DEL POPOLO ce vo /la .hr dit w.e ww musica & il pentagramma An no V De conscientia valoris 9 200 e r b • n. 4 0 • Mercoledì, 30 settem di Patrizia Venucci Merdžo Gentilissimi, una maratona settembrina di musica così, - tutto un “furioso” accavallarsi di recital-concerti-allestimenti - non s’era mai vista da queste parti, e men che mai in tempi di crisi. Vuoi il Festival di musica da camera di Fiume, vuoi il neonato Festival di musica classica “L’uomo che leggeva i violini”, dedicato al medico-liutaio Franjo Kresnik, viennese di nascita e residente a Sussak, formatosi all’alta e antica scuola cremonese... e non intendo dimenticare il festival internazionale agostano-settembrino “Organum Histriae” come pure “Le serate del barocco di Varaždin”, massima manifestazione di musica antica in Croazia. Personalmente, saluto il nuovo evento festivaliero che rende giusto omaggio al massimo liutaio croato, talentuoso e sapiente costruttore di tanti preziosi strumenti. Credo sia necessario indicare e dare risalto al Valore in quanto tale, specie nell’epoca del ciarpame e dello “scovazzume” generalizzato. Il Valore, per sua natura conferisce pregio all’ambiente d’appartenenza, e la cui presa di coscienza può scongiurare lo spiacevole fenomeno dell’ignoranza storicoidentitaria, di cui, Antun Gustav Matoš e Antun Barac (almeno per quel che concerne la realtà di Fiume in...) sono colossali monumenti, malevolenza inclusa. Secondo questi signori (“Rijeka u priči”), Fiume non avrebbe dato i natali ad alcun personaggio degno di nota (dimenticavano che il teatro lirico e la vita musicale zagabresi della loro epoca erano stati elevati a livello professionale dal fiumano Giovanni de Zaytz-Ivan pl. Zajc?); sarebbe stata una città senza fisionomia e senz’anima, del tutto priva di monumenti, nel cui teatro non si sarebbero rappresentate che “švapske operete”, e i cui “oppressi” o fedifraghi abitanti parlavano un “orribile gergo furlano (!), unico lascito dell’avita cul- tura italiana”. Non sia mai che questo spirito di estremo spregio ed esclusivismo venga trasmesso alle nuove generazioni di cittadini fiumani. Una città che non è amata non ha futuro. Solo la presa di coscienza dei nostri valori può contrastare codesto spirito corrosivo e di mortificante adulterazione, purtroppo ancora presente. E dai violini di Kresnik passiamo agli organi istriani del Sei-Settecento, sui quali luce costante proviene dal festival internazionale “Organum Histriae”, meritevole di aver additato a un grande tesoro di artigianato e cultura, salvato in extremis dai tarli e dall’incuria. A tale patrimonio dedichiamo le pagine centrali di questo numero. Detto tra noi, quanto ce li devono invidiare, i francesi, questi preziosi strumenti storici! O meglio, se li possono sognare. Infatti, reperire in Francia un organo anteriore all’Ottocento è cosa molto rara. Durante il Terrore, assieme alla distruzione d’ innumerevoli opere d’arte, di arredi sacri e reliquie, si fece scempio della quasi totalità di questi nobili strumenti. Uno dei problemi legati agli organi antichi è la conservazione della loro originalità sonora, ossia il tipo di restauro da realizzare, e purtroppo, bisogna ammettere che in seguito a interventi discutibili non pochi strumenti del Sei-Settecento, non esclusa l’Istria, hanno perduto in parte le loro caratteristiche sonore primigenie. Rimanendo in tema di restauro, Albert Schweitzer - il quale oltre a essere medico e teologo fu apprezzatissimo concertista d’organo a Parigi e redattore dell’opera completa di Bach per organo - difese a spada tratta la personalità dei vecchi organi e fece i salti mortali per convincere gli organari a non snaturare i vetusti nobili strumenti trasformandoli in ibridi enormità spettacolari, di livello, però, industriale. Dunque una scelta difficile da parte di Schweitzer, una scelta di battaglia per far prevalere l’Autenticità e il Valore - non solo in senso tecnico, ma nel senso della verità dell’approccio al problema - sui facili e fallaci splendori. Facendo gli scongiuri contro gli “scovazzoni” ecologici, morali, culturali e intellettuali, virtuali e reali, mi dichiaro immancabilmente Vostra 2 musica Mercoledì, 30 settembre 2009 IL PERSONAGGIO Lela Kaplowitz, vincitrice del concorso jazz “Lady Summertime 2009” Quando il carisma e la bravura giungono al pubblico di Helena Labus Bačić FIUME – È ormai un luogo comune l’affermazione secondo la quale Fiume, nonostante sia una città relativamente piccola, possiede una scena jazz di tutto rispetto e conta un numero notevole di ottimi musicisti i quali possono tranquillamente reggere il confronto con jazzisti di livello mondiale. A ulteriore conferma di quest’affermazione giunge il risultato conseguito la scorsa estate dalla giovane cantante jazz Lela Kaplowitz, vincitrice del prestigioso concorso “Lady Summertime 2009” che si è tenuto dal 9 all’11 luglio nella città finlandese di Kajaana. Quale prima rappresentante della Croazia a un concorso del genere, Lela Kaplowitz si è fatta onore vincendo due primi premi: quello della giuria e «La giuria contava dieci persone e quello che mi ha rallegrato molto è il fatto che il voto per me è stato unanime. È una grande soddisfazione essere promossi a pieni voti da esperti nel campo» quello del pubblico. Ancora una conferma dell’eccezionale qualità di questa cantante, attiva sui palchi della Croazia e anche all’estero con il LeKap Quartet e come solista. Una persona simpatica, radiosa e piena di energia, Lela ci ha parlato con entusiasmo del suo percorso musicale. - Come ti sei decisa a partecipare al concorso “Lady Summertime”? “È iniziato tutto l’anno scorso al concorso per le jazz-band a Bucarest, al quale avevo partecipato assieme a mio marito Joe Kaplowitz. Abbiamo vinto il terzo premio. In quell’ambito ho fatto conoscenza con una cantante jazz tedesca che mi ha informata del concorso ‘Lady Summertime’ in Finlandia. Si tratta di una competizione internazionale che ha già una notevole tradizione e quest’anno era alla sua quindicesima edizione. Prima del concorso effettivo le partecipanti vengono selezionate in base a una registrazione e alla biografia. Non vi può, quindi, prender parte chiunque. La giuria ha infine selezionato 18 cantanti. É stata una bella esperienza perché abbiamo socializzato e ci siamo divertite molto. Ciascuna di noi doveva fornire gli spartiti delle canzoni alla band che ci accompagnava e che contava musicisti eccezionali. Credo di aver scelto un buon programma che infine mi ha aiutata a ottenere un premio. Per me è la prima volta che vinco a un concorso e lo sento come un regalo per i quindici anni di attività; rappresenta una forte motivazione per continuare a occuparmi di musica. Avendo vinto mi è stata offerta la possibilità di organizzare l’anno prossimo alcuni concerti in Finlandia e in un club a Istanbul in Turchia. - Quali erano le qualità che la giuria valutava nell’interpretazione di ciascuna cantante? Si valutano l’espressività dell’interpretazione, l’improvvisazione, l’intesa dell’interprete con la band di accompagnamento. E poi, i brani scelti dovevano appartenere proprio al genere jazz. Io ho cercato di comporre un programma variegato che spaziasse dallo swing alla ballata e vi ho anche incluso alcuni dei miei brani preferiti. Tra questi spiccano soprattutto quelli di Miles Davis. La giuria contava dieci persone e quello che mi ha rallegrato molto è il fatto che il voto per me è stato unanime. È una grande soddisfazione essere promossi a pieni voti da esperti nel campo. Ma quello che mi rende ancora più felice è il primo premio del pubblico. Questa è, in effetti, la ragione per la quale mi occupo di canto. Riuscire a toccare l’animo delle persone, donare loro una parte di sé durante il concerto e renderle felici è per me la gioia più grande e ciò che mi sprona a continuare. - Quali sono i cantanti che ti ispirano? Ce ne sono veramente molti. Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Diane Reeves, Anita O’Day, Billy Holliday, Louis Armstrong, Kurt Elling e tanti altri. Oltre al jazz amo ascoltare anche la musica pop e in questo campo adoro Stevie Wonder. - Come hai scoperto il tuo amore per la musica jazz e il canto? Devo premettere che non ho una formazione musicale ufficiale. È stato appena all’età di 17 anni che mi sono decisa a iniziare a frequentare lezioni di canto presso la scuola di musica di Sisak, che è la mia città natale. Ho studiato canto classico nella classe della prof.ssa Pernar per un anno. La prof.ssa Pernar, una persona splendida, mi ha insegnato le basi del canto, che mi hanno aiutato più tardi anche nel jazz. Dopo aver concluso la scuola media superiore, avevo deciso di iscrivermi alla Facoltà di management turistico-alberghiero di Ica e così sono arrivata a Fiume. Qui ho continuato a occuparmi di musica cantando nella band “Werewolf blues band”, dove ho iniziato a sperimentare con il jazz. In questo contesto devo assolutamente menzionare il professor Marijan Vejvoda che ho conosciuto alla Facoltà, il quale mi ha spronato a proseguire su questa strada. Ciò che mi ha attirata in maggior misura verso questo stile musicale è innanzitutto la libertà e la creatività di espressione che offre al musicista. Il jazz mi permette di esprimermi senza freni, in maniera personale e incondizionata. Durante gli studi collaboravo anche con il chitarrista jazz Elvis Stanić. - Hai detto di non aver avuto una formazione musicale istituzionale. Hai mai sentito la mancanza di una base “classica” nel tuo lavoro? Sinceramente, non mi sono mai pentita di non aver frequentato regolarmente la scuola di musica perché credo di aver comunque imboccato la strada giusta. Dimostravo un’affinità particolare per la musica fin dalla più tenera età. Ricordo che da piccola usavo addormentarmi ascoltando Radio Luxem- «Riuscire a toccare l’animo delle persone, donare loro una parte di sé durante il concerto e renderle felici è per me la gioia più grande e quello che mi sprona a continuare» bourg con le cuffie e credo che tutta quella musica esercitava su di me un potere magico anche mentre dormivo. Mi affascinava ciò che cantavano Ella Fitzgerald e Louis Armstrong. I miei genitori avevano nota- to il mio interesse per la musica, ma non avevano alcuna intenzione di mandarmi a studiare qualche strumento. Avendo avuto un’esperienza deludente con mio fratello maggiore, per il quale avevano investito in una chitarra al cui studio poi lui aveva rinunciato, non volevano fare lo stesso sbaglio con me. E poi, all’epoca ero piuttosto timida. Tuttavia, su invito di un chitarrista, durante la scuola media superiore, ho cantato nella band chiamata “Painted black”. - Come si inizia con l’improvvisazione nel jazz? Prima di incominciare con l’improvvisazione è necessario imparare bene lo spartito di una canzone, il che vuol dire memorizzarla nota per nota, esattamente come sta scritta. Appena allora, quando l’abbiamo “assorbita” per bene, quando ogni nota è diventata veramente “nostra”, si può procedere con l’improvvisazione. La bellezza dell’improvvisazione è nella libertà di espressione, nel gioco e nella creazione immediata e ciò si può fare solo avendo una buona base, cioè conoscendo il brano musicale nella sua forma originale. - Un periodo importante della tua vita l’hai trascorso a New York... Dopo la laurea ho deciso di partire per la Grande Mela. Avevo appena 23 anni, ma sapevo che soltanto lì sarei potuta crescere dal punto di vista musicale. Ero alla ricerca di me stessa e avevo bisogno di andarmene e di conoscere nuovi orizzonti. A New York mi sono trovata benissimo. Sono venuta in contatto con i jazzisti più anziani che mi raccontavano la storia del jazz nella Grande Mela. E avevo anche la possibilità di esibirmi nei club newyorkesi. A quell’epoca, avendo già cantato in varie band, possedevo ormai una certa dose di esperienza e di sicurezza sul palco che mi ha aiutata. A New York ho trascorso cinque anni. Lì ho conosciuto mio marito e lì è nata mia figlia. Poi ho deciso di tornare a Fiume. - Secondo te, quest’ambiente offre delle possibilità ai musicisti jazz oppure no? Qual è la tua opinione sulle possibilità di sviluppo e di perfezionamento in questo campo a Fiume? Quest’ambiente mi offre l’opportunità di lavorare e di svilupparmi. Qui, però, non ho la possibilità di perfezionarmi nel canto. Per fare ciò sono costretta ad andare all’estero. Fra poco partirò per gli Stati Uniti dove prenderò parte a un seminario di canto “somatico” a Winchester nel Virginia. In quell’ambito si studia il metodo Feldenkrais, un metodo per l’apprendimento e l’auto-educazione attraverso il movimento, che viene usato anche nel canto. Il corpo viene inteso come uno strumento e partecipa completamente alla creazione del suono. Ritengo che a Fiume si senta la mancanza di un’accademia del jazz che contribuirebbe a elevare il livello di qualità della produzione musicale e offrirebbe una maggiore possibilità di sviluppo ai giovani. musica 3 Mercoledì, 30 settembre 2009 VITA NOSTRA Cori, minicantanti, danzatori, orchestrine, e chi più ne ha più ne metta Comunità italiana di Parenzo un vulcano in piena attività di Viviana Car PARENZO – Da Colonia Iulia Parentium a capitale del turismo estivo, Parenzo, la città di San Mauro, vanta una Comunità degli Italiani che ha coniato una parte della storia della CNI nell’area occidentale della penisola istriana. Fondata nel 1948 come Circolo Italiano di Cultura “Bruno Valenti”, la CI opera nella bella palazzina progettata del rinomato architetto triestino, Arduino Berlam. tà ha da poco festeggiato i dieci anni d’ininterrotta attività. Ma si cantava anche prima, a dimostrazione dell’amore che i parentini hanno per l’espressione musicale. Guidata sapientemente dalla maestra Gorjana Gašparini, la compagine musicale oggi si avvale di una quarantina d’elementi e riscuote vivi successi ad ogni esibizione. Un repertorio vario e ricco, con canti e melodie della tradizione istriana e popolare, Generazioni e generazioni hanno costruito e continuano a costruire una tradizione musicale secolare a dimostrazione di uno spirito d’unione ed appartenenza nazionale che accomuna le genti del posto Durante gli anni ‘50, grazie al lavoro volontario degli attivisti, il “graner” dello stabile della famiglia Rocco che si trovava vicino a palazzo Berlam, viene adattato a Teatrino, dove si svolgeranno, se