Poste Italiane S.p.a. Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Rovigo - Trimestrale PERIODICO DEL CENTRO MARIA BOLOGNESI ATTORE DELLA CAUSA DI CANONIZZAZIONE DELLA SERVA DI DIO MARIA BOLOGNESI E-mail: [email protected] In caso di mancato recapito si prega di restituire al mittente che si impegna a pagare la tassa dovuta. INTERNET: www.mariabolognesi.it ANNO XVIII N. 1 GENNAIO - FEBBRAIO - MARZO 2009 Impariamo a “portare” la croce! Editoriale “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me… La croce, semaforo d’amore ….non può essere mio discepolo” M olti di noi la portano al collo, ma non abbiamo troppo spesso il coraggio di difenderla quando qualcuno punta i piedi per sfrattarla dalle aule delle scuole e dei tribunali. Ci lamentiamo di quella spirituale e fisica che grava su di noi e sulle nostre famiglie come una condanna a cui non sappiamo dare un senso. Croce: un parola che è entrata nel linguaggio comune con il suo significato latino – cruce(m), tortura – ma che alla luce della Santa Pasqua, siamo chiamati a riscoprirla nella sua accezione più intrinseca e profonda. Come il Cireneo La quinta stazione della Via Crucis, offre uno spunto di riflessione particolarmente interessante. Gesù vacilla sotto il peso del legno, perciò i soldati romani, addetti alla sua esecuzione, decidono di costringere “un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo, a portare la Croce” (Mc 15,21) . Va osservato che Simone di Cirene non è un discepolo di Gesù, infatti i centurioni lo “costringono”, ma bensì un contadino quasi certamente pagano considerando i nomi dei figli. Dunque il Cireneo non si è offerto di aiutare Gesù, proprio come ogni persona non sceglie la sofferenza di cui patire, ma l’incontro con la Croce rivoluziona la sua vita a tal punto che tutta la sua famiglia si converte al cristianesimo. Nella chiusa della Lettera ai Romani, S. Paolo apostolo incarica di salutare presso Roma “Rufo e la madre sua e mia”, a prova che il figlio di Simone divenne persona insigne nella cristianità romana e altrettanto la madre di questo, che S. Paolo venerò al punto da chiamarla “madre propria”. Diversi “atti dei Martiri” affermano, inoltre, che Alessandro e Rufo morirono martiri in Spagna, paese in cui predicò il padre dopo essere stato consacrato vescovo da S. Pietro. Portare la croce, dunque, avvicina a Dio e perciò non dobbiamo trasformare il peso della sofferenza in mattoni per costruire un muro che ci separa dal Padre. 2 La sofferenza vicaria Si può facilmente dedurre che il Cireneo, essendo stato chiamato a portare il peso della croce di Gesù, è stato investito del compito di diventare suo vicario, proprio come il Papa è vicario di Cristo. Il ruolo di vicario è luminosamente vissuto dallo stesso Gesù che si è fatto viario dell’umanità, scegliendo di portare per amore il peso dei nostri peccati. Un altro esempio di vicaria ci è dato dalla leggenda del Quo Vadis Domine? (Dove vai Signore?) – divenuta magnifica espressione letteraria in un romanzo di Henryk Sienkiewicz – in cui Pietro, per sfuggire le persecuzioni di Nerone sta abbandonando Roma, ma lungo il suo cammino incontra Gesù che gli va incontro e al suo “Dove vai Signore” risponde “Vado a Roma per essere crocifisso per la seconda volta”; Pietro tornò a Roma e ci rimase fino alla sua crocifissione. Attraverso l’esempio di Gesù, quale vicario di Dio, viene svelato al nostro cuore come la disponibilità a portare le sofferenze degli altri sia un percorso concreto per vivere appieno il dono dell’Amore redentivo. Proprio grazie a Simone, nel nostro vocabolario “cireneo” non è più solo un titolo di cittadinanza, ma è diventato l’attributo di tutti coloro che aiutano concretamente chi è nel bisogno, portando sollievo a chi soffre: “Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete il comandamento di Cristo”. Quale Simone? A tutti noi, quando succede qualcosa di negativo, ci capita “umanamente” di chiedere a Dio che cosa abbiamo fatto di male per meritare che ci capiti questo; il Cireneo ci insegna che, quando il dolore bussa alla nostra porta, in realtà è un’occasione per essere contemporanei alla Passione di Cristo. Quando comprendiamo e viviamo questo, allora la nostra croce diventa esperienza di condivisione. In virtù di ciò il “mi capita” diventa “ci capita” e scopriamo di essere coloro che aiutano Gesù a portare la croce in un progetto di salvezza universale. Finestre Aperte Il Cireneo ci offre un ulteriore input: la croce la dobbiamo portare per un tratto più o meno lungo, ma alla fine è Lui, il Dio con noi, a salire su di essa al posto nostro. Gesù ci chiede aiuto ma poi, prende sul Suo Corpo quei chiodi destinati a noi; perciò siamo dei graziati e non dei condannati, come spesso dimostriamo con il nostro atteggiamento di fronte alle avversità. Simone il Cireneo è dunque il modello a cui dobbiamo ispirarci nel vivere questa S. Pasqua: solo se rassomiglieremo di più a lui e meno al Simone, chiamato Pietro, nel frangente in cui a parole si dimostrò fedele ma che nelle difficoltà rinnego tre volte il Signore, il dono della vita non sarà mai una croce di cui volersi sbarazzare, nemmeno se tormentata dalle malattie personali o di chi amiamo. Accettare la croce, non come un castigo ma come una richiesta di collaborazione alla salvezza, che Gesù ci fa personalmente, permette di trasformare le nostre case e i luoghi che frequentiamo abitualmente in palestre dell’amore e della comunione. La croce profuma di legno, legno che se “sfiorato” dall’amore è pronto a germogliare. La croce profuma di vita, della vita che risorge, sconfiggendo l’olezzo della morte. Incoraggiati dalla Vergine che fu punto di riferimento per i discepoli disorientati dalla morte di Gesù, respiriamo, a pieni polmoni, l’aroma della S. Pasqua e tra l’odore delicato delle violette potrebbe capitare di inebriarci di quello soave di Maria Bolognesi. La sua vita, totalmente vissuta da vicaria di Cristo, prodiga nel rinfrancare il suo Sposo e generosa nell’offrirsi capro espiatorio per la conversione delle anime, profuma di eroismo. Spruzziamo nella nostra anima – che rischia di assorbire l’odore di muffa del nostro secolo – un po’ di questa essenza, affinché l’effluvio dell’incenso renda meno intensa l’amarezza della mirra e ognuno possa vivere il mistero della croce come un semaforo d’amore che segna il verde per la salvezza! Non ci sono T-red pronti a cogliervi in contravvenzione, ma c’è solo l’Amore Misericordioso di Dio Padre. Ludovica Mazzuccato Curiosità Finestre Aperte Editoriale La croce, semaforo d’amore .................... pag. 2 Celebrato l’anniversario del Battesimo di Maria Bolognesi ................................... » 4 Missâo Belém chiama Maria Bolognesi ....... » 7 29° anniversario della nascita al cielo di Maria Bolognesi .................................. » 8 Sulle ali della Poesia Una poesia per il creato .......................... » 10 Presentazione della nuova biografia ........ » 12 III Edizione del Premio “Parole di Bontà” ..................................... » 14 Noi, profumo di Cristo Perché dentro all’uovo di Pasqua c’è la sorpresa? La tradizione sembra essere nata da un episodio avvenuto nel VI secolo, quando Francesco I di Francia ricevette in dono la tela di un artista dentro un grande uovo. Così nacque l’idea della sorpresa. so m m a r io La meta del pellegrino Una visita illuminante.............................. » 15 Fratta di Oderzo ........................................ » 16 CIF di Verona Don Camillo Magarotto presenta una sua parrocchiana ................. » 17 “Vado a prepararvi un posto” Insieme nella carità del suffragio ............. » 18 Auguri ........................................................ » 19 Appuntamenti ........................................... » 20 In ossequio al decreto di Urbano VIII, si dichiara di non voler attribuire a quanto di straordinario è narrato in questo giornale altra fede se non umana e di non voler prevenire il giudizio definitivo della Chiesa, al quale la Redazione intende sottomettere in tutto il suo. Il Consiglio Direttivo del Centro ringrazia per le offerte pervenute per la Causa e le opere di Maria. Per offerte: Conto Corrente Postale 26145458 FINESTRE APERTE [email protected] Direttore Responsabile: Mons. Daniele Peretto Direttore: Giuseppe Tesi Vicedirettore: Ludovica Mazzuccato Sede e Redazione: Centro Maria Bolognesi Via G. Tasso, 49 - 45100 Rovigo Telefax: 0425.27931 Aut. Trib.: Rovigo n. 8/92 del 30/07/1992 Stampa: Papergraf S.p.A. Piazzola sul Brenta (Pd) 3 Celebrato l’anniversario del Battesimo di Maria Bolognesi Il Battesimo: immersione nell’amore di Gesù! Un Santo Stefano celebrato con particolare intensità per quanti si sono recati alle ore 16 presso la struttura che “sostituisce” la chiesa Parrocchiale di San Sebastiano martire, di Bosaro, momentaneamente chiusa per lavori di restauro. Infatti, oltre a riflettere sull’esempio del protomartire, si è ricordato l’anniversario del Battesimo, ivi ricevuto, della Serva di Dio Maria Bolognesi. Ha così dato la sua accoglienza, la prof. Giuseppina Giacomini, presidente del Centro Maria Bolognesi: «Per la prima volta – dati i lavori di restauro già in atto all’interno della Chiesa di San Sebastiano – non sarà possibile per noi volgere lo sguardo a quel fonte battesimale che ha visto nascere alla “vita dello spirito” la Serva di Dio; in questa giornata non potremo neppure accendere colà un cero a significare la virtù della fede infusa in Maria Bolognesi al momento della purificazione operata dal Sacramento del Battesimo; tutti insieme possiamo, in ogni modo, riflettere su un’indiscussa verità di fede, che la Chiesa – nella parte finale della preghiera del Credo – ci consegna con queste parole: “Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati”. Le parole del Postulatore Padre Tito, qui di seguito riproposte, sono monito per ogni cristiano a responsabilizzarsi di fronte al dono del Battesimo, perché solo annullando l’umano bisogno di fare la “nostra volontà” per abbandonarci totalmente a quella di Dio, esso ci rende testimoni concreti del suo amore. L’Omelia di Padre Tito Sartori Soffrire con Gesù Le due letture che abbiamo ascoltato tratte dal Libro degli Atti (6,8-10; 7, 54-59) e dal Vangelo di Matteo (10, 17-22), le possiamo considerare come preludio a quanto andrò esponendo. La figura straordinaria, fulgida di Stefano, appare come sintetizzata in due frasi da lui pronunciate al momento della morte, la prima delle quali è atto di totale abbandono di sé al Signore: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. La seconda, raggiunge la vetta dell’amore: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Con queste parole Stefano dimostra il suo amore anche verso le persone che lo stavano colpendo a morte! Ebbene, oggi, dopo aver ricordato come in un contesto meraviglioso, l’esempio di Stefano che incarna l’ultima delle beatitudini di Gesù: “Beati i perseguitati per amore della giustizia”, iniziamo a meditare anche noi sulla sofferenza estesa a tutti coloro che subiscono persecuzione. Il tema infatti, che intendo sviluppare riguarda il soffrire con Gesù e per amore di Lui. Per evitare fraintendimenti, sottolineo ancora una volta che la santità della Bolognesi non consiste nel dono delle apparizioni del Signore 4 protratte per decenni. Non è qui la santità della Bolognesi, la cui condotta deve valutarsi in relazione alla sua disponibilità ad accettare sempre e comunque la volontà di Dio. Mi colpì fin dall’inizio, quando, accettato il compito di postulatore, dovetti studiare la documentazione relativa, il sussistere e il perdurare in Maria Bolognesi della virtù della fede in una situazione non di povertà, ma di miseria e di totale, per così dire, assenza di solidarietà da parte di tutti. Vi furono, sì, persone che ebbero pietà dello stato misero dei Bolognesi e qualche volta porsero loro una mano, ma si trattò sempre di episodi marginali e rari. Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che una persona immersa nella miseria e in una famiglia nella quale la povertà provocava delle lacerazioni al proprio interno, come sia stato possibile che una bambina di soli nove anni, potesse consacrarsi al Signore, quando attorno a lei imperava la disperazione! Oggi desidero mostrarvi come la caratteristica della Bolognesi sia stata quella di offrire al Signore le proprie sofferenze, di avere visto, lei povera, in coloro che erano poveri come lei, il volto di Gesù, lui pure povero e sofferente. Infatti, avendo provata la pesantezza della miseria più che della povertà, scorgeva nei poveri come lei, il volto del Cristo e si chinava su di loro per confor- tarli, per asciugare le loro lacrime, per incoraggiarli. Ho voluto premettere tutto questo per evitare che si consideri l’eccezionale bontà della Bolognesi come frutto unico delle visioni mistiche. Mi introduco nel tema, leggendo una parte della lettera che l’11 novembre 1974 mons. Aldo Balduin scrisse alla Bolognesi prima di ritornare a Rovigo da Torri del Benaco, dove egli era stato costretto a ritirarsi per condurre a termine la convalescenza, dopo l’intervento chirurgico subito nell’estate di quell’anno. Egli così scrive: «Sig.na Maria, ha voluto ricordarsi di me durante questa mia lunga malattia con la preghiera e con gli aiuti materiali. Di ambedue i suoi doni la ringrazio, ma specialmente del primo, che mi ha giovato a sostenere lo spirito dinanzi alle sofferenze e all’inazione. Benedetta la sofferenza che fa tanto bene all’anima. Del resto io ho sopportato appena una parte di quello che il Signore le fa sopportare quasi continuamente: la Croce è la porta sicura del Paradiso e la forza più grande d’impetrazione che ha la Chiesa, dopo i meriti di Cristo». Questo è lo stralcio della lettera che ho scelto. In esso lo stesso mons. Balduin riconosce che la Bolognesi soffrì molto e soffrì in continuazione. È sintomatico quanto egli asserisce: “Io ho Finestre Aperte 26 dicembre 2008 sopportato appena una parte di quello che il Signore le fa sopportare quasi continuamente”. Tale constatazione non è frutto della lettura del diario della Serva di Dio, diario che egli mai lesse. È frutto della direzione spirituale della Bolognesi che mons. Balduin da ben dieci anni allora guidava nelle vie dello spirito, direzione protrattasi fino alla fine della vita della Serva di Dio. Il particolare successivo: «la Croce è la porta sicura del Paradiso e la forza più grande d’impetrazione che ha la Chiesa, dopo i meriti di Cristo», collegato con i patimenti che la Bolognesi per amore del Signore affrontò lungo l’arco di decenni, si presenta come implicito riconoscimento dell’importanza del soffrire di Maria Bolognesi. Non dobbiamo infatti dimenticare che lei quando si trovò di fronte a divergenze tra le direttive ricevute dal Signore durante le apparizioni mistiche, e quelle date dal Confessore, dette sempre la precedenza a queste ultime e non a quelle ricevute in visione, perché riteneva di dover dare la precedenza all’azione della Chiesa rappresentata dal sacerdote, più che alle parole trasmessele durante il dialogo mistico. Gesù stesso approvò sempre tale condotta della Bolognesi, pur ribadendo che egli, come Dio, faceva quello che voleva. Ora vi leggo un brano tratto dal diario della Bolognesi, brano scritto l’8 gennaio 1960. Si tratta di un lungo testo, di cui riporto soltanto due brevi stralci. Ecco il primo: «Alle ore 15 mi ritirai. Ecco, tra una immensa ed abbagliante luce Gesù mi parla triste, triste. “Maria, tu hai la febbre e ti so stanca e Finestre Aperte nonostante la tua stanchezza, ti chiedo ancora dolori”. “Gesù, e che importa se chiedi. A Gesù si deve dire sempre di sì e le sofferenze saranno sempre piccole”. “Maria, tu potrai descrivere quanto acuti siano i Miei dolori, tra le tue perdite di sangue, quanto ne soffri?”. “Gesù, non li potrò né trascrivere e né raccontare, posso solo dire così: ‘Se non avessi il Tuo aiuto, da sola non potrei sopportarne neppure una minima parte di queste sofferenze, con Te tutto è leggero’». Questo è il primo brano. In esso si traccia un principio fondamentale: “A Gesù si deve dire sempre di sì”. In queste parole è raccolta la massima perfezione cristiana, la più alta maturazione spirituale. Per raggiungere tale traguardo, si deve uccidere il proprio io, affinché la volontà di Dio subentri totalmente. Non è una novità. Gesù lo proclamò solennemente nel Vangelo: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9,24). Uccidere il proprio io è la cosa più difficile che nella vita interiore si possa compiere, perché l’egoismo è strutturale alla persona. Uccidere il proprio io, significa distruggere l’egoismo, la superbia, l’orgoglio, abbandonare la propria volontà per fare la Sua. Questo è il massimo traguardo possibile nel corso della propria vita. Ebbene, avete sentito che cosa disse la Bolognesi: “A Gesù si deve dire sempre di sì”. Non solo, ma lei fa presente al Signore che le sofferenze sopportate per amore di Lui, saranno sempre pic- cole. Che cos’è che rende piccola la sofferenza? La sofferenza è resa piccola dall’intensità dell’amore. Lo dico a voi, mamme, che tale realtà avete già sperimentato. Quando i vostri bambini erano piccoli, voi non avevate un minuto libero da gestire per conto vostro; eravate come schiave del vostro bimbo, ma non vi siete mai accorte di questa privazione della libertà, perché l’amore intenso che avevate per il vostro bambino, vi faceva rimanere 24 ore su 24 accanto a lui, ansiose di amarlo, di aiutarlo, di confortarlo, di proteggerlo. È l’amore che trasforma. Ed è il grado di intensità di esso, che dona resistenza alla pesantezza del soffrire. A completamento, la Bolognesi poi aggiunge: “Se non avessi il Tuo aiuto, da sola non potrei sopportarne neppure una minima parte di queste sofferenze, con Te tutto è leggero”. Lo stesso Gesù nel Vangelo ci ricorda: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Per indurre a maggiormente intendere tale principio, il Signore specificherà ulteriormente: “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30). Vi leggo ora l’altro stralcio, tratto dal testo dello stesso diario: «“Maria, [...] tanti tanti sono i peccati di tutta l’umanità e poche sono le anime che cercano di riparare. Maria, Maria, prega, prega molto per il ministero sacerdotale, perché tanti sono i pericoli e molti sono in preda del male compiuto, quanto è grande il Mio dolore, questo è un lamento maggiore e qui verranno dei castighi, se non si farà penitenza”. [...] “Gesù, le Tue lacrime sono mie, le Tue sofferenze pure siano mie, manda pure qualunque strazio al mio povero cuore, purché sia per riparare per le anime peccatrici. [...] Tu, Gesù, che tutto puoi, manda un raggio di luce e solo una Tua goccia di sangue basterebbe per lavare tutta l’umanità”. [...]”Maria, [...] ancora ti chiedo preghiere e penitenza, passerai giorni di tanti dolori [...]”