B. INCONTRI FORMATIVI
Obiettivi
La proposta di questa sezione ha un duplice obiettivo:
accompagnare e sostenere i genitori nel loro compito di formazione al senso religioso dei
figli;
- favorire nei genitori un approfondimento della loro fede e vita cristiana.
-
Insieme alla formazione dei genitori si propongono suggerimenti per quella dei padrini.
Formazione dei genitori
Nessuno nasce educatore. Anche i genitori sono chiamati a imparare ad essere educatori dei
loro figli. A ciò sono utili confronti con altri padri e madri e letture personali. Un prezioso “libro”,
letto con sapienza, è la vita quotidiana del proprio bambino: i suoi comportamenti, le sue reazioni,
le sue richieste, sovente implicite, offrono una grande lezione.
Sono auspicabili incontri con persone qualificate ed esperte nel campo psicopedagogico,
medico… sociale. La Commissione Interdiocesana della pastorale pre e post battesimale si farà
carico di promuovere opportune iniziative diocesane o zonali su tematiche educative, come la
crescita fisica e psicologica del bambino, la relazione parentale, la formazione morale e religiosa,
senza escludere aspetti e problemi pratici, quali i capricci dei bambini, le piccole bugie, la scelta dei
giocattoli… l’uso della televisione.
I genitori, inoltre, possono trovare un valido sostegno nel catechista accompagnatore. La sua
presenza, attraverso visite o incontri informali, è l’occasione per consigli e incoraggiamenti, per uno
scambio di idee, in particolare per un confronto sulla vita e relazione di coppia mutata con l’arrivo
del figlio, sulla formazione religiosa del bambino, come pure sul cammino spirituale degli stessi
genitori. Con discrezione occorre che il catechista, anche dopo il battesimo, continui il legame con
la famiglia e si renda disponibile a incontrarla con una certa regolarità. Questa vicinanza del
catechista è ancora più auspicabile là dove i genitori hanno difficoltà a partecipare alle riunioni
formative proposte dalla parrocchia.
Riunioni parrocchiali
Sono incontri per genitori, svolti a livello parrocchiale o interparrocchiale. Sussidiati da
cinque schede, gli incontri hanno lo scopo di approfondire alcuni temi che riguardano la formazione
religiosa dei figli, ma anche il cammino di fede dei genitori: la crescita spirituale del bambino e lo
sviluppo del senso di Dio, come pure la preghiera in coppia, la conversione che impegna l’adulto a
diventare come bambini, il compito di rendere la propria famiglia piccola Chiesa domestica. Sono
argomenti che, sebbene riferiti direttamente al compito educativo del padre e della madre, hanno
una ricaduta sulla vita spirituale dei genitori, come singoli e come coppia. Per questo i testi elaborati
possono essere considerati “schede catechistiche”, anche se non intendono proporre un organico
cammino di fede, lasciato ad altre iniziative parrocchiali o associative.
Destinatari delle riunioni formative sono tutte le coppie dei genitori dei bambini battezzati
sino a circa tre anni. La presenza unitaria di genitori con una diversa esperienza di coppia e di
azione educativa arricchisce il confronto ed è un aiuto a superare paure e difficoltà. I temi proposti
dalle schede possono essere ripresi anche nella fase successiva, con i genitori dei bambini di 4-6
anni.
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Le cinque schede catechistiche sono state pensate come strumenti in mano all’animatore
dell’incontro: può essere il sacerdote o, se è possibile, un catechista preparato. Ogni “scheda”
chiede di essere accolta come una “traccia”, anche se ampia ed estesa nei suoi contenuti. È lasciato
all’animatore il compito di mediare e adattare il testo secondo le esigenze del gruppo dei genitori.
Lo sviluppo di ogni scheda ha lo stesso procedimento. Chiariti gli obiettivi, viene proposta
un’attività o tecnica per motivare e avviare la riflessione, con il titolo per iniziare. Sono quindi
offerti alla meditazione alcuni riferimenti biblici e del magistero inerenti il tema trattato e raccolti
sotto la dicitura in ascolto. Segue il momento di riflessione con essenziali precisazioni per
illuminare e approfondire il tema proposto. Successivamente si dà spazio a un tempo per
interrogarsi, finalizzato a individuare ricadute per l’azione educativa dei genitori e per la loro vita
spirituale. Infine è prevista una sosta per pregare, articolata secondo alcune proposte concrete. A
conclusione dell’incontro si suggerisce un sobrio momento conviviale, che ha lo scopo di favorire,
oltre a una maggiore conoscenza reciproca, la comunione fraterna. Insieme si può condividere una
bevanda, un dolce casalingo.
Ogni scheda fa riferimento a una o più pagine del testo, Lasciate che i bambini vengano a
me. Lo scopo è di iniziare i genitori a familiarizzarsi con questo Catechismo dei bambini, voluto dai
nostri vescovi. Il testo sarà consegnato loro quando il figlio si avvicinerà all’età dei 3 anni.
Per rendere partecipata e fruttuosa la riunione formativa dei genitori si propongono alcuni
criteri e suggerimenti.
- Occorre riconoscere il primato di Dio. Il Signore è il primo educatore! Egli ci precede e
opera in ogni bambino e in ciascuna famiglia. Per questo la riflessione non può limitarsi
alla semplice, pur importante, preoccupazione formativa del che cosa fare, né ridursi a
indicazioni morali. Accettare il primato del Signore è affidarsi a Lui, non ostacolare la sua
azione, invocare il suo aiuto. Insieme all’ascolto della Parola di Dio, è fondamentale per i
genitori dare spazio alla preghiera: di coppia, in famiglia, ma anche nelle riunioni
formative. Per questo sarebbe opportuno, oltre alla “sosta per pregare” al termine
dell’incontro, iniziare la riunione con un momento di raccoglimento: un canto, un’invocazione allo Spirito Santo… una preghiera scelta tra quelle proposte nel fascicolo, Felici
del tuo arrivo. Con te lodiamo il Signore () I. B 3).
-
L’approfondimento dei temi proposti dalle schede richiede di porre al centro i genitori,
come singoli, soprattutto come coppia. Essi sono i primi soggetti dell’incontro di
catechesi. Coinvolgerli significa dare loro la parola, intercettare le loro domande, porre
attenzione alle loro difficoltà di coppia e di genitori, rispettare la loro situazione spirituale,
incoraggiarli nella loro missione e ricerca religiosa.
-
La buona riuscita di un incontro formativo dipende notevolmente dalla sua preparazione.
A questo scopo si suggerisce che ogni scheda catechistica venga approfondita insieme:
l’animatore e tutto il gruppo dei catechisti accompagnatori. Sarà più facile individuare le
opportune mediazioni e possibili integrazioni. Si potrà insieme stabilire le modalità di
convocazione dei genitori, precisare il ruolo di ognuno, preparare i locali e il materiale
necessario, ponendo un’attenzione particolare all’accoglienza dei bambini.
-
Lo sviluppo di ogni incontro dovrà essere contenuto in un tempo ragionevole. Trattandosi
di genitori con bambini piccoli, la riunione non dovrebbe superare l’ora e mezza,
compreso il momento conviviale.
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-
Ciascuna scheda per ogni momento del procedimento propone un determinato sviluppo
temporale. La fedeltà ai tempi indicati evita di attardarsi su alcuni momenti e trascurarne
altri, talvolta più rilevanti.
-
Ogni scheda propone una sua varietà di attività e tecniche. Esse hanno lo scopo di
coinvolgere i partecipanti: il singolo, la coppia, oppure il piccolo gruppo. Anche se si
deve ritenere utile l’intervento contenuto dell’animatore, è ancora più importante che
nell’incontro si dia spazio alla parola dei partecipanti, al confronto, alla condivisione di
esperienze.
-
Lo sviluppo di ogni scheda si presenta ampio ed esteso. Si propone che la riflessione su
ogni scheda preveda due incontri. È possibile percorrere due soluzioni: programmare due
incontri successivi, oppure, dopo una prima riflessione globale sulla scheda, rinviare di
qualche mese la seconda riflessione su di essa per un ulteriore approfondimento e
condivisione dell’esperienza vissuta.
-
Il contenuto di ogni scheda è in parte riproposto nel dépliant per i genitori. Esso ha una
duplice funzione: è un sussidio che può essere utilizzato nell’approfondimento della
scheda ed è uno strumento che, in mano ai genitori, può servire in casa al dialogo di
coppia.
-
Le schede catechistiche sono cinque. Se si dedica ad ognuna due incontri, per
approfondirle tutte occorrono dieci riunioni, che dovrebbero essere distribuite in poco più
di due anni: dal battesimo sino a tre anni circa del bambino. Si propone di prevedere ogni
anno 3-4 incontri. Alternandoli con le 3-4 celebrazioni comunitarie, si potrebbe
programmare tra ottobre e maggio un incontro ogni due mesi.
-
Occorre fare in modo che all’incontro formativo partecipi la coppia dei genitori. Non
tutte le coppie, però, potranno essere presenti con assiduità alle riunioni comuni: chi per
impegni, chi per motivi familiari, chi poco interessato. In questi casi diventa rilevante il
ruolo del catechista accompagnatore. Egli è chiamato a prendere contatto con la coppia
assente per informarla del tema svolto, per consegnare il dépliant destinato ai genitori e,
possibilmente, per riprendere l’argomento con i genitori nella loro casa.
Oltre alle cinque schede, destinate alla riflessione con i genitori, è stata prevista una sesta: è
una sintetica traccia offerta al sacerdote e al coordinatore parrocchiale della pastorale post
battesimale per un incontro di verifica e di approfondimento del ruolo dei padrini e delle madrine.
Si suggerisce, per quanto è possibile, che ogni anno si organizzi una riunione formativa di tutti i
padrini dei bambini delle diverse età.
Le cinque schede catechistiche per i genitori, nel presente sussidio, sono predisposte
secondo un ordine tematico ritenuto più esistenziale: si parte dalla formazione al senso religioso,
alla preghiera… sino alla famiglia come piccola Chiesa. Al coordinatore parrocchiale e al gruppo
dei catechisti è lasciato il compito di scegliere l’ordine delle schede ritenuto più idoneo.
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Può essere utile uno sguardo sintetico sulle diverse schede, richiamando il titolo e il loro
contenuto centrale:
1. Alle radici della vita di fede
Educazione religiosa del bambino
e formazione al senso di Dio
2. A scuola dai nostri figli
Diventare come bambini, accolti come
“parola del Signore”
3. Preghiera in famiglia
Come sviluppare la preghiera di
coppia e in famiglia
4. La famiglia prima scuola di
preghiera
Come iniziare i piccoli alla preghiera
5. Famiglia Chiesa domestica
Fare della propria casa una piccola Chiesa
e prima esperienza di Chiesa per i figli
6. Camminare insieme
I padrini collaboratori dei genitori
nell’educazione cristiana dei figliocci
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Prima catechesi post-battesimale dei genitori
ALLE RADICI DELLA VITA DI FEDE
“Nella famiglia cristiana i figli, fin dalla tenera età,
devono imparare a percepire il senso di Dio
e a venerarlo e ad amare il prossimo”
(Concilio Vaticano II, GE 3)
Obiettivi
Aiutare i genitori:
- a prendere consapevolezza
○ della loro missione di educatori alla fede,
○ della dimensione religiosa del bambino nei primi anni di vita;
- a interrogarsi
○ sulla propria fede e vita cristiana,
○ sulla scelta di forme e modi per sviluppare il senso di Dio nei loro bambini.
1. Per iniziare (10 minuti)
Il battesimo del bambino, amministrato nella fede della Chiesa, ha visto il consenso dei genitori, che hanno assunto l’impegno di
educare il figlio nella fede cristiana. Dinanzi a questo compito non mancano interrogativi e difficoltà.
Per avviare la riflessione si propone di distribuire ai partecipanti un foglio con le “dieci difficoltà nell’educare alla fede”,
riportate in appendice alla scheda. Ogni genitore è invitato a mettere in ordine decrescente le difficoltà. Quindi ci si confronta
in piccoli gruppi sulla graduatoria stilata da ognuno.
