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Anno 60° - N. 26 settimanale della Diocesi di Jesi
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www.vocedellavallesina.it
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
editoriale
Appello per la speranza
«Sto pregando il Signore e continuerò a farlo perché
intervenga e incontri il cuore di chi ha responsabilità nella Indesit. La fiaccolata dei giorni scorsi ha
testimoniato l’unità di un popolo che grida il proprio dolore». Il vescovo di Fabriano-Matelica mons.
Giancarlo Vecerrica continua a sperare affinché
per i dipendenti italiani del gruppo Indesit ci siano
possibilità di lavoro. Prima una fiaccolata notturna
con 2.000 persone, poi la partecipazione a un consiglio comunale aperto, mentre rimane incerta la
sua presenza, richiesta a Roma, alla trasmissione
Agorà di RaiTre. È anomala in questo periodo l’agenda del vescovo Vecerrica, ma la sua azione pastorale rimane quella di sempre: piena attenzione
per la persona e salvaguardia del posto di lavoro,
nonostante la tensione cresca di giorno in giorno.
La vicenda Indesit, con l’annuncio dei 1.425 esuberi sul territorio nazionale, di cui 480 nella sola Fabriano, ha messo in subbuglio l’intero distretto che
ora deve fare i conti con la crisi di un colosso industriale, con tutto l’effetto domino di un indotto legato a pelle a questo impero che fa capo al gruppo
Merloni. La recente fiaccolata, voluta dalla diocesi,
ha visto la partecipazione di tanta gente, non solo
operai e maestranze coinvolte, che hanno camminato per quasi cinque chilometri dal centro cittadino al sito produttivo di Melano, a rischio chiusura.
Il 16 luglio i sindacati incontreranno i vertici aziendali di Indesit Company mentre sono in corso riunioni anche in Regione per affrontare la situazione
del settore degli elettrodomestici ed arrivare ad un
piano per tutte le aziende del settore. Sciopero di
otto ore venerdì 12 luglio a Fabriano. Il consigliere
regionale Dino Latini chiede che «la Regione faccia
restituire alle imprese coinvolte i soldi ottenuti per
l’innovazione poiché li hanno investiti all’estero e
chiede al governo l’imposizione della restituzione
di analoghi fondi per le imprese marchigiane che
non si sono attenute alla regola di rimanere a produrre sul territorio. Somme da impiegare non nella
cassa integrazione, ma nei progetti di riqualificazione e reinserimento dei lavoratori interessati».
Dai conflitti alla comunione
Dopo il consenso tra cattolici e luterani sul
tema della giustificazione (31 ottobre 1999)
in prossimità del Grande Giubileo del 2000,
è arrivato in questi giorni un nuovo dono del
dialogo ecumenico frutto del lavoro della
Commissione luterana–cattolica sull’unità e
la commemorazione comune della Riforma
nel 2017. Nel 2017 ricorreranno i 500 anni
dall’affissione delle tesi di Lutero a Wittenberg da cui conseguì un aspro confronto all’interno della Chiesa d’Occidente che
sfociò in una profonda frattura. La stagione
ecumenica, inaugurata dal Concilio Vaticano
II con i dialoghi bilaterali tra Chiesa cattolica romana e Federazione luterana mondiale,
ha conosciuto tanti progressi nella ricerca di
ciò che unisce e nella comprensione serena
di ciò che è sotto il segno della differenza
e talvolta anche del contrasto. L’ultimo di
questi è l’autorevole testo Dal conflitto alla
comunione. La commemorazione comune
luterana-cattolica della Riforma nel 2017,
reso pubblico il 17 giugno scorso. Non deve
sfuggire come, proprio in questo anno della
fede e alla luce della recentissima enciclica
Lumen fidei, questo ultimo contributo del
dialogo ecumenico segna una svolta decisiva nel cammino comune tra cristiani protestanti e cattolici, non solo in Europa ma in
tutto il pianeta. Il documento si muove nello
Domenica 14 luglio 2013
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Decisivo passo ecumenico tra cattolici e protestanti
Fabriano: Emergenza lavoro
1953
2013
stile della fiducia a partire da ciò che è comune e già ci unisce per inoltrarsi sulle tante
questioni che sono state per secoli motivo di
contrasto e di tensione, anche per ragioni di
carattere politico-religioso, e che oggi possono essere considerate con un occhio diverso, capace innanzitutto di fare tesoro delle
differenze e affrontando con franchezza gli
elementi dottrinali e confessionali che ancora permangono quali motivo di separazione. Basta a questo proposito leggere la parte
dedicata alle Differenze nella comprensione
del ministero (episcopato, sacerdozio, segno
sacramentale, ministero universale: cap IV,
§§ 187-194).
Anche nella nostra regione, grazie alla presenza e attività tanto del Coordinamento
delle Chiese Cristiane delle Marche come del
Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche
(istituito il 10 giugno del 2011), questo testo
produrrà un effetto positivo nelle relazioni
ecumeniche sia con le Comunità protestanti
presenti nel territorio come nelle relazioni di
gemellaggio tra parrocchie cattoliche marchigiane e comunità protestanti del centro e
nord Europa (Danimarca e Svezia in particolare). Il 2017 non è poi così lontano!
M. Florio
Presidente del Consiglio
delle Chiese Cristiane delle Marche
Nomine
Il Vescovo in data 3 luglio
2013, festa di San Tommaso
Apostolo, ha nominato:
Mons Giuseppe Quagliani:
Legale rappresentante dell’
Ente Ecclesiastico “Seminario
Vescovile di Jesi”.
Don Claudio Procicchiani:
Direttore dell’Ufficio per la
Liturgia.
Don Marco Micucci: Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Vocazionale e Collaboratore nell’Unità Pastorale di
San Giuseppe.
L’enciclica Lumen fidei preannunciata da Benedetto XVI è uscita in questi giorni completata da papa Francesco
La fede aiuta a capire, a rispettarci e a non frantumare il tempo
È vero che la più apparente novità
di questa enciclica “Lumen fidei” è
data dal fatto che ci hanno lavorato
due papi, anche se a firmarla è soltanto “Francesco”, ma ancora più
vero è che essa si presenta con dizione semplice e si muove sul doppio
filone della teologia e della pastorale. Esorto chi ancora non l’ha letta,
a farlo prima ancor di leggere i tanti
commenti che già sono a disposizione. È un metodo che permette più
facilmente di personalizzarla, di cogliere quanto ciascuno di noi, per la
propria formazione, cultura e fede,
può più facilmente cogliere e tesorizzare come ricchezza personale.
L’enciclica è un’ampia riflessione sulla fede che però rimane ostica e difficile a comprendersi da parte di chi
ci si accosta senza fede. È un trattato che non vuol essere una lezione di
tipo dogmatico, ma soprattutto una
Luce e un Aiuto per camminare più
sicuri. Tanto è vero che, fra gli autori che vengono citati, il papa ricorda anche Dante, ma non per la nota
definizione ripresa dalla lettera agli
Ebrei “Fede è sustanza di cose sperate e argomento delle non parventi”.
No! Francesco cita il nostro poeta per
ricordarci che la fede “è favilla che
si dilata in fiamma”. Insomma, fin
dalle prime pagine, il Papa è preoccupato di indicare un cammino pastorale fondato sulla fede, illuminato
dalla fede e giustificato dalla fede.
Una luce utile per tutti. Anche per
chi pone la prima e più nota obbiezione: la fede limita la ricerca, impedisce il cammino della scienza nel
suo infinito desiderio di conoscere.
In realtà fede e ragione si integrano
perchè concorrono, in modo diverso,
ad illuminare l’indagine verso il possesso della verità.
La fede è “la risposta ad una Parola
che ci interpella personalmente, a
un Tu che ci chiama per nome”. Certo, essa è e rimane un dono che, per
essere posseduto, va ricercato senza
mai scoraggiarsi, proprio come fa lo
scienziato che nel suo impegno tira
avanti anche quando i risultati non
arrivano. Perché fede è anche amore,
anzi fede e amore si integrano. “Con
il cuore si crede” (San Paolo). Il cuore può riscaldare la fede legandola ai
sentimenti di apertura versi gli altri
e alle loro esigenze. Insieme fede e
amore ci evitano di finire nel “labirinto” di un cammino senza meta e
senza giustificazione. Un labirinto
da cui si finisce per non uscirne più.
“È in questo intreccio della fede con
l’amore che si comprende la forma
di conoscenza propria dell’amore”.
Perché l’amore come sentimento
duraturo lega alla persona amata.
L’oggetto di amore – che è anche
soggetto – permane e quindi è vero.
Così “amore e verità non si possono
separare. Senza amore, la verità è
fredda”.
La fede esige il dialogo perché essa
si trasmette con la parola. Lo stesso
cristianesimo incontrando agli inizi
del suo sviluppo la cultura greca, ha
provocato il dialogo che ha permesso
la diffusione della fede presso tutti
popoli legati alla cultura ellenisticoromana.
E tuttora la Chiesa è chiamata a
trasmettere la fede con la parola e
con i sacramenti. Essa, la fede, oggi
specialmente, esige “unità e integrità” perché ha “il potere di assimilare
in sé tutto ciò che trova nei diversi
ambiti in cui si fa presente, nelle diverse culture che incontra, tutto purificando e portando alla sua migliore
espressione”.
Infine la fede aiuta nel sociale perché ci fa rispettare la dignità del singolo uomo, perché aiuta la famiglia
a trasmettere la verità, offre sollievo
nella sofferenza, (vedi l’esempio di
san Francesco e di Madre Teresa).
Il Papa così conclude l’enciclica:
“Non facciamoci rubare la speranza.
No a soluzioni e proposte immediate che ci bloccano il cammino, che
“frammentano” il tempo trasformandolo in spazio. Lo spazio cristallizza
i processi, il tempo proietta invece
verso il futuro e spinge a camminare
con speranza”.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
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del più e del meno
culturaesocietà
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
La scuola del Prato
di Giuseppe Luconi
Hanno cominciato a “scartare” il casamento Mazzini,
meglio conosciuto come
«la scuola del Prato». Dopo
quasi un anno di lavori per
la messa in sicurezza dell’edificio, stanno ora togliendo il rivestimento che lo
ricopriva completamente.
Passo tutte le mattine da
quelle parti e mi dico che la
mia vecchia scuola, anche
se ha cambiato look, è sempre la scuola
che ho frequentato da monello ed alla quale mi legano tanti ricordi.
Molte cose sono cambiate da allora, cominciando dalla separazione tra maschi e
femmine. Non solo ai miei tempi non esistevano le classi miste, ma perfino i casamenti promiscui erano impensabili. I monelli della zona andavano alla scuola del
Prato, le monelle alla scuola di via Colocci,
che era intitolata a Ravagli, ma popolarmente era detta «del Mutuo Soccorso».
I maschi indossavano il grembiule a quadretti azzurri e bianchi, il fiocco azzurro e
il colletto bianco; le femmine il grembiule
a quadretti rossi e bianchi, il colletto bianco e il fiocco rosso. Sul grembiule, all’altezza del cuore, le mamme, all’inizio dell’anno
scolastico, cucivano tante strisce bianche
a seconda della classe che si frequentava. I
maschi andavano a scuola con la borsa di
cartone fibrato a tracolla, le femmine avevano una borsa analoga, ma la tenevano in
mano.
Si andava a scuola tutti i giorni, mattina e
pomeriggio, esclusa la domenica ed escluso anche il giovedì, che era giorno di vacanza. Mia madre, la mattina, mi dava la
colazione da mangiare a scuola: marmellata rossa fra due grosse fette di pane, il tutto
avvolto in un foglio di carta paglia che si
impiastricciava tutto, qualche volta a danno di libri e quaderni.
E siccome si andava a scuola a piedi, senza
essere accompagnati, mia madre mi faceva
le solite raccomandazioni: soprattutto di
stare «attento al treno», cioè di non passare sotto le sbarre se il passaggio a livello era chiuso. Io rispondevo di sì e infatti
stavo «attento al treno», però passavo lo
stesso sotto le sbarre abbassate. Quando
ero dall’altra parte, mi fermavo a guardare
il treno, che era ancora il treno a carbone, ansimante, col fumaiolo in eruzione,
il muso tondo a punta aguzza e la lama
«scansaneve».
A volte mia madre, invece della colazione, mi
dava qualche spicciolo da spendere nei «negozietti di alimentari» vicino alla scuola, aperti da
anziani che, non avendo la pensione, dovevano
arrangiarsi Ne ricordo due. Umberto, che aveva
rimediato la sua «botteguccia» nel corridoio d’ingresso della sua abitazione; vendeva
«fave, becche e pasticche de zucchero d’orzo».
Faustina, una vecchina dietro l’angolo della
scuola, che faceva della ottima crema.
In classe, avevamo banchi di legno, vecchi, con su incisi parole e disegni, opera
di alunni armati di punteruoli che si erano
esercitati nell’arte dell’intaglio. Nell’angolo in alto, a destra, c’era un contenitore di
vetro per l’inchiostro nel quale intingere la
penna (le biro erano di là da venire).
In prima elementare le finestre dell’aula, a pianterreno, si affacciavano sul Prato,
a quel tempo non ancora occupato dalle
case popolari. Nei giorni di fiera il Prato si
riempiva, invaso da una marea chiassosa e
variopinta di buoi e contadini.
Gli altri giorni, lungo i camminamenti del
Prato, c’erano i cordai e allora la clausura
dell’aula scolastica ci pesava meno, perché
pensavamo a quei ragazzi poco più grandi di noi che «giravano la róda», tutti i giorni, al sole e al freddo, dall’alba al tramonto.
Quello del piccolo cordaio era il terrore
degli scolari meno diligenti, che ad ogni
votaccio si sentivano ripetere: «Sci ‘st’anno
non passi, ‘ st’altr’anno vai a gira la roda!».
Motociclismo:dopo il grave incidente di Alessia Polita
Con coraggio, per una nuova vita
È trascorso quasi un mese dal terribile incidente di Misano, avvenuto lo scorso 15
giugno durante le prove del CIV (Campionato Italiano Velocità), che ha visto come
sfortunata protagonista, la ventisettenne
pilota jesina Alessia Polita. I referti medici
riferiscono che l’incidente ha causato la paralisi permanente degli arti inferiori alla rider jesina. Le sue condizioni fisiche, ormai
stabilizzate, rappresentano un nuovo punto
di partenza per una ragazza coraggiosa e
tenace chiamata ad affrontare una difficile
sfida, aiutata in questo dall’affetto dei familiari e di tutti coloro, amici e sportivi, che
hanno fatto sentire la propria vicinanza ad
Alessia. Tra questi, molti campioni jesini
come Elisa di Francisca e Roberto Mancini,
o atleti che hanno già dovuto affrontare situazioni molto critiche come Alex Zanardi.
Con la creazione della “Lady Polita Onlus”
da parte del fratello maggiore Alessandro
Polita, e la relativa fan page ufficiale creata
nel social network facebook (che conta già
più di 35000 fan), anche tutto il mondo motociclistico ha potuto far sentire la propria
vicinanza alla jesina. Ognuno, a modo suo,
ha inviato messaggi di amicizia e solidarietà; alcuni hanno fatto una donazione all’associazione per poter garantire un supporto
economico che aiuti Alessia e la propria famiglia, nell’affrontare le cure del caso. Gesti
Riccardo Gigli
Il saluto a suor Gea della comunità del Duomo
Torna nella sua natìa India
(foto Paola Cocola)
congratulazioniAgnese
Martedì 25 giugno, in
una splendida mattinata di sole e in una “cornice unica”, si è laureata
Agnese Scaturro, presso
l’Università Cà Foscari
di Venezia, in Lingue e
Istituzioni Economiche
e Giuridiche dell’Asia e
di solidarietà sono stati compiuti dai motociclisti più famosi, tra questi il pilota della
Kawasaki Ufficiale SBK, Loris Baz, che ha
messo all’asta il suo casco per poi devolvere il ricavato in beneficenza all’associazione
“Lady Polita”.
Oltre all’aiuto proveniente dal mondo motociclistico bisogna sottolineare la vicinanza e la forza d’animo degli stessi familiari di
Alessia che cercano in tutti i modi di aiutarla. Un esempio è appunto la creazione della
Onlus, voluta fortemente da Alessandro. Il
fratello della ventisettenne evidenzia come
“Gli obiettivi della Lady Polita onlus non
sono solo quelli del sostegno economico ad
Alessia per affrontare le cure necessarie per
il suo nuovo stato fisico, ma saranno presto
dichiarati gli obiettivi futuri che la vedranno scendere in campo per rendersi socialmente utile anche agli altri. Questa associazione sarà anche una base da cui Alessia
potrà ripartire”.
Lo scorso 25 giugno, all’uscita dall’ospedale
Bufalini di Cesena, la jesina ha poi dichiarato “Devo trovare nuovi obiettivi e nuove
cose da fare. Sono una che difficilmente riesce a oziare, devo stare sempre in attività”.
Ora Alessia si trova al Montecatone Rehabilitation Institute di Imola, dove ha iniziato un lungo percorso di riabilitazione.
Giovedì scorso 4 luglio con la scusa di ritrovarsi insieme a cena parte della comunità della parrocchia Duomo-San Pietro si è
ritrovata nella sala del “circoletto” per dare
il saluto di commiato a suor Gea (Gabriel
Lilly Java Kumarj) che ritorna nella sua terra
natia. Dopo il lauto pasto uno ad uno sono
venuti fuori i tributi di affetto di tutti i presenti, il nostro vescovo don Gerardo ha fatto da moderatore portando serenità in un
clima pieno di emozione. E non poteva essere altrimenti come il breve discorso fatto
da suor Gea, carmelitana, con il suo solito
sorriso magari a mascherare un italiano non
proprio perfetto come ha anche sottolineato
don Anselmo.
Alla fine è venuta fuori una grande verità
che nonostante la lontananza la fede, la preghiere e l’affetto faranno sì che i nostri cuori
saranno sempre vicini.
Ciao Suor Gea.
Mario Bocchini
Associazione Api-Colf
dell’Africa Mediterranea discutendo la tesi “Questione di carattere: uno studio sul Brand Namig in Cina” e ottenendo la
votazione di 110!
Applausi di parenti ed amici lì convenuti per condividere la
gioia di un traguardo così importante. Rallegramenti e infiniti auguri da parte di mamma e papà, dalla “preziosa” sorella,
dal cognato, dalla nonna, zie e da tutta la comunità di Castelbellino. Grazie Agnese per averci reso così felici!!
L’ufficio dell’associazione Api-Colf si è trasferito in Piazza Federico II, presso
la Redazione del Settimanale “Voce della Vallesina”, al piano terra di Palazzo Ripanti Nuovo. L’ufficio è aperto il lunedì e il giovedì
dalle 17 alle 19. La signora Fernanda Mattei è a disposizione di quanti hanno necessità di avere una collaboratrice familiare. L’Api-Colf (Associazione
professionale Italiana dei Collaboratori Familiari e degli assistenti Domiciliari
e dei Servizi Tutelari), è un’associazione libera e riconosciuta ufficialmente
dalla CEI l’11 novembre 1971 come associazione ecclesiale.
regione
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
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Dresda. Maiolatesi a La Vestale di Gaspare Spontini al Semperoper
scusateilbisticcio
Nel centenario della nascita di Wagner
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
IL “DOTTORE” ANDAVA LENTINO
[ultimamente]
Per quasi 3 anni i commentatori sportivi ci hanno rintronato
con questo ritornello: l’Uomo di Tavullia dovrebbe ritirarsi.
