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Catania - anno XXX - n. 24 - 22 giugno 2014 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
“Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
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LA FAMIGLIA
AL CENTRO
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SPECIALE
MOMPILERI
Rapporto sull’analfalbetismo religioso in Italia
RELIGIONE: oscurati
i trasmettitori naturali
N
el tardo pomeriggio di
lunedì 9 giugno, nella
galleria dei vescovi dell’arcivescovado, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e di un pubblico attento
e qualificato si è tenuto un incontro
di studio di alto profilo culturale per
lo spessore professionale dei relatori
e per il tema trattato, frutto di un’accurata riflessione in occasione della
presentazione di un’opera libraria di
straordinario valore scientifico e
documentario edita da “Il Mulino”:
“Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia”.
Ecco alcuni dei punti salienti scaturiti dalle relazioni ufficiali in programma: è impensabile in Italia che un
dibattito teologico, importantissimo
per la comprensione della realtà
come avviene in altri Paesi, possa
interessare il lettore che vive in un
altro mondo in cui la conoscenza
religiosa risale ad almeno quattro
generazioni orsono: la situazione
contemporanea dell’esperienza religiosa non può essere ridotta nei confini dello Stato illuminista di tipo
ottocentesco perché ormai tutto si
pone diversamente. Nella nostra cultura, sia popolare sia intellettuale,
c’è un’ignoranza di fondo che s’identifica con l’analfabetismo religioso la cui responsabilità si attesta ai
suoi trasmettitori naturali: la famiglia che delega alla parrocchia per la
preparazione ai sacramenti o alla
scuola pubblica per l’insegnamento
della religione; a sua volta lo Stato
delega alle autorità religiose per
competenza, senza controllare cosa
fanno questi delegati. C’è un altro
trasmettitore, le comunità religiose,
che riguarda il campo della catechesi e della predicazione che per la
maggior parte non partono dalle
scritture. L’analfabetismo interroga
le famiglie, le parrocchie, le istitu-
zioni dello Stato in
cui ormai la teologia è
scomparsa dalle università. Il mondo cattolico non è assolutamente informato dei
problemi della fede.
Questo è quanto
emerso dalla presentazione introdotta dal
moderatore prof. sac.
Giuseppe Ruggieri e
svolta da Roberto
Osculati, professore
emerito di Storia del
cristianesimo, e dal
curatore del volume
Alberto Melloni, professore di storia del
cristianesimo nelle
università di Modena
e Reggio Emilia e
della cattedra Unesco
del pluralismo religioso e segretario della Fondazione per le
scienze religiose Giovanni XXIII, nonché
dalla replica dei tre illustri studiosi
che hanno risposto alle sollecitazioni
presentate da diversi intervenuti
all’incontro.
Antonino Blandini
(segue a pag. 2)
alle pagine 6/7
PREMIO
ROCCO
CHINNICI
a pagina 9
11ª GIORNATA
MONDIALE
del DONATORE
di SANGUE
Centenario di san Pio X
n occasione del centenario
della morte di San Pio X,
(21 agosto 1914), numerose manifestazioni favoriscono la rilettura del
magistero del Papa Giuseppe Melchiorre Sarto che da Patriarca di
Venezia salì al soglio pontificio negli anni bui dei
conflitti mondiali.
Nato a Riese in provincia di Treviso il 2 giugno
1835, secondo di dieci figli in una famiglia modesta: suo padre Giovanni Battista era fattore e sua
madre, Margherita Sanson, sarta, entrò a 15 anni
nel seminario di Padova. Ordinato sacerdote nel
1858, Vescovo di Mantova nel 1884 e quindi
Patriarca di Venezia, nel conclave
del 1903 fu eletto
quale 257° successore di San Pietro e
nel 1954 fu proclamato Santo da Pio
XII.
Partecipando al
primo Congresso
catechistico nazionale tenutosi a Piacenza tra il 24 ed il
26 settembre 1889
si dichiarò a favore
di “un catechismo
I
Realismo pastorale alle origini
del cattolicesimo contemporaneo
popolare storico-dogmatico-morale redatto in
domande brevi e risposte brevissime” perché tornasse di facile lettura per le menti non solo dei
bambini, ma anche per quelle degli adulti.
Ed è proprio il Catechismo, l’opera magna che
consente di “incontrare” San Pio X e apprezzare il
dono prezioso donato alla Chiesa, quale
straordinario sussidio contro l’ignoranza
religiosa, strumento di educazione
e di dottrina che ha accompagnato
per i sentieri della fede intere
generazioni, attuale anche oggi, in
riposta al sempre dilagante relativismo che spadroneggia in ogni
dove, lasciando mano libera al “fai
da te” anche nei confronti della
religione.
Il 12 ottobre del 2012 è stato celebrato il centenario dalla storica
data di pubblicazione del primo
catechismo che porta il suo nome
(12 ottobre 1812).
Nella prefazione si legge: «Fin dai
primordi del nostro Pontificato
rivolgemmo la massima cura all’istruzione religiosa del popolo cristiano e in particolare dei fanciulli, persuasi che gran parte dei mali che affliggono
Giuseppe Adernò
(segue a pagina 2)
a pagina 12
2
Prospettive - 22 giugno 2014
sommario al n. 24
PRIMO PIANO
Memorial al musicista
compositore
Giovanni Gioviale _________3
Martirio ed Eucaristia
nell’epistolario
di Ignazio d’Antiochia _____4
Solennitá
del Corpus Domini ________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________9
Campi vocazionali estivi ____9
DIOCESI
50 anni di cammino
pastorale di Mons. Salemi___8
Festa Multietnica
Migrantes/Caritas 2014 _____8
Indietro nel tempo
intervistando
Francesco Riera__________11
Al Brancati di Catania
“Finché vita non ci separi” _11
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 18 giugno 2014
Gli Usa inviano marines e portaerei nel Golfo Persico
Sale il livello di guardia in Iraq
i continua a combattere
in Iraq, in piena guerra
civile. La situazione dagli osservatori internazionali è stata definita critica per via dell’avanzata incessante
degli jihadisti dello Stato islamico
dell’Iraq e del Levante (Isis). L’obiettivo è raggiungere Baghdad.
Finora si sono avvicinati alla città di
Baquba, che dista sessanta chilometri dalla capitale irachena. L’esercito
li ha respinti ma continuano gli scontri. Intanto ogni giorno sale il numero delle vittime, 270 jihadisti sono
stati trucidati dalla forze armate irachene, con sette veicoli militari
distrutti nei raid. Tra le vittime spicca, Yasser Nayi, capo del gruppo
estremista sunnita dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria. Tutto
potrebbe precipitare da un momento
all’altro, pertanto Barack Obama ha
deciso di riportare i soldati americani in Iraq. Tre anni dopo la scelta di
ritirare l’intero contingente statunitense. Aveva fatto della ritirata dall’Iraq il suo cavallo di battaglia duran-
te la campagna elettorale contro il
rivale, definito guerrafondaio, George W. Bush. Era solo il 2011 quando
l’ultimo marines aveva lasciato il
suolo iracheno. Adesso la storia è
cambiata. Una marcia indietro obbligata dovuta all’avanzata crescente
dell’esercito fondamentalista islamico dell’Isis. Per il momento, non ci
sarà nessuna invasione, soltanto 275
marines arriveranno in Iraq per
difendere – dicono ufficialmente
fonti del Pentagono – l’ambasciata
americana a Baghdad. In realtà questi ultimi dovranno addestrare i sol-
dati dell’esercito nazionale impegnati nel fermare
l’avanzata dei ribelli.
Insomma una strategia
prudente da parte del
numero uno americano
che attende gli sviluppi
della situazione nelle
prossime ore. Il Pentagono
non si è fermato all’invio
dei marines, ha inviato nel
Golfo Persico una ridotta
squadra navale. Un centinaio di navi
con un contingente di 500 marines,
insieme agli aerei della George
H.W.Bush, portaerei inviata sul
posto. Prudenza d’obbligo vista la
guerra interna che sta dilaniando il
paese tra sciiti e sunniti che rischia di
impantanare nuovamente gli Stati
Uniti. Al riguardo Obama ha dichiarato di collaborare con l’Iraq per
bloccare l’avanzata dei terroristi.
“Gli Stati Uniti - prima per voce del
segretario di Stato John Kerry, poi
direttamente dalla Casa Bianca –
hanno assicurato che tutto avverrà
con consultazioni passo dopo passo
con Baghdad, che le decisioni spettano a un’ampia rappresentanza della
leadership irachena”. Una collaborazione che non si intende sul piano
militare, se ne riparlerà a Vienna,
sede dei colloqui sul programma
nucleare iraniano tra Teheran e i cinque Paesi del Consiglio di sicurezza
dell’Onu, con l’aggiunta della Germania. Kerry, infine, ha confermato
la “profonda preoccupazione” americana di preservare l’unita’ dell’Iraq, un Paese, ha sottolineato, la cui
integrità è “vitale per la stabilità del
Medio Oriente”. Il tutto si svolge
mentre l’Alto commissario dell’Onu
per i diritti umani, Navi Pillay, ha
dato conferma delle centinaia di esecuzioni sommarie di civili sciiti,
catalogati come crimini di guerra,
che con molta probabilità sono da
addebitare agli jihadisti sunniti dello
Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis).
privo di pregiudizi e frutto delle
ricerche pluridisciplinari inserite da
diversi studiosi.
Egli ha evidenziato come nelle nuove generazioni dei nostri studenti si
avverte in modo positivo la forte esigenza di conoscere i testi originali
delle Scritture, le autentiche fonti
della religione cristiana, per tanto
tempo ritenuta nell’Europa Occidentale “monopolio di qualcuno” e in
Italia, sarcasticamente, una “questione di preti” e, finalmente, rientrata in
una fase di rinnovamento e di cambiamento come tutto il mondo ha
potuto osservare con grande interes-
se nell’epocale e recente incontro di
preghiera per la pace dei leader religiosi di Terra Santa e dei politici,
ebraici e palestinesi, convocati in
Vaticano da Papa Francesco, “una
cosa veramente grandiosa, come si
fosse voltata una pagina della storia”.
Nei Paesi europei ex cristiani si è
verificata la presenza di tradizioni
religiose un tempo marginali o considerate secondarie e frutto della
degenerazione degli esseri umani,
con notevoli conseguenze sociali. Di
fronte a queste nuove situazioni
bisogna evitare di dare giudizi di
vita cristiana delle persone e delle
comunità”.
Il suo pontificato fu segnato da una
florida primavera di risveglio della
vita cristiana ed in tanti passaggi
sembra avvicinarsi all’azione pastorale e catechetica di Papa Francesco.
San Pio X, il 20 gennaio 1904 stabilì
che “nessun potere laico esterno,
potesse opporre un veto nell’elezione
del pontefice e fulminò con scomunica quei cardinali che si prestassero a
fare da portavoce, anche del semplice desiderio o indicazione di uno Stato”.
Tappa importante per tutelare l’autonomia della Chiesa e San Pio X,
mentre condannò con fermezza il
socialismo e il liberalismo, non mancò mai di preoccuparsi di tutto ciò
che potesse migliorare le condizioni
degli operai.
Con l’enciclica Pascendi Dominici
gregis del 1907 - condannò il
‘modernismo’ e sventò ogni tentativo
di avviare un compromesso tra i cattolici e la nuova cultura, che metteva
radici nella società, provocando notevoli disastri sociali e morali. Si ricorda, inoltre, di Papa Sarto l’Esortazione Dum Europa che implorava a tutti
i cattolici del mondo la cessazione
della guerra europea appena scoppiata, che poi sfocerà nella Prima guerra
mondiale, della quale il prossimo
anno si ricorderà il centenario.
Come ha scritto il prof. Gianpaolo
Romanato dell’Università di Padova,
nel volume “Pio X. Alle origini del
cattolicesimo contemporaneo”, la
figura di San Pio X per alcuni decen-
ni rimasta in ombra, quale emblema
del “tradizionalismo”, oggi riemerge
per l’assetto pastorale e riformista
delle diocesi, per la gestione patrimoniale del Vaticano attraverso l’obolo di San Pietro, la riforma della
Curia romana e del Diritto Canonico.
Dopo il Concilio Vaticano II, il Catechismo di san Pio X cadde generalmente in disuso e a partire dagli anni
Settanta fu progressivamente abbandonato.
Eppure, come ha anche sostenuto più
volte Benedetto XVI, non si può fare
a meno del “libro mastro”, guida del
catechista e strumento prezioso per
la catechesi.
“Per i suoi effetti benefici sui bambini e su tutti i cattolici, il valore storico e culturale del Catechismo di San
Pio X non è quantificabile e come
tutti i capolavori che la Chiesa dona
ai suoi figli, non conosce né crepe,
né stagioni, ha scritto Cristina Siccardi, e in quest’anno centenario
ritorna di grande attualità il messaggio del Catechismo di San Pio X per
meglio comprendere la fede in Dio
che è “l’Essere perfettissimo, creatore del cielo e della terra” e per vivere secondo Dio dobbiamo “credere
le verità rivelate da Lui e osservare i
suoi comandamenti, con l’aiuto della sua grazia che si ottiene mediante
i sacramenti e l’orazione”.
Sono queste le formule di risposta
alle domande guida del Catechismo
e sono sempre attuali in ogni tempo,
essenziali, sintetiche e incisive.
propria superiorità o di altrui inferiorità.
Il problema interreligioso in Italia,
una terra affacciata nel passato sull’oriente ortodosso ed islamico e con
una fortissima presenza ebraica, non
è affatto nuovo, basti pensare alla
struttura tardo-medievale umanistica
e alle relative opere letterarie (un
esempio per tutti il Decamerone del
Boccaccio), anche con riferimento
alla Sicilia le cui principali città fino
al 1492-3-4 ci sono state floride Giudecche. Allora la gente aveva capito
come si poteva convivere senza
ammazzarsi. Quando sono arrivati
gli Spagnoli tutto cambiò bruscamente. Le Repubbliche marinare
avevano rapporti commerciali con
tutto l’Oriente in un clima interreligioso, interculturale. Come diceva il
cardinale Massaia, missionario in
Africa, l’italiano nel secolo XIX era
la lingua franca. Il colonialismo, la
conquista del continente nero, il
nazionalismo ha fatto dimenticare
tutto. Oggi, ancora una volta è cambiato tutto anche in campo religioso
e nei rapporti tra le varie confessioni.
Siamo passati dalla religione di Stato alla libera scelta. Lo studioso ha
fatto un raffronto tra il sistema religioso europeo e quello americano.
Il prof. Melloni si è soffermato, con
un ampio excursus storico dal fascismo alla repubblica, di più sull’ora
di insegnamento di religione cattolica, scaturita dalle norme concordatarie e ridotta con l’adozione di incredibili manuali, copiati uno dall’altro,
in un’ora di tolleranza”, a storia
“comparatistica delle religioni”, sulla fallimentare “ora alternativa” che
avrebbe dovuto contestare il “privilegio religioso”; così il grosso delle
conoscenze storico-dottrinali del cattolicesimo paradossalmente è affidato di fatto alla storia, alla letteratura,
alla filosofia, ecc..
