Anno X - N. 9/2011
Il Giornalino
Responsabile Editoriale:
Il Parroco
Collaborazione:
MENSILE d’INFORMAZIONE
Parrocchia «S.
NOVEMBRE
Gruppo Comunicazioni
Sociali Parrocchiale
TERESA DI GESÙ»
Piazza E. Cesaro, 27 - 80058 TORRE ANNUNZIATA (NA) - Tel 0815362771 Fax 0815363694
2010 - 7 NOVEMBRE - 2011
UN ANNO TRA NOI
Ormai è trascorso un anno da quando la
connotazione della Parrocchia di S. TERESA è
cambiata: dopo tanti anni di permanenza dei
frati il convento ha cessato di essere tale e la
struttura è stata data in comodato alla Curia.
Fortunatamente, grazie alla volontà del Cardinale Sepe, la parrocchia non ha chiuso i battenti
ed è arrivato un nuovo parroco: Don Ciro Esposito.
Il suo inizio non è stato semplice, vincere la
diffidenza della comunità non è stata impresa da
poco!
I cambiamenti improvvisi, specialmente senza spiegazioni plausibili, non vengono accettati
facilmente, però la pazienza, la tenacia, l’intelligenza del nuovo sacerdote hanno dato buoni
frutti.
Don Ciro ha continuato inizialmente l’opera
dei suoi predecessori senza apportare repentine
variazioni che avrebbero sconcertato ancora più
i fedeli.
Grande importanza è stata data dal parroco
alle Missioni: la Chiesa itinerante va incontro
alle famiglie portando la parola di Cristo in un
atto di amore e di fraternità.
Dopo la pausa estiva, con la ripresa delle
attività, sono cominciate le prime innovazioni
sia dal punto di vista liturgico che da quello comunicativo.
Il primo lunedì del mese viene celebrata una
Messa in suffragio dei nostri defunti, ogni primo
giovedì l’Adorazione Eucaristica si protrae fino
alle 22.00 per dare la possibilità a chi lavora,
almeno una volta al mese, di poter onorare Gesù
Sacramentato. L’ultimo martedì di ogni mese c’è
la confessione comunitaria con la possibilità di
poter interloquire con il sacerdote ed infine, con
scadenza quindicinale, la catechesi.
Con grande favore è stata accolta la festa
organizzata in onore della Patrona della parrocchia: S. TERESA, una tre giorni vissuta all’insegna della condivisione e della gioia.
La linea guida dell’apostolato di don Ciro è
stata imperniata soprattutto sui momenti di aggregazione, di comunione fraterna, di confronto
dialettico.
La domenica, dopo la celebrazione della
Messa delle ore 10.00, che vede protagonisti i
fanciulli, c’è un incontro conviviale con la comunità parrocchiale, cosa molto utile per conoscersi ed allargare quei rapporti umani che sono
alla base di una società civile.
Grande sensibilità ha mostrato il nostro parroco nei confronti delle problematiche giovanili,
ha dato l’opportunità ai ragazzi di incontrarsi,
secondo le loro esigenze, nella sala parrocchiale
per condividere momenti di gioioso confronto.
L’istituzione di una scuola di canto per i fanciulli di età compresa fra i 7 e i 13 anni può essere considerata forse l’iniziativa più encomiabile perché è stata aperta non solo ai ragazzi
della parrocchia, ma, mediante avviso nelle
scuole, a tutti coloro che avessero avuto voglia
di partecipare.
Il bilancio di questo primo anno è senza dubbio soddisfacente, ma anche migliorabile, soprattutto se ci sarà un maggiore spirito di collaborazione e di impegno da parte dei fedeli.
Ad maiora Don Ciro!
