Anno III - Numero 56 - Venerdì 7 marzo 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Politica
Attualità
Esteri
La legge elettorale
tra mille difficoltà
Gli emigrati italiani
invadono la Svizzera
Crimea al referendum
per andare con i russi
a pag. 2
Vignola a pag. 3
Moriconi a pag. 5
DARE FORZA E RAPPRESENTANZA A VALORI CHE DEBBONO RESTARE INCANCELLABILI
UNA NUOVA STORIA
Oggi importante riunione della direzione nazionale de La Destra
ALTRE FALLE NEL GOVERNO
Il premier e Padoan
già separati in casa
di Francesco Storace
lla direzione nazionale di
oggi dirò che dobbiamo
aprire un'altra pagina della
nostra storia. La Destra va
avanti come promotrice di
cultura e forza comunitaria, ma alle
elezioni - mi riferisco ovviamente a
quelle a carattere nazionale - occorre
decidere la forma con cui presentarci.
A meno che non si decida di militare
altrove, sic et simpliciter.
Lo avremmo fatto volentieri con Fratelli
d'Italia assieme al movimento per An
se si fosse accettata la disponibilità
nostra e degli altri soggetti politici a
formarne uno nuovo sotto l'egida di
An. Purtroppo, fin da settembre scorso
si è risposto alla nostra generosa disponibilità in altra maniera. Non voglio
tornare sulle questioni legate alla fondazione An o alle cosiddette "primarie",
ma non ho visto la volontà di costruire
insieme qualcosa. E, lo dico sinceramente, avrei volentieri camminato assieme a Giorgia Meloni se non avessi
trovato atteggiamenti incomprensibili,
che sono testimoniati anche da una
stravagante lettera che mi ha voluto
inviare ieri, rendendola pubblica.
Spero comunque di ritrovarci anche
con lei più serenamente fra qualche
tempo a combattere insieme.
Ieri mattina ho incontrato Roberto
Maroni che era a Roma e presiedeva
la giunta regionale lombarda in videoconferenza. Certo, se faranno davvero con la critica serrata al modello
europeo, il messaggio avrebbe un suo
fascino. Vedremo.
A
di Igor Traboni
Poi, in serata ho visto Berlusconi. Con
lui il solito e cordiale incontro sul binomio tra politica e simpatia. Oggi è
sicuramente l'unico leader del fronte
alternativo alla sinistra in grado di
raccogliere consensi. Occorre capire
come far tornare protagonisti i nostri
valori di sempre.
Ecco, alla direzione dirò che non
avrebbe molto senso dire presentiamoci lo stesso alle elezioni. Vorrebbe
dire non aver compreso che gli italiani
non seguono più forze politiche ultraminoritarie. Le testimonianze politiche appassionano solo sempre meno
addetti ai lavori.
Dai nostri dirigenti voglio capire se
c'è disponibilità a individuare formule
che diano respiro ai nostri messaggi
e conseguenziale rappresentanza. Ci
può anche essere l'opzione per restare
così come siamo. Ma non credo di
essere il segretario adatto a proseguire nel mandato e avrebbe ragione
chi dice andiamo a congresso per rilanciare il partito. Ovviamente con
un'altra guida, perché non sarebbe
logico che insistesse chi ad Orvieto,
a luglio 2013, ha avuto un mandato a
far nascere una nuova e grande forza
politica di destra, impresa che si è
arenata sul muro delle incomprensioni
quando non delle contrapposizioni
dichiarate.
Decidiamo, dunque, il da farsi, sapendo
che la tessera de La Destra non ce la
toglie nessuno se la si può accompagnare alla scelta di un veicolo sul
quale far viaggiare le nostre idee, anche se non maggioritarie come insegna l'esperienza elettorale.
Se restiamo tutti uniti, saremo più forti
ovunque. Come abbiamo stabilito in
comitato centrale, dobbiamo lavorare
alle ipotesi necessarie "a far vivere la
tradizione della destra italiana" scegliendo anche "di partecipare in altre
forme alla ristrutturazione del centrodestra italiano". Certo, ci vogliono interlocutori interessati alle nostre capacità, che non accampino mille scuse
al solo scopo di annoverarci semplicemente tra le loro fila.
No, abbiamo un difetto: ci piace essere
rispettati. Raccontiamo storie personali, umanità vissute, gioie e dolori,
successi e sconfitte. In testa a tutto
una straordinaria dignità che è insegnamento incancellabile per chi verrà
dopo di noi.
A pag 4
LE NOSTRE INCHIESTE
ECCO UN’ALTRA
AUTORITHY
DAI COSTI
ESORBITANTI
Colosimo a pag 3
N
QUALCUNO LO DIFENDE, MA MOLTI LO ATTACCANO: ANCHE DA SINISTRA
CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO
VENDOLA VERSO
IL PROCESSO
PER IL CASO ILVA
on è che da un ministro
già consigliere di Giuliano Amato e super tifoso dell’Imu sulla casa ci si
potesse aspettare qualcosa
di più – o di meno in quanto
ad impreste - ma il dottor
Pier Carlo Padoan, repentinamente voluto da Matteo
Renzi sulla poltrona di ministro
dell'Economia, ha subito esagerato, sostenendo che l'Europa fa bene a bastonarci e
a chiedere nuove tasse. Alle
quali ovviamente provvederà
lui, specialista nel ramo. Con
la solita scusa di rientrare
dalla voragine del debito pubblico, e bla bla bla.
In parte, Padoan ha anche
contraddetto il suo presidente
del Consiglio, che ieri pomeriggio aveva provato a
fare la voce grossa – sempre
e solo a favore di telecamere
- dopo l'ennesima reprimenda dell'Europa su un aggiustamento per il 2014 ritenuto
insufficiente. Basta con il "costante refrain italiano per cui
si dipinge l'Europa come il
luogo dove veniamo a pren-
dere i compiti da fare a casa.
L'Italia sa perfettamente cosa
deve fare e lo farà da sola
per il futuro dei nostri figli".
Così il premier Matteo Renzi
a Bruxelles ha infatti replicato
a chi gli domandava dei conti
dell'Italia. "Non abbiamo rassicurazioni da dare". Così ancora Renzi ironico a chi gli
chiedeva se abbia dovuto
rassicurare i partner europei
sullo stato dei conti italiani.
Ma dall’altra parte Padoan
prosegue imperterrito per
la sua strada, lastricata di tasse e cattive intenzioni, e così
al giornale radio della Rai
ha dichiarato: "Quello dell'Europa è un monito severo
ma va nella direzione che
vogliamo noi". Cioè, di altre
tasse qua e là, aumenti della
benzina e inasprimento dei
balzelli sulla casa.
Ma torniamo alle frizioni con
Renzi e alle voci ricorrenti di
dualismo con il premier: "Non
capisco chi mette in giro queste voci", ha dichiarato Padoan
al Sole 24 Ore. Probabilmente
tutti quelli che ascoltano prima Renzi e poi il suo ministro.
O viceversa.
La filastrocca per Renzi
e il coro d’indignazione
di Bruno Rossi
a sinistra deve ancora fare i
conti con Renzi. La verità è
questa ed è apparsa chiara
all’indomani della performance canora cui i bambini di una scuola
elementare di Siracusa hanno dato
vita. Ovvio che in pochi si sono interrogati su quella scolaresca, se
sia stata quindi contenta, costretta
o più semplicemente ammaestrata:
tutti hanno ricercato l’aspetto pruriginoso, pure balzato inevitabilmente agli occhi, quando la foto
col testo da far imparare agli alunni
ha cominciato a fare il giro del
web. Ad esempio la leader della
Cgil, Susanna Camusso, la prende
alla larga. “Penso che il Paese
abbia sicuramente sofferto della
estraneità della politica rispetto ai
cittadini e per questo si deve anche
L
provare a ricostruire forme di avvicinamento. Ma una cosa sono le
forme di avvicinamento un’altra è
il culto della personalità”.
Striscia qui l’accusa di iconografia
d’ispirazione fascista, sulla quale
invece Beppe Grillo ha innestato
tutta la sua vis polemica, tagliando
corto sul suo blog: è come il
Duce. “La scena del Venditore di
Pentole che incontra i bambini
delle elementari Raiti di Siracusa
che lo ricevono allineati e addestrati
con un coretto di benvenuto per
concludere con 'Matteo! Matteo!
Matteo!' ricorda, in peggio e in
grottesco, gli incontri di Mussolini
con i figli della Lupa”, ha fatto rilevare con il consueto aplomb. E
il diretto interessato è sbottato:
“Beppe Grillo è nervoso. Non vuole
che io vada nelle scuole, mi vorrebbe rinchiuso nel palazzo. Ma
io sto con gli studenti, le insegnanti,
le famiglie e i sindaci. Mentre i
suoi stanno fuori ad urlare con
Forza Nuova. Dimmi con chi vai e
ti dirò chi sei!”.
Come sempre, in Italia, tutto si riduce insomma al fascismo? Non
del tutto. Riportando la vicenda
siracusana, ieri Il Giornale d’Italia
dava contezza ai propri lettori delle
proteste della deputata Pd Ascani.
Le ha risposto il collega, di partito
e di Camera, Federico Gelli: “Alla
Ascani, che i giornali normalmente
definiscono 'lettiana', consiglierei
di prendere una camomilla biologica e di essere zen, come consigliava anche l'ex premier Enrico
Letta. La sua dichiarazione sulla
visita del premier Matteo Renzi
nella scuola a Siracusa lascia trasparire una insolita e ingiustificata
acrimonia”. Alla faccia!
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Venerdì 7 marzo 2014
Attualità
L’ESAME DELLA CAMERA SLITTA ANCORA: MARATONA NOTTURNA E POI T UT T O A L UNE DÌ
Legge elettorale, avanti pianissimo
Si preme per tenere lo sbarramento al 4,5% - Respinto un emendamento contro le liste civetta
di Igor Traboni
esame della legge elettorale è proseguito fino alla
mezzanotte scorsa e riprenderà solo lunedì,
come deciso dai capigruppo, facendo slittare di fatto la previsione di Matteo Renzi che avrebbe voluto
l’approvazione entro oggi, venerdì.
Nella nottata, in particolare, la discussione
è proseguita sull’esame di una serie di
emendamenti che tendono ad abbassare
la soglia di sbarramento del 4,5%, prevista dal testo, richiesta ai partiti per accedere al riparto dei seggi.
La giornata di ieri ha fatto segnare anche
uno scontro in Aula fra la presidente
Laura Boldrini e il Movimento cinque
stelle, con la solita conseguente bagarre.
Tutto è nato dopo la richiesta della presidenza di procedere "con ordine" nel
richiedere la possibilità di intervenire
sottolineando "come questa sia un'esigenza di correttezza", pur sapendo che
quest'ultima "non è molto di moda".
Parole che hanno generato momenti di
caos e un botta e risposta con il deputato
grillino Andrea Colletti: "Sia seria, se
vuole le regalo il regolamento". "Che
simpatico...", ha replicato con mal riuscita
ironia la Boldrini. Colletti ha poi accusato
il deputato di Sel, Pilozzi (il cui partito
ha ritenuto opportuno difendere stre-
L’
nuamente la Boldrini) di scatenare la
bagarre in Aula, mentre un altro scontro
al vetriolo c’è stato tra la stessa Boldrini
e uno dei suoi vice, il Pd Roberto Giachetti.
L'Aula della Camera ha inoltre respinto
un emendamento alla riforma della legge
elettorale contro le liste civetta, come ha
spiegato il primo firmatario Renato Balduzzi, di Scelta Civica. Con la proposta
di modifica si sarebbe escluso dal computo dei voti di ciascuna coalizione quelli
delle liste che non ottengono almeno
l'1% su base nazionale.
Intanto, mentre la discussione va avanti,
il Quirinale è intervenuto con una nota:
mentre sono in corso discussioni e votazioni in Parlamento sulla legge elettorale, è fuorviante chiedere al Presidente
della Repubblica - in nome di presunte
incostituzionalità - di pronunciarsi o "intervenire" sulla materia. Fin dalla prima
sentenza (2008) in cui la Corte Costituzionale sollevò dubbi sulla legittimità
costituzionale della legge elettorale del
2005, il Capo dello Stato sollecitò doverosamente le forze parlamentari a procedere ad una revisione, e ricevette risposte largamente affermative, che non
si sono però tradotte in decisioni legislative fino alla decisiva pronuncia della
Consulta che con la sentenza n. 1 del
2014 ha annullato alcune fondamentali
disposizioni della legge elettorale rimasta
vigente. E' quanto si legge in una nota
del Quirinale dove viene sottolineato
inoltre che "essendosi finalmente messo
in moto alla Camera dei Deputati un iter
di revisione di detta legge, il Presidente
della Repubblica non può che auspicarne
la conclusione positiva su basi di adeguato consenso parlamentare, non avendo altro ruolo da svolgere che quello
della promulgazione - previo attento esame - del testo definitivamente approvato
dalle Camere".
