DELLA
ANNO XXXV
20 MARZO 2010
E 1,20
11
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
Cari amici, questa è la vera
ragione di speranza dell’umanità:
la storia ha un senso, perché è
“abitata” dalla Sapienza di Dio.
E tuttavia, il disegno divino non si
compie automaticamente, perché
è un progetto d’amore, e l’amore
genera liber
tà e chiede liber
tà.
libertà
libertà.
Il Regno di Dio viene cer
tamente,
certamente,
anzi, è già presente nella storia
e, grazie alla venuta di Cristo,
ha già vinto la forza negativa del
maligno. Ma ogni uomo e donna
è responsabile di accoglierlo
nella pr
opria vita, gior
no per
propria
giorno
gior
no. Per
ciò, anche il 2010
giorno.
Perciò,
sarà più o meno “buono” nella
misura in cui ciascuno, secondo
le proprie responsabilità, saprà
collaborare con la grazia di Dio.
(Benedetto XVI, Angelus, 3 gennaio 2010)
L
o so, Loretta Goggi cantava esattamente il contrario, quando inveiva
contro una «maledetta
primavera» e le domandava «che fretta c’era?». Noi, che
la neve l’abbiamo rivista pochi
giorni fa ricoprire impietosamente gli ardimentosi crocus
fioriti in giardino, sentiamo
come benedetta questa stagione, e le diamo il benvenuto perché essa, nel suo essere foriera
di rinascita, ci richiama anche
la Pasqua ormai vicina.
Abbiamo sempre fretta che la
stagione fredda finisca, così da
poter riporre i cappotti nell’armadio e - soprattutto - da risparmiare un po’ con lo spegnimento delle caldaie. Abbiamo
fretta, tanto che fra qualche
settimana, magari, cominceremo a lamentarci che fa già caldo e che le stagioni non sono più
quelle di una volta. La meteorologia è diventata una scienza che s’alterna ai fornelli, ormai in ogni programma televisivo. Da un momento all’altro
ci aspettiamo di veder comparire un frate o una suora ad annunciare «che tempo fa», oltre
che a svelare i segreti della cucina del convento. Del resto, il
calendario di Frate Indovino si
diverte ogni anno a darci informazioni anche sul tempo: ci dice
che piove o c’è il sole, e in qualche parte della nostra lunga penisola indovinerà senz’altro...
Mentre vedo sbocciare i fiori
- la primula giallo chiaro preceduta di qualche giorno dalla
pervinca e dalla veronica - non
riesco a farmi uscire dalla testa il numero dei bambini sfioriti anzitempo nel 2009 nei nostri ospedali - il Sant’Anna di
Como e il Sant’Antonio di Cantù - e si tratta di un numero non
piccolo: 648 aborti, quasi due al
giorno. Di essi non parla quasi
nessuno, e io mi sento il dovere
di farlo ancora una volta, in prima pagina. Un lettore anonimo
mi ha scritto dandomi del «noioso», perché torno spesso su
questo argomento, e mi dimentico di parlare dei milioni di
bambini «veri» (sì, perché, quelli abortiti, in fondo, non lo erano ancora) che muoiono di fame,
di freddo, di guerra, di abbandono. Io, in tutta risposta, vi annoio ancora con tale notizia,
perché mi sembra scandaloso
che in questa nostra città si costruisca un ospedale nuovo,
anche per eliminare due bambini al giorno con l’aborto!
E sono contento che, mentre
giunge una nuova «benedetta
primavera», grazie all’opera di
preziosi volontari, scatti - lo leggo sul giornale e su alcuni cartelli stradali - l’operazione di
recupero e salvataggio delle
rane. Ma mi piacerebbe tanto
che recuperassimo tutti un barlume di conoscenza e di umanità e sapessimo por fine a ben
altra barbarie.
don AGOSTINO CLERICI
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Foto AC - Il Settimanale
PRIMO PIANO
AZIONE CATTOLICA:
CHI AMA EDUCA
L’Azione Cattolica diocesana si riunisce per
la sua assemblea annuale a Chiavenna il 21
marzo.
