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art. 1, comma 2, DCB Rovigo - Trimestrale
PERIODICO
DEL CENTRO MARIA BOLOGNESI
ATTORE DELLA CAUSA
DI CANONIZZAZIONE
DELLA SERVA DI DIO
MARIA BOLOGNESI
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In caso di mancato recapito si prega di restituire al mittente che si impegna a pagare la tassa dovuta.
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ANNO XVIII N. 1
GENNAIO - FEBBRAIO - MARZO 2009
Impariamo a “portare” la croce!
Editoriale
“Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me…
La croce, semaforo d’amore
….non può essere mio discepolo”
M
olti di noi la portano al collo, ma non abbiamo troppo spesso il coraggio di difenderla quando qualcuno punta i
piedi per sfrattarla dalle aule delle scuole e dei tribunali.
Ci lamentiamo di quella spirituale e fisica che grava su
di noi e sulle nostre famiglie come una condanna a cui non
sappiamo dare un senso.
Croce: un parola che è entrata nel linguaggio comune
con il suo significato latino – cruce(m), tortura – ma che
alla luce della Santa Pasqua, siamo chiamati a riscoprirla
nella sua accezione più intrinseca e profonda.
Come il Cireneo
La quinta stazione della Via Crucis, offre uno spunto di
riflessione particolarmente interessante. Gesù vacilla sotto
il peso del legno, perciò i
soldati romani, addetti alla
sua esecuzione, decidono
di costringere “un tale che
passava, un certo Simone
di Cirene che veniva dalla
campagna, padre di Alessandro e di Rufo, a portare la Croce” (Mc 15,21) .
Va osservato che Simone di Cirene non è un
discepolo di Gesù, infatti
i centurioni lo “costringono”, ma bensì un contadino quasi certamente
pagano considerando i nomi dei figli. Dunque il Cireneo
non si è offerto di aiutare Gesù, proprio come ogni persona
non sceglie la sofferenza di cui patire, ma l’incontro con
la Croce rivoluziona la sua vita a tal punto che tutta la sua
famiglia si converte al cristianesimo.
Nella chiusa della Lettera ai Romani, S. Paolo apostolo incarica di salutare presso Roma “Rufo e la madre sua
e mia”, a prova che il figlio di Simone divenne persona
insigne nella cristianità romana e altrettanto la madre di
questo, che S. Paolo venerò al punto da chiamarla “madre
propria”.
Diversi “atti dei Martiri” affermano, inoltre, che Alessandro e Rufo morirono martiri in Spagna, paese in cui
predicò il padre dopo essere stato consacrato vescovo da
S. Pietro.
Portare la croce, dunque, avvicina a Dio e perciò non
dobbiamo trasformare il peso della sofferenza in mattoni
per costruire un muro che ci separa dal Padre.
2
La sofferenza vicaria
Si può facilmente dedurre che il Cireneo, essendo stato
chiamato a portare il peso della croce di Gesù, è stato investito
del compito di diventare suo vicario, proprio come il Papa è
vicario di Cristo.
Il ruolo di vicario è luminosamente vissuto dallo stesso
Gesù che si è fatto viario dell’umanità, scegliendo di portare
per amore il peso dei nostri peccati.
Un altro esempio di vicaria ci è dato dalla leggenda del
Quo Vadis Domine? (Dove vai Signore?) – divenuta magnifica espressione letteraria in un romanzo di Henryk Sienkiewicz – in cui Pietro, per sfuggire le persecuzioni di Nerone sta
abbandonando Roma, ma lungo il suo cammino incontra
Gesù che gli va incontro e al suo “Dove vai Signore” risponde
“Vado a Roma per essere
crocifisso per la seconda
volta”; Pietro tornò a Roma
e ci rimase fino alla sua
crocifissione.
Attraverso l’esempio
di Gesù, quale vicario di
Dio, viene svelato al nostro
cuore come la disponibilità a portare le sofferenze
degli altri sia un percorso
concreto per vivere appieno
il dono dell’Amore redentivo.
Proprio grazie a Simone, nel nostro vocabolario “cireneo” non è più solo un titolo
di cittadinanza, ma è diventato l’attributo di tutti coloro che
aiutano concretamente chi è nel bisogno, portando sollievo a
chi soffre: “Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete
il comandamento di Cristo”.
Quale Simone?
A tutti noi, quando succede qualcosa di negativo, ci
capita “umanamente” di chiedere a Dio che cosa abbiamo
fatto di male per meritare che ci capiti questo; il Cireneo
ci insegna che, quando il dolore bussa alla nostra porta, in
realtà è un’occasione per essere contemporanei alla Passione di Cristo. Quando comprendiamo e viviamo questo,
allora la nostra croce diventa esperienza di condivisione. In
virtù di ciò il “mi capita” diventa “ci capita” e scopriamo
di essere coloro che aiutano Gesù a portare la croce in un
progetto di salvezza universale.
Finestre Aperte
Il Cireneo ci offre un ulteriore input: la croce la dobbiamo portare per un tratto più o meno lungo, ma alla fine è
Lui, il Dio con noi, a salire su di essa al posto nostro. Gesù
ci chiede aiuto ma poi, prende sul Suo Corpo quei chiodi
destinati a noi; perciò siamo dei graziati e non dei condannati, come spesso dimostriamo con il nostro atteggiamento
di fronte alle avversità.
Simone il Cireneo è dunque il modello a cui dobbiamo
ispirarci nel vivere questa S. Pasqua: solo se rassomiglieremo di più a lui e meno al Simone, chiamato Pietro, nel
frangente in cui a parole si dimostrò fedele ma che nelle
difficoltà rinnego tre volte il Signore, il dono della vita non
sarà mai una croce di cui volersi sbarazzare, nemmeno se
tormentata dalle malattie personali o di chi amiamo.
Accettare la croce, non come un castigo ma come una
richiesta di collaborazione alla salvezza, che Gesù ci fa
personalmente, permette di trasformare le nostre case e i
luoghi che frequentiamo abitualmente in palestre dell’amore e della comunione.
La croce profuma di legno, legno che se “sfiorato”
dall’amore è pronto a germogliare.
La croce profuma di vita, della vita che risorge, sconfiggendo l’olezzo della morte.
Incoraggiati dalla Vergine che fu punto di riferimento
per i discepoli disorientati dalla morte di Gesù, respiriamo,
a pieni polmoni, l’aroma della S. Pasqua e tra l’odore delicato delle violette potrebbe capitare di inebriarci di quello
soave di Maria Bolognesi.
La sua vita, totalmente vissuta da vicaria di Cristo,
prodiga nel rinfrancare il suo Sposo e generosa nell’offrirsi
capro espiatorio per la conversione delle anime, profuma
di eroismo.
Spruzziamo nella nostra anima – che rischia di assorbire l’odore di muffa del nostro secolo – un po’ di questa
essenza, affinché l’effluvio dell’incenso renda meno intensa l’amarezza della mirra e ognuno possa vivere il mistero
della croce come un semaforo d’amore che segna il verde
per la salvezza! Non ci sono T-red pronti a cogliervi in
contravvenzione, ma c’è solo l’Amore Misericordioso di
Dio Padre.
Ludovica Mazzuccato
Curiosità
Finestre Aperte
Editoriale
La croce, semaforo d’amore .................... pag. 2
Celebrato l’anniversario del Battesimo
di Maria Bolognesi ................................... »
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Missâo Belém chiama Maria Bolognesi ....... »
7
29° anniversario della nascita al cielo
di Maria Bolognesi .................................. »
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Sulle ali della Poesia
Una poesia per il creato .......................... » 10
Presentazione della nuova biografia ........ » 12
III Edizione del Premio
“Parole di Bontà” ..................................... » 14
Noi, profumo di Cristo
Perché dentro all’uovo di Pasqua
c’è la sorpresa?
La tradizione sembra essere
nata da un episodio avvenuto
nel VI secolo, quando Francesco I di Francia ricevette in
dono la tela di un artista dentro
un grande uovo. Così nacque
l’idea della sorpresa.
so m m a r io
La meta del pellegrino
Una visita illuminante.............................. » 15
Fratta di Oderzo ........................................ » 16
CIF di Verona
Don Camillo Magarotto
presenta una sua parrocchiana ................. » 17
“Vado a prepararvi un posto”
Insieme nella carità del suffragio ............. » 18
Auguri ........................................................ » 19
Appuntamenti ........................................... » 20
In ossequio al decreto di Urbano
VIII, si dichiara di non voler attribuire
a quanto di straordinario è narrato
in questo giornale altra fede se non
umana e di non voler prevenire il
giudizio definitivo della Chiesa, al
quale la Redazione intende sottomettere in tutto il suo.
Il Consiglio Direttivo
del Centro ringrazia per le offerte
pervenute per la Causa
e le opere di Maria.
Per offerte:
Conto Corrente Postale 26145458
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Direttore Responsabile:
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del 30/07/1992
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Piazzola sul Brenta (Pd)
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Celebrato l’anniversario del Battesimo di Maria Bolognesi
Il Battesimo:
immersione nell’amore di Gesù!
Un Santo Stefano celebrato con particolare intensità per quanti si sono recati alle ore 16 presso la struttura che
“sostituisce” la chiesa Parrocchiale di San Sebastiano martire, di Bosaro, momentaneamente chiusa per lavori di
restauro.
Infatti, oltre a riflettere sull’esempio del protomartire, si è ricordato l’anniversario del Battesimo, ivi ricevuto,
della Serva di Dio Maria Bolognesi.
Ha così dato la sua accoglienza, la prof. Giuseppina Giacomini, presidente del Centro Maria Bolognesi: «Per la
prima volta – dati i lavori di restauro già in atto all’interno della Chiesa di San Sebastiano – non sarà possibile per
noi volgere lo sguardo a quel fonte battesimale che ha visto nascere alla “vita dello spirito” la Serva di Dio; in questa
giornata non potremo neppure accendere colà un cero a significare la virtù della fede infusa in Maria Bolognesi al
momento della purificazione operata dal Sacramento del Battesimo; tutti insieme possiamo, in ogni modo, riflettere
su un’indiscussa verità di fede, che la Chiesa – nella parte finale della preghiera del Credo – ci consegna con queste
parole: “Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati”.
Le parole del Postulatore Padre Tito, qui di seguito riproposte, sono monito per ogni cristiano a responsabilizzarsi
di fronte al dono del Battesimo, perché solo annullando l’umano bisogno di fare la “nostra volontà” per abbandonarci totalmente a quella di Dio, esso ci rende testimoni concreti del suo amore.
L’Omelia di Padre Tito Sartori
Soffrire con Gesù
Le due letture che abbiamo ascoltato tratte dal Libro degli Atti (6,8-10;
7, 54-59) e dal Vangelo di Matteo (10,
17-22), le possiamo considerare come
preludio a quanto andrò esponendo.
La figura straordinaria, fulgida di
Stefano, appare come sintetizzata in
due frasi da lui pronunciate al momento della morte, la prima delle quali
è atto di totale abbandono di sé al
Signore: “Signore Gesù, accogli il mio
spirito”. La seconda, raggiunge la vetta
dell’amore: “Signore, non imputar loro
questo peccato”. Con queste parole Stefano dimostra il suo amore anche verso
le persone che lo stavano colpendo a
morte!
