Anno 21 - Numero 1
GENNAIO 2014
2010
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La Sacra famiglia fu esule e profuga
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Ho un cruccio nel cuore
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I Santi Re Magi
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Gesù, luce del presepe
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Invito ai genitori dei bambini piccoli
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Don Bosco è qui
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Da Mihi Animas
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Notizie sull’organo della chiesa
Abbiamo iniziato un nuovo anno per diventare più vecchi o per rinnovarci anche noi?
Tutti siamo stupiti e gioiosi per il modo nuovo di vivere il sul ministero di Papa da Francesco, tutti speriamo che la politica sia nuova, che l’economia sia nuova, forse ci aspettiamo delle novità in famiglia, nel lavoro, nelle relazioni...
Cosa pensiamo di fare per essere nuovi noi stessi?
Cominciando magari proprio dai rapporti quotidiani! Da quelli in famiglia!
Il Papa suggeriva l'uso quotidiano e abituale di tre parole: «Permesso, grazie, scusa!».
Era il giorno della festa della sacra Famiglia in rito romano e assicurava che le semplici
e umili parole di gentilezza e affetto sono capaci di rinnovare l'amore.
Ecco: il rinnovare non comincia dai grandi progetti, ma dalle piccole cose, dai gesti
pieni di affetto, veri e sinceri. Comincia da te, dalla tua capacità di sorridere sempre ai
tuoi cari, di guardarli con amore, dal modo con cui ti rivolgi a loro, dalla tua famiglia,
dalla tua casa, dal saper perdonare sempre e dal saper sempre chiedere perdono.
Comincia dai piccoli gesti di servizio: da quelli che non fai mai è che cominci a fare: aiutare la moglie invece che guardare la TV, inventare un gesto di affetto o una parola
dolce, quella che dicevi da fidanzata e che ora sembra hai scordato, un complimento
che ti sembra superficiale esprimere ma di cui c'è tanto bisogno, uno stare in silenzio
in ascolto umile e attento...
Quest'anno si parlerà di famiglia nella Chiesa, si diranno tante cose belle, ma le più belle sono quelle che si sanno dire con amore tutti i giorni, non quelle che di dicono una
volta tanto dalle cattedre, dai pulpiti, dai libri o dagli articoli dotti.
Le cose più vere sono le novità che saprai introdurre nei tuoi gesti, nelle tue parole, nei
tuoi sorrisi, in casa tua!
Auguri di buon anno a tutte le famiglie!
Don Pino
Domenica 26 - Festa della SANTA FAMIGLIA
Ore 10.30: S. Messa nella quale saranno festeggiate le coppie di
sposi che celebrano un significativo anniversario di matrimonio
(10° 25° 50°…)
A tale proposito invitiamo chi desidera partecipare a comunicare il proprio nominativo alla Segreteria parrocchiale (si può anche telefonare).
Nella stessa celebrazione, saranno benedette le coppie di fidanzati che
stanno frequentando il loro cammino in preparazione al matrimonio.
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LA SACRA FAMIGLIA FU ESULE E PROFUGA
Papa Francesco esorta a non dimenticare gli "esiliati nascosti", ovvero gli anziani.
Gesù, Maria e Giuseppe: una famiglia in cui tutti si possono rispecchiare, specialmente le famiglie sofferenti, alle prese con le difficoltà del quotidiano o,
addirittura perseguitate, costrette all'esilio o alla fuga.
Durante l'Angelus di domenica mattina, 29 di dicembre, papa Francesco, con
riferimento alla festa della Sacra Famiglia di Nazareth, che in rito romano si celebra la domenica dopo Natale, mentre nel rito ambrosiano nell’ultima domenica di gennaio, ha ricordato come Dio abbia voluto “nascere in una famiglia
umana”, e abbia voluto avere “una madre e un padre, come noi”.
Il Vangelo di oggi, ha puntualizzato il Papa, “ci presenta la santa Famiglia sulla
via dolorosa dell’esilio, in cerca di rifugio in Egitto”, con Giuseppe, Maria e
Gesù che “sperimentano la condizione drammatica dei profughi, segnata da
paura, incertezza, disagi”. Oggi, quasi quotidianamente, “la televisione e i giornali comunicano notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le
proprie famiglie”. Nelle terre d'approdo, tuttavia, ha proseguito il Pontefice,
“anche quando trovano lavoro, non sempre i profughi e gli immigrati incontrano accoglienza vera, rispetto, apprezzamento dei valori di cui sono portatori” e
affrontano difficoltà a volte apparentemente “insuperabili”, vedendo tradite le
loro “legittime aspettative”. Fissando dunque lo sguardo sulla Santa Famiglia di
Nazareth “nel momento in cui è costretta a farsi profuga”, papa Francesco ha
esortato i fedeli a riflettere sul “dramma di quei migranti e rifugiati che sono
vittime del rifiuto e dello sfruttamento, che sono vittime della tratta delle persone e del lavoro schiavistico”. Ci sono tuttavia, ha osservato, degli “esiliati nascosti” che vivono all'interno delle famiglie: “Gli anziani, per esempio, che a
volte sono trattati come presenze ingombranti”. Eppure “un segno per sapere
come va una famiglia è vedere come si trattano in essa i bambini e gli anziani”.
