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jesi
sadam
Intervista ad
Alfredo Ceccacci,
poeta e netturbino
12
di Paola Cocola
culturA
La città e la
Regione si
mobilitano per
evitare la chiusura
di Remo Uncini
domenica 20 gennaio 2008
comuni
In mostra la
Biblia Pauperum,
immagini
di amore
11
di Augusta F. Cardinali
Una presa di
posizione: da
rifiuto a risorsa
10
di Gianluca Fioretti
4
20 gennaio, ore 18, chiesa Regina della Pace – Claudio ordinato diacono
C
Diacono, dono e messaggio per la Chiesa
on immensa gioia e gratitudine il 20 gennaio ordinerò diacono Claudio Procicchiani: è veramente un
momento di grazia. Per la Chiesa intera, per la nostra Diocesi. Il Vangelo proclamato in questa domenica ci
aiuta a capire il ruolo del Diacono nella Chiesa. Ci viene
presentato il Battista che, al di là del Giordano, in terra
straniera, sta predicando. Infatti sta organizzando come
un nuovo ingresso nella terra promessa, e quel battesimo
che amministra, è in realtà il nuovo passaggio del Giordano. Attorno a lui si raccoglie un popolo ben disposto e fra
questa gente c’è Gesù... e Giovanni, illuminato dallo Spirito, lo indica dicendo: «Ecco l’agnello di Dio!» (Gv 1,36).
In altre parole Giovanni ci aiuta a capire che la venuta
di Gesù non è solo un atto di umiltà di Dio e nemmeno
solo un gesto di condivisione: il Verbo che si fa carne ed
è chiamato l’Emmanuele è l’agnello. Agnello! Cioè carne
per il sacrificio.
E’ questo uno dei punti centrali del Cristianesimo. Dio
ama tanto il mondo da dare il suo Figlio (cfr Gv 3,16). Ciò
fa capire che l’Incarnazione esprime la solidarietà di Dio,
ma non solo: l’Incarnazione è in vista della croce.
L’amore di Gesù è un amore sponsale che viene vissuto
nel farsi dono per la salvezza di tutti. Tutto questo significa dire che Gesù è l’Agnello. Per questo Gesù è l’unica
persona che ci è necessaria, perchè dal sangue suo siamo purificati. Siamo salvi per mezzo del Sangue di Gesù,
sparso per amore, sulla croce. E’ l’agnello che prende su
di sè i peccati del mondo.
Contemplare Gesù, guardarlo nel suo essere agnello per il
sacrificio, l’ultimo e il servo, ci aiuta a comprendere cosa
significhi essere diacono.
Diacono, servo, colui che vive per gli altri.
Anzitutto vive per Gesù, ma poi vive per le membra di
Gesù. L’Ordinazione diaconale porta una novità, una originale configurazione a Gesù che si è fatto servo, che ha
scelto di obbedire al Padre, che si è fatto dono per l’umanità. Questo significa che la stessa persona diacono, il fatto di esistere è un dono e un messaggio per la Chiesa, è
un modo con cui il Signore si rende presente: il diacono è
una via della grazia affinchè chi lo incontra possa vedere
Gesù che lava i piedi e dona salvezza. Nella persona del
diacono, Gesù continua ad essere dono; Dio continua ad
amare tanto il mondo da donare il suo Figlio, e continua
a donare Gesù, il Figlio amato, il servo Dio, Colui che è
l’Agnello.
Ecco perchè è necessario che il diacono conformi la sua
vita a Cristo. Il suo essere servo, allora, non solo signifi-
ca svolgere un servizio a favore degli altri, ma soprattutto
offrire la vita. Nel senso più ampio della parola. E non dimentichiamo che non esiste servizio senza rinnegamento
di sè, senza prendere il peso di tutti. Il servo e l’agnello
che si fa carico di tutto sono due immagini che quasi si
sovrappongono.
In questo contesto va visto il celibato che il diacono sceglie per il Regno dei cieli. E’ la scelta di un orientamento
di vita. La scelta del Celibato per il Regno dei cieli indica
appartenenza a Gesù, consapevolezza di essere la sua via,
coscienza che Gesù è la gioia, la ricchezza, il Signore.
Il diacono è chiamato anche alla preghiera per la Chiesa.
Gli viene affidato il compito della celebrazione della Liturgia delle Ore. La Chiesa gli chiede che tutta la sua vita
diventi preghiera, gioia di stare con il Signore.
La preghiera del diacono deve essere anche intercessione.
Infatti il suo servizio, che è un servizio di amore, consiste
anche in questo: nel presentare al Signore tante povertà,
tante situazioni difficili.
A conclusione voglio fare un augurio a Claudio: che tutta
la sua vita sia un dire quanto grande è l’amore di Dio per
gli uomini.
E alla comunità chiedo di vivere e supplicare il Signore
perchè possiamo essere degni di avere tanti altri diaconi e
poi Sacerdoti.
…Gerardo Rocconi, Vescovo
Venerdì 18 gennaio alle ore 21,15 nella chiesa Regina
della Pace, don Cristiano Marasca guiderà una Veglia di
preghiera in preparazione alla celebrazione di domenica 20.
A pagina 9: intervista a Claudio Procicchiani
Teatro di Maiolati – 19 gennaio
Patrono dei giornalisti - 24 gennaio
Spiritual Festival, Canzoni di ispirazione religiosa,
al teatro di Maiolati sabato 19 gennaio alle ore 21.
Ingresso libero. Organizzato da Astralmusic. Partecipano il gruppo Shalom, Nanni Mancini, Mariel
Danieli…
Giovedì 24 gennaio i giornalisti e i fotografi della Vallesina e i collaboratori di Voce sono invitati a celebrare il patrono San Francesco di Sales: alle ore 18 il vescovo Gerardo Rocconi celebrerà la Santa Messa
nella Chiesa dell’Adorazione in piazza della Repubblica a Jesi e presenterà il documento della Giornata
Giornata Mondiale delle Comunicazioni: “I mezzi di comunicazione sociale al bivio fra protagonismo e
servizio. Cercare la Verità per condividerla”.
Amen per i nostri zuccherifici. Prima Fano, poi Fermo: ora tocca a Jesi?
N
Lo zucchero amaro delle bietole marchigiane
on è il momento di ricordare la storia della coltivazione
della bietola nelle Marche. E’ sufficiente richiamare l’entusiasmo
con cui alcuni esperti del settore – perché non ricordare il dott.
Renato Bartolucci? – sono riusciti a valorizzare la bella collina
della nostra regione dimostrando
come essa, opportunamente arata, avrebbe potuto offrire anche
la bietola che, in via ordinaria, si
coltiva in pianura dove l’acqua
per irrigarla non manca quasi
mai (vedi Francia e Germania).
In forza di questa intuizione e
sulla base di vere e proprie invenzioni di nuovi mezzi meccanici
per la lavorazione della terra, le
Marche, grazie proprio alla loro
capacità imprenditoriale, hanno
sviluppato, dagli anni ’30 in poi,
ma soprattutto dall’immediato
dopo guerra, una straordinaria coltivazione della bietola da
zucchero che ha permesso alla
Maccaferri un’altrettanta straordinaria industrializzazione della
lavorazione della bietola a Jesi,
a Fano e infine a Fermo. Poi, con
l’avvento della globalizzazione, la
concorrenza mondiale si è fatta sentire non poco nella nostra
regione. Lo zucchero della nostra
collina ha un costo del tutto superiore a quello dell’Europa centrale e, più ancora, a quello delle Americhe. La ferrea legge del
mercato e la disciplina europea
ci hanno costretto a sacrificare
prima la produzione di Fano, poi
quella di Fermo e, adesso, forse
quella di Jesi. Nonostante le tante
assicurazioni degli ultimi anni da
parte della Sadam, fino a quelle
ultimissime del novembre scorso,
ci si comunica che con la fine di
gennaio il modernissimo zuccherificio della Vallesina chiuderà la
sua attività. A mo’ di consolazione – ascoltate bene - rimarrebbe
la lavorazione della melassa e la
confezione delle bustine per bar
e ristoranti, ripiene dello zucchero francese e cubano.
***
E sì che Jesi, appena pochi anni
fa, aveva dimostrato la massima
comprensione di fronte alle esigenze prospettate dalla Sadam
per poter continuare la sua attività: la costruzione della centrale elettrica, una turbogas con
rischio di inquinamento. La centrale funziona regolarmente, ma
lo zuccherificio deve chiudere.
Tipica promessa del marinaio. E
la Regione si ribella e si ribella
Jesi. Un colpo secco e impre-
visto che cancella in un attimo
uno straordinario periodo della
storia della nostra agricoltura.
Centinaia di operai rischiano la
disoccupazione, e l’indotto del
trasporto e dei campi va a pezzi.
Coinvolte cinquemila famiglie.
Sembra che la causa di una
così repentina decisione sia la
troppo scarsa coltivazione della
bietola - diecimila ettari - una
produzione non sufficiente per
ammortizzare i costi della lavorazione. Ma è pur vero che negli
ultimi anni proprio la Sadam ha
scoraggiato la coltivazione rifiutando la bietola. E c’è il fondato
sospetto che la proprietà guardi
con brama ai 90 milioni di euro
che l’Unione Europea è pronta a
dare se essa chiuderà tutto, quale compenso per contribuire ad
eliminare un prodotto dal costo
superiore a quello di mercato.
Ancora la legge ferrea del mercato, dalle conseguenze della
quale, forse, non potremo sottrarci dopo il 2011.
I cittadini sperano che i febbrili
incontri che si susseguono a livello regionale e nazionale diano
risultati ragionevoli, e cioè: I –
Campagna bieticola fino al 2011;
II – La proprietà garantisca investimenti per la trasformazione
dell’industria (verso i biocarburanti?); III- Se proprio necessario, graduale riconversione delle
culture con l’aiuto transitorio di
tutti. IV – Garantire lavoro a chi
lo perde con lo zuccherificio.
I tempi duri si vincono con la ragionevolezza di tutti: proprietari,
dipendenti, sindacati, istituzioni.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Cultura e società
20 gennaio 2008
Del più e del meno
Ma è proprio vero che siamo un Paese civile?
di Giuseppe Luconi
E’ il fatto che tiene banco nelle cronache di questo inizio d’anno: la tragedia dei
rifiuti. Immagini e voci con i napoletani in
primo piano: cittadini che protestano, contestano, scendono in piazza perché non vogliono affogare nel mare dei rifiuti. Hanno
ragione di rivendicare il diritto ad una città pulita e alla salute, ma dove erano nelle
settimane precedenti, nei mesi, negli anni
scorsi quando nelle
loro strade e piazze
si andavano ammucchiando i rifiuti,
quando si faceva via
via più stringente e
soffocante l’assedio di
immondizie maleodoranti e a forte rischio di malattie?
“I napoletani – è
stato scritto – si sono
preparati al Natale
zigzagando fra tremila tonnellate di immondizia”. Nello stesso periodo, in tutta
la regione campana
era stato raggiunto il
tetto delle centomila tonnellate. In alcune zone della regione
nel frattempo sono state accatastate cinque milioni di “ecoballe” (rifiuti confezionali in “balle”): per smaltirle ci vorranno
quarantacinque anni. Per arrivare a tutto
questo sono stati spesi più di due miliardi
di euro….
C’è stato chi ha creduto di poter risolvere il problema dando fuoco ai rifiuti:
sono scoppiati così i primi incendi. E dal
momento in cui si è fatto sapere che i rifiuti quando bruciano diventano ancora più
pericolosi perché sprigionano diossina, il
numero degli incendi è aumentato.
I cittadini si sono mossi solo quando si
è trattato di impedire la riapertura di una
vecchia discarica. E purtroppo si sono mobilitati anche i gruppi d’assalto: giovanotti a volto coperto, armati di bastoni o di
sbarre (e i più “ardimentosi” muniti anche
di bombe di carta), pronti ad aggredire e
a picchiare sodo: contro le forze dell’ordine,
contro i vigili del fuoco, contro i giornalisti.
Una situazione che preoccupa, sgomenta
e, quando si scatena la violenza, subentra
nei cittadini il timore del peggio, perché la
delinquenza fa più paura dell’immondizia.
Sono gli stessi cittadini che si aspettano che
i responsabili dell’emergenza rifiuti – perché responsabili non possono non esserci
– vengano chiamati
a rendere conto del
loro operato e a pagare.
Invece sul versante delle responsabilità tutto tace o
quasi. Solo giustificazioni che lasciano
senza fiato. Come
quella del sindaco
di Napoli Rosa Russo Jervolino, che ha
detto “Del problema
rifiuti avevo informato Prodi già più
di un anno fa”. Come
dire che se da allora non è stato fatto
niente la colpa non
è sua, ma, semmai, di Prodi. E qui mi vien
fatto di pensare ad una mamma che, avendo il figlio febbricitante, sollecita la visita
del dottore; purtroppo il dottore non arriva,
la febbre del bambino cresce giorno dopo
giorno, il bambino peggiora, ma la mamma non fa niente: non ritelefona al dottore,
non si attiva, non corre al pronto soccorso…
Il figlio muore e lei si sente la coscienza a
posto: “io il dottore l’avevo chiamato”.
“Questo è il paese del sole” dice una
vecchia famosa canzone di Bovio… Oggi
dovremmo aggiornarci: questo è il paese
della monnezza”… (così pare ci vedano
oggi all’estero). “Siamo un Paese civile”, dice
invece il presidente del Consiglio Romano
Prodi, invitando le regioni alla solidarietà,
cioè ad accettare i rifiuti della Campania
per aiutarla ad uscire dal baratro in cui si
trova. Ma è sicuro, Prodi, che siamo ancora
un Paese civile?
Al Teatro Studio San Floriano
Venerdì 18 gennaio alle ore 18
Ingresso libero
Lettura interpretativa del Cantico dei Cantici
proposta da un gruppo di studenti jesini diretti da Dante Ricci e
promossa dal Museo Diocesano.
C’era Anna e c’era Vittorio
l’altra sera che, a nome anche di Beatrice e dei due
Antoni (chi non li conosce?),
hanno voluto unirsi alla
ventina di amici di Giuseppe
per …osannarlo per i suoi
30 anni. Al “Gatto Matto” –
(Giuseppe: ha un significato
questa scelta?) un brindisi
accompagnato da tanti …caveau. La nostra redazione
ha voluto ricordargli – con
una penna d’eccezione! – il
suo compito (al quale, per
la verità, non è venuto mai
meno) di cura a dovere la
pagina sportiva, visto che ha sempre la
testa sul pallone. E visto anche che la
Spes ce l’ha sempre nel cuore.
“Conoscere Jesi” grazie alla Fondazione cassa di Risparmio di Jesi
L’enciclopedia jesina, opera preziosa
L’
ultimo
lavoro
di
Giuseppe Luconi e Paola
Cocola“Conoscere Jesi”
è un libro che sta andando a ruba proprio
presso di noi, qui in
redazione, perché il
desiderio degli autori
è stato quello di fare
un omaggio a tanti nostri affezionati
abbonati. “Omaggio”
che…va guadagnato
con un abbonamento di almeno 50 euro.
Ma che cosa volete
che sia, rispetto ad un
anno di presenza del
nostro settimanale a
casa vostra e rispetto al regalo di un libro che ci dice tutto
su Jesi in modo tanto completo quanto
semplice?
E se tutto questo è stato possibile, un
forte ringraziamento va anche alla
Fondazione della Cassa di Risparmio
di Jesi che ha sponsorizzato generosissimamente il libro. Ma ne valeva la pena.
Chi ha già sottoscritto l’abbonamento
d’amicizia, può ritirare il libro in redazione. Sarà possibile abbonarsi ancora
per il mese di gennaio
Quando a Giuseppe Luconi fu consegnata la cittadinanza benemerita sedevo sugli scanni della sala consiliare in qualità di consigliere comunale.
Ovviamente, già conoscevo la persona che ci stava di fronte, perché nessuno che risieda a Jesi e che ne ami la
storia e le tradizioni può fare a meno
di conoscere colui che della storia e
delle tradizioni di Jesi ha improntato tutta la sua carriera di giornalista
scrittore.
Osservandolo, emozionato nonostante l’età che avrebbe potuto consentirgli ben altra spavalderia, non potei
fare a meno di constatare come quest’uomo, giganteggiasse al centro dell’aula e pensai, fra me e me, che non
era il consiglio comunale a dare lustro alla persona con il conferimento
della cittadinanza benemerita ma, viceversa, era lui a dare lustro al consiglio ed alla città tutta con la sua presenza in quel luogo. E capii che il mio
pensiero era analogo a quello di tutti
gli altri consiglieri, perché l’applauso
che si levò fu lunghissimo, scrosciante, unanime e convinto.
Così, quando esce un’opera firmata
G.L., non ho dubbi che essa debba
essere considerata
un’altra pietra miliare nella conoscenza
della città e dei suoi
segreti: è stato così
per la storia di Jesi
attraverso i giornali,
pubblicata lo scorso anno ed è così
anche per questa
Conoscere Jesi, scritta in collaborazione
con Paola Cocola.
Già questa collaborazione fa ben sperare, perché vuol
dire che Luconi non
è più solo a scrivere di Jesi, come gli
appassionati avevano temuto dopo la
scomparsa di don Costantino e del
prof. Molinelli: essere affiancati da un
giovane è il sogno di tutti i professionisti, a maggior ragione se il giovane
è valido e volenteroso, quale si è dimostrata Paola Cocola.
L’opera è unica e preziosa, proprio
perché promette quello che dice il
titolo: se conoscere la propria città è
fondamentale per chi ci abita, un’opera come questa non può mancare nella biblioteca di nessuna delle famiglie
jesine e, soprattutto, in quella delle
scuole della città, meglio se una copia
per ogni classe. L’ordine alfabetico
rende l’opera di facilissima consultazione, utilissima a chi voglia apprendere i segreti della città, costituendo,
come è già stato osservato, una vera e
propria enciclopedia jesina. Il termine non sembri esagerato: esso deriva
dal greco ellenistico Èckuklopaédeia,
che significava “formazione di base”,
ma anche “cultura generale fondata
su discipline costituenti un solo corpo”; modernamente, il termine esalta
il concetto di “totalità ordinata”.
Evviva l’enciclopedia, dunque. E non
sembri riduttivo il termine “jesina”:
il Prof. Molinelli ci ha insegnato che
il modo migliore per studiare la storia non è quello dei grandi “concerti
mondiali”, solo apparentemente integrati dalle “letture in fondo al capitolo”, bensì quello di partire dalla
quotidianità popolare per risalire alla
storia delle nostre mille piccole città
e, via via, alle storie nazionali e mondiali. Solo così la Storia (quella con
la S maiuscola) potrà trasformarsi da
odiata materia scolastica a piacevole
mezzo di arricchimento culturale.
Paolo Marcozzi
I documentari di Olivieri
al Circolo Cittadino
Auguri ancora, Giuseppe.
Nella foto Vincenzoni, Giuseppe Papadia
e Vittorio Massaccesi
Torna l’annuale atteso incontro con i documentari
di Geniale Olivieri. Domenica 20 gennaio, alle
ore 17,30, nella Sala del
Lampadario del Circolo
Cittadino avrà luogo la
proiezione dei seguenti
filmati, sonorizzati, anche questi con il commento di Giuseppe Luconi:
Jesi e l’Unità d’Italia
Jesi ai suoi Caduti
Pubblicità a Jesi nel
primo Novecento (inedito)
Sul filo dei ricordi (inedito)
Viale Cavallotti – vecchie
immagini (inediti)
Saluti da Jesi
3
Cultura e attualità
20 gennaio 2008
Il libro di Maria Lampa “Il valore nelle orme del cuore”
SCUSATE IL BISTICCI O
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
COME PASSA IL TEMPO !
Allitterazione… un po’ mesta
Ed eccoci arrivati al 2008. Dal formidabile
(?) Sessantotto sono passati ben 40 anni.
I ventottenni di allora ne compiono – o
stanno per compierne - 68. I sessantottini
stanno diventando sessantottenni. Del
resto Adriano Sofri, per dire, è felicemente
nonno da tempo.
OPERAZIONE ANTI-ZIO SAM
[ E ANTI-ZIO TOM ]
Anagrammi alla Yankee go home
Americani = emicrania
Stati Uniti = tutti asini
LAPALISSIANO, WATSON !
Bisenso… un po’ angosciante
“Sono pessimista sulle prospettive dell’Africa”
(James Watson, Nobel ’62 per la Medicina).
Versificando alla buona l’affermazione:
Sull’avvenir del Continente Nero
sono assai pessimista: vedo nero
BUD SPENCER SBIRRO
ACCALAPPIASPETTATORI
Cambio di consonante
pro botteghino
Pedersoli, nei panni di Xxxxxxx,
assicurava ai cinema il xxxyxxx
PS – Carlo Pedersoli, come molti sapranno,
è il nome “verace” del napoletanissimo Bud
Spencer.
***
Soluzione del gioco precedente:
tre + mare = tremare
LaCitazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
“Una parola da cambiare”
La parola “feto” dovrebbe essere bandita dall’uso comune. Nell’epoca delle ecografie a quattro dimensioni e degli studi comportamentali, sappiamo benissimo che non
esiste differenza sostanziale tra il bambino prima della nascita e dopo il parto. Già: allora perché usare due termini
diversi per parlare della stessa cosa? Eppure lo chiamiamo
feto un minuto prima e bambino un minuto dopo. Cosa
è cambiato? Sul piano fisico assolutamente nulla.
