anno accademico 2013-2014
ANGELA COLLARINI
UNA DONNA INSEGNANTE NELL’EPOCA DEI LUMI
“combattere il pregiudizio che può fare la diversità del sesso”
(Guido Savini, 1786)
Testo di
Alessandro Leoncini
Grafica e impaginazione a cura di
Corrado Marianelli
Illustrazione in copertina a cura di
Rita Petti
Ringraziamenti
Gianna Alberi
Giuliano Catoni
Alessandro Ferrini
Monica Masti
Francesco Rinaldi
Aurora Savelli
Pubblicazione realizzata in collaborazione con:
Amministrazione Provinciale di Siena
Bancasciano
Contrada della Selva
Europe Direct Siena
In omaggio a Malala Yousafzai
Indice
◆ Presentazione del Rettore
◆ Le scuole dei Terzi e le scuole basse
◆ Il concorso per la scuola bassa di Scrittura e Aritmetica
e Angela Collarini
◆ La scuola della maestra Collarini
◆ Alcuni allievi della maestra Collarini
◆ La soppressione dell’Ateneo e delle scuole basse
◆ Note
◆ Bibliografia
A
Johann Wolfgang Goethe, in viaggio in Italia nell’ottobre
1787, una giovane milanese confessò: “Non ci insegnano
a scrivere perché hanno paura che la penna ci serva a scrivere
lettere amorose; non ci permetterebbero nemmeno di leggere, se
non dovessimo servirci del libro di preghiere”.
Se queste frasi possono suggerire quale fosse all’epoca il livello
dell’istruzione femminile, tanto più sorprende scoprire a Siena
– nel 1786 – una donna che vince un concorso di maestra nella
scuola pubblica contro ben dieci uomini!
Questa pioniera si chiamava Angela Collarini, aveva trentun’anni,
era nubile e “di nessuna bellezza”. Così si espresse Guido Savini, il
provveditore dell’Ateneo senese, da cui dipendevano le cosiddette
“scuole basse” di scrittura e aritmetica.
Savini, illuminato riformatore, favorì la vittoria della Collarini,
suscitando le perplessità di un diarista contemporaneo, testimone
di “una scuola pubblica – scrisse – in mano d’una donna”.
A questa donna Alessandro Leoncini ha dedicato un’altra delle
sue ricerche, capaci di illustrare fatti, luoghi e personaggi legati
alla storia dell’ Università di Siena e finora lasciati in ombra, in
attesa d’un appassionato ricercatore, a completo suo agio fra antichi documenti e ancor vive testimonianze.
Il Rettore
dell’Università di Siena
Angelo Riccaboni
7
le scuole dei terzi e le scuole basse
LE SCUOLE DEI TERZI E LE SCUOLE BASSE
U
no degli stereotipi femminili più diffusi dall’Unità
d’Italia in poi è senz’altro quello della maestra: figura
entrata nella letteratura con la Maestrina dalla penna rossa
del libro Cuore, nella storia con la medaglia d’oro della
Resistenza Rita Rosani, un’insegnante della scuola elementare
israelita di Trieste uccisa a ventiquattro anni nel 1944, e nella
fanciullezza della maggior parte degli italiani in quanto ben
pochi non sono stati allievi di una maestra.
È difficile però trovare maestre nelle scuole italiane prima
dell’Unità, poiché il ruolo dell’insegnante nelle scuole
pubbliche, anche per i bambini, era infatti riservato agli
uomini e in prevalenza a religiosi. A Siena, fin dal medioevo,
oltre a piccole scuole private gestite da persone istruite, erano
in attività le “scuole dei Terzi”, denominazione che derivava
dalla loro dislocazione nei Terzi - Città, San Martino e
Camollia - in cui è divisa la città. I maestri delle scuole erano
stipendiati dall’Università e mentre ogni Terzo aveva un
maestro di Grammatica, le lezioni di Aritmetica, Scrittura e
Grammatica latina erano impartite da un solo maestro1. Nella scuola di Scrittura particolare attenzione veniva
dedicata alla bella grafia: se saper scrivere era sufficiente
per non essere analfabeti, saper scrivere con bei caratteri
costituiva un segno di distinzione e di raffinatezza2. Anche
se le scuole pubbliche non erano esplicitamente vietate alle
donne, gli alunni erano esclusivamente di sesso maschile in
quanto l’educazione culturale delle donne non era ancora
avvertita come un’esigenza sociale3
Circa i criteri con cui venivano scelti i maestri ci sono
pervenute solo poche e scarne notizie: uno dei documenti
più significativi a questo proposito è la lettera firmata il 13
gennaio 1755 da due docenti del Collegio Giuridico, Ercole
9
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
Antonio Squarci e Giovan Battista Alberti, incaricati di
selezionare i partecipanti al concorso per il posto di maestro
di Grammatica. I concorrenti dovevano volgarizzare alcuni
brani dalla Vita di Tito Pomponio Attico di Cornelio Nepote
e tradurre in latino una lettera di Annibale Caro. Prova
che vide prevalere il sacerdote Gaetano Lodoli, il quale
in precedenza era stato maestro “d’Umanità”, ovvero di
materie umanistiche, nel Collegio Borbonico di Palermo e
nel Seminario di Siena, aveva tradotto e pubblicato opere di
autori greci e impartiva lezioni private di Greco e di Latino4 .
I maestri, come dimostra il documento, dovevano essere
dotati di una base culturale buona o addirittura ottima, e
infatti Giuseppe Morozzi, uno dei maestri di Aritmetica che
insegnavano nel 1747, si qualificava “Dottore”5.
Poiché i maestri, che percepivano piccoli stipendi, dovevano
provvedere a loro spese al locale in cui tenere le lezioni e al
materiale didattico, si era affermata la consuetudine da parte
delle famiglie degli alunni di versare un “munuscolo”, ovvero
un dono poco più che simbolico di una lira, tredici soldi e
quattro denari, come “parte di rimborso di pigione della stanza
ove s’insegna, banchi, carta per le mostre [dimostrazioni di
calligrafia], fuoco [per la stufa accesa in inverno] e mance
per il Bidello dello Studio”. Le scuole dei Terzi erano però
destinate prevalentemente alle “povere persone che non
hanno la maniera di supplire alle spese dell’educazione
ed istruzione dei propri figli” e nel 1757, a causa delle
lamentele dei genitori di alcuni alunni, la Deputazione che
sovrintendeva all’amministrazione dell’Università proibì ai
maestri di esigere il pagamento della piccola ricompensa,
sollevando le vive ma vane rimostranze di don Gaetano Loli
(quasi omonimo del collega) maestro di Scrivere dal 1729 e
virtuoso della bella scrittura6.
Alle scuole tradizionali, nel 1772 venne aggiunta una
10
le scuole dei terzi e le scuole basse
nuova scuola nella quale il pittore Lorenzo Feliciati avrebbe
insegnato le basi del disegno a giovani destinati a professioni
artigiane che richiedevano una preparazione artistica7. Con il
tempo le scuole dei Terzi erano state ridotte di numero e negli
anni Settanta erano rimaste solo una scuola di Grammatica
italiana nel Terzo di San Martino, una di Grammatica latina
in Camollia e tre scuole - Aritmetica, Scrittura e Disegno senza legami con i Terzi8.
Nel 1784 venne quindi deciso di riformare completamente
questo incerto ordinamento scolastico, e il 5 aprile il granduca
Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena approvò il nuovo ruolo
dell’Università che prevedeva una scuola di Scrittura e
Aritmetica, due di Grammatica e una di Disegno9. Progetto
che subì poi delle modifiche e nel 1786 le scuole, ormai
definitivamente svincolate dal rapporto territoriale con i
Terzi e ridefinite “scuole basse”10, ovvero di livello primario,
furono ridotte a una di Scrittura con maestro Giuseppe
Loli11 , subentrato allo zio don Gaetano, una di Aritmetica
con Bernardino Fantastici, una di Grammatica latina con il
sacerdote Pompilio Piccinelli e quella di Disegno con Lorenzo
Feliciati12. Fantastici però, lavorando anche come ingegnere,
agrimensore e provveditore alle acque, strade e fabbriche
della Comunità Civica di Siena, non dedicava alla scuola il
tempo necessario e, come previsto nel 1784, l’insegnamento
dell’Aritmetica era stato unito a quello della Scrittura. I
maestri, come in precedenza, dovevano provvedere al locale
adibito a scuola: Docebunt domi, precisavano infatti i sillabi
accademici.