2. In ascolto (25 minuti)
a. La Parola del Signore
Racconta a tuo figlio”
Nelle pagine dell’Antico Testamento l’educazione religiosa, affidata ai genitori, prevedeva
specifici compiti:
- fare conoscere Dio attraverso il racconto di ciò che Egli ha fatto per il suo popolo. Dio
ordinò a Mosè: racconta e fissa “nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio come
mi sono preso gioco degli Egiziani e i segni che ho compiuto in mezzo a loro” (Es 10,2);
- insegnare la parola del Signore e i suoi comandamenti: “Porrete nel cuore e nell’anima
queste mie parole… Le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa
tua e quando camminerai per via” (Dt 11, 18-19);
- celebrare in famiglia alcuni riti e spiegare ai figli più piccoli il loro significato. È il caso
della celebrazione della Pasqua ebraica. Il Testo Sacro, dopo aver precisato le modalità del
rito pasquale –uccisione dell’agnello di un anno, aspersione con il sangue degli stipiti della
porta, consumazione in piedi dell’agnello arrostito insieme a pane azzimo e erbe amareinvita il capofamiglia a offrire una spiegazione: “Quando i vostri figli vi chiederanno: Che
significato ha per voi questo rito? Voi direte loro: È il sacrificio della Pasqua del Signore,
il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto” (Es 12,26-27).
A sua volta l’insegnamento di Gesù è sintetizzato in un’espressione: “Lasciate che i bambini
vengano a me e non glielo impedite” (Lc 18,16). L’invito è rivolto agli Apostoli, implicitamente è
diretto a tutti i genitori.
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b. Pensiero della Chiesa
“Genitori primi educatori cristiani”
Nei primi 16 secoli la Chiesa ha affidato totalmente l’educazione religiosa dei bambini e dei ragazzi alla famiglia. Solo dopo il
1600 incominciò a diffondersi nelle parrocchie il catechismo per i fanciulli.
Anche nel nostro tempo la Chiesa con insistenza riconosce la primaria responsabilità dei genitori nell’educazione religiosa.
-
-
Scrive il Concilio: “Nella famiglia cristiana i figli, fin dalla più tenera età, devono
imparare a percepire il senso di Dio” (Gravissimum Educationis, n. 3). Si afferma
esplicitamente: “I coniugi cristiani sono i primi annunciatori della fede dei loro figli. Li
formano alla vita cristiana con la parola e con l’esempio” (Apostolicam Actuositatem, n.
11).
Per Giovanni Paolo II l’educazione religiosa della famiglia “ha un carattere particolare e,
in un certo senso, insostituibile” (Catechesi Tradendae, n. 68).
I nostri vescovi ricordano che l’educazione religiosa in famiglia ha una caratteristica
propria: “Al magistero della vita si unisce provvidamente il magistero della parola” (Il
rinnovamento della catechesi, n. 152). Sottolineano, inoltre, che la famiglia “mantiene la
responsabilità primaria per la trasmissione dei valori e della fede… L’immagine di Dio,
che il figlio porterà dentro di sé, sarà caratterizzata dall’esperienza religiosa vissuta nei
primi anni di vita. Di qui l’importanza che i genitori s’interroghino sul loro compito
educativo in ordine alla fede: Come viviamo la fede in famiglia? Quale esperienza
cristiana sperimentano i nostri figli? Come li educhiamo alla preghiera?” (Educare alla
vita buona del Vangelo, nn. 36-37).
Per la Sacra Scrittura e per la Chiesa i genitori hanno una responsabilità primaria, quasi insostituibile, nel formare nei figli, fin
dalla prima infanzia, il senso religioso, nello sviluppare l’idea di Dio, nel prepararli all’incontro con Gesù. Papà e mamma
assolvono la loro missione con la parola, soprattutto con l’esempio, il “magistero della vita”. Per avere un sostegno e i primi
orientamenti a questo compito educativo dei genitori, si può invitare una coppia di sposi, scelti per la loro sensibilità e
competenza, a parlare della loro esperienza nell’educazione religiosa del bambino. Il dialogo con la coppia può chiarire
interrogativi, favorire incoraggiamento, fare intravedere soluzioni operative.
3. Momento di riflessione (30 minuti)
Nella prima infanzia l’educazione religiosa è rivolta soprattutto a formare il senso di Dio. Un iniziale sviluppo della vita di fede e
della formazione morale è proprio della seconda infanzia.
Premesse alcune puntualizzazioni, sarà utile offrire ai genitori alcuni orientamenti o linee di azione.
Puntualizzazioni
a. Responsabilità primaria dei genitori. L’educazione religiosa in primo luogo è compito di
papà e mamma. Si tratta di un diritto-dovere dei genitori fondato sull’atto generativo.
Avendo deciso di mettere al mondo una nuova creatura, i genitori si sono assunti la
responsabilità di farla crescere, di promuovere il suo sviluppo intellettivo, affettivo,
relazionale, estetico, ma anche morale e religioso. Scrive Giovanni Paolo II: “Generando
nell’amore e per amore una nuova persona, i genitori si assumono per ciò stesso il compito
di aiutarla efficacemente a vivere una vita pienamente umana… Il diritto-dovere educativo
dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com’è alla trasmissione della vita; come
originale e primario, rispetto al compito educativo di altri; come insostituibile ed
inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri” (Familiaris
Consortio, n. 36).
b. Una buona base umana. Gli anni dell’infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della
personalità del bambino. In questo tempo si pongono anche le radici della futura vita di fede.
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Lo sviluppo nel bambino di un concetto positivo di sé è fonte di serenità e di una fiducia di
base. Facilmente il bambino si dispone alla gratuità, allo stupore, ad una relazione
accogliente degli altri e, se incoraggiato, all’apertura a Dio, ad un’iniziale invocazione e
preghiera. Si forma così nel bambino un primo senso di Dio e si creano le disposizioni alla
vita di fede.
c. Alleanza educativa. Nessun genitore nasce educatore. Si impara con il tempo, con
l’esperienza, in particolare con il consiglio e il sostegno degli altri. Sono utili e arricchenti
l’ascolto di esperti nel campo psicologico e pedagogico, il confronto con altri genitori,
l’incoraggiamento del catechista accompagnatore e, quand’è possibile, il dialogo con il
sacerdote. I genitori restano i primi responsabili dell’educazione del figlio e della sua
formazione al senso religioso. La loro azione educativa acquista efficacia se dispone di
alleati: possono essere i nonni del bambino, talvolta gli insegnanti della Scuola dell’infanzia,
in particolare la partecipazione alla vita della comunità cristiana.
d. Collaboratori di Dio. I figli sono dono del Signore. I genitori cristiani sono consapevoli che
Dio ama il loro figlio, “parla” al suo cuore, opera attraverso il suo Spirito, ha un suo
misterioso progetto. Per questo i genitori non hanno timore dei loro limiti e carenze. Sanno
di poter contare sulla presenza del Signore. Non esitano ad invocare il suo aiuto. Si lasciano
guidare dallo Spirito Santo e dalla sua Parola per aiutare il figlio a vivere pienamente la sua
vita, a maturare con il tempo le virtù cristiane, ad incontrarsi con il Signore e ad ascoltare la
sua voce. A tutti i genitori “Dio dona le grazie necessarie all’adempimento di questo
servizio faticoso ma autorevole” (Lasciate che i bambini vengano a me, n. 58).
Linee d’azione
Sostenuti dalla grazia del Signore, i genitori per primi si adoperano a sviluppare una
formazione religiosa e a fare percepire al loro figlio il senso di Dio. Restano fondamentali
alcune vie da percorrere.
a. Una relazione educativa positiva e rassicurante. Il bambino ha bisogno di sentirsi accettato,
ben voluto, amato in primo luogo dai genitori. È importante per il bambino la vicinanza
fisica di mamma e papà, la loro attenzione e cura, come lo tengono in braccio, gli sorridono,
gli parlano, lo accarezzano. Il rapporto amorevole e accogliente dei genitori dà serenità al
bambino, infonde sicurezza, sviluppa una fondamentale fiducia di base. Sono le condizioni
che dispongono il bambino ad aprirsi con fiducia agli altri e a Dio stesso.
b. Testimoni dell’amore di Dio. I genitori in primo luogo parlano al bambino dell’amore di Dio
attraverso la loro unione di coppia, il loro rispetto reciproco e, più direttamente, con la
dedizione gratuita e la cura premurosa del figlio: come lo accudiscono, lo nutrono, lo
lavano, gli parlano, lo accarezzano, lo consolano… giocano con lui. L’amore gratuito e non
possessivo di papà e mamma, sperimentato dal bambino, non è solo tacita rivelazione
dell’amore di Dio, ma dispone il bambino ad accogliere con il tempo la paternità di Dio e a
sviluppare una fiduciosa relazione con il Signore.
c. Prima l’esempio. Il bambino in tenera età apprende non per ragionamento, ma per affetto.
Assimila per “osmosi”, facendo propri i sentimenti e i comportamenti familiari. Egli “si
identifica con la persona che stima e ama e ne fa propri i valori, gli atteggiamenti, i gesti, il
modo di considerare la vita” (Il rinnovamento della catechesi, n. 135). Anche nella
formazione religiosa resta fondamentale la testimonianza dei genitori. Per un papà e una
mamma è importante sapere che cosa è la fede per trasmetterla al figlio, ma è fondamentale
come essi vivono la loro fede e la vita cristiana. L’amore reciproco, il perdono vicendevole,
la carità fraterna, l’ospitalità, il loro senso della Provvidenza, la loro preghiera semplice e
sincera, la loro attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche facilitano lo sviluppo di
valori evangelici e favoriscono nel bambino il sorgere di un primo incontro con Dio,
percepito come una presenza buona e importante.
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d. Dare spazio a gesti e segni religiosi. Essi sono numerosi: il segno della croce fatto sulla
fronte dai genitori, la benedizione della sera, la preghiera prima dei pasti, il bacio dato dal
bambino all’immagine sacra, la visita alla chiesa, il grazie a Dio dinanzi alle meraviglie del
creato… la valorizzazione della domenica e delle feste liturgiche con un particolare segno e
rito. Questi gesti, ripetuti con regolarità e proposti con convinzione dai genitori, si
imprimono nella psiche del bambino, segnano la sua vita emotiva e favoriscono una sua
spontanea religiosità. Si sa che: “Più sono piccoli, più i bambini apprendono per sensazioni
ed esperienze immediate” (Lasciate che i bambini vengano a me, n. 129).
e. Primi racconti della Bibbia e della vita dei santi. A partire dal secondo anno è opportuno
dare inizio ad alcune narrazioni bibliche, come Noè salvato dalle acque, la storia di
Giuseppe venduto dai fratelli, Mosè salvato dalla figlia del Faraone, la nascita di Gesù, la
visita dei Magi, la moltiplicazione dei pani6. Questi racconti, espressi nel linguaggio dei
bambini e collegati possibilmente a feste liturgiche o a immagini sacre, sono una prima
introduzione alla Parola di Dio. Anche il racconto essenziale della vita di alcuni santi,
presentati come gli amici di Gesù, attira l’attenzione dei bambini e favorisce la loro
esperienza religiosa. Si può iniziare con santi popolari o locali, come san Francesco, san
Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Giovanni Bosco, madre Teresa di Calcutta.
f. Domande in cerca di risposta. Anche i bambini hanno le loro domande che, verso i tre anni,
si fanno frequenti. Possono riguardare fatti quotidiani, eventi dolorosi come la morte di un
famigliare, segni religiosi quali immagini sacre, il presepio… Gesù sulla croce. Accolte con
sapienza queste domande offrono ai genitori l’opportunità di una prima “catechesi”,
semplice e occasionale.
La riflessione può essere riassunta in alcune “regole” che compongono la «Grammatica della formazione al senso
religioso», riportata in appendice alla scheda. Si propone di distribuire il foglio della “grammatica” ai partecipanti, suddivisi in
piccoli gruppi. Per il confronto in gruppo si suggeriscono alcune piste:
- La grammatica insegna come devono essere accentuate le parole. Tra le dieci regole della grammatica religiosa
alcune sono più importanti e devono essere “accentuate”. Quali?
- La grammatica chiarisce l’uso dei tempi: passato, presente, futuro… imperativo. Tenendo presente l’età del
bambino, quali regole della grammatica religiosa devono essere attuate nel presente, quali è bene rinviare nel
futuro?
