Home > La Stagione > 2008-2009 > Presentazione della Stagione 2008-2009 Presentazione della Stagione 2008-2009 ANTEPRIMA La Stagione 2008-2009 si aprirà con Don Carlo di Verdi diretto da Daniele Gatti, regia di Stéphane Braunschweig. E questo è noto. Avverrà il 4 dicembre. L’idea che ci ha mosso l’anno scorso con L’histoire du soldat ha aperto le ali: la sera del 4 dicembre un pubblico di giovani potrà assistere all’anteprima di Don Carlo al costo simbolico di 10 euro, con il primo cast. Abbiamo incoraggiato quella che l’anno scorso era solo una tentazione: allargare le maglie del Sant’Ambrogio della Scala senza sottrargli la sacralità conquistata in sessant’anni, dal 1947 in cui De Sabata lo istituì come rito della città. Il 7 dicembre resta il 7 dicembre: la Stagione si inaugura ufficialmente e formalmente quella sera. Ma una platea del tutto nuova, abituata ad altri riti, potrà godersi Don Carlo con l’occhio privilegiato che sembra giusto riservare al pubblico che coltiviamo per la Scala di domani. VARIETA’ Un giorno Verdi, criticando il lavoro di un suo librettista, gli scrisse: "Non c’è foco, non c’è agitazione, non c’è DISORDINE". Mi piace questa idea del "disordine" come qualità artistica. Chi si occupa di programmazione, questo "disordine" lo chiama "varietà". Abbiamo in programma 14 opere: una del Seicento, una del Settecento, quattro del Novecento, le altre otto dell’Ottocento. Sette sono gli autori italiani dei vari secoli. Gli altri sono un ceco, un inglese, un austriaco, un tedesco, un tedesco divenuto inglese ma che scrisse in italiano, un italiano divenuto francese, un russo divenuto americano. Sei sono i titoli italiani su 14, considerando l’Onegin del Bolshoi. Quattro le nuove produzioni, tutte italiane (Don Carlo, Assassinio nella cattedrale, Orfeo, Convenienze e inconvenienze teatrali); Quattro le riprese che rispettano la storia lontana e recente della Scala (Viaggio a Reims, Idomeneo, Tristano, Aida); Tre gli spettacoli che hanno inaugurato le ultime tre stagioni: Aida, Tristano, Idomeneo; Tre le prime italiane di grandi spettacoli stranieri (The Rake’s Progress di Robertson-Lepage, A Midsummer Night’s Dream di Davis-Carsen e Alcina di Antonini-Carsen); Tre i periodi storici della musica italiana: la nascita dell’Opera con Monteverdi; il periodo d’oro del primo e secondo Ottocento con Rossini, Donizetti e Verdi; il Novecento inoltrato di Pizzetti. Insomma, in apparenza c’è disordine. Verdi sarà contento. E lo sarà di più perché a lui abbiamo lasciato la ‘prima’. Ma la varietà non è davvero tale senza una logica, un rigore, un progetto. Una stagione non è mai fine a se stessa, non almeno per me. Non è un elenco di titoli senza relazioni l’uno con l’altro, senza passato e futuro, prima e dopo. Così, vorrei leggere con voi la stagione prossima rendendo evidenti i fili che collegano le idee di ieri e di domani. STAGIONE Dopo Idomeneo diretto da Daniel Harding, dopo Aida diretta da Riccardo Chailly, dopo Tristano diretto da Daniel Barenboim, Don Carlo di Verdi torna alla Scala nelle mani di un direttore italiano che ha emozionato pubblico e critici in Lohengrin, in Wozzeck e in diversi concerti della Filarmonica. Daniele Gatti è il direttore che la Staatsoper di Vienna ha applaudito in capolavori del repertorio tedesco, che i Wiener Philharmoniker hanno invitato a entrare nella ristretta famiglia dei suoi direttori, che Bayreuth ha voluto quest’anno per inaugurare il festival wagneriano con Parsifal. Ma Gatti tornerà alla Scala con Lulu (10), chiudendo così il cerchio di Berg, con Tosca (11) e con Bohème (12), oltre a riprendere Don Carlo a Tokyo nel settembre 2009. Il regista Stéphane Braunschweig il pubblico l’ha conosciuto, apprezzato e applaudito in Jen!fa di Jana!ek: è un regista giovane e sensibilissimo, che conosce la musica, che va dritto al centro delle opere e al cuore