Anteprima Estratta dall' Appunto di Storia
del giornalismo
Università : Università La Sapienza
Facoltà : Sc.Politiche
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Introduzione
La vicenda storica del giornalismo si accompagna all’emergere di una nuova categoria
della realtà: l’opinione pubblica, intesa come l’insieme di cittadini che leggono i giornali e
attraverso essi si informano degli avvenimenti capaci di condizionare le loro esistenze. Al
tempo stesso la stampa rompe l’orizzonte privato della sfera familiare introducendo gli
individui nella dimensione pubblica. Le rivoluzioni del XVII secolo in Gran Bretagna e
quelle che, alla fine del secolo successivo, in America e in Francia mettono fine all’antico
regime determinano una vera e propria esplosione del numero di giornali e giornalisti.
L’opinione pubblica diventa così un soggetto attivo sulla scena della storia, in grado di
esercitare un vincolo sull’azione dei governi. La stampa, che ne interpreta gli umori con
uno spazio variabile di autonomia e di libertà (quindi di forzatura), si colloca accanto al
parlamento, all’esecutivo e alla magistratura, come un quarto potere.
In quasi tutti i paesi europei giornali e riviste hanno vissuto, prima della rivoluzione, in
regime di privilegio monopolistico concesso dai monarchi a prezzo di una censura
preventiva, che di fatto riduce la stampa a portavoce ufficiale delle istituzioni. Dopo la
rivoluzione, invece, il tema dell’indipendenza dal potere politico contribuisce a fondare
una nuova identità dal giornalista, la cui libertà di indagine e di espressione si pone a
tutela del diritto all’informazione di ogni cittadino. A metà del XV secolo l’invenzione
del torchio e dei caratteri mobili ha mutato radicalmente modi e tempi di trasmissione
della cultura, che diventa riproducibile e trasportabile. La tecnologia di Gutemberg
fornisce poi le basi per le prime riviste e gazzette, che fanno la loro comparsa a partire
dal XVII secolo, aggiungendo un’altra caratteristica discriminante della stampa moderna:
la periodicità. Nei primi decenni dell’800 fanno la loro comparsa il torchio a vapore, il
telegrafo, la rotativa; alla fine del secolo la linotype. Ognuno di questi avanzamenti
tecnici corrisponde ad un salto di quantità e di qualità del mestiere del giornalista, che
adesso è in grado di trasmettere le notizie in un tempo sempre minore e di raggiungere
un numero sempre più ampio di individui, e ad un accrescimento dell’impresa
giornalistica che acquista una dimensione industriale (nascono le agenzie di stampa,
aumentano i costi di produzione, la pubblicità diventa una fonte insostituibile di
finanziamento). Con questi sviluppi la professione giornalistica conquista maggiore
autonomia. Si fa strada una cultura della notizia che concepisce l’informazione con un
valore d’uso, utile e importante di per sé: il giornale non è più soltanto un contenitore di
fatti e opinioni. La professione giornalistica cresce in complessità ad articolazione
interne: si moltiplicano e si separano ruoli e funzioni (accanto ai redattori compaiono
cronisti, reporter, inviati speciali). La corporazione dei giornalisti acquista dignità e
potere ma anche responsabilità (deve difendere la stampa dai condizionamenti di governi
ed imprenditori, fissare i criteri-base di una deontologia professionale che vincoli la
libertà di stampa alla ricerca della verità e al rispetto della privacy.
La comunicazione è stata vista come chiave di lettura privilegiata dell’intera storia
umana: l’evoluzione dei sistemi comunicativi rappresenta il vero motore della storia
umana.
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L’alba dell’era dell’informazione (1450 – 1650)
Gutenberg nel 1456 stampa un’edizione in 2 volumi della Bibbia in latino. Fino a questo
momento la tecnica di stampa è stata la xilografia: una matrice di legno in rilievo che
riproduce un’intera pagina. Gutenberg ha invece ideato dei caratteri mobili: ogni singola
lettera dell’alfabeto è stata incisa in rilievo e si sono così ricavate tante piccole matrici di
ogni lettera, che possono essere composte insieme a formare una pagina per poi essere
smontate e riutilizzate. L’innovazione di Gutenberg ha una portata epocale, sottolineata
dal fatto che per più di 3 secoli la tecnologia della stampa rimarrà sostanzialmente
identica. La rivoluzione della stampa rimane a lungo una rivoluzione inavvertita.
