DEL POPOLO ce vo /la .hr dit w.e ww palcoscenico An no IV • n. 2 8 200 • Martedì, 5 febbraio Sipario UN CAFFÈ CON... Antonio Cornacchione Pagina 2 HOMMAGE Gianna Depoli Galiano Pahor Pagina 3 LA RECENSIONE Il divo Garry Delitto perfetto Sei brillanti Pagine 4-5 ALFATEATRO I come... L come... M come... Pagina 6 DRAMMA ITALIANO Bonaventura Pagina 7 NOTES Febbraio nelle CI Pagina 7 CARNET PALCOSCENICO Il cartellone del mese Pagina 8 2 palcoscenico Martedì, 5 febbraio 2008 UN CAFFÈ CON... Antonio Cornacchione Antonio Cornacchione Comico sempre, anche quando di Rossana Poletti cio… Se dovessimo star dietro alla politica in Italia non sarei riuscito a farlo partire mai questo spettacolo, adesso sembrava il momento giusto e invece non avevo calcolato che potesse capitare quello che è successo. Poi si sa che Prodi aveva un governo con il guinzaglio. È andato finchè Silvio (ndr Berlusconi) ha voluto, quando gli ha ritirato il guinzaglio, si è visto cos’è successo. Come sono nati i personaggi della commedia, che in scena peraltro richiedono un certo sforzo fisico essendo sempre in continuo movimento? Non faccio esercizi particolari, diciamo che sono un fisico prestante!! (ndr. grande autoironia). Ma a parte gli scherzi vado a correre per essere in forma e vado in montagna. I personaggi: un’idea in testa ce l’avevo per ognuno, l’unica nota particolare è per il vicino di casa che è un drammaturgo fallito. Si fa passare per ebreo pensando così di aver più facilità a lavorare, in realtà è uno sfigato mortale. E i due amici, una bella coppia. Sono due caratteri universali in cui ci si ritrova sempre, in cui ci si può immedesimare, è l’abc dell’approccio alla vita, uno ha tutto e vor- vorresti una risposta seria Antonio Cornacchione inizia la carriera come autore delle sceneggiature di alcuni fumetti, Topolino e Tiramolla, ma ben presto si indirizza verso il mondo del teatro e del cabaret. Partecipa al programma “Su la testa” di Raitre e, nel 1991 debutta al teatro Zelig di Milano con Paolo Rossi, Gianni Palladino, Aldo, Giovanni e Giacomo. Da quel debutto è iniziata una carriera che lo ha portato su tutti i palcoscenici teatrali d’Italia con un crescendo di successi e di affermazioni. Nel 2002 partecipa allo spettacolo satirico “Cult” prodotto da Zelig, ma è nel 2003 che la sua popolarità si allarga e si consolida. Le partecipazioni televisive si moltiplicano: “Zelig Off” e “Che tempo che fa” su Raitre con Fabio Fazio e ancora “Zelig Circus”, ne consolidano il successo e la notorietà. Il suo celebre tor- mentone sul “Povero Silvio!”, esilarante satira sulla “bontà” incompresa di Silvio Berlusconi, è diventato anche il titolo di un libro di successo da lui scritto, ma è sicuramente l’apparizione che l’ha reso maggiormente noto al grande pubblico. Nel mese di settembre del 2006 è entrato a far parte del cast della sit - com “Casa Vianello” nel ruolo del “portiere” di casa. In tournèe ora con “Non svegliate Cecile, è innamorata” commedia di Gèrard Lauzier. Antonio Cornacchione è più che un attore, un cabarettista, un umorista, un comico naturale, non riesce a trattenersi dal scherzare neanche in un’intervista, neanche quando incontra il pubblico per raccontargli lo spettacolo. La satira politica ce l’ha sulla punta della lingua e gli scappa sempre qualcosa. ne io ch ac rn io Coton An Qual è la tua storia professionale? Son partito dai fumetti, scrivevo per Tiramolla e Topolino, sono passato poi al cabaret: “Su la testa” nel 91 con Paolo Rossi, Albanese, Aldo Giovanni e Giacomo, poi ancora “Il circo” sempre di Paolo Rossi. Adesso sono approdato alla prosa con un testo di un fumettista, ho chiuso il cerchio, è qui tutta la mia storia. L’unica differenza con Lauzier è che io i fumetti non li disegno, li scrivo soltanto. Com’è accaduto che con De Capitani avete deciso di fare questa commedia? Tanto tempo fa avevo letto le strisce di Lauzier. Mi piacevano tanto le storie che raccontava. Gli avevo scritto più volte per avere i suoi testi e lui non mi ha mai risposto. Successivamente ho trovato l’agente di Lauzier e ho avuto i suoi lavori, però in francese, da lì l’inizio della storia. Questo testo l’ho avuto tra le mani quattro anni fa, ma in quel periodo De Capitani era impegnato. Poi c’è stato quella cosa con Silvio e adesso… mi sa che tornerà (ndr. caduto il governo Prodi, tornando in auge Berlusconi, il personaggio di Cornacchione “Povero Silvio” ritorna appetibile nella satira italiana) e io non so se ce la fac- Premessa In questi giorni è partita la tournée dello spettacolo “Non svegliate Cecile, è innamorata” commedia scritta negli anni Ottanta da Gèrard Lauzier, drammaturgo, regista e fumettista di cui gli appassionati ricorderanno le belle strisce su Linus. Cornacchione e Lauzier, due fumettisti che incrociano le loro vite mettendole in mano alla regia di Elio De Capitani, un nome che nel mondo della prosa non ha bisogno di presentazioni: il regista, legato alla Compagnia dell’Elfo di Milano, ha nel suo carnet titoli di notevole valore di autori contemporanei e classici (per lo Stabile del FVG ha diretto I Turcs tal Friul di Pasolini) ed è inoltre uno stimato attore teatrale e cinematografico (Il Caimano di Nanni Moretti). La commedia è brillante, piena di battute, gag, colpi di scena, divertente nonostante tutto. La storia è presto detta. Françoise, legata sentimentalmente ad Alain, farfallone sciupa femmine e uomo fortunato, decide di abbandonarlo per l’amore di un altro. Al fondo aleggia la resistenza di Alain a sposarla e fare un figlio, gli anni passano e il desiderio di maternità della donna viene osteggiato apertamente ed è questo che la spinge ad abbandonarlo. La scena si apre con lei che assieme all’amica Monique lasciano l’appartamento, non senza una certa nostalgia e sofferenza. Cambio di luci, arriva la notte, notte fonda, e nello stesso appartamento irrompono Alain con l’amico Roland, uomo meno fortunato ma molto più serio, si intuisce subito dai