Note bibliografiche salentine sulla Rivoluzione Napoletana del 1799
Lorenzo Carlino
Riguardo agli avvenimenti del 1799 e 1800 in Lecce, la fonte di notizie più precisa è rappresentata dal Libro di Memorie di Emanuele Maria Buccarelli, che riporta i fatti avvenuti dal 1711 al 1807.
Il manoscritto di questo libro è conservato nella Biblioteca Provinciale di Lecce, mentre la sua edizione fu curata da Nicola Vacca in "Rinascenza Salentina" (1934), col titolo Le cronache leccesi. Questo libro riguarda prevalentemente la città di Lecce, ma anche altri 'mesi della provincia, nonché Brindisi e Taranto, che, all'epoca, come si sa, facevano parte della Terra d'Otranto. Non mancano notizie su Bari, altre
città, principalmente Napoli, con cui Lecce era collegata a mezzo della
posta e di corrieri.
A questa preziosa fonte di notizie dobbiamo aggiungerne altre: alcune pubblicazioni di Nicola Vacca (soprattutto I Rei di Stato Salentini e le
Carte Carlino, fornite al Vacca dall'avv. Paolo Carlino (e non da Francesco Carlino, come erroneamente scritto da Vacca) e da lui pubblicate
sul n. 1 di "Rinascenza Salentina" nel 1938. Ricordiamo, inoltre, l'opera
ponderosa (in 4 voll.) di Antonio Lucarelli, La Puglia nel Risorgimento,
edita dalla Società di Storia Patria per la Puglia tra il 1931 e il 1953.
Nel quadro della vasta messe di notizie e di fatti avvenuti in maniera tumultuosa, febbrile, pericolosa, negli anni 1799 e 1800, si segnala,
in questa sede, l'edizione di alcune composizioni letterarie riguardanti
la provincia di Lecce. Si tratta, nello specifico, di tre plaquettes antigiacobine realizzate da letterati filoborbonici, operanti in Corigliano d'Otranto e in Galatone. Esse si collegano alla prima restaurazione della
monarchia borbonica, avvenuta nel giugno del 1799, e ai periodi immediatamente successivi.
Dal Buccarelli apprendiamo i gravi disordini, le turbolenze, le carcerazioni, i cortei che ebbero come teatro,Lecce dal giorno stesso in
cui, con la posta, pervenne la notizia che a Napoli si era insediato il governo repubblicano, il quale comunicava, a Lecce e provincia, l'avvenuto mutamento istituzionale. Era 1'8 febbraio 1799 e, già il giorno suc-
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L' Idomeneo
cessivo, venne innalzato in piazza S. Oronzo l'albero della libertà. L'opinione pubblica era divisa: vi erano i rivoluzionari, che parteggiavano
per la Repubblica Partenopea e i realisti, che parteggiavano per la monarchia borbonica. Fu un periodo terribile, lungo, molto lungo, che si
modificò, ma solo in parte, dopo la caduta del governo repubblicano,
con la resa di Caste' Sant'Elmo, nel giugno '99. Vi erano continue denunzie (vere o false) di giacobinismo, seguite da numerose carcerazioni (per lo più nel castello di Lecce); vi era incertezza, paura per la vita
di ogni giorno e del futuro. In questo clima la notizia della caduta della
Repubblica Partenopea, giunta a Lecce nel luglio, determinò una notevole soddisfazione in molti, e fece tirare un sospiro di sollievo alla
maggior parte della popolazione, che si era mantenuta realista, forse
anche per l'appoggio ricevuto da russi e turchi, che avevano mantenuto
dei contingenti di truppa nella nostra città (come scrive Buccarelli).
Ma queste notizie sono ormai appannaggio ben saldo degli studiosi
di cose patrie così come sterminata è la bibliografia ad esse inerente e
della quale facciamo grazia al lettore evitandogli di ripercorrere sentieri già noti e più volte battuti. Quel che qui si vuole segnalare alla ricerca militante è, come dicevamo, un "trittico bibliografico", una vera rarità, ci sembra, in rapporto a quanto già si sapeva. Si tratta di testi rari e,
se non del tutto sconosciuti, certamente malnoti e mai segnalati dalla
pubblicistica salentina nei suoi repertori bibliografici. Veniamo, dunque, in medias res.
I.