L’invenzione della stampa precorre quindi i tempi dell’alfabetizzazione di massa e le
ricadute sociali delle rivoluzioni del libro rimangono a lungo circoscritte alle élite colte.
La stampa, insomma, è un medium prematuro: per più di 3 secoli il mancato incontro
con un pubblico più largo ne congela ulteriori sviluppi tecnologici. Solo con l’800 la
società civile si impadronisce del mondo delle comunicazioni ed il ritmo del progresso
tecnico diventa vertiginoso.
Nel 600 europeo il confronto tra persona e società viene riproposto: il Rinascimento e la
Riforma hanno posto in primo piano le esigenze della libertà individuale, mentre i
sovrani assoluti cercano con ogni mezzo di dare potenza di controllo allo stato centrale.
Il giornalismo degli esordi si colloca in mezzo a questa contraddizione: rappresenta uno
dei mezzi principali per legare gli individui fra loro, ma al tempo stesso il potere delle
istituzioni ne ha intuito le potenzialità d’uso e si adopera per ricondurre la stampa sotto il
proprio dominio. Grazie alla tipografia a caratteri mobili, nella seconda metà del 1600 i
fogli volanti iniziarono ad assumere periodicità regolare, qualificandosi come il primo
servizio permanente di notizie da cui poi nacquero veri e propri giornali. Dal punto di
vista dei contenuti, i giornali secenteschi riportavano una miscellanea di informazioni
dall’estero e dalle corti, notizie commerciali e fatti più o meno credibili. Si trattava di
fascicoli che potevano venire ordinati e rilegati in forma di libro.
Tali fogli volanti acquisirono con il passare del tempo una periodicità fissa. In Italia si
chiamavano Gazzette, in Francia Avvisi, in Inghilterra News Papers. La prima Gazzetta
italiana venne stampata nel 1636 a Firenze.
Il pubblico di lettori dei giornali, costituito in prevalenza dalla nuova borghesia
intellettuale, si allargava e imponeva alla stampa di diversificare la propria offerta: tra gli
interessi dei nuovi borghesi vi erano l’economia, la politica, la musica, la letteratura, il
teatro.
Il giornalismo inglese (600-800)
Il paese in cui in modo più rapido si svilupparono forme di giornalismo destinate a
diventare un modello di riferimento per tutto l’Occidente fu la Gran Bretagna. Il
Settecento vide nascere così il mito della stampa anglosassone. Tra il 600 ed il 700 il
governo inglese abolisce di fatto la censura preventiva sulle pubblicazioni: il contenuto di
giornali e libri è perseguibile dalla magistratura solo a posteriori in caso di violazioni della
legge ordinaria. Ma di fatto periodici e riviste rimangono soggetti ad un regime di tasse
speciali, ad un’attenzione particolare dell’autorità giudiziaria, a forti ostacoli nella
possibilità di informare sui lavori parlamentari. Il mestiere di giornalista continua a
godere di una scarsa considerazione sociale se non di una vera e propria ostilità da parte
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delle élite dirigenti. Nel modello autoritario di rapporto tra stampa e potere sviluppato
dalle monarchie assolute, fondato sul monopolio e sul controllo preventivo esercitati
dallo stato, cominciano ad aprirsi delle crepe che lasciano intravedere gli inizi di un
nuovo modello liberale, entro il quale la stampa non è più soggetta a regimi speciali ed è
governata nei limiti della giurisdizione ordinaria dal sistema di tasse e sussidi imposto dai
governi e dalle leggi del mercato economico. Nell’Inghilterra della fine del 600 si
determina una situazione di vuoto legislativo che corrisponde ad una nuova età dell’oro
della stampa inglese. Negli anni a cavallo tra i 2 secoli si stampano a Londra i Big
Three, i 3 grandi: il “Flying Post”, il “Post Boy” ed il “Post Man”. La rapidità e
l’attualità sono sempre più concepite come requisito indispensabile del giornalismo. Il
ritmo di uscita dei Big Three è trisettimanale, il Post Boy e il Post Man presentano la
novità di uscire la sera. Il loro formato ricalca il modello della London Gazette:
- un solo foglio stampato fronte e retro su 2 colonne, con l’ultima mezza colonna sul
retro riservata ad annunci privati
- la tecnica di impaginazione si standardizza secondo una formula che assegna
rigidamente il primo posto alle notizie internazionali rispetto a quelle nazionale e
locali
Questa gerarchizzazione delle notizie risponde ad un criterio economico piuttosto che
politico-culturale: le informazioni provenienti dall’estero sono quelle più difficilmente
reperibili e quindi quelle maggiormente richieste e consumate. L’origine del fenomeno
