6 VoceVallesina v V della della Anno 60° - N. 26 settimanale della Diocesi di Jesi euro 1 www.vocedellavallesina.it Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi editoriale Appello per la speranza «Sto pregando il Signore e continuerò a farlo perché intervenga e incontri il cuore di chi ha responsabilità nella Indesit. La fiaccolata dei giorni scorsi ha testimoniato l’unità di un popolo che grida il proprio dolore». Il vescovo di Fabriano-Matelica mons. Giancarlo Vecerrica continua a sperare affinché per i dipendenti italiani del gruppo Indesit ci siano possibilità di lavoro. Prima una fiaccolata notturna con 2.000 persone, poi la partecipazione a un consiglio comunale aperto, mentre rimane incerta la sua presenza, richiesta a Roma, alla trasmissione Agorà di RaiTre. È anomala in questo periodo l’agenda del vescovo Vecerrica, ma la sua azione pastorale rimane quella di sempre: piena attenzione per la persona e salvaguardia del posto di lavoro, nonostante la tensione cresca di giorno in giorno. La vicenda Indesit, con l’annuncio dei 1.425 esuberi sul territorio nazionale, di cui 480 nella sola Fabriano, ha messo in subbuglio l’intero distretto che ora deve fare i conti con la crisi di un colosso industriale, con tutto l’effetto domino di un indotto legato a pelle a questo impero che fa capo al gruppo Merloni. La recente fiaccolata, voluta dalla diocesi, ha visto la partecipazione di tanta gente, non solo operai e maestranze coinvolte, che hanno camminato per quasi cinque chilometri dal centro cittadino al sito produttivo di Melano, a rischio chiusura. Il 16 luglio i sindacati incontreranno i vertici aziendali di Indesit Company mentre sono in corso riunioni anche in Regione per affrontare la situazione del settore degli elettrodomestici ed arrivare ad un piano per tutte le aziende del settore. Sciopero di otto ore venerdì 12 luglio a Fabriano. Il consigliere regionale Dino Latini chiede che «la Regione faccia restituire alle imprese coinvolte i soldi ottenuti per l’innovazione poiché li hanno investiti all’estero e chiede al governo l’imposizione della restituzione di analoghi fondi per le imprese marchigiane che non si sono attenute alla regola di rimanere a produrre sul territorio. Somme da impiegare non nella cassa integrazione, ma nei progetti di riqualificazione e reinserimento dei lavoratori interessati». Dai conflitti alla comunione Dopo il consenso tra cattolici e luterani sul tema della giustificazione (31 ottobre 1999) in prossimità del Grande Giubileo del 2000, è arrivato in questi giorni un nuovo dono del dialogo ecumenico frutto del lavoro della Commissione luterana–cattolica sull’unità e la commemorazione comune della Riforma nel 2017. Nel 2017 ricorreranno i 500 anni dall’affissione delle tesi di Lutero a Wittenberg da cui conseguì un aspro confronto all’interno della Chiesa d’Occidente che sfociò in una profonda frattura. La stagione ecumenica, inaugurata dal Concilio Vaticano II con i dialoghi bilaterali tra Chiesa cattolica romana e Federazione luterana mondiale, ha conosciuto tanti progressi nella ricerca di ciò che unisce e nella comprensione serena di ciò che è sotto il segno della differenza e talvolta anche del contrasto. L’ultimo di questi è l’autorevole testo Dal conflitto alla comunione. La commemorazione comune luterana-cattolica della Riforma nel 2017, reso pubblico il 17 giugno scorso. Non deve sfuggire come, proprio in questo anno della fede e alla luce della recentissima enciclica Lumen fidei, questo ultimo contributo del dialogo ecumenico segna una svolta decisiva nel cammino comune tra cristiani protestanti e cattolici, non solo in Europa ma in tutto il pianeta. Il documento si muove nello Domenica 14 luglio 2013 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi Decisivo passo ecumenico tra cattolici e protestanti Fabriano: Emergenza lavoro 1953 2013 stile della fiducia a partire da ciò che è comune e già ci unisce per inoltrarsi sulle tante questioni che sono state per secoli motivo di contrasto e di tensione, anche per ragioni di carattere politico-religioso, e che oggi possono essere considerate con un occhio diverso, capace innanzitutto di fare tesoro delle differenze e affrontando con franchezza gli elementi dottrinali e confessionali che ancora permangono quali motivo di separazione. Basta a questo proposito leggere la parte dedicata alle Differenze nella comprensione del ministero (episcopato, sacerdozio, segno sacramentale, ministero universale: cap IV, §§ 187-194). Anche nella nostra regione, grazie alla presenza e attività tanto del Coordinamento delle Chiese Cristiane delle Marche come del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche (istituito il 10 giugno del 2011), questo testo produrrà un effetto positivo nelle relazioni ecumeniche sia con le Comunità protestanti presenti nel territorio come nelle relazioni di gemellaggio tra parrocchie cattoliche marchigiane e comunità protestanti del centro e nord Europa (Danimarca e Svezia in particolare). Il 2017 non è poi così lontano! M. Florio Presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane delle Marche Nomine Il Vescovo in data 3 luglio 2013, festa di San Tommaso Apostolo, ha nominato: Mons Giuseppe Quagliani: Legale rappresentante dell’ Ente Ecclesiastico “Seminario Vescovile di Jesi”. Don Claudio Procicchiani: Direttore dell’Ufficio per la Liturgia. Don Marco Micucci: Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Vocazionale e Collaboratore nell’Unità Pastorale di San Giuseppe. L’enciclica Lumen fidei preannunciata da Benedetto XVI è uscita in questi giorni completata da papa Francesco La fede aiuta a capire, a rispettarci e a non frantumare il tempo È vero che la più apparente novità di questa enciclica “Lumen fidei” è data dal fatto che ci hanno lavorato due papi, anche se a firmarla è soltanto “Francesco”, ma ancora più vero è che essa si presenta con dizione semplice e si muove sul doppio filone della teologia e della pastorale. Esorto chi ancora non l’ha letta, a farlo prima ancor di leggere i tanti commenti che già sono a disposizione. È un metodo che permette più facilmente di personalizzarla, di cogliere quanto ciascuno di noi, per la propria formazione, cultura e fede, può più facilmente cogliere e tesorizzare come ricchezza personale. L’enciclica è un’ampia riflessione sulla fede che però rimane ostica e difficile a comprendersi da parte di chi ci si accosta senza fede. È un trattato che non vuol essere una lezione di tipo dogmatico, ma soprattutto una Luce e un Aiuto per camminare più sicuri. Tanto è vero che, fra gli autori che vengono citati, il papa ricorda anche Dante, ma non per la nota definizione ripresa dalla lettera agli Ebrei “Fede è sustanza di cose sperate e argomento delle non parventi”. No! Francesco cita il nostro poeta per ricordarci che la fede “è favilla che si dilata in fiamma”. Insomma, fin dalle prime pagine, il Papa è preoccupato di indicare un cammino pastorale fondato sulla fede, illuminato dalla fede e giustificato dalla fede. Una luce utile per tutti. Anche per chi pone la prima e più nota obbiezione: la fede limita la ricerca, impedisce il cammino della scienza nel suo infinito desiderio di conoscere. In realtà fede e ragione si integrano perchè concorrono, in modo diverso, ad illuminare l’indagine verso il possesso della verità. La fede è “la risposta ad una Parola che ci interpella personalmente, a un Tu che ci chiama per nome”. Certo, essa è e rimane un dono che, per essere posseduto, va ricercato senza mai scoraggiarsi, proprio come fa lo scienziato che nel suo impegno tira avanti anche quando i risultati non arrivano. Perché fede è anche amore, anzi fede e amore si integrano. “Con il cuore si crede” (San Paolo). Il cuore può riscaldare la fede legandola ai sentimenti di apertura versi gli altri e alle loro esigenze. Insieme fede e amore ci evitano di finire nel “labirinto” di un cammino senza meta e senza giustificazione. Un labirinto da cui si finisce per non uscirne più. “È in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria dell’amore”. Perché l’amore come sentimento duraturo lega alla persona amata. L’oggetto di amore – che è anche soggetto – permane e quindi è vero. Così “amore e verità non si possono separare. Senza amore, la verità è fredda”. La fede esige il dialogo perché essa si trasmette con la parola. Lo stesso cristianesimo incontrando agli inizi del suo sviluppo la cultura greca, ha provocato il dialogo che ha permesso la diffusione della fede presso tutti popoli legati alla cultura ellenisticoromana. E tuttora la Chiesa è chiamata a trasmettere la fede con la parola e con i sacramenti. Essa, la fede, oggi specialmente, esige “unità e integrità” perché ha “il potere di assimilare in sé tutto ciò che trova nei diversi ambiti in cui si fa presente, nelle diverse culture che incontra, tutto purificando e portando alla sua migliore espressione”. Infine la fede aiuta nel sociale perché ci fa rispettare la dignità del singolo uomo, perché aiuta la famiglia a trasmettere la verità, offre sollievo nella sofferenza, (vedi l’esempio di san Francesco e di Madre Teresa). Il Papa così conclude l’enciclica: “Non facciamoci rubare la speranza. No a soluzioni e proposte immediate che ci bloccano il cammino, che “frammentano” il tempo trasformandolo in spazio. Lo spazio cristallizza i processi, il tempo proietta invece verso il futuro e spinge a camminare con speranza”. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 v V della del più e del meno culturaesocietà VocedellaVallesina 14 luglio 2013 La scuola del Prato di Giuseppe Luconi Hanno cominciato a “scartare” il casamento Mazzini, meglio conosciuto come «la scuola del Prato». Dopo quasi un anno di lavori per la messa in sicurezza dell’edificio, stanno ora togliendo il rivestimento che lo ricopriva completamente. Passo tutte le mattine da quelle parti e mi dico che la mia vecchia scuola, anche se ha cambiato look, è sempre la scuola che ho frequentato da monello ed alla quale mi legano tanti ricordi. Molte cose sono cambiate da allora, cominciando dalla separazione tra maschi e femmine. Non solo ai miei tempi non esistevano le classi miste, ma perfino i casamenti promiscui erano impensabili. I monelli della zona andavano alla scuola del Prato, le monelle alla scuola di via Colocci, che era intitolata a Ravagli, ma popolarmente era detta «del Mutuo Soccorso». I maschi indossavano il grembiule a quadretti azzurri e bianchi, il fiocco azzurro e il colletto bianco; le femmine il grembiule a quadretti rossi e bianchi, il colletto bianco e il fiocco rosso. Sul grembiule, all’altezza del cuore, le mamme, all’inizio dell’anno scolastico, cucivano tante strisce bianche a seconda della classe che si frequentava. I maschi andavano a scuola con la borsa di cartone fibrato a tracolla, le femmine avevano una borsa analoga, ma la tenevano in mano. Si andava a scuola tutti i giorni, mattina e pomeriggio, esclusa la domenica ed escluso anche il giovedì, che era giorno di vacanza. Mia madre, la mattina, mi dava la colazione da mangiare a scuola: marmellata rossa fra due grosse fette di pane, il tutto avvolto in un foglio di carta paglia che si impiastricciava tutto, qualche volta a danno di libri e quaderni. E siccome si andava a scuola a piedi, senza essere accompagnati, mia madre mi faceva le solite raccomandazioni: soprattutto di stare «attento al treno», cioè di non passare sotto le sbarre se il passaggio a livello era chiuso. Io rispondevo di sì e infatti stavo «attento al treno», però passavo lo stesso sotto le sbarre abbassate. Quando ero dall’altra parte, mi fermavo a guardare il treno, che era ancora il treno a carbone, ansimante, col fumaiolo in eruzione, il muso tondo a punta aguzza e la lama «scansaneve». A volte mia madre, invece della colazione, mi dava qualche spicciolo da spendere nei «negozietti di alimentari» vicino alla scuola, aperti da anziani che, non avendo la pensione, dovevano arrangiarsi Ne ricordo due. Umberto, che aveva rimediato la sua «botteguccia» nel corridoio d’ingresso della sua abitazione; vendeva «fave, becche e pasticche de zucchero d’orzo». Faustina, una vecchina dietro l’angolo della scuola, che faceva della ottima crema. In classe, avevamo banchi di legno, vecchi, con su incisi parole e disegni, opera di alunni armati di punteruoli che si erano esercitati nell’arte dell’intaglio. Nell’angolo in alto, a destra, c’era un contenitore di vetro per l’inchiostro nel quale intingere la penna (le biro erano di là da venire). In prima elementare le finestre dell’aula, a pianterreno, si affacciavano sul Prato, a quel tempo non ancora occupato dalle case popolari. Nei giorni di fiera il Prato si riempiva, invaso da una marea chiassosa e variopinta di buoi e contadini. Gli altri giorni, lungo i camminamenti del Prato, c’erano i cordai e allora la clausura dell’aula scolastica ci pesava meno, perché pensavamo a quei ragazzi poco più grandi di noi che «giravano la róda», tutti i giorni, al sole e al freddo, dall’alba al tramonto. Quello del piccolo cordaio era il terrore degli scolari meno diligenti, che ad ogni votaccio si sentivano ripetere: «Sci ‘st’anno non passi, ‘ st’altr’anno vai a gira la roda!». Motociclismo:dopo il grave incidente di Alessia Polita Con coraggio, per una nuova vita È trascorso quasi un mese dal terribile incidente di Misano, avvenuto lo scorso 15 giugno durante le prove del CIV (Campionato Italiano Velocità), che ha visto come sfortunata protagonista, la ventisettenne pilota jesina Alessia Polita. I referti medici riferiscono che l’incidente ha causato la paralisi permanente degli arti inferiori alla rider jesina. Le sue condizioni fisiche, ormai stabilizzate, rappresentano un nuovo punto di partenza per una ragazza coraggiosa e tenace chiamata ad affrontare una difficile sfida, aiutata in questo dall’affetto dei familiari e di tutti coloro, amici e sportivi, che hanno fatto sentire la propria vicinanza ad Alessia. Tra questi, molti campioni jesini come Elisa di Francisca e Roberto Mancini, o atleti che hanno già dovuto affrontare situazioni molto critiche come Alex Zanardi. Con la creazione della “Lady Polita Onlus” da parte del fratello maggiore Alessandro Polita, e la relativa fan page ufficiale creata nel social network facebook (che conta già più di 35000 fan), anche tutto il mondo motociclistico ha potuto far sentire la propria vicinanza alla jesina. Ognuno, a modo suo, ha inviato messaggi di amicizia e solidarietà; alcuni hanno fatto una donazione all’associazione per poter garantire un supporto economico che aiuti Alessia e la propria famiglia, nell’affrontare le cure del caso. Gesti Riccardo Gigli Il saluto a suor Gea della comunità del Duomo Torna nella sua natìa India (foto Paola Cocola) congratulazioniAgnese Martedì 25 giugno, in una splendida mattinata di sole e in una “cornice unica”, si è laureata Agnese Scaturro, presso l’Università Cà Foscari di Venezia, in Lingue e Istituzioni Economiche e Giuridiche dell’Asia e di solidarietà sono stati compiuti dai motociclisti più famosi, tra questi il pilota della Kawasaki Ufficiale SBK, Loris Baz, che ha messo all’asta il suo casco per poi devolvere il ricavato in beneficenza all’associazione “Lady Polita”. Oltre all’aiuto proveniente dal mondo motociclistico bisogna sottolineare la vicinanza e la forza d’animo degli stessi familiari di Alessia che cercano in tutti i modi di aiutarla. Un esempio è appunto la creazione della Onlus, voluta fortemente da Alessandro. Il fratello della ventisettenne evidenzia come “Gli obiettivi della Lady Polita onlus non sono solo quelli del sostegno economico ad Alessia per affrontare le cure necessarie per il suo nuovo stato fisico, ma saranno presto dichiarati gli obiettivi futuri che la vedranno scendere in campo per rendersi socialmente utile anche agli altri. Questa associazione sarà anche una base da cui Alessia potrà ripartire”. Lo scorso 25 giugno, all’uscita dall’ospedale Bufalini di Cesena, la jesina ha poi dichiarato “Devo trovare nuovi obiettivi e nuove cose da fare. Sono una che difficilmente riesce a oziare, devo stare sempre in attività”. Ora Alessia si trova al Montecatone Rehabilitation Institute di Imola, dove ha iniziato un lungo percorso di riabilitazione. Giovedì scorso 4 luglio con la scusa di ritrovarsi insieme a cena parte della comunità della parrocchia Duomo-San Pietro si è ritrovata nella sala del “circoletto” per dare il saluto di commiato a suor Gea (Gabriel Lilly Java Kumarj) che ritorna nella sua terra natia. Dopo il lauto pasto uno ad uno sono venuti fuori i tributi di affetto di tutti i presenti, il nostro vescovo don Gerardo ha fatto da moderatore portando serenità in un clima pieno di emozione. E non poteva essere altrimenti come il breve discorso fatto da suor Gea, carmelitana, con il suo solito sorriso magari a mascherare un italiano non proprio perfetto come ha anche sottolineato don Anselmo. Alla fine è venuta fuori una grande verità che nonostante la lontananza la fede, la preghiere e l’affetto faranno sì che i nostri cuori saranno sempre vicini. Ciao Suor Gea. Mario Bocchini Associazione Api-Colf dell’Africa Mediterranea discutendo la tesi “Questione di carattere: uno studio sul Brand Namig in Cina” e ottenendo la votazione di 110! Applausi di parenti ed amici lì convenuti per condividere la gioia di un traguardo così importante. Rallegramenti e infiniti auguri da parte di mamma e papà, dalla “preziosa” sorella, dal cognato, dalla nonna, zie e da tutta la comunità di Castelbellino. Grazie Agnese per averci reso così felici!! L’ufficio dell’associazione Api-Colf si è trasferito in Piazza Federico II, presso la Redazione del Settimanale “Voce della Vallesina”, al piano terra di Palazzo Ripanti Nuovo. L’ufficio è aperto il lunedì e il giovedì dalle 17 alle 19. La signora Fernanda Mattei è a disposizione di quanti hanno necessità