza di Burrel che sono abbandonati dalle stesse famiglie. Tutto questo non sarebbe realizzabile senza il sostegno e la generosità di tanti. Carissimi, attualmente il nostro progetto mira a trovare quanto necessario per far vivere gli orfanelli, pagare gli insegnanti e i vari impiegati della Maison des enfants, e permettere alla comunità gesuita nascente di sopravvivere. Gli obiettivi che ci siamo prefissati sono di: • continuare con la scuola elementare e con il centro medico già esistenti; • aprire, a partire dall’anno scolastico 2016/2017, un collegio (medie e ginnasio); • aprire, negli anni successivi e senza ritardi, un liceo; • molto probabilmente fra due o tre anni: apertura di una parrocchia; • creare un centro spirituale; • creare un istituto professionale, che permetta l’acquisizione di competenze tecniche. Non tutti sono fatti per andare all’università; • sviluppare delle strutture educative in una regione che, pur destinata ad un grande incremento economico e sociale, ne è crudelmente priva; • ridare vita alla comunità cristiana, che sopravvive difficilmente in un contesto mussulmano, incoraggiando al massimo il dialogo e il rispetto tra cristiani e mussulmani. Affido alla vostra preghiera la mia salute e tutta l’opera per la quale sono inviato a Sobanet. DOVE? CHI? PERCHÉ? OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE Albania - Diocesi di Rreshen Don Gianfranco Cadenelli e Don Roberto Ferranti - Fidei Donum di Brescia la Presenza dei nostri missionari possa concentrarsi sulle persone e non sulle cose da fare o da costruire 10.000,00 € DOVE? CHI? PERCHÉ? OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE Guinea Conakry - Sobanet Padre Dorino Livraghi - Missionario Gesuita L’opera di accoglienza degli orfani della Maison des Enfants possa avere un futuro 10.000,00 € GHANA: UN POZZO PER IL SEMINARIO DI LOLOBI Carissimi amici di Brescia, grazie di cuore per la disponibilità ad aiutare un mio progetto durante la Quaresima di fraternità. Il progetto riguarda un pozzo d’acqua per il Seminario di Lolobi nella Volta Region in Ghana. Al Seminario di Lolobi, oltre ai seminaristi, ci sono anche studenti in numero superiore agli 800. Hanno già un pozzo per l’acqua, ma non è sufficiente: seminaristi e studenti spesso devono andare con un secchio al fiumiciattolo che dista più di un chilometro, con tutti gli inconvenienti per la scuola. Allora si rende necessario un secondo pozzo scavato con la trivella. Il prezzo si aggira sui € 4.000,00. La spesa principale è per lo scavo meccanizzato fino a 80 metri di profondità e il relativo costo è di circa € 1.500,00. Poi c’è la pompa e il cavo elettrico per il costo di altri € 1.000,00. Sono molto contento di rendermi utile anche per questo progetto tanto importante e necessario per il bene dei seminaristi e di tanti altri studenti. La generosità dei bresciani è proverbiale. Gesù, che ha promesso di ricompensare anche un sol bicchiere d’acqua offerto nel suo nome, benedica e santifichi tutti i benefattori, insieme alle loro famiglie. DOVE? CHI? PERCHÉ? OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE Lolobi nella Volta Region (Ghana) Padre Eugenio Petrogalli - Missionario Comboniano Anche un bicchiere d’acqua dato a questi piccoli sarà considerato grande nel Regno dei cieli. 7.000,00 € BRESCIA: UN RIFUGIATO A CASA MIA? Per rispondere ai diversi appelli di papa Francesco che invita i cristiani a farsi prossimi degli ultimi, abbiamo pensato a questo progetto che consiste nella sperimentazione di nuove forme di accoglienza e integrazione di richiedenti la protezione internazionale e rifugiati all’interno di nuclei familiari in cui sia garantito un continuo tutoraggio e accompagnamento della persona accolta da parte delle famiglie. Il progetto mira a raggiungere una duplice finalità: da una lato creare le migliori condizioni di integrazione dei rifugiati e dall’altro coinvolgere e sensibilizzare le comunità all’accoglienza del prossimo con l’obiettivo di accompagnarlo durante un più specifico percorso di autonomia. I soggetti coinvolti sono: Caritas italiana, Caritas diocesana, la parrocchia (che individua la famiglia accogliente e condivide con essa il percorso di accoglienza) e la famiglia che accoglie ed accompagna il/i beneficiario/i nel percorso di inclusione socio lavorativa. I beneficiari sono cittadini stranieri regolarmente soggiornanti con una storia di protezione individuati dalla Caritas diocesana. DOVE? CHI? PERCHÉ? OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE Brescia Caritas Diocesana e Centro Missionario L’accoglienza, oggi, è la sfida più ardua e affascinante 5.000 € sabato 5 marzo La gioia del ritrovare è grande, quando si ama ciò che era perduto. È la gioia del Signore di fronte all’uomo, è la gioia che ritroviamo nel racconto di don Stefano. E Gesù concluse: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Buona cosa è il sale, ma se anche il sale perde il sapore, con che cosa verrà salato? Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti”. (Lc 14, 33-35) “Quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?” (Lc 15,8). Quale catechista, se ha dieci ragazzi al catechismo e ne perde uno, non va di casa in casa fino a ritrovarlo? Quale animatore di oratorio, se ha dieci giovani e ne perde uno, non lo cerca ovunque finché non lo ritrova? E poi, dopo averlo ritrovato, chiama i vicini e gli amici e dice: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato colui che avevo perduto!” Qui nella caotica e violenta periferia di Macapá, dove sono parroco da sei anni, quanti, soprattutto giovani, abbiamo perso e non siamo più riusciti a ritrovare. Alcuni sono stati uccisi, altri si sono persi nella droga, nella vita di strada, nella mancanza totale di una prospettiva o di un progetto di vita. Ma oggi no: sono appena rientrato in casa dopo il pranzo per Tailana. Abbiamo mangiato una parte del vitello grasso, cucinato sulla brace. La famiglia l’ha riavuta a casa sana e salva e dopo tutto quello che lei aveva fatto, l’hanno riaccolta con gioia. É uscita ieri dal carcere, dove si trovava per avere rubato in una casa, preso in ostaggio la famiglia ed essersi poi arresa solo all’arrivo della polizia. Tailana ha solo 18 anni. Ci vorrà del tempo perché cresca e comprenda la gravità di quanto ha fatto. Intanto la famiglia si preoccupa solo di farle capire che le vuole bene. L’amore salva e ci introduce alla sorgente dell’amore, che sorprendentemente accoglie ogni ritorno, senza giudicare e senza condizioni. Il Signore guarda sempre verso il basso, verso l’umile, verso il più debole. Egli si serve del minimo per vincere i grandi e i superbi. Preghiamo insieme questo salmo gioendo della bontà del Signore. Canteranno le vie del Signore: grande è la gloria del Signore! Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile; il superbo invece lo riconosce da lontano. Se cammino in mezzo al pericolo, tu mi ridoni vita; contro la collera dei miei avversari stendi la tua mano e la tua destra mi salva. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani. (Salmo 138) Ringrazio il Signore per avermi donato delle persone che mi vogliono bene Testimonianza di don Stefano Bertoni - Brasile L’ospedale di Kiremba conta 190 letti ma, soprattutto in pediatria, si possono trovare 2 o 3 bambini per letto domenica CORaggio a im s re a u Q i d a ic n e m o IV d [Gesù] disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. […] Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. […] (Lc 15, 11-32) Gesù non ha paura del peccato dell’uomo; il male nel quale cadiamo non è un ostacolo al suo amore, al suo piano di salvezza. Gesù vince con coraggio i pregiudizi, le mormorazioni, le maldicenze, le calunnie, le ostilità; con coraggio entra nella casa dei peccatori, siede a mensa con loro, con coraggio si accosta alle miserie spirituali sia dei pubblici peccatori, sia di coloro che si ritengono giusti. Quelli che si riconoscono bisognosi di perdono si avvicinano a lui per ascoltarlo, i farisei si discostano e si chiudono nelle loro certezze. Per entrambi Gesù ha un’offerta di salvezza, sono inviatati alla medesima festa, sono chiamati a riscoprire in modo profondo e autentico la propria identità di figli amati. Siamo invitati anche 6 marzo noi ad entrare alla festa, a tornare nella casa dove si riscopre la nostra identità di figli, a vincere la pretesa di fare senza il Padre, sia lontano da Lui, sia negli atri della casa. I missionari ci testimoniano la bellezza dei ritorni, il coraggio di chi è capace di rialzarsi e di ri-orientare i propri passi verso il Padre; ci raccontano come il ristabilire il rapporto col Padre rafforzi i legami di fratellanza tra gli uomini. Farisei e peccatori sono chiamati a diventare fratelli. Signore Gesù, ti chiediamo di darci il coraggio di accogliere tutti, specialmente i più bisognosi. Siamo bravi ad accogliere e ad amare i nostri amici, quelle persone che sappiamo ci vogliono bene e non ci lascerebbero mai. Ma ti chiediamo di insegnarci ad accogliere anche tutte quelle persone che non sceglieremmo di avere con noi. Un bambino che vediamo essere sempre solo, per esempio. A volte ci viene facile ridere di lui ma sappiamo che tu non sei felice se ci comportiamo cosi. Aiutaci a capire che tutti sono nostri fratelli, anche le persone che non sempre si comportano bene con noi. Noi ci impegneremo ad accoglierli con gioia. lunedì 7 marzo martedì 8 marzo In questo brano, l’atteggiamento di Abramo è l’emblema dell’accoglienza. Anche don Tarcisio Moreschi, in Tanzania, ci racconta dell’accoglienza ai più bisognosi. Iniziamo questa settimana con un brano della Genesi che ci introduce al tema dell’accoglienza. Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo”. (Gen 18, 1-3) “Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”. Quelli dissero: “Fa’ pure come hai detto”. Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce”. (Gen 18, 4-6) Mi metto in ascolto e provo a capire se qualcuno ha bisogno del mio aiuto Preghiamo perché il Signore resti sempre il nostro rifugio e il nostro pilastro su cui fare affidamento in ogni momento della nostra vita Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente. Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido». Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno, La peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno. (Salmo 91) Testimonianza di don Tarcisio Moreschi Tanzania A partire dal 1990 l’AIDS ha fatto molte vittime lasciando molti orfani. Nel frattempo però la sensibilità della comunità è cresciuta. La prima bambina che abbiamo accolto si chiamava Tumaini, rimasta orfana a 1 anno e mezzo. È sieropositiva dalla nascita e ha avuto un periodo critico nell’adolescenza. Quando l’abbiamo accolta non sapevamo che fosse sieropositiva; una volta preso coscienza del pericolo abbiamo iniziato ad essere più prudenti nei contatti con lei. A lei, ho intitolato il primo villaggio per orfani costruito nel 2003. Qui a Ilembula dove vivo attualmente, ho accolto anche Angela, una signora che ha quattro figli da tre uomini diversi. Ama parecchio la birra locale; cerchiamo di tenerla lontana. È già aumentata di qualche chilogrammo e le sue bimbe sono più serene. Viveva in una catapecchia messa a disposizione da un vicino. La porta d’ingresso non si chiudeva, il tetto era di paglia e mezzo distrutto. Quando Le principali etnie del Ghana sono quattro: Akan, Mossi, Ewe e Ga ho fatto la proposta di andare a vivere alla missione le bimbe si sono messe subito in macchina. Anastasia invece viene da una famiglia poligama: suo padre ha quattro mogli. Lei è stata pescata da me in un villaggio lontano dove mi ero recato per la Messa domenicale. Mi si era avvicinata come i disabili si avvicinavano a Gesù: con tanta speranza. Ho saputo che era affetta da epilessia ma che non prendeva medicinali. Ho proposto di portarla alla missione per farla curare e abituarla a prendere le medicine. Per il momento è ancora qui, ma presto vorrei riportarla dai suoi. Sua madre è viva ma per lei tutti i mali vengono dagli stregoni, pertanto non sono curabili con le medicine. Suo padre invece è più istruito e capisce che le cure possono migliorare la vita. Talvolta verrebbe voglia di dare qualche scossone: tante situazioni penose sono frutto solo di ignoranza. Poi penso che quelli sono il Signore e così ricomincio da capo. Preghiamo con questo salmo perché il Signore ci dia la forza e il coraggio di essere anche noi il rifugio e la casa che accoglie qualcuno in difficoltà Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma nulla ti potrà colpire. Basterà che tu apra gli occhi e vedrai la ricompensa dei malvagi! Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!». Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora: non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie. Sulle mani essi ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra. Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi. (Salmo 91) Oggi provo a “accogliere” qualcuno che in precedenza ho giudicato In Ghana si parlano quasi 50 lingue locali mercoledì 9 marzo giovedì 10 marzo L’associazione “Oui pour la vie”, in Libano, si impegna ad accogliere i profughi siriani seguendo l’esempio di Abramo. Accogliere significa accettare senza pregiudizi o remore: l’associazione di padre Damiano cerca di mettere in pratica proprio questo, con la stessa fiducia di Sara e Abramo. All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. Rispose: “È là nella tenda”. Riprese: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne (Gen 18, 9-11) (Gen 18, 7-8) Cerco di non sprecare ciò che ho Meditiamo insieme sulle parole di questo salmo. Siamo davvero legati a Gesù? Siamo capaci di riconoscerlo nel nostro prossimo e di agire di conseguenza? Ci rivolgiamo a lui nei momenti felici e tristi della nostra vita, per rendergli grazie o chiedere aiuto? Siamo davvero consapevoli di trovare in Lui una fonte di salvezza? Preghiamo insieme Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome. Mi invocherà e io gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza». (Salmo 91) Testimonianza di padre Damiano Puccini - Libano La nostra associazione di “Oui pour la Vie” si impegna in Libano nel sostegno ai più poveri, i profughi siriani e iracheni, attualmente 2 milioni circa, che cercano rifugio in un Paese che conta 4 milioni di abitanti. Una signora libanese di 47 anni, di origine drusa (un gruppo islamico) aveva sentito dire che “Oui pour la Vie” aiuta le persone indipendentemente dalla loro religione o provenienza. Prima di accordarci il suo aiuto materiale, lei ha voluto metterci alla prova inviandoci 2 casi da assistere. Il primo era quello di una signora cristiana, il cui marito lavora, ma con un salario molto basso che non consente di pagare la scuola per i suoi due figli. La seconda signora invece, drusa, non poteva lavorare perché ammalata ad un Il Ghana garantisce il 20% del miglior cacao all’industria cioccolatiera a livello globale piede e impedita nel camminare. “Oui pour la Vie” non avendo troppi mezzi economici, ha scelto di aiutare la seconda signora, comprandole delle medicine prescritte dalla ricetta del suo medico curante e aggiungendo una buona quantità di cibo. Il giorno dopo, la signora che ci aveva preparato questo “test” è tornata da noi molto commossa e ci ha detto: “È vero che voi, veri cristiani, non guardate mai alla religione degli altri, perché voi cercate i più poveri tra i poveri, come faceva Madre Teresa. La vostra religione mi stupisce e con questa delicatezza, pace e gioia che si nota molto. Tante volte si crede di fare tutto con il denaro e invece prima di tutto è importante il gesto, che lascia un segno indelebile in fondo al cuore”. Oggi iniziamo la nostra preghiera cantando con gioia al Signore È bello cantare inni al nostro Dio, è dolce innalzare la lode. Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi d’Israele; risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. Grande è il Signore nostro, grande nella sua potenza; la sua sapienza non si può calcolare. Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi. Intonate al Signore un canto di grazie, sulla cetra cantate inni al nostro Dio. (Salmo 147) Oggi mi impegno a sorridere e a non lamentarmi Il 22,7% dei bambini Ghanesi sotto i 5 anni di età soffre di malnutrizione venerdì 11 marzo sabato 12 marzo Accogliere significa anche avere fiducia, Sara inizialmente è invece un po’ scettica ma le donne citate nella testimonianza si affidano completamente al loro medico, la sola fonte di speranza. L’accoglienza dei disegni del Signore dona vita. Dio è il Signore della vita. La vita inattesa che nasce da Abramo e Sara – ormai anziani – e le nuove vite incontrate negli altopiani andini da Alessandro. Allora Sara rise dentro di sé e disse: “Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!”. Ma il Signore disse ad Abramo: “Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”? C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio”. Allora Sara negò: “Non ho riso!”, perché aveva paura; ma egli disse: “Sì, hai proprio riso”. Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il Signore diceva: “Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso”. (Gen 18, 12-15) (Gen 18, 16-19) Mi impegno a mettere in pratica un gesto di carità Ci separiamo tra voci maschili e voci femminili e preghiamo questo salmo Egli copre il cielo di nubi, prepara la pioggia per la terra, fa germogliare l’erba sui monti, provvede il cibo al bestiame, ai piccoli del corvo che gridano. Non apprezza il vigore del cavallo, non gradisce la corsa dell’uomo. Al Signore è gradito chi lo teme, chi spera nel suo amore. Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. Egli mette pace nei tuoi confini e ti sazia con fiore di frumento. (Salmo 147) Sono medico volontario laico da circa dieci anni in Bolivia, nell’altopiano andino. Ci vorrebbe una specialità ad hoc per esercitare in queste regioni, una sorta di medico di campagna di cinquant’anni fa capace di essere allo stesso tempo ortopedico, ostetrico, pediatra, ginecologo e geriatra. Quante donne, quante madri ho visitato in questi anni. Donne di tutte le età, ragazze poco più che adolescenti, signore ormai avanti con gli anni, come Sara nella Genesi. Durante la gravidanza eseguiamo ecografie a domicilio che sono utilissime per diagnosticare possibili problemi prima e durante il parto. Ma non sono le diagnosi prenatali che rimangono nei miei ricordi. Le immagini più belle sono i sorrisi, le lacrime di gioia e commozione che spesso si vedono sui volti delle future madri e dei familiari nell’osservare i primi movimenti del proprio bambino sullo schermo in bianco e nero dell’ecografo. Le storie di queste future madri sono spesso difficili, storie di abbandoni, di abusi, di violenze, ma rimane comunque in loro il coraggio di accogliere una nuova vita con serenità ed umanità. Accogliere una nuova vita, magari non cercata, non è segno di ingenuità o di incoscienza, è un esempio di rispetto della vita stessa, di fiducia, di vera e profonda Fede. Dopo qualche istante di silenzio leggiamo lentamente questo salmo e riflettiamo sulle prime parole. Ci stiamo davvero impegnando a riconoscere il messaggio del Signore per noi? Manda sulla terra il suo messaggio: la sua parola corre veloce. Fa scendere la neve come lana, come polvere sparge la brina, getta come briciole la grandine: di fronte al suo gelo chi resiste? Manda la sua parola ed ecco le scioglie, fa soffiare il suo vento e scorrono le acque. Annuncia a Giacobbe la sua parola, i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. Così non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. (Salmo 147) Provo a scegliere un brano di Vangelo e a fermarmi nella meditazione Testimonianza di Alessandro Manciana - Bolivia In Ghana l’istruzione è ufficialmente obbligatoria fra i 6 e i 16 anni di età tuttavia ancora il 28,5% della popolazione è analfabeta In Ghana i cristiani sono quasi il 70% (per un settimo cattolici); i musulmani, concentrati nel Nord, il 15%; gli altri seguono culti animisti domenica DIamo a im s re a u Q i d a ic n e m o Vd In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8, 1-11) “Neanche io ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più”. Queste parole potenti di Gesù consegnano una donna peccatrice ad una vita profondamente rinnovata. Lo sguardo di Gesù su di lei non condanna ciò che ha fatto, ma apre un futuro nuovo e inaspettato. I farisei chiedono a Gesù “tu che ne dici?”: oggi ci fa bene sentire ciò che Gesù dice di noi; la legge condanna i nostri peccati, la durezza del cuore 13 marzo dell’uomo non ammette né pietà, né perdono; la parola di Gesù ci salva, ci redime, ci rinnova; Gesù legge nel cuore di questa donna peccatrice e aiuta i rigidi e inflessibili farisei guardarsi dentro; il suo sguardo separa il peccato da colui che lo compie condannando il peccato e salvando il peccatore. La vita perdonata, l’esistenza riconciliata predispone al dono di sè; il perdono ricevuto è possibilità perché il perdono venga offerto e donato senza condizioni. Ogni giorno lo chiediamo nella preghiera del Padre Nostro “rimetti a noi i nostri debiti così che noi li rimettiamo ai nostri debitori”. I missionari ci raccontano e testimoniano questa beatitudine che nasce nel cuore riconciliato, ci dicono che la misericordia ricevuta si trasforma in misericordia donata. Caro Gesù, Tu ci hai donato tutto ciò che di bello abbiamo. Ci hai donato un ambiente che ci accoglie, delle persone che ci vogliono bene e una casa in cui vivere. Aiutaci a rispettare sempre tutto ciò che abbiamo e a non sprecare i beni più preziosi che vediamo in abbondanza. Signore Gesù, hai dato la vita per noi: ecco il tuo grande amore! E noi, che siamo spesso nel peccato, dobbiamo ricordarci di ringraziarti sempre e di donare amore come Tu hai fatto con noi. Per questo oggi Ti preghiamo. lunedì 14 marzo La pagina delle beatitudini ci riempie di ammirazione; non racconta di una semplice aspirazione spirituale, ma di un modo concreto per seguire Gesù: dare sé stessi, donare ciò che si ha ricevuto. Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:”Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”. (Mt 5, 1-7) martedì 15 marzo Le beatitudini continuano e una dopo l’altra fanno più concrete. Sull’esempio di Gesù, l’amore di Dio non è sentimentale ma si trasforma in misericordia per fratelli, soprattutto i più piccoli. si i E Gesù continuo dicendo: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi”. (Mt 5, 8-12) Oggi rileggo tante volte e provo a capire questo brano del Vangelo Dopo un momento di silenzio preghiamo insieme Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda, costruisci sulle acque le tue alte dimore, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento, Fai dei venti i tuoi messaggeri e dei fulmini i tuoi ministri. Egli fondò la terra sulle sue basi: non potrà mai vacillare. Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste; al di sopra dei monti stavano le acque. Al tuo rimprovero esse fuggirono, al fragore del tuo tuono si ritrassero atterrite. (Salmo 103) Testimonianza di don Mario Neva - Benin Circa il 50% della popolazione ugandese vive con meno di un dollaro al giorno L’idea del “misericordiamo” è intelligente e ricca. Ci ricorda che il Vescovo di Roma ha un carisma straordinario per l’annuncio del Vangelo, l’esperienza più alta e piena nella vita degli uomini sulla faccia della terra; proprio per questo la missione è fonte di gioia sia per chi il Vangelo lo riceve e sia per chi lo annuncia. Mentre medito sul titolo apro la pagina delle beatitudini secondo Matteo e, come si suole dire, non mi sento all’altezza di un brano così semplice e così elevato, così umano e così divino allo stesso tempo. Già, dire che non si è all’altezza è davvero ovvio e banale, è anche una scusa; per questo scelgo la via più breve ed efficace ricordando, ogni volta che leggo questa pagina, che Gesù apre la sua bocca e i discepoli lo ascoltano aprendo le loro orecchie. Dunque rileggo, ascolto, riapro le orecchie, rifletto in profondità, e mi accorgo che questo Vangelo lo vedo ogni giorno con i miei occhi. L’altra sera sul far del tramonto ho cercato di raggiungere da solo la casa dove si recitava il rosario e, evidentemente, mi sono perduto. Ma siccome c’era una luna piena sopra l’immensa brousse mi sono lasciato portare dal sentiero in terra rossa. Improvvisamente mi sono trovato in un villaggio, molto povero, e tutti i bambini al grido di YOVO, uomo bianco, mi sono venuti incontro trasmettendomi una gioia incontenibile. Ho pensato subito che erano contenti di vedermi e che il Vangelo era fatto proprio per loro. Ritornando ho riflettuto, nel vento della sera, con una luna piena sempre più chiara e il canto dei grilli e delle cicale nei campi… Preghiamo questo salmo alternando voci maschili e voci femminili; recitiamo poi insieme l’ultima strofa Salirono sui monti, discesero nelle valli, verso il luogo che avevi loro assegnato; hai fissato loro un confine da non oltrepassare, perché non tornino a coprire la terra. Tu mandi nelle valli acque sorgive perché scorrano tra i monti, dissetino tutte le bestie dei campi e gli asini selvatici estinguano la loro sete. In alto abitano gli uccelli del cielo e cantano tra le fronde. Dalle tue dimore tu irrighi i monti, e con il frutto delle tue opere si sazia la terra. (Salmo 103) Oggi provo a far pace con un amico con cui ho litigato La diocesi di Moroto, in Uganda, nel 2013 contava 290.000 battezzati su 500.000 abitanti mercoledì 16 marzo giovedì 17 marzo La luce della vita cristiana non è tanto quella delle parole annunciate quanto quella delle buone opere che rendono gloria al Signore. “Voi siete il sale della terra” queste parole di Gesù ci invitano a fare del nostro meglio, a dare e agire secondo stili di vita misericordiosi. Gesù disse: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa”. Così disse Gesù: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto”. (Mt 5, 13-15) (Mt 5, 16-18) Cerco di rendere “saporita” la giornata dei miei familiari Dopo alcuni istanti in silenzio per poter riflettere sul brano del Vangelo letto, recitiamo questo salmo Tu fai crescere l’erba per il bestiame e le piante che l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra, vino che allieta il cuore dell’uomo, olio che fa brillare il suo volto e pane che sostiene il suo cuore. Sono sazi gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati. Là gli uccelli fanno il loro nido e sui cipressi la cicogna ha la sua casa; le alte montagne per le capre selvatiche, le rocce rifugio per gli iràci. (Salmo 103) Testimonianza di don Dario Guerra Argentina Misericordiamo: siamo chiamati ad essere sempre in cammino nella misericordia che é la caratteristica propria di Dio Amore. Questo atteggiamento o essenzialità di Dio è azione, è un donarsi permanente e senza limiti. Chi ha capito questo e ha fatto esperienza della sua misericordia non può non essere sale in una società insaporita; non può non essere luce dove ci sono tenebre. Il grande problema è passare da quello che sappiamo e conosciamo ai fatti: essere misericordiosi, come il Padre è misericordioso! La realtà Argentina, nella grande metropoli dove vivo, a livello religioso, è duplice: da una parte c’è una non conoscenza dovuta al poco interesse nelle cose di Dio. È più facile spendere, avere, cercare cose futili. D’altra parte c’è una realtà “farisaica” dell’essere a Almeno 25.000 bambini ugandesi sono stati rapiti e arruolati nell’esercito di ribelli per la guerra contro il governo posto per il compimento di alcuni precetti e forme religiose. Regna l’individualismo, il “si salvi chi può”. Sarà che gli anni ti fanno scoprire l’essenzialità della vita? Misericordiare nel mio caso si svolge nel cercare che l’annuncio di Gesù passi da essere annuncio ad una scelta di vita, cercando di fare in modo che i valori del Vangelo possano applicarsi nella quotidianità di ognuno di noi. Questo “Ministero” non è facile perché manca il riscontro. Misericordiare è donare, offrire quello che il Buon Gesù ha dato a me per coloro che mi sono stati affidati. L’obiettivo del mio ministero è cercare di catechizzare, celebrare la misericordia di Gesù, cercando di creare “rapporti” fraterni tra le persone. In fondo “Carità-Amore” non passerà mai... Leggiamo questo salmo e concludiamo la nostra preghiera dedicando un pensiero a una persona speciale che vive un momento di difficoltà Hai fatto la luna per segnare i tempi e il sole che sa l’ora del tramonto. Stendi le tenebre e viene la notte: in essa si aggirano tutte le bestie della foresta; ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo. Sorge il sole: si ritirano e si accovacciano nelle loro tane. Allora l’uomo esce per il suo lavoro, per la sua fatica fino a sera. Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature. (Salmo 103) Faccio un dono a una persona a cui voglio bene L’Uganda ha il 50% della popolazione compresa tra gli 0 e i 14 anni venerdì 18 marzo Il Vangelo di Matteo ci invita a fare del nostro meglio, ad essere un esempio per gli altri e, come ci suggerisce la testimonianza di don Roberto, a non accontentarci del minimo per essere cristiani. sabato 19 marzo Dare significa essere in pace con i nostri fratelli anche con quei fratelli che nessuno vuole perchè giudicati come cattivi. E Gesù continuò: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. (Mt 5, 19-20) Gesù concluse: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai ; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. (Mt 5, 21-24) Oggi, se sento parlare male di una persona, mi schiero dalla sua parte Preghiamo questo salmo Ecco il mare spazioso e vasto: là rettili e pesci senza numero, animali piccoli e grandi; lo solcano le navi e il Leviatàn che tu hai plasmato per giocare con lui. Tutti da te aspettano che tu dia loro cibo a tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono; apri la tua mano, si saziano di beni. Nascondi il tuo volto: li assale il terrore; togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. (Salmo 103) Testimonianza di don Roberto Ferranti Albania Il Vangelo ci invita a non accontentarci del minimo per essere cristiani. La nostra missione quì non è molto evidente: non abbiamo scuole, non abbiamo ospedali, non costruiamo pozzi; così all’inizio vai in crisi, e pensi “Ma cosa ci sto a fare?”. Ma la missione è scegliere di stare con le persone, tralasciando la giustizia umana che le ha etichettate con qualche pregiudizio. E così ho scoperto il volto della missione: stare con chi è giudicato male! Quante volte mi capita in Italia di sentirmi dire: con tutto ciò che fanno alcuni albanesi qui, voi state là? E io rispondo si, perchè “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel Regno dei cieli”. Tante volte giudichiamo un popolo come “cattivo” per quello che alcuni di loro fanno… ma quanti di noi hanno provato ad ascoltare la loro storia, La guerra dei ribelli contro il governo ugandese si protrae da 20 anni e ha causato quasi 2.000.000 di profughi e oltre 100.000 vittime le difficoltà della loro vita e vedere le condizioni della quotidianità che spesso preclude anche il minimo indispensabile? La missione nell’est mi aiuta ad amare le persone, a scoprirle per quello che sono e non per quello che pensiamo che siano. Ecco perché in quest’anno giubilare per dare un segno della nostra presenza abbiamo scelto di poter entrare in modo stabile nel carcere della città dove abito. Insieme a voi oggi prego che siamo capaci di dare testimonianza di scelte di vita che oltrepassano il minimo indispensabile e ci rendono veri discepoli del Dio Misericordioso, quello stesso Dio che l’amico Muezzin chiama dalla Moschea vicino a casa mia e al cui salmodiare mi sveglio ogni giorno, quello stesso Dio Misericordioso che i fratelli Protestanti annunciano nella loro comunità qui nella stessa mia città. Con questo salmo rendiamo gloria al Signore. Ci prepariamo ad entrare nella settimana Santa, momento centrale nella vita della Chiesa. Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere. Egli guarda la terra ed essa trema, tocca i monti ed essi fumano. Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare inni al mio Dio finché esisto. A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore. Scompaiano i peccatori dalla terra e i malvagi non esistano più. Benedici il Signore, anima mia. (Salmo 103) Oggi provo a pensare cosa significhi “Missione” In Uganda si parlano più di 40 lingue differenti domenica AMO e lm a P e ll e d a ic n e m o D Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. (Lc 23, 13-25) Il cammino di Gesù dalla mangiatoia di Betlemme alla croce sul Golgota è un abbassamento continuo e progressivo, un’immersione radicale nell’umanità. Oggi ascoltiamo e riviviamo la Passione e la morte di Gesù. Oggi riconosciamo, nelle parole di chi lo incontra lungo la via 20 marzo dolorosa, tanti aspetti della nostra umanità, oggi ci specchiamo in chi lo accompagna, in chi fugge, in chi condanna, in chi piange e soffre, in chi rimane indifferente, in chi prega e in chi dispera. Per tutti Gesù dice “Padre perdona loro”. Il culmine della sofferenza diviene culmine dell’amore per l’uomo e per il Padre: “Nelle tue mani consegno il mio spirito”. Chi ama autenticamente ama così, senza riserve, senza risparmiarsi, senza calcolo: i missionari ci raccontano che l’amore di Gesù non è finito con la sua morte, non è chiuso in un passato lontano, ma è vivo e operante nel mondo laddove esistono ancora tanti calvari di sofferenza, dove si manifestano ancora soprusi, ingiustizie, tradimenti, inganni. Uomini e donne di ogni tempo e luogo, guardando all’amore di Gesù crocifisso, hanno saputo trovare la fonte di un amore inesauribile e duraturo. Gesù, in questa settimana vogliamo accompagnarti giorno per giorno per percorrere insieme la strada che Ti ha portato a dare la tua vita per noi. Chi più di Te ci ha amato così, accettando di morire sulla croce come gesto di amore profondo? Vogliamo seguire il tuo esempio Gesù, vogliamo imparare ad amare come te pur sapendo che a volte non riceveremo nulla in cambio. E allo stesso tempo anche noi abbiamo bisogno del Tuo amore di Padre che ci fa sentire accompagnati e che ci protegge in ogni momento. lunedì 21 marzo martedì 22 marzo Amare: è la traduzione più fedele della parola misericordia. E l’amare di Dio è totale, infinito, addirittura incomprensibile. La Settimana Santa ci introduce nel mistero dell’amore di Dio. Nell’inno riportato da San Paolo nella lettera ai Filippesi troviamo le conseguenze dell’amore di Dio. Nella testimonianza di Suor Stefania l’invito ad essere capaci di fare lo stesso. Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Gesù Cristo umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre. (Fil 2,6-7) (Fil 2, 8-11) Questa settimana mi accosto al sacramento della Riconciliazione Preghiamo questo salmo ad alta voce Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici. Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali; già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali. Nell’angoscia invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido. (Salmo 18) Testimonianza di Sr. Stefania Rossi - Burundi È stato un mattino, subito dopo la Messa. Mentre mi recavo di fretta in ospedale, ti ho visto davanti a me appoggiato ad un bastone, trascinando i piedi: due grossi piedi pieni di piaghe, di edemi e di terra. Subito il pensiero è andato alla malattia che avevo sentito nominare 30 anni prima sui libri di patologie infettive tropicali: filariosi linfatica o volgarmente elefantiasi. Mi è venuto un brivido. Ti ho salutato e sono scappata al mio lavoro. Ma i tuoi piedi mi hanno accompagnato. Ho chiesto di te a Suor Teresa, e mi ha detto che soffri di questa malattia da quando avevi 20 anni, ora ne hai 35! Che cosa posso fare per quei piedi che continuano a “perseguitarmi”? Li metto in una vaschetta con dell’acqua e del cloro; mentre te li I fidei donum sono i presbiteri, i diaconi e i laici diocesani che vengono inviati a realizzare un servizio temporaneo in un territorio di missione lavo penso a quanto poco ci voleva per non ridurti così. Non posso non chiedermi: “Perché?” Perché tante possibilità terapeutiche per qualcuno e per altri neanche un semplice esame del sangue? Una lacrima si fa strada e si mescola all’acqua ancora sporca; scusaci Jovenal, i tuoi piedi sono anche colpa nostra. Vorrei sentire i tuoi pensieri, ma è impossibile, come per te sentire i miei. Io sto ringraziando Dio per averti incontrato perché grazie a te ho la possibilità di alzare gli occhi da me! Timidamente mi dici: “Urakoze” che significa “Grazie”: e nel mio cuore risuona la Parola di Gesù nell’ultima sua cena: “Vi ho dato l´esempio fatelo anche voi e sarete felici!” Questa sera, nell’esame di coscienza, ho detto a Gesù: “Hai ragione!”. Dopo una breve riflessione sui nostri peccati, preghiamo dicendo Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno; mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene. Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani, perché ho custodito le vie del Signore, non ho abbandonato come un empio il mio Dio. I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, non ho respinto da me la sua legge; ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa. Il Signore mi ha ripagato secondo la mia giustizia, secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi. (Salmo 18) Oggi mi impegno a dire grazie Nel 1960, la Diocesi di Brescia inviò i suoi primi fidei donum in Brasile mercoledì 23 marzo “Li amò fino alla fine”. Gesù ama incondizionatamente anche negli ultimi giorni prima della sua morte. Così amare significa dare tutto ciò che abbiamo anche quando sentiamo di non avere più nulla. Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. giovedì 24 marzo Il passo della lavanda dei piedi ci riporta ad un profondo gesto di amore compiuto da Gesù. Capiamo così che egli non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita per noi. Poi Gesù versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. (Gv 13, 5-8) (Gv 13, 1-4) Prendo a cuore una situazione di povertà che mi circonda Dopo aver sottolineato una parola del brano di Vangelo, ci concentriamo su di essa e recitiamo lentamente questo salmo Con l’uomo buono tu sei buono, con l’uomo integro tu sei integro, con l’uomo puro tu sei puro e dal perverso non ti fai ingannare. Perché tu salvi il popolo dei poveri, ma abbassi gli occhi dei superbi. Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura. La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. (Salmo 18) Testimonianza di Mons. Damiano Guzzetti - Uganda Il sole di gennaio arroventa la savana del Karamoja. È tempo di lunghe vacanze per gli scolari. Incontro Paolino un tardo pomeriggio sul bordo della strada con un cartone capovolto facendo bella mostra dei tanto ricercati “madazi”: panetti dolci fritti che vanno a ruba a quell’ora. Paolino è lo stesso ragazzo che il maggio dello scorso anno, alla mia prima celebrazione da Vescovo di Moroto, si avvicinò e mi mise nella mano la sua offerta per costruire la nuova cattedrale. Qualcuno tentò invano di fermarlo. Paolino è ora alle elementari col sogno di andare all’università per migliorare la povera economia dei pastori karimojong. Lui stesso ricorda le lunghe notti all’addiaccio a vegliare il bestiame e quando il papà fu ucciso dai razziatori per difendere la mandria. Sua mamma morì di malattia poco dopo. Nei primi anni ’80 i fidei donum erano 39: in 3 diocesi dell’Africa e in 10 diocesi dell’America Latina Paolino decide di rendersi autonomo per andare a scuola. Con pochi scellini ricevuti per avere pascolato le capre di un amico compra mezzo litro di paraffina e inizia a venderla al mercato in piccoli sacchettini con un discreto guadagno. Con questo compra un po’ di farina, e con olio, e zucchero prepara i preziosi dolcetti per venderli per strada. Sorridendo mi assicura poi che le prossime vacanze continuerà a dare qualcosa per la cattedrale. Il mio appello accorato è il vostro contributo, piccolo o grande che sia, verso i cristiani di Moroto che anelano da dodici anni ad avere la loro cattedrale. In tutto questo tempo si sono raccolte le piccole offerte di questa gente che si priva sicuramente del necessario. Mancano purtroppo molti mattoni ancora per potere almeno iniziare. Preghiamo con il Salmo 18 meditando sul senso del gesto della lavanda dei piedi Chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio? Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino, mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo, ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l’arco di bronzo. Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, la tua destra mi ha sostenuto, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere. Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato. (Salmo 18) Oggi vivo con la mia comunità la celebrazione del giovedì Santo Attualmente i fidei donum sono 26 di cui 4 divenuti vescovi venerdì 25 marzo Le toccanti testimonianze che giungono dalla missione in Guinea ci mostrano come la via della croce è ancora oggi la strada quotidiana di molti nostri fratelli. In questo venerdì Santo il silenzio che ci aiuta ad entrare nel mistero della morte di Cristo ci accompagna, almeno nella preghiera, anche sulla via di questi nostri fratelli. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. sabato 26 marzo È compiuto: le parole di Gesù sulla croce mostrano la strada dell’amore. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo spirito. (Gv 19, 28-30) (Gv 19, 25-27) Oggi vivo con la mia comunità la celebrazione del venerdì Santo Ricordiamo la passione e la morte del Signore e ci prendiamo del tempo per dedicarci alla preghiera personale. Hanno gridato e nessuno li ha salvati, hanno gridato al Signore, ma non ha risposto. Come polvere al vento li ho dispersi, calpestati come fango delle strade. Mi hai scampato dal popolo in rivolta, mi hai posto a capo di nazioni. Un popolo che non conoscevo mi ha servito; all’udirmi, subito mi obbedivano, stranieri cercavano il mio favore, impallidivano uomini stranieri e uscivano tremanti dai loro nascondigli. (Salmo 18) Testimonianza di padre Dorino Livraghi Guinea Conakry In questa stagione dell’anno 2015, due sono i problemi maggiori cui deve far fronte la gente che vive nelle campagne della Guinea. Da un lato il virus Ebola, che da oltre due anni ha già mietuto migliaia di vittime (11500 morti nei tre paesi limitrofi di Guinea, Sierra Leone e Liberia) e dall’altro l’eccesso delle piogge che ha devastato molti campi di riso, cibo base delle nostre popolazioni. I dati di una recente statistica per la Guinea, forniti dall’OMS, ci rassicurano un pò. In molte regioni della Guinea non si sono più avuti casi di decessi o di gente accolta in ospedale per Ebola, da almeno tre settimane. Visto che il tempo di incubazione del virus sono tre settimane, si può concludere che in queste regioni Ebola è stata sradicata. Ma c’è ancora una regione a sud della Capitale, la Forécariah, in cui I fidei donum bresciani sono presenti in molti paesi come: Albania, Benin, Mozambico, Tanzania, Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Messico, Uruguay e Venezuela. recentemente sono stati registrati quattro casi di persone portate in ospedale colpite dal virus. Tutti aspettiamo il giorno in cui si potrà dire che Ebola è definitivamente vinta, il giorno in cui si potrà riprendere a mangiare la buona carne degli animali della brousse. Quanto alla mancanza di cibo a causa dei raccolti distrutti dalle piogge, tutti i giorni ci è dato di incontrare famiglie e bambini affamati. Cercano allora, nonostante il pericolo di Ebola, di prendere gli ‘aguti’, toponi della brousse, che poi consumano arrostiti e ben cosparsi di paprica, insieme a foglie e tuberi. Tra le cose che ci proponiamo di fare durante l’anno che si avvia, è di continuare a dare un pasto al giorno a tutti i bambini che frequentano la nostra scuola. In questo sabato Santo ci dedichiamo al silenzio e alla meditazione; aiuterà la nostra preghiera questo salmo Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato il Dio della mia salvezza. Dio, tu mi accordi la rivincita e sottometti i popoli al mio giogo, mi salvi dai nemici furenti, dei miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dall’uomo violento. Per questo, Signore, ti loderò tra le genti e canterò inni al tuo nome. Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre. (Salmo 18) Questa notte posso gioire per la risurrezione del Signore I laici fidei donum convenzionati dall’Ufficio per le Missioni della diocesi di Brescia che prestano attualmente servizio in missione sono 8 domenica MISERICORDIAMO e n io z e rr u is R i d a u q s a P Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. (Gv 20, 1-9) La pietra è rotolata via; l’oppressione del male, della violenza, del peccato è sconfitta con la vittoria sulla morte. I testimoni della resurrezione passano dal buio della notte alla luce di un mattino nuovo: i discepoli corrono, le donne cercano Gesù. I discepoli non volevano vedere la croce, ora, di fronte alla pietra ribaltata, ai segni di morte ripiegati e riposti in un angolo cominciano a vedere e a credere. Chiediamo anche noi oggi di poter entrare in un sepolcro vuoto per cominciare a comprendere che la vita passa per il sepolcro, ma non è chiamata a fermarsi lì. La misericordia di Dio, il suo amore totale e gratuito, la sua proposta di salvezza per l’umanità dispiegano tutta la loro efficacia. 27 marzo Ci rimettiamo in cammino con Pietro, Giovanni, Maria di Magdala perché il mondo ancora non sa, non vede, non comprende ciò che è accaduto: Gesù manda noi, si fida di noi perché l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo non si fermi alla disperazione e alla definitivi del sepolcro, ma si apra alla luce radiosa della Pasqua. O notte più chiara del giorno! O notte più luminosa del sole! O notte più bianca della neve, più illuminante delle nostre fiaccole, più soave del Paradiso. O notte che non conosce tenebre; tu allontani il sonno, e ci fai vegliare con gli Angeli. O notte, terrore dei demoni, notte pasquale, attesa per un anno! Notte nuziale della Chiesa che dai la vita ai nuovi battezzati e rendi innocuo il demonio intorpidito. Notte in cui l’Erede introduce gli eredi nell’eternità. (Asterio di Amasea) Questo sussidio è corredato da un segnalibro che riporta uno schema di preghiera da utilizzare in famiglia. Inoltre è disponibile il salvadanaio missionario, le offerte raccolte con questo strumento verranno devolute per il sostegno dei 6 progetti di misericordia missionaria 2016, riportati nelle pagine centrali del libretto. Sussidio realizzato da una collaborazione tra Ufficio per le Missioni e Ufficio per gli Oratori, i Giovani e le Vocazioni. Ringraziamo per la realizzazione le missionarie ed i missionari bresciani che hanno collaborato. In redazione: Irene, Daniele, Chiara, Gabriele, don Carlo, don Marco. Crediti Fotografici: archivio Centro Missionario Diocesano In copertina: Ambientazione digitale 3D realizzata da Mauro Freddi, immagine riportata “Porta di una capanna in un villaggio Batwa” in Burundi Grafica: Silvia Belleri – Nadir 2.0 da una collaborazione: Centro Missionario Diocesano