Biblioteca Gambalunga - Rimini LODOVICO FRANCIOLINI A GIOVANNI BIANCHI 10 maggio 1746 – 8 febbraio 1758 (Lettere 113) TAVOLA SINTETICA DELLE LETTERE 1746-1758 ANNO NUMERO LETTERE PER ANNO NUMERO PROGRESSIVO/COMPLESSIVO LETTERE 1746 1747 1748 1749 1750 1751 1752 1753 1754 1755 1756 1757 1758 8 3 8 11 13 27 14 4 12 4 4 3 1 1-8 9-11 12-19 20-31 32-44 45-71 72-85 86-89 90-101 102-105 106-109 110-112 113 TAVOLA ANALITICA DELLE LETTERE 1746-1756 NUMERO PROGRESSIVO DELLE LETTERE GIORNO E MESE ANNO IMG 1 2 3 4 5 6 7 8 10 maggio 21 giugno 28 luglio 22 settembre 26 settembre 20 ottobre 27 ottobre 9 novembre 1746 1746 1746 1746 1746 1746 1746 1746 1408 1406, 1407 1405 1403, 1404 1402 1400, 1401 1399 1398 9 10 11 2 aprile 15 giugno 15 luglio 1747 1747 1747 1396, 1397 1395 1394 12 13 6 giugno 13 giugno 1748 1748 1393, 1392(bis) 1387, 1388(bis), 1389, 1390, 2 1391, 1386 1385 1384 1380, 1381, 1382, 1383 1378, 1379 1377 1375, 1376 14 15 16 27 giugno 10 luglio 29 luglio 1748 1748 1748 17 18 19 25 agosto 1 novembre 29 dicembre 1748 1748 1748 20 21 22 23 25 febbraio 9 marzo 2 maggio 14-15 maggio 1749 1749 1749 1749 24 25 26 27 17 maggio 22 maggio 23 maggio 20 settembre 1749 1749 1749 1749 28 29 30 31 21 ottobre 30 ottobre 7 novembre 13 novembre 1749 1749 1749 1749 1415 1413, 1414 1412 1409, 1410, 1411(bis), 1368, 1369, 1370, 1371, 1372, 1373, 1374 1365 1366, 1367 1364 1358, 1359, 1360 1357 1356 1362, 1363 1361 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 8 gennaio 4 aprile 7 aprile 12 aprile 20 luglio 27 settembre 4 ottobre 10 ottobre 18 ottobre 19 ottobre 28 ottobre 11 novembre 9 dicembre 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1750 1354, 1355 1352, 1353 1351 1349, 1350 1346 1344, 1345 1342, 1343 1341 1333, 1334 1339, 1340 1338 1336, 1337 1335 45 13 gennaio 1751 1332 3 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 26 gennaio 16 febbraio 28 febbraio 10 marzo 17 marzo 21 marzo 24 marzo 31 marzo 7 aprile 18 aprile 28 aprile 5 maggio 12 maggio 26 maggio 29 maggio 2 giugno 11 giugno 11 luglio 21 luglio 4 agosto 25 agosto 5 settembre 19 settembre 3 ottobre 13 ottobre 28 dicembre 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1751 1331 1330 1329 1327, 1328 1326 1325 1324 1323 1322 1321 1320 1318, 1319 1317 1316 1315 1313, 1314(bis) 1310 1311, 1312 1309 1307, 1308 1306 1304, 1305 1303 1302 1300, 1301 1299 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 5 gennaio 12 gennaio 20 gennaio 22 gennaio 26 gennaio 12 marzo 19 marzo 22 marzo 19 aprile 26 aprile 3 maggio 28 maggio 4 giugno 3 settembre 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1752 1298 1296, 1297 1295 1294 1293 1292 1291 1290 1289 1347, 1348 1288 1287 1286 1285 4 86 87 88 89 14 febbraio 4 settembre 12 settembre 11 novembre 1753 1753 1753 1753 1284 1283 1282 1280, 1281 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 16 gennaio 2 marzo 6 marzo 10 luglio 3 agosto 2 ottobre 9 ottobre 12 e 16 ottobre 6 novembre 9 novembre 4 dicembre 31 dicembre 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1754 1278, 1279 1277 1276 1275 1273, 1274 1271, 1272 1269, 1270 1267, 1268 1263, 1264 1265, 1266 1261, 1262 1260 102 103 104 105 8 marzo 14 maggio 16 luglio 29 novembre 1755 1755 1755 1755 1258, 1259 1257 1256 1254, 1255 106 107 108 109 1 aprile 6 aprile 25 aprile 29 dicembre 1756 1756 1756 1756 1253 1252 1250, 1251 1249 110 111 112 10 gennaio 9 febbraio 9 marzo 1757 1757 1757 1247, 1248 1246 1245 113 8 febbraio 1758 1243 N.B. Si troveranno in una stessa lettera parti scritte in carattere normale e paragrafi o espressioni in corsivo che si riferiscono alle parti trascritte. 5 ANNO 1746 – LETTERE 8 IMG_1408 Lettera n. 1 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo1 10 maggio 1746 O’ già contratti tutti gli obblighi per assumere ogni impegno per il dottore Barbetta, che si degna con tanti requisiti di concorrere a questa condotta medica vacante, e non solo per i suoi meriti canonizzati dalla penna di Vostra Signoria, ma anche perché, per conto suo, io merito di ricevere i pregiatissimi comandi di uno dei primi letterati d’Italia2. Prego Vostra Signoria di stare sicuro che, appena ho ricevuto il suo pregiatissimo [scritto], ho posto in atto le più forti premure, e non senza profitto, con la parte più sana dei Consiglieri a lui [dott. Barbetta] favorevole; tutto dipende da fatto che la parte meno sana, che in ogni paese esser suole la più forte e numerosa, non abbia contratti segreti impegni di velleità a causa dei quali non si possa persuadere che la buona elezione d’un medico de[v]e tanto premere quanto premere ci de[v]e la vita nostra non solamente, ma spesse fiate ancor l’anima. Qualunque cosa stia per succedere, sarò contento con i miei amici per avere fatta giustizia al raccomandato da Vostra Signoria e di avere acquistata tanta pregevole servitù nei confronti di Vostra Signoria che prego di tenerla esercitata colla frequenza de’ stimatissimi cenni suoi, mentre con tutto ossequio mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 10 maggio 1746 D(ivotissi)mo Ob(bligantissi)mo Ser(vito)re vero3 Lodovico Franciolini Ill.mo Sig.re Sig.re Pr.one Col.mo (illustrissimo signore signore padrone colendissimo): formula di cortesia usata nelle lettere. 2 Lodovico si riferisce a Giovanni Bianchi. 3 D.mo Ob.mo Ser.re vero (devotissimo obbligatissimo servitore vero): ): formula di saluto e cortesia usata nelle lettere. 1 6 IMG_1406, IMG_1407 Lettera n. 2 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 21 giugno 1746 Quantunque il sig. conte Ripanti, oltre avermi fortemente spalleggiato, abbia voluto spedire a mezzo posta al sig. Barbetta la lieta nuova della sua gloriosa elezione a medico primario di questa Città, ho creduto mio dovere scrivere anch’io qualche cosa a Vostra Signoria. Può Ella francamente credere che abbiamo dovuto sudare più volte ghiaccio per timore che riuscissero vane le nostre fatiche, poiché ben tre costantissimi partiti sostenevano tre diversi soggetti, per cui, prattiche, maneggi, ripieghi, hanno dovuto essere folti, vigilanti e coraggiosi. Grazie a Dio, però, domenica 19 [giugno], con sommo onore, l’intento è stato raggiunto contro tutti e tre i concorrenti: dei 79 consiglieri presenti, 54 sono stati i voti favorevoli e solo 25 i contrari. Supponendo che l’abate Vitali, al quale si deve la maggior parte in questa elezione, sia in procinto d’informare Vostra Signoria dell’esito dell’elezione, non intendo infastidire oltre con il racconto prolisso di altre circostanze. Supplico, invece, la gentile bontà di Vostra Signoria di premiare la mia debole attenzione con l’onore frequente de’ pregiatissimi suoi comandamenti ringraziando vivamente del favore graditissimo per la licenza della foglia, tutto stima, rispetto ed ossequio mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 21 giugno 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 7 IMG_1405 Lettera n. 3 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 28 luglio 1746 Sebbene siano stati contratti fortissimi impegni per l’elezione del nuovo medico chirurgo, io non posso fare a meno di raccomandare a Vostra Signoria il sig. Gaspare Gentili che esercita in S. Angelo in Vado. Non pretendo che Ella mi dica le Sue idee su di ciò, ma semplicemente supplico Vostra Signoria di dirmi qualcosa in proposito per poter riferire di averLe scritto su di ciò; in tal contingenza gli rinnovo la mia divozione, la supplico di spesso comandarmi e con tutta stima mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 28 luglio 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1403, IMG_1404 Lettera n. 4 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 22 settembre 1746 Dovendo provare a rispondere, non solamente per moltissimi stimoli datimi ma, di più, per nojosissime petulanze sofferte, ad un certo compendio ironico legale ed essendo la cosa per me assai difficile, non essendo mai stato letterato, neppure per finzione, e in più non avendo libri a proposito, dai quali ricavare un qualche lume, mi sono confidato con gli abati Montanari e Vitali e con il sig. Barbetta sul 8 da farsi. Essi mi hanno proposto la lettura del Malmantile, dell’Apologia di Annibale Caro e di un’altra apologia contro un certo Maestro di scuola di Bugiano. Nessuna di queste tre opere si trova in Jesi, e seppure qualcuna vi fosse nella libreria di Pianetti, cosa che mi gioverebbe, non potendo io fare un tal studio in abito, ma dovendolo fare comodamente a casa, essi abati e sig. Barbetta mi proposero d’incomodare Vostra Signoria perché me le possa spedire. L’ardimento mio, per vero, di molto trascende, ma chi può mai imponere leggi discrete alla durissima necessità! Per il Malmantile con le note del Salvini ed altri, se si trovasse costì [a Rimini], potrebbe Vostra Signoria comprarlo per me al prezzo che Ella vuole – poiché io sarò pronto al rimborso-, mentre le due Apologie, impegno il mio onore, saranno ben custodite e restituite con la maggiore sollecitudine. Incolpi la Sua somma gentilezza se tanto La importuno, m’onori de’ pregiatissimi cenni suoi e lasci che con piena stima ed ossequio mi confermi. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 22 settembre 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1402 Lettera n. 5 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 26 settembre 1746 Sabato il messo è tornato con l’Apologia del Caro, che conservo con tutta gelosia, e che, ho subito visto, mi sarà molto utile. Ringrazio Vostra Signoria per la somma bontà che mi usa favorendomi e supplico di poter corrispondere in molte occasioni a dovere. Bisogna avere pazienza per la mancanza del Malmantile e dell’Apologia contro il Maestro di Bugiano. E’ necessario richiedere il prezzo equo e non si può costringere nessuno a fare ciò che non può, e molto meno a dare quel che non è; ma se ci fosse l’occasione di poter comprare il Malmantile e 9 l’Apologia del Caro per me a qualunque prezzo, che sembrasse [giusto] a Vostra Signoria, mi terrei questi libri molto obbligato [verso Vostra Signoria]; si degni infrattanto di comandarmi sempre e si ricordi che sono e lo sarò in perpetuo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 26 settembre 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1400, IMG_1401 Lettera n. 6 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 20 ottobre 1746 Che dirà Vostra Signoria che fino ad ora io abbia tardata la risposta del pregiatissimo suo del 2 stante [ottobre], dirà che dopo avere ricevuti tanti favori me ne sia scortesemente dimenticato, proporrà di non volere più sanamente lavar il capo al somaro e molte altre cose dirà e le dirà con ragione ed io dovrò lasciargli pur dire e pienamente conservarmi a vivere piuttosto che replicare. Ma se parlare mi fosse permesso in giustificazione, non già né per scusarmi in atto sommesso, gli chiederei perdono gettandone la colpa addosso ai tanti seccatori che di continuo mi stanno d’intorno, pretendendo di farmi sollecitare una certa ben lunga risposta e la prolungano piuttosto con riscaldarmi la testa ed insiememente mi deviano dal compimento dei miei doveri . Ma poiché il perdono è più generoso quando si concede, non voglio dir nemmeno questo, acciò possa trionfar sempre più la di Lei gentilezza. Parlando [ora] in risposta alla sua lettera, dico che il Malmantile è di quella stampa in 4°di tante carte quante ne ha il Suo e dovrò di questo contentarmi senza badare tanto al sottile se i termini [di pagamento] siano o no scelti, giacché la mia scrittura deve essere ridicola ed usare di bocca o da penna di quattro ignari giovanotti. Il libro intitolato Monosini Flores farebbe per me ma siamo troppo lontani, non saprei come fare per averlo, quindi non posso che ringraziarla infinitamente della Sua bontà. 10 Tenevo lesta la sua Apologia per rimandargliela in occasione che certi signori fanno da qui ritorno a Forlì, patria loro; ma se questi tempi stravaganti non cessano, diverranno concittadini di Jesi, partiranno però una volta e in tal congiuntura sarà Vostra Signoria reintegrata. Avevo compiuta l’opera per sottoporla al savio di lei giudizio, ma poi me ne sono distolto, non solamente per non gravarla di vantaggio, ma anche perché ho capito che nella Curia romana certi stili non si approvano. Scrissi a uno, che sta in posto considerevole, una lettera di curiosi racconti abbondante, la scrissi in modo da burla e mi servii d’un certo stile, veramente non troppo epistolario, lo feci con intenzione, (che sapendo egli la mia incombenza) quello poteva rispondere se gli fosse piaciuta la mia maniera di scrivere; egli mi rispose così: ”questo vostro stil boccaccievole col verso in fine è andato in disuso, perché troppo uniforme allo scrivere latino dal quale la vostra volgar favella deve, per quanto può, discostarsi; ma perché [poiché] distinguendo i sistemi, lo stile di scrivere oratorio, istorico ed epistolare, vogliono che in questo ultimo assolutamente si scriva come si parla senza altra eleganza che quella del buon numero e armonia”. Io ho capito da me questa distinzione da gran tempo e capisco ancora, che quando l’eleganza non giunge a rendere attenti li sensi, non si de[v]e esser tanto in cagnesco all’uniformazione al latino, che ogni cosa benché minima sia ben fatta, e farla nel miglior modo possibile, per acquistar così la consuetudine di far bene le cose grandi, e capisco che il voler scrivere in boccaccievole [stile] lettere familiari è una mala creanza, quando non si faccia per letterario esercizio, perché è un voler trovar presto il carteggio, mentre i corrispondenti vorranno replicare nello stesso modo solo una volta o due. Non capisco per altro ancora la differenza che passa tra il numero, armonia e l’eleganza. Risposi di non sapere molto né poco del Boccaccio e che io avevo scritto per scherzo e mi proposi di compiere l’opera mia in scrivendo da curiale per non dover faticare per impoverire, conforme dice il Pasquino4 dell’Apologia; si contenti di commandarmi sempre perché con tutta stima e rispetto mi ratifico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 20 ottobre 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vitore) vero Lodovico Franciolini Pasquino: statua antica che si trova in un angolo di Roma. Personaggio dell’Apologia di Annibal Caro. 4 11 IMG_1399 Lettera n. 7 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 27 ottobre 1746 Avendo rilevato che la mia opera risulta troppo secca e tediosa attenendomi puramente allo filo legale, ò pensato ornarla almeno con qualche sale. Quindi, di avvalermi delle grazie di Sua Signoria che, con somma gentilezza, mi offre il Monosini Flores Italicae Linguae. Se Vostra Signoria me lo favorisce, non vi è altro modo che mandarlo per posta. Attenderò, dunque, per questo verso le sue pregiatissime grazie e con il solito ossequio mi confermo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 27 ottobre 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1398 Lettera n. 8 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 9 novembre 1746 Sto con poca febbre, perciò non scrivo a Vostra Signoria Ill.ma di pugno. Avviso di avere ricevuto il Monosini attraverso il dottor Barbetta unitamente alla sua compitissima [lettera]. Avviso, inoltre, di avere fatto affrancare alla posta di Fano la sua Apologia del Caro. Di ambedue La ringrazio per quanto so e posso e con distinzione di stima e di affetto mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 9 novembre 1746 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 12 ANNO 1747 – LETTERE 3 IMG_1396, IMG_1397 Lettera n. 9 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 2 aprile 1747 Ho ricevuto dal sig. Barbetta la dottissima dissertazione di Vostra Signoria e l’ho letta con piacere anche perché, anni or sono, in un Archiospedale di Roma un certo medico Gotti, bolognese, confuse alcuni medici primari, sebbene egli in quel tempo esercitasse la condotta di Pesaro, e da quel dottore sentii anche una lunghissima lezione nella mia casa contro i viscitatoj. Ringrazio, pertanto, Vostra Signoria con tutta la stima e affetto. Il sig. Barbetta disse anche che Vostra Signoria desiderava, con la restituzione del suo Monosini, anche il mio scritto [componimento]. Il Monosini è pronto e sto aspettando l’occasione opportuna, ma se Vostra Signoria avesse fretta lo manderò per posta. Ma il mio scritto non essendo stato finito per la Quaresima, tempo in cui la gente suole fare penitenza particolarmente col soffrire, ed essendo già venuta la Pasqua, non so se lo manderò, dovendo avere compassione al prossimo e non amareggiarli colle stucchevoli opere mie li delicati bocconi. Nello scritto mi serve impugnare con il Cluverio la venuta dei Pelasgi in questa Marca cisalpina e mi serve sapere se dice bene il Cluverio che i Pelasgi edificassero Ravenna e che poi fossero fugati dalli Toscani. Se su questo argomento Vostra Signoria avesse una qualche autorevole notizia, la gradirei sommamente insieme alle notizie sui costumi dei Pelasgi. Sento che Vostra Signoria fra qualche mese verrà qui [a Jesi]: la casa mia è aperta per Lei, qui sono bandite le cerimonie, trionfa la cordialità e la libertà tutta. Venga dunque e mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 2 aprile 1747 Di(votissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 13 IMG_1395 Lettera n. 10 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 15 giugno 1747 La raccomandazione, che Vostra Signoria ha fatto del sig. Cesare Torri, che concorre alla vacante Giudicatura di Jesi, per me completa tutti i requisiti necessari per il concorso e vorrei che ciò possa avere lo stesso effetto sugli altri consiglieri, perché il raccomandato in questo modo raggiungerebbe il proprio intento e Vostra Signoria resterebbe ubbidita in quella guisa che io desidero ed in questa e in altre occasioni per potermi con verità ed in effetti sottoscrivere. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 15 giugno 1747 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1394 Lettera n. 11 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 15 luglio 1747 Per una occasione sicura che l’abate Vitali mi dice di avere, riconsegno a Vostra Signoria il Monosini del quale ancora la ringrazio infinitamente e la prego di scusarmi per il ritardo nella riconsegna. Da più di due mesi ho mandato a Roma la mia Apologia, che è stata gradita al maggior segno e, Dio volesse, che avesse la decima parte di quelle prerogative che gli [h]anno attribuite. Poiché i difensori Curiali non vogliono faticare, si vogliono servire di detta Apologia come una vera scrittura a difesa [scrittura difensiva] giacché l’[h]anno scorta abbondante assai di ragioni, di riflessioni e forti argomenti e di fatti nuovi non più prodotti, ed in questo caso andaranno tolti via molti frizzi, motti, dizioni che sono propri delle Apologie, ma che non si confanno 14 allo stile forense, specialmente nei Tribunali dei Preti. Questo farà sì che la mia opera non sarà più la stessa perché mancherà delle molte cose che sollevano dal tedio d’una lunga lezione. Io, però, non so ancora se sia stampata né quando si stamperà, ma quando l’avrò avuta ne manderò una copia a Vostra Signoria, se la gradirà anche nella forma sopra descritta; con che pregandola onorarmi de’ suoi preggevoli cenni e di sua amabile persona qui in sua Casa, giusto il concertato, tutto stima e divozione, mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 15 luglio 1747 Div(otissimo)mo Obb(ligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 15 ANNO 1748 – LETTERE 8 IMG_1392, IMG_1393 (fotografia ripetuta) Lettera n. 12 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 6 giugno 1748 La graziosa lettera di Vostra Signoria del 30 del mese passato mi trova già fervorosamente impegnato per il sig. Rota (giovane concorrente per la condotta di Jesi). I passi fatti e che sto per fare a favore del sig. Rota, non possono da Vostra Signoria ascriversi né a credito né a suo debito. Si degni Vostra Signoria di onorarmi con altri comandi in modo che io possa dirmi veramente suo servitore e si accerti che si faccia ogni sforzo per superare la grande eccezione della poca età cui malamente soggiace il concorrente. In ogni caso, comunicherò il foglio di Vostra Signoria a chi ne insinua ed ancora ad altri e con distinto ossequio e rispetto mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 6 giugno 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1387, IMG_1388 (fotografia ripetuta), IMG_1389, IMG_1390, IMG_1391, IMG_1386 Lettera n. 13 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 13 giugno 1748 In occasione che devo scrivere a Vostra Signoria una lettera di premura, non manco di notificare che le cose del dottore Rota stanno presentemente in una buona positura perché, convocati insieme i nostri bracchi, abbiamo fatto conto di 16 avere trenta voti in Città dalla nostra, sicché se ne avessimo altri venti nel Contado, sarebbemo a buon punto. Abbiamo spediti per questi contorni alcuni cani levrieri, sentiremo la preda che avran fatto. Il can mastino che fermerebbe tutti i Castellani sarà Monsignore Vescovo, che certamente dovrebbe essere qui a tempo per l’elezione di ritorno da Padova. Questo Monsignor Vescovo sarà di qua con tutta la propensione a favore del sig. Rota ed egli fu avvisato di presentarsi e farsi raccomandare da quei Cavalieri e valentissimi professori. Credo che l’abbia fatto e che lo farà al presente, poiché il Prelato nel venire qui si troverà a Bologna per le funzioni del Corpus Domini. Potrebbe Vostra Signoria stare all’erta quando ripasserà a Rimini ed essergli addosso colle due gentilissime dame che mi descrisse nell’ultima sua [lettera]. Tutti tre lo balzino fortemente questo Padrone e sopra tutto l’úntino ben bene, perché così ben untato, farà di certo osservar ben questo Rota. Altra dama di qua, cui il Prelato di molto aderisce, manterrà fresco questo unto, anzi ve ne applicherà del nuovo e con questi buoni preparativi, con queste ottime preordinazioni, si darà fuoco alla mina pochi momenti prima del Consiglio e della gran fiamma che sarà per uscire, dal spaventevole scoppio, speriamo che possa sentirsi una voce che sia: vox tonitrui tui in Rota. Ora vengo al mio interesse. Il p. Sarti, non tanto per dare lume alla geografia, ma per fare cosa gradita a quelli del nostro Castello del Masaccio, con una dissertazione che fece stampare e che suppongo pervenuta nelle sue mani, vuole che il suddetto Castello sia Cupra Montana contro molti antichissimi autori e applauditissimi che, invece, vogliono che un tale nome competa a Ripatransona. Egli fonda il suo pensiero in Tolomeo, il quale p. Sarti dice che ha sbagliata più volte, ma vuole poi unicamente che l’indovini su questo punto; lo fonda in Plinio il quale certamente non dice tale cosa. Ma molto di più lo fonda in una lapide trovata 30 o 40 anni or sono in un podere dei Ferranti, la quale fu esaminata dal Muratori e stampata senza le ultime due parole Cuprensens Montani, che ha egli solo, p. Sarti, ha preteso scoprire. P. Sarti ha preteso di più con tale dissertazione cioè decretare, quanto un oracolo pontificio, col quale rende uguale il Cappellano al cittadino, il Villano al Cavaliere. Io dovrò scrivere contro questo decreto e spero di poterlo fare con tutto il fondamento e specialmente con Brevi pontifici, ma credo di non dovermi limitare a questo sol punto e di dover discorrere ancora di Cupra Montana. Il p. Paciardi, teatino, Ella sa che ha scritto fondatamente a favore di Ripa Transona e non so se vi scrivesse ancora[anche] un vescovo di questa città. Questo sì che so di sicuro, d’avere bisogno di suo valevole aiuto su tal particolare, e dovrebbe consistere che Ella facesse fare esatta ricerca in tutte le librerie de 17 Calepini5 e Geografi e non solamente in Rimino, Ravenna, ma in altri lontani luoghi dove Ella ha corrispondenza, [e] rinvenire se si può la vera storia di Cupra, risapere che cosa ne dicono gli autori antichi sì de Calepini che di Geografia, e dove collochino questa Città, e poi favorirmi di tutto poiché, secondo quel poco che ho veduto ed altro che vedrò in queste librerie, spero di poter coll’autorità confondere p. Sarti. Tutta la fatica sarà di dar contro alla lapide. Ma, avendomi detto l’abate Vitali che l’ha veduta, che non sossiste ciò che dice Sarti, che le ultime parole Cuprenses Montani nitidissime appareant, ma solamente che le â capite dalle induzioni del p. Sarti, il quale parlando troppo appassionatamente dei Masaccesi non dee essere creduto, molto meno che se quelle parole oggi nitidissime apparent, dovevano più chiaramente apparire 30 anni [or] sono, oppure allora non apparvero né punto né poco, sicché fu mandata la copia della lapide al Muratori senza queste parole. Di più mi dicono che in tempo prossimo all’invenzione di questa pietra, fosse l’abate del Masaccio, quell’uomo insigne che poi fu Generale e per la morte del quale Vostra Signoria compose e recitò quella bellissima Orazione funebre, che però non posso credere che un uomo eruditissimo non avesse riflettuta, considerata ed interpretata tal lapide. E capite, meglio del Sarti, quelle ultime parole. E poi questa lapide non può mai rendere sicuro l’asserire che lì stesse Cupra Montana; mi pare che su questo punto si potesse dir molto, specialmente colla scorta degli autori che asseriscono il contrario; è stata trovata in un campo lontana dal Masaccio verso Jesi, non attaccata in alcun edificio e neppure vicino a qualche diruta fab[b]rica antica, d’onde possa credersi essersi distaccata, onde in questo stato di cose, perché non può dirsi che questa pietra sia stata trasportata qua da vetturali, che se ne siano serviti per bilanciare le some? Si fonda il p. Sarti nel ritrovamento che si fa al Masaccio di certi pavimenti fatti a spina posti in mattoni a cortello, e questi mattoni non sono più grandi d’un mattone di cioccolata di mezza libbra e questi pavimenti, oltre che da questi mattoni, sono composti da altri mat(t)oncini tondi ottangolari, quali di grandezza d’una lirettina e quali d’un testone; ma che â che fare ciò con Cupra se simili pavimenti si vanno trovando per tutto? Sei anni or sono ne fu scoperto uno grandissimo nell’orto de’ nostri Capuccini e, quattro mesi fa, un altro se ne scoperse da un particolare in Città mentre che rifondamentava una casa. Io ce li ò tutti, ne volevo mandare a Lei uno per sorta, acciò mi ridicesse se costà se ne trovano, ma poi lo stimai una freddura. 5 Calepino = sinonimo di Dizionario. 18 Allega il p. Sarti un istromento, o Breve antico, dove un certo nostro Castello vicino al Masaccio , chiamato ora Poggio Cupo, vien nominato Podium Cupre, ma io stimo argomento questo da nulla, perché noi abbiamo nella nostra Giurisdizione due Castelli, un è detto S. Marcello, l’altro Poggio di S. Marcello; eppure l’uno non ha che fare con l’altro, fanno castello da sé, comune da sé, e sono due luoghi diversi e perché, essendovi state due Città dedicate alla dea Cupra, non poteva esservi anche un Castello? Oltre di che, nel tempo dello stesso Breve, proviamo noi che il Masaccio era Masaccio Castello di Jesi che veniva, come viene oggi, a presentarci il pallio e prestarci giuramento di fedeltà e di ob(b)edienza e soggezione. Rimetto tutto alla sua prudenza e dottrina, ma la ritorno a pregare fervorosamente del sopra descritto favore e con desiderio di sempre obedirla con tutta stima mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 13 giugno 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1385 Lettera n. 14 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 27 giugno 1748 Il partito del dott. Rota séguita [la sua opera], ma il Governo fa di tutto per non volere il dottore e fa in modo che il Consiglio non si riunisca; tuttavia, credo che le cose andranno bene. Ringrazio Vostra Signoria delle notizie che mi ha inviato e delle quali mi servirò opportunamente e con segretezza. Se Vostra Signoria mi avesse procurato un elenco delle cose non sussistenti espresse nella Dissertazione di P. Sarti, le avrei gradite poiché sempre mi saranno utili, onde la supplicherei di mandarmele. La fiera di Senigallia è vicina e Vostra Signoria verrà, onde la priego favorire questa sua casa dove averà libertà e buona cera senza cerimonie. L’invito è sincero, onde prego di gradirlo molto più che l’abbate Vitali su di ciò gli averà espresso l’animo mio; si compiaccia comandarmi, mentre con pieno ossequio mi confesso. 19 Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 27 giugno 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1384 Lettera n. 15 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 10 luglio 1748 Resto molto debitore a Vostra Signoria per le ottime notizie che si degna darmi per oppormi alla nota Dissertazione [di P. Sarti]. Il primo impegno è di rispondere alle proposizioni che vogliono rendere i Castelli uguali alla Città. Non è Cupra Montana o altro, ma ciò non ostante, per screditare tuttavia la scrittura, non sarà male di discorrere d’ogni cosa altra sfuggita. Il partito a favore del dott. Rota cresce e, per di più, il Governatore ha avuto il preciso compito di far riunire il Consiglio, cosa che si farà sabato e domenica, oggi otto, ci sarà l’elezione del medico. Ora le premure saranno più fervorose. La speranza che Vostra Signoria sia sul punto di favorirmi, mi riempie di consolazione, per cui sto attendendo con ansia che sia compiuta questa elezione. e colla brama dei suoi pregiatissimi cenni, mi confermo con tutto il rispetto. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 10 luglio 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1380, IMG_1381, IMG_1382, IMG_1383 Lettera n. 16 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 29 luglio 1748 20 Ieri è stata fatta l’elezione del medico nella persona di un certo dott. Cenni, medico di Cagli sento d’Urbino, che riportò 52 voti favorevoli su 114 [consiglieri] che erano presenti in Consiglio. Il dott. Rota fu incluso con 47 voti. Ebbe il Governo contrario che portava un certo Donci romano, che sebbene scevro affatto di requisiti, ebbe contrario tutto il Magistrato che gli negò il posto datogli dal Magistrato passato e lo pose fra gli infimi, ebbe contrario il Baleani che con la scorta del soprasapere, ricchezze e fortuna affoga la gente, ebbe contrario quel volpone che, niegando fin l’acqua, promette grandi cose, fè venire da Forlì la fede del battesimo, da cui si ricava che Rota non aveva più di anni 24 e pochi mesi e poi, cavando la castagna colla zampa del gatto, la fè mandare in giro da altri, ebbe contrario il cavalier Colocci, il quale quantunque promettesse a Donna Faustina Bolognetti l’opera sua, pure fè alla scoperta e, come frenetico, parte contro al Rota, ebbe contrario l’Inquisitore di Bologna jesino, che scrisse lettere qua assai svantaggiose per il Rota, e furono portate in giro, ebbe contrario il litotomo Lapi che, publicando per poco esperto il Rota, fece gran premura per il Catani e, non ostante che ammazzasse qua più d’uno, per averne guarito uno solo fè della breccia, ebbe contrario questo Governo che portava un certo Donci romano e per questo sospese il Consiglio fino a tanto che si rinovasse il Magistrato, procurò che si togliesse al Rota il luogo stabilitogli e che, in questo, il Donci si sostituisse, fè delle premure presso molti della Città, che fè chiamare a consulta in Palazzo, e pressò tutti del contado che speranzò con varie promesse, sebbene il Governatore restasse affatto deluso, mentre il Donci fu incluso per un sol voto sopra la metà. Più d’ogni altra cosa pregiudicò al Rota il conte Ripanti, che per troppo zelo, si fè capo fazzionario contro il parere degli aderenti di Rota, i quali sapendo che esso Ripanti si era reso diffidente per altri conti alla metà del paese, non volevano che scoprisse le sue premure, particolarmente col parlare poco di proposito e con poca proprietà, e coll’andare troppo franco e festoso. In questo stato di cose, rimetto al di Lei purgato intendimento, il giudicare se fu portento o no l’ottenere per il Rota l’inclusiva. Sarei contento se mandasse a Bologna il contenuto di questa mia lettera, ma che non palesasse chi scrive, perché in un’altra occasione, potrebbe rendere molte persone avvisate, specialmente ora che non si sa se l’eletto accetterà, poiché l’emolumento che gode non è inferiore a quello che dà il paese e con pieno rispetto mi rassegno al solito. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Il dì 29 luglio 1748 21 Gli onorati tutti fecero fracasso contro il Rota, cui sopra ogni altra cosa pregiudicò la poca età; facendolo nato di dicembre 1723. Se il conte Ripanti avesse fatto a primo capo del zio6 (?) e non si fosse mostrato diffidente verso altri, il Rota correva senza altro [concorrente]. Tommaso Guglielmi ha fatto furie contro Rota per pretesi disgusti avuti dal conte Ripanti che non volle far mai capitale del voto suo. Il sig. Fulgenzo Fossa che promise voto vergine a Rota, gli fè un partito contro ad istanza di Lapi per Catani, eletto, di cui già se ne dice male. Il sig. Abate Vitali mi comunicò la lettera del 28 e sono contento di pagare quanto Ella dice per Novelle [fiorentine] e per il noto Dizionario7, e la ringrazio infinitamente, aspettando che l’un o l’altro [Novelle o Dizionario] mi faccia spedire. Non ebbi la di Lei speditami per Sinigaglia. [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vitore) vero Lodovico Franciolini]8 IMG_1378, IMG_1379. Lettera n. 17 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 25 agosto 1748 Mi sono presa la libertà di non rispondere fino ad ora alla lettera di Vostra Signoria del giorno 11, non volontariamente ma perché necessitato da varie occupazioni. Tralascerò di dire altro sul dott. Rota, ma dirò che dispiace sempre più questa elezione ai nostri avversari, quantunque l’eletto non eserciti ancora poiché gode, al momento, dei due mesi, concessigli dalla Consulta, perché la città da dove viene possa provvedersi del medico. Ringrazio Vostra Signoria che mi ha procurato l’associazione al Dizionario del Chambers e sarò puntuale nei mie doveri. Godrò ancora del secondo tomo, Può voler dire che il conte Ripanti doveva appoggiare il Rota; il termine “zio” ricorre ancora nella lettera del 20 settembre 1749, sempre a proposito della mancata elezione di Rota a medico di Jesi. 7 Dizionario: allude, come poi si vedrà al Dizionario del Chambers. 8 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 6 22 perché ho già consultato dettagliatamente il primo tomo che mi è stato prestato dall’abate Montanari, e mi è piaciuto. Grazie a Vostra Signoria, ha già avuto due volte le Novelle letterarie e pagato la mia tangente nelle mani dell’abate. Sì Signore che mi contento aspettare l’occasione per avere le arretrate e questo gennaro farò l’altra paga anticipata. L’abate Vitali è con il Vescovo in Appolina, cioè nella sua abbazia a far scuola al suo nepotino, ma se ne morde. Si dice per non poter godere le vacanze già date al Seminario, nel qual tempo solevano fare qualche congresso. Il luogo dove egli si trova è di aria ottima: l’abitazione è signorile, il giardino è bello, vi sono delle passeggiate ombrose, ma è anche solitario. La priego de’ suoi commandi e con tutto il rispetto mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 25 agosto 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1377 Lettera n. 18 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo primo novembre 1748 Di certo Vostra Signoria avrà riso della mia ignoranza per aver preso erba per pietre e ho creduti i Corni di Ammone per una qualche radica e su di ciò gli ho scritto mille spropositi, manco male che a caso ne fui avvertito dall’abate Vitali e bene a tempo prima che spedissi il mio fattore. Or via, Vostra Signoria, non rida di più giacché sonosi rimediate le cose. Questa notte il fattore è partito per le montagne di Fabriano, con istruzioni e raccomandazioni; egli starà fuori tre giorni e, se al ritorno porterà qualche cosa, Vostra Signoria sarà avvisata e, non servendo ad altro questa mia, rimango al solito. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, primo novembre 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 23 IMG_1375, IMG_1376 Lettera n. 19 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 29 dicembre 1748 Perché Vostra Signoria sappia che vivo ancora, mi prendo la libertà di mandargli la copia di una lapide che sta in San Severino in casa dei sig.ri Cesare e Giovanni Battista, divini cavalieri di quella città. [L’iscrizione] è nel muro del primo ripiano davanti al secondo ramo di scala. Vidi questa iscrizione da giovinetto e me la sono tenuta sempre a mente, ma non potendo andare in quella città, diedi commissione ad un amico che me la trascrivesse, cosa che ha fatto. Credo che vi siano degli errori e cioè Cesari senza dittongo, Domitio con la Z, i punti nella fine delle ultime quattro righe e l’aspirazione Hor, che non deve essere scritta poiché potrebbe voler dire Ordo. Per quello che ho veduto, non è riportata dal Muratori, però mi viene detto che potrebbe essere stata stampata da P. Bernardo Gentili, credo gesuita, cavaliere nativo di detta città, ma in un’opera che non ha avuto larga diffusione, onde mi persuado che non sia dedotta a notizia né di Lei né di Firenze; sia come essere si voglia, ne faccia quello uso che Vostra Signoria vorrà. Mi raccomando all’abate Montanari perché faccia pervenire, con il solito mezzo, il denaro anticipato sia per le Novelle Letterarie sia per il terzo tomo del noto Calepino. Avrà sentito Vostra Signoria dal sig. abate Vitali come l’ò provveduta della Miniera di ferro e della pece fossile di Cingoli. Se il tempo vorrà e se avrò vita, gli manderò altra bellissima lapide venutami in cognizione, che sarà affatto inedita e, col pregarla di conservarmi la di Lei buona grazia, con tutta stima mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 29 dicembre 1748 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 24 ANNO 1749 – LETTERE 11 IMG_1415 Lettera n. 20 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 25 febbrajo 1749 Sento dal sig. abbate Vitali, come Vostra Signoria Ill.ma intenda, che in Cingoli gli proveda di quella miniera di ferro rilucente, e di altra quantità di quella pretesa pece fossile, ma che fosse pura, giacché la [quella] mandata non è che pietra imbrattata da pretesa pece, o sia bitume, ed io le prometto di usare tutte mai le diligenze che potrò. In tale occasione, ardisco supplicarla di una singolare grazia con cui sommamente rischio, sapendo che le sue applicazioni non comportano che io l’infastidisca. Le Monache di S. Bernardino, dette di S. Anna, hanno ricevuti i graziosi decreti qui inclusi, dei quali il Papa vuole che uno s’imprima a eterna memoria in una lapide, mentre dell’altro non dice niente, ma per accompagnare i lati dell’altare maggiore ci vogliono due d’iscrizioni; [le suore] comandarono me di farle. Io che su di ciò non ho studiato mai che il canocchiale aristotelico trenta anni sono, non so dove ponere le mani e dall’altro canto le mie tre figlie, che stanno in educazione in detto Monistero, mi scongiurano. Onde ricorro alla sua grazia perché so che le iscrizioni saranno a dovere all’antica e succinte, per carità mi perdoni questo incommodo e con tutto l’ossequio mi dico. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 25 febbraro 1749 D(ivotissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 25 IMG_1413, IMG_1414 Lettera n. 21 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 9 marzo 1749 Dalla lettera di Vostra Signoria dello scorso 6 [marzo] ricavo le due bellissime e eruditissime iscrizioni, per ben riflettere le quali ed encomiarle ho speso con sommo piacere qualche ora con l’abate Vitali e Montanari, che vi piangevano dalla soddisfazione; ringrazio, per quanto so e posso, per questo gentile favore e nel consegnarle a quelle Monache ho in tutto e per tutto eseguito quanto Ella mi ha prescritto nella sua lettera e, nel proseguo, sentiremo che cosa ne diranno gli scrupolosi e non intendenti e quale risoluzione prenderanno le Monache. Assicuro Vostra Signoria che in Cingoli a conto mio si faranno tutte le diligenze per ritrovare e miniera di ferro e pece fossile, giusta i desideri espressimi nell’antecedente sua dei 2 stante, se si troveranno queste cose, Ella ne sarà subitamente avvisato. Nella entrata del Palazzo Pas(s)ionei in Fos[s]ombrone evvi una lapide rotta e mancante in ambi i lati, ed anche da piedi, e di più falsa e spaccata nel mezzo e quelle lettere che vi rimangono dicono così: VDIO . DR GUSTO . G FICI . MAXIM. VII. P. P . CO. Per imparare qualche cosa ò cercato di leggerla e l’ò letta così: CLAUDIO . DRUSO AUGUSTO . GERMANICO PONTIFICI . MAXIMO IMP. VII . PP . COS qui crederei mancasse il num. di quante volte fu console. Ho spiegato così perché Claudio fu figliolo di Druso Germanico, non se ne rida, e lo vivo con tutta obligazione e mi sottoscrivo. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 9 marzo 1749 26 Poiché, nel suddetto giorno in cui dovevo rispondere, il postiglione di Monte Alboddo era partito, non andò questa mia lettera, per cui durante questo tempo ho saputo che le Monache non hanno voluto il nome dell’abate, non il Flaviniene e non le Vestali, ma che poi, contente del resto, hanno lasciato tutto l’altro intatto e se lo faranno scolpire, onde mi rinnovo, lì 12 marzo. Div(otissimo)mo Obli(gatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1412 Lettera n. 22 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 2 maggio 1749 Ella non sa lasciare occasione alcuna di obbligarmi, soffre volentieri le mie manie, quando gli scrivo, si prende per me tutti gli incomodi quando la priego, né di ciò paga con eccelso di benignità, colle sue pub(b)liche accredintissime espressioni vol rendermi conto al mondo con quelle per me vantaggiose condizioni che ò lette negli ultimi Foglietti di Firenze. Per tutto ciò non sono soddisfacenti i ringraziamenti, ci vorrebbe per lo meno una continua obbedienza ai comandi di Vostra Signoria, ma se Ella, attesa la mia insufficienza, giustamente me ne priva, che mai dovrò fare! Non altro certamente che assicurare con sincerità Vostra Signoria che sono e sarò sempre. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 2 maggio 1749 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o Lodovico Franciolini 27 IMG_1409, 1410, 1411(fotografia ripetuta), IMG_1368, IMG_1369, IMG_1370, IMG_1371, , IMG_1372, IMG_1373, IMG_1374 Lettera n. 23 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo (14-)15 maggio 1749 In compagnia dell’abate Vitali sono partito per le montagne in cerca di reliquie della città di Tufico (o Tuffico), ma siamo stati male informati. Tuttavia, il viaggio è stato utile perché ritrovammo la famosa città di Alba e, in odore, ci sarà anche quella di Tufico. Abbiamo trovato lapidi, che qui vengono incluse9, che se fossero inedite, Ella potrebbe farle stampare con la possibile sollecitudine, magari senza l’incomodo di illustrarle, ma insistendo con il signor Lami per la pubblicazione per la seguente ragione. Poiché pensiamo che il p. Sarti abbia visto e copiato queste lapidi, perché egli ha fatto il traghetto dal Masaccio a Fabriano, per la qual strada sta il paese dove a pubblica vista stanno le lapidi e dove sappiamo essere stato il Sarti più di una volta, col commodo ancora di pernottare, giacché in quel luogo v’ànno i suoi Monaci un Ospizio. Crediamo per certo che il Sarti non abbia fatto stampare queste iscrizioni, non tanto perché l’abbiamo veduto finora occupato in far stampare cose ritrovate da altri, quanto perché crediamo siasi riservate queste iscrizioni per arricchire la sua dissertazione De Fluvio esino et locis adiacentibus, giacché queste iscrizioni sono trovate in un luogo che sta vicino a detto fiume. E così sarebbe bello vedere stampate queste iscrizioni prima che p. Sarti pubblichi la sua dissertazione ed il Sarti roderebbe chiodi e per questo vi vorrebbe sollecitudine. L’abate Vitali scriverà a parte. Io ambisco la continuazione della sua grazia preziosa e di sempre obbedirla, perocché con tutta stima e rispetto mi dico. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 15 maggio 1749 Nella lettera sono incluse le descrizioni delle iscrizioni dalla I alla VII e un’iscrizione non numerata la cui descrizione porta la data 14 maggio 1749. Tutte queste iscrizioni sono allegate alla lettera del 15 maggio 1749. Anche la lettera del 17 maggio 1749, non sottoscritta, sembra essere inserita in questa lettera. 9 28 Ricordi la dissertazione sulle due ricette, ancora mi stò fuori di casa perché l’ho pubblicata10. Perdoni le ciarle che faccio su le lapidi e mi rinovo. [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini]11 Iscrizione Ia L . SIBIDIENVS OVF . S . L . SIBIDIENI . FIL IIa TIFANIAE L. FIL POLLAE IIIa C . VESSENNIO VESSENNIA PRIFRVE EOVCII VIIII PR (…) IV AN VII VIX MX O piccolo HERTORIA MAXIMILL FIL PIISSIMO IVa C . SIBIDIENO C . F . OVF MAXIMO TRIB COHIIP. P . L . .SIBIDIENUS Frase di significato oscuro. Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 10 11 29 Va Di figura PARALLELIPEDA AUG ⨕ SACRUM GABINUS⨕TRIB ⨕ MIL ⨕CVR⨕VIAR PROVIN ⨕ AFRIC ⨕ PAT ⨕MVN ⨕ P ⨕ S ⨕ F⨕ VIa C ⧍ CAESIO ⧍ CF ⧍ OVF SILVESTRI ⧍ P⧍P⧍ PATR ⧍ MVNICIP ⧍ CVRATOR VIARVM ET PONTIVM VMBRIAE ET PICENI ALLECTOAP OPTIMO IMP ⧍ T ⧍ AELIO ANTONINO AVG ⧍ PIO PP ⧍ IMP ⧍ II LIBERTI PATRONO OPTIMO AC DIGNISSIMO Pro Pretori forse? Muratori 684. 5 Albacine 1a par sia un B della proposizione AB cioè eletto dall’ottimo Imperatore Tito Elio Liberti pare un nominativo plurale indicativo = che i Liberti di C. Cesio a lui dedicassero questa lapide. LDDD Le retroscritte sei lapidi le trovammo il giorno stesso in Albacina, o Alvacina, castello nascosto fra due monti, quattro miglia discosto da Fabriano, e che vogliono fabricato dalle macerie di Alba, città famosa, ciocché se fosse vero, io leggerei Albacina supponendomi che li due tt di Albacittà possano essere stati trasformati facilmente in un n. Sono queste lapidi medesime state rinvenute nel fiume, di mano in mano, poi, dalla diligenza d’un di quei Paesani su li principj del passato secolo12 (all’inizio del secolo passato); furono fatte murare tutte in un luogo con quell’istesso ordine con cui noi le abbiamo trascritte. Il luogo dove stanno assise queste lapidi egli è un lato dell’atrio della Chiesa parrocchiale, che sta dentro il luogo, e vicino ad una porticina per la quale si entra 12 Su li principj del passato secolo= all’inizio del secolo passato. 30 in un orticello murato, pel quale si passa alla casa del Paroco. Questo atrio è rustico, mentre costa di alcune colonne di pietra cotta quadra, sopra le quali poggiano i travi che sostengono il tetto. La chiesa è antichissima di struttura gotica, il titolo è di S. Venanzio protettore del paese, e la cura abituale risiede presso i Monaci Camaldolesi di Fabriano, i quali sempre conferiscono la cura ed i quali posseggono di molto in questo luogo e perciò vi tengono ancora un ospizio. La prima e seconda per rispetto a lettere e punti ed incominciamento di parole stanno tali quali le abbiamo copiate. La terza è totalmente mancante di punti a riserva di quello dopo il C. della prima riga; la superficie di questa lapide è assai scabrosa e perciò quel P. di PRIFRVE della seconda riga equivoca con un R. e quel IV della quarta riga pare che si confonda con un N; non so se li due II di EOVCII vadan presi per un E. La quarta è copiata coll’esattezza maggiore e non contiene più o meno punti di quelli che noi indichiamo. Circa la quinta non si poteva prendere errore alcuno perché contiene lettere smisurate, non che grandi assai; è puntata conforme noi l’indichiamo ed i punti sono a guisa di cuore frezzato13. La sesta finalmente, per diligenze usate, sta qual noi la diamo; dove mancano i punti, certamente che non vi sono; neppure quelle tre lettere della prima riga OVF sono tra di loro separate da punti14 ; ancora le altre dell’ultima riga LDDD sono mancanti di punti; per ultimo, è da avvertirsi che li punti che sono in questa lapide, altri sono incavati collo scalpello, e questi noi abbiamo descritti così ⧍⧍; altri non sono già incavati, ma sono pinti di un colore gialiccio, visibilissimo e tenace, da non cassarsi per qualunque diligenza; procurassimo indagare con attenzione se questi secondi punti fossero mai fatti con petruzze di sorta diversa conforme un mosaico, ma di tal cosa non ci potemmo assicurare già mai. VIIa Grut. M.XII.2 C . CAESIUS ⧍C⧍F⧍OVF SILVESTER⧍P⧍P AEDEM VENERIS ⧍ S⧍P⧍P⧍S⧍F 13 14 dicesse mai Pro Praetor ? Frezzato: trafitto da freccia. Seguono due righe cancellate. 31 Questa settima lapide, estratta fedelmente con tutta attenzione, sta sopra la porta della casa del Paroco ed è scritta e puntata come qui e non diversamente. OVF pare dica Ufentina tribù seppure in latino questa deva15 scriversi coll’OU. Mi avvedo che il Facciolesi dice Uferitina e l’Orsati dice Orfentina e vuole che l’O.V.F. , sebbene appuntito, indichi questa tribù. *** M ET . SET COLLEG ….. TVF …. CANIME … EDNIONEM … MVN …. DIATORII . OVOT … P …………….A …………….. AUG . EXPECVNIA SVA ………….. ET . MOX . HONESTA . EPVLAT …. UNIVERS . SII . PROSEO ……………. …………S ……….EDICAT . DECVRION ……… …………N G HS VIII N . ET CETERIS V ………..QVE . SEXVS . HS . IIII . DE ………….. L. D. D.D. Adì 14 maggio 1749 La retroscritta lapide tal quale è copiata, la trovammo posta a traverso in un cantone di una casa posta nella strada maestra che porta ad Alvacina, a mano diritta andando da Jesi a questo Castello, per arrivare al quale da questa strada evvi ancora un miglio, la qual casa è chiamata l’Osteria vecchia ed è di pertinenza del dottore Battaglioni di Fabriano, medico primario di Sinigaglia, Questa pietra è rozza, da un rispetto ed è molto malmenata, non si sa se dall’antichità o da geli, essendo detta casa posta tra monti e il fiume di Jesi. Le lettere che si indicano mancanti con i puntini, piuttosto che corrose paiono annichilite con un scarpello. 15 Deva =debba. 32 Pure pare che se ne ricavi la memoria d’una publica cena, e che quel TVF della quarta linea indichi la città di Tufico, che si vole fosse vicino ad Alba16. IMG_1365 Lettera n. 24 P.S. 17 maggio 174917 Siccome il Procaccino non è ancora partito, ho pensato di scrivere questa lettera prima di avere fatte quelle note alle lapidi, non per allacciarmi troppo alto la giornea18, come cotesto dottore Draghi, ma per imparare da Lei maestro ottimo massimo se io l’indovini sì o no, ed in secondo luogo interpretando le sigle dell’ultima lapide19 di Caio Cassio che fabrica il tempio a Venere. S.P.P.S.F. domando se possa leggersi così: Sic positam pecunia sua fecit Ov[v]ero Semper proprio (sic: espunto) procuravit sic fieri E torno a ridirmi. Seguono due righe cancellate. Anche questa lettera del 17 maggio 1749, non sottoscritta, sembra essere inserita nella lettera del 15 maggio 1749. 18 Giornea: toga del giudice; allacciarsi la giornea: prendere tono autorevole, da giudice. 19 La settima lapide descritta. 16 17 33 IMG_1366, IMG_1367 Lettera n. 25 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 22 maggio 1749 Con diligenza si è confrontato il Muratori circa le nostre lapidi, che abbiamo inviato a Vostra Signoria giorni fa. Abbiamo rilevato al fol. 1746 essere stata inserita la prima nostra lapide perché mandata da Sancafannio, ma poiché costui la dice rotta, quando è sana, stando quella .S. della seconda e gli fa dire SIBI quando sta .S., e alla terza ed ultima riga le fa mancare Fil., abbiamo giudicato che quella del Sancafannio non sia l’istessa colla nostra. La seconda lapide di Tifania è registrata tale quale noi la trovammo al fol. 1753 e la mandò il p. Camerini. La terza lapide di C. Vafranio non è registrata. La quarta lapide di C. Sibidieno che mandò Sancafannio è registrata al fol. 1114, dimostrata rotta, quando è sana la quarta riga COHII e mancante della trave sopra li II e non dice P.R., come vuole Sancafannio, ma bensì P.S. La quinta lapide Aug. Sacrum è registrata al fol. 103, ma è puntata con cuori assai maggiori delle lettere quando la cosa va tutto a rovescio; le lettere sono più che maiuscole e li cuori piccioli a segno che non sono più grandi la metà più del punto ordinario; ancora questa è stata mandata dal p. Camerini che non descrisse la figura neppure. Questa lapide stessa è nuovamente riportata dal Muratori fol. 220, non è descritta la figura e puntata senza cuori e la mandò p. Angelo Fiacchi camaldolese, il Muratori vuole Attidio, nell’Agro Fabrianese, esser stato Municipio, ma noi non sappiamo ancora questa cosa, abbiamo certo barlume che in questo agro vi sia stato Tufico, o Tuffico città, faremo però altre diligenze colà. La sesta e settima lapide di C. Caesio ovf. Silvestri non si sono trovate in conto alcuno del Muratori; siccome non vi abbiamo trovata quell’iscrizione lunga e malmenata che trovammo sulla strada maestra, e ciò sarà accaduto perché non abbiamo saputo noi sotto qual termine cercarla. Abbiamo fatta questa perquisizione per diminuire la fatica a Vostra Signoria; se avessimo il Grutero ed altri libri, sopra ciò necessari, avremmo studiato! 34 Il Silenzi è fatto medico di Velletri che dà paoli (o giuli)20 300 annui, ma non si sa se accetterà. Io per me credo che, sussistendo che il marchese Pianetti dia al Silenzi 30 scudi l’anno, non andrà in nessun modo; se andasse si potrebbe procurare il ritorno del Barbetta che se seguisse, avremmo dopo quindici anni due medici concordi, perché il Catani è di poco spirito e meno di complessione21, ma è dotto, moderno, studioso, conforme Vostra Signoria riconoscerà da una sua dissertazione, che gli manderò, sopra una certa acqua nostra. Gli abbati Montanari e Vitali la riveriscono ed io con tutto il cuore mi dico. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 22 maggio 1749 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1364 Lettera 26 (Trascritta) Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 23 maggio 1749 Uno Religioso Gentiluomo di qua, avendo viaggiato del mondo, e ritornato qua doppo anni dodici, mi dice che nella Rocca o Cittadella di Corfù sotto l’Arme del Ca. G.le Foscari vi sia un’iscrizione, o monumento, risguardante un soggetto della casa Franciolini. Io riflettendo all’oscuranza grande del Frate, che trovando in quel luogo onorevole antica memoria d’un concitadino e della sua Patria, non ne portò documento, non volevo creder ciò; ma riflettendo di più che certamente alcuni de’ miei Antenati ânno per quelle parti guerregiato, vorrei chiarirmi. Onde se V.S., oppure alcuno de’ suoi amici, avesse colà sicura e capace corrispondenza, la pregarei chiedergli questa notizia, la quale sosistendo22, desiderarei che il corrispondente la facesse copiare fedelmente per mano di notaro, che descrivesse precisamente il luogo del luogo, e che questa fede, legalmente fatta, Per il valore dei giuli (o paoli) nello Stato pontificio nel sec. XVIII si veda anche: Banca d’Italia. Le collezioni numismatiche (http://www.numismaticadellostato.it ). 21 Complessione: costituzione fisica, corporatura. 22 Sosistendo: sussistendo, 20 35 fosse anche legalizzata da quel [Magistrato]23, o vescovo, cioè che uno di questi amettesse che quel notaro è tal quale si fà e che alle sue scritture si crede onninamente; mi perdoni questo incommodo e pieno d’ossequio mi rassegno. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 23 maggio 1749 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1358, IMG_1359, IMG_1360 Lettera 27 (Trascritta) Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 20 settembre 1749 Al ritorno […?] rimpatriato quasi tutta l’estate dell’Amico, ô risaputo con somma pena, quanto un bagianissimo Cavaliere24 aveva scritto di me al dottore Rota, egli però se ne mente per la gola, e sarei per dirglielo in faccia, quando non ci fosse persona di mezzo che potesse andare per aria. Io sono galantuomo, Cavaliere quanto che lui e forse ancora di più e mi preggio a qualsivoglia costo di mantenere in pubblico ed in privato la mia parola; ed in proposito del sig. Rota è ciò noto ancora ai suoi contrari, a quali richiesto io a voltarmi, risposi come questa parola data a più d’uno, recedere non potevo e vi risposi con tal maniera che me n’ebbero a grado e fu cagione tutto ciò, che io risapessi a tempo debito, come sarebbe andata in giro una fede di battesimo, lo che fu causa che ci preparassimo alle risposte, per il che poi tanto avessimo 46 voti. Io quella mattina, che andò in giro la lettera con la fede suddetta, mi ritirai a casa presto per non essere abbordato, non uscii se non sull’ora del Consiglio e fino m’umiliai a sedere fra quei del Contado, confortando loro il naso con un buon tabacco, traboccandone più d’uno e, per avere due voti per me, fino mi risolsi dare voto bianco al Giudice concorrente, lo che fu cagione che mi fossero dati in mano due voti bianchi per il Rota. Questo è stato il mio vero operare e, sfidato il Cavaliere a dire dove egli fondi la sua opinione, non saprebbe rispondere, perché è immerso La parola è illeggibile a causa dell’espansione dell’inchiostro sulle lettere della parte iniziale; forse “Magistrato”. 24 Il Cavaliere contro cui scrive Lodovico è, forse, il Conte Ripanti. Si veda anche la lettera del 29 luglio 1748. 23 36 in una profonda confusione del suo male operato. Se poi non se ne ebbe l’intento, ne fu cagione l’imprudenza del Cavaliere che, nel fervore della prattica, si gittò il zio malissimamente, e però l’ebbimo contrario co’ suoi paritanti. Si gittò un altro, che per tutti aversi25 gli doveva essere amico, perciò si fè caporale contro di lui, si gittò un'altra casa e però questa portava in giro la fede. Che più? Giunse fino a questa imprudenza di mentovare in pubblico e in privato contro quei che non poteva tirare alla sua [parte]. Giunse fino di più a questa estremità di farsi portar sedie in piazza ed, ivi, ad alta voce mormorare del terzo e del quarto, non solo in maniera che non sentisse la gente, ma con positiva intenzione che tutti il sentissero. E’ modo questo di far partiti? E’ stato prodigio sì o no che in queste circostanze di cose avesse il Rota 46 voti per lui? In un paese dove sono molte case in nobiltà ed in ricchezza uguali e superiori a quelle del maldicente Cavaliere, dove generalmente nessuno â bisogno del compagno e dove si sa che mulier corusca radiis viri, e non viceversa, doveva portarsi assolutamente in diversa maniera. Ma poiché il Cavaliere medesimo â seguitato a mormorare, ed imperversare contro quei che non favorevoli (a) Rota, accadde che anche gli amici si discostassero da lui, si dileguasse ogni partito, si procurassero fedi ancora dagli antichi fautori su la poca scienza e pratica del dottore Rota e su l’essere egli affatto perduto su la poesia e niente attento alla medicina, perché non si voleva sentire più il nome del Cavaliere. Ciòcche diedero molti a divedere anche nel presente concorso dove, avendo egli prodotto un altro bolognese, non fu voluto ponere neppure tra candidati, onde si dovette il Cavaliere riprendere i requisiti, dal che io presi motivo di far scrivere a Vostra Signoria tutti quei motivi che non facevano complire26 al Rota di concorrere nuovamente, perché non sarebbe neppure stato incluso, ed avrebbero perduto così il requisito d’avere avuti l’altra volta voti 46. Tutte queste mie proposizioni sono verissime, come sono falsissime le contrarie e le manterrò per tali davanti a Dio e le persone del mondo in ogni congiuntura. Se, poi, io mantengo amicizia e di quei che furono favorevole e di quelli ancora che furono contrari al Rota, non deve ciò dispiacere al Cavaliere, il quale se non avesse dei pregiudizi in capo, molto bene conoscerebbe che va fatto così, perché Iddio così vuole, perché il Galantuomo de[v]e scordarsi, perché discordie fanno scordare della Patria e mandano in ruina i pubblici interessi e producono altre mille e mille cattive conseguenze. Ho scritto questa lettera a Vostra Signoria per puro racconto del fatto, e non perché abbia bisogno di sincerarmi, nonché giustificarmi, perché 25 26 Avversi: avversari. Complire: giovare. 