Clamorosa la smentita. ROSSI VA DI NUOVO LESTINO. ANZI:
LESTISSIMO. VALE C’è ANCORA. VALE VALE: come prima, più
di prima.
SEGNALAZIONE REFUSO
(lapsus tipografico)
Da varie settimane la Voce riporta a pag.14 un simpatico
tormentone in latino. Si tratta dell’arguta parafrasi (o
parodia) di una celeberrima frase attribuita a Catone il
Censore: Ceterum censeo Carthaginem… con quel che segue.
Un maturando – tale Marziano Saputelli – vi ha individuato un
refuso: una emme di troppo si è proditoriamente intrufolata
nel testo e rischia di fare apparire “meno corretta” la frase.
Il prof. Aristodemo de Prosdocimis, nostro latinista e grecista
di riferimento, si impegna a segnalare alla Commissione
d’esame i nominativi di tutti i maturandi che individueranno
la lettera intrusa.
ACCOPPIAMENTI GIUDIZIOSI
1. Bacon – 2. Baker – 3. Bell – 4. Bellow – 5. Bloom – 6. Brown
– 7. Bush – 8. Butler.
A. campana – B. cespuglio – C .fiore – D .fornaio – E.
maggiordomo – F. marrone – G .pancetta.
Nella prima serie appaiono 8 cognomi piuttosto noti del
mondo anglofono. Nella seconda appaiono i relativi significati.
Sapreste abbinare opportunamente ciascun cognome al suo
significato?
***
Soluzione del gioco precedente:
Jolanda – Irlanda – Islanda - Olanda
lacitazione
A cura di Riccardo Ceccarelli
Essere Chiesa
Essere Chiesa, essere popolo di Dio, secondo il grande disegno di amore del Padre, vuol dire essere il fermento di Dio
in questa nostra umanità, vuol dire annunciare e portare la
salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso è smarrito, bisognoso di avere risposte che incoraggino, che diano
speranza, che diano nuovo vigore nel cammino.
Papa Francesco, udienza generale del 13 giugno 2013.
lapulce
Credenze
Margherita Hack disse una volta che credere in Dio è come la
fede in Babbo Natale: basta diventare grandi per accorgersi
ch’è tutta una favola. E vabbè: ma allora (Parce sepulto!)
avremmo fatto bene a fidarci della… Befana?!
Concerto di fisarmoniche
Concerto di fisarmoniche mercoledì 17 luglio alle 21,15 nella
chiesa di San Nicolò a Jesi e giovedì 18 luglio alle 21,15 nella
collegiata di San Francesco a Staffolo. Le due esibizioni, a
ingresso libero. rientrano nella settima vacanza studio “Insieme per fare musica” promossa dall’associazione Organistica Vallesina con il comune di Staffolo, la Società Amici della
Musica e il comune di Jesi e il conservatorio “G. Rossini” di
Pesaro.
Delegazione
ASSONAUTICA
© qwwer
Domenica 30 giugno 2013, il teatro Semperoper di
Dresda, intelligentemente guidato dal dott. Eytan Pessen, Operndirektor, ha ripresentato La Vestale di Gaspare Spontini nell’ambito degli eventi per il secondo
Centenario della nascita di Richard Wagner. Con questa nuova rappresentazione si è desiderato ricordare
l’amicizia e la recita de La Vestale voluta in questa città
dallo stesso Wagner nel novembre 1844. Nell’occasione, Gaspare Spontini, che già conosceva molto bene
Dresda e dove aveva visto rappresentare più volte le
proprie opere, accettò l’invito di Richard Wagner e si
trasferì, con la fedele Celeste Erard, per qualche giorno a Dresda alloggiando sia in casa Wagner, sia in casa
della famosissima cantante Guglielmina Schröder Devrient. Richard Wagner ci ha trasmesso pagine bellissime di questo incontro, aneddoti che ancora colarano
la biografia spontiniana. Inoltre, anche una delle lunette poste all’interno del monumentale Semperoper, si rammenta Gaspare Spontini e La Vestale. Per ricordare tutto questo è
stata allestita una recita de La Vestale in forma “konzertant”
diretta dal maestro Gabriele Ferro che con grande passione
ha organizzato una recita ad altissimo livello, veramente sorprendente per il raffinato livello raggiunto.
Il pomeriggio si è aperto con una approfondita lezione condotta, nella galleria del teatro, dalla musicologa dott.ssa
Anne Gerber, che ha parlato della vita di Spontini, de La Vestale e dei rapporti tra Spontini e Wagner.
Subito dopo la recita de La Vestale che ha riproposto a un
pubblico sorpreso e stupito questa musica da tempo dimenticata. La straordinaria Direzione musicale del Maestro Ferro lo fanno entrare nel Gotha dei grandi direttori musicali
spontiniani, nel Pantheon dei Maestri che hanno rappresentato con grande successo la musica di Gaspare Spontini. Julia
è stata interpretata con grande trasporto dall’astro nascente
della lirica mondiale, la Signora Maria Agresta, soprano lirico drammatico, che ha reso, con la sua straordinaria voce,
tutti i colori dei sentimenti e il dramma della giovane sacerdotessa votata alla dea Vesta. La sua magnifica interpretazione che la lancia in questo repertorio più elitario, ha suscitato l’ammirazione del pubblico che l’hanno applaudita a
scena aperta in diverse circostanze.
Accanto alla fantastica Maria Agresta, il ruolo di Licinio è stato retto con impegno dal baritono Christopher Magiera che
ha condotto in porto con grande sicurezza una parte difficoltosa ed impegnativa. L’esperto Francisco Araiza, l’unico ad
aver già cantato ne La Vestale, sia pure nel ruolo di Licinio,
con la direzione di Gustav Kuhn, ha interpretato l’impervio
ruolo di Cinna con padronanza ed esperienza. Oltre ha perfetta interpretazione ha portato quell’esperienza e sicurezza
di cui si sono giovati i più giovani colleghi.
Il basso Andreas Bauer, dotato di notevole agilità, è stato un
grandissimo Sommo Sacerdote; la sua notevole interpretazione ha collocato il ruolo severo del religioso tra i protagonisti
della recita.
Una parola di stima anche per la Gran VestaleTichina Vaughn e per Tomislav Lucic che ha impersonato il doppio ruolo
dell’auruspice e del console. Il Sächsischer Staatsopernchor
Autoscuole
Corinaldesi s.r.l.
Point
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CLUB d’ITALIA
Dresden diretto dal Maestro Pablo Assante, è stato un altro
protagonista positivo della ripresa della più importante opera
spontiniana, eseguita in francese. Il Maestro Gabriele Ferro,
nonostante le difficoltà legate alla forma oratoria, ha rappresentato l’opera per intero, comprese le musiche dei balletti del
primo atto e del finale dell’opera. Il secondo atto ha incantato
tutti. Al termine della recita ci sono state scene di entusiasmo,
consensi di soddisfazione generale espressi anche da musicologi e melomani stranieri giunti a Dresda appositamente e
ben quindici minuti di applausi, con tantissime chiamate in
scena per i cantanti e il Maestro Gabriele Ferro.
Subito dopo, nel ridotto del teatro, i rappresentanti del
Comune di Majolati Spontini e delle Istituzioni spontiniane intervenuti a Dresda, si sono incontrati con il Direttore
dell’Opera Dott. Eytan Pessen, con il Maestro Gabriele Ferro e tutti cantanti. Dopo aver espresso la stima e la gratitudine per la bella prova e per la magnifica esecuzione de La
Vestale, a nome del Sindaco di Majolati Giancarlo Carbini
e dell’Assessore alla Cultura Sandro Grizi, sono stati presentati i sentimenti di stima e vicinanza con la medaglia del
bicentanario de La Vestale e con l’epistolario del dott. Giuseppe Gaetti. Il Maestro Gabriele Ferro e la Signora Maria
Agresta, soddisfatti per il risultato ottenuto, hanno ipotizzato di proporre anche in altri teatri questa straordinaria
recita de La Vestale che ha dato tanta soddisfazione sia al
pubblico, sia ai qualificati spettatori.
Marco Palmolella
Copyright by Matthias Creutziger. Nella foto, alcuni orgogliosi
spontiniani giunti da Jesi e Majolati per ascoltare questa nuova edizione de La Vestale: Rita Perticaroli, Sara Palmolella,
Federico Tardioli, Stefano Zannotti, Maria Teresa Gaetti.
Il maestro Gabriele Ferro è stato applauditissimo perché ha
dimostrato di conoscere bene la partitura de La Vestale, infatti ha presentato un’edizione originale francese, limitandosi
a piccoli tagli che la recita oratoria hanno consigliato di adottare.
Nella galleria dello Sächsische Staatsoper Dresden la musicologa Anne Gerber illustra le vicende de Die Vestalin e ricorda
la presenza di Gaspare Spontini a Dresda, specialmente in occasione dell’invito di Wagner nel 1844.
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attualità
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
Dal catechismo di San Pio X a mons. Fisichella
Parole e opere di misericordia
Tempo di crisi: che fare?
di Remo Uncini
La ricerca di come uscire dalla crisi nasce sempre dal confronto, dal silenzio, dall’ascolto, dalla sofferenza e dal provare a dare un senso vero alle cose che si fanno. Un grande
disagio è stato determinato dalla confusione che ha avvolto
le scelte, gli obiettivi, i modelli di riferimento nel progettare
la società, diffondendo banalità e generalizzazioni (tutto va
bene a tutti) che hanno alimentato false speranze. Nelle nostre comunità cristiane, i comportamenti e gli orientamenti
erano legati essenzialmente ai principi che alle volte lasciavamo fuori la realtà concreta. La comunità cristiana si è dovuta aprire al nuovo degli extra comunitari, alle esclusioni
sociali e alle forme di vita più nascoste e ha dovuto cercare
nuove soluzioni. Si è scoperto quanto sia importante l’ascolto se si parte dal presupposto che chi parla ha qualcosa di interessante e nuovo da dire. Si è riscoperta la consapevolezza
che intorno a noi ci sono tante ricchezze da scoprire, di non
avere pregiudizi nei confronti del diverso, di colui che è lontano dalla nostra fede. La necessità di essere come comunità
cristiana un “porto di mare” in cui tutti possono arrivare, per
discernere e inglobare domande di speranza. Si è riscoperto
il coraggio di perdere le sicurezze, aperti alle certezze che il
nuovo, qualsiasi sia, ci arricchirà. Stiamo uscendo dalla terribile ruota dell’efficientismo che modellava il nostro quotidiano con punti di riferimento economici quasi giornalieri.
Oggi abbiamo bisogno di testimoni, di operatori dell’unità
e di ricercatori di speranza. Non è una speranza cattolica,
mussulmana, ebraica o indù, ma è quella creaturale legata al
disegno di Dio di possedere la terra e farla fruttare da parte
di tutti e non di alcuni. Siamo sempre più consapevoli che
essere laici sia riconoscersi nell’appartenenza alla comunità
umana. La relazione con gli altri ci avvicina al sentire comune, alla necessità di cercare la dignità di ogni uomo. Noi
dobbiamo sempre più, come laici nella chiesa di Dio, sentirci
popolo che nel valore della convivenza deve fare esercizio di
corresponsabilità e di coinvolgimento con chi vive accanto.
Se sentiamo la nostra laicità in contrapposizione, siamo condannati alla solitudine, a difendere i nostri santuari, a chiuderci nelle nostre chiese. L’apertura al mondo genera il dialogo. Molte volte le chiusure sono frutto di paure, generate
anche dalla crisi che in tante persone provoca angoscia. Noi
dobbiamo essere testimoni di speranza! È papa Francesco
che non perde occasione per dare speranza e coraggio, ha
incontrato, sull’isola di Lampedusa, uomini senza speranza
che attraversano il mare in cerca di un futuro migliore. Speranza è avere la consapevolezza che bisogna entrare nella
dimensione del silenzio e della contemplazione affinché avvolga e illumini il nostro lavoro, il nostro impegno, il nostro
dialogo e le nostre liturgie.
Foto Sir
Un grido forte contro l’indifferenza nei confronti dei migranti. Un richiamo alle responsabilità di tutti per fare fronte al
dramma ignorato delle vittime del mare, 19 mila morti alle
frontiere d’Europa dal 1988 ad oggi. È stata una visita storica quella compiuta l’8 luglio da Papa Francesco nell’isola di
Lampedusa. Il primo viaggio di Papa Bergoglio, la prima visita
di un pontefice a Lampedusa. Tutto organizzato in soli cinque
giorni, dopo aver risposto, di cuore, all’invito che il parroco di
Lampedusa don Stefano Nastasi gli aveva fatto in una lettera
il 19 marzo scorso.
di Riccardo Ceccarelli
Le “formulette” del vecchio Catechismo di San Pio X non si studiano più.
Metodologie e didattica catechistica, e
ovviamente anche i relativi testi, sono
rinnovati da decenni. Per trovare una
copia del Catechismo di S. Pio X bisogna andare nelle soffitte o rovistare in
qualche polveroso scaffale di canoniche disabitate, perché in quelle abitate gli scaffali sono pieni di un numero
spropositato di sussidi catechistici che
hanno fatto la fortuna dei loro editori.
Con il libretto del catechismo sono andate in soffitta o nel dimenticatoio non
solo formule/risposte, troppo teologiche forse e spesso poco comprensibili
se non opportunamente spiegate, ma
anche tante altre preghiere del cristiano e formulazioni che corredavano il
catechismo stesso. E tutto si doveva
mandare a memoria e magari sottoporsi a precise domande, anche in chiesa,
nei minuti che immediatamente precedevano la Cresima, come usava fare nei
primi anni del suo episcopato il nostro
vescovo Mons. Pardini. A differenza di
oggi che a memoria è suggerito di imparare ben poco o niente, tutto invece
si deve interiorizzare in maniera intelligente e consapevole. Cosa sacrosanta
ed essenziale per il cristiano convinto
e credente, cosa che del resto era contemplata e necessaria anche prima.
Con il rischio però che questa interiorizzazione consapevole e intelligente,
per le cause più svariate – non ultima
quella di una sua superficiale e tutto
sommato adesione tradizionale o di
convenienza – ben presto venga sostituita da altre interiorizzazioni più allettanti, cosicché non rimane più nulla
di “stampato” nella memoria, perché a
memoria non si è mandato niente. Tra
le formule che si dovevano memorizzare nel vecchio Catechismo, c’erano le
sette opere di misericordia corporale e
le sette opere di misericordia spirituale.
Delle opere di misericordia corporale
se ne parla ancora e molto, anche se
non nella vecchia formula, (la fame e la
sete nel mondo, la situazione nelle carceri, le più svariate situazioni di povertà delle persone, ecc.): essi fanno parte
del discorso quotidiano della Chiesa e
nelle chiese e nei media cattolici, meno
mi sembra – se non per i suoi aspetti
a sensazione e solo di “notizia” – nella comunicazione “laica”. Dimenticate
invece o quasi le opere di misericordia
spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare
le offese, sopportare pazientemente
le persone moleste, pregare per i vivi
e per i morti. Di ciascuna di esse, se
n’è fatta un’opportuna iniziativa, in altrettante “prediche”, nella chiesa dei
SS. Domenico e Francesco a Spoleto:
iniziate il 29 giugno si concluderanno
sabato 13 luglio. L’organizzazione è del
Festival dei Due Mondi con la collaborazione del Pontificio Consiglio per la
Nuova Evangelizzazione. Nell’ambito
dello stesso Festival, ricordo di aver
ascoltato, tanti anni fa, una predica di
Girolamo Savonarola, proposta da un
attore. In una chiesa affollatissima, sentimmo vibrare la fiera personalità del
frate fiorentino, la sua forza, le sue denunce, il suo coraggio, la sua passione
cristiana. Delle attuali “prediche” sulle
opere di misericordia spirituale, ho
avuto modo di leggere su Avvenire solo,
per ora, quelle di mons. Rino Fisichella
(29 giugno) e di suor Catherine Aubin
(30 giugno). Sono testi affascinanti che
enucleano il tema coniugandolo con
il messaggio biblico ed evangelico e lo
attualizzano nella dimensione quotidiana. «In ogni nostra azione, soprattutto quando in gioco vi è il senso della
vita e il futuro che dobbiamo costruire,
non sarebbe fuori luogo porre al termine della nostra riflessione un punto
interrogativo. Ciò diventa obbligatorio
quando per troppo tempo sono stati
dati per ovvi e scontati alcuni contenuti del vivere sociale e pubblico», diceva
mons. Fisichella. Il dubbio e le domande come responsabilità per il domani.
Attenzione a coloro che “sanno di sapere”. Attenzione alla «categoria di persone di cultura, di chi fa politica, di chi
studia la scienza, dei semi-sapienti, che
credono di sapere, quando invece non
sanno, e quindi ignorano di ignorare.
Questi sono i più ignoranti, e soprattutto i discenti più difficile ai quali insegnare. A questa categoria appartiene
ciascuno di noi», dice suor Catherine
Aubin, che aggiunge: «la profondità di
un uomo risiede nella sua capacità di
accoglienza». Opere di misericordia
spirituale da scambiarsi tra persone
che si «aprono all’esigenza dell’altro e
non fanno mancare la loro attiva partecipazione e condivisione». Prediche
quanto mai attuali.
NUOVO ACCORDO TRA PARLAMENTO, CONSIGLIO E COMMISSIONE EUROPEA
Politica agricola comunitaria, conosciuta come Pac
Mentre i nostri agricoltori si accingevano ad effettuare le
operazioni di mietitura, che nella nostra regione coinvolgono
circa 200.000 ettari, il 26 giugno 2013 il Parlamento europeo,
il Consiglio dei ministri dell’UE e la Commissione europea
raggiungevano un importante accordo sulla riforma della
politica agricola comune (PAC) post 2013. Stiamo parlando
di 908 miliardi di euro in 7 anni per l’UE. Questo accordo
produrrà cambiamenti profondi: renderà i pagamenti diretti
(contributi per ettaro) più equi e più verdi, rafforzerà la
posizione degli agricoltori nella filiera alimentare e darà
alla Pac maggiore efficacia e trasparenza Queste decisioni
rappresentano una risposta forte dell’Europa a 28 stati (il
primo luglio ricordiamo è entrata anche la Croazia) alle
sfide che pongono la sicurezza alimentare, i cambiamenti
climatici, la crescita e l’occupazione nelle zone rurali.
a.b.
t e r r e l e m e n t a r i
Soldi spicci
di Silvano Sbarbati
Un mio amico – il solito un po’ brontolone, su con l’età (purtroppo per lui e per
chi lo deve ascoltare…) – mi segnala che
ai tanti problemi della vita ordinaria se
ne è aggiunto uno nuovo. Ovvero? Chiedo,
sempre perplesso per il timore di avere risposte spiazzanti e problematiche. Ovvero che i soldi spicci non li vuole più nessuno. I soldi da uno, due, cinque centesimi,
soprattutto. In fondo sono sempre soldi e
qualcuno avrà pur faticato per guadagnarseli. Il problema, dice lui, è che ci vuole tempo a contarli, semmai si paga con
mucchietto da centesimi uno o centesimi
due. E allora? gli rimando. Allora qualche
mio amico – risponde lui – si vergogna a
fare la spesa con i mucchietti di centesimi. E allora? Insisto. Allora succede che
quei centesimi “spicci” gli si accumula-
no in casa e, giorno dopo giorno, restano visibili agli occhi e inutili per fare la
spesa. Ma che razza di problema, taglio
corto, c’è la crisi e tu mi parli di soldi
“spicci”?. Già, mi parla di soldi “spicci”, e
non sapendo che aggiungere si chiude in
un silenzio imbarazzante, per me. Me ne
dispiaccio e cerco di aggiungere qualche
parola, ma quei centesimi piccoli piccoli,
ammucchiati in qualche scatoletta o accartocciati per fare un euro mi girano intorno ai pensieri della domenica. È festa,
gli dico, vai a spenderli in qualche sagra
all’aperto, vedrai che lì… No. Neanche lì
pare che siano contenti di averli per pagare. Certo, alla fine li prendono, ma non
sono contenti, si capisce, ti guardano con
un sorrisetto di commiserazione, come se,
come se…? Come se fossi un poveraccio,
sbotta il mio amico brontolone. E a nessuno piace apparire (e soprattutto essere)
povero. È tutta una questione di immagine, gli rispondo, cercando di spostare il
ragionamento sul cultural filosofico comunicativo. Macchè. Lui scuote la testa ma,
e questo mi preoccupa, comincia a fare
tintinnare nelle tasche gli spiccioli che
porta con sé. Allora sbotto: “dàlli a me,
che ci offriamo un caffè” e mi avvicino ad
un bar. Ordino e vado a pagare. Alla cassa, guardano i centesimi che ho in mano
e fanno le boccacce di chi non è contento
a prenderli. Il mio amico, vicino a me, fa
un ghigno soddisfatto, apre il portafoglio
e con una carta da cinquanta euro paga
i due caffè. Soddisfatto ma anche rimborsato con un bel resto di soldi “spicci”.
