Medaglia d'Argento della Presidenza della Repubblica Italiana
FESTIVAL INTERNAZIONALE
ONDE MEDITERRANEE
XII EDIZIONE
MUSICA, ARTE E INCONTRI
AL CAPO NORD DEL MEDITERRANEO
2_12 Luglio 2009
Con il contributo di:
Provincia di Gorizia (Assessorato alle Politiche Giovanili)
Comune di Monfalcone (Assessorato alla Cultura)
Comune di Cervignano del Friuli
Comune di Duino Aurisina
e con l’adesione di:
Banda “Stella Maris” di Marano Lagunare
Bisiacaria.com
Associazione Prima dello Spettacolo e Canton del Est
Onde Mediterranee Expo a cura di:
Trieste
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Il Mediterraneo non è solo geografia.
I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in
che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua a essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono.
(Predrag Matvejevic da Breviario Mediterraneo, Garzanti, 1991)
Onde Mediterranee rinnova per la dodicesima volta la sua apparizione sul litorale monfalconese,
aggiungendo una nuova tappa al suo lungo viaggio di avvicinamento tra genti diverse per natura, cultura
e tradizioni, tutte destinate a convivere in un futuro prossimo.
Questo futuro, necessariamente, mescolerà tutti verso un’unica popolazione del mondo, un popolo nuovo di gente consapevole del fatto che tornare indietro vorrebbe dire barbarie e probabilmente la
fine dell’avventura umana sul pianeta terra.
La strada dinanzi a noi sembra chiara e diritta e cercheremo di percorrerla senza esitazioni, nonostante non sia una strada visibile a tutti e la paura conduca molti a sbagliare di nuovo.
Il Direttore Artistico
Giancarlo Velliscig
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XII Edizione del Festival Internazionale
Onde Mediterranee - dal 2 al 12 luglio
PROGRAMMA GENERALE
Giovedì 2/7 Monfalcone (Go) - Piazza della Repubblica
Ore 19.00 apertura Mercatino Mediterraneo e chioschi etno-gastronomici
ore 21.30 MILKY WAY
Una band tesa a rinnovare i fasti dell’Hard Rock, memori si dei grandi maestri – Deep Purple, Led Zeppelin, Rainbow – ma pure desiderosi di saltare la barriera dell’immobilismo di un genere spesso impaludato nel proprio passato. I Milky Way possono contare sulla solidità e sull’impatto scenico proprio al loro cantante, Piero Pattay, oltre che
su un repertorio basato su brani di propria composizione, innervati dalla volontà di ricerca e dalla determinazione al
nuovo. Un modo originale per riuscire a stare a cavallo tra epica hard e New Wave, senza per questo deludere gli
appassionati del genere in questione.
ore 23.00 AKHTAMAR
Gli Akhtamar sono una band molto particolare. La loro musica è una miscellanea raffinata di Metal Progressive con
influenze etno e non solo. I testi sono per lo più impegnati, ma ciò non appesantisce il sound, che rimane comunque levigato e dalla struttura d’impianto piuttosto solida. Le geometrie delle composizioni del gruppo danno la possibilità ai singoli membri di porre in mostra doti strumentali non comuni su un canovaccio d’insieme già duttilmente rodato. Per chi ama volare alto…
Venerdì 3/7 Monfalcone (Go) - Piazza della Repubblica
Ore 19.00 apertura Mercatino Mediterraneo e chioschi etno-gastronomici
ore 21.30 WITZ ORCHESTRA
Un sistema di fare comicità in musica…
Un Trio che reca un nome storico, quello della Witz Orchestra, l’avanguardistico gruppo triestino che per primo seppe fondere il cabaret al rock demenziale in una formula tanto inedita quanto azzeccata. Riconosciuti antesignani di
Elio e Le Storie Tese cosiccome di altri gruppi del genere, alcuni dei componenti originari del virtuosistico ensemble
continuano, imperturbabili, a sfiancare di risate quanti assistono alle loro improbabili imprese, tra New Dada, Old
Fashion e Surrealismo in musica. Attualmente la Witz Orchestra accompagna il tour di Enzo Iacchetti.
Sabato 4/7 Monfalcone (Go) - Piazza della Repubblica
NOTTE BIANCA MEDITERRANEA
dalle 19.00 fino all’alba in Piazza della Repubblica e nelle vie del centro di Monfalcone:
- mercatino, chioschi etno-gastronomici, giocoleria, animazione per bambini
- negozi aperti fino a tardi con i saldi estivi (in collaborazione con Ascom Monfalcone)
- collegamento a cura dell’APT di Gorizia, con bus navetta dal parcheggio Ospedale San Polo e parcheggio
Centro Commerciale Via Pocar (Emisfero) al centro (circa ogni 10/15 minuti), dalle 20.30 alle 03.30.
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ore 22.00 ENRICO CAPUANO E LA TAMMURIATAROCK
Musica e solidarietà. Saltarelli e Tammurriate fuse sapientemente con il rock epico anni ’70 ed integrate con testi
al vetriolo che parlano di emigrazione, commistione, melting pot e luoghi comuni, in una miscellanea intrigante e
molto peculiare. Enrico Capuano e la TammurriataRock, in tournee per presentare il nuovo album “Fuori dalla stanza” e per festeggiare i “primi” vent’anni di attività. Oltre 100 concerti in tutta Italia dopo la grande performance del
primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma. Divertimento e presa di coscienza in binomio inconsueto.
ore 23.45 FABRIZIO CASALINO – spettacolo di cabaret
Un vero animale da palco, Fabrizio Casalino. Strumentista dotato, ma soprattutto grande capacità nel cogliere i vezzi e le stupidità del panorama pop nostrano, l’artista genovese sa come fondere la sua musica con l’intrattenimento
e la dissacrazione, in un percorso intelligente e pieno di stimoli. Il suo universo artistico è ampio quanto la sua cultura, vagando tranquillamente dal Brasile di Giginho sino alla periferia mentale di Carmen Consoli o di Vasco Rossi,
per il diletto suo e nostro. Ha partecipato alla prima edizione della trasmissione televisiva di Raidue Bulldozer. Fa
parte del cast fisso di tutte le edizioni di Colorado condotte da Beppe Braida e da Rossella Brescia e delle edizioni
2008 e 2009 di Mai dire…. condotte da Mr. Forest ed entrambe in onda da su Italia Uno.
ore 01.00 CI RITORNI IN MENTE Musiche e parole dedicate a Lucio Battisti
con ALBERTO FORTIS, ANDREA MIRÒ, MARCO FERRADINI - Regia Jose Luciano Orlando
Prendete un quartetto d’archi, posto a fianco degli strumenti propri al pop; create gli arrangiamenti giusti, scritti da
chi queste cose le sa fare. Agli strumenti aggiungete tre voci importanti, quelle di Marco Ferradini, Andrea Mirò e Alberto Fortis, e quindi usate tutta quest’organizzazione per rendere giusto omaggio all’arte di Lucio Battisti e di Mogol. Quanto ne sortirà avrà il sapore di quelle magie che una volta passate non si riacciuffano più. Una notte bianca
tra nostalgia e poesia.
Sabato 4 luglio dalle 21.00 alle 02.00
Evento collaterale Notte Bianca Mediterranea:
Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone
presenta
Focus on NICO VASCELLARI
Una notte dedicata ai video di Nico Vascellari uno dei maggiori esponenti dell'arte contemporanea italiana
Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, piazza Cavour 44
Infoline 0481 46262
dal 6 al 10 luglio
LETTERE MEDITERRANEE
riflessioni e dialoghi sul Mediterraneo a cura di Neri Pollastri
con la collaborazione di Tiziano Pizzamiglio e della Libreria Rinascita di Monfalcone
Monfalcone – Piazza Falcone e Borsellino
lunedì 6 luglio
ore 18.30
Margherita Hack: La laicità di un astronomo
(M. Hack, Qualcosa di inaspettato. I miei affetti, i miei valori, le mie passioni, Laterza, 2007)
ore 21.30
Silvana La Spina: Donne in una società in crisi
(S. La Spina, Una bambina pericolosa, Mondadori, 2008)
martedì 7 luglio
ore 21.30
Giuseppe Ferraro: Crisi istituzionale, crisi morale: la responsabilità della filosofia
(G. Ferraro, L’innocenza della verità, Filema, 2008)
mercoledì 8 luglio
ore 21.30
Vauro: Dall’Iraq all’Afghanistan, nella crisi permanente
(Vauro, Il mago del vento, Piemme, 2008)
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giovedì 9 luglio
ore 21.30
Angelo Ferracuti: La quiete della provincia
(Angelo Ferracuti, Viaggi da Fermo. Un sillabario piceno, Laterza, 2009)
venerdì 10 luglio
ore 21.30
Francesco Gesualdi: Uscire dalla crisi è possibile!
(F. Gesualdi, L’altra via, Terre di Mezzo, 2009; F. Gesualdi, Dalla parte sbagliata del mondo, Terre di Mezzo, 2008;
F. Gesualdi, Sobrietà, Feltrinelli, 2005)
Sabato 11/7 Cervignano del Friuli (Ud) – Parco Europa Unita
ore 21.30 AFTERHOURS in concerto
Sono passati quasi vent’anni dall’esordio discografico degli Afterhours eppure il sound del gruppo ha sempre saputo rimanere coerentemente fresco ed abrasivo, supportato da una filosofia consapevole ed autonoma.
A Sanremo, l’anno scorso, hanno dimostrato cosa significhi la piena consapevolezza autarchica, fungendo da
esempio per quanti pensano che il successo sia sempre figlio del compromesso in musica.