di avere una collaboratrice familiare. L’Api-Colf (Associazione professionale Italiana dei Collaboratori Familiari e degli assistenti Domiciliari e dei Servizi Tutelari), è un’associazione libera e riconosciuta ufficialmente dalla CEI l’11 novembre 1971 come associazione ecclesiale. regione VocedellaVallesina 14 luglio 2013 v V della 3 Dresda. Maiolatesi a La Vestale di Gaspare Spontini al Semperoper scusateilbisticcio Nel centenario della nascita di Wagner (ghiribizzi lessicali) PeterPun (con la u) www.peterpun.it IL “DOTTORE” ANDAVA LENTINO [ultimamente] Per quasi 3 anni i commentatori sportivi ci hanno rintronato con questo ritornello: l’Uomo di Tavullia dovrebbe ritirarsi. Clamorosa la smentita. ROSSI VA DI NUOVO LESTINO. ANZI: LESTISSIMO. VALE C’è ANCORA. VALE VALE: come prima, più di prima. SEGNALAZIONE REFUSO (lapsus tipografico) Da varie settimane la Voce riporta a pag.14 un simpatico tormentone in latino. Si tratta dell’arguta parafrasi (o parodia) di una celeberrima frase attribuita a Catone il Censore: Ceterum censeo Carthaginem… con quel che segue. Un maturando – tale Marziano Saputelli – vi ha individuato un refuso: una emme di troppo si è proditoriamente intrufolata nel testo e rischia di fare apparire “meno corretta” la frase. Il prof. Aristodemo de Prosdocimis, nostro latinista e grecista di riferimento, si impegna a segnalare alla Commissione d’esame i nominativi di tutti i maturandi che individueranno la lettera intrusa. ACCOPPIAMENTI GIUDIZIOSI 1. Bacon – 2. Baker – 3. Bell – 4. Bellow – 5. Bloom – 6. Brown – 7. Bush – 8. Butler. A. campana – B. cespuglio – C .fiore – D .fornaio – E. maggiordomo – F. marrone – G .pancetta. Nella prima serie appaiono 8 cognomi piuttosto noti del mondo anglofono. Nella seconda appaiono i relativi significati. Sapreste abbinare opportunamente ciascun cognome al suo significato? *** Soluzione del gioco precedente: Jolanda – Irlanda – Islanda - Olanda lacitazione A cura di Riccardo Ceccarelli Essere Chiesa Essere Chiesa, essere popolo di Dio, secondo il grande disegno di amore del Padre, vuol dire essere il fermento di Dio in questa nostra umanità, vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso è smarrito, bisognoso di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino. Papa Francesco, udienza generale del 13 giugno 2013. lapulce Credenze Margherita Hack disse una volta che credere in Dio è come la fede in Babbo Natale: basta diventare grandi per accorgersi ch’è tutta una favola. E vabbè: ma allora (Parce sepulto!) avremmo fatto bene a fidarci della… Befana?! Concerto di fisarmoniche Concerto di fisarmoniche mercoledì 17 luglio alle 21,15 nella chiesa di San Nicolò a Jesi e giovedì 18 luglio alle 21,15 nella collegiata di San Francesco a Staffolo. Le due esibizioni, a ingresso libero. rientrano nella settima vacanza studio “Insieme per fare musica” promossa dall’associazione Organistica Vallesina con il comune di Staffolo, la Società Amici della Musica e il comune di Jesi e il conservatorio “G. Rossini” di Pesaro. Delegazione ASSONAUTICA © qwwer Domenica 30 giugno 2013, il teatro Semperoper di Dresda, intelligentemente guidato dal dott. Eytan Pessen, Operndirektor, ha ripresentato La Vestale di Gaspare Spontini nell’ambito degli eventi per il secondo Centenario della nascita di Richard Wagner. Con questa nuova rappresentazione si è desiderato ricordare l’amicizia e la recita de La Vestale voluta in questa città dallo stesso Wagner nel novembre 1844. Nell’occasione, Gaspare Spontini, che già conosceva molto bene Dresda e dove aveva visto rappresentare più volte le proprie opere, accettò l’invito di Richard Wagner e si trasferì, con la fedele Celeste Erard, per qualche giorno a Dresda alloggiando sia in casa Wagner, sia in casa della famosissima cantante Guglielmina Schröder Devrient. Richard Wagner ci ha trasmesso pagine bellissime di questo incontro, aneddoti che ancora colarano la biografia spontiniana. Inoltre, anche una delle lunette poste all’interno del monumentale Semperoper, si rammenta Gaspare Spontini e La Vestale. Per ricordare tutto questo è stata allestita una recita de La Vestale in forma “konzertant” diretta dal maestro Gabriele Ferro che con grande passione ha organizzato una recita ad altissimo livello, veramente sorprendente per il raffinato livello raggiunto. Il pomeriggio si è aperto con una approfondita lezione condotta, nella galleria del teatro, dalla musicologa dott.ssa Anne Gerber, che ha parlato della vita di Spontini, de La Vestale e dei rapporti tra Spontini e Wagner. Subito dopo la recita de La Vestale che ha riproposto a un pubblico sorpreso e stupito questa musica da tempo dimenticata. La straordinaria Direzione musicale del Maestro Ferro lo fanno entrare nel Gotha dei grandi direttori musicali spontiniani, nel Pantheon dei Maestri che hanno rappresentato con grande successo la musica di Gaspare Spontini. Julia è stata interpretata con grande trasporto dall’astro nascente della lirica mondiale, la Signora Maria Agresta, soprano lirico drammatico, che ha reso, con la sua straordinaria voce, tutti i colori dei sentimenti e il dramma della giovane sacerdotessa votata alla dea Vesta. La sua magnifica interpretazione che la lancia in questo repertorio più elitario, ha suscitato l’ammirazione del pubblico che l’hanno applaudita a scena aperta in diverse circostanze. Accanto alla fantastica Maria Agresta, il ruolo di Licinio è stato retto con impegno dal baritono Christopher Magiera che ha condotto in porto con grande sicurezza una parte difficoltosa ed impegnativa. L’esperto Francisco Araiza, l’unico ad aver già cantato ne La Vestale, sia pure nel ruolo di Licinio, con la direzione di Gustav Kuhn, ha interpretato l’impervio ruolo di Cinna con padronanza ed esperienza. Oltre ha perfetta interpretazione ha portato quell’esperienza e sicurezza di cui si sono giovati i più giovani colleghi. Il basso Andreas Bauer, dotato di notevole agilità, è stato un grandissimo Sommo Sacerdote; la sua notevole interpretazione ha collocato il ruolo severo del religioso tra i protagonisti della recita. Una parola di stima anche per la Gran VestaleTichina Vaughn e per Tomislav Lucic che ha impersonato il doppio ruolo dell’auruspice e del console. Il Sächsischer Staatsopernchor Autoscuole Corinaldesi s.r.l. Point AUTOMOBIL CLUB d’ITALIA Dresden diretto dal Maestro Pablo Assante, è stato un altro protagonista positivo della ripresa della più importante opera spontiniana, eseguita in francese. Il Maestro Gabriele Ferro, nonostante le difficoltà legate alla forma oratoria, ha rappresentato l’opera per intero, comprese le musiche dei balletti del primo atto e del finale dell’opera. Il secondo atto ha incantato tutti. Al termine della recita ci sono state scene di entusiasmo, consensi di soddisfazione generale espressi anche da musicologi e melomani stranieri giunti a Dresda appositamente e ben quindici minuti di applausi, con tantissime chiamate in scena per i cantanti e il Maestro Gabriele Ferro. Subito dopo, nel ridotto del teatro, i rappresentanti del Comune di Majolati Spontini e delle Istituzioni spontiniane intervenuti a Dresda, si sono incontrati con il Direttore dell’Opera Dott. Eytan Pessen, con il Maestro Gabriele Ferro e tutti cantanti. Dopo aver espresso la stima e la gratitudine per la bella prova e per la magnifica esecuzione de La Vestale, a nome del Sindaco di Majolati Giancarlo Carbini e dell’Assessore alla Cultura Sandro Grizi, sono stati presentati i sentimenti di stima e vicinanza con la medaglia del bicentanario de La Vestale e con l’epistolario del dott. Giuseppe Gaetti. Il Maestro Gabriele Ferro e la Signora Maria Agresta, soddisfatti per il risultato ottenuto, hanno ipotizzato di proporre anche in altri teatri questa straordinaria recita de La Vestale che ha dato tanta soddisfazione sia al pubblico, sia ai qualificati spettatori. Marco Palmolella Copyright by Matthias Creutziger. Nella foto, alcuni orgogliosi spontiniani giunti da Jesi e Majolati per ascoltare questa nuova edizione de La Vestale: Rita Perticaroli, Sara Palmolella, Federico Tardioli, Stefano Zannotti, Maria Teresa Gaetti. Il maestro Gabriele Ferro è stato applauditissimo perché ha dimostrato di conoscere bene la partitura de La Vestale, infatti ha presentato un’edizione originale francese, limitandosi a piccoli tagli che la recita oratoria hanno consigliato di adottare. Nella galleria dello Sächsische Staatsoper Dresden la musicologa Anne Gerber illustra le vicende de Die Vestalin e ricorda la presenza di Gaspare Spontini a Dresda, specialmente in occasione dell’invito di Wagner nel 1844. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia 4 v V della attualità VocedellaVallesina 14 luglio 2013 Dal catechismo di San Pio X a mons. Fisichella Parole e opere di misericordia Tempo di crisi: che fare? di Remo Uncini La ricerca di come uscire dalla crisi nasce sempre dal confronto, dal silenzio, dall’ascolto, dalla sofferenza e dal provare a dare un senso vero alle cose che si fanno. Un grande disagio è stato determinato dalla confusione che ha avvolto le scelte, gli obiettivi, i modelli di riferimento nel progettare la società, diffondendo banalità e generalizzazioni (tutto va bene a tutti) che hanno alimentato false speranze. Nelle nostre comunità cristiane, i comportamenti e gli orientamenti erano legati essenzialmente ai principi che alle volte lasciavamo fuori la realtà concreta. La comunità cristiana si è dovuta aprire al nuovo degli extra comunitari, alle esclusioni sociali e alle forme di vita più nascoste e ha dovuto cercare nuove soluzioni. Si è scoperto quanto sia importante l’ascolto se si parte dal presupposto che chi parla ha qualcosa di interessante e nuovo da dire. Si è riscoperta la consapevolezza che intorno a noi ci sono tante ricchezze da scoprire, di non avere pregiudizi nei confronti del diverso, di colui che è lontano dalla nostra fede. La necessità di essere come comunità cristiana un “porto di mare” in cui tutti possono arrivare, per discernere e inglobare domande di speranza. Si è riscoperto il coraggio di perdere le sicurezze, aperti alle certezze che il nuovo, qualsiasi sia, ci arricchirà. Stiamo uscendo dalla terribile ruota dell’efficientismo che modellava il nostro quotidiano con punti di riferimento economici quasi giornalieri. Oggi abbiamo bisogno di testimoni, di operatori dell’unità e di ricercatori di speranza. Non è una speranza cattolica, mussulmana, ebraica o indù, ma è quella creaturale legata al disegno di Dio di possedere la terra e farla fruttare da parte di tutti e non di alcuni. Siamo sempre più consapevoli che essere laici sia riconoscersi nell’appartenenza alla comunità umana. La relazione con gli altri ci avvicina al sentire comune, alla necessità di cercare la dignità di ogni uomo. Noi dobbiamo sempre più, come laici nella chiesa di Dio, sentirci popolo che nel valore della convivenza deve fare esercizio di corresponsabilità e di coinvolgimento con chi vive accanto. Se sentiamo la nostra laicità in contrapposizione, siamo condannati alla solitudine, a difendere i nostri santuari, a chiuderci nelle nostre chiese. L’apertura al mondo genera il dialogo. Molte volte le chiusure sono frutto di paure, generate anche dalla crisi che in tante persone provoca angoscia. Noi dobbiamo essere testimoni di speranza! È papa Francesco che non perde occasione per dare speranza e coraggio, ha incontrato, sull’isola di Lampedusa, uomini senza speranza che attraversano il mare in cerca di un futuro migliore. Speranza è avere la consapevolezza che bisogna entrare nella dimensione del silenzio e della contemplazione affinché avvolga e illumini il nostro lavoro, il nostro impegno, il nostro dialogo e le nostre liturgie. Foto Sir Un grido forte contro l’indifferenza nei confronti dei migranti. Un richiamo alle responsabilità di tutti per fare fronte al dramma ignorato delle vittime del mare, 19 mila morti alle frontiere d’Europa dal 1988 ad oggi. È stata una visita storica quella compiuta l’8 luglio da Papa Francesco nell’isola di Lampedusa. Il primo viaggio di Papa Bergoglio, la prima visita di un pontefice a Lampedusa. Tutto organizzato in soli cinque giorni, dopo aver risposto, di cuore, all’invito che il parroco di Lampedusa don Stefano Nastasi gli aveva fatto in una lettera il 19 marzo scorso. di Riccardo Ceccarelli Le “formulette” del vecchio Catechismo di San Pio X non si studiano più. Metodologie e didattica catechistica, e ovviamente anche i relativi testi, sono rinnovati da decenni. Per trovare una copia del Catechismo di S. Pio X bisogna andare nelle soffitte o rovistare in qualche polveroso scaffale di canoniche disabitate, perché in quelle abitate gli scaffali sono pieni di un numero spropositato di sussidi catechistici che hanno fatto la fortuna dei loro editori. Con il libretto del catechismo sono andate in soffitta o nel dimenticatoio non solo formule/risposte, troppo teologiche forse e spesso poco comprensibili se non opportunamente spiegate, ma anche tante altre preghiere del cristiano e formulazioni che corredavano il catechismo stesso. E tutto si doveva mandare a memoria e magari sottoporsi a precise domande, anche in chiesa, nei minuti che immediatamente precedevano la Cresima, come usava fare nei primi anni del suo episcopato il nostro vescovo Mons. Pardini. A differenza di oggi che a memoria è suggerito di imparare ben poco o niente, tutto invece si deve interiorizzare in maniera intelligente e consapevole. Cosa sacrosanta ed essenziale per il cristiano convinto e credente, cosa che del resto era contemplata e necessaria anche prima. Con il rischio però che questa interiorizzazione consapevole e intelligente, per le cause più svariate – non ultima quella di una sua superficiale e tutto sommato adesione tradizionale o di convenienza – ben presto venga sostituita da altre interiorizzazioni più allettanti, cosicché non rimane più nulla di “stampato” nella memoria, perché a memoria non si è mandato niente. Tra le formule che si dovevano memorizzare nel vecchio Catechismo, c’erano le sette opere di misericordia corporale e le sette opere di misericordia spirituale. Delle opere di misericordia corporale se ne parla ancora e molto, anche se non nella vecchia formula, (la fame e la sete nel mondo, la situazione nelle carceri, le più svariate situazioni di povertà delle persone, ecc.): essi fanno parte del discorso quotidiano della Chiesa e nelle chiese e nei media cattolici, meno mi sembra – se non per i suoi aspetti a sensazione e solo di “notizia” – nella comunicazione “laica”. Dimenticate invece o quasi le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare per i vivi e per i morti. Di ciascuna di esse, se n’è fatta un’opportuna iniziativa, in altrettante “prediche”, nella chiesa dei SS. Domenico e Francesco a Spoleto: iniziate il 29 giugno si concluderanno sabato 13 luglio. L’organizzazione è del Festival dei Due Mondi con la collaborazione del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Nell’ambito dello stesso Festival, ricordo di aver ascoltato, tanti anni fa, una predica di Girolamo Savonarola, proposta da un attore. In una chiesa affollatissima, sentimmo vibrare la fiera personalità del frate fiorentino, la sua forza, le sue denunce, il suo coraggio, la sua passione cristiana. Delle attuali “prediche” sulle opere di misericordia spirituale, ho avuto modo di leggere su Avvenire solo, per ora, quelle di mons. Rino Fisichella (29 giugno) e di suor Catherine Aubin (30 giugno). Sono testi affascinanti che enucleano il tema coniugandolo con il messaggio biblico ed evangelico e lo attualizzano nella dimensione quotidiana. «In ogni nostra azione, soprattutto quando in gioco vi è il senso della vita e il futuro che dobbiamo costruire, non sarebbe fuori luogo porre al termine della nostra riflessione un punto interrogativo. Ciò diventa obbligatorio quando per troppo tempo sono stati dati per ovvi e scontati alcuni contenuti del vivere sociale e pubblico», diceva mons. Fisichella. Il dubbio e le domande come responsabilità per il domani. Attenzione a coloro che “sanno di sapere”. Attenzione alla «categoria di persone di cultura, di chi fa politica, di chi studia la scienza, dei semi-sapienti, che credono di sapere, quando invece non sanno, e quindi ignorano di ignorare. Questi sono i più ignoranti, e soprattutto i discenti più difficile ai quali insegnare. A questa categoria appartiene ciascuno di noi», dice suor Catherine Aubin, che aggiunge: «la profondità di un uomo risiede nella sua capacità di accoglienza». Opere di misericordia spirituale da scambiarsi tra persone che si «aprono all’esigenza dell’altro e non fanno mancare la loro attiva partecipazione e condivisione». Prediche quanto mai attuali. NUOVO ACCORDO TRA PARLAMENTO, CONSIGLIO E COMMISSIONE EUROPEA Politica agricola comunitaria, conosciuta come Pac Mentre i nostri agricoltori si accingevano ad effettuare le operazioni di mietitura, che nella nostra regione coinvolgono circa 200.000 ettari, il 26 giugno 2013 il Parlamento europeo, il Consiglio dei ministri dell’UE e la Commissione europea raggiungevano un importante accordo sulla riforma della politica agricola comune (PAC) post 2013. Stiamo parlando di 908 miliardi di euro in 7 anni per l’UE. Questo accordo produrrà cambiamenti profondi: renderà i pagamenti diretti (contributi per ettaro) più equi e più verdi, rafforzerà la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare e darà alla Pac maggiore efficacia e trasparenza Queste decisioni rappresentano una risposta forte dell’Europa a 28 stati (il primo luglio ricordiamo è entrata anche la Croazia) alle sfide che pongono la sicurezza alimentare, i cambiamenti climatici, la crescita e l’occupazione nelle zone rurali. a.b. t e r r e l e m e n t a r i Soldi spicci di Silvano Sbarbati Un mio amico – il solito un po’ brontolone, su con l’età (purtroppo