A PAGINA 3
VISITA
PASTORALE
L’INCONTRO
CON STUDENTI
E PROFESSORI
ALLE PAGINE 10,11,12
SALVAGUARDIA
DEL CREATO
DIGIUNO,
PREGHIERA,
ELEMOSINA
A PAGINA 14
SCUOLE
CATTOLICHE
ISTITUTO
S. MARIA ASSUNTA
A PAGINA 20
COMO
LE ACLI IN PIAZZA
PER I DIRITTI DI TUTTI
ARDENNO
UNA “BUSSOLA”
PER I GENITORI
A PAGINA 29
L
egalità nel lavoro”.
Questo lo slogan
che accompagna la
manifestazione nazionale che avrà luogo il 19 e 20 marzo. Banchetti
informativi saranno allestiti
anche in diversi punti del territorio comasco.
“
A PAGINA 16
TAVERNOLA
SCOMODIAMOCI,
SPAZIO
ALLA CREATIVITÀ
GIOVANILE
Inaugurato, sabato
scorso, il nuovo Centro
giovanile in cui troveranno realizzazione
svariati laboratori creativi.
MORBEGNO
IL NUOVO
COMPLESSO
S. GIUSEPPE
A PAGINA 31
LIBRETTO PER
LA BENEDIZIONE
DELLE FAMIGLIE
Benedizione
delle famiglie 2010
Costruisci, o Dio,
la nostra
casa!
A PAGINA 17
COMO
COME SARÀ
IL NUOVO
LUNGOLAGO?
A PAGINA 18
1
Prenotazioni:
031-263533
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
UNA RICCA ICONOGRAFIA
NOVITÀ IN LIBRERIA
ALLATTA, O MADRE!
PAGINE DELLA BIBBIA
M
ostrare Maria in atteggiamento pienamente materno con
la mammella scoperta a cui succhia il
Bambino Gesù? L’immagine
esplicita di una donna che allatta suo figlio fa parte del patrimonio artistico, tanto che la maternità di Maria è un tema centrale dell’iconografia cristiana. Sappiamo che una malcelata pruderie portò a coprire certi dipinti la Madonna che porge il seno al
Figlioletto venne riprovata sotto
pretesto di indecenza nelle prescrizioni controriformistiche del
cardinale Federigo Borromeo ma è altrettanto certo che la prima immagine di una Virgo
lactans risale addirittura al 230
- 240 circa, ben prima del concilio di Efeso che esalterà la maternità divina di Maria, e si trova a Roma nelle catacombe di
Priscilla. Del resto a Gesù stesso dissero: «Beato il seno che ti
ha allattato!», e questa esclamazione - a cui pure il Maestro rispose richiamando una beatitudine più grande: «Beati piuttosto
coloro che ascoltano la parola di
Dio» - sta nel frontespizio di un
libro assai bello che riporta in
primo piano proprio questa immagine di Maria, donna che allatta, a cui il nostro tempo, pur
così propenso a mostrare nudità
di ogni tipo, sembra invece voler
rinunciare, ricorrendo ad una
strana pudicizia. Quindi, questa
Maria madre nel gesto profondo
da allattare non è proprio una
Madonna da nascondere, ma da
contemplare...
Ecco, allora, questo volume
curato da mons. Francesco Marinelli, arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, che
parte proprio dalla tradizione artistica della sua diocesi, espressione della sensibilità culturale e
religiosa che è tipica di tutta
l’Italia, per offrire un ricco contributo di riflessione sulla maternità, letto attraverso l’esperienza
di Maria di Nazaret, così come è
raffigurata in uno dei gesti più
naturali e sublimi: l’allattamento di Gesù.
Il testo propone dapprima interventi sul tema “Maria che allatta”, rivisitato da angolature
diverse: per l’approccio artistico,
Antonio Paolucci, direttore dei
Musei Vaticani, e Lorenza Mochi Onori, soprintendente speciale del Polo museale di Napoli;
per la riflessione biblica, mons.
Gianfranco Ravasi; per la prospettiva antropologica, Maria
Rita Parsi; per lo sguardo teologico, Cettina Militello; per la
lettura culturale, Cinzia Mon-
FRANCESCO
MARINELLI, Madre,
Paoline, pagine 120,
euro 20,00
tevecchi. Vi sono poi alcuni testi spirituali di autori che attraversano la storia della Chiesa.