Sia le scuole dei Terzi sia le scuole basse erano frequentate
da poche decine di alunni, un’affluenza decisamente scarsa
in una città la cui popolazione, considerate le Masse, ovvero
le zone limitrofe alla città, oscillava sui 23000 abitanti13. Un
numero così limitato di scolari era motivato dal fatto che
11
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
mentre la maggior parte delle famiglie benestanti affidava
l’educazione dei propri figli a precettori privati, le classi
sociali più svantaggiate erano spesso costrette a trascurare
la formazione culturale dei propri ragazzi, avviandoli
all’apprendimento di un mestiere quando erano ancora
bambini14.
12
le scuole dei terzi e le scuole basse
1 - Lettera con la G iniziale decorata con una foglia con un mascherone inviata
nel luglio 1757 dal sacerdote Gaetano Loli, maestro pubblico di Scrivere (Archivio
Storico dell’Università di Siena, Studio, I.16, anno 1757 n. 97)
13
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
2 - Lettera con la G iniziale decorata con un’ape, una farfalla, un insetto e
motivi floreali inviata nel dicembre 1757 dal sacerdote Gaetano Loli
(Archivio Storico dell’Università di Siena, Studio, I.16, anno 1758 n. 106)
14
le scuole dei terzi e le scuole basse
3 - Guido Savini, docente di Istituzioni di diritto civile e provveditore dell’Università dal 1777 al 1797. Savini sostenne la candidatura di Angela Collarini al posto di
maestra di Scrittura e Aritmetica (Archivio Storico dell’Università di Siena)
15
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
C
IL CONCORSO PER LA SCUOLA BASSA
DI SCRITTURA E ARITMETICA
E ANGELA COLLARINI
ogliendo l’occasione della riforma delle scuole e sperando di ottenere un aumento di stipendio, nel luglio
1786 Giuseppe Loli chiese l’istituzione di una scuola di Architettura proponendosi come insegnante di questa materia.
Il provveditore dell’Università, Guido Savini, espresse però
parere contrario perché dubitava che Loli, titolare delle “assai
laboriose” scuole di Scrittura e Aritmetica, potesse insegnare
anche una terza materia15.
Pochi mesi dopo Giuseppe Loli morì a soli ventidue anni
e l’Università fu quindi costretta a bandire il concorso per
assegnare la scuola di Scrittura a un nuovo maestro16. Occorreva inoltre sostituire definitivamente anche il maestro di
Aritmetica, e il provveditore Savini, attenendosi al provvedimento del 5 aprile 1784, propose al granduca di unire stabilmente le due materie in un’unica scuola assegnando al titolare di questa ottanta scudi l’anno17. Il progetto di aprire due
scuole di Grammatica era stato accantonato e questa materia
sarebbe stata unita alla Scrittura, facendo così risparmiare
all’Università i centoventi scudi destinati ai due maestri e anticipando la figura del maestro unico che ha insegnato nelle
scuole primarie dall’Unità d’Italia al 1990.
Al concorso parteciparono undici concorrenti che esibirono saggi di bella scrittura18: sei giovani, Leopoldo Marsili,
Luigi Venturi, Orazio Baroncelli, Giacinto Gravier, Clemente Fantastici e Giuseppe Faleri, giudicati dal provveditore
privi delle necessarie capacità; Tommaso Fabbri, “povero
giovine con moglie e figli, di professione computista il quale alla bellezza del carattere accoppia ancora la conoscenza
dell’Aritmetica”; il sacerdote Antonio Bani, che insegnava
16
IL CONCORSO PER LA SCUOLA BASSA DI SCRITTURA E ARITMETICA E ANGELA COLLARINI
4 - Prima pagina dell’elenco degli alunni di Giuseppe Loli, maestro di Scrivere, nel 1786 (Archivio Storico dell’Università di Siena, Note degli Studenti,
XII.A.2, anno 1786)
17
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
5 - Lettera inviata al Granduca il 7 ottobre 1786 dal provveditore Guido Savini con informazioni relative ad Angela Collarini (Archivio Storico dell’Università di Siena, II.4, c. 35 v.)
18
IL CONCORSO PER LA SCUOLA BASSA DI SCRITTURA E ARITMETICA E ANGELA COLLARINI
6 – Siena, Monastero di San Niccolò in Sasso in via del Poggio, dal 1784 sede
delle Regie scuole Normali o scuole leopoldine, ora Istituto Tecnico Biologico
Liceo Linguistico Monna Agnese
19
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
scrittura nel Convitto Tolomei e ad alcuni alunni privati
ma che aveva una scarsa preparazione in aritmetica; il sacerdote Agostino Provedi, maestro di scrittura nei Conservatori femminili del Refugio, abilissimo calligrafo, autore
di varie pubblicazioni relative alle feste senesi e “sufficientemente versato nell’Aritmetica”19. Tra i concorrenti vi era
anche, secondo la definizione di Savini, un “povero giovane che fa pratica nell’Aritmetica”: Cosimo Minucci. A meno
che non si tratti di un omonimo, Minucci è identificabile nel
futuro disegnatore e architetto che, grazie alla bella scrittura, trovò impiego come scrivano nella Comunità Civica.
Nato nel 1773, Minucci avrebbe quindi partecipato al concorso a soli tredici anni, ma è da ricordare che in quell’epoca
molti bambini venivano avviati a un mestiere e se Cosimo
Minucci aveva già imparato la bella scrittura poteva anche
essere incaricato di insegnare; infatti, anche Giuseppe Loli
era divenuto maestro di Scrittura a diciassette anni20.
Savini volle però richiamare l’attenzione del granduca su
Angela Collarini, l’unica candidata donna, della quale, oltre
a garantire la “bontà assicurata dei costumi”, poneva in evidenza l’eleganza della calligrafia, “eccellente nel tocco di penna”, e la “sufficiente perizia nell’Aritmetica”21.
La Collarini, definita da Savini “fanciulla”, ovvero non sposata, “di nessuna bellezza” e di età in cui “la gioventù è già
in decadenza”, era nata a Siena, nella parrocchia di San Giovanni, il 1 ottobre 1755 da Crespino e Teresa Lelli. Il padre, nativo di Volterra, nel 1749 era emigrato a Siena,
dove si inserì così bene da essere assunto come segretario
dall’arcivescovo Alessandro Cervini e divenire membro della
Contrada della Selva22.
Giudicando dalle poche informazioni fornite da Savini,
sembrerebbe che i partecipanti al concorso abbiano avuto
una formazione umanistica inferiore a quella di coloro che
20
IL CONCORSO PER LA SCUOLA BASSA DI SCRITTURA E ARITMETICA E ANGELA COLLARINI
7 - Siena, Costarella dei Barbieri. In questa via, negli anni Ottanta del XVIII
secolo, abitava la famiglia Collarini
21
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
8 - Lettera con la A iniziale decorata con motivi floreali inviata il 3 agosto
1799 dal sacerdote Agostino Provedi, che nel 1786 aveva partecipato al concorso per la scuola di Scrittura e Aritmetica (Archivio Storico dell’Università
di Siena, Studio, I.23, anno 1803 n. 134)
22
IL CONCORSO PER LA SCUOLA BASSA DI SCRITTURA E ARITMETICA E ANGELA COLLARINI
avevano preso parte al concorso del 1755 vinto dal sacerdote
Lodoli, grecista e latinista. È comunque evidente l’intenzione
del provveditore di porre in luce favorevole Angela Collarini, anche se due concorrenti, Provedi e Minucci, erano abili
calligrafi e conoscevano l’aritmetica: il primo, infatti, pubblicherà nel 1791 un trattato sugli Elementi d’aritmetica teorico
pratica secondo le misure, pesi e monete [...] per uso delle nobili educande, e l’altro lo dimostrerà coordinando impegnativi restauri del Duomo, che naturalmente richiesero calcoli
matematici, e dando alla luce nel 1811 un manuale di abbaco
e geometria23.