. “Gesù, sono qui per fare la Tua volontà e non la mia, trafiggi pure il mio cuore per il bene dei miei fratelli”». Le parole che abbiamo udite, non sono parole che si odono ogni giorno. Il Signore specifica: “Tanti tanti sono i peccati di tutta l’umanità”. È questa la visione reale dell’umanità di fronte a Dio. L’oceano di colpa in cui l’umanità 5 Il Diario tutta è immersa, ritorna in continuazione nei dialoghi di Gesù che a Maria ricorda l’immensità del peccato dell’umanità. Il Signore desidera trovare anime disposte a collaborare con Lui nell’opera di riparazione a tanto male. In questo dialogo il Signore punta il dito sui sacerdoti e dice che il loro peccato addolora il Suo Cuore. In un’altra visione le dirà che i Sacerdoti sono «gemme preziose». Nella fattispecie odierna, le fa presente che essi sono esposti a «tanti pericoli» e purtroppo «molti sono in preda del male compiuto». Di qui la necessità della preghiera e della penitenza. L’intenso dolore che Gesù dimostra è conseguenza del grande ufficio che lui ha loro affidato, quello cioè di essere strumenti della comunicazione dell’Amore divino alle anime. Ad essi in particolar modo spetta il compito di innamorarsi di Dio e di condurre gli altri ad innamorarsi di Gesù. Egli vuole che i suoi sacerdoti siano i trasmettitori dell’amore immenso di Lui verso di noi e di noi verso di Lui, ma prima di trasmetterlo, lo devono avere in se stessi. Se il sacerdote, a causa di una condotta perversa, fa esattamente il contrario, la sua azione diventa una peste morale che devasta le anime. Invece di comunicare l’amore di Dio, lo distrugge. Si capisce pertanto il motivo per il quale Gesù dice a Maria Bolognesi: “Ancora ti chiedo preghiere e penitenza”, devi pregare per i sacerdoti, devi riparare per loro, perché ritrovino il mio volto di Sacerdote Eterno, perché di loro infatti mi servo come di strumento. È Gesù che celebra, è Lui che consacra se stesso sotto le specie del pane e del vino, è Lui che trasmette il suo Corpo, il suo Sangue, la Sua Divinità alle anime, è Gesù che con se stesso nutre spiritualmente ciascuno di noi. Ma tutto ciò avviene tramite il cuore, la mente, le mani dei sacerdoti. Essi devono perciò brillare di singolare santità di vita. E allora ecco la conclusione: “Poche sono le anime che cercano di riparare”. Perché? Perché l’amore di Gesù è totalizzante. Le anime che veramente amano Gesù sono poche, perché l’amore porta ad essere unità con Lui, come ben ci ricorda l’apostolo Paolo: “Tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Essere unità significa essere una sola cosa con il Signore. Vittime d’amore con Lui, vittima per noi sulla Croce. Siccome sono poche le anime che raggiungono tale fusione nell’amore, sono anche poche le anime riparatrici, come denuncia Gesù stesso. Ma Lui ha bisogno di queste anime per allontanare dall’umanità l’ira di Dio, come ci ricorda lo stesso Apostolo: “In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia” (Rm 1,18). Sono i peccati che provocano l’ira divina. Le anime che amano Gesù, che soffrono per Gesù, che a Gesù offrono i loro patimenti, esprimono la profonda vitalità della Chiesa. È in queste anime, che sono una sola cosa con Gesù trafitto sulla croce per i propri fratelli, che si esprime la pienezza della realtà battesimale. Essa ci ricorda la nostra immersione nell’amore di Gesù. A noi la responsabilità di approfondire questo amore, per immergersi sempre di più in Lui, affinché l’amore del Signore splenda anche sul nostro volto. SENZA MAI LAMENTARSI Maria Bolognesi conosce nel suo corpo le sofferenze indicibili della Via Crucis, perché, per salire a Dio, la via additata dal Cristo è quella che porta al Calvario. Infatti, per chi crede in Cristo, le sofferenze e i dolori sono segni di Grazia, sono prove dell’infinita benevolenza di Dio che sviluppa quel disegno d’amore secondo il quale – come dice Gesù – “il tralcio che porta frutto, il Padre lo pota, affinché frutti di più” (Gv 15,2). Per questo la quaresima del 1961 si rivelò quanto mai dolorosa, a tal punto da costringere la Serva di Dio a rimanere ferma a letto per molti giorni, sia nel mese di febbraio che di marzo; ella continua a offrirsi vittima per la salvezza di tante anime, per guarigione di tante malattie fisiche e morali, senza mai lamentarsi. Indicativa questa sua invocazione a Gesù nella giornata del Venerdì Santo 1961: «Gesù non andrei in cerca di salute e piaceri in questa vita, neppure per tutto l’oro del mondo, anzi pur di amarti andrei per valli e valli in cerca di anime sperdute e portarle al Tuo cuore. Oh! Cosa farei per amarti sempre di più». (Tratto da Maria Bolognesi una mistica innamorata di Cristo, dei poveri, degli ammalati di G. Giacomini) 6 Finestre Aperte Missâo Belém chiama Maria Bolognesi di Luigi Ambrosini Ai nostri amici di Finestre Aperte – con l’avallo di Padre Giampietro Carraro, Fondatore di “Missâo Belém” – proponiamo la breve scheda biografica di Chiara Spolaore di Camponogara (PD) ed una meditazione del missionario, scaturita durante il loro viaggio in Terra Santa durante il mese di settembre 2008. La meditazione viene offerta come strumento valido per prepararsi interiormente a vivere il periodo quaresimale, che ci sta accompagnando alla Pasqua. Ci piace sottolineare la perfetta sintonia tra Padre Giampietro e la Serva di Dio Maria Bolognesi sul valore della sofferenza, accettata e vissuta da entrambi con massimo abbandono nelle mani di Dio, il Quale trasforma ogni peso e lo rende “soave e leggiadro”. INTIMITÀ CON GESÙ CROCIFISSO E ABBANDONATO Ogni dolore e sofferenza che viene a visitarci è un momento di intimità più grande, un abbraccio, un bacio del nostro unico Sposo Crocifisso e Abbandonato. Sono cose difficili da spiegare, fanno parte del mistero dell’unione intima che va costruendosi nel nostro cuore con Gesù, giorno dopo giorno. Ciò che conta è non perdere questi momenti nei quali Lui, Crocifisso, “ti cerca” per unirsi a te. E la Croce è il letto nuziale per noi, il dolore e la sofferenza sono l’abbraccio che Gesù ci dà. Non possiamo perderli, ma sì offrire tutto il nostro corpo e anima per essere attraversati da questo dolore. Dio ci ha creati in un eterno abbraccio d’amore ma, dopo il peccato, l’amore si tinse di sangue e si vestì di Misericordia. Gesù, l’Amore incarnato, diventò il Crocefisso e l’Abbandonato fin dalla sua nascita, perché il peccato rese noi uomini crocifissi e abbandonati. Lui divenne uomo, assunse la nostra condizione. L’incarnazione consistette nell’assumere l’uomo che era diventato una piaga aperta e infetta, tutto una piaga, a causa del peccato. Non esiste Dio per noi che non sia Lui crocifisso, piagato, abbandonato. Non esiste gioia e pace che non passi per la Croce, sarebbe falsa e ingannatrice. Cercare gioia fuori da Gesù Crocifisso sarebbe tradire il nostro Sposo; viceversa, abbracciando il dolore, entriamo subito nell’intimità del Paradiso: Mio Signore Crocifisso, Mio Gesù, Abbandonato, Mio Sposo Molto Amato, Mio Sposo Molto Amato. “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno!” (Fil 1,18-26). Se puoi scegliere fra una cosa facile e una difficile, scegli la difficile: là è il tuo Sposo; se puoi scegliere fra un elogio e una correzione, anche ingiusta, scegli questa perché là è il tuo Sposo; se puoi scegliere fra la tranquillità e l’afflizione, scegli l’afflizione perché è il tuo Sposo; se puoi scegliere fra andare in auto e a piedi, scegli il sacrificio di camminare perché il tuo Sposo sarà al tuo fianco; se puoi scegliere fra mangiare e digiunare, sii felice di digiunare perché nella rinuncia c’è la santa povertà del tuo Sposo; se puoi scegliere fra una casa e una baracca, scegli la baracca perché il tuo Sposo continua a nascere nelle stalle ben lontano dalle normali case; se puoi scegliere fra ricchezza e povertà, scegli la povertà nel modo più radicale che puoi, perché il tuo Sposo nacque in una mangiatoia per animali e morì nudo sulla Croce, senza possedere nulla. Scegli sempre il “più” basso, il “più” piccolo, il “più” peccatore, il “più” ripugnante, il “più” ammalato perché più forte sarà il tuo abbraccio con il tuo Sposo, più profonda la tua intimità con Lui, più feconda la tua vita, più redenzione attorno a te. Passando per la valle delle lacrime, tu la trasformi in una sorgente rigogliosa. Lo straordinario di questa intimità è che il dolore è una semplice “porta” attraverso la quale entri nella stanza nuziale e là dentro, tutto ti sembra un paradiso tanto che dolore e Amore si confondono in una passione senza fine. (Padre Giampietro Carraro – 20 settembre 2008) Finestre Aperte CHIARA, un sorriso che contagia 24 anni compiuti il 24 ottobre 2008 e già pronta ad evangelizzare i cari fratelli di strada di San Paolo del Brasile! Chi è costei? Potrebbero chiedersi gli amici che ci leggono? Inoltre: cosa la spinge a fare questo? Chiara Spolaore di Camponogara ha scelto, o meglio ha individuato in Missâo Belém il suo donarsi totalmente a Dio, spendendo tutta se stessa lungo le strade e nelle baracche della megalopoli brasiliana. Con una laurea in tasca, specializzata nell’insegnamento di quanti hanno gravi problemi nella percezione delle parole e di conseguenza hanno anche carenze nell’uso del linguaggio, Chiara, fin da ragazza, ha cercato in tutti i modi di capire quale fosse la “sua” strada per incontrare Lui, ovvero Gesù, essendo nata e vissuta in una famiglia profondamente cristiana. Se le informazioni ricevute sono esatte, diciamo pure che il primo input per capire cosa fare per il Signore le è arrivato a Medjugorje nel Natale 2006. Successivamente, quel qualcosa di speciale che ricercava è poi giusto arrivato tramite l’incontro con una persona, che le ha aperto la porta alla Verità! Eravamo nel corso del 2007. È iniziato così un intreccio particolare con la storia incredibile che caratterizza la vita di padre Gianpietro Carraro, che permane tuttora. Infatti, Chiara è letteralmente “volata” in Brasile senza alcuna riserva mentale, fidandosi delle proprie convinzioni ed aspirazioni. Dopo aver trascorso i primi tre mesi di vita con la comunità Missâo Belém, rientrò in Italia nell’agosto 2008, informando la famiglia – in primo luogo i genitori – che la sua scelta di vita era irrevocabile ed irrinunciabile: al Signore che chiama, si risponde solo con un si! Con la benedizione dei genitori, gioiosi del dono ricevuto dal Signore - Chiara è ritornata subito a Medjugorje con padre Giampietro ed il suo gruppo di 241 persone; successivamente nel settembre 2008 un viaggio formativo di una settimana in Terrasanta, arricchito da profonde riflessioni e meditazioni su Gesù, Figlio di Dio, ripercorrendo in modo particolare ogni aspetto della sua vita terrena: dalla grotta dell’Annunciazione, alla vetta del Calvario. Ora Chiara, dal 1° ottobre 2008, è ancora in Brasile a condividere l’esperienza di totale donazione ai poveri della strada di San Paolo, accanto ai missionari e alle missionarie coordinati dal fondatore Padre Giampietro. Nel frattempo, in Italia, in modo particolare a Rovigo e dintorni, ha preso vita spontaneamente un intreccio di preghiere per sostenere l’attività missionaria sopra descritta; tra queste realtà, vogliamo ricordare gli amici del Centro Maria Bolognesi, le Sorelle del Carmelo della Trasfigurazione, sacerdoti e semplici cristiani di Rovigo e provincia. A queste persone che pregano e ad altre che già in modi diversi si stanno occupando di dare aiuti concreti a questi nostri missionari, il nostro grazie riconoscente assieme ad un pressante invito di “sostenere” sempre con slancio e tanta fede questi araldi del Signore. 