Rinnova il tuo abbonamento a Voce della Vallesina con il bollettino allegato al giornale o in redazione Settimanale d’informazione Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi ANNO LV- N. 2 Euro 1 DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145 jesi sadam Intervista ad Alfredo Ceccacci, poeta e netturbino 12 di Paola Cocola culturA La città e la Regione si mobilitano per evitare la chiusura di Remo Uncini domenica 20 gennaio 2008 comuni In mostra la Biblia Pauperum, immagini di amore 11 di Augusta F. Cardinali Una presa di posizione: da rifiuto a risorsa 10 di Gianluca Fioretti 4 20 gennaio, ore 18, chiesa Regina della Pace – Claudio ordinato diacono C Diacono, dono e messaggio per la Chiesa on immensa gioia e gratitudine il 20 gennaio ordinerò diacono Claudio Procicchiani: è veramente un momento di grazia. Per la Chiesa intera, per la nostra Diocesi. Il Vangelo proclamato in questa domenica ci aiuta a capire il ruolo del Diacono nella Chiesa. Ci viene presentato il Battista che, al di là del Giordano, in terra straniera, sta predicando. Infatti sta organizzando come un nuovo ingresso nella terra promessa, e quel battesimo che amministra, è in realtà il nuovo passaggio del Giordano. Attorno a lui si raccoglie un popolo ben disposto e fra questa gente c’è Gesù... e Giovanni, illuminato dallo Spirito, lo indica dicendo: «Ecco l’agnello di Dio!» (Gv 1,36). In altre parole Giovanni ci aiuta a capire che la venuta di Gesù non è solo un atto di umiltà di Dio e nemmeno solo un gesto di condivisione: il Verbo che si fa carne ed è chiamato l’Emmanuele è l’agnello. Agnello! Cioè carne per il sacrificio. E’ questo uno dei punti centrali del Cristianesimo. Dio ama tanto il mondo da dare il suo Figlio (cfr Gv 3,16). Ciò fa capire che l’Incarnazione esprime la solidarietà di Dio, ma non solo: l’Incarnazione è in vista della croce. L’amore di Gesù è un amore sponsale che viene vissuto nel farsi dono per la salvezza di tutti. Tutto questo significa dire che Gesù è l’Agnello. Per questo Gesù è l’unica persona che ci è necessaria, perchè dal sangue suo siamo purificati. Siamo salvi per mezzo del Sangue di Gesù, sparso per amore, sulla croce. E’ l’agnello che prende su di sè i peccati del mondo. Contemplare Gesù, guardarlo nel suo essere agnello per il sacrificio, l’ultimo e il servo, ci aiuta a comprendere cosa significhi essere diacono. Diacono, servo, colui che vive per gli altri. Anzitutto vive per Gesù, ma poi vive per le membra di Gesù. L’Ordinazione diaconale porta una novità, una originale configurazione a Gesù che si è fatto servo, che ha scelto di obbedire al Padre, che si è fatto dono per l’umanità. Questo significa che la stessa persona diacono, il fatto di esistere è un dono e un messaggio per la Chiesa, è un modo con cui il Signore si rende presente: il diacono è una via della grazia affinchè chi lo incontra possa vedere Gesù che lava i piedi e dona salvezza. Nella persona del diacono, Gesù continua ad essere dono; Dio continua ad amare tanto il mondo da donare il suo Figlio, e continua a donare Gesù, il Figlio amato, il servo Dio, Colui che è l’Agnello. Ecco perchè è necessario che il diacono conformi la sua vita a Cristo. Il suo essere servo, allora, non solo signifi- ca svolgere un servizio a favore degli altri, ma soprattutto offrire la vita. Nel senso più ampio della parola. E non dimentichiamo che non esiste servizio senza rinnegamento di sè, senza prendere il peso di tutti. Il servo e l’agnello che si fa carico di tutto sono due immagini che quasi si sovrappongono. In questo contesto va visto il celibato che il diacono sceglie per il Regno dei cieli. E’ la scelta di un orientamento di vita. La scelta del Celibato per il Regno dei cieli indica appartenenza a Gesù, consapevolezza di essere la sua via, coscienza che Gesù è la gioia, la ricchezza, il Signore. Il diacono è chiamato anche alla preghiera per la Chiesa. Gli viene affidato il compito della celebrazione della Liturgia delle Ore. La Chiesa gli chiede che tutta la sua vita diventi preghiera, gioia di stare con il Signore. La preghiera del diacono deve essere anche intercessione. Infatti il suo servizio, che è un servizio di amore, consiste anche in questo: nel presentare al Signore tante povertà, tante situazioni difficili. A conclusione voglio fare un augurio a Claudio: che tutta la sua vita sia un dire quanto grande è l’amore di Dio per gli uomini. E alla comunità chiedo di vivere e supplicare il Signore perchè possiamo essere degni di avere tanti altri diaconi e poi Sacerdoti. Gerardo Rocconi, Vescovo Venerdì 18 gennaio alle ore 21,15 nella chiesa Regina della Pace, don Cristiano Marasca guiderà una Veglia di preghiera in preparazione alla celebrazione di domenica 20. A pagina 9: intervista a Claudio Procicchiani Teatro di Maiolati – 19 gennaio Patrono dei giornalisti - 24 gennaio Spiritual Festival, Canzoni di ispirazione religiosa, al teatro di Maiolati sabato 19 gennaio alle ore 21. Ingresso libero. Organizzato da Astralmusic. Partecipano il gruppo Shalom, Nanni Mancini, Mariel Danieli… Giovedì 24 gennaio i giornalisti e i fotografi della Vallesina e i collaboratori di Voce sono invitati a celebrare il patrono San Francesco di Sales: alle ore 18 il vescovo Gerardo Rocconi celebrerà la Santa Messa nella Chiesa dell’Adorazione in piazza della Repubblica a Jesi e presenterà il documento della Giornata Giornata Mondiale delle Comunicazioni: “I mezzi di comunicazione sociale al bivio fra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla”. Amen per i nostri zuccherifici. Prima Fano, poi Fermo: ora tocca a Jesi? N Lo zucchero amaro delle bietole marchigiane on è il momento di ricordare la storia della coltivazione della bietola nelle Marche. E’ sufficiente richiamare l’entusiasmo con cui alcuni esperti del settore – perché non ricordare il dott. Renato Bartolucci? – sono riusciti a valorizzare la bella collina della nostra regione dimostrando come essa, opportunamente arata, avrebbe potuto offrire anche la bietola che, in via ordinaria, si coltiva in pianura dove l’acqua per irrigarla non manca quasi mai (vedi Francia e Germania). In forza di questa intuizione e sulla base di vere e proprie invenzioni di nuovi mezzi meccanici per la lavorazione della terra, le Marche, grazie proprio alla loro capacità imprenditoriale, hanno sviluppato, dagli anni ’30 in poi, ma soprattutto dall’immediato dopo guerra, una straordinaria coltivazione della bietola da zucchero che ha permesso alla Maccaferri un’altrettanta straordinaria industrializzazione della lavorazione della bietola a Jesi, a Fano e infine a Fermo. Poi, con l’avvento della globalizzazione, la concorrenza mondiale si è fatta sentire non poco nella nostra regione. Lo zucchero della nostra collina ha un costo del tutto superiore a quello dell’Europa centrale e, più ancora, a quello delle Americhe. La ferrea legge del mercato e la disciplina europea ci hanno costretto a sacrificare prima la produzione di Fano, poi quella di Fermo e, adesso, forse quella di Jesi. Nonostante le tante assicurazioni degli ultimi anni da parte della Sadam, fino a quelle ultimissime del novembre scorso, ci si comunica che con la fine di gennaio il modernissimo zuccherificio della Vallesina chiuderà la sua attività. A mo’ di consolazione – ascoltate bene - rimarrebbe la lavorazione della melassa e la confezione delle bustine per bar e ristoranti, ripiene dello zucchero francese e cubano. *** E sì che Jesi, appena pochi anni fa, aveva dimostrato la massima comprensione di fronte alle esigenze prospettate dalla Sadam per poter continuare la sua attività: la costruzione della centrale elettrica, una turbogas con rischio di inquinamento. La centrale funziona regolarmente, ma lo zuccherificio deve chiudere. Tipica promessa del marinaio. E la Regione si ribella e si ribella Jesi. Un colpo secco e impre- visto che cancella in un attimo uno straordinario periodo della storia della nostra agricoltura. Centinaia di operai rischiano la disoccupazione, e l’indotto del trasporto e dei campi va a pezzi. Coinvolte cinquemila famiglie. Sembra che la causa di una così repentina decisione sia la troppo scarsa coltivazione della bietola - diecimila ettari - una produzione non sufficiente per ammortizzare i costi della lavorazione. Ma è pur vero che negli ultimi anni proprio la Sadam ha scoraggiato la coltivazione rifiutando la bietola. E c’è il fondato sospetto che la proprietà guardi con brama ai 90 milioni di euro che l’Unione Europea è pronta a dare se essa chiuderà tutto, quale compenso per contribuire ad eliminare un prodotto dal costo superiore a quello di mercato. Ancora la legge ferrea del mercato, dalle conseguenze della quale, forse, non potremo sottrarci dopo il 2011. I cittadini sperano che i febbrili incontri che si susseguono a livello regionale e nazionale diano risultati ragionevoli, e cioè: I – Campagna bieticola fino al 2011; II – La proprietà garantisca investimenti per la trasformazione dell’industria (verso i biocarburanti?); III- Se proprio necessario, graduale riconversione delle culture con l’aiuto transitorio di tutti. IV – Garantire lavoro a chi lo perde con lo zuccherificio. I tempi duri si vincono con la ragionevolezza di tutti: proprietari, dipendenti, sindacati, istituzioni. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Cultura e società 20 gennaio 2008 Del più e del meno Ma è proprio vero che siamo un Paese civile? di Giuseppe Luconi E’ il fatto che tiene banco nelle cronache di questo inizio d’anno: la tragedia dei rifiuti. Immagini e voci con i napoletani in primo piano: cittadini che protestano, contestano, scendono in piazza perché non vogliono affogare nel mare dei rifiuti. Hanno ragione di rivendicare il diritto ad una città pulita e alla salute, ma dove erano nelle settimane precedenti, nei mesi, negli anni scorsi quando nelle loro strade e piazze si andavano ammucchiando i rifiuti, quando si faceva via via più stringente e soffocante l’assedio di immondizie maleodoranti e a forte rischio di malattie? “I napoletani – è stato scritto – si sono preparati al Natale zigzagando fra tremila tonnellate di immondizia”. Nello stesso periodo, in tutta la regione campana era stato raggiunto il tetto delle centomila tonnellate. In alcune zone della regione nel frattempo sono state accatastate cinque milioni di “ecoballe” (rifiuti confezionali in “balle”): per smaltirle ci vorranno quarantacinque anni. Per arrivare a tutto questo sono stati spesi più di due miliardi di euro…. C’è stato chi ha creduto di poter risolvere il problema dando fuoco ai rifiuti: sono scoppiati così i primi incendi. E dal momento in cui si è fatto sapere che i rifiuti quando bruciano diventano ancora più pericolosi perché sprigionano diossina, il numero degli incendi è aumentato. I cittadini si sono mossi solo quando si è trattato di impedire la riapertura di una vecchia discarica. E purtroppo si sono mobilitati anche i gruppi d’assalto: giovanotti a volto coperto, armati di bastoni o di sbarre (e i più “ardimentosi” muniti anche di bombe di carta), pronti ad aggredire e a picchiare sodo: contro le forze dell’ordine, contro i vigili del fuoco, contro i giornalisti. Una situazione che preoccupa, sgomenta e, quando si scatena la violenza, subentra nei cittadini il timore del peggio, perché la delinquenza fa più paura dell’immondizia. Sono gli stessi cittadini che si aspettano che i responsabili dell’emergenza rifiuti – perché responsabili non possono non esserci – vengano chiamati a rendere conto del loro operato e a pagare. Invece sul versante delle responsabilità tutto tace o quasi. Solo giustificazioni che lasciano senza fiato. Come quella del sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino, che ha detto “Del problema rifiuti avevo informato Prodi già più di un anno fa”. Come dire che se da allora non è stato fatto niente la colpa non è sua, ma, semmai, di Prodi. E qui mi vien fatto di pensare ad una mamma che, avendo il figlio febbricitante, sollecita la visita del dottore; purtroppo il dottore non arriva, la febbre del bambino cresce giorno dopo giorno, il bambino peggiora, ma la mamma non fa niente: non ritelefona al dottore, non si attiva, non corre al pronto soccorso… Il figlio muore e lei si sente la coscienza a posto: “io il dottore l’avevo chiamato”. “Questo è il paese del sole” dice una vecchia famosa canzone di Bovio… Oggi dovremmo aggiornarci: questo è il paese della monnezza”… (così pare ci vedano oggi all’estero). “Siamo un Paese civile”, dice invece il presidente del Consiglio Romano Prodi, invitando le regioni alla solidarietà, cioè ad accettare i rifiuti della Campania per aiutarla ad uscire dal baratro in cui si trova. Ma è sicuro, Prodi, che siamo ancora un Paese civile? Al Teatro Studio San Floriano Venerdì 18 gennaio alle ore 18 Ingresso libero Lettura interpretativa del Cantico dei Cantici proposta da un gruppo di studenti jesini diretti da Dante Ricci e promossa dal Museo Diocesano. C’era Anna e c’era Vittorio l’altra sera che, a nome anche di Beatrice e dei due Antoni (chi non li conosce?), hanno voluto unirsi alla ventina di amici di Giuseppe per …osannarlo per i suoi 30 anni. Al “Gatto Matto” – (Giuseppe: ha un significato questa scelta?) un brindisi accompagnato da tanti …caveau. La nostra redazione ha voluto ricordargli – con una penna d’eccezione! – il suo compito (al quale, per la verità, non è venuto mai meno) di cura a dovere la pagina sportiva, visto che ha sempre la testa sul pallone. E visto anche che la Spes ce l’ha sempre nel cuore. “Conoscere Jesi” grazie alla Fondazione cassa di Risparmio di Jesi L’enciclopedia jesina, opera preziosa L’ ultimo lavoro di Giuseppe Luconi e Paola Cocola“Conoscere Jesi” è un libro che sta andando a ruba proprio presso di noi, qui in redazione, perché il desiderio degli autori è stato quello di fare un omaggio a tanti nostri affezionati abbonati. “Omaggio” che…va guadagnato con un abbonamento di almeno 50 euro. Ma che cosa volete che sia, rispetto ad un anno di presenza del nostro settimanale a casa vostra e rispetto al regalo di un libro che ci dice tutto su Jesi in modo tanto completo quanto semplice? E se tutto questo è stato possibile, un forte ringraziamento va anche alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Jesi che ha sponsorizzato generosissimamente il libro. Ma ne valeva la pena. Chi ha già sottoscritto l’abbonamento d’amicizia, può ritirare il libro in redazione. Sarà possibile abbonarsi ancora per il mese di gennaio Quando a Giuseppe Luconi fu consegnata la cittadinanza benemerita sedevo sugli scanni della sala consiliare in qualità di consigliere comunale. Ovviamente, già conoscevo la persona che ci stava di fronte, perché nessuno che risieda a Jesi e che ne ami la storia e le tradizioni può fare a meno di conoscere colui che della storia e delle tradizioni di Jesi ha improntato tutta la sua carriera di giornalista scrittore. Osservandolo, emozionato nonostante l’età che avrebbe potuto consentirgli ben altra spavalderia, non potei fare a meno di constatare come quest’uomo, giganteggiasse al centro dell’aula e pensai, fra me e me, che non era il consiglio comunale a dare lustro alla persona con il conferimento della cittadinanza benemerita ma, viceversa, era lui a dare lustro al consiglio ed alla città tutta con la sua presenza in quel luogo. E capii che il mio pensiero era analogo a quello di tutti gli altri consiglieri, perché l’applauso che si levò fu lunghissimo, scrosciante, unanime e convinto. Così, quando esce un’opera firmata G.L., non ho dubbi che essa debba essere considerata un’altra pietra miliare nella conoscenza della città e dei suoi segreti: è stato così per la storia di Jesi attraverso i giornali, pubblicata lo scorso anno ed è così anche per questa Conoscere Jesi, scritta in collaborazione con Paola Cocola. Già questa collaborazione fa ben sperare, perché vuol dire che Luconi non è più solo a scrivere di Jesi, come gli appassionati avevano temuto dopo la scomparsa di don Costantino e del prof. Molinelli: essere affiancati da un giovane è il sogno di tutti i professionisti, a maggior ragione se il giovane è valido e volenteroso, quale si è dimostrata Paola Cocola. L’opera è unica e preziosa, proprio perché promette quello che dice il titolo: se conoscere la propria città è fondamentale per chi ci abita, un’opera come questa non può mancare nella biblioteca di nessuna delle famiglie jesine e, soprattutto, in quella delle scuole della città, meglio se una copia per ogni classe. L’ordine alfabetico rende l’opera di facilissima consultazione, utilissima a chi voglia apprendere i segreti della città, costituendo, come è già stato osservato, una vera e propria enciclopedia jesina. Il termine non sembri esagerato: esso deriva dal greco ellenistico Èckuklopaédeia, che significava “formazione di base”, ma anche “cultura generale fondata su discipline costituenti un solo corpo”; modernamente, il termine esalta il concetto di “totalità ordinata”. Evviva l’enciclopedia, dunque. E non sembri riduttivo il termine “jesina”: il Prof. Molinelli ci ha insegnato che il modo migliore per studiare la storia non è quello dei grandi “concerti mondiali”, solo apparentemente integrati dalle “letture in fondo al capitolo”, bensì quello di partire dalla quotidianità popolare per risalire alla storia delle nostre mille piccole città e, via via, alle storie nazionali e mondiali. Solo così la Storia (quella con la S maiuscola) potrà trasformarsi da odiata materia scolastica a piacevole mezzo di arricchimento culturale. Paolo Marcozzi I documentari di Olivieri al Circolo Cittadino Auguri ancora, Giuseppe. Nella foto Vincenzoni, Giuseppe Papadia e Vittorio Massaccesi Torna l’annuale atteso incontro con i documentari di Geniale Olivieri. Domenica 20 gennaio, alle ore 17,30, nella Sala del Lampadario del Circolo Cittadino avrà luogo la proiezione dei seguenti filmati, sonorizzati, anche questi con il commento di Giuseppe Luconi: Jesi e l’Unità d’Italia Jesi ai suoi Caduti Pubblicità a Jesi nel primo Novecento (inedito) Sul filo dei ricordi (inedito) Viale Cavallotti – vecchie immagini (inediti) Saluti da Jesi 3 Cultura e attualità 20 gennaio 2008 Il libro di Maria Lampa “Il valore nelle orme del cuore” SCUSATE IL BISTICCI O (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it COME PASSA IL TEMPO ! Allitterazione… un po’ mesta Ed eccoci arrivati al 2008. Dal formidabile (?) Sessantotto sono passati ben 40 anni. I ventottenni di allora ne compiono – o stanno per compierne - 68. I sessantottini stanno diventando sessantottenni. Del resto Adriano Sofri, per dire, è felicemente nonno da tempo. OPERAZIONE ANTI-ZIO SAM [ E ANTI-ZIO TOM ] Anagrammi alla Yankee go home Americani = emicrania Stati Uniti = tutti asini LAPALISSIANO, WATSON ! Bisenso… un po’ angosciante “Sono pessimista sulle prospettive dell’Africa” (James Watson, Nobel ’62 per la Medicina). Versificando alla buona l’affermazione: Sull’avvenir del Continente Nero sono assai pessimista: vedo nero BUD SPENCER SBIRRO ACCALAPPIASPETTATORI Cambio di consonante pro botteghino Pedersoli, nei panni di Xxxxxxx, assicurava ai cinema il xxxyxxx PS – Carlo Pedersoli, come molti sapranno, è il nome “verace” del napoletanissimo Bud Spencer. *** Soluzione del gioco precedente: tre + mare = tremare LaCitazione a cura di Riccardo Ceccarelli “Una parola da cambiare” La parola “feto” dovrebbe essere bandita dall’uso comune. Nell’epoca delle ecografie a quattro dimensioni e degli studi comportamentali, sappiamo benissimo che non esiste differenza sostanziale tra il bambino prima della nascita e dopo il parto. Già: allora perché usare due termini diversi per parlare della stessa cosa? Eppure lo chiamiamo feto un minuto prima e bambino un minuto dopo. Cosa è cambiato? Sul piano fisico assolutamente nulla. Carlo Valerio Bellini, Il Foglio, 31 dicembre 2007. Carlo Valerio Bellieni è uno dei più importanti neonatologi italiani, dirigente del