Ingresso: € 15,00 intero/€ 10,00 ridotto infoline 0432.523989 o [email protected]
Domenica 12/7 Marano Lagunare (Ud) – Porticciolo
ore 21.30 STORIA DI UN IMPIEGATO di Fabrizio de Andrè con il gruppo MILLE ANNI ANCORA
Tre storici collaboratori di Fabrizio de Andrè. Un album, “Storia di un impiegato”, che dal 1973 ad oggi ha sempre
continuato a far discutere, per uno spettacolo che vuole essere riproposizione, ricognizione e riconsiderazione di
un’epoca dove la parola veicolava pensieri ed i pensieri sentimenti. Mille Anni Ancora, a ricordo d’un artista, Fabrizio de Andrè, la cui arte non smetterà mai di far riflettere .
Tutti gli eventi sono ad ingresso libero ad eccezione del concerto degli AFTERHOURS
ORGANIZZAZIONE:
Onde Mediterranee Associazione Culturale
Infoline: 0432.523989 fax 0432.526156
Sede legale: Via Marconi, 7 - Gorizia
Sede operativa: Via Gervasutta, 29 - 33100 Udine
Direttore Artistico: Giancarlo Velliscig
Coordinamento generale e Ufficio Stampa: Marina Tuni_3470112085
Coordinamento Lettere Mediterranee e Ufficio stampa: Clara Giangaspero _3492716041
Produzione: Giuliano Velliscig, Andrea Boscarol
Segreteria Organizzativa: Angela Di Francescantonio, Adriana Velliscig, Chiara Tentor
Webmaster: Luca Tarondi
Realizzazione video: Davide Morandi
Prenotazioni biglietti: [email protected]
e-mail: [email protected]
Sito internet: www.ondemediterranee.it
MySpace: http://www.myspace.com/onde_mediterranee
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musica
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Giovedì 2/7
Monfalcone (Go) - Piazza della Repubblica ore 21.30 MILKY WAY
Piero Pattay, voce
Stefano Alessandrini, tastiere e cori
Davide Alessandrini, chitarra elettrica
Marco Onofri, chitarra elettrica e cori
Marco Rosa, basso elettrico
Fabio Poian, batteria
La band viene formata nel 2002 da Stefano Alessandrini (tastiere) e Marco Onofri (chitarra) con l'intento di suonare rock cover
degli anni 70 (Deep Purple, Rainbow, Led Zeppelin); La prima formazione viene completata da Davide Alessandrini (fratello di
Stefano, alla chitarra), Fabio Poian (batteria), Bruno Tagliapietra (basso), e Massimiliano Sirio alla voce. Dopo numerose esperienze live in giro per il Friuli Venezia Giulia la band cambia il proprio cantante, arriva Piero Pattay, che importa il suo bagaglio
artistico per la composizione di pezzi propri, e Marco Rosa al basso. La band si lancia nella composizione di pezzi Hard Rock
con l'intento di ravvivare un genere un po' sottotono negli ultimi anni, tramite il cambiamento delle strutture classiche delle canzoni hard rock e l'inserimento di testi non propri del genere, cioe' estranei alla chiave "sesso, droga e rock 'n' roll", ma mantenendo comunque la melodia accattivante ed il sound potente e graffiante di tale tipo di musica.
Nel dicembre 2006 la band incide il suo primo demo "Don't break my wings", ascoltabile dal sito www.milkyway.altervista.org e
dal profilo http://www.myspace.com/milkywayrockband. Oltre a tale lavoro la band continua la sua spettacolare attività live in giro
per la regione, grazie alle ottime qualita' di frontman di Piero Pattay e la capacità d'assieme dei musicisti. La band ha registrato
di recente il suo primo album ed è in cerca di un contratto discografico che lo valorizzi.
ore 23.00 AKHTAMAR
Giuliano Velliscig, voce
Alessandro Toppano, tastiere, pianoforte, FX
Guido Casarin, batteria e percussioni
Alessio Velliscig, chitarra, mandolino e cori
Gianni Chiarparini, basso
Akhtamar è una progressive-metal band di Udine nata nel 2005. Il nome si traduce letteralmente dall’armeno in “Oh, Tamara”.
Questa semplice frase è divenuta simbolo per un popolo disgregato dalla diaspora ma forte nell’identità. Un nome armeno come
simbolo dell’incontro tra alterità nel tentativo di raggiungere un nuovo soggetto: il cittadino del mondo. Dopo alcuni concerti
inaugurali nel 2005, la band si è concentrata nella produzione del primo demo, completato nel settembre del 2006. Il disco ha ricevuto numerosi buoni consensi da parte di riviste e siti internet specializzati e il riconoscimento più prestigioso è arrivato dalla
nota rivista Metal Hammer che lo ha giudicato “demo del mese di aprile 2007”. Gli Akhtamar hanno partecipato a tre edizioni del
festival metal “Rock Impact” (2005, 2006, 2007) suonando con nomi importanti del panorama musicale italiano e non: SecretSphere, In Other Climes, Infernal Poetry, Slowmotion Apocalypse, Raintime, Tystnaden e Pathosray. Nell’estate del 2007 hanno partecipato anche al festival SammardenchiaRock. Successivamente, tra ottobre 2007 e marzo 2008, la band ha prodotto il
primo full-lenght ufficiale, chiamato “Panta Rei”. Dopo una lunga assenza dai palchi, la band ha ripreso la sua attività live partecipando al festival internazionale Festintenda 2009, forte del completamento della line-up con l’arrivo al basso di Gianni Chiarparini. Ascoltabili dal profilo http://www.myspace.com/akhtamar
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Venerdì 3/7
Monfalcone (Go) - Piazza della Repubblica - ore 21.30
WITZ ORCHESTRA
Loretta Califra
Tony Soranno
Fabio Soranno
Riconosciuti antesignani di Elio e Le Storie Tese, Loretta Califra, con Fabio e Tony Soranno formano attualmente la
trascinante formazione comico-musicale "Witz Orchestra", un trio di bravissini artisti legati al moderno cabaret con
incursioni briose e travolgenti anche nel folcore giuliano; annualmente infatti sono brillanti punti di riferimento nel
Festival della Canzone Triestina. Hanno al loro attivo diverse apparizioni in tv e sono richiestissimi per il loro stile e
la loro frizzante originalità.
La Witz Orchestra, fondata 20 anni fa assieme a Mario Giacaz, vanta infatti innumerevoli collaborazioni con grandi
nomi del teatro e della televisione (in passato ha lavorato anche con Dario Fo). Si esibisce con Enzo Iacchetti da 15
anni, fin dagli albori della sua carriera. Insieme hanno vissuto decine di esperienze artistiche, da “Non Stop" (Rai 1,
1986) a "Proffimamente" a “Titolo (Canale 5, 1998/'99). La Witz Orchestra sul palco da vita a un repertorio di musica comica, unico ed esilarante. I bravissimi musicisti scherzano con le note, con le parole, prendono in giro se stessi e il malcostume vigente, dissacrando e manomettendo tutti i tipi di musica, dai “madrigali boccheriniani” alla “disco dance”.
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Sabato 4/7 Monfalcone (Go) - Piazza della Repubblica
NOTTE BIANCA MEDITERRANEA
ore 22.00 ENRICO CAPUANO E LA TAMMURIATAROCK
Enrico Capuano, voce
Dunia Molina, voce
Fabiano Lelli, chitarra
Daniele Iacono, batteria
Claudio Clementi, basso
Valerio Conti, violino
Stefano Ribeca, strumenti a fiato
Enrico Capuano e la TammurriataRock ovvero il rock popolare. Una miscela di Saltarello e Tammurriate mixate con il suono
del rock anni 70, con testi graffianti, ribelli e filastrocche legate ad estetiche tradizionali. Oltre 100 concerti in tutta Italia, dopo la
grande performance del 1° Maggio a Piazza San Giovanni a Roma, per parlare di integrazione, "mescolanze", superamento
delle barriere a ritmo di musica rock popolare. Dopo il successo del precedente album “Lascia che sia”, Enrico Capuano si ripresenta al pubblico con un nuovo lavoro, “Fuori dalla stanza”, quinto episodio discografico la sua carriera artistica. Si tratta di una
raccolta di 11 brani, di cui 4 inediti, che fa emergere in modo efficace il coinvolgente sincretismo tra musica popolare e linguaggio rock. “Fuori dalla stanza” è la fotografia sonora di un percorso musicale che evidenzia le scelte di Capuano verso tematiche
sociali, unitamente al suo impegno contro qualsiasi guerra. Sono da ricordare, per quanto riguarda la sua attività live, i concerti
tenuti in Iraq in prossimità del conflitto, il tour a Cuba e le performance a favore di iniziative di solidarietà.
“Fuori dalla stanza” vede la presenza di diversi ospiti, tra cui Lucio “Violino” Fabbri nel brano “Mane”, i Vox Popoli, Graziano Galatone e tanti altri. La traccia che da il titolo al CD, scritta da Enrico e Fabiano Lelli, porta anche la firma dell’amico Piotta. Questo
brano fu presentato in anteprima nel 2007 al concerto del 1° Maggio in Piazza San Giovanni a Roma, un appuntamento al quale
Enrico partecipa dal 2002. L’album è pubblicato da Fermenti Vivi, l’etichetta diretta da Franz Di Cioccio.
ore 23.45 FABRIZIO CASALINO spettacolo di cabaret
Fabrizio Casalino nasce a Genova nel ’70. Nel ’94 viene scelto dal Premio
Tenco come migliore artista esordiente della canzone d’autore. Nel ’96,
mentre si laurea in giurisprudenza, pubblica un cd con la Polygram, intitolato
“Come un angelo”. Con la canzone omonima arriva 2° al “Disco per l’estate
‘97”. Nel ’98 “Come un angelo” viene tradotto in spagnolo pubblicato in 11
nazioni sudamericane; nello stesso anno si esibisce in Argentina, Venezuela, Uruguay. Passa 6 mesi a Nashville, scrivendo canzoni country con un
pool di autori americani. Nel ’99 rientra in Italia e scopre la propria “vena comica”, grazie alla collaborazione con i Cavalli Marci. Nasce così Giginho,
ospite frequente dei loro spettacoli. Partecipa alla tournée “Cavalli Marci &
Friends” nel 2000/2001 e “Chiacchiere e Distintivo” nel 2002/2003.
