Como Cronaca
20 Sabato, 15 settembre 2012
Esposizione
voltiana.
Como al tempo
del decoro
e dell’orgoglio
Veduta aerea della prima
Esposizione Voltiana del 1899
C
i fu un momento, nella storia del
capoluogo comasco, eterna seconda
surrogata al ruolo di comprimaria
rispetto a città ben più blasonate,
in cui per pochi giorni la città divenne
centro del mondo. È l’appuntamento
con l’esposizione voltiana del 1899. Un
evento di enorme portata, per le risorse
e le disponibilità dell’epoca, che anticipò
persino, per la ricchezza dei suoi contenuti,
l’Expo parigina d’inizio secolo. Quell’evento
di fine secolo fu un omaggio ad Alessandro
Volta e alla sua più straordinaria invenzione
fu. Appuntamento al quale si arrivò pian
piano, passo dopo passo. Programmando,
progettando, scambiandosi idee.
All’Esposizione Voltiana, al terribile incendio
che la caratterizzò, ma anche al celere
cammino di ricostruzione, il giornalista e
studioso Antonio Marino ha dedicato la sua
ultima fatica. “Como al tempo del decoro e
dell’orgoglio. 1899. L’Esposizione Voltiana,
l’incendio, la ricostruzione. Gli occhi del
mondo sulla sfida di una piccola città” è il
titolo del libro pubblicato da Alessandro
Dominioni editore.
Un’esperienza che fu al contempo fantastica
e drammatica, nonché nota d’orgoglio per la
città, come ben spiega Alberto Longatti, che
accompagna la prefazione del volumetto:
“L’elettricità - scrive Longatti -, il motivo
principale dell’Esposizione fu la causa
indiretta di un disastro imprevedibile, ma
divenne anche la gloria di averlo saputo
superare. Quando agli albori del nuovo
secolo la mastodontica Expo parigina mise
al centro della sua esaltazione di tutte le
meraviglie di una tecnologia avanzata il
Palazzo dell’Elettricità di Hénard illuminato
da quindicimila lampade, a Como si potè
dire con giustificato orgoglio che qualcuno
ci aveva pensato prima. Per quella volta
una piccola città italiana aveva preceduto
la Ville Radieuse, capitale della cultura
Nel testo di Antonio
Marino, stampato
da Alessandro
Dominioni Editore,
la testimonianza di
un’esperienza che fu,
al contempo, fantastica
e drammatica dopo
l’incendio che ne
devastò i padiglioni;
nonchè nota d’orgoglio
per la città, che seppe
tempestivamente
riprendersi
dall’incidente.
In un agevole libretto la storia
di un evento straordinario per l’epoca:
la commemorazione del centenario
della pila nel lontano 1899
europea: e nel nome del genio senza il quale
case, strade e piazze avrebbero dovuto
restare fisicamente illuminate da fiammelle
alimentate dal gas. L’eterna provincia batté la
metropoli. Per quella volta almeno…”.
Il “viaggio” che porta all’appuntamento
con l’Esposizione Voltiana del 1899 (nel
centenario dell’invenzione della pila)
parte da lontano, con tanti “assaggi” che
preludono alla grande festa in onore dello
scienziato comasco. Su tutti le esposizioni
agricole e industriali del 1865 e 1872.
Manifestazioni finalizzate a sondare il
gradimento del pubblico rispetto alla
ricchezza del patrimonio artistico lariano.
Soltanto assaggi, però, si diceva “in attesa
– scrive Longatti – dell’occasione regale,
l’Esposizione in cui attorno al nucleo
centrale, l’omaggio a Volta, avrebbero dovuto
figurare degnamente le principali risorse
del territorio, l’industria tessile, l’artigianato,
le bellezze paesaggistiche, i servizi turistici
con particolare riferimento allo sviluppo
alberghiero, i tesori monumentali e
ornamentali, l’arte non solo comasca ma più
propriamente lombarda…”
L’occasione regale si offre, così, ad una città
vestita a festa il 20 maggio 1899, giorno
d’inaugurazione, dopo mesi di alacre
lavoro, dell’“Esposizione internazionale di
elettricità”. “Ci sono molti frak sotto il sole –
scrive Antonio Marino – di quel sabato 20
maggio del 1899 a Como. e molte divise, e il
tintinnio di molte sciabole e il luccichio di
molte decorazioni, esibite senza nascondere
fierezza e compiacimento. Finalmente, dopo
tanti sforzi affrontati, tanti ostacoli superati,
tante energie profuse senza risparmio, è
giunto il momento di mostrare i risultati,
di inaugurare questa Esposizione che
certamente è elemento fondamentale per il
‘decoro’ della città e che riempie d’orgoglio…”
Un orgoglio tangibile, il cui prestigio
è confermato dalla presenza,
all’inaugurazione, di sua maestà re
Umberto I. Un’esposizione che si estende
per tutta l’area compresa a est dell’attuale
via Guglielmo Marconi, ai tempi Viale dei
Bazar, dove fino a pochi decenni fa sorgeva
la Stazione Merci - Como Lago delle FF.SS;
a sud dal viale Fratelli Rosselli, già via 27
Maggio, a nord dal lago ed a ovest sino a via
Campo Garibaldi.
