Anno III - Numero 56 - Venerdì 7 marzo 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Politica Attualità Esteri La legge elettorale tra mille difficoltà Gli emigrati italiani invadono la Svizzera Crimea al referendum per andare con i russi a pag. 2 Vignola a pag. 3 Moriconi a pag. 5 DARE FORZA E RAPPRESENTANZA A VALORI CHE DEBBONO RESTARE INCANCELLABILI UNA NUOVA STORIA Oggi importante riunione della direzione nazionale de La Destra ALTRE FALLE NEL GOVERNO Il premier e Padoan già separati in casa di Francesco Storace lla direzione nazionale di oggi dirò che dobbiamo aprire un'altra pagina della nostra storia. La Destra va avanti come promotrice di cultura e forza comunitaria, ma alle elezioni - mi riferisco ovviamente a quelle a carattere nazionale - occorre decidere la forma con cui presentarci. A meno che non si decida di militare altrove, sic et simpliciter. Lo avremmo fatto volentieri con Fratelli d'Italia assieme al movimento per An se si fosse accettata la disponibilità nostra e degli altri soggetti politici a formarne uno nuovo sotto l'egida di An. Purtroppo, fin da settembre scorso si è risposto alla nostra generosa disponibilità in altra maniera. Non voglio tornare sulle questioni legate alla fondazione An o alle cosiddette "primarie", ma non ho visto la volontà di costruire insieme qualcosa. E, lo dico sinceramente, avrei volentieri camminato assieme a Giorgia Meloni se non avessi trovato atteggiamenti incomprensibili, che sono testimoniati anche da una stravagante lettera che mi ha voluto inviare ieri, rendendola pubblica. Spero comunque di ritrovarci anche con lei più serenamente fra qualche tempo a combattere insieme. Ieri mattina ho incontrato Roberto Maroni che era a Roma e presiedeva la giunta regionale lombarda in videoconferenza. Certo, se faranno davvero con la critica serrata al modello europeo, il messaggio avrebbe un suo fascino. Vedremo. A di Igor Traboni Poi, in serata ho visto Berlusconi. Con lui il solito e cordiale incontro sul binomio tra politica e simpatia. Oggi è sicuramente l'unico leader del fronte alternativo alla sinistra in grado di raccogliere consensi. Occorre capire come far tornare protagonisti i nostri valori di sempre. Ecco, alla direzione dirò che non avrebbe molto senso dire presentiamoci lo stesso alle elezioni. Vorrebbe dire non aver compreso che gli italiani non seguono più forze politiche ultraminoritarie. Le testimonianze politiche appassionano solo sempre meno addetti ai lavori. Dai nostri dirigenti voglio capire se c'è disponibilità a individuare formule che diano respiro ai nostri messaggi e conseguenziale rappresentanza. Ci può anche essere l'opzione per restare così come siamo. Ma non credo di essere il segretario adatto a proseguire nel mandato e avrebbe ragione chi dice andiamo a congresso per rilanciare il partito. Ovviamente con un'altra guida, perché non sarebbe logico che insistesse chi ad Orvieto, a luglio 2013, ha avuto un mandato a far nascere una nuova e grande forza politica di destra, impresa che si è arenata sul muro delle incomprensioni quando non delle contrapposizioni dichiarate. Decidiamo, dunque, il da farsi, sapendo che la tessera de La Destra non ce la toglie nessuno se la si può accompagnare alla scelta di un veicolo sul quale far viaggiare le nostre idee, anche se non maggioritarie come insegna l'esperienza elettorale. Se restiamo tutti uniti, saremo più forti ovunque. Come abbiamo stabilito in comitato centrale, dobbiamo lavorare alle ipotesi necessarie "a far vivere la tradizione della destra italiana" scegliendo anche "di partecipare in altre forme alla ristrutturazione del centrodestra italiano". Certo, ci vogliono interlocutori interessati alle nostre capacità, che non accampino mille scuse al solo scopo di annoverarci semplicemente tra le loro fila. No, abbiamo un difetto: ci piace essere rispettati. Raccontiamo storie personali, umanità vissute, gioie e dolori, successi e sconfitte. In testa a tutto una straordinaria dignità che è insegnamento incancellabile per chi verrà dopo di noi. A pag 4 LE NOSTRE INCHIESTE ECCO UN’ALTRA AUTORITHY DAI COSTI ESORBITANTI Colosimo a pag 3 N QUALCUNO LO DIFENDE, MA MOLTI LO ATTACCANO: ANCHE DA SINISTRA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO VENDOLA VERSO IL PROCESSO PER IL CASO ILVA on è che da un ministro già consigliere di Giuliano Amato e super tifoso dell’Imu sulla casa ci si potesse aspettare qualcosa di più – o di meno in quanto ad impreste - ma il dottor Pier Carlo Padoan, repentinamente voluto da Matteo Renzi sulla poltrona di ministro dell'Economia, ha subito esagerato, sostenendo che l'Europa fa bene a bastonarci e a chiedere nuove tasse. Alle quali ovviamente provvederà lui, specialista nel ramo. Con la solita scusa di rientrare dalla voragine del debito pubblico, e bla bla bla. In parte, Padoan ha anche contraddetto il suo presidente del Consiglio, che ieri pomeriggio aveva provato a fare la voce grossa – sempre e solo a favore di telecamere - dopo l'ennesima reprimenda dell'Europa su un aggiustamento per il 2014 ritenuto insufficiente. Basta con il "costante refrain italiano per cui si dipinge l'Europa come il luogo dove veniamo a pren- dere i compiti da fare a casa. L'Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli". Così il premier Matteo Renzi a Bruxelles ha infatti replicato a chi gli domandava dei conti dell'Italia. "Non abbiamo rassicurazioni da dare". Così ancora Renzi ironico a chi gli chiedeva se abbia dovuto rassicurare i partner europei sullo stato dei conti italiani. Ma dall’altra parte Padoan prosegue imperterrito per la sua strada, lastricata di tasse e cattive intenzioni, e così al giornale radio della Rai ha dichiarato: "Quello dell'Europa è un monito severo ma va nella direzione che vogliamo noi". Cioè, di altre tasse qua e là, aumenti della benzina e inasprimento dei balzelli sulla casa. Ma torniamo alle frizioni con Renzi e alle voci ricorrenti di dualismo con il premier: "Non capisco chi mette in giro queste voci", ha dichiarato Padoan al Sole 24 Ore. Probabilmente tutti quelli che ascoltano prima Renzi e poi il suo ministro. O viceversa. La filastrocca per Renzi e il coro d’indignazione di Bruno Rossi a sinistra deve ancora fare i conti con Renzi. La verità è questa ed è apparsa chiara all’indomani della performance canora cui i bambini di una scuola elementare di Siracusa hanno dato vita. Ovvio che in pochi si sono interrogati su quella scolaresca, se sia stata quindi contenta, costretta o più semplicemente ammaestrata: tutti hanno ricercato l’aspetto pruriginoso, pure balzato inevitabilmente agli occhi, quando la foto col testo da far imparare agli alunni ha cominciato a fare il giro del web. Ad esempio la leader della Cgil, Susanna Camusso, la prende alla larga. “Penso che il Paese abbia sicuramente sofferto della estraneità della politica rispetto ai cittadini e per questo si deve anche L provare a ricostruire forme di avvicinamento. Ma una cosa sono le forme di avvicinamento un’altra è il culto della personalità”. Striscia qui l’accusa di iconografia d’ispirazione fascista, sulla quale invece Beppe Grillo ha innestato tutta la sua vis polemica, tagliando corto sul suo blog: è come il Duce. “La scena del Venditore di Pentole che incontra i bambini delle elementari Raiti di Siracusa che lo ricevono allineati e addestrati con un coretto di benvenuto per concludere con 'Matteo! Matteo! Matteo!' ricorda, in peggio e in grottesco, gli incontri di Mussolini con i figli della Lupa”, ha fatto rilevare con il consueto aplomb. E il diretto interessato è sbottato: “Beppe Grillo è nervoso. Non vuole che io vada nelle scuole, mi vorrebbe rinchiuso nel palazzo. Ma io sto con gli studenti, le insegnanti, le famiglie e i sindaci. Mentre i suoi stanno fuori ad urlare con Forza Nuova. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!”. Come sempre, in Italia, tutto si riduce insomma al fascismo? Non del tutto. Riportando la vicenda siracusana, ieri Il Giornale d’Italia dava contezza ai propri lettori delle proteste della deputata Pd Ascani. Le ha risposto il collega, di partito e di Camera, Federico Gelli: “Alla Ascani, che i giornali normalmente definiscono 'lettiana', consiglierei di prendere una camomilla biologica e di essere zen, come consigliava anche l'ex premier Enrico Letta. La sua dichiarazione sulla visita del premier Matteo Renzi nella scuola a Siracusa lascia trasparire una insolita e ingiustificata acrimonia”. Alla faccia! 2 Venerdì 7 marzo 2014 Attualità L’ESAME DELLA CAMERA SLITTA ANCORA: MARATONA NOTTURNA E POI T UT T O A L UNE DÌ Legge elettorale, avanti pianissimo Si preme per tenere lo sbarramento al 4,5% - Respinto un emendamento contro le liste civetta di Igor Traboni esame della legge elettorale è proseguito fino alla mezzanotte scorsa e riprenderà solo lunedì, come deciso dai capigruppo, facendo slittare di fatto la previsione di Matteo Renzi che avrebbe voluto l’approvazione entro oggi, venerdì. Nella nottata, in particolare, la discussione è proseguita sull’esame di una serie di emendamenti che tendono ad abbassare la soglia di sbarramento del 4,5%, prevista dal testo, richiesta ai partiti per accedere al riparto dei seggi. La giornata di ieri ha fatto segnare anche uno scontro in Aula fra la presidente Laura Boldrini e il Movimento cinque stelle, con la solita conseguente bagarre. Tutto è nato dopo la richiesta della presidenza di procedere "con ordine" nel richiedere la possibilità di intervenire sottolineando "come questa sia un'esigenza di correttezza", pur sapendo che quest'ultima "non è molto di moda". Parole che hanno generato momenti di caos e un botta e risposta con il deputato grillino Andrea Colletti: "Sia seria, se vuole le regalo il regolamento". "Che simpatico...", ha replicato con mal riuscita ironia la Boldrini. Colletti ha poi accusato il deputato di Sel, Pilozzi (il cui partito ha ritenuto opportuno difendere stre- L’ nuamente la Boldrini) di scatenare la bagarre in Aula, mentre un altro scontro al vetriolo c’è stato tra la stessa Boldrini e uno dei suoi vice, il Pd Roberto Giachetti. L'Aula della Camera ha inoltre respinto un emendamento alla riforma della legge elettorale contro le liste civetta, come ha spiegato il primo firmatario Renato Balduzzi, di Scelta Civica. Con la proposta di modifica si sarebbe escluso dal computo dei voti di ciascuna coalizione quelli delle liste che non ottengono almeno l'1% su base nazionale. Intanto, mentre la discussione va avanti, il Quirinale è intervenuto con una nota: mentre sono in corso discussioni e votazioni in Parlamento sulla legge elettorale, è fuorviante chiedere al Presidente della Repubblica - in nome di presunte incostituzionalità - di pronunciarsi o "intervenire" sulla materia. Fin dalla prima sentenza (2008) in cui la Corte Costituzionale sollevò dubbi sulla legittimità costituzionale della legge elettorale del 2005, il Capo dello Stato sollecitò doverosamente le forze parlamentari a procedere ad una revisione, e ricevette risposte largamente affermative, che non si sono però tradotte in decisioni legislative fino alla decisiva pronuncia della Consulta che con la sentenza n. 1 del 2014 ha annullato alcune fondamentali disposizioni della legge elettorale rimasta vigente. E' quanto si legge in una nota del Quirinale dove viene sottolineato inoltre che "essendosi finalmente messo in moto alla Camera dei Deputati un iter di revisione di detta legge, il Presidente della Repubblica non può che auspicarne la conclusione positiva su basi di adeguato consenso parlamentare, non avendo altro ruolo da svolgere che quello della promulgazione - previo attento esame - del testo definitivamente approvato dalle Camere". Una