Siamo tornati da capo. È un problema che
non si risolve. Per fortuna il caffè è proprio buono e usciamo dal bar con un sapore piacevole che ci fa dimenticare l’amaro della… sconfitta degli “spicci”.
arte
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
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In tanti a Osimo per festeggiare il cinquantesimo di sacerdozio di don Filippo Pesaresi
A San Leopardo serata di musica, poesia e ricordi
Cinquantesimo di sacerdozio
all’insegna dell’arte e della solidarietà. Così don Filippo Pesaresi, psicologo, psicoterapeuta e
filosofo, ha voluto festeggiare il
suo anniversario sabato 29 giugno
alla Concattedrale di Osimo, luogo che lo ha visto iniziare a frequentare, ancora ragazzo, quella
Parola di Dio messa poi al centro
dell’esistenza.
Dopo la presentazione di Silvano Piccinini, don Filippo, lungi
dall’essere autoreferenziale, ha
subito richiamato l’attenzione su
Colui al quale tutto ha votato. E
su Cristina Gobbi, la sua nipote
prematuramente scomparsa nel
2009, che a Osimo è nata e ha
operato. Anche Cristina c’era lì
dentro. C’era nel ricordo di tutte
le persone che l’hanno conosciuta. C’era nel suo impegno ecclesiale, sociale e professionale, di
cui resta ancora viva memoria. E
c’era nelle parole che ha scritto e
che sono state raccolte in E il capitano issa la vela, diario un viaggio da lei fatto in Terra Santa nel
2007, presentato per l’occasione
unitamente al minimo Diario Pa-
lestinese, (volutamente così, con
la minuscola) l’altro diario, quello
del viaggio di suo zio Don Filippo
negli stessi luoghi diciassette anni
prima. Entrambi gli scritti, raccolti fronte-retro nello stesso libro,
erano in libera distribuzione. Il
ricavato delle offerte è stato destinato agli ambulatori di Tilonia
e Puri in India, nei quali Cristina,
dentista attiva anche nel settore
della cooperazione internazionale,
ha contribuito a organizzare studi
odontoiatrici.
I presenti sono stati inoltre omaggiati con un Concerto d’Organo
del M° Andrea Freddini, che per
l’occasione ha eseguito un repertorio inconsueto. A renderlo tale,
esecuzioni di particolare difficoltà tecnica e la prima assoluta di
Incontro culturale dei soci e degli amici del Circolo “C. Ferrini”
Viaggio nella poesia alla ricerca della fede
Per iniziativa del Circolo culturale “Contardo Ferrini”, prima della pausa estiva, si è
tenuto il 29 giugno, presso la chiesa dell’Acquasanta un incontro sul tema della “Fede”
in alcuni testi di poesia. Vi ha partecipato
con interesse un bel gruppo di soci con familiari ed amici.
Il presidente del Circolo, dott. Nazareno
Santoni, cercando di far emergere l’anima dell’arte poetica, ha letto la poesia “La
fede”di Trilussa, in dialetto romanesco; ha
commentato il capolavoro di Jacopone da
Todi, lo “Stabat Mater”, partecipando con
commozione al dramma dell’Addolorata ed
ha concluso il suo viaggio nella poesia alla
ricerca della fede, con la sublime preghiera
di San Bernardo alla Vergine (Dante, XXXIII
canto del Paradiso). Ma, nel corso della sua
indagine, il presidente non ha tralasciato
l’ironia e l’umorismo di poeti marchigiani
come Cirilli, don Roberto Vigo e Aldo Fabrizi. Quest’ultimo, noto al pubblico come
comico e non come poeta, amava raccontare
gli eventi della vita quotidiana e scrivendo
lasciava trasparire sempre
note di affetto e di gratitudine nonostante i drammi e gli
interrogativi esistenziali. La
poesia, per chiunque si sia
voluto cimentare in questo
genere letterario, ha rappresentato una forma di creatività, un metodo, una via per
esplorare il mondo che non
si appaga facilmente... con le
definizioni della fede. Come esplorare e parlare delle profondità del cuore e della terra
trasmesse da una fugace luce? Trilussa amava dire: “Senza interrogativi la fede è bella
così. Qualche interrogativo? Tienilo per te”.
C’è chi si diletta a consultare la Bibbia e chi
osserva la quotidianità che cambia sia in famiglia che nella vita sociale. Una malintesa
libertà ha portato confusione! Alcuni autori sono più ancorati alla tradizione che alla
realtà, come ricorda Jacopone da Todi nella
preghiera di san Basilio: “L’umano è sempre
lo stesso; anche dopo essere stati liberati
nello spirito, non ci degniamo
di avere compassione di chi si
piega per l’elemosina”. Dante
cerca di arrivare alla Sapienza
attraverso l’amore per Beatrice,
ma l’uomo non è preparato ad
accogliere una gioia così grande. E la fede a volte è tremula
come la fiamma flebile di una
candela... Don Vittorio Magnanelli, assistente spirituale
del Circolo “Ferrini”, è intervenuto sul problema del rapporto fra la fede e l’arte contemporanea: «Si è verificata una scissione
profonda quando in realtà l’80% delle opere italiane appartengono all’ arte sacra. Si è
economizzato un po’ su tutto in questi anni,
ma l’appello agli artisti di ogni livello nella
Cappella Sistina da parte di papa Paolo VI
nel 1967, e quello recente di Benedetto XVI
all’intero panorama della cultura, con l’aiuto e la collaborazione del Cardinale Ravasi,
hanno gettato un ponte verso la speranza».
Elisabetta Rocchetti
Aurore Palestinesi (introduzioneandante-adagio), composizione
del M° Freddini stesso, ispirata ai
testi di don Filippo Pesaresi e Cristina Gobbi.
Intercalate alle due parti del concerto, le presentazioni dei diari,
proposte da Alberto Niccoli e Fabio Ciceroni, e le rispettive letture antologiche, offerte da Silvano
Piccinini e Tiziana Dietrich.
Una serata di alto livello, che ha
regalato intensità spirituale, profondità etica e partecipate emozioni estetiche: approcci diversi,
tutti squisitamente umani, per
guardare sempre al medesimo Oltre.
Grazie, Don Filippo! E ancora Auguri!
Marco Bevilacqua
Castelbellino Arte
La 23^ edizione del Festival multidisciplinare Castelbellino Arte, diretto da
Sandro Franconi, si apre con “Federico
Garcia Lorca in Flamenco” (Guitarra Flamenca Juan Lorenzo attrice e ballerina Elena Presti), il 13 luglio, alle 21,15,
presso il Teatro comunale B. Gigli. Il programma relativo alle arti visive si inaugura il 14 luglio con la mostra dedicata al
maestro Omar Galliani dal titolo “Dal Cassetto dei miei disegni”, alle 17,30 presso
Villa Coppetti. Il pittore è un esponente del
gruppo degli Anacronisti, sostenuto da Maurizio Calvesi, che si richiamano a una cultura umanistica tipicamente italiana e che
riformulano e contaminano iconografie e
soggetti classici ammantando d’antico miti
tipici della contemporaneità. L’originalità
della mostra è presentare i disegni dell’autore, non certo secondari nel suo processo
creativo. L’esposizione rimarrà aperta fino
al 28 luglio (17,30-19,30). Alle 18,30 del
giorno dell’inaugurazione, nel giardino della Villa, “Concerto nel Parco” con Maria Sole
Mosconi al flauto e Michela Amici all’arpa.
La 12 edizione del Premio Camerini, migliore canzone da film avrà luogo il 21 luglio.
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psicologiaesocietà
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
Lo psicologo in farmacia
Sentinella del disagio
Il presidente di Federfarma Ancona, Luigi Galatello Adamo, ha presentato il progetto “Lo psicologo in farmacia” portato avanti dalla
responsabile Annamaria Quatrini, psicologa e psicoterapeuta. L’iniziativa, che durerà fino ad ottobre, vede la provincia di Ancona
prima a livello italiano ad attivare in via sperimentale tale iniziativa
che in molti territori è avviata in modo non organizzato e non in
rete. Qui invece lo scopo è di dare un servizio in più al cittadino:
una consulenza specifica. Il progetto coinvolge altre tre psicologhe
(Clarice Orsi, Elisa Orsetti e Luisa Annibaldi) e vi aderiscono 10 farmacie in tutto il territorio provinciale.
Un progetto mai proposto prima nelle Marche e di cui prevenzione,
ascolto e sostegno sono le parole chiave. La figura dello psicologo si
mette difatti a disposizione come consulente in quello che si rivela un sempre più forte punto di aggregazione per quanto riguarda
le problematiche della salute: la farmacia. Gli incontri sono previsti
inizialmente con cadenza mensile ma con possibilità di implemento
in base ai riscontri, alle presenze e al gradimento da parte dei cittadini. Motivo che ha portato a questa iniziativa è stato il massiccio
incremento di vendita di farmaci legati a problematiche psicologiche (su 200 cittadini-utenti che entrano in una farmacia, più del
30% richiede una consulenza in materia psicosomatica, psicologica
o psicoterapica).
Federfarma Ancona ha specificato inoltre che è già attivo e funziona
il sito trovalafarmacia.it che riporterà a breve anche tutte le date e
gli incontri con lo psicologo segnalando l’elenco delle farmacie aderenti a questo progetto.
Nella Vallesina hanno aderito la farmacia Gianfranceschi di Castelplanio e Belardinelli di Cupramontana.
5 GIORNI DI VOLONTARIATO A RIPA BIANCA
Custodi dell’area protetta
Per cinque giorni, dall’8
al 12 luglio, la Riserva
Naturale Ripa Bianca di
Jesi accoglierà un gruppo di 30 ragazzi dai 13 ai
16 anni, che svolgeranno
attività di volontariato
per raccogliere fondi da
destinare alle missioni
salesiane in Africa. Sono
i ragazzi del Gruppo
Missionario Salesiano
“Giovanni Paolo II” di
Ancona che hanno scelto di dedicare una parte
delle loro vacanze ad attività legate alla natura e
al rispetto dell’ambiente
diventando per qualche
giorno i “custodi” dell’area protetta. Un campo estivo particolare
seguito dal Centro Esperienza “Sergio Romagnoli” che vuole portare i ragazzi a conoscere gli ambienti della Riserva Ripa Bianca e,
in maniera attiva e partecipata, a responsabilizzare verso tematiche
ambientali, il rispetto della natura e la sostenibilità ambientale. I
ragazzi svolgeranno principalmente attività di manutenzione della
sentieristica e delle aree didattiche, un aiuto prezioso per la custodia della Riserva Naturale. Una bella esperienza, importante anche
dal punto di vista della solidarietà visto che tutti i soldi raccolti andranno a finanziare una missione salesiana in africa. La collaborazione tra il Gruppo Missionario Salesiano di Ancona e la Riserva
Naturale Ripa Bianca di Jesi è ormai arrivata al quinto anno, con
presenze di ragazzi adolescenti provenienti da tutta Italia.
Premio Vallesina e scuola Magnificat
Da Gerusalemme alla Vallesina
L’armonia e il suono dei giovani musicisti del Magnificat risuoneranno nelle Marche dal 15 al 20 luglio. Per iniziativa dell’Associazione Premio Vallesina onlus e con il coinvolgimento dell’Assemblea
Legislativa delle Marche e dei comuni di Mondolfo, Rosora, Monsano e Cupramontana una piccola formazione della scuola di Gerusalemme si esibirà in alcuni centri della Regione.
Il programma. 16 luglio alle 21,30 a Marotta presso il circolo Velico; 19 luglio a Monsano alle 18,30 presso la chiesa degli Aroli e il
20 luglio alle 21,30 a Cupramontana presso il chiostro San Lorenzo.
Padre Armando terrà un concerto d’organo nella chiesa di San Michele Arcangelo di Rosora il 17 luglio alle 21.
La mente e l’anima
colloqui con lo psicologo
Yhwh, chi era costui?
di Federico Cardinali
Ho preso un libretto in chiesa qualche domenica fa e vi ho trovato questa strana parola YHWH, senza nessuna spiegazione, e la cosa si ripete
più volte. Io leggo la sua rubrica, lei
mi dirà che non c’entra niente, ma
ho deciso di scrivere per chiedere se
lei mi sa dire qualcosa. Che significa? Eppure frequento regolarmente
la chiesa, ma non ne ho mai sentito
parlare. Mi chiedo se non ci stiamo
complicando la vita tirando fuori
parole nuove, o se invece è la mia
ignoranza che mi fa sorprendere…
Andrea
Quando sono state aggiunte le vocali, c’era però la preoccupazione
di ricordare al lettore che il nome
di Dio non si doveva pronunciare. E
per ottenere questo, i redattori hanno usato un trucco: hanno lasciato
le consonanti della parola YHWH
e al suo interno hanno inserito le
vocali di un’altra parola, ’adonaj che
significa Signore. Con un’ulteriore
correzione, fatta sempre per evitare
che, magari per sbaglio, s’iniziasse a
pronunciare il nome di Dio: al posto della prima a di ’adonaj – che
era anche la prima vocale della parola che non si doveva pronunciare (Yahwèh) – hanno messo una e:
così la parola è diventata YeHoWaH.
Per cui ogni volta che essi vedevano scritto YeHoWaH si ricordavano
che dovevano leggere non Yahwèh,
ma ’adonaj.
un’altra caratteristica dell’alfabeto
ebraico è che non ha le lettere minuscole. Per cui dovremmo scrivere
YeHoWaH: con le consonanti maiuscole (come nell’alfabeto ebraico) e
le vocali in minuscolo (dato che esse
non ne fanno parte ‘ufficialmente’).
Mi rendo conto, Andrea, che le ho
dato tante informazioni e non vorrei averle fatto troppa confusione. Il
mio tentativo è stato di aiutare lei, e
chi come lei ha incontrato o incontrerà questo tetragramma (= quattro lettere), a comprendere il senso
di una parola che oggi si tende ad
usare anche nei libri di divulgazione
religiosa.
Caro Andrea, la nostra rubrica La
mente e l’anima si muove tra psiOra però come cristiani possiamo
cologia e spiritualità. Questo mi fa
fare un passo avanti. È il passo avanpensare che se ne parliamo, non siamo proprio… fuori campo. Quindi
ti che ci ha indicato Gesù. Lui non
provo a risponderle.
ci ha mai detto qual è il nome di Dio.
Quella ‘strana’ parola non è altro Ora una curiosità. Se noi guardiamo Ci ha detto invece chi è Dio: Dio è
che la trascrizione nel nostro alfa- la parola che è il risultato di quest’o- Padre. Il Padre suo e nostro. Ogni
beto latino delle quattro lettere (= perazione (YeHoWaH), credo sia volta che ci parla, lui lo chiama protetragramma) che formano una pa- piuttosto facile vedere che da essa prio così: Padre. Anzi, lo chiama
rola della lingua ebraica. È la parola trae origine la parola italiana Geova. Babbo (o Papà). E ci ha detto che
che esprime il nome di Dio. Si leg- La parola, cioè, che usano i nostri anche noi ce lo dobbiamo chiamare:
ge Yahwèh. Nella tradizione ebraica, fratelli cristiani Testimoni di Geova. “Padre nostro…”. Completando, così,
però, questo nome non si poteva Essi infatti sostengono che Geova è quanto già avevamo ascoltato da
pronunciare: dire il nome di Dio era il vero nome di Dio, in quanto così YHWH, tanto tempo prima: “Come
considerato una mancanza di rispet- “è scritto nella Bibbia” – loro dico- una madre consola un figlio, così io
to verso di Lui.
no. Ma essi dimenticano che questa vi consolerò” (Isaia 66,13).
parola nasce proprio da un errore A questo punto, Andrea, mi chieQuesta parola nasce da un verbo, nella lettura del testo ebraico. Forse do se non succeda, ogni tanto, che
che significa esistere, esserci. Sta ad i primi che hanno usato questa pa- questo nostro Padre-e-Madre sorindicare che Dio è.
rola non avevano capito, o non ne ride tra sé e sé vedendo come noi,
Perché allora non scriviamo tutta la hanno tenuto conto, che la parola i suoi figli, ci mettiamo addirittura
parola Yahwèh? Perché nell’antica Yehowah non ha nessun significato a litigare su quale sia il suo nome
lingua ebraica – la lingua in cui ci proprio perché essa nasce da una ‘vero’: Yahwèh, Allàh, Geova, o chi
è giunta la maggior parte del Primo semplice combinazione di lettere sa quanti altri… Se ci ha mandato il
Testamento – si scrivevano soltanto che serviva soltanto a ricordare che Figlio perché potessimo finalmente
le consonanti. Le vocali sono state non si doveva pronunciare il nome conoscerlo a fondo, credo proprio
aggiunte successivamente, in epoca di Dio.
che il nome giusto con cui lo possiapiù vicina a noi, per indicare la lettu- Possiamo dirci un’altra curiosità. mo chiamare è quello che Lui ci ha
ra corretta delle parole. Anche oggi, Perché quando vogliamo scrivere indicato. Il nome con cui abbiamo
nella scrittura normale, gli ebrei usa- la Parola Yahwèh non la scriviamo imparato a conoscere e chiamare le
no soltanto le consonanti (salvo che per intero e in minuscolo, e conti- persone a noi più care, i nostri genella poesia e nei testi sacri).
nuiamo a scrivere YHWH? Perché nitori.