S’aggiunge una riflessione sui testi di benedizione alla madre prima e dopo il parto, contenuti nel
Bene-dizionale, a cura di mons.
Mari-nelli, e naturalmente sedici
tavole a colori di opere che raffigurano il tema di Maria che allatta, realizzate tra il XV e il XIX
secolo, presenti nel territorio della diocesi di Urbino-UrbaniaSant’Angelo in Vado. La Prefazione è a cura del card. Angelo
Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano.
AGO. CLE.
ALBUM PER LA PRIMA COMUNIONE
Per ricordare...
un giorno importante
Album ricordo
della mia Prima
Comunione, testi
a cura di Diesse
– illustrazioni
di FRANCESCA
GALMOZZI,
Paoline,
euro 12,50
S
i avvicina per molti il giorno della Prima Comunione. Questo libro colorato, curato nei testi e nelle illustrazioni, con la copertina
di cartone imbottito, è un’ottima idea-regalo per quella giornata
e per riviverla nel tempo. Si tratta di un album da completare
con parole e pensieri, preghiere, foto e disegni: si possono appuntare date, nomi, riflessioni, ad esempio i nomi dei compagni e delle persone che accompagnano nella preparazione al sacramento, le date del battesimo, della prima confessione, del ritiro, o quella frase particolare della
parola di Dio “che mi ha colpito”, e la propria personale preghiera di ringraziamento, e ancora i doni ricevuti e gli impegni assunti… L’invito ad
ogni bambino è a vivere consapevolmente e con gioia il giorno della sua
Prima Comunione, ed a comprendere l’importanza della presenza di Gesù
nella sua vita quotidiana.
ELENA CLERICI
a cura di AGOSTINO CLERICI
Tra le novità librarie che riguardano commenti ed esegesi di testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, ne segnaliamo quattro.
Il primo è un volumetto della collana di lectio
divina di madre Anna Maria Canopi che offre sei meditazioni riguardanti i 26 versetti
del famoso capitolo 17 di Giovanni, definito
“preghiera sacerdotale” già nell’antichità e
attualmente “preghiera dell’unità”. Esso è inserito all’interno dei discorsi che Gesù, nel
Vangelo secondo Giovanni, rivolge ai suoi
durante l’ultima cena, costituiti da parole di
conforto e di esortazione, parole traboccanti
di amicizia e di sofferenza per l’imminente
separazione. Non si tratta di uno studio
esegetico, ma di spunti meditativi. ANNA
MARIA CANOPI, Consacrali nella verità. Lectio divina su Giovanni 17, Paoline,
pagine 104, euro 11,00.
In un agile ma rigoroso libretto, che fa seguito a quello dedicato alle Opere di misericordia corporali e spirituali, Aimone Gelardi propone alcune brevi considerazioni sui Comandamenti «per aiutare i cristiani a non dimenticare quanto a suo tempo hanno imparato al
catechismo», considerando pure il fatto che
spesso «anche coloro che ricordano sono rimasti a quelle informazioni iniziali senza procedere mai all’aggiornamento dei dati della
loro cultura religiosa». Le riflessioni affrontano ad uno ad uno i dieci Comandamenti, assumendo talora il tono di provocazioni che
vanno a toccare le problematiche e le necessità dell’uomo di oggi. AIMONE GELARDI,
Le «dieci parole». Una rivisitazione dei Comandamenti, EDB, pagine 104, euro 7,90.
La raccolta delle lettere di Paolo conserva
due scritti indirizzati alla chiesa di Tessalonica, a quel tempo capitale della Macedonia. Scritta nel 50 o 51, la Prima lettera - la
più antica lettera paolina e il più antico testo del Nuovo Testamento - racconta il primo annuncio del vangelo alla città. La Seconda lettera - per la quale molti dubitano
sull’autenticità - incoraggia a perseverare
nelle tribolazioni, in attesa del giusto giudizio del Signore. Il nuovo commento esegetico e spirituale del biblista Filippo Manini
si segnala per la sua chiarezza e profondità. FILIPPO MANINI, Prima e seconda
lettera ai Tessalonicesi, Città Nuova, pagine 130, euro 15,00.