pubblicitario non è contrassegnata dall’intervento di grandi poteri economici: per tutta
una prima fase l’ambio spazio degli annunci commerciali risponde ad una necessità su
ridotta scala cittadina. Questi giornali si distinguono per un’altra novità rispetto al
passato: un’esplicita e costante posizione politica. Accanto ad una cultura della notizia
che ne privilegia il valore commerciale, e quindi la tempestività e la completezza delle
informazioni rispetto al commento, si affaccia un’altra cultura dell’informazione che
sottolinea il ruolo e la vocazione politico-educativa del giornalismo. In questo contesto,
nel marzo del 1702 a Londra comparve il primo quotidiano della storia: il “Daily
Courant”, pubblicato da Samuel Buckley. Questo salto di qualità decisivo è reso possibile
dallo sviluppo dei sistemi postali. Il modello cui si ispira è ancora quello ufficiale e
prestigioso della London Gazette, che però per effetto di questa nuova proliferazione
della stampa periodica ha visto precipitare la propria tiratura. I canali informativi della
Gazette sono quelli ufficiali dei circuiti diplomatici e immancabilmente si rivelano più
lenti e incompleti degli agenti privati e commerciali, che invece rappresentano le fonti
principali degli altri giornali. Nondimeno anche il Daily Courant è ben lontano da una
tempestività informativa davvero giornaliera. Sul primo numero del Daily Courant il
direttore Samuel Buckley proclama la sua ferma volontà di distinguersi dalle
pubblicazione correnti. Credibilità ed imparzialità, credibility and fairness: la
presentazione di Buckley corrisponde alla prima formulazione di una deontologia
professionale del giornalista che nel tempo è stata poi tradotta con la formula di senso
comune 'i fatti separati dalle opinioni'. Cominciano a delinearsi le fondamenta di una
cultura della notizia ancorata alle cinque W. L’esempio di Buckley viene seguito dal
primo quotidiano londinese della sera, il “The Evening Post”.
Accanto a questa progressiva affermazione della cultura della notizia, la stampa inglese
dei primi del 700 vive un secondo processo, il cosiddetto nuovo giornalismo: un
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approccio più lontano dall’informazione di attualità e più ispirato al genere del saggio
culturale con intenzioni moralistiche e pedagogiche.
La svolta del giornalismo inglese arrivò quindi con “The Rewiew” il periodico edito e
scritto quasi interamente da Daniel Defoe (l‟autore di “Robinson Crusoe”) nel 1704. Un
altro famoso giornale era “The Examiner” diretto da Jonathan Swift, ma comune ad
entrambi è:
- l’inedito ruolo del pamphleteer, del critico di costumi che prende spunto
dall’osservazione della vita quotidiana per considerazioni di carattere generale
sull’ordine sociale
- lo sforzo di un rinnovamento della lingua, che contamina la forma elevata della
letteratura con il genere quotidiano del giornalismo
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Ma i due periodici più importanti dell’epoca erano “The Tatler” e “The Spectator” di
Richard Steele e Joseph Addison. “The Tatler” fu inizialmente pubblicato da Steele , un
redattore irlandese, il quale, capendo che la classe media desiderava più intrattenimento
che informazioni, nel 1709 decise di pubblicare un giornale che contenesse non solo
notizie di politica, ma anche articoli di vario genere: moda, intrattenimento e pettegolezzi
( quello che ormai tutti chiamano gossip) le cui fonti erano soprattutto i clubs e le
coffee- houses. “The Tatler” era pubblicato tre volte a settimana fino al 1711, quando fu
sostituito dallo “Spectator”. Sebbene i due amici abbiano contribuito in egual misura al
periodico , “The Spectator” è solitamente associato ad Addison più che a Steele
probabilmente perché fu soprattutto Addison a trasformare il giornale in un mezzo di
propaganda morale e letteraria. Egli , infatti, propose di riformare divertendo, o per
usare le sue parole “to enliven morality with wit and to temper wit with morality”
(“rallegrare la moralità con l‟arguzia e temperare l‟arguzia con la moralità”). “The
Spectator” era neutrale dal punto di vista politico, non sosteneva né i Tories (
conservatori) né i Whigs (liberali) e ciò ne favorì la circolazione, ma c‟erano altre ragioni
che spiegano il suo immediato successo. I due scrittori, infatti, inventarono un
personaggio immaginario, Mr Spectator, che, come dice il suo nome, era uno spettatore,
un osservatore imparziale e neutrale della società, sulla quale esprimeva commenti e
opinioni in modo semplice e con uno stile colloquiale e “familiare”.