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
Fondazione “G. Spontini”
Per vivere bene
“Non c’è limite d’età per vivere bene”. Questo
è il motto che per il secondo anno consecutivo, con l’arrivo della bella stagione, ha guidato la Fondazione “G. Spontini” di Maiolati
Spontini in collaborazione con ALMA Consulting, servizi per gli anziani, ad organizzare
una uscita sul nostro amato territorio. Venerdì 6 giugno, un corposo numero di ospiti, accompagnati dai propri familiari e dagli operatori della struttura, si sono recati in uno dei
luoghi più suggestivi mai creato dall’essere
umano: il lago di Castreccioni di Cingoli. Una visita
che ha permesso agli anziani residenti della struttura
maiolatese di poter osservare dal vivo lo straordinario fenomeno della tracimazione della diga, dovuto al
raggiungimento del massimo livello di riempimento
del bacino idrico da quando esso è stato realizzato. Un
giro panoramico completo dell’intera area intorno alla
diga, immersa nella verde e rigogliosa campagna marchigiana, che si è concluso con un partecipato pranzo
sociale nella suggestiva location del ristorante Paradiso del Lago. Un fascinoso luogo che ha contribuito ad amplificare sia il senso di piacevole convivialità
tra i commensali che il benessere emotivo e affettivo
vissuto dagli ospiti della Casa di riposo di Maiolati
Spontini, cui anche quest’anno il positivo sodalizio tra
la Fondazione “G. Spontini” ed ALMA Consulting ha
permesso di esperire perché secondo noi “non c’è limite d’età per vivere bene”.
pastorale
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
notiziebrevi
La Giunta di Jesi sul San Nicolò
La giunta di Jesi non approva il piano di recupero di iniziativa
privata per l’edificio annesso alla chiesa di San Nicolò. Il
Comitato per la valorizzazione dell’antica chiesa aveva
presentato un suo progetto nel quale il comune dovrebbe
acquisire la cappella interna dell’ex convento delle Suore
Giuseppine e rendere fruibile interamente il San Nicolò. Ampi
servizi sul Corriere Adriatico a pagina XI; su Il Messaggero a pag.
51 e su Il Resto del Carlino a pag. 16 nell’edizione di sabato 6
luglio 2013.
In diretta dalla Gmg di Rio
Il sito internet ufficiale della Chiesa Italiana www.chiesacattolica.
it sarà aggiornato in diretta dal Brasile per la Giornata Mondiale
della Gioventù. Dal 20 al 28 luglio uno staff di cinque giornalisti
alloggiati all’Hotel Vila Mar a Copacabana seguirà le catechesi
dei vescovi italiani ai giovani italiani. Tra di loro Cecilia Galatolo
segnalata dall’Università Pontificia della Santa Croce dove
frequenta dal 2011 la facoltà “Comunicazione Sociale”. Cecilia
lo scorso anno ha collaborato con la redazione del settimanale
diocesano “Voce della Vallesina” ed ha preso parte al master
della Fisc in Sicilia di settembre 2012.
12 luglio: oratorio di San Giuseppe
Venerdì 12 luglio alle 18 con una grande festa presso i locali
parrocchiali, si concluderà il centro estivo organizzato dalla
parrocchia San Giuseppe. Oltre ad una piccola recita dei
bambini, sarà l’occasione per salutare Francesco Terna, il
giovane animatore dell’oratorio “Don Bosco”, che il prossimo 17
luglio partirà per il Perù, per vivere un’esperienza di missione
ad Encanada. 21 anni, bresciano, Francesco da tre anni svolge
il suo servizio a San Giuseppe. «Da quando ho iniziato la mia
attività con l’oratorio “Don Bosco” a Pesaro - ci racconta – ho
desiderato vivere un momento di questo tipo». L’appuntamento
è per venerdì 12 luglio: tutti sono invitati.
Caritas Senigallia: test rapido
«L’ambulatorio medico infermieristico del centro di solidarietà
“Don Luigi Palazzolo”, gestito dalla Fondazione Caritas Senigallia
onlus, è stato inserito in un progetto del ministero della salute
per la sperimentazione di una diagnosi tempestiva dell’Aids
attraverso un test rapido salivare.» Dal mensile di Caritas
Italiana di marzo 2013, ne ha anche parlato la stampa locale.
50 anni di Cursillos in Italia
«Domenica 23 giugno nel Duomo di Fermo è stato solennemente
celebrato il 50° anniversario della presenza del movimento dei
cursillos in Italia. È stata la diocesi di Fermo nel 1963 a proporre
questa singolare esperienza dei cursillo in Italia, grazie a un
giovane studente di ingegneria di Montegiorgio, Alberto Quinti.».
Ampio articolo su L’Appennino Camerte, a pagina 19, del 28
giugno 2013.
Affittasi seminario per carenza di vocazioni
“Affittasi seminario per carenza di vocazioni” è il titolo di prima
pagina del periodico “La Voce delle Marche” della diocesi
di Fermo. La redazione dedica tanti servizi del numero del 7
luglio 2013 al tema delle vocazioni e dei sacerdoti tra cui una
panoramica di come i ministri di culto vengono rappresentati nel
cinema e in tv. Il direttore Nicola Del Gobbo invita a riscoprire la
quotidianità di una vocazione che nasce dalla fede in Cristo.
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
7
14 luglio 2013
15a Domenica
del tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Luca
(21,25-28.34-36)
Gerusalemme a Gerico e incappò nei
briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo
mezzo morto. Per caso, un sacerdote
scendeva per quella medesima strada
e quando lo vide passò oltre dall’altra
parte. Anche un levita, giunto in quel
luogo, lo vide e passò oltre. Invece un
samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le
ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò
a una locanda e si prese cura di lui. Il
giorno seguente, estrasse due denari e
li diede all’albergatore dicendo: “Abbi
cura di lui e ciò che spenderai in più, te
lo rifonderò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo
di colui che è incappato nei briganti?”.
Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù le disse: “Va e anche
tu fa’ lo stesso”.
Sa amare chi non ha nulla da perdere
PREMESSA: Fa piacere proporre questo commento di Emmanuelle-Marie al
vangelo di oggi, perché offre l’occasione
per dire che la lettura col cuore della
Parola di Dio (= lectio divina) prevede
un momento in cui è importante, per
cogliere il senso profondo della Parola
di Dio che si sta meditando, ricordare insieme vari testi della Bibbia che si
richiamano, per motivi vari, a vicenda.
Allora - secondo un antico esempio dei
monaci- “battendo insieme come pietre
focaie” quelle parole, producono una
scintilla, una luce: si illuminano, diventano vive e offrono al lettore verità inedite di Dio. Ma c’è un’altra “terra sacra”
(Esodo 3,5) da visitare con stupore e
con Spirito di discernimento, inoltrandoci nella quale ci viene data la possibilità di accogliere e di interpretare(=
“esegesi”) la Parola di Dio che ci viene
incontro. Ed è il mondo, questo nostro
mondo: i fatti piccoli o grandi, cercati
o imprevedibili, della nostra vita quotidiana. La nostra storia è una grande parabola, scritta non sulla pietra ma sulla
carne dell’umanità, che ci nasconde e
ci rivela il Mistero di Dio e dell’uomo. Il
commento che segue ne è un esempio
significativo.
«“Un samaritano ebbe compassione”
(Luca 10,33). Uno che non praticava la
religione giusta, un eretico, un escluso,
“Lumen fidei”, la luce della fede è la prima enciclica di papa
Francesco del 29 giugno 2013 indirizzata ai vescovi, ai presbiteri,
ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici. Tutti i
quotidiani e gli organi di informazione ne danno notizia, spesso
in prima pagina, nell’edizione di sabato 6 luglio. Il Sole 24 ore
riporta un articolo di commento del teologo mons. Bruno Forte
il quale si sofferma sulla mancanza dell’espressione “e a tutti gli
uomini di buona volontà” che indica, secondo lui, la delicatezza
del Papa nei confronti di quanti non credono.
Settimanale di ispirazione
cattolica della diocesi di Jesi
fondato nel 1953
della
La parola della domenica
Dal Vangelo secondo Luca 10,25-37
In quel tempo, un dottore della legge si
alzò per mettere alla prova Gesù: “Maestro, che devo fare per avere la vita
eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta
scritto nella legge? Che cosa vi leggi?”.
Costui rispose: “Amerai il Signore Dio
tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua anima, con tutta la tua forza e con
tutta la tua mente e il prossimo tuo
come te stesso”. E Gesù: “hai risposto
bene; fa questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi
è il mio prossimo?”.
Gesù riprese: “Un uomo scendeva da
La prima enciclica di papa Francesco
Voce
dellaVallesina
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V
Direttore responsabile
Beatrice Testadiferro
Comitato editoriale:
Vittorio Massaccesi, Giuseppe
Quagliani, Antonio Lombardi
Responsabile amministrativo
Antonio Quaranta
Proprietà: Diocesi di Jesi
Registrazione Tribunale di Ancona
n. 143 del 10.1.1953
comunque certo uno da cui non ci si
poteva aspettare granché di buono. E
lui ebbe compassione.
In un dormitorio pubblico veniva ogni
tanto una donna che viveva sulla strada.
Non si lavava mai e puzzava al punto
che perfino gli altri barboni si allontanavano da lei. Non parlava ma ogni
tanto lanciava un urlo, a qualsiasi ora,
rischiando di svegliare tutti. Non si coricava mai, ma restava dritta su una sedia. Una notte, il giovane psicologo di
guardia, che già tante volte aveva provato a entrare in relazione con lei, era
triste: aveva dovuto ricoverare la madre nel pomeriggio. Quella sera, troppo
preoccupato per avviare una iniziativa
terapeutica, pensava di essere inutile.
A un certo punto si sentì abbracciare
con tenerezza, una mano si posò sulla spalla, mentre una voce sconosciuta
chi chiedeva perché stava così male. Era
lei. Senza nemmeno accorgersi che era
la prima volta in tanti mesi che questa
donna parlava, si era trovato a piangere sulla sua spalla, a confidarle le sue
preoccupazioni per la mamma. Solo lei
aveva saputo venirgli incontro e scoprire la sua pena, nonostante fossero presenti altri operatori amici. “Chi di queste persone è stata il prossimo di quel
giovane?; chi ha avuto compassione?”.
Quella donna matta e disprezzata, che,
come raccontò più tardi, quando ormai
era in via di guarigione dopo questo suo
gesto di compassione, era stata buttata
fuori casa da suo marito, senza soldi, separata per sempre dai figli.
Ma allora: è forse necessario vivere una
situazione di sofferenza per essere in
grado di lasciarsi toccare dalla fatica
dell’altro?....L’amore esige una certa connaturalità. Chi soffre intuisce le difficoltà dell’altro più facilmente di chi non
prova mai sofferenze. Ritrova nell’altro
il proprio smarrimento, e lo può avvicinare senza paura, PERCHÈ NON HA
PIÙ NIENTE DA PERDERE. Chi invece possiede molti beni (soldi, sicurezza,
cultura, potere, riconoscimento sociale..) si china verso il povero, ma rimane
lontano per la paura che suscita in lui
quell’immagine di una umanità devastata. Fa la carità per tranquillizzare la sua
buona coscienza, ma senza raggiungere
l’altro, che così si sente umiliato. PER
AMARE OCCORRE ESSERE LIBERI,
RADICALMENTE POVERI.».
Questa è la vera povertà che Gesù dichiara “beata”. Questa è la povertà radicale a cui Papa Francesco, con insistenza, richiama la Chiesa. Per una reale
conversione.
È stato detto: “Che cosa ci fanno i poveri con una chiesa più povera!?”. Evidentemente, qui siamo lontani dalla concezione di povertà secondo il Vangelo del
Signore.
notiziebrevi
OGGI SPOSI
13 luglio:Giancarlo
Maria Falcioni
e Marta Bolognini
a Tabano; 14 luglio:
Stefano Manoni
e Lucia Di Stefano
a Moje.
Composizione grafica
Giampiero Barchiesi
Stampa
Galeati Industrie Grafiche, Imola
Spedizione in abbonamento postale
Associato alla Fisc
(Federazione Italiana Settimanali
Cattolici)
A San Giovanni Battista
La Messa festiva nella chiesa di San Giovanni Battista, nei mesi di luglio e di agosto, sarà alle 10
del mattino. È stata sospesa la celebrazione delle 11,30 per decisione del parroco mons. Attilio
Pastori e del consiglio pastorale fino all’ultima domenica di agosto. Nei giorni feriali la Santa
Messa è alle 8,30.
Festa della Madonna del Carmelo
Il 16 luglio, nella solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, le monache di Jesi invitano a prendere parte alle celebrazioni presso la chiesa di San Marco. La recita delle lodi è alle
6,50, a seguire la Santa Messa alle 7,15 e un’altra alle 11 con la supplica alla Madonna del Carmelo
a mezzogiorno. La preghiera del pomeriggio inizia alle 17 con il vespro e il rosario e alle 18 la Santa
Messa. La sera della vigilia, alle 21, i gruppi del Rinnovamento nello Spirito guidano la veglia mariana con adorazione. Il vescovo Rocconi celebrerà a San Marco alle 18 di domenica 14 luglio.
Il numero è stato chiuso in redazione
martedì 9 luglio alle 18 e stampato alle
6 del 10 luglio.
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della
inmemoria
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
All’Abbazia “Madonna della Scala” di Noci dal 29 luglio al 3 agosto
Il gregoriano, preghiera cantata
Su una collina del Comune di Noci pertorio gregoriano. Il programma
(Bari), nella parte più elevata della completo del Corso 2013 comprenMurgia dei Trulli, sorge fra pini e de: lezioni sulle forme liturgicoalberi da frutto, l’Abbazia “Madon- musicali nella liturgia della Messa e
na della Scala”, fondata dai monaci nell’Ufficio, a cura del liturgista prof.
benedettini di Subiaco. Luogo di don Giulio Mejattini osb; un corso
silenzio e di preghiera e centro di propedeutico alla Formazione; il
lunga tradizione culturale, il mona- Corso fondamentale, a cura della
stero ha promosso studi e ricerche prof. Anna Gabriella Caldaralo:
nell’ambito della musica sacra e dei il Gregoriano-preghiera cantata, i
canti liturgici. Per l’estate del 2013 manoscritti gregoriani, le princiha organizzato un Corso di Forma- pali fonti a stampa, il ritmo gregozione sulla Teoria e sulla Pratica del riano (testo e melodia); un corso
Canto Gregoriano, che si svolgerà “avanzato” a cura della prof. Letizia
nell’Abbazia dal 29 luglio al 3 ago- Butterin; un corso monografico
sto. Il corso è diretto dal Maestro con esercitazioni pratiche sul remons. Alberto Turco, direttore della pertorio gregoriano, a cura del prof.
Cappella Musicale della Cattedrale Alberto Turco; un corso di vocalità
di Verona e dell’Istituto diocesano a cura della prof. Rosalia Schettini;
di Musica Sacra Santa Cecilia, inse- opzionale la frequenza alle lezioni
gnante di Canto Gregoriano presso di “Accompagnamento organistico
i Pontifici Istituti di Musica Sacra, al canto gregoriano” (prof. Mafalda
a Milano e a Roma, e autore di di- Baccaro). Il Corso di formazione è
verse pubblicazioni di studi sul re- aperto a tutti coloro che amano la
musica e il canto liturgico e a chi
predilige il Gregoriano e con rinnovata sensibilità desideri approfondirne la conoscenza. Alla fine del
Corso verrà rilasciato un Attestato
di partecipazione.
l’amore ai poveri e la vicinanza pastorale a tutte le realtà ecclesiali, specie
nella promozione del laicato impegnato e della cura delle famiglie».
Pochi mesi dopo aver lasciato l’incarico di vescovo che Papa Giovanni Paolo II, oggi beato, gli aveva affidato,
chiese per iscritto al vescovo Todisco
di essere seppellito nella cattedrale
di Melfi, che, nella cripta sottostante
la balaustra, conserva i resti mortali
di altri vescovi illustri che hanno servito in passato la comunità diocesana.
Un ampio servizio su “Il Quotidiano
Vulture Melfese” del 5 luglio è stato
realizzato da Franco Cacciatore. «Un
umile fuori dall’ordinario. La scom-
è tornata alla Casa del Padre, il giorno 31 maggio scorso, dopo una lunga
e operosa giornata terrena,
Note per la partecipazione
La quota di iscrizione e di frequenza è di euro 100, di cui 30 da versare al momento dell’iscrizione sul
C/C 14421705.
La quota per la pensione completa
(dal 29 luglio al 3 agosto) è di euro
35,00 al giorno.
La ricevuta del C/C con la domanda
di iscrizione (Nome, cognome,
indirizzo) va spedita entro il 14
luglio a: Don Luigi Amaranto osb
- Abbazia Madonna della Scala Zona B, 58 - 70015 NOCI (Bari).
Tel. 080.4975838;
tel/fax 080.4975839
Email: accoglienzaabbazialascala.it
Ricordo
Dopo non poche sofferenze sempre
accettate con cristiana rassegnazione la mattina del 3 luglio è ritornato
alla Casa del Padre mons. Vincenzo
Cozzi, Vescovo emerito della diocesi
di Melfi-Rapolla-Venosa. Mons. Cozzi era nato a Lauria il 26 novembre
1926. È stato ordinato sacerdote a
Lauria il 18 giugno 1950. Parroco a
Policastro Bussentino (SA), rettore
del Seminario Diocesano, parroco a
Lagonegro (PZ) e poi eletto Vescovo
di Melfi-Rapolla-Venosa il 12 settembre del 1981 e consacrato Vescovo il
25 ottobre 1981. Ha guidato la diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa fino al 13
dicembre 2002. Ha scelto di vivere il
resto della sua vita nella parrocchia
di S. Michele Arcangelo in Trecchina
collaborando attivamente con il parroco don Guido Barbella.
Il quotidiano Avvenire ha ricordato la
vita del vescovo emerito aggiungendo le espressioni di gratitudine del
vescovo Todisco: «Ventuno anni di
ministero episcopale hanno lasciato
il segno con la sua paternità gioviale,
In memoriam
parsa del vescovo Vincenzo Cozzi e
il dolore di tutta la sua comunità. Un
linguaggio semplice, alla portata di
tutti, ma sempre molto incisivo» è il
titolo del lungo articolo che ripercorre la vita e il ministero del vescovo.
Una delle sue caratteristiche era la
modestia. «Il palazzo vescovile a lui
appariva qualcosa di immenso – leggiamo – quasi il vivere lontano dalla
gente, in un luogo nel quale poteva
apparire privilegiato. E così preferì
stabilirsi in un piccolo appartamento
della Casa del Clero dove lui accoglieva tutti e a ogni ora. Nessuno andava via a mani vuote. La sua opera
proseguì nel Palazzo Vescovile quando comprese che l’edificio sarebbe
rimasto abbandonato senza la sua
presenza. Si riservò alcune stanze
adibendo il resto a Museo Diocesano e a Pinacoteca». Le parole di San
Paolo scelte per il suo motto episcopale riassumono lo stile di vita di
mons. Cozzi: “Consumerò me stesso
per le vostre anime”.
A cura del diac. Antonio Quaranta
Maria Elisa Battistoni
Massaccesi
Ricordare la Signora Massaccesi è
parlare della “S.Vincenzo”, poichè
lei amava dire di essere stata “vincenziana” sin da bambina, in quanto
nata in una famiglia dove l’esercizio della carità era prassi costante.
Riandava con la memoria ai tempi
durissimi del dopo-guerra e ricordava che i genitori non lasciavano
mai nessuno andare a mani vuote
di quanti bussavano allo loro casa.