non proprio dagli inizi, gran parte delle attività artistico-culturali del sodalizio parentino. Dopo l’incendio di qualche anno fa, come l’Araba fenice, il Teatrino risorge ancora più bello e accogliente. La CI parentina è una comunità che vive per la propria città e con oltre 1.300 soci e qualche simpatizzante nel campo musicale vanta un curriculum invidiabile con un coro misto, due gruppi vocali, l’orchestrina, i minicantanti, due gruppi di ballo e, in un prossimo futuro, un laboratorio musicale per adulti. Un coro formidabile qualche “volo” nella musica leggera. Un nutrito libretto di uno spartito nel quale non mancano pezzi di musica sacra e classica in esibizioni plurilingui: dall’italiano, all’istroveneto, al croato e Istruito da Gorjana Gašparini ilcoro misto si avvale di una quarantina d’elementi e riscuote vivi successi ad ogni esibizione con un repertorio che spazia dal popolare al classico, dal profano al sacro alle varianti ciacave, fino ai gospel in lingua inglese e a brani della tradizione spagnola. Spesso accompagnato al pianoforte dalla studentessa Andrea Brajković del IV anno della sezione fiumana dell’Accademia di Musica di Zagabria nella classe di Vladimir Babin, il coro partecipa volentieri agli incontri artistico-culturali con le altre CI, alle manifestazioni di livello cittadino, regionale e internazionale; da Slovenjgradec in Slovenia a Massa Lombarda in Italia, agli incontri dei cori e ad altri appuntamenti a dimostrazione della bravura e della serietà nel lavoro dei coristi. La musica accomuna, unisce, rallegra, fa fraternizzare, arricchisce e a Parenzo si canta (e balla) tanto. Generazioni e generazioni hanno costruito e continuano a costruire una tradizione musicale secolare a dimostrazione di uno spirito d’unione ed appartenenza nazionale che accomuna le genti del posto. Dunque, un dialogo musicaLargo ai giovani le nato con il coro misto, fondato prima come coro femminie all’orchestrina le nel 1999 e poi ampliato nel Il discorso musicale continua 2002 con voci maschili. Il “fiore all’occhiello” della Comuni- con i due gruppi vocali, quello L’orchestrina “Baredine Sauri” durante una delle innumerevoli esibizioni in Comunità femminile “Riveta”, fondato nel 2002 e quello maschile, di recente fondazione e ancora anoni- Le corali riunite per il concerto di Natale un repertorio di musica leggera italiana, contribuiscono alla riuscita d’ogni festa, evento culturale, spettacolo ed incontri e non solo nell’ambito dell’universo minoritario. Con i minicantanti un futuro canterino assicurato Ritorniamo alla maestra Gorjana Gašparini che oltre alle tre Il gruppo vocale femminile Riveta mo, ma non per questo meno attivo. Le due sezioni, pure guidate dalla maestra Gašparini, contano una dozzina di elementi ciascuna impegnandosi con un repertorio plurilingue, con un programma di canzoni, moderne (ma arrangiate per le possibilità vocali del gruppo), tradizionali, il tutto eseguito a cappella. In pochi anni di attività i due gruppi hanno conseguito una grande popolarità ogni volta che sono saliti sul palco. Un’altra sezione di successo è sicuramente l’orchestrina “Baredine sauri”. I valenti musicisti, una quindicina di elementi, capeggiati dal maestro Giorgio Petretti, sono portatori della tradizione strumentale della CI parentina. Con la loro musica, che consiste soprattutto in vace, che nel corso della sua lunga vita fu guidato da numerosi valenti maestri (e maestre) che hanno inculcato nei giovani l’amore per la musica e il canto. Break dance e danza moderna Dal canto al ballo il passo è breve. Nell’ambito della Comunità operano pure due gruppi di ballo: break dance e ballo moderno. Valentin Gasparini, giovane artista di breaking (nome originario della break dance), da ben tre anni insegna ad una ventina di giovani tutti i segreti di questa disciplina spettacolare, fatta di passi ed esibizioni mozzafiato. Ivana Domazet, invece, si occupa della sezione di danza moderna ed istruisce una quarantina di ballerini, tutti giovani e desiderosi di esibirsi ai vari appuntamenti pubblici. Un futuro assicurato in quanto da quest’anno, la Comunità offrirà ai propri soci un’attività in più, il laboratorio musicale per adulti. L’iniziativa, firmata dalla maestra Gašparini, vuole essere un’occasione in più di comunicazione musicale, di studio approfondi- Ivana Domazet istruisce la sezione di danza moderna; una quarantina di giovani ballerini desiderosi di esibirsi ai vari appuntamenti pubblici compagini di “adulti”, si occupa con impegno e passione anche del mantenimento della continuità, ossia del ricambio generazionale. Con una quarantina di minicantanti, che frequentano gli asili e la scuola elementare italiana, il futuro “canterino” del sodalizio è assicurato. Tanti i successi, tantissime le partecipazioni ad eventi quali, il festival Voci Nostre (e non poche vittorie!), spettacoli locali, regionali e interregionali. Un gruppo vi- to, d’alfabetizzazione nel campo della scienza dei suoni, offrendo ai soci un’educazione continua e permanente. Allargando le già numerose attività, la Comunità degli Italiani di Parenzo vuole divenire un centro polivalente completo, aperto ai propri soci ma anche alla cittadinanza per continuare un dialogo con tutti gli amanti dell’espressione musicale in tutte le sue forme. 4 musica Mercoledì, 30 settembre 2009 Mercoledì, 30 settembre 2009 5 ORGANUM HISTRIAE Disseminati nei borghi e nelle cittadine dell’Istria i preziosi strumenti, dopo decenni di incuria e abbandono, stanno ritornando a nuova vita Gli antichi organi istriani patrimonio dell’umanità a cura di Patrizia Venucci Merdžo C ircumnavigando la frastagliata penisola Histra o addentrandoci nel dedalo di strade e stradine che come rughe antiche, o arterie vitali, segnano l’entroterra di questo suolo, si scorgono appollaiati sulle amene collinette, (preannunciati dagli alti campanili) i tanti pittoreschi borghi medievali. Mezzo diroccati, o parzialmente riconsegnati alla vita questi misteriosi agglomerati, (non di rado percorsi da sotterranee vene energetiche, dicono) quasi di regola conservano piccoli tesori nascosti, pallide vestigia del passato, segni remoti di un ormai andato bene di vivere ... rilievi leonini marciani, antiche e fregiate cisterne, simboli gentilizi, ornamenti in ferro battuto e, fulcro ed epicentro dell’esistenza paesana, l’immancabile luogo di culto. Dentro, nel silenzio pesante, le volte amiche, le icone dei santi; si eleva lo sguardo e... su in cantoria, racchiuso in un tripudio di angeli, in casse lapidarie e vetuste o nelle misurate forme classiche, brilla il luccicchio delle canne. In alto, sovrano e dignitoso, l’organo! Strumento di Dio e del popolo, il suo suono soave, spirituale e regale ha scandito, (come quello delle campane) ed accompagnato per secoli la vita dei nostri avi nei momenti più importanti come nella quotidianità: dal battesimo, al matrimonio, dalla prima Comunione, al ve- Quando la modernità attinge alla tradizione DAILA – Lo strumento della chiesa di S. I mantici di questo “Malvestio” Giovanni Battista appartiene al tipo venetosono in ottimo stato di conservazione dalmata, di dimensioni sobrie, collocato in