4. Un tempo per interrogarsi (10 minuti)
I genitori trasmettono al bambino ciò che essi vivono. Formano il figlio al senso di Dio in primo luogo come essi vivono il loro
rapporto con il Signore, la loro fede e preghiera. In coppia i genitori sono invitati a interrogarsi sulla loro fede: Che cosa vuol
dire per noi credere? Come si esprime la nostra fede? In che modo essa è alimentata e fatta crescere?
È auspicabile che la riflessione continui a casa e sia ripresa dalla coppia dei genitori. Si suggerisce, inoltre, che in famiglia i
genitori trovino l’occasione per incontrarsi con i nonni del bambino, possibilmente con il catechista accompagnatore, per un
confronto sull’alleanza educativa: sia per accogliere suggerimenti, sia per concordare comuni linee di azione sulla formazione
religiosa.
5. Una sosta per pregare (5 minuti)
Nel giorno del battesimo i genitori hanno fatto la professione di fede a nome del figlio. Si sono impegnati, così, a favorire e
coltivare la fede nel loro bambino. La preghiera conclusiva dell’incontro può tradursi in una piccola celebrazione per ricordare
quel gesto e ravvivare l’impegno assunto. Si suggerisce un possibile sviluppo:
- viene predisposta una bacinella d’acqua, a ricordo della vasca battesimale, e si colloca accanto un cero, simbolo
della luce di Cristo
6
Il Catechismo Lasciate che i bambini vengano a me offre esempi di narrazioni bibliche semplici e rispettose del testo
sacro, pp. 68 e ss.
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-
dopo un accenno alla professione fatta nel giorno del battesimo, si invitano i genitori a ripetere la professione con
la formula battesimale e con la recita del Credo
quindi i genitori si avvicinano alla bacinelle, si bagnano le mani, poi appendono o incollano al cero il nome del figlio
segue una breve invocazione fatta da un genitore a nome di tutti *
si può concludere consegnando ad ogni coppia di genitori un cartoncino con la scritta “La nostra fede sia la tua
fede/ La tua fede arricchisca la nostra”. Il cartoncino può trovare posto nell’albo dei ricordi del bambino.
* Si suggerisce una possibile invocazione o preghiera:
“Benedici, Signore, i nostri figli e figlie.
Dona loro salute, serenità e gioia di vivere.
Rendici ogni giorno attenti e stupiti
per riconoscerTi nei loro sguardi e sorrisi.
Nel nostro quotidiano amore di genitori
possano sperimentare il Tuo amore di Padre.
Nella nostra fede, anche se debole,
trovino la via per incontrarTi. Amen.”
6. Momento conviviale
Appendice
DIECI DIFFICOLTÀ
nell’educare alla fede
1. Come genitori ci sentiamo impreparati a questo compito.
2. Non abbiamo strumenti e non sappiamo che cosa fare e cosa dire ai nostri figli.
3. Ci sentiamo soli e non sappiamo a chi chiedere consiglio e aiuto.
4. Nostro figlio è ancora piccolo. Aspettiamo qualche anno per parlargli di Dio.
5. Non dobbiamo imporre la nostra fede. Lasciamo che il figlio, fatto grande, scelga
liberamente.
6. L’educazione cristiana è missione della Chiesa. Affidiamola ai sacerdoti, alle suore, ai
catechisti.
7. Noi adulti abbiamo difficoltà a credere. Non possiamo dare quello che non abbiamo.
8. La fede, pur importante, non è il primo valore da coltivare.
9. Come padre sono il più assente in famiglia e il meno indicato per educare alla fede. Ci
pensa la madre.
10. É difficile educare alla fede nel nostro tempo, dove la gente crede di meno e ha altri
interessi.
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GRAMMATICA
della formazione al senso religioso
1. I genitori hanno la primaria responsabilità nel formare il bambino al senso di Dio.
2. La relazione rassicurante e accogliente del figlio fonda autostima, fiducia, serenità e dispone il bambino all’incontro con Dio.
3. L’amore gratuito e disinteressato di papà e mamma è per il bambino un tacito annuncio
dell’amore di Dio che un giorno chiamerà “Papà”.
4. Nella formazione religiosa i genitori sono collaboratori di Dio. Il Signore li precede, ama il
bambino, gli parla, interviene e lo guida con il suo Spirito.
5. Nel far percepire al figlio il senso di Dio è importante che cosa i genitori sanno della fede,
ma è fondamentale come essi la vivono.
6. I genitori con la loro testimonianza di fede e il loro esempio di vita cristiana sono un
riferimento fondamentale per il bambino. Egli assimila per imitazione e identificazione con
le persone che ama.
7. Piccoli riti, gesti e segni religiosi, vissuti e ripetuti in famiglia, favoriscono nel bambino il
sorgere di una religiosità concreta e spontanea.
8. Attraverso i primi racconti di personaggi biblici e di santi il bambino, con il tempo, è
introdotto nella grande famiglia degli amici di Dio.
9. I genitori, rispondendo alle domande sempre più frequenti del bambino, offrono un’iniziale
“catechesi”, semplice, anche se saltuaria.
10. L’educazione religiosa dei genitori è arricchita e sostenuta dal consiglio e dalla
collaborazione di alleati: nonni, amici, catechista, sacerdote… comunità cristiana.
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Seconda catechesi post-battesimale dei genitori
A SCUOLA DAI NOSTRI FIGLI
“Se non vi convertirete, dice Gesù,
e non diventerete come bambini,
non entrerete nel regno dei cieli”
( Matteo 18,3)
Obiettivi
Aiutare i genitori:
- a prendere atto che i bambini
○ sono testimoni di valori evangelici,
○ hanno qualche cosa da insegnare;
- a mettersi in ascolto dei bambini
○ per accoglierli come “parola” del Signore,
○ per farsi piccoli, semplici, trasparenti come loro.
1. Per iniziare (10 minuti)
Il primo modo di esprimersi dei nostri bambini, oltre al pianto, è il linguaggio degli occhi: socchiusi o aperti, spalancati nel vuoto
o fissi su chi sta accanto, scintillanti di gioia o pieni di lacrime, essi parlano. I genitori, guidati dai suoi occhi, intuiscono con
facilità se il bambino ha sonno o fame, se è sereno o agitato, se sta bene o ha disturbi. Non a caso si dice che gli occhi sono lo
specchio dell’anima, di ciò che una persona sente e vive dentro.
In precedenza si propone ai genitori di portare con sé alla riunione una o più foto del loro bambino nelle quali risaltano gli
occhi. Sarà cosi possibile con le foto dei bambini predisporre una straordinaria mostra di occhi. Dinanzi agli occhi di un
bambino si resta stupiti e, talvolta, muti! Le sensazioni di un genitore sono varie. In concreto si chiede alle mamme e,
separatamente, ai papà che cosa gli occhi del loro bambino dicono a ciascuno: comunicazione della gioia di vivere, tacito
ringraziamento di essere nato, attese, domande… rimprovero. Con le risposte, sotto il titolo “gli occhi dei bambini parlano”,
si possono comporre e poi confrontare i due cartelloni: uno delle mamme, l’altro dei papà.
2. In ascolto (20 minuti)
a. La Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Marco: “Come bambini”
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere
questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è
come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio
come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva,
imponendo le mani su di loro.
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo
di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi
ha mandato» (Mc 10,13-16 e 9,36-37).
Commento
È opportuno sottolineare:
- secondo la cultura ebraica i bambini, pur desiderati e amati, erano collocati ai margini della
- vita sociale
- Gesù, invece, li pone in mezzo, al centro dell’attenzione
- invita ad accoglierli e a considerarli modello di comportamento
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li abbraccia, li benedice e chiede che siano condotti a Lui
Gesù stesso si rende presente nei bambini, come in altre categorie di ultimi, di chi non ha
voce.
b. Pensiero della Chiesa
“Guardare i bambini con gli occhi di Gesù”
Il Catechismo dei bambini offre un sintetico commento al passo di Marco: “Molte volte, nella
considerazione degli adulti, i bambini sono ritenuti poveri di significato e valore. Gesù con la vita e
con le parole mette continuamente in discussione il nostro modo di considerare e trattare i
bambini… Gesù invita a guardare i bambini come li guarda Lui, con amore… Li pone davanti agli
uomini come immagine dell’atteggiamento privo di malizia e carico di fiducia” (Lasciate che i
bambini vengano a me, nn. 28 e 33).
“Anche i figli insegnano”
Secondo Paolo VI “I genitori non solo comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro
lo stesso Vangelo” (Evangelii Nuntiandi, n.71). A sua volta Giovanni Paolo II parla di “Scambio
educativo tra genitori e figli, nel quale ciascuno dà e riceve” (Familiaris Consortio, n. 21). In
precedenza il Concilio affermava: “I figli contribuiscono in qualche modo alla santificazione dei
genitori” (Gaudium et Spes, n. 48).
L’arrivo del figlio cambia la vita della coppia. Talvolta è fonte di non lievi preoccupazioni. Il bambino, però, resta un dono, una
benedizione per la famiglia. “Quali aspetti positivi la presenza del bambino ha portato e reca alla nostra vita di coppia e di
famiglia?” A questo interrogativo è bene che i genitori presenti rispondano dividendosi in piccoli gruppi.
3. Momento di riflessione (20 minuti)
Nessun bambino nasce santo! Già nei primi anni non di rado appaino capricci, piccoli ricatti, gelosie, talvolta forme di
aggressività, persino qualche sotterfugio o piccole bugie. Nonostante ciò, Gesù ha elevato il bambino come testimone e modello
di atteggiamenti e valori evangelici. Secondo Gesù il bambino, accolto e ascoltato con amore, ha qualche cosa di semplice e
prezioso da dire e da insegnare. È utile fermare l’attenzione su alcune affermazioni.
a. Chi accoglie un bambino, accoglie Gesù. È ricordato espressamente dal Signore: “Chi accoglie
uno solo di questi bambini, accoglie me” (Mc 9,37). Con il figlio, amato e accolto dai genitori, nella
casa entra anche il Figlio di Dio. E Gesù non viene mai a mani vuote.
b. Ogni bambino è una “parola” del Signore. Afferma Gesù: “Ti rendo lode, Padre, perché hai
nascoste queste cose [ciò che riguarda il regno di Dio] ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai
piccoli” (Mt 11,25) I piccoli sono gli “ infanti”, coloro che non parlano, ma anche quanti non hanno
voce. Il bambino, prima di esprimersi con la parola, comunica con gli occhi, il sorriso, il pianto… il
sonno. Chi sa guardare con stupore un bambino “respira” semplicità, candore, serenità, avverte un
senso di pulito, di pace, di assenza di malizia. Sono valori del Regno che Dio rivela attraverso i
piccoli.
c. La vita del bambino dice essenzialità. Al bambino piccolo bastano poche e fondamentali cose per
vivere sereno: il cibo, la presenza e il calore dei genitori, l’igiene… un clima di armonia e di pace.
Ogni bambino ci ricorda che per essere felici basta accontentarci di poco, di ciò che è vitalmente
necessario, e sgravarci di ciò che è secondario, superfluo o futile.
d. Il bambino si fida totalmente di papà e mamma. Cerca la loro presenza. Si rassicura nel sentire la
loro voce. In braccio a mamma o a papà si sente protetto e facilmente passa dal pianto al sorriso. Le
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prime parole del bambino abitualmente sono mamma e papà, le persone più care che gli danno
sicurezza e serenità. Il bambino ci ricorda che la fiducia, data e ricevuta, fonda autentiche relazioni
umane ed è pienamente appagata, per chi crede, dal Padre celeste, che è vicino, fedele e ricco di
misericordia. Chi si fida e si affida a Dio, con il salmista può dire: “Signore, i miei occhi guardano
in alto. Io resto tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 131,1-2).
e. Nessuno come il bambino ha bisogno di tutto. Egli sopravvive e cresce grazie agli adulti. Ha
bisogno di tutto: cibo, vestito, cure, attenzione, presenza premurosa per imparare a camminare, a
parlare… a conoscere. Debole e indifeso, il bambino piccolo attende sempre: in modi diversi non
cessa di manifestare le sue attese, di chiedere. Tacitamente ogni bambino ci avverte che nessuno
può ritenersi pienamente autosufficiente. Abbiamo bisogno non solo degli altri, ma anche di Colui
che è totalmente Altro, di Dio.