Con questo spirito caritativo e con
le sue connaturali doti di delicatezza, sensibilità, dolcezza ed umanità
è entrata fattivamente, per decenni,
nella Società di S.Vincenzo de Paoli.
Il suo campo operativo è stato quello
della Conferenza del Duomo, prima
Conferenza vincenziana in assoluto sorta a Jesi nel 1898 con il nome
“Conferenza di S.Settimio”, patrono
della città, poi aggregata, per unire
le forze, a quelle delle parrocchie vicine di S.Pietro Apostolo e S.Giovanni
Battista. A questa Conferenza, con
altre consorelle, la signora Elisa ha
dato tanta parte della sua vita, ne è
stata a lungo la presidente, donandosi con amore, affetto e generosità in
favore dei bisognosi, singoli o famiglie. Commoventi erano i suoi racconti riguardanti il suo rapporto con
bambini ed anziani che trovava nelle
famiglie in difficoltà , che trattava
con amore, delicatezza, affabilità e
con sorriso rassicurante. Negli anni
‘50-60’ in cui era aperto il carcere a
Jesi, unica tra i vincenziani jesini e
forte dall’incoraggiamento da parte
del vescovo di allora Mons. Pardini,
ha portato una parola di conforto
e solidarietà cristiana in mezzo ai
detenuti. Nei periodi di degenza in
ospedale, frequenti in questi ultimi
anni, era lei a donare sempre forza,
incoraggiamento, conforto e speranza alle ammalate vicine di stanza.
è stata a lungo vice-presidente del
Consiglio Centrale di Jesi prima e
poi, a seguito del rinnovato statuto
dell’Associazione, del Consiglio Centrale di Jesi, Ancona e Senigallia.
Ma la Signora Maria Elisa è vissuta anche con spirito francescano,
operando con presenza fattiva nel
Terz’Ordine di San Francesco.
Prezioso il suo aiuto dato, fino al declino delle forze fisiche, in Caritas
jesina, sempre collaboratrice attenta, assidua del suo Direttore.
Il suo sostentamento spirituale a tanta operosità era Gesù nell’Eucaristia:
nella preghiera e alla presenza quotidiana davanti al SS. Sacramento
presso la Chiesa dell’Adorazione. Da
questa sosta eucaristica traeva aiuto
e forza per testimoniare, con le parole e le opere, il Vangelo della carità negli ambienti in cui è vissuta ed
ha operato.
Lascia un esempio luminoso, ai figli e
nipoti che tanto ha amato ed ai vincenziani tutti, di una vita improntata
ai valori umani e cristiani da raccogliere e tramandare.
Rita Mattoli e Alberto Massaccesi
Voce della Vallesina
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
Ricordo
2-6-1923
2-7-2013
Nicolina Bruni Gabrielloni
“PORTAMI IN CIELO!”
“Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”(2
Tim.4,7). Con la parola dell’apostolo Paolo,
Alessandro Gabrielloni del “Cammino neocatecumenale”, la sera del 3 luglio, ha presentato
ai fedeli che gremivano la chiesa di San Seba-
stiano, la figura della madre, Nicolina Bruni,
che il Signore ha chiamato a Sé per donarle il
suo amore e la sua pace. Insieme ai figli, ai nipoti e agli amici, tanta la gente del quartiere
Prato e della comunità parrocchiale che conosceva bene Nicolina e ora veniva a darle l’ultimo saluto con un “arrivederci”. Don Vittorio
Magnanelli, don Gianni Giuliani e padre Saverio hanno concelebrato la Liturgia funebre presieduta dal parroco, don Giovanni Rossi. Commentando il versetto del Vangelo che riporta
l’invocazione di Gesù al Padre, “Ti benedico
Padre, Signore del cielo e della terra, perché
hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e
agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli...”
(Mt 11,25), il parroco ha evidenziato la semplicità e l’umiltà di Nicolina, donna fedele a
Cristo e alla Chiesa, che lavorava e pregava
rivolgendo lo sguardo alle “cose di lassù...”.
Un invito per tutti a contemplare e a vivere
il “mistero pasquale” di Cristo: «La morte non
è l’ultima parola, perché il Risorto ha vinto la
morte e ha donato a noi la Vita».
Nicolina, legata da sincero affetto alla numerosa famiglia, partecipava intensamente
alla loro vita e quando il nipote Paolo fece la
scelta della consacrazione al Signore entrando
nell’Ordine francescano dei Frati Minori, lei
ne fu veramente felice. Comunicava volentieri
con tutti e alla vigilia della morte ha riconosciuto il parroco che veniva a portarle l’Olio
santo. I canti di risurrezione, intonati da Stefano Mariani al suono della chitarra, hanno animato la Santa Messa coinvolgendo l’assemblea
nella lode e nella gioia. Vivere il rito funebre
come una festa, in una prospettiva di fede,
non è un’offesa al dolore di chi ha perduto un
parente o un amico, anzi è motivo di speranza
e preludio dell’incontro con Dio nella luce della Gerusalemme celeste.
Prima della Benedizione finale alcuni nipoti hanno rivolto un pensiero e un saluto alla
nonna. Marta e suo fratello Sandro la ricordano così: «Ognuno di noi conserva dentro di sé
una specifica immagine, una situazione, un
momento condiviso con nonna. Non si può definire una persona con aggettivi generici.....
C’è chi la ricorderà come donna lavoratrice
nei campi, chi come cuoca imbattibile per le
lasagne o il fritto, chi come amica di tante
chiacchierate o di giocate a carte, chi come
madre o come nonna. L’immagine di nonna era
quella di Nicolina seduta vicino al suo amato
termosifone ad osservare ciò che accadeva
fuori...Non sfuggiva nulla al suo occhio: quella finestra rappresentava tutto il suo mondo.
Si sentiva sola e quando andavamo a trovarla,
era felice.
Cara nonna, negli ultimi momenti in ospedale,
quando soffrivi tanto, hai saputo comunque
regalarci dei grandi sorrisi. Ti si illuminava
il viso quando vedevi i tuoi nipoti. E ti ricorderemo così: la nonna che ci guarda dall’alto,
dalla finestra più grande di tutte e ci sorride.
Ciao, nonna. Buon viaggio!».
Maria Crisafulli
indiocesi
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
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Testimonianza dal 35° pellegrinaggio a piedi Jesi-Loreto: 42 chilometri in una notte di cammino e di preghiera
«Più cantavo e più avevo forza, e sono arrivata»
L’anno 2012-2013 è l’Anno della Fede e, anche dalle parole del Vescovo Gerardo nell’omelia, la sera di sabato 15 giugno sin da subito chiara è l’equazione di Fede e Cammino.
Aver fede è camminare, niente di più, niente
meno che superare la notte e la fatica ogni
volta verso la nascita di un nuovo giorno.
E davvero, una volta arrivati sotto la santa
Casa di Loreto, sembra quasi che l’alba di
quel giorno debba un po’ della sua bellezza
anche alla nostra fatica.
Sono certa che tutti noi, quasi 300 anime,
camminavamo sulla scorta dell’immagine di
papa Francesco, itinerante ed instancabile.
Maggiore della sorpresa, fu la forza trasmessaci dall’ascolto delle sue parole pronunciate
nella notte del precedente cammino Macerata - Loreto.
A confronto eravamo molti meno che al pellegrinaggio di CL di Macerata, ma i km tanti di più; 42 km fanno una maratona, e, per
molti di noi, quei 14 chilometri in più facevano la differenza.
Anche l’allenatore Roberto Mancini, non sarebbe stato certo del risultato - così quando
viene a salutarci in chiesa alla partenza da
borgo Minonna. Il Vescovo Gerardo celebra
la S. Messa e partiamo. Tra le spighe di grano ancora incerte tra il verde e l’oro, il volto
sorridente di don Gerardo è stato l’ultimo a
salutarci prima della notte.
Puntuale con la sua pandina, ci sarebbe venuto a prendere quando tutti, ognuno a
modo suo, ce l’avevano fatta.
È in corso l’anno della Fede, ed avere fede è
camminare verso Casa. “Canta e cammina.
Canta e cammina” - diceva sant’Agostino.
All’inizio pensavo che avrei dovuto risparmiare il fiato, invece, più cantavo e pregavo,
più avevo la forza di fare altri passi. Ognuno per la strada portava con sé i suoi cari,
le sue gioie e pene, sostenendoci a vicenda.
Abbiamo ascoltato testimonianze e racconti
di vita: in quella notte, eravamo tutti soltanto dei pellegrini in cammino, la vecchina e il
giovane, un padre con sua figlia, due amiche
e ogni uomo a tutte le latitudini del globo.
Grazie a tutti: a chi portava il microfono, la
croce, o il carrellino, che ci hanno guidato.
Agli uomini della protezione civile, a Giovannino e a chi da 35 anni sostiene e porta
avanti l’organizzazione del pellegrinaggio
Jesi-Loreto.
Giulia Falaschi
Esercizi spirituali dei Cursillos di cristianità della diocesi di Jesi
Dio al primo posto nella vita
Altissimo, glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
E damme fede dritta,
speranza certa e caritade perfetta,
senno e cognoscimento, Signore,
che faccia lo tuo santo e verace
comandamento. Amen”
Questa la preghiera rivolta da Francesco
d’Assisi al Crocifisso di san Damiano. Al
centro c’è l’Altissimo e glorioso Dio, al quale Francesco chiede per sé ciò che è secondo
la volontà del Signore: la fede, la speranza,
la carità e il discernimento per poter mettere in pratica il comandamento dell’amore.
Della preghiera come “rapporto intimo con
Dio” e di “Francesco, uomo fatto preghiera”,
ha parlato il 7 luglio nel convento de “La Romita”, a Cupramontana, il diacono Michele
Massaccio, dei Frati Minori, ad una trentina di partecipanti agli esercizi spirituali
(6 - 7 luglio) organizzati dal Movimento dei
Cursillos per il 2013. La chiesa e il convento, che risalgono al 1300, non sono soltanto “monumenti” restaurati da visitare, ma
pulsano di nuova vita grazie alla presenza
di alcuni Frati Minori che si alternano nella
preghiera, nel servizio liturgico e nella gestione del convento: due sacerdoti anziani,
padre Antonio Simoncini e padre Stanislao;
due giovani diaconi, frà Rudi e frà Michele;
un frate professo, Danilo, che richiamano
nella verde vallata famiglie e gruppi dei pa-
 radioDuomo
SenigalliainBlu•95,2Mhz
esi vicini. Sul “mistero pasquale”, di morte e
risurrezione, si è soffermato, nella giornata
di sabato, frà Danilo, presentando attraverso
la lettura meditata del vangelo di Giovanni
le attese, le speranze, i turbamenti dei discepoli e delle discepole dopo la morte di Gesù,
la tomba vuota... e poi l’approdo alla fede in
Cristo Risorto. La domenica è stata interamente dedicata alla preghiera con due meditazioni di frà Michele e con la celebrazione
della Santa Messa. Come pregava Francesco? Come preghiamo noi, di solito? Dopo
aver chiesto la grazia di sentire nell’ anima e
nel corpo il dolore della passione e l’amore
per Cesù, ricevuto il dono, Francesco scrive
le “Lodi di Dio Altissimo”: «Tutte le preghiere di Francesco - afferma frà Michele - cominciano con un “Tu”. Oggi siamo portati a
pensare alle nostre cose, non a Dio, e facciamo preghiere di richiesta e di intercessione;
per Francesco la preghiera principale era
quella di lode, che ci ricorda chi è Dio per
noi. Poi viene il rendimento di grazie, che
Francesco ha messo alla fine della Regola
(c. XXIII). Loda Dio per la creazione e per
l’Incarnazione di Cristo che ci
ha redenti con il suo Sangue.
Dio al primo posto nella vita!».
Leggendo “Il Cantico delle creature” frà Michele ha sottolineato che in realtà non è solo
poesia, ma “una canzone per
annunciare il Vangelo perché
nella natura Francesco vedeva
solo Dio”. Ha celebrato la Santa Messa, animata dai canti liturgici di un coro
di giovani, don Mario Massaccio. Il diacono
Michele, dopo la proclamazione del Vangelo
(Lc10,1-12. 17-20), ha rivolto all’assemblea un
messaggio significativo non solo per il gruppo
dei Cursillos, ma per tutti i cristiani, consacrati
dal Battesimo e mandati ad annunciare il Regno di Dio: «Gesù manda i 72 discepoli non
per annunciare se stessi, ma l’opera di Dio; e
noi siamo chiamati a portare l’amore, la pace,
la gioia anche alle nuove generazioni e a ringraziare il Salvatore facendo della preghiera la
vita e della vita una preghiera».
All’ora del pranzo non è mancata la condivisione di idee ed esperienze insieme alla
varietà di menù “al sacco” e al biondo Verdicchio; e nel pomeriggio, a sorpresa, una
passeggiata fra i boschi, in francescana letizia, meditando con la guida di frà Rudi i misteri della Gloria.
L’ultima meditazione sulla preghiera francescana delle origini “Sentire la vita e la
passione di Cristo” ha provocato un vivace
dibattito da cui è emerso che l’esempio dei
Santi deve indurci ad ascoltare la Parola di
Dio e a vivere una vita eucaristica per crescere nella fede e nell’intimità con Dio. Il
mini-corso si è concluso con l’adorazione
dell’Eucaristia.
Tutte le mattine alle 7,06 e in replica alle 24,00
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle 12,30 e alle19,03
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
Maria Crisafulli
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indiocesi
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
Parrocchia Sant’Antonio Abate: il centro estivo per bambini e ragazzi
Tanti impegni per non perdere tempo
Bambine e fanciulli, genitori e nonni,
animatrici ed educatori si sono ritrovati venerdì 5 luglio per una sorta di
cerimonia di chiusura della VI edizione del Centro Estivo che per quattro
settimane ha riempito gli spazi interni
ed esterni della Parrocchia di S. Antonio Abate di un numero considerevole
di giovanissimi. Sono stati una settantina i fanciulli che, sotto il controllo
vigile di alcuni volontari e la coordinazione di giovani esperti, hanno trascorso parte delle loro vacanze estive
all’aria aperta o, nelle giornate di tempo inclemente, nei locali parrocchiali;
una partecipazione così numerosa che
ha gratificato coloro che hanno gravitato attorno al Centro estivo. Nelle 4
settimane (il Centro ha iniziato la sua
attività all’indomani della conclusione
dell’anno scolastico, vale a dire il 10
giugno scorso) che hanno preceduto
la chiusura di venerdì, i bambini e le
bambine “hanno potuto sperimentare molteplici attività - ci dice Daniel
Felciani, educatore del Csi - le ragazze,
seguite da Velma Capecci e Rita Pesaresi, si sono dedicate principalmente
all’arte del ricamo e del cucito, mentre
i ragazzi, sotto la guida di educatori
del Centro Sportivo sono stati impegnati in attività ginnico/ludiche”. Ma
nel mese di “vacanza” nell’area della
parrocchia maschietti e femminucce
non si sono limitati a questi esercizi;
nei pomeriggi, infatti, sono stati attivati laboratori come quello guidato dalla
ceramista Anna Rita Moretti che ha
spiegato ai ragazzi l’arte di manipolare l’argilla; Matteo Martelli, invece, ha
coinvolto i giovanissimi nell’arte del
disegno mentre Sara, dello staff educativo di “Volere Volare” li ha intrattenuti con balli di gruppo. Insomma,
quattro settimane piene di impegni
che hanno concesso poco riposo ai ragazzi, sempre più uniti tra loro; giorni e giorni vissuti assieme che hanno
rinforzato il vincolo dell’amicizia non
solo tra i residenti nell’ambito parrocchiale, ma anche tra coloro i genitori
dei quali hanno scelto il Centro di
Sant’Antonio Abate per far trascorrere la prima parte delle vacanze estive.
Vacanze che però non si interrompono con la chiusura del Centro; dall’8
luglio scorso, infatti, seppure limitatamente alle ore pomeridiane (dalle
16,30 alle 19,30) nel bel complesso annesso alla Parrocchia di Borgo Minonna sarà riaperto l’Oratorio S. Antonio
Abate al quale sono ammessi ragazzi
e ragazze dai 6 ai 14 anni. Questi saranno accompagnati da volontari ed
esperti nelle attività sportive, giochi di
gruppo e laboratori.
Per ritornare al 6° Centro Estivo non
possiamo non sottolineare la soddisfazione del parroco don Giuseppe Quagliani per i risultati ottenuti;
consensi sottolineati dal numero dei
partecipanti e dalle espressioni di
compiacimento ricevute dallo stesso
sacerdote, così come dalle persone a
lui vicine.
Sedulio Brazzini
Nelle immagini allegate la foto ricordo del pomeriggio di chiusura della
VI edizione del Centro Estivo nella
Parrocchia di S. Antonio Abate. Sono
ritratti: i bambini e le bambine partecipanti al centro estivo, alcuni loro
genitori, gli animatori e il parroco,
don Giuseppe.
Indulgenze per la Giornata
Mondiale della Gioventù
Un decreto reso pubblico il 9 luglio, a firma del Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore e del Vescovo Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria Apostolica,
informa che Papa Francesco concede ai fedeli il dono delle
Indulgenze in occasione della “XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù”, che verrà
celebrata a Rio de Janeiro (Brasile), dal 22 al
29 luglio. I giovani e tutti i fedeli possono fruire
del dono dell’indulgenza
plenaria, una volta al
giorno alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo
Pontefice) ed anche applicabile a modo di suffragio alle anime dei fedeli defunti, per i fedeli veramente pentiti e contriti,
che devotamente parteciperanno ai sacri riti e pii esercizi che
si svolgeranno a Rio de Janeiro. I fedeli legittimamente impediti potranno ottenere l’Indulgenza plenaria purché, con il
proposito di filiale sottomissione al Romano Pontefice, partecipino spiritualmente alle sacre funzioni nei giorni determinati,
purché seguano questi stessi riti e pii esercizi mentre si svolgono, tramite televisione e radio o, sempre con la dovuta devozione, attraverso i nuovi mezzi della comunicazione sociale.
Si concede l’Indulgenza parziale ai fedeli, ovunque si trovino
durante il predetto incontro, ogniqualvolta, almeno con animo contrito, eleveranno fervide preghiere a Dio, concludendo
con la preghiera ufficiale della Giornata Mondiale della Gioventù, e devote invocazioni alla Beata Vergine Maria, Regina
del Brasile, sotto il titolo di “Nossa Senhora da Conceiçao Aparecida”, nonché agli altri Patroni e Intercessori del medesimo
incontro, affinché stimolino i giovani a rafforzarsi nella Fede
e a condurre una vita santa. Affinché poi i fedeli possano più
facilmente farsi partecipi di questi celesti doni, i sacerdoti,
legittimamente approvati per l’ascolto delle confessioni sacramentali, con animo pronto e generoso si prestino a riceverle
e propongano ai fedeli pubbliche preghiere, per il buon esito
della stessa “Giornata Mondiale della Gioventù”.
Fai Jesi e Vallesina: grande interesse per la visita guidata nel centro cittadino
Palazzi e scaloni storici aperti alla città
Grande successo di partecipazione, più di
130 persone provenienti da Jesi e dalla Vallesina, per l’iniziativa “Alla scoperta degli antichi scaloni di Jesi” del Fai – Fondo Ambiente
Italiano – delegazione di Ancona e gruppo
di Jesi e Vallesina che si è svolta nella serata del 5 luglio. Molto interesse ha suscitato
l’apertura della casa-museo Colocci appena
risistemata con gli arredi originali. Gli organizzatori si scusano per alcuni piccoli disagi dovuti all’attesa per visitare la casa dal
momento che i visitatori sono stati divisi in
piccoli gruppi. Sono stati aperti gli ingressi e
gli scaloni dei palazzi Pianetti, Mereghi, Ripanti Nuovo e Vecchio e palazzo Malatesta.