per lui e per chi lo deve ascoltare…) – mi segnala che ai tanti problemi della vita ordinaria se ne è aggiunto uno nuovo. Ovvero? Chiedo, sempre perplesso per il timore di avere risposte spiazzanti e problematiche. Ovvero che i soldi spicci non li vuole più nessuno. I soldi da uno, due, cinque centesimi, soprattutto. In fondo sono sempre soldi e qualcuno avrà pur faticato per guadagnarseli. Il problema, dice lui, è che ci vuole tempo a contarli, semmai si paga con mucchietto da centesimi uno o centesimi due. E allora? gli rimando. Allora qualche mio amico – risponde lui – si vergogna a fare la spesa con i mucchietti di centesimi. E allora? Insisto. Allora succede che quei centesimi “spicci” gli si accumula- no in casa e, giorno dopo giorno, restano visibili agli occhi e inutili per fare la spesa. Ma che razza di problema, taglio corto, c’è la crisi e tu mi parli di soldi “spicci”?. Già, mi parla di soldi “spicci”, e non sapendo che aggiungere si chiude in un silenzio imbarazzante, per me. Me ne dispiaccio e cerco di aggiungere qualche parola, ma quei centesimi piccoli piccoli, ammucchiati in qualche scatoletta o accartocciati per fare un euro mi girano intorno ai pensieri della domenica. È festa, gli dico, vai a spenderli in qualche sagra all’aperto, vedrai che lì… No. Neanche lì pare che siano contenti di averli per pagare. Certo, alla fine li prendono, ma non sono contenti, si capisce, ti guardano con un sorrisetto di commiserazione, come se, come se…? Come se fossi un poveraccio, sbotta il mio amico brontolone. E a nessuno piace apparire (e soprattutto essere) povero. È tutta una questione di immagine, gli rispondo, cercando di spostare il ragionamento sul cultural filosofico comunicativo. Macchè. Lui scuote la testa ma, e questo mi preoccupa, comincia a fare tintinnare nelle tasche gli spiccioli che porta con sé. Allora sbotto: “dàlli a me, che ci offriamo un caffè” e mi avvicino ad un bar. Ordino e vado a pagare. Alla cassa, guardano i centesimi che ho in mano e fanno le boccacce di chi non è contento a prenderli. Il mio amico, vicino a me, fa un ghigno soddisfatto, apre il portafoglio e con una carta da cinquanta euro paga i due caffè. Soddisfatto ma anche rimborsato con un bel resto di soldi “spicci”. Siamo tornati da capo. È un problema che non si risolve. Per fortuna il caffè è proprio buono e usciamo dal bar con un sapore piacevole che ci fa dimenticare l’amaro della… sconfitta degli “spicci”. arte VocedellaVallesina 14 luglio 2013 v V della 5 In tanti a Osimo per festeggiare il cinquantesimo di sacerdozio di don Filippo Pesaresi A San Leopardo serata di musica, poesia e ricordi Cinquantesimo di sacerdozio all’insegna dell’arte e della solidarietà. Così don Filippo Pesaresi, psicologo, psicoterapeuta e filosofo, ha voluto festeggiare il suo anniversario sabato 29 giugno alla Concattedrale di Osimo, luogo che lo ha visto iniziare a frequentare, ancora ragazzo, quella Parola di Dio messa poi al centro dell’esistenza. Dopo la presentazione di Silvano Piccinini, don Filippo, lungi dall’essere autoreferenziale, ha subito richiamato l’attenzione su Colui al quale tutto ha votato. E su Cristina Gobbi, la sua nipote prematuramente scomparsa nel 2009, che a Osimo è nata e ha operato. Anche Cristina c’era lì dentro. C’era nel ricordo di tutte le persone che l’hanno conosciuta. C’era nel suo impegno ecclesiale, sociale e professionale, di cui resta ancora viva memoria. E c’era nelle parole che ha scritto e che sono state raccolte in E il capitano issa la vela, diario un viaggio da lei fatto in Terra Santa nel 2007, presentato per l’occasione unitamente al minimo Diario Pa- lestinese, (volutamente così, con la minuscola) l’altro diario, quello del viaggio di suo zio Don Filippo negli stessi luoghi diciassette anni prima. Entrambi gli scritti, raccolti fronte-retro nello stesso libro, erano in libera distribuzione. Il ricavato delle offerte è stato destinato agli ambulatori di Tilonia e Puri in India, nei quali Cristina, dentista attiva anche nel settore della cooperazione internazionale, ha contribuito a organizzare studi odontoiatrici. I presenti sono stati inoltre omaggiati con un Concerto d’Organo del M° Andrea Freddini, che per l’occasione ha eseguito un repertorio inconsueto. A renderlo tale, esecuzioni di particolare difficoltà tecnica e la prima assoluta di Incontro culturale dei soci e degli amici del Circolo “C. Ferrini” Viaggio nella poesia alla ricerca della fede Per iniziativa del Circolo culturale “Contardo Ferrini”, prima della pausa estiva, si è tenuto il 29 giugno, presso la chiesa dell’Acquasanta un incontro sul tema della “Fede” in alcuni testi di poesia. Vi ha partecipato con interesse un bel gruppo di soci con familiari ed amici. Il presidente del Circolo, dott. Nazareno Santoni, cercando di far emergere l’anima dell’arte poetica, ha letto la poesia “La fede”di Trilussa, in dialetto romanesco; ha commentato il capolavoro di Jacopone da Todi, lo “Stabat Mater”, partecipando con commozione al dramma dell’Addolorata ed ha concluso il suo viaggio nella poesia alla ricerca della fede, con la sublime preghiera di San Bernardo alla Vergine (Dante, XXXIII canto del Paradiso). Ma, nel corso della sua indagine, il presidente non ha tralasciato l’ironia e l’umorismo di poeti marchigiani come Cirilli, don Roberto Vigo e Aldo Fabrizi. Quest’ultimo, noto al pubblico come comico e non come poeta, amava raccontare gli eventi della vita quotidiana e scrivendo lasciava trasparire sempre note di affetto e di gratitudine nonostante i drammi e gli interrogativi esistenziali. La poesia, per chiunque si sia voluto cimentare in questo genere letterario, ha rappresentato una forma di creatività, un metodo, una via per esplorare il mondo che non si appaga facilmente... con le definizioni della fede. Come esplorare e parlare delle profondità del cuore e della terra trasmesse da una fugace luce? Trilussa amava dire: “Senza interrogativi la fede è bella così. Qualche interrogativo? Tienilo per te”. C’è chi si diletta a consultare la Bibbia e chi osserva la quotidianità che cambia sia in famiglia che nella vita sociale. Una malintesa libertà ha portato confusione! Alcuni autori sono più ancorati alla tradizione che alla realtà, come ricorda Jacopone da Todi nella preghiera di san Basilio: “L’umano è sempre lo stesso; anche dopo essere stati liberati nello spirito, non ci degniamo di avere compassione di chi si piega per l’elemosina”. Dante cerca di arrivare alla Sapienza attraverso l’amore per Beatrice, ma l’uomo non è preparato ad accogliere una gioia così grande. E la fede a volte è tremula come la fiamma flebile di una candela... Don Vittorio Magnanelli, assistente spirituale del Circolo “Ferrini”, è intervenuto sul problema del rapporto fra la fede e l’arte contemporanea: «Si è verificata una scissione profonda quando in realtà l’80% delle opere italiane appartengono all’ arte sacra. Si è economizzato un po’ su tutto in questi anni, ma l’appello agli artisti di ogni livello nella Cappella Sistina da parte di papa Paolo VI nel 1967, e quello recente di Benedetto XVI all’intero panorama della cultura, con l’aiuto e la collaborazione del Cardinale Ravasi, hanno gettato un ponte verso la speranza». Elisabetta Rocchetti Aurore Palestinesi (introduzioneandante-adagio), composizione del M° Freddini stesso, ispirata ai testi di don Filippo Pesaresi e Cristina Gobbi. Intercalate alle due parti del concerto, le presentazioni dei diari, proposte da Alberto Niccoli e Fabio Ciceroni, e le rispettive letture antologiche, offerte da Silvano Piccinini e Tiziana Dietrich. Una serata di alto livello, che ha regalato intensità spirituale, profondità etica e partecipate emozioni estetiche: approcci diversi, tutti squisitamente umani, per guardare sempre al medesimo Oltre. Grazie, Don Filippo! E ancora Auguri! Marco Bevilacqua Castelbellino Arte La 23^ edizione del Festival multidisciplinare Castelbellino Arte, diretto da Sandro Franconi, si apre con “Federico Garcia Lorca in Flamenco” (Guitarra Flamenca Juan Lorenzo attrice e ballerina Elena Presti), il 13 luglio, alle 21,15, presso il Teatro comunale B. Gigli. Il programma relativo alle arti visive si inaugura il 14 luglio con la mostra dedicata al maestro Omar Galliani dal titolo “Dal Cassetto dei miei disegni”, alle 17,30 presso Villa Coppetti. Il pittore è un esponente del gruppo degli Anacronisti, sostenuto da Maurizio Calvesi, che si richiamano a una cultura umanistica tipicamente italiana e che riformulano e contaminano iconografie e soggetti classici ammantando d’antico miti tipici della contemporaneità. L’originalità della mostra è presentare i disegni dell’autore, non certo secondari nel suo processo creativo. L’esposizione rimarrà aperta fino al 28 luglio (17,30-19,30). Alle 18,30 del giorno dell’inaugurazione, nel giardino della Villa, “Concerto nel Parco” con Maria Sole Mosconi al flauto e Michela Amici all’arpa. La 12 edizione del Premio Camerini, migliore canzone da film avrà luogo il 21 luglio. 6 v V della psicologiaesocietà VocedellaVallesina 14 luglio 2013 Lo psicologo in farmacia Sentinella del disagio Il presidente di Federfarma Ancona, Luigi Galatello Adamo, ha presentato il progetto “Lo psicologo in farmacia” portato avanti dalla responsabile Annamaria Quatrini, psicologa e psicoterapeuta. L’iniziativa, che durerà fino ad ottobre, vede la provincia di Ancona prima a livello italiano ad attivare in via sperimentale tale iniziativa che in molti territori è avviata in modo non organizzato e non in rete. Qui invece lo scopo è di dare un servizio in più al cittadino: una consulenza specifica. Il progetto coinvolge altre tre psicologhe (Clarice Orsi, Elisa Orsetti e Luisa Annibaldi) e vi aderiscono 10 farmacie in tutto il territorio provinciale. Un progetto mai proposto prima nelle Marche e di cui prevenzione, ascolto e sostegno sono le parole chiave. La figura dello psicologo si mette difatti a disposizione come consulente in quello che si rivela un sempre più forte punto di aggregazione per quanto riguarda le problematiche della salute: la farmacia. Gli incontri sono previsti inizialmente con cadenza mensile ma con possibilità di implemento in base ai riscontri, alle presenze e al gradimento da parte dei cittadini. Motivo che ha portato a questa iniziativa è stato il massiccio incremento di vendita di farmaci legati a problematiche psicologiche (su 200 cittadini-utenti che entrano in una farmacia, più del 30% richiede una consulenza in materia psicosomatica, psicologica o psicoterapica). Federfarma Ancona ha specificato inoltre che è già attivo e funziona il sito trovalafarmacia.it che riporterà a breve anche tutte le date e gli incontri con lo psicologo segnalando l’elenco delle farmacie aderenti a questo progetto. Nella Vallesina hanno aderito la farmacia Gianfranceschi di Castelplanio e Belardinelli di Cupramontana. 5 GIORNI DI VOLONTARIATO A RIPA BIANCA Custodi dell’area protetta Per cinque giorni, dall’8 al 12 luglio, la Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi accoglierà un gruppo di 30 ragazzi dai 13 ai 16 anni, che svolgeranno attività di volontariato per raccogliere fondi da destinare alle missioni salesiane in Africa. Sono i ragazzi del Gruppo Missionario Salesiano “Giovanni Paolo II” di Ancona che hanno scelto di dedicare una parte delle loro vacanze ad attività legate alla natura e al rispetto dell’ambiente diventando per qualche giorno i “custodi” dell’area protetta. Un campo estivo particolare seguito dal Centro Esperienza “Sergio Romagnoli” che vuole portare i ragazzi a conoscere gli ambienti della Riserva Ripa Bianca e, in maniera attiva e partecipata, a responsabilizzare verso tematiche ambientali, il rispetto della natura e la sostenibilità ambientale. I ragazzi svolgeranno principalmente attività di manutenzione della sentieristica e delle aree didattiche, un aiuto prezioso per la custodia della Riserva Naturale. Una bella esperienza, importante anche dal punto di vista della solidarietà visto che tutti i soldi raccolti andranno a finanziare una missione salesiana in africa. La collaborazione tra il Gruppo Missionario Salesiano di Ancona e la Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi è ormai arrivata al quinto anno, con presenze di ragazzi adolescenti provenienti da tutta Italia. Premio Vallesina e scuola Magnificat Da Gerusalemme alla Vallesina L’armonia e il suono dei giovani musicisti del Magnificat risuoneranno nelle Marche dal 15 al 20 luglio. Per iniziativa dell’Associazione Premio Vallesina onlus e con il coinvolgimento dell’Assemblea Legislativa delle Marche e dei comuni di Mondolfo, Rosora, Monsano e Cupramontana una piccola formazione della scuola di Gerusalemme si esibirà in alcuni centri della Regione. Il programma. 16 luglio alle 21,30 a Marotta presso il circolo Velico; 19 luglio a Monsano alle 18,30 presso la chiesa degli Aroli e il 20 luglio alle 21,30 a Cupramontana presso il chiostro San Lorenzo. Padre Armando terrà un concerto d’organo nella chiesa di San Michele Arcangelo di Rosora il 17 luglio alle 21. La mente e l’anima colloqui con lo psicologo Yhwh, chi era costui? di Federico Cardinali Ho preso un libretto in chiesa qualche domenica fa e vi ho trovato questa strana parola YHWH, senza nessuna spiegazione, e la cosa si ripete più volte. Io leggo la sua rubrica, lei mi dirà che non c’entra niente, ma ho deciso di scrivere per chiedere se lei mi sa dire qualcosa. Che significa? Eppure frequento regolarmente la chiesa, ma non ne ho mai sentito parlare. Mi chiedo se non ci stiamo complicando la vita tirando fuori parole nuove, o se invece è la mia ignoranza che mi fa sorprendere… Andrea Quando sono state aggiunte le vocali, c’era però la preoccupazione di ricordare al lettore che il nome di Dio non si doveva pronunciare. E per ottenere questo, i redattori hanno usato un trucco: hanno lasciato le consonanti della parola YHWH e al suo interno hanno inserito le vocali di un’altra parola, ’adonaj che significa Signore. Con un’ulteriore correzione, fatta sempre per evitare che, magari per sbaglio, s’iniziasse a pronunciare il nome di Dio: al posto della prima a di ’adonaj – che era anche la prima vocale della parola che non si doveva pronunciare (Yahwèh) – hanno messo una e: così la parola è diventata YeHoWaH. Per cui ogni volta che essi vedevano scritto YeHoWaH si ricordavano che dovevano leggere non Yahwèh, ma ’adonaj. un’altra caratteristica dell’alfabeto ebraico è che non ha le lettere minuscole. Per cui dovremmo scrivere YeHoWaH: con le consonanti maiuscole (come nell’alfabeto ebraico) e le vocali in minuscolo (dato che esse non ne fanno parte ‘ufficialmente’). Mi rendo conto, Andrea, che le ho dato tante informazioni e non vorrei averle fatto troppa confusione. Il mio tentativo è stato di aiutare lei, e chi come lei ha incontrato o incontrerà questo tetragramma (= quattro lettere), a comprendere il senso di una parola che oggi si tende ad usare anche nei libri di divulgazione religiosa. Caro Andrea, la nostra rubrica La mente e l’anima si muove tra psiOra però come cristiani possiamo cologia e spiritualità. Questo mi fa fare un passo avanti. È il passo avanpensare che se ne parliamo, non siamo proprio… fuori campo. Quindi ti che ci ha indicato Gesù. Lui non provo a risponderle. ci ha mai detto qual è il nome di Dio. Quella ‘strana’ parola non è altro Ora una curiosità. Se noi guardiamo Ci ha detto invece chi è Dio: Dio è che la trascrizione nel nostro alfa- la parola che è il risultato di quest’o- Padre. Il Padre suo e nostro. Ogni beto latino delle quattro lettere (= perazione (YeHoWaH), credo sia volta che ci parla, lui lo chiama protetragramma) che formano una pa- piuttosto facile vedere che da essa prio così: Padre. Anzi, lo chiama rola della lingua ebraica. È la parola trae origine la parola italiana Geova. Babbo (o Papà). E ci ha detto che che esprime il nome di Dio. Si leg- La parola, cioè, che usano i nostri anche noi ce lo dobbiamo chiamare: ge Yahwèh. Nella tradizione ebraica, fratelli cristiani Testimoni di Geova. “Padre nostro…”. Completando, così, però, questo nome non si poteva Essi infatti sostengono che Geova è quanto già avevamo ascoltato da pronunciare: dire il nome di Dio era il vero nome di Dio, in quanto così YHWH, tanto tempo prima: “Come considerato una mancanza di rispet- “è scritto nella Bibbia” – loro dico- una madre consola un figlio, così io to verso di Lui. no. Ma essi dimenticano che questa vi consolerò” (Isaia 66,13). parola nasce proprio da un errore A questo punto, Andrea, mi chieQuesta parola nasce da un verbo, nella lettura del testo ebraico. Forse do se non succeda, ogni tanto, che che significa esistere, esserci. Sta ad i primi che hanno usato questa pa- questo nostro Padre-e-Madre sorindicare che Dio è. rola non avevano capito, o non ne ride tra sé e sé vedendo come noi, Perché allora non scriviamo tutta la hanno tenuto conto, che la parola i suoi figli, ci mettiamo addirittura parola Yahwèh? Perché nell’antica Yehowah non ha nessun significato a litigare su quale sia il suo nome lingua ebraica – la lingua in cui ci proprio perché essa nasce da una ‘vero’: Yahwèh, Allàh, Geova, o chi è giunta la maggior parte del Primo semplice combinazione di lettere sa quanti altri… Se ci ha mandato il Testamento – si scrivevano soltanto che serviva soltanto a ricordare che Figlio perché potessimo finalmente le consonanti. Le vocali sono state non si doveva pronunciare il nome conoscerlo a fondo, credo proprio aggiunte successivamente, in epoca di Dio. che il nome giusto con cui lo possiapiù vicina a noi, per indicare la lettu- Possiamo dirci un’altra curiosità. mo chiamare è quello che Lui ci ha ra corretta delle parole. Anche oggi, Perché quando vogliamo scrivere indicato. Il nome con cui abbiamo nella scrittura normale, gli ebrei usa- la Parola Yahwèh non la scriviamo imparato a conoscere e chiamare le no soltanto le consonanti (salvo che per intero e in minuscolo, e conti- persone a noi più care, i nostri genella poesia e nei testi sacri). nuiamo a scrivere YHWH? Perché nitori. Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI Fondazione “G. Spontini” Per vivere bene “Non c’è limite d’età per vivere bene”. Questo è il motto che per il secondo anno consecutivo, con l’arrivo della bella stagione, ha guidato la Fondazione “G. Spontini” di Maiolati Spontini in collaborazione con ALMA Consulting, servizi per gli anziani, ad organizzare una uscita sul nostro amato territorio. Venerdì 6 giugno, un corposo numero di ospiti, accompagnati dai propri familiari e dagli operatori della struttura, si sono recati in uno dei luoghi più suggestivi mai creato dall’essere umano: il lago di Castreccioni di Cingoli. Una visita che ha permesso agli anziani residenti della struttura maiolatese di poter osservare dal vivo lo straordinario fenomeno della tracimazione della diga, dovuto al raggiungimento del massimo livello di riempimento del bacino idrico da quando esso è stato realizzato. Un giro panoramico completo dell’intera area intorno alla diga, immersa nella verde e rigogliosa campagna marchigiana, che si è concluso con un partecipato pranzo sociale nella suggestiva location del ristorante Paradiso del Lago. Un fascinoso luogo che ha contribuito ad amplificare sia il senso di piacevole convivialità tra i commensali che il benessere emotivo e affettivo vissuto dagli ospiti della Casa di riposo di Maiolati Spontini, cui anche quest’anno il positivo sodalizio tra la Fondazione “G. Spontini” ed ALMA Consulting ha permesso di esperire perché secondo noi “non c’è limite d’età per vivere bene”. pastorale VocedellaVallesina 14 luglio 2013 notiziebrevi La Giunta di Jesi sul San Nicolò La giunta di Jesi non approva il piano di recupero di iniziativa privata per l’edificio annesso alla chiesa di San Nicolò. Il Comitato per la valorizzazione dell’antica chiesa aveva presentato un suo progetto nel quale il comune dovrebbe acquisire la cappella interna dell’ex convento delle Suore Giuseppine e rendere fruibile interamente il San Nicolò. Ampi servizi sul Corriere Adriatico a pagina XI; su Il Messaggero a pag. 51 e su Il Resto del Carlino a pag. 16 nell’edizione di sabato 6 luglio 2013. In diretta dalla Gmg di Rio Il sito internet ufficiale della Chiesa Italiana www.chiesacattolica. it sarà aggiornato in diretta dal Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù. Dal 20 al 28 luglio uno staff di cinque giornalisti alloggiati all’Hotel Vila Mar a Copacabana seguirà le catechesi dei vescovi italiani ai giovani italiani. Tra di loro Cecilia Galatolo segnalata dall’Università Pontificia della Santa Croce dove frequenta dal 2011 la facoltà “Comunicazione Sociale”. Cecilia lo scorso anno ha collaborato con la redazione del settimanale diocesano “Voce della Vallesina” ed ha preso parte al master della Fisc in Sicilia di settembre 2012. 12 luglio: oratorio di San Giuseppe Venerdì 12 luglio alle 18 con una grande festa presso i locali parrocchiali, si concluderà il centro estivo organizzato dalla parrocchia San Giuseppe. Oltre ad una piccola recita dei bambini, sarà l’occasione per salutare Francesco Terna, il giovane animatore dell’oratorio “Don Bosco”, che il prossimo 17 luglio partirà per il Perù, per vivere un’esperienza di missione ad Encanada. 21 anni, bresciano, Francesco da tre anni svolge il suo servizio a San Giuseppe. «Da quando ho iniziato la mia attività con l’oratorio “Don Bosco” a Pesaro - ci racconta – ho desiderato vivere un momento di questo tipo». L’appuntamento è per venerdì 12 luglio: tutti sono invitati. Caritas Senigallia: test rapido «L’ambulatorio medico infermieristico del centro di solidarietà “Don Luigi Palazzolo”, gestito dalla Fondazione Caritas Senigallia onlus, è stato inserito in un progetto del ministero della salute per la sperimentazione di una diagnosi tempestiva dell’Aids attraverso un test rapido salivare.» Dal mensile di Caritas Italiana di marzo 2013, ne ha anche parlato la stampa locale. 50 anni di Cursillos in Italia «Domenica 23 giugno nel Duomo di Fermo è stato solennemente celebrato il 50° anniversario della presenza del movimento dei cursillos in Italia. È stata la diocesi di Fermo nel 1963 a proporre questa singolare esperienza dei cursillo in Italia, grazie a un giovane studente di ingegneria di Montegiorgio, Alberto Quinti.». Ampio articolo su L’Appennino Camerte, a pagina 19, del 28 giugno 2013. Affittasi seminario per carenza di vocazioni “Affittasi seminario per carenza di vocazioni” è il titolo di prima pagina del periodico “La Voce delle Marche” della diocesi di Fermo. La redazione dedica tanti servizi del numero del 7 luglio 2013 al tema delle vocazioni e dei sacerdoti tra cui una panoramica di come i ministri di culto vengono rappresentati nel cinema e in tv. Il direttore Nicola Del Gobbo invita a riscoprire la quotidianità di una vocazione che nasce dalla fede in Cristo. a cura di don Corrado Magnani [email protected] 7 14 luglio 2013 15a Domenica del tempo ordinario Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36) Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore dicendo: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù le disse: “Va e anche tu fa’ lo stesso”. Sa amare chi non ha nulla da perdere PREMESSA: Fa piacere proporre questo commento di Emmanuelle-Marie al vangelo di oggi, perché offre l’occasione per dire che la lettura col cuore della Parola di Dio (= lectio divina) prevede un momento in cui è importante, per cogliere il senso profondo della Parola di Dio che si sta meditando, ricordare insieme vari testi della Bibbia che si richiamano, per motivi vari, a vicenda. Allora - secondo un antico esempio dei monaci- “battendo insieme come pietre focaie” quelle parole, producono una scintilla, una luce: si illuminano, diventano vive e offrono al lettore verità inedite di Dio. Ma c’è un’altra “terra sacra” (Esodo 3,5) da visitare con stupore e con Spirito di discernimento, inoltrandoci nella quale ci viene data la possibilità di accogliere e di interpretare(= “esegesi”) la Parola di Dio che ci viene incontro. Ed è il mondo, questo nostro mondo: i fatti piccoli o grandi, cercati o imprevedibili, della nostra vita quotidiana. La nostra storia è una grande parabola, scritta non sulla pietra ma sulla carne dell’umanità, che ci nasconde e ci rivela il Mistero di Dio e dell’uomo. Il commento che segue ne è un esempio significativo. «“Un samaritano ebbe compassione” (Luca 10,33). Uno che non praticava la religione giusta, un eretico, un escluso, “Lumen fidei”, la luce della fede è la prima enciclica di papa Francesco del 29 giugno 2013 indirizzata ai vescovi, ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici. Tutti i quotidiani e gli organi di informazione ne danno notizia, spesso in prima pagina, nell’edizione di sabato 6 luglio. Il Sole 24 ore riporta un articolo di commento del teologo mons. Bruno Forte il quale si sofferma sulla mancanza dell’espressione “e a tutti gli uomini di buona volontà” che indica, secondo lui, la delicatezza del Papa nei confronti di quanti non credono. Settimanale di ispirazione cattolica della diocesi di Jesi fondato nel 1953 della La parola della domenica Dal Vangelo secondo Luca 10,25-37 In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: “Maestro, che devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “hai risposto bene; fa questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da La prima enciclica di papa Francesco Voce dellaVallesina v V Direttore responsabile Beatrice Testadiferro Comitato editoriale: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Lombardi Responsabile amministrativo Antonio Quaranta Proprietà: Diocesi di Jesi Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 comunque certo uno da cui non ci si poteva aspettare granché di buono. E lui ebbe compassione. In un dormitorio pubblico veniva ogni tanto una donna che viveva sulla strada. Non si lavava mai e puzzava al punto che perfino gli altri barboni si allontanavano da lei. Non parlava ma ogni tanto lanciava un urlo, a qualsiasi ora, rischiando di svegliare tutti. Non si coricava mai, ma restava dritta su una sedia. Una notte, il giovane psicologo di guardia, che già tante volte aveva provato a entrare in relazione con lei, era triste: aveva dovuto ricoverare la madre nel pomeriggio. Quella sera, troppo preoccupato per avviare una iniziativa terapeutica, pensava di essere inutile. A un certo punto si sentì abbracciare con tenerezza, una mano si posò sulla spalla, mentre una voce sconosciuta chi chiedeva perché stava così male. Era lei. Senza nemmeno accorgersi che era la prima volta in tanti mesi che questa donna parlava, si era trovato a piangere sulla sua spalla, a confidarle le sue preoccupazioni per la mamma. Solo lei aveva saputo venirgli incontro e scoprire la sua pena, nonostante fossero presenti altri operatori amici. “Chi di queste persone è stata il prossimo di quel giovane?; chi ha avuto compassione?”. Quella donna matta e disprezzata, che, come raccontò più tardi, quando ormai era in via di guarigione dopo questo suo gesto di compassione, era stata buttata fuori casa da suo marito, senza soldi, separata per sempre dai figli. Ma allora: è forse necessario vivere una situazione di sofferenza per essere in grado di lasciarsi toccare dalla fatica dell’altro?....L’amore esige una certa connaturalità. Chi soffre intuisce le difficoltà dell’altro più facilmente di chi non prova mai sofferenze. Ritrova nell’altro il proprio smarrimento, e lo può avvicinare senza paura, PERCHÈ NON HA PIÙ NIENTE DA PERDERE. Chi invece possiede molti beni (soldi, sicurezza, cultura, potere, riconoscimento sociale..) si china verso il povero, ma rimane lontano per la paura che suscita in lui quell’immagine di una umanità devastata. Fa la carità per tranquillizzare la sua buona coscienza, ma senza raggiungere l’altro, che così si sente umiliato. PER AMARE OCCORRE ESSERE LIBERI, RADICALMENTE POVERI.». Questa è la vera povertà che Gesù dichiara “beata”. Questa è la povertà radicale a cui Papa Francesco, con insistenza, richiama la Chiesa. Per una reale conversione. È stato detto: “Che cosa ci fanno i poveri con una chiesa più povera!?”. Evidentemente, qui siamo lontani dalla concezione di povertà secondo il Vangelo del Signore. notiziebrevi OGGI SPOSI 13 luglio:Giancarlo Maria Falcioni e Marta Bolognini a Tabano; 14 luglio: Stefano Manoni e Lucia Di Stefano a Moje. Composizione grafica Giampiero Barchiesi Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola Spedizione in abbonamento postale Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) A San Giovanni Battista La Messa festiva nella chiesa di San Giovanni Battista, nei mesi di luglio e di agosto, sarà alle 10 del mattino. È stata sospesa la celebrazione delle 11,30 per decisione del parroco mons. Attilio Pastori e del consiglio pastorale fino all’ultima domenica di agosto. Nei giorni feriali la Santa Messa è alle 8,30. Festa della Madonna del Carmelo Il 16 luglio, nella solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, le monache di Jesi invitano a prendere parte alle celebrazioni presso la chiesa di San Marco. La recita delle lodi è alle 6,50, a seguire la Santa Messa alle 7,15 e un’altra alle 11 con la supplica alla Madonna del Carmelo a mezzogiorno. La preghiera del pomeriggio inizia alle 17 con il vespro e il rosario e alle 18 la Santa Messa. La sera della vigilia, alle 21, i gruppi del Rinnovamento nello Spirito guidano la veglia mariana con adorazione. Il vescovo Rocconi celebrerà a San Marco alle 18 di domenica 14 luglio. Il numero è stato chiuso in redazione martedì 9 luglio alle 18 e stampato alle 6 del 10 luglio. Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Tel. 0731.208145, Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Codice fiscale 00285690426 Questo giornale è stampato su carta riciclata. Abbonamento annuo 35 euro di amicizia 50 euro sostenitore 100 euro 8 v V della inmemoria VocedellaVallesina 14 luglio 2013 All’Abbazia “Madonna della Scala” di Noci dal 29 luglio al 3 agosto Il gregoriano, preghiera cantata Su una collina del Comune di Noci pertorio gregoriano. Il programma (Bari), nella parte più elevata della completo del Corso 2013 comprenMurgia dei Trulli, sorge fra pini e de: lezioni sulle forme liturgicoalberi da frutto, l’Abbazia “Madon- musicali nella liturgia della Messa e na della Scala”, fondata dai monaci nell’Ufficio, a cura del liturgista prof. benedettini di Subiaco. Luogo di don Giulio Mejattini osb; un corso silenzio e di preghiera e centro di propedeutico alla Formazione; il lunga tradizione culturale, il mona- Corso fondamentale, a cura della stero ha promosso studi e ricerche prof. Anna Gabriella Caldaralo: nell’ambito della musica sacra e dei il Gregoriano-preghiera cantata, i canti liturgici. Per l’estate del 2013 manoscritti gregoriani, le princiha organizzato un Corso di Forma- pali fonti a stampa, il ritmo gregozione sulla Teoria e sulla Pratica del riano (testo e melodia); un corso Canto Gregoriano, che si svolgerà “avanzato” a cura della prof. Letizia nell’Abbazia dal 29 luglio al 3 ago- Butterin; un corso monografico sto. Il corso è diretto dal Maestro con esercitazioni pratiche sul remons. Alberto Turco, direttore della pertorio gregoriano, a cura del prof. Cappella Musicale della Cattedrale Alberto Turco; un corso di vocalità di Verona e dell’Istituto diocesano a cura della prof. Rosalia Schettini; di Musica Sacra Santa Cecilia, inse- opzionale la frequenza alle lezioni gnante di Canto Gregoriano presso di “Accompagnamento organistico i Pontifici Istituti di Musica Sacra, al canto gregoriano” (prof. Mafalda a Milano e a Roma, e autore di di- Baccaro). Il Corso di formazione è verse pubblicazioni di studi sul re- aperto a tutti coloro che amano la musica e il canto liturgico e a chi predilige il Gregoriano e con rinnovata sensibilità desideri approfondirne la conoscenza. Alla fine del Corso verrà rilasciato un Attestato di partecipazione. l’amore ai poveri e la vicinanza pastorale a tutte le realtà ecclesiali, specie nella promozione del laicato impegnato e della cura delle famiglie». Pochi mesi dopo aver lasciato l’incarico di vescovo che Papa Giovanni Paolo II, oggi beato, gli aveva affidato, chiese per iscritto al vescovo Todisco di essere seppellito nella cattedrale di Melfi, che, nella cripta sottostante la balaustra, conserva i resti mortali di altri vescovi illustri che hanno servito in passato la comunità diocesana. Un ampio servizio su “Il Quotidiano Vulture Melfese” del 5 luglio è stato realizzato da Franco Cacciatore. «Un umile fuori dall’ordinario. La scom- è tornata alla Casa del Padre, il giorno 31 maggio scorso, dopo una lunga e operosa giornata terrena, Note per la partecipazione La quota di iscrizione e di frequenza è di euro 100, di cui 30 da versare al momento dell’iscrizione sul C/C 14421705. La quota per la pensione completa (dal 29 luglio al 3 agosto) è di euro 35,00 al giorno. La ricevuta del C/C con la domanda di iscrizione (Nome, cognome, indirizzo) va spedita entro il 14 luglio a: Don Luigi Amaranto osb - Abbazia Madonna della Scala Zona B, 58 - 70015 NOCI (Bari). Tel. 080.4975838; tel/fax 080.4975839 Email: accoglienzaabbazialascala.it Ricordo Dopo non poche sofferenze sempre accettate con cristiana rassegnazione la mattina del 3 luglio è ritornato alla Casa del Padre mons. Vincenzo Cozzi, Vescovo emerito della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa. Mons. Cozzi era nato a Lauria il 26 novembre 1926. È stato ordinato sacerdote a Lauria il 18 giugno 1950. Parroco a Policastro Bussentino (SA), rettore del Seminario Diocesano, parroco a Lagonegro (PZ) e poi eletto Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa il 12 settembre del 1981 e consacrato Vescovo il 25 ottobre 1981. Ha guidato la diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa fino al 13 dicembre 2002. Ha scelto di vivere il resto della sua vita nella parrocchia di S. Michele Arcangelo in Trecchina collaborando attivamente con il parroco don Guido Barbella. Il quotidiano Avvenire ha ricordato la vita del vescovo emerito aggiungendo le espressioni di gratitudine del vescovo Todisco: «Ventuno anni di ministero episcopale hanno lasciato il segno con la sua paternità gioviale, In memoriam parsa del vescovo Vincenzo Cozzi e il dolore di tutta la sua comunità. Un linguaggio semplice, alla portata di tutti, ma sempre molto incisivo» è il titolo del lungo articolo che ripercorre la vita e il ministero del vescovo. Una delle sue caratteristiche era la modestia. «Il palazzo vescovile a lui appariva qualcosa di immenso – leggiamo – quasi il vivere lontano dalla gente, in un luogo nel quale poteva apparire privilegiato. E così preferì stabilirsi in un piccolo appartamento della Casa del Clero dove lui accoglieva tutti e a ogni ora. Nessuno andava via a mani vuote. La sua opera proseguì nel Palazzo Vescovile quando comprese che l’edificio sarebbe rimasto abbandonato senza la sua presenza. Si riservò alcune stanze adibendo il resto a Museo Diocesano e a Pinacoteca». Le parole di San Paolo scelte per il suo motto episcopale riassumono lo stile di vita di mons. Cozzi: “Consumerò me stesso per le vostre anime”. A cura del diac. Antonio Quaranta Maria Elisa Battistoni Massaccesi Ricordare la Signora Massaccesi è parlare della “S.Vincenzo”, poichè lei amava dire di essere stata “vincenziana” sin da bambina, in quanto nata in una famiglia dove l’esercizio della carità era prassi costante. Riandava con la memoria ai tempi durissimi del dopo-guerra e ricordava che i genitori non lasciavano mai nessuno andare a mani vuote di quanti bussavano allo loro casa. Con questo spirito caritativo e con le sue connaturali doti di delicatezza, sensibilità, dolcezza