suora bacchetta l’Ue: ‘Basta attaccare le fondazioni bancarie’ asta con queste "prediche della domenica" contro le fondazioni bancarie italiane. Perché, se anche qualcuna tra queste fondazioni si fosse resa protagonista di qualche operazione che non andava fatta, il sistema è sano e le critiche della Commissione europea "non sono applicabili a tutti gli enti". La replica durissima al rapporto sugli squilibri macro-economici dell'Unione Europea, che ha definito l'influenza delle fondazioni sul sistema bancario "persistente e opaca", arriva addirittura da una religiosa, anche se abbastanza speciale per il ruolo che riveste, oltre all’abito con il velo. Si tratta infatti di suor Giuliana Galli, consigliere della Compagnia di San Paolo, primo azionista di Intesa Sanpaolo, che si dice "indignata" per questo richiamo. "L'agire della Compagnia - dice B all'Adnkronos suor Giuliana - è del tutto trasparente. Il presidente e i membri del comitato di gestione, dall'inizio della crisi, si sono tagliati oltre il 20% degli emolumenti legati al loro ruolo. E per me - continua - questo vuol dire molto". Da membro del consiglio generale della Compagnia, Galli definisce la gestione della fondazione "sempre attenta e oculata", così come quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Anzi, "ci sarebbe solo da allargare la coperta". Suor Giuliana ricorda che spesso le Fondazioni sono "impegnate in politiche sociali che gli enti pubblici, come i Comuni e le Regioni non riescono più a fare”. Per questo, anche se “le altre non le conosco, non possono che continuare a difendere la Compagnia di San Paolo”. I.T. IL LEADER UFFICIALIZZA LE ESPULSIONI “IRREVOCABILI” DEI PARLAMENTARI CHE SI ERANO DIMESSI PER SOLIDARIETÀ AI COLLEGHI DEFENESTRATI Il regime di Grillo: cacciati 13 senatori in un anno Altri 5 pronti alla fuga. “Sei un bugiardo, rimarrai solo” – Busta con proiettili per Orellana e Battista di Federico Colosimo e rimarranno solamente due. Beppe Grillo e il suo braccio sinistro, Gianroberto Casaleggio. I cinque senatori dimissionari sono fuori dal Movimento 5 stelle. E adesso siamo arrivati a quota 13. Come da abitudini, ieri mattina il Guru, direttamente dal suo amatissimo blog, ha comunicato al popolo del web le espulsioni “irrevocabili” di Alessandra Bencini, Monica Casaletto, Maurizio Romani, Maria Mussini e Laura Bignami. “Si sono isolati – sentenzia il leader – e non possono continuare ad essere nostri rappresentati ufficiali nelle istituzioni”. N Ormai è diventata una regola non scritta. Chiunque osa solo permettersi di criticare il capo supremo viene cacciato. I parlamentari silurati sono stati giudicati “colpevoli” di essersi schierati al fianco dei colleghi defenestrati: Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista, che ieri mattina si è divertito a pungolare il “Caro leader” su twitter: “Highlander! Resterete tu e Roberto (Casaleggio, ndr). Ottima prova di democrazia”. Il senatore è tornato poi a ipotizzare la nascita di un nuovo gruppo a Palazzo Madama: “Il desiderio – ha spiegato – è quello, ma adesso i numeri non ci sono. Se ne andranno via tutti i migliori, è questione di tempo. Perché Grillo è un bu- giardo”. Neanche il tempo di “cinguettare”, che dal centro di smistamento di Roserio, in provincia di Milano, arrivava la notizia di una busta (indirizzata al Parlamento) con proiettili intercettata e destinata proprio al dissidente e al suo collega Orellana. “Non ha la cultura del dissenso – rincara la dose Bocchino – e questo è il problema principale. Noi ancora non abbiamo capito perché siamo stati cacciati”. A prendersi gioco dell’ex comico genovese, poi, anche Campanella: “Alla fine – il commento sarcastico – avrà difficoltà ad organizzare anche una partita di briscola”. “Solo due parole: no comment”, è la replica di Romani. “Siete stati accontentati”, ribatte il responsabile della comunicazione Claudio Messora. Ironico, invece, Walter Rizzetto, eletto alla Camera, che nei giorni scorsi aveva criticato duramente le cacciate dei dissidenti: “Espulsioni 2.0”, scrive sempre su twitter il deputato friulano. Grillo ha toccato quota 13. In un anno i Cinque Stelle hanno infatti perso altrettanti senatori. Il primo espulso (per colpa della partecipazione al programma di Barbara D’Urso) fu Marino Mastrangeli. Poi è stato il turno – in tempi diversi – di Fabiola Antinori, Paola De Pin e Adele Gambaro. E adesso una domanda sorge spontanea: chi saranno i prossimi? E i rumors insistono: “Altri 5 sono pronti a mollarlo”. LUPI SULLA VICENDA ALITALIA-ETIHAD Aeroplani e aiuti di stato, per i tedeschi non valgono orna d’attualità la vicenda Alitalia, con il previsto – e sempre più probabile – ingresso degli arabi di Etihad nella compagnia di bandiera italiana. "L'Europa deve impedire che gli interessi di una compagnia di bandiera come Lufthansa possano pensare di bloccare il libero mercato e la possibilità per l'Italia di rilanciare il proprio trasporto aereo, la propria compagnia di bandiera con un accordo con Etihad ". Così il ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi che a margine della visita al cantiere della Torino-Lione in Valsusa interpellato sul richiamo fatto mercoledì scorso dalla Unione Europea all'Ita- T lia. Lupi ha aggiunto: "L'Europa è stata severa nei confronti dell'Italia e l'Italia lo sarà nei confronti dell'Europa. Non permetteremo alla Ue di violare le regole del mercato laddove Lufthansa si sta opponendo con un insignificante ricorso. Mi auguro che ci sia lo stesso rigore e lo stesso severo richiamo a Lufthansa perché non si capisce la ragione per cui Etihad che ha lo stesso nome ed è la stessa compagnia quando compra una compagnia tedesca come Air Berlin non fa aiuti di stato, quando invece sta dialogando con Alitalia li fa. Questo - ha concluso il ministrro Lupi - è inaccettabile e inconcepibile". Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Venerdì 7 marzo 2014 Attualità SI CHIAMA “UPB” E AVRÀ ALMENO 30 DIPENDENTI. IL PRESIDENTE PERCEPIRÀ UNO STIPENDIO DA 300MILA EURO A STAGIONE Un’altra authority, da 6 milioni l’anno Per la poltronissima in corsa De Joanna, Pisauro e Buti, tutti vicinissimi ai poteri forti della sinistra di Federico Colosimo cco a voi l’ennesima, inutile authority. Un frutto avvelenato di quell’Unione Europea, guidata di fatto da Angela Merkel, che non manca mai di chiedere risparmi di spesa all’Italia. Si chiama “Upb”, acronimo che sta per Ufficio parlamentare di bilancio, ed è figlio della legge 243 del 24 dicembre 2012, che gli attribuisce “compiti di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e di valutazione delle regole di bilancio”. La macchina è già in moto. E potrebbe costare al nostro paese fino a 6 milioni di euro l’anno. Ma i componenti del nuovo organismo non sono ancora stati individuati. L’apparato – lo dice la legge – funzionerà con 3 membri, tra cui un presidente. Questi saranno nominati d’intesa dalla seconda e dalla terza carica dello Stato, quindi da Pietro Grasso e Laura Boldrini, nell’ambito di un elenco di 10 sog- E Giuseppe Pisauro e Marco Buti getti indicati dalle commissioni bilancio di ciascuna Camera, a maggioranza dei due terzi dei rispettivi componenti. Dettaglio di non poco conto è rappresentato dagli stipendi. Le legge, in tal senso, prevede che al presidente Upb spetterà un trat- tamento economico pari a quello del presidente dell’Antitrust, ovvero 301 mila euro. Ai due componenti, invece, toccherà “accontentarsi” dell’80% dell’emolumento del loro “capo”, e quindi di 241 mila euro. Insomma, sul piatto ci sono argo- menti che rendono l’organismo non poco appetibile. Al Comitato (16 deputati e altrettanti senatori) – riunitosi per la prima volta mercoledì scorso – sono pervenuti ben 104 curricula e 59 contenevano i requisiti giusti. I candidati devono avere almeno 12 anni di esperienza professionale con posizioni di responsabilità in istituzioni pubbliche o private, nazionali o internazionali, nel campo dell’analisi macroeconomica e di finanza pubblica. Inoltre non possono ricoprire cariche politiche né essere parlamentare oppure avere incarichi di governo o di vertice in società partecipate. E questa è l’unica notizia positiva. Tra coloro che si stanno muovendo per riuscire a strappare un posto in paradiso, Paolo De Ioanna, consigliere di Stato molto vicino al Pd e già capogabinetto al ministero del Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi prima e Tommaso Padoa-Schioppa poi. E ancora: Giuseppe Pisauro, economista dell’ex titolare del di- castero delle Finanze Vincenzo Visco (sempre Pd). Tra gli aspiranti ci sono poi Mario Canzio, ex Ragioniere generale dello Stato e Marco Buti, alto funzionario della Commissione europea, che può vantare la sponsorizzazione di Romano Prodi. Tutti manager graditi ai poteri forti, ma soprattutto, alla sinistra italiana. I costi. Naturalmente il presidente e gli atri due membri potranno contare su una vastissima rete di collaboratori. La legge prevede 6 milioni di euro l’anno dal 2014, divisi in 3 milioni di contributo per ciascuna Camera. In tutto la struttura avrà almeno 30 dipendenti, destinati a salire a 40 dopo pochi mesi. Il tempo di fare il rodaggio alla macchina e poi ci sarà posto per tutti. E adesso la palla passa al Comitato, che si riunirà nuovamente tra una settimana per individuare “i 10 profili”. La caratteristica fondamentale è essere di sinistra. Fortissimamente di sinistra. TRA CHI CERCA RIFUGIO IN TICINO, UNO SU QUATTRO È UN NOSTRO CONNAZIONALE Italiani all’assalto della Lampedusa svizzera Il responsabile di Casa Astra: “All’inizio della crisi arrivavano gli stranieri, poi la situazione è cambiata… di Robert Vignola asa Astra nasce come centro di accoglienza per chi ha problemi di varia natura e si trova senza un tetto. Un aiuto sociale, concreto, al quale ci si rivolge per un massimo di tre mesi. La sua particolarità però è duplice: si è riempita di stranieri. E questi stranieri sono italiani. Già, perché Casa Astra è situata a Ligornetto, e Ligornetto è un comune del Canton Ticino, Svizzera. E sta diventando una specie di Lampedusa di Svizzera. Certo, i numeri della pressione degli immigrati sulla Confederazione sono completamente diversi da quelli che subisce l’Italia, però spulciando tra di essi si ha l’imbarazzante realtà di un Paese che è tornato indietro di cinquant’anni, al secondo dopoguerra, quando si lasciava lo Stivale per cercar fortuna nelle miniere del Belgio. C Quello che accade è stato spiegato da Donato Di Blasi, responsabile della struttura, a Radiotelevisione Svizzera Italiana: “Molti vengono dicendo che hanno un colloquio di lavoro… poi magari è semplicemente la visita presso un’agenzia interinale o altro. Al minimo accenno di possibilità lavorativa partono e arrivano qui, senza alcun tipo di garanzia”. I responsabili della casa di accoglienza a questo punto spiegano loro che la realtà è diversa e l’impiego non è dietro l’angolo, neanche nel paradiso occupazionale, o estremo rifugio, che il Paese transalpino ancora rappresenta nell’immaginario collettivo. Così si trovano a fronteggiare addirittura telefonate di italiani che, in qualche maniera, cercano addirittura di “prenotarsi”. Cosa impossibile, ovviamente. “Un po’ il miraggio di trovare il posto di lavoro qui c’è. Riceviamo telefonate addirittura dalla Sicilia, ma anche da Milano”. Le statistiche la dicono lunga, gli italiani alla fame bussano alla porta dei loro vicini, i loro barconi sono le auto di proprietà. Nell’ultimo anno Casa Astra ha ospitato una ventina di nostri connazionali, su 80 presenze totali. Il 25%, insomma. Il fenomeno è cominciato quattro anni fa, con l’inizio della crisi. “I primi ad arrivare –spiega Di Blasi – sono