Anno X - N. 9/2011 Il Giornalino Responsabile Editoriale: Il Parroco Collaborazione: MENSILE d’INFORMAZIONE Parrocchia «S. NOVEMBRE Gruppo Comunicazioni Sociali Parrocchiale TERESA DI GESÙ» Piazza E. Cesaro, 27 - 80058 TORRE ANNUNZIATA (NA) - Tel 0815362771 Fax 0815363694 2010 - 7 NOVEMBRE - 2011 UN ANNO TRA NOI Ormai è trascorso un anno da quando la connotazione della Parrocchia di S. TERESA è cambiata: dopo tanti anni di permanenza dei frati il convento ha cessato di essere tale e la struttura è stata data in comodato alla Curia. Fortunatamente, grazie alla volontà del Cardinale Sepe, la parrocchia non ha chiuso i battenti ed è arrivato un nuovo parroco: Don Ciro Esposito. Il suo inizio non è stato semplice, vincere la diffidenza della comunità non è stata impresa da poco! I cambiamenti improvvisi, specialmente senza spiegazioni plausibili, non vengono accettati facilmente, però la pazienza, la tenacia, l’intelligenza del nuovo sacerdote hanno dato buoni frutti. Don Ciro ha continuato inizialmente l’opera dei suoi predecessori senza apportare repentine variazioni che avrebbero sconcertato ancora più i fedeli. Grande importanza è stata data dal parroco alle Missioni: la Chiesa itinerante va incontro alle famiglie portando la parola di Cristo in un atto di amore e di fraternità. Dopo la pausa estiva, con la ripresa delle attività, sono cominciate le prime innovazioni sia dal punto di vista liturgico che da quello comunicativo. Il primo lunedì del mese viene celebrata una Messa in suffragio dei nostri defunti, ogni primo giovedì l’Adorazione Eucaristica si protrae fino alle 22.00 per dare la possibilità a chi lavora, almeno una volta al mese, di poter onorare Gesù Sacramentato. L’ultimo martedì di ogni mese c’è la confessione comunitaria con la possibilità di poter interloquire con il sacerdote ed infine, con scadenza quindicinale, la catechesi. Con grande favore è stata accolta la festa organizzata in onore della Patrona della parrocchia: S. TERESA, una tre giorni vissuta all’insegna della condivisione e della gioia. La linea guida dell’apostolato di don Ciro è stata imperniata soprattutto sui momenti di aggregazione, di comunione fraterna, di confronto dialettico. La domenica, dopo la celebrazione della Messa delle ore 10.00, che vede protagonisti i fanciulli, c’è un incontro conviviale con la comunità parrocchiale, cosa molto utile per conoscersi ed allargare quei rapporti umani che sono alla base di una società civile. Grande sensibilità ha mostrato il nostro parroco nei confronti delle problematiche giovanili, ha dato l’opportunità ai ragazzi di incontrarsi, secondo le loro esigenze, nella sala parrocchiale per condividere momenti di gioioso confronto. L’istituzione di una scuola di canto per i fanciulli di età compresa fra i 7 e i 13 anni può essere considerata forse l’iniziativa più encomiabile perché è stata aperta non solo ai ragazzi della parrocchia, ma, mediante avviso nelle scuole, a tutti coloro che avessero avuto voglia di partecipare. Il bilancio di questo primo anno è senza dubbio soddisfacente, ma anche migliorabile, soprattutto se ci sarà un maggiore spirito di collaborazione e di impegno da parte dei fedeli. Ad maiora Don Ciro! Lotteria 2011 PRO ATTIVITÀ ISTITUZ. DELLA PARROCCHIA ESTRAZIONE 28 GENNAIO 2012 Chiediamo, umilmente, la collaborazione di Voi tutti per la vendita di qualche blocchetto (sono solo 30 biglietti al costo di €. 