Ebbene, oggi, dopo aver ricordato come in un contesto meraviglioso,
l’esempio di Stefano che incarna l’ultima delle beatitudini di Gesù: “Beati i
perseguitati per amore della giustizia”,
iniziamo a meditare anche noi sulla
sofferenza estesa a tutti coloro che subiscono persecuzione.
Il tema infatti, che intendo sviluppare riguarda il soffrire con Gesù e per
amore di Lui. Per evitare fraintendimenti, sottolineo ancora una volta che
la santità della Bolognesi non consiste
nel dono delle apparizioni del Signore
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protratte per decenni. Non è qui la santità della Bolognesi, la cui condotta deve
valutarsi in relazione alla sua disponibilità ad accettare sempre e comunque la
volontà di Dio.
Mi colpì fin dall’inizio, quando,
accettato il compito di postulatore,
dovetti studiare la documentazione relativa, il sussistere e il perdurare in Maria
Bolognesi della virtù della fede in una
situazione non di povertà, ma di miseria e di totale, per così dire, assenza di
solidarietà da parte di tutti. Vi furono,
sì, persone che ebbero pietà dello stato
misero dei Bolognesi e qualche volta
porsero loro una mano, ma si trattò sempre di episodi marginali e rari. Mi sono
sempre chiesto come fosse possibile
che una persona immersa nella miseria
e in una famiglia nella quale la povertà
provocava delle lacerazioni al proprio
interno, come sia stato possibile che
una bambina di soli nove anni, potesse
consacrarsi al Signore, quando attorno a
lei imperava la disperazione!
Oggi desidero mostrarvi come la
caratteristica della Bolognesi sia stata
quella di offrire al Signore le proprie
sofferenze, di avere visto, lei povera,
in coloro che erano poveri come lei, il
volto di Gesù, lui pure povero e sofferente. Infatti, avendo provata la pesantezza della miseria più che della povertà,
scorgeva nei poveri come lei, il volto del
Cristo e si chinava su di loro per confor-
tarli, per asciugare le loro lacrime, per
incoraggiarli.
Ho voluto premettere tutto questo
per evitare che si consideri l’eccezionale
bontà della Bolognesi come frutto unico
delle visioni mistiche.
Mi introduco nel tema, leggendo una
parte della lettera che l’11 novembre
1974 mons. Aldo Balduin scrisse alla
Bolognesi prima di ritornare a Rovigo da Torri del Benaco, dove egli era
stato costretto a ritirarsi per condurre
a termine la convalescenza, dopo l’intervento chirurgico subito nell’estate di
quell’anno.
Egli così scrive: «Sig.na Maria, ha
voluto ricordarsi di me durante questa
mia lunga malattia con la preghiera e
con gli aiuti materiali. Di ambedue i
suoi doni la ringrazio, ma specialmente
del primo, che mi ha giovato a sostenere lo spirito dinanzi alle sofferenze
e all’inazione. Benedetta la sofferenza
che fa tanto bene all’anima. Del resto io
ho sopportato appena una parte di quello che il Signore le fa sopportare quasi
continuamente: la Croce è la porta sicura del Paradiso e la forza più grande
d’impetrazione che ha la Chiesa, dopo i
meriti di Cristo».
Questo è lo stralcio della lettera che
ho scelto. In esso lo stesso mons. Balduin riconosce che la Bolognesi soffrì
molto e soffrì in continuazione. È sintomatico quanto egli asserisce: “Io ho
Finestre Aperte
26 dicembre 2008
sopportato appena una parte di quello
che il Signore le fa sopportare quasi
continuamente”. Tale constatazione non
è frutto della lettura del diario della
Serva di Dio, diario che egli mai lesse.
È frutto della direzione spirituale della
Bolognesi che mons. Balduin da ben
dieci anni allora guidava nelle vie dello
spirito, direzione protrattasi fino alla
fine della vita della Serva di Dio.
Il particolare successivo: «la Croce è
la porta sicura del Paradiso e la forza più
grande d’impetrazione che ha la Chiesa,
dopo i meriti di Cristo», collegato con i
patimenti che la Bolognesi per amore del
Signore affrontò lungo l’arco di decenni,
si presenta come implicito riconoscimento dell’importanza del soffrire di Maria
Bolognesi. Non dobbiamo infatti dimenticare che lei quando si trovò di fronte
a divergenze tra le direttive ricevute dal
Signore durante le apparizioni mistiche,
e quelle date dal Confessore, dette sempre la precedenza a queste ultime e non a
quelle ricevute in visione, perché riteneva di dover dare la precedenza all’azione
della Chiesa rappresentata dal sacerdote,
più che alle parole trasmessele durante
il dialogo mistico. Gesù stesso approvò
sempre tale condotta della Bolognesi,
pur ribadendo che egli, come Dio, faceva
quello che voleva.
Ora vi leggo un brano tratto dal
diario della Bolognesi, brano scritto l’8
gennaio 1960. Si tratta di un lungo testo,
di cui riporto soltanto due brevi stralci.
Ecco il primo: «Alle ore 15 mi ritirai. Ecco, tra una immensa ed abbagliante luce Gesù mi parla triste, triste.
“Maria, tu hai la febbre e ti so stanca e
Finestre Aperte
nonostante la tua stanchezza, ti chiedo
ancora dolori”. “Gesù, e che importa
se chiedi. A Gesù si deve dire sempre
di sì e le sofferenze saranno sempre
piccole”. “Maria, tu potrai descrivere
quanto acuti siano i Miei dolori, tra le
tue perdite di sangue, quanto ne soffri?”. “Gesù, non li potrò né trascrivere
e né raccontare, posso solo dire così:
‘Se non avessi il Tuo aiuto, da sola non
potrei sopportarne neppure una minima
parte di queste sofferenze, con Te tutto
è leggero’».
Questo è il primo brano. In esso
si traccia un principio fondamentale:
“A Gesù si deve dire sempre di sì”. In
queste parole è raccolta la massima
perfezione cristiana, la più alta maturazione spirituale. Per raggiungere tale
traguardo, si deve uccidere il proprio
io, affinché la volontà di Dio subentri
totalmente. Non è una novità. Gesù lo
proclamò solennemente nel Vangelo:
“Chi vorrà salvare la propria vita, la
perderà, ma chi perderà la propria vita
per me, la salverà” (Lc 9,24).
Uccidere il proprio io è la cosa
più difficile che nella vita interiore si
possa compiere, perché l’egoismo è
strutturale alla persona. Uccidere il proprio io, significa distruggere l’egoismo,
la superbia, l’orgoglio, abbandonare la
propria volontà per fare la Sua. Questo è
il massimo traguardo possibile nel corso
della propria vita. Ebbene, avete sentito
che cosa disse la Bolognesi: “A Gesù si
deve dire sempre di sì”.
Non solo, ma lei fa presente al
Signore che le sofferenze sopportate
per amore di Lui, saranno sempre pic-
cole. Che cos’è che rende piccola la
sofferenza? La sofferenza è resa piccola
dall’intensità dell’amore. Lo dico a voi,
mamme, che tale realtà avete già sperimentato. Quando i vostri bambini erano
piccoli, voi non avevate un minuto libero da gestire per conto vostro; eravate
come schiave del vostro bimbo, ma non
vi siete mai accorte di questa privazione
della libertà, perché l’amore intenso
che avevate per il vostro bambino, vi
faceva rimanere 24 ore su 24 accanto
a lui, ansiose di amarlo, di aiutarlo, di
confortarlo, di proteggerlo. È l’amore
che trasforma. Ed è il grado di intensità
di esso, che dona resistenza alla pesantezza del soffrire.
A completamento, la Bolognesi poi
aggiunge: “Se non avessi il Tuo aiuto, da
sola non potrei sopportarne neppure una
minima parte di queste sofferenze, con
Te tutto è leggero”. Lo stesso Gesù nel
Vangelo ci ricorda: “Chi rimane in me e
io in lui, fa molto frutto, perché senza di
me non potete far nulla” (Gv 15,5). Per
indurre a maggiormente intendere tale
principio, il Signore specificherà ulteriormente: “Il mio giogo infatti è dolce e
il mio carico leggero” (Mt 11,30).
Vi leggo ora l’altro stralcio, tratto dal
testo dello stesso diario: «“Maria, [...]
tanti tanti sono i peccati di tutta l’umanità e poche sono le anime che cercano
di riparare. Maria, Maria, prega, prega
molto per il ministero sacerdotale, perché tanti sono i pericoli e molti sono
in preda del male compiuto, quanto
è grande il Mio dolore, questo è un
lamento maggiore e qui verranno dei
castighi, se non si farà penitenza”. [...]
“Gesù, le Tue lacrime sono mie, le Tue
sofferenze pure siano mie, manda pure
qualunque strazio al mio povero cuore,
purché sia per riparare per le anime
peccatrici. [...] Tu, Gesù, che tutto puoi,
manda un raggio di luce e solo una Tua
goccia di sangue basterebbe per lavare
tutta l’umanità”. [...]”Maria, [...] ancora ti chiedo preghiere e penitenza, passerai giorni di tanti dolori [...]”. “Gesù,
sono qui per fare la Tua volontà e non
la mia, trafiggi pure il mio cuore per il
bene dei miei fratelli”».
Le parole che abbiamo udite, non
sono parole che si odono ogni giorno.
Il Signore specifica: “Tanti tanti sono i
peccati di tutta l’umanità”. È questa la
visione reale dell’umanità di fronte a
Dio. L’oceano di colpa in cui l’umanità
5
Il Diario
tutta è immersa, ritorna in continuazione
nei dialoghi di Gesù che a Maria ricorda
l’immensità del peccato dell’umanità. Il
Signore desidera trovare anime disposte
a collaborare con Lui nell’opera di riparazione a tanto male. In questo dialogo
il Signore punta il dito sui sacerdoti e
dice che il loro peccato addolora il Suo
Cuore. In un’altra visione le dirà che
i Sacerdoti sono «gemme preziose».
Nella fattispecie odierna, le fa presente
che essi sono esposti a «tanti pericoli» e
purtroppo «molti sono in preda del male
compiuto». Di qui la necessità della
preghiera e della penitenza. L’intenso
dolore che Gesù dimostra è conseguenza del grande ufficio che lui ha loro
affidato, quello cioè di essere strumenti
della comunicazione dell’Amore divino
alle anime. Ad essi in particolar modo
spetta il compito di innamorarsi di Dio
e di condurre gli altri ad innamorarsi di
Gesù. Egli vuole che i suoi sacerdoti
siano i trasmettitori dell’amore immenso di Lui verso di noi e di noi verso di
Lui, ma prima di trasmetterlo, lo devono avere in se stessi. Se il sacerdote,
a causa di una condotta perversa, fa
esattamente il contrario, la sua azione
diventa una peste morale che devasta le
anime. Invece di comunicare l’amore di
Dio, lo distrugge.