Una suora bacchetta l’Ue:
‘Basta attaccare
le fondazioni bancarie’
asta con queste "prediche
della domenica" contro le
fondazioni bancarie italiane.
Perché, se anche qualcuna tra
queste fondazioni si fosse resa
protagonista di qualche operazione che non andava fatta, il sistema è sano e le critiche della
Commissione europea "non sono
applicabili a tutti gli enti".
La replica durissima al rapporto
sugli squilibri macro-economici
dell'Unione Europea, che ha definito l'influenza delle fondazioni
sul sistema bancario "persistente
e opaca", arriva addirittura da
una religiosa, anche se abbastanza speciale per il ruolo che
riveste, oltre all’abito con il velo.
Si tratta infatti di suor Giuliana
Galli, consigliere della Compagnia
di San Paolo, primo azionista di
Intesa Sanpaolo, che si dice "indignata" per questo richiamo.
"L'agire della Compagnia - dice
B
all'Adnkronos suor Giuliana - è
del tutto trasparente. Il presidente
e i membri del comitato di gestione, dall'inizio della crisi, si
sono tagliati oltre il 20% degli
emolumenti legati al loro ruolo.
E per me - continua - questo
vuol dire molto". Da membro del
consiglio generale della Compagnia, Galli definisce la gestione
della fondazione "sempre attenta
e oculata", così come quella della
Fondazione Cassa di Risparmio
di Torino. Anzi, "ci sarebbe solo
da allargare la coperta".
Suor Giuliana ricorda che spesso
le Fondazioni sono "impegnate
in politiche sociali che gli enti
pubblici, come i Comuni e le
Regioni non riescono più a fare”.
Per questo, anche se “le altre
non le conosco, non possono
che continuare a difendere la
Compagnia di San Paolo”.
I.T.
IL LEADER UFFICIALIZZA LE ESPULSIONI “IRREVOCABILI” DEI PARLAMENTARI CHE SI ERANO DIMESSI PER SOLIDARIETÀ AI COLLEGHI DEFENESTRATI
Il regime di Grillo: cacciati 13 senatori in un anno
Altri 5 pronti alla fuga. “Sei un bugiardo, rimarrai solo” – Busta con proiettili per Orellana e Battista
di Federico Colosimo
e rimarranno solamente due. Beppe Grillo e
il suo braccio sinistro, Gianroberto Casaleggio.
I cinque senatori dimissionari sono fuori dal
Movimento 5 stelle. E adesso siamo arrivati a
quota 13. Come da abitudini, ieri mattina il Guru,
direttamente dal suo amatissimo blog, ha comunicato
al popolo del web le espulsioni “irrevocabili” di
Alessandra Bencini, Monica Casaletto, Maurizio
Romani, Maria Mussini e Laura Bignami. “Si sono
isolati – sentenzia il leader – e non possono continuare ad essere nostri rappresentati ufficiali nelle
istituzioni”.
N
Ormai è diventata una regola non scritta. Chiunque
osa solo permettersi di criticare il capo supremo
viene cacciato. I parlamentari silurati sono stati
giudicati “colpevoli” di essersi schierati al fianco
dei colleghi defenestrati: Luis Alberto Orellana,
Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo
Battista, che ieri mattina si è divertito a pungolare
il “Caro leader” su twitter: “Highlander! Resterete
tu e Roberto (Casaleggio, ndr). Ottima prova di
democrazia”. Il senatore è tornato poi a ipotizzare
la nascita di un nuovo gruppo a Palazzo Madama:
“Il desiderio – ha spiegato – è quello, ma adesso i
numeri non ci sono. Se ne andranno via tutti i migliori, è questione di tempo. Perché Grillo è un bu-
giardo”. Neanche il tempo di “cinguettare”, che
dal centro di smistamento di Roserio, in provincia
di Milano, arrivava la notizia di una busta (indirizzata
al Parlamento) con proiettili intercettata e destinata
proprio al dissidente e al suo collega Orellana.
“Non ha la cultura del dissenso – rincara la dose
Bocchino – e questo è il problema principale. Noi
ancora non abbiamo capito perché siamo stati
cacciati”. A prendersi gioco dell’ex comico genovese,
poi, anche Campanella: “Alla fine – il commento
sarcastico – avrà difficoltà ad organizzare anche
una partita di briscola”.
“Solo due parole: no comment”, è la replica di Romani. “Siete stati accontentati”, ribatte il responsabile
della comunicazione Claudio Messora. Ironico, invece, Walter Rizzetto, eletto alla Camera, che nei
giorni scorsi aveva criticato duramente le cacciate
dei dissidenti: “Espulsioni 2.0”, scrive sempre su
twitter il deputato friulano.
Grillo ha toccato quota 13. In un anno i Cinque
Stelle hanno infatti perso altrettanti senatori. Il
primo espulso (per colpa della partecipazione al
programma di Barbara D’Urso) fu Marino Mastrangeli. Poi è stato il turno – in tempi diversi –
di Fabiola Antinori, Paola De Pin e Adele Gambaro.
E adesso una domanda sorge spontanea: chi
saranno i prossimi? E i rumors insistono: “Altri
5 sono pronti a mollarlo”.
LUPI SULLA VICENDA ALITALIA-ETIHAD
Aeroplani e aiuti di stato,
per i tedeschi non valgono
orna d’attualità la vicenda Alitalia, con il previsto – e sempre
più probabile – ingresso degli
arabi di Etihad nella compagnia di
bandiera italiana.
"L'Europa deve impedire che gli
interessi di una compagnia di bandiera come Lufthansa possano pensare di bloccare il libero mercato e
la possibilità per l'Italia di rilanciare
il proprio trasporto aereo, la propria
compagnia di bandiera con un accordo con Etihad ". Così il ministro
delle infrastrutture, Maurizio Lupi
che a margine della visita al cantiere
della Torino-Lione in Valsusa interpellato sul richiamo fatto mercoledì
scorso dalla Unione Europea all'Ita-
T
lia. Lupi ha aggiunto: "L'Europa è
stata severa nei confronti dell'Italia
e l'Italia lo sarà nei confronti dell'Europa. Non permetteremo alla
Ue di violare le regole del mercato
laddove Lufthansa si sta opponendo
con un insignificante ricorso. Mi
auguro che ci sia lo stesso rigore e
lo stesso severo richiamo a Lufthansa
perché non si capisce la ragione
per cui Etihad che ha lo stesso
nome ed è la stessa compagnia
quando compra una compagnia tedesca come Air Berlin non fa aiuti
di stato, quando invece sta dialogando con Alitalia li fa. Questo - ha
concluso il ministrro Lupi - è inaccettabile e inconcepibile".
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Venerdì 7 marzo 2014
Attualità
SI CHIAMA “UPB” E AVRÀ ALMENO 30 DIPENDENTI. IL PRESIDENTE PERCEPIRÀ UNO STIPENDIO DA 300MILA EURO A STAGIONE
Un’altra authority, da 6 milioni l’anno
Per la poltronissima in corsa De Joanna, Pisauro e Buti, tutti vicinissimi ai poteri forti della sinistra
di Federico Colosimo
cco a voi l’ennesima, inutile authority. Un frutto avvelenato di quell’Unione
Europea, guidata di fatto
da Angela Merkel, che
non manca mai di chiedere risparmi
di spesa all’Italia. Si chiama “Upb”,
acronimo che sta per Ufficio parlamentare di bilancio, ed è figlio della
legge 243 del 24 dicembre 2012,
che gli attribuisce “compiti di analisi
e verifica degli andamenti di finanza
pubblica e di valutazione delle regole di bilancio”. La macchina è
già in moto. E potrebbe costare al
nostro paese fino a 6 milioni di euro
l’anno. Ma i componenti del nuovo
organismo non sono ancora stati individuati. L’apparato – lo dice la
legge – funzionerà con 3 membri,
tra cui un presidente. Questi saranno
nominati d’intesa dalla seconda e
dalla terza carica dello Stato, quindi
da Pietro Grasso e Laura Boldrini,
nell’ambito di un elenco di 10 sog-
E
Giuseppe Pisauro e Marco Buti
getti indicati dalle commissioni bilancio di ciascuna Camera, a maggioranza dei due terzi dei rispettivi
componenti. Dettaglio di non poco
conto è rappresentato dagli stipendi.
Le legge, in tal senso, prevede che
al presidente Upb spetterà un trat-
tamento economico pari a quello
del presidente dell’Antitrust, ovvero
301 mila euro. Ai due componenti,
invece, toccherà “accontentarsi”
dell’80% dell’emolumento del loro
“capo”, e quindi di 241 mila euro.
Insomma, sul piatto ci sono argo-
menti che rendono l’organismo non
poco appetibile. Al Comitato (16
deputati e altrettanti senatori) – riunitosi per la prima volta mercoledì
scorso – sono pervenuti ben 104
curricula e 59 contenevano i requisiti
giusti. I candidati devono avere almeno 12 anni di esperienza professionale con posizioni di responsabilità in istituzioni pubbliche o
private, nazionali o internazionali,
nel campo dell’analisi macroeconomica e di finanza pubblica. Inoltre
non possono ricoprire cariche politiche né essere parlamentare oppure avere incarichi di governo o
di vertice in società partecipate. E
questa è l’unica notizia positiva.
Tra coloro che si stanno muovendo
per riuscire a strappare un posto
in paradiso, Paolo De Ioanna, consigliere di Stato molto vicino al Pd
e già capogabinetto al ministero
del Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi prima e Tommaso Padoa-Schioppa poi. E ancora: Giuseppe Pisauro,
economista dell’ex titolare del di-
castero delle Finanze Vincenzo Visco (sempre Pd). Tra gli aspiranti
ci sono poi Mario Canzio, ex Ragioniere generale dello Stato e
Marco Buti, alto funzionario della
Commissione europea, che può
vantare la sponsorizzazione di Romano Prodi. Tutti manager graditi
ai poteri forti, ma soprattutto, alla
sinistra italiana.
I costi. Naturalmente il presidente
e gli atri due membri potranno contare su una vastissima rete di collaboratori. La legge prevede 6 milioni
di euro l’anno dal 2014, divisi in 3
milioni di contributo per ciascuna
Camera. In tutto la struttura avrà
almeno 30 dipendenti, destinati a
salire a 40 dopo pochi mesi. Il
tempo di fare il rodaggio alla macchina e poi ci sarà posto per tutti.
E adesso la palla passa al Comitato,
che si riunirà nuovamente tra una
settimana per individuare “i 10 profili”. La caratteristica fondamentale
è essere di sinistra. Fortissimamente
di sinistra.
TRA CHI CERCA RIFUGIO IN TICINO, UNO SU QUATTRO È UN NOSTRO CONNAZIONALE
Italiani all’assalto della Lampedusa svizzera
Il responsabile di Casa Astra: “All’inizio della crisi arrivavano gli stranieri, poi la situazione è cambiata…
di Robert Vignola
asa Astra nasce come centro di accoglienza per chi ha problemi di varia
natura e si trova senza un tetto. Un aiuto
sociale, concreto, al quale ci si rivolge per un
massimo di tre mesi.
La sua particolarità però è duplice: si è riempita
di stranieri. E questi stranieri sono italiani. Già,
perché Casa Astra è situata a Ligornetto, e Ligornetto è un comune del Canton Ticino, Svizzera. E sta diventando una specie di Lampedusa
di Svizzera. Certo, i numeri della pressione
degli immigrati sulla Confederazione sono
completamente diversi da quelli che subisce
l’Italia, però spulciando tra di essi si ha l’imbarazzante realtà di un Paese che è tornato
indietro di cinquant’anni, al secondo dopoguerra, quando si lasciava lo Stivale per cercar
fortuna nelle miniere del Belgio.
C
Quello che accade è stato spiegato da Donato
Di Blasi, responsabile della struttura, a Radiotelevisione Svizzera Italiana: “Molti vengono
dicendo che hanno un colloquio di lavoro…
poi magari è semplicemente la visita presso
un’agenzia interinale o altro. Al minimo accenno
di possibilità lavorativa partono e arrivano
qui, senza alcun tipo di garanzia”. I responsabili
della casa di accoglienza a questo punto spiegano loro che la realtà è diversa e l’impiego
non è dietro l’angolo, neanche nel paradiso
occupazionale, o estremo rifugio, che il Paese
transalpino ancora rappresenta nell’immaginario collettivo. Così si trovano a fronteggiare
addirittura telefonate di italiani che, in qualche
maniera, cercano addirittura di “prenotarsi”.
Cosa impossibile, ovviamente. “Un po’ il miraggio di trovare il posto di lavoro qui c’è. Riceviamo telefonate addirittura dalla Sicilia, ma
anche da Milano”.
