SPETTACOLI
L’ECO DI BERGAMO
Natale all’americana
Broadway è qui
Bergamelli
al pianoforte
con le Sonate
di Schubert
IIE NEW YORKM
VA IN SCENA DA 75 ANNI
AL RADIO CITY MUSIC HALL
Chi ha detto che l’americanizzazione
del costume e della società sia per forza un male? Una produzione come
«The Christmas Show» del Teatro delle Erbe, in scena domani e domenica al
Creberg Teatro Bergamo, pare fatta apposta per mettere in crisi consolidati
luoghi comuni o riattizzare i vecchi
brontolii.
Maurizio Colombi e Fabrizio Carbon,
gli autori, si sono infatti direttamente
ispirati al «Christmas Show» in scena da 75 anni al Radio City Music Hall
di New York, in un tripudio di ballerini, canti natalizi e Babbi Natale. «The
Christmas Show» è in effetti l’italianizzazione dell’originale statunitense. Inizio spettacolo domani ore 21. In replica domenica alle 16. Ingresso euro
30/20. Info: www.crebergteatro.it, tel.
199-177199.
«Christmas Show»: domani e domenica al Creberg Teatro
IIIII IN BREVE
Canti di Natale a San Pellegrino «Li cantori harmonici» a Lonno
Sull’onda dei Beach Boys
➔ Atmosfere surf per combattere il freddo. Domani sera all’Amigdala Theatre
di Trezzo si esibiscono i «Sunny Boys»,
tribute band torinese dei Beach Boys.
Invitati a varie manifestazioni legate
al surf e allo snowboard, i Sunny Boys
si sono esibiti ai Giochi Olimpici di Torino 2006. Dopo un disco dedicato alla storica band californiana, il gruppo
piemontese pubblicherà a breve un album di materiale originale. Alle 21,30.
➔ Domenica nella parrocchia di San Pellegri- ➔ La formazione corale dei «Li cantori harmono Terme, avrà luogo il tradizionale concernici», recente vincitrice al IV concorso regioto «Buon Natale San Pellegrino - musiche e
nale per cori parrocchiali di Gazzaniga, si
canti» organizzato dall’Amministrazione coesibirà in un concerto natalizio domenica nelmunale. Con inizio alle ore 20,30 (ingresso lila parrocchiale di Lonno. Lo spettacolo, reabero), lo spettacolo vedrà protagonisti i localizzato dall’assessorato alla Cultura del Coli gruppi musicali: le voci bianche del «Coro
mune di Nembro in collaborazione con la Pardegli Angeli», la corale «Santa Cecilia», la
rocchia, avrà inizio alle 16 e sarà ad ingrescorale di Santa Croce, il folk group dei «Coso libero. Verranno presentate musiche del
lour Sound» e il corpo musicale di San Pelrepertorio sacro natalizio, con brani tra gli
legrino. Ogni formazione proporrà il proprio
altri di Bach, Monteverdi, Mendelssohn, Molrepertorio per unirisi poi in un’unica voce
fino, Bettinelli e Telemann. Dirigerà Fabio
nel canto finale «Adeste Fideles».
Facchinetti, all’organo Giuliano Todeschini.
■ Si conclude domenica la decima
edizione delle Armonie della Sera:
manifestazione artistico-musicale organizzata dall’Associazione Musica
Rara di Bergamo in collaborazione
con la Mia e con Ubi - Banca. L’appuntamento è fissato alle 17 in Sala
Piatti (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti) e vedrà protagonista lo stesso direttore artistico della
kermesse: Attilio Bergamelli, impegnato in un recital pianistico solistico.
Saranno presentate al pubblico due
monumentali Sonate di Franz Schubert: la «Sonata in sol maggiore» D.
V. 894 e la «Sonata in si bemolle maggiore» D. V. 960. Quest’ultima sonata è considerata a ragione il testamento spirituale dell’autore, rappresenta
infatti l’ultimo lavoro scritto da Schubert per il genere. Questo capolavoro
fa parte di un gruppo di tre Sonate che
il compositore viennese ha creato con
l’intento di recuperare ed esplorare
aspetti complementari e distinti di
una concezione pianistica classica
pur nella qualità dei contenuti prettamente romantici. In questo brano si
avverte una costante propensione a
una dizione solenne, più epica che lirica, con una ricercatezza tematica
mai casuale e profonda, tipica di
Schubert.