Si capisce pertanto il motivo per
il quale Gesù dice a Maria Bolognesi:
“Ancora ti chiedo preghiere e penitenza”, devi pregare per i sacerdoti, devi
riparare per loro, perché ritrovino il mio
volto di Sacerdote Eterno, perché di loro
infatti mi servo come di strumento.
È Gesù che celebra, è Lui che consacra se stesso sotto le specie del pane
e del vino, è Lui che trasmette il suo
Corpo, il suo Sangue, la Sua Divinità
alle anime, è Gesù che con se stesso
nutre spiritualmente ciascuno di noi.
Ma tutto ciò avviene tramite il cuore, la
mente, le mani dei sacerdoti. Essi devono perciò brillare di singolare santità
di vita.
E allora ecco la conclusione: “Poche
sono le anime che cercano di riparare”. Perché? Perché l’amore di Gesù è
totalizzante. Le anime che veramente
amano Gesù sono poche, perché l’amore porta ad essere unità con Lui, come
ben ci ricorda l’apostolo Paolo: “Tutti
voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).
Essere unità significa essere una sola
cosa con il Signore. Vittime d’amore
con Lui, vittima per noi sulla Croce.
Siccome sono poche le anime che raggiungono tale fusione nell’amore, sono
anche poche le anime riparatrici, come
denuncia Gesù stesso.
Ma Lui ha bisogno di queste anime
per allontanare dall’umanità l’ira di Dio,
come ci ricorda lo stesso Apostolo: “In
realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di
uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia” (Rm 1,18). Sono i peccati che
provocano l’ira divina. Le anime che
amano Gesù, che soffrono per Gesù, che
a Gesù offrono i loro patimenti, esprimono la profonda vitalità della Chiesa. È in
queste anime, che sono una sola cosa
con Gesù trafitto sulla croce per i propri
fratelli, che si esprime la pienezza della
realtà battesimale. Essa ci ricorda la
nostra immersione nell’amore di Gesù.
A noi la responsabilità di approfondire
questo amore, per immergersi sempre di
più in Lui, affinché l’amore del Signore
splenda anche sul nostro volto.
SENZA
MAI
LAMENTARSI
Maria Bolognesi conosce nel
suo corpo le sofferenze indicibili
della Via Crucis, perché, per salire
a Dio, la via additata dal Cristo è
quella che porta al Calvario.
Infatti, per chi crede in Cristo,
le sofferenze e i dolori sono segni
di Grazia, sono prove dell’infinita
benevolenza di Dio che sviluppa
quel disegno d’amore secondo il
quale – come dice Gesù – “il
tralcio che porta frutto, il Padre
lo pota, affinché frutti di più” (Gv
15,2).
Per questo la quaresima del
1961 si rivelò quanto mai dolorosa, a tal punto da costringere la
Serva di Dio a rimanere ferma a
letto per molti giorni, sia nel mese
di febbraio che di marzo; ella
continua a offrirsi vittima per la
salvezza di tante anime, per guarigione di tante malattie fisiche e
morali, senza mai lamentarsi.
Indicativa questa sua invocazione a Gesù nella giornata del
Venerdì Santo 1961:
«Gesù non andrei in cerca di
salute e piaceri in questa vita,
neppure per tutto l’oro del mondo,
anzi pur di amarti andrei per valli
e valli in cerca di anime sperdute
e portarle al Tuo cuore. Oh! Cosa
farei per amarti sempre di più».
(Tratto da Maria Bolognesi
una mistica innamorata di Cristo,
dei poveri, degli ammalati
di G. Giacomini)
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Finestre Aperte
Missâo Belém chiama Maria Bolognesi
di Luigi Ambrosini
Ai nostri amici di Finestre Aperte – con l’avallo di Padre Giampietro Carraro, Fondatore di “Missâo Belém” –
proponiamo la breve scheda biografica di Chiara Spolaore di Camponogara (PD) ed una meditazione del missionario,
scaturita durante il loro viaggio in Terra Santa durante il mese di settembre 2008.
La meditazione viene offerta come strumento valido per prepararsi interiormente a vivere il periodo quaresimale,
che ci sta accompagnando alla Pasqua.
Ci piace sottolineare la perfetta sintonia tra Padre Giampietro e la Serva di Dio Maria Bolognesi sul valore della sofferenza, accettata e
vissuta da entrambi con massimo abbandono nelle mani di Dio, il Quale trasforma ogni peso e lo rende “soave e leggiadro”.
INTIMITÀ CON GESÙ CROCIFISSO E ABBANDONATO
Ogni dolore e sofferenza che viene a visitarci è un momento di
intimità più grande, un abbraccio, un bacio del nostro unico Sposo
Crocifisso e Abbandonato. Sono cose difficili da spiegare, fanno
parte del mistero dell’unione intima che va costruendosi nel nostro
cuore con Gesù, giorno dopo giorno.
Ciò che conta è non perdere questi momenti nei quali Lui, Crocifisso, “ti cerca” per unirsi a te. E la Croce è il letto nuziale per noi, il
dolore e la sofferenza sono l’abbraccio che Gesù ci dà. Non possiamo
perderli, ma sì offrire tutto il nostro corpo e anima per essere attraversati da questo dolore.
Dio ci ha creati in un eterno abbraccio d’amore ma, dopo il peccato, l’amore si tinse di sangue e si vestì di Misericordia.
Gesù, l’Amore incarnato, diventò il Crocefisso e l’Abbandonato
fin dalla sua nascita, perché il peccato rese noi uomini crocifissi e
abbandonati. Lui divenne uomo, assunse la nostra condizione.
L’incarnazione consistette nell’assumere l’uomo che era diventato una piaga aperta e infetta, tutto una piaga, a causa del peccato.
Non esiste Dio per noi che non sia Lui crocifisso, piagato, abbandonato.
Non esiste gioia e pace che non passi per la Croce, sarebbe
falsa e ingannatrice. Cercare gioia fuori da Gesù Crocifisso sarebbe
tradire il nostro Sposo; viceversa, abbracciando il dolore, entriamo
subito nell’intimità del Paradiso: Mio Signore Crocifisso, Mio Gesù,
Abbandonato, Mio Sposo Molto Amato, Mio Sposo Molto Amato.
“Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno!” (Fil 1,18-26).
Se puoi scegliere fra una cosa facile e una difficile, scegli la
difficile: là è il tuo Sposo; se puoi scegliere fra un elogio e una correzione, anche ingiusta, scegli questa perché là è il tuo Sposo; se puoi
scegliere fra la tranquillità e l’afflizione, scegli l’afflizione perché è
il tuo Sposo; se puoi scegliere fra andare in auto e a piedi, scegli il
sacrificio di camminare perché il tuo Sposo sarà al tuo fianco; se puoi
scegliere fra mangiare e digiunare, sii felice di digiunare perché nella
rinuncia c’è la santa povertà del tuo Sposo; se puoi scegliere fra una
casa e una baracca, scegli la baracca perché il tuo Sposo continua a
nascere nelle stalle ben lontano dalle normali case; se puoi scegliere
fra ricchezza e povertà, scegli la povertà nel modo più radicale che
puoi, perché il tuo Sposo nacque in una mangiatoia per animali e
morì nudo sulla Croce, senza possedere nulla.
Scegli sempre il “più” basso, il “più” piccolo, il “più” peccatore,
il “più” ripugnante, il “più” ammalato perché più forte sarà il tuo
abbraccio con il tuo Sposo, più profonda la tua intimità con Lui, più
feconda la tua vita, più redenzione attorno a te.
Passando per la valle delle lacrime, tu la trasformi in una sorgente
rigogliosa.
Lo straordinario di questa intimità è che il dolore è una semplice
“porta” attraverso la quale entri nella stanza nuziale e là dentro, tutto
ti sembra un paradiso tanto che dolore e Amore si confondono in una
passione senza fine.
(Padre Giampietro Carraro – 20 settembre 2008)
Finestre Aperte
CHIARA, un sorriso che contagia
24 anni compiuti il 24 ottobre 2008 e già
pronta ad evangelizzare i cari fratelli di strada di
San Paolo del Brasile!
Chi è costei? Potrebbero chiedersi gli amici che
ci leggono? Inoltre: cosa la spinge a fare questo?
Chiara Spolaore di Camponogara ha scelto, o meglio ha individuato in Missâo Belém il suo donarsi totalmente a Dio, spendendo
tutta se stessa lungo le strade e nelle baracche della megalopoli
brasiliana. Con una laurea in tasca, specializzata nell’insegnamento di quanti hanno gravi problemi nella percezione delle parole e di
conseguenza hanno anche carenze nell’uso del linguaggio, Chiara,
fin da ragazza, ha cercato in tutti i modi di capire quale fosse la
“sua” strada per incontrare Lui, ovvero Gesù, essendo nata e vissuta in una famiglia profondamente cristiana.
Se le informazioni ricevute sono esatte, diciamo pure che
il primo input per capire cosa fare per il Signore le è arrivato a
Medjugorje nel Natale 2006. Successivamente, quel qualcosa di
speciale che ricercava è poi giusto arrivato tramite l’incontro con
una persona, che le ha aperto la porta alla Verità! Eravamo nel
corso del 2007.
È iniziato così un intreccio particolare con la storia incredibile
che caratterizza la vita di padre Gianpietro Carraro, che permane
tuttora. Infatti, Chiara è letteralmente “volata” in Brasile senza
alcuna riserva mentale, fidandosi delle proprie convinzioni ed
aspirazioni. Dopo aver trascorso i primi tre mesi di vita con la
comunità Missâo Belém, rientrò in Italia nell’agosto 2008, informando la famiglia – in primo luogo i genitori – che la sua scelta
di vita era irrevocabile ed irrinunciabile: al Signore che chiama, si
risponde solo con un si!
Con la benedizione dei genitori, gioiosi del dono ricevuto dal
Signore - Chiara è ritornata subito a Medjugorje con padre Giampietro ed il suo gruppo di 241 persone; successivamente nel settembre 2008 un viaggio formativo di una settimana in Terrasanta,
arricchito da profonde riflessioni e meditazioni su Gesù, Figlio di
Dio, ripercorrendo in modo particolare ogni aspetto della sua vita
terrena: dalla grotta dell’Annunciazione, alla vetta del Calvario.
Ora Chiara, dal 1° ottobre 2008, è ancora in Brasile a condividere l’esperienza di totale donazione ai poveri della strada
di San Paolo, accanto ai missionari e alle missionarie coordinati
dal fondatore Padre Giampietro. Nel frattempo, in Italia, in modo
particolare a Rovigo e dintorni, ha preso vita spontaneamente un
intreccio di preghiere per sostenere l’attività missionaria sopra
descritta; tra queste realtà, vogliamo ricordare gli amici del Centro
Maria Bolognesi, le Sorelle del Carmelo della Trasfigurazione,
sacerdoti e semplici cristiani di Rovigo e provincia.
A queste persone che pregano e ad altre che già in modi
diversi si stanno occupando di dare aiuti concreti a questi nostri
missionari, il nostro grazie riconoscente assieme ad un pressante
invito di “sostenere” sempre con slancio e tanta fede questi araldi
del Signore.