stati stranieri residenti in Italia, con permesso di soggiorno, che sono molto probabilmente i primi ad aver perso il lavoro. Poi, piano piano, hanno iniziato ad arrivare italiani veri e propri. E non solo cercavano lavoro, ma avevano anche perso l’appartamento, con magari la moglie e i figli collocati dai genitori, per il momento”. Un dramma che avviene nel silenzio. Mentre l’Unione Europea punisce gli svizzeri per l’esito del loro referendum e impone agli italiani di accogliere a Lampedusa. No, così non va. Prima o poi qualcuno dovrà pur accorgersene. NUOVA CLASSIFICA DEI MIGLIORI ATENEI MONDIALI PER IL WORLD REPUTATION RANKINGS Usa e Regno Unito: la qualità accademica è qui L’Italia resta indietro rispetto ai “super college” inglesi e americani di Francesca Ceccarelli na nuova edizione del “World Reputation Rankings di Times Higher Education”, una delle più note classifiche delle migliori università mondiali,e nuove promozioni: riconsegnato il podio a Usa e Regno Unito per il primato nella qualità accademica. La top 10 è infatti dominata dai supercollege nordamericani (Harvard, Mit, Stanford, Berkeley, Princeton, Yale, California Institute of Technology, Ucla) e inglesi (Oxford e Cambridge), mentre risultano assenti i poli italiani dalle 100 posizioni totali. U Gli atenei del Belpaese infatti già in ombra per finanziamenti e rilevanza internazionale, perdono valore anche tra i più di 10.500 giudizi accademici raccolti tra studiosi di tutto il mondo nel 2013. Dunque Harvard al primo posto: rispetto al suo risultato, preso a modello con base 100, seguono Mit di Boston (90,4), Stanford University (74,9), Cambridge (74,3), Oxford (67,8), Berkeley (63,1), Princeton (35,7),Yale (30,9), California Insitute of Technology (29,2), Ucla (28,8). "Solo" 11esima Tokyo (27,7), nell'edizione dello scorso anno unica istituzione non nordamericana o britannica tra le prime 10. L'università italiana resta fuori dalla classifica, in una graduatoria che confina Humbdolt-Universitat di Berlino e Sorbona di Parigi tra la 71esima e l'80esima posizione. I punteggi esatti dalla 50esima posizione in giù non sono disponibile, perché – a detta di Reuteurs – lo scarto è "troppo ristretto" per essere evidenziato. Una classifica presentata oggi a Tokyo, nell’ambito di una due giorni sul “management reputation” nell'istruzione superiore. L'indice sull'eccellenza accademica è una graduatoria che si basa esclusivamente su “opinioni oggettive – anche se opinioni di riconosciuti e apprezzati accademici”. La top 100 del 2014 è il risultato di 10.536 responsi e questionari, somministrati in un totale di 133 paesi: gli intervistati devono indicare i 15 atenei che giudicano migliori in base alla propria esperienza. 4 Venerdì 7 marzo 2014 Attualità I N C H I E S TA S U L L’ I LV A D I TA R A N T O : F I O C C A N O S U A Z I E N D A E P O L I T I C A L E R I C H I E S T E D I R I N V I O A G I U D I Z I O “Processatelo”: Vendola non ride più Il leader di Sel è accusato di concussione aggravata: nell’occhio del ciclone altre 50 persone di Robert Vignola er carità, è in buona compagnia. In tutto, quelli per cui è stato chiesto il processo sono cinquanta persone. Roba che per portarli a Palazzo di Giustizia servirebbe un bus, di quelli che organizzavano i sindacati per andare a Roma a protestare contro il Governo, quando il Governo non era di sinistra. Però quel nome spicca, l’occhio ci s’incastra come un pezzo di metallo su un magnete. E ci resta attaccato. Insomma, su Nichi Vendola, governatore della Puglia e lìder maximo di Sinistra Ecologia e Libertà, pende una richiesta di rinvio a giudizio. L’accusa è concussione aggravata, una di quelle che sarebbero valse, fino a qualche giorno fa, l’immediata ed indignata richiesta di dimissioni nei confronti di qualunque amministratore vi fosse incappato. Certamente in questo caso le verginelle di quel versante politico rimarranno zitte. Tant’è. A Vendola, la Procura contesta il fatto che a fronte di una relazione dell'Arpa del 2009 che aveva evidenziato "valori estremamente elevati di benzoapirene" e quindi "l’esigenza di procedere ad una riduzione e rimodulazione del ciclo produttivo del siderurgico di Taranto", lo stesso governatore si è invece mosso per "ammorbidire la posizione di Arpa Puglia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’impianto siderurgico dell’Ilva e a dare quindi L’informazione che non fa sconti e non si blocca P di Francesco Storace on sono abituato a gioire per le disavventure giudiziarie di avversari politici, ma praticamente in contemporanea ho appreso della richiesta di rinvio a giudizio per Vendola sui fatti dell'Ilva e ho ricevuto la querela intentata dal governatore della Puglia per le intercettazioni che pubblicammo sul Giornale d'Italia proprio sulla stessa vicenda. Gli auguro di non finire sotto processo; eviti lui di chiedere di condannare chi ha scritto dei suoi problemi con la giustizia. Il Giornale d'Italia non si ferma. Ma è davvero inelegante tentare di bloccare l'informazione. Così facendo, Vendola non è Gentile. N utilità a quest’ultima, consistente nella possibilità di proseguire l’attività produttiva ai massimi livelli, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni". Si diceva che Vendola è in buona compagnia. Del sindaco di Taranto, Ezio Stefano, ad esempio, che proprio al governatore pugliese è politicamente vicino, la Procura contesta l'omissione di atti d’ufficio perché "nello svolgimento delle sue funzioni, avendo piena conoscenza delle criticità ambientali relative allo stabilimento Ilva di Taranto, tanto da presentare il 24 maggio 2010 denuncia presso la locale Procura della Repubblica, evidenziando un’allarmante situazione connessa alla produzione dello stabilimento, ometteva di adottare provvedimento contingibile ed urgente al fine di prevenire e di eliminare i gravi pericoli, procurando così intenzionalmente alla famiglia Riva e alla società Ilva un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità". E poi altri politici: l’ex presidente della Provincia Gianni Florido (Pd), il suo assessore all’ambiente Michele Conserva, l'attuale assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, eletto nelle file di Idv, il deputato di Sel, Nicola Frato- ianni, all’epoca dei fatti assessore regionale, il consigliere regionale del Pd, Donato Pentassuglia, attuale presidente della commissione Ambiente, e diversi tra ex e attuali dirigenti regionali, tra cui il capo di gabinetto di Vendola, Davide Pellegrino (favoreggiamento). Oltre, va da sé, ai vertici dell’azienda Ilva, con Emilio, Fabio e Giovanni Riva in prima fila (disastro ambientale). Basterà partecipare a qualche pranzo domenicale per schivare gli schizzi di fango? Chissà se al presidente Vendola viene ancora voglia di ridere… DALLE DUE ISOLE MAGGIORI UN BARLUME DI SPERANZA PER LA EX FIAT MA ANCHE L’ALLARME DELLA CARITAS Termini, spiraglio per ripartire La Sardegna ha fame di Igor Traboni di Francesca Ceccarelli i riapre uno spiraglio per le migliaia di lavoratori (tra diretti e indotti) della Fiat di Termini Imerese, chiuso dal 2010 e con gli ammortizzatori sociali in scadenza, dopo che tutti i vari tentativi di riconversione sono andati a vuoto, visto anche il poco interesse dei governi Monti e Letta attorno al dramma siciliano. Oggi a Roma si terrà un incontro tra l’assessore alle Attività produttive della Regione siciliana, Linda Vancheri e il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, per parlare dell’Accordo di programma quadro su Termini Imerese. Sul tavolo per la reindustrializzazione di Termini Imerese “ci sono diverse proposte” - ha detto l’assessore Vancheri - Un paio sono quelle più concrete secondo noi e puntano sullo sviluppo delle green energy”. Proposte che portano direttamente in Oriente e che hanno i nomi altisonanti di Nissan e Mitsubishi, con la seconda azienda particolarmente interessata. Il progetto, che è stato già illustrato nelle settimane scorse alla Re- n Sardegna è vera emergenza alimentare: a dirlo la Caritas che, giorno dopo giorno, nei centri d’ascolto registrano che quattro richieste di aiuto su dieci, ben il 47,7%, sono di viveri. Così le dieci Caritas sarde producono 440mila pasti caldi all’anno a cui vanno sommati altrettanti pacchi viveri: stime che la Caritas comincia a coprire con difficoltà, acquistando nei supermarket quel che non arriva dalle donazioni o dall’Unione europea che da quest’anno non erogherà più gli aiuti agli indigenti. “Per fortuna c’è il senso civico dei cittadini”, commenta il direttore regionale, don Marco Lai, spiegando il modus operandi della regione di fronte alla crisi. Ma nel caos c’è una straordinaria solidarietà degli italiani: nella diocesi di Tempio-Ampurias, dopo l’alluvione di novembre, è stato raccolto un milione di euro che andranno ad aiutare gli sfollati di Olbia. Intanto, a livello regionale, è scattata l’iniziativa "Tutti con la Caritas", ideata da Media Tris: si tratta di aiuti alimentari fai-da-te. Anche S I gione Sicilia, si chiama “SiciliaNaturalmente”, prevede la costruzione di vetture elettriche di nuova generazione nell’ex stabilimento della Fiat e lo sfruttamento delle opportunità legate alle energie rinnovabili con la costruzione di un centro ricerche e possibili partnership con la Stm di Catania Il progetto prevederebbe investimenti per circa 900 milioni e il totale riassorbimento della forza lavoro dello stabilimento e dell’indotto ex Fiat. “Nessun eccesso di ottimismo”, ha detto il presidente della commissione regionale attività produttive, Bruno Marziano, “si vuole conoscere tutto nel dettaglio ma è comunque una novità di rilievo”. Insomma, la Regione Sicilia ha qualche carta da giocare sulla possibilità di rilanciare Termini e l’economia dell’intera zona, ma non può ancora una volta farsi trovare impreparata, dopo che altri progetti simili si sono rivelati del tutto fallaci, così come la ricerca e l’individuazione di partner industriali disposti ad investire nell’area ex Fiat all’interno del terzo settore ci si muove con accordi con l’industria agroalimentare attraverso donazioni o convenzioni che permettono di acquistare a prezzo di costo quel che è necessario. Al momento ad esempio Asdomar (Gruppo Conserve) ha donato 66mila scatolette di tonno all’olio d’oliva e Alb spa ha fatto lo stesso con 33mila bottiglie di acqua Smeraldina da 1,5 litri. Questo genere di operazione oltre a dare un contributo con prodotti d’eccellenza del terri- torio, non produce profitto ma da comunque impulso all’attività industriale e generando occupazione. La Chiesa ancora in prima fila per aiutare i sardi: raccolti 2,4 milioni di euro che saranno distribuiti tra le diocesi colpite. Commenta suor Luigia Leoni, direttrice della Caritas diocesana: “Abbiamo fatto l’esperienza della sofferenza e questo ci ha cambiati tutti. L’alluvione ha mostrato il volto bello della Gallura, aiutandola a scoprire i valori che contano”. 