incontro
R E A LTÀ
NUMERO 7
PERIODICO GRATUITO - ANNO 2
ALL A
dicembre
2005
IN UN MONDO DI FUGGIASCHI (TUTTI INFATTI FUGGONO DI FRONTE ALL’INEVITABILITÀ DI STABILIRE UN SENSO PER LA VITA), LA PERSONA CHE PRENDE
LA DIREZIONE OPPOSTA SEMBRA CHE FUGGA. IL CRISTIANO È COLUI CHE AVANZA NELLA DIREZIONE OPPOSTA. PERCIÒ VA INCONTRO ALLA REALTÀ
Se ci fosse una
educazione del popolo
tutti starebbero meglio
... "E' diventato normale pensare che tutto
è uguale, che nulla in fondo ha valore se
non i soldi, il potere e la posizione sociale.
Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il
cuore dell 'uomo fosse destinato a rimanere senza risposta"...
Questa frase, trascritta dall'Appello sull' educazione riportato in ultima pagina - da leggere e rileggere - toglie il respiro e sembra non
lasciare scampo.
Eppure per me non è cosi. Ho avuto la "fortuna" di incontrare persone che vivevano fatti
di libertà, senza rinunciare a niente. Sono capitato dentro una storia fatta di volti che, a
partire dai miei genitori, avevano qualcosa
da raccontare. Sono capitato tra amici che, nonostante le loro mille debolezze, hanno destato e mantenuto sempre vivo il desiderio di
felicità che mi porto dentro, il resto è dono. Il
resto, tutto il resto, pian piano ci viene incontro.
segue a pag. 3
Et Verbum caro factum est
Il centro di solidarietà
Vigne Nuove/Valmelaina
compie 20 anni pag. 7
Visita di Giovanni Paolo II nel 1987
“Dio si è fatto uomo,
si è fatto bambino.
In questo modo adempie
la grande e misteriosa promessa
secondo la quale Egli sarà
"Emanuele, un Dio con noi"
FORUM DEI CORI
PARROCCHIALI
Si è fatto così vicino a noi , così semplice,
che ognuno può parlargli dandogli del tu.
Dio ci propone di dargli del tu
facendosi bambino."
Benedetto XVI
Inaugurazione della biblioteca
Don Bosco dell’UPS
40° anniversario del concilio
pag. 10-11
Sito Web
Da questo numero è possibile visionare
il nostro giornale nel sito
www.incontroallarealta.it
di Marco Primarosa
pag. 22
pag. 23
Festa di inizio d’anno
Universitari e giovani lavoratori
SS. Angeli Custodi
pag. 5
Sommario
Eucaristia
Un più sentito bisogno di radici e di memoria
Il rischio educativo
Tracce (rivista internazionale di Comunione e Liberazione)
Manilandia, la gioia di dare
Cineclub Chaplin ‘94 a San Crisostomo
Nuova stagione cinematografica a Sant’Achille
Santa Maria della Speranza - Cineforum nel teatro Viganò
Giornata nazionale della Colletta Alimentare
25° anniversario di sacerdozio di Don Ulderico Calisi
Lo specchio di Galadriel
Non lasciamo inquinare il vero Natale
“Il presepio alle Valli” bella realtà nel municipio
L’albero di Natale
La mia “stella” di Natale
Il presepio romano
Conferenze del venerdì presso la parrocchia di San Mattia
Festa parrocchiale a Sant’Alberto Magno
I ragazzi di San Fedele
La detraibilità fiscale delle donazioni
Associazione “Amici di Villa Santa Maria”
pag.
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incontro alla realtà
PAG. 2
Eucaristia:
La libertà di Dio viene incontro alla libertà dell’uomo
Dal 2 al 23 ottobre, si è svolto il sinodo dei
vescovi sul tema dell’ Eucaristia: pubblichiamo alcuni brani del cardinale Angelo
Scola, patriarca di Venezia.
Quando celebrano l'Eucaristia, “i fedeli possono rivivere in qualche modo l'esperienza
dei due discepoli di Emmaus: "si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero" (Lc 24,31)»'.
incontro
R E A LT À
ANNO 1
PERIODICO GRATUITO
ALLA
Per questo Giovanni Paolo II “afferma che
l'azione eucaristica suscita stupore”. Lo stupore è la risposta immediata dell'uomo alla realtà che lo interpella. Esprime il riconoscimento che la realtà gli è amica, è un positivo che incontra le sue attese costitutive.
San Paolo, scrivendo ai Romani, ne spiega la
ragione: la realtà custodisce il disegno buono del Creatore. A tal punto che l'Apostolo
ha potuto dire degli uomini «che soffocano la
verità nell'ingiustizia» che sono «inescusabili» perché «pur conoscendo Dio» - dal momento che «dalla creazione del mondo in poi
le sue perfezioni invisibili possono essere
contemplate con l'intelletto nelle opere da
Lui compiute» - «non gli hanno reso gloria
né gli hanno reso grazie come a Dio» (cfr.
Rm 1,19-21).
Incertezza e timore, invece, possono subentrare in un secondo tempo nell'esperienza
–
NUMERO 1
IN UN MONDO DI FUGGIASCHI (TUTTI INFATTI FUGGONO DI FRONTE ALL’INEVITABILITÀ DI STABILIRE UN SENSO PER LA VITA), LA PERSONA CHE PRENDE
LA DIREZIONE OPPOSTA SEMBRA CHE FUGGA.IL CRISTIANO È COLUI CHE AVANZA NELLA DIREZIONE OPPOSTA . PERCIÒ VA INCONTRO ALLA REALTÀ
Periodico gratuito
Direttore Responsabile:
Rossana Ansuini
Direttore:
Giovanni Sozi
Segreteria di Redazione:
Alessandro Candi,
Carlo Fiorini, Franco Pietrosanti,
Francesco Pandolfi.
Antonio Pasquale, Mauro Raffaeli
Redazione:
Franco Cardano
Roberto Battistoni, Marco Stocchi,
Vittorio Altomare, Ferruccio Croia
Rosario Cuglietta, Mauro Fumanti,
Vito Puce,
Cesare Masala, Antonio Zarola
Don Mimmo Monteforte
Sergio Buratti, Tina Riccardi
Hanno partecipato a questo numero:
Rossana Ansuini, Cristina Civitani
Piera Iozzi, Cico, Giovanni Sozi
Fabrizio Sotgia, Suor Massimina
Piergiorgio Berardi, Carlo Cicone
Daniele Nardi, Don Giorgio
Tina Riccardi, Stefano Perugini
Cecilia Fabri, Maria Teresa
Gianluca Marletta, Maria Petti
Mauro Raffaeli,
Don Mario Pio, Luciano Bertini
Luciano Tinto, Alessabdro Candi, Totò
Editore: ADEPED
Associata ANSPI
Via Alpi Apuane, 1 Roma
Pubblicità cell. 335 5844441
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Stampa:
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Cell. 333 4338502
dell'uomo, quando, a causa della finitudine e
del male, in lui si fa strada la paura che la positività della realtà non permanga. Così, da una
parte, l'azione eucaristica, come del resto
l'intero cristianesimo in quanto “sorgente di
stupore”, si inscrive nell'esperienza umana
come tale. Tuttavia, dall'altra, Essa si manifesta come un avvenimento inatteso e del
tutto gratuito. Nell'Eucaristia si rivela che
quello di Dio è un disegno di amore. In
Essa il Deus Trinitas, che in Se stesso è amore (cfr. lGv 4,T-8), si abbassa nel Corpo donato e nel Sangue versato da Cristo Gesù, fino a
farsi cibo e bevanda che alimentano la vita
dell'uomo (cfr. Lc 22,14-20;1 Cor 11,23-26).
Come i due di Emmaus, rigenerati dallo stupore eucaristico, ripresero il proprio cammino (cfr. Lc 24,3233) così, il popolo di Dio, abbandonandosi alla forza del sacramento, è sospinto a condividere la storia di tutti gli uomini. (...)
Perché l'Eucaristia è l'affascinante cuore della vita del popolo di Dio destinato alla salvezza dell'umanità intera? Perché essa svela
e rende presente nell'oggi della storia
Gesù Cristo come senso compiuto
dell'umana esistenza in tutte le sue dimensioni personali e comunitarie°. E lo docu-
menta a livello antropologico, cosmologico e
sociale. (...)
Nell'Eucaristia Gesù diviene concretamente
Via a quella Verità che dà la Vita (c&. Gv
14,6)5.
In Essa, la Chiesa, realtà nello stesso tempo
personale e sociale, diviene concretamente
un popolo di popoli, quella mirabile entità etnica sui generis di cui parlava Paolo VI.
Soprattutto in questo tempo di singolare travaglio in cui versano tutte le aree culturali del
mondo, il cristiano che vive la propria esistenza comunitaria in forma eucaristica, si fa
instancabile annunciatore e testimone di
Gesù Cristo e del Suo Vangelo in tutti gli ambienti dell'umana esistenza: dal quartiere alla
scuola, al lavoro, al mondo della cultura,
dell'economia, della politica, delle comunicazioni sociali ecc.
Le comunità cristiane, fondate eucaristicamente, diventano luoghi in cui ogni uomo
può fare esperienza che la sequela di Cristo
apre alla vita eterna offrendo, già dall'interno
della storia, il centuplo (cfr. Mt 19,29).
Donne ed uomini di ogni ceto, etnia e cultura
possono, in ogni momento della loro vita, incontrare altri uomini e donne, i cristiani, che
in forza dell'esistenza eucaristica, si propongono loro come compagni discreti di un cammino di libertà.
Papa Benedetto XVI al sinodo dei vescovi
incontro alla realtà
PAG. 3
Un più sentito bisogno di radici e di memoria
Uscito nelle edicole e nelle librerie il nuovo libro su Montesacro di Giovanni Sozi e Lucio Spinelli
di G.S.
Nei primi giorni del prossimo mese di dicembre, è uscito nelle edicole e nelle librerie
il nuovo libro, opportuna strenna natalizia
per un graditissimo e sempre accetto regalo
ad amici e conoscenti, “Gente di
Montesacro” di Giovanni Sozi e Lucio
Spinelli, editrice La Campanella, con la preziosa presentazione del Presidente del
curiosità da giornale quotidiano o da rivista;
vengono messi in evidenza una più spiccata
osservazione della realtà urbana, pur sempre
legata ad un meticoloso filo storico, ed un utilizzo della materia in senso orizzontale, più
consono alle opportunità del momento
odierno.
Protagonisti di quest'opera non vogliono essere i fatti storici in quanto tali ma elemento
pregnante e conduttore è solo la città, il quartiere e la sua gente le cui gesta rappresentano
veramente la civiltà per antonomasia con
l'evolversi naturale degli avvenimenti che
scivolano su luoghi e persone, con le manifestazioni che impersonano il dipanarsi dei
giorni in un continuo rapporto tra territorio
in quanto tale e divenire umano.
Nell'iter coinvolgente della realtà storica, gli
autori si muovono simultaneamente attraverso panorami diversificati di geografia, di
architettura, di urbanistica, di letteratura met-
tendo sempre in risalto la vita, quella semplice vita, per molto tempo misconosciuta, su
cui è fondata in senso multidisciplinare la storia dell'umanità ed in particolare di tutta la
gente che abita una città.
Di questo c'è bisogno oggi; in questo delicato
momento si avverte il bisogno di radici e di
memoria ancor più sentito nella società
odierna che è sempre più spesso deprivata della sua essenza, del suo passato.
Il testo, in conclusione, si rivela volutamente
sobrio, sincero, opportuno; non è solo una miscellanea di dati, notizie e informazioni ma intimo rapporto passionale tra scriventi e quartiere che emerge da ogni riga; è vocazione sentita e un accorato desiderio di appartenenza a
Montesacro; è partecipazione attiva al processo evolutivo all'interno di un contesto comunitario, è una disinvolta dichiarazione
d'amore per questo lembo di terra, tra i più belli di Roma.
segue dalla prima pagina
Municipio Roma Montesacro dott.
Benvenuto Salducco che, oltre ed essere un
sereno estimatore degli autori, si dimostra in
ogni occasione fautore della cultura per il
Municipio che governa.
Il libro, con una accurata rilegatura cartonata ed impreziosito dalla estrosa dicotomia
grafica di Fabiola Corsale, intende far parte
di un “cofanetto-confezione” sui quartieri di
Roma di cui Testaccio e Garbatella ne sono
elementi in distribuzione da tempo.
Non sembra del tutto scontato premettere
che gli autori ripercorrono l'intero itinerario
storico che ha visto protagonista il nostro
lembo di terra montesacrina dalla preistoria
fino ai nostri giorni, segnando motivi che
vanno dalla protostoria al notevole bagaglio
arcaico, da quelli più preganti dell'epoca imperiale al malinconico stato medioevale di
incolore uniformità che si prolunga ininterrottamente fino agli Anni Venti con la nascita della armoniosa Città-giardino, dai giorni
nefasti dell'ultimo periodo bellico alle vicende di un'attualità frenetica.
Nel disegnare il loro saggio compositivo, gli
autori, questa volta, non fanno solo emergere la loro vocazione prettamente storica ma
indirizzano l'opera ad un pubblico molto più
vasto della solita, ristretta cerchia di amatori
e specialisti.
Quello che ci si pone dinnanzi è un vero libro per tutti, che narra i fatti con interviste e
Se ci fosse una educazione del popolo
tutti starebbero meglio
Allora ti senti parte di qualcosa di grande.
Niente è a caso, ogni cosa torna al suo posto. Dunque c'è bisogno di luoghi di libertà., dove la realtà può essere vissuta con
pienezza di significato, luoghi dove condividere il Significato.
“... Chi fa entrare Cristo, non perde
nulla assolutamente nulla di ciò che
rende la vita libera, bella e grande. No!
Solo in questa amicizia si spalancano le
porte della vita. Solo in questa amicizia
si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana...”
(Papa Benedetto XVI).
