Biblioteca Gambalunga - Rimini
LODOVICO FRANCIOLINI
A GIOVANNI BIANCHI
10 maggio 1746 – 8 febbraio 1758
(Lettere 113)
TAVOLA SINTETICA DELLE LETTERE 1746-1758
ANNO
NUMERO LETTERE
PER ANNO
NUMERO
PROGRESSIVO/COMPLESSIVO
LETTERE
1746
1747
1748
1749
1750
1751
1752
1753
1754
1755
1756
1757
1758
8
3
8
11
13
27
14
4
12
4
4
3
1
1-8
9-11
12-19
20-31
32-44
45-71
72-85
86-89
90-101
102-105
106-109
110-112
113
TAVOLA ANALITICA DELLE LETTERE 1746-1756
NUMERO
PROGRESSIVO DELLE
LETTERE
GIORNO E MESE
ANNO
IMG
1
2
3
4
5
6
7
8
10 maggio
21 giugno
28 luglio
22 settembre
26 settembre
20 ottobre
27 ottobre
9 novembre
1746
1746
1746
1746
1746
1746
1746
1746
1408
1406, 1407
1405
1403, 1404
1402
1400, 1401
1399
1398
9
10
11
2 aprile
15 giugno
15 luglio
1747
1747
1747
1396, 1397
1395
1394
12
13
6 giugno
13 giugno
1748
1748
1393, 1392(bis)
1387, 1388(bis),
1389, 1390,
2
1391, 1386
1385
1384
1380, 1381,
1382, 1383
1378, 1379
1377
1375, 1376
14
15
16
27 giugno
10 luglio
29 luglio
1748
1748
1748
17
18
19
25 agosto
1 novembre
29 dicembre
1748
1748
1748
20
21
22
23
25 febbraio
9 marzo
2 maggio
14-15 maggio
1749
1749
1749
1749
24
25
26
27
17 maggio
22 maggio
23 maggio
20 settembre
1749
1749
1749
1749
28
29
30
31
21 ottobre
30 ottobre
7 novembre
13 novembre
1749
1749
1749
1749
1415
1413, 1414
1412
1409, 1410,
1411(bis), 1368,
1369, 1370,
1371, 1372,
1373, 1374
1365
1366, 1367
1364
1358, 1359,
1360
1357
1356
1362, 1363
1361
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
8 gennaio
4 aprile
7 aprile
12 aprile
20 luglio
27 settembre
4 ottobre
10 ottobre
18 ottobre
19 ottobre
28 ottobre
11 novembre
9 dicembre
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1750
1354, 1355
1352, 1353
1351
1349, 1350
1346
1344, 1345
1342, 1343
1341
1333, 1334
1339, 1340
1338
1336, 1337
1335
45
13 gennaio
1751
1332
3
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
26 gennaio
16 febbraio
28 febbraio
10 marzo
17 marzo
21 marzo
24 marzo
31 marzo
7 aprile
18 aprile
28 aprile
5 maggio
12 maggio
26 maggio
29 maggio
2 giugno
11 giugno
11 luglio
21 luglio
4 agosto
25 agosto
5 settembre
19 settembre
3 ottobre
13 ottobre
28 dicembre
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1751
1331
1330
1329
1327, 1328
1326
1325
1324
1323
1322
1321
1320
1318, 1319
1317
1316
1315
1313, 1314(bis)
1310
1311, 1312
1309
1307, 1308
1306
1304, 1305
1303
1302
1300, 1301
1299
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
5 gennaio
12 gennaio
20 gennaio
22 gennaio
26 gennaio
12 marzo
19 marzo
22 marzo
19 aprile
26 aprile
3 maggio
28 maggio
4 giugno
3 settembre
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1752
1298
1296, 1297
1295
1294
1293
1292
1291
1290
1289
1347, 1348
1288
1287
1286
1285
4
86
87
88
89
14 febbraio
4 settembre
12 settembre
11 novembre
1753
1753
1753
1753
1284
1283
1282
1280, 1281
90
91
92
93
94
95
96
97
98
99
100
101
16 gennaio
2 marzo
6 marzo
10 luglio
3 agosto
2 ottobre
9 ottobre
12 e 16 ottobre
6 novembre
9 novembre
4 dicembre
31 dicembre
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1754
1278, 1279
1277
1276
1275
1273, 1274
1271, 1272
1269, 1270
1267, 1268
1263, 1264
1265, 1266
1261, 1262
1260
102
103
104
105
8 marzo
14 maggio
16 luglio
29 novembre
1755
1755
1755
1755
1258, 1259
1257
1256
1254, 1255
106
107
108
109
1 aprile
6 aprile
25 aprile
29 dicembre
1756
1756
1756
1756
1253
1252
1250, 1251
1249
110
111
112
10 gennaio
9 febbraio
9 marzo
1757
1757
1757
1247, 1248
1246
1245
113
8 febbraio
1758
1243
N.B.
Si troveranno in una stessa lettera parti scritte in carattere normale e paragrafi o espressioni in
corsivo che si riferiscono alle parti trascritte.
5
ANNO 1746 – LETTERE 8
IMG_1408
Lettera n. 1
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo1
10 maggio 1746
O’ già contratti tutti gli obblighi per assumere ogni impegno per il dottore
Barbetta, che si degna con tanti requisiti di concorrere a questa condotta medica
vacante, e non solo per i suoi meriti canonizzati dalla penna di Vostra Signoria,
ma anche perché, per conto suo, io merito di ricevere i pregiatissimi comandi di
uno dei primi letterati d’Italia2.
Prego Vostra Signoria di stare sicuro che, appena ho ricevuto il suo
pregiatissimo [scritto], ho posto in atto le più forti premure, e non senza profitto,
con la parte più sana dei Consiglieri a lui [dott. Barbetta] favorevole; tutto
dipende da fatto che la parte meno sana, che in ogni paese esser suole la più forte
e numerosa, non abbia contratti segreti impegni di velleità a causa dei quali non si
possa persuadere che la buona elezione d’un medico de[v]e tanto premere quanto
premere ci de[v]e la vita nostra non solamente, ma spesse fiate ancor l’anima.
Qualunque cosa stia per succedere, sarò contento con i miei amici per avere fatta
giustizia al raccomandato da Vostra Signoria e di avere acquistata tanta
pregevole servitù nei confronti di Vostra Signoria che prego di tenerla esercitata
colla frequenza de’ stimatissimi cenni suoi, mentre con tutto ossequio mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 10 maggio 1746
D(ivotissi)mo Ob(bligantissi)mo Ser(vito)re vero3
Lodovico Franciolini
Ill.mo Sig.re Sig.re Pr.one Col.mo (illustrissimo signore signore padrone colendissimo):
formula di cortesia usata nelle lettere.
2
Lodovico si riferisce a Giovanni Bianchi.
3 D.mo Ob.mo Ser.re vero (devotissimo obbligatissimo servitore vero): ): formula di saluto e
cortesia usata nelle lettere.
1
6
IMG_1406, IMG_1407
Lettera n. 2
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
21 giugno 1746
Quantunque il sig. conte Ripanti, oltre avermi fortemente spalleggiato, abbia
voluto spedire a mezzo posta al sig. Barbetta la lieta nuova della sua gloriosa
elezione a medico primario di questa Città, ho creduto mio dovere scrivere
anch’io qualche cosa a Vostra Signoria. Può Ella francamente credere che
abbiamo dovuto sudare più volte ghiaccio per timore che riuscissero vane le
nostre fatiche, poiché ben tre costantissimi partiti sostenevano tre diversi
soggetti, per cui, prattiche, maneggi, ripieghi, hanno dovuto essere folti, vigilanti e
coraggiosi. Grazie a Dio, però, domenica 19 [giugno], con sommo onore, l’intento
è stato raggiunto contro tutti e tre i concorrenti: dei 79 consiglieri presenti, 54
sono stati i voti favorevoli e solo 25 i contrari.
Supponendo che l’abate Vitali, al quale si deve la maggior parte in questa
elezione, sia in procinto d’informare Vostra Signoria dell’esito dell’elezione, non
intendo infastidire oltre con il racconto prolisso di altre circostanze.
Supplico, invece, la gentile bontà di Vostra Signoria di premiare la mia debole
attenzione con l’onore frequente de’ pregiatissimi suoi comandamenti
ringraziando vivamente del favore graditissimo per la licenza della foglia, tutto
stima, rispetto ed ossequio mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 21 giugno 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
7
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Lettera n. 3
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
28 luglio 1746
Sebbene siano stati contratti fortissimi impegni per l’elezione del nuovo medico
chirurgo, io non posso fare a meno di raccomandare a Vostra Signoria il sig.
Gaspare Gentili che esercita in S. Angelo in Vado. Non pretendo che Ella mi dica
le Sue idee su di ciò, ma semplicemente supplico Vostra Signoria di dirmi
qualcosa in proposito per poter riferire di averLe scritto su di ciò; in tal
contingenza gli rinnovo la mia divozione, la supplico di spesso comandarmi e con
tutta stima mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 28 luglio 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
IMG_1403, IMG_1404
Lettera n. 4
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
22 settembre 1746
Dovendo provare a rispondere, non solamente per moltissimi stimoli datimi ma,
di più, per nojosissime petulanze sofferte, ad un certo compendio ironico legale ed
essendo la cosa per me assai difficile, non essendo mai stato letterato, neppure
per finzione, e in più non avendo libri a proposito, dai quali ricavare un qualche
lume, mi sono confidato con gli abati Montanari e Vitali e con il sig. Barbetta sul
8
da farsi. Essi mi hanno proposto la lettura del Malmantile, dell’Apologia di
Annibale Caro e di un’altra apologia contro un certo Maestro di scuola di
Bugiano. Nessuna di queste tre opere si trova in Jesi, e seppure qualcuna vi fosse
nella libreria di Pianetti, cosa che mi gioverebbe, non potendo io fare un tal
studio in abito, ma dovendolo fare comodamente a casa, essi abati e sig. Barbetta
mi proposero d’incomodare Vostra Signoria perché me le possa spedire.
L’ardimento mio, per vero, di molto trascende, ma chi può mai imponere leggi
discrete alla durissima necessità!
Per il Malmantile con le note del Salvini ed altri, se si trovasse costì [a Rimini],
potrebbe Vostra Signoria comprarlo per me al prezzo che Ella vuole – poiché io
sarò pronto al rimborso-, mentre le due Apologie, impegno il mio onore, saranno
ben custodite e restituite con la maggiore sollecitudine. Incolpi la Sua somma
gentilezza se tanto La importuno, m’onori de’ pregiatissimi cenni suoi e lasci che
con piena stima ed ossequio mi confermi.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 22 settembre 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 5
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
26 settembre 1746
Sabato il messo è tornato con l’Apologia del Caro, che conservo con tutta gelosia,
e che, ho subito visto, mi sarà molto utile. Ringrazio Vostra Signoria per la
somma bontà che mi usa favorendomi e supplico di poter corrispondere in molte
occasioni a dovere. Bisogna avere pazienza per la mancanza del Malmantile e
dell’Apologia contro il Maestro di Bugiano. E’ necessario richiedere il prezzo equo
e non si può costringere nessuno a fare ciò che non può, e molto meno a dare
quel che non è; ma se ci fosse l’occasione di poter comprare il Malmantile e
9
l’Apologia del Caro per me a qualunque prezzo, che sembrasse [giusto] a Vostra
Signoria, mi terrei questi libri molto obbligato [verso Vostra Signoria]; si degni
infrattanto di comandarmi sempre e si ricordi che sono e lo sarò in perpetuo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 26 settembre 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
IMG_1400, IMG_1401
Lettera n. 6
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
20 ottobre 1746
Che dirà Vostra Signoria che fino ad ora io abbia tardata la risposta del
pregiatissimo suo del 2 stante [ottobre], dirà che dopo avere ricevuti tanti favori
me ne sia scortesemente dimenticato, proporrà di non volere più sanamente lavar
il capo al somaro e molte altre cose dirà e le dirà con ragione ed io dovrò lasciargli
pur dire e pienamente conservarmi a vivere piuttosto che replicare.
Ma se parlare mi fosse permesso in giustificazione, non già né per scusarmi in
atto sommesso, gli chiederei perdono gettandone la colpa addosso ai tanti
seccatori che di continuo mi stanno d’intorno, pretendendo di farmi sollecitare una
certa ben lunga risposta e la prolungano piuttosto con riscaldarmi la testa ed
insiememente mi deviano dal compimento dei miei doveri . Ma poiché il perdono è
più generoso quando si concede, non voglio dir nemmeno questo, acciò possa
trionfar sempre più la di Lei gentilezza.
Parlando [ora] in risposta alla sua lettera, dico che il Malmantile è di quella
stampa in 4°di tante carte quante ne ha il Suo e dovrò di questo contentarmi
senza badare tanto al sottile se i termini [di pagamento] siano o no scelti, giacché
la mia scrittura deve essere ridicola ed usare di bocca o da penna di quattro ignari
giovanotti.
Il libro intitolato Monosini Flores farebbe per me ma siamo troppo lontani, non
saprei come fare per averlo, quindi non posso che ringraziarla infinitamente
della Sua bontà.
10
Tenevo lesta la sua Apologia per rimandargliela in occasione che certi signori
fanno da qui ritorno a Forlì, patria loro; ma se questi tempi stravaganti non
cessano, diverranno concittadini di Jesi, partiranno però una volta e in tal
congiuntura sarà Vostra Signoria reintegrata.
Avevo compiuta l’opera per sottoporla al savio di lei giudizio, ma poi me ne sono
distolto, non solamente per non gravarla di vantaggio, ma anche perché ho
capito che nella Curia romana certi stili non si approvano. Scrissi a uno, che sta in
posto considerevole, una lettera di curiosi racconti abbondante, la scrissi in modo
da burla e mi servii d’un certo stile, veramente non troppo epistolario, lo feci con
intenzione, (che sapendo egli la mia incombenza) quello poteva rispondere se gli
fosse piaciuta la mia maniera di scrivere; egli mi rispose così: ”questo vostro stil
boccaccievole col verso in fine è andato in disuso, perché troppo uniforme allo
scrivere latino dal quale la vostra volgar favella deve, per quanto può, discostarsi;
ma perché [poiché] distinguendo i sistemi, lo stile di scrivere oratorio, istorico ed
epistolare, vogliono che in questo ultimo assolutamente si scriva come si parla
senza altra eleganza che quella del buon numero e armonia”. Io ho capito da me
questa distinzione da gran tempo e capisco ancora, che quando l’eleganza non
giunge a rendere attenti li sensi, non si de[v]e esser tanto in cagnesco
all’uniformazione al latino, che ogni cosa benché minima sia ben fatta, e farla nel
miglior modo possibile, per acquistar così la consuetudine di far bene le cose
grandi, e capisco che il voler scrivere in boccaccievole [stile] lettere familiari è una
mala creanza, quando non si faccia per letterario esercizio, perché è un voler
trovar presto il carteggio, mentre i corrispondenti vorranno replicare nello
stesso modo solo una volta o due. Non capisco per altro ancora la differenza che
passa tra il numero, armonia e l’eleganza.
Risposi di non sapere molto né poco del Boccaccio e che io avevo scritto per
scherzo e mi proposi di compiere l’opera mia in scrivendo da curiale per non dover
faticare per impoverire, conforme dice il Pasquino4 dell’Apologia; si contenti di
commandarmi sempre perché con tutta stima e rispetto mi ratifico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 20 ottobre 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vitore) vero
Lodovico Franciolini
Pasquino: statua antica che si trova in un angolo di Roma. Personaggio dell’Apologia di
Annibal Caro.
4
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Lettera n. 7
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
27 ottobre 1746
Avendo rilevato che la mia opera risulta troppo secca e tediosa attenendomi
puramente allo filo legale, ò pensato ornarla almeno con qualche sale. Quindi, di
avvalermi delle grazie di Sua Signoria che, con somma gentilezza, mi offre il
Monosini Flores Italicae Linguae. Se Vostra Signoria me lo favorisce, non vi è altro
modo che mandarlo per posta. Attenderò, dunque, per questo verso le sue
pregiatissime grazie e con il solito ossequio mi confermo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 27 ottobre 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 8
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
9 novembre 1746
Sto con poca febbre, perciò non scrivo a Vostra Signoria Ill.ma di pugno. Avviso di
avere ricevuto il Monosini attraverso il dottor Barbetta unitamente alla sua
compitissima [lettera]. Avviso, inoltre, di avere fatto affrancare alla posta di
Fano la sua Apologia del Caro. Di ambedue La ringrazio per quanto so e posso e
con distinzione di stima e di affetto mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 9 novembre 1746
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
12
ANNO 1747 – LETTERE 3
IMG_1396, IMG_1397
Lettera n. 9
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
2 aprile 1747
Ho ricevuto dal sig. Barbetta la dottissima dissertazione di Vostra Signoria e l’ho
letta con piacere anche perché, anni or sono, in un Archiospedale di Roma un
certo medico Gotti, bolognese, confuse alcuni medici primari, sebbene egli in
quel tempo esercitasse la condotta di Pesaro, e da quel dottore sentii anche una
lunghissima lezione nella mia casa contro i viscitatoj. Ringrazio, pertanto, Vostra
Signoria con tutta la stima e affetto.
Il sig. Barbetta disse anche che Vostra Signoria desiderava, con la restituzione
del suo Monosini, anche il mio scritto [componimento]. Il Monosini è pronto e
sto aspettando l’occasione opportuna, ma se Vostra Signoria avesse fretta lo
manderò per posta.
Ma il mio scritto non essendo stato finito per la Quaresima, tempo in cui la gente
suole fare penitenza particolarmente col soffrire, ed essendo già venuta la Pasqua,
non so se lo manderò, dovendo avere compassione al prossimo e non amareggiarli
colle stucchevoli opere mie li delicati bocconi.
Nello scritto mi serve impugnare con il Cluverio la venuta dei Pelasgi in questa
Marca cisalpina e mi serve sapere se dice bene il Cluverio che i Pelasgi
edificassero Ravenna e che poi fossero fugati dalli Toscani. Se su questo
argomento Vostra Signoria avesse una qualche autorevole notizia, la gradirei
sommamente insieme alle notizie sui costumi dei Pelasgi.
Sento che Vostra Signoria fra qualche mese verrà qui [a Jesi]: la casa mia è
aperta per Lei, qui sono bandite le cerimonie, trionfa la cordialità e la libertà tutta.
Venga dunque e mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 2 aprile 1747
Di(votissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
13
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Lettera n. 10
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
15 giugno 1747
La raccomandazione, che Vostra Signoria ha fatto del sig. Cesare Torri, che
concorre alla vacante Giudicatura di Jesi, per me completa tutti i requisiti
necessari per il concorso e vorrei che ciò possa avere lo stesso effetto sugli altri
consiglieri, perché il raccomandato in questo modo raggiungerebbe il proprio
intento e Vostra Signoria resterebbe ubbidita in quella guisa che io desidero ed in
questa e in altre occasioni per potermi con verità ed in effetti sottoscrivere.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 15 giugno 1747
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 11
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
15 luglio 1747
Per una occasione sicura che l’abate Vitali mi dice di avere, riconsegno a Vostra
Signoria il Monosini del quale ancora la ringrazio infinitamente e la prego di
scusarmi per il ritardo nella riconsegna.
Da più di due mesi ho mandato a Roma la mia Apologia, che è stata gradita al
maggior segno e, Dio volesse, che avesse la decima parte di quelle prerogative che
gli [h]anno attribuite. Poiché i difensori Curiali non vogliono faticare, si vogliono
servire di detta Apologia come una vera scrittura a difesa [scrittura difensiva]
giacché l’[h]anno scorta abbondante assai di ragioni, di riflessioni e forti
argomenti e di fatti nuovi non più prodotti, ed in questo caso andaranno tolti via
molti frizzi, motti, dizioni che sono propri delle Apologie, ma che non si confanno
14
allo stile forense, specialmente nei Tribunali dei Preti. Questo farà sì che la mia
opera non sarà più la stessa perché mancherà delle molte cose che sollevano dal
tedio d’una lunga lezione. Io, però, non so ancora se sia stampata né quando si
stamperà, ma quando l’avrò avuta ne manderò una copia a Vostra Signoria, se la
gradirà anche nella forma sopra descritta; con che pregandola onorarmi de’ suoi
preggevoli cenni e di sua amabile persona qui in sua Casa, giusto il concertato,
tutto stima e divozione, mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 15 luglio 1747
Div(otissimo)mo Obb(ligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
15
ANNO 1748 – LETTERE 8
IMG_1392, IMG_1393 (fotografia ripetuta)
Lettera n. 12
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
6 giugno 1748
La graziosa lettera di Vostra Signoria del 30 del mese passato mi trova già
fervorosamente impegnato per il sig. Rota (giovane concorrente per la condotta
di Jesi). I passi fatti e che sto per fare a favore del sig. Rota, non possono da
Vostra Signoria ascriversi né a credito né a suo debito. Si degni Vostra Signoria
di onorarmi con altri comandi in modo che io possa dirmi veramente suo
servitore e si accerti che si faccia ogni sforzo per superare la grande eccezione
della poca età cui malamente soggiace il concorrente. In ogni caso, comunicherò il
foglio di Vostra Signoria a chi ne insinua ed ancora ad altri e con distinto ossequio
e rispetto mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 6 giugno 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
IMG_1387, IMG_1388 (fotografia ripetuta), IMG_1389, IMG_1390, IMG_1391,
IMG_1386
Lettera n. 13
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
13 giugno 1748
In occasione che devo scrivere a Vostra Signoria una lettera di premura, non
manco di notificare che le cose del dottore Rota stanno presentemente in una
buona positura perché, convocati insieme i nostri bracchi, abbiamo fatto conto di
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avere trenta voti in Città dalla nostra, sicché se ne avessimo altri venti nel Contado,
sarebbemo a buon punto. Abbiamo spediti per questi contorni alcuni cani levrieri,
sentiremo la preda che avran fatto. Il can mastino che fermerebbe tutti i Castellani
sarà Monsignore Vescovo, che certamente dovrebbe essere qui a tempo per
l’elezione di ritorno da Padova. Questo Monsignor Vescovo sarà di qua con tutta la
propensione a favore del sig. Rota ed egli fu avvisato di presentarsi e farsi
raccomandare da quei Cavalieri e valentissimi professori. Credo che l’abbia fatto
e che lo farà al presente, poiché il Prelato nel venire qui si troverà a Bologna per
le funzioni del Corpus Domini. Potrebbe Vostra Signoria stare all’erta quando
ripasserà a Rimini ed essergli addosso colle due gentilissime dame che mi descrisse
nell’ultima sua [lettera]. Tutti tre lo balzino fortemente questo Padrone e sopra
tutto l’úntino ben bene, perché così ben untato, farà di certo osservar ben questo
Rota. Altra dama di qua, cui il Prelato di molto aderisce, manterrà fresco questo
unto, anzi ve ne applicherà del nuovo e con questi buoni preparativi, con queste
ottime preordinazioni, si darà fuoco alla mina pochi momenti prima del Consiglio e
della gran fiamma che sarà per uscire, dal spaventevole scoppio, speriamo che
possa sentirsi una voce che sia: vox tonitrui tui in Rota.
Ora vengo al mio interesse. Il p. Sarti, non tanto per dare lume alla geografia, ma
per fare cosa gradita a quelli del nostro Castello del Masaccio, con una
dissertazione che fece stampare e che suppongo pervenuta nelle sue mani, vuole
che il suddetto Castello sia Cupra Montana contro molti antichissimi autori e
applauditissimi che, invece, vogliono che un tale nome competa a Ripatransona.
Egli fonda il suo pensiero in Tolomeo, il quale p. Sarti dice che ha sbagliata più
volte, ma vuole poi unicamente che l’indovini su questo punto; lo fonda in Plinio
il quale certamente non dice tale cosa. Ma molto di più lo fonda in una lapide
trovata 30 o 40 anni or sono in un podere dei Ferranti, la quale fu esaminata dal
Muratori e stampata senza le ultime due parole Cuprensens Montani, che ha egli
solo, p. Sarti, ha preteso scoprire. P. Sarti ha preteso di più con tale dissertazione
cioè decretare, quanto un oracolo pontificio, col quale rende uguale il Cappellano
al cittadino, il Villano al Cavaliere.
Io dovrò scrivere contro questo decreto e spero di poterlo fare con tutto il
fondamento e specialmente con Brevi pontifici, ma credo di non dovermi
limitare a questo sol punto e di dover discorrere ancora di Cupra Montana.
Il p. Paciardi, teatino, Ella sa che ha scritto fondatamente a favore di Ripa
Transona e non so se vi scrivesse ancora[anche] un vescovo di questa città. Questo
sì che so di sicuro, d’avere bisogno di suo valevole aiuto su tal particolare, e
dovrebbe consistere che Ella facesse fare esatta ricerca in tutte le librerie de
17
Calepini5 e Geografi e non solamente in Rimino, Ravenna, ma in altri lontani luoghi
dove Ella ha corrispondenza, [e] rinvenire se si può la vera storia di Cupra, risapere
che cosa ne dicono gli autori antichi sì de Calepini che di Geografia, e dove
collochino questa Città, e poi favorirmi di tutto poiché, secondo quel poco che ho
veduto ed altro che vedrò in queste librerie, spero di poter coll’autorità confondere
p. Sarti.
Tutta la fatica sarà di dar contro alla lapide. Ma, avendomi detto l’abate Vitali che
l’ha veduta, che non sossiste ciò che dice Sarti, che le ultime parole Cuprenses
Montani nitidissime appareant, ma solamente che le â capite dalle induzioni del p.
Sarti, il quale parlando troppo appassionatamente dei Masaccesi non dee essere
creduto, molto meno che se quelle parole oggi nitidissime apparent, dovevano più
chiaramente apparire 30 anni [or] sono, oppure allora non apparvero né punto né
poco, sicché fu mandata la copia della lapide al Muratori senza queste parole. Di
più mi dicono che in tempo prossimo all’invenzione di questa pietra, fosse l’abate
del Masaccio, quell’uomo insigne che poi fu Generale e per la morte del quale
Vostra Signoria compose e recitò quella bellissima Orazione funebre, che però non
posso credere che un uomo eruditissimo non avesse riflettuta, considerata ed
interpretata tal lapide. E capite, meglio del Sarti, quelle ultime parole. E poi questa
lapide non può mai rendere sicuro l’asserire che lì stesse Cupra Montana; mi pare
che su questo punto si potesse dir molto, specialmente colla scorta degli autori che
asseriscono il contrario; è stata trovata in un campo lontana dal Masaccio verso
Jesi, non attaccata in alcun edificio e neppure vicino a qualche diruta fab[b]rica
antica, d’onde possa credersi essersi distaccata, onde in questo stato di cose, perché
non può dirsi che questa pietra sia stata trasportata qua da vetturali, che se ne
siano serviti per bilanciare le some?
Si fonda il p. Sarti nel ritrovamento che si fa al Masaccio di certi pavimenti fatti a
spina posti in mattoni a cortello, e questi mattoni non sono più grandi d’un
mattone di cioccolata di mezza libbra e questi pavimenti, oltre che da questi
mattoni, sono composti da altri mat(t)oncini tondi ottangolari, quali di grandezza
d’una lirettina e quali d’un testone; ma che â che fare ciò con Cupra se simili
pavimenti si vanno trovando per tutto? Sei anni or sono ne fu scoperto uno
grandissimo nell’orto de’ nostri Capuccini e, quattro mesi fa, un altro se ne
scoperse da un particolare in Città mentre che rifondamentava una casa. Io ce li ò
tutti, ne volevo mandare a Lei uno per sorta, acciò mi ridicesse se costà se ne
trovano, ma poi lo stimai una freddura.
5
Calepino = sinonimo di Dizionario.
18
Allega il p. Sarti un istromento, o Breve antico, dove un certo nostro Castello vicino
al Masaccio , chiamato ora Poggio Cupo, vien nominato Podium Cupre, ma io stimo
argomento questo da nulla, perché noi abbiamo nella nostra Giurisdizione due
Castelli, un è detto S. Marcello, l’altro Poggio di S. Marcello; eppure l’uno non ha
che fare con l’altro, fanno castello da sé, comune da sé, e sono due luoghi diversi e
perché, essendovi state due Città dedicate alla dea Cupra, non poteva esservi anche
un Castello? Oltre di che, nel tempo dello stesso Breve, proviamo noi che il
Masaccio era Masaccio Castello di Jesi che veniva, come viene oggi, a presentarci il
pallio e prestarci giuramento di fedeltà e di ob(b)edienza e soggezione.
Rimetto tutto alla sua prudenza e dottrina, ma la ritorno a pregare
fervorosamente del sopra descritto favore e con desiderio di sempre obedirla con
tutta stima mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 13 giugno 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 14
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
27 giugno 1748
Il partito del dott. Rota séguita [la sua opera], ma il Governo fa di tutto per non
volere il dottore e fa in modo che il Consiglio non si riunisca; tuttavia, credo che
le cose andranno bene.
Ringrazio Vostra Signoria delle notizie che mi ha inviato e delle quali mi servirò
opportunamente e con segretezza. Se Vostra Signoria mi avesse procurato un
elenco delle cose non sussistenti espresse nella Dissertazione di P. Sarti, le avrei
gradite poiché sempre mi saranno utili, onde la supplicherei di mandarmele.
La fiera di Senigallia è vicina e Vostra Signoria verrà, onde la priego favorire
questa sua casa dove averà libertà e buona cera senza cerimonie. L’invito è sincero,
onde prego di gradirlo molto più che l’abbate Vitali su di ciò gli averà espresso
l’animo mio; si compiaccia comandarmi, mentre con pieno ossequio mi confesso.
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Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 27 giugno 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 15
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
10 luglio 1748
Resto molto debitore a Vostra Signoria per le ottime notizie che si degna darmi
per oppormi alla nota Dissertazione [di P. Sarti]. Il primo impegno è di
rispondere alle proposizioni che vogliono rendere i Castelli uguali alla Città. Non
è Cupra Montana o altro, ma ciò non ostante, per screditare tuttavia la scrittura,
non sarà male di discorrere d’ogni cosa altra sfuggita.
Il partito a favore del dott. Rota cresce e, per di più, il Governatore ha avuto il
preciso compito di far riunire il Consiglio, cosa che si farà sabato e domenica,
oggi otto, ci sarà l’elezione del medico. Ora le premure saranno più fervorose.
