INDICE
Non si può decidere contro la volontà dei piacentini
18/09/12
Libertà
Quattromila voti per il futuro: no a Parma,sì al referendum
18/09/12
Libertà
La grande Provincia del Gusto non è un’opportunità di crescita
18/09/12
Libertà
«Piacenza è una città-snodo già questo vale l’autonomia»
18/09/12
Libertà
Impariamo a stare uniti per decidere di noi stessi
18/09/12
Libertà
Si preservino l’anima e la storia della Provincia di Piacenza
18/09/12
Libertà
Minoranza,attacco a Trespidi: «Torni a bordo della nave»
18/09/12
Libertà
Se siamo all’altezza della sfida uniamoci valorizzando le originali differenze
18/09/12
Libertà
Se la Provincia di Piacenza merita di esistere ridisegnamo i confini
18/09/12
Libertà
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LIBERTA
18/09/2012
Periodicità: Quotidiano
QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNSSTO PRATI NEL 1883
Tiratura: 32.634
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
Diffusione: 26.480
Non si può decidere contro
la volontà dei piacentini
di GAETANO RIZZOTO
a"scossa"è arrivata ed è forte e chiara.' piacentini -attraverso il"sondaggio-indagine"
di Libertà,Telelibertà e Libertà on line - si
sono espressi sul futuro della nostra Provincia ed
hanno detto un No secco all'unione con Parma.
E'un primo dato che deve far riflettere.Come
deve far riflettere quel 44,7% di schede che
danno l'indicazione di indire un referendum
per passare in Lombardia.
L
Pur non trattandosi, lo abbiamo scritto più
volte, di un sondaggio dal valore statistico con
un campione elaborato scientifica mente, la nostra è stata un'indagine aperta a tutti.
L'arrivo di oltre 4mila schede attraverso internet,fax, posta,conseg na diretta da parte dei
cittadini di Piacenza, delle vallate e della montagna, è un segnale preciso.C'è voglia di essere protagonisti diretti nella scelta del destino
del nostro territorio.
SEGUE A PAGINA 9 »
Non decidere contro la volontà del piacenti:Li
C
he il 44,7% dei partecipanti al "sondaggio" chieda un referendum per
poter, libera mente, scegliere tra Emilia e Lombardia,è un dato di fatto e ne drovranno tener conto tutti: Consiglio Provincia le, convocato per la prossima settimana;
Consiglio per le Autonomie Locali,che si riunirà a Bologna il 1' Ottobre; Consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna che, entro ottobre,dovrà approvare le proposte di riordino del Cal.
Dare la parola ai cittadini della Provincia
di Piacenza sarebbe un fatto democratico,
previsto dalla legge. Non si può decidere
sulla testa dei piacentini, o peggio ancora,
contro la volontà dei piacenti ni.Perché aver
paura del referendum? Di certo non va strumentalizzato ai fini di una parte, non va ideologizzato e non può diventare uno
scontro tra centro-destra e centro-sinistra.
Non va politicizzato,deve restare una libera
scelta dei cittadini.
Con l'indicazione di oggi i cittadini hanno
chiesto agli amministratori provinciali e regionali di non"chiuderela Provincia con un
atto unilaterale, di non accorparla a Parma
(solo il 12,3% lo chiede) e di pensarci bene
prima di creare la Provincia dell'Emilia
(1 6,7% di preferenze).
Tra chi chiede di indire il referendum (il
44,7%) e chi vuole una deroga per far restare Piacenza Provincia da sola per meriti storici e per posizione strategica (26,3%) c'è un
bel 71% di cittadini che non accetta le scelte che stanno per fare a Bologna.
In questi giorni Libertà, oltre al "sondaggid:ha aperto le sue pagine - lo farà ancora
nelle prossime settimane -alle opinioni della società civile. Stanno intervenendo manager, intellettuali, professionisti, imprendi-
tori, semplici lettori e cittadini, in una sorta
di 'assemblea permanente': Il confronto
continuerà perché Libertà, in questo passaggio storico„è mobilitata per la difesa delridenti là territoriale piaceri nostre
eccellenze, a partire dalla Centrale del 118
che ci vogliono scippare in una logica di"area vasta':
A Bologna non daranno ascolto nemmeno all'appello dei "piacentini illustri"? In 23
hanno sottoscritto un documento pubblicato domenica in prima pagina su Libertà in cui chiedono d mantenimento della centrale del 118 a Piacenza, perché si tratta di
un'eccellenza della sanità piacentina che la
Provincia non può perdere». Una battaglia
giusta che Piacenza deve vincere.
Quando non c'è unanime o larga condivisione su una scelta, come questa sul futuro della Provincia,scelta che stanno facendo
altri per noi, quando c'è in gioco il nostro
destino, quando è a rischio la nostra identità,è meglio che si dia la parola ai cittadini.
In caso di referendum ci sarà il massimo
di confronto - lo garantiamo come Libertà,
Telelibertà e Libertà on line -, spiegheremo
bene le ragioni di chi vuole restare in Emilia,
magari accorpata con Parma,e di chi vuole
passare in Lombardia, magari facendo Provincia con Lodi.
Ci si dividerà,certamente, come sta avvenendo in queste settimane sulle pagine di
Libertà,ma questa è democrazia partecipata.
I prossimi mesi, mentre l'iter del riordino
andrà avanti, Piacenza, forse, vivrà questo
momento storico e ancora una volta potrebbe essere la "Primogenita d'Italid„la prima provincia che decide del suo futuro con
un referendum.
