A PAG. 3 Catania - anno XXX - n. 24 - 22 giugno 2014 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità LA FAMIGLIA AL CENTRO “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” SPECIALE MOMPILERI Rapporto sull’analfalbetismo religioso in Italia RELIGIONE: oscurati i trasmettitori naturali N el tardo pomeriggio di lunedì 9 giugno, nella galleria dei vescovi dell’arcivescovado, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e di un pubblico attento e qualificato si è tenuto un incontro di studio di alto profilo culturale per lo spessore professionale dei relatori e per il tema trattato, frutto di un’accurata riflessione in occasione della presentazione di un’opera libraria di straordinario valore scientifico e documentario edita da “Il Mulino”: “Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia”. Ecco alcuni dei punti salienti scaturiti dalle relazioni ufficiali in programma: è impensabile in Italia che un dibattito teologico, importantissimo per la comprensione della realtà come avviene in altri Paesi, possa interessare il lettore che vive in un altro mondo in cui la conoscenza religiosa risale ad almeno quattro generazioni orsono: la situazione contemporanea dell’esperienza religiosa non può essere ridotta nei confini dello Stato illuminista di tipo ottocentesco perché ormai tutto si pone diversamente. Nella nostra cultura, sia popolare sia intellettuale, c’è un’ignoranza di fondo che s’identifica con l’analfabetismo religioso la cui responsabilità si attesta ai suoi trasmettitori naturali: la famiglia che delega alla parrocchia per la preparazione ai sacramenti o alla scuola pubblica per l’insegnamento della religione; a sua volta lo Stato delega alle autorità religiose per competenza, senza controllare cosa fanno questi delegati. C’è un altro trasmettitore, le comunità religiose, che riguarda il campo della catechesi e della predicazione che per la maggior parte non partono dalle scritture. L’analfabetismo interroga le famiglie, le parrocchie, le istitu- zioni dello Stato in cui ormai la teologia è scomparsa dalle università. Il mondo cattolico non è assolutamente informato dei problemi della fede. Questo è quanto emerso dalla presentazione introdotta dal moderatore prof. sac. Giuseppe Ruggieri e svolta da Roberto Osculati, professore emerito di Storia del cristianesimo, e dal curatore del volume Alberto Melloni, professore di storia del cristianesimo nelle università di Modena e Reggio Emilia e della cattedra Unesco del pluralismo religioso e segretario della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, nonché dalla replica dei tre illustri studiosi che hanno risposto alle sollecitazioni presentate da diversi intervenuti all’incontro. Antonino Blandini (segue a pag. 2) alle pagine 6/7 PREMIO ROCCO CHINNICI a pagina 9 11ª GIORNATA MONDIALE del DONATORE di SANGUE Centenario di san Pio X n occasione del centenario della morte di San Pio X, (21 agosto 1914), numerose manifestazioni favoriscono la rilettura del magistero del Papa Giuseppe Melchiorre Sarto che da Patriarca di Venezia salì al soglio pontificio negli anni bui dei conflitti mondiali. Nato a Riese in provincia di Treviso il 2 giugno 1835, secondo di dieci figli in una famiglia modesta: suo padre Giovanni Battista era fattore e sua madre, Margherita Sanson, sarta, entrò a 15 anni nel seminario di Padova. Ordinato sacerdote nel 1858, Vescovo di Mantova nel 1884 e quindi Patriarca di Venezia, nel conclave del 1903 fu eletto quale 257° successore di San Pietro e nel 1954 fu proclamato Santo da Pio XII. Partecipando al primo Congresso catechistico nazionale tenutosi a Piacenza tra il 24 ed il 26 settembre 1889 si dichiarò a favore di “un catechismo I Realismo pastorale alle origini del cattolicesimo contemporaneo popolare storico-dogmatico-morale redatto in domande brevi e risposte brevissime” perché tornasse di facile lettura per le menti non solo dei bambini, ma anche per quelle degli adulti. Ed è proprio il Catechismo, l’opera magna che consente di “incontrare” San Pio X e apprezzare il dono prezioso donato alla Chiesa, quale straordinario sussidio contro l’ignoranza religiosa, strumento di educazione e di dottrina che ha accompagnato per i sentieri della fede intere generazioni, attuale anche oggi, in riposta al sempre dilagante relativismo che spadroneggia in ogni dove, lasciando mano libera al “fai da te” anche nei confronti della religione. Il 12 ottobre del 2012 è stato celebrato il centenario dalla storica data di pubblicazione del primo catechismo che porta il suo nome (12 ottobre 1812). Nella prefazione si legge: «Fin dai primordi del nostro Pontificato rivolgemmo la massima cura all’istruzione religiosa del popolo cristiano e in particolare dei fanciulli, persuasi che gran parte dei mali che affliggono Giuseppe Adernò (segue a pagina 2) a pagina 12 2 Prospettive - 22 giugno 2014 sommario al n. 24 PRIMO PIANO Memorial al musicista compositore Giovanni Gioviale _________3 Martirio ed Eucaristia nell’epistolario di Ignazio d’Antiochia _____4 Solennitá del Corpus Domini ________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve ___________9 Campi vocazionali estivi ____9 DIOCESI 50 anni di cammino pastorale di Mons. Salemi___8 Festa Multietnica Migrantes/Caritas 2014 _____8 Indietro nel tempo intervistando Francesco Riera__________11 Al Brancati di Catania “Finché vita non ci separi” _11 Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via Etnea, 8 95121 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. Impaginazione e grafica: Vera Cannavò Abbonamenti: ordinario Euro 40,00 ridotto (scuole, associazioni, confraternite, etc.) Euro 30,00 versamento su c/c postale n. 12442935 intestato a: ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4 95124 Catania Pubblicità: a mod. (1 colonna x 41mm). Commerciali Euro 27,11 a mod. Redazionali Euro 1,55 a mm Annunci immobiliari e R.P.Q. 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Finora si sono avvicinati alla città di Baquba, che dista sessanta chilometri dalla capitale irachena. L’esercito li ha respinti ma continuano gli scontri. Intanto ogni giorno sale il numero delle vittime, 270 jihadisti sono stati trucidati dalla forze armate irachene, con sette veicoli militari distrutti nei raid. Tra le vittime spicca, Yasser Nayi, capo del gruppo estremista sunnita dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria. Tutto potrebbe precipitare da un momento all’altro, pertanto Barack Obama ha deciso di riportare i soldati americani in Iraq. Tre anni dopo la scelta di ritirare l’intero contingente statunitense. Aveva fatto della ritirata dall’Iraq il suo cavallo di battaglia duran- te la campagna elettorale contro il rivale, definito guerrafondaio, George W. Bush. Era solo il 2011 quando l’ultimo marines aveva lasciato il suolo iracheno. Adesso la storia è cambiata. Una marcia indietro obbligata dovuta all’avanzata crescente dell’esercito fondamentalista islamico dell’Isis. Per il momento, non ci sarà nessuna invasione, soltanto 275 marines arriveranno in Iraq per difendere – dicono ufficialmente fonti del Pentagono – l’ambasciata americana a Baghdad. In realtà questi ultimi dovranno addestrare i sol- dati dell’esercito nazionale impegnati nel fermare l’avanzata dei ribelli. Insomma una strategia prudente da parte del numero uno americano che attende gli sviluppi della situazione nelle prossime ore. Il Pentagono non si è fermato all’invio dei marines, ha inviato nel Golfo Persico una ridotta squadra navale. Un centinaio di navi con un contingente di 500 marines, insieme agli aerei della George H.W.Bush, portaerei inviata sul posto. Prudenza d’obbligo vista la guerra interna che sta dilaniando il paese tra sciiti e sunniti che rischia di impantanare nuovamente gli Stati Uniti. Al riguardo Obama ha dichiarato di collaborare con l’Iraq per bloccare l’avanzata dei terroristi. “Gli Stati Uniti - prima per voce del segretario di Stato John Kerry, poi direttamente dalla Casa Bianca – hanno assicurato che tutto avverrà con consultazioni passo dopo passo con Baghdad, che le decisioni spettano a un’ampia rappresentanza della leadership irachena”. Una collaborazione che non si intende sul piano militare, se ne riparlerà a Vienna, sede dei colloqui sul programma nucleare iraniano tra Teheran e i cinque Paesi del Consiglio di sicurezza dell’Onu, con l’aggiunta della Germania. Kerry, infine, ha confermato la “profonda preoccupazione” americana di preservare l’unita’ dell’Iraq, un Paese, ha sottolineato, la cui integrità è “vitale per la stabilità del Medio Oriente”. Il tutto si svolge mentre l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha dato conferma delle centinaia di esecuzioni sommarie di civili sciiti, catalogati come crimini di guerra, che con molta probabilità sono da addebitare agli jihadisti sunniti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). privo di pregiudizi e frutto delle ricerche pluridisciplinari inserite da diversi studiosi. Egli ha evidenziato come nelle nuove generazioni dei nostri studenti si avverte in modo positivo la forte esigenza di conoscere i testi originali delle Scritture, le autentiche fonti della religione cristiana, per tanto tempo ritenuta nell’Europa Occidentale “monopolio di qualcuno” e in Italia, sarcasticamente, una “questione di preti” e, finalmente, rientrata in una fase di rinnovamento e di cambiamento come tutto il mondo ha potuto osservare con grande interes- se nell’epocale e recente incontro di preghiera per la pace dei leader religiosi di Terra Santa e dei politici, ebraici e palestinesi, convocati in Vaticano da Papa Francesco, “una cosa veramente grandiosa, come si fosse voltata una pagina della storia”. Nei Paesi europei ex cristiani si è verificata la presenza di tradizioni religiose un tempo marginali o considerate secondarie e frutto della degenerazione degli esseri umani, con notevoli conseguenze sociali. Di fronte a queste nuove situazioni bisogna evitare di dare giudizi di vita cristiana delle persone e delle comunità”. Il suo pontificato fu segnato da una florida primavera di risveglio della vita cristiana ed in tanti passaggi sembra avvicinarsi all’azione pastorale e catechetica di Papa Francesco. San Pio X, il 20 gennaio 1904 stabilì che “nessun potere laico esterno, potesse opporre un veto nell’elezione del pontefice e fulminò con scomunica quei cardinali che si prestassero a fare da portavoce, anche del semplice desiderio o indicazione di uno Stato”. Tappa importante per tutelare l’autonomia della Chiesa e San Pio X, mentre condannò con fermezza il socialismo e il liberalismo, non mancò mai di preoccuparsi di tutto ciò che potesse migliorare le condizioni degli operai. Con l’enciclica Pascendi Dominici gregis del 1907 - condannò il ‘modernismo’ e sventò ogni tentativo di avviare un compromesso tra i cattolici e la nuova cultura, che metteva radici nella società, provocando notevoli disastri sociali e morali. Si ricorda, inoltre, di Papa Sarto l’Esortazione Dum Europa che implorava a tutti i cattolici del mondo la cessazione della guerra europea appena scoppiata, che poi sfocerà nella Prima guerra mondiale, della quale il prossimo anno si ricorderà il centenario. Come ha scritto il prof. Gianpaolo Romanato dell’Università di Padova, nel volume “Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo”, la figura di San Pio X per alcuni decen- ni rimasta in ombra, quale emblema del “tradizionalismo”, oggi riemerge per l’assetto pastorale e riformista delle diocesi, per la gestione patrimoniale del Vaticano attraverso l’obolo di San Pietro, la riforma della Curia romana e del Diritto Canonico. Dopo il Concilio Vaticano II, il Catechismo di san Pio X cadde generalmente in disuso e a partire dagli anni Settanta fu progressivamente abbandonato. Eppure, come ha anche sostenuto più volte Benedetto XVI, non si può fare a meno del “libro mastro”, guida del catechista e strumento prezioso per la catechesi. “Per i suoi effetti benefici sui bambini e su tutti i cattolici, il valore storico e culturale del Catechismo di San Pio X non è quantificabile e come tutti i capolavori che la Chiesa dona ai suoi figli, non conosce né crepe, né stagioni, ha scritto Cristina Siccardi, e in quest’anno centenario ritorna di grande attualità il messaggio del Catechismo di San Pio X per meglio comprendere la fede in Dio che è “l’Essere perfettissimo, creatore del cielo e della terra” e per vivere secondo Dio dobbiamo “credere le verità rivelate da Lui e osservare i suoi comandamenti, con l’aiuto della sua grazia che si ottiene mediante i sacramenti e l’orazione”. Sono queste le formule di risposta alle domande guida del Catechismo e sono sempre attuali in ogni tempo, essenziali, sintetiche e incisive. propria superiorità o di altrui inferiorità. Il problema interreligioso in Italia, una terra affacciata nel passato sull’oriente ortodosso ed islamico e con una fortissima presenza ebraica, non è affatto nuovo, basti pensare alla struttura tardo-medievale umanistica e alle relative opere letterarie (un esempio per tutti il Decamerone del Boccaccio), anche con riferimento alla Sicilia le cui principali città fino al 1492-3-4 ci sono state floride Giudecche. Allora la gente aveva capito come si poteva convivere senza ammazzarsi. Quando sono arrivati gli Spagnoli tutto cambiò bruscamente. Le Repubbliche marinare avevano rapporti commerciali con tutto l’Oriente in un clima interreligioso, interculturale. Come diceva il cardinale Massaia, missionario in Africa, l’italiano nel secolo XIX era la lingua franca. Il colonialismo, la conquista del continente nero, il nazionalismo ha fatto dimenticare tutto. Oggi, ancora una volta è cambiato tutto anche in campo religioso e nei rapporti tra le varie confessioni. Siamo passati dalla religione di Stato alla libera scelta. Lo studioso ha fatto un raffronto tra il sistema religioso europeo