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Università : Università Cattolica Milano
Facoltà : Sc.Formazione
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L' Appunto
Le Domande d'esame
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L' Appunto
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INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA
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CAP 1: PRIMI PASSI
Come dice Heidegger e come hanno ripetuto anche diversi autori, che noi esseri umani siamo gettati nel mondo,
occorre chiarire che cosa si intenda per gettatezza; non va intesa come estraneità o angoscia che accompagna solo
occasionalmente il vissuto emozionale quotidiano, quando come la consapevolezza che il mondo e quale siamo nati e
viviamo ha una storia passata e un futuro che vanno ben oltre i limiti della vita individuale, e che tale storia determina
l’attuale configurazione del mondo. Provare un senso di meraviglia di fronte al mondo vuol dire uscire da una vita
istintuale e irriflessa, vissuta in maniera per così dire automatizzata, e iniziare a prendere in considerazione il mondo
come un oggetto finito a quel momento adoperato, ma non conosciuto. La meraviglia è la reazione emozionale di
fronte alla complessità del mondo che la nostra riflessione inizia a fare scorgere. Ci allontaniamo da Heidegger, per il
quel l’essere gettato è strutturale ed essenziale al nostro trovarci nel mondo ed è impossibile da dissipare con la
conoscenza concettuale. Il mondo nel quale come individui nasciamo ha un senso asettico, esso ci viene trasmesso
come bagaglio culturale e diventa quel senso comune. Se sottoponiamo ad analisi filosofica tale senso comune,
scopriamo che esso risulta pesantemente impregnato di una filosofia nascosta, che determina i nostri giudizi, le
valutazioni, le affermazioni, le certezze, i dubbi, le scelte politiche e così via. La cultura occidentale contemporanea
presenta forti sedimentazioni di tipo materialista e meccanicista, si tratta di un’eredità filosofica di ascendenza
cartesiana, che oggi è sentita come un intoccabile stereotipo. Fare filosofia vuol dire assumere un atteggiamento di
“spregiudicatezza radicale”, per usare l’espressione di Sofia Vanni Rovighi, che consiste nel non utilizzare assunti e
opinioni provenienti dal senso comune o anche dal pensiero filosofico, se non dopo averli sottoposto all’esame critico.
La prima obiezione ci viene dalla corrente di pensiero chiamata ermeneutica che sostiene che l’uomo è condizionato
da una certa pre-comprensione del mondo presente nel linguaggio, e che i tentativi di sfuggire a tali pre-comprensioni
sono destinati al fallimento. La risposta è duplice in primo luogo possiamo chiedere quali prove mai possano esserci
che ”tutta la conoscenza è frutto di pre-comprensioni”. Nulla può essere additato come prova in grado di corroborare
l’asserzione che tutto è frutto di pre-comprensione, in quanto qualunque asserzione portata a suo sostegno sarebbe
essa stessa una pre-comprensione, se tutta la conoscenza non fosse altro che una raccolta di pre-comprensione, e ha
uno statuto gnoseologico equivalente alle altre affermazioni. In secondo luogo, per poter riconoscere come tale una
pre-comprensione, occorre oggettivarla, prendere le distanze da essa, giudicarla: in tal modo quella che nasceva come
pre-comprensione diviene, una post-comprensione, cioè un giudizio critico. Se l’affermazione “tutto è precomprensione” vuole avere senso, deve essere in grado di fornire almeno un esempio di pre-comprensione: ma ciò
non è possibile, in quanto ogni esempio mostra qualcosa che era una pre-comprensione, prima dell’esame critico, ma
che una volta esemplificata, non lo è più. La seconda obbiezione all’esercizio della spregiudicatezza radicale in filosofia
sostiene che una totale criticità non è praticabile in quanto essa consisterebbe in un processo infinito, incapace di
accertare la stabile verità di una certa affermazione. A tali obiezioni si risponde sostenendo che è possibile avviare una
rivoluzione concettuale abbandonando i preconcetti di cui troviamo intriso il mondo senza con ciò avviare un processo
incapace di cogliere verità stabili.
1.2 Lessico filosofico
Il lavoro di precisazione lessicale è molto importante anche nella lettura diretta dei testi filosofici, sarà possibile
osservare come lo stesso termine venga usato con significati diversi da autori diversi, e anche come differenti
significati si intreccino nello stesso termine usato da uno stesso autore o in opere diverse o nella stessa opera. Spesso
l’opera dello storico consiste nella individuazione di diversi significati e nel chiarimento delle differenti occasioni di
uso, in modo da giungere a identificare un lessico che funga da mappa di orientamento storico e concettuale
relativamente a un certo problema o a un certo argomento.