C'è in questo l'orgoglio di essere piacentini,di giocare la carta dell'identità,di tentare di salvare una lunga storia,di andare verso un nuovo rilancio, come è avvenuto nei
secoli scorsi quando Piacenza ha saputo affermare la sua autonomia.
No,non può decidere per Piacenza solo il
Cal di Bologna. AI declino che incombe sul
nostro territorio, al rischio di una costante
caduta r bisogna reagire con uno scatto d'orgoglio.
E una sfida decisiva anche per la classe
dirigente piacentina. Si faccia sentire, trovi
un modo per mettersi in gioco, per guidare
questa delicata fase della storia di Piacenza.
Un ulteriore declino sarebbe una cocente sconfitta per tutta la classe dirigente che
passerebbe alla storia per non aver saputo
difendere l'identità territoriale piacentina.
So che nelle prossime ore la classe politica si dividerà, ancora di più, fra chi vuole restare in Emilia - questa la direttiva del Pd - e
chi propone,con un referendum,di passare
in Lombardia (Pdl piacentino e Lega).
Possiamo sperare in un percorso democratico,con regole chiare„condivise dal centro-sinistra e dal centro-destra?
Libertà c'è da 130 an ni, e anche stavolta
sceglie di stare dalla parte dei piacentini tutti. Facciamoli decidere tra Emilia e Lombardia.Se decideranno di restare in Emilia avrà
più forza chi dovrà trattare con altri territori, con una o più province. Altrimenti il futuro sarà in Lombardia.
Tutto si deciderebbe alla luce del sole,
non nelle segrete stanze della politica o delle Istituzioni.
Piacenza, ne sono convinto, sarà, nelle
prossime settimane,vigile,attenta e pronta.
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Ga eta no Rizzo to
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Quattromilasoti per il tuturo:
no a Parma, sì al referendum
LIBERTÀ
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QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNESTO PRATI NEL 1883
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
18/09/2012
Periodicità: Quotidiano
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Quattromila voti per il futuro.
no a Parma, sì al referendum
Ecco i risultati dell'indagine di Libertà, Telelibertà e Libertà on line
assi tutto ma non Piacenza con Parma: al "ritorno
dal Ducato" si preferisce
piuttosto l'ingresso in una
maxi provincia che ci unisca a
Parma, Reggio Emilia e Modena. Meglio però mantenere
Piacenza auto. noma (ottenendo una deroga come provincia
storica e di confine) e, ancora
meglio, ricorrere al referendum
per passare in Lombardia.
Sono queste le indicazioni
che emergono dal "sondaggioindagine" di Libertà, Telelibertà e Libertà on line che si è
chiuso ieri alle ore 12. Un mo-
p
mento di democrazia ma anche un banco di prova dell'attaccamento dei piacentini al
futuro della terra.. Sono arrivati, tramite voto elettronico, via
fax, per posta e con consegna
diretta alla sede di Libertà ben
4.019 schede. Un afflusso che
ha registrato un ritmo sempre
crescente, soprattutto negli ultimi giorni. Il fax ha trasmesso
l'ultimo voto ieri mattina alle
11 e 59 poi è stato staccato. 1dem per il web dove dopo una
mattinata intensa, a mezzogiorno è stato bloccato il voto
elettronico. E anche l'ultima
scheda, portata a mano nella
sede del nostro quotidiano, è
stata accettata alle 12 in punto.
IL RISULTATO Sono 1.798 (pari
al 44, 7% delle preferenze) i voti che indicano il referendum
come via maestra per il futuro
di Piacenza. Segue, al secondo
posto, la richiesta di chiedere
la deroga come provincia storica e di confine (1.057 voti pari al 26,3%). Sono 671 (il 16,7%)
i voti per l'opzione "Entrare
nella provincia Emilia" con
Parma, Reggio Emilia e Modena e si fermano a 493 (12,3%,),
fanalino di coda, le preferenze
per fare "provincia con Parma
su basi paritarie".
DIETRO AL VOTO Il "sondaggioindagine" è partito martedì 11.
settembre ed è durato sette
giorni. La prova di democrazia
ha coinvolto in modo trasversale la provincia e tutte le generazioni. A scegliere la "classica" scheda da ritagliare, compilare e spedire, sono stati soprattutto anziani. In particolare negli ultimi due giorni c'è
anche chi si è fatto carico di
raccogliere il voto nel suo quartiere e di portare nella sede di
Libertà i tagliandi che complessivamente hanno raggiunto quota 86(1.
Via fax, opzione scelta in particolare da professionisti, artigiani, commercianti e imprenditori, sono arrivati 454 voti.
Nel voto elettronico, 2.705 preferenze, è racchiuso anche il
voto dei giovani.
DENTRO AL VOTO Se andiamo
poi a vedere ulteriormente nel
dettaglio, il 39,9 per cento delle preferenze arrivate ordine è
per il referendum. Una percentuale che sale al 54,7% se si
considera la somma dei voti arrivati con tagliando e via fax. E
che tocca, addirittura, il 69,6%
se vengono esaminate solo le
indicazioni arrivate via fax. E
l'ipotesi Piacenza con Parma?
La sceglie il 14% di chi ha votato ordine, il 9,8% di quanti hanno spedito il tagliando e solo il
6,6% di chi ha inviato il fax.