7 29° anniversario della nascita al cielo di Maria Bolognesi Maria Bolognesi collaboratrice di salvezza Il 30 gennaio alle ore 10,30 molti fedeli si sono ritrovati presso la Chiesa dei Santi Giustina e Francesco di Rovigo per celebrare il 29° anniversario della nascita al cielo di Maria Bolognesi. Un momento di ringraziamento al Signore per aver donato al mondo la Serva di Dio e contemporaneamente un’occasione di riflessione e di approfondimento, guidato dall’omelia di P. Tito Sartori, che riproponiamo per tutti i nostri lettori. Omelia di Padre Tito Sartori Sviluppo del Regno di Dio Il brano evangelico espone lo sviluppo del Regno di Dio. Ma che cos’è il Regno di Dio? Il Regno di Dio è l’unione dell’anima nostra con Gesù fino a formare un tutt’uno con lui “Non c`è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Tale unione con il Signore è radicata nella grazia battesimale, che infonde nell’anima nostra la fede, la speranza e la carità. Attraverso la FEDE ci si abbandona in Dio come un bimbo in braccio alla mamma; attraverso la SPERANZA si anela a Lui come il bambino cerca il genitore e vuole stare con lui; attraverso la CARITÀ ci si sente legati al Signore come il bimbo si sente una sola cosa con mamma e papà. Tenuto presente che delle tre virtù teologali, quella alla quale il Signore attribuisce il potere di salvare, è la fede: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23), ne viene di conseguenza che la speranza e la stessa carità si fondano sulla fede. Tutto questo insieme di realtà soprannaturali nel vangelo odierno è considerato soggetto a crescita, perché la legge dello sviluppo è insita nella stessa unione con il Signore. È sempre e necessariamente una crescita priva di prove? Ci possono essere momenti difficili, come per esempio malattie, dispiaceri, disillusioni, morte di persone care, dubbi ecc. in grado di ostacolare lo sviluppo della fede? Cerchiamo di capirne qualche cosa di più guardando le esperienze accadute alla Bolognesi, che, avendo avuto esperienze mistiche straordinarie: apparizioni, stimmate, profezie puntualmente verificatesi ecc. potrebbe apparire tetragona a qualsiasi dubbio sulla fede, malgrado il Signore stesso nel Vangelo ponga agli apostoli un interrogativo inquietante rimasto fino ad oggi senza risposta: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8). A questo proposito cito un passo del diario del 1° giugno 1958, nel quale Maria Bolognesi innalza al Signore una profonda invocazione: “Gesù, accresci sempre più la mia fede, perché non cerchi altro che te per tutta la mia vita. Il mio amore sia sempre più ardente, e mi abbandono completamente alla tua santa volontà: per te vivere, per te morire”. La ragione della meraviglia non è nella richiesta della Bolognesi che chiede un aumento di fede, preghiera che dovrebbe essere naturale impulso di ogni cristiano; la meraviglia proviene dalla constatazione che questa richiesta viene avanzata da una persona che settimanalmente, e talvolta anche più di frequente, vede Gesù vicinissimo, gli parla, tratta con Lui questioni personali, perfino con Lui talvolta bisticcia! Se però si analizza più a fondo la richiesta stessa, se ne vede la ragionevolezza: essa non riguarda la fede nella Persona di Lui, quanto, piuttosto, il desiderio avvertito di far calare maggiormente quella fede nel singolo atto di vita quotidiana, superando lo sbarramento dei sensi che in qualche modo tendono ad occultare la presenza divina nella realtà delle cose concrete. 8 Finestre Aperte Rovigo - 30 gennaio 2009 Non sono pertanto sufficienti le visioni estatiche, le stimmate inferte da Dio nel corpo, i fatti prodigiosi ottenuti su personale preghiera d’intercessione, per radicare la fede nel cuore. Malgrado tutto ciò, il dubbio può insinuarsi nelle profondità dello spirito, lasciando ampi spazi aperti all’incredulità. Qui si tocca con mano che la fede è una virtù, che deve essere esercitata nelle varie fasi dell’esistenza, perché esige «un’adesione dell’intelligenza e della volontà alla Rivelazione che Dio ha fatto di sé attraverso le sue parole e le sue opere». La lettura della presenza del Signore va pertanto immessa nel contatto con la realtà d’ogni giorno. Un esempio di simile lettura lo troviamo nel diario del 22 giugno 1960: In questi giorni non sono mai uscita sentendomi poco bene. [...] Ho curato un po’ i fiori e con loro faccio delle belle meditazioni. Guardando le tinte dei fiori mi sembra che loro parlino al mio cuore della potenza di Gesù. Come si fa a non credere in Dio? Qui si innesta l’altra virtù teologale accennata: la carità. Di essa l’apostolo Paolo mette in risalto una caratteristica specifica: “Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione” (Col 3,14). Che cosa vuol dire: vincolo della perfezione? Significa che la carità è la forma delle virtù; le articola e le ordina tra loro; è la sorgente e il termine della loro pratica cristiana. La carità garantisce e purifica la nostra capacità umana di amare. La eleva alla perfezione soprannaturale dell’amore divino” (CCC n. 1827). Si noti: la forma di tutte le virtù; come dire che ciascuna dev’essere rivestita d’amore, e questo avvolgimento nell’amore a Dio e ai fratelli, costituisce il fondamento ultimo della stessa virtù chiamata in causa. Se ciò non avviene, lo zelo diventa crudeltà, l’umiltà si trasforma in astuta seduzione, la povertà diviene inganno, la mitezza un modo subdolo per farsi amare, e così via per tutte le virtù. Tuttavia la carità non deve piegarsi alla strumentalizzazione della fede, come nel caso raccontato nel diario del 2 maggio 1952: Finestre Aperte Mi venne a trovare una signora e mi chiese: “Signorina, vorrei chiederle una carità grande, tanto grande”. “Dica, signora [risponde affabilmente la Bolognesi], se posso, faccio ben volentieri”. “Chiedo a lei, signorina, la carità di darmi i numeri del lotto o della Sisal, ho vissuto fin [ad] oggi lontana da Dio, ho fatto un milione di debito a mio marito, se lo sa mi uccide...”. “Mia cara [è la risposta], una semplice preghiera la posso fare, ma questo [che lei mi chiede], non posso farlo. Sono povera anch’io, non ho mai chiesto a Gesù, attraverso alla preghiera, vincite al lotto”. “Sono stata cattiva, Signorina [replica la richiedente], come faccio per mio marito? così se guadagnerò, pagherò il debito”. “Preghi Gesù [conclude la Bolognesi], e si metta a lavorare, e rifondi i suoi debiti con il sudore della fronte, lavori e preghi...”. Quello che abbiamo appena ascoltata è la strumentalizzazione della fede, strumentalizzazione che allontana Dio per giustificare se stessi, invece bisogna allontanare se stessi per essere giustificati da Dio. L’allontanarsi da se stessi nel vangelo è qualificato “perdere la propria vita” per amore del Signore. Affinché la fede cresca ogni giorno più insieme alla carità, è necessario alimentare nel cuore la speranza, ossia il desiderio di Dio. Come si fa? Il desiderio è il riflesso dell’amore. Si desidera di avere ciò che si ama. Più si ama il Signore, più lo si invoca, lo si pensa, lo si cerca. Tutti i giorni abbiamo occasione di compiere tale cammino di fede, di carità, di speranza. Nel segreto di ogni nostro gesto Dio è nascosto. Di questa sua presenza ci renderemo conto ampiamente il giorno in cui, abbandonata la sponda del tempo approderemo a quella dell’eternità. Allora sì vedremo quanto sia stato bello camminare nella fede, nella speranza, nella carità, perché finalmente vedremo «faccia a faccia», il Dio dell’Amore, della luce, della pace. 9 Rubrica a cura di Ludovica Mazzuccato UNA POESIA PER IL CREATO Le poesie premiate A nche per questa iniziativa la nostra Redazione è stata piacevolmente “invasa” da un tripudio di poesie: oltre cento fiorellini, ognuno meraviglioso nella sua diversità, hanno colorato il nostro tavolo di lavoro, trasformandolo in un prato primaverile. Ogni opera emana il profumo dell’anima del suo autore, perciò le abbiamo “annusate” una ad una per estrapolare questo bouquet composto dalle dieci poesie scelte. C’è però un messaggio chiaro e accorato che sembra essere la radice da cui sono germogliate tutte le poesie partecipanti: il Creato ci parla di Dio e del suo amore per noi, e nessuno meglio del poeta è in grado di ascoltare quella voce e di farsi difensore di questo “paradiso terrestre” violentato dalla mano irrispettosa dell’uomo. Anche in ciò Maria Bolognesi ci illumina con il suo esempio, lei cresciuta tra il grano e le farfalle, lei che tanto amò un canarino, lei che nei suoi quadri tradusse con il tratto e il colore questo amore infinito per il Creato che diviene Salmo di lode! HAIKU DI UN FIORE GRAN SASSO UNA POESIA PER IL CREATO Francesco Mandiello di Nocera Inferiore (SA) Rosanna Zamparelli di Pineto (TE) Daniela Basti di Chieti Sento un fiore mi canta dell’amore vuole la terra. Alto, solenne in posa perenne celebri la grandezza del Creato. Ti risvegli baciata dal sole, ti addormenti cullato dalla luna, con te come son liete le ore! Quando calano le ombre sui tuoi sentieri solitari il mistero mi avvolge, ma sempre plachi il mio animo e pensieri di seta su ali di farfalla la tua quiete mi dona. Congiunte in su le tue vette verso l’azzurro a ringraziare il Signore, ispiri assonanze d’amore e vibrazione di versi. Tu ispiratore di poeti e pittori, tu magnificenza del Creatore. Solo anguilla Colgo un fiore piange la sua terra cade la vita. Perdo un fiore distratto dal dolore resto solo. Semplice ed emozionante proprio come un fiore, questa poesia racconta come la