37 vorrei che le operazioni mie fossero così limpide avanti il cospetto di Dio, conforme sono sincere avanti le persone del mondo; e qui, con tutto l’ossequio desideroso di obedirla, come sempre mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 20 settembre 1749 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1357 Lettera 28 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 21 ottobre 1749 Finalmente doppo mille premure ô in mio possesso quantità di ferro lucido e di molti pezzi macchiati di quel connoto bitume, che non credo pece fossile per verun modo e molto meno, perché essendomene di detti pezzi mandati una quantità e de’ grossi e de’ minuti, non trovo neppure un atomo di detto bitume, che per se stesso esiste senza l’appoggio della sua pietra. Checché ne sia, a me basta dimostrare la continua attenzione di servire Vostra Signoria su tal particolare e di farsi noto che tutto serbo a di Lei disposizione e di ciò serberei ancora per Lei, quando ne avesse bisogno, qualche pezzo dove sono delle cappe27 impietrite. In tale occasione, ardisco notificargli come il sig. conte Ripanti dice non avere scritto mai al sig. Rota che io gli fossi contrario in quel suo concorso. Ed il Rota, l’8 corrente scrive una lettera ostensiva al Ripanti dove giura che questi non gli ha mai scritto di questa cosa; mostra però il Rota in questa sua lettera ostensione d’essere tenacemente persuaso che io per tutti i versi gli fossi contrario. Dicano però ciòcché vogliano il Rota e il Ripanti, che io sono Galantuomo, ed osservatore di parola. Vostra Signoria ne faccia esperienza col comandarmi spesso e vedrà che ciò è tanto vero, quanto egli è vero che sono e sarò sempre. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma 27 Cappa: ogni mollusco dei Veneridi con conchiglia asimmetrica. 38 Jesi, 21 ottobre 1749 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1356 Lettera 29 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 30 ottobre 1749 Del dottore Rota non parleremo più, ex quo satis. L’assicuro però che quibuscumque non obstantibus non lasciarò d’aiutarlo se mi si presenterà l’occasione per fargli conoscere che sono Christiano e Gentilomo. E’ il ferro lucido e le cappe impietrite gli piaceranno molto, perché sono pezzi grossi e ben conservati e Vostra Signoria avrà ancora dei sassi impecciati grossi e minuti. Se vivrò nel ritorno dell’estate, vorrò andare da me a vedere la cava e a fare esperienza se quel bitume si possa colare in un vaso. A Fabriano non ho più corrispondenza essendo morto un canonico circa un mese fa, che mi era molto obbligato , ma per servire Vostra Signoria, sabato spedirò il mio fattore da un bravo semplicista28, che è stato degli anni in casa mia, che ha girato cento volte per tutte queste montagne, che credo, che se vi saranno i Corni d’Ammone, li conoscerà e saprà dove siano o me li troverà o mi s’ingegnerà dove siano. Ed è questo quel tanto (che) devo in risposta della Sua, con che mi rassegno. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 30 ottobre 1749 [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini]29 28 Semplicista: botanico. Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 29 39 IMG_1362, IMG_1363 Lettera 30 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 7 novembre 1749 Sissignore che si trovano per queste nostre montagne i Corni d’Ammone; per ora io ne serbo per mandarli a lei, uno e un quarto; quell’uno somiglia appunto al descritto da Lei nel trattato dei Conchis minus notis tavola prima lex B; quel quarto gli farà scorgere come se ne trovino più grandi due terzi del primo, anzi ho notizia che in un altro certo luogo, se ne trovino dei molto più grandi ancora. Io perciò manderò questi due pezzi tra le altre coserelle che tengo per Vostra Signoria preparate, perché le possa vedere, e poi me le rimandi, per poter bene informare la scaltra persona che ne andrà in cerca, non già per adesso che le montagne sono piene di neve, ma bensì nella futura primavera; nel qual tempo mi destreggerò per fare altri acquisti confacenti al genio di Lei, per il che fare di profitto supplicherei Vostra Signoria di trovarmi a comperare il libro di cui accludo copia del frontespizio30; frattanto, Ella si degni di leggere la picciola nota delle coserelle che manderò alla prima occasione. Quell’uno e quarto Corno d’Ammone. Un pezzo miniera di ferro nero trovato in luogo diverso da quello ove furono trovati gli altri pezzi che gli mandai. Alcuni grossi pezzi di ferro lucido. Due pezzi miniera marchesita colore d’argento, si troverà ancora di colore d’oro. Un picciolo cartozzo arena ceneriena fra la quale è mista certa polvere lucida come l’argento. Quantità di quella presunta pece fossile in pezzi minuti , grandi e più grossi. Diversi pezzi di terra dura con cappe impietrite rinvenute in quei luoghi. 30 Sottolineato nel testo originale. 40 Un coperchio ostrica impietrita. E che ne vuole Ella (di) più da un ignorantone? Io sì che pretendo la continuazione della Sua buona grazia, e che mi comandi spesso, perché voglio essere sempre. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 7 novembre 1749 [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini]31 IMG_1361 Lettera 31 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 13 novembre 1749 Padrone mio caro sì, se Ella avrà flemma32, a primavera, oltre alle cose di cui ho accennato nell’altra mia lettera, spero di provvederla di altre, non soltanto con il noto semplicista, ma con l’aiuto di un altro bracco che girerà diverse altre montagne. Contribuiranno di molto all’esecuzione dei miei desideri le sue savissime insinuazioni, il ritrovamento del noto libro e se dai stelluti potessi avere quel libro del Legno fossile, per cui userò le maggiori premure. Vostra Signoria si degni di commandarmi sempre in tutto ciò che posso e vedrà che costantemente sono e sarò sempre. Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 13 novembre 1749 [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini]33 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 32 Flemma: pazienza. 33 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 31 41 ANNO 1750 – LETTERE 13 IMG_1354, IMG_1355 Lettera 32 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo Jesi, 8 del (gennaio) 1750 Il 31, ultimo giorno dell’anno scorso, ho finalmente ricevuto la compita lettera di Vostra Signoria, nella quale Ella e Luzio mio accennate che la mia dell’8 passato dicembre e vi lamentate che le mie [lettere] non arrivano che dopo 12 giorni e che ancora non avevate ricevuto riscontro alcuno per le lettere spedite da me dal messo a mezzo posta, quando io non faccio che scrivere e rispondere. Voglio credere che le liti accadute tra i due Mastri di posta possano avere causato un qualche ritardo per dabenagini di chi giudicare dovrebbe infra di loro, ma ciò nonostante non dovriano tanto ritardare. Credo sia bene scrivere per Sinigaglia senza farvi Jesi, così ô ricevuta risposta prontissima alle [lettere] mandate dal p. Cauti, sicché m’affido di mandar questa dalla posta Romagna, giacché per la posta del Papa, per cui ricevo la di Lei, sieguono gli stessi disordini di longagine. Poiché non ho potuto avere le radici della Cerasa marina, ho mandato i frutti miracolosamente trovati, giacché questa pianta già di presente fiorisce, ma si dia pace, perché in correzione34 verso la montagna ed al Monte d’Ancona ô ritrovato emporj35 , perché nessuno raccogliendo i frutti, questi infracidiscono sull’arbore ed i semi che di mano in mano vanno cadendo dai fradici frutti vanno ancora di mano in mano producendo tenerissime pianterelle, che si manderanno a prima occasione e che fra tanto custodirò nei vasi pieni di terra. Circa quel bitume cingolano che certamente deve essere pece fossile perché al lume si strugge, attaccandosi tenacemente con difficoltà di staccarlo alle dita e dove cade, tramandando ancora un tal quale pecigno odore, e se non se ne trova sorgente per averne tante da farne un qualche uso, addinviene credo io dalla negligenza di chi cava quei sassi e li rompe indistintamente, mi persuado perciò, che se vi fosse presente chi con pazienza assistesse, questa sorgente si In correzione: correggendo quanto ho detto prima. Emporj: figurato sta per Luogo dove confluiscono o s’immagazzinano cose. Qui sta per Luogo dove i frutti della Cerasa marina infracidiscono perché nessuno li raccoglie. 34 35 42 rinverrebbe. Anche il Maro siriaco sarà a sua disposizione e in occasione si manderà ben custodito, acciò il freddo non l’offenda; credevo l’avesse mandato l’abate Vitali per il p. Canoi, giacché l’avevo avvisato dopo che egli se ne era preso l’incarico. Sono contento che le sia piaciuto il Filologo e che ne faccia gran buon uso. Io mi credeva di Luzio che fosse alquanto pigro nello scrivere, ma in occasione mi sono tornate le robbicciole sue di Roma, mi sono accorto che egli, tra quei fiotti36, è stato è stato piuttosto diligente nel notare , sicché credo starà volentieri sotto la di lei dettatura e copiarà gli scritti di Lei, tanto più che le porta una stima ed affetto grandissimo, secondo che egli meco innocentemente si esprima nelle sue lettere. Sospiro il Vetrierio, perché usando di questo dell’Eineccio e di altri in occasione che dovrò fare un accademico discorso, mostrerò come deve della legge parlarsi eruditamente. I denari che Ella spenderà saranno rimborsati colla puntualità maggiore. Riverisco devotamente la sig.ra contessa Paci, questa casa onninamente deve essere la stessa con quella di Forlì e con questa di mia moglie; un sig. Antiquario, che fu costà in occasione che si maritò in Casa Onorati, la cima ne fece albero giustificato e lo pose tra gli altri alberi che fece il figlio, che lo â tenuto (?) nascosto, a me lo mostrarebbe, ma sta a Malta, e con ciò mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1352, IMG_1353 Lettera 33 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 4 aprile 1750 Credo che l’abate Vitali gli avrà dato conto dell’arrivo dei noti libri e che l’avrà ringraziata a mio nome dell’incomodo preso da Vostra Signoria nel favorirmi; con tutto ciò mi è sembrato di doverla ringraziare addirittura di mio pugno. Ora mai viene tempo che il mio semplicista faccia il solito corso e giro per queste montagne colla scorta dell’agricola, farò a lui qualche indirizzo acciò veda provedermi per Vostra Signoria Ill.ma di qualche cosa e qualche altro bel Corno d’Am(m)one. Accludo un’altra nota di libri, che supplico Vostra Signoria di provvedermi, con facoltà di aggiungere ad essa una nota con qualche buon libro moderno a me ignoto, che Vostra Signoria credesse fare per me o per il figliolo, per il quale 36 Fiotti: forse, rimproveri. 43 precisamente faccio queste spese. L’incommodo è grande ma non eccede la di lei bontà e gentilezza, sicché più non mi dilungo ma con tutto ossequio mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 4 aprile 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vitore) vero Lodovico Franciolini Einecij opera omnia, exceptis institutionibus Newton opera omnia Boccaccio opere tutte Varchi opere tutte Bembo opere tutte Gravinae opera omnia Filicaia poesie Guidi [poesie] Dizionario della Martinier37 Redi opera omnia. IMG_1351 Lettera 34 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 7 aprile 1750 Ordinai i libri De re metallica più per compiacere ad un mio amico che per altro. Questi è dilettante di quelle cose di cui trattano i libri ma non sa chiappa del latino; io gli sono andato facendo qualche carta e carta di traduzione, ma ne provo una fatica da non potere tirarsi innanzi, non per conto della latinità, che sufficientemente possiedo, ma per i termini propri delle materie che mi obbligano a ricevere più Calepini38. Ma per tornare, dunque, all’amico che vorrebbe con la spiegazione del libro girare montagne e fare delle esperienze, e perché Vostra Signoria possa guadagnare qualche cosa, se trovasse in tale occasione qualche notizia per poterle dare a lui, non ci sarebbe altro rimedio che Vostra Signoria, mi prestasse per una ventina di giorni quei libri, che il 14 dicembre dell’anno scorso ella scrisse di avere dato all’abate Vitali. 37 38 Martinier = La Martinière Antoine Augustin (1683-1749) Calepino = sinonimo di Dizionario. 44 Questa [lettera] le sarà resa dal dott. Vannucci, il vetturino che lo porta è di ritorno, onde per mezzo di questo, potrebbe favorirmi se vuole e, non servendo questa per altro, con tutto ossequio mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 7 aprile 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1349, IMG_1350 Lettera 35 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 12 aprile 1750 Vostra Signoria Ill.ma, che è obbligante, gradisce fino i miei doveri. A questo punto, ho mandata l’ordinazione della Contrerva e dei Corni d’Ammone, cose che ho descritto come meglio ho potuto. I filosofi e i poeti e altri libri li ho desiderati e desidero per me in quanto adesso si va facendo qualche accademia, onde io ho gusto di dire sempre qualche cosa, toccando il più delle volte discorrere in versi, giacché in prosa poche volte mi tocca; feci un discorso sulle difficoltà del sapere e mi servii di tutta filosofia, giacché ne’ primi anni feci lungo e fervoroso studio, ma cattivo assai, e perché mi trovai in necessità di trovare libri filosofici in prestito, per non avere altra occasione trovarmi nella stessa[ situazione],[ora] mi vado provvedendo. Il mio unico figliolo, il quale sebbene secondo [ciò che] mi dicono mostri buono ingegno e buona volontà di far bene, non compirà quindesi anni se non da qui a qualche mese. Lo tengo in Roma in Collegio Nazzareno, sono più di tre anni. Vorrò certamente che si applichi a qualche studio, ma non lo determinarò mai ad alcuno, lasciando che s’appigli a quello ove lo porteranno le naturali inclinazioni e perciò lo vado provedendo de’ libri d’ogni materia, acciò trovi libri d’ogni sorta, ed io lo provederò de’ molti in quella scienza ove si applicherà. Frattanto, verrò leggendo io ancora per non farmi imposturare come certi padri serocchi39, che van spargendo laudi de’ figli loro sebben non sappiano un corno per questo solo che gli ànno tenuti ad un qualche collegio. 39 Serocchi= sciocchi. 45 Vostra Signoria prenda pure il suo comodo nella provvisione per lei tanto gravosa, circa lo spendere bisogna avere pazienza. Se Vostra Signoria mi farà noterella distinta di ciò che desidererebbe in fossili, botanica e minerali gliene procurerò l’acquisto per mezzo di due, l’un de quali anderà per le montagne di Fabriano, e chi sa quanto in dove, e l’altro per quelle d’Urbino. Mi voglia bene, mi comandi spesso perché sono e sarò sempre. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 12 aprile 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1346 Lettera 36 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 20 luglio 1750 Ieri ho ricevuto la nota cassa dei libri ben condizionata, favore che Vostra Signoria si è degnata di farmi con tanto incomodo, per cui sinceramente la ringrazio per quanto so e posso. Mi rallegro della gloriosa riforma ottenuta per un altro ses(s)enio, così doveva accadere, se si voleva fare la giustizia. So che Vostra Signoria verrà alla fiera di Sinigaglia, non si scordi di favorirmi. Gli ô preparato un lettone da Papa e una botte di vino rosso non si pone a mano se Ella non viene. Si degni comandarmi giacché sono. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 20 luglio 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1344, IMG_1345 Lettera 37 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 27 settembre 1750 Come che l’unico diletto che provo nelle miserie legali â consistito sempre nel far difese, così ci volle poco perché m’impegnassi per il sig. Bentivegni, allora che me lo raccomandò l’abbate Vitali, ma sentito dall’umanissima [lettera] di Vostra 46 Signoria Ill.ma, cui vivo tanto obligato, che preme ancora a Lei questo affare, mi sono dato con tutto calore a proseguire l’impegno; quanto io operassi nella giornata di jeri non sto qui a raccontare, persuadendomi che il tutto vi saprà da sig.ri Bentivegni; solamente l’assicuro che non perderò mai di vista l’affare e l’assicuro sull’onor mio. E’ un pezzo che desidero ponere sotto la di Lei magistrale direzione Luzio, mio unico figlio, e con questa idea lo feci tornare di Roma e nel principio ebbi della gran speranza che il figliuolo vi si aggiustasse, giacché faceva delle lamentanze del Collegio, della tavola e delle seccature de’ Frati, onde mostrava tutta la ripugnanza di ritornare in Roma. Ma essendo tornato con uno di quei frati, questi accortosi di qualche cosa, credo credo abbia sbattuto il ragazzo, e persuasolo a ritornare in Collegio, perché notificatogli di volerlo mandare altrove per suo vantaggio, libertà e maggiore erudizione, mi si è mostrato molto tiepido, quando [io] credeva sentisse tutto con allegrezza, sicché mi persuado d’incontrare delle difficoltà in persuaderlo; spero però di vincere. In caso che no, credo doverlo coartare sul pericolo che facendo tal passo per forza, si dia poi difficilmente alli studj ed alla benivoglienza del precettore; di quello [che] accaderà, ne resterà Vostra Signoria di mano in mano informata. Intanto, ringrazio la bontà di Vostra Signoria e le di lei generose e cortesissime esibizioni delle quali ne ero pienamente persuaso e, con tutto lo spirito, ma con fretta perché sta per partire la posta, mi rin[n]ovo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 27 settembre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1342, IMG_1343 Lettera 38 (trascritta) Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo Jesi, 4 ottobre 1750 Vostra Signoria dice molto bene come fa il Certaldone40: Umana cosa è aver compassione degli afflitti e come che a ciascuna persona stea bene, a me è massimamente richiesto, che ô una siffatta natura contraria, per cui sono portato Certaldone: allusione a Giovanni Boccaccio. Il brano del Boccaccio suona così: Umana cosa è aver compassione degli afflitti: e come che a ciascuna persona stea bene, a coloro è massimamente richiesto li quali già hanno di conforto avuto mestiere e hannol trovato in alcuni; fra quali, se alcuno mai n’ebbe bisogno o gli fu caro o già ne ricevette piacere, io sono uno di quegli. 40 47 a recare conforto a quelli che n’[h]anno mestiere, sicché Ella non deve tanto esagerare sulla difesa, che io ardentemente ô intrapresa per il sig. Bentivegni, senza che potevo far di meno per Lei che in tante forme â saputo obbligarmi e [che] mi vuole in avvenire obbligare di più col prendersi la seccatura di far da maestro a Lucio mio figliolo. Egli si è totalmente sbazzoffiato tanto che la ripugnanza di prima si è convertita in una fervorosa volontà d’esser presto sotto di Lei, del che ô sommo piacere, perché se egli naturalmente â avuto dell’affetto e venerazione a tutti i suoi maestri, molto più ne averà per Lei presso cui verrà così volentieri. Io ô avute l’istesse di Lei massime circa tutti i Collegi e posso addurre cinquanta esempj come fa Lei, ma ciò non ostante fui astretto mandarlo, e me ne sono pentito per esser stato ancora minchionato in molte maniere, e questo è il motivo per cui mi è riuscito capacitare ancora la madre, sebbene averò delle canzonature da paesani, presso i quali tengo, quanto posso, in segreto. Il figliolo terminò anni quindici il dì 24 giugno prossimo passato e, quantunque questo dalli morviglioni â buona vita e presenza, discorre propriamente, pare abbia buona memoria ed ingegno, repugnantissimo ad ogni sorte di gioco, fuori che a quello del pallone e del trucco in terra;41 e più grande non solo di me, ma ancora di Lei [di] qualche cosetta, ma essendo rosso di pelo è ancora risentito, ma prendendosi colle buone se ne â quello [che] si vuole e molto più se si prende col motivo dell’onore e della gloria; basta, in appresso gli darò ogni contezza ancora per quello [che] riguarderà l’acquisto o la perdita che averà fatta in Collegio, dove mi dice, che in un anno e mezzo, non â avuto che otto lezioni e queste da un tedesco, quanto dotto altrettanto infelice di comunicazione e parciale42 per gli altri. Frattanto finisco col dichiararmi al solito. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 4 ottobre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1341 Lettera 39 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 10 ottobre 1750 Trucco in terra: pallamaglio, antico gioco di origine rinascimentale che si giocava con un maglio e una palla di legno. 42 Parciale: parziale verso gli altri, non equo verso Luzio. 41 48 Gli alti e bassi delle cose del sig. Bentivegni, nelle quali certamente mi sono ingolfato, mi fanno andare in giro il cervello, si scrivono ogni di omelie, si fanno ciarlare alla lunga e quando si crede ridotto il negozio in calma, insorgono difficoltà più intricate. Questo accade perché il m.re Tesoriere non è costante nelle commissioni che dà a questo prelato. Se il Tesoriere non è costante, voglio esserlo io senza perdermi di spirito. Ho letto con piacere e ammirazione la nota dottissima lettera ed è stata un divertimento per me occupato in seccature. Luzio egli è certamente disposto a venire; ora ô [a] che fare con la madre, ma spero capacitare ancora lei quando sarà partito questo frate, che fa il diavolo per ricondurlo a Roma. Io ô allevati questi figliuoli colle carezze e con i regali, gli ô ammoniti con dolcezza aspettando l’opportunità, e fra me ed essi soli, sicché adesso per il bene che mi vogliono m’obediscono in tutto [ciò] che voglio. Lucio suddetto quando andò a Roma, spiegava sottilmente Fedro e Cornelio Nipote, ciocché crederei bastasse per fargli capire Purcozio. Diavolo che abbia disimparato questo ancora! Tra le visite che â ricevute, tra le altre che â restituito, tra l’essere ora in giro per la provincia, a Loreto, a Scivolo ed a vedere i suoi congiunti, non ô avuto campo di esaminarlo; domani a sera l’aspetto di ritorno, lo esaminarò e ne darò a Vostra Signoria fedele contezza. L’abate Vitali mi comunicò come Vostra Signoria Ill.ma l’avrebbe estradato e ne sono contentissimo. Il figliolo era amorosissimo per i maestri, diavolo abbia perduto ancor questo di buono! La posta vuol partire onde, in fretta, desideroso di sempre obedirla resto. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 10 ottobre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1339, IMG_1340 Lettera 40 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 19 ottobre 1750 Le cose del sig. Bentivegni si avviano a cambiare faccia mercé le lettere dell’ecc.mo Oddi e si è scoperto che questo monsignore commissario habet facultatem exccomunicandi sed non absolvendi, per cui credo che Sua Eccellenza avrà l’ultima facoltà. Lucio, che riverisce Vostra Signoria Ill.ma, in un controtempo invitato da me a dichiarare la prefazione del primo tomo del Purcozio, â mostrato d’intenderlo quasi franco. 49 Ho dato al sig. Carini la nota di come dovrà essere trattato per la dozzina, giacché si sono appianate tutte le cose ed io non starò tanto a badare al sottile, purché le cose vadano bene ed in casa del dozzinante non vi siano damigelle ed il padrone di casa sia pio, ma non seccatore, ed abbia l’occhio al figliolo che non si disvij, ed è questo quel tanto devo, mentre mi riporto a quanto potrà dirgli in voce il sig. Carini che parte in questo punto, onde mi dico al solito. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 19 ottobre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1338 Lettera 41 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 28 ottobre 1750 Faccio quanto so e posso per il sig. Bentivegni, non sparagno43 né penna né passi, ma che vuole, tratto peggio che colle statue perché almeno queste non rispondono spropositi, né cercano cimentare per verun modo; finché potrò userò pazienza, rabbia e costanza. E’ partito poi quel seccatore di p. Luigi scolopio con il quale ho dovuto usare molta pazienza; ora mi devo arrabbiare con certi zelantoni che biasimano la mia condotta quando io non dò di barba mai alle cose loro, e quando io averei maggior ragione di biasimarli! Basta, voglio che gli la facciamo vedere in candela. Almeno Vostra Signoria mi dirà di tanto in tanto [se] il figliolo studia, â ingegno e morigerato. Che quei frati in tre anni non m’ànno detto niente e niente m’avrebbero detto neppure in dieci. Al sig. Carini ho dato la lista riguardante il trattamento che desidererei si desse al figliolo; egli ha pensato di trovargli dozzina, bisognerà lasciare a lui il pensiero tanto più che sa che io non sofistico sull’interesse e, non servendo ad altro questa mia, con tutto il rispetto mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 28 ottobre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 43 Sparagnare: risparmiare. 50 IMG_1336, IMG_1337 Lettera 42 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 11 novembre 1750 Prego Vostra Signoria d’assicurare il sig. Bentivegni sul mio onore, che io gli ho sempre scritto ad ogni ordinario (posta), minutamente e, per circostanza, questa volta non gli scrivo per mancanza di materia, perché il commissario è partito e non ho potuto parlare con Gavazzi; gli parlerò entro oggi e su questo non posso trattenermi di più perché la posta parte. L’unico rimedio è che il sig. Bentivegni riporti le dichiarazioni del Buonamici, perché la sua supposta reità sta nell’aver trafficato tabacchi fuori dallo Stato. Ho ricevuto le lettere della posta ordinaria scorsa intorno alle quali ho risposto al sig. Carini. Quel p. Luigi mi seccò, faticai per lui una intera settimana tanto che ebbi bisogno poi di andare quattro giorni fuori dove, essendo il tempo cattivo, ho letto con attenzione e piacere due tomi del Redi. So che quel padre Luigi è andato in Roma, non mi â scritto punto del suo arrivo; ô bene questa mattina una lettera del rettore che fa venir rabbia. Circa poi i progressi del figlio non mi è stato scritto niente. Giacché mio figlio è scarso d’abiti, io lo farò partire al meglio si potrà e vestirà costì. [Sui] due grossi sassi tempestati di conche: il primo di peso libre 400 è più dirozzato da ponersi in un camino là dove il fuoco è più potente [è] lungo un passetto romano e due oncie, largo passetto meno oncie cinque, grosso oncie otto. L’altro è un chiavello44 di macina da molino. Ed ô, che non ô più veduto, una pietra di quelle delle quali sono selciate le nostre strade del Borgo e delle botteghe, gli le manderei tutte tre, ma come? Mentre chiudo la lettera sono avvisato da uno dei miei bracchi come Gavazzi sta esaminando uno che non può esaminare in Fano e che fu preso qui di ritorno da Ascoli; questo testimonio è uniforme con gli altri nel deporre che il sig. Bentivegni ha venduto delle partite di tabacco lavorato dall’appalto senza scritturarle, che essendo avvisato di mettere in scrittura non lo fece. Come dire che questo negozio lo faceva insieme e di concerto con il Bonamici. Qui è il delitto, secondo l’istrumento e i bandi, qui è necessaria una dichiarazione del sig. Bonamici. Le lettere del Castellani non si sa che cosa contengano e per quante interrogazioni siano state fatte al Gavazzi da molti, egli non ha voluto rispondere cosa alcuna. Scrivo in fretta malorata45, onde Vostra Signoria Ill.ma perdoni a(gli) spropositi e con tutta stima dicomi al solito. 44 45 Chiavello: chiodo. In fretta malorata: con una fretta della malora. 51 Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 11 novembre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re Lodovico Franciolini IMG_1335 Lettera 43 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 9 dicembre 1750 Questa mia lettera servirà per rendere il dovuto ossequio alla gentilissima e degna persona di Vostra Signoria, per dargli nuove sul mio stare perfetto e per dire di avere già trovata la Cerasa marina, piccola, della misura che Ella vorrà. Tengo pronto il bel Filologo ravennate. Dica pure quello [che] Ella vorrà, da queste parti che sarà servito di tutto e puntualmente. Io manderei di tanto in tanto ora un mio lavoratore ora un altro poiché, avendo cavalla, non s’incomoderebbe di molto. Ma la grande cortesia del sig. Giobatta mi trattiene di risolvere perché dubito che tali missioni non si mangiassero tutta la dozzina; se si pattuisse di far restare il messo e la cavalla all’osteria, io sarei in libertà di spedire quando volessi, diversamente avrei tutta la soggezione; si degni lei di accordare questo punto. Io non sto a raccomandargli Lucio mio perché farei troppo torto alla sua bontà, starò bene in attenzione di sapere ingenuamente come egli si porti seco, con che in fretta con tutto l’ossequio mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 9 dicembre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1333. IMG_1334 Lettera 44 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 18 dicembre 1750 Ho scritto un’altra volta a Vostra Signoria dicendo che, mandata a prendere la Cerasa marina, si è scoperto che essa ha un albero bello e buono, il pedale del quale sta tutto sotto terra, sicché non possono cavarsi le radici ma solamente prendere le polzole46 per innestarle in qualche altro frutto, oppure prendere i 46 Polzole: forse, germogli, polloni. 