dei personaggi. E’ suo il Ring che Sir Simon Rattle sta conducendo con i Berliner Philharmoniker. Il cast allinea il Filippo II di Ferruccio Furlanetto, l’Elisabetta di Fiorenza Cedolins, il Don Carlo di Giuseppe Filianoti, l’Inquisitore di Matti Salminen, il Rodrigo di Dalibor Jenis. Il secondo titolo è L’affare Makropulos nello spettacolo di Luca Ronconi. Marko Letonja è un direttore che respira la musica slava da sempre. Con questo titolo prosegue un ciclo Jana!ek che ha avuto in Kat’a Kabanova e Jen"fa due spettacoli che hanno conquistato il pubblico. E il ciclo Jana!ek proseguirà nella prossima stagione con Da una casa di morti di Patrice Chéreau, direttore Esa-Pekka Salonen. Qualunque teatro pensi di eseguire Jana!ek, per i ruoli di soprano e in particolare per il doppio ruolo di Emilia Marty/Elena Makropulos, cerca Angela Denoke, interprete senza rivali in Jana!ek. E noi avremo Angela Denoke, in un cast di specialisti come Alan Opie, David Kuebler, Steven Mark Doss, Peter Bronder. Il terzo titolo, Tristan und Isolde, è la ripresa dello spettacolo di Patrice Chéreau, che vedrà ancora Barenboim sul podio e gli stessi protagonisti dello scorso anno. Ha conquistato il premio Abbiati, ma ha lasciato fuori dal teatro una grande fetta di pubblico, che desiderava vederlo. Tristano non è solo: lo seguiranno Aida e Idomeneo, le altre due inaugurazioni degli ultimi tre anni. Perché valorizzare il patrimonio di casa è un dovere e una necessità. Con il quarto titolo, Alcina, la Scala guarda con consapevolezza storica al primo Settecento, che a torto si può pensare che non le appartenga. Handel, come Mozart, scrisse per la lingua italiana come un italiano. Sarebbe un delitto rinunciare al patrimonio delle opere di Handel, così vicine alla comprensibilità del nostro pubblico. E il bel risultato che Giovanni Antonini ha ottenuto in Ascanio in Alba ci ha convinti a confermarlo alla direzione musicale dello spettacolo di Robert Carsen. Nel cast basta citare i due ruoli principali: Anja Harteros (Alcina) e Monica Bacelli (Ruggiero). Noi crediamo nelle qualità “italiane” di un giovane direttore italiano come Carlo Montanaro. Per questo abbiamo scelto per lui, nel suo ritorno alla Scala dopo La traviata prossima, un titolo del giovane Verdi, I due Foscari, che ha bisogno di freschezza e di sguardi nuovi per essere valorizzato e che nel repertorio di spettacoli di casa ha un bell’allestimento firmato da Cesare Lievi, con le scene e i costumi di Maurizio Balò. Francesco Foscari è Leo Nucci; Jacopo è Fabio Sartori, Lucrezia Contarini è un soprano che ancora i critici italiani hanno premiato con l’Abbiati, Svetla Vassileva. Nel patrimonio della Scala c’è un capolavoro come Il viaggio a Reims, ed è scattata in me naturale l’idea di riportarlo in scena come omaggio a un maestro del teatro moderno: Luca Ronconi. L’opera di Rossini è fra le sue più visionarie. Lo spettacolo con i suoi schermi e il suo teatro “teletrasmesso”, altrettanto. Anche nel Viaggio abbiamo puntato sulla omogeneità del cast, una “omogeneità nel virtuosismo”: Patrizia Ciofi, Daniela Barcellona, Carmela Remigio, Annick Massis, Dmitry Korchak, Nicola Ulivieri, Alistair Miles, Fabio Capitanucci. E per la direzione continuiamo la nostra collaborazione con Ottavio Dantone. The Rake’s Progress di Stravinskij manca alla Scala dal 1980. Era tempo di riprendere questo capolavoro del Novecento che ogni pubblico ama per la sua raffinata arte della citazione. Avete scoperto Lepage, uno dei più grandi registi di oggi, con 1984: la sua lettura de La carriera di un libertino ravviva il confronto con lo spettacolo di allora e stimola la coscienza del tempo che passa. David Robertson è uno stravinskiano d’elezione. Nel cast di specialisti, spiccano il Nick Shadow di William Shimell e la Anne di Emma Bell, applaudita in Idomeneo, il 7 dicembre 2005, nella parte