IL TREND II risultato finale del
"sondaggio-indagine" è quello
che è apparso subito nella prima giornata di consultazione
popolare. I dati si sono via via
confermati e consolidati. Da
notare che dopo le prime tre ore di sondaggio l'ipotesi referendum era già al 33 per cento
dei consensi e, dopo 9 ore, al 38
per cento. Le soluzioni "provincia autonoma con deroga" e
"provincia Emilia" per qualche
giorno hanno registrato un testa a testa e poi la prima è prevalsa nettamente sull'altra, attestandosi comunque ad un risultato che è di gran lunga inferiore a quello pro referendum.
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Quattromila voti per futuro:
no a Parma, sì al referendum
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QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNSSTO PRATI NEL 1883
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
18/09/2012
Periodicità: Quotidiano
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La grande Provincia del Gusto
non è un'opportunità di crescita
di MAURO MONTI
s
e fosse possibile andare in Lombardia ci andrei di corsa e non tanto
perché sono milanese di nascita
(con l'aggravante di una madre brianzola). Faccio il preside alle superiori e purtroppo so che l'Emilia-Romagna é entrata da tempo,almeno per la politica scolastica,in una fase di sonnolenta conservazione dell'esistente,forse illudendosi che
le glorie del passato (la bontà degli asili
reggiani e le visite di Bruner) possano surrogare le coraggiose innovazioni nel presente. Così mentre i lombardi hanno rilanciato il loro sistema professionale e
stanno facendo grandi investimenti sulle
tecnologie per la didattica, noi ci teniamo un sistema professionale regionale
"bruttino" e perdiamo gli autobus di accesso ai fondi europei per l'informatizzazione delle scuole. Tuttavia, proprio perché faccio il preside (cioè un mestiere che
mi abitua a cercare soluzioni praticabili),
ritengo che la strada del cambiamento di
regione non sia realistica: nessun referendum darebbe una maggioranza così netta da obbligare il Parlamento a legiferare
di conseguenza. E il sistema di governo
regionale (che se non innova conserva) é
pronto a fare monolitica difesa del proprio assetto.
In tutta franchezza, pur apprezzando
l'impegno di Libertà a far parlare i piacentini,temo che la questione delle nuove province sia già decisa: a differenza
della Lombardia che sembra voler difender le proprie province storiche, l'EmiliaRomagna ha già fatto capire che non
muoverà un dito per chiedere deroghe.A
questo punto la questione diventa solo
l'alternativa tra provincia del Ducato e
grande Emilia. Non credo che la grande
provincia del gusto (o degli affettati misti:
coppa, prosciutto e mortadella) rappresenti una opportunità di crescita. Non so
dire se chi l'ha propugnata capisca di economia più o meno di quanto io capisca
di manutenzione delle pale meccaniche.
So però il danno che viene dalla pasticciata riforma del mio quasi-omonimo
presidente del Consiglio: l'allontanamento dei centri amministrativi dai territori.
Allora, se proprio un matrimonio s'ha da
fare, preferisco che sia trattato coi cugini
confinanti alle migliori condizioni possibili.D'altra parte proprio l'ipotesi nefasta
della grande provincia emiliana mi pare
oggi in ribasso, anche grazie all'azione
non strillata con proclami inconcludenti,
ma da amministratore che pensa al bene
del suo territorio,del presidente Trespidi.
Un'ultima considerazione vorrei fare
sulla questione dell'identità culturale, che
non va confusa col riordino oggi in questione. I Curdi sono un popolo consapevole di sé anche se diviso tra tre Stati,
concetto di Lunigiana è ben presente ai
suoi abitanti anche se divisi tra due regioni e i fiorenzuolani ....non si sono mai
abbassati a sentirsi piacentini anche se
amministrativamente tollerano di risultare tali. Il mantenimento di una identità
non passa quindi dai riordini amministrativi che invece pesano, e tanto, sulla accessibilità futura dei servizi e sulle efficienze del sistema. Di questo dobbiamo
essere tutti molto preoccupati.
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Quattromila loti per il futuro:
no a Parma, sì al referendum
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QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNESTO PRATI NEL 1883
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
18/09/2012
Periodicità: Quotidiano
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Nel mezzo del corridoio tra Lisbona-Lione-Kiev e di quello tra Palermo e Berlino: la posizione strategica di una provincia "terra di passo" per antonomasia
«Piacenza è una città-snodo
gia questo vale l'autonomia»
Marcello Spigaroli: dal polo logistico al terzo ponte, i progetti ministeriali
Punto primo: Piacenza è emiliana e non lombarda per ragioni storiche inoppugnabili, basta rinfrescarsi la Memoria. Punto secondo: qualora Piacenza
dovesse accettare «apparenta menti» (nella sua regione d'appartenenza e in area vasta) dovrebbe però tenersi stretto il sostantivo di "provincia", emblema
di autonomia. Punto terzo: siamo o no tra le dodici città-snodo,
pilastri della mobilità nazionale
e' internazionale che il ministero
dei trasporti ha individuato in. Italia? E tale ruolo esige una cabina di regia libera e indipendente.
Ragione da far valere su tutti i tavoli di confronto istituzionale (in
realtà non sta avvenendo).
Su queste tre fondamenta l'architetto Marcello Spigaroli costruisce l'edificio del suo dissenso al matrimonio lombardo e rilancia un argomento che in tante discussioni sulla provincia in
dismissione è passato forse inosservato: lo status di città-snodo,
per la quale ha lavorato a lungo
la precedente amministrazione
comunale e l'assessore Pierangelo Carbone (mobilità) in testa.