Per meglio comprendere l’importanza del gesto compiuto
da Savini è necessario precisare che in quegli anni l’Ateneo
stava faticosamente cercando di uscire da un secolare torpore che lo teneva, come del resto tutta la città, pesantemente
legato a un passato glorioso ma ormai lontano. Nel 1777 Pietro Leopoldo, entusiasta e convinto sostenitore dei principi
diffusi dall’Illuminismo e deciso a trasformare la Toscana in
uno degli Stati più moderni d’Europa, per avviare il rinnovamento dell’Ateneo aveva istituito la carica di provveditore
(equivalente all’odierno rettore) dell’Università affidandola
proprio a Guido Savini, docente di Istituzioni di diritto civile
che si era dimostrato favorevole alle riforme promosse dal
granduca24.
Pietro Leopoldo era consapevole che in Toscana l’ignoranza era così profonda e diffusa da interessare anche molti
nobili ed ecclesiastici e che l’istruzione pubblica era estremamente “negligentata ed in pessimo stato”25. Una situazione,
naturalmente, più accentuata a livello popolare e che si faceva ancora più grave a proposito delle donne, costrette per
lo più a trascorrere la vita all’interno dei confini domestici
e, tranne rare eccezioni, sistematicamente escluse dal diritto all’istruzione. Nelle principali città furono quindi istituiti
23
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
conservatori femminili e nell’autunno 1783 il granduca stabilì che a Siena, nel soppresso monastero di San Niccolò in
Sasso detto di Monna Agnese nei pressi del Duomo, venissero aperte scuole laiche, dette “scuole regie” o “scuole leopoldine”, nelle quali bambine e ragazze, oltre a imparare a cucire,
fare la maglia e tessere lino, canapa e seta, avrebbero preso
lezioni di “leggere, scrivere ed abaco”. Il 14 giugno 1784 le
scuole regie iniziarono dunque la loro attività con duecentocinquantatré alunne26.
Il granduca, pur prevedendo per le allieve anche lezioni di
catechismo, stabilì che le scuole fossero affidate solo a personale laico, proibendo espressamente l’assunzione di monache
e il coinvolgimento di religiosi nella loro gestione27. Fu quindi grazie a questa decisione che Angela Collarini ottenne il
posto di insegnante di Scrittura; purtroppo dell’archivio delle
scuole regie sono rimaste solo poche carte e da queste non
risulta mai il nome della maestra Collarini, citata indirettamente solo in un documento del 1800 come “Maestra dello
Scritto”28.
Sappiamo comunque che per conquistare il posto di maestra la Collarini dovette affrontare la dura concorrenza di
uomini, ai quali la consuetudine riservava il compito di insegnanti nelle scuole pubbliche. Una competizione non priva di ostacoli, il principale dei quali fu costituito proprio dal
suo essere donna, tantoché il provveditore Savini ricordò che
l’aspirante maestra aveva affrontato e vinto “nell’opinione del
Pubblico il pregiudizio della diversità del sesso”29.
Il provveditore pose in evidenza il fatto che la Collarini non
aveva avuto timore “di combattere il pregiudizio che può fare
la diversità del sesso”, dimostrando così di essere consapevole
che la nomina di una donna insegnante ad alunni maschi
avrebbe costituito un’anomalia in una tradizione affermata
da secoli30. Una rottura così significativa di solide conven24
IL CONCORSO PER LA SCUOLA BASSA DI SCRITTURA E ARITMETICA E ANGELA COLLARINI
zioni conferma il fervore con cui Savini sosteneva il generale
rinnovamento sociale propugnato da Pietro Leopoldo.
Anche se estremamente concise, le frasi di Savini testimoniano il coraggio e la decisione con cui questa donna, in
un’epoca nella quale alle donne erano riconosciuti ben pochi
diritti, affrontò i pregiudizi e seppe difendere e far valere il
diritto a lavorare secondo le proprie capacità. Savini aggiunse anche che non vi erano proibizioni specifiche “per escludere le donne dalle Università” e, riferendosi implicitamente
a casi verificatisi in altri Atenei, ricordò che vi erano già stati
esempi di maestre e di laureate31.
Angela Collarini vinse quindi il concorso e ottenne l’incarico di maestra della “scuola Pubblica di Scrivere e di Aritmetica” grazie, oltre alla propria preparazione culturale e alla
bellezza della grafia, anche alla lusinghiera presentazione di
Savini, determinato ad affidare a una donna la direzione della scuola. Una donna, dunque, aveva finalmente rotto, o per
meglio dire interrotto, una sorta di divieto mai sancito ufficialmente ed era divenuta insegnante in una scuola pubblica
frequentata solo da maschi con lo stipendio annuo di ottanta
scudi32.
Nonostante la Collarini insegnasse nelle scuole leopoldine già da alcuni anni, la sua nomina alla scuola dell’Università costituì un avvenimento tale da suscitare lo stupore di
Antonio Bandini, autore di un meticoloso Diario nell’indice
del quale annotò: “scuola pubblica in mano d’una donna”,
non mancando di precisare che la Collarini era “ragazza”33. Non è chiaro se Bandini sia rimasto più stupito nel vedere
una donna insegnare in una scuola maschile, o nel constatare
che questa donna aveva saputo ottenere un posto nella società da sola, senza il sostegno di un marito.
25
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
9 - Documento del 4 novembre 1786 con il quale venne collocato in pensione Bernardino Fantastici e nominata Angela Collarini maestra di Scrittura e
“Arimmetica” (Archivio storico dell’Università di Siena, Studio, I.21)
26
la scuola della maestra collarini
LA SCUOLA DELLA MAESTRA COLLARINI
I
corsi delle scuole basse non avevano una durata prestabilita e gli allievi, che potevano seguire anche solo le lezioni
di Aritmetica o quelle di Scrittura, quando erano soddisfatti del livello raggiunto smettevano di frequentarli. La Collarini, alla quale erano state affidate le materie che in
precedenza costituivano tre scuole - Scrittura, Grammatica
e Aritmetica - fin dal primo anno ebbe una scolaresca assai
numerosa costituita da ben 121 scolari: 79 di Siena, 41 dello
Stato senese e uno di Firenze34.
I maestri delle scuole basse, come i professori dell’Università, dovevano presentare ogni anno un elenco con i
nomi dei propri studenti, ma purtroppo la maggior parte
degli elenchi firmati dalla Collarini è andata perduta e ne
sono stati conservati solo dieci. La maestra non compilò
dei semplici elenchi ma, con grafia sobria ed elegante, preparò prospetti con gli alunni quasi sempre suddivisi, secondo la prassi, in “Senesi, dello Stato Senese e Forestieri”35.
In seguito la maestra precisò anche il numero degli scolari
di ciascun corso: nel 1790, per esempio, 46 frequentavano sia
la scuola di Scrittura sia quella di Abaco, 47 la sola scuola di
Scrittura e 25 quella di Abaco, per un totale di 118 alunni.
Per una sola maestra era impossibile gestire un numero
così alto di alunni e la Collarini fu costretta ad assumere “un
aiuto” al quale devolveva trenta scudi del proprio stipendio,
che gravato anche delle spese per l’attrezzatura della scuola si
riduceva a ben poca cosa36. L’incarico era invece molto gravoso e l’impegno della Collarini negli anni seguenti venne
riconosciuto dall’Università, che le concesse un aumento di
stipendio di venti scudi nel 1790, uno di dieci scudi nel 1804
e uno di sei nel 180637.
27
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
Non abbiamo notizie sul metodo usato dalla maestra Collarini per mantenere la disciplina in scolaresche di quelle
dimensioni, ma è comunque lecito supporre che sulla cattedra sia stato ben visibile un “ciccio secco o nerbo”, ovvero
un nerbo di bue simile a quello usato dai fantini del Palio, la
cui vista era sufficiente per intimorire gli alunni e che alcuni
decenni dopo era ancora tenuto a portata di mano dai maestri38.