natura ci sia insostituibile compagna di vita. Lode alla montagna che ci avvicina a Dio: l’autrice si rivolge al Gran Sasso come fosse una persona e perciò degna del massimo rispetto. Una goccia, una foglia, un po’ di vento. Ecco il cocktail che mi rapisce dentro. Rombi lontani e cieli sconosciuti e tra le dita il ronzio delle api. Essere lì dove c’è solo vita della formica lenta tra stoppie sparpagliate e d’aquile imperiose. Via le parole ardite, ricercate, immagini e volute della mente, salti d’acrobata a filo di rete, ma solo anguilla che torna alla sete. La natura è ispirazione per l’autrice, pozione magica che la trasforma in un’anguilla che sguiscia alla ricerca della parola giusta per lodare il Creato. CONTINUA A GERMOGLIARE “UNA POESIA PER L’AMICIZIA” A” Giuseppe Mastroianni di Cicciano (NA) Nuovo numero, nuova tematica. Inviateci entro il 15 maggio 2009, le poesie ispirate all’AMICIZIA – pensieri, emozioni, speranze, ecc. legati al sentimento dell’amicizia – che non superino i 30 versi, in un’unica copia, corredata delle proprie generalità e dell’autorizzazione al trattamento dei dati personali. Per spedire le opere (per posta, per fax o per e-mail in file .doc), per richiedere Finestre Aperte e ricevere informazioni, rivolgersi a: Per quanto sia stata scossa dal turbine, la rosa continua a germogliare …e sembra ancora più bella di prima. La rosa, simbolo intrinseco di significati, diventa maestra di vita in questo verso intenso proprio come il profumo delle rose. 10 Centro Maria Bolognesi - Via G. Tasso, 49 - 45100 Rovigo Telefax: 0425.27931 e-mail [email protected] - www.mariabolognesi.it Finestre Aperte Sulle ali della Poesia SUSSURRO MI PERDONERAI Rita Mazzon di Padova Gérard Kim di Civitella della Chiana (AR) Sento il Tuo sussurro quando un alito di vento fa muovere la verde foglia Io sono fragile. Sono in un binario di corse inutili. Quando tocco una roccia quando sbriciolo i miei passi in lei redimo la mia debolezza In quel sussurro che scalda perfino l’anima degli antichi sassi ritorna nella mente la preghiera che mi insegnò mia madre Sapore di natura eterna La mia fede sopita si risveglia ed in Te io respiro ed in Te io mi immergo. Questi magnifici fiori colorati Disegnano un arcobaleno sull’erba smeraldo Ma io senza nemmeno guardarlo Continuo a coglierli rovinando il quadro Questi immensi alberi millenari Che sopravvissero alle tempeste e canicole Al posto di ammirare questa forza leggendaria Li sradico senza stato d’animo Questi fantastici animali creati con amore Li assicuri sicurezza e benessere Però li uccido anche senza avere fame Unicamente per esibirli come trofei Facendo estinguersi le numerose razze Questo puro ossigeno che ci offre generosamente Non posso trattenermi di inquinarlo Con tutti i progressi e l’allettamento del lucro Questi litri d’acqua potabile a disposizione Li esaurisco con la mia stupidità Bella Madre Natura, Sono il tuo caro bambino Eppure faccio come gli altri uomini Ti distruggo lentamente ogni giorno Tuttavia anche se so che è molto tardi Farò tutto quello che bisogna Per trovare diverse soluzioni E spero che un giorno Mi perdonerai. La natura ci parla di Dio e non ha bisogno di gridare: l’animo sensibile dell’autrice lo sa ascoltare e amplificare al mondo. Un mea culpa ben strutturato: ognuno di noi è responsabile della natura. D’effetto la chiusura con una certezza che ci parla della misericordia divina. CIÒ CHE UN ALBERO CI CHIEDE Angelo Rosselli di Reggio Emilia Io che passeggiavo, fra l’erba d’un giardino, i profumi assaporavo, del tulipano e del ciclamino. E le foglie ascoltavo, dal vento accarezzate, e rammento che cantavo, nelle mie lunghe passeggiate. Questo succedeva, poco tempo fa, ed il sole splendeva, nella mia città. Al posto della natura, ora c’è un cantiere, e s’intravede la struttura, di un nuovo quartiere. Ora sopra al prato, come fossero all’assalto, passano mille e mille auto, e non c’è erba bensì asfalto. Questo ora succede, in tutte le città, ma ogni albero ci chiede, un po’ d’umanità. Passato e presente: il passo del regresso che calpesta la natura. C’è una speranza: ritrovare il nostro lato umano. DOLCE MALATTIA Andrea Marsico di Catanzaro Finalmente sono in forze, voglio stare all’aria aperta. Sì! Sono proprio a casa mia, ma è nuovo quel che vedo. INCANTO LUCCIOLE Elisabetta Corveddu di Ferentino (FR) Può sembrare un’ironia Grazie dolce malattia. Piccole stelle illuminano notturni campi. È un pezzo di cielo terrestre. Creature fantastiche diffondono divina luce, regalando attimi illusori di eterno paradiso. Dopo aver portato la croce siamo in grado di apprezzare ciò che prima davamo per scontato come il calore del sole o il vento che ci spettina. La sensibilità dell’autrice riesce ad assimilare la magnificenza di quei piccoli insetti estivi: le lucciole, portatrici di luce divina. Quanta luce che fa il sole, che profumo ha questa terra, chiacchierona l’acqua scorre, che gentili sono i fiori. È stupendo quel tramonto, che sollievo questa brezza. E pensar che solo adesso vedo tutte queste cose. Finestre Aperte Liliana Ianni di Roseto degli Abruzzi (TE) In questo posto così irreale solo la natura si sente cantare. All’allegro cinguettio di un piccolo fringuello risponde il gorgoglio di un limpido ruscello. Il vento intanto fa stormir le foglie e il richiamo dell’allodola nell’aria si diffonde. Il sole ormai ammicca all’orizzonte e delle cose si allungano le ombre. È tardi devo andare ma di sicuro non potrò dimenticare la pace che la natura mi ha saputo dare. Lontano dalla folla, dalla gente mi sento viva finalmente. Abile l’autrice nel trasmettere l’incanto suscitato dall’immergersi in un angolo di natura, quasi come un tuffo nell’anima. 11 Presentata la nuova biografia Conoscere Maria Bolognesi in 30 pagine Presso la sala del Ridotto del Teatro Sociale di Rovigo, sabato 31 gennaio 2009 alle ore 15.30, un folto gruppo di persone ha partecipato ad un incontro con P. Tito M. Sartori autore di un’agile biografia edita da VelarElledici dal titolo “Maria Bolognesi - Tanto povera ma ricca di Dio”. Nel volumetto sono raccolte le vicende principali della vita (pp. 30), le esperienze mistiche (pp. 7) e la spiritualità della Serva di Dio Maria Bolognesi. Prima della presentazione del volume hanno portato il loro saluto il Vescovo di Adria-Rovigo mons. Lucio Soravito de Franceschi e l’Assessore alla cultura del Comune di Rovigo Federico Frigato a nome del sindaco, assorbito da altri impegni istituzionali. Il Vescovo ha espresso il suo compiacimento per questa iniziativa che porta un ulteriore contributo alla conoscenza della Serva di Dio Maria Bolognesi. Egli ha ricordato che il processo canonico ha esaurito tutte le fasi preliminari ed ora è nelle mani della Congregazione per le Cause dei Santi. Il Vescovo ha espresso il proprio personale interesse per questa figura nella quale risalta un grande 12 amore per i piccoli e per i poveri, oltre che naturalmente una grande fede interiore. L’assessore, a sua volta, ha portato il saluto della città di Rovigo ed ha rievocato soprattutto la ricchezza della testimonianza nella carità in Maria Bolognesi che rappresenta una lezione ed un esempio per tutti. Ha coordinato l’incontro mons. Bruno Cappato che ha esordito ricordando aspetti di conoscenza personale della Serva di Dio ed ha richiamato alla memoria anche espressioni entusiaste del Postulatore della causa P. Tito M. Sartori fin dall’inizio quando assunse questa responsabilità. Ha preso poi la parola P. Tito, che ha rivisitato la vita della Serva di Dio secondo alcuni periodi principali caratterizzati ogni volta da aspetti straordinari: “Possiamo circoscrivere la breve esistenza della Serva di Dio (55 anni e 99 giorni), in quattro periodi: 1) nascita a Bosaro con residenza successiva a Crespino (1924-1950); 2) trasferimento a Rovigo presso la famiglia di Wanda Guerrato (19501955); 3) successiva permanenza presso la famiglia Mantovani in seguito al decesso della signora Wanda (1955- 1966); 4) ultimo scorcio di vita accanto a Zoe Mantovani (1966-1980). Nel lungo e fervido ricordo della vita, P. Tito ha vincolato l’attenzione della sala che ha seguito con profondo interesse lo sviluppo di questa personalità a cominciare dalle umilissime origini e dalle sofferenze che l’hanno accompagnata; basti pensare solo che Maria Bolognesi, per povertà e per precarietà dello stato di salute, frequentò sporadicamente le elementari. Persone, avvenimenti con date e indicazioni precise sono sfilati nel discorso di P. Tito, che ha soprattutto ben delineato la personalità della Bolognesi, ma anche le numerose esperienze mistiche e l’accompagnamento nella direzione spirituale di alcuni sacerdoti che l’hanno indirizzata, ottenendo sempre pronta e immediata disponibilità da parte della Serva di Dio. Ricordiamo l’avvio di questa avventura: “l’incontro mistico con Gesù (notte del 2 aprile 1942) apre una stagione spirituale nuova nella vita di Maria Bolognesi. I tre miracoli da lei chiesti e dal Signore concessi a prova della sua identità, si rivelarono fonte di amarezza per l’interpretazione errata che di essi fornirà il Curato di S. Cassiano. Soltanto la saggezza del vecchio 76enne don Bassiano Paiato (1866-1961) consentirà alla ventiduenne Maria di superare difficoltà altrimenti insormontabili e di avere una guida sicura, con l’appoggio della signora Angelina Piva e di suo marito Ferdinando”. Ed ancora P. Tito così ha descritto l’animo di Maria: “Dovunque la Bolognesi andasse, una corrente di amore veniva a connotare i suoi rapporti di relazione. Il motivo di tale corrente d’amore aveva una origine pressoché unica: l’umiltà di Maria Bolognesi. Finestre Aperte Rovigo - 31 gennaio 2009 La beatitudine proclamata da Gesù: “Beati i miti, perché possiederanno la terra”, si realizzò compiutamente in Maria Bolognesi. Ella, appunto perché mite e umile, senza volerlo attirava verso di sé le persone, che, avvicinandola, ne scoprivano le incredibili ricchezze umane e temevano perciò di