C'è bisogno di luoghi, di comunità cristiane dove far esperienza della presenza
di Cristo, dove condividere il senso di appartenenza, dove riscoprire di essere popolo e di avere un'identità.Abbiamo bisogno di essere Chiesa.Allora si cerca il dialogo con tutti, allora si alza lo sguardo e
con passione si incontra l'altro. La stessa
passione e tenerezza che ci fa guardare i
nostri figli, e le persone che incontriamo,
certi di potergli raccontare una storia, anzi l'unica storia che vale la pena di essere
vissuta. La stessa passione con cui Papa
Benedetto abbraccia il mondo: “Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo e troverete la vera vita.Amen.”
Franco Pietrosanti
incontro alla realtà
PAG. 4
“Il rischio educativo”
Presentazione del libro di Giussani
Mercoledì 19 Ottobre,
presso l'Istituto
di Fabrizio Sotgia
Augustinianum di
Roma, a pochi metri da
Piazza San Pietro, si è svolta la presentazione del libro di don Luigi Giussani: Il rischio
educativo.
Alla presentazione sono intervenuti don
Julián Carrón, presidente della Fraternità
di Comunione e Liberazione, successore di
don Giussani, Giancarlo Cesana responsabile di Comunione e Liberazione docente di
Medicina del Lavoro presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca ed Ernesto
Galli della Loggia professore ordinario di
Storia dei Partiti e dei Movimenti Politici
all'Università di Perugia.
Il libro di don Giussani, ha come obiettivo
quello di sensibilizzare l'opinione pubblica
su un tema alquanto delicato, come quello
dell'educazione. L'opera è riproposta con
una nuova edizione, in un momento in cui si
intuisce nella società contemporanea il bisogno di un modello educativo fondato sui valori positivi della vita.
L'educazione oggi deve aiutare l'uomo a riscoprire e conoscere il vero significato della
vita in modo tale che ognuno nella quotidianità può decidere come agire, ma è necessario tra l'altro educare il cuore dell'uomo così
come Dio l'ha fatto. Questa è la primaria preoccupazione di un'educazione vera, questo è
il "rischio", ovvero la sfida che il mondo contemporaneo è impegnato a realizzare: ricostituire un metodo educativo più corrispondente all'uomo.
L'educazione deve tener conto dei valori del
passato e della tradizione .
Il passato può essere proposto solo se è presentato dentro un vissuto presente, affinché
ognuno possa paragonarlo con il proprio cuore e darne un giudizio critico.
Mediante la personale critica, l'uomo si fortifica, si rende indipendente dall'opinione pubblica generale creata dal potere, libero dalla
omologazione.
L'educazione oggi deve trasmettere la
Verità, quella Verità che ci rende liberi sin dagli inizi dei tempi, quella Verità che si è rivelata e che si cela nel mistero della vita. La vi-
Tracce
ta è un mistero, perché la possediamo ma non
è nostra. Il senso costitutivo della vita è la dipendenza dal Mistero. Educare è farsi responsabili di altri, riconoscerli creature di
Dio nella loro libertà.
Rivista internazionale di Comunione e Liberazione
di Piera Iozzi
"C'è una lunga, lunga traccia..." ricordano le
parole di una vecchia canzone che ancora oggi ogni tanto si canta in qualche vacanza o in
qualche incontro occasionale di amici.
Non è un titolo casuale quello che si è scelto
questa rivista, espressione di un mondo cattolico militante e contemplativo insieme,
che accanto a chi sceglie il chiostro e la preghiera, vede le esperienze di un'umanità lacerante di chi parte per le missioni in paesi lontani, o di chi fa esperienza di una lacerazione
forse ancora più grande, anche se non manifesta, dell'umanità dei paesi ricchi delle multinazionali e della globalizzazione.
C'è una traccia sottile, invisibile, ma reale,
presente, che si fa strada nel mondo da duemila anni, che si tenta di soffocare, di negare
(ne è stato esempio macroscopico la
Costituzione Europea che ha rifiutato il riferimento alle radici cristiane dell'Europa nonostante l'accorato appello di Giovanni
Paolo II), ma che non si può cancellare perché rimangono come testimoni le pietre vive
che delle cattedrali antiche rendono oggi presente la vita, tuttora prorompente, che il
Natale imminente ancora annuncia al mondo.
Tracce, testimonianze vive della fede nel
mondo che oggi opera e rinnova, e dà speranza.Tracce non di UNAVIA, ma del-LAVIA„
che il figlio di Dio ha indicato all'uomo di tutti i tempi. "Tracce" ce ne rende la memoria, e
ci aiuta a prenderne coscienza con gli esempi
delle pietre vive che, lungo questa Via, hanno
lasciato le loro tracce. Grazie.
incontro alla realtà
PAG. 5
Vivere intensamente il reale
Festa di inizio anno per universitari e giovani lavoratori
di Cico
che inizia a rispondere ai nostri desideri, abbiamo conosciuto persone che hanno preso
sul serio le nostre domande e non abbiamo intenzione di allontanarci da loro, non cerchiamo nulla altro rispetto a tutto quello che di
grande abbiamo già.
Testimonianze di Martino, Francesco e Lorenzo.
“Siamo fatti per vivere alla grande ma tante volte ci accontentiamo di vivere per meno; abbiamo allora bisogno di un luogo, di
una compagnia che ci aiuti a fare la fatica
di stare di fronte alla Bellezza che ci salva". La "serata di inizio anno" svoltasi nel teatro della parrocchia SS Angeli Custodi il 9
novembre scorso, è stata pensata e realizzata
all'insegna di queste parole da un gruppo di
giovani vicini al Movimento di Comunione
e Liberazione che da qualche anno ormai si
incontrano con cadenza quindicinale nei locali della parrocchia, coinvolgendo ragazzi
del quartiere e amici dalle sensibilità e esperienze più disparate. Si sono esibiti sul palco
Carlo Casamichele
del teatro musicisti in erba, deejay e attori allo sbaraglio, ma l'evento centrale è stata la testimonianza di due ragazzi, Lorenzo e
Martino, invitati a testimoniare il proprio in-
contro con il Cristianesimo e come questo
condizioni e cambi la loro vita di tutti i giorni. A me toccava moderare l'incontro e raccontare come nacque l'esigenza di un appuntamento che almeno una ventina di ragazzi
continuano da anni con la propria fedeltà e
passione a tenere vivo. L'incontro con il
Cristianesimo ha inaspettatamente dilatato e
acuito il desiderio di felicità che ognuno di
noi si porta nel cuore; chi non desidera vivere
alla grande , chi non desidera essere amato,
chi non desidera fare l'esperienza di una amicizia vera e profonda? -Vivere alla grande
non vuol dire fare cose grandi, ma rendere
grandi le piccole cose che tutti i giorni ci capita di dover fare, dallo studio ai nostri hobbies
- ci hanno spiegato Martino e Lorenzo; ma cosa può rendere grandi le nostre giornate, cosa
può soddisfare i nostri desideri? Lorenzo ha
risposto con semplicità a questa domanda: Gesù, incontrato tramite i volti della nostra compagnia di amici, Lui rende le mie
giornate interessanti; il Cristianesimo per
me coincide con l'amicizia di queste persone
attraverso la quale tutte le cose assumono un
sapore diverso, insomma diventano "grandi"-. Martino ha sfidato la platea proprio sul
tema dell'amicizia: -chi di voi può dire ad un
suo amico "non c'è niente che mai sarà più
forte di ciò che di vero c'è tra noi due?" Se c'è
solo uno che può dire una cosa del genere o è
matto o vive una amicizia cristiana.-.
Lo stesso Martino ha tenuto a precisare che
non sempre è "comodo" vivere i rapporti di
cui parla :continuamente vengo corretto, e
proprio cadendo e rialzandomi imparo un nuovo sguardo sulle cose; i miei amici veri non
mi lasciano mai tranquillo!-.
Come sono vere queste parole: non siamo
mai tranquilli, ma abbiamo incontrato ciò
Gli artisti stanno prendendo gli ultimi accordi.
Davide alla console.
incontro alla realtà
PAG. 6
Manilandia, la gioia di dare
“La giornata missionaria alla scuola Cocchetti compie 20 anni”
di Suor Massimina
Passano i giorni, i mesi, gli anni senza quasi
accorgersi; è nei compleanni che si prende
coscienza che è già trascorso un anno e un altro sta partendo con la stessa velocità del precedente portando con sé impegni vari, tappe
significative con le loro scadenze e iter.
Infatti, è da poco ricominciata la scuola e già
si parla di un impegno inderogabile alla
Scuola Cocchetti: Manilandia.
Quest'anno, poi, tale iniziativa compie venti
anni, è maggiorenne, quindi richiede
un'attenzione particolare data la sua età e la
sua maturità: è adulta...
Cos'è Manilandia? Mani nella terra, mani che aiutano.
V parlerò del mio impatto con questo evento. Arrivata a Roma nel mese di settembre,
ne sento parlare, non ci capisco molto, ma le
suore raccontano questa giornata con gioia,
con entusiasmo, come di una festa straordinaria. Col trascorrere dei giorni noto un certo via vai di genitori che si incontrano, si fermano a conversare a lungo tra loro. Mi chiedo: "Quante cose hanno da dirsi!".
" In seguito cominciano ad arrivare sacchetti, buste con materiale di ogni tipo: giocattoli, articoli per mercatini, libri ecc.
Più trascorrono i giorni più mi sento coinvolta senza capire gran che.
"Vedrai, vedrai" è la risposta che risuona alle
mie orecchie.
Finalmente è giunta la vigilia della festa.
Arrivano tavolini ..."occorre la banca!
Dov'è?" ...ci sono i premi della lotteria.
Cerco di lasciarmi coinvolgere ma non ho le
idee molto chiare. Per fortuna Direttrice di
tutta questa orchestra è Sr. Crocifissa.
E siamo arrivati alla festa: Giornata
Missionaria alla Scuola Cocchetti.
L'attività quel giorno inizia molto presto con
la vendita dei giornali.. prima che si vada
comprarli dal giornalaio...
Bisogna disporre i tavoli, tra poco verranno
gli interessati per allestirli con il materiale e
renderli invitanti all'acquisto; nel frattempo
in salone arrivano contenitori con cibi diversi: primi piatti, secondi, contorni, bibite.
Ciascuno si è sbizzarrito secondo le proprie
abilità; si realizza un vero e proprio ristorante dove si può acquistare quello che si vuole
per il pranzo.
In breve tempo la strada davanti alla scuola,
la piazzetta, i cortili della casa e tutti gli angoli possibili vengono trasformati in un vero e
proprio mercato dove trovare di tutto: dai panini imbottiti al bar, ai dolci, ai giocattoli, alla bigiotteria e tante altre sorprese.
Ogni anno ci sono genitori che lasciano la
scuola perché i figli hanno terminato il loro
iter scolastico da noi, e ogni anno ci sono genitori che arrivano e portano la loro freschezza, originalità, creatività.
~ Chi si è lasciato coinvolgere da tale iniziativa non pub dimenticare le belle esperienze
vissute e ritorna a chiedere quand'è
Manilandia perché in quel giorno gradisce
rendersi utile.
Bambini e adulti possono cambiare gli Euro,
alla nostra banca, con i manilandia e con essi
fare gli acquisti vari, partecipare ai giochi organizzati, al teatrino... c'è di tutto e per tutti i
gusti. Oltre ai genitori da qualche anno la società Sangemini ci fornisce bibite, acqua, succhi di frutta, un notevole contributo per le nostre missioni.
Una domanda nasce spontanea: i soldi che
fine fanno?
Perché pagare se gli articoli sono stati donati
dalle famiglie?
Questo è il bello della festa! Si paga perché il
ricavato sarà devoluto alle missioni.
Sottolineo che una cosa è dare un'offerta, anche se cospicua, ma in modo freddo, distaccato, un'altra è lasciarsi coinvolgere in questa
realtà di dono, di aiuto per chi ha più bisogno
di noi...
II ricavato di questa giornata viene così distribuito: un contributo va alla Parrocchia
per le adozioni a distanza, un altro al
Vicariato per le missioni, il resto al nostro
Istituto per le sue missioni. In questi anni non
è mancata l'opportunità di far incontrare qualche nostra suora missionaria con i genitori
per far conoscere i problemi esistenziali delle popolazioni africane e come gestiscono i
soldi ricevuti. Queste esperienza non lasciano indifferenti. Più entri dentro e più ti rendi
conto quanto uno si sente coinvolto nel suo
cuore, nei suoi affetti, in tutta la persona. Non
si può fare a meno di dire: "c'è più gioia nel
dare che nel ricevere" perché non si realizza
solo un contributo per le missioni, ma si vive
una vera fraternità in un clima di festa, di amicizia, di dono...
Anno 2005: Manilandia compie venti anni,
una maturità raggiunta in un'amicizia sempre
più viva e incisiva, merita un dono adeguato.
II mio grazie più vivo a tutti i collaboratori
per avermi fatto fare questa esperienza, così
bella, e reso più significativo il valore del dono realizzato tra sorprese, meraviglie e stupore.
Pensieri... ricordi
Iniziammo con il mettere insieme idee un po'
a caso per poter vivere, grandi e bambini, un
momento di solidarietà verso un prossimo
più bisognoso: perché non realizzare un mercatino dove il "donare" e il "comprare" potesse impegnare la manualità e l'ingegno?
Cose piccole, ma da realizzare con amore. E'
stato un crescendo, i genitori sempre più motivati, i bambini, i ragazzi sempre più coinvolti. Oggi compiamo venti anni e sembra incredibile riconoscere le mani dei nostri figli
in quelle manine piccole e grassottelle che
modellavano creta per farne improbabili pupazzi da vendere come opere d'arte nella nostra prima Manilandia.
Lasciata la scuola i ragazzi non dimenticano
questo giorno e ogni anno tomano con
l'entusiasmo di sempre per creare, inventare,
aiutare. L'atmosfera è frizzante, il cortile dello scuola sempre più piccolo per accogliere
le infinite "bancarelle", la partecipazione e i
giochi sono talmente cresciuti da invadere
perfino la piazzetta!
