Domenica 10 ottobre 2010
SETTIMANALE CATTOLICO MODENESE
FONDATO NEL 1957
POSTE ITALIANE S.p.A. - SPED. ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMM. 1 DCB DI MODENA
Esperienze
La storia
Due giovani serbi a Modena prima
dell’Agorà del Mediterraneo
In Bolivia per consolidare
legami e affetti
A PAGINA 17
A PAGINA 14
Il Punto
Perché Begum non
sia morta invano
• nostro tempo
D
i fronte alla tragicità di fatti come quello avvenuto
domenica scorsa a Novi di Modena, dove Begum
Shahnaz, pakistana, è stata uccisa a colpi di pietre dal
marito perché intervenuta a difendere la figlia Nosheen Butt, a sua volta ridotta in fin di vita dal fratello solo per il
fatto di rifiutare un matrimonio combinato, il senso di scoraggiamento e di disillusione sui processi di integrazione può diventare
davvero forte. Eppure è proprio lì, sul concetto di integrazione,
che occorre insistere, con tenacia, rifiutando ogni tentazione di
ritenere fallimentari gli sforzi e il cammino compiuti finora. Sicuramente qualcosa è mancato, certamente occorre affinare strumenti e modalità, forse anche ripensare il tipo di approccio ad una
questione, l’integrazione appunto, non più eludibile né etichettabile come “un qualcosa” del quale si può fare a meno. Difficile
dire quali strade intraprendere; più facile dire quali lasciare decisamente perdere. Tra queste, sicuramente quegli atteggiamenti
di paura e di chiusura, forse in un certo senso inevitabili, a caldo, di fronte ad una violenza inspiegabile e ancor più assurda, se
possibile, come è quella che si scatena verso i propri familiari.
A mente fredda, però, ragionare sul fatto che diffidenza e ostilità nei confronti di chi vive in condizioni diverse e lontane anni
luce dalla nostra sensibilità non portano da nessuna parte, è già
un primo passo per individuare strade alternative. Si, ma quali?
Certamente la voglia di emancipazione e di libertà che le donne
immigrate spesso manifestano, la stessa che ha condotto la madre
di Novi a immolarsi per la figlia, è un elemento sul quale fare leva,
costruendo magari reti amicali e di solidarietà come spesso solo
il mondo femminile riesce a costruire. Per molte donne straniere,
soprattutto le più giovani, vivere nel nostro Paese può diventare
un’occasione di crescita e di emancipazione, impensabile nei Paesi
dai quali provengono, da modelli culturali e sociali che negano la
loro dignità e libertà. Trovare alleati in queste insopprimibili aspirazioni può diventare essenziale. Se poi prevaricazione e oppressione dell’uomo nei confronti della donna avvengono in nome di
una distorta visione della religione e della sua fanatica osservanza,
allora anche per la comunità cristiana diventa ancor più urgente
far sentire la propria vicinanza, avendo ben presente che quello
che si porta nel confronto con le altre religioni è, sostanzialmente,
una parola di libertà e di attenzione alle persone, uomini e donne,
e alla loro dignità, in qualunque condizione essi vivano.
Un modello di incontro ce lo offre Francesco d’Assisi - la notizia
dei fatti di Novi si è diffusa nel giorno della sua festa - nel dialogo
con il sultano: gli offre una parola di vita, è accolto come uomo
dello Spirito e per questa ragione non nasce lo scontro delle armi,
ma il confronto tra gli uomini. La strada era tracciata fin dal 1219
e forse non ce ne siamo accorti.
Cultura
Quando viaggiare
significa tornare
Cronache da un
mondo “perfetto”
Anno LIV n° 35 • euro 1
www.nostrotempo.it
Nello splendore
delle miniature
Presentata l’edizione fac simile
del Breviario di Ercole d’Este
A PAGINA 20
Costruire, con filosofia,
i cittadini di domani
La filosofia come
metodo per affrontare
le questioni etiche con
i bambini delle scuole
d’infanzia: al via a
Modena il progetto
“Piccole ragioni”
I
• STEFANO MALAGOLI
n tempi come quelli attuali, sentir coniugare il
concetto di infanzia con il
termine “etica” (parola
della quale pare si sia spesso
persa traccia non solo nella
riflessione, ma purtroppo
anche nell’agire quotidiano
di molti, a iniziare da chi è
chiamato istituzionalmente
a rappresentare il nostro Paese), non può che procurare
una grande soddisfazione,
capace di aprire il cuore alla speranza per il futuro. Per
questo motivo il progetto
“Piccole ragioni. Filosofia con i bambini” ideato
dalla Fondazione Collegio
S.Carlo in collaborazione
con l’assessorato all’Istruzione del Comune di Modena, appare come una felice
intuizione perché intende
mettere in atto un lavoro
pluriennale con i bambini
(età 3-6 anni) delle scuole
d’infanzia modenesi che abbia finalità educative attraverso
la valorizzazione del ruolo del
sapere filosofico, in modo particolare nell’analisi di questioni
etiche sulle quali i bambini hanno già idee e rappresentazioni.
La filosofia intesa dunque non
come materia d’apprendimento
o sapere in sé, bensì come modalità di approccio allo sviluppo
educativo dei bambini; in altre
parole un mezzo, o uno speciale
punto di vista, per giungere alla
formazione di idee e conoscenze soprattutto in ambito etico. Il
progetto prende il via con l’anno scolastico 2010-2011 e per
i prossimi mesi si concentrerà
sul tema del bene e del male,
per poi affrontare, nei prossimi
anni, altri concetti che fanno
riferimento al vivere insieme
come, ad esempio, l’amicizia, la
giustizia, l’umanità, il rispetto
delle regole; tutte questioni eti-
zo capace di pensare sarà anche
un cittadino libero di scegliere”.
Le scuole d’infanzia comunali
che hanno aderito al progetto
“Piccole ragioni” sono tredici (le
scuole Anderlini, Cimabue, Costa, Edison,
Forghieri,
Marc o -
che sulle quali i bambini hanno
già idee e rappresentazioni e
sulle quali il progetto intende
insistere ulteriormente. “Mi
piace pensare - dichiara Roberto Franchini, presidente della
Fondazione San Carlo - che
questa sia un’iniziativa di educazione civica e civile, prima
ancora che culturale. Un ragaz-
ni, Modena Est, Saluzzo,
S.Damaso,
S.Pancrazio,
S.Remo, Villaggio Giardino,
Villaggio Zeta). Dopo un primo percorso di formazione
rivolto alle insegnanti e basato
su una serie di incontri con filosofi e pedagogisti allo scopo
di approfondire criticamente il
tema, verranno messe in atto,
in autonomia e con modalità diverse e liberamente scelte
dalle singole scuole, le attività
didattiche Nelle singole classi,
le insegnanti faranno ricorso
agli strumenti tipici del lavoro
con i bambini, come l’espressione grafico-pittorica, il racconto
narrativo, la drammatizzazione.
“Si può educare una persona
all’autonomia, al sapere, e lo si
fa – spiega Alfonso M.Iacono,
docente di Storia della filosofia
all’Università di Pisa e membro
del Comitato scientifico della Fondazione San Carlo, intervenuto martedì 5 ottobre a
Modena per l’avvio ufficiale di
“Piccole ragioni” - non offrendo
soltanto dei contenuti, ma una
mentalità che sia capace di filtrare e governare questi contenuti in arrivo. Il che è molto più
importante dell’informazione,
specialmente oggi, in un’epoca in cui i dati d’informazione
sono troppi, sono eccedenti, e il
vero destino dell’autonomia del
cittadino si gioca nella capacità
di saper filtrare”. Una formazione, dunque, che inizia già, anche
a livello etico, sin dall’infanzia
e che sta alla base del progetto
che parte a Modena in questi
giorni.
Un’ultima annotazione: nel
momento in cui anche la Chiesa italiana e con essa pure la
nostra comunità diocesana di
Modena-Nonantola, intraprende un cammino decennale, serio
e impegnativo, sul tema dell’educazione, trovare compagni di
viaggio con i quali condividere
la fatica ma anche la gioia di
questo percorso, è sicuramente
motivo di grande soddisfazione
e di speranza in aiuti e sostegni
reciproci.
A pag. 3
2
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Politica
In Provincia
approvato un
documento sulle
ricadute della
manovra del
Governo sugli
enti locali
“La certezza: i tagli”
A
“
nziché rilanciare
lo sviluppo per far
uscire il Paese dalla
crisi, la manovra del
governo impone agli enti locali una politica di pesanti tagli,
e le conseguenze ricadranno
sui cittadini”: parte da questa
premessa l’ordine del giorno
presentato la scorsa settimana
in Consiglio provinciale dal
presidente dell’Amministrazione provinciale Emilio Sabattini e approvato con il voto
favorevole di Pd, Idv, Udc e il
voto contrario di Pdl e Lega
scorsi. Per il trasporto pubblico locale, il calo delle risorse
sarà almeno del 15 per cento, e
superiore al 50 per cento per le
ferrovie regionali”. La conseguenza sarà “una riduzione del
numero di corse, penalizzando
gli studenti e le loro famiglie”.
Per quanto riguarda l’agricol-
Analisi sulla crisi,
con distinguo
La sintesi del dibattito consiliare
N
Parola
Riflessioni
sulla
“E gli altri nove dove
sono?” (Lc 17, 11-19)
S
G.G.
tupisce la scarsa…resa dell’azione miracolosa di Gesù: tutti invocano, tutti vengono guariti, uno solo si
accorge di chi sta all’origine della guarigione e torna
indietro lodando Dio a gran voce, e si porta davanti a
Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.
“E gli altri dove sono?”. C’è una difficoltà radicale, per l’uomo,
al ringraziamento.
Molto spesso i nostri sono ringraziamenti e sorrisi formali, per
non dire ipocriti. Difficilmente siamo disposti a riconoscere
di essere bisognosi – destinatari quindi di doni, quelli di Dio,
inestimabili, e del dovere-necessità di dire grazie.
Facciamo fatica a renderci conto da chi può venire la salvezza:
un po’ siamo…ciechi, un po’ non vogliamo riconoscere dipendenze, anche da Dio.
Eppure il bisogno c’è, non è immaginario: i dieci lebbrosi sono
in qualche modo l’immagine dell’umanità sofferente.
Occorre la guarigione, la salvezza.
E il dono che Dio fa è grande: una vita sanata, piena, che toglie
dall’esclusione, dall’ emarginazione.
E’ la risposta vera, unica al bisogno dell’uomo. La guarigione
dei lebbrosi è parabola di questo dono, una parabola eloquente.
Solamente lo straniero, l’eretico, il samaritano, riconosce da chi
è venuta la guarigione.
Proprio colui che, apparentemente, aveva tutti i motivi per non
comprendere. Ritorna sui suoi passi, loda Dio: “Si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo”.
Lo riconosce come il suo salvatore, lo ringrazia.
E’ l’atteggiamento di uno che ha una fede adulta: ha una consapevolezza matura, ringrazia con tutto se stesso, viene riconosciuto da Gesù come credente.
E a lui Gesù indirizza parole che hanno il sapore della missione: “Alzati e và!”. Adesso che hai preso coscienza della tua
fede, adesso che per questa fede sei stato salvato, fatti portatore di questa salvezza agli uomini nella cui compagnia vieni
riammesso.
Si tratta di un processo molto significativo: dalla guarigione
piena, all’impegno per la guarigione di tutti. Dalla felicità personale, alla partecipazione di tutti ad una vita felice.
Nord. Ad oggi le conseguenze dirette dei tagli operati con
la manovra per quello che riguarda il territorio modenese
sono stimate in 79 milioni di
euro in meno nel 2011 e 102
milioni nel 2012. “Solo per
quanto riguarda la Provincia
di Modena - prosegue il documento - il taglio ai trasferimenti
si traduce
i n
tre milioni e
480
mila
e u ro in
p i ù
c h e
l ’e n t e
dovrà
tra-
Emilio Sabattini Presidente
della Provincia di Modena
sferire allo Stato nel 2011, e
cinque milioni e 777 mila euro
nel 2012». Già nel 2010 la Provincia ha trasferito allo Stato
cinque milioni e 400 mila euro: “è il federalismo alla rovescia”, recita l’ordine del giorno.
ll presidente dell’amministrazione provinciale, illustrando alcuni esempi, ha quindi
spiegato che “questo significa
dover tagliare servizi e non finanziare tutti i programmi che
avevano caratterizzato l’azione della Provincia negli anni
tura, “i minori trasferimenti
alla Regione per oltre 30 milioni di euro comporteranno
l’azzeramento degli aiuti per il
credito agli agricoltori, ricerca,
sperimentazione, innovazione,
promozione delle eccellenze
agroalimentari”. Conseguenze
pesanti anche per formazione
professionale e politiche del
lavoro. “Rischiamo di avere
nei prossimi tre anni oltre 10
milioni di euro in meno per
le politiche attive. L’impatto - spiega ancora Sabattini riguarda in particolare i corsi
per lavoratori e disoccupati,
che si ridurrebbero del 50
per cento, e avrà un impatto negativo anche sul sistema
formativo. Questa riduzione,
particolarmente grave in un
momento di crisi economica e
occupazionale, deriva dal fatto
che una parte consistente dei
fondi europei sono stati utilizzati per gli ammortizzatori
sociali in deroga, senza che
la Finanziaria abbia in alcun
modo previsto delle compensazioni”. Nell’aprire il dibattito sul documento, il presidente
dell’ente di viale Martiri aveva
rivolto un appello “agli altri
soggetti che sono decisivi per
la crescita del territorio: dalle
associazioni economiche alla
Camera di Commercio, dalle
Fondazioni bancarie al sistema del credito locale.
Le istituzioni si assumono la
responsabilità di partecipare al risanamento del Paese,
ma anche a loro chiediamo di
concorrere a questo processo,
ripensando spese, finanziamenti e interventi in modo
integrato con il sistema delle
autonomie locali e sostenendo
le politiche di sviluppo strategico per il territorio”.
el corso del dibattito consiliare Fabio Vicenzi
(Udc), pur riconoscendo “un aspetto positivo
della manovra, cioè l’aver assicurato stabilità
ai conti pubblici”, ha evidenziato come questa
“non distingua tra la spesa improduttiva e quella necessaria
e riduca in modo indiscriminato le risorse agli enti locali,
penalizzando quelli virtuosi. La Provincia ha deciso di fare
delle scelte e va aiutata a scegliere bene». Matteo Malaguti
(Pdl) ha spiegato che “la manovra del governo è coerente
con quanto richiesto dall’Europa ed è un provvedimento di
lungo respiro che intacca un apparato pubblico fonte di inefficienze e sprechi non più giustificabili”. Di parere opposto
Roberto Vaccari (Pd) per il quale “il governo si è distinto
per la profonda inadeguatezza della risposta a una crisi che
ha generato una questione sociale anche nel nostro territorio”. Denis Zavatti (Lega Nord) si è detto invece “deluso
dall’ordine del giorno di una maggioranza in grave difficoltà
a formulare idee e proposte. La manovra - ha aggiunto - taglia gli sprechi e questa non è antipolitica, ma politica giusta e concreta. Per Luca Gozzoli (Pd) “la manovra effettua
tagli draconiani in proporzioni enormi ai servizi erogati dal
pubblico. Ne sopportano il peso soprattutto gli enti locali
che però devono dare risposte alle famiglie e ai soggetti più
deboli che, in attesa della lenta uscita dalla crisi, rimangono stritolati”. Giudizio condiviso da Sergio Pederzini (Idv),
che ha parlato di “un provvedimento senza riforme strutturali mentre il Governo, invece di confrontarsi, è solo capace
di mettere la fiducia”. Bruno Rinaldi (Pdl) ha fatto notare
che “le Regioni possono rimodulare la spesa e stabilire dove andare a incidere. E’ una manovra ovviamente difficile a
causa della crisi, di cui peraltro il governo ha sempre tenuto
conto”. Davide Baruffi (Pd) ha parlato invece di “manovra senza efficienza e, soprattutto, senza riforme, che non
chiede nulla a chi ha creato grandi patrimoni finanziari”. Al
contrario, Stefano Corti (Lega Nord) ha sottolineato come
“si dimentichi la disuguaglianza sociale creata da aiuti provinciali che vanno a svantaggio dei modenesi e a vantaggio
degli stranieri”. Ennio Cottafavi (Pd) si è detto “d’accordo sul principio del rispetto dei parametri comunitari, ma
non sulle scelte adottate, che penalizzano gli enti virtuosi”
costringendoli a tagliare servizi”. Patrizia Cuzzani (Idv)
ha puntato l’accento “sul taglio del 50 per cento dei fondi
per la cultura”, sottolineando il rischio di una “diminuzione
dell’offerta e le ricadute negative sui lavoratori del settore”,
mentre Monica Brunetti (Pd) si è chiesta “quali saranno le
ripercussioni sulla possibilità per le donne di conciliare lavoro di cura e professione, e quindi quali riorganizzazioni
sociali si imporranno”. Per Mauro Sighinolfi (Pdl) “la manovra colpisce gli enti locali, ma a volte nelle difficoltà si
scoprono peculiarità e capacità inespresse: questa può essere
una sfida per gli enti locali a rinnovarsi e a diventare più efficienti”. Marina Vignola (Pd) ha messo invece in evidenza
i tagli alla ricerca e all’Università “che ridurranno la qualità
nei servizi e nella didattica oltre a causare un aumento delle
tasse universitarie”. Di scuola ha parlato anche Giorgio Siena (Pd), osservando che “la crisi ha evidenziato come sapere,
competenza e lavoro siano direttamente collegati tra loro, e
quindi vanno sostenuti”. Dante Mazzi (Pdl) invece ha difeso l’opera del governo “che ha affrontato una crisi globale e
severa nei tempi e nei modi giusti. Il vero investimento sulla
famiglia sono gli aiuti concreti per le imprese come l’accesso
al credito”. Claudia Severi (Pdl) ha aggiunto che “gli enti
pubblici sono chiamati a fare scelte di bilancio pesanti, ma
è l’ente che sceglie dove tagliare, quindi bisogna individuare
le priorità e salvare i servizi essenziali”. Nella replica il presidente della Provincia Emilio Sabattini ha invitato l’intero
Consiglio a “collaborare in modo costruttivo alla definizione
delle priorità che dovranno caratterizzare il bilancio di previsione 2011”.
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
3
Bambini
Filosofi fin da piccoli
Fondazione
S.Carlo e
assessorato
all’Istruzione
del Comune di
Modena insieme
per il progetto
“Piccole ragioni”
I
l progetto “Piccole ragioni. Filosofia con i
bambini”, che si svolge da ottobre 2010 a
febbraio 2011 proposto da
Fondazione S.Carlo e assessorato all’Istruzione del
Comune di Modena, non è
il primo che viene attuato a
livello nazionale ed internazionale. Esistono infatti già
diverse esperienze e pratiche
di filosofia con i bambini che
hanno elaborato talvolta rigidi protocolli o, in altri casi,
hanno sviluppato empiricamente metodologie plurali
sulla base delle singole sensibilità individuali. Altrettanto
diversa la concezione della
filosofia utilizzata come base
del lavoro didattico ed edu-
Davanti
allo
cativo: la filosofia
come introduzione alle pratiche
democratiche,
come
ricerca
della verità, come costruzione di
un’argomentazione
in secondo piano rispetto allo sviluppo
dell’intelligenza
cognitiva e al riconoscimento delle
emozioni.
“Lo scopo del nostro progetto – dichiara Carlo Altini,
direttore scientifico della Fondazione San
mune, sviluppando un tipo di
approccio critico. In questo
processo la filosofia diventa uno strumento capace di
dare il proprio contributo insieme ai canali comunicativi
più vicini al bambino come le
attività grafiche e l’invenzione di racconti o la drammatizzazione”.
Alla fine dell’anno scolastico, a conclusione delle at-
con questo progetto
- aggiunge Adriana Querzé, assessore all’Istruzione del
Comune di Modena
intendiamo
scommettere sulle loro e le
nostre intelligenze,
fidandoci della
capacità dei
piccoli
di
guardare
Roberto Franchini
Alfonso Iacono
logica o
come forma di avviamento
alla conoscenza scientifica.
Meno sviluppato, invece, è
stato il lavoro educativo con
i bambini attraverso la valorizzazione del ruolo del sapere filosofico nell’analisi delle
questioni etiche e, allora, è
proprio su questo terreno che
intende muoversi il progetto
“Piccole ragioni”. Presupposto del progetto è infatti la
convinzione che nello sviluppo conoscitivo del bambino vi sia uno spazio, talvolta
trascurato, relativo alla conoscenza etica, spesso lasciata
Specchio
Gli alberi ci parlano
D
• a cura di
don nardo masetti
a sempre l’albero ha esercitato sugli uomini sensazioni di mistero e di sacro, e il bosco è stato il
primo luogo di preghiera. Non c’è forse attinenza fra le grandi cattedrali gotiche e la foresta?
