PRIMA PAGINA
a cura di Massimo Vecchi
GIUSEPPE PEDERIALI
Il paese delle amanti giocose
Ed. Garzanti, 2006, pp.268, € 15,00
Il professor Fumana, seduto al Caffè Roial, parla di donne
«La Venere di Savignano è una famosa statuetta modellata nella roccia serpentinosa,
rinvenuta nei depositi alluvionali del fiume Panaro e custodita oggi nel Museo Pígorini di Roma.
Un’altra bella statuetta, seppure scolpita con una maggiore rigidità dal suo preistorico artista, è la
Venere di Chiozza, in mostra presso il Museo Chierici di Reggio Emilia..»
Il Professore fece una pausa, portò il bicchiere alle labbra che già avevano copiato il colore
del vino novello, e sorrise ad Armando, il suo allievo prediletto. Fumana professore lo era davvero,
per avere insegnato italiano, storia e geografia presso la Scuola di Avviamento Professionale
«Ignazio Calvi», per le parole che usava e per la scienza che esprimeva.
Era considerato il più grande esperto di donne della Bassa, venivano perfino da Mirandola e
da Quistello per consultarlo: in cambio di un bicchiere di vino o di un caffè raccontava la storia
della famosa Luciana ad Scalètt, che finì i suoi giorni a Milano, o di Pellegrina Pibigas, la più bella
delle biciclìne scappata con un marinaio che diceva di avere scoperto l'America insieme a Colombo.
«Quelle Veneri somigliavano alle nostre donne?» domandò Armando.
«Le statuette muliebri del paleolitico, definite Venere o anche Dea Madre, hanno
caratteristiche morfologiche che evidenziano i caratteri sessuali secondari e le collegano al concetto
di fertilità e benessere: fianchi larghi, …
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JOE R. LANSDALE
Echi perduti
Traduzione Seba Pezzani
Ed. Fanucci, 2006, pp.406, € 17,50
In seguito, da adulto, Harold Wilkes si sarebbe ricordato degli eventi della sua infanzia che
avevano dato il via a quella storia e avrebbe pensato: se solo avessi tirato avanti a dormire per tutta
la notte.
Non c’era molto a cui aggrapparsi: in realtà, non c’era proprio nulla. Era il solito vecchio
cliché “se solo lo avessi saputo” da romanzetto rosa. Ma, di quando in quando, lui ci pensava e si
poneva delle domande.
Per come si erano messe le cose, infatti, con tutto ciò che sentiva, tutto ciò che vedeva, tutto
ciò che sapeva, quella non era vita…
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EVELYN WAUGH
Etichette
Traduzione Franco Salvatorelli
Ed. Adelphi, 2006, pp.227, € 18,00
Non sapevo in realtà dove stavo andando; se me lo chiedevano, dicevo in Russia. Così il mio
viaggio cominciò, come un’autobiografia, su un bel fondamento di vanteria bugiarda. La mia
risposta però non può ritenersi del tutto ingannevole: potenzialmente era sincera, e del resto non
aveva alcun intento informativo. Andare in Russia era un mio vivissimo desiderio, e una volta
qualcuno mi convinse che se si continua a dire con tenacia che si vuole andare in un posto, alla fine
ci si arriva sempre. Per un paio di settimane prima di partire dall’Inghilterra, e poi finché viaggiai
verso est, continuai a dire che andavo in Russia; dissi di questa mia intenzione a tre cronisti
mondani, e la riferirono sui loro giornali; la dissi a un cortesissimo giovane dell’agenzia Cook, e gli
feci perdere una quantità di tempo per studiare le rotte del Mar Nero; prenotai addirittura, in via
provvisoria e con molte prudenti riserve, una traversata da Costanza a Odessa, e mi procurai lettere
di presentazione per persone influenti, pareva, presso l'ambasciata sovietica di Ankara. Ma il
sortilegio non funzionò: il…
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MARK HADDON
Una cosa da nulla
Traduzione Massimo Bocchiola
Ed. Einaudi, 2006, pp.358, € 17,50
Incominciò mentre George si stava provando un vestito nero da Allders, la settimana prima
del funerale di Bob Green.