Queste residenze, poste nelle vie del centro
storico, sono state costruite tra la fine del
1700 e gli inizi dell’800. Il Palazzo Ripanti è
stato sede dell’antico ospedale di Santa Lucia risalente al XVI secolo ed è stato acquisito dal conte Emilio Ripanti nel 1724. Il coordinatore del gruppo Fai di Jesi e Vallesina
Luca Tombari ringrazia l’amministrazione
comunale per aver creduto nel progetto che
è stato promosso per il secondo anno
consecutivo, evidenzia la grande disponibilità dello staff comunale prima
e durante la manifestazione, l’avvocato Avitabile per aver concesso il primo
piano del palazzo Colocci dove è stato
allestito un rinfresco a fine tour per
tutti i partecipanti e il bar Imperiale che ha
curato il “fresco saluto”. Tombari esprime un
sentito ringraziamento a tutti i proprietari
dei palazzi coinvolti per la grande disponibilità ad accogliere così tante persone e alle
guide turistiche che si sono messe a servizio
della manifestazione.
Nella foto, l’ingresso di Palazzo Ripanti Nuovo in piazza Federico II a Jesi.
Il saggio della Scuola di Danza e Wellness “Èlite”
Alfa e Omega di una storia di salvezza
Solo musica e danza per raccontare una “storia di salvezza” tutta
d’un fiato, dall’inizio alla fine, in un
tripudio senza tregua di movimenti, luci, colori, età: bambini, adolescenti, giovani. Una storia che, tra i
confini dell’alfa e dell’omega, dell’inizio e della fine, illustra via via il
compimento del suo corso nella
nascita, nella vita, nella passione
morte e resurrezione di Gesù.
Una storia che raggiunge tutti,
credenti e non, col dardo di due
emozioni forti e comuni: lo stupore di fronte al mistero della vita e
dell’universo e il desiderio che la
vita, l’amore, la bellezza, la bontà
abbiano la meglio sul male e sulla
distruzione.
Nella tarda serata del 30 giugno,
sul palcoscenico del Moriconi,
affollatissimo, il saggio “L’Alfa e
l’Omega” della Scuola di Danza e
Wellness “Èlite” di San Marcello
ha sintetizzato così, con eccellenza, il Dio dell’Apocalisse, lo
stupore delle origini e il desiderio d’infinito, di vita. Quasi
una trentina le danze di diverso tipo e livello messe in scena,
tutte articolate con costumi ricercati e bellissime coreografie.
Dalla Creazione (Luce /Buio,
Il Cielo, Acqua, Fiori, Stelle,
Sole, Luna, Uomo) al Giardino
dell’Eden (Il Serpente), a Caino
e Abele, Noè (Il Diluvio, Calma e
pace tra Dio e l’Uomo, L’Arcobaleno: segno dell’alleanza), Abramo
(La promessa della discendenza),
Giuseppe il Sognatore (Il sogno
del Faraone: l’abbondanza; Il so-
gno del Faraone: la carestia), Mosè:
la promessa della terra (Le piaghe
e la fuga dall’Egitto), Cristo: la promessa della salvezza (La Nascita,
La Morte, La Resurrezione).
Paola Cocola
regione
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Osimo: mostra ‘Da Rubens a Maratta’ e altre meraviglie
Splendori barocchi nelle Marche
Non si può riuscire a visitare Osimo nello spazio di poche ore. Non
è una cittadina da turismo mordie-fuggi, sia perché ha molto da
offrire in arte e cultura, sia perché
non si resta indifferenti al fascino
della sua discreta, armoniosa bellezza. Appartata, ma non lontana
dalle grandi vie di comunicazione
e sulla rotta di uno dei più interessanti itinerari turistici delle Marche, si distende a balconata su un
colle verde tra le valli dell’Aspio e
del Musone. Dall’alto lo sguardo si
spinge lontano oltre campi verdi
ben disegnati fino al mare. È una
città a dimensione di uomo, dove
si sosta piacevolmente in qualsiasi stagione; nei caffè all’aperto o
nelle chiese, negli atri e nei cortili
degli antichi palazzi, nei musei e
nell’ombroso parco pubblico. Ci si
può addentrare in stradine segrete per scoprire negozi e graziose
boutiques: si troverà dappertutto
un posto tranquillo per fermarsi e
guardarsi attorno. Il traffico delle
metropoli è del tutto ignorato. Posteggiata la macchina ai piedi del
colle, una cremagliera e una scala
mobile, con vista panoramica, permettono di raggiungere il centro
in pochi minuti. Liberi poi di andare dove si vuole, sicuri di trovare
dappertutto gentilezza e affabilità.
Cento opere di grandi Maestri
Quest’anno Osimo è sede di un
DAL 1923
evento artistico di rilevanza internazionale: la mostra, a cura
di Vittorio Sgarbi, ‘Da Rubens a
Maratta’. Inaugurata il 29 giugno
e visitabile fino a metà dicembre,
espone opere provenienti da luoghi diversi della regione dove lavorò un gran numero di artisti che,
nati nelle Marche o provenienti
da città diverse d’Italia e d’Europa,
lasciarono importanti testimonianze nella regione. Fu abbondantissima la produzione pure
nel breve arco di circa mezzo secolo. Si ricorda, primo fra i grandi mecenati, il cardinale Antonio
Maria Gallo che, appoggiato dal
papa Sisto V, commissionò opere
per chiese e santuari. Di questo famoso personaggio è in mostra un
ritratto del Pomarancio. L’artista
ha fissato sulla tela un’espressione
severa e penetrante che fa intuire
un carattere forte e deciso. Meno
‘grintoso’ appare il Cardinale in
un’altra immagine posta a sigillo
di una tela da lui commissionata a
Guido Reni per il Duomo di Osimo: la ‘Trinità con Madonna di
Loreto’.
Sono più di cento le opere esposte a Palazzo Campana e al Museo Civico: non solo di pittura,
ma anche di scultura, oreficeria e
manifattura tessile. Una trentina
gli artisti presentati: P.P. Rubens,
innanzi tutto, di cui sono da ammirare un immenso arazzo di fat-
tura fiamminga lumeggiato da fili
d’oro e d’argento e una tavola, ‘La
continenza di Scipione’, dove è
esaltato il caldo, soffice tonalismo
che caratterizza la sua pittura. Soprattutto di carattere sacro sono le
tavole esposte: del senese Francesco Vanni, dei bolognesi Guido
Reni, Lionello Spada, Domenichino; del pisano Pomarancio,
del ferrarese Guercino,
del romano Ghezzi, del
calabrese Mattia Preti
e ancora, ma non sono
tutti, di G.B. Salvi (il
‘Sassoferrato’), di Gentileschi, Vouet, Solimena,
Cantarini, eccezionale
ritrattista, Brandi. È di
quest’ultimo una cruda
rappresentazione di ‘S.
Dionigi decollato’ a cui
per contrasto può fare riscontro una sdrammatizzata, composta rappresentazione Barberini’. L’eclettico Maratta
di ‘Giuditta e Oloferne’ del Sasso- realizzò anche, in collaborazioferrato. Di tema simile è un ‘Davi- ne con il romano Mario Dei Fiode e Golia’ del Domenichino, dove ri, un dipinto su vetro, ‘Estate’:
l’eroe biblico è raffigurato come un tripudio di rose e di rotondità
uno splendido giovane che avanza di paffuti amorini che giocano
trionfante trascinando una testa all’ombra di un curioso parasole.
gigantesca. Ancora di carattere sacro, ma con elementi di originalità, …E molto altro ancora
sono una veristica ‘Circoncisione’ Se la permanenza ad Osimo si
di Gentileschi, un commovente ‘S. protrae oltre lo spazio di una matSebastiano’ di G. Reni sullo sfondo tinata o di un pomeriggio resta aldi una marina rosata con due vele tro da vedere. Le grotte, ad esemal vento, una ‘Madonna dell’in- pio, visitabili solo in parte. Sono
salata’ di L. Spada; una affollata, un centinaio, estese sotto tutta la
animata scena di G.F. Guerrieri in città, comunicanti o a volte inter‘S. Carlo Borromeo e il bambino rotte da frane o muri divisori. Le
più antiche furono scavate dai Pinato cieco’.
Non mancano alcuni soggetti ceni intorno al 9° secolo A.C., poi
profani o letterari: come ‘Rug- dai Romani e oltre, snodandosi
gero e Angelica’ del parmense G. sotto gli edifici che venivano man
Lanfranco; ‘Venere e Cupido’ di mano costruiti. Furono utilizzaV. Berrettoni che raffigura una te durante assedi e guerre, fino a
dea dell’amore in taglia extra lar- tempi recenti, come rifugi segreti:
ge, una sinistra ‘Negromante’, con per questo non esiste documentasimboli esoterici, del romano A. zione a riguardo.
Caroselli, autore del quale piace- Imperdibile è una visita alla Basirebbe sapere di più visto che ebbe lica di S. Giuseppe da Copertino,
singolari esperienze di vita. Pitto- il semplice, ubbidiente, umilissire autodidatta, fu anche restaura- mo frate francescano che si alzava
tore e persino falsario.
in volo nel rapimento dell’estasi.
Particolarmente ampia è la se- Consapevole della sua mancanza
zione dedicata a Carlo Maratta. di cultura, ma desideroso di apNato a Camerano nel 1625, pro- prendere, è stato scelto per le sue
tetto dal papa Alessandro VII e particolari virtù come protettore
formato alla scuola dei più grandi degli aviatori e degli studenti un
pittori del ‘500, produsse un gran po’ ‘somarelli’. Nella cripta della
numero di opere di soggetto reli- chiesa, dove si conserva un piccolo
gioso e ritratti straordinariamen- organo ad ance sul quale egli comte espressivi: come quello di Ga- poneva gentili madrigali alla Masparo Marcaccione proveniente donna, il suo corpo riposa accanto
da una collezione privata di Jesi; a quello di altri santi. Su uno dei
come il ‘Ritratto di Gentiluomo’, sarcofagi si può notare una singonobile e distaccato, o l’altero, ari- lare ‘Adorazione dei Magi’, raffigustocratico ‘Cardinale Antonio rati con il berretto frigio. Si tratta
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forse di una contaminazione
con il culto pagano del dio
Mitra del quale il berretto frigio era uno degli attributi. Accanto al Duomo duecentesco,
dove è da ammirare l’armonia
di stili diversi, è il Battistero.
Fa sgranare gli occhi il fastoso
soffitto a cassettoni dipinto da
due valenti pittori jesini, Antonino Sarti e Marcantonio
Aquilini. Al centro è un monumentale fonte battesimale in
bronzo realizzato dal recanatese
T. Iacometti. Purtroppo è stato
oltraggiato dal furto di una delle
statue delle virtù che lo adornano.
Se non si è ancora stanchi si può
fugacemente dare uno sguardo al
teatro ‘La Fenice’, sicuramente uno
dei più eleganti delle Marche, ma
purtroppo non in attività; o continuare la visita al Museo Civico.
Opere di notevole interesse anche
qui: la scultura di una ‘Madonna
con bambino’ di anonimo scultore duecentesco marchigiano, ma
forse di scuola normanna o borgognona; una serie di quadri di pittori barocchi fra cui una ‘Adorazione
dei pastori’, con un tenerissimo
Gesù Bambino, del Ridolfi e un ‘S.
Francesco’ del Guercino e inoltre
un curioso, antico fantoccio della
Quintana scherzosamente soprannominato ‘Pagabuffi’ e infine una
serie di figurine da presepio, di fattura ottocentesca, commissionata
ad un artigiano leccese, L. Guacci,
da un collezionista, Aldo Rinaldoni, che, in costume regionale, si
fece riprodurre con sua moglie fra
i pastori.
Prima di ripartire, un ultimo
sguardo al panorama fino all’orizzonte azzurro del mare. Davvero
chi cerca la pura bellezza, qui può
trovarla.
Fotoservizio
Augusta Franco Cardinali
Foto: Il soffitto del Battistero; il
piccolo organo ad ance di S. Giuseppe da Copertino; il romantico
balcone di un antico palazzo: figurine del presepio artigianale di L.
Guacci
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arte
VocedellaVallesina
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Scuola Musicale ‘G.B. Pergolesi’ e Treatroluce: prosa e musica in scena
In lieta compagnia nell’antica taverna
Scuola Musicale ‘G.B. Pergolesi’
e ‘Teatroluce’ insieme al Pergolesi, il 29 giugno, in “Vino, mujeres
y canciones”, spettacolo appositamente ideato per accostare le diverse discipline artistiche delle due
formazioni. Occorreva un ‘trait
d’union’ fra i numerosi numeri
musicali da presentare. Il Teatroluce lo ha trovato inventando
un’ambientazione originale: una
antica taverna in cui si incontrano
gruppi di amici per passare piacevolmente il tempo raccontando
storie d’altri tempi. Tra una pausa e l’altra degli ‘ameni conversari’
come in un cabaret si inserivano i
saggi musicali di uno stuolo di giovani interpreti; strumentisti diversi, cantanti lirici, un ‘Coro di voci
bianche’ e un complesso: la Piccola
Orchestra “G. Bigi”.
Non si scherzava con gli autori: grandi nomi come quelli di
L.V. Beethoven, Verdi, Bizet, Sibelius, Mascagni, Pergolesi, Mozart,
Strauss, Shostakovic, Piazzolla, ma
impegnativi anche alcuni autori
anonimi medievali. Tutti gli studenti, anche i giovanissimi, hanno
affrontato con sicurezza la loro
prova, animando piacevolmente
uno spettacolo scorrevole e ben
costruito della durata di un solo
lungo atto.
Dagli attori del Teatroluce sono
state scelte tre brevi novelle di
Boccaccio. Famosa la prima, ‘Chichibio e la gru’; meno le altre tratte
da quelle della prima e della sesta
giornata del ‘Decamerone’. Si narra
in una di ‘un buon uomo assai ricco più di denari che di senno’ che
riesce a denunciare con schietta
ingenuità l’ipocrisia di un frate inquisitore abituato a spillare soldi
ai ricchi. Dell’altra è protagonista
una donna molto generosa delle
sue grazie, Madonna Filippa, che
convince i giudici ad assolverla
dall’accusa di adulterio con una
pronta, maliziosa risposta. Sarebbe da credere che questa ‘storia
boccaccesca’ abbia suggerito ad
Edoardo Scarfoglio il racconto ‘Il
processo di Frine’ da cui venne
tratto un famoso episodio del film
‘Altri tempi’ nel quale, come molti
ricorderanno, in una situazione simile venne coniata la piccante definizione di ‘maggiorata fisica’.
Elencare i nomi di tutti gli interpreti della scuola musicale e della
compagnia teatrale è un’impresa:
tanti sono quanti, si fa per dire,
quelli dei santi di mezzo calendario. Ugualmente difficile è distinguere i gradi di bravura in saggi
comunque brevi. Necessario perciò limitarsi a segnalare qualcuno,
riservando comunque un elogio
alla preparazione di tutti. Buone
promesse sembrano le voci di Federica Priscilla Nicodemo, Antonella Zallocco, Katia David, Nadia Borgognoni; i pianisti Anna
Rosati, Angela Angelillo, Andrea
Paladini, Consuelo Polonara, Sa-
Dal 12 luglio la Sagra della Crescia sul Panaro. Grazie al sindaco Pittori
Castelplanio, è qui la festa con tutto il paese
Quest’anno fuochi d’artificio (solo metaforici) a Castelplanio, che festeggia il 40°
anniversario della tradizionale Sagra della
crescia sul panaro, istituita nel 1974 da un
centrale organizzata dalla Pro Loco, l’attività
del 2013 è a tutto campo, a partire dagli appuntamenti messi in cantiere nel primo trimestre alla Vineria comunale e al Teatro co-
gruppo di compaesani che volevano anima- munale con tornei di burraco (due edizioni),
re l’estate con una manifestazione che chia- “Invito alla lettura-Il piacere di scoprire nuovi
masse a raccolta l’intero paese per offrire a percorsi” con Fabiana Taddeucci, libraia e
tutti un’occasione di svago all’insegna dello scrittrice di Lucca, una commedia in dialetto
stare allegramente insieme con qualcosa locale della compagnia teatrale di Montecadi appetitoso da gustare davanti a un buon rotto Sorrisi condivisi dal titolo “Il professor
bicchiere di verdicchio. L’idea si è rivelata Merlino e la magia del sellerone”, che ha fatto
felice e da allora, di anno in anno, il proget- registrare il tutto esaurito al botteghino, con
to ha fatto strada, è cresciuto di pari passo biglietto d’ingresso a costo veramente popoall’impegno dispiegato dalla popolazione, lare (5,00 euro). Inoltre, c’è stato l’incontroincontrando ogni volta il consenso dei citta- omaggio con la pittrice Simona Bramati, illudini stessi e dei visitatori.
stre concittadina. Da ultimo, il socio Marco
Per celebrare degnamente la ricorrenza, la Palmolella ha svolto un’apprezzata e partesagra si svolge in due week end lunghi (dal 12 cipata conferenza sul compositore Gaspare
al 14 luglio e poi dal 19 al 21 luglio), sei gior- Spontini.
ni complessivamente in luogo dei quattro de- Altro evento, il raduno delle Fiat 500 di dogli ultimi anni. In programma, tanta musica, menica 7 aprile con la chiassosa e colorata
intrattenimento per adulti e bambini, mostre, adesione di un centinaio di appassionati della
lancio delle mongolfiere di carta e, soprattut- mitica vetturetta che hanno scorrazzato in
to, la famosa crescia castelplanese.
parata su e giù per le colline degli spettacoSe la crescia sul panaro è la manifestazione lari Castelli di Jesi. Un successo annunciato
con l’immancabile conclusione a tavola nel
consueto incontro conviviale di Moie di Maiolati Spontini, versante Pozzetto.
Da citare anche la collaborazione con la
parrocchia di San Sebastiano martire in coincidenza con la Festa del
Patrono del 24 aprile. Dopo la Crescia sul panaro e lo stop di agosto,
l’attività riprenderà in Vineria e
al Teatro nel quarto trimestre con
altre proposte, compresi i classici
appuntamenti del periodo natalizio, come la Tombolata, gli Auguri
in musica, ecc. Inoltre, la Pro Loco
funge da supporto alle manifestazioni organizzate dal Comune e
dalle altre associazioni cittadine che, di volta in volta, ne chiedano la collaborazione.
Un sentito encomio, per chiudere, ai concittadini che contribuiscono con la loro attività di volontariato alla realizzazione delle
iniziative.
E un grazie speciale al Sindaco Luciano Pittori che sappiamo essere vicinissimo alla
Pro Loco con la mente e con il cuore e anche con atti concreti, come è avvenuto pure
di recente con l’assegnazione - oltre all’annuale contributo economico - di locali, assolutamente necessari per il deposito delle
attrezzature di cui l’Associazione continua
a dotarsi (quest’anno sono stati acquistati
altri 25 tavoli e 50 panche, oltre a gazebo
e tendoni che torneranno particolarmente
utili nelle attività gastronomiche all’aperto
come, appunto, la Sagra della crescia sul panaro che sarà inaugurata venerdì 12 luglio).