Le statistiche la dicono lunga,
gli italiani alla fame bussano
alla porta dei loro vicini, i
loro barconi sono le auto di
proprietà. Nell’ultimo anno
Casa Astra ha ospitato una
ventina di nostri connazionali,
su 80 presenze totali. Il 25%,
insomma. Il fenomeno è cominciato quattro anni fa, con
l’inizio della crisi. “I primi ad
arrivare –spiega Di Blasi –
sono stati stranieri residenti
in Italia, con permesso di
soggiorno, che sono molto probabilmente i
primi ad aver perso il lavoro. Poi, piano piano,
hanno iniziato ad arrivare italiani veri e propri.
E non solo cercavano lavoro, ma avevano anche
perso l’appartamento, con magari la moglie e
i figli collocati dai genitori, per il momento”.
Un dramma che avviene nel silenzio. Mentre
l’Unione Europea punisce gli svizzeri per
l’esito del loro referendum e impone agli
italiani di accogliere a Lampedusa. No, così
non va. Prima o poi qualcuno dovrà pur accorgersene.
NUOVA CLASSIFICA DEI MIGLIORI ATENEI MONDIALI PER IL WORLD REPUTATION RANKINGS
Usa e Regno Unito: la qualità accademica è qui
L’Italia resta indietro rispetto ai “super college” inglesi e americani
di Francesca Ceccarelli
na nuova edizione del “World
Reputation Rankings di Times
Higher Education”, una delle
più note classifiche delle migliori
università mondiali,e nuove promozioni: riconsegnato il podio a
Usa e Regno Unito per il primato
nella qualità accademica.
La top 10 è infatti dominata dai
supercollege nordamericani (Harvard, Mit, Stanford, Berkeley, Princeton, Yale, California Institute of
Technology, Ucla) e inglesi (Oxford
e Cambridge), mentre risultano
assenti i poli italiani dalle 100 posizioni totali.
U
Gli atenei del Belpaese infatti già
in ombra per finanziamenti e rilevanza internazionale, perdono valore anche tra i più di 10.500 giudizi
accademici raccolti tra studiosi di
tutto il mondo nel 2013.
Dunque Harvard al primo posto:
rispetto al suo risultato, preso a
modello con base 100, seguono
Mit di Boston (90,4), Stanford University (74,9), Cambridge (74,3),
Oxford (67,8), Berkeley (63,1), Princeton (35,7),Yale (30,9), California
Insitute of Technology (29,2), Ucla
(28,8). "Solo" 11esima Tokyo (27,7),
nell'edizione dello scorso anno
unica istituzione non nordamericana o britannica tra le prime 10.
L'università italiana resta fuori dalla
classifica, in una graduatoria che
confina Humbdolt-Universitat di
Berlino e Sorbona di Parigi tra la
71esima e l'80esima posizione. I
punteggi esatti dalla 50esima posizione in giù non sono disponibile,
perché – a detta di Reuteurs – lo
scarto è "troppo ristretto" per essere evidenziato.
Una classifica presentata oggi a
Tokyo, nell’ambito di una due giorni sul “management reputation”
nell'istruzione superiore. L'indice
sull'eccellenza accademica è una
graduatoria che si basa esclusivamente su “opinioni oggettive –
anche se opinioni di riconosciuti
e apprezzati accademici”.
La top 100 del 2014 è il risultato di
10.536 responsi e questionari, somministrati in un totale di 133 paesi:
gli intervistati devono indicare i 15
atenei che giudicano migliori in
base alla propria esperienza.
4
Venerdì 7 marzo 2014
Attualità
I N C H I E S TA S U L L’ I LV A D I TA R A N T O : F I O C C A N O S U A Z I E N D A E P O L I T I C A L E R I C H I E S T E D I R I N V I O A G I U D I Z I O
“Processatelo”: Vendola non ride più
Il leader di Sel è accusato di concussione aggravata: nell’occhio del ciclone altre 50 persone
di Robert Vignola
er carità, è in buona compagnia. In
tutto, quelli per cui
è stato chiesto il
processo sono
cinquanta persone. Roba
che per portarli a Palazzo
di Giustizia servirebbe un
bus, di quelli che organizzavano i sindacati per andare a Roma a protestare
contro il Governo, quando
il Governo non era di sinistra. Però quel nome spicca,
l’occhio ci s’incastra come
un pezzo di metallo su un
magnete. E ci resta attaccato.
Insomma, su Nichi Vendola,
governatore della Puglia e
lìder maximo di Sinistra Ecologia e Libertà, pende una
richiesta di rinvio a giudizio.
L’accusa è concussione aggravata, una di quelle che
sarebbero valse, fino a qualche giorno fa, l’immediata
ed indignata richiesta di dimissioni nei confronti di qualunque amministratore vi fosse incappato. Certamente in questo caso le verginelle di quel
versante politico rimarranno zitte. Tant’è. A
Vendola, la Procura contesta il fatto che a
fronte di una relazione dell'Arpa del 2009 che
aveva evidenziato "valori estremamente elevati
di benzoapirene" e quindi "l’esigenza di procedere ad una riduzione e rimodulazione del
ciclo produttivo del siderurgico di Taranto", lo
stesso governatore si è invece mosso per
"ammorbidire la posizione di Arpa Puglia nei
confronti delle emissioni nocive prodotte dall’impianto siderurgico dell’Ilva e a dare quindi
L’informazione
che non fa sconti
e non si blocca
P
di Francesco Storace
on sono abituato a gioire per le
disavventure giudiziarie di avversari politici, ma praticamente
in contemporanea ho appreso della richiesta di rinvio a giudizio per Vendola
sui fatti dell'Ilva e ho ricevuto la querela
intentata dal governatore della Puglia
per le intercettazioni che pubblicammo
sul Giornale d'Italia proprio sulla stessa
vicenda.
Gli auguro di non finire sotto processo;
eviti lui di chiedere di condannare chi
ha scritto dei suoi problemi con la giustizia. Il Giornale d'Italia non si ferma.
Ma è davvero inelegante tentare di
bloccare l'informazione. Così facendo,
Vendola non è Gentile.
N
utilità a quest’ultima, consistente nella possibilità
di proseguire l’attività produttiva ai massimi
livelli, senza perciò dover subire le auspicate
riduzioni o rimodulazioni".
Si diceva che Vendola è in buona compagnia.
Del sindaco di Taranto, Ezio Stefano, ad esempio, che proprio al governatore pugliese è
politicamente vicino, la Procura contesta l'omissione di atti d’ufficio perché "nello svolgimento
delle sue funzioni, avendo piena conoscenza
delle criticità ambientali relative allo stabilimento
Ilva di Taranto, tanto da presentare il 24 maggio
2010 denuncia presso la locale Procura della
Repubblica, evidenziando un’allarmante situazione connessa alla produzione dello stabilimento, ometteva di adottare provvedimento
contingibile ed urgente al fine di prevenire e
di eliminare i gravi pericoli, procurando così
intenzionalmente alla famiglia Riva e alla società
Ilva un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità".
E poi altri politici: l’ex presidente della Provincia
Gianni Florido (Pd), il suo assessore all’ambiente Michele Conserva, l'attuale assessore
regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, eletto
nelle file di Idv, il deputato di Sel, Nicola Frato-
ianni, all’epoca dei fatti assessore regionale, il
consigliere regionale del Pd, Donato Pentassuglia, attuale presidente della commissione
Ambiente, e diversi tra ex e attuali dirigenti
regionali, tra cui il capo di gabinetto di Vendola,
Davide Pellegrino (favoreggiamento). Oltre,
va da sé, ai vertici dell’azienda Ilva, con Emilio,
Fabio e Giovanni Riva in prima fila (disastro
ambientale).
Basterà partecipare a qualche pranzo domenicale per schivare gli schizzi di fango? Chissà
se al presidente Vendola viene ancora voglia
di ridere…
DALLE DUE ISOLE MAGGIORI UN BARLUME DI SPERANZA PER LA EX FIAT MA ANCHE L’ALLARME DELLA CARITAS
Termini, spiraglio per ripartire La Sardegna ha fame
di Igor Traboni
di Francesca Ceccarelli
i riapre uno spiraglio per
le migliaia di lavoratori
(tra diretti e indotti) della
Fiat di Termini Imerese, chiuso
dal 2010 e con gli ammortizzatori sociali in scadenza, dopo
che tutti i vari tentativi di riconversione sono andati a vuoto, visto anche il poco interesse
dei governi Monti e Letta attorno al dramma siciliano.
Oggi a Roma si terrà un incontro tra l’assessore alle Attività produttive della Regione
siciliana, Linda Vancheri e il
sottosegretario allo Sviluppo
economico Claudio De Vincenti, per parlare dell’Accordo
di programma quadro su Termini Imerese. Sul tavolo per la
reindustrializzazione di Termini
Imerese “ci sono diverse proposte” - ha detto l’assessore
Vancheri - Un paio sono quelle
più concrete secondo noi e puntano sullo sviluppo delle green
energy”.
Proposte che portano direttamente in Oriente e che hanno i
nomi altisonanti di Nissan e Mitsubishi, con la seconda azienda
particolarmente interessata. Il
progetto, che è stato già illustrato
nelle settimane scorse alla Re-
n Sardegna è vera emergenza alimentare: a dirlo
la Caritas che, giorno dopo
giorno, nei centri d’ascolto
registrano che quattro richieste di aiuto su dieci, ben il
47,7%, sono di viveri.
Così le dieci Caritas sarde
producono 440mila pasti caldi
all’anno a cui vanno sommati
altrettanti pacchi viveri: stime
che la Caritas comincia a coprire con difficoltà, acquistando nei supermarket quel che
non arriva dalle donazioni o
dall’Unione europea che da
quest’anno non erogherà più
gli aiuti agli indigenti. “Per
fortuna c’è il senso civico dei
cittadini”, commenta il direttore
regionale, don Marco Lai, spiegando il modus operandi della
regione di fronte alla crisi.
Ma nel caos c’è una straordinaria
solidarietà degli italiani: nella
diocesi di Tempio-Ampurias,
dopo l’alluvione di novembre,
è stato raccolto un milione di
euro che andranno ad aiutare
gli sfollati di Olbia. Intanto, a livello regionale, è scattata l’iniziativa "Tutti con la Caritas",
ideata da Media Tris: si tratta di
aiuti alimentari fai-da-te. Anche
S
I
gione Sicilia, si chiama “SiciliaNaturalmente”, prevede la costruzione di vetture elettriche di
nuova generazione nell’ex stabilimento della Fiat e lo sfruttamento delle opportunità legate
alle energie rinnovabili con la
costruzione di un centro ricerche
e possibili partnership con la
Stm di Catania
Il progetto prevederebbe investimenti per circa 900 milioni e
il totale riassorbimento della
forza lavoro dello stabilimento
e dell’indotto ex Fiat. “Nessun
eccesso di ottimismo”, ha detto
il presidente della commissione
regionale attività produttive, Bruno Marziano, “si vuole conoscere tutto nel dettaglio ma è
comunque una novità di rilievo”.
Insomma, la Regione Sicilia ha
qualche carta da giocare sulla
possibilità di rilanciare Termini
e l’economia dell’intera zona,
ma non può ancora una volta
farsi trovare impreparata, dopo
che altri progetti simili si sono
rivelati del tutto fallaci, così come
la ricerca e l’individuazione di
partner industriali disposti ad
investire nell’area ex Fiat
all’interno del terzo settore ci
si muove con accordi con l’industria agroalimentare attraverso
donazioni o convenzioni che
permettono di acquistare a prezzo di costo quel che è necessario. Al momento ad esempio
Asdomar (Gruppo Conserve)
ha donato 66mila scatolette di
tonno all’olio d’oliva e Alb spa
ha fatto lo stesso con 33mila
bottiglie di acqua Smeraldina
da 1,5 litri.
Questo genere di operazione
oltre a dare un contributo con
prodotti d’eccellenza del terri-
torio, non produce profitto ma
da comunque impulso all’attività
industriale e generando occupazione.
La Chiesa ancora in prima fila
per aiutare i sardi: raccolti 2,4
milioni di euro che saranno distribuiti tra le diocesi colpite.
Commenta suor Luigia Leoni,
direttrice della Caritas diocesana: “Abbiamo fatto l’esperienza della sofferenza e questo
ci ha cambiati tutti. L’alluvione
ha mostrato il volto bello della
Gallura, aiutandola a scoprire
i valori che contano”.
5
Venerdì 7 marzo 2014
Esteri
REFERENDUM PER L’ANNESSIONE ALLA RUSSIA IL 16 MARZO; POLEMICHE SUI CECCHINI DOPO LA TELEFONATA CHOC DI PAET
Ucraina, tensione ancora altissima
Gli Usa impongono restrizioni anche ai cittadini della Crimea – Piano di aiuti dell’Unione Europea
di Emma Moriconi
n incontro alla Farnesina
per tentare un dialogo: è
quanto è avvenuto nella
giornata di ieri tra Russia
e Usa. Il ministro degli
Esteri russo Lavrov e il segretario
di Stato John Kerry, giunti nella Capitale per la conferenza internazionale sulla Libia, si sono incontrati a
Roma in un faccia a faccia ancora
ad alta tensione.