Il poeta indiano Tagore diceva che gli alberi sono lo sforzo
della terra per parlare con il cielo e Cechov ha scritto che
un pezzo di musica e un albero hanno qualcosa in comune: l’uno e l’altro sono creati da leggi egualmente logiche e
semplici.
Noi, uomini del terzo millennio, davanti agli alberi passiamo via in fretta, quasi senza guardarli, senza conoscerli
e senza sentire le loro voci; eppure ognuno di essi ha un
aspetto diverso e, messi insieme, formano una foresta. Se
un albero ha vita limitata, come tutti gli esseri viventi, la
foresta non ha tempo: si rinnova, si ritira, si espande, rinasce e muta nelle ere come muta il clima. Essa è anche la vita
della terra: senza la foresta la nostra Terra sarebbe materia
inerte nel cosmo. Noi, uomini che ci riteniamo padroni e
potenti, usiamo la foresta senza riguardo, sfruttandola per
il nostro egoismo.
Allora: quando andiamo per i boschi, stiamo in silenzio ad
ascoltare le voci degli alberi (sono tante e fanno un coro
al Creatore); siamo rispettosi nel nostro andare, perché è
come essere in un grande tempio... un luogo dove il pensiero si può raccogliere e sviluppare in meditazioni sulla vita,
sulla bellezza del creato, sulla nostra fuggevole esistenza.
Mario Rigoni Stern scrittore
Adriana Querzè
Carlo consiste
nello sviluppo, da parte del
bambino, di una riflessione su questioni di carattere
etico che appaiono spesso
scontate, in questo caso, per
l’anno scolastico 2010-2011,
il rapporto tra il bene e il
male. Una maggiore attenzione alle questioni etiche
dovrebbe infatti favorire la
nascita di una prima consapevolezza critica da parte
del bambino riguardo alla
vita in comune, in modo da
interiorizzare valori necessari al rispetto degli altri e
delle regole. C’è bisogno di
riflettere su alcune paroloe
chiave della nostra vita co-
tività, è prevista
una
riflessione
pubblica sui percorsi
sviluppati nelle diverse
scuole, così da far
conoscere i livelli
di apprendimento
raggiunti dai bambini e nel
medesimo tempo rendere disponibili ad altri le esperienze vissute.
“I bambini sono filosofi nel
senso che pongono domande:
il mondo con
altri occhi e
della capacità
degli
adulti
di creare le
condizioni
indispensabili per dar
spazio alla
creatività e
al pensiero divergente Un
progetto importante quindi,
che sa far incontrare la pratica didattica e la ricerca alta,
Carlo Altini
unico modo per qualificare
gli interventi di coloro che si
occupano di educazione”.
4
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Esperienze
La storia di
Nativo, sindacalista
assassinato 25
anni fa; quella
del comboniano
padre Ezechiele
Ramin; quella del
‘martire vivente’,
don Francesco
Cavazzuti
• don francesco capponi
I
l 23 ottobre prossimo la
diocesi di Goiás, celebrererá la Romaria dei
Martiri, una camminata in memoria di tutti quelli
che hanno dato la vita per
la causa della giustizia nello
spirito del Vangelo. La data é
stata scelta perché é il giorno
del 25º di morte di Nativo da
Natividade, un laico sindacalista che fu assassinato nel
1985 da un killer al soldo di
autoritá locali. Una sera davanti a casa sua, a Carmo do
Rio Verde. Nella Romaria,
peró, saranno ricordati anche altri martiri del Brasile e
del mondo. Particolarmente
mons. Oscar Romero, ormai
canonizzato dalla fede della gente in America Latina;
padre Ezechiele Ramin, di
cui quest´anno é giá stato
celebrato in Italia il 25º di
morte, e padre Francesco Cavazzuti, carpigiano, che é il
nostro “martire vivo” perché
ha perduto tutti e due gli occhi nell´attentato che voleva
ucciderlo.
Per la celebrazione sono mobilitate dal gennaio scorso
la Pastorale della Gioventú
e la Commissione Pastorale della Terra. La preparazione é iniziata il 14 marzo,
con una messa solenne in
cattedrale. Proprio il giorno
dell´ingresso del nuovo arcivescovo a Modena, che abbiamo ricordato. Da allora,
in diverse parrocchie si celebra una giornata di preghiera
ogni 23 del mese.
Sulla vita di Nativo vi traduco e riassumo quanto é scritto
su un libretto stampato dalla
nostra diocesi giá dallo scorso
anno. Per noi Nativo é martire, perché in nome di Gesú e
per amore al Regno há perso
la vita nella lotta contro lo
sfruttamento dei braccianti
della canna da zucchero e dei
mezzadri, e contro il latifondo.
Nato nel 1953 in Minas Gerais, Nativo da Natividade
emigró in Goiás con la sua
famiglia nel 1961, al servizio della Fazenda Rainha da
Serra, nel comune di Carmo
do Rio Verde che é una parrocchia della nostra diocesi.
Quando aveva 14 anni perdette la madre. Nel 1972 si
La vita esemplare
dei martiri di Goiás
sposó con Maria de Fatima
Marinelle. Nel 1975, durante un incontro di pastorale,
conobbe il nostro vescovo
dom Tomás Balduino che,
riconoscendo le sue qualitá,
lo invitó a dedicarsi alla propria formazione spirituale e
all´impegno sindacale per la
sua classe di lavoratori rurali.
Da quel momento si accese in lui la
passione per
una societá
piú
giusta.
Avendo doti
innate di “lider”, appena
quattro anni
dopo si presentó come
candidato alla presidenza
del sindacato
dei lavoratori
rurali di Carmo. A quel
tempo c´era
la dittatura
militare,
e
il sindacato
era ritenuto
al
servizio
dei padroni
piú che dei
dipendenti
e mezzadri: per questo motivo, Nativo si presentó con
un gruppo di opposizione.
Perdette le elezioni, ma si ripresentó di nuovo nel 1981
e vinse. Nel frattempo Nativo partecipava assiduamente
agli incontri di Vangelo nella sua comunitá rurale e si
dedicava all´organizzazione
del sindacato anche in altri
comuni della diocesi. Il suo
contributo fu determinante
per la fondazione del primo
partito tutto di lavoratori, il
Pt, nella regione. Nel giugno
1985 aveva giá formato una
equipe fortissima nel campo
sindacale, e presentó come
candidato alle elezioni il suo
amico Adão Rosa, ottenendo
una maggioranza del 70%. Il
suo sostegno veniva soprattutto dai tagliatori di canna
da zucchero, essendo quella
una regione di produzione
di etanolo per le auto. Sua
moglie, Maria di Fatima, lavorava come tagliatrice ed
era accanto a lui nel suo impegno sociale. Naturalmente il suo crescente successo
nell´organizzazione dei lavoratori dava molto fastidio sia
al regime militare che ai potentati locali. Dopo l´ultima
vittoria, secondo i familiari
e vicini, Nativo presentí che
lo avrebbero ammazzato, al
punto da cambiare stile di
vita. Non bastó. Il 23 ottobre
dello stesso anno un killer
si appostó dentro a un’auto
davanti a casa sua, e quando
Nativo uscí di casa lo stese
con cinque pallottole a bruciapelo. In quel momento era
solo. Quando giunsero i soccorsi era giá morto. Il killer
scomparve. I mandanti furono identificati e processati:
uno assolto, l´altro condannato a 13 anni (ma attende ancora oggi, in libertá, la
sentenza del ricorso), erano i
sindaci di Carmo e del vicino
paese di Uruana. In seguito
il killer confessó, raccontando ogni dettaglio in un libro
pubblicato in cui accusa i suoi
mandanti, tra l´altro, di non
avergli pagato quanto avevano promesso.
Lo stesso si puó dire di padre Ezechiele Ramin, comboniano italiano, sul quale
cito alcune righe pubbicate
da padre Pietro Bracelli, suo
collega di missione.
“Ezechiele Ramin era prete
e voleva essere medico. Venne in Brasile nel 1983, dove
si prese a cuore la causa dei
lavoratori senza-terra e degli indios nella regione nord
del paese, come missionario
della Diocesi di Ji-Paraná, in
Rondonia. Giunto in Brasile, Padre Ezechiele incontró
un percorso giá avviato a favore dei popoli della regione, che si vedevano sempre
piú oppressi dai latifondisti
che erano stabiliti dai co-
lonizzatori che arrivavano
per occupare quella regione.
Quelli che ricordano la lotta
di Padre Ezechiele, dicono
che in giovane etá, a 33 anni, trasmetteva loro un entusiasmo pari alla difficoltá da
affrontare. “Fu una persona di
coerenza, intelligente e impegnato a studiare i problemi
del Brasile fin dal suo arrivo
dall´Italia”. C´erano cose che
davano fastidio profondamente a Padre Ezechiele, come le disuguaglianze sociali,
le ingiustizie, l´arroganza di
chi tenta di imporsi con le
armi o manipolando le leggi.
Lottava con veemenza contro questo. “La fazenda in
cui morí, giá a quell´epoca,
andava oltre i propri limiti e si addentrava nel Mato
Grosso. Tutta la dinamica
della sua storia riferisce che
la sua morte fu in Rondonia,
ma i dati piú recenti affermano che fu portato fino a Cuiabá dagli assassini. Era stato
sconsigliato ad andare fino
a quella fazenda perché era
pericoloso. Egli ascoltó senza
dire nulla, ma i suoi colleghi
udirono, un giorno prima
della sua morte, il rumore del
motore della sua jeep. Cosí,
egli si allontanó da casa e
andó. Verso le 12 del giorno
24, giunse la notizia della sua
morte”.
Non é diversa la storia di
padre Francesco Cavazzuti, prete Fidei Donum della
diocesi di Carpi. Giunto in
Brasile nel 1969, don Francesco, per il suo coraggio,
aveva giá conosciuto i rigori del Regime Militare e
l´arroganza dei latifondisti
nel 1971, quando gli fu decretata l´espulsione immediata per avere registrato e
pubblicato le interviste a una
ventina di piccoli proprietari rurali della sua parrocchia
( Jussara), costretti da un potente latifondista a vendergli la terra a prezzo ridicolo.
L´espulsione non fu eseguita
grazie all´intervento pubblico dei Vescovi di Goiás, che
pubblicarono un documento
forte di denuncia. Tuttavia
don Francesco si trovó per
15 anni nell´impossibilitá
di visitare la sua famiglia: se
fosse uscito dal paese non lo
avrebbero piú lasciato entrare. Nel 1987 don Francesco
prese decisamente le difese di
un gruppo di lavoratori rurali
che lavoravano da tempo immemorabile terreni demaniali
senza rogito, nella sua nuova
parrocchia di Sanclerlandia. I
latifondisti dei dintorni, praticando quella che é chiamata
“grilagem”, cioé falsificazione
di carte per ottenere la proprietá di terre di nessuno, si
erano impossessati di quei
terreni e minacciavano i contadini perché se ne andassero.
Don Francesco arrivó al punto di chiedere pubblicamente
al sindaco, che era a messa,
di andarsene perché chi opprime i poveri non deve av-
vicinarsi all´Eucaristia. Il 27
agosto dello stesso anno, verso le 8 di sera (al buio), un’auto si appostó accanto ad una
casa di campagna in cui don
Francesco stava celebrando
la messa. C´era una folla numerosa, e la celebrazione era
nell’aia sotto tende e lampade improvvisate. Quando
terminó, don Francesco prese
la sua valigetta e andó verso
la sua auto, parcheggiata a
poca distanza, per tornare a
casa. Passó proprio in fronte,
a pochi passi dal killer, che lo
aspettava e gli sparó di faccia
un colpo con un fucile a pallini. Soccorso immediatamente e sottoposto a ore e ore
di operazione alla testa per
togliere i pallini, la sua vita
fu salva ma gli occhi erano
perduti. Dopo un periodo in
Italia per cure, don Francesco
tornó nella sua parrocchia. Il
luogo dell´attentato divenne col tempo meta di pellegrinaggi e celebrazioni, e sul
posto abbiamo collocato un
cippo su cui é scritta una frase dello stesso don Francesco:
“Quí le forze della morte non
hanno vinto la vita”.
Tanti altri nostri martiri sarebbero da ricordare, ma limitiamoci ad alcuni nomi:
Sebastião Rosa da Paz, Vilmar de Castro, padre Josimo
Tavares, Tarcísio Satil de
Medeiros (di Itaberai), Aleixo da Silva, Benedito Ferraz
da Silva, Floriao Cardoso da
Silva.
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
5
Diocesi
Costruire il dialogo
Ecumenismo: tre incontri all’Istituto Ferrini
A
cento anni dall’inizio del movimento ecumenico, che,
convenzionalmente,
è datato nel giugno del 1910,
in occasione dell’Assemblea
Internazionale promossa ad
Edimburgo dalle Società Missionarie anglicane e riformate,
l’Istituto Superiore di Scienze
Religiose “B. C. Ferrini” ed il
Consiglio delle Chiese Cristiane di Modena, propongono questo ciclo di incontri per
riflettere sul cammino e sul
significato del movimento ecumenico. Nel 1902, il Patriarcato
Ecumenico di Costantinopoli
aveva firmato una storica Enciclica, scritta “con spirito nuovo,
pieno di carità e solidarietà”.
E con quello “spirito nuovo” si
sono mossi i primi passi per affrontare la ferita della divisione,
semplicemente nel dialogo.
Il Consiglio delle Chiese Cristiane di Modena, si è costituito
ufficialmente con la firma dello
Statuto, il 15 maggio 2005, da
parte di mons. Benito Cocchi,
Arcivescovo di Modena-Nonantola, del pastore Massimo
Aquilante, della Chiesa Evangelica-Metodista di Bologna e
Modena, di padre Giorgio Arletti, Parroco della chiesa Ortodossa di Modena (Patriarcato
di Mosca).
Il Consiglio è un organismo di
incontro e di consultazione, le
cui principali finalità sono: testimoniare insieme il vangelo di
Gesù Cristo; promuovere nelle
Chiese uno spirito di maggiore comprensione e di dialogo;
proporre insieme attività ecumeniche e favorire la conoscenza reciproca.
Il Consiglio delle Chiese
Cristiane e l’Istituto Ferrini
propongono tre incontri per
conoscere il cammino percorso
e prepararsi alle tappe future.
Mercoledì 13 ottobre
Paolo Ricca, Pastore valdese,
della Facoltà valdese di teologia
di Roma, interverrà sul tema:
Pastorale della salute
“A 100 anni da Edimburgo,
a 50 dal Concilio Vaticano II.
Risultati e prospettive del movimento ecumenico in ambito
protestante”.
Mercoledì 20 ottobre
Riccardo Burigana, Direttore
del Centro Documentazione
per l’Ecumenismo di Venezia:
“A 100 anni da Edimburgo,
a 50 dal Concilio Vaticano II.
Risultati e prospettive del movimento ecumenico in ambito
cattolico”.
Mercoledì 10 novembre
Mons. Siluan Span, Vescovo
della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, Roma: “A 100
anni da Edimburgo, a 50 dal
Concilio Vaticano II.
Risultati e prospettive del movimento ecumenico in ambito
ortodosso-romeno.
Gli incontri si svolgeranno alle
ore 20.30 presso l’Aula Magna
dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Beato Contardo
Ferrini”, palazzo del Seminario
Metropolitano di Modena, in
Corso Canalchiaro, 149.
Ufficio Biblico
A Cesena
Dio educa il suo popolo
il convegno regionale
S
i svolgerà sabato 16
ottobre il Convegno
Regionale di Pastorale
della Salute “La Chiesa
con chi soffre. Presenze accanto
al malato”, che si terrà a Cesena
presso il Seminario Vescovile
(via del Seminario,85), a cui
parteciperanno anche gli operatori modenesi.
Il convegno, proposto dalla Conferenza Episcopale
dell’Emilia Romagna e
curato dal Centro di Pastorale della Salute della
Diocesi di CesenaSarsina, è rivolto agli
operatori sanitari,
operatori pastorali
di associazioni, movimenti e parrocchie,
familiari e volontari.
Dopo gli arrivi, previsti per le ore 9,
l’introduzione di
mons. Antonio
Lanfranchi. La prima
relazione, “La cappellania ospedaliera” sarà di
padre Leonardo Taranto,
a cui seguiranno
testimonianze
dei
cappellani
degli ospedali di Modena, Rimini e Bologna. La
seconda relazione, nel
pomeriggio, sarà di
mons. Walter Amaducci: “Malattia e sofferenza: strada di santità”,
con testimonianze di Unitalsi e
Volontari della sofferenza.
Per l’iscrizione al convegno,
contattare il Centro diocesano
di Pastorale della Salute entro
il 10 ottobre, al numero 059
2133862 il martedì, giovedì e
venerdì dalle ore 8 alle ore 12.
S
i svolgerà sabato 16 ottobre il 9° Convegno biblico diocesano, sul tema “Dio educa il suo popolo”,
al Centro Famiglia di Nazareth dalle 9.30 alle 17.
Il relatore sarà il gesuita padre Pietro Bovati, insegnante al Pontificio istituto biblico di Roma.
Il programma della giornata prevede l’inizio con la preghiera di Lodi, due relazioni nel corso della mattinata, alle
10 ed alle 11, la seconda seguita dal dialogo col relatore.
Dopo il pranzo al sacco, alle 15.30 la terza relazione,
seguita dal dibattito. La preghiera del Vespro alle 17 chiuderà la giornata.
Il programma per un anno
C
Diocesi
Domenica 10 ottobre
ore 16 al CFN
Per mano nel deserto
ritiro per sposi e famiglie
Martedì 12 ottobre
ore 9.30 in Seminario
Corso biblico
Mercoledì 13 ottobre
ore 20.30 al Ferrini
Incontro ecumenico con il pastore Ricca
Giovedì 14 ottobre
ore 9.30 in Seminario
Giornata sacerdotale
Sabato 16 ottobre
ore 9.30 al CFN
Convegno biblico
ore 17 in Seminario
Ritiro ragazzi II/V superiore
(fino a domenica pomeriggio)
Agenda
del
Vescovo
Domenica 10 ottobre
Ore 8.30 a Gesù Redentore
S. Messa per l’Ass. Nazionale Mutilati del lavoro
ore 11 a Santa Rita
Celebrazione della Cresima
Ore 17 a Cittanova
Ingresso del nuovo parroco
Lunedì 11 ottobre
ore 8.10 in S. Antonio
S. Messa per gli studenti delle superiori del Sacro Cuore
ore 20 a Formigine
Presentazione della lettera pastorale
Martedì 12 ottobre
Al mattino a Reggio Emilia
Inizio anno scolastico dei seminaristi
ore 17.30 al San Carlo
Partecipa all’incontro
Mercoledì 13 ottobre
ore 20.30 al Ferrini
Apertura dell’anno accademico dell’ISSR
Ufficio Ministeri
ome di consueto,
anche per il prossimo anno pastorale i responsabili
della formazione dei diaconi permanenti, dei lettori e
degli accoliti hanno previsto
una serie di appuntamenti e
di incontri.
Per i diaconi la formazione
permanente inizia con l’abituale corso di aggiornamento residenziale e con il ritiro
di inizio anno presso Santa
Maria di Mugnano. Nel
corso dell’anno sono previsti, oltre ai ritiri di Avvento
e di Quaresima, appuntamenti mensili di approfondimento della Parola del
Signore. E’ programma-
Agenda
della
ta anche una celebrazione
Eucaristica presieduta dal
Monsignor Arcivescovo con
la partecipazione delle famiglie dei diaconi. L’anno pastorale si chiuderà, poi, con
gli esercizi spirituali.
Per gli accoliti e i lettori il
calendario prevede, oltre al
ritiro di inizio d’anno assieme ai diaconi, il consueto
ritiro di Quaresima e una serie di incontri di conoscenza
e di approfondimento delle
Lettere di san Paolo.
Per i ministri straordinari
della Comunione Eucaristica sono previsti due ritiri
che gli stessi vivranno nei
tempi forti dell’anni liturgico.
Giovedì 14 ottobre
ore 9.30 in Seminario
Giornata sacerdotale
ore 20.30 a Casola
Presenta la lettera pastorale al Vicariato del Dragone
Venerdì 15 ottobre
Ore 8.10 in S. Antonio
s. Messa per gli studenti di scuola media inferiore del Sacro Cuore
ore 16 a Reggio Emilia
S. Messa in onore di don Prandi
Sabato 16 ottobre
ore 17.30 a Bomporto
Celebrazione della Cresima
Domenica 17 ottobre
ore 9.15 a San Giovanni Bosco
Celebrazione della Cresima
ore 11.15 a Baggiovara
Celebrazione della Cresima
Ore 16 a San Faustino
Celebrazione della Cresima
6
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Musica
Andrea Cortesi,
organizzatore
dei due concerti
del coro di artisti
filippini, parla
di come è nata
l’idea di ospitare
questi big della
musica corale e i
motivi dell’ottima
riuscita delle due
tappe modenesi
• Luca Beltrami
M
odena ha avuto
il privilegio di
ospitare lunedì 4 e martedì
5 ottobre, rispettivamente
al Collegio San Carlo e in
Duomo un coro di livello
mondiale, The Philippine
Madrigal Singers. Abbiamo
raccolto la testimonianza di
Andrea Cortesi, colui che
ha organizzato l’evento nella
chiesa di San Carlo, che ci ha
spiegato non solo la genesi
del’iniziativa, ma anche quali
risvolti ha avuto.