52 semi, così mi disse l’altro giorno il semplicista della Rocca al quale ordinai molte cose per Lei. Davanti al quale semplicista, facendo esperienza con il lume di quel bitume con quei sassi che mandai a Vostra Signoria, abbiamo visto come nel liquefarsi faceva molte stellette e poi si liquefaceva come la pece. Ella sarà servita del Maro siriaco, che io credo di avere visto nel giardino Rocchi, ma non so se gli diano tale nome. A quest’ora avrà ricevuto il Tommaso filologo e Lucio i noti libri. Per questa volta, nello spedire colà (a Rimini) un mio colono, dopo che non avevo ricevuto lettere da alcuno, mi sono presa la libertà con il sig. Giobatta, e in avvenire mi prevarrò del suo avviso. Mi rallegrano sommamente le notizie che Vostra Signoria Ill.ma si degna darmi di Luzietto, il Signore lo conservi così e la ringrazio di molto della bontà che â per lui; gli impari di farsi servire collo stendergli qualche libro e starà sotto la dettatura, lo che riuscirà al figliolo di profitto. In genere de’ libri, Ella proveda pure Luzietto come vuole, che il tutto gli sarà abbonato dal sig. Carini. Mi sta ancora nel cuore quel libbro de … jure che Ella prestò a quei frati di S. Agostino, ah se ne potesse avere ancora uno per me! Seguiterò il solito intorno alle Novelle letterarie. Godo della bontà usata a mio figlio dalla sig.ra contessa Pasi Rossi, si degni di riverirla per me, e allo stesso modo il sig. Pietro Banditi47. Non mi meraviglio di non avere lettere di Luzio poiché, e per i tempi cattivi e per lettere, che dico liti insorte tra mastri di posta48, il commercio di Romagna si è affatto sospeso, e con ciò mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 18 dicembre 1750 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini Ritroviamo Pietro Banditi come autore del testo del componimento poetico che Luzio Franciolini offrirà al cardinale Piergirolamo Guglielmi nel 1761. 48 Per lettere…: Lodovico vuol dire che ha saputo attraverso le lettere che gli sono giunte che sono sorte liti tra i mastri di posta. 47 53 ANNO 1751 – LETTERE 27 IMG_1332 Lettera n. 45 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 13 gennaio 1751 Rispondo alla lettera del 20 scorso contenuta in un’altra diretta all’abate Vitali. Ho già risposto minutamente alla di Lei lettera del 31 [dicembre] scorso. Il piccolo pensiero che mi sono preso mediante il sig. Carini, non meritava tanti ringraziamenti da parte di Vostra Signoria; sono contento che fin qui siano saldate le nostre partite, io mi sento sempre obbligato per la gentilezza di Vostra Signoria e per gli incomodi che si prenderà nel provvedere Luzio di libri e per la somma attenzione che gli usa. Si degni però comandarlo e farsi servire ed aiutare in tutte quelle cose nelle quali Vostra Signoria Ill.ma lo giudicherà capace, che vedrà che lo farà volentieri essendo lui cordiale e grato ai suoi maestri. La ringrazio delle buone nuove che mi dà del figliolo e, con tutta la stima, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 13 [gennaio] del 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1331 Lettera n. 46 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 26 gennaio 1751 Rispondo solo ora alla lettera di Vostra Signoria del 21 scorso poiché non ho potuto rispondere con l’ordinario passato, avendola ricevuta quando il postiglioncino era già partito. Sono contento che abbia ricevute due mie lettere, sebbene tardi. Dice molto bene quando dice che non occorreva che noi 54 ricevessimo posta dalla Lombardia, che ci giunge più tardi di quella di Macerata, ed è almeno più sicura, ma su questo fatto mi farò sentire al primo consiglio e voglio esagerare non poco. In tanto mi anderò godendo le vaghe di Lei erudizioni circa i Persiani e gli Angeri e dell’Angeria. Dice bene a proposito delle piante di Cerasa marina che ora fioriscono, per cui le manderò a primavera insieme al Maro siriaco. Fino all’estate non potrò discorrere con fondamento della Casa Paci, con il ritorno del cav. Rocchi potrò sapere tutto ciò che è rimasto celato. Godo dell’applicazione di Luzio ancora perché così farà onore al suo affettuoso Maestro e, per non più tediarla, con i soliti ossequi rimango. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 26 [gennaio] 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1330 Lettera n. 47 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 16 febbraio 1751 Con il ritorno del mio fattore, ricevo due copie a stampa della lettera postuma di p. Giuli; una l’ho mandata all’abate Vitali e l’altra l’ho tenuta per me. L’ho già letta e capisco come i Gesuiti non osservino più nelle scuole le Costituzioni di S. Ignazio, né il Ratio studiorum , non fanno gran caso di quanto insegna il Petavio riguardo alla Teologia, hanno smarrito la Bolla di Gregorio XIII, hanno dato in Polonia mille ciampanelle e non attendono il Decreto di Urbano VIII - dico Clemente - non il p. Lupi non il Groiset49 e nemmeno tanti altri loro padri, come Suarez, Vasquez, Molina, Valenza, Cornelio a Lapide, Bel(l)armino, Laiman, Bucherio, Possevino, Sisto senese, …. (?)50, De Lamis e il p. Gregorio di S. Vincenzo, che nelle Matematiche diede quasi ogni lume a Newton, e che fa vedere che un tal disordine nasce dall’essere loro ostinati peripatetici, raccontando il gran caso successo in Polonia e dal fatto di non avere più quella 49 50 Groiset: in realtà Lodovico si riferisce a Giovanni Croiset (1703-1770). Forse Huby: Vincenzo Huby. 55 intuizione, che avevano gli antichi, di eleggere Generali, Provinciali e Rettori dotti, amanti e meritevoli; perciò, tali superiori incapaci di per sé, eleggono maestri incapaci, introducono man mano abusi dai quali scuole e scolari ricevono detrimento, per cui non vorrei mai figli nei loro collegi. Dico ciò per non sapere cosa scrivere. Mi dicono che Luzio sia malinconico, supplico Vostra Signoria Ill.ma di rallegrarlo e, con il solito rispetto, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 16 febbraio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o Lodovico Franciolini IMG_1329 Lettera n. 48 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 28 febbraio 1751 Speravo di non incomodare Vostra Signoria con questo ordinario [posta], ma per l’acquisto di una cosa, che a me pare molto bella e che, se anche a Vostra Signoria paresse lo stesso, gliene farei dono, sono costretto a recargli questa noia. Mi è capitata un’ostrica, né grande né picciola o grossa, â groppa a cui evvi nato un arboscello che rispetto all’ostrica de[v]e dirsi grande piuttosto; questo arboscello â il suo bel pedale51, poscia distendesi in quantità prodigiosa di rami senza frondi; questi rami simigliano alla corallina rossa ma sono arrendevoli e divengono bianchi quelli che si vanno seccando; in faccia a detto pedaluccio si veggono spuntati altri piccioli virgulti di rami e qualchuno con picciolissima foglia che indicano che la natura, se avesse avuto tempo, v’averebbe voluto produrre altri arboscelli. A me, che sono ignorante, è sembrata cosa rara e bella; in altri luoghi avevo veduto pietre con arboscelli simili in particolare in casa di Vostra Signoria, ma in verità non avevo veduto ostriche. Se tal cosa gli piacerà, io gli la donerò. 51 Pedale: parte inferiore di un tronco d’albero. 56 Diversamente Vostra Signoria gradisca il mio buon animo e, col solito ossequio, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 28 febbraio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1327; IMG_1328 Lettera n. 49 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 10 marzo 1751 Nella lettera di Vostra Signoria del 7 scorso ho trovato la stampa dei recapiti, che ho letto con soddisfazione e ammirazione; la ringrazio, per quanto so, di questo dono. Io veramente godrei de’ suoi vantaggi, ma mi dispiacerebbe per conto di Luzio, che la raccolta di tali requisiti52 derivasse da qualche sua idea di concorrere a qualche gran posto, molto da Vostra Signoria meritato, e vero che lo [Luzio] lascerei venir seco, ma lo riflettere che egli mi si allontanerebbe e che lascerebbe i suoi non Angelini, ma Angeloni e Achiangeloni, che tanto l’amano e gli usano tanta attenzione e carità, mi darebbe non poco martoro53. Non ho scritto per due giri di posta [ordinari], l’ultima domenica di Carnevale e il mercoledì delle Ceneri; ho scritto alzandomi per tempo il giorno della posta, come adesso che non sono ancora le dodici e sto scrivendo. Appena ne avrò l’occasione, manderò il guscio d’ostrica che sono contento che sia piaciuto a Vostra Signoria attraverso la mia rozza descrizione, ma mi auguro che possa piacere di più quando lo vedrà. Mi creda che gli sono tanto o(b)bligato per i favori che comporta a Luzietto, che sempre penso come incontrare il suo genio e come rimostrare a Vostra SignoriaIll.ma il dovuto gradimento. Tre giorni fa mi è capitata una medaglia grande di Faustina (?) antica, ben conservata, ma sono stato scavalcato, perché costoro hanno rabbia che io faccia 52 53 Requisiti: titoli Martoro: martirio. 57 acquisti per lei. E io rispondo che se Ella mi rimanderà Luzio erudito e sapiente, la città avrà fatto acquisto altroché di un trofeo [!] e spero sia così mediante la di lei somma bontà; mi creda che sto attento su questo punto, vorrei che mi capitassero delle cose perché Ella se ne persuadesse, e non servendo ad altro questa mia, col solito rispetto mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 10 marzo 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1326 Lettera n. 50 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo Rispondo ad una [lettera] dei 14 stante. 17 marzo 1751 Sia ringraziato Iddio perché la posta comincia a girare per il verso giusto e credo che più andiamo avanti e più andrà meglio. Sono contento che Vostra Signoria abbia deciso di rimanere a Rimini, non perché Luzio non dovesse seguirla ovunque, ma per non perdere la facilità di venire a trovarlo comodamente e, lo stesso per loro, nel venire a trovarmi quando ne avessero voglia. Il Signore Iddio gli faccia ottenere il suo obiettivo che ne avrebbe anche jus. Luzietto mi scrive – che io non posso credere - di essere molto contento di poter ancora sentire di Logica, quando questa fosse dettata dal Suo maestro; ho la prova di quanto egli si sia affezionato a Vostra Signoria, egli è solito essere così con i suoi Maestri; io per questo sono contento, ma lo sarei anche di più se Vostra Signoria si facesse servire da lui in tutte quelle cose dove può arrivare il suo piccolo talento. Lo faccia per carità! A Rimini è venuta una persona per incontrarsi con il sig. Giovanni Salomoni, io non l’ho saputo; avrei mandato a Vostra Signoria quell’alberello, che più lo vedo e più mi pare bello. Ci vuol pazienza. La ringrazio della notizia che mi dà di quelle buone medaglie, starò all’erta per non farmele scappare se mi capitassero mai e qui, con tutto il rispetto, mi rassegno. Di Vostra Signoria Ill.ma 58 Jesi, 17 marzo 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1325 Lettera n. 51 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 21 marzo 1751 Capisco benissimo dalla lettera di Vostra Signoria del 18 u.s. che questa sembra essere la stagione giusta per mandare i virgulti della Cerasa marina e del cespuglio del Maro siriaco e dei semi e di altre radici d’erbe particolari, se il conte Rocchi ne avesse nel suo giardino, per quanto concerne l’Arbuto, o Corbezzolo, io gliene manderò ed anche di quello del Monte d’Ancona e dell’Alloro dei nostri colli, sebbene al momento le piante con i fiori non patiscono se si svellono da terra; farò fare ciò con diligenza per quei frutti dell’anno passato, che possano essere rimasti nelle piante e, quando si sarà rialzato dal letto il signor conte Rocchi, che ora sta male, farò di tutto per carpirgli dal suo giardino qualche cosa preziosa; il tutto sta che occorrerebbe avere subito pronta l’occasione per mandarle [queste piante]. Però, farò riempire alcuni vasi di terra e pianterò le piante aspettando che arrivi quell’occasione. Se Vostra Signoria avesse bisogno di qualche specie di semplici54 me lo faccia sapere, perché il mio simplicista andrà a fare le sue solite ricerche per le montagne, per cui potrà procurarle i semi, anche se non so se questo sia il tempo giusto per averli, ma starò attento. Godo di Luzio che stia bene ed attento alli suoi studj, ma in questo ordinario giro di posta non ricevo sue lettere. La mia sig.ra la riverisce senza fine ed io, col solito ossequio, mi rassegno. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 21 marzo 1751 54 Semplici: Erbe medicinali. 59 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1324 Lettera n. 52 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 24 marzo 1751 Dal ricevimento della lettera del 21 marzo, capisco che le cose di questa posta vanno migliorando, il Signore faccia in modo che le poste vadano di bene in meglio. Sono contento che sia terminata la Geometria e che Vostra Signoria abbia intenzione di insegnare la Logica mescolata con quegli elementi di Geometria di quel padre Fortunato di Brescia. Desidererei, però, che Luzio Le potesse fare onore e colla buona volontà e coll’ingegno; della buona volontà Vostra Signoria me ne â dati più volte buoni riscontri, mai però dell’ingegno. Avevo mandato a prendere sui nostri colli la Cerasa marina e si è trovata broccolita in atto di spuntare i fiori, per cui i villani hanno detto che non era il tempo trapiantarla. Non ho mandato al Monte d’Ancona per ciò, prima di sapere da Vostra Signoria se, nonostante questo, le voglia comunque. Luzio mi scrive di volere qualche buon libro che tratti di medaglie e, rispondendogli, rivolgo a lei questa istanza, perché su questo argomento io non ho altro che un manoscritto, che avevo scritto in base a insegnamenti quando ero giovinetto, dove notai circa 600 medaglie, le tessere55, i Congi56 e i Carpenti57 ed altre notai rare, le obvie58 per alfabeto e per il valore, che poi tralasciai affatto sia perché mi fu rubbata una borsa dove avea adunate 300 medaglie, sia perché mancarono quattrini e maestri, e sia perché dovetti andare in Roma applicato ad altri studj de’ quali allora aveva veramente bisogno la casa; e non servendo ad altro questa mia, con tutto ossequio mi dico. Tessera: qui nel significato di pezzo di metallo monetiforme, antico o moderno, fabbricato per servire a vari usi, con figurazioni o leggende. 56 Congio: nell’antica Roma, misura di capacità corrispondente a circa 3 litri. 57 Carpento: veicolo, carrozza. 58 Obvie: ovvie. 55 60 Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 24 marzo 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1323 Lettera n. 53 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 31 marzo 1751 Dalla lettera di Vostra Signoria del 28 u.s. sento che la posta è ritornata in delirio e credo che ciò sia avvenuto a causa di due pessime giornate di grande pioggia. Si estrarranno le radici dell’arbuto59 tanto sui nostri colli quanto sul Monte d’Ancona. Li conserverò in un vaso pieno di terra in attesta della prima occasione [per mandarglieli]. Il cespuglio di Maro siriaco, insieme con qualche specie di erba rara, se si troverà, aspetteremo a coglierlo quando si avrà occasione. Io scrivo a Luzio i prudentissimi suoi sentimenti intorno allo studio delle medaglie, io credo che li eseguirà. Intorno all’ingegno del figliolo io m’acheto a quanto Vostra Signoria Ill.ma m’insinua, sperando di più che quando averà sentita Logica e Metafisica, gli si aprirà l’intelletto, per lo che conservandosi nella buona volontà, riuscirà a fare qualche cosa; e non avendo altro che dire, insieme colla mia consorte, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 31 marzo 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1322 Lettera n. 54 59 Arbuto: genere di pianta sempreverde delle Ericacee cui appartiene il corbezzolo. 61 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 7 aprile 1751 Sono già presso di me circa 18 piantine di Cerasa marina mandate a prendere al Monte d’Ancona, per le quali ho incontrato qualche difficoltà che non supponevo, mentre gli alberi di queste stanno dispersi qua e là in una vasta selva dove c’è una bandita60, e non si è trovato il guardiano, si dovette andare a prenderlo a Loreto; ho posto le piante in due vasi di creta con terra come Vostra Signoria mi ha indicato; dubito che così stando per lungo tempo non gettino le radici, perché strappandole dai vasi perirebbero, disse quel guardiano. Se Vostra Signoria sapesse che qualche barca dovesse venire qua, farei in modo di mandarle tutti i vasi e così verrebbero meglio. Non si è potuto tra i tanti alberi vecchi trovare un frutto vecchio, mentre tutti avevano prodotto frutti nuovi, sebbene piccolissimi, e alla prima occasione gliene manderò alcuni. Dando al conte Rocchi due o tre di queste piante, dal momento che le cerca, gli toglierò di mano e il Maro siriaco e tante altre erbe, se egli ne dovesse avere di particolari. Luzio s’applicherà come Ella vorrà ed in che modo vorrà; mi scrive avere Ella recitata una bella dissertazione sopra una certa lapide, e perché non l’ha può avere questo meschino poveretto? Si desiderarebbe sapere se si possono avere i Mercuri d’Olanda puri e semplici, tali quali escono di là, senza essere riformati da Venezia o da Pesaro, e quanto vi vorrebbe per associarsi, e col solito ossequio, mi rassegno. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 7 aprile 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1321 Lettera n. 55 60 Bandita: zona di protezione. 62 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 18 aprile 1751 Adagio adagio che le piantarelle della Cerasa marina sono state poste in due vasi, per modo di provisione fintanto che vi sarà occasione per costà, la quale accaderà qui da un mese in occasione che questo sig. Marcelli verrà a prendere la suocera per venire ad assistere al parto, allora Vostra Signoria averà le piantarelle, il Maro siriaco e l’arboscello nato sopra dell’ostrica e, se avrò a tempo altri cespugli di erbe rare, che quasi ô trovati, gli manderò anche questi. Per essere meglio servita da me, sarebbe bene che Vostra Signoria mi mandasse una nota delle erbe che desidera, perché io ne farò diligenza. Ho donato le piante più grosse della Cerasa marina al conte Rocchi, considerando che queste non potevano partire. Ho ricevuta l’Orazione funebre e ho capito l’utilità degli studi sulle medaglie, lapidi, conchiglie e delle cose naturali. Se Vostra Signoria mi manderà l’altra [dissertazione] fatta su quella lapide testé ritrovata, credo che averò occasione d’impararvi di più. Starò attendendo con ansietà la spesa occorrente per fare venire i Mercuri d’Olanda vergini e, con tutto rispetto, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 18 aprile 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1320 Lettera n. 56 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo Jesi, 28 aprile 1751 Mentre rispondo alla lettera del 25 u.s., prego Vostra Signoria di tranquillizzarsi a proposito della Cerasa marina. Vadano pure in buon ora le piante già avute, perché penso di trovare il modo di servire Vostra Signoria in questo modo. Cercherò questo sig. Marcelli per sapere quando andrà a prendere la suocera a 63 Cesena e, un paio di giorni prima, manderò a prendere altre piante, che forse avranno i frutti, perché a quest’ora i frutti dovrebbero essersi fatti grossetti, e li manderò al suddetto signore; non parlerò del Maro siriaco perché l’abbiamo qui. Delle altre piante non volevo che Vostra Signoria mi facesse una nota di tutte perché dal Mattiolo mi è costato più di una volta, e sono tante. Desideravo una nota di quattro, cinque o sei piante a lei più gradite perché potessi far fare la ricerca da quel semplicista di Rocca Contrada, che proprio ora sta per incominciare il suo giro per le montagne. Quando Ella farà stampare la Dissertazione sopra le cose d’antichità, non penso che me possa dare una copia prima che si stampi; conosco la gelosia che si deve avere in queste cose. Ma ora ne ô esperienza perché essendomi fidato io di dare fuori il libro da me fatto nella causa magna, consistente in un lungo proemio, lettera al lettore, ed in 17 congressi, mi son veduto tagliare a pezzi detto libro e farsi belli gli altri colle mie fatiche di 14 mesi. Risponderò altra volta sul punto dei Mercurj e resto. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 28 aprile 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1318, IMG_1319 Lettera n. 57 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo Jesi, 5 maggio 1751 Dalla lettera del 2 maggio ho inteso quando Ella desidera che io mandi la Cerasa marina, in pianta e in frutti, che racchiudano semi, perché ve ne sono che non hanno semi; al presente capisco che Vostra Signoria voglia il solo Maro siriaco. Farò come Vostra Signoria dice e farò cercare quella Contrerva che mi ha chiesto. 64 Qui da noi ci sono dei bravi ferrari61 che lavorano di tutto e molto bene. Il Marchese Pianetti, che potrebbe avere bisogno di tali artefici per il suo gran Palazzone che sta costruendo, ha fatto aprire più di una fucina nel suo grande cortilone per cui non ha bisogno di tali artefici; vi sarebbero i Bonfratelli (?), ma Dio sa quando finiranno la loro fabbrica, tuttavia spargerò la voce. In una fertile collina dei dintorni senza la necessità di scavare il terreno, si è trovata una certa specie di pietra, venata ancora di terra, la quale ha un colore misto, bianco e gialliccio; questa pietra si taglia con il coltello e con questo si raschia una polvere bianca e gialliccia; una volta maneggiata, però, lascia nelle mani una polvere impalpabile puramente bianca, candida come biacca, o fior d’orzo; se non che, è più tenace del fior d’orzo o della biacca, dovendomi sfregare per un bel po’ le mani per liberarle da questa polvere. Buttata nel fuoco annerisce e i pezzi restano come sono, toccata con la lingua è insipida del tutto, senza neppure il sapore di terra, annusandola non ha alcun odore, né buono né cattivo. Questa collina ha dentro di sé una gran quantità di questa pietra, ma se non fosse qualcosa di buono non vorrei far gran fatica intorno ad essa. Se da questa mia rozza descrizione, potesse la somma perspicacia di Vostra Signoria arguire di quale pietra si tratti, o indicarmi una qualche esperienza che si potesse fare con questa pietra per conoscerla a fondo, io la farei e poi manderei a Vostra Signoria il risultato insieme ad un grosso pezzo di detta pietra, e non servendo ad altro questa, mi rinnovo. Di Vostra Signoria Ill.ma O’ affogati alcuni pezzetti di questa pietra nell’acqua, nel vino e nell’aceto e in tutti e tre detti liquidi la pietra è andata a fondo, si venuta smagliando a poco a poco nel fondo de’ vasi, un sedimento come d’unguento, ma nello smagliarsi nell’acqua, andava placidamente appena tingendo di leggiero colore d’ambra l’acqua medesima e nel vino mandava in alto certi zampilli che formarono intorno del vaso un sottile cerchio di spuma, ma nell’aceto â positivamente bollito e fatto sentire ben bene il gorgoglio, ha cagionata della spuma nella superficie, [la] qual spuma e rumore sono venuti calando poco a poco sinché, cessato è stato il bollore, la spuma si è ridotta a lasciare nella superficie un picciolo cerchietto. Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero 61 Ferrari: fabbri. 65 Lodovico Franciolini IMG_1317 Lettera n. 58 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 12 maggio 1751 Circa la Cerasa marina aspetterò di mandarla con i frutti fino a questo ottobre insieme ai frutti; il Maro siriaco è già pronto e la Contrerva, se si troverà, la manderò con il sig. Marcelli. La pietra credo sia un tufo bianco, oppure quella chiamata da Agricola Terra Tripela, tuttavia gliela manderò. Difficile da mandare è quell’arboscello nato su quell’ostrica, che è grandicello e ramoso e prende dell’essicazione, come devo fare perché non patisca? Questi nostri fabbri lavorano non solo di ferrate, cerchi di botti, e di ruote, ferri da carrozze e calessi, ma sono anche bravissimi in ogni sorta di serratura, tanto che una volta mostrai una chiave a Roma e non credevano che foste stata fatta a Jesi; di questi fabbri ve ne sono molti; tuttavia a tempo debito parlerò al sig. marchese Pianetti di questo e, non servendo ad altro questa mia, rimango suo. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 12 maggio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1316 Lettera n. 59 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 66 26 maggio 1751 Il conte Lodovico Rocchi, che è il cavaliere mio amico desideroso dei Mercuri d’Olanda, si trova ad Assisi, dove possiede molti beni, e credo che sarà di ritorno tra poco; scrivendogli domani sera gli proporrò, accludendogli la lettera di Vostra Signoria del 23, i due modi per avere i Mercuri vergini; scriverò a Vostra Signoria dopo avere ricevuto la risposta del conte. Frattanto, ringrazio Vostra Signoria e il sig. Andrea Lettimi propensi a favorirmi in ciò e riverisco il sig. Andrea. L’abate Vitali tornato da Rimini ha detto mille cose di Luzio riguardanti i suoi studi, il suo contegno e la sua morale. I padri che sono amorosi sogliono essere credenzoni alle relazioni che gli si fanno sopra i figli, ma io non tanto. Se fosse vero tutto ciòcché dice il Vitali, Luzio mio si sarebbe meritato un di Lei affetto particolare, che ne dice Vostra Signoria Illustrissima, cui faccio devotissima riverenza? Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 26 maggio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1315 Lettera n. 60 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 29 maggio 1751 Sono contento che il sig. Salomoni abbia portato a Vostra Signoria i nostri dovuti ossequi e che Vostra Signoria li abbia graditi per sua benevolenza; la [mia] sig.ra torna a riverirla. Se quella terra bianca, che Ella ha esaminato in quel pezzetto che ho mandato, non è niente di buono, non importa niente e pure non importa che non siano 67 buoni quei cammei, corniole e niccolo62, che ho mandato a Luzio. Bisognerà che fra Lei e me ci s’ingegni di trovare un buon cameo per il figliolo da potersegli far legare in oro con un giretto, o coroncina di diamantini, che tengo pronti, da regalarglisi quando sento che si porti bene in ogni cosa. Sentirà da Luzio come si spera si siano sistemate le cose di questa posta, ma da Assisi non ho ancora ricevuta risposta dal conte Rocchi a proposito dei Mercuri d’Olanda. Aspetterò al domani per vedere se l’averò e, con ossequioso rispetto, mi rassegno al solito. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 29 maggio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1313, IMG_1314 (fotografia ripetuta) Lettera n. 61 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 2 giugno 1751 Bisogna che il conte Rocchi ad Assisi si dissipi dietro alle quaglie perché non risponde, oppure che stia per tornare, l’aspetteremo per poter godere insieme delle grazie del sig. Lettimi davanti al quale m’inchino devotamente. Sono contento che l’abate Vitali abbia detto cose vere su Luzio, ora bisognerà pregare Dio per la sua perseveranza. Ho pronto l’Omero greco e, se Luzio vorrà, manderò alcuni altri libri tra quelli che ora conservo nel mio studiolo e ciò che potrò comperare, poiché se si comporterà bene ho dovere compiacerlo in tutto. Si faccia pure dare il denaro dal sig. Salomoni per i libri che ha procurato al figliolo con il consenso dell’abate Vitali. Quanto mai fu contento Luzio perché Vostra Signoria Ill.ma si degnò andarlo a trovare in casa, me ne â scritto con termini di somma allegrezza. 62 Niccolo: niccolite, minerale costituito da arseniuro di nichel. 68 Vostra Signoria riceverà contemporaneamente dall’abate Vitali le piante di alcune cose antiche ritrovate nei dintorni e capitate al sig. Tommaso Guglielmi e, con il solito ossequio, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 2 giugno 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1310 Lettera n. 62 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 11 luglio 1751 Una breve risposta richiede la vostra lettera del 10 giugno, perché riguarda una cosa scritta altre volte. Il conte Rocchi acquisterà i Mercuri ogni tre mesi, come mi ha detto a voce, essendo tornato all’improvviso. Ho pronti i libri per Luzio per la prima occasione. L’abate Vitali, arrabbiato perché non ha ricevuto la lettera di Vostra Signoria in questo giro di posta, La riverisce. Poiché Vostra Signoria non mi ha mai voluto dire di quali erbe avrebbe bisogno, per far vedere che mi vado imbottanicando gli mando una notarella di erbe perché Ella dire mi possa se alcuna di esse faccia per Lei e, con ciò, mi dico al solito. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 11 luglio 1751 Giglio Asfadelaceo Valeriana Maggiore Coclearia Maggiore63 Mandragora Rapontico64 Coclearia: Pianta erbacea spontanea delle Crocifere, dalle proprietà medicinali, con foglie cuoriformi e fiori bianchi (Cochlearia officinalis). 63 69 Calamo Aromatico Serpentaria o Dragontea Vincitofico Lapidio di Paolo e Plinio Branca Orsina Spinosa Protano Femina Potentilla65 Smirnio Montano Rafano Silvestre in tedesco Chrem Angelica Odorata o Aria Angelica Teluspio Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1311, IMG_1312 Lettera n. 63 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 11 luglio 1751 Quando il sig. Salomoni mi consegnerà i quattro esemplari del VI tomo Chambers, io gli consegnerò in mano il denaro, sebbene il suddetto Salomoni poteva già averglieli pagati, secondo l’accordo perpetuo che egli ha con me. Sono contento che Vostra Signoria abbia ricevuto i quattro semi delle quattro specie di erbe e che li abbia graditi. L’arboscello è a Sua disposizione e desidererei che Vostra Signoria venisse a prenderlo da sé, perché se lo potesse accomodare a suo modo e arrivasse così salvo. Le congetture fatte da mia moglie con la contessa Rovarella sono stati fatte a mia insaputa; macchinarono fra di loro per farmi un’improvvisata e sono contento che non abbiano avuto esito e, questo, per molti motivi. Perché il figliolo [Luzio] non poteva portare qua grande profitto, perché non avrebbe avuto compagni con i quali scambiarsi ciò che aveva imparato e, quindi, sarebbe stato talmente in Rapontico: Pianta delle Poligonacee dell’Asia occidentale coltivata come pianta ornamentale (Rheum Rhaponticum). 