Intanto è stato annunciato dal vicepremier filorusso Temirgaliev per il
16 marzo il referendum per l’annessione della penisola alla Russia:
il parlamento locale ha votato all’unanimità per la secessione. Sono
stati emessi dal tribunale distrettuale
Shevchenko di Kiev, su richiesta
della procura generale, mandati d’arresto per il premier Aksionov e per
il presidente del parlamento della
Crimea Kostantinov, indagati in base
all’art. 109 del codice penale che
prevede fino a 10 anni di reclusione
per azioni volte a cambiare il regime
costituzionale. La spinta secessionista
in Crimea insomma assume forza,
U
mentre lo scenario è spaccato tra le
due opzioni tra cui dovranno scegliere i cittadini il prossimo 16 marzo:
annettersi a Mosca o restare parte
integrante dell’Ucraina. Referendum
che divide e che viene ritenuto ‘illegittimo’ dal premier ucraino Iatseniuk.
E mentre gli USA impongono restrizioni sui visti ai cittadini di Russia e
Crimea che ‘minacciano la sovranità
e l’integrità territoriale dell’Ucraina’,
l’Ue vara un piano di aiuti: 11 miliardi
di euro in due anni per l’Ucraina. Di
ciò si è occupato il Consiglio straordinario dei 28 capi di Stato e di
governo dell’Ue, a cui ha partecipato
anche il premier Renzi. Soldi che
vanno a pareggiare le somme promesse dalla Russia e che vedono
protagoniste la Banca europea per
gli investimenti e la Banca europea
per la Ricostruzione e lo Sviluppo.
Arseni Iatseniuk si è detto pronto a
firmare l’accordo di associazione
con la Ue, precisando: ‘siamo in situazione economica disperata’.
Il nuovo premier della Crimea Aksyonov ha diffuso la notizia secondo
cui le forze filorusse controllano tutti
SI ERA RIFUGIATO IN NIGER
Uno dei figli di Gheddafi
estradato in Libia
I
l terzo figlio di Muammar Gheddafi, Saadi, è
arrivato ieri mattina in
Libia dopo esser stato consegnato alle autorità di Tripoli dal Niger, dove si trovava prigioniero.
«Saadi Gheddafi è stato
consegnato al governo libico il sei marzo, è arrivato
in Libia ed è nelle mani
della polizia giudiziaria»,
afferma il governo libico
in una dichiarazione scritta
ringraziando il Niger.
Saadi Gheddafi, durante la
rivolta del 2011 che portò
al rovesciamento del regime del raiss, era fuggito
attraverso il deserto del
Sahara e, a settembre, si
era rifugiato proprio in Niger. Una volta arrestato, le
immagini del terzogenito
di Gheddafi avevano fatto
il giro del mondo, in particolare quella della scena
in cui viene ‘rapato’ a zero
e umiliato in carcere.
Il terzogenito di Gheddafi,
che era il comandante delle Forze Speciali libiche, è
arrivato in aereo all’aeroporto internazionale di Matiga, a Tripoli, ed è stato
subito portato in carcere,
tra ingenti misure di sicurezza.
gli accessi alla penisola. Nel frattempo, secondo fonti diplomatiche
occidentali, uomini armati hanno
bloccato 40 osservatori dell’Osce
impedendone l’ingresso in Crimea.
Da Berlino Angela Merkel ha parlato
con Vladimir Putin – secondo quanto
ha reso noto il Cremlino - di ‘normalizzazione’ della situazione e di
‘scenari di cooperazione internazionale’.
Piuttosto, in uno scenario così complesso arriva anche il congelamento
dei beni del presidente ucraino de-
stituito Yanukovic e di altri 17 esponenti del suo governo da parte dell’Unione Europea. L’ipotesi è di appropriazione indebita di fondi pubblici.
Nella mattinata di ieri la polizia ucraina ha arrestato Pavel Gubarev, autoproclamato governatore di Donetsk, e qualche decina di manifestanti filo-russi che avevano preso il
controllo della sede del governo regionale issando sull’ingresso la bandiera russa, che è stata rapidamente
sostituita da quella ucraina ripristinata
dalla polizia.
Un braccio di ferro, quello tra Putin
e Obama, che sembra destinato ad
inasprirsi. Il presidente Usa, in un
colloquio telefonico con il primo ministro britannico Cameron, ha parlato
di preoccupazione per la ‘chiara
violazione della sovranità dell’Ucraina
da parte della Russia’, discutendo
degli aiuti da fornire al governo di
Kiev in attesa delle elezioni del prossimo maggio.
In questo clima avvelenato, una telefonata tra il ministro degli Esteri
estone Paet e il commissario Ue agli
Affari Esteri Ashton dello scorso 25
febbraio, pubblicata da Russia Today,
fa emergere una questione: i cecchini
che nei giorni scorsi hanno sparso
piombo in piazza Maidan sembra
che non siano stati ingaggiati da Yanukovych. ‘Tanto tra le persone quanto tra i manifestanti ci sono stati
morti uccisi dai cecchini. Gli stessi
cecchini uccidevano persone su entrambi i fronti’ avrebbe detto Paet al
telefono, aggiungendo: ‘c’è l’impressione sempre più forte che dietro i
cecchini non ci sia Yanukovych ma
qualcuno della nuova coalizione’.
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6
Venerdì 7 marzo 2014
Storia
FASCISTA E LETTERATO, ABILE TRADUTTORE, È PERSONA DI CUI IL DUCE SI FIDA CIECAMENTE: FIDUCIA CHE LUI NON TRADIRÀ
Chiavolini, il depositario di memorie mai diffuse
Segretario particolare di Mussolini dal 1921 al 1934, mai metterà nero su bianco le numerosissime informazioni di cui è custode
di Emma Moriconi
l segretario particolare di
Benito Mussolini più conosciuto tra quelli che affiancano il Duce nel corso del
Ventennio Fascista è il milanese Alessandro Chiavolini, classe
1889. Nel corso della sua vita, mentre frequenta prima il liceo classico
e poi la facoltà di giurisprudenza,
scrive raccolte di fiabe. Dopo la
laurea si dedica al giornalismo: è
redattore de La Lombardia, poi direttore de L’Oceano e collaboratore
di L’Attualità. È il 1914 quando fa il
suo ingresso come cronista al neonato Popolo d’Italia ed è tra i primi
redattori ad arruolarsi volontario
allo scoppio della Grande Guerra.
Appassionato di letteratura, in questi
anni scrive alcune commedie ed
un romanzo che poi rimane incompiuto. Chiavolini è anche un bravo
traduttore: è sua la versione italiana,
per esempio, dei due libri della
giungla di Kipling. Anche su L’Ardita,
la rivista mensile del Popolo d’Italia,
la penna di Chiavolini trova il suo
spazio con pezzi di viaggio e commenti culturali. Quando il 18 novembre 1919 Benito Mussolini viene
arrestato, i redattori de Il Popolo
d’Italia firmano una protesta che
pubblicano sul quotidiano come
atto di solidarietà nei confronti del
loro capo. La firma di Alessandro
Chiavolini non figura, stranamente,
tra queste. Le fonti raccontano di
una sua dichiarazione circa il suo
I
1925 - Alessandro Chiavolini (a sinistra) con Gabriele D’Annunzio e Benito Mussolini
non sentirsi un fascista: come tale,
non si sente legato a ‘nessun vincolo
di solidarietà con il suo direttore’.
Così Chiavolini si dimette, ma viene
richiamato da Arnaldo Mussolini,
fratello di Benito, al quale il futuro
Duce consegnerà la direzione del
quotidiano all’indomani della Marcia
su Roma e dunque della presa del
potere. Forse è proprio lo scarso
coinvolgimento in ambito politico
di Chiavolini che determina Mussolini a sceglierlo come proprio
segretario particolare nel 1921. Ed
è ancora Chiavolini a tenere con-
servato il proclama per la Marcia
su Roma. Gli è stato affidato da Benito in persona e lo custodisce in
una cassetta della Sala Stampa di
Milano. Proclama che viene diramato dai Quadrumviri il 27 ottobre
a Perugia e comincia con il famoso
‘Fascisti di tutta Italia! L’ora della
battaglia decisiva è suonata’.
Chiavolini è uomo mite e corretto,
che resta al fianco del Duce come
segretario particolare fino al 1934,
curando ogni contatto di Mussolini,
ogni incontro, divenendo depositario di memorie preziosissime
che, però, forse in omaggio a quella
riservatezza che sempre lo contraddistingue nel corso della sua
vita, non mette mai nero su bianco.
L’ufficio di segreteria viene diviso
da Chiavolini in due sezioni: Viminale sezione del riservato e degli
affari personali e Viminale sezione
degli affari generali. Si formano
proprio grazie al progetto elaborato
da Chiavolini per realizzare una
realtà relativa a ‘tutto ciò che interessa o può interessare Sua Eccellenza nello svolgimento della
sua attività presente e futura, cioè
costituisce una cosa realmente ed
esclusivamente sua … diretta esecutrice della volontà del Duce e
gelosa custode delle sue varie manifestazioni’. Gelosa custode: e infatti neppure non una parola viene
messa per iscritto su nulla e nessuno da Chiavolini. Mai. Il segretario particolare del Duce fa istituire, nel 1927, tre archivi, Viminale,
Guerra e Marina, oltre ad un archivio riservato. Nel 1929 ristruttura
l’apparato concependo una serie
di uffici. Nel ‘34 è sostituito da Sebastiani, già suo collaboratore. Viene inserito per breve tempo nel
Gran Consiglio, diviene luogotenente generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
e nel frattempo si dedica alla bonifica delle sue terre desertiche
in Tripolitania, opera in cui dà il
meglio in termini di impegno. In
quelle terre Mussolini, in visita nel
‘37, assisterà alla messa in funzione
della rete idrica costruita da Chiavolini. Quel pezzo di deserto in
breve diventa terra coltivata a foraggi per il bestiame, alberi da
frutto, ulivi e palme.
Nel ‘39 è nominato ministro di Stato
e negli anni successivi è consigliere
di amministrazione in diverse società. Fino al ‘45, quando viene arrestato, poi processato e condannato a 14 anni per aver collaborato
con il Fascismo. Rimesso in libertà
nel 1946 grazie all’amnistia, è poi
prosciolto con formula piena.
[email protected]
7
Venerdì 7 marzo 2014
Da Roma
DAL PROSSIMO GIUGNO I DIRIGENTI RINUNCERANNO AL 5-10% DEI LORO EMOLUMENTI
Ama, i “taglietti” non convincono
L’assessore all’Ambiente Marino: “Percorso di efficienza”. Ma i dipendenti comunali
zittiscono la giunta di centrosinistra: “Ci sentiamo tartassati e trattati male, come dei fannulloni”
di Giuseppe Sarra
ove sta la morale? La povertà
dilaga e gli amministratori –
una volta stanati sui loro lauti
compensi – convertono il ‘mea
culpa’ con taglietti del 5 massimo 10%. Fa ancora più rabbia quando
tutto ciò avviene nella capitale d’Italia.
Altro che esempio per le altre città.
Nelle municipalizzate di Roma dunque
– da Atac ad Acea, passando per Ama –
c’è chi guadagna di più del presidente
degli Stati Uniti d’America a dispetto di
un debito di bilancio che ammonta a
quasi 9 miliardi di euro. Una somma abnorme. Mentre la Cgia di Mestre denuncia l’ingente carico fiscale di cui
sono vittima gli italiani – 200% in più in
appena sedici anni, che proietta Roma
nei primi posti della lista nera delle
città più vessatorie della penisola – da
Ama (Azienda municipale ambiente)
arriva un bagno di umiltà. Si fa per dire. Il presidente della spa, Daniele Fortini, e la rappresentanza sindacale, dopo un’attenta e approfondita discussione, hanno rivisto le retribuzioni
dei dirigenti. Riduzione del 10% sui compensi
superiori a 148mila euro; del 5%, invece, su
quelli compresi tra 148mila e 104mila euro.
Per carità, un gesto d’apprezzare. Ma i romani
si sarebbero aspettati qualcosa “deppiù”. I
tagli, però, scatteranno a partire dal prossimo
mese di giugno. Un risparmio che si aggira
tra i 15mila e i 20mila euro.
