DEL POPOLO
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di Patrizia Venucci Merdžo
Gentilissimi,
una maratona settembrina di musica così, - tutto un
“furioso” accavallarsi di recital-concerti-allestimenti - non
s’era mai vista da queste parti, e men che mai in tempi di
crisi. Vuoi il Festival di musica da camera di Fiume, vuoi il
neonato Festival di musica classica “L’uomo che leggeva i
violini”, dedicato al medico-liutaio Franjo Kresnik, viennese di nascita e residente a Sussak, formatosi all’alta e antica scuola cremonese... e non intendo dimenticare il festival
internazionale agostano-settembrino “Organum Histriae”
come pure “Le serate del barocco di Varaždin”, massima
manifestazione di musica antica in Croazia.
Personalmente, saluto il nuovo evento festivaliero che
rende giusto omaggio al massimo liutaio croato, talentuoso
e sapiente costruttore di tanti preziosi strumenti. Credo sia
necessario indicare e dare risalto al Valore in quanto tale,
specie nell’epoca del ciarpame e dello “scovazzume” generalizzato. Il Valore, per sua natura conferisce pregio all’ambiente d’appartenenza, e la cui presa di coscienza può
scongiurare lo spiacevole fenomeno dell’ignoranza storicoidentitaria, di cui, Antun Gustav Matoš e Antun Barac (almeno per quel che concerne la realtà di Fiume in...) sono
colossali monumenti, malevolenza inclusa. Secondo questi
signori (“Rijeka u priči”), Fiume non avrebbe dato i natali ad alcun personaggio degno di nota (dimenticavano che
il teatro lirico e la vita musicale zagabresi della loro epoca
erano stati elevati a livello professionale dal fiumano Giovanni de Zaytz-Ivan pl. Zajc?); sarebbe stata una città senza fisionomia e senz’anima, del tutto priva di monumenti,
nel cui teatro non si sarebbero rappresentate che “švapske
operete”, e i cui “oppressi” o fedifraghi abitanti parlavano
un “orribile gergo furlano (!), unico lascito dell’avita cul-
tura italiana”. Non sia mai che questo spirito di estremo
spregio ed esclusivismo venga trasmesso alle nuove generazioni di cittadini fiumani. Una città che non è amata non
ha futuro. Solo la presa di coscienza dei nostri valori può
contrastare codesto spirito corrosivo e di mortificante adulterazione, purtroppo ancora presente.
E dai violini di Kresnik passiamo agli organi istriani
del Sei-Settecento, sui quali luce costante proviene dal festival internazionale “Organum Histriae”, meritevole di
aver additato a un grande tesoro di artigianato e cultura,
salvato in extremis dai tarli e dall’incuria. A tale patrimonio dedichiamo le pagine centrali di questo numero.
Detto tra noi, quanto ce li devono invidiare, i francesi,
questi preziosi strumenti storici! O meglio, se li possono
sognare. Infatti, reperire in Francia un organo anteriore
all’Ottocento è cosa molto rara. Durante il Terrore, assieme alla distruzione d’ innumerevoli opere d’arte, di arredi
sacri e reliquie, si fece scempio della quasi totalità di questi nobili strumenti.
Uno dei problemi legati agli organi antichi è la conservazione della loro originalità sonora, ossia il tipo di restauro da realizzare, e purtroppo, bisogna ammettere che
in seguito a interventi discutibili non pochi strumenti del
Sei-Settecento, non esclusa l’Istria, hanno perduto in parte le loro caratteristiche sonore primigenie.
Rimanendo in tema di restauro, Albert Schweitzer - il
quale oltre a essere medico e teologo fu apprezzatissimo
concertista d’organo a Parigi e redattore dell’opera completa di Bach per organo - difese a spada tratta la personalità dei vecchi organi e fece i salti mortali per convincere gli organari a non snaturare i vetusti nobili strumenti
trasformandoli in ibridi enormità spettacolari, di livello,
però, industriale. Dunque una scelta difficile da parte di
Schweitzer, una scelta di battaglia per far prevalere l’Autenticità e il Valore - non solo in senso tecnico, ma nel senso della verità dell’approccio al problema - sui facili e fallaci splendori.
Facendo gli scongiuri contro gli “scovazzoni” ecologici, morali, culturali e intellettuali, virtuali e reali, mi dichiaro
immancabilmente Vostra
2 musica
Mercoledì, 30 settembre 2009
IL PERSONAGGIO Lela Kaplowitz, vincitrice del concorso jazz “Lady Summertime 2009”
Quando il carisma e la bravura
giungono al pubblico
di Helena Labus Bačić
FIUME – È ormai un luogo comune
l’affermazione secondo la quale Fiume,
nonostante sia una città relativamente piccola, possiede una scena jazz di tutto rispetto e conta un numero notevole di ottimi
musicisti i quali possono tranquillamente
reggere il confronto con jazzisti di livello
mondiale. A ulteriore conferma di quest’affermazione giunge il risultato conseguito la scorsa estate dalla giovane cantante
jazz Lela Kaplowitz, vincitrice del prestigioso concorso “Lady Summertime 2009”
che si è tenuto dal 9 all’11 luglio nella città finlandese di Kajaana. Quale prima rappresentante della Croazia a un concorso del
genere, Lela Kaplowitz si è fatta onore vincendo due primi premi: quello della giuria e
«La giuria contava
dieci persone
e quello che mi ha
rallegrato molto è il
fatto che il voto per
me è stato unanime.
È una grande
soddisfazione essere
promossi a pieni voti
da esperti nel campo»
quello del pubblico. Ancora una conferma
dell’eccezionale qualità di questa cantante,
attiva sui palchi della Croazia e anche all’estero con il LeKap Quartet e come solista. Una persona simpatica, radiosa e piena
di energia, Lela ci ha parlato con entusiasmo del suo percorso musicale.
- Come ti sei decisa a partecipare al
concorso “Lady Summertime”?
“È iniziato tutto l’anno scorso al concorso per le jazz-band a Bucarest, al quale avevo partecipato assieme a mio marito
Joe Kaplowitz. Abbiamo vinto il terzo premio. In quell’ambito ho fatto conoscenza
con una cantante jazz tedesca che mi ha informata del concorso ‘Lady Summertime’
in Finlandia. Si tratta di una competizione
internazionale che ha già una notevole tradizione e quest’anno era alla sua quindicesima edizione. Prima del concorso effettivo
le partecipanti vengono selezionate in base
a una registrazione e alla biografia. Non vi
può, quindi, prender parte chiunque. La
giuria ha infine selezionato 18 cantanti. É
stata una bella esperienza perché abbiamo
socializzato e ci siamo divertite molto.
Ciascuna di noi doveva fornire gli spartiti delle canzoni alla band che ci accompagnava e che contava musicisti eccezionali.
Credo di aver scelto un buon programma
che infine mi ha aiutata a ottenere un premio. Per me è la prima volta che vinco a
un concorso e lo sento come un regalo per
i quindici anni di attività; rappresenta una
forte motivazione per continuare a occuparmi di musica. Avendo vinto mi è stata
offerta la possibilità di organizzare l’anno
prossimo alcuni concerti in Finlandia e in
un club a Istanbul in Turchia.
- Quali erano le qualità che la giuria
valutava nell’interpretazione di ciascuna
cantante?
Si valutano l’espressività dell’interpretazione, l’improvvisazione, l’intesa dell’interprete con la band di accompagnamento. E poi, i brani scelti dovevano appartenere proprio al genere jazz. Io ho cercato
di comporre un programma variegato che
spaziasse dallo swing alla ballata e vi ho
anche incluso alcuni dei miei brani preferiti. Tra questi spiccano soprattutto quelli di
Miles Davis. La giuria contava dieci persone e quello che mi ha rallegrato molto è il
fatto che il voto per me è stato unanime. È
una grande soddisfazione essere promossi
a pieni voti da esperti nel campo. Ma quello che mi rende ancora più felice è il primo
premio del pubblico. Questa è, in effetti,
la ragione per la quale mi occupo di canto.
Riuscire a toccare l’animo delle persone,
donare loro una parte di sé durante il concerto e renderle felici è per me la gioia più
grande e ciò che mi sprona a continuare.