“Gesù ha voluto appartenere a una famiglia che ha sperimentato queste difficoltà, perché nessuno si senta escluso dalla vicinanza amorosa di Dio”, ha rilevato
il Santo Padre. La fuga in Egitto, a causa delle minacce di Erode, è la dimostrazione che “Dio è là dove l’uomo è in pericolo, là dove l’uomo soffre, là dove
scappa, dove sperimenta il rifiuto e l’abbandono” ma Dio è anche “dove l’uomo
sogna, spera di tornare in patria nella libertà, progetta e sceglie per la vita e la
dignità sua e dei suoi familiari”.
Inoltre, la Famiglia di Nazareth, si conferma un esempio per le famiglie di oggi,
aiutandole a “diventare sempre più comunità di amore e di riconciliazione, in
cui si sperimenta la tenerezza, l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco”, ha
aggiunto papa Francesco. Come già fece in altre occasioni, tra cui il Pellegri3
naggio delle famiglie a San Pietro, il Pontefice ha citato “le tre parole-chiave
per vivere in pace e gioia in famiglia: permesso, grazie, scusa”; e ha invitato i
fedeli a ripeterle in coro, ricordando che chi mette in pratica tali principi porta
“pace e gioia” nella propria famiglia. Le famiglie, ha proseguito Francesco, devono anche “prendere coscienza dell’importanza che hanno nella Chiesa e nella
società”. In particolare l'annuncio del Vangelo passa attraverso di esse, “per poi
raggiungere i diversi ambiti della vita quotidiana”. Prima della recita della preghiera mariana, il Papa ha invocato Maria Santissima e San Giuseppe, chiedendo loro “di illuminare, di confortare, di guidare ogni famiglia del mondo, perché possa compiere con dignità e serenità la missione che Dio le ha affidato”.
Dopo l'Angelus, prima dei saluti finali e del congedo, il Santo Padre ha ricordato che il tema del prossimo Sinodo dei Vescovi sarà proprio quello della famiglia ed ha affidato a Gesù, Maria e Giuseppe tali intenzioni.
Papa Francesco ha infine pronunciato la Preghiera alla Santa Famiglia:
Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.
Santa Famiglia di Nazareth,
il prossimo Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.
Luca Marcolivio
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HO UN CRUCCIO NEL CUORE
E vorrei confidarmi con tutti voi, a cuore aperto e con molta chiarezza: mi sono
reso conto che è molto più facile fare una bellissima cappella per l’adorazione
eucaristica che educare un popolo ad adorare il Signore.
Ancora molti cristiani credenti e cosiddetti “praticanti” non sono convinti
dell’importanza della preghiera prolungata per la vita vera e armoniosa delle
famiglie, della comunità, della società, di relazioni umane positive.
Per quanto ne abbia parlato, per quanti inviti e consigli dati, sembra si dia
ascolto più facilmente a una religione fatta di pratiche, anche belle, che di profondità spirituale. Non ci si rende conto che nella difficile situazione in cui siamo occorre un impegno di fede più grande, una vita spirituale più intensa.
Ho come l’impressione che quanto viene proposto scivoli via… “tanto, anche
se non si fa niente di più del solito cui siamo abituati, va bene lo stesso”!
No! Non va bene per niente! Non possiamo illuderci che vada bene!
Se non ci impegniamo in un cammino di santità, non andrà mai bene!
Si continua a illudersi che se c’è delinquenza ci vuole la polizia, se non
c’è lavoro bisogna diminuire le tasse,
se ci sono problemi in ditta ci sono i
sindacati e nel condominio c’è
l’amministratore, se le famiglie si
sfasciano si va dal consulente familiare, se non riesco a parlare con mio
figlio… prima o poi capirà, se non
vado d’accordo col coniuge…
Crediamo ancora che sono più importanti le cose da fare che una fede che
vive e che anima con la forza dello
Spirito le cose che si fanno. Una fede
che cresce e sa trovare strade umane
positive per cambiare le cose in modo
autentico.
Da tempo parliamo e scriviamo e
proponiamo l’adorazione Eucaristica,
ma anche le persone devote fanno fatica a trovare un’ora di tempo alla settimana per pregare davanti a Gesù presente nell’Eucaristia.
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I santi moderni, tutti i papi, tutti i maestri di spirito invitano a credere che la
forza del rinnovamento della vita cristiana e delle comunità sta, in questo tempo, nell’Adorazione Eucaristica.
È proposta con forza da innumerevoli iniziative, eppure è più facile trovare una
segretaria che faccia tre ore di servizio che un fedele pensionato un’ora di adorazione, è più facile trovare una persona gentile che pensa di essere utile alla
parrocchia con due ore a servire i bambini al bar dell’oratorio (e certamente lo
è), che fare un’ora di preghiera per la comunità.
Se penso a quante ore sono dedicate, durante la settimana, al servizio attivo: la
catechesi dei fanciulli, le prove del coro, l’aiuto ai poveri, il servizio di educatori del calcio, il servizio di educatori in oratorio, la segreteria parrocchiale, la sacristia, le pulizie in chiesa e negli ambienti, le riunioni dei vari consigli, gli incontri organizzativi… sono tutte cose meravigliose e doni di Dio per la comunità, ma… Ma nella fede ciò che conta di più è ciò che sa dare valore e forza alla
vita della comunità di fede. La preghiera e l’adorazione devono essere il fondamento di tutto!