discorsi che lui avrebbe volentieri messo su famiglia con Françoise. Ma la vita è così, ingrata e traditrice. I due alquanto alticci, cominciano a confidarsi e accade che Alain racconti all’amico di voler lasciare Françoise e di averle comprato per l’occasione un anello d’addio. Inutile dire che il dono diventerà alla fine dello spettacolo l’anello di matrimonio. Alain non scoprirà, per tutta una serie di fatalità, che la compagna quella notte non è già più a casa e che gli ha lasciato una lettera d’addio che lui non leggerà mai. La ritroverà lei e la distruggerà alla mattina, dopo esser tornata perché non poteva stargli lontana. Nel frattempo però Alain (Antonio Cornacchione) ha maturato in cuor suo di non volerla veramente lasciare. Dietro una parete – che si è crepata a causa del peso di una discutibile scultura che Françoise (Chiara Vergola) ha donato ad Alain – Monsieur Chavignol (Gianni Palladino), vicino impiccione, è testimone dell’intera serata e interviene creando uno scompiglio che complicherà la situazione fino all’arrivo di Cecile (Ylenia Malti), una delle tante amiche di Alain. E come in tutte le commedie che si rispettino tutto è bene quel che finisce bene, Alain promette di sposare Françoise, Roland (Gabriele Calindri) e Monique (Stefania Medri) si incontrano ed è colpo di fulmine e quella pazza di Cecile avvia uno strampalato menage con Chavignol. La commedia è divertente, nonostante la non grande qualità recitativa dei sei personaggi, nonostante una regia non proprio precisa ed incalzante come uno spettacolo di questo tipo meriterebbe. Confidiamo che il tempo dia olio ai meccanismi teatrali che adesso sembrano ancora troppo ingessati e che gli attori prendano un po’ più di confidenza con i loro personaggi. rebbe altro, uno non ha niente e gli basterebbe, guarda caso, proprio quello che ha l’amico. Ricorda il personaggio di Italo Svevo che vorrebbe sposare la sorella e poi sposa l’altra, chi lo sa perché, perché lui è così. Non sempre le scelte che facciamo nella vita rispecchiano ciò che vogliamo veramente. Gli altri interpreti? Devo dire due parole sul mio amico Gabriele che è il figlio di Calindri, abbiamo un bel affiatamento. È la prima volta che lavoriamo insieme, ma la verità è che è la prima volta che faccio uno spettacolo di prosa nel senso tradizionale del termine. Com’è nato “Povero Silvio”? È colpa della chiesa cattolica. Lo spiego: mia mamma è cattolica, mi ha sempre detto che bisogna aiutare i deboli e gli oppressi, quando ho visto Silvio ho detto c…. è lui, era debole senza un soldo, oppresso dai comunisti. E mi sono messo a fare questo mestiere per aiutarlo. A Berlusconi piace quello che fai? Silvio mi telefona tutte le sere e poi lui mi scrive i testi, io non faccio altro che aggiungere il pianto. Io dico le stesse cose che dicono Bondi e Schifani, ci metto il pianto e la gente ride. Lui è contento di me, anche se ne ha tanti come me. Tutto successe quando ascoltando questo signore, ad un certo punto ho detto: “manca solo che si metta a piangere” e così mi è venuta l’idea. Le prossime cos? Questo spettacolo è agli esordi e quindi coprirà tutto il prossimo anno, comunque gli spunti me li dà l’attività politica, bisogna vedere cosa succederà, ad aprile sono da Fazio, chissà ci saranno forse le elezioni. Però non è che bisogna far cadere i governi per poter far lavorare me, qualcosa farò, senza far tanti disastri. Niente sparate, quindi, alla Beppe Grillo allora. Beppe Grillo c’è già e basta lui. Per ogni comico resta però l’aspirazione di far ridere e pensare, anche se magari qualche volta ascolti, ridi e poi ti chiedi “che c… ha detto?”. palcoscenico 3 Martedì, 5 febbraio 2008 HOMMAGE Quando sulla vita si chiude il sipario Gianna e Galiano, grazie di tutto “Verrai stasera a teatro, vero?” “Certo che verrà a teatro. Che domande fai?” Io, alunna, tra Nereo Scaglia e Gianna Depoli, stavo solo attenta a che il cuore non prendesse il volo; certo, al suo posto doveva stare proprio stretto se batteva così all’impazzata. E quella sera andai a teatro. Come tutte le volte che a Dignano arrivava il Dramma. Teatro! Sì, lo chiamavamo “cine”, a volte ci scappa di chiamarlo così anche oggi, l’edificio che ora non ha più tetto, che ha l’interno pieno di macerie e detriti. Ma una volta è stato teatro e sala di proiezione, con le sedie di legno, il sedile a ribalta, tutta la fila legata, le pareti di paglia pressata sistemata a losanghe di colori diversi. Probabilmente, alle norme di sicurezza antincendio non ci aveva pensato nessuno. La facciata, ancora oggi rugosa e stanca, ricorda(va) l’origine dell’edificio: chiesa. Ma alla napoleonica declassazione non ci pensavamo: matinèe a scuola, teatro-teatro di sera. Scaglia, Depoli, Brumini, Mascheroni, Benetelli, Verdirosi, Braico ... E mi innamorai del teatro. Delle luci, dei costumi, delle voci, del poter essere triste, felice, eroe. E mi sembrava sempre che, per quanto forte, l’applauso sarebbe dovuto essere più coinvolgente ancora per ringraziare chi aveva saputo, con maestria e impegno (poi, ho capito, anche con tanto amore) imbarcare il pubblico verso un mondo diverso da quello fuori le porte. È un gennaio triste, questo. In pochi giorni se ne sono andati Galiano Pahor e Gianna Depoli. Pahor mi ha messa in soggezione per la sua imponenza, la sua voce poderosa, da brivido, la sua camaleontica ecletticità. Di Gianna Depoli ricordo gli occhi, gli sguardi obliqui (ammetto, li ho tentati allo specchio: inutile), la voce bella, ferma. Di entrambi, adesso che ci penso, ricordo il portamento. Entrambi contagiati dal male chiamato teatro, una bestia sottopelle che non ti permette di fare altro. Forse è meno importante ricordare “dove e quando” della carriera artistica di Gianna Depoli e Galiano Pahor; sarebbe leggere una carta d’identità quando delle persone, invece, vanno visti e guardati gli occhi ed il sorriso. Gianna e Galiano sono stati attori di altissimo profilo, sempre sulla strada maestra