È molto grave che non venga insegnato di nessuna religione il nucleo
fondante della sua presenza nella
storia e nella società; così del cristianesimo, senza approfondirne le fonti
scritturistiche, viene esposto solo il
contributo dato alla conoscenza culturale di una civiltà.
®
®
S
(continua da pag. 1)
RELIGIONE...
Il prof. Osculati, forte dell’esperienza di insegnamento universitario, ha
sostenuto la validità della lunga,
documentata e vasta disamina sociologica storico-teologico-dottrinale
ed anche politico-giuridico-economico-istituzionale delle varie religioni, una realtà sociale sempre più
complicata e problematica perché la
religione per se stessa è un problema
complicato che riassume in se tutti i
problemi, costituente l’approfondito
e articolato rapporto con 5 premesse,
(continua da pag. 1)
REALISMO PASTORALE...
la Chiesa provengono dall’ignoranza
della sua dottrina e delle sue leggi».
In un’intervista al settimanale “30
Giorni” nel 2003, l’allora cardinale
Ratzinger, oggi Papa Emerito Benedetto XVI, ha dichiarato che: «La
fede come tale è sempre identica,
quindi anche il Catechismo di san Pio
X conserva sempre il suo valore. …»
questo non esclude che ci possano
essere persone o gruppi di persone
che si sentano più a loro agio col
Catechismo di san Pio X che può
essere considerato una perfetta sintesi della dottrina cattolica che il Santo
Padre Pio X fece realizzare, rielaborando un testo che egli, aveva già
scritto, quando era Vescovo di Mantova.
In preparazione alla data del centenario della morte (21 agosto 1914) si é
svolta a Roma una conferenza dal
titolo: ”San Pio X - Un papa riformatore di fronte alle sfide del nuovo secolo” promossa dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, con la partecipazione del presidente padre Bernard
Ardura, e del professor Alejandro
Mario Dieguez, dell’Archivio Segreto Vaticano.
San Pio X, che aveva scelto come
motto del suo pontificato “Instaurare
omnia in Christo” e attuò con coraggio e fermezza una vera restaurazione, è stato “essenzialmente un pastore d’anime” e mosso da un grande
“realismo pastorale”, orientò i suoi
impegni verso “il rinnovamento della
Filippo Cannizzo
3
Prospettive - 22 giugno 2014
Verso il Sinodo
Il matrimonio
è il riflesso della
Santissima Trinità,
e con la grazia di
Cristo gli sposi
cristiani diventano
icona viva e credibile
di Dio e del suo amore
a famiglia è la cellula fondamentale
della società umana”. Questa espressione è presente nei documenti conciliari, nel magistero della Chiesa,
nelle catechesi del Santo Padre, nei
discorsi dei politici.
Parole sagge, vere, ma non supportate dai necessari sostegni anche economici per dare energia e forza alla
“cellula” così da poter crescere e svilupparsi.
La famiglia cristiana, come vera sorgente di speranza e vita nuova, costituirà il tema centrale del prossimo
Sinodo che si svolgerà dal 5 al 19
ottobre e già le diverse commissioni
di studio e di lavoro elaborano e sintetizzano contributi e proposte, capaci di portare nuova linfa all’educazione per la costruzione di una nuova famiglia, capace di durare nel
tempo, consolidando il vincolo di
amore e d’indissolubilità.
Il lavoro del sinodo sulla famiglia
nelle diverse tappe ha messo in moto
le varie componenti della comunità
cristiana; è iniziato con la grande
diffusione di un questionario, da
intendere non come un sondaggio
della Chiesa sulla famiglia, ma una
raccolta d’informazioni circa i
“L
La famiglia al centro
modelli pastorali e le sfide poste alla
famiglia dall’odierna società, segnate da un individualismo imperante.
Sarà di prossima pubblicazione il
documento di lavoro (instrumentum
laboris), che sarà alla base della
riflessione dei partecipanti all’Assemblea straordinaria, tra i quali i
presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.
Il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia,
previsto presumibilmente per il
2015, costituirà l’assemblea conclusiva di questo processo biennale.
Dalla raccolta dei primi dati emerge
l’immagine di una Chiesa, che anche
in quest’ambito punta sulla trasparenza del suo agire, che non teme il
confronto, pronta ad ascoltare le sfide poste dalla storia, riproponendo il
Vangelo, guida e traccia di percorso
per la famiglia cristiana.
La prossima assemblea sinodale sarà
quasi l’epifania dell’idea del governo sinodale e di una comunione
affettiva ed effettiva del collegio episcopale con il successore di Pietro
che Papa Francesco ha annunciato
sin dall’inizio del suo Pontificato,
realizzando il mandato dei Cardinali
durante il Conclave.
Spetta ai fedeli comprendere che la
Chiesa nella sua universalità s’indirizza verso un sinodo universale e
non esclusivamente europeo, e pertanto le risposte, al termine dell’intero processo, non potranno che avere
una valenza universale e non esclusivamente adatte al vecchio continente.
L’immagine di Dio è la coppia
matrimoniale, come ha detto Papa
Francesco nelle catechesi sui sacramenti nel corso delle udienze in
piazza San Pietro: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma entrambi. Questa è
l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la
donna.
Siamo stati creati per amare e nell’unione coniugale l’uomo e la donna
realizzano questa vocazione nel
segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva.
Il Matrimonio, inoltre, risponde a
una vocazione specifica e nella Chiesa è considerato come una vera consacrazione: l’uomo e la donna sono
consacrati nel loro amore. Gli sposi,
infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti da una vera e propria
missione, perché possano rendere
visibile, a partire dalle cose semplici,
ordinarie, l’amore con cui Cristo
ama la sua Chiesa, continuando a
donare la vita per lei, nella fedeltà e
nel servizio.
ascoltato il brano eseguito da Gioviale, ha rifiutato di eseguire il suo perché aveva capito che non poteva
superare la bravura del musicista italiano.
Gioviale è stato conosciuto ed
apprezzato in tutto il mondo, anche
in America negli anni 1926-1929
dove si recò per esigenze legate
all’allora periodo fascista, con tournée anche in Africa, in Inghilterra ed
Europa e, naturalmente, anche in Italia (a Milano, Arturo Toscanini lo ha
voluto nell’orchestra della Scala).
Gioviale, da vero caposcuola del
mandolino, si era però diplomato
come violinista, ma in realtà suonava
ben sette strumenti, ed ha lavorato
anche al Teatro Bellini e per diversi
anni alla RAI.
Tra i brani eseguiti con bravura dal
Trio Gioviale e applauditi ad ogni
esecuzione, alternati agli interventi
del relatore, citiamo numerosi valzer,
mazurche, polke e tarantelle come
“Idillio primaverile”, “Allegra compagnia”, “Clementina”, “Ricordati di
me” e quelli dedicati ai figli.
il creato”, organizzata a Roma dal
Pontificio Consiglio per la Famiglia.
Intensificare “presso credenti e non
credenti la consapevolezza della
comune responsabilità per l’intera
famiglia umana e per il mondo, casa
comune affidata alla custodia di tutti’’ è un dovere che impegna il singolo come creatura e l’istituzione familiare ad essere veicolo di educazione.
Custodire la famiglia, i figli, l’armonia nella casa sono parole, impegni,
doveri che responsabilizzano tutti e
ciascuno.
Lo ‘stile narrativo’ di Papa Francesco, che trova corrispondenza nella
coerenza e nell’autenticità della sua
vita come successore di Pietro, è
un’opportunità per tutta la Chiesa e
apre alla possibilità di un dialogo
autentico con il mondo e ritornano
attuali e pressanti le “tre parole
magiche” indicate nella “ricetta per
la famiglia cristiana”: “Permesso,
Grazie, Scusa”.
Le attenzioni della Chiesa verso i
divorziati e le coppie di fatto sono
essenzialmente di carattere pastorale
che non possono trovare codificazione di ordine generale, contravvenendo alla dottrina del Magistero e certe
“aperture” salutate come innovazioni di progresso e di civiltà, spesso
producono maggiori danni, corrodendo dalle fondamenta i principi
dottrinali della Chiesa e gli insegnamenti del Vangelo.
La Chiesa si conferma nel frattempo
capace di affrontare la contingenza,
e di cogliere le tendenze storiche che
nel lungo periodo potrebbero permettere di superarne le conseguenze
e le manifestazioni più estreme.
Seguire le mode non è mai stato lo
stile della Chiesa e tutto ciò ne ha
garantito la solidità nei secoli e la
fedeltà al Capo e al suo Vangelo. La
casistica, ha detto Papa Francesco,
spesso costituisce una trappola e nell’azione pastorale del “camminare e
non condannare” si coglie la sensibilità di attenzione verso quanti chiedono alla Chiesa la carezza del conforto, la comprensione del fallimento e la forza per andare avanti.
La valenza universale e non solo
europea del Sinodo contribuisce a
soffermarsi non solo ai casi, a quelle
difficili situazioni, che non rendono
conto pienamente delle vere sfide
poste alla chiesa e non permettono di
testimoniare la bellezza concretamente espressa da milioni di famiglie cristiane che vivono quotidianamente il Vangelo di Gesù.
Oggi più che mai occorre ricercare e
ritrovare le radici che portano linfa
vitale e non attaccarsi ai rami esterni, che presto seccheranno, se non
sono alimentati e collegati alle radici.
“Ciò che Dio ha unito” non può
essere cancellato da una ancorché
diffusa rivoluzione culturale, né tanto meno da una dilagante prassi
impregnata di relativismo e in contrasto ai principi del Vangelo.
Vincenzo Caruso
GiAd
Gli insegnamenti della Chiesa sono
chiari, ma nella pratica ordinaria
spesso vengono trascurati e disattesi.
Una non puntuale preparazione al
sacramento, ha determinato una reale crisi del matrimonio religioso,
spesso sostituito da quello civile o
del momento religioso si cura essenzialmente l’aspetto esteriore del rito,
dell’abito bianco, della festa con tutto ciò che comporta, secondo la tradizione e le consuetudini.
Solo pochi sono consapevoli che l’unione è il riflesso della Santissima
Trinità, e con la grazia di Cristo gli
sposi cristiani diventano icona viva e
credibile di Dio e del suo amore.
La famiglia, “custode privilegiata
del dono della vita” dovrebbe diventare anche “luogo fondamentale di
educazione al rispetto del grande
dono del creato’’. È questo l’auspicio di Papa Francesco espresso nel
messaggio ai partecipanti della Giornata di studio “Famiglia, custodisci
Un memorial al musicista compositore Giovanni Gioviale
n tributo-memorial al
musicista compositore
Giovanni Gioviale (Catania 1985 –
1949), a 65 anni dalla morte avvenuta l’11 giugno 1949, è stato offerto
dalla conferenza-concerto dal titolo
“Giovanni Gioviale, il mito del mandolino”, sabato 14 giugno nella sala
conferenze del Castello Leucatia, a
Catania, organizzata dalla Biblioteca
Centro Culturale “R. Livatino”, dal
Comune di Catania e dal Centro Culturale “V.Paternò-Tedeschi”, con la
partecipazione del “Trio Giovale”,
con a capo il Maestro mandolinista
Pippo Grillo, “l’unico erede di Giovanni Gioviale”, il dott. Carmelo
Filogamo al basso elettrico e l’avv.
Antonello Bruno alla chitarra. Relatore il dott. Santo Privitera, presidente del “Paternò-Tedeschi”, che ha
tracciato un appassionante resoconto
artistico-bibliografico dell’illustre
cittadino catanese distintosi per le
qualità umane e soprattutto per quelle musicali e che ha dato dignità ad
uno strumento musicale, il mandolino appunto, che seppur considerato
generalmente nell’ambito della musica popolare vanta, piuttosto, origini
nobili per interpretare brani di musica “colta”, come quella di opere liriche o da concerto (in apertura è stata
U
Il mito del mandolino
riproposta in audio-video l’aria di
Lucia di Lammermoor eseguita dallo
stesso Gioviale).
Ambasciatore della musica catanese
nel mondo, Giovanni Gioviale, definito anche il mago del mandolino - è
stato un musicista capace di virtuosismi incredibili, era in possesso del
cosiddetto orecchio perfetto e di
un’estrema versatilità passando dalla
musica colta a quella popolare. Di
quest’ultima, purtroppo, mancano
spesso gli spartiti originali e gran
parte del materiale (anche discografico, visto che Gioviale ha inciso per le
più importanti case discografiche italiane ed estere del tempo) è ormai in
mano a numerosi collezionisti. Tra
gli aneddoti su Giovanni Gioviale
raccontati dal dott. Privitera, quello
di inizio della sua attività come musicista nelle sale da barba ad appena 10
anni di età o quello della gara in Spagna con un mandolinista che, appena
4
Prospettive - 22 giugno 2014
IN PRIMOPIANO
Martirio ed Eucaristia nell’epistolario di Ignazio d’Antiochia
La Verità scritta a lettere di sangue
l martirio, nella spiritualità della Chiesa, ha profondamente segnato la speranza
escatologica dei cristiani. Gli Atti dei
Martiri che, secondo il Catechismo
della Chiesa Cattolica <<costituiscono gli archivi della Verità scritti a
lettere di sangue>> (CCC. N. 2474),
hanno grande importanza per la spiritualità cristiana. La forma del primo martirio nel Nuovo Testamento la lapidazione del diacono Stefano è raccontata negli Atti degli Apostoli
(At 6,8-8,3) redatti poco tempo dopo
l’avvenimento, che si è svolto alla
presenza di Saulo di Tarso. Un’altra
testimonianza importante ci viene
offerta anche dalle lettere di Ignazio,
terzo vescovo d’Antiochia dal 70 al
107 ca., data del suo martirio. Dirigendosi verso Roma, dove l’attendeva il martirio, scrisse alle Chiese che
gli avevano dato ospitalità e, soprattutto, a quella di Roma perché non
intervenisse per evitargli il supplizio.
In queste epistole troviamo delle
riflessioni ispirate dall’attesa del
martirio che il grande vescovo d’Antiochia subì sotto l’imperatore Traiano (98-117). La personalità di Ignazio, ricca di profonda spiritualità,
emerge dai suoi scritti dove fa un
accostamento tra il martirio e l’Eucaristia. Rivolgendosi ai cristiani di
Efeso, Ignazio scrive che l’eucaristia
è <<rimedio di immortalità, antidoto
per non morire, ma per vivere sem-
I
pre in Gesù Cristo>> (Efes. XX,2).
Per il vescovo d’Antiochia, l’eucaristia è partecipazione al Cristo risuscitato, il quale assicura che anche
noi risorgeremo. Ma il Risorto, che
noi riceviamo, è colui che ha sofferto nella sua carne, salvandoci così
nell’agape che essa manifestava.