Carlo Valerio Bellini, Il Foglio, 31 dicembre 2007.
Carlo Valerio Bellieni è uno dei più importanti neonatologi italiani, dirigente del Dipartimento terapia intensiva
neonatale del Policlinico Universitario”Le Scotte” di Siena
e membro della Pontificia Accademia Pro Vita.
Per condividere la gioia di vivere
M
aria Lampa, una imprenditrice in pensione di Castelfdidardo, che speriamo di poter conoscere anche a Jesi in un
incontro aperto a tutti i cittadini e promosso dall’assesso- r a t o
alla cultura o da qualche altra organizzazione, ha di recente pubblicato il libro “Il valore nelle orme del cuore”.
La pubblicazione è stata recensita anche della scrittrice Asmae Dachan
della vita, della sofferenza, raccontando, in prima persona, le
sue esperienze di donna, di figlia, di amica, di professionista,
di essere umano. È la grande umanità di Mariolina che lascia
un’orma nel cuore di chi legge; la sua umanità nel raccontare gli ostacoli che ha affrontato e che affronta ogni
giorno della sua vita, per quel corpo piccolo e delicato che la natura ha voluto
darle. Sono autentiche lezioni
di vita, fatte senza alcuna pretesa di dare lezioni, ma con una
voglia autentica di condividere
con gli altri una scoperta, quella
della gioia di vivere, che può davvero cambiare il destino di chi legge. L’autrice scrive: “Le note musicali
sono soltanto sette e possono produrre miliardi di motivi unici, solo accostandole in modo differente le une alle
altre. Si possono creare infinite combinazioni, capaci di fa vibrare ogni cuore,
con emozioni diverse”. Io vorrei dire a
Mariolina che con le 21 lettere dell’alfabeto ha scritto un componimento letterario
in grado di interloquire direttamente con il
cuore, capace di penetrare profondamente
l’animo di chi legge.
Asmae Dachan
“Il grattacielo”, “La magia del vento”, “Il geologo”,
“Ogni cosa nasce piccola”, “Preghiera”. Potrebbero sembrare i titoli di alcune favole, raccolte
in un bel libro dalla copertina bianca, con un
titolo suggestivo: “Il valore nelle orme del
cuore”. Basta lasciar viaggiare gli occhi sulle
righe delle pagine scritte da Mariolina Lampa per rendersi conto, invece, che non si
stanno leggendo delle favole, ma racconti
di vita autentici e trasparenti. Per scoprire
le parole dell’autrice bisogna predisporsi
all’ascolto ed alla comprensione, dando
vita ad una dialettica tra cuore e cervello; è una lettura che non si può affrontare solo con lo sguardo o con le
labbra. Dalla prima pagina ci si immerge nel
cuore e nella vita stessa dell’autrice, che si apre ai suoi
lettori come uno scrigno prezioso, come una fonte inestinguibile di saggezza, sentimento, coraggio ed altruismo. A
lettura terminata, riemergendo dalla profondità della scrittrice, ci si sente, inesorabilmente, diversi. L’autrice ci porta in “IL VALORE NELLE ORME DEL CUORE”
un viaggio in cui parla di amore, amicizia, sogno, del senso di Maria Lampa (edizioni Marcelli di Ancona)
Liceo scientifico Tecnologico - Tanti studenti si preparano ad incontrare Magdi Allam
Q
Per comprendere le culture
uando si parla di
Israele, di Gaza, si
parla di connessioni con
tutto il resto del mondo,
delle prese di posizione
di tante Nazioni e sempre
più spesso le menti si infiammano generando divisioni di giorno in giorno
più grandi.
Perciò è importante coinvolgere i giovani, per aprire le porte alla conoscenza
e alla comprensione di
mondi che si rifiutano in
blocco ignorandone spesso la quasi totalità degli
aspetti.
Nella mattinata di martedì
9 gennaio quattro classi del
Liceo scientifico Tecnologico “Leonardo da Vinci”
(la 4I, la 4A, la 4F e la 4H)
hanno incontrato nell’aula
magna dell’istituto la prof.
ssa Cristina Corvo, docente di Religione all’ITIS di
Fabriano, organizzatrice Allam, arabo residente da “Gentile” il 27 febbraio
dell’avvenimento che ve- alcuni anni in Italia, che con tutti gli altri ragazzi
drà presente il 27 febbraio ha scritto recentemente presenti, canzoni di Reprossimo, al Teatro “Gen- il libro “Viva Israele!” ed nato Zero, di Fabrizio De’
tile” di Fabriano, il vicedi- è perciò costretto a vive- Andrè ed altri cantautori,
rettore del “Corriere della re accompagnato da una preparate e spiegate nei
Sera” Magdi Allam.
scorta che lo protegge da loro testi e nella loro arQuanti si attendevano una possibili attentati.
monia dalla prof.ssa Corvo,
noiosa conferenza sono La prof.ssa Corvo ci ha che ha concluso questo apstati sorpresi dalla viva- raccontato anche il po- puntamento ringraziata da
cità dell’insegnante che, meriggio che lei e alcuni un grande applauso e dai
partendo con competenza studenti di Fabriano han- complimenti personali di
filologica da una esaurien- no potuto trascorrere con molti studenti che le hanno
te sintesi dei testi sacri Magdi Allam, per racco- chiesto di poter continuare
della religione cristiana e gliere alcune sue riflessioni con lei questo scambio di
di quella musulmana, ha sulla situazione del Medio riflessioni.
aperto piste di confronto – Oriente e mettere a pun- Perciò ci sentiamo di aued ha permesso di chiarire to l’organizzazione del- gurare una buona riuscita
alcune idee preconcette su l’incontro con gli studenti a questo progetto di sensiculture certamente ancora degli Istituti Superiori di bilizzazione su tematiche
non conosciute approfon- Fabriano e Jesi che hanno così complesse, ma che
ditamente. L’illustrazione aderito all’iniziativa.
fanno parte della nostra
degli sviluppi del conflitto L’ultima parte dell’incontro storia.
ha costituito la seconda tenutosi nel nostro IstituGli studenti della 4I
parte dell’incontro, in cui è to ha permesso a quanti
del Liceo Scientifico
stato sottolineato il corag- erano presenti di cantaTecnologico “Leonardo
gio del giornalista Magdi re, come avverrà al teatro
da Vinci” di Jesi
FINANZIARIA REGIONALE 2008 - Equità, rigore e sviluppo
“Si rafforza la crescita della comunità marchigiana”
U
n bilancio regionale che rafforza regionale è stato ridotto
108 milioni di euro a 53
la coesione e la crescita della co- ulteriormente; le somme
milioni. La commissione
munità marchigiana. E’ questo, come aggiuntive derivanti dalla
Massicci del ministero
ha dichiarato il presidente Gian Ma- benzina, oltre ad essere
delle Finanze ha certificario Spacca, lo spirito di fondo della minimali per ogni cittato i bilanci sanitari 2004manovra finanziaria della Regione dino, sono anche state
2005-2006. Siamo una
Marche recentemente approvata.
finalizzate a rafforzare le
delle prime Regioni ad
“Equità, rigore e sviluppo – ha di- politiche sociali a favore
aver ottenuto tale riconochiarato Spacca - sono i cardini della degli anziani e, specifiscimento, senza penalizFinanziaria regionale per il 2008.
catamente, dei non autozare i servizi diretti ai citEquità. perché oltre 2 cittadini mar- sufficienti.
tadini come testimoniano
chigiani su tre (il 68%) continuano Sviluppo, perché nel
i dati della produzione
a non pagare l’addizionale regionale 2008 la pressione fiscasanitaria regionale”.
Irpef.
le regionale complessiva
Inoltre, proprio nei giorni
Rigore, perché è proseguita l’azione diminuisce di -1,6%, colscorsi l’Istat ha certificato
di riduzione dei “costi della politica” locando le Marche all’otche le Marche risultano
e dell’amministrazione, liberando tavo posto tra Regioni, al
al 2° posto in Italia per
risorse dalla burocrazia per gli im- di sotto della media nacrescita del Pil ed al terpieghi a favore di cittadini, famiglie zionale nella graduatoria che vede zo per incremento del Pil pro-capite.
e imprese: le consulenze della Re- ai primi posti Lombardia e Veneto; L’Indice di qualità dello sviluppo regione sono passate dai 6 milioni di è anche diminuito ulteriormente il gionale (Quars) pone le Marche al
euro del 2004 a poco più di 700 mila costo della pubblica amministrazio- 4° posto tra le regioni, per indicatori
nel 2007; sono stati recuperati 20 ne per ogni cittadino marchigiano, di economia e lavoro, diritti e cittamilioni dall’evasione; il Consiglio re- mentre sono state incrementate le dinanza, istruzione e cultura, salute,
gionale delle Marche ha ridotto ulte- ricorse pro-capite per lo sviluppo, la pari opportunità, partecipazione.
riormente le sue spese di funziona- sicurezza sociale e l’ambiente”.
“Equità. rigore e sviluppo dell’azione
mento, confermando il suo primato “Dato assai significato – ha commen- regionale - conclude Spacca – acin Italia quale assemblea più parsi- tato Spacca – è anche quello che ri- compagnano coesione e cresciuta
moniosa; la Regione Marche si col- guarda la gestione economica della della comunità marchigiana, per
loca al penultimo posto per numero sanità che nel 2007 risulta in equi- consolidare tali traguardi che pondi dirigenti ogni cento dipendenti librio. È stato dimezzato il debito gono le Marche ai primi posti in
(5,8 contro i 15 del Lazio); il debito cumulato negli anni precedenti; da Italia”.
4
Attualità
20 gennaio 2008
nel mondo del lavoro: appunti di viaggio
di Gabriele Gabrielli*
Essere occupati ma senza lavoro
Teocretini
D
di Riccardo Ceccarelli
a un mese Giuliano Ferrara ha lanciato la moratoria dell’aborto. Lo
ha fatto sulla riuscita moratoria della
pena di morte che l’ONU, su iniziativa
dell’Italia, ha votato in maggioranza
lo scorso dicembre suggerendo a tutte
le Nazioni di sospendere le esecuzioni capitali. Il principio è lo stesso. Se
dobbiamo sospendere la pena di morte
per ogni uomo, non si vede il motivo
di non sospendere ogni pratica abortiva, perché si tratta ugualmente di una
uccisione di una creatura umana, per
di più indifesa e innocente. Quella di
Ferrara è una posizione totalmente laica
che ha trovato positiva sponda in atei e
in credenti siano essi cattolici, ebrei o
protestanti. Se ne trova testimonianza
ogni giorno su “Il Foglio”. La televisione
è stata più occupata sulla “monnezza”
di Napoli e sulle primarie negli Stati
Uniti che non su questo argomento. Il
dibattito ormai si è aperto e conoscendo
la tempra di Ferrara non sarà chiuso
facilmente. Non si contano ormai le
adesioni alla moratoria proposta. Le
pagine de “Il Foglio” che riportano
adesioni, e testimonianze commoventi,
sono diventate la palestra e la vetrina dove un’unica invocazione si leva
in favore della vita umana e della sua
sacralità. Da registrare alcuni penosi
dissensi di radicali e laicisti. Il Ministro
Emma Bonino su “la Repubblica” del 5
gennaio definisce Ferrara un “teocretino” che mette nelle sue idee “un segno
di disonestà intellettuale”. Insulti belli
e buoni non degni di un ministro né di
una persona che ha “una lunga pratica
di lotta per diritti chiamati civili e in
realtà realizzata come fedeltà ortodossa
a diritti selvaggi, e da selvaggi”. Anche
Eugenio Scalfari (poteva mancare!?)
sullo stesso quotidiano il giorno dopo
parla della moratoria dell’aborto come
di un “ritorno clericale fondato sull’immorale paragone tra aborto e pena di
morte”. L’aborto non è diritto. La tutela
della vita prima della nascita è garantita
da accordi internazionali, ma l’aborto è
praticato un po’ in tutto il mondo, specie in India o in Cina come programmata uccisione delle bambine, un infanticidio attraverso l’aborto eugenetico. Una
pena di morte su scala mondiale verso
esseri umani non diversi da ciascuno
di noi. E Scalfari ha il coraggio di chiamare “immorale” l’equiparazione tra
pena di morte e aborto. Lo invito, come
invito chiunque mi legge, ad andare su
YouTube e guardarsi il filmato “Il grido
silenzioso”, dove un bambino di dodici
settimane viene stritolato e smembrato
dai ferri chirurgici del medico abortista
nell’utero della madre. Io l’ho fatto. Si
assiste ad una esecuzione in diretta di
un uomo, di un bambino, che chiamiamo eufemisticamente “feto”, che tenta
disperatamente di difendersi dall’apparecchio abortivo che lo sta braccando
per ucciderlo. Guardatelo e poi ditemi
se non è una uccisione, una morte comminata a chi ha il diritto di nascere e di
“entrare in confidenza con la vita”. Ho visto nell’ecografia del filmato il volto del
bambino prima dell’esecuzione abortiva.
Ho pensato al volto di mio figlio quando lo vidi la prima volta con l’ecografia
nel grembo di mia moglie. No, non si
può uccidere un bambino nel ventre di
una donna, facendolo si commette un
omicidio. Dove lo si pratica a livello di
massa, si deve parlare di “olocausto”. Il
resto è solo chiacchiera. Ecco perché è
necessaria questa moratoria, per stimolare il dibattito pubblico sul carattere
sacro della vita umana, per dare la possibilità di vita ad ogni concepito, nonostante siamo circondati dalla “miseria”
intellettuale di laicisti che si erigono a
novelli sacerdoti ed annunciatori della
modernità. Se per difendere il diritto
alla vita fin dal primo concepimento si è
tacciati da “teocretini”, pazienza, lo sono
anch’io. E spero in buona compagnia.
S
i può essere “occupati” in diversi
modi. Quello più normale è quando
si è “statisticamente” occupati; ossia allorquando si compare come una persona che, a fronte di un corrispettivo che
remunera il lavoro messo a disposizione di un datore di lavoro che l’organizza assumendosi il rischio di impresa, è
occupato più o meno stabilmente nelle
organizzazioni che formano il contesto
economico e produttivo. L’ISTAT e le
sue elaborazioni statistiche ci offrono
dettagli, visioni aggregate e indici di
questa dimensione economico-sociale
così importante per il benessere personale e sociale. Quello del lavoro, infatti,
sappiamo bene quanto sia un bene primario per soddisfare le esigenze di crescita personale e di sostegno alla famiglia. L’occupazione, non a caso, è sempre indicata tra i primi posti nell’agenda di Governi, Istituzioni e Parti Sociali
che ricercano, attraverso il confronto e
talvolta attraverso il conflitto, le misure di politica legislativa, economica e
sociale più idonee a sostenerla ed accrescerla. Il lavoro va dunque tutelato,
valorizzato e sviluppato come un diritto della persona e fondamento della società e dei suoi legami. Le indagini sulla
occupazione, però, difficilmente possono afferrare e rappresentare un altro
fenomeno e modo di “essere occupati”,
per fortuna minoritario e statisticamente –immaginiamo- non rilevantissimo, ma non per questo da trascurare
soprattutto perché sintomo di un male
che può paradossalmente colpire quanti sono già occupati. Si tratta di quella
irresponsabile e deprecabile pratica
che lascia senza lavoro quanti invece
un lavoro ce l’avrebbero. La statistica,
come dicevamo, non ci aiuta in questa
scoperta ma frequentemente, in special modo nelle grandi organizzazioni
pubbliche e private, capita di scoprire
–fuor di metafora- che ci sono persone
che non sanno quello che fare durante
la giornata. Ci sono persone “occupate statisticamente”, in altre parole, alle
quali non è assegnato un compito; non
viene chiesto loro di dare un contributo; magari non parlano con il capo da
tempo e sono costrette loro malgrado
a inventarsi letteralmente come passare la giornata. Sono dunque occupati e
“presenti al lavoro” ma, in effetti, “senza
lavoro”. È un fenomeno che può assumere, come sempre, molte facce; come
per esempio quella del comportamento cosciente e della pratica di management volta a non inserire produttivamente la persona nell’organizzazione
per marginalizzarla, sollecitandola in
questo modo a considerare la possibilità di lasciare l’azienda cercando altre
opportunità. Queste pratiche sono naturalmente espressione di comportamenti non etici in quanto offendono
la dignità della persona e rendono evidente l’obiettivo di trovare scorciatoie
per non affrontare in modo più serio
problemi che magari ci sono (valutazioni non soddisfacenti della prestazione, crisi aziendali, ecc.), ma che vanno
affrontati sempre percorrendo la strada
maestra con i suoi costi ma anche con
la sua trasparenza. Tra queste molteplici facce dell’”occupazione senza lavoro”,
però, vi è anche quella che prende forma con quei comportamenti dei capi
che si dimenticano che è loro precisa
responsabilità organizzare il lavoro di
tutte le risorse affidate, rispondendo
della produttività e qualità complessiva
del reparto o dell’ufficio, delle strutture
o del dipartimento di cui sono a capo.
Ci sono manager, invece, che decidono
di far lavorare solo alcuni, magari quelli più bravi, o magari quelli “più facili” o
ancora quelli “più veloci”, lasciando volontariamente (e progressivamente) ai
margini gli altri, cioè quelli “difficili da
gestire”. Non si può naturalmente generalizzare; sappiamo bene che occorre
distinguere da situazione a situazione,
ma non ci si può sottrarre alla responsabilità manageriale di “far lavorare
tutte le risorse” e gestire quella faticosa
complessità che deriva proprio dall’organizzare persone. Quello di “occupare
senza far lavorare” è un comportamento grave del management su cui occorrerebbe accendere, forse, maggiore
sensibilità e sistemi di controllo. La ricerca di tutte le condizioni per creare
e sviluppare l’occupazione rimane certamente l’obiettivo principale da perseguire; non dimentichiamo però che le
persone già occupate “hanno diritto di
lavorare” e, soprattutto, che i capi devono essere valutati anche per la loro
capacità di far sì che questo accada.
*Docente LUISS Guido Carli
[email protected]
Il parere del Sindaco di Monsano, presidente dell’associazione Comuni Virtuosi
Rifiuti e Risorse. Una presa di posizione
di Gianluca Fioretti* mente fatto passare un messaggio fasullo.
Le vicende di questi ultimi giorni, le montagne di spazzatura che ingombrano la vita
di migliaia di cittadini campani, colpevoli, per la maggioranza, di cercare di vivere
una vita civile, esigono una riflessione, una
presa di posizione e una considerazione.
La riflessione.
Si è percepita la mancanza dello Stato. Ci
si chiede perché in Italia si debba sempre
arrivare allo stato d’emergenza per prendere decisioni, dettate …dall’emergenza. E
l’emergenza non si gestisce, la si affronta
con misure straordinarie per restituire la
normalità, ma non per risolvere i problemi.
Non sarà facile, in una terra quasi completamente rovinata dalle infiltrazioni tossiche e dei liquami nelle proprie falde e nel
sottosuolo, e da quelle camorristiche nel
suo tessuto sociale, ritornare alla normalità.
Allo Stato si chiede solamente una cosa: di
intervenire concretamente e di ripristinare la legalità. Governo e Ministero dell’Interno; forze armate; forze dell’ordine; Istituzioni; Amministrazioni locali. Ognuno
deve fare la propria parte. Non sgomberare
semplicemente le montagne di spazzatura.
Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, ripristinando la legalità
e restituendo dignità, condizioni sociali e
lavoro alle persone per bene, ai milioni di
cittadini che attendono di ritornare a una
vita normale, da cittadino in e di uno Stato
democratico presente e vicino.
La presa di posizione.
E’ quella che dobbiamo prendere tutti noi,
aministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a
conoscenza dei problemi e delle soluzioni
praticabili e concrete che ruotano attorno
al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate”
della criminalità organizzata e di una larga
fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita.
In questi giorni, ascoltando i servizi dei telegiornali, i “talk show” serali presenziati da
ospiti variegati, comodi nei loro divani, una
informazione falsa (o falsa informazione)
e faziosa ha incredibilmente, scandalosa-
Le immagini dello Stato di emergenza
della Campania hanno trasmesso agli
italiani la classica immagine del rifiuto.
Quella per cui, catalogato in mondezza,
sia un qualcosa da buttare, da espellere,
da far sparire. Da bruciare.
Ed ecco che la parola termovalorizzatore,
ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve. Falso!
Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno,
completo, rispettoso dell’ambiente ed
economicamente vantaggioso è quello
che vede il rifiuto come una risorsa, ed
usa un sistema di raccolta e gestione con
il metodo “porta a porta”, che raggiunge risultati del 70-80% di differenziata,
portando in discarica (una moderna discarica costruita secondo le normative
europee, che non “corrompe“ i suoli ed
accoglie solamente la parte cosiddetta tal
quale del ciclo del rifiuti, opportunamente trattata ed essiccata) il 20-30% della
raccolta.
Risultato: viene stravolta la vecchia immagine della discarica come luogo di
scarico della monnezza; la sua durata si
triplica rispetto all’attuale; il suo impatto
ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente.
Ecco che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori e malformazioni, produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose (illuminanti a riguardo
i risultati delle ricerche di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, due ricercatori
italiani ostacolati in ogni modo nella divulgazione del loro lavoro sulle nanoparticelle generate dai fumi degli inceneritori), dall’enorme costo di smaltimento e di
stoccaggio, viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti
vogliamo, dobbiamo dimenticare.