e quello americano. Il prof. Melloni si è soffermato, con un ampio excursus storico dal fascismo alla repubblica, di più sull’ora di insegnamento di religione cattolica, scaturita dalle norme concordatarie e ridotta con l’adozione di incredibili manuali, copiati uno dall’altro, in un’ora di tolleranza”, a storia “comparatistica delle religioni”, sulla fallimentare “ora alternativa” che avrebbe dovuto contestare il “privilegio religioso”; così il grosso delle conoscenze storico-dottrinali del cattolicesimo paradossalmente è affidato di fatto alla storia, alla letteratura, alla filosofia, ecc.. È molto grave che non venga insegnato di nessuna religione il nucleo fondante della sua presenza nella storia e nella società; così del cristianesimo, senza approfondirne le fonti scritturistiche, viene esposto solo il contributo dato alla conoscenza culturale di una civiltà. ® ® S (continua da pag. 1) RELIGIONE... Il prof. Osculati, forte dell’esperienza di insegnamento universitario, ha sostenuto la validità della lunga, documentata e vasta disamina sociologica storico-teologico-dottrinale ed anche politico-giuridico-economico-istituzionale delle varie religioni, una realtà sociale sempre più complicata e problematica perché la religione per se stessa è un problema complicato che riassume in se tutti i problemi, costituente l’approfondito e articolato rapporto con 5 premesse, (continua da pag. 1) REALISMO PASTORALE... la Chiesa provengono dall’ignoranza della sua dottrina e delle sue leggi». In un’intervista al settimanale “30 Giorni” nel 2003, l’allora cardinale Ratzinger, oggi Papa Emerito Benedetto XVI, ha dichiarato che: «La fede come tale è sempre identica, quindi anche il Catechismo di san Pio X conserva sempre il suo valore. …» questo non esclude che ci possano essere persone o gruppi di persone che si sentano più a loro agio col Catechismo di san Pio X che può essere considerato una perfetta sintesi della dottrina cattolica che il Santo Padre Pio X fece realizzare, rielaborando un testo che egli, aveva già scritto, quando era Vescovo di Mantova. In preparazione alla data del centenario della morte (21 agosto 1914) si é svolta a Roma una conferenza dal titolo: ”San Pio X - Un papa riformatore di fronte alle sfide del nuovo secolo” promossa dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, con la partecipazione del presidente padre Bernard Ardura, e del professor Alejandro Mario Dieguez, dell’Archivio Segreto Vaticano. San Pio X, che aveva scelto come motto del suo pontificato “Instaurare omnia in Christo” e attuò con coraggio e fermezza una vera restaurazione, è stato “essenzialmente un pastore d’anime” e mosso da un grande “realismo pastorale”, orientò i suoi impegni verso “il rinnovamento della Filippo Cannizzo 3 Prospettive - 22 giugno 2014 Verso il Sinodo Il matrimonio è il riflesso della Santissima Trinità, e con la grazia di Cristo gli sposi cristiani diventano icona viva e credibile di Dio e del suo amore a famiglia è la cellula fondamentale della società umana”. Questa espressione è presente nei documenti conciliari, nel magistero della Chiesa, nelle catechesi del Santo Padre, nei discorsi dei politici. Parole sagge, vere, ma non supportate dai necessari sostegni anche economici per dare energia e forza alla “cellula” così da poter crescere e svilupparsi. La famiglia cristiana, come vera sorgente di speranza e vita nuova, costituirà il tema centrale del prossimo Sinodo che si svolgerà dal 5 al 19 ottobre e già le diverse commissioni di studio e di lavoro elaborano e sintetizzano contributi e proposte, capaci di portare nuova linfa all’educazione per la costruzione di una nuova famiglia, capace di durare nel tempo, consolidando il vincolo di amore e d’indissolubilità. Il lavoro del sinodo sulla famiglia nelle diverse tappe ha messo in moto le varie componenti della comunità cristiana; è iniziato con la grande diffusione di un questionario, da intendere non come un sondaggio della Chiesa sulla famiglia, ma una raccolta d’informazioni circa i “L La famiglia al centro modelli pastorali e le sfide poste alla famiglia dall’odierna società, segnate da un individualismo imperante. Sarà di prossima pubblicazione il documento di lavoro (instrumentum laboris), che sarà alla base della riflessione dei partecipanti all’Assemblea straordinaria, tra i quali i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, previsto presumibilmente per il 2015, costituirà l’assemblea conclusiva di questo processo biennale. Dalla raccolta dei primi dati emerge l’immagine di una Chiesa, che anche in quest’ambito punta sulla trasparenza del suo agire, che non teme il confronto, pronta ad ascoltare le sfide poste dalla storia, riproponendo il Vangelo, guida e traccia di percorso per la famiglia cristiana. La prossima assemblea sinodale sarà quasi l’epifania dell’idea del governo sinodale e di una comunione affettiva ed effettiva del collegio episcopale con il successore di Pietro che Papa Francesco ha annunciato sin dall’inizio del suo Pontificato, realizzando il mandato dei Cardinali durante il Conclave. Spetta ai fedeli comprendere che la Chiesa nella sua universalità s’indirizza verso un sinodo universale e non esclusivamente europeo, e pertanto le risposte, al termine dell’intero processo, non potranno che avere una valenza universale e non esclusivamente adatte al vecchio continente. L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale, come ha detto Papa Francesco nelle catechesi sui sacramenti nel corso delle udienze in piazza San Pietro: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma entrambi. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna. Siamo stati creati per amare e nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva. Il Matrimonio, inoltre, risponde a una vocazione specifica e nella Chiesa è considerato come una vera consacrazione: l’uomo e la donna sono consacrati nel loro amore. Gli sposi, infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti da una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio. ascoltato il brano eseguito da Gioviale, ha rifiutato di eseguire il suo perché aveva capito che non poteva superare la bravura del musicista italiano. Gioviale è stato conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, anche in America negli anni 1926-1929 dove si recò per esigenze legate all’allora periodo fascista, con tournée anche in Africa, in Inghilterra ed Europa e, naturalmente, anche in Italia (a Milano, Arturo Toscanini lo ha voluto nell’orchestra della Scala). Gioviale, da vero caposcuola del mandolino, si era però diplomato come violinista, ma in realtà suonava ben sette strumenti, ed ha lavorato anche al Teatro Bellini e per diversi anni alla RAI. Tra i brani eseguiti con bravura dal Trio Gioviale e applauditi ad ogni esecuzione, alternati agli interventi del relatore, citiamo numerosi valzer, mazurche, polke e tarantelle come “Idillio primaverile”, “Allegra compagnia”, “Clementina”, “Ricordati di me” e quelli dedicati ai figli. il creato”, organizzata a Roma dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Intensificare “presso credenti e non credenti la consapevolezza della comune responsabilità per l’intera famiglia umana e per il mondo, casa comune affidata alla custodia di tutti’’ è un dovere che impegna il singolo come creatura e l’istituzione familiare ad essere veicolo di educazione. Custodire la famiglia, i figli, l’armonia nella casa sono parole, impegni, doveri che responsabilizzano tutti e ciascuno. Lo ‘stile narrativo’ di Papa Francesco, che trova corrispondenza nella coerenza e nell’autenticità della sua vita come successore di Pietro, è un’opportunità per tutta la Chiesa e apre alla possibilità di un dialogo autentico con il mondo e ritornano attuali e pressanti le “tre parole magiche” indicate nella “ricetta per la famiglia cristiana”: “Permesso, Grazie, Scusa”. Le attenzioni della Chiesa verso i divorziati e le coppie di fatto sono essenzialmente di carattere pastorale che non possono trovare codificazione di ordine generale, contravvenendo alla dottrina del Magistero e certe “aperture” salutate come innovazioni di progresso e di civiltà, spesso producono maggiori danni, corrodendo dalle fondamenta i principi dottrinali della Chiesa e gli insegnamenti del Vangelo. La Chiesa si conferma nel frattempo capace di affrontare la contingenza, e di cogliere le tendenze storiche che nel lungo periodo potrebbero permettere di superarne le conseguenze e le manifestazioni più estreme. Seguire le mode non è mai stato lo stile della Chiesa e tutto ciò ne ha garantito la solidità nei secoli e la fedeltà al Capo e al suo Vangelo. La casistica, ha detto Papa Francesco, spesso costituisce una trappola e nell’azione pastorale del “camminare e non condannare” si coglie la sensibilità di attenzione verso quanti chiedono alla Chiesa la carezza del conforto, la comprensione del fallimento e la forza per andare avanti. La valenza universale e non solo europea del Sinodo contribuisce a soffermarsi non solo ai casi, a quelle difficili situazioni, che non rendono conto pienamente delle vere sfide poste alla chiesa e non permettono di testimoniare la bellezza concretamente espressa da milioni di famiglie cristiane che vivono quotidianamente il Vangelo di Gesù. Oggi più che mai occorre ricercare e ritrovare le radici che portano linfa vitale e non attaccarsi ai rami esterni, che presto seccheranno, se non sono alimentati e collegati alle radici. “Ciò che Dio ha unito” non può essere cancellato da una ancorché diffusa rivoluzione culturale, né tanto meno da una dilagante prassi impregnata di relativismo e in contrasto ai principi del Vangelo. Vincenzo Caruso GiAd Gli insegnamenti della Chiesa sono chiari, ma nella pratica ordinaria spesso vengono trascurati e disattesi. Una non puntuale preparazione al sacramento, ha determinato una reale crisi del matrimonio religioso, spesso sostituito da quello civile o del momento religioso si cura essenzialmente l’aspetto esteriore del rito, dell’abito bianco, della festa con tutto ciò che comporta, secondo la tradizione e le consuetudini. Solo pochi sono consapevoli che l’unione è il riflesso della Santissima Trinità, e con la grazia di Cristo gli sposi cristiani diventano icona viva e credibile di Dio e del suo amore. La famiglia, “custode privilegiata del dono della vita” dovrebbe diventare anche “luogo fondamentale di educazione al rispetto del grande dono del creato’’. È questo l’auspicio di Papa Francesco espresso nel messaggio ai partecipanti della Giornata di studio “Famiglia, custodisci Un memorial al musicista compositore Giovanni Gioviale n tributo-memorial al musicista compositore Giovanni Gioviale (Catania 1985 – 1949), a 65 anni dalla morte avvenuta l’11 giugno 1949, è stato offerto dalla conferenza-concerto dal titolo “Giovanni Gioviale, il mito del mandolino”, sabato 14 giugno nella sala conferenze del Castello Leucatia, a Catania, organizzata dalla Biblioteca Centro Culturale “R. Livatino”, dal Comune di Catania e dal Centro Culturale “V.Paternò-Tedeschi”, con la partecipazione del “Trio Giovale”, con a capo il Maestro mandolinista Pippo Grillo, “l’unico erede di Giovanni Gioviale”, il dott. Carmelo Filogamo al basso elettrico e l’avv. Antonello Bruno alla chitarra. Relatore il dott. Santo Privitera, presidente del “Paternò-Tedeschi”, che ha tracciato un appassionante resoconto artistico-bibliografico dell’illustre cittadino catanese distintosi per le qualità umane e soprattutto per quelle musicali e che ha dato dignità ad uno strumento musicale, il mandolino appunto, che seppur considerato generalmente nell’ambito della musica popolare vanta, piuttosto, origini nobili per interpretare brani di musica “colta”, come quella di opere liriche o da concerto (in apertura è stata U Il mito del mandolino riproposta in audio-video l’aria di Lucia di Lammermoor eseguita dallo stesso Gioviale). Ambasciatore della musica catanese nel mondo, Giovanni Gioviale, definito anche il mago del mandolino - è stato un musicista capace di virtuosismi incredibili, era in possesso del cosiddetto orecchio perfetto e di un’estrema versatilità passando dalla musica colta a quella popolare. Di quest’ultima, purtroppo, mancano spesso gli spartiti originali e gran parte del materiale (anche discografico, visto che Gioviale ha inciso per le più importanti case discografiche italiane ed estere del tempo) è ormai in mano a numerosi collezionisti. Tra gli aneddoti su Giovanni Gioviale raccontati dal dott. Privitera, quello di inizio della sua attività come musicista nelle sale da barba ad appena 10 anni di età o quello della gara in Spagna con un mandolinista che, appena 4 Prospettive - 22 giugno 2014 IN PRIMOPIANO Martirio ed Eucaristia nell’epistolario di Ignazio d’Antiochia La Verità scritta a lettere di sangue l martirio, nella spiritualità della Chiesa, ha profondamente segnato la speranza escatologica dei cristiani. Gli Atti dei Martiri che, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica <<costituiscono gli archivi della Verità scritti a lettere di sangue>> (CCC. N. 2474), hanno grande importanza per la spiritualità cristiana. La forma del primo martirio nel Nuovo Testamento la lapidazione del diacono Stefano è raccontata negli Atti degli Apostoli (At 6,8-8,3) redatti poco tempo dopo l’avvenimento, che si è svolto alla presenza di Saulo di Tarso. Un’altra testimonianza importante ci viene offerta anche dalle lettere di Ignazio, terzo vescovo d’Antiochia dal 70 al 107 ca., data del suo martirio. Dirigendosi verso Roma, dove l’attendeva il martirio, scrisse alle Chiese che gli avevano dato ospitalità e, soprattutto, a quella di Roma perché non intervenisse per evitargli il supplizio. In queste epistole troviamo delle riflessioni ispirate dall’attesa del martirio che il grande vescovo d’Antiochia subì sotto l’imperatore Traiano (98-117). La personalità di Ignazio, ricca di profonda spiritualità, emerge dai suoi scritti dove fa un accostamento tra il martirio e l’Eucaristia. Rivolgendosi ai cristiani di Efeso, Ignazio scrive che l’eucaristia è <<rimedio di immortalità, antidoto per non morire, ma per vivere sem- I pre in Gesù Cristo>> (Efes. XX,2). Per il vescovo d’Antiochia, l’eucaristia è partecipazione al Cristo risuscitato, il quale assicura che anche noi risorgeremo. Ma il Risorto, che noi riceviamo, è colui che ha sofferto nella sua carne, salvandoci così nell’agape che essa manifestava. Ignazio scrive, dunque, ai cristiani di Smirne, presso i quali il docetismo costituiva una vera minaccia, che gli eretici <<stanno lontani dalla eucaristia e dalla preghiera perché non riconoscono che l’eucaristia è la carne del nostro salvatore Gesù Cristo che ha sofferto per i nostri peccati e che il Padre nella sua bontà ha risuscitato. Costoro che disconoscono il dono di Dio, nella contestazione muoiono. Sarebbe meglio per loro praticare la carità per risorgere>> (Smirn. VII,1). È importante notare come Ignazio passi sempre dalla presenza del Christus passus nell’eucaristia, alla carità. Ai cristiani di Filadelfia scrive: <<Preoccupatevi di attendere ad una sola eucaristia. Una è la carne di nostro Signore Gesù Cristo e uno il calice dell’unità del suo sangue, uno è l’altare come uno solo è il vescovo con il presbiterato e i diaconi, miei conservi. Se ciò farete, lo farete secondo Dio>> (Filad. IV). Dopo aver letto queste epistole, quanto Ignazio scrive nella lettera ai Romani acquista un senso particolare: <<Lasciate che sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo… (Rom. IV,1) Non mi attirano il nutrimento della corruzione e i piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di Davide e come bevanda voglio il suo sangue che è amore incorruttibile>> (Rom. 7,3). Per Ignazio l’eucaristia è il cibo del martire che conferisce al martirio la sua sostanza, perché è il martire stesso che diventa Eucaristia. Senza forzare il pensiero del vescovo Ignazio, potremmo dire che l’eucaristia, nutrendoci del Cristo risorto, ci associa alla sua passione e, più particolarmente, all’agape che ne è l’anima. Nell’eucaristia noi, soffrendo con lui, non soltanto risuscitiamo con lui, ma diventiamo in qualche maniera come il Risorto. Ignazio, quando parlava della sua prossima fine non esitava ad offrire la sua vita in sacrificio per amore della Chiesa. Infatti scriveva ai Romani: <<Non procuratemi di più che essere immolato a Dio, sino a quando è pronto l’altare, per cantare uniti in coro nella carità al Padre in Gesù Cristo, poiché Iddio si è degnato che il vescovo di Siria, si sia trovato qui facendolo venire dall’oriente all’occidente. È bello tramontare al mondo per il Signore e risorgere in lui>> (Rom. II,2). Ai cristiani di Efeso, Ignazio scrive: <<Sono la vostra vittima e mi offro in sacrificio per voi Efesini, Chiesa celebrata nei secoli>> (Efes. VIII,2). Ma soprattutto nella lettera alla comunità di Tralli, scrive: <<La mia anima si offre per voi, non solo ora ma anche quando raggiungerò Dio>> (Trall. XIII,3). In queste lettere possiamo notare come il martire, in procinto della morte, si rivela come essere un tutt’uno con Cristo, morto e risorto. Infatti, quando Ignazio scrive ai Romani non lascia dubbi sul suo pensiero: <<Nulla mi gioverebbero le lusinghe del mondo e tutti i regni di questo secolo. È bello per me morire in Gesù Cristo più che regnare sino ai confini della terra. Cerco quello che è morto per noi; voglio quello che è risorto per noi. Il mio rinascere è vicino>> (Rom. VI,1). Queste parole di Ignazio, riprese dalla liturgia dei martiri della Chiesa, che celebra l’Eucaristia e dall’Eucaristia è resa forte per testimoniare la fede, sottolineano che la loro morte è una nascita, e per questo l’anniversario del loro martirio sarà sempre ricordato come il vero dies natalis. Nel giorno della sua morte, ogni martire nasce ad una vita che è la vita stessa di colui che è morto e risorto: anzi quando il martire muore, è Cristo risorto che vive in lui. L’assimilazione fra l’Eucaristia e il martirio non significa che il martirio sia un equivalente dell’eucaristia, ma quel che è dato misteriosamente nell’Eucaristia rivela la sua realtà nel martirio: la presenza in noi di Cristo Gesù, morto e risorto. Diac. Sebastiano Mangano 5 Prospettive - 22 giugno 2014 IN PREIMOPIANO Solennitá del Corpus Domini Memoriale di un desiderio n quest’anno 2014 in cui noi Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento abbiamo la grazia di celebrare il quarto centenario della nascita della nostra Fondatrice, la solennitá del Corpus Domini, sempre particolarmente significativa per la nostra spiritualitá, diventa ancor piú un’occasione per rileggere in pienezza il carisma benedettino-eucaristico vissuto da Mectilde de Bar, da lei consegnato e racchiuso in un unico ardente desiderio d’amore: il SS. Sacramento. «Desiderio desideravi hoc Pascha manducare vobiscum antequam patiar (Lc 22,15). Ho desiderato con desiderio grande, dice il nostro amabile Salvatore, mangiare questa Pasqua con voi, prima di patire. Ci sarebbe qui da svelare un mistero meraviglioso e profondissimo: ma io non sono degna di spiegarlo. Mi soffermeró soltanto sui desideri di Gesú, stupita di vedere un Dio capace di desideri. Se i desideri sono segno che manca qualche cosa, com’é possibile che il Figlio di Dio possa nutrire desideri, dal momento che egli é pienezza infinita ed é il solo che ha il potere di colmare ogni desiderio? O amore ineffabile, che rende Gesú capace di desiderare, che lo fa sospirare e insistere dicendo con divino ardore: desiderio desideravi! [....]Gesú nel Santissimo Sacramento mantiene vivo questo desiderio, non é ancora appagato; egli ripeterá sino alla fine dei secoli: desiderio desideravi. E fino a quando ci sará una sola I persona in questo mondo che possa ricevere la sua grazia, Gesú nutrirá un desiderio infinito di attirarla al suo amore mangiando la pasqua eucaristica con lei. [...] Ci grida fortemente, rivolgendosi a noi dal suo trono eucaristico: desiderio desideravi». Questo richiamo evangelico che fa da sottofondo ad una delle antifone gregoriane dell’Ufficio del Corpus Domini, ritorna piú volte anche in altri scritti e conferenze di Mectilde de Bar, ovviamente con il linguaggio e il sottofondo teologico del tempo, ma tanto attuale e capace di comunicarci, al di lá dei quattrocento anni di distanza, la vitalitá del suo stesso desiderio di donna, di cristiana e di monaca. Ricordare la sua nascita é fare memoria di tanti desideri racchiusi nell’unico Desiderio! Giá la nascita stessa di ogni uomo e donna é frutto di un desiderio, incontro tra il desiderio creatore di Dio e il desiderio dei genitori. E se una probabile etimologia del sostantivo desiderio viene ricondotta ad un oltre le stelle, desidera, essa tuttavia avvicina queste stelle alla terra, perché il Creatore stesso ha plasmato la sua creatura impastandola di sogni e desideri, di respiro e pienezza di vita, della capacitá di andare oltre, di guardare in Avviso ai lettori Archivio Prospettive È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive inerenti all’intero anno 2012, 2013 e parte del 2014 direttamente sul sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in archivio avviene solo nella sede del periodico. Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online. alto. Un Creatore che suggella con promesse i desideri degli uomini: Abramo desidera un figlio, Lui gli assicura una discendenza - guarda caso! - numerosa come le stelle; il popolo schiavo in Egitto desidera la libertá, Lui gli dona la terra promessa; il cieco desidera vedere, Gesú gli dona insieme alla vista degli occhi la luce del cuore.... Ed é quanto mai vero e bello l’augurio che soleva fare sant’Ignazio di Loyola: «Vi auguro il desiderio di avere desideri»! E Mectilde de Bar non é stata da meno nel custodire desideri, nell’affrontare anche dure prove pur di relizzarli, perché «quando si attende un grande dono vi si pensa giorno e notte [...]. Raddoppiate, sorelle, i vostri desideri e gli ardori dei vostri cuori [...]. Unite i vostri desideri a quelli della Vergine Santissima! Corriamo, corriamo, sorelle mie, corriamo verso il SS. Sacramento: andiamo ad appagare i desideri infiniti di quel cuore adorabile, facciamo la comunione per dargli compiacimento e soddisfare i suoi infiniti desideri». Da vera benedettina, Mectilde de Bar, vive in pienezza alcuni aspetti fondamentali della Regola che giá, sin dal Prologo, caratterizza il monaco come l’uomo dei desideri: «E poiché, tra la folla degli uomini a cui rivolge questo grido, il Signore cerca il suo operaio, di nuovo dice: “Chi é l’uomo che desidera la vita e brama di vedere lunghi giorni per gustare il bene?”. [...] Ecco che nella sua paterna bontá il Signore ci indica la via della vita». Il monaco si configura come colui che desidera la vita; il monaco, la monaca, non sono esseri La stessa nascita di ogni uomo e donna é frutto di un desiderio, incontro tra il desiderio creatore di Dio e il desiderio dei genitori trascendenti, ma umanitá fatta di desideri, di pienezza di vita, di bellezza, di felicitá.... uomini e donne che bramano di vedere lunghi giorni. Eppure, contemporaneamente, sono pressati dalla fretta, sono individui che corrono, operosi nell’officina spirituale e materiale del monastero, militanti al seguito di Cristo re, persone armate, vigili, con il cuore oltre le stelle e piedi e ginocchia e mani giunte radicati, piantati in terra.... Il 46° strumento delle buone opere ci presenta il monaco come colui che, Conclusione dell’anno scolastico all’Istituto paritario “Maria Ausiliatrice” di Catania Sulle ali della fantasia per donare speranza a sera di domenica 8 giugno, solennità di Pentecoste, conclusione del lietissimo tempo pasquale e dell’anno scolastico 2013-2014 è stata per gli alunni della scuola secondaria di Primo grado dell’Istituto paritario “Maria Ausiliatrice” di Catania un grande e commovente momento di festa e di gioia, ma anche di profondo impegno e di grande costanza nel dare vita ad un’interessante spettacolo nel salone teatro della scuola dove i giovanissimi allievi hanno presentato ai genitori e ai familiari i loro prodotti delle tante e diverse attività elaborate nei mesi di studio: laboratori di chitarra, di latino, di scrittura creativa, di giornalismo, di poesia, di danza e di recitazione L curati con competenza e passione dall’esperta maestra Rosaria Fallico. Il momento più significativo ed atteso come un “esame” di bravura e di maturità artistico-culurale è stato la rappresentazione teatrale tratta dal noto romanzo fantastico e favoloso “La storia infinita” dello scrittore tedesco Michael Ende. Sulle ali della fantasia gli studentiattori hanno messo bene a frutto le loro doti naturali sperimentandosi mini-interpreti di talento con un’opera tanto impegnativa, che ha permesso di donare un sereno messaggio di speranza e di gioia: in mezzo a tante difficoltà è possibile, con la forza spirituale e morale del desiderio e della speranza, ricreare davve- ro le cose dall’inizio, anche quando tutto sembra irrimediabilmente perduto. La signora direttrice dell’Istituto, suor Giuseppina Bonaccorsi, ha ringraziato i ragazzi per l’impegno e la bravura e ha ricordato come la scuola curata con tanto amore dalle suore Figlie di Maria Ausiliatrice sia stata edificata dai venerati santi fondatori attorno ai veri ed autentici valori della tradizione salesiana, della quale il teatro rappresenta uno dei momenti più significativi per esprimere in modo originale e costruttivo la creatività e la bellezza interiore dei giovani, come voleva San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù. La preside, prof.ssa suor Margherita Di Rosa, ha ringraziato in particolare i genitori e i docenti professori Gaetano Cavallaro, Daniela Cirino, Angela Fichera, Laura Seminara, Elena Tarascio, Mario Condorelli e suor Angela Di Grazia per la dedizione dimostrata nell’azione educativa a favore degli allievi. Al termine gli insegnanti hanno consegnato gli attestati di partecipazione ai diversi concorsi fatti durante l’anno scolastico. La simpatica serata si è svolta in un fraterno clima di cordialità e di allegria e si è conclusa nel cortile-giardino dell’ospitale casa salesiana con un ottimo rinfresco preparato dai solerti e soddisfatti genitori degli allievi. A.B. allo stesso tempo, desidera la vita eterna «con ardente brama spirituale». Quando festeggiavamo il compleanno, prima di spegnere le candeline della torta, eravamo invitati a chiudere gli occhi ed esprimere un desiderio e poi soffiare. Oppure nella notte di san Lorenzo a caccia della stella cadente... La Cenerentola di Walt Disney cantava che “i sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor”. Perché dunque esprimere un desiderio con gli occhi chiusi? Perché esso abita dentro di noi, nel profondo di noi stessi. Perché é lí che Dio, creandoci, ce lo ha messo e vide che era cosa buona! Quando un desiderio viene da Lui é sempre qualcosa di grande che, con la sua grazia, siamo chiamati a realizzare, a costruire nel nostro quotidiano andare dietro i suoi passi, guidati dalle orme che il suo amore e la sua misericordia hanno impresso sui litorali della nostra esistenza. E vogliamo far nostra, piú che mai, la preghiera di madre Mectilde, che non é altro che quella di Gesú in lei: «O cuore divino! O cuore amabile! O cuore la cui eccellenza e la cui bontá sono indicibili! I tuoi desideri siano soddisfatti in me: attirami completamente a te per appagare i tuoi desideri. Comunica all’anima mia una piccola scintilla dei tuoi desideri piú ardenti e possa io dire, con un medesimo cuore e un medesimo amore, per l’effusione dei tuoi sacri desideri in me, nella comunione quotidiana: desiderio desideravi». Occorre