Altrettanto intensa e articolata anche sotto il profilo tecnico appare la
Sonata in sol maggiore, strutturata anch’essa in quattro movimenti: molto moderato e cantabile, andante, minuetto e allegretto finale. Interessante sarà cogliere la ricchezza comunicativa di questi passi che, tra gli altri, fanno di Schubert uno dei più geniali compositore di tutti i tempi.
Attilio Bergamelli non rinnega mai
la sua matrice artistica, ovvero quella del pianista che nella sua intensa
carriera lo ha portato a collaborare
con artisti di grande fama come: Cathy
Berberian, Severino Gazzelloni, Jörg
Demus, solo per citarne alcuni.
L. T.
Teatro quasi esaurito e applausi scroscianti per il «Jesus Christ» della Rancia
«Superstar» conquista Bergamo
«Jesus Christ Superstar»: replica stasera (foto Rossetti)
Il western con Brad Pitt stasera in anteprima al cinema Del Borgo
Jesse James arriva in piazza Sant’Anna
Henry King e con Henry Fonda
nei panni del fratello di Jess,
Frank (a lui sarà dedicato il film
successivo, Il vendicatore di Jess
il bandito, diretto da Fritz
Lang). Il film di King finisce proprio con la
morte del bandito,
colpito vigliaccamente alle spalle,
mentre sta appendendo un
quadro nella sua
casa di St.Joseph
nel Missouri, dal
suo ex socio Robert Ford. Un altro
film (1949) che si occupava dell’uccisore di
Jesse fu, fin dal titolo, Ho ucciso Jesse il bandito di Samuel Fuller, con John Ireland nei panni
del «codardo» Bob. In questo
film del neozelandese Andrew
Dominick, alla sua seconda regìa
dopo Chopper, un altro bandito
mitomane (2000), Robert Ford diventa, sulla scorta della biografia
di Ron Hansen, co-protagonista
(è lui il «punto di vista» della storia), un bandito
psicolabile, fragile,
ammiratore di Jesse, che già vede
come un mito,
una specie di Robin Hood che toglie ai ricchi per
dare ai poveri,
ma divorato dall’invidia per non
poter essere coBrad Pitt
me lui. Jesse James operò con la
sua banda, che comandava insieme al fratello Frank, tra il 1866 e
il 1882, l’anno in cui venne assassinato, il 3 aprile, a soli 35 anni, dopo quindici anni di razzie
e colpi alle banche, prevalente-
mente a capitale nordista, assalti ai treni tra il Missouri e Stati limitrofi. Il film di Dominick avanza un’ipotesi sull’uccisione di Jesse che ha del romanzesco, o forse no. Cioè che sia stato lo stesso
Jesse, stanco di una vita che sconfinava nel nulla, a voler essere ucciso, spingendo Bob a farlo, tanto che fu lui a dargli la pistola con
la quale gli avrebbe sparato qualche giorno dopo. Questo per entrare nel mito, assurgere all’immortalità, per non essere scambiato per un bandito qualsiasi. A
quanto pare ci è riuscito, se ancor oggi si narrano le sue gesta sui
fangosi sentieri del West.
Con Brad Pitt, già in odore di
Oscar, recitano Casey Affleck, fratello del più noto Ben, nella parte di Robert Ford, e il commediografo e sceneggiatore Sam Shepard in quella di Frank James.