La sua canzone “Sapevo il Credo” è stata pubblicata sul CD di Cristiano de
André (“Scaramante”). Dal 2002 è ospite fisso di Colorado Cafè con Diego
Abatantuono. Ha partecipato alla prima edizione della trasmissione televisiva di Rai2 “Bulldozer”. Fa parte del cast fisso di tutte le edizioni di “Colorado”
condotte da Beppe Braida e Rossella Brescia e delle edizioni 2008 e 2009 di “Mai dire….” condotte da Mr. Forest, in onda da su
Italia Uno. Tra i suoi personaggi di maggior successo ricordiamo: Giginho viene da Rio De Janeiro, indossa sempre la maglia
della nazionale di calcio del Brasile e canta famose sambe rivisitandone il testo in chiave comica: in un portoghese maccheronico, ma sotto l’effetto costante della “Saudagi”, la tipica malinconia - allegria del Carnevale. Con il sorriso insondabile del popolo
carioca e l’inseparabile chitarra, canta d’amore, guai con il fisco, storie delinquenziali. Su tutto aleggia l’ombra di Luis Aldairton
Fernando Ernesto Marcantonio Gilberto Primiziius Cassius Tapioca, fantomatico profeta della bossanova, che definisce “U
meu grangi maestru”. Il cantautore responsabile - Cosa fa Vasco quando gli si rompe la lavatrice? Cosa direbbe Carmen Consoli ad un casellante? Non sono ipotesi di scuola. Il cantautore responsabile mette i grandi autori della canzone davanti alle proprie responsabilità: li costringe ad affrontare i veri problemi della vita. L’esito non può che essere esilarante. Mirko – Improbabile
giovane musicista, viziato e coccolato in famiglia e senza progetti futuri e con la testa molto …vuota!!
La collaborazione con Enrique Balbontin e Andrea Ceccon, nata con la produzione televisiva “Colorado Cafè Live”, sfocia anche
in uno spettacolo live “Battitene la ciolla” dove il trio ligure si esprime al meglio coinvolgendo il pubblico in un continuo e surreale
cambio di situazioni comiche
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ore 01.00 CI RITORNI IN MENTE
Musiche e parole dedicate
a Lucio Battisti
con ALBERTO FORTIS, ANDREA MIRO’, MARCO FERRADINI
Regia Jose Luciano Orlando
Un evento artistico che vuole riportare alla mente le indimenticabili note di un grande artista che ha saputo far fiorire
in tutti noi emozioni eterne: Lucio Battisti. U n viaggio poetico ed evocativo attraverso le canzoni e i testi del periodo di collaborazione di Battisti con Mogol. Il “concerto–spettacolo” vede un cast artistico di grande livello, costituito da musicisti che collaborano con nomi celebri del panorama musicale italiano, come Gatto Panceri, Paolo Conte, Francesco Baccini, ecc.. L'orchestra
è costituita da un quartetto d'archi formato da due violini, una viola e un violoncello, affiancati da batteria, basso, chitarra, pianoforte e una voce solista. Gli arrangiamenti sono realizzati con l'intento di riprodurre le sonorità tipiche dello stile musicale di Battisti e le strutture dei brani originali, ovviamente con le dovute modifiche determinate dall'esigenza di rispettare l'organico strumentale utilizzato.
MARCO FERRADINI, cantautore di origine comasche e milanese d'adozione, ha prestato la sua voce a jingle pubblicitari e a sigle di cartoni animati, oltre ad aver partecipato a diverse edizioni del Festival di Sanremo. È autore della famosa “Teorema”,
scritta ed edita nel 1981, canzone rimasta a lungo nelle classifiche ed ancora oggi presente nella memoria del pubblico.
ANDREA MIRÒ, polistrumentista e cantautrice che ha al suo attivo diversi album e partecipazioni al festival di Sanremo.
Ha collaborato con importanti artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Eugenio Finardi, Mango, Bruno Lauzi, Enrico Ruggeri, del
quale è anche compagna nella vita, così come nel lavoro.
ALBERTO FORTIS, cantautore presente nel panorama musicale italiano ed internazionale sin dal 1979, autore ed interprete di
diversi album, alcuni dei quali premiati con il disco d’oro. I concerti di Alberto Fortis sono un punto di forza della sua carriera, tanto nelle esibizioni per pianoforte e voce, quanto in quelle con la band. Gli incontri con Paul McCartney, Yoko Ono e con
il regista Wim Wenders, lo hanno portato a esibirsi in concerti live anche a Los Angeles e a New York. Tra i suoi brani più belli ricordiamo “La sedia di lillà”, “Milano e Vincenzo”, “A voi romani”, “Settembre”.
Josè Orlando Luciano, Direttore Artistico e Musicale, Pianoforte: fisarmonicista, pianista e arrangiatore, ha registrato per importanti case discografiche e lavorato in importanti produzioni televisive quali “Cascina Vianello”, Canale 5, “Ciro figlio di Target”,
Italia 1, “Natale sotto l’albero”, Canale 5 e programmi di Odeon TV. Ha collaborato e collabora con artisti quali Bruno Lauzi, Andrea Mirò, Filippa Gordano, Gatto Panceri, Eugenio Finardi, Francesco Baccini, Marco Guerzoni e altri.
Mariella Sanvito, I° Violino: diplomata in violino, ha collaborato e collabora con le più importanti orchestre del panorama italiano. Ha suonato con artisti del calibro di Paolo Conte, Claudio Baglioni, Ivana Spagna, Ivano Fossati, Francesco Renga, i Pooh
(musiche per il musical Pinocchio), Gatto Panceri, gli Articolo 31, Franco Battiato.
Giovanni Mirolli, Viola: diplomato in violino e viola, ha collaborato con l'Orchestra dell'Accademia del Teatro ala Scala, l‘Orchestra G. Verdi di Milano e diverse altre. Svolge intensa attività cameristica. Ha partecipato a diversi spettacoli teatrali, a produzioni
Mediaset e suonato nei concerti di Gino Paoli, Franco Battiato e degli U2 nel loro ultimo concerto a Milano.
Salvo Correri, Chitarra Elettrica e Voce: palermitano, è session man ed arrangiatore per molti artisti nazionali. Da anni braccio
destro di Francesco Baccini, sia come arrangiatore che nella sua attività live. Tra le sue collaborazioni: Gatto Panceri, Bruno
Lauzi, Enzo Iannacci, Eugenio Finardi, Alex Baroni, Giorgio Faletti, Andrea Mirò, Alessandro Haber, Laura Bono, Dirotta su
Cuba. Partecipa da strumentista a diverse trasmissioni televisive quali Festivalbar, Superclassifica, Disco per l’estate e molte altre.
Massimo Scoca, Basso Elettrico: diplomato in contrabbasso, spazia attraverso i più vari stili musicali. Partecipa alle tournee italiane di noti artisti tra cui Stewart Copeland (Police), Dee Dee Bridgewater, Level 42, Bob Geldof, Bryan Adams, John Davis,
Rossana Casale, Tullio De Piscopo, Gatto Panceri, Bruno Lauzi, Tosca, Enzo Iannacci, Enrico Ruggeri, Lucio Dalla, Francesco
Baccini. Partecipa a varie rassegne jazz suonando con i migliori talenti italianii. E' colonna portante di orchestre televisive in trasmissioni Rai (Premio Tenco e “Ci vediamo in TV” con Paolo Limiti).
Pietro Pizzi, Batteria: inizia la professione di batterista nel 1990 accompagnando musicisti, comici e cabarettisti (Enzo Iacchetti,
Claudio Bisio ecc.). Entra a far parte della band di Gatto Panceri con il quale ha tenuto innumerevoli concerti in tutta Italia. Ha
partecipato a videoclip e a trasmissioni televisive e radiofoniche su network nazionali. Ricca è l’esperienza in studio di registra-
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zione da batterista, arrangiatore e produttore. Ha al suo attivo diverse collaborazioni musicali con Dirotta su Cuba, Eugenio Finardi, Luisa Corna, Sagi
Rei, Alberto Fortis e diversi
altri.