in un mondo che ha tante e invitanti scorciatoie. Di loro mi piace ricordare le emozioni; di come mi tremava il cuore quando la loro voce si faceva più incisiva, delle lacrime che ho trattenuto perchè riuscivano a farmi sentire mio lo stato d’animo del personaggio. È calato il sipario sul loro ruolo da protagonista. La Morte ha chiuso gli occhi e aperto la porta della Memoria. Grazie di tutto. (Cierre) Ogni volta che se ne va qualcuno, ma soprattutto quando a farlo è un grande amico, il nostro immaginario ritorna a episodi dimenticati nella memoria e ci fa sentire che è ancora così viva la forza con cui queste persone hanno segnato anche la nostra vita. Galiano ci ha lasciato, ci ha preparato piano piano alla sua dipartita. Una morte annunciata. L’ultima volta che ci siamo sentiti al telefono mi ha detto “Sto partendo”. Avevo colto il senso di quelle parole, ma feci finta di non capire e tentai di scherzarci sopra, come avevamo sempre fatto, in qualsiasi occasione. “Agnese, ma non capisci? Me ne sto andando, è giunta l’ora”. Si stava preparando alla morte come un vero attore di teatro si prepara alla parte, la studia nei minimi particolari. Da quel giorno ti ho pensato tanto, caro Galiano. Ho pensato a quelli che sono stati gli anni della nostra giovinezza. Quando ci conoscemmo nell’allora Circolo Italiano di cultura, tu cantavi “Vecchio frack” e “Violino tzigano”, io recitavo. Erano i primi anni ’70. Non fu difficile convincerti a far parte della nostra filodrammatica anche perché a guidarla era un grande maestro, un altro grande del nostro teatro, Nereo Scaglia. Riconoscendo subito il tuo naturale talento artistico, fu lui che ti prese per mano per condurti pochi anni dopo,era il 1976, al Dramma Italiano. Hai avuto,caro Galiano, la grande fortuna di cominciare a recitare che eri poco più di un ragazzo con tanti attori straordinari,come Scaglia, Gianna Depoli, Raniero Brumini, Glauco Verdirosi e tanti altri. Qualche anno più tardi, pur avendo io intrapreso un’altra professione, tornammo ad incontrarci sul palcoscenico, in quella “Zia di Charley” che ti permise di dimostrare un’incredibile versatilità e uno spiccato senso dell’umorismo. Il pubblico lo avevi conquistato da subito, così come conquistavi chi Galiano Pahor ti stava vicino, chi ti conosceva come uomo e che come amico. Io, se ci penso bene, con te non mi sono mai arrabbiata. Nei miei ricordi ci sono soltanto tante risate, tanta allegria. È così che voglio ricordarti adesso che non ci sei più. Voglio ricordare la Gianna Depoli tua esuberanza fanciullesca, la tua voglia di fare e di vivere. Un forte abbraccio a tuo figlio Marko, a tua moglie Jolanda e a mamma Ida. A te, amico mio, va il mio affettuoso pensiero. (as) Ho pronunciato il nome di Gianna Depoli poco tempo fa, nel triste commiato da Galliano Pahor. L’ho fatto per ricordare quanto sono stati fortunati quegli attori che hanno avuto l’opportunità di lavorare a fianco di una Depoli, di un Brumini, di un Benettelli, di una Mascheroni, di uno Scaglia: colonne portanti del Dramma Italiano. Gianna Depoli, oltre ad essere una grande attrice è stata anche tra i fondatori della compagnia. Correva l’anno 1945 quando Gianna diventò attrice per caso, da impiegata alla Filodrammatica di Fiume, a dover leggere la parte di un’attrice che si era ammalata. È così che ebbe inizio la sua lunga e ricca carriera artistica. Il Dramma Italiano stava appena nascendo ed erano tempi in cui bisognava fare tutto da sé, dal trucco ai costumi, dal copione da ribattere, dalla scenografia alle luci. Gianna amava ricordare i viaggi in Istria in camion o in treno per regalare al pubblico la magia del teatro, quei giorni fatti di viaggi e montaggi, con le sere di spettacoli in sale piccole e fredde. Dotata di grande sensibilità Gianna Depoli ha dimostrato un talento e uno stile rari, impersonando ruoli di grande spessore che hanno reso possibile scrivere le pagine più belle del Dramma Italiano e di questo teatro. Con la scomparsa di Gianna Depoli, esce di scena uno dei personaggi che hanno fatto non solo la storia della compagnia di prosa ma di tutta la comunità nazionale italiana. La Comunità degli Italiani di Fiume la ricorderà assieme al grande Raniero Brumini, suo compagno anche nella vita, per l’attività svolta nella filodrammatica dell’allora Circolo Italiano di cultura. Gli ascoltatori più anziani di Radio Fiume e Radio Capodistria la ricorderanno anche per i numerosi radiodrammi. Grazie, Gianna, per le emozioni che hai regalato a chi ha avuto il privilegio di vederti recitare e di applaudirti. Agnese Superina 4 palcoscenico Martedì, 5 febbraio 2008 Martedì, 5 febbraio 2008 Delitto perfetto Il divo Garry Sei brillanti Storia di soldi, amore e morte Com’è triste, a volte, la felicità Macchiettistico e grottesco Esiste il delitto perfetto? Sommersi da gialli, esplicativi serial CSI, quasi quasi ci siamo convinti che, messi alle strette, forse un delitto perfetto potremmo anche produrlo. Il laboratorio, sembra, sta mandando in pensione gli investigatori: tutto è nelle mani degli specialisti per il rilevamento di tracce e nei vetri del laboratorio. E diavolerie affini, beninteso: impronte, luminol, suole di scarpe, fibre… Ah, il buon vecchio investigatore! Quello che leggeva negli occhi e nell’animo del cattivo. Adesso ci pensano i profiler (quelli che guardando la scena del delitto ed il poveraccio steso a terra dicono “state cercando un uomo alto, statura media, stempiato, un dente cariato…) e gli esperti di psicologia comportamentale. Ma quello del delitto perfetto, quello che nell’ottica di chi lo commette significa non lasciarsi alle spalle uno straccetto di prova e non venire mai beccato, è quesito che ha tenuto e tiene occupati costantemente i migliori giallisti, che ci torna dai film, che leggiamo in nera. Ma è difficile davvero, che avvenga: una traccia c’è sempre e sempre c’è chi la annusa. Questo è per i delitti, come dire, delitti. Molti, comunque, irrisolti