Poiché il maestro organizzava autonomamente la scuola
senza fornire all’Università informazioni sull’attività didattica, non sono rimasti documenti relativi né al programma
seguito né al metodo adottato dalla Collarini per insegnare39. Sicuramente, considerato il livello elementare della
scuola, non usava i testi complessi di studiosi della lingua
italiana come Girolamo Gigli e Uberto Benvoglienti, vissuti a Siena nei decenni precedenti e autori di opere destinate a lettori colti e dotati di una robusta cultura umanistica.
Probabilmente Angela Collarini utilizzava le Lezioni di
lingua toscana del fiorentino Domenico Maria Manni pubblicate nel 1737 e più volte ristampate, o più facilmente la celebre Gramatica ragionata della lingua italiana di Francesco
Soave che, uscita a Parma in prima edizione nel 1771, ebbe
numerose ristampe fino alla seconda metà del secolo successivo. Per coloro che in quegli anni insegnavano ai bambini
Soave era un autentico riferimento: nel 1767 aveva pubblicato i Princìpi delle cognizioni umane ad uso dei Fanciulli, e
in epoca imprecisata il Trattato della lingua italiana, e della
latina, e delle regole proprie dell’una e dell’altra. Opere che,
insieme con la Gramatica ragionata, costituivano la base per
i programmi scolastici di grammatica italiana40.
Per svolgere il programma di aritmetica la Collarini potrebbe aver usato un manuale di Aritmetica ovvero Abbaco
nel quale vi sono le tavole per imparare l’abbaco a memoria
28
la scuola della maestra collarini
di poi le monete, pesi, e misure della nostra città di Siena [...]
stampato a Siena nel 1782, e dal 1791, anno in cui furono
stampati, gli Elementi d’aritmetica teorico pratica di Agostino
Provedi, il sacerdote che aveva partecipato al concorso per il
posto di maestro di Scrittura e Aritmetica. Un altro libro che
potrebbe essere stato utilizzato è Il giovane istruito nell’arimmetica pratica: tomo terzo, contenente una serie di 130 quesiti
diversi di Giovacchino Frosini, stampato a Firenze nel 1792.
Sia le autorità statali che gli ambienti culturali più evoluti, come le varie accademie letterarie senesi, non prestavano
ancora particolare attenzione all’attività delle scuole basse e
all’educazione dei bambini delle fasce sociali più disagiate,
ed è anche questo il motivo per cui il materiale didattico a
disposizione dei maestri era così limitato. La necessità di
fornire anche ai bambini del popolo l’opportunità di dotarsi
degli elementi culturali indispensabili – almeno saper leggere, scrivere e far di conto – verrà avvertita come un’esigenza
inderogabile solo nella prima metà dell’Ottocento, ed infatti
è da quest’epoca che inizia lentamente la pubblicazione sistematica di libri di testo destinati ai maestri delle scuole.
29
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
10 - Elenco degli alunni di Angela Collarini, maestra di Scrivere e di Aritmetica, nel 1787
(Archivio Storico dell’Università di Siena, Note degli Studenti, XII.A.2)
30
la scuola della maestra collarini
31
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
11 - Elenco degli alunni di Angela Collarini, maestra di Scrivere e di Aritmetica, nel 1788
(Archivio Storico dell’Università di Siena, Note degli Studenti, XII.A.2)
32
la scuola della maestra collarini
33
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
12 - Elenco degli alunni di Angela Collarini, maestra di Scrivere e di Aritmetica, nel 1792
(Archivio Storico dell’Università di Siena, Note degli Studenti, XII.A.2)
34
la scuola della maestra collarini
35
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
ALCUNI ALLIEVI DELLA MAESTRA COLLARINI
O
ltre a ragazzi che dovevano uscire dall’analfabetismo, la
Collarini, come i suoi predecessori, ebbe anche tra gli
alunni alcuni adulti già dotati di una buona base culturale,
come il canonico Luigi Palmieri il cui nome risulta nell’elenco del 1790 e che, essendo sacerdote, era sicuramente in grado di leggere e scrivere e probabilmente desiderava solo imparare a scrivere in bella grafia41. La presenza di un canonico
tra gli allievi di una maestra non è un dettaglio secondario, in
quanto dimostra che le aperture progressiste attuate da Pietro Leopoldo avevano fatto breccia anche in parte del clero e
il canonico Palmieri non aveva trovato sconveniente andare
a scuola da una donna.
Tra i quaranta scolari iscritti alla sola scuola di Scrittura
nel 1792 e nel 1793 è registrata anche una ragazza: Nunziata
Marchettini, una presenza che può essere definita straordinaria, sia perché unica e sia perché attesta il lentissimo, impercettibile affermarsi della presa di coscienza nell’opinione
pubblica che anche le donne avevano diritto all’istruzione42.
Per onor del vero, Nunziata in classe era ‘scortata’ da tre ragazzi con lo stesso cognome, probabilmente i fratelli, ma la
sua presenza in una scuola maschile costituisce comunque
un indizio, piccolo ma significativo, dei cambiamenti che le
riforme leopoldine stavano apportando alla mentalità comune.
Tra gli allievi della Collarini ve ne furono anche alcuni che
negli anni successivi svolgeranno ruoli di diversa importanza
nell’ambiente culturale senese. Sicuramente curioso è il caso
di Ottavio Fratini, che seguì le lezioni di scrittura dal 1787 al
1795 e fu poi assunto al Duomo come custode e campanaio43. Oltre che le campane del Duomo, Fratini, insieme con il
36
alcuni allievi della maestra collarini
13 – Particolare dell’elenco degli alunni di Angela Collarini nella scuola di
Scrivere nel 1792. Al n. 34 è registrata Nunziata Marchettini, unica allieva
documentata nelle scuole basse (Archivio Storico dell’Università di Siena,
Note degli Studenti, XII.A.2, anno 1792)
37
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
14 -Frontespizio della Descrizione del Duomo di Siena, scritta dai custodi e
campanai Ottavio Fratini e Alessandro Bruni e stampata da Giovanni Rossi
nel 1818. Fratini fu allievo di Angela Collarini dal 1787 al 1795
38
alcuni allievi della maestra collarini
collega Alessandro Bruni, suonava anche le campanelle che
all’Università indicavano l’inizio e la fine delle lezioni44. La
frequentazione dell’Ateneo deve aver stimolato gli interessi
culturali dei due campanai, i quali, constatata la mancanza
di una guida che illustrasse la cattedrale ai forestieri che la
visitavano e cercando di arrotondare lo stipendio, scrissero la
Descrizione del Duomo di Siena, un libretto in 16° pubblicato
nel 1818 da Giovanni Rossi e ristampato nel 1821 dal tipografo Mucci con il titolo Descrizione del Duomo di Siena per
comodo dei Sigg. Forestieri45.
Alcuni alunni risultano iscritti contemporaneamente
alla scuola di Scrittura e Aritmetica e a quella del Disegno,
e tra di loro incontriamo anche protagonisti della cultura
artistica senese dei primi decenni dell’Ottocento. Nel 1789,
per esempio, era allievo di entrambe le scuole Serafino Belli
che, avendo già diciassette anni, dalla Collarini avrà preso
solo lezioni di bella grafia considerato che negli stessi anni
stava studiando Architettura con Giuseppe Bartalucci, e
Ingegneria, Matematica e Geometria con Niccolò Mari46.
Belli è una delle più interessanti personalità artistiche senesi dell’epoca: il 5 marzo 1801 ottenne la cattedra di Matematica sublime, che gli venne però revocata il successivo 23
aprile nell’ambito di una riorganizzazione dell’Ateneo47. Nel
1803 venne nominato maestro d’Architettura civile e militare
nel Collegio Tolomei, e fu in questi anni, dopo aver ricevuto
alcuni incarichi minori, che Belli iniziò la professione di architetto: nel 1804 ristrutturò il palazzo Piccolomini Bellanti
sul Piano dei Mantellini, sostituendo alla semplice cortina
cinquecentesca un doppio prospetto neoclassico che mostra
evidenti influenze della cultura romana dell’epoca, frutto
forse degli insegnamenti ricevuti da Niccolò Mari il quale
aveva studiato ingegneria proprio a Roma. Grazie al felice
risultato ottenuto Belli ricevette altri incarichi, come la rico39
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
struzione in forme neoclassiche della “Fonte della Vecchia di
Pantaneto” nel 1807, la trasformazione a “Deposito di mendici” dell’ex monastero olivetano fuori Porta Tufi nel 1812 e,
nello stesso anno, il secondo dei suoi principali interventi:
la ristrutturazione della cinquecentesca villa nel castello di
Belcaro di proprietà dei Camaiori. Belli cessò praticamente
l’attività di architetto nel 1814, quando il restaurato governo
lorenese gli affidò la cattedra di Geometria che conservò fino
al 1831, anno della sua morte48.