di Elektra. Perché Assassinio nella cattedrale di Ildebrando Pizzetti? Per quattro buoni motivi: è un’opera di rispetto nel teatro musicale italiano del secondo Dopoguerra; ha un libretto di qualità letteraria rarissima (T.S. Eliot, premio Nobel per la letteratura nel 1948); ricorrono i cinquant’anni dalla sua prima esecuzione, alla Scala nel 1958; e corrono nel 2009 i cento anni dalla nascita di Gianandrea Gavazzeni, che allora la diresse. Sul podio accogliamo un direttore italiano che proprio dalla Scala ha mosso una carriera importante, e torna così per la prima volta, Donato Renzetti. Nel ruolo di Tommaso Beckett entra ancora Ferruccio Furlanetto. Per regia, scene e costumi abbiamo fiducia nella raffinatezza di Yannis Kokkos. Infine, se mi permettete, vorrei ricordare che nel cast di quella prima del 1958 cantava Leyla Gencer, e anche a lei la dedicheremo. Se con L’affare Makropulos continua un ciclo, con A Midsummer Night’s Dream ne inizia un altro, dedicato a Britten, autore che, come Jana!ek, quando il pubblico lo conosce ne resta immancabilmente conquistato. E’ un altro spettacolo di Robert Carsen, apprezzatissimo, che riafferma anche nel coté teatrale una famiglia di registi. Abbiamo Sir Andrew Davis sul podio, uno dei più profondi conoscitori di Britten. E di specialisti è composto il cast, in cui spiccano l’Oberon da David Daniels e la Titania di Rosemary Joshua. Daniel Barenboim riprende con Tristano l’inaugurazione del 2007 e anche l’inaugurazione del 2006. Il ritorno di Aida ha tre motivi ben chiari: l’impegno di Barenboim nel grande repertorio italiano della Scala; la valorizzazione del patrimonio del teatro; la messa a fuoco dell’opera e dello spettacolo insieme, in vista di una doppia tournée: in Israele con l’Aida storica del 1962 e in Giappone con la regia recente di Zeffirelli, sempre con Barenboim direttore. Corre un filo scaligero anche nella produzione ospite del Bolshoi: regista e scenografo di Eugene Onegin è Dmitri Cerniakov, che firma Il giocatore di Prokof’ev tra poco alla Scala. Anche Orfeo apre un percorso: con Monteverdi, che alla Scala è cosa rara. Nelle due prossime stagioni vedremo Il ritorno di Ulisse in patria e L’Incoronazione di Poppea. Ma si apre una trilogia di strettissima coerenza anche dal punto di vista della musica e del teatro: con la regia di Robert Wilson e con la direzione di Rinaldo Alessandrini, che ha ricevuto diversi premi per le sue registrazioni monteverdiane, e al quale la casa editrice Bärenreiter ha affidato l’edizione critica di tutta la musica di Monteverdi. Alessandrini lavorerà con musicisti della Scala, con l’integrazione al cembalo e alle tiorbe di specialisti del suo Concerto Italiano. E il Coro è quello dei giovani dell’Accademia. Il Donizetti di Le convenienze e inconvenienze teatrali viaggia sull’onda dell’Accademia e dei suoi contributi alla stagione “grande”. Ma è anche l’occasione per far debuttare alla Scala e nella regia lirica Antonio Albanese, talento in cui non sono il solo a credere. L’ho convinto a pensare al progetto di questo Donizetti e lui mi ha convinto con le sue idee. Infine, il ritorno del terzo 7 dicembre. Idomeneo di Mozart è stata la mia prima scommessa alla Scala. Lo spettacolo nacque in pochi mesi, quasi per miracolo. Per la sua esportazione a Parigi, Luc Bondy lo ha raffinato, sono cambiate alcune scene, sono stati rinnovati i costumi. Così arricchito, lo spettacolo torna alla Scala, con Myung-Whun Chung. Dopo la bellissima lettura di Madama Butterfly e lo splendido concerto recente con la Filarmonica, Chung ha sentito di aver stretto con l’Orchestra e il teatro un bel rapporto di fiducia. Ha quindi accettato con entusiasmo l’idea di dirigere il concerto di Natale, e Idomeneo, come preludio a un Flauto magico nel 2011 e al Saint François d’Assise di Messiaen nel 2013. E con Chung c’è anche un altro percorso, che