ma aperti. (A stare dietro alla TV questi “case” saranno “cold” ma non è il caso di abbassare la guardia). Quanti fattacci non sono stati catalogati così passando agli atti come casi fortuiti, casualità e via discorrendo tanto che nemmeno si è cercata mano e intenzione? “Il divo Garry”, di Noël Coward, messo in scena da La Contrada di Trieste in questa stagione teatrale, racconta la storia di un attore molto famoso e bello, ormai avviato alla mezza età, che vive attorniato da un gruppo di amici adoranti, che accondiscendono a tutti i suoi desideri e tollerano tutti i suoi eccessi: dormire fino a tardi ogni giorno, abbordare tutte le ragazze che gli fanno ressa attorno, essere adulato con regali, lodi e bonomie di ogni tipo. Coward nella commedia infatti fa dire al protagonista una similitudine appropriata della condizione sua e dei suoi amici come di una “costellazione di piccoli pianeti pettegoli che ruotano attorno al grande sole”, ma anche che “c’è qualcosa di tremendamente triste nella felicità” a sottolineare il vuoto e la noia di detta condizione. Erano gli anni l’ex moglie ed amica Liz (Daniela Poggi), il frizzante maggiordomo Fred (Giovanni Boni), la governante (Maria Serena Ciano), Daphne giovane amante di una notte (Alberta Izzo), il giovane inopportuno scrittore Roland (Mirko Soldano) e Joanna l’avvenente moglie di Henry (Danila Stalteri). Già nel primo tempo si capisce che Joanna, estranea al gruppo dei vecchi amici, ma anche donna bella e arrampicatrice, sarà l’artefice di guai e sconquassi nell’armonia della congrega. Nel secondo tempo, più brioso e divertente, la furba Liz, che non intende vedere il suo mondo andare in rovina, impedirà alla rivale di creare il disastro, che una sua relazione con Garry potrebbe provocare: imbarazzare il marito, che comunque corre dietro già da tempo ad altre sottane, ingelosire Morris che nutre in cui in Italia Alberto Moravia dava alle stampe il suo primo romanzo “Gli indifferenti”, nel quale con una qualità espressiva e letteraria sicuramente più profonda si affrontava però lo stesso tema. Il problema di fondo della borghesia dell’epoca era dettato dalla corruzione dell’anima, da cui si salvavano soltanto gli animi semplici. Garry (Gianfranco Jannuzzo) dirà alla sua segretaria, una donna semplice, austera ed autorevole, interpretata da una brava Paola Bonesi, di attraversare la vita dritta come una vecchia nave da guerra. Nel primo atto lo scrittore descrive con una certa ampiezza, forse troppa, l’ambiente in cui l’attore si muove, presenta i personaggi: i due amici Morris (Davide Calabrese) e Henry (Adriano Giraldi), una furente passione per lei, e cosa ancor più grave, allontanare Garry dalle spire di controllo di Liz. Alla fin fine lo spettacolo è sobrio e nel complesso lievemente divertente. Gli attori sono tutti bravi e creano una compagine affiatata. L’unico neo è rappresentato dall’impostazione forse un po’ troppo meridionalistica del protagonista, che non riesce a dissimulare la sua provenienza non solo nell’accento velatamente siculo, ma anche nelle movenze e nel portamento che sono, diciamo così, poco inglesi. Bella la scena (Andrea Stanisci) che rappresenta l’interno della casa di Garry e che si apre sul palcoscenico come un altro palcoscenico, quello della vita quotidiana dell’attore. (rp) Una commedia da morire Bene, un “Delitto perfetto” è avvenuto nella regia di Geppy Gleijeses. Il Delitto, per intenderci, che Alfred Hitchcock ha fissato su pellicola. Il soggetto di Delitto perfetto nasce commedia, dalla penna dell’inglese Frederick Knott, ma è poco rappresentato. Il riscatto con Gleijeses, regista – attore e in scena, ancora Stefano Santospago, Marianella Bargilli, Raffaele Pisu, Massimo Cimaglia, Mario Orlandini. Lo ricordate, il film? Ray Milland, Grace Kelly, Robert Cummings, Anthony Dawson ci hanno tenuti inchiodati col fiato sospeso: ma davvero questo fetente di marito la farà franca? Suspance. Torna indietro, capitano, la chiave è sotto il gradino! La suspance, dice Gleijeses è “il piacere della paura”. E con questo piacere il pubblico segue peripezie, inciampi, bugie, speranze dei protagonisti. Perché la storia la sappiamo. Non serve che nessuno si lasci scappare: “lo prendono perché’”, possiamo distrarci un po’ sulla trama ed occuparci dei personaggi e della loro psicologia. Anche, ma proprio volendo, perché a conti fatti sono storie presentate con strumenti diversi (il film con ciak e tagli e scene ripetute, a teatro come viene senza possibilità di ritocchi), una comparazione con il film. Conclusione, piacciono entrambi. te negli occhi, Margot reagisce, si difende e uccide Swan. Quanto abbiamo trattenuto il respiro incerti se ce l’avrebbe fatta ad afferrare le forbici, così a portata di mano e così lontane? A Tony l’inventiva non manca. Ha deciso che i soldi saranno suoi e adesso che ha in casa il corpo senza vita di un tale, cambia marcia: legittima difesa? No: Margot ha ucciso volontariamente Swan che la ricattava. Questo crimine non conosce sconti: si paga con l’impiccagione. Per Tony fa lo stesso, uccisa da Swan o dal boia con stipendio statale, basta che Margot si levi di torno. Invece, sempre guardando negli occhi la Nera Signora, Margot si difende aiutata dall’amico-amante Mark. E ha salva la pelle per quel dettaglio delle chiavi di casa che, anche a guardare il film o il pezzo a teatro, ci fanno tirare un sospiro di sollievo. Come dire, meno male, credevo che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Buona lana proprio tutti “Quello che mi ha affascinato in questo testo è la totale ‘amoralità’ del protagonista, ma anche di tutti gli altri personaggi” nota il regista Geppy Gleijeses. È vero, hanno tutti scheletri nell’arTony si fa comodamente mantenere e non Non per amore ma per soldi madio: si preoccupa molto di passare dalla categoria del Ripassiamo. Tony Wendice ha una moglie ricca, mantenuto a quella dell’omicida. Anzi, mandante, Margot, una