Con ordine.
Siamo "terra di passo", diceva
Leonardo, come ricorda Spiga-
roli che segue «con apprensione» le vicende relative alle sorti
della nostra provincia. E nella
confusione sul disegno generale
del riassetto amministrativo («si
basa su parametri esclusivamente numerici, procede dagli
enti intermedi anziché da quelli
minori, valuta, se li valuta, i risparmi immediati ma glissa sui
costi gestionali aggiuntivi... »)
Spigaroli sostiene con forza l'emilianità irrinunciabile di Piacenza. Piacenza lombarda? Costa troppo pensare a una riorganizzazione di confini regionali,
ma soprattutto c'è la Storia ad
accendere il semaforo rosso:
«LImilia si struttura sulla consolare omonima - argomenta
l'architetto - quest'ultima ha Piacenza come presupposto. Solo
trent'anni dopo la fondazione
romana di Placentia nel 218 avanti Cristo, a presidio dei guadi
del Po, procede' rà la realizzazione della via Emilia per congiungere i centri coloniali nel frattempo sorti lungo il suo tracciato, le città emiliane, e saldarsi a
Rimini, Ariminum, cori la più
antica via Flarninia. La regione
Emilia diverrà tale duecento anni dopo, sotto Augusto e tale si
manterrà fino alla fine dell'Irapero». Per tacere degli infelici secoli della signoria milanese
quando Piacenza funge da base
militare per l'assoggettamento,
almeno temporaneo, delle altre
città emiliane. «La nostra provincia ha, in definitiva 2.200 . anni di
esistenza sempre strettamente
intrecciata con quella della sua
regione. Separare il Piacentino
dalla sua terra d'appartenenza
per renderlo satellite della metropoli milanese, comporterebbe un doppia perdita d'identità»
trae le conclusioni Spigaroli.
Tolta di
mezzo la Lombardia, se si dovrà
accettare obtorto collo l'apparentamento in area vasta in Emilia ci si appelli perlomeno alla facoltà di mantenere il nome di
"provincia", visto che la legge
non abolisce le province, e cori
esso l'autonomia territoriale,
ben al di là della pura questione
nominalistica, rincalza Spigaroli.
La
ragion pratica più contingente
per difendere l'autonomia è far
valere quel ruolo di "città-snodo"
attribuitoci dal ministero dell'Industria e dei Trasporti pochi anni. fa che produsse uno studio
(«egregiamente condotto da
Carbone»), presentato in diverse occasioni istituzionali. Piacenza ha un profilo baricentrico
- fu un "ombelico" già nel Medioevo - nelle grandi direttrici di
comunicazione nazionale ed europea presenti e a venire, «Basti
citare il polo logistico più grande
d'Italia e la piattaforma intermodale - enumera Spigaroli -, la
prevista connessione con il porto fluviale di Cremona e la via
d'acqua per trasporti turistici e
di merci, l'intersezione autostradale in relazione al Corridoio 5
Lisbona-Lione-Kiev, a quello dei
due mari Genova-Rotterdam e al
Corridoio I tra Berlino e Palermo connesso con Mantova e
quindi Piacenza». E c'è l'idea
progettuale, accolta nelle progettazioni dal Comune e dalla
Provincia, del ponte di Po che
dovrebbe unire San Nicolò a
Guardamiglio aggiungendosi a
un sistema di ponti già corposo.
«Questo ruolo di cerniera della
mobilità lo abbiamo nel Dna»
conclude Spigaroli. E' una ricchezza da mettere sul piatto, una
leva per restare autonomi.
Patrizia Soffientini
patrizia. soffientinielli ber ta. il
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«Piacenza è una C tl-s lodo
già MIC, to vale l'autonomia»
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LIBERTÀ
18/09/2012
Periodicità: Quotidiano
QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNESTO PRATI NEL 1883
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Impariamo a stare uniti per decidere di noi stessi
di GIUSEPPE CARELLA*
i 4(
a sindrome della piace mini tà", questa è
J Fin ti tolazione di un
articolo che fui invitato a
scrivere dieci anni or sono, a
commento del Rapporto Piacenza 2002. e di cui mi sembra opportuno riutilizzarne
alcuni stralci, al fine di attualizzarne le prospettive prognostiche. A quell'epoca mi
aveva colpito la soddisfazione ai diversi livelli del campione di popolazione, che inerpicavano i grafici di consultazione su livelli francamente ottimistici.
Oggi, bussano novità radicalmente fondamentali in
merito alla configurazione
geologica ed amministrativa delle varie provincie di
tutto il Paese, che prevedono
accorpamenti, mutilazioni se
non soppressioni, al fine di
una controversa razionalizzazione di costi e funzioni.
Appare abbastanza evidente che la Piacenza degli ultimi lustri si sia progressivamente inzitellita. in una forma di anoressia rassegnata
che ne imbruttisce anche l'aspetto esteriore. Le piazze e
le strade le ricordo più vive,
colorate, a volte gioiose.
E' una sensazione che non
so motivare, ma oggi mi sembrano più spoglie. tristi, melanconiche, disabitate.. Molti caffè di tradizione, sino a
sera tarda irrinunciabil punti di incontro e di amicizia,
sono stati chiusi o laicizzati
dal commercio,
Dicono che è così un po'
dappertutto perché i tempi
sono profondamente cambiati: la pantofolizzazione televisiva, le abitudini sempre
meno collettivizzate, la periferizzazione favorita dai
mezzi di trasporto. Non so se
sia del tutto vero. Le statisti-
che insegnano che I piacentini "del sasso", a migliaia
vanno quotidianamente a lavorare fuori, per tornare,
stanchi, la sera. La nostra
piccola città non è quindi più
un baricentro vivo e vissuto,
ma è parcellizzata e quartierizzata come quelle grandi.