65 Potentilla: Cinquefoglie. 64 70 ozio; perché [Luzio] avrebbe sentito più di cento [persone] biasimare la mia condotta di metterlo costì [a Rimini] senza capo, senza guida, come essi dicono, e su di ciò tutto il giorno mi si dà canzonatura con grave mio pericolo di dare nelle scappate. Se mai mi si dasse la gran sorte che io desidero che Vostra Signoria venisse qua, o allora sì che capirebbero tutti i motivi di mia ripugnanza e subentrarebbero tanti e tanti altri [motivi] di somma consolazione mia. Se ne venga, dunque, ad ogni costo con Luzietto mio, perché così consolarebbe la madre, che per verità è restata brutta per essergli andati a vòto le sue idee e per garantire me dagli assalti de’ ciarloni. La mia moglie la riverisce senza fine, ed io ed io, col solito ossequio, mi rassegno. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 11 luglio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1309 Lettera n. 64 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 21 luglio 1751 Dalla lettera di Vostra Signoria del 18 scorso, sento che si trova ancora a Rimini per cui Ella non vuole partire fin dopo la venuta dell’ecc.mo Bolognetti, il quale doveva essere a Rimini per il 14 e non si sa in quale parte del mondo soggiorni; stando così le cose, non ho più potuto trattenermi dall’accompagnare la figliola a Loreto e starò fuori tre giorni. Se in questi giorni Vostra Signoria dovesse arrivare, sia il benvenuto, ho lasciato ordini perché sia servito. La [mia] Signora, che la riverisce, dice assolutamente, e con furore da donna, che non vuol seco fare pace se Egli in persona non gli porta Luzietto, giacché Ella fu cagione perché non venisse [a casa] col Marcelli ed io mi dico al solito. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 21 luglio 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 71 IMG_1307, IMG_1308 Lettera n. 65 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 4 agosto 1751 Dalla lettera del primo agosto sento come Vostra Signoria sia giunta felicemente in Patria, sento della perfetta guarigione del suo male, della qual cosa si sono rallegrati infinitamente tutti di questa Sua casa, che attribuiscono il suo male al gran caldo sofferto per strada e non alla qualità dei vini né alle perturbazioni dell’aria. Il culo dell’abbate Vitali non è culo il quale possa dare regola in questi casi, perché è un culo acido e sconquassato; piuttosto si dovrebbe prendere norma da quel taccano66 da colosso del Montanari che non è mai soggetto alle merdose evaporazioni. Siamo stati contenti nel sentire che Ella ha incontrato eruditi amici suoi in Senigallia e di avere ricevuto le meritate finezze e, la volontà di partire rapidamente da loro, ha moderato la tristezza della sollecita partenza da noi. Siamo stati contenti degli acquisti di medaglie e altre antichità, delle conversazioni, dei pranzi goduti a Pesaro con i suoi amici e, specialmente, come dicevo, del suo felice ritorno in Patria, felice perché non ha trovato novità che potessero disturbare e amareggiare quel poco divertimento che Ella si prende tanto raramente. Quando Luzio tornerà a Rimini, cosa che accadrà subito dopo qualche pioggia rinfrescante, voglio che si presenti all’abate Passeri e al sig. Annibale Olivieri e che si faccia conoscere come discepolo di Vostra Signoria. E’ già tanto che si sia quietato con facilità il rumore fra Cappuccini e il Vescovo, perché la materia delle immunità è molto gelosa fra i preti. Io, tuttavia, non mi meraviglio degli sconcerti che un po’ dappertutto nascono tra i frati per indiscrezione dei Superiori, per la loro cattiva elezione, e dal fatto che i Frati si sono troppo lasciati andare , in particolare nel frequentare le case, onde Iddio non voglia che di mano in mano si abbia a sentire di peggio. 66 Taccano: taccagno. 72 Io credo che quella notte avessi un attacco di febbre, ma poi non c’è stato altro, solo mi sento fiacco e debole assai, mangio poco e bevo di conseguenza. La Madre e le figliole La riveriscono con distinzione insieme con Luzio, che va facendo qualche lezioncina di greco con l’abate Vitali, sebbene questi, bevuto dal caldo non si possa applicare. Il figliolo ci soddisfa parendo docile e condiscendente e non sapendo prendersi divertimento alcuno senza di noi. Mi dica se giunse salvo l’arboscello, mentre io porterò i suoi saluti a tutti [quelli] che mi dice specialmente al sig. Tommaso Guglielmi cui dirò la cosa delle medaglie e con pienezza di rispetto mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 4 agosto 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1306 Lettera n. 66 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 25 agosto 1751 In questo giro di posta non posso trattenermi perché sono occupato intorno ad un’infrazione che devo mandare a Roma questa sera. Dirò soltanto a Vostra Signoria che ho ricevuto i requisiti del dott. Giuseppe Baldini, che domani manderò alla comunità di Monte Carotto ed userò tutte le mie premure perché egli ottenga il suo intento. Ma ho saputo che l’elezione non si farà fino ad ottobre, perché ci sono degli impegni e il dott. Baldini è stato troppo in ritardo. Monte Carotto è un paese civile grande, vi sono benestanti, monache, religiosi della Famiglia e certamente per una prima condotta è una cosa molto buona, poiché i medici usciti da Monte Carotto sono poi partiti per terre grosse e per città di montagna. Si degni di riferite tutto al dott. Baldini, lo riverisca e lo rassicuri delle mie premure anche come scolaro di Vostra Signoria. La prego di quel favore con il sig. Carini perché, diversamente, anche per mia reputazione, sarei necessitato di farlo citare; operi come se fosse un suo pensiero e come se fosse Vostra Signoria a impedire questa citazione, e del resto io farei tutto quello che Ella vorrà. 73 Luzio la riverisce, va facendo molte dimostrazioni geometriche, gli ô comprata una famosa diottra67 come quella figurata nel Purcozio, e si sta lavorando un picciolo semicircolo e se capiteranno istromenti geometrici ne sarà provveduto. Faceva delle lezioni di greco ma l’abate Vitali torna a soccombere a quei suoi giramenti di capo. Il figliolo tornerà doppo il [giorno del] Nome di Maria. La madre e le figliole la riveriscono ed io mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 25 agosto 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1304, IMG_1305 Lettera n. 67 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 5 settembre 1751 Io sento tutte le insussistentissime ragioni del Carini molte delle quali sono rancide assai e molto poste fuori troppo tardi colla sua soprafina sua speculazione. Mi basta dire che tutti gli equivoci sono nati perché egli non volle fare il contratto di venire a prendersi la seta a Jesi, cosa che poteva fare perché era giunto fino ad Ancona. Credo che il sig. Cesare Leonardi, benestante e dabbene, ma ergo il mio pesatore è un miserabile e farabutto non lamina la conseguenza. Se la seta pesata dal sig. Leonardi riuscì al peso di Bologna, quella del mio pesatore riusci al peso di quelli che me l’avevano cavata; essendo nata la differenza di peso, credo che ciò sia accaduto non perché il sig. Leonardi non è quell’uomo che Ella mi ha dipinto onestissimo, ma perché la mia seta non fu pesata subito, oppure essendo sciolta occorreva prendersi confidenza; è poi ridicolo, l’addurre il mio sbaglio di libre cento cinquantasei (156) perché questo fu il mio sbaglio e non del pesatore, dal quale il sig. Carini si capacitò prima di pesare la seta. E l’altro sbaglio della seta in bozzoli è derivato dal sig. Carini, perché la mia seta a bozzoli era un mazzo che pesava 5 libre e il sig. Carini rinunciò per un altro mazzo che pesò quella libbra e Diottra: riga metallica, usata per rilevamenti grafici sul terreno, che porta alle estremità due traguardi, uno oculare e uno obiettivo , che determinano una linea di mira. 67 74 nove once. Infine, non posso non trovare colpevole il sig. Carini nel vedere che egli con l’imbroglio del peso di Senigallia mi voleva fa arrivare lo sbaglio a 28 o 30 zecchini68. Detto ciò per riflessione di Vostra Signoria, faccio a di lei modo che accludendogli lo ricevuto per saldo, che consegnare può degnarsi, quando la somma contenuta in detto saldo sarà consegnata al sig. Giovanni Salomoni, che porrà a mio credito. Dovevo scrivere al sig. Giovanni che il noto fagottino si trova a casa mia perché quel prete non lo lasciò in Casa Claudi , come io gli avevo ordinato, e perché un certo sig. di Rimini, che fu qui, non si fece vedere al suo ritorno da Monte Filottrano. Ma il poco tempo che io ho mi permette appena di finire questa lettera. Gli scriverò in futuro. Di fare l’altro sacrificio col dichiarare sbaglio del mio pesatore non m’à dato l’animo contro i miei giusti stimoli a non farlo e, con chi ha concepita giusta diffidenza, ora può discorrersi di pristina amicizia. Credo di non offendere su di ciò Vostra Signoria quando adempio con tutta la superiorità d’animo a quanto in Jesi promisi e confermai per lettera. Il sig. Baldini sarà servito con tutta l’attenzione, sabato aspetto due che mi hanno da fare da bracchi69; man mano darò notizie. Luzio, che tornerà quanto prima, seguita lo studio di lingua greca coll’abate Vitali che si bagna la mattina, la riverisce infinitamente, così fanno le mie moglie e figliole, ed io mi sottoscrivo con tutta stima. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 5 settembre 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1303 Lettera n. 68 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 19 settembre 1751 68 69 Zecchino: equivale a a 20 giuli o paoli (dall’anno 1728). Da bracchi: da investigatori. 75 Siccome il noto affare si è accomodato, come Vostra Signoria sa, non serve farne più parola, e perché io non debba avere questa spiacevole memoria ho bruciato tutte le lettere di quel soggetto. In questo giro di posta non ho ricevuto lettere dal sig. Salomoni ma spero di averne in futuro. L’abate Vitali, che prevedo possa tornare costà [a Rimini] con Luzio, non mi ha specificato se [Ella desiderava] una libra e mezza per specie dei semi dei meloni di Cantalupo, per cui io ieri, quando venne il mio affittuario, gli ho ordinato una libbra di semi dei migliori meloni, che non costeranno niente. Gli scriverò dicendogli del suo desiderio. Non so se sia venuto il padre Pani, studente in S. Domenico, né lo posso sapere prima di avere sbrigato la posta. Quando lo saprò, andrò a prendere il Vitriario, del quale La ringrazio infinitamente e consegnerò la lettera con le medaglie al sig. Tommaso Guglielmi. Faccio tutto ciò che posso per il sig. Baldini , ma mi sono accorto che egli si è deciso tardi, per cui anno preso fuoco grandissimo gl’impegni. Il Vescovo, il Vicario, Giuseppe Onorati, il Card. Gianfrancesco Albani ed altri si danno da fare premurossimi. Che mai potrò fare io fra tanti! M’ingegnarò al meglio che saprò e con gli ossequi di tutti di casa, due ore fa fuggitimi per andare a solazzare alla marina, con tutta stima mi confesso. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 19 settembre 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1302 Lettera n. 69 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 3 ottobre 1751 Sarà necessario aspettare il ritorno del sig. Salomoni per avere ciò che è stato concordato con il sig. Carini. Come ho anticipato l’altra volta, ho dato ordine al mio affittuario che portasse semi di melone di Cantalupo e dovrebbe essere di ritorno tra pochi giorni. L’abate Vitali non si decide a venire e fa stare in sospeso anche me. Ciò che mi dispiace è, che se tarda, arriverà a Jesi la principessa Altieri per stare 10 giorni. 76 In tale occasione la Città starà sottosopra per divertirla e già si preparano banchetti, veglie e festini e ciò sarà grande incentivo a Luzio per trattenersi. Mentre scrivo mi giunge un libbra di semi dei migliori meloni di Cantalupo. A Monte Carotto non vogliono proporre il dott. Baldini perché non è matricolato, ma penso che ciò accada perché i concorrenti sono 23 e i consiglieri sono prevenuti perché il dott. Baldini si è candidato tardi. E’ vero anche che la matricola da queste parti è conditio sine qua non . Il Consiglio si celebrerà oggi otto [tra otto giorni] per cui la risposta sarebbe sabato. E se per quella data avesse mandato la matricola, io la spedirei e cercherei di proporlo al Consiglio che sarà dopo pranzo. Sto attendendo il libro trattante di Nautica e, cogli ossequi di tutti di casa, mi dico al solito. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 3 ottobre 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1300, IMG_1301 Lettera n. 70 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 13 ottobre 1751 Mi spiace la mia lettera del 3 ottobre Le sia giunta solo il 10, perché mi sarebbe giunta per tempo la risposta di Vostra Signoria circa la mancanza della matricola. La risposta, essendomi giunta oggi a Jesi, non è giunta in tempo perché l’elezione è stata fatta domenica e caduta sulla persona dello stesso medico provisionale. [Ciò] che volle Ella fare nelle elezioni, non si vuol qua recedere da certe anticaglie, particolarmente vi stanno attaccati quei che non intendono [e] che fanno il maggior numero nei consigli. Neppure io sapeva il privilegio di chi si addottora in Bologna e, se l’avessi saputo, coloro non me lo averebbero creduto; credo però [perciò] meno male che il sig. Baldini non sia stato proposto perché coloro fitti in quel loro provisionale, gli avrebbero data una sparata. L’abate Vitali, che nelle cose sue non si decide mai, ha temporeggiato se venire o no a Rimini tanto che si è risoluto per andarsene in Belvedere presso il sig. Flaminio Ghisilieri e poi a Monte Alboddo a Casa Antinori. Non si dubiti che appena partito cominciò a diluviare ed ancora non se la finisce. 77 Su questo dubbio si è trattenuto Luzio, che non potevo né posso far accompagnare dal prete, non essendo finite le vendemmie, e non posso accompagnarlo io non potendomi allontanare di qua senza il permesso del card. Corsini, che mi ha eletto Governatore e Soprintendente di questa sua di Chiaravalle per la morte del sig. Fulgenzo Fossa e questa licenza non sono in grado di chiederla. Per altro Vostra Signoria mi fa torto nel credere che io ponga mire allo sparegar70 delle mesate, poiché sebbene io non sono scialacquatore per verun verso, per altro tra gli altri vizi [ho] quello di non essere economo per verun modo. Vostra Signoria se ne avvederà un altro anno, se a Dio piace, che non si dovrà discorrere in conto alcuno del ritorno di Luzio; so io quanto mi lagno di questa sua lunga dimora. Quando tornerà Luzio, che sarà per l’apertura delle scuole, porterà i semi che sono pronti, un fagottino per il sig. Salomoni con certa nobiltà non piaciuta, che non è stato possibile, nonostante la mia attenzione, di mandarla prima e a chi ritornerà indietro Vostra Signoria potrà consegnare ciò che vorrà. Credevo di averle scritto che ho già ricevuto il Vitrario, che ho già fatto rilegare, e ciò addiviene perché un capo è obbligato in uno stesso tempo a dare mente a più cose, onde è soggetto a distrazioni e dimenticanze. La sig.ra col maschio e fem(m)ine la riveriscono ed io, col solito ossequio, mi dico. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 13 ottobre 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1299 Lettera n. 71 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 28 dicembre 1751 70 Sparegare: risparmiare. 78 Rispondo solo ora alla lettera di vostra Signoria del 23 u.s. perché l’ho ricevuta tardi nell’Abbadia, nella quale dovendo avere continuo sebbene sciocco carteggio, non riesco a scrivere ad altri tanto spesso. Ciò che Luzio ha fatto per me presso di Lei non è che una piccolissima dimostrazione di quel moltissimo che io gli devo, onde io devo ringraziare Lei che l’ha gradita. Godo delle buone nuove [che] mi dà di Luzio, circa all’ attenzione allo studio di filosofia e lingua greca e [che] siasi portato bene e nella conclusione e nella prefazione. Mi dispiace però quell’essersi imbucato in ora che doveva fare funzione. Quell’essersi imbucato suona male. Circa l’essere egli poco amante del(le) conversazioni si è dimostrato sempre tale ancora qua, di maniera tale che appena gli si è potuto far fare un ballo, il quale appena fatto si è voluto portare tra le due sorelle che stavano in casa; ma circa all’essere tenace mi riesce affatto nuovo perché fino a qua gli ô dovuto predicare sempre a dovere tenere conto del suo, perché per verità mi â sempre spregato71 mostrandosi inclinato di troppo alla prodigalità; può essere che sia andato da un estremo all’altro, onde io non mancherò di avvisarlo su l’uno e l’altro punto. Ho ricevuto il foglio mancante delle Novelle letterarie, né ho alcuna difficoltà ad associarmi alla ristampa di detti fogli per tutto il decennio perché sempre più mi rendo benevolo verso il dotto mio padrone sig. Lami, al quale prego Vostra Signoria di farmi servitore e pregarlo infinitamente di provvedermi di quando in quando di qualche perfetto buon libro, essendo mia intenzione e come faccio, di qualche pezzo d’argento nobile, così da rifornire la mia eredità di buoni libri. Sia che io gli scriva o non gli scriva, si assicuri che l’amo di molto in quella guisa che lo stimano assai la moglie mia e le figlie che, con me, si dicono. Di Vostra Signoria Ill.ma Jesi, 28 dicembre 1751 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 71 Spregato: Sprecato. 79 ANNO 1752 – LETTERE 14 IMG_1298 Lettera n. 72 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 5 gennajo 1752 Ho scritto a Luzio raccomandandogli di essere liberale e conversevole e credo che lo sarà in avvenire. Io volevo associarmi per tutti gli anni alle Novelle letterarie non perché non abbia conservato i numeri di quelle da quando mi sono abbonato, ma perché penso che mi manchino alcune non pervenute. Vostra Signoria ha fatto bene ad ordinare, per ora, i primi tre anni. Vostra Signoria mi dica se dal sig. Lami potrò essere provveduto di qualche buon libro. Desidererei sapere il prezzo della Crusca Nova in folio, sto aspettando il settimo tomo del Chambers, e con gli ossequi di tutti di casa mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 5 [gennaio] del 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1296, IMG_1297 Lettera n. 73 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 12 gennajo 1752 Ero ancora afflitto dalla lettera di Vostra Signoria nella quale scriveva della rusticità di Luzio e su la poca generosità sua, ma la di lei del 9 stante, m’à totalmente sconvolto e guasto. Ma la di Lei [lettera] dei 9 stante m’à totalmente sconvolto e guasto. Spiace a me la sua rusticità, spiace il suo troppo tener conto72, 72 Tener conto: risparmiare. 80 perché io, sebbene vecchio, sono d’un naturale totalmente opposto a tali obiezioni che si danno al figliolo. Ma come vuole che faccia io? Non posso totalmente cimentarmici e impuntarmi a fargli fare a modo mio per forza, essendo ragazzo di spirito che vuol esser preso colle buone ed errando egli in cose per le quali gli altri padri non ci si prendono molta pena. Ciò che mi cruccia sommamente è che Vostra Signoria si prende molta collera, sicché dubito che Vostra Signoria possa prendere il figliolo sotto gamba e privarlo del suo affetto e non più insegnargli, ciò che sarebbe la sua rovina e la mia pena inconsolabile. Per carità, dunque, la priego caro sig. Dottore quanto so e posso di passare sopra questo fatto colla sua solita superiorità, di generosamente perdonarlo e di non mancargli della solita carità sua, tanto meno perché so che il ragazzo lo venera, lo stima e gli vuole bene, per lo che sempre seco verrebbe, avendomi scritto tante volte quanto s’impari collo stare seco. Ma in questa congiuntura non posso capire che idea si abbia in capo, seppure non fossero scrupoli, per carità dunque, torno a pregarlo, non se ne faccia caso. Io stimo tanto la buona grazia di Vostra Signoria, che per non perderla sono costretto disobedirla circa a darle notizie intorno a musici e comici per che [perché], per darglielo esatto, moltissime distinzioni vi sono, molti casi da esaminarsi. Ella potrebbe farsi dire dal sig. Avvocato Livio Ponzetti, a me ben cognito, quando farò in Roma la sua scrittura, sicuro che in essa vi troverà l’Indie nove e che con essa si farà dell’onore, giacché in Roma gli avvocati analizzano tutte le cose. Vostra Signoria ha fatto bene a scrivere al sig. Lami per il mio abbonamento ai 12 anni delle Novelle letterarie e per procurarmi libri, ricorrerò alla gentilezza sua, anzi potrebbe suggerirmi qualche libro buono per me, in corso di stampa o già stampato. Intanto, essendo scarso di libri di Medicina, La prego di procurarmi il libro di [Valsaievi?] Baglivi e di qualche altro medico dotto e moderno che avesse fatto delle belle scoperte e, soprattutto desidererei i medici che hanno scritto libri sulla Macchina elettrica, istoria de’ morbi con essa fin qua guariti ed altro appartenente all’Elettricismo. Non è ancora venuto il 7° tomo del Chambers e, con i soliti ossequi di tutta casa, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 12 [gennaio] del 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 81 IMG_1295 Lettera n. 74 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 20 gennaio 1752 Ringrazio Vostro Signoria per avere deciso di sorvolare sulla rusticità di Luzio e che, per tale ragione, Luzio non ha demeritato la sua grazia. Nel momento i cui scrivo, giungono da Senigallia i quattro tomi del Chambers. I denari che Vostra Signoria deve avere da me, dovrà chiederli al sig. Salomoni. Nel frattempo ringrazio Vostra Signoria per i libri che vuole farmi avere, per la storia del male per cui morì il contino Pilastri, che ho già tutta letta e che mi è piaciuta e rinovando a Vostra Signoria Ill.ma il mio rispetto da parte di tutti di casa, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 20 gennaio 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1294 Lettera n. 75 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 22 gennaio 1752 Sono contento che siano stati pagati dal sig. Salomoni i sette scudi e sessanta per le Novelle letterarie, per l’Associazione ad esse e per i due tomi del Chambers. La notizia mi è giunta in tempo perché questa sera stessa ho potuto trasmettere al sig. Barzanti a Recanati con il denaro suddetto anche altro [denaro], saldando fino alla data odierna e, in conformità, Vostra Signoria sarà avvisata dal sig. Salomoni. Sono contento che mi giungano i libri dei quali avevo pregato Vostra Signoria due ordinari di posta or sono. E se me ne verranno in mente altri, non mancherò di supplicare Vostra Signoria, e in tal modo supplico Vostra Signoria, che se gliene capitassero altri adatti a me e a Luzio, non solamente per la sua età, ma anche per quando sarà adulto. 82 La moglie e figliole mie riveriscono Vostra Signoria Ill.ma ed io, con tutta stima, protestomi. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 22 [gennaio] 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1293 Lettera n. 76 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 26 gennaio 1752 Ho ricevuto la nota canzonetta e sono in attesa di quei libri che a suo tempo avevo chiesto e di quelli che a Vostra Signoria piacerà mandarmi. Non avrei scritto ma voglio soddisfare una mia curiosità. Circolano per Jesi due lettere apologetiche stampate, una mi pare di un gesuita e l’altra certamente di un cappuccino. Sono entrambe senza fallo contro il dottor. Lami. Ciò di cui trattano io non lo so, perché non mi sono arrischiato nel chiedere, perché domandando temevo di cimentarmi nel dire qualcosa a difesa del dottore assente e dell’amico dell’amico senza alcun fondamento, che nasce solamente dal vedere le scritture dell’una e dell’altra parte, ciocché assolutamente in me si richedeva giacché avevo a [che] fare con gente molto affezionata per quelle due religioni, che ânno fra esse molti soggetti jesini. Sentirei da Vostra Signoria molto volentieri i soggetti delle due tenzoni e le ragioni dell’una o dell’altra parte e, non servendo ad altro questa mia, con gli ossequj di tutta casa, mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 26 gennaio 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 83 IMG_1292 Lettera n. 77 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 12 marzo 1752 Ben sa Vostra Signoria che in presenza Sua, essendo sul punto di partire, ho smarrito la nota del Pasquali. Dall’importo dei libri che Vostra Signoria ha ordinato per me, mi regolerò se quest’anno dovrò prendere gli atti di Lipsia in compendio, perché quest’anno devo andare ben bello avendo avuto delle spese e stando in fabrica. Ô gusto però d’avere di tali libri avuta buona relazione, non curando di leggi, perché ce ne ô, e se non fosse altro l’Einecio, e neppure di Teologia, ora mai appianata dal Petavio. Il Bertoldo è un’opera dei più famosi poeti. Io sono un poetello e un paio di volte l’anno, forse tre o quattro, devo comparire in pubblico. Non so fare altro che Anacreontiche ed il mio stile è burlesco, onde cui il Bertoldo amatissimo è per me necessarissimo. Vostra Signoria si contenti di conoscere il prezzo degli atti [di Lipsia] e di procurarmi casu quo [in tal caso] il vantaggio possibile. La famiglia mia tutta la riverisce ed io, affrettato dalla posta che vuol partire, mi dico al solito. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 12 marzo 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1291 Lettera n. 78 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 19 marzo 1752 Sono molto contento sentendo che Vostra Signoria mi ha procurati i noti libri e mi perdoni se dico che mi piace quel Bertoldo che è un componimento dei primi uomini, che se non hanno avuto ripugnanza nel comporlo, così che io non sarò tacciato di averlo questo libro tanto da spenderci 2 paoli. 84 Il fabricare che faccio io è necessario non voluttuoso. Le donne quando si maritano domandano se lo sposo â una casa bella e non altro, così farà colei che sarà moglie di Luzio. Faccio però le cose mie poco a poco, senza impegnarmi e così sempre mi resterà qualche cosa ancora per i libri intorno a’ quali ancora bisogna andare bel bello altrimenti un vi si impegna e vi acquista vizio maggiore che nelle fabbriche e Vostra Signoria Ill.ma sa di quell’Aldovrandi, del quale tratta la Ciarlataneria degli eruditi, che vende tutto il suo ed impoverì per comprar’ libri. Sentirò quanto costano i sette tomi degli atti di Lipsia e quanto [costano] quelli già ordinati, per potermi decidere. Voglio informarmi riguardo a quel villano della cavalla, che ha soprapesato, voglio saperla giusta e poi raccontarla a Lei poiché le cose di casa non devono fare lunga contumacia ed ad altro non servendo questa mia, rimango con il solito ossequio. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma 19 marzo 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1290 Lettera n. 79 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 22 marzo 1752 Faccia come crede Vostra Signoria per i tre tomi già stampati delle Novelle letterarie, perché io Le farò restituire il costo e su ciò ho avuto il biglietto stampato; il Bertoldo sta bene nella forma in cui l’ha ordinato Vostra Signoria. Ho fatto chiamare il villano della cavalla di doppia pesatura. Mi disse che verso il mese d’aprile gli diede il somaro ma poi non accerta che un tal somiere73 facesse colla cavalla il fatto suo, indi circa a mezzo mese di maggio, avendo dati la cavalla segni di concupiscenza, il villano la fa coprire74 da un cavallo, a capo a nove mesi la cavalla o abortì, o malamente partorì due feti, uno era cavallo maschio, che 73 74 Somiere: bestia da soma. Coprire: in riferimento ad animali ha il significato di accoppiare. 85 oculatamente vedevasi con pelo, e ben formato in tute le parti se(b)bene mostrasse contrassegni di dover presto morire come fece. L’altro non fu potuto vedere se fosse mulo, o mula, cavallo o cavalla, mentre uscì semivivo picciolissimo, e nudo affatto senza neppure un pelo; tanto ricavai da tal villano che tenni sotto l’esame una buon’ora. Sicché non si può su tal fatto imbrogliato e non chiaro formare neppure un’idea della soprafetazione75, che è quanto devo a Vostra Signoria, onde passo a sottoscrivermi. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 22 marzo 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1289 Lettera n. 80 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 19 aprile 1752 Dentro una lettera di Vostra Signoria ricevo l’eruditissima sua in lode dell’Arte comica; a causa della mancanza di tempo ho potuto vederne solo poche carte e, per ora, non posso esprimere il mio deboli parere. Evviva Bertoldo di due lingue e di tante note! Ho ricevuto la nota dei libri di Vostra Signoria, che è abbondante, ma io che conosco molti di quei libri sono contento. Quando uscirò di casa saprò se Montanari avrà il denaro per rimborsare Vostra Signoria. La cassa potrà essere consegnata a Luzio che prenderà i libri che vorrà per sua erudizione. Io faccio per lui queste spese. Acquisterei gli atti di Lipsia a quel prezzo, ma non so se sia cosa buona poiché tanti tomi sono solo in sette ristretti, e poi a dire il vero questo anno si è fatto un gran comprare, pure non escludo e con ciò, da parte di tutti, resto. Soprafetazione: fecondazione di un ovulo che ha luogo, raramente, quando già un altro ovulo, maturato nel corso dell’ovulazione precedente, è stato fecondato e ha cominciato a svilupparsi (v. Soprafetazione dell’Enciclopedia Treccani). 