bella bionda, anzi, icy blondes, quelle ma in definitiva sempre di mani sporche di sangue, che sembrano senza sentimento e senza una crepa. si tratta. Swan non va troppo per il sottile quanIl loro menage, impeccabile visto dalla strada, di dos i tratta di accettare un ruolo che non apre le facciata, ha ormai esaurito l’amore: Tony (profes- porte del paradiso. Margot: bella fin che si vuole, sione tennista ma la racchetta è già da tempo ap- elegante, bionda, ricercata, raffinata ... falsa. Non pesa da qualche parte) è legato a lei per soldi (tan- è la moglie sprovveduta che è l’ultima a sapere e to è lei che li ha e stacca assegni); Margot, di suo, recita senza convinzione il ruolo di moglie ma soha un’affettuosa intesa con tale Mark Halliday. La stiene con convinzione quello di amante. Eppure, paura di perdere non tanto lei quanto le sue finan- ancora una volta, non possiamo non provare una ze, spingono il bel Tony a mettere in essere un pia- sorta di ammirazione comn brivido per la fredda no per ucciderla ed ereditarne la fortuna. lucidità di Tony, comprensione per Margot (ma Entra in scena Swan Lesgate, compagno di col- quando, impaurita, sembra meno bionda e senza lege di Tony, squattrinato e indebitato, ricattabile, trucco una casalinga qualsiasi fa quasi tenerezza), quindi, viene assoldato per stringere il collo del- ansia per Mark che lotta al di sopra di ogni umal’algida Margot mentre il marito è al club: se è lì, na ragione e ragionevolezza per salvare la vita alla per legge fisica non può essere altrove, a casa, per sua Principessa, così come un vero Cavaliere deve esempio a strangolare la moglie. E questo, agli atti, fare. si chiama “alibi”. Ma non va proprio così: delicaBello, questo “Delitto perfetto”, anzi, perfetto. ta ed algida fin che si vuole, ma a vedere la morCierre Trieste. Teatro Rossetti. “Sei brillanti” sembra uno spettacolo del Seicento con gli attori uomini ad impersonare le parti femminili. Sarebbe bello se non sembrasse grottesco e macchiettistico. Ma forse è proprio questo l’intento del suo autore e protagonista, Paolo Poli: ridere e irridere attraverso una visione prevalentemente omosessuale della vita. Al di là dei temi toccati, che vedremo dopo, di questo spettacolo alla fine quello che rimane maggiormente impresso nella memoria è la strabiliante scenografia di Emanuele Luzzati, fatta di enormi tele che si srotolano ad ogni cambio scena e che rappresentano i migliori dipinti del Novecento di artisti del calibro di Beardsley, Dalì, Delvaux, Bacon, Burri, Balthus, Casorati e Rosai. Le enormi opulente donne nude di Casorati ti guardano dall’alto del vasto palcoscenico del Rossetti e ti impediscono di volgere altrove lo sguardo. Il cambio è veloce sulla prima tela se ne alza un’altra e così via, per ogni quadro, per ogni storia, per ogni canzone che Poli e i suoi partner Luca Altavilla, Alberto Gamberini, Alfonso De Filippis, Giovanni Siniscalco fanno scorrere davanti a noi. I costumi di Santuzza Calì non sono da meno: elaborati, lustri, sontuosi. A Poli piace, anzi adora il travestimento, tanto piacere traspare dalle sue movenze scandite dalle musiche che abilmente raccontano tutto un secolo: il novecento. Dal charleston degli inizi del secolo alle melodie romantiche a cavallo della seconda guerra mondiale, fino alle più note canzoni vicine ai giorni nostri, lo spetta- colo è tutto costellato dalle apparizioni canore di Poli e del suo gruppetto di collaboratori, quasi un varietà leggero che però ha in sè incastonati i sei brillanti, le sei pietre preziose che sono altrettante giornaliste del secolo appena trascorso, dalle quali Poli ha tratto alcuni pezzi più o meno interessanti ed efficaci. Per prima Mura che dà conto delle sue esperienze saffiche: un pezzo alquanto frivolo, vissuto e raccontato nei salotti borghesi “per bene” degli anni Venti, la cui scelta lascia alquanto a desiderare. E poi Paola Masino che si cimenta nella tragica condizione umana dei più poveri durante la crisi del ’29 alle prese con la fame. E ancora la guerra raccontata con dolore da Irene Brin. Ma l’Italia si risolleva dal dolore e dalla povertà, lo fa con la moda raccontata umoristicamente da Camilla Cederna. Alla fine Natalia Aspesi ed Elena Giannini Bellotto si avvicinano ai temi della nostra epoca: matrimonio, aborto, singletudine, vecchiaia. I preti che sfilano con i capi alla moda, i cardinali bardati di tutto punto, un via vai di preti insomma, sottolinea la profonda visione anticlericale di Paolo Poli, il suo mondo è fatto di sessualità, di omosessualità prevalentemente, i preti sono i rappresentanti di una religione responsabile di tutte le disgrazie dell’umanità. Niente di nuovo sotto il sole del teatro di Paolo Poli. Forse quaranta anni e più fa, quando debuttò, sconcertava, faceva scandalo. Oggi tutt’ al più diverte, spesso annoia. Rossana Poletti 5 6 palcoscenico Martedì, 5 febbraio 2008 ALFATEATRO Personaggi del palcoscenico dall’A alla Z IIcome... come... M Mcome... come... ...Iago ... Macbeth Sui parenti non c’è discussione, gli amici, invece, uno se li sceglie. Quindi, quando tradiscono fa più male. Il gran traditore è Macbeth, nobile di Scozia che farà poco nobili scelte e meno nobili gesta. Va tutto bene finchè si tratta di combattere per la giusta causa, per il Re, a fianco dell’amico Banco. Inizia ad andar male quando tre streghe rivelano che Macbeth diventerà conte di Cawdor e poi Re di Scozia, mentre Banco sarà padre di re. Re Duncan nomina Macbeth conte e a diventare re, visto che la profezia funziona, ci penserà il nobile stesso. Purtroppo uccidendo Re Duncan, anche su suggerimento della sua sanguinaria Lady. E se Banco dovesse parlare? Dicono che il primo delitto è Iago è la forza motrice e catalizzatrice dietro a Otello; sobillatore nato, è il manipolatore che semina malvagità a piene mani, che gioca con i sentimenti di chi gli sta attorno, sfrutta le loro emozioni per ottenere quello che vuole. Ad esclusivo uso e consumo