La speranza che Vostra Signoria sia sul punto di favorirmi, mi riempie di
consolazione, per cui sto attendendo con ansia che sia compiuta questa elezione.
e colla brama dei suoi pregiatissimi cenni, mi confermo con tutto il rispetto.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 10 luglio 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 16
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
29 luglio 1748
20
Ieri è stata fatta l’elezione del medico nella persona di un certo dott. Cenni,
medico di Cagli sento d’Urbino, che riportò 52 voti favorevoli su 114 [consiglieri]
che erano presenti in Consiglio. Il dott. Rota fu incluso con 47 voti. Ebbe il
Governo contrario che portava un certo Donci romano, che sebbene scevro affatto
di requisiti, ebbe contrario tutto il Magistrato che gli negò il posto datogli dal
Magistrato passato e lo pose fra gli infimi, ebbe contrario il Baleani che con la
scorta del soprasapere, ricchezze e fortuna affoga la gente, ebbe contrario quel
volpone che, niegando fin l’acqua, promette grandi cose, fè venire da Forlì la fede
del battesimo, da cui si ricava che Rota non aveva più di anni 24 e pochi mesi e poi,
cavando la castagna colla zampa del gatto, la fè mandare in giro da altri, ebbe
contrario il cavalier Colocci, il quale quantunque promettesse a Donna Faustina
Bolognetti l’opera sua, pure fè alla scoperta e, come frenetico, parte contro al Rota,
ebbe contrario l’Inquisitore di Bologna jesino, che scrisse lettere qua assai
svantaggiose per il Rota, e furono portate in giro, ebbe contrario il litotomo Lapi
che, publicando per poco esperto il Rota, fece gran premura per il Catani e, non
ostante che ammazzasse qua più d’uno, per averne guarito uno solo fè della
breccia, ebbe contrario questo Governo che portava un certo Donci romano e per
questo sospese il Consiglio fino a tanto che si rinovasse il Magistrato, procurò che si
togliesse al Rota il luogo stabilitogli e che, in questo, il Donci si sostituisse, fè delle
premure presso molti della Città, che fè chiamare a consulta in Palazzo, e pressò
tutti del contado che speranzò con varie promesse, sebbene il Governatore restasse
affatto deluso, mentre il Donci fu incluso per un sol voto sopra la metà. Più d’ogni
altra cosa pregiudicò al Rota il conte Ripanti, che per troppo zelo, si fè capo
fazzionario contro il parere degli aderenti di Rota, i quali sapendo che esso Ripanti
si era reso diffidente per altri conti alla metà del paese, non volevano che scoprisse
le sue premure, particolarmente col parlare poco di proposito e con poca
proprietà, e coll’andare troppo franco e festoso. In questo stato di cose, rimetto al
di Lei purgato intendimento, il giudicare se fu portento o no l’ottenere per il Rota
l’inclusiva. Sarei contento se mandasse a Bologna il contenuto di questa mia
lettera, ma che non palesasse chi scrive, perché in un’altra occasione, potrebbe
rendere molte persone avvisate, specialmente ora che non si sa se l’eletto
accetterà, poiché l’emolumento che gode non è inferiore a quello che dà il paese
e con pieno rispetto mi rassegno al solito.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Il dì 29 luglio 1748
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Gli onorati tutti fecero fracasso contro il Rota, cui sopra ogni altra cosa
pregiudicò la poca età; facendolo nato di dicembre 1723. Se il conte Ripanti
avesse fatto a primo capo del zio6 (?) e non si fosse mostrato diffidente verso
altri, il Rota correva senza altro [concorrente]. Tommaso Guglielmi ha fatto furie
contro Rota per pretesi disgusti avuti dal conte Ripanti che non volle far mai
capitale del voto suo.
Il sig. Fulgenzo Fossa che promise voto vergine a Rota, gli fè un partito contro ad
istanza di Lapi per Catani, eletto, di cui già se ne dice male.
Il sig. Abate Vitali mi comunicò la lettera del 28 e sono contento di pagare
quanto Ella dice per Novelle [fiorentine] e per il noto Dizionario7, e la ringrazio
infinitamente, aspettando che l’un o l’altro [Novelle o Dizionario] mi faccia
spedire. Non ebbi la di Lei speditami per Sinigaglia.
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vitore) vero
Lodovico Franciolini]8
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Lettera n. 17
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
25 agosto 1748
Mi sono presa la libertà di non rispondere fino ad ora alla lettera di Vostra
Signoria del giorno 11, non volontariamente ma perché necessitato da varie
occupazioni. Tralascerò di dire altro sul dott. Rota, ma dirò che dispiace sempre
più questa elezione ai nostri avversari, quantunque l’eletto non eserciti ancora
poiché gode, al momento, dei due mesi, concessigli dalla Consulta, perché la città
da dove viene possa provvedersi del medico.
Ringrazio Vostra Signoria che mi ha procurato l’associazione al Dizionario del
Chambers e sarò puntuale nei mie doveri. Godrò ancora del secondo tomo,
Può voler dire che il conte Ripanti doveva appoggiare il Rota; il termine “zio” ricorre ancora
nella lettera del 20 settembre 1749, sempre a proposito della mancata elezione di Rota a
medico di Jesi.
7 Dizionario: allude, come poi si vedrà al Dizionario del Chambers.
8 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto
e la sottoscrizione.
6
22
perché ho già consultato dettagliatamente il primo tomo che mi è stato prestato
dall’abate Montanari, e mi è piaciuto.
Grazie a Vostra Signoria, ha già avuto due volte le Novelle letterarie e pagato la
mia tangente nelle mani dell’abate. Sì Signore che mi contento aspettare
l’occasione per avere le arretrate e questo gennaro farò l’altra paga anticipata.
L’abate Vitali è con il Vescovo in Appolina, cioè nella sua abbazia a far scuola al
suo nepotino, ma se ne morde. Si dice per non poter godere le vacanze già date al
Seminario, nel qual tempo solevano fare qualche congresso.
Il luogo dove egli si trova è di aria ottima: l’abitazione è signorile, il giardino è
bello, vi sono delle passeggiate ombrose, ma è anche solitario.
La priego de’ suoi commandi e con tutto il rispetto mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 25 agosto 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 18
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
primo novembre 1748
Di certo Vostra Signoria avrà riso della mia ignoranza per aver preso erba per
pietre e ho creduti i Corni di Ammone per una qualche radica e su di ciò gli ho
scritto mille spropositi, manco male che a caso ne fui avvertito dall’abate Vitali e
bene a tempo prima che spedissi il mio fattore. Or via, Vostra Signoria, non rida di
più giacché sonosi rimediate le cose. Questa notte il fattore è partito per le
montagne di Fabriano, con istruzioni e raccomandazioni; egli starà fuori tre
giorni e, se al ritorno porterà qualche cosa, Vostra Signoria sarà avvisata e, non
servendo ad altro questa mia, rimango al solito.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, primo novembre 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 19
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
29 dicembre 1748
Perché Vostra Signoria sappia che vivo ancora, mi prendo la libertà di mandargli
la copia di una lapide che sta in San Severino in casa dei sig.ri Cesare e Giovanni
Battista, divini cavalieri di quella città. [L’iscrizione] è nel muro del primo
ripiano davanti al secondo ramo di scala. Vidi questa iscrizione da giovinetto e
me la sono tenuta sempre a mente, ma non potendo andare in quella città, diedi
commissione ad un amico che me la trascrivesse, cosa che ha fatto. Credo che vi
siano degli errori e cioè Cesari senza dittongo, Domitio con la Z, i punti nella fine
delle ultime quattro righe e l’aspirazione Hor, che non deve essere scritta poiché
potrebbe voler dire Ordo. Per quello che ho veduto, non è riportata dal Muratori,
però mi viene detto che potrebbe essere stata stampata da P. Bernardo Gentili,
credo gesuita, cavaliere nativo di detta città, ma in un’opera che non ha avuto
larga diffusione, onde mi persuado che non sia dedotta a notizia né di Lei né di
Firenze; sia come essere si voglia, ne faccia quello uso che Vostra Signoria vorrà.
Mi raccomando all’abate Montanari perché faccia pervenire, con il solito mezzo,
il denaro anticipato sia per le Novelle Letterarie sia per il terzo tomo del noto
Calepino.
Avrà sentito Vostra Signoria dal sig. abate Vitali come l’ò provveduta della Miniera
di ferro e della pece fossile di Cingoli. Se il tempo vorrà e se avrò vita, gli manderò
altra bellissima lapide venutami in cognizione, che sarà affatto inedita e, col
pregarla di conservarmi la di Lei buona grazia, con tutta stima mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 29 dicembre 1748
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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ANNO 1749 – LETTERE 11
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Lettera n. 20
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
25 febbrajo 1749
Sento dal sig. abbate Vitali, come Vostra Signoria Ill.ma intenda, che in Cingoli gli
proveda di quella miniera di ferro rilucente, e di altra quantità di quella pretesa
pece fossile, ma che fosse pura, giacché la [quella] mandata non è che pietra
imbrattata da pretesa pece, o sia bitume, ed io le prometto di usare tutte mai le
diligenze che potrò.
In tale occasione, ardisco supplicarla di una singolare grazia con cui
sommamente rischio, sapendo che le sue applicazioni non comportano che io
l’infastidisca.
Le Monache di S. Bernardino, dette di S. Anna, hanno ricevuti i graziosi decreti
qui inclusi, dei quali il Papa vuole che uno s’imprima a eterna memoria in una
lapide, mentre dell’altro non dice niente, ma per accompagnare i lati dell’altare
maggiore ci vogliono due d’iscrizioni; [le suore] comandarono me di farle. Io che
su di ciò non ho studiato mai che il canocchiale aristotelico trenta anni sono, non
so dove ponere le mani e dall’altro canto le mie tre figlie, che stanno in educazione
in detto Monistero, mi scongiurano. Onde ricorro alla sua grazia perché so che le
iscrizioni saranno a dovere all’antica e succinte, per carità mi perdoni questo
incommodo e con tutto l’ossequio mi dico.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 25 febbraro 1749
D(ivotissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 21
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
9 marzo 1749
Dalla lettera di Vostra Signoria dello scorso 6 [marzo] ricavo le due bellissime e
eruditissime iscrizioni, per ben riflettere le quali ed encomiarle ho speso con
sommo piacere qualche ora con l’abate Vitali e Montanari, che vi piangevano dalla
soddisfazione; ringrazio, per quanto so e posso, per questo gentile favore e nel
consegnarle a quelle Monache ho in tutto e per tutto eseguito quanto Ella mi ha
prescritto nella sua lettera e, nel proseguo, sentiremo che cosa ne diranno gli
scrupolosi e non intendenti e quale risoluzione prenderanno le Monache.
Assicuro Vostra Signoria che in Cingoli a conto mio si faranno tutte le diligenze per
ritrovare e miniera di ferro e pece fossile, giusta i desideri espressimi
nell’antecedente sua dei 2 stante, se si troveranno queste cose, Ella ne sarà
subitamente avvisato.
Nella entrata del Palazzo Pas(s)ionei in Fos[s]ombrone evvi una lapide rotta e
mancante in ambi i lati, ed anche da piedi, e di più falsa e spaccata nel mezzo e
quelle lettere che vi rimangono dicono così:
VDIO . DR
GUSTO . G
FICI . MAXIM.
VII. P. P . CO.
Per imparare qualche cosa ò cercato di leggerla e l’ò letta così:
CLAUDIO . DRUSO
AUGUSTO . GERMANICO
PONTIFICI . MAXIMO
IMP. VII . PP . COS qui crederei
mancasse il num. di quante volte fu console. Ho spiegato così perché Claudio fu
figliolo di Druso Germanico, non se ne rida, e lo vivo con tutta obligazione e mi
sottoscrivo.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 9 marzo 1749
26
Poiché, nel suddetto giorno in cui dovevo rispondere, il postiglione di Monte
Alboddo era partito, non andò questa mia lettera, per cui durante questo tempo
ho saputo che le Monache non hanno voluto il nome dell’abate, non il Flaviniene
e non le Vestali, ma che poi, contente del resto, hanno lasciato tutto l’altro intatto
e se lo faranno scolpire, onde mi rinnovo, lì 12 marzo.
Div(otissimo)mo Obli(gatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 22
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
2 maggio 1749
Ella non sa lasciare occasione alcuna di obbligarmi, soffre volentieri le mie manie,
quando gli scrivo, si prende per me tutti gli incomodi quando la priego, né di ciò
paga con eccelso di benignità, colle sue pub(b)liche accredintissime espressioni vol
rendermi conto al mondo con quelle per me vantaggiose condizioni che ò lette
negli ultimi Foglietti di Firenze. Per tutto ciò non sono soddisfacenti i
ringraziamenti, ci vorrebbe per lo meno una continua obbedienza ai comandi di
Vostra Signoria, ma se Ella, attesa la mia insufficienza, giustamente me ne priva,
che mai dovrò fare! Non altro certamente che assicurare con sincerità Vostra
Signoria che sono e sarò sempre.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 2 maggio 1749
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 23
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
(14-)15 maggio 1749
In compagnia dell’abate Vitali sono partito per le montagne in cerca di reliquie
della città di Tufico (o Tuffico), ma siamo stati male informati. Tuttavia, il viaggio
è stato utile perché ritrovammo la famosa città di Alba e, in odore, ci sarà anche
quella di Tufico.
Abbiamo trovato lapidi, che qui vengono incluse9, che se fossero inedite, Ella
potrebbe farle stampare con la possibile sollecitudine, magari senza l’incomodo
di illustrarle, ma insistendo con il signor Lami per la pubblicazione per la
seguente ragione. Poiché pensiamo che il p. Sarti abbia visto e copiato queste
lapidi, perché egli ha fatto il traghetto dal Masaccio a Fabriano, per la qual strada
sta il paese dove a pubblica vista stanno le lapidi e dove sappiamo essere stato il
Sarti più di una volta, col commodo ancora di pernottare, giacché in quel luogo
v’ànno i suoi Monaci un Ospizio. Crediamo per certo che il Sarti non abbia fatto
stampare queste iscrizioni, non tanto perché l’abbiamo veduto finora occupato in
far stampare cose ritrovate da altri, quanto perché crediamo siasi riservate queste
iscrizioni per arricchire la sua dissertazione De Fluvio esino et locis adiacentibus,
giacché queste iscrizioni sono trovate in un luogo che sta vicino a detto fiume. E
così sarebbe bello vedere stampate queste iscrizioni prima che p. Sarti pubblichi
la sua dissertazione ed il Sarti roderebbe chiodi e per questo vi vorrebbe
sollecitudine.
L’abate Vitali scriverà a parte. Io ambisco la continuazione della sua grazia
preziosa e di sempre obbedirla, perocché con tutta stima e rispetto mi dico.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 15 maggio 1749
Nella lettera sono incluse le descrizioni delle iscrizioni dalla I alla VII e un’iscrizione non
numerata la cui descrizione porta la data 14 maggio 1749. Tutte queste iscrizioni sono
allegate alla lettera del 15 maggio 1749. Anche la lettera del 17 maggio 1749, non
sottoscritta, sembra essere inserita in questa lettera.
9
28
Ricordi la dissertazione sulle due ricette, ancora mi stò fuori di casa perché l’ho
pubblicata10.
Perdoni le ciarle che faccio su le lapidi e mi rinovo.
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini]11
Iscrizione Ia
L . SIBIDIENVS
OVF . S .
L . SIBIDIENI . FIL
IIa
TIFANIAE
L. FIL
POLLAE
IIIa
C . VESSENNIO
VESSENNIA PRIFRVE
EOVCII VIIII PR (…)
IV AN VII VIX MX
O piccolo
HERTORIA MAXIMILL
FIL PIISSIMO
IVa
C . SIBIDIENO
C . F . OVF
MAXIMO
TRIB COHIIP. P .
L . .SIBIDIENUS
Frase di significato oscuro.
Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto
e la sottoscrizione.
10
11
29
Va
Di figura PARALLELIPEDA
AUG ⨕ SACRUM
GABINUS⨕TRIB ⨕ MIL ⨕CVR⨕VIAR
PROVIN ⨕ AFRIC ⨕ PAT ⨕MVN ⨕ P ⨕ S ⨕ F⨕
VIa
C ⧍ CAESIO ⧍ CF ⧍ OVF
SILVESTRI ⧍ P⧍P⧍
PATR ⧍ MVNICIP ⧍
CVRATOR VIARVM
ET PONTIVM VMBRIAE
ET PICENI ALLECTOAP
OPTIMO IMP ⧍ T ⧍ AELIO
ANTONINO AVG ⧍ PIO
PP ⧍ IMP ⧍ II
LIBERTI PATRONO
OPTIMO AC DIGNISSIMO
Pro Pretori forse?
Muratori 684. 5 Albacine
1a par sia un B della proposizione
AB cioè eletto dall’ottimo Imperatore
Tito Elio
Liberti pare un nominativo plurale
indicativo = che i Liberti di C. Cesio a
lui dedicassero questa lapide.
LDDD
Le retroscritte sei lapidi le trovammo il giorno stesso in Albacina, o Alvacina,
castello nascosto fra due monti, quattro miglia discosto da Fabriano, e che
vogliono fabricato dalle macerie di Alba, città famosa, ciocché se fosse vero, io
leggerei Albacina supponendomi che li due tt di Albacittà possano essere stati
trasformati facilmente in un n.
Sono queste lapidi medesime state rinvenute nel fiume, di mano in mano, poi, dalla
diligenza d’un di quei Paesani su li principj del passato secolo12 (all’inizio del
secolo passato); furono fatte murare tutte in un luogo con quell’istesso ordine con
cui noi le abbiamo trascritte.
Il luogo dove stanno assise queste lapidi egli è un lato dell’atrio della Chiesa
parrocchiale, che sta dentro il luogo, e vicino ad una porticina per la quale si entra
12
Su li principj del passato secolo= all’inizio del secolo passato.
30
in un orticello murato, pel quale si passa alla casa del Paroco. Questo atrio è
rustico, mentre costa di alcune colonne di pietra cotta quadra, sopra le quali
poggiano i travi che sostengono il tetto. La chiesa è antichissima di struttura
gotica, il titolo è di S. Venanzio protettore del paese, e la cura abituale risiede
presso i Monaci Camaldolesi di Fabriano, i quali sempre conferiscono la cura ed i
quali posseggono di molto in questo luogo e perciò vi tengono ancora un ospizio.
La prima e seconda per rispetto a lettere e punti ed incominciamento di parole
stanno tali quali le abbiamo copiate.
La terza è totalmente mancante di punti a riserva di quello dopo il C. della prima
riga; la superficie di questa lapide è assai scabrosa e perciò quel P. di PRIFRVE
della seconda riga equivoca con un R. e quel IV della quarta riga pare che si
confonda con un N; non so se li due II di EOVCII vadan presi per un E.
La quarta è copiata coll’esattezza maggiore e non contiene più o meno punti di
quelli che noi indichiamo.
Circa la quinta non si poteva prendere errore alcuno perché contiene lettere
smisurate, non che grandi assai; è puntata conforme noi l’indichiamo ed i punti
sono a guisa di cuore frezzato13.
La sesta finalmente, per diligenze usate, sta qual noi la diamo; dove mancano i
punti, certamente che non vi sono; neppure quelle tre lettere della prima riga OVF
sono tra di loro separate da punti14 ; ancora le altre dell’ultima riga LDDD sono
mancanti di punti; per ultimo, è da avvertirsi che li punti che sono in questa lapide,
altri sono incavati collo scalpello, e questi noi abbiamo descritti così ⧍⧍; altri non
sono già incavati, ma sono pinti di un colore gialiccio, visibilissimo e tenace, da non
cassarsi per qualunque diligenza; procurassimo indagare con attenzione se questi
secondi punti fossero mai fatti con petruzze di sorta diversa conforme un mosaico,
ma di tal cosa non ci potemmo assicurare già mai.
VIIa Grut. M.XII.2
C . CAESIUS ⧍C⧍F⧍OVF
SILVESTER⧍P⧍P
AEDEM VENERIS ⧍
S⧍P⧍P⧍S⧍F
13
14
dicesse mai Pro Praetor ?
Frezzato: trafitto da freccia.
Seguono due righe cancellate.
31
Questa settima lapide, estratta fedelmente con tutta attenzione, sta sopra la porta
della casa del Paroco ed è scritta e puntata come qui e non diversamente.
OVF pare dica Ufentina tribù seppure in latino questa deva15 scriversi coll’OU. Mi
avvedo che il Facciolesi dice Uferitina e l’Orsati dice Orfentina e vuole che l’O.V.F. ,
sebbene appuntito, indichi questa tribù.
***
M
ET . SET
COLLEG …..
TVF …. CANIME …
EDNIONEM … MVN ….
DIATORII . OVOT …
P …………….A ……………..
AUG . EXPECVNIA SVA …………..
ET . MOX . HONESTA . EPVLAT ….
UNIVERS . SII . PROSEO …………….
…………S ……….EDICAT . DECVRION ………
…………N G HS VIII N . ET CETERIS
V ………..QVE . SEXVS . HS . IIII . DE …………..
L. D. D.D.
Adì 14 maggio 1749
La retroscritta lapide tal quale è copiata, la trovammo posta a traverso in un
cantone di una casa posta nella strada maestra che porta ad Alvacina, a mano
diritta andando da Jesi a questo Castello, per arrivare al quale da questa strada
evvi ancora un miglio, la qual casa è chiamata l’Osteria vecchia ed è di pertinenza
del dottore Battaglioni di Fabriano, medico primario di Sinigaglia,
Questa pietra è rozza, da un rispetto ed è molto malmenata, non si sa se
dall’antichità o da geli, essendo detta casa posta tra monti e il fiume di Jesi. Le
lettere che si indicano mancanti con i puntini, piuttosto che corrose paiono
annichilite con un scarpello.
15
Deva =debba.
32
Pure pare che se ne ricavi la memoria d’una publica cena, e che quel TVF della
quarta linea indichi la città di Tufico, che si vole fosse vicino ad Alba16.
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Lettera n. 24
P.S.
17 maggio 174917
Siccome il Procaccino non è ancora partito, ho pensato di scrivere questa lettera
prima di avere fatte quelle note alle lapidi, non per allacciarmi troppo alto la
giornea18, come cotesto dottore Draghi, ma per imparare da Lei maestro ottimo
massimo se io l’indovini sì o no, ed in secondo luogo interpretando le sigle
dell’ultima lapide19 di Caio Cassio che fabrica il tempio a Venere.
S.P.P.S.F. domando se possa leggersi così:
Sic positam pecunia sua fecit
Ov[v]ero
Semper proprio (sic: espunto) procuravit sic fieri
E torno a ridirmi.
Seguono due righe cancellate.
Anche questa lettera del 17 maggio 1749, non sottoscritta, sembra essere inserita nella
lettera del 15 maggio 1749.
18 Giornea: toga del giudice; allacciarsi la giornea: prendere tono autorevole, da giudice.
19 La settima lapide descritta.
16
17
33
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Lettera n. 25
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
22 maggio 1749
Con diligenza si è confrontato il Muratori circa le nostre lapidi, che abbiamo
inviato a Vostra Signoria giorni fa. Abbiamo rilevato al fol. 1746 essere stata
inserita la prima nostra lapide perché mandata da Sancafannio, ma poiché costui
la dice rotta, quando è sana, stando quella .S. della seconda e gli fa dire SIBI
quando sta .S., e alla terza ed ultima riga le fa mancare Fil., abbiamo giudicato
che quella del Sancafannio non sia l’istessa colla nostra.
La seconda lapide di Tifania è registrata tale quale noi la trovammo al fol. 1753 e
la mandò il p. Camerini.
La terza lapide di C. Vafranio non è registrata.
La quarta lapide di C. Sibidieno che mandò Sancafannio è registrata al fol. 1114,
dimostrata rotta, quando è sana la quarta riga COHII e mancante della trave
sopra li II e non dice P.R., come vuole Sancafannio, ma bensì P.S.
La quinta lapide Aug. Sacrum è registrata al fol. 103, ma è puntata con cuori assai
maggiori delle lettere quando la cosa va tutto a rovescio; le lettere sono più che
maiuscole e li cuori piccioli a segno che non sono più grandi la metà più del punto
ordinario; ancora questa è stata mandata dal p. Camerini che non descrisse la
figura neppure. Questa lapide stessa è nuovamente riportata dal Muratori fol. 220,
non è descritta la figura e puntata senza cuori e la mandò p. Angelo Fiacchi
camaldolese, il Muratori vuole Attidio, nell’Agro Fabrianese, esser stato Municipio,
ma noi non sappiamo ancora questa cosa, abbiamo certo barlume che in questo
agro vi sia stato Tufico, o Tuffico città, faremo però altre diligenze colà.
La sesta e settima lapide di C. Caesio ovf. Silvestri non si sono trovate in conto
alcuno del Muratori; siccome non vi abbiamo trovata quell’iscrizione lunga e
malmenata che trovammo sulla strada maestra, e ciò sarà accaduto perché non
abbiamo saputo noi sotto qual termine cercarla.
Abbiamo fatta questa perquisizione per diminuire la fatica a Vostra Signoria; se
avessimo il Grutero ed altri libri, sopra ciò necessari, avremmo studiato!
34
Il Silenzi è fatto medico di Velletri che dà paoli (o giuli)20 300 annui, ma non si sa
se accetterà. Io per me credo che, sussistendo che il marchese Pianetti dia al
Silenzi 30 scudi l’anno, non andrà in nessun modo; se andasse si potrebbe
procurare il ritorno del Barbetta che se seguisse, avremmo dopo quindici anni
due medici concordi, perché il Catani è di poco spirito e meno di complessione21,
ma è dotto, moderno, studioso, conforme Vostra Signoria riconoscerà da una sua
dissertazione, che gli manderò, sopra una certa acqua nostra.
Gli abbati Montanari e Vitali la riveriscono ed io con tutto il cuore mi dico.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 22 maggio 1749
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 26 (Trascritta)
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
23 maggio 1749
Uno Religioso Gentiluomo di qua, avendo viaggiato del mondo, e ritornato qua
doppo anni dodici, mi dice che nella Rocca o Cittadella di Corfù sotto l’Arme
del Ca. G.le Foscari vi sia un’iscrizione, o monumento, risguardante un
soggetto della casa Franciolini. Io riflettendo all’oscuranza grande del Frate, che
trovando in quel luogo onorevole antica memoria d’un concitadino e della sua
Patria, non ne portò documento, non volevo creder ciò; ma riflettendo di più che
certamente alcuni de’ miei Antenati ânno per quelle parti guerregiato, vorrei
chiarirmi. Onde se V.S., oppure alcuno de’ suoi amici, avesse colà sicura e capace
corrispondenza, la pregarei chiedergli questa notizia, la quale sosistendo22,
desiderarei che il corrispondente la facesse copiare fedelmente per mano di notaro,
che descrivesse precisamente il luogo del luogo, e che questa fede, legalmente fatta,
Per il valore dei giuli (o paoli) nello Stato pontificio nel sec. XVIII si veda anche: Banca
d’Italia. Le collezioni numismatiche (http://www.numismaticadellostato.it ).
21 Complessione: costituzione fisica, corporatura.
22 Sosistendo: sussistendo,
20
35
fosse anche legalizzata da quel [Magistrato]23, o vescovo, cioè che uno di questi
amettesse che quel notaro è tal quale si fà e che alle sue scritture si crede
onninamente; mi perdoni questo incommodo e pieno d’ossequio mi rassegno.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 23 maggio 1749
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 27 (Trascritta)
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
20 settembre 1749
Al ritorno […?] rimpatriato quasi tutta l’estate dell’Amico, ô risaputo con somma
pena, quanto un bagianissimo Cavaliere24 aveva scritto di me al dottore Rota, egli
però se ne mente per la gola, e sarei per dirglielo in faccia, quando non ci fosse
persona di mezzo che potesse andare per aria.
Io sono galantuomo, Cavaliere quanto che lui e forse ancora di più e mi preggio a
qualsivoglia costo di mantenere in pubblico ed in privato la mia parola; ed in
proposito del sig. Rota è ciò noto ancora ai suoi contrari, a quali richiesto io a
voltarmi, risposi come questa parola data a più d’uno, recedere non potevo e vi
risposi con tal maniera che me n’ebbero a grado e fu cagione tutto ciò, che io
risapessi a tempo debito, come sarebbe andata in giro una fede di battesimo, lo che
fu causa che ci preparassimo alle risposte, per il che poi tanto avessimo 46 voti. Io
quella mattina, che andò in giro la lettera con la fede suddetta, mi ritirai a casa
presto per non essere abbordato, non uscii se non sull’ora del Consiglio e fino
m’umiliai a sedere fra quei del Contado, confortando loro il naso con un buon
tabacco, traboccandone più d’uno e, per avere due voti per me, fino mi risolsi dare
voto bianco al Giudice concorrente, lo che fu cagione che mi fossero dati in mano
due voti bianchi per il Rota. Questo è stato il mio vero operare e, sfidato il Cavaliere
a dire dove egli fondi la sua opinione, non saprebbe rispondere, perché è immerso
La parola è illeggibile a causa dell’espansione dell’inchiostro sulle lettere della parte
iniziale; forse “Magistrato”.
24 Il Cavaliere contro cui scrive Lodovico è, forse, il Conte Ripanti. Si veda anche la lettera del
29 luglio 1748.
23
36
in una profonda confusione del suo male operato. Se poi non se ne ebbe l’intento,
ne fu cagione l’imprudenza del Cavaliere che, nel fervore della prattica, si gittò il
zio malissimamente, e però l’ebbimo contrario co’ suoi paritanti.
Si gittò un altro, che per tutti aversi25 gli doveva essere amico, perciò si fè caporale
contro di lui, si gittò un'altra casa e però questa portava in giro la fede. Che più?
Giunse fino a questa imprudenza di mentovare in pubblico e in privato contro quei
che non poteva tirare alla sua [parte]. Giunse fino di più a questa estremità di farsi
portar sedie in piazza ed, ivi, ad alta voce mormorare del terzo e del quarto, non
solo in maniera che non sentisse la gente, ma con positiva intenzione che tutti il
sentissero. E’ modo questo di far partiti? E’ stato prodigio sì o no che in queste
circostanze di cose avesse il Rota 46 voti per lui? In un paese dove sono molte case
in nobiltà ed in ricchezza uguali e superiori a quelle del maldicente Cavaliere, dove
generalmente nessuno â bisogno del compagno e dove si sa che mulier corusca
radiis viri, e non viceversa, doveva portarsi assolutamente in diversa maniera. Ma
poiché il Cavaliere medesimo â seguitato a mormorare, ed imperversare contro
quei che non favorevoli (a) Rota, accadde che anche gli amici si discostassero da
lui, si dileguasse ogni partito, si procurassero fedi ancora dagli antichi fautori su la
poca scienza e pratica del dottore Rota e su l’essere egli affatto perduto su la
poesia e niente attento alla medicina, perché non si voleva sentire più il nome del
Cavaliere. Ciòcche diedero molti a divedere anche nel presente concorso dove,
avendo egli prodotto un altro bolognese, non fu voluto ponere neppure tra
candidati, onde si dovette il Cavaliere riprendere i requisiti, dal che io presi motivo
di far scrivere a Vostra Signoria tutti quei motivi che non facevano complire26 al
Rota di concorrere nuovamente, perché non sarebbe neppure stato incluso, ed
avrebbero perduto così il requisito d’avere avuti l’altra volta voti 46. Tutte queste
mie proposizioni sono verissime, come sono falsissime le contrarie e le manterrò
per tali davanti a Dio e le persone del mondo in ogni congiuntura. Se, poi, io
mantengo amicizia e di quei che furono favorevole e di quelli ancora che furono
contrari al Rota, non deve ciò dispiacere al Cavaliere, il quale se non avesse dei
pregiudizi in capo, molto bene conoscerebbe che va fatto così, perché Iddio così
vuole, perché il Galantuomo de[v]e scordarsi, perché discordie fanno scordare della
Patria e mandano in ruina i pubblici interessi e producono altre mille e mille
cattive conseguenze. Ho scritto questa lettera a Vostra Signoria per puro racconto
del fatto, e non perché abbia bisogno di sincerarmi, nonché giustificarmi, perché
25
26
Avversi: avversari.