ed umanità è entrata fattivamente, per decenni, nella Società di S.Vincenzo de Paoli. Il suo campo operativo è stato quello della Conferenza del Duomo, prima Conferenza vincenziana in assoluto sorta a Jesi nel 1898 con il nome “Conferenza di S.Settimio”, patrono della città, poi aggregata, per unire le forze, a quelle delle parrocchie vicine di S.Pietro Apostolo e S.Giovanni Battista. A questa Conferenza, con altre consorelle, la signora Elisa ha dato tanta parte della sua vita, ne è stata a lungo la presidente, donandosi con amore, affetto e generosità in favore dei bisognosi, singoli o famiglie. Commoventi erano i suoi racconti riguardanti il suo rapporto con bambini ed anziani che trovava nelle famiglie in difficoltà , che trattava con amore, delicatezza, affabilità e con sorriso rassicurante. Negli anni ‘50-60’ in cui era aperto il carcere a Jesi, unica tra i vincenziani jesini e forte dall’incoraggiamento da parte del vescovo di allora Mons. Pardini, ha portato una parola di conforto e solidarietà cristiana in mezzo ai detenuti. Nei periodi di degenza in ospedale, frequenti in questi ultimi anni, era lei a donare sempre forza, incoraggiamento, conforto e speranza alle ammalate vicine di stanza. è stata a lungo vice-presidente del Consiglio Centrale di Jesi prima e poi, a seguito del rinnovato statuto dell’Associazione, del Consiglio Centrale di Jesi, Ancona e Senigallia. Ma la Signora Maria Elisa è vissuta anche con spirito francescano, operando con presenza fattiva nel Terz’Ordine di San Francesco. Prezioso il suo aiuto dato, fino al declino delle forze fisiche, in Caritas jesina, sempre collaboratrice attenta, assidua del suo Direttore. Il suo sostentamento spirituale a tanta operosità era Gesù nell’Eucaristia: nella preghiera e alla presenza quotidiana davanti al SS. Sacramento presso la Chiesa dell’Adorazione. Da questa sosta eucaristica traeva aiuto e forza per testimoniare, con le parole e le opere, il Vangelo della carità negli ambienti in cui è vissuta ed ha operato. Lascia un esempio luminoso, ai figli e nipoti che tanto ha amato ed ai vincenziani tutti, di una vita improntata ai valori umani e cristiani da raccogliere e tramandare. Rita Mattoli e Alberto Massaccesi Voce della Vallesina Per i ricordi delle persone care 0731.208145 Ricordo 2-6-1923 2-7-2013 Nicolina Bruni Gabrielloni “PORTAMI IN CIELO!” “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”(2 Tim.4,7). Con la parola dell’apostolo Paolo, Alessandro Gabrielloni del “Cammino neocatecumenale”, la sera del 3 luglio, ha presentato ai fedeli che gremivano la chiesa di San Seba- stiano, la figura della madre, Nicolina Bruni, che il Signore ha chiamato a Sé per donarle il suo amore e la sua pace. Insieme ai figli, ai nipoti e agli amici, tanta la gente del quartiere Prato e della comunità parrocchiale che conosceva bene Nicolina e ora veniva a darle l’ultimo saluto con un “arrivederci”. Don Vittorio Magnanelli, don Gianni Giuliani e padre Saverio hanno concelebrato la Liturgia funebre presieduta dal parroco, don Giovanni Rossi. Commentando il versetto del Vangelo che riporta l’invocazione di Gesù al Padre, “Ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli...” (Mt 11,25), il parroco ha evidenziato la semplicità e l’umiltà di Nicolina, donna fedele a Cristo e alla Chiesa, che lavorava e pregava rivolgendo lo sguardo alle “cose di lassù...”. Un invito per tutti a contemplare e a vivere il “mistero pasquale” di Cristo: «La morte non è l’ultima parola, perché il Risorto ha vinto la morte e ha donato a noi la Vita». Nicolina, legata da sincero affetto alla numerosa famiglia, partecipava intensamente alla loro vita e quando il nipote Paolo fece la scelta della consacrazione al Signore entrando nell’Ordine francescano dei Frati Minori, lei ne fu veramente felice. Comunicava volentieri con tutti e alla vigilia della morte ha riconosciuto il parroco che veniva a portarle l’Olio santo. I canti di risurrezione, intonati da Stefano Mariani al suono della chitarra, hanno animato la Santa Messa coinvolgendo l’assemblea nella lode e nella gioia. Vivere il rito funebre come una festa, in una prospettiva di fede, non è un’offesa al dolore di chi ha perduto un parente o un amico, anzi è motivo di speranza e preludio dell’incontro con Dio nella luce della Gerusalemme celeste. Prima della Benedizione finale alcuni nipoti hanno rivolto un pensiero e un saluto alla nonna. Marta e suo fratello Sandro la ricordano così: «Ognuno di noi conserva dentro di sé una specifica immagine, una situazione, un momento condiviso con nonna. Non si può definire una persona con aggettivi generici..... C’è chi la ricorderà come donna lavoratrice nei campi, chi come cuoca imbattibile per le lasagne o il fritto, chi come amica di tante chiacchierate o di giocate a carte, chi come madre o come nonna. L’immagine di nonna era quella di Nicolina seduta vicino al suo amato termosifone ad osservare ciò che accadeva fuori...Non sfuggiva nulla al suo occhio: quella finestra rappresentava tutto il suo mondo. Si sentiva sola e quando andavamo a trovarla, era felice. Cara nonna, negli ultimi momenti in ospedale, quando soffrivi tanto, hai saputo comunque regalarci dei grandi sorrisi. Ti si illuminava il viso quando vedevi i tuoi nipoti. E ti ricorderemo così: la nonna che ci guarda dall’alto, dalla finestra più grande di tutte e ci sorride. Ciao, nonna. Buon viaggio!». Maria Crisafulli indiocesi VocedellaVallesina 14 luglio 2013 v V della 9 Testimonianza dal 35° pellegrinaggio a piedi Jesi-Loreto: 42 chilometri in una notte di cammino e di preghiera «Più cantavo e più avevo forza, e sono arrivata» L’anno 2012-2013 è l’Anno della Fede e, anche dalle parole del Vescovo Gerardo nell’omelia, la sera di sabato 15 giugno sin da subito chiara è l’equazione di Fede e Cammino. Aver fede è camminare, niente di più, niente meno che superare la notte e la fatica ogni volta verso la nascita di un nuovo giorno. E davvero, una volta arrivati sotto la santa Casa di Loreto, sembra quasi che l’alba di quel giorno debba un po’ della sua bellezza anche alla nostra fatica. Sono certa che tutti noi, quasi 300 anime, camminavamo sulla scorta dell’immagine di papa Francesco, itinerante ed instancabile. Maggiore della sorpresa, fu la forza trasmessaci dall’ascolto delle sue parole pronunciate nella notte del precedente cammino Macerata - Loreto. A confronto eravamo molti meno che al pellegrinaggio di CL di Macerata, ma i km tanti di più; 42 km fanno una maratona, e, per molti di noi, quei 14 chilometri in più facevano la differenza. Anche l’allenatore Roberto Mancini, non sarebbe stato certo del risultato - così quando viene a salutarci in chiesa alla partenza da borgo Minonna. Il Vescovo Gerardo celebra la S. Messa e partiamo. Tra le spighe di grano ancora incerte tra il verde e l’oro, il volto sorridente di don Gerardo è stato l’ultimo a salutarci prima della notte. Puntuale con la sua pandina, ci sarebbe venuto a prendere quando tutti, ognuno a modo suo, ce l’avevano fatta. È in corso l’anno della Fede, ed avere fede è camminare verso Casa. “Canta e cammina. Canta e cammina” - diceva sant’Agostino. All’inizio pensavo che avrei dovuto risparmiare il fiato, invece, più cantavo e pregavo, più avevo la forza di fare altri passi. Ognuno per la strada portava con sé i suoi cari, le sue gioie e pene, sostenendoci a vicenda. Abbiamo ascoltato testimonianze e racconti di vita: in quella notte, eravamo tutti soltanto dei pellegrini in cammino, la vecchina e il giovane, un padre con sua figlia, due amiche e ogni uomo a tutte le latitudini del globo. Grazie a tutti: a chi portava il microfono, la croce, o il carrellino, che ci hanno guidato. Agli uomini della protezione civile, a Giovannino e a chi da 35 anni sostiene e porta avanti l’organizzazione del pellegrinaggio Jesi-Loreto. Giulia Falaschi Esercizi spirituali dei Cursillos di cristianità della diocesi di Jesi Dio al primo posto nella vita Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio. E damme fede dritta, speranza certa e caritade perfetta, senno e cognoscimento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen” Questa la preghiera rivolta da Francesco d’Assisi al Crocifisso di san Damiano. Al centro c’è l’Altissimo e glorioso Dio, al quale Francesco chiede per sé ciò che è secondo la volontà del Signore: la fede, la speranza, la carità e il discernimento per poter mettere in pratica il comandamento dell’amore. Della preghiera come “rapporto intimo con Dio” e di “Francesco, uomo fatto preghiera”, ha parlato il 7 luglio nel convento de “La Romita”, a Cupramontana, il diacono Michele Massaccio, dei Frati Minori, ad una trentina di partecipanti agli esercizi spirituali (6 - 7 luglio) organizzati dal Movimento dei Cursillos per il 2013. La chiesa e il convento, che risalgono al 1300, non sono soltanto “monumenti” restaurati da visitare, ma pulsano di nuova vita grazie alla presenza di alcuni Frati Minori che si alternano nella preghiera, nel servizio liturgico e nella gestione del convento: due sacerdoti anziani, padre Antonio Simoncini e padre Stanislao; due giovani diaconi, frà Rudi e frà Michele; un frate professo, Danilo, che richiamano nella verde vallata famiglie e gruppi dei pa- radioDuomo SenigalliainBlu•95,2Mhz esi vicini. Sul “mistero pasquale”, di morte e risurrezione, si è soffermato, nella giornata di sabato, frà Danilo, presentando attraverso la lettura meditata del vangelo di Giovanni le attese, le speranze, i turbamenti dei discepoli e delle discepole dopo la morte di Gesù, la tomba vuota... e poi l’approdo alla fede in Cristo Risorto. La domenica è stata interamente dedicata alla preghiera con due meditazioni di frà Michele e con la celebrazione della Santa Messa. Come pregava Francesco? Come preghiamo noi, di solito? Dopo aver chiesto la grazia di sentire nell’ anima e nel corpo il dolore della passione e l’amore per Cesù, ricevuto il dono, Francesco scrive le “Lodi di Dio Altissimo”: «Tutte le preghiere di Francesco - afferma frà Michele - cominciano con un “Tu”. Oggi siamo portati a pensare alle nostre cose, non a Dio, e facciamo preghiere di richiesta e di intercessione; per Francesco la preghiera principale era quella di lode, che ci ricorda chi è Dio per noi. Poi viene il rendimento di grazie, che Francesco ha messo alla fine della Regola (c. XXIII). Loda Dio per la creazione e per l’Incarnazione di Cristo che ci ha redenti con il suo Sangue. Dio al primo posto nella vita!». Leggendo “Il Cantico delle creature” frà Michele ha sottolineato che in realtà non è solo poesia, ma “una canzone per annunciare il Vangelo perché nella natura Francesco vedeva solo Dio”. Ha celebrato la Santa Messa, animata dai canti liturgici di un coro di giovani, don Mario Massaccio. Il diacono Michele, dopo la proclamazione del Vangelo (Lc10,1-12. 17-20), ha rivolto all’assemblea un messaggio significativo non solo per il gruppo dei Cursillos, ma per tutti i cristiani, consacrati dal Battesimo e mandati ad annunciare il Regno di Dio: «Gesù manda i 72 discepoli non per annunciare se stessi, ma l’opera di Dio; e noi siamo chiamati a portare l’amore, la pace, la gioia anche alle nuove generazioni e a ringraziare il Salvatore facendo della preghiera la vita e della vita una preghiera». All’ora del pranzo non è mancata la condivisione di idee ed esperienze insieme alla varietà di menù “al sacco” e al biondo Verdicchio; e nel pomeriggio, a sorpresa, una passeggiata fra i boschi, in francescana letizia, meditando con la guida di frà Rudi i misteri della Gloria. L’ultima meditazione sulla preghiera francescana delle origini “Sentire la vita e la passione di Cristo” ha provocato un vivace dibattito da cui è emerso che l’esempio dei Santi deve indurci ad ascoltare la Parola di Dio e a vivere una vita eucaristica per crescere nella fede e nell’intimità con Dio. Il mini-corso si è concluso con l’adorazione dell’Eucaristia. Tutte le mattine alle 7,06 e in replica alle 24,00 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle 12,30 e alle19,03 Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20 Maria Crisafulli 10 v V della indiocesi VocedellaVallesina 14 luglio 2013 Parrocchia Sant’Antonio Abate: il centro estivo per bambini e ragazzi Tanti impegni per non perdere tempo Bambine e fanciulli, genitori e nonni, animatrici ed educatori si sono ritrovati venerdì 5 luglio per una sorta di cerimonia di chiusura della VI edizione del Centro Estivo che per quattro settimane ha riempito gli spazi interni ed esterni della Parrocchia di S. Antonio Abate di un numero considerevole di giovanissimi. Sono stati una settantina i fanciulli che, sotto il controllo vigile di alcuni volontari e la coordinazione di giovani esperti, hanno trascorso parte delle loro vacanze estive all’aria aperta o, nelle giornate di tempo inclemente, nei locali parrocchiali; una partecipazione così numerosa che ha gratificato coloro che hanno gravitato attorno al Centro estivo. Nelle 4 settimane (il Centro ha iniziato la sua attività all’indomani della conclusione dell’anno scolastico, vale a dire il 10 giugno scorso) che hanno preceduto la chiusura di venerdì, i bambini e le bambine “hanno potuto sperimentare molteplici attività - ci dice Daniel Felciani, educatore del Csi - le ragazze, seguite da Velma Capecci e Rita Pesaresi, si sono dedicate principalmente all’arte del ricamo e del cucito, mentre i ragazzi, sotto la guida di educatori del Centro Sportivo sono stati impegnati in attività ginnico/ludiche”. Ma nel mese di “vacanza” nell’area della parrocchia maschietti e femminucce non si sono limitati a questi esercizi; nei pomeriggi, infatti, sono stati attivati laboratori come quello guidato dalla ceramista Anna Rita Moretti che ha spiegato ai ragazzi l’arte di manipolare l’argilla; Matteo Martelli, invece, ha coinvolto i giovanissimi nell’arte del disegno mentre Sara, dello staff educativo di “Volere Volare” li ha intrattenuti con balli di gruppo. Insomma, quattro settimane piene di impegni che hanno concesso poco riposo ai ragazzi, sempre più uniti tra loro; giorni e giorni vissuti assieme che hanno rinforzato il vincolo dell’amicizia non solo tra i residenti nell’ambito parrocchiale, ma anche tra coloro i genitori dei quali hanno scelto il Centro di Sant’Antonio Abate per far trascorrere la prima parte delle vacanze estive. Vacanze che però non si interrompono con la chiusura del Centro; dall’8 luglio scorso, infatti, seppure limitatamente alle ore pomeridiane (dalle 16,30 alle 19,30) nel bel complesso annesso alla Parrocchia di Borgo Minonna sarà riaperto l’Oratorio S. Antonio Abate al quale sono ammessi ragazzi e ragazze dai 6 ai 14 anni. Questi saranno accompagnati da volontari ed esperti nelle attività sportive, giochi di gruppo e laboratori. Per ritornare al 6° Centro Estivo non possiamo non sottolineare la soddisfazione del parroco don Giuseppe Quagliani per i risultati ottenuti; consensi sottolineati dal numero dei partecipanti e dalle espressioni di compiacimento ricevute dallo stesso sacerdote, così come dalle persone a lui vicine. Sedulio Brazzini Nelle immagini allegate la foto ricordo del pomeriggio di chiusura della VI edizione del Centro Estivo nella Parrocchia di S. Antonio Abate. Sono ritratti: i bambini e le bambine partecipanti al centro estivo, alcuni loro genitori, gli animatori e il parroco, don Giuseppe. Indulgenze per la Giornata Mondiale della Gioventù Un decreto reso pubblico il 9 luglio, a firma del Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore e del Vescovo Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria Apostolica, informa che Papa Francesco concede ai fedeli il dono delle Indulgenze in occasione della “XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù”, che verrà celebrata a Rio de Janeiro (Brasile), dal 22 al 29 luglio. I giovani e tutti i fedeli possono fruire del dono dell’indulgenza plenaria, una volta al giorno alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice) ed anche applicabile a modo di suffragio alle anime dei fedeli defunti, per i fedeli veramente pentiti e contriti, che devotamente parteciperanno ai sacri riti e pii esercizi che si svolgeranno a Rio de Janeiro. I fedeli legittimamente impediti potranno ottenere l’Indulgenza plenaria purché, con il proposito di filiale sottomissione al Romano Pontefice, partecipino spiritualmente alle sacre funzioni nei giorni determinati, purché seguano questi stessi riti e pii esercizi mentre si svolgono, tramite televisione e radio o, sempre con la dovuta devozione, attraverso i nuovi mezzi della comunicazione sociale. Si concede l’Indulgenza parziale ai fedeli, ovunque si trovino durante il predetto incontro, ogniqualvolta, almeno con animo contrito, eleveranno fervide preghiere a Dio, concludendo con la preghiera ufficiale della Giornata Mondiale della Gioventù, e devote invocazioni alla Beata Vergine Maria, Regina del Brasile, sotto il titolo di “Nossa Senhora da Conceiçao Aparecida”, nonché agli altri Patroni e Intercessori del medesimo incontro, affinché stimolino i giovani a rafforzarsi nella Fede e a condurre una vita santa. Affinché poi i fedeli possano più facilmente farsi partecipi di questi celesti doni, i sacerdoti, legittimamente approvati per l’ascolto delle confessioni sacramentali, con animo pronto e generoso si prestino a riceverle e propongano ai fedeli pubbliche preghiere, per il buon esito della stessa “Giornata Mondiale della Gioventù”. Fai Jesi e Vallesina: grande interesse per la visita guidata nel centro cittadino Palazzi e scaloni storici aperti alla città Grande successo di partecipazione, più di 130 persone provenienti da Jesi e dalla Vallesina, per l’iniziativa “Alla scoperta degli antichi scaloni di Jesi” del Fai – Fondo Ambiente Italiano – delegazione di Ancona e gruppo di Jesi e Vallesina che si è svolta nella serata del 5 luglio. Molto interesse