1.3 Cassetta degli attrezzi
La rivoluzione concettuale o la spregiudicatezza radicalmente e la precisione lessicale sono i primi due attrezzi del
mestiere di filosofo che dobbiamo riporre nella nostra cassetta. Ne vanno aggiunti altri: capacità argomentativa,
capacità di gestire la letteratura secondaria, percezione della rilevanza teoretica di certi problemi. Il lavoro consiste
nell’acquisizione di una visione critica di se stessi e del mondo, e sarà inevitabilmente personale, propria di ogni
singolo essere umano pensante. Un tale lavoro formativo ha bisogno di condizioni senza le quali non possiamo
realizzarlo, e tali condizioni sono la consapevolezza culturale, l’informazione storica, la capacità critica e
argomentativa.
1.4 Non si può non fare filosofia
Tutti esprimono valutazioni, giudizi, osservazioni, ma è possibile valutare, giudicare, osservare solo utilizzando
un’etica, una logica, una fenomenologia, che per lo più sono implicite, vaghe, approssimative, probabilmente anche
contradditorie, ma non per questo meno presenti. Schopenhauer ha obiettato contro l’ipotesi che la filosofia va fatta
con competenza e acquisendo una certa strumentazione professionale, e ha sostenuto che la vera filosofia si fa per la
strada e nelle osterie e non nelle aule universitari. Egli mette in guardia il filosofo di professione, dunque tipicamente
il professore universitario, dal rischio di involuzione gergale e asfittica del linguaggio e del pensiero. La filosofia viene
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comunque fatta, è bene farla impegnandosi al meglio, cioè praticando i testi filosofici, acquisendo senso storico, senso
critico, precisione concettuale e linguistica. L’affinamento e lo sviluppo di tali capacità è formativo e fondamentale, in
quanto rende più consapevoli e critiche le nostre valutazioni, le nostre capacità di comprensione, il nostro modo di
affrontare problemi nuovi.
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CAP 2: LA FILOSOFIA
Non c’è una definizione di filosofia che tutti i filosofi siano disposti a sottoscrivere. Ogni filosofo, e ogni essere umano,
dà senso alla vita e al sapere in relazione al duo punto di vista individuale: non esistono conoscenze o valori assoluti, e
le diverse prospettive sono incompatibili. La mancanza di posizioni filosofiche comuni, induce alcuni relativismi, e
spinge altri al dogmatismo, cioè all’affermazione intransigente di una posizione, il cui rifiuto è considerato segno di
debolezza argomentativa o intuitiva. Per quanto concerne il dogmatismo, che pretende di accettare solo affermazioni
certe e incontrovertibili, la sua debolezza consiste nella pretesa di applicare requisiti logico-formali di correttezza ad
ambiti o irriducibili formalmente o riducibili solo a prezzo di un grave depauperamento della reale complessità di un
ambito o di un tema. Il dogmatico pretende che in filosofia si ammettano esclusivamente proposizioni
incontrovertibili, dimenticando che tale pretesa vale nei sistemi formali, le cui condizioni di verità sono stabilite
nell’istituzione del sistema stesso e non è pregiudizialmente estendibile a agno ambito di conoscenza. Posti di fronte
all’alternativa relativismo-dogmatico, va osservato che c’è un assunto comune, implicito che entrambe tali posizioni
condividono, sia per il relativismo che per il dogmatico nell’elaborazione di una prospettiva filosofica interviene
esclusivamente la ragione, intesa come corretta applicazione di regole logiche. La differenza tra il dogmatico e il
relativista è che mentre il dogmatico ritiene ancora che sia possibile una filosofia puramente razionale, il relativista
nega tale possibilità, mostrando però di essere un dogmatico deluso.
2.1 Che cosa è la filosofia
In un primo senso approssimativo si può affermare che fare filosofia vuol dire pensare sé e il mondo come soggetti o in
altre parole, oggettivare se stessi e il mondo, esprimendo tale oggettivazione in linguaggio concettuale, si può dire che
fare filosofia vuol dire elaborare concettualmente la coscienza di sé e del mondo. Coscienza un termine che sia nel
linguaggio ordinario che in filosofia viene usato con significati molto diversi a seconda delle epoche, degli ambienti
culturali e degli autori. Va tenuto presente che si tratta di parole di enorme rilievo sia in singoli pensatori del passato
come pure nel pensiero contemporaneo. Con il termine “coscienza” intendo la capacità di un individuo di configurarsi
come un centro di attività e identità dotato di un confine che lo separa dall’ambiente esterno; per “autocoscienza”
intendo la capacità di assumere i dati della coscienza come oggetti, cioè di portare l’attenzione e la riflessione su
quanto la coscienza presenta. Due sono le categorie che l’autocoscienza assume cioè l’io e il mondo eterno.