Complire: giovare.
37
vorrei che le operazioni mie fossero così limpide avanti il cospetto di Dio, conforme
sono sincere avanti le persone del mondo; e qui, con tutto l’ossequio desideroso di
obedirla, come sempre mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 20 settembre 1749
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 28
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
21 ottobre 1749
Finalmente doppo mille premure ô in mio possesso quantità di ferro lucido e di
molti pezzi macchiati di quel connoto bitume, che non credo pece fossile per verun
modo e molto meno, perché essendomene di detti pezzi mandati una quantità e de’
grossi e de’ minuti, non trovo neppure un atomo di detto bitume, che per se stesso
esiste senza l’appoggio della sua pietra. Checché ne sia, a me basta dimostrare la
continua attenzione di servire Vostra Signoria su tal particolare e di farsi noto
che tutto serbo a di Lei disposizione e di ciò serberei ancora per Lei, quando ne
avesse bisogno, qualche pezzo dove sono delle cappe27 impietrite.
In tale occasione, ardisco notificargli come il sig. conte Ripanti dice non avere
scritto mai al sig. Rota che io gli fossi contrario in quel suo concorso. Ed il Rota,
l’8 corrente scrive una lettera ostensiva al Ripanti dove giura che questi non gli
ha mai scritto di questa cosa; mostra però il Rota in questa sua lettera
ostensione d’essere tenacemente persuaso che io per tutti i versi gli fossi
contrario. Dicano però ciòcché vogliano il Rota e il Ripanti, che io sono
Galantuomo, ed osservatore di parola. Vostra Signoria ne faccia esperienza col
comandarmi spesso e vedrà che ciò è tanto vero, quanto egli è vero che sono e sarò
sempre.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
27
Cappa: ogni mollusco dei Veneridi con conchiglia asimmetrica.
38
Jesi, 21 ottobre 1749
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 29
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
30 ottobre 1749
Del dottore Rota non parleremo più, ex quo satis. L’assicuro però che
quibuscumque non obstantibus non lasciarò d’aiutarlo se mi si presenterà
l’occasione per fargli conoscere che sono Christiano e Gentilomo.
E’ il ferro lucido e le cappe impietrite gli piaceranno molto, perché sono pezzi
grossi e ben conservati e Vostra Signoria avrà ancora dei sassi impecciati grossi
e minuti. Se vivrò nel ritorno dell’estate, vorrò andare da me a vedere la cava e a
fare esperienza se quel bitume si possa colare in un vaso.
A Fabriano non ho più corrispondenza essendo morto un canonico circa un mese
fa, che mi era molto obbligato , ma per servire Vostra Signoria, sabato spedirò il
mio fattore da un bravo semplicista28, che è stato degli anni in casa mia, che ha
girato cento volte per tutte queste montagne, che credo, che se vi saranno i Corni
d’Ammone, li conoscerà e saprà dove siano o me li troverà o mi s’ingegnerà dove
siano. Ed è questo quel tanto (che) devo in risposta della Sua, con che mi rassegno.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 30 ottobre 1749
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini]29
28
Semplicista: botanico.
Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto
e la sottoscrizione.
29
39
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Lettera 30
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
7 novembre 1749
Sissignore che si trovano per queste nostre montagne i Corni d’Ammone; per ora
io ne serbo per mandarli a lei, uno e un quarto; quell’uno somiglia appunto al
descritto da Lei nel trattato dei Conchis minus notis tavola prima lex B; quel
quarto gli farà scorgere come se ne trovino più grandi due terzi del primo, anzi
ho notizia che in un altro certo luogo, se ne trovino dei molto più grandi ancora.
Io perciò manderò questi due pezzi tra le altre coserelle che tengo per Vostra
Signoria preparate, perché le possa vedere, e poi me le rimandi, per poter bene
informare la scaltra persona che ne andrà in cerca, non già per adesso che le
montagne sono piene di neve, ma bensì nella futura primavera; nel qual tempo mi
destreggerò per fare altri acquisti confacenti al genio di Lei, per il che fare di
profitto supplicherei Vostra Signoria di trovarmi a comperare il libro di cui
accludo copia del frontespizio30; frattanto, Ella si degni di leggere la picciola nota
delle coserelle che manderò alla prima occasione.
Quell’uno e quarto Corno d’Ammone.
Un pezzo miniera di ferro nero trovato in luogo diverso da quello ove
furono trovati gli altri pezzi che gli mandai.
Alcuni grossi pezzi di ferro lucido.
Due pezzi miniera marchesita colore d’argento, si troverà ancora di
colore d’oro.
Un picciolo cartozzo arena ceneriena fra la quale è mista certa polvere
lucida come l’argento.
Quantità di quella presunta pece fossile in pezzi minuti , grandi e più
grossi.
Diversi pezzi di terra dura con cappe impietrite rinvenute in quei
luoghi.
30
Sottolineato nel testo originale.
40
Un coperchio ostrica impietrita.
E che ne vuole Ella (di) più da un ignorantone? Io sì che pretendo la continuazione
della Sua buona grazia, e che mi comandi spesso, perché voglio essere sempre.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 7 novembre 1749
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini]31
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Lettera 31
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
13 novembre 1749
Padrone mio caro sì, se Ella avrà flemma32, a primavera, oltre alle cose di cui ho
accennato nell’altra mia lettera, spero di provvederla di altre, non soltanto con il
noto semplicista, ma con l’aiuto di un altro bracco che girerà diverse altre
montagne. Contribuiranno di molto all’esecuzione dei miei desideri le sue
savissime insinuazioni, il ritrovamento del noto libro e se dai stelluti potessi
avere quel libro del Legno fossile, per cui userò le maggiori premure. Vostra
Signoria si degni di commandarmi sempre in tutto ciò che posso e vedrà che
costantemente sono e sarò sempre.
Di V(ostra)S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 13 novembre 1749
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini]33
Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto
e la sottoscrizione.
32 Flemma: pazienza.
33 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di saluto
e la sottoscrizione.
31
41
ANNO 1750 – LETTERE 13
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Lettera 32
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
Jesi, 8 del (gennaio) 1750
Il 31, ultimo giorno dell’anno scorso, ho finalmente ricevuto la compita lettera di
Vostra Signoria, nella quale Ella e Luzio mio accennate che la mia dell’8 passato
dicembre e vi lamentate che le mie [lettere] non arrivano che dopo 12 giorni e
che ancora non avevate ricevuto riscontro alcuno per le lettere spedite da me dal
messo a mezzo posta, quando io non faccio che scrivere e rispondere. Voglio
credere che le liti accadute tra i due Mastri di posta possano avere causato un
qualche ritardo per dabenagini di chi giudicare dovrebbe infra di loro, ma ciò
nonostante non dovriano tanto ritardare. Credo sia bene scrivere per Sinigaglia
senza farvi Jesi, così ô ricevuta risposta prontissima alle [lettere] mandate dal p.
Cauti, sicché m’affido di mandar questa dalla posta Romagna, giacché per la posta
del Papa, per cui ricevo la di Lei, sieguono gli stessi disordini di longagine.
Poiché non ho potuto avere le radici della Cerasa marina, ho mandato i frutti
miracolosamente trovati, giacché questa pianta già di presente fiorisce, ma si dia
pace, perché in correzione34 verso la montagna ed al Monte d’Ancona ô ritrovato
emporj35 , perché nessuno raccogliendo i frutti, questi infracidiscono sull’arbore ed
i semi che di mano in mano vanno cadendo dai fradici frutti vanno ancora di mano
in mano producendo tenerissime pianterelle, che si manderanno a prima occasione
e che fra tanto custodirò nei vasi pieni di terra.
Circa quel bitume cingolano che certamente deve essere pece fossile perché al
lume si strugge, attaccandosi tenacemente con difficoltà di staccarlo alle dita e
dove cade, tramandando ancora un tal quale pecigno odore, e se non se ne trova
sorgente per averne tante da farne un qualche uso, addinviene credo io dalla
negligenza di chi cava quei sassi e li rompe indistintamente, mi persuado perciò,
che se vi fosse presente chi con pazienza assistesse, questa sorgente si
In correzione: correggendo quanto ho detto prima.
Emporj: figurato sta per Luogo dove confluiscono o s’immagazzinano cose. Qui sta per
Luogo dove i frutti della Cerasa marina infracidiscono perché nessuno li raccoglie.
34
35
42
rinverrebbe. Anche il Maro siriaco sarà a sua disposizione e in occasione si
manderà ben custodito, acciò il freddo non l’offenda; credevo l’avesse mandato
l’abate Vitali per il p. Canoi, giacché l’avevo avvisato dopo che egli se ne era
preso l’incarico. Sono contento che le sia piaciuto il Filologo e che ne faccia gran
buon uso.
Io mi credeva di Luzio che fosse alquanto pigro nello scrivere, ma in occasione mi
sono tornate le robbicciole sue di Roma, mi sono accorto che egli, tra quei fiotti36, è
stato è stato piuttosto diligente nel notare , sicché credo starà volentieri sotto la di
lei dettatura e copiarà gli scritti di Lei, tanto più che le porta una stima ed affetto
grandissimo, secondo che egli meco innocentemente si esprima nelle sue lettere.
Sospiro il Vetrierio, perché usando di questo dell’Eineccio e di altri in occasione
che dovrò fare un accademico discorso, mostrerò come deve della legge parlarsi
eruditamente. I denari che Ella spenderà saranno rimborsati colla puntualità
maggiore. Riverisco devotamente la sig.ra contessa Paci, questa casa onninamente
deve essere la stessa con quella di Forlì e con questa di mia moglie; un sig.
Antiquario, che fu costà in occasione che si maritò in Casa Onorati, la cima ne fece
albero giustificato e lo pose tra gli altri alberi che fece il figlio, che lo â tenuto (?)
nascosto, a me lo mostrarebbe, ma sta a Malta, e con ciò mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 33
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
4 aprile 1750
Credo che l’abate Vitali gli avrà dato conto dell’arrivo dei noti libri e che l’avrà
ringraziata a mio nome dell’incomodo preso da Vostra Signoria nel favorirmi;
con tutto ciò mi è sembrato di doverla ringraziare addirittura di mio pugno.
Ora mai viene tempo che il mio semplicista faccia il solito corso e giro per queste
montagne colla scorta dell’agricola, farò a lui qualche indirizzo acciò veda
provedermi per Vostra Signoria Ill.ma di qualche cosa e qualche altro bel Corno
d’Am(m)one.
Accludo un’altra nota di libri, che supplico Vostra Signoria di provvedermi, con
facoltà di aggiungere ad essa una nota con qualche buon libro moderno a me
ignoto, che Vostra Signoria credesse fare per me o per il figliolo, per il quale
36
Fiotti: forse, rimproveri.
43
precisamente faccio queste spese. L’incommodo è grande ma non eccede la di lei
bontà e gentilezza, sicché più non mi dilungo ma con tutto ossequio mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 4 aprile 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vitore) vero
Lodovico Franciolini
Einecij opera omnia, exceptis institutionibus
Newton opera omnia
Boccaccio opere tutte
Varchi opere tutte
Bembo opere tutte
Gravinae opera omnia
Filicaia poesie
Guidi [poesie]
Dizionario della Martinier37
Redi opera omnia.
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Lettera 34
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
7 aprile 1750
Ordinai i libri De re metallica più per compiacere ad un mio amico che per altro.
Questi è dilettante di quelle cose di cui trattano i libri ma non sa chiappa del
latino; io gli sono andato facendo qualche carta e carta di traduzione, ma ne provo
una fatica da non potere tirarsi innanzi, non per conto della latinità, che
sufficientemente possiedo, ma per i termini propri delle materie che mi obbligano a
ricevere più Calepini38.
Ma per tornare, dunque, all’amico che vorrebbe con la spiegazione del libro
girare montagne e fare delle esperienze, e perché Vostra Signoria possa
guadagnare qualche cosa, se trovasse in tale occasione qualche notizia per
poterle dare a lui, non ci sarebbe altro rimedio che Vostra Signoria, mi prestasse
per una ventina di giorni quei libri, che il 14 dicembre dell’anno scorso ella
scrisse di avere dato all’abate Vitali.
37
38
Martinier = La Martinière Antoine Augustin (1683-1749)
Calepino = sinonimo di Dizionario.
44
Questa [lettera] le sarà resa dal dott. Vannucci, il vetturino che lo porta è di
ritorno, onde per mezzo di questo, potrebbe favorirmi se vuole e, non servendo
questa per altro, con tutto ossequio mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 7 aprile 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 35
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
12 aprile 1750
Vostra Signoria Ill.ma, che è obbligante, gradisce fino i miei doveri. A questo
punto, ho mandata l’ordinazione della Contrerva e dei Corni d’Ammone, cose che
ho descritto come meglio ho potuto.
I filosofi e i poeti e altri libri li ho desiderati e desidero per me in quanto adesso
si va facendo qualche accademia, onde io ho gusto di dire sempre qualche cosa,
toccando il più delle volte discorrere in versi, giacché in prosa poche volte mi
tocca; feci un discorso sulle difficoltà del sapere e mi servii di tutta filosofia,
giacché ne’ primi anni feci lungo e fervoroso studio, ma cattivo assai, e perché mi
trovai in necessità di trovare libri filosofici in prestito, per non avere altra
occasione trovarmi nella stessa[ situazione],[ora] mi vado provvedendo.
Il mio unico figliolo, il quale sebbene secondo [ciò che] mi dicono mostri buono
ingegno e buona volontà di far bene, non compirà quindesi anni se non da qui a
qualche mese. Lo tengo in Roma in Collegio Nazzareno, sono più di tre anni. Vorrò
certamente che si applichi a qualche studio, ma non lo determinarò mai ad alcuno,
lasciando che s’appigli a quello ove lo porteranno le naturali inclinazioni e perciò
lo vado provedendo de’ libri d’ogni materia, acciò trovi libri d’ogni sorta, ed io lo
provederò de’ molti in quella scienza ove si applicherà. Frattanto, verrò leggendo
io ancora per non farmi imposturare come certi padri serocchi39, che van
spargendo laudi de’ figli loro sebben non sappiano un corno per questo solo che gli
ànno tenuti ad un qualche collegio.
39
Serocchi= sciocchi.
45
Vostra Signoria prenda pure il suo comodo nella provvisione per lei tanto
gravosa, circa lo spendere bisogna avere pazienza.
Se Vostra Signoria mi farà noterella distinta di ciò che desidererebbe in fossili,
botanica e minerali gliene procurerò l’acquisto per mezzo di due, l’un de quali
anderà per le montagne di Fabriano, e chi sa quanto in dove, e l’altro per quelle
d’Urbino. Mi voglia bene, mi comandi spesso perché sono e sarò sempre.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 12 aprile 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 36
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
20 luglio 1750
Ieri ho ricevuto la nota cassa dei libri ben condizionata, favore che Vostra
Signoria si è degnata di farmi con tanto incomodo, per cui sinceramente la
ringrazio per quanto so e posso. Mi rallegro della gloriosa riforma ottenuta per
un altro ses(s)enio, così doveva accadere, se si voleva fare la giustizia. So che
Vostra Signoria verrà alla fiera di Sinigaglia, non si scordi di favorirmi. Gli ô
preparato un lettone da Papa e una botte di vino rosso non si pone a mano se Ella
non viene. Si degni comandarmi giacché sono.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 20 luglio 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 37
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
27 settembre 1750
Come che l’unico diletto che provo nelle miserie legali â consistito sempre nel far
difese, così ci volle poco perché m’impegnassi per il sig. Bentivegni, allora che me lo
raccomandò l’abbate Vitali, ma sentito dall’umanissima [lettera] di Vostra
46
Signoria Ill.ma, cui vivo tanto obligato, che preme ancora a Lei questo affare, mi
sono dato con tutto calore a proseguire l’impegno; quanto io operassi nella
giornata di jeri non sto qui a raccontare, persuadendomi che il tutto vi saprà da
sig.ri Bentivegni; solamente l’assicuro che non perderò mai di vista l’affare e
l’assicuro sull’onor mio.
E’ un pezzo che desidero ponere sotto la di Lei magistrale direzione Luzio, mio
unico figlio, e con questa idea lo feci tornare di Roma e nel principio ebbi della
gran speranza che il figliuolo vi si aggiustasse, giacché faceva delle lamentanze del
Collegio, della tavola e delle seccature de’ Frati, onde mostrava tutta la ripugnanza
di ritornare in Roma. Ma essendo tornato con uno di quei frati, questi accortosi di
qualche cosa, credo credo abbia sbattuto il ragazzo, e persuasolo a ritornare in
Collegio, perché notificatogli di volerlo mandare altrove per suo vantaggio, libertà
e maggiore erudizione, mi si è mostrato molto tiepido, quando [io] credeva sentisse
tutto con allegrezza, sicché mi persuado d’incontrare delle difficoltà in
persuaderlo; spero però di vincere. In caso che no, credo doverlo coartare sul
pericolo che facendo tal passo per forza, si dia poi difficilmente alli studj ed alla
benivoglienza del precettore; di quello [che] accaderà, ne resterà Vostra Signoria
di mano in mano informata. Intanto, ringrazio la bontà di Vostra Signoria e le di
lei generose e cortesissime esibizioni delle quali ne ero pienamente persuaso e, con
tutto lo spirito, ma con fretta perché sta per partire la posta, mi rin[n]ovo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 27 settembre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 38 (trascritta)
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
Jesi, 4 ottobre 1750
Vostra Signoria dice molto bene come fa il Certaldone40: Umana cosa è aver
compassione degli afflitti e come che a ciascuna persona stea bene, a me è
massimamente richiesto, che ô una siffatta natura contraria, per cui sono portato
Certaldone: allusione a Giovanni Boccaccio. Il brano del Boccaccio suona così: Umana cosa è
aver compassione degli afflitti: e come che a ciascuna persona stea bene, a coloro è
massimamente richiesto li quali già hanno di conforto avuto mestiere e hannol trovato in alcuni;
fra quali, se alcuno mai n’ebbe bisogno o gli fu caro o già ne ricevette piacere, io sono uno di
quegli.
40
47
a recare conforto a quelli che n’[h]anno mestiere, sicché Ella non deve tanto
esagerare sulla difesa, che io ardentemente ô intrapresa per il sig. Bentivegni,
senza che potevo far di meno per Lei che in tante forme â saputo obbligarmi e
[che] mi vuole in avvenire obbligare di più col prendersi la seccatura di far da
maestro a Lucio mio figliolo.
Egli si è totalmente sbazzoffiato tanto che la ripugnanza di prima si è convertita in
una fervorosa volontà d’esser presto sotto di Lei, del che ô sommo piacere, perché
se egli naturalmente â avuto dell’affetto e venerazione a tutti i suoi maestri, molto
più ne averà per Lei presso cui verrà così volentieri. Io ô avute l’istesse di Lei
massime circa tutti i Collegi e posso addurre cinquanta esempj come fa Lei, ma ciò
non ostante fui astretto mandarlo, e me ne sono pentito per esser stato ancora
minchionato in molte maniere, e questo è il motivo per cui mi è riuscito capacitare
ancora la madre, sebbene averò delle canzonature da paesani, presso i quali tengo,
quanto posso, in segreto. Il figliolo terminò anni quindici il dì 24 giugno prossimo
passato e, quantunque questo dalli morviglioni â buona vita e presenza, discorre
propriamente, pare abbia buona memoria ed ingegno, repugnantissimo ad ogni
sorte di gioco, fuori che a quello del pallone e del trucco in terra;41 e più grande
non solo di me, ma ancora di Lei [di] qualche cosetta, ma essendo rosso di pelo è
ancora risentito, ma prendendosi colle buone se ne â quello [che] si vuole e molto
più se si prende col motivo dell’onore e della gloria; basta, in appresso gli darò ogni
contezza ancora per quello [che] riguarderà l’acquisto o la perdita che averà fatta
in Collegio, dove mi dice, che in un anno e mezzo, non â avuto che otto lezioni e
queste da un tedesco, quanto dotto altrettanto infelice di comunicazione e
parciale42 per gli altri. Frattanto finisco col dichiararmi al solito.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 4 ottobre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 39
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
10 ottobre 1750
Trucco in terra: pallamaglio, antico gioco di origine rinascimentale che si giocava con un
maglio e una palla di legno.
42 Parciale: parziale verso gli altri, non equo verso Luzio.
41
48
Gli alti e bassi delle cose del sig. Bentivegni, nelle quali certamente mi sono
ingolfato, mi fanno andare in giro il cervello, si scrivono ogni di omelie, si fanno
ciarlare alla lunga e quando si crede ridotto il negozio in calma, insorgono
difficoltà più intricate. Questo accade perché il m.re Tesoriere non è costante
nelle commissioni che dà a questo prelato. Se il Tesoriere non è costante, voglio
esserlo io senza perdermi di spirito.
Ho letto con piacere e ammirazione la nota dottissima lettera ed è stata un
divertimento per me occupato in seccature.
Luzio egli è certamente disposto a venire; ora ô [a] che fare con la madre, ma spero
capacitare ancora lei quando sarà partito questo frate, che fa il diavolo per
ricondurlo a Roma.
Io ô allevati questi figliuoli colle carezze e con i regali, gli ô ammoniti con dolcezza
aspettando l’opportunità, e fra me ed essi soli, sicché adesso per il bene che mi
vogliono m’obediscono in tutto [ciò] che voglio.
Lucio suddetto quando andò a Roma, spiegava sottilmente Fedro e Cornelio
Nipote, ciocché crederei bastasse per fargli capire Purcozio. Diavolo che abbia
disimparato questo ancora! Tra le visite che â ricevute, tra le altre che â restituito,
tra l’essere ora in giro per la provincia, a Loreto, a Scivolo ed a vedere i suoi
congiunti, non ô avuto campo di esaminarlo; domani a sera l’aspetto di ritorno, lo
esaminarò e ne darò a Vostra Signoria fedele contezza. L’abate Vitali mi comunicò
come Vostra Signoria Ill.ma l’avrebbe estradato e ne sono contentissimo. Il figliolo
era amorosissimo per i maestri, diavolo abbia perduto ancor questo di buono!
La posta vuol partire onde, in fretta, desideroso di sempre obedirla resto.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 10 ottobre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 40
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
19 ottobre 1750
Le cose del sig. Bentivegni si avviano a cambiare faccia mercé le lettere
dell’ecc.mo Oddi e si è scoperto che questo monsignore commissario habet
facultatem exccomunicandi sed non absolvendi, per cui credo che Sua Eccellenza
avrà l’ultima facoltà.
Lucio, che riverisce Vostra Signoria Ill.ma, in un controtempo invitato da me a
dichiarare la prefazione del primo tomo del Purcozio, â mostrato d’intenderlo
quasi franco.
49
Ho dato al sig. Carini la nota di come dovrà essere trattato per la dozzina, giacché
si sono appianate tutte le cose ed io non starò tanto a badare al sottile, purché le
cose vadano bene ed in casa del dozzinante non vi siano damigelle ed il padrone di
casa sia pio, ma non seccatore, ed abbia l’occhio al figliolo che non si disvij, ed è
questo quel tanto devo, mentre mi riporto a quanto potrà dirgli in voce il sig.
Carini che parte in questo punto, onde mi dico al solito.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 19 ottobre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 41
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
28 ottobre 1750
Faccio quanto so e posso per il sig. Bentivegni, non sparagno43 né penna né passi,
ma che vuole, tratto peggio che colle statue perché almeno queste non rispondono
spropositi, né cercano cimentare per verun modo; finché potrò userò pazienza,
rabbia e costanza.
E’ partito poi quel seccatore di p. Luigi scolopio con il quale ho dovuto usare
molta pazienza; ora mi devo arrabbiare con certi zelantoni che biasimano la mia
condotta quando io non dò di barba mai alle cose loro, e quando io averei maggior
ragione di biasimarli! Basta, voglio che gli la facciamo vedere in candela.
Almeno Vostra Signoria mi dirà di tanto in tanto [se] il figliolo studia, â ingegno e
morigerato. Che quei frati in tre anni non m’ànno detto niente e niente
m’avrebbero detto neppure in dieci.
Al sig. Carini ho dato la lista riguardante il trattamento che desidererei si desse
al figliolo; egli ha pensato di trovargli dozzina, bisognerà lasciare a lui il pensiero
tanto più che sa che io non sofistico sull’interesse e, non servendo ad altro questa
mia, con tutto il rispetto mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 28 ottobre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
43
Sparagnare: risparmiare.
50
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Lettera 42
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
11 novembre 1750
Prego Vostra Signoria d’assicurare il sig. Bentivegni sul mio onore, che io gli ho
sempre scritto ad ogni ordinario (posta), minutamente e, per circostanza, questa
volta non gli scrivo per mancanza di materia, perché il commissario è partito e
non ho potuto parlare con Gavazzi; gli parlerò entro oggi e su questo non posso
trattenermi di più perché la posta parte.
L’unico rimedio è che il sig. Bentivegni riporti le dichiarazioni del Buonamici,
perché la sua supposta reità sta nell’aver trafficato tabacchi fuori dallo Stato.
Ho ricevuto le lettere della posta ordinaria scorsa intorno alle quali ho risposto
al sig. Carini. Quel p. Luigi mi seccò, faticai per lui una intera settimana tanto che
ebbi bisogno poi di andare quattro giorni fuori dove, essendo il tempo cattivo, ho
letto con attenzione e piacere due tomi del Redi.
So che quel padre Luigi è andato in Roma, non mi â scritto punto del suo arrivo; ô
bene questa mattina una lettera del rettore che fa venir rabbia. Circa poi i
progressi del figlio non mi è stato scritto niente. Giacché mio figlio è scarso d’abiti,
io lo farò partire al meglio si potrà e vestirà costì.
[Sui] due grossi sassi tempestati di conche: il primo di peso libre 400 è più
dirozzato da ponersi in un camino là dove il fuoco è più potente [è] lungo un
passetto romano e due oncie, largo passetto meno oncie cinque, grosso oncie otto.
L’altro è un chiavello44 di macina da molino.
Ed ô, che non ô più veduto, una pietra di quelle delle quali sono selciate le nostre
strade del Borgo e delle botteghe, gli le manderei tutte tre, ma come?
Mentre chiudo la lettera sono avvisato da uno dei miei bracchi come Gavazzi sta
esaminando uno che non può esaminare in Fano e che fu preso qui di ritorno da
Ascoli; questo testimonio è uniforme con gli altri nel deporre che il sig.
Bentivegni ha venduto delle partite di tabacco lavorato dall’appalto senza
scritturarle, che essendo avvisato di mettere in scrittura non lo fece. Come dire
che questo negozio lo faceva insieme e di concerto con il Bonamici. Qui è il
delitto, secondo l’istrumento e i bandi, qui è necessaria una dichiarazione del sig.
Bonamici. Le lettere del Castellani non si sa che cosa contengano e per quante
interrogazioni siano state fatte al Gavazzi da molti, egli non ha voluto rispondere
cosa alcuna.
Scrivo in fretta malorata45, onde Vostra Signoria Ill.ma perdoni a(gli) spropositi e
con tutta stima dicomi al solito.
44
45
Chiavello: chiodo.
In fretta malorata: con una fretta della malora.
51
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 11 novembre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re
Lodovico Franciolini
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Lettera 43
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
9 dicembre 1750
Questa mia lettera servirà per rendere il dovuto ossequio alla gentilissima e
degna persona di Vostra Signoria, per dargli nuove sul mio stare perfetto e per
dire di avere già trovata la Cerasa marina, piccola, della misura che Ella vorrà.
Tengo pronto il bel Filologo ravennate. Dica pure quello [che] Ella vorrà, da
queste parti che sarà servito di tutto e puntualmente.
Io manderei di tanto in tanto ora un mio lavoratore ora un altro poiché, avendo
cavalla, non s’incomoderebbe di molto. Ma la grande cortesia del sig. Giobatta mi
trattiene di risolvere perché dubito che tali missioni non si mangiassero tutta la
dozzina; se si pattuisse di far restare il messo e la cavalla all’osteria, io sarei in
libertà di spedire quando volessi, diversamente avrei tutta la soggezione; si
degni lei di accordare questo punto. Io non sto a raccomandargli Lucio mio
perché farei troppo torto alla sua bontà, starò bene in attenzione di sapere
ingenuamente come egli si porti seco, con che in fretta con tutto l’ossequio mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 9 dicembre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera 44
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
18 dicembre 1750
Ho scritto un’altra volta a Vostra Signoria dicendo che, mandata a prendere la
Cerasa marina, si è scoperto che essa ha un albero bello e buono, il pedale del
quale sta tutto sotto terra, sicché non possono cavarsi le radici ma solamente
prendere le polzole46 per innestarle in qualche altro frutto, oppure prendere i
46
Polzole: forse, germogli, polloni.
52
semi, così mi disse l’altro giorno il semplicista della Rocca al quale ordinai molte
cose per Lei. Davanti al quale semplicista, facendo esperienza con il lume di quel
bitume con quei sassi che mandai a Vostra Signoria, abbiamo visto come nel
liquefarsi faceva molte stellette e poi si liquefaceva come la pece.
Ella sarà servita del Maro siriaco, che io credo di avere visto nel giardino Rocchi,
ma non so se gli diano tale nome. A quest’ora avrà ricevuto il Tommaso filologo e
Lucio i noti libri. Per questa volta, nello spedire colà (a Rimini) un mio colono,
dopo che non avevo ricevuto lettere da alcuno, mi sono presa la libertà con il sig.
Giobatta, e in avvenire mi prevarrò del suo avviso.
Mi rallegrano sommamente le notizie che Vostra Signoria Ill.ma si degna darmi di
Luzietto, il Signore lo conservi così e la ringrazio di molto della bontà che â per lui;
gli impari di farsi servire collo stendergli qualche libro e starà sotto la dettatura, lo
che riuscirà al figliolo di profitto. In genere de’ libri, Ella proveda pure Luzietto
come vuole, che il tutto gli sarà abbonato dal sig. Carini. Mi sta ancora nel cuore
quel libbro de … jure che Ella prestò a quei frati di S. Agostino, ah se ne potesse
avere ancora uno per me! Seguiterò il solito intorno alle Novelle letterarie. Godo
della bontà usata a mio figlio dalla sig.ra contessa Pasi Rossi, si degni di riverirla
per me, e allo stesso modo il sig. Pietro Banditi47.