Innanzitutto si aspettava un
successo del genere?
Sinceramente sì, mi aspettavo un certo riscontro, perché i Philippine Madrigal
Singers si erano già esibiti
nel Duomo di Modena nel
Istituto diocesano
di musica sacra: un
corso per avvicinarsi
allo strumento
“principe” usato
nella liturgia
D
opo il corso di
animatore musicale della Liturgia, già presentato
in precedenza, trattiamo ora
un altro corso, anche questo considerato cardine nella
proposta didattica dell’Istituto Diocesano di Musica Sacra della nostra arcidiocesi. Si
tratta del corso d’organo. La
Chiesa ha più volte ribadito
la centralità dell’organo nel
servizio ai sacri riti.
Pur ammettendo – con le dovute cautele - altri strumenti,
considera l’organo lo strumento “principe” della musica sacra.
“Nella Chiesa latina si abbia
in grande onore l’organo a
canne, […], il cui suono è in
grado di aggiungere una notevole grandiosa solennità al-
Philippine Madrigal Singers,
molto più di uno spettacolo
maggio del 1994 e nel 1996
al Teatro Comunale e in entrambe le occasioni il successo era stato grande. Inoltre
per pubblicizzare il concerto nella chiesa di San Carlo
ho puntato sui cori di tutta
la provincia e
non solo, una
pubblicità
mirata
che
coinvolgesse
soggetti
che
già in partenza
potessero avere una sensibilità musicale
tale da poter
apprezzare in
pieno questo
tipo di musica.
Come è nata l’idea di
chiamare The
Philippine
Madrigal Singers?
Daniele Bononcini (direttore della
cappella musicale del Duomo, ndr) mi ha contattato nel
maggio scorso per chiedermi se i Philippine Madrigal
Singers erano disponibili per
alcune date in Duomo, dopo
aver ascoltato alcune cassette
che gli avevo prestato. A quel
punto ho chiesto alla loro referente per l’Italia, che mi ha
confermato la disponibilità
del coro proprio nel periodo
che interessava a Bononcini. E’ stata una vera fortuna, perché il coro filippino
ha deciso di fare un tour in
Italia in occasione del ritiro
di un premio ad Arezzo. Visto che c’era la possibilità di
inserire anche una o due date in più, ho proposto a don
Federico Pigoni della Città
dei Ragazzi di organizzare
un concerto per raccogliere fondi per la costruzione
del nuovo centro giovanile
all’interno della Cdr. Attraverso il contributo di alcuni
sponsor e il sostegno del Comune siamo riusciti ad otte-
nere la sicurezza economica
che ci ha permesso di fare il
concerto in San Carlo.
Oltre a quello musicale, che
è stato molto apprezzato,
quali altri aspetti rendono
positiva e da ricordare questa esperienza?
Conoscere
l’organo a canne
le cerimonie della Chiesa e di
elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”
(Istituzione
Sacrosanctum
Concilium, n.120).
Sembra che l’importanza attribuita allo strumento sia
stata compresa nella nostra
diocesi: sono numerosissime
le chiese che hanno a disposizione ed usano regolarmente
organi a canne nuovi o restaurati. Anche gli organisti
sono davvero molti. L’Istituto
Diocesano negli ultimi anni
ha espanso la propria offerta
didattica. La richiesta di allievi ha portato ad avere tre
classi, con altrettanti insegnanti. Ogni anno tutte hanno lavorato al massimo della
propria capienza.
L’Istituto offre due tipologie
di corsi: uno triennale, di organista accompagnatore, che
concentra la propria attenzio-
ne soprattutto sull’acquisizione delle capacità necessarie
per accompagnare il canto
durante le celebrazioni. Oltre
a queste specifiche competenze, gli allievi imparano a
suonare in modo appropriato
anche qualche piccolo pezzo
per organo solo, tratto dal
repertorio classico di musica
sacra per lo strumento.
Per chi invece desidera approfondire maggiormente lo
studio dell’accompagnamento, e prepararsi per sostenere
anche qualche piccolo “concerto”, seppur in forma di
meditazione spirituale, con
esecuzioni di opere organistiche più importanti, c’è la
possibilità di frequentare il
corso di organista liturgico,
di durata quinquennale. Sono diversi gli studenti che
poi – completati i corsi ordinari – hanno chiesto di poter
approfondire le proprie competenze, proseguendo oltre il
quinquennio la loro formazione.
Diversi nostri studenti hanno
continuato con gli studi presso i Conservatori di musica,
conseguendo il diploma del
corso decennale di organo
principale.
Anche per questo corso la
diocesi offre ad ogni parrocchia la possibilità di far
studiare gratuitamente un
proprio operatore.
Il corso è fruibile davvero da
tutti. Non si presuppongono
esami o test attitudinali d’ingresso.
Informazioni ed iscrizioni
lunedì, martedì e mercoledì
alle ore 15-17, viale Caduti in
Guerra 197 – Modena.
Tel. 059.230227
www.idms-modena.it
e-mail: [email protected].
Siamo riusciti a fare un’esperienza umana, una di quelle
che rimangono nel cuore.
Due momenti in particolare
sono serviti a creare un legame che andasse oltre la musica. Innanzitutto, i ragazzi
filippini sono stati ospitati
a pranzo da alcune famiglie
dei componenti della cappella musicale de Duomo, e si è
creata così un’amicizia vera e
genuina tra queste persone,
una testimonianza autentica
di integrazione. In secondo
luogo, la comunità filippina è
stata coinvolta nell’organizzazione dell’evento e anche
questo ha contribuito a fare da ponte alle due culture,
quella italiana e quella filippina.
Quando avremo la possibi-
lità di ascoltare nuovamente The Philippine Madrigal
Singers?
Certamente il prossimo anno
non sarà possibile, perché saranno impegnati per 6 mesi
a partire da aprile in tutto il
continente americano. D’altronde stiamo parlando di
un’eccellenza mondiale, un
coro che è riuscito a vincere per due volte, nel 1997
e nel 2007, il Gran premio
europeo di canto corale, il
più prestigioso concorso corale a livello internazionale.
La speranza è che nel 2012
tornino a fare tappa in Italia, così anche chi non era
presente in Duomo o al San
Carlo avrà l’opportunità di
ascoltare le melodie di questi
straordinari artisti.
Nostro Tempo - Settimanale cattolico modenese
Redazione via Formigina, 319 Modena
tel. e fax. 059/344885 - [email protected]
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Coordinatore di redazione: Paolo Seghedoni
In redazione: don Marco Bazzani, Luca Beltrami, Marcella
Caluzzi, Giancarlo Cappellini, Andrea Cavallini, Mariapia
Cavani, don Gianni Gherardi, Simone Lazzaretti, don Massimo
Nardello, Francesca Rossi, Giulia Vellani
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Morandi, padre Lorenzo Prezzi, don Giuliano Gazzetti, Rossana
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Hanno collaborato: Carlo Artioli, Nicola Battilani, don Francesco
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Francesco Panigadi, don Gabriele Semprebon
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stampato in n° 2700 copie
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NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
7
Famiglia
Una freschissima quarantenne
Celebrati al
Convegno i
40 anni della
Pastorale
Familiare in
diocesi
“
I
quarant’anni sono l’età della fruttificazione e
della generatività!”. Così
don Algeri ha sottolineato
questo importante nostro anniversario, che abbiamo voluto
festeggiare però non in maniera
formale o auto-celebrativa, ma
sostanziale. Facendo cioè un
passo avanti sulla strada della
premura pastorale verso le situazioni di frontiera, con le persone
che si trovano a vivere un’inaspettata crisi del proprio matrimonio o sono passate attraverso
la sofferenza di una separazione
e vanno accompagnate nel trovare un senso spirituale alla propria lacerante vicenda.
Eravamo in tanti a far festa
insieme al Vescovo Enrico e
al Vescovo Antonio. Grandi e
piccoli, chi era presente al primo convegno e chi non aveva
mai partecipato prima, con i
bambini, gli educatori, i nonni
che sono stati festeggiati durante l’Eucaristia che è stata il cuore
della giornata.
Nell’ambito del tema del 40°
convegnio sposi, “Quando la
famiglia si lacera”, l’intervento
di don Edoardo Algeri si è articolato su tre capitoli principali: dall’ascolto delle persone in
situazioni difficili o irregolari,
Suggerimenti
pastorali sgorgati
dalla riflessione e
dall’esperienza di
tante famiglie
• Simona Leonelli
S
e è vero, come è vero,
che occorre “pensare
tanto per agire tanto”, molte voci nel
pomeriggio hanno portato riflessioni, suggerimenti, commuoventi esperienze perché
la comunità tutta, con una
grande collaborazione (pastorale integrata) possa davvero
camminare accanto a queste
sofferenze.
Qui ricordiamo alcuni spunti
suggeriti dalle testimonianze
del pomeriggio.
- Accoglienza ed ascolto ordinario, nelle parrocchie, avvicinando coppie, genitori
dei ragazzi del catechismo,
alla considerazione dei punti
di riferimento della dottrina e
disciplina ecclesiastica, all’incoraggiamento verso le iniziative
pastorali sia individuali che comunitarie.
La comunità cristiana, nell’ascolto di questi fenomeni in
aumento, può incorrere nel
rischio della rassegnazione o
dell’abbattimento davanti ad
un senso di impreparazione, o
può, più costruttivamente, riconoscere e diventare consapevole
delle sofferenze che si trova davanti, e farsi prossimo, come il
Samaritano nella parabola che
si prende cura del sofferente,
accogliendolo per quello che è,
senza discriminazioni.
Pensiamo,ad esempio, ai catechisti ed animatori che si trovano davanti ad un 40- 45 %
di coppie che portano i figli a
catechismo in grave crisi o separate, oppure già divorziate o
risposate.
Dall’ascolto e l’accompagnamento personale esercitato
dagli operatori pastorali, non
può che nascere una riflessione
pubblica a livello di Chiesa che,
come madre, si preoccupa per
ciascuno dei suoi figli, e molto
di più quando si trovano in pericolo o nel dolore.
Diventa vitale per questi nostri
fratelli in Cristo, essere re-inseriti in un tessuto comunitario,
elaborando iniziative specifiche
e l’integrazione in una pastorale
ordinaria e parrocchiale, nella
quale occorre sviluppare una migliore comprensione delle loro
situazioni familiari, dell’opportunità della separazione/divorzio e delle conseguenze morali,
spirituali e canoniche di queste
situazioni diversissime tra loro,
evitando di accomunare tutto e
di etichettare le persone e le loro
sofferenze,
I punti di riferimento da tenere
comunque presenti sono nella
dottrina e disciplina ecclesiastica, ma non da intendere come
una serie di regole imposte con
rigidità, quanto come un definire i limiti del campo di gioco,
senza i quali la partita non ha più
senso, così come la promozione
dell’indissolubilità del matrimonio cristiano e le procedure
di nullità o scioglibilità sono un
servizio
della
Chiesa
alla verità sul
matrimonio e
al bene
dei fedeli.
Che cosa fare
per e con
queste
persone?
La sofferenza
dovuta
ad una
separazione
porta ad
atteggiamenti drastici nei confronti della fede: molti riscoprono il valore della preghiera e
la presenza di Dio nella propria
vita, ma altrettanti trovano serie
difficoltà nel trovare un senso
spirituale alla propria vicenda
lacerante.
Le iniziative pastorali sia individuali che comunitarie
non possono prescindere da
un’attenzione alla persona che
prevede un atteggiamento accogliente e non giudicante,
che favorisca la stima di sé e
le relazioni interpersonali. E’
importante offrire cammini di
fede creativi e specifici nei quali
la persona possa rielaborare cristianamente il proprio vissuto,
riscoprire la sua appartenenza
alla Chiesa e celebrare la propria fede in senso comunitario.
Riattestare il valore del matrimonio Sacramento pur nella
sofferenza, e la integrazione
La celebrazione eucaristica è
stata forse il punto centrale, il
momento culminante di questo Convegno! La presenza di
mons. Enrico Solmi, legato a
filo doppio con la pastorale
familiare di Modena, e
ora Presidente della
Commissione Episcopale Italiana
per la Famiglia e
la Vita, ha impreziosito la
Giornata.
L’omelia ha
Don Edoardo Algeri
nella comunità del cammino
cristiano dei separati e divorziati, facilmente porta risvolti positivi sulla pastorale familiare nel
suo insieme, portando chi vive
un matrimonio pieno e sano ad
apprezzarlo come dono del Signore, e non un dono solamente personale alla coppia, ma alla
comunità intera.
sottolineato la molteplice attenzione alla famiglia che la
Chiesa può avere: verso l’ordinarietà della vita degli sposi,
verso i fidanzati, verso quanti
sono privati del coniuge perché
vedovi oppure per una dolorosa
separazione, verso gli anziani,
verso le giovani coppie agli inizi
del loro percorso….. Per i non-
ni, presenti anche per celebrare
la loro 6^ Festa nazionale, ha
avuto parole speciali, definendoli con gergo calcistico(come
gli Angeli Custodi, di cui si celebra la festa il 2 ottobre) coloro
che “marcano a uomo” i nipoti,
custodendoli con gioia e fatica,
aiutando così a fare e rimanere
famiglia. A loro sono stati consegnati un fiore e una preghiera,
per sottolineare questo sentito
grazie!
Anche la visita di S.E. mons.
Lanfranchi ha illuminato questa mattinata, con le sue parole
di saluto e di esortazione a credere e percorrere la via dell’educazione, ad essere sempre più
somiglianti in questo al Padre
che ci dice “Sei, siete preziosi ai
miei occhi”… così come siete,
nonostante quello che siete….
L’offertorio ha raccolto e offerto le fatiche e le sofferenze dei
molti Sposi separati presenti,
unendoli ancor più al Sacrificio
del Signore.
Quali luoghi, quali gruppi?
Info
Centro di Consulenza per la Famiglia
via Formigina, 319 - 41100 Modena
Tel 059/355386 - Fax 059/359655
[email protected] - www.ccfmodena.it
Retrouvaille
[email protected] - www.retrouvaille.it
Luca e Annamaria Ferioli
Sulla misura del cuore del Signore
Incontri di preghiera e riflessione con separati,
divorziati, risposati.
Presso il Centro Famiglia di Nazareth
Ufficio Famiglia: via S. Eufemia, 13 - Modena
Tel 059/2133 845 - Fax 059/2133 807
[email protected]
famiglie che normalmente incrociamo stando attenti a non
chiudersi in gruppi troppo
omogenei solo di sposi, solo di
separati….
- Avvio al Consultorio diocesano (CCF) dove trovare
ascolto ed accompagnamento
professionale e specialistico,
senza limiti di nessun tipo;
“chi non può parlarne con
qualcuno, non è una persona
libera…”.
- La proposta di percorsi speciali, come Retrouvaille (week
end per la ricostruzione di
coppia) dove i “guaritori” sono gli stessi “feriti”, che sono
esperti perché passati attraverso il deserto della lacerazione.
- Il percorso diocesano “Sulla
misura del cuore del Signore”,
sostenuto affettuosamente dal
Vescovo Benito, che da otto
anni compie un vero cammino di fede “in cui riscoprire la
dignità di essere figli di Dio”
ed avviando una lettura provvidenziale di quello che è avvenuto.
Tenerne conto nella preparazione al matrimonio, insegnando a gestire i conflitti,
a non affrontarli con superficialità o in modo immatu-
ro, istintivo, sollevandosi dal
chiacchiericcio sommerso che
spesso avvolge queste problematiche di “separazioni” o
“tradimenti”…e a non svalutare il discorso della separazione:
“Tanto c’è di peggio”, “Rifatti
una vita…” come i media tendono a fare.
Ricordo
Ciao Laura
E
’ morta domenica, vinta da una grave malattia, Laura Silingardi, moglie di Eros Benassi, insegnante di
religione, ex vice direttore dell’Ufficio catechistico e
collaboratore dell’Ufficio di Pastorale Giovanile e Familiare. Nell’affidare Laura alla Misericordia di Dio, ringraziamo
Eros per l’amore e la fedeltà che ha dimostrato in questi
anni, insieme ai suoi figli Lucia, Nicola e Silvia, esempio luminoso di testimonianza cristiana per tutti noi.
8
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Solidareità
Ottobre di
novità per la
Cooperativa
Oltremare con
degustazioni
e incontri
a Modena,
Cavezzo e
Vignola
N
• mariapia cavani
ovità per la cooperativa Oltremare
di Modena: il trasferimento in un
nuovo punto vendita, l’apertura dello spaccio soci e due
giorni di appuntamenti, non
solo in città, insieme ad un
produttore di caffè del Nicaragua.
Il punto vendita in centro
storico si è spostato in Calle di
Luca: qui i prodotti del commercio equo e
solidale sono
abbinati a quelli di filiera corta proposti da
Alessio. Contemporaneamente si aggiunge un nuovo
servizio: lo spaccio per i soci,
un punto vendita e di incontro
riservato ai soci della Cooperativa Sociale Oltremare.
Sabato 9 ottobre nella nuova
sede di Calle di Luca la degustazione “Amaro del caffè…
dolce dello zucchero e… tanti
biscotti”, per scoprire il piacere di una pausa equo-solidale,
con caffè, zucchero, the e biscotti di produzioni equosoli-
L’equo solidale
amplia l’offerta
dali e marmellate e salse della
filiera corta di Alessio.
Nelle giornate del 14 e 15 ottobre inoltre Oltremare ospita Edmundo Javier Quezada
Sobalvarro, produttore di caffè
equosolidale con Uca Soppexcca, un’organizzazione di
piccoli produttori e produttrici
di caffè a Jinotega (Nicaragua).
Il programma prevede giovedì
14 ottobre alle 18 a Cavezzo
l’incontro con i volontari della bottega; ed alle
ore 21 un incontro pubblico
sul tema “Il caffè come esempio del commercio equosolidale”.
Venerdì 15 ottobre alle ore 17
a Vignola incontro con i volontari e alle ore 18.30 aperitivo in Bottega per soci clienti
e amici, A Modena alle ore
20.30 nella parrocchia di San
Giovanni Evangelista,
in via Diena sio svolgerà la cena equosolidale:
il menù è a base di ingredienti delle Americhe;
la prenotazione è obbligatoria al numero
3497571353, o via
mail [email protected].
Inoltre, in via Emilia ovest, all’angolo
con via Carlo Zucchi, apre il nuovissimo
Spaccio Soci: qui sono
in vendita tutti gli alimentari, i detergenti e la
cosmesi presenti anche nelle
botteghe, insieme alle referenze di artigianato, a rotazione.
Lo spaccio è l’unico luogo a
Modena in cui i soci possono
acquistare con lo sconto riservato del 5% (sconto a richiesta
del socio stesso e che andrà in
detrazione agli introiti della
cooperativa e non dei produttori). Sarà inoltre a disposizione il materiale informativo dei
progetti dei prodotti e note e
avvisi dalla Cooperativa. E
sempre qui si trovano
i campioni delle
bombo-
n i e re equosolidali. Lo spazio
è aperto martedì e venerdì
pomeriggio, dalle 16 alle 20
e mercoledì e sabato mattina,
dalle 9 alle 13. sarà possibile
inoltre inviare un’ordinazione preventiva via e-mail, fax
o telefono. Con una piccola
aggiunta di € 5 potrà essere
consegnata la spesa a domici-
lio, consegna che sarà gratuita
per le spese superiori ad € 100.
Lo spaccio è in Via Emilia
Ovest 260, a Modena, tel/
fax 059822779 e-mail: [email protected]
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
9
dalla Città
Alessandra, il sorriso della
Chiesa modenese
Maestri
Modenesi
IncontroCattolici
con presidente
e direttore dell’associazione
Lapam in visita
dal vescovo
La 26enne Alessandra Ferri diventerà suora della carità venerdì 15 ottobre, durante
la festa annuale della congregazione mariana delle Case della Carità
• luca beltrami
U
na nuova grande gioia per la
chiesa di Modena. Venerdì 15
ottobre, solennità di Santa
Teresa d’Avila, nel Duomo
di Reggio Emilia (foto) un
felice evento coinvolgerà la
comunità diocesana modenese e reggiana. In occasione della festa annuale della
congregazione
mariana
delle Case della Carità, la
modenese Alessandra Ferri
prenderà i voti e diventerà suora della carità o, per
citare la dicitura corretta,
suora della congregazione
mariana delle Carmelitane minori della Carità. La
messa, che avrà inizio alle
ore 16.30, sarà presieduta
dal vescovo della diocesi di
Reggio Emilia-Guastalla
monsignor Adriano Caprioli.