F. Col.
P. G. N.
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Questa sera
RITA E GUERRINO
Sabato 22 dicembre
orchestra
PINO TROVATO
CALUSCO D’ADDA - Via Vitt. Emanuele
Tel. 035 .794578 - Cell. 340.6808596
DON MIKO
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■ Jesus Christ Superstar, trentasei anni dopo, in italiano. I punti salienti dell’edizione firmata dalla Rancia, vista ieri sera al Creberg Teatro Bergamo, sono
questi, dopo tutto. Il musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice è un classico, e si sa: ma non era scontato che, per questo solo fatto, la sua attrattiva si dimostrasse intatta. Invece no: che si tratti del ricordo del film, che qualcuno l’abbia visto in Italia nell’edizione con Carl Anderson di qualche anno fa, che
altri l’abbiano conosciuto a Londra o New York non
importa. Fatto sta che il teatro è quasi pieno e gli applausi sono scroscianti, cadono al momento giusto e
premiano questa produzione.
Il fatto nuovo – quello che cattura in prima battuta l’attenzione – è la traduzione. Seguendo una consolidata politica, la Rancia ha volto in italiano il libretto di Rice: Michele Renzullo e Franco Travaglio
riducono per quanto possibile l’attrito tra la rotonda
sonorità della nostra lingua e la metrica nervosa della partitura di Webber. Il risultato non è disprezzabile, anche se finisce inevitabilmente con l’attenuare
la forza di rottura del libretto originale. O forse no:
forse è il tempo trascorso a rendere meno provocatoria la rappresentazione umana di Gesù, i turbamenti di una Maddalena, il conflitto di un Giuda diviso
tra idealizzazione e oltranzismo rivoluzionario.
Questo spettacolo comunque funziona, ed è questo che conta. Perché, alla fine, Jesus Christ Superstar
è una grande opera popolare, il cui miracolo sta nella coincidenza tra l’abile cocktail rock e pop di Webber e la scrittura di Rice, che vi riversa tutti i temi dell’inquieta spiritualità contemporanea. Questa edizione ha il merito di sottolinearlo: per la traduzione, per
la facilità di una messinscena rapida, per la felicità
di alcune veloci soluzioni sceniche, per la semplicità coreografica che leviga i passaggi e smussa gli angoli. Qui sta il merito e qui sta anche il limite di questa edizione. È lo stile-Rancia, di cui Angelini – per
anni coreografo e assistente di Saverio Marconi, oggi regista in proprio – è ottimo interprete: accuratezza di confezione, pulizia esecutiva e facilità comunicativa, ma anche il rischio di levigare troppo le asprezze di un lavoro come questo. Sono i pregi e i difetti
anche del cast, che pure svolge il proprio compito fino in fondo. Si segnalano Valentina Gullace (Maddalena) e Edoardo Luttazzi, un Giuda discontinuo
ma incisivo. Qualche «stecca» del gruppo, qua e là,
all’inizio. In replica stasera, ore 21. Info: www.crebergteatro.it, tel. 199-177199.
Questa sera si balla con la
coinvolgente orchestra
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Pier Giorgio Nosari
■ Torna alla grande, in un film
di due ore e 40 minuti, una leggenda del West, se non un mito
della storia americana sicuramente un mito del cinema americano. Il titolo del film – in prima visione stasera (ore 21) al cinema
Del Borgo di piazza Sant’Anna –
è lungo e «narrativo»: L’assassinio di Jesse James per mano del
codardo Robert Ford.
Presentato in concorso all’ultima mostra di Venezia ha fatto
vincere al protagonista Brad Pitt
(in parte anche produttore) il premio per il miglior attore. Jesse James, come Billy the Kid, è stato
al centro di numerosi western,
quando questo genere era il più
popolare del cinema americano.
Il più «storico» sullo schermo resta quello interpretato, nel 1939,
dal bel Tyrone Power, Jess il bandito (in italiano a volte salta la e
finale del nome), con la regìa di
35
Armonie della Sera
Al Creberg Teatro sbarca il «Christmas Show»
Il regista: «Abbiamo italianizzato la tradizione Usa»
■ Arriva il Natale trasformato in grande show, arriva il Christmas Show del Teatro delle Erbe Produzioni. Succede domani (con replica domenica) al
Creberg Teatro Bergamo. È uno spettacolo speciale, per le abitudini e gli standard italiani, che lo scorso anno ha riscosso un notevole successo. Ne parliamo con il regista (e autore, con Fabrizio Carbon)
Maurizio Colombi, una delle «firme» di peso del
musical italiano, rivelazione delle ultime stagioni. Con una spiccata predilezione: gli spettacoli per
tutti, quegli show che piacciono ai grandi e fanno
sognare i bambini.