Manilandia, buon compleanno! Con la tua tenerezza nell'accogliere, con la tua semplicità
nel donare hai saputo mettere piccole e grandi mani insieme come in un'orchestra che suona una splendida melodia di note colorate.
Irene Voltattorni
Associazione Allievi e Genitori
RISTORANTE PIZZERIA
Forno a legna
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incontro alla realtà
PAG. 7
Il Centro di Solidarietà Vigne Nuove/Val Melaina
compie 20 anni
Carità, legge della vita
di Carlo Cicone
Per le famiglie del quartiere delle Vigne
Nuove / Val Melaina è un punto di riferimento quando c'è necessità di trovare una colf,
una baby sitter, o una badante di fiducia. Per
i commercianti e le piccole imprese della zona è dove inviare richieste di personale non
specializzato, ma affidabile da adibire a mille attività diverse. Viceversa per giovani e
meno giovani è il luogo a cui rivolgersi quando si è in cerca di un piccolo lavoro o di una
attività per arrotondare i magri guadagni familiari o semplicemente per condividere,
con qualcuno che sappia ascoltare, i problemi e il disagio sociale che la disoccupazione
inevitabilmente porta con sé. Per tanti extracomunitari, magari arrivati da poco a Roma,
è il luogo dove incontrare persone che facciano da ponte verso un tipo di società e una
realtà molto diversa da quella dei loro paesi
d'origine e li aiutino a inserirsi nel mondo
del lavoro.
Tutto questo è il Centro di Solidarietà che
sorge presso la parrocchia di Sant'Alberto
Magno, nel quale svolgono il loro servizio alcuni volontari di Comunione e
Liberazione. Essi lo chiamano "caritativa". Siamo andati a trovarli un venerdì pomeriggio, quando il Centro è aperto, in un locale al primo piano della parrocchia. Due tavoli, alcune sedie, una scaffalatura con alcuni
raccoglitori, un vecchio computer . Lì incontriamo alcuni dei volontari e chiediamo
loro il perché di questa "caritativa".
Scriveva don Giussani in un libretto dei primi anni del Movimento: «Quando c'è qualcosa di bello in noi, noi ci sentiamo spinti a
comunicarlo agli altri. Quando si vedono altri che stanno peggio di noi ci sentiamo spinti ad aiutarli. Tale esigenza è talmente originale, talmente naturale, che è in noi prima ancora che ne siamo coscienti. Noi andiamo alla "caritativa" per soddisfare questa esigenza».
Ambrogio, da molti anni il più assiduo nel lavoro al Centro di Solidarietà, vive questa
esperienza anche come crescita personale.
Ci ripete infatti: «Quanto più noi viviamo
questa esigenza e questo dovere, tanto più
noi realizziamo noi stessi. Interessarci degli
altri, comunicarci agli altri ci fa compiere il
supremo dovere della vita che è realizzare
noi stessi, compiere noi stessi».
Marcello, che con altri iniziò 20 anni fa questo progetto e ancora oggi lo porta avanti con
dedizione e sacrificio, ci ricorda il senso ultimo di questo agire: «Tutta la parola "carità"
riesco a spiegarmela quando penso che il
Figlio di Dio, amandoci, non ci ha mandato
le sue ricchezze come avrebbe anche potuto
fare, ma si è fatto misero come noi, ha condiviso la nostra nullità. Nella caritativa noi impariamo a vivere come Cristo».
Compie appunto i venti anni di vita il Centro
di Solidarietà di Sant'Alberto Magno. La parrocchia nacque in questa zona, allora periferia estrema di Roma, agli inizi del 1984, tra
grandi palazzi ancora in costruzione, strade
fangose e assenza totale di servizi. Il suo parroco don Donato Perron, sentì subito pressanti le esigenze dei suoi parrocchiani di un
aiuto nella ricerca del lavoro.
Esso iniziò ad operare in un locale di Via
Rina De Liguoro appartenente alla parrocchia e condiviso con i ragazzi che frequentavano il doposcuola, facevano attività teatrale
o si ritrovavano per stare insieme. Alcuni
adulti, finito l'orario di lavoro, vi si recavano
dedicando, una volta a settimana, qualche
ora del loro tempo libero agli altri.
Fin dai primi tempi è stato grande l'interesse
della gente del quartiere che andava numerosa a iscriversi, alla ricerca di una occupazione qualsiasi. Il Centro forniva loro informazioni sui concorsi che venivano banditi dalle
Amministrazioni e raccoglieva tra parrocchiani, amici e conoscenti quelle poche offerte di lavoro che non bastavano sicuramente a soddisfare le tante necessità, ma che davano almeno una piccola speranza ad alcuni.
In effetti la coscienza della sproporzione tra
le necessità e quello che si può offrire è sempre stata presente tra i volontari che vi lavorano, ma non ha costituito mai ostacolo o motivo di rinuncia, anche alla luce delle motivazioni profonde che sopra sono state ricordate.
Gli anni hanno portato cambiamenti notevoli
al quartiere e al tessuto sociale di questa periferia romana e il Centro di Solidarietà ha saputo adeguarsi alle diverse esigenze della domanda e dell'offerta di lavoro, cercando di
prendere da subito contatto con tutte le nuove realtà emergenti. Inizialmente si è assistito ad un certo sviluppo commerciale che ha
portato a nuove possibilità di impiego. Poi ci
sono state varie ondate di immigrazione di
extracomunitari che si sono rivolti a questo
servizio anche su indicazione di strutture di
accoglienza più presenti a livello cittadino
come la Caritas.
Successivamente, sollecitati dalla sempre
più numerosa domanda di lavoro, i volontari
del Centro si sono spinti fuori dai confini del
quartiere contattando esercizi commerciali,
mense, aziende di pulizia, ecc. e si è instaurato con loro un rapporto di fiducia durato anni
e risultato proficuo per tutti.
Ora la sfida dei grossi centri commerciali che
stanno aprendo nella zona Porta di Roma vede in prima fila la parrocchia e il suo Centro di
Solidarietà: nel caso di IKEA, hanno saputo
creare un canale privilegiato per le domande
di assunzione riunendo presso i propri locali i
responsabili locali della multinazionale e centinaia di giovani interessati ad un lavoro.
Il bilancio complessivo di questi venti anni è
senz'altro positivo: migliaia di persone si sono rivolte al Centro di Solidarietà di Val
Melaina e alla grande maggioranza di esse è
stato proposto una o più possibilità di impiego, con il risultato che centinaia di persone
possono dire di aver trovato un lavoro grazie
a Giovanna, Marcello, Pierluigi, Ambrogio,
Marco, Carlo e a tutti gli altri che si sono avvicendati negli anni in questo servizio. Ma soprattutto ognuno è stato accolto principalmente come persona, con tutto l'amore e
l'attenzione alla persona che Cristo ha insegnato: questo è il risultato più importante e
più concreto, tutto il resto può essere considerato solo una conseguenza.
Visita del papa Giovanni Paolo II nel 1987
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incontro alla realtà
PAG. 8
Cineclub Chaplin ‘94 a San Crisostomo
Via Emilio De Marchi, 60 00141 Roma Tel. 0686802247
di Don Giorgio
II Cineclub Chaplin '94 è un circolo di cultura cinematografica, fondato nel 1994, aderente
all'A.N.C.C.I. (Associazione nazionale circoli cinematografici italiani), a sua volta facente parte
dell'A.C.E.C. (Associazione cattolica esercenti
cinema) e nasce allo scopo di riunire, con frequenza settimanale, appassionati e non della settima arte. In quanto associazione culturale necessita dell'iscrizione come socio dei partecipanti alle attività, tramite l'emissione della tessera e non
si pone finí di lucro. La sua attività è curata da
Maria Rosaria Bertuccini, Enrico Bosi, Cristiano
Ceccarelli, bora Primerano e don Giorgio.
Le tessere, nominative e valide per l'intera stagione, saranno disponibili al prezzo di Euro 35,00
(Euro 30,00 per i soci fino a 26 anni) e saranno distribuite:
- domenica 6 Novembre 2005 dalle ore 16.30
presso la sola del Cineclub in occasione della proiezione gratuita e aperta a tutti del film Shrek 2'
- prima di ogni proiezione come da programma.
Ci sarà la possibilità di acquistare un abbonamento a Euro 55,00 che permetterà di assistere anche
ai quattro spettacoli teatrali in programma per
questa stagione.
Anche per questo anno le proiezioni avranno luogo il martedì alle 16.30 ed alle 21.00 ed il giovedì
alle 21.00 ci partire dall'8 Novembre 2005.
Programmazione cinematografica stagione
2005/2006
Marted' ore 16,30-21,00 e giovedì ore 21,00
Nuova stagione cinematografica a Sant’Achille
di Tina Riccardi
Quest'anno il Cineclub S. Achille, già presente in
Parrocchia da 4 anni, si è ulteriormente arricchito
per offrire agli utenti ancora più servizi. Innanzi
tutto, per la scelta dei film si è avvalso dell'opera
di una équipe di esperti, che ha effettuato
un'accurata selezione fra quelli usciti nell'anno
20042005. I film sono 32, uno per settimana dal
13 ottobre al 9 giugno; come ogni anno, ogni film
sarà proiettato due volte, il giovedì alle 18 e il venerdì alle 21, per andare incontro alle esigenze di
tutti gli spettatori. Inoltre quest'anno alcuni film
che trattano argomenti attuali e particolarmente interessanti saranno seguiti da un dibattito, a cui tutti potranno partecipare, in modo da trasformare il
cineclub in un vero e proprio cineforum.
Gli operatori sono tutti volontari e il ricavato delle
iscrizioni, tolte le spese di iscrizione, viene devoluto per intero alla Parrocchia. C'è da precisare, comunque, visto il prezzo delle tessere veramente irrisorio, che il vantaggio maggiore che la
Parrocchia ne trae non è sicuramente quello economico: attraverso questa attività, infatti, che può
sembrare soltanto di carattere culturale o ricreativo, tanta gente comincia ad avvicinarsi e a gravitare nell'ambito parrocchiale e tante anime in più potranno essere portate al Signore.
Presentiamo qui il programma di quest'anno. Le
tessere sono ancora in vendita e gl'interessati possono rivolgersi a Tina Riccardi (347/6664193).
incontro alla realtà
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Santa Maria della Speranza - Cineforum nel teatro Viganò
di Stefano Perugini
Piazza Fradeletto 17 - tel. 0687131525
E. Mail : Cineforumsms a(),yahoo.it
Prezzo del biglietto E.3,50
II CGS Nuovo Salario presenta:
OLTRE HOLLYWOOD Cineforum 2005-2006
Dall'8 novembre 2005
incontro alla realtà
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“Mio canto
e
mia
forza
sei
tu”
Forum dei cori parrocchiali
(Salmo 118,14)
di Daniele Nardi
“Cantare è come pregare due volte”. Ed in
effetti il canto, nella tradizione cristiana, è
stato sempre intimamente collegato con la
preghiera ed in particolare con la liturgia.
Un uso che alle volte si è anche trasformato
in abuso a1 punto da richiedere un recente ma non nuovo - pronunciamento vaticano
sull'opportunità di utilizzare il senso della
misura, scegliendo modalità e brani appropriati alla solennità richiesta dalle celebrazioni.
Porre un argine alle esasperazioni non vuol
dire rinunciare ad un sostegno così valido alla nostra preghiera. Anzi, vuol dire valorizzarlo nella giusta dimensione. Su questa linea si muove un mondo fatto di cori, corali,
gruppi di volenterosi che in tutto il mondo si
mette al servizio della comunità. E le nostre
parrocchie non fanno eccezione. Abbiamo
incontrato una bella fetta di questo mondo in
uno di questi Forum entrati a far parte della
storia del nostro giornale.
Realtà composite e di diverso livello di
"professionalità", al punto che anche il
concetto di "coro" merita di essere ridefinito.
coro quando si ottiene “una voce” e questo avviene più che con la professionalità con la crescita comune, con la coscienza di essere gruppo. Quindi non inventerei alcuna altra definizione, piuttosto direi che, per quanto il coro in
parrocchia nasca per sottolineare la liturgia,
un'altra sua importante funzione è anche quella di avvicinare i parrocchiani alla musica.
Alcuni partecipanti al forum dei cori
ENZIO BOSCHI (Angeli Custodi).
Abbiamo un coro quando ci si mette a confronto con la tecnica e, in gruppo, ci si impegna a crescere nell'abilità. In sostanza quando si impara a fondere le voci in un tutt'uno.
BARBARA RAVESI (Santa Maria della
Speranza).
Per noi parlare di professionalità è esagerato.
Oserei definirci un gruppo di coraggiosi volontari che cerca di animare al meglio le celebrazioni. Siamo un coro quando si tratta di celebrazioni particolari: comunioni, cresime,
matrimoni e anniversari, Natale e Pasqua.
Infatti riusciamo ad essere più di 30 cantori.
SS. Angeli Custodi, coro Lorenzo Grasso
ELISABETTADE LEONI (San Mattia)
Non metterei la questione in questi termini, è
giusto dire che una corale amatoriale come
quelle che si costituiscono all'interno delle
Alcuni elementi del coro di S. Alessandro
Coro di Santa Maria della Speranza
parrocchie, formata da persone che, perlopiù, non hanno avuto alcuna preparazione
musicale di base ( non parliamo di quella più
approfondita) va gestita in modo completamente diverso. Ma il gruppo si forma con la
stessa dinamica con cui si compatta quello
delle corali dei professionisti. Ossia, il coro è
Per il resto dell'anno siamo ridotti ai minimi
termini, in quanto ci scindiamo in 2 gruppi,
ognuno dei quali porta il suo servizio ad una
differente celebrazione domenicale: ragazzi
(diretto da Nicola) e adulti (diretto da me).
MAURIZIO ALBANO (S.Achille). Il gruppo diventa coro quando si prefigge un risultato e si impegna per raggiungerlo, accettando la guida di un direttore autorevole e riconosciuto.