Siamo sempre più imbozzoli ti nelle nostre case. i nostri uomini pubblici ci mettono un riconosciuto impegno, ma forse non sono sufficientemente affiancati da noi
cittadini distratti e con una
propensione non esaltante
per l'interesse collettivo. Non
ci si deve perciò stupire se le
iniziative, i posti e quindi i
centri nevralgici, vengono
gradatamente conquistati da
esogeni che avvertono la
possibilità di occupare spazi,
sorprendentemente presidiabili. Piacenza è certamente ricca di personaggi dalle
grandi capacità potenziali.
Magnaschi mi ricorda
sempre che nel { IIotha nazionale ed internazionale, figurano molti nomi di nostri
concittadini. E questi ci insegnano che per volare non basta avere le ali; bisogna sbatterle.
Probabilmente Piacenza si
trova di fronte ad un guado
decisivo: rinunciare e consegnarsi alla ordinarietà (e
quindi alla sub alternanza) o
trovare la forza di attraversare e guadagnare la riva.
C'è ancora gente che considera il successo di un altro
come una propria sconfitta;
specie se si tratta del vicino
di casa. Se non ci sbrighiamo
a partecipare attivamente,
singulatim, con un vero e
convinto contributo personale alle cose importanti della nostra cheta vita di provincia, il mondo ad alta competitività ed a rapida evoluzione che ci circonda, può im-
p rovvisame nte riservare sorprese.
Alla cosiddetta piacentinità vecchia maniera, bisogna cambiare le lenzuola.
Così presentata, assomiglia
ad una vecchia casa che si sta
svuotando di valori ed a cui
si continua a dipingere la facciata. Bisogna riscoprire il
senso di appartenenza (il
self-belonging dei popoli di
tradizione) che la :nostra gente deve indossare in assonanza con la contemporaneità. Tutto il resto è incenso
vecchio che è bene riporre in
soffitta.
Mi indispettisce il sentire
ancora la vecchia storia del
piacentino "chiuso, riservato,
prudente, con i piedi per terra". A inc quei piedi lì non sono mai piaciuti perché, letta
in altro modo la filigrana della metafora, si vuol fare maliziosamente intendere che
servono principalmente a
buttare le briciole sotto il
tappeto, a rimandare le cose.
Si dirà che sono condizioni
uguali dappertutto. Forse
(parafrasando Orwell) noi
siamo un po' più uguali degli
altri.
Di fronte a queste nuove
realtà che si affacciano, non
si può fare come i bambini
che continuano a passare la
pillola da una guancia all'altra per non mandarla giù.
\/a ingoiata e digerita con la
consapevole determinazione
che la prognosi nel futuro
può e deve essere migliorata.
Traggo conforto in questo
senso dagli appassionati articoli di L'e rrari Cesena e Cuminati e dalle recenti proposte operative in tema di sanità di Cavanna e Fornari. Bisogna assolutamente imparare a stare uniti per decidere di noi stessi. L'essere
individualisti un tempo poteva essere segno di distin-
zione, oggi è una sciocchezza
che diventa addirittura pericolosa se anestetizzata dalla
indifferenza.
Non c'è da vergognarsi di
rivedere certe parti della propria mentalità, quando queste sono diventate anacronistiche. Ci sono opinioni che
sembrano nate per essere
cambiate. I troppi pendolari
continuano a pendolare. Adoperiamoci perché rimangano a casa e lavino dai loro
vestiti l'odor di treno. Recuperiamo i nostri uomini migliori, che sono la più affidabile assicurazione per le nostre famiglie.
Facciamo tornare i profeti
in patria. Dobbiamo scrollare un po' di terra dalle nostre
scarpe forse fuori moda ed
alzare la testa senza catacornbarci nel piangerci addosso.
Qualcuno ha detto che vai
più accendere una candela
che maledire le tenebre. Fortunatamente, i piacentini
possono per certo con tare
sulla costante sensibilità dell'Editore e sulla trasparente
professionalità del Direttore
del nostro quotidiano. In merito alle voci nuziali di nostri
accorparnen ti con altre Regioni, c'è qualcuno che raschia alla porta. Paradossalmente c'è chi non ci vuole e
chi ci vuole troppo. Se non
riusciremo a far chiarezza,
auguriamoci di non dover
domani pagarne il prezzo.
Non vorrei che Piacenza, la
bella addormentata nelle bosalile del suo Po, fosse bruscamen te svegliata non dal
dolce Principe delle favole,
ma da un baffuto Esattore di
bizzarre decisioni dolorosamente imposte da un pugno
sul tavolo.
"Professore Dipartimento
-
di Oftalmologia e Scienze della Visione
HSR - Università di Milano
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acittà-snodo
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QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNESTO PRATI NEL 1883
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
Si prese
della Pro
18/09/2012
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ol
a e la storia
la di Piacenza
dì GIORGIO MACELLARI
I
iniziale proposta del goremo di abolire le Pro.4 vince, all'interno di un
piano di riduzione delle spese,
era intelligente. Ma, per l'Italia
di oggi, utopistica. E così la politica nostrana, causa la spregiudicatezza cui è giunta, ha finito
per partorire una creatura malata.