5 Venerdì 7 marzo 2014 Esteri REFERENDUM PER L’ANNESSIONE ALLA RUSSIA IL 16 MARZO; POLEMICHE SUI CECCHINI DOPO LA TELEFONATA CHOC DI PAET Ucraina, tensione ancora altissima Gli Usa impongono restrizioni anche ai cittadini della Crimea – Piano di aiuti dell’Unione Europea di Emma Moriconi n incontro alla Farnesina per tentare un dialogo: è quanto è avvenuto nella giornata di ieri tra Russia e Usa. Il ministro degli Esteri russo Lavrov e il segretario di Stato John Kerry, giunti nella Capitale per la conferenza internazionale sulla Libia, si sono incontrati a Roma in un faccia a faccia ancora ad alta tensione. Intanto è stato annunciato dal vicepremier filorusso Temirgaliev per il 16 marzo il referendum per l’annessione della penisola alla Russia: il parlamento locale ha votato all’unanimità per la secessione. Sono stati emessi dal tribunale distrettuale Shevchenko di Kiev, su richiesta della procura generale, mandati d’arresto per il premier Aksionov e per il presidente del parlamento della Crimea Kostantinov, indagati in base all’art. 109 del codice penale che prevede fino a 10 anni di reclusione per azioni volte a cambiare il regime costituzionale. La spinta secessionista in Crimea insomma assume forza, U mentre lo scenario è spaccato tra le due opzioni tra cui dovranno scegliere i cittadini il prossimo 16 marzo: annettersi a Mosca o restare parte integrante dell’Ucraina. Referendum che divide e che viene ritenuto ‘illegittimo’ dal premier ucraino Iatseniuk. E mentre gli USA impongono restrizioni sui visti ai cittadini di Russia e Crimea che ‘minacciano la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina’, l’Ue vara un piano di aiuti: 11 miliardi di euro in due anni per l’Ucraina. Di ciò si è occupato il Consiglio straordinario dei 28 capi di Stato e di governo dell’Ue, a cui ha partecipato anche il premier Renzi. Soldi che vanno a pareggiare le somme promesse dalla Russia e che vedono protagoniste la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Arseni Iatseniuk si è detto pronto a firmare l’accordo di associazione con la Ue, precisando: ‘siamo in situazione economica disperata’. Il nuovo premier della Crimea Aksyonov ha diffuso la notizia secondo cui le forze filorusse controllano tutti SI ERA RIFUGIATO IN NIGER Uno dei figli di Gheddafi estradato in Libia I l terzo figlio di Muammar Gheddafi, Saadi, è arrivato ieri mattina in Libia dopo esser stato consegnato alle autorità di Tripoli dal Niger, dove si trovava prigioniero. «Saadi Gheddafi è stato consegnato al governo libico il sei marzo, è arrivato in Libia ed è nelle mani della polizia giudiziaria», afferma il governo libico in una dichiarazione scritta ringraziando il Niger. Saadi Gheddafi, durante la rivolta del 2011 che portò al rovesciamento del regime del raiss, era fuggito attraverso il deserto del Sahara e, a settembre, si era rifugiato proprio in Niger. Una volta arrestato, le immagini del terzogenito di Gheddafi avevano fatto il giro del mondo, in particolare quella della scena in cui viene ‘rapato’ a zero e umiliato in carcere. Il terzogenito di Gheddafi, che era il comandante delle Forze Speciali libiche, è arrivato in aereo all’aeroporto internazionale di Matiga, a Tripoli, ed è stato subito portato in carcere, tra ingenti misure di sicurezza. gli accessi alla penisola. Nel frattempo, secondo fonti diplomatiche occidentali, uomini armati hanno bloccato 40 osservatori dell’Osce impedendone l’ingresso in Crimea. Da Berlino Angela Merkel ha parlato con Vladimir Putin – secondo quanto ha reso noto il Cremlino - di ‘normalizzazione’ della situazione e di ‘scenari di cooperazione internazionale’. Piuttosto, in uno scenario così complesso arriva anche il congelamento dei beni del presidente ucraino de- stituito Yanukovic e di altri 17 esponenti del suo governo da parte dell’Unione Europea. L’ipotesi è di appropriazione indebita di fondi pubblici. Nella mattinata di ieri la polizia ucraina ha arrestato Pavel Gubarev, autoproclamato governatore di Donetsk, e qualche decina di manifestanti filo-russi che avevano preso il controllo della sede del governo regionale issando sull’ingresso la bandiera russa, che è stata rapidamente sostituita da quella ucraina ripristinata dalla polizia. Un braccio di ferro, quello tra Putin e Obama, che sembra destinato ad inasprirsi. Il presidente Usa, in un colloquio telefonico con il primo ministro britannico Cameron, ha parlato di preoccupazione per la ‘chiara violazione della sovranità dell’Ucraina da parte della Russia’, discutendo degli aiuti da fornire al governo di Kiev in attesa delle elezioni del prossimo maggio. In questo clima avvelenato, una telefonata tra il ministro degli Esteri estone Paet e il commissario Ue agli Affari Esteri Ashton dello scorso 25 febbraio, pubblicata da Russia Today, fa emergere una questione: i cecchini che nei giorni scorsi hanno sparso piombo in piazza Maidan sembra che non siano stati ingaggiati da Yanukovych. ‘Tanto tra le persone quanto tra i manifestanti ci sono stati morti uccisi dai cecchini. Gli stessi cecchini uccidevano persone su entrambi i fronti’ avrebbe detto Paet al telefono, aggiungendo: ‘c’è l’impressione sempre più forte che dietro i cecchini non ci sia Yanukovych ma qualcuno della nuova coalizione’. Eurosky Tower . Entrare in casa e uscire dal solito. La parte migliore è quando si torna a casa Eurosky Tower è il grattacielo residenziale di 28 piani che sta sorgendo a Roma, nel prestigioso quartiere dell’EUR. Un progetto modernissimo e rivoluzionario che coniuga esclusività e tecnologia, ecosostenibilità ed eleganza. 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RE AWARDS Premio Speciale Smart Green Building UFFICIO VENDITE Roma EUR Viale Oceano Pacifico (ang. viale Avignone) Numero Verde 800 087 087 www.euroskyroma.it 6 Venerdì 7 marzo 2014 Storia FASCISTA E LETTERATO, ABILE TRADUTTORE, È PERSONA DI CUI IL DUCE SI FIDA CIECAMENTE: FIDUCIA CHE LUI NON TRADIRÀ Chiavolini, il depositario di memorie mai diffuse Segretario particolare di Mussolini dal 1921 al 1934, mai metterà nero su bianco le numerosissime informazioni di cui è custode di Emma Moriconi l segretario particolare di Benito Mussolini più conosciuto tra quelli che affiancano il Duce nel corso del Ventennio Fascista è il milanese Alessandro Chiavolini, classe 1889. Nel corso della sua vita, mentre frequenta prima il liceo classico e poi la facoltà di giurisprudenza, scrive raccolte di fiabe. Dopo la laurea si dedica al giornalismo: è redattore de La Lombardia, poi direttore de L’Oceano e collaboratore di L’Attualità. È il 1914 quando fa il suo ingresso come cronista al neonato Popolo d’Italia ed è tra i primi redattori ad arruolarsi volontario allo scoppio della Grande Guerra. Appassionato di letteratura, in questi anni scrive alcune commedie ed un romanzo che poi rimane incompiuto. Chiavolini è anche un bravo traduttore: è sua la versione italiana, per esempio, dei due libri della giungla di Kipling. Anche su L’Ardita, la rivista mensile del Popolo d’Italia, la penna di Chiavolini trova il suo spazio con pezzi di viaggio e commenti culturali. Quando il 18 novembre 1919 Benito Mussolini viene arrestato, i redattori de Il Popolo d’Italia firmano una protesta che pubblicano sul quotidiano come atto di solidarietà nei confronti del loro capo. La firma di Alessandro Chiavolini non figura, stranamente, tra queste. Le fonti raccontano di una sua dichiarazione circa il suo I 1925 - Alessandro Chiavolini (a sinistra) con Gabriele D’Annunzio e Benito Mussolini non sentirsi un fascista: come tale, non si sente legato a ‘nessun vincolo di solidarietà con il suo direttore’. Così Chiavolini si dimette, ma viene richiamato da Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, al quale il futuro Duce consegnerà la direzione del quotidiano all’indomani della Marcia su Roma e dunque della presa del potere. Forse è proprio lo scarso coinvolgimento in ambito politico di Chiavolini che determina Mussolini a sceglierlo come proprio segretario particolare nel 1921. Ed è ancora Chiavolini a tenere con- servato il proclama per la Marcia su Roma. Gli è stato affidato da Benito in persona e lo custodisce in una cassetta della Sala Stampa di Milano. Proclama che viene diramato dai Quadrumviri il 27 ottobre a Perugia e comincia con il famoso ‘Fascisti di tutta Italia! L’ora della battaglia decisiva è suonata’. Chiavolini è uomo mite e corretto, che resta al fianco del Duce come segretario particolare fino al 1934, curando ogni contatto di Mussolini, ogni incontro, divenendo depositario di memorie preziosissime che, però, forse in omaggio a quella riservatezza che sempre lo contraddistingue nel corso della sua vita, non mette mai nero su bianco. L’ufficio di segreteria viene diviso da Chiavolini in due sezioni: Viminale sezione del riservato e degli affari personali e Viminale sezione degli affari generali. Si formano proprio grazie al progetto elaborato da Chiavolini per realizzare una realtà relativa a ‘tutto ciò che interessa o può interessare Sua Eccellenza nello svolgimento della sua attività presente e futura, cioè costituisce una cosa realmente ed esclusivamente sua … diretta esecutrice della volontà del Duce e gelosa custode delle sue varie manifestazioni’. Gelosa custode: e infatti neppure non una parola viene messa per iscritto su nulla e nessuno da Chiavolini. Mai. Il segretario particolare del Duce fa istituire, nel 1927, tre archivi, Viminale, Guerra e Marina, oltre ad un archivio riservato. Nel 1929 ristruttura l’apparato concependo una serie di uffici. Nel ‘34 è sostituito da Sebastiani, già suo collaboratore. Viene inserito per breve tempo nel Gran Consiglio, diviene luogotenente generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e nel frattempo si dedica alla bonifica delle sue terre desertiche in Tripolitania, opera in cui dà il meglio in termini di impegno. In quelle terre Mussolini, in visita nel ‘37, assisterà alla messa in funzione della rete idrica costruita da Chiavolini. Quel pezzo di deserto in breve diventa terra coltivata a foraggi per il bestiame, alberi da frutto, ulivi e palme. Nel ‘39 è nominato ministro di Stato e negli anni successivi è consigliere di amministrazione in diverse società. Fino al ‘45, quando viene arrestato, poi processato e condannato a 14 anni per aver collaborato con il Fascismo. Rimesso in libertà nel 1946 grazie all’amnistia, è poi prosciolto con formula piena. [email protected] 7 Venerdì 7 marzo 2014 Da Roma DAL PROSSIMO GIUGNO I DIRIGENTI RINUNCERANNO AL 5-10% DEI LORO EMOLUMENTI Ama, i “taglietti” non convincono L’assessore all’Ambiente Marino: “Percorso di efficienza”. Ma i dipendenti comunali zittiscono la giunta di centrosinistra: “Ci sentiamo tartassati e trattati male, come dei fannulloni” di Giuseppe Sarra ove sta la morale? La povertà dilaga e gli amministratori – una volta stanati sui loro lauti compensi – convertono il ‘mea culpa’ con taglietti del 5 massimo 10%. Fa ancora più rabbia quando tutto ciò avviene nella capitale d’Italia. Altro che esempio per le altre città. Nelle municipalizzate di Roma dunque – da Atac ad Acea, passando per Ama – c’è chi guadagna di più del presidente degli Stati Uniti d’America a dispetto di un debito di bilancio che ammonta a quasi 9 miliardi di euro. Una somma abnorme. Mentre la Cgia di Mestre denuncia l’ingente carico fiscale di cui sono vittima gli italiani – 200% in più in appena sedici anni, che proietta Roma nei primi posti della lista nera delle città più vessatorie della penisola – da Ama (Azienda municipale ambiente) arriva un bagno di umiltà. Si fa per dire. Il presidente della spa, Daniele Fortini, e la rappresentanza sindacale, dopo un’attenta e approfondita discussione, hanno rivisto le retribuzioni dei dirigenti. Riduzione del 10% sui compensi superiori a 148mila euro; del 5%, invece, su quelli compresi tra 148mila e 104mila euro. Per carità, un gesto d’apprezzare. Ma i romani si sarebbero aspettati qualcosa “deppiù”. I tagli, però, scatteranno a partire dal prossimo mese di giugno. Un risparmio che si aggira tra i 15mila e i 20mila euro. Un provvedimento che Ama sbandiera ai quat- D tro venti. “Ringrazio i dirigenti e la loro rappresentanza sindacale in Ama – osserva il presidente Fortini - per la sollecitudine con cui hanno aderito a questa prima tappa di un percorso avviato nella direzione del contenimento dei costi”. Poi, menziona pure il chirurgo genovese:“Si tratta di una decisione che risponde alla