2,50) NOVEMBRE 2011 Il Tempo di “AVVENTO” Dal Latino : adventus - significa venuta, arrivo. È una parola di origine profana che designava la venuta annuale della divinità pagana, al tempio, per fare visita ai suoi adoratori. Si credeva che il dio, la cui statua era lì oggetto di culto, rimanesse in mezzo a loro durante la solennità. Nel linguaggio corrente, denominava anche la prima visita ufficiale di un personaggio importante, una volta assunto un alto incarico. Così, alcune monete di Corinto perpetuano il ricordo dell'adventus augusti, ed un cronista dell'epoca qualifica con l'espressione adventus divi il giorno dell'arrivo dell'Imperatore Costantino. Nelle opere cristiane dei primi tempi della Chiesa, specialmente nella Vulgata, adventus si trasformò nel termine classico per designare la venuta di Cristo sulla terra, ossia, l'Incarnazione, inaugurando l'era messianica e, dopo, la sua venuta gloriosa alla fine dei tempi. Le prime traccie dell’ esistenza di un periodo di preparazione al Natale ,le ritroviamo nel scolo d.C., quando San Perpetuo, Vescovo di Tours istituì un digiuno di tre giorni prima della nascita di cristo. È sempre della fine di questo secolo che nasce la "Quaresima di San Martino", che consisteva in un digiuno di 40 giorni, a partire dal giorno dopo la festa di San Martino; Ma nel secolo IX, la durata dell'Avvento si ridusse a quattro settimane, come si legge in una lettera del Papa San Nicola I (858867) ai bulgari e nel XII secolo il digiuno fu sostituito da una semplice astinenza. Malgrado il carattere penitenziale del digiuno o astinenza, l'intenzione dei papi, nell'alto Medioevo, era quella di provocare nei fedeli una grande aspettativa per la venuta del Salvatore, orientandoli in vista del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi. Nella chiesa cattolica il periodo di avvento è formato da quattro settimane così suddivise : Fino al 16 dicem- bre la liturgia si focalizza sull'attesa della ultima venuta di Cristo. A partire dal 17 dicembre si entra nella seconda parte dell'Avvento, marcata in maniera più specifica dalla lettura dei brani evangelici dell'attesa e della nascita di Gesù. In questo periodo il colore dei paramenti sacri è il viola, tranne la terza domenica, in cui facoltativamente possono essere indossati paramenti rosa. Questa domenica infatti è chiamata Gaudete, a motivo dell’antifona d’ingresso della Messa, che riporta un passo della Lettera ai Filippesi in cui San Paolo invita alla gioia: "Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino"; il carattere penitenziale dell'Avvento è dunque stemperato dalla speranza della venuta gloriosa di Cristo. Nella liturgia delle Sante Messe del periodo di Avvento (come in Quaresima) non viene recitato l'inno del Gloria. Negli ultimi nove giorni d'Avvento è tradizione celebrare, in molte chiese latine, la pratica di devozione della Novena di Natale. I nomi tradizionali delle Domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’introito e nelle prime tre settimane derivano dai salmi 25[24], 80[79] e 85[84]. • domenica d'avvento: Ad te levavi (Ad te levavi animam meam) • domenica d'avvento: Populus Sion (Populus Sion, ecce Dominus veniet ad salvandas gentes) • domenica d'avvento: Gaudente (Gaudete in Domino semper cioè "Rallegratevi nel Signore sempre") • domenica d'avvento: Rorate (Rorate, coeli desuper, et nubes pluant iustum). Mentre nel rito ambrosiano della Chiesa cattolica l'Avvento contiene sei domeniche e può durare sei settimane. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San Martino (11 novembre) e prevede sempre 6 domeniche (quando il 24 dicembre cade di domenica, è prevista la celebrazione di una Domenica Prenatalizia) Nel rito ambrosiano è previsto il colore morello, tranne che nell'ultima domenica (detta "dell'Incarnazione") nella quale si usa il bianco. • Domenica della venuta del Signore • Domenica dei figli del regno • Domenica delle profezie adempiute • Domenica dell'ingresso del Messia • Domenica del precursore • Domenica dell'Incarnazione. Alessio Barco Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA) NOVEMBRE 2011 Il mancato rispetto dell’ambiente Resta grave