Nata a Modena l’8 dicembre 1983 (giorno
dell’Immacolata concezione) e da sempre
attiva come catechista
prima ed educatrice
poi nella parrocchia
di San Rita, Alessandra ha cominciato il
suo percorso vocazionale nel 2006, iter
che è proseguito nel
2008 con l’ingresso in
noviziato. Dopo aver
prestato servizio nelle diverse Case della
Carità sparse sul territorio reggiano, negli ultimi due anni la
giovane modenese ha
proseguito il suo iter
spirituale nella casa
dedicata a Santa Teresa, la casa del noviziato di
Reggio Emilia, fino alla scelta di diventare suora della
carità.
In preparazione alla prima
professione di Alessandra è
stata organizzata per martedì
12 ottobre una veglia di preghiera nella chiesa di Santa
Rita a Modena in via Frignani 120: una bella occasione
per l’intera comunità dio-
I
l presidente Lapam
Erio Luigi Munari e il
segretario Carlo Alberto Rossi hanno incontrato
mons. Antonio Lanfranchi,
arcivescovo di ModenaNonantola.
L’incontro, durato circa 45
minuti, è stato molto cordiale: mons.
Lan-
cesana modenese per essere
vicina alla sua nuova sorella.
Alla veglia saranno presenti
sia Alessandra sia alcuni rappresentanti delle Case della
Carità.
franchi si è informato
sull’associazione imprenditoriale e ha apprezzato
in particolare l’attenzione al sociale che Lapam
mette in campo, oltre
all’attenzione alle radici
e al territorio. Tra i tanti
esempi si è parlato della
Scuola per genitori, che
l’associazione promuove
per il secondo anno. Nel
corso dell’incontro Munari e Rossi hanno ricordato i valori di Lapam, che
prendono spunto anche
dalla Dottrina sociale della Chiesa, e hanno donato
al vescovo la medaglia del
50° dell’associazione. A
sua volta mons. Lanfranchi ha consegnato ai due
ospiti la sua
recente Lettera pastorale.
Cominciano anche i corsi
Grande festa al TeTe
D
oppia festa per
i primi passi
del rinnovato
Teatro Tempio
(TeTe), a Modena: il taglio
del nastro, alla presenza
del vescovo e delle autorità
cittadine, e la festa, con un
assaggio di tutto quello che
sarà possibile vedere, praticare e condividere in questo spazio. Insieme a mons.
Lanfranchi, il sindaco
Giorgio Pighi, il vice presidente della Fondazione
Cassa di Risparmio Massimo
Giusti, il parroco don Marco
Denisiuk, il presidente della
circoscrizione Roberto Ricco e Roberta Spaventa, per
l’associazione Peso Specifico,
che curerà gli aspetti artistici
della gestione.
Esiste una preghiera appositamente pensata per la
benedizione del teatro, ma
il lavoro comincia ora: dalle
parole dei presenti è emersa
la soddisfazione della restituzione, in questa parte della
città, di uno spazio condiviso,
in cui la comunità cristiana si
fa promotrice di un’iniziativa
che si fa spazio d’incontro per tutte
le realtà del
territorio.
E le potenzialità dello
spazio
sono emerse
il 1 ottobre,
primo
appuntamento
del calendario artistic:
musica
in
giardino, videoinstallazioni e teatro
all’interno e
un’atmosfera
suggestiva,
grazie anche
alle foto di
Dante Farricella.
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partiranno a
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altre iniziative su www.
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il concorso che
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10
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
dalla Pianura
Terza edizione
per “L’autunno in
tavola”, la rassegna
agroalimentare
di prodotti tipici
organizzato dai
nove Comuni
dell’Area Nord
U
• LUCA BELTRAMI
n percorso enogastronomico per valorizzare i prodotti
locali
attraverso
menù tipici elaborati dai ristoratori. Torna “L’autunno in
tavola” nei comuni della bassa,
un tour formato da nove tappe
in cui ogni Comune dell’Area
Nord promuoverà un prodotto
della zona.
L’evento è stato presentato
nella mattinata di sabato 2
ottobre presso l’azienda agricola Gasperi di via Matteotti
a San Possidonio, alla presenza
del vice presidente della provincia di Modena e assessore
alla promozione del territorio,
Mario Galli, il sindaco di San
Possidonio, Rudi Accorsi, e
Claudio Malagoli, docente di
Economia Agraria all’Università di Scienze Gastronomiche
di Bra.
La prima tappa sarà domenica 10 ottobre a Medolla e
vedrà protagonista la pera, con
buskers e un percorso gastronomico che durerà dalle 15 alle 19.30 in via Roma. Sempre
domenica 10 ottobre, in piazza
Gramsci a Camposanto, il menù prevede lo gnocco ingrassato (specialità gastronomica
tipica di Camposanto), farcito
dal salume e accompagnato dal
Lambrusco.
Il secondo appuntamento del
tour enogastronomico sarà
Due mesi in viaggio tra i sapori
domenica 17 ottobre a San Possidonio con la mela campanina.
Nell’ambito della manifestazione, l’amministrazione comunale
ha deciso di portare avanti alcune
campagne sociali riguardanti l’alimentazione e la salute. In particolare, presso la sede municipale
alle 15 sarà presentato il progetto
delle mense a km 0 e, a seguire, si
terrà un incontro formativo dal
titolo “La sana alimentazione a
casa e a scuola per riconoscere,
ricordare e aspettare”, a cura del-
le pediatre dott.ssa
Giovanna Ranieri
e dott.ssa Mirta
Luppi. Sempre a
San Possidonio,
ma in piazza Andreolli, dalle 9 alle
18 sarà allestito il
mercato dei prodotti agricoli, alle
11 si esibirà in
concerto la banda
giovanile John Lennon, a seguire nel pomeriggio alle 16 ci saranno
degustazioni della mela campanina del fondo Bordina, prodotti
derivati e altri prodotti tipici, infine alle 16.30 due iniziative per
bambini, il laboratorio creativo
“Un menù a colori” a cura del
centro di educazione ambientale
“La Raganella” e “Storie di mangiare”, uno spettacolo di burattini a cura del Teatrino delle api.
Domenica 24 ottobre ci sarà
la terza tappa di “L’autunno in
tavola”, questa volta a San Felice sul Panaro, dove nel centro
storico sarà possibile assaggiare
il celebre salame di San Felice.
Durante la giornata saranno
allestiti spettacoli musicali e
giochi per bambini organizzati
dall’amministrazione comunale in collaborazione
con l’associazione dei commercianti “Le botteghe di
San Felice”. L’uva sarà invece il prodotto valorizzato da Cavezzo nella stessa
tivo dell’uva dalla pigiatura alla
cottura del mosto per l’aceto. Per
i partecipanti sono previsti assaggi gastronomici caratteristici
della vendemmia e dell’autunno,
mentre durante l’intero mese di
ottobre nei ristoranti del territorio comunale sarà possibile gustare piatti a base di uva. Ancora
domenica 24 a Condordia spazio alla zucca alla fiera del borgo,
organizzata dall’associazione per
la valorizzazione del centro storico in collaborazione con l’amministrazione comunale. Ricco
il programma della giornata, con
il mercato medievale con i suoi
figuranti in costumi d’epoca e
gli antichi mestieri, spettacoli,
un gruppo di danza medievale
e sfilata per le vie del centro, e
la possibilità di visitare la chiesa
di Concordia accompagnati dal
parroco, don Franco Tonini.
Saranno tre gli appuntamenti
nel mese di novembre, a partire
da martedì 2 a Finale Emilia,
con il mercato contadino sotto i portici di via
Trento Trieste,
• Carlo Artioli
L
a parrocchia di
Bastiglia da anni festeggia gli
anniversari
di
matrimonio dei propri
parrocchiani, ma anche di
coppie di sposi che, sposatisi a Bastiglia, non risiedono più in paese. E’ una bella
iniziativa sia sotto il profilo
spirituale che umano e porta
di nuovo davanti all’altare,
a distanza di anni, le coppie
di sposi mantenendo vivo in
loro quel ‘sì’ alla vita insieme,
quella promessa di fedeltà
fatta davanti a Dio e l’impegno a formare una famiglia
basata si saldi valori cristiani,
a costruire quella casa ‘sulla
roccia’ che resista alle tempeste che, inevitabilmente,
insidiano la vita di coppia in
questa società che propone
modelli e stili di vita dissoluti e disgreganti.
Domenica 19 settembre, al
santuario della Madonna
di San Clemente, alla messa vespertina celebrata dal
parroco don Odoardo, sono
stati ricordati gli anniversari
di una dozzina di coppie: dai
prodotti tradizionali.
Ultima tappa di “L’autunno
in tavola” sarà dal 21 al 28
novembre a San Prospero e
vedrà al centro delle iniziative
l’aceto balsamico tradizionale
di Modena. Da evidenziare
durante tutta la settimana la
festa dei sapori caratteristici
Viva San Prospero, il mercato degli hobbisti e delle opere
di ingegno e la gara dell’aceto balsamico tradizionale di
Modena domenica 25 novembre, la visita guidata all’acetaia del Cristo nel week end
del 27 e 28 novembre e l’esposizione di tutti i prodotti dei
Comuni dell’area nord con
un saluto di Carlo Marchini,
presidente dell’Unione.
Villanova
Torna il Bici-grinaggio
a san Bartolomeo
• Franco Mantovi
A
giornata di domenica 24 ottobre, in piazza don Zucchi a partire dalle ore 9 fino alle 13, con
“Antichi sapori dell’uva”, un percorso che seguirà il ciclo produt-
dove saranno presenti numerosi
banchi riservati alla pera emiliana. Dal 7 novembre al 5 dicembre Mirandola ospiterà una serie
di iniziative con protagonista lo
A Bastiglia grande festa
per gli anniversari di matrimonio
Nel santuario di
san Clemente
una celebrazione
eucaristica anche per
il cinquantesimo dei
voti di suor Lia
zampone. Domenica 7 novembre alle 17.30 nella sala Grande
del palazzo municipale ci sarà
una proiezione fotografica “La
campagna mirandolese. Luoghi,
volti e mestieri” a cura del circolo fotografico mirandolese. Le
fotografie rimarranno in mostra
nella sala del Bastione del palazzo dei Pico dal 13 novembre al 5
dicembre. Nel fine settimana del
20 e 21 novembre ci sarà la fiera
mercato di Francia Corta con assaggi di zampone dei Pico e altri
prodotti tipici presso la piazzetta
della strada dei vini e dei sapori e
lo stand gastronomico della società principato di Francia Corta. Domenica 5 ci sarà infine
“Pcarìa in piazza”, con assaggi a
base di zampone dei Pico e altri
più giovani, con 10 anni di
matrimonio, fino ai più vissuti con 50 e anche 65 anni.
E’ stato commovente vedere
uniti insieme sui banchi coppie di tutte le età, con tutti i
parenti, figli, nipoti e anche
pronipoti che gremivano il
sabtuario durante la celebrazione animata liturgicamente
dalla schola cantorum della
parrocchia.
C’era solo una persona che
non aveva lo sposo al fianco… era suo Lia, religiosa
dell’ordine delle Sorelle della
Misericordia di Verona, congregazione presente a Bastiglia da oltre 70 anni, che
festeggiava il 50° dei propri
voti, 50 anni sposata… con
Cristo, passati al servizio del
prossimo, dei bambini delle
scuole materne ove ha svolto
la sua attività, degli ammalati
che visita e conforta recandosi presso le loro abitazioni
con la propria bicicletta. Una
suora veramente sprint!
Momento toccante e intenso
è stata la processione degli
sposi, ognuno con un lume
in mano per ricordare che il
cristiano deve essere luce che
‘brilla per il mondo’, come
recitava la canzone eseguita dalla schola, un fulgido
esempio per chi ci guarda affinchè possa vedere in noi il
‘volto di Dio’.
Al termine della celebrazione un momento conviviale
con le coppie di sposi e i loro
parenti: un rinfresco consumato presso l’adiacente casa
del pellegrino.
nche nelle piccole parrocchie del Forese (come quella di
san Bartolomeo a Villanova guidata dal prevosto don
Geraldo Gomes) la ripresa delle lezioni di catechismo
coinvolge accanto ai docenti ed agli “scolaretti” le singole famiglie. Pertanto a Villanova, in vista dell’avvio delle lezioni che
avverrà sabato 9 e domenica 10 ottobre, si è avuto anche un prologo solenne e coinvolgente. E’ accaduto alla messa comunitaria
di domenica 3 ottobre, festività del “transito di San Francesco
d’Assisi, patrono d’Italia”. Davanti allo stuolo degli insegnanti,
tutti i sessanta alunni, suddivisi nei quattro gruppi, con genitori e residenti, hanno assiepato la grande chiesa neo-romanica.
All’offertorio, un corteo di alunni, coordinati dalla maestra Daniela Baschirotto, già attiva col compianto don Sesto Serri fino
al 2002, hanno portato all’altare gli strumenti utili all’mpegno
ed allo svago insieme agli altri, come il Vangelo, il vocabolario
ed il pallone. Domenica 10 ottobre si rinnoverà inoltre il “Bicigrinaggio”, una singolare consuetudine pilotata dal maestro
Paolo Zanni di “Casa Regina della Famiglia”. Docenti di catechismo, alunni e una delegazione di genitori partiranno in sella
alle loro biciclette dalla chiesa parrocchiale a partire dalle ore
15.30 e attueranno una sorta di “abbraccio a Maria”,con soste
di saluto alle edicole sacre ed alle maestà sparse nelle campagne
circostanti delle Quattroville.
Medolla
Urologi a convegno
G
iovedi 23 Settembre si è svolto presso la sala
conferenze dell’Hotel La Cantina di Medolla un
convegno dal titolo “Aggiornamenti in urologia,
andrologia e ginecologia”, organizzato dal circolo medico
mirandolese “Merighi”, in collaborazione con il poliambulatorio “Città della Mirandola”.
I dottori Nicola Ghidini, urologo, Matteo Bisi, urologo e
Fabrizio Locatelli, ginecologo, hanno portato i loro contributi.
I dati presentati durante il meeting, consolidati a 18 mesi
di distanza dal trattamento, erano riferiti all’attività svolta
presso il poliambulatorio Città della Mirandola e hanno
riguardato 75 donne con età inferiore ai 50 anni affette da
vaginiti batteriche/micotiche.
Di questo gruppo, ben 65 (ovvero oltre l’86% del totale)
sono guarite dopo aver fatto uno o più trattamenti con
ozonoterapia.
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
11
dalla Pedemontana
A Vignola un
ottobre ricco di
iniziative. Nel
segno di pace,
diritti, ambiente e
solidarietà
• Marcella Caluzzi
N
on basta parlare
di pace, uno ci
deve credere e
non basta crederci, uno ci deve lavorare”.
E’ con questo slogan, preso
a prestito da Eleanor Roosvelt, che si apre la rassegna
vignolese ‘Ottobre della pace, dei diritti, dell’ambiente
e della solidarietà’ che ogni
anno si propone, attraverso
una serie interessante di dibattiti e iniziative e il supporto delle associazioni di
volontariato locali, di promuovere e riscoprire i valori umani contenuti tanto
nella nostra Costituzione,
quanto nella Dichiarazione
Universale dei Diritti umani. La rassegna è già partita
Valore ai ‘valori’
il 1° ottobre con l’incontro
con lo scrittore-alpinista Vittorino Mason e sabato 2 con
l’inaugurazione della mostra
fotografica ‘Libere di vivere’
curata da Roberto Pagliani
nell’ambito della campagna
di prevenzione contro i tumori femminili ‘Ottobre rosa’.
La mostra, che rimarrà aperta fino al 10 ottobre presso la
sala espositiva del comune di
Vignola (via Fontana, 2) racconta, attraverso 40 scatti, l’esperienza delle donne seguite
dai medici del Day Hospital
Oncologico dell’Ospedale di
Carpi, il cammino di chi si ritrova a vivere con il cancro, lo
affronta e lo cura. Lunedì 4 è
stato invece presentato il libro
‘Nel mare ci sono i coccodrilli’
di Fabio Geda, che racconta
la storia vera di Enaiatollah
Akbari, che a dieci anni partì
solo dall’Afghanistan e dopo
5 anni di avventure arrivò in
Italia. Venerdì 8 ottobre alle
21 presso la sala dei Contrari
verrà raccontata l’esperienza
di solidarietà fatta in Nepal,
un reportage di viaggio nella Valle del Langtang, a cura
dell’associazione
Cammina Libero
di Vignola. Giovedì 14 e sabato
23 ottobre, per la
rassegna nazionale
Ottobre Piovono
Libri, si terranno
presso la biblioteca Auris due
letture animate,
rispettivamente
‘Tarari Tararera’,
alle 17 a cura di
Emanuela Bussolati e ‘Nella notte buia’, con Sara
Tarabusi alle 10.
Si terrà venerdì 15 ottobre
alle 17 in biblioteca, invece, l’incontro con Edmundo
Javier Quezada Sobalvarro,
responsabile dell’Uca Sop-
pexcca produttori di caffè a
Jinotega in Nicaragua, da 15
anni impegnato nel settore
cooperativo
nicaraguense.
Seguirà, alle 18.30, l’aperitivo
presso la Bottega Oltremare
di Vignola. Interessante anche quanto in programma per
mercoledì 20 ottobre alle 21
in biblioteca: si terrà infatti la
Piergiorgio Frassati:
un santo di rottura
• Francesco Gherardi
P
iergiorgio Frassati
(1901-1925) è una
delle figure più note e più dimenticate
del laicato cattolico italiano
del ‘900. Membro della Conferenza di San
Vincenzo e dell’Azione
Cattolica, terziario domenicano, oggi anche
patrono delle confraternite italiane: difficile
ricondurne la biografia
ad una linearità che lo
renda facilmente accessibile. Difficile, ma forse
possibile se si accetta di
partire da ciò che nutrì
e maturò quella giovane esistenza, capace di
portare in pochi anni
più frutti di quanti la
gran parte di noi potrà
mai portare in una vita intera:
l’amore di Cristo.
Come tutti i santi e i beati,
Piergiorgio Frassati corre costantemente il rischio di essere ridotto ad un’immaginetta
da rispolverare in occasione
della sua memoria liturgica (4
luglio) o ad un nome da citare
in omelie e conferenze. Ma
Piergiorgio era un santo, non
un santino. Era cioè un giovane come tanti altri giovani, ma,
attraverso il suo volto, chi lo incontrava vedeva il volto di Gesù
Cristo: così, non per sua volontà, ma accettando la volontà di
Dio, egli divenne un punto di
riferimento per i coetanei che
incontrò nel suo breve cammino
terreno e per tutti quelli – molto
più numerosi - che lo conobbero
solo dopo la sua morte, quando
la fama della sua vita esemplare
si diffuse in modo rapido ed imprevedibile. Imprevedibile perché quel ragazzo della Torino
bene, figlio del senatore Alfredo Frassati, era stato così discreto nel nascondimento di sé
che persino i suoi famigliari si
stupirono, in occasione del suo
funerale, della grande folla di
sconosciuti che si presentò per
porgergli riconoscente l’estremo
saluto. Attivissimo soprattutto
qualora vi fosse da compiere del
bene, Piergiorgio Frassati non si
metteva in mostra: voleva solo
compiere la volontà del Signore
– gioiosamente, se gli riuscivaanche quando ciò comportava
la derisione da parte degli altri
giovani della ricca borghesia
subalpina o addirittura l’incomprensione ed i rimproveri dei
suoi stessi famigliari, di quei
genitori così importanti e così
presi dai loro interessi e dai loro
continui litigi da non accorgersi
che il figlio stava morendo, in
casa loro e a due passi dalle loro
stanze, dimenticato da tutti.
Proprio per conoscere meglio
il beato Piergiorgio Frassati, le
confraternite formiginesi del
Santissimo Sacramento e di
San Pietro Martire hanno organizzato un incontro, tenuto dal
professor Marzio Ardovini, intitolato “Piergiorgio Frassati: un
santo di rottura”, che si svolgerà
presso la chiesa di San Pietro
Martire (detta anche Madonna
del Ponte) a Formigine venerdì
22 ottobre alle ore 21. Un’occasione da non perdere. L’incontro
fa parte del ciclo “Campioni
della fede” che prevede venerdì 8
ottobre, alle ore 21 nella chiesa
dell’Annunziata, la proiezione
del film “State buoni se potete”
su san Filippo Neri e, venerdì 15
ottobre alle ore 21 nella chiesa
di san Pietro, il film di Roberto
Rossellini su Agostino d’Ippona.
lio Costa.