Diceva Jean Guitton che se avesse dovuto
rinunciare a tutto il Vangelo per una sola
scena, che potesse riassumerlo, avrebbe certamente indicato quella dei due discepoli di
Emmaus. Renzo Mandirola si avvicina a questo brano secondo il metodo della lectio divina, proponendo dopo il testo una lettura di
tipo più esegetico, versetto per versetto, per
cercare di capire che cosa vuol dire, offrendo
poi alcuni spunti di riflessione più personale per tentare di cogliere che cosa il testo
ha da dire al lettore, oggi. RENZO MANDIROLA, In cammino con il Risorto, EDB, pagine 122, euro 11,50.
QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C
Parola
FRA
noi
IS 43,16-21
SAL 125
FIL 3,8-14
GV 8,1-11
Il perdono è
la possibilità
di una vita diversa
di ANGELO SCEPPACERCA
PRIMA SETTIMANA
del Salterio
GESÙ ANNUNCIA IL PERDONO DEFINITIVO
G
esù non si scompone
dinanzi all’adultera.
Invece si mostra duro
verso quelli che erano
scandalizzati a causa
del suo perdono. In questi due atteggiamenti è il cuore del Vangelo di una domenica che fa da vigilia alla Settimana Santa di
passione e resurrezione. Due
cose mostra Gesù: il perdono e il
cambiamento di vita, chiesti a
tutti, ma soprattutto a quelli che
si ritengono giusti e migliori degli altri, i più difficili a convincersi di essere in errore. Verso la
donna portata in piazza come
spettacolo (ma dove sono gli uomini che erano con lei?) Gesù ha
un supplemento di amicizia e di
misericordia. La invita a non volgersi al passato per rinnegarlo e
maledirlo, ma di aprirsi al futuro e di guardare avanti per una
nuova possibilità di vita.
Siamo nel mezzo della lotta tra
la luce e le tenebre del male (i
capitoli 7-10 del Vangelo di Giovanni); la luce è portata da Gesù,
l’accecamento invece è frutto del
male dell’uomo ed è paragonato
al buio della notte. La luce smaschera l’ipocrisia e rivela il volto
del Padre ricco di compassione e
grazia di perdono. Il tutto in due
frasi potenti e fulminanti: “Chi di
voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” e “Va’, e
d’ora in poi non peccare più”.
L’evangelista prediletto lo dirà
anche nella sua prima lettera:
“Chi dice: ‘Non ho peccato!’ è bugiardo” (1Gv 1,8-9) e “Chi ha conosciuto Dio non pecca” (1Gv 3,6).
Tra le due, nessun dubbio: è
più forte la seconda. Riconoscere
la sciagura permanente nella
vita dell’uomo è sotto gli occhi di
tutti ed è l’esito di un percorso
facile all’interno della propria
coscienza. Sentirsi dire, dall’unico e vero Innocente, “Neanch’io ti
condanno” (insieme al seguito:
“Va’ e d’ora in poi non peccare
più”), è assolutamente mai visto
ed udito. Gesù non condanna, ma
fa cominciare una vita nuova. E
il Vangelo di oggi si accorda alla
prima lettura (“Non ricordate
più le cose passate, non pensate
più alle cose antiche, faccio una
cosa nuova, non ve ne accorgete?”) e alla seconda (“Dimentico
del passato e proteso verso il futuro corro verso la meta”). Entrambe dicono che alla fine ciò
che conta davvero è il futuro.
È questione di nomi. Ai farisei
che lo chiamano “maestro”, Gesù
si mostra tale e smaschera il pregiudizio; alla donna che lo chiama “Signore” mostra la signoria
della misericordia. Senza Dio
l’uomo è peccatore perché la solitudine è il peccato; l’uomo che ha
incontrato Dio in Gesù e ne ha
provato la misericordia, può aver
fede e ricominciare dall’amore
fraterno, anch’esso basato sulla
misericordia e il perdono.
Inutile chiedersi cosa significa
il gesto di Gesù che scrive per
terra. Conta il suo silenzio davanti alla requisitoria di scribi e
farisei e, più ancora, le sue parole. Eppure ci piace pensare che, a
somiglianza di quello di Dio di-
nanzi a Mosè sul Sinai, il dito di
Gesù incideva le tavole della
nuova legge nel cuore dell’uomo.