Anche se in Gran Bretagna la libertà di stampa era stata ormai affermata in via di
principio, la sua applicazione nel corso del Settecento fu tutt’altro che incontrastata.Nel
1714 il parlamento approvò lo Stamp Act, una legge che imponeva un’imposta da bollo
su ogni foglio stampato dal regno, e che istituisce le cosiddette 'tasse sulla conoscenza'
(poi abolite tra il 1853 e il 1869). Ogni foglio stampato deve essere timbrato da un bollo
da pagare allo stato, mentre ogni avviso pubblicitario è gravato da un importo ancora
maggiore; solo i periodici politici sono sottoposti all’obbligo di versare una cauzione. Si
tratta di un regime fiscale destinato a durare molto a lungo che testimonia il tentativo di
spoliticizzare la questione della stampa e di ridurla a mera questione economica. Per la
prima volta lo Stamp Act afferma il principio della libertà d’impresa, rispetto al quale il
potere esecutivo non può esercitare facoltà di sospensione o di censura preventiva che
non rientrino nel quadro della magistratura ordinaria e cioè dell’accertamento a
posteriori di un reato. Si apriva così in Inghilterra una strada che sarebbe stata seguita
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anche in altri paesi: la limitazione della stampa per vie indirette. Non a caso continuò a
prosperare in Inghilterra la tradizione dei fogli clandestini, che da unlicensed diventarono
unstamped.
Contro la concessione dei pieni poteri al re si scagliano i giornali più radicali: tra questi
figura in prima linea “The North Briton”, settimanale diretto da John Wilkes. Egli
riprende ed approfondisce l’ideologia giornalistica già formulata mezzo secolo prima da
Buckley: rispetto a Buckley, Wilkes sottolinea il ruolo di parte e la vocazione politica del
giornalista, ma paradossalmente proprio questa ammissione di parzialità (contrapposta
all’imparzialità di Buckley) si sposa con il postulato di un’oggettività assoluta dei fatti che
esclude la mediazione delle fonti (su cui invece richiama l’attenzione Buckley) e che
costituisce le salde fondamenta del giornalismo politico. Wilkes viene accusato dal
parlamento e arrestato, ma in processo vince la causa, anche se in seguito verrà costretto
all’esilio in Francia.
Nel panorama internazionale della storia del giornalismo il caso inglese rimane singolare
per due motivi:
1. la rivoluzione antiassolutistica che ha ridimensionato i poteri del sovrano e che,
quindi, ha sottoposto tutti i problemi relativi al diritto di stampa al confronto tra i
poteri dello stato.
2. la forma bipartitica ormai stabilmente assunta dalla vita politica con la polarizzazione
tra whigs e tories: la stampa diventa strumento di lotta politica e contribuisce alla
formazione di un’opinione pubblica
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Il primo grande secolo della stampa inglese si avviò a conclusione con la nascita di una
testata che ancora oggi ne incarna il mito: il “Daily universal register”, che nel 1788
assunse il nome destinato alla celebrità “The times”. L’editore-direttore John Walter
annunciò un programma non vincolato ad una determinata classe sociale, né al servizio
di un singolo partito. Il giornale ben presto si distinse per qualità giornalistica. Una
novità subito evidente fu l’impaginazione, articolata in colonne spezzate in paragrafi da
sottili linee orizzontali. Il nuovo quotidiano giunse ad offrire un’informazione accurata,
tempestiva, approfondita e, almeno in linea di principio, imparziale.