Al termine dell’esposizione si può consegnare a ciascuno dei presenti un foglio. Nella parte superiore, sotto il titolo “Sette
parole dei nostri bambini”, è richiamato sinteticamente il contenuto della riflessione. Il testo delle “sette parole”, riportato
in appendice alla scheda, serve come riferimento allo scambio e confronto tra i partecipanti che, suddivisi in piccoli gruppi, si
pongono la domanda: “Che cosa significa per me farmi piccolo come bambini?”. A conclusione del confronto ciascuno dei
partecipanti è invitato a riportare le proprie risposte nella parte inferiore del foglio. È un iniziale cammino di ascolto dei
bambini e di conversione che dovrebbe essere continuato a casa, possibilmente nel dialogo di coppia.
4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti)
La riflessione sulle “Sette parole” è già stata un mettersi in ascolto dei bambini. Per un ulteriore passo di ascolto si propone di
lasciare qualche minuto ad ogni coppia di genitori per comporre una breve lettera indirizzata al proprio bambino/a. In essa
papà e mamma ringraziano il figlio/a per ciò che con il suo arrivo e la sua presenza ha insegnato e fatto capire loro. La lettera
potrebbe iniziare: “Caro (cara)---------- , noi genitori siamo felici della tua presenza. Dal primo giorno ti siamo stati accanto e
ti abbiamo osservato con stupore. Con il passare dei mesi ci hai insegnato tante cose. In particolare ti diciamo grazie per…….”.
La lettera, firmata da papà e mamma, può essere custodita nell’apposito “albo di ricordi” del bambino. Un giorno il figlio potrà
leggerla. Avrà modo di conoscere i suoi primi anni di vita e, probabilmente, un volto inedito dei genitori. Si auspica che, ad ogni
compleanno o anniversario del battesimo del bambino, i genitori scrivano una nuova lettera di ringraziamento.
5. Una sosta per pregare ( 10 minuti)
Il momento di preghiera dovrebbe tradursi in un piccolo rito. Al centro della sala viene posto un grande cero acceso, simbolo
di Cristo che, luce del mondo, ha illuminato la nostra casa con l’arrivo del figlio. Ogni coppia di genitori accende al cero la
candela, consegnata in precedenza, e la colloca insieme alla altre in un possibile semicerchio attorno al cero. Nel deporre la
candela i genitori disponibili esprimono il loro ringraziamento a Dio per la luce portata dal figlio: “Ti ringraziamo, Signore, per il
figlio/a che ci hai dato. Il suo arrivo ha portato a noi genitori, alla nostra famiglia….”. Oppure semplicemente: “L’arrivo in
famiglia del nostro figlio/a ci ha insegnato….”. Si potrebbe concludere la preghiera con la recita o il canto del Magnificat.
6. Momento conviviale
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Appendice
SETTE PAROLE
dei nostri bambini
Gesù, dopo aver chiamato un bambino e posto in mezzo, disse ai discepoli: “Chiunque si farà come
questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4).
Ogni bambino è una “parola” unica e preziosa del Signore. A modo suo egli richiama essenziali
valori e comportamenti evangelici.
1. Prima che con le parole, è importante saper comunicare con gli occhi, il sorriso… il volto.
2. Essere semplici e naturali nei rapporti, senza finzioni, ipocrisie, ambiguità.
3. Guardare con un cuore trasparente, senza malizia e senza invidia.
4. Accontentarsi dell’essenziale, senza rincorrere il superfluo, il futile.
5. Coltivare fiducia, fidandosi delle persone, soprattutto di Dio.
6. Non sentirsi autosufficienti ma bisognosi degli altri, più ancora del Signore.
7. Ricordarsi che Dio, come ogni padre e madre, è felice di sentirsi chiamare “Papà”.
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Terza catechesi post-battesimale dei genitori
PREGHIERA IN FAMIGLIA
“Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi”
(Giacomo 4,8)
Obiettivi
Aiutare i genitori:
- ad approfondire il significato e l’importanza della preghiera
o personale,
o in particolare di coppia e in famiglia;
- a operare scelte concrete per
o un’adeguata preghiera di coppia e in famiglia,
o opportune iniziative e forme di preghiera in famiglia.
1. Per iniziare (10 minuti)
Gesù con la parabola della “vedova importuna” invita a “pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18,1ss). Nelle apparizioni della
Madonna risuona, come un ritornello, la richiesta di una costante preghiera. Tutti i santi hanno dato alla preghiera un posto
centrale. In passato anche le nostre famiglie riservavano un ampio spazio alla preghiera, in particolare alla recita del rosario.
Introdotto l’incontro con queste o altre parole, si può domandare: “Perché oggi, come singoli e come famiglia, si prega di
meno?” Le risposte dei presenti possono essere raccolte e scritte su un grande cartellone.
2. In ascolto (20 minuti)
a. La Parola del Signore
Dal libro di Tobia: “La preghiera notturna di Sara e Tobia”.
Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Gli altri intanto erano
usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, àlzati!
Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza”. Lei si alzò e si misero a
pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri
padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome”. [Aggiunse Tobia:] “Ora non per lussuria
io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di
farci giungere insieme alla vecchiaia”. E dissero insieme: “Amen, amen!” (Tb 8,1.4-5.7-8).
Dal Vangelo secondo Matteo: “Efficacia della preghiera”.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve,
e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto… In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si
metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.
Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 7,7-8; 18,19-20).
Dalle lettere di San Paolo: “Perseveranti nella preghiera”.
“In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo
vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi” (Ef 6,18).
“La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a
vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori” (Col 3,16).
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Commento
Dopo la lettura è opportuno che l’animatore richiami e sottolinei alcune idee essenziali.
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Tobia e Sara durante la loro prima notte di matrimonio si alzarono per invocare il
Signore. La loro preghiera di coppia, semplice e sincera, consisteva in una richiesta di
aiuto – grazia e salvezza – e di una lunga vita insieme, sino alla vecchiaia.
Gesù invita a una preghiera insistente: “Chiedete e riceverete… a chi bussa sarà
aperto”(Mt 7,8). Ci esorta a essere fiduciosi: Dio ascolta la nostra supplica e non manca
di offrire il suo aiuto, anche se la sua risposta non sempre coincide con le nostre attese.
La preghiera è ancora più efficace se è comune richiesta di due persone. Ciò trova
concreta applicazione nella preghiera di coppia: insieme, marito e moglie, invocano il
Signore e condividono la stessa richiesta.
San Paolo invita a pregare in ogni occasione, a pregare per “i santi”, cioè i cristiani, a
pregare con “salmi, inni e cantici spirituali”, vale a dire non solo con i salmi della Chiesa
e canti liturgici, ma anche con espressioni libere e spontanee.
b. Pensiero della Chiesa
“Una preghiera costante”.
La richiesta di Gesù sulla “necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai” (Lc 18,1), ha trovato
concrete indicazioni nei primi tempi della Chiesa. I Padri, come Tertulliano, Clemente
Alessandrino, Cipriano, invitavano i cristiani a pregare prima e dopo i pasti. All’inizio del III secolo
Ippolito Romano li esortava a pregare al mattino, prima di recarsi al lavoro, durante il giorno, alla
sera, prima di andare a letto, a mezzanotte (Tradizione Apostolica 41). Giovanni Crisostomo
raccomanda: “Anche di notte alzati, mettiti in ginocchio e prega. Bisogna che la tua casa sia
continuamente un oratorio, una chiesa” (Omelia sulla lettera agli Efesini 20,6).
“Pregare in famiglia”.
Per Giovanni Paolo II la preghiera in famiglia ha due caratteristiche: è comunitaria ed è radicata
nell’esperienza di famiglia. Scrive: “È una preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme,
genitori e figli insieme… Ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia. Gioie e dolori,
speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari, partenze, lontananze e ritorni, scelte
importanti, la morte di persone care eccetera, devono segnare il momento favorevole per il
rendimento di grazie, per l’implorazione, per l’abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre
che sta nei cieli” (Familiaris Consortio, n. 59).
I principali brani della Parola del Signore e del pensiero della Chiesa sono riportati nel dépliant dei genitori, “Uniti nella
preghiera”. Al termine della lettura dei vari brani si possono lasciare alcuni minuti perché ciascuno possa rileggere e
sottolineare le frasi più importanti.
3. Momento di riflessione (30 minuti)
Si chiede all’animatore di introdurre la riflessione con brevi spunti sulla preghiera: l’esempio di Gesù e il suo insegnamento, la
preghiera di coppia e la preghiera in famiglia.
a. Nella sua intensa giornata Gesù trovava il tempo per pregare. Si appartava in luoghi solitari:
“Al mattino presto Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo
deserto, e là pregava” (Mc 1,35). Talvolta sceglieva la notte per pregare: “In quei giorni egli
se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio” (Lc 6,12). Nell’ora della
grande prova Gesù prese con sé alcuni discepoli e si recò nell’Orto degli ulivi. Allontanatosi
da loro, per tre volte “andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava dicendo:
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‘Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come
vuoi tu’” (Mt 26,39).
Con il suo esempio Gesù ci ricorda che la preghiera personale è un’esigenza vitale ed è un
aspetto fondamentale di ogni credente.
b. Gesù ci insegna a pregare. Ci invita a non stancarci nel pregare, a rivolgerci a Dio con
fiducia: “Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7,7). Occorre affidarci alla Provvidenza: “Se Dio
veste così l’erba dei campi, che oggi c’è e domani si getta via, non farà molto di più per voi,
gente di poca fede? “ (Mt 6,30). Ci esorta a pregare nel segreto: “Quando tu preghi, entra
nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo” (Mt 6,6). Ci raccomanda di non
sprecare parole, “perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancora prima che
gliele chiediate” (Mt 6,8). Ci chiede di pregare per superare la tentazione: “Vegliate e
pregate per non entrare in tentazione” (Mc 14,38). Ci raccomanda di pregare “il Signore
della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mc 6,28). Soprattutto con il Padre
Nostro Gesù precisa i contenuti principali della nostra preghiera: che tutti gli uomini
riconoscano Dio come Padre, che si realizzi il suo Regno, che si compia la sua volontà, che
non manchi a nessuno il cibo necessario, che ci perdoni e ci renda capaci di perdonare i
nostri fratelli.
c. Oltre alla preghiera individuale, è fondamentale per i genitori la preghiera di coppia e la
preghiera insieme ai figli.
La preghiera della coppia rafforza la loro fede, nutre e consolida il loro amore, aiuta a
superare reciproche incomprensioni, li sostiene nelle difficoltà personali e familiari… li
illumina nella loro missione educativa.
La preghiera comune dei genitori insieme ai figli rende più unita la famiglia, dà ad essa un
respiro religioso, è spazio di benedizione del Signore… diventa la prima scuola di preghiera.
d. Pregare non è solo dire le preghiere. È dialogare con il Signore. Una preghiera che si fa
ascolto e risposta. Diventa lode, ringraziamento, richiesta di perdono, domanda… silenzio.
Il “repertorio” della nostra preghiera non può limitarsi a invocazioni di aiuto o a richieste di
grazie!
Secondo la tradizione cristiana la preghiera familiare può avere forme e tempi differenti: le
preghiere del mattino/della sera, la recita comune del rosario, una preghiera prima e dopo i
pasti, in alcuni casi la lettura e meditazione di un brano biblico, talvolta la recita di Lodi e di
Vespro… un pellegrinaggio di tutta la famiglia ad un Santuario. Sovente la preghiera in
famiglia ha il suo momento più alto nella comune partecipazione alla messa domenicale.
La preghiera di coppia e in famiglia richiede un ulteriore e più concreto approfondimento. Esso può continuare in piccoli gruppi
di 8-10 persone. Si suggerisce che lo scambio si soffermi su due principali quesiti:
- Quali difficoltà incontriamo nella preghiera di coppia e in famiglia?
- Abbiamo esperienze di preghiera di coppia e in famiglia da condividere?