allora vivere in pienezza la nostra vocazione supportata dalla grazia del Signore e che, proprio per questo, va al di lá delle nostre fatiche, della nostra lotta, del nostro peccato, per farci essere pane per la fame di tanti, come il «balsamo per molte ferite» profuso dalla giovane Etty Hillesum in mezzo agli orrori nazisti. Scriveva Jean Vanier fondatore delle comunitá dell’Arca: «Alcuni non vedono quale nutrimento potrebbero dare; non si rendono conto che loro stessi possono diventare pane per gli altri. Non credono che la loro parola, il loro sorriso, il loro essere, la loro preghiera possono nutrire gli altri e dare loro fiducia. Gesú ci chiama a dare la nostra vita per quelli che amiamo. É mangiando il pane cambiato nel Suo Corpo che diventiamo pane per gli altri». Fare memoria dei quattrocento anni dalla nascita di Mectilde de Bar non sará pertanto qualcosa di straordinario, solamente un grato respirare profumo di pane, la fragranza appena sfornata di una esistenza e di un carisma nuovamente riconsegnati per alimentare la fedeltá del quotidiano cui siamo chiamate: fedeltá agli impegni e alle piccole cose, alle relazioni con gli altri e alle fatiche del cammino; fedeltá adorante perché nutrita dalla manna che ogni mattina, ad ogni nuovo giorno, si posa sui cespugli aridi del nostro deserto destinato a diventare terra promessa. Le Benedettine del SS. Sacramento di Catania 6 Prospettive - 22 giugno 2014 Venerdì 30 maggio 2014 si è svolto, con numerosa e devota partecipazione, l’annuale Pellegrinaggio diocesano presso il Santuario mariano di Mompileri. Lo stesso Santuario quest’anno è stato scelto dalla Conferenza Episcopale Siciliana come sede della Giornata Sacerdotale Mariana Regionale (martedì 10 giugno, memoria di Santa Maria Odigitria), di cui è stata data ampia notizia nel precedente numero di questo Settimanale. I due eventi sono stati solennizzati da Concelebrazioni presiedute rispettivamente dall’Arcivescovo di Catania e dal Presidente della Commissione Presbiterale Siciliana, Monsignor Carmelo Cuttitta, al quale, con particolare gesto di fraterna accoglienza, S. E. Monsignor Salvatore Gristina ha ceduto l’onore della presidenza eucaristica. Di entrambi i Presuli si riportano di seguito le omelie. Emmanuele fino alla fine del mondo Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi. Fratelli e Sorelle nel Signore, 1. Ancora una volta ci ritroviamo a Mompileri per l’annuale pellegrinaggio diocesano, momento che tutti viviamo con profondo spirito ecclesiale e grande devozione maria- naturalmente umano e l’esempio che Gesù porta (dolore della partoriente, gioia della neo-mamma) lo dimostra decisamente. Ma l’esempio, proprio perché spiega il mistero pasquale, ha una straordinaria rilevanza cristologica ed ecclesiale. Infatti, Gesù rivide i discepoli dopo di S.E.R. Mons. Salvatore Gristina legata pure alle parole di Gesù: “In questa città io ho un popolo numeroso”. Questa affermazione confortò certamente l’Apostolo Paolo e lo indusse a fermarsi, contrariamente al suo stile di itineranza, un anno e mezzo a Corinto (dicembre 50 - giugno 52 d.c.). zione di Papa Francesco, Evangelii Gaudium. In questo senso, penso che sia stato certamnete il Signore a guidarci nella scelta di articolare la seconda parte del Questionario per la Visita pastorale alla luce dei sette obiettivi Il sacramento della Santissima Eucaristia, in tutto il suo contenuto, è il cuore della fede e della vita cristiana na. Il pellegrinaggio si svolge quest’anno in prossimità della solennità dell’Ascensione e all’inizio della novena di Pentecoste, e quindi a conclusione del tempo pasquale. In tal senso, le letture bibliche appena proclamate (At 18, 9-18; Gv 16,20-23a) ci permettono di illuminare nel migliore dei modi il significato profondo di questa importante iniziativa diocesana. 2. Stiamo partecipando alla Santa Messa per obbedire, come sempre, alla consegna di Gesù: “Fate questo in memoria di me”. In memoria di Lui, per annunziare cioè la Sua morte e proclamare la Sua risurrezione. Il tempo pasquale ci ha permesso di comprendere l’affermazione dell’odierno canto al Vangelo: “Cristo doveva patire e risorgere dai morti, ed entrare così nella gloria”. Con queste parole, che riecheggiano quelle che disse ai due discepoli di Emmaus, Gesù per primo entra nella logica prospettata ai discepoli nell’odierno brano evangelico. Egli li invita a vedere nella giusta luce quanto sta per accadergli con la successione morte - risurrezione, in cui deve essere inserito il dinamismo pianto, gemito, tristezza e gioia. È un dinamismo profondamente e la risurrezione ed è con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20): questo rallegra il nostro cuore e nessuno potrà toglierci questa gioia”. È qui la radice della gioia cristiana cui fa frequenti riferimenti l’odierna Celebrazione Eucaristica anche nei testi eucologici. Gesù è sempre con noi e particolarmente quando partecipiamo alla Santa Messa. Ecco perché il sacramento della Santissima Eucaristia, in tutto il suo contenuto, è il cuore della fede e della vita cristiana. Davvero, come sottolineava S. Giovanni Paolo II, “La Chiesa vive di eucaristia”. 3. La presenza del Signore Risorto riempì la vita di Paolo e fu di sostegno continuo alla sua straordinaria opera missionaria. Paolo aveva già sperimentato più volte gli ostacoli che i Giudei frapponevano alla sua predicazione. Aveva, quindi, tanti validi motivi per ritenere, come di fatto sarebbe accaduto, che anche a Corinto essi lo avrebbero ostacolato in tutti i modi. In questo contesto Gesù gli disse: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male…”. 4. L’ostacolata missione di Paolo è Le espressioni che Gesù rivolse a Paolo sono di altrettanto conforto particolarmente per noi, carissimi fratelli presbiteri, come pure per i diaconi permanenti e per tutti i fratelli e le sorelle che ci collaborano corresponsabilmente nella nostra dedizione totale alla predicazione, alla celebrazione dei santi misteri e nella guida pastorale delle comunità a noi affidate. 5. Ancora una volta possiamo far nostre le parole di Gesù: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te… in questa città ho un popolo numeroso”. Queste affermazioni fondano e motivano l’appassionata Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, come pure le sapienti indicazioni della Nota Pastorale della C.E.I. “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, di cui esattamente oggi possiamo ricordare il decimo anniversario, essendo stata pubblicata il 30 maggio 2004. Questa provvidenziale coincidenza tra il nostro Pellegrinaggio diocesano e il decimo anniversario della Nota della C.E.I. ci permette di affermarne la straordinaria attualità, anche alla luce della recente esorta- che sintetizzano il ricco contenuto della Nota della C.E.I., di cui oggi ricordiamo il 10° anniversario. 6. Permettetemi solo qualche accenno di collegamento tra alcuni obiettivi del documento della C.E.I. e la Parola che oggi abbiamo ascoltato e che mi piace riassumere nei seguenti quattro punti. a) “Non si può dare per scontato che tra noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il Vangelo di Gesù”. Così leggiamo nel primo obiettivo, e Gesù perciò ci ripete: “ ... continua a parlare e non tacere ...”. b) “Le parrocchie devono continuare ad assicurare la dimensione popolare della Chiesa” (V obiettivo) proprio per scoprire che nel nostro territorio il Signore ha “un popolo numeroso”. c) A tale scopo “le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una pastorale integrata” (VI obiettivo) che faccia fruttificare al meglio l’aiuto che ci viene offerto dal Signore. “Io sono con te”, egli disse a Paolo e dice a ogni nostra comunità ecclesiale chiamata a raggiungere sempre più il traguardo della “pastorale integrata”. d) “La parrocchia missionaria ha bisogno di nuovi protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo, preti più pronti alla collaborazione nell’unico presbiterio e più attenti a promuovere carismi e ministeri, sostenendo la formazione dei laici ...” (VII obiettivo). Paolo trovò a Corinto Aquila e Priscilla; si recò da loro, si stabilì nella loro casa, ne condivise il mestiere di fabbricatori di tende e li associò al suo ministero. Ancora, nel brano odierno è detto che Paolo “s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila”, e così la collaborazione al servizio del Signore continuò. È bello ricordare che nella celebrazione del matrimonio, tra i Santi invocati nella liturgia, figurano Aquila e Priscilla come protezione e modello per i novelli sposi e come auspicio affinché essi fondino una Chiesa domestica dove il Signore sia presente, dove il Vangelo sia conosciuto e vissuto, dove la preghiera permetta di sperimentare tutto ciò. Sappiamo bene quanto queste luminose prospettive siano talvolta offuscate e perfino assenti in tante nostre famiglie. Al riguardo, nella riflessione e nella preghiera ci sintonizzeremo con tutte le Chiese chiamate da Papa Francesco ad affrontare sinodalmente queste problematiche. 7. Il pellegrinaggio diocesano ha ultimamente offerto la possibilità di un accenno alle linee programmatiche del successivo anno pastorale. Tali linee hanno privilegiato uno dei suddetti obiettivi della Nota “Il Volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”. Così sarà anche nel prossimo anno pastorale 20142015. L’attenzione ai sette obiettivi sarà accompagnata dallo studio del Direttorio liturgico - pastorale recentemente promulgato (19 marzo 2014) e che entrerà in vigore con la prossima Pentecoste. Inoltre, nei prossimi mesi dedicheremo spazio e tempo all’approfondita conoscenza personale e comunitaria dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Non mancherà, infine, l’attenzione per la preparazione del V Convegno delle Chiese d’Italia (Firenze, 9-15 novembre 2015) sull’affascinante tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. 8. Il pellegrinaggio ci mette sotto lo sguardo della nostra Madre Santissima. Alla Sua materna intercessione affidiamo il cammino della nostra comunità diocesana ed in particolare quello della Visita pastorale felicemente in corso e che a breve concluderò nel V Vicariato. E fin d’ora vogliamo implorare la benedizione della Vergine Santissima sui vescovi e sui presbiteri delle Sante Chiese di Sicilia. È già noto, infatti, ai sacerdoti, e adesso sono lieto di comunicarlo a tutti, che martedì 10 giugno, festa di S. Maria Odigitria, avrà luogo la Giornata Sacerdotale Mariana Regionale. Si svolgerà qui nel Santuario di Mompileri dove oggi con gioia ci troviamo noi, discepoli di Gesù radunati con Maria nell’attesa della perenne Pentecoste. Così sia per tutti noi. ® 7 Prospettive - 22 giugno 2014 SPECIALE MOMPILERI Festa di S. Maria Odigitria Giornata Sacerdotale Mariana Regionale 1. La tradizionale Giornata sacerdotale mariana regionale, vede convergere quest’anno i presbiteri delle Chiese di Sicilia, presso questo Santuario della Madonna della Sciara, tanto caro alla devozione dei fedeli dell’Arcidiocesi di Catania. Abbiamo accolto il saluto cordiale e fraterno di S.E. Mons. Salvatore Gristina, Pastore di questa porzione di gregge di Dio che è in Catania e lo ringraziamo vivamente per la squisita accoglienza a noi riservata, facendosi carico dell’odierna esperienza di fraternità presbiterale. Personalmente lo ringrazio anche perché, con squisito gesto di ospitalità episcopale, ha voluto cedere a me la presidenza dell’Eucaristia. Saluto gli Eccellentissimi Confratelli nell’episcopato che con la loro presenza attestano il loro affetto paterno verso i presbiteri dell’Isola. Saluto soprattutto i fratelli presbiteri provenienti dalle diverse Diocesi: i vescovi vi ringraziano perché, nonostante i numerosi impegni pastorali, non siete mancati a questo annuale appuntamento di gioiosa fraternità sacerdotale, che ci vede riuniti sotto lo sguardo materno della Vergine Maria. Un particolare ringraziamento rivolgiamo al carissimo P. Ermes Ronchi per aver accettato di essere qui con noi e per le profonde e splendide riflessioni che ci ha offerto sul Magnificat. Egli ci ha davvero coinvolti facendo vibrare i nostri cuori. 2. La Festa liturgica di Santa Maria Odigitria offre alle nostre Chiese di ascoltare la voce del Signore che, per bocca del profeta Isaia, promette al suo popolo un nuovo esodo. Ad Israele che si trova in esilio in Babilonia Dio, buono, santo e fedele promette ancora una volta la liberazione, e lo fa con un’immagine già conosciuta dal popolo d’Israele, quella esodale. “Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa”. A favore del popolo che si è scelto, il Signore rinnova i suoi prodigi e non smette di stupirci con la continua novità di cui è capace: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Dio agisce con assoluta libertà e con GESÙ È IL “CAMMINO” che porta l’uomo alla vita di S.E. Mons. Carmelo Cuttitta amore grande, traccia strade in luoghi impervi ed impossibili, va oltre le ristrette visioni nelle quali gli uomini ristagnano; risponde prontamente e con generosità alle nostre sofferenze, indicando nuove vie di libertà, che l’uomo con gioia potrà percorre. Il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, nella pienezza dei tempi, ha offerto all’umanità una strada assolutamente sorprendente, una “via nuova e vivente” (cf. Eb 10,20): il suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il “cammino” che porta l’uomo alla vita, è la Via, la Verità e la Vita, per dirla con le parole dell’evangelista Giovanni. 