75 86 Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 19 aprile 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1347, IMG_1348 Lettera n. 81 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 26 aprile 1752 Rispondendo alla lettera del 23 cadente, ribadisco che il noto discorso erudito di Vostra Signoria mi è piaciuto moltissimo, è stringente e confacente all’umore di questo Paese quando 25 anni or sono, c’erano 5 vecchioni cavalieri pratici nell’istruire la gioventù nell’arte comica, nel distribuire le parti secondo le tendenze naturali, nel far intendere e capire ai recitanti ciò che dovevano dire e sapevano spiegarglielo; e nella premura perché imparassero le parti perfettamente, tale che i soffioni76 non stessero dietro alla scena suggerendo ogni parola, cosa che sta veramente male perché gli spettatori sentono il soffione prima del comico, per cui ne tenevano uno solo di fronte ai piedi del teatro con il libretto in mano che suggeriva di tanto in tanto quando pareva che il comico stesse per sbagliare. I comici erano tutti cavalieri che facevano a gara nel vestirsi e vi sono stati anni che per queste sale si sono aperti fino a 5 teatrini. Mio fratello e me sempre avevamo la nostra parte, ma in oggi tutto è andato in disuso. Ringrazio Vostra Signoria infinitamente della provvista che mi ha fatto dei migliori libri. Luzio si potrà tenere quelli che fanno per lui, e più per lui che per me che si fanno queste spese. Mi piacerebbe sapere di quando in quando come Luzio si comporta e se è perseverante. Ho preparato i paoli 31 - 30 con gli altri paoli 3, ma li manderò alla prima occasione. 76 Soffioni: suggeritori. 87 Poiché Vostra Signoria mi assicura che gli atti di Lipsia ristretti sono buoni e mancanti solo delle parti Legali e Teologiche, li prenderò, perché dei legali sono stufo e dei Teologici ne possiedo abbastanza, ne avevo prima, mi sono arrivati anche i Pichi Mirandolani; quando avrò il Petavio basterà, ma una tale spesa la farò con il resto della spesa della futura fiera di Senigallia. E con tutto l’ossequio di queste mie donne, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 26 aprile 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1288 Lettera n. 82 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 3 maggio 1752 Il sig. Salomoni giunse qui lunedì dopo pranzo ed è ancora qui in casa mia dove gli si fa buona cera e credo che non partirà neppure oggi, essendo il tempo un po’ piovoso. Mi ha portato il Bertoldo in tre tometti e subito con questo mio carissimo amico ho parlato confidenzialmente, l’ho trovato molto erudito e con note non solamente al veneziano ma anche al toscano parlare e ho fatto un profondissimo inchino a quei grandi uomini che lo hanno composto. Vostra Signoria su di ciò mi darà la celia ma io me la prendo in pace. Non era dovere caricare quel povero uomo con tanti libri che mi verranno a tempo. Gli ho già consegnati i denari. Mi provvederò degli atti di Lipsia compendiati a suo tempo, ma li vorrei rilegati pagandoli quel tanto di più, perché è una vera miseria tenere questi libri legati alla rustica senza avere chi me li possa rilegare. Si può sapere quanto costa il Petavio. Sono contento che Luzio si comporti bene e contento che si eserciti nelle accademie. Il sig. Salomoni la riverisce ed io, con tutti di casa, mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 3 maggio 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero 88 Lodovico Franciolini IMG_1287 Lettera n. 83 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 28 maggio 1752 Sono contento che Luzio, figliolo mio, abbia pagato a Vostra Signoria i denari promessi per i libri. Qua le cedole77 hanno sempre corso, ma dopo la condanna degli zecchini calanti hanno un credito mirabilissimo, tanto che il tesoriere dà per esse [cedole] zecchini traboccanti. Se non va bene così presso di voi, manderò un’altra volta tanti zecchini. Del Petavio sono già capace, ma dei libri De Doctrina temporum non ne ho cognizione e non so di che cosa trattino. Ma varrebbero quasi 16 scudi e con altri 14 per gli atti di Lipsia farebbero trenta, alla qual spesa non posso per ora determinarmi, essendo ora sotto gravi dispendi. E con tutto il rispetto d’ogniuno di questa sua casa, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 28 maggio 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1286 Lettera n. 84 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 4 giugno 1752 77 Cedole: documenti di pagamento. 89 Se a Rimini [costì], le cedole non hanno valore, come qui dove non possono ricasarsi e non se ne può pretendere agio, io in avvenire manderò zecchini di peso, essendo mio dovere restituire, a chi importa, quella moneta che più piace. Non ero riuscito a capire che anche l’opera De Doctrina temporum fosse del Petavio, così non passerà molto tempo perché chiederò a Vostra Signoria di provvedermi di ambedue le opere con i ristretti degli atti di Lipsia. Ha già comunicato la di lei [lettera] all’abate Vitali intorno a suoi libri con che, inchinandola per parte di mia moglie e figlie, rimango al solito. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 4 giugno 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1285 Lettera n. 85 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 3 settembre 1752 Ho ricevuto la compitissima lettera di Vostra Signoria riguardante il gradimento di Vostra Signoria di una nostra piccola dimostrazione.78 Pareva che non dovesse esserci risposta. Il dottore Lami ha mandato altri quattro tomi delle Novelle letterarie che potrà far consegnare al sig. Giobatta, il quale provvederà a mandarmeli con altri libri. Luzio ha fatto un giretto con l’abate Vitali e ha trovato tre lapidi sepolcrali che, siccome sono fatte con diligenza, si pensano inedite. Le manderà a Vostra Signoria dopo che le avrà ripulite. Intanto, il medesimo Luzietto, la signora con tutti di casa la riveriscono e io, pieno d’ossequio, mi sottoscrivo. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 3 settembre 1752 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 78 Dimostrazione: forse, un dono da parte di Lodovico. 90 ANNO 1753 – LETTERE 4 IMG_1284 Lettera n. 86 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 14 febbrajo 1753 Ho ricevuto il libretto fatto nella monacazione della Bonavegni e ô ammirate le giuste lodi date alla virtù di Sua Signoria dal dotto poeta ma io non posso scrivere troppo a causa di una flusione agli occhi. La ringrazio però per quanto posso di tal finezza. Devo componere una canzoncina nel punto della pazzia, vorrei che medicamente e anatomicamente mi dicesse come uno nasca o si faccia pazzo e in quante forme uno possa esser pazzo, cioè furioso o in altra maniera, e se vi sono medicamenti da guarirli e citarmi tre o quattro autori moderni, ma la cosa vorrebbe essere a posta corrente, gli porgo gli ossequj di tutti di casa e, con tutta stima, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 14 febbraio 1753 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1283 Lettera n. 87 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 4 settembre 1753 Sono stato due mesi ad Ancona per dirimere una questione di pingue eredità di circa 110 mila scudi, ma non se n’è fatto niente e neppure si potrà risolvere fino a quando i concorrenti non si insanguinino collo spendere. In questi due mesi, sono tornato a casa una prima volta e ho trovato ammalata la moglie di 91 emorroidi, molto ammalata perché quella parte si era apostemata79 e nessuno se n’era accorto; Dio volle che da sé l’apostema venne a capo [e] si franse e ne successe la guarigione. La seconda volta che feci ritorno a casa, si ammalò Luzio di un ristagno, ossia coagulo, e anche in questo caso non venne riconosciuto e non venne fatta alcuna operazione. Nel quarto giorno [di malattia], comparendo sangue dal naso, gli venne fatto un salasso, replicato poi tre volte, vennero fatti dei lavaggi, dati dei sudoriferi, e attuati altri rimedi, fino a quando, nel 14° giorno, Luzio fu senza febbre; oggi è in convalescenza, dorme e mangia con gusto e domani andrà a messa. Ora gli resta una pesantezza di testa, non continua ma succedanea e per circa un’ora, dalla qual cosa se ne vorrebbe liberare, ma i medici non ci fanno caso dicendo che ciò è causa della convalescenza e del letto. Luzio, però, dice che di questa specie di male soffriva anche prima di ammalarsi e, perciò, prego Vostra Signoria di scrivergli qualcosa in proposito. Questi sono i motivi dell’interruzione del carteggio con Vostra Signoria. L’abate Vitali a quest’ora dovrebbe essersi fatto vedere a Rimini e anche in casa non si hanno sue notizie. Raccomanderò il dottor Giovanni Battista Giri, maestro di belle lettere, per la condotta di Monte Alboddo, ma non so cosa ne ricaverò perché colà non ho gran conoscenza. Sono imbrogliato per isbaglio nello scrivere. La supplico dei qui acclusi libbri ed inchinandola da parte di tutti di casa, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma [Jesi, 4 settembre 1753] Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o Lodovico Franciolini IMG_1282 Lettera n. 88 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 12 settembre 1753 Apostemata: ascessualizzata. Ascesso o apostema: raccolta circoscritta di pus in una cavità neoformata. 79 92 O veda Vostra Signoria quante capoccierie feci io, scrissi senza data ed al rovescio, m’avevano impazzito la quantità di lettere le quali dovetti scrivere in quell’ordinario, sì per rispondere alle ar( r)etrate sì per mandare indirizzi per quella causa che non si accomoderà mai, mentre sonosi cacciati dentro Vescovi e Cardinali, privi affatto della facoltà legale, che vogliono perciò decidere coll’autorità delle dignità loro, onde hanno coartato me a far prendere possesso di tutto, ed ora poi strillano alle stelle contro di me ma invano giacché Roma mi ha tutto approvato. Luzio va di bene in meglio anche se non acquista ancora forza nelle braccia e nelle gambe; ora la testa sta bene, mi prevalerò dello scritto mitridato80 e [....] bianco alle occasioni insistendo per ora che si be(vv)a dell’acqua e la ringrazio dell’avviso. L’abate Vitali ha scritto ieri da Mondaino dicendo di non volere venire qui se non quando saprà che si fa una bella festa per S. Nicola. Il medico di Monte Alboddo ebbe la conferma, anche solo per pochi voti, per cui quella condotta per ora non è vacante, ma starò in attenzione per servire Vostra Signoria. Mi spiace assai non poter avere alcun libro tra quello annotati in quella cartuccia, quando li desideravo tutti efficacemente, mi raccomando su di ciò alla Sua grazia e cogli ossequi di Luzio, della signora e di tutte queste ragazze, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 12 settembre 1753 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1280; IMG_1281 Lettera n. 89 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 11 novembre 1753 80 Mitridato: antidoto contro i veleni. 93 Non è stato possibile rispondere prima alla compitissima lettera del 1° di Vostra Signoria, prima di tutto perché l’ebbi alcuni giorni dopo, in quanto mi trovavo ad Ancona, e secondariamente perché mi trovavo impegnato tra i bollori di quella gran lite, che si è ricomposta con una transazione che sapeva più di spoglio violento che di transazione, cosa che lo mi sbalordito non poco. Le circostanze in cui mi trovavo non mi facevano sperare di meglio: un cardinale impegnatissimo, tre prelati adulatori, un paese intero tutto contrario, i parenti della vedova nemici capitali; la vedova principale avida di prender presto, credula a suoi avversari, diffidente a suoi difensori, timorosa di dover spendere, sorpresa dalle lunghezze della lite, per un piatto di lente81 rinunciò la primogenitura, sovverchiata dalla prepotenza, che fino gli negò la mia unica assistenza. Esigette 20.000 scudi liberi, argenti, ori e gioie dell’eredità, 200 scudi e l’uso della casa del defunto per tutta la vita natural durante, rinunciando così ad altri 45.000 scudi che assolutamente poteva pretendere, giacché ne aveva chiarissime le decisioni. Io farò rimanere paoli 9,20 spesi nella provvista di libri per me, per gli associati, per l’abate Vitali e per Luzio e attenderò le altre provviste. L’argomento del ritorno di Luzio è per me fatale e mi vergogno dover discorrere su di esso. Io sono costantissimo nel volerlo rimandare costì [Rimini], ma la madre e le sorelle, sorrette da zelantissimi satrapi, si oppongono con mille ragioni, in particolare con quella che Luzio sarebbe necessario nel contribuire all’accasamento delle sorelle, per informarsi delle cose domestiche e perché egli è solo. Non posso resistere ad una tal piena se non lascio sfogare il suo impeto col tempo, facendo raddolcire le cose con la mia flemma e coll’ottenere con questa il mio intento, bisognandomi far così per prendere colle buone il ragazzo che, come è naturale, ama le carezze de’ suoi e che da quanto gli si suggerisce, comincia a concepire avversione al ritorno. La madre, le figlie e il figliolo riveriscono Vostra Signoria Ill.ma ed io con tutta stima e rispetto, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi,11 novembre 1753 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 81 Lente: lenticchie. 94 ANNO 1754 – LETTERE 12 IMG_1278, IMG_1279 Lettera n. 90 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 16 gennaio 1754 Un Cavaliere parente della mia consorte di 51 anni, di temperamento adusto82 e maliconico, aflatuoso83, doppo che pareva che la sua natura volesse espellere i suoi umori cattivi per le moroidi, le quali già si erano gonfie e quasi rotte, si vidde privo di questo beneficio ed invece di goder questo, si trova fin da tre anni in qua soggettato ad una orina virulenta, la quale lascia o nella verga o nella vescica, un brugiore tal volta e, tal volta, un molesto prurito di tornare ad orinare; questi mali però non sono d’ogni dì, ma vanno e vengono lasciando in pace i(n) mesi interi il paziente, e si può dire tutta la (e)state, essendo più frequenti e contumaci nell’inverno, nel qual tempo trova giovamento dallo stare in casa ben caldo. Le orine però non si sono mai soppresse orinando ogni dì sufficientemente, come neppure si sente dolore, né peso nelle reni né ha fatta mai renella più della quantità, che di quando in quando si suol fare da ogni sano, sentesi bensì qualche peso nella vescica ancor quando le orine sono buone, ma questo svanisce, orinato che abbia, e per lo più si risolve in un flato, che gli torna allo stomaco, è soggetto questo signore ai flati, e ciò gli fa abborrire le minestre e le bibibite (sic!) che pare asolutamente che farebbero a lui molto bene, perché dice egli che tali minestre e bibite pare che gli allaghino lo stomaco, onde mangia asciutto; fuor del suddetto malore, il paziente non è soggetto ad altro male, dorme, mangia e beve competentemente senza disordinare, sta sempre senza febre e sta forte, solo che secondo il solito degli ipocondriaci apprende molto questo male, per il quale [per] mezzo mio desidera da Vostra Signoria qualche buona nuova, regola o rimedio, conforme io instantemente la supplico, persuadendomi che un tal male non derivi da rottura di vasi né da stranguria84. Io ho soltanto tre tomi del Muratori Antichità d’Italia Medii Aevi e soli tre del Pagi Istoriae de’Pontefici; vorrei compiere questi corpi. Adusto: asciutto. Aflatuoso: pieno di afflati. 84 Stranguria: emissione difficoltosa e intermittente dell’urina, spesso a gocce, durante la minzione. 82 83 95 La signora, queste figliole e Luzio la riveriscono infinitamente ed io, col solito rispetto, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 16 [gennaio] del 1754 Il suddetto cavaliere non è soccombito mai a mali venerei. Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1277 Lettera n. 91 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 2 marzo 1754 Ieri mi sono giunti a salvamento i libri che Vostra Signoria aveva spedito al Gavelli; chiederei due cose: la prima se il duplicato dell’Iliade e dell’Odissea di Omero sia stato posto a debito mio, per poterli esigere dall’abate Vitali, oppure questi ne resti debitore a Vostra Signoria, in modo che, oltre i 48 giuli85 che Ella deve avere ancora da me, possa essere rimborsato da quei due libri dall’abate Vitali; in ogni caso, sarà bene che io di questi due libri ne conosca l’importo. L’altra cosa da sapere è: se con i tre ultimi tomi del Pagi, io ho sei tomi, l’ultimo papa Gregorio XIII, per cui credo che il Pagi abbia proseguito e, di conseguenza, gli altri due tomi dei quali mi ha provvisto il p. Banditi, siano il settimo e l’ottavo, non duplicati, perché in questo ultimo caso sarebbero per me superflui e potrebbe essere un favore darli a qualcuno che non li avesse. Aspetto di sapere quanto devo a padre Banditi e al sig. Giobatta Angelini, per fare tutta una cambiale, in cui accludere anche i suoi paoli 48, per non infastidire tanto la gente. Frattanto ringrazio Lei di tanto incommodo, gli presento gli ossequi di tutti di casa, specialmente di Luzio, e con tutto ossequio mi pregio. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 2 marzo 1754 D(ivotissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero 85 Giuli equivalenti ai paoli. 96 Lodovico Franciolini IMG_1276 Lettera n. 92 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 6 marzo 1754 Con la posta ordinaria scorsa avevo fatto sapere a Vostra Signoria di avere ricevuto i noti libri dal Gavelli, ho ringraziato Vostra Signoria della Sua bontà e lo faccio di nuovo e dissi che quando avrei conosciuto il debito che ho con il sig. Angelini e con padre Banditi, avrei scritto tutta una lettera cambiale e rimborsando dei 48 paoli e della spesa di cassetta, cerata ed altro che Vostra Signoria mi dirà. Il medico oppresso da accidente fu il Silenzi, ma dicono non fosse un accidente ma un impeto di sangue di cui abbondava; di fatto bisogna che sia così perché è guarito discorrendo bene e facendo puntualmente le sue visite, sicché Vostra Signoria vede bene che per ora io non sono al caso di servirla. Resterò tuttavia in attenzione, perché se il detto medico volesse scaricarsi di fatica facendo un coadiutore, io ne darò ragguaglio e col pieno ossequio di tutti, e specialmente di Luzio, con tutto rispetto mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 6 marzo 1754 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1275 Lettera n. 93 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 10 luglio 1754 Sento dall’abate Vitali che Vostra Signoria sta per fare un dilettevole viaggio per la Toscana, me ne rallegrerei infinitamente se la ragione della sua gita me lo permettesse, - sicché mi riservo di congratularmi allorché sentirò che tale gita sarà stata di giovamento per la di Lei salute, - quando nella somma che mandai 97 per il sig. Graziosi al sig. Giobatta Angelini non siano stati inclusi i 33 paoli dei quali Ella parla nella lettera al sig. abate Vitali, io non mancherò di consegnarli al Berzanti. Se in Toscana pensasse di trovare qualche buon libro per me, lo prenda; sa che vado leggendo di tutto, ma che sia buono ed erudito. L’invidio della buona conversazione che godrà del sig. dottore Lami, oh mi ci potessi trovare ancora io! Mi riverisca almeno infinitamente quell’insigne signore e con tutto rispetto mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 10 luglio 1754 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1273, IMG_1274 Lettera n. 94 (trascritta) Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 3 agosto 1754 In data di Pisa 26 scaduto, ricevo una di Lei obligantissima che mi dà conto di avere ricevuta una mia che scrissi a V.S. Ill.ma in Rimino e mi ragguaglia le allegrie e villegiature godute insieme a cotesto Sig.re dottore Lami celebrat(issimo) letterato, che io venero al maggior segno, ed insieme con altri ragguardevoli soggetti della Corte, specialmente del Sig.r conte di Bichecourt , e del Sig.r Uditore fiscale, primi luminari di cotesto Stato, mediante i quali Sig.ri di sommo rispetto, Ella gode e la magnificenza, l’alegria e l’utilità di quei bagni. Starò attendendo qualche buona provista di buoni libri per me, per rimborsarla subito, come feci per mezzo del Sig.re Berzanti, di ciò che Ella avanzava. Se a V.S. Ill.ma non riesce trovare proporzionato emolamento86 al suo merito, mi procuri la restituzione della Franciolina di Sinigaglia, che ce la godremo insieme e staremo vicini. Io non so come il Duca d’Urbino se l’avesse da Franciolino Franciolini, uom valoroso che morì doppo 86 Emolamento: emolumento, giovamento riferito, forse, al giovamento dei bagni termali. 98 combattuto e vinto in steccato, e che quel Duca bramava col titolo di “strenuo mio Amico Carissimo”87. Luzio la riverisce, attende ancora al greco coll’Abbate Vitali, ed alla geometria, ha molta inclinazione alla meccanica ed io attendo alla professione di opere. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 3 agosto 1754 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1271, IMG_1272 Lettera n. 9588 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 2 ottobre 1754 Sono contento del suo felicissimo ritorno in Patria e tanto più ne godo in quanto lo intendo seguìto con la totale guarigione di Vostra Signoria, robustezza e ringiovenimento. Mi dispiace essere costretto a darle una seccatura. Doppo qualche assidua applicazione fatta questa estate, la mattina di buon’ora dietro certi caratteri antichi e sbiaditi, incominciò a non servirmi più nessuna sorta di occhiali ma a nascermi negli occhi una certa nebbia che m’impedisce il conoscer di subito gli oggetti che mi si rappresentano. Fu stimata gruosa89 flussione, onde fu prescritta a( c)qua rosa canforata di Tuzia, ricevere il fumo del caffè e l’aura di spiritod’antimonio, fu proseguito con i pediluvj e con rifrecazioni alla schiena. Ma perché [poiché] indarno furono applicate le cappe tagliate e dopo d’aver presi molti brodi alterati con erbe cefaliche e alcune pillole parimenti cefaliche, che operavono, fu venuto alle mignatte, che non hanno fatto altro che dilatare la flussione per tutta l’orecchia, che causava non solamente del froscìo e delle dolorose punture fino alla glandola parotide ma anche enfiagione, ciocché è restato moderato di molto dal far spruzzare nell’orecchio il latte di donna, ma gli occhi sono rimasti i medesimi, sicché i medici erano risoluti Le virgolette “ ...” sono state aggiunte nella trascrizione, mentre le maiuscole iniziali sono nel testo della lettera. 88 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. 89 Gruosa: forse grumosa. 87 99 farmi prendere i decotti di vipera, ma poiché io avendo letto in qualche moderno [libro] che questi decotti per esperienza si sono scoperti non omogenei a temperamenti biliosi come il mio e perché si è scoperto il mio sangue assai fervido sebbene un po’ viscoso e consistente, ho avuto ed ho a tali decotti tutta la ripugnanza, non avendoli voluti prendere neppure per ordine del dottor Barbetta, che me li prescrisse una volta per farmi tornare il perduto sudore ai piedi e a ria( c)quistare qualche altro perduto beneficio, argomentando da ciò che la vipera fosse medicamento violento piuttosto che naturale. Sicché questi signori vorrebbero commutare il decotto con un distillato di siero di vacca, vipera, salvapastiglia (?) e salsoficasso (?)90 ed in caso di non giovamento applicare alla cupizza un vessicante a cui parimente ripugno. Ricorro, dunque, alla bontà di Vostra Signoria perché si degni dirmi il suo vero sentimento sui suddetti medicamenti usati e non usati e perché si degni allo stesso modo prescrivermi quelli che Ella giudicasse più proficui per me, con l’avvertimento che la flussione ora si è sciolta, assai fruttanto il naso, che prima stava occluso in maniera che non potevo respirare, e anche le fauci. Perdoni un tale incommodo e, con tutto rispetto, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 2 ottobre 1754 Il segretario91, e suo discepolo, anche esso si rallegra del di Lei felicissimo ritorno e della ottima salute che senza dire abbia riportato dalla Toscana. Lo prega voler riverire tutti i condiscepoli e le rinuova la sua debbole servitù unita agli ossequiosi rispetti del sig. dottor Bordiga. Mi vanno lacrimando ancora gli occhi, ma ancora non si può leggere né scrivere Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o Lodovico Franciolini 92 IMG_1269, IMG_1270 Lettera n. 96 (trascritta) 93 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo Salsoficasso: forse unione di due voci salso-fico (ficasso; suffisso dal latino –ficere=fare, che fa bene) cioè qualcosa di salso-benefico. 91 Allude a Luzio. 92 Quest’ultima frase e la firma sono di mano di Lodovico Franciolini. 93 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. 90 100 9 ottobre 1754 In questa rispondo a due sue, alla prima mi convien dire [di] riconoscere il mio debito di baj94 15 per saldo dell’improntato da V.S. Ill.ma per me, che unirò a quel tanto [che] dovrò per le due copie del terzo tomo del James, una per il Sig.re Mar.e Ripanti, che sta fuori, e l’altra per me. Intorno alla Franciolina io scorpì95 per ischerzo, con tutto che per davvero il Duca d’Urbino la rubbasse a Franciolino Franciolini, “suo stenuo amico” come egli il Duca scrive ad esso Franciolini, con tutto ciò io dovrò attenermi a quel detto Ne litiges cum Potentiore. Per la seconda, devo infinitamente ringraziare V.S. Ill.ma per la parte che si prende del mio male e per gli opportuni rimedj che mi propone, i quali porrò pontualmente in opera facendomi solamente ribrezzo quel setaceo96 al collo e quel cauterio al braccio. Io mi gettai le coppette tagliate sulle spalle e le mignatte alle norici97, e presi di quel distillato, che gli descrissi, otto giorni continui, mezza libra la mattina e mezza la sera, ma il mio male è stato ed è sempre quello, anzi la flussione degli occhi si è andata ora aggravando, ed ora rimettendosi nello stato primiero senza migliorar mai. L’orecchia sì che ha migliorato non essendo più gonfie le glandole parotidi, non dolendomi più le gengive, né sentendo più nell’orecchia medesima quelle tormentose punture. Solamente, è rimasto un continuo soffiare e, di quando in quando, un certo froscìo come d’una cosa che bolla. Mi sbagliai nel nominar l’antimonio, l’aura che prendevo sugli occhi era di spirito di sal amoniaco. Oggi prendo la lapsia98 e dimane mi caverò sangue dal braccio. Mi stimo che il prender aria, e specialmente se dovessi andare di qui a Recanati, mi farebbe male, onde me ne asterrò e pieno di ringraziamenti, rispetto ed ossequio, mi dico immutabilmente. Novamente il segretario99 le ritorna i suoi ossequiosi rispetti ed anche egli la ringrazia della bontà che ha avuto in suggerire i rimedj più proficuj a suo padre, e umilmente egli ancora le se protesta. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Baj: bajocco/bajocchi, moneta di rame in uso negli Stati pontifici fino al 1866. Scorpì: scoprii. 96 Setaceo: forse sta per “cetaceo”. 97 Norici: narici. 98 Lapsia: pianta medica. 99 Allude a Luzio che scrive al posto suo. 94 95 101 Jesi, 9 ottobre 1754 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1267, IMG_1268 Lettera n. 97100 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 12 e 16 ottobre 1754 Incominciai fin da giovedì prossimo passato dal salassarmi nel braccio sinistro, come prossimo all’orecchia, dove ebbi la grave flussione e dove oggi è rimasto quel continuo soffiare; all’apri( r)si della vena diè fuori un zampillo spirotissimo101 e poi subito si fermò, il sangue s’ingrumò lasciando intorno intorno alla ferita una buona lividura, senza vi fosse caso che potesse uscirne altro sangue. Fu dunque d’uopo venire ad altra ferita e a forza di battere leggiermente il braccio e muovere spesso le dita, dopo lungo tempo riuscì avere una libra di sangue, il quale sangue riuscì viscido, poliposo, nero, formandosi sopra una grossa cotenna, e fu assimigliato102 dai proffessori a quel sangue che si vuol cavare a quelli che patiscono di pleuritide; sicché vorrebero i professori che io un’altra volta mi salassassi. Io senza il consenso di Vostra Signoria non voglio fare niente, dunque, che ne dice Ella? Quel suo collirio vuol fare ottimamente e pare che la nebbia degli occhi si vada dileguando. Cosa curiosa! Con un pajo d’occhialacci da spazzio leggo il di Lei carattere e con gli occhiali ben fatti non posso leggere lo stampato. Questa mattina ho preso il decotto prescrittomi da Vostra Signoria e lo seguirò fino ai 40 con tutte le buone regole. Con attenzione dalle sue grazie e de’ suoi comandi vivo, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 12 ottobre 1754 P.S. adì 16 detto Questa lettera fu scritta nell’ordinario scorso ma non fu né sigillata né impostata, Siché a questa medesima mi riporto. Accuso la di Lei dei 13, alla quale non ho che Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. Spirotissimo: a forma di spirale. 102 Assimigliato: paragonato. 100 101 102 aggiungere solo che la mia flussione è tornata al suo solito, anzi la nuvola è piuttosto cresciuta e gli occhi divengono più lipposi, siché il collirio non giova né noce, né più leggo il carattere di Vostra Signoria, alla luce del sole mi sono accorto che leggevo bene e ciò scoprij per accidente, ma capisco che il gran lume mi noce. Questo è quanto devo a Vostra Signoria Ill.ma e con il segretario103 con tutto rispetto mi dico. Di(votissimo)mo Ob(bligatissi)mo S(ervito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1263, IMG_1264 Lettera n. 98104 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo 6 novembre 1754 Sabato prossimo passato mi posi quei cerot(t)i dietro l’orecchio nell’osso pietroso, la domenica avevano già vescicato, fu tagliato intorno intorno la pelle della vescica e poi lo ho rimesso sopra l’istessi cerot(t)i che per un buon quarto d’ora mi fecero gridare alle stelle, ma poi si mitigò il dolore, li soffersi sino a vespro, ma di poi cominciai a smaniare più che prima e mi parea di morire, onde chiamato il chirurgo me li fece levare e medicare le piaghe con l’unguento digestivo e brancie105 di cavolo ed ancor oggi seguitano a fruttare, ma si crede che durerà poco, onde vado pensando applicar novamente detti cerot(t)i, il nome solo de’ quali mi fa terrore. Io credevo che questi cerotti lavorassero a poco a poco e non facessero come i veri vescivanti, ma ho sperimentato diversamente, anzi ho saputo di certo che la pasta dei cerotti è la stessa dei vescicanti; vogliamo dire, che qua non si sappia, cosa si voglia dire con cerotto vescicatojo? Se mai fosse così, supplico la bontà di Vostra Signoria volermi accennare come vadano veramente fatti. Io sto come al solito, qualche giorno sto peggio, qualche altro giorno sto meglio, oggi è dei giorni peggiori, perché è comparsa nelle pupille qualche vena di sangue da settimane non più veduta; gli occhi sono umidi e Allude a Luzio. Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. 105 Brancie: rami, arbusti. 103 104 103 lippofessi106 senza però dolore, prurito o incendio di sorte alcuna. Io l’avrò disturbata tutto il dì con questi racconti, ma la bontà di Vostra Signoria è molto grande per me, onde in Lei confido e con gli ossequj di tutti di casa, ma specialmente di Luzio mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 6 novembre 1754 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o Lodovico Franciolini107 IMG_1265, IMG_1266 Lettera n. 99108 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 9 novembre 1754 Mi dò l’onore di dire a Vostra Signoria in risposta della di Lei obbligantissima [lettera], data alli sette del corrente [mese], che io regolo la mia cura pontualmente sulla norma da Lei prescrittami, in virtù della quale ho già presi 30 decotti, rimanendomi soli dieci, e questi tutti colla mezza vipera. Otto giorni sono mi posi i cerotti vescicatorj i quali ànno fruttato presso che bene, ma oramai pare vogliono prosciugarsi, giacché non sono stati medicati che con foglia di cavolo lastricata con unguento digestivo, sicché il medico vorrebbe rinovarmegli con maritare la pasta de’ vescicatorj con cerot(t)o di bettonica109, ma siccome sopra di ciò ne scrissi a Vostra Signoria nell’ordinario scorso, così senza di Lei non voglio innovare cosa veruna. Due giorni sono la flussione peggiorò, crebbe la nebbia e vennero gli occhi lipposi e lagrimosi; ma jeri ritornaro(no) le cose al solito ed oggi mi son trovato un meglio del solito ed adopro ogni dì il consaputo collirio. Per l’obbedienza del corpo non ha bisognato cassia110, né lavativi; sono andato sempre sciolto, due o tre volte al giorno, ed oggi dieci o dodici con istupore del medico, Lippo: cisposo. Sottoscrizione di Lodovico Franciolini. 108 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. 109 Bettonica: pianta erbacea perenne delle Labiate con fiori rosa riuniti in spiga e foglie dalle nervature molto marcate (Betonica officinalis). 110 Cassia:genere delle Papilionacee comprendente piante non spinose, erbacee, arbustive o arboree con foglie alterne e fiori gialli in grappoli; la polpa della cassia è dotata di blanda azione purgativa. 106 107 104 mentre io non avendo data causa, attribuisce egli quest’effetto alli decotti che sono un po’ dolci e che prendo caldi, stando dopo presi qualche ora in letto. La pregai di mandare quei tre libri a padre Banditi, perché li unisse agli altri che da qualche tempo deve mandarmi, ma se il suddetto padre sta in campagna non troverà certamente, dopo il ritorno in città, occasione opportuna e rinnovando a Vostra Signoria gli ossequj di tutta la casa e specialmente di Lucio e dell’abate Vitali, con piena stima mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 9 novembre 1754 Div(otissimo)mo ed Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o Lodovico Franciolini111 IMG_1261, IMG_1262 Lettera n. 100112 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 4 dicembre 1754 Rendendo conto come devo a Vostra Signoria della mia purga, a profitto devo dire che ho già finito i decotti, che ho bevuta sempre quell’acqua fatta con rimasugli dei medi[ci], che ho portato vescicatoj 22 giorni e di averli rinnovati tre volte. E che ho rispettato l’ottima regola. Il miglioramento ottenuto consiste nel poter ora leggere e scrivere un poco, ma però con gli occhiali non più d’un palmo, e quelli tanto più mi fanno bene quanto più luce del giorno e specialmente con questo lustro della neve. Indizio certo ed evidente che i miei raggi siano sparsi e che vi sia bisogno d’un pajo d’occhiali che li vendono. Bene è vero che sebbene continuamente gli occhi stanno affaticati s’inumidiscono non poco, allorché io volessi leggere o scrivere qualche tempo, sicché mi vien riguardato a non fare. In questo stato di cose e in questi tempi così freddi, penso, quando Vostra Signoria lo permetta, di prendermi un po’ di vacanza e di non usare altri rimedj, se non nel caso mi sentissi peggiorare, e di vivere con somma regola lontano dal prender aria. 111 112 Sottoscrizione di Lodovico Franciolini. Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. 105 In questi giorni, quel pochissimo che ho letto è stato Antonio Lazzaro Moro De Crostacei. In questa occasione ho trovato che un tal libro a libro 1, cap. IX pag. 47 salta di peso, senza finir questo capitolo, al mezzo del capitolo decimo, ed alla pagina 57, sicché mancano quattro carte, e nel detto libro 1, cap. XV salta senza finire questo, al capitolo XVII e dalla pag. 80 alla 89, sicché mancano qui altre quattro carte e fattasi diligenza carta per carta sino a tutto il libro, non si sono trovate posposte dette otto carte, sicché sono queste veramente mancanti e rendono imperfetto il detto libro stampato in Venezia 1740 per Stefano Monti. Il libro è nuovo mai tocco, se non ora, onde crederei potersi facilmente barattare oppure farsi dare dallo stampatore i fogli mancanti, una delle quali cose desidererei ardentemente e, con ossequio universale di tutti di casa, mi confermo al solito. Luzio Franciolini, segretario, anche egli con tutto rispetto e stima umilmente s’inchina unitamente al sig. abbate Vitali, qui presente. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 4 dicembre 1754 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini113 IMG_1260 Lettera n. 101 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 31 dicembre 1754 D. Josepho de Honoratij Confaloniero proponente et me concionante, domenica prossima passata 29 spirante fu eletto in Segretario di questo pubblico il sig. Cesare Torri. Le cose andarono assai spinose, molto dovetti faticare, ma poi l’elezione fu gloriosa, giacché di sessantatre il mio consulto riportò quarantanove voti favorevoli. Vostra Signoria avrà a quest’ora sentita la nuova, giacché ora e non prima sento che è stato spedito a Ravenna il messo, quando alle venti circa era risoluto il Magistrato a non spedirlo, ma bensì a scrivere per posta, giacché fino a quell’ora vi fu da lavorare contro un cattabrighe, che solo voleva impedire 113 Sottoscrizione di Lodovico Franciolini. 106 l’esecuzione del Consiglio. Mi dispiace avere perduta tale occasione per mandare il dovuto denaro sia a Vostra Signoria sia a padre Banditi, ma la fiera di Recanati spero mi porgerà qualche opportuna occasione. Gli occhi non possono resistere a questa folta e greve nebbia, onde io non gli stanco, ma con tutti gli ossequj di tutti rimango. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, ultimo del 1754 Di(votissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 107 ANNO 1755 – LETTERE 4 IMG_1258; IMG_1259 Lettera n. 102 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 8 marzo 1755 Se non scrivo molto (è) perché gli occhi miei reggono poco e quel poco non vuol essere stancato, diversamente subito lacrimano e non si può avere sempre al comando chi scrive per me, giacché Luzio sta intorno ad una macchina elettrica, ad due cose esperimentali, oltre il voler fare un epigramma greco per la Madonna dei sette dolori. Ho mandato 25 paoli perché così contava una nota di Vostra Signoria nella quale Ella prese abbaglio e ora manderò i 38 paoli. L’altro ieri ho ricevuto i libri e i fogli dal p. Banditi e non essendo giornata di posta non ha potuto darne avviso. Se potesse mandare a p. Banditi gli altri due [tomi] del James, lo gradirò. La causa Torri fu portata dalla Parte in Consulta [perché] la facessimo rimettere al Pien Governo; si voleva andare per ora avanti col solo [numero] legittimo della medesima e noi volessimo andare per sbrigarla, unica resoluzione in congregazione piena. Il Governatore stentò ad informare, poi informò contro, e per questo sono andate a lungo le cose. Ma la causa è stata risoluta stamattina e per mercoledì si spera di avere buonissime nuove ed io le parteciparò a Vostra Signoria Ill.ma subito. Questo Governatore stamane va via e viene Baldassini di Pesaro e già questa non è una cattiva notizia, sebbene vada in un altro Governo e non a sedere come Rasponi di Ravenna, che è stato indotto a rinunciare per convenienza, come dicevo a Vostra Signoria il 6 marzo. E con i soliti saluti con tutta stima rimango. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 8 marzo 1755 [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero 108 Lodovico Franciolini]114 IMG_1257 Lettera n. 103115 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 14 maggio 1755 Sento dall’abate Vitali che Vostra Signoria lamenta la mancanza di mie lettere e, inoltre, di non averle fatto sapere di avere ricevuto il tomo del James, la relazione delle Pitture riminesi e la risposta fatta al dott. Serra. Ora ne faccio un riassunto e prego Vostra Signoria di scusarmi giacché io non posso scrivere e non ho sempre il comodo di chi scrive per me. La flussione degli occhi miei, che per lo passato parea costipata o ristagnata, oggi mi si è sciolta e stemperata in un’acquetta che mi tiene sempre umidi gli occhi e lacrimosi. Se questo sia buono sì o no io no capisco; so bene che vorrei fare una purghetta, ma essendosi rinfrescata la stagione e resa piovosa, me la fa ritardare. Se Vostra Signoria Ill.ma mi desse qualche regola e metodo per questa purga, l’accetterei come un tesoro. Gli occhi con tutta la flussione non mi dolgono e non sono sanguigni, non lipposi, ma solamente mi si appanna la vista e mi rende nemico di certo splendore chiamato dagli Esini solustro Se il sig. Torri fosse venuto da Vostra Signoria, me lo riverisca infinitamente e, con tutto l’ossequio, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 14 maggio 1755 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 116 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 115 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre. 116 Sottoscrizione di Lodovico Franciolini. 114 109 IMG_1256 Lettera n. 104 [Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 16 luglio 1755]117 Da tempo non ho potuto riverire Vostra Signoria con una lettera e lo faccio ora. Luzio e la signora sono già iti a Sinigaglia; avranno consegnati al sig. Berzanti zecchini 3, credo con questi aver saldati i nostri conti; se mai Vostra Signoria avesse d’avere di più, me lo scriva perché rimetterò il residuo. La flussione agli occhi si è sciolta in una lacrimazione soffribile. Con gli occhiali di un’oncia leggo e scrivo. Non posso fare la purga, come ha saggiamente suggerito Vostra Signoria, perché sudo troppo, mi riporterò all’autunno, e con il dovuto ossequio, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 16 luglio 1755 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini IMG_1254; IMG_1255 Lettera n. 105 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 19 novembre 1755 E’ giunto il tempo di rompere il lungo silenzio che non si addice a chi per un quarto è divenuto paesano, cosicché con questa lettera mi rallegro della sua gita, permanenza e ritorno, tutte cose felicemente accadute. Di poi gli dò parte come la figliola, per se stessa sincerissima, mi dà continui rincontri e conferme del suo ottimo stare e contento sommo che serve per ritrovarsi in cotesto paese [Rimini?] e Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte superiore, mancano la formula di saluto e la data iniziale. 117 110 molto più in quella casa da dove riceve continue rimostranze d’affetto e di attenzione, ciò che modifica di molto il rammarico che m’assale per l’assenza d’una figliola che non solamente fu la prima a divenir tata118, ma che di più per le sue perfette qualità e molte prerogative, io era costretto, se volevo essere grato, (ad) amarla di molto, il perché l’amo ancora e Dio sa come. Questi medici strabiliano nel sentire bagni e bevute di vino puro. Prego Vostra Signoria di indicarmi il passo d’Ippocrate in latino, non in greco, perché il latino posso capirlo; e chiedo, inoltre, se con questo freddo potrò mettere in atto un tale medicamento. I bagni, dicono costoro [i medici], indeboliscono, non avete erezione, dunque siete debole, (e) dunque andate al bagno per le doglie, tanto più che avere dei torpori nelle ginocchia e nelle cosce. Io rispondo che tali torpori possono anche provenire da umori crassi provenienti dal non uso matrimoniale, i quali possono sciogliersi e dissiparsi coi bagni. Meglio le ragioni hinc inde. Vostra Signoria decida la causa, mi riverisca il sig. Piceni, il sig. Parotta e Salomoni, mi voglia bene mentre io gliene voglio di molto e con gli ossequi di mia moglie e figliolo, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 19 novembre 1755 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 118 Divenir tata: forse, diventare sorella maggiore. 111 ANNO 1756 – LETTERE 4 IMG_1253 Lettera n. 106 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo Primo aprile 1756 Il sig. Poggiarelli si è dimenticato di scrivere al sig. Berzanti perché consegnasse a Vostra Signoria i 39 paoli ed io nell’ordinario [postale] scorso non ho fatto in tempo a scrivere perché la posta appena arrivata è partita; spero che dopo giuntagli questa mia lettera saranno pagati questi denari e così saranno aggiustati i conti. Vede Ella come scrivo bene questa mattina, eppure giorni addietro andavano molto male i miei occhi. In Consiglio generale che si terrà domenica si leggerà la rinuncia di Silenzj, appopletico recidivo, vacherà così questa medica condotta. Il Mazzacurati s’era affacciato ed aveva presa tutta la città, ma poi d’improviso ebbe un crollo così fiero che è affatto decaduto. Il signore ci provveda con la grazia sua poiché per la provincia sonovi dei Gibbas (?) e con tutto l’ossequio d’ogniuno di casa mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, primo aprile 1756 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re Lodovico Franciolini IMG_1252 Lettera n. 107 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 7 aprile 1756 112 Ho rincontri certi che Vostra Signoria Ill.ma possa avere, poco doppo scrittomi in data dei 4 stante, i pauli trentanove dei quali gli vado debitore, onde ne sentirò la verificazione. Gli occhi vanno servendo, ma si fanno lacrimosi, faccia il Signore come non peggiorassero119, camperei in questo stato altri 100 anni e come camperei volentieri. Che vuol fare allora? Il Mazzacurati va in predicamento e nelle comunità si dee dire il fatto suo e poi, per non essere esoso, condiscendere ai più in quelle cose che sono di nostro arbitrio. Quei che la intendono per il verso suo guardano i studj non le condotte; ma questi sono pochi. Molti quei che s’attaccano alla molteplicità delle stesse condotte senza badare a quanti ne sono stati mandati al Creatore. Fa fracasso uno scolaro di Mazzacurati e chissà che non sia eletto; il miglior requisito che egli porta è quello di essere uomo erudito. Il peggio è che fino ad ora non abbiamo concorrenti e se domenica passata si proponeva di eleggere il medico, si eleggeva uno di questi due; raccomandiamoci al Signore perché non si faccia il peggiore e, con tutta la stima e rispetto da parte di tutti, mi dico. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 7 aprile 1756 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re Lodovico Franciolini IMG_1250; IMG_1251 Lettera n. 108 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 25 aprile 1756 Ho ricevuta la dotta storia fatta da Vostra Signoria sopra l’orina cerulea, o sia venerina; veramente è un caso strano, ma poi non il rende tale il doversi assolutamente sospettare provenire la faccenda da qualche medicamento preso di soppiatto; i malinconici sono ordinariamente amanti delle medicine e particolarmente del lungo ricettario di Riverio antico, scartabellano tutto il dì libri 119 Faccia il Signore come non peggiorassero: faccia il Signore in modo che non peggiorino. 113 medici, onde dice il Redi che costoro sono come quei fanciulli che attendono al n(u)otare che alla fin fine non altro imparano che d’affogarsi. Io da giovane ho durato anni due o tre ore doppo pranzo a fare una solenne orinata affatto farinacea; faceva un sedimento impalpabile, ma con tutto ciò non desisteva l’orina dall’essere farinacea. Domandai in Roma di questa cosa a varj medici, nessun mi disse mai la causa; solamente uno attribuì il fenomeno a continenza, ero veramente continente, ma non per santità ma per paura di qualche capocarro120. Quella volta usavano in Roma usavano i cristallini, i poronghesini121. Conserverò tra le altre anche questa ultima sua operetta della quale infinitamente la ringrazio e, con gli ossequj i tutti di casa, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 25 aprile 1756 [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini]122 IMG_1249 Lettera n. 109 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 29 dicembre 1756 Rispondendo alla lettera di Vostra Signora del 26 scorso, posso dire che il sig. dottore Fab(b)ri, per quel che ho saputo, ha già prodotto i suoi recapiti per poter concorrere, ma non so se ci siano quelli inviolabili delle condotte, poiché siamo in questa data necessità di non poter fare medico né quello dell’Imperatore, del Re di Francia, e neppure quello del Papa, perché non ha fatte le condotte, (e) per questa circostanza, dunque, e per non essere stato detto sig. Fabbri finora raccomandato da veruno; e per essersi già i consiglieri fissati o nel dottore Mazzacurati o in un tale Simonelli di Monte S. Vito, esercente in Matelica. Non so qual sorte potrà correre detto sig. Fabbri e neppure quanto potrò io oprare in suo prò. Con tutto ciò, Capocarro: letteralmente ufficiale a capo di una compagnia di carri. Poronghesini: forse diminutivo di poro/i. 122 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 120 121 114 nell’uscire che farò di casa questa mattina, non mancherò di renderlo noto col foglio alla mano di Vostra Signoria, che certamente farà più breccia di qualsivoglia altra raccomandazione. Se il sig. Paolo Rinaldi verrà, pagherò a lui i 39 paoli e riscuoterò i tomi del James per mezzo di qualcuno dei mercanti che andrà in fiera a Recanati e con tutto l’ossequio per parte di tutti di casa mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 29 dicembre 1756 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 115 ANNO 1757 – LETTERE 3 IMG_1247; IMG_1248 Lettera n. 110 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 10 gennaio 1757 Le nevi grandi, i venti e i freddi che hanno dileguato affan(n)o da quattro dì in qua il commercio, desmetteranno questi nostri mercanti di portarsi in Recanati; farò pagare al sig. Paolo Rinaldi i paoli 39 e farò riscotere da lui i tomi del James. Il povero Fab(b)ri dubito che neppure sarà proposto per mancanza di ubicazioni e sarebbe meno male così perché egli non avrebbe una stavata123. Il medico Simonelli esercente alla Barbara, dico a Matelica, che concorre qua [a Iesi] per avvicinarsi a Monte S. Vito, sua patria, avendo avuto da discutere su certe cose parecchio con questo medico Ricci, tronfio, e pettoruto, bello ma che poco fa uscir dalle catapecchie de’ nostri castelli e perciò ne sa poco assai, ha accresciuto talmente ed infuocato il partito di Mazzacurati che si crede indubitato che sarà eletto, giacché i fautori di Ricci non vogliono Simonelli suo rivale, che forse potrebbe col tempo mettere in chiaro la mala elezione che si fece di questo pesarese. Ma ci accorgiamo di più che non si vuole che venga uno che ne sappia più del Ricci, perché essendosi affacciato, con i requisiti di anni 18 d’ubicazione, di dissertazioni e consulti stampati, il dottore Valandrini124, ora esercente in Cortona, i fautori di Ricci e Mazzacurati fanno il diavolo, per rovinare il credito che il Valandrini s’era costantemente a(c)quistato al suo primo comparire; con tutto ciò credo che questo Valandrini se non sarà eletto, sarà incluso. Vostra Signoria se conosce un tal soggetto, me ne potrebbe dare relazione che, se fosse buona potrebbe molto giovare a questo concorrente e, con la solita stima, passo a rassegnarmi. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 10 [gennaio] del 1757 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re 123 124 Stavata: stangata. Nelle lettere successive scriverà Valdanbrini e Valdambrini. 116 Lodovico Franciolini IMG_1246 Lettera n. 111 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 2 febbraio 1757 Ho ricevuto i due tomi del James che sono stati consegnati a Recanati ai fratelli Poggiarelli, che fino a ieri non mi hanno avvisato perché sono stati sottosopra per la malattia e la morte del loro fratello Padre exprovinciale Poggiarelli, ben noto a Vostra Signoria. Il padre ebbe un ristagno e una infiammazione polmonare, questa malattia e morte ha suscitato una fiera caciara fra questi medici, altercando per non essersi dati i vissi125 certi, non cavato sangue subito o per essersi cavato in poca quantità e per essersi adoperati nei medicamenti presi per bocca gli oppj e vulnerarj126 che non convenivano, tanto che questo povero gran frate è mporto. I 39 paoli glieli porterà il conte Bonsi, ora mio ospite, che intende partire per costì (Rimini) venerdì prossimo. Il dottore Mazzacurati è stato fatto medico di Macerata; succede a Simbeni, ora defunto; così, nel momento in cui voleva tornare ad essere chierico, è tornato ad essere arcivescovo, e a noi ci sono rimasti in predicamento il Simonelli di Monte San Vito, esercente a Matelica, e il Valdambrini da Cortona. Il sei di questo mese si farà il Consiglio, staremo aspettandone la risoluzione e, con i saluti di tutti di casa e del sig. Bonsi, pieno di stima e rispetto mi rassegna. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 2 febbraio 1757 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re Lodovico Franciolini 125 126 Vissi: forse bisci cioè sanguisughe. Vulnerario: detto di sostanza atta a cicatrizzare piaghe e ferite. 117 IMG_1245 Lettera n. 112 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 9 marzo 1757 Ringrazio delle notizie che Vostra Signoria mi favorisce su Valdambrini e me ne prov(v)ederò, essendo migliori di quelle del Simonelli, che pare ora vada da proditore127 con rabbia contro il conte Ripanti il quale con troppa anima portava esso Valdambrini, ma poiché esso sig. conte ora porta il dott. Fabbri, che esercita in Cingoli, che mi dicono sia fratello carnale di quel Giacinto Fabbri, che Vostra Signoria aveva raccomandato, e che qua non può concorrere per mancanza d’ubicazioni; supplico Vostra Signoria di darmi certezze su quest’altro Fabbri. Io farò che mi si spieghino quelle parole d’Isocrate, o da Torri o da Vitali o da Luzio e non servendo ad altro questa mia, con tutto rispetto per parte di tutti di casa, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 9 marzo 1757 Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini 127 Proditore: traditore. 118 ANNO 1758 – LETTERA 1 IMG_1243, IMG _1244 Lettera n. 113 Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo 8 febbraio 1758 Alla lettera di Vostra Signoria dell’otto dello scorso mese di gennaio ho risposto, ma la risposta avrà incontrato la stessa sorte che, di questi tempi, incontrano tante altre mie [lettere]. A seguito dei comandi di Vostra Signoria per il Poggiarelli, mandai al sig. Paolo [Poggiarelli] i 36 paoli ad Ancona, ma il sig. Paolo era passato di ritorno a Rimini. Dopo pranzo risolverà come dovranno essere dati ai Poggiarelli i 36 paoli. Il canonico Nobili non voleva più le Novelle [letterarie] perché trattanti di cose fuori di sua sfera, pure oggi gliene parlerò oggi. Neppure io le volevo perché non le posso più leggere per conto degli occhi, (ma) servono per gli altri, e se ne vanno perdendo, ma giacché Vostra Signoria le (Novelle) ha ordinate, sia ben fatto. Io scrivo malvolentieri perché non posso e scrivo male: ho di tanto in tanto all’occhio sinistro come un’ala di nottola128 che mi svolazza all’intorno e mi occupa il destro, questa si radise [dirada] e diviene come tanti punti con una moschetta e si va anche diminuendo, ed allora scrivo. Mi dicono essere la retina, dove di ciò nel leggere e scrivere gli occhi mi vanno lagrimando, siccome lagrimano quando ho gran freddo, del lavarmi con acqua semplice calda temperatamente, sento vantaggio. Anche l’abate Vitali scrive malvolentieri e il sig. Torri non si può toccare a causa del suo ufficio e di altre incombenze dei Particolari129. Prenderò qualcuno in casa 128 129 Nottola: specie di pipistrello. Particolari: nel senso dei cittadini privati. 119 con questo solo patto che mi scriva, ma ho bisogno di uno che intenda qualche cosa. La Signora, Luzio e le figliole la riveriscono e jo, con tutta stima, mi rassegno. Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma Jesi, 8 febbraio 1758 [Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero Lodovico Franciolini]130 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto e la sottoscrizione. 130 120 Boccaccio Giovanni 6, 33, 38n Bolognetti 64 Bolognetti Faustina 16 Bonamici (testimone) 42 Bonavegni 86 Bonsi, conte 111 Bordiga, dotttore 95 Bucherio Egidio, gesuita 47 Caio Cassio 24 Camerini, padre 25 Canetti, dottore 25 Canoi, padre 32 Carini, sig. 40, 41, 44, 45, 66, 67, 69 Caro Annibal 4, 5, 6, 8 Castellani 42 Catani, medico 16 Cauti, padre 32 Cenni, medico 16 Cesare e Giovanni Battista, cavalieri di San Severino 19 Chambers, Ephraim (1680?-1740) 16n, 17, INDICI Le singole voci indicate negli indici sono seguite dal numero o dai numeri che identificano cronologicamente le lettere. Le faccine indicano che seguono informazioni su questo nome. Indice onomastico Agricola (Bauer Georg., Glauchau 1494 Chemnitz 1555) 58 Albani Gianfrancesco, cardinale (17201803) 68 Aldovrandi 78 Altieri, principessa 69 Angelini Giobatta 91, 92, 93 Antinori, casa 70 Antiquario, sig. 32 Archiospedale di Roma, 9 Baldassini 102 Baldini Giuseppe, dottore 66, 67, 68, 69, 70 Bal(l)eani, 16 63, 72, 73, 74, 75 Chiesa di S. Venanzio 23 Claudio, 21 Cluverio: Philipp Cluver (1580-1622), 9 Collegio Nazzareno 35, 37, 38 Collegio S. Domenico Colocci, cavaliere 16 Cornelio a Lapide 47 Cornelio Nipote (Nepote) 39 Corsini, cardinale 70 De Filicaia Vincenzo (1643-1707), poeta Baglivi Giorgio (1668-1701) 73 Banditi Pietro, padre, 44, 91, 92, 99, 101, 102 Barbetta, dottore 1, 2, 4, 8, 9, 25, 95 Battaglioni, dottore 23 Bellarmino Roberto, gesuita e santo 47 Bentivegni 37, 38, 39, 40, 41, 42, 75, 93, 94, 104, 106 Berzanti 75, 93, 94, 104, 106 Bichecourt, conte di 94 Bo.., telli ? 57 33 De Honoratij Confalonieri Josepho vedi Onorati Giuseppe De Lamis (forse Vincenzo Carafa) 47 Donci, medico 16 Draghi, dottore 24 Druso Germanico 21 121 Duca di Urbino 94, 96 Eineccio(anche Einecio) (Heinecke, Johann Gottlieb, Eisenberg 1681 - Halle 1741). 32, Guglielmi Piergirolamo, cardinale 44(nota) Guglielmi Tommaso 16, 61, 65, 68 Guidi Alessandro (1650-1712) 33 Huby Vincenzo, gesuita 47 Inquisitore di Bologna 16 Isocrate 112 James Robert (1703-1776) 96, 102, 103, 109, 33, 77 Fabbri Giacinto 112 Fabbri 109, 110, 112 Facciolesi 23 Faustina (medaglia) 49 Fedro 39 Ferranti, famiglia 13 Fiacchi Angelo, padre camaldolese 25 110, 111 Laiman Paul (Laymann), gesuita 47 Lami Giovanni 23, 71, 72, 76, 85, 93, 94 Lapi, litotomo, 16 Leonardi Cesare 67 Lettimi Andrea 59, 61 Luigi, padre scolopio 41, 42 Fortunato di Brescia, padre 52 Foscari 26 Fossa Fulgenzo 16, 70 Franciolini Franciolino 94, 96 Franciolini Luzio(Lucio, Luzietto) 32, 35, 37, 38, 39, 43, 44, 45, 46, 47, 49, 50, 51, 52, 53, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70, 71, 73, 74, 78, 80, 81, 82, 83, 85, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 94, 98, 99, 100, 102, 104, 105, 112, 113 Franciolini, famiglia 26 Franciolini Giovanni (fratello di Lodovico) 81 Frati di S. Agostino 44 Fulgenzo 16 Gotti, medico bolognese 9 Gavazzi 42 Gavelli 91, 92 Gentili Bernardo, padre gesuita 19 Gentili Gaspare 3 Gesuiti (Compagnia di Gesù) 47 Ghisilieri (Ghislieri) Flaminio 70 Giobatta, sig. 43, 85 Giri Giovanni Battista 87 Giuli, padre 47 Graziosi 93 Lupi Anton Maria, gesuita 47 Marcelli, sig. 55, 56, 58, 64 Martinière (La) Antoine Augustin (16831749) 33 Mattiolo 56 Mazzacurati 106, 107, 109, 110, 111 Molina Luigi de, gesuita 47 Monache di S. Bernardino, dette di S. Anna 20, 21 Monaci Camaldolesi di Fabriano 23 Monosini Angelo 6, 7, 8, 9, 11 Montanari Gianantonio , abate 4, 17, 19, 21, 25, 65, 80 Monti Stefano, stampatore 100 Moro Antonio Lazzaro100 Muratori Lodovico Antonio 13, 19, 25, 90 Newton Isacco 33, 47 Nobili, canonico 113 Oddi 40 Olivieri Annibale 65 Omero 61, 91 Onorati (Honorati) Giuseppe 68, 101 Onorati (Honorati), casa 32 Orsati 23 Paci, casa 46 Paci, contessa 32 Gregorio di S. Vincenzo, padre gesuita 47 Gregorio di Valenza, gesuita 47 Gregorius XIII, papa 91 Groiset Giovanni (1703-1770) 47 Grutero Giovanni (Gruter Janus 1560-1627) 23, 25 122 Paciardi, padre teatino 13 Sisto senese, gesuita 47 Pagi Francois 90, 91 Pani, padre 68 Parotta 105 Pasi Rossi, contessa 44 Pasquali 77 Passeri, abate 65 Possevino Antonio, gesuita 47 Petavio (Petau, Denis , 1583-1652) 47,77, Suarez Francisco, gesuita 47 Tolomeo 13 Torri Cesare 10, 101, 102, 103, 112, 113 Urbanus VIII, papa Valandrini, (Valdanbrini, Valdambrini) 110, 111, 112 Vannucci 34 Vasquez Gabriel, gesuita 47 Vetrerio o Vitrario (Vitriarius, Philipp 81, 82, 83, 84 Pianetti, marchese 4, 25, 57, 58 Piceni 105 Pilastri, conte 74 Plinio 13, 62 Poggiarelli Paolo 106, 113 Reinhard, 1647-1720) 32, 70 Vitali Giuseppe, abate 2, 4, 11, 13, 14, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 23, 25, 32, 33, 34, 37, 39, 45, 47, 59, 61, 62, 65, 67, 68, 69, 70, 84, 85, 87, 88, 89, 91, 93, 94, 99, 100, 103, 112, 113 Poggiarelli, fratelli 111 Poggiarelli, padre exprovinciale 111 Ponzetti Livio, avvocato 73 Purcozio (Pourchot Edme, 1651-1734), 39, Indice toponomastico 40, 66 Rasponi 102 Redi Francesco 33, 108 Ricci 110 Rinaldi Paolo 109, 110 Ripanti, conte 2, 16, 28, 96, 112 Abbadia (luogo) 71 Abbazia (Apollina) 17 Alba 23 Albacina (Alvacina) 23 Ancona 67, 87, 89, 113 Ascoli 42 Assisi 59, 60, 61 Attidio (agro Fabrianese) 25 Belvedere (Belvedere Ostrense) 70 Bologna, 13, 16, 67, 70 Bugiano 4, 5 Cagli 16 Cantalupo 68, 69 Castello del Masaccio (Castello di Jesi) 13, 23 Cesena 56 Chiaravalle 70 Cingoli 19, 20, 21, 112 Corfù, rocca 26 Cortona 111 Cupra Montana 13, 15 Fabriano 18, 23, 29, 35 Riverio (Riverius Lazarus ) 108 Rocchi, cavaliere 44, 46, 51, 54, 55, 59, 60, 61, 62 Rota, dottore 12, 13, 14, 15, 16, 17, 27, 28, 29 Rovanella, contessa 63 S. Venanzio 23 Salomoni Giovanni 50, 60, 61, 63, 67, 69, 70, 74, 75, 82, 105 Salvini Anton Maria, 4 Sancafannio ? 