Adriano Santelli
verio Santoni; il folto gruppo dei
chitarristi e quello più ridotto dei
flautisti, clarinettisti, violinisti.
Da aggiungere la bella nidiata di
‘voci bianche’, ben addestrate dal
M° Michele Quagliani e la Piccola
Orchestra “G. Bigi”, composta quasi esclusivamente da strumenti ad
arco, diretta dal M° Stefano Campolucci. Dieci gli attori del Teatroluce, alcuni in formazione, altri già
esperti. Sono Diana Maria Rotariu, Giada Lancioni, Marco Maltempi, Claudia Buonanno, Elisa
Radicioni, Stefano Ballarini, Consuelo Cecchini, Claudia Cingolani,
Andrea Rango, Letizia Catani. Applausi a profusione per tutti. Bella
esperienza per gli interpreti e successo di uno spettacolo che è stato
anche una festa della gioventù. Un
motivo in più, questo, per chiedere
il bis.
Fotoservizio
Augusta Franco Cardinali
Castelplanio:
in oratorio
tra arte e realtà
Antiche sculture
Lo scorso Febbraio “Viva l’Oratorio”
di Castelplanio ha concluso il progetto dal titolo “Viaggio tra arte e realtà”
grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Il
progetto comprendeva una fase teorica dove si raccontava e, con il nuovo computer, si mostrava ai ragazzi
come l’arte varia tra i vari continenti. Nella fase pratica i ragazzi hanno
riproposto le forme che più li hanno
colpiti. Nell’angolo multimediale che
con il contributo è stato creato abbiamo potuto ammirare opere d’arte
dell’Asia, Africa, America ed Europa.
Le opere che più di tutte hanno
colpito i ragazzi sono una caraffa
tripode ed una coppa provenienti
dall’Asia del 2300 a.c., una scultura
muliebre africana di epoca sconosciuta, le urne cinerarie egiziane ed
una caraffa antropomorfa di epoca
Maya. Le bambine delle elementari
hanno realizzato figure zoomorfe del
2400 a.c. che, secondo i testi, avevano fine propiziatorio. Sarà possibile
vedere le opere il 20 e 21 luglio alla
40° edizione della Sagra della Crescia
sul Panaro di Castelplanio nella zona
dedicata a laboratori ceramici. “Viva
l’Oratorio” ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che ha
reso possibile il progetto.
Anna Rita Moretti
economia
VocedellaVallesina
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Dall’onorevole Piergiorgio Carrescia sulla lettera della settimana scorsa dell’imprenditore Paccusse
Le aziende meritano attenzione. provvedimenti del Governo
Ho letto con grande attenzione l’appello, pubblicato sull’ultimo numero di “Voce
della Vallesina”, dell’imprenditore Francesco
Paccusse che avanza forti critiche al sistema
bancario e chiede interventi dello Stato a garanzia dell’accesso al credito alle imprese. Il
“grido di rabbia e disperazione” è rivolto genericamente a tutti i politici e, nel mio piccolo, provo a dargli una risposta certo non
esaustiva ma dovuta per il rispetto che si
deve ad ogni cittadino.
Il sig. Paccusse lamenta sia lo scarso interesse a “salvare l’economia” da parte delle Banche “che hanno il potere” sia la loro ritrosia a
concedere crediti.
Quest’ultimo aspetto risponde al vero; il
primo mi convince un po’ meno perché il
default di un sistema Paese investe ed interessa anche e soprattutto quello bancario. Se
l’economia non va, nemmeno le Banche fanno utili, ripartiscono dividendi e benefit vari,
falliscono la loro mission!
Sul primo punto occorre una riflessione più
approfondita. È innegabile che il perdurare della crisi finanziaria dal 2007 in poi, ha
comportato nel sistema bancario italiano
forti tensioni sia sul versante della provvista
sia su quello del capitale. Le difficoltà degli
Istituti bancari hanno fatto sì che, al maggior fabbisogno di credito da parte dell’imprese, in una fase di recessione economica,
non abbia fatto seguito un adeguato aumento dei fondi messi a disposizione.
Ricordiamo che a fine 2011 il sistema-Italia
era a rischio default/rimborso con un differenziale fra i titoli di Stato italiani con
quelli tedeschi a livelli inaccettabili. Il default avrebbe significato anche quello delle
banche che detengono grosse quantità di titoli di Stato. Al sistema bancario italiano, in
quella fase, era venuto a mancare, anche per
la debolezza del quadro politico, la fiducia e
il sostegno del circuito finanziario internazionale. A causa di questa crisi di liquidità,
l’approvvigionamento delle grandi banche
italiane era potuto avvenire solo sul mercato
interno e a costi elevati. In tale contesto l’in-
tervento successivo della BCE è stato provvidenziale e, di fatto, ha scongiurato il totale
credit crunch raffreddando, nel contempo, il
costo del denaro.
Ma oltre a questo contesto di crisi, il rapporto Banche-piccole imprese ha trovato difficoltà per l’entrata in vigore delle disposizioni
in materia di accantonamenti patrimoniali
stabilite dall’Accordo Basilea 2–3 che ha indotto un ulteriore rischio di razionamento
del credito per le imprese meno “bancabili”
e formalmente con profili di rischio più elevati, quali tipicamente sono le nostre piccole
imprese.
Per la valutazione del rischio di credito, è
noto che le banche utilizzano metodi diversi
di calcolo tenendo conto di vari indicatori.
Maggiore è il rischio che assume la banca,
più alta deve essere la quota capitale accantonata dalla banca stessa e quindi più elevato è il tasso applicato al prenditore. È questo
il meccanismo che provoca l’effetto restrittivo nei confronti delle imprese in quanto le
aziende con minore “qualità creditizia” (tipicamente le piccole e medie imprese) rischiano di vedere peggiorare le condizioni praticate e ridotto il credito loro destinato.
La soluzione non può però essere quella di
uno Stato che si fa garante di ogni credito
concesso dalle Banche come propone il sig.
Paccusse. Già oggi le movimentazioni di
denaro, il regolare utilizzo, il rispetto delle
regole sono assicurate dalla Banca d’Italia.
Non si può neppure, come è chiesto dall’imprenditore, obbligare una banca a prestare
soldi.
Non possiamo passare da un’economia di
mercato a una statalizzazione del sistema
bancario. Semmai, nel rapporto tra banche e
piccole imprese, deve diventare sempre più
importante il ruolo dei Consorzi di garanzia
per assicurare una mitigazione del rischio e
un minore assorbimento di capitale, a vantaggio di una più favorevole valutazione della richiesta di affidamento.
Le Cooperative di garanzia sono veri e
propri intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia, hanno una solida struttura di garanzia e una significativa presenza
sui territori, sono in grado di offrire ai soci
maggior potere negoziale e miglior rating
per garantire prestiti e finanziamenti all’impresa; hanno anche la possibilità di garantire
il credito a breve con un effetto di maggiore liquidità e minori costi. I Confidi hanno
la capacità di rilasciare, per i finanziamenti
che verranno concessi ai propri soci/consorziati dalla Banca convenzionata, garanzie
irrevocabili ed escutibili a prima richiesta, in
modo che le stesse possano essere riconosciute come strumento di mitigazione del rischio di credito in applicazione delle regole
stabilite dalla convenzione “Basilea 2”.
Su un altro punto sono invece d’accordo con
Paccusse: le Banche hanno la loro responsabilità in questa crisi! Hanno spesso finanziato anche chi non aveva “merito creditizio” e
hanno utilizzato le risorse provenienti dal
sostegno europeo per risistemare la propria
situazione di bilancio e non per prestarlo
alle imprese.
Cosa può fare “la politica”? La criticità denunciata, la mancanza di liquidità delle imprese, potrebbe trovare miglioramento ad
esempio con una moratoria/dilazione dei
debiti verso Equitalia, una rimodulazione
dell’IMU sui beni strumentali, un regime di
defiscalizzazione per nuove assunzioni, la
riduzione del costo del lavoro.
Uno dei parlamentari più bravi che in que-
sti mesi alla Camera ho conosciuto è Yoram
Gutgeld, noto economista vicino a Matteo
Renzi. Gutgeld ha elaborato un documento
intitolato “Il rilancio parte da sinistra (come
far ridere i poveri senza far piangere i ricchi)” che fra i primi obiettivi pone proprio il
sostegno alla patrimonializzazione e al credito per le imprese. Nel suo studio, segnala
(e questo conforta l’analisi del sig. Paccusse) che in Italia la percentuale di richieste
di credito approvate, in un raffronto 20112010, è diminuito del 26,87% a fronte di un
-5,6% nell’Unione Europea; in sostanza che
le Banche fanno poco credito. La ricetta che
propone Gutgeld è logica, razionale, possibile: dare uno stimolo agli investimenti privati a breve delle PMI agendo sull’accesso al
credito e sulle opportunità d’investimento
in infrastrutture pubbliche, sul recupero di
50 miliardi di investimenti privati su 5 anni
per riportare il loro contributo al PIL al livello pre-crisi (2007). Indica poi cinque puntuali Linee di azione: 1) facilitare l’accesso al
credito per le PMI (potenziare il sistema dei
fondi di garanzia del credito); 2) sbloccare
i debiti della P.A. (velocizzare l’attuazione
del D.L 35/2013 e valutarne l’estensione oltre 40 miliardi); 3) promuovere la patrimonializzazione delle PMI attraverso incentivi
fiscali per gli utili reinvestiti e per nuovo capitale; 4) sostenere la capitalizzazione delle
imprese italiane da parte di fondi pensione
e assicurazioni; 5) promuovere investimenti
privati in infrastrutture Pubbliche (agevolazione del project financing / project bond
per «piccole opere»).
I decreti legge del Governo Letta (pagamento dei debiti della P.A., Decreto “del fare”,
quello sull’occupazione, quello sull’IMU
ecc.), alcuni dei quali già convertiti dal Parlamento, sono un primo segnale ma gli effetti li potremo vedere solo fra qualche mese.
Tagliare il costo del lavoro, fare sì che i lavoratori abbiano in busta paga più risorse perché pagano meno tasse deve essere, a mio
avviso, l’obiettivo principale. Si rimetterebbe
continua a pag. 14
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JESI
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della
paginaperta
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
Ciclismo: il Giro d’Italia femminile internazionale
IL PALAZZO E DINTORNI
La cena dei mille e l’isola pedonale
Certo, si mangia bene sotto le
stelle soprattutto se ci si ritrova
in mille… che sbarcano accanto
ad un tavolo di centinaia di metri e ben imbandito. Un’iniziativa
non originale perché altre città ci
hanno preceduto, ma nuova per
Jesi. Quattro eccezionali fornelli
di altrettanti imprenditori della
forchetta, in perfetto accordo,
hanno dimostrato che con poco si
può valorizzare molto. E il comune ha speso pressoché niente, salvo autorizzazione e un po’ di controllo del tutto. Vassoio
pieno e accogliente. Qualità buona, seppure
niente di eccezionale. Soprattutto porzioni
dosate al punto di non permettere ad alcuno
il delitto dello spreco. E lo dico non ironicamente, ma seriamente perché la quantità era
sufficiente, ma non da dover avanzare! I più…
famelici hanno giocato di pane. Distribuzione
dei vassoi lenta da morire! Allegria di gruppo
per tutti i gusti.
Ma l’iniziativa offre lo spunto per una più opportuna riflessione. In questo caso è prevalsa
al 100% l’iniziativa privata che – guarda caso
– è andata a valorizzare quell’isola pedonale
eccezionale che merita di essere sempre più
valorizzata. Tornerà la notte bianca e tornerà la notte azzurra. E deve tornare anche la
valorizzazione del primo tratto – quello dalla
Banca popolare alla farmacia Moretti – con
bancarelle se sarà necessario e se l’attuale
sistemazione dovesse continuare a dare qualche problema. Fatto importante dell’aver
l’amministrazione rinunciato in via definitiva
al progetto di trasferire a Porta Valle il mercato del mercoledì e del sabato. Importante
anche che le “povere” bancarelle di via N.
Sauro siano state, finalmente, riassorbite
nelle piazze e piazzette del centro storico, il
nostro grande malato che, nonostante i tanti
dottori al capezzale, rischia veramente molto
se non arriva chi riuscirà a ridestarlo con una
serie di iniziative di diverso livello. I negozi
continuano a chiudere. E chiuderanno ancora di più per la nota pazza autorizzazione
concessa dalla Regione al nuovo gigantesco
super-mercato, premio alla Sadam per aver
aperto le porte ai primi 400 disoccupati iesini
(più indotto!) della crisi regnante.
Bisogna ormai fare i conti con la cruda realtà di un commercio in costante diminuzione
nel territorio storico tradizionale. Le vie per
recuperare quanto si va perdendo sono tre.
Prima: trovare il modo per incoraggiare attività di pregio, di specializzazione, di elite,
di nicchia. Seconda: “inondare” il centro storico di iniziative promosse dal Comune e dai
privati, naturalmente tutte adeguate all’ambiente, alla cultura, alle effettive esigenze
della popolazione in generale o di classi della
popolazione. Terza: recupero con facilitazioni
ulteriori, delle antiche strutture dell’edilizia.
Il programma di Jesi-estate ci prova, solo
come momento contingente. Ma su questo
penso che ci si debba ritornare.
v.m.
Le aziende meritano attenzione
segue da pag. 13
in circolazione denaro per i consumi interni
che sono scesi ai livelli del 1997 e si avvierebbe quel ciclo virtuoso che aumentando
la domanda genera produzione e fa “girare
l’economia”.
Sostenere questo programma è un impegno che personalmente e pubblicamente mi assumo consapevole che problemi
così rilevanti non possono essere risolti da
un singolo parlamentare. È poi necessaria
un’ampia condivisione del sistema politico e di quello bancario. Sono sempre più
convinto che la politica debba star lontana
dalle banche e i banchieri dalla politica ma è
chiaro che a chi ha un mandato dagli elettori sta l’onere di creare le condizioni affinché
le banche svolgano la funzione per la quale
sono nate: favorire gli investimenti e lo sviluppo, fare credito e non profitti con operazioni meramente finanziarie. Mi auguro che
il “grido di dolore” del sig. Paccusse sia raccolto anche da altri e che vi sia, senza giocare sui posizionamenti partitici e su quelli
di Movimenti di protesta sterile e populista,
la volontà condivisa di far rinascere il sorriso sia fra gli imprenditori che ogni giorno
rischiano in proprio sia fra i lavoratori che
soffrono grandemente questa pesante e
troppo lunga crisi.
Grazie quindi a “Voce” che ha lanciato una
riflessione su un tema così importante e troppo spesso ai margini del dibattito politico.
on. Piergiorgio Carrescia
Riceviamo dal consigliere regionale Giancarli
«Segnalerò in parlamento»
Ho letto la lettera dell’imprenditore Francesco Paccusse pubblicata nell’ultimo numero. Voglio assicurare l’imprenditore che
sui temi da lui posti, in questi ultimi periodi, ho avuto modo di ascoltare le notevoli
preoccupazioni di tanti titolari di impresa
del nostro territorio. Sono consapevole
delle enormi difficoltà, delle situazioni pesantissime, e la Regione Marche ha cercato
per quanto possibile di reperire maggiori
risorse per i confidi e per le garanzie di finanziamento alle imprese. So però quanto
è grande la dimensione del problema; ha
quindi ragione Paccusse quando propone
al governo una strategia e un percorso che
coinvolga l’intero paese e che costringa le
banche a muoversi con serietà ed efficacia.
È per questa ragione, per questa mia condivisione, che provvederò a inviare la sua
nota a chi di queste cose ha responsabilità
in Italia, a partire dai parlamentari che si
occupano di economia.
Enzo Giancarli
Consigliere regionale delle Marche
La quarta tappa in Vallesina
Il 24° Giro d’Italia femminile internazionale,
la più importante manifestazione italiana di
ciclismo femminile, ha attraversato la cittadina di Moie il 3 luglio scorso nel corso della quarta tappa, interamente marchigiana,
di 137.2 chilometri, la più lunga della gara.
Partenza da Monte San Vito alle 10.45 e arrivo a Castelfidardo intorno alle 14.45: un
percorso ricco di storia, arte, cultura, bellezze paesaggistiche. Doppio appuntamento
a Moie, in via Risorgimento: il primo, alle
11.30, proveniente da Jesi in direzione Fabriano. Poi il gruppo è tornato indietro ed ha
nuovamente attraversato Moie alle ore 13.30
circa, destinazione Jesi, Santa Maria Nuova,
Osimo, per concludersi a Castelfidardo. Vincitrice della tappa la maglia rosa Marianne
Vos, fuoriclasse olandese, che ha preceduto Evelyn Stevens e la sudafricana Ashleigh
Moolma. Grazie alla Regione Marche e alla
Federazione Ciclistica Italiana, è stata offerta alla Vallesina una significativa opportunità di promozione del territorio e ai cittadini,
appassionati e non, l’opportunità di seguire
direttamente un evento sportivo di livello
internazionale: 160 atlete in rappresentanza
di dieci nazioni, campionesse mondiali ed
olimpiche, tra cui le tre marchigiane Valentina Bastianelli, Jennifer Fiori e Sara Grifi. In
gara 18 squadre, seguite da 80 automezzi e
40 moto, scortate dalla polizia stradale con
una pattuglia di 30 agenti. Il 24° giro d’Italia
femminile internazionale si è svolto dal 30
giugno al 7 luglio: otto tappe, il via da Giovinazzo, alle porte di Bari, con arrivo a Margherita di Savoia. Seconda tappa in Campania, a Pontecagnano Faiano, provincia di
Salerno. Risalendo lo Stivale,
la carovana rosa si è spostata in Molise, in provincia di
Isernia, per la riedizione di
una tappa già vista nel 2009,
con partenza e arrivo a Cerro al Volturno. Dopo le Marche, tappa decisiva del Giro
è stata la Liguria, dove le ragazze, partite da Varazze, si
sono misurate col durissimo
Monte Beigua, primo vero
arrivo in quota della corsa.
Si è chiusa quasi al confine
con la Svizzera la due giorni di montagna
del Giro: Terme di Premia-San Domenico. In
Lombardia le ultime due tappe: a Corbetta
15 km di circuito per l’ultima chance a disposizione delle velociste del Giro, poi a Cremona per il gran finale.
Tiziana Tobaldi
Nella foto di Daniele Guerro, il passaggio del
giro lungo via Risorgimento, a Moie, con tanti
addobbi in rosa.
Riceviamo dalla socia Archeoclub M. Cristina Zanotti
San Marco, meraviglia del gotico
In seguito al bell’articolo di Giuseppe Luconi,
sul numero 19 di Voce a pagina 2, relativo alla
lodevole iniziativa del Fai, che ha reso visitabile la Chiesa di San Marco domenica 19 giugno,
vorremmo ricordare che noi soci dell’Archeoclub abbiamo, in passato, più volte dedicato
la nostra attenzione al suddetto monumento.