L'abolizione delle Province avrebbe avuto un senso e una sua
equità se fosse stata totale. In tal
caso mi sarei adattato senza
troppi turbamenti all'idea di vedere soppressa anche la nostra.
La soluzione che si prospetta
oggi, invece, è un increscioso ibrido: consentire la sopravvivenza di alcune Province sulla
base di discutibili criteri ''da ragioniere", mentre molte altre
svaniscono, è prima di tutto una
ferita iniqua inferta arbitrariamente a queste ultime. Inevitabili le reazioni.
Per questo il mio suggerimento, per quel che può contare, è
che si faccia di tutto affinché
della Provincia di Piacenza si
preservino almeno l'anima e la
storia. Non credo sia importante conservare la struttura murarla che la rappresenta --- per
quanto gli uomini abbiano bisogno anche di questi riferimenti
concreti. Credo invece che vada
fatto ogni sforzo per mantenere
vivi quei centri di governo che
presidiano quanto è stato finora
prodotto nel nostro splendido
territorio.
Piacenza, coni suoi 48 Comuni alcuni del quali veri gioielli,
da tutelare come animali in via
di estinzione --- resta una Provincia ricca di idee e di vitalità, costruita In buona parte sull'economia industriale, commerciale
e agricola. Ma non sono affatto
trascurabili gli apporti di una
forza intellettuale che genera
cultura: penso alle Università
cittadine e ai potenziali agganci
con quelle limitrofe; al Festival
del cinema di Bobbio; all'immenso patrimonio folkloristico
delle tra.dizioni appenniniche;
alle varietà dei prodotti eno-gastronomici. Senza contare la
bellezza mozzafiato di certe
geografie montane e fluviali.
Poi, guardando il mio orticello,
mi appare subito il sogno di una
"Breast Unit" di profilo europeo
da offrire a tutte le donne piacentine, per la loro sicurezza. Ognuno dei settori elencati è fonte di progetti, finalizzati a preservarne il valore e a migliorarne
i contenuti. Un tesoro inestimabile che qualcuno dovrà impegnarsi a custodire e a tramandare.
Quanto alla possibilità di un
referendum per l'annessione di
Piacenza alla Lombardia, ho
l'impressione che questa strada
sia piui difficilmente percorribile. E' vero che la nostra città è
storicamente legata al milanese
da forti comunanze economiche che ne vincolano alcuni destini. Ma credo che Piacenza sia
prima di tutto una terra caparblamente autonoma nello spirito e orgogliosa delle proprie tradizioni, a tal punto da sconfinare nell'autarchia. Difetti non eccessivi; e migliora bili.
Ma al momento non vedo i
piacentini disposti a svendere la
propria indipendenza a una Regione che potrebbe snaturarne
lo spirito originario.
Nel caso di annessione, dunque, vedrei l'asse Parma-ReggioModena come il male minore.
Ma il mio pensiero di fondo
resta quello anticipato: di tutto
occorre fare perché si conservino i progetti in atto e quelli in divenire, potenziando l'innovazione e l'espansione, anziché
deprimerle. A me pare - Provincia o meno - che le forze politiche, imprenditoriali e culturali.
per farlo. ci siano tutte.
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. ,
«Piacenza è una città-snodo
à questo vale l'autonomia»
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pressunE
LIBERTÀ
QUOTIDIANO DI PIACENZA FONDATO DA ERNESTO PRATI NEL 1883
Direttore Responsabile: Gaetano Rizzuto
18/09/2012
Periodicità: Quotidiano
Tiratura: 32.634
Diffusione: 26.480
Affondo del Pd contro la consultazione popolare per passare in Lombardia: «Il centrodestra abbandona Piacenza al suo destino»
Minor a, attacco a Trespidie
«Torm a bordo della nave»
Bergonzi: referendum inutile. Idv e Nuovo ulivo: «Non c'è chiarezza»
d ELISA MALACALZA
L'unghiata del presidente
della Provincia, Massimo Trespidi, arriva dritta alla minoranza.
Che, fino all'ultimo, ha chiesto
che non venisse presa in considerazione la proposta di un referendum per passare in Lombardia, e, o. ra; dopo l'annuncio
shock del presidente domenica
sera, si sente tradita, delusa dal
fatto che il presidente neppure
voglia partecipare al confronto
chiesto dalla presidente del Cal
Emilia-Romagna, Marcella Zappaterra, inizialmente previsto
per oggi. La minoranza è pronta
ad alzare le barricate, e dice al
presidente «Torni subito a bordo
della nave».
L'ATTACCO «Questo è il fallimento evidente di una classe dirigente, il fallimento del centrodestra che governa la nostra Provincia - dice duramente Marco
Bergonzi, capogruppo del Pd in
consiglio provinciale -. Invece di
presidiare giorno e notte gli incontri in cui si definiscono confini e competenze delle "nuove
Province", rappresentando fieramente 290.000 cittadini, cercando intese con gli altri territori, difendendo Piacenza, le proprie
peculiarità, i servizi ai cittadini,
la sede degli uffici, tutelando i relativi dipendenti, cercando di essere protagonisti in un ineluttabile processo di riordino deciso
dal Governo, il centrodestra diserta tutto ciò, abbandona PiaEININI
cenza al suo destino, ben sapendo che quando si arrivasse a celebrare un inutile, costoso e dannosissimo referendum (eventualità -praticabile solo una volta che
il Governo avrà concluso il riordino delle Province), i tavoli preposti a decidere gli assetti futuri
del territorio avranno già deciso
da un pezzo, in assenza di Piacenza».