sollecitazione espressa nei giorni scorsi dal sindaco Ignazio Marino”. E riavvolge il nastro: “Reputo che, in un momento di così complessa congiuntura economica, sia un segnale importante – osserva Fortini - da parte del management di una grande azienda pub- blica come Ama, che gestisce un servizio nevralgico per la capitale d’Italia”. Gli fa eco l’assessore all’Ambiente Estella Marino che definisce i taglietti un “percorso di efficienza e di contenimento dei costi”. Di tutt’altro avviso i duecento dipendenti comunali che ieri hanno manifestato in piazza Bocca della Verità per protestare contro i tagli, il precariato e la riduzione dei servizi. A beccare il sindaco Marino e la sua maggioranza i dipendenti centrali e municipali, quelli dell’Atac, le maestre degli asili e i vigilantes della società ex Urbe. “Ci sentiamo tartassati e trattati male, come dei fannulloni”, spiegano. Nel mirino dei manifestanti, in particolare, l’assessore Alessandra Cattoi colpevole – secondo i dipendenti – di aver “ridotto gli orari di lavoro e di apertura degli asili nido. Questo vuol dire – sottolineano - sempre meno servizi e impossibilità per i precari di essere assunti”. Una routine. Le proteste, oramai, ai piedi del Campidoglio sono all’ordine del giorno. IL BLITZ DELLA MUNICIPALE Chinatown invade Roma M axioperazione della Polizia Municipale del gruppo sicurezza sociale urbana, assieme all’Agenzia delle dogane e ai funzionari Arpa, contro il fenomeno delle contraffazioni. A finire nel mirino dei vigili urbani della capitale 146mila prodotti irregolari cinesi. Il blitz è avvenuto alle prime luci dell’alba in un deposito di circa tremila metri quadrati in zona Prenestina. Tra gli oggetti sequestrati 70mila prodotti di materiale elettrico, 70mila articoli di cosmesi, 600 paia di scarpe e 5mila pantaloni contenenti una percentuale di cromo di molto superiore ai limiti consentiti. Controllate, inoltre, 22 attività commerciali. L’operazione ha visto impegnate 50 unità di personale delle diverse amministrazioni. Cinque invece i soggetti deG.S nunciati all’autorità giudiziaria. DOPO UNA LUNGA BATTAGLIA CONSILIARE, IL CENTRODESTRA HA LA MEGLIO SULLA MAGGIORANZA (DIVISA) DI ZINGARETTI Violenza donne: sinistra annuncia, Storace puntualizza L’ex governatore: “Abbiamo impedito sciocche provocazioni che non c’entravano nulla con la legge” stata approvata nella tarda serata di mercoledì – grazie ai voti dell’opposizione – la legge di riordino sul contrasto alla violenza sulle donne. Ventotto i voti favorevoli, 6 quelli contrari e un astenuto. Un via libera ‘sofferto’. La terza seduta infatti è stata quella decisiva per sbloccare le divergenze politiche. Duecento gli emendamenti presentati dal centrodestra, 140 dei quali vedeva come prima firmataria Olimpia Tarzia, capogruppo della Lista Storace, che si è vista accogliere le istanze sull’eliminazione della questione È sul “genere”, ottenendo in questo modo una norma destinata a combattere solo la violenza contro le donne e non la “violenza di genere”, che avrebbe coinvolto anche la comunità lgbt; una variazione del testo nella parte in cui si parlava di violenza alle donne come atto condotto esclusivamente dagli uomini. La Regione Lazio, inoltre, potrà costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel Lazio. Non solo: gli immobili regionali potranno essere dati in uso a centri antiviolenza, case rifugio e di semiautonomia. La Pisana ha dato anche il via libera a un finanziamento di un milione di euro. Mentre la sinistra corre ai ripari ricostruendo una verità distorta sui lavori della Aula, a storcere il naso è Francesco Storace che sulla sua pagina Facebook racconta passo dopo passo quanto accaduto in Consiglio regionale. “Il centrosinistra deve aver convinto Zingaretti di aver vinto chissà quale battaglia alla Pisana. In realtà, la legge sulla violenza contro le donne è stata approvata mercoledì sera tardi col concorso decisivo del cen- trodestra, visto che in aula erano rimasti solo 23 consiglieri della maggioranza”, punge il vicepresidente del Consiglio e capogruppo de La Destra verso An che puntualizza: “I voti che hanno determinato la maggioranza assoluta alla Pisana sono stati l’ovvia conseguenza di una battaglia politica che è servita ad evitare la criminalizzazione del genere maschile. E anche a impedire sciocche provocazioni che non c’entravano nulla con la legge, come quella dei grillini che si sono messi – racconta l’ex governatore del Lazio - a giocherellare con transessualità e omofobia. Non c’entravano nulla con la legge e giustamente maggioranza e opposizione hanno detto di no”. Sulla stessa lunghezza d’onda Olimpia Tarzia: “I miei emendamenti hanno consentito di liberare la legge dalla malcelata ideologia che surrettiziamente apriva al mondo lgbt. Pur apprezzando gli sforzi della maggioranza a venirmi incontro, per arrivare ad una votazione condivisa della legge – spiega ancora - al voto finale mi sono astenuta perché sono stati respinti due miei emendamenti tesi ad inserire nel testo l’istigazione all’aborto e la pratica dell’utero in affitto quali forme di violenza. Scelta davvero poco comG.S prensibile”. DOPO SALVATORE, ABBANDONANO LA COMMISSIONE ANCHE IL PRESIDENTE CAPUANO E IL MEMBRO VATTALE, EMIGRATO IN REGIONE Concorso vigili, ennesimo stop: è la terza volta I 2.600 candidati non possono più attendere: ancora non si conoscono gli esiti della prova scritta n altro rinvio. L’ennesimo. Non trovano pace i 2.600 candidati al concorso per 300 istruttori di Polizia locale di Roma Capitale. A far slittare di nuovo la prova orale e conoscere l’esito degli scritti le dimissioni dell’ultimo presidente della commissione, Alberto Capuano, che vanno ad aggiungersi a quelle di Costantino Salvatore, presidente onorario del Consiglio di Stato, al quale – il 23 dicembre scorso - era stata affidata la guida dell’organismo. Un mese dopo, la retromarcia. Ragioni personali, spiegarono Marino e compagni. Un ulteriore rinvio scaturì dopo la sospensione cautelare dell’originario organismo presieduto dall’allora comandante Angelo Giuliani, nominato dall’amministrazione Alemanno. U “Lascio per motivi personali”, ha spiegato Capuano. Non il solo. A seguire l’ex presidente anche Attilio Vallante, fiduciario di Nicola Zingaretti in Regione e membro della commissione, per “motivi personali, nonché sopravvenuti impegni istituzionali inconciliabili con il gravoso carico di lavoro richiesto dall’incarico conferito”. Altre due grane per la giunta capitolina, insomma. A placare gli animi dei candidati, però, ci prova il mariniano di ferro, nonché vicesindaco, Luigi Nieri, contestato anche dal suo stesso partito. “E’ evidente che questa vicenda è molto complessa”, esordisce il vendoliano che poi fa la cosa che gli riesce meglio, buttarla in caciara: “Stiamo facendo il nostro dovere e riparando i danni fatti da chi ci ha preceduti su queste vicende, e lo stiamo facendo con la massima attenzione, nel rispetto di tutti”. Rammarico, invece, è stato espresso dal Comitato 22 procedure per la giustizia. “Confidiamo che l’amministrazione capitolina – spiegano - risolva quanto prima questa incresciosa situazione, che si trascina avanti oramai da troppo tempo non garantendo a piú di 2.600 candidati di poter conoscere gli esiti degli scritti e così sostenere la prova orale, senza avere dunque l’opportunità di costruire un proprio futuro e quello della capitale. Bisogna ricordare – ricordano dal comitato - il forte sotto organico che grava su Roma Capitale per tale figura professionale”. Antonio Testa 8 Venerdì 7 marzo 2014 Dall’Italia UN ALTRO INCIDENTE NELL’ITALIA A BINARIO UNICO Scontro fra treni: due feriti gravi I convogli viaggiavano in direzioni opposte sulla linea Cosenza-Catanzaro Ancora da stabilire le cause dell’impatto: la procura ha aperto un’inchiesta di Carlotta Bravo ncidente ferroviario in Calabria sulla linea Cosenza-Catanzaro. Due convogli si sono scontrati frontalmente su un tratto a un unico binario tra Gimigliano e Cicala, due comuni in provincia di Catanzaro. A bordo viaggiavano un’ottantina di persone, in gran parte lavoratori e studenti pendolari: decine di loro sono rimasti contusi, sei i feriti trasportati in ospedale. Due donne sarebbero gravi: avrebbero riportato un trauma cranico e un trauma toracico, ma non sarebbero in pericolo di vita. Ricoverati anche i due macchinisti: uno dei due ha un trauma cranico, per il quale i medici si sono riservati la prognosi, e alcune contusioni; non destano alcuna preoccupazione le condizioni dell’altro. I soccorsi sono stati immediati e a dare l’allarme sono stati alcuni dei viaggiatori che con i cellulari hanno informato le forze dell’ordine e il 118. I primi soccorritori, alcuni volontari della Protezione civile di Gimigliano, raccontano di momenti concitati e persone sotto shock. Su uno dei due treni c’erano anche alcuni calciatori della squadra giovanile della Garibaldina di Soveria Mannelli. I ragazzi, che tornavano da Catanzaro dove avevano disputato una partita, sono rimasti feriti in modo lieve e sono stati smistati tra gli ospedali di Catanzaro e Soveria Mannelli. “Sono arrivato qui quasi subito e ho I visto alcune persone che procedevano a piedi sotto shock lungo la strada ferrata – ha raccontato il padre di uno dei ragazzi feriti – È stata una sensazione terribili. Sono stati attimi da incubo terribili e indimenticabili”. Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente avvenuto tra due littorine (tre carrozze in tutto, alimentate a gasolio) che viaggiavano in senso opposto: uno partito da Catanzaro e l’altro che aveva da poco lasciato la stazione di Cicala, che si sarebbero scontrati ad una velocità non eccessiva. I convogli si sono schiacciati l’uno sull'altro, con le cabine di guida praticamente distrutte. Al momento dello scontro, nella zona pioveva intensamente, pioggia che ha reso difficoltoso anche difficoltoso l’intervento di polizia, carabinieri e vigili del fuoco. Sono due le ipotesi che gli inquirenti stanno valutando in queste ore. “Su un binario unico la problematica può essere dovuta solo a un problema di segnaletica. Se ci sia stato un problema di automatismi o un errore umano questo lo potrà decidere solo il controllo di tutti gli strumenti di rilevazione: verrà fatto nei prossimi giorni”, dichiara il comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro, colonnello Ugo Cantoni. La Procura della Repubblica di Catanzaro intanto ha aperto un’inchiesta per accertare le cause dell’incidente ferroviario: sul luogo è giunto il procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro, Giovanni Bombardieri. Si ipotizza il reato di disastro ferroviario colposo al momento a carico di ignoti. È stato disposto il sequestro dei mezzi coinvolti nell’incidente e del tratto ferroviario su cui si è verificato. L’incidente conferma, se ce ne fosse stato un ulteriore bisogno, che lo stivale viaggia sempre più a due velocità: da una parte c’è l’istinto a voler tendere e guardare ai ‘modelli europei’, alle alte velocità, a collegamenti rapidissimi tra due nazioni. Dall’altra c’è il cuore pulsante dell’Italia che possiede un unico binario, disservizi ogni giorno maggiori e incidenti gravissimi. DELITTO DI EFFERATA VIOLENZA A POGGIOREALE, VITTIMA UN IMPRENDITORE Omicidio al cimitero per una cappella incompiuta L’assassino ha confessato: lo ha ucciso a bastonate perché temeva di essere denunciato per un debito i era allontanato da casa intorno alle 15 di mercoledì, ma non aveva fatto rientro e non era più raggiungibile telefonicamente. Per questo i parenti ne avevano denunciato la scomparsa in serata. E in poche ore, hanno ricevuto la conferma che dietro quell’assenza si nascondeva una