Colombi ha vinto l’anno passato il Biglietto d’Oro con Peter Pan. Con Gormiti Show (che sarà a Bergamo in febbraio) ha azzeccato il giocattolo-fenomeno del momento, un fenomeno per giunta italiano. Con The Christmas Show porta in Italia la magia di un classico spettacolo natalizio statunitense,
adattandolo ai gusti italiani. Può non piacere, può
sembrare troppo nazional-popolare (ma il musical è nazional-popolare): resta il fatto che, con questo, Colombi e le Erbe fanno fare un passo avanti al
musical nostrano, nella sua rincorsa al «sogno americano» e agli standard produttivi internazionali.
L’abbiamo intervistato.
Il «Christmas Show» è una tradizione dei cartelloni
statunitensi: da dove è nata l’idea di realizzarne una versione italiana?
«Dalla sensazione che uno spettacolo del genere
avesse tutte le carte in regola per piacere alle platee
italiane, con gli stessi ingredienti. È il tipo di show
che prediligo realizzare, un intrattenimento per tutti: famiglie, fidanzati, gruppi di amici. Mi piace pensare che il teatro possa essere un momento d’incontro e di festa collettiva, un luogo dove ci si riunisce,
condividendo un’emozione e un sogno ad occhi
aperti. E mi piacciono lavori come questo, che esaltano la dimensione onirica e fantastica dello spettacolo. Detto questo, ci tengo a precisare che questa
non è l’edizione italiana di uno spettacolo statunitense, ma una produzione originale ispirata a un
modello che ammiro molto».
Il punto focale resta però lo stesso: adattare il modello americano alle abitudini culturali e alle possibilità
produttive italiane. Lei come ha operato?
«Certamente, da noi non c’è la possibilità di mettere insieme cast come quelli, ricchissimi e formati da centinaia di artisti, delle produzioni statunitensi. Forse non ci sarà mai: non è solo una questione finanziaria, ma anche di struttura del mercato, perché da noi è impensabile rinunciare a girare,
perché il tour è connaturato alla nostra tradizione. Una tournée, tuttavia, impone di contenere i costi, e dunque l’organico e le scenografie, anche solo per le differenti dimensioni dei palcoscenici dei
teatri. Credo però che la strada che abbiamo intrapreso sia buona. Il successo fin qui riscosso ne è
la prova».
Qual è la vostra formula?
«Per esempio un cast grande per gli standard italiani, di quasi 40 elementi italiani e stranieri. E tutti di ottimo livello, me lo lasci dire, tra danzatori,
acrobati e cantanti, con coreografie, arrangiamenti e accompagnamento adeguati. Lo scopo è evocare lo spirito di Natale, che va ben al di là dello scambio di doni o della vacanza».
Questo è un aspetto legato ai contenuti culturali del
«Christmas Show».
«Lo "Show" ha prima di tutto lo scopo di divertire e far sognare. Ma non per questo è vuoto o fine
a se stesso, anzi. A una prima parte che riguarda
il lato profano della festa, con i regali, le canzoni tradizionali, le vetrine luccicanti e le decorazioni, faccio seguire una seconda parte sull’aspetto spirituale, puntando l’attenzione sul fatto che è la festa per
la nascita di Gesù e sottolineando per esempio una
tradizione tutta italiana come quella del presepe».
«Peter Pan» e «Gormiti Show» la stanno imponendo come l’autore dei musical per famiglie. Le piace questa definizione?
«La considero un grande complimento, anche se
ritengo che i miei siano spettacoli per tutti, non necessariamente per le famiglie. Questo il mio scopo e la mia concezione dello spettacolo: credo che
il teatro debba riconquistare la sua anima popolare, senza vergognarsene».
VENERDÌ 21 DICEMBRE 2007
MIKI FERRARA
Domani sera
la super orchestra
LUCIO PAVANI
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