perderla. Maria, povera, era felice di rendere felici i poveri come lei, soprattutto se si trattava di bimbi bisognosi, di persone malate, di persone per qualsiasi motivo infelici. L’ambiente urbano le aprì una finestra nuova sul panorama dell’umanità. Malata, ebbe motivo di conoscere altri malati negli ospedali, presso gli ambulatori, nelle famiglie. Povera, ebbe occasione di conoscere altri poveri. Umile, fu sempre animata da un grande senso di riconoscenza e quando aiutata, non si vergognò mai di avere bisogno”. L’incontro ha visto anche un momento di dibattito nel quale sono stati ricordati altri aspetti volti a completare il quadro di una esperienza umana e cristiana straordinaria. L’incontro si è chiuso con la benedizione del Vescovo ed il ringraziamento della responsabile del Centro Maria Bolognesi dott. Giacomini. B. C. (da la Settimana, 8 febbraio 2009) DESIDERATE AVERE “MARIA BOLOGNESI” SUL VOSTRO COMODINO? “Tanto povera ma ricca di Dio” ovvero “Ti farò mia sposa per sempre” Cari Lettori, quelli sopra riportati sono i due titoli del nuovo libretto divulgativo a firma di Padre Tito M. Sartori, il Postulatore della Causa di Canonizzazione della Serva di Dio Maria Bolognesi. Durante l’estate del 2008, in virtù di una serie di concomitanze favorevoli, egli ci ha concesso di valorizzare un suo breve e illuminante studio sulla Serva di Dio che, fino ad allora e per diversi anni, il Centro aveva custodito con cura nel proprio archivio. Si è trattato di un’occasione unica, forse irripetibile, colta all’istante affinché il messaggio d’amore di Maria Bolognesi potesse varcare con forza i confini del nostro territorio polesano e veneto ed arrivare in tante altre terre e regioni italiane. Il Centro Maria Bolognesi, parte attrice della Causa, ha così deciso di dare alle stampe questo studio e l’ha affidato alla Casa Editrice VELAR, che l’ha pubblicato in un’apposita collana dedicata a Santi-Beati-Venerabili-Servi di Dio. Il libretto – formato cm. 12x20,5 di pagg. 48 e corredato di molte fotograFinestre Aperte fie anche inedite – viene diffuso dalla stessa Casa Editrice VELAR nelle varie librerie cattoliche d’Italia sotto il titolo “Maria Bolognesi - Tanto povera ma ricca di Dio”. Nelle altre librerie lo stesso testo, cioè il medesimo contenuto, viene invece diffuso dalla Casa Editrice Edizioni MB con il titolo “Maria Bolognesi - Ti farò mia sposa per sempre”. La presentazione dell’opera è avvenuta come descritto nell’articolo soprastante. Amici cari, da molto tempo ci siete vicini e ci seguite nel cammino della Causa di canonizzazione! Non potevamo mancare nei vostri confronti: con questa lettera abbiamo ritenuto giusto tenervi subito informati sul recentissimo avvenimento della pubblicazione di questo nuovo libretto biografico. Vogliamo assicurarvi di avere riservato e trattenuto presso di noi un congruo quantitativo di volumi, che potremo spedirvi non appena ricevuta la vostra richiesta tramite l’allegato bollettino di conto corrente postale per un’offerta libera, con specificato il numero delle copie desiderate. Contiamo molto sulla vostra sollecita disponibilità e collaborazione per far conoscere sempre più a familiari ed amici la figura esemplare della nostra Serva di Dio, che dall’alto certamente ci segue ed intercede per le nostre continue necessità. Grazie, amici. Vi auguro ogni bene e tutto il bene in Dio. Giuseppina Giacomini 13 I premiati di Parole di Bontà 2008 “I nonni per me sono le guide nel mondo” Nel teatro comunale di Bosaro gremito di pubblico si è svolta – venerdì 28 novembre 2008 – la serata di premiazione della III Edizione del Premio “Parole di Bontà”, con tema “W i nonni: le radici del nostro albero!” Ludovica Mazzuccato, che ha condotto la serata, ha dato il benvenuto e approfondito il significato della parola “nonno/a” che deriva dal tardo latino “nonna/nonnus” e che significava, all’origine, «balia» e, poi, anche «monaca». In tedesco il termine è tutt’oggi usato per indicare la suora. Analogamente, in inglese, si usa nun. La stessa cosa per il termine francese nonne, che corrisponde all’italiano “religiosa”. Sempre in francese è rimasto il termine nounou, per indicare nel linguaggio infantile il personale domestico, che si occupa dei bambini. L’italiano è dunque l’unica delle lingue citate in cui il termine latino nonna/nonnus è stato poi utilizzato per designare gli avi, venendo a perdere ogni nesso con figure religiose. A dire il vero questa derivazione ha un suo senso: i nonni - proprio come i religiosi - sono custodi. Custodi della tradizione, della storia, della saggezza popolare e soprattutto dei nipotini. Non a caso, dal 2005, è stata proclamata la Festa Nazionale dei nonni il 2 ottobre di ogni anno, giorno dedicato anche agli Angeli Custodi. Il Sindaco Remo Randolo ha dato il suo caloroso benvenuto e ha manifestato la sua gioia nel constatare la continuità di questo Premio, che è vissuto come un momento speciale dalla comunità di Bosaro, che si riunisce nel nome di Maria Bolognesi; perciò, l’intenzione del Sindaco e dell’Amministrazione è quella di continuare a portare avanti questa iniziativa. Anche il Presidente del Centro Maria Bolognesi Giuseppina Giacomini, ha ringraziato il Comune di Bosaro per la fruttuosa collaborazione e ha espresso un’osservazione su come i nonni, che cambiano da una generazione all’altra, siano ora più giovani e attivi rispetto al passato. Mons. Daniele Peretto, Vice-postulatore della Causa di Canonizzazione della Serva di Dio, ha raccontato al pubblico quanto la presenza dei nonni abbia influito positivamente nella vita di Maria Bolognesi e ha riservato parole di elogio per loro e per tutti i nonni in genere. Questi i premiati che hanno ricevuto giochi didattici e libri: vincitori ex-aequo - cl. Iª Matteo Squizzato; cl. IIª Andrea Rondina, Anna Fabbian, Matteo Padovan, Melissa Melon; cl. IIIª Alice Masiero; cl. IVª Gloria Visentin (dalla cui poesia è tratta la frase del titolo); cl. Vª Pietro 14 Nalio. Segnalati - cl. Iª Andrea Giulia La Marmora; cl. IIª Cristian Manfrinati, Elena Yu, Alessandro Panella, Aurora Zangrossi, Filippo Braggiato; cl. IIIª Alessia Bonvento; cl. IVª Simone Cavallaro; cl. Vª Eddy Mazzetto. Menzioni di merito - cl. IIIª Ezequias Reyes Fiorentino; cl. Vª Azarkou Othmane. Le due “menzioni di merito” hanno permesso di ricordare i nonni di tutto il mondo, vicini e lontani, e quelli che vegliano i nipoti da lassù. A tutti i partecipanti è stato consegnato un bicchiere da viaggio personalizzato a ricordare che ai “nonni” non bisogna mai far mancare il simbolico “bicchier d’acqua”. Un plauso particolare alle insegnanti, capeggiate dalla signora Simonetta Coltro: in questo momento in cui il sistema scolastico sta attraversando una “rivoluzione” sostanziale è fondamentale far emergere il lavoro encomiabile del corpo insegnanti della Scuola Primaria di Bosaro che in queste tre edizioni del Premio ha fatto in modo che la partecipazione degli alunni fosse un reale momento di crescita. Il Sindaco ha poi consegnato la copia incorniciata dell’atto di nascita della Serva di Dio Maria Bolognesi alla Presidente del Centro: un momento suggestivo e molto toccante in cui il ricordo di questa bosarese doc. si concretizza nel desiderio di una comunità intera di poterla chiamare presto “Beata”. Una serata d’inverno si è trasformata in un momento di grande calore umano, in cui le parole dei bambini hanno riportato il sole nel cuore dei presenti e qualche lacrima di commozione sui volti orgogliosi dei nonni! Finestre Aperte La meta del Pellegrino UNA VISITA ILLUMINANTE L’Abbazia di Praglia (PD) Nel proporre questo suggestivo ritratto donatoci da una nostra lettrice, rinnoviamo l’invito ad inviare il vostro racconto per divulgare la conoscenza di un luogo sacro che portate nel cuore. Nell’agosto 2008, durante le mie vacanze estive, il mio fidanzato ed io, abbiamo visitato una parte del Veneto e precisamente le località che circondano la bellissima città di Padova. Devo dire che mi ha affascinato tutto, dai castelli alle ville dagli immensi giardini. C’è stata però una cosa che mi è rimasta nel cuore e che mai dimenticherò: l’Abbazia di Praglia e la sua Chiesa dell’Assunta. Quest’ultima è il luogo dove oggi i monaci benedettini, si raccolgono in preghiera davanti al Crocifisso ligneo di scuola giottesca o ascoltano le Sacre Scritture seduti sugli stalli barocchi del refettorio, decorati con gli affreschi di Giovanni Battista Zelotti e di Bartolomeo Montagna. In quel luogo, mi sono sentita in pace ed in completa armonia con la natura. Potevano esserci miriadi di turisti, ma ero come se fossi lì da sola. Rilassata dal cinguettar degli uccelli, adagiati lungo l’ombroso viale di platani. Qui i frati Benedettini secondo le Finestre Aperte regole del loro ordine religioso, lavorano negli orti e nelle campagne. Producono e confezionano, quindi, il frutto del loro lavoro e cioè marmellate, miele, tisane e prodotti cosmetici. Oltre a questi lavori agricoli, si occupano anche di rilegature di libri, spesso anche molto antichi. Questa visita mi è piaciuta molto, anche perché ai visitatori è concessa una guida personale, fatta appunto dagli stessi monaci, che ti narrano ogni piccola particolarità del luogo e come dettagliatamente è svolta la loro giornata. Ci hanno spiegato che una volta che si entra in questo contesto religioso, sposi tutto ciò che è lì in quel momento, quello che c’è stato e quello che verrà. Una delle altre cose che mi ha colpito durante la visita guidata è come questi monaci benedettini affrontino i problemi del mondo esterno, ovvero le notizie che ne giungono attraverso i giornali. Magari noi siamo pronti a dar giudizi gratuiti e spesso sbagliati su qualunque persona, assassino o eroe, mentre loro, leggono ognuno il proprio quo- tidiano e, in un secondo momento, parlano insieme delle loro idee e si scambiano opinioni. Tutta questa grande armonia che si respira nell’Abbazia di Praglia è qualcosa di stupendo ed indimenticabile e credo che ci ritornerò volentieri. Qui