Ignazio scrive, dunque, ai cristiani di
Smirne, presso i quali il docetismo
costituiva una vera minaccia, che gli
eretici <<stanno lontani dalla eucaristia e dalla preghiera perché non
riconoscono che l’eucaristia è la carne del nostro salvatore Gesù Cristo
che ha sofferto per i nostri peccati e
che il Padre nella sua bontà ha risuscitato. Costoro che disconoscono il
dono di Dio, nella contestazione
muoiono. Sarebbe meglio per loro
praticare la carità per risorgere>>
(Smirn. VII,1). È importante notare
come Ignazio passi sempre dalla presenza del Christus passus nell’eucaristia, alla carità. Ai cristiani di Filadelfia scrive: <<Preoccupatevi di
attendere ad una sola eucaristia. Una
è la carne di nostro Signore Gesù
Cristo e uno il calice dell’unità del
suo sangue, uno è l’altare come uno
solo è il vescovo con il presbiterato e
i diaconi, miei conservi. Se ciò farete, lo farete secondo Dio>> (Filad.
IV). Dopo aver letto queste epistole,
quanto Ignazio scrive nella lettera ai
Romani acquista un senso particolare: <<Lasciate che sia pasto delle
belve per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e macinato dai denti
delle fiere per diventare pane puro di
Cristo… (Rom. IV,1) Non mi attirano il nutrimento della corruzione e i
piaceri di questa vita. Voglio il pane
di Dio che è la carne di Gesù Cristo,
della stirpe di Davide e come bevanda voglio il suo sangue che è amore
incorruttibile>> (Rom. 7,3). Per
Ignazio l’eucaristia è il cibo del martire che conferisce al martirio la sua
sostanza, perché è il martire stesso
che diventa Eucaristia. Senza forzare
il pensiero del vescovo Ignazio,
potremmo dire che l’eucaristia,
nutrendoci del Cristo risorto, ci associa alla sua passione e, più particolarmente, all’agape che ne è l’anima. Nell’eucaristia noi,
soffrendo con lui, non soltanto risuscitiamo con lui,
ma diventiamo in qualche
maniera come il Risorto.
Ignazio, quando parlava
della sua prossima fine non
esitava ad offrire la sua vita
in sacrificio per amore della Chiesa. Infatti scriveva ai
Romani: <<Non procuratemi di più che essere immolato a Dio, sino a quando è
pronto l’altare, per cantare
uniti in coro nella carità al
Padre in Gesù Cristo, poiché Iddio si è degnato che il
vescovo di Siria, si sia trovato qui facendolo venire
dall’oriente all’occidente.
È bello tramontare al mondo per il
Signore e risorgere in lui>> (Rom.
II,2). Ai cristiani di Efeso, Ignazio
scrive: <<Sono la vostra vittima e mi
offro in sacrificio per voi Efesini,
Chiesa celebrata nei secoli>> (Efes.
VIII,2). Ma soprattutto nella lettera
alla comunità di Tralli, scrive: <<La
mia anima si offre per voi, non solo
ora ma anche quando raggiungerò
Dio>> (Trall. XIII,3). In queste lettere possiamo notare come il martire,
in procinto della morte, si rivela
come essere un tutt’uno con Cristo,
morto e risorto. Infatti, quando Ignazio scrive ai Romani non lascia dubbi sul suo pensiero: <<Nulla mi
gioverebbero le lusinghe del mondo
e tutti i regni di questo secolo. È bello per me morire in Gesù Cristo più
che regnare sino ai confini della terra. Cerco quello che è morto per noi;
voglio quello che è risorto per noi. Il
mio rinascere è vicino>> (Rom.
VI,1). Queste parole di Ignazio,
riprese dalla liturgia dei martiri della Chiesa, che celebra l’Eucaristia e
dall’Eucaristia è resa forte per testimoniare la fede, sottolineano che la
loro morte è una nascita, e per questo
l’anniversario del loro martirio sarà
sempre ricordato come il vero dies
natalis. Nel giorno della sua morte,
ogni martire nasce ad una vita che è
la vita stessa di colui che è morto e
risorto: anzi quando il martire
muore, è Cristo risorto che vive in
lui. L’assimilazione fra l’Eucaristia e
il martirio non significa che il martirio sia un equivalente dell’eucaristia, ma quel che è dato misteriosamente nell’Eucaristia rivela la sua
realtà nel martirio: la presenza in noi
di Cristo Gesù, morto e risorto.
Diac. Sebastiano Mangano
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Prospettive - 22 giugno 2014
IN PREIMOPIANO
Solennitá del Corpus Domini
Memoriale di un desiderio
n quest’anno 2014 in cui
noi Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento
abbiamo la grazia di celebrare il
quarto centenario della nascita della
nostra Fondatrice, la solennitá del
Corpus Domini, sempre particolarmente significativa per la nostra spiritualitá, diventa ancor piú un’occasione per rileggere in pienezza il
carisma benedettino-eucaristico vissuto da Mectilde de Bar, da lei consegnato e racchiuso in un unico
ardente desiderio d’amore: il SS.
Sacramento. «Desiderio desideravi
hoc Pascha manducare vobiscum
antequam patiar (Lc 22,15). Ho
desiderato con desiderio grande, dice
il nostro amabile Salvatore, mangiare questa Pasqua con voi, prima di
patire. Ci sarebbe qui da svelare un
mistero meraviglioso e profondissimo: ma io non sono degna di spiegarlo. Mi soffermeró soltanto sui
desideri di Gesú, stupita di vedere un
Dio capace di desideri. Se i desideri
sono segno che manca qualche cosa,
com’é possibile che il Figlio di Dio
possa nutrire desideri, dal momento
che egli é pienezza infinita ed é il
solo che ha il potere di colmare ogni
desiderio?
O amore ineffabile, che rende Gesú
capace di desiderare, che lo fa sospirare e insistere dicendo con divino
ardore:
desiderio
desideravi!
[....]Gesú nel Santissimo Sacramento
mantiene vivo questo desiderio, non
é ancora appagato; egli ripeterá sino
alla fine dei secoli: desiderio desideravi. E fino a quando ci sará una sola
I
persona in questo mondo che possa
ricevere la sua grazia, Gesú nutrirá
un desiderio infinito di attirarla al
suo amore mangiando la pasqua
eucaristica con lei. [...] Ci grida fortemente, rivolgendosi a noi dal suo
trono eucaristico: desiderio desideravi». Questo
richiamo evangelico che
fa da sottofondo ad una
delle antifone gregoriane
dell’Ufficio del Corpus
Domini, ritorna piú volte
anche in altri scritti e
conferenze di Mectilde
de Bar, ovviamente con
il linguaggio e il sottofondo teologico del tempo, ma tanto attuale e
capace di comunicarci, al
di lá dei quattrocento
anni di distanza, la vitalitá del suo stesso desiderio di donna, di cristiana
e di monaca.
Ricordare la sua nascita é
fare memoria di tanti
desideri racchiusi nell’unico Desiderio! Giá la nascita stessa
di ogni uomo e donna é frutto di un
desiderio, incontro tra il desiderio
creatore di Dio e il desiderio dei
genitori. E se una probabile etimologia del sostantivo desiderio viene
ricondotta ad un oltre le stelle, desidera, essa tuttavia avvicina queste
stelle alla terra, perché il Creatore
stesso ha plasmato la sua creatura
impastandola di sogni e desideri, di
respiro e pienezza di vita, della capacitá di andare oltre, di guardare in
Avviso ai lettori
Archivio Prospettive
È possibile consultare l’archivio completo dei
numeri precedenti di Prospettive inerenti all’intero
anno 2012, 2013 e parte del 2014 direttamente sul
sito del settimanale diocesano
ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie
in archivio avviene solo nella sede del periodico.
Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche
online.
alto. Un Creatore che suggella con
promesse i desideri degli uomini:
Abramo desidera un figlio, Lui gli
assicura una discendenza - guarda
caso! - numerosa come le stelle; il
popolo schiavo in Egitto desidera la
libertá, Lui gli dona la terra promessa; il cieco desidera vedere, Gesú gli
dona insieme alla vista degli occhi la
luce del cuore.... Ed é quanto mai
vero e bello l’augurio che soleva fare
sant’Ignazio di Loyola: «Vi auguro il
desiderio di avere desideri»!
E Mectilde de Bar non é stata da
meno nel custodire desideri, nell’affrontare anche dure prove pur di
relizzarli, perché «quando si attende
un grande dono vi si pensa giorno e
notte [...].
Raddoppiate, sorelle, i vostri desideri e gli ardori dei vostri cuori [...].
Unite i vostri desideri a quelli della
Vergine Santissima! Corriamo, corriamo, sorelle mie, corriamo verso il
SS. Sacramento: andiamo ad appagare i desideri infiniti di quel cuore
adorabile, facciamo la comunione
per dargli compiacimento e soddisfare i suoi infiniti desideri».
Da vera benedettina, Mectilde de
Bar, vive in pienezza alcuni aspetti
fondamentali della Regola che giá,
sin dal Prologo, caratterizza il monaco come l’uomo dei desideri: «E poiché, tra la folla degli uomini a cui
rivolge questo grido, il Signore cerca
il suo operaio, di nuovo dice: “Chi é
l’uomo che desidera la vita e brama
di vedere lunghi giorni per gustare il
bene?”. [...] Ecco che nella sua paterna bontá il Signore ci indica la via
della vita». Il monaco si configura
come colui che desidera la vita; il
monaco, la monaca, non sono esseri
La stessa nascita
di ogni uomo
e donna é frutto
di un desiderio,
incontro tra il
desiderio creatore
di Dio e il desiderio
dei genitori
trascendenti, ma umanitá fatta di
desideri, di pienezza di vita, di bellezza, di felicitá.... uomini e donne
che bramano di vedere lunghi giorni.
Eppure, contemporaneamente, sono
pressati dalla fretta, sono individui
che corrono, operosi nell’officina
spirituale e materiale del monastero,
militanti al seguito di Cristo re, persone armate, vigili, con il cuore oltre
le stelle e piedi e ginocchia e mani
giunte radicati, piantati in terra.... Il
46° strumento delle buone opere ci
presenta il monaco come colui che,
Conclusione dell’anno scolastico all’Istituto paritario “Maria Ausiliatrice” di Catania
Sulle ali della fantasia per donare speranza
a sera di domenica 8
giugno, solennità di
Pentecoste, conclusione del lietissimo tempo pasquale e dell’anno scolastico 2013-2014 è stata per gli
alunni della scuola secondaria di
Primo grado dell’Istituto paritario
“Maria Ausiliatrice” di Catania un
grande e commovente momento di
festa e di gioia, ma anche di profondo impegno e di grande costanza nel
dare vita ad un’interessante spettacolo nel salone teatro della scuola
dove i giovanissimi allievi hanno
presentato ai genitori e ai familiari i
loro prodotti delle tante e diverse
attività elaborate nei mesi di studio:
laboratori di chitarra, di latino, di
scrittura creativa, di giornalismo, di
poesia, di danza e di recitazione
L
curati con competenza e passione
dall’esperta maestra Rosaria Fallico.
Il momento più significativo ed
atteso come un “esame” di bravura
e di maturità artistico-culurale è stato la rappresentazione teatrale tratta
dal noto romanzo fantastico e favoloso “La storia infinita” dello scrittore tedesco Michael Ende.
Sulle ali della fantasia gli studentiattori hanno messo bene a frutto le
loro doti naturali sperimentandosi
mini-interpreti di talento con un’opera tanto impegnativa, che ha permesso di donare un sereno messaggio di speranza e di gioia: in mezzo
a tante difficoltà è possibile, con la
forza spirituale e morale del desiderio e della speranza, ricreare davve-
ro le cose dall’inizio, anche quando
tutto sembra irrimediabilmente perduto.
La signora direttrice dell’Istituto,
suor Giuseppina Bonaccorsi, ha ringraziato i ragazzi per l’impegno e la
bravura e ha ricordato come la scuola curata con tanto amore dalle suore Figlie di Maria Ausiliatrice sia
stata edificata dai venerati santi fondatori attorno ai veri ed autentici
valori della tradizione salesiana,
della quale il teatro rappresenta uno
dei momenti più significativi per
esprimere in modo originale e
costruttivo la creatività e la bellezza
interiore dei giovani, come voleva
San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù.
La preside, prof.ssa suor Margherita
Di Rosa, ha ringraziato in particolare i genitori e i docenti professori
Gaetano Cavallaro, Daniela Cirino,
Angela Fichera, Laura Seminara,
Elena Tarascio, Mario Condorelli e
suor Angela Di Grazia per la dedizione dimostrata nell’azione educativa a favore degli allievi.
Al termine gli insegnanti hanno
consegnato gli attestati di partecipazione ai diversi concorsi fatti durante l’anno scolastico. La simpatica
serata si è svolta in un fraterno clima di cordialità e di allegria e si è
conclusa nel cortile-giardino dell’ospitale casa salesiana con un ottimo
rinfresco preparato dai solerti e soddisfatti genitori degli allievi.
A.B.
allo stesso tempo, desidera la vita
eterna «con ardente brama spirituale». Quando festeggiavamo il compleanno, prima di spegnere le candeline della torta, eravamo invitati a
chiudere gli occhi ed esprimere un
desiderio e poi soffiare.
Oppure nella notte di san
Lorenzo a caccia della stella
cadente... La Cenerentola di
Walt Disney cantava che “i
sogni son desideri, chiusi in
fondo al cuor”. Perché dunque esprimere un desiderio
con gli occhi chiusi? Perché
esso abita dentro di noi, nel
profondo di noi stessi. Perché é lí che Dio, creandoci,
ce lo ha messo e vide che era
cosa buona! Quando un desiderio viene da Lui é sempre
qualcosa di grande che, con
la sua grazia, siamo chiamati a realizzare, a costruire nel
nostro quotidiano andare
dietro i suoi passi, guidati
dalle orme che il suo amore
e la sua misericordia hanno
impresso sui litorali della nostra esistenza.
E vogliamo far nostra, piú che mai,
la preghiera di madre Mectilde, che
non é altro che quella di Gesú in lei:
«O cuore divino! O cuore amabile!
O cuore la cui eccellenza e la cui
bontá sono indicibili! I tuoi desideri
siano soddisfatti in me: attirami
completamente a te per appagare i
tuoi desideri. Comunica all’anima
mia una piccola scintilla dei tuoi
desideri piú ardenti e possa io dire,
con un medesimo cuore e un medesimo amore, per l’effusione dei tuoi
sacri desideri in me, nella comunione quotidiana: desiderio desideravi».
Occorre allora vivere in pienezza la
nostra vocazione supportata dalla
grazia del Signore e che, proprio per
questo, va al di lá delle nostre fatiche, della nostra lotta, del nostro
peccato, per farci essere pane per la
fame di tanti, come il «balsamo per
molte ferite» profuso dalla giovane
Etty Hillesum in mezzo agli orrori
nazisti. Scriveva Jean Vanier fondatore delle comunitá dell’Arca:
«Alcuni non vedono quale nutrimento potrebbero dare; non si rendono conto che loro stessi possono
diventare pane per gli altri. Non credono che la loro parola, il loro sorriso, il loro essere, la loro preghiera
possono nutrire gli altri e dare loro
fiducia. Gesú ci chiama a dare la
nostra vita per quelli che amiamo. É
mangiando il pane cambiato nel Suo
Corpo che diventiamo pane per gli
altri».