Dipartimento terapia intensiva neonatale del Policlinico Universitario”Le Scotte” di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita. Per condividere la gioia di vivere M aria Lampa, una imprenditrice in pensione di Castelfdidardo, che speriamo di poter conoscere anche a Jesi in un incontro aperto a tutti i cittadini e promosso dall’assesso- r a t o alla cultura o da qualche altra organizzazione, ha di recente pubblicato il libro “Il valore nelle orme del cuore”. La pubblicazione è stata recensita anche della scrittrice Asmae Dachan della vita, della sofferenza, raccontando, in prima persona, le sue esperienze di donna, di figlia, di amica, di professionista, di essere umano. È la grande umanità di Mariolina che lascia un’orma nel cuore di chi legge; la sua umanità nel raccontare gli ostacoli che ha affrontato e che affronta ogni giorno della sua vita, per quel corpo piccolo e delicato che la natura ha voluto darle. Sono autentiche lezioni di vita, fatte senza alcuna pretesa di dare lezioni, ma con una voglia autentica di condividere con gli altri una scoperta, quella della gioia di vivere, che può davvero cambiare il destino di chi legge. L’autrice scrive: “Le note musicali sono soltanto sette e possono produrre miliardi di motivi unici, solo accostandole in modo differente le une alle altre. Si possono creare infinite combinazioni, capaci di fa vibrare ogni cuore, con emozioni diverse”. Io vorrei dire a Mariolina che con le 21 lettere dell’alfabeto ha scritto un componimento letterario in grado di interloquire direttamente con il cuore, capace di penetrare profondamente l’animo di chi legge. Asmae Dachan “Il grattacielo”, “La magia del vento”, “Il geologo”, “Ogni cosa nasce piccola”, “Preghiera”. Potrebbero sembrare i titoli di alcune favole, raccolte in un bel libro dalla copertina bianca, con un titolo suggestivo: “Il valore nelle orme del cuore”. Basta lasciar viaggiare gli occhi sulle righe delle pagine scritte da Mariolina Lampa per rendersi conto, invece, che non si stanno leggendo delle favole, ma racconti di vita autentici e trasparenti. Per scoprire le parole dell’autrice bisogna predisporsi all’ascolto ed alla comprensione, dando vita ad una dialettica tra cuore e cervello; è una lettura che non si può affrontare solo con lo sguardo o con le labbra. Dalla prima pagina ci si immerge nel cuore e nella vita stessa dell’autrice, che si apre ai suoi lettori come uno scrigno prezioso, come una fonte inestinguibile di saggezza, sentimento, coraggio ed altruismo. A lettura terminata, riemergendo dalla profondità della scrittrice, ci si sente, inesorabilmente, diversi. L’autrice ci porta in “IL VALORE NELLE ORME DEL CUORE” un viaggio in cui parla di amore, amicizia, sogno, del senso di Maria Lampa (edizioni Marcelli di Ancona) Liceo scientifico Tecnologico - Tanti studenti si preparano ad incontrare Magdi Allam Q Per comprendere le culture uando si parla di Israele, di Gaza, si parla di connessioni con tutto il resto del mondo, delle prese di posizione di tante Nazioni e sempre più spesso le menti si infiammano generando divisioni di giorno in giorno più grandi. Perciò è importante coinvolgere i giovani, per aprire le porte alla conoscenza e alla comprensione di mondi che si rifiutano in blocco ignorandone spesso la quasi totalità degli aspetti. Nella mattinata di martedì 9 gennaio quattro classi del Liceo scientifico Tecnologico “Leonardo da Vinci” (la 4I, la 4A, la 4F e la 4H) hanno incontrato nell’aula magna dell’istituto la prof. ssa Cristina Corvo, docente di Religione all’ITIS di Fabriano, organizzatrice Allam, arabo residente da “Gentile” il 27 febbraio dell’avvenimento che ve- alcuni anni in Italia, che con tutti gli altri ragazzi drà presente il 27 febbraio ha scritto recentemente presenti, canzoni di Reprossimo, al Teatro “Gen- il libro “Viva Israele!” ed nato Zero, di Fabrizio De’ tile” di Fabriano, il vicedi- è perciò costretto a vive- Andrè ed altri cantautori, rettore del “Corriere della re accompagnato da una preparate e spiegate nei Sera” Magdi Allam. scorta che lo protegge da loro testi e nella loro arQuanti si attendevano una possibili attentati. monia dalla prof.ssa Corvo, noiosa conferenza sono La prof.ssa Corvo ci ha che ha concluso questo apstati sorpresi dalla viva- raccontato anche il po- puntamento ringraziata da cità dell’insegnante che, meriggio che lei e alcuni un grande applauso e dai partendo con competenza studenti di Fabriano han- complimenti personali di filologica da una esaurien- no potuto trascorrere con molti studenti che le hanno te sintesi dei testi sacri Magdi Allam, per racco- chiesto di poter continuare della religione cristiana e gliere alcune sue riflessioni con lei questo scambio di di quella musulmana, ha sulla situazione del Medio riflessioni. aperto piste di confronto – Oriente e mettere a pun- Perciò ci sentiamo di aued ha permesso di chiarire to l’organizzazione del- gurare una buona riuscita alcune idee preconcette su l’incontro con gli studenti a questo progetto di sensiculture certamente ancora degli Istituti Superiori di bilizzazione su tematiche non conosciute approfon- Fabriano e Jesi che hanno così complesse, ma che ditamente. L’illustrazione aderito all’iniziativa. fanno parte della nostra degli sviluppi del conflitto L’ultima parte dell’incontro storia. ha costituito la seconda tenutosi nel nostro IstituGli studenti della 4I parte dell’incontro, in cui è to ha permesso a quanti del Liceo Scientifico stato sottolineato il corag- erano presenti di cantaTecnologico “Leonardo gio del giornalista Magdi re, come avverrà al teatro da Vinci” di Jesi FINANZIARIA REGIONALE 2008 - Equità, rigore e sviluppo “Si rafforza la crescita della comunità marchigiana” U n bilancio regionale che rafforza regionale è stato ridotto 108 milioni di euro a 53 la coesione e la crescita della co- ulteriormente; le somme milioni. La commissione munità marchigiana. E’ questo, come aggiuntive derivanti dalla Massicci del ministero ha dichiarato il presidente Gian Ma- benzina, oltre ad essere delle Finanze ha certificario Spacca, lo spirito di fondo della minimali per ogni cittato i bilanci sanitari 2004manovra finanziaria della Regione dino, sono anche state 2005-2006. Siamo una Marche recentemente approvata. finalizzate a rafforzare le delle prime Regioni ad “Equità, rigore e sviluppo – ha di- politiche sociali a favore aver ottenuto tale riconochiarato Spacca - sono i cardini della degli anziani e, specifiscimento, senza penalizFinanziaria regionale per il 2008. catamente, dei non autozare i servizi diretti ai citEquità. perché oltre 2 cittadini mar- sufficienti. tadini come testimoniano chigiani su tre (il 68%) continuano Sviluppo, perché nel i dati della produzione a non pagare l’addizionale regionale 2008 la pressione fiscasanitaria regionale”. Irpef. le regionale complessiva Inoltre, proprio nei giorni Rigore, perché è proseguita l’azione diminuisce di -1,6%, colscorsi l’Istat ha certificato di riduzione dei “costi della politica” locando le Marche all’otche le Marche risultano e dell’amministrazione, liberando tavo posto tra Regioni, al al 2° posto in Italia per risorse dalla burocrazia per gli im- di sotto della media nacrescita del Pil ed al terpieghi a favore di cittadini, famiglie zionale nella graduatoria che vede zo per incremento del Pil pro-capite. e imprese: le consulenze della Re- ai primi posti Lombardia e Veneto; L’Indice di qualità dello sviluppo regione sono passate dai 6 milioni di è anche diminuito ulteriormente il gionale (Quars) pone le Marche al euro del 2004 a poco più di 700 mila costo della pubblica amministrazio- 4° posto tra le regioni, per indicatori nel 2007; sono stati recuperati 20 ne per ogni cittadino marchigiano, di economia e lavoro, diritti e cittamilioni dall’evasione; il Consiglio re- mentre sono state incrementate le dinanza, istruzione e cultura, salute, gionale delle Marche ha ridotto ulte- ricorse pro-capite per lo sviluppo, la pari opportunità, partecipazione. riormente le sue spese di funziona- sicurezza sociale e l’ambiente”. “Equità. rigore e sviluppo dell’azione mento, confermando il suo primato “Dato assai significato – ha commen- regionale - conclude Spacca – acin Italia quale assemblea più parsi- tato Spacca – è anche quello che ri- compagnano coesione e cresciuta moniosa; la Regione Marche si col- guarda la gestione economica della della comunità marchigiana, per loca al penultimo posto per numero sanità che nel 2007 risulta in equi- consolidare tali traguardi che pondi dirigenti ogni cento dipendenti librio. È stato dimezzato il debito gono le Marche ai primi posti in (5,8 contro i 15 del Lazio); il debito cumulato negli anni precedenti; da Italia”. 4 Attualità 20 gennaio 2008 nel mondo del lavoro: appunti di viaggio di Gabriele Gabrielli* Essere occupati ma senza lavoro Teocretini D di Riccardo Ceccarelli a un mese Giuliano Ferrara ha lanciato la moratoria dell’aborto. Lo ha fatto sulla riuscita moratoria della pena di morte che l’ONU, su iniziativa dell’Italia, ha votato in maggioranza lo scorso dicembre suggerendo a tutte le Nazioni di sospendere le esecuzioni capitali. Il principio è lo stesso. Se dobbiamo sospendere la pena di morte per ogni uomo, non si vede il motivo di non sospendere ogni pratica abortiva, perché si tratta ugualmente di una uccisione di una creatura umana, per di più indifesa e innocente. Quella di Ferrara è una posizione totalmente laica che ha trovato positiva sponda in atei e in credenti siano essi cattolici, ebrei o protestanti. Se ne trova testimonianza ogni giorno su “Il Foglio”. La televisione è stata più occupata sulla “monnezza” di Napoli e sulle primarie negli Stati Uniti che non su questo argomento. Il dibattito ormai si è aperto e conoscendo la tempra di Ferrara non sarà chiuso facilmente. Non si contano ormai le adesioni alla moratoria proposta. Le pagine de “Il Foglio” che riportano adesioni, e testimonianze commoventi, sono diventate la palestra e la vetrina dove un’unica invocazione si leva in favore della vita umana e della sua sacralità. Da registrare alcuni penosi dissensi di radicali e laicisti. Il Ministro Emma Bonino su “la Repubblica” del 5 gennaio definisce Ferrara un “teocretino” che mette nelle sue idee “un segno di disonestà intellettuale”. Insulti belli e buoni non degni di un ministro né di una persona che ha “una lunga pratica di lotta per diritti chiamati civili e in realtà realizzata come fedeltà ortodossa a diritti selvaggi, e da selvaggi”. Anche Eugenio Scalfari (poteva mancare!?) sullo stesso quotidiano il giorno dopo parla della moratoria dell’aborto come di un “ritorno clericale fondato sull’immorale paragone tra aborto e pena di morte”. L’aborto non è diritto. La tutela della vita prima della nascita è garantita da accordi internazionali, ma l’aborto è praticato un po’ in tutto il mondo, specie in India o in Cina come programmata uccisione delle bambine, un infanticidio attraverso l’aborto eugenetico. Una pena di morte su scala mondiale verso esseri umani non diversi da ciascuno di noi. E Scalfari ha il coraggio di chiamare “immorale” l’equiparazione tra pena di morte e aborto. Lo invito, come invito chiunque mi legge, ad andare su YouTube e guardarsi il filmato “Il grido silenzioso”, dove un bambino di dodici settimane viene stritolato e smembrato dai ferri chirurgici del medico abortista nell’utero della madre. Io l’ho fatto. Si assiste ad una esecuzione in diretta di un uomo, di un bambino, che chiamiamo eufemisticamente “feto”, che tenta disperatamente di difendersi dall’apparecchio abortivo che lo sta braccando per ucciderlo. Guardatelo e poi ditemi se non è una uccisione, una morte comminata a chi ha il diritto di nascere e di “entrare in confidenza con la vita”. Ho visto nell’ecografia del filmato il volto del bambino prima dell’esecuzione abortiva. Ho pensato al volto di mio figlio quando lo vidi la prima volta con l’ecografia nel grembo di mia moglie. No, non si può uccidere un bambino nel ventre di una donna, facendolo si commette un omicidio. Dove lo si pratica a livello di massa, si deve parlare di “olocausto”. Il resto è solo chiacchiera. Ecco perché è necessaria questa moratoria, per stimolare il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana, per dare la possibilità di vita ad ogni concepito, nonostante siamo circondati dalla “miseria” intellettuale di laicisti che si erigono a novelli sacerdoti ed annunciatori della modernità. Se per difendere il diritto alla vita fin dal primo concepimento si è tacciati da “teocretini”, pazienza, lo sono anch’io. E spero in buona compagnia. S i può essere “occupati” in diversi modi. Quello più normale è quando si è “statisticamente” occupati; ossia allorquando si compare come una persona che, a fronte di un corrispettivo che remunera il lavoro messo a disposizione di un datore di lavoro che l’organizza assumendosi il rischio di impresa, è occupato più o meno stabilmente nelle organizzazioni che formano il contesto economico e produttivo. L’ISTAT e le sue elaborazioni statistiche ci offrono dettagli, visioni aggregate e indici di questa dimensione economico-sociale così importante per il benessere personale e sociale. Quello del lavoro, infatti, sappiamo bene quanto sia un bene primario per soddisfare le esigenze di crescita personale e di sostegno alla famiglia. L’occupazione, non a caso, è sempre indicata tra i primi posti nell’agenda di Governi, Istituzioni e Parti Sociali che ricercano, attraverso il confronto e talvolta attraverso il conflitto, le misure di politica legislativa, economica e sociale più idonee a sostenerla ed accrescerla. Il lavoro va dunque tutelato, valorizzato e sviluppato come un diritto della persona e fondamento della società e dei suoi legami. Le indagini sulla occupazione, però, difficilmente possono afferrare e rappresentare un altro fenomeno e modo di “essere occupati”, per fortuna minoritario e statisticamente –immaginiamo- non rilevantissimo, ma non per questo da trascurare soprattutto perché sintomo di un male che può paradossalmente colpire quanti sono già occupati. Si tratta di quella irresponsabile e deprecabile pratica che lascia senza lavoro quanti invece un lavoro ce l’avrebbero. La statistica, come dicevamo, non ci aiuta in questa scoperta ma frequentemente, in special modo nelle grandi organizzazioni pubbliche e private, capita di scoprire –fuor di metafora- che ci sono persone che non sanno quello che fare durante la giornata. Ci sono persone “occupate statisticamente”, in altre parole, alle quali non è assegnato un compito; non viene chiesto loro di dare un contributo; magari non parlano con il capo da tempo e sono costrette loro malgrado a inventarsi letteralmente come passare la giornata. Sono dunque occupati e “presenti al lavoro” ma, in effetti, “senza lavoro”. È un fenomeno che può assumere, come sempre, molte facce; come per esempio quella del comportamento cosciente e della pratica di management volta a non inserire produttivamente la persona nell’organizzazione per marginalizzarla, sollecitandola in questo modo a considerare la possibilità di lasciare l’azienda cercando altre opportunità. Queste pratiche sono naturalmente espressione di comportamenti non etici in quanto offendono la dignità della persona e rendono evidente l’obiettivo di trovare scorciatoie per non affrontare in modo più serio problemi che magari ci sono (valutazioni non soddisfacenti della prestazione, crisi aziendali, ecc.), ma che vanno affrontati sempre percorrendo la strada maestra con i suoi costi ma anche con la sua trasparenza. Tra queste molteplici facce dell’”occupazione senza lavoro”, però, vi è anche quella che prende forma con quei comportamenti dei capi che si dimenticano che è loro precisa responsabilità organizzare il lavoro di tutte le risorse affidate, rispondendo della produttività e qualità complessiva del reparto o dell’ufficio, delle strutture o del dipartimento di cui sono a capo. Ci sono manager, invece, che decidono di far lavorare solo alcuni, magari quelli più bravi, o magari quelli “più facili” o ancora quelli “più veloci”, lasciando volontariamente (e progressivamente) ai margini gli altri, cioè quelli “difficili da gestire”. Non si può naturalmente generalizzare; sappiamo bene che occorre distinguere da situazione a situazione, ma non ci si può sottrarre alla responsabilità manageriale di “far lavorare tutte le risorse” e gestire quella faticosa complessità che deriva proprio dall’organizzare persone. Quello di “occupare senza far lavorare” è un comportamento grave del management su cui occorrerebbe accendere, forse, maggiore sensibilità e sistemi di controllo. La ricerca di tutte le condizioni per creare e sviluppare l’occupazione rimane certamente l’obiettivo principale da perseguire; non dimentichiamo però che le persone già occupate “hanno diritto di lavorare” e, soprattutto, che i capi devono essere valutati anche per la loro capacità di far sì che questo accada. *Docente LUISS Guido Carli [email protected] Il parere del Sindaco di Monsano, presidente dell’associazione Comuni Virtuosi Rifiuti e Risorse. Una presa di posizione di Gianluca Fioretti* mente fatto passare un messaggio fasullo. Le vicende di questi ultimi giorni, le montagne di spazzatura che ingombrano la vita di migliaia di cittadini campani, colpevoli, per la maggioranza, di cercare di vivere una vita civile, esigono una riflessione, una presa di posizione e una considerazione. La riflessione. Si è percepita la mancanza dello Stato. Ci si chiede perché in Italia si debba sempre arrivare allo stato d’emergenza per prendere decisioni, dettate …dall’emergenza. E l’emergenza non si gestisce, la si affronta con misure straordinarie per restituire la normalità, ma non per risolvere i problemi. Non sarà facile, in una terra quasi completamente rovinata dalle infiltrazioni tossiche e dei liquami nelle proprie falde e nel sottosuolo, e da quelle camorristiche nel suo tessuto sociale, ritornare alla normalità. Allo Stato si chiede solamente una cosa: di intervenire concretamente e di ripristinare la legalità. Governo e Ministero dell’Interno; forze armate; forze dell’ordine; Istituzioni; Amministrazioni locali. Ognuno deve fare la propria parte. Non sgomberare semplicemente le montagne di spazzatura. Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, ripristinando la legalità e restituendo dignità, condizioni sociali e lavoro alle persone per bene, ai milioni di cittadini che attendono di ritornare a una vita normale, da cittadino in e di uno Stato democratico presente e vicino. La presa di posizione. E’ quella che dobbiamo prendere tutti noi, aministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a conoscenza dei problemi e delle soluzioni praticabili e concrete che ruotano attorno al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate” della criminalità organizzata e di una larga fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita. In questi giorni, ascoltando i servizi dei telegiornali, i “talk show” serali presenziati da ospiti variegati, comodi nei loro divani, una informazione falsa (o falsa informazione) e faziosa ha incredibilmente, scandalosa- Le immagini dello Stato di emergenza della Campania hanno trasmesso agli italiani la classica immagine del rifiuto. Quella per cui, catalogato in mondezza, sia un qualcosa da buttare, da espellere, da far sparire. Da bruciare. Ed ecco che la parola termovalorizzatore, ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve. Falso! Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno, completo, rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso è quello che vede il rifiuto come una risorsa, ed usa un sistema di raccolta e gestione con il metodo “porta a porta”, che raggiunge risultati del 70-80% di differenziata, portando in discarica (una moderna discarica costruita secondo le normative europee, che non “corrompe“ i suoli ed accoglie solamente la parte cosiddetta tal quale del ciclo del rifiuti, opportunamente trattata ed essiccata) il 20-30% della raccolta. Risultato: viene stravolta la vecchia immagine della discarica come luogo di scarico della monnezza; la sua durata si triplica rispetto all’attuale; il suo impatto ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente. Ecco che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori e malformazioni, produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose (illuminanti a riguardo i risultati delle ricerche di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, due ricercatori italiani ostacolati in ogni modo nella divulgazione del loro lavoro sulle nanoparticelle generate dai fumi degli inceneritori), dall’enorme costo di smaltimento e di stoccaggio, viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti vogliamo, dobbiamo dimenticare. La considerazione La scelta del Governo, oltre ad arrivare colpevolmente in ritardo e scaricare ingiustamente addosso, in modo indiretto e velato, al Ministro Pecoraro Scanio la responsabilità di tale disastrosa situazione, lascia molti dubbi sulla sua effettiva efficacia e applicabilità. Scaricare, dopo anni di assenza sul territorio e migliaia di miliardi gettati via attraverso una gestione commissariale dell’emergenza assurta a “status” cancerogeno, la gestione e la risoluzione del problema in un tempo stabilito agli enti locali appare una decisione per lo meno avventata, visto che si parla di un territorio quasi completamente in mano alla criminalità organizzata. La prospettiva è avere, alla scadenza dei fatidici quattro mesi, decine di Commissari prefettizi da mandare nei Comuni e nei Consorzi…. Avremmo sperato in una politica rivolta alla realizzazione di un fattibile Piano industriale, che poggi su una campagna di informazione e partecipazione verso i cittadini, volto a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la costruzione e messa in opera, attraverso bandi costruiti ad hoc, attuati, controllati e gestiti dal Governo, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione di un nuovo sito regionale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente trattata, non comportante nessun danno ambientale. Parliamo di fantascienza? Proclamiamo una rivoluzione? No, parliamo di progetti già realizzati ed economicamente vantaggiosi per il territorio, l’ambiente e le casse pubbliche. Realizzati in migliaia di altre realtà nel mondo: dall’Austria alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Montebelluna; da Colorno a Monsano, passando per Melpignano, Capannori fino al Comune campano di Mercato San Severino e le altre decine di Amministrazioni locali e Sindaci italiani i quali stanno gestendo la risorsa rifiuto senza problemi, in sintonia con il territorio e con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, nel rispetto dello Stato e della Costituzione. * Sindaco di Monsano Presidente “Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi” 5 Cultura 20 gennaio 2008 Majolati Spontini - L’Amministrazione comunale acquista una partitura Un autografo di Gaspare Spontini: La fuga in maschera P er celebrare il CLVII anniversario della morte di Gaspare Spontini, che cadrà il prossimo 24 gennaio, l’Amministrazione comunale di Majolati ha acquistato un prezioso cimelio che sarà presentato alla cittadinanza domenica 27 gennaio in occasione delle tradizionali celebrazioni. Gaspare Spontini il 5 agosto 1795, allievo al Conservatorio Pietà dei Turchini, fu giudicato negativamente in una selezione interna e il 28 ottobre dello stesso anno scappò dall’istituto. Probabilmente la forte voglia d’indipendenza, anche economica, e le conoscenze apprese in una delle più importanti scuole europee di musica lo convinsero ad affrontare il mercato e a mettersi in gioco totalmente. Nel 1795 scrisse e inviò ad un amico Reverendo Padre Feliciano di Jesi, frate minore, un gradevolissimo Responsorio di San Pasquale cui seguì un’altra cantata per organo e contralto Ave Maris Stella. All’età di ventuno anni, accettò l’offerta di un impresario romano e mise in scena, nel 1796, Li puntigli delle donne, e subito dopo Il finto pittore. Fu a Venezia con Adelina senese, un libretto di Giovanni Bertati, vantando tra i cantanti la famosissima Anna Morichelli Borsello. Nel 1798, nel Teatro degli Intrepidi a Firenze, Spontini presentò il Teseo Riconosciuto, la prima opera seria di un certo valore. Ritornò a Napoli e nel 1798 presentò al Teatro Nuovo l’Eroismo ridicolo. Nel 1799, l’occupazione francese di Napoli, la Repubblica partenopea e la fuga di Ferdinando IV in Sicilia consolidò ulteriormente il rapido successo spontiniano. Spontini, al termine dei moti, ritornò a Napoli dove nell’estate 1799, al Teatro Nuovo, presentava La Finta filosofa, ampliamento dell’Eroismo ridicolo. Nel Carnevale del 1800, sempre al Teatro Nuovo di Napoli, mise in scena La Fuga in maschera del librettista Giuseppe Palomba. Spontini ritornò a Palermo dove presentò una serie di opere, o parti di esse: I Quadri parlanti, Sofronia e Olindo, gli Elisi delusi, il Finto Pittore. Tornò nello Stato Pontificio, a Roma, al Teatro Valle, nel 1801, con le opere: Gli Amanti in cimento e il Geloso audace; a Parma presentò L’isola disabitata e a Venezia, nel Carnevale 1802, accompagnato dal padre Giambattista, mise in scena Le Metamorfisi di Pasquale. Spontini, dopo il trasferimento in Francia ed in Germania, mantenne il ricordo di queste opere italiane, tutte di grande successo, ma lentamente le abbandonò limitandosi a citarle nelle sue prime biografie. Gran parte di queste musiche sono rappresentate nelle biblioteche musicali solamente da qualche pagina, da qualche aria, messe anche in circolazione dalla Contessa di Sant’Andrea, che prima della grande donazione del 1874, regalava, forse a malincuore, ai numerosissimi visitatori che ogni giorno la omaggiavano e la pregavano di raccontare le vicende artistiche del marito, pagine autografe di varie partiture. Lo scorso anno, un importante antiquario musicale ha offerto al Conservatore del Mu- seo Spontini la partitura autografa de La fuga in maschera, musica di Gaspare Spontini, libretto di Giuseppe Palomba, Commedia per musica rappresentata a Napoli, al Teatro Nuovo sopra Toledo, per il Carnevale, MDCCC. L’Amministrazione comunale, impegnata da molti anni nell’attività di reperimento delle fonti primarie, indispensabili per lo studio e l’ampliamento delle conoscenze sull’arte di Gaspare Spontini, ha condotto una lunga ed estenuante trattativa con l’antiquario inglese e grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio Fabriano e Cupramontana è riuscita a portare a Majolati questo importante cimelio che attende di essere messo in scena. E’ una grande acquisizione facilitata anche dalla disponibilità del libretto, una copia si trova nella Biblioteca Rolandi in Roma, l’altra nel Conservatorio di Bologna; mentre alcune parti per orchestra e un’aria di Corallina, per canto e pianoforte, sono depositate nella biblioteca di Bruxelles. Marco Palmolella Jesi - L’Istituto Statale d’arte promuove la Divina Commedia con una mostra a San Nicolò C Al seguito di Dante iniziando dalle fiamme dell’inferno hi ha avuto modo di passeggiare per il bero, in quanto volto alla conoscenza del Corso Matteotti di Jesi e magari fare fondatore della scuola, l’artista Edgardo una pausa all’altezza delle Grazie avrà po- Mannucci, in questo secondo appuntatuto notare un manifesto a tinte “infuoca- mento i ragazzi delle scuole medie hanno te” che invita a visitare una mostra parti- dovuto cimentarsi con la Divina Commecolare nella chiesa di San Nicolò. dia cercando di rappresentate in maniera Questa bella chiesa medievale ospita fino creativa e personale la propria interpretaal 19 gennaio una rassegna di elaborati zione dell‘Inferno. pittorici e di altro genere degli studenti Per un fortuito e fortunato caso la tematidell’Istituto d’Arte di Jesi, nonché quel- ca della mostra affianca l’esposizione della li inseriti in un concorso promosso dallo “Biblia Pauperum” sul Cantico dei Cantici, stesso Istituto e rivolto alla scuole secon- fatto che ha permesso anche approfondidarie di primo grado della Vallesina: sono menti didattici agli studenti dell’Istituto i lavori finali del secondo “Premio Arte d’Arte: se nel Cantico l’amore ha l’armoMannucci” patrocinato anche dall’Asses- nia del creato e dell’uomo e della donna sorato alla Cultura del Comune di Jesi. che diventano segno dell’Amore fedele, Il concorso è un’iniziativa promossa dal- nell’Inferno le fiamme indicano il desidel’Istituto d’Arte da vari anni e permette rio ormai ineusaribile di quell’Amore che, alla scuola, trasferitasi di recente in Via riconosciuto come solo vero, perché veriGallodoro, davanti alla sede dei Vigili del tativo, non può più essere vissuto, essenFuoco, di porsi come punto di riferimen- do stato rifiutato durante la vita terrena. to della promozione della cultura artistica Le scuole della Vallesina hanno molto ed estetica nel territorio. ben accolto l’invito al concorso ed hanno Se nella prima edizione il tema era più li- partecipato con numerose opere (ben più Teatro Moriconi Venerdì 18 gennaio Il Cantico dei Cantici Un gruppo di studenti jesini con la direzione di Dante Ricci della compagnia teatrale La Barcaccia di Jesi, presenta una lettura interpretativa del Cantico dei Cantici, opera poetica del Vecchio Testamento che celebra l’amore. Venerdì 18 gennaio alle ore 18 presso il Teatro Studio Moriconi in piazza Federico II a Jesi sarà possibile ascoltare questa lettura interpretativa che si inserisce nell’ambito della quarta edizione della Rassegna d’arte per la Bibbia Biblia Pauperum. di quelle dello corso anno), grazie anche all’impegno e alla serietà di tutti i loro insegnanti di educazione artistica, segno tangibile di un interesse sempre maggiore nella promozione delle potenzialità creative di ciascun alunno. Anche il tema ha sicuramente contribuito a suscitare la curiosità dei giovani sempre affascinati dal mondo ultraterreno, oltre a permettere l’approfondimento del simbolismo iconografico che nella tematica della sofferenza infernale arriva nei secoli a drammatiche e conosciute ripetizioni. L’Istituto d’Arte ha organizzato presso la nuova sede di Via Gallodoro un percorso di approfondimento sulle opere che nel corso dei secoli sono state ispirate dalla Divina Commedia: gli stessi studenti della scuola superiore hanno fatto da tutor ai ragazzi della medie avvicinandoli all’opera d’arte. Con questo lavoro sull’opera di Dante Alighieri ci si è trovati pienamente in linea con le indicazioni del Ministro Fioroni che ha suggerito percorsi di approfondimento della Divina Commedia: l’Istituto d’arte ha accolto il suggerimento coniugando arte e letteratura secondo lo specifico dell’indirizzo. Le opere prodotte si possono ammirare nella chiesa di San Nicolò fino al 19 gennaio. Naturalmente ci saranno dei vincitori con tanto di riconoscimenti ufficiali ed un attestato di partecipazione per tutti. Le iniziative potrebbero non terminare con questa rassegna in quanto, vista la quantità e la qualità dei lavori prodotti, l’Istituto d’Arte vorrebbe metterli ancora in mostra in ambienti altrettanto suggestivi e non si escludono ulteriori attività di lettura nelle più diverse prospettive dell’opera dantesca in collaborazione con altre istituzioni culturali locali, dato il particolare legame della città con la Divina Commedia:la prima copia a stampa dell’opera è stata realizzata proprio a Jesi nel 1472!. Tra du’ campanili Fede Speranza Carità La fede è ‘na cosa molto strana: ce l’hai da sempre, credi, speri in Dio, oppure in qualch’altro toccasana scì pe’ la religiò sai ‘n po’ restio. Dice che la speranza è ‘na virtù, secondo me è tutta ‘n’antra cosa: è ‘n’ancora che quanno non c’è più vedi la vita ‘ncora più “pajosa”. E’ l’ultima virtù teologale: la terza, e se chiama carità. La pôi espletà ntel campo del sociale oppure zitto, con semplicità. C’è quelli fermi e c’è i voltagabbana c’è quello che ce crede, bôno e pio e chi pianta cannelle e crea la grana facendo religione “a modo mio”. T’attacchi ala speranza e manni giù pure la cosa ch’è più perniciosa; speri mijorerà o, perlopiù, col tempo forse cambierà qualcosa. Quanno la fai te senti solidale con tutti quanti; te dà felicità, non pensi più che al mondo c’è anche ‘l male e passi sopra a tutto el bla bla bla bla. La fede molto spesso va su e giù segondo sci le cose va be’ o male. Quanno va be’ non te ricordi più Guai sci non esistesse la speranza. Te capida qualco’ tra capo e collo cerchi de daje meno rilevanza E c’è pure chi pensa d’esse scaltro spettanno che la faccia qualcun altro. Comunque ascolta: falla e’n ce pensà. che c’è Qualcuno che ce sta vicino, ma sci non va ricerchi el rituale e arpreghi come quanno eri bambino. e speri, speri non ce sia ‘l tracollo ‘ncora quann’è soltanto ‘na chimera. L’ômo sta per morì e ‘ncora spera. E sci per caso po’ te guardi intorno cercanno ‘n po’ d’affetto e de bontà t’accorgi che c’hai sempre ‘no ritorno. Lucio Longhi 6 Jesi 20 gennaio 2008 In ricordo di Paolo Lupini, vicepresidente dell’associazione Aicu di Paolo Marcozzi TOSI GIULIO CESARE (Vicolo, da Costa S. Domenico a Vicolo della Pace) Letterato (XVII sec.). Fondatore dell’Accademia dei Riverenti nel 1650, a Jesi, il cui programma prevedeva conferenze e rappresentazioni drammatiche in “musica con teatro”; la sede dell’accademia era a Palazzo Rusticucci, lungo il Borgo di Terra Vecchia (oggi Via XV Settembre). Ben presto questa accademia fu superata dall’Accademia dei Disposti, anch’esa fondata da Tosi, insieme con altri: era così denominata perché formata da uomini sempre “intenti e pronti a seguire gli auspici del Card. Cybo, protettore del sodalizio. Questa accademia continuò a svolgere la sua attività anche nei secoli successivi, fino all’unità d’Italia. Dice di lui Giovan Battista Rocchi: “Pervenne a tale eccellenza nella poesia ed in altre scienze che fu in grande stima non solo presso i concittadini ma anche presso i più celebri letterati del suo tempo, in particolare di Monsignor Giovanni Ciampoli, il miracolo della delizia delle mese. Diede egli alle stampe molti nobili componimenti, cioè le Odi eroiche, L’infelicità felice e altre nobilissime parti del suo ingegno”. TRENTO (Via,da Via Battisti a Via XXIV Maggio) Città del Trentino-Alto Adige, capoluogo di provincia e di regione, sita a 194 m slm, con una popolazione di 104.844 abitanti. TRIESTE (Viale, da Via Battisti alla stazione ferroviaria) Città del Friuli-Venezia Giulia, capoluogo di provincia e di regione, con una popolazione di 211.184 abitanti. Territorio travagliato a causa della sua vicinanza al confine, fu più volte contesa fra Italia, Austria ed infine Jugoslavia: ritornata all’Italia nel 1954, la sua “questione” fu definitivamente conclusa con il trattato di Osimo nel 1975. Chiamato “el viale de la staziò”, perché, una volta, in fondo al viale c’era la stazione, poi spostata più a sinistra negli anni novanta del secolo scorso, lasciando dietro di sé un vuoto non ancora colmato; la zona era anche conosciuta come “giu ‘l concorzio”, dal Consorzio Agrario che lì si trova tuttora. continua al prossimo numero IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI E ACCESSORI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 N “Anche le stelle cadono” così ha esordito don Mariano, anch’egli membro del direttivo dell’Aicu. C’erano almeno 300 persone a Castelplanio presso la piccola chiesa del Crocifisso ad accogliere il feretro, la mattina del 12 gennaio. La Chiesa non poteva contenerle e molte sono restate fuori. C’erano anche due gruppi di ragazzi, compagni di scuola dei due figli più grandi, che commossi hanno seguito la celebrazione. Alla fine una bambina Paolo Lupini era vicepresidente di quinta elementare ha incoraggiadell’Aicu, l’Associazione intitolata a to il loro compagno con parole comCarlo Urbani, nata l’anno successivo moventi. della sua morte. Come tutti coloro Don Mariano ha voluto percorrere che l’hanno voluta, anche Paolo Lu- la vicenda spirituale di san Francepini aveva messo a disposizione la sco, perché, ha detto lui, il santo è sua competenza per proseguire la morto alle stessa età di Paolo e colstessa missione del cugino Carlo. Sì, pito da malattie. Ma proprio con perché Paolo era cugino. le parole di Francesco ha esortato Il suo lavoro a servizio di un nobile a fare nostre le parole del Cantico: ideale. “L’immagine, l’immagine che “Laudato si, o mi Signore, per sora cattura e comunica bellezza, gusto, nostra morte corporale, da la quale gioia. Paolo ha fatto questa profes- nessun uomo vivente può scappare”. sione e l’ha messa a servizio anche “Anche le stelle cadono, le stagioni della missione di suo cugino Carlo” si spengono, le foglie ingialliscono, ella notte tra il 10 e l’11 gennaio è venuto a mancare al nostro affetto a soli 44 anni il caro amico Paolo Lupini, vicepresidente dell’Associazione Italiana Carlo Urbani. Così come nella vita e nel lavoro, Paolo ha profuso nel nostro gruppo le sue energie con generosità e passione, impegnandosi per primo al raggiungimento degli scopi umanitari che AICU si prefigge. Ci stringiamo con tutto il nostro affetto attorno ai famigliari, partecipi della grande perdita ma forti del coraggio che Paolo ci ha insegnato affrontando la vita anche nella malattia. Grazie Paolo AICU – Associazione Italian Carlo Urbani Onlus - gli animali muoiono, e gli uomini cessano di vivere. Nonostante che si cerchi di farne solo uno spettacolo la morte viene a guastare la festa della vita. Ecco perché nella nostra cultura è la grande espulsa. Ma lasciamoci portare dal nostro fratello Francesco – ha continuato don Mariano - ai piedi del Crocifisso per contemplare in trasparenza anche le piaghe che ha dovuto portare il nostro Paolo. Quello che lo Spirito del Signore ha forgiato nel suo spirito, per convivere e sopportare la sua malattia, non lo conosciamo. Lo conosce il Signore. Ma il filo d’oro della fede e dell’abbandono in Lui, gli ha offerto certamente il suo stesso destino. Destino di vita. Paradossale destino di vita”. L’Aicu ha perso un amico sincero e un bravissimo professionista per la diffusione in grande stile dell’opera di Carlo. Che la sua morte, come quella di Carlo sia feconda di nuove disponibilità. d.m.p. Teatro - Come una tragedia classica un dramma di O’Neil U Prigionieri in una stanza nità di tempo, luogo, azione. Come quella di un’antica tragedia appare la struttura di “Lunga giornata verso la notte”, di Eugene O’Neil, che ha inaugurato il12 e 13 gennaio la Stagione di Prosa del Pergolesi. Altri aspetti di quest’opera, che ha uno sfondo autobiografico ed è ritenuta la sintesi della drammaturgia di O’Neil, rimandano al teatro classico. Così l’argomento che considera il dissolvimento di una famiglia i cui componenti finiscono per essere disce loro di guardare olinghiottiti da un gorgo di tre il proprio dramma esiodio-amore; così pure la stenziale. E ancora come prefigurazione di un desti- Euripide O’Neil mette in no ineludibile che spinge i luce, attraverso dialoghi personaggi ad uno scontro. serrati, quello che nel teaMa ad essere soprattut- tro classico è definito ‘l’into individuata è, come in consapevole potere dell’irEuripide, la perdita di va- razionale’. Nella storia, rilori morali in personaggi portata al 1912 e ambienche, diversamente delusi tata nel Connecticut, è e piegati nell’orgoglio, non descritta una famiglia i cui hanno più contatto con la componenti – padre, marealtà e, ripiegandosi su se dre e due figli ormai adulti stessi, diventano vittime di - soffrono crisi intime che un’involuzione che impe- nell’arco di una giornata rapidamente si svelano. Il padre teme di perdere un benessere economico acquistato a fatica; la madre, che vive nella paura di vedere svanire bellezza e salute, si rifugia segretamente nella droga a cui l’ha iniziata un medico di pochi scrupoli. Prodigo e