Un provvedimento che Ama sbandiera ai quat-
D
tro venti. “Ringrazio i dirigenti e la loro rappresentanza sindacale in Ama – osserva il presidente Fortini - per la sollecitudine con cui
hanno aderito a questa prima tappa di un percorso avviato nella direzione del contenimento
dei costi”. Poi, menziona pure il chirurgo genovese:“Si tratta di una decisione che risponde
alla sollecitazione espressa nei giorni scorsi
dal sindaco Ignazio Marino”. E riavvolge il
nastro: “Reputo che, in un momento di così
complessa congiuntura economica, sia un segnale importante – osserva Fortini - da parte
del management di una grande azienda pub-
blica come Ama,
che gestisce un
servizio nevralgico
per la capitale
d’Italia”. Gli fa eco
l’assessore all’Ambiente Estella Marino che definisce
i taglietti un “percorso di efficienza
e di contenimento
dei costi”. Di tutt’altro avviso i duecento dipendenti
comunali che ieri
hanno manifestato
in piazza Bocca
della Verità per
protestare contro i
tagli, il precariato
e la riduzione dei
servizi. A beccare
il sindaco Marino
e la sua maggioranza i dipendenti centrali e
municipali, quelli dell’Atac, le maestre degli
asili e i vigilantes della società ex Urbe. “Ci
sentiamo tartassati e trattati male, come dei
fannulloni”, spiegano. Nel mirino dei manifestanti, in particolare, l’assessore Alessandra
Cattoi colpevole – secondo i dipendenti – di
aver “ridotto gli orari di lavoro e di apertura
degli asili nido. Questo vuol dire – sottolineano
- sempre meno servizi e impossibilità per i
precari di essere assunti”.
Una routine. Le proteste, oramai, ai piedi del
Campidoglio sono all’ordine del giorno.
IL BLITZ DELLA MUNICIPALE
Chinatown
invade Roma
M
axioperazione della Polizia Municipale del gruppo sicurezza
sociale urbana, assieme all’Agenzia delle dogane e ai funzionari Arpa, contro
il fenomeno delle contraffazioni. A finire
nel mirino dei vigili urbani della capitale
146mila prodotti irregolari cinesi. Il blitz è
avvenuto alle prime luci dell’alba in un deposito di circa tremila metri quadrati in
zona Prenestina. Tra gli oggetti sequestrati
70mila prodotti di materiale elettrico, 70mila
articoli di cosmesi, 600 paia di scarpe e
5mila pantaloni contenenti una percentuale
di cromo di molto superiore ai limiti consentiti. Controllate, inoltre, 22 attività commerciali. L’operazione ha visto impegnate
50 unità di personale delle diverse amministrazioni. Cinque invece i soggetti deG.S
nunciati all’autorità giudiziaria.
DOPO UNA LUNGA BATTAGLIA CONSILIARE, IL CENTRODESTRA HA LA MEGLIO SULLA MAGGIORANZA (DIVISA) DI ZINGARETTI
Violenza donne: sinistra annuncia, Storace puntualizza
L’ex governatore: “Abbiamo impedito sciocche provocazioni che non c’entravano nulla con la legge”
stata approvata nella tarda serata di
mercoledì – grazie ai voti dell’opposizione – la legge di riordino sul
contrasto alla violenza sulle donne. Ventotto
i voti favorevoli, 6 quelli contrari e un
astenuto. Un via libera ‘sofferto’. La terza
seduta infatti è stata quella decisiva per
sbloccare le divergenze politiche. Duecento
gli emendamenti presentati dal centrodestra, 140 dei quali vedeva come prima
firmataria Olimpia Tarzia, capogruppo
della Lista Storace, che si è vista accogliere
le istanze sull’eliminazione della questione
È
sul “genere”, ottenendo in questo modo
una norma destinata a combattere solo
la violenza contro le donne e non la “violenza di genere”, che avrebbe coinvolto
anche la comunità lgbt; una variazione
del testo nella parte in cui si parlava di
violenza alle donne come atto condotto
esclusivamente dagli uomini. La Regione
Lazio, inoltre, potrà costituirsi parte civile
in tutti i processi celebrati nel Lazio. Non
solo: gli immobili regionali potranno
essere dati in uso a centri antiviolenza,
case rifugio e di semiautonomia. La Pisana
ha dato anche il via libera a un finanziamento di un milione di euro.
Mentre la sinistra corre ai ripari ricostruendo una verità distorta sui lavori
della Aula, a storcere il naso è Francesco
Storace che sulla sua pagina Facebook
racconta passo dopo passo quanto accaduto in Consiglio regionale.
“Il centrosinistra deve aver convinto Zingaretti di aver vinto chissà quale battaglia
alla Pisana. In realtà, la legge sulla violenza
contro le donne è stata approvata mercoledì
sera tardi col concorso decisivo del cen-
trodestra, visto che in aula erano rimasti
solo 23 consiglieri della maggioranza”,
punge il vicepresidente del Consiglio e
capogruppo de La Destra verso An che
puntualizza: “I voti che hanno determinato
la maggioranza assoluta alla Pisana sono
stati l’ovvia conseguenza di una battaglia
politica che è servita ad evitare la criminalizzazione del genere maschile. E anche
a impedire sciocche provocazioni che
non c’entravano nulla con la legge, come
quella dei grillini che si sono messi –
racconta l’ex governatore del Lazio - a
giocherellare con transessualità e omofobia. Non c’entravano nulla con la legge
e giustamente maggioranza e opposizione
hanno detto di no”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Olimpia
Tarzia: “I miei emendamenti hanno consentito di liberare la legge dalla malcelata
ideologia che surrettiziamente apriva al
mondo lgbt. Pur apprezzando gli sforzi
della maggioranza a venirmi incontro,
per arrivare ad una votazione condivisa
della legge – spiega ancora - al voto
finale mi sono astenuta perché sono stati
respinti due miei emendamenti tesi ad
inserire nel testo l’istigazione all’aborto e
la pratica dell’utero in affitto quali forme
di violenza. Scelta davvero poco comG.S
prensibile”.
DOPO SALVATORE, ABBANDONANO LA COMMISSIONE ANCHE IL PRESIDENTE CAPUANO E IL MEMBRO VATTALE, EMIGRATO IN REGIONE
Concorso vigili, ennesimo stop: è la terza volta
I 2.600 candidati non possono più attendere: ancora non si conoscono gli esiti della prova scritta
n altro rinvio. L’ennesimo. Non trovano
pace i 2.600 candidati al concorso per
300 istruttori di Polizia locale di Roma
Capitale. A far slittare di nuovo la prova
orale e conoscere l’esito degli scritti le dimissioni dell’ultimo presidente della commissione, Alberto Capuano, che vanno ad
aggiungersi a quelle di Costantino Salvatore,
presidente onorario del Consiglio di Stato,
al quale – il 23 dicembre scorso - era stata
affidata la guida dell’organismo. Un mese
dopo, la retromarcia. Ragioni personali, spiegarono Marino e compagni. Un ulteriore
rinvio scaturì dopo la sospensione cautelare
dell’originario organismo presieduto dall’allora comandante Angelo Giuliani, nominato dall’amministrazione Alemanno.
U
“Lascio per motivi personali”, ha spiegato
Capuano. Non il solo. A seguire l’ex presidente anche Attilio Vallante, fiduciario di
Nicola Zingaretti in Regione e membro della
commissione, per “motivi personali, nonché
sopravvenuti impegni istituzionali inconciliabili con il gravoso carico di lavoro richiesto
dall’incarico conferito”. Altre due grane
per la giunta capitolina, insomma. A placare
gli animi dei candidati, però, ci prova il mariniano di ferro, nonché vicesindaco, Luigi
Nieri, contestato anche dal suo stesso partito.
“E’ evidente che questa vicenda è molto
complessa”, esordisce il vendoliano che
poi fa la cosa che gli riesce meglio, buttarla
in caciara: “Stiamo facendo il nostro dovere
e riparando i danni fatti da chi ci ha preceduti
su queste vicende, e lo stiamo facendo con
la massima attenzione, nel rispetto di tutti”.
Rammarico, invece, è stato espresso dal
Comitato 22 procedure per la giustizia.
“Confidiamo che l’amministrazione capitolina – spiegano - risolva quanto prima questa
incresciosa situazione, che si trascina avanti
oramai da troppo tempo non garantendo a
piú di 2.600 candidati di poter conoscere
gli esiti degli scritti e così sostenere la
prova orale, senza avere dunque l’opportunità di costruire un proprio futuro e quello
della capitale. Bisogna ricordare – ricordano
dal comitato - il forte sotto organico che
grava su Roma Capitale per tale figura professionale”.
Antonio Testa
8
Venerdì 7 marzo 2014
Dall’Italia
UN ALTRO INCIDENTE NELL’ITALIA A BINARIO UNICO
Scontro fra treni: due feriti gravi
I convogli viaggiavano in direzioni opposte sulla linea Cosenza-Catanzaro
Ancora da stabilire le cause dell’impatto: la procura ha aperto un’inchiesta
di Carlotta Bravo
ncidente ferroviario in Calabria sulla linea
Cosenza-Catanzaro. Due convogli si sono
scontrati frontalmente su un tratto a un
unico binario tra Gimigliano e Cicala, due
comuni in provincia di Catanzaro. A bordo
viaggiavano un’ottantina di persone, in gran
parte lavoratori e studenti pendolari: decine di
loro sono rimasti contusi, sei i feriti trasportati in
ospedale. Due donne sarebbero gravi: avrebbero
riportato un trauma cranico e un trauma toracico,
ma non sarebbero in pericolo di vita. Ricoverati
anche i due macchinisti: uno dei due ha un
trauma cranico, per il quale i medici si sono riservati la prognosi, e alcune contusioni; non destano alcuna preoccupazione le condizioni dell’altro.
I soccorsi sono stati immediati e a dare l’allarme
sono stati alcuni dei viaggiatori che con i cellulari
hanno informato le forze dell’ordine e il 118. I
primi soccorritori, alcuni volontari della Protezione
civile di Gimigliano, raccontano di momenti concitati e persone sotto shock.
Su uno dei due treni c’erano anche alcuni
calciatori della squadra giovanile della Garibaldina
di Soveria Mannelli. I ragazzi, che tornavano da
Catanzaro dove avevano disputato una partita,
sono rimasti feriti in modo lieve e sono stati
smistati tra gli ospedali di Catanzaro e Soveria
Mannelli. “Sono arrivato qui quasi subito e ho
I
visto alcune persone che procedevano a piedi
sotto shock lungo la strada ferrata – ha raccontato
il padre di uno dei ragazzi feriti – È stata una
sensazione terribili. Sono stati attimi da incubo
terribili e indimenticabili”.
Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente
avvenuto tra due littorine (tre carrozze in tutto,
alimentate a gasolio) che viaggiavano in senso
opposto: uno partito da Catanzaro e l’altro che
aveva da poco lasciato la stazione di Cicala, che
si sarebbero scontrati ad una velocità non eccessiva. I convogli si sono schiacciati l’uno
sull'altro, con le cabine di guida praticamente
distrutte. Al momento dello scontro, nella zona
pioveva intensamente, pioggia che ha reso difficoltoso anche difficoltoso l’intervento di polizia,
carabinieri e vigili del fuoco.
Sono due le ipotesi che gli inquirenti stanno valutando in queste ore. “Su un binario unico la
problematica può essere dovuta solo a un problema di segnaletica. Se ci sia stato un problema
di automatismi o un errore umano questo lo
potrà decidere solo il controllo di tutti gli strumenti
di rilevazione: verrà fatto nei prossimi giorni”,
dichiara il comandante provinciale dei carabinieri
di Catanzaro, colonnello Ugo Cantoni.
La Procura della Repubblica di Catanzaro intanto
ha aperto un’inchiesta per accertare le cause
dell’incidente ferroviario: sul luogo è giunto il
procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro, Giovanni Bombardieri. Si ipotizza il reato
di disastro ferroviario colposo al momento a
carico di ignoti. È stato disposto il sequestro dei
mezzi coinvolti nell’incidente e del tratto ferroviario
su cui si è verificato.
L’incidente conferma, se ce ne fosse stato un ulteriore bisogno, che lo stivale viaggia sempre
più a due velocità: da una parte c’è l’istinto a
voler tendere e guardare ai ‘modelli europei’,
alle alte velocità, a collegamenti rapidissimi tra
due nazioni. Dall’altra c’è il cuore pulsante
dell’Italia che possiede un unico binario, disservizi
ogni giorno maggiori e incidenti gravissimi.
DELITTO DI EFFERATA VIOLENZA A POGGIOREALE, VITTIMA UN IMPRENDITORE
Omicidio al cimitero per una cappella incompiuta
L’assassino ha confessato: lo ha ucciso a bastonate perché temeva di essere denunciato per un debito
i era allontanato da casa intorno alle 15 di
mercoledì, ma non aveva fatto rientro e non
era più raggiungibile telefonicamente. Per
questo i parenti ne avevano denunciato la scomparsa
in serata. E in poche ore, hanno ricevuto la conferma
che dietro quell’assenza si nascondeva una terribile
tragedia, frutto di un efferato delitto.