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29° anniversario della nascita al cielo di Maria Bolognesi
Maria Bolognesi
collaboratrice di salvezza
Il 30 gennaio alle ore 10,30 molti fedeli si sono ritrovati presso la Chiesa dei Santi Giustina e Francesco di Rovigo
per celebrare il 29° anniversario della nascita al cielo di Maria Bolognesi.
Un momento di ringraziamento al Signore per aver donato al mondo la Serva di Dio e contemporaneamente un’occasione di riflessione e di approfondimento, guidato dall’omelia di P. Tito Sartori, che riproponiamo per tutti i nostri
lettori.
Omelia di Padre Tito Sartori
Sviluppo del Regno di Dio
Il brano evangelico espone lo sviluppo del Regno di
Dio. Ma che cos’è il Regno di Dio? Il Regno di Dio è
l’unione dell’anima nostra con Gesù fino a formare un
tutt’uno con lui “Non c`è più Giudeo né Greco; non c’è più
schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti
voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).
Tale unione con il Signore è radicata nella grazia battesimale, che infonde nell’anima nostra la fede, la speranza e
la carità. Attraverso la FEDE ci si abbandona in Dio come
un bimbo in braccio alla mamma; attraverso la SPERANZA si anela a Lui come il bambino cerca il genitore e vuole
stare con lui; attraverso la CARITÀ ci si sente legati al
Signore come il bimbo si sente una sola cosa con mamma
e papà.
Tenuto presente che delle tre virtù teologali, quella alla
quale il Signore attribuisce il potere di salvare, è la fede:
“Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23), ne
viene di conseguenza che la speranza e la stessa carità si
fondano sulla fede.
Tutto questo insieme di realtà soprannaturali nel vangelo odierno è considerato soggetto a crescita, perché la legge
dello sviluppo è insita nella stessa unione con il Signore.
È sempre e necessariamente una crescita priva di prove?
Ci possono essere momenti difficili, come per esempio
malattie, dispiaceri, disillusioni, morte di persone care,
dubbi ecc. in grado di ostacolare lo sviluppo della fede?
Cerchiamo di capirne qualche cosa di più guardando
le esperienze accadute alla Bolognesi, che, avendo avuto
esperienze mistiche straordinarie: apparizioni, stimmate,
profezie puntualmente verificatesi ecc. potrebbe apparire
tetragona a qualsiasi dubbio sulla fede, malgrado il Signore stesso nel Vangelo ponga agli apostoli un interrogativo
inquietante rimasto fino ad oggi senza risposta: “Ma il
Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
(Lc 18,8).
A questo proposito cito un passo del diario del 1° giugno 1958, nel quale Maria Bolognesi innalza al Signore
una profonda invocazione:
“Gesù, accresci sempre più la mia fede, perché non
cerchi altro che te per tutta la mia vita. Il mio amore
sia sempre più ardente, e mi abbandono completamente alla tua santa volontà: per te vivere, per te
morire”.
La ragione della meraviglia non è nella richiesta della
Bolognesi che chiede un aumento di fede, preghiera che
dovrebbe essere naturale impulso di ogni cristiano; la
meraviglia proviene dalla constatazione che questa richiesta viene avanzata da una persona che settimanalmente, e
talvolta anche più di frequente, vede Gesù vicinissimo, gli
parla, tratta con Lui questioni personali, perfino con Lui
talvolta bisticcia! Se però si analizza più a fondo la richiesta stessa, se ne vede la ragionevolezza: essa non riguarda
la fede nella Persona di Lui, quanto, piuttosto, il desiderio
avvertito di far calare maggiormente quella fede nel singolo
atto di vita quotidiana, superando lo sbarramento dei sensi
che in qualche modo tendono ad occultare la presenza divina nella realtà delle cose concrete.
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Finestre Aperte
Rovigo - 30 gennaio 2009
Non sono pertanto sufficienti le visioni estatiche, le
stimmate inferte da Dio nel corpo, i fatti prodigiosi ottenuti
su personale preghiera d’intercessione, per radicare la fede
nel cuore. Malgrado tutto ciò, il dubbio può insinuarsi nelle
profondità dello spirito, lasciando ampi spazi aperti all’incredulità. Qui si tocca con mano che la fede è una virtù,
che deve essere esercitata nelle varie fasi dell’esistenza,
perché esige «un’adesione dell’intelligenza e della volontà
alla Rivelazione che Dio ha fatto di sé attraverso le sue
parole e le sue opere».
La lettura della presenza del Signore va pertanto immessa nel contatto con la realtà d’ogni giorno. Un esempio di
simile lettura lo troviamo nel diario del 22 giugno 1960:
In questi giorni non sono mai uscita sentendomi
poco bene. [...] Ho curato un po’ i fiori e con loro
faccio delle belle meditazioni. Guardando le tinte
dei fiori mi sembra che loro parlino al mio cuore
della potenza di Gesù. Come si fa a non credere in
Dio?
Qui si innesta l’altra virtù teologale accennata: la carità.
Di essa l’apostolo Paolo mette in risalto una caratteristica
specifica: “Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il
vincolo della perfezione” (Col 3,14).
Che cosa vuol dire: vincolo della perfezione? Significa
che la carità è la forma delle virtù; le articola e le ordina
tra loro; è la sorgente e il termine della loro pratica cristiana. La carità garantisce e purifica la nostra capacità
umana di amare. La eleva alla perfezione soprannaturale
dell’amore divino” (CCC n. 1827).
Si noti: la forma di tutte le virtù; come dire che ciascuna dev’essere rivestita d’amore, e questo avvolgimento
nell’amore a Dio e ai fratelli, costituisce il fondamento ultimo della stessa virtù chiamata in causa. Se ciò non avviene,
lo zelo diventa crudeltà, l’umiltà si trasforma in astuta
seduzione, la povertà diviene inganno, la mitezza un modo
subdolo per farsi amare, e così via per tutte le virtù.
Tuttavia la carità non deve piegarsi alla strumentalizzazione della fede, come nel caso raccontato nel diario del 2
maggio 1952:
Finestre Aperte
Mi venne a trovare una signora e mi chiese: “Signorina, vorrei chiederle una carità grande, tanto
grande”. “Dica, signora [risponde affabilmente la
Bolognesi], se posso, faccio ben volentieri”. “Chiedo a lei, signorina, la carità di darmi i numeri del
lotto o della Sisal, ho vissuto fin [ad] oggi lontana
da Dio, ho fatto un milione di debito a mio marito,
se lo sa mi uccide...”. “Mia cara [è la risposta], una
semplice preghiera la posso fare, ma questo [che lei
mi chiede], non posso farlo. Sono povera anch’io,
non ho mai chiesto a Gesù, attraverso alla preghiera, vincite al lotto”. “Sono stata cattiva, Signorina
[replica la richiedente], come faccio per mio marito? così se guadagnerò, pagherò il debito”. “Preghi
Gesù [conclude la Bolognesi], e si metta a lavorare,
e rifondi i suoi debiti con il sudore della fronte,
lavori e preghi...”.
Quello che abbiamo appena ascoltata è la strumentalizzazione della fede, strumentalizzazione che allontana
Dio per giustificare se stessi, invece bisogna allontanare
se stessi per essere giustificati da Dio. L’allontanarsi da se
stessi nel vangelo è qualificato “perdere la propria vita” per
amore del Signore.
Affinché la fede cresca ogni giorno più insieme alla
carità, è necessario alimentare nel cuore la speranza, ossia
il desiderio di Dio. Come si fa? Il desiderio è il riflesso
dell’amore. Si desidera di avere ciò che si ama. Più si ama
il Signore, più lo si invoca, lo si pensa, lo si cerca.
Tutti i giorni abbiamo occasione di compiere tale cammino di fede, di carità, di speranza. Nel segreto di ogni
nostro gesto Dio è nascosto. Di questa sua presenza ci
renderemo conto ampiamente il giorno in cui, abbandonata
la sponda del tempo approderemo a quella dell’eternità.
Allora sì vedremo quanto sia stato bello camminare nella
fede, nella speranza, nella carità, perché finalmente vedremo «faccia a faccia», il Dio dell’Amore, della luce, della
pace.
9
Rubrica a cura di Ludovica Mazzuccato
UNA POESIA PER IL CREATO
Le poesie premiate
A
nche per questa iniziativa la nostra Redazione è stata piacevolmente “invasa” da un tripudio di poesie: oltre cento fiorellini,
ognuno meraviglioso nella sua diversità, hanno colorato il nostro tavolo di lavoro, trasformandolo in un prato primaverile.
Ogni opera emana il profumo dell’anima del suo autore, perciò le abbiamo “annusate” una ad una per estrapolare questo bouquet
composto dalle dieci poesie scelte. C’è però un messaggio chiaro e accorato che sembra essere la radice da cui sono germogliate tutte
le poesie partecipanti: il Creato ci parla di Dio e del suo amore per noi, e nessuno meglio del poeta è in grado di ascoltare quella voce
e di farsi difensore di questo “paradiso terrestre” violentato dalla mano irrispettosa dell’uomo. Anche in ciò Maria Bolognesi ci illumina
con il suo esempio, lei cresciuta tra il grano e le farfalle, lei che tanto amò un canarino, lei che nei suoi quadri tradusse con il tratto e
il colore questo amore infinito per il Creato che diviene Salmo di lode!
HAIKU DI UN FIORE
GRAN SASSO
UNA POESIA PER IL CREATO
Francesco Mandiello
di Nocera Inferiore (SA)
Rosanna Zamparelli
di Pineto (TE)
Daniela Basti
di Chieti
Sento un fiore
mi canta dell’amore
vuole la terra.
Alto, solenne in posa perenne
celebri la grandezza del Creato.
Ti risvegli baciata dal sole,
ti addormenti cullato dalla luna,
con te come son liete le ore!
Quando calano le ombre
sui tuoi sentieri solitari
il mistero mi avvolge,
ma sempre plachi il mio animo
e pensieri di seta su ali di farfalla
la tua quiete mi dona.
Congiunte in su le tue vette
verso l’azzurro
a ringraziare il Signore,
ispiri assonanze d’amore
e vibrazione di versi.
Tu ispiratore di poeti e pittori,
tu magnificenza del Creatore.
Solo anguilla
Colgo un fiore
piange la sua terra
cade la vita.
Perdo un fiore
distratto dal dolore
resto solo.
Semplice ed emozionante proprio come un
fiore, questa poesia racconta come la natura ci sia insostituibile compagna di vita.
Lode alla montagna che ci avvicina a Dio:
l’autrice si rivolge al Gran Sasso come fosse
una persona e perciò degna del massimo
rispetto.
Una goccia, una foglia, un po’ di vento.
Ecco il cocktail che mi rapisce dentro.
Rombi lontani e cieli sconosciuti
e tra le dita il ronzio delle api.
Essere lì dove c’è solo vita
della formica lenta
tra stoppie sparpagliate
e d’aquile imperiose.