L'APPELLO II consigliere Bergonzi, in particolare, ricorda le
consultazioni del presidente Trespidi, fatte con sindaci, categorie economiche e organizzazio-
ni sindacali, le quali avevano caldeggiato la necessità di restare in
Emilia, lavorando a un progetto
qualificante per Piacenza. Consultazioni che, tuttavia, sembrano non aver avuto peso nella decisione del presidente. «In consiglio provinciale, anche tra le fila della maggioranza, ci sono
tante figure apprezzabili, persone serie che sentono la responsabilità ed il "dovere" di assumere decisioni nell'esclusivo interesse del nostro territorio, anteponendolo ad interessi politici di
Parte - prosegue Bergonzi -. Mi
appello a ciascuno di loro: decida-no liberamente, rifiutando
qualsiasi logica da caserma, perché questa volta il momento è
importante davvero e, non solo i
piacentini, ma anche la coscienza di ognuno di loro si aspetta il
miglior contributo che ciascuno
è in grado di dare».
LA PROPOSTA Dello stesso parere anche Idv e "Nuovo ulivo".
«Alla fine il presidente ha deciso,
almeno. Era. ora - dice Luigi Gazzola (Idv) Siamo assolutamente contrari al referendum, è la dimostrazione di una politica che
non sa decidere, non c'è una
proposta. Si chiede solo "Volete
passare in Lombardia? " Ma per
andare con chi? Con Lodi, con
Cremona, con entrambe? E con
quale progetto? Si faccia una
proposta chiara. I partiti hanno
perso credibilità. Al momento,
comunque, l'unica proposta
chiara sul tavolo è la nostra: su-
perare il tenia province e proporre un progetto. pilota sperimentale di accorpamento di comuni.
Molti sindaci sono con noi». «Il
dibattito è assente, non ci sono
azioni chiare - conclude GianluigiBoiardi di "Nuovo ulivo" -. Noi,
comunque, siamo da sempre emiliani. Certe idee mi sembrano
fuori dal mondo».
La convocazione dei sindaci in Provincia, lo scorso lug lio, con il presidente Trespid i
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Minorairza , ú`A.G.1, aL?,p;d::
pi a borde, della nave.
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Se siamo ali altezza della sfida amori
valorizzando le origmali erenze
di GIOVANNI SMERIERI
..................................................................
he cosa è rimasto della
Provincia degli anni settanta? Siamo sicuri che
sia tu tt' ora un presidio importante per l'identità territoriale? La riforma del Servizio Sanitario Nazionale l'ha, di fatto, svuotata di servizi essenziali (sanità, ospedale psichiatrico, servizi per 1 infanzia, igiene pubblica...)
allontanandola. dalla vita delle persone..
Eppure, con sorpresa, un
vento creativo ha sospinto gli
spiriti dì Perrault e dei fratelli
Grimm nelle pagine di libertà.
L'uno racconta storie di
bambine con cappuccio rosso che, se non guidate da brigate della castità "celeste",
verrebbero violate da noti lupi di confine. Gli altri immaginano un cacciatore sciamano
che salverà, dalla pancia del
predone, la piccola biancorossa perduta.
Qualcuno, senza fantasia,
vorrebbe che non uscisse mai
dai confini della proprietà.
Ma è proprio così spaventosa
l'uscita dai sentieri della tradizione,? O forse proiettiamo i
lupi delle nostre coscienze,
dei nostri luoghi dimenticati
(i bastioni di porta Borghetto
spogliati) della squadra di calcio (mangiata), deilltD9
(spolpata), dei viaggi in treno
(smagriti.) sul mondo ostile
dei vicini?
Intendo dire che il tema
dell'identità sottende quello
C
della fiducia nelle proprie
qualità e nella forza del proprio Eros.
L'immagine di una piccola,
fragile, anima che, dopo decenni di prigionia, trova la libertà nella lega dei lombardi,
non mi convince. Veramente
abbiamo subito violenze ripetute? Veramente, qualora fossero avvenute, la responsabilità è sempre stata dell'altro?
O, forse, dipende dalla personalità dei suoi dirigenti, dal
coraggio di immaginare, dalla
forza di attaccare e dall'intelligenza di difendersi? Sono gli
uomini che fanno le istituzioni. Sono i loro desideri che le
rendono vive.
Sono la coerenza, lo spirito
di coesione, l' empatia per la
vita degli altri, che le rendono
affidabili. Siamo in un tempo
dì profonda sfiducia dei cittadini nei confronti degli uomini delle istituzioni.. è faticoso
per i virtuosi distinguersi, eppure è l'unica via per non soccombere alle pulsioni aggressive. Sono stupito dalla "violenza verbale" dei sostenitori
dell'autarchia.. " se stiamo
con Parma... cambio residenza..., da Parma... rifiuti.. "Mi
chiedo di che cosa stiamo
parlando?
Di. noi stessi, delle nostre
fantasie oniriche, delle nostre
aspirazioni politiche, dei nostri fantasmi personali?
Ma veramente pensiamo
che, di fronte alla grande sfiducia che abita le coscienze
dei più, battersi per la difesa
delle proprie mura aiuti la no-
stra identità'? Temo, che il
sentimento di paura che cì attraversa, stia disperdendo il
senso della misura. Siamo sicuri che solo fra di noi regni
lo spirito della coesione vitale?