- Quali sono i cantanti che ti ispirano?
Ce ne sono veramente molti. Sarah
Vaughan, Ella Fitzgerald, Nina Simone,
Diane Reeves, Anita O’Day, Billy Holliday, Louis Armstrong, Kurt Elling e tanti
altri. Oltre al jazz amo ascoltare anche la
musica pop e in questo campo adoro Stevie Wonder.
- Come hai scoperto il tuo amore per
la musica jazz e il canto?
Devo premettere che non ho una formazione musicale ufficiale. È stato appena all’età di 17 anni che mi sono decisa
a iniziare a frequentare lezioni di canto
presso la scuola di musica di Sisak, che
è la mia città natale. Ho studiato canto
classico nella classe della prof.ssa Pernar
per un anno. La prof.ssa Pernar, una persona splendida, mi ha insegnato le basi
del canto, che mi hanno aiutato più tardi
anche nel jazz. Dopo aver concluso la scuola media superiore, avevo deciso di iscrivermi alla Facoltà
di management turistico-alberghiero di Ica e così sono arrivata a Fiume. Qui ho continuato a occuparmi
di musica cantando nella band “Werewolf blues band”, dove ho iniziato a sperimentare con il jazz. In
questo contesto devo assolutamente menzionare il professor Marijan
Vejvoda che ho conosciuto alla Facoltà, il quale mi ha spronato a proseguire su questa strada. Ciò che mi
ha attirata in maggior misura verso
questo stile musicale è innanzitutto
la libertà e la creatività di espressione che offre al musicista. Il jazz mi
permette di esprimermi senza freni,
in maniera personale e incondizionata. Durante gli studi collaboravo
anche con il chitarrista jazz Elvis
Stanić.
- Hai detto di non aver avuto
una formazione musicale istituzionale. Hai mai sentito la mancanza di una base “classica” nel
tuo lavoro?
Sinceramente, non mi sono mai
pentita di non aver frequentato regolarmente la scuola di musica perché credo di aver comunque imboccato la strada giusta. Dimostravo un’affinità particolare per la musica fin dalla più
tenera età. Ricordo che da piccola usavo
addormentarmi ascoltando Radio Luxem-
«Riuscire a toccare
l’animo delle persone,
donare loro una parte
di sé durante
il concerto e renderle
felici è per me la gioia
più grande e quello
che mi sprona a
continuare»
bourg con le cuffie e credo che tutta quella
musica esercitava su di me un potere magico anche mentre dormivo. Mi affascinava
ciò che cantavano Ella Fitzgerald e Louis
Armstrong. I miei genitori avevano nota-
to il mio interesse per la musica, ma non
avevano alcuna intenzione di mandarmi a
studiare qualche strumento. Avendo avuto
un’esperienza deludente con mio fratello
maggiore, per il quale avevano investito in
una chitarra al cui studio poi lui aveva rinunciato, non volevano fare lo stesso sbaglio con me. E poi, all’epoca ero piuttosto
timida. Tuttavia, su invito di un chitarrista,
durante la scuola media superiore, ho cantato nella band chiamata “Painted black”.
- Come si inizia con l’improvvisazione nel jazz?
Prima di incominciare con l’improvvisazione è necessario imparare bene lo spartito di una canzone, il che vuol dire memorizzarla nota per nota, esattamente come
sta scritta. Appena allora, quando l’abbiamo “assorbita” per bene, quando ogni nota
è diventata veramente “nostra”, si può procedere con l’improvvisazione. La bellezza dell’improvvisazione è nella libertà di
espressione, nel gioco e nella creazione immediata e ciò si può fare solo avendo una
buona base, cioè conoscendo il brano musicale nella sua forma originale.
- Un periodo importante della tua
vita l’hai trascorso a New York...
Dopo la laurea ho deciso di partire per
la Grande Mela. Avevo appena 23 anni, ma
sapevo che soltanto lì sarei potuta crescere
dal punto di vista musicale. Ero alla ricerca
di me stessa e avevo bisogno di andarmene
e di conoscere nuovi orizzonti. A New York
mi sono trovata benissimo. Sono venuta in
contatto con i jazzisti più anziani che mi
raccontavano la storia del jazz nella Grande Mela. E avevo anche la possibilità di
esibirmi nei club newyorkesi. A quell’epoca, avendo già cantato in varie band, possedevo ormai una certa dose di esperienza e
di sicurezza sul palco che mi ha aiutata. A
New York ho trascorso cinque anni. Lì ho
conosciuto mio marito e lì è nata mia figlia.
Poi ho deciso di tornare a Fiume.
- Secondo te, quest’ambiente offre
delle possibilità ai musicisti jazz oppure
no? Qual è la tua opinione sulle possibilità di sviluppo e di perfezionamento in
questo campo a Fiume?
Quest’ambiente mi offre l’opportunità di lavorare e di svilupparmi. Qui, però,
non ho la possibilità di perfezionarmi nel
canto. Per fare ciò sono costretta ad andare all’estero. Fra poco partirò per gli Stati
Uniti dove prenderò parte a un seminario
di canto “somatico” a Winchester nel Virginia. In quell’ambito si studia il metodo Feldenkrais, un metodo per l’apprendimento e
l’auto-educazione attraverso il movimento,
che viene usato anche nel canto. Il corpo
viene inteso come uno strumento e partecipa completamente alla creazione del suono.
Ritengo che a Fiume si senta la mancanza
di un’accademia del jazz che contribuirebbe a elevare il livello di qualità della produzione musicale e offrirebbe una maggiore
possibilità di sviluppo ai giovani.
musica 3
Mercoledì, 30 settembre 2009
VITA NOSTRA Cori, minicantanti, danzatori, orchestrine, e chi più ne ha più ne metta
Comunità italiana di Parenzo
un vulcano in piena attività
di Viviana Car
PARENZO – Da Colonia Iulia Parentium a capitale del turismo estivo, Parenzo, la città di
San Mauro, vanta una Comunità
degli Italiani che ha coniato una
parte della storia della CNI nell’area occidentale della penisola istriana. Fondata nel 1948
come Circolo Italiano di Cultura “Bruno Valenti”, la CI opera
nella bella palazzina progettata
del rinomato architetto triestino,
Arduino Berlam.
tà ha da poco festeggiato i dieci
anni d’ininterrotta attività. Ma si
cantava anche prima, a dimostrazione dell’amore che i parentini
hanno per l’espressione musicale. Guidata sapientemente dalla maestra Gorjana Gašparini, la
compagine musicale oggi si avvale di una quarantina d’elementi e riscuote vivi successi ad ogni
esibizione. Un repertorio vario e
ricco, con canti e melodie della tradizione istriana e popolare,
Generazioni e generazioni hanno
costruito e continuano a costruire
una tradizione musicale secolare
a dimostrazione di uno spirito
d’unione ed appartenenza nazionale
che accomuna le genti del posto
Durante gli anni ‘50, grazie
al lavoro volontario degli attivisti, il “graner” dello stabile della famiglia Rocco che si trovava
vicino a palazzo Berlam, viene
adattato a Teatrino, dove si svolgeranno, se non proprio dagli
inizi, gran parte delle attività
artistico-culturali del sodalizio
parentino. Dopo l’incendio di
qualche anno fa, come l’Araba
fenice, il Teatrino risorge ancora
più bello e accogliente.
La CI parentina è una comunità che vive per la propria città
e con oltre 1.300 soci e qualche
simpatizzante nel campo musicale vanta un curriculum invidiabile con un coro misto, due
gruppi vocali, l’orchestrina, i
minicantanti, due gruppi di ballo e, in un prossimo futuro, un
laboratorio musicale per adulti.