Marco
Sabato 11/7
Cervignano del Friuli (Ud) Parco Europa Unita ore 21.30
AFTERHOURS in concerto
Manuel Agnellli; voce, chitarre
Giorgio Prette, batteria
Giorgio Ciccarelli, chitarre
Rodrigo D’Erasmo, violino
Roberto Dell'Era, basso
Enrico Gabrielli, tastiere, fiati, percussioni
E’ il 1990 quando gli Afterhours esordiscono con il mini-cd “All the Good Children Go to Hell”. Passeranno 5 anni e due album,
riconosciuti internazionalmente (During Christine’s Sleep, 1990, il mini LP Cocaine Head, 1991 e Pop Kills Your Soul, 1993) prima di passare all’italiano con la cover di “Mio Fratello è Figlio Unico” di Rino Gaetano, per l’album tributo legato ad Arezzo Wave
e poi con una spettacolare versione de “La Canzone Popolare” per il tributo ad Ivano Fossati. Il primo album interamente cantato
in lingua italiana, “Germi”, esce nel 1995 e l’estratto “Dentro Marilyn” è stato reinterpretato dalla straordinaria voce di Mina, la
quale lo ha intitolato “Tre Volte Dentro Me”. Nel 1997 gli Afterhours firmano un contratto discografico con la Mescal e registrano
l’album “Hai Paura del Buio?”, 19 canzoni nelle quali sviluppano completamente il teorema “After”: marchiare con la loro personalità ed il loro suono la ballata rock come l’urlo hard-core, la sperimentazione su 4 piste e l’HI-FI più evoluto. Inizia l’incessante
percorso live che li vede esibirsi sui palchi di tutta Italia. Nel 1999 esce “Non è per sempre”; ancora una volta gli impegni live
rappresentano il lavoro di buona parte dell’anno. Il “Non è per sempre tour” (luglio 1999) approda anche a Bologna, dove allo
stadio Dall’Ara condividono il palco con i R.E.M. Nel 2001 esce “Siam tre piccoli porcellin”, album live della band contenente l’inedito “La Sinfonia dei topi”. Il disco è formato da un cd elettrico e uno acustico per 71 minuti di musica. Al percorso discografico
degli Afterhours si abbina quello parallelo di Manuel Agnelli come produttore (Cristina Donà, Pitch, Scisma, Marco Parente, Massimo Volume, Verdena), di produttore artistico (Tora! Tora! Festival) e di scrittore (raccolta di racconti “Il meraviglioso tubetto”,
Mondadori). Nel 2002 viene pubblicato “Quello che non c’è”, piazzatosi clamorosamente e in pochi giorni, alla 4° posizione della
classifica ufficiale di vendita. Nel 2004 arriva un contributo cinematografico: il CDS di Gioia e Rivoluzione, brano storico degli
Area, riproposto, oltre che in versione live durante i concerti e su supporto cd, anche all’interno del film di Guido Chiesa, “Lavorare con lentezza”, ove gli Afterhours interpretano la band guidata da Demetrio Stratos. Nel 2005 esce “Ballate per piccole iene”,
prodotto da Greg Dulli, già leader degli Afghan Whigs, album che entra nella classifica dei dischi più venduti in Italia direttamente
alla 2° posizione. Nel 2006, dopo la distribuzione europea curata da One Little Indian di “Ballads For Little Hyenas”, la versione
inglese dell’album è stata pubblicata in Italia da Mescal. In contemporanea, tour italiano ed europeo, ai quali segue, da parte di
One Little Indian America, la distribuzione di “Ballads For Little Hyenas” in Canada e Stati Uniti. Il “Ballate per piccole iene Tour”
porta gli Afterhours ad esibirsi sui palchi d’Italia ed Europa e prosegue nel 2007 negli U.S.A. Seguiranno altri 4 tour negli States.
Sempre nel 2007 vengono pubblicati da Virgin due doppi DVD antologici che narrano la storia degli Afterhours. Entrambi scalano la vetta delle classifiche di vendita. Nel 2008 esce su etichetta Universal "I Milanesi Ammazzano il Sabato", che esordisce direttamente al terzo posto. Nel 2009 la band partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con “Il paese è reale”: “Io voglio
far qualcosa che serva, Fammi far solo una cosa che serva, Dir la verità è un atto d'amore, Fatto per la nostra rabbia che muore”. Da una parte un testo che va dritto al segno, un brano toccante, coinvolgente, inusuale: “Il paese è reale”, presentato dalla
più importante rock band italiana, gli Afterhours. Dall’altra, la più istituzionale manifestazione musicale nazionale, che tuttavia,
attraverso Paolo Bonolis e l’organizzazione, dimostra grande rispetto per un altro modo di pensare la musica. Al centro, un progetto discografico che coinvolge 19 artisti, diversi tra loro per esperienza e ispirazione musicale ma rappresentativi di quella che
di fatto è la vera nuova musica italiana.
Album: Germi (Mescal) 1995; Hai Paura del Buio? (Mescal) 1997; Non è Per Sempre (Mescal) 1999; Siam Tre Piccoli Porcellini, live (Mescal) 2001; Quello che non c’è (Mescal) 2002; Ballate per piccole iene (Mescal) 2005; Ballads for Little Hyenas (One
Little Indian/Mescal) 2006; I Milanesi Ammazzano il Sabato (Universal) 2008; Il paese è reale (AC Europerecords) 2009.
Ingresso: € 15,00 intero/€ 10,00 ridotto infoline 0432.523989 o [email protected]
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Domenica 12/7
Marano Lagunare (Ud) – Porticciolo - ore 21.30
STORIA DI UN IMPIEGATO di Fabrizio de Andrè
con il gruppo MILLE ANNI ANCORA
Ellade Bandini , batteria
Giorgio Cordini, chitarra e bouzouki
Mario Arcari, fiati
Diego Maggi, tastiere
Max Gabanizza, basso
Giuseppe Rotondi, percussioni
Enrico Mantovani, chitarra
Alessandro Adami, voce
Stefano Zeni, violino
“Belìn ma sei matto? Non si può mica tirar fuori una canzone o due da quell'album lì... È tutto un lavoro unico, non si
può farlo a pezzi!...”
Ecco, questa era stata la risposta che Giorgio Cordini si era sentito dare da Fabrizio quando, nel 1991, stava nascendo la tournée de “Le Nuvole” e lui aveva chiesto a Faber se non si poteva inserire nel repertorio anche “Il bombarolo”, da “Storia di un
impiegato”, appunto. E il ricordo di quella risposta perentoria è tornato vivo quando Mario Arcari ha telefonato un giorno a Giorgio per chiedergli di partecipare ad un concerto in cui si sarebbe eseguito per intero il concept album ”Storia Di Un Impiegato”,
con nuovi arrangiamenti scritti appositamente da Arcari. Per intero... Così è nato questo progetto, che oggi viene adottato dal
gruppo “Mille Anni Ancora” di cui fa parte, oltre a Mario Arcari e Giorgio Cordini, anche un altro grande musicista che ha suonato
per molti anni con Fabrizio de André, il batterista Ellade Bandini. Nel rispetto della volontà di Faber, la proposta si pone come
voce fuori dal coro dei tributi a de André, che raramente e mai per intero hanno rivisitato questo manifesto politico.
“Un impiegato ascolta, 5 anni dopo, una delle canzoni del maggio francese, 1968. È una canzone di lotta: ricorda gli avvenimenti
accaduti durante la rivolta nata dagli studenti...” Questo, come descritto nel libretto del CD da Roberto Dané, l'ambiente in cui respira il concept album “Storia di un impiegato” del 1973. Con la sua grande maestria nel dipingere personaggi che incarnano vizi
e virtù dell'umanità, Fabrizio riesce in questo lavoro a dar vita ai dubbi e alle certezze di quanti in quel periodo hanno partecipato
alla lotta e di quanti si sono trovati ai margini, o ancora di coloro che si sono portati dietro il senso di inadeguatezza e il rimorso
di non aver contribuito. “Siete tutti coinvolti” - dice più volte Fabrizio per bocca del suo impiegato - “e non si può decidere di rimediare in solitaria, salvo arrivare allo stesso potere che si è cercato di esautorare, perché il potere ti controlla e ti fornisce le regole che lui stesso ha usato per instaurarsi e ti lascia arrivare alle leve di comando, ma solo come prestanome del sistema”.
Nella collettività si può trovare un altro modo di insorgere, un modo che tiene conto dell'altro “facendosi un tutto con gli altri fino a
cambiare l'io col noi”, ripetendo la stessa posizione di lotta ma questa volta con la coscienza di appartenere alla stessa classe di
sfruttati. Questo il modo che davvero può sovvertire il potere, cambiando a favore degli oppressi le regole del gioco. Un sogno,
una speranza.
Questo concerto, come il tributo che il gruppo Mille Anni Ancora ha interpretato negli ultimi due anni, è voluto da tre dei suoi musicisti storici. Per loro, suonare ancora insieme le canzoni di Fabrizio significa dichiarare l'affetto per lui, che li ha sempre accompagnati anche dopo la sua scomparsa. Il concerto si divide in due parti. Nella prima viene eseguito il concept album “Storia di un
impiegato”. Arcari, che aveva a suo tempo vissuto i movimenti del '68, ha saputo dare accenti di forte impatto emotivo a questi
arrangiamenti: le percussioni, che occupano un posto di primo piano, offrono cadenze e colori di alto potere descrittivo. Il bouzouki e gli strumenti a fiato etnici di Cordini riavvicinano questo lavoro alle sonorità di “Crêuza de Mä'”, alla cui realizzazione Arcari aveva partecipato. Bandini imprime col suo drumming caratteristico quella sonorità che identifica le basi ritmiche della band
originale di Fabrizio. Nella seconda parte vengono riproposte canzoni famose con arrangiamenti fedeli a quelli dei concerti che
Bandini, Cordini e Arcari eseguivano con il grande cantautore poeta, così, con “Marinella” e “Bocca di Rosa”, “il soldato Piero” e
“Geordie”, salgono sul palco i personaggi più amati del mondo di Faber. In modo spontaneo, durante lo spettacolo, Ellade, Giorgio e Mario si ritagliano momenti di racconto che rimandano alla loro esperienza accanto a Faber. Anche la scelta di suonare
con musicisti di un’altra generazione è voluta: significa passare ai giovani, speranza del futuro, il testimone del pensiero di Fabrizio e della sua attenzione per gli altri, più deboli e sfortunati. Dori Ghezzi, presidente della Fondazione Fabrizio de André, ha offerto il proprio sostegno al progetto, fornendo preziosi consigli e alcuni scatti autografi, uno dei quali è stato scelto per illustrare il
progetto sui manifesti.
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lettere mediterranee
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LETTERE MEDITERRANEE
riflessioni e dialoghi sul Mediterraneo a cura di Neri Pollastri
con la collaborazione di Tiziano Pizzamiglio
e della Libreria Rinascita di Monfalcone
Monfalcone – Piazza Falcone e Borsellino
dal 6 al 10 luglio 2009
Comprendere la crisi
presentazione
a cura di Neri Pollastri
Giunge al terzo anno la serie di incontri con autori Lettere Mediterranee, con l’intenzione di proseguire il discorso
aperto nelle scorse edizioni, aggiornandolo con i temi dell’attualità. E l’attualità, purtroppo, ci parla di crisi.