La rassegna si concluderà
venerdì 29 ottobre alle 20.30
presso la sala Cantelli con
l’incontro ‘Riportando la
pace a casa’: racconti, testimonianze e immagini sulla
Marcia della pace PerugiaAssisi 2010. Sono stati oltre
200, infatti, i cittadini dei
comuni di Castelnuovo, Castelvetro, Marano, Spilamberto e Vignola che hanno
partecipato alla Marcia della Pace, percorrendo insieme
oltre 20 km. Prenderanno
parte alla serata, raccontando la loro esperienza, le associazioni Tavola della Pace
di Marano, La Montagna e
Gruppo Cammina Libero,
alcuni studenti delle scuole
superiori di Vignola e i cittadini stranieri del Forum
per la Partecipazione. A seguire il concerto ‘Suoni dal
Mediterraneo’, del chitarrista Riccardo Ascani.
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Venerdì 22 ottobre
un incontro a
Formigine sul beato
torinese
proiezione di ‘Come un uomo
sulla terra’, il film documentario di Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene
che dà voce ai migranti etiopi
e denuncia le
brutali
modalità con cui
la Libia sta
operando
il
controllo dei
flussi migratori dall’Africa.
‘Immobili’,
questo il nome dello spettacolo teatrale
in programma per il 22
ottobre presso la sala dei
Contrari, che
ripercorrerà la
storia e le vicende della Casa
del Popolo Circolo Rinascita di San Vito-Spilamberto,
scritto e diretto da Giulio
Costa, con Elsa Bossi e Giu-
Basta
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12
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
dall’Appennino
A Serra nasce ‘piazza Mamma Nina’
Sabato 16 ottobre l’intitolazione a Marianna Saltini dello spazio tra la chiesa e l’ex casa colonica
• Maria Elena Mele
G
li occhi di tanti,
sabato 16 ottobre, saranno puntati nello spazio
che c’è tra la chiesa e l’ex casa colonica a Serramazzoni;
soprattutto, a quel luogo, si
rivolge lo sguardo felice di
Mamma Nina, colei che da
quel giorno darà il nome alla
piazza. Occhi e cuore di una
Mamma che guardano con
tenerezza e commozione coloro che tutti i giorni, anche
distrattamente, attraversano
per un solo istante quel quadrato. Sguardo imponente e
risoluto come è stata, nella vita, Marianna Saltini, mamma
e vedova che affida i suoi 6
figli a Dio e a Lui si consacra.
Una decisione, che a distanza
di anni, crea una divisione di
opinioni: pro e contro. Come
è possibile una scelta così? Il
suo è stato vero amore materno? Della stessa moneta, quale
faccia guardare? Il susseguirsi
delle domande non placano la
curiosità nei confronti di una
donna definita dai carpigiani
“mata”. L’apostrofavano così
i suoi concittadini, già nella
primavera del 1936, quando ha
dato vita alla prima Casa della
Divina Provvidenza - casa che
accoglie bambine abbandonate e
che ha come scopo il matrimonio delle stesse - e c’è chi ancora ora, nell’intimo del proprio
cuore, la ricorda così: “L’è mata”.
La decisione di mamma Nina, anche oggi, così come allora
può suscitare “scandalo” perché
è vista e vissuta come una contraddizione: “abbandono i miei
figli per dedicarmi alle figlie
abbandonate”. In apparenza lo
è, come negarlo. Se, però, dalla
posizione di “scandalo” si passa
a quella di domanda sul senso
vita e sul compito cui ognuno
di noi è chiamato a rispondere,
allora si inizia ad intuire il valore
che ha dato Mamma Nina alla
maternità e che supera i legami
consanguinei. Lei, infatti, ha
vissuto fino in fondo la consapevolezza di ciò che le è stato
affidato da Dio attraverso l’incontro che Marianna ha avuto
con San Francesco: da qui la
nascita dell’ordine delle “Figlie
di San Francesco”. La sua vita,
perciò, è tutta legata alla certezza
della strada e dell’opera che, lei
stessa, con il tempo ha maturato ed intrapreso. E’ sicuramente
Pavullo
Il Giardino dell’Alzheimer
• GIANCARLO CAPPELLINI
S
ono stati inaugurati, presso il centro servizi “Francesco e
Chiara”, di Pavullo, il “Giardino e il Cafè Alzheimer”, progetti di stimolazione sensoriale e di incontro per anziani
afflitti da malattie degenerative del sistema nervoso. Si tratta di
un percorso che completa l’opera di riqualificazione del centro,
nato nel 1997, su iniziativa di padre Sebastiano Bernardini. Un
nome, “Giardino Alzheimer” che è quasi uno sberleffo, nei confronti di una malattia invalidante, che provoca, nel tempo, totale
perdita dell’autosufficenza, ma, nello stesso tempo, un messaggio di speranza per chi è afflitto da quella o da altre malattie
degenerative del sistema nervoso centrale e dei familiari che se
ne occupano. È questo il messaggio di speranza uscito al centro
servizi “Francesco e Chiara” dove è stato inaugurato il “Giardino
Alzheimer”, un percorso terapeutico di stimolazione sensoriale
dedicato agli anziani affetti da patologie cerebrali invalidanti. Si
tratta di un luogo in grado di portare importanti benefici al fisico e alla mente e di ridurre i problemi comportamentali e l’uso
di farmaci. Il giardino, progettato dalla Coo.Pro.Con di Pavullo,
è stato realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di
Risparmio di Modena. All’inaugurazione, hanno partecipato il
sindaco di Pavullo, Romano Canovi; il presidente della Fondazione, Andrea Landi; mons. Sergio Govi, vescovo emerito di
Bossangoa in Repubblica Centrafricana; Rino Bellori, amministratore del centro Francesco e Chiara e Andrea Toschi, medico
geriatra, con l’accompagnamento del fisarmonicista Gian Carlo
Cornia. Alle 17, infine, un momento conviviale, con la chitarra di
Riccardo Barbieri, a base di prodotti tipici, per un’altra inaugurazione, quella del “Cafè delle stagioni”, un ambiente informale
e sereno, nel quale anziani, familiari, volontari e amici, potranno
incontrarsi, confrontarsi e informarsi, grazie all’aiuto di personale
competente e qualificato.
questa l’originalità di Mamma
Nina, il punto da cui partire per
osservare e abbracciare l’esperienza di una donna e madre,
perché tutto le si può dire tranne
che non ha vissuto fino in fondo
maternità. Quella di Mamma
Nina, nell’obbedienza, è stata
una maternità più grande che
pesca l’essenzialità nel rapporto
radicale con l’origine, con Colui
che fa tutto, con quella Grande Presenza che permette ad
una persona, a distanza di anni,
d’essere figlia di quella “mata”
di Mamma Nina. E’ necessario,
dunque, scandagliare il cuore di
quella donna, quasi immedesimandosi con esso, ed allora il
“fastidio” iniziale diventa quasi
un sussulto, un richiamo per la
vita di ognuno di noi anche in
altri ambiti, non solo genitoriali.
Programma: alle ore 17 accoglienza; ore 17.15 lettura dei
brani tratti dalle lettere di Mamma Nina; ore 17.30 dedicazione
della Piazza, a seguire la benedizione della stele; ore 18 s. Messa
solenne presieduta da mons. Elio
Tinti, vescovo di Carpi. La festa
insieme concluderà la giornata.
Lo ‘scandalo’ di Mamma Nina
Intervista al carpigiano mons. Gildo Manicardi
I
n occasione dell’intitolazione di una piazza di Serramazzoni a
Mamma Nina, abbiamo posto una domanda a mons. Ermenegildo Manicardi, sacerdote carpigiano attualmente rettore
dell’Almo Collegio Capranica di Roma e docente alla Pontificia
Università Gregoriana.
Un uomo del nostro tempo come può guardare Mamma Nina
senza che prevalga, in lui, la parola “scandalo” per ciò che la Venerabile ha fatto?
Che il primo contatto con un cristiano provochi un certo ‘scandalo’ non è un segno negativo. Gesù stesso provocava scandalo e non
solo al primo impatto. Lui ne era consapevole. In una beatitudine
rivelatrice dice, riferendosi a una crisi di Giovanni Battista nei
suoi riguardi: «beato colui che non si scandalizza di me». Lo scandalo dice semplicemente che ciò che incontriamo è in dissonanza
con le nostre conosenze ordinarie, forse un po’ convenzionali. A
tutti i livelli della conoscenza per arrivare a comprensioni veramente nuove è necessario , lo “scandalo”. Si pensi allo “scandalo” provocato da Galileo con l’idea eliocentrica. Nel campo della
santità si può pensare alla proposta di poverstà di San Francesco
d’Assisi. Lo scandalo nel caso di Mamma Nina è il fatto di aver
affidato a istituzioni cattoliche i propri figli, già orfani di padre,
per potere essere madre di ragazze abbandonate e in difficoltà. E’
evidente che questa scelta stava in relazione diretta con le parole
di Gesù «se uno non lascia padre, madre, figli, figlie, campi e persino la propria vita non può essere mio discepolo».
Nel caso di Mamma Nina occorre ricordare che il gesto eroico
verso i suoi figli – che certamente comporta un abbandono – ella
lo fa per soccorrere bambine senza una famiglia consistente. E’
un gesto in vista della famiglia. Non è un gesto libertario contro
l’esperienza insoddisfacente di una famiglia ristretta. Non va letto
entro il quadro di una maternità negata, ma di una maternità resa
più grande in obbedienza letterale al vangelo. Certo il dramma
dei figli naturali è chiaro. Il volume edito da EDB pubblica la
trascrizione della testimonianza registrata della figlia Maria che
racconta i suoi disagi e confessa: «Solo con la sua morte ho capito
quanto abbia sofferto nell’averci lasciato».
Il carisma di Mamma Nina è particolare, secondo lei, qual è il
punto d’attrattiva?
E’ tanto particolare che una suora laboriosa e intelligente, una tipica donna emiliana, saputo che mi interessavo di Mamma Nina,
si premurò di venirmi a dire, con un suo non lieve imbarazzo: «sa,
non credo proprio che possa essere santa una che tratta così i suoi
figli». Quella di Mamma Nina è stata un’umanità più larga che
non dipende solo dai legami di sangue.
Sestola
C’è la festa del cioccolato
A
vete mai mangiato le tagliatelle al ragù di cinghiale spolverato con cioccolato Grand Cru? Allora non potete
mancare alla cena “fusion” in programma sabato 9 ottobre
all’hotel Olimpic di Sestola nell’ambito di “Giochi di cioccolato e
croccante”, la rassegna che si svolge a Sestola da venerdì 8 a domenica 10 ottobre. La cena è organizzata dalla Scuola Alberghiera e
di Ristorazione di Serramazzoni, che partecipa per la prima volta
alla manifestazione dedicata al cioccolato. Ma la festa del cioccolato di Sestola si apre anche al turismo con il convegno ‘Il turismo,
l’industria della montagna modenese’ organizzato da Lapam Licom, con la partecipazione di istituzioni e imprenditori. L’appuntamento è sempre per venerdì 8 alle ore 17 presso il castello.
Sestola in festa
per Maria
Tutto un paese in festa intorno alla
Madonna del Rosario
• Francesco Gherardi
D
opo un triduo mariano iniziato giovedì 30 settembre e conclusosi sabato 2 ottobre con l’affidamento
del mandato ai catechisti, domenica 3 ottobre la
parrocchia di Sestola ha fatto festa con la Celebrazione eucaristica ed una grande processione per Maria regina
del rosario.
E si è trattato veramente di una grande festa per tutto il paese:
chi si fosse trovato
a Sestola nel pomeriggio di domenica
avrebbe facilmente
compreso dagli addobbi e dalla musica che stava per
accadere qualcosa
di molto sentito
dalla gente di quassù. Le vie principali
del paese erano addobbate con mazzi
di fiori, soprattutto
ortensie, stretti da
nastri azzurri, e su
alcune case risaltava l’antica usanza di appendere al
davanzale di una
finestra il drappo
azzurro recante il monogramma mariano. Le note della banda
musicale richiamavano i fedeli, risuonando di strada in strada,
facendo eco tra le case arroccate all’ombra del castello che fu
per secoli la sede del governatore estense della provincia del
Frignano. Annunciato dalla musica, il corteo è apparso lungo la
strada addobbata di fiori. In testa stava la croce processionale,
seguita da una marea di colori: erano i bambini del catechismo
che aprivano la processione portando dei palloncini colorati,
fitti fitti. Dopo questa nuvola cangiante di palloncini veniva la
banda musicale di Riccò, che scortava con inni religiosi la venerata effigie della Madonna del
Rosario. Aprivano
la strada alla statua della Vergine
il parroco don
Stanislao Trojanowsky, il sindaco
Marco Bonucchi
con la fascia tricolore, il maresciallo
dei Carabinieri ed
una rappresentanza dell’Aeronautica militare che
presidia l’osservatorio del monte
Cimone.
Quando il lungo
corteo è giunto
nei pressi dell’oratorio dell’Annunciazione – detto anche chiesa del Rosario- dove sarebbe poi stata nuovamente riposta la venerata immagine,
la processione è finita con un momento di preghiera e con la
benedizione. I bambini hanno lasciato volare i palloncini colorati, mentre gli adulti hanno preparato il lancio del pallone, una
piccola mongolfiera che, posta sul fuoco, inizia lentamente a
gonfiarsi di aria calda sino a quando, oramai pronta al decollo,
riceve la propulsione grazie all’incendio di un apposito innesco.
Mentre la banda suonava un’aria allegra, il pallone con su scritto “Ave Maria” si è librato rapidamente in cielo, sorvolando le
case di Sestola.
Terminata la parte religiosa dei festeggiamenti, i sestolesi, passati dal sacro al profano, non potevano non fare la festa ad un’enorme crescentina, preparata dal celebre stand di Pelloni. Per la
cronaca, grazie alla speciale - ed enorme - tigelliera utilizzata, il
diametro della crescentina montanara superava il metro.
NostroTempo
A Lama Mocogno
tre giorni di
iniziative sul
ParmigianoReggiano
• Francesco Gherardi
D
a venerdì 1 a domenica 3 ottobre
Lama Mocogno ha
acceso i riflettori sul
re dei formaggi, il ParmigianoReggiano. L’economia rurale
delle nostre montagne, costretta
a rinunciare a diverse produzioni
del passato non più competitive
a causa di fattori quali la svantaggiosa conformazione del suolo, le caratteristiche climatiche e
la parcellizzazione dei terreni
Domenica 10 ottobre 2010
Varie dalle zone
Il re dei formaggi
agricoli, mantiene una caratteristica di eccellenza nella produzione del Parmigiano-Reggiano,
il formaggio più apprezzato – e
forse più imitato e contraffattodel mondo. E proprio il Parmigiano è stato il protagonista della
serie di incontri e dimostrazioni
che hanno avuto luogo in questi tre giorni. Venerdì 1 ottobre
presso lo spazio culturale Agorà è stata presentata la raccolta
“Racconti in forma” di Massimo
Casarini, mentre sabato alle ore
16 è stata la volta dell’incontro
con Giuseppe Pederiali, vincitore del premio “Coltellino d’oro”
conferito dal Consorzio Par-
Premiate le idee
Giovani Innovativi: Lapam apre un concorso
per gli imprenditori under 40
L
apam promuove la seconda edizione del premio ‘Giovani innovativi’, un premio pensato per
le aziende guidate da imprenditori dai 18 ai 40 anni che abbiano messo
in campo una idea innovativa. Ne abbiamo
parlato con Matteo Spaggiari, presidenti dei
Giovani imprenditori di Lapam Confartigianto.
Spaggiari, in cosa consiste questo premio?
Si tratta di una idea che abbiamo
portato avanti, con successo, già lo
scorso anno. Premiare l’innovazione è
determinante, per il nostro tessuto economico e sociale, e premiare
i ‘Giovani innovativi’ lo è ancora di più. Le statistiche ci dicono che
i giovani faticano a trovare lavoro e a far fruttare le proprie competenze in termini di formazione. Ma puntare sui giovani si deve e si
può. Nel nostro piccolo è questo il segnale che vogliamo dare con
l’istituzione di questo premio.
Quali ambiti imprenditoriali vengono presi in esame?
In realtà non ci sono limitazioni particolari, ci rivolgiamo a chi ha
avuto, o ha, una idea innovativa e l’ha messa in campo. Parliamo di
innovazione di prodotto o di processo, di idee di marketing e comunicazione, di sviluppo commerciale e della capacità, di cui tanto si
parla non sempre a proposito, di fare rete e, dettaglio molto importante, della responsabilità sociale dell’impresa. I settori economici
del premio vanno dall’agricoltura alle arti e professioni, dall’artigianato a commercio e turismo, dall’industria ai servizi e al terziario.
In cosa consiste il premio ‘Giovani innovativi’?
Abbiamo pensato che chi è giovane e fa impresa ha, davanti a sé, una
serie di problemi a cui probabilmente non aveva pensato intraprendendo una nuova attività o subentrando a una attività di famiglia.
Per questo i premi consistono in un ticket di 500 euro per usufruire
di servizi presso Lapam. Un modo, questo, anche per far conoscere
i servizi innovativi che, come associazione di imprenditori, abbiamo sviluppato negli ultimi anni. Penso al credito, ai consorzi per
l’energia, all’analisi di bilancio e a tanti altri servizi che definirei di
secondo livello.
Da ultimo, come è possibile partecipare al premio?
E’ molto semplice, occorre inviare una domanda alla segreteria del
premio alle mail [email protected] o [email protected], oppure telefonare allo 059.637411 e chiedere di Carlo
Alberto Medici. Dimenticavo, è necessario che l’impresa sia a guida
giovanile, con almeno un socio tra i 18 e i 40 anni.
Villanova
Ricamo, che passione!
L
’arte del ricamo parte dalla testa e passa per il cuore e l’anima diventando una passione per le mani”. Questa l’insegna del corso di ricamo che il gruppo “Angela Grandolfi”
attuerà a partire dall’11 ottobre presso la polisportiva Quattroville
in via Barbolini 7-9. L’orario delle lezioni-esercitazioni di ricamo è
previsto tutti i lunedì dalle ore 21 alle 23. Per avere maggiori informazioni è possibile telefonare al numero di telefono 059849652.
“
13
migiano-Reggiano. Alle 17.30
dello stesso giorno si è tenuto
un convegno ufficiale introdotto
da Paolo Vignocchi, fiduciario
della condotta Slow Food Frignano con interventi del sindaco
del paese appenninico Luciana
Serri e di rappresentanti della
provincia di Modena, della sezione modenese del Consorzio
Parmigiano-Reggiano, del Crpa
e del caseificio sociale di Rosola-Zocca. Domenica mattina,
attendendo i giochi tradizionali
che avrebbero avuto luogo nel
pomeriggio e la “gara del taglio
della forma” con degustazione
gastronomica, mentre il teatro
all’aperto della Rotonda risuonava delle note del quintetto di
ottoni “Bozen Brass Quintett” e
piazza Cesare Battisti brulicava
di stand, il Consorzio Parmigiano-Reggiano ha effettuato
una dimostrazione di cottura
del Parmigiano e di preparazione della ricotta con i metodi di
una volta. Il territorio comunale
di Lama Mocogno vede la presenza di ben due caseifici sociali:
il caseificio “San Giuseppe” di
Pianorso ed il caseificio “Beato
Marco” di Mocogno - celebre tra
l’altro per la sua ottima ricotta che ha aperto uno spaccio anche
a Vaglio. Sono realtà importanti
per un territorio sempre più minacciato dallo spopolamento e
dall’invecchiamento, con il conseguente dissesto di aree progressivamente abbandonate a se
stesse: un fenomeno che ha tra
le sue cause più evidenti la cronica mancanza di posti di lavoro
e le troppo modeste entrate – a
fronte delle spese in termini
di tempo, burocrazia, investimenti e fatica fisica - di chi si
occupa ancora di agricoltura e di
allevamento. Così, questi settori
divengono sempre meno appetibili, specialmente per chi può
scegliere di dedicarsi ad altro.
Ma spesso dedicarsi ad altro
equivale ad emigrare altrove, per
tornare in montagna in occasione delle vacanze o poco più,
impoverendo notevolmente di
talenti e di forze vitali la comunità che rimane. Quale futuro
può avere un territorio di seconde case?
14
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Esperienze
Cronache da
“un piccolo mondo perfetto”
Una giovane
modenese
all’Agorà del
Mediterraneo a
Loreto insieme
a due amici
serbi ospitati a
Modena
S
• Francesco Panigadi
ono stati ospiti a Modena nelle settimane
scorse (grazie all’accoglienza della famiglia
Benatti al Centro Famiglia di
Nazareth) due giovani provenienti dalla Serbia, regione
della Voivodina dove si trova
Novi Sad. Joakim e Vadimir,
questi i loro nomi, erano in
Italia per partecipare all’Agorà del Mediterraneo in programma a Loreto dal 12 al 19
settembre insieme ad altre decide di giovani da molti i paesi
Europei, Asiatici e Africani.