La considerazione
La scelta del Governo, oltre ad arrivare
colpevolmente in ritardo e scaricare ingiustamente addosso, in modo indiretto
e velato, al Ministro Pecoraro Scanio la
responsabilità di tale disastrosa situazione, lascia molti dubbi sulla sua effettiva
efficacia e applicabilità.
Scaricare, dopo anni di assenza sul territorio e migliaia di miliardi gettati via
attraverso una gestione commissariale
dell’emergenza assurta a “status” cancerogeno, la gestione e la risoluzione del
problema in un tempo stabilito agli enti
locali appare una decisione per lo meno
avventata, visto che si parla di un territorio quasi completamente in mano alla
criminalità organizzata. La prospettiva
è avere, alla scadenza dei fatidici quattro
mesi, decine di Commissari prefettizi da
mandare nei Comuni e nei Consorzi….
Avremmo sperato in una politica rivolta
alla realizzazione di un fattibile Piano
industriale, che poggi su una campagna
di informazione e partecipazione verso i
cittadini, volto a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la
costruzione e messa in opera, attraverso
bandi costruiti ad hoc, attuati, controllati
e gestiti dal Governo, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della
componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni
avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione di un nuovo sito
regionale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente
trattata, non comportante nessun danno
ambientale.
Parliamo di fantascienza? Proclamiamo
una rivoluzione? No, parliamo di progetti già realizzati ed economicamente
vantaggiosi per il territorio, l’ambiente e
le casse pubbliche. Realizzati in migliaia
di altre realtà nel mondo: dall’Austria
alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Montebelluna; da Colorno
a Monsano, passando per Melpignano,
Capannori fino al Comune campano di
Mercato San Severino e le altre decine di
Amministrazioni locali e Sindaci italiani
i quali stanno gestendo la risorsa rifiuto
senza problemi, in sintonia con il territorio e con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, nel rispetto dello Stato e
della Costituzione.
* Sindaco di Monsano
Presidente “Associazione nazionale dei
Comuni Virtuosi”
5
Cultura
20 gennaio 2008
Majolati Spontini - L’Amministrazione comunale acquista una partitura
Un autografo di Gaspare Spontini: La fuga in maschera
P
er celebrare il CLVII anniversario della morte di Gaspare
Spontini, che cadrà il prossimo
24 gennaio, l’Amministrazione
comunale di Majolati ha acquistato un prezioso cimelio che
sarà presentato alla cittadinanza
domenica 27 gennaio in occasione delle tradizionali celebrazioni.
Gaspare Spontini il 5 agosto 1795,
allievo al Conservatorio Pietà dei
Turchini, fu giudicato negativamente in una selezione interna
e il 28 ottobre dello stesso anno
scappò dall’istituto.
Probabilmente la forte voglia
d’indipendenza, anche economica, e le conoscenze apprese in
una delle più importanti scuole
europee di musica lo convinsero
ad affrontare il mercato e a mettersi in gioco totalmente.
Nel 1795 scrisse e inviò ad un
amico Reverendo Padre Feliciano di Jesi, frate minore, un gradevolissimo Responsorio di San
Pasquale cui seguì un’altra cantata per organo e contralto Ave
Maris Stella.
All’età di ventuno anni, accettò
l’offerta di un impresario romano e mise in scena, nel 1796, Li
puntigli delle donne, e
subito dopo Il finto
pittore. Fu a Venezia
con Adelina senese, un
libretto di Giovanni
Bertati, vantando tra
i cantanti la famosissima Anna Morichelli Borsello. Nel
1798, nel Teatro degli
Intrepidi a Firenze,
Spontini presentò il
Teseo Riconosciuto, la
prima opera seria di
un certo valore.
Ritornò a Napoli e
nel 1798 presentò al
Teatro Nuovo l’Eroismo ridicolo. Nel 1799,
l’occupazione francese di Napoli, la Repubblica partenopea e la fuga di Ferdinando IV
in Sicilia consolidò ulteriormente
il rapido successo spontiniano.
Spontini, al termine dei moti, ritornò a Napoli dove nell’estate
1799, al Teatro Nuovo, presentava La Finta filosofa, ampliamento
dell’Eroismo ridicolo.
Nel Carnevale del 1800, sempre
al Teatro Nuovo di Napoli, mise
in scena La Fuga in maschera del
librettista Giuseppe Palomba.
Spontini ritornò a Palermo dove
presentò una serie di opere, o
parti di esse: I Quadri parlanti,
Sofronia e Olindo, gli Elisi delusi, il
Finto Pittore.
Tornò nello Stato Pontificio, a
Roma, al Teatro Valle, nel 1801,
con le opere: Gli Amanti in cimento e il Geloso audace; a Parma presentò L’isola disabitata e
a Venezia, nel Carnevale 1802,
accompagnato
dal
padre Giambattista,
mise in scena Le Metamorfisi di Pasquale.
Spontini, dopo il trasferimento in Francia ed in Germania,
mantenne il ricordo
di queste opere italiane, tutte di grande
successo, ma lentamente le abbandonò
limitandosi a citarle
nelle sue prime biografie. Gran parte di
queste musiche sono
rappresentate nelle
biblioteche musicali
solamente da qualche
pagina, da qualche
aria, messe anche in circolazione dalla Contessa di Sant’Andrea,
che prima della grande donazione del 1874, regalava, forse a
malincuore, ai numerosissimi visitatori che ogni giorno la omaggiavano e la pregavano di raccontare le vicende artistiche del
marito, pagine autografe di varie
partiture. Lo scorso anno, un importante antiquario musicale ha
offerto al Conservatore del Mu-
seo Spontini la partitura autografa de La fuga in maschera, musica
di Gaspare Spontini, libretto di
Giuseppe Palomba, Commedia
per musica rappresentata a Napoli, al Teatro Nuovo sopra Toledo, per il Carnevale, MDCCC.
L’Amministrazione
comunale,
impegnata da molti anni nell’attività di reperimento delle fonti
primarie, indispensabili per lo
studio e l’ampliamento delle conoscenze sull’arte di Gaspare
Spontini, ha condotto una lunga
ed estenuante trattativa con l’antiquario inglese e grazie al contributo della Fondazione Cassa
di Risparmio Fabriano e Cupramontana è riuscita a portare a
Majolati questo importante cimelio che attende di essere messo in scena. E’ una grande acquisizione facilitata anche dalla disponibilità del
libretto, una copia si trova nella
Biblioteca Rolandi in Roma, l’altra nel Conservatorio di Bologna;
mentre alcune parti per orchestra
e un’aria di Corallina, per canto e
pianoforte, sono depositate nella
biblioteca di Bruxelles.
Marco Palmolella
Jesi - L’Istituto Statale d’arte promuove la Divina Commedia con una mostra a San Nicolò
C
Al seguito di Dante iniziando dalle fiamme dell’inferno
hi ha avuto modo di passeggiare per il bero, in quanto volto alla conoscenza del
Corso Matteotti di Jesi e magari fare fondatore della scuola, l’artista Edgardo
una pausa all’altezza delle Grazie avrà po- Mannucci, in questo secondo appuntatuto notare un manifesto a tinte “infuoca- mento i ragazzi delle scuole medie hanno
te” che invita a visitare una mostra parti- dovuto cimentarsi con la Divina Commecolare nella chiesa di San Nicolò.
dia cercando di rappresentate in maniera
Questa bella chiesa medievale ospita fino creativa e personale la propria interpretaal 19 gennaio una rassegna di elaborati zione dell‘Inferno.
pittorici e di altro genere degli studenti Per un fortuito e fortunato caso la tematidell’Istituto d’Arte di Jesi, nonché quel- ca della mostra affianca l’esposizione della
li inseriti in un concorso promosso dallo “Biblia Pauperum” sul Cantico dei Cantici,
stesso Istituto e rivolto alla scuole secon- fatto che ha permesso anche approfondidarie di primo grado della Vallesina: sono menti didattici agli studenti dell’Istituto
i lavori finali del secondo “Premio Arte d’Arte: se nel Cantico l’amore ha l’armoMannucci” patrocinato anche dall’Asses- nia del creato e dell’uomo e della donna
sorato alla Cultura del Comune di Jesi.
che diventano segno dell’Amore fedele,
Il concorso è un’iniziativa promossa dal- nell’Inferno le fiamme indicano il desidel’Istituto d’Arte da vari anni e permette rio ormai ineusaribile di quell’Amore che,
alla scuola, trasferitasi di recente in Via riconosciuto come solo vero, perché veriGallodoro, davanti alla sede dei Vigili del tativo, non può più essere vissuto, essenFuoco, di porsi come punto di riferimen- do stato rifiutato durante la vita terrena.
to della promozione della cultura artistica Le scuole della Vallesina hanno molto
ed estetica nel territorio.
ben accolto l’invito al concorso ed hanno
Se nella prima edizione il tema era più li- partecipato con numerose opere (ben più
Teatro Moriconi Venerdì 18 gennaio
Il Cantico dei Cantici
Un gruppo di studenti jesini con la direzione di Dante Ricci della compagnia
teatrale La Barcaccia di
Jesi, presenta una lettura
interpretativa del Cantico
dei Cantici, opera poetica
del Vecchio Testamento
che celebra l’amore. Venerdì 18 gennaio alle ore
18 presso il Teatro Studio
Moriconi in piazza Federico II a Jesi sarà possibile
ascoltare questa lettura interpretativa che si inserisce nell’ambito della quarta edizione della Rassegna
d’arte per la Bibbia Biblia
Pauperum.
di quelle dello corso anno), grazie anche
all’impegno e alla serietà di tutti i loro
insegnanti di educazione artistica, segno
tangibile di un interesse sempre maggiore nella promozione delle potenzialità
creative di ciascun alunno.
Anche il tema ha sicuramente contribuito
a suscitare la curiosità dei giovani sempre
affascinati dal mondo ultraterreno, oltre a
permettere l’approfondimento del simbolismo iconografico che nella tematica della sofferenza infernale arriva nei secoli a
drammatiche e conosciute ripetizioni.
L’Istituto d’Arte ha organizzato presso la
nuova sede di Via Gallodoro un percorso
di approfondimento sulle opere che nel
corso dei secoli sono state ispirate dalla
Divina Commedia: gli stessi studenti della
scuola superiore hanno fatto da tutor ai
ragazzi della medie avvicinandoli all’opera d’arte.
Con questo lavoro sull’opera di Dante Alighieri ci si è trovati pienamente in linea
con le indicazioni del Ministro Fioroni
che ha suggerito percorsi di approfondimento della Divina Commedia: l’Istituto
d’arte ha accolto il suggerimento coniugando arte e letteratura secondo lo specifico dell’indirizzo.
Le opere prodotte si possono ammirare
nella chiesa di San Nicolò fino al 19 gennaio.
Naturalmente ci saranno dei vincitori con
tanto di riconoscimenti ufficiali ed un attestato di partecipazione per tutti.
Le iniziative potrebbero non terminare
con questa rassegna in quanto, vista la
quantità e la qualità dei lavori prodotti,
l’Istituto d’Arte vorrebbe metterli ancora
in mostra in ambienti altrettanto suggestivi e non si escludono ulteriori attività
di lettura nelle più diverse prospettive
dell’opera dantesca in collaborazione con
altre istituzioni culturali locali, dato il
particolare legame della città con la Divina Commedia:la prima copia a stampa
dell’opera è stata realizzata proprio a Jesi
nel 1472!.
Tra du’ campanili
Fede
Speranza
Carità
La fede è ‘na cosa molto strana:
ce l’hai da sempre, credi, speri in Dio,
oppure in qualch’altro toccasana
scì pe’ la religiò sai ‘n po’ restio.
Dice che la speranza è ‘na virtù,
secondo me è tutta ‘n’antra cosa:
è ‘n’ancora che quanno non c’è più
vedi la vita ‘ncora più “pajosa”.
E’ l’ultima virtù teologale:
la terza, e se chiama carità.
La pôi espletà ntel campo del sociale
oppure zitto, con semplicità.
C’è quelli fermi e c’è i voltagabbana
c’è quello che ce crede, bôno e pio
e chi pianta cannelle e crea la grana
facendo religione “a modo mio”.
T’attacchi ala speranza e manni giù
pure la cosa ch’è più perniciosa;
speri mijorerà o, perlopiù,
col tempo forse cambierà qualcosa.
Quanno la fai te senti solidale
con tutti quanti; te dà felicità,
non pensi più che al mondo c’è anche ‘l male
e passi sopra a tutto el bla bla bla bla.
La fede molto spesso va su e giù
segondo sci le cose va be’ o male.
Quanno va be’ non te ricordi più
Guai sci non esistesse la speranza.
Te capida qualco’ tra capo e collo
cerchi de daje meno rilevanza
E c’è pure chi pensa d’esse scaltro
spettanno che la faccia qualcun altro.
Comunque ascolta: falla e’n ce pensà.
che c’è Qualcuno che ce sta vicino,
ma sci non va ricerchi el rituale
e arpreghi come quanno eri bambino.
e speri, speri non ce sia ‘l tracollo
‘ncora quann’è soltanto ‘na chimera.
L’ômo sta per morì e ‘ncora spera.
E sci per caso po’ te guardi intorno
cercanno ‘n po’ d’affetto e de bontà
t’accorgi che c’hai sempre ‘no ritorno.
Lucio Longhi
6
Jesi
20 gennaio 2008
In ricordo di Paolo Lupini, vicepresidente dell’associazione Aicu
di
Paolo
Marcozzi
TOSI GIULIO CESARE (Vicolo, da Costa S. Domenico a
Vicolo della Pace) Letterato (XVII sec.). Fondatore dell’Accademia dei Riverenti nel 1650, a Jesi, il cui programma
prevedeva conferenze e rappresentazioni drammatiche
in “musica con teatro”; la sede dell’accademia era a Palazzo Rusticucci, lungo il Borgo di Terra Vecchia (oggi Via
XV Settembre). Ben presto questa accademia fu superata
dall’Accademia dei Disposti, anch’esa fondata da Tosi, insieme con altri: era così denominata perché formata da
uomini sempre “intenti e pronti a seguire gli auspici del
Card. Cybo, protettore del sodalizio. Questa accademia
continuò a svolgere la sua attività anche nei secoli successivi, fino all’unità d’Italia. Dice di lui Giovan Battista
Rocchi: “Pervenne a tale eccellenza nella poesia ed in altre scienze che fu in grande stima non solo presso i concittadini ma anche presso i più celebri letterati del suo
tempo, in particolare di Monsignor Giovanni Ciampoli,
il miracolo della delizia delle mese. Diede egli alle stampe
molti nobili componimenti, cioè le Odi eroiche, L’infelicità
felice e altre nobilissime parti del suo ingegno”.
TRENTO (Via,da Via Battisti a Via XXIV Maggio) Città
del Trentino-Alto Adige, capoluogo di provincia e di regione, sita a 194 m slm, con una popolazione di 104.844
abitanti.
TRIESTE (Viale, da Via Battisti alla stazione ferroviaria)
Città del Friuli-Venezia Giulia, capoluogo di provincia e
di regione, con una popolazione di 211.184 abitanti. Territorio travagliato a causa della sua vicinanza al confine,
fu più volte contesa fra Italia, Austria ed infine Jugoslavia: ritornata all’Italia nel 1954, la sua “questione” fu definitivamente conclusa con il trattato di Osimo nel 1975.
Chiamato “el viale de la staziò”, perché, una volta, in fondo al
viale c’era la stazione, poi spostata più a sinistra negli anni
novanta del secolo scorso, lasciando dietro di sé un vuoto
non ancora colmato; la zona era anche conosciuta come “giu
‘l concorzio”, dal Consorzio Agrario che lì si trova tuttora.
continua al prossimo numero
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N
“Anche le stelle cadono”
così ha esordito don
Mariano,
anch’egli
membro del direttivo
dell’Aicu.
C’erano almeno 300
persone a Castelplanio presso la piccola
chiesa del Crocifisso
ad accogliere il feretro, la mattina del 12
gennaio. La Chiesa
non poteva contenerle e molte sono restate
fuori. C’erano anche
due gruppi di ragazzi,
compagni di scuola
dei due figli più grandi, che commossi hanno seguito la
celebrazione. Alla fine una bambina
Paolo Lupini era vicepresidente di quinta elementare ha incoraggiadell’Aicu, l’Associazione intitolata a to il loro compagno con parole comCarlo Urbani, nata l’anno successivo moventi.
della sua morte. Come tutti coloro Don Mariano ha voluto percorrere
che l’hanno voluta, anche Paolo Lu- la vicenda spirituale di san Francepini aveva messo a disposizione la sco, perché, ha detto lui, il santo è
sua competenza per proseguire la morto alle stessa età di Paolo e colstessa missione del cugino Carlo. Sì, pito da malattie. Ma proprio con
perché Paolo era cugino.
le parole di Francesco ha esortato
Il suo lavoro a servizio di un nobile a fare nostre le parole del Cantico:
ideale. “L’immagine, l’immagine che “Laudato si, o mi Signore, per sora
cattura e comunica bellezza, gusto, nostra morte corporale, da la quale
gioia. Paolo ha fatto questa profes- nessun uomo vivente può scappare”.
sione e l’ha messa a servizio anche “Anche le stelle cadono, le stagioni
della missione di suo cugino Carlo” si spengono, le foglie ingialliscono,
ella notte tra il 10 e l’11 gennaio
è venuto a mancare al nostro affetto a soli 44 anni il caro amico Paolo Lupini, vicepresidente dell’Associazione Italiana Carlo Urbani. Così
come nella vita e nel lavoro, Paolo
ha profuso nel nostro gruppo le sue
energie con generosità e passione,
impegnandosi per primo al raggiungimento degli scopi umanitari che
AICU si prefigge. Ci stringiamo con
tutto il nostro affetto attorno ai famigliari, partecipi della grande perdita
ma forti del coraggio che Paolo ci ha
insegnato affrontando la vita anche
nella malattia. Grazie Paolo
AICU – Associazione Italian Carlo Urbani Onlus -
gli animali muoiono,
e gli uomini cessano
di vivere. Nonostante
che si cerchi di farne
solo uno spettacolo la
morte viene a guastare la festa della vita.
Ecco perché nella
nostra cultura è la
grande espulsa. Ma
lasciamoci
portare
dal nostro fratello
Francesco – ha continuato don Mariano
- ai piedi del Crocifisso per contemplare
in trasparenza anche
le piaghe che ha dovuto portare il
nostro Paolo. Quello che lo Spirito
del Signore ha forgiato nel suo spirito, per convivere e sopportare la sua
malattia, non lo conosciamo. Lo conosce il Signore. Ma il filo d’oro della fede e dell’abbandono in Lui, gli
ha offerto certamente il suo stesso
destino. Destino di vita. Paradossale
destino di vita”.
L’Aicu ha perso un amico sincero e
un bravissimo professionista per la
diffusione in grande stile dell’opera di Carlo. Che la sua morte, come
quella di Carlo sia feconda di nuove
disponibilità.
d.m.p.
Teatro - Come una tragedia classica un dramma di O’Neil
U
Prigionieri in una stanza
nità di tempo,
luogo,
azione.
Come quella di un’antica tragedia appare
la struttura di “Lunga
giornata verso la notte”, di Eugene O’Neil,
che ha inaugurato
il12 e 13 gennaio la
Stagione di Prosa del
Pergolesi. Altri aspetti
di quest’opera, che ha
uno sfondo autobiografico ed è ritenuta
la sintesi della drammaturgia di O’Neil,
rimandano al teatro
classico. Così l’argomento che considera
il dissolvimento di una
famiglia i cui componenti finiscono per essere disce loro di guardare olinghiottiti da un gorgo di tre il proprio dramma esiodio-amore; così pure la stenziale. E ancora come
prefigurazione di un desti- Euripide O’Neil mette in
no ineludibile che spinge i luce, attraverso dialoghi
personaggi ad uno scontro. serrati, quello che nel teaMa ad essere soprattut- tro classico è definito ‘l’into individuata è, come in consapevole potere dell’irEuripide, la perdita di va- razionale’. Nella storia, rilori morali in personaggi portata al 1912 e ambienche, diversamente delusi tata nel Connecticut, è
e piegati nell’orgoglio, non descritta una famiglia i cui
hanno più contatto con la componenti – padre, marealtà e, ripiegandosi su se dre e due figli ormai adulti
stessi, diventano vittime di - soffrono crisi intime che
un’involuzione che impe- nell’arco di una giornata
rapidamente si svelano.
Il padre teme di perdere
un benessere economico
acquistato a fatica; la madre, che vive nella paura
di vedere svanire bellezza
e salute, si rifugia segretamente nella droga a cui
l’ha iniziata un medico di
pochi scrupoli. Prodigo e
gaudente è il maggiore dei
Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149
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figli, mentre il fratello, in
cui è identificabile lo stesso O’Neil, è un letterato di
poche speranze, vagabondo, sognatore, malato di
tisi. Una stanza-prigione
spoglia, severa, asettica,
comprime in un’atmosfera
claustrofobica la tragedia.
A rivelarla sarà l’alcol, a cui
tutti ricorrono per dimenticare la propria debolezza,
che agisce come un siero
della verità. Si scontreranno così le delusioni del
padre; ‘un avaro Arpagone’
secondo il figlio maggiore;
le frustrazioni di questi,
attore mancato, che nei
confronti del fratello nutre
sentimenti contrastanti e
violenti di amore e gelosia;
la solitudine e la fragilità
della madre incapace di
affrontare responsabilità
e difficoltà. Tutti così finiranno per allontanarsi
l’uno dall’altro smarrendosi nella nebbia
dell’alienazione.