ha suscitato l’apertura della casa-museo Colocci appena risistemata con gli arredi originali. Gli organizzatori si scusano per alcuni piccoli disagi dovuti all’attesa per visitare la casa dal momento che i visitatori sono stati divisi in piccoli gruppi. Sono stati aperti gli ingressi e gli scaloni dei palazzi Pianetti, Mereghi, Ripanti Nuovo e Vecchio e palazzo Malatesta. Queste residenze, poste nelle vie del centro storico, sono state costruite tra la fine del 1700 e gli inizi dell’800. Il Palazzo Ripanti è stato sede dell’antico ospedale di Santa Lucia risalente al XVI secolo ed è stato acquisito dal conte Emilio Ripanti nel 1724. Il coordinatore del gruppo Fai di Jesi e Vallesina Luca Tombari ringrazia l’amministrazione comunale per aver creduto nel progetto che è stato promosso per il secondo anno consecutivo, evidenzia la grande disponibilità dello staff comunale prima e durante la manifestazione, l’avvocato Avitabile per aver concesso il primo piano del palazzo Colocci dove è stato allestito un rinfresco a fine tour per tutti i partecipanti e il bar Imperiale che ha curato il “fresco saluto”. Tombari esprime un sentito ringraziamento a tutti i proprietari dei palazzi coinvolti per la grande disponibilità ad accogliere così tante persone e alle guide turistiche che si sono messe a servizio della manifestazione. Nella foto, l’ingresso di Palazzo Ripanti Nuovo in piazza Federico II a Jesi. Il saggio della Scuola di Danza e Wellness “Èlite” Alfa e Omega di una storia di salvezza Solo musica e danza per raccontare una “storia di salvezza” tutta d’un fiato, dall’inizio alla fine, in un tripudio senza tregua di movimenti, luci, colori, età: bambini, adolescenti, giovani. Una storia che, tra i confini dell’alfa e dell’omega, dell’inizio e della fine, illustra via via il compimento del suo corso nella nascita, nella vita, nella passione morte e resurrezione di Gesù. Una storia che raggiunge tutti, credenti e non, col dardo di due emozioni forti e comuni: lo stupore di fronte al mistero della vita e dell’universo e il desiderio che la vita, l’amore, la bellezza, la bontà abbiano la meglio sul male e sulla distruzione. Nella tarda serata del 30 giugno, sul palcoscenico del Moriconi, affollatissimo, il saggio “L’Alfa e l’Omega” della Scuola di Danza e Wellness “Èlite” di San Marcello ha sintetizzato così, con eccellenza, il Dio dell’Apocalisse, lo stupore delle origini e il desiderio d’infinito, di vita. Quasi una trentina le danze di diverso tipo e livello messe in scena, tutte articolate con costumi ricercati e bellissime coreografie. Dalla Creazione (Luce /Buio, Il Cielo, Acqua, Fiori, Stelle, Sole, Luna, Uomo) al Giardino dell’Eden (Il Serpente), a Caino e Abele, Noè (Il Diluvio, Calma e pace tra Dio e l’Uomo, L’Arcobaleno: segno dell’alleanza), Abramo (La promessa della discendenza), Giuseppe il Sognatore (Il sogno del Faraone: l’abbondanza; Il so- gno del Faraone: la carestia), Mosè: la promessa della terra (Le piaghe e la fuga dall’Egitto), Cristo: la promessa della salvezza (La Nascita, La Morte, La Resurrezione). Paola Cocola regione VocedellaVallesina 14 luglio 2013 v V della 11 Osimo: mostra ‘Da Rubens a Maratta’ e altre meraviglie Splendori barocchi nelle Marche Non si può riuscire a visitare Osimo nello spazio di poche ore. Non è una cittadina da turismo mordie-fuggi, sia perché ha molto da offrire in arte e cultura, sia perché non si resta indifferenti al fascino della sua discreta, armoniosa bellezza. Appartata, ma non lontana dalle grandi vie di comunicazione e sulla rotta di uno dei più interessanti itinerari turistici delle Marche, si distende a balconata su un colle verde tra le valli dell’Aspio e del Musone. Dall’alto lo sguardo si spinge lontano oltre campi verdi ben disegnati fino al mare. È una città a dimensione di uomo, dove si sosta piacevolmente in qualsiasi stagione; nei caffè all’aperto o nelle chiese, negli atri e nei cortili degli antichi palazzi, nei musei e nell’ombroso parco pubblico. Ci si può addentrare in stradine segrete per scoprire negozi e graziose boutiques: si troverà dappertutto un posto tranquillo per fermarsi e guardarsi attorno. Il traffico delle metropoli è del tutto ignorato. Posteggiata la macchina ai piedi del colle, una cremagliera e una scala mobile, con vista panoramica, permettono di raggiungere il centro in pochi minuti. Liberi poi di andare dove si vuole, sicuri di trovare dappertutto gentilezza e affabilità. Cento opere di grandi Maestri Quest’anno Osimo è sede di un DAL 1923 evento artistico di rilevanza internazionale: la mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, ‘Da Rubens a Maratta’. Inaugurata il 29 giugno e visitabile fino a metà dicembre, espone opere provenienti da luoghi diversi della regione dove lavorò un gran numero di artisti che, nati nelle Marche o provenienti da città diverse d’Italia e d’Europa, lasciarono importanti testimonianze nella regione. Fu abbondantissima la produzione pure nel breve arco di circa mezzo secolo. Si ricorda, primo fra i grandi mecenati, il cardinale Antonio Maria Gallo che, appoggiato dal papa Sisto V, commissionò opere per chiese e santuari. Di questo famoso personaggio è in mostra un ritratto del Pomarancio. L’artista ha fissato sulla tela un’espressione severa e penetrante che fa intuire un carattere forte e deciso. Meno ‘grintoso’ appare il Cardinale in un’altra immagine posta a sigillo di una tela da lui commissionata a Guido Reni per il Duomo di Osimo: la ‘Trinità con Madonna di Loreto’. Sono più di cento le opere esposte a Palazzo Campana e al Museo Civico: non solo di pittura, ma anche di scultura, oreficeria e manifattura tessile. Una trentina gli artisti presentati: P.P. Rubens, innanzi tutto, di cui sono da ammirare un immenso arazzo di fat- tura fiamminga lumeggiato da fili d’oro e d’argento e una tavola, ‘La continenza di Scipione’, dove è esaltato il caldo, soffice tonalismo che caratterizza la sua pittura. Soprattutto di carattere sacro sono le tavole esposte: del senese Francesco Vanni, dei bolognesi Guido Reni, Lionello Spada, Domenichino; del pisano Pomarancio, del ferrarese Guercino, del romano Ghezzi, del calabrese Mattia Preti e ancora, ma non sono tutti, di G.B. Salvi (il ‘Sassoferrato’), di Gentileschi, Vouet, Solimena, Cantarini, eccezionale ritrattista, Brandi. È di quest’ultimo una cruda rappresentazione di ‘S. Dionigi decollato’ a cui per contrasto può fare riscontro una sdrammatizzata, composta rappresentazione Barberini’. L’eclettico Maratta di ‘Giuditta e Oloferne’ del Sasso- realizzò anche, in collaborazioferrato. Di tema simile è un ‘Davi- ne con il romano Mario Dei Fiode e Golia’ del Domenichino, dove ri, un dipinto su vetro, ‘Estate’: l’eroe biblico è raffigurato come un tripudio di rose e di rotondità uno splendido giovane che avanza di paffuti amorini che giocano trionfante trascinando una testa all’ombra di un curioso parasole. gigantesca. Ancora di carattere sacro, ma con elementi di originalità, …E molto altro ancora sono una veristica ‘Circoncisione’ Se la permanenza ad Osimo si di Gentileschi, un commovente ‘S. protrae oltre lo spazio di una matSebastiano’ di G. Reni sullo sfondo tinata o di un pomeriggio resta aldi una marina rosata con due vele tro da vedere. Le grotte, ad esemal vento, una ‘Madonna dell’in- pio, visitabili solo in parte. Sono salata’ di L. Spada; una affollata, un centinaio, estese sotto tutta la animata scena di G.F. Guerrieri in città, comunicanti o a volte inter‘S. Carlo Borromeo e il bambino rotte da frane o muri divisori. Le più antiche furono scavate dai Pinato cieco’. Non mancano alcuni soggetti ceni intorno al 9° secolo A.C., poi profani o letterari: come ‘Rug- dai Romani e oltre, snodandosi gero e Angelica’ del parmense G. sotto gli edifici che venivano man Lanfranco; ‘Venere e Cupido’ di mano costruiti. Furono utilizzaV. Berrettoni che raffigura una te durante assedi e guerre, fino a dea dell’amore in taglia extra lar- tempi recenti, come rifugi segreti: ge, una sinistra ‘Negromante’, con per questo non esiste documentasimboli esoterici, del romano A. zione a riguardo. Caroselli, autore del quale piace- Imperdibile è una visita alla Basirebbe sapere di più visto che ebbe lica di S. Giuseppe da Copertino, singolari esperienze di vita. Pitto- il semplice, ubbidiente, umilissire autodidatta, fu anche restaura- mo frate francescano che si alzava tore e persino falsario. in volo nel rapimento dell’estasi. Particolarmente ampia è la se- Consapevole della sua mancanza zione dedicata a Carlo Maratta. di cultura, ma desideroso di apNato a Camerano nel 1625, pro- prendere, è stato scelto per le sue tetto dal papa Alessandro VII e particolari virtù come protettore formato alla scuola dei più grandi degli aviatori e degli studenti un pittori del ‘500, produsse un gran po’ ‘somarelli’. Nella cripta della numero di opere di soggetto reli- chiesa, dove si conserva un piccolo gioso e ritratti straordinariamen- organo ad ance sul quale egli comte espressivi: come quello di Ga- poneva gentili madrigali alla Masparo Marcaccione proveniente donna, il suo corpo riposa accanto da una collezione privata di Jesi; a quello di altri santi. Su uno dei come il ‘Ritratto di Gentiluomo’, sarcofagi si può notare una singonobile e distaccato, o l’altero, ari- lare ‘Adorazione dei Magi’, raffigustocratico ‘Cardinale Antonio rati con il berretto frigio. Si tratta Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it forse di una contaminazione con il culto pagano del dio Mitra del quale il berretto frigio era uno degli attributi. Accanto al Duomo duecentesco, dove è da ammirare l’armonia di stili diversi, è il Battistero. Fa sgranare gli occhi il fastoso soffitto a cassettoni dipinto da due valenti pittori jesini, Antonino Sarti e Marcantonio Aquilini. Al centro è un monumentale fonte battesimale in bronzo realizzato dal recanatese T. Iacometti. Purtroppo è stato oltraggiato dal furto di una delle statue delle virtù che lo adornano. Se non si è ancora stanchi si può fugacemente dare uno sguardo al teatro ‘La Fenice’, sicuramente uno dei più eleganti delle Marche, ma purtroppo non in attività; o continuare la visita al Museo Civico. Opere di notevole interesse anche qui: la scultura di una ‘Madonna con bambino’ di anonimo scultore duecentesco marchigiano, ma forse di scuola normanna o borgognona; una serie di quadri di pittori barocchi fra cui una ‘Adorazione dei pastori’, con un tenerissimo Gesù Bambino, del Ridolfi e un ‘S. Francesco’ del Guercino e inoltre un curioso, antico fantoccio della Quintana scherzosamente soprannominato ‘Pagabuffi’ e infine una serie di figurine da presepio, di fattura ottocentesca, commissionata ad un artigiano leccese, L. Guacci, da un collezionista, Aldo Rinaldoni, che, in costume regionale, si fece riprodurre con sua moglie fra i pastori. Prima di ripartire, un ultimo sguardo al panorama fino all’orizzonte azzurro del mare. Davvero chi cerca la pura bellezza, qui può trovarla. Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Foto: Il soffitto del Battistero; il piccolo organo ad ance di S. Giuseppe da Copertino; il romantico balcone di un antico palazzo: figurine del presepio artigianale di L. Guacci 12 v V della arte VocedellaVallesina 14 luglio 2013 Scuola Musicale ‘G.B. Pergolesi’ e Treatroluce: prosa e musica in scena In lieta compagnia nell’antica taverna Scuola Musicale ‘G.B. Pergolesi’ e ‘Teatroluce’ insieme al Pergolesi, il 29 giugno, in “Vino, mujeres y canciones”, spettacolo appositamente ideato per accostare le diverse discipline artistiche delle due formazioni. Occorreva un ‘trait d’union’ fra i numerosi numeri musicali da presentare. Il Teatroluce lo ha trovato inventando un’ambientazione originale: una antica taverna in cui si incontrano gruppi di amici per passare piacevolmente il tempo raccontando storie d’altri tempi. Tra una pausa e l’altra degli ‘ameni conversari’ come in un cabaret si inserivano i saggi musicali di uno stuolo di giovani interpreti; strumentisti diversi, cantanti lirici, un ‘Coro di voci bianche’ e un complesso: la Piccola Orchestra “G. Bigi”. Non si scherzava con gli autori: grandi nomi come quelli di L.V. Beethoven, Verdi, Bizet, Sibelius, Mascagni, Pergolesi, Mozart, Strauss, Shostakovic, Piazzolla, ma impegnativi anche alcuni autori anonimi medievali. Tutti gli studenti, anche i giovanissimi, hanno affrontato con sicurezza la loro prova, animando piacevolmente uno spettacolo scorrevole e ben costruito della durata di un solo lungo atto. Dagli attori del Teatroluce sono state scelte tre brevi novelle di Boccaccio. Famosa la prima, ‘Chichibio e la gru’; meno le altre tratte da quelle della prima e della sesta giornata del ‘Decamerone’. Si narra in una di ‘un buon uomo assai ricco più di denari che di senno’ che riesce a denunciare con schietta ingenuità l’ipocrisia di un frate inquisitore abituato a spillare soldi ai ricchi. Dell’altra è protagonista una donna molto generosa delle sue grazie, Madonna Filippa, che convince i giudici ad assolverla dall’accusa di adulterio con una pronta, maliziosa risposta. Sarebbe da credere che questa ‘storia boccaccesca’ abbia suggerito ad Edoardo Scarfoglio il racconto ‘Il processo di Frine’ da cui venne tratto un famoso episodio del film ‘Altri tempi’ nel quale, come molti ricorderanno, in una situazione simile venne coniata la piccante definizione di ‘maggiorata fisica’. Elencare i nomi di tutti gli interpreti della scuola musicale e della compagnia teatrale è un’impresa: tanti sono quanti, si fa per dire, quelli dei santi di mezzo calendario. Ugualmente difficile è distinguere i gradi di bravura in saggi comunque brevi. Necessario perciò limitarsi a segnalare qualcuno, riservando comunque un elogio alla preparazione di tutti. Buone promesse sembrano le voci di Federica Priscilla Nicodemo, Antonella Zallocco, Katia David, Nadia Borgognoni; i pianisti Anna Rosati, Angela Angelillo, Andrea Paladini, Consuelo Polonara, Sa- Dal 12 luglio la Sagra della Crescia sul Panaro. Grazie al sindaco Pittori Castelplanio, è qui la festa con tutto il paese Quest’anno fuochi d’artificio (solo metaforici) a Castelplanio, che festeggia il 40° anniversario della tradizionale Sagra della crescia sul panaro, istituita nel 1974 da un centrale organizzata dalla Pro Loco, l’attività del 2013 è a tutto campo, a partire dagli appuntamenti messi in cantiere nel primo trimestre alla Vineria comunale e al Teatro co- gruppo di compaesani che volevano anima- munale con tornei di burraco (due edizioni), re l’estate con una manifestazione che chia- “Invito alla lettura-Il piacere di scoprire nuovi masse a raccolta l’intero paese per offrire a percorsi” con Fabiana Taddeucci, libraia e tutti un’occasione di svago all’insegna dello scrittrice di Lucca, una commedia in dialetto stare allegramente insieme con qualcosa locale della compagnia teatrale di Montecadi appetitoso da gustare davanti a un buon rotto Sorrisi condivisi dal titolo “Il professor bicchiere di verdicchio. L’idea si è rivelata Merlino e la magia del sellerone”, che ha fatto felice e da allora, di anno in anno, il proget- registrare il tutto esaurito al botteghino, con to ha fatto strada, è cresciuto di pari passo biglietto d’ingresso a costo veramente popoall’impegno dispiegato dalla popolazione, lare (5,00 euro). Inoltre, c’è stato l’incontroincontrando ogni volta il consenso dei citta- omaggio con la pittrice Simona Bramati, illudini stessi e dei visitatori. stre concittadina. Da ultimo, il socio Marco Per celebrare degnamente la ricorrenza, la Palmolella ha svolto un’apprezzata e partesagra si svolge in due week end lunghi (dal 12 cipata conferenza sul compositore Gaspare al 14 luglio e poi dal 19 al 21 luglio), sei gior- Spontini. ni complessivamente in luogo dei quattro de- Altro evento, il raduno delle Fiat 500 di dogli ultimi anni. In programma, tanta musica, menica 7 aprile con la chiassosa e colorata intrattenimento per adulti e bambini, mostre, adesione di un centinaio di appassionati della lancio delle mongolfiere di carta e, soprattut- mitica vetturetta che hanno scorrazzato in to, la famosa crescia castelplanese. parata su e giù per le colline degli spettacoSe la crescia sul panaro è la manifestazione lari Castelli di Jesi. Un successo annunciato con l’immancabile conclusione a tavola nel consueto incontro conviviale di Moie di Maiolati Spontini, versante Pozzetto. Da citare anche la collaborazione con la parrocchia di San Sebastiano martire in coincidenza con la Festa del Patrono del 24 aprile. Dopo la Crescia sul panaro e lo stop di agosto, l’attività riprenderà in Vineria e al Teatro nel quarto trimestre con altre proposte, compresi i classici appuntamenti del periodo natalizio, come la Tombolata, gli Auguri in musica, ecc. Inoltre, la Pro Loco funge da supporto alle manifestazioni organizzate dal Comune e dalle altre associazioni cittadine che, di volta in volta, ne chiedano la collaborazione. Un sentito encomio, per chiudere, ai concittadini che contribuiscono con la loro attività di volontariato alla realizzazione delle iniziative. E un grazie speciale al Sindaco Luciano Pittori che sappiamo essere vicinissimo alla Pro Loco con la mente e con il cuore e anche con atti concreti, come è avvenuto pure di recente con l’assegnazione - oltre all’annuale contributo economico - di locali, assolutamente necessari per il deposito delle attrezzature di cui l’Associazione continua a dotarsi (quest’anno sono stati acquistati altri 25 tavoli e 50 panche, oltre a gazebo e tendoni che torneranno particolarmente utili nelle attività gastronomiche all’aperto come, appunto, la Sagra della crescia sul panaro che sarà inaugurata venerdì 12 luglio). Adriano Santelli verio Santoni; il folto gruppo dei chitarristi e quello più ridotto dei flautisti, clarinettisti, violinisti. Da aggiungere la bella nidiata di ‘voci bianche’, ben addestrate dal M° Michele Quagliani e la Piccola Orchestra “G. Bigi”, composta quasi esclusivamente da strumenti ad arco, diretta dal M° Stefano Campolucci. Dieci gli attori del Teatroluce, alcuni in formazione, altri già esperti. Sono Diana Maria Rotariu, Giada Lancioni, Marco Maltempi, Claudia Buonanno, Elisa Radicioni, Stefano Ballarini, Consuelo Cecchini, Claudia Cingolani, Andrea Rango, Letizia Catani. Applausi a profusione per tutti. Bella esperienza per gli interpreti e successo di uno spettacolo che è stato anche una festa della gioventù. Un motivo in più, questo, per chiedere il bis. Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Castelplanio: in oratorio tra arte e realtà Antiche sculture Lo scorso Febbraio “Viva l’Oratorio” di Castelplanio ha concluso il progetto dal titolo “Viaggio tra arte e realtà” grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Il progetto comprendeva una fase teorica dove si raccontava e, con il nuovo computer, si mostrava ai ragazzi come l’arte varia tra i vari continenti. Nella fase pratica i ragazzi hanno riproposto le forme che più li hanno colpiti. Nell’angolo multimediale che con il contributo è stato creato abbiamo potuto ammirare opere d’arte dell’Asia, Africa, America ed Europa. Le opere che più di tutte hanno colpito i ragazzi sono una caraffa tripode ed una coppa provenienti dall’Asia del 2300 a.c., una scultura muliebre africana di epoca sconosciuta, le urne cinerarie egiziane ed una caraffa antropomorfa di epoca Maya. Le bambine delle elementari hanno realizzato figure zoomorfe del 2400 a.c. che, secondo i testi, avevano fine propiziatorio. Sarà possibile vedere le opere il 20 e 21 luglio alla 40° edizione della Sagra della Crescia sul Panaro di Castelplanio nella zona dedicata a laboratori ceramici. “Viva l’Oratorio” ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che ha reso possibile il progetto. Anna Rita Moretti economia VocedellaVallesina 14 luglio 2013 v V della 13 Dall’onorevole Piergiorgio Carrescia sulla lettera della settimana scorsa dell’imprenditore Paccusse Le aziende meritano attenzione. provvedimenti del Governo Ho letto con grande attenzione l’appello, pubblicato sull’ultimo numero di “Voce della Vallesina”, dell’imprenditore Francesco Paccusse che avanza forti critiche al sistema bancario e chiede interventi dello Stato a garanzia dell’accesso al credito alle imprese. Il “grido di rabbia e disperazione” è rivolto genericamente a tutti i politici e, nel mio piccolo, provo a dargli una risposta certo non esaustiva ma dovuta per il rispetto che si deve ad ogni cittadino. Il sig. Paccusse lamenta sia lo scarso interesse a “salvare l’economia” da parte delle Banche “che hanno il potere” sia la loro ritrosia a concedere crediti. Quest’ultimo aspetto risponde al vero; il primo mi convince un po’ meno perché il default di un sistema Paese investe ed interessa anche e soprattutto quello bancario. Se l’economia non va, nemmeno le Banche fanno utili, ripartiscono dividendi e benefit vari, falliscono la loro mission! Sul primo punto occorre una riflessione più approfondita. È innegabile che il perdurare della crisi finanziaria dal 2007 in poi, ha comportato nel sistema bancario italiano forti tensioni sia sul versante della provvista sia su quello del capitale. Le difficoltà degli Istituti bancari hanno fatto sì che, al maggior fabbisogno di credito da parte dell’imprese, in una fase di recessione economica, non abbia fatto seguito un adeguato aumento dei fondi messi a disposizione. Ricordiamo che a fine 2011 il sistema-Italia era a rischio default/rimborso con un differenziale fra i titoli di Stato italiani con quelli tedeschi a livelli inaccettabili. Il default avrebbe significato anche quello delle banche che detengono grosse quantità di titoli di Stato. Al sistema bancario italiano, in quella fase, era venuto a mancare, anche per la debolezza del quadro politico, la fiducia e il sostegno del circuito finanziario internazionale. A causa di questa crisi di liquidità, l’approvvigionamento delle grandi banche italiane era potuto avvenire solo sul mercato interno e a costi elevati. In tale contesto l’in- tervento successivo della BCE è stato provvidenziale e, di fatto, ha scongiurato il totale credit crunch raffreddando, nel contempo, il costo del denaro. Ma oltre a questo contesto di crisi, il rapporto Banche-piccole imprese ha trovato difficoltà per l’entrata in vigore delle disposizioni in materia di accantonamenti patrimoniali stabilite dall’Accordo Basilea 2–3 che ha indotto un ulteriore rischio di razionamento del credito per le imprese meno “bancabili” e formalmente con profili di rischio più elevati, quali tipicamente sono le nostre piccole imprese. Per la valutazione del rischio di credito, è noto che le banche utilizzano metodi diversi di calcolo tenendo conto di vari indicatori. Maggiore è il rischio che assume la banca, più alta deve essere la quota capitale accantonata dalla banca stessa e quindi più elevato è il tasso applicato al prenditore. È questo il meccanismo che provoca l’effetto restrittivo nei confronti delle imprese in quanto le aziende con minore “qualità creditizia” (tipicamente le piccole e medie imprese) rischiano di vedere peggiorare le condizioni praticate e ridotto il credito loro destinato. La soluzione non può però essere quella di uno Stato che si fa garante di ogni credito concesso dalle Banche come propone il sig. Paccusse. Già oggi le movimentazioni di denaro, il regolare utilizzo, il rispetto delle regole sono assicurate dalla Banca d’Italia. Non si può neppure, come è chiesto dall’imprenditore, obbligare una banca a prestare soldi. Non possiamo passare da un’economia di mercato a una statalizzazione del sistema bancario. Semmai, nel rapporto tra banche e piccole imprese, deve diventare sempre più importante il ruolo dei Consorzi di garanzia per assicurare una mitigazione del rischio e un minore assorbimento di capitale, a vantaggio di una più favorevole valutazione della richiesta di affidamento. Le Cooperative di garanzia sono veri e propri intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia, hanno una solida struttura di garanzia e una significativa presenza sui territori, sono in grado di offrire ai soci maggior potere negoziale e miglior rating per garantire prestiti e finanziamenti all’impresa; hanno anche la possibilità di garantire il credito a breve con un effetto di maggiore liquidità e minori costi. I Confidi hanno la capacità di rilasciare, per i finanziamenti che verranno concessi ai propri soci/consorziati dalla Banca convenzionata, garanzie irrevocabili ed escutibili a prima richiesta, in modo che le stesse possano essere riconosciute come strumento di mitigazione del rischio di credito in applicazione delle regole stabilite dalla convenzione “Basilea 2”. Su un altro punto sono invece d’accordo con Paccusse: le Banche hanno la loro responsabilità in questa crisi! Hanno spesso finanziato anche chi non aveva “merito creditizio” e hanno utilizzato le risorse provenienti dal sostegno europeo per risistemare la propria situazione di bilancio e non per prestarlo alle imprese. Cosa può fare “la politica”? La criticità denunciata, la mancanza di liquidità delle imprese, potrebbe trovare miglioramento ad esempio con una moratoria/dilazione dei debiti verso Equitalia, una rimodulazione dell’IMU sui beni strumentali, un regime di defiscalizzazione per nuove assunzioni, la riduzione del costo del lavoro. Uno dei parlamentari più bravi che in que- sti mesi alla Camera ho conosciuto è Yoram Gutgeld, noto economista vicino a Matteo Renzi. Gutgeld ha elaborato un documento intitolato “Il rilancio parte da sinistra (come far ridere i poveri senza far piangere i ricchi)” che fra i primi obiettivi pone proprio il sostegno alla patrimonializzazione e al credito per le imprese. Nel suo studio, segnala (e questo conforta l’analisi del sig. Paccusse) che in Italia la percentuale di richieste di credito approvate, in un raffronto 20112010, è diminuito del 26,87% a fronte di un -5,6% nell’Unione Europea; in sostanza che le Banche fanno poco credito. La ricetta che propone Gutgeld è logica, razionale, possibile: dare uno stimolo agli investimenti privati a breve delle PMI agendo sull’accesso al credito e sulle opportunità d’investimento in infrastrutture pubbliche, sul recupero di 50 miliardi di investimenti privati su 5 anni per riportare il loro contributo al PIL al livello pre-crisi (2007). Indica poi cinque puntuali Linee di azione: 1) facilitare l’accesso al credito per le PMI (potenziare il sistema dei fondi di garanzia del credito); 2) sbloccare i debiti della P.A. (velocizzare l’attuazione del D.L 35/2013 e valutarne l’estensione oltre 40 miliardi); 3) promuovere la patrimonializzazione delle PMI attraverso incentivi fiscali per gli utili reinvestiti e per nuovo capitale; 4) sostenere la capitalizzazione delle imprese italiane da parte di fondi pensione e assicurazioni; 5) promuovere investimenti privati in infrastrutture Pubbliche (agevolazione del project financing / project bond per «piccole opere»). I decreti legge del Governo Letta (pagamento dei debiti della P.A., Decreto “del fare”, quello sull’occupazione, quello sull’IMU ecc.), alcuni dei quali già convertiti dal Parlamento, sono un primo segnale ma gli effetti li potremo vedere solo fra qualche mese. Tagliare il costo del lavoro, fare sì che i lavoratori abbiano in busta paga più risorse perché pagano meno tasse deve essere, a mio avviso, l’obiettivo principale. Si rimetterebbe continua a pag. 14 www.citroen.it 4X4 QUANDO VUOI TU. 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Quattro eccezionali fornelli di altrettanti imprenditori della forchetta, in perfetto accordo, hanno dimostrato che con poco si può valorizzare molto. E il comune ha speso pressoché niente, salvo autorizzazione e un po’ di controllo del tutto. Vassoio pieno e accogliente. Qualità buona, seppure niente di eccezionale. Soprattutto porzioni dosate al punto di non permettere ad alcuno il delitto dello spreco. E lo dico non ironicamente, ma seriamente perché la quantità era sufficiente, ma non da dover avanzare! I più… famelici hanno giocato di pane. Distribuzione dei vassoi lenta da morire! Allegria di gruppo per tutti i gusti. Ma l’iniziativa offre lo spunto per una più opportuna riflessione. In questo caso è prevalsa al 100% l’iniziativa privata che – guarda caso – è andata a valorizzare quell’isola pedonale eccezionale che merita di essere sempre più valorizzata. Tornerà la notte bianca e tornerà la notte azzurra. E deve tornare anche la valorizzazione del primo tratto – quello dalla Banca popolare alla farmacia Moretti – con bancarelle se sarà necessario e se l’attuale sistemazione dovesse continuare a dare qualche problema. Fatto importante dell’aver l’amministrazione rinunciato in via definitiva al progetto di trasferire a Porta Valle il mercato del mercoledì e del sabato. Importante anche che le “povere” bancarelle di via N. Sauro siano state, finalmente, riassorbite nelle piazze e piazzette del centro storico, il nostro grande malato che, nonostante i tanti dottori al capezzale, rischia veramente molto se non arriva chi riuscirà a ridestarlo con una serie di iniziative di diverso livello. I negozi continuano a chiudere. E chiuderanno ancora di più per la nota pazza autorizzazione concessa dalla Regione al nuovo gigantesco super-mercato, premio alla Sadam per aver aperto le porte ai primi 400 disoccupati iesini (più indotto!) della crisi regnante. Bisogna ormai fare i conti con la cruda realtà di un commercio in costante diminuzione nel territorio storico tradizionale. Le vie per recuperare quanto si va perdendo sono tre. Prima: trovare il modo per incoraggiare attività di pregio, di specializzazione, di elite, di nicchia. Seconda: “inondare” il centro storico di iniziative promosse dal Comune e dai privati, naturalmente tutte adeguate all’ambiente, alla cultura, alle effettive esigenze della popolazione in generale o di classi della popolazione. Terza: recupero con facilitazioni ulteriori, delle antiche strutture dell’edilizia. Il programma di Jesi-estate ci prova, solo come momento contingente. Ma su questo penso che ci si debba ritornare. v.m. Le aziende meritano attenzione segue da pag. 13 in circolazione denaro per i consumi interni che sono scesi ai livelli del 1997 e si avvierebbe quel ciclo virtuoso che aumentando la domanda genera produzione e fa “girare l’economia”. Sostenere questo programma è un impegno che personalmente e pubblicamente mi assumo consapevole che problemi così rilevanti non possono essere risolti da un singolo parlamentare. È poi necessaria un’ampia condivisione del sistema politico e di quello bancario. Sono sempre più convinto che la politica debba star lontana dalle banche e i banchieri dalla politica ma è chiaro che a chi ha un mandato dagli elettori sta l’onere di creare le condizioni affinché le banche svolgano la funzione per la quale sono nate: favorire gli investimenti e lo sviluppo, fare credito e non profitti con operazioni meramente finanziarie. Mi auguro che il “grido di dolore” del sig. Paccusse sia raccolto anche da altri e che vi sia, senza giocare sui posizionamenti partitici e su quelli di Movimenti di protesta sterile e populista, la volontà condivisa di far rinascere il sorriso sia fra gli imprenditori che ogni giorno rischiano in proprio sia fra i lavoratori che soffrono grandemente questa pesante e troppo lunga crisi. Grazie quindi a “Voce” che ha lanciato una riflessione su un tema così importante e troppo spesso ai margini del dibattito politico. on. Piergiorgio Carrescia Riceviamo dal consigliere regionale Giancarli «Segnalerò in parlamento» Ho letto la lettera dell’imprenditore Francesco Paccusse pubblicata nell’ultimo numero. Voglio assicurare l’imprenditore che sui temi da lui posti, in questi ultimi periodi, ho avuto modo di ascoltare le notevoli preoccupazioni di tanti titolari di impresa del nostro territorio. Sono consapevole delle enormi difficoltà, delle situazioni pesantissime, e la Regione Marche ha cercato per quanto possibile di reperire maggiori risorse per i confidi e per le garanzie di finanziamento alle imprese. So però quanto è grande la dimensione del problema; ha quindi ragione Paccusse quando propone al governo una strategia e un percorso che coinvolga l’intero paese e che costringa le banche a muoversi con serietà ed efficacia. È per questa ragione, per questa mia condivisione, che provvederò a inviare la sua nota a chi di queste cose ha responsabilità in Italia, a partire dai parlamentari che si occupano di economia. Enzo Giancarli Consigliere regionale delle Marche La quarta tappa in Vallesina Il 24° Giro d’Italia femminile internazionale, la più importante manifestazione italiana di ciclismo femminile, ha attraversato la cittadina di Moie il 3 luglio scorso nel corso della quarta tappa, interamente marchigiana, di 137.2 chilometri, la più lunga della gara. Partenza da Monte San Vito alle 10.45 e arrivo a Castelfidardo intorno alle 14.45: un percorso ricco di storia, arte, cultura, bellezze paesaggistiche. Doppio appuntamento a Moie, in via Risorgimento: il primo, alle 11.30, proveniente da Jesi in direzione Fabriano. Poi il gruppo è tornato indietro ed ha nuovamente attraversato Moie alle ore 13.30 circa, destinazione Jesi, Santa Maria Nuova, Osimo, per concludersi a Castelfidardo. Vincitrice della tappa la maglia rosa Marianne Vos, fuoriclasse olandese, che ha preceduto Evelyn Stevens e la sudafricana Ashleigh Moolma. Grazie alla Regione Marche e alla Federazione Ciclistica Italiana, è stata offerta alla Vallesina una significativa opportunità di promozione del territorio e ai cittadini, appassionati e non, l’opportunità di seguire direttamente un evento sportivo di livello internazionale: 160 atlete in rappresentanza di dieci nazioni, campionesse mondiali ed olimpiche, tra cui le tre marchigiane Valentina Bastianelli, Jennifer Fiori e Sara Grifi. In gara 18 squadre, seguite da 80 automezzi e 40 moto, scortate dalla polizia stradale con una pattuglia di 30 agenti. Il 24° giro d’Italia femminile internazionale si è svolto dal 30 giugno al 7 luglio: otto tappe, il via da Giovinazzo, alle porte di Bari, con arrivo a Margherita di Savoia. Seconda tappa in Campania, a Pontecagnano Faiano, provincia di Salerno. Risalendo lo Stivale, la carovana rosa si è spostata in Molise, in provincia di Isernia, per la riedizione di una tappa già vista nel 2009, con partenza e arrivo a Cerro al Volturno. Dopo le Marche, tappa decisiva del Giro è stata la Liguria, dove le ragazze, partite da Varazze, si sono misurate col durissimo Monte Beigua, primo vero arrivo in quota della corsa. Si è chiusa quasi al confine con la Svizzera la due giorni di montagna del Giro: Terme di Premia-San Domenico. In Lombardia le ultime due tappe: a Corbetta 15 km di circuito per l’ultima chance a disposizione delle velociste del Giro, poi a Cremona per il gran finale. Tiziana Tobaldi Nella foto di Daniele Guerro, il passaggio del giro lungo via Risorgimento, a Moie, con tanti addobbi in rosa. Riceviamo dalla socia Archeoclub M. Cristina Zanotti San Marco, meraviglia del gotico In seguito al bell’articolo di Giuseppe Luconi, sul numero 19 di Voce a pagina 2, relativo alla lodevole iniziativa del Fai, che ha reso visitabile la Chiesa di San Marco domenica 19 giugno, vorremmo ricordare che noi soci dell’Archeoclub abbiamo, in passato, più volte dedicato la nostra attenzione al suddetto monumento. In particolare, la chiesa è stata oggetto di visite guidate il 28 maggio 1999 ed il 14 maggio del 2000, come documentato da “Jesi Oggi”, anno VIII, N.2, giugno del 2000, allo scopo di farne conoscere il patrimonio storico-artistico, ma anche di raccogliere fondi utili a restaurare la volta dell’abside, danneggiata da copiose infiltrazioni d’acqua