L’Agorà è stata organizzata
insieme a Missio Giovani che
coinvolge le realtà giovanili
missionarie) ed è stata chiesta
la collaborazione dei Centri
Missionari delle varie diocesi
italiane. Il loro soggiorno a
Modena precedeva immediatamente i giorni di Loreto e
abbiamo approfittato per farli
incontrare con varie realtà giovanili e operanti nella carità
della nostra diocesi ma anche
per un po’ di visite turistiche in
città e nei dintorni. L’incontro
tra loro e alcuni gruppi giovani
credo sia stato molto importante, soprattutto per conoscere una realtà a noi molto
vicina ma diversa sotto tanti
aspetti. Abbiamo cercato di
approfondire e di confrontaci
soprattutto sul modo in cui si
possa vivere la fede in Serbia
e in Italia. Ci hanno raccontato che nella loro regione la
società multietnica è già una
realtà da parecchio tempo: si
possono incontrare almeno 25
etnie e anche le confessioni
religiose sono parecchie: si va
dai cattolici ai musulmani, dagli ortodossi ai greco cattolici
e molte altre. Loro stessi, pur
essendo entrambi cattolici,
erano di due riti diversi. Una
cosa che ci è apparsa chiara fin
da subito è stata la passione
per la musica che accomuna
tutti i giovani: tutte le serate
sono finite cantando o partecipando ai concerti organizzati nelle parrocchie della Bva e
della Madonnina in occasione
delle rispettive sagre. Dopo quattro giorni a Modena
la domenica sono partiti per
Loreto insieme ad Elisabetta
Benatti di San
Faustino che
ha partecipato
alla settimana dell’Agorà.
Ecco il suo
racconto
dei
giorni a Loreto.
“Per descrivere
un’esperienza
così devo partire dalla fine,
dalla frase che
dissi a Maria,
una mia amica
albanese conosciuta a Loreto,
prima di partire per tornare
alle nostre case: “Sai perché
siamo così tristi nel lasciarci?
Perché
abbiamo vissuto un’esperienza al di fuori del normale,
abbiamo sperimentato che le
differenze e le difficoltà della
lingua sono tutte superabili e
che si può vivere in pace con
tutti, e ora dobbiamo tornare
alla realtà”. La cosa che fa più
male è ritornare al mondo reale e crudele. Infatti per alcuni
dei ragazzi che ho conosciuto
tornare a casa voleva dire non
essere liberi di credere in Gesù
Cristo, essere costantemente
minacciati: come in Egitto,
ad esempio, dove chi professa un’altra fede, che non sia
l’Islam, può essere lapidato.
Altri ragazzi invece vivono il
cattolicesimo con fatica perché sono una minoranza nella minoranza: in Mongolia,
ad esempio, si sono aperti al
cattolicesimo solo dal 1995 e
le ragazze che ho conosciuto
sono le prime cattoliche della
Mongolia. Così è stato un dolore immenso per noi lasciare
quel piccolo mondo “perfetto”
che avevamo costruito in quei
7 giorni, dove 36 nazioni del
mondo sono riuscite a liberarsi dai pregiudizi, dalle barriere
che ognuno inevitabilmente
tende a costruirsi in contesti e
c’è incontro senza ascolto. La
vera difficoltà sta nel farsi accogliere. Egli è stato l’unico
missionario riconosciuto dalla
Cina, perché si è fatto cinese
tra i cinesi, non ha costruito o
alimentato i muri delle differenze culturali e religiose ma
ha generato un ponte tra occidente ed oriente, un’incontro
basato sul rispetto profondo
delle tradizioni, degli usi e dei
costumi differenti. Anche noi
possiamo far nascere un mondo migliore, non superando le
differenze, ma trovando arricchimento da esse, perché ogni
cultura e nazione ha qualche
cose da insegnarci. Questo vale anche nella nostra missione
di essere “ sale della terra e luce
del mondo” portando la paro-
con persone che non conosce.
Abbattendo queste barriere, si
scopre che l’altro è una fonte
di inesauribile ricchezza e che
in fondo tutti ci assomigliamo. La figura di padre Matteo Ricci in questo è stato un
esempio assoluto. Nonostante
sia vissuto più di 400 anni fa,
ci porta un messaggio moderno: essere amici vuol dire
incontrare l’altro, ma non
la di Dio. Perché come la luce
noi siamo chiamati a mettere
in risalto la vita degli altri per
vederne la loro bellezza. Se
noi siamo luce dobbiamo attrarre, irradiare lo splendore di
credere in Gesù Cristo, senza
pretendere o giudicare ma
dimostrando e testimoniando con la nostra vita quello
in cui crediamo, ricordandoci
sempre che le vie del Signore
sono infinite e non possiamo
dedurre automaticamente che
chi non è cristiano non possa essere salvato. A Loreto
abbiamo imparato che non
bisogna lasciare questo mondo senza luce e senza sapore,
ma ad accogliere l’invito di
Gesù. Dobbiamo diventare
una benedizione per il mondo.
Noi in Italia siamo invitati a
credere che il mondo possa
cambiare anche attraverso la
nostra luce, perché una luce
piccola nel buio illumina poco ma se siamo 10 piccole luci
possiamo illuminare molto di
più.
Così l’idea del sale è per i
nostri amici perseguitati una
speranza, perché troppo incattivisce; senza però non c’è
sapore, ma con poco un piatto
diventa buono”.
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
15
L’intervento
Aldo Schiavone
inaugura il ciclo
di lezioni su
“Costituzione.
Storia e teoria
di un’esperienza
politica” del
Centro culturale
della Fondazione
Collegio San
Carlo
• Francesco Gherardi
O
“
ggi ci troviamo di
fronte ad un enorme accumulo di
potenza: pensate
alla potenza della tecnologia
che è in grado di definire la forma biologica della nostra vita.
Viviamo in un mondo di potenze inaudite, le quali sfuggono
alle vecchie forme del diritto”:
questa, secondo Aldo Schiavone, è la grande sfida che attende
il diritto nel XXI secolo. Aldo
Schiavone, professore di Diritto
romano presso l’Istituto Italiano
di Scienze Umane di Firenze, ha
inaugurato con la sua conferenza di venerdì 1 ottobre il ciclo di
lezioni sul tema “Costituzione.
Storia e teoria di un’esperienza
politica” organizzato dal Centro
culturale della Fondazione Collegio San Carlo.
Schiavone, dopo una breve introduzione pronunciata da Carlo Altini, direttore scientifico
della Fondazione, ha esposto al
numeroso pubblico le origini
Alle origini della ragione
giuridica moderna
del diritto nella tradizione romana.
Noi siamo abituati a considerare diritto e democrazia come
naturali alleati; tuttavia, le loro
origini non potrebbero essere
più lontane: se la democrazia
nasce nelle piccole città-stato
elleniche, rette dalla norma (nomos) che è atto di volontà di chi
detiene il potere, il diritto (ius)
sorge a Roma in un contesto ben
diverso. Infatti, in tutte le civiltà
antiche al di fuori di Roma non
esisteva la distinzione, per noi
così abituale, tra sfere prescrittive: la prescrizione religiosa,
quella politica e quella più strettamente giuridica costituivano
un unico atomo inscindibile.
Solo a Roma, per caratteristiche
proprie della civiltà romana ed
a causa della sfida inaudita di
reggere e governare territori vastissimi ed eterogenei, l’atomo
della prescrizione viene scisso
in sfere distinte: da questa scissione nasce il diritto. Come ha
sottolineato Schiavone, il diritto
non deriva da un atto di volontà, bensì da una elaborazione
che si vuole razionale ed oggettiva. Nell’antica Roma, esso ha
ben poco in comune con l’etica,
e sovente ancora meno con il
concetto di giustizia: il diritto,
per i romani, è semplicemente
ciò che permette la civile convivenza ed è pertanto valevole
sempre e verso tutti - almeno
teoricamente- proprio in virtù
della sua oggettività. Queste caratteristiche fanno sì, ad esempio, che gli abitanti della Sicilia
possano ottenere il processo di
un magistrato quasi onnipotente come Verre: la discrezionalità
del potere politico trova un limite nell’oggettività del diritto.
Il diritto può essere compresso o scavalcato, ma non mutato
d’imperio. Il pragmatismo romano si serve del diritto perché
ne ha bisogno: deve ordinare e
limitare l’enorme accumulo di
potenza che ha permesso la costruzione di un impero mondiale. Il diritto diviene una scienza
a sé, non è più un atto di volontà, ma un atto di conoscenza,
secondo la definizione che ne
darà san Tommaso. Una scienza
necessita di un personale specializzato: nascono nell’antica
Roma i giuristi di professione.
Questa scienza a parte, specializzata ed organizzata dal ceto
dei giuristi, entra fatalmente in
contrasto con il potere, generando una dialettica diritto-potere che si perpetuerà nei secoli.
Il diritto di matrice romana e la
democrazia di genesi greca iniziano a congiungersi in tempi
relativamente recenti, quando
una classe sociale li utilizza come leve per la propria ascesa,
forgiando lo Stato di diritto
come lo concepiamo noi. Ma
cosa succede quando si crea una
asimmetria tra il diritto, che si
costruisce grazie ad un rapporto
continuo con il passato, e quelle
altre conoscenze umane - specialmente in ambito scientifico
ed economico- che si sviluppano in contrasto con il passato?
Secondo Schiavone accade ciò
che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi: “I veri poteri
hanno saltato le gabbie nazionali, mentre il diritto è rimasto
chiuso dentro”. Per superare
questa situazione di stallo, occorrerebbe - dice il professor
Schiavone – “un salto in avanti che consista in nuove forme
del diritto e della democrazia,
tali da dare un ordine a queste
enormi potenze”.
La conferenza di Aldo Schiavone è stata proiettata in diretta
Etica della Vita
Anche i bambini si possono ammalare
• don Gabriele Semprebon*
A
nche i bambini si
possono ammalare
di cancro e l’incidenza di tumori
in età pediatrica si aggira sul
1%. Anche ai bambini viene
somministrata chemioterapia
o terapia radiante o devono
sottomettersi a interventi chirurgici. Anche per i bambini si
formulano domande sul futuro
e su quanto gioverà quella o
quell’altra terapia. In relazione
al futuro ci si chiede non solo se riusciranno a vivere, ma
come ce la faranno, cioè quale
qualità di vita è loro riservata.
Quando poi i tumori invadono e distruggono alcuni tessuti che sono indispensabili per
dare futuro anche ad altre vite
e fare in modo che questi bambine o bambini possano diventare in futuro papà e mamme,
allora il gioco si fa arduo. A
fronte di ciò, da anni si sta riflettendo e già operando nella
direzione di preservare la fertilità di bambini o bambine che
potrebbero vedersela compromessa causa l’intervento chemioterapico o radioterapico o
chirurgico. Come preservare,
quindi, la fertilità in maschi e
femmine di età pediatrica con
tumori in tessuti predisposti
alla generazione? Quali implicanze etiche?
Concretamente, per esempio,
per una bambina a cui viene
diagnosticato un tumore alle
ovaie, si pensa a come impostare la terapia, ma essendo un
tessuto estremamente delicato
in ordine ad una maternità futura, occorre pensare anche a
come fare per preservarlo perché la chemioterapia, come la
radio, puoi ledere in modo irreversibile le cellule dell’ovaio.
Al fine di preservare la fertilità
in queste situazioni, sono state proposte alcune soluzioni
come la crioconservazione di
cellule uovo o di frammenti
di tessuto ovarico prima d’instaurare una terapia utile, ma
lesiva. Tutto questo è ovviamente molto più complesso e
non mi sto a dilungare su alcuni aspetti tecnici, ma il noccio-
lo della questione è quello che
è stato descritto.
Dal punto di vista etico si devono considerare ancora alcune questioni: la prima è che
l’espianto e il successivo autotrapianto di tessuto ovarico
dopo crioconservazione è una
tecnica ancora in fase sperimentale. Questa tecnica non
è in ordine alla sopravvivenza
della paziente e quindi viene
necessariamente subordinata
alla ricerca della guarigione e
che quindi la minimalizzazione del rischio è doveroso. Per
fare l’espianto c’è bisogno di
un po’ di tempo e di un intervento e questo comporterà la
posticipazione dell’inizio della
terapia: ne vale la pena? C’è
anche da considerare il rischio
di trasferire, nella fase di autotrapianto, cellule neoplastiche.
A tutto questo si aggiunge, mi
sembra superfluo ricordare, la
necessità del consenso informato da parte dei genitori con
l’aggiunta della complicazione
giuridica della minore età ma
anche della consapevolezza
che il parere dei “grandi mino-
ri” (dai 14 ai 17 anni) deve essere tenuto in considerazione.
Stabilito questo e molto altro,
si consideri che, in via sperimentale, in alcuni paesi già si
sperimenta questa metodica
ma questo non significa che
sia la strada migliore per ogni
caso. Ogni persona deve essere
valutata e ascoltata, ovviamente con l’ausilio e l’assistenza
dei genitori e, qualora ce ne
siano le ragioni, si proponga,
come nel caso esemplificativo, anche la crioconservazione
del tessuto ovarico senza però
subordinare il bene salute al
bene della fertilità e tenendo
sempre a mente che la questione è ancora in fase sperimentale e non validata per
essere un intervento di routine. Ovviamente le stesse raccomandazioni, con le debite
differenze, si estendano a tutti
i casi dove ci sia implicato un
paziente maschio in età pediatrica con una neoplasia nei
tessuti dedicati naturalmente
alla procreazione.
*In collaborazione con il Centro
di Bioetica Moscati
in dodici biblioteche e istituzioni del territorio provinciale
grazie al progetto LiveStream.
L’intenzione – come ha sottolineato Carlo Altini- è quella di
creare un circuito culturale “dove sia possibile discutere senza
l’isterismo della comunicazione mediatica di questi tempi”.
L’esordio è promettente: due
delle domande formulate dal
pubblico sono giunte proprio
dalle biblioteche di Formigine e
Mirandola.
Aperto
Spazio
Succede
per “caso”?
N
el 2009, il primo di marzo, ricorreva il primo
centenario della morte di mons. Gabriele Neviani, frate minore modenese eletto alla sede vescovile di quella che oggi si chiama Sapa, nel nord
dell’Albania. Una figura che, dopo un secolo, è quanto mai
attuale – come scrivevo nell’articolo di presentazione di allora – ma, ahimè, dimenticata nella nostra città. Un vescovo
cattolico che vive in una terra allora appartenente all’impero ottomano, ma è talmente coerente nella sua vita, nel suo
pensiero, nella sua fede, nelle sue opere da ricevere, non solo
stima e rispetto, ma persino un’onorificenza dalle autorità
musulmane locali. Un esempio di integrazione religiosa e civile, come trapela in più punti del suo diario. Una figura che
mi ha colpito molto, un testimone della fede, come si dice
oggi. E ho deciso di presentarlo, almeno a livello di fraternità francescana. Mi restava però una domanda al termine
dell’anno centenario: cosa è rimasto di Gabriele Neviani,
là dove ha vissuto ed operato? E’ ancora vivo il suo ricordo
nonostante la tremenda campagna di scristinianizzazione
organizzata dal regime comunista dopo la seconda guerra
mondiale ed attiva fino a non troppi anni fa?
Domande su cui mi ero messo il cuore in pace: poi vengo a sapere che una ragazza della nostra diocesi parte, nello
scorso mese di giugno, per un’esperienza missionaria proprio
in quei luoghi, in quella diocesi. Un caso? Non credo. Comunque riesco ad ottenere un contatto con lei, con questa
Anna di Fiorano, tramite Francesco Panigadi dell’Ufficio di
Animazione Missionaria e le chiedo, timidamente, di tornare con una risposta al mio personale quesito. Ho trovato
molta disponibilità, anche se immagino che la sua giornata
di missionaria sia abbastanza carica. Poi, in tempi recenti,
arriva una richiesta, sempre tramite Francesco del Centro
Missionario. Il vicario generale della Diocesi di Sapa, Don
Carlo Fantini – un sacerdote fidei donum della Diocesi di
Reggio Emilia – esprime il desiderio di pregare sulla tomba
di mons. Neviani, nel cimitero di S. Cataldo, chiedendomi di
accompagnarlo.
Era il 23 settembre scorso. Un altro caso? Ho esaudito con
stupore la sua richiesta e l’ho accompagnato. E’ stato un momento molto semplice ma ricco, perché è emersa la volontà
comune di ripresentare questa figura sia qui, a Modena, che
là, nella sua terra di missione, attraverso alcune iniziative che
sono in cantiere e di cui parleremo quando saranno ben delineate. Anche queste saranno opera del solito “caso”?
Giorgio Mai
16
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Chiesa e mondo
Dare speranza al Paese Una legittima perplessità
Da giovedì 14 a
domenica 17 ottobre
Reggio Calabria ospita
la Settimana Sociale
“Cattolici nell’Italia di
oggi – Un’agenda di
speranza per il futuro
del Paese”. Da Modena
cinque delegati
L
a 46ª Settimana Sociale si aprirà al teatro
comunale “Francesco
Cilea” di Reggio Calabria nel pomeriggio di giovedì
14 ottobre con l’introduzione di
mons. Arrigo Miglio, vescovo di
Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore
delle Settimane sociali, a cui
farà seguito la prolusione del
presidente della Conferenza
episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco. La mattinata di
venerdì 15 vedrà le relazioni di
Vittorio Emanuele Parsi (docente di Relazioni internazionali all’Università cattolica del
Sacro Cuore), Lorenzo Ornaghi
(rettore dell’Università cattolica
del Sacro Cuore) e Ettore Gotti
Tedeschi (Presidente dell’Istituto delle Opere Religiose).
Si terranno poi, al centro congressi Altafiumara, cinque
assemblee tematiche (che pro-
seguiranno il sabato mattina)
su “Intraprendere nel lavoro
e nell’impresa”, “Educare per
crescere”, “Includere le nuove
presenze”, “Slegare la mobilità
sociale”, “Completare la transizione istituzionale”.
Sabato pomeriggio,
al teatro comunale,
si svolgerà la quinta
sessione dal titolo
“Un Paese solidale. Storie, racconti,
esperienze, immagini…”, dove alla relazione di Giuseppe
Savagnone (direttore
del Centro diocesano
per la pastorale della
cultura di Palermo)
sul recente documento della Chiesa
italiana dedicato al
Sud faranno seguito
riflessioni e testimonianze.
Domenica 17, infine,
la giornata si aprirà, alle 7.45, con la
messa in cattedrale
celebrata da mons. Vittorio Luigi Mondello, vescovo di Reggio Calabria-Bova. Nell’ultima
sessione al teatro comunale,
presieduta dal segretario del
Comitato, Edoardo Patriarca,
verranno condivisi i risultati dei
lavori condotti nelle assemblee
tematiche; da ultimo le conclusioni del presidente e del vice-
presidente del Comitato, mons.
Arrigo Miglio e Luca Diotallevi.
Dalla diocesi di Modena parteciperanno cinque persone: il
direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro, don Giuliano
Gazzetti; il presidente del centro culturale Ferrari, Gianpietro
Cavazza; il rappresentante delle
Acli, Guido Capiluppi; il presidente diocesano dell’Azione
Cattolica, Paolo Seghedoni e
un giovane di Formigine, Gabriele Pattarozzi, incaricato
dalla Pastorale Giovanile diocesana.
Nobel per la medicina. Il “sì” suo senso attraverso l’uomo che forte – nel caso della fecondazione prende coscienza, che ne de- ne assistita è l’adulto – esercita
alla fecondazione assistita
cide, che lo trasforma in azione, sul più debole: l’embrione creato
non è il “sì” alla vita
L
• Marco Doldi
a decisione di attribuire
il premio Nobel per la
medicina al britannico
Robert Edwards per i
suoi studi sulla fecondazione in
vitro suscita qualche legittima
perplessità. Se avere un figlio è
certamente una cosa buona, non
si possono dimenticare i mezzi messi in atto e le circostanze.
La fecondazione assistita dopo
trent’anni non ha ancora risolto
gli aspetti etici più gravi: sostituzione dell’atto coniugale con un
intervento da laboratorio, perdita
di embrioni, congelamento degli
stessi, possibilità di utilizzo di
gameti sessuali non appartenenti
alla coppia, etc... Sono questioni
sufficientemente note, sulle quali
non è necessario tornare. Si può,
invece, fare un’altra riflessione:
lo impone, per così dire, il premio Nobel, che, come tale, ha
un significato culturale molto
alto, perché dice come l’uomo sta
costruendo il suo futuro. A metà
anni Cinquanta del secolo scorso,
Romano Guardini (1885-1968),
uno dei geni filosofici e teologici
più alti del nostro tempo, pubblicava un saggio sulla natura
del potere. Il potere, di per sé, è
pura disponibilità: esso riceve il
Canone Rai:
che ne assume la responsabilità.