Quante donne e quanto uomo in pensione, o dopo il lavoro, trovano tempo a parlare tra di loro, a giocare a carte, a discutere di cose superficiali, a sfogare forse le
loro preoccupazioni… e nessuno davanti al Signore, fonte dello Spirito di Consolazione, di forza e di vita nuova! È questa la fede di un popolo cristiano?
Chi ci crede? Chi vuole dare la sua disponibilità? Chi è convinto che Gesù è lì!
Vivo e presente a moltiplicare il tempo che gli diamo? A far fruttare molto di
più tutto quello che facciamo?
Se ami la tua parrocchia, fai anche tu le cose che la rendono più santa, più forte,
più unita.
Se hai adorato Gesù, nel suo nome servirai con più amore e gli altri lo vedranno. Se hai adorato Gesù non riuscirai a fare pettegolezzi e divisioni nella comunità e li rifiuterai se fatti dagli altri.
Se hai adorato... può essere rischioso perché non saprai più tirarti indietro davanti alle necessità di qualcuno.
Prova anche tu a dare a Gesù un’ora almeno la settimana, in un tempo preciso,
come richiesto dai moduli disponibili. Vedrai che Lui moltiplicherà il tuo tempo e le tue capacità. Credimi! Se non sarà così vieni pure da me a chiedere il risarcimento dei danni!
Don Pino
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PREGHIERE
IN CAPPELLA
Davanti all’altare della cappella è stato
messo, da qualche settimana, un cesto
con un cartello che invita a condividere la
propria preghiera. Tutti possono scrivere
liberamente una preghiera e depositarla lì.
Tutti, poi, sono invitati a fare proprie
queste preghiere con l’intenzione di creare una bella comunità di fede.
Ce ne sono di brevi e di lunghe, di semplici e di elaborate, in italiano e in altre
lingue, sempre vere e sincere.
Eccone alcune tra le più significative.
“Cuore di Gesù, ti chiedo la grazia di un sereno tramonto.
Dammi ancora del tempo per far penitenza dei peccati e prepararmi meglio alla morte. Ti ho amato troppo poco, e voglio amarti di più.
Che la morte non sia per me terrore, ma dolce sorella che mi apra la porta del
cielo. O Gesù, voglio morire invocando il tuo nome dolcissimo e con te, che hai
vinto la morte, sarò finalmente beata! …
Spirito Santo aiutami ed infiamma il mio cuore del tuo amore…
Benedici sempre la nostra comunità ed aiuta e conforta il nostro Parroco e tutti
i sacerdoti, specialmente i più bisognosi. Signore vieni…
Dona pace e lavoro alle famiglie, ti preghiamo.
Rimani sempre con noi. Grazie”
“Signore Gesù, molte volte mi capita di pensare alle cose che Tu hai permesso
che accadessero nella mia vita. Per le cose belle, e sono state tante, penso di
non averti ringraziato mai abbastanza. Perdonami, Signore!
Quando penso alle cose che mi hanno dato dispiacere o fatto soffrire, credo
che Tu eri con me perché solo Tu hai potuto darmi il coraggio e la forza di superarle.
Credo che così come hai disposto per la mia vita sia tutto perfetto e meraviglioso. Credo che solo così Tu hai potuto educarmi e rafforzarmi e tenermi
sempre più vicino a Te. Grazie Signore Gesù per la gioia e la pace che mi dai!”
Forse potremo pubblicarne altre, per invitare tutti a questo semplice gesto di fede, e per
sentirci tutti coinvolti nella preghiera fraterna.
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I Santi del mese
6 Gennaio Epifania del Signore
I Santi Re Magi
“ Coloro che non hanno ridotto il proprio desiderio”
Amo molto questo mosaico dei Re Magi: sembra che corrano, vanno in
fretta. Forse erano sapienti e non re, ma certo
persone che pur stando
bene nel loro paese, un
giorno, sfidando le dicerie si sono messi in viaggio. Un viaggio strano,
dietro a una stella imprevista nei loro calcoli di
esperti astronomi. Per
tutto il corso dei secoli
saranno i santi di coloro che non si accontentano, che non accettano di ridurre il
desiderio del loro cuore e vanno, … vanno finché non trovano quella sorgente
che può veramente colmare fino in fondo il desiderio di cui il loro e nostro cuore sono impastati. Ascoltiamo come ne ha parlato a più riprese Benedetto XVI:
“ Il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande
processione che continua lungo tutta la storia. Con questi uomini comincia il
pellegrinaggio dell’umanità verso Gesù Cristo, verso quel Dio che è nato in una
stalla; che è morto sulla croce e che, da Risorto, rimane con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori, ora però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. I Magi d’Oriente precedono. A inaugurare il cammino dei popoli verso Cristo sono
quei personaggi che, primi tra i pagani, trovarono la via verso Cristo.
Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica
che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva.
Ma questa informazione da sola non basta. C’erano forse molti astronomi
nell’antico oriente, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la
stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore
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della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di
scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di
più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini. Probabilmente avevano
sentito dire della profezia, riportata nella Bibbia, del profeta pagano Balaam:
“Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17).
Essi approfondirono quella promessa. Erano persone dal cuore inquieto, che
non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso e insistente.
Fu il loro coraggio umile a consentire a essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il
cui riconoscimento era stata lo scopo del loro cammino esteriore e interiore.
Così questi uomini provenienti dall’Oriente personificano il mondo dei popoli,
gli uomini che attraverso tutti i secoli s’incamminano verso il Bambino di Betlemme, onorano in Lui il Figlio di Dio e si prostrano davanti a Lui.