Nel 1790 tra gli scolari del corso di aritmetica troviamo
il nome di Giuseppe Coppini, che negli anni precedenti era
stato allievo di Feliciati nella scuola di Disegno per proseguire poi gli studi a Roma, con il pittore Giuseppe Cades e,
soprattutto, con il celebre l’argentiere Luigi Valadier come cesellatore. Coppini, infatti, intraprese proprio questa professione e sono opera sua alcuni fra i principali arredi liturgici
d’argento realizzati a Siena, come il tabernacolo della Madonna di Provenzano del 1806 e il busto di Santa Caterina da
Siena eseguito nel 1807 per la Contrada dell’Oca49.
40
alcuni allievi della maestra collarini
15 - Pagina del sillabo dell’Università di Siena del 1795-1796 con i nomi dei
docenti e le rispettive materie. In basso i nomi dei maestri delle scuole basse
41
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
16 - Elenco degli alunni di Angela Collarini, maestra di Scrivere e di Aritmetica, nel
1804 (Archivio Storico dell’Università di Siena, Note degli Studenti, XII.A.2)
42
la soppressione dell’ateneo e delle scuole basse
LA SOPPRESSIONE DELL’ATENEO
E DELLE SCUOLE BASSE
Dal 1808, dopo la breve parentesi del Regno d’Etruria affidato
ai Borbone Parma e mentre la Toscana era annessa all’Impero
napoleonico, il sistema universitario nei territori occupati
dai francesi venne riorganizzato per consentire un maggior
controllo da parte dei funzionari imperiali e per razionalizzare
le spese per l’istruzione superiore. Obiettivo della riforma
era di mantenere in attività gli Atenei più importanti a
scapito di quelli più piccoli, e in Toscana erano attive solo
l’Università di Pisa, con trentasette cattedre a Pisa e otto
nell’Arcispedale fiorentino di Santa Maria Nuova, e quella di
Siena, con ventitré cattedre e i due maestri delle scuole basse50.
L’Università di Siena venne quindi abolita dal primo
gennaio 1809, a eccezione della Sezione medico-chirurgica
del Collegio medico-fisico trasformata in scuola medica
subordinata all’Ateneo pisano.
I docenti di materie giuridiche furono reimpiegati in
incarichi giudiziari, mentre i professori di discipline fisiche,
matematiche, teologiche e i maestri della scuole basse furono
collocati in pensione.
Le scuole basse non furono riattivate neppure con la ricostituzione dell’Università, decretata il 28 ottobre 1814 dal
granduca Ferdinando III restaurato sul trono di Toscana
dopo la deposizione di Napoleone. Il 29 ottobre 1816 la segreteria del governo granducale stabilì di non reinserire la
“scuola di leggere e scrivere” tra gli insegnamenti dell’Università e confermò alla maestra Collarini una pensione corrispondente allo stipendio che percepiva nel 1808, sufficiente
a garantirle un’agiata vecchiezza51.
La nomina di Angela Collarini era stata consentita dalle in-
43
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
novazioni illuministe promosse da Pietro Leopoldo, ma suo
figlio Ferdinando III di Lorena, dopo che per ben due volte,
nel 1799 e dal 1801 al 1814, era stato costretto dai francesi ad
abbandonare la Toscana, una volta restaurato sul trono cercò
di far dimenticare le innovazioni progressiste e di ridurre al
minimo le riforme concesse. La parte più reazionaria della
Chiesa, rifiutando decisamente ogni apertura democratica,
negò alle donne il diritto di insegnare ai bambini in scuole
pubbliche52 e Angela Collarini, donna insegnante ad alunni
maschi, rimase un’eccezione per alcuni decenni.
Le scuole basse avevano terminato la loro attività, e mentre
quella di Disegno fu trasformata in Accademia d’Arte, il
compito di insegnare Scrittura e Aritmetica venne assunto da
scuole private, più o meno improvvisate, gestite da religiosi
o da laici53.
L’assenza di scuole organizzate seriamente e la necessità
sempre più avvertita di imparare a leggere e a scrivere lasciò
spazio a maestri come Settimio Vigo, un calligrafo livornese
da anni trasferito a Siena, il quale a Firenze aveva appreso da
un francese e da un americano un metodo concentrato per
imparare a scrivere.
Vigo, che per non compromettere la propria reputazione
di esperto calligrafo si era recato a Firenze nelle vesti di
allievo “sotto mentite spoglie”, nel 1828 affisse al palazzo
Tolomei un avviso per informare che per una spesa di 70
lire era possibile seguire un corso di trenta lezioni di due
ore ciascuna, al termine del quale coloro che lo avessero
frequentato avrebbero saputo scrivere in vari caratteri. Il
metodo didattico era forse empirico e superficiale, oppure
lo stesso Vigo non lo aveva imparato benissimo, comunque
i risultati furono così deludenti che Antonio Bandini non
esitò a scrivere a margine del suo Diario Senese: “Vigo è un
ciarlone”54.
44
la soppressione dell’ateneo e delle scuole basse
Il sistema scolastico rimase in una situazione approssimativa fino alla vigilia dell’Unità d’Italia quando, con la legge
Casati approvata dal parlamento del Regno di Sardegna nel
1859, lo Stato iniziò a occuparsi direttamente dell’educazione dei bambini e dell’organizzazione delle scuole. Sarà con
le leggi scolastiche del nuovo Stato che la donna maestra ad
alunni senza distinzione di sesso diverrà una figura consueta
e familiare alla maggior parte degli italiani.
Di Angela Collarini non abbiamo altri ricordi fino alla morte, avvenuta il 29 gennaio 183555. Il merito di essere stata a
Siena la prima donna insegnante in una scuola pubblica e di
aver insegnato a leggere, scrivere e ‘far di conto’ a centinaia
di giovani senesi aveva fatto di lei un autentico personaggio
cittadino. Tanto che Antonio Bandini registrò nel Diario la
notizia della sua morte, come faceva ogni volta che morivano
persone di rilievo. L’importanza che l’anziana maestra rivestiva in città, dovuta probabilmente alla riconoscenza nei suoi
confronti da parte dei suoi antichi allievi, si manifestò anche
nel fatto che non venne sepolta nel cimitero del Laterino ma
in uno dei chiostri del convento dei Carmelitani nel Piano
dei Mantellini: un onore che dal 1785, quando in Toscana
erano stati istituiti i cimiteri comunali, veniva riservato solo
agli arcivescovi e a personalità di particolare rilievo56.
La maestra Angela ebbe la sorte di vivere in un’epoca straordinaria: ottenne l’insegnamento all’Università grazie alle
riforme illuministe di Pietro Leopoldo; tre anni dopo che era
stata assunta ebbe inizio la rivoluzione francese, della quale avrà avuto solo qualche eco fino al 1799, quando fu testimone dell’occupazione della Toscana da parte dei francesi e
della loro cacciata con la feroce rivolta del “Viva Maria”, che
proprio a Siena fu particolarmente cruenta. Assisté all’inizio
e alla fine dell’epopea napoleonica, all’esilio del granduca e
al suo ritorno, alla sostituzione del Granducato lorenese con
45
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
il Regno d’Etruria e alla restaurazione degli antichi regimi.
La Collarini avrà continuato a fare il suo lavoro insegnando
ai giovani senesi a fare i calcoli e a scrivere in bella grafia,
ma non è difficile immaginare il suo turbamento di fronte al
sangue versato in anni terribili quanto fondamentali per la
storia d’Europa.
Il tempo ha poi velato il ricordo di questa maestra, ma il
merito di essersi tenacemente battuta contro “il pregiudizio
che può fare la diversità del sesso” e di aver svolto un ruolo
rilevante nella storia dell’istruzione cittadina le dà titolo di
essere ricordata tra le grandi donne senesi.