CESARE GIORDANO E SALVATORE
TRIOLO (S. Gemma). Ci deve essere
l'impegno, certo. Ma il "cuore" deve rimanere
il servizio che si offre alla comunità. Il nostro
non è e non vuol essere solo un coro, magari
bravo ma distaccato dalle ragioni per le quali
è nato. Per questo a Santa Gemma preferiamo
individuarci come un vero e proprio gruppo liturgico che si specializza nella tecnica del canto.
VALERIA RAGANELLI (S.Alessandro).
Questo è tanto vero anche per noi, al punto
che di cori ne abbiamo due, legati alle celebrazioni che sono chiamati ad animare, uno
più giovane per la Messa dei ragazzi ed uno
adulto per gli adulti.
Dunque, la valenza del servizio e
dell'appartenenza sono comunque aspetti
fondamentali nell'attività dei vostri cori...
RAVESI
Direi di sì. Siamo parte integrante della comunità. Apparteniamo anche ad altri gruppi. I ragazzi in particolar modo. E svolgiamo le nostre prove nei locali parrocchiali.
BOSCHI. Certo. Noi abbiamo con il parroco
una sorta di accordo contrattuale. Da
vent'anni possiamo contare sull'ospitalità della parrocchia che mette a disposizione i locali
nei quali esercitare quella che è e rimane una
passione individuale. In cambio di questa
ospitalità offriamo il nostro servizio "qualificato" nelle liturgie più solenni. Ma questo
non significa essere "altro" rispetto alla comunità. Molti di noi fanno parte dei gruppi e si
impegnano nelle attività della parrocchia.
ALBANO. Non sempre è così. Anche noi nasciamo come gruppo all'interno della comunità, ma questo non basta a garantire la reale
integrazione. Se si vuole andare oltre alla semplice animazione liturgica, approfondendo la
propria specificità e magari specializzandoci
in un settore particolare, immediatamente
scatta una sorta di emarginazione, tanto più
vera e tangibile quando la composizione della comunità è a sua volta frastagliata con la
presenza di associazioni e movimenti che tendono a crearsi delle proprie corali autonome.
Forse, allora, bisogna riflettere sulla funzione
dei cori...
ALBANO. Il coro dovrebbe - ed il condizionale è d'obbligo - essere espressione della comunità e fungere da traino nella solennizzazione delle liturgie. Anche nel modo di cantare non deve mai diventare un'alternativa
all'assemblea.
BOSCHI. Bisogna avere la forza e la pazienza di integrare il coro, con la sua preparazione
e specializzazione, e l'assemblea che è il vero
soggetto della liturgia.
ALBANO. Ma questo è un cammino lungo e
difficile. E non sempre giunge a compimento
qualche volta per colpa dei limiti del coro e
del suo direttore, qualche altra volta per colpa
della comunità che continua ad avvertire quel
coro come un corpo estraneo.
incontro alla realtà
Allora usciamo dai discorsi astratti. Qual
è il rapporto dei vostri cori con le assemblee a cui, in un modo o nell'altro, appartenete?
RAVESI
Parlando per la messa degli adulti, più o meno i canti che proponiamo sono conosciuti,
ripetuti e sicuramente assimilati
dall'assemblea. Ma nonostante ciò c'è poca
partecipazione da parte del resto della comunità.
Osiamo canti nuovi in circostanze particolari, per messe solenni. Penso che il patrimonio di cui godiamo sia inestimabile, ma portare un vento di novità al repertorio classico
è segno anche di crescita.
RAGANELLI. Il coinvolgimento è totale.
Questo implica magari rinunciare a qualche
virtuosismo ed accontentarsi di mantenere
un profilo basso, ma il risultato complessivo
è più appagante. L'assemblea ci segue e partecipa fino in fondo.
GIORDANO. L'equilibrio è oggettivamente difficile. Per questo noi preferiamo alternare i canti del coro e quelli dell'assemblea,
consapevoli che la partecipazione dei fedeli
non necessariamente deve coinvolgere la loro voce. In alcuni casi ed in alcune fasi della
Messa si può partecipare anche con il solo
udito che deve fungere da sottofondo della
propria preghiera silenziosa.
ALBANO. Per coinvolgere l'assemblea non
basta limitarsi a canti semplici, bisogna anche mirare il proprio repertorio su canti conosciuti e tradizionali. Il singolo accetta di partecipare se conosce e conosce molto bene il
canto, altrimenti preferisce mantenere il silenzio. In questo senso sarebbe anche opportuno unificare il repertorio delle varie comunità, così che il fedele che si trova in una chiesa che non è la sua possa ugualmente riconoscere e partecipare ai canti.
GIUSEPPE (... ). In questi ultimi quarant'anni abbiamo buttato a mare un patrimonio ineguagliabile di tradizione liturgica.
Il post Concilio, con le sue sperimentazione
e le sue esasperazioni ha fatto tabula rasa del
patrimonio canoro. Non sarebbe male impegnarsi in una riscoperta di quel patrimonio
che è stato troppo frettolosamente messo da
parte.
ELISABETTADE LEONI (San Mattia)
Il dato che si evince in modo evidente è la
completa mancanza di cultura musicale. Mi
fa piacere che il Papa Benedetto abbia incoraggiato il recupero di quelle forme musicali
che si sono purtroppo perse nella liturgia. Ma
Coro di S. Gemma
PAG. 11
non dimentichiamoci che questo papa è tedesco e porta con sé l'enorme ultura musicale
del suo paese! Per noi Italiani, nati nella culla
della chiesa romana, nel paese del bel canto
che ha dato i natali ai più grandi autori (dalla
polifonia del '400, '500, al '900 della lirica) è
triste, e direi vergognoso, non essere pronti a
raccogliere l'invito. Per questo non mi stupisco di fronte ad assemblee che non cantano o
che non riescono a seguire nulla al di là del conosciuto o dell'immensamente facile (di qui
tanta, troppa musica brutta è stata composta e
poi adottata per l'attuale liturgia). Per questo
sarebbe il caso di tornare al buon gregoriano
che racchiude bellezza e semplicità e nasce
per l'assemblea.
SCHEDA
ANGELI CUSTODI. Il coro è intitolato a
"Lorenzo Grasso", è in attività da oltre venti
anni. Può contare su 35 cantori. Il direttore
da quindici anni è il maestro Enzio Boschi.
SANT'ACHILLE. E' un coro amatoriale relativamente giovane, visto che si riunisce da soli due anni. E' specializzato in musica sacra e
canti medioevali anche in costume e con una
ricerca sulla strumentazione. I cantori sono
15, accompagnati da tre strumentisti.
E' in formazione un secondo coro, finalizzato all'animazione liturgica.
SANTA GEMMA. Opera da tre anni sotto la
direzione di don Marco. I cantori sono una
trentina, specializzati nell'animazione liturgica ma che non disdegnano anche l'attività
concertistica basata su gospel e canti spiritual. Qualunque strumento, purché ben suonato e ben usato, va bene. Vanno bene anche
le basi pre-registrate.
SANT'ALESSANDRO. La vocazione è
quella dell'animazione liturgica. I coristi sono una ventina e possono contare sullo zoccolo duro di un nutrito gruppo di suore che
hanno la casa nel territorio
della parrocchia. Hanno una storia lunga quasi quindici anni fatta di alternanza con un secondo coro, figlio della medesima comunità.
Se lo strumento di elezione è l'organo, non
vengono disdegnate le chitarre e neppure i
tamburi
SCHEDA
SANTA MARIA DELLA SPERANZA. Per
il coro degli adulti,
al completo si arriva a 15 cantori. Più 3 strumentisti: Emanuele ali' organo, Francesco alla chitarra e Claudio ai tamburi.
SAN FEDELE
La corale di San Fedele, guidata dal maestro
Claudia Gili, è nata come gruppo corale parrocchiale che, oltre alla solennizzazione della
liturgia domenicale e festiva, si fregia di un nutrito repertorio di musica rinascimentale sacra
e profana, di musica popolare e di musica sacra contemporanea.
Nella parrocchia di San Fedele, da un paio
d'anni, si tengono due rassegne corali annuali,
l'una nel periodo natalizio, l'altra a giugno,
con l'intento di scambiare con altri la gioia di
cantare ed anche per confrontare con altri le
proprie capacità.
BAMBINO GESU'
Il coro “Caudate dominum” sorto dal 1997
con lo scopo di animare la liturgia festiva, ha
assunto caratteristiche proprie sotto la direzione del maestro Flora Rossi che ha cercato
di dar vita ad un progetto che metta il canto corale al centro dell'espressione musicale. Così,
si privilegia la forza dei sentimenti che, attraverso l'espressione di molti, rappresenta un
unico pensiero ed un unico desiderio e, con lo
sforzo di molti singoli, un'unica armonia di
più suoni tra loro fusi ed assai più espressivi di
ogni singola voce.
SAM MATTIA
La corale di San Mattia è diretta dal maestro
Elisabetta De Leoni Nasce nella parrocchia
per sottolineare innanzi tutto l'importanza della funzione liturgica ed ha come conseguenza
quella di avvicinare i parrocchiani al buon canto e alla musica in genere. Per questo nella la
corale di San Mattia si lavora molto con la polifonia pura e, oltre al coro, si incoraggiano altri gruppi musicali che vivono nel quartiere, a
collaborare con la parrocchia, affinché da questa sinergia possano sfociare concerti di buon
livello.
Coro di S. Fedele
Coro del Bambino Gesù
incontro alla realtà
PAG. 12
5 milioni di persone hanno partecipato
alla giornata nazionale della colletta alimentare
Sabato 26 novembre sono state raccolte oltre 8100 tonnellate di generi alimentari
di Cecilia Fabbri
Sabato 26 novembre si è svolta la Giornata
Nazionale della Colletta Alimentare. In questa iniziativa, promossa quest'anno per la nona volta dall'Associazione Banco
Alimentare Onlus - che si impegna durante
tutto l'anno a raccogliere generi alimentari in
favore delle persone in difficoltà economiche - tutti gli italiani sono invitati a "condividere la loro spesa" con chi ne ha più bisogno:
si chiede infatti di comprare alcuni generi di
prima necessità e non deperibili come pasta,
riso, legumi, tonno, carne in scatola e prodotti per l'infanzia e donarli al Banco
Alimentare che provvederà a distribuirli a
chi ne ha bisogno.
Sono già alcuni anni che partecipo a
quest'iniziativa, ma quest'anno per la prima
volta ho coinvolto alcuni alunni della scuola
in cui insegno. Ho proposto loro
quest'iniziativa per due motivi: innanzitutto
penso che sia un gesto educativo. Infatti, come dice Giorgio Vittadini - presidente della
fondazione della Sussidiarietà "1'iniziativa della Colletta Alimentare
educa a capire che la carità immediata verso il prossimo, mai eludibile e mai rimandabile, è espressione di quella giustizia che
chiunque avverte come desiderio per sé e
per tutti". Come professoressa di questi ragazzi, con un chiaro compito di formazione,
ho ritenuto che quest'esperienza fosse per loro edificante per diventare uomini "veri". Mi
sono inoltre venute in mente le parole di S.
Bernardo:"la carità genera amicizia". Ho
ritenuto che questo momento potesse essere
importante per ciascuno dei ragazzi presenti,
e che un gesto compiuto insieme in assoluta
gratuità potesse renderli più amici tra di loro.
Non so se quest'ultima cosa si avvererà - il
tempo darà il suo verdetto - ma sicuramente è
stata per ì piccoli volontari un'occasione per
uno sguardo più ampio sul modo:"non avevo
mai fatto cose di questo genere: non sapevo
quanto fosse bello: voglio ritornarci", mi dice un'alunna; "Ah professorè! Questa giornata non me la scorderò mai più in tutta la
mia vita!", esclama coloritamente un altro;
"è stato molto bello perché sono stata con i
miei amici e contemporaneamente ho aiutato
gli altri più bisognosi", dice un'altra ancora.
E a questo punto il numero di scatoloni raccolti (che comunque non sono stati pochi!)
passa in secondo piano: la Giornata della
Colletta Alimentare è stata tanto importante
per chi riceverà questi pacchi quanto per chi
ha contribuito a metterli insieme.
Gli alunni della Prof.ssa Cecilia
Gli amici di Emanuele
Prof. Cecilia con i suoi alunni
Gli Scout di Vigne Nuove
Prof. Cecilia con i suoi alunni
Gli Scout di Vigne Nuove
Emanuele e i suoi amici
Gli Scout di Vigne Nuove
incontro alla realtà
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Gli Scout di Vigne Nuove
Marco
Silvana, Rosa e Rosalba
Fabrizio e il capo equipe Simone nonostante le stampelle
è presente al gesto della colletta alimentare.
Panecaldo e Antonio
I prof. Agrippino, Iozzi con i loro alunni.
Luca e Francesco
Vito e il suo amico
Franco e Vito
Lidia e Antonio
Claudio, Antonio e il suo amico
Il capo equipe Andrea, Chiara, Claudio, Giorgio e Cristina
Donato, Valentina e Marco
Valerio, Paolo e Miriam
I due amici Stefano e Claudio
incontro alla realtà
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Giovanna, Giorgio e Andrea
Ettore e Antonio
Marco
Dea
Iole e Caruso
Carlo e il suo amico
Piero e Piero
Piero e Claudio
Ambrogio e i suoi amici
Giancarlo il capo equipe con Vito e Roberto
Marcello Fabbri (presidente Banco alimentare del Lazio)
Carlo Fiorini coordinatore zona Montesacro
ci sta comunicando
che siamo stati presenti su
tredici supermercati
e che abbiamo raccolto
kg. 21000.
Francesco
Pierluigi e Riccardo
incontro alla realtà
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Festa a Santa Maria della Speranza
25° anniversario di sacerdozio di Don Ulderico Calisi
di Maria Teresa
Don Ulderico Calisi, Salesiano, Parroco di
Santa Maria della Speranza, al Nuovo
Salario, ha festeggiato in questi giorni il venticinquesimo anniversario del suo
Sacerdozio. Tutti i parrocchiani, dai più piccoli ministrantes e allievi di catechismo, ai
più anziani, si sono stretti attorno a Lui, per
manifestargli la loro gioia e il loro affetto e
per ringraziare insieme I' Altissimo del dono
che ha fatto a lui con il sacerdozio ed a noi
per la sua presenza di sacerdote e di pastore.