Sul Trionfo / di Sua Real Maestà / FERDINANDO IV BORSONE / Re delle
due Sicilie, e di / Gerusalemme etc. / riportato nell'Anno MDCCXCIX /
Sulle Galliche Falangi sovra / i Giacobineschi Settari; / ORAZIONE /
ACCADEMICA / del Regio Chierico / GASPARE VERGINE / da Corigliano, /
fra gli Accademici Sinceri della / Reale Arcadia FEBESIO DODONEO. /
NAPOLI MDCCXCIX / Presso Amato Cons. /
Libretto in 16° (cm 14 x 8), di 28 pagine numerate, comprendente,
oltre al frontespizio qui riprodotto, un Avvertimento (sul verso di esso
frontespizio), quindi una dedica (di 2 pagine) "All'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor mio, il Signor Cavaliere D. Vincenzo Ambrogio
Galdi, conte del Galdo, e di Belforte, Nobile Patrizio di Reggio & c.,
Fiscale Avvocato per sua Maestà D.G. in difesa delle Cause Regie del-
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Sul Trionfo
di Sua Real Whenh
FERDINANDO IV. BORBONE
Re delle due Sicilie , e di
Gerufalemrie &c.
r;portato nclf .Anno MDCCXCIX.
fune Galliche Falangi , e jovra
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ORAZIONE
ACCADEMICA
del Regio Chierico
GASPARE VERGINE
da Corigliano
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Reale Arcadia FEBEsto DODONEO.
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L' ldomeneo
l'abolita Commession generale di Terra Santa, e perpetuo Principe della Sebezia Reale Accademia", dedica che, alla fine, reca il luogo, (Corigliano in Lecce) la data, (15 Agosto 1799) il nome dell'autore ("umilissimo ossequiosisslimol ed obbligatiss.[imo] Servitore 11 Regio Chierico Gaspare Vergine Sincero Accademico").
Segue una Orazione Accademica (pp. 5-24) che precede un paio di
Poesie del medesimo autore, cioè un sonetto e un Estro poetico; dedicate "A sua Real Maestà Ferdinando IV Borbone" (pp. 25-28).
La stampa è chiara. Si notano, sul frontespizio e all'ultima pagina,
due piccole incisioni. L'Avvertimento ci fa sapere della "fretta con cui
si è dovuta comporre la presente orazione [...] essendo stata la principale di lui (dell'A.) mira il dare al pubblico un attestato di fedeltà verso
il Re Nostro Signore [...]".
Occorre ricordare che i disordini, a Lecce e nel Salento, continuavano, specialmente le carcerazioni dei rivoluzionari (o presunti tali) per
tutto il '99 e il successivo anno 1800.
L'autore ha quindi fretta (ormai si era saputo della caduta definitiva
della Repubblica) di comporre e stampare quest' orazione in lode del
monarca Ferdinando IV, per esibire, come egli dice, un attestato di fedeltà al re. L'orazione è un invito alla gioia per le popolazioni del Regno di Napoli e un rendimento di grazie al gran Dio degli eserciti.
Quindi il Vergine inneggia a Ferdinando IV Borbone, che apostrofa con
epiteti esornativi ("Tito delle Sicilie", "Alessandro dei giorni nostri").
Invita a "segnare con bianca pietra l'eccelso nome del magnanimo Duce, Porporato Principe della Chiesa, eminentissimo Fabrizio Ruffo, comandante supremo delle borboniche vittoriose schiere" e depreca "gli
spergiuri Francesi, sotto il cui tirannico giogo crudelmente gemevano".
Segue la descrizione di vari fatti avvenuti in Lecce, nel Salento e nel
Regno di Napoli durante il primo semestre del '99, che conferma quanto
riportato nelle Cronache del Buccarelli riguardo a Lecce e al Salento (donde il nostro iniziale richiamo a quel testo già noto). Nell'orazione vengono
indicati i nomi arcadici di alcuni importanti personaggi. (Accademici Sinceri della Reale Arcadia), da D. Vincenzo Ambrogio Galdi (perpetuo Principe della Sebezia Reale Accademia), cui è dedicata l'orazione, che è Eumelo Conte Fenicio, al cardinal Ruffo, che è Eschilo Menalio. Sul frontespizio è indicato il nome arcadico dell'autore, che è Febesio Dodoneo.
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In cauda all' Orazione, il sonetto (dello stesso autore) dedicato "A
Sua Real Meestà Ferdinando IV di Borbone" in cui si esalta la vittoria
del re borbonico sui francesi e che termina così:
E in quella reggia stessa, ove una volta
l'ex Repubblica infame ingannatrice
dominante sedea, restò sepolta.