3. In questa giornata mariana e presbiterale, vogliamo tenere dinanzi ai nostri occhi l’Icona della Vergine Maria, Odigitria. Scorgiamo come Ella, con la sua mano, continua ad indicare il Figlio, e lo mostra a tutti come strada unica, definitiva, decisiva per giungere alla pienezza della vita. Questa pienezza abbiamo sperimentato sin dal giorno del nostro battesimo, e successivamente quando abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo, nella cresima. Questa pienezza abbiamo scoperto in modo del tutto particolare quando il Signore Gesù ci ha chiamati alla sua sequela e ci ha costituiti suoi ministri, testimoni ed annunciatori del Suo Vangelo e dispensatori dei santi misteri. La Vergine Maria, indicandoci il Suo Figlio, continua a rivolgere senza posa a noi la provocazione che fu del profeta: “Ecco una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accor- gete?”. Anche per noi sacerdoti può presentarsi il rischio di non accorgerci della novità di Dio che in Gesù Cristo ci offre un cammino sicuro. Vi può essere il rischio di passare oltre superficialmente. Seppur immersi nell’esercizio del nostro ministero, il rischio cui possiamo andare incontro è perdere l’Essenziale, snobbando la Via che è Gesù Cristo, presi più dal “fare” che dal “contemplare”, non dobbiamo mai perdere di vista l’Essenziale senza il quale diventiamo non manca di esortarci, direi quotidianamente, ad assumere un rinnovato stile missionario, ed in particolare, con la sua Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, ci sprona ad annunciare con rinnovato impegno la gioia del Vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. “È vitale – afferma il Papa- che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. (EG, 23). solo cembali che tintinnano. La Vergine Maria ha ben compreso di essere stata scelta da Dio per cooperare al suo progetto, e nel Magnificat proclama: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc1,48). Profetizza così il futuro di una nuova generazione che proclama la sua beatitudine: in lei, Ancella obbediente e Madre di Cristo, l’Onnipotente ha compiuto grandi cose. Anche in noi il Signore ha fatto cose grandi. Noi che, chiamati sacerdozio ministeriale, altro non dobbiamo fare che riproporre Gesù il figlio di Maria. Noi che, per il dono immenso che ci è stato elargito, sperimentiamo come lei la “beatitudine” di essere stati chiamati da Dio e di avere fatto germogliare nel terreno della nostra vita le “grandi cose” fatte dall’Onnipotente. Ci sentiamo e siamo, quindi, continuatori di quel primo Magnificat, ed uniamo a quello della Vergine il nostro, per il dono inestimabile del Sacerdozio ministeriale al quale il Signore ci ha vocati. 4. Il nostro Ministero presbiterale viene svolto qui ed ora, in questo nostro tempo nel quale ci ritroviamo immersi, in un contesto storico, sociale, culturale e perfino ecclesiale che presenta “una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone” (Porta fidei,2), e che non riconosce nella fede e nei valori da essa ispirati, quella forza e quella base sostanziale del cammino dell’uomo verso la salvezza. Il compito di tutta la Chiesa e dei Ministri ordinati in modo particolare è quello di spendersi totalmente per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo nelle pieghe della storia. Il Vescovo di Roma, Papa Francesco, Il Papa ci spinge ad attuare una pastorale in chiave missionaria che esige di abbandonare i comodi criteri pastorali. Ci invita piuttosto ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle nostre comunità (cf. EG,33) Una pastorale che si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario (cf. EG 35). Una pastorale che ponga la Chiesa “in uscita”, una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane, uscire per offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Da presbiteri dobbiamo allora diventare sempre più “maestri di Vita” indicando il Dio della Vita e orientando tutti verso Cristo che ce la elargisce in abbondanza. Maestri della fede sull’esempio di Maria che, riempita del dono dello Spirito e per l’ascolto della Parola, non indica se stessa, ma Gesù, il Figlio. Essa diviene appunto, l’Odigitria! Anche noi, come Lei, abbiamo la missione di indicare Cristo, di indicarlo come il Salvatore! Così ha fatto il presbitero Pino Puglisi, che ha indicato Cristo Signore attraverso l’annuncio del Vangelo e la sua cristallina testimonianza di fede sino al martirio. Abbiamo ancora vivo nella memoria il ricordo della sua Beatificazione avvenuta il 25 maggio dello scorso anno. Sentiamolo vicino come un fratello, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà nell’esercizio del nostro ministero ed imitiamone il coraggio apostolico e l’intrepida testimonianza evangelica. 5. Guardiamo a Maria! La Vergine ha accolto la Parola che in lei ha germogliato a partire dal suo “eccomi” generoso, fatto di una totale disponibilità al disegno divino. Una Parola che si è fatta concreta proposta di vita. Una Parola alla quale ha prestato un ascolto non superficiale ma profondo, intimo e totale. Per fede, infatti, Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio. Come Maria, la fede con cui, da sacerdoti, accogliamo il Signore nella nostra vita deve innanzitutto basarsi su un ascolto serio e sereno, costante e generoso, della Parola di Dio, come pure su un abbandono ad essa che sia intelligente e pieno di fiducia. Questa nostra fede, così fondata e corroborata, può davvero essere modello, per aiutare gli uomini e le donne del nostro tempo in un concreto cammino che è innanzitutto uno slancio di incontro con l’Altro, con Dio che raggiungiamo solo attraverso la mediazione di Cristo. 6. Maria, l’Odigitria ci indichi sempre il suo Figlio, perché anche noi possiamo autenticamente e fedelmente indicarlo ai fratelli. Ci guidi sul cammino di un ascolto generoso della Parola che si fa incontro concreto con gli altri: così ella nel suo cuore grande ha condiviso il progetto di misericordia di Dio; così possiamo anche noi essere, sul suo esempio, collaboratori di questo medesimo progetto, nell’itinerario di fede comune che ce lo rivela ogni giorno e che ogni giorno ci fa cantare il nostro Magnificat. Carissimi Confratelli, a Maria vogliamo, infine, affidare il percorso di riflessione e di studio che la Commissione Presbiterale Siciliana ha avviato sulla Presbiterorum Ordinis, in vista della celebrazione del 50° della sua promulgazione. In tale percorso la Commissione intende coinvolgere tutti i presbiteri dell’Isola, attraverso i Consigli presbiterali diocesani, proponendo di organizzare l’itinerario di formazione permanente del prossimo anno pastorale 20142015 sul Decreto Conciliare. Le piste comuni proposte dalla Commissione, frutto di un lavoro svolto nelle cinque metropolie, hanno lo scopo di far procedere nella stessa direzione ciascun Presbiterio delle nostre Chiese, perché si possa giungere sinodalmente, con l’apporto specifico di ciascuno, alla celebrazione del IV Convegno regionale dei Presbiteri che avrà luogo, a Dio piacendo, in data 23-26 novembre del 2015. A Maria, Madre della Chiesa e Madre nostra, affidiamo le nostre attese e il nostro lavoro, perché produca frutti abbondanti di bene e di santità per i nostri Presbiterii. Amen ® 8 Prospettive - 22 giugno 2014 Celebrati 50 anni di cammino pastorale di Mons. Salemi il dono della vita che si realizza nell’integrazione tra diverse etnie, di cui gli esempi delle varie comunità della provincia di Catania sono l’esempio più gioioso. Altro momento di comunione spirituale e fraterna sarà il pellegrinaggio interculturale organizzato dall’Ufficio Pastorale delle Migrazioni in programma il 13 luglio presso la Basilica-Santuario del Sacro Cuore di Gesù e di S. Antonio, della città di Messina. Il pellegrinaggio nasce dalla grande devozione che la popolazione cingalese di Catania ha nei confronti del Santo di Padova. Due volte l’anno la comunità si reca nei luoghi che hanno dato i natali al religioso di origine portoghese, a Padova e poi anche presso il Santuario di Tindari, (ME). Proprio la figura di Sant’Antonio per gli abitanti dello Sri Lanka rappresenta un esempio di virtù e carità da seguire. Come lo stesso Santo scriveva nei suoi scritti, cari alla comunità cattolica cingalese che, al riguardo, preparerà un libretto speciale come guida da accompagnamento lungo il percorso di preghiera: “La vita del prelato deve splendere d’intima purezza; modesta, cioè di costumi irreprensibili; colma di bontà verso i bisognosi. Invero, i beni di cui egli dispone, fatta eccezione del necessario, appartengono ai poveri, e se non li dona generosamente è un rapinatore, e come rapinatore sarà giudicato”. so nel suo silenzio saggio e prudente. Rimarrebbe vano il suo insegnamento, se noi tutti alla fine non siamo stati in grado di comprenderlo e sopra ogni cosa non abbiamo avuto il coraggio di imitarlo come riflesso della tenerezza di Cristo verso il più povero. E se possiamo esprimere i suoi sentimenti con i gesti più che con le parole allora sappiamo che il “nostro parroco” desidera che quella sua docilità da noi riconosciuta sia messa in pratica proprio da noi per gli altri: spendersi senza logiche di tornaconto personale e così continuare a costruire la comunità che lui ha cresciuto con cura in questi anni. E poi da questo sacerdote, in fondo, un po’ tutti dobbiamo imparare il rispetto per il sacerdozio e in particolare l’amore, la cura e l’attenzione per i sacerdoti dai più giovani ai più anziani e sofferenti. Lascia tutti gli impegni, per correre e fare una visita, per chiamare e confortare, per organizzare e vivere la fraternità. Ci siamo sentiti dire più volte da lui stesso: “quando non sarò più parroco, mi dedicherò maggiormente ai sacerdoti”. Beh, ci chiediamo cosa farebbe mons. Salemi più di quello che fa e che ha fatto? Ebbene sì, ad un uomo che lo fermò per parlargli male di un sacerdote, il Beato Dusmet rispose: “i sacerdoti sono la pupilla dei miei occhi”. Ed oggi, possiamo dire che la pupilla degli occhi di padre Salemi sono i suoi confratelli sacerdoti. Ha fatto suo quell’atteggiamento di San Francesco verso il sacerdote e il SS. Sacramento; infatti, nelle Fonti Francescane si legge: “ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore” (FF 789); “egli si comunicava spesso e con devozione da rendere gli altri devoti. L’umanità trepidi, l’universo intero tremi, e il cielo esulti quando sull’altare nelle mani del sacerdote è il Cristo figlio di Dio vivo” (FF 221). Il 14 marzo 1867 il Beato Dusmet scriveva nel suo programma pastorale indirizzato alla diocesi di Catania: «la franchezza e il coraggio delle proprie opinioni non richiedono, rigettano anzi il rancore, l’odio, la gofferìa e l’opposizione per interesse e per sistema. Difendete la Chiesa, il nostro santo Pontefice, i nostri altari, i nostri santi, le nostre pie credenze, ma sine ira et studio, ma senza offendere, ma separando la persona dalle non diritte opinioni, ma perdonando, ma esortando, ma pregando, colla croce in mano, col cuore nell’altra. Ritenetelo, ripetiamo. Il passato risponde dell’avvenire; con questa condotta procederete sicuri». Dopo più di cento anni, padre Salemi assume quel programma che oggi vediamo portato a compimento. Caro padre Salemi, vogliamo porgere i nostri auguri nel modo più semplice ma al contempo più incisivo come lei stesso ci ha insegnato instancabilmente, e lo facciamo con le parole di San Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà forza” (Fil 4, 13). Il nostro caro Padre Salemi ha potuto perché ha amato anzi ha saputo amare. Auguri! ® Sac. Fausto Grimaldi Parrocchia e parroco UN SOLO CUORE inquant’anni di vita sono un traguardo, rappresentano l’età adulta, della saggezza, dell’esperienza acquisita che va trasmessa ai più piccoli: ai figli prima di tutto e poi ai nipoti; mezzo secolo è sufficiente per iniziare a fare un bilancio della propria vita, dei successi e degli ostacoli, delle gioie e dei momenti più tristi ma comunque utili per un ulteriore crescita. Analogamente, seppur con aspetti diversi e per certi versi più complessi, sono i cinquant’anni di esperienza come parroco e pastore di una comunità nascente e, oggi, esistente. Cinquant’anni di esperienza parrocchiale di mons. Alfio Salemi hanno qualcosa da dire sul vissuto di un sacerdote e uomo che ha agito non partendo dalla teoria ma dal vissuto concreto/esperienziale e dalle difficoltà che la vita presenta ogni giorno. Una figura di sacerdote che certamente non può limitarsi a poche battute o poche righe in quanto non esauriscono la molteplicità di sfumature di uomo che ha agito in tanti anni perché mosso dall’amore per la C Santa Madre Chiesa, per la comunità cristiana a lui affidata, per il suo sacerdozio e per il presbiterio di questa nostra prediletta Chiesa catanese. Ma una sintesi di merito va fatta, seppur con difficoltà, perché spinti dal desiderio di far onore ad un padre e ad una comunità che in questi anni di “avventura pastorale” hanno saputo costruire senza risparmiarsi per correre verso la mèta… dimenticando le cose che stanno dietro per raggiungere il premio della celeste vocazione di Dio in Gesù Cristo (Fil 3, 12-14). E questo “correre verso la mèta” è tuttavia faticoso: implica la ricerca, richiede lotta e impegno; padre Salemi ci insegna che la mèta non si raggiunge mai da soli, che il cammino non si fa da soli, che l’esperienza di fede si condivide altrimenti è illusione; che “correre insieme” in parrocchia e nella comunità cristiana significa arrivare alla mèta desiderata per “festeggiare”. Ed oggi, tutti cor unum et anima una (At 4, 32) festeggiamo con “il nostro parroco” una mèta così importante e al contempo significativa per lui e per noi tutti. Il “sì” di padre Salemi pronunciato il 21 giugno del 1964 alla presenza di mons. Luigi Bentivoglio allora arcivescovo, si rinnova oggi sicuramente con più vigore, più coscienza e più volontà. Il suo “sì” dettato dall’amore per la Chiesa lo ha portato all’edificazione non solo materiale, ma oltremodo spirituale, creando un’identità di comunità attorno al parroco e alla Chiesa come casa di tutti e non come casa di qualcuno in particolare. Un parroco la cui umiltà ha mostrato il suo vero volto quando egli ha