TZIMBAR BINT
VENTO CIMBRO
PUBBLICAZIONE INFORMATIVA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CIMBRI DEL CANSIGLIO - Dic. 2009 - n° 2
Associazione Culturale Cimbri del Cansiglio - Foresta del Cansiglio - Pian Osteria - 32010 Spert d’Alpago (Belluno) Tel./Fax 0437.472095
www.cimbridelcansiglio.it - [email protected] - [email protected]
Pich Veci nel 1938
Il Presidente - pag. 2
ICH GRÜSSE DICH - VI SALUTO
U
n anno è trascorso dalla prima uscita del nostro giornalino
informativo “Tzimbar bint”,
“Vento Cimbro”. Questo, seppur breve
lasso di tempo, può essere già sufficiente
per alcune valutazioni su quanto è stato
fatto e su cosa resta ancora fare.
Eccoci così arrivati alla seconda edizione, sperando di riuscire a stabilire un
rapporto di informazione e di comunicazione tra il “direttivo” e “voi” che ci sostenete attraverso il tesseramento oppure
anche solo con la vostra simpatia.
Quando l’anno scorso proposi al Direttivo di fare questo opuscolo informativo coinvolgendo i singoli consiglieri
con un proprio scritto, ognuno per la
propria competenza, tutti aderirono con
entusiasmo. Adesso per lo stesso motivo
siamo ancora qui con la stessa determinazione di fare il bene comune ed essere
elemento di stimolo propositivo.
Credo sia questa l’occasione per argomentare sulle cose fatte e per le analisi
che ne conseguono. Questo, sia chiaro,
non certo per respingere le critiche o per
propinarvi pistolotti morali, anzi, dal
mio punto di vista il dibattito fa crescere
in quanto mette a confronto idee e opinioni diverse.
La festa dei Cimbri. Sono state avanzate delle critiche per alcuni inconvenienti quale il ritardo e la modalità self-service nel servizio. Prima di tutto bisogna
precisare che chi presta la propria opera
fa esclusivamente volontariato e va ringraziato a “prescindere” perché impegna
il proprio tempo libero e, detto questo, a
me sembra che tutto il resto possa rientrare nella normalità.
Il ritardo infatti dovuto ad un guasto
non può certamente essere previsto. La
nostra annuale festa dovrebbe essere
occasione per ritrovarsi, per rinsaldare
la nostra identità e ristabilire vecchie
amicizie, ma soprattutto deve essere la
nostra festa.
Il restauro del capitello sito nella curva del Leon. Certamente si sarebbe po-
tuto fare meglio ma si è optato per un
intervento minimo, non più procrastinabile, visti i vincoli che sarebbero stati
imposti dalla Sovraintendenza. Infatti
un restauro o un recupero radicale-“più
eseticamente gradevole” oltre a costi
decisamente elevati avrebbe richiesto
progetti e autorizzazioni da enti diversi
e tempi lunghi.
Diritti di superficie. Come tutti saprete l’Associazione Cimbri ha da molti
mesi consegnato gli elaborati tecnici all’Ente preposto affinché questi li visionasse nel dettaglio per poi argomentare
le proprie deduzioni al momento della
discussione. A tutt’oggi non ci è stato
comunicato ancora nulla e francamente
mi riesce difficile capire il perché. A tutti
noi, compreso anche chi ha ricevuto la
nostra proposta, il lavoro fatto sembrava egregio. Cosa invece non va? Cosa
si aspetta? Forse c’è qualcuno che vuole
che si rimanga sempre tra “color che son
sospesi?” Eppure la legge esiste e allora
perché non la si vuole applicare? Sono
domande che faccio nell’assoluto rispetto delle persone e dei ruoli, ma credo che
almeno una risposta con una data abbiamo diritto di averla. Contrariamente a
quanto evidenziato, vi sono stati invece
eventi recenti che portano in direzione
opposta. Mi riferisco ai due incontri avuti con il “nostro” Ministro per le politiche Agricole e Forestali LUCA ZAIA, in
occasione della festa delle Assi del Cansiglio e delle riprese televisive di Linea
Verde. Gli incontri seppur brevi, si sono
rivelati positivi e occasione per discutere
delle nostre problematiche. Sia il Ministro che il Dottor Piccin per il Corpo Forestale dello Stato, hanno preso visione
delle nostre istanze e hanno convenuto
sulla loro validità, confermando il loro
sostegno nelle sedi opportune. Pertanto
guardo con moderato ottimismo al passaggio di Vallorch e le Rotte al demanio
Regionale perché questi fatti concreti
fanno pensare positivo.
Scavi ai Pich, vecchio sito. Abbiamo
il benestare di tutti gli enti preposti ed
abbiamo iniziato l’abbattimento di alcune piante per poter iniziare i lavori di
scavo che dovranno essere eseguiti completamente a mano. Sarà un problema
piuttosto impegnativo da risolvere non
solo per la mole di lavoro, ma per la coIl Ministro Zaia con i Cimbri del Cansiglio.
Cimbri lavoriamo insieme!
Tzimbrisen lòite èrbatan mittanàndar!
pertura economica in quanto necessita la
presenza costante di un archeologo totalmente a nostro carico.
Per quanto riguarda il recupero e il
conseguente riutilizzo della ex base militare di Pian Cansiglio, ho assistito alla
illustrazione del progetto dell’Ente preposto e cioè Veneto Agricoltura. Siamo
in attesa degli sviluppi futuri in quanto
i Comuni interessati allo sviluppo del
territorio stanno predisponendo il PATI.
Certamente noi Cimbri non possiamo
direttamente intervenire, ma, e lo abbiamo già fatto, possiamo proporre le nostre idee atte a sostenere chi vive nella
foresta.
Il Museo e la Biblioteca. Come forse
saprete attraverso una convenzione con
Veneto Agricoltura da poco rinnovata, la
nostra Associazione ne cura la gestione.
Vorrei ancora una volta ribadire l’importanza e la centralità di tale sito che oltre
a far conoscere e salvaguardare la nostra
storia dovrebbe essere la nostra sede
culturale naturale. L’allestimento (e purtroppo con mio rammarico) non è ancora
completato, anche se sinceramente, non
capisco il perché. A suo tempo è stato acquistato completamente a nostre spese,
del materiale elettronico, che è rimasto
in deposito, forse in attesa che diventi
obsoleto?.....Vedremo.
Abbiamo comunque definito il luogo
dove poter costruire il Cason Cimbro e
cioè nella parte alta, a fianco del museo
stesso.
Adesso concludo, anche perché non
voglio monopolizzare la vostra attenzione, né abusare troppo di questo spazio.
A tutti faccio tanti auguri
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
Il Presidente Lino Azzalini
L’associazione - pag. 3
Bia bürtanet un borpòchet de Associazione
Culturale Tzimbar bon Cansiglio
Storia e statuto della Associazione
Culturale Cimbri del Cansiglio
I promotori dell’Associazione.
I
n una visita fatta nel 1980 da noi Cimbri del Cansiglio ai fratelli Cimbri di
Roana, sull’altopiano di Asiago, da
dove sono venuti i nostri avi, abbiamo
constatato con meraviglia la vivacità di
quella Comunità, che ha tenuta viva la
memoria delle sue radici, raccogliendo
in un Museo ricordi e testimonianze storiche.
Quello che abbiamo visto e sentito
parlando con loro, ha ridestato in noi
l’orgoglio della nostra appartenenza all’etnia cimbra, e il desiderio di imitare il
loro esempio.
Ritornati in Cansiglio, un gruppo di
noi, sotto la spinta del Maestro Mario De
Nale, che proprio allora faceva ricerche
sui Cimbri, ha deciso come primo atto di
fondare l’Associazione Culturale Cimbri del Cansiglio, similmente a quanto
appreso a Roana.
È stata questa come una seconda venuta dei Cimbri in Cansiglio, se pensiamo che il senso di appartenenza cimbra
era quasi del tutto scomparso tra le nostre genti.
Don Serafino Gandin Primo Presidente dei
Cimbri il 18.8.1984 all’inaugurazione del
Museo Etnografico Cimbro
Così il 21 dicembre 1983, con atto
notarile redatto a Vittorio Veneto, nasceva la nuova Associazione con lo scopo
principale di recuperare il patrimonio
storico e culturale dei Cimbri del Cansiglio.
Abbiamo deciso allora di adottare
uno stemma simile a quello in uso nei
sette Comuni dell’Altopiano di Asiago,
riportando all’interno gli attrezzi da lavoro dei Cimbri venuti da Roana per lavorare il legno in Cansiglio e le iniziali
delle quattro famiglie storiche degli: Azzalini – Bonato – Gandin e Slaviero.