piovana. L’umidità di risalita e l’inadeguatezza delle coperture sono state la croce di questa meraviglia del gotico, fin dalla fondazione. Tant’è che già nel 1450 erano stati richiesti dei sussidi dai conventuali, che la offi- ciavano, al Comune di Jesi per il suo restauro. In seguito all’interessamento dell’Archeoclub, che si è potuto giovare della sapiente collaborazione del compianto dott. Cherubini, che partecipò in prima persona alla conferenza organizzata in sede nel ‘99, ed alla rilettura della dispensa su San Marco realizzata dai soci, si poté giungere alla realizzazione dei lavori auspicati. Va ricordato in particolare che la cosa fu resa possibile dalla generosità della Cassa di Risparmio di Jesi che elargì i fondi necessari. Nella speranza che l’attenzione venga comunque e da chiunque mantenuta viva sulla nostra amata chiesa, ci auguriamo che il lavoro sinergico dei volontari di diversi enti morali possa scongiurare ulteriori danneggiamenti agli splendidi affreschi. Maria Cristina Zanotti, socia di Archeoclub d’Italia sezione di Jesi Riceviamo e pubblichiamo sulla sanità Medici dell’oncologia jesina Chi figli, chi figliastri? È vero che presso l’ospedale di Fabriano, per l’Unità Operativa di Oncologia, sarebbero occupati 7 medici e nell’ospedale di Senigallia 4?. È sicuramente vero, purtroppo, che a Jesi il personale medico dell’Unità di Oncologia presso l’ospedale “Carlo Urbani” è stato ridotto di una unità; per cui il dirigente medico responsabile dottor Luciano Giuliodori mi comunica che la mia visita già programmata per luglio, verrà posticipata a settembre. Lettera firmata Avevamo trattato del problema nel numero 23 con l’intervento del consigliere regionale Raffa- ele Bucciarelli il quale ha presentato un’interrogazione relativa alla copertura di un’unità di personale medico vacante presso il reparto di Oncologia dell’Ospedale “Carlo Urbani” di Jesi. L’Unità Operativa di Oncologia durante l’anno 2012 ha assistito 6000 persone in day ospital, 4500 malati con prestazioni ambulatoriali e 350 come nuovi pazienti. Il consigliere Bucciarelli chiedeva di conoscere con quali criteri viene assegnato il personale all’interno delle Aree Vaste e se è intenzione della Giunta regionale coprire il posto vacante ed i tempi di tale copertura. Speriamo che arrivino presto informazioni precise sport/tempolibero VocedellaVallesina 14 luglio 2013 Il memorial “Riccardo Giuliani” per Ail, Iom e Abste v V della 15 BASKET:Santiangeli rinnova il contratto per altri tre anni Quando sport e solidarietà si incontrano Coen nuovo coach dell’Aurora Basket Lo sport come occasione per ritrovarsi insieme, per ricordare un amico e fare del bene: tutto questo è il memorial “Riccardo Giuliani”, che venerdì scorso ha vissuto l’atto finale. La manifestazione – patrocinata dal Comune di Jesi - si è svolta presso il campo parrocchiale di San Sebastiano ed è giunta alla sua quinta edizione; ad organizzarla è il “Comitato Amici di Riccardo”, un gruppo di ragazzi animati dalla passione per lo sport, che in questo modo (e con altri eventi) hanno voluto ricordare il loro amico prematuramente scomparso dopo una grave malattia. Il ricavato del torneo è stato devoluto in beneficenza a tre associazioni che si occupano di ricerca e sostegno ai malati ematologici ed oncologici: l’Ail (Associazione italiana contro le Leucemie), lo Iom (Istituto Oncologico Marchigiano) e l’Abste (Associazione Bolognese per lo Studio dei Tumori Ematologici). Il risultato più importante dunque, sono stati i diecimila 263 euro raccolti durante il corso del torneo. Venerdì alla cerimonia conclusiva erano presenti, per ritirare la somma, il professor Pietro Leoni, rappresentante dell’Ail e primario di ematologia a Torrette; Anna Quaglieri, presidente dello Iom ed il pro- fessor Stefano Pileri, presidente dell’Abste. Molto commossa la famiglia di Riccardo. “Ringrazio tutti i ragazzi dell’organizzazione – ha detto la mamma, la signora Edda Giuliani – Per mezzo di voi Riccardo continua a vivere”. Presente anche Marco Polita, presidente della Jesina Calcio di cui Riccardo era un grande tifoso. Soddisfatti gli organizzatori. “Questa è la quinta edizione – ha spiegato Jacopo Nicolini – ed abbiamo sempre migliorato. I nostri obiettivi li abbiamo raggiunti: abbiamo aumentato la quota da destinare in beneficenza ed abbiamo ricordato nel migliore dei modi Riccardo. Quest anno gli sforzi sono stati molteplici: oltre al torneo di calciotto, è partito quello di basket, quello di burraco e quello di Playstation. Abbiamo ampliato il nostro pubblico partecipante. Tutto è riuscito bene, ogni sera abbiamo radunato oltre ottanta persone”. Per la cronaca ad aggiudicarsi il torneo di calciotto è stata la squadra del Sir Williams Pub, che in finale ha battuto la Bocciofila Jesina per 5 a 2, mentre il torneo di basket tre contro tre è andato al Basket 1984, che ha avuto la meglio sui Tiratori delle Steppe. Giuseppe Papadia Circolo Cittadino di Jesi, venerdì 12 luglio Serata di moda, costume e spettacolo Punto di riferimento della mondanità jesina, luogo di ritrovo per convegni, tornei di burraco, feste di fine anno e chiaramente tanto sport con il tennis. Il Circolo Cittadino di Jesi apre ora le porte anche alla moda con un evento che si terrà venerdì 12 luglio alle 21 e che mette al centro dell’attenzione il lusso, l’arte, la seduzione e la spettacolarizzazione. La manifestazione si terrà nel cuore della città, nel parco del Circolo Tennis che sarà allestito appositamente con tavoli a lume di candela per le autorità per ospitare un parterre d’onore degno dell’importanza della manifestazione e del luogo che la accoglie. Saranno cinquecento i posti a sedere e verranno ospitate aziende locali e sponsor che da sempre contribuiscono alla crescita del territorio. Un ulteriore segnale di vitalità di questa zona della provincia per dare al settore tessile, e di conseguenza a quello della moda, la giusta cassa di risonanza. Ma i veri protagonisti di questa serata saranno i brand che sfileranno in passerella annunciati e commentati dalla nota presentatrice Daniela Gurini. Nella realizzazione della serata verranno coinvolte anche le scuole di danza e artisti locali per radicare ancora di più un appuntamento che mira a diventare il vero momento dell’estate. Assicurato un futuro tranquillo al basket jesino, l’Aurora Basket ha scelto il suo nuovo tecnico: sarà Piero Coen a guidare gli arancioblu nella prossima stagione nel campionato Lega due Gold. Anconetano, capitano della Sicc Bpa che partendo dalla serie C arrivò fino alla serie A2, cittadino benemerito di Jesi, per Coen si tratta dunque di un gradito ritorno a casa. “Sono sempre stato uno di voi, un “aurorino” - ha detto il neo allenatore - e questo nuovo ruolo per me è il raggiungimento del più grande obiettivo che mi ero posto nel momento in cui ho deciso di intraprendere la carriera di allenatore”. Nella sua carriera da coach, Coen (nella foto di Candolfi, assieme all’amministratore unico, Lardinelli) ha trascinato in Lega due il San Severo ed nell’ultima stagione, è stato l’artefice della promozione in Lega due Silver del Recanati. “Piero Coen è l’uomo giusto in questa fase della storia del basket a Jesi – ha spiegato il presidente del comitato dei soci, Brunello Felicaldi - Con le sue caratteristiche tecniche ed umane egli incarna lo spirito irriducibile e l’entusiasmo dei tifosi jesini, la voglia di lottare fino alla fine che può contribuire a ricreare lo slancio e l’entusiasmo che da qualche tempo si sono affievoliti tra il pubblico degli appassionati”. Ora è tempo di pensare ai giocatori. I punti di riferimento saranno ancora il capitano Michele Maggioli ed il giovane Marco Santiangeli, che proprio nei giorni scorsi ha rinnovato il suo contratto con l’Aurora. Classe ‘91, nato a Matelica, Santiangeli ha firmato per alti tre anni, riducendosi notevolmente l’ingaggio. “Da quattro anni Jesi e l’Aurora rappresentano per me la seconda famiglia – ha confessato la guardia-ala, impegnata con la nazionale sperimentale in una tournée in Cina – Quest’anno voglio fare quel salto di qualità che non mi è riuscito l’anno scorso. Colgo l’occasione per ringraziare coach Pecchia per la fiducia accordatami nella parte finale di stagione. Dove mi aspetto i miglioramenti più importanti? A costo di essere ripetitivo: la difesa”. Giuseppe Papadia Moie: la partita di calcio a 5 per un giorno intero Musica, sport e prevenzione È tornata, venerdì 5 e sabato 6 luglio, al campo “David Brunori”, presso il parco Maria Montessori di Moie, la maratona calcistica a scopo benefico “La 24 ore de le Moje”, organizzata dal Centro giovanile parrocchiale “Don Bosco” in collaborazione con la Pro Loco Maiolati Spon- zi della Croce Rossa hanno proposto giotini, i gruppi giovanili di Avis e Croce Rossa chi e animazione per i bambini. Conteme l’associazione jesina “Amicizia a domici- poraneamente a questo, chi voleva poteva lio”, con il patrocinio dell’assessorato alle effettuare un test di prevenzione gratuito Politiche giovanili del Comune. “Veramen- della pressione-glicemia-colesterolemia te una bella iniziativa – ha commentato il a cura della Croce Rossa. Al termine della sindaco Giancarlo Carbini – che coinvolge maxi partita, conclusasi con la vittoria delnon solo i giovani ma persone di tutte le età la squadra dei Bianchi sulla squadra degli e crea le condizioni per stare bene insieme Arancioni per 227 goal a 222, i giocatori in comunità e fare beneficenza. Anche per che hanno preso parte alla competizione questo l’Amministrazione comunale dà la hanno potuto partecipare ad una grande massima collaborazione e partecipa scen- “spaghettata”, tutti insieme, in allegria, come nel tradizionale terzo tempo tipico del rugdendo in campo”. A dare il calcio d’inizio a questa undicesima by. Il risultato sportivo, in realtà è stato un edizione dell’evento, non è stata, come ne- aspetto secondario della manifestazione, gli anni passati, la squadra della parrocchia, visto lo scopo benefico della maratona. I ma quella dei vigili del fuoco che ha affron- partecipanti si sono sfidati con una media di 10 giocatori all’ora, circa 250 persone, tato la formazione Comunale. Nelle due serate si sono rispettivamente per far vincere tutti insieme la solidarietà esibiti due gruppi musicali: i Four Grams of a favore delle Missioni estere cappuccine, Donuts (il venerdì sera) e gli Acoustic Keys che stanno portando avanti da molti anni (il sabato sera). Nel pomeriggio del sabato, diversi progetti in Etiopia. dalle 16 alle 20, gli organizzatori e i ragazRiccardo Gigli 16 v V della attualità VocedellaVallesina 14 luglio 2013 Cupramontana: inaugurata con grande partecipazione la Casa delle Associazioni e il Podere Tufi in via Fossatelli «È il meglio del nostro paese che fa nascere speranza» Dalla criminalità organizzata ad una comunità alloggio e una fattoria sociale. Il Podere Tufi, in via Fossatelli 3 a Cupramontana, dopo essere stato fra le proprietà di Enrico Nicoletti, tesoriere della banda della Magliana, rinasce grazie ad un progetto di collaborazione fra il Comune di Cupramontana, le cooperative sociali Vivicare e Pani e Tulipani e Libera-Associazioni nomi e numeri contro le mafie. Venerdì 28 giugno alle 10.30 presso la nuova “Casa delle Associazioni” si è svolto il convegno, partecipatissimo, sul tema “Il Podere Tufi, dal bene confiscato al bene comune”. Si sono alternati Luigi Cerioni, sindaco di Cupramonta, Nicola Vannoni, presidente Vivicare e Paola Senesi, referente regionale Libera, che hanno presentato il progetto. Hanno portato il loro contributo Antonio Canzian, vicepresidente della Regione Marche, Franco Pesaresi, direttore Asp Ambito 9, Massimo Mari, direttore Dipartimento di Salute mentale di Jesi. La mattinata si è conclusa con la visita al Podere Tufi. Vent’anni fa il terreno, con una superficie di 28 mila metri quadrati su cui c’è un fabbricato rurale di 200 metri quadri, ora ristrutturato, venne sequestrato e confiscato ad Enrico Nicoletti, tesoriere della banda della Magliana. Oggi, grazie anche all’impegno comune con la cooperativa sociale Pane e Tulipani e di Libera, il progetto parte anche con l’organizzazione a Podere Tufi, per il secondo anno, dei campi di promossi dall’associazione. La collaborazione e l’integrazione tra istituzioni pubbliche e privato sociale consente così di restituire alla comunità un bene che faceva parte dell’economia della criminalità organizzata. Il sindaco nella sua relazione ha ricordato il lavoro svolto dall’anno 2002, quando il bene è stato assegnato al comune ed è iniziato il confronto tra le istituzioni per definire il progetto e i partner. «Abbiamo scoperto che qualche anno fa – ha detto il sindaco Cerio- ni - il gruppo Scout ha partecipato alle Giornate della legalità a Palermo e per questo abbiamo invitato i giovani a raccontarci la loro esperienza. Il problema della criminalità organizzata coinvolge tutta l’Italia, le infiltrazioni malavitose avvengono dove è più impensabile.» Nel corso della cerimonia è stato letto il messaggio arrivato dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha valorizzato il progetto e tutti coloro che lo hanno realizzato perché “rappresenta il meglio del nostro paese e fa nascere e crescere un segno di speranza». Il prefetto Alfonso Pironti ha evidenziato la vittoria dell’efficienza delle istituzioni troppo spesso criticate. «Non basta una buona legge, occorre che essa sia attuata. I tempi per eseguire l’iter burocratico dal sequestro al reimpiego sono lunghi, ma è importante concluderlo non tanto per sottrarre ai mafiosi il terreno ma quanto per restituirlo alle istituzioni e al territorio». Nicola Vannoni ha spiegato dettagliatamente le tappe dei percorso che hanno portato alla firma di un accordo tra il comune di Cupramontana e la cooperativa Vivicare alla quale il bene è stato assegnato in comodato per 15 anni. Il Comune di Cupramontana, sulla base di quanto previsto dalla legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, alla fine del 2009 ha stipulato una convezione con la cooperativa sociale Vivicare per la realizzazione di una comunità alloggio per persone con disagio psichico e di una fattoria sociale. La comunità alloggio è su due piani per 240 mq e dieci posti letto. L’investimento complessivo ha previsto il finanziamento del ministero dell’Interno per metà dell’importo e l’altra metà con un mutuo del comune alla Cassa Depositi e Prestiti che sarà rimborsato dalla Vivicare. Dopo il convegno, gli ospiti, le autorità e tanti cittadini si sono recati al Podere per il taglio del nastro e la visita della casa. L’auspicio è che possa diventare subito abitata e che prendano il via le attività della fattoria sociale e dell’orto biologico con cinquanta piante di olivo. Gli ospiti potranno vivere in un ambiente familiare e protetto, immerso nel verde, occuparsi dei lavori di manutenzione, di giardinaggio, di agricoltura e tornare a sperimentare una quotidianità piacevole. TESTIMONIANZA DEL GRUPPO SCOUT F.S.E. CUPRAMONTANA1 letta allA cerimonia del 28 giugno Bisognerebbe viverla, non si può raccontare La nostra testimonianza per la lotta contro le mafie inizia nel luglio 2009 a San Pio delle Camere, in provincia de L’Aquila. Era il momento dei saluti e non avevamo idea di quando e come ci saremmo potuti rivedere con quel calorosissimo gruppo scout di Palermo con cui avevamo condiviso una forte esperienza di servizio ai terremotati d’Abruzzo… finché il loro capo ci ha fatto una proposta, andarli a trovare in Sicilia; non come si potrebbe pensare per una vacanza, ma per fare insieme un’altra esperienza di servizio…. sulla Nave della Legalità. Ogni anno la “Fondazione Giovanni e Francesca Falcone” per la giornata del ricordo, il 23 maggio, organizza una manifestazione a Palermo, che coinvolge, tramite il Ministero dell’Istruzione, anche numerose scolaresche provenienti da tutta Italia, che hanno approfondito tematiche sulla lotta alla mafia. I ragazzi raggiungono Palermo viaggiando, durante la notte, sulle navi della Legalità in partenza da Civitavecchia e Napoli. L’idea c’era… ora dovevamo metterla in pratica! Ci siamo subito attivati collaborando con i capi palermitani per ottenere le necessarie autorizzazioni. Ed è così che trenta scout del Gruppo Cupramontana 1, ragazzi e ragazze dai 14 anni in su, sabato 22 maggio 2010, sul molo di Civitavecchia, hanno gestito l’imbarco e l’accoglienza di migliaia di ragazzi. Emozionante il discorso alla partenza del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, rivolto ai giovani partecipanti, con parole di saluto, di incoraggiamento e di vicinanza nella lotta alla mafia. L’indomani, nel porto di Palermo, ad accogliere le due Navi della Legalità, c’era un’incredibile comunità festante di palermitani e non, che con i loro sorrisi e i mille palloncini colorati lanciati in aria ci diceva: “Benvenuti nella nostra terra e grazie per voler camminare insieme a noi...” La giornata della Legalità a Palermo non si può raccontare, bisogna viverla per capirla. Il lungo corteo per le vie della città, il nostro sconcerto nel vedere i palazzi con le serrande volutamente abbassate, i ragazzi di tutte le età, orgogliosi di mostrare coloratissimi striscioni, cori, canti e danze contro la mafia, il toccante “Silenzio” suonato sotto l’albero simbolo di Falcone e della moglie, l’emozione ed il rispetto provati durante la visita all’aula bunker e poi la festa, i momenti di amicizia e di fratellanza con persone sconosciute con cui però quel giorno condividevamo lo stesso ideale, fino a quel momento lontano dalla nostra realtà quotidiana. Possiamo confermare che questa esperienza, anche se breve, è sicuramente rimasta in ognuno di noi partecipanti e siamo sicuri che è servita e servirà a rafforzare nei nostri cuori gli ideali di legalità e giustizia fondamentali in ogni paese civile. Sara Belardinelli