4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti)
Occorre scendere al pratico. Alla coppia dei genitori o al singolo, se è solo, si distribuisce la scheda allegata, “Mettere in
ordine le parole”. L’invito è di “riordinare” la propria esperienza e vita di preghiera. Sulla prima colonna della scheda sono
riportate tre voci chiave: preghiera personale, preghiera di coppia, preghiera in famiglia. A partire da ciò che è scritto
nella prima colonna, alla coppia o al singolo si propone di riportare nella seconda colonna “ciò che succede”, ciò che si fa
abitualmente. Nella terza colonna si invita a scrivere “ciò che ci proponiamo”, ciò che si ritiene doveroso e possibile fare per
rafforzare l’esperienza di preghiera. Questo “aggiornamento” della preghiera può essere ripreso e continuato a casa.
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5. Una sosta per pregare (5 minuti)
Maestro di preghiera è lo Spirito Santo. Come ci insegna San Paolo, noi “non sappiamo come pregare in modo conveniente, ma
lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili” (Rm 8,26). Lo Spirito, che abita in noi, ci ricorda che siamo figli di Dio.
Grazie allo Spirito possiamo rivolgerci a Dio e chiamarlo: “Abbà! Papà!”. La nostra invocazione dello Spirito Santo può
esprimersi con la “sequenza” della liturgia.
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Senza la tua forza
nulla è nell'uomo,
nulla è senza colpa.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. AMEN.
6. Momento conviviale
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Appendice
METTERE IN ORDINE LE PAROLE
PREGHIERA
Ciò che succede
PERSONALE
-è dire le preghiere al mattino/sera
-è chiedere salute e aiuto
-è domandare unità e pace della famiglia
-è chiedere perdono a Dio
-è ringraziare il Signore
-è parlare con il Signore
-è contemplare le meraviglie del creato
-è invocare lo Spirito Santo per decisioni
importanti
-è recitare il Rosario
-è fermarmi qualche minuto in chiesa
-è leggere una pagina della Bibbia
-è altro…
DI COPPIA
-non ci abbiamo mai pensato
-non troviamo il tempo
-lui/lei non è d’accordo
-succede raramente
-ci piace alla sera dire una preghiera
insieme
-qualche volta leggiamo una preghiera
tratta dal libretto dei genitori
-è nostra abitudine recitare Lodi/Vespri
insieme
-altro…
IN FAMIGLIA CON I FIGLI
-non è nostra abitudine
-non è opportuna: sarebbe un’imposizione
ai figli
-ci proviamo, ma è difficile
-preghiamo prima dei pasti
-è la mamma che prega con i figli
-è il papa che prega con i figli
-sovente si dice il Rosario
-qualche volta leggiamo un brano del
Vangelo
-sovente andiamo alla messa domenicale
insieme
-altro…
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Ciò che ci proponiamo
Quarta catechesi post-battesimale dei genitori
LA FAMIGLIA PRIMA SCUOLA DI PREGHIERA
“Dalla bocca di bambini e di lattanti
hai tratto per te, Signore, una lode”
(Matteo 21,16)
Obiettivi
Aiutare i genitori:
o a interrogarsi sul significato e importanza di iniziare il figlio alla preghiera sin
dalla prima infanzia;
o a individuare opportune iniziative e proposte per iniziare i più piccoli alla
preghiera.
1. Per iniziare (10 minuti)
Pur avanti negli anni, alcuni conservano con gratitudine il ricordo, ancora vivo, di particolari “segni” e momenti di preghiera
della loro prima infanzia. Riportiamo due testimonianze.
“Ricordo il rito serale della santa benedizione, quando mio padre e mia madre mi salutavano e mi
auguravano buona notte ‘nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’, segnando fronte e
spalle con le loro mani, completando il tutto con un buffetto sulla punta del naso e con un bacio”
(Paolo B.).
“Sono molto belli i miei primi ricordi religiosi perché è stato mio padre a insegnarmi le prime
preghiere. Mio padre, gran bestemmiatore come molti toscani che non andava mai a messa se non
per le feste solenni, ogni sera quando mi metteva nel lettino mi insegnava a recitare le preghiere: è
strano che proprio lui mi abbia insegnato a rivolgermi a Dio, lui che almeno in apparenza ne era
così lontano” (Argia B.)7.
Dopo la lettura di una o di entrambe le testimonianze, i partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi di 5-6 persone, sono invitati a
condividere la loro esperienza: “Dei vostri primi anni di vita ricordate un particolare momento di preghiera in famiglia?”.
2. In ascolto (15 minuti)
a. La Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Luca: “Presentazione di Gesù bambino al tempio”.
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la Legge di Mosè,
portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore –come è scritto nella Legge del
Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore- e per offrire in sacrificio una coppia di
tortore o due giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore (Luca 2,22-23).
Commento
La presentazione di Gesù al tempio
- comporta il sacrificio di una coppia di tortore o di colombi. Essa è l’offerta dei poveri,
- dice rispetto e osservanza della Legge da parte di Giuseppe e Maria,
7
Queste e altre testimonianze si possono trovare in NARCISI Fabio, Comunicare la fede ai bambini, Edizioni Paoline
2009, pp. 74-86.
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è il gesto simbolico con il quale i genitori riconoscono che la vita viene da Dio e a Lui
appartengono i figli,
intende essere, secondo il Vangelo di Luca, il primo atto cultuale che Gesù bambino
compie con i genitori a Gerusalemme, dove un giorno sulla croce offrirà il supremo
sacrifico della vita.
b. Pensiero della Chiesa
“Insegnare a pregare”.
Si può riascoltare il monito di Paolo VI ai genitori: “Mamme, le insegnate ai vostri bambini le
preghiere del cristiano? Li abituate, se ammalati, a pensare a Cristo sofferente? A invocare l’aiuto
della Madonna e dei santi? Lo dite il rosario in famiglia? E voi, papà, sapete pregare con i vostri
figliuoli, con tutta la comunità domestica, almeno qualche volta? L’esempio vostro, suffragato da
qualche preghiera comune, vale una lezione di vita” (Discorso all’Udienza generale, 11 agosto
1976).
Scrive Giovanni Paolo II: “In forza della loro dignità e missione, i genitori cristiani hanno il
compito specifico di educare i figli alla preghiera, di introdurli nella progressiva scoperta del
mistero di Dio e nel colloquio personale con lui” (Catechesi Tradendae 60).
Si legge nel Catechismo dei nostri Vescovi: “Ogni famiglia ha una sua storia… un suo modo di
pregare. È importante [per i genitori] pregare insieme a loro [i figli]; ancora più importante che i
bambini vedano gli adulti pregare… È importante allora che i bambini possano pregare insieme agli
adulti a cominciare dalla propria casa. Là dove c’è fede e disponibilità, lo Spirito suggerisce sempre
come pregare” (Lasciate che i bambini vengano a me, nn. 182-186).
Terminata la lettura dei brani -riportati anche nel dépliant dei genitori, “In preghiera a piccoli passi”- si può lasciare qualche
minuto per la rilettura e meditazione personale, che dovrebbe concludersi con una richiesta al Signore per il proprio bambino.
Come Giuseppe e Maria, anche i genitori con il battesimo hanno presentato il loro figlio a Dio e lo hanno affidato a Lui. Un modo
per continuare ad affidare a Dio la propria creatura è la preghiera. Che cosa chiediamo a Dio per nostro figlio? Ogni genitore è
invitato a scrivere su un foglio la sua richiesta a Dio. Si tratta di una preghiera semplice ed essenziale che, ritornati a casa,
ognuno può riportare sul retro della foto del suo bambino.
3. Momento di riflessione (25 minuti)
Non è facile iniziare i figli alla preghiera. L’animatore, dopo aver richiamato che ogni bambino è nelle mani di Dio e in lui opera
lo Spirito Santo, invita a riflettere sul compito della famiglia, che resta la prima scuola di preghiera.
a. Dio è un Padre che si prende cura dei suoi figli. Il Signore ci ricorda che il suo interessamento
per ciascuno di noi inizia sin dal grembo della madre: “Ti ho fatto, ti ho formato dal seno
materno e ti soccorrerò” (Is 42,2). Con il battesimo l’amore di Dio diventa dono di salvezza:
liberazione dal potere del male, vita nuova in Gesù Cristo, presenza rinnovatrice dello Spirito
Santo. Successivamente l’azione di Dio continua e si fa premurosa. Essa è espressa dal profeta
con immagini concrete e figurate che, sebbene riferite al popolo di Israele, possono essere
applicate ad ogni persona: Dio si china sul bambino, lo solleva alla sua guancia, lo prende per
mano, gli insegna a camminare (cfr. Os 11,3-4). Per i genitori educare alla preghiera significa in
primo luogo affidare il proprio bambino al Signore, certi della sua protezione e cura. I genitori
sanno che il bambino, che essi amano, è sempre presente agli occhi e al cuore di Dio: “Si
dimentica forse una donna del suo bambino? Io, dice il Signore, non ti dimenticherò mai. Ti
porto disegnato sulle palme delle mie mani” (Is 49,15-16).
b. Lo Spirito Santo prega in ogni cristiano e insegna a pregare. Noi non sappiamo pregare in
modo conveniente, ma, ci ricorda San Paolo, “Lo Spirito viene in aiuto alle nostre debolezze…
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e intercede con gemiti inesprimibili” (Rom 8,26). Lo Spirito Santo, ricevuto nel battesimo,
prega nei nostri bambini e si esprime in modi a noi misteriosi. Nello stesso tempo lo Spirito del
Signore suggerisce ai genitori come pregare e come educare alla preghiera. Lasciarsi guidare
dallo Spirito, significa fargli credito, invocarlo, mettersi in ascolto.
c. Anche se inconsapevole, il bambino entra in relazione con Dio attraverso l’amore dei genitori.
Nei primi anni di vita il bambino è incapace di un dialogo e di una preghiera esplicita con il
Signore. Dio, però, dà inizio al dialogo. Egli “parla” al bambino molto piccolo attraverso il
sorriso, le carezze, le attenzioni, la cura dei genitori. Attraverso l’amore di papà e mamma il
bambino sviluppa fiducia, sicurezza di sé, capacità di relazioni positive. Grazie a questa
esperienza gratificante il bambino sperimenta, senza saperlo, la vicinanza, la bontà, la
delicatezza di Dio e, implicitamente, inizia una sua relazione con il Signore. Essa può ritenersi
una inespressa forma di preghiera.
d. Il bambino prega nella preghiera dei genitori. Nei primi tempi il bambino non ha parole e gesti
per pregare. Come ricordano i nostri Vescovi, i genitori in preghiera associano il bambino al
loro dialogo con Dio: “In braccio alla mamma e al papà in preghiera anche un neonato, a suo
modo, partecipa del dialogo con Dio” (Lasciate che i bambini vengano a me, n. 172). In questo
modo i genitori non solo pregano per il loro bambino e in sua vece, ma nello stesso tempo
danno spazio alla sua inesprimibile lode e arricchiscono la loro preghiera di innocenza, di
semplicità, di stupore infantile.
e. La famiglia è la prima scuola di preghiera. Fin dalla loro tenera età “I bambini hanno il diritto
ad essere aiutati a pregare” (Ivi n.178). Spetta soprattutto ai genitori insegnare a pregare con
modalità diverse secondo la loro sensibilità religiosa e nel rispetto della progressiva capacità del
bambino.
Il sorriso dei genitori attrae quello del bambino. Qualche cosa di analogo avviene con la
preghiera. I genitori educano alla preghiera in primo luogo con il loro esempio e modo di
pregare. È importante che i bambini vedano i genitori pregare. Nello stesso tempo i bambini
sono iniziati alla preghiera se possono pregare con i genitori.
Si sa che i bambini sono sensibili alla ritualità. Anno dopo anno alcuni gesti, ripetuti con
regolarità, danno sicurezza al bambino, vengono accolti con gioia e sono appresi con facilità. In
famiglia il bambino, a partire dal secondo anno, apprende progressivamente a pregare e a
dialogare con Dio attraverso riti, segni e momenti vissuti nella quotidianità. Ripetuti ogni
giorno questi gesti diventano familiari al bambino. Fanno parte di questa ritualità la preghiera
breve e semplice al risveglio, in particolare alla sera prima di addormentarsi, come pure, con la
loro crescita, un gesto di lode e di ringraziamento al Signore prima dei pasti consumati insieme
a tutta la famiglia. La stessa festa in famiglia di onomastico e di compleanno del bambino
dovrebbe fare spazio ad un essenziale e significativo gesto di preghiera.