La Chiesa chiama questa festa Epifania, l’apparizione, la comparsa del Divino.
Se guardiamo il fatto che, fin da quell’inizio, uomini di ogni provenienza, di
tutti i Continenti, di tutte le diverse culture e tutti i diversi modi di pensiero e di
vita sono stati e sono in cammino verso Cristo, possiamo dire veramente che
questo pellegrinaggio e questo incontro con Dio nella figura del Bambino sono
un’Epifania della bontà di Dio e del suo amore per gli uomini. […] Possiamo
ben dire che quegli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano, in ogni caso, uomini dal cuore inquieto. Uomini spinti dalla ricerca di Dio e della salvezza del mondo. Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale, forse considerevole. Erano alla ricerca
della realtà più grande.
Per questo tanti pittori li hanno dipinti, perché ci rappresentano. Rappresentano
anche il nostro cuore inquieto, che non si accontenta di niente che sia meno di
Dio e, proprio così, diventa un cuore che ama. “Il nostro cuore è inquieto verso
Dio e rimane tale, anche se oggi, con “narcotici” molto efficaci, si cerca di liberare l’uomo da questa inquietudine. Ma non soltanto noi esseri umani siamo
inquieti in relazione a Dio. Il cuore di Dio è inquieto in relazione all’uomo. Dio
attende noi. È in ricerca di noi.
I Magi hanno seguito la stella. Attraverso il linguaggio della creazione hanno
trovato il Dio della storia. Certo, il linguaggio della creazione da solo non basta.
Solo la Parola di Dio che incontriamo nella Sacra Scrittura poteva indicare loro
definitivamente la strada. Creazione e scrittura, ragione e fede devono stare insieme per condurci al Dio vivente. Si è molto discusso su che genere di stella
fosse quella che guidò i Magi. Si pensa a una congiunzione di pianeti, a una su9
pernova, a una cometa, e così via. Continuino pure gli scienziati questa discussione. La grande stella, la vera supernova che ci guida è Cristo stesso. Egli è,
per così dire, l’esplosione dell’amore di Dio, che fa splendere sul mondo il
grande fulgore del suo cuore. E possiamo aggiungere: i Magi d’Oriente, così
come generalmente i santi, sono diventati a poco a poco loro stessi costellazioni
di Dio, che ci indicano la strada. In tutte queste persone il contatto con la Parola
di Dio ha, per così dire, provocato un’esplosione di luce, mediante la quale lo
splendore di Dio illumina questo nostro mondo e indica la strada.
Il pellegrinaggio interiore della fede verso Dio si svolge soprattutto nella preghiera, attualizzazione del nostro desiderio di Dio. Al posto della parola desiderio potremmo mettere anche la parola inquietudine e dire che la preghiera vuole
strapparci alla nostra falsa comodità, al nostro essere chiusi nelle realtà materiali, visibili e trasmetterci l’inquietudine verso Dio, rendendoci proprio così anche aperti e inquieti gli uni per gli altri.
Ma torniamo ai Magi d’Oriente. Questi erano anche e soprattutto uomini che
avevano coraggio, il coraggio e l’umiltà della fede. Ci voleva del coraggio per
accogliere il segno della stella come un ordine di partire, per uscire verso
l’ignoto. Possiamo immaginare che la decisione di questi uomini abbia suscitato
derisione: la beffa dei realisti che potevano soltanto deridere le fantasticherie di
questi uomini. Chi partiva su promesse così incerte, rischiando tutto, poteva apparire soltanto ridicolo. Come pellegrini della fede, i Magi sono diventati essi
stessi stelle che brillano nel cielo della storia e ci indicano la strada.
San Paolo, nella Lettera ai Filippesi, ha detto ai suoi fedeli che devono risplendere come astri nel mondo e ciò riguarda anche noi. Per diventare astri che precedono gli uomini e indicano loro la via giusta della vita, preghiamo Maria che
ha mostrato ai Magi il nuovo Re del mondo, affinché ella, mostri Gesù Cristo
anche a noi e ci aiuti a essere indicatori della strada che porta a Lui.”
Nel 1162 Federico Barbarossa, dopo aver conquistato Milano, fece trasportare
le reliquie a Colonia, in Germania deponendole nella cattedrale di San Pietro. Il
24 luglio si celebra la traslazione delle reliquie dei tre Magi da Milano a Colonia
e nel 1247, visto l'instaurarsi di un grande culto, papa Innocenzo IV concesse
speciali indulgenze per i pellegrini. Prima di questo trasferimento non si conosceva molto su queste reliquie e sul loro culto.
Una leggenda del secolo XI diceva che il vescovo San Eustorgio di Milano le
aveva ottenute nel secolo IV dall’imperatore di Costantinopoli e si raccontava
che l’imperatrice Sant’Elena, madre di Costantino, mentre si trovava in Oriente,
riuscì ad avere i corpi dei tre Magi per trasferirli poi Costantinopoli. San Eustorgio chiese le reliquie per Milano, sistemandole nella basilica di cui iniziò la costruzione e che prese poi il suo nome. A completamento delle notizie sulle reliquie, Marco Polo nel suo Il Milione dice che i tre Magi erano venerati nel secolo
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XIII a Savah in Persia, ritenuta loro città d’origine, in tre tombe bellissime e
grandi. Conciliare le due versioni è per ora impossibile, certo è che sin
dall’antichità cristiana i Re Magi ebbero un culto sia in Oriente che in Occidente, con la presenza delle loro reliquie. Essi provenivano certamente dalla Persia
e, contrariamente a come si ama rappresentarli, erano tutti e tre, in quanto persiani, di pelle chiara.