Lotteria
2011
PRO ATTIVITÀ ISTITUZ. DELLA PARROCCHIA
ESTRAZIONE 28 GENNAIO 2012
Chiediamo, umilmente, la collaborazione di
Voi tutti per la vendita di qualche blocchetto
(sono solo 30 biglietti al costo di €. 2,50)
NOVEMBRE 2011
Il Tempo di “AVVENTO”
Dal Latino : adventus - significa venuta, arrivo. È
una parola di origine profana che designava la venuta
annuale della divinità pagana, al tempio, per fare visita
ai suoi adoratori.
Si credeva che il dio, la cui statua era lì oggetto di
culto, rimanesse in mezzo a loro durante la solennità.
Nel linguaggio corrente, denominava anche la prima
visita ufficiale di un personaggio importante, una volta
assunto un alto incarico. Così, alcune monete di Corinto
perpetuano il ricordo dell'adventus augusti, ed un cronista dell'epoca qualifica con l'espressione adventus divi il
giorno dell'arrivo dell'Imperatore Costantino.
Nelle opere cristiane dei primi tempi della Chiesa,
specialmente nella Vulgata, adventus si trasformò nel
termine classico per designare la venuta di Cristo sulla
terra, ossia, l'Incarnazione, inaugurando l'era messianica e, dopo, la sua venuta gloriosa alla fine dei tempi. Le
prime traccie dell’ esistenza di un periodo di preparazione al Natale ,le ritroviamo nel scolo d.C., quando San
Perpetuo, Vescovo di Tours istituì un digiuno di tre giorni prima della nascita di cristo. È sempre della fine di
questo secolo che nasce la "Quaresima di San Martino", che consisteva in un digiuno di 40 giorni, a partire
dal giorno dopo la festa di San Martino; Ma nel secolo
IX, la durata dell'Avvento si ridusse a quattro settimane,
come si legge in una lettera del Papa San Nicola I (858867) ai bulgari e nel XII secolo il digiuno fu sostituito da
una semplice astinenza.
Malgrado il carattere penitenziale del digiuno o astinenza, l'intenzione dei papi, nell'alto Medioevo, era
quella di provocare nei fedeli una grande aspettativa per
la venuta del Salvatore, orientandoli in vista del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi.
Nella chiesa cattolica il periodo di avvento è formato
da quattro settimane così suddivise : Fino al 16 dicem-
bre la liturgia si focalizza sull'attesa della ultima venuta
di Cristo. A partire dal 17 dicembre si entra nella seconda parte dell'Avvento, marcata in maniera più specifica
dalla lettura dei brani evangelici dell'attesa e della nascita di Gesù.
In questo periodo il colore dei paramenti sacri è il
viola, tranne la terza domenica, in cui facoltativamente
possono essere indossati paramenti rosa. Questa domenica infatti è chiamata Gaudete, a motivo dell’antifona d’ingresso della Messa, che riporta un passo della
Lettera ai Filippesi in cui San Paolo invita alla gioia:
"Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino"; il carattere penitenziale
dell'Avvento è dunque stemperato dalla speranza della
venuta gloriosa di Cristo.
Nella liturgia delle Sante Messe del periodo di Avvento (come in Quaresima) non viene recitato l'inno del
Gloria. Negli ultimi nove giorni d'Avvento è tradizione
celebrare, in molte chiese latine, la pratica di devozione
della Novena di Natale.
I nomi tradizionali delle Domeniche di Avvento sono
tratti dalle prime parole dell’introito e nelle prime tre settimane derivano dai salmi 25[24], 80[79] e 85[84].
• domenica d'avvento: Ad te levavi (Ad te levavi animam meam)
• domenica d'avvento: Populus Sion (Populus Sion,
ecce Dominus veniet ad salvandas gentes)
• domenica d'avvento: Gaudente (Gaudete in Domino
semper cioè "Rallegratevi nel Signore sempre")
• domenica d'avvento: Rorate (Rorate, coeli desuper,
et nubes pluant iustum).