Fare memoria dei quattrocento anni
dalla nascita di Mectilde de Bar non
sará pertanto qualcosa di straordinario, solamente un grato respirare profumo di pane, la fragranza appena
sfornata di una esistenza e di un carisma nuovamente riconsegnati per
alimentare la fedeltá del quotidiano
cui siamo chiamate: fedeltá agli
impegni e alle piccole cose, alle relazioni con gli altri e alle fatiche del
cammino; fedeltá adorante perché
nutrita dalla manna che ogni mattina,
ad ogni nuovo giorno, si posa sui
cespugli aridi del nostro deserto
destinato a diventare terra promessa.
Le Benedettine
del SS. Sacramento di Catania
6
Prospettive - 22 giugno 2014
Venerdì 30 maggio 2014 si è svolto, con numerosa e devota partecipazione, l’annuale Pellegrinaggio diocesano presso il Santuario mariano di Mompileri.
Lo stesso Santuario quest’anno è stato scelto dalla Conferenza Episcopale Siciliana come sede della Giornata Sacerdotale Mariana Regionale (martedì 10
giugno, memoria di Santa Maria Odigitria), di cui è stata data ampia notizia nel precedente numero di questo Settimanale.
I due eventi sono stati solennizzati da Concelebrazioni presiedute rispettivamente dall’Arcivescovo di Catania e dal Presidente della Commissione Presbiterale Siciliana, Monsignor Carmelo Cuttitta, al quale, con particolare gesto di fraterna accoglienza, S. E. Monsignor Salvatore Gristina ha ceduto l’onore della presidenza eucaristica. Di entrambi i Presuli si riportano di seguito le omelie.
Emmanuele fino alla fine del mondo
Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi.
Fratelli e Sorelle nel Signore,
1. Ancora una volta ci ritroviamo a
Mompileri per l’annuale pellegrinaggio diocesano, momento che tutti viviamo con profondo spirito
ecclesiale e grande devozione maria-
naturalmente umano e l’esempio che
Gesù porta (dolore della partoriente,
gioia della neo-mamma) lo dimostra
decisamente. Ma l’esempio, proprio
perché spiega il mistero pasquale, ha
una straordinaria rilevanza cristologica ed ecclesiale.
Infatti, Gesù rivide i discepoli dopo
di S.E.R. Mons. Salvatore Gristina
legata pure alle parole di Gesù: “In
questa città io ho un popolo numeroso”. Questa affermazione confortò
certamente l’Apostolo Paolo e lo
indusse a fermarsi, contrariamente al
suo stile di itineranza, un anno e
mezzo a Corinto (dicembre 50 - giugno 52 d.c.).
zione di Papa Francesco, Evangelii
Gaudium.
In questo senso, penso che sia stato
certamnete il Signore a guidarci nella scelta di articolare la seconda parte del Questionario per la Visita
pastorale alla luce dei sette obiettivi
Il sacramento
della Santissima
Eucaristia,
in tutto il suo
contenuto, è il cuore
della fede
e della vita cristiana
na. Il pellegrinaggio si svolge quest’anno in prossimità della solennità
dell’Ascensione e all’inizio della
novena di Pentecoste, e quindi a conclusione del tempo pasquale.
In tal senso, le letture bibliche appena proclamate (At 18, 9-18; Gv
16,20-23a) ci permettono di illuminare nel migliore dei modi il significato profondo di questa importante
iniziativa diocesana.
2. Stiamo partecipando alla Santa
Messa per obbedire, come sempre,
alla consegna di Gesù: “Fate questo
in memoria di me”. In memoria di
Lui, per annunziare cioè la Sua morte e proclamare la Sua risurrezione.
Il tempo pasquale ci ha permesso di
comprendere l’affermazione dell’odierno canto al Vangelo: “Cristo
doveva patire e risorgere dai morti,
ed entrare così nella gloria”.
Con queste parole, che riecheggiano
quelle che disse ai due discepoli di
Emmaus, Gesù per primo entra nella
logica prospettata ai discepoli nell’odierno brano evangelico. Egli li invita a vedere nella giusta luce quanto
sta per accadergli con la successione
morte - risurrezione, in cui deve
essere inserito il dinamismo pianto,
gemito, tristezza e gioia.
È un dinamismo profondamente e
la risurrezione ed è con noi “tutti i
giorni, fino alla fine del mondo” (Mt
28,20): questo rallegra il nostro cuore e nessuno potrà toglierci questa
gioia”. È qui la radice della gioia cristiana cui fa frequenti riferimenti l’odierna Celebrazione Eucaristica
anche nei testi eucologici. Gesù è
sempre con noi e particolarmente
quando partecipiamo alla Santa
Messa. Ecco perché il sacramento
della Santissima Eucaristia, in tutto
il suo contenuto, è il cuore della fede
e della vita cristiana. Davvero, come
sottolineava S. Giovanni Paolo II,
“La Chiesa vive di eucaristia”.
3. La presenza del Signore Risorto
riempì la vita di Paolo e fu di sostegno continuo alla sua straordinaria
opera missionaria.
Paolo aveva già sperimentato più
volte gli ostacoli che i Giudei frapponevano alla sua predicazione. Aveva, quindi, tanti validi motivi per
ritenere, come di fatto sarebbe accaduto, che anche a Corinto essi lo
avrebbero ostacolato in tutti i modi.
In questo contesto Gesù gli disse:
“Non aver paura; continua a parlare
e non tacere, perché io sono con te e
nessuno cercherà di farti del
male…”.
4. L’ostacolata missione di Paolo è
Le espressioni che Gesù rivolse a
Paolo sono di altrettanto conforto
particolarmente per noi, carissimi
fratelli presbiteri, come pure per i
diaconi permanenti e per tutti i fratelli e le sorelle che ci collaborano
corresponsabilmente nella nostra
dedizione totale alla predicazione,
alla celebrazione dei santi misteri e
nella guida pastorale delle comunità
a noi affidate.
5. Ancora una volta possiamo far
nostre le parole di Gesù: “Non aver
paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te… in questa
città ho un popolo numeroso”.
Queste affermazioni fondano e motivano l’appassionata Esortazione
Apostolica “Evangelii Gaudium” di
Papa Francesco, come pure le
sapienti indicazioni della Nota
Pastorale della C.E.I. “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, di cui esattamente
oggi possiamo ricordare il decimo
anniversario, essendo stata pubblicata il 30 maggio 2004.
Questa provvidenziale coincidenza
tra il nostro Pellegrinaggio diocesano e il decimo anniversario della
Nota della C.E.I. ci permette di affermarne la straordinaria attualità,
anche alla luce della recente esorta-
che sintetizzano il ricco contenuto
della Nota della C.E.I., di cui oggi
ricordiamo il 10° anniversario.
6. Permettetemi solo qualche accenno di collegamento tra alcuni obiettivi del documento della C.E.I. e la
Parola che oggi abbiamo ascoltato e
che mi piace riassumere nei seguenti
quattro punti.
a) “Non si può dare per scontato che
tra noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso,
sia conosciuto il Vangelo di Gesù”.
Così leggiamo nel primo obiettivo, e
Gesù perciò ci ripete: “ ... continua a
parlare e non tacere ...”.
b) “Le parrocchie devono continuare
ad assicurare la dimensione popolare
della Chiesa” (V obiettivo) proprio
per scoprire che nel nostro territorio
il Signore ha “un popolo numeroso”.
c) A tale scopo “le parrocchie non
possono agire da sole: ci vuole una
pastorale integrata” (VI obiettivo)
che faccia fruttificare al meglio
l’aiuto che ci viene offerto dal
Signore. “Io sono con te”, egli disse
a Paolo e dice a ogni nostra comunità ecclesiale chiamata a raggiungere
sempre più il traguardo della “pastorale integrata”.
d) “La parrocchia missionaria ha
bisogno di nuovi protagonisti: una
comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo, preti più pronti alla
collaborazione nell’unico presbiterio
e più attenti a promuovere carismi e
ministeri, sostenendo la formazione
dei laici ...” (VII obiettivo). Paolo
trovò a Corinto Aquila e Priscilla; si
recò da loro, si stabilì nella loro casa,
ne condivise il mestiere di fabbricatori di tende e li associò al suo ministero. Ancora, nel brano odierno è
detto che Paolo “s’imbarcò diretto in
Siria, in compagnia di Priscilla e
Aquila”, e così la collaborazione al
servizio del Signore continuò.
È bello ricordare che nella celebrazione del matrimonio, tra i Santi
invocati nella liturgia, figurano
Aquila e Priscilla come protezione e
modello per i novelli sposi e come
auspicio affinché essi fondino una
Chiesa domestica dove il Signore sia
presente, dove il Vangelo sia conosciuto e vissuto, dove la preghiera
permetta di sperimentare tutto ciò.
Sappiamo bene quanto queste luminose prospettive siano talvolta offuscate e perfino assenti in tante nostre
famiglie. Al riguardo, nella riflessione e nella preghiera ci sintonizzeremo con tutte le Chiese chiamate da
Papa Francesco ad affrontare sinodalmente queste problematiche.
7. Il pellegrinaggio diocesano ha
ultimamente offerto la possibilità di
un accenno alle linee programmatiche del successivo anno pastorale.
Tali linee hanno privilegiato uno dei
suddetti obiettivi della Nota “Il Volto
missionario delle parrocchie in un
mondo che cambia”. Così sarà anche
nel prossimo anno pastorale 20142015.
L’attenzione ai sette obiettivi sarà
accompagnata dallo studio del Direttorio liturgico - pastorale recentemente promulgato (19 marzo 2014)
e che entrerà in vigore con la prossima Pentecoste.
Inoltre, nei prossimi mesi dedicheremo spazio e tempo all’approfondita
conoscenza personale e comunitaria
dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
Non mancherà, infine, l’attenzione
per la preparazione del V Convegno
delle Chiese d’Italia (Firenze, 9-15
novembre 2015) sull’affascinante
tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.
8. Il pellegrinaggio ci mette sotto lo
sguardo della nostra Madre Santissima. Alla Sua materna intercessione
affidiamo il cammino della nostra
comunità diocesana ed in particolare
quello della Visita pastorale felicemente in corso e che a breve concluderò nel V Vicariato.
E fin d’ora vogliamo implorare la
benedizione della Vergine Santissima sui vescovi e sui presbiteri delle
Sante Chiese di Sicilia.
È già noto, infatti, ai sacerdoti, e
adesso sono lieto di comunicarlo a
tutti, che martedì 10 giugno, festa di
S. Maria Odigitria, avrà luogo la
Giornata Sacerdotale Mariana
Regionale. Si svolgerà qui nel Santuario di Mompileri dove oggi con
gioia ci troviamo noi, discepoli di
Gesù radunati con Maria nell’attesa
della perenne Pentecoste.
Così sia per tutti noi.
®
7
Prospettive - 22 giugno 2014
SPECIALE MOMPILERI
Festa di S. Maria Odigitria Giornata Sacerdotale Mariana Regionale
1. La tradizionale Giornata sacerdotale mariana regionale, vede convergere quest’anno i presbiteri delle
Chiese di Sicilia, presso questo Santuario della Madonna della Sciara,
tanto caro alla devozione dei fedeli
dell’Arcidiocesi di Catania.
Abbiamo accolto il saluto cordiale e
fraterno di S.E. Mons. Salvatore Gristina, Pastore di questa porzione di
gregge di Dio che è in Catania e lo
ringraziamo vivamente per la squisita accoglienza a noi riservata, facendosi carico dell’odierna esperienza
di fraternità presbiterale.
Personalmente lo ringrazio anche
perché, con squisito gesto di ospitalità episcopale, ha voluto cedere a
me la presidenza dell’Eucaristia.
Saluto gli Eccellentissimi Confratelli nell’episcopato che con la loro presenza attestano il loro affetto paterno
verso i presbiteri dell’Isola.
Saluto soprattutto i fratelli presbiteri
provenienti dalle diverse Diocesi: i
vescovi vi ringraziano perché, nonostante i numerosi impegni pastorali,
non siete mancati a questo annuale
appuntamento di gioiosa fraternità
sacerdotale, che ci vede riuniti sotto
lo sguardo materno della Vergine
Maria. Un particolare ringraziamento rivolgiamo al carissimo P. Ermes
Ronchi per aver accettato di essere
qui con noi e per le profonde e splendide riflessioni che ci ha offerto sul
Magnificat. Egli ci ha davvero coinvolti facendo vibrare i nostri cuori.
2. La Festa liturgica di Santa Maria
Odigitria offre alle nostre Chiese di
ascoltare la voce del Signore che, per
bocca del profeta Isaia, promette al
suo popolo un nuovo esodo. Ad
Israele che si trova in esilio in Babilonia Dio, buono, santo e fedele promette ancora una volta la liberazione, e lo fa con un’immagine già
conosciuta dal popolo d’Israele,
quella esodale. “Aprirò anche nel
deserto una strada, immetterò fiumi
nella steppa”.
A favore del popolo che si è scelto, il
Signore rinnova i suoi prodigi e non
smette di stupirci con la continua
novità di cui è capace: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Dio
agisce con assoluta libertà e con
GESÙ È IL “CAMMINO”
che porta l’uomo alla vita
di S.E. Mons. Carmelo Cuttitta
amore grande, traccia strade in luoghi impervi ed impossibili, va oltre
le ristrette visioni nelle quali gli
uomini ristagnano; risponde prontamente e con generosità alle nostre
sofferenze, indicando nuove vie di
libertà, che l’uomo con gioia potrà
percorre.
Il Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe, nella pienezza dei tempi, ha
offerto all’umanità una strada assolutamente sorprendente, una “via
nuova e vivente” (cf. Eb 10,20): il
suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il
“cammino” che porta l’uomo
alla vita, è la Via, la Verità e
la Vita, per dirla con le parole dell’evangelista Giovanni.
3. In questa giornata mariana
e presbiterale, vogliamo
tenere dinanzi ai nostri occhi
l’Icona della Vergine Maria,
Odigitria. Scorgiamo come
Ella, con la sua mano, continua ad indicare il Figlio, e lo
mostra a tutti come strada
unica, definitiva, decisiva per
giungere alla pienezza della
vita. Questa pienezza abbiamo sperimentato sin dal
giorno del nostro battesimo,
e successivamente quando
abbiamo ricevuto il dono
dello Spirito Santo, nella cresima. Questa pienezza abbiamo scoperto in modo del tutto particolare quando il Signore Gesù ci ha
chiamati alla sua sequela e ci ha
costituiti suoi ministri, testimoni ed
annunciatori del Suo Vangelo e dispensatori dei santi misteri.