I cristiani riconoscono in loro i testimoni della rivelazione della venuta di Cristo,
subito dopo gli umili pastori, comprendendo così tutto il genere umano nella
sua umiltà, sapienza e regalità.
Fino a poco tempo fa in Occidente, il 6 gennaio, giorno dell’Epifania e festa dei
Re Magi, era considerato soprattutto la manifestazione di Cristo ai gentili ma, grazie al nuovo
Martyrologium Romanum, affiancandoci così alla
tradizione orientale, in questo giorno si celebrano
varie manifestazioni di Gesù quali l’adorazione
dei Magi, il battesimo di Gesù e il miracolo delle
nozze di Cana.
Difficile separare storia e leggenda ma certo questi santi parlano profondamente al nostro cuore
invitandoci a non vivere al disotto del nostro desiderio, anche quando questo ci chiede di ricominciare a intraprendere ogni giorno un lungo viaggio, quello verso la nostra Verità, che dal Natale
ha un nome, un volto e un luogo: Gesù.
Paola
La tomba dei Magi, secondo la tradizione, in S. Eustorgio
ASSOCIAZIONE PER IL RICORDO
DEI NOSTRI CARI DEFUNTI
Ricordiamo che è ancora possibile iscrivere i propri cari defunti alla
”Associazione per il ricordo”
Pensata per facilitare il ricordo e il suffragio dei nostri cari.
Prevede, ogni primo e terzo lunedì del mese, la celebrazione
della S. Messa delle ore 18.30 in suffragio per tutti i defunti iscritti all’Associazione.
Inoltre la celebrazione di molte altre Sante Messe quando non sono
richieste altre intenzioni.
Per rinnovi e/o nuove adesioni rivolgersi in Segreteria parrocchiale.
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GESÙ, LUCE DEL PRESEPE
Avete visto Gesù? Sulle strade, nei negozi o nei centri commerciali? Sui
giornali? In televisione? No? Eppure c’è aria di festa con luci colorate, addobbi e decorazioni. Le scuole sono state chiuse, alcune ditte hanno organizzano cene e rinfreschi per i dipendenti, ma di Gesù nessuna traccia. Ho
sentito parlare di “Spirito del Natale”, ma non certo riferito all’evento di
Betlemme. La gente si scambia regali con tanto di bigliettini con scritto
“Buon Natale”, ma a cosa si riferisce l’aggettivo “Buon”? Quando mai si
organizza una festa senza invitare il festeggiato? Un bel paradosso!
Questo è uno dei tanti motivi che ci spinge a fare il presepe, non è importante com’è costruito, l’importante è realizzarlo per ricordare che è merito Suo
se festeggiamo il Natale. Dobbiamo ricollegare la parola “Natale” con Gesù
che viene e non con un evento consumistico.
Quest’anno ho fatto un presepe nella scuola in cui insegno a Sesto San Giovanni. L’ho fatto nonostante direttive contrarie e, vi assicuro, nessuno si è
sentito “discriminato”, anzi, alcuni alunni islamici e buddisti hanno collaborato con entusiasmo. Un ragazzo egiziano mi ha persino tradotto la sura del
Corano sulla Famiglia dell’Imrân ove si parla di Maria e Gesù. Certo, non
mi aspettavo che l’unica luce accesa in tutto il silenzioso complesso scolastico fosse quella che illuminava Gesù bambino. La notte di Natale, un mio
collega, passando davanti alla scuola chiusa, si accorse che i led, alimentati
da pile, erano l’unica luce nell’atrio altrimenti buio che attirava gli sguardi
dei passanti. Almeno lì Gesù si vede… finché durano le pile. Forse qualcuno considera il presepe cosa infantile, ma le reazioni di chi lo osserva vanno
prese sul serio e sono, senza dubbio, occasioni preziose per parlare di Gesù,
la speranza che la Luce, quella vera di Cristo, dissipi le tenebre di chi ha
spento la propria coscienza.
Un insegnate
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LA BENEDIZIONE, dopo il natale,
DEI BAMBINI PICCOLI
Carissimi genitori,
è tradizione, nelle parrocchie, trovare occasioni per incontrare i genitori e i bambini che sono stati battezzati negli ultimi anni, per
far sentire loro la vicinanza della comunità cristiana e per aiutarli a vivere un incontro privilegiato con Gesù che si è fatto bambino, come ognuno dei nostri piccoli.
Anche da questi brevi momenti, vissuti
intensamente, prende slancio l’educazione alla fede dei piccoli e alla loro relazione con un Dio che si è rivelato nella
condivisione, nell’amore, negli affetti,
nell’umiltà, nelle difficoltà e nella gioia
della crescita umana.
In parrocchia, la domenica dopo
l’Epifania, abbiamo la tradizione di una
benedizione particolare per i bambini
piccoli, all’interno di un breve momento
di preghiera.
Anche quest’anno siamo dunque lieti di
invitarvi a venire, con i vostri bambini,
domenica 12 gennaio, alle 16.00,
in chiesa, davanti a Gesù Bambino, per una preghiera e una benedizione.
Al termine sarà offerta una merenda
e dato a ognuno un piccolo ricordo.