46
la soppressione dell’ateneo e delle scuole basse
17 -Achille Masini, quaderno per le esercitazioni di calligrafia in uso nelle
scuole senesi nella prima metà del XX secolo
47
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
NOTE
Per l’istruzione precedente agli studi universitari tra XIV e XVI
secolo vedi P. Denley, Teachers and School in Siena, 1357-1500,
Siena, Betti, 2007. Per le scuole dei Terzi vedi L. De Angelis, G.
Giuli, A. Bandiera, Notizie relative all’Università di Siena e catalo1
go dei Professori dal 1246 fino al presente, Archivio storico dell’Università di Siena (AUS), Miscellanea, XX.A.5; G. Cascio Pratilli,
L’Università e il Principe. Gli Studi di Siena e di Pisa tra Rinascimento e Controriforma, Firenze, Olschki, 1975, pp. 80-81, 176177; S. Moscadelli, Maestri d’Abaco a Siena tra Medioevo e Rinascimento, in L’Università di Siena. 750 anni di storia, Milano, Pizzi,
1990, pp. 207-216.
2
Fin dall’antichità, l’estetica dei caratteri è stata coltivata come una
vera e propria arte e i calligrafi più apprezzati trovavano lavoro
anche nelle corti reali. Giuliano Pericciuoli, per esempio, celebre
calligrafo senese del Seicento, insegnò bella scrittura ai principi
d’Inghilterra e d’Olanda e nel 1613 pubblicò le Lettere cancelleresche, una rassegna dei diversi tipi di scrittura a lungo utilizzata
nelle scuole di calligrafia. Ancora alla metà del Novecento l’attenzione per l’eleganza della scrittura era ancora viva e un altro calligrafo senese, il professor Achille Masini, pubblicò vari quaderni
intitolati Metodo Pratico di Calligrafia per gli studenti delle scuole
secondarie.
3
Per l’istruzione femminile nei secoli XIV-XVI vedi D. Balestracci, Cilastro che sapeva leggere. Alfabetizzazione e istruzione nelle
campagne toscane alla fine del Medioevo (XIV-XVI secolo), Pacini,
Pisa, 2004, capitolo 3 (pp. 52-62): Ai margini dell’alfabeto. Le donne. “Inserrata in la camera a leggere”, e capitolo 4 (pp. 62-77): Ai
margini dell’alfabeto. Le donne. “Ti scrivo meglio che so”. Per i secoli
48
note
successivi, anche in riferimento al caso senese, si veda M. Sangalli,
La Toscana Imperiale: Istruzione e Società negli anni napoleonici,
in A. Bianchi (a cura di), L’istruzione in Italia tra Sette e Ottocento.
Da Milano a Napoli: casi regionali e tendenze nazionali, Brescia, La
scuola, 2012, pp. 467-498.
4
AUS, Studio, I.16, anno 1755, n. 75, lettera del 13 gennaio 1755, e
n. 80, lettera priva di data. Per Gaetano Lodoli vedi E. Romagnoli,
Aggiunte alle Pompe Sanesi del padre Isidoro Ugurgeri Azzolini, Biblioteca Comunale degli Intronati, ms. Z.II.32, c. 12r.
5
AUS, Studio, I.16, anno 1747, n. 34, lettera del 16 maggio 1747.
6
Notizie tratte da due lettere inviate nel luglio e nel dicembre
1757 dal sacerdote Gaetano Loli e dalle relative considerazioni
trasmesse dall’Università alla Consulta del governo granducale. In
entrambe le occasioni, ma in particolare con la seconda, Loli fece
sfoggio della propria abilità con l’uso della penna ornando la lettera iniziale con fregi e disegni di insetti (AUS, Studio 1744-1760,
I.16, anno 1757, n. 97, anno 1758, n. 106). Per Gaetano Loli vedi
AUS, Indici, I.71, lettera L nn. 14, 79; Comunicazioni IV, II.4, p.
37, lettera dell’8 ottobre 1786). Il maestro Loli aveva assunto come
“aiuto” il fratello Giovan Battista provvedendo autonomamente al
suo stipendio (lettera indirizzata da Giovan Battista al granduca
nel marzo 1772, in AUS, Studio, I.18, anno 1772 n. 34). Gaetano
Loli apparteneva alla Contrada dell’Onda, nella quale ricoprì la
carica di priore nel 1740 e di cancelliere nel 1764 (www.ilpalio.
org/rappr1740.02.7.htm consultato il 6 giugno 2013; M. Ascheri,
A. Cornice, E. Ricceri, A. Santini, Memorie della Compagnia di
San Salvatore Contrada dell’Onda (1524-1764), Siena, Accademia
Senese degli Intronati - Contrada Capitana dell’Onda, 2004, p. 3).
7
M. Ciampolini, A. Leoncini, La scuola del Disegno nell’Universi-
49
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
tà di Siena nel Settecento, Siena, Scuola di Lingua e Cultura Italiana per Stranieri, 1990.
8
L. De Angelis, G. Giuli, A. Bandiera, Notizie relative cit., anno
1785.
9
Il maestro di Scrittura e Aritmetica avrebbe percepito uno stipendio annuo di 560 lire (80 scudi di sette lire), il maestro di Disegno 280 lire (40 scudi), e i due di Grammatica 420 lire (60 scudi)
ciascuno (AUS, Studio, I.20 n. 122, lettera del 5 aprile 1784).
10
Le scuole basse dovevano essere collocate “in luogo il più distante dal Collegio Tolomei (che aveva sede nel palazzo Piccolomini di Banchi di Sotto) e dal Seminario di San Giorgio (in via
Pantaneto)” (AUS, Indici, I.72, lettera S n. 4). Il concetto di scuole dei Terzi è stato poi ripreso nei primi decenni del Novecento,
quando per i ragazzi del Terzo di Città venne costruita la scuola
elementare “Aurelio Saffi” in via delle scuole (ora via Ettore Bastianini), per quelli del Terzo di San Martino la scuola “Giovanni
Duprè” in via Roma, mentre la scuola per il Terzo di Camollia
venne allestita nel palazzo Tolomei di piazza d’Armi.
11
Il maestro di Scrittura Giuseppe Loli aveva sostituito lo zio don
Gaetano nel 1781, quando aveva solo diciassette anni (AUS, Indici, I.71, lettera L n. 36; Comunicazioni IV, II.4, p. 37, lettera dell’otto ottobre 1786; Sillabo dell’Università di Siena del 1781-82, Siena,
Rossi, 1782, p. 8. Vedi anche la lettera inviata da suo padre Giovan
Battista Loli nel 1772 in AUS, Studio, I.18, anno 1772 n. 34).
12
L. De Angelis, G. Giuli, A. Bandiera, Notizie relative cit., anni
1784-1786; N. Mengozzi, Il Monte dei Paschi di Siena e le Aziende
in esso riunite, vol. VI, I due Monti durante il Granducato di Pietro
Leopoldo, Siena, Lazzeri, 1900, p. 593. La scuola di Grammatica
latina venne chiusa nel 1788 con il pensionamento di Pompilio
50
note
Piccinelli.
13
Nel 1766 gli abitanti della città erano 16344 e quelli delle Masse
6839, per un totale di 23183 (N. Mengozzi, Il Monte dei Paschi cit.,
p. 67). Nel 1811 i cittadini erano 16162 e gli abitanti delle Masse
7809, per un totale di 23971 (idem, vol. VII, I due Monti nei sommovimenti politici dal 1791 al 1814, Siena, Lazzeri, 1909, pp. 656,
669).
14
Per gli elenchi degli scolari vedi AUS, Note degli Studenti che
hanno frequentato le scuole 1779-1808, XII.A.2.
15
AUS, Informazioni IV, II.4, pp. 23-24, lettera dell’undici luglio
1786. 16
AUS, Informazioni IV, II.4, p. 37, lettera dell’8 ottobre 1786 per
la morte di Gaetano, Giovan Battista e Giuseppe Loli. Nonostante
la giovane età, Giuseppe Loli era un calligrafo così apprezzato che
Antonio Bandini lo ricorda come “famoso e bravo” (A. Bandini,
Diario Senese, Biblioteca Comunale di Siena (BCS), anno 1786,
ms. D.III.2, cc. 123v.-124r.).