la situazione ambientale in tutta la provincia di Napoli. In particolare nel vesuviano l'emergenza rifiuti lascia ancora i suoi strascichi sul territorio per le difficoltà connesse alla gestione della raccolta differenziata. Nonostante ormai tutti i comuni si siano dotati di un proprio programma per la differenziazione dei rifiuti, l'impatto sul territorio continua ad essere un problema. A parti di città che si sono adeguate ai nuovi standard per lo smaltimento dei rifiuti, altre parti non riescono ancora a recepire l'importanza del messaggio. È lo stesso anche a Torre Annunziata dove la raccolta va avanti a macchia di leopardo. Da una parte alcune zone della città dove la differenziazione dei rifiuti migliora con una presa di coscienza attiva della cittadinanza, dall'altra ampi spazi del territorio dove non è ancora partita. Diversi i motivi: le responsabilità dei cittadini arrivano fino ad un certo punto visto che alcuni punti sono ancora esclusi dalla raccolta. Ai più moderni e fatti apposta bidoni della differenziata si contrappongono molti cassonetti desueti dove i cittadini sono abituati a gettare tutti i tipi di rifiuti. Una vecchia abitudine a cui si aggiunge anche quella della raccolta, ancora non differenziata, della nettezza urbana che in certe zone, dove non è ancora previsto il regime di differenziata, preleva insieme tutti i rifiuti. Problemi di gestione o incoscienza della popolazione, resta una situazione al momento solo in fase di stallo ma che potrebbe peggiorare da un momento all'altro. È ormai quasi pieno l'invaso che raccoglie i rifiuti della zona rossa, Cava Sari, e tutti i comuni dovrebbero essere pronti a differenziare quanto più possibile per evitare di dover aprire altre discariche di rifiuti solidi urbani. È necessaria quindi un'accelerazione per evitare che la provincia ripiombi in emergenza come già successo nell'autunno 2010 quando si scatenò sul territorio della discarica una vera e propria guerra dei rifiuti. Elemento fondamentale per la riuscita della differenziata è la collaborazione dei cittadini ormai avviati ad un nuovo modo di smaltire i rifiuti. Dove viene data loro la possibilità di farlo per la maggior parte dei casi la risposta è buona ma non è ancora abbastanza. I dati raccolti dicono che bisogna migliorare in modo tale da stimolare anche le amministrazione a provvedere a mettersi al passo con i comuni all'avanguardia e dotare tutti i quartieri degli strumenti per differenziare e dare una svolta alla situazione drammatica dei rifiuti ai piedi del Vesuvio. M. Rosaria S. Martedì 20 Dicembre ore 18.00 Celebrazione Comunitaria del “Sacramento della Confessione o Penitenza o Riconciliazione” con l’intervento di diversi confessori “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20,22-23) Ogni primo Giovedì del mese ADORAZIONE NOTTURNA del SS. Sacramento L’esposizione avrà l’uopo al termine della S. Messa vespertina fino alle ore 22.00 ed è riservata specialmente ai giovani, professionisti, studenti, uomini e donne adulti. Ai genitori di: EMANUELA CRISTIAN LUCIA Il Signore benedica il frutto del vostro amore Padre, accogli nella tua Casa: • • • • • • PIETRO COZZOLINO ROSA MIRANDA ANIELLO SARNELLI MARIA GALLO MARIA MURANO SILVESTRO DI MARIA A noi che restiamo, il compito di rendere vivo il Loro ricordo nelle nostre preghiere Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA) NOVEMBRE 2011 «NATALE con SAN FRANCESCO» Francesco d'Assisi, non c'è dubbio, è il santo del presepe. Ecco come uno dei suoi più antichi biografi, Tommaso da Celano, narra la scena, svoltasi nella valle reatina, a Greccio, nella notte del 25 dicembre 1223. "C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: "Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il Santo è li estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava "il Bambino di Betlemme", e quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva "Bambino di Betlemme" o "Gesù", passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Banibinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia". Francesco d'Assisi è il santo del presepe. Ma non già di un presepe che è semplice teoria cangiante di frulli d'ali angeliche e di belati di pecorelle, di ingenui pastori adoranti e di solenni magi che si avviano in fantasmagorico corteo alla grotta del neonato re dei giudei. Per Francesco il presepe non si esaurisce nel ritmare i sogni innocenti dei bimbi o i rimpianti nostalgici degli adulti. Il presepe è per lui la drammatizzazione dell'amore che spinse il Figlio di Dio a farsi figlio dell'uomo a costo anche di venire al mondo e di vagire tra ragnatele e fieno e alito pesante di animali. Il santo di Greccio, del resto, è anche il santo della Verna, che rivive nelle sue carni con le stimmate la passione redentrice di Cristo crocifisso. Ma la spiritualità del Poverello d'Assisi non si restringe nei limiti sia pure amplissimi di Betlemme e del Calvario. Si dilata negli spazi senza confini della vita trinitaria di Dio. E adora Cristo proprio nel posto che il Padre gli ha assegnato nella storia della salvezza. Giovanni M. Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA) NOVEMBRE 2011 ″LA BIBBIA IN PILLOLE ″ SIAMO IMMAGINE DI DIO La narrazione contenuta nel Vangelo secondo Luca continua nel libro degli Atti conosciuto oggi come Atti degli Apostoli. Luca scrisse questa sua seconda opera dopo il Vangelo per dimostrare il compimento della promessa di Gesù fatta agli Apostoli: ”Lo Spirito Santo verrà su di voi e riceverete da Lui la forza per essermi testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea, in Samaria, sino all’estremità della terra “. L’Evangelista dimostra con la sua opera che la Chiesa, dopo essersi radicata nella città santa, raggiunge la Samaria, le regioni a sud e ovest di Gerusalemme, fino alla costa ed a Cesarea. Il cammino della fede continua con Paolo, dopo la sua conversione, e si radica a Damasco ed in Cilicia. È Pietro che porta, in seguito, la buona novella in Antiochia ed in Siria. Con i suoi viaggi apostolici Paolo raggiunge Roma, città che, vista da Gerusalemme, rappresenta «l’estremità della terra». Le narrazioni fatte nel libretto non hanno solo un valore storico-narrativo, ma anche teologico: esse dimostrano infatti lo sviluppo del disegno di Dio che, iniziato con il popolo ebraico, si realizza nella salvezza di tutti gli uomini. Dio ha dato suo Figlio come unico mezzo di salvezza, a sua volta Gesù ha inviato lo Spirito Santo che pervade tutta la vita della Chiesa . Il momento cruciale è la Pentecoste che rappresenta, nel libro degli Atti, assieme alla Risurrezione e all’Ascensione, la realizzazione definitiva di tutte le promesse di salvezza. L’azione dello Spirito Santo è descritta così frequentemente in questo libro che esso fu chiamato “il libro dello Spirito Santo“. Sotto la Sua azione e attorno agli Apostoli si raduna la Chiesa, che piano piano si diffonde fino ai confini del mondo. E’ in Essa che si rivela la fede, è in Essa che si celebrano tutti i sacramenti e s’innalzano le preghiere a Dio. Il libro degli Atti ha anche un notevole valore storico perché ci racconta, con dovizia di particolari, la vita dei primi cristiani. Recenti ricerche evidenziano che noi esseri umani siamo mentalmente predisposti alla collaborazione ed alla condivisione. Il rendersi utili agli altri ed il prestare aiuto non sono soltanto frutto dell’educazione, ma hanno una base ereditaria. Quest’atteggiamento dell’io e del tu ci spinge a sviluppare delle norme sociali che creano il senso del “noi”, la capacità di fare qualcosa insieme. È