Un altro barbaro omicidio si è consumato a Poggioreale, in provincia di Napoli, a due passi dal cimitero. Il corpo senza vita di Gennaro Finizio, 73
anni, è stato rinvenuto all’interno dell’automobile
dell’uomo. Non solo senza vita: il cadavere dell’uomo,
un imprenditore incensurato, aveva il cranio fracassato e il volto letteralmente sfigurato dalla
violenza dell’omicida.
Sembrava un rompicapo scoprirne l’identità, ma
S
le indagini, partite da subito, nel corso della giornata
di ieri hanno avuto una svolta.
Un uomo, nel primo pomeriggio è stato sottoposto
a fermo, e poi lungamente interrogato. Alla fine, è
crollato ed ha confessato di essere l’autore del
delitto, compiuto perché temeva una denuncia. Si
tratta di un restauratore di cappelle cimiteriali, che
aveva ricevuto dalla vittima 16 mila euro per la realizzazione di un loculo, ma non aveva portato a termine l’opera e, non potendo restituire le somme,
già spese, ha perso la testa quando Finizio si è presentato sul suo posto di lavoro minacciando di denunciarlo. Il suo nome è Ciro Attanasio.
A quel punto, sempre secondo la confessione,
l’omicida ha preso un bastone e si è avventato su
Finizio, massacrandolo fino a ucciderlo. Poi ha
preso il cellulare della vittima e l’ha gettato tra le
sterpaglie.
La ricostruzione sembra coincidere con il quadro
documentato dagli uomini della squadra mobile di
Napoli al momento del ritrovamento del corpo, avvenuto intorno alla mezzanotte e, come detto,
proprio nelle immediate vicinanze del camposanto
di Poggioreale. Dall’auto dell’imprenditore non era
infatti stato asportato alcun oggetto di valore, se si
eccettua il telefono, il che escludeva la rapina o un
furto finito male. Si trattava invece di una lite, banale
per quanto poggiasse su una base di migliaia di
euro. L’autorità giudiziaria ha comunque disposto
l’esame autoptico del corpo di Gennaro Finizio,
mentre Ciro Attanasio è accusato di omicidio.
Valter Brogino
MILANO: LE ISTITUZIONI APPROVANO LA LEGALIZZAZIONE
Droghe leggere, priorità della sinistra meneghina
In comune e vari consigli di zona, presentate “mozioni urgenti” per liberalizzare le sostanze stupefacenti
egalizzazione delle droghe leggere. È questa
quella che, a più livelli istituzionali, sembra
essere diventata una delle priorità della città
(male) amministrata da Pisapia e compagni.
L’idea di fondo prevede il superamento della legge
Giovanardi – Fini quanto alle limitazioni e restrizioni
relative alla “coltivazione a fini di commercio, acquisto, produzione e vendita della cannabis e dei
prodotti da essa derivati, tenendo ferme le normative
repressive del traffico internazionale e clandestino
di droghe”. L’intenzione, come scrive uno dei promotori dell’ordine del giorno (presentato ma non
ancora discusso dall’assemblea di Palazzo Marino),
è quella di “passare da un impianto proibizionistico
ad uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere. Perché la legalizzazione è il più efficace decreto svuota – carceri
e la più grande azione antimafia di sempre”.
Nello specifico il documento si basa su una
L
richiesta di “riduzione del danno”, da ottenersi
non solo grazie all’abbandono della scelta repressiva
attuato con una ulteriore depenalizzazione, ma
anche rimarcando ulteriormente la distinzione tra
droghe leggere e droghe pesanti, onde favorire
un più equilibrato approccio ai problemi delle tossicodipendenze in generale.
Niente più posizioni ideologiche ostruzioniste e
proibizionistiche quindi, uniche responsabili della
mancata e giusta legalizzazione e del sovraccarico
di lavoro per le strutture pubbliche che si occupano
di tossicodipendenza. Senza contare che, fanno
notare i redattori dell’ordine del giorno, vi sono
molti dati internazionali a sostegno di tali indicazioni.
A ciò andrebbero poi aggiunti i vantaggi fiscali
che si otterrebbero rendendo legale il commercio
di droghe leggere: circa 5 miliardi di euro in più
all’anno nelle casse dello Stato.
La richiesta alle autorità comunali è quindi quella
di attivarsi presso il Governo per l’emanazione di
un decreto che legalizzi le droghe leggere, per poi
successivamente dettagliare le caratteristiche dei
prodotti commercializzabili e degli esercizi autorizzati
alla vendita, passando attraverso una fase di sperimentazione che sedimenti “una cultura diffusa
in ordine alla tollerabilità del consumo di droghe
leggere”.
A tale ordine del giorno hanno poi fatto seguito
una serie di mozioni “urgenti” presentate in diversi
consigli di zona, che chiedono al sindaco e alla
giunta di prendere provvedimenti nella direzione
indicata, indicando come causa della microcriminalità giovanile la mancanza di una normativa
aperta sul tema delle droghe leggere. Documenti
spesso fatti approvare a fine consiglio, senza che
quindi sia possibile articolare un reale e partecipato
dibattito.
Di fronte a tale dichiarazione programmatica, che
appare tanto “ideologica” quanto le posizioni proibizionistiche che vorrebbe combattere, vale la
pena non tanto entrare nel merito della discussione
pro-contro legalizzazione (rispetto alla quale i sinistrorsi meriterebbero comunque più di qualche
risposta approfondita) quanto soprattutto sottolineare che permettere il libero commercio delle
cosiddette droghe leggere non costituisce né la
più grande azione antimafia di sempre (per conferme: leggere le dichiarazioni in materia di Paolo
Borsellino) né tantomeno la soluzione del problema
della microcriminalità giovanile. Dovuta più che
altro a fattori di tipo culturale, economico e ambientale.
Una situazione questa che, se gli amministratori
locali fossero in grado di definire adeguate scale
di priorità per i loro interventi, potrebbero forse
davvero contribuire a migliorare.
Cristina Di Giorgi
9
Venerdì 7 marzo 2014
Dall’Italia
VALDOBBIADENE - SOTTO ATTACCO, ANCORA UNA VOLTA, LUOGHI STORICI
Il fisco fa i conti senza l’oste
Multata una cascina a Santo Stefano: da sempre chi entra beve e mangia servendosi
da solo e pagando a piacere. Per l’Erario è un’attività commerciale: 62mila euro di sanzione
di Barbara Fruch
uoi anche non esistere ma il fisco ti
raggiunge comunque. È l’insegnamento amaro che arriva da Santo Stefano di Valdobbiandene (Treviso): un
luogo incantato dove si trova l’Osteria senza
oste in cui si entra e si beve, servendosi da
soli perché manca, per l’appunto, l’oste, e sta
agli ospiti versare un obolo quanto consumato.
Una stanza di 10 mq di un rustico disabitato
che l’Ufficio delle Entrate di Montebelluna
ha sanzionato con 62 mila euro.
A raccontare la storia è il sito “Oggi Treviso”
che spiega come i controllori del fisco hanno
preso a parametro gli incassi di un locale
“simile” nel trevigiano, che in realtà non
esiste, e hanno fatto il “conto”, dando anche
una partita Iva e una ragione sociale, anche
se lì c’è una casa privata.
L’osteria senza oste è un must per il territorio,
nata dall’idea di Cesare De Stefani, un imprenditore della zona (l’uomo gestisce un
salumificio) che ha comperato a Santo Stefano
di Valdobbiadene un piccolo rustico che s’affaccia sulle vigne del Cartizze, aprendola ad
amici per una fetta di salame e un buon bicchiere di “bollicine” Docg.“Lasciavo qualche
bottiglia di vino per gli amici – dice il proprietario della cascina che ogni tanto si reca
in incognito nella casa – che si lamentavano
quando non mi trovavano”.
Poi col passaparola sono arrivati gli amici
degli amici e molta altra gente, anche da
fuori provincia. “Mi capita spesso di trovare
P
della gente che, non riconoscendomi, si ferma
a spiegarmi il meccanismo della consumazione con offerta libera – spiega ancora De
Stefani – Non è immaginabile a livello imprenditoriale”.
Accanto alla stanza c’è una stalla dove dimorano una mucca (con il vitellino appena nato)
e un asino. Non c’è un’insegna né parcheggi,
ma solo filari di cartizze. La la porta è sempre
aperta e chi vi entra trova sempre prosecco
e salumi.
Quello che manca è l’oste, perché la “taverna
degli onesti” è aperta a tutti, e il conto ognuno
lo fa da sé. La particolarità è proprio questa:
l’offerta per ciò che si è gustato è lasciata all’onestà degli avventori, soprattutto turisti,
che possono depositare i denaro in una cassetta sul tavolo, munita di un piccolo lucchetto,
sul cui si legge “L’onestà lascia il segno”.
Un monumento all’illimitata fiducia nella
lealtà umana che evidentemente non è stato
apprezzato dai severi controllori. Per il fisco
infatti questa è un’attività “in nero” che è
stata scoperta, facendo emergere un’eva-
sione stimata in 62 mila euro.
Non è la prima volta sulla la storica cascina
si imbattono le norme dello stato. Secondo i
vigili urbani del Comune di Valdobbiadene,
dopo un controllo a fine 2010, l’osteria senz’oste andava chiusa in quanto alimenti e
bevande venivano serviti senza l’autorizzazione regionale. Ma sin da allora, nonostante
i verbali municipali, Cesare De Stefani aveva
sostenuto che questo rustico immerso tra i
filari dei vigneti di prosecco Docg è un semplice luogo privato, nel quale non si esercita
un’attività commerciale. Anzi, la “casera” è
una sorta di bivacco collinare, fondata sull’amicizia e sul tipico senso di ospitalità
veneta, senza fini di lucro: chiunque può entrare, mangiare pane e salame, bere del vino,
lasciando poi un contributo ai proprietari
prima di riprendere l’escursione. E in quel
caso a dar ragione al proprietario è stato il
tribunale di Montebelluna, rilevando che la
singolare forma di ospitalità avviata dal proprietario (ognuno è libero di consumare
quello che trova nella dispensa del locale,
lasciando poi un’offerta libera in una cassettina), non costituisce alcun tipo di reato.
In quel caso era stato dunque stabilito che il
luogo non era tenuto a rispettare le ordinanze
municipali in materia di pubblici esercizi e
ristorazioni.
Chissà come andrà a finire con l’Agenzia
delle Entrate? Di certo se il titolare del “locale”
dovrà sborsare 62mila euro difficilmente farà
trovare ancora salumi e bevande agli ignari
turisti. Per tutto ciò si ringrazi lo Stato.
10
Venerdì 7 marzo 2014
Dall’Italia
SCANDALO ALL’UNIVERSITÀ “D’ANNUNZIO” DI CHIETI-PESCARA
Soldi in cambio di esami: si allarga l’inchiesta
Trentadue indagati, professori compresi. In manette è finito il docente Luigi Panzone: avrebbe favorito il sindaco di
Manfredonia, Angelo Riccardi, e un imprenditore di Foggia, Michele D’Alba. Per loro è scattato l’obbligo di dimora
di Carlotta Bravo
i allarga lo scandalo degli
esami comprati all’Università
“G.D’Annunzio” di ChietiPescara. Sarebbero 32 gli
indagati (uno però deceduto)
tra cui anche alcuni professori universitari nell’inchiesta che mercoledì
ha portato all’arresto ai domiciliari
di Luigi Panzone, 57 anni, docente
di tecnica bancaria e professionale
presso l’Ateneo e all’obbligo di dimora Michele D’Alba, 55 anni, imprenditore foggiano e Angelo Riccardi, 45 anni, sindaco di Manfredonia. Tutti devono rispondere a
vario titolo di corruzione, peculato
e falso ideologico.
Secondo gli inquirenti e la procura,
Panzone, in difficoltà economiche,
avrebbe agevolato in cambio di
soldi lo svolgimento di esami universitari di D’Alba e Riccardi, dietro
il pagamento di tangenti. In un caso
è stato dimostrato, attraverso la tracciabilità bancaria, il pagamento di
13 mila euro di D’Alba a Panzone.
In un altro caso Riccardi avrebbe
promesso 50 mila euro al professore,
mai però pagati.