Non era stata la prospettiva del funerale a metterlo in subbuglio. Né la morte di Bob. A
essere sincero, aveva sempre trovato un po' pesante la bonarietà cameratesca di Bob, e sotto sotto si
sentiva sollevato di non dover più giocare a squash. Inoltre il modo in cui era morto Bob (un attacco
di cuore mentre guardava alla televisione la regata Oxford-Cambridge) era stranamente
rassicurante. Susan era tornata da casa di sua sorella e lo aveva trovato lungo disteso al centro della
stanza, con una mano sugli occhi e un’aria talmente placida da farle pensare lì per lì che stesse
facendo un sonnellino.
Certo, doveva essere stato doloroso. Ma si può far fronte al dolore. E poi, presto
intervengono le endorfine, seguite da quell'impressione della vita che ti passa davanti agli occhi
provata da George stesso qualche anno prima, quando era caduto da una scala a pioli fratturandosi il
gomito sul giardino roccioso e perdendo i sensi: un’impressione che non ricordava come sgradevole
(chissà perché aveva incluso una veduta molto vivida del Tamar Bridge di Plymouth). E
probabilmente lo stesso valeva per quel tunnel di luce intensa, mentre gli occhi si spengono − data
la quantità di persone che sentono la chiamata degli angeli e poi si svegliano trovando un medico
fresco di laurea chino su di loro con il defibrillatore.
E dopo... niente. Sarebbe stata la fine.
Certo, era troppo presto. Bob aveva sessantun anni. E…
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MARIO RIGONI STERN
Quel Natale nella steppa
a cura di Giovanni Cerutti
Ed. Interlinea, 2006, pp.75, € 8,00
L’evangelista che inventò il Natale
Un libro per Natale? Verrebbe facile suggerire un classico o un contemporaneo in bella edizione da
regalo. Invece propongo un volumetto economico di facile lettura ma antico nel testo: Il Vangelo
secondo Luca (Einaudi). Come introduzione ha Il Natale secondo Luca che Franco Lucentini scrisse
per il supplemento Natale è pubblicato da La Stampa tredici anni fa. Il libretto, dal Prologo
indirizzato al nobile Teofilo alla descrizione dell’Ascensione, è da leggere tutto di seguito, ossia
senza andare a saltoni come quasi sempre si è usi in queste letture perché, in verità, è opera
letteraria di grandissimo valore per ogni uomo o donna di qualsiasi età, a qualsiasi fede appartenga
o fede non abbia. La tradizione dice che l’evangelista Luca fosse anche pittore, alcune icone
antichissime della Madonna sono a lui attribuite; ma una cosa è certa: che senza questo Vangelo
non si avrebbe il Natale come da tutti, fedeli o infedeli viene da duemila anni ricordato. A lui, a
partire da Giotto…
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AZAR NAFISI
Leggere Lolita a Teheran
Traduzione Roberto Serrai
Ed. Adelphi, 2006, pp.379, € 18,00
Nell’autunno del 1995, dopo aver dato le dimissioni dal mio ultimo incarico accademico,
decisi di farmi un regalo e realizzare un sogno. Chiesi alle sette migliori studentesse che avevo di
venire a casa mia il giovedì mattina per parlare di letteratura. Erano tutte ragazze, dato che, per
quanto si trattasse di innocui romanzi, insegnare a una classe mista in casa propria sarebbe stato
troppo rischioso. Fra gli studenti maschi, Nima fu l'unico a rivendicare con ostinazione i propri
diritti, così acconsentii a passargli il materiale che assegnavo e, di tanto in tanto, a vederci da me
per parlare dei libri che stavamo leggendo.