Mentre nel rito ambrosiano della Chiesa cattolica
l'Avvento contiene sei domeniche e può durare sei settimane. Inizia la prima domenica dopo il giorno di San
Martino (11 novembre) e prevede sempre 6 domeniche
(quando il 24 dicembre cade di domenica, è prevista la
celebrazione di una Domenica Prenatalizia) Nel rito ambrosiano è previsto il colore morello, tranne che nell'ultima domenica (detta "dell'Incarnazione") nella quale si
usa il bianco.
• Domenica della venuta del Signore
• Domenica dei figli del regno
• Domenica delle profezie adempiute
• Domenica dell'ingresso del Messia
• Domenica del precursore
• Domenica dell'Incarnazione.
Alessio Barco
Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA)
NOVEMBRE 2011
Il mancato rispetto
dell’ambiente
Resta grave la situazione ambientale in tutta la provincia di Napoli. In particolare nel vesuviano l'emergenza
rifiuti lascia ancora i suoi strascichi sul territorio per le difficoltà connesse alla gestione della raccolta differenziata.
Nonostante ormai tutti i comuni si siano dotati di un
proprio programma per la differenziazione dei rifiuti, l'impatto sul territorio continua ad essere un problema. A parti
di città che si sono adeguate ai nuovi standard per lo smaltimento dei rifiuti, altre parti non riescono ancora a recepire
l'importanza del messaggio. È lo stesso anche a Torre
Annunziata dove la raccolta va avanti a macchia di leopardo.
Da una parte alcune zone della città dove la differenziazione dei rifiuti migliora con una presa di coscienza attiva della cittadinanza, dall'altra ampi spazi del territorio
dove non è ancora partita. Diversi i motivi: le responsabilità
dei cittadini arrivano fino ad un certo punto visto che alcuni
punti sono ancora esclusi dalla raccolta. Ai più moderni e
fatti apposta bidoni della differenziata si contrappongono
molti cassonetti desueti dove i cittadini sono abituati a gettare tutti i tipi di rifiuti.
Una vecchia abitudine a cui si aggiunge anche quella
della raccolta, ancora non differenziata, della nettezza urbana che in certe zone, dove non è ancora previsto il regime di differenziata, preleva insieme tutti i rifiuti.
Problemi di gestione o incoscienza della popolazione,
resta una situazione al momento solo in fase di stallo ma
che potrebbe peggiorare da un momento all'altro. È ormai
quasi pieno l'invaso che raccoglie i rifiuti della zona rossa,
Cava Sari, e tutti i comuni dovrebbero essere pronti a differenziare quanto più possibile per evitare di dover aprire
altre discariche di rifiuti solidi urbani. È necessaria quindi
un'accelerazione per evitare che la provincia ripiombi in
emergenza come già successo nell'autunno 2010 quando
si scatenò sul territorio della discarica una vera e propria
guerra dei rifiuti. Elemento fondamentale per la riuscita
della differenziata è la collaborazione dei cittadini ormai
avviati ad un nuovo modo di smaltire i rifiuti. Dove viene
data loro la possibilità di farlo per la maggior parte dei casi
la risposta è buona ma non è ancora abbastanza.
I dati raccolti dicono che bisogna migliorare in modo
tale da stimolare anche le amministrazione a provvedere a
mettersi al passo con i comuni all'avanguardia e dotare
tutti i quartieri degli strumenti per differenziare e dare una
svolta alla situazione drammatica dei rifiuti ai piedi del Vesuvio.
M. Rosaria S.
Martedì 20 Dicembre ore 18.00
Celebrazione Comunitaria del
“Sacramento della Confessione
o Penitenza o Riconciliazione”
con l’intervento di diversi confessori
“Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i
peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20,22-23)
Ogni primo Giovedì del mese
ADORAZIONE NOTTURNA
del SS. Sacramento
L’esposizione avrà l’uopo al termine della
S. Messa vespertina fino alle ore 22.00 ed
è riservata specialmente ai giovani, professionisti, studenti, uomini e donne adulti.