Un coro
formidabile
qualche “volo” nella musica leggera. Un nutrito libretto di uno
spartito nel quale non mancano
pezzi di musica sacra e classica
in esibizioni plurilingui: dall’italiano, all’istroveneto, al croato e
Istruito da Gorjana Gašparini ilcoro
misto si avvale di una quarantina
d’elementi e riscuote vivi successi
ad ogni esibizione con un repertorio
che spazia dal popolare al classico,
dal profano al sacro
alle varianti ciacave, fino ai gospel in lingua inglese e a brani
della tradizione spagnola. Spesso
accompagnato al pianoforte dalla studentessa Andrea Brajković
del IV anno della sezione fiumana dell’Accademia di Musica di
Zagabria nella classe di Vladimir
Babin, il coro partecipa volentieri agli incontri artistico-culturali
con le altre CI, alle manifestazioni di livello cittadino, regionale e
internazionale; da Slovenjgradec
in Slovenia a Massa Lombarda in
Italia, agli incontri dei cori e ad
altri appuntamenti a dimostrazione della bravura e della serietà nel
lavoro dei coristi.
La musica accomuna, unisce, rallegra, fa fraternizzare,
arricchisce e a Parenzo si canta (e balla) tanto. Generazioni
e generazioni hanno costruito e
continuano a costruire una tradizione musicale secolare a dimostrazione di uno spirito d’unione
ed appartenenza nazionale che
accomuna le genti del posto.
Dunque, un dialogo musicaLargo ai giovani
le nato con il coro misto, fondato prima come coro femminie all’orchestrina
le nel 1999 e poi ampliato nel
Il discorso musicale continua
2002 con voci maschili. Il “fiore all’occhiello” della Comuni- con i due gruppi vocali, quello
L’orchestrina “Baredine Sauri” durante una delle innumerevoli
esibizioni in Comunità
femminile “Riveta”, fondato nel
2002 e quello maschile, di recente fondazione e ancora anoni-
Le corali riunite per il concerto di Natale
un repertorio di musica leggera
italiana, contribuiscono alla riuscita d’ogni festa, evento culturale, spettacolo ed incontri e non
solo nell’ambito dell’universo minoritario.
Con i minicantanti
un futuro canterino
assicurato
Ritorniamo alla maestra Gorjana Gašparini che oltre alle tre
Il gruppo vocale femminile Riveta
mo, ma non per questo meno attivo. Le due sezioni, pure guidate
dalla maestra Gašparini, contano
una dozzina di elementi ciascuna
impegnandosi con un repertorio
plurilingue, con un programma di
canzoni, moderne (ma arrangiate
per le possibilità vocali del gruppo), tradizionali, il tutto eseguito a
cappella. In pochi anni di attività i
due gruppi hanno conseguito una
grande popolarità ogni volta che
sono saliti sul palco.
Un’altra sezione di successo è
sicuramente l’orchestrina “Baredine sauri”. I valenti musicisti, una
quindicina di elementi, capeggiati
dal maestro Giorgio Petretti, sono
portatori della tradizione strumentale della CI parentina. Con la loro
musica, che consiste soprattutto in
vace, che nel corso della sua lunga
vita fu guidato da numerosi valenti
maestri (e maestre) che hanno inculcato nei giovani l’amore per la
musica e il canto.
Break dance
e danza moderna
Dal canto al ballo il passo è
breve. Nell’ambito della Comunità operano pure due gruppi di ballo: break dance e ballo moderno.
Valentin Gasparini, giovane artista di breaking (nome originario
della break dance), da ben tre anni
insegna ad una ventina di giovani
tutti i segreti di questa disciplina
spettacolare, fatta di passi ed esibizioni mozzafiato. Ivana Domazet,
invece, si occupa della sezione di
danza moderna ed istruisce una
quarantina di ballerini, tutti giovani e desiderosi di esibirsi ai vari
appuntamenti pubblici.
Un futuro assicurato in quanto
da quest’anno, la Comunità offrirà ai propri soci un’attività in più,
il laboratorio musicale per adulti.
L’iniziativa, firmata dalla maestra
Gašparini, vuole essere un’occasione in più di comunicazione
musicale, di studio approfondi-
Ivana Domazet istruisce la sezione
di danza moderna; una quarantina
di giovani ballerini desiderosi
di esibirsi ai vari appuntamenti pubblici
compagini di “adulti”, si occupa
con impegno e passione anche del
mantenimento della continuità,
ossia del ricambio generazionale.
Con una quarantina di minicantanti, che frequentano gli asili e la
scuola elementare italiana, il futuro “canterino” del sodalizio è assicurato. Tanti i successi, tantissime
le partecipazioni ad eventi quali, il
festival Voci Nostre (e non poche
vittorie!), spettacoli locali, regionali e interregionali. Un gruppo vi-
to, d’alfabetizzazione nel campo
della scienza dei suoni, offrendo
ai soci un’educazione continua e
permanente.
Allargando le già numerose
attività, la Comunità degli Italiani di Parenzo vuole divenire
un centro polivalente completo,
aperto ai propri soci ma anche
alla cittadinanza per continuare
un dialogo con tutti gli amanti
dell’espressione musicale in tutte
le sue forme.
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musica
Mercoledì, 30 settembre 2009
Mercoledì, 30 settembre 2009
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ORGANUM HISTRIAE Disseminati nei borghi e nelle cittadine dell’Istria i preziosi strumenti, dopo decenni di incuria e abbandono, stanno ritornando a nuova vita
Gli antichi organi istriani patrimonio dell’umanità
a cura di Patrizia Venucci Merdžo
C
ircumnavigando la frastagliata penisola Histra o
addentrandoci nel dedalo di strade e stradine che
come rughe antiche, o arterie vitali, segnano l’entroterra di questo suolo, si scorgono appollaiati sulle
amene collinette, (preannunciati dagli alti campanili) i
tanti pittoreschi borghi medievali.
Mezzo diroccati, o parzialmente riconsegnati alla vita
questi misteriosi agglomerati, (non di rado percorsi da
sotterranee vene energetiche, dicono) quasi di regola conservano piccoli tesori nascosti, pallide vestigia del passato, segni remoti di un ormai andato bene di vivere ... rilievi leonini marciani, antiche e fregiate cisterne, simboli
gentilizi, ornamenti in ferro battuto e, fulcro ed epicentro dell’esistenza paesana, l’immancabile luogo di culto.
Dentro, nel silenzio pesante, le volte amiche, le icone dei
santi; si eleva lo sguardo e... su in cantoria, racchiuso in
un tripudio di angeli, in casse lapidarie e vetuste o nelle
misurate forme classiche, brilla il luccicchio delle canne.
In alto, sovrano e dignitoso, l’organo!
Strumento di Dio e del popolo, il suo suono soave,
spirituale e regale ha scandito, (come quello delle campane) ed accompagnato per secoli la vita dei nostri avi
nei momenti più importanti come nella quotidianità: dal
battesimo, al matrimonio, dalla prima Comunione, al ve-
Quando la modernità attinge alla tradizione
DAILA – Lo strumento della chiesa di S.
I mantici di questo “Malvestio”
Giovanni Battista appartiene al tipo venetosono in ottimo stato di conservazione
dalmata, di dimensioni sobrie, collocato in
cantoria. Venne costruito nel 1910 dalla fabbrica “D. Malvestio e F.” – Fabbrica Pontificia d’ Organi di Padova. Nel 1973 era ancora
in uso ed in buon stato.
Il manuale è collocato ai piedi del prospetto, parzialmente retratto, a tastiera singola (estensione C – g3; l= 78,50 cm) e pedaliera (C- d1, 27 tasti). I tiranti dei registri sono
collocati orizzontalmente sopra la tastiera.
La tastiera è di tipo convenzionale, cioè
non ridotta. La pedaliera è indipendente. La
trasmissione è meccanica.
Il somiere del manuale è collocato anteriormente all’ altezza delle canne principali,
mentre il somiere della pedaliera è collocata nella parte inferiore retrostante. L’azionamento dei mantici è manuale mediante bracci a due ordini, previsto per due assistenti. I
mantici sono in stato di conservazione eccezionale e sono collocati al lato sinistro dell’organo.
Come accessori e giunture lo strumento
dispone del Forte e dell’Unione pedali.
Riparazioni sono state effettuate nel 1966
dall’organaro sloveno Franc Jenko e nel
1998 dal figlio, Anton Jenko. Nel 1998 l’ufficio parrocchiale di Cittanova,ossia del parroco don Božo Jelovac ha provveduto al finanziamento della riparazione dello strumento ad opera del laboratorio di Anton Jenko.