una buona notizia scientifica dove non si parla più dell’uomo solitario in continua lotta con gli altri per la sua sopravvivenza ma di una matrice fondamentale di collaborazione: siamo quindi immagine di Dio non soltanto per la nostra intelligenza e superiorità rispetto alle altre specie ma per la nostra natura altruistica. L.C. Lettore della Parrocchia da CITTÀ NUOVA n. 19 del 10 ottobre 2011 Il prosieguo sul prossimo numero del giornalino parrocchiale È il riconoscimento del fatto che il comandamento dell’amore reciproco è il compimento di qualcosa iscritto nella nostra natura, che può servire a sua volta per sviluppare progetti di umanizzazione e di crescita personale e comunitaria. È sempre più crescente la consapevolezza che le imprese dell’uomo nel risolvere problemi di diverso tipo dipendono tanto dalla qualità della collaborazione e della comunicazione. È più che mai attuale, in questa prospettiva, una spiritualità comunitaria, che faccia scoprire la nostra origine trinitaria ed attivi comportamenti che rendano concreta questa origine. Progetti di crescita e di sviluppo e alta spiritualità cristiana s’incontrano. Il Verbo di Dio incarnato è più moderno che mai, perché ci offre modelli di comportamento perfetto di condivisione, di collaborazione, di unità. Occorre, però, da parte nostra una grande consapevolezza nel tradurre le sue proposte in modelli di comportamento validi in ambienti moderni, sia spirituali che lavorativi, politici e culturali. Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA) NOVEMBRE 2011 CHI È COLUI CHE AMA IL BENE E LA PACE? Se, in primo luogo, manterrai te stesso nella pace, potrai dare pace agli altri; ché l'uomo di pace è più utile dell'uomo di molta dottrina. Colui che è turbato dalla passione trasforma anche il bene in male, pronto com'è a vedere il male dappertutto; mentre colui che ama il bene e la pace trasforma ogni cosa in bene. Chi è pienamente nella pace non sospetta di alcuno. Invece chi è inquieto e turbato sta sempre in agitazione per vari sospetti. Non è tranquillo lui, né permette agli altri di esserlo; dice sovente cose che non dovrebbe dire e tralascia cose che più gli converrebbe fare; sta attento a ciò che dovrebbero fare gli altri, e trascura ciò a cui sarebbe tenuto lui stesso. ESSERE FRATERNITÀ Ti preghiamo Signore perché ci conosciamo sempre meglio e ci comprendiamo nei desideri e nei limiti. Perché nessuno di noi, nel costruire la propria vita, impedisca all’altro di vivere la sua. Perché a nessuno sfuggano i momenti di stanchezza, di disagio, di preoccupazione dell’altro. Perché ciascuno di noi senta e viva le necessità degli altri. Perché le opinioni personali non ci dividano, ma ci uniscano nella ricerca della verità e del bene. Perché viviamo insieme momenti di gioia e di sofferenza, e ciascuno voglia il bene degli altri e si adoperi per esso. Perché siamo sensibili, aperti, disponibili alle necessità della Chiesa e lievito evangelico per il mondo. Perché dall’Eucaristia, convito d’amore fraterno, sappiamo attingere luce e coraggio per donarli ai fratelli. Signore, fa che vivendo il Tuo amore giungiamo a Te, nostro fine eterno. Amen. Sii dunque zelante, soprattutto, con te stesso; solo così potrai essere giustamente zelante con il tuo prossimo. Tu sei molto abile nel trovare giustificazioni per quello che fai e nel farlo apparire sotto una certa luce, mentre rifiuti di accettare le giustificazioni negli altri. Sarebbe invece più giusto che tu accusassi te stesso e scusassi il tuo fratello. Se vuoi essere sopportato, sopporta gli altri anche tu. Vedi quanto sei ancora lontano dal vero amore e dalla umiltà di chi non sa adirarsi e indignarsi con alcuno, fuor che con se stesso. Non è grande merito stare con persone buone e miti; è cosa, questa, che fa