suoi, ovviamente. Pensate averlo per, ehm, amico!? Otello ha scelto Cassio per Luogotenente e Iago muore di invidia ma è “verde” che tiene per sè: melenso e insinuante di facciata, perfido dentro. Non sceglie certo chi mandare nelle fiamme: si scottino tutti meno che lui. Cassio ha la colpa della nomina, Otello quella del colore della pelle... Iago è la disgrazia di Otello, ma anche di altri collaterali che usa a suo piacimento. Insinua in Otello il tarlo della gelosia nei confronti della giovane moglie, spazza dalla sua strada quanti potrebbero intralciarlo assegnando loro (falsi) ruoli di amanti della moglie del condottiero, antagonisti in carriera e quant’altro. Ma poi, a conti fatti, è davvero così? Dovesse raggiungere la meta, si placherebbe il suo animo malvagio? No: un obiettivo chiaro da raggiungere, non ce l’ha. Gode a tirare i fili della gente, gran burattinaio, padrone della sorte. Davvero, un tipo che, ad incontrarlo, sarebbe meglio perdere che trovare. L come... L come... ... Lear Ma i re non sono sempre saggi? Lear, la malasorte che gli piomba addosso, un po’ se l’è cercata. Mi-vuoi-bene-ma-quanto-mi-vuoi-bene? Non c’è genitore al mondo che non proponga ai figli la domanda da un milione di dollari. Bene, finchè la ricompensa è un giocattolo o una caramella... a Lear premeva l’intensità dell’amore delle figlie per la divisione del regno. Quasi comprensibile ma non giustificabile il “papi, tanto, tanto, tanto” di Regana e Gonerilla che così, in partenza, si prendono un terzo del non piccolo regno. Pratica, sincera, Cordelia: al regal genitore la lega l’amore che lega i figli ai genitori. Se tanto non basta, pazienza. Così, testardo e offeso, Lear, poco saggiamente divide il regno tra le due figlie, diciamo, furbe. Che hanno trovato mariti su misura, tanto che insorgono contro il Re e lo depongono. Forse che l’amore delle due figlie sia un po’ svampito? Sta di fatto che si tengono ciascuna la propria fetta di regno ed il povero ex sovrano si rifugia da Cordelia: il suo amore di figlia basta ad accogliere e accudire il padre. Poi il riscatto: il re di Francia e marito di Cordelia fa riaccomodare Lear sul trono che poi sarà di Cordelia. Che tragedia sarebbe, a questo punto? Ed infatti, i figli delle sorelle (buon sangue non mente) la destituiscono e lei si suicida. Ricordate come era iniziata? Figlie mie, quanto bene mi volete? Domanda di poco saggio re e per niente saggio genitore. difficile da fare, poi... Per Macbeth non c’è altra strada se non quella di mettere fuori causa anche lui. Alla faccia dell’amicizia e del fatto che l’omicidio è da sempre contemplato in tutti i codici penali. Se le bugie hanno le gambe corte, figuriamoci gli omicidi: capito il malo modo che l’ha portato sul trono, i signori di Scozia muovono contro Macbeth. Che, stando alle streghe non può venir ucciso “da figlio nato da donna”. Invece, provvederà Macduff, strappato prematuramente dal grembo materno e la cui famiglia è stata a sua volta sterminata da Macbeth. Sarà nuovo re di Scozia Malcolm, figlio di Banco. Giustizia è stata fatta, dopo un mare di sangue. palcoscenico 7 Martedì, 5 febbraio 2008 DRAMMA ITALIANO Bonaventura veterinario per forza . Squattrinato proprietario di un milione di Arletta Fonio Grubiša M era reincarnazione. Il personaggio pupazzo allampanato dalla carriera di milionario per caso, definito “calviniano” dalla critica teatraleletteraria italiana, ha ripreso sembianze a distanza di novant’anni dalla sua creazione ad opera di Sergio Tofano in arte Sto. A dimostrazione che quella riconoscibile icona dello spilungone bianco-rosso può essere un sempreverde anche a distanza di anni luce dalla prima creazione fumettistica apparsa sulle pagine del Corriere dei Piccoli e dalle interpretazioni recitatorie dello stesso Tofano nelle versioni delle commedie musical-teatrali. Signori, torna Bonaventura A farlo resuscitare quasi in sintonia con il novantesimo anniversario della nascita (risalente al 1917) ed a sbarcare per una tournèe istro-quarnerina nelle stesse identiche sembianze – bombetta e palandrana rosse, pantaloni bianchi larghi anche se non proprio alla pagliaccesca – è la strategica volontà di (ri)allestimento del Dramma Italiano di Fiume, con minimi salutari, indovinati accorgimenti di adattamento allo specifico della realtà odierna. Quel tanto che basta per riconoscere in tutta la messa in scena di “Bonaventura veterinario per forza” un esempio modello di teatro originale, attualizzato, didattico, rivolto ai ragazzi e pacificamente godibile anche dagli adulti. Se la mancanza d’infortunio, la tranquillità ed il perfetto funzionamento e accomodamento delle cose suscitano noia al contrario dell’abbondanza di guai, turbolenze e della puntuale disfunzione della vita, la messa in scena curata dalla regia dello stesso Giorgio Amodeo, uno specialista del settore teatro per giovani e meno giovani, ha adottato proprio la dinamica tipica dei guai rocamboleschi del Signor Bonaventura. Nasce così quel che teatro deve provocare: attenzione, svago, ilarità. Ovviamente attor- no allo spilungone bianco-rosso alias Piergiuseppe Di Tanno creano complicazioni e movimento una fitta schiera di personaggi stile “baraccone”. Saltimbanchi tuttofare in verità, dal momento che un attore veste e sveste un sacco di panni e ruoli determinanti per l’allestimento della pièce teatrale: Elvia Nacinovich è Burattinaio e Regina, Rosanna Bubola Banditore, Strega e Fata, Alida Delcaro Trombettiere e Maestra, Toni Plešić Tamburino, Domatore e in contemporanea autore delle scene e dei costumi, Elena Brumini, fedele Bassotto giallo, Foca, Reuccio, Apprendista mago. Re della compagnia, Bruno Nacinovich cui si deve il tocco di modernità e spirito conferito alla rappresentazione dalle musiche di sua creazione. Uomo da un milione La strampalata avventura dell’eroe ingenuo che da squattrinato si accomiata dal pubblico con sottobraccio la gigantesca cartamoneta da “1 milione” (Bonaventura