terribile tragedia, frutto di un efferato delitto. Un altro barbaro omicidio si è consumato a Poggioreale, in provincia di Napoli, a due passi dal cimitero. Il corpo senza vita di Gennaro Finizio, 73 anni, è stato rinvenuto all’interno dell’automobile dell’uomo. Non solo senza vita: il cadavere dell’uomo, un imprenditore incensurato, aveva il cranio fracassato e il volto letteralmente sfigurato dalla violenza dell’omicida. Sembrava un rompicapo scoprirne l’identità, ma S le indagini, partite da subito, nel corso della giornata di ieri hanno avuto una svolta. Un uomo, nel primo pomeriggio è stato sottoposto a fermo, e poi lungamente interrogato. Alla fine, è crollato ed ha confessato di essere l’autore del delitto, compiuto perché temeva una denuncia. Si tratta di un restauratore di cappelle cimiteriali, che aveva ricevuto dalla vittima 16 mila euro per la realizzazione di un loculo, ma non aveva portato a termine l’opera e, non potendo restituire le somme, già spese, ha perso la testa quando Finizio si è presentato sul suo posto di lavoro minacciando di denunciarlo. Il suo nome è Ciro Attanasio. A quel punto, sempre secondo la confessione, l’omicida ha preso un bastone e si è avventato su Finizio, massacrandolo fino a ucciderlo. Poi ha preso il cellulare della vittima e l’ha gettato tra le sterpaglie. La ricostruzione sembra coincidere con il quadro documentato dagli uomini della squadra mobile di Napoli al momento del ritrovamento del corpo, avvenuto intorno alla mezzanotte e, come detto, proprio nelle immediate vicinanze del camposanto di Poggioreale. Dall’auto dell’imprenditore non era infatti stato asportato alcun oggetto di valore, se si eccettua il telefono, il che escludeva la rapina o un furto finito male. Si trattava invece di una lite, banale per quanto poggiasse su una base di migliaia di euro. L’autorità giudiziaria ha comunque disposto l’esame autoptico del corpo di Gennaro Finizio, mentre Ciro Attanasio è accusato di omicidio. Valter Brogino MILANO: LE ISTITUZIONI APPROVANO LA LEGALIZZAZIONE Droghe leggere, priorità della sinistra meneghina In comune e vari consigli di zona, presentate “mozioni urgenti” per liberalizzare le sostanze stupefacenti egalizzazione delle droghe leggere. È questa quella che, a più livelli istituzionali, sembra essere diventata una delle priorità della città (male) amministrata da Pisapia e compagni. L’idea di fondo prevede il superamento della legge Giovanardi – Fini quanto alle limitazioni e restrizioni relative alla “coltivazione a fini di commercio, acquisto, produzione e vendita della cannabis e dei prodotti da essa derivati, tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe”. L’intenzione, come scrive uno dei promotori dell’ordine del giorno (presentato ma non ancora discusso dall’assemblea di Palazzo Marino), è quella di “passare da un impianto proibizionistico ad uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere. Perché la legalizzazione è il più efficace decreto svuota – carceri e la più grande azione antimafia di sempre”. Nello specifico il documento si basa su una L richiesta di “riduzione del danno”, da ottenersi non solo grazie all’abbandono della scelta repressiva attuato con una ulteriore depenalizzazione, ma anche rimarcando ulteriormente la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, onde favorire un più equilibrato approccio ai problemi delle tossicodipendenze in generale. Niente più posizioni ideologiche ostruzioniste e proibizionistiche quindi, uniche responsabili della mancata e giusta legalizzazione e del sovraccarico di lavoro per le strutture pubbliche che si occupano di tossicodipendenza. Senza contare che, fanno notare i redattori dell’ordine del giorno, vi sono molti dati internazionali a sostegno di tali indicazioni. A ciò andrebbero poi aggiunti i vantaggi fiscali che si otterrebbero rendendo legale il commercio di droghe leggere: circa 5 miliardi di euro in più all’anno nelle casse dello Stato. La richiesta alle autorità comunali è quindi quella di attivarsi presso il Governo per l’emanazione di un decreto che legalizzi le droghe leggere, per poi successivamente dettagliare le caratteristiche dei prodotti commercializzabili e degli esercizi autorizzati alla vendita, passando attraverso una fase di sperimentazione che sedimenti “una cultura diffusa in ordine alla tollerabilità del consumo di droghe leggere”. A tale ordine del giorno hanno poi fatto seguito una serie di mozioni “urgenti” presentate in diversi consigli di zona, che chiedono al sindaco e alla giunta di prendere provvedimenti nella direzione indicata, indicando come causa della microcriminalità giovanile la mancanza di una normativa aperta sul tema delle droghe leggere. Documenti spesso fatti approvare a fine consiglio, senza che quindi sia possibile articolare un reale e partecipato dibattito. Di fronte a tale dichiarazione programmatica, che appare tanto “ideologica” quanto le posizioni proibizionistiche che vorrebbe combattere, vale la pena non tanto entrare nel merito della discussione pro-contro legalizzazione (rispetto alla quale i sinistrorsi meriterebbero comunque più di qualche risposta approfondita) quanto soprattutto sottolineare che permettere il libero commercio delle cosiddette droghe leggere non costituisce né la più grande azione antimafia di sempre (per conferme: leggere le dichiarazioni in materia di Paolo Borsellino) né tantomeno la soluzione del problema della microcriminalità giovanile. Dovuta più che altro a fattori di tipo culturale, economico e ambientale. Una situazione questa che, se gli amministratori locali fossero in grado di definire adeguate scale di priorità per i loro interventi, potrebbero forse davvero contribuire a migliorare. Cristina Di Giorgi 9 Venerdì 7 marzo 2014 Dall’Italia VALDOBBIADENE - SOTTO ATTACCO, ANCORA UNA VOLTA, LUOGHI STORICI Il fisco fa i conti senza l’oste Multata una cascina a Santo Stefano: da sempre chi entra beve e mangia servendosi da solo e pagando a piacere. Per l’Erario è un’attività commerciale: 62mila euro di sanzione di Barbara Fruch uoi anche non esistere ma il fisco ti raggiunge comunque. È l’insegnamento amaro che arriva da Santo Stefano di Valdobbiandene (Treviso): un luogo incantato dove si trova l’Osteria senza oste in cui si entra e si beve, servendosi da soli perché manca, per l’appunto, l’oste, e sta agli ospiti versare un obolo quanto consumato. Una stanza di 10 mq di un rustico disabitato che l’Ufficio delle Entrate di Montebelluna ha sanzionato con 62 mila euro. A raccontare la storia è il sito “Oggi Treviso” che spiega come i controllori del fisco hanno preso a parametro gli incassi di un locale “simile” nel trevigiano, che in realtà non esiste, e hanno fatto il “conto”, dando anche una partita Iva e una ragione sociale, anche se lì c’è una casa privata. L’osteria senza oste è un must per il territorio, nata dall’idea di Cesare De Stefani, un imprenditore della zona (l’uomo gestisce un salumificio) che ha comperato a Santo Stefano di Valdobbiadene un piccolo rustico che s’affaccia sulle vigne del Cartizze, aprendola ad amici per una fetta di salame e un buon bicchiere di “bollicine” Docg.“Lasciavo qualche bottiglia di vino per gli amici – dice il proprietario della cascina che ogni tanto si reca in incognito nella casa – che si lamentavano quando non mi trovavano”. Poi col passaparola sono arrivati gli amici degli amici e molta altra gente, anche da fuori provincia. “Mi capita spesso di trovare P della gente che, non riconoscendomi, si ferma a spiegarmi il meccanismo della consumazione con offerta libera – spiega ancora De Stefani – Non è immaginabile a livello imprenditoriale”. Accanto alla stanza c’è una stalla dove dimorano una mucca (con il vitellino appena nato) e un asino. Non c’è un’insegna né parcheggi, ma solo filari di cartizze. La la porta è sempre aperta e chi vi entra trova sempre prosecco e salumi. Quello che manca è l’oste, perché la “taverna degli onesti” è aperta a tutti, e il conto ognuno lo fa da sé. La particolarità è proprio questa: l’offerta per ciò che si è gustato è lasciata all’onestà degli avventori, soprattutto turisti, che possono depositare i denaro in una cassetta sul tavolo, munita di un piccolo lucchetto, sul cui si legge “L’onestà lascia il segno”. Un monumento all’illimitata fiducia nella lealtà umana che evidentemente non è stato apprezzato dai severi controllori. Per il fisco infatti questa è un’attività “in nero” che è stata scoperta, facendo emergere un’eva- sione stimata in 62 mila euro. Non è la prima volta sulla la storica cascina si imbattono le norme dello stato. Secondo i vigili urbani del Comune di Valdobbiadene, dopo un controllo a fine 2010, l’osteria senz’oste andava chiusa in quanto alimenti e bevande venivano serviti senza l’autorizzazione regionale. Ma sin da allora, nonostante i verbali municipali, Cesare De Stefani aveva sostenuto che questo rustico immerso tra i filari dei vigneti di prosecco Docg è un semplice luogo privato, nel quale non si esercita un’attività commerciale. Anzi, la “casera” è una sorta di bivacco collinare, fondata sull’amicizia e sul tipico senso di ospitalità veneta, senza fini di lucro: chiunque può entrare, mangiare pane e salame, bere del vino, lasciando poi un contributo ai proprietari prima di riprendere l’escursione. E in quel caso a dar ragione al proprietario è stato il tribunale di Montebelluna, rilevando che la singolare forma di ospitalità avviata dal proprietario (ognuno è libero di consumare quello che trova nella dispensa del locale, lasciando poi un’offerta libera in una cassettina), non costituisce alcun tipo di reato. In quel caso era stato dunque stabilito che il luogo non era tenuto a rispettare le ordinanze municipali in materia di pubblici esercizi e ristorazioni. Chissà come andrà a finire con l’Agenzia delle Entrate? Di certo se il titolare del “locale” dovrà sborsare 62mila euro difficilmente farà trovare ancora salumi e bevande agli ignari turisti. Per tutto ciò si ringrazi lo Stato. 