naturalmente piacere a tutti, e nella quale tutti troviamo facile contentezza, giacché amiamo di più quelli che ci danno ragione. È invece grande virtù, e lodevole comportamento, degno di un uomo, riuscire a vivere in pace con le persone dure e cattive, che si comportano senza correttezza e non hanno condiscendenza verso di noi. Ci sono alcuni che stanno, nella pace e mantengono pace anche con gli altri. Ci sono invece alcuni che non stanno in pace essi, né lasciano pace agli altri: pesanti con il prossimo, e ancor più con se stessi. Ci sono poi alcuni che stanno essi nella pace e si preoccupano di condurre alla pace gli altri. La verità è che la vera pace, in questa nostra misera vita, la dobbiamo far consistere nel saper sopportare con umiltà, piuttosto che nel non avere contrarietà. Colui che saprà meglio sopportare, conseguirà una pace più grande. Vittorioso su se stesso e padrone del mondo, questi è l'amico di Cristo e l'erede del cielo. PierLuigi FAMIGLIA FRANCESCANA L’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE II Venerdì del mese alle ore 17.00 IV Domenica del mese alle ore 17.00 ARALDI e ARALDINI il Sabato ore 17.00 Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA) NOVEMBRE 2011 Dio si è fatto uomo e figlio Piange disorientato, agitando le piccole mani per aria. È appena nato, ma lei sa di averlo amato da sempre. Lo guarda rapita da un simile miracolo, mentre prova a stringerlo senza fargli male. Il suo uomo assiste alla scena, desideroso di prenderne parte. C’è luce tutt’intorno… A volte, mi scopro a immaginare la Sacra Famiglia nel giorno di Natale, immersa nella “normalità” dell’esistenza umana. Ma non è straordinario quello che Dio Padre ci dona? Gesù Salvatore, uomo tra gli uomini. Che meravigliosa lezione impariamo da Lui! Come il migliore dei genitori, Dio ci insegna l’amore, il rispetto, l’umiltà e la libertà, senza comunicarci semplicemente cosa “bisogna fare”, ma dandoci Lui per primo l’esempio da seguire. Indicandoci la strada nei fatti. Ci dice che si può fare: vivendo secondo i suoi insegnamenti, il Regno dei cieli attenderà tutti noi. E lo fa in modo speciale attraverso questa Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, per mezzo di questa umana Famiglia. A settembre, ho letto i dati pubblicati dall’ Istat sulle “nuove forme familiari”. Fra le cosiddette “nuove famiglie”, la maggior parte è formata da una persona sola: i single, che sono quattro milioni (e i vedovi non sono inclusi nel calcolo). Rilevante, anche il peso dei monogenitori (cioè gli adulti che svolgono da soli il ruolo di genitore) non vedovi: tre milioni. La maggior parte delle “nuove famiglie” è composta da persone sole. Visita il sito della Parrocchia www.parrocchiasantateresa.eu Per ricevere le newsletter con le informazioni circa le attività parrocchiali, manda una E-Mail al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected] Immaginando la scena del mio primo pensiero, nell’attesa gioiosa del Santo Natale, mi ha impressionato toccare con mano quanto sia diventato difficile trovare qualcuno da amare e con cui condividere il proprio percorso. Ma forse il punto non è questo, piuttosto “quanto sia duro e complicato tornare ad aprirci all’altro, tornare ad avere fiducia in noi stessi e negli altri”, in cerca di qualcosa che è innato e cioè il “fare una famiglia”. Dio ci insegna l’amore, il rispetto, l’umiltà, la libertà. Tutti noi possiamo ripartire da qui, per interrompere questo ciclo distruttivo della famiglia e dell’individuo stesso. Riprendendo gli insegnamenti del Padre, potremo sottrarre il mondo e la nostra vita alla precarietà esistenziale che attanaglia la nostra società e alla solitudine devastante. Dio può ogni cosa. Ricordiamoci che ha scelto di mandare suo Figlio facendolo nascere e crescere