Nel suo movimento di abbassarsi e rialzarsi Giovanni anticipa il
gesto (morte e risurrezione) con
cui Gesù sta per riconciliare
l’umanità con Dio. Di fronte all’adulterio del popolo Gesù annuncia il perdono definitivo.
Nei segni tracciati nella polvere dobbiamo leggere l’invito a
guardare in avanti e a tirar fuori la speranza dal futuro, riaperto grazie al perdono ricevuto. Il
perdono non è dimenticanza o
cancellazione del passato, è però
la possibilità di una vita diversa.
Agostino lo dice molto meglio:
“Dio non perdona i peccati, Dio
perdona i peccatori. Se Dio perdonasse i peccati Gesù avrebbe
detto a quella donna: va’ e fa’
come ti pare, fa’ quello che ti
pare, e invece gli dice va’ e non
peccare più. Quindi non perdona
i peccati, perdona i peccatori, cioè
ci dà la possibilità di iniziare
qualcosa di nuovo”.
P A G I N A
AZIONECATTOLICA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
3
IL 21 MARZO A CHIAVENNA
L’ASSEMBLEA DIOCESANA
AZIONE CATTOLICA:
CHI AMA, EDUCA
D
omenica 21 marzo
Chiavenna ospita
l’assemblea diocesana dell’Azione cattolica. Una realtà importante per la Chiesa di Como, con
i suoi 2253 aderenti presenti
in una settantina di associazioni fra parrocchiali e interparrocchiali in tutte le sedici
zone pastorali diocesane. L’associazione, da almeno due anni,
è in crescita: 1554 sono gli
adulti, 235 i giovani, 464 i ragazzi. Stimolante l’argomento
che accompagnerà l’intera assemblea: “Chi ama educa – Il servizio dell’Ac per la comunità educante”. Il giorno prima, sabato 20
marzo, sempre a Chiavenna,
l’Equipe Acr diocesana propone
un pomeriggio di approfondimento sui temi dell’iniziazione cristiana, intorno ai quali si sta concentrando il cammino pastorale
della nostra diocesi.
Perché l’Azione cattolica ha scelto di confrontarsi su tali contenuti? A guidare la riflessione di
domenica mattina saranno il nostro vescovo Diego e il professor Mario Mozzanica, docente
presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università
Cattolica di Milano. A illustrare
le linee guida e l’organizzazione
dell’assemblea – che quest’anno
propone alcune novità – è il presidente dell’Ac diocesana, Francesco Mazza.
«Partiamo subito dal titolo – ci
dice –. Due le sottolineature da
mettere in evidenza: una associativa, l’altra più ampia, ecclesiale. L’educazione, o meglio, la cura
educativa da sempre è il modo in
cui l’Azione cattolica declina
evangelizzazione e formazione
delle coscienze, con il suo taglio
popolare e diffuso sul territorio.
La capacità formativa è un’attenzione che la Chiesa storicamente riconosce all’associazione. L’altra ragione che ci ha portato a
scegliere queste piste di approfondimento è la comunione con
la vita ecclesiale e che ci vede in
piena sintonia con l’orientamento pastorale messo in agenda per
il prossimo decennio: la sfida
educativa».
Da non trascurare anche il
sottotitolo…
«Certo, perché esprime la posizione di servizio che l’Ac è pronta
ad assumere di fronte a questa
sfida, che vediamo sì come una
necessità, ma soprattutto come
un’opportunità educativa. L’Azione cattolica si pone in questo spazio nel rispetto del suo stile e
della sua storia. Il “servizio” è un
ruolo impegnativo, che richiede
non di “mettersi in gioco” in solitaria, in rapporto, però, in relazione con la “comunità educante”. Viviamo in contesti in cui le
agenzie educative sono numerose, eppure la pluralità non basta
a fare “comunità che educa”. Ci
vuole progetto comune, condiviso, alto… Per l’Ac, e per tutti i
cristiani, questo progetto educativo comune è il Signore Gesù
fatto uomo. Non a caso è il pensiero di san Paolo che l’Azione
cattolica ha scelto come filo conduttore del suo cammino: “Perché
Cristo sia formato in voi”. Gesù
è modello di umanità e di uomo
realizzato in pienezza».