ricco ormai da far paura) è come estrapolata dalla versione fumettistica, da quelle vignette che sembrano animarsi cantare, ballare e recitare nei versi in rima di un linguaggio ironicamente aulico e forbito. L’indubbio valore educativo scaturirebbe proprio dal fatto che l’ingenuità e l’onestà è premiata nonostante la sfortunata situazione iniziale alle prese con il verdognolo, torvo Barbariccia che a suon di calci costringe Bonaventura a farsi medico-veterinario, principe degli scienziati o “della scienza un monumento”, professore insigne per guarire le sembianze asinesche del principe erede al trono. Condizione comprovata dall’esame alla lavagna quando come dettato si scrive “La bučia a legampe korte”, quasi presa in giro del mistilinguismo grafico-grammaticale o meglio italo-croatofono da cui spesso non è scevra la dimensione istriana. Ma ciuca è anche la peculiarità di tanto potere precostituito quando manco a dar da bere “il latte della scienza” e a conferire immeri- tati 10 e lode basta a rendere saggi certi circoli governativi (mai successo nella storia, poi, che sia bocciato un figlio di un reale). Ironia e presa in giro di chi governa il mondo pur limitato nella materia grigia, scanzonatura terapeutica per i grandi, comprensibilissima e divertente per il pubblico di scolari coscienti ed orgogliosi della loro inclusione in un vero processo di apprendimento. Così la demistificazione di quanto si presenta ideale all’apparenza induce precocemente al ragionamento critico, libero da pastoie, abbatte certa autorità autoproclamata, aiuta a crescere un po’ come sotto l’effetto benefico del teatro satirico prettamente per adulti. L’onestà, al fine, vince. O no? L’estrema semplicità della fiaba, la candida ingenuità dell’onesto che vince, sempre e comunque, anche se dinamico, solo per inerzia, da sciagura a sciagura, rende i messaggi al giovane pubblico perfettamente intelligibili. Tutto è bell’e preservato dalla iettatoria esazione del fato greco. Il vissero felici e contenti è premio dell’onesta. Lungi pure dai tristi risvolti delle politiche ai vertici intrise da tangentopoli e corruzione ma se la rassegnazione al negativisimo dovesse essere trasmessa da buon principio, nessuna buona didattica teatrale potrebbe più render speranza. Il vero spasso nel passaggio di proprietà, del bravissimo Bonaventura – Di Tanno e degli altrettanto perfetti personaggi da corollario, che avviene dal palcoscenico in consegna al pubblico, deriva dal recupero del linguaggio rimato altisonante e giocherellone, persino ammazza grammatica (“dare cominciamento al principio dell’inizio!”), e da tantissimi indovinati accorgimenti: adozione di personaggi dagli accenti russi, innesto di buffonate da telenovela, per non dire delle satire impersonate da foche ligie alla monarchia, il finale che distribuisce lauree in scemenza e premi milionari ai gentili elegantemente sopravvissuti. Tutto credibilmente incredibile. NOTES Febbraio nelle CI A cura di Daniela Rotta Stoiljković CI BUIE 3 febbraio ore 11 sfilata di Carnevale a Buie CI FIUME 13 febbraio ore 19 concerto in occasione di S. Valentino dei solisti della “Fratellanza” della CI di Fiume Aldo Racanè e Antonio Mosina 14 febbraio ore 18 promozione del CD della “Fratellanza” 18 febbraio ore 18 mostra personale della ceramista Katerina Starčević CI PIRANO 2 febbraio ore 20,30 al Teatro Tartini “VI Gran ballo di Carnevale”, musica da ballo con i “Best Company Band” ed il DJ Adriano Roj, esibizione dei ballerini della Scuola di ballo di Lidija Cerovac di Capodistria 4, 11, 18 e 25 febbraio ore 17 in Casa Tartini, “L’ora della fiaba” 5 febbraio ore 17 al Teatro Tartini, festa in maschera per bambini “Carneval no sta andar via …” 8 febbraio ore 19,30 all’Auditorio di Portorose, accademia in occasione della Giornata della cultura con l’intervento del sindaco del Comune di Pirano Tomaž Gantar e il conferimento dei riconoscimenti del Comune di Pirano. Concerto di Anja Bukovec (violino) e Simon Krečić (pianoforte) 9 febbraio ore 19, nella chiesa della Madonna della Salute di Pirano, “Fotografia del mese”, “Inno alla vita” di Lara Sorgo. La manifestazione viene organizzata dall’Associazione “Amici dei tesori di San Giorgio” di Pirano 15 febbraio ore 18 “Visioni sonore”, concerto al pianoforte di Luca Delle Donne. Seguirà l’apertura della mostra collettiva di pittura e ceramica con il gruppo di ceramica “Romolo Vennucci” della CI di Fiume ed il gruppo di pittura della CI “Giuseppe Tartini” di Pirano. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 29 febbraio, con il seguente orario: 11-12 e 17-18, chiuso il lunedì 21 febbraio ore 18 nella Sala delle vedute di Casa Tartini a Pirano, saggio degli allievi del corso di chitarra guidato da Vanja Pegan CI ROVIGNO 1 febbraio ore 19 al Teatro “Gandusio”, rappresentazione teatrale “L’antenato” di Carlo Veneziani, messsa in scela dall’Associazione “Grado Teatro”, regia di Frandesco Accomodato 2 febbraio sfilata di carnevale alla quale partecipano le istituzioni della CNI: il giardino d’infanzia “Naridola”, la SEI “B. Benussi”, la SMSI e la CI, che presentano il “Proceso a la viecia” 4 febbraio ore 18 al Teatro “Gandusio”, la Filodrammatica Giovani della CI di Rovigno presenta “Tris di commedie brillanti”, regia di Nives Giuricin CI UMAGO 5 febbraio ore 17 ballo in maschera per bambini 8 palcoscenico Martedì, 5 febbraio 2008 CARNET PALCOSCENICO rubriche a cura di Carla Rotta TEATRO Il cartellone del mese IN CROAZIA IN ITALIA Teatro Nazionale Ivan de Zajc - Fiume Teatro lirico Giuseppe Verdi - Trieste 1, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 18, 19, e 20 febbraio ore 19,30 Nunsense di Dan Goggin. Regia Mojca Horvat. Interpreti Olivera Baljak /Andreja Blagojević, Vivien Galletta / Leonora Surian, Andreja Blagojević / Elena Brumini, Antonela Malis / Leonora Surian, Anastazija Balaž Lečić / Kristina Kaplan 12, 13, 14, 15 e 16 febbraio ore 20 ZAJC OFF - Filodrammatica Nedjeljni