Questa intervista mi è stata fatta nel maggio 2015 da Maria Miglio, allieva
dell’Istituto Internazionale di Psicosintesi Educativa. È parte della sua tesi finale della
Scuola di Counseling Psicosintetico dal titolo La psicosintesi come prassi di vita.
I tre paragrafi corrispondono alle tre domande che mi sono state poste da Maria.
Maria ha poi voluto inserire alcune mie opere.
Incontro di Sara Cattò con la psicosintesi
ovvero “Ma come si fa a conoscere la psicosintesi?”
Siderum Amor
Innupti sunt coniuges,
non carne sed corde.
Sic coniunguntur astrae et planetae,
non corpore sed Lumine.
Sic nubent palmae,
non radice sed vertice.
Il mio incontro con la psicosintesi avviene tramite la mia insegnante d’Inglese, Mariella Lancia, in
5° liceo. Non dovevo essere in quel liceo perché abitavo dall’altra parte della città, facevo un’ora di
viaggio per raggiungerlo ed avevo un liceo scientifico dietro casa, ma il commissario esterno
all’esame di 3° media mi disse: “Voglio che tu venga nel mio liceo”. All’esame di maturità portavo
letteratura inglese e l’insegnante disse che avremmo letto Il ritratto di Dorian Gray alla luce delle
concezioni di una scuola psicologica di cui portò alcuni testi in inglese, ovviamente. All’intervello,
le chiesi in privato: “Posso fare una domanda personale? Le cose che lei ci ha spiegato oggi non le
ha sicuramente imparate dalla facoltà di Lingue. Quindi, come fa a saperle?” e lì, per la prima
volta, Mariella mi parlò della psicosintesi. “Ma come si fa a conoscere la psicosintesi?”. “C’è il
Centro di Bologna e la Comunità di Poggio del Fuoco in Umbria”, rispose la professoressa. Il Centro
di Bologna era dietro casa mia e potevo andarci in qualsiasi momento; così scelsi di andare all’altro
perché in città stavo male e non vedevo l’ora di andarmene. Telefonai e mi chiesero: “Hai già 18
anni?”, e siccome non li avevo ancora compiuti, aspettai poi ritelefonai e mi iscrissi a un seminario.
Così iniziò la mia collaborazione, durata 16 anni, con Poggio del Fuoco, esperienza molto, molto
importante per me. Dopo il liceo, dovevo scegliere la facoltà universitaria; avevo una moltitudine
di interessi e scegliere era un problema, ma alla fine mi iscrissi a Psicologia a Padova. Rimasi molto
delusa dal corso di studi e da ciò che (non) veniva insegnato; in 5 anni, non ho mai sentito
nominare Jung! Poi il tirocinio, l’esame di Stato, ma intanto seguivo la formazione quinquennale
in psicosintesi a Bologna, mentre continuava la mia collaborazione con Poggio del Fuoco. Lì feci
un’enorme gavetta sulla gestione dei gruppi, come coconduttrice con Sergio Bertoli; frequentai la
Scuola di Psicoenergetica, la Scuola triennale per Focalizzatori di Gruppo e la Scuola dei 7 Tipi
Umani (in sette anni).
Poiché non amo credere ma voglio capire, mi sono chiesta se la psicosintesi sia la visione
psicologica migliore e eventualmente perché. Così ho esplorato anche scuole, il che mi ha fatto
apprezzare ancor di più la completezza di visione e la chiarezza di metodo della psicosintesi. Lo
scritto di Assagioli Le 5 forze della psicologia (ripreso e ribadito da Ken Wilber in Oltre i confini) è
stato per me una pietra miliare per questa comprensione. Non ho sposato la psicosintesi, non è un
credo, non la considero una parrocchia, né la mia Chiesa, tantomeno il mio Dio, non ho fatto
l’altarino, ma al momento non sono a conoscenza di altre visioni così complete. Non parlo delle
tecniche, parlo della visione dell’essere umano che ogni scuola psicologica propone. Mi trovo
perfettamente d’accordo con la dichiarazione di Assagioli: “La psicosintesi è per i prossimi 200-300
anni, non è attuale, oggi non può essere ancora veramente capita”. Non a caso a livello collettivo
ha facilmente preso piede la visione di Freud; la psicosintesi è troppo avanti per poter veramente
essere compresa dalla gran parte delle persone e quindi, per ora, rinnovo il mio sì alla psicosintesi!