L'Estro poetico è composto da venti terzine, in cui dialogano Giove
e Marte. L'autore fa proporre da Marte a Giove il dono della Terra all'invitto re Ferdinando, per la sua gloria e i suoi meriti, mentre il cielo
rimane al padre degli dei. Il quale, alla fine, risponde:
Sì, pur dividasi con me il comando,
resti a me il Cielo, la Terra donala
all'invittissimo gran Ferdinando.
ACCADEMIA / Sui Trionfi / DI SUA MAESTÀ REGNANTE / FERDINANDO IV
DE' BORBONI / Monarca dell'una, e dell'altra Sicilia, e di / Gerusalemme, Infante di Spagna, gran / Principe ereditario della Toscana etc. /
CONTRO / L'invasione delle Armi Francesi, / e la Congiura de' Giacobineschi / Ribelli. / RAPPRESENTATA IN PUBBLICO i Ai XII del Mese di Gennaio del corrente / Anno MDCCC, nella Città di / Corigliano in Otranto /
NAPOLI MDCCC / Presso Amato Cons./
Sul verso del frontespizio, si trova un Avviso, dal quale si apprende
che molti dei letterati, i quali hanno recitato i propri componimenti nella riunione accademica, non hanno ancora ricevuto i diplomi di aggregazione alla Reale Accademia (Sebezia) inviati dalla capitale. La pubblicazione è in 16° (cm 14 x 8), consta di 60 pagine (tra numerate e non
numerate), presenta, sul frontespizio, una piccola incisione che, entro
cornice, mostra una costruzione con torre e un animale a fianco di essa.
La stampa è chiara, con caratteri minuti. Seguono:
a) dedica "Alla Signoria Sua illustrissima ed Eccellentissima, il Signor Conte D. Vincenzo Ambrogio Galdi, Utile Signore del Galdo, e di
Belforte, Patrizio di reggio, Giovenazzo, Altamura, Ischia, Capo Regalista per S. M. Ferdinando IV, di lui Avvocato Fiscale per gli affari di
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L' 'do meneo
ACCADEMIA
Sui Trionfi
DI SUA MAESTA' REGNANTE
FERDINANDO IV. DE' BORBONL
Monarca dell' una , e dell' altra Sidlia , e di
Gerufaleynrne , Infame ei; Spagrza , gran
Principe ereditario della l'oliano CfPc,
CONTRO
invafione delle, Armì Francefi
e la Congiura de' Giac6binerchi
Ribelli.
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RAPPRESENTATA IN PUBBLICO
XII. del Mefc d; Gennaio del corrente
trinno MDCCC. nella Citthì
Coríliano ic Otranto.
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Lorenzo Carlino
Terra Santa, e Principe della Reale Arcadia di Napoli". Dedicatario è il
medesimo della sopra citata Orazione Accademica di Gaspare Vergine
(1799). Il personaggio, come si legge, è anche Patrizio di Giovinazzo e
Altamura, ha quindi rapporti con la Puglia. Autore di essa dedica, un altro Vergine, Baldassarre (tra i Reali Sinceri Accademici Filogene Abantino), che non sappiamo quali rapporti di parentela possa eventualmente avere avuto col suddetto Gaspare. Nella dedica, che occupa tre pagine, e termina con la data (Corigliano 13 gennaio 1800), si legge:
Nelle passate ultime calamità del regno, [.. .] dopo aver Voi
acerriramente proccurata la distruzione dell'empia ex-repubblica per mille versi, ed in particolare coi vostri eloquentissimi proclami a pro' della Augusta Corona; subito che rimesso vedeste in trono l'adorabile Ferdinando, sentir faceste
dappertutto più sonoro il grido della vostra gran Virtù, invitando tutti i Soggetti della Repubblica Letteraria nazionali
e forestieri a giubilar con le Proprie Muse per la riportata
Vittoria contro i Nemici della Religione e del Trono. [.. .]
la Reale Arcadia dei Sinceri di cui voi siete il gran Fondatore ed il Principato perpetuo anche ne sostenete [ .. .]
dichiarato perciò ben a ragione il Mecenate dell'oppresse
Lettere [ .. .] Or' io a vostra imitazione [...] ai 12 del presente mese di Gennaio 1800, ricorrendo la felicissima Nascita del nostro gran Ferdinando [.. .] svegliai le migliori Muse
dei concittadini di questa mia patria, affinché di unita celebrar potessimo, in così lieto e fausto giorno, i trionfi riportati dall'invittissime Armi Borboniche [mio il corsivo].