cantoria. Venne costruito nel 1910 dalla fabbrica “D. Malvestio e F.” – Fabbrica Pontificia d’ Organi di Padova. Nel 1973 era ancora in uso ed in buon stato. Il manuale è collocato ai piedi del prospetto, parzialmente retratto, a tastiera singola (estensione C – g3; l= 78,50 cm) e pedaliera (C- d1, 27 tasti). I tiranti dei registri sono collocati orizzontalmente sopra la tastiera. La tastiera è di tipo convenzionale, cioè non ridotta. La pedaliera è indipendente. La trasmissione è meccanica. Il somiere del manuale è collocato anteriormente all’ altezza delle canne principali, mentre il somiere della pedaliera è collocata nella parte inferiore retrostante. L’azionamento dei mantici è manuale mediante bracci a due ordini, previsto per due assistenti. I mantici sono in stato di conservazione eccezionale e sono collocati al lato sinistro dell’organo. Come accessori e giunture lo strumento dispone del Forte e dell’Unione pedali. Riparazioni sono state effettuate nel 1966 dall’organaro sloveno Franc Jenko e nel 1998 dal figlio, Anton Jenko. Nel 1998 l’ufficio parrocchiale di Cittanova,ossia del parroco don Božo Jelovac ha provveduto al finanziamento della riparazione dello strumento ad opera del laboratorio di Anton Jenko. Nell’agosto 2001 la riparazione generale di quest’organo di categoria C è stata l’organologo Božidar Grga e della Soprin- pale 8’, Dulciana 8’, Flauto 4’, Ottava 4’, effettuata dall’impresa di Anton Skrabl di tendenza alle antichità di Parenzo. Lo stru- Decimaquinta, Pieno (Pienino) 2 file, Voce Rogaška Slatina sotto la supervisione del- mento dispone dei seguenti registri: Princi- celeste 8’, Pedale Bordone 16’. spro serale, dalle feste natalizie, al rito funebre. Un suono che ha lungamente e nobilmente intriso la cultura europea e che, a nostra insaputa o nostro malgrado, si è intrufolato nel nostro sangue, si è annidato nei sedimenti del nostro codice genetico. Forse è anche con questo che si spiega la strana commozione mista a riverenza che ci prende quando ci disponiamo ad ascoltare tale favoloso strumento. Quasi un “richiamo della foresta“. Gli anti- La dolcezza dell’organo positivo antico chi organi istriani! Quale tesoro per troppo tempo obliato, trascurato, sottovalutato, lasciato nella polvere e nel degrado. Tuttavia grazie al settembrino Festival organistico “Organum Histriae” che negli ultimi due decenni ha convogliato nelle cittadine istriane insigni organisti, organari, musicologi, organologi, si è verificata un’importante presa di coscienza, anche da parte di istituzioni culturali di massimo livello. In conseguenza di ciò si è final- Un tripudio del barocco alpino lo strumento dei SS. Pietro e Paolo S.PIETRO IN SELVE – L’ organo della chiesa dei SS. Pietro e Paolo annessa al cenobio paolino è stato ultimato nel 1780 dall’organaro sloveno Janez Juraj Eisl, allievo dell’Egedcher di Salisburgo. Si tratta di un organo antico dalle dimensioni contenute, in stile barocco spettacolare tipico dell’area alpina e mitteleuropea, collocato nell’ ampia cantoria con due sontuosi prospetti. Attraverso successive modifiche, l’organo acquistò altresí alcuni elementi peculiari della scuola organaria veneziana (riduzioni del manuale). Le modifiche più consistenti sulla disposizione fonica furono apportate nel 1874 da G. F. Edoardo Kunad e specialmente nel 1887 e nel 1906, nonché nel 1955 da Franc Jenko. La disposizione fonica era originariamente barocca, però in seguito agli interventi degli organari sopraccitati e ad ultimazione del restauro eseguito nel 1990 dalla ditta HE- FERER di Zagabria, ha assunto la seguente forma: Manuale C/E –c3, 45 tasti, Pedaliera C/E – c0, 9 pedali. 1. Principale 8’ 2. Voce umana 8’ 3. Salizionale 8’ 4. Flauto 4’ 5. Ottavo 4’ (o Unda maris 8’) 6. Flautino 2’ 7. Quinta 1 1/3’ 8. Piccolo 1’ 9. Cimbalo 1/2’ 10. Bordone 8’ Precedentemente all’ultimo intervento, al posto del 90 registro (Cimbalo1/2’), vi era il Superottavo 1’.La disposizione fonica era probabilmente la seguente: 11. Principale 8’ 12. Copula maior 8’ 13. Copula minor 4’ 14. Portun (Fl.) 4’ 15. Vox humana (labiale) 8’ 16. Quinta 2 2/3’ costante al manuale), dotata di Principale di 8 piedi nel prospetto, appartiene ai grandi organi della scuola veneto-dalmata, fondata e sviluppata fino alla perfezione da Petar Nakić, organaro di Sebenico. È noto che il Dacci fu allievo del Il Francesco Dacci del 1776 di Umago Nakić, al quale il vecchio maestro svelò la propria arte. Purtoppo l’opera del Dacci subí delle modifiche che verranno risanate con il restauro e la ricostruzione delle parti originali, intervento iniziato nel 1996 e tuttora in corso. Benché l’ organo subí alcuni interventi successivi alla costruzione, conservò in buona sostanza l’ aspetto originario (oltre il 50%). Questo fatto determinante indusse l’Ufficio parrocchiale di Umago quale proprietario assieme agli investitori (Ministero della cultura della R. di Croazia, la Città di Umago) ad avviare un restauro comprendente interventi di ricostruzione delle parti originali, essendo altresí stupiti dall’incredibile somiglianza con le opere del Nakić. Venne ripristinata la disposizione fonica autentica. Il manuale (C/E - c3) comprende 45 tasti. I registri sono i seguenti: Principali bassi, Principali soprani, Ottava, Quinta decima, Decima nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, Trigesima terza, Trigesima sesta, Voce umana, Flauto in VIII bassi, Flauto in VIII soprani, Flauto in XII, Cornetta, Tromboncini bassi, Tromboncini soprani, Pedale C/E - gso, 17 tasti, Contrabbassi, Ottava di Contrabbassi, Duodecima di Contrabassi, Tromba reale. Nel corso del 2000 fu ricostruito il registro dei Tromboncini e restituita la pressione nel mantice all’altezza originale. Purtroppo, gli organisti e gli organografi concordano nell’opinione che i risultati dei lavori non sono soddisfacenti, visto che il quadro fonico di quest’organo non riflette il suono tipico degli strumenti della scuola Nachiniana. In base al concorso indetto il restauro è stato effettuato dal il laboratorio HEFERER. Organo di Janez Juraj Eisl del 1780, allievo dell’ Egedcher di Salisburgo. Strumento in stile barocco tipico dell’ area alpina e mitteleuropea Un monumentale e lussuoso Gaetano Callido Il travagliato restauro di un Francesco Dacci UMAGO – L’organo della chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta e San Pellegrino martire venne costruito nel 1776 da Francesco Dacci. Questo strumento a tastiera singola e pedaliera a sospensione (in collegamento mente agito nel senso del recupero e restauro di preziosi ed antichi organi che spesso portano la firma dei massimi costruttori della scuola veneto-dalmata, oppure della tradizione alpina. Piaggia, Nacchini, Callido... .In queste pagine vogliamo presentarvi - sotto un profilo soprattutto tecnico - alcuni dei più preziosi organi istriani, vanto, autentico tesoro e testimonianza di cultura della penisola istriana. BUIE – L’organo di S. Servolo venne costruito da Gaetano Callido nel 1791, op. 287. È perfetta la sua collocazione centrale sulla stretta cantorìa di legno sopra la porta d’ingresso di cui la forma e pittura sono in corrispondenza con la cassa, con il