Notevole l’impegno
richiesto agli interpreti. Remo Girone non
ha forzato la mano
nel definire il suo
personaggio, il padre, che ha descritto
con dignità e sobrietà.
Anna Maria Guarnieri si è trasformata in un’evanescente
Ofelia shakespeariana.
La sua recitazione a
fior di labbra, trasognata, ha ricordato
non tanto vagamente dive del cinema
americano degli anni
d’oro quali Greer Garson
o Myrna Loy. Avvisabile
anche in Luca Lazzareschi
e Daniele Salvo un richiamo allo stile aggressivo e
inquieto degli artisti usciti
dall’Actors’ Studio, Marlon
Brando e James Dean fra
questi. Piero Maccarinelli,
regista, ha opportunamente sfrondato il testo, ma la
divisione in due soli lunghi atti ha messo a dura
prova l’attenzione e forse
anche la resistenza fisica
degli spettatori. La bravura degli interpreti ha giustamente meritato molti
applausi. Usciti di teatro
però non pochi hanno tirato un sospiro di sollievo,
come liberati da un incubo.
Bello, dopo tutto, respirare
all’aperto l’aria fresca della
sera.
Augusta Franco Cardinali
Foto Anna Vincenzoni
Vita ecclesiale
Parola di Dio
20 gennaio 2008
20 gennaio 2008 - 2^ domenica del tempo ordinario (anno a)
Ecco il liberatore dal male
sava all’agnello della Pasqua in
Egitto. Era sulla tavola insieme
al pane azzimo; le sue ossa non
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:
dovevano essere spezzate. Era
«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è
il segno della liberazione pocolui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a
litica e spirituale. In ogni pame, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a
squa, l’agnello sarebbe stato il
battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
memoriale di questo dono diGiovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendevino. Ora questo Agnello è qui;
re come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoè Gesù stesso.
scevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi
Ma di uno che «era come
disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui
agnello condotto al macello,
che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che
come pecora muta davanti ai
questi è il Figlio di Dio»
suoi tosatori» (Is 53, 7) parlava
Parola del Signore
già Isaia nel quarto carme del
Servo. Su di lui pesa il peccato degli uomini, che lo schiacciano (in ebraico le due parole
COMMENTO
Ancora stiamo con Giovanni, il Battista, lungo il Giordano. Questa “agnello” e “servo” si dicono con
volta è lui che riflette su Gesù. Se l’è trovato davanti, in fila con i pec- lo stesso termine). Ecco Gesù, il Cri­sto; colui che offre liberamente se
catori .. Ora è lui che guarda al Cristo e ci chiede di fissare lo sguardo stesso per toglie­re dal mondo il peccato, il male alla radice, e riconlà. Frasi chiare e precise. Lui che aveva invitato alla conversione della durre a Dio tutti i suoi fra­telli nella carne.
vita, ora chiede di volgere lo sguardo a Colui che può realmente com- Ma anche alla fine, là nella rivelazione del Regno, l’Apocalisse, si erge
ritto un Agnello, come immolato e vittorioso, che distrugge le potenpierla in noi; il Cristo Agnello. Liberatore.
E’ Lui che cancella il peccato di incredulità e di odio del mondo, è lui ze negative del male, del peccato e della ingiustizia.
che ci precede nel tempo perché è eterno come Dio; è Lui la suprema Quando ci viene da ripetere come nel salmo 119 «Come pecora smarripresenza divina nella carne dell’uomo perché in Lui ha sede lo Spirito ta vado errando, cerca, Signore, il tuo servo!» (v. 176) ora mi posso ricordare che c’è un Pastore divenuto Agnello che si carica del mio smarriSan­to: Egli è per eccellenza il Figlio di Dio.
Presentandolo come Agnello, il Battista non intendeva solo indicare mento. E ad indicarlo è un autentico “cristiano” che afferma: “E io ho
un emblema di mitezza. Chi ascoltava Giovanni, prima di tutto pen- visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”
7
di don Mariano Piccotti
[email protected]
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,29-34
Agenda
Pastorale
del Vescovo
CHIESA dell’ADORAZIONE
luogo di adorazione e di ascolto
Giovedì 17 gennaio
Mattino: Incontro del Clero per aggiornamento
Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali),
dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella
Chiesa dell’Adorazione per le Confessioni e il colloquio
spirituale.
Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo
particolare una opportunità data ai giovani. Viene
di seguito indicato il Sacerdote presente per ciascun
giorno:
Venerdì 18 gennaio
ore 10.30: Incontro con una classe del Liceo
scientifico
ore 21.15: Veglia di preghiera in preparazione alla
celebrazione dell’Ordinazione Diaconale del 20
Lunedì 21 gennaio:
Martedì 22 gennaio:
Mercol.23 gennaio:
Giovedì24 gennaio: Venerdì25 gennaio:
Sabato 19 gennaio
ore 18.15: Parrocchia San Sebastiano: Santa Messa
con la partecipazione dei Vigili
ore 19.30: Parrocchia di Mazzangrugno: S. Messa
nella memoria di Sant’Antonio Abate
ore 21: Maiolati Spontini, Spiritual Festival
Giovedì 24 gennaio
ore 21: Parrocchia S. Maria del Cammino, incontro
con i genitori dei Cresimandi e Comunicandi
Venerdì 25 gennaio
ore 10.30: Collegio Pergolesi, S. Messa nel ricordo
della Fondazione della Congregazione dei Fratelli
di N.S. della Misericordia
ore 18.30-22.30: Convegno Diocesano operatori
pastorali
Sabato 26 gennaio
Mattino: Loreto, Ritiro per Giovani Francescani
in discernimento vocazionale
ore 15: Incontro con gruppo giovani di Santa
maria Nuova
ore 21: Chiesa dell’Adorazione, Veglia per la Pace
animata dall’AC e altri gruppi
Domenica 27 gennaio
ore 11: Parrocchia di San Paolo di Jesi, Festa del
Patrono
ore 17: Preghiera ecumenica
ASSEMBLEA DIOCESANA
PER LA CONSEGNA DEGLI ATTI
DEL CONVEGNO PASTORALE ’07
“CORRESPONSABILI”
VENERDI 25 GENNAIO ’08
Conversione di san Paolo
JESI – CATTEDRALE
ORE 18,30: Celebrazione di consegna
e interventi di presentazione
ORE 20,00: Cena insieme
ORE 21,00: In gruppo per ambiti di pastorale
ORE 22,30: Benedizione
DUE SERATE DI PREGHIERA
Galeazzi vaticanista
Lunedì 21 gennaio
ore 18.30: Gruppo di Studio su temi sociali
Mercoledì 23 gennaio
ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
vocazionale in vista del Diaconato permanente
Ritto sul monte
l’Agnello s’offre
allo sguardo
di chi l’ha trafitto.
Dal cuore un vivido
Fiume di sangue
continua
a stillare lento,
per giungere
mite e forte
anche lontano.
E’ sangue
che entra tra i sassi
e i rovi
e l’asfalto sudicio
e duro.
Che almeno
la Chiesa
fermi lo sguardo.
Diocesi di Jesi_________________________________
Don Mariano Piccotti
Don Giovanni Ferracci
Don Francesco Sabbatini
Don Marco Cecconi
Celebrazioni in Duomo
Domenica 20 gennaio
ore 10: Parrocchia di Sant’Antonio Abate loc.
Minonna: S. Messa nella festa del Patrono
ore 18: Parrocchia Regina della Pace: Ordinazione
a Diacono di Claudio Procicchiani
Martedì 22 gennaio
ore 15.00-18.30: il Vescovo riceve nella cappella
di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento.
Agnello
„
SABATO 26 GENNAIO ’08 – ORE 21
JESI - CHIESA DELL’ADORAZIONE
VEGLIA PER LA PACE sul tema:
“ Famiglia umana, comunità di pace”
per tutti i gruppi e le associazioni e movimenti
a cura dell’Azione Cattolica Diocesana
„
DOMENICA 27 GENNAIO ‘07 – ORE 17
JESI - CHIESA DELLE GRAZIE
PREGHIERA ECUMENICA sul tema:
“ Pregate continuamente” ( 1 Tessalonicesi 5,17)
- chiesa cattolica
- chiesa ortodossa
- chiesa cristiana avventista
Il giornalista Giacomo Galeazzi, già redattore del Tg1
e collaboratore dal 1988 di
Voce della Vallesina, è il
nuovo vaticanista del quotidiano “La Stampa”. Come
responsabile
nazionale
dell’informazione religiosa,
subentra a Marco Tosatti,
con nomina del direttore
Giulio Anselmi del 1° gen-
Nuovo sito parrocchiale
naio scorso. Congratulazioni per questo nuovo ri- La parrocchia del Duomo - San Pietro ha un sito internet www.
conoscimento e auguri di duomosanpietro.it. L’annuncio è su Voce Amica, il periodico parun buon lavoro a servizio rocchiale che, in prima pagina, titola: “Anche noi abbiamo un
delle comunicazioni.
“sito”. Nell’articolo si legge: “Una volta la parola “sito” (anzi sido)
era una voce dialettale e quasi non stava bene. Adesso, invece,
Nella foto Vincenzoni, “sito” è diventata parola per gente fina, allineata “con le tecnoGiacomo Galeazzi nella logie elettroniche più avanzate”. Un ente pubblico o privato che
redazione di Voce, per un non abbia un sito internet non conta nulla. E così anche noi – che
incontro formativo a gen- ci volete fare? – ci siamo dovuti adeguare. Così che sotto il titolo,
naio 2007
d’ora in poi, anche Voce Amica, avrà le tre famose doppievvu”.
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
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www.vocedellavallesina.it
c/c postale 13334602
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del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì •
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proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge.
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Vita Ecclesiale
20 gennaio 2008
Cursillos de Christianitad– Dieci nuovi fratelli
“Una mano a Cristo e
una mano ai fratelli”
Il 22 gennaio alle ore 18 a Palazzo Ripanti: conversazione di Vittorio Massaccesi
Teocrazia e democrazia:
due forme di potere a confronto
Nella sala-convegni del Se- a Maiolati”.
minario un bel gruppo di
laici e sacerdoti apparte- “IL DIRITTO DI
eocrazia”, dal greco tardo theòs coalizioni democramentali per la vita degli
nenti ai Cursillos de Chri- INCONTRARE CRISTO
(dio) e kratìa (potere), è una tiche che contrastiindividui e degli stati.
stianitad (Corsi di cristia- La gioia e l’entusiasmo che forma di governo in cui il potere è no le spinte verso gli
Una crisi culturale, etinità) della diocesi di Jesi, la si sprigionano dalle molte esercitato da uomini considerati di opposti totalitarismi;
ca e politica rende difsera del 13 gennaio, attende testimonianze dei laici, fra i origine divina, come il Faraone pres- oggi che si promuove
ficile il cammino verso
in preghiera con il Vescovo quali una suora di Fabriano so gli Egiziani, o da rappresentanti il dialogo intercultul’obiettivo
irrinunciaGerardo l’arrivo di nuovi ed un fratello di Camerino, della divinità come le caste sacerdo- rale e interreligioso a
bile del bene comune,
“fratelli” che hanno risposto e dei sacerdoti, (don Aldo, tali.
diversi livelli, nel riper il quale é urgente
di sì alla chiamata di Gesù, don Mario, don Gianni, “Democrazia”, in antitesi a “Teocra- spetto della dignità e
l’attuazione concreta di
oggi come ieri.”Vieni e se- don Alberto, don Giovan- zia”, dal greco démos (popolo) e kra- della libertà della perun’etica condivisa. La
guimi”.
ni Ferracci, don Marco…), tìa (potere), è un sistema politico in sona, in alcuni Stati
democrazia può matuDieci uomini, giovani e guide instancabili, conta- cui la sovranità è esercitata dal po- esiste ancora, con
rare nella misura in cui
adulti, sposati o single, giano tutti facendo sentire polo.
volti e connotazioni
crescono la libertà e la
erano partiti l’11 gennaio la bellezza della vita cri- Terreno comune di questi termini socio-politiche diverresponsabilità
indiviè il sostantivo”potere” cui, di volta se, la teocrazia.
duale e collettiva. Noi cittadini siain volta, si associa connotandolo a Quando politica, economia, religio- mo veramente consapevoli del valore
livello semantico – lessicale, un ter- ne sono strettamente unite e il pote- delle istituzioni democratiche? della
mine specifico: come in “olig-archia” re viene esercitato, in modo subdolo necessaria divisione dei tre poteri
(governo di pochi), “aristo-crazia” o con violenza spietata, nel nome di (legislativo, esecutivo, giudiziario)?
(governo dei nobili)…
un dio o dell’io che s’inchina al “vi- dell’importanza di una sana laicità
Ognuna di queste parole, che hanno tello d’oro”, é legittimo chiedersi: do- dello stato (laicità, non laicismo)?
valenza storica sincronica e diacro- v’é la libertà politica e religiosa? la Viviamo, nella vita quotidiana, i vanica, è un mosaico interdisciplinare laicità dello stato? il diritto del citta- lori etici in cui crediamo, primo fra
di storia, filosofia, etica, economia, dino ad esprimere la sua opinione e tutti il rispetto della dignità di ogni
di convinzioni religiose e politiche…
a professare la propria religione, fos- persona?
La teocrazia risale a circa quattromi- se pure l’ateismo…? La democrazia
Maria Crisafulli
la anni fa, alle vicende dei popoli e muore.
delle religioni della “mezzaluna ferSul tema di attualità “Teocrazia e
tile”; vive nella struttura di antiche Libertà e responsabilità
Democrazia”, che interpella anche
città-stato, prosegue il suo cammino La democrazia moderna, che affon- la coscienza cristiana, il Meic di Jesi
nel tempo e nello spazio in Oriente da le sue radici nella pòlis greca, con ha organizzato un Incontro che si
e in Occidente, dal Medioevo all’età la sua “agorà”, luogo d’incontro, di svolgerà martedì 22 gennaio, alle
moderna e contemporanea.
cultura e di partecipazione del “dé- ore 18, a Palazzo Ripanti (piazza Feper Maiolati senza sapere stiana. Ma presto spunterà Anche oggi, in un tempo di straordi- mos” alla gestione della “cosa pub- derico II). Relatore il prof. Vittorio
nulla di preciso di quei “tre l’alba del “quarto giorno”, il naria circolazione di idee e di stili di blica”, oggi ha nella Carta costituzio- Massaccesi.
giorni” sul Colle Celeste…, giorno più lungo…quello vita per via multimediale, di svilup- nale europea e americana le garanzie La cittadinanza è invitata a partecima forse avvertendo nel della responsabilità, quan- po delle scienze umane, di ricerca di per portare avanti i principi fonda- pare.
cuore il fascino misterioso do, scendendo a valle, bisodi un’avventura… Ora, ac- gna tradurre nella vita quocompagnati dai fratelli più tidiana della famiglia, del
Comunione e Liberazione – Incontro con mons. Luigi Negri
esperti, sacerdoti e laici, e lavoro, della società, quanaccolti con gioia dalla co- to si è appreso… Il giorno
munità cristiana, raccon- della coerenza tra fede e
tano…
vita che dura tutta la vita.
incontro per la presentazione
della libertà sia una opportunità di
Roberto, 41 anni, di Jesi: “Una mano a Cristo e una
del libro di don Giussani, “Si
scelta ed ha ricordato come anche
“il Corso ci ha insegnato mano ai fratelli” è il motivo
può vivere così?”, in occasione del
Abramo abbia avuto questa libertà
la centralità del Vangelo di fondo della riflessione
decimo anniversario di Comunione
legata strettamente tuttavia all’obnella vita e abbiamo fatto del vescovo di Jesi, Gerardo
e Liberazione a Jesi, è stato condotbedienza perché era sicuro e si fidal’esperienza di una piccola Rocconi, che in linea con
to da don Giuliano Fiorentini che
va di Dio. Decisivo anche sul piano
Chiesa”
l’insegnamento del Papa
ha sollecitato con domande e interpedagogico ed educativo è guardare
Luca, 31 anni, residente a nella recente enciclica “Spe
venti i relatori mons. Luigi Negri,
al futuro con la scelta dell’obbeJesi: “Esperienza sconvol- salvi”, dichiara con gioia: “E’
vescovo di San Marino e Montefeldienza mettendosi in sintonia con
gente: Gesù è venuto in bello incontrare Cristo. La
tro e la prof. Giuliana Petta, preside
il Dio che chiama e che diventa cermezzo a noi, ci ha parlato… salvezza è entrare in reladel Liceo Classico di Jesi. Mons. Netezza della speranza. Una certezza
Io in questi giorni ho avuto zione con Lui e ricevere
gri ha innanzitutto ricordato i suoi
avvalorata dalla fede, in un intrecla tentazione di uscire, di la vita; Giovanni nella sua
incontri decisivi con don Giussani
cio con l’attualità della vita. Mons.
andar via, ma grazie a Lui prima Lettera dice che solo
e il suo rapporto con lui durati per
Negri ha concluso come la libertà
sono rimasto…”
chi conosce il Figlio di Dio
oltre cinquant’anni. In merito al lici immetta dentro l’evento, dentro
Luigi di Moie confes- ha la vita. L’esperienza più
bro ha sottolineato come esso sia
l’avvenimento che è Cristo che non
sa: “Prima frequentavo la bella è lasciarsi sorprenun dialogo con una ricchezza non subito percepibile. Il punto
può esigere che libertà. Il cattolicesimo è sintesi meravigliosa
Chiesa, ma la mia fede era dere da Cristo”. Citando
fondamentale è che la fede è la risposta al problema umano
tra grazia e libertà, senza libertà infatti non c’è fede, e trova
superficiale; ora vorrei ap- la “Nota della Congregache tuttavia non risolve i problemi etici e sociali del mondo. la sintesi nella carità la cui radice è nell’espressione riportaprofondire l’esperienza del zione per la Dottrina della
Gesù è la risposta alla vita, così il cristianesimo deve arrivare
ta da Giovanni “Rimanete in me”, nell’essere in Cristo, nel suo
Corso: sono entrato povero fede”, don Gerardo mette
alla vita e cambiarla, altrimenti sono legittimi tutti i dubbi sul
amore, nel suo evento. L’amore a Cristo ed in Cristo diventa
e ne sono uscito ricchissi- in luce che “ogni uomo ha
cristianesimo stesso. Il grande problema o meglio la grande
amore per i fratelli. Un amore che va coniugato con speranmo. Gesù mi è venuto in- il diritto di incontrare Cridomanda anche filosofica, è quello di dare un senso alle cose
za, la grande virtù del presente che segna il cammino verso
contro”. Un corsista di san sto. Ciò esige il dovere di
e alla storia. La Chiesa tiene presente questa domanda e pre- il futuro, un presente che deve necessariamente sperimentare
Marcello:
annunciare la fede, perché
senta Cristo come risposta, come verità, come bellezza, come
il cambiamento. Il cristiano deve sentirlo e viverlo, come vive
“un’esperienza validissima ogni uomo abbia la vita”.
presenza, in un confronto serrato con la nostra umanità. Una
la fede, la speranza e la carità, segni della gloria del Signore e
da comunicare agli amici”
Alla Parola della Scrittura
presenza, quella di Cristo, nella comunità che fa i conti con la
della sua presenza nel mondo.
Intervengono i camerieri… e del Magistero si associa
cultura e che rilancia sempre nuove frontiere per una ricerca
All’incontro ha presenziato il nostro vescovo, tantissimi ami(nel gergo corsista “came- la testimonianza del Pastoulteriore. Nel libro ci sono i temi della libertà, dell’obbedienza, ci di Comunione e Liberazione ed altrettanti estimatori della
riere” è un fratello che ha re: “Più la fede si comunica,
della missione. La fede è presentata come un modo specifico
figura di don Giussani. Una sala veramente stracolma che ha
già fatto il Corso e si mette più si rafforza e si radica
del conoscere che non si scontra ma si accompagna alla ragio- seguito con partecipato interesse le parole dei relatori.
a servire i nuovi fratelli): nella nostra vita”.
ne. La prof. Petta, dal canto suo, ha sottolineato come il tema
r.c.
Tiziana fa sapere che dal Infine i dieci missionari,
Corso dell’anno 2003 ha emozionati e felici, ricevoricevuto “tanta serenità ed no dalle mani del Vescovo
ha scoperto di essere nella il Crocifisso benedetto, con
comunità ecclesiale che è le parole: “Cristo conta su
di aiuto per la vita”.
di te; che la tua vita diventi
Il “rettore” del Corso, Mo- luminosa per ogni fratello
desto Ceriachi, di Moie, che incontrerai!”.
Sull’Inquisizione ho affermato è avvalorato dagli stu- usati dagli inquisitori non erano acnon ha dubbi: “tutto è
Maria Crisafulli
dono di Dio quanto vissuto
foto Stefano Fantini Vorrei fare alcune precisazioni in me- di di storici e giornalisti seri quali cettabili, pur essendo di gran lunga
rito a quanto scritto dal prof. Vittorio Franco Cardini, Vittorio Messori, migliori di quelli della giustizia laica
Massaccesi nel numero di Voce del 9 Rino Cammilleri, Antonio Socci e dell’epoca. Dire, però, che l’Inquisidicembre 2007, circa il mio articolo altri ancora, che certo non sono dei zione non sarebbe dovuta esistere
Osimo - Chiara Lubich cittadina onoraria
sull’Inquisizione pubblicato su Voce fanatici estremisti.
è esagerato, tanto è vero che opera
del 2 dicembre 2007.