10 Venerdì 7 marzo 2014 Dall’Italia SCANDALO ALL’UNIVERSITÀ “D’ANNUNZIO” DI CHIETI-PESCARA Soldi in cambio di esami: si allarga l’inchiesta Trentadue indagati, professori compresi. In manette è finito il docente Luigi Panzone: avrebbe favorito il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, e un imprenditore di Foggia, Michele D’Alba. Per loro è scattato l’obbligo di dimora di Carlotta Bravo i allarga lo scandalo degli esami comprati all’Università “G.D’Annunzio” di ChietiPescara. Sarebbero 32 gli indagati (uno però deceduto) tra cui anche alcuni professori universitari nell’inchiesta che mercoledì ha portato all’arresto ai domiciliari di Luigi Panzone, 57 anni, docente di tecnica bancaria e professionale presso l’Ateneo e all’obbligo di dimora Michele D’Alba, 55 anni, imprenditore foggiano e Angelo Riccardi, 45 anni, sindaco di Manfredonia. Tutti devono rispondere a vario titolo di corruzione, peculato e falso ideologico. Secondo gli inquirenti e la procura, Panzone, in difficoltà economiche, avrebbe agevolato in cambio di soldi lo svolgimento di esami universitari di D’Alba e Riccardi, dietro il pagamento di tangenti. In un caso è stato dimostrato, attraverso la tracciabilità bancaria, il pagamento di 13 mila euro di D’Alba a Panzone. In un altro caso Riccardi avrebbe promesso 50 mila euro al professore, mai però pagati. Dai documenti sequestrati emerge una quadro oscuro. Esami mai sostenuti ma comunque registrati sul libretto universitario anche con il massimo dei voti 30/30, nonostante S l’insufficienza riportata dai candidati alle prove scritte. Orali liquidati a porte chiuse ed in tempo brevissimo rispetto alla media per un normale studente. Le indagini, inoltre, avrebbero registrato il professor Panzone tentare una sorta di “intercessione” con altri docenti dell’Ateneo. Tranne che in due circostanze, per le quali la procura ha chiesto un approfondimento a due docenti, Panzone avrebbe ricevuto un secco “no” ai L’ASSURDA MODA TRAVOLGE L’ITALIA NekNomination: l’ultimo folle gioco alcolico dei social network Giovani che postano video di bevute estreme e sfidano gli amici a superare il “traguardo” rischiando la vita È arrivato anche in Italia e come un’onda ha già travolto migliaia di giovani. Vite che rischiano di affogare in balia di un gioco folle che impazza da mesi sui social network. Le regole di NekNomination, questo il nome dell’assurda moda, sono pubblicate su Facebook, dove c'è addirittura una pagina ufficiale: dopo essersi attaccati al collo (neck, in inglese) della bottiglia, si posta in rete il video della propria bravata e si sfida un amico (nomination) a metterne in pratica una simile o ancora più estrema. La sfida alcolica multimediale ha avuto origine in Australia, ma in soli due mesi ha ‘conquistato’ i ragazzi di tutto il mondo, anche quelli europei e italiani, che nell’ultime ore nominano amici e conoscenti, sfidandoli a bere proprio come fanno loro. Come ogni catena di Sant’Antonio, rompere il cerchio è considerato proibito. Anzi, l’esibizionismo tipico dei social network ha spinto i giovani ad aumentare di volta in volta il livello di sfida, passando dal bersi una semplice pinta di trattamenti di favore. I fatti risalgono al mese di giugno del 2012. In una occasione il sindaco Riccardi, come verificato dalla Digos, sarebbe arrivato a Pescara, utilizzando l’auto del Comune. All’interno del fascicolo di indagini una serie di intercettazioni, documentazione bancaria, ma anche una serie di pedinamenti che illustrano gli spostamenti e gli incontri degli indagati. I provvedimenti scaturiscono da un’altra indagine, partita a fine 2011, sulla presunta mala gestio all’interno dell’Ato pescarese, cioè l’Autorità di controllo, programmazione e vigilanza Servizio Idrico Integrato. Il professore Panzone, infatti, anche in quella circostanza avrebbe aiutato l’ex sindaco di Pianella, Giorgio D’Ambrosio (ex presidente Ato) per superare alcuni esami del corso di laurea in Scienze Manageriali, tra cui “Innovazione finanziaria e Mercato del credito”, ottenendo la votazione di 30/30, in cambio anche assegni. L’Università D’Annunzio, comunque, è completamente estranea ad entrambe le vicende. “Non c’è alcun coinvolgimento dell’Università – fanno sapere dalla Procura di Pescara – È una situazione isolata”. Panzone deve rispondere dei reati di corruzione e falso ideologico, Riccardi dei reati di peculato e corruzione e D’Alba di corruzione. Le ordinanze sono state disposte dal Gip del Tribunale di Pescara Luca De Ninis, su richiesta del Pm Valentina D’Agostino. IL NUOVO DIVERTIMENTO ONLINE DI CATENE VIDEO Ma dilaga su faceboook la risposta colta e ironica: la libronomination I chiamati in causa devono citare un titolo amato e chiedere ad altri amici di fare la stessa cosa n risposta alla nuova moda alcolico-ludica che sta pericolosamente impazzando soprattutto tra i più giovani, c’è chi ha pensato di rispondere con qualcosa di culturalmente stimolante e decisamente più formativo: la libronomina. “Noto in questi ultimi giorni – recita il video del maturo giovanotto di Santa Marinella (Roma) che si è inventato questa originale iniziativa - il diffondersi di una tendenza barbarica che come al solito arriva dalle sponde di oltreoceano: tale ‘neknomination’ se non vado errato. Tipico fenomeno del mondo moderno: il bere sostanze alcoliche fino ad un terribile sfinimento. A tal proposito mi è venuta, a Dio piacendo, un’intuizione per dimostrare che l’uomo europeo sa cogliere con ironia le sfide che ci arrivano. Vorrei quindi innescare questo nuovo processo: la libronomina. Io ho scelto questo testo, ‘La stretta di mano. Il contenuto etico della religione di Mithra’, un bel libro di Tullio Ossanna”. E poi prosegue dando ai suoi quattro amici nominati un paio di giorni di tempo per fare a loro volta la I birra ai più complicati mix di alcolici. Così, c’è chi gusta birra dalla tazza del cesso facendo la verticale e chi tracanna bicchieri di vodka con dentro pesci rossi vivi. O ancora, chi si fa un frullato di gin e cibo per cani o peggio con un intero topo morto. Ma non solo: la variante più utilizzata di questo gioco è quella di impegnarsi, dopo aver bevuto più alcolici possibili, in azioni generalmente impossibili da portare a compimento in quello stato, e che non di rado hanno causato danni ingenti allo sfidante di turno. La posta è alta insomma: in gioco c’è la vita. Il folle “drinking game” infatti ha già il triste primato di dieci vittime in meno di un trimestre. Cinque in Australia, due in Irlanda e tre in Inghilterra solo nell’ultimo mese. Un ragazzo di diciannove anni è morto a Dublino mentre cercava di attraversare a nuoto, ubriaco, un torrente gelato. A nulla sono valsi i cori unanimi di mettere fine alla follia. Diversi genitori hanno già chiesto di mettere offline i video pubblicati e chiudere le pagine dedicate al gioco, ma la risposta è stata negativa, perché di fatto il contenuto delle NekNomination non viola le regole. Ed è proprio questo il problema, i social network, facebook in primis, sono privi di un codice morale ed etico che possa mettere dei paletti. Quanti giovani dovranno ancora morire prima di fermare questo scempio? Barbara Fruch propria libro nomina, registrando un video da postare sulla propria pagina facebook. Un’idea estremamente originale questa delle nomination con i libri. Ed un modo alternativo ed utile di utilizzare internet e social network, che finalmente vengono sfruttati non solo come “sfogatoio” di frivole banalità, improvvisato e moralistico pulpito da cui diffondere verità o presunte tali o come cassa di risonanza per diseducative abitudini come quella della recente moda alcolica. Il meccanismo partito pochi gior- ni fa da Santa Marinella si è innescato e già iniziano a circolare, da tutta Italia, le prime risposte dei “libronominati”. Tra i titoli fino ad ora citati, “Fino alla tua bellezza” di Gabriele Marconi, “Vite parallele: Alessandro Magno e Giulio Cesare” di Plutarco, “Magazzino 18” di Simone Cristicchi e “Le soldatesse di Mussolini” di Luciano Garibaldi. C’è davvero da augurarsi che questo gioco riesca a prendere sempre più piede. Nella peggiore delle ipotesi – e non è poco – ne deriveranno interessanti indicazioni di lettura. Cristina Di Giorgi 11 Venerdì 7 marzo 2014 Cultura BRUNO MAUTONE RILEGGE LA VICENDA DEL CANTAUTORE CALABRESE Rino Gaetano: l’oscura scomparsa di un eroe Un saggio sui punti controversi di una morte che lascia ancora dubbi di Cristina Di Giorgi n libro tutt’altro che leggero quello scritto dall’avvocato Bruno Mautone ed intitolato “Rino Gaetano, la tragica scomparsa di un eroe” (Ed. L’Argolibro, 2013). Il titolo inizialmente previsto era diverso (“Rino Gaetano, assassinio di un cantautore”) ma, come spiega il network on line Il portico dipinto, è stato cambiato all’ultimo momento, su richiesta della famiglia. Scomparsa e assassinio dunque. Due parole dure, il cui inequivocabile significato contribuisce a dipingere attorno all’argomento del volume un aura di cupo mistero. L’ipotesi al centro del volume è che nei testi del cantautore crotonese, solo apparentemente leggeri, ci siano riferimenti alla massoneria e a misteri italiani irrisolti. Metafore, simbologie e doppi sensi che Gaetano, adepto ad una loggia massonica grazie alla quale venne a conoscenza di segreti preclusi ai più, avrebbe utilizzato per divulgare informazioni. Queste sue non autorizzate rivelazioni, derivate da un suo successivo pentimento circa la presunta affiliazione, avrebbero indotto i vertici del potere occulto ad eliminarlo. Del legame di Rino Gaetano con la massoneria non è stato Bruno Mautone il primo a parlarne. Anche il suo collega Paolo Franceschetti, dalle pagine del suo blog, U aveva infatti individuato alcune canzoni i cui testi contenevano precisi riferimenti a logge massoniche. Esaminando nel dettaglio le circostanze della sua morte, conosciute ai più, si sa che avvenne il 2 giugno 1981 verso le 3 del mattino, secondo quanto riportato dai giornali a causa di un malore del cantautore che perse conoscenza mentre era alla guida della sua auto e invase la corsia opposta, scontrandosi con un camion. “Le condizioni del cantante – si legge nell’articolo de Il portico dipinto – appaiono subito gravi.Verrà stranamente a prelevarlo un’ambulanza dei vigili del fuoco (nessuno sa dire chi telefonò, quanto tempo passò né perché fu inviato un mezzo non attrezzato come quelli ospedalieri) che lo portò al San Camillo, dove venne rifiutato il ricovero perché ‘non attrezzato’ a prestargli soccorso. Verrà poi rifiutato anche dall’ospedale San Giovanni e dal Policlinico e dopo alcune ore di agonia, senza ricevere alcuna cura, morirà verso le sei del mattino a soli 31 anni”. A rendere molto inquietante quanto avvenuto , già di per sé grave, è il fatto che Rino Gaetano, circa 10 anni prima del tragico incidente, scrisse ed incise una canzone, rimasta però inedita fino al 2007, in cui sono descritti nel dettaglio i particolari dell’episodio drammatico che lo vide protagonista. Ne La ballata di Renzo (questo il titolo del pezzo, pubblicato solo nel 2007), il cantautore descrive la morte di un giovane che, dopo un incidente stradale, viene rifiutato da tre ospedali. Gli stessi (e nello stesso ordine) che non vollero ricoverare e curare lui. E come il suo autore, anche il ragazzo della canzone muore all’alba per mancanza di cure. Più che una previsione di quanto sarebbe avvenuto all’autore questo brano, secondo Mautone e Franceschetti, molto probabilmente è la firma di una loggia massonica che ha ucciso Gaetano ricreando le condizioni da lui descritte nella canzone. Oltre a questa particolare circostanza, da sottolineare anche la dichiarazione del cantautore in un concerto del 1979 sulla spiaggia di Capocotta: “C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta". Il libro dell’avvocato Mautone cita inoltre numerosi altri casi “strani” della vicenda Gaetano, analizzando testi ed episodi che lasciano un senso di nebulosa incertezza. Un lavoro il suo che, c’è da augurarselo, venga portato avanti, completato I RACCONTI DI GIORGIO VIGOLO SUI MISTERI DELLA CAPITALE ed integrato anche da altri esperti e studiosi che proseguano nell’analisi e interpretazione dei testi solo apparentemente semplici e leggeri di quello che resta indiscutibilmente un grande cantautore. I LIBRI DAI QUALI SONO STATI TRATTI I FILM PIÙ AMATI DA PUBBLICO E CRITICA La “Roma fantastica” di un autore visionario Pagine da Oscar: quando gli scritti diventano pellicole di successo Leggende e avventure che travalicano i limiti del tempo Breve vademecum delle storie da “red carpet” del 2014 U l vincitore della statuetta per il miglior film del 2014 è 12 anni schiavo, una storia drammatica e difficile tratta dal libro di memorie di Solomon Northcomp, un uomo che, nato libero, nel 1841 fu rapito, reso schiavo e costretto in tale condizione per un lunghissimo periodo, dodici anni appunto. Durante i quali il malcapitato subì maltrattamenti e violenze senza fine e “visse sulla sua pelle una delle pagine più nere della storia d’America, la piaga nascosta dietro la splendente vetrina del Paese che cresceva e abbatteva ogni confine” si legge nella quarta di copertina. Il volume, pubblicato in inglese per la prima volta già nel 1853, è ora uscito, contemporaneamente al film che vi si è ispirato, anche in lingua italiana per la Newton & Compton