testimoniato di diminuire per anteporre Cristo ad ogni cosa. Come ebbe a scrivere San Josemarìa Escrivà: “vuoi davvero essere santo? Compi il piccolo dovere d’ogni momento: fa quello che devi e sta in quello che fai (Cammino, n. 815). La santità ‘grande’ consiste nel compiere i ‘doveri piccoli’ di ogni istante (n. 817)”. Ed è nei piccoli gesti, a volte incompresi, altre volte criticati, ma pur sempre gesti d’amore, che padre Salemi si è esercitato - nei suoi lunghi anni di ministero sacerdotale – nel sacrificio della rinuncia come un padre verso i figli sempre attento ai bisogni, pronto all’ascolto e genero- Festa Multietnica Migrantes/Caritas 2014 La musica unisce laddove gli uomini separano a musica abbassa le barriere e unisce le culture. I bambini dell’associazione ‘Musica Insieme a Librino’ suonano insieme ai ragazzi della comunità tra i bambini dell’associazione musicale etnea e un giovanissimo percussionista rumeno. Alla serata hanno partecipato diverse famiglie rom insieme ai rispettivi figli, che duran- rumena. Questo uno dei momenti più intensi della Festa Multietnica promossa da Migrantes e Caritas di Catania. Consueto appuntamento a chiusura della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che ogni anno rinsalda la rete di accoglienza e solidarietà con le comunità straniere della città. Senza distinzione di etnia e provenienza. I rappresentanti dei gruppi mauriziani, cingalesi, tamil, rumeni, polacchi e africani hanno suonato e cantato insieme. Ad aprire la festa diocesana una ‘jam session’ te l’anno pastorale hanno svolto un percorso d’inserimento e inclusione sociale a Librino attraverso il progetto ‘Amalipè’ promosso dall’Ufficio diocesano della Carità in sinergia con l’Ufficio Pastorale delle Migrazioni (Migrantes/Caritas). Grazie all’esperienza comune vissuta nel quartiere catanese, presso la parrocchia ‘Risurrezione del Signore’, in una realtà dal forte disagio sociale alla periferia sud-est del capoluogo etneo, è nata la collaborazione con l’associazione dei giovani musicisti. L In parte composta da bambini che frequentano il centro Talità Kum, Opera-Segno di Caritas Catania, nel cuore di Librino. Solo la musica ha reso così possibile l’abbraccio tra due mondi opposti, di due culture, che hanno trovato nell’armonia musicale un punto d’incontro straordinario. Proprio nel giorno in cui alle pendici dell’Etna è sfilato un corteo contro la presenza straniera sul territorio. Come dire, laddove gli uomini dividono, la musica unisce. E non solo. Alla festa hanno preso parte più di 350 persone equamente suddivise tra cingalesi, mauriziani, italiani, rumeni, più una decina di rappresentanti della comunità polacca di Catania. Per una serata all’insegna della musica, della danza e della cultura. Proprio le comunità cristiane provenienti dallo Sri Lanka, dalle Isole Mauritius rappresentano, per la città di Catania, un perfetto esempio di integrazione con la comunità cittadina; una delle tante testimonianze positive presenti in diocesi. Presente anche il presidente dell’Association des Immigrants Mauriciens, Milinte Rainald, da sempre vicino alle esigenze della realtà sociale della comunità mauriziana etnea. La festa comunitaria è stata un momento fraterno di festa per grandi e piccini, cui è seguita una cena multietnica ispirata ai sapori del mondo. Come ogni anno si è rinnovato un appuntamento che vuole essere un mezzo per ringraziare il Signore per 9 Prospettive - 22 giugno 2014 DIOCESI Premio Rocco Chinnici a Padre Gianni Notari Speranza per il cambiamento, passione per il bene comune l sacerdote gesuita Gianni Notari -nel corso di una cerimonia svoltasi a Piazza Armerina con la partecipazione del presidente della Regione Rosario Crocetta, dell’europarlamentare Caterina Chinnici, del sindaco Filippo Miroddi e del Vescovo mons. Rosario Gisana e di altre autorità civili e militari- è stato conferito il XIII Premio “Rocco Chinnici” assieme ad altri rappresentanti della società civile, che con il loro esempio hanno contribuito all’affermazione della cultura della legalità, tra cui i procuratori della Repubblica di Catania e di Gela Giovanni Salvi e Lucia Lotti, il sindaco di Troina Fabio Venezia, il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, il regista Pierfrancesco Diliberto, il presidente del Centro “Pio La Torre” Vito Lo Monaco, il sacerdote della “Terra dei Fuochi” don Maurizio Patriciello, il conduttore televisivo del programma “Presa diretta” Riccardo Iacona. Padre Notari, “uomo di grande cultura e di spiccato garbo umano, ex direttore del Centro ‘Pedro Arrupe’ di Palermo e docente di Antropologia culturale alla Facoltà teologica di Sicilia, ha collaborato con tutte le associazioni di volontariato operanti nel capoluogo. Napoletano, prete dal 1978, Notari si è avvicinato ai senza-casa tre anni dopo il suo arrivo in città, durante la lunga occupazione della cattedrale (…) da allora non ha più abbandonato le famiglie. Del resto Notari è stato vicino ai più deboli sin dall’inizio, quando a Napoli lavorava da giovane sacerdote a fianco di tossicodipendenti e prostitute. Nel 2007, quando il Comune sgomberò 18 famiglie dalle locande che non riusciva più a pagare, mandando per strada 29 bambini, il gesuita attaccò duramente l’indifferenza della città (…) Padre Gianni con la sua incessante attività invita tutti al “cambiamento possibile”, alla “passione per il bene comune”, alla “speranza” che non deve mai cedere il posto alla tristezza e al disincanto né ancorarsi a un singolo ma concretizzarsi nell’impegno condiviso, maturo e responsabile, a prescindere dagli eventi e dagli avvicendamenti. Oggi a Catania caratterizza la parrocchia Crocifisso dei Miracoli come centro di accoglienza per i più bisognosi, specie migranti, e per l’attività di laboratorio politico sulle questioni cittadine, “palestra di partecipazione democratica e di vicinanza umana”. Questa la motivazione espressa durante la consegna del riconoscimento che il gesuita, accompagnato da un gruppo di giovani, ha ritirato assieme ad altri insigniti, individuati da una commissione giudicatrice presieduta dall’on. Chinnici, figlia del magistrato e capo del dipartimento per la giustizia minorile del ministero della Giustizia. Gli insigniti nei rispettivi settori di competenza costituiscono una speranza e un incoraggiamento per tutti. Guardare, nell’oggi così difficile della nostra terra a questi registi, sacerdoti, giornalisti, editori, magistrati, prefetti, sindaci, imprenditori, A sx padre Gianni Notari e a dx la giornalista ANSA dott.ssa Pierelisa Rizzo A semplici cittadini allarga gli orizzonti della speranza. Uomini e donne che scelgono la via della verità e con il loro esempio invitano a fare altrettanto, scelgono la strada della giustizia e della legalità ogni qual volta decidono di denunciare il racket, di adoperarsi per il bene comune, di mettersi al servizio dei più deboli, di ome ogni anno, nel mese di Luglio viene proposto un campo particolare, riservato ai ragazzi di scuola media superiore e ai giovani, con la precisa finalità di riflettere sulla propria vocazione. Quando un giovane è incerto e non sa a cosa il Signore lo chiama, se sente un “disturbo vocazionale” nella sua vita, se avverte che la sua strada potrebbe essere quella del sacerdozio, è un bene verificare fino in fondo per scoprire quale sia la reale Volontà di Dio. Troppe volte questi dubbi vengono relegati in fondo al cuore senza essere chiariti neanche a sé stessi…la paura di sbagliare, di essere giudicati, di scoprire ciò che potrebbe andare contro i piani che c’eravamo fatti o che altri avevano fatti per noi…e, in contrappeso, l’insoddisfazione e la demotivazione di una vita pure apparentemente realizzata…e così passano gli anni, aspettando una ispirazione divina, affrontando soluzioni che spesso si rivelano false e depistanti, prendendo le distanze dalla Chiesa e persino da Dio… Quanto è invece liberante togliersi i dubbi, o perlomeno essere indirizzati per poterseli togliere con il tempo necessario. Un confronto e un tempo di riflessione, comunque, sono sempre utili per concentrarsi su sé stessi, per poter Notizie in breve dal 23 al 29 giugno C lottare per la giustizia e una società più equa. Padre Notari dedica il premio ai suoi confratelli gesuiti che quotidianamente lottano contro tutte le mafie del mondo e, in particolare, a padre Paolo Dall’Oglio, gesuita fortemente impegnato nel dialogo interreligioso con gli islamici che il 27 luglio 2013 è stato rapito da estremisti vicini ad al-Qaida. Antonino Blandini PROGETTO “Catania Misteriosa” a settecentesca cripta della monumentale chiesa primaziale Sant’Agata La Vetere ha ospitato la cerimonia della presentazione conclusiva e della premiazione ufficiale dei lavori multimediali del progetto “Catania misteriosa”, promosso dal prof. Antonio Alessandro Massimino, preside del Liceo Artistico statale “Emilio Greco”, e finanziato dal Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione, col patrocinio dell’Assessorato comunale ai Saperi e alla Bellezza condivisa. L’attività didattica dell’istituto ha come premessa fondamentale la centralità dello studente, la sua formazione e la sua crescita come persona consapevole di sé, del mondo e della L Una occasione per… il campo vocazionale affrontare dei dialoghi costruttivi, per creare amicizie sane e forti, per poter prendere o riprendere contatti con Dio…Il Campo Vocazionale è una occasione per scoprire e riscoprire, per riposare e per nutrire lo Spirito, per incontrare e dialogare, per avere anche quei sani e divertenti momenti di fraternità che troppo spesso abbiamo confuso con i contatti virtuali… Si lascia questa esperienza con una gradevole sensazione di leggerezza, spesso avendo compreso quale sia la strada che ci rende più felici e realizzati. A fronte di molti sacerdoti che hanno fatto il campo vocazionale a suo tempo, vi sono numerosi padri di famiglia che ricordano quell’esperienza con gioia. Quindi…vieni, ti aspettiamo. Il Campo Vocazionale si terrà dal 17 luglio pomeriggio al 20 luglio dopo il pranzo presso la Casa per ritiri della parrocchia S.Luigi Gonzaga a Tarderia. Bisogna munirsi di effetti letterecci e di uso personale, la Bibbia, block-notes e penne, e soprattutto qualche capo di abbigliamento pesante per la sera. Per qualsiasi informazione rivolgersi a: don Salvo Gulisano, cell. 3498311049; e-mail [email protected]; Direttore UPG Catania su Facebook. ® Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 23 Giovedì 26 • Ore 9.30 Catania, Seminario: Corso di aggiornamento del Clero. Martedì 24 • Ore 18.00 Catania, Chiesa S. Giovannuzzo: celebra la S. Messa. Mercoledì 25 • Ore 20.00 Catania, Chiesa S. Giuliano: celebra la S. Messa per l’Ordine del S. Sepolcro. Giovedì 26 • Ore 20.00 Paternò, Santuario S. Maria della Consolazione: celebra la S. Messa per il 60° anniversario di inaugurazione del Santuario. Venerdì 27 • Ore 18.30 S. Giovanni La Punta, Villa Angela: prende parte alla cerimonia per il 50° della struttura. Sabato 28 • Ore 9.00 Arcivescovado: udienze. • Ore 18.30 Adrano, parrocchia S. Francesco: celebra la S. Messa. e amministra il sacramento della Confermazione. Domenica 29 • Ore 11.00 Catania, parrocchia S. Leone: celebra la S. Messa in occasione del 60° di sacerdozio di P. Giuseppe Pappalardo. • Ore 19.30 Catania, Capitaneria di Porto: celebra la S. Messa e amministra il sacramento della confermazione di alcuni giovani della parrocchia S. Francesco di Paola. Da sx: ing. Giambattista Condorelli, avv. Vincenzo Martines, dott.ssa Stefania Di Vita, prof. Anna Di Carlo, arch. Benedetto Caruso, prof.ssa Maria Tersa Di Blasi, dott. Salvatore Castro sua storicità, per cui il progetto ha avuto come obiettivo principale l’ampliamento del piano dell’offerta formativa al fine di potenziare l’interesse e la partecipazione degli studenti al lavoro scolastico ed allontanare episodi di abbandono e di disagio. La lodevole iniziativa di notevole spessore didattico-educativo si è valsa della collaborazione della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania, del Parco Archeologico greco romano di Catania, del Kiwanis Club Catania Est, di SiciliAntica sezione di Catania, dell’Ente Morale Chiesa Sant’Agata la Vetere. La primaria esigenza è stata quella di favorire la conoscenza, la fruizione e la valorizzazione del vasto e misconosciuto patrimonio storico, artistico, museale e naturalistico della nostra città attraverso la realizzazione di strategie innovative e la promozione di attività volte a sviluppare la consapevolezza delle proprie radici culturali. Il progetto è stato indirizzato agli studenti della 3ª A del corso di architettura del Liceo Artistico che, coadiuvati dalla dott.ssa Stefania Di Vita e dalla prof.ssa Anna Di Carlo, sono stati accompagnati e guidati alla graduale scoperta della città misteriosa, attraverso un preciso itinerario didattico percorso e finalizzato alla raccolta di materiale fotografico e documentario per la produzione di un consistente elaborato multimediale. Alla simpatica e significativa cerimonia-conferenza stampa sono intervenuti tutti gli allievi che dal presidente del Kiwanis, avv. Vincenzo Martines, con la partecipazione del governatore eletto del Distretto Italia-San Marino dott. Elio Garozzo, hanno ricevuto in dono un Tablet PC come utile sussidio didattico, nonché la prof.ssa Maria Teresa Di Blasi e l’arch. Benedetto Caruso per la Soprintendenza ai Beni Culturali, l’arch. Giovambattista Condorelli per SiciliAntica, il rettore di Sant’Agata la Vetere sac. Ugo Aresco, il dott. Salvatore Castro del benemerito Comitato Popolare “Antico Corso”. L’interessante incontro culturale si è concluso con la gradita visita all’alto campanile settecentesco della chiesa da dove si può godere un meraviglioso panorama della città e del golfo di Catania. ® Blanc 10 Prospettive - 22 giugno 2014 