ci porterà alla prima grande tournée della Scala in casa sua, in Corea, in Cina e a Taiwan nel 2012. IL BALLO Sei programmi, otto titoli, tre grandi riprese, una nuova creazione in prima assoluta e tre importanti titoli del Novecento per la prima volta acquisiti in repertorio. Questa, in sintesi, l’offerta del Balletto della Scala, sotto la guida di Elisabetta Terabust, per il 2008-2009; stagione nella quale anche per la Compagnia di danza sarà molto intensa l’attività in tournée. Le tre riprese riguardano spettacoli di grande richiamo per il pubblico: La bayadère, il Sogno di una notte di mezza estate e Giselle. La novità è Coppélia, in una nuova produzione sia dal punto di vista scenico sia coreografico. Con il Trittico Novecento, in maggio, il Balletto scaligero prosegue il suo viaggio nella creatività del nostro tempo. Mentre ai mesi estivi di giugno e luglio è affidata la prima nazionale di un pezzo di culto di Roland Petit, Pink Floyd Ballet, vero connubio fra danza accademica e musica rock. Una stagione in perfetto equilibrio fra classicità e modernità, con coreografi di assoluta grandezza, come Natalia Makarova, Yvette Chauviré, George Balanchine, Glen Tetley, Ji#í Kylián, Roland Petit e Derek Deane, ed étoiles come Svetlana Zakharova, Roberto Bolle e Massimo Murru, ospiti come Polina Semionova, Guillaume Côté, Denis Matvienko, Marianela Nuñez. Come dicevo, una stagione non è un elenco di titoli. Il cartellone 2008-2009, che si pone come un ponte fra il primo triennio e lo sviluppo completo del progetto artistico fino al 2013, mi sembra che lo dimostri. Ogni titolo e ogni spettacolo non si chiude in se stesso ma apre una porta e comincia un percorso: con un compositore, un direttore, un regista, un linguaggio, un periodo, una tematica, un mondo espressivo. GRANDI CICLI Ad arricchire il pensiero organico della programmazione, due grandi musicisti di riferimento per la Scala di oggi hanno creato due progetti assolutamente speciali, il Ciclo Beethoven-Schoenberg e il Progetto Pollini, che sono modi diversi e complementari per mettere il Repertorio e la Contemporaneità a confronto. Daniel Barenboim prosegue il suo discorso su Beethoven con i cinque Concerti per pianoforte e orchestra, ai quali ha affiancato capolavori di Schoenberg come Pelléas et Mélisande, Verklärte Nacht, Un sopravvissuto di Varsavia, Variazioni per orchestra op.31, Cinque pezzi op.16. Maurizio Pollini ha ideato un suo Progetto in sei concerti di spessore straordinario, articolato in recital per pianoforte e programmi con orchestra, - il Gewandhaus di Lipsia, l’Ensemble Intercontemporain, il Klangforum Wien, l’Experimental Studio di Friburgo - con direttori come Pierre Boulez, Riccardo Chailly, Peter Eötvös, Beat Furrer; da Bach a Stockhausen, da Chopin a Nono. In più, dopo tre anni di messa a punto, anche la Stagione Sinfonica del Teatro si assesta a un livello di qualità superiore. I direttori dei sei appuntamenti sono fra i più contesi dai teatri e dalle grandi orchestre: Daniele Gatti, Philippe Jordan, Myung-Whun Chung, David Robertson, Georges Prêtre e Daniel Barenboim. Se aggiungiamo gli undici appuntamenti della Filarmonica nella sua attività autonoma, che la Scala è sempre orgogliosa di ospitare, e i concerti straordinari de Les Arts Florissants di William Christie, della West-Eastern Divan Orchestra con Barenboim, dell’Orchestra del Bolshoi con Vedernikov, del Concertgebouw di Amsterdam con Mariss Jansons, della Staatskapelle di Dresda con Fabio Luisi, dei Münchner Philharmoniker con Christian Thielemann, veniamo a combinare una offerta di quasi 35 concerti che conferiscono alla programmazione della Scala un respiro sinfonico e cameristico assai vicino a quello di grandi istituzioni sinfoniche internazionali. CANTO Allineati a questi standard, anche i recital di canto volano alto, mi sembra, con Daniela