17
AUS, Informazioni IV, II.4, pp. 33-36, lettera del 7 ottobre 1786.
18
Ibidem.
19
Per Agostino Provedi, oltre alla lettera del 7 ottobre 1786, vedi
E. Romagnoli, Aggiunte alle Pompe Sanesi cit., ms. Z.II.32, c. 198.
Per un esempio della sua bravura calligrafica vedi la lettera da lui
inviata all’Università il 3 agosto 1799, in AUS, Studio I.23, n. 134.
20
Cosimo Minucci era nato nel 1773. A sette anni, nel 1780, era
stato iscritto alla scuola di Disegno e, poiché di famiglia povera,
venne impiegato fin da bambino come scrivano nella Comunità
Civica (per Cosimo Minucci, oltre alla lettera del 7 ottobre 1786,
vedi: E. Romagnoli, Cosimo di Antonio Minucci Disegnatore e Architetto, in Biografie cronologiche de’ Bellartisti Senesi, vol. XII,
51
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
Firenze, SPES, 1976, ristampa anastatica del ms. del 1830-35, pp.
547-550; M. Ciampolini, A. Leoncini, La scuola cit., pp. 53-55; G.
Mazzoni, Da Monteoliveto Minore al Camposanto Monumentale
della Misericordia, in Siena, le Masse. Il Terzo di Città, Siena, Alsaba, 1994, pp. 141-143.
21
La Collarini era stata battezzata Maria Angiola Caterina, ma
usava solo il secondo nome firmandosi sia Angela che Angiola
(Archivio Arcivescovile di Siena, (AAS) Battesimi San Giovanni
Battista sotto la Metropolitana n. 1051, 1 ottobre 1755). Ringraziamo Alessandro Ferrini, archivista della Contrada della Selva,
per queste informazioni e per quelle relative a Crespino Collarini
contenute nella nota successiva. Angela Collarini è rimasta fino a
ora praticamente ignorata dagli studi relativi alla storia dell’istruzione e la sola, marginale citazione a suo riguardo è in I. Porciani,
L’istruzione delle donne, in Storia di Siena. Dal Granducato all’Unità, a cura di R. Barzanti, G. Catoni, M. De Gregorio, vol. II, Siena,
Alsaba, 1996, p. 357.
22
AAS, Matrimoni n. 6098, 9 settembre 1747 (matrimonio Collarini); n. 6123, 9 settembre 1771 (matrimonio Sforazzini); n. 6131,
30 agosto 1779 (matrimonio Lelli). Il fatto che Crespino Collarini, pur non essendo senese, sia stato accolto nella Contrada della
Selva - nel 1778 fu revisore dei conti della Contrada - non deve
sorprendere in quanto tradizionalmente i contradaioli erano divisi in tre categorie: nativi, ovvero che erano nati nel rione della
Contrada alla quale appartenevano; geniali, i figli di membri di
una Contrada; abitatori, cioè coloro che abitavano nel rione almeno da quattro anni, e Crespino, che abitò sempre nel territorio
della Selva, faceva parte di questa categoria (per le abitazioni della famiglia Collarini, che nel 1783 risiedeva “alla Costarella”, vedi
52
note
AAS, matrimonio Lelli cit.; Morti, 1117, 9 novembre 1783, morte
di Crespino Collarini).
23
C. Minucci, Libretto d’Abbaco arricchito di utilissime regole dei
rapporti delle monete, pesi e misure francesi a quelle toscane, degli
elementi del calculo decimale e d alcuni quesiti di geometria pratica, Siena, Rossi, 1811. Per i restauri del Duomo vedi M. Gennari, Il primo Ottocento. Restauri, ricostruzioni e ammodernamenti
nell’architettura senese dopo il terremoto del 1798, in Architettura e
disegno urbano a Siena nell’Ottocento, a cura di M. Anselmi Zondadari, Torino, Allemandi, 2006, passim.
24
Per Guido Savini vedi Elogio istorico dell’Autore, in Prose e poesie di Guido Savini Patrizio Sanese e primo Provveditore della Regia
Università di Siena raccolte dopo la sua morte, Siena, Rossi, 1800,
pp. III-XXXIV; G. Catoni, L’accademico riformista. Guido Savini
primo provveditore dello Studio senese (1777-1795), in Per una storia dell’Università di Siena, «Annali di storia delle Università italiane», 10, 2006, Clueb-Cisui, pp. 91-102.
25
M. Degl’Innocenti, Pietro Leopoldo e la società toscana, in Le
riforme di Pietro Leopoldo e la nascita della Toscana moderna, a
cura di V. Baldacci, Firenze, Regione Toscana - Mandragora, 2000,
p. 106.
Per insegnare alle ragazze a tessere e a cucire erano state fatte
venire da Firenze cinque maestre e i telai necessari che però, una
volta installati, si rivelarono “difettosi e inservibili” e fu necessario
l’intervento di artigiani senesi per renderli funzionali (G.A. e P.
Pecci, Giornale Sanese (1715-1794), a cura di E. Innocenti e G.
Mazzoni, Siena, Il Leccio, 2000, p. 296). Per le scuole Regie vedi:
N. Mengozzi, I due Monti cit., pp. 543-545; R. Martini Grassi, Dallo Spedale di Monna Agnese alle scuole di Magistero professionale
53
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
per la donna in Siena, Siena, Poligrafica, 1948; L. Ponticelli, L’Istituto «Monna Agnese»: storia, origine, strutture, in Paramenti e
arredi sacri nelle Contrade di Siena, catalogo della mostra di Siena,
7 giugno - 5 ottobre 1986, Firenze, Usher, 1986, pp. 193-197; G.
Resti, L’istruzione popolare a Siena nella seconda metà dell’Ottocento, Roma, Bulzoni, 1987, pp. 25-26.
27
M. Degl’Innocenti, Pietro Leopoldo cit., p. 106. Per le lezioni
di catechismo vedi Archivio Comunale di Siena (ACS), Ente Comunale di Assistenza, Carteggio 1033 (1784-1820), lettera del 13
settembre 1784. Alcuni anni dopo, fu stabilito che “una delle apprendiste più abili” aiutasse “alle Maestre ad istruire le più giovani
ai doveri di Religione e nel lavoro ...” (ACS, Preunitario, Revisioni
contabili ed enti controllati dalla Comunità 251, Osservazioni, IV
punto 5).
28
ACS, Preunitario, Revisioni cit. , Osservazioni III 1800. L’assenza
di documenti non consente neppure di sapere quanti anni Angela
Collarini insegnò nelle scuole regie.
29
AUS, Informazioni IV, II.4, p. 35. Probabilmente la Collarini
gestiva anche una piccola scuola privata, in quanto risulta che nel
1786 aveva ventotto alunni tra maschi e femmine che seguivano le
lezioni “in ore e luoghi diversi” secondo il sesso (ibidem).
30
AUS, Informazioni IV, II.4, p. 35.
31
Ibidem.
32
AUS, Studio, I.21 n. 30, lettera del 4 novembre 1786. Alla Collarini venne imposto di continuare a insegnare anche nelle scuole
Regie per non creare difficoltà all’istituto.
33
A. Bandini, Indice del Diario Senese 1785-88, BCS, ms. D.I.15,
anno 1786, lettera S (scuola); idem, Diario Senese, ms. D.III.2,
anno 1786, c. 152.
54
note
AUS, Note degli Studenti che hanno frequentato le scuole 17791808, XII.A.2, anno 1787. Nello stesso anno, la scuola di Disegno
ebbe cinquantasei allievi e quella di Latino venti.
35
Note degli Studenti cit. Gli elenchi della scuola di Scrittura e
Aritmetica sono relativi agli anni 1787, 1788, 1789, 1790, 1792,
1793, 1794, 1795, 1796, 1804. Purtroppo questi documenti, gli
unici autografi della Collarini oggi noti, non si prestavano a virtuosismi calligrafici, e non conosciamo quindi lettere della maestra con decorazioni simili a quelle delle lettere di Gaetano Loli e
Agostino Provedi.