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo È NECESSARIO MANGIARE LA CARNE DI CRISTO? SS.MO Corpo e Sangue di Cristo / A - Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147,12-15.19-20; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58 Il rapporto con Dio è fondamentale nella vita degli uomini proprio perché si tratta di vita. L’incoscienza dell’uomo lo porta a pensare che la vita è sua e può farne quello che vuole. Non è così: la precarietà in tutti i sensi lo dimostra. Nei rapporti con Dio uno dei dati fondamentali è la vita. Il brano del Deuteronomio enumera tutte le azioni di Dio per conservare la vita ad Israele. Ricorda che Israele è stato nutrito con un cibo particolare che neppure i suoi padri conoscevano. Dio gli ha fatto provare la fame, l’ha umiliato e dopo lo ha nutrito di un cibo speciale che non conosceva. Tutto questo perché l’uomo capisse che non vive soltanto di pane, ma anche di quanto esce dalla bocca di Dio. La memoria deve venire in soccorso ad Israele: “Non ti dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile, che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso. Luogo di serpenti velenosi e di scorpioni.. terra assetata, senz’acqua, che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima, che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri”. Come si evince Dio ha messo in atto tutti gli sforzi possibili perché l’uomo avesse la vita. Ulti- mamente ha mandato suo Figlio perché gli uomini avessero la vita. Gesù si presenta come pane vivo disceso dal cielo e pone una condizione, per vivere in eterno bisogna mangiare di questo pane: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Nella disputa tra i Giudei conseguente alle parole di Gesù, egli rinforza il suo detto : “… se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avete in voi la vita” Per avere la vita bisogna mangiare questa carne e bere questo sangue! Inoltre sottolinea il concetto di unione dicendo che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue rimane in lui e lui rimane in chi mangia e beve il sangue. Rimanere in lui significa costituire una vita comunitaria tra Lui e ciascuno di noi. La volontà di comunione è testimoniata dalla risurrezione nell’ultimo giorno: “Ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Quindi è necessario mangiare la carne di Cristo e bere il suo sangue per la realizzazione della piena comunione tra noi, Lui ed il Padre, e non occasionalmente, ma per l’eternità. Garanzia di tutto questo è la risurrezione nell’ultimo giorno. Alla luce di ciò non sarebbe il caso di rivedere ciò che impedisce di mangiare la carne di Cristo per la piena comunione? Leone Calambrogio San Paolo in briciole Comportarsi in maniera degna di Dio 1 Ts 2,9-12 Paolo richiama la memoria dei Tessalonicesi sul suo duro lavoro e sulle fatiche lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno “ho annunciato il vangelo di Dio”. Di questa attività loro Tessalonicesi sono testimoni e lo è anche Dio: il suo comportamento verso di loro, che credono, è stato santo, giusto e irreprensi- bile. Si è comportato come un padre verso i propri figli “abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria”. L.C. Nella comunione il cuore assorbe il Signore e il Signore assorbe il cuore, divenendo una cosa sola Nella “fragilità” di Dio il segreto della vita Vita Una parola scorre sotto tutte le parole di Gesù, come una corrente sotterranea, una nervatura delle pagine: vita. A nessuno sfugge che la preghiera ha bisogno anche di sussidi legati ad una comprensione più profonda dei momenti dell’anno liturgico e di sussidi miranti ad una intelligenza cristiana dei momenti più significativi della vita (orazioni quotidiane - mattino e sera, prima e dopo i pasti, ecc.e settimanali, in particolare per la famiglia: nascita, infanzia, adolescenza, amore, lavoro, tempo libero, malattia, morte). Gli ambiti entro cui vengono messi in atto questi strumenti riguardano le varie componenti della comunità cristiana e i nuclei fondamentali della società umana. Il presbiterio con il suo vescovo riscopre il posto della preghiera contemplativa entro il quadro della spiritualità sacerdotale. È importante valorizzare i momenti di preghiera silenziosa presenti nell’azione liturgica. Occorre educare i vari gruppi alla preghiera contemplativa con strumenti adeguati. E’ utile proporre tempi comuni di preghiera soprattutto in connessione con i tempi forti della liturgia annuale, in speciali occasioni di adorazione, quali Quarant’ore ecc.. Cuore Offrire strumenti per far pregare con i tempi importanti della vita. La comunità, insieme con la famiglia, è il luogo normale di educazione alla preghiera dei battezzati. Dal modo e dal tono con cui si prega, dal rispetto delle pause e dei momenti di silenzio, dalla solennità, dignità e intelligibilità con cui viene proclamata dai lettori la Parola della Scrittura, dalla cura posta nel canto, dipende in gran parte la intuizione che esiste, al di là della preghiera delle labbra, una preghiera del cuore, e l’invito a prolungarla e a coltivarla esplicitamente. Valorizzare l’educazione teorica e pratica alla preghiera che può essere data, in maniera molto semplice ed efficace, in occasione del sacramento della Riconciliazione secondo il rituale e nella direzione o guida o “accompagnamento spirituale”. Anche i bambini sono suscettibili di una profonda educazione alla preghiera, che sappia valorizzare i gesti e i segni esteriori. I santuari e i centri di preghiera contemplativa sono riscoperti, valorizzati, proposti come meta di pellegrinaggi e incontri. Le comunità religiose operanti nel territorio si prestano generosamente a offrire la loro esperienza, i luoghi, il tempo, le persone per favorire l’educazione alla preghiera. Le famiglie, prime educatrici della preghiera, riscoprono questo loro compito e sono aiutate a diventare vero luogo di preghiera. Famiglia La famiglia è luogo di interessi affet- tivi, di rapporti personali profondi: può e deve essere, quindi, un ambito privilegiato per ricostruire il tessuto umano previo e abilitante alla preghiera. È importante per esempio che i genitori sappiano educare i figli a rinunciare a elementi di dissipazione (particolarmente a programmi televisivi quanto meno inutili) per riservare spazi di aperta e affettuosa conversazione e di raccoglimento davanti a Dio. I diversi sussidi di stampa cattolica o i ciclostilati entrano un po’ in tutte le famiglie, anche quelle che non frequentano la chiesa e offrono lungo l’arco di tutto l’anno, sia delle catechesi, sia qualche itinerario concreto di preghiera familiare. Tutti i gruppi in cui si attua una qualche esperienza di comunità si esaminano per vedere quale posto danno alla “preghiera silenziosa”. Là dove si recitano insieme Lodi e Vespri, si cura di farlo con la dovuta calma, le pause e i momenti di silenzio che danno il gusto della preghiera profonda. È utile prevedere qualche iniziativa che metta il popolo di Dio in comunione di ascolto silenzioso della Parola letta e commentata . Si possono prevedere alcune riunioni in determinai momenti particolari dell’anno. Si potrebbero prolungare indefinita- mente i diversi riferimenti per l’educazione alla preghiera silenziosa. Gli educatori per eccellenza alla preghiera sono i sacerdoti, che sanno trarre dal tesoro della tradizione e spiritualità “cose vecchie e nuove” per questo compito fondamentale. Alcuni suggerimenti: silenzio e adorazione. Allarghiamo in noi e negli altri i momenti di pausa contemplativa, di silenzio adorante. Ci sarà chi lo farà aiutandosi con le preghiere di tipo ripetitivo-contemplativo tradizionali, come il Rosario o la Via Crucis, chi userà piuttosto la “preghiera di Gesù” della tradizione orientale o le invocazioni o altre forme. Tra di esse è certamente da rivalorizzare la preghiera adorante connessa alla Comunione e davanti al Santissimo Sacramento. I giovani sono sensibili al richiamo della preghiera silenziosa. Non mancheranno l’ascolto della Parola e lectio divina. Il silenzio prepara il terreno su cui cade il seme della Parola. Alla luce dell’insegnamento della Chiesa, e particolarmente del Concilio, leggiamo attentamente, con calma, il brano del lezionario del giorno, chiedendoci: quale “buona notizia” è contenuta qui per la mia vita? Oppure percorriamo attentamente un libro della Scrittura, un Salmo, lasciando che il messaggio penetri in noi. Vivere i tempi forti dello Spirito. Ricaviamo per noi e per gli altri dei tempi dedicati al silenzio e all’ascolto orante. Per questo occorre avere luoghi diversi da quelli in cui si svolge la nostra vita, cercare un po’ di “deserto”. Mettere in programma qualche giornata di ritiro che sia veramente tale. Si promuovono gli Esercizi Spirituali in quelle forme che insegnano davvero a pregare. Gli Esercizi sono infatti la più efficace scuola di preghiera. Qui nascono spesso le vocazioni di speciale consacrazione e impegno nella Chiesa. È lodevole iniziativa quella che prevede, al compimento della scuola secondaria o comunque nel periodo di scelte decisive, un corso di Esercizi in ordine agli orientamenti della vita. Padre Angelico Savarino 11 Prospettive - 22 giugno 2014 l’intervista Indietro nel tempo intervistando Francesco Riera L’amore per la storia della propria terra icordo che era il mese di giugno del 2008 quando il caro amico Francesco Riera fece la sua dipartita. Lui, sempre disponibile verso chi gli chiedeva un aiuto morale e perché no, anche economico, verso chi gli chiedeva ora un consiglio, ora un interevento e lui tempestivamente agiva, precorrendo il più delle volte la richiesta. Ora sono qui a Ficarra nella provincia di Messina, in un piccolo paese appollaiato sulla montagna, nella fascia tirrenica della Sicilia, sulla prealpe nebroidea e sto qui a rinnovare alla memoria questa figura che tanto ha inciso nella mia vita e soprattutto ha determinato in me la genesi dell’amore per la storia della Sicilia. Suonano lenti i rintocchi del campanile e un torpore coglie le mie membra. R Improvvisamente una voce antica, a me familiare mi giunge come un canto da tempo dimenticato e adesso rinvigorito dall’ascolto di una melodia: <<Ho sempre scommesso sui cavalli vincenti… Stefania tu sei uno di questi>>. Ricordo, questa è stata la frase che mi disse tempo fa il mio caro amico Franco Riera quando ero alle prese con gli studi universitari e le ansie e le preoccupazioni degli esami costellavano la mia esistenza. Sono emozionata, ho la voce rotta dal pianto; il mio caro amico Francesco Riera è qui accanto a me nella sua saggia e consapevole postura. Il corpo è un po’ appesantito dagli anni, ma lo spirito è gio- vane e lo è anche la mente, quella mente straordinaria, amante della sto- Sempre più emozionata e con un fil di voce proferisco queste parole: <<Signor Riera, giammai avrei potuto immaginare di stare qui di fronte a lei e parlarle! Sa, da quando è avvenuta la sua dipartita, mi è rimasto un lacerante senso di solitudine: Mi mancano tanto quei Belpasso: Caratteristica disposizione delle strade a scacchiera ria patria che mi ha accompagnato nella conoscenza del passato della mia terra, la Sicilia. pomeriggi e quelle serate trascorse insieme a conversare di Giovanni Verga e di Giuseppe De Felice Giuffrida, Al teatro Brancati di Catania “Finché vita non ci separi” di Gianni Clementi Commedia familiare borghese che strappa risate e applausi ran successo al teatro “Brancati “ di Catania per l’esilarante commedia “Finché vita non ci separi” scritta da Gianni Clementi e diretta da Vanessa Gasbarri. Una straordinaria compagnia, in una commedia ironica, tagliente e con la grazia tipica della commedia tradizionale popolare! In casa Mezzanotte fervono i preparativi per celebrare il matrimonio dell’anno tra l’enigmatico intrigante Giuseppe, paracadutista dei Carabinieri appena rientrato da una missione in Afghanistan, figlio di Alba e Cosimo maresciallo dell’Arma in pensione, e Francesca figlia del signor Spampinato, proprietario del ristorante “La Scamorza”. Due giovani di famiglie ben in vista, ma qualcosa non va per il giusto verso. Forse a causa di un’improvvisa discordia tra i promessi sposi... O forse solo per un semplice inciucio di paese...! O magari per la classica intrusione del terzo incomodo? L’arrivo di Miriam hair stylist e make up artist, come ama definirsi, parrucchiera e professionista di vita, interpretata dalla simpatica Claudia Ferri, porta in casa Mezzanotte un momento di novità nell’ordinaria vita matrimoniale. … “Mi sono piaciute sempre le storie d’amore di altri … ma quando finiscono, ci rimango male! Mentre si avvicina l’ora fatidica, la chiesa addobbata, ecco che in casa Mezzanotte cambia l’atmosfera con una serie di intrighi e complicità. “Tutto pronto. Tutto perfetto. Tutto” … ma Mattia bussa alla porta, ed ecco che in famiglia tutti i valori vengono messi in discussione, attraverso un dialogo incalzante; l’autore abilmente introduce l’hýbris, scatena la scompiglio e impone allo spettatore di prendere posizione. Mille interrogativi per affrontare il tema principale: l’omo- G sessualità che si riconverte in bisessualità con un’esplorazione degli animi umani dal dramma al sorriso amaro. L’incontro fra Mattia, Alessandro Salvatori, il sergente che va a lottare per la democrazia, e Giuseppe accende la scintilla di una grossa querelle della realtà quotidiana. La regia valo- rizza gli elementi sociali per andare sul grottesco che inevitabilmente si sprigiona dalla situazione. Catturante è la compagnia che ci porta in una vera full immersion di una grande problematica attuale. Alla fine Alba, Giorgia Trasselli, con saggio cambiamento, trasforma tutte le sue inquietudini sul matrimonio fra i due sposini in benevolenza pacata, per salvare le apparenze rinnegando tutti i veleni precedenti e così: Francesca ha un sorriso fantastico, il ristorante è meraviglioso…! Ma con