L’educazione alla preghiera in famiglia non può tralasciare la valorizzazione delle feste
cristiane: anzitutto la domenica, in particolare le grandi solennità liturgiche come Natale,
Pasqua, alcune feste mariane. Per il bambino è festa quando può godere di una maggiore
presenza dei genitori, sperimenta in famiglia un clima di serenità e di pace, ha la possibilità di
vivere qualche cosa di diverso dagli altri giorni. L’atmosfera di festa, promossa dai genitori,
dovrebbe essere arricchita da un segno religioso e da una particolare preghiera.
La tradizione cristiana ci ha trasmesso alcune fondamentali preghiere: segno di croce, Padre
Nostro, Ave Maria, Angelo di Dio, Gloria al Padre, eccetera. Esse sono espressione di fede e
- 29 -
rappresentano un aiuto alla nostra preghiera. La Chiesa affida ai genitori il compito di
insegnare queste preghiere ai loro bambini man mano che crescono8 .
Dopo l’intervento dell’animatore ci si divide in gruppi di 8-10 persone per continuare la riflessione su come educare i nostri
bambini alla preghiera. Distribuito il “Decalogo. Imparare a pregare a piccoli passi”, riportato in appendice della scheda, i
genitori si confrontano sul significato e sull’ applicabilità delle singole affermazioni.
4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti)
I modi concreti per iniziare i bambini alla preghiera sono numerosi. Tra quelli già richiamati è utile accennare ai principali per
orientare i genitori nella loro missione educativa.
- Un gesto di benedizione. Nel giorno del battesimo i genitori sono stati invitati a tracciare
un segno di croce sulla fronte del loro bambino. È bello che essi ripetano questo gesto,
possibilmente ogni giorno, quando il bambino si sveglia e quando si addormenta. È una
preghiera di benedizione e di protezione.
-
Il rito della sera. È la piccola “liturgia” prima di mettere a dormire il bambino. Nei primi
mesi i genitori si limitano a tracciare un segno di croce sulla fronte del bambino e ad
invocare la benedizione del Signore: “Dio ti benedica e ti protegga”. Già a partire dal
secondo anno i genitori possono invitare il bambino a mandare un bacio all’immagine
sacra appesa al muro, come quella della Madonna e il Bambino o Gesù sulla croce, e
suggerirgli una piccola invocazione: un grazie Gesù per la bella giornata o per un
particolare evento del giorno. In questa “liturgia serale” alcuni genitori, oltre alla
preghiera, inseriscono una canzone religiosa, altri un breve racconto di un episodio
biblico o della vita di un santo.
-
La preghiera prima dei pasti. Il mangiare insieme, genitori e figli, è un’esperienza
conviviale. Vissuta in un clima di serenità e di ascolto reciproco, la condivisione del cibo
ha una dimensione religiosa, è già una liturgia feriale. Nel nostro tempo è sempre più
difficile per le famiglie ritrovarsi tutti uniti alla stessa tavola. È auspicabile che almeno
una volta al giorno e alla domenica il pasto sia consumato insieme. Fin dai primi anni è
importante che i bambini siano aiutati con una breve preghiera a vivere “religiosamente”
l’esperienza della convivialità e a dare valore al cibo, a chi l’ha procurato e a chi l’ha
preparato. Nei primi tempi la preghiera di benedizione della tavola viene fatta dai
genitori o da un fratello più grande. Successivamente è opportuno dare la parola anche al
bambino. Oltre al segno di croce, la breve preghiera prima del pasto può avere molteplici
espressioni: ringraziare Dio per la gioia di trovarsi insieme, chiedere al Signore l’unità
della famiglia o la salute, dire grazie per il cibo che abbiamo, per chi l’ha preparato, per
papà e mamma che lo hanno procurato con il loro lavoro, pregare il Signore perché tutti i
bambini del mondo abbiano il cibo necessario9.
-
Una preghiera che si fa stupore e lode. Man mano che cresce, il bambino fa nuove
scoperte. Incoraggiato dai genitori può guardare con rinnovata meraviglia ciò che gli sta
attorno e ciò che incontra: nuovi paesaggi, colori e profumi dei fiori, la vita degli
animali, la luce del sole, l’incanto dei monti, l’immensità del mare, il calore del fuoco…
la danza silenziosa della neve che scende. Lo stupore di questi spettacoli può facilmente,
se aiutato dai genitori, tradursi in una preghiera semplice e spontanea di ringraziamento
e di lode al Signore.
8
Il Catechismo dei Vescovi, Lasciate che i bambini vengano a me, sotto il titolo “Il dialogo dei bambini con Dio” (pp.
140-157) si sofferma sulla preghiera dei bambini, suggerisce riti e segni adatti alla loro età, ricorda la primaria
responsabilità della famiglia nell’educazione alla preghiera.
9
Si può vedere VITALE F., Quando mangiamo insieme. Cubo o puzzle, Elledici, Leumann (Torino) 2004.
- 30 -
-
-
Visita alla chiesa. Essa è il luogo comune della preghiera dei cristiani. Pitture, statue,
immagini sacre, in particolare il battistero, la mensa eucaristica, il tabernacolo, la grande
croce appesa sull’altare, ma anche l’acquasantiera, l’organo, i banchi, le luci… i fiori
diversificano la casa del Signore dalle nostre abitazioni. Di tanto in tanto una visita alla
chiesa parrocchiale o ad altro santuario familiarizza il bambino con il luogo di culto
della comunità. Il raccoglimento del genitore che accompagna il figlioletto, la creazione
di silenzio e rispetto, il mettersi in ginocchio, l’atmosfera religiosa della chiesa suscitano
curiosità nel bambino e favoriscono una preghiera suggerita dall’accompagnatore: un
saluto al Signore, un’invocazione, talvolta l’accensione di una candela votiva. Di volta in
volta la spiegazione potrebbe privilegiare un oggetto o un segno sacro. Particolare
attenzione dovrebbe essere rivolta al battistero, alla mensa dell’altare, al tabernacolo.
Le preghiere della tradizione cristiana. A partire dal secondo-terzo anno è opportuno
insegnare alcune preghiere, come il Segno di croce, l’Angelo di Dio, soprattutto il Padre
Nostro e l’Ave Maria. Anche se il bambino non comprende il significato delle singole
espressioni, la recita di queste formule può diventare preghiera a misura dell’età se fatta
con l’adulto: il genitore trasmette al bambino il respiro della preghiera con il tono di
voce, l’espressione del volto, la posizione del corpo, la sua fede. I bambini hanno una
capacità intuitiva: “Più sono piccoli, più i bambini apprendono per sensazioni ed
esperienze immediate” (Lasciate che i bambini vengano a me, n. 122). In particolare i
bambini hanno bisogno di vedere! Oltre all’atteggiamento dei genitori, la preghiera del
bambino può essere facilitata con qualche immagine sacra. Anche il catechismo dei
bambini offre valide rappresentazioni10. Con il passare degli anni gli stessi genitori
potranno offrire opportune spiegazioni delle singole frasi di ogni preghiera. Un modo
semplice per iniziare a comprendere il Padre Nostro potrebbe essere quello di abbinare
alle principali richieste segni corrispondenti. Si tratta di “gestualizzare” il Padre Nostro.
Dopo una sintetica spiegazione delle proposte concrete per iniziare i bambini alla preghiera, riportate anche nel dépliant dei
genitori, si propone ad ogni coppia di genitori di individuare quali proposte sono attuabili nella loro famiglia. La riflessione
dovrebbe essere ripresa in casa. Successivamente, almeno una volta all’anno, sarebbe arricchente per i genitori condividere
con altre coppie l’esperienza di preghiera sperimentata con i figli.
5. Una sosta per pregare (5 minuti)
Creato l’opportuno clima di raccoglimento, la preghiera consiste nel dare la parola ad alcuni genitori disponibili a leggere
pubblicamente la preghiera precedentemente scritta per il loro bambino. Si può concludere l’incontro con una preghiera tratta
dalla liturgia ambrosiana.
Per i nostri figli.
O Signore, Padre onnipotente,
ti ringraziamo per averci dato dei figli
e per averci dato la grazia di battezzarli.
Dall’eternità tu li hai conosciuti ed amati.
Essi sono una gioia per noi.
Le preoccupazioni, i timori, le fatiche
vogliamo accettarli serenamente.
Aiutaci ad amarli sinceramente.
Dà a noi saggezza per guidarli,
10
Per la recita del Padre Nostro si può utilizzare il disegno di pag. 101, dove Gesù prega con i bambini e insegna loro a
pregare. Per la preghiera dell’Angelo custode si può valorizzare il disegno di pag. 110, dove appare l’angelo che libera
san Pietro dalla prigione secondo il testo degli Atti (12,1-11).
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pazienza per istruirli,
vigilanza per abituarli al bene
attraverso il nostro esempio.
Sorreggi il nostro amore per farne cristiani veri.
Sarà difficile capirli sempre,
aiutarli a fare il loro cammino.
Insegnaci tu e aiutaci, Padre buono.
(Dal Messale ambrosiano festivo)
6. Momento conviviale
Appendice
DECALOGO
Insegnare a pregare a piccoli passi
1. Come genitori ci affidiamo allo Spirito Santo che prega nel nostro bambino in modo a noi
misterioso.
2. Siamo certi che Dio “parla” a nostro figlio, ancora piccolo, attraverso il nostro sorriso, le
nostre carezze, il nostro amore di genitori.
3. Tra le nostre braccia di papà e mamma il nostro bambino partecipa al nostro dialogo con
Dio.
4. Siamo consapevoli che nostro figlio impara a pregare, se vede noi genitori pregare.
5. È importante che non solo la mamma ma anche il papà, qualche volta, preghi con il figlio.
6. La giornata del nostro bambino si conclude, insieme al nostro bacio, con il segno della
croce sulla fronte e la nostra benedizione.
7. Prima dei pasti siamo soliti pregare e ringraziare Dio insieme ai nostri figli.
8. Dinanzi alle nuove scoperte del nostro bambino, il suo stupore e la sua gioia diventano
sovente una comune preghiera, la sua e nostra lode.
9. La periodica visita alla chiesa è per noi e per il nostro bambino un’occasione d’incontro
con il Signore e di preghiera.
10. Anche noi genitori impariamo a pregare quando ci uniamo al bambino nella recita delle
preghiere che gli abbiamo insegnato.
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Quinta catechesi post-battesimale dei genitori
FAMIGLIA CHIESA DOMESTICA
“Nostro Signore Gesù Cristo abita qui.
Che nessun male varchi questa soglia”
(Iscrizione su un’antica casa cristiana)
Obiettivi
Aiutare i genitori:
- a scoprire
o che cosa significa che la famiglia è Chiesa domestica,
o quali sono i tratti essenziali di una famiglia piccola Chiesa;
- a interrogarsi come rendere la propria famiglia esperienza di Chiesa
o attraverso quali azioni e relazioni,
o con quali gesti e segni.
1. Per iniziare (10 minuti)
A ciascun genitore viene distribuito il testo della canzone di Johnny Dorelli, “Aggiungi un posto a tavola”. Si chiede ad ognuno di
scegliere la frase che l’ha colpito. Se possibile, mentre ciascuno legge il testo, si può far ascoltare la canzone. Quindi, riuniti in
gruppi di 8-10 persone, ognuno presenta la frase scelta, dandone una breve motivazione.
Aggiungi un posto a tavola
che c'è un amico in più
se sposti un po' la seggiola
stai comodo anche tu,
gli amici a questo servono
a stare in compagnia,
sorridi al nuovo ospite
non farlo andare via
dividi il companatico
raddoppia l'allegria.
E se qualcuno arriva
non chiedergli: chi sei?
E se qualcuno arriva
non chiedergli: che vuoi?
La porta è sempre aperta
la luce sempre accesa.
Il fuoco è sempre vivo
la mano sempre tesa.
Aggiungi un posto a tavola…
dividi il companatico
raddoppia l'allegria.
e così, e così, e così, e così… così sia!