Queste pubblicazioni salentine, dunque, rispondono a un invito di
Vincenzo Ambrogio Galdi, a festeggiare con componimenti letterari la
vittoria del re Ferdinando IV, che egli aveva efficacemente appoggiato
nella lotta per la riconquista del Regno. Invito rivolto un po' a tutti gli
amanti delle lettere e che potrebbe essere stato accolto anche da altri pxsi e da altri personaggi del Salento, di cui, però, non abbiamo notizia.
b) Orazione di Filogene Abantino (Baldassarre Vergine), Patrizio di
Corigliano, (con in epigrafe una terzina) è contenuta alle pp. 4-17.
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ldomeneo
L'Orazione si rivolge ai virtuosi Accademici (riuniti a Corigliano nel
giorno del compleanno del re Ferdinando) vi si legge:
E come no, come no, dirovvi, non fummo noi sono già sei
mesi tra la confusione, e lo spavento, tra i pianti, e singhiozzi'? Altro non udivasi per queste nostre contrade, che
scempi, desolazioni, e rovine; l'aria stessa con un flebile
mormorio riempiva gli abitanti tutti del più alto terrore.
Così l'autore testimonia che sei mesi prima (quindi, presso a poco,
nel luglio '99) anche a Corigliano e nelle zone vicine vi erano stati notevoli turbolenze, disordini e paure. A tal proposito, il Buccarelli ci riferisce che il 26 giugno arrivò a Lecce staffetta da Napoli con la notizia
che il 13 giugno le truppe napoletane ed alleate erano entrate nella capitale e che il 18 luglio, con la posta, era a Lecce giunta la notizia della
resa, in Castel S. Elmo, dei francesi e dei rivoluzionari giacobini che vi
si erano asserragliati per la difesa. Nulla ci dice il Buccarelli su quanto
possa essere accaduto in Corigliano e nelle zone vicine, ma evidentemente i disordini devono essere stati cospicui, secondo quanto apprendiamo dal Vergine. Il quale ci informa delle ormai conquistate "pace
[. ..], quiete, calma". Pertanto, nel gennaio 1800, i disordini, nella zona
di Corigliano, erano cessati, lasciando il posto a una situazione di pace
e di tranquillità. L'autore riassume, inoltre, quanto successo nel Regno
di Napoli. Diamo, qui di seguito, qualche spigolatura:
I francesi agevolati dall'empio giacobinismo, dagli Apruzzi
penetrano in questo regno, ed acquistando terreno si accampano sotto Capua [.. .1 si fan padroni di Capua e Geta,
due chiavi del regno, minacciando volgere il pie' per la capitale [...]. Partenope da capo a pie' vestissi di lutto; altro
non udivasi che grida, pianti e lamenti. Fummo noi spettatori di sì lugubre scena onde ben con ragione ridir potremmo: infandum renovare doloreml
Il corsivo è la riduzione di un ben noto verso virgiliano (fEn. , 11,3): infandum regina iubes
renovare dolorem.
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L'autore continua criticando aspramente le pretese dei giacobini e
dei francesi - libertà e uguaglianza - e invoca un giusto riconoscimento
e ringraziamento per Ferdinando IV, ossia per quanto da lui fatto in tutti i suoi quarantatre anni di regno (che in realtà erano 40, perché il monarca salì al trono nel 1759).
c) Sonetti di Filogene Abantino, di Giuseppe Cantore Donno, del barone Mario Comi, di Oronzo Papuli, Gaetano Maggio, Niccolò Rizzo,
Getano Indrimi, Simone Patera, Regio D. Gaspare Vergine, Angelo Peschiulli, Giovanni Indrimi, Donato Rizzo, Niccolò Di Ambrogio, Niccol' Angelo Papuli, Gioseffo Comi, Giacinto Vergine, Filogene Abantino a S. M. Ferdinando IV dei Borboni. La corona dei 17 sonetti occupa
le pp. 18-26. Gli autori sono: titolati, ecclesiastici, uomini di cultura.