Quello dell’Inquisizione è stato un ancora (certamente in forme molto
Sabato 26 gennaio alle ore 17 al teatro La nuova Fefenomeno complesso, che non può diverse, ma pur sempre col medesinice di Osimo, la fondatrice del Movimento dei FocoEgregio prof. Massaccesi, ho letto essere liquidato con i mea culpa di mo scopo) con il nome di Congregalari, Chiara Lubich riceverà la cittadinanza onoraria
con stupore quanto da lei scritto di Giovanni Paolo II. La Chiesa ve- zione per la dottrina della fede.
della città. Il sindaco Dino Latini consegnerà il ricoriguardo al mio articolo sull’In- nera come santi, tra gli altri, Pietro Il suo commento, pertanto, mi è
noscimento alla prima compagna della Lubich, Carla
quisizione. Sinceramente non ho da Verona, Roberto Bellarmino e sembrato dettato dall’esigenza di un
Marchesoni. Parteciperanno l’arcivescovo Edoardo
compreso la sua critica. Io non ho Michele Ghislieri (divenuto papa -e “politicamente corretto” di cui oggi
Menichelli e il direttore della rivista Città Nuova, Miné giustificato, né assolto il sistema che papa!- Pio V), che hanno avuto i cattolici proprio non hanno bisochele Zanzucchi.
inquisitoriale, ma mi sono limitato più o meno a che fare con il famige- gno!
a riportare la realtà storica. Quanto rato Tribunale. Certamente i metodi
Federico Catani
“T
L’
Libertà, obbedienza e missione
IL REFRATTARIO
In diocesi
20 gennaio 2008
9
Domenica 20 gennaio - Il Vescovo ordina diacono Claudio Procicchiani
I
“Dio ci ha chiamati ad una vita realizzata”
l Vescovo Gerardo Rocconi invita Sacerdoti e Fedeli
della diocesi alla Ordinazione
Diaconale di Claudio Procicchiani che avrà luogo domenica
20 gennaio alle ore 18 presso la
parrocchia Regina della Pace.
Claudio ha accettato di raccontarci di sé, della sua chiamata, dei
suo desiderio di servire il Signore
e i fratelli e che la sua ordinazione
diaconale sia un momento forte in
cui i giovani possano incontrarsi
con Cristo, che li aspetta per amarli.
Claudio, raccontaci qualcosa di
te.
Ho trent’uno anni e sono figlio
unico. Sono nato a Jesi e fino a
13 anni ho abitato nella zona del
Prato frequentando la parrocchia
di san Sebastiano; poi mi sono
trasferito per il Viale della Vittoria dove ancora risiedo. Ho frequentato il liceo scientifico e poi
ho conseguito la laurea in Fisica
presso l’Università di Camerino.
E del tuo cammino vocazionale
Il mio cammino vocazionale è un
po’ particolare; infatti ho svolto la formazione seminaristica a
Roma presso la Congregazione
del Missionari del Preziosissimo
Sangue fondati da san Gaspare
del Bufalo, missionari che ave-
vo conosciuto in una missione
popolare che nel 1990 avevano
compiuto presso la parrocchia di
san Sebastiano. Poi mentre stavo
per intraprendere l’ultimo anno
di studi nella Congregazione ho
cominciato a prendere in considerazione la possibilità di esercitare la chiamata al sacerdozio
nella mia Diocesi di Jesi. Così
terminato l’ultimo anno, durante
il quale ho continuato a vagliare
se questa fosse la volontà di Dio,
nel luglio 2007 ho lasciato definitivamente la Congregazione
per passare in Diocesi. Ora sto
frequentato l’anno pastorale nel
Seminario regionale di Ancona,
che si concluderà a giugno; un
anno in cui il seminarista che ha
ricevuto, o come nel mio caso, si
prepara a ricevere il ministero
del diaconato, viene inserito in
modo più deciso nella pastorale;
infatti dalla domenica sera fino a
giovedì a pranzo sono nel Seminario ad Ancona, mentre negli
altri giorni presto il mio servizio
presso la parrocchia di Regina
della Pace, servizio che continuerò a svolgere anche dopo l’ordinazione diaconale.
Spesso sentiamo dire che seguire il Signore sia una scelta che
sacrifica la nostra felicità: che
cosa risponderesti?
Penso che parlare di vocazione,
nel mio caso diaconale/sacerdotale, ma il discorso vale per
qualsiasi altra chiamata (al matrimonio, alla vita consacrata,
ad una professione, ad un impegno sociale...), sia anzitutto parlare di vita: Dio ci ha chiamati
alla vita: non solo ad esserci ma
a vivere una vita realizzata e felice; sono troppi infatti coloro
che pensano di essere nati per
caso, che pensano che sarebbe
stato meglio non esserci, che tirano a campare in un susseguirsi di giorni senza gusto e colore.
Cristo invece viene a svelarci il
senso della nostra esistenza, la
possibilità di sognare in grande
e di realizzarsi in una vita piena
di senso. Questo avviene solo
quando si sperimenta l’incontro con Cristo, l’incontro con
lo sguardo misericordioso di
Dio sulla nostra persona, che ci
permette di comprendere che
non dobbiamo meritarci l’amore, l’approvazione, il rispetto,
che tanto ci affanniamo a ricercare, perché siamo amati da
Dio gratuitamente, non perchè
siamo bravi o perché facciamo
bene certe cose, ma perché siamo sue creature, volute da Lui e
chiamate a realizzarsi nella felicità. Dunque il Cristianesimo è
veramente l’incontro, non con
una bella dottrina e con un bell’ideale di vita, ma con il Cristo
che ha lasciato vuoto il sepolcro,
come duemila anni fa hanno
sperimentato le donne, e che ora
vive nella nostra storia perché
possa diventare piena di senso,
perché noi possiamo essere fieri
di quello che siamo, fieri di seguire il Signore sapendo che affrontare la difficoltà di crescere,
di voler maturare e cambiare, e
l’impegno che tutto ciò esige, è
una strada per persone vincenti
e in gamba.
Che cosa diresti ai giovani della
Vallesina?
Dio non ha smesso di chiamare e
di suscitare nel cuore di tanti giovani desideri grandi, solo che
spesso la paura o la difficoltà
di parlarne con qualcuno impedisce l’attuazione di questa
chiamata alla felicità e realizzazione. Prego spesso in questi
giorni perché la mia ordinazione diaconale sia un momento
forte in cui i giovani possano
incontrarsi con Cristo, che li
aspetta per amarli; solo quando
si è fatta l’esperienza dell’amore gratuito di Dio, che giunge
fino alle profondità del nostro
cuore debole e incostante, triste e nel peccato, per riempirlo
di misericordia, solo quando si
è sperimentato che Dio viene
a prenderci e ad amarci anche
nell’inferno, anche nel buio
della morte e della solitudine,
dove ci nascondiamo pensando
che lì Dio non possa arrivare
o amarci, il nostro cuore si infiamma e si apre al desiderio di
ricambiare, e di far sì che anche altri possano fare la nostra
stessa esperienza.
Se l’amore di Dio è più forte
della morte, non c’è da temere, ma solo da essere audaci nella forza del suo spirito
d’amore e buttarsi con gioia a
vivere la splendida avventura
della vita.
Il 25 gennaio alle ore 18,30 in Cattedrale – Don Mariano presenta l’assemblea diocesana
“Il futuro è nella corresponsabilità di ciascuno”
I
l vescovo ha proposto per venerdì 25 gennaio
un’assemblea diocesana per consegnare il
libro de Gli atti del convegno pastorale di
ottobre sul tema: “Per una chiesa che abilita
alla corresponsabilità”. Anche il nostro giornale ha recepito la novità di questo convegno,
non solo nei relatori, due giovani pastoralisti
della rivista Evangelizzare, P. Rinaldo e Sr
Giancarla, ma anche nella formula del laboratorio. I 150 partecipanti sono stati coinvolti
ogni sera, con una ricerca sul senso della corresponsabilità nella chiesa.
Abbiamo chiesto all’animatore del Convegno
e di questa serata di consegna, don Mariano
Piccotti, vicario per la pastorale, di spiegarci il senso di questa serata.
sembra risucchiato dai suoi problemi e si rifugia nei suoi interessi privati. Quale il contenuto e lo scopo di questi Atti?
don Mariano: Il titolo del fascicolo degli
Atti sarà proprio “CorresponsAbili”, dove
l’accento viene posto proprio nella capacità sia di abilitare ogni persona a crescere come personalità eticamente adulte e
responsabili, sia ad essere capaci di rendere ragione della speranza che è in loro,
a testimoniare il Vangelo nella storia. E’
proprio una verifica della fecondità della
nostra chiesa. Una chiesa si muove non in
vista dell’efficienza della sua organizzazione, ma della fecondità della sua azione,
nel generare autori!
don Mariano: La serata è chiamata “Assemblea” perché è la chiesa stessa, la chiesa locale attorno al Vescovo, che si raduna
nella sua cattedrale, per accogliere la sintesi del convegno, per diffondere lo spirito e i contenuti dello stesso, per “camminare insieme”. Non era questo lo spirito
del Sinodo Diocesano? Sono passati più
di venti anni dalla sua celebrazione ed è
trascorso il 20° anno dalla consegna degli
Orientamenti, il 25 marzo 1987. Penso sia
importante credere che il futuro sta nella
corresponsabilità.
Voce: Con il ministero del Vescovo Gerardo,
la nostra chiesa si è mossa a partire dal problema dei sacerdoti nelle parrocchie e della
ripresa della pastorale giovanile e vocazionale, vista la carenza del clero. Non vanno
concentrati lì tutti gli sforzi?
don Mariano: E’ stato il Vescovo stesso
nella sua esortazione intitolata “Ognuno ascolti cosa lo Spirito dice alla Chiesa”,
esortazione che porta la data del 25 marzo 2007 (quindi dopo 20 anni esatti dalla
consegna del Sinodo) a mettere in guardia
da una interpretazione sbagliata di questa
crisi. Questa carenza non è il vero problema ma il sintomo di un altro problema.
Tanto che concludeva: prima di parlare di
Voce: La corresponsabilità è sempre più difficile oggi, perché ognuno, anche nella chiesa
vocazione, dobbiamo parlare di
Chiesa, delle nostre comunità. Di
una chiesa chiamata all’ascolto
della Parola e
all’incontro con
il Vivente. Dunque era l’invito ad
abilitarci all’esperienza spirituale
in vista della missione evangelizzatrice.
Voce: Come avverrà la serata?
don
Mariano:
La serata vuole riprodurre lo schema del
Convegno. Alle ore 18,30 ci si trova in
Cattedrale, la nostra casa diocesana, per
celebrare la nostra conversione (dato che
è la Conversione di San Paolo) e sentire la
chiamata alla “conversione pastorale” di
cui il Convegno si è fatto interprete. Sarà
consegnato il libro e illustrato il percorso
che propone, dato che non contiene solo
ciò che è stato detto a ottobre.
Si cenerà insieme; anche il momento conviviale rende più vera la nostra appartenenza. Quindi ci si dividerà in diversi
gruppi per passare dal Convegno alla pa-
Tabano – Il Vescovo inaugura e benedice
Nuovi locali per i gruppi
D
omenica 6 gennaio, solennità
della Epifania del Signore,
il Vescovo don Gerardo ha
benedetto i locali della parrocchia
di Santa Maria Assunta nella
frazione di Tabano, recentemente
ristrutturati dall’Impresa Mosca
Claudio, sotto la direzione
dell’Ing. Giandomenico Ambrosi
e dell’Architetto Giuliano
Cardinaletti.
Tutto è stato sapientemente
organizzato da Roberta e Alfio, la
coppia che risiederà al secondo
piano della casa parrocchiale.
Roberta e Alfio, infatti, hanno
provveduto ad allietare il
pomeriggio con il suono del
flauto (Giacomo Martarelli) e
con canti popolari, eseguiti dalla
compagnia…. I locali ospiteranno
gruppi di persone (ragazzi e adulti)
che, per il momento, dovranno
essere totalmente autonomi
per quanto riguarda la cucina,
perché la limitata disponibilità
economica non ne ha permesso la
sistemazione. La ristrutturazione
dei locali è stata possibile con il
ricavato dalla vendita di una casa
in campagna, di proprietà della
parrocchia, e con il contributo
della Conferenza Episcopale
Italiana. I gruppi che vorranno
trascorrere qualche pomeriggio
o qualche ora del sabato o della
domenica in un luogo “deserto” ma
non lontano dalla città, possono
prendere accordi con Alfio Paoloni,
che sarà il referente per la gestione
di tutto il complesso.
Nella annessa chiesa si celebra la
Messa ogni domenica alle ore 12.
In questi giorni la casa di Roberta
e Alfio sarà allietata dall’arrivo di
Letizia. Noi partecipiamo tutti
alla loro gioia, facendo tantissimi
auguri!!!
storale che ogni Ufficio o commissione
sta portando avanti.
Voce: Dove si vuole andare con questi passi?
don Mariano
Si vuole andare verso una chiesa di “corresponsabili”, non solo esortandoci a questo,
ma vivendolo concretamente e facendo il
più possibile passi condivisi.
Voce: Grazie, e l’appuntamento è per venerdi 25. Tutti sono invitati.
Nella foto di Gilberto Sassaroli, un momento del convegno diocesano di ottobre
10
20 gennaio 2008
Cultura e società
“Biblia pauperum” – IV Edizione della mostra organizzata dal Museo Diocesano
F
Dimensioni e immagini d’amore
in dalla più remota tradizione ebrea e
cristiana “Il Cantico dei Cantici” è stato ritenuto il libro sacro più divinamente
ispirato della Bibbia. Si tratta di un poemetto, palpitante di poesia e fiorito di radiose immagini, che narra l’amore di un
zione poetica dell’amore coniugale o una
raccolta di ‘canti per nozze’ quali effettivamente si eseguivano durante la settimana definita dagli ebrei ‘del Re’. Altra
interpretazione è quella ‘tipica’ che, trascendendo l’amore coniugale, spiegherebbe il significato più
alto dell’amore di Dio
per la stirpe ebraica
o di Cristo per la sua
Chiesa. Una terza interpretazione è quella
‘allegorica’, accettata
soprattutto dai cattolici, secondo la quale
l’autore del poemetto
descriverebbe simbolicamente l’amore di
Dio per l’umanità
e di Cristo per la
Chiesa. Non è ritenuto sconcertante,
scandaloso o meno
che mai sacrilego il
linguaggio sensuale dell’opera, pure
pastore per Sulamite sua sposa. E’ stato similmente usato in altri passi della
attribuito a Salomone, identificabile nello Bibbia. Lo giustifica lo stile letterario
stesso protagonista. Risalirebbe quindi al orientale, specie quello dei mistici per
II° secolo A.C. L’opinione è stata condivi- i quali la sublime comunicazione con
sa sia da ebrei che da cristiani, trovando Dio può essere paragonabile solo algiustificazione in altri passi biblici nei l’esperienza umana più intima, cioè alquali è liricamente descritto l’amore di l’amore coniugale.
Salomone per la bellezza della natura. Più Considerato sotto un aspetto semplicerta è però l’ipotesi che “Il Cantico dei cemente letterario, l’opera è da riteCantici” appartenga alle opere della lette- nere per forma e contenuto un vero
ratura salomonica, cioè proprie del tempo gioiello. Da alcuni è stato visto perdel grande re d’Israele.
sino come un idillio drammatico teaDiverse interpretazioni ne sono state date, trale divisibile in atti e scene; ma più
distinguibili essenzialmente in tre cate- probabilmente si tratta di una raccolgorie. Secondo quella ‘letterale’, accettata ta di canti diversi che hanno l’amore
soprattutto dai protestanti, ”Il Cantico dei quale unico soggetto.
Cantici” non sarebbe altro che la narraSimbiosi e trasfigurazione
Un tema di così varia interpretazione e profondo significato ha offerto
“Dell’amore, il canto”
ispirazione a sessanta(il Cantico dei cantici)
cinque artisti riuniti per
la IV Edizione della Rassegna d’arte per la BibIV edizione della “Biblia pauperum”: rassegna rebia “Biblia pauperum”.
gionale di arte per la Bibbia, promossa dalla DioceInaugurata in prossimisi e dal Museo diocesano di Jesi. A cura di Armantà delle feste natalizie
do Ginesi.
e, visto l’alto numero di
Partecipano 65 artisti per la Rassegna sul Cantico
partecipanti, dislocata
dei cantici, in prevalenza marchigiani; in questa
in due sedi, il Palazzo
edizione è stata dato ampio spazio alla “Collezione
dei Convegni e la Salara,
Fiocchi di arte sacra”, con la presenza di 44 artisti
rimarrà aperta fino al 20
italiani.
gennaio.
Con il Patrocinio del Comune di Jesi e la collaboraIn vari modi l’argomento
del “Cantico dei Cantizione di Associazione Res Humanae, Banca Marci” è stato trattato, con
che, Simonetta s.p.a.
puntuale riferimento alCatalogo: edizioni Artemisia
l’opera, ma anche espan- Chiusura: domenica 20 gennaio
dendo e diversificando il
- Sedi espositive: Palazzo dei Convegni
contenuto del poemetto
(corso Matteotti) e Palazzo della Signoria
biblico. L’amore è sta(Collezione Fiocchi)
to inteso in senso lato,
- Orari: da martedì a domenica 10 -12.30 /
dunque, ma sempre su16.30-19.30
blimato e trasfigurato,
- Chiuso: ogni lunedì
- Telefoni: 0731.56625; cell. 349.757.9878
divino e terreno in armonica simbiosi.
Molte le impressioni che il visitatore può
cogliere: rapimento ed estasi, misteriosa
dolcezza e smarrimento di sguardi, tensione ed emozione di abbracci, visioni
turbinose o paradisiache, metamorfosi di
realtà e sogno. Il regno dell’amore è stato
visto come un giardino chiuso e segreto o
un verde Eden intricato di piante ed esuberante di fiori e frutti. Non manca pure il
segno drammatico o soavemente delicato
di immagini sacre per descrivere il sacrificio dell’amore assoluto di Cristo verso
l’umanità. In negativo appaiono visioni da
incubo, allucinate e violente, di una terra desolata dove Dio è stato rinnegato e
dove, ripudiata la vita, incombe la morte.
Sembrerebbero lontane dal tema alcune
opere plastiche realizzate con materiali
freddi e pesanti che l’artista ha elaborato
e trasfigurato in forme apparentemente
leggere. Anche queste possono parlare
del miracolo dell’amore che, come nella
creazione primigenia, riesce a trasfondere
la scintilla della vita nell’umile creta smaterializzandola e plasmandola.
Molto utile guida alla mostra è il bellissimo catalogo delle Edizioni Artemisia.
Corredato da schede biografiche degli
artisti e da illuminanti testi introduttivi,
raccoglie le immagini delle opere esposte di ognuna delle quali è presentata una
breve, ma chiara e pregnante recensione
critica.
Augusta Franco Cardinali
Foto Candolfi
16-17 febbraio 2008
CASA PAOLO VI
Maiolati Spontini (AN)
propone un
weekend
per famiglie,
fidanzati
ed educatori
sul tema
L’AMORE
e la
RECIPROCITÀ
Programma
Relatore
Sabato 16 febbraio
9.00
10.00
10.30
12.30
13.00
15.30
16.30
20.00
Arrivi e accoglienza
Presentazione programma
1° relazione del Prof. Ezio Aceti
S. Messa
Pranzo
Laboratori di gruppo
2° relazione del Prof. Ezio Aceti
e dibattito
Cena
Domenica 17 febbraio
9.30
10.00
12.00
13.00
Inizio programma
Tema e dialogo
S. Messa
Pranzo
Ordinario: euro 35
D’amicizia: euro 50
Sostenitore: euro 100
Estero: euro 70
Nuovo abbonato: euro 30
Ezio Aceti
Il Prof. Ezio Aceti, laureato in Psicologia all'Università di Padova, è consulente psicopedagogico
del Comune di Milano, direttore del Consultorio
familiare di Erba (Como) e supervisore scientifico del centro socioeducativo di Concorezzo
(Milano). Autore di molteplici testi per famiglie
ed educatori.
Il programma include il pernottamento e si prevede
un programma alternativo per tutti i bambini presenti.
Quote di partecipazione:
• Iscrizione e contributo spese: 10 euro/persona (bambini esclusi)
• Quota: 55 euro/persona
Riduzioni e altri costi:
• bambini fino a 3 anni: non pagano
• bambini da 3 a 12 anni: riduzione 50%
• costo singolo pasto: 15 euro/persona
Informazioni: Paolo e Mara Perticaroli
Tel. 0731.702854 - [email protected]
un dono speciale
per gli amici e sostenitori:
il libro “Conoscere Jesi”
di Giuseppe Luconi
e Paola Cocola
Prof.
Prenotazioni entro Gennaio 2008
versando la quota di iscrizione
L’abbonamento
può essere pagato:
•
presso la nostra redazione a Jesi, in piazza
Federico II, 8 aperta il lunedì e il martedì
dalle 9 alle 19 e dal mercoledì al sabato dalle 9 alle 11.30.