Crisi. Questa parola ritorna di continuo negli ultimi mesi: sui giornali, in TV, nei discorsi di politici, economisti, opinion maker e “semplici” cittadini.
Ritorna a causa di scandali che hanno sgretolato un sistema economico che tutti sapevano essere perverso e gonfiato, ma al quale ciononostante non si ha perlopiù il coraggio di pensare alternative.
Ritorna perché la crescita illimitata - questo mito della modernità, assurdo, se si pensa che l’unica cosa che in natura cresce senza limiti è il tumore - pare essersi fermata e ciò mette a rischio l’andamento “ordinariamente perverso”
del sistema.
Ritorna, perché tutto questo comporta perdita di posti di lavoro, diminuzione del potere d’acquisto anche di coloro
che, già prima, potevano acquistare a malapena l’indispensabile, difficoltà dello Stato di far fronte alle spese sociali.
Problematiche sociali che si traducono in disagi personali, che producono arretramento della cultura, criminalità,
pregiudizi ed esclusione sociale.
Non è facile, in questo quadro, parlare di crisi. Soprattutto, non è facile parlarne evitando la banalità, oppure i due
inutili opposti atteggiamenti - da un lato il catastrofismo che porta a sostenere che non ne verremo mai fuori, perché
non c’è alcun modo di venirne fuori, e il conformismo ottimista, che porta viceversa ad affermare che, come è sempre accaduto, ne verremo fuori a breve e senza cambiar nulla del nostro mondo, anzi, ne siamo già fuori.
Noi di Lettere Mediterranee vogliamo raccogliere questa sfida ed uscire dalla “logica televisiva” della comunicazione
unidirezionale, nella quale chi informa non ha alcun rapporto con chi viene informato, che è mero “spettatore” di
eventi che lo riguardano, ma sui quali non può mai dire la sua. Siamo infatti convinti che una “crisi” sia nient’altro
che una situazione inattesa, un fenomeno estraneo alle previsioni che è possibile fare con gli abituali strumenti di
lettura del mondo, di fronte al quale le conoscenze cui siamo soliti fare affidamento non sono in grado di offrirci le risposte di cui abbiamo bisogno. E che, pertanto, di fronte a una crisi sia in primo luogo importante che tutti coloro
che ne sono coinvolti collaborino per comprendere cosa stia accadendo.
È per questo che, anche su questo tema, vogliamo dialogare assieme ai nostri ospiti, sentire sì la loro opinione su
le diverse prospettive che ci apriranno a proposito del fenomeno della “crisi”, ma anche por loro domande e obiezioni, renderli partecipi del nostro particolare - e tuttavia fondamentale - punto di vista sulla crisi.
Per fare tutto questo, con le modalità collaudate con piacere gli anni passati, abbiamo selezionato una serie di
ospiti di tutto rispetto, provenienti da aree diverse della cultura.
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Inizieremo lunedì 6 luglio, con due appuntamenti.
Alle 18.30 avremo con noi l’astrofisica Margherita Hack, nota per il suo lavoro scientifico, per la sua capacità di divulgatrice, ma anche per il suo impegno civile. Partendo dal suo tema - le stelle - ascolteremo il suo pensiero sulle
criticità del nostro paese in materia di ricerca scientifica e di laicità, visto che la Hack è Presidente Onorario della’Unione Atei Agnostici Razionalisti.
Alle 21.00 incontreremo la scrittrice siciliana Silvana La Spina, autrice di romanzi, di un prezioso La mafia spiegata
ai miei figli e, negli ultimi anni, delle avventure del commissario di polizia Maria Laura Gangemi, “sbirro femmina”
che vive la sua critica vicenda esistenziale di donna moderna in una realtà in profonda crisi sociale ed economica
qual è quella di Catania.
Proprio a partire dall’ultimo libro dedicato al personaggio del commissario Gangemi avvieremo il nostro colloquio
con la scrittrice, per farci offrire il suo punto di vista su questi due momenti di crisi della nostra quotidianità: i rapporti
tra i due sessi; il malcostume e la criminalità che si incuneano fin nelle strutture istituzionali del mondo in cui viviamo.
Martedì 7 luglio individuo e collettività si congiungeranno nel significato che la filosofia ci può offrire della crisi, significato sul quale interrogheremo Giuseppe Ferraro, docente di filosofia all’Università di Napoli, autore di interventi filosofici nelle carceri della Campania, dei quali ha poi dato conto nei suoi più recenti libri. Con Ferraro parleremo
della crisi morale e istituzionale che sta attraversando il mondo contemporaneo e della responsabilità di cui può farsi carico la filosofia per contribuire al suo superamento.
Mercoledì 8 luglio incontreremo un personaggio che, per le sue molteplici attività, il suo impegno e la sua verve
polemica ha toccato con mano molti aspetti critici della società contemporanea: il vignettista, scrittore e giornalista
Vauro. Prendendo spunto dal suo più recente libro, un romanzo ambientato in Iraq, ma muovendo poi alle sue
esperienze in quel paese e in Afghanistan, per giungere poi alle vicende politico-mediatiche che lo hanno visto protagonista anche recentemente, dialogheremo con lui per comprendere meglio la “crisi permanente” di certi paesi e
le difficoltà di metterla in concreta relazione con le crisi dell’Occidente.
Giovedì 9 luglio ci prenderemo una giornata di riposo dalla nostra esplorazione della crisi, incontrando lo scrittore
marchigiano Angelo Ferracuti, che ci condurrà nelle sue terre. Una provincia tra le meno note d’Italia, ma che forse può costituire l’esempio di uno stile di vita, di un modo di guardare la realtà diverso da quello che, viceversa, ci
ha condotto all’impasse dell’oggi.
Venerdì 10 luglio, infine, chiuderemo la serie di incontri con una personalità unica, che difficilmente potrete incontrare in TV, ma che per molti è un vero e proprio “mito”: Francesco Gesualdi. “Bambino” di Don Milani a Barbiana,
per alcuni anni in Asia per fornire aiuto alle popolazioni locali, Gesualdi è stato tra i promotori del “consumo critico”
ed è un sostenitore della “sobrietà” come stile di vita individuale e come proposta politica generale. Nei suoi numerosi e chiarissimi libri ha mostrato come sia possibile immaginare ed iniziare a realizzare un mondo diverso, nel
quale le ragioni della crisi che stiamo attraversando - economiche, politiche, ambientali, ma anche personali - vengano meno. A quest’uomo semplice, ma chiaro e trasparente, proveremo a chiedere dettagli su come mettere in
pratica, ciascuno per proprio conto, le sue indicazioni.
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lunedì 6 luglio
Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino, ore 18.30
Margherita Hack: La laicità di un astronomo
Biografia
(tratta da Donne di scienza. 55 biografie dall'antichità al duemila, di Sara Sesti e Liliana Moro, edizioni Pristem-Università Bocconi, 2002, seconda edizione).
Margherita Hack è una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana e ha
vissuto lavorando in grande stile alla scienza astrofisica. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un'importante attività di divulgazione e ha dato
un valido contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.
Il padre, di religione protestante, lavorava come contabile e la madre, cattolica, diplomata all'Accademia di belle arti, era miniaturista alla Galleria d'arte degli Uffizi. Entrambi insoddisfatti delle loro religioni e chiese, aderirono alle dottrine teosofiche, intrecciando rapporti con un ambiente che sarebbe stato loro di sostegno nei momenti più difficili. Non simpatizzarono per il regime fascista e per questo subirono molte discriminazioni. Vegetariani convinti, trasmisero questa cultura alla figlia, che non ha mai
mangiato carne e ha coltivato fin da piccola grandi amicizie a "quattro zampe". A undici anni Margherita conobbe tra i compagni
di giochi Aldo, un ragazzo di due anni maggiore, che sarebbe diventato suo marito. Frequentò il liceo classico e iniziò a giocare
a pallacanestro e a fare atletica, ottenendo ottimi risultati a livello nazionale nel salto in alto. Ritrovò Aldo dieci anni dopo, nel
1943, all'Università di Firenze, dove frequentavano rispettivamente la Facoltà di Fisica e quella di Lettere. Si sposarono l'anno
successivo e sono ancora uniti. A guerra finita, nel 1945, fu possibile laurearsi con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca
sulle cefeidi, una classe di stelle variabili. Il lavoro fu condotto presso l'Osservatorio astronomico di Arcetri, dove la Hack iniziò a
occuparsi di spettroscopia stellare, che sarebbe diventato il suo principale campo di ricerca.
Iniziò un periodo di precariato come assistente presso lo stesso Osservatorio e come insegnante presso l'Istituto di Ottica dell'Università di Firenze. Il primo impiego le venne offerto nel 1947 dalla Ducati, un'industria di Milano che iniziava a occuparsi di ottica. Margherita lo accettò e si trasferì col marito, ma l'anno successivo preferì tornare all'ambiente universitario fiorentino.
Dal 1948 al 1951, insegnò astronomia come assistente e nel 1950 entrò in ruolo. Nel 1954 ottenne la libera docenza e, sotto la
spinta del marito, iniziò la sua attività di divulgatrice scientifica, collaborando con un quotidiano. Chiese e ottenne il trasferimento
all'Osservatorio di Merate, presso Lecco, una succursale dello storico Osservatorio di Brera. Nello stesso periodo, teneva corsi
di astrofisica e di radioastronomia presso l'Istituto di Fisica dell'Università di Milano e iniziò le sue numerose collaborazioni con
università straniere in qualità di "ricercatore in visita". Accompagnata dal marito, che la seguiva in ogni spostamento, collaborò
con l'Università di Berkeley (California), l'Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey), l'Institut d'Astrophysique di Parigi (Francia), gli Osservatori di Utrecht e Groningen (Olanda), l'Università di Città del Messico; è stata anche "docente in visita"
presso l'Università di Ankara (Turchia).