gaudente è il maggiore dei Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 www.fazibattaglia.com figli, mentre il fratello, in cui è identificabile lo stesso O’Neil, è un letterato di poche speranze, vagabondo, sognatore, malato di tisi. Una stanza-prigione spoglia, severa, asettica, comprime in un’atmosfera claustrofobica la tragedia. A rivelarla sarà l’alcol, a cui tutti ricorrono per dimenticare la propria debolezza, che agisce come un siero della verità. Si scontreranno così le delusioni del padre; ‘un avaro Arpagone’ secondo il figlio maggiore; le frustrazioni di questi, attore mancato, che nei confronti del fratello nutre sentimenti contrastanti e violenti di amore e gelosia; la solitudine e la fragilità della madre incapace di affrontare responsabilità e difficoltà. Tutti così finiranno per allontanarsi l’uno dall’altro smarrendosi nella nebbia dell’alienazione. Notevole l’impegno richiesto agli interpreti. Remo Girone non ha forzato la mano nel definire il suo personaggio, il padre, che ha descritto con dignità e sobrietà. Anna Maria Guarnieri si è trasformata in un’evanescente Ofelia shakespeariana. La sua recitazione a fior di labbra, trasognata, ha ricordato non tanto vagamente dive del cinema americano degli anni d’oro quali Greer Garson o Myrna Loy. Avvisabile anche in Luca Lazzareschi e Daniele Salvo un richiamo allo stile aggressivo e inquieto degli artisti usciti dall’Actors’ Studio, Marlon Brando e James Dean fra questi. Piero Maccarinelli, regista, ha opportunamente sfrondato il testo, ma la divisione in due soli lunghi atti ha messo a dura prova l’attenzione e forse anche la resistenza fisica degli spettatori. La bravura degli interpreti ha giustamente meritato molti applausi. Usciti di teatro però non pochi hanno tirato un sospiro di sollievo, come liberati da un incubo. Bello, dopo tutto, respirare all’aperto l’aria fresca della sera. Augusta Franco Cardinali Foto Anna Vincenzoni Vita ecclesiale Parola di Dio 20 gennaio 2008 20 gennaio 2008 - 2^ domenica del tempo ordinario (anno a) Ecco il liberatore dal male sava all’agnello della Pasqua in Egitto. Era sulla tavola insieme al pane azzimo; le sue ossa non In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: dovevano essere spezzate. Era «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è il segno della liberazione pocolui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a litica e spirituale. In ogni pame, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a squa, l’agnello sarebbe stato il battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». memoriale di questo dono diGiovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendevino. Ora questo Agnello è qui; re come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoè Gesù stesso. scevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi Ma di uno che «era come disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui agnello condotto al macello, che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che come pecora muta davanti ai questi è il Figlio di Dio» suoi tosatori» (Is 53, 7) parlava Parola del Signore già Isaia nel quarto carme del Servo. Su di lui pesa il peccato degli uomini, che lo schiacciano (in ebraico le due parole COMMENTO Ancora stiamo con Giovanni, il Battista, lungo il Giordano. Questa “agnello” e “servo” si dicono con volta è lui che riflette su Gesù. Se l’è trovato davanti, in fila con i pec- lo stesso termine). Ecco Gesù, il Cristo; colui che offre liberamente se catori .. Ora è lui che guarda al Cristo e ci chiede di fissare lo sguardo stesso per togliere dal mondo il peccato, il male alla radice, e riconlà. Frasi chiare e precise. Lui che aveva invitato alla conversione della durre a Dio tutti i suoi fratelli nella carne. vita, ora chiede di volgere lo sguardo a Colui che può realmente com- Ma anche alla fine, là nella rivelazione del Regno, l’Apocalisse, si erge ritto un Agnello, come immolato e vittorioso, che distrugge le potenpierla in noi; il Cristo Agnello. Liberatore. E’ Lui che cancella il peccato di incredulità e di odio del mondo, è lui ze negative del male, del peccato e della ingiustizia. che ci precede nel tempo perché è eterno come Dio; è Lui la suprema Quando ci viene da ripetere come nel salmo 119 «Come pecora smarripresenza divina nella carne dell’uomo perché in Lui ha sede lo Spirito ta vado errando, cerca, Signore, il tuo servo!» (v. 176) ora mi posso ricordare che c’è un Pastore divenuto Agnello che si carica del mio smarriSanto: Egli è per eccellenza il Figlio di Dio. Presentandolo come Agnello, il Battista non intendeva solo indicare mento. E ad indicarlo è un autentico “cristiano” che afferma: “E io ho un emblema di mitezza. Chi ascoltava Giovanni, prima di tutto pen- visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” 7 di don Mariano Piccotti [email protected] Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,29-34 Agenda Pastorale del Vescovo CHIESA dell’ADORAZIONE luogo di adorazione e di ascolto Giovedì 17 gennaio Mattino: Incontro del Clero per aggiornamento Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione per le Confessioni e il colloquio spirituale. Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani. Viene di seguito indicato il Sacerdote presente per ciascun giorno: Venerdì 18 gennaio ore 10.30: Incontro con una classe del Liceo scientifico ore 21.15: Veglia di preghiera in preparazione alla celebrazione dell’Ordinazione Diaconale del 20 Lunedì 21 gennaio: Martedì 22 gennaio: Mercol.23 gennaio: Giovedì24 gennaio: Venerdì25 gennaio: Sabato 19 gennaio ore 18.15: Parrocchia San Sebastiano: Santa Messa con la partecipazione dei Vigili ore 19.30: Parrocchia di Mazzangrugno: S. Messa nella memoria di Sant’Antonio Abate ore 21: Maiolati Spontini, Spiritual Festival Giovedì 24 gennaio ore 21: Parrocchia S. Maria del Cammino, incontro con i genitori dei Cresimandi e Comunicandi Venerdì 25 gennaio ore 10.30: Collegio Pergolesi, S. Messa nel ricordo della Fondazione della Congregazione dei Fratelli di N.S. della Misericordia ore 18.30-22.30: Convegno Diocesano operatori pastorali Sabato 26 gennaio Mattino: Loreto, Ritiro per Giovani Francescani in discernimento vocazionale ore 15: Incontro con gruppo giovani di Santa maria Nuova ore 21: Chiesa dell’Adorazione, Veglia per la Pace animata dall’AC e altri gruppi Domenica 27 gennaio ore 11: Parrocchia di San Paolo di Jesi, Festa del Patrono ore 17: Preghiera ecumenica ASSEMBLEA DIOCESANA PER LA CONSEGNA DEGLI ATTI DEL CONVEGNO PASTORALE ’07 “CORRESPONSABILI” VENERDI 25 GENNAIO ’08 Conversione di san Paolo JESI – CATTEDRALE ORE 18,30: Celebrazione di consegna e interventi di presentazione ORE 20,00: Cena insieme ORE 21,00: In gruppo per ambiti di pastorale ORE 22,30: Benedizione DUE SERATE DI PREGHIERA Galeazzi vaticanista Lunedì 21 gennaio ore 18.30: Gruppo di Studio su temi sociali Mercoledì 23 gennaio ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento vocazionale in vista del Diaconato permanente Ritto sul monte l’Agnello s’offre allo sguardo di chi l’ha trafitto. Dal cuore un vivido Fiume di sangue continua a stillare lento, per giungere mite e forte anche lontano. E’ sangue che entra tra i sassi e i rovi e l’asfalto sudicio e duro. Che almeno la Chiesa fermi lo sguardo. Diocesi di Jesi_________________________________ Don Mariano Piccotti Don Giovanni Ferracci Don Francesco Sabbatini Don Marco Cecconi Celebrazioni in Duomo Domenica 20 gennaio ore 10: Parrocchia di Sant’Antonio Abate loc. Minonna: S. Messa nella festa del Patrono ore 18: Parrocchia Regina della Pace: Ordinazione a Diacono di Claudio Procicchiani Martedì 22 gennaio ore 15.00-18.30: il Vescovo riceve nella cappella di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza appuntamento. Agnello SABATO 26 GENNAIO ’08 – ORE 21 JESI - CHIESA DELL’ADORAZIONE VEGLIA PER LA PACE sul tema: “ Famiglia umana, comunità di pace” per tutti i gruppi e le associazioni e movimenti a cura dell’Azione Cattolica Diocesana DOMENICA 27 GENNAIO ‘07 – ORE 17 JESI - CHIESA DELLE GRAZIE PREGHIERA ECUMENICA sul tema: “ Pregate continuamente” ( 1 Tessalonicesi 5,17) - chiesa cattolica - chiesa ortodossa - chiesa cristiana avventista Il giornalista Giacomo Galeazzi, già redattore del Tg1 e collaboratore dal 1988 di Voce della Vallesina, è il nuovo vaticanista del quotidiano “La Stampa”. Come responsabile nazionale dell’informazione religiosa, subentra a Marco Tosatti, con nomina del direttore Giulio Anselmi del 1° gen- Nuovo sito parrocchiale naio scorso. Congratulazioni per questo nuovo ri- La parrocchia del Duomo - San Pietro ha un sito internet www. conoscimento e auguri di duomosanpietro.it. L’annuncio è su Voce Amica, il periodico parun buon lavoro a servizio rocchiale che, in prima pagina, titola: “Anche noi abbiamo un delle comunicazioni. “sito”. Nell’articolo si legge: “Una volta la parola “sito” (anzi sido) era una voce dialettale e quasi non stava bene. Adesso, invece, Nella foto Vincenzoni, “sito” è diventata parola per gente fina, allineata “con le tecnoGiacomo Galeazzi nella logie elettroniche più avanzate”. Un ente pubblico o privato che redazione di Voce, per un non abbia un sito internet non conta nulla. E così anche noi – che incontro formativo a gen- ci volete fare? – ci siamo dovuti adeguare. Così che sotto il titolo, naio 2007 d’ora in poi, anche Voce Amica, avrà le tre famose doppievvu”. Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale, forniti all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento o diversamente acquisiti sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Tali dati saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge. 8 Vita Ecclesiale 20 gennaio 2008 Cursillos de Christianitad– Dieci nuovi fratelli “Una mano a Cristo e una mano ai fratelli” Il 22 gennaio alle ore 18 a Palazzo Ripanti: conversazione di Vittorio Massaccesi Teocrazia e democrazia: due forme di potere a confronto Nella sala-convegni del Se- a Maiolati”. minario un bel gruppo di laici e sacerdoti apparte- “IL DIRITTO DI eocrazia”, dal greco tardo theòs coalizioni democramentali per la vita degli nenti ai Cursillos de Chri- INCONTRARE CRISTO (dio) e kratìa (potere), è una tiche che contrastiindividui e degli stati. stianitad (Corsi di cristia- La gioia e l’entusiasmo che forma di governo in cui il potere è no le spinte verso gli Una crisi culturale, etinità) della diocesi di Jesi, la si sprigionano dalle molte esercitato da uomini considerati di opposti totalitarismi; ca e politica rende difsera del 13 gennaio, attende testimonianze dei laici, fra i origine divina, come il Faraone pres- oggi che si promuove ficile il cammino verso in preghiera con il Vescovo quali una suora di Fabriano so gli Egiziani, o da rappresentanti il dialogo intercultul’obiettivo irrinunciaGerardo l’arrivo di nuovi ed un fratello di Camerino, della divinità come le caste sacerdo- rale e interreligioso a bile del bene comune, “fratelli” che hanno risposto e dei sacerdoti, (don Aldo, tali. diversi livelli, nel riper il quale é urgente di sì alla chiamata di Gesù, don Mario, don Gianni, “Democrazia”, in antitesi a “Teocra- spetto della dignità e l’attuazione concreta di oggi come ieri.”Vieni e se- don Alberto, don Giovan- zia”, dal greco démos (popolo) e kra- della libertà della perun’etica condivisa. La guimi”. ni Ferracci, don Marco…), tìa (potere), è un sistema politico in sona, in alcuni Stati democrazia può matuDieci uomini, giovani e guide instancabili, conta- cui la sovranità è esercitata dal po- esiste ancora, con rare nella misura in cui adulti, sposati o single, giano tutti facendo sentire polo. volti e connotazioni crescono la libertà e la erano partiti l’11 gennaio la bellezza della vita cri- Terreno comune di questi termini socio-politiche diverresponsabilità indiviè il sostantivo”potere” cui, di volta se, la teocrazia. duale e collettiva. Noi cittadini siain volta, si associa connotandolo a Quando politica, economia, religio- mo veramente consapevoli del valore livello semantico – lessicale, un ter- ne sono strettamente unite e il pote- delle istituzioni democratiche? della mine specifico: come in “olig-archia” re viene esercitato, in modo subdolo necessaria divisione dei tre poteri (governo di pochi), “aristo-crazia” o con violenza spietata, nel nome di (legislativo, esecutivo, giudiziario)? (governo dei nobili)… un dio o dell’io che s’inchina al “vi- dell’importanza di una sana laicità Ognuna di queste parole, che hanno tello d’oro”, é legittimo chiedersi: do- dello stato (laicità, non laicismo)? valenza storica sincronica e diacro- v’é la libertà politica e religiosa? la Viviamo, nella vita quotidiana, i vanica, è un mosaico interdisciplinare laicità dello stato? il diritto del citta- lori etici in cui crediamo, primo fra di storia, filosofia, etica, economia, dino ad esprimere la sua opinione e tutti il rispetto della dignità di ogni di convinzioni religiose e politiche… a professare la propria religione, fos- persona? La teocrazia risale a circa quattromi- se pure l’ateismo…? La democrazia Maria Crisafulli la anni fa, alle vicende dei popoli e muore. delle religioni della “mezzaluna ferSul tema di attualità “Teocrazia e tile”; vive nella struttura di antiche Libertà e responsabilità Democrazia”, che interpella anche città-stato, prosegue il suo cammino La democrazia moderna, che affon- la coscienza cristiana, il Meic di Jesi nel tempo e nello spazio in Oriente da le sue radici nella pòlis greca, con ha organizzato un Incontro che si e in Occidente, dal Medioevo all’età la sua “agorà”, luogo d’incontro, di svolgerà martedì 22 gennaio, alle moderna e contemporanea. cultura e di partecipazione del “dé- ore 18, a Palazzo Ripanti (piazza Feper Maiolati senza sapere stiana. Ma presto spunterà Anche oggi, in un tempo di straordi- mos” alla gestione della “cosa pub- derico II). Relatore il prof. Vittorio nulla di preciso di quei “tre l’alba del “quarto giorno”, il naria circolazione di idee e di stili di blica”, oggi ha nella Carta costituzio- Massaccesi. giorni” sul Colle Celeste…, giorno più lungo…quello vita per via multimediale, di svilup- nale europea e americana le garanzie La cittadinanza è invitata a partecima forse avvertendo nel della responsabilità, quan- po delle scienze umane, di ricerca di per portare avanti i principi fonda- pare. cuore il fascino misterioso do, scendendo a valle, bisodi un’avventura… Ora, ac- gna tradurre nella vita quocompagnati dai fratelli più tidiana della famiglia, del Comunione e Liberazione – Incontro con mons. Luigi Negri esperti, sacerdoti e laici, e lavoro, della società, quanaccolti con gioia dalla co- to si è appreso… Il giorno munità cristiana, raccon- della coerenza tra fede e tano… vita che dura tutta la vita. incontro per la presentazione della libertà sia una opportunità di Roberto, 41 anni, di Jesi: “Una mano a Cristo e una del libro di don Giussani, “Si scelta ed ha ricordato come anche “il Corso ci ha insegnato mano ai fratelli” è il motivo può vivere così?”, in occasione del Abramo abbia avuto questa libertà la centralità del Vangelo di fondo della riflessione decimo anniversario di Comunione legata strettamente tuttavia all’obnella vita e abbiamo fatto del vescovo di Jesi, Gerardo e Liberazione a Jesi, è stato condotbedienza perché era sicuro e si fidal’esperienza di una piccola Rocconi, che in linea con to da don Giuliano Fiorentini che va di Dio. Decisivo anche sul piano Chiesa” l’insegnamento del Papa ha sollecitato con domande e interpedagogico ed educativo è guardare Luca, 31 anni, residente a nella recente enciclica “Spe venti i relatori mons. Luigi Negri, al futuro con la scelta dell’obbeJesi: “Esperienza sconvol- salvi”, dichiara con gioia: “E’ vescovo di San Marino e Montefeldienza mettendosi in sintonia con gente: Gesù è venuto in bello incontrare Cristo. La tro e la prof. Giuliana Petta, preside il Dio che chiama e che diventa cermezzo a noi, ci ha parlato… salvezza è entrare in reladel Liceo Classico di Jesi. Mons. Netezza della speranza. Una certezza Io in questi giorni ho avuto zione con Lui e ricevere gri ha innanzitutto ricordato i suoi avvalorata dalla fede, in un intrecla tentazione di uscire, di la vita; Giovanni nella sua incontri decisivi con don Giussani cio con l’attualità della vita. Mons. andar via, ma grazie a Lui prima Lettera dice che solo e il suo rapporto con lui durati per Negri ha concluso come la libertà sono rimasto…” chi conosce il Figlio di Dio oltre cinquant’anni. In merito al lici immetta dentro l’evento, dentro Luigi di Moie confes- ha la vita. L’esperienza più bro ha sottolineato come esso sia l’avvenimento che è Cristo che non sa: “Prima frequentavo la bella è lasciarsi sorprenun dialogo con una ricchezza non subito percepibile. Il punto può esigere che libertà. Il cattolicesimo è sintesi meravigliosa Chiesa, ma la mia fede era dere da Cristo”. Citando fondamentale è che la fede è la risposta al problema umano tra grazia e libertà, senza libertà infatti non c’è fede, e trova superficiale; ora vorrei ap- la “Nota della Congregache tuttavia non risolve i problemi etici e sociali del mondo. la sintesi nella carità la cui radice è nell’espressione riportaprofondire l’esperienza del zione per la Dottrina della Gesù è la risposta alla vita, così il cristianesimo deve arrivare ta da Giovanni “Rimanete in me”, nell’essere in Cristo, nel suo Corso: sono entrato povero fede”, don Gerardo mette alla vita e cambiarla, altrimenti sono legittimi tutti i dubbi sul amore, nel suo evento. L’amore a Cristo ed in Cristo diventa e ne sono uscito ricchissi- in luce che “ogni uomo ha cristianesimo stesso. Il grande problema o meglio la grande amore per i fratelli. Un amore che va coniugato con speranmo. Gesù mi è venuto in- il diritto di incontrare Cridomanda anche filosofica, è quello di dare un senso alle cose za, la grande virtù del presente che segna il cammino verso contro”. Un corsista di san sto. Ciò esige il dovere di e alla storia. La Chiesa tiene presente questa domanda e pre- il futuro, un presente che deve necessariamente sperimentare Marcello: annunciare la fede, perché senta Cristo come risposta, come verità, come bellezza, come il cambiamento. Il cristiano deve sentirlo e viverlo, come vive “un’esperienza validissima ogni uomo abbia la vita”. presenza, in un confronto serrato con la nostra umanità. Una la fede, la speranza e la carità, segni della gloria del Signore e da comunicare agli amici” Alla Parola della Scrittura presenza, quella di Cristo, nella comunità che fa i conti con la della sua presenza nel mondo. Intervengono i camerieri… e del Magistero si associa cultura e che rilancia sempre nuove frontiere per una ricerca All’incontro ha presenziato il nostro vescovo, tantissimi ami(nel gergo corsista “came- la testimonianza del Pastoulteriore. Nel libro ci sono i temi della libertà, dell’obbedienza, ci di Comunione e Liberazione ed altrettanti estimatori della riere” è un fratello che ha re: “Più la fede si comunica, della missione. La fede è presentata come un modo specifico figura di don Giussani. Una sala veramente stracolma che ha già fatto il Corso e si mette più si rafforza e si radica del conoscere che non si scontra ma si accompagna alla ragio- seguito con partecipato interesse le parole dei relatori. a servire i nuovi fratelli): nella nostra vita”. ne. La prof. Petta, dal canto suo, ha sottolineato come il tema r.c. Tiziana fa sapere che dal Infine i dieci missionari, Corso dell’anno 2003 ha emozionati e felici, ricevoricevuto “tanta serenità ed no dalle mani del Vescovo ha scoperto di essere nella il Crocifisso benedetto, con comunità ecclesiale che è le parole: “Cristo conta su di aiuto per la vita”. di te; che la tua vita diventi Il “rettore” del Corso, Mo- luminosa per ogni fratello desto Ceriachi, di Moie, che incontrerai!”