Don Ulderico è nato e cresciuto a San Felice
Circeo, un luogo benedetto dal Signore per il
suo splendido mare, il promontorio verdeggiante, le sue coste dove gli scorci panoramici incantano gli occhi e l'anima. Dal luogo
ove è nato don Ulderico ha ricavato la natura
schiva e riservata della gente di mare, la fermezza di carattere dei pescatori che affrontano le tempeste al largo, e come Pietro e
Andrea, Giacomo e Giovanni, ha seguito il
Divino Maestro per farsi pescatore di uomini. Con polso fermo e ben consapevole degli
impegni di carità pastorale, si è assunto con
determinazione l'eredità dell'amato parroco
suo predecessore, don Stelvio Tonnini. Sono
ormai quattordici anni che don Ulderico è
con noi, prima come direttore dell'Oratorio e
poi, come parroco dal 1997. In tutto questo
passare di anni abbiamo imparato ad amarlo,
la sua figura è diventata un pò più solenne, e
i suoi capelli un pò più bianchi, ma i suoi occhi e il suo sorriso, sono sempre gli stessi.
Quando ci guarda con qualche perplessità rispetto al nostro modo di agire in parrocchia,
non occorrre che dica una parola per spiegarci le nostre deficienze; quando è contento
e sorride tutto il volto gli si illumìna e comunica agli altri gioia. Sull'Altare la sua voce
ferma e chiara sottolinea tutta la sacralità della celebrazione eucaristica; quando pronuncia I' omelia quello che dice scava dentro le
anime dei parrocchiani e le muove a pensieri
di carità e di entusiasmo. Così, per la Messa
domenicale delle 11,15 la Chiesa è affollatissima, e nessuno si accorge se a volte i dieci minuti canonici di "predica" sono supera-
ti.
E se tutti sono edificati dalle sue parole è per
gli indigenti e coloro che sono più in difficoltà che don Ulderico è vero punto di riferimento. Essi vengono accolti e consolati e aiutati materialmente a superare le avversità dal
Parroco che, nel migliore stile salesiano, si fa
amico e fratello, dispensando quegli aiuti
economici che riesce ad avere dai parrocchiani che danno a lui le offerte per i bisognosi.
Negli ultimi tempi don Ulderico è tornato anche ad essere il direttore dell'Oratorio, prodigandosi così in una attività che per lui, salesiano è quanto di meglio possa svolgere: stare in mezzo ai giovani, indirizzarli al bene,
ascoltare le loro aspirazioni, comprendere i
loro problemi.
E poi la grande, ultima in ordine di tempo, iniziativa per la nostra Chiesa, che ora più completa non potrebbe essere: la commissione
ad uno straordinario artista altoatesino di una
grande statua in bronzo della Madonna, che
proprio nei giorni scorsi è stata posta sul frontone di Santa Maria della Speranza, e
dall'alto veglia su di noi, materna e benigna.
La Vergine, coronata di stelle, ha sulle ginocchia il bambino Gesù con le braccia aperte in
segno di accoglienza e poggia il piede
sull'ancora, segno di speranza. Don Ulderico
teneva molto alla realizzazione di quest' opera, ed i parrocchiani si sono stretti intorno a
lui per collaborare con le loro offerte. Ha avuto ora la gioia di vederla realizzata proprio in
occasione del venticinquesimo del suo sacerdozio, che ha coinciso anche con i dieci
anni della dedicazione della nostra Chiesa.
Nella lettera del parroco di dicembre, uscita
su "Minipress", il nostro periodico di vita parrocchiale, don Ulderico ringrazia Dio e lo loda per tutti i benefici che gli ha elargito in questi 25 anni, tra i quali elenca il dono di '1anti
amici carissimi e preziosi" e dei "buonissimi
parrocchiani"; e noi lodiamo e ringraziamo
Dio per il nostro buonissimo e carissimo parroco.
Coro Santa Maria della Speranza
Lo specchio di Galadriel
Sei incontri sulle domande fondamentali alla
luce della scienza e della spiritualità Teatro
della scuola "Giuseppe Parini" via Mugello
71, zona Conca d'Oro, Montesacro
Gli argomenti, scelti fra i più interessanti e
controversi, verranno affrontati con l'ausilio
di esperti e dibattuti dagli esperti.
Durante gli incontri che si terranno sempre di
giovedì alle ore 17,00 nel teatro del plesso
"Valle Scrivia" in via Mugello 5, sarà attivo
un servizio di baby-sitter e animazione.
Ciclo degli incontri
Giovedì 12 Gennaio 2006 "Origine della vita
ed evoluzione tra scienza e mistero"
Giovedì 2 Febbraio 2006 "La sapienza dei popoli: l'uomo, il mondo e il divino nelle culture
tradizionali"
Giovedì 2 Marzo 2006 "Gesù Cristo: mito o
realtà?"
Giovedì 27 Aprile 2006 "Eros Agape: splendore e degenerazione dell'esperienza
d'amore"
Giovedì 18 Maggio 2006 "Magia, fenomeni
paranormali, miracoli: cosa c'è di vero?"
Giovedì 1 Giugno 2006 "La sofferenza: catastrofe o occasione?"
Relatori
Roberto Fondi, prof. di paleontologia università di Siena; Gianluca Marletta, insegnante
IRC e saggista; Anna Maria Mercuri, insegnante e psicopedagogista; Adolfo Moranti,
psicologo e saggista; Mario Polia, prof. di antropologia università di Lima (Perù);
Guglielmo Spirito, missionario francescano,
prof. di spiritualità francescana all'istituto
Seraficum
Ins. Gianluca Marletta
Cell. 338 4064823
incontro alla realtà
PAG. 16
Non lasciamo inquinare il vero Natale
Il Papa all’Angelus: “costruite il presepio in casa”
di Salvatore Mazza (da Avvenire)
L' «autentico spirito» del Natale non deve essere contaminato da quella sorta di «inquinamento
commerciale» che è tipico della odierna società consumistica. Ed è per questo la
Chiesa, ricordando 1'Immacolata alla svolta
della prima settimana di dicembre, mostra ai
fedeli con quale spirito sia necessario prepararsi alla venuta del Signore. Quasi un
j'accuse quello lanciato domenica scorsa da
Benedetto XVI, che nella riflessione che, come consuetudine, ha preceduto la recita
dell'Angelus domenicale, ha denunciato la
corruzione che l'idea stessa del Natale oggi rischia. «Nell'odierna società dei consumi ha detto infatti Papa Ratzinger alle migliaia
di fedeli convenuti come sempre in Piazza
San Pietro, nonostante il pessimo tempo questo periodo subisce purtroppo una sorta di inquinamento" commerciale, che rischia di alterarne l'autentico spirito, caratterizzato dal raccoglimento, dalla sobrietà, da una gioia non esteriore ma intima». Per questo è importante, ha sottolineato ancora il Pontefice, che il Natale sia preceduto dalla festa dell'Immacolata «che meglio di chiunque altro può guidarci a conoscere, amare, adorare il Figlio di Dio fatto uomo». «Lasciamo dunque che sia Lei ad accompagnarci - è stata quindi l'esortazione di
Benedetto XVI ai fedeli - che siano i suoi sentimenti ad animarci, perché ci predisponia-
mo con sincerità di cuore e apertura di spirito a riconoscere nel Bambino di
Betlemme il Figlio di Dio venuto sulla terra per la nostra redenzione». E insieme alla
Vergine, ha ancora incitato, «camminiamo
nella preghiera, e accogliamo il ripetuto invito che la liturgia dell'Avvento ci rivolge a restare nell'attesa, un'attesa vigilante e gioiosa perché il Signore non tarderà: Egli viene a liberare il suo popolo dal peccato».
Benedetto XVI ha poi ricordato come «in tante famiglie, seguendo una bella e consolidata
tradizione, subito dopo la festa
dell'Immacolata si inizia ad allestire il
Presepe, quasi per rivivere insieme a Maria
quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù». Costruire il
Presepe in famiglia, ha spiegato, «può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli». Esso Infatti «ci aiuta a contemplare il
mistero dell'amore di Dio che si è rivelato
nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme», ossia «il segreto del vero
Natale», in quanto «parla dell'umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale
"da ricco che era, si è fatto povero" per noi.
La sua povertà-ha spiegato ancora rima della
tradizionale benedizione dei "Bambinelli"
portati in piazza dai giovani romani - arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e
pace.
“Il presepio alle Valli” bella realtà nel municipio
Quinta Mostra-Premio Giovani “Presepi alle Valli La Luce di Betlemme”
di Piergiorgio Berardi.
Anche quest'anno, il “Centro Italiano di
Promozione ed Assistenza per la Famiglia”
che opera da tempo nel territorio del IV
Municipio Montesacro ha organizzato
l'annuale MOSTRA DI PRESEPI per bambini e ragazzi delle scuole, delle associazioni, dei gruppi scouts e delle parrocchie.
Essendosi ormai consolidata come tradizionale momento di incontro, la mostra si svolgerà presso il “DIMA Shopping Bufalotta”
dove verranno esposte oltre cento opere realizzate con abilità e fantasia dai ragazzi di tutte le età, con l'ausilio delle loro famiglie.
L'iniziativa, patrocinata dal Presidente del
IV Municipio On. Benvenuto Salducco, dagli Enti Regionale e Provinciali, da vari
Assessorati Comunali, nonché benedetto dal
Cardinale Ruini e dal Segretario Generale
del Vicariato Mons. Moretti, ha come finalità immediata non solo la sensibilizzazione e
lo sviluppo del significato autentico del
Natale attraverso il presepe, pietra miliare
per i credenti, ma anche l'annuncio di amore, di solidarietà e di pace per tutti gli uomini.
A questa iniziativa tradizionale che coinvolge tanta gente, ne verrà affiancata un'altra
sempre a carattere natalizio: l'accensione di
una fiammella, LA LUCE DELLA PACE,
prelevata dalla lampada perennemente accesa nella chiesa della Natività di Betlemme e
da condurre nelle nostre case.
La sacra fiamma, proveniente direttamente
dalla Grotta della Natività di Betlemme in
Palestina e condotta da giovani e ragazze via
treno, giungerà alla Stazione Termini sabato
17 dicembre, in ambito di una significativa
manifestazione.
Nel periodo della mostra, allestita per
l'occasione con un'accurata presentazione di
presepi realizzati da bambini e ragazzi, la
fiammella verrà distribuita a quanti la vorranno, affinché la luce d'amore che trapela
dalla povera mangiatoia possa diffondersi
nel maggior numero delle famiglie cristiane e
brillare in tante case.
Le finalità dell'iniziativa è quella di ricreare
interesse nella costruzione del presepio in famiglia, quella di riscoprire interessi didattici
della sana creatività e dell'inventiva, quella di
far riemergere il piacere di stare in casa a contatto coi genitori.
La manifestazione si concluderà l'8 gennaio
2006, alle ore 17.00, con la rassegna dei lavori, con la distribuzione di targhe e ricordi ai
partecipanti e con la premiazione dei migliori
elaborati secondo le indicazioni del voto dei
visitatori.
incontro alla realtà
PAG. 17
L’albero di Natale
Piena tradizione cristiana
Di Maria Petti
Durante gli incontri tenuti dalla chiarissima
professoressa Luciana Siotto sull'icona della Natività, sono rimasta sorpresa, oltre che
dalla ricchezza dei contenuti delle spiegazioni, anche da una precisazione fatta dalla
professoressa che, rispondendo ad una domanda circa la presenza di alberi nella sacra
immagine, riconduceva il discorso fino alla
tradizione dell'albero di Natale, che io ritenevo essere prettamente nordica. Tale tradizione invece risale addirittura ai tempi
paleocristiani, se ne trovano tracce in molte catacombe e in alcuni battisteri.
L'albero pieno di luminarie e di doni posto
sui sagrati delle prime chiese non era infatti
un abete ma un albero classico dell'area mediterranea. (olivo, leccio, ecc).L'albero ricorda il legno della Croce di Cristo che è
un legno che fiorisce, che da frutto e viene
arricchito con luminarie per ricordare: "
Veniva nel mondo la luce vera, quella che
illumina ogni uomo." (Gv. 1,9)
Poi la tradizione nell'area mediterranea si è
sopita restando invece presente nel nord
dell'Europa; si legge infatti in una cronaca di
Strasburgo, del 1605, che alcuni cittadini
portavano nelle case degli abeti che ornavano con manufatti in carta colorata, mele, zucchero e oggetti in similoro. C'è poi una tradizione medioevale per cui ( sempre in Europa
del nord) si riproducevano scene del paradiso nelle chiese nella notte della vigilia del
Natale, con tanto di alberi da frutta, simbolo
dell'abbondanza e del mistero della vita.
L'abete, che nella lingua del Papa Benedetto
XVI si chiama "Tannenbaum", ha la caratteristica "magica" di essere sempreverde, che,
secondo una favola, ha avuto come dono da
Gesù stesso, per avergli offerto rifugio mentre era inseguito dai suoi nemici.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II ebbe modo
di dire:" Già nella mia patria ho amato gli alberi. Quando li si guarda cominciano in un
certo modo a parlare. ... Nella fioritura della
primavera, nella maturità dell'estate, nei frutti dell'autunno e nel morire dell'inverno,
l'albero racconta il mistero della vita.... Nelle
nostre case e abitazioni vi è la buona usanza
di mettere l'albero di Natale accanto al presepio. Come non pensare in questo contesto al
paradiso, all'albero della vita, ma anche,
all'albero della conoscenza del bene e del ma-
le?... Gesù Cristo, il nuovo Adamo, pur possedendo la natura divina, non pensò di valersi
della sua eguaglianza a Dio, ma preferì annientare se stesso, prendendo la natura di
schiavo e divenendo simile agli uomini (cfr.