25 Sarti Mauro, padre 13, 14, 15, 23 Seminario (di Jesi) 17 Semplicista della Rocca 44, 56 Serra, dottore 103 Silenzi, dottore 25, 92, 106 Simbeni 111 Simonelli 109, 110, 111, 112 123 Fano 8, 42 Firenze 19 Forlì 6, 16, 32 Fossombrone, Palazzo Passionei 21 Franciolina, proprietà (Jesi), 94, 96 Lipsia 77, 80, 81, 82, 83, 84 Lombardia 46 Loreto 39, 54, 64 Macerata 46, 111 Malta 32 Marca cisalpina 9 Matelica (alla Barbara)110, 111 Matelica 109 Mondaino 88 Monte Alboddo 21, 70, 87, 88 Monte Carotto 66, 69 Monte d’Ancona 32, 51, 52, 53, 54 Monte Filottrano 67 Monte S. Vito 109, 110, 111 Padova, 13 Pesaro 9, 54, 65, 102 Pisa 94 Poggio Cupo (Podium Cupre) (Castello, oggi frazione di Cupra Montana) 13 Poggio di S. Marcello (Castello, oggi comune) 13 Polonia 47 Ravenna 9, 13, 101, 102 Recanati 75, 101, 110, 109, 111 Rimini (Rimino) 13, 44, 50, 59, 63, 64, 65, 67, 68, 70, 84, 87, 89, 94, 105, 111, 113 Ripa Transona (oggi Ripatransone), 13 Tufico (o Tuffico)(frazione del comune di Fabriano) 23, 25 Urbino 35 Velletri 25 Venezia 54, 100 Indice delle cose notevoli Apologia contro il Maestro di scuola di Bugiano 4, 5 Apologia di Annibal Caro 4, 5, 6, 8 Apologia di Lodovico Franciolini, 9, 11 Atti di Lipsia 77, 80, 81, 82, 83, 84 Bembo, opere tutte 33 Bertoldo 77, 78, 79, 80, 82 Bitume cingolano 32 Boccaccio, opere tutte 33 Bolla di Gregorio XIII 47 Cerasa marina 32, 43, 44,46 Conchis minus notis tavola prima lex B (dissertazione di Giovanni Bianchi), 30 Contrerva 35 Corni di Ammone 18, 29, 30, 33, 35 Costituzioni di S. Ignazio 47 Crusca nuova 72 Rocca Contrada oggi Arcevia 44, 56 Roma 6, 9, 11, 32, 35, 37, 39, 42, 52, 58, 66, 73, 88, 108 Romagna 32, 44 S. Angelo in Vado 3 S. Marcello (Castello, oggi comune S. Marcello) 13 San Severino 19 Scivolo 39 Senigallia (Sinigaglia) 14, 16, 23, 32, 36, 65, 67, 74, 81, 94, 104 Toscana 93, 95 De doctrina temporum (opera del Petavio) 83, 84 De Filicaia Vincenzo, poesie 33 De fluvio esino et locis adiacentibus (dissertazione di p. Sarti) 23 De re metallica 34 Decreto di Urbano VIII (Clemente) 47 124 Dissertazione di padre Sarti, 13, 14, 15 Dissertazione sopra le cose d’antichità (di Giovanni Bianchi) 56 Dizionario (tomi) del Chambers 16n, 17, 63, Libro trattante di Nautica 69 Lode dell’arte comica (dissertazione di Giovanni Bianchi) 80 Malmantile, opera di Lorenzo Lippi 4, 5, 72, 73, 74, 75 Dizionario della Martinier (La Martinière 6 Maro siriaco o erba gattaia 32, 44, 46 Medaglie 52 Antoine Augustin (1683-1749) 33 Eineccio (Einecij opera omnia), exceptis Mercuri d’Olanda 54, 55, 56, 59, 60, 62 Miniera di ferro e pece fossile di Cingoli 19, 32 Monacazione della Bonavegni 86 Monosini floris italicae…, opera 6, 7, 8, 9, institutionibus 32, 33, 77 Elezione del medico di Jesi 1, 2, 13, 14, 16, 17, 106, 107, 109, 110, 111, 112 Erbe medicinali o semplici : Alloro, Angelica Odorata o Aria Angelica, Arbuto o Corbezzolo, Asfadelaceo, Branca Orsina Spinosa, Calamo Aromatico, Cerasa marina, Coclearia Maggiore, Contrerva, Giglio, Lapidio di Paolo e Plinio, Mandragora, Maro siriaco, Potentilla, Protano Femina, Rafano Silvestre in tedesco Chrem, Smirnio Montano, Rapontico, Serpentaria o Dragontea, Teluspio, Valeriana Maggiore, Vincitofico, 46 51, 54, 55, 56, 57, 58, 62 Erbe officinali 95, 96, 97, 98, 99, 100 11 Muratori Lodovico Antonio: Antichità d’Italia Medi Aevi 90 Newton Isacco, opera omnia 33 Novelle letterarie 16, 17, 19, 33, 44,71, 72, 73, 75, 79, 85, 113 Omero greco 61 Omero: Iliade e Odissea 91 Operetta dell’orina cerulea (venerina) 108 Orazione funebre di Giovanni Bianchi 55 Ostrica fiorita 48, 49, 50 Ferro lucido 28, 29, 30 Fiera di Recanati 101, 109 Fiera di Senigallia, 14, 36, 81 Filologo ravennate (Tommaso filologo) 33, 43, 44 Flussione degli (agli) occhi 102, 103, 104, 106, 107 Foglietti di Firenze 22 Pagi, Istoriae de’ Pontefici 90, 91 Patavio 77, 81, 83 Pelasgi, popolo 9 Persiani, Angeri, Angaria 46 Pichi mirandolani 81 Pietra bianca 57, 60 Pitture riminesi 103 Gravinae, opera omnia 33 Guidi Alessandro, poesie 33 Iscrizioni antiche (o lapidi) 21, 23, 24, 25, 26, 55, 85 Istoria della macchina elettrica 73 Redi, opera omnia 33, 42 Rimedi 95, 96, 97, 98, 99, 100 Lazzaro Moro: De Crostacei 100 Legno fossile, 31 Terra tripela 58 Riverio antico 108 125 Terzo tomo del Calepino (Calepino sta per grosso dizionario della lingua italiana) 13, 19 Tomi del Chambers vedi Dizionario (tomi) del Chambers Tomi del James 96, 102, 103, 109, 110, Varchi, opere tutte 33 111 NOTERELLE Autori, libri e periodici Agricola ‹-ì-› (latinizzaz. di Bauer), Georg. - Filologo, medico e metallurgista tedesco (Glauchau 1494 - Chemnitz 1555). Studiò a Bologna e Padova, addottorandosi in filosofia e in medicina. Medico nella città mineraria di Joachimsthal e quindi (dal 1533) a Chemnitz, si dedicò allo studio dei minerali e della loro utilizzazione. È considerato, insieme al Biringuccio, fondatore della mineralogia e della moderna metallurgia. Fra le sue numerose opere, scritte in latino e ricche di citazioni da antichi scrittori greci e latini (che mostrano il suo interesse per gli studî umanistici), sono da ricordare De natura fossilium (1546), descrizione di diversi minerali, e l'opera postuma De re metallica (1556), dove tratta diffusamente della metallurgia. Partecipò anche appassionatamente alle polemiche teologiche del suo tempo. Atti di Lipsia. Si tratta di La Galleria di Minerva, overo Notizie universali, di quanto è stato scritto da Letterati in Europa non solo nel presente secolo, mà ancora ne' già trascorsi, in qualunque materia sacra e profana, retorica, poetica, politica, istorica, geografica, cronologica, teologica, filosofica, matematica, medica, e legale, e finalmente in ogni scienza, e in ogni arte sì mecanica, come liberale. In 7 volumi. In Venetia : presso Girolamo Albrizzi da 1696-1717. Il tomo primo: Notizie universali…. tratte da libri non solo stampati, ma da stamparsi, ove oltre à quanto insegnano gli atti di Lipsia, e d'Inghilterra, l'effemeride di Germania, la Biblioteca universale di Francia, ed i giornali de' letterati d'Italia, saranno inserite nuove curiosità, ed insegnamenti, a profitto della repubblica delle lettere, con intagli de' rami opportuni à suoi luochi. 126 Baglivi Giorgio, in croato Đuro Baglivi (Ragusa, 8 settembre 1668 – Roma, 15 giugno 1707), è stato un anatomista e scienziato italiano. L'attività di ricerca del Baglivi iniziò assai presto: risalgono al 1685 i suoi primi esperimenti di infusione di varie sostanze nelle vene giugulari dei cani. Dal 1689 al 1691 sezionò vari animali, studiando le funzioni della dura madre e indagando altresì gli effetti e la tossicità di varie droghe. La frequentazione con gli ospedali lo fece riflettere sulla distanza che separa la pratica medica dalla ricerca biologica, facendogli concludere che i medici sono schiavi di sistemi e di ipotesi e poco badano alla realtà del malato. Dall'assunzione del suo incarico alla Sapienza, Baglivi iniziò ad accarezzare l'idea di riunire le conoscenze mediche in un proprio sistema. Nel secolo XVII si contendevano il campo due sistemi: la teoria iatrofisica o iatromeccanica e la teoria iatrochimica: la prima interpretava l'attività del corpo su basi puramente meccaniche; la seconda su basi puramente chimiche. Nel 1708 proruppe pure l'animismo del tedesco Ernst Georg Stahl (1660-1734), che considerava l'anima come un principio che regola la salute del corpo ed interviene attivamente nel determinare le malattie. Baglivi fu un ardente propugnatore della teoria iatrofisica, tanto da descrivere il corpo umano come composto da tante piccole macchine. In questo campo, egli pubblicò: De fibra motrice, et morbosa, nec non de experimentis, ac morbis salivae, bilis et sanguinis (Perugia, 1700) Specimen quattuor librorum de fibra motrice et morbosa (Roma, 1701) Canones de medicina solidorum ad rectum usum (Roma, 1704) Uno dei tessuti fibrosi più importanti del corpo è - secondo il Baglivi - la dura madre, alla quale egli attribuisce una struttura muscolare, considerandola come il cuore del cervello (cor cerebri, villis membranaceis compositum). Baglivi costruì così la sua ipotesi di cuore cerebrale, ritenendo che tutto il movimento del cuore dipendesse da un impulso che parte dal cervello, e forse dalla sistole e dalla diastole della dura madre. Questa ipotesi - sia pure errata - "ebbe a suo tempo un successo clamoroso" (Castiglioni). Baglivi emerse - più che nelle teorie - per il suo intuito clinico, invitando il medico a dimenticare di fronte al malato qualsiasi teoria, concentrandosi unicamente sui segni della realtà. In campo clinico l'opera essenziale di Baglivi è la De praxi medica (Roma, 1696), dedicata al papa e protettore Innocenzo XII: un'opera che lo portò rapidamente a notorietà. "Il libro rappresenta un programma per la medicina del futuro, un attacco contro i sistemi medico-filosofici, un richiamo ai principi ippocratici e all'osservazione clinica" (Grmek). Fra i suoi aforismi, rimase celebre: "Qui bene diagnosticat, bene sanat". Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno è un'opera di Vincenzo Legrenzio Ciampi, su libretto di Carlo Goldoni. La prima rappresentazione avvenne al Teatro San Moisè di Venezia il 26 dicembre 1748. 127 Nel Medioevo a Verona il contadino rozzo e astuto Bertoldo entra a corte del re Alboino come giullare e consigliere. Dopo un po' di tempo l'uomo insieme a Bertoldino, il suo figlio sciocco e incapace e a Cacasenno, suo nipote anch'egli demente ma con l'astuzia necessaria de padre, cerca di impedire le nozze della figlia del re con un nobile cialtrone straniero. Infatti la ragazza è innamorata di un semplice poeta e i tre contadini faranno di tutto per salvare la situazione tra burle e rocambolesche avventure. Chambers, Ephraim (1680?-1740) autore di Dizionario universale delle arti e delle scienze, che contiene la spiegazione de' termini, e la descrizion delle cose significate per essi, nelle arti liberali e meccaniche, e nelle scienze umane e divine: le figure, le spezie, le proprietà, le produzioni, le preparazioni ... Il tutto indirizzato a servire per un corso d'erudizione, e di dottrina antica e moderna ... Di Efraimo Chambers ... Traduzione esatta ed intiera dall'inglese. Tomi 1-9. Venezia 1748. Cluverio: Philipp Cluver (1580-1622) autore di Italia Antiqua auctoris methodo verbis et tabulis geographicis retentis. De Filicaia Vincenzo (1643-1707), poeta. De re metallica vedi Agricola Fortunato da Brescia (al secolo Girolamo Ferrari). - Nacque a Brescia il 1° dic. 1701, da Giovanni Ferrari e da Angela Maioni, in una famiglia originaria di Mantova e di stato "onesto". I suoi studi non si svolsero nelle scuole gesuitiche di Brescia, com'era usuale per il ceto nobiliare e altoborghese, ma con precettori privati come C. Bellavite (grammatica e retorica) e A. Capello (matematica). http://www.treccani.it/enciclopedia/fortunato-da-brescia_(DizionarioBiografico)/ Guidi Alessandro (1650-1712), poeta e drammaturgo. Heinecke ‹hàinekë›, Johann Gottlieb (latinizz. Heineccius, italianizz. Einèccio). Filosofo e giurista (Eisenberg 1681 - Halle 1741). Insegnò a Halle filosofia (1713) e diritto (1720); quindi a Franeker (1723), a Francoforte sull'Oder (1727) e di nuovo a Halle (1733). Le sue opere (8 voll., postumi, 1744-49) abbracciano tutti i campi della giurisprudenza. Fu inoltre editore di fonti (le Observationes di Cuiacio e il Dictionarium iuridicum di B. Brisson) e consulente. Il suo metodo di... Leggi. James Robert (1707-1776) medico inglese conosciuto come inventore di un polvere febbre popolare e autore di un dizionario tradotto anche in italiano. Dizionario universale di medicina, di chirurgia di chimica di botanica di notomia di farmacia d'istoria naturale &c. / del Signor James ; a cui precede un Discorso 128 istorico intorno all'origine e progressi della medicina ; tradotto dall'originale inglese dai signori Diderot, Eidous, e Toussaint ; riveduto, corretto, ed accresciuto dal Sig. Giuliano Busson, dottor reggente della Facolta di medicina di Parigi ; versione italiana. Tomo primo \-undecimo; Venezia : per Giambatista Pasquali, 1753-, 11v.Al III volume vi è un catalogo de’ signori associati in cui figura anche Lodovico. Malmantile: poema eroicomico di Lorenzo Lippi, pittore e poeta (1606-1665). Titolo dell’opera: Malmantile racquistato poema di Perlone Zipoli (anagramma di Lorenzo Lippi). Martinière (La) Antoine Augustin (1683-1749) Le grand dictionnaire geographique et critique Mercurio storico, e politico un mensile tradotto dall’originale stampato in Olanda «Mércure historique et politique». Contiene lo stato presente dell'Europa; ciò che si tratta in tutte le corti; gl'interessi de'principi, li lor maneggi ... il tutto accompagnato da riflessioni politiche sopra ciascuno stato. Pubblicato a Venezia per Luigi Pavini. Periodico pubblicato dal 1718 al 1764 Monosini: si tratta di Angelo Monosini autore dell’opera Angeli Monosinij Floris Italicae linguae libri nouem. Quinque de congruentia Florentini, siue Etrusci sermonis cum Graeco, Romanoque: vbi, praeter dictiones, phraseis, ac syntaxin, conferuntur plus mille prouerbia, & explicantur. In quatuor vltimis enodatae sunt pro vberiori copia ad tres adagiorum chiliades. Speciatim contenta in singulis libris vide in synopsi post praefationem. Accessere rerum, ac verborum indices amplissimi. Venetiis : apud Io. Guerilium, 1604. Mòro, Antonio Lazzaro. - Naturalista (S. Vito al Tagliamento 1687 - ivi 1764), abate; autore di un trattato De' crostacei e degli altri marini corpi che si truovano su' monti (1740), nel quale espose e sviluppò l'idea che i fossili fossero esseri vissuti là dove oggi si trovano, ma che i rispettivi depositi, ora montuosi, siano stati sollevati da azioni sismo-vulcaniche. Pagi François autore di Breviarium historico-chronologico-criticum illustriora Pontificum romanorum gesta, Conciliorum Generalium acta : Nec non complura cum Sacrorum Rituum tum antiqui Ecclesii disciplini capita complectens / Collecta et ordinata studio et opera r. p. Francisci Pagi ... Tomus primus \-quartus! Anversa : apud Joannem Van Der Hart, 1717-1727, 4v. Petavio (Petau, Denis <1583-1652> Uno dei più illustri teologi del XVII secolo, nato a Orléans, 1583, morì a Parigi. Poggiarelli, famiglia di stampatori www.books.google.it/books?isbn=8884980356 129 Redi Francesco (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697) è stato un medico, naturalista e letterato italiano. Purcozio (Pourchot, Edme, 1651-1734), autore di Institutiones philosophicæ ad faciliorem veterum, ac recentiorum philosophorum lectionem comparatæ opera, & studio v. cl. Edmundi Purchotti ... Tomus primus (-quintus), Venetiis : apud Joannem Manfrè, 1724. Riverio: Riverius Lazarus (Riviere KLazare de, Riverii Cl.) abile medico, nacque a Montpellier nel 1589, e quivi ottenne nel 1622 la cattedra in medicina che tenne per 33 anni. Autore di numerosi scritti, è stato molto stimato da Haller che ne ha analizzato l'opera nella sua 'Biblioteca di medicina pratica. Autore di Opera medica Universa quibus continentur I - Institutionum Medicarum libri quinque. II - Praxeos Medicae libri septemdecim. III - Observationum Medicarum Centuriae quatuor…edicinto stimato da Haller che ne ha analizzato l'opera nella sua 'Biblioteca di medicina pratica ediz. della presente opera fu edita a Lione nel 1663. enne per 33 a è stato molto stimato da Haller che ne ha analizzato l'opera nella sua 'Biblioteca di medicina pSarti Mauro, al secolo Cristoforo Sarti (Medicina, 4 dicembre 1709 – Roma, 23 agosto 1766), è stato un religioso e storico italiano, abate camaldolese, erudito, ricordato soprattutto per essere stato autore di una importante opera sull'università di Bologna Autore di: De antiqua Picentum civitate Cupra Montana Mauri Sartii monachi Camaldulensis epistola ad v.c. Joannem Felicem Garatonum, Pisauri : e typographia Nicolai Gavelli, 1748 Si ricorda anche: Lettera del padre d. Mauro Sarti monaco camaldolese, e teologo di monsig. arcivescovo di Ravenna al signore Stefano Borgia in difesa della dissertazione De antiqua Picentum civitate Cupra Montana, Pesaro: nella stamperia Gavelliana, 1752. Vitriarius, Philipp Reinhard <1647-1720> autore di Vitrarius illustratus, seu Institutiones juris publici Romano-Germanici ... Antehac a Philippo Reinhardo Vitrario, JCto & antecessore Lugd. Batav. editæ: postea verò non solùm aliquot abhinc annis notis illustratæ, sed & nunc denuò revisæ ac novis iisque perpetuis notis auctæ à Johanne Friderico Pfeffingero..; Editio secunda auctior & emendatior, cui adjectæ sunt tabulæ genealogicæ statuum parecipuorum Europæ…Gothæ : sumptibus Augusti Boetii hæredum & Jacobi Mevii : typis Christophri Reyheri, 1698-1699, 2v., 4°. Bianchi Giovanni (Jano Planco) 130 Orazioni e dissertazioni citate nelle lettere di Lodovico Franciolini: Conchis minus notis tavola prima lex B, 30 Dissertazione sopra le cose d’antichità 56 Lode dell’arte comica 80 Operetta dell’orina cerulea (venerina) 108 Orazione funebre, 55 Fossili, piante, erbe officinali e rimedi Arbuto: vedi Cerasa marina. Cerasa marina (botanica): genere di pianta sempreverde delle Ericacee cui appartiene il corbezzolo; detta anche fragola o corbezzolo o arbuto. Contrerva (botanica): contrerba (forse antyllis vulneraria, pianta della famiglia delle Fabaceae, pianta medicinale). Corbezzolo: vedi Cerasa marina. Corni d’Ammone: detti anche Ammoniti sono molluschi cefalopidi fossili. Erbe medicinali o semplici : Alloro, Angelica Odorata o Aria Angelica, Arbuto o Corbezzolo, Asfadelaceo, Branca Orsina Spinosa, Calamo Aromatico, Cerasa marina, Coclearia Maggiore, Contrerva, Giglio, Lapidio di Paolo e Plinio, Mandragora, Potentilla, Protano Femina, Rafano Silvestre in tedesco Chrem, Smirnio Montano, Rapontico, Serpentaria o Dragontea, Teluspio, Valeriana Maggiore, Vincitofico Lapsia: pianta medica. Maro siriaco (botanica): detta anche erba gatta o gattaia o nepeta cataria, piccola pianta arbustiva mediterranea delle Labiate con odore intenso e sapore amaro piccante. Anticamente, herba maro (da Marone, re di Tracia) detto anche Maro cretico (dell’isola di Candia), pianta ramosa con fiori simili all’origano. Gesuiti Cornèlio a Lapide (latinizzaz. del nome fiamm. Cornelis Cornelissen van den Steen). - Esegeta biblico (Bocholt, Belgio, 1567 - Roma 1637), gesuita, prof. di 131 Sacra Scrittura a Lovanio (1596) e poi (1616) a Roma, nel Collegio romano. Autore di commentarî assai noti a quasi tutti i libri della Sacra scrittura. De Lamis forse Carafa, Vincenzo. - Nacque da Fabrizio e da Aurelia de Tolomeis nel 1477 circa. Abbracciò la carriera ecclesiastica e ottenne il 13 sett. 1497 dallo zio, l'influente cardinale Oliviero Carafa, la rinuncia in suo favore della diocesi di Rimini, che questi amministrava dal 31 ottobre 1495. A causa della giovane età del C. però, Alessandro VI differì la sua consacrazione di almeno sette anni, munendo il cardinale Oliviero di una bolla che gli assicurava il diritto di tornare ad amministrare la diocesi in caso di vacanza di questa. Già canonico della chiesa di S. Giorgio Maggiore di Napoli ed abate commendatario del monastero di S. Giovanni in Lamis, il C. mantenne per concessione papale il canonicato e gli altri benefici di cui godeva e forse non raggiunse mai la sua diocesi. Morto Bernardino Carafa, altro nipote dei cardinale Oliviero, che reggeva per conto di questo l'arcivescovato di Napoli, il C., per rinuncia dello zio, il 1º apr. 1505 divenne arcivescovo della città partenopea. Commendatario di numerose chiese, alcune delle quali nelle province di Salerno e di Trani, nel 1508 nominò suoi procuratori, perché prendessero possesso di esse, i fratelli Antonio e Iacopo. Ormai tutto dedito alla carriera ecclesiastica, il 19 maggio dell'anno successivo rinunciò a favore dei suddetti fratelli e di un terzo, Francesco, all'eredità paterna.Sembra che Giulio II avesse in animo di nominare il C. cardinale, ma l'opposizione di Ferdinando il Cattolico, che non si sa per quale ragione lo riteneva a lui ostile, fece desistere il pontefice da questo disegno. Apertosi nell'aprile del 1512 il V concilio lateranense, che si protrasse fino al marzo del 1517, il C. partecipò almeno alle prime sessioni e nel febbraio del 1514 dette lettura della bolla Supernae dispositionis arbitrio, sulla riforma della Curia. Nel 1513 egli aveva venduto, non appena gli era pervenuta, la sua parte dell'eredità lasciata dal suo protettore il cardinale Oliviero, il quale era morto nel 1511. Il 12 genn. 1518 il C. si recò a Napoli per la prima volta dopo la sua elezione ad arcivescovo. Rimase nella città molto poco e in complesso la sua attività di presule si ridusse a ottenere dal papa per i canonici del duomo della città l'uso del rocchetto e della cappa, come quelli adottati dai canonici di S. Pietro (il breve papale è del 7 marzo 1537). Morto Leone X il 1º dic. 1521 il C. fu, il giorno successivo, nominato governatore della città leonina e fu custode del conclave da cui uscì eletto Adriano VI. Dopo il breve pontificato di questo, eletto nel novembre del 1523 Clemente VII, il C. divenne governatore di Roma, prelato domestico e assistente al soglio. Ricopriva queste cariche al momento del Sacco di Roma, nel maggio 1527. Non sappiamo dove si rifugiò il C., per il quale le conseguenze del terribile episodio e delle difficoltà anche finanziarie che si abbatterono sullo Stato della Chiesa furono in un certo modo positive, poiché egli il 27 apr. 1528 ottenne il cappello di cardinale prete del titolo di S. Pudenziana, posto all'asta assieme ad altri, per consentire al pontefice di mettere insieme la somma necessaria a riscattare la capitale dall'occupazione imperiale. Nel settembre il C., forse perché potesse rifarsi delle spese sostenute, riceveva il diritto di amministrare la diocesi di Anglona. Nel gennaio del 1530 il C., che non si era più recato nella città della quale era rimasto arcivescovo, assunse come coadiutore nell'arcivescovato di Napoli, quasi seguendo una tradizione di famiglia, il nipote Francesco, che alla sua morte sarebbe divenuto il titolare. Il 2 febbraio dello stesso anno il C. fu convocato dal pontefice a Bologna, dove avrebbe avuto luogo l'incoronazione dell'imperatore. Sotto il pontificato di Paolo III, iniziato nel 1534, il C., annoverato nel conclave che precedette l'elezione fra i cardinali antifrancesi, divenne in quello stesso anno governatore di Anagni e, passato al titolo di S. Prisca il 23 luglio 1537, fu trasferito nel novembre a quello di S. Maria in Trastevere, ricoprendo inoltre per quattro anni la carica di referendario di giustizia. In questo stesso periodo in cui nella Chiesa si faceva 132 manifesta l'urgenza di un rinnovamento etico-religioso, il C. aderì in qualche modo a questo spirito di rinnovamento ed a lui il papa indirizzò vari brevi riguardanti la riforma dei monasteri femminili. Il 23 marzo 1538 alla partenza del papa alla volta di Nizza, il C. fu nominato legato di Roma ed assolse il compito affidatogli manifestando, egli che dall'Ammirato fu descritto come dedito soltanto "alle cacce ed agli amori", partecipazione ai problemi della città. Per risolvere il problema dell'approvvigionamento dei prodotti alimentari, il C., scrivendo al cardinale Alessandro Farnese, dette il suggerimento, per altro rimasto inascoltato, di formare una riserva di grano, che l'amministrazione pontificia avrebbe dovuto acquistare in Sicilia, compiendo un'opera insieme doverosa e fruttuosa al fine del mantenimento dell'ordine cittadino. Nello stesso periodo, insieme con il governatore di Roma, Benedetto Conversini, il C. si trovò marginalmente coinvolto nelle vicende di Ignazio di Loyola, ai seguaci del quale egli dette il permesso di svolgere la loro predicazione a Roma; diede inoltre il proprio assenso all'istanza del fondatore dei gesuiti, invitando gli oppositori di lui a rendere conto delle accuse formulate nei suoi riguardi. Trasferito come cardinale vescovo alla sede Prenestina il 4 ag. 1539, il C. morì il 28 ag. 1541 e fu seppellito nel duomo di Napoli. Gregòrio da San Vincenzo. - Nome sotto il quale è anche noto in Italia il matematico fiammingo Grégoire de Saint-Vincent (v. Saint-Vincent, Grégoire de). Laymann ‹làiman›, Paul. Teologo (Innsbruck 1575 - Costanza 1635); gesuita, prof. di teologia morale a Monaco (1622-25) e di diritto canonico a Dillingen (1625-32); incline al probabilismo e abilissimo nella casistica, confessore di Ferdinando II, è soprattutto noto per la Theologia moralis (1625) che ebbe molte edizioni anche nel secolo seguente.... Lupi Anton Maria della Compagnia di Gesù autore tra l’altro di Due discorsi accademici del padre Anton Maria Lupi della Compagnia di Gesù il primo dell'anno il secondo del giorno della nascita di Gesù Cristo recitati nella celebre accademia de' Pastori Ereini. Molina Luis de (Cuenca, 1535 – Madrid, 12 ottobre 1600) è stato un teologo, giurista e gesuita spagnolo. Fu autore di un'originale teoria sulla concordia tra libero arbitrio e grazia divina (molinismo). Sisto senese. Ebreo convertito al cattolicesimo, si fece francescano, avendo per maestro di teologia Lancellotto Politi, alcune opere del quale criticò successivamente. Divenne uno dei maggiori teologi del tempo ma fu anche riconosciuto eretico e fu salvato dall’inquisitore Michele Ghislieri, futuro papa Pio V, che lo fece trasferire nell’Ordine domenicano. Sisto è stato l'inventore del termine libri deuterocanonici per descrivere alcuni dei libri del Vecchio Testamento non considerati canonici... 133 Suárez Francisco, S.J. (Granada, 5 gennaio 1548 – Lisbona, 25 settembre 1617), è stato un gesuita, teologo, filosofo e giurista spagnolo, solitamente considerato il più grande scolastico dopo san Tommaso d'Aquino. Vasquez Gabriel, teologo e filosofo (1549-1604). Gesuita, insegnò ad Ocaña, Madrid, Alcalá e Roma, componendo contemporaneamente la sua opera filosofica fondamentale, un vastissimo Commento in otto volumi alla Summa Theologica di San Tommaso. Fu uno dei più autorevoli teologi della Controriforma. In metafisica respinge la separabilità dell'essenza dall'esistenza; in teologia è fautore della tesi del concorso di Dio in tutta la creazione. Altro Collegio Nazareno: Collegio tenuto dagli Scolopi, situato nel centro di Roma in un palazzo del sec. XVI, oggi Liceo scientifico “Collegio Nazareno”. Monete Fiorino = 40 Bolognini = 100 Soldi = 10 Grossi = 50 Baiocchi =5 Libre = 5 Paoli = 5 Giulii Grosso = 1/10 di Fiorino Bolognino = 30 Denari = 2.5 Soldi = 6 Quattrini di Bolognini Baiocco = 6 Quattrini Ducato = 10 Libre Libra = 8 Bolognini = 20 Soldi Carlino = 0.15 Fiorini Quattrino = 1/6 di Bolognino Denaro = 1/30 di Bolognino Soldo = 1/100 di Fiorino = 1/20 di Libra Scudo = 10 Giulii Rocca Contrada è il nome medievale di Arcevia. Un "monte de la Rocca" è ricordato in un documento del 1065, un "fundo de la Rocca" in altro del 1130 e una "Rocha de Contrado" nel 1147. Questi sono i documenti più antichi noti che attestano l'esistenza di un insediamento probabilmente già fortificato, comunque identificato da una rocca o fortezza, compreso nel comitato di Senigallia, posto sulla sommità del Sasso Cischiano, sulle ultime propaggini dell'Appennino marchigiano. L'atto del 1147 è di particolare interesse perché fornirebbe con l'appartenenza del castello ad un signore di nome Contrado, forse 134 dal germanico "Konrad" o dalla contrazione di "Conte rado", la spiegazione del nome composto Rocca Contrada. Si può comunque ritenere che il primo nucleo abitativo di Arcevia sia sorto durante le invasioni barbariche, per accogliere fuggitivi dalle devastate città romane, oramai in piena decadenza, di Suasa, Ostra e Sena Gallica l'odierna Senigallia. Durante la dominazione longobarda questo abitato, per la sua posizione di controllo di importanti vie di comunicazione poste ai margini dei territori bizantini, può aver svolto funzioni di presidio militare. Nel suo territorio infatti confinava l'estremo nord del Ducato di Spoleto con il gastaldato longobardo di Nocera Umbra che comprendeva il Monte S. Angelo, Caudino, Costa e Civitalba. E forse proprio per questa sua posizione strategica Arcevia fu occupata dai Franchi e donata nel 754 da Pipino il Breve a papa Stefano II, insieme ad altre località. Ai Franchi viene inoltre attribuita, per antica tradizione, l'intitolazione della chiesa arceviese di San Medardo, santo venerato dal quel popolo, di cui è conservata una preziosa reliquia. Rocca Contrada fu chiamata ufficialmente Arcevia, con il titolo di città, con lettera apostolica del 16 settembre 1817 da papa Pio VII. *** 135