• versando l’importo sul conto corrente postale n. 13334602 intestato a Voce della Vallesina
• versando l’importo a mezzo Banca Marche
- Jesi sede - coord. bancarie BBAN X 06055
21205 10696
• compilando il modulo nel sito www.vocedellavallesina.it
Regione
20 gennaio 2008
11
Domenica 13 gennaio: Consiglio Straordinario per la situazione della Sadam
I
Sadam: una storia che si ripete…
n questi giorni in città e in tutta la
regione, i cittadini e i mezzi di informazione si stanno occupando della possibile chiusura dell’industria
saccarifera jesina, la Sadam. Alla
notizia si è aperta nel mio cuore una
ferita, quella che mi procurò la Sima
quando negli anni 80 comunicò a noi
dipendenti la possibilità della chiusura. Mi sono sentito solidale con quanti
lavorano nell’azienda, l’incubo di allora si è ripresentato: lo stesso scenario,
le stesse modalità, le stesse paure. Anche noi fummo convocati dalla proprietà. Eravamo in 700 che vedevamo
a rischio il posto di lavoro. Ancora ho
impresse le immagini dei volti degli
altri operai alla comunicazione della
chiusura. Si susseguirono incontri con
le amministrazioni comunali e regionali, un tavolo di trattativa ministeriale, scioperi, blocchi delle strade e
della stazione ferroviaria. Mesi durissimi. La retribuzione che non percepivamo, il lavoro che giorno dopo
giorno andava scemando. Si percepiva l’impotenza contro chi aveva più
strumenti di noi per realizzare un disegno che sapevamo già deciso e che
le nostre menifestazioni non poteva e
non aveva il potere di mutare. L’economia allora come oggi ha le sue leggi
determinate dal mercato. Condiziona
l’attività produttiva. Essa ricade sia
in positivo e purtroppo anche in negativo sui dipendenti e sulle loro famiglie. Allora determinati a difendere il
nostro posto di lavoro, per molti mesi
in cassa integrazione, per altri ancora
lavorando saltuariamente, per essere
oggi arrivati che nella stessa fabbri-
ca, acquistata da una multinazionale
del settore, non vi lavorano che 200
dipendenti. Quante lotte, quanti cortei,
quanti incontri, quanta sofferenza! In
ognuno una speranza, una delusione.
Ritornavamo dagli incontri, gli operai
ci aspettavano e pendevano dalle nostre labbra per carpire novità, speranze,
ma molte volte delusioni di chi prometteva e non rispettava. Eppure speravamo!
Ormai era stata messa in discussione
la capacità gestionale e quella economica, il mondo finanziario e produttivo aveva voltato le spalle. Eppure
eravamo considerati la fabbrica con il
più alto tasso di professionalità, la più
importante della Vallesina. Ma per
scelte che non erano nostre si buttava
via tutto: capitale umano, esperienza.
Noi pensavamo che potevamo determinare dei cambiamenti, che la politica
avesse potuto cambiare il corso della
crisi, ma le scelte economiche possono
essere irreversibili; il mercato comanda su tutti e le sue leggi determinano le
scelte economiche. Certo che anche la
solidarietà non mancò. Persone anche
di diverse responsabilità amministrative hanno messo tutto il loro sapere, le
loro capacità, per aiutarci in questa
difficile lotta, eppure di fronte al moloch dell’economia non hanno potuto far
niente se non posticipare la fine triste
della storia.
Questa esperienza mi fa guardare alla
“Sadam” con occhi disincantati perché
quello che sta determinando la scelta
della chiusura dello stabilimento, come
allora, è una scelta economica che pur-
troppo passa sopra le teste dei dipendenti. Quando fu costruita la Turbogas
ponevamo problemi d’ambiente e la
sua pericolosità opponendosi alla sua
costruzione. Allora l’azienda e alcuni
politici hanno scelto di fare costruire
alla proprietà tale investimento perché
esso garantiva la continuità produttiva dello zuccherificio, minacciando
che se non veniva offerta la possibilità
di costruire la “turbogas” lo avrebbero
chiuso. Allora anche i sindacati si erano schierati per la costruzione, ma il
tempo ha dimostrato che nessuna legge
viene rispettata se non quella dell’interesse. Oggi a fronte delle quote europee
che determinano la chiusura di stabilimenti in sovra-numero, rispettando un
accordo con tutti i paesi del “Mercato
Comune Europeo”, lo stabilimento non
ha la quota necessaria per renderlo
competitivo con un deficit di tonnellate
di barbabietole da poter trasformare in
zucchero.
Studi diversi affermano un inquinamento atmosferico che costantemente
determina, oltre all’innalzamento della
temperatura, un inquinamento delle
falde acquifere e atmosferiche.
La lotta dei dipendenti è appena incominciata. Devono essere determinati
consapevoli che non è in discussione
soltanto i loro 160 posti di lavoro ma è
in discussione tutto l’indotto agro-alimentare che occupa più di 5000 addetti; per questo va in crisi un settore alimentare strategico per la regione e per
la provincia e anche per il centro Italia.
Devono chiedere scelte economiche che
garantiscono la continuità produttiva.
La loro occupazione deve avere il presupposto di ripresa di tutto
un comparto, consapevoli
che stanno in un mercato
non più solo nazionale ma
europeo.
Mettere in crisi un mercato
del lavoro che nel periodo
caratteristico dell’estate richiamava operai stagionali
da tutta la vallata, polmone occupazionale per la
zona è un danno enorme
per l’economia della città e
della Vallesina. La Sadam
di Jesi era stato assicurato
che non fosse in discussione per la tecnologia e per la
capacità produttiva. Che cosa è successo ora? Cosa è cambiato? Si lavorano
troppe poche tonnellate di barbabietole
e tale investimento non regge ai costi
di produzione? Quale alternativa ha
l’azienda? L’affermazione di un stabilimento poco sfruttato l’ho ricavata dai
giornali che riprendevano l’analisi della
direzione della Sadam che non specifica i modi e le possibilità di recuperare
una produzione che non si estende soltanto alle Marche ma che proviene da
tutto il centro Italia. Zuccherifici come
quelli di Fano e di Fermo li hanno chiusi perché tecnologicamente non erano
adeguati. Mentre quello di Jesi giudicato tecnologicamente all’avanguardia
era stato salvato perché poteva essere
facilmente convertito in produzioni
sempre legate alla distillazione.
Dal pessimismo derivato dalla mia
esperienza che mi ha portato a cambiare stile e lavoro con sofferenze e speranze che ancora oggi ricordo, concludo
con la consapevolezza che non deve
venir meno la solidarietà e l’unità. In
un momento come questo, mi sento
profondamente vicino a chi lotta per il
proprio lavoro e ha tutta la mia solidarietà, di un vecchio “operaio” che ha
vissuto il dramma di chi voleva solo il
diritto di “lavorare”.
Remo Uncini
Nella foto Avv, l’impianto di cogenerazione per la produzione di energia
elettrica, la Turbogas, che rientra
nel piano energetico regionale e ha
un ruolo importante nel soddisfare
il fabbisogno provinciale.
E
Insieme per evitare
la chiusura dello zuccherificio
rano molti anni che la
sala del Consiglio del Comune di Jesi non vedeva una
affluenza così massiccia: domenica scorsa in tanti hanno
risposto alla convocazione in
seduta straordinaria del consiglio comunale da parte del
presidente Paolo Cingolani
per discutere sulle problematiche occupazionali determinatesi allo Zuccherificio
Sadam di Jesi. Sono stati invitate le istituzioni pubbliche,
le associazioni di categoria, le
organizzazioni sindacali, i lavoratori e la cittadinanza.
Con tutti i consiglieri comunali e il sindaco Fabiano Belcecchi hanno preso parte ai
lavori i parlamentari marchigiani, gli onorevoli Cesini, Casoli, Amati, Galeazzi, Ciccioli,
Maderloni, i senatori Cascia,
Magistrelli, Calvi, la presidente della Provincia Casagrande,
il Presidente del Consiglio
Regionale Bucciarelli, i consiglieri regionali Badiali, Rocchi,
Mammoli, Benatti, Bandoni,
l’assessore regionale Ascoli, la
parlamentare Europea Sbarbati, i Sindaci di Chiaravalle,
Filottrano, Monsano, Monte
Roberto, i Sindacalisti regionali di categoria e territoriali,
i rappresentanti delle associazioni dei bieticoltori, dei trasportatori, degli artigiani.
L’assemblea ha affrontato il
tema della possibile chiusura
della Sadam che ha posto Jesi
e la Vallesina di fronte ad una
drammaticità occupazionale
che da molti anni non viveva. Il Sindaco ha comunicato
che il 17 gennaio a Roma ci
sarà una riunione tra l’Azienda con il Ministro De Castro
e il Sindacato e le varie associazioni e amministrazioni per valutare la situazione.
Tutti sono consapevoli che la
vertenza non vede soltanto
coinvolti poteri locali e nazionali, ma che essa parte da una
decisione presa dal Governo
Europeo che ridisegnando le
quote sia di coltivazione e sia
di trasformazione delle barbabietole ha imposto all’Italia
una riduzione.
Il Sindaco di Jesi ha posto alcuni obiettivi da perseguire
ed essi sono garantire l’unità
d’azione sia politica e sia sindacale e garantire la campagna saccarifera per il 2008 e
i quantitativi da raggiungere
che l’azienda ha posto per
proseguire la sua attività dai
10.500 tonnellate di barba-
bietole per proseguire non in
perdita a 15.000 tonnellate da
trasformare.
Nel corso dell’assemblea è
stato ricordato che l’azienda
nel dicembre del 2007 sottoscrisse un accordo per il
proseguimento dell’attività e,
qualora avvenisse la chiusura
dello stabilimento saccarifero,
l’amministrazione metterebbe in discussione il proseguimento dell’attività industriale
della “Turbogas” che nacque
come supporto e garanzia per
l’attività saccarifera. Un impegno comune è stato espresso
a difesa di tutti i posti di lavoro cercando di coordinarsi in
una “filiera di interessi” che
vede coinvolti agricoltori, trasportatori, dipendenti e tutte
le forze amministrative. Non
può essere la data del 2008
come definitiva della vertenza consapevoli che si deve
fare ogni sforzo per poter far
proseguire l’attività nello stabilimento di Jesi oltre il 2011,
data che il Governo Europeo
ha posto come fine per riordinare il comparto. Questo
è possibile se la suddivisione
delle quote vede Jesi con un
maggior utilizzo dell’impianto
dato anche da una incentivazione maggiore per coltivare
le barbabietole in alternativa
ad altri cereali.
Il Consiglio Comunale ha votato all’unanimità l’ordine del
giorno che “impegna l’amministrazione a mettere in atto
tutte le possibili iniziative per
far recedere l’Azienda dalla sua scelta, ovvero attivare
tutti gli strumenti amministrativi, politici e giuridici, a
partire dalla rigorosa applicazione della Convenzione per
la costruzione della Centrale
Turbogas, al fine di scongiurare qualunque ipotesi di dismissione dello stabilimento
di Jesi, tenuto conto anche
della disponibilità dimostrata
da tutte le componenti istituzionali e produttive”.
Il sindacato di categoria rappresentato da Mohamed El
Hasani della Flai Cgil ha rivendicato che in un accordo
quadro Europeo si era stabilito che in Italia ci fossero quattro industrie di trasformazione al nord, una al centro e
una al sud e con quella scelta
lo stabilimento di Jesi era salvo. Il sindacato vuole che si
rispetti quell’accordo. Non accetta scorciatoie economiche
per poter acquisire un premio
per interruzione di
attività (90
milioni di
euro) dati
dal Governo Europeo senza
avere nessun piano
di riconversione,
mettendo
l ’e c o n o mia dello
zucchero, che impiega quasi
5000 addetti, in condizioni
drammatiche, togliendo l’ossigeno economico a tutta la
Vallesina.
L’On Casoli sottolinea che
in questa vertenza politica e
amministrativa non c’è “destra o “sinistra” ma il “territorio” e che tutti i politici di
ogni schieramento si devono
sentire impegnati per la difesa e per lo sviluppo. Auspica
il senso di responsabilità da
parte degli industriali che non
possono usare il territorio
a loro piacere, ma che sono
responsabili di fronte a tutti
nelle scelte industriali.
La presidente della Provincia
esprime perplessità riguardo
all’ipotesi di possibile riconversione.
La vertenza presenta difficoltà
che coinvolgono non soltanto
il territorio ma le politiche
nazionali del comparto agroalimentare. Gli interessi per
non perdere quote del Governo Europeo che vanno sia a
chi coltiva sia a chi trasforma
complicano la situazione; gli
operai e i trasportatori insieme agli artigiani e a tutti gli
avventizi in contrapposizione
verso l’azienda e anche una
parte di coltivatori che vorrebbero cogliere il contributo
europeo e riconvertirsi verso
altre produzioni..
Alcune domande sorgono:
c’è possibilità di modificare
le decisioni del Governo Europeo? Quanto condiziona
questo contributo europeo
nei confronti della Sadam
che in alternativa non ha posto nessun piano industriale
alternativo? Serve spostare la
data di un anno? Si garantisce
la campagna del 2008 ma tutti
sono consapevoli che il 2009,
2010 e il 2011 sono a rischio
perché la comunità europea
vuole rimanere ferma alle
quote stabilite.
E’ possibile incentrarsi su una
riconversione e impegnare
l’azienda in un piano industriale con un stabilimento all’altezza di fare qualsiasi produzione sempre nel comparto
agro-alimentare?
Il pericolo di perdere lo stabilimento della “Sadam” è reale. Ricadrebbe sull’economia
della città che si sente vicina a
tutti coloro che sono coinvolti
e vogliono che lo “zuccherificio” rimanga perché esso
oltre ad essere un pezzo della
nostra storia è anche una fonte occupazionale di enorme
valore.
I lavoratori devono trovare
certezza. Essa va costruita
con una città solidale, come
ha dimostrato oggi che oltre
a stare vicino vuole essere
partecipe alle loro lotte e speranze.
Remo Uncini
Nella foto Vincenzoni, alcuni operai durate le manifestazioni dei giorni scorsi
davanti la Sadam
Per la tua pubblicità
rivolgiti a
Voce della Vallesina
12
20 gennaio 2008
Jesi
Viaggio nella storia jesina della nettezza urbana
Alfredo Ceccacci, spazzaturaio dall’animo poetico
C
on l’avvio, nella scorsa settimana, delle
indagini territoriali da parte del Cir33
Consorzio Intercomunale “Vallesina-Misa”in collaborazione con il Comune e Jesi Servizi- per l’attivazione del nuovo servizio di
raccolta domiciliare dei rifiuti, che in aprile
interesserà inizialmente una parte della città, il cambiamento comincia a concretizzarsi.
Si tratterà di un “sistema di raccolta porta a
porta per tutte le tipologie di rifiuto. Ciò comporterà la scomparsa graduale dei cassonetti
e delle campane per la raccolta differenziata
e i cittadini verranno forniti di bidoni per la
separazione dell’organico, del vetro e dell’alluminio, della carta, della plastica, dell’ Rsu
(il rifiuto residuo dalla raccolta differenziata).
Le famiglie non residenti in abitazioni condominiali avranno a disposizione dotazioni
singole consistenti in bidoncini per separare
il rifiuto già in casa propria ed esporranno
davanti alla propria abitazione ciascun contenitore quando previsto dal calendario settimanale degli svuotamenti. Lo stesso dovranno fare i residenti di unità condominiali, con
l’unica differenza che i bidoni, a eccezione del
mastellino da sottolavello per l’organico saranno in dotazione al condominio e non ad
ogni singola famiglia.”
Questo nuovo sistema di raccolta comporterà
un cambiamento dei mezzi e un aumento del
personale.
Chiediamo ad Alfredo Ceccacci - spazzaturaio per trentasei anni a Jesi, ma anche poeta
e fondatore del Circolo culturale “L’emporio
delle parole”- come vede questo cambio di
“rotta”.
“In un primo momento – commenta Ceccacci - sono rimasto senza fiato. Ho cominciato a fare questo mestiere nel 1972,
per cui ho attraversato tutte le “conquiste”
raggiunte in questo settore nel tempo per
portare ad un alto livello di automatizzazione e d’avanguardia il servizio. Tuttavia,
pensare che questo piccolo “passo indietro”
possa servire a salvaguardare l’ambiente,
mi aiuta ad accettarlo per cui dico che è
giusto che avvenga.”
Come è arrivato a fare questo mestiere?
Quando mi hanno chiamato ero un ragazzo che aveva girato un po’ l’Europa in cerca
di qualcosa che alla fine ho finito per trovare qui, nella mia stessa città. Sono nato
nello storico rione di San Pietro, nel 1945.
Ho avuto un’infanzia difficile, con genitori
separati. Da piccolo avevo “la testa buona”
-mi dicevano- però nessuna voglia di studiare. Ero molto inquieto ed indisciplinato.
Per questo sono stato in collegio, a Misano
Adriatico. Quattro anni molto duri. Sono
tornato a casa spogliato della mia personalità tanto che, parlando con la gente, tenevo gli occhi bassi. Questo fino a vent’anni,
finchè non mi sono sposato e piano piano
ho riacquistato la mia personalità, riuscendo a conseguire persino il diploma di scuola media.
E oggi?
Oggi sono un topo di biblioteca…La poesia però l’ho sempre seguita, curata: fin da
quando avevo quindici anni. Mi ha aiutato
ad esprimermi perché ero molto chiuso,
timido. È stata la mia prima interlocutrice:
mi ha dato una mano facendomi uscire dal
mio guscio, dandomi delle conferme. Tanto da spingermi ad intervenire anche nelle
riunioni sindacali: ricordo che mi scoppiava il cuore quando prendevo la parola
perché avevo paura di sbagliare, di perdere
consensi.
E poi, la storia: mi ha affascinato sempre.
Ogni volta che racconto qualcosa, in qualunque circostanza, lo faccio portandomi
dietro “ieri” perché tutto ciò che facciamo
lo prendiamo sempre dal passato: c’è sempre la “storia” che cammina con te.
Il servizio di nettezza urbana: quando comincia a Jesi?
Il servizio di nettezza urbana, proprio
come compito dell’amministrazione comunale, comincia a Jesi nel 1915. In un
libro di Vitaliano Cinti si trova l’ordinanza con cui il sindaco, allora Giuseppe Abbruzzetti, detta disposizioni sulle modalità
di raccolta.
“È assolutamente vietato - si legge – di fare
nelle strade, in qualunque ora del giorno e
della notte, depositi di spazzature, di immondezze e di qualsiasi altra materia di spurgo. I
rifiuti delle case verranno raccolti dagli spazzini, i quali annunzieranno il loro passaggio
col suono di una cornetta. A tale segnale gli cassonetti, finalmente, si poteva gettare di
abitanti delle case dovranno deporre nel- tutto: rifiuti del giardinaggio, calcinacci,
l’atrio o ingresso delle medesime i detti rifiu- oggetti che uscivano dallo svuotamento
ti in apposite casse o cesti che verranno dagli di cantine…
spazzini vuotati nei loro carretti…l’orario per Ha mai trovato qualcosa che l’ha colpita
la raccolta dei rifiuti è il seguente: dal 1. otto- molto tra le cose che la gente buttava via?
bre al 31 marzo dalle ore 9 alle ore 10. Dal 1. Siccome la paga non era poi tanto alta,
aprile al 30 settembre dalle ore 8 alle ore 9, e raccoglievamo le lattine di alluminio, il
dalle ore 16 alle ore 17.”
ferro, la carta e altro…poi le vendevamo
Da quello che so, la prima “discarica” si e con i soldi ci facevamo una bella cena.
trovava nell’attuale piazza Bramante: i Quando poi in qualche famiglia moricarretti passavano per via Piccitù, che una va una persona anziana, succedeva che
volta era proprio la via degli scopini. C’era svuotavano tutto e buttavano molta roba
uno scopino per mille abitanti e la città era nei cassonetti. Addirittura ci ho trovato
organizzata in zone.
posate di argento, oggetti in stile LiberVerso la fine degli anni ’40 Roberto Torri, ty…li davamo al rigattiere che poi ci dava
un falegname di Porta Valle, ricorda che un piccolo compenso.
gli scopini passavano con questi carretti - Ritorniamo al sistema di raccolta…
o carrioli - e li scaricavano sul lato del val- Dopo i cassonetti di plastica arrivarono
lato, poco distante da dove oggi sostano i quelli in vetro resina, più robusti. Il campullman. Erano rifiuti costituiti per lo più biamento più netto si è avuto nel duemila
dagli scarti della cucina, assieme a qual- con l’introduzione dei cassonetti in acche modesto oggetto: magari un mestolo, ciaio nichelato e dell’autocompattatore
un recipiente, delle posate... C’era tanta col cervello elettronico: un operatore solo,
miseria che i ragazzini spesso chiedevano l’autista, dal camion gestiva tutto il lavoro.
allo scopino di lasciargli portare il carret- Il personale dietro era scomparso, e i cas- 60…
to casa per casa, in
sonetti restavano Oggi, per la pulizia minuta delle strade
modo da poter arrifissi nei posti sta- più trafficate, delle scalette, ecc. lo scopiAlcuni suoi versi
vare per primi ad imbiliti: il massimo no si sposta con l’apetto o il furgoncino ..
padronirsi di quelle
dell’automatizza- Tra voi c’era spirito di gruppo?
povere cose che poi
zione.