La Vergine Maria, indicandoci il Suo
Figlio, continua a rivolgere senza
posa a noi la provocazione che fu del
profeta: “Ecco una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accor-
gete?”.
Anche per noi sacerdoti può presentarsi il rischio di non accorgerci della novità di Dio che in Gesù Cristo ci
offre un cammino sicuro. Vi può
essere il rischio di passare oltre
superficialmente. Seppur immersi
nell’esercizio del nostro ministero, il
rischio cui possiamo andare incontro
è perdere l’Essenziale, snobbando la
Via che è Gesù Cristo, presi più dal
“fare” che dal “contemplare”, non
dobbiamo mai perdere di vista l’Essenziale senza il quale diventiamo
non manca di esortarci, direi quotidianamente, ad assumere un rinnovato stile missionario, ed in particolare,
con la sua Esortazione Apostolica
Evangelii gaudium, ci sprona ad
annunciare con rinnovato impegno
la gioia del Vangelo che riempie il
cuore e la vita intera di coloro che si
incontrano con Gesù. “È vitale –
afferma il Papa- che oggi la Chiesa
esca ad annunciare il Vangelo a tutti,
in tutti i luoghi, in tutte le occasioni,
senza indugio, senza repulsioni e
senza paura. (EG, 23).
solo cembali che tintinnano.
La Vergine Maria ha ben compreso
di essere stata scelta da Dio per cooperare al suo progetto, e nel Magnificat proclama: “D’ora in poi tutte le
generazioni mi chiameranno beata”
(Lc1,48). Profetizza così il futuro di
una nuova generazione che proclama
la sua beatitudine: in lei, Ancella
obbediente e Madre di Cristo, l’Onnipotente ha compiuto grandi cose.
Anche in noi il Signore ha fatto cose
grandi. Noi che, chiamati sacerdozio
ministeriale, altro non dobbiamo fare
che riproporre Gesù il figlio di
Maria. Noi che, per il dono immenso
che ci è stato elargito, sperimentiamo come lei la “beatitudine” di essere stati chiamati da Dio e di avere
fatto germogliare nel terreno della
nostra vita le “grandi cose” fatte dall’Onnipotente. Ci sentiamo e siamo,
quindi, continuatori di quel primo
Magnificat, ed uniamo a quello della
Vergine il nostro, per il dono inestimabile del Sacerdozio ministeriale al
quale il Signore ci ha vocati.
4. Il nostro Ministero presbiterale
viene svolto qui ed ora, in questo
nostro tempo nel quale ci ritroviamo
immersi, in un contesto storico,
sociale, culturale e perfino ecclesiale
che presenta “una profonda crisi di
fede che ha toccato molte persone”
(Porta fidei,2), e che non riconosce
nella fede e nei valori da essa ispirati, quella forza e quella base sostanziale del cammino dell’uomo verso
la salvezza. Il compito di tutta la
Chiesa e dei Ministri ordinati in
modo particolare è quello di spendersi totalmente per l’annuncio e la
testimonianza del Vangelo nelle pieghe della storia.
Il Vescovo di Roma, Papa Francesco,
Il Papa ci spinge ad attuare una
pastorale in chiave missionaria che
esige di abbandonare i comodi criteri pastorali. Ci invita piuttosto ad
essere audaci e creativi in questo
compito di ripensare gli obiettivi, le
strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle nostre comunità (cf.
EG,33) Una pastorale che si concentra sull’essenziale, su ciò che è più
bello, più grande, più attraente e allo
stesso tempo più necessario (cf. EG
35). Una pastorale che ponga la
Chiesa “in uscita”, una Chiesa con le
porte aperte. Uscire verso gli altri per
giungere alle periferie umane, uscire
per offrire a tutti la vita di Gesù Cristo.
Da presbiteri dobbiamo allora diventare sempre più “maestri di Vita”
indicando il Dio della Vita e orientando tutti verso Cristo che ce la
elargisce in abbondanza. Maestri
della fede sull’esempio di Maria che,
riempita del dono dello Spirito e per
l’ascolto della Parola, non indica se
stessa, ma Gesù, il Figlio. Essa diviene appunto, l’Odigitria! Anche noi,
come Lei, abbiamo la missione di
indicare Cristo, di indicarlo come il
Salvatore!
Così ha fatto il presbitero Pino Puglisi, che ha indicato Cristo Signore
attraverso l’annuncio del Vangelo e
la sua cristallina testimonianza di
fede sino al martirio. Abbiamo ancora vivo nella memoria il ricordo della sua Beatificazione avvenuta il 25
maggio dello scorso anno. Sentiamolo vicino come un fratello, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà nell’esercizio del nostro ministero
ed imitiamone il coraggio apostolico
e l’intrepida testimonianza evangelica.
5. Guardiamo a Maria! La Vergine ha
accolto la Parola che in lei ha germogliato a partire dal suo “eccomi”
generoso, fatto di una totale disponibilità al disegno divino. Una Parola
che si è fatta concreta proposta di
vita. Una Parola alla quale ha prestato un ascolto non superficiale ma
profondo, intimo e totale. Per fede,
infatti, Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che
sarebbe divenuta Madre di Dio.
Come Maria, la fede con cui, da
sacerdoti, accogliamo il Signore nella nostra vita deve innanzitutto basarsi su un ascolto
serio e sereno, costante e
generoso, della Parola di
Dio, come pure su un abbandono ad essa che sia intelligente e pieno di fiducia.
Questa nostra fede, così fondata e corroborata, può davvero essere modello, per aiutare gli uomini e le donne del
nostro tempo in un concreto
cammino che è innanzitutto
uno slancio di incontro con
l’Altro, con Dio che raggiungiamo solo attraverso la
mediazione di Cristo.
6. Maria, l’Odigitria ci indichi sempre il suo Figlio, perché anche noi possiamo
autenticamente e fedelmente
indicarlo ai fratelli.
Ci guidi sul cammino di un ascolto
generoso della Parola che si fa
incontro concreto con gli altri: così
ella nel suo cuore grande ha condiviso il progetto di misericordia di Dio;
così possiamo anche noi essere, sul
suo esempio, collaboratori di questo
medesimo progetto, nell’itinerario di
fede comune che ce lo rivela ogni
giorno e che ogni giorno ci fa cantare il nostro Magnificat.
Carissimi Confratelli, a Maria
vogliamo, infine, affidare il percorso
di riflessione e di studio che la Commissione Presbiterale Siciliana ha
avviato sulla Presbiterorum Ordinis,
in vista della celebrazione del 50°
della sua promulgazione. In tale percorso la Commissione intende coinvolgere tutti i presbiteri dell’Isola,
attraverso i Consigli presbiterali diocesani, proponendo di organizzare
l’itinerario di formazione permanente del prossimo anno pastorale 20142015 sul Decreto Conciliare.
Le piste comuni proposte dalla Commissione, frutto di un lavoro svolto
nelle cinque metropolie, hanno lo
scopo di far procedere nella stessa
direzione ciascun Presbiterio delle
nostre Chiese, perché si possa giungere sinodalmente, con l’apporto
specifico di ciascuno, alla celebrazione del IV Convegno regionale dei
Presbiteri che avrà luogo, a Dio piacendo, in data 23-26 novembre del
2015.
A Maria, Madre della Chiesa e
Madre nostra, affidiamo le nostre
attese e il nostro lavoro, perché produca frutti abbondanti di bene e di
santità per i nostri Presbiterii. Amen
®
8
Prospettive - 22 giugno 2014
Celebrati 50 anni di cammino pastorale di Mons. Salemi
il dono della vita che si realizza nell’integrazione tra diverse etnie, di
cui gli esempi delle varie comunità
della provincia di Catania sono l’esempio più gioioso. Altro momento
di comunione spirituale e fraterna
sarà il pellegrinaggio interculturale
organizzato dall’Ufficio Pastorale
delle Migrazioni in programma il 13
luglio presso la Basilica-Santuario
del Sacro Cuore di Gesù e di S.
Antonio, della città di Messina. Il
pellegrinaggio nasce dalla grande
devozione che la popolazione cingalese di Catania ha nei confronti del
Santo di Padova. Due volte l’anno la
comunità si reca nei luoghi che hanno dato i natali al religioso di origine
portoghese, a Padova e poi anche
presso il Santuario di Tindari, (ME).
Proprio la figura di Sant’Antonio per
gli abitanti dello Sri Lanka rappresenta un esempio di virtù e carità da
seguire. Come lo stesso Santo scriveva nei suoi scritti, cari alla comunità cattolica cingalese che, al
riguardo, preparerà un libretto speciale come guida da accompagnamento lungo il percorso di preghiera:
“La vita del prelato deve splendere
d’intima purezza; modesta, cioè di
costumi irreprensibili; colma di bontà verso i bisognosi. Invero, i beni di
cui egli dispone, fatta eccezione del
necessario, appartengono ai poveri, e
se non li dona generosamente è un
rapinatore, e come rapinatore sarà
giudicato”.
so nel suo silenzio saggio e prudente.
Rimarrebbe vano il suo insegnamento, se noi tutti alla fine non siamo
stati in grado di comprenderlo e
sopra ogni cosa non abbiamo avuto
il coraggio di imitarlo come riflesso
della tenerezza di Cristo verso il più
povero.
E se possiamo esprimere i suoi sentimenti con i gesti più che con le
parole allora sappiamo che il “nostro
parroco” desidera che quella sua
docilità da noi riconosciuta sia messa in pratica proprio da noi per gli
altri: spendersi senza logiche di tornaconto personale e così continuare
a costruire la comunità che lui ha
cresciuto con cura in questi anni.
E poi da questo sacerdote, in fondo,
un po’ tutti dobbiamo imparare il
rispetto per il sacerdozio e in particolare l’amore, la cura e l’attenzione
per i sacerdoti dai più giovani ai più
anziani e sofferenti. Lascia tutti gli
impegni, per correre e fare una visita, per chiamare e confortare, per
organizzare e vivere la fraternità. Ci
siamo sentiti dire più volte da lui
stesso: “quando non sarò più parroco, mi dedicherò maggiormente ai
sacerdoti”. Beh, ci chiediamo cosa
farebbe mons. Salemi più di quello
che fa e che ha fatto?
Ebbene sì, ad un uomo che lo fermò
per parlargli male di un sacerdote, il
Beato Dusmet rispose: “i sacerdoti
sono la pupilla dei miei occhi”. Ed
oggi, possiamo dire che la pupilla
degli occhi di padre Salemi sono i
suoi confratelli sacerdoti.
Ha fatto suo quell’atteggiamento di
San Francesco verso il sacerdote e il
SS. Sacramento; infatti, nelle Fonti
Francescane si legge: “ardeva di
amore in tutte le fibre del suo essere
verso il sacramento del Corpo del
Signore” (FF 789); “egli si comunicava spesso e con devozione da rendere gli altri devoti. L’umanità trepidi, l’universo intero tremi, e il cielo
esulti quando sull’altare nelle mani
del sacerdote è il Cristo figlio di Dio
vivo” (FF 221).
Il 14 marzo 1867 il Beato Dusmet
scriveva nel suo programma pastorale indirizzato alla diocesi di Catania:
«la franchezza e il coraggio delle
proprie opinioni non richiedono,
rigettano anzi il rancore, l’odio, la
gofferìa e l’opposizione per interesse
e per sistema. Difendete la Chiesa, il
nostro santo Pontefice, i nostri altari,
i nostri santi, le nostre pie credenze,
ma sine ira et studio, ma senza
offendere, ma separando la persona
dalle non diritte opinioni, ma perdonando, ma esortando, ma pregando,
colla croce in mano, col cuore nell’altra. Ritenetelo, ripetiamo. Il passato risponde dell’avvenire; con questa condotta procederete sicuri».
Dopo più di cento anni, padre Salemi assume quel programma che oggi
vediamo portato a compimento.
Caro padre Salemi, vogliamo porgere i nostri auguri nel modo più semplice ma al contempo più incisivo
come lei stesso ci ha insegnato
instancabilmente, e lo facciamo con
le parole di San Paolo: “Tutto posso
in colui che mi dà forza” (Fil 4, 13).
Il nostro caro Padre Salemi ha potuto perché ha amato anzi ha saputo
amare. Auguri!
®
Sac. Fausto Grimaldi
Parrocchia e parroco
UN SOLO CUORE
inquant’anni di vita
sono un traguardo, rappresentano l’età adulta, della saggezza, dell’esperienza acquisita che va
trasmessa ai più piccoli: ai figli prima di tutto e poi ai nipoti; mezzo
secolo è sufficiente per iniziare a
fare un bilancio della propria vita,
dei successi e degli ostacoli, delle
gioie e dei momenti più tristi ma
comunque utili per un ulteriore crescita.
Analogamente, seppur con aspetti
diversi e per certi versi più complessi, sono i cinquant’anni di esperienza
come parroco e pastore di una comunità nascente e, oggi, esistente.
Cinquant’anni di esperienza parrocchiale di mons. Alfio Salemi hanno
qualcosa da dire sul vissuto di un
sacerdote e uomo che ha agito non
partendo dalla teoria ma dal vissuto
concreto/esperienziale e dalle difficoltà che la vita presenta ogni giorno.
Una figura di sacerdote che certamente non può limitarsi a poche battute o poche righe in quanto non
esauriscono la molteplicità di sfumature di uomo che ha agito in tanti
anni perché mosso dall’amore per la
C
Santa Madre Chiesa, per la comunità cristiana a lui affidata, per il suo
sacerdozio e per il presbiterio di questa nostra prediletta Chiesa catanese.
Ma una sintesi di merito va fatta,
seppur con difficoltà, perché spinti
dal desiderio di far onore ad un
padre e ad una comunità che in questi anni di “avventura pastorale”
hanno saputo costruire senza risparmiarsi per correre verso la mèta…
dimenticando le cose che stanno dietro per raggiungere il premio della
celeste vocazione di Dio in Gesù
Cristo (Fil 3, 12-14). E questo “correre verso la mèta” è tuttavia faticoso: implica la ricerca, richiede lotta e
impegno; padre Salemi ci insegna
che la mèta non si raggiunge mai da
soli, che il cammino non si fa da soli,
che l’esperienza di fede si condivide
altrimenti è illusione; che “correre
insieme” in parrocchia e nella comunità cristiana significa arrivare alla
mèta desiderata per “festeggiare”.
Ed oggi, tutti cor unum et anima una
(At 4, 32) festeggiamo con “il nostro
parroco” una mèta così importante e
al contempo significativa per lui e
per noi tutti.
Il “sì” di padre Salemi pronunciato il
21 giugno del
1964 alla presenza
di mons. Luigi
Bentivoglio allora
arcivescovo,
si
rinnova oggi sicuramente con più
vigore,
più
coscienza e più
volontà. Il suo “sì”
dettato dall’amore
per la Chiesa lo ha
portato all’edificazione non solo
materiale,
ma
oltremodo spirituale,
creando
un’identità
di
comunità attorno
al parroco e alla
Chiesa come casa di tutti e non come
casa di qualcuno in particolare.