Io, Don Serafino Gandin, cimbro
di Canaie, ebbi l’onore di essere eletto
Primo Presidente e i soci fondatori divenuti consiglieri furono: Gandin Ersilio,
Azzalini Quinto(Ivano), Azzalini Claudio Corrado, Azzalini Cristiano, Azzalini Clemente, Azzalini Mauro, Azzalini
Mario, Azzalini Giuliano, Azzalini Giovanni, Azzalini Arturo, Azzalini Pietro,
Slaviero Lorenzo, Salviero Antonio.
Tutti si diedero subito da fare, con
l’aiuto fondamentale del Maestro De
Nale, a recuperare le memorie dei Cimbri anziani ancora vivi. Poi sono stati avviati i contatti con i dirigenti forestali per
avere a disposizione dei locali nella casa
forestale di Pian Osteria, dove avemmo
l’onore di inaugurare il 18 agosto del
1984 il nostro Museo Etnografico, che al
giorno d’oggi è meta di numerosissimi
visitatori.
Sappiamo bene che in seguito ai vincoli demaniali sulla nostra terra, molti
lasciarono, con tanta sofferenza e nostalgia, i loro villaggi del Cansiglio trasferendosi in Alpago, nei Comuni pedemontani di Fregona, Vittorio Veneto e
molti altri emigrando. Ma alcuni tennero
duro e rimasero.
Tutti i Cimbri, sia quelli rimasti che
quelli trasferitisi, hanno dato vita ad attività imprenditoriali del legno, degli esercizi commerciali, degli alberghi ecc..
Molti, sia allora che oggi, sono ancor
più impegnati nella vita pubblica.
Ricordo mio nonno Celeste morto a
Canaie il 7 agosto del 1910, sepolto a
Valdenogher e sulla cui lapide è scritto
che fu zelante amministratore comunale
e integro magistrato, e mio zio Serafino
che fu per tanti anni ufficiale delle Poste.
Riproduzione della prima pagina
dell’atto costitutivo dell’Associazione.
Dopo di me sono arrivati altri Presidenti: Azzalini Walter, Azzalini Costante, Salviero Lorenzo e oggi Azzalini
Lino.
Il contributo di tutti ha fatto crescere
l’Associazione e moltiplicarsi le iniziative e le manifestazioni organizzate. Prova ne è il grande afflusso di Cimbri alla
festa del nostro Patrono S .Osvaldo che
si celebra da 15 anni in Pian Osteria.
Il piccolo seme da noi raccolto a Roana nel lontano 1980 ha dato i suoi frutti,
ma ha bisogno di forze nuove e giovani.
Per questo invito tutti i Cimbri del
Cansiglio a “tirarse su le maneghe e dar
na man”.
Il vostro prete cimbro Don Serafino
Gandin.
Puos d’Alpago, 16 novembre 2009.
Il territorio - pag. 4
De prönnen bon Tzìmbrisen lòite
Le fontane dei Cimbri
L
’acqua in Cansiglio è un bene prezioso, la natura carsica del terreno e la mancanza di corsi d’acqua
superficiali hanno sempre reso difficoltoso l’approvvigionamento idrico per gli
abitanti della foresta.
Ne sapevano senz’altro qualcosa i
Cimbri che hanno costruito i primi Villaggi, le sorgenti erano poche e fornivano scarse quantità d’acqua, obbligandoli
a lunghi tragitti per raccoglierla.
I nuovi Villaggi di Pian Canaie, Campon e Pian Osteria nei primi anni cinquanta vennero dotati di una fontana con
relativi lavatoi, era già un buon passo
avanti; gli abitanti andavano alla fontana
con i secchi per rifornirsi e lì si ritrovavano le donne per fare il bucato.
Successivamente i fabbricati vennero finalmente allacciati direttamente alla
condotta idrica, e l’acqua arrivò in casa.
A dire il vero la situazione non era
così semplice, in realtà l’acquedotto,
vecchio, ridotto come un colabrodo e
sottodimensionato, lasciava spesso a
bocca asciutta gli abitanti.
Chi scrive ricorda bene quanto spesso, soprattutto d’inverno, si restasse per
molti giorni senza acqua; a quel punto
ritornavano buone le vecchie sorgenti
ed inoltre si provvedeva a sciogliere la
neve che in quegli anni fortunatamente
non mancava mai.
Detta così sembra che si parli di secoli fa ma invece è una situazione che
si è trascinata fino alla fine degli anni
settanta.
Infatti solo nel decennio successivo
il vecchio e malconcio acquedotto venne sostituito con una nuova condotta e
vennero quindi rifatti gli allacciamenti
alle abitazioni; da allora la situazione è
decisamente migliorata, i rubinetti non
sono più rimasti a secco (salvo qualche
breve e sporadico episodio da ricondursi
alla siccità) e la gente non ha più avuto
bisogno né delle fontane e neppure delle
Fontana di Campon
vecchie “vene d’acqua” (sorgenti).
Mentre di queste ultime si sono perse
anche le tracce, al punto che oggi ben pochi saprebbero ancora dove si trovavano,
le fontane sono rimaste lì, inutilizzate ed
abbandonate sia dagli abitanti che dalle
autorità locali.
Di più, quelle di Campon e di Pian
Osteria quando è stato rifatto l’acquedotto non sono nemmeno state riallacciate
e con questo sono state definitivamente
private di ogni utilità.
Le fontane rappresentavano degli
elementi molto importanti per la storia
dei Villaggi Cimbri, oltre ad essere di
vitale importanza per la loro sussistenza
costituivano anche luogo di ritrovo per
le donne durante le faccende quotidiane
e per i ragazzi che qui si incontravano
per giocare o per i viandanti che si fermavano per dissetarsi e scambiare quattro chiacchiere con gli abitanti del posto;
insomma erano anche punto di aggregazione per i Cimbri e per molti di loro
sono diventate anche “fonti“ non solo
d’acqua ma anche di tanti ricordi.
È chiaro che per l’Associazione tutto
questo non poteva certo andare perso e
dimenticato.
Soprattutto la gente del posto non
era disposta a lasciare che questo succedesse, ed in particolare l’attività dell’Associazione ha incrociato quella del
“Comitato per la festa dei Cimbri”, infatti questo gruppo, che organizza con
costante successo la ormai tradizionale
festa nel mese di agosto, ha messo a disposizione i ricavi delle feste per consentire il restauro delle fontane.
E così per primo è stato affrontato il
recupero di quella in Pian Osteria che
versava in condizioni peggiori; nell’anno 1998 si è proceduto alla completa
ristrutturazione della stessa, con la ricostruzione delle parti che erano crollate
nel corso degli anni.
L’intervento è stato impegnativo ma
la soddisfazione provata da tutti il giorno
dell’inaugurazione dell’opera, avvenuta
in occasione della festa dei Cimbri dello
stesso anno, ha ripagato tutti quelli che
in un modo o nell’altro avevano reso
possibile questo recupero.
Durante la festa dell’anno 2005 è
stato invece inaugurato il restauro della
fontana di Campon, anche questo intervento è stato possibile grazie ai proventi della manifestazione organizzata dal
Comitato ed anche in questa occasione
è stato nella commozione generale che
l’acqua, dopo molti anni, ha ripreso a
Fontana di Pian Osteria
scorrere nella fontana.
I due recuperi sono stati fatti tenendo conto dell’utilità che al giorno d’oggi possono offrire questi manufatti, che
non è più quella di un tempo; infatti ora
vengono prevalentemente prese d’assalto dai passanti, a piedi o in bicicletta, che
si fermano per riposarsi e dissetarsi, per
questo motivo gli originari lavatoi sono
stati convertiti in ospitali panchine e tavoli.
In questi giorni si stanno predisponendo le pratiche necessarie per intervenire anche sulla fontana di Pian Canaie
per la quale si prevede di iniziare i lavori
l’anno venturo con la speranza di poterne festeggiare il recupero in occasione
del prossimo raduno dei Cimbri.
L’impegno dell’Associazione è stato
impresso nelle fontane di Campon e Pian
Osteria con l’apposizione del suo stemma e di una targa rievocativa, quella in
Campon recita così:
Tzimbar puube, tzimbar puube
Ragazzo cimbro, ragazzo cimbro
Borghèsse net:
non dimenticare:
bondar sàit
dai tempi
bor altes und bòarbaatar per avi e nonni
hia ist gabèest ‘sbaatarlant; qui è stata la dimora
dat èar zèa
che lo sia
bòr diar òch!
anche per te!
Ed è per non dimenticare e per mantenere vivi questi segni del passato che
l’Associazione lavora, con l’aiuto delle
persone che credono in queste attività,
guardando al futuro, a nuovi progetti, ma
sempre ricordando da dove proveniamo.