. Sull’Inquisizione ho affermato è avvalorato dagli stu- usati dagli inquisitori non erano acnon ha dubbi: “tutto è Maria Crisafulli dono di Dio quanto vissuto foto Stefano Fantini Vorrei fare alcune precisazioni in me- di di storici e giornalisti seri quali cettabili, pur essendo di gran lunga rito a quanto scritto dal prof. Vittorio Franco Cardini, Vittorio Messori, migliori di quelli della giustizia laica Massaccesi nel numero di Voce del 9 Rino Cammilleri, Antonio Socci e dell’epoca. Dire, però, che l’Inquisidicembre 2007, circa il mio articolo altri ancora, che certo non sono dei zione non sarebbe dovuta esistere Osimo - Chiara Lubich cittadina onoraria sull’Inquisizione pubblicato su Voce fanatici estremisti. è esagerato, tanto è vero che opera del 2 dicembre 2007. Quello dell’Inquisizione è stato un ancora (certamente in forme molto Sabato 26 gennaio alle ore 17 al teatro La nuova Fefenomeno complesso, che non può diverse, ma pur sempre col medesinice di Osimo, la fondatrice del Movimento dei FocoEgregio prof. Massaccesi, ho letto essere liquidato con i mea culpa di mo scopo) con il nome di Congregalari, Chiara Lubich riceverà la cittadinanza onoraria con stupore quanto da lei scritto di Giovanni Paolo II. La Chiesa ve- zione per la dottrina della fede. della città. Il sindaco Dino Latini consegnerà il ricoriguardo al mio articolo sull’In- nera come santi, tra gli altri, Pietro Il suo commento, pertanto, mi è noscimento alla prima compagna della Lubich, Carla quisizione. Sinceramente non ho da Verona, Roberto Bellarmino e sembrato dettato dall’esigenza di un Marchesoni. Parteciperanno l’arcivescovo Edoardo compreso la sua critica. Io non ho Michele Ghislieri (divenuto papa -e “politicamente corretto” di cui oggi Menichelli e il direttore della rivista Città Nuova, Miné giustificato, né assolto il sistema che papa!- Pio V), che hanno avuto i cattolici proprio non hanno bisochele Zanzucchi. inquisitoriale, ma mi sono limitato più o meno a che fare con il famige- gno! a riportare la realtà storica. Quanto rato Tribunale. Certamente i metodi Federico Catani “T L’ Libertà, obbedienza e missione IL REFRATTARIO In diocesi 20 gennaio 2008 9 Domenica 20 gennaio - Il Vescovo ordina diacono Claudio Procicchiani I “Dio ci ha chiamati ad una vita realizzata” l Vescovo Gerardo Rocconi invita Sacerdoti e Fedeli della diocesi alla Ordinazione Diaconale di Claudio Procicchiani che avrà luogo domenica 20 gennaio alle ore 18 presso la parrocchia Regina della Pace. Claudio ha accettato di raccontarci di sé, della sua chiamata, dei suo desiderio di servire il Signore e i fratelli e che la sua ordinazione diaconale sia un momento forte in cui i giovani possano incontrarsi con Cristo, che li aspetta per amarli. Claudio, raccontaci qualcosa di te. Ho trent’uno anni e sono figlio unico. Sono nato a Jesi e fino a 13 anni ho abitato nella zona del Prato frequentando la parrocchia di san Sebastiano; poi mi sono trasferito per il Viale della Vittoria dove ancora risiedo. Ho frequentato il liceo scientifico e poi ho conseguito la laurea in Fisica presso l’Università di Camerino. E del tuo cammino vocazionale Il mio cammino vocazionale è un po’ particolare; infatti ho svolto la formazione seminaristica a Roma presso la Congregazione del Missionari del Preziosissimo Sangue fondati da san Gaspare del Bufalo, missionari che ave- vo conosciuto in una missione popolare che nel 1990 avevano compiuto presso la parrocchia di san Sebastiano. Poi mentre stavo per intraprendere l’ultimo anno di studi nella Congregazione ho cominciato a prendere in considerazione la possibilità di esercitare la chiamata al sacerdozio nella mia Diocesi di Jesi. Così terminato l’ultimo anno, durante il quale ho continuato a vagliare se questa fosse la volontà di Dio, nel luglio 2007 ho lasciato definitivamente la Congregazione per passare in Diocesi. Ora sto frequentato l’anno pastorale nel Seminario regionale di Ancona, che si concluderà a giugno; un anno in cui il seminarista che ha ricevuto, o come nel mio caso, si prepara a ricevere il ministero del diaconato, viene inserito in modo più deciso nella pastorale; infatti dalla domenica sera fino a giovedì a pranzo sono nel Seminario ad Ancona, mentre negli altri giorni presto il mio servizio presso la parrocchia di Regina della Pace, servizio che continuerò a svolgere anche dopo l’ordinazione diaconale. Spesso sentiamo dire che seguire il Signore sia una scelta che sacrifica la nostra felicità: che cosa risponderesti? Penso che parlare di vocazione, nel mio caso diaconale/sacerdotale, ma il discorso vale per qualsiasi altra chiamata (al matrimonio, alla vita consacrata, ad una professione, ad un impegno sociale...), sia anzitutto parlare di vita: Dio ci ha chiamati alla vita: non solo ad esserci ma a vivere una vita realizzata e felice; sono troppi infatti coloro che pensano di essere nati per caso, che pensano che sarebbe stato meglio non esserci, che tirano a campare in un susseguirsi di giorni senza gusto e colore. Cristo invece viene a svelarci il senso della nostra esistenza, la possibilità di sognare in grande e di realizzarsi in una vita piena di senso. Questo avviene solo quando si sperimenta l’incontro con Cristo, l’incontro con lo sguardo misericordioso di Dio sulla nostra persona, che ci permette di comprendere che non dobbiamo meritarci l’amore, l’approvazione, il rispetto, che tanto ci affanniamo a ricercare, perché siamo amati da Dio gratuitamente, non perchè siamo bravi o perché facciamo bene certe cose, ma perché siamo sue creature, volute da Lui e chiamate a realizzarsi nella felicità. Dunque il Cristianesimo è veramente l’incontro, non con una bella dottrina e con un bell’ideale di vita, ma con il Cristo che ha lasciato vuoto il sepolcro, come duemila anni fa hanno sperimentato le donne, e che ora vive nella nostra storia perché possa diventare piena di senso, perché noi possiamo essere fieri di quello che siamo, fieri di seguire il Signore sapendo che affrontare la difficoltà di crescere, di voler maturare e cambiare, e l’impegno che tutto ciò esige, è una strada per persone vincenti e in gamba. Che cosa diresti ai giovani della Vallesina? Dio non ha smesso di chiamare e di suscitare nel cuore di tanti giovani desideri grandi, solo che spesso la paura o la difficoltà di parlarne con qualcuno impedisce l’attuazione di questa chiamata alla felicità e realizzazione. Prego spesso in questi giorni perché la mia ordinazione diaconale sia un momento forte in cui i giovani possano incontrarsi con Cristo, che li aspetta per amarli; solo quando si è fatta l’esperienza dell’amore gratuito di Dio, che giunge fino alle profondità del nostro cuore debole e incostante, triste e nel peccato, per riempirlo di misericordia, solo quando si è sperimentato che Dio viene a prenderci e ad amarci anche nell’inferno, anche nel buio della morte e della solitudine, dove ci nascondiamo pensando che lì Dio non possa arrivare o amarci, il nostro cuore si infiamma e si apre al desiderio di ricambiare, e di far sì che anche altri possano fare la nostra stessa esperienza. Se l’amore di Dio è più forte della morte, non c’è da temere, ma solo da essere audaci nella forza del suo spirito d’amore e buttarsi con gioia a vivere la splendida avventura della vita. Il 25 gennaio alle ore 18,30 in Cattedrale – Don Mariano presenta l’assemblea diocesana “Il futuro è nella corresponsabilità di ciascuno” I l vescovo ha proposto per venerdì 25 gennaio un’assemblea diocesana per consegnare il libro de Gli atti del convegno pastorale di ottobre sul tema: “Per una chiesa che abilita alla corresponsabilità”. Anche il nostro giornale ha recepito la novità di questo convegno, non solo nei relatori, due giovani pastoralisti della rivista Evangelizzare, P. Rinaldo e Sr Giancarla, ma anche nella formula del laboratorio. I 150 partecipanti sono stati coinvolti ogni sera, con una ricerca sul senso della corresponsabilità nella chiesa. Abbiamo chiesto all’animatore del Convegno e di questa serata di consegna, don Mariano Piccotti, vicario per la pastorale, di spiegarci il senso di questa serata. sembra risucchiato dai suoi problemi e si rifugia nei suoi interessi privati. Quale il contenuto e lo scopo di questi Atti? don Mariano: Il titolo del fascicolo degli Atti sarà proprio “CorresponsAbili”, dove l’accento viene posto proprio nella capacità sia di abilitare ogni persona a crescere come personalità eticamente adulte e responsabili, sia ad essere capaci di rendere ragione della speranza che è in loro, a testimoniare il Vangelo nella storia. E’ proprio una verifica della fecondità della nostra chiesa. Una chiesa si muove non in vista dell’efficienza della sua organizzazione, ma della fecondità della sua azione, nel generare autori! don Mariano: La serata è chiamata “Assemblea” perché è la chiesa stessa, la chiesa locale attorno al Vescovo, che si raduna nella sua cattedrale, per accogliere la sintesi del convegno, per diffondere lo spirito e i contenuti dello stesso, per “camminare insieme”. Non era questo lo spirito del Sinodo Diocesano? Sono passati più di venti anni dalla sua celebrazione ed è trascorso il 20° anno dalla consegna degli Orientamenti, il 25 marzo 1987. Penso sia importante credere che il futuro sta nella corresponsabilità. Voce: Con il ministero del Vescovo Gerardo, la nostra chiesa si è mossa a partire dal problema dei sacerdoti nelle parrocchie e della ripresa della pastorale giovanile e vocazionale, vista la carenza del clero. Non vanno concentrati lì tutti gli sforzi? don Mariano: E’ stato il Vescovo stesso nella sua esortazione intitolata “Ognuno ascolti cosa lo Spirito dice alla Chiesa”, esortazione che porta la data del 25 marzo 2007 (quindi dopo 20 anni esatti dalla consegna del Sinodo) a mettere in guardia da una interpretazione sbagliata di questa crisi. Questa carenza non è il vero problema ma il sintomo di un altro problema. Tanto che concludeva: prima di parlare di Voce: La corresponsabilità è sempre più difficile oggi, perché ognuno, anche nella chiesa vocazione, dobbiamo parlare di Chiesa, delle nostre comunità. Di una chiesa chiamata all’ascolto della Parola e all’incontro con il Vivente. Dunque era l’invito ad abilitarci all’esperienza spirituale in vista della missione evangelizzatrice. Voce: Come avverrà la serata? don Mariano: La serata vuole riprodurre lo schema del Convegno. Alle ore 18,30 ci si trova in Cattedrale, la nostra casa diocesana, per celebrare la nostra conversione (dato che è la Conversione di San Paolo) e sentire la chiamata alla “conversione pastorale” di cui il Convegno si è fatto interprete. Sarà consegnato il libro e illustrato il percorso che propone, dato che non contiene solo ciò che è stato detto a ottobre. Si cenerà insieme; anche il momento conviviale rende più vera la nostra appartenenza. Quindi ci si dividerà in diversi gruppi per passare dal Convegno alla pa- Tabano – Il Vescovo inaugura e benedice Nuovi locali per i gruppi D omenica 6 gennaio, solennità della Epifania del Signore, il Vescovo don Gerardo ha benedetto i locali della parrocchia di Santa Maria Assunta nella frazione di Tabano, recentemente ristrutturati dall’Impresa Mosca Claudio, sotto la direzione dell’Ing. Giandomenico Ambrosi e dell’Architetto Giuliano Cardinaletti. Tutto è stato sapientemente organizzato da Roberta e Alfio, la coppia che risiederà al secondo piano della casa parrocchiale. Roberta e Alfio, infatti, hanno provveduto ad allietare il pomeriggio con il suono del flauto (Giacomo Martarelli) e con canti popolari, eseguiti dalla compagnia…. I locali ospiteranno gruppi di persone (ragazzi e adulti) che, per il momento, dovranno essere totalmente autonomi per quanto riguarda la cucina, perché la limitata disponibilità economica non ne ha permesso la sistemazione. La ristrutturazione dei locali è stata possibile con il ricavato dalla vendita di una casa in campagna, di proprietà della parrocchia, e con il contributo della Conferenza Episcopale Italiana. I gruppi che vorranno trascorrere qualche pomeriggio o qualche ora del sabato o della domenica in un luogo “deserto” ma non lontano dalla città, possono prendere accordi con Alfio Paoloni, che sarà il referente per la gestione di tutto il complesso. Nella annessa chiesa si celebra la Messa ogni domenica alle ore 12. In questi giorni la casa di Roberta e Alfio sarà allietata dall’arrivo di Letizia. Noi partecipiamo tutti alla loro gioia, facendo tantissimi auguri!!! storale che ogni Ufficio o commissione sta portando avanti. Voce: Dove si vuole andare con questi passi? don Mariano Si vuole andare verso una chiesa di “corresponsabili”, non solo esortandoci a questo, ma vivendolo concretamente e facendo il più possibile passi condivisi. Voce: Grazie, e l’appuntamento è per venerdi 25. Tutti sono invitati. Nella foto di Gilberto Sassaroli, un momento del convegno diocesano di ottobre 10 20 gennaio 2008 Cultura e società “Biblia pauperum” – IV Edizione della mostra organizzata dal Museo Diocesano F Dimensioni e immagini d’amore in dalla più remota tradizione ebrea e cristiana “Il Cantico dei Cantici” è stato ritenuto il libro sacro più divinamente ispirato della Bibbia. Si tratta di un poemetto, palpitante di poesia e fiorito di radiose immagini, che narra l’amore di un zione poetica dell’amore coniugale o una raccolta di ‘canti per nozze’ quali effettivamente si eseguivano durante la settimana definita dagli ebrei ‘del Re’. Altra interpretazione è quella ‘tipica’ che, trascendendo l’amore coniugale, spiegherebbe il significato più alto dell’amore di Dio per la stirpe ebraica o di Cristo per la sua Chiesa. Una terza interpretazione è quella ‘allegorica’, accettata soprattutto dai cattolici, secondo la quale l’autore del poemetto descriverebbe simbolicamente l’amore di Dio per l’umanità e di Cristo per la Chiesa. Non è ritenuto sconcertante, scandaloso o meno che mai sacrilego il linguaggio sensuale dell’opera, pure pastore per Sulamite sua sposa. E’ stato similmente usato in altri passi della attribuito a Salomone, identificabile nello Bibbia. Lo giustifica lo stile letterario stesso protagonista. Risalirebbe quindi al orientale, specie quello dei mistici per II° secolo A.C. L’opinione è stata condivi- i quali la sublime comunicazione con sa sia da ebrei che da cristiani, trovando Dio può essere paragonabile solo algiustificazione in altri passi biblici nei l’esperienza umana più intima, cioè alquali è liricamente descritto l’amore di l’amore coniugale. Salomone per la bellezza della natura. Più Considerato sotto un aspetto semplicerta è però l’ipotesi che “Il Cantico dei cemente letterario, l’opera è da riteCantici” appartenga alle opere della lette- nere per forma e contenuto un vero ratura salomonica, cioè proprie del tempo gioiello. Da alcuni è stato visto perdel grande re d’Israele. sino come un idillio drammatico teaDiverse interpretazioni ne sono state date, trale divisibile in atti e scene; ma più distinguibili essenzialmente in tre cate- probabilmente si tratta di una raccolgorie. Secondo quella ‘letterale’, accettata ta di canti diversi che hanno l’amore soprattutto dai protestanti, ”Il Cantico dei quale unico soggetto. Cantici” non sarebbe altro che la narraSimbiosi e trasfigurazione Un tema di così varia interpretazione e profondo significato ha offerto “Dell’amore, il canto” ispirazione a sessanta(il Cantico dei cantici) cinque artisti riuniti per la IV Edizione della Rassegna d’arte per la BibIV edizione della “Biblia pauperum”: rassegna rebia “Biblia pauperum”. gionale di arte per la Bibbia, promossa dalla DioceInaugurata in prossimisi e dal Museo diocesano di Jesi. A cura di Armantà delle feste natalizie do Ginesi. e, visto l’alto numero di Partecipano 65 artisti per la Rassegna sul Cantico partecipanti, dislocata dei cantici, in prevalenza marchigiani; in questa in due sedi, il Palazzo edizione è stata dato ampio spazio alla “Collezione dei Convegni e la Salara, Fiocchi di arte sacra”, con la presenza di 44 artisti rimarrà aperta fino al 20 italiani. gennaio. Con il Patrocinio del Comune di Jesi e la collaboraIn vari modi l’argomento del “Cantico dei Cantizione di Associazione Res Humanae, Banca Marci” è stato trattato, con che, Simonetta s.p.a. puntuale riferimento alCatalogo: edizioni Artemisia l’opera, ma anche espan- Chiusura: domenica 20 gennaio dendo e diversificando il - Sedi espositive: Palazzo dei Convegni contenuto del poemetto (corso Matteotti) e Palazzo della Signoria biblico. L’amore è sta(Collezione Fiocchi) to inteso in senso lato, - Orari: da martedì a domenica 10 -12.30 / dunque, ma sempre su16.30-19.30 blimato e trasfigurato, - Chiuso: ogni lunedì - Telefoni: 0731.56625; cell. 349.757.9878 divino e terreno in armonica simbiosi. Molte le impressioni che il visitatore può cogliere: rapimento ed estasi, misteriosa dolcezza e smarrimento di sguardi, tensione ed emozione di abbracci, visioni turbinose o paradisiache, metamorfosi di realtà e sogno. Il regno dell’amore è stato visto come un giardino chiuso e segreto o un verde Eden intricato di piante ed esuberante di fiori e frutti. Non manca pure il segno drammatico o soavemente delicato di immagini sacre per descrivere il sacrificio dell’amore assoluto di Cristo verso l’umanità. In negativo appaiono visioni da incubo, allucinate e violente, di una terra desolata dove Dio è stato rinnegato e dove, ripudiata la vita, incombe la morte. Sembrerebbero lontane dal tema alcune opere plastiche realizzate con materiali freddi e pesanti che l’artista ha elaborato e trasfigurato in forme apparentemente leggere. Anche queste possono parlare del miracolo dell’amore che, come nella creazione primigenia, riesce a trasfondere la scintilla della vita nell’umile creta smaterializzandola e plasmandola. Molto utile guida alla mostra è il bellissimo catalogo delle Edizioni Artemisia. Corredato da schede biografiche degli artisti e da illuminanti testi introduttivi, raccoglie le immagini delle opere esposte di ognuna delle quali è presentata una breve, ma chiara e pregnante recensione critica. Augusta Franco Cardinali Foto Candolfi 16-17 febbraio 2008 CASA PAOLO VI Maiolati Spontini (AN) propone un weekend per famiglie, fidanzati ed educatori sul tema L’AMORE e la RECIPROCITÀ Programma Relatore Sabato 16 febbraio 9.00 10.00 10.30 12.30 13.00 15.30 16.30 20.00 Arrivi e accoglienza Presentazione programma 1° relazione del Prof. Ezio Aceti S. Messa Pranzo Laboratori di gruppo 2° relazione del Prof. Ezio Aceti e dibattito Cena Domenica 17 febbraio 9.30 10.00 12.00 13.00 Inizio programma Tema e dialogo S. Messa Pranzo Ordinario: euro 35 D’amicizia: euro 50 Sostenitore: euro 100 Estero: euro 70 Nuovo abbonato: euro 30 Ezio Aceti Il Prof. Ezio Aceti, laureato in Psicologia all'Università di Padova, è consulente psicopedagogico del Comune di Milano, direttore del Consultorio familiare di Erba (Como) e supervisore scientifico del centro socioeducativo di Concorezzo (Milano). Autore di molteplici testi per famiglie ed educatori. Il programma include il pernottamento e si prevede un programma alternativo per tutti i bambini presenti. Quote di partecipazione: • Iscrizione e contributo spese: 10 euro/persona (bambini esclusi) • Quota: 55 euro/persona Riduzioni e altri costi: • bambini fino a 3 anni: non pagano • bambini da 3 a 12 anni: riduzione 50% • costo singolo pasto: 15 euro/persona Informazioni: Paolo e Mara Perticaroli Tel. 0731.702854 - [email protected] un dono speciale per gli amici e sostenitori: il libro “Conoscere Jesi” di Giuseppe Luconi e Paola Cocola Prof. Prenotazioni entro Gennaio 2008 versando la quota di iscrizione L’abbonamento può essere pagato: • presso la nostra redazione a Jesi, in piazza Federico II, 8 aperta il lunedì e il martedì dalle 9 alle 19 e dal mercoledì al sabato dalle 9 alle 11.30. • versando l’importo sul conto corrente postale n. 13334602 intestato a Voce della Vallesina • versando l’importo a mezzo Banca Marche - Jesi sede - coord. bancarie BBAN X 06055 21205 10696 • compilando il modulo nel sito www.vocedellavallesina.it Regione 20 