Fil. 2, 6-7): dalla nascita fino alla morte, dal
presepio fino alla croce. Dall'albero del paradiso venne. la morte, dall'albero della croce risuscitò la vita. Così l'albero appartiene al presepio, alludendo alla croce,l'albero della vita". ( Da un discorso di Giovanni Paolo ILDic. 2000)
La mia “stella” di Natale
Emozioni e vissuti
di Mauro Raffaeli
Vidi la stella di natale a casa di "Vanessa"(una mia amica)luminosa sul suo balcone in una via del quartiere "Cinquina", tra
tante luci ,che si appendono nei terrazzi e le
finestre delle case nel periodo natalizio. La
stella, come comprensibile per noi cristiani,
è un valore aggiuntivo, assume un significato "speciale". tutte le luci sono belle e gioiose ma la stella cometa e'la stella per eccellenza, non ce ne sono di uguali al mondo. Nei
"vissuti" della mia infanzia, oltre che nel presepe, si appendeva la stella anche in alto
sull'albero di natale spesso anche come "puntale" (od insieme ad esso). Chiesi al sig
Guido (il papa'della mia amica)di poterla
avere anche io. dopo pochi giorni,con un lavoro di particolare maestria nel forgiarla con
"tondini" di ferro sapientemente saldati me
la consegno'(lunga circa due metri ed alta
più di uno).Vi applicammo lungo tutto il suo
perimetro, uno dei tubi colorati con
all'interno le luci e finalmente il "capolavoro"era ultimato. Accesa risaltava di un bagliore bianco-dorato,che la rendeva meraviglosamente "viva". Comprendevo che forse,
non apparteneva solo a me ma era il caso di
"condividerla "anche con altre persone sperando che potessero ricevere gli stessi effetti
emozionali e lo stesso "stupore"che aveva
avuto su di me e i miei cari. Il mio appartamento(primo piano) si affaccia su via Fucini
ed il terrazzo dello stesso, sporge in alto sul
piano stradale. C’e un flusso continuo di auto
da tutti e due i lati, per cui la"mia"stella si poteva scorgere al meglio (diffondendo la sua
suggestiva luce fin dentro le nostre stanze).Pensavo:"che effetto potrà avere su le persone che passeggiano e soprattutto in quelle
nelle auto che nel periodo di Natale percorrono a migliaia ogni giorno via Fucini ?"
Quante "storie"di vita vissuta dentro quegli
abitacoli, quanti pensieri emozioni, sentimenti gioie, ma spesso anche quante tensioni .quante fragilità' come noi tutti.
e la fretta lo stress degli spostamenti soprattutto durante le festivita'? Tutti a correre ed a
comprare regali per coloro che e' giusto ricordare con quell' oggetto che li possa"rappresentare".
E la stella ? La nostra stella cometa (artigianale)che sporge sulle teste occupate nella vita di tutti i giorni ? lei e'stata e sarà ancora li'
anche quest'anno luminosa e piena di significati(per chi puo' e vuole "intendere"). anche
in questo periodo natalizio mi auguro che
"sortisca"quei piccoli grandi effetti positivi,possa recare ai cuori un po' di sollievo, riporti
alla luce piacevoli ricordi della propria infanzia, meravigli un po' tutti soprattutto i bambini che hanno tanto bisogno di sognare e fantasticare in pace e serenita' d'animo per affrontare al meglio la vita. questa stella cometa e'
uno dei tanti "effetti speciali" della nativita',
della venuta di "qualcuno"a cui dobbiamo tutto e di più, ma che troppo spesso" trascuriamo"a svantaggio di "surrogati "che riempiono momentaneamente solo alcuni attimi della
nostra esistenza! ...a proposito!"io in fin dei
conti, il buio non l'ho mai sopportato".Ma sì
Buon Natale a tutti, viva la vita .Grazie buon
Dio nostro Salvatore che ce l'hai donata.
Nasci e rinasci continuamente in noi, non ti
stancare mai. illumina e dai calore alla vita di
noi viandanti. Grazie della tua luce divina.
che senso avrebbe la nostra esistenza senza la
tua nativita'? Si :"viva la stella cometa”
incontro alla realtà
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ADEPED associazione culturale
IV edizione concorso “I presepio in famiglia” SS. Angeli Custodi
“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano
in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1).
L'evento della notte di Betlemme è diventato l'inizio della nuova comunione, che penetra il cuore e la storia dell'uomo sulla terra.
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in
terra agli uomini che egli ama". L'Angelo
del presepio ha intonato dal cielo il messaggio della nuova letizia, anche per noi: «Non
temete! Ecco vi annunzio una grande gioia,
che sarà per tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore» (Luc. 2, 10-11). L'alleanza tra Dio
e l'uomo, tra la terra e il cielo. ... Betlemme
diventa il luogo in cui Dio compie la promessa di rinnovare l'alleanza con i suoi figli.
In un mondo dove le incertezze, la esasperata spinta al consumismo, la frenetica attività
quotidiana ci spingono a trascurare momenti
che diversamente meriterebbero un tempo
di riflessione, un tempo tutto nostro, intimo,
per contemplare nel silenzio la bellezza e lo
stupore di questo mistero che riempie la storia degli uomini, dei cristiani da più di duemila anni, silenzio dal caos ma anche dai no-
stri pensieri, dai tumulti del cuore, così che
Dio possa entrare e parlarci. S. Paolo con le
sue parole indica lo stile della nostra vita cristiana, augurio per la nostra celebrazione di
questo Natale: «Rallegratevi nel Signore,
sempre; ve lo ripeto ancora: rallegratevi! »
(Phil. 4, 4; 2, 18; 3, 1). Sembra di sentire le parole di S. Agostino ci esortano: «Svégliati,
uomo; per te Dio si è fatto uomo!" (Senno
185: PL 38, 907), non lasciare che questo
tempo passi e per te non è successo nulla!
Quali parole migliori per introdurre anche
quest'anno un appuntamento che è entrato
nella tradizione della nostra Associazione.
Come abbiamo già avuto modo di dire la festa del Natale è qualcosa che tocca tutti perché riguarda ogni uomo.
Infatti l'associazione culturaleADEPED, della parrocchia dei SS. Angeli Custodi, propone per il quarto anno consecutivo la realizzazione del Concorso sul Presepio in famiglia e
la Seconda edizione dello stesso concorso interparrocchiale.
L'adesione al concorso dovrà pervenire entro
e non oltre il 30 Dicembre 2005 in Sagrestia.
Il presepio romano
di Gian Domenico Renzi
“Partendo da Piazza Venezia ci incamminiamo lungo Via del Corso, fatti pochi passi,
sulla nostra destra, possiamo ammirare la
chiesa di San Marcello. Dove per ogni
Natale, da più di cinquant'anni, viene allestito uno splendido Presepio. A dar vita a
questa ormai consolidata tradizione è stato
più di mezzo secolo fa: Fra Paolino Lirussi
le cui opere erano note anche all'estero.
Dopo la scomparsa di Fra Paolino, il testimone è passato allo scenografo Gian
Domenico Renzi, che da vent'anni continua
la tradizione presepiale di San Marcello.
Quest'anno il Comune di Roma ha voluto
mettere in risalto quella che è ormai una tradizione artistica consolidata, finanziando la
pubblicazione del libro “Il Presepio romano”. In questa pubblicazione possiamo trovare molte curiosità sull'argomento, dalla
storia, ad un corso di realizzazione, i Presepi
realizzati dal 1985 ad oggi, il tutto corredato
da più di cento illustrazioni a colori. Il libro
si può acquistare a San Marcello (orario
8,12-15,19 piazza S. Marcello) oppure sul sito: www.presepioromano.it.
Una commissione nominata dal comitato organizzatore verrà a visionare le realizzazioni
entro l'Epifania. A tutti i partecipanti verrà
consegnato un libro “Il presepio romano”
Referenti: il Parroco p. Mario; Giovanni
Sozi, Alessandro Candi, Carlo Fiorini,
Francesco Pandolci, Carla di Lazzaro. Teresa
Morelli eAntonio Pasquale.
C.A.
Il cantautore
Bruno Brunelli
sarà con noi a Montesacro
sabato 28 gennaio 2006
alle ore 20,30
incontro alla realtà
PAG. 19
Festa parrocchiale a Vigne Nuove
Sant'Alberto Magno
di Rossana Ansuini
Lo scorso novembre, dal 10 al 13, gli abitanti di Vigne Nuove hanno festeggiato insieme
un importante avvenimento che si ripete ormai da diversi anni: la festa della parrocchia
di Sant'Alberto Magno.
L'intero quartiere si è infatti mobilitato per
l'occasione: le strade chiuse al traffico, il
mercatino con i giostrai e i giochi per bambini, le luci e il profumo delle vivande cotte sulla brace sono un richiamo irresistibile per tutti quanti. II programma della festa parrocchiale è stato come ogni anno molto ricco:
prevedeva infatti tanta musica, un concerto
di pianoforte e uno della banda, tornei di calcio e pallavolo, spettacoli teatrali e tanti giochi per tutti dalla caccia al tesoro alla grande
pesca di beneficenza e la ruota della fortuna.
"E' stato un bel momento" ci dice soddisfatto il parroco don Donato Perron, mentre ci
mostra le fotografie della processione con il
quadro di sant'Alberto e dei vari momenti
della festa, sparse sulla scrivania del suo ufficio parrocchiale. "Un forte momento di ag-
gregazione e di gioia che ogni anno ci serve
per commemorare un grande santo, Alberto
Magno".
La ricorrenza della morte di Sant'Alberto
Magno cade infatti il 15 novembre e ogni anno la festa parrocchiale viene fissata nella prima domenica più vicina a questa data.
Sicuramente questa occasione ha fatto sì che
anche la vita del santo morto nel tardo medioevo e proveniente da un paese lontano fosse più familiare a tutti gli abitanti del quartiere romano. Alberto infatti non è italiano ma
nasce in un piccolo paesino della Germania
più di settecento anni fa. Di famiglia nobile,
è infatti un conte, Alberto viene mandato a
studiare in Italia, a Padova e ben presto sviluppa una viva intelligenza e una passione allo studio che lo porteranno a divenire un grande studioso ed osservatore; scopre la meteorologia osservando con attenzione il cielo e
capendo che il tempo non cambia a caso ma
che ci sono delle leggi precise che fanno arrivare o andare via la pioggia o il vento. Studia
le stelle, i minerali, le piante e gli animali.
Contemporaneamente alla passione per
l'osservazione della natura e l'interesse per il
sapere Alberto cresce nella fede verso Dio e
non dimentica mai di ringraziarLo nelle sue
preghiere per le meraviglie che ha creato.
Ben presto la notorietà per i suoi studi lo porta
ad essere chiamato all'Università di Parigi e
qui molti studenti arrivano da tutta Europa solo per seguire le sue lezioni. Tra i suoi tanti allievi anche san Tommaso d'Aquino, uno dei
santi più famosi di tutti i tempi. Nominato vescovo di Ratisbona, Alberto tornò finalmente
in Germania, il suo paese, dove il Papa gli dà
importanti incarichi che lui ricopre con grande intelligenza. Vista la passione e la fede per
il nuovo compito affidatogli ben presto
Alberto diventa molto popolare tra la gente
della sua diocesi. Negli ultimi anni della sua
vita si ritira in un convento a Colonia per dedicarsi allo studio e alla preghiera. Muore il 15
novembre 1280 ed è proclamato santo e dottore della Chiesa nel 1931.
Parrocchia di San Mattia - Conferenze del venerdì
di Don Mario Pio
incontro alla realtà
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I ragazzi di San Fedele
Da Perrault a Goldoni continua il sogno teatrale dei ragazzi di San Fedele
Di Luciano Bertini
Di nuovo in scena in occasione della 2°
Rassegna teatrale Natale da Ridere, che si
terrà fino al 18 dicembre presso il Teatro della Visitazione di Via dei Crispolti, "I
Ragazzi di San Fedele» stanno diventando
una brillante realtà del teatro amatoriale romano.
Ma chi sono I Ragazzi di San Fedele ?
Sono un gruppo di giovani amici dai 12 ai 25
anni che si incontrano da oramai due anni
nell'ambito della omonima parrocchia e che,
tenuti insieme e coordinati da qualche "adulto" quali Lorenzo Barroccu e Clara Arnaud,
condividono in amicizia la comune passione
per il teatro.
Chi li conosce li aveva infatti lasciati lo scorso anno alle prese con due sogni in via di realizzazione, il loro avviare appunto
un'attività teatrale che data la cronica mancanza di mezzi e strutture dei quartieri periferici romani sembrava connotarsi più come
un miracolo che come un sogno, nonché
quello di Ninetta, la protagonista della loro
prima commedia.
Oggi, a distanza di un solo anno dall' esordio
sulle scene, li ritroviamo impegnati con la loro nuova commedia, “I Conti senza l'oste”.
In un deciso riadattamento de " La
Locandiera" la giovane e nutrita compagnia amatoriale s'imbatte questa volta con le
insidie dei complicati rapporti tra uomo e
donna e si ritrova avvolta nei meandri dei misteriosi processi della seduzione. Quei pro-
I bravissimi interpreti de “I conti senza l’oste”
cessi, magistralmente narrati dal grande
Carlo Goldoni in un'opera che egli stesso definisce "...esser la più morale, la più utile, la
più istruttiva..." delle sue commedie, sono
stati liberamente rivisitati e riproposti in una
chiave completamente nuova dai due autori
Barbara Barroccu e Luciano Bertini che con
questa commedia musicale firmano il loro secondo " lavoro".
Situazioni completamente ribaltate rispetto
all' originale per una storia che appoggia la
propria onda narrativa sulle attuali condizioni e sul ruolo che la donna è arrivata ad assumere nella nostra società e che, ironicamente,
ci racconta come queste condizioni potrebbero forse avere radici nel passato. Una donna
un po' troppo aggressiva e mascolina, attenta
ad imitare, emulare o sostituirsi al maschio.
In un eccesso di protagonismo "testosteronico" che proprio non le si addice, sembrerebbe
in apparenza rinunciare a quanto di più bello
madre natura le abbia concesso ...proprio la
sua preziosa e rara femminilità.