Mauro Azzalini
(Vice Presidente)
Fontana di Canaie
Storia e tradizioni - pag. 5
TAAL ORCK : GADENKHACH
UN FRÒOLIG PENSIIREN
VALLORCH: RICORDI ED EMOZIONI
D
opo un percorso lungo, non sempre facile, iniziato ancora diversi anni fa, nella primavera 2007
la delibera del Consiglio provinciale di
Treviso ha riconosciuto, quale minoranza etnico linguistica, la comunità cimbra
presente nel Comune di Fregona e in
quelli limitrofi. (legge dello Stato Italiano 482/99) Anche per la presenza di
questa minoranza le nostre scuole hanno
potuto, su richiesta dell’Amministrazione Comunale di Fregona, ottenere una
deroga al numero di alunni per classe
stabilito dal Decreto Gelmini e mantenere così lo stesso numero di classi dell’anno precedente.
Contestualmente è iniziata la collaborazione tra I.C. di Sarmede, l’Amministrazione Comunale di Fregona e
l’Associazione Culturale dei Cimbri:
sono stati programmati incontri di formazione per gli insegnanti, laboratori
per gli alunni delle classi terze e quarte
della scuola primaria dell’istituto, che si
terranno nella primavera 2010.
Tutto questo è importante per promuovere la conoscenza della cultura,
della storia e delle tradizioni del popolo
cimbro, in relazione al suo insediamento
prima nel Bosco del Cansiglio e successivamente in diversi comuni della pedemontana.
È importante che i ragazzi conoscano
questo segmento della storia del loro territorio, perché non sappiano dei Cimbri
solo ciò che si legge nei libri di storia,
vale a dire li conoscano come una popolazione di “barbari”, che insieme ad altre, quali i Teutoni, aveva dato del filo da
torcere ai Romani devastando l’Italia.
Questo era ciò che anch’io sapevo
prima di “capitare” a Fregona e certamente non immaginavo quanto c’era da
scoprire....
A tale proposito ricordo molto nitidamente, quando nel 1982, sposata da
poco, arrivai in Vallorch per passare un
periodo di ferie.
Fui accolta da un gruppetto di donne piuttosto anziane, Teresina, Giustina,
“Ita”...., e fra tutte, una
figura austera, ieratica,
la “Menega” che inizialmente mi incusse
parecchia soggezione.
Fu solo l’inizio,
col tempo imparai a
conoscerla. Sera dopo
sera, nel suo “cason”
ascoltando i suoi racconti, le sue filastrocche, densi di particolari, intrisi di quella
fatica quotidiana che
aveva contraddistinto
la sua vita. Durante le
giornate, osservandola mentre si occupava
dei suoi animali, oppure quando uccideva un coniglio o una gallina, seguendo
quasi un rituale al quale non si doveva,
non si poteva, venir meno, capii la sua
profonda saggezza, frutto di un’esperienza ormai quasi secolare.
Era come la foresta, schietta, generosa ed onesta, a volte dura, che si faceva
rispettare da tutti. Un’estate le riferii la
mia difficoltà nell’usare l’acqua della
fontana del Pian (non era ancora stato
realizzato l’allacciamento all’acquedotto
e a volte l’acqua piovana raccolta nelle
cisterne finiva...) per delle contestazioni
opposte da alcune persone che lavoravano nel bosco. Mi ordinò, è il termine giusto, di caricare l’occorrente in macchina
perchè sarebbe venuta con me, visto, aggiunse, che la sua gente aveva il merito
di aver popolato la foresta molto tempo
addietro, e così fece.
Si piantò, braccia sui fianchi, figura
alta, fiera ed imponente, vicino alla fontana, con la sua testa bianca, in contrasto
con il consueto vestito scuro, mentre io
sciacquavo i panni e sbirciavo quelli intorno che non avevani quasi il coraggio
di avvicinarsi; e da quella volta nessuno
ebbe più nulla da eccepire.
Ci sarebbero molte altre cose da raccontare, aneddoti e particolari che hanno
permesso di ricostruire lembi di storie,
La Menega tra parenti ed amici
a Vallorch nel 1935
scanditi da accadimenti come guerre,
epidemie, migrazioni..... , ma anche matrimoni, nascite..... che hanno colorato
le mie giornate estive in seguito anche
quelle dei miei figli. Nelle numerose estati passate in Vallorch non hanno
certamente sentito la mancanza della
televisione, divertiti e incuriositi dalla
“Menega”; dalle sue espressioni colorite, spesso ricche di vocaboli poco usati,
ma particolarmente significativi, regolarmente commentati dalle altre veterane
del villaggio.
Adesso i ragazzi usano il web con
naturalezza, comunicano in tempo reale
con il resto del mondo, ma resta comunque importante recuperare questi spazi
di memoria, di cultura, che non possono
mai prescindere dalle emozioni.
Testimoni della storia, della cultura e
delle tradizioni di chi ci ha preceduto devono essere appunto gli adulti, genitori
ed insegnanti, in modo che anche i più
giovani capiscano l’importanza di tali
conoscenze, perché, secondo me, non ci
può essere futuro sradicato dal passato.
Fregona, 30 novembre 2009
Laura Buso in Bonato
Documenti storici - pag. 6
Francis Fox Tuckett nel 1870 visita e
descrive il villaggio cimbro di Canaie
(seconda puntata)
Rammentiamo che Francis Fox Tuckett,
nato a Bristol (UK) nel 1834 e morto nel 1913,
viaggiava in Italia attraversando le nostre Dolomiti.
Si era recato a Belluno e attraverso il Col Visentin
fino a Vittorio Veneto.
Da qui salendo il Monte Pizzoc arrivò in Pian Cansiglio,
presso il Palazzo dove incontrò alcuni Cimbri di Canaie
che lo invitarono a fermarsi da loro prima di salire al
Monte Cavallo.
Riprendiamo il racconto da questo punto:
Dopo il pranzo apprendemmo da alcuni
di coloro che erano rimasti indietro dalla riunione mattutina,
che essi erano gli abitanti di una piccola colonia chiamata
Canaje, che si trova un po’ più a nord ad una distanza
di mezz’ora in direzione Monte
Cavallo e, quando si apprestarono al ritorno
e si offrirono di ospitarci per la notte e
mostrarci il sentiero, facemmo con piacere uso
di un’offerta così promettente,
la quale ci risparmiò uno sgradevole allungamento
del lavoro della giornata seguente. Per tanto ci
mettemmo in cammino insieme alle ore 4 e 15 minuti,
dopo che ci fummo amichevolmente congedati
dal nostro oste e che avemmo lasciato un saluto
alla cortese “Guardia Generale” che era ancora
indaffarata con i suoi commercianti e la sua gente
con registri, contratti e misurazioni.
I suoi quattordici sottoposti sono
tutti armati di fucile e revolver, poiché essi,
oltre ai loro compiti di guardaboschi in senso stretto,
formano in pratica anche la polizia del Distretto
il quale, a causa della sua ubicazione e della sua natura,
potrebbe facilmente divenire un luogo di rifugio
di “mauvais sujets” cattivi individui. I nostri nuovi compagni
ci dissero che per legge a nessuno, eccetto alle “guardie boschi”,
era permesso portare, nemmeno anche solo possedere
armi da fuoco, sebbene tutti le
possedessero e in più le utilizzassero
per occasionali scopi venatori, così ché la selvaggina
aveva naturalmente da lungo tempo smesso di esistere
nell’intera cerchia del bosco. Un paio di anni fa
ebbe tuttavia luogo un evento sotto forma della visita
di una femmina di orso col suo cucciolo, i quali
però passeggiarono “come turisti” per il distretto
Il testo originale
presso la Fondazione Angelini
I resti della locanda dove soggiornò F. Fox Tuckett
Reperti ritrovati a Canaje Vecio
Documenti storici - pag. 7
e non diedero a nessuno la possibilità di sparare.
Sul confine settentrionale della valle riposammo
un quarto d’ora e poi salimmo attraverso incantevoli
radure di faggi sopra Valmanera alla “Casera”
Costalta verso “Pian Canaje”, e così verso le piccole
case di legno della pacifica colonia. Queste sono molto
piccole e sono raggruppate su di un piccolo appezzamento
dalla superficie abbastanza piana, in parte
ripulita dagli alberi, dal quale il bosco
si estende in fitte masse di verde
verso l’alto e il basso.
Sedendoci su di una panca vicino alla porta di una
delle prime case, la quale risultò essere
una specie di Osteria, ci vedemmo presto attorniati da quasi
tutta la popolazione e coinvolti in una
vivace conversazione. Essi arrivavano per
rimirare gli stranieri, i primi inglesi che
si siano mai visti qui
Gruppo famigliare dei Gandin a Canaie Vecio
(il testo restante è stato pubblicato nel primo numero della rivista Tzimbar Bint, alla quale vi rimandiamo)
Dev’essere un sentimento abbastanza strano, vivere
così circondati da legname e dover tuttavia pagare
un ceppo da ardere e per giunta a caro prezzo, specialmente
se un tale stato delle cose ha un origine del tutto nuova.