Dai documenti sequestrati emerge
una quadro oscuro. Esami mai sostenuti ma comunque registrati sul
libretto universitario anche con il
massimo dei voti 30/30, nonostante
S
l’insufficienza riportata dai candidati
alle prove scritte. Orali liquidati a
porte chiuse ed in tempo brevissimo
rispetto alla media per un normale
studente. Le indagini, inoltre, avrebbero registrato il professor Panzone
tentare una sorta di “intercessione”
con altri docenti dell’Ateneo. Tranne
che in due circostanze, per le quali
la procura ha chiesto un approfondimento a due docenti, Panzone
avrebbe ricevuto un secco “no” ai
L’ASSURDA MODA TRAVOLGE L’ITALIA
NekNomination: l’ultimo folle
gioco alcolico dei social network
Giovani che postano video di bevute estreme e sfidano
gli amici a superare il “traguardo” rischiando la vita
È
arrivato anche in Italia e
come un’onda ha già
travolto migliaia di giovani. Vite che rischiano di affogare in balia di un gioco
folle che impazza da mesi sui
social network. Le regole di
NekNomination, questo il
nome dell’assurda moda, sono
pubblicate su Facebook, dove
c'è addirittura una pagina ufficiale: dopo essersi attaccati
al collo (neck, in inglese) della
bottiglia, si posta in rete il
video della propria bravata e
si sfida un amico (nomination)
a metterne in pratica una simile
o ancora più estrema.
La sfida alcolica multimediale
ha avuto origine in Australia,
ma in soli due mesi ha ‘conquistato’ i ragazzi di tutto il
mondo, anche quelli europei
e italiani, che nell’ultime ore
nominano amici e conoscenti,
sfidandoli a bere proprio come
fanno loro.
Come ogni catena di Sant’Antonio, rompere il cerchio è
considerato proibito. Anzi, l’esibizionismo tipico dei social
network ha spinto i giovani
ad aumentare di volta in volta
il livello di sfida, passando dal
bersi una semplice pinta di
trattamenti di favore.
I fatti risalgono al mese di giugno
del 2012. In una occasione il sindaco
Riccardi, come verificato dalla Digos,
sarebbe arrivato a Pescara, utilizzando l’auto del Comune. All’interno
del fascicolo di indagini una serie
di intercettazioni, documentazione
bancaria, ma anche una serie di
pedinamenti che illustrano gli spostamenti e gli incontri degli indagati.
I provvedimenti scaturiscono da
un’altra indagine, partita a fine 2011,
sulla presunta mala gestio all’interno
dell’Ato pescarese, cioè l’Autorità
di controllo, programmazione e vigilanza Servizio Idrico Integrato. Il
professore Panzone, infatti, anche in
quella circostanza avrebbe aiutato
l’ex sindaco di Pianella, Giorgio
D’Ambrosio (ex presidente Ato) per
superare alcuni esami del corso di
laurea in Scienze Manageriali, tra
cui “Innovazione finanziaria e Mercato del credito”, ottenendo la votazione di 30/30, in cambio anche assegni.
L’Università D’Annunzio, comunque,
è completamente estranea ad entrambe le vicende. “Non c’è alcun
coinvolgimento dell’Università – fanno
sapere dalla Procura di Pescara – È
una situazione isolata”.
Panzone deve rispondere dei reati
di corruzione e falso ideologico,
Riccardi dei reati di peculato e corruzione e D’Alba di corruzione. Le
ordinanze sono state disposte dal
Gip del Tribunale di Pescara Luca
De Ninis, su richiesta del Pm Valentina D’Agostino.
IL NUOVO DIVERTIMENTO ONLINE DI CATENE VIDEO
Ma dilaga su faceboook la risposta
colta e ironica: la libronomination
I chiamati in causa devono citare un titolo amato
e chiedere ad altri amici di fare la stessa cosa
n risposta alla nuova moda
alcolico-ludica che sta pericolosamente impazzando soprattutto tra i più giovani, c’è
chi ha pensato di rispondere
con qualcosa di culturalmente
stimolante e decisamente più
formativo: la libronomina. “Noto
in questi ultimi giorni – recita il
video del maturo giovanotto di
Santa Marinella (Roma) che si
è inventato questa originale iniziativa - il diffondersi di una
tendenza barbarica che come
al solito arriva dalle sponde di
oltreoceano: tale ‘neknomination’
se non vado errato. Tipico fenomeno del mondo moderno:
il bere sostanze alcoliche fino
ad un terribile sfinimento. A tal
proposito mi è venuta, a Dio
piacendo, un’intuizione per dimostrare che l’uomo europeo
sa cogliere con ironia le sfide
che ci arrivano. Vorrei quindi
innescare questo nuovo processo: la libronomina. Io ho
scelto questo testo, ‘La stretta
di mano. Il contenuto etico della
religione di Mithra’, un bel libro
di Tullio Ossanna”. E poi prosegue dando ai suoi quattro
amici nominati un paio di giorni
di tempo per fare a loro volta la
I
birra ai più complicati mix di
alcolici. Così, c’è chi gusta
birra dalla tazza del cesso facendo la verticale e chi tracanna bicchieri di vodka con
dentro pesci rossi vivi. O ancora, chi si fa un frullato di gin
e cibo per cani o peggio con
un intero topo morto.
Ma non solo: la variante più
utilizzata di questo gioco è
quella di impegnarsi, dopo
aver bevuto più alcolici possibili, in azioni generalmente
impossibili da portare a compimento in quello stato, e che
non di rado hanno causato
danni ingenti allo sfidante di
turno. La posta è alta insomma:
in gioco c’è la vita. Il folle
“drinking game” infatti ha già
il triste primato di dieci vittime
in meno di un trimestre. Cinque in Australia, due in Irlanda
e tre in Inghilterra solo nell’ultimo mese. Un ragazzo di
diciannove anni è morto a Dublino mentre cercava di attraversare a nuoto, ubriaco, un
torrente gelato.
A nulla sono valsi i cori unanimi
di mettere fine alla follia. Diversi
genitori hanno già chiesto di
mettere offline i video pubblicati e chiudere le pagine
dedicate al gioco, ma la risposta è stata negativa, perché
di fatto il contenuto delle NekNomination non viola le regole.
Ed è proprio questo il problema, i social network, facebook in primis, sono privi di
un codice morale ed etico
che possa mettere dei paletti.
Quanti giovani dovranno ancora morire prima di fermare
questo scempio?
Barbara Fruch
propria libro nomina, registrando
un video da postare sulla propria
pagina facebook.
Un’idea estremamente originale
questa delle nomination con i
libri. Ed un modo alternativo
ed utile di utilizzare internet e
social network, che finalmente
vengono sfruttati non solo come
“sfogatoio” di frivole banalità,
improvvisato e moralistico pulpito da cui diffondere verità o
presunte tali o come cassa di
risonanza per diseducative abitudini come quella della recente
moda alcolica.
Il meccanismo partito pochi gior-
ni fa da Santa Marinella si è innescato e già iniziano a circolare,
da tutta Italia, le prime risposte
dei “libronominati”. Tra i titoli
fino ad ora citati, “Fino alla tua
bellezza” di Gabriele Marconi,
“Vite parallele: Alessandro Magno
e Giulio Cesare” di Plutarco,
“Magazzino 18” di Simone Cristicchi e “Le soldatesse di Mussolini” di Luciano Garibaldi. C’è
davvero da augurarsi che questo
gioco riesca a prendere sempre
più piede. Nella peggiore delle
ipotesi – e non è poco – ne deriveranno interessanti indicazioni
di lettura. Cristina Di Giorgi
11
Venerdì 7 marzo 2014
Cultura
BRUNO MAUTONE RILEGGE LA VICENDA DEL CANTAUTORE CALABRESE
Rino Gaetano: l’oscura scomparsa di un eroe
Un saggio sui punti controversi di una morte che lascia ancora dubbi
di Cristina Di Giorgi
n libro tutt’altro che leggero quello scritto dall’avvocato Bruno Mautone ed
intitolato “Rino Gaetano,
la tragica scomparsa di un
eroe” (Ed. L’Argolibro, 2013). Il titolo
inizialmente previsto era diverso
(“Rino Gaetano, assassinio di un
cantautore”) ma, come spiega il
network on line Il portico dipinto, è
stato cambiato all’ultimo momento,
su richiesta della famiglia.
Scomparsa e assassinio dunque.
Due parole dure, il cui inequivocabile significato contribuisce a dipingere attorno all’argomento del
volume un aura di cupo mistero.
L’ipotesi al centro del volume è che
nei testi del cantautore crotonese,
solo apparentemente leggeri, ci
siano riferimenti alla massoneria e
a misteri italiani irrisolti. Metafore,
simbologie e doppi sensi che Gaetano, adepto ad una loggia massonica grazie alla quale venne a conoscenza di segreti preclusi ai più,
avrebbe utilizzato per divulgare informazioni. Queste sue non autorizzate rivelazioni, derivate da un
suo successivo pentimento circa la
presunta affiliazione, avrebbero indotto i vertici del potere occulto ad
eliminarlo. Del legame di Rino Gaetano con la massoneria non è stato
Bruno Mautone il primo a parlarne.
Anche il suo collega Paolo Franceschetti, dalle pagine del suo blog,
U
aveva infatti individuato alcune canzoni i cui testi contenevano precisi
riferimenti a logge massoniche.
Esaminando nel dettaglio le circostanze della sua morte, conosciute
ai più, si sa che avvenne il 2 giugno
1981 verso le 3 del mattino, secondo
quanto riportato dai giornali a causa
di un malore del cantautore che
perse conoscenza mentre era alla
guida della sua auto e invase la
corsia opposta, scontrandosi con
un camion. “Le condizioni del cantante – si legge nell’articolo de Il
portico dipinto – appaiono subito
gravi.Verrà stranamente a prelevarlo
un’ambulanza dei vigili del fuoco
(nessuno sa dire chi telefonò, quanto
tempo passò né perché fu inviato
un mezzo non attrezzato come quelli
ospedalieri) che lo portò al San
Camillo, dove venne rifiutato il ricovero perché ‘non attrezzato’ a
prestargli soccorso. Verrà poi rifiutato anche dall’ospedale San Giovanni e dal Policlinico e dopo alcune
ore di agonia, senza ricevere alcuna
cura, morirà verso le sei del mattino
a soli 31 anni”.
A rendere molto inquietante quanto
avvenuto , già di per sé grave, è il
fatto che Rino Gaetano, circa 10
anni prima del tragico incidente,
scrisse ed incise una canzone, rimasta però inedita fino al 2007, in
cui sono descritti nel dettaglio i
particolari dell’episodio drammatico
che lo vide protagonista. Ne La ballata di Renzo (questo il titolo del
pezzo, pubblicato solo nel 2007), il
cantautore descrive la morte di un
giovane che, dopo un incidente
stradale, viene rifiutato da tre ospedali. Gli stessi (e nello stesso ordine)
che non vollero ricoverare e curare
lui. E come il suo autore, anche il
ragazzo della canzone muore all’alba per mancanza di cure.
Più che una previsione di quanto
sarebbe avvenuto all’autore questo
brano, secondo Mautone e Franceschetti, molto probabilmente è
la firma di una loggia massonica
che ha ucciso Gaetano ricreando
le condizioni da lui descritte nella
canzone.
Oltre a questa particolare circostanza, da sottolineare anche la dichiarazione del cantautore in un concerto
del 1979 sulla spiaggia di Capocotta:
“C'è qualcuno che vuole mettermi
il bavaglio! Io non li temo! Non ci
riusciranno! Sento che, in futuro, le
mie canzoni saranno cantate dalle
prossime generazioni! Che, grazie
alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa
sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si
chiederanno cosa succedeva sulla
spiaggia di Capocotta".
Il libro dell’avvocato Mautone cita
inoltre numerosi altri casi “strani”
della vicenda Gaetano, analizzando
testi ed episodi che lasciano un
senso di nebulosa incertezza. Un
lavoro il suo che, c’è da augurarselo,
venga portato avanti, completato
I RACCONTI DI GIORGIO VIGOLO SUI MISTERI DELLA CAPITALE
ed integrato anche da altri esperti
e studiosi che proseguano nell’analisi e interpretazione dei testi solo
apparentemente semplici e leggeri
di quello che resta indiscutibilmente
un grande cantautore.
I LIBRI DAI QUALI SONO STATI TRATTI I FILM PIÙ AMATI DA PUBBLICO E CRITICA
La “Roma fantastica”
di un autore visionario
Pagine da Oscar: quando gli scritti
diventano pellicole di successo
Leggende e avventure che travalicano i limiti del tempo
Breve vademecum delle storie da “red carpet” del 2014
U
l vincitore della statuetta per il
miglior film del 2014 è 12 anni
schiavo, una storia drammatica
e difficile tratta dal libro di memorie
di Solomon Northcomp, un uomo
che, nato libero, nel 1841 fu rapito,
reso schiavo e costretto in tale
condizione per un lunghissimo
periodo, dodici anni appunto. Durante i quali il malcapitato subì
maltrattamenti e violenze senza
fine e “visse sulla sua pelle una
delle pagine più nere della storia
d’America, la piaga nascosta dietro
la splendente vetrina del Paese
che cresceva e abbatteva ogni
confine” si legge nella quarta di copertina. Il volume,
pubblicato in inglese per la prima volta già nel 1853,
è ora uscito, contemporaneamente al film che vi si è
ispirato, anche in lingua italiana per la Newton &
Compton editori (219 pagine, euro 9,90).