Nel 1964 divenne professore ordinario, ottenendo la cattedra di astronomia presso l'Istituto di Fisica teorica dell'Università di
Trieste e come tale ebbe l'incarico della direzione dell'Osservatorio astronomico. La sua gestione, durata fino al 1987, rivitalizzò
un'istituzione che era l'ultima in Italia sia per numero di dipendenti e di ricercatori che per strumentazione scientifica, portandola
a rinomanza internazionale. L'enorme sviluppo delle attività didattiche e di ricerca, che Margherita Hack aveva promosso in università, pose il problema di creare un Istituto di Astronomia. Fu istituito nel 1980 e sostituito nel 1985 da un Dipartimento di
Astronomia, che la scienziata diresse fino al 1990. Dalla sua nascita, nel 1982, la studiosa ha curato una stretta collaborazione
anche con la sezione astrofisica della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa).
La carriera scientifica di Margherita Hack si è intrecciata a quella degli astronomi più importanti dell'ultimo secolo. Le sue ricerche hanno toccato diversi settori: ha studiato le atmosfere delle stelle e gli effetti osservabili dell'evoluzione stellare e ha dato un
importante contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale delle stelle da 0 a F. I suoi lavori più importanti vertono sulle stelle in rapida rotazione, chiamate stelle a emissione B, che emettono grandi quantità di materiale e a volte formano
anelli o inviluppi stellari, e sulle stelle a inviluppo esteso. Ha contribuito in particolare allo studio delle stelle di tipo Be, caratterizzate da uno spettro continuo solcato di righe scure. Le sue recenti ricerche includono la spettroscopia, nel visibile e nell'ultravioletto, dei sistemi a stelle binarie, nei quali le due componenti sono così vicine da interagire, e delle stelle simbiotiche.
Straordinaria divulgatrice, ha collaborato a numerosi giornali, a periodici specializzati e ha fondato nel 1978 la rivista L'Astronomia che dirige tuttora. Nel 1980 ha ricevuto il premio Accademia dei Lincei e nel 1987 il premio Cultura della Presidenza dei
Consiglio. È membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society. Nel
1992 la scienziata è andata fuori ruolo per anzianità e ha continuato l'attività di ricerca senza l'impegno dell'insegnamento. Nel
1993 è stata eletta consigliera comunale a Trieste.
Dal 1997 è in pensione, ma dirige ancora il Centro Interuniversitario Regionale per l'Astrofisica e la Cosmologia (CIRAC) di
Trieste e si dedica a incontri e conferenze al fine di "diffondere la conoscenza dell'Astronomia e una mentalità scientifica e razionale".
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Bibliografia
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Le nebulose e gli universi-isole (Einaudi,1959), La radioastronomia alla scoperta di un nuovo aspetto dell'Universo (Laterza,1960), L'universo. Pianeti, stelle e galassie (Feltrinelli, 1963), Esplorazioni radioastronomiche
(Boringhieri, 1964), L'universo violento della radioastronomia (ed Scientifiche e Tecniche Mondadori, 1983), Corso di astronomia
(Hoepli, 1984), L'universo alle soglie del Duemila (Biblioteca Universale Rizzoli,1992), La galassia e le sue popolazioni (Editoriale Scienza, 1992), Alla scoperta dei sistema solare (Mondadori Discovery, 1993), Cosmogonie contemporanee (Editoriale Scienza, 1994), Una vita tra le stelle (Di Renzo, 1995), L'amica delle stelle (Rizzoli, 1998), Sette variazioni sul cielo, (Raffaello Cortina, 1999), L'Universo alle soglie del III millennio (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2000), Origine e fine dell'Universo (UTET Università, 2002) con Pippo Battaglia, Walter Ferreri, L’idea del tempo (Utet, Collana Frontiere, 2006), Le mie favole (Dell’Altana Edizioni, 2008).
Margherita Hack. Qualcosa di inaspettato. I miei affetti, i miei valori, le mie passioni. Laterza, 2007
Da L’Indice, recensione di Camilla Valletti
Una vita può essere esemplare? Soprattutto se attraversa un secolo, il Novecento, così fratto,
dall'ipertrofica offerta di stili di vita? La vita di Margherita Hack sì. Perché sembra essere ispirata
da un principio di concretezza, da uno speciale attaccamento alla possibilità di comprendere ciò
che umanamente ci è dato di comprendere, e perché si disegna come una linea diritta, netta,
precisa nel conseguire gli obiettivi che si era inizialmente posta. Questo suo libro autobiografico,
o meglio il racconto di alcuni elementi e svolte importanti della sua vita, è un ottimo esempio di
come si possano trasmettere dei modelli, delle idee sui valori fondanti, senza però darlo a vedere, evitando di esibire certezze. La scrittura di Margherita Hack, prima di tutto, è un antidoto contro la retorica che purtroppo affatica questo genere letterario. Sembra quella di un buono scolaro
dei primi anni di liceo: è puntuale, in parte ripetitiva, semplice, accessibile. È una vera qualità,
dato che l'intento è quello di piegarsi ai contenuti, a ciò che davvero vuole dirci. Ci dice di un'infanzia povera, sobria, vissuta, di gioco, di sport, di vita all'aperto e ci dice di un amore di una vita,
il marito Aldo, sempre descritto come migliore di lei, di una vocazione scientifica tardiva, di una
carriera internazionale, di un pugno di amici carissimi, di animali e, su tutto, sempre, di politica.
Margherita Hack è un donna profondamente legata a una scelta politica, quella comunista, tutto
il suo racconto ne è permeato anche quando affronta temi diversi. Per lei essere comunista è anche uno stile di vita (e quale stile! la sua immagine è legata ai vestiti sfondati, al sorriso, a certa
sportività che se ne infischia delle convenzioni, dell'ufficialità) che sovrintende al sua fare di
scienziata e di donna impegnata sempre in battaglie fondamentali, per i diritti e per l'equità. Leggiamo il bilancio che lei stessa,
l'astrofisica italiana più conosciuta nel mondo, traccia alla fine della sua testimonianza: "La morte non mi fa paura, anzi non ci
penso proprio mai (…) Mi sembra di aver svolto onestamente il mio lavoro, di avere la coscienza a posto. Ho avuto la fortuna di
vivere una vita soddisfacente nel lavoro, in famiglia e nei rapporti con il prossimo. Credo di aver fatto quello che era giusto fare e
ciò è sufficiente per farmi stare bene".
lunedì 6 luglio
Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino, ore 21.30
Silvana La Spina: Donne in una società in crisi
Biografia
Silvana La Spina è nata a Galliera Veneta in provincia di Padova. Durante l'adolescenza ha frequentato un collegio di suore domenicane, che "ha esasperato quella sorta di ateismo religioso che credo sia alla base del mio modo di essere". Si è sposata a
diciotto anni dopo una fuga da casa (il matrimonio è stato poi annullato dalla Sacra Rota).
Ha collaborato a vari quotidiani. Centro della narrativa di La Spina è la Sicilia di cui ricrea lingua e ambienti. Penelope è una rilettura del mito greco: emblema della pazienza e fedeltà femminili, Penelope diventa una donna viva, contemporanea, passionale.
Ci racconta un passato pieno di orrori: un padre che abusava di lei, la nascita di un figlio mostruoso, la condanna a morte da cui
viene miracolosamente salvata. Per sfuggire a tutto ciò si consegna al primo che passa, un furbetto dai capelli rossi di nome
Odisseo. Costui la porterà sposa nel suo palazzo di Itaca, precaria regina spesso abbandonata. In questa solitudine Penelope
inizia a sentirsi più libera, padrona di se stessa. Avrà un amante, intesserà rapporti con donne sapienti e terrà a bada le esigenze di un figlio troppo possessivo. Non finirà mai la sua mitica tela, ma si allontanerà abbandonando tutto verso un destino non
previsto. Struttura di giallo ha Morte a Palermo: in una Palermo pezzente, voluttuosa e sporca, dove niente è decifrabile e tutto è
possibile, il commissario Santoro indaga sulla morte misteriosa di un studioso di arte antica, esperto di mitologia. A chi poteva
interessare la sua morte? E cos'hanno a che fare col delitto i labirinti trovati nella borsa della vittima? La creata Antonia è ambientato alla fine del XVIII secolo, a Catania. La serva Antonia Puglisi appartiene alla giovane e ribelle principessa di Roccaromana, costretta a farsi monaca contro la sua volontà. Antonia è stata educata dalla capricciosa principessa che, oltre a insegnarle a leggere e scrivere, le ha fatto leggere Rousseau e i classici proibiti, facendone una ragazza potenzialmente assai pericolosa.
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Bibliografia
Ha pubblicato il volume di racconti Scirocco (La Tartaruga 1992, premio Chiara) e i romanzi: Morte a Palermo (La Tartaruga
1987, Baldini Castoldi 1999; premio Mondello), L'ultimo treno da Catania (Bompiani 1992), Quando Marte è in Capricorno (Bompiani 1994), Un inganno dei sensi malizioso (Mondadori 1995), L'amante del paradiso (Mondadori 1997), Penelope (La Tartaruga 1998), La creata Antonia (Mondadori 2001), Uno sbirro femmina (Mondadori 2007).