ručak/Pranzo domenicale di Ivica Prtenjača. Regia Tomislav Pavković. In- terpreti Zdenko Botić, Olivera Baljak, Damir Orlić, Jelena Lopatić, Žarko Radić, Nenad Vukelić 14 febbraio ore 19,30 12, 13, 14, 19 e 20 febbraio ore 20,30; 16 febbraio ore 17; 17 febbraio ore 16 Iris opera di Pietro Mascagni. Regia Federico Tiezzi. Interperti Adriana Marfisi, Sun Xiu Wei, Tito Beltran, Park Siung Kiu, Grzegorz Rozycki, Manrico Signorini, Pierre Yves - Pruvot, Gezim Mishketa 21 febbraio ore 20,30 Memorial Luciano Pavarotti con Raina Kabaivanska 26, 27, 28 e 29 febbraio ore 20,30 Anna Karenina balletto di P. I. Ciajkovskij. Coreografia Boris Eifman. Solisti e corpo di ballo dell’Eifman Ballett Theatre di San Pietroburgo Politeama Rossetti - Trieste Romeo e Giulietta balletto di S. Prokofjev. Coreografia e regia Staša Zurovac. Dirige Nada Matošević. Interpreti Laura Popa, Cristina Lukanec, Sabina Voinea, Andrei Köteles, Leonid Antontsev, Staša Zurovac, Tomaš Danielis, Roberto Pereira Barbosa Junior, Ashatbek Yusupzhanov, Alen Nezirević 22, 23 e 29 febbraio ore 19,30 Macbeth opera di Giuseppe Verdi. Regia Nikša Bareza 26, 27 e 28 febbraio ore 19,30 Le piace Brahms? balletto su musiche di J.S. Brahms. Regia Staša Zurovac. Interpreti Oxana Brandiboura, Kristina Kaplan, Anna Ponomareva, Anka Popa, Laura Popa, Sabina Voinea, Dmitri Andrejćuk, Leonid Antontsev, Vitali Klok, Andrei Köteles, Valeri Rasskazov, Askhatbek Yusupzhanov, Paula Rus, Ciclo:Prosa 6, 7, 8, e 9 febbraio ore 20,30; 7 e 10 febbraio ore 16 Le voci di dentro di Eduardo De Filippo. Regia Francesco Rosi. Interpreti Luca De Filippo, Gigi Savoia, Antonella Morea, Marco Manchisi, Carolina Rosi 13, 14, 15 e 16 febbraio ore 20,30; 14 e 17 febbraio ore 16 Teatro cittadino - Pola 7, 8 e 9 febbraio ore 20 Plavi petak - Venerdì blu balletto di Andrea Gotovina. Interpreti Andrea Gotovina, Ivan Arnold, Carlos Fagin 18, 19 e 20 febbraio ore 9,30, ore 11 La casa del riccio di Branko Čopić. Spettacolo per l’infanzia 22 febbraio ore 12 e 20 Come sarebbe, non ci sono? di I. Boban, A. Bukvić, F. Juričić, O. Lozica. Regia Ivica Boban. Interpreti Filip Juričić, Amar Bukvić 29 febbraio ore 20 Nunsense di Dan Goggin. Regia Mojca Horvat. Inter- preti Olivera Baljak /Andreja Blagojević, Vivien Galletta / Leonora Surian, Andreja Blagojević / Elena Brumini, Antonela Malis / Leonora Surian, Anastazija Balaž Lečić / Kristina Kaplan IN SLOVENIA Teatro cittadino - Capodistria 5 febbraio ore 20; 6 febbraio ore 16 Vladimir di Matjaž Zupančič. Regia Matjaž Zupančič 7 febbraio ore 20 La tempesta di William Shakespeare – Raquel Carrió Regia Regia Lilliam Vega 9 febbraio ore 11 I tre porcellini porcellosi spettacolo per l’infanzia di Milan Dekleva. Regia Andreja Kovač 11 e 25 febbraio ore 20 Serata con Iztok Mlakar 13 febbraio ore 17,30 e ore 20 5moških.com La tempesta di William Shakespeare. Regia Tato Russo. Interpreti Tato Russo, Claudio Angelini, Franco D’Amato, Hal Yamanouchi, Hilmar Pintaldi Funes, Massimo Sorrentino, Gabriele Gi Russo, Francesco Acquaroli, Emanuele Puglia, Francesco Ruotolo, Luigi Cesarano, Raffaele Vangale, Elisabetta Ventura, Claudio Caldarano, Siciliana Crocchianti, Eugenio Dura, Rosaria Iovine, Giovanni Palmieri Ciclo:Altri percorsi 19, 20, 21, 22 e 23 febbraio ore 21; 23 febbraio ore 17 Dollirio di Nino Romeo. Regia Nino Romeo. Interpreti Graziana Maniscalco e Nino Romeo 27 e 28 febbraio ore 21; 29 febbraio ore 19 Sala d’attesa di Corrado Travan. Regia Corrado Travan. Interpreti Paolo Fagiolo, Giulio Morgan, Sara Alzetta, Francesca Campello, Chiara Beccari, Corrado Travan al pianoforte Marco Barbato 29 febbraio ore 20,30 26, 27 e 28 febbraio ore 20,30 Fin de tierre di Philippe Genty. Regia: messa in scena Philippe Genty e Mary Underwood. Interpreti Compagnia di Philippe Genty Ciclo: Fuori abbonamento 10 febbraio ore 17; 11 febbraio ore 18,30; 12 e 13 febbraio ore 10,30 Miserabili. Io e Margaret Thatcher di Andrea Bajani, Lorenzo Monguzzi, Marco Paolini, Michela Signori. Interpreti Marco Paolini. Mercanti di Liquore: Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico Ciclo: Musical e grandi eventi 20, 21, 22 e 23 febbraio ore 20,30; 23 e 24 febbraio ore 16 Masaniello libretto e liriche di Tato Russo. Regia Tato Russo. Interpreti Gianni Fiorellino, Arianna, Christine e con la partecipazione di Mirna Doris Ciclo: Danza e dintorni Pomeriggi d’inverno - Anima blu di Michele Sambin, Flavia Bussolotto. Regia Michele Sambin. Interpreti Flavia Bussolotto, Marco Tizianel 24 febbraio ore 17; 25 febbraio 18,30; 26 e 27 febbraio 10,30 Pomeriggio d’inverno - Giocagiottolo di Antonella Caruzzi liberamente tratto da “La Cenerentola”. Regia Antonella Caruzzi. Interprete Serena Di Blasio La Contrada - Trieste 1, 2, 6, 7, 8 e 9 febbraio ore 20,30; 3, 5 e 10 ore 16,30 16 febbraio ore 11 e 11,30 Il pesce, l’anatra e il granchio spettacolo per ragazzi di Tarcisia Galbiati. Regia Kim Komljanec 16 e 21 febbraio ore 20 Medigo per forza di Iztok Mlakar, da Molière. Regia Vito Taufer. Interpreti Iztok Mlakar, Urška Bradaškja, Gregor Zorc, Boris Cavazza, Lara Komar, Teja Glažar, Gorazd Žilavec Ahasver di Vasilij V. Sigarev. Regia Ivana Djilas 22 febbraio ore 20 Eroe nazionale di Ivan M. Lalić. Regia Egon Savin La commedia degli errori di William Shakespeare. Regia Giuseppe Pambieri. Interpreti Giuseppe Pambieri, Micol Pambieri, Nino Bignamini, Vera Castagna 15, 16, 21, 22 e 23 febbraio ore 20,30; 17, 19 e 24 febbraio ore 16,30 Il teatro comico di Carlo Goldoni. Regia Marco Bernardi. In- terpreti Patrizia Milani e Carlo Simoni Anno IV / n. 2 5 febbraio 2008 “LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat edizione: PALCOSCENICO Redattore esecutivo: Carla Rotta / Impaginazione: Saša Dubravčić Collaboratori: Arletta Fonio Grubiša, Rossana Poletti, Daniela Rotta Stoiljković Foto: d’arhivio La pubblicazione del presente supplemento viene supportata finanziariamente dall’Unione Italiana di Fiume e l’Università Popolare di Trieste.