Assumendo i termini di coscienza e autocoscienza, la coscienza va attribuita a ogni vivente, l’autocoscienza solamente
agli esseri umani. In filosofia a indicare coscienza troviamo termini quali sentire, percepire, sensazione, coscienza
d’accesso, per autocoscienza troviamo coscienza riflettente, pensiero, autoriflessione, consapevolezza. Fare filosofia è
non solo pensare sé, ma anche pensare il mondo come oggetto. Va precisato che in qualunque modo si pensi il
mondo, il pensiero sul mondo eccede la possibilità di una verifica empirica; se anche dicessi che esistono solo glie enti
osservabili o scientificamente provati, tale affermazione naturalistica non è suscettibile di ricevere conferme
empiriche. L’esistenza dei soli enti empirici non è un’affermazione tratta dall’empirico e non è neppure suscettibile di
verifiche empiriche, è un’affermazione meta-empirica, detta, in un linguaggio filosofico tradizionale, metafisica.
2.2 Premesse filosofiche
Intendiamo dunque la filosofia come la strategia razionale per comprendere ed esprimere concettualmente quando ci
è dato nel mondo empirico, noi stessi inclusi. In tale definizione l’attendibilità della ragione come strumento di
conoscenza viene accettata come premessa indimostrabile, cioè non suscettibile di previa dimostrazione razionale. La
ragione non può che valere come premessa, il che non esclude che si rifletta sul suo significato e che si sottoponga a
revisione critica quello corrente, usandola si osserva come funziona, quali ne siano le condizioni, quali i limiti. C’è una
seconda premessa viene quali sempre adottata in modo non dichiarato. Si tratta dell’affermazione della libertà
umana, lo sforzo di comprensione di sé e del mondo che è la filosofia, l’esposizione dei risultati al controllo razionale,
l’uso costante del vaglio critico, sono possibili per il fatto che il discorso si svolge tra persone libere. L’affermazione
della libertà come una delle due premesse di chi si accinga a filosofare non vuol dire considerare la libertà come un
colpo di pistola, per usare sostenendo che o si è totalmente e comunque liberi, oppure non lo si è affatto. La libertà va
intesa in modo da rendere conto dell’ampia gamma dei comportamenti umani, talora patentemente condizionati
talaltra evidentemente liberi.
2.3 Argomentazione e retorica
Se consideriamo la filosofia come una strategia di conoscenza concettuale di noi stessi e del mondo per così in fieri,
cioè non conclusa, ma aperta a miglioramenti e precisazioni, che svolta da soggetti razionali e liberi, possiamo a
questo punto chiederci quali strumenti essa utilizzi per raggiungere i suoi obiettivi, due sono le modalità più utilizzate:
l’argomentazione razionale e la retorica. La retorica ha come scopo principale la creazione di consenso tramite la
persuasione; utilizza a tal fine tutti quegli strumenti del discorso ornato, metaforico, figurativo, efficace, abile, che
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1. la corte d
Risposta:
La corte (o, in alcuni paesi, tribunale) dei conti è un organo dello Stato, presente in vari ordinamenti, con
funzioni giurisdizionali e amministrative di controllo in materia di entrate e spese pubbliche.La corte dei
conti è solitamente prevista dalla costituzione ed appartiene al potere giudiziario, anche se, come si è
detto, è investita tanto di funzioni giurisdizionali (giurisdizione contabile), in relazione alle quali è giudice
speciale, quanto di funzioni amministrative di controllo.
È un organo collegiale o un organo complesso costituito da una pluralità di organi collegiali (sezioni,
camere ecc.), composto da magistrati contabili con uno status differenziato rispetto ai magistrati che
compongono gli organi della giurisdizione ordinaria. In certi ordinamenti ha un pubblico ministero, che
può essere interno alla corte stessa (come i
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2. perchè H3O+ è pi
Risposta:
H3O+ è l'acido coniugato di H2O
mentre
NH4+ è la base coniugata di NH3
sappiamo che tanto più forte è una base tanto più debole è il suo acido coniugato, per cui se è vero che
H3O+ è più acido di NH4+, allora deve esser
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