gennaio 2008 11 Domenica 13 gennaio: Consiglio Straordinario per la situazione della Sadam I Sadam: una storia che si ripete… n questi giorni in città e in tutta la regione, i cittadini e i mezzi di informazione si stanno occupando della possibile chiusura dell’industria saccarifera jesina, la Sadam. Alla notizia si è aperta nel mio cuore una ferita, quella che mi procurò la Sima quando negli anni 80 comunicò a noi dipendenti la possibilità della chiusura. Mi sono sentito solidale con quanti lavorano nell’azienda, l’incubo di allora si è ripresentato: lo stesso scenario, le stesse modalità, le stesse paure. Anche noi fummo convocati dalla proprietà. Eravamo in 700 che vedevamo a rischio il posto di lavoro. Ancora ho impresse le immagini dei volti degli altri operai alla comunicazione della chiusura. Si susseguirono incontri con le amministrazioni comunali e regionali, un tavolo di trattativa ministeriale, scioperi, blocchi delle strade e della stazione ferroviaria. Mesi durissimi. La retribuzione che non percepivamo, il lavoro che giorno dopo giorno andava scemando. Si percepiva l’impotenza contro chi aveva più strumenti di noi per realizzare un disegno che sapevamo già deciso e che le nostre menifestazioni non poteva e non aveva il potere di mutare. L’economia allora come oggi ha le sue leggi determinate dal mercato. Condiziona l’attività produttiva. Essa ricade sia in positivo e purtroppo anche in negativo sui dipendenti e sulle loro famiglie. Allora determinati a difendere il nostro posto di lavoro, per molti mesi in cassa integrazione, per altri ancora lavorando saltuariamente, per essere oggi arrivati che nella stessa fabbri- ca, acquistata da una multinazionale del settore, non vi lavorano che 200 dipendenti. Quante lotte, quanti cortei, quanti incontri, quanta sofferenza! In ognuno una speranza, una delusione. Ritornavamo dagli incontri, gli operai ci aspettavano e pendevano dalle nostre labbra per carpire novità, speranze, ma molte volte delusioni di chi prometteva e non rispettava. Eppure speravamo! Ormai era stata messa in discussione la capacità gestionale e quella economica, il mondo finanziario e produttivo aveva voltato le spalle. Eppure eravamo considerati la fabbrica con il più alto tasso di professionalità, la più importante della Vallesina. Ma per scelte che non erano nostre si buttava via tutto: capitale umano, esperienza. Noi pensavamo che potevamo determinare dei cambiamenti, che la politica avesse potuto cambiare il corso della crisi, ma le scelte economiche possono essere irreversibili; il mercato comanda su tutti e le sue leggi determinano le scelte economiche. Certo che anche la solidarietà non mancò. Persone anche di diverse responsabilità amministrative hanno messo tutto il loro sapere, le loro capacità, per aiutarci in questa difficile lotta, eppure di fronte al moloch dell’economia non hanno potuto far niente se non posticipare la fine triste della storia. Questa esperienza mi fa guardare alla “Sadam” con occhi disincantati perché quello che sta determinando la scelta della chiusura dello stabilimento, come allora, è una scelta economica che pur- troppo passa sopra le teste dei dipendenti. Quando fu costruita la Turbogas ponevamo problemi d’ambiente e la sua pericolosità opponendosi alla sua costruzione. Allora l’azienda e alcuni politici hanno scelto di fare costruire alla proprietà tale investimento perché esso garantiva la continuità produttiva dello zuccherificio, minacciando che se non veniva offerta la possibilità di costruire la “turbogas” lo avrebbero chiuso. Allora anche i sindacati si erano schierati per la costruzione, ma il tempo ha dimostrato che nessuna legge viene rispettata se non quella dell’interesse. Oggi a fronte delle quote europee che determinano la chiusura di stabilimenti in sovra-numero, rispettando un accordo con tutti i paesi del “Mercato Comune Europeo”, lo stabilimento non ha la quota necessaria per renderlo competitivo con un deficit di tonnellate di barbabietole da poter trasformare in zucchero. Studi diversi affermano un inquinamento atmosferico che costantemente determina, oltre all’innalzamento della temperatura, un inquinamento delle falde acquifere e atmosferiche. La lotta dei dipendenti è appena incominciata. Devono essere determinati consapevoli che non è in discussione soltanto i loro 160 posti di lavoro ma è in discussione tutto l’indotto agro-alimentare che occupa più di 5000 addetti; per questo va in crisi un settore alimentare strategico per la regione e per la provincia e anche per il centro Italia. Devono chiedere scelte economiche che garantiscono la continuità produttiva. La loro occupazione deve avere il presupposto di ripresa di tutto un comparto, consapevoli che stanno in un mercato non più solo nazionale ma europeo. Mettere in crisi un mercato del lavoro che nel periodo caratteristico dell’estate richiamava operai stagionali da tutta la vallata, polmone occupazionale per la zona è un danno enorme per l’economia della città e della Vallesina. La Sadam di Jesi era stato assicurato che non fosse in discussione per la tecnologia e per la capacità produttiva. Che cosa è successo ora? Cosa è cambiato? Si lavorano troppe poche tonnellate di barbabietole e tale investimento non regge ai costi di produzione? Quale alternativa ha l’azienda? L’affermazione di un stabilimento poco sfruttato l’ho ricavata dai giornali che riprendevano l’analisi della direzione della Sadam che non specifica i modi e le possibilità di recuperare una produzione che non si estende soltanto alle Marche ma che proviene da tutto il centro Italia. Zuccherifici come quelli di Fano e di Fermo li hanno chiusi perché tecnologicamente non erano adeguati. Mentre quello di Jesi giudicato tecnologicamente all’avanguardia era stato salvato perché poteva essere facilmente convertito in produzioni sempre legate alla distillazione. Dal pessimismo derivato dalla mia esperienza che mi ha portato a cambiare stile e lavoro con sofferenze e speranze che ancora oggi ricordo, concludo con la consapevolezza che non deve venir meno la solidarietà e l’unità. In un momento come questo, mi sento profondamente vicino a chi lotta per il proprio lavoro e ha tutta la mia solidarietà, di un vecchio “operaio” che ha vissuto il dramma di chi voleva solo il diritto di “lavorare”. Remo Uncini Nella foto Avv, l’impianto di cogenerazione per la produzione di energia elettrica, la Turbogas, che rientra nel piano energetico regionale e ha un ruolo importante nel soddisfare il fabbisogno provinciale. E Insieme per evitare la chiusura dello zuccherificio rano molti anni che la sala del Consiglio del Comune di Jesi non vedeva una affluenza così massiccia: domenica scorsa in tanti hanno risposto alla convocazione in seduta straordinaria del consiglio comunale da parte del presidente Paolo Cingolani per discutere sulle problematiche occupazionali determinatesi allo Zuccherificio Sadam di Jesi. Sono stati invitate le istituzioni pubbliche, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali, i lavoratori e la cittadinanza. Con tutti i consiglieri comunali e il sindaco Fabiano Belcecchi hanno preso parte ai lavori i parlamentari marchigiani, gli onorevoli Cesini, Casoli, Amati, Galeazzi, Ciccioli, Maderloni, i senatori Cascia, Magistrelli, Calvi, la presidente della Provincia Casagrande, il Presidente del Consiglio Regionale Bucciarelli, i consiglieri regionali Badiali, Rocchi, Mammoli, Benatti, Bandoni, l’assessore regionale Ascoli, la parlamentare Europea Sbarbati, i Sindaci di Chiaravalle, Filottrano, Monsano, Monte Roberto, i Sindacalisti regionali di categoria e territoriali, i rappresentanti delle associazioni dei bieticoltori, dei trasportatori, degli artigiani. L’assemblea ha affrontato il tema della possibile chiusura della Sadam che ha posto Jesi e la Vallesina di fronte ad una drammaticità occupazionale che da molti anni non viveva. Il Sindaco ha comunicato che il 17 gennaio a Roma ci sarà una riunione tra l’Azienda con il Ministro De Castro e il Sindacato e le varie associazioni e amministrazioni per valutare la situazione. Tutti sono consapevoli che la vertenza non vede soltanto coinvolti poteri locali e nazionali, ma che essa parte da una decisione presa dal Governo Europeo che ridisegnando le quote sia di coltivazione e sia di trasformazione delle barbabietole ha imposto all’Italia una riduzione. Il Sindaco di Jesi ha posto alcuni obiettivi da perseguire ed essi sono garantire l’unità d’azione sia politica e sia sindacale e garantire la campagna saccarifera per il 2008 e i quantitativi da raggiungere che l’azienda ha posto per proseguire la sua attività dai 10.500 tonnellate di barba- bietole per proseguire non in perdita a 15.000 tonnellate da trasformare. Nel corso dell’assemblea è stato ricordato che l’azienda nel dicembre del 2007 sottoscrisse un accordo per il proseguimento dell’attività e, qualora avvenisse la chiusura dello stabilimento saccarifero, l’amministrazione metterebbe in discussione il proseguimento dell’attività industriale della “Turbogas” che nacque come supporto e garanzia per l’attività saccarifera. Un impegno comune è stato espresso a difesa di tutti i posti di lavoro cercando di coordinarsi in una “filiera di interessi” che vede coinvolti agricoltori, trasportatori, dipendenti e tutte le forze amministrative. Non può essere la data del 2008 come definitiva della vertenza consapevoli che si deve fare ogni sforzo per poter far proseguire l’attività nello stabilimento di Jesi oltre il 2011, data che il Governo Europeo ha posto come fine per riordinare il comparto. Questo è possibile se la suddivisione delle quote vede Jesi con un maggior utilizzo dell’impianto dato anche da una incentivazione maggiore per coltivare le barbabietole in alternativa ad altri cereali. Il Consiglio Comunale ha votato all’unanimità l’ordine del giorno che “impegna l’amministrazione a mettere in atto tutte le possibili iniziative per far recedere l’Azienda dalla sua scelta, ovvero attivare tutti gli strumenti amministrativi, politici e giuridici, a partire dalla rigorosa applicazione della Convenzione per la costruzione della Centrale Turbogas, al fine di scongiurare qualunque ipotesi di dismissione dello stabilimento di Jesi, tenuto conto anche della disponibilità dimostrata da tutte le componenti istituzionali e produttive”. Il sindacato di categoria rappresentato da Mohamed El Hasani della Flai Cgil ha rivendicato che in un accordo quadro Europeo si era stabilito che in Italia ci fossero quattro industrie di trasformazione al nord, una al centro e una al sud e con quella scelta lo stabilimento di Jesi era salvo. Il sindacato vuole che si rispetti quell’accordo. Non accetta scorciatoie economiche per poter acquisire un premio per interruzione di attività (90 milioni di euro) dati dal Governo Europeo senza avere nessun piano di riconversione, mettendo l ’e c o n o mia dello zucchero, che impiega quasi 5000 addetti, in condizioni drammatiche, togliendo l’ossigeno economico a tutta la Vallesina. L’On Casoli sottolinea che in questa vertenza politica e amministrativa non c’è “destra o “sinistra” ma il “territorio” e che tutti i politici di ogni schieramento si devono sentire impegnati per la difesa e per lo sviluppo. Auspica il senso di responsabilità da parte degli industriali che non possono usare il territorio a loro piacere, ma che sono responsabili di fronte a tutti nelle scelte industriali. La presidente della Provincia esprime perplessità riguardo all’ipotesi di possibile riconversione. La vertenza presenta difficoltà che coinvolgono non soltanto il territorio ma le politiche nazionali del comparto agroalimentare. Gli interessi per non perdere quote del Governo Europeo che vanno sia a chi coltiva sia a chi trasforma complicano la situazione; gli operai e i trasportatori insieme agli artigiani e a tutti gli avventizi in contrapposizione verso l’azienda e anche una parte di coltivatori che vorrebbero cogliere il contributo europeo e riconvertirsi verso altre produzioni.. Alcune domande sorgono: c’è possibilità di modificare le decisioni del Governo Europeo? Quanto condiziona questo contributo europeo nei confronti della Sadam che in alternativa non ha posto nessun piano industriale alternativo? Serve spostare la data di un anno? Si garantisce la campagna del 2008 ma tutti sono consapevoli che il 2009, 2010 e il 2011 sono a rischio perché la comunità europea vuole rimanere ferma alle quote stabilite. E’ possibile incentrarsi su una riconversione e impegnare l’azienda in un piano industriale con un stabilimento all’altezza di fare qualsiasi produzione sempre nel comparto agro-alimentare? Il pericolo di perdere lo stabilimento della “Sadam” è reale. Ricadrebbe sull’economia della città che si sente vicina a tutti coloro che sono coinvolti e vogliono che lo “zuccherificio” rimanga perché esso oltre ad essere un pezzo della nostra storia è anche una fonte occupazionale di enorme valore. I lavoratori devono trovare certezza. Essa va costruita con una città solidale, come ha dimostrato oggi che oltre a stare vicino vuole essere partecipe alle loro lotte e speranze. Remo Uncini Nella foto Vincenzoni, alcuni operai durate le manifestazioni dei giorni scorsi davanti la Sadam Per la tua pubblicità rivolgiti a Voce della Vallesina 12 20 gennaio 2008 Jesi Viaggio nella storia jesina della nettezza urbana Alfredo Ceccacci, spazzaturaio dall’animo poetico C on l’avvio, nella scorsa settimana, delle indagini territoriali da parte del Cir33 Consorzio Intercomunale “Vallesina-Misa”in collaborazione con il Comune e Jesi Servizi- per l’attivazione del nuovo servizio di raccolta domiciliare dei rifiuti, che in aprile interesserà inizialmente una parte della città, il cambiamento comincia a concretizzarsi. Si tratterà di un “sistema di raccolta porta a porta per tutte le tipologie di rifiuto. Ciò comporterà la scomparsa graduale dei cassonetti e delle campane per la raccolta differenziata e i cittadini verranno forniti di bidoni per la separazione dell’organico, del vetro e dell’alluminio, della carta, della plastica, dell’ Rsu (il rifiuto residuo dalla raccolta differenziata). Le famiglie non residenti in abitazioni condominiali avranno a disposizione dotazioni singole consistenti in bidoncini per separare il rifiuto già in casa propria ed esporranno davanti alla propria abitazione ciascun contenitore quando previsto dal calendario settimanale degli svuotamenti. Lo stesso dovranno fare i residenti di unità condominiali, con l’unica differenza che i bidoni, a eccezione del mastellino da sottolavello per l’organico saranno in dotazione al condominio e non ad ogni singola famiglia.” Questo nuovo sistema di raccolta comporterà un cambiamento dei mezzi e un aumento del personale. Chiediamo ad Alfredo Ceccacci - spazzaturaio per trentasei anni a Jesi, ma anche poeta e fondatore del Circolo culturale “L’emporio delle parole”- come vede questo cambio di “rotta”. “In un primo momento – commenta Ceccacci - sono rimasto senza fiato. Ho cominciato a fare questo mestiere nel 1972, per cui ho attraversato tutte le “conquiste” raggiunte in questo settore nel tempo per portare ad un alto livello di automatizzazione e d’avanguardia il servizio. Tuttavia, pensare che questo piccolo “passo indietro” possa servire a salvaguardare l’ambiente, mi aiuta ad accettarlo per cui dico che è giusto che avvenga.” Come è arrivato a fare questo mestiere? Quando mi hanno chiamato ero un ragazzo che aveva girato un po’ l’Europa in cerca di qualcosa che alla fine ho finito per trovare qui, nella mia stessa città. Sono nato nello storico rione di San Pietro, nel 1945. Ho avuto un’infanzia difficile, con genitori separati. Da piccolo avevo “la testa buona” -mi dicevano- però nessuna voglia di studiare. Ero molto inquieto ed indisciplinato. Per questo sono stato in collegio, a Misano Adriatico. Quattro anni molto duri. Sono tornato a casa spogliato della mia personalità tanto che, parlando con la gente, tenevo gli occhi bassi. Questo fino a vent’anni, finchè non mi sono sposato e piano piano ho riacquistato la mia personalità, riuscendo a conseguire persino il diploma di scuola media. E oggi? Oggi sono un topo di biblioteca…La poesia però l’ho sempre seguita, curata: fin da quando avevo quindici anni. Mi ha aiutato ad esprimermi perché ero molto chiuso, timido. È stata la mia prima interlocutrice: mi ha dato una mano facendomi uscire dal mio guscio, dandomi delle conferme. Tanto da spingermi ad intervenire anche nelle riunioni sindacali: ricordo che mi scoppiava il cuore quando prendevo la parola perché avevo paura di sbagliare, di perdere consensi. E poi, la storia: mi ha affascinato sempre. Ogni volta che racconto qualcosa, in qualunque circostanza, lo faccio portandomi dietro “ieri” perché tutto ciò che facciamo lo prendiamo sempre dal passato: c’è sempre la “storia” che cammina con te. Il servizio di nettezza urbana: quando comincia a Jesi? Il servizio di nettezza urbana, proprio come compito dell’amministrazione comunale, comincia a Jesi nel 1915. In un libro di Vitaliano Cinti si trova l’ordinanza con cui il sindaco, allora Giuseppe Abbruzzetti, detta disposizioni sulle modalità di raccolta. “È assolutamente vietato - si legge – di fare nelle strade, in qualunque ora del giorno e della notte, depositi di spazzature, di immondezze e di qualsiasi altra materia di spurgo. I rifiuti delle case verranno raccolti dagli spazzini, i quali annunzieranno il loro passaggio col suono di una cornetta. A tale segnale gli cassonetti, finalmente, si poteva gettare di abitanti delle case dovranno deporre nel- tutto: rifiuti del giardinaggio, calcinacci, l’atrio o ingresso delle medesime i detti rifiu- oggetti che uscivano dallo svuotamento ti in apposite casse o cesti che verranno dagli di cantine… spazzini vuotati nei loro carretti…l’orario per Ha mai trovato qualcosa che l’ha colpita la raccolta dei rifiuti è il seguente: dal 1. otto- molto tra le cose che la gente buttava via? bre al 31 marzo dalle ore 9 alle ore 10. Dal 1. Siccome la paga non era poi tanto alta, aprile al 30 settembre dalle ore 8 alle ore 9, e raccoglievamo le lattine di alluminio, il dalle ore 16 alle ore 17.” ferro, la carta e altro…poi le vendevamo Da quello che so, la prima “discarica” si e con i soldi ci facevamo una bella cena. trovava nell’attuale piazza Bramante: i Quando poi in qualche famiglia moricarretti passavano per via Piccitù, che una va una persona anziana, succedeva che volta era proprio la via degli scopini. C’era svuotavano tutto e buttavano molta roba uno scopino per mille abitanti e la città era nei cassonetti. Addirittura ci ho trovato organizzata in zone. posate di argento, oggetti in stile LiberVerso la fine degli anni ’40 Roberto Torri, ty…li davamo al rigattiere che poi ci dava un falegname di Porta Valle, ricorda che un piccolo compenso. gli scopini passavano con questi carretti - Ritorniamo al sistema di raccolta… o carrioli - e li scaricavano sul lato del val- Dopo i cassonetti di plastica arrivarono lato, poco distante da dove oggi sostano i quelli in vetro resina, più robusti. Il campullman. Erano rifiuti costituiti per lo più biamento più netto si è avuto nel duemila dagli scarti della cucina, assieme a qual- con l’introduzione dei cassonetti in acche modesto oggetto: magari un mestolo, ciaio nichelato e dell’autocompattatore un recipiente, delle posate... C’era tanta col cervello elettronico: un operatore solo, miseria che i ragazzini spesso chiedevano l’autista, dal camion gestiva tutto il lavoro. allo scopino di lasciargli portare il carret- Il personale dietro era scomparso, e i cas- 60… to casa per casa, in sonetti restavano Oggi, per la pulizia minuta delle strade modo da poter arrifissi nei posti sta- più trafficate, delle scalette, ecc. lo scopiAlcuni suoi versi vare per primi ad imbiliti: il massimo no si sposta con l’apetto o il furgoncino .. padronirsi di quelle dell’automatizza- Tra voi c’era