Sì, eravamo molto affiatati, forse perché
“ ’Nte ‘na notte nera che se buga /
vendevano…Quando
C’era stato anche l’ eravamo tutti sullo stesso piano, non si
l’inverno è de casa. Le strade e le
è arrivato lei, com’era
arrivo del le cam- doveva fare la scalata... E forse questo è
colline attorno / che so’ tutta ‘n brino
la situazione?
pane
per la raccol- stato anche un po’ mortificante perché
/ ‘bbraccia ‘nte ‘na morsa senza a fa’
Nel 1972 si stava meta differenziata…
dopo anni e anni di servizio non si è avurumore ‘ssa città ‘ddormentada.
glio economicamente
Sì, attorno agli ta la possibilità di poter accedere a qualCo’ la scopa e col pensiero cerco de
però il lavoro dello
anni ’90… inizial- cos’altro, magari ad un lavoro all’interno
staccà da pe’ tera ‘sso pezzettì de
scopino restava ancomente la raccol- sempre di strutture pubbliche. E anche
carta congelado pe’ scrivece, e digo
ra molto duro. Prima
ta era sul 10% e per le sostituzioni c’erano molte difficoltà.
perdero, de la vida ch’è sgappada
che io arrivassi, i miei
si puntava al 20 Quando siete passati a Jesi servizi?
via / tutto ‘l companadigo de ll’anni
colleghi andavano pia%...oggi si guarda Siamo stati l’ultimo Comune a “privatizno per piano, portone
più in alto perché zare” la nettezza urbana. Il coordinatore
mia…”
per portone, con un
sono materiali che Bruno Scarpini era riuscito a portare il
bidone di ferro sopra
richiedono anni servizio a livelli alti, d’avanguardia. In più
le spalle - che faceva
e anni per essere potevamo operare nei paesi limitrofi. Sia“N.U.” L’ho visto scritto con lettere
uscire un gran callo
smaltiti e le disca- mo passati alla Jesi servizi nel 2004.
sbiadite sulla facciata di un camion,
sui fianchi - suonando
riche fanno presto Di quanti spazzaturai ha disposto mel’ho visto scritto sulla falda di un
i campanelli. Le pera riempirsi. Per- diamente Jesi?
logoro berretto…piccolo uomo / tu
sone uscivano e datanto, separare la Una quarantina, anche se inizialmente
sei qui dove gli altri non sono / ma il
vano la busta che essi
plastica, la carta, eravamo una cinquantina.
nobile animo che porti dentro fa di
gettavano nel bidone.
l’alluminio
dai La discarica attuale?
te l’unico re di questa lunga notte…
Facevano rampe di
rifiuti
alimenta- A Moie. Prima ce l’avevamo a Gangalìa
scale così. I bidoni veri, vegetali risulta Alta. E prima ancora, si scaricava addiritnivano svuotati in un
ormai un’esigenza tura a Ripa Bianca. Andavamo per Mazcamion grosso scoperto, che faceva delle primaria per ogni città che non abbia op- zangrugno e nella fantasia popolare allora
fermate lungo le vie. Erano in tre: l’autista tato per l’inceneritore.
quella era una zona proibita: si diceva ci
del camion, l’operatore che raccoglieva i ri- C’erano zone più difficili da ripulire?
fosse il diavolo. In effetti era tenebrosa
fiuti e quello che spazzava le vie.
Certo. Avevamo il camion apposito per perché ricoperta da una fitta boscaglia.
Poi?
svuotare i bidoni di campagna perché le
Fotoservizio di Paola Cocola
I bidoni, nel ’72, invece, erano di plastica strade erano e sono
e non si portavano più in spalla. Veniva- spesso impervie per cui
no assegnati alle famiglie ed avevano una non è possibile arrivarNell’aula magna dell’Istituto “Federico II”
capacità che andava dai 50 litri ai 100 litri. ci con quello che cirVenivano posizionati nei pressi dell’abita- colava in città. Un’altra
zione: nei cortili o all’interno dei cancelli. difficoltà era costituita
Ed entrare a volte era un problema con i dalla zona centrale, incani. Specialmente quando andavamo di terna come quella del
mattina presto che era ancora buio: non si rione San Pietro, con le
seguiva più l’orario spezzato, ma unico, e stradine strette per cui
l 7 gennaio scorso, prescominciavamo alle 5,30.
si portavano i bidoni a
so l’aula magna dell’IstiIn questi bidoni la gente gettava i rifiuti Porta Valle. Poi hanno
tuto Comprensivo “Fedeanche senza buste. Anche qui il lavoro era introdotto il camion
rico II” Jesi-Monsano, si è
duro perché dovevi comunque prende- piccolo…
svolto con grande succesre il bidone e portarlo al camion che era Per i rifiuti industriali?
so l’incontro informativo
cambiato: era coperto ed aveva una grossa C’era un camion che li
sul Metodo Montessori
bocca dietro con un meccanismo che gira- raccoglieva
appositadal titolo: “Il Bambino
va ingoiando la spazzatura che contempo- mente alla zona Zipa.
Competente di Maria
raneamente pressava. Eravamo in cinque: Eravamo sempre noi,
Montessori”. L’iniziativa è
l’autista e quattro dietro, di cui due anda- comunque: prima si ristata presa in concomitanvano avanti per prelevare ed ammucchiare puliva la città e poi si
za del centenario – aperi bidoni in dei punti di raccolta; e altri due andava a raccogliere
tura a Roma della “Casa
che li svuotavano nel camion. In seguito anche i rifiuti delle indei bambini” – di questo
arrivarono le buste nere per evitare che si dustrie.
metodo. L’incontro, presporcassero. Parliamo degli anni 80… Il Scompare lo scopino?
sieduto anche dalla dott.
lavoro si era velocizzato ma non bastava Con l’evento dell’autossa Raffaela Maggi in raplo stesso perché intanto anche i rifiuti era- compattatore, lo scopresentanza dell’Ufficio negli anni precedenti: preno aumentati. Non era più il solito rifiuto pino non scompare. Lo
Scolastico Provinciale di stito di materiale didattiorganico, ma c’era vetro, carta, plastica, scopino e il vigile diciaAncona, ha visto la par- co specifico, libri, riviste
cartone, scatolette di rame, lattine di al- mo che erano le prime
tecipazione di numerosi specializzanti, materiale
luminio…e la spazzatura del giardinaggio. due persone che chi vedocenti del territorio della informativo e sussidi, sofMano a mano che aumentavano i rifiuti au- niva da fuori incontrava
Vallesina.
tware, ausili, formazione.
mentava la capacità dei contenitori. Così si per strada, e al quale la
L’obiettivo principale del Inoltre offre l’apertura di
passò ai cassonetti. Mi colpiva questo fat- gente di tutti i giorni
C.T.I. (Centro Territoriale uno sportello di consulento che più si aumentava il contenitore più si rivolgeva per sapere
per l’Integrazione) è quel- za: “Conversazioni a THEquesto non bastava mai… I primi erano di qualcosa: “ Oh, scopino,
lo di far conoscere questo ma” per riconoscere nei
plastica e venivano sempre trasportati su mi sai dire…” ti appellametodo ed organizzare bambini le difficoltà di apruote dagli operatori nei punti di raccolta; vano. Era una presenza
in futuro un corso di spe- prendimento specifiche; è
qui venivano imbracati da altri due opera- quotidiana,un punto di
cializzazione sul Metodo un punto di informazione
tori che li accompagnavano mentre il brac- riferimento, forse anche
Montessori. Per l’anno a cui i genitori e gli insecio semiautomatico li tirava su. Svuotati, più popolare del vigile
scolastico in corso, il C.T.I. gnanti possono rivolgersi.
venivano ricollocati nei cortili…in questi di quartiere degli anni
conferma l’attività svolta
Paola Cocola
Incontro informativo
sul Metodo Montessori
I
In dialogo
Opinioni
a confronto
13
20 gennaio 2008
In questa rubrica diamo spazio a lettere, opinioni o contributi dei lettori, purchè non inviati anche ad altri giornali. Chiediamo
agli scriventi di essere sintetici. Scritti troppo lunghi potrebbero non trovare spazi o essere necessariamente tagliati. La
pubblicazione non significa condivisione dei contenuti. Gli scritti si possono inviare per email a
[email protected]
Le lettere, per essere pubblicate, devono contenere esplicitamente il nome, l’indirizzo e il numero di telefono del mittente
Senza lavoro e senza pensione
Nella rubrica “Opinioni e confronti” del numero scorso, don la sua funzione è quella di assicurare un reddito, circa
Giuliano Fiorentini presenta il problema di un lavoratore ri- l’80% della retribuzione mensile percepita in attività lamasto disoccupato e senza possibilità di ottenere alcuna pen- vorativa, durante il periodo da utilizzare per la ricerca di
sione. Di seguito riportiamo i contributi di Giorgia Barboni una nuova occupazione) ha una durata di:
sulla situazione dei cosiddetti lavoratori anziani in Italia e -12 mesi se il lavoratore ha meno di 40 anni di età
in Europa e di Gianfranco Pigliapoco sui diritti dei lavorato- -24 mesi se il lavoratore ha tra i 40 anni ed i 50 anni di
ri dipendenti che cessano l’attività per licenziamento.
età
-36 mesi se il lavoratore ha più di 50 anni di età
Il mercato del lavoro: la situazione dei lavoratori “anzia- I suesposti requisiti debbono esserci alla data in cui si
ni”
viene collocati in mobilità.
Non potendo, purtroppo, trovare concreta soluzione al Sono inoltre previste dalle attuali normative di legge alproblema sollevato, questo breve trafiletto si configura cune particolari situazioni (molto rare) in cui viene sancome una panoramica della situazione dei cosiddetti la- cita la possibilità di anticipare la data della pensione (covoratori anziani, in Italia e in Europa, per spiegare e ap- siddetti prepensionamenti) in deroga ai normali requisiti
profondirne le cause, e trovare delle possibili risposte.
di contribuzione e di età.
Il mercato del lavoro europeo, e in particolare quello ita- L’essere posti in mobilità e percepire, ove previsto, la reliano, sono tra i più rigidi esistenti. Per “rigidità” inten- lativa indennità economica, non fa “nascere” nessun didiamo quella particolare caratteristica per cui il mercato ritto pensionistico diverso da quello sancito dalla regola
non risponde a quelli che vengono definiti “shock”: ovve- generale; per cui attualmente è possibile essere collocati
ro, il mercato, a fronte di licenziamenti, non è in grado di in pensione possedendo i seguenti requisiti:
ricollocare le persone disoccupate in poco tempo. Il pro- -35 anni di contributi e 58 anni di età per la pensione di
blema può essere spiegato, almeno in Europa, dal fatto anzianità
che le istituzioni del mercato del lavoro hanno privilegia- -20 anni di contributi e 65 anni di età se uomo e 60 anni
to la giustizia sociale piuttosto che l’efficienza economica: di età se donna per la pensione di vecchiaia.
ecco perché parole come “mobilità” e “flessibilità” hanno
acquisito un significato solo dopo profondi cambiamenti Vorrei infine ribadire che questa nota non ha la pretenei welfare state degli ultimi dieci anni, prima dei quali sa di essere tecnicamente esaustiva del problema né di
era quasi impensabile ipotizzare la propria carriera come fornire soluzioni di carattere sociale alle quali debbono
fatta di tante esperienze differenti, sia nel tempo che nel- dare risposte altri soggetti (istituzioni-associazioni ecc.),
lo spazio
ma solo quella di fornire ulteriori informazioni utili per
Se per le nuove generazioni “flessibilità” è un imperati- sviluppare il dibattito che don Giuliano Fiorentini ha
vo, così non è per chi già lavora, o, peggio ancora, per sollecitato. Mi auguro che la partecipazione al dibattito
chi perde lavoro in età avanzata. La disoccupazione in sia ampia e che la situazione personale citata, certamenetà matura (e qui veniamo a noi) è infatti un problema te non unica in Italia, trovi una soddisfacente soluzione
che si sta diffondendo sempre di più, in Italia e in Euro- anche se probabilmente la soluzione al problema non è
pa: si tratta di persone di età compresa tra i 45 e i 65 anni, locale ma nazionale (servono apposite norme di legge).
troppo giovani per la pensione e troppo anziani per conGianfranco Pigliapoco
tinuare a lavorare. Nella comunicazione del marzo 2004,
la Commissione europea responsabile per l’occupazione
e gli affari sociali ricordava che, per raggiungere l’obiettivo generale di un tasso di occupazione del 70 per cento
nel 2010 fissato nel marzo 2000 dal Consiglio europeo
di Lisbona, è essenziale aumentare la partecipazione dei
lavoratori anziani.
Con il costante allungamento della durata della vita, il
lavoro dovrebbe poter essere considerato tenendo conto del ciclo di vita completo e permettendo meccanismi
flessibili di tempo parziale e di interruzione della carriera. Nell’economia globalmente intesa, aumentare il tasso
di occupazione dei lavoratori anziani significa crescita
economica, gettito fiscale e sistemi di protezione sociale,
finalizzati a garantire pensioni di livello adeguato.
In Italia, dai dati forniti da Confindustria, si ricava che
solo uno su quattro di questi lavoratori ha qualche reale
possibilità di trovare una nuova occupazione. Il problema poi si pone in modo più accentuato per i lavoratori
in età matura espulsi individualmente rispetto a quelli
che hanno subito la stessa sorte, ma con grandi gruppi
industriali.
Sono dunque necessarie misure specifiche, volte a migliorare la formazione di questi anziani, il cui potenziale
produttivo non è sminuito dall’età, ma dalle conoscenze
considerate ormai “superate”.
Problema, questo, risolvibile attraverso servizi di orientamento, formazioni specifiche, riqualificazioni esterne,
organizzazione del lavoro e formazione. Si tratta di caratteristiche fondamentali della qualità del lavoro, strategiche per il rientro nel mercato.
Il governo italiano ormai da alcuni anni, come da indicazione dell’Unione Europea, si sta muovendo in tale
direzione: purtroppo però la risposta del mercato è molto lenta, se non ritardata, e questo genera pesanti ripercussioni in tutta l’economia e, in particolare (mi rivolgo
al nostro caso) per coloro che vivono questi disagi sulla
propria pelle.
Giorgia Barboni
Indennità di disoccupazione e indennità di mobilità
Non ho le competenze per entrare nel merito di quanto
accaduto ma posso soltanto evidenziare gli aspetti tecnici del problema rimandando ad altri soggetti ‘l’aspetto
sociale ’. I lavoratori dipendenti che cessano l’attività per
“licenziamento” hanno diritto all’indennità di disoccupazione o all’indennità di mobilità.
Per aver diritto alla prima prestazione occorre possedere
determinati requisiti contributivi e la relativa indennità
economica (oggi pari a circa il 50% della retribuzione
percepita) ha una durata limitata nel tempo (oggi circa
10 mesi). Per ottenere la seconda prestazione (prevista
dalla legge n.223 del 23 luglio 1991) è necessario che la
ditta abbia seguito una determinata procedura prima di
licenziare i lavoratori e che i lavoratori si siano iscritti
nelle speciali liste presso la Direzione regionale del lavoro.
La indennità di mobilità, generalmente (ricordiamo che
Corso matteotti:
interventi strutturali
In merito ai lavori di sistemazione del Corso Matteotti,
riceviamo un contributo del
Consigliere Binci che fa seguito ad uno scambio di opinioni
con Massaccesi.
Caro Vittorio, ho letto il tuo
articolo sul precedente numero di Voce della Vallesina in cui ho riscontrato che
le mie parole sulla sistemazione del Corso Matteotti
sono state completamente
travisate, giungendo a conclusioni opposte alle intenzioni.
Che l’intervento per la sistemazione di Corso Matteotti e più in generale del
Centro storico sia una priorità è una cosa di cui sono
assolutamente convinto, in
quanto penso sia necessario
che la città di Jesi si presenti
all’appuntamento del 2010
delle celebrazioni di
Pergolesi, con un centro storico sistemato.
Per fare tale investimento in maniera
definitiva
occorrerà
intervenire in maniera strutturale nel sottosuolo per la sistemazione dell’impianto
fognario ecc., intervento
questo che dovrà fare Multiservizi, sulla quale occorre
esercitare tutte le “pressioni”
politiche necessarie affinché
tale investimento rientri in
quelli programmati dalla
stessa società.
Infine, come detto in precedenza, intervenire con
un’ottica di sistema (Corso
Matteotti, Corso Vecchio
e Via Cavour) significa fare
degli investimenti tra loro
coerenti e di lungo periodo.
Con queste riflessioni spero
di aver chiarito il mio pensiero e in quale direzione
sono impegnato in vista
della definizione degli investimenti da prevedere nel
bilancio 2008.
Andrea Binci
Presidente Commissione
Consiliare III Urbanistica e
LL.PP.
14
20 gennaio 2008
Pagina Aperta
Jesi – Il Palazzo e dintorni
AGENDA
Il Santo del giorno
giovedì 17 gennaio sant’Antonio Abate, venerdì 18
santa Liberata, sabato 19 santa Maria, domenica 20
santi Sebastiano e Fabiano, lunedì 21 santa Agnese,
martedì 22 san Vincenzo Martire, mercoledì 23 santa Emerenziana, giovedì 24 san Francesco di Sales,
venerdì 25 conversione di San Paolo Apostolo, sabato 26 santi Tito e Timoteo, domenica 27 sant’Angela
Merici.
Farmacie di turno a Jesi
(dalle 19,30 e notte)
Giovedì 17 gennaio Comunale 1, venerdì 18 Cerni,
sabato 19 Comunale 2, domenica 20 Grammercato,
lunedì 21 Coppi, martedì 22 Moretti, mercoledì 23
Coppi, giovedì 24 Coppi, venerdì 25 Calcatelli, sabato 26 Coppi, domenica 27 Comunale 1.
Farmacie di turno in Vallesina
Giovedì 17 gennaio Macine, venerdì 18 Lucarelli,
Moie, sabato 19 Angeli, domenica 20 Poggio San
Marcello, lunedì 21 Castelbellino, martedì 22 Pianello, mercoledì 23 Montecarotto, giovedì 24 Moie
(Angelico), venerdì 25 Macine, sabato 26 Moie (Lucarelli), domenica 27 Comunale 1.
Opinioni a confronto
Corso Matteotti
Caro signor Catone il Censore, non si stupisca
più di tanto. Ormai l’avevamo capito da tempo
- tranne Lei evidentemente - che questa amministrazione “amministra” solo quello che Le interessa.
Ma quale “Matteotti cursum renovandum”! … le
panchine, …gli alberi, …il salotto jesino! Non
c’hanno più una lira! Anzi no – notizia di oggi
– qualche risorsa c’è , per poter attivare una
squadra “tappabuche”. In compenso hanno investito 700.000 Euro delle nostre tasse per tenere
altri quattro anni un direttore di cui Jesi non ha
necessità. Jesi non è Roma … e il corso Matteotti
non è Cartagine.
Forse, signor Catone, poteva essere più prudente
quando, nelle ultime elezioni, si dava da fare con
passione, anche dalle colonne di questo settimanale, per farli rieleggere tutti. Quello che interessa è solo andare avanti con il Piano regolatore:
tutto il resto - canta Califano - è noia! Le consiglio un nuovo tormentone: censeo civicum consessum aesinum renovandum.
Ma temo che, anche in questo caso, nessuno Le
darà ascolto.
P.M.
Centro turistico giovanile
“Scoprire e gustare il vino”
“Il vino come patrimonio
storico e culturale del
nostro territorio e come
fenomeno sociale moderno”: cinque serate-incontri al Centro Turistico
Giovanile “Vallesina” di
Jesi, per parlare del vino,
della sua cultura e del territorio.
In queste serate si parlerà
di qualità garantita e certificata, si racconterà delle
Docg, dei vini Doc e degli
Igt, cioè i vini da tavola
con indicazione geografica di provenienza, spesso
contraddistinti dal riferimento al vitigno impiegato. Un panorama ampio e
variegato, che interesserà
tutte le regioni Italiane, da
Nord a Sud, con un unico
filo conduttore, quello del
binomio tra vino e territorio, un rapporto inscindibile che va oltre il valore qualitativo delle produzioni, e coinvolge l’identità dello stesso territorio,
con la sua storia, le sue
tradizioni, la sua cultura
e il suo ambiente. Gli in-
contri si svolgeranno alle
ore 21 presso la sede del
Centro Turistico Giovanile “Vallesina” sita a Jesi in
Via Ancona 17 bis , in appositi locali preparati per
l’occasione con oggetti e
libri sul tema.
Il calendario degli incontri è il seguente:
29 gennaio: Champagne e
spumanti
4 febbraio: I vini bianchi
12 febbraio: I vini rosati
ed i vini rossi giovani
19 febbraio: I rossi da invecchiamento
26 febbraio: I vini dolci
Al termine degli incontri
sarà valutata la possibilità
di una visita presso una
delle migliori cantine del
nostro territorio
Per informazioni ed iscrizioni tel. 0731/215917
fax 0731/221161 oppure
presso la sede CTG a Jesi
in Via Ancona n. 17/bis il
lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17 alle ore 19.
Email: [email protected] Sito: www.
ctgjesi.com
Ma no! Non fate così
amici diessini!
Cari signori ex diessini,
oggi in diaspora verso
il Pd, Rifondazione e altrove:
che vi appelli “Signori” non deve dispiacervi perché scopro con
soddisfazione che avete
abbandonato
definitivamente il principio
che la proprietà è un
furto. Scopro che ne
avete tanta di proprietà
e non sapete nemmeno come spartirla tra
di voi, oggi che siete un
po’ sparpagliati. Ma vi
pare proprio che il metodo migliore sia quello
delle carte bollate? Ma
su! Non scherziamo. Vi
mangeranno tutto gli
avvocati. Il problema
della spartizione dei vostri beni va risolto…tra
compagni che devono
manifestare un certo
distacco dal possesso
dei beni, altrimenti vuol
dire che del passato
ideologico in voi non c’è
rimasto proprio niente!