E corri verso lui
con la tua mano tesa.
e corri verso lui
spalancagli un sorriso
e grida: "Evviva, evviva!
2. In ascolto (20 minuti)
a. La Parola del Signore.
Dal libro della Genesi:
“La tenda di Abramo e Sara”.
Poi il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda
nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui.
Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio
Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a
prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un
boccone di pane e ristoratevi». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
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Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina,
impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e
lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che
aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli
mangiarono. Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda».
Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto
Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti
negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé
e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». Ma il
Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono
vecchia”? C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un
anno e Sara avrà un figlio» (Gen 18,1-14).
Commento
Letto il brano della Sacra Scrittura, viene fatto un breve commento dall’animatore dell’incontro.
-
-
Il testo sottolinea una premurosa e concreta ospitalità. Abramo si prostra a terra in segno
di omaggio e rispetto degli ospiti, offre un primo conforto – acqua per dissetarsi e lavarsi
i piedi – prepara un’abbondante mensa.
Gli ospiti arrivano in un tempo meno propizio: fa molto caldo e uno vorrebbe rilassarsi.
Una casa accogliente non decide l’ora dell’ospitalità!
I viandanti sono tre uomini sconosciuti, che Abramo accoglie come rappresentanti di
Dio. Ciò spiega l’espressione “mio Signore”, invece di “miei signori”. Gesù ci dirà che
viene a noi in ogni uomo, soprattutto affamato, ammalato, forestiero, carcerato (cfr. Mt
25,34-40).
Tra Abramo e Sara traspare una grande intesa e un comune sentire: si capiscono al volo
e subito si affrettano a rendere ospitale la loro casa.
Il Signore, accolto nei tre viandanti, è fonte di benedizione e apre una porta impossibile:
Sara, benché anziana e sterile, diventerà mamma.
b. Pensiero della Chiesa
“ La famiglia cristiana è Chiesa domestica”.
L’animatore dell’incontro legge i testi proposti che i genitori possono seguire sul loro dépliant “Dove nasce la Chiesa”. Dopo
una breve pausa meditativa, segue una risonanza: ognuno dei partecipanti è invitato a leggere ad alta voce, senza commento,
la frase che l’ha colpito.
-
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San Giovanni Crisostomo (+ 407) raccomanda ai genitori: “Tornati nelle vostre case,
preparate due tavole: una per il cibo del corpo, l’altra per il cibo della Sacra Scrittura…
Ognuno di voi faccia della sua casa una chiesa… Applicatevi con impegno alla lettura
della Sacra Scrittura anche quando siete in casa” (Omelie su Genesi).
Per Sant’Agostino (+ 430) i capifamiglia hanno una missione simile a quella del Vescovo. Dice loro: “Comportatevi nella vostra casa come nostri vicari. Il Vescovo porta
questo nome perché veglia sugli altri, prendendosi cura di loro. Ciascuno di voi,
capifamiglia, si consideri investito, per così dire, di una missione episcopale per ciò che
riguarda la fede dei suoi cari” (Discorso 154).
Scrive il Concilio Vaticano II: “La famiglia è la prima scuola di virtù sociali…
Soprattutto nella famiglia cristiana i figli fin dalla più tenera età devono imparare a
percepire il senso di Dio, a venerarlo e ad amare il prossimo. Lì fanno anche la prima
esperienza di una sana società umana e della Chiesa” (Gravissimum Educationis, n. 3).
Ancora più espliciti sono i nostri Vescovi: “Le famiglie degli sposi cristiani sono
comunità del popolo di Dio. Nel matrimonio Dio conferma il patto d’amore coniugale
- 34 -
dell’uomo e della donna e porta a compimento il loro desiderio di vivere insieme,
unendoli in modo singolare ed esclusivo… Essi diventano un’intima comunione di vita e
di amore. Una comunità piccola, ma che ha in sé risorse umane e doni di grazia. In
queste comunità domestiche vive e agisce il Signore Gesù. La presenza misteriosa del
Signore dà alla famiglia cristiana la fisionomia interiore di una Chiesa domestica… I
bambini possono incontrare la Chiesa già nella loro casa fin dalla nascita, prima ancora
di andare in parrocchia o al catechismo” (Catechismo della CEI, Lasciate che i bambini
vengano a me, nn. 93-97).
3. Momento di riflessione (10 minuti)
All’animatore dell’incontro si chiede di richiamare alcuni tratti essenziali della famiglia Chiesa domestica. I partecipanti trovano
una breve sintesi nel dépliant “Dove nasce la Chiesa”.
a. La famiglia, piccola Chiesa, è uno spazio privilegiato della presenza del Signore. È la promessa
di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Nel
Signore gli sposi cristiani si sono promessi eterno amore e giorno dopo giorno rafforzano la loro
fedeltà. Sostenuti dal Signore sanno perdonarsi. Fiduciosi nel Signore hanno accolto i figli. Con
la grazia del Signore sono forti nelle prove, attenti alle necessità dei fratelli, generosi
nell’ospitalità.
b. La famiglia, come la Chiesa, è sorgente di vita. In essa si nasce, si trova protezione, ci si
sostiene reciprocamente, si riprende fiducia e ci si rialza, si fa festa, si impara a vivere e a fare
scelte responsabili, ci si apre al grande orizzonte di Dio e alla solidarietà ai fratelli.
c. La famiglia, come piccola Chiesa, è luogo di ascolto. In essa ci si confida, ci si confronta su
fatti e problemi sociali, si dà spazio alla Parola del Signore, si trovano tempi e modi per una
correzione fraterna, si apprende a dialogare, a valutare criticamente, a pensare.
d. La famiglia è la prima e fondamentale esperienza di comunione ecclesiale. In essa trova
concreta attuazione l’amore creativo e disinteressato tra gli sposi e con i figli, l’accoglienza
sincera, la quotidiana collaborazione, l’aiuto reciproco e gratuito, la condivisione di gioie e di
fatiche, i pasti consumati insieme, la preghiera comune.
4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti)
La precedente riflessione ha offerto un quadro ideale, al quale occorre che ogni famiglia faccia riferimento per individuare
concrete e coraggiose risposte.
I partecipanti si riuniscono in coppie: marito e moglie. Se non è possibile si dividono in piccoli gruppi di 5-6 persone. A ciascun
componente viene distribuito un foglio dove sono riportate in quattro caselle le precedenti affermazioni:
la famiglia è
spazio della presenza del Signore
sorgente di vita
luogo di ascolto
esperienza di comunione ecclesiale.
Ogni coppia o ciascun gruppo è invitato a riempire le caselle, indicando per ciascuna due o tre risposte concrete. I fogli
compilati vengono restituiti a chi ha coordinato l’incontro. Nei giorni successivi viene stilata una essenziale sintesi delle
risposte. Ogni catechista accompagnatore, poi, troverà modo, con un’opportuna visita, di consegnare la sintesi ai genitori,
anche a quelli assenti all’incontro.
5. Una sosta per pregare (5 minuti)
Si può riascoltare la canzone “Aggiungi un posto a tavola”. Seguono alcune invocazioni spontanee: di ringraziamento, di
domanda… di perdono. Si conclude con la recita del Padre Nostro.
6. Momento conviviale
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Sesta catechesi post-battesimale dei padrini
CAMMINARE INSIEME
Padrini collaboratori dei genitori
“Chi accoglie questo bambino nel mio nome,
dice Gesù, accoglie me” (Luca 9,48)
Obiettivi
L’incontro -possibilmente unitario- di tutti i padrini e le madrine dei bambini battezzati, sino a
circa sei anni, dovrebbe avere una cadenza annuale. Ha lo scopo di aiutare i padrini:
- a fare una verifica dell’accompagnamento del loro figlioccio/a,
- ad approfondire la loro missione e responsabilità formativa,
- a trovare motivazioni e modalità concrete per svolgere con gioia il loro ruolo.
L’articolazione di questa scheda è analoga a quella dei genitori. Sono proposti molteplici suggerimenti. Al sacerdote e
all’animatore della pastorale post battesimale è lasciato, ogni anno, il compito di individuare insieme al gruppo dei catechisti
quali contenuti e attività privilegiare.
1. Per iniziare (15 minuti)
L’incontro, dopo che i padrini si sono presentati, potrebbe essere avviato in diversi modi. Si può scegliere uno tra quelli
proposti.
a. Un regalo mancato. I padrini e le madrine sono invitati a rispondere alla domanda: “Durante
quest’anno avevo pensato per il mio figlioccio a un regalo speciale che, però, non ho fatto.
Quale?”. Lasciato qualche minuto per la riflessione personale, si raccolgono e si scrivono le
risposte di ognuno su un cartellone. Senza alcun commento verbale, l’animatore può sottolineare,
con colori diversi, i tipi di regalo: materiali, educativi… spirituali. Non sarà difficile comprendere
la “sensibilità” dei padrini!
b. La lettera del figlioccio. Si può distribuire e leggere la lettera “virtuale” del figlioccio al
padrino, riportata nel dépliant della fase precedete, “Caro padrino, cara madrina” () I. B 4). Ogni
padrino è invitato a evidenziare con due diversi colori le tre frasi della lettera che ritiene di avere
attuato e le tre frasi “distanti” dal suo modo di agire verso il figlioccio. In seguito ciascuno è
invitato a leggere ad alta voce le due serie di frasi.
c. Una strada in salita. Ci si può limitare a porre una domanda: “Quali difficoltà –indicare due
principali- hai incontrato quest’anno a fare il padrino o la madrina?”. Le risposte possono essere
espresse verbalmente o anche riportate su un cartellone.
d. Esperienza gratificante. La domanda rivolta ai padrini e alle madrine potrebbe essere formulata
in questo modo: “Quest’anno negli incontri o contatti con il mio figlioccio ho sperimentato una
piacevole e imprevista sensazione. Che cosa mi ha stupito?”. Le risposte possono essere riportate
su un tabellone. Osservando l’elenco delle risposte, senza commento, ogni padrino intravede la
singolare ricchezza di cui i bambini sono silenziosi testimoni.
2. In ascolto (15 minuti)
Si possono scegliere una o due delle citazioni riportate nella scheda. Dopo la loro lettura, è opportuno un breve commento
per richiamare il contenuto centrale.
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“Collaboratore dei genitori”
Dal Rito del battesimo dei bambini: “Secondo la primitiva tradizione della Chiesa, per ammettere
un adulto al battesimo si richiede un padrino, scelto in seno alla comunità cristiana. Egli aiuterà il
battezzando e dopo il battesimo lo sosterrà perché perseveri nella fede e nella vita cristiana.
Anche nel battesimo dei bambini si richiede il padrino: egli amplia, in senso spirituale, la famiglia
del battezzando e rappresenta la Chiesa nel suo compito di madre. Collaborerà con i genitori perché
il bambino giunga alla professione della fede e la esprima nella realtà della vita” (n.8).
Si può sottolineare:
Il padrino
- rappresenta la Chiesa ed esprime la sua maternità,
- entra a far parte della famiglia del battezzando che viene allargata spiritualmente,
- collabora con i genitori nella crescita della fede del figlioccio.
“Padre spirituale”
Verso il 390 Giovanni Crisostomo, nel delineare la funzione dei padrini, ricorda che essi “si
rendono garanti”, dinanzi alla comunità, del cammino spirituale di coloro che hanno accompagnato
nella preparazione al battesimo. Precisa: “Coloro che garantiscono delle cose spirituali e della virtù
[dei battezzandi], devono mostrare molta vigilanza esortando, consigliando, correggendo e
rivelando affetto paterno… Una grave condanna incomberà su di loro se sono stati negligenti. È
consuetudine chiamare costoro padri spirituali, affinché imparino quale affetto [per i loro figli
spirituali] devono mostrare con le loro stesse azioni nell’insegnamento delle cose spirituali”
(Catechesi VI, 15-16).
Il Crisostomo si riferisce a padrini di adulti. A maggior ragione la loro funzione si applica ai padrini dei bambini. Nel testo si
afferma che i padrini sono padri spirituali:
- per l’affetto paterno manifestato ai figli spirituali,
- per l’insegnamento delle cose spirituali, con implicito riferimento alla Scrittura, alla preghiera… ai segni e riti
liturgici.