In particolare, la chiesa è stata oggetto di visite
guidate il 28 maggio 1999 ed il 14 maggio del
2000, come documentato da “Jesi Oggi”, anno
VIII, N.2, giugno del 2000, allo scopo di farne
conoscere il patrimonio storico-artistico, ma
anche di raccogliere fondi utili a restaurare la
volta dell’abside, danneggiata da copiose infiltrazioni d’acqua piovana. L’umidità di risalita
e l’inadeguatezza delle coperture sono state la
croce di questa meraviglia del gotico, fin dalla
fondazione. Tant’è che già nel 1450 erano stati
richiesti dei sussidi dai conventuali, che la offi-
ciavano, al Comune di Jesi per il suo restauro.
In seguito all’interessamento dell’Archeoclub,
che si è potuto giovare della sapiente collaborazione del compianto dott. Cherubini, che
partecipò in prima persona alla conferenza organizzata in sede nel ‘99, ed alla rilettura della
dispensa su San Marco realizzata dai soci, si
poté giungere alla realizzazione dei lavori auspicati. Va ricordato in particolare che la cosa
fu resa possibile dalla generosità della Cassa di
Risparmio di Jesi che elargì i fondi necessari.
Nella speranza che l’attenzione venga comunque e da chiunque mantenuta viva sulla nostra
amata chiesa, ci auguriamo che il lavoro sinergico dei volontari di diversi enti morali possa
scongiurare ulteriori danneggiamenti agli
splendidi affreschi.
Maria Cristina Zanotti,
socia di Archeoclub d’Italia sezione di Jesi
Riceviamo e pubblichiamo sulla sanità
Medici dell’oncologia jesina
Chi figli, chi figliastri? È vero che presso l’ospedale di Fabriano, per l’Unità Operativa di Oncologia, sarebbero occupati 7 medici e nell’ospedale
di Senigallia 4?. È sicuramente vero, purtroppo,
che a Jesi il personale medico dell’Unità di
Oncologia presso l’ospedale “Carlo Urbani” è
stato ridotto di una unità; per cui il dirigente
medico responsabile dottor Luciano Giuliodori
mi comunica che la mia visita già programmata per luglio, verrà posticipata a settembre.
Lettera firmata
Avevamo trattato del problema nel numero 23
con l’intervento del consigliere regionale Raffa-
ele Bucciarelli il quale ha presentato un’interrogazione relativa alla copertura di un’unità di
personale medico vacante presso il reparto di
Oncologia dell’Ospedale “Carlo Urbani” di Jesi.
L’Unità Operativa di Oncologia durante l’anno
2012 ha assistito 6000 persone in day ospital,
4500 malati con prestazioni ambulatoriali e 350
come nuovi pazienti. Il consigliere Bucciarelli
chiedeva di conoscere con quali criteri viene
assegnato il personale all’interno delle Aree
Vaste e se è intenzione della Giunta regionale
coprire il posto vacante ed i tempi di tale copertura. Speriamo che arrivino presto informazioni precise
sport/tempolibero
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
Il memorial “Riccardo Giuliani” per Ail, Iom e Abste
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BASKET:Santiangeli rinnova il contratto per altri tre anni
Quando sport e solidarietà si incontrano Coen nuovo coach dell’Aurora Basket
Lo sport come occasione per ritrovarsi insieme,
per ricordare un amico e fare del bene: tutto questo è il memorial
“Riccardo Giuliani”, che
venerdì scorso ha vissuto l’atto finale. La manifestazione – patrocinata
dal Comune di Jesi - si
è svolta presso il campo
parrocchiale di San Sebastiano ed è giunta
alla sua quinta edizione; ad organizzarla è il
“Comitato Amici di Riccardo”, un gruppo di
ragazzi animati dalla passione per lo sport,
che in questo modo (e con altri eventi) hanno voluto ricordare il loro amico prematuramente scomparso dopo una grave malattia. Il
ricavato del torneo è stato devoluto in beneficenza a tre associazioni che si occupano di
ricerca e sostegno ai malati ematologici ed
oncologici: l’Ail (Associazione italiana contro le Leucemie), lo Iom (Istituto Oncologico
Marchigiano) e l’Abste (Associazione Bolognese per lo Studio dei Tumori Ematologici).
Il risultato più importante dunque, sono stati
i diecimila 263 euro raccolti durante il corso
del torneo. Venerdì alla cerimonia conclusiva
erano presenti, per ritirare la somma, il professor Pietro Leoni, rappresentante dell’Ail
e primario di ematologia a Torrette; Anna
Quaglieri, presidente dello Iom ed il pro-
fessor Stefano Pileri,
presidente dell’Abste.
Molto commossa la
famiglia di Riccardo.
“Ringrazio tutti i ragazzi dell’organizzazione
– ha detto la mamma,
la signora Edda Giuliani – Per mezzo di voi
Riccardo continua a
vivere”. Presente anche
Marco Polita, presidente della Jesina Calcio di cui Riccardo era
un grande tifoso. Soddisfatti gli organizzatori. “Questa è la quinta edizione – ha spiegato Jacopo Nicolini – ed abbiamo sempre
migliorato. I nostri obiettivi li abbiamo raggiunti: abbiamo aumentato la quota da destinare in beneficenza ed abbiamo ricordato
nel migliore dei modi Riccardo. Quest anno
gli sforzi sono stati molteplici: oltre al torneo
di calciotto, è partito quello di basket, quello di burraco e quello di Playstation. Abbiamo ampliato il nostro pubblico partecipante.
Tutto è riuscito bene, ogni sera abbiamo radunato oltre ottanta persone”.
Per la cronaca ad aggiudicarsi il torneo di
calciotto è stata la squadra del Sir Williams
Pub, che in finale ha battuto la Bocciofila Jesina per 5 a 2, mentre il torneo di basket tre
contro tre è andato al Basket 1984, che ha
avuto la meglio sui Tiratori delle Steppe.
Giuseppe Papadia
Circolo Cittadino di Jesi, venerdì 12 luglio
Serata di moda, costume e spettacolo
Punto di riferimento della mondanità jesina,
luogo di ritrovo per convegni, tornei di burraco, feste di fine anno e chiaramente tanto
sport con il tennis. Il Circolo Cittadino di
Jesi apre ora le porte
anche alla moda con
un evento che si terrà venerdì 12 luglio
alle 21 e che mette
al centro dell’attenzione il lusso, l’arte,
la seduzione e la
spettacolarizzazione. La manifestazione si
terrà nel cuore della città, nel parco del Circolo Tennis che sarà allestito appositamente con tavoli a lume di candela per le autorità per ospitare un parterre d’onore degno
dell’importanza della manifestazione e del
luogo che la accoglie. Saranno cinquecento
i posti a sedere e verranno ospitate aziende
locali e sponsor che da sempre contribuiscono alla crescita del territorio. Un ulteriore segnale di vitalità di questa zona della
provincia per dare al
settore tessile, e di
conseguenza a quello
della moda, la giusta cassa di risonanza.
Ma i veri protagonisti
di questa serata saranno i brand che sfileranno in passerella annunciati e commentati
dalla nota presentatrice Daniela Gurini. Nella realizzazione della serata verranno coinvolte anche le scuole di danza e artisti locali
per radicare ancora di più un appuntamento
che mira a diventare il vero momento dell’estate.
Assicurato un futuro tranquillo al basket jesino, l’Aurora Basket ha scelto il suo nuovo tecnico: sarà Piero Coen a guidare gli arancioblu nella prossima stagione nel campionato
Lega due Gold. Anconetano, capitano della
Sicc Bpa che partendo dalla serie C arrivò
fino alla serie A2, cittadino benemerito di Jesi,
per Coen si tratta dunque di un gradito ritorno a casa. “Sono sempre stato uno di voi, un
“aurorino” - ha detto il neo allenatore - e questo nuovo ruolo per me è il raggiungimento
del più grande obiettivo che mi ero posto nel
momento in cui ho deciso di intraprendere la
carriera di allenatore”.
Nella sua carriera da coach, Coen (nella
foto di Candolfi, assieme all’amministratore
unico, Lardinelli) ha trascinato in Lega due
il San Severo ed nell’ultima stagione, è stato l’artefice della promozione in Lega due
Silver del Recanati. “Piero Coen è l’uomo giusto in questa fase della storia del
basket a Jesi – ha spiegato il presidente
del comitato dei soci, Brunello Felicaldi
- Con le sue caratteristiche tecniche ed
umane egli incarna lo spirito irriducibile
e l’entusiasmo dei tifosi jesini, la voglia
di lottare fino alla fine che può contribuire a ricreare lo slancio e l’entusiasmo
che da qualche tempo si sono affievoliti tra il pubblico degli appassionati”. Ora è
tempo di pensare ai giocatori. I punti di riferimento saranno ancora il capitano Michele
Maggioli ed il giovane Marco Santiangeli, che
proprio nei giorni scorsi ha rinnovato il suo
contratto con l’Aurora. Classe ‘91, nato a Matelica, Santiangeli ha firmato per alti tre anni,
riducendosi notevolmente l’ingaggio. “Da
quattro anni Jesi e l’Aurora rappresentano
per me la seconda famiglia – ha confessato la
guardia-ala, impegnata con la nazionale sperimentale in una tournée in Cina – Quest’anno voglio fare quel salto di qualità che non mi
è riuscito l’anno scorso. Colgo l’occasione per
ringraziare coach Pecchia per la fiducia accordatami nella parte finale di stagione. Dove
mi aspetto i miglioramenti più importanti? A
costo di essere ripetitivo: la difesa”.
Giuseppe Papadia
Moie: la partita di calcio a 5 per un giorno intero
Musica, sport e prevenzione
È tornata, venerdì
5 e sabato 6 luglio,
al campo “David
Brunori”, presso il
parco Maria Montessori di Moie, la
maratona calcistica a scopo benefico “La 24 ore de le
Moje”, organizzata
dal Centro giovanile parrocchiale
“Don Bosco” in collaborazione con la Pro Loco Maiolati Spon- zi della Croce Rossa hanno proposto giotini, i gruppi giovanili di Avis e Croce Rossa chi e animazione per i bambini. Conteme l’associazione jesina “Amicizia a domici- poraneamente a questo, chi voleva poteva
lio”, con il patrocinio dell’assessorato alle effettuare un test di prevenzione gratuito
Politiche giovanili del Comune. “Veramen- della
pressione-glicemia-colesterolemia
te una bella iniziativa – ha commentato il a cura della Croce Rossa. Al termine della
sindaco Giancarlo Carbini – che coinvolge maxi partita, conclusasi con la vittoria delnon solo i giovani ma persone di tutte le età la squadra dei Bianchi sulla squadra degli
e crea le condizioni per stare bene insieme Arancioni per 227 goal a 222, i giocatori
in comunità e fare beneficenza. Anche per che hanno preso parte alla competizione
questo l’Amministrazione comunale dà la hanno potuto partecipare ad una grande
massima collaborazione e partecipa scen- “spaghettata”, tutti insieme, in allegria, come
nel tradizionale terzo tempo tipico del rugdendo in campo”.
A dare il calcio d’inizio a questa undicesima by. Il risultato sportivo, in realtà è stato un
edizione dell’evento, non è stata, come ne- aspetto secondario della manifestazione,
gli anni passati, la squadra della parrocchia, visto lo scopo benefico della maratona. I
ma quella dei vigili del fuoco che ha affron- partecipanti si sono sfidati con una media
di 10 giocatori all’ora, circa 250 persone,
tato la formazione Comunale.
Nelle due serate si sono rispettivamente per far vincere tutti insieme la solidarietà
esibiti due gruppi musicali: i Four Grams of a favore delle Missioni estere cappuccine,
Donuts (il venerdì sera) e gli Acoustic Keys che stanno portando avanti da molti anni
(il sabato sera). Nel pomeriggio del sabato, diversi progetti in Etiopia.
dalle 16 alle 20, gli organizzatori e i ragazRiccardo Gigli
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della
attualità
VocedellaVallesina
14 luglio 2013
Cupramontana: inaugurata con grande partecipazione la Casa delle Associazioni e il Podere Tufi in via Fossatelli
«È il meglio del nostro paese che fa nascere speranza»
Dalla criminalità organizzata ad una
comunità alloggio e una fattoria sociale. Il Podere Tufi, in via Fossatelli 3
a Cupramontana, dopo essere stato fra
le proprietà di Enrico Nicoletti, tesoriere della banda della Magliana, rinasce grazie ad un progetto di collaborazione fra il Comune di Cupramontana,
le cooperative sociali Vivicare e Pani
e Tulipani e Libera-Associazioni nomi
e numeri contro le mafie. Venerdì 28
giugno alle 10.30 presso la nuova “Casa
delle Associazioni” si è svolto il convegno,
partecipatissimo, sul tema “Il Podere Tufi, dal
bene confiscato al bene comune”. Si sono alternati Luigi Cerioni, sindaco di Cupramonta, Nicola Vannoni, presidente Vivicare e
Paola Senesi, referente regionale Libera, che
hanno presentato il progetto. Hanno portato il loro contributo Antonio Canzian, vicepresidente della Regione Marche, Franco
Pesaresi, direttore Asp Ambito 9, Massimo
Mari, direttore Dipartimento di Salute mentale di Jesi. La mattinata si è conclusa con la
visita al Podere Tufi. Vent’anni fa il terreno,
con una superficie di
28 mila metri quadrati
su cui c’è un fabbricato rurale di 200 metri
quadri, ora ristrutturato, venne sequestrato
e confiscato ad Enrico
Nicoletti, tesoriere della banda della Magliana. Oggi, grazie anche
all’impegno comune
con la cooperativa sociale Pane e Tulipani
e di Libera, il progetto
parte anche con l’organizzazione a Podere
Tufi, per il secondo anno, dei campi di promossi dall’associazione. La collaborazione
e l’integrazione tra istituzioni pubbliche
e privato sociale consente così di restituire alla comunità un bene che faceva parte
dell’economia della criminalità organizzata.
Il sindaco nella sua relazione ha ricordato il
lavoro svolto dall’anno 2002, quando il bene
è stato assegnato al comune ed è iniziato
il confronto tra le istituzioni per definire il
progetto e i partner. «Abbiamo scoperto che
qualche anno fa – ha detto il sindaco Cerio-
ni - il gruppo Scout ha partecipato alle Giornate della legalità a Palermo e per questo
abbiamo invitato i giovani a raccontarci la
loro esperienza. Il problema della criminalità organizzata coinvolge tutta l’Italia, le infiltrazioni malavitose avvengono dove è più
impensabile.»
Nel corso della cerimonia è stato letto il
messaggio arrivato dalla presidente della
Camera, Laura Boldrini, che ha valorizzato
il progetto e tutti coloro che lo hanno realizzato perché “rappresenta il meglio del nostro paese e fa nascere e crescere un segno
di speranza».
Il prefetto Alfonso Pironti ha evidenziato la
vittoria dell’efficienza delle istituzioni troppo spesso criticate. «Non basta una buona
legge, occorre che essa sia attuata. I tempi
per eseguire l’iter burocratico dal sequestro
al reimpiego sono lunghi, ma è importante
concluderlo non tanto per sottrarre ai mafiosi il terreno ma quanto per restituirlo alle
istituzioni e al territorio».
Nicola Vannoni ha spiegato dettagliatamente le tappe dei percorso che hanno portato alla firma di un accordo tra il comune di
Cupramontana e la cooperativa Vivicare alla
quale il bene è stato assegnato in comodato per 15 anni. Il Comune di Cupramontana, sulla base di quanto previsto dalla legge
109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni
confiscati alle mafie, alla fine del 2009 ha
stipulato una convezione con la cooperativa
sociale Vivicare per la realizzazione di una
comunità alloggio per persone con disagio
psichico e di una fattoria sociale. La comunità alloggio è su due piani per 240 mq
e dieci posti letto. L’investimento complessivo ha previsto il finanziamento del ministero dell’Interno per metà dell’importo e
l’altra metà con un mutuo del comune alla
Cassa Depositi e Prestiti che sarà rimborsato dalla Vivicare. Dopo il convegno, gli
ospiti, le autorità e tanti cittadini si sono
recati al Podere per il taglio del nastro e
la visita della casa. L’auspicio è che possa
diventare subito abitata e che prendano il
via le attività della fattoria sociale e dell’orto biologico con cinquanta piante di olivo.
Gli ospiti potranno vivere in un ambiente
familiare e protetto, immerso nel verde,
occuparsi dei lavori di manutenzione, di
giardinaggio, di agricoltura e tornare a sperimentare una quotidianità piacevole.
TESTIMONIANZA DEL GRUPPO SCOUT F.S.E. CUPRAMONTANA1 letta allA cerimonia del 28 giugno
Bisognerebbe viverla, non si può raccontare
La nostra testimonianza per la lotta contro
le mafie inizia nel luglio 2009 a San Pio delle Camere, in provincia de L’Aquila. Era il
momento dei saluti e non avevamo idea di
quando e come ci saremmo potuti rivedere
con quel calorosissimo gruppo scout di Palermo con cui avevamo condiviso una forte
esperienza di servizio ai terremotati d’Abruzzo… finché il loro capo ci ha fatto una
proposta, andarli a trovare in Sicilia; non
come si potrebbe pensare per una vacanza,
ma per fare insieme un’altra esperienza di
servizio…. sulla Nave della Legalità.
Ogni anno la “Fondazione Giovanni e Francesca Falcone” per la giornata del ricordo, il
23 maggio, organizza una manifestazione a
Palermo, che coinvolge, tramite il Ministero
dell’Istruzione, anche numerose scolaresche
provenienti da tutta Italia, che hanno approfondito tematiche sulla lotta alla mafia.
I ragazzi raggiungono Palermo viaggiando,
durante la notte, sulle navi della Legalità in
partenza da Civitavecchia e Napoli. L’idea
c’era… ora dovevamo metterla in pratica!
Ci siamo subito attivati collaborando con i
capi palermitani per ottenere le necessarie
autorizzazioni. Ed è così che trenta scout
del Gruppo Cupramontana 1, ragazzi e ragazze dai 14 anni in su, sabato 22 maggio
2010, sul molo di Civitavecchia, hanno gestito l’imbarco e l’accoglienza di migliaia di
ragazzi. Emozionante il discorso alla partenza del procuratore nazionale antimafia
Pietro Grasso, rivolto ai giovani partecipanti,
con parole di saluto, di incoraggiamento e
di vicinanza nella lotta alla mafia. L’indomani, nel porto di Palermo, ad accogliere le
due Navi della Legalità, c’era un’incredibile
comunità festante di palermitani e non, che
con i loro sorrisi e i mille palloncini colorati lanciati in aria ci diceva: “Benvenuti nella
nostra terra e grazie per voler camminare
insieme a noi...”
La giornata della Legalità a Palermo non si
può raccontare, bisogna viverla per capirla.
Il lungo corteo per le vie della città, il nostro
sconcerto nel vedere i palazzi con le serrande volutamente abbassate, i ragazzi di tutte
le età, orgogliosi di mostrare coloratissimi
striscioni, cori, canti e danze contro la mafia,
il toccante “Silenzio” suonato sotto l’albero
simbolo di Falcone e della moglie, l’emozione ed il rispetto provati durante la visita
all’aula bunker e poi la festa, i momenti di
amicizia e di fratellanza con persone sconosciute con cui però quel giorno condividevamo lo stesso ideale, fino a quel momento
lontano dalla nostra realtà quotidiana.
Possiamo confermare che questa esperienza, anche se breve, è sicuramente rimasta
in ognuno di noi partecipanti e siamo sicuri
che è servita e servirà a rafforzare nei nostri
cuori gli ideali di legalità e giustizia fondamentali in ogni paese civile.
Sara Belardinelli
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