Queste persone paiono appartenere ad tipo certamente
superiore, ciò riguarda tanto il loro comportamento, quanto
la loro intelligenza, poiché molti tra di essi
parlano tedesco e italiano. Ci interessò non poco
udire da uno di loro che essi appartenevano
in realtà alla stirpe dei Sette Comuni
e migrarono nel momento in cui la graduale distruzione
dei loro stessi boschi aveva posto fine al mestiere
che dava loro da vivere come boscaioli. I primi emigranti
appartenevano a sole cinque famiglie, ma quando queste
crebbero e si ampliarono, si divisero
in altrettante piccole colonie, tre delle quali si trovano
nelle vicinanze del “Palazzo”, una
si trova a Osigo, mentre la quinta Ë Canaje.
Attualmente contano in tutto circa 280 anime e hanno
abbandonato il loro antico dialetto “Zembro”, una
specie di parlata sveva, in cui molte parole
sarebbero del tutto comprensibili ai contadini nel nord-est
della Svizzera, sebbene un anziano uomo cimbroi
lo sapesse ancora parlare. Il nostro informatore,
che era un uomo veramente ottimo e
intelligente, aveva inizialmente attirato su di sé la nostra
attenzione domandandoci, quando comprese che eravamo
inglesi, se conoscessimo le opere
di “un certo Miltone” o la “Storia di Ser Gualterio
Scott”, che dichiarò di aver letto in traduzione
con grande interesse.
Nel frattempo fu preparata la nostra cena
e fummo invitati ad entrare nella baracca la quale,
completamente annerita dal fumo e di dimensioni lillipuziane,
fungeva da albergo. Quanto fu tuttavia grande
Don Serafino Gandin cimbro di Canaie
Casone tipico Cimbro simile a quello
in cui dormì F. Fox Tuckett
Documenti storici - pag. 8
la nostra sorpresa quando, in contrasto stridente con la facciata,
ci trovammo dinnanzi ad una tovaglia e tovaglioli
della più candida pulizia, piatti e scodelle pulite,
cucchiai, coltelli e forchette tirati a lucido,
mentre un’ostessa premurosa era sempre
pronta a soddisfare tutti i nostri desideri, nella misura in cui
le sue modeste provviste glielo permettevano. Il sottotetto
era, a dire il vero, abbastanza fuligginoso, ma ciò era
solo una necessità pressoché inevitabile del luogo
e aveva il suo fondamento nella conformazione
del focolare e degli impedimenti che
vennero posti ad ostacolo dal governo nel vietare la costruzione di
case meglio allestite e più solide, mentre, per quel che
riguardava la popolazione stessa, la quale, con istinto
Tedesco, nonostante l’ambiente italiano e la ristrettezza
dei loro mezzi, conservava la sua predilezione per la pulizia
e per il decoro. Quando, verso le dieci, accennammo
che era tempo di andare a riposare, nell’ignoranza
e nel grande dubbio circa la possibile
condizione dell’approntamento per il riposo, ci attendeva
una non minore sorpresa. Noi
venimmo condotti ad un’altra piccola capanna
il cui aspetto esteriore non era per nulla promettente e
qui in una stanza rivestita di legno di dimensioni
senza dubbio minori. Tuttavia era per prima cosa
pulita e conteneva un letto di dimensioni significative,
e rivestito di fresco con lenzuola davvero bianche come
la neve, che eguagliava in tutto ciò che possono offrire i
migliori alberghi di montagna svizzeri e
doppiamente benvenute grazie alla loro immacolata pulizia.
In breve, il tempo trascorso tra questa gente
amichevole, franca e semplice costituisce uno dei momenti
maggiormente piacevoli nei nostri ricordi e
li avremmo volentieri osservati più a lungo, se solo
il tempo ce lo avesse permesso. Noi avevamo infatti
concordato con il resto del nostro gruppo, di trovarci
il 14 a Pieve di Cadore e, per rispettare
i tempi, era necessario lasciare Canaie molto presto.
La mattina del 13, quando ci proponemmo
di salire il Monte Cavallo e raggiungere
La sua cima che va da Cimolais sopra Barcis
la sera stessa.
Ci alzammo alle 2 e 45, bevemmo
caffè, saldammo un conto pressoché irrisorio
e partimmo alle 3 e 30 accompagnati
da uno dei nostri amici, che ci mostrava il sentiero,
e da un portatore che trasportava i nostri zaini su
di un passo basso a sud del Monte Cavallo alla
“Malga” o “Casera”di “Pian del Cavallo”
dove pensavamo di scendere dopo che
avessimo preso con noi i nostri puntali.
Salimmo in alto attraverso il legname sul lato sud del paese,
una direzione che in definitiva ci causò una piccola
deviazione e, come credo, un ritardo, cosicché
erano le 4,45 quando raggiungemmo la Palantina.
Canaie Vecio il cimbro Tiziano Azzalini
costruisce il tipico “Cason”
Pian Canaie sentiero per Canaie Vecio
Arpalice Gandin cimbra nata a Canaie nel
1902 ha compiuto 107 anni il 5 dicembre.
Alle dàin Tzimbrisen lòite gűnnant dich.
Ringraziamo :
la Fondazione Angelini di
Belluno, che ci ha autorizzato
alla pubblicazione,
il redattore Francesco Azzalini e
la traduttrice Cristina Nard.
Il lavoro dei Cimbri - pag. 9
DINGAR BOR ÈRBOT
ATTREZZI DA LAVORO
Ascia
Grande scure
con corpo tagliente
di metallo temperato,
con due facce di cui una piatta,
lama affilatissima molto ampia
a volte a mezzaluna e manico di faggio.
Simbolo dell’artigiano cimbro,
richiedeva grande destrezza e sensibilità
nel lavoro di squadratura dei tronchi di faggio
(àster e quàrt) che dovevano risultare
a facce parallele,prima di essere posti
sul cavalletto da lavoro
Sul suo manico, lungo di norma 80 cm,
erano incise delle tacche con le misure
della larghezza dei diversi tipi di setacci
(crivelli)
Artigiani cimbri molto abili la utilizzavano
per la squadratura dei tronchi di abete
impiegati nella costruzione
dei loro casoni.
Hàkha
Grössorste hàkha
met khòrp hàkantent
bon àizarn gadorbèrmantet,
mettar sbèen zàiten , òona platt,
zàita tűuzantent bètzanentorste un bàitorste
òften bìa halbar maano un mèlbe bomme puucha
Ezèmpien bon tzimbar konsoléar
habet mànghel guut èrbot un höorighe
bàil èrbatet in de söllan bomme puucha
(àster un quàrt) ba missant zeinan
met zàiten rechte, boàr zeinan léganet
in “zoc da s’ciapar”.
òbarn me de zàin hèlbe, ba ist làngar 80 cm.
zeint sràibanet de marche bor ‘s maas
bon de dabàiten bon biil dingar bor böoban
(zerkoi)
Tzimbarn konsoléarn bravorste zi nűtzanent
bor pénkhan au in de söllan bomme bòichten
nűtzantent bor machan au
me innàndarn hòisar
Cunei
Strumenti da lavoro di forma piatta e
tronco conica che i Cimbri si costruivano
con legni molto duri.
(corniolo, carpino, acacia)
I più grossi, rinforzati con un anello di metallo,
venivano impiegati per completare
l’abbattimento dei grandi alberi.
I più piccoli erano impiegati
per ridurre in spezzoni sempre più sottili
i faggi abbattuti per la produzione dei tamisi.
Il cuneo di dimensione minore
era detto zìghel.
Utilizzati con abilità sul cavalletto da lavoro
con l’impiego di una mazzetta di legno
detta kàula, i Cimbri ricavavano
da un tronco squadrato con l’ascia,
detto àster, 16 assicelle:
quattro vire (dal cimbro “vìare”, quattro),
da questi otto sbòner e da ciascuno 2,
crivelli o crivelletti,
scatoi e tamisi
Le 16 assicelle erano unite
In mazzi detti bìna.
La parte centrale del tronco (médol)
era scartato già nelle prime
fasi di lavorazione
Trabakài
Dingar bor èrbot bon lòast met ébane un
spitz tűuzanet ba Tzimbarn lòite màchent au
nűzanent bercar héertar
(kornolèar,hagapuucha,dòrnpuucha)
De gröossorste, baròortanet met rénkh bon àizarn,
zeinant nűtzantet bor riiban
in tèkkalan űbar bomme gròas pòome.
De khlöndorste zeinant nűtzanent
bor màchan stűkhle saldo dunnorste
de puuchen tekkalent ubar bor baròòtan zerkoi.
Dar khàil klòondar
ist gabéèst gaanamet “zighel”
Nűtzantente garecht òbarn de “zoc da s’ciapar”,
met sléeghele bomme berch
gaanamet kàula, de Tzimbarn lòite tűunant
bon òondar sòll pénkhanet met hàkha
gaanamet àster, zèchsan blékhalle
vìare vire (ka tzimbrise gaprècht “vìare” 4)
bon diize acht sbòner un me bòroan sbéen
zérkoi odar khlòonadarn zerkoi,
dingar bor khéeze un bor böoban.