Le vie prescelte da Sara Cattò nella psicosintesi
ovvero “La visione completa dei Raggi ti dà la tavolozza dei tuoi colori”
Per me è stato importante tutto nella psicosintesi, ogni tematica. Non posso dire che ci sia un
argomento prescelto, ma il discorso della coppia, della polarità e del Maschile e Femminile mi
hanno interessata fin da bambina. Pertanto li ho approfonditi (e continuamente lo faccio) e ho
scritto due libri su questi argomenti, che sento trasversali a tutto, dalle subpersonalità
all’approccio al Sé.
Un altro tema che mi appassiona tantissimo, che insegno davvero volentieri e su cui tengo dei
seminari, sono i Sette Raggi. È un tema che viene percepito come più “esoterico”, a latere della
psicosintesi ufficiale, ma è una conoscenza che Assagioli padroneggiava, sebbene non si trovi nei
suoi scritti di psicosintesi. Unica eccezione il libretto I Tipi Umani, una sorta di “bignamino” dei
Raggi nelle dimensione psicologica umana. La comprensione dei Raggi è stata utilissima per la mia
conoscenza personale e quando ho capito quali erano le energie e su quali livelli operavano dentro
di me, è stata letteralmente una svolta. La utilizzo costantemente, proprio sul piano pratico, per
aggiustare il tiro, per capire dove occorra smorzare, per comprendere dove è troppo o è troppo
poco. I Sette Raggi sono lo studio delle sette energie che costituiscono tutto ciò che è manifesto, i
sette colori della luce, le sette note. L’aspetto psicologico dei Sette Raggi, chiamato Tipi Umani, è
solo uno degli aspetti di questa visione, per cui è importante, tenere aperta la visione più ampia
che va oltre il regno umano in senso stretto.
Poi, per poter davvero utilizzare la scienza dei Raggi per la conoscenza di sé, è fondamentale
esplorare i 5 campi della struttura psichica e capirne l’energia condizionante. Non ha nessun senso
dire “appartengo al tipo amore”, bensì si tratta di capire qual è il Raggio del mio corpo fisico, quale
quello del mio corpo emotivo e poi quello del mio corpo mentale. E ancora: qual è il raggio della
mia Personalità, come entità integrata, e infine quale è il Raggio dell’Anima. Allora, quella specifica
combinazione individuale comincia ad avere un senso. Personalmente, sento dentro di me mondi
molto diversi e la visione dei Raggi mi ha permesso di comprendere qual è la mia “tavolozza dei
colori”. Nella propria tavolozza dei colori ognuno ne ha cinque e li può combinare, dando vita ad
una gamma di colori specifica e unica. Veramente affascinante!
Albero della conoscenza
Come assegnare allora la priorità ad un’energia piuttosto che
a un’altra,
se il grado igneo della tensione si consegue solo nella fusione?
Chi conosce la legge dell’Essere sa che il riconoscimento delle
due Origini è la base dell’Universo. Anche le più antiche
concezioni consideravano le leggi cosmiche come generate da
una fiamma a due punte.
Nelle antiche scritture le due Origini erano inoltre indicate
dalla conoscenza della duplice polarità di qualsiasi energia.
L’opera creativa universale si può manifestare solo tramite
l’Origine duale.
Infinito I, 341
Un sogno, un progetto, il futuro per Sara Cattò nella psicosintesi
Un sogno rispetto alla psicosintesi ce l’ho chiarissimo: esca da ogni forma di parrocchia e
finalmente si applichi il modello della costellazione che Assagioli andava fermamente indicando
quando affermava: “Nemmeno io sono la psicosintesi!”. La psicosintesi è un modo d’intendere
l’essere umano e chiunque lo abbia compreso può contribuirvi. A tutt’oggi negli ambienti
psicosintetici sento una ristrettezza, sento la gabbia dell’ipse dixit: “C’è scritto nei libri di
Assagioli?”. “Si”, allora va bene. “No”, allora si rifiuta tout court la proposta e questo sta bloccando
moltissimo la creatività all’interno della psicosintesi. È paradossale che una scuola dal pensiero
così ampio abbia “prodotto” così poca creatività negli allievi! Pensiamo a Jung: il suo pensiero ha
dato vita ad una creatività incredibile. Spero si diffonda presto uno atteggiamento più scientifico e
meno devozionale: “Ok, questo non l’ha scritto Assagioli, ma rispetta pienamente la visione della
psicosintesi e quindi possiamo considerarlo uno sviluppo ulteriore”. A livello internazionale,
soprattutto negli Stati Uniti, si presenta un problema diverso: la tendenza a fare un potpourri di
tante cose, e si mettono insieme cose che insieme non possono stare, col rischio di perdere la
natura originaria della visione psicosintetica. Ci sono stati contributi originali, come quello di
Virginia Satir sulle dinamiche famigliari. Altri autori hanno proposto revisioni interessanti che
hanno permesso di utili dibattiti, ma occorre fare attenzione che non vi sia uno snaturamento
della visione globale della psicosintesi. Qui da noi è tutto un po’ bloccato, lì all’opposto c’è la
tendenza ad allargare troppo. Spero nei contributi di nuove leve che vogliano approfondire,
scrivere e fare nuove riflessioni…
Sono davvero contenta e apprezzo moltissimo l’impegno e la dedizione che un gruppo di
collaboratori dell’Istituto di Firenze (gruppo Le Fonti) sta profondendo per rendere disponibile alla
consultazione l’enorme quantità di materiale scritto da Roberto Assagioli. Questo materiale di
Assagioli è patrimonio dell’umanità!