portale e con gli elementi architettonici del muro della facciata. Il parapetto, decorato e dipinto con armonìa, si distingue per la tonda parte centrale. La cassa è monumentale e lussuosa, un’opera del tardo barocco. Nel prospetto ci sono le canne di Principale disposte a cuspide con ali convergenti. Nel 1943 Giorgio Bencz di Gorizia, in collaborazione con i suoi figli, ha rimosso 5 registri, aggiunto 2 registri “d’archi”, ed incorporato un elettroventilatore. Nel 1973 l’organo è stato riparato dall’organaro belga Patrick Collon. In base al dbando di concorso indetto nel 2000/01 il restauro è stato realizzato dalla ditta BRONDINO VEGEZZI BOSSI di Cuneo. La consolle è incorporata nella cassa (“a finestra”) sotto il prospetto. Il manuale non è originale, i tasti diatonici sono bianchi, e i tasti cromatici sono neri (ricostruzione eseguita secondo l’originale nell’organo di Montona). Il manuale conta 47 tasti, (DO1-RE5). La pedaliera a leggio, originale, è composta da 18 pedali (DO1-SOL diesis2) collegati alla tastiera, tranne l’ultimo che serve per l’azionamento del tamburo. I registri vengono azionati da manubri a tirante torniti in legno di noce, disposti in due colonne a destra della tastiera. La tavola dei registri e i manubri sono originali. Come accessori l’organo dispone del Tiratutti a manovella e a doppio pedaletto, del Tamburo a pedale XVIII e del Tamburo. I due mantici, originali, sono cuneiformi e a pompaggio alternativo; misurano 205 x101 cm. La trasmissione è meccanica “sospesa”. L’accordatura dopo il restauro corrisponde a LA= 433 Hz a 15°C, inequabile, Luigi Malerbi 1794. Considerata la qualità del costruttore e il grado di originalità di cca 70% nel materiale fonico, lo strumento rientra nella categorìa B. L’organo positivo “OPUS IOANNIS BAPTISTAE PIAGGIA VENETIARUM MDCCXL” PIEMONTE – L’organo della chiesa della Santa Vergine Maria (Comune di Grisignana, parrocchia di Portole) appartiene alla scuola venetodalmata; è nientemeno che un positivo antico, dotato di manuale singolo a trasmissione meccanica, ubicato originariamente nella cantoria e trasferito successivamente presso l’ altare, l’ attuale collocamento. Su un listello sottostante al manuale, su fondo chiaro, vi è la dicitura scritta a caratteri d’ oro: “OPUS IOANNIS BAPTISTAE PIAGGIA VENETIARUM MDCCXL” Questo celebre costruttore d’ organi viene considerato come maestro del più insigne organaro croato: Petar Nakić. Oltre l’ 80% del materiale originale è preservato. Le canne del principale sono nuove. Il manuale originario è collocato nella parte superiore della cassa, con pedaliera inclinata rispetto all’asse dell’organo (un’ aggiunta successiva?). I sette pomoli dei registri sono in acero tornito, disposti verticalmente, a sinistra del manuale. La tastiera ha una disposizione E/C –c3, dalla lunghezza di 63,70 cm. La pedaliera di 8 piedi ha una disposizione E/C – c0. I mantici sono ad azionamento alternato. L’organo è stato categorizzato come bene culturale di categoria A. Nel 1973, la Gioventù Musicale del Belgio, coadiuvata dal restauratore Patrick Collon, avviò il progetto di restauro (accanto al restauro dell’ organo del Girardi a Grisignana), parallelamente ai corsi di restauro al CIGM di Grisignana. Grazie all’interessamentodi Hadelin Donnet, la Gioventù Musicale del Belgio finanziò l’inizio dei lavori. Inoltre, pervennero elargizioni fatte dalla Federazione delle case discografiche di Londra, dalla Fondazione europea per la cultura di Amsterdam e dal Ministero della cultura del Belgio. I lavori di restauro vennero portati a termine appena nel 1986. Per il Festival ORGANUM HISTRIAE l’organo viene preparato dall’officina Braun & Horvat (1999-2001), Marko Rastija (2002 e 2003) e Heferer (dal 2004). Registri: Principale interno, Ottava, Quintadecima, Decimanona, Vigesima Seconda, Voce Umana, Flauto in XII. 1. Principale bassi 2. Principale soprani 3. Ottava 4. Quintadecima 5. Decima nona 6. Vigesima seconda 7. Vigesima sesta La perfetta collocazione in cantoria dell’organo di S. Servola 13. Voce umana 14. Flauto in 8va bassi 15. Flauto in 8va soprani 16. Viola bassi (4’) 17. Flauto in XIIa 18. Cornetta (soprani) 19. Tromboncini bassi 6 musica Mercoledì, 30 settembre 2009 DISCOGRAFIA Il DVD d’arie mozartiane dell’ensemble di musica antica “Sans souci” I tradimenti delle anime ingrate È uscito il DVD “MI TRADI’ QUELL’ALMA INGRATA”, Harmoniemusik per ottetto di fiati dalle arie del “DON GIOVANNI” di W. A. Mozart (trascrizione di J. Triebensee del 1788) nell'interpretazione dell'Ensemble di musica antica "Sans souci" su copie di strumenti d'epoca. Il DVD contiene le arie più celebri dell'opera mozartiana della maturità, Notte e giorno faticar, Ah chi mi dice mai, Madamina, il catalogo è questo, Giovinette che fate all’amore, Là ci darem la mano, Non ti fidare o misera, Dalla sua pace, Fin c’han dal vino, Batti, batti, o bel Masetto, Presto, presto pria ch’ei venga, Eh via buffone, Ah taci, ingiusto core, Deh vieni alla finestra, Metà di voi qua vadano, Vedrai, carino, Per queste tue manine, Mi tradì quell’alma ingrata,Non mi dir, bell’idol mio, Già la mensa è preparata. La compagine è composta da Giuseppe Nalin (oboe e direzione),Guido Toschi (oboe), Mozart dovette essere fortemente impressionato dalla sonorità dell’Harmonia imperiale, poiché fu incitato a comporre delle serenate per questo genere di ensemble Luigi Magistrelli e Stefano Furini (clarinetto), Ermes Pecchinini e Dimer Maccaferri (corno), Paolo Tognon e Oscar Meana (fagotto), Carlo Sgarro (controbbasso) e Maria Grazia LUISETTI (voce recitante). L’ottetto di fiati alla corte d’Aburgo All’inizio dell’anno 1782, l’imperatore d’Austria Giuseppe II decise di fondare un ensemble a fiati, composto da otto musicisti. Un tipico organico che veniva definito anche “Harmonia” e che proprio in quell’epoca stava ricevendo l’attenzione di molti com- La copertina del DVD “MI TRADI’ QUELL’ALMA INGRATA” positori, diventando pertanto una formazione alla moda. E questo non poteva lasciare indifferente Giuseppe II, che fino ad allora aveva rivolto una scarsa attenzione agli strumenti a fiato. Egli reclutò pertanto alcuni componenti della sua orchestra di corte tra i quali i due clarinettisti Johann e Anton Stadler, nonché i due oboisti Georg Triebensee e Johann Wendt, tutti molto ben conosciuti da Mozart, per poter dar vita a questa formazio- L’ensemble “Sans souci” All’inizio dell’anno 1782, l’imperatore d’Austria Giuseppe II decise di fondare un ensemble a fiati, composto da otto musicisti. L’ottetto doveva generalmente animare i banchetti e le altre cerimonie mondane, soprattutto “en plain air” ne che divenne assai famosa. L’ottetto doveva generalmente animare i banchetti e le altre cerimonie mondane, soprattutto “en plain air”. Mozart dovette essere fortemente impressionato dalla sonorità dell’Harmonia imperiale, poiché fu incitato a comporre delle serenate per questo genere di ensemble. Ma l’Imperatore rifiutò ostinatamente le composizioni originali del genio salisburghese, preferendo gli arrangiamenti delle sue opere e di alcuni altri balletti. Per questa ragione lo stesso Mozart, dopo aver fatto allestire al Burgthteater “Il ratto