Via le parole ardite, ricercate,
immagini e volute della mente,
salti d’acrobata a filo di rete,
ma solo anguilla che torna alla sete.
La natura è ispirazione per l’autrice, pozione magica che la trasforma in un’anguilla
che sguiscia alla ricerca della parola giusta
per lodare il Creato.
CONTINUA A GERMOGLIARE
“UNA POESIA PER L’AMICIZIA”
A”
Giuseppe Mastroianni
di Cicciano (NA)
Nuovo numero, nuova tematica.
Inviateci entro il 15 maggio 2009, le poesie ispirate all’AMICIZIA –
pensieri, emozioni, speranze, ecc. legati al sentimento dell’amicizia
– che non superino i 30 versi, in un’unica copia, corredata delle proprie generalità e dell’autorizzazione al trattamento dei dati personali.
Per spedire le opere (per posta, per fax o per e-mail in file .doc), per richiedere Finestre Aperte
e ricevere informazioni, rivolgersi a:
Per quanto sia stata scossa dal turbine,
la rosa continua a germogliare
…e sembra ancora più bella di prima.
La rosa, simbolo intrinseco di significati,
diventa maestra di vita in questo verso
intenso proprio come il profumo delle rose.
10
Centro Maria Bolognesi - Via G. Tasso, 49 - 45100 Rovigo
Telefax: 0425.27931
e-mail [email protected] - www.mariabolognesi.it
Finestre Aperte
Sulle ali della Poesia
SUSSURRO
MI PERDONERAI
Rita Mazzon
di Padova
Gérard Kim
di Civitella della Chiana (AR)
Sento il Tuo sussurro
quando un alito di vento
fa muovere la verde foglia
Io sono fragile.
Sono in un binario
di corse inutili.
Quando tocco una roccia
quando sbriciolo
i miei passi in lei
redimo la mia debolezza
In quel sussurro
che scalda
perfino l’anima degli antichi sassi
ritorna nella mente
la preghiera
che mi insegnò mia madre
Sapore di natura eterna
La mia fede sopita
si risveglia
ed in Te io respiro
ed in Te io mi immergo.
Questi magnifici fiori colorati
Disegnano un arcobaleno sull’erba smeraldo
Ma io senza nemmeno guardarlo
Continuo a coglierli rovinando il quadro
Questi immensi alberi millenari
Che sopravvissero alle tempeste e canicole
Al posto di ammirare questa forza leggendaria
Li sradico senza stato d’animo
Questi fantastici animali creati con amore
Li assicuri sicurezza e benessere
Però li uccido anche senza avere fame
Unicamente per esibirli come trofei
Facendo estinguersi le numerose razze
Questo puro ossigeno che ci offre generosamente
Non posso trattenermi di inquinarlo
Con tutti i progressi e l’allettamento del lucro
Questi litri d’acqua potabile a disposizione
Li esaurisco con la mia stupidità
Bella Madre Natura,
Sono il tuo caro bambino
Eppure faccio come gli altri uomini
Ti distruggo lentamente ogni giorno
Tuttavia anche se so che è molto tardi
Farò tutto quello che bisogna
Per trovare diverse soluzioni
E spero che un giorno
Mi perdonerai.
La natura ci parla di Dio e non ha bisogno
di gridare: l’animo sensibile dell’autrice lo
sa ascoltare e amplificare al mondo.
Un mea culpa ben strutturato: ognuno di
noi è responsabile della natura. D’effetto la
chiusura con una certezza che ci parla della
misericordia divina.
CIÒ CHE UN ALBERO
CI CHIEDE
Angelo Rosselli
di Reggio Emilia
Io che passeggiavo,
fra l’erba d’un giardino,
i profumi assaporavo,
del tulipano e del ciclamino.
E le foglie ascoltavo,
dal vento accarezzate,
e rammento che cantavo,
nelle mie lunghe passeggiate.
Questo succedeva,
poco tempo fa,
ed il sole splendeva,
nella mia città.
Al posto della natura,
ora c’è un cantiere,
e s’intravede la struttura,
di un nuovo quartiere.
Ora sopra al prato,
come fossero all’assalto,
passano mille e mille auto,
e non c’è erba bensì asfalto.
Questo ora succede,
in tutte le città,
ma ogni albero ci chiede,
un po’ d’umanità.
Passato e presente: il passo del regresso
che calpesta la natura. C’è una speranza:
ritrovare il nostro lato umano.
DOLCE MALATTIA
Andrea Marsico
di Catanzaro
Finalmente sono in forze,
voglio stare all’aria aperta.
Sì! Sono proprio a casa mia,
ma è nuovo quel che vedo.
INCANTO
LUCCIOLE
Elisabetta Corveddu
di Ferentino (FR)
Può sembrare un’ironia
Grazie dolce malattia.
Piccole stelle
illuminano
notturni campi.
È un pezzo
di cielo terrestre.
Creature fantastiche
diffondono
divina luce,
regalando
attimi illusori
di eterno paradiso.
Dopo aver portato la croce siamo in grado
di apprezzare ciò che prima davamo per
scontato come il calore del sole o il vento
che ci spettina.
La sensibilità dell’autrice riesce ad assimilare la magnificenza di quei piccoli
insetti estivi: le lucciole, portatrici di luce
divina.
Quanta luce che fa il sole,
che profumo ha questa terra,
chiacchierona l’acqua scorre,
che gentili sono i fiori.
È stupendo quel tramonto,
che sollievo questa brezza.
E pensar che solo adesso
vedo tutte queste cose.
Finestre Aperte
Liliana Ianni
di Roseto degli Abruzzi (TE)
In questo posto così irreale
solo la natura si sente cantare.
All’allegro cinguettio di un piccolo fringuello
risponde il gorgoglio di un limpido ruscello.
Il vento intanto fa stormir le foglie
e il richiamo dell’allodola nell’aria si diffonde.
Il sole ormai ammicca all’orizzonte
e delle cose si allungano le ombre.
È tardi devo andare
ma di sicuro non potrò dimenticare
la pace che la natura mi ha saputo dare.
Lontano dalla folla, dalla gente
mi sento viva finalmente.
Abile l’autrice nel trasmettere l’incanto
suscitato dall’immergersi in un angolo di
natura, quasi come un tuffo nell’anima.
11
Presentata la nuova biografia
Conoscere Maria Bolognesi
in 30 pagine
Presso la sala del Ridotto del Teatro Sociale di Rovigo, sabato 31 gennaio 2009 alle ore 15.30, un folto
gruppo di persone ha partecipato ad un
incontro con P. Tito M. Sartori autore
di un’agile biografia edita da VelarElledici dal titolo “Maria Bolognesi
- Tanto povera ma ricca di Dio”. Nel
volumetto sono raccolte le vicende
principali della vita (pp. 30), le esperienze mistiche (pp. 7) e la spiritualità
della Serva di Dio Maria Bolognesi.
Prima della presentazione del
volume hanno portato il loro saluto
il Vescovo di Adria-Rovigo mons.
Lucio Soravito de Franceschi e l’Assessore alla cultura del Comune di
Rovigo Federico Frigato a nome del
sindaco, assorbito da altri impegni
istituzionali.
Il Vescovo ha espresso il suo
compiacimento per questa iniziativa
che porta un ulteriore contributo alla
conoscenza della Serva di Dio Maria
Bolognesi. Egli ha ricordato che il
processo canonico ha esaurito tutte
le fasi preliminari ed ora è nelle mani
della Congregazione per le Cause dei
Santi. Il Vescovo ha espresso il proprio personale interesse per questa
figura nella quale risalta un grande
12
amore per i piccoli e per i poveri, oltre
che naturalmente una grande fede
interiore.
L’assessore, a sua volta, ha portato
il saluto della città di Rovigo ed ha
rievocato soprattutto la ricchezza della
testimonianza nella carità in Maria
Bolognesi che rappresenta una lezione
ed un esempio per tutti.
Ha coordinato l’incontro mons.
Bruno Cappato che ha esordito ricordando aspetti di conoscenza personale
della Serva di Dio ed ha richiamato
alla memoria anche espressioni entusiaste del Postulatore della causa P.
Tito M. Sartori fin dall’inizio quando
assunse questa responsabilità.
Ha preso poi la parola P. Tito,
che ha rivisitato la vita della Serva di
Dio secondo alcuni periodi principali
caratterizzati ogni volta da aspetti
straordinari: “Possiamo circoscrivere la breve esistenza della Serva di
Dio (55 anni e 99 giorni), in quattro
periodi:
1) nascita a Bosaro con residenza successiva a Crespino (1924-1950);
2) trasferimento a Rovigo presso la
famiglia di Wanda Guerrato (19501955);
3) successiva permanenza presso
la famiglia Mantovani in seguito
al decesso della signora Wanda
(1955- 1966);
4) ultimo scorcio di vita accanto a
Zoe Mantovani (1966-1980).
Nel lungo e fervido ricordo della
vita, P. Tito ha vincolato l’attenzione
della sala che ha seguito con profondo
interesse lo sviluppo di questa personalità a cominciare dalle umilissime
origini e dalle sofferenze che l’hanno
accompagnata; basti pensare solo che
Maria Bolognesi, per povertà e per
precarietà dello stato di salute, frequentò sporadicamente le elementari.
Persone, avvenimenti con date e indicazioni precise sono sfilati nel discorso di P. Tito, che ha soprattutto ben
delineato la personalità della Bolognesi, ma anche le numerose esperienze
mistiche e l’accompagnamento nella
direzione spirituale di alcuni sacerdoti che l’hanno indirizzata, ottenendo
sempre pronta e immediata disponibilità da parte della Serva di Dio.
Ricordiamo l’avvio di questa
avventura: “l’incontro mistico con
Gesù (notte del 2 aprile 1942) apre
una stagione spirituale nuova nella
vita di Maria Bolognesi. I tre miracoli
da lei chiesti e dal Signore concessi a
prova della sua identità, si rivelarono
fonte di amarezza per l’interpretazione errata che di essi fornirà il Curato
di S. Cassiano. Soltanto la saggezza
del vecchio 76enne don Bassiano Paiato (1866-1961) consentirà alla ventiduenne Maria di superare difficoltà
altrimenti insormontabili e di avere
una guida sicura, con l’appoggio della
signora Angelina Piva e di suo marito
Ferdinando”.
Ed ancora P. Tito così ha descritto
l’animo di Maria: “Dovunque la Bolognesi andasse, una corrente di amore
veniva a connotare i suoi rapporti di
relazione. Il motivo di tale corrente
d’amore aveva una origine pressoché
unica: l’umiltà di Maria Bolognesi.
Finestre Aperte
Rovigo - 31 gennaio 2009
La beatitudine proclamata da Gesù:
“Beati i miti, perché possiederanno la
terra”, si realizzò compiutamente in
Maria Bolognesi. Ella, appunto perché
mite e umile, senza volerlo attirava
verso di sé le persone, che, avvicinandola, ne scoprivano le incredibili
ricchezze umane e temevano perciò
di perderla.