Ai genitori di:
EMANUELA
CRISTIAN
LUCIA
Il Signore benedica il frutto del vostro amore
Padre, accogli nella tua Casa:
•
•
•
•
•
•
PIETRO COZZOLINO
ROSA MIRANDA
ANIELLO SARNELLI
MARIA GALLO
MARIA MURANO
SILVESTRO DI MARIA
A noi che restiamo, il compito di rendere vivo
il Loro ricordo nelle nostre preghiere
Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA)
NOVEMBRE 2011
«NATALE con SAN FRANCESCO»
Francesco d'Assisi, non c'è dubbio, è il santo del presepe. Ecco come uno dei suoi più antichi biografi, Tommaso da Celano, narra la scena, svoltasi nella valle reatina, a
Greccio, nella notte del 25 dicembre 1223.
"C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni,
di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al
beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che
quella della carne. Circa due settimane prima della festa
della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo
chiamò a sé e gli disse: "Se vuoi che celebriamo a Greccio
il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei
rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche
modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato,
come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno
tra il bue e l'asinello". Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e
pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal
Santo.
E giunge il giorno della letizia, il tempo dell'esultanza!
Per l'occasione sono qui convocati molti frati da varie parti;
uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione,
portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole
per illuminare quella notte, nella quale s'accese splendida
nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva
alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il
suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la
greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l'asinello.
In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio è
divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli
uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un
gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La
selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori
festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.
Il Santo è li estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote
celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio e lui stesso
assapora una consolazione mai gustata prima.
Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono e canta con voce sonora il santo Vangelo:
quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in
desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime
rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme.
Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato
di amore celeste lo chiamava "il Bambino di Betlemme", e
quel nome "Betlemme" lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva
"Bambino di Betlemme" o "Gesù", passava la lingua sulle
labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di
quelle parole.
Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile
visione. Gli sembra che il Banibinello giaccia privo di vita
nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da
quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa
discordava dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano
dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne,
ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia".
Francesco d'Assisi è il santo del presepe. Ma non già
di un presepe che è semplice teoria cangiante di frulli d'ali
angeliche e di belati di pecorelle, di ingenui pastori adoranti
e di solenni magi che si avviano in fantasmagorico corteo
alla grotta del neonato re dei giudei. Per Francesco il presepe non si esaurisce nel ritmare i sogni innocenti dei bimbi o
i rimpianti nostalgici degli adulti. Il presepe è per lui la drammatizzazione dell'amore che spinse il Figlio di Dio a farsi
figlio dell'uomo a costo anche di venire al mondo e di vagire
tra ragnatele e fieno e alito pesante di animali.
Il santo di Greccio, del resto, è anche il santo della
Verna, che rivive nelle sue carni con le stimmate la passione redentrice di Cristo crocifisso.
Ma la spiritualità del Poverello d'Assisi non si restringe
nei limiti sia pure amplissimi di Betlemme e del Calvario. Si
dilata negli spazi senza confini della vita trinitaria di Dio. E
adora Cristo proprio nel posto che il Padre gli ha assegnato
nella storia della salvezza.
Giovanni M.
Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA)
NOVEMBRE 2011
″LA BIBBIA IN PILLOLE ″
SIAMO IMMAGINE DI DIO
La narrazione contenuta nel Vangelo secondo Luca continua nel libro degli Atti conosciuto
oggi come Atti degli Apostoli. Luca scrisse questa sua seconda opera dopo il Vangelo per dimostrare il compimento della promessa di Gesù
fatta agli Apostoli: ”Lo Spirito Santo verrà su
di voi e riceverete da Lui la forza per essermi
testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea,
in Samaria, sino all’estremità della terra “.