Agli inizi dell’800 il parlamento approva delle leggi che aumentano sia la tassa sul bollo
sia le pene previste per la stampa ritenuta colpevole di invito alla rivolta. Si rinnova
quindi la battaglia tra giornalisti e istituzioni. Tornano a fiorire gli unstamped papers, i
fogli illegali privi del regolare bollo fiscale e venduti a basso prezzo, che propagandano
l’evasione degli obblighi di legge come forma di lotta contro le tasse sulla conoscenza e
per la libertà di stampa. Il patronage (finanziamenti diretti o meno) ha un ruolo molto
importante fino al 1830. Si rivolge principalmente ai “party press”, giornali di partito in
cui non c’è nessuna distinzione tra fatti e opinioni, che hanno un rapporto particolare
con i gruppi sociali portatori di determinati interessi, e verso cui questa stampa svolge
un servizio.
Nel corso degli anni 30 nascono anche nuovi periodici alla luce del sole, come The
Penny Magazine, settimanale illustrato impegnato a fondo nel movimento per
l’istruzione popolare e per il suffragio universale. È anche per merito della battaglia
sostenuta da queste riviste che successivamente si riduce la tassa sugli annunci
pubblicitari e quella sul bollo. In seguito le imposte sulla pubblicità nella carta stampata
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verranno abolite. Già agli inizi dell’800 è conosciuta e criticata la pratica del puff
(soffietto): vale a dire la pubblicità nascosta in articoli di informazione. È vero anche
che la prima agenzia di pubblicità viene aperta a Londra, in netto anticipo su quella
francese, ma è anche vero che nei bilanci della stampa quotidiana inglese la pubblicità
non ha ancora il ruolo decisivo che detiene in quella francese. In Gran Bretagna la stessa
spesa che viene destinata alla pubblicità sui giornali viene rivolta ad altri tipi di pubblicità
esterna (manifesti murali, uomini-sandwich, scritte sulle carrozze).
Il punto d’arrivo della battaglia tra stampa e istituzioni è il nuovo Libel Act che libera
dall’obbligo della prova il giornalista autore di articoli di denuncia contro funzionari
statali nell’esercizio delle loro funzioni: è il riconoscimento più importante della
funzione esercitata dal 'quarto stato' incarnato dalla stampa. La definizione di quarto
stato con cui lo storico Macaulay indica i giornalisti contiene un preciso significato di
classe sociale: la stampa viene vista come il rappresentante di un ceto diverso
dall’aristocrazia che ha finora detenuto in modo esclusivo il controllo delle istituzioni.
Questa stagione della stampa periodica inglese vede anche il fiorire della satira politica
illustrata. Sull’esempio francese, esce Punch, rivista umoristica le cui vignette prendono
in giro i politici e le manie e l’ipocrisia dell’aristocrazia britannica. Successivamente
appaiono anche le Illustrated London News. La stampa giornaliera partecipa solo in
parte a questa fase di espansione: i quotidiani inglesi sono grosso modo la metà di quelli
francesi. È di John Walter II (secondo direttore del Times) la decisione di inviare
all’estero corrispondenti fissi, residenti e regolarmente stipendiati: un’innovazione
importante perché:
- consente di tenere la redazione centrale costantemente al corrente degli avvenimenti
- inserisce stabilmente l’inviato nei circuiti informativi locali delle grandi capitali
europee, contribuendo alla sua efficienza giornalistica e anche al prestigio della
testata
La fama del Times comincia a crescere, alimentata dal mito della sua indipendenza dal
potere politico e della sua scrupolosa aderenza ai fatti. A questo mito se ne aggiungono
presto altri, relativi alla figura del giornalista, che ancora alla metà dell’800 continua a
godere di una reputazione molto dubbia e di una considerazione bassa nell’opinione
pubblica. John Delane, redattore capo del Times, incarna una diversa figura di
giornalista che mette in pratica al meglio l’imperativo delle cinque W, educando i
collaboratori del giornale ad una moderna cultura della notizia fatta di concisione ed
accuratezza. Si viene affermando uno standard d’indipendenza ed autorevolezza che
riflette il tono politico di fondo del giornale, sostanzialmente conservatore.