Nell’agosto 2001 la riparazione generale di quest’organo di categoria C è stata l’organologo Božidar Grga e della Soprin- pale 8’, Dulciana 8’, Flauto 4’, Ottava 4’,
effettuata dall’impresa di Anton Skrabl di tendenza alle antichità di Parenzo. Lo stru- Decimaquinta, Pieno (Pienino) 2 file, Voce
Rogaška Slatina sotto la supervisione del- mento dispone dei seguenti registri: Princi- celeste 8’, Pedale Bordone 16’.
spro serale, dalle feste natalizie, al rito funebre. Un suono che ha lungamente e nobilmente intriso la cultura europea e che, a nostra insaputa o nostro malgrado, si è intrufolato nel nostro sangue, si è annidato nei sedimenti
del nostro codice genetico. Forse è anche con questo che
si spiega la strana commozione mista a riverenza che ci
prende quando ci disponiamo ad ascoltare tale favoloso
strumento. Quasi un “richiamo della foresta“. Gli anti-
La dolcezza dell’organo
positivo antico
chi organi istriani! Quale tesoro per troppo tempo obliato, trascurato, sottovalutato, lasciato nella polvere e nel
degrado. Tuttavia grazie al settembrino Festival organistico “Organum Histriae” che negli ultimi due decenni ha
convogliato nelle cittadine istriane insigni organisti, organari, musicologi, organologi, si è verificata un’importante presa di coscienza, anche da parte di istituzioni culturali di massimo livello. In conseguenza di ciò si è final-
Un tripudio del barocco
alpino lo strumento
dei SS. Pietro e Paolo
S.PIETRO IN SELVE – L’ organo della chiesa dei SS. Pietro
e Paolo annessa al cenobio paolino è stato ultimato nel 1780
dall’organaro sloveno Janez Juraj Eisl, allievo dell’Egedcher di
Salisburgo. Si tratta di un organo
antico dalle dimensioni contenute, in stile barocco spettacolare
tipico dell’area alpina e mitteleuropea, collocato nell’ ampia cantoria con due sontuosi prospetti.
Attraverso successive modifiche,
l’organo acquistò altresí alcuni
elementi peculiari della scuola organaria veneziana (riduzioni del
manuale).
Le modifiche più consistenti sulla disposizione fonica furono apportate nel 1874 da G. F.
Edoardo Kunad e specialmente
nel 1887 e nel 1906, nonché nel
1955 da Franc Jenko. La disposizione fonica era originariamente
barocca, però in seguito agli interventi degli organari sopraccitati e ad ultimazione del restauro
eseguito nel 1990 dalla ditta HE-
FERER di Zagabria, ha assunto
la seguente forma: Manuale C/E
–c3, 45 tasti, Pedaliera C/E – c0,
9 pedali.
1. Principale 8’
2. Voce umana 8’
3. Salizionale 8’
4. Flauto 4’
5. Ottavo 4’ (o Unda maris 8’)
6. Flautino 2’
7. Quinta 1 1/3’
8. Piccolo 1’
9. Cimbalo 1/2’
10. Bordone 8’
Precedentemente
all’ultimo
intervento, al posto del 90 registro
(Cimbalo1/2’), vi era il Superottavo
1’.La disposizione fonica era probabilmente la seguente:
11. Principale 8’
12. Copula maior 8’
13. Copula minor 4’
14. Portun (Fl.) 4’
15. Vox humana (labiale) 8’
16. Quinta 2 2/3’
costante al manuale), dotata di Principale di 8
piedi nel prospetto, appartiene ai grandi organi
della scuola veneto-dalmata, fondata e sviluppata fino alla perfezione da Petar Nakić, organaro di Sebenico. È noto che il Dacci fu allievo del
Il Francesco Dacci del 1776 di Umago
Nakić, al quale il vecchio maestro svelò la propria arte. Purtoppo l’opera del Dacci subí delle
modifiche che verranno risanate con il restauro
e la ricostruzione delle parti originali, intervento iniziato nel 1996 e tuttora in corso. Benché l’
organo subí alcuni interventi successivi alla costruzione, conservò in buona sostanza l’ aspetto
originario (oltre il 50%). Questo fatto determinante indusse l’Ufficio parrocchiale di Umago
quale proprietario assieme agli investitori (Ministero della cultura della R. di Croazia, la Città
di Umago) ad avviare un restauro comprendente interventi di ricostruzione delle parti originali, essendo altresí stupiti dall’incredibile somiglianza con le opere del Nakić. Venne ripristinata la disposizione fonica autentica.
Il manuale (C/E - c3) comprende 45 tasti. I
registri sono i seguenti: Principali bassi, Principali soprani, Ottava, Quinta decima, Decima
nona, Vigesima seconda, Vigesima sesta, Vigesima nona, Trigesima terza, Trigesima sesta, Voce umana, Flauto in VIII bassi, Flauto in
VIII soprani, Flauto in XII, Cornetta,
Tromboncini bassi, Tromboncini soprani,
Pedale C/E - gso, 17 tasti, Contrabbassi, Ottava di Contrabbassi, Duodecima di Contrabassi,
Tromba reale.
Nel corso del 2000 fu ricostruito il registro
dei Tromboncini e restituita la pressione nel
mantice all’altezza originale. Purtroppo, gli organisti e gli organografi concordano nell’opinione che i risultati dei lavori non sono soddisfacenti, visto che il quadro fonico di quest’organo non riflette il suono tipico degli strumenti
della scuola Nachiniana. In base al concorso indetto il restauro è stato effettuato dal il laboratorio HEFERER.
Organo di Janez Juraj Eisl del 1780, allievo dell’ Egedcher di Salisburgo. Strumento in stile barocco tipico dell’ area alpina e mitteleuropea
Un monumentale e lussuoso Gaetano Callido
Il travagliato restauro di un Francesco Dacci
UMAGO – L’organo della chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta e San Pellegrino martire venne costruito nel 1776 da Francesco Dacci. Questo strumento a tastiera singola e pedaliera a sospensione (in collegamento
mente agito nel senso del recupero e restauro di preziosi
ed antichi organi che spesso portano la firma dei massimi costruttori della scuola veneto-dalmata, oppure della
tradizione alpina. Piaggia, Nacchini, Callido... .In queste
pagine vogliamo presentarvi - sotto un profilo soprattutto tecnico - alcuni dei più preziosi organi istriani, vanto,
autentico tesoro e testimonianza di cultura della penisola istriana.
BUIE – L’organo di S. Servolo venne costruito da Gaetano Callido
nel 1791, op. 287. È perfetta la sua collocazione centrale sulla stretta
cantorìa di legno sopra la porta d’ingresso di cui la forma e pittura sono
in corrispondenza con la cassa, con il portale e con gli elementi architettonici del muro della facciata. Il parapetto, decorato e dipinto con armonìa, si distingue per la tonda parte centrale. La cassa è monumentale
e lussuosa, un’opera del tardo barocco. Nel prospetto ci sono le canne di
Principale disposte a cuspide con ali convergenti.
Nel 1943 Giorgio Bencz di Gorizia, in collaborazione con i suoi figli, ha rimosso 5 registri, aggiunto 2 registri “d’archi”, ed incorporato
un elettroventilatore. Nel 1973 l’organo è stato riparato dall’organaro
belga Patrick Collon. In base al dbando di concorso indetto nel 2000/01
il restauro è stato realizzato dalla ditta BRONDINO VEGEZZI BOSSI
di Cuneo.
La consolle è incorporata nella cassa (“a finestra”) sotto il prospetto.
Il manuale non è originale, i tasti diatonici sono bianchi, e i tasti cromatici sono neri (ricostruzione eseguita secondo l’originale nell’organo di
Montona). Il manuale conta 47 tasti, (DO1-RE5). La pedaliera a leggio,
originale, è composta da 18 pedali (DO1-SOL diesis2) collegati alla tastiera, tranne l’ultimo che serve per l’azionamento del tamburo.
I registri vengono azionati da manubri a tirante torniti in legno di
noce, disposti in due colonne a destra della tastiera. La tavola dei registri
e i manubri sono originali.