L’Evangelista dimostra con la sua opera che
la Chiesa, dopo essersi radicata nella città santa, raggiunge la Samaria, le regioni a sud e ovest di Gerusalemme, fino alla costa ed a Cesarea.
Il cammino della fede continua con Paolo,
dopo la sua conversione, e si radica a Damasco
ed in Cilicia.
È Pietro che porta, in seguito, la buona novella in Antiochia ed in Siria.
Con i suoi viaggi apostolici Paolo raggiunge
Roma, città che, vista da Gerusalemme, rappresenta «l’estremità della terra».
Le narrazioni fatte nel libretto non hanno
solo un valore storico-narrativo, ma anche teologico: esse dimostrano infatti lo sviluppo del
disegno di Dio che, iniziato con il popolo ebraico, si realizza nella salvezza di tutti gli uomini.
Dio ha dato suo Figlio come unico mezzo di
salvezza, a sua volta Gesù ha inviato lo Spirito
Santo che pervade tutta la vita della Chiesa .
Il momento cruciale è la Pentecoste che rappresenta, nel libro degli Atti, assieme alla Risurrezione e all’Ascensione, la realizzazione definitiva di tutte le promesse di salvezza.
L’azione dello Spirito Santo è descritta così
frequentemente in questo libro che esso fu chiamato “il libro dello Spirito Santo“.
Sotto la Sua azione e attorno agli Apostoli si
raduna la Chiesa, che piano piano si diffonde
fino ai confini del mondo. E’ in Essa che si rivela la fede, è in Essa che si celebrano tutti i sacramenti e s’innalzano le preghiere a Dio.
Il libro degli Atti ha anche un notevole valore storico perché ci racconta, con dovizia di particolari, la vita dei primi cristiani.
Recenti ricerche evidenziano che noi esseri umani
siamo mentalmente predisposti alla collaborazione ed alla
condivisione. Il rendersi utili agli altri ed il prestare aiuto
non sono soltanto frutto dell’educazione, ma hanno una
base ereditaria.
Quest’atteggiamento dell’io e del tu ci spinge a
sviluppare delle norme sociali che creano il senso del
“noi”, la capacità di fare qualcosa insieme.
È una buona notizia scientifica dove non si parla più
dell’uomo solitario in continua lotta con gli altri per la sua
sopravvivenza ma di una matrice fondamentale di collaborazione: siamo quindi immagine di Dio non soltanto per la
nostra intelligenza e superiorità rispetto alle altre specie
ma per la nostra natura altruistica.
L.C. Lettore della Parrocchia
da CITTÀ NUOVA n. 19 del 10 ottobre 2011
Il prosieguo sul prossimo numero del giornalino parrocchiale
È il riconoscimento del fatto che il comandamento
dell’amore reciproco è il compimento di qualcosa iscritto
nella nostra natura, che può servire a sua volta per sviluppare progetti di umanizzazione e di crescita personale e
comunitaria. È sempre più crescente la consapevolezza
che le imprese dell’uomo nel risolvere problemi di diverso
tipo dipendono tanto dalla qualità della collaborazione e
della comunicazione. È più che mai attuale, in questa prospettiva, una spiritualità comunitaria, che faccia scoprire la
nostra origine trinitaria ed attivi comportamenti che rendano concreta questa origine. Progetti di crescita e di sviluppo e alta spiritualità cristiana s’incontrano. Il Verbo di Dio
incarnato è più moderno che mai, perché ci offre modelli di
comportamento perfetto di condivisione, di collaborazione,
di unità.
Occorre, però, da parte nostra una grande consapevolezza nel tradurre le sue proposte in modelli di comportamento validi in ambienti moderni, sia spirituali che lavorativi, politici e culturali.
Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA)
NOVEMBRE 2011
CHI È COLUI CHE AMA
IL BENE E LA PACE?
Se, in primo luogo, manterrai te stesso
nella pace, potrai dare pace agli altri; ché
l'uomo di pace è più utile dell'uomo di molta
dottrina.