De zèchsan blékalle zèint gabéèst lègantet sùa
bìa mètzle gaanamet bìna.
Dar stamm in mìtten bon sòll (médol)
ist gabéèst skartaaranet darbàil me èersten
sàit bomme èrbot.
Hàkha da squarar
Giovane cimbro a squarar
Cimbro con Trabàkai
Il lavoro dei Cimbri - pag. 10
Coltello a due manici
Coltello a doppia impugnatura
utilizzato in una delle fasi
della produzione dei crivelli di faggio.
Dopo aver posto una sottile assicella
di faggio,ottenuta con l’impiego dei cunei
sull’apposito cavalletto (zoc da s’ciapar),
e averla bloccata sulla stìga
premendola con il sàit,
la si assottigliava con il coltello a due mani,
asportandone gradualmente molti
trucioli fino a renderla di spessore sottile
(2 o 3 mm) e uniforme
La lama veniva affilata con
una lunga pietra speciale detta slìrer.
Fer bor zérkoi
Méssar met sbèen hélben
nűtzanet darbàil ondar sàit
bon de èrbot bor màchan de zèrkoi bomme puucha
Dénne ist gabéèst lèegantet an klòona blékha
bomme puucha, tűnnantet met de trabakai
òbarn me rössle bon berch(zoc da s’ciapar),
un haltentet òbarn in de stìga
drukhannant zi met dar sàit.
dunnanet aus zi met fer bor zérkoi,
lèmmanant dehiin mèeront an zèltzana
bomme söotalle ,bor màchan dűnne
Il cimbro Azzalini Stefano al lavoro
(sbéen odar drai mm.) un galàiche.
‘S mèssar ist gabéèst bétzanet met
òondar làngar stòan sittar gaanamet slìrer.
Grossa pialla
Pialla di grandi dimensioni
(anche 120 x 30 cm),
chiamata pianon
manovrata da tre artigiani cimbri.
Due impugnavano le maniglie
in posizioni opposte per spingere e tirare,
il terzo tirava per la corda agganciata
ad un anello anteriore.
Con movimenti sincroni
ritmati dal fischio del capo squadra,
ottenevano per piallatura contro vena (piockàr),
da un tronco di faggio, opportunamente
squadrato, sottili assicelle,spesse anche
solo1 mm, dette bòseghe.
Queste venivano impiegate nella fabbricazione
di molti attrezzi e oggetti, quali ad esempio
contenitori per alimenti
Pianon
Gròosa piòna
(och hùndart-un-sbòanskh x dràiskh cm)
gaanamet pianòn
ba drài Tzimbarn konsoléarn nűtzantent.
Sbéen lémman au me hàntafen
braan, bor siipan un siigan,
dar dràite siiganet mit snùar ba ist hànganet
ka òona snalla bornàus
Erbatantent mittanandar,
bolgantent me bìspalan bon dar bűurar
màchent met de sliiran bìder aadar(piockàr)
bon òondar söll bomme puucha, bòol
gatàant, klòona blékha, dìkhe och
anloàn òan mm, gaanamet bòseghe
Diize zeint gabéèst nűtzanent bor màchan
biil dingar bor èrbatan un léeban, bìa
de haltar bomme spaize
Assicelle per il tetto (Scandole)
Sottili assicelle di abete rosso
o larice (raro in Cansiglio)
ottenute da tronchi senza nodi
e con venature parallele.
L’artigiano cimbro abbatteva
la pianta adatta e la tagliava
in sezioni di 60 o 70 cm
di lunghezza che poi, con l’ausilio
della scure e dalla mazza,
suddivideva in parti più piccole.
Su ciascuna di queste, venivano
tracciate delle incisioni ravvicinate
(2 cm)con un coltello di metallo
ed una piccola mazza.(kàula)
Quindi con l’impiego di un divaricatore
di di faggio, otteneva sottili assicelle
dette scàndole, premendo vigorosamente
lungo la venatura del legno.
Queste, sovrapposte in duplice
o triplice fila, venivano
impiegate nella copertura dei tetti
delle case cimbre.
Essendo impregnate di resina
duravano a lungo nel tempo e
isolavano dalla pioggia e dal freddo.
Blèkale bor me dack
Dűnnen blékhale me bòichta
odar me lèrch (sittar ka Cansiglio)
màchantet bomme söllan ane khnopf
un met aadarn rechten.
Dar Tzimbar konsoléar hàkhantet űbar
in de pòome sornéeranet un in hàkhanet
stukhen bon zèskh odar zìbanskh cm.
lànghes, ba dénne, mettar
me hàkha un me sléeghe
tòolanet màchanten in töolle khlondor.
òbarn alle me diize, ze habent
mèrchanet me hakh nàgane
(sbéèen cm.) met an méssar bon àizarn
un met òona khlòona kàula
Mèttar ènte nűtzantent an dingar bor tòolan
bomme puucha, màchanet me dűnnen blékhale
gaanamet “scàndole” drukhannant met stérche
in me aadarn bon berch
Diize, lèganet mittanàndar so sbòa
odar drai töolle, zeint gabéèst
nűtzanet bor in dèchar
bomme tzimbrise hòisar.
Zèintente bolle bomme pèch
zi dàuranent bor biil sàit un
bohűuntanent bìder me réego un me khalt
a cura di Francesco Azzalini
(per il Centro Etnografico e di Cultura Cimbra del Cansiglio)
Cimbro alla stiga con Fer da ‘sciapar
Cimbri al Pianon
Cimbro a far scandole
Toponomastica - pag. 11
ALCUNI NOMI DI LUOGHI DEL CANSIGLIO DI PROBABILE DERIVAZIONE CIMBRA
Terminologia
corrente
Etimologia cimbra Traduzione e/o
(probabile)
derivazione
VALLORCH
Taal orck
valle profonda
Villaggio cimbro tra i più antichi; edificato dal Cimbro
Domenico Azzalini nel XVIII secolo.
PICH
Pich
soprannome Cimbro
di Bonato Giovanni
Villaggio cimbro costruito dai Bonato detti “pich”,
e dalle famiglie cimbre dei Gandin e degli Azzalini.
BALDASSARE Balt essa
bosco della cenere
Territorio della foresta dove si produsse una gran quantità di
carbone di faggio per Venezia e le miniere della Valle Imperina di
Agordo. Vi rimase il ricordo degli innumerevoli “poiat” e
della cenere rimasta.
PIAN DEI LOVI Bolf
lupo
Piccola valle alle pendici del monte Croseraz, probabilmente
infestata dai lupi, dove Pietro Azzalini costruì uno dei primi
villaggi cimbri.
BECK
tronco
luogo dei tronchi
Estremità sud della piana del Cansiglio dove venivano radunati i
tronchi prima di essere trasportati nella pianura verso il Friuli
(strada patriarcale) o verso le zone pedemontane.
al pascolo
Villaggio cimbro tra i più antichi, presso il quale vi era e vi è
ancora un pascolo e dal quale si andava “ai pascoli”e alle malghe
della Palantina
CANAIE
Bèrch
Kan aiz
a cura di Francesco Azzalini - Segretario
Hòolig Oswald bon Northuberland
Sant’Osvaldo di Northumbria
LA STORIA
Oswald (Osvaldo), che nell’etimologia
sassone significa “difensore della casa”,
nacque nel 604 e nel 634 divenne sesto re di
Northumbria1
Egli è venerato come Santo dalla chiesa
cattolica in quanto, essendosi convertito al
cristianesimo, fu dapprima promotore della
nuova religione tra il suo popolo ancora in
maggioranza idolatra e poi ucciso in battaglia nel 642 dal re pagano Penda di Mercia.
L’agiografia dai contorni leggendari narra
che l’ultimo gesto di Oswald sia stato quello di pregare per i soldati che morivano con
lui.
Da allora, il culto di venerazione per Sant’Osvaldo, considerato in Inghilterra alla
stregua di eroe nazionale, fu il più importante fattore di coesione e fusione fra elementi
celtici, latini, sassoni e cristiani nel confuso
e travagliato scenario della Britannia del VII
secolo.
Oswald era figlio di re Ethelfrith (593616), il condottiero sassone che era riuscito
a conquistare la Bernicia, regione settentrionale dell’isola (attuale Scozia), e la Deira
situata in prossimità del Vallo di Adriano,
unendole così al grande regno di Northumbria.
La madre, Acha, era figlia di Aella re della
Deira.
Nel 616, però, Ethelfrith venne sconfitto
e ucciso in battaglia dal re dell’Anglia orientale, Raedwald che insediò sul trono di Northumbria il fedele Edwin (585-633, fondatore poi della città fortificata di Edimburgo),
figlio di Aella e fratello di Acha, quindi zio
di Oswald. Quest’ultimo, per evitare la morte, fu quindi costretto, assieme ai suoi fratelli
e familiari, a fuggire nel nord della Scozia,
cercando riparo nell’ostica e impervia regione della Dalriada.