Maria, povera, era felice di rendere
felici i poveri come lei, soprattutto se
si trattava di bimbi bisognosi, di persone malate, di persone per qualsiasi
motivo infelici. L’ambiente urbano le
aprì una finestra nuova sul panorama
dell’umanità. Malata, ebbe motivo di
conoscere altri malati negli ospedali,
presso gli ambulatori, nelle famiglie.
Povera, ebbe occasione di conoscere
altri poveri. Umile, fu sempre animata
da un grande senso di riconoscenza e
quando aiutata, non si vergognò mai
di avere bisogno”.
L’incontro ha visto anche un
momento di dibattito nel quale sono
stati ricordati altri aspetti volti a completare il quadro di una esperienza
umana e cristiana straordinaria. L’incontro si è chiuso con la benedizione
del Vescovo ed il ringraziamento della
responsabile del Centro Maria Bolognesi dott. Giacomini.
B. C.
(da la Settimana, 8 febbraio 2009)
DESIDERATE AVERE “MARIA BOLOGNESI” SUL VOSTRO COMODINO?
“Tanto povera ma ricca di Dio” ovvero “Ti farò mia sposa per sempre”
Cari Lettori,
quelli sopra riportati sono i due
titoli del nuovo libretto divulgativo
a firma di Padre Tito M. Sartori, il
Postulatore della Causa di Canonizzazione della Serva di Dio Maria
Bolognesi.
Durante l’estate del 2008, in virtù
di una serie di concomitanze favorevoli, egli ci ha concesso di valorizzare
un suo breve e illuminante studio sulla
Serva di Dio che, fino ad allora e per
diversi anni, il Centro aveva custodito
con cura nel proprio archivio.
Si è trattato di un’occasione unica,
forse irripetibile, colta all’istante affinché il messaggio d’amore di Maria
Bolognesi potesse varcare con forza i
confini del nostro territorio polesano e
veneto ed arrivare in tante altre terre e
regioni italiane.
Il Centro Maria Bolognesi, parte
attrice della Causa, ha così deciso di
dare alle stampe questo studio e l’ha
affidato alla Casa Editrice VELAR,
che l’ha pubblicato in un’apposita
collana dedicata a Santi-Beati-Venerabili-Servi di Dio.
Il libretto – formato cm. 12x20,5 di
pagg. 48 e corredato di molte fotograFinestre Aperte
fie anche inedite – viene diffuso dalla
stessa Casa Editrice VELAR nelle
varie librerie cattoliche d’Italia sotto
il titolo “Maria Bolognesi - Tanto
povera ma ricca di Dio”.
Nelle altre librerie lo stesso testo,
cioè il medesimo contenuto, viene
invece diffuso dalla Casa Editrice
Edizioni MB con il titolo “Maria
Bolognesi - Ti farò mia sposa per
sempre”.
La presentazione dell’opera è
avvenuta come descritto nell’articolo
soprastante.
Amici cari, da molto tempo ci siete
vicini e ci seguite nel cammino della
Causa di canonizzazione! Non potevamo mancare nei vostri confronti: con
questa lettera abbiamo ritenuto giusto
tenervi subito informati sul recentissimo avvenimento della pubblicazione
di questo nuovo libretto biografico.
Vogliamo assicurarvi di avere
riservato e trattenuto presso di noi un
congruo quantitativo di volumi, che
potremo spedirvi non appena ricevuta
la vostra richiesta tramite l’allegato
bollettino di conto corrente postale
per un’offerta libera, con specificato il
numero delle copie desiderate.
Contiamo molto sulla vostra sollecita disponibilità e collaborazione per
far conoscere sempre più a familiari
ed amici la figura esemplare della
nostra Serva di Dio, che dall’alto certamente ci segue ed intercede per le
nostre continue necessità.
Grazie, amici. Vi auguro ogni bene
e tutto il bene in Dio.
Giuseppina Giacomini
13
I premiati di Parole di Bontà 2008
“I nonni per me sono le guide nel mondo”
Nel teatro comunale di Bosaro gremito di pubblico si è
svolta – venerdì 28 novembre 2008 – la serata di premiazione della III Edizione del Premio “Parole di Bontà”, con
tema “W i nonni: le radici del nostro albero!”
Ludovica Mazzuccato, che ha condotto la serata, ha
dato il benvenuto e approfondito il significato della parola
“nonno/a” che deriva dal tardo latino “nonna/nonnus” e che
significava, all’origine, «balia» e, poi, anche «monaca». In
tedesco il termine è tutt’oggi usato per indicare la suora.
Analogamente, in inglese, si usa nun. La stessa cosa per il
termine francese nonne, che corrisponde all’italiano “religiosa”. Sempre in francese è rimasto il termine nounou,
per indicare nel linguaggio infantile il personale domestico,
che si occupa dei bambini. L’italiano è dunque l’unica delle
lingue citate in cui il termine latino nonna/nonnus è stato
poi utilizzato per designare gli avi, venendo a perdere ogni
nesso con figure religiose.
A dire il vero questa derivazione ha un suo senso: i
nonni - proprio come i religiosi - sono custodi. Custodi
della tradizione, della storia, della saggezza popolare e
soprattutto dei nipotini. Non a caso, dal 2005, è stata proclamata la Festa Nazionale dei nonni il 2 ottobre di ogni
anno, giorno dedicato anche agli Angeli Custodi.
Il Sindaco Remo Randolo ha dato il suo caloroso benvenuto e ha manifestato la sua gioia nel constatare la continuità di questo Premio, che è vissuto come un momento
speciale dalla comunità di Bosaro, che si riunisce nel nome
di Maria Bolognesi; perciò, l’intenzione del Sindaco e
dell’Amministrazione è quella di continuare a portare avanti questa iniziativa.
Anche il Presidente del Centro Maria Bolognesi Giuseppina Giacomini, ha ringraziato il Comune di Bosaro per
la fruttuosa collaborazione e ha espresso un’osservazione
su come i nonni, che cambiano da una generazione all’altra, siano ora più giovani e attivi rispetto al passato.
Mons. Daniele Peretto, Vice-postulatore della Causa di
Canonizzazione della Serva di Dio, ha raccontato al pubblico quanto la presenza dei nonni abbia influito positivamente nella vita di Maria Bolognesi e ha riservato parole di
elogio per loro e per tutti i nonni in genere.
Questi i premiati che hanno ricevuto giochi didattici
e libri: vincitori ex-aequo - cl. Iª Matteo Squizzato; cl. IIª
Andrea Rondina, Anna Fabbian, Matteo Padovan, Melissa Melon; cl. IIIª Alice Masiero; cl. IVª Gloria Visentin
(dalla cui poesia è tratta la frase del titolo); cl. Vª Pietro
14
Nalio. Segnalati - cl. Iª Andrea Giulia La Marmora; cl. IIª
Cristian Manfrinati, Elena Yu, Alessandro Panella, Aurora
Zangrossi, Filippo Braggiato; cl. IIIª Alessia Bonvento; cl.
IVª Simone Cavallaro; cl. Vª Eddy Mazzetto. Menzioni di
merito - cl. IIIª Ezequias Reyes Fiorentino; cl. Vª Azarkou
Othmane.
Le due “menzioni di merito” hanno permesso di ricordare i nonni di tutto il mondo, vicini e lontani, e quelli che
vegliano i nipoti da lassù.
A tutti i partecipanti è stato consegnato un bicchiere da
viaggio personalizzato a ricordare che ai “nonni” non bisogna mai far mancare il simbolico “bicchier d’acqua”.
Un plauso particolare alle insegnanti, capeggiate dalla
signora Simonetta Coltro: in questo momento in cui il
sistema scolastico sta attraversando una “rivoluzione”
sostanziale è fondamentale far emergere il lavoro encomiabile del corpo insegnanti della Scuola Primaria di Bosaro
che in queste tre edizioni del Premio ha fatto in modo che
la partecipazione degli alunni fosse un reale momento di
crescita.
Il Sindaco ha poi consegnato la copia incorniciata
dell’atto di nascita della Serva di Dio Maria Bolognesi alla
Presidente del Centro: un momento suggestivo e molto toccante in cui il ricordo di questa bosarese doc. si concretizza
nel desiderio di una comunità intera di poterla chiamare
presto “Beata”.
Una serata d’inverno si è trasformata in un momento di
grande calore umano, in cui le parole dei bambini hanno
riportato il sole nel cuore dei presenti e qualche lacrima di
commozione sui volti orgogliosi dei nonni!
Finestre Aperte
La meta del Pellegrino
UNA VISITA ILLUMINANTE
L’Abbazia di Praglia (PD)
Nel proporre questo suggestivo ritratto donatoci da una nostra lettrice, rinnoviamo l’invito ad inviare il vostro racconto
per divulgare la conoscenza di un luogo sacro che portate nel cuore.
Nell’agosto 2008, durante le mie
vacanze estive, il mio fidanzato ed io,
abbiamo visitato una parte del Veneto e
precisamente le località che circondano la bellissima città di Padova. Devo
dire che mi ha affascinato tutto, dai
castelli alle ville dagli immensi giardini. C’è stata però una cosa che mi
è rimasta nel cuore e che mai dimenticherò: l’Abbazia di Praglia e la sua
Chiesa dell’Assunta. Quest’ultima è il
luogo dove oggi i monaci benedettini,
si raccolgono in preghiera davanti al
Crocifisso ligneo di scuola giottesca
o ascoltano le Sacre Scritture seduti
sugli stalli barocchi del refettorio,
decorati con gli affreschi di Giovanni
Battista Zelotti e di Bartolomeo Montagna. In quel luogo, mi sono sentita
in pace ed in completa armonia con
la natura. Potevano esserci miriadi di
turisti, ma ero come se fossi lì da sola.
Rilassata dal cinguettar degli uccelli,
adagiati lungo l’ombroso viale di platani. Qui i frati Benedettini secondo le
Finestre Aperte
regole del
loro ordine
religioso, lavorano
negli orti e nelle campagne. Producono e confezionano, quindi, il frutto del
loro lavoro e cioè marmellate, miele,
tisane e prodotti cosmetici. Oltre a
questi lavori agricoli, si occupano
anche di rilegature di libri, spesso
anche molto antichi. Questa visita mi
è piaciuta molto, anche perché ai visitatori è concessa una guida personale,
fatta appunto dagli stessi monaci, che
ti narrano ogni piccola particolarità
del luogo e come dettagliatamente è
svolta la loro giornata. Ci hanno spiegato che una volta che si entra in questo contesto religioso, sposi tutto ciò
che è lì in quel momento, quello che
c’è stato e quello che verrà. Una delle
altre cose che mi ha colpito durante
la visita guidata è come questi monaci benedettini affrontino i problemi
del mondo esterno, ovvero le notizie
che ne giungono attraverso i giornali.