d) "Appendice di rime non ancora pubblicate del cavalier Vincenzo
Ambrogio Galdi ad instruzione della Colonia di essa Reale Accademia
(Arcadia Reale) eretta ultimamente in Corigliano" 2 . Queste composizioni poetiche di V. A. Galdi occupano le pagine 27-43; a p. 44 un so
netto dell'avvocato Antonio Degli Angioli Romano; quindi, con proprio frontespizio, Ordine di tutte le Rime del Cavalier Vincenzo Ambrogio Galdi [.. .] dato in luce da Baldassarre Vergine (Napoli, Amato
Cons., 1800). Segue ancora un Avvertimento (pp. 55-57) a firma di Baldassarre Vergine e quindi il libro termina col colophon: Napoli, l'anno
MDCCC dall'Officina Tipografica di Amato Cons. Originario Tedesco
per uso della Colonia Arcadica eretta in Corigliano di Lecce.
III.
PER LA SCONFITTA / DE' FRANCESI MASNADIERI, / E dell'esecranda Giacobina Setta / Eseguita dalle vittoriose Armi / DI SUA MAESTÀ / FERDINANDO IV BORBONE / Re dell'una e dell'altra Sicilia, / e di Gerusalemme
etc. /CARME DI ORAZIO TAFURI / DA GALATONE / Fra gli Accademici Sinceri Laureati della / Reale Arcadia TIMOETE ACHEO / IN NAPOLI MDCCC
/ DALLA STAMPERIA DELL'ARCADIA REALE. / Con licenza de' Superiori /.
Vi si legge, inoltre, quanto segue: "È vice-custode di detta Colonia il Sig. D. Baldassarre
Vergine, Patrizio della medesima città di Corigliano, il quale fa presentemente al Pubblico il
prezioso dono dí queste residuali Galdiane Rime" (p. 27).
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L' Idoineneo
PER LA SCONFITTA
DE' FRANCESI MASNADIERI ,
E dell' efecranda Qiacobinica Setta ,
Efeguita dalle vittoriofe .firmi
DI SUA MAESTAI
FERDINANDO W.BORBONE,
una., e dell' a/tra Sicilia ,
RE
e
Gerufalemrae
C A g Al E
D E
ORAZIO TAFURI
DA GALA TON»;
Fra gli Accademici Sinceri Laureati della
Reale Arcadia TIMOLTE ACETE 2 0
IN' NAPOLI MDCCC.
51eds=r.dizszittnv.z:=Risissazs:
LA STAivrPERIA DELL' ARCADIA REA1AE
con licena de' Superiori
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Lorenzo Carlino
Questo Carme del Tafuri 3 fa parte di una raccolta di pubblicazioni
letterarie dell'Arcadia Reale di Napoli, ognuna con frontespizio proprio. L'opera è dedicata "Al Dottissimo ed Incomparabile Principe della Reale Arcadia Eumelo cavalier Fenicio; Conte del Galdo, ecc.". Il
medesimo dedicatario delle due pubblicazioni già descritte. La dedica
occupa le pp. 3-4 e termina con: Galatone 7 Novembre 1799; segue,
poi, Discorso dell'Autore. Il quale serve di preliminare al Poema seguente (pp. 5-10).
L'autore intesse, in questo discorso, le lodi del re di Napoli:
Giusto, benefico, liberale, ei provvedeva ai bisogni degli
indigenti, asciugava le lagrime degli sventurati [.. .] gastigava i malvagi [...]. Le scienze e le arti fiorivano a vicenda.
L'agricoltura e il commercio, due punti interessanti la felicità di uno stato, erano all'ultimo apice [...].
Riferisce, inoltre, della situazione verificatasi in Francia, in Europa
e nel regno di Napoli, prima per la rivoluzione francese, quindi per la
rivoluzione napoletana. È una descrizione concitata ed efficace che ma
nifesta bene gli onori e le paure verificatisi ovunque in tali periodi.
Quindi segue il Carme (pp. 11-15). A p. 16 un Epigramma, in latino.
N.B. Per la riproduzione dei testi ho scelto la trascrizione diplomatica,
senza intervenire nella loro normalizzazione (grafia, punteggiatura,
ecc.).
Orazio Tafuri non é riportatO dal Villani (Scrittori ed artisti pugliesi) né dal Foscarini (Catalogo bíbliografico degli scrittori salentini), mentre è segnalato da Pietro Marti nel Catalogo
dei libri della biblioteca provinciale di Lecce, per altra opera.
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