Sarà una gioia per tutti vivere questo
momento di semplicità e di rivelazione della preferenza di Gesù per i
più piccoli.
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DON BOSCO Ė QUI
31 GENNAIO - 4 FEBBRAIO 2014
L’Urna di San Giovanni Bosco che dal
2009 sta percorrendo tutto il mondo, farà
tappa a Milano al termine della Settimana dell’educazione 2014, dal 31 gennaio
al 4 febbraio. Saranno giorni intensi in
cui la diocesi ambrosiana si metterà in
preghiera davanti al «padre e maestro
della gioventù».
L’Urna di san Giovanni Bosco varcherà il territorio dell’arcidiocesi di Milano proprio nel giorno della sua festa liturgica, il 31 gennaio 2014, prima
tappa della sua visita alle diocesi della Lombardia.
Don Bosco sarà con noi fino al 4 febbraio, visitando, in diverse modalità, tutte
e sette le nostre zone pastorali. Il cuore dell’incontro sarà nel Duomo di Milano,
nel pomeriggio e nella serata di sabato 1 febbraio e nell’intera giornata di martedì 4 febbraio 2014. Il “congedo” con il Santo dei giovani lo darà il cardinale
arcivescovo Angelo Scola insieme alle “comunità educanti” con una solenne
celebrazione conclusiva nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
In diverse tappe, Don Bosco si metterà in ascolto dei ragazzi degli oratori e
delle scuole, degli adolescenti, dei giovani, dei seminaristi, degli educatori, dei
sacerdoti e dei consacrati e consacrate che investono il loro tempo e la loro
passione al servizio delle giovani generazioni. Passerà dalle “periferie” delle
nostre città e incontrerà, tra gli altri, anche la sofferenza e la fatica dei minori
che si trovano in carcere al “Beccaria”, dandoci l’opportunità di riflettere sul
valore e la missione dell’educazione oggi.
La tappa nella nostra diocesi è senz’altro una delle più rilevanti, innanzitutto
perché si tratta di un “ritorno”: Don Bosco fece visita a Milano la prima volta
nel 1850 per confrontarsi con la realtà degli oratori ambrosiani; era all’inizio
della sua opera al servizio dei giovani. Venne spesso a Milano fino al 1886, due
anni prima della sua morte, intessendo legami e amicizie con diversi sacerdoti
impegnati negli oratori.
Questo ritorno assume per gli educatori di oggi un richiamo a rinnovare il
proprio impegno con uno stile che sia “tipicamente oratoriano” e con una forma
che richiami il senso di comunità e lo “spirito di famiglia”.
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Per i ragazzi e gli adolescenti sarà l’occasione di conoscere e celebrare un sacerdote che ha “consumato” la sua vita per loro e confrontarsi con la sua “spiritualità” semplice e gioiosa.
Per tutte le persone che l’hanno avuto e tuttora l’hanno come “riferimento”, è
l’incontro con un “amico” che continua a “lavorare” per il bene di tutti i giovani
e per chi si “spende” per i ragazzi in spirito di servizio.
Alcuni appuntamenti
Sabato, 1 febbraio 2014
Duomo di Milano
ore 14,00
arrivo dell’Urna di don Bosco. Sono invitate le catechiste. Segue la presentazione dei 100gg. Cresimandi;
ore 15.00-17.00
visita aperta ai fedeli;
ore 19,30
adolescenti a “Una notte con Don Bosco”, in Duomo.
Domenica, 2 febbraio 2014
Milano - Basilica di San Agostino
ore 14,30
Musical presso l’Auditorium don Bosco, sono invitati i
giovani;
ore 16,00
Messa per tutti i giovani.
Martedì, 4 febbraio 2014
Duomo di Milano
ore 16.00 - 18.30
visita dei ragazzi degli oratori (giochi in centro)
ore 20.00 – 21,00
Educatori, in Duomo
ore 21.00
nella Basilica di Sant’Ambrogio l’Arcivescovo di
Milano, Cardinale Angelo Scola, presiederà la concelebrazione eucaristica con i presbiteri impegnati
nella pastorale giovanile e le comunità educanti della
Diocesi.
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DA MIHI ANIMAS
Educatori alla scuola di don Bosco
Un agile libretto accompagnerà gli educatori
nella preghiera e nella riflessione durante le
giornate della Settimana dell’educazione 2014.
Sarà l’incontro con un prete amico che poi “fisicamente” verrà a incontrarci in una “peregrinazione” speciale: è l’incontro con don Bosco!
Nella sua cameretta don Bosco volle un piccolo
quadro con una citazione biblica che san Francesco di Sales, patrono dei salesiani, reinterpretò nella sua missione pastorale e che san Giovanni Bosco considerò come principio insostituibile: “Da Mihi Animas, Ceterà Tolle”
(Dammi le persone; i beni prendili per te, Gen 14, 21). Questa frase non si
comprende appieno se non si va al cuore della passione educativa di don Bosco.
“Da Mihi Animas” è una continua tensione a cogliere il vero bene, il valore autentico di ogni azione educativa, che risiede proprio nelle persone. Un educatore con i ragazzi e i più giovani cerca innanzitutto un “punto d’incontro” e una
“costante comunicazione”, anche affettiva, sapendo che la relazione educativa è
qualcosa di prezioso e di delicato e che ogni persona, soprattutto se piccola, è
“un mondo” cui accostarsi con rispetto. Per questo non si può improvvisare ma
nemmeno progettare tutto a tavolino, freddamente e senza “compromettere” la
propria vita, anche a costo di perderci: “Caetera Tolle”.