Dessì, soprano amatissima, Ben Heppner, uno dei più grandi tenori di repertorio tedesco, Nina Stemme, Olga Borodina, Monica Bacelli, Diana Damrau, e Thomas Quasthoff, che con l’accompagnatore Barenboim affronterà un ciclo di Schubert. ABBONAMENTI Per sottolineare i punti di forza della prossima stagione e favorire un incontro ancora più articolato con il pubblico, abbiamo creato nuove formule di abbonamento. Due riguardano i progetti che si affiancano alla stagione sinfonica e cameristica, arricchendole entrambe: uno è l’abbonamento ai 4 appuntamenti del Ciclo Beethoven-Schönberg di Barenboim (dopo l’Integrale delle Sonate accolto con il successo che conosciamo), il secondo è quello ai 6 concerti del Progetto Pollini, del quale lascio al giudizio di ciascuno misurare il valore. Le altre due formule sono inedite del tutto e vanno sotto il nome comune di Invito’900. Ora che i “Mille Giovani alla Scala” hanno conquistato in termini di alte adesioni lo spazio che meritavano, per aprire ancor più a un pubblico che mai si è avvicinato alla Scala abbiamo concepito due nuove proposte di abbonamento al repertorio più vicino ai temi del nostro tempo. Proponiamo allo stesso prezzo speciale di 390 euro due percorsi diversi nella programmazione del Novecento: un primo abbonamento alle 4 opere del ‘900 in stagione; un secondo che comprende due opere a scelta fra le quattro, i due balletti del ‘900 e due concerti estratti dal ciclo Beethoven/Schoenberg e dal Progetto Pollini. Lo scopo è chiaro: proporre il ‘900 come un valore, considerando preziosa l’esperienza del pubblico, che ha premiato spettacoli di questo periodo storico con un successo maturo e consapevole. TOURNÉE Avevo promesso che la Scala sarebbe tornata a viaggiare molto. E così sarà. Il 2009 è l’anno delle tournée. Dal giugno di quest’anno, quando il Ballo volerà in Messico, si apre una agenda fittissima per il Teatro: 16 tournée in quattro anni, dal 2008 al 2012. Ci attendono sette capitali del mondo. Nell’ordine: Berlino, Roma, Tel Aviv, Tokyo, Parigi, Mosca e Buenos Aires. Corre un doppio ciclo anche in questo folle calendario di tournée. Il primo, che potremmo chiamare “del Requiem”diretto da Daniel Barenboim - ci porta alla Philharmonie di Berlino, a Santa Cecilia, all’anfiteatro romano di Cesarea (vicino a Tel Aviv), al Teatro NHK di Tokyo, alla Salle Pleyel di Parigi (e la sera prima, la Filarmonica della Scala con Pierre Boulez e Pollini in un programma Novecento), a Mosca per l'inaugurazione del Bol’$oj. Il secondo ciclo, che chiameremo “di Aida”, ci porterà per 5 recite a Tel Aviv in luglio con lo spettacolo storico (Zeffirelli/De Nobili), su per quasi un mese a Tokyo in settembre, con il recente spettacolo di Zeffirelli alternato al Don Carlo del prossimo 7 dicembre, diretto sempre da Daniele Gatti. E lì, in Giappone, i due direttori si divideranno un altro, doppio appuntamento verdiano: Barenboim con il Requiem e Gatti con un programma di Sinfonie e Cori. Nell’agosto del 2010, tre rappresentazioni di Aida riaprono il Teatro Colòn di Buenos Aires, insieme al Requiem di Verdi e un recital pianistico. Ovviamente: Daniel Barenboim. Nel settembre-ottobre del 2011 è previsto che la Scala inauguri un altro storico teatro fresco di restauro, il Bol’soi di Mosca, con opere e concerti. E nello stesso settembre del 2011 la Scala è attesa anche, per la prima volta, alla Staatsoper di Vienna. Il 2012 è tempo di Estremo Oriente: Corea del Sud, Cina, Taiwan. Con Myung-Whun Chung. Nella stagione 2008-2009 si raccoglie il frutto del lavoro fatto in questi tre anni assieme a tutti i lavoratori del nostro teatro, che ringrazio. I nuovi obiettivi sono posti al 2013, anno Verdiano e Wagneriano. Che a sua volta sarà un valico per nuove mete, punto di partenza per nuovi percorsi. Stéphane Lissner Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro alla Scala