Personalmente continuo con l’approfondimento dei princìpi Maschile e Femminile. In particolare
sto lavorando sulla stella delle funzioni e sto studiando la componente più propriamente Maschile
o Femminile di ogni singola funzione. È possibile riconoscere una dominanza o una regolarità…?
Come quando sono usciti i 4 Tao (presentati nel mio primo libro Imparare a innamorarsi). Ci sono
arrivata inaspettatamente, combinando intuizione e ragionamento; mi sono accorta solo dopo che
c’era una regolarità straordinaria in quello schema. E capisco che è un lavoro lungo e ho appena
cominciato.
Un’altra riflessione mi è stata sollecitata dalla proposta di John Firman, relativa posizionamento
grafico del Sé sulla mappa dell’ovoide; ci sono pro e contro in ogni ipotesi, ma ripensare tale
posizionamento potrebbe avere una sua utilità.
Poi ho messo in campo un prossimo libro. Sarà una rilettura dei primi tre capitoli di Genesi: ogni
parola dell’ebraico antico apre un mondo, ma è un lavoro ancora in gestazione. Le idee non mi
mancano!
Per me sono molto arricchenti gli scambi con altri psicosintetisti. Mariella Lancia, con cui sono
continuamente in contatto, ha da poco pubblicato il suo ultimo libro “E tu, nonna, cosa ne sai del
sesso? ”, una presentazione della sessualità ai bimbi piccoli, con illustrazioni, da leggere insieme a
loro. Ora lei sta concludendo la seconda parte di questo lavoro, rivolta agli adolescenti, cui farò la
prefazione. Poi ho un contatto costante con Vittorio Viglienghi, di scambio e riflessione sui suoi
scritti.
Albero della Vita
Appena giunto in Paradiso
Pictor si trovò dinnanzi ad un
albero che era insieme uomo
e donna.
Pictor salutò l’albero con
riverenza e chiese:
“Sei tu l’albero della vita?”.
H.Hesse, Favola d’amore
Un altro aspetto importante per me, è l’espressione artistica. È l’altra faccia del lavoro di ricerca
che mi porta a scrivere libri; anche il lavoro artistico ruota intorno al tema della Legge della
Polarità, del Maschile e Femminile, della relazione. Alcune mie opere sono ora in esposizione al
Centro di psicosintesi di Bologna. È un linguaggio che mi serve molto; è come se scrivessi anziché
con le parole attraverso le immagini e i materiali. Uso una tecnica molto materica, gioco con gli
spessori, uso gli ori e gli argenti, i cristalli, gli swarovski, carte, pizzi… I quadri sono purtroppo in
fotografabili; si creano figure che sembrano vive, come nell’opera “Mi fido di te”: alla fiamma di
una candela, sembra che le due persone nell’abbraccio respirino… Lavoro su tele di legno che
costruisco io stessa per rispettare precisi rapporti di geometria sacra, in base al soggetto
rappresentato. Ogni opera è poi associata ad un brano, uno scritto, una poesia o una canzone che
dà parole all’immagine. Durante l’inaugurazione di una mostra, una persona mi ha chiesto di
mostrale un’opera fatta mentre ero triste e una mentre ero felice. È impossibile per me rispondere
questa richiesta, perché le mie opere non nascono da uno stato emozionale. Ho un forte bisogno
di esprimere dei concetti con un linguaggio diverso dalle parole, e questi concetti emergono
mentre medito, studio o lavoro. Percepisco queste opere come delle icone contemporanee, e
come gli scrittori di icone tradizionali, mi faccio canale.
Mi fido di te
Forse fa male eppure mi va
di stare collegato
di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone
di guardare giù
la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare
Jovanotti, Mi fido di te
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Intervista a Sara Cattò, maggio 2015