Qui, avvicinato da alcuni monaci della
comunità di Iona, dove aveva trovato ospitalità, abbracciò la fede cristiana. Nell’isola
di Iona vi era infatti il monastero fondato alcuni decenni prima dal monaco Colombano
che divenne il centro missionario fra le popolazioni dei Pitti e Scoti.
Quando nel 633 l’usurpatore Edwin fu
sconfitto a Hatfield Chase dagli eserciti congiunti di Cadwallon, re del Gwynedd, e Penda, re della Mercia, Oswald poté finalmente
ritornare in patria dopo 17 anni di esilio.
Eanfrith, fratello maggiore di Oswald,
salì sul trono della Bernicia ma l’anno dopo
fu ucciso, assieme all’altro fratello Osric, a
tradimento da Cadwallon che cominciò a governare la regione con estrema durezza.
Oswald, allora, con l’aiuto delle tribù dei
Pitti e degli Scoti nel 634 affrontò e, pur in
numero inferiore, sconfisse e uccise il tiranno nell’epica battaglia di Heavenfield presso
Hexham.
Un cronista dell’epoca, Beda il Venerabile, nella sua monumentale “Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum”, narra che prima
della battaglia decisiva Oswald avesse eretto
una croce di legno pregando per la vittoria e
chiedendo che anche i suoi soldati, in maggioranza pagani, si unissero a lui.2
A seguito della grande vittoria, Oswald
si riprese il trono della Northumbria e subito chiamò un vescovo da Iona affinché dif-
fondesse tra i suoi sudditi ancora pagani la
“buona novella” del Vangelo facendo germogliare il seme della nuova religione cristiana.
Dapprima fu mandato un presule molto
severo che non trovò consenso tra la gente
comune da lui considerata barbara, incivile,
ancora troppo ostinata a mantenere le antiche
tradizioni idolatre. Ben presto tale vescovo
mal gradito fu sostituito dal più attento e
comprensivo Aidan († 651), di cui lo stesso
Oswald interpretò i sermoni e tradusse gli
scritti ad uso popolare, ed al quale in seguito avrebbe donato l’isola di Lindisfarne per
fondarvi un monastero ed una sede episcopale vicina alla propria residenza reale di Bamburgh. Grazie al benefico influsso del re e del
proselitismo di Aidan, il cristianesimo si diffuse rapidamente nel regno di Northumbria:
le conversioni furono innumerevoli, vennero
costruite chiese e monasteri in luoghi anche
lontani e disparati, si formarono comunità
cristiane anche nei villaggi isolati.
Pur regnando solo pochi anni, circa otto,
Oswald lasciò un segno indelebile nel cuore
della sua gente quale esemplare re cristiano
e un ruolo importante nella storia della Britannia che cercò di unificare per farne uno
stato potente.
Sempre scorrendo le annotazioni di Beda
il Venerabile, si legge che Oswald era un
uomo straordinario, dotato di “imperium”
e carisma, amato dal suo popolo che egli
trattava con giustizia e autorità paterna. Nei
suoi otto anni di regno ampliò, anche con la
forza delle armi, il suo dominio su Anglosassoni, Britanni, Scoti e Pitti, e non fu certo
opera facile. Gli annali irlandesi di “Tigernach” ricordano che proprio agli inizi del
regno di Oswald i reami anglosassoni del
sud si coalizzarono per contrastarne l’avanzata, tentativo che fallì e da allora, secondo
la “Cronaca anglosassone” venne chiamato
“bretwalda” , ossia “re supremo degli anglosassoni”. Secondo altre fonti storiche,
sembra che Oswald abbia dominato anche
sul Lindsey e che nel 638 abbia conquistato
pure il Gododdin, a nord, dopo aver messo
sotto assedio e espugnata la capitale Edimburgo. Mantenne, invece, buoni rapporti diplomatici con il regno di Wessex, a sud ovest
(attuale Cornovaglia): Oswald infatti sposò
Cineburga, della quale era padrino, una figlia
giovanissima del re Cynegils, al quale fece
da testimone al battesimo quando questi si
convertì a sua volta al cristianesimo.
Non risultano del tutto chiari, invece, i rapporti che Oswald intratteneva con il regno di
Mercia: nel 633 il re Penda aveva contribuito
con Cadwallon alla sconfitta dell’usurpatore
Edwin e in seguito ne aveva fatto assassinare
il figlio Eadfrith, potenziale pretendente al
trono di Oswald, ma le cronache del tempo
dicono che forse Oswald volesse estendere il
suo dominio anche sulla Mercia. Tali pretese suscitarono così dapprima forti diffidenze
e poi aperte ostilità in Penda che sfociarono
in uno scontro armato che avvenne nel 642
(o nel 644) a Maserfield, località identificata con l’odierna Oswestry nello Shropshire.
Il sito della battaglia si trovava nel regno
di Powys, alleato della Mercia, ed è quindi
ipotizzabile che Oswald avesse allestito una
nuova campagna militare di conquista contro
S. Osvaldo patrono dei Cimbri (G. De Min 1858)
La religiosità dei Cimbri - pag. 12
i regni del Galles. Nella sanguinosa battaglia,
Oswald venne ucciso da Penda e l’ultimo
suo gesto fu quello di pregare per i soldati di
entrambi gli schieramenti che morivano con
lui. Dando sfogo agli istinti feroci e pagani
che l’animavano nonché alla rabbia per aver
perduto in battaglia suo fratello Eowa, Penda
(632-655) infierì selvaggiamente sul corpo
di Oswald facendone smembrare il corpo e
offrire al pubblico scempio il capo e gli arti
che furono infissi su pali.3
Le varie parti del corpo furono poi raccolte e sepolte e con tutti gli onori dapprima a Lindsey, ma nel 909 vennero traslate
a Gloucester quindi divise in vari luoghi di
preghiera, favorendo così la rapida diffusione del suo culto.
Il capo fu portato nel monastero, che egli
aveva favorito, di Lindisfarne e collocato nella tomba che dall’875 conservava le spoglie
di San Cuthbert e fu ritrovato solo quando la
tomba di quest’ultimo fu riaperta a Duhram
nel 1827. Anche Echternach, in Germania,
tuttavia, reclama il possesso del capo del re
(Willibrord portò alcune reliquie di Oswald
in Frisia): nel tesoro della cattedrale di Hildesheim è conservato uno splendido cofano
ottagonale di artista tedesco, databile al 1180
circa, che secondo la tradizione racchiuderebbe il capo di Sant’Osvaldo e su cui sono
raffigurati anche altri Santi tra cui Edoardo
e Canuto.
Le braccia di Oswald furono deposte a
Bamburgh: uno fu più tardi trafugato da un
monaco di Peterborough e successivamente
trasferito ad Ely; l’altro è reclamato sia da
Durham sia da Gloucester. Nel XII secolo
Swartreband, un monaco di Durham, confidò di avere spesso visto la mano di Sant’Osvado, che Aidan aveva profetizzato sarebbe rimasta incorrotta a causa della grande
carità del re, ma non rivelò mai dove fosse
custodita.
Il corpo del Santo fu sepolto a Oawestry
(Shropshhire), quindi traslato a Barney e probabilmente nel 909 a Gloucester da Etelfleda, signora della Mercia. Anche il monastero
di S. Winnoc a Bergues (Fiandre) afferma di
avere avuto in dono l’intero corpo di Oswald
da Harold Harefoot, ma che esso fu bruciato dai protestanti nel 1558. Altre chiese che
affermano di possedere reliquie del Santo
re di Northumbria sono: Treviri, Tagernsee,
Prüfening, Ramsshoven, Wettingen e, in Italia, Sauris e Tai di Cadore.
Beda il Venerabile come san Willibrord
raccontano tutta una serie di episodi edificanti sulla vita di Oswald e miracoli attribuitigli dopo la morte mediante la venerazione
delle sue reliquie che comprendevano anche
La religiosità dei Cimbri - pag. 13
frammenti della croce di legno e della terra
tratta dalla sua tomba.4
La sua generosità, la pietà, il coraggio e
la perseveranza, unitamente alla precoce e
tragica morte in battaglia contro un re pagano lo fecero ben presto ammantare di santità
dalla venerazione popolare e il suo culto si
diffuse rapidamente anche al di fuori della
Britannia. Molti sono i luoghi dell’Europa
occidentale (Irlanda, Portogallo, Boemia,
Olanda, Germania e Svizzera, Italia del
nord) che hanno chiese, altari e oratori dedicati a Sant’Osvaldo.
La festa del Santo re di Northumbria, con
il titolo anche di martire, si celebra da tempi antichissimi il 5 agosto; è menzionata nel
calendario di San Willibrord e nella maggior
parte dei calendari monastici inglesi.
Si dice comunemente che chiunque festeggi la sua vigilia (4 agosto) potrà prevedere la propria morte tanti giorni prima quante
sono le vigilie festeggiate.