“Da Mihi Animas” è una scelta di campo che consiste nel condurre i ragazzi a
un bene più grande partendo da quello che sono “oggi”.
L’educatore sa che Dio ha per loro un “sogno” e che spetta a lui creare le condizioni perché ciascuno lo possa scoprire.
“Da Mihi Animas” è ancora uno stile per cui l’educazione diventa un costante
investimento di pensiero, di azione e di preghiera, perché nulla rimanga intentato, ma tutto sia considerato con oculatezza e senso critico. L’educatore sa che di
mezzo ci sono le “anime”, cioè la vita intera delle persone, chiamate, come diceva don Bosco, a essere “felici nel tempo e nell’eternità” e niente meno di
questo. Ci si deve scoraggiare di fronte a questa proposta di felicità? Niente affatto! Secondo don Bosco, l’educatore è un’ottimista, è carico di speranza, e
pensa che la felicità sia qualcosa di possibile e realizzabile.
Il libretto “Da Mihi Animas – educatori alla scuola di don Bosco” è disponibile presso la libreria In dialogo.
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“ADOTTA UNA CANNA” E MERCATINO....
CHI LI SEPARERA’?
Cari amici dell’organo di
Turro e parrocchiani tutti,
come l’anno scorso anche
quest’anno il mercatino di
Natale ha dato un generoso contributo alla raccolta
fondi a sostegno del restauro dell’organo.
Il mercatino artigianale
anche quest’anno ha proposto ai turresi un’infinità
di oggetti nati da idee sapienti ed abili mani di un
nugolo di instancabili collaboratrici e collaboratori
che lavorano praticamente tutto l’anno per mantenere viva questa
iniziativa ormai entrata a far parte del Natale di Turro che
quest’anno ha mosso menti e mani di circa 40 persone! A tutte loro
va il ringraziamento dell’organo e lo stimolo a riproporre ogni anno
questa bella ed utile iniziativa ricca di idee sempre nuove.
La vendita degli oggetti ha fruttato quest’anno ben 3.400 Euro interamente versati a sostegno dell’organo. Grazie a chi ha scelto di giocare in casa acquistando a chilometro zero un dono “made in Turro”!
Alla fine dell’anno siamo arrivati a 30.800 Euro e 988 canne adottate; siamo ben oltre la metà della spesa totale e quasi al migliaio di
canne.
E’ come se uno dei corpi d’organo fosse già rimesso a nuovo: manca
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“soltanto l’altro”…. e c’è una bella notizia, anche se per ora da dire
sottovoce.
Dopo un po’ di attesa, qualche telefonata, dopo la presentazione di
una richiesta di contributo e del progetto dettagliato, finalmente la
Curia ha posto sotto la tutela delle belle arti il nostro organo riconoscendolo uno strumento storico avendo compiuto i 50 anni di età.
Questo dovrebbe garantire un contributo parziale al progetto ma è
necessario spostare di qualche mese i lavori, per poter completare la
necessaria documentazione di restauro… incrociamo le dita!
Le piccole canne da 1 Euro destinate ai bambini e quelle da 200 Euro
sono esaurite ma ce ne sono molte da 2, 5, 10, 20, 50 o 100 Euro.
La raccolta fondi per sostenere il progetto non si ferma: puoi ancora
adottare una canna e scrivere il tuo nome, o quello dei tuoi cari, sul
“Libro degli amici dell’organo di Turro”. Scrivi ad [email protected], chiedi ai sacerdoti, in segreteria, a Davide (“organista”
delle 10.30 ), ai coristi.
Sostieni l’organo di Turro e l’organo di Turro ti ringrazierà sostenendo di nuovo il canto della comunità.
Davide
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Letti per voi
LO HOBBIT di John Ronald Reuel Tolkien
Non voglio perdere l’occasione di parlarvi di un libro che
durante le vacanze ho ripreso in mano, dopo oltre trent’anni,
grazie ad un film (La desolazione di Smaug) uscito a Natale,
che ne traspone le gesta in una trilogia.
Vi sto parlando del Lo hobbit, meravigliosa fiaba epica
scritta da Tolkin , massimo studioso di letteratura medioevale inglese e autore della trilogia Il Signore degli Anelli,
definito uno dei più importanti cicli narrativi del XX secolo.
Con questo libro, scritto nel 1937, che rappresenta il prequel del Signore degli anelli, Tolkin ci introduce, in punta di piedi, in un mondo fantastico, popolato da draghi, nani, orchi e stregoni, raccontandoci le gesta di Bilbo Beggins, uno hobbit,
strappato al suo tranquillo tran tran quotidiano, che trova il coraggio di iniziare un
viaggio, oltre i confini delle Terre Selvagge, che lo porterà a confrontarsi con il male e al termine del quale si ritroverà più maturo e più saggio .
Tolkien è un narratore eccezionale, con la sua scrittura semplice e accessibile, soffusa di spirito profondamente cristiano, porta il lettore dentro l’avventura, lo fa
marciare con i nani, sentire gli odori degli elfi e volare con le aquile. Spesso
l’autore anticipa le vicende che avverranno successivamente, senza tradire
l’elemento sorpresa, quasi a voler rassicurare il lettore sulle sorti del protagonista;
ci si sente un po’ coccolati ed è impossibile non provare empatia per Bilbo o pietà
per il triste e disperato Gollum e per il solitario e malvagio Smog.