del Serraglio”, lo arrangiò per ottetto per cercare di ricavarne altri guadagni supplementari. Purtroppo questa partitura è andata perduta. Moltissime furono comunque le opere di svariati e importanti compositori del periodo che vennero trascritte per harmonia di fiati, e l’oboista Joseph Triebensee fu uno dei migliori trascrittori per questo genere, prova ne sia il brillante arrangiamento del “Don Giovanni” che si rivela perfettamente azzeccato, nonostante Triebensee avesse solamente 16 anni all’epoca. In seguito egli si forgerà come esecutore e compositore, succedendo a C. M. von Weber al posto di direttore dell’opera di Praga, sua città d’origine. Sulla scia dell’anno mozartiano il "Sans souci" vuole dare ancora un’ ultimo saluto a Mozart, un tributo al genio, proponendo questo concerto “Mi tradì quell’alma ingrata” brani immortali dal Don Giovanni, con suoni creati da strumenti dell’epoca, così come il Maestro li sentì. Negli ultimi dieci anni di vita, stabilitosi a Vienna, città culturalmente assai conservatrice ma, ricca di fermenti innovatori, favorito dal successo dell’opera buffa “Ratto dal Serraglio” e dall’incontro fondamentale con il librettista Lorenzo Da Ponte , darà vita all’opera immortale conosciuta anche con il nome di “trilogia Italiana”, (chiamata in questo modo, per via dei tre libretti scritti in italiano) ossia “Le nozze di Figaro”, “Don Giovanni” , e “Così fan tutte”. Seguiranno altre opere liriche e una serie di concerti pianistici di grande valore, tanto da essere definito “Pigmalione supremo ed insostituibile”. Il 5 dicembre del 1791, all’una di notte, si spegne all’età di soli 35 anni una delle più alte espressioni dell’arte musicale ma, non solo, di tutti i tempi. In questi due secoli la sua musica resta simbolo dell’eterna giovinezza, musica che parla direttamente alla coscienza ed al cuore di chi ascolta. SANS SOUCI Ensemble Con strumenti d’epoca Giuseppe NALIN: oboe e direzione Guido TOSCHI: oboe Luigi MAGISTRELLI: clarinetto Stefano FURINI: clarinetto Ermes PECCHININI: corno Dimer MACCAFERRI: corno Paolo TOGNON: fagotto Oscar MEANA: fagotto Carlo SGARRO: controbasso Maria Grazia LUISETTI: voce recitante LE GRANDI VOCI Gina Cigna la prima grande Turandot, cantò pure a Fiume Quel leggendario soprano drammatico che incantò il mondo Gina Cigna, la prima grande Turandot, la voce di Toscanini, nacque ad Angères (Francia) il 6 marzo del 1900, dove aveva studiato pianoforte con il mitico Alfred Cortot e canto con la celebre Emma Calvé. “Furono il maestro Barbicini e l’ impresario Pasotto - ricordò lei stessa in un’ intervista - a spingermi verso Milano e a presentarmi a Toscanini”. E il maestro la mise nelle fidate mani di Antonino Votto. Alla Scala, la Cigna debuttò nel 1927 come Freja nell’ Oro del Reno di Wagner diretta da Ettore Panizza. Fu il primo successo, a cui fecero seguito le scritture per Donna Elvira nel Don Giovanni e per l’ Andrea Chenier. Presto passò da soprano lirico a grande interprete drammatica, e sotto la guida di Marinuzzi e De Sabata interpretò con straordinario successo la Norma di Bellini, la Gioconda di Ponchielli e, appunto, la Turandot di Puccini. Fu il suo capolavoro:interpretò il ruolo 493 volte. La Cigna, divenne un mito dalla grazia aristocratica: austera bellezza, nessuna gelosia, impegno severo. Ma come tutti i miti, scomparve presto dai palcoscenici. Nel 1947, mentre andava a Vicenza per cantare Tosca, il pullman sul quale viaggiava si rovesciò. Cantò lo stesso, ma tre giorni dopo ebbe un infarto, che la costrinse a ritirarsi. Da allora mise la sua esperienza al servizio degli altri, divenendo maestra celebre e celebrata di cantanti. Affettuosa con i soprani, confidò di apprezzare molto la Freni, la Serra e la Kabaivanska. La sua voce, di rara potenza e mobilità, grazie a una tecnica di ascendenza puramente belcantistica come testimoniano oggi solo poche incisioni, si univa ad una maestosa presenza scenica e ad autentica sensibilità d’ artista. Negli ultimi anni, viveva a Milano, faceva vita molto riservata, ed era difficile vederla alla Scala. Si racconta che fosse una grandissima emozione quando, negli indovinelli dell’ opera pucciniana, la Cigna e Lauri Volpi rivaleggiavano nei do sovracuti. Gina Cigna fu una leggenda anche per i grandi della successiva stagione lirica, come Giuseppe Di Stefano, che non fece a tempo a cantare con lei. “Lei è un musica 7 Mercoledì, 30 settembre 2009 Felice realizzazione discografica dell’Orchestra da camera “Ferruccio Busoni” Franco Margola, la generosità e l’immediatezza della musica di Patrizia Venucci Merdžo TRIESTE – È interamente dedicato a Franco Margola (19081992) il CD realizzato dall’Orchestra da camera “Ferruccio Busoni“ con il contributo del Comune e la Provincia di Trieste e la Fondazione CRTrieste. Un progetto discografico particolarmente encomiabile in quanto teso alla diffusione e valorizzazione di pagine meno note che, a parte il valore intrinseco, per la loro saporosità e immediatezza possono sicuramente riuscire gradite anche ad un pubblico più vasto. Franco Margola, compositore fecondo e versatile (Orzinuovi, 30 ottobre 1908 – Nave (Brescia), 9 marzo 1992) studiò violino e composizione ai Conservatori di Brescia e Parma dove conseguì nel 1933 il diploma di composizione sotto la guida di Achille Longo. Incoraggiato da Alfredo Casella Margola compose un Trio in La, che il maestro torinese apprezzò a tal punto da inserirlo nel repertorio del proprio trio eseguendolo un po’ ovunque, in Italia e all’estero. Inizialmente suggestionato dallo stile di Ildebrando Pizzetti, Margola mostrò di aver assimilato an- Franco Margola La copertina del CD che la lezione caselliana, soprattutto nel suo Quartetto per archi n.3, del 1937, che gli valse il Premio Scaligero di Verona. Insegnò a Brescia dove creò un’orchestra d’archi che collaborò con Arturo Benedetti Michelangeli, allora esordiente e al quale Margola dedicò un Concerto per pianoforte, che è tra le sue opere migliori. Le due opere, Il Mito di Caino e Il Titone, risalgono ai primi anni dellla Seconda Guerra mondiale mentre il felice Trio per archi è del 1947. Nel 1960 divenne direttore del conser- Il Maestro Massimo Belli mito alla Caruso. Fu un grande soprano drammatico. Allora c’erano grandi maestri come Toscanini, De Sabata e Marinuzzi che guidavano e amavano i cantanti. E poi, allora, c’ era più sentimento ed espressività, c’ era più amore per lo strumento della voce” ebbe a dire il celebre tenore, venuto a mancare qualche anno fa. Gina Cigna è venuta a mancare 2001 all’età di cent’un anno. Il repertorio della Cigna, musicista esimia e, quindi, agevolata nell’apprendimento rapidissimo delle parti oltre che donna dotata di straordinario vigore fisico, era vastissimo: Verdi sia il tardo, compresa la Valois del don Carlos, sia il primo con Ernani e Nabucco, Puccini con Tosca e la fondamentale Turandot, il Verismo sopratutto con Andrea Chenier e Francesca da Rimini (che alla Scala nella stagione 1937 fece epoca). Deve essere poi ricordato l’approdo ai titoli, allora desueti del repertorio primo ottocentesco: non solo la Norma, ma anche Straniera ed il Mosè. La Cigna cantò spessimo anche