Come accessori l’organo dispone del Tiratutti a manovella e a doppio pedaletto, del Tamburo a pedale XVIII e del Tamburo. I due mantici, originali, sono cuneiformi e a pompaggio alternativo; misurano 205
x101 cm. La trasmissione è meccanica “sospesa”. L’accordatura dopo il
restauro corrisponde a
LA= 433 Hz a 15°C, inequabile, Luigi Malerbi 1794.
Considerata la qualità del costruttore e il grado di originalità di cca
70% nel materiale fonico, lo strumento rientra nella categorìa B.
L’organo positivo “OPUS IOANNIS BAPTISTAE PIAGGIA VENETIARUM MDCCXL”
PIEMONTE – L’organo della chiesa della Santa Vergine Maria (Comune di Grisignana, parrocchia di Portole) appartiene alla scuola venetodalmata; è nientemeno che un positivo antico, dotato di manuale singolo
a trasmissione meccanica, ubicato originariamente nella cantoria e trasferito successivamente presso l’ altare, l’ attuale collocamento. Su un listello sottostante al manuale, su fondo chiaro, vi è la dicitura scritta a caratteri
d’ oro: “OPUS IOANNIS BAPTISTAE PIAGGIA VENETIARUM MDCCXL” Questo celebre costruttore d’ organi viene considerato come maestro
del più insigne organaro croato: Petar Nakić. Oltre l’ 80% del materiale originale è preservato. Le canne del principale sono nuove. Il manuale originario è collocato nella parte superiore della cassa, con pedaliera inclinata
rispetto all’asse dell’organo (un’ aggiunta successiva?). I sette pomoli dei
registri sono in acero tornito, disposti verticalmente, a sinistra del manuale.
La tastiera ha una disposizione E/C –c3, dalla lunghezza di 63,70 cm. La
pedaliera di 8 piedi ha una disposizione E/C – c0. I mantici sono ad azionamento alternato.
L’organo è stato categorizzato come bene culturale di categoria A.
Nel 1973, la Gioventù Musicale del Belgio, coadiuvata dal restauratore
Patrick Collon, avviò il progetto di restauro (accanto al restauro dell’ organo del Girardi a Grisignana), parallelamente ai corsi di restauro al CIGM di
Grisignana. Grazie all’interessamentodi Hadelin Donnet, la Gioventù Musicale del Belgio finanziò l’inizio dei lavori. Inoltre, pervennero elargizioni
fatte dalla Federazione delle case discografiche di Londra, dalla Fondazione
europea per la cultura di Amsterdam e dal Ministero della cultura del Belgio. I lavori di restauro vennero portati a termine appena nel 1986.
Per il Festival ORGANUM HISTRIAE l’organo viene preparato dall’officina Braun & Horvat (1999-2001), Marko Rastija (2002 e 2003) e Heferer (dal 2004).
Registri: Principale interno, Ottava, Quintadecima, Decimanona, Vigesima Seconda, Voce Umana, Flauto in XII.
1. Principale bassi
2. Principale soprani
3. Ottava
4. Quintadecima
5. Decima nona
6. Vigesima seconda
7. Vigesima sesta
La perfetta collocazione in cantoria dell’organo di S. Servola
13. Voce umana
14. Flauto in 8va bassi
15. Flauto in 8va soprani
16. Viola bassi (4’)
17. Flauto in XIIa
18. Cornetta (soprani)
19. Tromboncini bassi
6 musica
Mercoledì, 30 settembre 2009
DISCOGRAFIA Il DVD d’arie mozartiane dell’ensemble di musica antica “Sans souci”
I tradimenti delle anime ingrate
È
uscito il DVD “MI TRADI’ QUELL’ALMA INGRATA”, Harmoniemusik per ottetto di fiati dalle arie
del “DON GIOVANNI” di W.
A. Mozart (trascrizione di J. Triebensee del 1788) nell'interpretazione dell'Ensemble di musica
antica "Sans souci" su copie di
strumenti d'epoca. Il DVD contiene le arie più celebri dell'opera mozartiana della maturità,
Notte e giorno faticar, Ah chi mi
dice mai, Madamina, il catalogo
è questo, Giovinette che fate all’amore, Là ci darem la mano,
Non ti fidare o misera, Dalla sua
pace, Fin c’han dal vino, Batti,
batti, o bel Masetto, Presto, presto pria ch’ei venga, Eh via buffone, Ah taci, ingiusto core,
Deh vieni alla finestra, Metà
di voi qua vadano, Vedrai, carino, Per queste tue manine, Mi
tradì quell’alma ingrata,Non mi
dir, bell’idol mio, Già la mensa è
preparata. La compagine è composta da Giuseppe Nalin (oboe e
direzione),Guido Toschi (oboe),
Mozart dovette essere fortemente
impressionato dalla sonorità
dell’Harmonia imperiale, poiché fu
incitato a comporre delle serenate
per questo genere di ensemble
Luigi Magistrelli e Stefano Furini (clarinetto), Ermes Pecchinini
e Dimer Maccaferri (corno), Paolo Tognon e Oscar Meana (fagotto), Carlo Sgarro (controbbasso)
e Maria Grazia LUISETTI (voce
recitante).
L’ottetto di fiati
alla corte d’Aburgo
All’inizio dell’anno 1782, l’imperatore d’Austria Giuseppe II decise di fondare un ensemble a fiati,
composto da otto musicisti.
Un tipico organico che veniva
definito anche “Harmonia” e che
proprio in quell’epoca stava ricevendo l’attenzione di molti com-
La copertina del DVD “MI TRADI’ QUELL’ALMA INGRATA”
positori, diventando pertanto una
formazione alla moda. E questo
non poteva lasciare indifferente
Giuseppe II, che fino ad allora
aveva rivolto una scarsa attenzione agli strumenti a fiato. Egli reclutò pertanto alcuni componenti della sua orchestra di corte tra i quali
i due clarinettisti Johann e Anton
Stadler, nonché i due oboisti Georg
Triebensee e Johann Wendt, tutti molto ben conosciuti da Mozart,
per poter dar vita a questa formazio-
L’ensemble “Sans souci”
All’inizio dell’anno 1782,
l’imperatore d’Austria Giuseppe II
decise di fondare un ensemble a fiati,
composto da otto musicisti. L’ottetto
doveva generalmente animare
i banchetti e le altre cerimonie
mondane, soprattutto “en plain air”
ne che divenne assai famosa. L’ottetto doveva generalmente animare
i banchetti e le altre cerimonie mondane, soprattutto “en plain air”.
Mozart dovette essere fortemente impressionato dalla sonorità dell’Harmonia imperiale, poiché fu
incitato a comporre delle serenate
per questo genere di ensemble. Ma
l’Imperatore rifiutò ostinatamente
le composizioni originali del genio
salisburghese, preferendo gli arrangiamenti delle sue opere e di alcuni
altri balletti. Per questa ragione lo
stesso Mozart, dopo aver fatto allestire al Burgthteater “Il ratto del
Serraglio”, lo arrangiò per ottetto
per cercare di ricavarne altri guadagni supplementari. Purtroppo questa partitura è andata perduta.
Moltissime furono comunque le
opere di svariati e importanti compositori del periodo che vennero
trascritte per harmonia di fiati, e
l’oboista Joseph Triebensee fu uno
dei migliori trascrittori per questo
genere, prova ne sia il brillante arrangiamento del “Don Giovanni”
che si rivela perfettamente azzeccato, nonostante Triebensee avesse
solamente 16 anni all’epoca. In seguito egli si forgerà come esecutore
e compositore, succedendo a C. M.
von Weber al posto di direttore dell’opera di Praga, sua città d’origine.
Sulla scia dell’anno mozartiano il
"Sans souci" vuole dare ancora un’
ultimo saluto a Mozart, un tributo al
genio, proponendo questo concerto
“Mi tradì quell’alma ingrata” brani
immortali dal Don Giovanni, con
suoni creati da strumenti dell’epoca, così come il Maestro li sentì.
Negli ultimi dieci anni di vita, stabilitosi a Vienna, città culturalmente assai conservatrice ma, ricca di
fermenti innovatori, favorito dal
successo dell’opera buffa “Ratto
dal Serraglio” e dall’incontro fondamentale con il librettista Lorenzo Da Ponte , darà vita all’opera
immortale conosciuta anche con il
nome di “trilogia Italiana”, (chiamata in questo modo, per via dei tre
libretti scritti in italiano) ossia “Le
nozze di Figaro”, “Don Giovanni” ,
e “Così fan tutte”.