editori (219 pagine, euro 9,90). Non premiato con l’Oscar ma capace di conquistare buone critiche e gran successo di pubblico, il film di Martin Scorsese The wolf of Wall Street è tratto dall’autobiografia del broker Jordan Belfort (edizione italiana “Il lupo di Wall Street, Rizzoli”, pag.585 euro 17), che descrive la sua incredibile ascesa ai vertici della ricchezza e della dissolutezza. Geniale, temerario e capace di guadagnare in un lampo ingentissime somme di denaro (e altrettanto rapidamente in grado di sperperarle), il Lupo vive dieci anni di “gloria”, fino a quando l’FBI mette la parola fine alla sua travolgente ascesa. “Un altro ottimo film – scrive Mauro Donzelli su n viaggio alla scoperta dei misteri di ogni tempo che animano vicoli e strade della città più bella del mondo. Una specie di “guida” di ciò che la Capitale, città natale dell’autore, ha di inspiegabile e fino ora insondato. E’ “Roma fantastica”, il libro in cui Giorgio Vigolo ha raccolto una serie di racconti che penetrano all’interno di miti antichi e moderni, legati da un’aura di leggenda. Con una “scrittura che disegna una geografia visionaria che si alimenta del desiderio di protagonisti in cerca di redenzione”, uno dei principali esponenti della Scuola Romana ha tratteggiato, con le sue storie, “il ritratto di una città senza limiti, capace come nessun’altra di raccontare i suoi segreti con inesauribile fantasia”. Uscita nell’ottobre 2013, la raccolta di racconti di Giorgio Vigolo (Ed. Bompiani, collana I grandi tascabili di narrativa moderna e contemporanea, euro 11) si inserisce nel progetto della casa editrice milanese di recuperare e ripubblicare alcune opere e autori del’900 italiano. Come appunto il poeta e critico musicale Giorgio Vigolo (1894 – 1983), noto ai più per aver curato l’edizione critica dei Sonetti di Belli ma anche per le raccolte poetiche “Canto del destino” (1959) e “La luce ricorda” (1967, Premio Viareggio) e i racconti “Le notti romane” (1960, Premio Bagutta). La raccolta sua recentemente pubblicata nasce attorno ad un romanzo giovanile dell’autore, “La Virgilia”, ambientato nella cupa Roma di fine ottocento. Una storia delirante e folle, in cui “un giovane musicista - si legge nella quarta di copertina – appassionato di musica antica ed in particolare di quella rinascimentale, si trova coinvolto nella strana atmosfera della casa dove alloggia, in cui ogni sera sente riecheggiare note misteriose. Conosce poi un enigmatico monsignore, che gli legge un poemetto dedicato alla bellissima cortigiana del Quattrocento di nome Virgilia. Il giovane rimane ossessionato dalla figura della donna, di cui svelerà il mistero, scoprendo un album di musiche antiche che, suonate sull’organo, schiuderanno il sepolcro dove riposa la donna”. Una storia magica, in cui l’iniziazione sentimentale ed artistica del giovane abolisce le barriere temporali e si pone a cavallo tra realtà e immaginazione. Tra gli altri racconti presenti nel volume, “Arcobaleno in bianco e nero” (in cui l’autore immagina una partita a carte di gladiatori nella cappella di S. Prassede), “Il Buonavoglia” (che vede lo stesso Vigolo trasformato in un galeotto del Cinquecento costretto a remare per un numero di anni pari alla somma perduta al gioco). Cristina Di Giorgi I Cooming soon - che ha ottenuto meritata attenzione, senza però avere possibilità di vittoria, è stato Philomena, che è basato fedelmente sul libro scritto dal giornalista Martin Sixsmith ed è uscito per Piemme (pag.445, euro 18,50) insieme al film”. Una storia intrigante, che racconta di una giovane irlandese costretta a dare suo figlio in adozione. Cinquant’anni dopo, rivela alla figlia questo terribile segreto. Ed è proprio lei a contattare il giornalista, chiedendogli di indagare e soprattutto di aiutarla a ritrovare quel fratello perduto. “Nella sua ricerca, Martin porterà alla luce segreti, ipocrisie e soprusi occultati per anni e annoderà le fila di due anime separate alla nascita e spinte l’una verso l’altra da una sete d’amore inesauribile”. Da ricordare, infine, Agosto, foto di famiglia di Tracy Letts (Bur Rizzoli, pag. 205, euro 10), da cui è tratto l’omonimo film per il quale una grandissima Meryl Streep ha ottenuto la sua diciottesima nomination. Nato come opera teatrale, lo scritto del Premio Pulitzer Letts racconta la storia della famiglia Weston, “costretta a guardare in faccia il passato e le verità che, taciute o ignorate da troppo tempo, ne avvelenano il presente. Un testo tagliente, nero, grottesco e ferocemente ironico, dotato di un ritmo trascinante: in bilico tra farsa e tragedia, Tracy Letts dipinge il ritratto di una famiglia in pezzi, alla disperata rincorsa CdG dell’ultima occasione di riscatto”. 12 Venerdì 7 marzo 2014 Cinema DAGLI OSCAR AL GRANDE SCHERMO ITALIANO: IL FILM DI MCQUEEN SBANCA IN SALA “12 anni schiavo” da record Critica e pubblico d’accordo sul valore di una pellicola che ha fatto incetta di statuette di Luciana Caprara er promuovere “12 anni schiavo” la Fox Searchlight aveva adottato uno slogan: “It’s time”. Un messaggio di forza e di rinascita accolto, a quanto pare, all’unanimità dalla giuria che lo ha premiato indiscutibilmente come miglior film, presto simbolo della macchia forse più ignobile della storia americana: i milioni di africani deportati con la forza e costretti in schiavitù. Una vittoria, di fatto toccata al film destinato ad entrare nella storia del cinema prodotto da Brad Pitt che a detta del regista McQueen, ha reso possibile la realizzazione di questo importante progetto ed ha voluto dedicare l’Oscar a tutti quelli che hanno sofferto la schiavitù e ai 21 milioni di individui che ancora oggi, nell’anno di grazia 2014, vivono tale condizione. Insomma '12 anni schiavo' di Steve McQueen conquista l'Oscar per il miglior film, per la sceneggiatura non originale di John Ridley (tratta dalle memorie di Solomon Northup) e per l’attrice non protagonista Lupita Nyong’o premiata da Christoph Waltz: “Non pensavo che un momento di gioia come P questo potesse nascere da un dolore così grande come quello subito da Patsey, il personaggio che ho interpretato”, ha spiegato l’attrice 31enne, “non importa da dove venite, tutti i sogni si avverano”. Così si avvera anche il sogno di Steve McQueen e del suo produttore cinematografico Brad Pitt: “La vera eredità lasciatoci Solomon Northup è quella di averci insegnato che dobbiamo vivere e non sopravvivere. L’Oscar lo dedico a chi ha sofferto e soffre ancora oggi la schiavitù”. Dopo un secolo di film buonisti o caricaturali, il momento di riconoscere le crudeltà dello schiavismo è dunque arrivato anche ad Hollywood grazie ad un regista di colore, di un interprete come Chiwetel Eijiofor anche lui inglese con genitori nigeriani e di un’attrice come Lupita Nyong’o nata in Messico e cresciuta in Kenya. “Questo e’ un film internazionale, come internazionale e’ stata la schiavitù”, risponde McQueen. “La sola differenza tra me e un afro-americano è che la loro nave è andata a destra e la mia a sinistra”. Steve McQueen racconta la schiavitù americana con tanta crudeltà, verità e bellezza estetica da con- quistare il consenso di una giuria commossa per l’assegnazione dell'Oscar ad un film ispirato ad una storia vera e tratto dall'autobiografia di Solomon Northup (interpretato da Chiwetel Ejiofor) che a meta' Ottocento ha avuto il coraggio di rivelare tutti i retroscena dello schiavismo. Così il libro come il film, racconta come un padre di famiglia afro- americano nato libero nello stato di New York, apprezzato musicista e artigiano, venga rapito e si ritrovi, in un attimo, indietro nel tempo, ovvero schiavo in Louisiana. Da qui la sua battaglia per tornare, solo dopo 12 anni, alla sua famiglia, ai suoi affetti e alla sua vita di sempre: ''Essendo vissuto da uomo libero per oltre trent'anni, durante i quali ho goduto del bene prezioso della liberta' in uno stato libero, ed essendo poi stato rapito e venduto come schiavo - condizione in cui sono rimasto fino alla mia liberazione avvenuta nel gennaio del 1853, dopo dodici anni di schiavitu' - qualcuno ha ritenuto che la storia della mia vita e delle mie tribolazioni non sarebbe stata del tutto priva di interesse per il pubblico''. UN IMPORTANTE APPUNTAMENTO PER I CINEFILI CAMPANI CortoGlobo, ci siamo Fino a domani un festival di cortometraggi per e fatto da giovani onto alla rovescia per il festival di cortometraggi CortoGlobo: la kermesse avrà inizio giovedì 6 marzo e proseguirà nei giorni 7 e 8 presso la fantastica location del castello Doria con la presenza degli enti nazionali e regionali, dei partners pubblici, privati e sociali, i media ed ospiti d’eccezione come il regista Tonino De Bernardi presidente della giuria Tecnica. La nona edizione del festival darà tanto spazio e spunti di riflessione ai ragazzi delle scuole dell’agro-nocerino-sarnese affinchè le nuove generazioni possano coltivare e rendere tangibile la speranza di un C domani migliore. La programmazione di master class e workshop interessantissimi, la visione dei corti finalisti, la presenza di alcuni festival gemellati ed associazioni del calibro di Amnesty, Libera, Legambiente e tante altre accompagneranno il pubblico verso la valorizzazione delle realtà territoriali e la realizzazione di uno spazio condiviso dove la cultura cinematografica ed audiovisiva possa dar voce all’evoluzione della società ed al suo disagio. La produzione minore indipendente deve avere la finalità di stimolare la curiosità e concretizzare le proposte dei giovani in rife- rimento alle tematiche sociali più sentite da essi stessi. “Proiettare oltre l’orizzonte” per trasmettere idee, sensazioni e passioni per provare a raggiungere il nostro “io” più profondo e quell’orizzonte, lì dove scompare il sole. IMPERDIBILI DEL GRANDE SCHERMO “La versione di Barney”, un flashback lungo una vita i vive solo una volta” e Barney Panofsky lo sa bene. Una vita piena d’amore, amicizia e sbagli: un‘esistenza vera quella raccontata nel film di Richard J.Lewis. Un interprete perfetto, una sceneggiatura assolutamente tradizionale e un finale cucito alla perfezione: gli ingredienti per il capolavoro ci sono tutti. Si parte con un flashback che permette di ripercorrere tutta la storia di Barney, interpretato da Paul Giamatti, costellata dai più vari personaggi: amici scapestrati, donne sui generis e un padre anticonformista come Dustin Hoffman.Un film che tratta dell’amore nella sua forma più intima e pura, quello eterno. E’ possibile trovare l’anima gemella? E’ possibile amare senza riserve? Dopo vari tentativi Barney sembra dare la risposta. Un lungo flashback mai banale e pieno di spunti interessanti: dalla ricerca dell’amore perfetto alla ferocia di una malattia come l’alzheimer “S che toglie non solo la memoria, ma i ricordi di una vita. La narrazione non è mai lenta o limitata a un giallo iniziale quale la morte di un amico del protagonista, tanto che la soluzione del mistero passa nel finale quasi in secondo piano, surclassato dalla compassione per Barney. Il mondo ebraico trasposto dal romanzo di Mordecai Richler assume un carattere particolare: grazie a personaggi come Barney o suo padre, vengono portati alla luce aspetti inediti e piuttosto comici come l’ideale di amore e matrimonio basato non tanto sulla fedeltà fisica quanto su quella spirituale. La versione di Barney è la perfetta commistione di gusto british, anche se canadese, e carattere introspettivo:analizzando le debolezze e le vicende del protagonista è possibile accettare è fare pace con i propri errori. Tutti sbagliano perché esseri umani: quello che ci rende persone migliori è riuscire ad amare nonostante Francesca Ceccarelli tutto e tutti.