O forse la questione non è
aprirsi o chiudersi ma avere o
non avere il coraggio di sfidare il cambiamento.
Se siamo certi che i nostri
sindaci, presidenti, direttori,
dirigenti, non sono all'altezza
è bene tentare dì vivere nascosti, separati, isolati.
Se, come penso, siamo, in
diversi campi della vita provinciale (sanità, servizi sociali, economia, istituzioni, istruzione,...) all'altezza della sfida, è bene unirsi valorizzando le originali differenze. I
protagonisti istituzionali insieme a quelli della economia, istruzione, cultura diano
senso e contenuto, aiutino
cittadini a capire cosa sta succedendo, trasformino il futuro nuovo ente provincia in esempi di vita quotidiana...,
immaginino nuove opportunità per i piacentini, aiutino la
paura e l'invidia a diventare
curiosità e desiderio di incontro.
Potrebbe diventare un'occasione per rianimare di sapore, sostanza e speranza, una politica che soffre di depressione esistenziale. Per
quanto valga la mia opinione,
penso che sia tempo di cambiamenti rivoluzionari nello
spirito e conservatori nella
misura.
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noianza, attacco a frespidi:
Torni a bordo della nave>
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Se la Pro eia di Piacenza merita
di esistere ridisegnamo i confini
di LIVIO PODRECCA
........................................................................
el momen to in cui mi si
chiede di intervenire
nel dibattito che, pur a
fatica, si sta aprendo sulle
sorti della nostra Provincia,
devo confessare tu i:fa la mia
ignoranza ed inadeguatezza.
Non mi occupo, se non occasionalmente e di striscio, di
diritto amministrativo; in diritto costituzionale ho rimediato dal Prof. Occhiocupo
l'unico ventiquattro del mio
libretto universitario (a dire il
vero avevo, di slancio, incoscientemente rifiutato il ventotto che il docente stava siegando sul libretto, ma, come
b
lui stesso mi ha fatto notare
guardandomi interrogativo
sopra la montatura degli occhiali, si trattava della data).
Ogni domanda sulla questione che sta togliendo il
sonno ai vertici della Amministrazione di Corso Garibaldi mì coglie quindi di sorpresa, e mi accorgo di come sia
difficile, per l'uomo della
strada, dei cui panni mi sento
vestito, non dico suggerire
cosa fare, ma anche solo farsi
un'idea della quantità e complessità delle questioni che
un micidiale articoletto di.
legge (l'art. 17 del decreto legge n. 95 del 2012, convertito,
con modificazioni, nella legge
135) sta ponendo alla classe
politica e, anche se pare non
accorgersene, alla popolazione.
Se guardo l'elenco delle
province finite nel mirino del
N
Governo Monti, oltre alla nostra, accanto ad altri forse
meno noti, trovo i nomi di
territori e città di tutto rispetto, quali Treviso, Mantova,
Rovigo, Cremona, Temi, Matera, ed altre, altamente evocativi di suggestioni storiche,
artistiche, economiche e territoriali, tutte con ragioni più
che legittime per rivendicare
la propria autonomia ed il
proprio diritto ad esistere.
Ricorsi ai tribunale amministrativi regionali; alla Corte
Costituzionale: internet pullula dei resoconti della ribellione.
Che fare? Mai come in questo momento sento il bisogno
che qualcuno si faccia carico
di approfondire i termini della questione, di soppesarli e
spiegarceli, e provi a dare una risposta, a proporre una
soluzione, una linea d'azione
(o, perché no?, di inazione).
Credo che questo sia propriamente un compito specifico della politica.
Sono convinto che non basti chiedere alla gente cosa fare; nessuno ha il tempo e la
competenza per approfondire il problema, per evidenziare gli aspetti rilevanti delle
singole, possibili, soluzioni,
sia quelli di immediato fin pat to pratico, sia gli altri., di
più ampio respiro, connessi al
respiro ed all'organizzazione
dello Stato di cui, pure, facciamo parte, e di elaborarli in
funzione di un bene comune
che non può, ovviamente, avere connotati campanilistici
per partito preso, ma che deve essere considerato e soppesato in tutte le sue sfaccettature per articolare su di esso proposte da sostenere in
sede politica, amministrativa
e, occorrendo, giudiziaria, assumendosene le conseguenti
responsabilità.
Personalmente, mi chiedo
se per decidere della sorte di
enti territoriali quali le province, della cui. necessità si
dubitò già nella fase costituente, e che pure esistono in
forza di una previsione costituzionale, criteri quali la popolazione e la superficie territoriale sono davvero validi e
sufficienti. Del reale peso istituzionale, del patrimonio storico, del rilievo della collocazione di una provincia nel reticolo della amministrazione
dello Stato, e la sua importanza in tale ambito, possono
davvero essere arbitri e testimoni credibili questi due
freddi e sparuti dati numerici,
invece della complessità e
particolarità del territorio e
della sua gente, e dei problemi connessi alle loro peculiari caratteristiche?
Se la Provincia di Piacenza
merita dì esistere, al dai:o numerico si può ovviare, ridisegnandone i confini.
Non sì tratta dì fare dell'ostruzionismo a protezione del
proprio orticello, credo occorra mettere sul piatto, se ci
sono, questioni serie e ragionevoli.
Ma, mi chiedo, se ne può
veramente parlare?
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noianza, attacco a frespidi:
Torni a bordo della nave,
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