Seguiranno altre opere liriche
e una serie di concerti pianistici di
grande valore, tanto da essere definito “Pigmalione supremo ed insostituibile”.
Il 5 dicembre del 1791, all’una
di notte, si spegne all’età di soli 35
anni una delle più alte espressioni
dell’arte musicale ma, non solo, di
tutti i tempi. In questi due secoli la
sua musica resta simbolo dell’eterna giovinezza, musica che parla direttamente alla coscienza ed al cuore di chi ascolta.
SANS SOUCI Ensemble
Con strumenti d’epoca
Giuseppe NALIN: oboe e direzione
Guido TOSCHI: oboe
Luigi MAGISTRELLI: clarinetto
Stefano FURINI: clarinetto
Ermes PECCHININI: corno
Dimer MACCAFERRI: corno
Paolo TOGNON: fagotto
Oscar MEANA: fagotto
Carlo SGARRO: controbasso
Maria Grazia LUISETTI: voce
recitante
LE GRANDI VOCI Gina Cigna la prima grande Turandot, cantò pure a Fiume
Quel leggendario soprano drammatico che incantò il mondo
Gina Cigna, la prima grande Turandot, la voce di Toscanini, nacque ad Angères (Francia) il 6 marzo del 1900, dove
aveva studiato pianoforte con il mitico Alfred Cortot e canto con la celebre
Emma Calvé. “Furono il maestro Barbicini e l’ impresario Pasotto - ricordò lei
stessa in un’ intervista - a spingermi verso Milano e a presentarmi a Toscanini”.
E il maestro la mise nelle fidate mani di
Antonino Votto.
Alla Scala, la Cigna debuttò nel
1927 come Freja nell’ Oro del Reno di
Wagner diretta da Ettore Panizza. Fu
il primo successo, a cui fecero seguito
le scritture per Donna Elvira nel Don
Giovanni e per l’ Andrea Chenier. Presto passò da soprano lirico a grande interprete drammatica, e sotto la guida di
Marinuzzi e De Sabata interpretò con
straordinario successo la Norma di Bellini, la Gioconda di Ponchielli e, appunto, la Turandot di Puccini. Fu il suo capolavoro:interpretò il ruolo 493 volte.
La Cigna, divenne un mito dalla grazia
aristocratica: austera bellezza, nessuna
gelosia, impegno severo. Ma come tutti
i miti, scomparve presto dai palcoscenici. Nel 1947, mentre andava a Vicenza
per cantare Tosca, il pullman sul quale
viaggiava si rovesciò. Cantò lo stesso,
ma tre giorni dopo ebbe un infarto, che
la costrinse a ritirarsi. Da allora mise la
sua esperienza al servizio degli altri, divenendo maestra celebre e celebrata di
cantanti. Affettuosa con i soprani, confidò di apprezzare molto la Freni, la Serra e la Kabaivanska. La sua voce, di rara
potenza e mobilità, grazie a una tecnica
di ascendenza puramente belcantistica
come testimoniano oggi solo poche incisioni, si univa ad una maestosa presenza
scenica e ad autentica sensibilità d’ artista. Negli ultimi anni, viveva a Milano,
faceva vita molto riservata, ed era difficile vederla alla Scala. Si racconta che
fosse una grandissima emozione quando, negli indovinelli dell’ opera pucciniana, la Cigna e Lauri Volpi rivaleggiavano nei do sovracuti.
Gina Cigna fu una leggenda anche
per i grandi della successiva stagione lirica, come Giuseppe Di Stefano, che non
fece a tempo a cantare con lei. “Lei è un
musica 7
Mercoledì, 30 settembre 2009
Felice realizzazione discografica dell’Orchestra da camera “Ferruccio Busoni”
Franco Margola, la generosità
e l’immediatezza della musica
di Patrizia
Venucci Merdžo
TRIESTE – È interamente dedicato a Franco Margola (19081992) il CD realizzato dall’Orchestra da camera “Ferruccio
Busoni“ con il contributo del Comune e la Provincia di Trieste e la
Fondazione CRTrieste. Un progetto discografico particolarmente encomiabile in quanto teso alla
diffusione e valorizzazione di pagine meno note che, a parte il valore intrinseco, per la loro saporosità e immediatezza possono sicuramente riuscire gradite anche
ad un pubblico più vasto.
Franco Margola, compositore fecondo e versatile (Orzinuovi, 30 ottobre 1908 – Nave (Brescia), 9 marzo 1992) studiò violino
e composizione ai Conservatori di
Brescia e Parma dove conseguì nel
1933 il diploma di composizione
sotto la guida di Achille Longo.
Incoraggiato da Alfredo Casella Margola compose un Trio in La,
che il maestro torinese apprezzò a
tal punto da inserirlo nel repertorio
del proprio trio eseguendolo un po’
ovunque, in Italia e all’estero.
Inizialmente suggestionato dallo stile di Ildebrando Pizzetti, Margola mostrò di aver assimilato an-
Franco Margola
La copertina del CD
che la lezione caselliana, soprattutto nel suo Quartetto per archi
n.3, del 1937, che gli valse il Premio Scaligero di Verona. Insegnò
a Brescia dove creò un’orchestra
d’archi che collaborò con Arturo Benedetti Michelangeli, allora
esordiente e al quale Margola dedicò un Concerto per pianoforte,
che è tra le sue opere migliori. Le
due opere, Il Mito di Caino e Il Titone, risalgono ai primi anni dellla
Seconda Guerra mondiale mentre il
felice Trio per archi è del 1947. Nel
1960 divenne direttore del conser-
Il Maestro Massimo Belli
mito alla Caruso. Fu un grande soprano drammatico. Allora c’erano grandi
maestri come Toscanini, De Sabata e
Marinuzzi che guidavano e amavano i
cantanti. E poi, allora, c’ era più sentimento ed espressività, c’ era più amore per lo strumento della voce” ebbe a
dire il celebre tenore, venuto a mancare qualche anno fa.
Gina Cigna è venuta a mancare
2001 all’età di cent’un anno. Il repertorio della Cigna, musicista esimia e,
quindi, agevolata nell’apprendimento
rapidissimo delle parti oltre che donna dotata di straordinario vigore fisico, era vastissimo: Verdi sia il tardo,
compresa la Valois del don Carlos, sia
il primo con Ernani e Nabucco, Puccini con Tosca e la fondamentale Turandot, il Verismo sopratutto con Andrea Chenier e Francesca da Rimini
(che alla Scala nella stagione 1937
fece epoca). Deve essere poi ricordato l’approdo ai titoli, allora desueti del repertorio primo ottocentesco:
non solo la Norma, ma anche Straniera ed il Mosè.
La Cigna cantò spessimo anche
Violetta di Traviata. Nelle numerose trasmissioni radiofoniche, cui pre-
L’Orchestra da camera “Ferruccio Busoni”
vatorio di Cagliari ed insegnò dal
1963 al 1975 al conservatorio di
Parma. Margola fu instancabile didatta, conferenziere e uomo di vasta
cultura, interessato alla storia delle
religioni, alla letteratura classica,
alla filosofia. Pur rimanendo fondamentalmente fedele alla tradizione,
non fu alieno a una prudente apertura verso tecniche più avanzate. Il
catalogo delle sue opere consta di
814 brani tra cui opere sinfoniche
(due sinfonie, Il Campiello delle
streghe (1930) Notturno e fuga, 2
concerti per pianoforte e orchestra,
Concerti per violino, oboe, corno,
violoncello, concerto breve per
chitarra e piccola orchestra d’archi) e musica da camera (quartetti per archi, 3 epigrammi greci per
corno, violino e pianoforte, 12 trii
per tromboni “Zodiaco”, Fantasia
per Settimino di Tromboni e Tuba,
musiche duettanti per violino e violoncello). Nel panorama contemporaneo spesso teso spasmodicamente
allo sperimentalismo e alla problematizzazione estreme, la socievo-
se parte negli anni ‘80, fece più volte
cenno ad un diretto consiglio di Toscanini nella scelta di questo ruolo.