Violetta di Traviata. Nelle numerose trasmissioni radiofoniche, cui pre- L’Orchestra da camera “Ferruccio Busoni” vatorio di Cagliari ed insegnò dal 1963 al 1975 al conservatorio di Parma. Margola fu instancabile didatta, conferenziere e uomo di vasta cultura, interessato alla storia delle religioni, alla letteratura classica, alla filosofia. Pur rimanendo fondamentalmente fedele alla tradizione, non fu alieno a una prudente apertura verso tecniche più avanzate. Il catalogo delle sue opere consta di 814 brani tra cui opere sinfoniche (due sinfonie, Il Campiello delle streghe (1930) Notturno e fuga, 2 concerti per pianoforte e orchestra, Concerti per violino, oboe, corno, violoncello, concerto breve per chitarra e piccola orchestra d’archi) e musica da camera (quartetti per archi, 3 epigrammi greci per corno, violino e pianoforte, 12 trii per tromboni “Zodiaco”, Fantasia per Settimino di Tromboni e Tuba, musiche duettanti per violino e violoncello). Nel panorama contemporaneo spesso teso spasmodicamente allo sperimentalismo e alla problematizzazione estreme, la socievo- se parte negli anni ‘80, fece più volte cenno ad un diretto consiglio di Toscanini nella scelta di questo ruolo. Quello che è interessante rilevare è come spesso ebbe quale Alfredo Tito Schipa. A riprova che le voci emesse correttamente, come quella del tenore leccese non temono colleghe dotate di tonnellaggio vocale. Altri tempi si dice, o meglio, altra tecnica di canto. Gina Cigna assegnò al personaggio di Turandot, molto astratto e per nulla “vero” della principessa cinese, un fraseggio tagliente, una scansione, talvolta, prossima al parlato, acuti fenomenali, lanciati sulla massa orchestrale, una voce al centro di straordinaria ricchezza ed ampiezza e suoni di petto dal colore scuro e quasi virile. Il repertorio della Cigna, musicista esimia e, quindi, agevolata nell’apprendimento rapidissimo delle parti oltre che donna dotata di straordinario vigore fisico, era vastissimo: Verdi sia il tardo, compresa la Valois del don Carlos, sia il primo con Ernani e Nabucco, Puccini con Tosca e la fondamentale Turandot, il Veri- lezza, la freschezza e vitalità delle musiche di Margola, fondamentalmente ancorate ad un linguaggio tradizionale, ci fanno riscoprire quasi con stupore la bellezza dell’estrinsecazione musicale spontanea e generosa. Conoscitore delle risorse tecniche degli archi in particolare, le sfrutta al meglio facendole confluire in un tessuto denso, colorito e di grande mobilità. Ciò risulta particolarmente evidente nella gioiosa “Sinfonia delle isole“, dal propompente ed incisivo primo movimento, dalla dolente e quasi sospirata vena lirica del secondo al giocoso terzo movimento per concludere con il massiccio fugato finale. E’ tutta una celebrazione della melodia romanticamente improntata il Concerto dell’alba per violino e orchestra ( di contenute dimensioni), che qui si spande initerrottamente fluida e luminosa, portata con suono vivido, sensibile ed elegante fraseggiare dal violino Michele Lot. Il brano si chiude con un breve Ron- smo sopratutto con Andrea Chenier e Francesca da Rimini (che alla Scala nella stagione 1937 fece epoca). Deve essere poi ricordato l’approdo ai titoli, allora desueti del repertorio primo ottocentesco: non solo la Norma, ma anche Straniera ed il Mosè. La Cigna cantò spessimo anche Violetta di Traviata. Nelle numerose trasmissioni radiofoniche, cui prese parte negli anni ‘80, fece più volte cenno ad un diretto consiglio di Toscanini nella scelta di questo ruolo. Quello che è interessante rilevare è come spesso ebbe quale Alfredo Tito Schipa. A riprova che le voci emesse correttamente, come quella del tenore leccese non temono colleghe dotate di tonnellaggio vocale. Altri tempi, o, semplicemente, altra tecnica di canto! Gina Cigna assegnò al personaggio di Turandot, molto astratto e per nulla “vero” della principessa cinese, un fraseggio tagliente, una scansione, talvolta, prossima al parlato, acuti fenomenali, lanciati sulla massa orchestrale, una voce al centro di straordinaria ricchezza ed ampiezza e suoni di petto dal colore scuro e quasi virile. dò, allusivo, per ritmi e melodia, a un clima quasi popolaresco. Interessante il Concerto per tromba, percussioni ed archi in cui l’orchestra ricopre un ruolo praticamente dialettico con lo strumento solista. All’incisività tematica dell’inizio, che ogni tanto rispunta conferendo unità ideale al concerto, fa seguito tutto un “pieghevole“ quanto meditato avvicendarsi musicale rivelatore a tratti di un linguaggio armonico più libero e intrigante. Sono pagine che sicuramente danno soddisfazione sia al solista che all’orchestra.Ottima la tromba del solista Mauro Maur. Non possiamo che esprimere il nostro incondizionato apprezzamento ai valenti musicisti e al maestro Massimo Belli per il sottile lavoro introspettivo ed il preciso cesello fisionomico di ogni singolo movimento che all’atto pratico risulta sempre alimentato da una freschezza d’interpretazione atta a restituire queste pagine nella loro attraente vitalità e valore. Come Abigaille 8 musica Mercoledì, 30 settembre 2009 GIRO TONDO QUANTO CANTA IL MONDO Una serie di grandi direttori d’orchestra Diciannove titoli lirici e di danza per la stagione scaligera 2009/20010 CHISSÀ CHI LO SA? 1. Qual è il titolo del singolo, tratto dall’album di debutto “Pablo Honey” del 1993, che ha lanciato nel firmamento musicale mondiale il gruppo britannico Radiohead? a) Jerk b) Creep c) Nerd solisti, e con la quale è stata aperta la IV edizione del Festival di musica da camera di Fiume. Chi ne è l’autore? a) Daniel Purcell b) John Blow c) Henry Purcell 2. Come viene chiamata la Sinfonia n.6 in Fa maggiore, op.68, composta nel 1807 da L.van Beethoven ed eseguita per la prima volta a Vienna il 22 dicembre 1808? a) Pastorale b) Arcadica c) Idillica 3. Come si intitola l’album, edito nel 1982, che ha consacrato il “re del pop” Michael Jackson (deceduto il giugno scorso) e che conta successi come “Billie Jean” e “Beat it”? a) Bad b) Dangerous c) Thriller 4. Questo particolare gruppo vocale fiumano ha celebrato quest’anno i 25 anni di attività e nell’occasione ha pubblicato l’album intitolato “Mjesec”. Caratteristico per l’approccio alla musica e per il look specifico che curano le ragazze che ne fanno parte, il gruppo ha “prodotto” nel corso degli anni un numero notevole di musicisti e cantanti di rilievo. Come si chiama questo gruppo vocale? a) Eni b) Putokazi c) Rivers 5. Come si intitola il brano del cantautore montenegrino Rambo Amadeus che questi ha registrato assieme all’artista etno-jazz istriana, Tamara Obrovac, nel quale viene parodiato il cosiddetto “Turbo folk” (termine coniato appunto da Rambo Amadeus per definire la musica-spazzatura proveniente principalmente dalla Serbia e dalla Bosnia ed Erzegovina, ma che dilaga anche in Croazia, specialmente fra i giovani)? a) Turbo folk b) Turbo falk c) Turbo funk 6. Si intitola “The Fairy Queen/Le Regina delle Fate“ l’opera barocca, rappresentata per la prima volta nel 1692, allestita ai primi di settembre di quest’anno al Teatro Fenice dal Collegium musicum fluminense, dalla Schola cantorum – ambedue sezioni della Società