Andata in scena per la prima volta nello scorso mese di giugno presso il Teatro della
Parrocchia di San Fedele la Commedia, diretta da Luciano Bertini, con i costumi di
Barbara Barroccu, le scenografie di Lorenzo
Barroccu e le luci di Antonio Di Tore ha riscosso notevole successo a settembre in apertura della stagione del Teatro delle Muse con
tre giorni di tutto esaurito.
Briosi, divertenti ed ironici il 16 ed il 17 dicembre sarà possibile vederli ancora in scena
presso il Teatro della Visitazione, nel quartiere Tiburtino quando con la loro interpretazione chiuderanno la rassegna della commedia
brillante NATALE DARIDERE.
Un'esperienza nella quale lo sforzo e
l'emozione che provano in scena rappresenta
il piccolo regalo natalizio offerto al pubblico.
La detraibilità fiscale delle donazioni
alle parrocchie per iniziative culturali
di Vito Puce e Antonio Zarola
Quando si parla di iniziative culturali poste
in essere dalle Parrocchie (quali possono essere, in particolare, opere dì restauro, manutenzione e protezione di specifici beni culturali - chiese, campanili, beni mobili e immobili di interesse storico-artistico) e dei mezzi
di finanziamento con i quali tali iniziative
vengono realizzate, non tutti sanno che le liberalità e donazioni fatte, per questi specifici
fini, da privati e enti non commerciali residenti, sono detraibili - a norma degli arti. 15
e 147 D.P.R. n. 917/1986' - dalle imposte sui
redditi da questi ultimi dovute2.
Il beneficio di tale detraibiUtà fiscale' è, tuttavia, sottoposto, dalla legge, a particolari requisiti di fruibilità che riguardano sia il soggetto donante, sia il soggetto beneficiario
sia, infine, la tipologia delle iniziative cultu-
rali che sono oggetto di tali forme di donazioni e liberalità.
!L SOGGETTO CHE EFFETTUA LA
DONAZIONE. Possono usufruire del beneficio della detraibilità dalle imposte dovuto le
persone fisiche e gli enti non commerciali
che operino donazioni o liberalità in favore di
parrocchie e altri enti ecclesiastici per la realizzazione di opere di manutenzione, restauro e protezione di beni culturali sottoposti al
regime vincolistico di cui al D.Lgs. 22 gennaio 2004 N. 42.
Più in dettaglio, per gli enti non commerciali
la legge richiede che tali liberalità non siano
deducibili nella determinazione dei singoli
redditi che concorrono a formare il reddito
complessivo dell'ente medesimo4; per le persone fisiche, invece, non si pongono proble-
mi particolari alla detraibilità, delle donazioni
fatte, dalle imposte dovute dal soggetto donante.
Questo vuol dire, per gli enti non commerciali, che tali enti possono detrarre le donazioni
fatte, dalle imposte dovute, quando tali donazioni ricadano nell'ambito della sfera istituzionale del soggetto donante e non anche
quando la donazione venga fatta in riferimento ad un'eventuale attività commerciale che
l'ente svolga collateralmente a quella istituzionale sua propria - in tale ultimo caso la donazione sarebbe non detraibile dalle imposte
dovute bensì deducibile dal reddito (rectius,
dalla sua determinazione)
continua nel prossimo numero
incontro alla realtà
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PAG.
Associazione “Amici di Villa Santa Maria”
Da più di 27 anni nel cuore di Montesacro
di Luciano Tinto
Villa Santa Maria, patria di San Francesco
Caracciolo, è un piccolo paese dell'Abruzzo
Frentano. Gli abitanti residenti sono circa
1600. Il paese è addossato ad una rupe rocciosa quasi irreale, che si protende altezzosa
verso il cielo, chiamata dai villesi: LA
PENNA. Nell'autunno del 1977 i pp.
Caracciolini presero possesso della
Parrocchia di Villa S. Maria e di quelle dei
Comuni dove S. Francesco aveva pregato. In
quel periodo vennero a Villa S. Maria p.Luigi Affoni ed p. Giuseppe Lucarelli. Con la loro presenza in paese maturò 1’idea di creare
un'aggregazione di cittadini villesi residenti a Roma. Grazie all'ospitalità offertaci
dai caracciolini con 1'utilizzo dei loro locali,
è stata creata una associazione, chiamata appunto: Associazione Amici di Villa S.
Maria e della Valle del Sangro.
Padre Luigi da allora è stato il nostro
Angelo Custode. Il sottoscritto ed un altro
manipolo di villesi veraci, ufficializzammo
la fondazione dellaAssociazione con regolare atto notarile ed iniziammo l'attività il 16
Marzo1978.
È con orgoglio che intendo ricordare che il
16 marzo 2005 l'Associazione ha raggiunto
il 27° anno della sua fondazione. Un bel traguardo se consideriamo tutti gli sforzi fatti
per mantenerla in vita e raccogliere, per ogni
manifestazione effettuata, gli entusiasmi di
tutti i soci partecipanti. Ripensare a tutto
quanto è stato realizzato in questi ultimi 27
anni mi sembra quasi impossibile credere
d'essere riusciti a concretizzare tutto ciò che
avevamo programmato; gite nelle più disparate località italiane e diverse all'estero; visite ai più importanti musei della capitale; la
lunga faticosa ricerca dei nominativi dei soldati villesi caduti nell'ultimo conflitto mondiale per la posa della lapide in loro ricordo;
È stata intestata una strada cittadina a
Camillo Di Cicco sottotenente dell'84°
Reggimento di Fanteria Venezia eroe della
Seconda Guerra Mondiale che, offertosi volontario per salvare la vita a 22 suoi commilitoni, fu fucilato dai tedeschi nel Montenegro
il 16 novembre 1943;i ripetuti tentativi per
l'intestazione di strade cittadine a quei villesi
che hanno scritto una pagina della storia paesana; i tanti tornei di tressette e di scopa per allietare i pomeriggi estivi villesi; le riunioni di
preghiera presso le statuette delle madonnine
poste negli angoli delle strade cittadine; rappresentazioni teatrali; riproposizione di scene di vita carnevalesca villese; sceneggiate
delle tentazioni a S. Antonio Abate; concerti
musicali di ogni tipo; cene sociali danzante
nei migliori alberghi romani e nei caratteristici ristoranti villesi; la partecipazione con
propri stand alle varie Rassegne dei cuochi;
l'ideazione di alcune sagre di Pallotte cacio e
ov'; donazione della Befana ai giovani figli
dei soci; manifestazioni sportive a Villa S.
Maria in Estate, quali “la Passeggiata ecologica", la "Corsa nei Sacchi; serate di Karaoke
in piazza; Campionati provinciali di Calcio;
memorabili serate a giocare a tombola ed altre manifestazioni ancora. Non parliamo poi
dei consensi suscitati, specie per i residenti
all'estero ed in altre parti d'Italia, per aver realizzato la pubblicazione del Notiziario La
Penna, il fiore all'occhiello della nostra
Associazione, mediante il quale si è realizzata una informazione, il più possibile aderente
ed aggiornata, di tantissimi avvenimenti riguardanti i nostri associati e la vita del nostro
caro paese, al quale ci sentiamo tutti vicini e
tutti legati da un affettuoso vincolo di amicizia.
L'unico grande rammarico e rimpianto è quello di aver perso, strada facendo, tanti cari ami-
ci tra cui alcuni soci fondatori.
Mi auguro che sarà ancora possibile programmare, ma soprattutto realizzare nel futuro, tutto quanto fatto finora.
Chiediamo quindi la collaborazione di tutti
ed in particolare dei giovani ai quali è affidato
l'avvenire di questa creatura.
Come già detto,tramite il suddetto Notiziario,
che raggiunge tantissimi nostri concittadini
sparsi nelle Americhe, nel Messico, in
Venezuela, in Argentina, In Inghilterra ed a
Hong Kong, comunichiamo con tutti coloro
che hanno da dire qualcosa, riferiamo gli avvenimenti che realizziamo ed i programmi
che proponiamo.
Ad esempio gli appuntamenti di questo primo periodo dell'attuale anno sociale sono stati :
l'incontro in sede per la celebrazione della
Santa Messa a suffragio dei nostri cari defunti;
tombolate e scambi di auguri natalizi; befana
ai figli piccoli dei nostri soci; gita di tre giorni
in pulman (15/ 16 e 17 gennaio) a Villa Santa
Maria per la festa di S.AntonioAbate;
rappresentazione scenica nel teatro della sede
delle tentazioni a S. Antonio Abate, a cura dei
giovani; rappresentazione teatrale della commedia" Miseria Bella" di De Filippo a cura
della Compagnia Teatrale dell'Associazione;
Cena sociale danzante presso 1'Hotel
Sheraton di Roma; Concerto di chitarra classica offerto dal M.' Aldo Colecchia e da
Felice Sciorilli, con la partecipazione straordinaria di Edda Del1'Orso;
Gita di un giorno in pulman a S. Stefano di
Sessanio.
Torneo di Calcio a 5 con la partecipazione di
tutti villesi;
Studio dentistico
Dott. Antonio Pasquale
Medico Chirurgo
Roma - Via Peralba 16
Tel. 0687195524 Cell. 339 7146860
incontro alla realtà
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Quarant’anni dal Concilio Vaticano II
8 dicembre 1965 - 8 dicembre 2005
di Alessandro Candi
Tutti abbiamo sentito 1'8 dicembre il santo
padre Benedetto XVI commemorare la chiusura del Concilio Vaticano II, un evento epocale per la chiesa cattolica nel secolo appena
concluso, ma che ancora non ha esperito a
fondo e appieno la sua funzione. Su questo argomento ho voluto intervistare don
Giovanni Di Michele Vicario Episcopale della Diocesi di Porto e S. Ruffina e, tra l'altro,
Direttore dell'Ufficio Catechistico
Diocesano.
Allora Dongio, mi permetto di chiamarti così, data la nostra vecchia amicizia, come usiamo nelle E-mail che ci scambiamo, vorrei
farti una piccola intervista sul Vaticano II di
cui, come tu mi hai scritto, festeggiamo i1
40° compleanno.
Comincio subito con la domanda di rito:
che cosa significava il Concilio per il papa
Giovanni XXIII? R. Molti si interrogarono
su questo in quegli anni, e se lo chiedono ancora adesso: dopo solo due mesi e mezzo di
pontificato, si avvia con fermezza sulla strada del Concilio e delle Riforme, in seno alla
Chiesa. In primo luogo questa decisione del
Papa veniva incontro al malessere diffuso in
vari settori del mondo ecclesiastico e laico.
Certamente egli si attendeva da questo evento una nuova Epifania per i cattolici e per il
mondo intero. Papa Giovanni XXIII, prima
di morire compie l'estremo sforzo, con soave
fermezza, lanciando la Chiesa verso gli orizzonti prettamente evangelici: "... servire
l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; difendere anzitutto e dovunque i diritti della
persona umana e non solamente quelli della
chiesa cattolica... Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio. E' giunto il momento di riconoscere il segno dei tempi, di coglierne
l'opportunità e guardare lontano". E' questo
lo spirito nuovo con cui il Concilio educa le
coscienze.
Allora l’8 dicembre 1965 è una data storica?
R. Alessandro sai come la penso! Da quell'8
dicembre c'è stata una svolta storica e culturale. A quarant'anni dal Vaticano II, il
Concilio dei laici (!), rinnoviamo un sogno.
Per impegnarsi a favore del Concilio occorre
oggi una qualità su tutte: l'entusiasmo. E poi,
come sempre, occorre anche coraggio. Se
non crediamo fortemente a questo evento nella vita della Chiesa, se non ci fidiamo del vento dello Spirito che ha soffiato e soffia tuttora
sulla navigazione che il popolo di Dio deve
compiere, lungo la storia, tra difficoltà, tempeste e bonacce varie, l'impegno vacilla e i
frutti vengono meno. Come ti ho sempre detto l'entusiasmo deve essere la nostra forza.
.
Ma oltre a questo, o meglio, tutto questo come si è manifestato al popolo, di Dio?
R. Come ti ho detto con una sensibilità molto
acuta e vicina ai problemi dell'uomo d'oggi, il
concilio Vaticano II ha attirato l'attenzione
mondiale, riscuotendo profondi consensi anche in ambienti lontani dalla religione o critici nei confronti della Chiesa di Roma.
Di grande importanza è stata la dichiarazione
sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae) e
soprattutto la costituzione pastorale sulla
Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium
et spes). Oltre alle riforme liturgiche (riforma
dei riti sacramentali e possibilità d'uso della
lingua nazionale), lo spirito ecumenico del
Vaticano II ha nettamente migliorato i rapporti con le denominazioni protestanti e ortodosse e con le religioni non cristiane.
In assoluto però il documento della svolta è la
Dei Verbum. Come memoria, che è passato e
futuro è il documento più bello e fondamentale del Concilio, il documento sulle Scritture
e sulla divina rivelazione. Da quel momento
in poi tutti i credenti si potevano, anzi meglio
dovevano, riappropriarsi delle Scritture: leggerle e studiarle. La Dei Verbum nel 1965 si
metteva alle spalle gli anni bui che dal 1564,
con un terribile decreto del Papa Pio IV, proibivano di tenere Bibbie in volgare in privato.
Come mai tanto entusiasmo per questa
Dei Verbum?
R. La Dei Verbum è la costituzione dogmatica sulla divina rivelazione e conseguentemente il documento fondamentale del
Concilio per la vita della chiesa. Quello che
la Chiesa assegna ad ogni cristiano, soprattutto per noi oggi, è un compito assai alto, raccomandando caldamente a tutti la lettura della Bibbia. Fare ogni sforzo, perché questa accresciuta cultura biblica sia fruttuosa: " con la
lettura e lo studio dei Sacri Libri la parola di
Dio compia la sua corsa e sia glorificata,e il tesoro della rivelazione affidato alla Chiesa
riempia sempre più il cuore degli uomini".