Non mi meraviglio di non avere lettere di Luzio poiché, e per i tempi cattivi e per
lettere, che dico liti insorte tra mastri di posta48, il commercio di Romagna si è
affatto sospeso, e con ciò mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 18 dicembre 1750
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
Ritroviamo Pietro Banditi come autore del testo del componimento poetico che Luzio
Franciolini offrirà al cardinale Piergirolamo Guglielmi nel 1761.
48 Per lettere…: Lodovico vuol dire che ha saputo attraverso le lettere che gli sono giunte che
sono sorte liti tra i mastri di posta.
47
53
ANNO 1751 – LETTERE 27
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Lettera n. 45
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
13 gennaio 1751
Rispondo alla lettera del 20 scorso contenuta in un’altra diretta all’abate Vitali.
Ho già risposto minutamente alla di Lei lettera del 31 [dicembre] scorso.
Il piccolo pensiero che mi sono preso mediante il sig. Carini, non meritava tanti
ringraziamenti da parte di Vostra Signoria; sono contento che fin qui siano
saldate le nostre partite, io mi sento sempre obbligato per la gentilezza di Vostra
Signoria e per gli incomodi che si prenderà nel provvedere Luzio di libri e per la
somma attenzione che gli usa. Si degni però comandarlo e farsi servire ed aiutare
in tutte quelle cose nelle quali Vostra Signoria Ill.ma lo giudicherà capace, che
vedrà che lo farà volentieri essendo lui cordiale e grato ai suoi maestri. La
ringrazio delle buone nuove che mi dà del figliolo e, con tutta la stima, mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 13 [gennaio] del 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 46
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
26 gennaio 1751
Rispondo solo ora alla lettera di Vostra Signoria del 21 scorso poiché non ho
potuto rispondere con l’ordinario passato, avendola ricevuta quando il
postiglioncino era già partito. Sono contento che abbia ricevute due mie lettere,
sebbene tardi. Dice molto bene quando dice che non occorreva che noi
54
ricevessimo posta dalla Lombardia, che ci giunge più tardi di quella di Macerata,
ed è almeno più sicura, ma su questo fatto mi farò sentire al primo consiglio e
voglio esagerare non poco. In tanto mi anderò godendo le vaghe di Lei erudizioni
circa i Persiani e gli Angeri e dell’Angeria.
Dice bene a proposito delle piante di Cerasa marina che ora fioriscono, per cui le
manderò a primavera insieme al Maro siriaco. Fino all’estate non potrò
discorrere con fondamento della Casa Paci, con il ritorno del cav. Rocchi potrò
sapere tutto ciò che è rimasto celato.
Godo dell’applicazione di Luzio ancora perché così farà onore al suo affettuoso
Maestro e, per non più tediarla, con i soliti ossequi rimango.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 26 [gennaio] 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 47
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
16 febbraio 1751
Con il ritorno del mio fattore, ricevo due copie a stampa della lettera postuma di
p. Giuli; una l’ho mandata all’abate Vitali e l’altra l’ho tenuta per me. L’ho già
letta e capisco come i Gesuiti non osservino più nelle scuole le Costituzioni di S.
Ignazio, né il Ratio studiorum , non fanno gran caso di quanto insegna il Petavio
riguardo alla Teologia, hanno smarrito la Bolla di Gregorio XIII, hanno dato in
Polonia mille ciampanelle e non attendono il Decreto di Urbano VIII - dico
Clemente - non il p. Lupi non il Groiset49 e nemmeno tanti altri loro padri, come
Suarez, Vasquez, Molina, Valenza, Cornelio a Lapide, Bel(l)armino, Laiman,
Bucherio, Possevino, Sisto senese, …. (?)50, De Lamis e il p. Gregorio di S.
Vincenzo, che nelle Matematiche diede quasi ogni lume a Newton, e che fa
vedere che un tal disordine nasce dall’essere loro ostinati peripatetici,
raccontando il gran caso successo in Polonia e dal fatto di non avere più quella
49
50
Groiset: in realtà Lodovico si riferisce a Giovanni Croiset (1703-1770).
Forse Huby: Vincenzo Huby.
55
intuizione, che avevano gli antichi, di eleggere Generali, Provinciali e Rettori
dotti, amanti e meritevoli; perciò, tali superiori incapaci di per sé, eleggono
maestri incapaci, introducono man mano abusi dai quali scuole e scolari
ricevono detrimento, per cui non vorrei mai figli nei loro collegi. Dico ciò per non
sapere cosa scrivere.
Mi dicono che Luzio sia malinconico, supplico Vostra Signoria Ill.ma di rallegrarlo
e, con il solito rispetto, mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 16 febbraio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 48
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
28 febbraio 1751
Speravo di non incomodare Vostra Signoria con questo ordinario [posta], ma per
l’acquisto di una cosa, che a me pare molto bella e che, se anche a Vostra Signoria
paresse lo stesso, gliene farei dono, sono costretto a recargli questa noia.
Mi è capitata un’ostrica, né grande né picciola o grossa, â groppa a cui evvi nato
un arboscello che rispetto all’ostrica de[v]e dirsi grande piuttosto; questo
arboscello â il suo bel pedale51, poscia distendesi in quantità prodigiosa di rami
senza frondi; questi rami simigliano alla corallina rossa ma sono arrendevoli e
divengono bianchi quelli che si vanno seccando; in faccia a detto pedaluccio si
veggono spuntati altri piccioli virgulti di rami e qualchuno con picciolissima foglia
che indicano che la natura, se avesse avuto tempo, v’averebbe voluto produrre altri
arboscelli.
A me, che sono ignorante, è sembrata cosa rara e bella; in altri luoghi avevo
veduto pietre con arboscelli simili in particolare in casa di Vostra Signoria, ma in
verità non avevo veduto ostriche. Se tal cosa gli piacerà, io gli la donerò.
51
Pedale: parte inferiore di un tronco d’albero.
56
Diversamente Vostra Signoria gradisca il mio buon animo e, col solito ossequio, mi
dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 28 febbraio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 49
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
10 marzo 1751
Nella lettera di Vostra Signoria del 7 scorso ho trovato la stampa dei recapiti, che
ho letto con soddisfazione e ammirazione; la ringrazio, per quanto so, di questo
dono.
Io veramente godrei de’ suoi vantaggi, ma mi dispiacerebbe per conto di Luzio, che
la raccolta di tali requisiti52 derivasse da qualche sua idea di concorrere a qualche
gran posto, molto da Vostra Signoria meritato, e vero che lo [Luzio] lascerei venir
seco, ma lo riflettere che egli mi si allontanerebbe e che lascerebbe i suoi non
Angelini, ma Angeloni e Achiangeloni, che tanto l’amano e gli usano tanta
attenzione e carità, mi darebbe non poco martoro53.
Non ho scritto per due giri di posta [ordinari], l’ultima domenica di Carnevale e il
mercoledì delle Ceneri; ho scritto alzandomi per tempo il giorno della posta,
come adesso che non sono ancora le dodici e sto scrivendo.
Appena ne avrò l’occasione, manderò il guscio d’ostrica che sono contento che
sia piaciuto a Vostra Signoria attraverso la mia rozza descrizione, ma mi auguro
che possa piacere di più quando lo vedrà.
Mi creda che gli sono tanto o(b)bligato per i favori che comporta a Luzietto, che
sempre penso come incontrare il suo genio e come rimostrare a Vostra
SignoriaIll.ma il dovuto gradimento.
Tre giorni fa mi è capitata una medaglia grande di Faustina (?) antica, ben
conservata, ma sono stato scavalcato, perché costoro hanno rabbia che io faccia
52
53
Requisiti: titoli
Martoro: martirio.
57
acquisti per lei. E io rispondo che se Ella mi rimanderà Luzio erudito e sapiente,
la città avrà fatto acquisto altroché di un trofeo [!] e spero sia così mediante la di
lei somma bontà; mi creda che sto attento su questo punto, vorrei che mi
capitassero delle cose perché Ella se ne persuadesse, e non servendo ad altro
questa mia, col solito rispetto mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 10 marzo 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 50
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
Rispondo ad una [lettera] dei 14 stante.
17 marzo 1751
Sia ringraziato Iddio perché la posta comincia a girare per il verso giusto e credo
che più andiamo avanti e più andrà meglio.
Sono contento che Vostra Signoria abbia deciso di rimanere a Rimini, non perché
Luzio non dovesse seguirla ovunque, ma per non perdere la facilità di venire a
trovarlo comodamente e, lo stesso per loro, nel venire a trovarmi quando ne
avessero voglia. Il Signore Iddio gli faccia ottenere il suo obiettivo che ne
avrebbe anche jus. Luzietto mi scrive – che io non posso credere - di essere
molto contento di poter ancora sentire di Logica, quando questa fosse dettata dal
Suo maestro; ho la prova di quanto egli si sia affezionato a Vostra Signoria, egli è
solito essere così con i suoi Maestri; io per questo sono contento, ma lo sarei
anche di più se Vostra Signoria si facesse servire da lui in tutte quelle cose dove
può arrivare il suo piccolo talento. Lo faccia per carità!
A Rimini è venuta una persona per incontrarsi con il sig. Giovanni Salomoni, io
non l’ho saputo; avrei mandato a Vostra Signoria quell’alberello, che più lo vedo
e più mi pare bello. Ci vuol pazienza.
La ringrazio della notizia che mi dà di quelle buone medaglie, starò all’erta per
non farmele scappare se mi capitassero mai e qui, con tutto il rispetto, mi rassegno.
Di Vostra Signoria Ill.ma
58
Jesi, 17 marzo 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 51
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
21 marzo 1751
Capisco benissimo dalla lettera di Vostra Signoria del 18 u.s. che questa sembra
essere la stagione giusta per mandare i virgulti della Cerasa marina e del
cespuglio del Maro siriaco e dei semi e di altre radici d’erbe particolari, se il
conte Rocchi ne avesse nel suo giardino, per quanto concerne l’Arbuto, o
Corbezzolo, io gliene manderò ed anche di quello del Monte d’Ancona e
dell’Alloro dei nostri colli, sebbene al momento le piante con i fiori non
patiscono se si svellono da terra; farò fare ciò con diligenza per quei frutti
dell’anno passato, che possano essere rimasti nelle piante e, quando si sarà
rialzato dal letto il signor conte Rocchi, che ora sta male, farò di tutto per
carpirgli dal suo giardino qualche cosa preziosa; il tutto sta che occorrerebbe
avere subito pronta l’occasione per mandarle [queste piante]. Però, farò
riempire alcuni vasi di terra e pianterò le piante aspettando che arrivi
quell’occasione. Se Vostra Signoria avesse bisogno di qualche specie di semplici54
me lo faccia sapere, perché il mio simplicista andrà a fare le sue solite ricerche
per le montagne, per cui potrà procurarle i semi, anche se non so se questo sia il
tempo giusto per averli, ma starò attento.
Godo di Luzio che stia bene ed attento alli suoi studj, ma in questo ordinario giro di
posta non ricevo sue lettere. La mia sig.ra la riverisce senza fine ed io, col solito
ossequio, mi rassegno.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 21 marzo 1751
54
Semplici: Erbe medicinali.
59
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 52
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
24 marzo 1751
Dal ricevimento della lettera del 21 marzo, capisco che le cose di questa posta
vanno migliorando, il Signore faccia in modo che le poste vadano di bene in
meglio.
Sono contento che sia terminata la Geometria e che Vostra Signoria abbia
intenzione di insegnare la Logica mescolata con quegli elementi di Geometria di
quel padre Fortunato di Brescia. Desidererei, però, che Luzio Le potesse fare onore
e colla buona volontà e coll’ingegno; della buona volontà Vostra Signoria me ne â
dati più volte buoni riscontri, mai però dell’ingegno.
Avevo mandato a prendere sui nostri colli la Cerasa marina e si è trovata
broccolita in atto di spuntare i fiori, per cui i villani hanno detto che non era il
tempo trapiantarla. Non ho mandato al Monte d’Ancona per ciò, prima di sapere
da Vostra Signoria se, nonostante questo, le voglia comunque.
Luzio mi scrive di volere qualche buon libro che tratti di medaglie e,
rispondendogli, rivolgo a lei questa istanza, perché su questo argomento io non
ho altro che un manoscritto, che avevo scritto in base a insegnamenti quando
ero giovinetto, dove notai circa 600 medaglie, le tessere55, i Congi56 e i Carpenti57
ed altre notai rare, le obvie58 per alfabeto e per il valore, che poi tralasciai affatto
sia perché mi fu rubbata una borsa dove avea adunate 300 medaglie, sia perché
mancarono quattrini e maestri, e sia perché dovetti andare in Roma applicato ad
altri studj de’ quali allora aveva veramente bisogno la casa; e non servendo ad
altro questa mia, con tutto ossequio mi dico.
Tessera: qui nel significato di pezzo di metallo monetiforme, antico o moderno, fabbricato
per servire a vari usi, con figurazioni o leggende.
56 Congio: nell’antica Roma, misura di capacità corrispondente a circa 3 litri.
57 Carpento: veicolo, carrozza.
58 Obvie: ovvie.
55
60
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 24 marzo 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 53
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
31 marzo 1751
Dalla lettera di Vostra Signoria del 28 u.s. sento che la posta è ritornata in delirio
e credo che ciò sia avvenuto a causa di due pessime giornate di grande pioggia.
Si estrarranno le radici dell’arbuto59 tanto sui nostri colli quanto sul Monte
d’Ancona. Li conserverò in un vaso pieno di terra in attesta della prima
occasione [per mandarglieli]. Il cespuglio di Maro siriaco, insieme con qualche
specie di erba rara, se si troverà, aspetteremo a coglierlo quando si avrà
occasione.
Io scrivo a Luzio i prudentissimi suoi sentimenti intorno allo studio delle medaglie,
io credo che li eseguirà. Intorno all’ingegno del figliolo io m’acheto a quanto
Vostra Signoria Ill.ma m’insinua, sperando di più che quando averà sentita Logica
e Metafisica, gli si aprirà l’intelletto, per lo che conservandosi nella buona volontà,
riuscirà a fare qualche cosa; e non avendo altro che dire, insieme colla mia
consorte, mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 31 marzo 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 54
59
Arbuto: genere di pianta sempreverde delle Ericacee cui appartiene il corbezzolo.
61
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
7 aprile 1751
Sono già presso di me circa 18 piantine di Cerasa marina mandate a prendere al
Monte d’Ancona, per le quali ho incontrato qualche difficoltà che non supponevo,
mentre gli alberi di queste stanno dispersi qua e là in una vasta selva dove c’è
una bandita60, e non si è trovato il guardiano, si dovette andare a prenderlo a
Loreto; ho posto le piante in due vasi di creta con terra come Vostra Signoria mi
ha indicato; dubito che così stando per lungo tempo non gettino le radici, perché
strappandole dai vasi perirebbero, disse quel guardiano. Se Vostra Signoria
sapesse che qualche barca dovesse venire qua, farei in modo di mandarle tutti i
vasi e così verrebbero meglio.
Non si è potuto tra i tanti alberi vecchi trovare un frutto vecchio, mentre tutti
avevano prodotto frutti nuovi, sebbene piccolissimi, e alla prima occasione
gliene manderò alcuni. Dando al conte Rocchi due o tre di queste piante, dal
momento che le cerca, gli toglierò di mano e il Maro siriaco e tante altre erbe, se
egli ne dovesse avere di particolari.
Luzio s’applicherà come Ella vorrà ed in che modo vorrà; mi scrive avere Ella
recitata una bella dissertazione sopra una certa lapide, e perché non l’ha può
avere questo meschino poveretto?
Si desiderarebbe sapere se si possono avere i Mercuri d’Olanda puri e semplici, tali
quali escono di là, senza essere riformati da Venezia o da Pesaro, e quanto vi
vorrebbe per associarsi, e col solito ossequio, mi rassegno.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 7 aprile 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 55
60
Bandita: zona di protezione.
62
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
18 aprile 1751
Adagio adagio che le piantarelle della Cerasa marina sono state poste in due vasi,
per modo di provisione fintanto che vi sarà occasione per costà, la quale accaderà
qui da un mese in occasione che questo sig. Marcelli verrà a prendere la suocera
per venire ad assistere al parto, allora Vostra Signoria averà le piantarelle, il Maro
siriaco e l’arboscello nato sopra dell’ostrica e, se avrò a tempo altri cespugli di erbe
rare, che quasi ô trovati, gli manderò anche questi. Per essere meglio servita da
me, sarebbe bene che Vostra Signoria mi mandasse una nota delle erbe che
desidera, perché io ne farò diligenza. Ho donato le piante più grosse della Cerasa
marina al conte Rocchi, considerando che queste non potevano partire.
Ho ricevuta l’Orazione funebre e ho capito l’utilità degli studi sulle medaglie,
lapidi, conchiglie e delle cose naturali. Se Vostra Signoria mi manderà l’altra
[dissertazione] fatta su quella lapide testé ritrovata, credo che averò occasione
d’impararvi di più.
Starò attendendo con ansietà la spesa occorrente per fare venire i Mercuri
d’Olanda vergini e, con tutto rispetto, mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 18 aprile 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 56
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
Jesi, 28 aprile 1751
Mentre rispondo alla lettera del 25 u.s., prego Vostra Signoria di tranquillizzarsi
a proposito della Cerasa marina. Vadano pure in buon ora le piante già avute,
perché penso di trovare il modo di servire Vostra Signoria in questo modo.
Cercherò questo sig. Marcelli per sapere quando andrà a prendere la suocera a
63
Cesena e, un paio di giorni prima, manderò a prendere altre piante, che forse
avranno i frutti, perché a quest’ora i frutti dovrebbero essersi fatti grossetti, e li
manderò al suddetto signore; non parlerò del Maro siriaco perché l’abbiamo qui.
Delle altre piante non volevo che Vostra Signoria mi facesse una nota di tutte
perché dal Mattiolo mi è costato più di una volta, e sono tante. Desideravo una
nota di quattro, cinque o sei piante a lei più gradite perché potessi far fare la
ricerca da quel semplicista di Rocca Contrada, che proprio ora sta per
incominciare il suo giro per le montagne.
Quando Ella farà stampare la Dissertazione sopra le cose d’antichità, non penso
che me possa dare una copia prima che si stampi; conosco la gelosia che si deve
avere in queste cose. Ma ora ne ô esperienza perché essendomi fidato io di dare
fuori il libro da me fatto nella causa magna, consistente in un lungo proemio,
lettera al lettore, ed in 17 congressi, mi son veduto tagliare a pezzi detto libro e
farsi belli gli altri colle mie fatiche di 14 mesi.
Risponderò altra volta sul punto dei Mercurj e resto.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 28 aprile 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 57
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
Jesi, 5 maggio 1751
Dalla lettera del 2 maggio ho inteso quando Ella desidera che io mandi la Cerasa
marina, in pianta e in frutti, che racchiudano semi, perché ve ne sono che non
hanno semi; al presente capisco che Vostra Signoria voglia il solo Maro siriaco.
Farò come Vostra Signoria dice e farò cercare quella Contrerva che mi ha
chiesto.
64
Qui da noi ci sono dei bravi ferrari61 che lavorano di tutto e molto bene.
Il Marchese Pianetti, che potrebbe avere bisogno di tali artefici per il suo gran
Palazzone che sta costruendo, ha fatto aprire più di una fucina nel suo grande
cortilone per cui non ha bisogno di tali artefici; vi sarebbero i Bonfratelli (?), ma
Dio sa quando finiranno la loro fabbrica, tuttavia spargerò la voce.
In una fertile collina dei dintorni senza la necessità di scavare il terreno, si è
trovata una certa specie di pietra, venata ancora di terra, la quale ha un colore
misto, bianco e gialliccio; questa pietra si taglia con il coltello e con questo si
raschia una polvere bianca e gialliccia; una volta maneggiata, però, lascia nelle
mani una polvere impalpabile puramente bianca, candida come biacca, o fior
d’orzo; se non che, è più tenace del fior d’orzo o della biacca, dovendomi sfregare
per un bel po’ le mani per liberarle da questa polvere. Buttata nel fuoco
annerisce e i pezzi restano come sono, toccata con la lingua è insipida del tutto,
senza neppure il sapore di terra, annusandola non ha alcun odore, né buono né
cattivo. Questa collina ha dentro di sé una gran quantità di questa pietra, ma se
non fosse qualcosa di buono non vorrei far gran fatica intorno ad essa.
Se da questa mia rozza descrizione, potesse la somma perspicacia di Vostra
Signoria arguire di quale pietra si tratti, o indicarmi una qualche esperienza che
si potesse fare con questa pietra per conoscerla a fondo, io la farei e poi
manderei a Vostra Signoria il risultato insieme ad un grosso pezzo di detta
pietra, e non servendo ad altro questa, mi rinnovo.
Di Vostra Signoria Ill.ma
O’ affogati alcuni pezzetti di questa pietra nell’acqua, nel vino e nell’aceto e in tutti
e tre detti liquidi la pietra è andata a fondo, si venuta smagliando a poco a poco
nel fondo de’ vasi, un sedimento come d’unguento, ma nello smagliarsi nell’acqua,
andava placidamente appena tingendo di leggiero colore d’ambra l’acqua
medesima e nel vino mandava in alto certi zampilli che formarono intorno del vaso
un sottile cerchio di spuma, ma nell’aceto â positivamente bollito e fatto sentire
ben bene il gorgoglio, ha cagionata della spuma nella superficie, [la] qual spuma e
rumore sono venuti calando poco a poco sinché, cessato è stato il bollore, la spuma
si è ridotta a lasciare nella superficie un picciolo cerchietto.
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
61
Ferrari: fabbri.
65
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 58
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
12 maggio 1751
Circa la Cerasa marina aspetterò di mandarla con i frutti fino a questo ottobre
insieme ai frutti; il Maro siriaco è già pronto e la Contrerva, se si troverà, la
manderò con il sig. Marcelli.
La pietra credo sia un tufo bianco, oppure quella chiamata da Agricola Terra
Tripela, tuttavia gliela manderò. Difficile da mandare è quell’arboscello nato su
quell’ostrica, che è grandicello e ramoso e prende dell’essicazione, come devo
fare perché non patisca?
Questi nostri fabbri lavorano non solo di ferrate, cerchi di botti, e di ruote, ferri
da carrozze e calessi, ma sono anche bravissimi in ogni sorta di serratura, tanto
che una volta mostrai una chiave a Roma e non credevano che foste stata fatta a
Jesi; di questi fabbri ve ne sono molti; tuttavia a tempo debito parlerò al sig.
marchese Pianetti di questo e, non servendo ad altro questa mia, rimango suo.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 12 maggio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 59
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
66
26 maggio 1751
Il conte Lodovico Rocchi, che è il cavaliere mio amico desideroso dei Mercuri
d’Olanda, si trova ad Assisi, dove possiede molti beni, e credo che sarà di ritorno
tra poco; scrivendogli domani sera gli proporrò, accludendogli la lettera di
Vostra Signoria del 23, i due modi per avere i Mercuri vergini; scriverò a Vostra
Signoria dopo avere ricevuto la risposta del conte.
Frattanto, ringrazio Vostra Signoria e il sig. Andrea Lettimi propensi a favorirmi
in ciò e riverisco il sig. Andrea.
L’abate Vitali tornato da Rimini ha detto mille cose di Luzio riguardanti i suoi
studi, il suo contegno e la sua morale. I padri che sono amorosi sogliono essere
credenzoni alle relazioni che gli si fanno sopra i figli, ma io non tanto. Se fosse vero
tutto ciòcché dice il Vitali, Luzio mio si sarebbe meritato un di Lei affetto
particolare, che ne dice Vostra Signoria Illustrissima, cui faccio devotissima
riverenza?
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 26 maggio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 60
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
29 maggio 1751
Sono contento che il sig. Salomoni abbia portato a Vostra Signoria i nostri dovuti
ossequi e che Vostra Signoria li abbia graditi per sua benevolenza; la [mia] sig.ra
torna a riverirla.
Se quella terra bianca, che Ella ha esaminato in quel pezzetto che ho mandato,
non è niente di buono, non importa niente e pure non importa che non siano
67
buoni quei cammei, corniole e niccolo62, che ho mandato a Luzio. Bisognerà che
fra Lei e me ci s’ingegni di trovare un buon cameo per il figliolo da potersegli far
legare in oro con un giretto, o coroncina di diamantini, che tengo pronti, da
regalarglisi quando sento che si porti bene in ogni cosa.
Sentirà da Luzio come si spera si siano sistemate le cose di questa posta, ma da
Assisi non ho ancora ricevuta risposta dal conte Rocchi a proposito dei Mercuri
d’Olanda. Aspetterò al domani per vedere se l’averò e, con ossequioso rispetto, mi
rassegno al solito.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 29 maggio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
IMG_1313, IMG_1314 (fotografia ripetuta)
Lettera n. 61
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
2 giugno 1751
Bisogna che il conte Rocchi ad Assisi si dissipi dietro alle quaglie perché non
risponde, oppure che stia per tornare, l’aspetteremo per poter godere insieme
delle grazie del sig. Lettimi davanti al quale m’inchino devotamente.
Sono contento che l’abate Vitali abbia detto cose vere su Luzio, ora bisognerà
pregare Dio per la sua perseveranza. Ho pronto l’Omero greco e, se Luzio vorrà,
manderò alcuni altri libri tra quelli che ora conservo nel mio studiolo e ciò che
potrò comperare, poiché se si comporterà bene ho dovere compiacerlo in tutto.
Si faccia pure dare il denaro dal sig. Salomoni per i libri che ha procurato al
figliolo con il consenso dell’abate Vitali. Quanto mai fu contento Luzio perché
Vostra Signoria Ill.ma si degnò andarlo a trovare in casa, me ne â scritto con
termini di somma allegrezza.
62
Niccolo: niccolite, minerale costituito da arseniuro di nichel.
68
Vostra Signoria riceverà contemporaneamente dall’abate Vitali le piante di
alcune cose antiche ritrovate nei dintorni e capitate al sig. Tommaso Guglielmi e,
con il solito ossequio, mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 2 giugno 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 62
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
11 luglio 1751
Una breve risposta richiede la vostra lettera del 10 giugno, perché riguarda una
cosa scritta altre volte. Il conte Rocchi acquisterà i Mercuri ogni tre mesi, come
mi ha detto a voce, essendo tornato all’improvviso. Ho pronti i libri per Luzio per
la prima occasione. L’abate Vitali, arrabbiato perché non ha ricevuto la lettera di
Vostra Signoria in questo giro di posta, La riverisce.
Poiché Vostra Signoria non mi ha mai voluto dire di quali erbe avrebbe bisogno,
per far vedere che mi vado imbottanicando gli mando una notarella di erbe
perché Ella dire mi possa se alcuna di esse faccia per Lei e, con ciò, mi dico al solito.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 11 luglio 1751
Giglio Asfadelaceo
Valeriana Maggiore
Coclearia Maggiore63
Mandragora
Rapontico64
Coclearia: Pianta erbacea spontanea delle Crocifere, dalle proprietà medicinali, con foglie
cuoriformi e fiori bianchi (Cochlearia officinalis).
63
69
Calamo Aromatico
Serpentaria o Dragontea
Vincitofico
Lapidio di Paolo e Plinio
Branca Orsina Spinosa
Protano Femina
Potentilla65
Smirnio Montano
Rafano Silvestre in tedesco Chrem
Angelica Odorata o Aria Angelica
Teluspio
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 63
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
11 luglio 1751
Quando il sig. Salomoni mi consegnerà i quattro esemplari del VI tomo
Chambers, io gli consegnerò in mano il denaro, sebbene il suddetto Salomoni
poteva già averglieli pagati, secondo l’accordo perpetuo che egli ha con me.
Sono contento che Vostra Signoria abbia ricevuto i quattro semi delle quattro
specie di erbe e che li abbia graditi. L’arboscello è a Sua disposizione e
desidererei che Vostra Signoria venisse a prenderlo da sé, perché se lo potesse
accomodare a suo modo e arrivasse così salvo.
Le congetture fatte da mia moglie con la contessa Rovarella sono stati fatte a mia
insaputa; macchinarono fra di loro per farmi un’improvvisata e sono contento
che non abbiano avuto esito e, questo, per molti motivi. Perché il figliolo [Luzio]
non poteva portare qua grande profitto, perché non avrebbe avuto compagni
con i quali scambiarsi ciò che aveva imparato e, quindi, sarebbe stato talmente in
Rapontico: Pianta delle Poligonacee dell’Asia occidentale coltivata come pianta ornamentale
(Rheum Rhaponticum).
65 Potentilla: Cinquefoglie.
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70
ozio; perché [Luzio] avrebbe sentito più di cento [persone] biasimare la mia
condotta di metterlo costì [a Rimini] senza capo, senza guida, come essi dicono, e
su di ciò tutto il giorno mi si dà canzonatura con grave mio pericolo di dare nelle
scappate.
Se mai mi si dasse la gran sorte che io desidero che Vostra Signoria venisse qua, o
allora sì che capirebbero tutti i motivi di mia ripugnanza e subentrarebbero tanti e
tanti altri [motivi] di somma consolazione mia. Se ne venga, dunque, ad ogni costo
con Luzietto mio, perché così consolarebbe la madre, che per verità è restata
brutta per essergli andati a vòto le sue idee e per garantire me dagli assalti de’
ciarloni.
La mia moglie la riverisce senza fine, ed io ed io, col solito ossequio, mi rassegno.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 11 luglio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 64
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
21 luglio 1751
Dalla lettera di Vostra Signoria del 18 scorso, sento che si trova ancora a Rimini
per cui Ella non vuole partire fin dopo la venuta dell’ecc.mo Bolognetti, il quale
doveva essere a Rimini per il 14 e non si sa in quale parte del mondo soggiorni;
stando così le cose, non ho più potuto trattenermi dall’accompagnare la figliola a
Loreto e starò fuori tre giorni. Se in questi giorni Vostra Signoria dovesse
arrivare, sia il benvenuto, ho lasciato ordini perché sia servito. La [mia] Signora,
che la riverisce, dice assolutamente, e con furore da donna, che non vuol seco fare
pace se Egli in persona non gli porta Luzietto, giacché Ella fu cagione perché non
venisse [a casa] col Marcelli ed io mi dico al solito.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 21 luglio 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 65
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
4 agosto 1751
Dalla lettera del primo agosto sento come Vostra Signoria sia giunta felicemente
in Patria, sento della perfetta guarigione del suo male, della qual cosa si sono
rallegrati infinitamente tutti di questa Sua casa, che attribuiscono il suo male al
gran caldo sofferto per strada e non alla qualità dei vini né alle perturbazioni
dell’aria.