Nella seconda parte dell’800 la stampa periodica del mondo occidentale vive la sua età
dell’oro. In questa età dell’oro la stampa conquista una propria collocazione organica
entro un processo più generale di modernizzazione delle società nazionali. Gran
Bretagna e Francia, insieme ai 2 nuovi stati di Germania e Italia, varano una serie di
riforme:
- l’introduzione dell’istruzione obbligatoria
- l’estensione dei diritti politici elettorali
- il riconoscimento delle organizzazioni sindacali dei lavoratori
- il varo di sistemi assicurativi e pensionistici obbligatori e centralizzati
- il riordino dell’imposizione fiscale su base progressiva rispetto al reddito
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la crescita degli apparati burocratici della macchina statale
l’aumento di censimenti e servizi statistici
l’introduzione di politiche monetarie e doganali
Per il giornalismo inglese l’età dell’oro si apre con una serie di misure legislative che
cancellano il regime di tasse fiscali che pesava sulla stampa periodica e liberalizzano
quasi completamente la produzione e la distribuzione di giornali e riviste. Grazie a
questo processo di liberalizzazione la stampa inglese mette così in mostra mutamenti
paralleli a quelli statunitensi, anche se in maniera più lenta:
- l’abbassamento del prezzo dei giornali
- l’ingresso di nuove tecnologie che incrementano le tirature ed accelerano la
trasmissione delle notizie
- il dinamismo imprenditoriale che si appropria di giornali e riviste
Sullo sfondo di questi mutamenti vi è un peculiare processo di modernizzazione, capace
di evitare i conflitti caratteristici di altri paesi. L’espansione quantitativa del pubblico di
lettori corrisponde ad una moltiplicazione dei periodici, secondo un processo di
diversificazione e specializzazione delle testate.
Charles Dickens fonda il “Daily News”, quotidiano che segue una linea editoriale di
aperta denuncia sociale, che si configura come il primo tentativo di una stampa di massa
in Gran Bretagna e che riduce il proprio prezzo ad un penny, aumentando di molto le
vendite. Un successo, questo, che il giornale conferma di meritarsi attraverso un’ampia
rete di corrispondenti. Cresce il pubblico reale e potenziale della stampa periodica,
soprattutto nelle classi sociali più basse. Per intercettarlo più efficacemente, a partire
dagli anni 80, si diffondono quotidiani al prezzo di mezzo penny. Il numero di
quotidiani londinesi raddoppia, ma l’espansione coinvolge anche la stampa di provincia.
Uno dei centri più attivi è Manchester, dove si afferma il quotidiano Manchester
Guardian che rimarrà a lungo celebre per accuratezza e tempestività. Sempre a
Manchester George Newnes sperimenta una nuova formula giornalistica: “Tit-Bits from
All the Most Interesting Books, Periodicals and Newspapers of the World”, un
settimanale che riporta con stile essenziale notizie tratte da altri organi di stampa. Per
promuovere la nuova rivista si ricorre al gadget, cioè a servizi speciali forniti in regalo
agli abbonati. La formula incontra un rapido ed esteso successo.
Alfred Harmsworth fonda un nuovo settimanale, Answers to Correspondents, la cui
formula editoriale non differisce molto da quella del Tit-Bits e neppure i metodi di
promozione. Il successo è travolgente ed egli dà vita ad una serie di periodici paralleli,
nella scia del processo più generale di diversificazione e specializzazione della stampa
inglese. Si tratta di periodici che riflettono un mutamento decisivo dei criteri
giornalistici. Rispetto al caso americano, il peso della pubblicità è ancora basso nei
bilanci dei periodici inglesi; ma proprio il dispiegarsi dell’impresa di Harmsworth mostra
la penetrazione di una logica pubblicitaria sia nella suddivisione per target specifici del
pubblico di lettori, sia nella confezione di un prodotto di mero intrattenimento senza
volontà di attualità informativa: senza una cultura della notizia. Insieme al fratello,
compra l’Evening News, quotidiano londinese della sera che diviene presto il quotidiano
serale leader nella capitale. In seguito aprono il “Daily Mail”, quotidiano in vendita a
mezzo penny: ma i primi numeri sono offerti gratis. Le copie del giornale vanno a ruba
e fino alla scoppio della prima guerra mondiale rimane il primo quotidiano della Gran
Bretagna. Per la stampa inglese è una rivoluzione, che non può essere attribuita
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