Silvana La Spina. Una bambina pericolosa. Mondadori, 2008
da Bol.it
Catania, un afoso pomeriggio d'ottobre. Al giardino Bellini un gruppo di ragazzine è in lite e
una di loro - vestiti fuori misura, anfibi rovinati, un cespuglio di capelli ispidi - sta avendo la meglio. Quando il commissario Maria Laura Gangemi interviene è tardi: la piccola "capatosta" Angelina si sta allontanando tra gli insulti delle compagne. Un gesto, una mano sulla spalla e Angelina le rivela singhiozzando di non poter più tornare a casa, pena la vita. È un attimo: in quell'attimo a Maria Laura scivola il portafoglio, la ragazzina lo afferra e subito dopo scompare. Le
sue tracce portano dritte sulle pendici dell'Etna, un luogo dove si agitano vecchie leggende,
come il rito della trovatura: chiunque sacrifichi un bambino può trovare un immenso tesoro. È
stato questo il destino di Angelina? E quale sarebbe il tesoro? Forse quello un tempo appartenuto a un colonnello nazista, come sussurrano i vecchi? Del resto non sarebbe la prima volta
che in quei luoghi si scannano innocenti. Maria Laura, che sull'Etna trascorreva da bambina
estati felici, ricorda qualcosa, che però non riesce a ricostruire nei dettagli... Un passato insondabile, una storia che ha il sapore di una fiaba nera siciliana - fra trazzere di campagna e paesi
chiusi nei propri segreti, dove vecchi dai volti di pietra bisbigliano di omicidi rituali. Nella sua ricerca Maria Laura non è sola: con lei la cugina Violetta, un concentrato di cinica femminilità, a
Catania in cerca del marito traditore, una caccia che finirà per coinvolgere anche l'austera Maria Laura nella vita mondana della
città. Al fianco del commissario, ad agitarle la mente e il cuore, ci sono poi il malinconico maresciallo Tuccari e il magnetico cardiologo
Visconti.
Con questo secondo romanzo dedicato al commissario Gangemi - cuore di donna e istinto da poliziotto, un vero e proprio "sbirro
femmina" -, Silvana La Spina ci regala una storia appassionante, un mistero cupo e rovente come la lava dell'Etna, ma anche il
racconto delicato dei rapporti di affetto e complicità che solo le donne sanno costruire. Uno sguardo acuto e coraggioso sull'anima nera della Sicilia e sulla metà oscura di tutti noi.
martedì 7 luglio
Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino, ore 21.30
Giuseppe Ferraro: Crisi istituzionale, crisi morale: la responsabilità della filosofia
Biografia
Giuseppe Ferraro è docente di Filosofia presso il Dipartimento di Filosofia A. Aliotta dell’Università di Napoli Federico II, e al Philosophisches Seminar della Ludwigs Universitaet di Freiburg in Germania. È autore di studi di fenomenologia, leopardiani e nietzscheiani; ha pubblicato tra l’altro La verità dell'Europa, La filosofia spiegata ai bambini e Filosofia in carcere, di questi ultimi l’uno è espressione di un’esperienza didattica svolta in un paesino "a rischio" della provincia di Caserta e l’altro di un’esperienza di
didattica dei sentimenti tenuto tra i ragazzi del carcere minorile di Nisida. È attualmente impegnato anche a Roma, specificamente sull’educazione ai sentimenti.
Bibliografia
Tra le sue pubblicazioni si ricordano I contratti di lavoro, CEDAM 1998; I sacramenti della fede, Apostolato della Preghiera 1999;
Aspetti dell'esistenza cristiana, Apostolato della Preghiera 1999; La gioia di Cristo nel quarto vangelo nelle lettere giovannee e
nell'Apocalisse, Libreria Editrice Vaticana 2000; Filosofia in carcere. Incontri con i minori di Nisida, Filema 2001; Gli autori divini
dell'insegnamento: il Padre, Cristo, lo Spirito. Studi di esegesi e di teologia biblica, Libreria Editrice Vaticana 2001; La scuola dei
sentimenti. Dall'alfabetizzazione delle emozioni all'educazione affettiva, Filema 2003; Ministri di salvezza. Per una teologia del
ministero ordinato a partire dall'esegesi delle preghiere d'ordinazione, Lussografica, 2004; Tipologie di lavoro flessibile, Giappichelli 2004; Palpiti del cuore, Accademia Barbanera 2005; Agli estremi della filosofia, Tre Lune 2005; Il rapporto di lavoro, Giappichelli 2006; L' innocenza della verità. Corso di filosofia in carcere, Filema 2008; La politica e la filosofia per una democrazia
sensibile, Città Calabria 2008; Lo Spirito Santo nel pensiero teologico di Antonio Rosmini, Rubbettino 2008; Il bacio delle terra. Il
sacerdozio nell'insegnamento di Paolo VI, Sigma Libri 2008; Poesie al femminile, Sigma Libri 2008; Amore differenza mondo.
Un'educazione sentimentale, Filema 2009; Anno sacerdotale. Sussidio per un itinerario di crescita personale e pastorale, Apostolato della Preghiera 2009.
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Giuseppe Ferraro. L’innocenza della verità. Filema 2008
da Libreriauniversitaria.it
Il sapere è un possesso senza proprietà, occorre restituirlo a chi non lo ha avuto e ne è privo. Con
questa dichiarazione, Giuseppe Ferraro continua il suo percorso per una filosofia fuori le mura accademiche, iniziato con la Filosofia in carcere, scritto con i minori di Nisida. L'innocenza della verità è
ambientato nelle carceri di Bellizzi e di Carinola nelle province di Avellino e di Caserta, e racconta l'esperienza di un corso di filosofia rivolto a detenuti adulti. L'argomento è l'etica nella forma del rispetto, della relazione di verità, dei legami, dei sentimenti. Il corso è accompagnato da esercizi tenuti dai
detenuti e da lettere di alcuni di loro che testimoniano non solo il disagio, ma anche l'urgenza di cambiare la visione carceraria, perché il carcere non sia più soltanto luogo di detenzione e privazione. Il
libro si conclude con la costruzione della città ideale e legale da parte dei detenuti e con una critica
della ragione penale che elabora una proposta alternativa per un carcere diverso.
mercoledì 8 luglio
Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino, ore 21.30
Vauro: Dall’Iraq all’Afghanistan, nella crisi permanente
Biografia
Vauro Senesi, noto semplicemente come Vauro (Pistoia, 1955) è un giornalista e vignettista satirico italiano. È stato allievo di Pino Zac con il quale, nel 1978, ha fondato
Il Male. Dal 1986 al 2006 è stato editorialista e vignettista de il Manifesto, attualmente continua la sua collaborazione, ma in maniera più saltuaria. La sua satira graffiante ha lasciato il segno sulle più importanti testate nazionali e estere: Satyricon, Linus,
Cuore, I quaderni del Sale, L’Heco des Savanes, El Jueves. È stato direttore del settimanale satirico Boxer, collaboratore del Corriere della Sera e di Smemoranda. Nel
1996 vinse il Premio di Satira politica di Forte dei Marmi. Attualmente è vignettista e
inviato di PeaceReporter.net e lavora per la ONG Emergency, occupandosi dell’informazione e della comunicazione. Dal 14 settembre 2006 è ospite fisso, assieme a
Marco Travaglio, nella trasmissione televisiva di informazione "Anno Zero" condotta
da Michele Santoro.
Bibliografia
Tra le sue opere si ricordano: La satira alla guerra, Manifestolibri 1991; Foglio di via, Manifestolibri 1994; La satira dopo l’Ulivo. Il
meglio dello svignettamento di Vauro, Datanews 1998; L’ulivo santo, Massari 1999; L’ONU santo, Massari 1999; Giulietto Chiesa, Afghanistan anno zero 2001; Appunti di guerra. Pensieri e vignette di un mese sotto le bombe, Terre di Mezzo Editore 2001
(Premio Pieve - diario del presente, 2002); Premiata macelleria Afghanistan. Vignette dalla guerra, Zelig 2002; Sandro Ruotolo,
Sciusciò. Dal Raggio Verde a Sciuscià edizione straordinaria, Zelig 2002; Geraldina Colotti, Scuolabus, MC 2002; Principessa di
Baghdad, Guerini e Associati 2003; Johnny Palomba, Come non sopravvivere a un altro anno di merda. 2004; Antologica 19932002, Squilibri 2004; Giulietto Chiesa, I peggiori crimini del comunismo, Piemme 2005; Johnny Palomba, Il NostraVaurus, Piemme 2005; Papeide. Un papa tira l’altro, Piemme 2006; Clandestino. 20 anni di vignette sull’immigrazione, Terre di Mezzo Editore
2006; Giulietto Chiesa, Il libretto rosso, Piemme 2006.
Vauro, Il mago del vento. Piemme, 2008
da bookshop.it
Mentre i bagliori dei bombardamenti continuano a punteggiare il cielo di Baghdad, un giovane
uomo cammina sui tetti a terrazza della città che sembra avvolta in un tempo dilatato e sospeso.
Nessuna voce, nessun rumore se non quello dei tuoni sordi che rimbombano confusi e intermittenti sullo sfondo della scena. L’uomo avanza nel nulla, come un miraggio, poi con la mano afferra un bastone lungo e sottile celato dietro a un muretto. Non appena lo alza, decine di piccioni
spuntano dal niente del cielo e iniziano a danzare attorno a quel bastone, al ritmo di una musica
che nessun altro può sentire. Fahim, questo è il nome del giovane uomo, a un tratto si ferma e
guarda il cielo. Una piccola piuma bianca scende svolazzando e lui apre la mano per accoglierla.
Un gesto semplice, che lo riporta indietro nel tempo, a quando era un bambino. Al giorno in cui
suo fratello Ali gli ha regalato una fionda fatta con le sue mani, per sottrarlo ai suoi sogni a occhi
aperti. Quello è il giorno in cui tutto è cambiato. Un piccolo dramma in mezzo a quelli grandi della
sua terra, un evento che ha trasformato per sempre la sua vita, chiudendogli una strada e aprendogliene altre, inaspettate.