“Non esiste potere senza correlativa responsabilità. Esistono
le energie irresponsabili della
natura, o meglio le energie che
operano nell’ambito della necessità naturale e non in quello della
responsabilità. Ma non esiste un
potere irresponsabile dell’uomo”
(“Il Potere”). Il potere, l’intervenire con la tecnica sulla dimensione procreativa della persona
è sempre un’istanza umana, di
cui il soggetto deve assumersi la
responsabilità. “In sé il potere –
scrive ancora Guardini – non è
né buono, né cattivo, ma riceve il
proprio senso dalla decisione di
colui che lo esercita”. Esso è retto sostanzialmente dalla libertà.
Ora, come è intesa oggi questa?
Si sa: come autonomia assoluta,
come capacità di fare tutto e, in
altre circostanze, il contrario di
tutto. Il potere tecnologico diviene, così, il mezzo operativo della
libertà. In questi anni si è visto
come le tecniche di fecondazione assistita siano state la risposta
non semplicemente ad un desiderio, ma ad una concezione di
libertà, espressa addirittura come forma di diritto: il diritto ad
un figlio! Guardini metteva in
guardia contro l’uso cattivo del
potere, che sempre conduce al
sopruso, che si ha quando il più
e minacciato, il figlio concepito
in un contesto non umano. Il
pericolo è che il potere sia esercitato a partire da una volontà
che ha un orientamento morale
falso, cioè non ha più un’obbligazione morale. Così si comprende
che il potere tecnologico chiede
di essere ben governato. Nessuna
legge sarà mai sufficientemente
adeguata se l’uomo – lo scienziato come la persona comune
– non sarà convinto di essere il
custode e il promotore dell’autentico progresso. E questo non
è mai un mero fatto tecnico, ma
anche antropologico e morale.
L’uomo deve giungere al dominio del mondo, ma restando in
un rapporto di obbedienza da
Dio e attuando quel dominio
come servizio. La fecondazione
assistita è davvero un servizio
per l’umanità o non piuttosto
l’occasione per ingenti guadagni
economici a favore dei centri
che la praticano? Quanti sforzi sono impiegati per studiare
e, nella misura del possibile per
guarire l’infertilità, a fronte delle
immense energie adoperate per
sviluppare i centri di fecondazione assistita? Un Nobel per la
medicina comporta considerazioni non parziali, ma adeguate a
ciò che costituisce il bene globale
della persona.
A cura di
Federazione Nazionale Pensionati - Sindacato Territoriale di Modena
41124 Modena - via Emilia Ovest, 101
Tel. 059/890846 Fax 059/828456
esenzione e rimborsi per ultra 75enni
E
’ uscita recentemente una circolare
dell’Agenzia
delle
Entrate
che
fornisce chiarimenti per usufruire
dell’agevolazione riguardante l’abolizione
del canone Rai per soggetti di età pari o superiore a
75 anni, previsto nella Legge finanziaria del 2008.
L’agevolazione si applica con riferimento ai canoni
di abbonamento alle radioaudizioni dovuti a
decorrere dall’anno 2008. Qualora il contribuente,
in presenza dei requisiti necessari per fruire della
esenzione, abbia effettuato il versamento del
canone, può recuperare gli importi versati tramite
la presentazione di una istanza di rimborso.
Requisiti soggetti beneficiari
Il godimento dell’agevolazione in esame è
subordinato alla sussistenza congiunta di requisiti
soggettivi semprechè l’esenzione sia riferita
all’apparecchio televisivo ubicato nel luogo di
residenza.
Chi richiede l’agevolazione deve:
• aver compiuto 75 anni di età entro il termine per il
pagamento del canone di abbonamento Rai;
• non convivere con altri soggetti, diversi dal coniuge,
titolari di un reddito proprio;
• possedere un reddito che, unitamente a quello del
proprio coniuge, non sia superiore complessivamente
a euro 516,46 per tredici mensilità, pari ad euro
6.713,98 annui.
Per poter fruire dell’esenzione gli interessati devono
compilare la dichiarazione sostitutiva, che attesti il
possesso dei requisiti e delle condizioni di ammissione
previsti dalla norma agevolativa.
La dichiarazione sostitutiva, attestante il possesso dei
requisiti per godere dell’agevolazione, va spedita o
consegnata entro il 30 aprile dell’anno di riferimento,
da parte di coloro che per la prima volta fruiscono
del beneficio. Il modello va presentato anche da
coloro i quali, in possesso dei requisiti per fruire
dell’agevolazione per gli anni 2008, 2009 e 2010,
non hanno effettuato il versamento del canone. In
tal caso la dichiarazione va presentata entro il 30
novembre 2010.
Sono tenuti alla compilazione della presente
dichiarazione anche i soggetti che, pur in possesso
dei requisiti per fruire dell’agevolazione per gli anni
2008, 2009 e 2010, hanno provveduto al pagamento
del canone.
Rimborso del canone corrisposto
Coloro che hanno pagato il canone di abbonamento
relativo agli anni 2008, 2009 e 2010 pur essendo in
possesso dei requisiti per fruire dell’agevolazione
in trattazione, possono chiederne il rimborso
inoltrando apposita istanza, utilizzando i modelli
predisposti dall’Agenzia delle Entrate.
Per ulteriori informazioni e un aiuto per la
compilazione della domanda rivolgersi alle sedi
Fnp Cisl della zona.
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
17
La storia
Quando viaggiare significa tornare
L’esperienza della
Casa de los niños
di Cochabamba, e
un nuovo viaggio in
Bolivia per rinsaldare
legami e affetti
P
• Marcella Caluzzi
artire e tornare. E
tornare a partire, ritornando lì, in quel
posto magico, difficile da spiegare almeno quanto
lo è da dimenticare, per chi lo
volesse fare. Quest’estate non
ho deciso di ‘andare’, ho deciso di ‘tornare’, con tutto il bello
che il fare ritorno in un luogo
per te speciale si porta dietro.
Questo luogo speciale per me
è Cochabamba, una delle città
più importanti della Bolivia, e
questo posto si chiama Casa de
los niños, la casetta dei bambini, una struttura che, tra le altre
cose, accoglie e assiste bimbi
che vivono difficoltà di vario
tipo (abbandono, povertà, malattia). Ad accogliermi e a farmi
immediatamente sentire come
se non fossi mai partita, Aristide, Tania, Giulia e gli amici
della Comunità di sant’Egidio
e sette piccole, nerissime e vispissime paia d’occhi. Sebastian, David, Jacky, Ari, Emily,
Belen, Dennis: sono loro i
bambini che vivono nella Casa
al momento del mio arrivo. Alcuni li ho già conosciuti l’anno
scorso ed è bello poter vedere
con i miei occhi quanto sono
cresciuti, quante cose hanno
imparato e quante nuove lucine sono comparse nel loro
sguardo: Sebastian, dall’alto dei
suoi 6 anni è un piccolo ometto
sdentato, il ritratto della salute nonostante la sua malattia,
David, il più coccolato da tutti,
grandi e piccoli, ora sa tenere su
la sua testa tanto grande e pesante (a causa dell’idrocefalia),
con destrezza e allegria e c’è già
chi sogna di vederlo camminare, un giorno. E poi ci sono
i bimbi ‘nuovi’, tanto diversi,
ma accumunati tutti da storie
troppo grandi e dolorose per le
loro piccole e sgangherate spalle: c’è chi viene dalla giungla ed
è qui per curarsi la tubercolosi,
dimenticare che la mamma è
volata via e stare anche solo per
alcuni mesi lontano da spazzatura, malattia e fame, c’è chi è
stata rifiutata da tutti gli istituti
e accolta qui a braccia aperte, c’è
chi gioca e ride ma ha appiccicato agli occhi uno sguardo
triste, di abbandono. E infine
c’è chi, ancor prima di iniziare a
parlare, a due anni, ha imparato
sulla sua pelle il significato della parola leucemia.
Poi c’è ciò che vedo non appena guardo fuori dalle finestre
della Casa: il villaggio Arcoiris
de Paz e le sue casette, cresciu-
Da sinistra: Jacky, Arisito, Sebastian, Marcella e Belen
tempo. Com’è
nato in voi il
sogno di dare vita alla Casa de
los niños?
Aristide: tutto è nato non da progetti, da cose artificiali, da calcoli ma dalla vita, dalle necessità
sorte dallo stare a contatto con
bambini e famiglie in difficoltà.
te come funghi nel corso di
quest’anno (e i muratori ancora sono all’opera). Il villaggio
Arcobaleno ospita ora ben 56
famiglie (circa 300 persone)
che qui hanno avuto in dono
la possibilità di rifarsi una vita,
emancipandosi
da povertà, alcool e violenza e
soprattutto di far
crescere i propri
bambini in un
ambiente sereno
e di pace.
Quello appena
passato è stato
uno degli anni più difficili,
tanta è stata la
sofferenza, tante
le ingiustizie subite ma nessuno
qui ha perso la
speranza e il coraggio: cammino Aristide al villaggio yuqui nella giungla
per il villaggio e
noto che ciò che l’anno scorso E’ nato dall’incontro qui in Boera solo un cantiere appena av- livia con le ragazze e i ragazzi
viato ora è una grande e colo- della Comunità di Sant’Egiratissima scuola
che accoglie tutti
i bambini, dai più
piccoli fino ai 15
anni.
L’anno scorso le
cose, gli eventi, le
persone mi sono
entrate
dentro
senza che nemmeno cercassi di
dare loro un ordine. Quest’anno
inizio a sistemarle, a fissarle con
Aristide e Tania,
i fondatori e responsabili della Carolina, Sebastian e Maria Renè
Casa de los niños
dio e
qui in Bolivia (Ari è originario dall’incontro che ho fatto, semdi Toano di Baiso ed è parti- pre qui in Bolivia 7 anni fa, con
to per il sud America ormai persone che venivano dall’Italia
vent’anni fa, Tania è di Cocha- a darci una mano (le prime Lubamba ed è stata per anni la ciana ed Elisa di Roteglia che
responsabile della Comunità di hanno dato vita all’associazione
Sant’Egidio in Bolivia).
Casa de los niños in Italia ndr).
Proviamo a fare un salto nel Si può dire quindi che la storia
di questa casa è una storia di
incontri, di stima e amicizia tra
persone vere che avevano nel
cuore cose buone.
In che modo è cresciuta questa
esperienza?
Aristide: la comunità si occupava già dei bambini di strada e
malati di Cochabamba e degli
yuqui, una tribù in via d’estinzione. Un giorno ci è stato presentato il caso di una bambina
di due anni, malata di Aids, la
prima che l’ospedale pubblico
di Cochabamba riceveva. Maria
Renè aveva due anni ma ne dimostrava uno, non parlava, non
Piccole yuqui
camminava.
Per noi è stata
una sfida ma anche un’esperienza molto bella: poterla accogliere tra noi e costruire con lei un
cammino significava conoscere
da vicino una
malattia nuova,
con le sue difficoltà quotidiane.
Al
momento
di accoglierla ci
avevano avvisato:
probabilmente
Maria Renè non
sarebbe sopravvissuta oltre i
5 anni. Ora di
anni ne ha 6, sta
bene ed è felice! Grazie a lei
siamo entrati in
questo mondo e abbiamo deciso di aprire le porte della nostra casa e del nostro centro a
chi come lei, grande o piccolo,
ne soffre. Le persone malate di
Aids sono vittime qui di forte
discriminazione da parte della
società e spesso sono costrette
a vivere separate dalla loro fa-
miglia; questo rende la loro vita
ancora più dolorosa. Ora da noi
vivono varie decine di famiglie
ammalate (circa il 10% delle
persone che vivono con noi sono affette da Hiv) e il 30% dei
bambini malati di Cochabamba
sono qui.
Tania: come Comunità di
sant’Egidio abbiamo cominciato, ormai 20 anni fa, con la
‘Escuelita’ della domenica, una
sorta di doposcuola con tanti
bambini in difficoltà. Nel corso
di questi anni abbiamo sempre
mantenuto l’idea che questi
bambini non fossero solo persone da aiutare, ma dei piccoli
fratellini e delle piccole sorelline, parte della nostra famiglia,
con lo stesso nostro diritto di
vivere con dignità. Questi bambini sono cresciuti e alcuni ora
fanno loro stessi la ‘Escuelita’
per altri che ancora non abitano
qui. Ora, con le tante famiglie
del villaggio, stiamo provando a costruire una vera e propria comunità che condivide
e cammina insieme. Le stesse
famiglie si rendono conto che
c’è sempre qualcuno più povero
da aiutare e ogni venerdì prepa-
rano da mangiare e lo portano
alla gente che vive in strada. E’
come una catena, in cui ognuno
capisce che può fare qualcosa
per gli altri.
Che cosa vi dà la forza di andare avanti ogni giorno?
Aristide: la necessità di non
mettersi mai al di sopra degli altri ma solo di accompagnarli, di
accompagnare le persone meno
favorite dalla vita. Questo spirito di fraternità che noi abbiamo
ricevuto, l’abbiamo ricevuto da
Gesù, dalla sua parola, dal suo
Vangelo ed è quello che ci spinge ad andare avanti e tiene viva
la nostra speranza. A volte può
capitare di perdere l’entusiasmo,
davanti alle difficoltà che si presentano quotidianamente, ma è
più forte la speranza e la certezza che siamo sempre nelle mani
di Dio. E’ Lui che ci ha messo
nel cuore questo desiderio di
fraternità e che ci aiuta a rinnovarla ogni giorno. Per questo
cominciamo sempre la giornata
pregandolo di darci la forza per
continuare.
Tania: dovessi riassumere in una
parola ciò che ci sostiene direi
Dio, che è amore e compassione, Dio che è sogno per tanti.
Ci sono stati tanti momenti
difficili e in queste occasioni ci
siamo sempre detti: in fondo,
se questa è una cosa di Dio andrà avanti nonostante tutto, se
invece è una cosa umana cadrà
subito. Ad aiutare noi, come le
persone che con noi vivono, c’è
il fatto di sentire sempre che
non siamo soli, che accanto a
noi c’è qualcuno… è Dio a farci
capire che non siamo isole nel
mondo, che non possiamo pensare solo alla nostra vita.
Progetti per il futuro?
Aristide: vorremmo che l’esperienza di fraternità
che stiamo vivendo si
consolidasse, perché
ognuno possa fare un
incontro profondo
con Dio e insieme si
possa costruire una
vera comunità di fratelli e di sorelle che si
accettano per quello
che sono, nel rispetto reciproco, che si
vogliono bene e che
sono contenti di fare questo cammino
insieme.
Tania: Il rischio che
si può correre è che,
siccome qui c’è tutto, le persone
si chiudano come in una sorta
di kibbutz: è importante invece che queste famiglie si aprano al mondo, incontrino altre
persone e portino questo sogno
anche ad altri. Ci piacerebbe, inoltre, riuscire a creare un
rapporto più diretto e costante
con gli amici che ci sostengono dall’Italia. Infine, sappiamo
che da questo sogno ne sta
nascendo un altro: un ragazzo
brasiliano che è ha vissuto qui
per un po’ di tempo vorrebbe far
nascere una ‘Casa de los niños’
nel suo paese! Chissà!
Info
Per sostenere il sogno della Casa de los niños
puoi adottare un bambino a distanza
o dare anche solo un piccolo contributo.
Associazione ‘Casa de los niños’
IBAN IT70V0538766260000001500686
Per contatti: [email protected];
[email protected]
Per leggere il diario digitale di Aristide Gazzotti:
casadelosninos.spadix.it
18
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
InformACI
Tra iniziative e
proposte, scatta
il cammino
assembleare con
il rinnovo delle
cariche a tutti i
livelli
• Paolo Seghedoni*
L
’Azione Cattolica è
un modo di essere,
non un modo di fare”.
Questa espressione
che il nostro arcivescovo, mons.
Antonio Lanfranchi, ha detto
al Consiglio Diocesano a fine
giugno, mi pare sia un buon
slogan per la nostra associazione, soprattutto in quest’anno
assembleare. E’ vero, anche se
spesso lo dimentichiamo, presi da tante attività, in sé buone
e proficue ma che non devono
esaurire il nostro ‘essere’ di Ac,
ed è vero che, come ha ripetuto mons. Lanfranchi, “l’Ac è
una vocazione” e quindi tocca
a noi rispondere a questa chiamata, per diventare santi insieme, come diceva lo slogan del
“
Conto alla rovescia
per l’incontro
nazionale Acr
e Giovanissimi.
Da Modena 200
ragazzi in rampa di
lancio verso Roma
• nicola battilani
U
n milione seicentonovantanovemila
duecentoquattro, un
...
milione seicentonovantanovemila duecentotre...
“Voi siete la luce del mondo; non
può restare nascosta una città
collocata sopra un monte, né si
accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti
quelli che sono nella casa.”(Mt
5, 14-15) La parola d’ordine è
partecipare! Perché noi siamo
la luce del mondo, e perché noi
non possiamo nasconderci dietro alla nostra pigrizia, ai nostri
impegni, alle nostre piccole sofferenze. Partecipare! La Chiesa
ha bisogno di noi, di tutti, piccoli
e alti, ottusi e comprensivi; anzi,
proprio il nostro essere diversi la
rende così ricca. Tutti insieme
coinvolti nel solco di una storia
viva, diversa da tutte le altre perché in questa c’è di più!
I primi a scoprirlo saranno tutti i ragazzi e i giovanissimi di
Azione Cattolica che il 30 e il
31 ottobre saranno a Roma per
l’incontro nazionale, dal titolo
`C’è di più`. Un incontro così
mancava da quasi un decennio
e probabilmente non si ripeterà
di nuovo per parecchio. Da Modena sono circa 200 i ragazzi e i
giovanissimi pronti a partire e a
Roma, con il Papa, ci sarà anche
Un anno a tutta Ac
primo anno di questo triennio
che volge al termine. Voi siete
la luce del mondo è, invece, lo
slogan di quest’anno dedicato
al bene comune e all’impegno
educativo, come ci ricorda sempre il nostro vescovo con la sua
bella Lettera pastorale ‘Tu sei
prezioso ai miei occhi. Educare
è possibile, educare è bello’. Per
essere ‘luce’ dobbiamo riscoprire la nostra vocazione a essere
autenticamente Azione Cattolica ed è necessario, sempre
seguendo quello che il vescovo
ci ha detto, trovare di nuovo le
parole per ‘dire l’Ac’. E’ necessario più che mai quest’anno,
che sarà caratterizzato dalle assemblee elettive, prima di tutto
a livello parrocchiale. Dire di
nuovo l’Ac, ovvero proporre
l’associazione e la sua ricchezza: di passione e di amore alla
Chiesa, di rapporti tra le generazioni e di corresponsabilità, di
collaborazione e amicizia con
i sacerdoti. Per questo, anche
come Ac non dobbiamo avere
paura di sperimentare forme
nuove. A livello nazionale non
mancano idee e progetti, a livello diocesano dobbiamo trovare
nuove energie (coinvolgendo
le associazioni parrocchiali) ad
esempio facendo nascere il Laboratorio della Formazione,
che già è presente in moltissime realtà diocesane. Ma non
mancano nemmeno qui da noi
esperienze belle: penso all’Acr
che spesso accompagna i ragazzi anche ai sacramenti, ma che
poi prosegue senza dare l’idea
della Cresima come ‘la fine di
tutto’; ai Giovanissimi che cominciano ad attecchire anche
in nuove realtà parrocchiali;
ai nostri giovani che hanno il
coraggio di affrontare temi anche scomodi come nell’Incontrocorrente di quest’anno; alle
esperienze di affiancamento dei
genitori dell’Acr, proposte in
particolare dal settore Adulti e
dall’esperienza con le famiglie
che sta nascendo. Ma non dimentichiamo la riproposta della
memoria di Maria Vecchi, nel
centenario della nascita, e tanto
altro ancora che a livello parrocchiale e diocesano si porta avanti con tanto impegno. Stiamo
organizzando un convegno sul
bene comune, che sarà sabato
6 novembre, e a cui parteciperà
l’ex presidente nazionale, Luigi
Alici; sabato 9 ottobre l’Acr e i
Giovanissimi invitano tutti alla
Cdr per una giornata di preparazione all’incontro nazionale
del 30 e 31 ottobre a Roma (i
nostri ragazzi e Giovanissimi
incontreranno Papa Benedetto
XVI e saranno accompagnati
anche dal nostro vescovo). Sono
solo alcuni appuntamenti, in vista poi del cammino assembleare tra fine novembre e gennaio
per le assemblee parrocchiali, il
13 febbraio con l’assemblea diocesana e a maggio per l’assemblea nazionale.