artistico culturale “Fratellanza” che opera nell’ambito della Comunità degli Italiani di Fiume – e da cantanti 7. La musica dell’inno nazionale tedesco, che accompagna il testo di Hoffmann von Fallerseben “Deutshland, Deutschland über alles”, fu composta da Joseph Haydn nel 1797 in occasione del compleanno dell’imperatore Francesco Giuseppe II. Originariamente, fino al 1918 e ancora dal 1929 al 1938, questo fu un inno… a) austriaco b) svizzero c) ungherese 8. Come si chiama la celebre danza veloce, composta da Jacques Offenbach per il Galop infernale della sua operetta “Orfeo all’inferno”, che proviene probabilmente dalla quadriglia e che divenne simbolo del locale più famoso di Parigi nel “fin de siècle”, il Moulin Rouge, per il suo carattere licenzioso, come fu considerato dall’opinione pubblica dell’epoca? a) polka b) hopak c) cancan 9. Il progetto pop e dance Milli Vanilli, composto da Fab Morvan e Rob Pilatus, che raggiunse la celebrità nel 1990 con l’album “Girl, You Know It’s True”, è noto per… a) aver dato il nome a un gusto di gelato b) aver cantato in “play back” ai concerti ed esser stato successivamente scoperto c) un particolare tipo di ballo 10. Il grande compositore austriaco Gustav Mahler (18601911) fu direttore di importanti teatri d’opera dell’Europa centrale, tra cui anche quello di… a) Lubiana b) Belgrado c) Zagabria. U na nuova Carmen di Bizet diretta da Daniel Barenboim e affidata alla regia di Emma Dante inaugurerà una stagione contraddistinta da diciannove titoli d’Opera e Balletto, nove nuove produzioni, fra cui l’inizio di un nuovo Ring di Wagner con la regia del belga Guy Cassiers, più di sessanta concerti sinfonici, di canto e da camera. A segnare la Stagione 2009-2010 è in particolare la presenza di una serie importante di grandi direttori che iniziano o continuano a lavorare con i complessi della Scala: Claudio Abbado, Daniel Barenboim, Pierre Boulez, Myung-Whun Chung, James Conlon, Gustavo Dudamel, Daniele Gatti, Daniel Harding, Nicola Luisotti, Zubin Mehta, Antonio Pappano, EsaPekka Salonen. Registi di spicco debuttano o tornano alla Scala, fra cui Patrice Chéreau, La Fura dels Baus, Peter Stein, Federico Tiezzi, Eimuntas Nekrosius, Laurent Pelly. Fra le voci, in ordine di apparizione: Jonas Kaufmann, Leo Nucci, Stefano Secco, Peter Mattei, Erwin Georges Bizet Carmen - Anteprima per i giovani Dicembre 2009: 4 Georges Bizet Carmen Dicembre 2009: 7, 10, 13, 15, 18, 20, 23 Serata Béjart Dicembre 2009: 16, 17, 19, 29 (2 rappr.), 30, 31 Gennaio 2010: 2, 3, 5 Giuseppe Verdi Rigoletto Gennaio 2010: 15, 17, 20, 22, 24, 27, 29, 31 Febbraio 2010: 3, 5 Wolfgang Amadeus Mozart Don Giovanni Gennaio 2010: 30 Febbraio 2010: 2, 4, 7, 10, 12, 14 Don Chisciotte Febbraio 2010: 13, 16, 17 (2 rappr.), 18, 19, 20 Leoš Janácek Da una casa di morti (Z mrtvého domu) Febbraio 2010: 28 Marzo 2010: 2, 5, 9, 13, 16 Schrott, Carmela Remigio, Juan Francisco Gatell, Robert Dean Smith, Anja Harteros, Julia Gertseva, Placido Domingo, Carlos Alvarez, Ferruccio Furlanetto, Laura Aikin, René Pape, Marcello Giordani, Roberto Scandiuzzi, Juan Diego Florez, Alessandro Corbelli, Joyce DiDonato, Rolando Villazon, Nino Machaidze, Ambrogio Maestri; e ancora Ildar Abdrazakov, Simon Keenlyside, Angela Denoke, Christopher Maltman, Fiorenza Cedolins, Waltraud Meier, Sonia Ganassi. Placido Domingo, protagonista in aprile di un nuovo Simon Boccanegra, il 9 dicembre 2009 festeggerà i suoi quarant’anni alla Scala – debuttò in Ernani di Verdi nel 1969 – cantando il ruolo di Siegmund nel primo atto di Die Walküre di Wagner diretto da Daniel Barenboim in forma di concerto, accanto a Nina Stemme (Sieglinde) e a Kwangchul Young (Hunding). Per chi ha meno di 30 anni, è nato il sito www.lascalaunder30.org in cui è possibile trovare informazioni, offerte e occasioni speciali per conoscere La Scala. Richard Wagner Tannhäuser Marzo 2010: 17, 20, 24, 27, 30 Aprile 2010: 2 Alban Berg Lulu Aprile 2010: 6, 10, 15, 20, 23, 30 Giuseppe Verdi Simon Boccanegra Aprile 2010: 16, 18, 21, 24, 28, 29 Maggio 2010: 4, 7 Richard Wagner Das Rheingold (Der Ring des Nibelungen) Maggio 2010: 13, 16, 19, 22, 26, 29 Trittico Novecento - Anteprima per i giovani Maggio 2010: 20 Trittico Novecento Maggio 2010: 27, 28 Giugno 2010: 1, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12 Charles Gounod Faust Giugno 2010: 18, 21, 23, 26, 30 Luglio 2010: 2, 5 Romeo e Giulietta Giugno 2010: 25, 28, 29 Luglio 2010: 1, 3, 8, 14, 16 Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia Luglio 2010: 9, 10, 12, 13, 15, 17, 19, 20, 23, 24 Serata Forsythe Settembre 2010: 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 21, 23 Gioachino Rossini L’occasione fa il ladro Settembre 2010: 18, 20, 22, 24, 26, 27, 28 Ottobre 2010: 1, 4, 7 Gaetano Donizetti L’elisir d’amore Ottobre 2010: 2, 5, 6, 11, 13, 14, 16, 18, 20, 22, 25, 27 P. I. Tschaikovskij Evgenije Onegin Ottobre 2010: 9, 12 Novembre 2010: 3, 3, 5, 13 Georges Bizet Carmen Ottobre 2010: 29, 31 Novembre 2010: 2, 4, 6, 9, 12, 14, 18 ANEDDOTI E CURIOSITÀ Il debutto ufficioso di Gina Cigna non fu alla Scala ma al Teatro Regio di Parma, all’insaputa di Toscanini, nel periodo in cui quest’ultimo le aveva imposto di dedicarsi solo allo studio. ---------------------------Quando interpretò per la prima volta l’Iris di Pietro Mascagni, sotto la direzione dello stesso autore, costui si dimostrò eccessivamente esigente verso la Cigna. Seccata, il soprano gli disse allora: “Caro maestro, se anche così non le va bene, venga sul palco e canti lei la sua opera”. ---------------------------Sophia Loren, Anna Magnani, Renata Tebaldi e Arturo Toscanini, risultano essere le uniche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, la famosa strada di Hollywood dove sono incastonate oltre 2000 stelle a cinque punte che recano i nomi di celebrità onorate per il loro contributo - diretto o indiretto - allo star system e all’industria dello spettacolo. ---------------------------Nel ruolo del Moro di Venezia, Del Monaco è stato uno dei maggiori interpreti del XX secolo (e, almeno sino all’avvento di Domingo, un modello inevitabile per tutti gli altri interpreti). La sua voce tratteggia un Otello scuro e violento, ricco di una drammaticità impetuosa che prende letteralmente alla gola (basta ascoltare - nell’edizione di Erede - Ah dannazione! Pria confessi il delitto, per rendersene conto). Del Monaco fu sepolto nei panni di Otello, col costume da lui stesso disegnato. Renata Tebaldi Anno V / n. 40 del 30 settembre 2009 “LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat edizione: MUSICA [email protected] Redattore esecutivo: Patrizia Venucci Merdžo Impaginazione: Annamaria Picco Collaboratori: Viviana Car, Helena Labus Fotografie: Zlatko Majnarić La pubblicazione del presente supplemento, sostenuta dall’Unione Italiana di Fiume / Capodistria e dall’Università Popolare di Trieste, viene supportata dal Governo italiano all’interno del progetto EDITPIÙ in esecuzione della Convenzione MAE-UPT N° 1868 del 22 dicembre 8, Contratto 248a del 18/10/2006 con Novazione oggettiva del 7 luglio 2009 Soluzioni: 1. b), 2. a), 3. c), 4. b), 5. c), 6. c), 7. a), 8. c), 9. b), 10. a)