- per una vigilanza fatta di esortazioni, consigli, correzioni.
“Maestro ed educatore”
Dionigi, scrittore cristiano vissuto in Siria e in Palestina, all’inizio del VI secolo ha lasciato la più
antica testimonianza sul ruolo del padrino di bambini battezzati in tenera età. Scrive: “I genitori
[dopo il battesimo] metteranno il bambino in mano a un uomo battezzato e buon maestro di cose
sante. Il bambino resterà sotto la sua condotta come sotto un padre divino. [Il padrino] incaricato
dichiara di voler educare il bambino nella vita santa e si farà garante della sua salvezza. [Nell’atto
della rinuncia e della professione di fede] il padrino non dice: «Io faccio le rinunzie e le sacre
professioni a nome del bambino», ma: «Il bambino rinunzia e promette». In altri termini: «Io mi
impegno a persuadere il bambino, una volta che arriverà alla sacra intelligenza a opera delle mie
istruzioni, a rinunziare totalmente alle cose contrarie e a professare e mettere in pratica le sante
promesse». Non c’è nulla di strano, a mio parere, se il bimbo viene educato secondo un’istruzione
divina, avendo avuto un maestro e un padrino santo, che gli inculca l’abito delle cose divine e lo
conserva immune dalle cose contrarie” (Gerarchia ecclesiastica, VII, 3).
Si può notare:
- I genitori -senza rinunziare alla loro responsabilità- affidano il figlio a un padrino che è una persona battezzata,
santa, cioè di provata vita cristiana, e buon maestro nelle cose sante, vale a dire in ciò che riguarda la vita
religioso-spirituale.
- Il padrino è presentato con una triplice funzione. È maestro: ha il compito di istruire il bambino nel campo
religioso. È educatore nella vita santa: persuade il bambino a rinunziare a ciò che è contrario alla vita cristiana, a
mettere in pratica ciò che si professa nella fede, ad acquisire l’abito, cioè un modo stabile, di pensare e vivere
da credente. È garante della sua salvezza: si adopera nel modo migliore per promuovere, garantire la crescita
spirituale del bambino.
- 37 -
-
Il padrino, secondo l’Autore, nel battesimo non si sostituisce al bambino. Impresta la voce e… la sua fede. Si
tratta di un atto carico di responsabilità. A chi gli obietta che “è una cosa ridicola che altri facciano le rinunzie e
le sacre professioni al posto dei bambini”, Dionigi risponde che il padrino non fa la rinunzia a nome del bambino,
ma che si impegna a prendersi cura di lui, a educarlo nella fede in modo che un giorno egli possa assumere la
responsabilità del battesimo.
“Accompagnatore del bambino”
Dal Catechismo dei vescovi, Lasciate che i bambini vengano a me: “La tradizione della Chiesa di
dare al battezzando un padrino e una madrina manifesta la premura di tutta la comunità ecclesiale
per la futura crescita umana e cristiana di ogni battezzato. Al padrino e alla madrina è chiesto di
accompagnare il bambino nella vita di fede con la loro testimonianza di vita cristiana, con la loro
preghiera e con le parole. Il loro compito è ancora più delicato quando i genitori, pur chiedendo il
battesimo dei loro figli, si trovano in grave disagio spirituale” (n. 74).
In sintesi si afferma che il padrino e la madrina:
- sono un’espressione concreta della premura materna della comunità cristiana,
- si impegnano a sostenere i figliocci nella crescita della fede,
- accompagnano i loro figliocci attraverso la testimonianza, la preghiera, le parole.
Dal commento dell’una o dell’altra citazione emergono alcuni chiari impegni e responsabilità del padrino. Sarebbe opportuno
continuare la discussione -tutti insieme o a piccoli gruppi- ponendo l’interrogativo: “Quando sei stato richiesto di fare il
padrino o la madrina, sapevi della responsabilità che ti assumevi? Chi ti ha informato del tuo compito di padrino?”.
3. Momento di riflessione (25 minuti)
È utile offrire un quadro sintetico sulla missione e ruolo del padrino. Si lascia all’animatore dell’incontro decidere quali
aspetti privilegiare.
a. Padrino si diventa! Ognuno svolge la missione di padrino “a suo modo”. Sono in gioco molti
fattori: la sensibilità umana e religiosa di ciascuno, il tipo di occupazione, la distanza
geografica …. lo spazio concesso dai genitori. I modi di svolgere il ruolo di padrino sono
molteplici. Nessuno, però, è nato padrino. Impara se si interroga, cerca, prova, chiede
consiglio.
b. Paternità e maternità spirituale. Chi è scelto come padrino o madrina con il battesimo diventa
padre o madre “spirituale”. Si tratta non di un legame di sangue, ma di una particolare
parentela nella fede, contratta con il battesimo del figlioccio e fondata su una grazia speciale.
La paternità spirituale impegna il padrino a dare il suo aiuto anzitutto alla crescita nella fede e
nella vita cristiana del figlioccio. Al centro del servizio del padrino è la generazione spirituale.
c. Testimone della maternità della Chiesa. Il padrino manifesta ed esprime, con una sua modalità
particolare, la missione della Chiesa che è madre ed educatrice dei suoi figli. Insieme ai
genitori, primi educatori nella fede, il padrino è chiamato per il legame unico e speciale con il
figlioccio a prendersi cura della sua crescita spirituale. La sua missione è un vero ministero o
servizio ecclesiale. È uno dei ministeri laicali più antichi. Ciò che fa grande la dignità e
responsabilità del padrino è il suo operare a nome della Chiesa. Di qui il necessario legame del
padrino con la comunità ecclesiale, ma anche la richiesta da parte della Chiesa di specifici
requisiti, così pure l’impegno della comunità cristiana a sostenere la missione del padrino.
d. Collaboratore dei genitori. La responsabilità primaria dell’educazione compete ai genitori. Il
ruolo del padrino è sostenere, incoraggiare, consigliare l’agire di papà e mamma nella
formazione umana e spirituale del figlio. Per questo è giusto riconoscere ai genitori una
concreta responsabilità nel proporre il nome del padrino, perché stimato, ritenuto idoneo alla
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sua missione, considerato un valido alleato nell’educazione. Le modalità di un’alleanza
educativa non sono scritte. Devono essere cercate, discusse, provate.
e. Maestro e educatore. È la duplice missione del padrino verso il figlioccio. Essa sarà svolta in
sintonia con i genitori. Si sa che ogni formazione si fonda su una relazione personale. Man
mano che il bambino cresce, il legame fra padrino e figlioccio deve trovare forme e modi
appropriati. Grazie a un contatto diretto e personale il padrino si guadagna la confidenza e la
fiducia del figlioccio, può consigliare, incoraggiare, richiamare. Sempre ogni padrino ha a
disposizione due “parole” decisive e… efficaci: la testimonianza e la preghiera.
f. Esperienza arricchente. Svolta con serietà e dedizione la missione del padrino è un fattivo
sostegno per i genitori, un prezioso aiuto al figlioccio, un silenzioso servizio che fa crescere la
comunità ecclesiale. Nello stesso tempo un serio accompagnamento del figlioccio è un evento
di grazia e di crescita per il padrino, invitato a ripensare al proprio battesimo, arricchito dalla
presenza silenziosa e disarmante del bambino, sollecitato a vivere secondo i valori essenziali
del vangelo, dei quali è testimone ogni bambino.
g. Avventura possibile. Oggi la figura del padrino in molti casi è indebolita, talvolta
strumentalizzata, persino stravolta. Chi cerca di capire il suo ruolo di padrino è assalito da
dubbi, difficoltà… senso d’inadeguatezza. Colui che si interroga è già sulla buona strada.
Consapevole della sua impegnativa e delicata missione, il padrino sa che è sostenuto da una
grazia particolare del Signore, ha il diritto di ricevere aiuto dalla comunità cristiana, scopre
che alcune porte si aprono con la preghiera.
I sette tratti richiamati, anche se non sono esaustivi, offrono un’ampia visione della missione del padrino. Per riprenderli e
approfondirli, si suggeriscono alcune vie:
- invitare un padrino a esporre la sua esperienza: come sta attuando il suo ruolo, il suo legame con i genitori e con il
figlioccio, che cosa lo sostiene nella sua missione… fatti e momenti arricchenti;
- formare piccoli gruppi e consegnare a ciascun gruppo uno dei setti tratti con l’invito a interrogarsi sul suo
significato e possibili applicazioni;
- scrivere su un cartellone o su un foglio, da consegnare ad ognuno, l’elenco dei sette tratti che caratterizzano la
missione del padrino. La richiesta è esprimere un proprio parere sulla loro applicabilità: “attuabile”, “difficile da
realizzare”, “impossibile da attuare”.
4. Un tempo per interrogarsi (15 minuti)
È opportuno passare al momento più applicativo: “Quali iniziative o interventi mettere in campo per dare concretezza al nostro
servizio di padrino?”. Le scelte sono personali. Può essere utile elencare alcune iniziative già sperimentate:
- prevedere opportuni incontri con i genitori del figlioccio per una scambio di pareri
sull’educazione, in particolare sulla formazione al senso religioso;
- avere contatti personali con il figlioccio, sempre più frequenti con la sua crescita;
- interessarsi con una certa regolarità della salute… della vita del figlioccio;
- prendere parte ad alcune celebrazioni dove sono coinvolti i genitori e i bambini
- ricordarsi non solo del compleanno, ma anche dell’onomastico e dell’anniversario del
battesimo del figlioccio;
- farsi presente, oltre che con il telefono, anche con uno scritto personale, una lettera
diretta al figlioccio. Già dopo i due anni essa può essere letta dai genitori;
- dare spazio, con una certa continuità, alla preghiera per il figlioccio, ecc.
L’elenco di queste iniziative può essere consegnato ad ogni padrino e madrina, invitando ognuno a fare scelte concrete. Un
ulteriore aiuto può essere il dépliant per i padrini () II. B 6).
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5. Una sosta per pregare (5 minuti)
Si consiglia di terminare l’incontro con un breve momento di preghiera, che può essere articolato in modi diversi.
- Si potrebbe dare spazio a preghiere spontanee per il proprio figlioccio.
- Se si ritiene opportuno, la preghiera potrebbe diventare una richiesta di perdono per le
proprie “carenze” nello svolgere il compito di padrino.
- Non sarebbe male riprendere alcune parti del Rito del battesimo dei bambini: la rinuncia
a Satana e la professione di fede, ma anche la preghiera dei fedeli, come pure le
invocazioni dei santi.
- Può essere utile valorizzare la preghiera del padrino riportata nel dépliant, “Caro padrino, cara madrina” () I. B 4), o preghiere analoghe.
Si può concludere la preghiera con la lettura e la consegna delle “beatitudini” del padrino.
Beatitudini
dei padrini e delle madrine
BEATI voi se, guardando con stupore il vostro figlioccio,
riconoscete il valore delle cose piccole e semplici.
BEATI voi quando, inchinati sul vostro figlioccio,
imparate a distinguere un ciottolo da una montagna.
BEATI voi se, contagiati dal suo sorriso,
sarete nella vita dispensatori di gioia.
BEATI voi che vi lasciate afferrare dalle sue piccole mani protese
e siete disponibili a stringere tante mani silenziose e stanche.
BEATI voi che, accarezzando il vostro figlioccio,
riconoscete il volto del Signore.
BEATI voi quando, meravigliati della sua sorprendente crescita,
vi ricordate di essere cristiani in cammino.
BEATI voi che pensate al vostro figlioccio
e pregate prima di pensare.
BEATI voi che camminate con il vostro figlioccio
con una mano aperta nel dare e l’altra aperta nel ricevere.
6. Momento conviviale
Annotazioni. Occorrono tempi lunghi per aiutare fedeli e genitori a valorizzare il ruolo e la missione dei padrini. Al
parroco, al coordinatore della pastorale pre e post battesimale, al gruppo dei catechisti accompagnatori il compito di
promuovere una paziente opera di sensibilizzazione, di trovare una possibile forma di collegamento con i padrini, di invitare i
padrini al loro annuale incontro formativo. Ogni inizio non può essere abbandonato per la scarsa adesione!
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B. INCONTRI FORMATIVI Obiettivi La proposta di questa sezione ha