Il culo dell’abbate Vitali non è culo il quale possa dare regola in questi casi, perché
è un culo acido e sconquassato; piuttosto si dovrebbe prendere norma da quel
taccano66 da colosso del Montanari che non è mai soggetto alle merdose
evaporazioni.
Siamo stati contenti nel sentire che Ella ha incontrato eruditi amici suoi in
Senigallia e di avere ricevuto le meritate finezze e, la volontà di partire
rapidamente da loro, ha moderato la tristezza della sollecita partenza da noi.
Siamo stati contenti degli acquisti di medaglie e altre antichità, delle
conversazioni, dei pranzi goduti a Pesaro con i suoi amici e, specialmente, come
dicevo, del suo felice ritorno in Patria, felice perché non ha trovato novità che
potessero disturbare e amareggiare quel poco divertimento che Ella si prende
tanto raramente.
Quando Luzio tornerà a Rimini, cosa che accadrà subito dopo qualche pioggia
rinfrescante, voglio che si presenti all’abate Passeri e al sig. Annibale Olivieri e
che si faccia conoscere come discepolo di Vostra Signoria.
E’ già tanto che si sia quietato con facilità il rumore fra Cappuccini e il Vescovo,
perché la materia delle immunità è molto gelosa fra i preti. Io, tuttavia, non mi
meraviglio degli sconcerti che un po’ dappertutto nascono tra i frati per
indiscrezione dei Superiori, per la loro cattiva elezione, e dal fatto che i Frati si
sono troppo lasciati andare , in particolare nel frequentare le case, onde Iddio
non voglia che di mano in mano si abbia a sentire di peggio.
66
Taccano: taccagno.
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Io credo che quella notte avessi un attacco di febbre, ma poi non c’è stato altro,
solo mi sento fiacco e debole assai, mangio poco e bevo di conseguenza. La
Madre e le figliole La riveriscono con distinzione insieme con Luzio, che va
facendo qualche lezioncina di greco con l’abate Vitali, sebbene questi, bevuto dal
caldo non si possa applicare. Il figliolo ci soddisfa parendo docile e condiscendente
e non sapendo prendersi divertimento alcuno senza di noi. Mi dica se giunse salvo
l’arboscello, mentre io porterò i suoi saluti a tutti [quelli] che mi dice specialmente
al sig. Tommaso Guglielmi cui dirò la cosa delle medaglie e con pienezza di rispetto
mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 4 agosto 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 66
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
25 agosto 1751
In questo giro di posta non posso trattenermi perché sono occupato intorno ad
un’infrazione che devo mandare a Roma questa sera. Dirò soltanto a Vostra
Signoria che ho ricevuto i requisiti del dott. Giuseppe Baldini, che domani
manderò alla comunità di Monte Carotto ed userò tutte le mie premure perché
egli ottenga il suo intento. Ma ho saputo che l’elezione non si farà fino ad ottobre,
perché ci sono degli impegni e il dott. Baldini è stato troppo in ritardo. Monte
Carotto è un paese civile grande, vi sono benestanti, monache, religiosi della
Famiglia e certamente per una prima condotta è una cosa molto buona, poiché i
medici usciti da Monte Carotto sono poi partiti per terre grosse e per città di
montagna. Si degni di riferite tutto al dott. Baldini, lo riverisca e lo rassicuri delle
mie premure anche come scolaro di Vostra Signoria.
La prego di quel favore con il sig. Carini perché, diversamente, anche per mia
reputazione, sarei necessitato di farlo citare; operi come se fosse un suo
pensiero e come se fosse Vostra Signoria a impedire questa citazione, e del resto
io farei tutto quello che Ella vorrà.
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Luzio la riverisce, va facendo molte dimostrazioni geometriche, gli ô comprata una
famosa diottra67 come quella figurata nel Purcozio, e si sta lavorando un picciolo
semicircolo e se capiteranno istromenti geometrici ne sarà provveduto. Faceva
delle lezioni di greco ma l’abate Vitali torna a soccombere a quei suoi giramenti di
capo. Il figliolo tornerà doppo il [giorno del] Nome di Maria. La madre e le figliole
la riveriscono ed io mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 25 agosto 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 67
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
5 settembre 1751
Io sento tutte le insussistentissime ragioni del Carini molte delle quali sono rancide
assai e molto poste fuori troppo tardi colla sua soprafina sua speculazione.
Mi basta dire che tutti gli equivoci sono nati perché egli non volle fare il
contratto di venire a prendersi la seta a Jesi, cosa che poteva fare perché era
giunto fino ad Ancona.
Credo che il sig. Cesare Leonardi, benestante e dabbene, ma ergo il mio pesatore
è un miserabile e farabutto non lamina la conseguenza. Se la seta pesata dal sig.
Leonardi riuscì al peso di Bologna, quella del mio pesatore riusci al peso di quelli
che me l’avevano cavata; essendo nata la differenza di peso, credo che ciò sia
accaduto non perché il sig. Leonardi non è quell’uomo che Ella mi ha dipinto
onestissimo, ma perché la mia seta non fu pesata subito, oppure essendo sciolta
occorreva prendersi confidenza; è poi ridicolo, l’addurre il mio sbaglio di libre
cento cinquantasei (156) perché questo fu il mio sbaglio e non del pesatore, dal
quale il sig. Carini si capacitò prima di pesare la seta. E l’altro sbaglio della seta
in bozzoli è derivato dal sig. Carini, perché la mia seta a bozzoli era un mazzo che
pesava 5 libre e il sig. Carini rinunciò per un altro mazzo che pesò quella libbra e
Diottra: riga metallica, usata per rilevamenti grafici sul terreno, che porta alle estremità due
traguardi, uno oculare e uno obiettivo , che determinano una linea di mira.
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74
nove once. Infine, non posso non trovare colpevole il sig. Carini nel vedere che
egli con l’imbroglio del peso di Senigallia mi voleva fa arrivare lo sbaglio a 28 o
30 zecchini68.
Detto ciò per riflessione di Vostra Signoria, faccio a di lei modo che accludendogli
lo ricevuto per saldo, che consegnare può degnarsi, quando la somma contenuta in
detto saldo sarà consegnata al sig. Giovanni Salomoni, che porrà a mio credito.
Dovevo scrivere al sig. Giovanni che il noto fagottino si trova a casa mia perché
quel prete non lo lasciò in Casa Claudi , come io gli avevo ordinato, e perché un
certo sig. di Rimini, che fu qui, non si fece vedere al suo ritorno da Monte
Filottrano. Ma il poco tempo che io ho mi permette appena di finire questa
lettera. Gli scriverò in futuro.
Di fare l’altro sacrificio col dichiarare sbaglio del mio pesatore non m’à dato
l’animo contro i miei giusti stimoli a non farlo e, con chi ha concepita giusta
diffidenza, ora può discorrersi di pristina amicizia.
Credo di non offendere su di ciò Vostra Signoria quando adempio con tutta la
superiorità d’animo a quanto in Jesi promisi e confermai per lettera.
Il sig. Baldini sarà servito con tutta l’attenzione, sabato aspetto due che mi hanno
da fare da bracchi69; man mano darò notizie.
Luzio, che tornerà quanto prima, seguita lo studio di lingua greca coll’abate Vitali
che si bagna la mattina, la riverisce infinitamente, così fanno le mie moglie e
figliole, ed io mi sottoscrivo con tutta stima.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 5 settembre 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 68
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
19 settembre 1751
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Zecchino: equivale a a 20 giuli o paoli (dall’anno 1728).
Da bracchi: da investigatori.
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Siccome il noto affare si è accomodato, come Vostra Signoria sa, non serve farne
più parola, e perché io non debba avere questa spiacevole memoria ho bruciato
tutte le lettere di quel soggetto. In questo giro di posta non ho ricevuto lettere
dal sig. Salomoni ma spero di averne in futuro.
L’abate Vitali, che prevedo possa tornare costà [a Rimini] con Luzio, non mi ha
specificato se [Ella desiderava] una libra e mezza per specie dei semi dei meloni
di Cantalupo, per cui io ieri, quando venne il mio affittuario, gli ho ordinato una
libbra di semi dei migliori meloni, che non costeranno niente. Gli scriverò
dicendogli del suo desiderio. Non so se sia venuto il padre Pani, studente in S.
Domenico, né lo posso sapere prima di avere sbrigato la posta. Quando lo saprò,
andrò a prendere il Vitriario, del quale La ringrazio infinitamente e consegnerò
la lettera con le medaglie al sig. Tommaso Guglielmi.
Faccio tutto ciò che posso per il sig. Baldini , ma mi sono accorto che egli si è
deciso tardi, per cui anno preso fuoco grandissimo gl’impegni. Il Vescovo, il
Vicario, Giuseppe Onorati, il Card. Gianfrancesco Albani ed altri si danno da fare
premurossimi. Che mai potrò fare io fra tanti! M’ingegnarò al meglio che saprò e
con gli ossequi di tutti di casa, due ore fa fuggitimi per andare a solazzare alla
marina, con tutta stima mi confesso.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 19 settembre 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 69
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
3 ottobre 1751
Sarà necessario aspettare il ritorno del sig. Salomoni per avere ciò che è stato
concordato con il sig. Carini.
Come ho anticipato l’altra volta, ho dato ordine al mio affittuario che portasse
semi di melone di Cantalupo e dovrebbe essere di ritorno tra pochi giorni.
L’abate Vitali non si decide a venire e fa stare in sospeso anche me. Ciò che mi
dispiace è, che se tarda, arriverà a Jesi la principessa Altieri per stare 10 giorni.
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In tale occasione la Città starà sottosopra per divertirla e già si preparano
banchetti, veglie e festini e ciò sarà grande incentivo a Luzio per trattenersi.
Mentre scrivo mi giunge un libbra di semi dei migliori meloni di Cantalupo.
A Monte Carotto non vogliono proporre il dott. Baldini perché non è matricolato,
ma penso che ciò accada perché i concorrenti sono 23 e i consiglieri sono
prevenuti perché il dott. Baldini si è candidato tardi. E’ vero anche che la
matricola da queste parti è conditio sine qua non . Il Consiglio si celebrerà oggi
otto [tra otto giorni] per cui la risposta sarebbe sabato. E se per quella data
avesse mandato la matricola, io la spedirei e cercherei di proporlo al Consiglio
che sarà dopo pranzo.
Sto attendendo il libro trattante di Nautica e, cogli ossequi di tutti di casa, mi dico
al solito.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 3 ottobre 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 70
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
13 ottobre 1751
Mi spiace la mia lettera del 3 ottobre Le sia giunta solo il 10, perché mi sarebbe
giunta per tempo la risposta di Vostra Signoria circa la mancanza della
matricola. La risposta, essendomi giunta oggi a Jesi, non è giunta in tempo
perché l’elezione è stata fatta domenica e caduta sulla persona dello stesso
medico provisionale. [Ciò] che volle Ella fare nelle elezioni, non si vuol qua
recedere da certe anticaglie, particolarmente vi stanno attaccati quei che non
intendono [e] che fanno il maggior numero nei consigli. Neppure io sapeva il
privilegio di chi si addottora in Bologna e, se l’avessi saputo, coloro non me lo
averebbero creduto; credo però [perciò] meno male che il sig. Baldini non sia stato
proposto perché coloro fitti in quel loro provisionale, gli avrebbero data una
sparata.
L’abate Vitali, che nelle cose sue non si decide mai, ha temporeggiato se venire o
no a Rimini tanto che si è risoluto per andarsene in Belvedere presso il sig.
Flaminio Ghisilieri e poi a Monte Alboddo a Casa Antinori. Non si dubiti che
appena partito cominciò a diluviare ed ancora non se la finisce.
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Su questo dubbio si è trattenuto Luzio, che non potevo né posso far
accompagnare dal prete, non essendo finite le vendemmie, e non posso
accompagnarlo io non potendomi allontanare di qua senza il permesso del card.
Corsini, che mi ha eletto Governatore e Soprintendente di questa sua di
Chiaravalle per la morte del sig. Fulgenzo Fossa e questa licenza non sono in
grado di chiederla.
Per altro Vostra Signoria mi fa torto nel credere che io ponga mire allo sparegar70
delle mesate, poiché sebbene io non sono scialacquatore per verun verso, per altro
tra gli altri vizi [ho] quello di non essere economo per verun modo. Vostra Signoria
se ne avvederà un altro anno, se a Dio piace, che non si dovrà discorrere in conto
alcuno del ritorno di Luzio; so io quanto mi lagno di questa sua lunga dimora.
Quando tornerà Luzio, che sarà per l’apertura delle scuole, porterà i semi che
sono pronti, un fagottino per il sig. Salomoni con certa nobiltà non piaciuta, che
non è stato possibile, nonostante la mia attenzione, di mandarla prima e a chi
ritornerà indietro Vostra Signoria potrà consegnare ciò che vorrà.
Credevo di averle scritto che ho già ricevuto il Vitrario, che ho già fatto rilegare, e
ciò addiviene perché un capo è obbligato in uno stesso tempo a dare mente a più
cose, onde è soggetto a distrazioni e dimenticanze.
La sig.ra col maschio e fem(m)ine la riveriscono ed io, col solito ossequio, mi dico.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 13 ottobre 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 71
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
28 dicembre 1751
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Sparegare: risparmiare.
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Rispondo solo ora alla lettera di vostra Signoria del 23 u.s. perché l’ho ricevuta
tardi nell’Abbadia, nella quale dovendo avere continuo sebbene sciocco
carteggio, non riesco a scrivere ad altri tanto spesso. Ciò che Luzio ha fatto per
me presso di Lei non è che una piccolissima dimostrazione di quel moltissimo
che io gli devo, onde io devo ringraziare Lei che l’ha gradita.
Godo delle buone nuove [che] mi dà di Luzio, circa all’ attenzione allo studio di
filosofia e lingua greca e [che] siasi portato bene e nella conclusione e nella
prefazione. Mi dispiace però quell’essersi imbucato in ora che doveva fare funzione.
Quell’essersi imbucato suona male. Circa l’essere egli poco amante del(le)
conversazioni si è dimostrato sempre tale ancora qua, di maniera tale che appena
gli si è potuto far fare un ballo, il quale appena fatto si è voluto portare tra le due
sorelle che stavano in casa; ma circa all’essere tenace mi riesce affatto nuovo
perché fino a qua gli ô dovuto predicare sempre a dovere tenere conto del suo,
perché per verità mi â sempre spregato71 mostrandosi inclinato di troppo alla
prodigalità; può essere che sia andato da un estremo all’altro, onde io non
mancherò di avvisarlo su l’uno e l’altro punto.
Ho ricevuto il foglio mancante delle Novelle letterarie, né ho alcuna difficoltà ad
associarmi alla ristampa di detti fogli per tutto il decennio perché sempre più mi
rendo benevolo verso il dotto mio padrone sig. Lami, al quale prego Vostra
Signoria di farmi servitore e pregarlo infinitamente di provvedermi di quando in
quando di qualche perfetto buon libro, essendo mia intenzione e come faccio, di
qualche pezzo d’argento nobile, così da rifornire la mia eredità di buoni libri. Sia
che io gli scriva o non gli scriva, si assicuri che l’amo di molto in quella guisa che
lo stimano assai la moglie mia e le figlie che, con me, si dicono.
Di Vostra Signoria Ill.ma
Jesi, 28 dicembre 1751
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Spregato: Sprecato.
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ANNO 1752 – LETTERE 14
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Lettera n. 72
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
5 gennajo 1752
Ho scritto a Luzio raccomandandogli di essere liberale e conversevole e credo che
lo sarà in avvenire. Io volevo associarmi per tutti gli anni alle Novelle letterarie
non perché non abbia conservato i numeri di quelle da quando mi sono
abbonato, ma perché penso che mi manchino alcune non pervenute.
Vostra Signoria ha fatto bene ad ordinare, per ora, i primi tre anni. Vostra
Signoria mi dica se dal sig. Lami potrò essere provveduto di qualche buon libro.
Desidererei sapere il prezzo della Crusca Nova in folio, sto aspettando il settimo
tomo del Chambers, e con gli ossequi di tutti di casa mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 5 [gennaio] del 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 73
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
12 gennajo 1752
Ero ancora afflitto dalla lettera di Vostra Signoria nella quale scriveva della
rusticità di Luzio e su la poca generosità sua, ma la di lei del 9 stante, m’à
totalmente sconvolto e guasto. Ma la di Lei [lettera] dei 9 stante m’à totalmente
sconvolto e guasto. Spiace a me la sua rusticità, spiace il suo troppo tener conto72,
72
Tener conto: risparmiare.
80
perché io, sebbene vecchio, sono d’un naturale totalmente opposto a tali obiezioni
che si danno al figliolo. Ma come vuole che faccia io? Non posso totalmente
cimentarmici e impuntarmi a fargli fare a modo mio per forza, essendo ragazzo di
spirito che vuol esser preso colle buone ed errando egli in cose per le quali gli altri
padri non ci si prendono molta pena.
Ciò che mi cruccia sommamente è che Vostra Signoria si prende molta collera,
sicché dubito che Vostra Signoria possa prendere il figliolo sotto gamba e
privarlo del suo affetto e non più insegnargli, ciò che sarebbe la sua rovina e la
mia pena inconsolabile. Per carità, dunque, la priego caro sig. Dottore quanto so e
posso di passare sopra questo fatto colla sua solita superiorità, di generosamente
perdonarlo e di non mancargli della solita carità sua, tanto meno perché so che il
ragazzo lo venera, lo stima e gli vuole bene, per lo che sempre seco verrebbe,
avendomi scritto tante volte quanto s’impari collo stare seco. Ma in questa
congiuntura non posso capire che idea si abbia in capo, seppure non fossero
scrupoli, per carità dunque, torno a pregarlo, non se ne faccia caso.
Io stimo tanto la buona grazia di Vostra Signoria, che per non perderla sono
costretto disobedirla circa a darle notizie intorno a musici e comici per che
[perché], per darglielo esatto, moltissime distinzioni vi sono, molti casi da
esaminarsi. Ella potrebbe farsi dire dal sig. Avvocato Livio Ponzetti, a me ben
cognito, quando farò in Roma la sua scrittura, sicuro che in essa vi troverà l’Indie
nove e che con essa si farà dell’onore, giacché in Roma gli avvocati analizzano
tutte le cose.
Vostra Signoria ha fatto bene a scrivere al sig. Lami per il mio abbonamento ai
12 anni delle Novelle letterarie e per procurarmi libri, ricorrerò alla gentilezza
sua, anzi potrebbe suggerirmi qualche libro buono per me, in corso di stampa o
già stampato. Intanto, essendo scarso di libri di Medicina, La prego di
procurarmi il libro di [Valsaievi?] Baglivi e di qualche altro medico dotto e
moderno che avesse fatto delle belle scoperte e, soprattutto desidererei i medici
che hanno scritto libri sulla Macchina elettrica, istoria de’ morbi con essa fin qua
guariti ed altro appartenente all’Elettricismo. Non è ancora venuto il 7° tomo del
Chambers e, con i soliti ossequi di tutta casa, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 12 [gennaio] del 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 74
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
20 gennaio 1752
Ringrazio Vostro Signoria per avere deciso di sorvolare sulla rusticità di Luzio e
che, per tale ragione, Luzio non ha demeritato la sua grazia.
Nel momento i cui scrivo, giungono da Senigallia i quattro tomi del Chambers.
I denari che Vostra Signoria deve avere da me, dovrà chiederli al sig. Salomoni.
Nel frattempo ringrazio Vostra Signoria per i libri che vuole farmi avere, per la
storia del male per cui morì il contino Pilastri, che ho già tutta letta e che mi è
piaciuta e rinovando a Vostra Signoria Ill.ma il mio rispetto da parte di tutti di
casa, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 20 gennaio 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 75
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
22 gennaio 1752
Sono contento che siano stati pagati dal sig. Salomoni i sette scudi e sessanta per
le Novelle letterarie, per l’Associazione ad esse e per i due tomi del Chambers. La
notizia mi è giunta in tempo perché questa sera stessa ho potuto trasmettere al
sig. Barzanti a Recanati con il denaro suddetto anche altro [denaro], saldando
fino alla data odierna e, in conformità, Vostra Signoria sarà avvisata dal sig.
Salomoni.
Sono contento che mi giungano i libri dei quali avevo pregato Vostra Signoria
due ordinari di posta or sono. E se me ne verranno in mente altri, non mancherò
di supplicare Vostra Signoria, e in tal modo supplico Vostra Signoria, che se
gliene capitassero altri adatti a me e a Luzio, non solamente per la sua età, ma
anche per quando sarà adulto.
82
La moglie e figliole mie riveriscono Vostra Signoria Ill.ma ed io, con tutta stima,
protestomi.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 22 [gennaio] 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 76
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
26 gennaio 1752
Ho ricevuto la nota canzonetta e sono in attesa di quei libri che a suo tempo
avevo chiesto e di quelli che a Vostra Signoria piacerà mandarmi. Non avrei
scritto ma voglio soddisfare una mia curiosità. Circolano per Jesi due lettere
apologetiche stampate, una mi pare di un gesuita e l’altra certamente di un
cappuccino. Sono entrambe senza fallo contro il dottor. Lami. Ciò di cui trattano
io non lo so, perché non mi sono arrischiato nel chiedere, perché domandando
temevo di cimentarmi nel dire qualcosa a difesa del dottore assente e dell’amico
dell’amico senza alcun fondamento, che nasce solamente dal vedere le scritture
dell’una e dell’altra parte, ciocché assolutamente in me si richedeva giacché avevo
a [che] fare con gente molto affezionata per quelle due religioni, che ânno fra esse
molti soggetti jesini.
Sentirei da Vostra Signoria molto volentieri i soggetti delle due tenzoni e le ragioni
dell’una o dell’altra parte e, non servendo ad altro questa mia, con gli ossequj di
tutta casa, mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 26 gennaio 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 77
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
12 marzo 1752
Ben sa Vostra Signoria che in presenza Sua, essendo sul punto di partire, ho
smarrito la nota del Pasquali. Dall’importo dei libri che Vostra Signoria ha
ordinato per me, mi regolerò se quest’anno dovrò prendere gli atti di Lipsia in
compendio, perché quest’anno devo andare ben bello avendo avuto delle spese e
stando in fabrica. Ô gusto però d’avere di tali libri avuta buona relazione, non
curando di leggi, perché ce ne ô, e se non fosse altro l’Einecio, e neppure di
Teologia, ora mai appianata dal Petavio. Il Bertoldo è un’opera dei più famosi
poeti. Io sono un poetello e un paio di volte l’anno, forse tre o quattro, devo
comparire in pubblico. Non so fare altro che Anacreontiche ed il mio stile è
burlesco, onde cui il Bertoldo amatissimo è per me necessarissimo.
Vostra Signoria si contenti di conoscere il prezzo degli atti [di Lipsia] e di
procurarmi casu quo [in tal caso] il vantaggio possibile.
La famiglia mia tutta la riverisce ed io, affrettato dalla posta che vuol partire, mi
dico al solito.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 12 marzo 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 78
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
19 marzo 1752
Sono molto contento sentendo che Vostra Signoria mi ha procurati i noti libri e
mi perdoni se dico che mi piace quel Bertoldo che è un componimento dei primi
uomini, che se non hanno avuto ripugnanza nel comporlo, così che io non sarò
tacciato di averlo questo libro tanto da spenderci 2 paoli.
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Il fabricare che faccio io è necessario non voluttuoso. Le donne quando si maritano
domandano se lo sposo â una casa bella e non altro, così farà colei che sarà moglie
di Luzio. Faccio però le cose mie poco a poco, senza impegnarmi e così sempre mi
resterà qualche cosa ancora per i libri intorno a’ quali ancora bisogna andare bel
bello altrimenti un vi si impegna e vi acquista vizio maggiore che nelle fabbriche e
Vostra Signoria Ill.ma sa di quell’Aldovrandi, del quale tratta la Ciarlataneria degli
eruditi, che vende tutto il suo ed impoverì per comprar’ libri.
Sentirò quanto costano i sette tomi degli atti di Lipsia e quanto [costano] quelli
già ordinati, per potermi decidere.
Voglio informarmi riguardo a quel villano della cavalla, che ha soprapesato,
voglio saperla giusta e poi raccontarla a Lei poiché le cose di casa non devono
fare lunga contumacia ed ad altro non servendo questa mia, rimango con il solito
ossequio.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
19 marzo 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 79
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
22 marzo 1752
Faccia come crede Vostra Signoria per i tre tomi già stampati delle Novelle
letterarie, perché io Le farò restituire il costo e su ciò ho avuto il biglietto
stampato; il Bertoldo sta bene nella forma in cui l’ha ordinato Vostra Signoria.
Ho fatto chiamare il villano della cavalla di doppia pesatura. Mi disse che verso il
mese d’aprile gli diede il somaro ma poi non accerta che un tal somiere73 facesse
colla cavalla il fatto suo, indi circa a mezzo mese di maggio, avendo dati la cavalla
segni di concupiscenza, il villano la fa coprire74 da un cavallo, a capo a nove mesi la
cavalla o abortì, o malamente partorì due feti, uno era cavallo maschio, che
73
74
Somiere: bestia da soma.
Coprire: in riferimento ad animali ha il significato di accoppiare.
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oculatamente vedevasi con pelo, e ben formato in tute le parti se(b)bene mostrasse
contrassegni di dover presto morire come fece. L’altro non fu potuto vedere se fosse
mulo, o mula, cavallo o cavalla, mentre uscì semivivo picciolissimo, e nudo affatto
senza neppure un pelo; tanto ricavai da tal villano che tenni sotto l’esame una
buon’ora. Sicché non si può su tal fatto imbrogliato e non chiaro formare neppure
un’idea della soprafetazione75, che è quanto devo a Vostra Signoria, onde passo a
sottoscrivermi.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 22 marzo 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 80
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
19 aprile 1752
Dentro una lettera di Vostra Signoria ricevo l’eruditissima sua in lode dell’Arte
comica; a causa della mancanza di tempo ho potuto vederne solo poche carte e,
per ora, non posso esprimere il mio deboli parere. Evviva Bertoldo di due lingue
e di tante note! Ho ricevuto la nota dei libri di Vostra Signoria, che è abbondante,
ma io che conosco molti di quei libri sono contento. Quando uscirò di casa saprò
se Montanari avrà il denaro per rimborsare Vostra Signoria. La cassa potrà
essere consegnata a Luzio che prenderà i libri che vorrà per sua erudizione. Io
faccio per lui queste spese. Acquisterei gli atti di Lipsia a quel prezzo, ma non so
se sia cosa buona poiché tanti tomi sono solo in sette ristretti, e poi a dire il vero
questo anno si è fatto un gran comprare, pure non escludo e con ciò, da parte di
tutti, resto.
Soprafetazione: fecondazione di un ovulo che ha luogo, raramente, quando già un altro
ovulo, maturato nel corso dell’ovulazione precedente, è stato fecondato e ha cominciato a
svilupparsi (v. Soprafetazione dell’Enciclopedia Treccani).
75
86
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 19 aprile 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 81
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
26 aprile 1752
Rispondendo alla lettera del 23 cadente, ribadisco che il noto discorso erudito di
Vostra Signoria mi è piaciuto moltissimo, è stringente e confacente all’umore di
questo Paese quando 25 anni or sono, c’erano 5 vecchioni cavalieri pratici
nell’istruire la gioventù nell’arte comica, nel distribuire le parti secondo le
tendenze naturali, nel far intendere e capire ai recitanti ciò che dovevano dire e
sapevano spiegarglielo; e nella premura perché imparassero le parti
perfettamente, tale che i soffioni76 non stessero dietro alla scena suggerendo
ogni parola, cosa che sta veramente male perché gli spettatori sentono il soffione
prima del comico, per cui ne tenevano uno solo di fronte ai piedi del teatro con il
libretto in mano che suggeriva di tanto in tanto quando pareva che il comico
stesse per sbagliare. I comici erano tutti cavalieri che facevano a gara nel vestirsi
e vi sono stati anni che per queste sale si sono aperti fino a 5 teatrini. Mio fratello e
me sempre avevamo la nostra parte, ma in oggi tutto è andato in disuso.
Ringrazio Vostra Signoria infinitamente della provvista che mi ha fatto dei
migliori libri. Luzio si potrà tenere quelli che fanno per lui, e più per lui che per
me che si fanno queste spese.
Mi piacerebbe sapere di quando in quando come Luzio si comporta e se è
perseverante.
Ho preparato i paoli 31 - 30 con gli altri paoli 3, ma li manderò alla prima
occasione.
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Soffioni: suggeritori.
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Poiché Vostra Signoria mi assicura che gli atti di Lipsia ristretti sono buoni e
mancanti solo delle parti Legali e Teologiche, li prenderò, perché dei legali sono
stufo e dei Teologici ne possiedo abbastanza, ne avevo prima, mi sono arrivati
anche i Pichi Mirandolani; quando avrò il Petavio basterà, ma una tale spesa la
farò con il resto della spesa della futura fiera di Senigallia.
E con tutto l’ossequio di queste mie donne, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 26 aprile 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 82
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
3 maggio 1752
Il sig. Salomoni giunse qui lunedì dopo pranzo ed è ancora qui in casa mia dove
gli si fa buona cera e credo che non partirà neppure oggi, essendo il tempo un po’
piovoso. Mi ha portato il Bertoldo in tre tometti e subito con questo mio
carissimo amico ho parlato confidenzialmente, l’ho trovato molto erudito e con
note non solamente al veneziano ma anche al toscano parlare e ho fatto un
profondissimo inchino a quei grandi uomini che lo hanno composto.
Vostra Signoria su di ciò mi darà la celia ma io me la prendo in pace. Non era
dovere caricare quel povero uomo con tanti libri che mi verranno a tempo. Gli ho
già consegnati i denari.
Mi provvederò degli atti di Lipsia compendiati a suo tempo, ma li vorrei rilegati
pagandoli quel tanto di più, perché è una vera miseria tenere questi libri legati
alla rustica senza avere chi me li possa rilegare. Si può sapere quanto costa il
Petavio.
Sono contento che Luzio si comporti bene e contento che si eserciti nelle
accademie. Il sig. Salomoni la riverisce ed io, con tutti di casa, mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 3 maggio 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
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Lodovico Franciolini
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Lettera n. 83
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
28 maggio 1752
Sono contento che Luzio, figliolo mio, abbia pagato a Vostra Signoria i denari
promessi per i libri. Qua le cedole77 hanno sempre corso, ma dopo la condanna
degli zecchini calanti hanno un credito mirabilissimo, tanto che il tesoriere dà
per esse [cedole] zecchini traboccanti. Se non va bene così presso di voi,
manderò un’altra volta tanti zecchini. Del Petavio sono già capace, ma dei libri
De Doctrina temporum non ne ho cognizione e non so di che cosa trattino. Ma
varrebbero quasi 16 scudi e con altri 14 per gli atti di Lipsia farebbero trenta,
alla qual spesa non posso per ora determinarmi, essendo ora sotto gravi
dispendi. E con tutto il rispetto d’ogniuno di questa sua casa, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 28 maggio 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 84
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
4 giugno 1752
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Cedole: documenti di pagamento.