Quello che è interessante rilevare è
come spesso ebbe quale Alfredo Tito
Schipa.
A riprova che le voci emesse correttamente, come quella del tenore
leccese non temono colleghe dotate
di tonnellaggio vocale. Altri tempi si
dice, o meglio, altra tecnica di canto.
Gina Cigna assegnò al personaggio di Turandot, molto astratto e per
nulla “vero” della principessa cinese, un fraseggio tagliente, una scansione, talvolta, prossima al parlato,
acuti fenomenali, lanciati sulla massa orchestrale, una voce al centro di
straordinaria ricchezza ed ampiezza e
suoni di petto dal colore scuro e quasi virile.
Il repertorio della Cigna, musicista esimia e, quindi, agevolata nell’apprendimento rapidissimo delle
parti oltre che donna dotata di straordinario vigore fisico, era vastissimo:
Verdi sia il tardo, compresa la Valois
del don Carlos, sia il primo con Ernani e Nabucco, Puccini con Tosca
e la fondamentale Turandot, il Veri-
lezza, la freschezza e vitalità delle
musiche di Margola, fondamentalmente ancorate ad un linguaggio
tradizionale, ci fanno riscoprire
quasi con stupore la bellezza dell’estrinsecazione musicale spontanea e generosa.
Conoscitore delle risorse tecniche degli archi in particolare, le
sfrutta al meglio facendole confluire in un tessuto denso, colorito e di
grande mobilità. Ciò risulta particolarmente evidente nella gioiosa
“Sinfonia delle isole“, dal propompente ed incisivo primo movimento, dalla dolente e quasi sospirata
vena lirica del secondo al giocoso terzo movimento per concludere con il massiccio fugato finale. E’
tutta una celebrazione della melodia romanticamente improntata il
Concerto dell’alba per violino e orchestra ( di contenute dimensioni),
che qui si spande initerrottamente
fluida e luminosa, portata con suono vivido, sensibile ed elegante fraseggiare dal violino Michele Lot. Il
brano si chiude con un breve Ron-
smo sopratutto con Andrea Chenier e
Francesca da Rimini (che alla Scala
nella stagione 1937 fece epoca). Deve
essere poi ricordato l’approdo ai titoli, allora desueti del repertorio primo
ottocentesco: non solo la Norma, ma
anche Straniera ed il Mosè. La Cigna
cantò spessimo anche Violetta di Traviata. Nelle numerose trasmissioni radiofoniche, cui prese parte negli anni
‘80, fece più volte cenno ad un diretto
consiglio di Toscanini nella scelta di
questo ruolo. Quello che è interessante rilevare è come spesso ebbe quale Alfredo Tito Schipa. A riprova che
le voci emesse correttamente, come
quella del tenore leccese non temono
colleghe dotate di tonnellaggio vocale. Altri tempi, o, semplicemente, altra tecnica di canto!
Gina Cigna assegnò al personaggio di Turandot, molto astratto e per
nulla “vero” della principessa cinese, un fraseggio tagliente, una scansione, talvolta, prossima al parlato,
acuti fenomenali, lanciati sulla massa orchestrale, una voce al centro di
straordinaria ricchezza ed ampiezza e
suoni di petto dal colore scuro e quasi virile.
dò, allusivo, per ritmi e melodia,
a un clima quasi popolaresco. Interessante il Concerto per tromba,
percussioni ed archi in cui l’orchestra ricopre un ruolo praticamente
dialettico con lo strumento solista.
All’incisività tematica dell’inizio,
che ogni tanto rispunta conferendo unità ideale al concerto, fa seguito tutto un “pieghevole“ quanto meditato avvicendarsi musicale
rivelatore a tratti di un linguaggio
armonico più libero e intrigante.
Sono pagine che sicuramente danno soddisfazione sia al solista che
all’orchestra.Ottima la tromba del
solista Mauro Maur.
Non possiamo che esprimere
il nostro incondizionato apprezzamento ai valenti musicisti e al
maestro Massimo Belli per il sottile lavoro introspettivo ed il preciso
cesello fisionomico di ogni singolo movimento che all’atto pratico
risulta sempre alimentato da una
freschezza d’interpretazione atta a
restituire queste pagine nella loro
attraente vitalità e valore.
Come
Abigaille
8 musica
Mercoledì, 30 settembre 2009
GIRO TONDO QUANTO CANTA IL MONDO Una serie di grandi direttori d’orchestra
Diciannove titoli lirici e di danza
per la stagione scaligera 2009/20010
CHISSÀ CHI LO SA?
1. Qual è il titolo del singolo, tratto dall’album di debutto
“Pablo Honey” del 1993, che ha
lanciato nel firmamento musicale mondiale il gruppo britannico
Radiohead?
a) Jerk
b) Creep
c) Nerd
solisti, e con la quale è stata aperta la IV edizione del Festival di
musica da camera di Fiume. Chi
ne è l’autore?
a) Daniel Purcell
b) John Blow
c) Henry Purcell
2. Come viene chiamata la
Sinfonia n.6 in Fa maggiore,
op.68, composta nel 1807 da
L.van Beethoven ed eseguita per
la prima volta a Vienna il 22 dicembre 1808?
a) Pastorale
b) Arcadica
c) Idillica
3. Come si intitola l’album,
edito nel 1982, che ha consacrato il “re del pop” Michael Jackson (deceduto il giugno scorso) e
che conta successi come “Billie
Jean” e “Beat it”?
a) Bad
b) Dangerous
c) Thriller
4. Questo particolare gruppo vocale fiumano ha celebrato
quest’anno i 25 anni di attività
e nell’occasione ha pubblicato
l’album intitolato “Mjesec”. Caratteristico per l’approccio alla
musica e per il look specifico che
curano le ragazze che ne fanno
parte, il gruppo ha “prodotto” nel
corso degli anni un numero notevole di musicisti e cantanti di
rilievo. Come si chiama questo
gruppo vocale?
a) Eni
b) Putokazi
c) Rivers
5. Come si intitola il brano del cantautore montenegrino Rambo Amadeus che questi
ha registrato assieme all’artista
etno-jazz istriana, Tamara Obrovac, nel quale viene parodiato il
cosiddetto “Turbo folk” (termine
coniato appunto da Rambo Amadeus per definire la musica-spazzatura proveniente principalmente dalla Serbia e dalla Bosnia ed
Erzegovina, ma che dilaga anche in Croazia, specialmente fra
i giovani)?
a) Turbo folk
b) Turbo falk
c) Turbo funk
6. Si intitola “The Fairy
Queen/Le Regina delle Fate“
l’opera barocca, rappresentata
per la prima volta nel 1692, allestita ai primi di settembre di
quest’anno al Teatro Fenice dal
Collegium musicum fluminense,
dalla Schola cantorum – ambedue sezioni della Società artistico
culturale “Fratellanza” che opera
nell’ambito della Comunità degli
Italiani di Fiume – e da cantanti
7. La musica dell’inno nazionale tedesco, che accompagna il
testo di Hoffmann von Fallerseben “Deutshland, Deutschland
über alles”, fu composta da Joseph Haydn nel 1797 in occasione del compleanno dell’imperatore Francesco Giuseppe II.
Originariamente, fino al 1918 e
ancora dal 1929 al 1938, questo
fu un inno…
a) austriaco
b) svizzero
c) ungherese
8. Come si chiama la celebre danza veloce, composta da
Jacques Offenbach per il Galop
infernale della sua operetta “Orfeo all’inferno”, che proviene
probabilmente dalla quadriglia e
che divenne simbolo del locale
più famoso di Parigi nel “fin de
siècle”, il Moulin Rouge, per il
suo carattere licenzioso, come fu
considerato dall’opinione pubblica dell’epoca?
a) polka
b) hopak
c) cancan
9. Il progetto pop e dance
Milli Vanilli, composto da Fab
Morvan e Rob Pilatus, che raggiunse la celebrità nel 1990 con
l’album “Girl, You Know It’s
True”, è noto per…
a) aver dato il nome a un gusto di gelato
b) aver cantato in “play back”
ai concerti ed esser stato successivamente scoperto
c) un particolare tipo di ballo
10. Il grande compositore
austriaco Gustav Mahler (18601911) fu direttore di importanti
teatri d’opera dell’Europa centrale, tra cui anche quello di…
a) Lubiana
b) Belgrado
c) Zagabria.