spirito di gruppo? povere cose che poi zione. Sì, eravamo molto affiatati, forse perché “ ’Nte ‘na notte nera che se buga / vendevano…Quando C’era stato anche l’ eravamo tutti sullo stesso piano, non si l’inverno è de casa. Le strade e le è arrivato lei, com’era arrivo del le cam- doveva fare la scalata... E forse questo è colline attorno / che so’ tutta ‘n brino la situazione? pane per la raccol- stato anche un po’ mortificante perché / ‘bbraccia ‘nte ‘na morsa senza a fa’ Nel 1972 si stava meta differenziata… dopo anni e anni di servizio non si è avurumore ‘ssa città ‘ddormentada. glio economicamente Sì, attorno agli ta la possibilità di poter accedere a qualCo’ la scopa e col pensiero cerco de però il lavoro dello anni ’90… inizial- cos’altro, magari ad un lavoro all’interno staccà da pe’ tera ‘sso pezzettì de scopino restava ancomente la raccol- sempre di strutture pubbliche. E anche carta congelado pe’ scrivece, e digo ra molto duro. Prima ta era sul 10% e per le sostituzioni c’erano molte difficoltà. perdero, de la vida ch’è sgappada che io arrivassi, i miei si puntava al 20 Quando siete passati a Jesi servizi? via / tutto ‘l companadigo de ll’anni colleghi andavano pia%...oggi si guarda Siamo stati l’ultimo Comune a “privatizno per piano, portone più in alto perché zare” la nettezza urbana. Il coordinatore mia…” per portone, con un sono materiali che Bruno Scarpini era riuscito a portare il bidone di ferro sopra richiedono anni servizio a livelli alti, d’avanguardia. In più le spalle - che faceva e anni per essere potevamo operare nei paesi limitrofi. Sia“N.U.” L’ho visto scritto con lettere uscire un gran callo smaltiti e le disca- mo passati alla Jesi servizi nel 2004. sbiadite sulla facciata di un camion, sui fianchi - suonando riche fanno presto Di quanti spazzaturai ha disposto mel’ho visto scritto sulla falda di un i campanelli. Le pera riempirsi. Per- diamente Jesi? logoro berretto…piccolo uomo / tu sone uscivano e datanto, separare la Una quarantina, anche se inizialmente sei qui dove gli altri non sono / ma il vano la busta che essi plastica, la carta, eravamo una cinquantina. nobile animo che porti dentro fa di gettavano nel bidone. l’alluminio dai La discarica attuale? te l’unico re di questa lunga notte… Facevano rampe di rifiuti alimenta- A Moie. Prima ce l’avevamo a Gangalìa scale così. I bidoni veri, vegetali risulta Alta. E prima ancora, si scaricava addiritnivano svuotati in un ormai un’esigenza tura a Ripa Bianca. Andavamo per Mazcamion grosso scoperto, che faceva delle primaria per ogni città che non abbia op- zangrugno e nella fantasia popolare allora fermate lungo le vie. Erano in tre: l’autista tato per l’inceneritore. quella era una zona proibita: si diceva ci del camion, l’operatore che raccoglieva i ri- C’erano zone più difficili da ripulire? fosse il diavolo. In effetti era tenebrosa fiuti e quello che spazzava le vie. Certo. Avevamo il camion apposito per perché ricoperta da una fitta boscaglia. Poi? svuotare i bidoni di campagna perché le Fotoservizio di Paola Cocola I bidoni, nel ’72, invece, erano di plastica strade erano e sono e non si portavano più in spalla. Veniva- spesso impervie per cui no assegnati alle famiglie ed avevano una non è possibile arrivarNell’aula magna dell’Istituto “Federico II” capacità che andava dai 50 litri ai 100 litri. ci con quello che cirVenivano posizionati nei pressi dell’abita- colava in città. Un’altra zione: nei cortili o all’interno dei cancelli. difficoltà era costituita Ed entrare a volte era un problema con i dalla zona centrale, incani. Specialmente quando andavamo di terna come quella del mattina presto che era ancora buio: non si rione San Pietro, con le seguiva più l’orario spezzato, ma unico, e stradine strette per cui l 7 gennaio scorso, prescominciavamo alle 5,30. si portavano i bidoni a so l’aula magna dell’IstiIn questi bidoni la gente gettava i rifiuti Porta Valle. Poi hanno tuto Comprensivo “Fedeanche senza buste. Anche qui il lavoro era introdotto il camion rico II” Jesi-Monsano, si è duro perché dovevi comunque prende- piccolo… svolto con grande succesre il bidone e portarlo al camion che era Per i rifiuti industriali? so l’incontro informativo cambiato: era coperto ed aveva una grossa C’era un camion che li sul Metodo Montessori bocca dietro con un meccanismo che gira- raccoglieva appositadal titolo: “Il Bambino va ingoiando la spazzatura che contempo- mente alla zona Zipa. Competente di Maria raneamente pressava. Eravamo in cinque: Eravamo sempre noi, Montessori”. L’iniziativa è l’autista e quattro dietro, di cui due anda- comunque: prima si ristata presa in concomitanvano avanti per prelevare ed ammucchiare puliva la città e poi si za del centenario – aperi bidoni in dei punti di raccolta; e altri due andava a raccogliere tura a Roma della “Casa che li svuotavano nel camion. In seguito anche i rifiuti delle indei bambini” – di questo arrivarono le buste nere per evitare che si dustrie. metodo. L’incontro, presporcassero. Parliamo degli anni 80… Il Scompare lo scopino? sieduto anche dalla dott. lavoro si era velocizzato ma non bastava Con l’evento dell’autossa Raffaela Maggi in raplo stesso perché intanto anche i rifiuti era- compattatore, lo scopresentanza dell’Ufficio negli anni precedenti: preno aumentati. Non era più il solito rifiuto pino non scompare. Lo Scolastico Provinciale di stito di materiale didattiorganico, ma c’era vetro, carta, plastica, scopino e il vigile diciaAncona, ha visto la par- co specifico, libri, riviste cartone, scatolette di rame, lattine di al- mo che erano le prime tecipazione di numerosi specializzanti, materiale luminio…e la spazzatura del giardinaggio. due persone che chi vedocenti del territorio della informativo e sussidi, sofMano a mano che aumentavano i rifiuti au- niva da fuori incontrava Vallesina. tware, ausili, formazione. mentava la capacità dei contenitori. Così si per strada, e al quale la L’obiettivo principale del Inoltre offre l’apertura di passò ai cassonetti. Mi colpiva questo fat- gente di tutti i giorni C.T.I. (Centro Territoriale uno sportello di consulento che più si aumentava il contenitore più si rivolgeva per sapere per l’Integrazione) è quel- za: “Conversazioni a THEquesto non bastava mai… I primi erano di qualcosa: “ Oh, scopino, lo di far conoscere questo ma” per riconoscere nei plastica e venivano sempre trasportati su mi sai dire…” ti appellametodo ed organizzare bambini le difficoltà di apruote dagli operatori nei punti di raccolta; vano. Era una presenza in futuro un corso di spe- prendimento specifiche; è qui venivano imbracati da altri due opera- quotidiana,un punto di cializzazione sul Metodo un punto di informazione tori che li accompagnavano mentre il brac- riferimento, forse anche Montessori. Per l’anno a cui i genitori e gli insecio semiautomatico li tirava su. Svuotati, più popolare del vigile scolastico in corso, il C.T.I. gnanti possono rivolgersi. venivano ricollocati nei cortili…in questi di quartiere degli anni conferma l’attività svolta Paola Cocola Incontro informativo sul Metodo Montessori I In dialogo Opinioni a confronto 13 20 gennaio 2008 In questa rubrica diamo spazio a lettere, opinioni o contributi dei lettori, purchè non inviati anche ad altri giornali. Chiediamo agli scriventi di essere sintetici. Scritti troppo lunghi potrebbero non trovare spazi o essere necessariamente tagliati. La pubblicazione non significa condivisione dei contenuti. Gli scritti si possono inviare per email a [email protected] Le lettere, per essere pubblicate, devono contenere esplicitamente il nome, l’indirizzo e il numero di telefono del mittente Senza lavoro e senza pensione Nella rubrica “Opinioni e confronti” del numero scorso, don la sua funzione è quella di assicurare un reddito, circa Giuliano Fiorentini presenta il problema di un lavoratore ri- l’80% della retribuzione mensile percepita in attività lamasto disoccupato e senza possibilità di ottenere alcuna pen- vorativa, durante il periodo da utilizzare per la ricerca di sione. Di seguito riportiamo i contributi di Giorgia Barboni una nuova occupazione) ha una durata di: sulla situazione dei cosiddetti lavoratori anziani in Italia e -12 mesi se il lavoratore ha meno di 40 anni di età in Europa e di Gianfranco Pigliapoco sui diritti dei lavorato- -24 mesi se il lavoratore ha tra i 40 anni ed i 50 anni di ri dipendenti che cessano l’attività per licenziamento. età -36 mesi se il lavoratore ha più di 50 anni di età Il mercato del lavoro: la situazione dei lavoratori “anzia- I suesposti requisiti debbono esserci alla data in cui si ni” viene collocati in mobilità. Non potendo, purtroppo, trovare concreta soluzione al Sono inoltre previste dalle attuali normative di legge alproblema sollevato, questo breve trafiletto si configura cune particolari situazioni (molto rare) in cui viene sancome una panoramica della situazione dei cosiddetti la- cita la possibilità di anticipare la data della pensione (covoratori anziani, in Italia e in Europa, per spiegare e ap- siddetti prepensionamenti) in deroga ai normali requisiti profondirne le cause, e trovare delle possibili risposte. di contribuzione e di età. Il mercato del lavoro europeo, e in particolare quello ita- L’essere posti in mobilità e percepire, ove previsto, la reliano, sono tra i più rigidi esistenti. Per “rigidità” inten- lativa indennità economica, non fa “nascere” nessun didiamo quella particolare caratteristica per cui il mercato ritto pensionistico diverso da quello sancito dalla regola non risponde a quelli che vengono definiti “shock”: ovve- generale; per cui attualmente è possibile essere collocati ro, il mercato, a fronte di licenziamenti, non è in grado di in pensione possedendo i seguenti requisiti: ricollocare le persone disoccupate in poco tempo. Il pro- -35 anni di contributi e 58 anni di età per la pensione di blema può essere spiegato, almeno in Europa, dal fatto anzianità che le istituzioni del mercato del lavoro hanno privilegia- -20 anni di contributi e 65 anni di età se uomo e 60 anni to la giustizia sociale piuttosto che l’efficienza economica: di età se donna per la pensione di vecchiaia. ecco perché parole come “mobilità” e “flessibilità” hanno acquisito un significato solo dopo profondi cambiamenti Vorrei infine ribadire che questa nota non ha la pretenei welfare state degli ultimi dieci anni, prima dei quali sa di essere tecnicamente esaustiva del problema né di era quasi impensabile ipotizzare la propria carriera come fornire soluzioni di carattere sociale alle quali debbono fatta di tante esperienze differenti, sia nel tempo che nel- dare risposte altri soggetti (istituzioni-associazioni ecc.), lo spazio ma solo quella di fornire ulteriori informazioni utili per Se per le nuove generazioni “flessibilità” è un imperati- sviluppare il dibattito che don Giuliano Fiorentini ha vo, così non è per chi già lavora, o, peggio ancora, per sollecitato. Mi auguro che la partecipazione al dibattito chi perde lavoro in età avanzata. La disoccupazione in sia ampia e che la situazione personale citata, certamenetà matura (e qui veniamo a noi) è infatti un problema te non unica in Italia, trovi una soddisfacente soluzione che si sta diffondendo sempre di più, in Italia e in Euro- anche se probabilmente la soluzione al problema non è pa: si tratta di persone di età compresa tra i 45 e i 65 anni, locale ma nazionale (servono apposite norme di legge). troppo giovani per la pensione e troppo anziani per conGianfranco Pigliapoco tinuare a lavorare. Nella comunicazione del marzo 2004, la Commissione europea responsabile per l’occupazione e gli affari sociali ricordava che, per raggiungere l’obiettivo generale di un tasso di occupazione del 70 per cento nel 2010 fissato nel marzo 2000 dal Consiglio europeo di Lisbona, è essenziale aumentare la partecipazione dei lavoratori anziani. Con il costante allungamento della durata della vita, il lavoro dovrebbe poter essere considerato tenendo conto del ciclo di vita completo e permettendo meccanismi flessibili di tempo parziale e di interruzione della carriera. Nell’economia globalmente intesa, aumentare il tasso di occupazione dei lavoratori anziani significa crescita economica, gettito fiscale e sistemi di protezione sociale, finalizzati a garantire pensioni di livello adeguato. In Italia, dai dati forniti da Confindustria, si ricava che solo uno su quattro di questi lavoratori ha qualche reale possibilità di trovare una nuova occupazione. Il problema poi si pone in modo più accentuato per i lavoratori in età matura espulsi individualmente rispetto a quelli che hanno subito la stessa sorte, ma con grandi gruppi industriali. Sono dunque necessarie misure specifiche, volte a migliorare la formazione di questi anziani, il cui potenziale produttivo non è sminuito dall’età, ma dalle conoscenze considerate ormai “superate”. Problema, questo, risolvibile attraverso servizi di orientamento, formazioni specifiche, riqualificazioni esterne, organizzazione del lavoro e formazione. Si tratta di caratteristiche fondamentali della qualità del lavoro, strategiche per il rientro nel mercato. Il governo italiano ormai da alcuni anni, come da indicazione dell’Unione Europea, si sta muovendo in tale direzione: purtroppo però la risposta del mercato è molto lenta, se non ritardata, e questo genera pesanti ripercussioni in tutta l’economia e, in particolare (mi rivolgo al nostro caso) per coloro che vivono questi disagi sulla propria pelle. Giorgia Barboni Indennità di disoccupazione e indennità di mobilità Non ho le competenze per entrare nel merito di quanto accaduto ma posso soltanto evidenziare gli aspetti tecnici del problema rimandando ad altri soggetti ‘l’aspetto sociale ’. I lavoratori dipendenti che cessano l’attività per “licenziamento” hanno diritto all’indennità di disoccupazione o all’indennità di mobilità. Per aver diritto alla prima prestazione occorre possedere determinati requisiti contributivi e la relativa indennità economica (oggi pari a circa il 50% della retribuzione percepita) ha una durata limitata nel tempo (oggi circa 10 mesi). Per ottenere la seconda prestazione (prevista dalla legge n.223 del 23 luglio 1991) è necessario che la ditta abbia seguito una determinata procedura prima di licenziare i lavoratori e che i lavoratori si siano iscritti nelle speciali liste presso la Direzione regionale del lavoro. La indennità di mobilità, generalmente (ricordiamo che Corso matteotti: interventi strutturali In merito ai lavori di sistemazione del Corso Matteotti, riceviamo un contributo del Consigliere Binci che fa seguito ad uno scambio di opinioni con Massaccesi. Caro Vittorio, ho letto il tuo articolo sul precedente numero di Voce della Vallesina in cui ho riscontrato che le mie parole sulla sistemazione del Corso Matteotti sono state completamente travisate, giungendo a conclusioni opposte alle intenzioni. Che l’intervento per la sistemazione di Corso Matteotti e più in generale del Centro storico sia una priorità è una cosa di cui sono assolutamente convinto, in quanto penso sia necessario che la città di Jesi si presenti all’appuntamento del 2010 delle celebrazioni di Pergolesi, con un centro storico sistemato. Per fare tale investimento in maniera definitiva occorrerà intervenire in maniera strutturale nel sottosuolo per la sistemazione dell’impianto fognario ecc., intervento questo che dovrà fare Multiservizi, sulla quale occorre esercitare tutte le “pressioni” politiche necessarie affinché tale investimento rientri in quelli programmati dalla stessa società. Infine, come detto in precedenza, intervenire con un’ottica di sistema (Corso Matteotti, Corso Vecchio e Via Cavour) significa fare degli investimenti tra loro coerenti e di lungo periodo. Con queste riflessioni spero di aver chiarito il mio pensiero e in quale direzione sono impegnato in vista della definizione degli investimenti da prevedere nel bilancio 2008. Andrea Binci Presidente Commissione Consiliare III Urbanistica e LL.PP. 14 20 gennaio 2008 Pagina Aperta Jesi – Il Palazzo e dintorni AGENDA Il Santo del giorno giovedì 17 gennaio sant’Antonio Abate, venerdì 18 santa Liberata, sabato 19 santa Maria, domenica 20 santi Sebastiano e Fabiano, lunedì 21 santa Agnese, martedì 22 san Vincenzo Martire, mercoledì 23 santa Emerenziana, giovedì 24 san Francesco di Sales, venerdì 25 conversione di San Paolo Apostolo, sabato 26 santi Tito e Timoteo, domenica 27 sant’Angela Merici. Farmacie di turno a Jesi (dalle 19,30 e notte) Giovedì 17 gennaio Comunale 1, venerdì 18 Cerni, sabato 19 Comunale 2, domenica 20 Grammercato, lunedì 21 Coppi, martedì 22 Moretti, mercoledì 23 Coppi, giovedì 24 Coppi, venerdì 25 Calcatelli, sabato 26 Coppi, domenica 27 Comunale 1. Farmacie di turno in Vallesina Giovedì 17 gennaio Macine, venerdì 18 Lucarelli, Moie, sabato 19 Angeli, domenica 20 Poggio San Marcello, lunedì 21 Castelbellino, martedì 22 Pianello, mercoledì 23 Montecarotto, giovedì 24 Moie (Angelico), venerdì 25 Macine, sabato 26 Moie (Lucarelli), domenica 27 Comunale 1. Opinioni a confronto Corso Matteotti Caro signor Catone il Censore, non si stupisca più di tanto. Ormai l’avevamo capito da tempo - tranne Lei evidentemente - che questa amministrazione “amministra” solo quello che Le interessa. Ma quale “Matteotti cursum renovandum”! … le panchine, …gli alberi, …il salotto jesino! Non c’hanno più una lira! Anzi no – notizia di oggi – qualche risorsa c’è , per poter attivare una squadra “tappabuche”. In compenso hanno investito 700.000 Euro delle nostre tasse per tenere altri quattro anni un direttore di cui Jesi non ha necessità. Jesi non è Roma … e il corso Matteotti non è Cartagine. Forse, signor Catone, poteva essere più prudente quando, nelle ultime elezioni, si dava da fare con passione, anche dalle colonne di questo settimanale, per farli rieleggere tutti. Quello che interessa è solo andare avanti con il Piano regolatore: tutto il resto - canta Califano - è noia! Le consiglio un nuovo tormentone: censeo civicum consessum aesinum renovandum. Ma temo che, anche in questo caso, nessuno Le darà ascolto. P.M. Centro turistico giovanile “Scoprire e gustare il vino” “Il vino come patrimonio storico e culturale del nostro territorio e come fenomeno sociale moderno”: cinque serate-incontri al Centro Turistico Giovanile “Vallesina” di Jesi, per parlare del vino, della sua cultura e del territorio. In queste serate si parlerà di qualità garantita e certificata, si racconterà delle Docg, dei vini Doc e degli Igt, cioè i vini da tavola con indicazione geografica di provenienza, spesso contraddistinti dal riferimento al vitigno impiegato. Un panorama ampio e variegato, che interesserà tutte le regioni Italiane, da Nord a Sud, con un unico filo conduttore, quello del binomio tra vino e territorio, un rapporto inscindibile che va oltre il valore qualitativo delle produzioni, e coinvolge l’identità dello stesso territorio, con la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura e il suo ambiente. Gli in- contri si svolgeranno alle ore 21 presso la sede del Centro Turistico Giovanile “Vallesina” sita a Jesi in Via Ancona 17 bis , in appositi locali preparati per l’occasione con oggetti e libri sul tema. Il calendario degli incontri è il seguente: 29 gennaio: Champagne e spumanti 4 febbraio: I vini bianchi 12 febbraio: I vini rosati ed i vini rossi giovani 19 febbraio: I rossi da invecchiamento 26 febbraio: I vini dolci Al termine degli incontri sarà valutata la possibilità di una visita presso una delle migliori cantine del nostro territorio Per informazioni ed iscrizioni tel. 0731/215917 fax 0731/221161 oppure presso la sede CTG a Jesi in Via Ancona n. 17/bis il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17 alle ore 19. Email: [email protected] Sito: www. ctgjesi.com Ma no! Non fate così amici diessini! Cari signori ex diessini, oggi in diaspora verso il Pd, Rifondazione e altrove: che vi appelli “Signori” non deve dispiacervi perché scopro con soddisfazione che avete abbandonato definitivamente il principio che la proprietà è un furto. Scopro che ne avete tanta di proprietà e non sapete nemmeno come spartirla tra di voi, oggi che siete un po’ sparpagliati. Ma vi pare proprio che il metodo migliore sia quello delle carte bollate? Ma su! Non scherziamo. Vi mangeranno tutto gli avvocati. Il problema della spartizione dei vostri beni va risolto…tra compagni che devono manifestare un certo distacco dal possesso dei beni, altrimenti vuol dire che del passato ideologico in voi non c’è rimasto proprio niente! Oddio: se così fosse, potrebbe anche essere la prova del nove che Berlusconi ha torto marcio chiamandovi ancora e sempre comunisti. Non intendo entrare nel merito delle vostre proprietà. Però una proposta semplice semplice per spartire con giustizia il tutto (Casa del Popolo, sezioni, lingotti e altro) ve la voglio offrire, gratis et amore dei. Si prendano gli elenchi degli iscritti prima della diaspora, per esempio quelli del marzo- aprile 2007. Si faccia la somma di quanti hanno aderito al Pd e di quanti hanno aderito alla sinistra. In proporzione agli aderenti all’una o all’altra parte, si distribuiscano le proprietà. Certo, bisogna anche calcolare il valore delle stesse, un calcolo che deve tener presente sia il valore e conomico-commerciale sia quello politico (perché avere una sezione localizzata in una zona piuttosto che in un’altra dà un valore diverso). Insomma: a ciascuna proprietà dare un punteggio che sia la somma dei due valori sopradetti. Poi, calcolando un punto per iscritto, l’assegnazione delle proprietà sarà un gioco! Gli eventuali sbecchi vanno compensati con qualche euro. Il mio metodo vi offre enormi vantaggi: vi fa risparmiare tempo e soldi, salva la solidarietà politica, non scandalizza i vostri elettori, dà esempio di fratellanza a tutta la città e provincia, offre un metodo che sarà copiato da tutti i partiti italiani che si trovano nelle stesse vostre condizioni (e sono tanti!) *** Et censeo Matteotti cursum renovandum v.m. Rifiuti, solidarietà con la Campania A Maiolati e Corinaldo 750 tonnellate La presidente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, ha condotto lunedì scorso un tavolo di concertazione sulla questione dei rifiuti, dopo l’accordo stipulato con la Regione Marche per esprimere solidarietà alla comunità della Campania. Dall’incontro tra la presidente e i sindaci dei Comuni di Corinaldo, Livio Scattolini, e di Maiolati Spontini, Giancarlo Carbini, cui hanno partecipato anche il vice presidente della Provincia Giancarlo Sagramola e l’assessore all’Ambiente Marcello Mariani, è emersa la disponibilità della Provincia di Ancona ad accogliere, per le ragioni di solidarietà e responsabilità espresse nell’intesa, un quantitativo massimo di rifiuti pari a 750 tonnellate. Una disponibilità, che la presidente Casagrande dà “a condizione che le garanzie siano sotto l’aspetto finanziario date attraverso garanzie bancarie o assicurative, sotto l’aspetto ambientale e di legalità attraverso un controllo preventivo sia in partenza da parte delle autorità della Campania, sia in arrivo prima del conferimento in discarica da parte dell’Arpam automezzo per automezzo, a verifica della correttezza della tipologia di rifiuto”. Monsano Con il Sole si guadagna 10.126 kw/ora prodotti, per un risparmio/guadagno di 6.208 euro e 5,5 tonnellate di anidride carbonica in meno immesse in atmosfera. Questi i “numeri” principali, aggiornati allo scorso 31 dicembre, dell’impianto fotovoltaico installato presso la scuola materna di S. Maria, entrato a regime a febbraio del 2007. Numeri importanti che testimoniano la bontà della scelta fatta dall’Amministrazione. L’impianto, costantemente monitorato e in collegamento “on line” con un display informativo presso il centro storico, permette di rendere il plesso scolastico completamente autonomo dal punto di vista energetico, e di immettere in rete l’energia superflua prodotta. Dopo l’introduzione del sistema di gestione dei rifiuti con il metodo “porta a porta”, Monsano ha fatto ancora una volta da “apripista”, dimostrando che operare a favore dell’ambiente è possibile. FOCARELLI OTTICA 15 Sport 20 gennaio 2008 RUGBY SERIE C 2^ giornata di ritorno – domenica 13 gennaio VOLLEY E sabato ritorno di Coppa contro Imola I n attesa della ripreimpegno piccolissisa del campionato, mo e che facciamo prevista per domevolentieri, sapendo nica 27, la Monte che magari può renSchiavo Banca Mardere più piacevole il che si è dedicata in soggiorno forzato in questi primi giorni di ospedale dei bimbi”. gennaio, ai bambini Il capitano Elisa Tomalati. Mercoledì 10, gut (nella foto di Togut e compagne Magliola, mentre hanno fatto visita ai consegna il gagliarbambini ospiti deldetto al direttore del l’ospedale “Salesi” di Ancona. Le “prilline” “Salesi”, Franco Dolcini) è poi andata a far sono state accolte dai bimbi, che le atten- visita direttamente nei reparti ai bambini devano nella “sala dei giochi”, e si sono di- che non potevano raggiungere la ludoteca, vertite con loro. “E’ stato un bel pomerig- suscitando grande gioia fra i corridoi delgio – ha detto Raffaella Calloni – e credo la struttura e donando gadget e caramelle sia un’esperienza assolutamente da ripe- a tutti i bambini. tere, se ce ne sarà la possibilità. Sono con- Oggi, sabato 19 gennaio, le “prilline” tortenta che ci siano iniziative di questo tipo nano il campo al PalaTriccoli per la gara da parte della Monte Schiavo, perché è di ritorno degli ottavi di Coppa Italia conuna bellissima cosa far felici i bambini, ve- tro Imola (ore 20.30). Mercoledì 16 si era derli sorridere anche se magari non stan- giocata l’andata in Emilia. no passando un bel periodo. Per noi è un Gip l 2008 inizia sotto i migliori auspici per la Baldi-Esaleasing Rugby Jesi. Infatti, alla ripresa del campionato dopo la sosta per le festività, i leoncelli, con una prova tutto cuore e grinta, hanno sconfitto la capolista Paganica. Prima della cronaca dell’incontro, è opportuno indicare due importanti novità avvenute nella società jesina: la prima riguarda il debutto come main sponsor del marchio Baldi Ristorazione; la seconda, e peraltro del tutto inaspettata, concerne le dimissioni presentate per motivi personali dall’allenatore Marco Montesi, a seguito delle quali la società ha affidato la squadra alle cure del direttore tecnico Peter Cunnington. Passando alla cronaca della partita, occorre segnalare che le due formazioni iniziavano il primo tempo sui binari di un sostanziale equilibrio, costruendo entrambe il proprio gioco essenzialmente sul pacchetto di mischia, viste le pessime condizioni del terreno di gioco per la pioggia. Questo, però, avveniva per i primi dieci minuti, dopo i quali i leoncelli, grazie al prezioso lavoro degli avanti, prendevano in mano il bandolo del gioco costringendo gli Abruzzesi sulla difensiva nella loro metà campo. Il pacchetto avversario, non riuscendo ad arginare la grande pressione di quello jesino, commetteva una serie di falli, di cui uno fruttava un calcio di punizione da posizione favorevole che Iacob trasformava portando i primi tre punti sullo score leoncel- lo, risultato che gli uomini di mister Cunnington riuscivano ad amministrare fino alla fine del tempo. Nella seconda frazione il Paganica aveva una reazione veemente, tanto che costringeva i locali sulla difensiva per i primi dieci minuti, senza però mai riuscire a perforare la difesa. Da questo momento in poi la Baldi-Esaleasing Rugby Jesi saliva in cattedra e si portava in pianta stabile sulla metà campo ospite. Al 60°, dopo l’ennesima palla conquistata dal pacchetto di mischia, Iacob si incuneava nella difesa abruzzese e con uno slalom di venti metri tra gli avversari marcava una splendida meta fissando il risultato, poi definitivo, sull’ 8 a 0. Il Paganica, mai domo, abbozzava una reazione senza riuscire ad impensierire più di tanto la compagine jesina. Ottima è stata la prestazione di tutti, ma una particolare menzione deve essere fatta per gli avanti che, con grinta, cuore e grande sacrificio hanno dominato il pacchetto avversario. La Baldi-Esaleasing Rugby Jesi, sebbene permanga ancora in terza posizione, si è avvicinata ancora di più alla vetta, ora occupata dal Gran Sasso al quale, tra quindici giorni, renderà visita in un gara che si preannuncia interessante e quasi cruciale per il passaggio alla fase successiva. Domenica, invece, i leoncelli saranno impegnati fuori casa sul terreno della Sambenedettese, in un derby sempre insidioso. Gianni Filonzi Calcio Eccellenza, promozione, prima e seconda categoria CALCIO L’ andatura dell’anno nuovo non frena, anzi … aumenta insistendo con tre vittorie consecutive e segnature a valanga. La Fermignanese veniva al Carotti con un gradino in più da aumentare o almeno da difendere, ma contro i Leoncelli di questa tornata nulla ha potuto: è tornata a casa con cinque sigilli sulla valigia e con due punti in meno dei nostri. La Jesina, al fischio dell’arbitro, è partita all’arrembaggio, decisa a vincere. Gli ospiti hanno tentato il contenimento, ma, appena si è aperto uno spiraglio, il bomber Crispino ben lanciato da Borrelli sigla l’inizio della cinquina: al 6’ è già 1-0 per noi, tra il tripudio di cinquecento e più tifosi. La facilità con cui la Jesina si è trovata in vantaggio illude i leoncelli, i quali si impegnano leziosamente in tutto il primo tempo, giostrando di fioretto, senza colpo ferire. E il mister jesino, Trillini, freme e alza la voce per scuotere i nostri. Al ritorno dallo spogliatoio, la mu- sica cambia: allo scadere del 60’, Borrelli dà il la con un gran tiro sotto l’incrocio dei pali ed è 2-0 indiscutibile. Ormai il Fermignano, pur impegnandosi, capisce che è giornata grande per gli jesini e deve abbassare bandiera: 3-0 ancora con Crispino al 72’; 4-0 all’86’ con autorete e 5-0 al 90’ con altra autorete: quasi a dire che la Jesina ha travolto e surclassato i fermignanesi. Ma attenzione al troppo entusiasmo! Oggi ci aspetta il Montegiorgio, che ha soltanto un punto meno di noi. Vir Promozione Una doppietta di Ruggeri al 10’ e al 21’ ha rilanciato sul campo di Calcinelli la nostra Vallesina, che ha riscattato la brutta partita sprecata a Castelfidardo. Il gol dei locali non è servito (1-2). Prima categoria Vince il San Marcello a Borghetto (0-1). Monserra in casa batte il San Biagio (3-1). In casa del Brandoni, Cupramontana, pur ribattendo colpo su colpo, non ce la fa (3-2). Seconda categoria Il derby cittadino Aurora Jesi – Borgo Minonna va ai padroni di casa (2-1). Sampaolese batte l’Aesina (3-2). Pareggio tra Monsano e Virtus (1-1). Altrettanto fra Castelbellino e Palombina (1-1). Nella foto il mister della Jesina Calcio, Giovanni Trillini Monte Schiavo in visita al “Salesi” I BASKET Jesini qualificati alle finali di Coppa La Fileni Bpa ospita la Montecatini U na grandissima Fileni Bpa, battendo Caserta 98 a 77, ha conquistato il biglietto per le final four di Coppa Italia di Lega due, in programma a marzo. Domenica scorsa, al PalaTriccoli gli jesini hanno fatto un sol boccone dei campani. “Abbiamo giocato cercando di correre il più possibile – ha detto coach Capobianco – E’ stata una gara di intensità e cuore”. Tra i protagonisti della vittoria, David Moss (nella foto), autore di 31 punti. La classifica alla fine del girone di andata: Soresina 22 punti; Ferrara e Sassari 20; Fileni Bpa Jesi, Reggio Emilia, Caserta e Pistoia 18; Pavia e Casale 16; Fabriano e Rimini 14; Imola 12; Veroli 10; Montecatini 8; Livorno e Novara 6 punti. Oggi, domenica 20 gennaio, gli arancio-blu ricevono la visita del Montecatini (ore 18.15). In Toscana finì 80 a 72 per gli jesini. I terma- li allenati da Melillo, per raggiungere la salvezza si aggrappano all’esperienza di Andrea Niccolai. Ex di turno è Ryan Hoover. Mercoledì 16 gennaio è uscito l’Almanacco del Basket marchigiano 2008, l’annuario regionale della pallacanestro patrocinato dalla Provincia di Ancona. L’opera, giunta alla sua terza edizione, è curata da Michele Paoletti ed Evasio Santoni e può essere prenotata via e-mail all’indirizzo [email protected] oppure telefonando allo 348.5432212. Giuseppe Papadia Le segnalazioni dal 18 gennaio al 30 aprile L’Amico Atletico è alla terza edizione “S ono proprio iniziative come questa che contribuiscono a ribadire, ancora una volta, la capacità dello sport di essere un potente strumento per promuovere i valori su cui si fonda l’olimpismo: spirito d’amicizia, solidarietà e fair-play”. L’onorevole Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive, ha espresso così la sua soddisfazione per il bando della terza edizione del concorso L’amico Atletico. Promosso dalla Banca popolare di Ancona e dalla Fondazione Gabriele Cardinaletti di Jesi, quest’anno il concorso si estende dalle Marche ad altre sei regioni italiane. L’iniziativa, che affiancata dall’Unione stampa sportiva italiana, gode del patrocinio del Coni, del dipartimento alle Politiche giovanili e alle Attività sportive, e dell’Istituto per il credito sportivo, verrà così presentata a circa 20 milioni di persone residenti in 2049 comuni italiani. L’obiettivo è quello di creare nel nostro Paese una nuova cultura dello sport, che si ispiri ad un’etica della solidarietà e del rispetto delle regole. Testimonial 2008 saranno due grandi giocatori locali: i cestisti della Fileni Bpa Jesi, Alberto Rossini e Michele Maggioli. La premiazione dei vincitori, giudicati da una giuria presieduta dal vicepresidente del Coni, Luca Pancalli, si terrà nel maggio di quest’anno. Dal 18 gennaio fino al 30 aprile, potranno essere votati tutti gli sportivi (atleti, dirigenti, tecnici) di qualsiasi disciplina – purché regolarmente iscritti ad un’associazione sportiva – che hanno dimostrato un comportamento particolarmente meritevole. Ai vincitori, una medaglia simbolo di lealtà e trasparenza, e un premio in denaro (1 euro per ogni segnalazione ricevuta) da devolvere a scopo benefico. Chi volesse segnalare il proprio amico Atletico può farlo chiamando il numero verde 800.550.388 o sul sito www.codiceatletico.it. Lucia Romiti WWWBPAIT L’anno inizia sotto i migliori auspici 16 Esperienze 20 gennaio 2008 Montecarotto: commissionato il restauro dell’organo della Collegiata Una lunga tradizione da conoscere L’ organo è uno strumento che respira. Il suono che emette è dato da un insieme di vibrazioni che riescono ad entrare nell’animo dell’uomo aiutandolo ad avvicinarsi a Dio nella preghiera. Questo strumento si serve della materia, legno, piombo, stagno, per arrivare allo spirito. Alla ditta “Ruffatti” di Padova è stato commissionato il lavoro di restauro dell’antico organo che si trova nella chiesa parrocchiale costruito dall’organaro Vici di Montecarotto. Lo smontaggio dello strumento è avvenuto in soli due giorni, il 20 ed il 21 dicembre; dopo il suo ripristino, l’organo tornerà di nuovo nella collegiata speriamo quanto prima. Qual’è la storia di questo strumento? Chi è la famiglia Vici che ha provveduto alla sua costruzione? Ecco ciò che abbiamo raccolto da Mons. Don Gianni Polita, per tanti anni parroco a Montecarotto nonché appassionato storiografo del paese, delle sue risorse culturali ed artistiche. L’organo fu costruito nel ‘700 dalla famiglia Vici, dal padre Saverio e dal figlio Sebastiano, nativi di Montecarotto. Nell’archivio parrocchiale si trova ancora il contratto di spesa firmato dalle due parti, dal committente, la chiesa Collegiata, con la firma di alcuni sacerdoti incaricati dal capitolo, e dai due Vici. In tale contratto sono ben descritte le caratteristiche dello strumento come, ad esempio il numero dei registri. Un altro documento riporta anche la notizia che i due artigiani avrebbero preso indietro un vecchio piccolo organo in cambio di uno sconto sul nuovo strumento da realizzare, ma questo è un dato di cui non abbiamo riscontro. Di sicuro sappiamo che già dal 1670 nella collegiata montecarottese vi era un maestro di cappella con l’incarico di seguire le varie liturgie, quindi è probabile che anche lo strumento dato indietro sia stato opera di un artigiano di Montecarotto. Del resto, l’arte organaria nel nostro paese ha antiche origini. Portano la firma di organari di Montecarotto gli organi della chiesa di Ancona, a S. Maria delle Scale vi è un Fioretti che risale alla se- conda metà del 1600, di Cupramontana, a S. Leonardo c’è un Vici del 1700, ed ancora ve ne sono tracce a Loreto e Padova. L’inaugurazione del nuovo organo é coincisa comunque con l’inaugurazione della chiesa parrocchiale nel 1803. Il lavoro di costruzione del nuovo strumento terminò tra il 1780/90, questa è la data certa. Montecarotto è uno dei pochi paesi che possa vantare ben tre organi di ot- tima fattura. Uno lo troviamo nella chiesa di San Francesco, è di tal Pietro Nacchini, maestro di cappella a Venezia, e risale al 1740. Un altro è quello della Collegiata costruito dai due Vici intorno al 1780, un altro ancora lo troviamo nella chiesa di San Giuseppe, conosciuta in paese come San Filippo, costruito dal solo Sebastiano Vici con incarico della congregazione dell’oratorio in omaggio a San Filippo di cui l’artigiano era devoto, per questo si fece pagare la metà del prezzo concordato, come riportato dal contratto. Il materiale di questo organo tiamo nostra, ci appartiene. venne preparato da Sebastiano Vici ma “Sono stato sempre appassionato di venne assemblato da Placido Dionisi, arte e di storia” ha concluso mons. don sposato con la figlia del Vici, evidente- Gianni Polita “a Montecarotto ho tromente anch’egli esperto in materia. Per vato molto materiale che ho catalogato l’inaugurazione di tale strumento fu e riordinato, non solo l’archivio parrocpresente il perugino Angelo Morettini, chiale. Ho aiutato mons. Costantino allievo del Vici, che trasferì la scuola Urieli a scrivere la storia del paese, che organaria a Perugia. troviamo nel libro ‘Montecarotto attraA breve, curata dalla D.ssa Mariella verso i secoli’ ed ho curato con la d.ssa Martelli, uscirà una raccolta del fon- Mariella Martelli la prossima pubblicado musicale parrocchiale che molto zione del ‘Catalogo del Fondo Musicale ha attinto dalla tradizione della scuola della insigne Chiesa Parrocchiale SS.ma organaria di Montecarotto, una scuola Annunziata di Montecarotto’. Quando come abbiamo visto molto importante, ero in seminario, a Fano, il maestro di sicuramente tra le più prestigiose. cappella, don Igino Tonelli, a sua volta Già nel lontano 1600, 1670, ad esse- appassionato di musica ed arte, disse re precisi, un certo Fioretti di Monte- una volta a noi, giovani studenti “chi di carotto costruiva organi, suo è quello voi capita a Montecarotto sappia che nella chiesa S. Maria delle Scale di An- troverà un vero tesoro: li,ce ne sono di cona citata in precedenza. Prima di lui, cose interessanti..” Quell’incarico toccò vi era un frate, Giacomo Olivieri, che proprio a me e mai parole furono più li costruiva nel 1500. Costruttrice di azzeccate! Premonizione? Forse!”. organi era anche la famiglia Gasparini, Tocca ora a don Gianni Giuliani portare sempre di Montecarotto, ed i Vici, nel avanti questa grande tradizione di ric700. Questa arte artigiana purtroppo si chezza artistica e musicale, appoggiato è persa nel tempo e non vi è un motivo dall’Amministrazione comunale e dai ben preciso. Nei primi anni dell’800, i montecarottesi. sacerdoti della collegiata hanno chiaMaria Cristina Coloso mato un maestro di cappella incaricato di controllare le condizioni dell’organo Vici. Per i lavori, è venuta quella volta una ditta di Pesaro. Dopo cento anni, dei Vici e della loro arte non se ne parlava più, non c’era più traccia, nemmeno nel loro paese. E’ per non perdere la storia della tradizione organaria montecarottese che aspettiamo dunque il restauro di questo gioiello dell’arte artigianale e musicale che senle foto dei particolari dell’organo sono di Roberto Pedrozzi