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Recensione da www.wuz.it
"Tutto ciò che devi sapere è già dentro di te. Nessuno può insegnartelo perché ti appartiene. Solo che devi scoprire di averlo, accettarlo e imparare a usarlo. Forse in quest'ultima cosa sì, io posso aiutarti, come la vita stessa nel suo accadere ti aiuta segnalandoti un cammino, il tuo cammino. Ma tu devi cogliere i segnali che ti dà, non dolertene o lamentartene perché altrimenti ti perderai per strada e sarai per sempre infelice, ché quando non si conosce ciò che si ha si desidera continuamente altro e il desiderare acceca lo spirito."
Due uomini, incrociano per un attimo lo sguardo. Sono Mendez, un messicano andato in Iraq a combattere per ottenere la cittadinanza americana, e Fahim, un giovane uomo iracheno capace di guidare con la sua lunga canna stormi di piccioni e osservare
il mondo attraverso i loro occhi. Baghdad è stata da poco conquistata dall'esercito americano, tutt'intorno solo macerie.
La piuma di un piccione si posa sulla mano di Fahim che torna con la mente a tanti anni prima, alla fionda donatagli dal fratello
Ali. Ripensa alle loro allegre sfide fino al giorno in cui ci fu uno strano incidente: un sibilo sempre più forte era esploso nella testa di Fahim che cade in una specie di trance. Ali vorrebbe scuoterlo, ma lui fugge terrorizzato, infuocato dalla febbre, con una
piuma di piccione stretta in mano.
Giunge la sera Ali torna a casa da solo, racconta l'accaduto e iniziano le ricerche di Fahim. Il ragazzo viene trovato ma non sente più nulla, il silenzio lo circonda. Viene chiamato un medico e viene diagnosticato il morbillo. La malattia è violenta e la prima
conseguenza è la perdita dell'udito.
Viene condotto a Baghdad da uno specialista per capire se è possibile fargli recuperare l'udito: tutto inutile, quella sordità non è
reversibile. Iniziano giorni difficili, la menomazione lo riempie di rabbia e di diffidenza nei confronti degli altri, solo le saggie parole di Hasan, un vecchio senza una gamba, gli faranno capire che non può vivere in quel modo.
Quella sordità crea fratture e problemi all'interno dell'intera famiglia, soprattutto al padre che inizia a bere in modo incontrollato.
Fahim è in grande difficoltà ma Hasan gli insegna ad ascoltare e a dialogare con la natura: un rapporto salvifico per il piccolo
sordo.
La situazione in casa intanto precipita, Alì si è fatto grande e ormai disprezza apertamente quel padre perennemente ubriaco,
così, per allontanarsi da lui si arruola come volontario.
Hasan mostra a Fahim come i piccioni possano volare guidati dalle sue mani: un potere magico che gli resterà per tutta la vita.
Passano gli anni, Ali, disperso in combattimento non è ritornato. Quella guerra finisce, siamo nel 1988, ma dopo poco più di un
anno ne ricomincia un'altra. Muore il padre e per tre giorni parenti e amici invadono la casa per assolvere ai riti e alle cene funebri. Madre e sorella si trasferiscono dal nonno e Fahim resta da solo nella casa di famiglia non rinunciando ad attendere il ritorno
del disperso Ali. La guerra si fa sempre più disastrosa e nella grande casa vuota Fahim accoglie molti profughi. Ma ecco che la
guerra finisce all'improvviso senza che nessuno ne capisca il motivo e un giorno davanti a lui si presenta un uomo lacero e in
pessime condizioni: è Ali. Un incontro gioioso con madre e sorella e poi di nuovo Ali se ne va, temendo una denuncia come disertore. Anche Fahim va via, alla ricerca del fratello, seguito dal suo stormo di piccioni. Giunge a Baghdad, città che lo ammalia,
dove incombe un'altra guerra che puntualmente esplode.
Ed ecco che il romanzo, circolarmente ritorna al punto di partenza: Fahim è sulla terrazza con i suoi piccioni, il carro armato con
il soldato americano lo osserva. Ma da una finestra un miliziano spara e colpisce, il soldato cade. il miliziano è Ali. Fahim apre la
mano e libera nel vento la piuma che stringeva.
giovedì 9 luglio
Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino, ore 21.30
Angelo Ferracuti: La quiete della provincia
Biografia e bibliografia
Angelo Ferracuti (Fermo, 1960) Il suo esordio letterario è la raccolta di racconti Norvegia (Transeuropa, 1993), cui è seguito il libro Attenti al cane (Guanda, 199), i romanzi Nafta (Guanda, 2000) e Un poco di buono (Rizzoli, 2001), la raccolta di reportage
narrativi sul mondo del lavoro Le risorse umane (Feltrinelli, 2006) con il quale ha vinto il Premio Sandro Onofri e quelli di Viaggi
da Fermo (Laterza, 2009), i racconti de Il ragazzo tigre (Abramo, 2006). Ha scritto anche per il teatro: Comunista! (Effigie, 2008).
Collabora con Nuovi Argomenti, Diario e Il Manifesto. Per la casa editrice Ediesse dirige la collana Carta bianca.
Angelo Ferracuti, Viaggi da Fermo. Un sillabario piceno. Laterza 2009
da ibs.it
Mentre intreccia un paziente gioco di tessere liriche e narrative, Ferracuti scopre la sua regione, le
Marche, come in un domino. Il racconto si inerpica da Ascoli Piceno e Fermo fino alla costiera, tra la
vastità spaesata dei Monti Sibillini e i porticcioli di provincia, si confonde nella scia di un treno locale
che sferraglia e nel mare silenzioso che abbraccia il vecchio faro di Pedaso, entra nelle case e nelle
vite di artisti, scrittori, attori che hanno percorso e vissuto gli stessi paesaggi, da Paolo Volponi a Tullio Pericoli, si insinua nelle pieghe più crude dell'attualità, tra morti in fabbrica e sfruttamento delle ragazze dell'Est, per poi tuffarsi nell'infanzia incontaminata, quando ancora non esisteva filtro tra l'io e il
mondo. "Quelli erano tempi di paura e di natura. Lontani, bellissimi."
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venerdì 10 luglio
Monfalcone, Piazza Falcone e Borsellino, ore 21.30
Francesco Gesualdi: Uscire dalla crisi è possibile!
Francesco Gesualdi è nato nel 1949, allievo della scuola di Barbiana (è il Francuccio di don Milani), tra altre rilevanti esperienze
ha trascorso due anni in Bangladesh per un servizio di volontariato; è uno degli animatori del "Centro nuovo modello di sviluppo"
di Vecchiano, che affronta con rigore ed efficacia i temi del disagio economico, sociale, fisico, psichico e ambientale sia a livello
locale che internazionale, con particolar attenzione al Sud del mondo. Il Centro ha promosso e sta portando avanti importanti
campagne per i diritti umani. È tra i promotori della Rete di Lilliput.
Bibliografia
Tra le pubblicazioni di Gesualdi si ricordano: Manuale per un consumo responsabile. Dal boicottaggio al commercio equo e solidale, Feltrinelli 1999; Consumatori del nord, lavoratori del sud. Il successo di una campagna della società civile contra la Del
Monte in Kenya, EMI 2003; Acquisti trasparenti, EMI 2005; Sobrietà. Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti, Feltrinelli 2005; Acqua con giustizia e sobrietà; EMI 2007; Il mercante d’acqua, Feltrinelli 2007; Dalla parte sbagliata del mondo. Da Barbiana al
consumo critico: storia e opinioni di un militante, Terre di Mezzo 2008; L'altra via. Dalla crescita al benvivere, programma per
un'economia della sazietà, Terre di Mezzo 2009
Francesco Gesualdi, L’altra via, Terre di Mezzo, 2009
da www.altreconomia.it
Sobrietà, decrescita, sostenibilità, o comunque vogliamo chiamarla, non è solo una questione di
tecnologia e stili di vita, ma anche di assetto economico. "Se produciamo e consumiamo di
meno che ne sarà dei posti di lavoro? E lo stato dove troverà i soldi per fare funzionare sanità,
istruzione e tutti gli altri servizi?" Ecco due grandi domande che terranno la gente lontana da noi
fin quando non dimostreremo come sia possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e diritti fondamentali per tutti. Va bene fare lo yogurth in casa, ma dobbiamo anche tornare a fare
politica, quella alta, di progettazione di un'altra economia, non più orientata alla crescita, ma alla
dignità per tutti mantenendo un apparato produttivo leggero. Un passaggio che ci impone di ripensare un po' tutto perchè i meccanismi di funzionamento dell'economia della crescita non si
addicono all'economia del limite. Tanti sono i nodi da sciogliere: quali bisogni privilegiare? Quale
ruolo assegnare al denaro? Quale spazio riservare al mercato? Come conciliare una forte economia pubblica con un basso regime economico? Come riorganizzare il lavoro? Questi e molti
altri sono i temi affrontati in L'altra via, un libro agevole scritto da Francesco Gesualdi, che delinea un nuovo orizzonte possibile e i passi immediati che si possono compiere per avviare l'inversione di marcia. Un libro non
solo da leggere, ma da dibattere, promuovere, trasformare in manifesto politico.
Le voci fuori dal coro difficilmente trovano spazio sui grandi mezzi di stampa, possono diffondersi solo attraverso il passaparola.
Per questo chiediamo a chi crede in un'altra economia di passare questo messaggio agli amici o di inserirlo nelle mailing list di
appartenenza. Se poi ci fosse chi vuole organizzare dei banchetti di vendita, ce lo faccia sapere: insieme cercheremo la forma
di prezzo e di pagamento più agevole. Un altro mondo è possibile solo con una forte partecipazione dal basso.
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