I padiglioni dell’Esposizione divengono
meta non soltanto di singoli visitatori, ma di
famiglie, scolaresche, associazioni, gruppi,
società operaie, provenienti dalla città, dalla
provincia e un po’ da tutta la regione. Il
successo dell’iniziativa già si conferma a due
settimane dal taglio del nastro: in un solo
giorno, domenica 4 giugno, si contano ben 10
mila visitatori… Tutto sembra preludere ad
un successo senza precedenti. Fino a quella
mattina dell’8 luglio, quando un filo di fumo
inizia a farsi largo fra le assi del pavimento
del padiglione dell’elettricità. In pochi
minuti l’intero complesso va in briciole. Il
fuoco risparmia, miracolosamente, soltanto
l’esposizione di Arte Sacra.
All’indomani dell’incendio l’area è un
complesso di rottami. Il morale è a terra.
I danni incalcolabili. Eppure, fa notare
Antonio Marino, pur non essendo ancora
chiarite le esatte dimensioni dell’incendio,
il direttore de “La Provincia” scrive: “Como
non si perderà d’animo, Como tornerà a
lottare, a lavorare, a produrre…” Così sarà. E
di lì a pochi mesi l’Esposizione riprenderà
vita, il 20 agosto 1899, restituendo lustro
ad una città ferita nell’orgoglio, ma non nel
morale.
Antonio Marino, “Como al tempo del
decoro e dell’orgoglio. 1899, l’Esposizione
Voltiana, l’incendio, la ricostruzione. Gli
occhi del mondo sulla sfida di una piccola
città”, Alessandro Dominioni Editore, 2012,
pp144, 15 euro.
pagina a cura di Marco Gatti
❚❚ Un libro dedicato alla figura del maresciallo Luigi Pirondini, di Gerardo Severino
La Guardia di Finanza e l’antifascismo
“L
uigi Pirondini. Il maresciallo della Guardia di Finanza
e la Resistenza antifascista. La vita e gli scritti”. È uno
spaccato importante sull’ultima guerra quello ricavato,
in poco meno di cento pagine, da Gerardo Severino capitano
della Guardia di Finanza oggi direttore del “Nucleo di ricerca”
al quale il Comandante Generale della Guardia di Finanza ha
affidato il compito di ricostruire le azioni umanitarie delle quali
si resero protagonisti i finanzieri in favore dei profughi ebrei e
dei perseguitati dal nazifascismo dall’8 settembre 1943. Uno
spaccato che rende onore alla fedeltà di un Corpo ai suoi principi, nonostante le pressioni messe in atto dal regime fascista. Il
libro, edito da Alessandro Dominioni Editore, racconta la vita e
gli scritti di Luigi Pirondini, Maresciallo Maggiore della Guardia
di Finanza in congedo, protagonista e testimone di molti degli
eventi storici legati alla guerra di liberazione in Lombardia. Pirondini, a partire dall’agosto 1945, sino al dicembre 1947, con
lo pseudonomo di “Luigi Popolano”, firmò a Como numerosi e interessanti articoli, pubblicati dall’allora “Il Monitore del
Finanziere”, il tradizionale settimanale d’informazione delle
Fiamme Gialle, nato nel lontano 1886. Una serie di scritti che
aiutano a collocare l’impegno della Guardia di Finanza nel cor-
so dell’ultima guerra. Così scrive Pirondini nel suo articolo d’esordio sul Monitore, il 6 agosto 1945: “La richiesta del Direttore
del Monitore del Finaziere è semplice: ‘Mi faccia sapere quello
che hanno fatto i finanzieri di Como in questo triste periodo’.
La risposta è ancora più semplice: ‘I finanzieri di Como hanno
fatto la storia’. Vorrei avere la capacità di uno storico per poterlo
dimostrare. Dico subito, che l’attività di essi va distinta in quella
che tutti hanno veduto, apprezzato ed esaltato, perché svolta alla luce del sole e nell’altra attività, molto più importante, molto
più tremenda, che nessuno ha potuto vedere e che nessuno ha
potuto immaginare… Mi riserverò di completare queste note…
a mano a mano che sarò in grado di farlo, per dare altresì, al futuro storico del Movimento insurrezionale italiano, elementi di
ricerca e per non far disperdere nel nulla e dimenticare i nomi
dei patrioti con le Fiamme Gialle che tutto votarono di dare alla
propria terra natale. Non in combattimento ma in una lotta segreta e mortale durata venti mesi, contro le più spietate polizie
segrete germaniche, SS e Gestapo; in questa lotta senza quartiere rifulsero il loro valore, il loro eroismo e il loro patriottismo”.
Il lavoro meticoloso di Gerardo Severino permette di mettere a
fuoco l’impegno di quest’uomo a favore del movimento insur-
rezionale italiano, e con lui
di molti compagni e colleghi. La lettura degli scritti di
Pirondini, attento giornalista oltre che valido sottufficiale di Finanza, nonché
noto e stimato tributarista e
studioso di economia, offre
un importante spaccato di
quegli anni difficili, aiutando il lettore a respirarne il
pathos, la forza emotiva, la
sofferenza, il coraggio. Un
omaggio prezioso a chi, con
dedizione e audacia, non
mancò di spendersi senza
risparmio per la libertà.
Gerardo Severino, “Luigi
Pirondini. Il maresciallo
della Guardia di Finanza e la resistenza antifascista. La vita
e gli scritti”, Alessandro Dominioni Editore, 2012, 10 euro.
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