Magari noi siamo pronti a dar giudizi
gratuiti e spesso sbagliati su qualunque persona, assassino o eroe, mentre
loro, leggono ognuno il proprio quo-
tidiano e, in
un secondo
momento, parlano
insieme delle loro idee e si scambiano opinioni. Tutta questa grande
armonia che si respira nell’Abbazia
di Praglia è qualcosa di stupendo
ed indimenticabile e credo che ci
ritornerò volentieri. Qui ho scoperto anche che i monaci benedettini
danno la possibilità di fare esperienza
monastica e quindi si può soggiornare
da loro e vivere la loro quotidianità
in ogni suo piccolo particolare. Dai
momenti di preghiera, ad infiniti attimi di silenzio e di ritiro spirituale con
se stessi. Ricordo che quel giorno
che sono andata a visitare l’Abbazia,
prima che ancora aprissero la porta
per le visite guidate, c’era un signore che aveva terminato da poco tale
esperienza e nei suoi occhi ho potuto
notare una luce particolare, come se
quel mondo lo avesse cambiato o per
lo meno, lo avesse svuotato dal fardello dei piccoli problemi quotidiani
o preoccupazioni varie.
Alessandra Mosca Proietti
15
Fratta di Oderzo (TV)
MARIA BOLOGNESI – “MODELLO” D’AMORE
Un S. Valentino speciale per la Comunità di Fratta di
Ne ha così messo in evidenza: la povertà che diventa
Oderzo (TV), concretizzato nell’appuntamento organizzato ricchezza perché avvicina a Gesù, l’esperienza di una
dal Centro Maria Bolognesi di Rovigo e Oderzo in colla- famiglia numerosa, la sua “mobilità” per raggiungere i
borazione con l’Associazione A.I.T.Sa.M. (Associazione bisognosi e portare ovunque il messaggio d’amore di Dio,
Italiana Tutela Salute Mentale) di Oderzo, il Centro di inte- il suo lavoro prima nei campi e poi a servizio nelle famigrazione sociale “I Tigli” e la Cooperativa “I Tigli 2”.
glie, le sue tribolazioni fisiche, la capacità di sopportare le
Un incontro illuminate che ha permesso ai presenti di derisioni a cui è sottoposto ogni testimone fedele, il suo
scoprire e approfondire la figura della Serva di Dio Maria misticismo, la sua ubbidienza al padre spirituale di turno,
Bolognesi, anima soave, innamorata dei poveri, degli la tenerezza dei suoi incontri con Gesù, l’intensità della sua
ammalati e dei sofferenti.
preghiera, l’uso dell’arte pittorica per comunicare ancora
Impossibile non lasciarsi contagiare dal messaggio una volta amore…
d’amore che trasuda dal suo esempio di vita, come il pro“Desidero approfondire le mie conoscenze sulla Serva
fumo di un fiore che infonde consolazione
Dio e in particolar modo delle sue
e speranza.
venute ad Oderzo perché questo mi
Ciò è trapelato anche dalle parole di
permette di dire che la santità non è
«Oh Gesù
Don Pietro Bortolini che durante l’omelia
stratosferica e lontana, è vicina, passa
della S. Messa – celebrata nella chiesa
di qua, basta saperla incontrare” ha
se fossi sicura
parrocchiale di S. Valentino prima dell’insottolineato il celebrante.
di diventare
contro di approfondimento – ha tessuto in
Nel ritrarre Maria Bolognesi, Don
la più ricca del mondo
maniera sublime ed incisiva le lodi della
Bortolini ha messo in risalto la fantasia
per perdere l’anima
Serva di Dio.
di Dio nel ribaltare il giudizio degli
Don Pietro ha esordito sottolineando
uomini: proprio come la Serva di Dio
e l’amore dei miei
come nel mondo di oggi ci sia un bisogno
fu considerata una “zucca troppo dura”
poveri e ammalati,
viscerale di avere modelli di riferimento
per andare a scuola, così Jean Marie
preferirei
ritornare
realmente adeguati e non gli stereotipi
Vianney fu allontanato più volte dal
indietro come quando
diseducativi, specialmente per i giovani,
seminario perché ritenuto poco capace,
che ci propina la televisione. Perciò eseme alla fine è diventato quello che noi
ero piccola senza pane
pi di vita, come lo è Maria Bolognesi,
tutti conosciamo come il Santo Curato
e senza vesti,
vanno valorizzati e divulgati per crescere
d’Ars.
lavorando
molto
senza
generazioni capaci di “donare” senza penDon Pietro ha poi così concluso
essere compresa.
sare al proprio “tornaconto”.
“Mi pare che oggi il nostro tempo
“Siamo qui a celebrare i Santi Cirillo
abbia bisogno di imparare ad amare.
Ma chi può staccarmi
e Metodio, Patroni d’Europa, due Santi
Allora mettiamo sotto l’intercessione
da un Dio così grande?
di grosso calibro. […] Chiediamo a quedi San Valentino e di Maria Bolognesi
Amore immenso
sti Santi davvero di intercedere presso il
questo desiderio, questo augurio per
senza fine,
Signore, per l’Europa, perché non si vertutti noi, per il nostro tempo: ci aiuti
nessuno potrà
gogni delle sue radici cristiane. Per questa
il Signore, attraverso l’intercessione
comunità, oltre a Cirillo e Metodio, c’è
dei nostri Santi, a diventare davvero
distogliermi neanche
San Valentino, di cui in questo frangente mi
capaci di amare”.
sbattendomi come
fermo ad evidenziare solo un aspetto della
A tutti i partecipanti è stata concencio
messo
al
vento».
sua personalità, giusto o sbagliato, che
segnata in dono la nuova biografia di
gli è stato attribuito: il Santo dell’amore.
Maria Bolognesi “Ti farò mia sposa
(Serva di Dio
Abbiamo bisogno di amore, ma di quello
per sempre” di P. Tito M. Sartori PostuMaria Bolognesi,
giusto, perché oggi tutti parlano di amore
latore della Causa di Canonizzazione,
Diario 1959)
e pochi sanno che cos’è l’amore”. Così si
con l’augurio che questo incontro si
è espresso Don Bortolini che ha poi contirinnovi, diventando un appuntamento
nuato sviscerando il percorso di vita della
consueto per sentirsi un’unica grande
Fratta di Oderzo
Serva di Dio in un excursus toccante, che
famiglia sotto l’ala protettrice della
Sabato 14 Febbraio 2009
colpisce soprattutto tenendo conto che lui
Serva di Dio.
stesso è venuto a “contatto” da poco con
questa figura radiosa.
La Redazione
16
Finestre Aperte
Incontro con il CIF di Verona
DON CAMILLO MAGAROTTO
PRESENTA UNA SUA PARROCCHIANA
La presidente del CIF (Centro Italiano Femminile) di Verona, prof.ssa Raffaela Lamastra, ha fatto pervenire una lettera con
la quale trasmetteva la sintesi di un incontro-dibattito sulla santità, svoltosi a Verona nel pomeriggio di giovedì 20 novembre
2008.
Poche, ma essenziali, le sue parole per trasmettere la relazione firmata da Antonella Rocchetto:
“Il Centro Culturale di Verona ha accolto il 20 novembre 2008 molte aderenti al C.I.F. poiché era la seconda volta che noi
veronesi “incontravamo” la Serva di Dio Maria Bolognesi. A parlarci di quell’umile ma grandiosa donna, era il parroco
di Bosaro (RO) Don Camillo Magarotto, nella cui chiesa parrocchiale il corpo di Maria è stato traslato nel corso del 2008:
15 aprile.
L’incontro ha riscosso molto successo nelle amiche veronesi, che hanno imparato ad amare Maria attraverso i suoi scritti e
i suoi quadri, presentati via via, nel corso degli anni, attraverso le pagine del Periodico “Finestre Aperte”.
Don Camillo Magarotto ha ricordato prima di tutto che i
Santi sono tutte quelle persone che hanno saputo incarnare
il Vangelo in maniera eroica e che Maria Bolognesi è una di
loro; poi ha evidenziato come il Vangelo sia sempre inesauribile, sempre nuovo e sempre attuale.
Fatta questa premessa, il relatore – per mettere tutti a
proprio agio – ha doverosamente precisato che Maria è nata
nel 1924 a Bosaro, in provincia di Rovigo, capoluogo del
Polesine, dove è deceduta il 30 gennaio del 1980.
Quanto a Bosaro, pur trattandosi di una piccola località
di campagna, sta conoscendo un continuo via vai di gente
che, per un motivo o per l’altro, vi giunge attratta da questa
terra ed ora anche dalla storia di Maria. Questo continuo via
vai rappresenta un irrefrenabile processo di arricchimento
umano.
Don Camillo, da pochi anni parroco a Bosaro, ha pure
ricordato come il rapporto con queste persone debba essere
caratterizzato da un inarrestabile senso di accoglienza,
pazienza, disponibilità e capacità di gestire anche l’improvvisazione.
C’è, infatti, molta gente
che arriva nella Chiesa parrocchiale di San Sebastiano
perché talmente disturbata da
fattori e vicissitudini varie,
da cercare in modo più o
meno consapevole un sollievo
nei Santi; proprio per questo
motivo Don Camillo ha ricordato che si fa dovere per tutti di
pregare tanto per ognuna di queste persone in difficoltà.
Don Camillo ha pure evidenziato come l’essere prete
proprio lì a Bosaro, dove è nata una candidata alla Santità,
sia – sul piano spirituale – un enorme dono ed anche un’opportunità, mentre – sul piano umano – potrebbe essere, e
talvolta lo è, un vero impiccio.
Il relatore peraltro si è definito molto contento di essere
prete e che vorrebbe urlare al mondo intero questa sua gioia
interiore.
Finestre Aperte
Ricorda come Maria Bolognesi abbia offerto e sofferto
per i Preti: credeva nella loro santificazione, pregava sempre
per loro, condividendo e amando molto il rituale della liturgia, ovvero il “ben e bel celebrare”.
Anche se Maria Bolognesi vive nell’eternità di Dio, Don
Camillo ricorda che dopo la morte terrena la vita non ci è tolta,
ma trasformata: ragion per cui il sacerdote non esita a dire che
la presenza di Maria si sente, si percepisce in vari modi.
Donna vera: bella dentro e fuori! Maria è stata una
persona dotata di grande personalità e di grande coraggio:
non aveva paura di niente e di nessuno, neppure durante le
malattie, dalle quali si riprendeva a fasi alterne con estrema
velocità.
Diceva sempre con la massima schiettezza quello che
pensava, senza mai mancare di rispetto a nessuno; a tale
riguardo, Don Camillo ha ricordato ai presenti in sala che
quando si ha accanto a noi un Santo, a nostra volta non dobbiamo aver paura di niente
e di nessuno, né dobbiamo
sentirci mai soli.
Don Camillo si è soffermato sul grande privilegio
che ognuno di noi ha ricevuto
all’atto della nascita da parte
di Dio: Lui ci ha chiamato
alla vita, Lui ci ha donato il
Battesimo. Il Signore vuole
che tutti noi diventiamo dei
Santi. Tutti noi dovremmo
pertanto avere il coraggio di
lanciare dei chiari messaggi in tal senso, anche se in prima
battuta non dovesse rispondere nessuno dall’altra parte.