Ad Evesham e a Gloucester si celebra
anche una festa legata alla traslazione delle
reliquie l’8 ottobre.
L’ICONOGRAFIA
Generalmente Sant’Osvaldo è rappresentato con la corona regale e l’armatura,
mentre regge nella sinistra lo scettro e nella
destra una grande coppa a forma di pisside,
in ricordo del suo atto di pietà, quando fece
a pezzi un grande nappo della sua mensa
per distribuirlo ai poveri che gli chiedevano
l’elemosina; meno frequente è il motivo iconografico del corvo appollaiato sullo scettro
e che porta nel becco un anello, a ricordare
che egli avrebbe inviato alla sua fidanzata
Cineburga il pegno del suo amore per mezzo di un corvo, poiché il padre di lei, re Cynegils di Wessex, era solito eliminare tutti i
pretendenti della figlia che osassero venirgli
al cospetto.
L’opera più antica che lo raffigura è un
busto-reliquario che si trova nel tesoro della cattedrale di Hildesheim e risale al XII
secolo. Al periodo successivo, XIII-XIV
sec., appartengono invece numerose statue,
lapidee o lignee, come quelle delle facciate
delle cattedrali di Wells, Reims e Friburgo
(quest’ultima è una copia fedele di quella di
Reims: nel chiostro a di Friburgo il Santo è
rappresentato anche in un medaglione di una
vetrata, dedicatagli dalla Corporazione dei
calzolai), e le statue del transetto del duomo di Bressanone e della chiesa di Landek
(Austria). Un trittico della cappella di Sant’Osvaldo a Höllental presso Friburgo merita
pure di essere menzionato poiché il Santo vi
è rappresentato più volte con i singoli suoi
attributi, mentre solo con lo scettro e il corvo
appare in una pittura della collegiata di Nonnberg presso Salisburgo.
Del XV secolo è una pala d’altare proveniente dalla chiesa di Judenburg e ora al
museo di Graz mentre risale al secolo successivo un dipinto di Hans Burmair, che rappresenta Cristo nell’orto degli Olivi: in esso
Sant’Osvaldo appare in primo piano come
patrono del committente Fugger Bebehausen. Dello stesso secolo è una statua lignea
di Niccolò da Brunico, che si trova nella
chiesa di Sant’Osvaldo a Sauris, in Carnia.
Nel XVIII secolo il Santo è rappresentato
in gloria da Antonio Balestra nella chiesa di
S. Stae a Venezia e dal Tiepolo, a Padova,
nella Chiesa dei SS. Massimo e Osvaldo.
Cicli della sua vita appaiono in Alto
Adige, Tirolo e Stiria. Al secolo XV risalgono gli affreschi con scene della sua vita
nel chiostro di Bressanone e nella cappella
di Sant’Osvaldo, presso Bolzano, e quattro
scene, di scuola stiriana, appartenenti ad una
pala della chiesa a lui titolata di Eisenerz e
ora al Museo di Vienna. Altre scene della
sua vita sono cesellate in un reliquario del
secolo XVIII, che si trova nella chiesa di
Sant’Osvaldo a Zug, in Svizzera. Nell’alta
Baviera egli è spesso raffigurato accanto a S.
Sigismondo, come nelle chiese di Delitzsch
e di Herzenhausen.
S. OSVALDO – PATRONO DEI CIMBRI DEL CANSIGLIO.
Nel 1769, dietro richiesta del parroco di
Tambre, don Natale Beneditti, il Vescovo
Sandi autorizzò la costruzione di una cappella vicino all’antico palazzo San Marco da
dedicare a S. Osvaldo, “patrono della foresta e dei pastori”, e ne concesse la giurisdizione consegnando le chiavi al cappellano
regio don Andrea De Pluri di Puos; e solo
alla sua morte, avvenuta nel 1830, le chiavi
con i diritti parrocchiali sul Cansiglio furono
restituite alla Parrocchia di Tambre.
Nel 1858 l’Amministrazione Forestale del
Cansiglio commissionò al pittore bellunese
De Min una tela raffigurante S. Osvaldo.
Il santo re, vestito con l’armatura e pronto alla guerra, è inginocchiato in preghiera
davanti ad un crocifissso, mentre un corvo
in volo reca tra le zampe una lettera, che secondo la tredizione storica, è destinata alla
futura consorte, la principessa Cineburga.
Il quadro verrà espopsto in questa Cappella rimanendovi fino agli anni ’40.
Il primo, e probabilmente anche l’unico,
battesimo di cui si ha notizia, fatto nella cappella, risale al 14 febbraio 1912.
In quel giorno, per volontà del padre, vi fu
NOTE
1
Nonthuberland, ossia Northumbria, antica contea del Regno d’Inghilterra “la di
cui capitale si denomina Barwich, a nord del fiume Humber sotto il decimo clima, e
stendesi fra il mare Germanico e il mare Irlandese sino alla Scozia, in situazione di
aere men dolce del rimanente dell’Inghilterra, ma in terreno più fertile ed ubertoso.
Cominciò il Northumberland ad essere Regno l’anno 547” con l’arrivo dei Sassoni
dalla Westfalia che conquistarono tutta l’isola “che chiamarono la Bertagna dal loro
nome e col tempo vi stabilirono nella medesima sette Regni. Il primo di questi fu il
Kent eretto da Engisto l’anno 445; il secondo fu Saffex che formò Ella l’anno 491;
il terzo fu Westsex formato da Cendik l’anno 519; il quarto fu Essex stabilito da Encervino l’anno 527; il quinto fu Northumberland che sortì per opera di Idda l’anno
547; il sesto fu Estanglia elevato da Offa l’anno 571; il settimo fu quello di Mercia
che ridusse Krida l’anno 584”. Tratto da “Orazione in onore di Sant’Oswaldo” di
Gio.Battista Antonio Valerio. Venezia 1807.
2
“Hoemfendald è il campo dell’Orazione dove fu piantata dal nostro Santo la Croce, e vien chiamato in lingua italiana col nome di Campo Celeste. Presso a questo
luogo giacea il gran muro Pittico (Vallo di Adriano) ch’era l’antico ed ultimo confine del Romano Impero. E per riguardo di questa Croce piantata dal Nostro Santo
nel Campo suddetto, attesta Dragone Monaco, che sino a’ suoi tempi, cioè sino all’undicesimo secolo, ad operar veniva Dio per mezzo della medesima un’immensità
di mirabili guarigioni. E per questo da molti, dice Beda il Venerabile, vien dipinto il
nostro Santo con la Croce nelle mani, come propagatore del culto della medesima.
Testimonio ne sieno l’acque del Tina, che fatte vermiglie al paro di quelle dell’Eritreo portarono un’innumerabile quantità di cadaveri a profondarsi nel mare.” (Gio.
Battista Antonio Valerio)
battezzata Azzalini Plinea Valentina di Americo di Edoardo e di Fullin Rosa, nata in Valmenera. Padrini furono Azzalini Cristiano di
Clemente e Azzalini Achille fu Giuseppe.
Durante l’ultimo conflitto mondiale, la
Cappella e i villaggi cimbri del Cansiglio
vennero incendiati da truppe nazifasciste
in un rastrellamento contro i partigiani. Un
Cimbro coraggioso, vedendo il fuoco, entrò di nascosto tra le fiamme e in un attimo
staccò la tela di S. Osvaldo e scappò verso
Vallorch, salvando così una preziosa opera
a cui i Cimbri erano particolarmente affezionati e devoti. La tela rimase in casa di
questa persona per un certo periodo e dopo
venne consegnata ai dirigenti dell’amministrazione forestale del Cansiglio. Nell’anno
1964 fu eretta una nuova cappella dedicata a
S. Osvaldo “patrono della foresta” e a San
Gualberto “patrono dei forestali”. A lavori
terminati, l’Amministrazione Forestale rimise la tela di S. Osvaldo nella nuova chiesa,
ma il tempo l’aveva deteriorata e nel 1990,
l’allora presidente dei Cimbri del Cansiglio,
Costante Azzalini, con l’ausilio dell’intero
Consiglio dell’Associazione provvide al restauro della tela affidandolo alla restauratrice Mariangela Mattia di Belluno.
Attualmente la tela si trova presso il “Museo del Cenedese” di Serravalle in attesa di
essere riportata, a lavori ultimati, in Cansiglio presso il Centro Etongrafico e di Cultura
Cimbra di Pian Osteria.
Il santo patrono Osvaldo viene venerato
dai cimbri del Cansiglio che si radunano numerosissimi nella prima domenica di agosto,
per la tradizionale festa che si svolge nel villaggio di Pian Osteria, con la celebrazione
della Santa Messa e l’esposizione del quadro
che lo rappresenta.