Colui che è turbato dalla passione trasforma anche il bene in male, pronto com'è a vedere il male dappertutto; mentre colui che ama il bene e la pace trasforma ogni cosa in
bene.
Chi è pienamente nella pace non sospetta
di alcuno. Invece chi è inquieto e turbato sta
sempre in agitazione per vari sospetti. Non è
tranquillo lui, né permette agli altri di esserlo; dice sovente cose che non dovrebbe dire e
tralascia cose che più gli converrebbe fare;
sta attento a ciò che dovrebbero fare gli altri,
e trascura ciò a cui sarebbe tenuto lui stesso.
ESSERE FRATERNITÀ
Ti preghiamo Signore
perché ci conosciamo sempre meglio
e ci comprendiamo nei desideri e nei limiti.
Perché nessuno di noi,
nel costruire la propria vita,
impedisca all’altro di vivere la sua.
Perché a nessuno sfuggano
i momenti di stanchezza,
di disagio, di preoccupazione dell’altro.
Perché ciascuno di noi
senta e viva le necessità degli altri.
Perché le opinioni personali non ci dividano,
ma ci uniscano nella ricerca
della verità e del bene.
Perché viviamo insieme momenti
di gioia e di sofferenza,
e ciascuno voglia il bene degli altri
e si adoperi per esso.
Perché siamo sensibili, aperti,
disponibili alle necessità della Chiesa
e lievito evangelico per il mondo.
Perché dall’Eucaristia,
convito d’amore fraterno,
sappiamo attingere luce e coraggio
per donarli ai fratelli.
Signore, fa che vivendo
il Tuo amore giungiamo a Te,
nostro fine eterno. Amen.
Sii dunque zelante, soprattutto, con te
stesso; solo così potrai essere giustamente zelante con il tuo prossimo. Tu sei molto abile
nel trovare giustificazioni per quello che fai e
nel farlo apparire sotto una certa luce, mentre
rifiuti di accettare le giustificazioni negli altri.
Sarebbe invece più giusto che tu accusassi te
stesso e scusassi il tuo fratello. Se vuoi essere
sopportato, sopporta gli altri anche tu.
Vedi quanto sei ancora lontano dal vero
amore e dalla umiltà di chi non sa adirarsi e
indignarsi con alcuno, fuor che con se stesso.
Non è grande merito stare con persone buone
e miti; è cosa, questa, che fa naturalmente
piacere a tutti, e nella quale tutti troviamo
facile contentezza, giacché amiamo di più
quelli che ci danno ragione. È invece grande
virtù, e lodevole comportamento, degno di un
uomo, riuscire a vivere in pace con le persone
dure e cattive, che si comportano senza correttezza e non hanno condiscendenza verso di
noi.
Ci sono alcuni che stanno, nella pace e
mantengono pace anche con gli altri. Ci sono
invece alcuni che non stanno in pace essi, né
lasciano pace agli altri: pesanti con il prossimo, e ancor più con se stessi. Ci sono poi alcuni che stanno essi nella pace e si preoccupano
di condurre alla pace gli altri. La verità è che
la vera pace, in questa nostra misera vita, la
dobbiamo far consistere nel saper sopportare
con umiltà, piuttosto che nel non avere contrarietà.
Colui che saprà meglio sopportare, conseguirà una pace più grande. Vittorioso su se
stesso e padrone del mondo, questi è l'amico
di Cristo e l'erede del cielo.
PierLuigi
FAMIGLIA FRANCESCANA
L’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
II Venerdì del mese alle ore 17.00
IV Domenica del mese alle ore 17.00
ARALDI e ARALDINI
il Sabato ore 17.00
Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA)
NOVEMBRE 2011
Dio si è fatto uomo e figlio
Piange disorientato, agitando le piccole
mani per aria. È appena nato, ma lei sa di averlo amato da sempre. Lo guarda rapita da un
simile miracolo, mentre prova a stringerlo
senza fargli male. Il suo uomo assiste alla scena, desideroso di prenderne parte. C’è luce
tutt’intorno…
A volte, mi scopro a immaginare la Sacra
Famiglia nel giorno di Natale, immersa nella
“normalità” dell’esistenza umana. Ma non è
straordinario quello che Dio Padre ci dona?