Un parroco la cui umiltà ha mostrato
il suo vero volto quando egli ha testimoniato di diminuire per anteporre
Cristo ad ogni cosa.
Come ebbe a scrivere San Josemarìa
Escrivà: “vuoi davvero essere santo?
Compi il piccolo dovere d’ogni
momento: fa quello che devi e sta in
quello che fai (Cammino, n. 815). La
santità ‘grande’ consiste nel compiere i ‘doveri piccoli’ di ogni istante (n.
817)”.
Ed è nei piccoli gesti, a volte incompresi, altre volte criticati, ma pur
sempre gesti d’amore, che padre
Salemi si è esercitato - nei suoi lunghi anni di ministero sacerdotale –
nel sacrificio della rinuncia come un
padre verso i figli sempre attento ai
bisogni, pronto all’ascolto e genero-
Festa Multietnica Migrantes/Caritas 2014
La musica unisce laddove gli uomini separano
a musica abbassa le
barriere e unisce le culture. I bambini dell’associazione
‘Musica Insieme a Librino’ suonano
insieme ai ragazzi della comunità
tra i bambini dell’associazione musicale etnea e un giovanissimo percussionista rumeno. Alla serata hanno
partecipato diverse famiglie rom
insieme ai rispettivi figli, che duran-
rumena. Questo uno dei momenti
più intensi della Festa Multietnica
promossa da Migrantes e Caritas di
Catania. Consueto appuntamento a
chiusura della Giornata mondiale del
Migrante e del Rifugiato, che ogni
anno rinsalda la rete di accoglienza e
solidarietà con le comunità straniere
della città. Senza distinzione di etnia
e provenienza. I rappresentanti dei
gruppi mauriziani, cingalesi, tamil,
rumeni, polacchi e africani hanno
suonato e cantato insieme. Ad aprire
la festa diocesana una ‘jam session’
te l’anno pastorale hanno svolto un
percorso d’inserimento e inclusione
sociale a Librino attraverso il progetto ‘Amalipè’ promosso dall’Ufficio
diocesano della Carità in sinergia
con l’Ufficio Pastorale delle Migrazioni (Migrantes/Caritas). Grazie
all’esperienza comune vissuta nel
quartiere catanese, presso la parrocchia ‘Risurrezione del Signore’, in
una realtà dal forte disagio sociale
alla periferia sud-est del capoluogo
etneo, è nata la collaborazione con
l’associazione dei giovani musicisti.
L
In parte composta da bambini che
frequentano il centro Talità Kum,
Opera-Segno di Caritas Catania, nel
cuore di Librino. Solo la musica ha
reso così possibile l’abbraccio tra
due mondi opposti, di due culture,
che hanno trovato nell’armonia
musicale un punto d’incontro straordinario. Proprio nel giorno in cui alle
pendici dell’Etna è sfilato un corteo
contro la presenza straniera sul territorio. Come dire, laddove gli uomini
dividono, la musica unisce. E non
solo.
Alla festa hanno preso parte più di
350 persone equamente suddivise tra
cingalesi, mauriziani, italiani, rumeni, più una decina di rappresentanti
della comunità polacca di Catania.
Per una serata all’insegna della
musica, della danza e della cultura.
Proprio le comunità cristiane provenienti dallo Sri Lanka, dalle Isole
Mauritius rappresentano, per la città
di Catania, un perfetto esempio di
integrazione con la comunità cittadina; una delle tante testimonianze
positive presenti in diocesi. Presente
anche il presidente dell’Association
des Immigrants Mauriciens, Milinte
Rainald, da sempre vicino alle esigenze della realtà sociale della
comunità mauriziana etnea.
La festa comunitaria è stata un
momento fraterno di festa per grandi
e piccini, cui è seguita una cena multietnica ispirata ai sapori del mondo.
Come ogni anno si è rinnovato un
appuntamento che vuole essere un
mezzo per ringraziare il Signore per
9
Prospettive - 22 giugno 2014
DIOCESI
Premio Rocco Chinnici a Padre Gianni Notari
Speranza per il cambiamento,
passione per il bene comune
l sacerdote gesuita
Gianni Notari -nel
corso di una cerimonia svoltasi a
Piazza Armerina con la partecipazione del presidente della
Regione Rosario Crocetta, dell’europarlamentare
Caterina
Chinnici, del sindaco Filippo
Miroddi e del Vescovo mons.
Rosario Gisana e di altre autorità civili e militari- è stato conferito il XIII Premio “Rocco Chinnici” assieme ad altri rappresentanti della società civile, che con
il loro esempio hanno contribuito
all’affermazione della cultura della
legalità, tra cui i procuratori della
Repubblica di Catania e di Gela Giovanni Salvi e Lucia Lotti, il sindaco
di Troina Fabio Venezia, il sindaco di
Lampedusa Giusy Nicolini, il regista
Pierfrancesco Diliberto, il presidente
del Centro “Pio La Torre” Vito Lo
Monaco, il sacerdote della “Terra dei
Fuochi” don Maurizio Patriciello, il
conduttore televisivo del programma
“Presa diretta” Riccardo Iacona.
Padre Notari, “uomo di grande cultura e di spiccato garbo umano, ex
direttore del Centro ‘Pedro Arrupe’
di Palermo e docente di Antropologia culturale alla Facoltà teologica di
Sicilia, ha collaborato con tutte le
associazioni di volontariato operanti
nel capoluogo.
Napoletano, prete dal 1978, Notari si
è avvicinato ai senza-casa tre anni
dopo il suo arrivo in città, durante la
lunga occupazione della cattedrale
(…) da allora non ha più abbandonato le famiglie.
Del resto Notari è stato vicino ai più
deboli sin dall’inizio, quando a
Napoli lavorava da giovane sacerdote a fianco di tossicodipendenti e
prostitute.
Nel 2007, quando il Comune sgomberò 18 famiglie dalle locande che
non riusciva più a pagare, mandando
per strada 29 bambini, il gesuita
attaccò duramente l’indifferenza della città (…) Padre Gianni con la sua
incessante attività invita tutti al
“cambiamento possibile”, alla “passione per il bene comune”, alla “speranza” che non deve mai cedere il
posto alla tristezza e al disincanto né
ancorarsi a un singolo ma concretizzarsi nell’impegno condiviso, maturo e responsabile, a prescindere dagli
eventi e dagli avvicendamenti.
Oggi a Catania caratterizza la parrocchia Crocifisso dei Miracoli
come centro di accoglienza per i più
bisognosi, specie migranti, e per l’attività di laboratorio politico sulle
questioni cittadine, “palestra di partecipazione democratica e di vicinanza umana”.
Questa la motivazione espressa
durante la consegna del riconoscimento che il gesuita, accompagnato
da un gruppo di giovani, ha ritirato
assieme ad altri insigniti, individuati
da una commissione giudicatrice
presieduta dall’on. Chinnici, figlia
del magistrato e capo del dipartimento per la giustizia minorile del
ministero della Giustizia.
Gli insigniti nei rispettivi settori di
competenza costituiscono una speranza e un incoraggiamento per tutti.
Guardare, nell’oggi così difficile
della nostra terra a questi registi,
sacerdoti, giornalisti, editori, magistrati, prefetti, sindaci, imprenditori,
A sx padre Gianni Notari
e a dx la giornalista
ANSA dott.ssa Pierelisa
Rizzo
A
semplici cittadini allarga gli orizzonti della speranza. Uomini e donne
che scelgono la via della verità e con
il loro esempio invitano a fare altrettanto, scelgono la strada della giustizia e della legalità ogni qual volta
decidono di denunciare il racket, di
adoperarsi per il bene comune, di
mettersi al servizio dei più deboli, di
ome ogni anno, nel
mese di Luglio viene
proposto un campo particolare, riservato ai ragazzi di scuola media superiore e ai giovani, con la precisa finalità di riflettere sulla propria vocazione. Quando un giovane è incerto e
non sa a cosa il Signore lo chiama, se
sente un “disturbo vocazionale” nella sua vita, se avverte che la sua strada potrebbe essere quella del sacerdozio, è un bene verificare fino in
fondo per scoprire quale sia la reale
Volontà di Dio.
Troppe volte questi dubbi vengono
relegati in fondo al cuore senza essere chiariti neanche a sé stessi…la
paura di sbagliare, di essere giudicati, di scoprire ciò che potrebbe andare contro i piani che c’eravamo fatti
o che altri avevano fatti per noi…e,
in contrappeso, l’insoddisfazione e
la demotivazione di una vita pure
apparentemente realizzata…e così
passano gli anni, aspettando una
ispirazione divina, affrontando soluzioni che spesso si rivelano false e
depistanti, prendendo le distanze
dalla Chiesa e persino da Dio…
Quanto è invece liberante togliersi i
dubbi, o perlomeno essere indirizzati per poterseli togliere con il tempo
necessario.
Un confronto e un tempo di riflessione, comunque, sono sempre utili per
concentrarsi su sé stessi, per poter
Notizie in breve dal 23 al 29 giugno
C
lottare per la giustizia
e una società più equa.
Padre Notari dedica il
premio ai suoi confratelli gesuiti che quotidianamente lottano contro tutte le
mafie del mondo e, in particolare, a
padre Paolo Dall’Oglio, gesuita fortemente impegnato nel dialogo interreligioso con gli islamici che il 27
luglio 2013 è stato rapito da estremisti vicini ad al-Qaida.
Antonino Blandini
PROGETTO
“Catania Misteriosa”
a settecentesca
cripta
della monumentale chiesa
primaziale Sant’Agata La
Vetere ha ospitato la cerimonia della presentazione conclusiva e della premiazione ufficiale dei
lavori multimediali del
progetto “Catania misteriosa”, promosso dal prof.
Antonio Alessandro Massimino, preside del Liceo
Artistico statale “Emilio Greco”, e
finanziato dal Dipartimento dei Beni
Culturali e dell’Identità Siciliana
della Regione, col patrocinio dell’Assessorato comunale ai Saperi e
alla Bellezza condivisa.
L’attività didattica dell’istituto ha
come premessa fondamentale la centralità dello studente, la sua formazione e la sua crescita come persona
consapevole di sé, del mondo e della
L
Una occasione per…
il campo vocazionale
affrontare
dei
dialoghi costruttivi, per creare
amicizie sane e
forti, per poter
prendere
o
riprendere contatti con Dio…Il
Campo Vocazionale è una occasione per scoprire
e riscoprire, per
riposare e per
nutrire lo Spirito,
per incontrare e
dialogare,
per
avere anche quei sani e divertenti
momenti di fraternità che troppo
spesso abbiamo confuso con i contatti virtuali… Si lascia questa esperienza con una gradevole sensazione
di leggerezza, spesso avendo compreso quale sia la strada che ci rende
più felici e realizzati. A fronte di
molti sacerdoti che hanno fatto il
campo vocazionale a suo tempo, vi
sono numerosi padri di famiglia che
ricordano quell’esperienza con
gioia. Quindi…vieni, ti aspettiamo.
Il Campo Vocazionale si terrà dal 17
luglio pomeriggio al 20 luglio dopo
il pranzo presso la Casa per ritiri della parrocchia S.Luigi Gonzaga a Tarderia. Bisogna munirsi di effetti letterecci e di uso personale, la Bibbia,
block-notes e penne, e soprattutto
qualche capo di abbigliamento
pesante per la sera. Per qualsiasi
informazione rivolgersi a: don Salvo
Gulisano, cell. 3498311049; e-mail
[email protected];
Direttore UPG Catania su Facebook.
®
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 23 Giovedì 26
• Ore 9.30 Catania, Seminario: Corso di aggiornamento del Clero.
Martedì 24
• Ore 18.00 Catania, Chiesa S. Giovannuzzo:
celebra la S. Messa.
Mercoledì 25
• Ore 20.00 Catania, Chiesa S. Giuliano: celebra
la S. Messa per l’Ordine del S. Sepolcro.
Giovedì 26
• Ore 20.00 Paternò, Santuario S. Maria della
Consolazione: celebra la S. Messa per il 60°
anniversario di inaugurazione del Santuario.
Venerdì 27
• Ore 18.30 S. Giovanni La Punta, Villa Angela:
prende parte alla cerimonia per il 50° della
struttura.
Sabato 28
• Ore 9.00 Arcivescovado: udienze.
• Ore 18.30 Adrano, parrocchia S. Francesco:
celebra la S. Messa. e amministra il sacramento della Confermazione.
Domenica 29
• Ore 11.00 Catania, parrocchia S. Leone: celebra la S. Messa in occasione del 60° di sacerdozio di P. Giuseppe Pappalardo.
• Ore 19.30 Catania, Capitaneria di Porto: celebra la S. Messa e amministra il sacramento
della confermazione di alcuni giovani della
parrocchia S. Francesco di Paola.
Da sx: ing. Giambattista Condorelli,
avv. Vincenzo Martines, dott.ssa Stefania
Di Vita, prof. Anna Di Carlo,
arch. Benedetto Caruso, prof.ssa Maria
Tersa Di Blasi, dott. Salvatore Castro
sua storicità, per cui il progetto ha
avuto come obiettivo principale
l’ampliamento del piano dell’offerta
formativa al fine di potenziare l’interesse e la partecipazione degli studenti al lavoro scolastico ed allontanare episodi di abbandono e di disagio.
La lodevole iniziativa di notevole
spessore didattico-educativo si è valsa della collaborazione della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania, del Parco Archeologico greco romano di Catania, del
Kiwanis Club Catania Est, di SiciliAntica sezione di Catania, dell’Ente Morale Chiesa Sant’Agata la Vetere.
La primaria esigenza è stata quella di
favorire la conoscenza, la fruizione e
la valorizzazione del vasto e misconosciuto patrimonio storico, artistico, museale e naturalistico della
nostra città attraverso la realizzazione di strategie innovative e la promozione di attività volte a sviluppare la
consapevolezza delle proprie radici
culturali.
Il progetto è stato indirizzato agli
studenti della 3ª A del corso di architettura del Liceo Artistico che, coadiuvati dalla dott.ssa Stefania Di Vita
e dalla prof.ssa Anna Di Carlo, sono
stati accompagnati e guidati alla graduale scoperta della città misteriosa,
attraverso un preciso itinerario didattico percorso e finalizzato alla raccolta di materiale fotografico e documentario per la produzione di un
consistente elaborato multimediale.
Alla simpatica e significativa cerimonia-conferenza stampa sono
intervenuti tutti gli allievi che dal
presidente del Kiwanis, avv. Vincenzo Martines, con la partecipazione
del governatore eletto del Distretto
Italia-San Marino dott. Elio Garozzo, hanno ricevuto in dono un Tablet
PC come utile sussidio didattico,
nonché la prof.ssa Maria Teresa Di
Blasi e l’arch. Benedetto Caruso per
la Soprintendenza ai Beni Culturali,
l’arch. Giovambattista Condorelli
per SiciliAntica, il rettore di Sant’Agata la Vetere sac. Ugo Aresco, il
dott. Salvatore Castro del benemerito Comitato Popolare “Antico Corso”.