* Presidente diocesano
C’é di più!
il nostro vescovo! Una sorprendente partecipazione è quella
che ha mostrato la nostra diocesi, superiore ad ogni aspettativa:
segno chiaro che ai nostri ragazzi
non manca la voglia di mettere
farina del proprio sacco nella
loro Chiesa, dalla quale devono
essere accolti per quello che sono
e non per quello che potranno
essere. Un motivo per venire a
`C’è di più`? «Be’.. uno solo?! C’è
di più!» (don Dino Pirri – assistente nazionale Acr).
...un milione seicentonovantottomila settecento dodici, un
milione seicentonovantottomila
settecento undici...
Settore Giovani
Io, noi, la Chiesa: torna l’Incontrocorrente
V
ogliamo brevemente
presentare
un ciclo di
incontri che potrebbero proprio “cadere a fagiolo” per il
cammino personale
dei giovani! In primo luogo desideriamo presentare i
protagonisti, cioè…
Io: colui che ti scrive
Noi: i partecipanti
all’Incontrocorrente
(cioè almeno io e tu
che stai leggendo)
La Chiesa: istituzione religiosa alla
sequela di Cristo
I dubbi: perplessità o amarezze che
quotidianamente ci
interrogano
La luce: colei che è
capace di rischiarare le perplessità e
le amarezze di cui
sopra!
Grazie ai magnifici
protagonisti sopracitati, metteremo
in scena 7 incontri durante i
quali sarà possibile fare uscire allo scoperto
gli interrogativi
che rischiano di
minare la capacità di amare la
Chiesa. Questa
serie di incontri è un umile
tentativo di fare
unione tra la nostra vita quotidiana di giovani
e la strada indicata dalla Chiesa, strade che a
volte rischiano
di restare parallele, invece di
incontrarsi ed
ascoltarsi. I temi trattati (belli
tosti!), il luogo
e la data degli
incontri, sono
dettagliatamente specificati nel
volantino qui a
fianco.
L’equipe del Settore Giovani di
Azione Cattolica
Speciale campi
Campi diocesani - i piani di Zanzaro I
D
urante la settimana di campo, i ragazzi dell’Acr hanno
dovuto dare prova di sé, per ricostituire la confraternita
del Sacro Scrigno, ormai ridotta a brandelli a causa della
vecchiaia dei suoi membri, e dello zampino del Gen. Zanzaro
I che voleva impadronirsi del tesoro della confraternita: il Sacro
Scrigno; anche se non sapeva bene cosa fosse. Siamo invece riusciti
a scoprirlo noi!
C om p i e n d o,
infatti, un percorso attraverso i passi della
Messa e vivendo l’incontro
con Gesù nei
discepoli
di
Emmaus, abbiamo capito
che il tesoro
che la confraternita custodiva gelosamente è il tabernacolo. Un grande grazie a quanti hanno
partecipato e hanno partecipato all’organizzazione e alla buona
riuscita dei campi, e ai ragazzi che li hanno resi vivi.
Soliera - tutti abbiamo un posto!
L
’ambientazione tratta dal film “La fabbrica di cioccolato”
è stata occasione per parlare di famiglia dal punto di vista dei ragazzi e prendere coscienza che a qualunque età
ognuno di noi ha un ruolo e doni da mettere a disposizione degli
altri per il bene comune! Trenta ragazzi dai 7 ai 14 anni hanno
vissuto una settimana al fresco delle colline di Montecreto fra attività di gruppo, giochi di
squadra
ed
uscite, in collaborazione
con gli educatori in un
perfetto stile
“familiare” di
gestione dei
servizi e delle
casa. Un doveroso ringraziamento va a
tutti, cuochi, assistente di campo e parroco, in particolare. Un
grande grazie a quanti hanno partecipato e hanno partecipato
all’organizzazione e alla buona riuscita dei campi, e ai ragazzi
che li hanno resi vivi.
Nonantola - una magia tira l’altra
Q
uesta estate abbiamo partecipato al campo estivo dell’ACR fatto a Talamello. Dopo un lungo viaggio estenuante
siamo stati accolti nella scuola di magia e stregoneria di
Talamello dove un suggestivo cappello parlante ci ha diviso in
quattro casate: Corvonero, Tassorosso, Serpeverde e Grifondoro.
Durante la settimana
abbiamo imparato
a stupirci di quanto
accade nella vita scoprendosi irripetibile
agli occhi di Dio;
abbiamo imparato a
entrare in relazione
con l’altro superando
anche le difficoltà del
comunicare; abbiamo scelto di andare
controcorrente rimanendo attenti ai bisogni altrui; infine ci siamo
fatti coinvolgere dall’incontro con Gesù e scegliere di restare con
lui sconfiggendo così Luis Ditone (la solitudine). I momenti che
ci hanno emozionato sono stati il rito di passaggio dall’Acr ai giovanissimi e il modo particolare in cui abbiamo vissuto i momenti
di preghiera. Ci piacerebbe rivivere questa esperienza e invitiamo
tutti i ragazzi a provarla.
NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
19
Sport - Csi
Grande festa di inaugurazione
per il centro Oplà
Venerdì 8 ottobre apre ufficialmente il centro Oplà, con tanti giochi e attività per bambini, per una
giornata di divertimento e per conoscere tutte le iniziative del progetto
T
• marco costanzini
utti i bambini di Modena e provincia non
potranno perdersi la
grande festa di inaugurazione dell’Oplà, uno dei più
grandi progetti targati Csi Modena: l’Oplà, il grande centro
ludico motorio di via Gasparini
13, a Modena, che il Csi ha rilevato dall’ex pallavolista Andrea
Lucchetta e soci, già da un mese
ha aperto le porte a bambini e
ragazzi con tutte le novità legate
alla nuova gestione. E venerdì 8
ottobre è pronto ad inaugurare
ufficialmente con una grande
festa. L’appuntamento è dalle
16 alle 19,30, quando si potrà
entrare gratuitamente all’interno della struttura con attività di
ogni genere per i bambini: trucca bimbi, giocolieri, clown, laboratori grafici, gioco libero sui
gonfiabili saranno dunque gli
ingredienti di un pomeriggio
all’insegna del divertimento. Per
i più piccoli, poi, è già allestito lo
spazio psicomotricità, una delle
grandi novità della gestione Csi.
Ma nel giorno dell’inaugurazione ufficiale il Csi farà conoscere anche tutto il potenziale
dell’animazione Oplà. Il centro,
infatti, è un vero progetto per famiglie, una sorta di contenitore
di tutte le iniziative per genitori
e bambini che troveranno la loro
casa nel centro ludico motorio
di via Gasparini 13. E già in un
mese di attività Oplà ha ospitato
più di mille bambini, con oltre
35 feste di compleanno organizzate.
COS’E’ OPLA’. L’Oplà è il parco giochi più
grande della provincia di Modena, 1.300 metri quadrati di
puro divertimento in grado di
ospitare un elevato numero di
bambini fino agli 11 anni. Al suo
interno si trovano 5 gonfiabili e
una struttura fissa play-ground
che stimolano il gioco e la fantasia del bambino. L’Oplà è un
centro ludico-motorio ricreativo
ed è l’unico locale progettato e
realizzato al coperto, dedicando la massima attenzione alle
esigenze dei bambini: c’è uno
spazio specifico per la fascia 0-3
anni e tutto il materiale scelto
è accuratamente selezionato da
esperti del settore. Oplà è divenuto parte integrante del Csi
Modena, ente di promozione
sportiva che tra le sue finalità ha
proprio quella di promuovere attività legate al gioco ed alla fantasia, con particolare attenzione
riguardo alla socializzazione e
all’aggregazione dei bambini e
delle loro famiglie. All’interno
del Centro giochi sono attrezzate delle aree gioco a seconda
delle diverse età: AREA 0-3
ANNI, con giochi morbidi,
circuiti motori, uno scivolo ed
una vasca con palline, animali
cavalcabili, macchinine, tricicli a
pedali e un gonfiabile tutto per
loro; AREA 3-11 ANNI, con
diversi giochi gonfiabili e soprattutto un mini appartamento
ludico di 70 metri quadrati, un
labirinto ad ostacoli con lo scivolo finale su cui fare salti, correre, arrampicarsi ed infine il gioco
fisso adibito a base spaziale con
più livelli e piani, percorsi, sei
ingressi e otto uscite, due mega
scivoli e una vasca gigante con
più di 18.000 palline colorate. I
giochi potranno essere sfruttati
anche per le feste di compleanno: tante, in questo senso, le
proposte di Oplà per genitori e
bambini con feste di tutti i tipi.
IL PROGETTO OPLA’. Oplà nasce dall’esigenza di rivalutare l’importanza dell’attività
ludico-motoria nella vita di ogni
bambino: ormai il gioco è vissuto come una pausa o un premio,
in ogni caso come un’attività
secondaria. I bambini, invece, giocando scoprono se stessi,
gli altri e il mondo. La finalità
del progetto, dunque, è mettere a
disposizione dei bambini da 1 a
11 anni uno spazio dove possano
divertirsi, giocare e sperimentare
nuove emozioni. L’Oplà inoltre
Gli orari del centro
SETTEMBRE-OTTOBRE-APRILE
MAGGIO-GIUGNO
Mercoledì, giovedì, venerdì ore 16-19.30
Sabato pomeriggio ore 15.30-19.30
Domenica mattina ore 10-12.30
Domenica pomeriggio ore 15.30-19.30
Chiusura: lunedì, martedì, sabato mattina
NOVEMBRE-DICEMBRE-GENNAIO
FEBBRAIO-MARZO
Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 16-19.30
Sabato e domenica mattina ore 10-12.30
Sabato e domenica pomeriggio ore 15.30-19.30
Chiusura: lunedì
favorisce la capacità di gestire
gli spazi in autonomia rispetto
all’adulto e di relazionarsi con
i coetanei. La novità assoluta
di questo progetto targato Csi
Modena sarà lo spazio psicomotricità per bambini dai 2
ai 5 anni, seguiti da istruttori
esperti. L’attività psicomotoria
non è una semplice conoscenza
del proprio schema corporeo,
ma è l’acquisizione da parte del
corpo delle nozioni fondamentali in rapporto allo spazio e agli
oggetti. Stimolare la creatività
del bambino sarà l’asse portante
del nuovo progetto e la tendenza principale di tutte le attività
dell’Oplà.
CONTATTI.
Potete trovare Oplà sul sito
www.oplamodena.it o contattare l’indirizzo mail [email protected]. Ma il Csi ribadisce
l’invito a tutte le famiglie modenesi a recarsi in via Gasparini 13 venerdì 8 ottobre per far
giocare e divertire i propri figli.
LA SERENITÀ
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NostroTempo
Domenica 10 ottobre 2010
Cultura
Appuntamenti
Nello splendore delle miniature
Presentata dal direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci,
l’edizione in fac simile del Breviario di Ercole d’Este
• STEFANO MALAGOLI
A
Roma l’ho esaminato
per bene e t’assicuro
che è una gran cosa, degno di fare da
“...
compagno alla Bibbia…”. Così
scriveva nel 1939 l’allora direttore della Biblioteca Estense Domenico Fava all’amico e
collega Gnoli a proposito del
“Breviarium secundum consuetudinem Romanae Curiae”, il
Breviario del duca Ercole I
d’Este, capolavoro miniato del
Rinascimento, oggi custodito a Modena, del quale è stata
presentata nei giorni scorsi una
preziosa edizione in fac simile
per iniziativa di Editrici Imago e Trident editore che hanno lavorato, per oltre 4 anni,
in stretta collaborazione con la
biblioteca Estense universitaria
di Modena. Il prezioso manoscritto, che gli esperti indicano
come un autentico capolavoro
degno di rivaleggiare con la
Bibbia di Borso d’Este, alla
quale, in alcune pagine, può
addirittura risultare superiore,
è composto da 986 pagine riccamente miniate e dorate dai
più importanti artisti dell’epoca, quelli che operavano nella splendida e raffinata corte
estense di Ferrara nel primo
decennio del ‘500: Matteo da
Milano, Tommaso da Modena,
Cesare e Andrea delle Vieze.
“Un capolavoro assoluto della
grande miniatura italiana del
Rinascimento “lo ha definito
durante la presentazione pubblica nella chiesa di S.Vincenzo
a Modena, venerdì 1 ottobre,
il direttore dei Musei Vaticani
Antonio Paolucci, giunto appositamente in città dalla capitale per parlare del Breviario
erculeo. “I grandi libri, così come le grandi opere d’arte – ha
aggiunto l’ex ministro ai Beni
culturali – servono a riportare
i grandi del passato: attraverso
un libro si sente il brusio della
storia, si
sentono
le opere
e i giorni.
In
questo
codice
torna allora viva
la Ferrara felix
di Ercole
I d’Este
che regnò per
oltre 30
anni, dal
1472 al
1505.
A m atissimo
dal suo
p op olo,
rel ig iosissimo,
collezionista
di libri,
protettore di arti e artisti, amico di Girolamo Savanarola,
Ercole I d’Este fu uno degli
uomini più colti del Rinascimento. Marito di Eleonora
d’Aragona, figlia del re di Spagna, è il padre di Alfonso,
grande condottiero e futuro
marito di Lucrezia Borgia,
Beatrice, sposa di Ludovico il Moro nella Milano di
Leonardo, Isabella, raffinata
e colta moglie di Francesco
Gonzaga, Ippolito, cardinale
di Santa Romana Chiesa. A
Ercole si deve l’ampliamento
di Ferrara che da lui prese poi
il nome di Addizione Erculea,
insieme alla piazza di Pienza
lo spazio urbano rinascimentale più bello d’Italia che rese la capitale degli Estensi la
prima città moderna d’Europa. Questo per dire – ha aggiunto il direttore dei Musei
Vaticani - il clima splendido
nel quale nasce il Breviario
di Ercole I, confezionato tra
il 1502 e il 1506, 35 anni dopo la creazione della Bibbia
di Borso. E proprio nel paragone tra i due libri si nota la
mutazione avvenuta nel giro
di pochi anni: se nella Bibbia
domina ancora la cultura figurativa prettamente ferrarese,
nelle miniature del breviario
si nota un naturalismo nuovo
che giunge dalla Milano del
Bergognone e Leonardo e che
si fonde con il classicismo che
arriva dall’Italia centrale e che
ha come riferimento il Perugino. Circostanze che lo rendono
un capolavoro assoluto della
miniaturistica”.
L’edizione in facsimile del Breviario di Ercole I è del tutto
fedele all’originale per il rispetto dei colori e degli ori in
lamina applicati manualmente,
per la carta pergamena trattata
a mano, per il raggiungimento dello stato ottimale di invecchiamento, per la legatura
eseguita artigianalmente e, infine, per i cantonali in lega di
ottone, realizzati a cera persa
e cesellati a mano, trattati con
rivestimento in argento su oro
anticato.
Con la riproduzione in fac simile del codice dell’Estense è
stata compiuta anche un’importante operazione culturale
in quanto sono state reintegrate quattro carte, le più belle, asportate nell’’800 durante
la permanenza del Breviario a
Vienna presso la corte Austro
Estense e successivamente acquistate dall’arcivescovo Strossmayer di Zagabria, città dove
sono attualmente conservate
sotto passepartout.
Domenica 10 ottobre a Modena la Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro
Cantando e danzando per la sicurezza
A
rtisti celebri e giovani
emergenti insieme
per uno spettacolo
che vuole contribuire
alla battaglia dell’Anmil (Associazione nazionale mutilati ed
invalidi del lavoro) contro gli
infortuni, ma soprattutto promuovere la sicurezza nei luoghi
di lavoro. In occasione della
Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro,
che ricorre domenica 10 ottobre, al Forum Guido Monzani
a partire dalle ore 18 va in scena lo spettacolo gratuito con
la cantautrice Mariella Nava,
il cantante e musicista Heron
Borelli e i ballerini Messaffuoco
Performers (alcuni componenti
dell’eccezionale corpo di ballo
dei musical “Notre Dame de
Paris”, “Cats” e “Tosca Amore
Disperato”) insieme ai vincitori
del concorso musicale Anmil
“Note Scordate” (Enrico Ballardini, Idramante, Domenico
Imperato, Ondadurto, Cirino
Romano). La giornata, per la
quale l’Anmil organizza manifestazioni che si svolgeranno
contemporaneamente in tutte le
province d’Italia e che vedranno
il coinvolgimento delle massime istituzioni per confrontarsi
sulle politiche da attuare per
invertire in modo significativo
l’andamento infortunistico, è
stata istituzionalizzata con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1998 e si
svolge sotto l’Alto Patronato del
Presidente della Repubblica che
ogni anno dedica un messaggio
particolare alla manifestazione.
L’iniziativa proposta a Modena, l’evento principale tra quelli
organizzati in tutta Italia, vede
la partecipazione del ministro
del Lavoro Maurizio Sacconi; il
concerto-spettacolo serale sarà
preceduto, durante la giornata e
sempre al Forum Monzani, da
momenti di approfondimento e
di studio.
La manifestazione, presentata
dal conduttore televisivo e radiofonico Andrea Barbi, è stata
possibile grazie alla disponibilità
e al supporto dei partner sostenitori: Regione Emilia-Romagna,
Provincia e Comune di Modena,
Fondazione Marco Biagi, direzione regionale Inail, Confindustria Modena, Banca Popolare
dell’Emilia-Romagna, Banco S.
Geminiano e S. Prospero, Fondazione Cassa di Risparmio di
Modena, Mirandola e Carpi,
Ambiente Lavoro Convention,
realtà tutte fermamente convinte che eventi come questo siano
necessari per richiamare l’attenzione in modo nuovo e originale
sui rischi che si corrono ogni
giorno lavorando e per avvicinare i giovani ad un argomento così difficile. L’organizzazione di
questo concerto gratuito è stata
affidata ad “Insoliti Eventi”, cooperativa modenese operante in
ambito culturale e affiliata alle
Acli modenesi, che promuove e
tutela il lavoro di oltre 400 soci lavoratori dello spettacolo. Il
concerto è gratuito e l’ingresso
sarà consentito fino ad esaurimento dei posti.
Si consiglia di prenotare telefonando alla sede Anmil di Modena al numero 059.330691.
Una nuova mostra al Foro Boario
Roncati: un balzo al di là
della pittura e della scultura
• francesca rossi
V
enerdì 1 ottobre alle ore 11
si è tenuta la
conf erenz a
stampa di presentazione della mostra di
Cristina Roncati in programma al Foro Boario
dal 3 ottobre al 7 novembre 2010.
La mostra, intitolata
“Roncati: un balzo al di là
della pittura e della scultura”,
che Cristina Roncati ha dedicato alla madre scomparsa
da poco, è stata inaugurata
domenica 3 ottobre alle ore
18, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose di
Modena. Composta da 130
opere di pittura e di scultura,
è accompagnata da un ricco
catalogo – monografia bilingue curato da Renato Barilli
pubblicato da “Edizioni Alfa
Entertainment” di Bologna.
L’esposizione si compone per
due terzi di sculture in bianco
e nero, che stanno ad aumentare la sacralità e l’austerità
delle opere create; si apre con
i ritratti delle persone più
vicine all’artista: il padre, la
madre, il suo primo maestro
e il suo mentore Francesco
Arcangeli, per poi proseguire
con sculture che rappresentano per la maggior parte figure
femminili, dando spazio alla
donna in ogni sua forma, una
vera e propria “elevazione di
un monumento alla donna”,
come ha descritto Barilli
alla conferenza. La Roncati si concentra molto sugli
abiti, sui vestiti delle donne
che crea, fattore percepibile
anche grazie ai materiali da
lei utilizzati, in particolare
tessuti e cartapesta, affiancati comunque anche dal
marmo e dal bronzo. Nella
seconda parte della mostra
prende piede il colore, la-
sciando da parte il bianco e il
nero: la donna rappresentata
è contemporanea e presenta
il volto scoperto, a differenza
delle opere precedenti, in cui
gli abiti coprivano sempre l’espressione del viso femminile.
Il percorso di conclude con
un mezzobusto di Luciano
Pavarotti, un ritratto sorridente, vivace e colorato.
Durante lo svolgimento della
mostra sono previsti numeri
appuntamenti paralleli culturali e artistici, che inizieranno
il 20 ottobre, per proseguire
per tutta la durata della mostra.
L’esposizione, aperta al pubblico ad ingresso gratuito
dal 3 ottobre al 7 novembre
2010, è promossa dall’Associazione Artistica “IN
– Arte” e patrocinata dalla
Regione Emilia Romagna,
dal Comune e dalla Provincia
di Modena e dall’Università
di Modena e Reggio Emilia.
L’apertura segue i seguenti
orari: tutti i giorni dalle 16
alle 20, sabato e festivi dalle
10.30 alle 13 e dalle 16 alle
20. Ogni sabato pomeriggio,
visita didattica per i bambini,
curata da Laura Corallo e Tina de Falco.
Per informazioni:
www.cristinaroncati.it;
338 7442254.
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Costruire, con filosofia, i cittadini di domani