U
na nuova Carmen di Bizet diretta da Daniel
Barenboim e affidata alla regia di Emma Dante inaugurerà una stagione contraddistinta da
diciannove titoli d’Opera e Balletto, nove nuove produzioni, fra cui l’inizio di un nuovo Ring di Wagner
con la regia del belga Guy Cassiers, più di sessanta
concerti sinfonici, di canto e da camera.
A segnare la Stagione 2009-2010 è in particolare
la presenza di una serie importante di grandi direttori
che iniziano o continuano a lavorare con i complessi della Scala: Claudio Abbado, Daniel Barenboim,
Pierre Boulez, Myung-Whun Chung, James Conlon,
Gustavo Dudamel, Daniele Gatti, Daniel Harding,
Nicola Luisotti, Zubin Mehta, Antonio Pappano, EsaPekka Salonen.
Registi di spicco debuttano o tornano alla Scala, fra cui Patrice Chéreau, La Fura dels Baus, Peter
Stein, Federico Tiezzi, Eimuntas Nekrosius, Laurent
Pelly.
Fra le voci, in ordine di apparizione: Jonas Kaufmann, Leo Nucci, Stefano Secco, Peter Mattei, Erwin
Georges Bizet
Carmen - Anteprima per i giovani
Dicembre 2009: 4
Georges Bizet
Carmen
Dicembre 2009: 7, 10, 13, 15, 18,
20, 23
Serata Béjart
Dicembre 2009: 16, 17, 19, 29 (2
rappr.), 30, 31
Gennaio 2010: 2, 3, 5
Giuseppe Verdi
Rigoletto
Gennaio 2010: 15, 17, 20, 22, 24,
27, 29, 31
Febbraio 2010: 3, 5
Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni
Gennaio 2010: 30
Febbraio 2010: 2, 4, 7, 10, 12, 14
Don Chisciotte
Febbraio 2010: 13, 16, 17 (2 rappr.), 18, 19, 20
Leoš Janácek
Da una casa di morti (Z mrtvého
domu)
Febbraio 2010: 28
Marzo 2010: 2, 5, 9, 13, 16
Schrott, Carmela Remigio, Juan Francisco Gatell,
Robert Dean Smith, Anja Harteros, Julia Gertseva,
Placido Domingo, Carlos Alvarez, Ferruccio Furlanetto, Laura Aikin, René Pape, Marcello Giordani,
Roberto Scandiuzzi, Juan Diego Florez, Alessandro Corbelli, Joyce DiDonato, Rolando Villazon,
Nino Machaidze, Ambrogio Maestri; e ancora Ildar Abdrazakov, Simon Keenlyside, Angela Denoke,
Christopher Maltman, Fiorenza Cedolins, Waltraud
Meier, Sonia Ganassi.
Placido Domingo, protagonista in aprile di un
nuovo Simon Boccanegra, il 9 dicembre 2009 festeggerà i suoi quarant’anni alla Scala – debuttò in
Ernani di Verdi nel 1969 – cantando il ruolo di Siegmund nel primo atto di Die Walküre di Wagner diretto da Daniel Barenboim in forma di concerto, accanto a Nina Stemme (Sieglinde) e a Kwangchul Young
(Hunding). Per chi ha meno di 30 anni, è nato il sito
www.lascalaunder30.org in cui è possibile trovare informazioni, offerte e occasioni speciali per conoscere La Scala.
Richard Wagner
Tannhäuser
Marzo 2010: 17, 20, 24, 27, 30
Aprile 2010: 2
Alban Berg
Lulu
Aprile 2010: 6, 10, 15, 20, 23, 30
Giuseppe Verdi
Simon Boccanegra
Aprile 2010: 16, 18, 21, 24, 28, 29
Maggio 2010: 4, 7
Richard Wagner
Das Rheingold (Der Ring des Nibelungen)
Maggio 2010: 13, 16, 19, 22, 26,
29
Trittico Novecento - Anteprima per
i giovani
Maggio 2010: 20
Trittico Novecento
Maggio 2010: 27, 28
Giugno 2010: 1, 5, 7, 8, 9, 10,
11, 12
Charles Gounod
Faust
Giugno 2010: 18, 21, 23, 26, 30
Luglio 2010: 2, 5
Romeo e Giulietta
Giugno 2010: 25, 28, 29
Luglio 2010: 1, 3, 8, 14, 16
Gioachino Rossini
Il barbiere di Siviglia
Luglio 2010: 9, 10, 12, 13, 15, 17,
19, 20, 23, 24
Serata Forsythe
Settembre 2010: 6, 7, 8, 9, 10, 13,
14, 15, 21, 23
Gioachino Rossini
L’occasione fa il ladro
Settembre 2010: 18, 20, 22, 24,
26, 27, 28
Ottobre 2010: 1, 4, 7
Gaetano Donizetti
L’elisir d’amore
Ottobre 2010: 2, 5, 6, 11, 13, 14,
16, 18, 20, 22, 25, 27
P. I. Tschaikovskij
Evgenije Onegin
Ottobre 2010: 9, 12
Novembre 2010: 3, 3, 5, 13
Georges Bizet
Carmen
Ottobre 2010: 29, 31
Novembre 2010: 2, 4, 6, 9, 12,
14, 18
ANEDDOTI E CURIOSITÀ
Il debutto ufficioso di Gina Cigna non fu alla Scala ma al Teatro
Regio di Parma, all’insaputa di Toscanini, nel periodo in cui quest’ultimo le aveva imposto di dedicarsi
solo allo studio.
---------------------------Quando interpretò per la prima
volta l’Iris di Pietro Mascagni, sotto la direzione dello stesso autore,
costui si dimostrò eccessivamente
esigente verso la Cigna. Seccata, il
soprano gli disse allora: “Caro maestro, se anche così non le va bene,
venga sul palco e canti lei la sua
opera”.
---------------------------Sophia Loren, Anna Magnani,
Renata Tebaldi e Arturo Toscanini,
risultano essere le uniche personalità italiane ad avere una stella nella
celebre Hollywood Walk of Fame,
la famosa strada di Hollywood dove
sono incastonate oltre 2000 stelle a
cinque punte che recano i nomi di
celebrità onorate per il loro contributo - diretto o indiretto - allo star
system e all’industria dello spettacolo.
---------------------------Nel ruolo del Moro di Venezia,
Del Monaco è stato uno dei maggiori interpreti del XX secolo (e, almeno sino all’avvento di Domingo, un
modello inevitabile per tutti gli altri
interpreti). La sua voce tratteggia un
Otello scuro e violento, ricco di una
drammaticità impetuosa che prende
letteralmente alla gola (basta ascoltare - nell’edizione di Erede - Ah
dannazione! Pria confessi il delitto,
per rendersene conto). Del Monaco
fu sepolto nei panni di Otello, col
costume da lui stesso disegnato.
Renata Tebaldi
Anno V / n. 40 del 30 settembre 2009
“LA VOCE DEL POPOLO” - Caporedattore responsabile: Errol Superina
IN PIÙ Supplementi a cura di Errol Superina
Progetto editoriale di Silvio Forza / Art director: Daria Vlahov Horvat
edizione: MUSICA [email protected]
Redattore esecutivo: Patrizia Venucci Merdžo
Impaginazione: Annamaria Picco
Collaboratori: Viviana Car, Helena Labus
Fotografie: Zlatko Majnarić
La pubblicazione del presente supplemento, sostenuta dall’Unione Italiana di Fiume / Capodistria e dall’Università Popolare di Trieste, viene supportata
dal Governo italiano all’interno del progetto EDITPIÙ in esecuzione della Convenzione MAE-UPT N° 1868 del 22 dicembre 8, Contratto 248a del 18/10/2006
con Novazione oggettiva del 7 luglio 2009
Soluzioni: 1. b), 2. a), 3. c), 4. b), 5. c), 6. c), 7. a), 8. c), 9. b), 10. a)
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30.9.2009 - EDIT Edizioni italiane