L’interessante incontro culturale si è
concluso con la gradita visita all’alto
campanile settecentesco della chiesa
da dove si può godere un meraviglioso panorama della città e del golfo di
Catania.
®
Blanc
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Prospettive - 22 giugno 2014
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
È NECESSARIO MANGIARE
LA CARNE DI CRISTO?
SS.MO Corpo e Sangue di Cristo / A - Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147,12-15.19-20; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Il rapporto con Dio è fondamentale nella
vita degli uomini proprio perché si tratta
di vita. L’incoscienza dell’uomo lo porta a
pensare che la vita è sua e può farne quello che vuole. Non è così: la precarietà in
tutti i sensi lo dimostra. Nei rapporti con
Dio uno dei dati fondamentali è la vita. Il
brano del Deuteronomio enumera tutte le
azioni di Dio per conservare la vita ad
Israele. Ricorda che Israele è stato nutrito
con un cibo particolare che neppure i suoi
padri conoscevano. Dio gli ha fatto provare la fame, l’ha umiliato e dopo lo ha
nutrito di un cibo speciale che non conosceva. Tutto questo perché l’uomo capisse
che non vive soltanto di pane, ma anche di
quanto esce dalla bocca di Dio. La memoria deve venire in soccorso ad Israele:
“Non ti dimenticare il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto,
dalla condizione servile, che ti ha condotto
per questo deserto grande e spaventoso.
Luogo di serpenti velenosi e di scorpioni..
terra assetata, senz’acqua, che ha fatto
sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima, che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri”. Come si
evince Dio ha messo in atto tutti gli sforzi
possibili perché l’uomo avesse la vita. Ulti-
mamente ha mandato suo Figlio perché gli
uomini avessero la vita. Gesù si presenta
come pane vivo disceso dal cielo e pone
una condizione, per vivere in eterno bisogna mangiare di questo pane: “Se uno
mangia di questo pane vivrà in eterno”.
Nella disputa tra i Giudei conseguente alle
parole di Gesù, egli rinforza il suo detto :
“… se non mangiate la carne del Figlio
dell’uomo e non bevete il suo sangue non
avete in voi la vita” Per avere la vita bisogna mangiare questa carne e bere questo
sangue! Inoltre sottolinea il concetto di
unione dicendo che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue rimane in lui e lui
rimane in chi mangia e beve il sangue.
Rimanere in lui significa costituire una
vita comunitaria tra Lui e ciascuno di noi.
La volontà di comunione è testimoniata
dalla risurrezione nell’ultimo giorno: “Ed
io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Quindi è necessario mangiare la carne di Cristo
e bere il suo sangue per la realizzazione
della piena comunione tra noi, Lui ed il
Padre, e non occasionalmente, ma per l’eternità. Garanzia di tutto questo è la risurrezione nell’ultimo giorno. Alla luce di ciò
non sarebbe il caso di rivedere ciò che
impedisce di mangiare la carne di Cristo
per la piena comunione?
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Comportarsi in maniera degna di Dio 1 Ts 2,9-12
Paolo richiama la memoria dei Tessalonicesi sul suo duro lavoro e sulle fatiche lavorando notte e giorno per non
essere di peso ad alcuno “ho annunciato il vangelo di Dio”.
Di questa attività loro Tessalonicesi
sono testimoni e lo è anche Dio: il suo
comportamento verso di loro, che credono, è stato santo, giusto e irreprensi-
bile.
Si è comportato come un padre verso i
propri figli “abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e
scongiurato di comportarvi in maniera
degna di Dio, che vi chiama al suo
regno e alla sua gloria”.
L.C.
Nella comunione il cuore assorbe il Signore e il Signore assorbe il cuore, divenendo una cosa sola
Nella “fragilità” di Dio il segreto della vita
Vita
Una parola scorre sotto tutte le parole di Gesù, come una corrente sotterranea, una nervatura delle pagine:
vita.
A nessuno sfugge che la preghiera ha
bisogno anche di sussidi legati ad una
comprensione più profonda dei
momenti dell’anno liturgico e di sussidi miranti ad una intelligenza cristiana dei momenti più significativi
della vita (orazioni quotidiane - mattino e sera, prima e dopo i pasti, ecc.e settimanali, in particolare per la
famiglia: nascita, infanzia, adolescenza, amore, lavoro, tempo libero,
malattia, morte).
Gli ambiti entro cui vengono messi in
atto questi strumenti riguardano le
varie componenti della comunità cristiana e i nuclei fondamentali della
società umana.
Il presbiterio con il suo vescovo
riscopre il posto della preghiera contemplativa entro il quadro della spiritualità sacerdotale.
È importante valorizzare i momenti
di preghiera silenziosa presenti nell’azione liturgica. Occorre educare i
vari gruppi alla preghiera contemplativa con strumenti adeguati. E’ utile
proporre tempi comuni di preghiera
soprattutto in connessione con i tempi forti della liturgia annuale, in speciali occasioni di adorazione, quali
Quarant’ore ecc..
Cuore
Offrire strumenti per far pregare con
i tempi importanti della vita. La
comunità, insieme con la famiglia, è
il luogo normale di educazione alla
preghiera dei battezzati. Dal modo e
dal tono con cui si prega, dal rispetto
delle pause e dei momenti di silenzio,
dalla solennità, dignità e intelligibilità con cui viene proclamata dai lettori la Parola della Scrittura, dalla cura
posta nel canto, dipende in gran parte la intuizione che esiste, al di là della preghiera delle labbra, una preghiera del cuore, e l’invito a prolungarla e a coltivarla esplicitamente.
Valorizzare l’educazione teorica e
pratica alla preghiera che può essere
data, in maniera molto semplice ed
efficace, in occasione del sacramento
della Riconciliazione secondo il
rituale e nella direzione o guida o
“accompagnamento spirituale”.
Anche i bambini sono suscettibili di
una profonda educazione alla preghiera, che sappia valorizzare i gesti
e i segni esteriori.
I santuari e i centri di preghiera contemplativa sono riscoperti, valorizzati, proposti come meta di pellegrinaggi e incontri. Le comunità religiose
operanti nel territorio si prestano
generosamente a offrire la loro esperienza, i luoghi, il tempo, le persone
per favorire l’educazione alla preghiera.
Le famiglie, prime educatrici della
preghiera, riscoprono questo loro
compito e sono aiutate a diventare
vero luogo di preghiera.
Famiglia
La famiglia è luogo di interessi affet-
tivi, di rapporti personali profondi:
può e deve essere, quindi, un ambito
privilegiato per ricostruire il tessuto
umano previo e abilitante alla preghiera. È importante per esempio che
i genitori sappiano educare i figli a
rinunciare a elementi di dissipazione (particolarmente a
programmi televisivi quanto
meno inutili) per riservare
spazi di aperta e affettuosa
conversazione e di raccoglimento davanti a Dio. I
diversi sussidi di stampa
cattolica o i ciclostilati
entrano un po’ in tutte le
famiglie, anche quelle che
non frequentano la chiesa e
offrono lungo l’arco di tutto
l’anno, sia delle catechesi,
sia qualche itinerario concreto di preghiera familiare.
Tutti i gruppi in cui si attua
una qualche esperienza di
comunità si esaminano per
vedere quale posto danno
alla “preghiera silenziosa”.
Là dove si recitano insieme
Lodi e Vespri, si cura di farlo con la dovuta calma, le
pause e i momenti di silenzio che
danno il gusto della preghiera profonda.
È utile prevedere qualche iniziativa
che metta il popolo di Dio in comunione di ascolto silenzioso della
Parola letta e commentata . Si possono prevedere alcune riunioni in determinai momenti particolari dell’anno.
Si potrebbero prolungare indefinita-
mente i diversi riferimenti per l’educazione alla preghiera silenziosa.
Gli educatori per eccellenza alla preghiera sono i sacerdoti, che sanno
trarre dal tesoro della tradizione e
spiritualità “cose vecchie e nuove”
per questo compito fondamentale.
Alcuni suggerimenti: silenzio e adorazione. Allarghiamo in noi e negli
altri i momenti di pausa contemplativa, di silenzio adorante. Ci sarà chi lo
farà aiutandosi con le preghiere di
tipo ripetitivo-contemplativo tradizionali, come il Rosario o la Via Crucis, chi userà piuttosto la “preghiera
di Gesù” della tradizione orientale o
le invocazioni o altre forme. Tra di
esse è certamente da rivalorizzare la
preghiera adorante connessa alla
Comunione e davanti al Santissimo
Sacramento. I giovani sono sensibili
al richiamo della preghiera silenziosa. Non mancheranno l’ascolto della
Parola e lectio divina. Il silenzio prepara il terreno su cui cade il seme
della Parola. Alla luce dell’insegnamento della Chiesa, e particolarmente del Concilio, leggiamo
attentamente, con calma, il brano del lezionario del giorno,
chiedendoci: quale “buona notizia” è contenuta qui per la mia
vita? Oppure percorriamo attentamente un libro della Scrittura,
un Salmo, lasciando che il messaggio penetri in noi. Vivere i
tempi forti dello Spirito. Ricaviamo per noi e per gli altri dei
tempi dedicati al silenzio e all’ascolto orante. Per questo occorre avere luoghi diversi da quelli
in cui si svolge la nostra vita,
cercare un po’ di “deserto”.
Mettere in programma qualche
giornata di ritiro che sia veramente tale. Si promuovono gli
Esercizi Spirituali in quelle forme che insegnano davvero a
pregare. Gli Esercizi sono infatti la più efficace scuola di preghiera. Qui nascono spesso le vocazioni di speciale consacrazione e
impegno nella Chiesa. È lodevole iniziativa quella che prevede, al compimento della scuola secondaria o
comunque nel periodo di scelte decisive, un corso di Esercizi in ordine
agli orientamenti della vita.
Padre Angelico Savarino
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Prospettive - 22 giugno 2014
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Francesco Riera
L’amore per la storia della propria terra
icordo che era il mese di
giugno del 2008 quando
il caro amico Francesco Riera fece la
sua dipartita. Lui, sempre disponibile
verso chi gli chiedeva un aiuto morale
e perché no, anche economico, verso
chi gli chiedeva ora un consiglio, ora
un interevento e lui tempestivamente
agiva, precorrendo il più delle volte la
richiesta.
Ora sono qui a Ficarra nella provincia
di Messina, in un piccolo paese appollaiato sulla montagna, nella fascia tirrenica della Sicilia, sulla prealpe
nebroidea e sto qui a rinnovare alla
memoria questa figura che tanto ha
inciso nella mia vita e soprattutto ha
determinato in me la genesi dell’amore per la storia della Sicilia. Suonano
lenti i rintocchi del campanile e un
torpore coglie le mie membra.
R
Improvvisamente una voce antica, a
me familiare mi giunge come un canto da tempo dimenticato e
adesso rinvigorito dall’ascolto di una melodia: <<Ho
sempre scommesso sui cavalli vincenti… Stefania tu sei
uno di questi>>. Ricordo,
questa è stata la frase che mi
disse tempo fa il mio caro
amico Franco Riera quando
ero alle prese con gli studi
universitari e le ansie e le
preoccupazioni degli esami
costellavano la mia esistenza.
Sono emozionata, ho la voce
rotta dal pianto; il mio caro
amico Francesco Riera è qui
accanto a me nella sua saggia e consapevole postura. Il corpo è un po’ appesantito dagli anni, ma lo spirito è gio-
vane e lo è anche la mente, quella
mente straordinaria, amante della sto-
Sempre più emozionata e con un fil di
voce proferisco queste parole:
<<Signor Riera, giammai avrei potuto immaginare di stare qui di
fronte a lei e parlarle!
Sa, da quando è avvenuta la sua dipartita, mi
è rimasto un lacerante
senso di solitudine: Mi
mancano tanto quei
Belpasso: Caratteristica
disposizione delle strade a scacchiera
ria patria che mi ha accompagnato
nella conoscenza del passato della mia
terra, la Sicilia.
pomeriggi e quelle serate trascorse
insieme a conversare di Giovanni Verga e di Giuseppe De Felice Giuffrida,
Al teatro Brancati di Catania “Finché vita non ci separi” di Gianni Clementi
Commedia familiare borghese
che strappa risate e applausi
ran successo al teatro
“Brancati “ di Catania
per l’esilarante commedia “Finché
vita non ci separi” scritta da Gianni
Clementi e diretta da Vanessa
Gasbarri. Una straordinaria compagnia, in una commedia ironica,
tagliente e con la grazia tipica della
commedia tradizionale popolare!
In casa Mezzanotte fervono i preparativi per celebrare il matrimonio dell’anno tra l’enigmatico intrigante
Giuseppe, paracadutista dei Carabinieri appena rientrato da una missione in Afghanistan, figlio di Alba e
Cosimo maresciallo dell’Arma in
pensione, e Francesca figlia del
signor Spampinato, proprietario del
ristorante “La Scamorza”.
Due giovani di famiglie ben in vista,
ma qualcosa non va per il giusto verso. Forse a causa di un’improvvisa
discordia tra i promessi sposi... O forse solo per un semplice inciucio di
paese...! O magari per la classica
intrusione del terzo incomodo?
L’arrivo di Miriam hair stylist e make
up artist, come ama definirsi, parrucchiera e professionista di vita, interpretata dalla simpatica Claudia Ferri,
porta in casa Mezzanotte un momento
di novità nell’ordinaria vita matrimoniale. … “Mi sono piaciute sempre le
storie d’amore di altri … ma quando
finiscono, ci rimango male! Mentre si
avvicina l’ora fatidica, la chiesa
addobbata, ecco che in casa Mezzanotte cambia l’atmosfera con una
serie di intrighi e complicità.
“Tutto pronto. Tutto perfetto. Tutto”
… ma Mattia bussa alla porta, ed ecco
che in famiglia tutti i valori vengono
messi in discussione, attraverso un
dialogo incalzante; l’autore abilmente
introduce l’hýbris, scatena la scompiglio e impone allo spettatore di prendere posizione. Mille interrogativi per
affrontare il tema principale: l’omo-
G
sessualità che si riconverte in bisessualità con un’esplorazione degli animi umani dal dramma al sorriso amaro. L’incontro fra Mattia, Alessandro
Salvatori, il sergente che va a lottare
per la democrazia, e Giuseppe accende la scintilla di una grossa querelle
della realtà quotidiana. La regia valo-
rizza gli elementi sociali per andare
sul grottesco che inevitabilmente si
sprigiona dalla situazione. Catturante
è la compagnia che ci porta in una
vera full immersion di una grande
problematica attuale.