Testi e ricerche a cura di
Innocente Azzalini
Consigliere della Associazione Culturale
Cimbri del Cansiglio
“Estinto il nostro Santo nella battaglia di Maresfelth, ordinò il formidabile Penda
appeso gli fosse il Capo e le braccia in segno d’ignominia e d’infamia intorno a de’
pioppi, che Dragone Monaco denomina quercie, dove stettero esposte per il decorso di un anno intiero senza punto perdere dall’ingiuria dei tempi alcuna bellezza
della loro naturale carnagione quando Ovvio (Oswiu), di lui Fratello, figliolo di
altra Madre di bassa condizione che non portava l’onore delle famiglie (qui viene
indicata spregiativamente come concubina), divenuto dopo la morte di Sant’Oswaldo immediato successore delRegno della Northumbria, fu destinato dal grand’Iddio
a vendicare la morte del Santo Re e di una infinità di Cristiani con un’insigne
Vittoria, che a riportar venne l’anno 655 sopra il formidabile Penda, con il totale
disfacimento di tutto il suo esercito. Egli (Oswiu), avvisato in sogno da Dio di levare quelle Sacre Membra da quegl’infami patiboli, e di riporle in luogo onorevole e
decoroso, si portò con le sue truppe nel Campo di Maresfelth, e di là le trasferì in
Landisfarne con pompa di sommo onore.” (Gio.Battista Antonio Valerio)
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“Dal momento medesimo che passò il Nostro Santo da questa valle di pianto
all’eterna felicità de’Beati, cominciò Dio ad illustrar le sue glorie con un’immensa
quantità di miracoli, che ad operar venne particolarmente in Maresfelth dove venne a sparger il suo sangue per onor della Fede, e in Bearden dove venner a farsi
miracolose quelle acque nelle quali furono ripulite e lavate e depositate le sacrate
sue Ossa, e in Landisfarne dove fu collocata nel cemeterio di quella cattedrale la
venerata sua Testa, e in Debba dove furono trasferite e depositate in un mobilissimo
reliquiario, o sia in cassetta d’argento, nella chiesa di San Pietro le pregiate ed
incorrotte sue Braccia. Dove poi si trovino le pregiate sue Ossa, non convengono
tra di loro gli Scrittori…” (Gio.Battista Antonio Valerio)
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Attività e programmi - pag. 14
Attività svolte nel 2009 e Programma per il 2010
Erbot gamacht inn jaar 2009 un bar machan inn 2010
Nell’anno 2009 l’ Associazione ha attuato le seguenti principali iniziative:
15 Festa dei Cimbri e di S. Osvaldo
Si è svolta il 2 e 3 agosto con grande concorso di Cimbri e
simpatizzanti.
In tale occasione si sono realizzate tre iniziative importanti:
Il Capitello di San Antonio il località
Leon di Pian Osteria
È stato ristrutturato, a cura anche dei Giovani Cimbri del Cansiglio, che hanno finanziato l’intervento con i contributi raccolti alla Festa dei Cimbri.
È dedicato a San Antonio e una targa ricorda i primi costruttori che furono negli
anni 30 i Cimbri di Pian Osteria: Azzalini
Emilio(Biso)- Azzalini Rolando e Azzalini
Luciano
Il libro “L’Alpago” di Don Umberto Trame
è stato ristampato (700 copie) in forma anastatica
tale e quale l’originale del 1932. Trattasi di un documento molto significativo che descrive il territorio dell’Alpago e del Cansiglio come era in quegli
anni. Le relazioni introduttive sono significative
del nostro rapporto con il territorio e le genti Alpagote.
Una Biblioteca e Cineteca sulle Minoranze Etnico Linguistiche d’Italia,
con il finanziamento della Legge 482/99.
per il tramite del Comune di Farra d’Alpago, è stata allestita presso il Museo Etnografico di Pian Osteria.
E’ dedicata allo scomparso Maestro Giovanni Azzalini “Burigan”.
E’aperta negli orari del Museo , tutte le domeniche pomeriggio dalle ore 14 alle ore
18 e anche su prenotazione.
Ha in dotazione circa 500 volumi relativi alle minoranze dei
Cimbri, Ladini, Germanofoni, Mocheni, Walser, Occitani,
Friulani, Grecani, Armeni.
Alla realizzazione ha contribuito in modo rilevante la dottoressa Desireè Dal Bon che ha curato la ricerca, la catalogazione e
il collocamento delle pubblicazioni.
- Processione al santuario della Madonna della Runal.
Lunedì 7 settembre 2009, vigilia della Festa della Madonna, alle ore 19,30 eravamo
numerosi a Palughetto alla processione
notturna dei Cimbri al Santuario. Qui abbiamo assistito alla Santa Mesa celebrata
da Don Gianni e da Don Sperti. Al ritorno in Pian Osteria non è mancato un buon
piatto di trippe, come da tradizione.
- Assi del Cansiglio
Sabato 12 settembre 2009 si è svolta una
grande manifestazione in Pian Cansiglio
per presentare le “assi del Cansiglio” pavimenti in faggio prodotti da una ditta veneta.
Alla presenza del Ministro Luca Zaia i
Cimbri Stefano, Mario, Imerio, Francesco
si sono cimentati nel taglio di tronchi da
adibire a remi tra grande concorso di folla.
- Linea verde
Come molti di voi avranno potuto vedere, i Cimbri hanno ben
figurato nella trasmissione andata in onda il 15 novembre 2009.
L’occasione di salire alla ribalta nazionale su RAI UNO è stata
propiziata da Veneto Agricoltura e da Oscar Azzalini.
Dalle riperse fatte in Vallorch, ci saremmo aspettati un maggior
risalto alle nostre tradizioni, ma i famosi “tempi tecnici” hanno
costretto il regista a tagli e riduzioni.
La manifestazione è stata il frutto della collaborazione di tantissimi di Voi, soprattutto di quelli che si sono dati da fare per
animare e allestire la scena e preparare attrezzi e tavolate.
Ringraziamo in particolare: Bonato Gino, Lino, Francesco,
Stefano, Fausto e Imerio e Annalisa Azzalini.
Un brave e belle a tutte le ragazze e le donne che hanno ben
figurato nei tipici costumi cimbri.
- Ecomaratona e Antico troi degli Sciamani
Si è svolta il 20 settembre una duplice gara che ci ha visto più
impegnati del solito.
La 5^ edizione dell’Ecomaratona
dei Cimbri del Cansiglio e la 1^
competizione ultra trail di 70 chilometri denominata “Antico troi
degli Sciamani”. Entrambe le manifestazioni, con tanti partecipanti
e volontari, contribuisce a far conoscere, anche a livello internazionale, il nostro territorio e la nostra storia.
- Presepio dei Cimbri:
E’ stato allestito in Pian Osteria, nella Huta
presso il Museo. Per questo Natale, dal 8
dicembre, anche nel villaggio di Campon
verrà fatto il Presepio con statue appositamente acquistate. Vi invitiamo a visitarli
con le vostre famiglie e i vostri bambini.
- Gestione Museo e visite guidate
Da quest’anno il MUC (Museo dell’Uomo
in Cansiglio) Centro Etnografico di Cultura Cimbra di Pian Osteria, si è avvalso della preziosa collaborazione di due Cimbre,
Lidia e Lucia Slaviero, che, collaborando
con Franco Azzalini di Vallorch, si sono
dedicate con passione e impegno durante
quasi tutto il periodo estivo anche alla gestione della Biblioteca.
Attività e programmi - pag. 15
Inoltre abbiamo continuato a effettuare visite guidate gratuite per scuole, gruppi e famiglie
al Museo, ai villaggi cimbri e a Canaie Vecio. Notiamo sempre in tutti i numerosi visitatori
(quasi 10.000) vivo interesse e meraviglia.
- Sito Internet : www.cimbridelcansiglio.it - E.mail [email protected]
Il sito è in allestimento e sarà visitabile per la fine dell’anno. Aspettiamo da tutti voi un
parere, proposte e suggerimenti per migliorarlo.
Per il 2010, continueremo con le iniziative intraprese e quelle tradizionali.
Alla 16^ festa dei Cimbri, che si svolgerà nei giorni di sabato 31.7 e 1.8.2010, inaugureremo la Fontana di Pian Canaie che nel frattempo avremo restaurata.
Bar zeegan sich (arrivederci) Francesco Azzalini - Segretario.
www.cimbridelcansiglio.it
Come iscriversi
all’associazione
Tutti si possono iscrivere versando
Euro 10 sul c/c postale n. 79441887
intestato a
Associazione Culturale Cimbri del
Cansiglio
Corso Alpino 9/a
32016 Farra d’Alpago (BL)
Specificando la causale:
quota associativa anno 2010
Èar gàngeht börran
Ci ha lasciato Azzalini Graziano.
Tutti i Cimbri ti ricordano con
riconoscenza per l’esempio,
la passione e l’amore dedicato
alla nostra terra e alla
nostre tradizioni.
Grazie
Borbèis Gott
Noi auguriamo a tutti
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
Bar gunnan allen
Guuta Bainacht un Guutes Nojes Jaar
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Tzimbar Bint - Dicembre 2009