(Dei Verbum)
Ma dal 1965 ad oggi ancora insisti su questi punti, ormai saranno ben acquisiti, o
no?
R. Purtroppo no! C'è ancora molta superficialità, per non dire peggio, su questo argomento, c'è ancora molto da lavorare e da costruire nel cristiano. San Girolamo nel
Commentario di Isaia fa una amara affermazione "L'ignoranza delle Scritture è ignoranza
di Cristo"; questo ci conduce alla ragione più
profonda per conoscere più a fondo le
Scritture: è Cristo che conosciamo in esse.
Trascurare la Sacra Scrittura o farne poco conto è trascurare o far poco conto del Cristo, è tradire Cristo.Afferma la Dei Verbum: "... perciò
è necessario conservare un contatto continuo
con le Scritture mediante la sacra lettura e lo
studio accurato"(cap. VI,25) e aggiungo
"Affinché non diventi vano predicatore della
Parola di Dio chi non l'ascolta di dentro". (S.
Agostino - Sermo 179,1). Caro Alessandro è
necessario per il cristiano riappropriarsi a pieno di questa ricchezza, oggi il mondo appare
sempre più un inferno, un mondo di sconnessi, infantili, edonisti, "giovanili sti", vuoti...
un mondo senza più valori, senza ideali, di uomini che con la ragione hanno perso di vista la
dimensione di Dio, il loro essere figli, essere
creature: gli uomini non credono più a nulla!
Allora è bene tornare sulle Scritture, che cosa
sono per il cristiano i due Testamenti? Diceva
già Pascal: " I due Testamenti riguardano
Gesù Cristo: del Primo è l'Attesa, del
Secondo il Modello, di entrambi il Centro."
Bene Dongio, ancora una cosa e ti lascio, so
che tu hai spesso dato una traccia, durante le
tue conferenze o durante le catechesi, per leggere la Sacra Scrittura, qui ora non ho sufficiente spazio per inserire anche questo, ma se
possibile di autorizzarmi a pubblicarlo nel nostro prossimo numero.
R. Mi farebbe molto piacere Alessandro, sai
che per me è vitale aiutare i fratelli ad impossessarsi di questa grande ricchezza, aggiungo
anzi che se vorrai fare un incontro nella tua
Comunità su uno di questi temi interverrò molto volentieri. Vorrei intanto fare ai tuoi lettori
un affettuoso augurio per un Santo Natale di
gioia e di pace.
Grazie Dongio!
VITO PUCE
Dottore commercialista
Revisore contabile
00195 Roma
Via Giuseppe Palumbo, 3
Tel. 06.39.74.11.18 - 06.39.72.67.75
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incontro alla realtà
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Educare, anche in biblioteca
La nuova Biblioteca Don Bosco della Università Pontificia Salesiana inaugura i suoi spazi
di Totò
La storia dell'Università Pontificia Salesiana
e della sua biblioteca è lunga ormai più di un
secolo nello svolgersi del quale ha visto crescere sia i suoi campi di studio che , conseguentemente, la sua raccolta di testi. Il
Pontificio Ateneo Salesiano è approvato dalla Santa Sede nel 1940, circa dieci anni dopo, dalla sua sede di Torino le facoltà furono
trasferite a Roma e dopo un breve periodo
riunite nell'attuale sede, anche per i libri si decise di raggrupparli in una biblioteca centrale. Da allora questa si andò sempre più arricchendo di nuovi volumi, di collane e pubblicazioni periodiche.
Presto la biblioteca cominciò a risentire della ristrettezza dei propri ambienti. Nel 1984
fu accolta la richiesta di una sistemazione
più adeguata e l'iniziativa fu inserita tra le
opere programmate in vista del centenario
della morte di san Bosco. L'opera di costruzione iniziata nel 1998 è stata terminata nel
2002. Quello stesso anno accademico la biblioteca è stata aperta al pubblico anche se limitatamente ad alcuni spazi, scelta dettata
dall'esigenza di sperimentazione delle soluzioni migliori rispetto alle risposte
dell'utenza e al maggior grado di flessibilità
da ottenere dagli ambienti. Raggiunto
quest'anno un buon regime d'utilizzo della
struttura si è deciso per Martedì 31 gennaio a tre anni dall'apertura -di inaugurare i suoi
spazi. La giornata verrà suddivisa in due momenti. Nella mattina -, di natura "tecnica",
nel quale vi sarà la presentazione della biblioteca. Dopo il saluto del Gran Cancelliere
Don Villanueva parteciperanno ad una tavola rotonda esperti del settore biblioteconomico al quale seguirà una visita guidata degli
ambienti. Nel pomeriggio - dalle 16.30 -, di
natura più "accessibile", dopo il saluto del
Magnifico Rettore Proff. Mario Toso vi sarà
il discorso inaugurale tenuto da Sua Em.
Rev.ma Cardinal Zenon Grocholewski,
Prefetto della Congregazione per
l'Educazione Cattolica, un momento di
ascolto di musica classica e un rinfresco. Si
chiuderà con la Benedizione della biblioteca
e una sua visita.
La biblioteca Don Bosco ha un patrimonio librario di circa 670.000 volumi tra opere del
`600 e `700, fondi ricevuti in dono riguardanti studi prevalentemente storico pedagogico,
di provenienza salesiana sulla musica e il teatro oltre naturalmente ad opere di carattere generale, ai testi fondamentali e maggiormente
utilizzati fra quelli che riguardano le discipline più direttamente connesse con i curricoli
attivati all'università. Importante è la disponibilità di pubblicazioni periodiche di cui circa un terzo in lingua inglese. La biblioteca
centrale raggruppa i settori di teoria e storia
dell'educazione, metodologia pedagogica, didattica e psicologia, sacra scrittura e teologia,
storia e storia della Chiesa, filosofia
Quello che colpisce però il visitatore che entra in questo ambiente non è soltanto la sua
ricchezza o la sua organizzazione. Per chi entra nella biblioteca la prima cosa di cui lo
sguardo si riempie è sicuramente la bellezza
degli ambienti dal quale traspare una cura e ricercatezza del bello tipica di chi ha attenzione per le persone con cui ha a che fare piuttosto che per una generica utenza. Attenzione
che si riflette naturalmente anche a livello organizzativo che prevede una grande flessibilità di impiego degli spazi comuni, una dotazione tecnologica che permette di integrare,
attraverso la rete telematica, la ricchezza della biblioteca con la didattica svolta in ateneo,
l'apertura delle sue strutture a mostre e anche
a chi non è iscritto ai suoi corsi, fornendo supporti a chi ne è sprovvisto. Le soluzioni innovative offerte dalla Biblioteca Don Bosco la
rendono una delle più moderne e funzionali
biblioteche di Roma
Dalla cura e la passione che il personale della
biblioteca, a partire dal Prefetto don Juan
Picca ha per chi richiede i loro servizi traspa-
re tutta l'importanza che i salesiani danno alla
problematica educativa, tanto che chiedendo
ad alcuni degli studenti che ho incontrato nel
campus un giudizio sulla biblioteca tutti hanno risposto che dalla passione per il lavoro, la
serietà cui si imbattono li spinge ad una sensibilità maggiore nei confronti di quanto chiedono e ottengono dalla biblioteca. Anna e
Alessandro, per esempio, hanno trovato un approccio diverso alle loro esigenze di studenti:
«Un approccio umano diverso, qui è favorito
un rapporto di amicizia, per loro non è solo
una
questione di lavoro». «E' una "cosa" che sentono propria e quindi si prendono più cura,
hanno più attenzione per il loro lavoro anche
per le cose più banali» è proprio questa cura
che permette a ragazzi come loro di poter considerare come proprio ciò che in realtà non lo
è e infatti Anna riprende affermando che
«Alla fine la biblioteca la senti come tua, ..
consideri don Picca e don Gregorio degli amici».
Don Picca è il prefetto responsabile della biblioteca dal 1993 e quando l'ho incontrato mi
è apparso da subito chiaro come tutto quello
che faceva non poteva essere solamente un lavoro di routine, ma il suo dettagliare tutto, non
rinunciando a niente del suo raccontarmi, mi
ha dato possibilità di conoscere un uomo che
di fronte al suo lavoro ha una posizione seria
nel tentativo di non trascurare niente. Questo
stupisce, come colpisce la preoccupazione a
che vi sia sempre più integrazione a livello culturale tra le discipline scientifiche e quella
umane trattate in ateneo, promuovendo occasioni di lavoro comuni. Fondamentali a riguardo risultano le funzioni del terzo e quarto
piano pensati proprio come spazi di non stretta attinenza con la biblioteca, ma a disposizione per gruppi di lavoro, seminari e focus group il terzo piano, per convegni e tavole rotonde il quarto. Grande la sua attenzione per chi,
dei non iscritti al campus, possa fruire agevolmente delle strutture. E' questo tipo di persone
più di tutte le pratiche metodologiche che permettono un educazione che sia introduzione
alla realtà tutta e al suo significato.
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incontro alla realtà
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Appello
Se ci fosse una educazione del popolo
tutti starebbero meglio
L'Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e
neppure quella economica - a cui tutti, dalla
destra alla sinistra, legano la possibilità di
“ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l'economia.
Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno
di noi, ad ogni età, perché attraverso
l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società.Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro.Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione
di adulti di educare i propri figli.Per anni dai
nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e
televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.È diventato normale pensare
che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse,
come se il desiderio di felicità di cui è fatto il
cuore dell'uomo fosse destinato a rimanere
senza risposta.È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e
per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla
vita, annoiati e a volte violenti, comunque in
balia delle mode e del potere.Ma la loro noia
è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia
di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi
dell'educazione: la famiglia, la scuola, la
Chiesa.Educare, cioè introdurre alla realtà e
al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione cul-
turale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce
ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in
una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose.Perché l'educazione comporta un rischio ed è
sempre un rapporto tra due libertà. È la strada
sintetizzata in un libro cruciale, nato
dall'intelligenza e dall'esperienza educativa
di don Luigi Giussani: Il rischio educativo.
Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da
una risposta concreta, praticata, possibile, viva. Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a
chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo. Ne va del nostro futuro.
I primi firmatari Allam Magdi, vice direttore Corriere della Sera Amicone Luigi, direttore Tempi Astorri Romeo, preside della
facoltà di giurisprudenza Università
Cattolica del Sacro Cuore Avati Pupi, regista Bavetta Sebastiano, professore di economiaLondon School of Economics Londra
Bazoli Giovanni, presidente Banca Intesa
Bechis Franco , direttore Il Tempo
Belpietro Maurizio, direttore il Giornale
Bersanelli Marco, professore di astrofisica
Università degli Studi di Milano Bertazzi
Pier Alberto, professore di medicina del lavoro Università degli Studi di Milano
Bonacina Riccardo, direttore editoriale
Vita Boffo Dino , direttore Avvenire
Borghesi Massimo, professore di filosofia
morale Università di Perugia Borgna
Eugenio, libero docente in Clinica delle malattie nervose Università degli Studi di
Milano Botturi Francesco, professore di filosofia morale Università Cattolica del
Sacro Cuore Branciaroli Franco, attore
Calearo Massimo, presidente
Federmeccanica Campiglio Luigi, prorettore Università Cattolica del Sacro Cuore
Caprara Massimo , scrittore Cesana
Giancarlo, professore di medicina del lavoro Università degli Studi di Milano Bicocca
Chiosso Giorgio, professore di storia
dell'educazione Università degli Studi di
Torino Colombo Valentina, professore di
lingua e letteratura araba Università della
Tuscia Cominelli Giovanni, esperto di politiche scolastiche De Bortoli Ferruccio, di-
rettore Il Sole 24ore De Maio Adriano, presidente Istituto Regionale di Ricerca della
Lombardia IreR Doninelli Luca, scrittore
Farina Renato, vice direttore Libero
Feliciani Giorgio, professore di diritto canonico Università Cattolica del Sacro Cuore
Ferrara Giuliano, direttore Il Foglio
Grassi Onorato, professore di storia della filosofia medievale Lumsa Roma Guzzetti
Giuseppe, presidente Fondazione Cariplo
Israel Giorgio, professore di storia della matematica Università degli Studi di Roma-“La
Sapienza” Liguori Paolo , direttore
TGCOM Mediaset Mazza Mauro, direttore
TG2 Rai Mazzotta Roberto, presidente
Banca Popolare di Milano Mazzuca
Giancarlo, direttore Quotidiano Nazionale
Morpurgo Claudio, avvocato Muccioli
Andrea , responsabile comunità San
Patrignano Mussari Giuseppe, presidente
Fondazione Monte dei Paschi di Siena
Nembrini Francesco, presidente
Federazione Opere Educative - Foe
Ornaghi Lorenzo , rettore Università
Cattolica del Sacro Cuore Persico Roberto,
presidente Associazione Professionale
Diesse Polito Antonio , direttore Il
Riformista Quagliariello Gaetano, presidente Fondazione Magna Carta Ribolzi
Luisa, professore di sociologia
dell'educazioneUniversità degli Studi di
Genova Risè Claudio , psicoanalista
Rondoni Davide, poeta Rossella Carlo, direttore TG5 Mediaset Roth Luigi, presidente Fondazione Fiera Milano Roversi
Monaco, Fabio Alberto presidente
Fondazione Carisbo Sapelli Giulio, professore di storia economica Università degli
Studi di Milano Scaglia Silvio presidente
Fastweb Squinzi Giorgio, amministratore
unico MAPEI Ugolini Elena preside Liceo
Malpighi di Bologna Versace Santo, presidente Gianni Versace spa Vignali Raffaello,
presidente Compagnia delle Opere Vittadini
Giorgio presidente Fondazione per la
Sussidiarietà Zamagni Stefano professore di
economia politica Università degli Studi di
Bologna
Tutta la redazione
sottoscrive l’appello
sull’educazione.
Nel ringraziare i benefattori
e quanti vorranno sostenere
il nostro giornale,
la redazione
augura a tutti i lettori
un
Santo Natale
e un felice 2006
arrivederci a marzo 2006
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Anno 2 Numero 7 (Dicembre)