Spesso mi divertivo a punzecchiare le mie studentesse e, citando Gli anni fulgenti di Miss
Brodie di Muriel Spark, domandavo: «Chi di voi mi tradirà?». Essendo pessimista per natura, ero
certa che almeno una mi si sarebbe rivoltata contro. Nassrin una volta mi rispose con malizia: «Ma
se è stata proprio lei a dirci che alla fine siamo sempre noi a tradire noi stessi, a diventare il Giuda
del nostro stesso Cristo!». Manna invece mi fece notare che io non ero affatto Miss Brodie e loro,
be’, loro erano quello che erano. Mi rammentò inoltre una delle mie raccomandazioni: non sminuire
mai, in nessuna circostanza, un'opera letteraria cercando di trasformarla in una copia della vita
reale; ciò che…
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GIOVANNI LINDO FERRETTI
Reduce
Ed. Mondadori, 2006, pp.120, € 13,00
le cose cambiano disse il Dalai Lama
quando il Tìbét fu invaso dalla Cina
le cose cambiano disse Maddalena
quando le saccheggiarono la cucina.
Le cose cambiano disse sconsolata
le mani sui fianchi, la vita svilita.
le cose cambiano ecco com’è:
quello che c’era adesso non c'è
stasera mi sento come mai
neanche fossi un agente dell'FBI
mi sento ebbro mi sento ìlare
neanche fossi un cavaliere Templare.
che il mio sì sia sì, no il no
non so quando non so il mio non so
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LIDIA RAVERA
Eterna ragazza
Ed. Rizzoli, 2006, pp.410, € 18,50
Rincorreva un treno, nella carrozza undici al posto trentasei aveva lasciato la valigia con i
libri. E l’esame era il giorno dopo. E per l’esame non era preparata. E il treno entrava in una
galleria. Gridava, ma la voce non era la sua. Era una voce maschile.
Si sveglia in un frullare di palpiti, come se un uccello morente le avesse fatto il nido tra le
costole. Sotto il getto bollente della doccia, massaggiandosi il collo dolorante (è lì che s’annida la
tensione), si fa il segno della croce.
Un gesto propiziatorio, che non sapeva di ricordare.
Nuda, si guarda allo specchio con la speranza di ritrovare la donna che le piace: alta, sottile,
la lunga treccia di capelli striati di grigio, le mani grandi con le vene in rilievo, i polsi sottili, le
cosce snelle, la schiena diritta.
Vede una signora spogliata. Gli occhi sono quelli di sempre, ma lo sguardo è sfuggente.
Come se si vergognasse di guardarsi.
Prepara la colazione con cura: il tè nella teiera di porcellana, il pane tostato, la marmellata di
more. Non riesce a inghiottire niente. È ansia, certo. Saperlo non le giova.
Prova a inspirare ed espirare, lentamente, secondo le…
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ANDREI VITALI
Olive comprese
Ed. Garzanti, 2006, pp.446, € 16,00
Maria Isnaghi non aveva mai visto un morto in quarant’anni di vita.
Lo vide la sera del 12 novembre 1936, giovedì.
Non solo lo vide, lo toccò.
La toccò, anzi.
Per comprendere che la vedova Fioravanti era morta per davvero le sollevò un braccio che
poi ricadde pesantemente sul letto e scivolò verso il pavimento. Il capo della defunta allora si
reclinò, le labbra si dischiusero leggermente come se la Fioravanti volesse dire ancora qualcosa.
La Isnaghi non aveva bisogno di altro per lasciarsi invadere dal terrore. Appoggiò la
scodella con la minestra che teneva in mano sul comodino e scappò, a passo di corsa.
Uscì sul ballatoio, nel buio. Aveva una specie di nebbia davanti agli occhi. Sentiva la bocca
secca. Aveva freddo. Inciampò in un secchio, cadde, si sbucciò un ginocchio. Alzandosi si strappò il
grembiale che indossava. Tirava anche un po’ di vento, che le scompigliò i capelli.
Rientrò nella cucina di casa sua, dove c’era solo il marito Agostino seduto, davanti a un
mezzo bicchiere di vino, alla periferia di un agonico cerchio di luce emanato da una lampadina che,
nuda e cruda, pendeva da un filo gibboso.
L’uomo la guardò.
Capì, vedendola smorta, che era successo qualcosa.
Ma parlava poco, non le chiese niente.
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Con la collaborazione della Libreria Minerva, Piazza Fiume 57, Roma,
che fa parte del Gruppo Arion
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