dolore dirà al figlio “glielo spiegherai tu a quella creatura!” La madre riconsidera tutto, vede il matrimonio con filosofia da lontano, e accetta il pacchetto completo con suoceri, menu, ecc. Battuta comica e pungente per il ristorante “Scamorza” suscitando risate e applausi fra il pubblico. L’autore con assoluta maestria porta in scena i peculiari e tradizionali stereotipi della realtà quotidiana, mai banali ed obsoleti, aggiungendo moderna e brillante satira a tematiche quanto mai attuali e moderne, mai scade nel serio e pretenzioso moralismo, la satira e l’ironia utilizzata sono sempre all’insegna della leggerezza e dell’umorismo coinvolgente. Valore aggiunto all’ironia va ad Antonio Conte, che con semplicità strappa risate di gusto alla platea, garantendo alla commedia il successo. Plauso dovuto anche a Nicola Paduano che, con grande bravura, è riuscito a evidenziare il ruolo comico che i social network hanno nella nostra vita quotidiana. Alla fine la chiesa ha un ruolo rilevante e trainante della commedia e dei personaggi, intesa come comunità che, per quanto considerata retrograda e inattuale, tende a risolvere i problemi di tutti. Ed è nella chiesa che si vanno a incontrare esigenze, bisogni e desideri dei personaggi della commedia/dramma, con invito alla riflessione sul conservatorismo sociale e la dicotomia tra amore e sessualità. Il matrimonio omosessuale, come afferma la Chiesa minaccia i fondamenti antropologici della nostra società; la commedia vive così i due poli dell’amore: da quello antropologico e, oltre i limiti di tale modello, al profano. Artemisia Premio Bontà Inner Wheel Catania 2014 N ell’articolo di pag. 7 dell’ultima edizione di “Prospettive” dal titolo “Premio Bontà Inner Wheel Catania 2014: Una piccola grande donna”, per una mera svista di trascrizione, è stato omesso il nome del contrammiraglio dott. Domenico De Michele, direttore marittimo della Sicilia Orientale e comandante della Capitaneria di Porto di Catania, il quale è stato presente alla cerimonia ed ha rivolto un indirizzo di augurio e di saluto alla premiata e a tutti presenti. Ce ne scusiamo con l’illustre interessato e con i lettori. il sindaco di Catania dei primi del novecento, tanto amato dai cittadini che amabilmente lo chiamavano “tribunu, nostru patri”. Lei ha lasciato questo mondo terreno quel dì di giugno del 2008, quasi alla chetichella, senza chiedere se i suoi più cari amici permettessero che lei se ne andasse così. Un vuoto è rimasto a noi che l’abbiamo conosciuta e frequentata. Quanti libri sulla storia di Catania mi ha fatto conoscere e quante visite abbiamo fatto insieme nelle biblioteche a cercare ed esplorare documenti antichi e il più delle volte inediti! <<Vero è mia adorabile amica, e ti ricordi quando ti coinvolsi in quella che era la mia passione storica e letteraria, l’eruzione che travolse Malpasso e molteplici paesi etnei nel 1669. Quante volte da solo in insolite ore della giornata sono stato su quei luoghi e ho camminato sulla lava rappresa di quei territori che vissero quella calamità. Ti portai nel posto, in prossimità dei Monti Rossi, nel territorio di Nicolosi dove si aprirono otto bocche effusive che vomitarono lava incandescente per sei mesi circa dall’11 marzo a luglio di quell’infausto secolo. Ho camminato sui costoni lavici, su quel suolo che conferisce il nome alla nostra città “Katane” dal toponimo sicano che vuol dire “grattugia”, suolo ruvido e acuminato e lì ho ambientato il mio romanzo “Quei di Malpasso”, dove ho incontrato i protagonisti, i miei ragazzi, Mara e Antonio>>. Certo che ricordo la sua pubblicazione, che le è costata veglie notturne nello scrivere, documentarsi, immaginare. Posso dire che lei ha sofferto con i protagonisti del suo romanzo. <<Si, Stefania, quello è stato un romanzo storico, dove i personaggi sono un parto delle mia fantasia, ma lo scenario è stato tremendamente reale, quello che vide la terribile eruzione che travolse una cittadina opulenta e laboriosa che nel secolo XVII aveva persino la scuola del notariato. Il mio amico Venerando Bruno, anche lui appassionato di storia locale, ha rinvenuto lo stemma della cittadina e altri documenti inediti. Sai mia affezionata amica, quando trascorri una vita in una ricerca….>> Signor Riera, tornerà a farmi visita, mi mancano tanto le nostre conversazioni sulla Sicilia del passato! Lei, mi ha trasmesso tanto amore per la storia della mia terra. La prego non vada via, non mi lasci! <<Mia piccola e devota amica, io non posso restare, non faccio più parte di questo mondo, ma basterà il pensiero ad avermi vicino. Quando vorrai sentire la mia presenza, alza lo sguardo nella volta celeste. Ti ricordi la frase di Immanuel Kant “Sopra di me il cielo stellato, dentro di me la voce della coscienza.”. Mi protesi verso di lui per abbracciarlo, ma era già scomparso Il campanile emanava i suoi lenti rintocchi come un pianto antico che lentamente si perde nella vallata. Stefania Bonifacio 12 Prospettive - 22 giugno 2014 RUBRICHE Celebrata a Catania l’11ª Giornata Mondiale del Donatore di Sangue Obiettivo autosufficienza sangue ’11ª Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, istituita nel 2003 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella ricorrenza della nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni, è stata celebrata a Catania lo scorso 12 giugno con una conferenza stampa svoltasi nella sala giunta di Palazzo degli Elefanti, presenti il Dott. Santocono, delegato del sindaco di Catania per le politiche sanitarie, i direttori dei servizi trasfusionali e del servizio talassemia degli ospedali Garibaldi, Vittorio Emanuele e Cannizzaro, i rappresentanti associativi AVIS, FRATRES, CRI, SAN MARCO - ADVS-FIDAS e delle locali associazioni dei talassemici. L’evento, particolarmente significativo per l’ampia e qualificata partecipazione, è stato occasione per sottolineare l’importanza di un impegno comune e sinergico tra le diverse realtà del territorio - istituzionali, sociali e associative - per poter affrontare in maniera concreta ed efficace il problema della non autosufficienza sangue a Catania. Ritardi culturali, pregiudizi ancora persistenti in larghe fasce della popolazione, la diffidenza e l’indifferenza che si registra soprattutto tra i giovani, pongono infatti Catania agli ultimi gradini nella scala nazionale e regionale delle donazioni di sangue, e ciò a fronte della drammaticità di L un fabbisogno in continuo aumento per le necessità provenienti dai protocolli trasfusionali dei soggetti talassemici, dalle emergenze e dagli interventi di alta specializzazione. Da qui la necessità e l’urgenza - più volte evidenziata e condivisa nel corso degli interventi in conferenza stampa - di avviare e promuovere percorsi unitari e collaborativi nella realizzazione delle iniziative che si attuano sul territorio, soprattutto sul versante della sensibilizzazione e della promozione culturale, perché il germe della solidarietà e del dono possa penetrare sempre più nei cuori e nelle coscienze delle persone e soprattutto delle giovani generazioni. In tale ottica, tra le varie manifestazioni celebrative organizzate nella ricorrenza della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, quella realizzata dalla ADVS-FIDAS, sezione di Tremestieri Etneo, con la XIV Edizione del Concorso di Disegno “Il Dono del Sangue, un Si alla Vita”, va senz’altro menzionata per la sua particolarità in chiave prospettica, essendo stata rivolta strategicamente agli alunni delle scuole elementari, oltre che come “modello” di collaborazione e sinergia tra ente comune, scuola, strutture sanitarie, volontariato. L’importanza dell’evento, per il suo profondo significato umano e sociale, è stata sottolineata dal Sindaco di Tremestieri Etneo, Ketty Rapisarda, con l’impegno dell’Amministrazione Comunale a proseguire nel sostegno a tutte quelle iniziative che contribuiscano alla crescita morale e civile della comunità. Una particolare nota di apprezzamento per l’iniziativa è stata espressa dal Dott. Nuccio Sciacca, Direttore del servizio Trasfusionale dell’Ospedale Garibaldi, quale opportunità per sviluppare e far emergere attraverso il “linguaggio del disegno” le capacità espressive e di comunicazione dei bambini, anche su argomenti importanti quali quelli della solidarietà alle persone segnate dalla sofferenza e dalla malattia. Tra queste, le persone affette da talassemia rivestono un ruolo significativo in termini di fabbisogno sangue, in quanto – come sottolineato dal Dott. Vincenzo Caruso, Direttore del Centro di Microcitemia del Garibaldi – un regolare protocollo terapeutico che consenta ai talassemici di vivere una vita “normale”, prevede una trasfusione ogni 15/20 Sensibilizzazione e promozione culturale alla solidarietà e al dono delle coscienze soprattutto delle giovani generazioni giorni. 24 i disegni selezionati dalla giuria composta dagli artisti Nina Hausman, Corrado Floridia e dalle giovani studentesse Di Stefano Alessia e Caruso Simona, su oltre 200 elaborati realizzati dagli alunni dei plessi Centro, Immacolata e Settebello Nord del Circolo Didattico “Teresa di Calcutta: Bertolami Enrico, Bonaccorsi Sofia, Cacia Alessio, Cannavò Bianca, Carrasi Simone, Caruso Adriana, Di Paola Sofia, D’Urso Andrea, Grasso Ilenia, La Rosa Tania, La Torre Chiara, Litrico Agata, Mannino Erica, Messina Agnese, Musumeci Ottavio, Passini Giorgia. Poma Flavia, Romano Andrea, Romeo Greta, Russo Giulia, Sapere Alberto, Sortino Pietro. Strazzuso Valentina, Zuccarello Claudia. Salvatore Caruso All’IC Campanella Sturzo giornata dedicata alle malattie mentali con le illustrazioni di Totò Calì Educare i ragazzi alla comprensione delle malattie mentali che può essere critica, ironica, riflessiva, narrativa, per dare della realtà stessa una descrizione nuova”. La mostra è stata presentata per la prima volta il 19 dicembre 2013 ed esposta, è partita presso il padiglione 19 psichiatria del P.O. Vittorio Emanuele, articolandosi in un percorso itinerante incrementale: dove accanto alle opere di Totò Calì sulla salute mentale si sono aggiunte quelle dei ricoverati, nonché attualmente le numerose produzioni dei ragazzi dell’ultimo anno della scuola media inferiore dell’IC Campanella Sturzo, guidati dai docenti che li hanno curati e accompagnati nell’elaborazione di opere sul tema dell’evento e della salute, intesa in senso ampio quale sana alimentazione e stile di vita. Il prof. Lino Secchi dirigente scolastico dell’IC sostiene “siamo lieti di ospitare un’iniziativa in linea con la cultura dell’integrazione e l’accettazione delle diversità, e i disegni dei L’obiettivo è suscitare riflessioni e dibattito su un tema trasversale: coesione sociale, accettazione delle reciproche diversità, inclusività naugurata all’Istituto Comprensivo “Campanella – Sturzo” di Catania la mostra delle illustrazioni d’arte di Totò Calì “La psichiatria incontra la scuola: il dentro e il fuori” dedicata alle malattie mentali. “Réenchanter le monde” per mano, ignari dei confini della coscienza, dare sostegno alla creatività tra immagini sofisticate di forte attualità. Far rivivere l’Arcadia dei sensi fatta di grafica segni e immagini profonde. Nutrire lo sguardo, insomma educare attraverso immagini dal sapore onirico, giocando tra fantasmi e realtà, impregnati di momenti condivisi che vanno dalla contemplazione all’azione. L’iniziativa è promossa dal dipartimento di salute mentale CT4, con Carmelo Florio, Direttore del servizio di salute mentale “la mostra, sottolinea, è un tentativo di far conoscere e comprendere un mondo complesso e talora inesplicabile: quello della sofferenza mentale e avvicinare i servizi alla cittadinanza. È importante la continuità del progetto itinerante per sensibilizzare capillarmente il territorio sulle tematiche della salute menta- I le”. È stato sostenuto anche dalla Sesta Circoscrizione del Comune di Catania, il Preside della scuola Lino Secchi, l’autore delle opere leitmotiv Totò Calì con 28 illustrazioni, riprodotte in pregevoli pannelli che “raccontano la follia”, il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASP di Catania Giuseppe Fichera, per la Neuropsichiatria Infantile Anna Teghini, in rappresentanza dei dirigenti dell’ASP Anna Fazzio e Giovanni Rapisarda, nonché il Presidente del Rotary club Catania ovest, Domenico Giuliano, che ha sostenuto l’iniziativa. È intervenuta all’evento Francesca Pricoco, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania. Gaetano Sirna, commissario straordinario dell’Asp Catania chiarisce “l’evento è una sollecitazione significativa per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, e in particolare delle giovani generazioni, sul tema del disagio psichico”. Calì fa notare “è un tentativo di vedere la realtà da un punto di vista diverso; un’ottica nostri ragazzi si integrano con i disegni di Calì e di soggetti con disturbo mentale”. L’obiettivo è suscitare riflessioni e dibattito su un tema trasversale: coesione sociale, accettazione delle reciproche diversità, inclusività. La Psichiatria è spesso percepita e confinata all’immagine della follia, dell’incurabilità e della distanza dalle persone, in realtà essa è più vicina di quanto non si possa immaginare. Il dolore e la sofferenza non hanno confini e le possibilità della cura in psichiatria attengono a prassi di ascolto, decodifica della domanda e interventi plurimi che interessano più professionalità. Le immagini di Calì e dei pazienti parlano più delle parole, il messaggio è che “dentro e fuori” si incontrino di più e meglio, le istituzioni dialoghino e si affrontino in maniera costruttiva. Ogni pezzo è una storia di questo tempo: triste e terribile o gioiosa, ma sempre specchio della nostra realtà. Un’ulteriore tappa sarà l’Istituto Penale Minorile di Bicocca: altro luogo dove il dentro e il fuori s’interseca e ci interroga. Lella Battiato