Non immaginatevi però solo una bella storia, questo libro infatti ci parla, come tutte
le fiabe che si rispettano, della lotta tra il bene e il male, lotta presentata nelle sue
infinite sfumature come accade nella vita normale. Il protagonista è un eroe a tutto
tondo, dibattuto tra desiderio di comodità e di avventura, è uno di noi, con le sue
paure e le sue debolezze, con il suo coraggio e la sua quieta saggezza. Viaggiando
con Bilbo, si scopre che un uomo normale può essere chiamato a fare scelte eccezionali, e che affrontare prove in nome del bene ci mette in contatto con doti personali insospettate. In realtà l’avventura di Bilbo può essere letta come una trasposizione, in una dimensione magica e più leggera, dei tanti problemi di cui è intessuto
il vivere quotidiano, perché, come dice il magico e saggio Gandalf, “siamo tutti
piccole creature in un mondo vasto”.
Consigliato a tutti coloro che desiderano sorridere alla vita e alle sue prove, ma anche
a coloro che amano raccontare fiabe ai propri figli per insegnar loro come i valori cristiani possano dare speranza e vittoria sul male in ogni situazione della vita.
Aurora
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PERCORSO DI FEDE PER I FIDANZATI
IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO
ANNO 2014 - INCONTRI E TEMI TRTTATI
19 GENNAIO – DOMENICA: 1° GIORNATA COMUNITARIA
Inizio con la Santa Messa delle ore 10.30
Ore 11.30 Presentazione dei partecipanti e presentazione del percorso insieme
Ore 12.30 Pranzo insieme
Ore 14.03 – 16.00 
Ore 14.30 – 16,00  1° Momento: “Ci amiamo” relazione, condivisione a gruppi
26 GENNAIO – DOMENICA: FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA
Inizio con la Santa Messa delle ore 10.30 - Durante la Santa Messa, Benedizione delle
coppie che ricordano un anniversario significativo di matrimonio
 2° Momento: Benedizione dalle coppie degli anniversari al gruppo dei fidanzati
Ore 11.45 Rinfresco per tutte le coppie degli anniversari e dei fidanzati
27 GENNAIO – LUNEDÌ ORE 21.00 – 22.30
 3° Momento: “Tanto da sposarci” relazione, condivisione e discussione a gruppi
3 FEBBRAIO – LUNEDÌ ORE 21.00 – 22.30
 4° Momento: “Da cristiani” relazione, condivisione e discussione a gruppi
9 FEBBRAIO – DOMENICA: 2° GIORNATA COMUNITARIA
Inizio con la Santa Messa delle ore 10.30
Ore 11.30  5° Momento: Incontro con specialisti a cura del Consultorio Familiare
Incontro a parte per i genitori dei fidanzati
Ore 12.30 Pranzo insieme con il contributo di tutti i partecipanti
Ore 14.30  6° Momento: Visione di un film e discussione
10 FEBBRAIO – LUNEDÌ ORE 21.00 – 22.30
 7° Momento: “Con il sacramento del matrimonio” relazione, condivisione a gruppi
17 FEBBRAIO – LUNEDÌ ORE 21.00 – 22.30
 8° Momento: Incontro con specialisti a cura del Consultorio Familiare
23 FEBBRAIO – DOMENICA: 3° GIORNATA COMUNITARIA CONCLUSIVA
Inizio con la Santa Messa delle ore 10.30
Ore 11.30  9° Momento: “Chiamati alla santità” relazione, condivisione e discussione
Ore 12.30 Pranzo insieme con il contributo di tutti i partecipanti
Ore 14.30  10° Momento: La preparazione immediata al matrimonio, modalità e informazioni.
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GENNAIO 2014
LA PAROLA PER OGNI GIORNO
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S. Maria Assunta in Turro
P.zza G. Anelli, 4 - Milano
Don Pino Macchioni
Tel. 02.2847850 int. 214
Don Giulio Viganò
Tel. 02.2847850 int. 209
SEGRETERIA
Lunedì - Venerdì
dalle ore 10.00 alle ore 12.00
dalle ore 15.30 alle ore 18.00
CENTRO DI
ASCOLTO
Martedì
dalle ore 15.30 alle ore 18.30
Mercoledì
dalle ore 9.45 alle ore 11.00
Venerdì
dalle ore 15.30 alle ore 18.00
SAN VINCENZO
Mercoledì
dalle ore 17.00 alle ore 19.30
PATRONATO
ACLI
Lunedì
dalle ore 17.00 alle ore 18.30
Don Angelo Zanzottera
Tel. 02.2847850 int. 215
e-mail
[email protected]
[email protected]
sito web
www.parrocchiaturro.it
Segreteria parrocchiale
Tel. 02.2847850
Tel. 02.93882293
Fax 02.2618571
ORARI S. MESSE
Festive:
Feriali:
18.30 sabato
8.30 — 10.30 – 18.30
8.50 (con lodi) — 18.30 (con vesperi)
SANTO ROSARIO
18.00
CONFESSIONI
Sabato mattina e pomeriggio
Nati, sposati, morti in Cristo
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Bruna Germoglio (05/09/1924 – 16/12/2013)
Carla Muncinelli (21/04/1923 – 18/12/2013)
Leonardo Fredella (18/06/1935 – 24/12/2013)
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