ho scoperto anche che i monaci benedettini danno la possibilità di fare esperienza monastica e quindi si può soggiornare da loro e vivere la loro quotidianità in ogni suo piccolo particolare. Dai momenti di preghiera, ad infiniti attimi di silenzio e di ritiro spirituale con se stessi. Ricordo che quel giorno che sono andata a visitare l’Abbazia, prima che ancora aprissero la porta per le visite guidate, c’era un signore che aveva terminato da poco tale esperienza e nei suoi occhi ho potuto notare una luce particolare, come se quel mondo lo avesse cambiato o per lo meno, lo avesse svuotato dal fardello dei piccoli problemi quotidiani o preoccupazioni varie. Alessandra Mosca Proietti 15 Fratta di Oderzo (TV) MARIA BOLOGNESI – “MODELLO” D’AMORE Un S. Valentino speciale per la Comunità di Fratta di Ne ha così messo in evidenza: la povertà che diventa Oderzo (TV), concretizzato nell’appuntamento organizzato ricchezza perché avvicina a Gesù, l’esperienza di una dal Centro Maria Bolognesi di Rovigo e Oderzo in colla- famiglia numerosa, la sua “mobilità” per raggiungere i borazione con l’Associazione A.I.T.Sa.M. (Associazione bisognosi e portare ovunque il messaggio d’amore di Dio, Italiana Tutela Salute Mentale) di Oderzo, il Centro di inte- il suo lavoro prima nei campi e poi a servizio nelle famigrazione sociale “I Tigli” e la Cooperativa “I Tigli 2”. glie, le sue tribolazioni fisiche, la capacità di sopportare le Un incontro illuminate che ha permesso ai presenti di derisioni a cui è sottoposto ogni testimone fedele, il suo scoprire e approfondire la figura della Serva di Dio Maria misticismo, la sua ubbidienza al padre spirituale di turno, Bolognesi, anima soave, innamorata dei poveri, degli la tenerezza dei suoi incontri con Gesù, l’intensità della sua ammalati e dei sofferenti. preghiera, l’uso dell’arte pittorica per comunicare ancora Impossibile non lasciarsi contagiare dal messaggio una volta amore… d’amore che trasuda dal suo esempio di vita, come il pro“Desidero approfondire le mie conoscenze sulla Serva fumo di un fiore che infonde consolazione Dio e in particolar modo delle sue e speranza. venute ad Oderzo perché questo mi Ciò è trapelato anche dalle parole di permette di dire che la santità non è «Oh Gesù Don Pietro Bortolini che durante l’omelia stratosferica e lontana, è vicina, passa della S. Messa – celebrata nella chiesa di qua, basta saperla incontrare” ha se fossi sicura parrocchiale di S. Valentino prima dell’insottolineato il celebrante. di diventare contro di approfondimento – ha tessuto in Nel ritrarre Maria Bolognesi, Don la più ricca del mondo maniera sublime ed incisiva le lodi della Bortolini ha messo in risalto la fantasia per perdere l’anima Serva di Dio. di Dio nel ribaltare il giudizio degli Don Pietro ha esordito sottolineando uomini: proprio come la Serva di Dio e l’amore dei miei come nel mondo di oggi ci sia un bisogno fu considerata una “zucca troppo dura” poveri e ammalati, viscerale di avere modelli di riferimento per andare a scuola, così Jean Marie preferirei ritornare realmente adeguati e non gli stereotipi Vianney fu allontanato più volte dal indietro come quando diseducativi, specialmente per i giovani, seminario perché ritenuto poco capace, che ci propina la televisione. Perciò eseme alla fine è diventato quello che noi ero piccola senza pane pi di vita, come lo è Maria Bolognesi, tutti conosciamo come il Santo Curato e senza vesti, vanno valorizzati e divulgati per crescere d’Ars. lavorando molto senza generazioni capaci di “donare” senza penDon Pietro ha poi così concluso essere compresa. sare al proprio “tornaconto”. “Mi pare che oggi il nostro tempo “Siamo qui a celebrare i Santi Cirillo abbia bisogno di imparare ad amare. Ma chi può staccarmi e Metodio, Patroni d’Europa, due Santi Allora mettiamo sotto l’intercessione da un Dio così grande? di grosso calibro. […] Chiediamo a quedi San Valentino e di Maria Bolognesi Amore immenso sti Santi davvero di intercedere presso il questo desiderio, questo augurio per senza fine, Signore, per l’Europa, perché non si vertutti noi, per il nostro tempo: ci aiuti nessuno potrà gogni delle sue radici cristiane. Per questa il Signore, attraverso l’intercessione comunità, oltre a Cirillo e Metodio, c’è dei nostri Santi, a diventare davvero distogliermi neanche San Valentino, di cui in questo frangente mi capaci di amare”. sbattendomi come fermo ad evidenziare solo un aspetto della A tutti i partecipanti è stata concencio messo al vento». sua personalità, giusto o sbagliato, che segnata in dono la nuova biografia di gli è stato attribuito: il Santo dell’amore. Maria Bolognesi “Ti farò mia sposa (Serva di Dio Abbiamo bisogno di amore, ma di quello per sempre” di P. Tito M. Sartori PostuMaria Bolognesi, giusto, perché oggi tutti parlano di amore latore della Causa di Canonizzazione, Diario 1959) e pochi sanno che cos’è l’amore”. Così si con l’augurio che questo incontro si è espresso Don Bortolini che ha poi contirinnovi, diventando un appuntamento nuato sviscerando il percorso di vita della consueto per sentirsi un’unica grande Fratta di Oderzo Serva di Dio in un excursus toccante, che famiglia sotto l’ala protettrice della Sabato 14 Febbraio 2009 colpisce soprattutto tenendo conto che lui Serva di Dio. stesso è venuto a “contatto” da poco con questa figura radiosa. La Redazione 16 Finestre Aperte Incontro con il CIF di Verona DON CAMILLO MAGAROTTO PRESENTA UNA SUA PARROCCHIANA La presidente del CIF (Centro Italiano Femminile) di Verona, prof.ssa Raffaela Lamastra, ha fatto pervenire una lettera con la quale trasmetteva la sintesi di un incontro-dibattito sulla santità, svoltosi a Verona nel pomeriggio di giovedì 20 novembre 2008. Poche, ma essenziali, le sue parole per trasmettere la relazione firmata da Antonella Rocchetto: “Il Centro Culturale di Verona ha accolto il 20 novembre 2008 molte aderenti al C.I.F. poiché era la seconda volta che noi veronesi “incontravamo” la Serva di Dio Maria Bolognesi. A parlarci di quell’umile ma grandiosa donna, era il parroco di Bosaro (RO) Don Camillo Magarotto, nella cui chiesa parrocchiale il corpo di Maria è stato traslato nel corso del 2008: 15 aprile. L’incontro ha riscosso molto successo nelle amiche veronesi, che hanno imparato ad amare Maria attraverso i suoi scritti e i suoi quadri, presentati via via, nel corso degli anni, attraverso le pagine del Periodico “Finestre Aperte”. Don Camillo Magarotto ha ricordato prima di tutto che i Santi sono tutte quelle persone che hanno saputo incarnare il Vangelo in maniera eroica e che Maria Bolognesi è una di loro; poi ha evidenziato come il Vangelo sia sempre inesauribile, sempre nuovo e sempre attuale. Fatta questa premessa, il relatore – per mettere tutti a proprio agio – ha doverosamente precisato che Maria è nata nel 1924 a Bosaro, in provincia di Rovigo, capoluogo del Polesine, dove è deceduta il 30 gennaio del 1980. Quanto a Bosaro, pur trattandosi di una piccola località di campagna, sta conoscendo un continuo via vai di gente che, per un motivo o per l’altro, vi giunge attratta da questa terra ed ora anche dalla storia di Maria. Questo continuo via vai rappresenta un irrefrenabile processo di arricchimento umano. Don Camillo, da pochi anni parroco a Bosaro, ha pure ricordato come il rapporto con queste persone debba essere caratterizzato da un inarrestabile senso di accoglienza, pazienza, disponibilità e capacità di gestire anche l’improvvisazione. C’è, infatti, molta gente che arriva nella Chiesa parrocchiale di San Sebastiano perché talmente disturbata da fattori e vicissitudini varie, da cercare in modo più o meno consapevole un sollievo nei Santi; proprio per questo motivo Don Camillo ha ricordato che si fa dovere per tutti di pregare tanto per ognuna di queste persone in difficoltà. Don Camillo ha pure evidenziato come l’essere prete proprio lì a Bosaro, dove è nata una candidata alla Santità, sia – sul piano spirituale – un enorme dono ed anche un’opportunità, mentre – sul piano umano – potrebbe essere, e talvolta lo è, un vero impiccio. Il relatore peraltro si è definito molto contento di essere prete e che vorrebbe urlare al mondo intero questa sua gioia interiore. Finestre Aperte Ricorda come Maria Bolognesi abbia offerto e sofferto per i Preti: credeva nella loro santificazione, pregava sempre per loro, condividendo e amando molto il rituale della liturgia, ovvero il “ben e bel celebrare”. Anche se Maria Bolognesi vive nell’eternità di Dio, Don Camillo ricorda che dopo la morte terrena la vita non ci è tolta, ma trasformata: ragion per cui il sacerdote non esita a dire che la presenza di Maria si sente, si percepisce in vari modi. Donna vera: bella dentro e fuori! Maria è stata una persona dotata di grande personalità e di grande coraggio: non aveva paura di niente e di nessuno, neppure durante le malattie, dalle quali si riprendeva a fasi alterne con estrema velocità. Diceva sempre con la massima schiettezza quello che pensava, senza mai mancare di rispetto a nessuno; a tale riguardo, Don Camillo ha ricordato ai presenti in sala che quando si ha accanto a noi un Santo, a nostra volta non dobbiamo aver paura di niente e di nessuno, né dobbiamo sentirci mai soli. Don Camillo si è soffermato sul grande privilegio che ognuno di noi ha ricevuto all’atto della nascita da parte di Dio: Lui ci ha chiamato alla vita, Lui ci ha donato il Battesimo. Il Signore vuole che tutti noi diventiamo dei Santi. Tutti noi dovremmo pertanto avere il coraggio di lanciare dei chiari messaggi in tal senso, anche se in prima battuta non dovesse rispondere nessuno dall’altra parte. Come alimentare e far crescere il nostro carisma cristiano? La strada da seguire è quella che ci porta al confessionale, ovvero alla Confessione: troppo spesso ci dimentichiamo l’importanza di questo sacramento, il solo capace di tenere la nostra anima ripulita da qualsiasi granello di polvere, ovvero da tutto ciò che potrebbe essere di ostacolo alla nostra personale crescita. Antonella