Non premiato con l’Oscar ma capace di conquistare
buone critiche e gran successo di pubblico, il film di
Martin Scorsese The wolf of Wall Street è tratto dall’autobiografia del broker Jordan Belfort (edizione
italiana “Il lupo di Wall Street, Rizzoli”, pag.585
euro 17), che descrive la sua incredibile ascesa ai
vertici della ricchezza e della dissolutezza. Geniale,
temerario e capace di guadagnare in un lampo ingentissime somme di denaro (e altrettanto rapidamente in grado di sperperarle), il Lupo vive dieci
anni di “gloria”, fino a quando l’FBI mette la parola
fine alla sua travolgente ascesa.
“Un altro ottimo film – scrive Mauro Donzelli su
n viaggio alla scoperta
dei misteri di ogni tempo
che animano vicoli e strade della città più bella del
mondo. Una specie di “guida”
di ciò che la Capitale, città natale dell’autore, ha di inspiegabile e fino ora insondato. E’
“Roma fantastica”, il libro in
cui Giorgio Vigolo ha raccolto
una serie di racconti che penetrano all’interno di miti antichi
e moderni, legati da un’aura
di leggenda. Con una “scrittura
che disegna una geografia visionaria che si alimenta del desiderio di protagonisti in cerca di redenzione”, uno dei principali
esponenti della Scuola Romana ha tratteggiato,
con le sue storie, “il ritratto di una città senza
limiti, capace come nessun’altra di raccontare i
suoi segreti con inesauribile fantasia”.
Uscita nell’ottobre 2013, la raccolta di racconti
di Giorgio Vigolo (Ed. Bompiani, collana I grandi
tascabili di narrativa moderna e contemporanea,
euro 11) si inserisce nel progetto della casa
editrice milanese di recuperare e ripubblicare
alcune opere e autori del’900 italiano. Come
appunto il poeta e critico musicale Giorgio
Vigolo (1894 – 1983), noto ai più per aver
curato l’edizione critica dei Sonetti di Belli ma
anche per le raccolte poetiche “Canto del destino” (1959) e “La luce ricorda” (1967, Premio
Viareggio) e i racconti “Le notti romane” (1960,
Premio Bagutta).
La raccolta sua recentemente
pubblicata nasce attorno ad
un romanzo giovanile dell’autore, “La Virgilia”, ambientato
nella cupa Roma di fine ottocento. Una storia delirante e
folle, in cui “un giovane musicista - si legge nella quarta di
copertina – appassionato di
musica antica ed in particolare
di quella rinascimentale, si trova
coinvolto nella strana atmosfera
della casa dove alloggia, in cui
ogni sera sente riecheggiare
note misteriose. Conosce poi
un enigmatico monsignore, che gli legge un
poemetto dedicato alla bellissima cortigiana
del Quattrocento di nome Virgilia. Il giovane rimane ossessionato dalla figura della donna, di
cui svelerà il mistero, scoprendo un album di
musiche antiche che, suonate sull’organo, schiuderanno il sepolcro dove riposa la donna”. Una
storia magica, in cui l’iniziazione sentimentale
ed artistica del giovane abolisce le barriere
temporali e si pone a cavallo tra realtà e immaginazione. Tra gli altri racconti presenti nel volume, “Arcobaleno in bianco e nero” (in cui
l’autore immagina una partita a carte di gladiatori
nella cappella di S. Prassede), “Il Buonavoglia”
(che vede lo stesso Vigolo trasformato in un
galeotto del Cinquecento costretto a remare
per un numero di anni pari alla somma perduta
al gioco).
Cristina Di Giorgi
I
Cooming soon - che ha ottenuto
meritata attenzione, senza però
avere possibilità di vittoria, è stato
Philomena, che è basato fedelmente sul libro scritto dal giornalista Martin Sixsmith ed è uscito
per Piemme (pag.445, euro 18,50)
insieme al film”. Una storia intrigante, che racconta di una giovane
irlandese costretta a dare suo
figlio in adozione. Cinquant’anni
dopo, rivela alla figlia questo terribile segreto. Ed è proprio lei a
contattare il giornalista, chiedendogli di indagare e soprattutto
di aiutarla a ritrovare quel fratello
perduto. “Nella sua ricerca, Martin porterà alla
luce segreti, ipocrisie e soprusi occultati per anni e
annoderà le fila di due anime separate alla nascita
e spinte l’una verso l’altra da una sete d’amore
inesauribile”.
Da ricordare, infine, Agosto, foto di famiglia di Tracy
Letts (Bur Rizzoli, pag. 205, euro 10), da cui è tratto
l’omonimo film per il quale una grandissima Meryl
Streep ha ottenuto la sua diciottesima nomination.
Nato come opera teatrale, lo scritto del Premio
Pulitzer Letts racconta la storia della famiglia Weston,
“costretta a guardare in faccia il passato e le verità
che, taciute o ignorate da troppo tempo, ne avvelenano
il presente. Un testo tagliente, nero, grottesco e ferocemente ironico, dotato di un ritmo trascinante:
in bilico tra farsa e tragedia, Tracy Letts dipinge il
ritratto di una famiglia in pezzi, alla disperata rincorsa
CdG
dell’ultima occasione di riscatto”.
12
Venerdì 7 marzo 2014
Cinema
DAGLI OSCAR AL GRANDE SCHERMO ITALIANO: IL FILM DI MCQUEEN SBANCA IN SALA
“12 anni schiavo” da record
Critica e pubblico d’accordo sul valore di una pellicola che ha fatto incetta di statuette
di Luciana Caprara
er promuovere “12 anni
schiavo” la Fox Searchlight aveva adottato
uno slogan: “It’s time”.
Un messaggio di forza e
di rinascita accolto, a quanto pare,
all’unanimità dalla giuria che lo
ha premiato indiscutibilmente
come miglior film, presto simbolo
della macchia forse più ignobile
della storia americana:
i milioni di africani deportati con
la forza e costretti in schiavitù.
Una vittoria, di fatto toccata al film
destinato ad entrare nella storia
del cinema prodotto da Brad Pitt
che a detta del regista McQueen,
ha reso possibile la realizzazione
di questo importante progetto ed
ha voluto dedicare l’Oscar a tutti
quelli che hanno sofferto la schiavitù e ai 21 milioni di individui che
ancora oggi, nell’anno di grazia
2014, vivono tale condizione.
Insomma '12 anni schiavo' di Steve
McQueen conquista l'Oscar per
il miglior film, per la sceneggiatura
non originale di John Ridley (tratta
dalle memorie di Solomon Northup) e per l’attrice non protagonista Lupita Nyong’o premiata da
Christoph Waltz: “Non pensavo
che un momento di gioia come
P
questo potesse nascere da un dolore così grande come quello subito da Patsey, il personaggio che
ho interpretato”, ha spiegato l’attrice 31enne, “non importa da
dove venite, tutti i sogni si avverano”.
Così si avvera anche il sogno di
Steve McQueen e del suo produttore cinematografico Brad Pitt: “La
vera eredità lasciatoci Solomon
Northup è quella di averci insegnato che dobbiamo vivere e non
sopravvivere. L’Oscar lo dedico a
chi ha sofferto e soffre ancora oggi
la schiavitù”.
Dopo un secolo di film buonisti o
caricaturali, il momento di riconoscere le crudeltà dello schiavismo
è dunque arrivato anche ad Hollywood grazie ad un regista di colore, di un interprete come Chiwetel Eijiofor anche lui inglese
con genitori nigeriani e di un’attrice
come Lupita Nyong’o nata in Messico e cresciuta in Kenya. “Questo
e’ un film internazionale, come internazionale e’ stata la schiavitù”,
risponde McQueen. “La sola differenza tra me e un afro-americano
è che la loro nave è andata a destra
e la mia a sinistra”.
Steve McQueen racconta la schiavitù americana con tanta crudeltà,
verità e bellezza estetica da con-
quistare il consenso di una giuria
commossa per l’assegnazione dell'Oscar ad un film ispirato ad una
storia vera e tratto dall'autobiografia di Solomon Northup (interpretato da Chiwetel Ejiofor) che a
meta' Ottocento ha avuto il coraggio
di rivelare tutti i retroscena dello
schiavismo.
Così il libro come il film, racconta
come un padre di famiglia afro-
americano nato libero nello stato
di New York, apprezzato musicista
e artigiano, venga rapito e si ritrovi, in un attimo, indietro nel
tempo, ovvero schiavo in Louisiana.
Da qui la sua battaglia per tornare,
solo dopo 12 anni, alla sua famiglia, ai suoi affetti e alla sua vita
di sempre: ''Essendo vissuto da
uomo libero per oltre trent'anni,
durante i quali ho goduto del bene
prezioso della liberta' in uno stato
libero, ed essendo poi stato rapito
e venduto come schiavo - condizione in cui sono rimasto fino alla
mia liberazione avvenuta nel gennaio del 1853, dopo dodici anni
di schiavitu' - qualcuno ha ritenuto
che la storia della mia vita e delle
mie tribolazioni non sarebbe stata
del tutto priva di interesse per il
pubblico''.
UN IMPORTANTE APPUNTAMENTO PER I CINEFILI CAMPANI
CortoGlobo, ci siamo
Fino a domani un festival di cortometraggi per e fatto da giovani
onto alla rovescia per il festival di cortometraggi CortoGlobo: la kermesse
avrà inizio giovedì 6 marzo e proseguirà
nei giorni 7 e 8 presso la fantastica location
del castello Doria con la presenza degli enti
nazionali e regionali, dei partners pubblici,
privati e sociali, i media ed ospiti d’eccezione
come il regista Tonino De Bernardi presidente
della giuria Tecnica.
La nona edizione del festival darà tanto
spazio e spunti di riflessione ai ragazzi
delle scuole dell’agro-nocerino-sarnese affinchè le nuove generazioni possano coltivare e rendere tangibile la speranza di un
C
domani migliore.
La programmazione di master class e workshop interessantissimi, la visione dei corti
finalisti, la presenza di alcuni festival gemellati
ed associazioni del calibro di Amnesty, Libera,
Legambiente e tante altre accompagneranno
il pubblico verso la valorizzazione delle
realtà territoriali e la realizzazione di uno
spazio condiviso dove la cultura cinematografica ed audiovisiva possa dar voce all’evoluzione della società ed al suo disagio.
La produzione minore indipendente deve
avere la finalità di stimolare la curiosità e
concretizzare le proposte dei giovani in rife-
rimento alle tematiche sociali più sentite da
essi stessi.
“Proiettare oltre l’orizzonte” per trasmettere
idee, sensazioni e passioni per provare a
raggiungere il nostro “io” più profondo e
quell’orizzonte, lì dove scompare il sole.
IMPERDIBILI DEL GRANDE SCHERMO
“La versione di Barney”, un flashback lungo una vita
i vive solo una volta” e Barney Panofsky
lo sa bene. Una vita piena d’amore,
amicizia e sbagli: un‘esistenza vera
quella raccontata nel film di Richard J.Lewis.
Un interprete perfetto, una sceneggiatura assolutamente tradizionale e un finale cucito alla
perfezione: gli ingredienti per il capolavoro ci
sono tutti.
Si parte con un flashback che permette di ripercorrere tutta la storia di Barney, interpretato
da Paul Giamatti, costellata dai più vari personaggi:
amici scapestrati, donne sui generis e un padre
anticonformista come Dustin Hoffman.Un film
che tratta dell’amore nella sua forma più intima
e pura, quello eterno. E’ possibile trovare l’anima
gemella? E’ possibile amare senza riserve?
Dopo vari tentativi Barney sembra dare la
risposta.
Un lungo flashback mai banale e pieno di spunti
interessanti: dalla ricerca dell’amore perfetto
alla ferocia di una malattia come l’alzheimer
“S
che toglie non solo la memoria, ma i ricordi di
una vita. La narrazione non è mai lenta o limitata
a un giallo iniziale quale la morte di un amico
del protagonista, tanto che la soluzione del
mistero passa nel finale quasi in secondo piano,
surclassato dalla compassione per Barney.
Il mondo ebraico trasposto dal romanzo di Mordecai Richler assume un carattere particolare:
grazie a personaggi come Barney o suo padre,
vengono portati alla luce aspetti inediti e piuttosto
comici come l’ideale di amore e matrimonio
basato non tanto sulla fedeltà fisica quanto su
quella spirituale.
La versione di Barney è la perfetta commistione
di gusto british, anche se canadese, e carattere
introspettivo:analizzando le debolezze e le vicende del protagonista è possibile accettare è
fare pace con i propri errori. Tutti sbagliano
perché esseri umani: quello che ci rende persone migliori è riuscire ad amare nonostante
Francesca Ceccarelli
tutto e tutti.
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