89
Se a Rimini [costì], le cedole non hanno valore, come qui dove non possono
ricasarsi e non se ne può pretendere agio, io in avvenire manderò zecchini di
peso, essendo mio dovere restituire, a chi importa, quella moneta che più piace.
Non ero riuscito a capire che anche l’opera De Doctrina temporum fosse del
Petavio, così non passerà molto tempo perché chiederò a Vostra Signoria di
provvedermi di ambedue le opere con i ristretti degli atti di Lipsia.
Ha già comunicato la di lei [lettera] all’abate Vitali intorno a suoi libri con che,
inchinandola per parte di mia moglie e figlie, rimango al solito.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 4 giugno 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 85
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
3 settembre 1752
Ho ricevuto la compitissima lettera di Vostra Signoria riguardante il gradimento
di Vostra Signoria di una nostra piccola dimostrazione.78 Pareva che non dovesse
esserci risposta. Il dottore Lami ha mandato altri quattro tomi delle Novelle
letterarie che potrà far consegnare al sig. Giobatta, il quale provvederà a
mandarmeli con altri libri.
Luzio ha fatto un giretto con l’abate Vitali e ha trovato tre lapidi sepolcrali che,
siccome sono fatte con diligenza, si pensano inedite. Le manderà a Vostra
Signoria dopo che le avrà ripulite.
Intanto, il medesimo Luzietto, la signora con tutti di casa la riveriscono e io, pieno
d’ossequio, mi sottoscrivo.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 3 settembre 1752
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
78
Dimostrazione: forse, un dono da parte di Lodovico.
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ANNO 1753 – LETTERE 4
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Lettera n. 86
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
14 febbrajo 1753
Ho ricevuto il libretto fatto nella monacazione della Bonavegni e ô ammirate le
giuste lodi date alla virtù di Sua Signoria dal dotto poeta ma io non posso scrivere
troppo a causa di una flusione agli occhi. La ringrazio però per quanto posso di
tal finezza.
Devo componere una canzoncina nel punto della pazzia, vorrei che medicamente e
anatomicamente mi dicesse come uno nasca o si faccia pazzo e in quante forme
uno possa esser pazzo, cioè furioso o in altra maniera, e se vi sono medicamenti da
guarirli e citarmi tre o quattro autori moderni, ma la cosa vorrebbe essere a posta
corrente, gli porgo gli ossequj di tutti di casa e, con tutta stima, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 14 febbraio 1753
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 87
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
4 settembre 1753
Sono stato due mesi ad Ancona per dirimere una questione di pingue eredità di
circa 110 mila scudi, ma non se n’è fatto niente e neppure si potrà risolvere fino
a quando i concorrenti non si insanguinino collo spendere. In questi due mesi,
sono tornato a casa una prima volta e ho trovato ammalata la moglie di
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emorroidi, molto ammalata perché quella parte si era apostemata79 e nessuno se
n’era accorto; Dio volle che da sé l’apostema venne a capo [e] si franse e ne
successe la guarigione.
La seconda volta che feci ritorno a casa, si ammalò Luzio di un ristagno, ossia
coagulo, e anche in questo caso non venne riconosciuto e non venne fatta alcuna
operazione. Nel quarto giorno [di malattia], comparendo sangue dal naso, gli
venne fatto un salasso, replicato poi tre volte, vennero fatti dei lavaggi, dati dei
sudoriferi, e attuati altri rimedi, fino a quando, nel 14° giorno, Luzio fu senza
febbre; oggi è in convalescenza, dorme e mangia con gusto e domani andrà a
messa. Ora gli resta una pesantezza di testa, non continua ma succedanea e per
circa un’ora, dalla qual cosa se ne vorrebbe liberare, ma i medici non ci fanno
caso dicendo che ciò è causa della convalescenza e del letto. Luzio, però, dice che
di questa specie di male soffriva anche prima di ammalarsi e, perciò, prego
Vostra Signoria di scrivergli qualcosa in proposito.
Questi sono i motivi dell’interruzione del carteggio con Vostra Signoria.
L’abate Vitali a quest’ora dovrebbe essersi fatto vedere a Rimini e anche in casa
non si hanno sue notizie.
Raccomanderò il dottor Giovanni Battista Giri, maestro di belle lettere, per la
condotta di Monte Alboddo, ma non so cosa ne ricaverò perché colà non ho gran
conoscenza.
Sono imbrogliato per isbaglio nello scrivere.
La supplico dei qui acclusi libbri ed inchinandola da parte di tutti di casa, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
[Jesi, 4 settembre 1753]
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 88
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
12 settembre 1753
Apostemata: ascessualizzata. Ascesso o apostema: raccolta circoscritta di pus in una cavità
neoformata.
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O veda Vostra Signoria quante capoccierie feci io, scrissi senza data ed al rovescio,
m’avevano impazzito la quantità di lettere le quali dovetti scrivere in
quell’ordinario, sì per rispondere alle ar( r)etrate sì per mandare indirizzi per
quella causa che non si accomoderà mai, mentre sonosi cacciati dentro Vescovi e
Cardinali, privi affatto della facoltà legale, che vogliono perciò decidere
coll’autorità delle dignità loro, onde hanno coartato me a far prendere possesso di
tutto, ed ora poi strillano alle stelle contro di me ma invano giacché Roma mi ha
tutto approvato.
Luzio va di bene in meglio anche se non acquista ancora forza nelle braccia e
nelle gambe; ora la testa sta bene, mi prevalerò dello scritto mitridato80 e [....]
bianco alle occasioni insistendo per ora che si be(vv)a dell’acqua e la ringrazio
dell’avviso.
L’abate Vitali ha scritto ieri da Mondaino dicendo di non volere venire qui se non
quando saprà che si fa una bella festa per S. Nicola.
Il medico di Monte Alboddo ebbe la conferma, anche solo per pochi voti, per cui
quella condotta per ora non è vacante, ma starò in attenzione per servire Vostra
Signoria.
Mi spiace assai non poter avere alcun libro tra quello annotati in quella
cartuccia, quando li desideravo tutti efficacemente, mi raccomando su di ciò alla
Sua grazia e cogli ossequi di Luzio, della signora e di tutte queste ragazze, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 12 settembre 1753
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 89
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
11 novembre 1753
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Mitridato: antidoto contro i veleni.
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Non è stato possibile rispondere prima alla compitissima lettera del 1° di Vostra
Signoria, prima di tutto perché l’ebbi alcuni giorni dopo, in quanto mi trovavo ad
Ancona, e secondariamente perché mi trovavo impegnato tra i bollori di quella
gran lite, che si è ricomposta con una transazione che sapeva più di spoglio
violento che di transazione, cosa che lo mi sbalordito non poco. Le circostanze in
cui mi trovavo non mi facevano sperare di meglio: un cardinale impegnatissimo,
tre prelati adulatori, un paese intero tutto contrario, i parenti della vedova nemici
capitali; la vedova principale avida di prender presto, credula a suoi avversari,
diffidente a suoi difensori, timorosa di dover spendere, sorpresa dalle lunghezze
della lite, per un piatto di lente81 rinunciò la primogenitura, sovverchiata dalla
prepotenza, che fino gli negò la mia unica assistenza. Esigette 20.000 scudi liberi,
argenti, ori e gioie dell’eredità, 200 scudi e l’uso della casa del defunto per tutta
la vita natural durante, rinunciando così ad altri 45.000 scudi che assolutamente
poteva pretendere, giacché ne aveva chiarissime le decisioni.
Io farò rimanere paoli 9,20 spesi nella provvista di libri per me, per gli associati,
per l’abate Vitali e per Luzio e attenderò le altre provviste.
L’argomento del ritorno di Luzio è per me fatale e mi vergogno dover discorrere
su di esso. Io sono costantissimo nel volerlo rimandare costì [Rimini], ma la
madre e le sorelle, sorrette da zelantissimi satrapi, si oppongono con mille
ragioni, in particolare con quella che Luzio sarebbe necessario nel contribuire
all’accasamento delle sorelle, per informarsi delle cose domestiche e perché egli
è solo. Non posso resistere ad una tal piena se non lascio sfogare il suo impeto
col tempo, facendo raddolcire le cose con la mia flemma e coll’ottenere con
questa il mio intento, bisognandomi far così per prendere colle buone il ragazzo
che, come è naturale, ama le carezze de’ suoi e che da quanto gli si suggerisce,
comincia a concepire avversione al ritorno.
La madre, le figlie e il figliolo riveriscono Vostra Signoria Ill.ma ed io con tutta
stima e rispetto, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi,11 novembre 1753
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lente: lenticchie.
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ANNO 1754 – LETTERE 12
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Lettera n. 90
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
16 gennaio 1754
Un Cavaliere parente della mia consorte di 51 anni, di temperamento adusto82 e
maliconico, aflatuoso83, doppo che pareva che la sua natura volesse espellere i suoi
umori cattivi per le moroidi, le quali già si erano gonfie e quasi rotte, si vidde privo
di questo beneficio ed invece di goder questo, si trova fin da tre anni in qua
soggettato ad una orina virulenta, la quale lascia o nella verga o nella vescica, un
brugiore tal volta e, tal volta, un molesto prurito di tornare ad orinare; questi mali
però non sono d’ogni dì, ma vanno e vengono lasciando in pace i(n) mesi interi il
paziente, e si può dire tutta la (e)state, essendo più frequenti e contumaci
nell’inverno, nel qual tempo trova giovamento dallo stare in casa ben caldo.
Le orine però non si sono mai soppresse orinando ogni dì sufficientemente, come
neppure si sente dolore, né peso nelle reni né ha fatta mai renella più della
quantità, che di quando in quando si suol fare da ogni sano, sentesi bensì qualche
peso nella vescica ancor quando le orine sono buone, ma questo svanisce, orinato
che abbia, e per lo più si risolve in un flato, che gli torna allo stomaco, è soggetto
questo signore ai flati, e ciò gli fa abborrire le minestre e le bibibite (sic!) che pare
asolutamente che farebbero a lui molto bene, perché dice egli che tali minestre e
bibite pare che gli allaghino lo stomaco, onde mangia asciutto; fuor del suddetto
malore, il paziente non è soggetto ad altro male, dorme, mangia e beve
competentemente senza disordinare, sta sempre senza febre e sta forte, solo che
secondo il solito degli ipocondriaci apprende molto questo male, per il quale [per]
mezzo mio desidera da Vostra Signoria qualche buona nuova, regola o rimedio,
conforme io instantemente la supplico, persuadendomi che un tal male non derivi
da rottura di vasi né da stranguria84.
Io ho soltanto tre tomi del Muratori Antichità d’Italia Medii Aevi e soli tre del Pagi
Istoriae de’Pontefici; vorrei compiere questi corpi.
Adusto: asciutto.
Aflatuoso: pieno di afflati.
84 Stranguria: emissione difficoltosa e intermittente dell’urina, spesso a gocce, durante la
minzione.
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La signora, queste figliole e Luzio la riveriscono infinitamente ed io, col solito
rispetto, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 16 [gennaio] del 1754
Il suddetto cavaliere non è soccombito mai a mali venerei.
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 91
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
2 marzo 1754
Ieri mi sono giunti a salvamento i libri che Vostra Signoria aveva spedito al
Gavelli; chiederei due cose: la prima se il duplicato dell’Iliade e dell’Odissea di
Omero sia stato posto a debito mio, per poterli esigere dall’abate Vitali, oppure
questi ne resti debitore a Vostra Signoria, in modo che, oltre i 48 giuli85 che Ella
deve avere ancora da me, possa essere rimborsato da quei due libri dall’abate
Vitali; in ogni caso, sarà bene che io di questi due libri ne conosca l’importo.
L’altra cosa da sapere è: se con i tre ultimi tomi del Pagi, io ho sei tomi, l’ultimo
papa Gregorio XIII, per cui credo che il Pagi abbia proseguito e, di conseguenza,
gli altri due tomi dei quali mi ha provvisto il p. Banditi, siano il settimo e l’ottavo,
non duplicati, perché in questo ultimo caso sarebbero per me superflui e
potrebbe essere un favore darli a qualcuno che non li avesse. Aspetto di sapere
quanto devo a padre Banditi e al sig. Giobatta Angelini, per fare tutta una
cambiale, in cui accludere anche i suoi paoli 48, per non infastidire tanto la
gente.
Frattanto ringrazio Lei di tanto incommodo, gli presento gli ossequi di tutti di
casa, specialmente di Luzio, e con tutto ossequio mi pregio.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 2 marzo 1754
D(ivotissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
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Giuli equivalenti ai paoli.
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Lodovico Franciolini
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Lettera n. 92
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
6 marzo 1754
Con la posta ordinaria scorsa avevo fatto sapere a Vostra Signoria di avere
ricevuto i noti libri dal Gavelli, ho ringraziato Vostra Signoria della Sua bontà e lo
faccio di nuovo e dissi che quando avrei conosciuto il debito che ho con il sig.
Angelini e con padre Banditi, avrei scritto tutta una lettera cambiale e
rimborsando dei 48 paoli e della spesa di cassetta, cerata ed altro che Vostra
Signoria mi dirà.
Il medico oppresso da accidente fu il Silenzi, ma dicono non fosse un accidente
ma un impeto di sangue di cui abbondava; di fatto bisogna che sia così perché è
guarito discorrendo bene e facendo puntualmente le sue visite, sicché Vostra
Signoria vede bene che per ora io non sono al caso di servirla. Resterò tuttavia in
attenzione, perché se il detto medico volesse scaricarsi di fatica facendo un
coadiutore, io ne darò ragguaglio e col pieno ossequio di tutti, e specialmente di
Luzio, con tutto rispetto mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 6 marzo 1754
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 93
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
10 luglio 1754
Sento dall’abate Vitali che Vostra Signoria sta per fare un dilettevole viaggio per
la Toscana, me ne rallegrerei infinitamente se la ragione della sua gita me lo
permettesse, - sicché mi riservo di congratularmi allorché sentirò che tale gita
sarà stata di giovamento per la di Lei salute, - quando nella somma che mandai
97
per il sig. Graziosi al sig. Giobatta Angelini non siano stati inclusi i 33 paoli dei
quali Ella parla nella lettera al sig. abate Vitali, io non mancherò di consegnarli al
Berzanti.
Se in Toscana pensasse di trovare qualche buon libro per me, lo prenda; sa che
vado leggendo di tutto, ma che sia buono ed erudito.
L’invidio della buona conversazione che godrà del sig. dottore Lami, oh mi ci
potessi trovare ancora io! Mi riverisca almeno infinitamente quell’insigne signore e
con tutto rispetto mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 10 luglio 1754
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 94 (trascritta)
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
3 agosto 1754
In data di Pisa 26 scaduto, ricevo una di Lei obligantissima che mi dà conto di
avere ricevuta una mia che scrissi a V.S. Ill.ma in Rimino e mi ragguaglia le allegrie
e villegiature godute insieme a cotesto Sig.re dottore Lami celebrat(issimo)
letterato, che io venero al maggior segno, ed insieme con altri ragguardevoli
soggetti della Corte, specialmente del Sig.r conte di Bichecourt , e del Sig.r Uditore
fiscale, primi luminari di cotesto Stato, mediante i quali Sig.ri di sommo rispetto,
Ella gode e la magnificenza, l’alegria e l’utilità di quei bagni.
Starò attendendo qualche buona provista di buoni libri per me, per rimborsarla
subito, come feci per mezzo del Sig.re Berzanti, di ciò che Ella avanzava.
Se a V.S. Ill.ma non riesce trovare proporzionato emolamento86 al suo
merito, mi procuri la restituzione della Franciolina di Sinigaglia, che ce la
godremo insieme e staremo vicini. Io non so come il Duca d’Urbino se
l’avesse da Franciolino Franciolini, uom valoroso che morì doppo
86
Emolamento: emolumento, giovamento riferito, forse, al giovamento dei bagni termali.
98
combattuto e vinto in steccato, e che quel Duca bramava col titolo di
“strenuo mio Amico Carissimo”87.
Luzio la riverisce, attende ancora al greco coll’Abbate Vitali, ed alla geometria, ha
molta inclinazione alla meccanica ed io attendo alla professione di opere.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 3 agosto 1754
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 9588
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
2 ottobre 1754
Sono contento del suo felicissimo ritorno in Patria e tanto più ne godo in quanto
lo intendo seguìto con la totale guarigione di Vostra Signoria, robustezza e
ringiovenimento. Mi dispiace essere costretto a darle una seccatura. Doppo
qualche assidua applicazione fatta questa estate, la mattina di buon’ora dietro
certi caratteri antichi e sbiaditi, incominciò a non servirmi più nessuna sorta di
occhiali ma a nascermi negli occhi una certa nebbia che m’impedisce il conoscer di
subito gli oggetti che mi si rappresentano.
Fu stimata gruosa89 flussione, onde fu prescritta a( c)qua rosa canforata di Tuzia,
ricevere il fumo del caffè e l’aura di spiritod’antimonio, fu proseguito con i pediluvj
e con rifrecazioni alla schiena. Ma perché [poiché] indarno furono applicate le
cappe tagliate e dopo d’aver presi molti brodi alterati con erbe cefaliche e alcune
pillole parimenti cefaliche, che operavono, fu venuto alle mignatte, che non hanno
fatto altro che dilatare la flussione per tutta l’orecchia, che causava non solamente
del froscìo e delle dolorose punture fino alla glandola parotide ma anche
enfiagione, ciocché è restato moderato di molto dal far spruzzare nell’orecchio il
latte di donna, ma gli occhi sono rimasti i medesimi, sicché i medici erano risoluti
Le virgolette “ ...” sono state aggiunte nella trascrizione, mentre le maiuscole iniziali sono
nel testo della lettera.
88 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
89 Gruosa: forse grumosa.
87
99
farmi prendere i decotti di vipera, ma poiché io avendo letto in qualche moderno
[libro] che questi decotti per esperienza si sono scoperti non omogenei a
temperamenti biliosi come il mio e perché si è scoperto il mio sangue assai fervido
sebbene un po’ viscoso e consistente, ho avuto ed ho a tali decotti tutta la
ripugnanza, non avendoli voluti prendere neppure per ordine del dottor Barbetta,
che me li prescrisse una volta per farmi tornare il perduto sudore ai piedi e a ria(
c)quistare qualche altro perduto beneficio, argomentando da ciò che la vipera
fosse medicamento violento piuttosto che naturale. Sicché questi signori
vorrebbero commutare il decotto con un distillato di siero di vacca, vipera,
salvapastiglia (?) e salsoficasso (?)90 ed in caso di non giovamento applicare alla
cupizza un vessicante a cui parimente ripugno.
Ricorro, dunque, alla bontà di Vostra Signoria perché si degni dirmi il suo vero
sentimento sui suddetti medicamenti usati e non usati e perché si degni allo
stesso modo prescrivermi quelli che Ella giudicasse più proficui per me, con
l’avvertimento che la flussione ora si è sciolta, assai fruttanto il naso, che prima
stava occluso in maniera che non potevo respirare, e anche le fauci.
Perdoni un tale incommodo e, con tutto rispetto, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 2 ottobre 1754
Il segretario91, e suo discepolo, anche esso si rallegra del di Lei felicissimo ritorno e
della ottima salute che senza dire abbia riportato dalla Toscana.
Lo prega voler riverire tutti i condiscepoli e le rinuova la sua debbole servitù unita
agli ossequiosi rispetti del sig. dottor Bordiga.
Mi vanno lacrimando ancora gli occhi, ma ancora non si può leggere né scrivere
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o
Lodovico Franciolini 92
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Lettera n. 96 (trascritta) 93
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
Salsoficasso: forse unione di due voci salso-fico (ficasso; suffisso dal latino –ficere=fare, che
fa bene) cioè qualcosa di salso-benefico.
91 Allude a Luzio.
92 Quest’ultima frase e la firma sono di mano di Lodovico Franciolini.
93 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
90
100
9 ottobre 1754
In questa rispondo a due sue, alla prima mi convien dire [di] riconoscere il mio
debito di baj94 15 per saldo dell’improntato da V.S. Ill.ma per me, che unirò a quel
tanto [che] dovrò per le due copie del terzo tomo del James, una per il Sig.re Mar.e
Ripanti, che sta fuori, e l’altra per me.
Intorno alla Franciolina io scorpì95 per ischerzo, con tutto che per davvero il
Duca d’Urbino la rubbasse a Franciolino Franciolini, “suo stenuo amico”
come egli il Duca scrive ad esso Franciolini, con tutto ciò io dovrò attenermi
a quel detto Ne litiges cum Potentiore.
Per la seconda, devo infinitamente ringraziare V.S. Ill.ma per la parte che si prende
del mio male e per gli opportuni rimedj che mi propone, i quali porrò
pontualmente in opera facendomi solamente ribrezzo quel setaceo96 al collo e quel
cauterio al braccio. Io mi gettai le coppette tagliate sulle spalle e le mignatte alle
norici97, e presi di quel distillato, che gli descrissi, otto giorni continui, mezza libra
la mattina e mezza la sera, ma il mio male è stato ed è sempre quello, anzi la
flussione degli occhi si è andata ora aggravando, ed ora rimettendosi nello stato
primiero senza migliorar mai.
L’orecchia sì che ha migliorato non essendo più gonfie le glandole parotidi, non
dolendomi più le gengive, né sentendo più nell’orecchia medesima quelle
tormentose punture. Solamente, è rimasto un continuo soffiare e, di quando in
quando, un certo froscìo come d’una cosa che bolla. Mi sbagliai nel nominar
l’antimonio, l’aura che prendevo sugli occhi era di spirito di sal amoniaco. Oggi
prendo la lapsia98 e dimane mi caverò sangue dal braccio. Mi stimo che il prender
aria, e specialmente se dovessi andare di qui a Recanati, mi farebbe male, onde me
ne asterrò e pieno di ringraziamenti, rispetto ed ossequio, mi dico
immutabilmente.
Novamente il segretario99 le ritorna i suoi ossequiosi rispetti ed anche egli la
ringrazia della bontà che ha avuto in suggerire i rimedj più proficuj a suo padre, e
umilmente egli ancora le se protesta.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Baj: bajocco/bajocchi, moneta di rame in uso negli Stati pontifici fino al 1866.
Scorpì: scoprii.
96 Setaceo: forse sta per “cetaceo”.
97 Norici: narici.
98 Lapsia: pianta medica.
99 Allude a Luzio che scrive al posto suo.
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101
Jesi, 9 ottobre 1754
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 97100
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
12 e 16 ottobre 1754
Incominciai fin da giovedì prossimo passato dal salassarmi nel braccio sinistro,
come prossimo all’orecchia, dove ebbi la grave flussione e dove oggi è rimasto quel
continuo soffiare; all’apri( r)si della vena diè fuori un zampillo spirotissimo101 e poi
subito si fermò, il sangue s’ingrumò lasciando intorno intorno alla ferita una
buona lividura, senza vi fosse caso che potesse uscirne altro sangue. Fu dunque
d’uopo venire ad altra ferita e a forza di battere leggiermente il braccio e muovere
spesso le dita, dopo lungo tempo riuscì avere una libra di sangue, il quale sangue
riuscì viscido, poliposo, nero, formandosi sopra una grossa cotenna, e fu
assimigliato102 dai proffessori a quel sangue che si vuol cavare a quelli che
patiscono di pleuritide; sicché vorrebero i professori che io un’altra volta mi
salassassi. Io senza il consenso di Vostra Signoria non voglio fare niente, dunque,
che ne dice Ella? Quel suo collirio vuol fare ottimamente e pare che la nebbia
degli occhi si vada dileguando. Cosa curiosa! Con un pajo d’occhialacci da spazzio
leggo il di Lei carattere e con gli occhiali ben fatti non posso leggere lo stampato.
Questa mattina ho preso il decotto prescrittomi da Vostra Signoria e lo seguirò
fino ai 40 con tutte le buone regole. Con attenzione dalle sue grazie e de’ suoi
comandi vivo, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 12 ottobre 1754
P.S. adì 16 detto
Questa lettera fu scritta nell’ordinario scorso ma non fu né sigillata né impostata,
Siché a questa medesima mi riporto. Accuso la di Lei dei 13, alla quale non ho che
Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
Spirotissimo: a forma di spirale.
102 Assimigliato: paragonato.
100
101
102
aggiungere solo che la mia flussione è tornata al suo solito, anzi la nuvola è
piuttosto cresciuta e gli occhi divengono più lipposi, siché il collirio non giova né
noce, né più leggo il carattere di Vostra Signoria, alla luce del sole mi sono accorto
che leggevo bene e ciò scoprij per accidente, ma capisco che il gran lume mi noce.
Questo è quanto devo a Vostra Signoria Ill.ma e con il segretario103 con tutto
rispetto mi dico.
Di(votissimo)mo Ob(bligatissi)mo S(ervito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 98104
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(ad)rone Col(endissi)mo
6 novembre 1754
Sabato prossimo passato mi posi quei cerot(t)i dietro l’orecchio nell’osso pietroso,
la domenica avevano già vescicato, fu tagliato intorno intorno la pelle della vescica
e poi lo ho rimesso sopra l’istessi cerot(t)i che per un buon quarto d’ora mi fecero
gridare alle stelle, ma poi si mitigò il dolore, li soffersi sino a vespro, ma di poi
cominciai a smaniare più che prima e mi parea di morire, onde chiamato il
chirurgo me li fece levare e medicare le piaghe con l’unguento digestivo e
brancie105 di cavolo ed ancor oggi seguitano a fruttare, ma si crede che durerà
poco, onde vado pensando applicar novamente detti cerot(t)i, il nome solo de’ quali
mi fa terrore. Io credevo che questi cerotti lavorassero a poco a poco e non
facessero come i veri vescivanti, ma ho sperimentato diversamente, anzi ho
saputo di certo che la pasta dei cerotti è la stessa dei vescicanti; vogliamo dire,
che qua non si sappia, cosa si voglia dire con cerotto vescicatojo? Se mai fosse
così, supplico la bontà di Vostra Signoria volermi accennare come vadano
veramente fatti. Io sto come al solito, qualche giorno sto peggio, qualche altro
giorno sto meglio, oggi è dei giorni peggiori, perché è comparsa nelle pupille
qualche vena di sangue da settimane non più veduta; gli occhi sono umidi e
Allude a Luzio.
Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
105 Brancie: rami, arbusti.
103
104
103
lippofessi106 senza però dolore, prurito o incendio di sorte alcuna. Io l’avrò
disturbata tutto il dì con questi racconti, ma la bontà di Vostra Signoria è molto
grande per me, onde in Lei confido e con gli ossequj di tutti di casa, ma
specialmente di Luzio mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 6 novembre 1754
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o
Lodovico Franciolini107
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Lettera n. 99108
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
9 novembre 1754
Mi dò l’onore di dire a Vostra Signoria in risposta della di Lei obbligantissima
[lettera], data alli sette del corrente [mese], che io regolo la mia cura
pontualmente sulla norma da Lei prescrittami, in virtù della quale ho già presi 30
decotti, rimanendomi soli dieci, e questi tutti colla mezza vipera. Otto giorni sono
mi posi i cerotti vescicatorj i quali ànno fruttato presso che bene, ma oramai pare
vogliono prosciugarsi, giacché non sono stati medicati che con foglia di cavolo
lastricata con unguento digestivo, sicché il medico vorrebbe rinovarmegli con
maritare la pasta de’ vescicatorj con cerot(t)o di bettonica109, ma siccome sopra di
ciò ne scrissi a Vostra Signoria nell’ordinario scorso, così senza di Lei non voglio
innovare cosa veruna. Due giorni sono la flussione peggiorò, crebbe la nebbia e
vennero gli occhi lipposi e lagrimosi; ma jeri ritornaro(no) le cose al solito ed oggi
mi son trovato un meglio del solito ed adopro ogni dì il consaputo collirio. Per
l’obbedienza del corpo non ha bisognato cassia110, né lavativi; sono andato sempre
sciolto, due o tre volte al giorno, ed oggi dieci o dodici con istupore del medico,
Lippo: cisposo.
Sottoscrizione di Lodovico Franciolini.
108 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
109 Bettonica: pianta erbacea perenne delle Labiate con fiori rosa riuniti in spiga e foglie dalle
nervature molto marcate (Betonica officinalis).
110 Cassia:genere delle Papilionacee comprendente piante non spinose, erbacee, arbustive o
arboree con foglie alterne e fiori gialli in grappoli; la polpa della cassia è dotata di blanda
azione purgativa.
106
107
104
mentre io non avendo data causa, attribuisce egli quest’effetto alli decotti che sono
un po’ dolci e che prendo caldi, stando dopo presi qualche ora in letto.
La pregai di mandare quei tre libri a padre Banditi, perché li unisse agli altri che
da qualche tempo deve mandarmi, ma se il suddetto padre sta in campagna non
troverà certamente, dopo il ritorno in città, occasione opportuna e rinnovando a
Vostra Signoria gli ossequj di tutta la casa e specialmente di Lucio e dell’abate
Vitali, con piena stima mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 9 novembre 1754
Div(otissimo)mo ed Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re v(er)o
Lodovico Franciolini111
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Lettera n. 100112
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
4 dicembre 1754
Rendendo conto come devo a Vostra Signoria della mia purga, a profitto devo
dire che ho già finito i decotti, che ho bevuta sempre quell’acqua fatta con
rimasugli dei medi[ci], che ho portato vescicatoj 22 giorni e di averli rinnovati
tre volte. E che ho rispettato l’ottima regola. Il miglioramento ottenuto consiste
nel poter ora leggere e scrivere un poco, ma però con gli occhiali non più d’un
palmo, e quelli tanto più mi fanno bene quanto più luce del giorno e
specialmente con questo lustro della neve. Indizio certo ed evidente che i miei
raggi siano sparsi e che vi sia bisogno d’un pajo d’occhiali che li vendono. Bene è
vero che sebbene continuamente gli occhi stanno affaticati s’inumidiscono non
poco, allorché io volessi leggere o scrivere qualche tempo, sicché mi vien
riguardato a non fare. In questo stato di cose e in questi tempi così freddi, penso,
quando Vostra Signoria lo permetta, di prendermi un po’ di vacanza e di non
usare altri rimedj, se non nel caso mi sentissi peggiorare, e di vivere con somma
regola lontano dal prender aria.
111
112
Sottoscrizione di Lodovico Franciolini.
Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
105
In questi giorni, quel pochissimo che ho letto è stato Antonio Lazzaro Moro De
Crostacei. In questa occasione ho trovato che un tal libro a libro 1, cap. IX pag. 47
salta di peso, senza finir questo capitolo, al mezzo del capitolo decimo, ed alla
pagina 57, sicché mancano quattro carte, e nel detto libro 1, cap. XV salta senza
finire questo, al capitolo XVII e dalla pag. 80 alla 89, sicché mancano qui altre
quattro carte e fattasi diligenza carta per carta sino a tutto il libro, non si sono
trovate posposte dette otto carte, sicché sono queste veramente mancanti e
rendono imperfetto il detto libro stampato in Venezia 1740 per Stefano Monti.
Il libro è nuovo mai tocco, se non ora, onde crederei potersi facilmente barattare
oppure farsi dare dallo stampatore i fogli mancanti, una delle quali cose
desidererei ardentemente e, con ossequio universale di tutti di casa, mi confermo
al solito.
Luzio Franciolini, segretario, anche egli con tutto rispetto e stima umilmente
s’inchina unitamente al sig. abbate Vitali, qui presente.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 4 dicembre 1754
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini113
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Lettera n. 101
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
31 dicembre 1754
D. Josepho de Honoratij Confaloniero proponente et me concionante, domenica
prossima passata 29 spirante fu eletto in Segretario di questo pubblico il sig.
Cesare Torri. Le cose andarono assai spinose, molto dovetti faticare, ma poi
l’elezione fu gloriosa, giacché di sessantatre il mio consulto riportò quarantanove
voti favorevoli. Vostra Signoria avrà a quest’ora sentita la nuova, giacché ora e
non prima sento che è stato spedito a Ravenna il messo, quando alle venti circa
era risoluto il Magistrato a non spedirlo, ma bensì a scrivere per posta, giacché
fino a quell’ora vi fu da lavorare contro un cattabrighe, che solo voleva impedire
113
Sottoscrizione di Lodovico Franciolini.
106
l’esecuzione del Consiglio. Mi dispiace avere perduta tale occasione per mandare
il dovuto denaro sia a Vostra Signoria sia a padre Banditi, ma la fiera di Recanati
spero mi porgerà qualche opportuna occasione. Gli occhi non possono resistere a
questa folta e greve nebbia, onde io non gli stanco, ma con tutti gli ossequj di tutti
rimango.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, ultimo del 1754
Di(votissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
107
ANNO 1755 – LETTERE 4
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Lettera n. 102
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
8 marzo 1755
Se non scrivo molto (è) perché gli occhi miei reggono poco e quel poco non vuol
essere stancato, diversamente subito lacrimano e non si può avere sempre al
comando chi scrive per me, giacché Luzio sta intorno ad una macchina elettrica,
ad due cose esperimentali, oltre il voler fare un epigramma greco per la Madonna
dei sette dolori.
Ho mandato 25 paoli perché così contava una nota di Vostra Signoria nella quale
Ella prese abbaglio e ora manderò i 38 paoli.
L’altro ieri ho ricevuto i libri e i fogli dal p. Banditi e non essendo giornata di
posta non ha potuto darne avviso. Se potesse mandare a p. Banditi gli altri due
[tomi] del James, lo gradirò.
La causa Torri fu portata dalla Parte in Consulta [perché] la facessimo rimettere al
Pien Governo; si voleva andare per ora avanti col solo [numero] legittimo della
medesima e noi volessimo andare per sbrigarla, unica resoluzione in
congregazione piena. Il Governatore stentò ad informare, poi informò contro, e per
questo sono andate a lungo le cose. Ma la causa è stata risoluta stamattina e per
mercoledì si spera di avere buonissime nuove ed io le parteciparò a Vostra Signoria
Ill.ma subito. Questo Governatore stamane va via e viene Baldassini di Pesaro e
già questa non è una cattiva notizia, sebbene vada in un altro Governo e non a
sedere come Rasponi di Ravenna, che è stato indotto a rinunciare per
convenienza, come dicevo a Vostra Signoria il 6 marzo. E con i soliti saluti con
tutta stima rimango.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 8 marzo 1755
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
108
Lodovico Franciolini]114
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Lettera n. 103115
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
14 maggio 1755
Sento dall’abate Vitali che Vostra Signoria lamenta la mancanza di mie lettere e,
inoltre, di non averle fatto sapere di avere ricevuto il tomo del James, la
relazione delle Pitture riminesi e la risposta fatta al dott. Serra.
Ora ne faccio un riassunto e prego Vostra Signoria di scusarmi giacché io non
posso scrivere e non ho sempre il comodo di chi scrive per me.
La flussione degli occhi miei, che per lo passato parea costipata o ristagnata, oggi
mi si è sciolta e stemperata in un’acquetta che mi tiene sempre umidi gli occhi e
lacrimosi. Se questo sia buono sì o no io no capisco; so bene che vorrei fare una
purghetta, ma essendosi rinfrescata la stagione e resa piovosa, me la fa ritardare.
Se Vostra Signoria Ill.ma mi desse qualche regola e metodo per questa purga,
l’accetterei come un tesoro. Gli occhi con tutta la flussione non mi dolgono e non
sono sanguigni, non lipposi, ma solamente mi si appanna la vista e mi rende
nemico di certo splendore chiamato dagli Esini solustro
Se il sig. Torri fosse venuto da Vostra Signoria, me lo riverisca infinitamente e, con
tutto l’ossequio, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 14 maggio 1755
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini 116
Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di
saluto e la sottoscrizione.
115 Lettera scritta dal figlio Luzio sotto dettatura del padre.
116 Sottoscrizione di Lodovico Franciolini.
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Lettera n. 104
[Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
16 luglio 1755]117
Da tempo non ho potuto riverire Vostra Signoria con una lettera e lo faccio ora.
Luzio e la signora sono già iti a Sinigaglia; avranno consegnati al sig. Berzanti
zecchini 3, credo con questi aver saldati i nostri conti; se mai Vostra Signoria
avesse d’avere di più, me lo scriva perché rimetterò il residuo.
La flussione agli occhi si è sciolta in una lacrimazione soffribile. Con gli occhiali di
un’oncia leggo e scrivo. Non posso fare la purga, come ha saggiamente suggerito
Vostra Signoria, perché sudo troppo, mi riporterò all’autunno, e con il dovuto
ossequio, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 16 luglio 1755
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 105
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
19 novembre 1755
E’ giunto il tempo di rompere il lungo silenzio che non si addice a chi per un
quarto è divenuto paesano, cosicché con questa lettera mi rallegro della sua gita,
permanenza e ritorno, tutte cose felicemente accadute. Di poi gli dò parte come la
figliola, per se stessa sincerissima, mi dà continui rincontri e conferme del suo
ottimo stare e contento sommo che serve per ritrovarsi in cotesto paese [Rimini?] e
Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte superiore, mancano la formula di
saluto e la data iniziale.
117
110
molto più in quella casa da dove riceve continue rimostranze d’affetto e di
attenzione, ciò che modifica di molto il rammarico che m’assale per l’assenza d’una
figliola che non solamente fu la prima a divenir tata118, ma che di più per le sue
perfette qualità e molte prerogative, io era costretto, se volevo essere grato, (ad)
amarla di molto, il perché l’amo ancora e Dio sa come.
Questi medici strabiliano nel sentire bagni e bevute di vino puro. Prego Vostra
Signoria di indicarmi il passo d’Ippocrate in latino, non in greco, perché il latino
posso capirlo; e chiedo, inoltre, se con questo freddo potrò mettere in atto un
tale medicamento. I bagni, dicono costoro [i medici], indeboliscono, non avete
erezione, dunque siete debole, (e) dunque andate al bagno per le doglie, tanto più
che avere dei torpori nelle ginocchia e nelle cosce. Io rispondo che tali torpori
possono anche provenire da umori crassi provenienti dal non uso matrimoniale, i
quali possono sciogliersi e dissiparsi coi bagni. Meglio le ragioni hinc inde. Vostra
Signoria decida la causa, mi riverisca il sig. Piceni, il sig. Parotta e Salomoni, mi
voglia bene mentre io gliene voglio di molto e con gli ossequi di mia moglie e
figliolo, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 19 novembre 1755
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
118
Divenir tata: forse, diventare sorella maggiore.
111
ANNO 1756 – LETTERE 4
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Lettera n. 106
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
Primo aprile 1756
Il sig. Poggiarelli si è dimenticato di scrivere al sig. Berzanti perché consegnasse
a Vostra Signoria i 39 paoli ed io nell’ordinario [postale] scorso non ho fatto in
tempo a scrivere perché la posta appena arrivata è partita; spero che dopo
giuntagli questa mia lettera saranno pagati questi denari e così saranno
aggiustati i conti. Vede Ella come scrivo bene questa mattina, eppure giorni
addietro andavano molto male i miei occhi.
In Consiglio generale che si terrà domenica si leggerà la rinuncia di Silenzj,
appopletico recidivo, vacherà così questa medica condotta. Il Mazzacurati s’era
affacciato ed aveva presa tutta la città, ma poi d’improviso ebbe un crollo così fiero
che è affatto decaduto.
Il signore ci provveda con la grazia sua poiché per la provincia sonovi dei Gibbas
(?) e con tutto l’ossequio d’ogniuno di casa mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, primo aprile 1756
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 107
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
7 aprile 1756
112
Ho rincontri certi che Vostra Signoria Ill.ma possa avere, poco doppo scrittomi in
data dei 4 stante, i pauli trentanove dei quali gli vado debitore, onde ne sentirò la
verificazione.
Gli occhi vanno servendo, ma si fanno lacrimosi, faccia il Signore come non
peggiorassero119, camperei in questo stato altri 100 anni e come camperei
volentieri.
Che vuol fare allora? Il Mazzacurati va in predicamento e nelle comunità si dee
dire il fatto suo e poi, per non essere esoso, condiscendere ai più in quelle cose che
sono di nostro arbitrio. Quei che la intendono per il verso suo guardano i studj non
le condotte; ma questi sono pochi. Molti quei che s’attaccano alla molteplicità delle
stesse condotte senza badare a quanti ne sono stati mandati al Creatore. Fa
fracasso uno scolaro di Mazzacurati e chissà che non sia eletto; il miglior
requisito che egli porta è quello di essere uomo erudito. Il peggio è che fino ad
ora non abbiamo concorrenti e se domenica passata si proponeva di eleggere il
medico, si eleggeva uno di questi due; raccomandiamoci al Signore perché non si
faccia il peggiore e, con tutta la stima e rispetto da parte di tutti, mi dico.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 7 aprile 1756
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 108
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
25 aprile 1756
Ho ricevuta la dotta storia fatta da Vostra Signoria sopra l’orina cerulea, o sia
venerina; veramente è un caso strano, ma poi non il rende tale il doversi
assolutamente sospettare provenire la faccenda da qualche medicamento preso di
soppiatto; i malinconici sono ordinariamente amanti delle medicine e
particolarmente del lungo ricettario di Riverio antico, scartabellano tutto il dì libri
119
Faccia il Signore come non peggiorassero: faccia il Signore in modo che non peggiorino.
113
medici, onde dice il Redi che costoro sono come quei fanciulli che attendono al
n(u)otare che alla fin fine non altro imparano che d’affogarsi.
Io da giovane ho durato anni due o tre ore doppo pranzo a fare una solenne
orinata affatto farinacea; faceva un sedimento impalpabile, ma con tutto ciò non
desisteva l’orina dall’essere farinacea. Domandai in Roma di questa cosa a varj
medici, nessun mi disse mai la causa; solamente uno attribuì il fenomeno a
continenza, ero veramente continente, ma non per santità ma per paura di qualche
capocarro120. Quella volta usavano in Roma usavano i cristallini, i poronghesini121.
Conserverò tra le altre anche questa ultima sua operetta della quale infinitamente
la ringrazio e, con gli ossequj i tutti di casa, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 25 aprile 1756
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini]122
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Lettera n. 109
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
29 dicembre 1756
Rispondendo alla lettera di Vostra Signora del 26 scorso, posso dire che il sig.
dottore Fab(b)ri, per quel che ho saputo, ha già prodotto i suoi recapiti per poter
concorrere, ma non so se ci siano quelli inviolabili delle condotte, poiché siamo in
questa data necessità di non poter fare medico né quello dell’Imperatore, del Re di
Francia, e neppure quello del Papa, perché non ha fatte le condotte, (e) per questa
circostanza, dunque, e per non essere stato detto sig. Fabbri finora raccomandato
da veruno; e per essersi già i consiglieri fissati o nel dottore Mazzacurati o in un
tale Simonelli di Monte S. Vito, esercente in Matelica. Non so qual sorte potrà
correre detto sig. Fabbri e neppure quanto potrò io oprare in suo prò. Con tutto ciò,
Capocarro: letteralmente ufficiale a capo di una compagnia di carri.
Poronghesini: forse diminutivo di poro/i.
122 Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di
saluto e la sottoscrizione.
120
121
114
nell’uscire che farò di casa questa mattina, non mancherò di renderlo noto col
foglio alla mano di Vostra Signoria, che certamente farà più breccia di qualsivoglia
altra raccomandazione.
Se il sig. Paolo Rinaldi verrà, pagherò a lui i 39 paoli e riscuoterò i tomi del James
per mezzo di qualcuno dei mercanti che andrà in fiera a Recanati e con tutto
l’ossequio per parte di tutti di casa mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 29 dicembre 1756
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
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ANNO 1757 – LETTERE 3
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Lettera n. 110
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
10 gennaio 1757
Le nevi grandi, i venti e i freddi che hanno dileguato affan(n)o da quattro dì in qua
il commercio, desmetteranno questi nostri mercanti di portarsi in Recanati; farò
pagare al sig. Paolo Rinaldi i paoli 39 e farò riscotere da lui i tomi del James.
Il povero Fab(b)ri dubito che neppure sarà proposto per mancanza di ubicazioni
e sarebbe meno male così perché egli non avrebbe una stavata123. Il medico
Simonelli esercente alla Barbara, dico a Matelica, che concorre qua [a Iesi] per
avvicinarsi a Monte S. Vito, sua patria, avendo avuto da discutere su certe cose
parecchio con questo medico Ricci, tronfio, e pettoruto, bello ma che poco fa uscir
dalle catapecchie de’ nostri castelli e perciò ne sa poco assai, ha accresciuto
talmente ed infuocato il partito di Mazzacurati che si crede indubitato che sarà
eletto, giacché i fautori di Ricci non vogliono Simonelli suo rivale, che forse
potrebbe col tempo mettere in chiaro la mala elezione che si fece di questo
pesarese. Ma ci accorgiamo di più che non si vuole che venga uno che ne sappia
più del Ricci, perché essendosi affacciato, con i requisiti di anni 18 d’ubicazione,
di dissertazioni e consulti stampati, il dottore Valandrini124, ora esercente in
Cortona, i fautori di Ricci e Mazzacurati fanno il diavolo, per rovinare il credito
che il Valandrini s’era costantemente a(c)quistato al suo primo comparire; con
tutto ciò credo che questo Valandrini se non sarà eletto, sarà incluso. Vostra
Signoria se conosce un tal soggetto, me ne potrebbe dare relazione che, se fosse
buona potrebbe molto giovare a questo concorrente e, con la solita stima, passo a
rassegnarmi.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 10 [gennaio] del 1757
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re
123
124
Stavata: stangata.
Nelle lettere successive scriverà Valdanbrini e Valdambrini.
116
Lodovico Franciolini
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Lettera n. 111
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
2 febbraio 1757
Ho ricevuto i due tomi del James che sono stati consegnati a Recanati ai fratelli
Poggiarelli, che fino a ieri non mi hanno avvisato perché sono stati sottosopra
per la malattia e la morte del loro fratello Padre exprovinciale Poggiarelli, ben
noto a Vostra Signoria. Il padre ebbe un ristagno e una infiammazione
polmonare, questa malattia e morte ha suscitato una fiera caciara fra questi
medici, altercando per non essersi dati i vissi125 certi, non cavato sangue subito o
per essersi cavato in poca quantità e per essersi adoperati nei medicamenti presi
per bocca gli oppj e vulnerarj126 che non convenivano, tanto che questo povero
gran frate è mporto.
I 39 paoli glieli porterà il conte Bonsi, ora mio ospite, che intende partire per
costì (Rimini) venerdì prossimo.
Il dottore Mazzacurati è stato fatto medico di Macerata; succede a Simbeni, ora
defunto; così, nel momento in cui voleva tornare ad essere chierico, è tornato ad
essere arcivescovo, e a noi ci sono rimasti in predicamento il Simonelli di Monte
San Vito, esercente a Matelica, e il Valdambrini da Cortona. Il sei di questo mese
si farà il Consiglio, staremo aspettandone la risoluzione e, con i saluti di tutti di
casa e del sig. Bonsi, pieno di stima e rispetto mi rassegna.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 2 febbraio 1757
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re
Lodovico Franciolini
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Vissi: forse bisci cioè sanguisughe.
Vulnerario: detto di sostanza atta a cicatrizzare piaghe e ferite.
117
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Lettera n. 112
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
9 marzo 1757
Ringrazio delle notizie che Vostra Signoria mi favorisce su Valdambrini e me ne
prov(v)ederò, essendo migliori di quelle del Simonelli, che pare ora vada da
proditore127 con rabbia contro il conte Ripanti il quale con troppa anima portava
esso Valdambrini, ma poiché esso sig. conte ora porta il dott. Fabbri, che esercita in
Cingoli, che mi dicono sia fratello carnale di quel Giacinto Fabbri, che Vostra
Signoria aveva raccomandato, e che qua non può concorrere per mancanza
d’ubicazioni; supplico Vostra Signoria di darmi certezze su quest’altro Fabbri.
Io farò che mi si spieghino quelle parole d’Isocrate, o da Torri o da Vitali o da Luzio
e non servendo ad altro questa mia, con tutto rispetto per parte di tutti di casa, mi
rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 9 marzo 1757
Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini
127
Proditore: traditore.
118
ANNO 1758 – LETTERA 1
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Lettera n. 113
Ill(ustrissi)mo Sig(no)re Sig(no)re P(adro)ne Col(endissi)mo
8 febbraio 1758
Alla lettera di Vostra Signoria dell’otto dello scorso mese di gennaio ho risposto,
ma la risposta avrà incontrato la stessa sorte che, di questi tempi, incontrano
tante altre mie [lettere]. A seguito dei comandi di Vostra Signoria per il
Poggiarelli, mandai al sig. Paolo [Poggiarelli] i 36 paoli ad Ancona, ma il sig.
Paolo era passato di ritorno a Rimini. Dopo pranzo risolverà come dovranno
essere dati ai Poggiarelli i 36 paoli.
Il canonico Nobili non voleva più le Novelle [letterarie] perché trattanti di cose
fuori di sua sfera, pure oggi gliene parlerò oggi. Neppure io le volevo perché non le
posso più leggere per conto degli occhi, (ma) servono per gli altri, e se ne vanno
perdendo, ma giacché Vostra Signoria le (Novelle) ha ordinate, sia ben fatto.
Io scrivo malvolentieri perché non posso e scrivo male: ho di tanto in tanto
all’occhio sinistro come un’ala di nottola128 che mi svolazza all’intorno e mi occupa
il destro, questa si radise [dirada] e diviene come tanti punti con una moschetta e
si va anche diminuendo, ed allora scrivo. Mi dicono essere la retina, dove di ciò nel
leggere e scrivere gli occhi mi vanno lagrimando, siccome lagrimano quando ho
gran freddo, del lavarmi con acqua semplice calda temperatamente, sento
vantaggio.
Anche l’abate Vitali scrive malvolentieri e il sig. Torri non si può toccare a causa
del suo ufficio e di altre incombenze dei Particolari129. Prenderò qualcuno in casa
128
129
Nottola: specie di pipistrello.
Particolari: nel senso dei cittadini privati.
119
con questo solo patto che mi scriva, ma ho bisogno di uno che intenda qualche
cosa.
La Signora, Luzio e le figliole la riveriscono e jo, con tutta stima, mi rassegno.
Di V(ostra) S(ignoria) Ill(ustrissi)ma
Jesi, 8 febbraio 1758
[Div(otissimo)mo Ob(bligatissi)mo Ser(vito)re vero
Lodovico Franciolini]130
Poiché la pagina è stata fotografata priva della parte inferiore, mancano la formula di
saluto e la sottoscrizione.
130
120
Boccaccio Giovanni 6, 33, 38n
Bolognetti 64
Bolognetti Faustina 16
Bonamici (testimone) 42
Bonavegni 86
Bonsi, conte 111
Bordiga, dotttore 95
Bucherio Egidio, gesuita 47
Caio Cassio 24
Camerini, padre 25
Canetti, dottore 25
Canoi, padre 32
Carini, sig. 40, 41, 44, 45, 66, 67, 69
Caro Annibal 4, 5, 6, 8
Castellani 42
Catani, medico 16
Cauti, padre 32
Cenni, medico 16
Cesare e Giovanni Battista, cavalieri di San
Severino 19
Chambers, Ephraim (1680?-1740) 16n, 17,
INDICI
Le singole voci indicate negli indici sono
seguite dal numero o dai numeri che
identificano cronologicamente le lettere.
Le faccine indicano che seguono
informazioni su questo nome.
Indice
onomastico
Agricola (Bauer Georg., Glauchau 1494 Chemnitz 1555) 58
Albani Gianfrancesco, cardinale (17201803) 68
Aldovrandi 78
Altieri, principessa 69
Angelini Giobatta 91, 92, 93
Antinori, casa 70
Antiquario, sig. 32
Archiospedale di Roma, 9
Baldassini 102
Baldini Giuseppe, dottore 66, 67, 68, 69, 70
Bal(l)eani, 16
63, 72, 73, 74, 75
Chiesa di S. Venanzio 23
Claudio, 21
Cluverio: Philipp Cluver (1580-1622), 9
Collegio Nazzareno 35, 37, 38
Collegio S. Domenico
Colocci, cavaliere 16
Cornelio a Lapide 47
Cornelio Nipote (Nepote) 39
Corsini, cardinale 70
De Filicaia Vincenzo (1643-1707), poeta
Baglivi Giorgio (1668-1701) 73
Banditi Pietro, padre, 44, 91, 92, 99, 101,
102
Barbetta, dottore 1, 2, 4, 8, 9, 25, 95
Battaglioni, dottore 23
Bellarmino Roberto, gesuita e santo 47
Bentivegni 37, 38, 39, 40, 41, 42, 75, 93, 94,
104, 106
Berzanti 75, 93, 94, 104, 106
Bichecourt, conte di 94
Bo.., telli ? 57
33
De Honoratij Confalonieri Josepho vedi
Onorati Giuseppe
De Lamis (forse Vincenzo Carafa) 47
Donci, medico 16
Draghi, dottore 24
Druso Germanico 21
121
Duca di Urbino 94, 96
Eineccio(anche Einecio) (Heinecke, Johann
Gottlieb, Eisenberg 1681 - Halle 1741). 32,
Guglielmi Piergirolamo, cardinale 44(nota)
Guglielmi Tommaso 16, 61, 65, 68
Guidi Alessandro (1650-1712) 33
Huby Vincenzo, gesuita 47
Inquisitore di Bologna 16
Isocrate 112
James Robert (1703-1776) 96, 102, 103, 109,
33, 77
Fabbri Giacinto 112
Fabbri 109, 110, 112
Facciolesi 23
Faustina (medaglia) 49
Fedro 39
Ferranti, famiglia 13
Fiacchi Angelo, padre camaldolese 25
110, 111
Laiman Paul (Laymann), gesuita 47
Lami Giovanni 23, 71, 72, 76, 85, 93, 94
Lapi, litotomo, 16
Leonardi Cesare 67
Lettimi Andrea 59, 61
Luigi, padre scolopio 41, 42
Fortunato di Brescia, padre 52
Foscari 26
Fossa Fulgenzo 16, 70
Franciolini Franciolino 94, 96
Franciolini Luzio(Lucio, Luzietto) 32, 35,
37, 38, 39, 43, 44, 45, 46, 47, 49, 50, 51,
52, 53, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 67,
68, 69, 70, 71, 73, 74, 78, 80, 81, 82, 83,
85, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 94, 98, 99, 100,
102, 104, 105, 112, 113
Franciolini, famiglia 26
Franciolini
Giovanni
(fratello
di
Lodovico) 81
Frati di S. Agostino 44
Fulgenzo 16
Gotti, medico bolognese 9
Gavazzi 42
Gavelli 91, 92
Gentili Bernardo, padre gesuita 19
Gentili Gaspare 3
Gesuiti (Compagnia di Gesù) 47
Ghisilieri (Ghislieri) Flaminio 70
Giobatta, sig. 43, 85
Giri Giovanni Battista 87
Giuli, padre 47
Graziosi 93
Lupi Anton Maria, gesuita 47
Marcelli, sig. 55, 56, 58, 64
Martinière (La) Antoine Augustin (16831749) 33
Mattiolo 56
Mazzacurati 106, 107, 109, 110, 111
Molina Luigi de, gesuita 47
Monache di S. Bernardino, dette di S. Anna
20, 21
Monaci Camaldolesi di Fabriano 23
Monosini Angelo 6, 7, 8, 9, 11
Montanari Gianantonio , abate 4, 17, 19, 21,
25, 65, 80
Monti Stefano, stampatore 100
Moro Antonio Lazzaro100
Muratori Lodovico Antonio 13, 19, 25, 90
Newton Isacco 33, 47
Nobili, canonico 113
Oddi 40
Olivieri Annibale 65
Omero 61, 91
Onorati (Honorati) Giuseppe 68, 101
Onorati (Honorati), casa 32
Orsati 23
Paci, casa 46
Paci, contessa 32
Gregorio di S. Vincenzo, padre gesuita 47
Gregorio di Valenza, gesuita 47
Gregorius XIII, papa 91
Groiset Giovanni (1703-1770) 47
Grutero Giovanni (Gruter Janus 1560-1627)