Alla fine Alba, Giorgia Trasselli, con
saggio cambiamento, trasforma tutte
le sue inquietudini sul matrimonio fra
i due sposini in benevolenza pacata,
per salvare le apparenze rinnegando
tutti i veleni precedenti e così: Francesca ha un sorriso fantastico, il ristorante è meraviglioso…! Ma con dolore dirà al figlio “glielo spiegherai tu a
quella creatura!” La madre riconsidera tutto, vede il matrimonio con filosofia da lontano, e accetta il pacchetto
completo con suoceri, menu, ecc. Battuta comica e pungente per il ristorante “Scamorza” suscitando risate e
applausi fra il pubblico. L’autore con
assoluta maestria porta in scena i
peculiari e tradizionali stereotipi della
realtà quotidiana, mai banali ed obsoleti, aggiungendo moderna e brillante
satira a tematiche quanto mai attuali e
moderne, mai scade nel serio e pretenzioso moralismo, la satira e l’ironia
utilizzata sono sempre all’insegna della leggerezza e dell’umorismo coinvolgente.
Valore aggiunto all’ironia va ad Antonio Conte, che con semplicità strappa
risate di gusto alla platea, garantendo
alla commedia il successo.
Plauso dovuto anche a Nicola Paduano che, con grande bravura, è riuscito
a evidenziare il ruolo comico che i
social network hanno nella nostra vita
quotidiana.
Alla fine la chiesa ha un ruolo rilevante e trainante della commedia e dei
personaggi, intesa come comunità
che, per quanto considerata retrograda
e inattuale, tende a risolvere i problemi di tutti. Ed è nella chiesa che si
vanno a incontrare esigenze, bisogni e
desideri dei personaggi della commedia/dramma, con invito alla riflessione
sul conservatorismo sociale e la dicotomia tra amore e sessualità. Il matrimonio omosessuale, come afferma la
Chiesa minaccia i fondamenti antropologici della nostra società; la commedia vive così i due poli dell’amore:
da quello antropologico e, oltre i limiti di tale modello, al profano.
Artemisia
Premio Bontà Inner Wheel Catania 2014
N
ell’articolo di pag. 7
dell’ultima edizione di
“Prospettive” dal titolo “Premio
Bontà Inner Wheel Catania 2014:
Una piccola grande donna”, per una
mera svista di trascrizione, è stato
omesso il nome del contrammiraglio
dott. Domenico De Michele, direttore marittimo della Sicilia Orientale e
comandante della Capitaneria di
Porto di Catania, il quale è stato presente alla cerimonia ed ha rivolto un
indirizzo di augurio e di saluto alla
premiata e a tutti presenti. Ce ne scusiamo con l’illustre interessato e con
i lettori.
il sindaco di Catania dei primi del
novecento, tanto amato dai cittadini
che amabilmente lo chiamavano “tribunu, nostru patri”.
Lei ha lasciato questo mondo terreno
quel dì di giugno del 2008, quasi alla
chetichella, senza chiedere se i suoi
più cari amici permettessero che lei se
ne andasse così. Un vuoto è rimasto a
noi che l’abbiamo conosciuta e frequentata. Quanti libri sulla storia di
Catania mi ha fatto conoscere e quante visite abbiamo fatto insieme nelle
biblioteche a cercare ed esplorare
documenti antichi e il più delle volte
inediti!
<<Vero è mia adorabile amica, e ti
ricordi quando ti coinvolsi in quella
che era la mia passione storica e letteraria, l’eruzione che travolse Malpasso e molteplici paesi etnei nel 1669.
Quante volte da solo in insolite ore
della giornata sono stato su quei luoghi e ho camminato sulla lava rappresa di quei territori che vissero quella
calamità. Ti portai nel posto, in prossimità dei Monti Rossi, nel territorio di
Nicolosi dove si aprirono otto bocche
effusive che vomitarono lava incandescente per sei mesi circa dall’11 marzo a luglio di quell’infausto secolo.
Ho camminato sui costoni lavici, su
quel suolo che conferisce il nome alla
nostra città “Katane” dal toponimo
sicano che vuol dire “grattugia”, suolo ruvido e acuminato e lì ho ambientato il mio romanzo “Quei di Malpasso”, dove ho incontrato i protagonisti,
i miei ragazzi, Mara e Antonio>>.
Certo che ricordo la sua pubblicazione, che le è costata veglie notturne
nello scrivere, documentarsi, immaginare. Posso dire che lei ha sofferto con
i protagonisti del suo romanzo.
<<Si, Stefania, quello è stato un
romanzo storico, dove i personaggi
sono un parto delle mia fantasia, ma lo
scenario è stato tremendamente reale,
quello che vide la terribile eruzione
che travolse una cittadina opulenta e
laboriosa che nel secolo XVII aveva
persino la scuola del notariato. Il mio
amico Venerando Bruno, anche lui
appassionato di storia locale, ha rinvenuto lo stemma della cittadina e altri
documenti inediti. Sai mia affezionata
amica, quando trascorri una vita in
una ricerca….>>
Signor Riera, tornerà a farmi visita, mi
mancano tanto le nostre conversazioni
sulla Sicilia del passato! Lei, mi ha
trasmesso tanto amore per la storia
della mia terra. La prego non vada via,
non mi lasci!
<<Mia piccola e devota amica, io non
posso restare, non faccio più parte di
questo mondo, ma basterà il pensiero
ad avermi vicino. Quando vorrai sentire la mia presenza, alza lo sguardo
nella volta celeste. Ti ricordi la frase di
Immanuel Kant “Sopra di me il cielo
stellato, dentro di me la voce della
coscienza.”. Mi protesi verso di lui per
abbracciarlo, ma era già scomparso Il
campanile emanava i suoi lenti rintocchi come un pianto antico che lentamente si perde nella vallata.
Stefania Bonifacio
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Prospettive - 22 giugno 2014
RUBRICHE
Celebrata a Catania l’11ª Giornata Mondiale del Donatore di Sangue
Obiettivo autosufficienza sangue
’11ª Giornata Mondiale
del Donatore di Sangue, istituita nel 2003 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella
ricorrenza della nascita di Karl
Landsteiner, scopritore dei gruppi
sanguigni, è stata celebrata a Catania
lo scorso 12 giugno con una conferenza stampa svoltasi nella sala
giunta di Palazzo degli Elefanti, presenti il Dott. Santocono, delegato del
sindaco di Catania per le politiche
sanitarie, i direttori dei servizi trasfusionali e del servizio talassemia
degli ospedali Garibaldi, Vittorio
Emanuele e Cannizzaro, i rappresentanti associativi AVIS, FRATRES,
CRI, SAN MARCO - ADVS-FIDAS
e delle locali associazioni dei talassemici.
L’evento, particolarmente significativo per l’ampia e qualificata partecipazione, è stato occasione per sottolineare l’importanza di un impegno
comune e sinergico tra le diverse
realtà del territorio - istituzionali,
sociali e associative - per poter
affrontare in maniera concreta ed
efficace il problema della non autosufficienza sangue a Catania. Ritardi
culturali, pregiudizi ancora persistenti in larghe fasce della popolazione, la diffidenza e l’indifferenza
che si registra soprattutto tra i giovani, pongono infatti Catania agli ultimi gradini nella scala nazionale e
regionale delle donazioni di sangue,
e ciò a fronte della drammaticità di
L
un fabbisogno in continuo aumento
per le necessità provenienti dai protocolli trasfusionali dei soggetti
talassemici, dalle emergenze e dagli
interventi di alta specializzazione.
Da qui la necessità e l’urgenza - più
volte evidenziata e condivisa nel corso degli interventi in conferenza
stampa - di avviare e promuovere
percorsi unitari e collaborativi nella
realizzazione delle iniziative che si
attuano sul territorio, soprattutto sul
versante della sensibilizzazione e
della promozione culturale, perché il
germe della solidarietà e del dono
possa penetrare sempre più nei cuori
e nelle coscienze delle persone e
soprattutto delle giovani generazioni.
In tale ottica, tra le varie manifestazioni celebrative organizzate nella
ricorrenza della Giornata Mondiale
del Donatore di Sangue, quella realizzata dalla ADVS-FIDAS, sezione
di Tremestieri Etneo, con la XIV
Edizione del Concorso di Disegno
“Il Dono del Sangue, un Si alla
Vita”, va senz’altro menzionata per
la sua particolarità in chiave prospettica, essendo stata rivolta strategicamente agli alunni delle scuole elementari, oltre che come “modello”
di collaborazione e sinergia tra ente
comune, scuola, strutture sanitarie,
volontariato.
L’importanza dell’evento, per il suo profondo
significato umano e
sociale, è stata sottolineata dal Sindaco di Tremestieri Etneo, Ketty
Rapisarda, con l’impegno dell’Amministrazione Comunale a proseguire nel sostegno a tutte
quelle iniziative che contribuiscano alla crescita
morale e civile della
comunità. Una particolare nota di apprezzamento
per l’iniziativa è stata
espressa dal Dott. Nuccio Sciacca, Direttore del
servizio Trasfusionale
dell’Ospedale Garibaldi,
quale opportunità per sviluppare e
far emergere attraverso il “linguaggio del disegno” le capacità espressive e di comunicazione dei bambini,
anche su argomenti importanti quali
quelli della solidarietà alle persone
segnate dalla sofferenza e dalla
malattia. Tra queste, le persone affette da talassemia rivestono un ruolo
significativo in termini di fabbisogno
sangue, in quanto – come sottolineato dal Dott. Vincenzo Caruso, Direttore del Centro di Microcitemia del
Garibaldi – un regolare protocollo
terapeutico che consenta ai talassemici di vivere una vita “normale”,
prevede una trasfusione ogni 15/20
Sensibilizzazione
e promozione culturale
alla solidarietà
e al dono delle
coscienze soprattutto
delle giovani
generazioni
giorni.
24 i disegni selezionati dalla giuria
composta dagli artisti Nina Hausman, Corrado Floridia e dalle giovani studentesse Di Stefano Alessia
e Caruso Simona, su oltre 200 elaborati realizzati dagli alunni dei plessi
Centro, Immacolata e Settebello
Nord del Circolo Didattico “Teresa
di Calcutta: Bertolami Enrico,
Bonaccorsi Sofia, Cacia Alessio,
Cannavò Bianca, Carrasi Simone,
Caruso Adriana, Di Paola Sofia,
D’Urso Andrea, Grasso Ilenia, La
Rosa Tania, La Torre Chiara, Litrico
Agata, Mannino Erica, Messina
Agnese, Musumeci Ottavio, Passini
Giorgia. Poma Flavia, Romano
Andrea, Romeo Greta, Russo Giulia,
Sapere Alberto, Sortino Pietro.
Strazzuso Valentina, Zuccarello
Claudia.
Salvatore Caruso
All’IC Campanella Sturzo giornata dedicata alle malattie mentali con le illustrazioni di Totò Calì
Educare i ragazzi alla comprensione delle malattie mentali
che può essere critica, ironica,
riflessiva, narrativa, per dare della
realtà stessa una descrizione nuova”.
La mostra è stata presentata per la
prima volta il 19 dicembre 2013
ed esposta, è partita presso il padiglione 19 psichiatria del P.O. Vittorio Emanuele, articolandosi in
un percorso itinerante incrementale: dove accanto alle opere di Totò
Calì sulla salute mentale si sono
aggiunte quelle dei ricoverati, nonché attualmente le numerose produzioni dei ragazzi dell’ultimo
anno della scuola media inferiore
dell’IC Campanella Sturzo, guidati
dai docenti che li hanno curati e
accompagnati nell’elaborazione di
opere sul tema dell’evento e della
salute, intesa in senso ampio quale
sana alimentazione e stile di vita.
Il prof. Lino Secchi dirigente scolastico dell’IC sostiene “siamo lieti di ospitare un’iniziativa in linea con la cultura dell’integrazione e
l’accettazione delle diversità, e i disegni dei
L’obiettivo
è suscitare
riflessioni
e dibattito su un
tema trasversale:
coesione sociale,
accettazione
delle reciproche
diversità,
inclusività
naugurata all’Istituto Comprensivo
“Campanella – Sturzo” di Catania
la mostra delle illustrazioni d’arte di Totò Calì
“La psichiatria incontra la scuola: il dentro e il
fuori” dedicata alle malattie mentali.
“Réenchanter le monde” per mano, ignari dei
confini della coscienza, dare sostegno alla
creatività tra immagini sofisticate di forte
attualità. Far rivivere l’Arcadia dei sensi fatta
di grafica segni e immagini profonde. Nutrire
lo sguardo, insomma educare attraverso
immagini dal sapore onirico, giocando tra
fantasmi e realtà, impregnati di momenti condivisi che vanno dalla contemplazione all’azione. L’iniziativa è promossa dal dipartimento di salute mentale CT4, con Carmelo Florio, Direttore del servizio di salute mentale
“la mostra, sottolinea, è un tentativo di far
conoscere e comprendere un mondo complesso e talora inesplicabile: quello della sofferenza mentale e avvicinare i servizi alla cittadinanza. È importante la continuità del progetto
itinerante per sensibilizzare capillarmente il
territorio sulle tematiche della salute menta-
I
le”. È stato sostenuto anche
dalla Sesta Circoscrizione
del Comune di Catania, il
Preside della scuola Lino Secchi, l’autore
delle opere leitmotiv Totò Calì con 28 illustrazioni, riprodotte in pregevoli pannelli che
“raccontano la follia”, il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASP di Catania Giuseppe Fichera, per la Neuropsichiatria Infantile Anna Teghini, in rappresentanza dei dirigenti dell’ASP Anna Fazzio e
Giovanni Rapisarda, nonché il Presidente
del Rotary club Catania ovest, Domenico
Giuliano, che ha sostenuto l’iniziativa. È
intervenuta all’evento Francesca Pricoco,
Presidente del Tribunale per i Minorenni di
Catania. Gaetano Sirna, commissario
straordinario dell’Asp Catania chiarisce “l’evento è una sollecitazione significativa per
richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, e in particolare delle giovani generazioni, sul tema del disagio psichico”.
Calì fa notare “è un tentativo di vedere la
realtà da un punto di vista diverso; un’ottica
nostri ragazzi si integrano con i disegni di
Calì e di soggetti con disturbo mentale”.
L’obiettivo è suscitare riflessioni e dibattito su
un tema trasversale: coesione sociale, accettazione delle reciproche diversità, inclusività.
La Psichiatria è spesso percepita e confinata
all’immagine della follia, dell’incurabilità e
della distanza dalle persone, in realtà essa è
più vicina di quanto non si possa immaginare.
Il dolore e la sofferenza non hanno confini e
le possibilità della cura in psichiatria attengono a prassi di ascolto, decodifica della domanda e interventi plurimi che interessano più
professionalità.
Le immagini di Calì e dei pazienti parlano
più delle parole, il messaggio è che “dentro e
fuori” si incontrino di più e meglio, le istituzioni dialoghino e si affrontino in maniera
costruttiva. Ogni pezzo è una storia di questo
tempo: triste e terribile o gioiosa, ma sempre
specchio della nostra realtà. Un’ulteriore tappa sarà l’Istituto Penale Minorile di Bicocca:
altro luogo dove il dentro e il fuori s’interseca
e ci interroga.
Lella Battiato
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N° 24 Domenica 22