Gesù Salvatore, uomo tra gli uomini. Che meravigliosa lezione impariamo da Lui! Come il
migliore dei genitori, Dio ci insegna l’amore, il
rispetto, l’umiltà e la libertà, senza comunicarci semplicemente cosa “bisogna fare”, ma
dandoci Lui per primo l’esempio da seguire.
Indicandoci la strada nei fatti. Ci dice che si
può fare: vivendo secondo i suoi insegnamenti,
il Regno dei cieli attenderà tutti noi. E lo fa in
modo speciale attraverso questa Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, per mezzo di
questa umana Famiglia.
A settembre, ho letto i dati pubblicati
dall’ Istat sulle “nuove forme familiari”. Fra le
cosiddette “nuove famiglie”, la maggior parte
è formata da una persona sola: i single, che
sono quattro milioni (e i vedovi non sono inclusi nel calcolo). Rilevante, anche il peso dei monogenitori (cioè gli adulti che svolgono da soli
il ruolo di genitore) non vedovi: tre milioni. La
maggior parte delle “nuove famiglie” è composta da persone sole.
Visita il sito della Parrocchia
www.parrocchiasantateresa.eu
Per ricevere le newsletter con le informazioni
circa le attività parrocchiali, manda una E-Mail
al seguente indirizzo di posta elettronica:
[email protected]
Immaginando la scena del mio primo pensiero, nell’attesa gioiosa del Santo Natale, mi
ha impressionato toccare con mano quanto sia
diventato difficile trovare qualcuno da amare
e con cui condividere il proprio percorso. Ma
forse il punto non è questo, piuttosto “quanto
sia duro e complicato tornare ad aprirci all’altro, tornare ad avere fiducia in noi stessi e
negli altri”, in cerca di qualcosa che è innato e
cioè il “fare una famiglia”.
Dio ci insegna l’amore, il rispetto, l’umiltà,
la libertà. Tutti noi possiamo ripartire da qui,
per interrompere questo ciclo distruttivo della famiglia e dell’individuo stesso. Riprendendo
gli insegnamenti del Padre, potremo sottrarre
il mondo e la nostra vita alla precarietà esistenziale che attanaglia la nostra società e
alla solitudine devastante. Dio può ogni cosa.
Ricordiamoci che ha scelto di mandare suo
Figlio facendolo nascere e crescere in una famiglia. Poteva mandarlo già adulto, poteva decidere qualsiasi altra soluzione differente, ma
non l’ha fatto e si è fatto “figlio”, oltre che
“uomo”.
Sulla famiglia poggia l’umanità intera. La
famiglia deve rappresentare un punto di riferimento ben saldo, quindi: la speranza nel futuro!