in una famiglia. Poteva mandarlo già adulto, poteva decidere qualsiasi altra soluzione differente, ma non l’ha fatto e si è fatto “figlio”, oltre che “uomo”. Sulla famiglia poggia l’umanità intera. La famiglia deve rappresentare un punto di riferimento ben saldo, quindi: la speranza nel futuro! Antonella FOGLIAMANZILLO Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA) CORSI DI CATECHESI 2011 - 2012 Sacramento del Battesimo Si celebra ogni quarta Domenica del mese È previsto un incontro di Catechesi per i genitori e i/ Padrini / e Madrine dei bambini: il Sabato che precede la Celebrazione del Battesimo alle ore 18.30 Catechismo dei ragazzi Ha luogo il: Lunedì, Martedì e Giovedì dalle ore 17.00 alle ore 18.30 Sacramento della Confermazione (Cresima) Il corso di preparazione avrà luogo: la Domenica per gli Adulti alle ore 12.30 il Sabato per gli Adolescenti alle ore 17.00 Sacramento del Matrimonio Il corso di preparazione avrà luogo ogni Lunedì alle ore 20.00 La Segreteria Parrocchiale è aperta nei seguenti giorni e orari stabiliti: LUNEDÌ - MERCOLEDÌ - SABATO dalle ore 18.00 alle ore 19.00 GIOVEDÌ dalle ore 08.30 alle ore 10.00 ORARIO DELLE CELEBRAZIONI SANTE MESSE FERIALE: Ore 07.30 Celebrazione della Parola di Dio Ore 18.00 Celebrazione S. Messa vespertina FESTIVO: Ore 08.30 - 10.00 - 11.30 - 18.00 Una Comunità che prega Puoi pregare con la Comunità ogni giorno feriale Ore 07.30 Lodi Mattutine Ore 17.15 S. Rosario a seguire il Vespro Ore 18.00 S. Messa Vespertina 1° Giovedì ore 18.30/22.00 Adorazione Notturna Ogni Giovedì ore 18.30 Adorazione Eucaristica Ultimo Martedì ore 18.00 Celebrazione del “SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE” Il Parroco riceve tutti i giorni ore 17.00/20.00 CALENDARIO DICEMBRE Durante i mesi di: DICEMBRE 2011 - GENNAIO e FEBBRAIO 2012 La prima S. MESSA festiva è alle ore 08.30 DAL 29 NOVEM. Novena dell’IMMACOLATA ore 17.15 S. RoAL 7 DICEMBRE sario a seguire celebrazione dei Vespri ore 18.00 S. Messa della Novena. G IOVEDÌ 01 Adorazione Eucaristica prolungata nottur na del SS. Sacramento dalla fine della S. Messa vespertina alle ore 22.00 V ENERDÌ 02 Primo Venerdì del mese ore 17.15 esposizione del SS. Sacramento - S. Rosario della Divina Misericordia a seguire celebrazione dei Vespri ore 18.00 S. Messa 05 “SUFFRAGIO PARROCCHIALE MENSILE” LUNED La S. Messa delle ore 18.00 viene celebrata in memoria di tutti i fratelli defunti appartenenti alla famiglia parrocchiale. 08 Solennità dell’«IMMACOLATA CONCEZIONE». GIOVEDÌ SS. Messe ore 08.30 - 10.00 - 11.30 - 18.00 DAL 13 AL 22 “NOVENA DI NATALE” - Ore 17.15 S. Rosario a seguire celebrazione dei Vespri ore 18.00 S. Messa della Novena. Durante la Novena visita dei ragazzi del catechismo, accompagnati dai catechisti, alle famiglie dalle ore 16.00 alle ore 19.00: auguri per il prossimo Natale. GIOVEDÌ 15 Ore 17.15 S. Rosario animato dal gruppo di preghiera “San PIO” da Pietrelcina a seguire celebrazione dei Vespri ore 18.00 S. Messa. MARTEDÌ 20 Ore 18.00 Celebrazione comunitaria del Sacramento della Confessione con l’intervento di diversi confessori SABATO 24 VIGILIA DI NATALE ore 23.00 Ufficio delle Letture - S. Messa della Notte Santa. DOMENICA 25 Solennità del “NATALE DEL SIGNORE” SS. Messe ore 08.30 - 10.00 - 11.30 - 18.00 VENERDÌ 30 Festa della SACRA FAMIGLIA, durante la celebrazione delle ore 18.00 rinnovo delle promesse coniugali SABATO 31 Ore 16.00 S. Messa di ringraziamento per l’anno trascorso con il canto del “TE DEUM ”. 01 GENN. 2012 MARIA SS. MADRE DI DIO SS. Messe come la Domenica ore 08.30-10.00-11.30-18.00 Mensile a diffusione interna - Composizione e stampa in proprio - Copia gratuita Il Bollettino mensile e tutte le informazioni Parrocchiali sono redatte grazie al prezioso contributo del GRUPPO COMUNICAZIONI SOCIALI