Oddio: se così fosse, potrebbe anche essere la
prova del nove che Berlusconi ha torto marcio
chiamandovi ancora e
sempre comunisti.
Non intendo entrare nel
merito delle vostre proprietà. Però una proposta semplice semplice
per spartire con giustizia il tutto (Casa del Popolo, sezioni, lingotti e
altro) ve la voglio offrire, gratis et amore dei.
Si prendano gli elenchi
degli iscritti prima della
diaspora, per esempio
quelli del marzo- aprile
2007. Si faccia la somma
di quanti hanno aderito
al Pd e di quanti hanno
aderito alla sinistra. In
proporzione agli aderenti all’una o all’altra
parte, si distribuiscano
le proprietà. Certo, bisogna anche calcolare
il valore delle stesse, un
calcolo che deve tener
presente sia il valore
e conomico-commerciale sia quello politico (perché avere una
sezione localizzata in
una zona piuttosto che
in un’altra dà un valore
diverso). Insomma: a
ciascuna proprietà dare
un punteggio che sia la
somma dei due valori sopradetti. Poi, calcolando un punto per
iscritto, l’assegnazione
delle proprietà sarà un
gioco! Gli eventuali
sbecchi vanno compensati con qualche euro.
Il mio metodo vi offre
enormi vantaggi: vi fa
risparmiare tempo e
soldi, salva la solidarietà politica, non scandalizza i vostri elettori, dà
esempio di fratellanza
a tutta la città e provincia, offre un metodo
che sarà copiato da tutti i partiti italiani che si
trovano nelle stesse vostre condizioni (e sono
tanti!)
***
Et censeo Matteotti
cursum renovandum
v.m.
Rifiuti, solidarietà con la Campania
A Maiolati e Corinaldo
750 tonnellate
La presidente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, ha condotto lunedì scorso un tavolo di concertazione sulla questione dei rifiuti, dopo l’accordo stipulato
con la Regione Marche per esprimere solidarietà alla comunità della Campania.
Dall’incontro tra la presidente e i sindaci dei Comuni di
Corinaldo, Livio Scattolini, e di Maiolati Spontini, Giancarlo Carbini, cui hanno partecipato anche il vice presidente della Provincia Giancarlo Sagramola e l’assessore
all’Ambiente Marcello Mariani, è emersa la disponibilità
della Provincia di Ancona ad accogliere, per le ragioni di
solidarietà e responsabilità espresse nell’intesa, un quantitativo massimo di rifiuti pari a 750 tonnellate. Una disponibilità, che la presidente Casagrande dà “a condizione che le garanzie siano sotto l’aspetto finanziario date
attraverso garanzie bancarie o assicurative, sotto l’aspetto ambientale e di legalità attraverso un controllo preventivo sia in partenza da parte delle autorità della Campania, sia in arrivo prima del conferimento in discarica
da parte dell’Arpam automezzo per automezzo, a verifica
della correttezza della tipologia di rifiuto”.
Monsano
Con il Sole si guadagna
10.126 kw/ora prodotti, per un risparmio/guadagno di 6.208
euro e 5,5 tonnellate di anidride carbonica in meno immesse in atmosfera. Questi i “numeri” principali, aggiornati allo
scorso 31 dicembre, dell’impianto fotovoltaico installato presso la scuola materna di S. Maria, entrato a regime a febbraio
del 2007. Numeri importanti che testimoniano la bontà della
scelta fatta dall’Amministrazione. L’impianto, costantemente
monitorato e in collegamento “on line” con un display informativo presso il centro storico, permette di rendere il plesso
scolastico completamente autonomo dal punto di vista energetico, e di immettere in rete l’energia superflua prodotta.
Dopo l’introduzione del sistema di gestione dei rifiuti con il
metodo “porta a porta”, Monsano ha fatto ancora una volta
da “apripista”, dimostrando che operare a favore dell’ambiente è possibile.
FOCARELLI
OTTICA
15
Sport
20 gennaio 2008
RUGBY SERIE C 2^ giornata di ritorno – domenica 13 gennaio
VOLLEY E sabato ritorno di Coppa contro Imola
I
n attesa della ripreimpegno piccolissisa del campionato,
mo e che facciamo
prevista per domevolentieri, sapendo
nica 27, la Monte
che magari può renSchiavo Banca Mardere più piacevole il
che si è dedicata in
soggiorno forzato in
questi primi giorni di
ospedale dei bimbi”.
gennaio, ai bambini
Il capitano Elisa Tomalati. Mercoledì 10,
gut (nella foto di
Togut e compagne
Magliola, mentre
hanno fatto visita ai
consegna il gagliarbambini ospiti deldetto al direttore del
l’ospedale “Salesi” di Ancona. Le “prilline” “Salesi”, Franco Dolcini) è poi andata a far
sono state accolte dai bimbi, che le atten- visita direttamente nei reparti ai bambini
devano nella “sala dei giochi”, e si sono di- che non potevano raggiungere la ludoteca,
vertite con loro. “E’ stato un bel pomerig- suscitando grande gioia fra i corridoi delgio – ha detto Raffaella Calloni – e credo la struttura e donando gadget e caramelle
sia un’esperienza assolutamente da ripe- a tutti i bambini.
tere, se ce ne sarà la possibilità. Sono con- Oggi, sabato 19 gennaio, le “prilline” tortenta che ci siano iniziative di questo tipo nano il campo al PalaTriccoli per la gara
da parte della Monte Schiavo, perché è di ritorno degli ottavi di Coppa Italia conuna bellissima cosa far felici i bambini, ve- tro Imola (ore 20.30). Mercoledì 16 si era
derli sorridere anche se magari non stan- giocata l’andata in Emilia.
no passando un bel periodo. Per noi è un
Gip
l 2008 inizia sotto i migliori auspici
per la Baldi-Esaleasing Rugby Jesi.
Infatti, alla ripresa del campionato dopo la sosta per le festività,
i leoncelli, con una prova tutto
cuore e grinta, hanno sconfitto
la capolista Paganica.
Prima della cronaca dell’incontro,
è opportuno indicare due importanti novità avvenute nella società
jesina: la prima riguarda il debutto
come main sponsor del marchio
Baldi Ristorazione; la seconda,
e peraltro del tutto inaspettata,
concerne le dimissioni presentate per motivi personali dall’allenatore Marco Montesi, a seguito
delle quali la società ha affidato la squadra
alle cure del direttore tecnico Peter Cunnington.
Passando alla cronaca della partita, occorre
segnalare che le due formazioni iniziavano
il primo tempo sui binari di un sostanziale
equilibrio, costruendo entrambe il proprio
gioco essenzialmente sul pacchetto di mischia, viste le pessime condizioni del terreno di gioco per la pioggia. Questo, però,
avveniva per i primi dieci minuti, dopo i
quali i leoncelli, grazie al prezioso lavoro
degli avanti, prendevano in mano il bandolo del gioco costringendo gli Abruzzesi
sulla difensiva nella loro metà campo. Il
pacchetto avversario, non riuscendo ad arginare la grande pressione di quello jesino,
commetteva una serie di falli, di cui uno
fruttava un calcio di punizione da posizione favorevole che Iacob trasformava portando i primi tre punti sullo score leoncel-
lo, risultato che gli uomini di mister Cunnington riuscivano ad
amministrare fino alla fine del
tempo. Nella seconda frazione
il Paganica aveva una reazione
veemente, tanto che costringeva i locali sulla difensiva per i
primi dieci minuti, senza però
mai riuscire a perforare la difesa. Da questo momento in poi
la Baldi-Esaleasing Rugby Jesi saliva in cattedra e si portava in
pianta stabile sulla metà campo ospite. Al 60°, dopo l’ennesima palla conquistata dal
pacchetto di mischia, Iacob si
incuneava nella difesa abruzzese e con uno slalom di venti metri tra gli
avversari marcava una splendida meta fissando il risultato, poi definitivo, sull’ 8 a 0.
Il Paganica, mai domo, abbozzava una reazione senza riuscire ad impensierire più di
tanto la compagine jesina. Ottima è stata
la prestazione di tutti, ma una particolare
menzione deve essere fatta per gli avanti
che, con grinta, cuore e grande sacrificio
hanno dominato il pacchetto avversario.
La Baldi-Esaleasing Rugby Jesi, sebbene
permanga ancora in terza posizione, si è
avvicinata ancora di più alla vetta, ora occupata dal Gran Sasso al quale, tra quindici giorni, renderà visita in un gara che si
preannuncia interessante e quasi cruciale
per il passaggio alla fase successiva.
Domenica, invece, i leoncelli saranno impegnati fuori casa sul terreno della Sambenedettese, in un derby sempre insidioso.
Gianni Filonzi
Calcio Eccellenza, promozione,
prima e seconda categoria
CALCIO
L’
andatura dell’anno nuovo non
frena, anzi … aumenta insistendo con tre vittorie consecutive
e segnature a valanga.
La Fermignanese veniva al Carotti
con un gradino in più da aumentare o almeno da difendere, ma
contro i Leoncelli di questa tornata nulla ha potuto: è tornata a casa
con cinque sigilli sulla valigia e con
due punti in meno dei nostri.
La Jesina, al fischio dell’arbitro, è
partita all’arrembaggio, decisa a
vincere. Gli ospiti hanno tentato
il contenimento, ma, appena si è
aperto uno spiraglio, il bomber
Crispino ben lanciato da Borrelli sigla l’inizio della cinquina: al 6’
è già 1-0 per noi, tra il tripudio di
cinquecento e più tifosi. La facilità con cui la Jesina si è trovata in
vantaggio illude i leoncelli, i quali
si impegnano leziosamente in tutto il primo tempo, giostrando di
fioretto, senza colpo ferire. E il mister jesino, Trillini, freme e alza la
voce per scuotere i nostri.
Al ritorno dallo spogliatoio, la mu-
sica cambia: allo scadere del 60’,
Borrelli dà il la con un gran tiro
sotto l’incrocio dei pali ed è 2-0
indiscutibile. Ormai il Fermignano, pur impegnandosi, capisce che
è giornata grande per gli jesini e
deve abbassare bandiera: 3-0 ancora con Crispino al 72’; 4-0 all’86’
con autorete e 5-0 al 90’ con altra
autorete: quasi a dire che la Jesina
ha travolto e surclassato i fermignanesi. Ma attenzione al troppo
entusiasmo!
Oggi ci aspetta il Montegiorgio,
che ha soltanto un punto meno di
noi.
Vir
Promozione
Una doppietta di Ruggeri al 10’
e al 21’ ha rilanciato sul campo
di Calcinelli la nostra Vallesina,
che ha riscattato la brutta partita
sprecata a Castelfidardo. Il gol dei
locali non è servito (1-2).
Prima categoria
Vince il San Marcello a Borghetto (0-1). Monserra in casa batte il
San Biagio (3-1). In casa del Brandoni, Cupramontana, pur ribattendo colpo su colpo, non ce la fa
(3-2).
Seconda categoria
Il derby cittadino Aurora Jesi
– Borgo Minonna va ai padroni di
casa (2-1). Sampaolese batte l’Aesina (3-2). Pareggio tra Monsano
e Virtus (1-1). Altrettanto fra Castelbellino e Palombina (1-1).
Nella foto il mister della Jesina
Calcio, Giovanni Trillini
Monte Schiavo in visita al “Salesi”
I
BASKET Jesini qualificati alle finali di Coppa
La Fileni Bpa ospita la Montecatini
U
na grandissima
Fileni Bpa, battendo Caserta 98 a
77, ha conquistato il
biglietto per le final
four di Coppa Italia
di Lega due, in programma a marzo.
Domenica scorsa,
al PalaTriccoli gli
jesini hanno fatto
un sol boccone dei
campani. “Abbiamo giocato
cercando di correre il più
possibile – ha detto coach
Capobianco – E’ stata una
gara di intensità e cuore”.
Tra i protagonisti della vittoria, David Moss (nella
foto), autore di 31 punti.
La classifica alla fine del
girone di andata: Soresina
22 punti; Ferrara e Sassari
20; Fileni Bpa Jesi, Reggio
Emilia, Caserta e Pistoia 18;
Pavia e Casale 16; Fabriano
e Rimini 14; Imola 12; Veroli 10; Montecatini 8; Livorno e Novara 6 punti.
Oggi, domenica 20 gennaio,
gli arancio-blu ricevono la
visita del Montecatini (ore
18.15). In Toscana finì 80
a 72 per gli jesini. I terma-
li allenati da Melillo,
per raggiungere la
salvezza si aggrappano all’esperienza di
Andrea Niccolai. Ex
di turno è Ryan Hoover.
Mercoledì 16 gennaio
è uscito l’Almanacco
del Basket marchigiano 2008, l’annuario regionale della
pallacanestro patrocinato
dalla Provincia di Ancona. L’opera, giunta alla sua
terza edizione, è curata da
Michele Paoletti ed Evasio
Santoni e può essere prenotata via e-mail all’indirizzo [email protected] oppure telefonando
allo 348.5432212.
Giuseppe Papadia
Le segnalazioni dal 18 gennaio al 30 aprile
L’Amico Atletico è alla terza edizione
“S
ono proprio iniziative
come questa che contribuiscono a ribadire, ancora
una volta, la capacità dello
sport di essere un potente strumento per promuovere i valori
su cui si fonda l’olimpismo:
spirito d’amicizia, solidarietà e
fair-play”. L’onorevole Giovanna Melandri, ministro per le
Politiche giovanili e le Attività
sportive, ha espresso così la
sua soddisfazione per il bando
della terza edizione del concorso L’amico
Atletico. Promosso dalla Banca popolare di Ancona e dalla Fondazione Gabriele
Cardinaletti di Jesi, quest’anno il concorso
si estende dalle Marche ad altre sei regioni italiane. L’iniziativa, che affiancata dall’Unione stampa sportiva italiana, gode del
patrocinio del Coni, del dipartimento alle
Politiche giovanili e alle Attività sportive,
e dell’Istituto per il credito sportivo, verrà
così presentata a circa 20 milioni di persone residenti in 2049 comuni italiani.
L’obiettivo è quello di creare nel nostro
Paese una nuova cultura dello sport, che si
ispiri ad un’etica della solidarietà e del rispetto delle regole.
Testimonial 2008 saranno due grandi giocatori locali: i cestisti della Fileni Bpa Jesi,
Alberto Rossini e Michele Maggioli. La
premiazione dei vincitori, giudicati da una
giuria presieduta dal vicepresidente del
Coni, Luca Pancalli, si terrà nel maggio di
quest’anno.
Dal 18 gennaio fino al 30 aprile, potranno
essere votati tutti gli sportivi (atleti, dirigenti, tecnici) di qualsiasi disciplina – purché regolarmente iscritti ad un’associazione sportiva – che hanno dimostrato un
comportamento particolarmente meritevole. Ai vincitori, una medaglia simbolo di
lealtà e trasparenza, e un premio in denaro
(1 euro per ogni segnalazione ricevuta) da
devolvere a scopo benefico.
Chi volesse segnalare il proprio amico
Atletico può farlo chiamando il numero
verde 800.550.388 o sul sito www.codiceatletico.it.
Lucia Romiti
WWWBPAIT
L’anno inizia sotto i migliori auspici
16
Esperienze
20 gennaio 2008
Montecarotto: commissionato il restauro dell’organo della Collegiata
Una lunga tradizione da conoscere
L’
organo è uno strumento
che respira. Il suono che
emette è dato da un insieme
di vibrazioni che riescono ad
entrare nell’animo dell’uomo
aiutandolo ad avvicinarsi a
Dio nella preghiera.
Questo strumento si serve
della materia, legno, piombo,
stagno, per arrivare allo spirito.
Alla ditta “Ruffatti” di Padova
è stato commissionato il lavoro di restauro dell’antico organo che si trova nella chiesa
parrocchiale costruito dall’organaro Vici di Montecarotto.
Lo smontaggio dello strumento è avvenuto in soli due giorni,
il 20 ed il 21 dicembre; dopo il
suo ripristino, l’organo tornerà di nuovo nella collegiata
speriamo quanto prima.
Qual’è la storia di questo strumento? Chi è la famiglia Vici
che ha provveduto alla sua
costruzione?
Ecco ciò che abbiamo raccolto
da Mons. Don Gianni Polita,
per tanti anni parroco a Montecarotto nonché appassionato storiografo del paese, delle sue risorse
culturali ed artistiche.
L’organo fu costruito nel ‘700 dalla famiglia Vici, dal padre Saverio e dal figlio Sebastiano, nativi di Montecarotto.
Nell’archivio parrocchiale si trova ancora il contratto di spesa firmato dalle
due parti, dal committente, la chiesa
Collegiata, con la firma di alcuni sacerdoti incaricati dal capitolo, e dai due
Vici. In tale contratto sono ben descritte le caratteristiche dello strumento
come, ad esempio il numero
dei registri.
Un altro documento riporta
anche la notizia che i due
artigiani avrebbero preso
indietro un vecchio piccolo organo in cambio di uno
sconto sul nuovo strumento
da realizzare, ma questo è
un dato di cui non abbiamo
riscontro. Di sicuro sappiamo che già dal 1670 nella
collegiata montecarottese
vi era un maestro di cappella con l’incarico di seguire le varie liturgie, quindi è probabile che anche lo
strumento dato indietro sia
stato opera di un artigiano
di Montecarotto. Del resto,
l’arte organaria nel nostro
paese ha antiche origini.
Portano la firma di organari di Montecarotto gli organi della chiesa di Ancona, a
S. Maria delle Scale vi è un
Fioretti che risale alla se-
conda metà del 1600, di Cupramontana, a S. Leonardo c’è un Vici del 1700,
ed ancora ve ne sono tracce a Loreto e
Padova.
L’inaugurazione del nuovo organo é
coincisa comunque con l’inaugurazione della chiesa parrocchiale nel 1803.
Il lavoro di costruzione del nuovo strumento terminò tra il 1780/90, questa è
la data certa.
Montecarotto è uno dei pochi paesi
che possa vantare ben tre organi di ot-
tima fattura.
Uno lo troviamo nella
chiesa di San Francesco,
è di tal Pietro Nacchini,
maestro di cappella a
Venezia, e risale al 1740.
Un altro è quello della Collegiata costruito
dai due Vici intorno al
1780, un altro ancora lo
troviamo nella chiesa
di San Giuseppe, conosciuta in paese come
San Filippo, costruito dal solo Sebastiano
Vici con incarico della
congregazione dell’oratorio in omaggio a San
Filippo di cui l’artigiano
era devoto, per questo
si fece pagare la metà
del prezzo concordato, come riportato dal
contratto. Il materiale di questo organo tiamo nostra, ci appartiene.
venne preparato da Sebastiano Vici ma “Sono stato sempre appassionato di
venne assemblato da Placido Dionisi, arte e di storia” ha concluso mons. don
sposato con la figlia del Vici, evidente- Gianni Polita “a Montecarotto ho tromente anch’egli esperto in materia. Per vato molto materiale che ho catalogato
l’inaugurazione di tale strumento fu e riordinato, non solo l’archivio parrocpresente il perugino Angelo Morettini, chiale. Ho aiutato mons. Costantino
allievo del Vici, che trasferì la scuola Urieli a scrivere la storia del paese, che
organaria a Perugia.
troviamo nel libro ‘Montecarotto attraA breve, curata dalla D.ssa Mariella verso i secoli’ ed ho curato con la d.ssa
Martelli, uscirà una raccolta del fon- Mariella Martelli la prossima pubblicado musicale parrocchiale che molto zione del ‘Catalogo del Fondo Musicale
ha attinto dalla tradizione della scuola della insigne Chiesa Parrocchiale SS.ma
organaria di Montecarotto, una scuola Annunziata di Montecarotto’. Quando
come abbiamo visto molto importante, ero in seminario, a Fano, il maestro di
sicuramente tra le più prestigiose.
cappella, don Igino Tonelli, a sua volta
Già nel lontano 1600, 1670, ad esse- appassionato di musica ed arte, disse
re precisi, un certo Fioretti di Monte- una volta a noi, giovani studenti “chi di
carotto costruiva organi, suo è quello voi capita a Montecarotto sappia che
nella chiesa S. Maria delle Scale di An- troverà un vero tesoro: li,ce ne sono di
cona citata in precedenza. Prima di lui, cose interessanti..” Quell’incarico toccò
vi era un frate, Giacomo Olivieri, che proprio a me e mai parole furono più
li costruiva nel 1500. Costruttrice di azzeccate! Premonizione? Forse!”.
organi era anche la famiglia Gasparini, Tocca ora a don Gianni Giuliani portare
sempre di Montecarotto, ed i Vici, nel avanti questa grande tradizione di ric700. Questa arte artigiana purtroppo si chezza artistica e musicale, appoggiato
è persa nel tempo e non vi è un motivo dall’Amministrazione comunale e dai
ben preciso. Nei primi anni dell’800, i montecarottesi.
sacerdoti della collegiata hanno chiaMaria Cristina Coloso
mato un maestro di
cappella incaricato di
controllare le condizioni dell’organo Vici. Per
i lavori, è venuta quella
volta una ditta di Pesaro. Dopo cento anni, dei
Vici e della loro arte non
se ne parlava più, non
c’era più traccia, nemmeno nel loro paese. E’
per non perdere la storia della tradizione organaria montecarottese
che aspettiamo dunque
il restauro di questo
gioiello dell’arte artigianale e musicale che senle foto dei particolari dell’organo sono di Roberto Pedrozzi
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