Antonella FOGLIAMANZILLO
Parrocchia «S. TERESA di GESÙ» Torre Annunziata (NA)
CORSI DI CATECHESI
2011 - 2012
Sacramento del Battesimo
Si celebra ogni quarta Domenica del mese
È previsto un incontro di Catechesi per i genitori e i/
Padrini / e Madrine dei bambini: il Sabato che precede la Celebrazione del Battesimo alle ore 18.30
Catechismo dei ragazzi
Ha luogo il:
Lunedì, Martedì e Giovedì
dalle ore 17.00 alle ore 18.30
Sacramento della Confermazione
(Cresima)
Il corso di preparazione avrà luogo:
la Domenica per gli Adulti alle ore 12.30
il Sabato per gli Adolescenti alle ore 17.00
Sacramento del Matrimonio
Il corso di preparazione avrà luogo ogni
Lunedì alle ore 20.00
La Segreteria Parrocchiale è aperta nei
seguenti giorni e orari stabiliti:
LUNEDÌ - MERCOLEDÌ - SABATO
dalle ore 18.00 alle ore 19.00
GIOVEDÌ dalle ore 08.30 alle ore 10.00
ORARIO DELLE CELEBRAZIONI
SANTE MESSE
FERIALE:
Ore 07.30 Celebrazione della Parola di Dio
Ore 18.00 Celebrazione S. Messa vespertina
FESTIVO:
Ore 08.30 - 10.00 - 11.30 - 18.00
Una Comunità che prega
Puoi pregare con la Comunità ogni giorno feriale
Ore 07.30 Lodi Mattutine
Ore 17.15 S. Rosario a seguire il Vespro
Ore 18.00 S. Messa Vespertina
1° Giovedì ore 18.30/22.00 Adorazione Notturna
Ogni Giovedì ore 18.30 Adorazione Eucaristica
Ultimo Martedì ore 18.00 Celebrazione del
“SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE”
Il Parroco riceve tutti i giorni ore 17.00/20.00
CALENDARIO
DICEMBRE
Durante i mesi di:
DICEMBRE 2011 - GENNAIO e FEBBRAIO 2012
La prima S. MESSA festiva è alle ore 08.30
DAL 29 NOVEM. Novena dell’IMMACOLATA ore 17.15 S. RoAL 7 DICEMBRE sario a seguire celebrazione dei Vespri
ore 18.00 S. Messa della Novena.
G
IOVEDÌ
01 Adorazione Eucaristica prolungata nottur
na del SS. Sacramento dalla fine della
S. Messa vespertina alle ore 22.00
V
ENERDÌ
02
Primo Venerdì del mese ore 17.15 esposizione del SS. Sacramento - S. Rosario
della Divina Misericordia a seguire celebrazione dei Vespri ore 18.00 S. Messa
05 “SUFFRAGIO PARROCCHIALE MENSILE”
LUNED
La S. Messa delle ore 18.00 viene celebrata in memoria di tutti i fratelli defunti appartenenti alla famiglia parrocchiale.
08 Solennità dell’«IMMACOLATA CONCEZIONE».
GIOVEDÌ
SS. Messe ore 08.30 - 10.00 - 11.30 - 18.00
DAL 13 AL 22 “NOVENA DI NATALE” - Ore 17.15 S. Rosario a seguire celebrazione dei Vespri ore
18.00 S. Messa della Novena.
Durante la Novena visita dei ragazzi del
catechismo, accompagnati dai catechisti,
alle famiglie dalle ore 16.00 alle ore 19.00:
auguri per il prossimo Natale.
GIOVEDÌ 15 Ore 17.15 S. Rosario animato dal gruppo
di preghiera “San PIO” da Pietrelcina a
seguire celebrazione dei Vespri ore 18.00
S. Messa.
MARTEDÌ 20 Ore 18.00 Celebrazione comunitaria del
Sacramento della Confessione con l’intervento di diversi confessori
SABATO 24 VIGILIA DI NATALE ore 23.00 Ufficio delle
Letture - S. Messa della Notte Santa.
DOMENICA 25 Solennità del “NATALE DEL SIGNORE” SS. Messe ore 08.30 - 10.00 - 11.30 - 18.00
VENERDÌ 30 Festa della SACRA FAMIGLIA, durante la
celebrazione delle ore 18.00 rinnovo delle
promesse coniugali
SABATO 31 Ore 16.00 S. Messa di ringraziamento per
l’anno trascorso con il canto del “TE
DEUM ”.
01 GENN. 2012 MARIA SS. MADRE DI DIO SS. Messe come
la Domenica ore 08.30-10.00-11.30-18.00
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novembre - Parrocchia Santa Teresa di Gesù