36
AUS, Informazioni X, II.9, pp. 160-161.
37
AUS, Indici, I.71, lettera C nn. 86, 273.
38
L’uso, nei primi decenni dell’Ottocento, del “ciccio secco o
nerbo” per tenere quieti gli scolari è attestato dai ricordi di don
Gaspero Olmi (Le note allegre di Don Olmi precedute dalla sua
autobiografia e pubblicate nell’anno cinquantesimo del suo Sacerdozio, Siena, S. Bernardino, 1909, p. 2). Questo metodo per ottenere
l’ordine è documentato anche dall’affresco Accoglimento, educazione e crescita dei trovatelli eseguito tra il 1441 e il 1442 da Domenico di Bartolo nel Pellegrinaio dello Spedale di Santa Maria
della Scala. Nel dipinto è raffigurato un maestro con in mano una
bacchetta mentre, con sguardo severo, osserva alcuni bambini, tra
i quali anche una bambina, fare i compiti.
39
La lettura degli elenchi degli scolari rivela che ad Angela Collarini scriveva sia con la corretta ortografia sia, per esempio nell’elenco del 1790, impiegando vocaboli come “Arimmetica”, forma
arcaica della voce aritmetica comunemente usata fino al XVIII secolo e riportata anche dal Vocabolario italiano della lingua parlata
di Giuseppe Rigutini e Pietro Fanfani (Firenze, Barbèra, 1893, p.
34
55
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
95) e, come toscanismo, dal Grande Dizionario della Lingua Italiana di Salvatore Battaglia, vol. I, Torino, Utet, 1961, p. 660.
40
S. Fornara, Francesco Soave. Gramatica ragionata della lingua
italiana, Pescara, Libreria dell’Università Editrice, 2001; Francesco
Soave e la Grammatica del Settecento, atti del convegno di Vercelli,
21 marzo 2002, a cura di C. Marazzini e S. Fornara, San Donato
Milanese, ed. Dell’Orso, 2004.
41
Note degli Studenti cit., anno 1790.
42
Note degli Studenti cit., anni 1792 e1793.
43
Note degli Studenti cit., anni 1787 e 1795.
44
AUS, Pratiche varie, I.84 anno 1815, lettera del 2 agosto 1815,
e Mandati di uscita anno 1819, VII.7, mandato n. 43 del 10 aprile
1819.
45
Fratini e Bruni, pur arricchendo la descrizione del Duomo grazie alla loro conoscenza dell’edificio, ripresero molte notizie dalle
guide della città di Giovanni Antonio Pecci (edite nel 1752, 1759
e 1761), di Giovacchino Faluschi (1784 e 1815) e soprattutto dalle
guide del Duomo redatte da altri custodi della Cattedrale, come
quella di Giacomo Pianigiani e Giacomo Provedi che tra il 1761 e
il 1766 aveva avuto ben tre edizioni.
46
Note degli Studenti cit., anno 1789.
47
AUS, Studio, I.23, nn. 84, 87 lettere del 5 marzo e 26 aprile 1801,
e Informazioni XI, II.10, pp. 70-71, lettera del 4 settembre 1807.
48
E. Romagnoli, Serafino del dott. Pietro Belli, Architetto e Lettore
di Geometria nell’Università Senese, in Biografie cronologiche cit.,
pp. 543-546. Belli, negli anni della docenza, pubblicò alcuni articoli di matematica sugli «Atti dell’Accademia dei Fisiocritici» e tre
volumi di algebra e geometria: Degli elementi di Geometria (1816);
Trattato di Algebra e Aritmetica (1825) e Principi di Aritmetica e
56
note
d’Algebra (1829).
49
Note degli Studenti cit., anno 1790; E. Romagnoli, Giuseppe di
Gaetano Coppini, Cisellatore, 1765-1824, in Biografie cronologiche
cit., vol. XII, pp. 527-530.
50
Per le cattedre di Pisa vedi D. Barsanti, I docenti e le cattedre, in
Storia dell’Università di Pisa 2*, Pisa, Plus, 2000, p. 351; per quelle
di Siena vedi L. De Angelis, G. Giuli, A. Bandiera, Notizie relative
cit., anni 1807-1809.
51
AUS, Motupropri, rescritti e ordini, I.31, anno 1816, n. 28.
52
I. Porciani, L’educazione della donna: un oggetto di dibattito, in
Le donne a scuola. L’educazione femminile nell’Italia dell’Ottocento,
mostra documentaria e iconografica, Siena 14 febbraio - 26 aprile
1987, Firenze, Il Sedicesimo, 1987, pp. 13-14.
53
Per le scuole organizzate tra gli anni Venti dell’Ottocento e l’Unità d’Italia da laici con fini di mutuo soccorso oppure gestite da
religiosi vedi G. Resti, L’istruzione popolare cit., pp. 21-44; idem,
Scrivere e far di conto, in Storia di Siena cit., p. 310. Per una scuola
privata aperta da Guido Barbieri e Filippo Travaglini nel 1835 di
fronte alla chiesa di San Vigilio vedi A. Bandini, Diario Senese, ms.
D.I.10, anno 1835, c. 64v.; per altre due scuole attive negli stessi
anni, una gestita dai fratelli Cecilia e Francesco Rosati nella piazzetta di San Giusto e l’altra allestita nella canonica di Provenzano,
vedi G. Olmi, Note allegre, cit., pp. 2-4. Le principali scuole cattoliche in questo periodo furono quella organizzata nel convento
di San Martino (AAS, Scuole, n. 4201) e quella del Sacro Cuore
(ibidem, 4202-4204).
54
A. Bandini, Diario Senese, ms. D.I.3, anno 1828, cc. 204v.-205v.
Anche se promosse questo metodo didattico poco convincente,
Settimio Vigo era un ottimo calligrafo, tanto che venne più volte
57
Angela Collarini. Una donna insegnante nell’epoca dei lumi
incaricato di eseguire perizie calligrafiche in cause legali (L. Cantini, D. Nenci, Tesoro del Foro Toscano o sia raccolta delle decisioni
del Supremo Consiglio e delle Regie Ruote Civili delle prime appellazioni di Toscana, Firenze, Stamperia del Giglio, 1831, vol. XXVI,
p. 168, e stessa opera, 1835, vol. XXXV, p. 279).
55
Nel registro dei morti della parrocchia di San Giovanni è annotato: “29 gennaio 1835, ore 12,30. Angela Collarini. 74 anni.
Maestra di scrivere fu Crespino e Domenica Maggiorelli. Nubile”
(AAS, Nuove acquisizioni, Morti 137, 186, 29 gennaio 1835). La
registrazione presenta due incongruenze: l’età indicata, in quanto
essendo stata battezzata nel 1755 Angela Collarini nel 1835 aveva 80 anni, e il nome della mamma diverso da quello riportato
nell’atto di battesimo. Possiamo però supporre che Domenica
Maggiorelli sia stata la seconda moglie di Crespino Collarini che
nel 1779 risulta vedovo di Teresa Lelli (AAS, Matrimoni, 6131, 30
agosto 1779 (matrimonio Pietro Lelli).
56
Anche se Angela Collarini non risulta tra i proprietari di immobili, la pensione le aveva assicurato un certo benessere e nel testamento stabilì lasciti per alcune centinaia di scudi a varie persone
che le erano care, duecento scudi allo Stabilimento di mendicità e
altrettanti alla Cattedrale per la celebrazione di due messe al mese
in sua memoria e una messa cantata nell’anniversario della morte
(A. Bandini, Diario Senese, ms. D.I.10, anno 1835, c. 18v.). Il testamento è in Archivio di Stato di Siena, Notarile post-cosimiano,
notaio Francesco S. Staderini, n. 6778, cc. 39r.-40r.) Per la morte
di Angela Collarini vedi anche AUS, Indici, I.71, lettera C nn. 86,
273, I.78, lettera C n. 5, Recapiti 1835, VII.M.13 n. 3. Nel 1820 la
Collarini aveva chiesto di essere sepolta “a sterro nell’atrio che dà
accesso alla clausura” (AAS, Cause Civili, 5133, anno 1820 n. 37 ).
58
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