23, 25
122
Paciardi, padre teatino 13
Sisto senese, gesuita 47
Pagi Francois 90, 91
Pani, padre 68
Parotta 105
Pasi Rossi, contessa 44
Pasquali 77
Passeri, abate 65
Possevino Antonio, gesuita 47
Petavio (Petau, Denis , 1583-1652) 47,77,
Suarez Francisco, gesuita 47
Tolomeo 13
Torri Cesare 10, 101, 102, 103, 112, 113
Urbanus VIII, papa
Valandrini, (Valdanbrini, Valdambrini) 110,
111, 112
Vannucci 34
Vasquez Gabriel, gesuita 47
Vetrerio o Vitrario (Vitriarius, Philipp
81, 82, 83, 84
Pianetti, marchese 4, 25, 57, 58
Piceni 105
Pilastri, conte 74
Plinio 13, 62
Poggiarelli Paolo 106, 113
Reinhard, 1647-1720) 32, 70
Vitali Giuseppe, abate 2, 4, 11, 13, 14, 16, 17,
18, 19, 20, 21, 23, 25, 32, 33, 34, 37, 39, 45,
47, 59, 61, 62, 65, 67, 68, 69, 70, 84, 85, 87,
88, 89, 91, 93, 94, 99, 100, 103, 112, 113
Poggiarelli, fratelli 111
Poggiarelli, padre exprovinciale 111
Ponzetti Livio, avvocato 73
Purcozio (Pourchot Edme, 1651-1734), 39,
Indice
toponomastico
40, 66
Rasponi 102
Redi Francesco 33, 108
Ricci 110
Rinaldi Paolo 109, 110
Ripanti, conte 2, 16, 28, 96, 112
Abbadia (luogo) 71
Abbazia (Apollina) 17
Alba 23
Albacina (Alvacina) 23
Ancona 67, 87, 89, 113
Ascoli 42
Assisi 59, 60, 61
Attidio (agro Fabrianese) 25
Belvedere (Belvedere Ostrense) 70
Bologna, 13, 16, 67, 70
Bugiano 4, 5
Cagli 16
Cantalupo 68, 69
Castello del Masaccio (Castello di Jesi) 13, 23
Cesena 56
Chiaravalle 70
Cingoli 19, 20, 21, 112
Corfù, rocca 26
Cortona 111
Cupra Montana 13, 15
Fabriano 18, 23, 29, 35
Riverio (Riverius Lazarus ) 108
Rocchi, cavaliere 44, 46, 51, 54, 55, 59, 60,
61, 62
Rota, dottore 12, 13, 14, 15, 16, 17, 27, 28, 29
Rovanella, contessa 63
S. Venanzio 23
Salomoni Giovanni 50, 60, 61, 63, 67, 69, 70,
74, 75, 82, 105
Salvini Anton Maria, 4
Sancafannio ? 25
Sarti Mauro, padre 13, 14, 15, 23
Seminario (di Jesi) 17
Semplicista della Rocca 44, 56
Serra, dottore 103
Silenzi, dottore 25, 92, 106
Simbeni 111
Simonelli 109, 110, 111, 112
123
Fano 8, 42
Firenze 19
Forlì 6, 16, 32
Fossombrone, Palazzo Passionei 21
Franciolina, proprietà (Jesi), 94, 96
Lipsia 77, 80, 81, 82, 83, 84
Lombardia 46
Loreto 39, 54, 64
Macerata 46, 111
Malta 32
Marca cisalpina 9
Matelica (alla Barbara)110, 111
Matelica 109
Mondaino 88
Monte Alboddo 21, 70, 87, 88
Monte Carotto 66, 69
Monte d’Ancona 32, 51, 52, 53, 54
Monte Filottrano 67
Monte S. Vito 109, 110, 111
Padova, 13
Pesaro 9, 54, 65, 102
Pisa 94
Poggio Cupo (Podium Cupre) (Castello, oggi
frazione di Cupra Montana) 13
Poggio di S. Marcello (Castello, oggi
comune) 13
Polonia 47
Ravenna 9, 13, 101, 102
Recanati 75, 101, 110, 109, 111
Rimini (Rimino) 13, 44, 50, 59, 63, 64, 65, 67,
68, 70, 84, 87, 89, 94, 105, 111, 113
Ripa Transona (oggi Ripatransone), 13
Tufico (o Tuffico)(frazione del comune di
Fabriano) 23, 25
Urbino 35
Velletri 25
Venezia 54, 100
Indice delle
cose notevoli
Apologia contro il Maestro di scuola di
Bugiano 4, 5
Apologia di Annibal Caro 4, 5, 6, 8
Apologia di Lodovico Franciolini, 9, 11
Atti di Lipsia 77, 80, 81, 82, 83, 84
Bembo, opere tutte 33
Bertoldo 77, 78, 79, 80, 82
Bitume cingolano 32
Boccaccio, opere tutte 33
Bolla di Gregorio XIII 47
Cerasa marina 32, 43, 44,46
Conchis minus notis tavola prima lex B
(dissertazione di Giovanni Bianchi), 30
Contrerva 35
Corni di Ammone 18, 29, 30, 33, 35
Costituzioni di S. Ignazio 47
Crusca nuova 72
Rocca Contrada oggi Arcevia 44, 56
Roma 6, 9, 11, 32, 35, 37, 39, 42, 52, 58, 66,
73, 88, 108
Romagna 32, 44
S. Angelo in Vado 3
S. Marcello (Castello, oggi comune S.
Marcello) 13
San Severino 19
Scivolo 39
Senigallia (Sinigaglia) 14, 16, 23, 32, 36, 65,
67, 74, 81, 94, 104
Toscana 93, 95
De doctrina temporum (opera del Petavio)
83, 84
De Filicaia Vincenzo, poesie 33
De fluvio esino et locis adiacentibus
(dissertazione di p. Sarti) 23
De re metallica 34
Decreto di Urbano VIII (Clemente) 47
124
Dissertazione di padre Sarti, 13, 14, 15
Dissertazione sopra le cose d’antichità (di
Giovanni Bianchi) 56
Dizionario (tomi) del Chambers 16n, 17, 63,
Libro trattante di Nautica 69
Lode dell’arte comica (dissertazione di
Giovanni Bianchi) 80
Malmantile, opera di Lorenzo Lippi 4, 5,
72, 73, 74, 75
Dizionario della Martinier (La Martinière
6
Maro siriaco o erba gattaia 32, 44, 46
Medaglie 52
Antoine Augustin (1683-1749) 33
Eineccio (Einecij opera omnia), exceptis
Mercuri d’Olanda 54, 55, 56, 59, 60, 62
Miniera di ferro e pece fossile di Cingoli 19,
32
Monacazione della Bonavegni 86
Monosini floris italicae…, opera 6, 7, 8, 9,
institutionibus 32, 33, 77
Elezione del medico di Jesi 1, 2, 13, 14, 16,
17, 106, 107, 109, 110, 111, 112
Erbe medicinali o semplici : Alloro, Angelica
Odorata o Aria Angelica, Arbuto o
Corbezzolo, Asfadelaceo, Branca Orsina
Spinosa, Calamo Aromatico, Cerasa marina,
Coclearia Maggiore, Contrerva, Giglio,
Lapidio di Paolo e Plinio, Mandragora, Maro
siriaco, Potentilla, Protano Femina, Rafano
Silvestre in tedesco Chrem, Smirnio
Montano,
Rapontico,
Serpentaria
o
Dragontea, Teluspio, Valeriana Maggiore,
Vincitofico, 46 51, 54, 55, 56, 57, 58, 62
Erbe officinali 95, 96, 97, 98, 99, 100
11
Muratori Lodovico Antonio: Antichità
d’Italia Medi Aevi 90
Newton Isacco, opera omnia 33
Novelle letterarie 16, 17, 19, 33, 44,71, 72,
73, 75, 79, 85, 113
Omero greco 61
Omero: Iliade e Odissea 91
Operetta dell’orina cerulea (venerina) 108
Orazione funebre di Giovanni Bianchi 55
Ostrica fiorita 48, 49, 50
Ferro lucido 28, 29, 30
Fiera di Recanati 101, 109
Fiera di Senigallia, 14, 36, 81
Filologo ravennate (Tommaso filologo) 33,
43, 44
Flussione degli (agli) occhi 102, 103, 104,
106, 107
Foglietti di Firenze 22
Pagi, Istoriae de’ Pontefici 90, 91
Patavio 77, 81, 83
Pelasgi, popolo 9
Persiani, Angeri, Angaria 46
Pichi mirandolani 81
Pietra bianca 57, 60
Pitture riminesi 103
Gravinae, opera omnia 33
Guidi Alessandro, poesie 33
Iscrizioni antiche (o lapidi) 21, 23, 24, 25,
26, 55, 85
Istoria della macchina elettrica 73
Redi, opera omnia 33, 42
Rimedi 95, 96, 97, 98, 99, 100
Lazzaro Moro: De Crostacei 100
Legno fossile, 31
Terra tripela 58
Riverio antico 108
125
Terzo tomo del Calepino (Calepino sta per
grosso dizionario della lingua italiana) 13,
19
Tomi del Chambers vedi Dizionario (tomi)
del Chambers
Tomi del James 96, 102, 103, 109, 110,
Varchi, opere tutte 33
111
NOTERELLE
Autori, libri e periodici
Agricola ‹-ì-› (latinizzaz. di Bauer), Georg. - Filologo, medico e metallurgista
tedesco (Glauchau 1494 - Chemnitz 1555). Studiò a Bologna e Padova,
addottorandosi in filosofia e in medicina. Medico nella città mineraria di
Joachimsthal e quindi (dal 1533) a Chemnitz, si dedicò allo studio dei minerali e
della loro utilizzazione. È considerato, insieme al Biringuccio, fondatore della
mineralogia e della moderna metallurgia. Fra le sue numerose opere, scritte in
latino e ricche di citazioni da antichi scrittori greci e latini (che mostrano il suo
interesse per gli studî umanistici), sono da ricordare De natura fossilium (1546),
descrizione di diversi minerali, e l'opera postuma De re metallica (1556), dove
tratta diffusamente della metallurgia. Partecipò anche appassionatamente alle
polemiche teologiche del suo tempo.
Atti di Lipsia. Si tratta di La Galleria di Minerva, overo Notizie universali, di
quanto è stato scritto da Letterati in Europa non solo nel presente secolo, mà
ancora ne' già trascorsi, in qualunque materia sacra e profana, retorica, poetica,
politica, istorica, geografica, cronologica, teologica, filosofica, matematica,
medica, e legale, e finalmente in ogni scienza, e in ogni arte sì mecanica, come
liberale. In 7 volumi. In Venetia : presso Girolamo Albrizzi da 1696-1717.
Il tomo primo: Notizie universali…. tratte da libri non solo stampati, ma da
stamparsi, ove oltre à quanto insegnano gli atti di Lipsia, e d'Inghilterra,
l'effemeride di Germania, la Biblioteca universale di Francia, ed i giornali de'
letterati d'Italia, saranno inserite nuove curiosità, ed insegnamenti, a profitto della
repubblica delle lettere, con intagli de' rami opportuni à suoi luochi.
126
Baglivi Giorgio, in croato Đuro Baglivi (Ragusa, 8 settembre 1668 – Roma, 15
giugno 1707), è stato un anatomista e scienziato italiano.
L'attività di ricerca del Baglivi iniziò assai presto: risalgono al 1685 i suoi primi
esperimenti di infusione di varie sostanze nelle vene giugulari dei cani. Dal 1689
al 1691 sezionò vari animali, studiando le funzioni della dura madre e indagando
altresì gli effetti e la tossicità di varie droghe. La frequentazione con gli ospedali
lo fece riflettere sulla distanza che separa la pratica medica dalla ricerca
biologica, facendogli concludere che i medici sono schiavi di sistemi e di ipotesi e
poco badano alla realtà del malato. Dall'assunzione del suo incarico alla
Sapienza, Baglivi iniziò ad accarezzare l'idea di riunire le conoscenze mediche in
un proprio sistema. Nel secolo XVII si contendevano il campo due sistemi: la
teoria iatrofisica o iatromeccanica e la teoria iatrochimica: la prima interpretava
l'attività del corpo su basi puramente meccaniche; la seconda su basi puramente
chimiche. Nel 1708 proruppe pure l'animismo del tedesco Ernst Georg Stahl
(1660-1734), che considerava l'anima come un principio che regola la salute del
corpo ed interviene attivamente nel determinare le malattie.
Baglivi fu un ardente propugnatore della teoria iatrofisica, tanto da descrivere il
corpo umano come composto da tante piccole macchine. In questo campo, egli
pubblicò:



De fibra motrice, et morbosa, nec non de experimentis, ac morbis salivae,
bilis et sanguinis (Perugia, 1700)
Specimen quattuor librorum de fibra motrice et morbosa (Roma, 1701)
Canones de medicina solidorum ad rectum usum (Roma, 1704)
Uno dei tessuti fibrosi più importanti del corpo è - secondo il Baglivi - la dura
madre, alla quale egli attribuisce una struttura muscolare, considerandola come
il cuore del cervello (cor cerebri, villis membranaceis compositum). Baglivi costruì
così la sua ipotesi di cuore cerebrale, ritenendo che tutto il movimento del cuore
dipendesse da un impulso che parte dal cervello, e forse dalla sistole e dalla
diastole della dura madre. Questa ipotesi - sia pure errata - "ebbe a suo tempo un
successo clamoroso" (Castiglioni). Baglivi emerse - più che nelle teorie - per il suo
intuito clinico, invitando il medico a dimenticare di fronte al malato qualsiasi
teoria, concentrandosi unicamente sui segni della realtà. In campo clinico l'opera
essenziale di Baglivi è la De praxi medica (Roma, 1696), dedicata al papa e
protettore Innocenzo XII: un'opera che lo portò rapidamente a notorietà. "Il libro
rappresenta un programma per la medicina del futuro, un attacco contro i sistemi
medico-filosofici, un richiamo ai principi ippocratici e all'osservazione clinica"
(Grmek). Fra i suoi aforismi, rimase celebre: "Qui bene diagnosticat, bene sanat".
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno è un'opera di Vincenzo Legrenzio Ciampi, su
libretto di Carlo Goldoni. La prima rappresentazione avvenne al Teatro San
Moisè di Venezia il 26 dicembre 1748.
127
Nel Medioevo a Verona il contadino rozzo e astuto Bertoldo entra a corte del re
Alboino come giullare e consigliere. Dopo un po' di tempo l'uomo insieme a
Bertoldino, il suo figlio sciocco e incapace e a Cacasenno, suo nipote anch'egli
demente ma con l'astuzia necessaria de padre, cerca di impedire le nozze della
figlia del re con un nobile cialtrone straniero. Infatti la ragazza è innamorata di
un semplice poeta e i tre contadini faranno di tutto per salvare la situazione tra
burle e rocambolesche avventure.
Chambers, Ephraim (1680?-1740) autore di Dizionario universale delle arti e
delle scienze, che contiene la spiegazione de' termini, e la descrizion delle cose
significate per essi, nelle arti liberali e meccaniche, e nelle scienze umane e divine:
le figure, le spezie, le proprietà, le produzioni, le preparazioni ... Il tutto indirizzato
a servire per un corso d'erudizione, e di dottrina antica e moderna ... Di Efraimo
Chambers ... Traduzione esatta ed intiera dall'inglese. Tomi 1-9. Venezia 1748.
Cluverio: Philipp Cluver (1580-1622) autore di Italia Antiqua auctoris methodo
verbis et tabulis geographicis retentis.
De Filicaia Vincenzo (1643-1707), poeta.
De re metallica vedi Agricola
Fortunato da Brescia (al secolo Girolamo Ferrari). - Nacque a Brescia il 1° dic.
1701, da Giovanni Ferrari e da Angela Maioni, in una famiglia originaria di
Mantova e di stato "onesto". I suoi studi non si svolsero nelle scuole gesuitiche di
Brescia, com'era usuale per il ceto nobiliare e altoborghese, ma con precettori
privati come C. Bellavite (grammatica e retorica) e A. Capello (matematica).
http://www.treccani.it/enciclopedia/fortunato-da-brescia_(DizionarioBiografico)/
Guidi Alessandro (1650-1712), poeta e drammaturgo.
Heinecke ‹hàinekë›, Johann Gottlieb (latinizz. Heineccius, italianizz. Einèccio). Filosofo e giurista (Eisenberg 1681 - Halle 1741). Insegnò a Halle filosofia (1713)
e diritto (1720); quindi a Franeker (1723), a Francoforte sull'Oder (1727) e di
nuovo a Halle (1733). Le sue opere (8 voll., postumi, 1744-49) abbracciano tutti i
campi della giurisprudenza. Fu inoltre editore di fonti (le Observationes di
Cuiacio e il Dictionarium iuridicum di B. Brisson) e consulente. Il suo metodo di...
Leggi.
James Robert (1707-1776) medico inglese conosciuto come inventore di un
polvere febbre popolare e autore di un dizionario tradotto anche in italiano.
Dizionario universale di medicina, di chirurgia di chimica di botanica di notomia
di farmacia d'istoria naturale &c. / del Signor James ; a cui precede un Discorso
128
istorico intorno all'origine e progressi della medicina ; tradotto dall'originale
inglese dai signori Diderot, Eidous, e Toussaint ; riveduto, corretto, ed accresciuto
dal Sig. Giuliano Busson, dottor reggente della Facolta di medicina di Parigi ;
versione italiana. Tomo primo \-undecimo; Venezia : per Giambatista Pasquali,
1753-, 11v.Al III volume vi è un catalogo de’ signori associati in cui figura anche
Lodovico.
Malmantile: poema eroicomico di Lorenzo Lippi, pittore e poeta (1606-1665).
Titolo dell’opera: Malmantile racquistato poema di Perlone Zipoli (anagramma di
Lorenzo Lippi).
Martinière (La) Antoine Augustin (1683-1749) Le grand dictionnaire
geographique et critique
Mercurio storico, e politico un mensile tradotto dall’originale stampato in
Olanda «Mércure historique et politique». Contiene lo stato presente
dell'Europa; ciò che si tratta in tutte le corti; gl'interessi de'principi, li lor
maneggi ... il tutto accompagnato da riflessioni politiche sopra ciascuno stato.
Pubblicato a Venezia per Luigi Pavini. Periodico pubblicato dal 1718 al 1764
Monosini: si tratta di Angelo Monosini autore dell’opera Angeli Monosinij Floris
Italicae linguae libri nouem. Quinque de congruentia Florentini, siue Etrusci
sermonis cum Graeco, Romanoque: vbi, praeter dictiones, phraseis, ac syntaxin,
conferuntur plus mille prouerbia, & explicantur. In quatuor vltimis enodatae sunt
pro vberiori copia ad tres adagiorum chiliades. Speciatim contenta in singulis
libris vide in synopsi post praefationem. Accessere rerum, ac verborum indices
amplissimi. Venetiis : apud Io. Guerilium, 1604.
Mòro, Antonio Lazzaro. - Naturalista (S. Vito al Tagliamento 1687 - ivi 1764),
abate; autore di un trattato De' crostacei e degli altri marini corpi che si truovano
su' monti (1740), nel quale espose e sviluppò l'idea che i fossili fossero esseri
vissuti là dove oggi si trovano, ma che i rispettivi depositi, ora montuosi, siano
stati sollevati da azioni sismo-vulcaniche.
Pagi François autore di Breviarium historico-chronologico-criticum illustriora
Pontificum romanorum gesta, Conciliorum Generalium acta : Nec non complura
cum Sacrorum Rituum tum antiqui Ecclesii disciplini capita complectens / Collecta
et ordinata studio et opera r. p. Francisci Pagi ... Tomus primus \-quartus!
Anversa : apud Joannem Van Der Hart, 1717-1727, 4v.
Petavio (Petau, Denis <1583-1652> Uno dei più illustri teologi del XVII secolo,
nato a Orléans, 1583, morì a Parigi.
Poggiarelli, famiglia di stampatori
www.books.google.it/books?isbn=8884980356
129
Redi Francesco (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697) è stato un
medico, naturalista e letterato italiano.
Purcozio (Pourchot, Edme, 1651-1734), autore di Institutiones philosophicæ
ad faciliorem veterum, ac recentiorum philosophorum lectionem comparatæ
opera, & studio v. cl. Edmundi Purchotti ... Tomus primus (-quintus), Venetiis :
apud Joannem Manfrè, 1724.
Riverio: Riverius Lazarus (Riviere KLazare de, Riverii Cl.) abile medico,
nacque a Montpellier nel 1589, e quivi ottenne nel 1622 la cattedra in medicina
che tenne per 33 anni. Autore di numerosi scritti, è stato molto stimato da Haller
che ne ha analizzato l'opera nella sua 'Biblioteca di medicina pratica. Autore di
Opera medica Universa quibus continentur I - Institutionum Medicarum libri
quinque. II - Praxeos Medicae libri septemdecim. III - Observationum Medicarum
Centuriae quatuor…edicinto stimato da Haller che ne ha analizzato l'opera nella sua
'Biblioteca di medicina pratica ediz. della presente opera fu edita a Lione nel 1663. enne per 33
a è stato molto stimato da Haller che ne ha analizzato l'opera nella sua 'Biblioteca di medicina
pSarti
Mauro, al secolo Cristoforo Sarti (Medicina, 4 dicembre 1709 –
Roma, 23 agosto 1766), è stato un religioso e storico italiano, abate
camaldolese, erudito, ricordato soprattutto per essere stato autore di una
importante opera sull'università di Bologna
Autore di: De antiqua Picentum civitate Cupra Montana Mauri Sartii monachi
Camaldulensis epistola ad v.c. Joannem Felicem Garatonum, Pisauri : e
typographia Nicolai Gavelli, 1748
Si ricorda anche:
Lettera del padre d. Mauro Sarti monaco camaldolese, e teologo di monsig.
arcivescovo di Ravenna al signore Stefano Borgia in difesa della dissertazione De
antiqua Picentum civitate Cupra Montana, Pesaro: nella stamperia Gavelliana,
1752.
Vitriarius, Philipp Reinhard <1647-1720> autore di Vitrarius illustratus, seu
Institutiones juris publici Romano-Germanici ... Antehac a Philippo Reinhardo
Vitrario, JCto & antecessore Lugd. Batav. editæ: postea verò non solùm aliquot
abhinc annis notis illustratæ, sed & nunc denuò revisæ ac novis iisque perpetuis
notis auctæ à Johanne Friderico Pfeffingero..; Editio secunda auctior &
emendatior, cui adjectæ sunt tabulæ genealogicæ statuum parecipuorum
Europæ…Gothæ : sumptibus Augusti Boetii hæredum & Jacobi Mevii : typis
Christophri Reyheri, 1698-1699, 2v., 4°.
Bianchi Giovanni (Jano Planco)
130
Orazioni e dissertazioni citate nelle lettere di Lodovico Franciolini:
Conchis minus notis tavola prima lex B, 30
Dissertazione sopra le cose d’antichità 56
Lode dell’arte comica 80
Operetta dell’orina cerulea (venerina) 108
Orazione funebre, 55
Fossili, piante, erbe officinali e rimedi
Arbuto: vedi Cerasa marina.
Cerasa marina (botanica): genere di pianta sempreverde delle Ericacee cui
appartiene il corbezzolo; detta anche fragola o corbezzolo o arbuto.
Contrerva (botanica): contrerba (forse antyllis vulneraria, pianta della famiglia
delle Fabaceae, pianta medicinale).
Corbezzolo: vedi Cerasa marina.
Corni d’Ammone: detti anche Ammoniti sono molluschi cefalopidi fossili.
Erbe medicinali o semplici : Alloro, Angelica Odorata o Aria Angelica, Arbuto o
Corbezzolo, Asfadelaceo, Branca Orsina Spinosa, Calamo Aromatico, Cerasa
marina, Coclearia Maggiore, Contrerva, Giglio, Lapidio di Paolo e Plinio,
Mandragora, Potentilla, Protano Femina, Rafano Silvestre in tedesco Chrem,
Smirnio Montano, Rapontico, Serpentaria o Dragontea, Teluspio, Valeriana
Maggiore, Vincitofico
Lapsia: pianta medica.
Maro siriaco (botanica): detta anche erba gatta o gattaia o nepeta cataria,
piccola pianta arbustiva mediterranea delle Labiate con odore intenso e sapore
amaro piccante.
Anticamente, herba maro (da Marone, re di Tracia) detto anche Maro cretico
(dell’isola di Candia), pianta ramosa con fiori simili all’origano.
Gesuiti
Cornèlio a Lapide (latinizzaz. del nome fiamm. Cornelis Cornelissen van den
Steen). - Esegeta biblico (Bocholt, Belgio, 1567 - Roma 1637), gesuita, prof. di
131
Sacra Scrittura a Lovanio (1596) e poi (1616) a Roma, nel Collegio romano.
Autore di commentarî assai noti a quasi tutti i libri della Sacra scrittura.
De Lamis forse Carafa, Vincenzo. - Nacque da Fabrizio e da Aurelia de Tolomeis nel
1477 circa. Abbracciò la carriera ecclesiastica e ottenne il 13 sett. 1497 dallo zio, l'influente
cardinale Oliviero Carafa, la rinuncia in suo favore della diocesi di Rimini, che questi
amministrava dal 31 ottobre 1495.
A causa della giovane età del C. però, Alessandro VI differì la sua consacrazione di almeno
sette anni, munendo il cardinale Oliviero di una bolla che gli assicurava il diritto di tornare ad
amministrare la diocesi in caso di vacanza di questa.
Già canonico della chiesa di S. Giorgio Maggiore di Napoli ed abate commendatario del
monastero di S. Giovanni in Lamis, il C. mantenne per concessione papale il canonicato e gli
altri benefici di cui godeva e forse non raggiunse mai la sua diocesi. Morto Bernardino Carafa,
altro nipote dei cardinale Oliviero, che reggeva per conto di questo l'arcivescovato di Napoli, il
C., per rinuncia dello zio, il 1º apr. 1505 divenne arcivescovo della città partenopea.
Commendatario di numerose chiese, alcune delle quali nelle province di Salerno e di Trani, nel
1508 nominò suoi procuratori, perché prendessero possesso di esse, i fratelli Antonio e
Iacopo. Ormai tutto dedito alla carriera ecclesiastica, il 19 maggio dell'anno successivo
rinunciò a favore dei suddetti fratelli e di un terzo, Francesco, all'eredità paterna.Sembra che
Giulio II avesse in animo di nominare il C. cardinale, ma l'opposizione di Ferdinando il
Cattolico, che non si sa per quale ragione lo riteneva a lui ostile, fece desistere il pontefice da
questo disegno. Apertosi nell'aprile del 1512 il V concilio lateranense, che si protrasse fino al
marzo del 1517, il C. partecipò almeno alle prime sessioni e nel febbraio del 1514 dette lettura
della bolla Supernae dispositionis arbitrio, sulla riforma della Curia. Nel 1513 egli aveva
venduto, non appena gli era pervenuta, la sua parte dell'eredità lasciata dal suo protettore il
cardinale Oliviero, il quale era morto nel 1511.
Il 12 genn. 1518 il C. si recò a Napoli per la prima volta dopo la sua elezione ad arcivescovo.
Rimase nella città molto poco e in complesso la sua attività di presule si ridusse a ottenere dal
papa per i canonici del duomo della città l'uso del rocchetto e della cappa, come quelli adottati
dai canonici di S. Pietro (il breve papale è del 7 marzo 1537).
Morto Leone X il 1º dic. 1521 il C. fu, il giorno successivo, nominato governatore della città
leonina e fu custode del conclave da cui uscì eletto Adriano VI. Dopo il breve pontificato di
questo, eletto nel novembre del 1523 Clemente VII, il C. divenne governatore di Roma, prelato
domestico e assistente al soglio. Ricopriva queste cariche al momento del Sacco di Roma, nel
maggio 1527. Non sappiamo dove si rifugiò il C., per il quale le conseguenze del terribile
episodio e delle difficoltà anche finanziarie che si abbatterono sullo Stato della Chiesa furono
in un certo modo positive, poiché egli il 27 apr. 1528 ottenne il cappello di cardinale prete del
titolo di S. Pudenziana, posto all'asta assieme ad altri, per consentire al pontefice di mettere
insieme la somma necessaria a riscattare la capitale dall'occupazione imperiale. Nel settembre
il C., forse perché potesse rifarsi delle spese sostenute, riceveva il diritto di amministrare la
diocesi di Anglona.
Nel gennaio del 1530 il C., che non si era più recato nella città della quale era rimasto
arcivescovo, assunse come coadiutore nell'arcivescovato di Napoli, quasi seguendo una
tradizione di famiglia, il nipote Francesco, che alla sua morte sarebbe divenuto il titolare.
Il 2 febbraio dello stesso anno il C. fu convocato dal pontefice a Bologna, dove avrebbe avuto
luogo l'incoronazione dell'imperatore. Sotto il pontificato di Paolo III, iniziato nel 1534, il C.,
annoverato nel conclave che precedette l'elezione fra i cardinali antifrancesi, divenne in
quello stesso anno governatore di Anagni e, passato al titolo di S. Prisca il 23 luglio 1537, fu
trasferito nel novembre a quello di S. Maria in Trastevere, ricoprendo inoltre per quattro anni
la carica di referendario di giustizia. In questo stesso periodo in cui nella Chiesa si faceva
132
manifesta l'urgenza di un rinnovamento etico-religioso, il C. aderì in qualche modo a questo
spirito di rinnovamento ed a lui il papa indirizzò vari brevi riguardanti la riforma dei
monasteri femminili.
Il 23 marzo 1538 alla partenza del papa alla volta di Nizza, il C. fu nominato legato di Roma ed
assolse il compito affidatogli manifestando, egli che dall'Ammirato fu descritto come dedito
soltanto "alle cacce ed agli amori", partecipazione ai problemi della città.
Per risolvere il problema dell'approvvigionamento dei prodotti alimentari, il C., scrivendo al
cardinale Alessandro Farnese, dette il suggerimento, per altro rimasto inascoltato, di formare
una riserva di grano, che l'amministrazione pontificia avrebbe dovuto acquistare in Sicilia,
compiendo un'opera insieme doverosa e fruttuosa al fine del mantenimento dell'ordine
cittadino.
Nello stesso periodo, insieme con il governatore di Roma, Benedetto Conversini, il C. si trovò
marginalmente coinvolto nelle vicende di Ignazio di Loyola, ai seguaci del quale egli dette il
permesso di svolgere la loro predicazione a Roma; diede inoltre il proprio assenso all'istanza
del fondatore dei gesuiti, invitando gli oppositori di lui a rendere conto delle accuse formulate
nei suoi riguardi. Trasferito come cardinale vescovo alla sede Prenestina il 4 ag. 1539, il C.
morì il 28 ag. 1541 e fu seppellito nel duomo di Napoli.
Gregòrio da San Vincenzo. - Nome sotto il quale è anche noto in Italia il
matematico fiammingo Grégoire de Saint-Vincent (v. Saint-Vincent, Grégoire
de).
Laymann ‹làiman›, Paul. Teologo (Innsbruck 1575 - Costanza 1635); gesuita,
prof. di teologia morale a Monaco (1622-25) e di diritto canonico a Dillingen
(1625-32); incline al probabilismo e abilissimo nella casistica, confessore di
Ferdinando II, è soprattutto noto per la Theologia moralis (1625) che ebbe
molte edizioni anche nel secolo seguente....
Lupi Anton Maria della Compagnia di Gesù autore tra l’altro di Due discorsi
accademici del padre Anton Maria Lupi della Compagnia di Gesù il primo
dell'anno il secondo del giorno della nascita di Gesù Cristo recitati nella celebre
accademia de' Pastori Ereini.
Molina Luis de (Cuenca, 1535 – Madrid, 12 ottobre 1600) è stato un teologo,
giurista e gesuita spagnolo. Fu autore di un'originale teoria sulla concordia tra
libero arbitrio e grazia divina (molinismo).
Sisto senese. Ebreo convertito al cattolicesimo, si fece francescano, avendo per
maestro di teologia Lancellotto Politi, alcune opere del quale criticò
successivamente. Divenne uno dei maggiori teologi del tempo ma fu anche
riconosciuto eretico e fu salvato dall’inquisitore Michele Ghislieri, futuro papa
Pio V, che lo fece trasferire nell’Ordine domenicano. Sisto è stato l'inventore del
termine libri deuterocanonici per descrivere alcuni dei libri del Vecchio
Testamento non considerati canonici...
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Suárez Francisco, S.J. (Granada, 5 gennaio 1548 – Lisbona, 25 settembre 1617),
è stato un gesuita, teologo, filosofo e giurista spagnolo, solitamente considerato
il più grande scolastico dopo san Tommaso d'Aquino.
Vasquez Gabriel, teologo e filosofo (1549-1604). Gesuita, insegnò ad Ocaña,
Madrid, Alcalá e Roma, componendo contemporaneamente la sua opera
filosofica fondamentale, un vastissimo Commento in otto volumi alla Summa
Theologica di San Tommaso. Fu uno dei più autorevoli teologi della
Controriforma. In metafisica respinge la separabilità dell'essenza dall'esistenza;
in teologia è fautore della tesi del concorso di Dio in tutta la creazione.
Altro
Collegio Nazareno: Collegio tenuto dagli Scolopi, situato nel centro di Roma in
un palazzo del sec. XVI, oggi Liceo scientifico “Collegio Nazareno”.
Monete
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Fiorino = 40 Bolognini = 100 Soldi = 10 Grossi = 50 Baiocchi =5 Libre = 5
Paoli = 5 Giulii
Grosso = 1/10 di Fiorino
Bolognino = 30 Denari = 2.5 Soldi = 6 Quattrini di Bolognini
Baiocco = 6 Quattrini
Ducato = 10 Libre
Libra = 8 Bolognini = 20 Soldi
Carlino = 0.15 Fiorini
Quattrino = 1/6 di Bolognino
Denaro = 1/30 di Bolognino
Soldo = 1/100 di Fiorino = 1/20 di Libra
Scudo = 10 Giulii
Rocca Contrada è il nome medievale di Arcevia. Un "monte de la Rocca" è
ricordato in un documento del 1065, un "fundo de la Rocca" in altro del 1130 e
una "Rocha de Contrado" nel 1147. Questi sono i documenti più antichi noti che
attestano l'esistenza di un insediamento probabilmente già fortificato,
comunque identificato da una rocca o fortezza, compreso nel comitato di
Senigallia, posto sulla sommità del Sasso Cischiano, sulle ultime propaggini
dell'Appennino marchigiano. L'atto del 1147 è di particolare interesse perché
fornirebbe con l'appartenenza del castello ad un signore di nome Contrado, forse
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dal germanico "Konrad" o dalla contrazione di "Conte rado", la spiegazione del
nome composto Rocca Contrada.
Si può comunque ritenere che il primo nucleo abitativo di Arcevia sia sorto
durante le invasioni barbariche, per accogliere fuggitivi dalle devastate città
romane, oramai in piena decadenza, di Suasa, Ostra e Sena Gallica l'odierna
Senigallia.
Durante la dominazione longobarda questo abitato, per la sua posizione di
controllo di importanti vie di comunicazione poste ai margini dei territori
bizantini, può aver svolto funzioni di presidio militare. Nel suo territorio infatti
confinava l'estremo nord del Ducato di Spoleto con il gastaldato longobardo di
Nocera Umbra che comprendeva il Monte S. Angelo, Caudino, Costa e Civitalba. E
forse proprio per questa sua posizione strategica Arcevia fu occupata dai
Franchi e donata nel 754 da Pipino il Breve a papa Stefano II, insieme ad altre
località. Ai Franchi viene inoltre attribuita, per antica tradizione, l'intitolazione
della chiesa arceviese di San Medardo, santo venerato dal quel popolo, di cui è
conservata una preziosa reliquia.
Rocca Contrada fu chiamata ufficialmente Arcevia, con il titolo di città, con
lettera apostolica del 16 settembre 1817 da papa Pio VII.
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epistolario lodovico franciolini