Come alimentare e far crescere il nostro carisma cristiano? La strada da seguire è quella che ci porta al confessionale, ovvero alla Confessione: troppo spesso ci dimentichiamo
l’importanza di questo sacramento, il solo capace di tenere la
nostra anima ripulita da qualsiasi granello di polvere, ovvero
da tutto ciò che potrebbe essere di ostacolo alla nostra personale crescita.
Antonella Rocchetto
17
“Vado a prepararvi un posto”
INSIEME NELLA CARITÀ DEL SUFFRAGIO
“Vado a prepararvi un posto” disse Gesù ai suoi Apostoli alla vigilia della sua morte; e disse pure: “Nella casa di mio
Padre ci sono molti posti” (Gv 14,2).
I versetti sopra riportati risuonano più che mai nella nostra mente, se ci fermiamo un attimo a riflettere sul valore della
chiamata all’eternità, che ci raggiunge nelle maniere e nelle forme più varie, talvolta anche inconsuete.
Questa “chiamata” è venuta come una “carezza inebriante nelle membra” per la giovanissima Silvia; come “sorgente di
libertà” per il nonno Cesare; è venuta come “lacrima purificatrice” per Guglielmo; come “bacio ardente dentro il cuore”
per Giovanni.
Sono infatti quattro le persone “amiche” che vogliamo ricordare attraverso il nostro periodico, chiedendo nello stesso
tempo ai lettori di ricordarsi di loro e dei loro cari con la preghiera e con il suffragio.
Queste persone, che Gesù ha preso per mano, andando loro incontro e regalando loro il suo Spirito, le vogliamo ricordare,
ora, anche con i loro cognomi:
Silvia Marenda – Cesare Marenda – Guglielmo Gigli – Rigobello Giovanni.
Prima di presentare il documento che ci rivela l’identità e la personalità di Silvia, la più giovane, e di Giovanni, assiduo
frequentatore e collaboratore della casa di Maria Bolognesi e del nostro Centro, desideriamo porgere alle famiglie colpite
dalla perdita di un loro congiunto l’espressione più calda della nostra sofferta ed intima preghiera del cuore, accompagnata
dalla sicura intercessione della Serva di Dio Maria Bolognesi per il raggiungimento di quella pace, che Gesù – con la sua
morte e risurrezione – ha riscattato per ciascuno di noi.
Elogio a Silvia
Inizio la riflessione in questo solenne momento liturgico
con una composizione di luogo: la Residenza Firmo Tomaso,
dove il Dio Provvidente collocò la significativa cattedra di
Silvia dal gennaio 2001, sino al 17 novembre 2008, appena
trascorso, alle ore 6.
Era un giovedì pomeriggio, Silvia era in cappella, vegliata dalla mamma Assunta, presente il papà Aldo, mentre celebravo la santa Messa.
Dopo la transustanziazione del Pane, mentre
levavo in alto l’Ostia, le labbra di Silvia si sciolsero in un chiarissimo: “È vero!!!”.
Questa è la “chiave” che ci permette di
entrare nel mistero della vita di Silvia.
Davanti a questo mistero, nove anni
orsono, Giovanni Paolo II, commosso, tacque per due lunghi minuti, accarezzandone
il volto.
Perché Dio ha regalato, sì! regalato, ai
genitori, al fratello, alla Chiesa e alla Società,
Silvia?
Perché fosse accolta, quale ineffabile tesoro.
Oh, i tesori che il Cielo regala alla terra possono
anche essere rifiutati, e, perché se ne ignora il valore, ritenuti
soltanto un peso! Succede a chi non ha il cuore puro, perché
sono i puri di cuore che conoscono le mosse di Dio e si pongono in sintonia collaborativa con Lui. Il tesoro, offerto a noi
dal Cielo, tramite la Silvia sono i suoi carismi:
- il carisma del sorriso, che brillava nei suoi occhi, specchio dell’anima, abitata dalla Santissima Trinità;
- il carisma della pazienza, esclusivo distintivo dei santi.
Così si esprime il libro dei Proverbi: «Il paziente val più
d’un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista
una città»;
18
-
il carisma del completamento a ciò che manca alla passione di Gesù per la sua Chiesa;
- il carisma di risvegliare l’amore che giaceva assopito nel
cuore di chi l’avvicinava.
Tesoro, ancora è la verità di fede, per cui Silvia è una dei
piccoli sotto la cui pelle si nasconde Gesù Cristo.
Perciò i familiari di Silvia, scoperto il valore del Tesoro,
vendettero le loro energie personali, il tempo e quanto avevano di più caro per custodire quel tesoro gelosamente.
Silvia e quanti l’hanno amata, curandola, sono
profezia, che testimonia il valore della vita umana,
qualunque sia il suo stato di salute: profezia
che umilia, svergognandoli, tutti i detentori
di disumani poteri, finalizzati a seminare
morte.
Dio è Amore, perciò è Dio della vita,
come lo sono gli uomini e le donne che a
Lui si ispirano, stimolandoli ad acuire il loro
ingegno in favore della vita.
In risposta alle sollecitazioni del Creatore,
i ricercatori trovano nella natura sorprendenti
ricchezze, atte a far progredire scienza e tecnologia, quali efficaci aiuti agli operatori sanitari,
perché le loro cure producano benèfici effetti.
Tutto questo, però, abbisogna dell’integrazione di un
“linguaggio” di tenerezza, d’una premurosa presenza, carica
di concreto amore.
È stato questo l’amore, offerto a Silvia da papà, mamma
e fratello, da Giuliana in Jerusalem, dagli operatori della
Residenza Ermon, dai medici e infermieri, dai Volontari e da
tutto il Personale della Firmo Tomaso: amore tanto più forte,
quanto più debole diventava lo stato della sua salute.
Lunedì all’alba, Gesù, che sempre, in tutti i giorni della
sua vita Le stava seduto accanto, si alzò e le ordinò:
Finestre Aperte
18 gennaio 2009
Talità kum!
Fanciulla, alzati!
Consummatum est!
Tutto è stato compiuto!
Il coro delle vergini
t’è venuto incontro.
Eccole!
Andiamo a immergerci
nella pace,
i cui raggi
riverberai
su quanti
t’hanno amato.
Alleluja!
Una visita speciale al
Centro Maria Bolognesi:
l’Arcivescovo Emerito di
Paranà di Argentina
Cardinale ESTANISLAO
ESTEBAN KARLIC.
Meditazione di don Piermaria Ferrari
nella Messa di suffragio
Cadignano (BS) 19 novembre 2008
Ricordo di Giovanni Rigobello:
SAMARITANO
DI SPERANZA
Caro Giovanni,
sei nato e cresciuto nel
silenzio e nel nascondimento,
avendo scelto come modello la
santità della Serva di Dio Maria
Bolognesi, che ti ha seguito,
passo passo, nella tua vita, fin da
ragazzo!
Da lei, tu hai appreso ciò che contava di più per sentirsi liberi, vivi e pieni di speranza: amare prima
di tutto Dio e poi amarlo nei fratelli perché Lui è Amore.
Con la concretezza della tua quotidianità che profumava
di lavoro, di tanti servizi e profonda bontà, tu hai lasciato un
segno indelebile nel cuore di tante persone: prima di tutto i
famigliari e subito dopo noi, tuoi “amici”, ovvero gli “amici di
Maria Bolognesi”.
Come la serva di Dio – creatura dolcissima, saggia e piena
di attenzioni per i tanti fratelli nel bisogno – anche tu hai
sempre dato prova di essere uomo semplice ed umile, pronto
a rimboccarti le maniche in ogni momento del giorno e della
notte, pur di portare aiuto a chi si rivolgeva a te per una qualsiasi forma di necessità.
Caro Giovanni, ti sei svuotato di tutto, hai accolto profondamente l’invito di Gesù a seguirlo e a percorrere la strada
che porta all’annientamento dell’io per ricevere la pace, per
ridonarla – assieme al perdono – agli altri in ogni prova, anche
la più lacerante.
Nessun lamento è mai uscito dalla tua bocca e con il coraggio della tua fede limpida hai dato prova del tuo amore a Gesù
Eucaristia con la quotidianità della tua presenza e partecipazione alla S. Messa delle ore 8.30 nella Chiesa di san Bartolomeo
di Rovigo.
In questa Chiesa, nel giorno delle esequie, ti abbiamo
salutato in tanti, desiderosi di testimoniarti gratitudine e riconoscenza per il dono della tua “amicizia” e del tuo “amore”,
che continua a vivere nelle persone a te legate da un vincolo
speciale quali i famigliari, e soprattutto, in modo particolare in
Ugolina, Luca e Andrea.
Caro Giovanni, come il buon samaritano, continua a vegliare su di loro e su di noi che ti vogliamo bene perché “Dio è
amore: Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni
gli altri” (1Gv 4,4).
Finestre Aperte
Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura,
voi! So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. È
risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove
era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è
risuscitato dai morti…».
(Mt 28,5-7)
Possa questa S. Pasqua far risuonare nei cuori
il messaggio di speranza e di consolazione
della Resurrezione!
Buona Pasqua
La Redazione
e il Centro Maria Bolognesi
Comunicazione per chi riceve Finestre Aperte
TUTELA DATI PERSONALI
Nel rispetto di quanto disposto dal D. Lgs 196/2003 Le comunichiamo che
i suoi dati fanno parte dell’archivio elettronico del Centro Maria Bolognesi
e saranno usati esclusivamente per comunicarLe le nostre iniziative.
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In caso di cancellazione del nominativo non potremmo più spedirLe alcuna
informazione.
Non ricevendo nessuna comunicazione in merito, ci consideriamo autorizzati a conservare nel nostro archivio elettronico i Suoi dati personali nel
rispetto del D. Lgs 196/2003.
La ringraziamo per l’attenzione e cogliamo l’occasione per augurare pace e
serenità a Lei e a tutti i suoi cari, con un ricordo nella preghiera.
Centro Maria Bolognesi
19
Appuntamenti
Giovedì santo 9 aprile 2009 - ore 21.30
sulle frequenze di Radio Maria
P. Tito M. Sartori ai microfoni di Radio Maria
Occasione straordinaria per approfondire la conoscenza
della Serva di Dio dalla voce del Postulatore.
Sabato 25 aprile 2009 - ore 16.00
presso la Chiesa della Sacra Famiglia
Ferrara - Via Bologna, 148
Tradizionale cammino spirituale
S. Messa presieduta da Padre Raffaele Talmelli
Oblato benedettino vallombrosano
Servizio gratuito di pullman da Rovigo a Ferrara
e ritorno, con prenotazione telefonica
Venerdì 1 maggio 2009 - ore 10.30
presso la Chiesa Parrocchiale di S. Sebastiano
Bosaro (RO)
1° Anniversario della tumulazione
di Maria Bolognesi
S. Messa presieduta da Padre Tito M. Sartori O.S.M.
Postulatore della Causa di Canonizzazione
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Ogni mese, il giorno 30, alle ore 9.00
(se festivo ore 10.30),
viene celebrata una S. Messa
per la Serva di Dio
Maria Bolognesi
presso il Tempio cittadino
“La Rotonda” di Rovigo
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Finestre Aperte 1/2009 - Centro Beata Maria Bolognesi