Rocchetto 17 “Vado a prepararvi un posto” INSIEME NELLA CARITÀ DEL SUFFRAGIO “Vado a prepararvi un posto” disse Gesù ai suoi Apostoli alla vigilia della sua morte; e disse pure: “Nella casa di mio Padre ci sono molti posti” (Gv 14,2). I versetti sopra riportati risuonano più che mai nella nostra mente, se ci fermiamo un attimo a riflettere sul valore della chiamata all’eternità, che ci raggiunge nelle maniere e nelle forme più varie, talvolta anche inconsuete. Questa “chiamata” è venuta come una “carezza inebriante nelle membra” per la giovanissima Silvia; come “sorgente di libertà” per il nonno Cesare; è venuta come “lacrima purificatrice” per Guglielmo; come “bacio ardente dentro il cuore” per Giovanni. Sono infatti quattro le persone “amiche” che vogliamo ricordare attraverso il nostro periodico, chiedendo nello stesso tempo ai lettori di ricordarsi di loro e dei loro cari con la preghiera e con il suffragio. Queste persone, che Gesù ha preso per mano, andando loro incontro e regalando loro il suo Spirito, le vogliamo ricordare, ora, anche con i loro cognomi: Silvia Marenda – Cesare Marenda – Guglielmo Gigli – Rigobello Giovanni. Prima di presentare il documento che ci rivela l’identità e la personalità di Silvia, la più giovane, e di Giovanni, assiduo frequentatore e collaboratore della casa di Maria Bolognesi e del nostro Centro, desideriamo porgere alle famiglie colpite dalla perdita di un loro congiunto l’espressione più calda della nostra sofferta ed intima preghiera del cuore, accompagnata dalla sicura intercessione della Serva di Dio Maria Bolognesi per il raggiungimento di quella pace, che Gesù – con la sua morte e risurrezione – ha riscattato per ciascuno di noi. Elogio a Silvia Inizio la riflessione in questo solenne momento liturgico con una composizione di luogo: la Residenza Firmo Tomaso, dove il Dio Provvidente collocò la significativa cattedra di Silvia dal gennaio 2001, sino al 17 novembre 2008, appena trascorso, alle ore 6. Era un giovedì pomeriggio, Silvia era in cappella, vegliata dalla mamma Assunta, presente il papà Aldo, mentre celebravo la santa Messa. Dopo la transustanziazione del Pane, mentre levavo in alto l’Ostia, le labbra di Silvia si sciolsero in un chiarissimo: “È vero!!!”. Questa è la “chiave” che ci permette di entrare nel mistero della vita di Silvia. Davanti a questo mistero, nove anni orsono, Giovanni Paolo II, commosso, tacque per due lunghi minuti, accarezzandone il volto. Perché Dio ha regalato, sì! regalato, ai genitori, al fratello, alla Chiesa e alla Società, Silvia? Perché fosse accolta, quale ineffabile tesoro. Oh, i tesori che il Cielo regala alla terra possono anche essere rifiutati, e, perché se ne ignora il valore, ritenuti soltanto un peso! Succede a chi non ha il cuore puro, perché sono i puri di cuore che conoscono le mosse di Dio e si pongono in sintonia collaborativa con Lui. Il tesoro, offerto a noi dal Cielo, tramite la Silvia sono i suoi carismi: - il carisma del sorriso, che brillava nei suoi occhi, specchio dell’anima, abitata dalla Santissima Trinità; - il carisma della pazienza, esclusivo distintivo dei santi. Così si esprime il libro dei Proverbi: «Il paziente val più d’un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città»; 18 - il carisma del completamento a ciò che manca alla passione di Gesù per la sua Chiesa; - il carisma di risvegliare l’amore che giaceva assopito nel cuore di chi l’avvicinava. Tesoro, ancora è la verità di fede, per cui Silvia è una dei piccoli sotto la cui pelle si nasconde Gesù Cristo. Perciò i familiari di Silvia, scoperto il valore del Tesoro, vendettero le loro energie personali, il tempo e quanto avevano di più caro per custodire quel tesoro gelosamente. Silvia e quanti l’hanno amata, curandola, sono profezia, che testimonia il valore della vita umana, qualunque sia il suo stato di salute: profezia che umilia, svergognandoli, tutti i detentori di disumani poteri, finalizzati a seminare morte. Dio è Amore, perciò è Dio della vita, come lo sono gli uomini e le donne che a Lui si ispirano, stimolandoli ad acuire il loro ingegno in favore della vita. In risposta alle sollecitazioni del Creatore, i ricercatori trovano nella natura sorprendenti ricchezze, atte a far progredire scienza e tecnologia, quali efficaci aiuti agli operatori sanitari, perché le loro cure producano benèfici effetti. Tutto questo, però, abbisogna dell’integrazione di un “linguaggio” di tenerezza, d’una premurosa presenza, carica di concreto amore. È stato questo l’amore, offerto a Silvia da papà, mamma e fratello, da Giuliana in Jerusalem, dagli operatori della Residenza Ermon, dai medici e infermieri, dai Volontari e da tutto il Personale della Firmo Tomaso: amore tanto più forte, quanto più debole diventava lo stato della sua salute. Lunedì all’alba, Gesù, che sempre, in tutti i giorni della sua vita Le stava seduto accanto, si alzò e le ordinò: Finestre Aperte 18 gennaio 2009 Talità kum! Fanciulla, alzati! Consummatum est! Tutto è stato compiuto! Il coro delle vergini t’è venuto incontro. Eccole! Andiamo a immergerci nella pace, i cui raggi riverberai su quanti t’hanno amato. Alleluja! Una visita speciale al Centro Maria Bolognesi: l’Arcivescovo Emerito di Paranà di Argentina Cardinale ESTANISLAO ESTEBAN KARLIC. Meditazione di don Piermaria Ferrari nella Messa di suffragio Cadignano (BS) 19 novembre 2008 Ricordo di Giovanni Rigobello: SAMARITANO DI SPERANZA Caro Giovanni, sei nato e cresciuto nel silenzio e nel nascondimento, avendo scelto come modello la santità della Serva di Dio Maria Bolognesi, che ti ha seguito, passo passo, nella tua vita, fin da ragazzo! Da lei, tu hai appreso ciò che contava di più per sentirsi liberi, vivi e pieni di speranza: amare prima di tutto Dio e poi amarlo nei fratelli perché Lui è Amore. Con la concretezza della tua quotidianità che profumava di lavoro, di tanti servizi e profonda bontà, tu hai lasciato un segno indelebile nel cuore di tante persone: prima di tutto i famigliari e subito dopo noi, tuoi “amici”, ovvero gli “amici di Maria Bolognesi”. Come la serva di Dio – creatura dolcissima, saggia e piena di attenzioni per i tanti fratelli nel bisogno – anche tu hai sempre dato prova di essere uomo semplice ed umile, pronto a rimboccarti le maniche in ogni momento del giorno e della notte, pur di portare aiuto a chi si rivolgeva a te per una qualsiasi forma di necessità. Caro Giovanni, ti sei svuotato di tutto, hai accolto profondamente l’invito di Gesù a seguirlo e a percorrere la strada che porta all’annientamento dell’io per ricevere la pace, per ridonarla – assieme al perdono – agli altri in ogni prova, anche la più lacerante. Nessun lamento è mai uscito dalla tua bocca e con il coraggio della tua fede limpida hai dato prova del tuo amore a Gesù Eucaristia con la quotidianità della tua presenza e partecipazione alla S. Messa delle ore 8.30 nella Chiesa di san Bartolomeo di Rovigo. In questa Chiesa, nel giorno delle esequie, ti abbiamo salutato in tanti, desiderosi di testimoniarti gratitudine e riconoscenza per il dono della tua “amicizia” e del tuo “amore”, che continua a vivere nelle persone a te legate da un vincolo speciale quali i famigliari, e soprattutto, in modo particolare in Ugolina, Luca e Andrea. Caro Giovanni, come il buon samaritano, continua a vegliare su di loro e su di noi che ti vogliamo bene perché “Dio è amore: Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (1Gv 4,4). Finestre Aperte Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti…». (Mt 28,5-7) Possa questa S. Pasqua far risuonare nei cuori il messaggio di speranza e di consolazione della Resurrezione! Buona Pasqua La Redazione e il Centro Maria Bolognesi Comunicazione per chi riceve Finestre Aperte TUTELA DATI PERSONALI Nel rispetto di quanto disposto dal D. Lgs 196/2003 Le comunichiamo che i suoi dati fanno parte dell’archivio elettronico del Centro Maria Bolognesi e saranno usati esclusivamente per comunicarLe le nostre iniziative. In qualsiasi momento e gratuitamente Lei potrà richiedere modifiche, aggiornamenti, integrazione o cancellazione degli stessi attraverso richiesta scritta da inviare a: CENTRO MARIA BOLOGNESI - via G. Tasso, 49 - 45100 ROVIGO In caso di cancellazione del nominativo non potremmo più spedirLe alcuna informazione. Non ricevendo nessuna comunicazione in merito, ci consideriamo autorizzati a conservare nel nostro archivio elettronico i Suoi dati personali nel rispetto del D. Lgs 196/2003. La ringraziamo per l’attenzione e cogliamo l’occasione per augurare pace e serenità a Lei e a tutti i suoi cari, con un ricordo nella preghiera. Centro Maria Bolognesi 19 Appuntamenti Giovedì santo 9 aprile 2009 - ore 21.30 sulle frequenze di Radio Maria P. Tito M. Sartori ai microfoni di Radio Maria Occasione straordinaria per approfondire la conoscenza della Serva di Dio dalla voce del Postulatore. Sabato 25 aprile 2009 - ore 16.00 presso la Chiesa della Sacra Famiglia Ferrara - Via Bologna, 148 Tradizionale cammino spirituale S. Messa presieduta da Padre Raffaele Talmelli Oblato benedettino vallombrosano Servizio gratuito di pullman da Rovigo a Ferrara e ritorno, con prenotazione telefonica Venerdì 1 maggio 2009 - ore 10.30 presso la Chiesa Parrocchiale di S. Sebastiano Bosaro (RO) 1° Anniversario della tumulazione di Maria Bolognesi S. Messa presieduta da Padre Tito M. Sartori O.S.M. Postulatore della Causa di Canonizzazione A T T E N Z I O N E Compila e spedisci questo tagliando per ricevere il materiale desiderato riguardante Maria Bolognesi e per segnalare eventuali variazioni di indirizzo. Anche il tuo contributo ci permette di far conoscere Maria Bolognesi. Cognome Finestre Aperte Nome Biografia Via Breve profilo Cap. Città Preghiera Variazione Indirizzo Spedire a: Centro Maria Bolognesi - Via G. Tasso, 49 - 45100 Rovigo Ogni mese, il giorno 30, alle ore 9.00 (se festivo ore 10.30), viene celebrata una S. Messa per la Serva di Dio Maria Bolognesi presso il Tempio cittadino “La Rotonda” di Rovigo