Questo dell’educazione è un
ambito che richiede la massima attenzione, perché implica la disponibilità, l’apertura all’altro, il desiderio di
trasmettere conoscenze e atteggiamenti: è ancora possibile fare tutto ciò? Educare è
un atto di amore che richiede tempo e pazienza: ci sono
i margini per tutto questo?
«Senza dubbio cogliamo consapevolmente le difficoltà dell’educare oggi. Ma, come si diceva prima, la necessità e la bellezza dell’educare. Personalmente il richiamo all’idea di “emergenza
educativa” non mi piace: la bellezza dell’educare si dà da sé. Ci
sono contesti e tempi in cui può
essere più o meno facile trasmettere conoscenze, sentimenti, valori… Ogni tempo ha persone che
chiedono pienezza di vita: per
questo motivo è indispensabile
impegnarsi, nel rispetto delle
loro esigenze. Quella a educare è
una vera e propria vocazione,
perché non ci deve essere soltanto la ricerca di risposte a difficoltà e temi oggettivi… Nell’educare c’è la passione per l’uomo».
L’assemblea si svolgerà a
Chiavenna: il programma
dell’assemblea prevede anche una visita guidata alla
città e un momento specifico
di riflessione su suor Maria
Laura Mainetti, a dieci anni
dalla sua tragica scomparsa…
«La scelta del luogo non è casuale. Grazie all’apertura missionaria dell’Equipe Famiglia, l’associazione diocesana ha desiderato essere presente nella vita delle comunità della Valchiavenna.
Abbiamo seguito il nostro “fiuto”:
abbiamo colto bisogni e fatiche,
ma soprattutto desideri e disponibilità. Abbiamo seguito il nostro stile: tessendo relazioni, offrendo occasioni di incontro e di
amicizia, condividendo riflessioni e proponendo impegni. Sono
nate così alcune giornate significative per le famiglie e un dialogo con i parroci, a tu per tu e nel
Consiglio presbiterale zonale.
Anche in questa porzione della
Diocesi l’Azione cattolica desidera infatti continuare a essere una
presenza significativa in un
insostituibile servizio ecclesiale
per la pienezza della vita cristiana di tutti. I dieci anni dalla
scomparsa di suor Laura, poi,
sono un anniversario importante che è giusto ricordare, considerando il suo impegno di
educatrice. La Valchiavenna in
generale, comunque, è una zona
ricca di figure di santità anche
in tempi recenti. Abbiamo deciso
di visitare i luoghi significativi
della città per conoscere il patrimonio di fede, storico, culturale,
civile che si intreccia e si completa. Lo dovremmo sentire “nostro”
a prescindere dai luoghi di provenienza, perché sono porzioni
della nostra diocesi e come tali
ci appartengono. Vorrei ricordare, infine, che l’assemblea, di fat-
to, si apre già il sabato pomeriggio, con la proposta di approfondimento sull’iniziazione cristiana per educatori e famiglie. Anche questa è un’attestazione di
sintonia con le scelte diocesane
e l’Ac vuole essere in prima fila
per conoscere, diffondere, declinare i percorsi proposti e condivisi nella nostra Chiesa».
Il lavori assembleari di domenica 21 avranno al centro la riflessione di monsignor Coletti e del
professor Mozzanica.
Professore, come ha reagito
al titolo pensato dall’Azione
cattolica per la sua assemblea diocesana?
«Per prima cosa mi sono chiesto
se e in che modo questi due atteggiamenti, amare ed educare,
sono collegati. La risposta è sì, ed
è profondamente vera sia l’affermazione scelta dall’Azione cattolica, sia l’inverso: ovvero, chi ama
educa, ma anche chi educa davvero non può non amare. Il tema
è stimolante e provocatorio: i
temi educativi vanno inseriti nell’attuale contesto sociale. Non è
né più facile né più difficile educare rispetto al passato, ma richiede impegno».
Oggi si parla sempre di emergenza educativa: è davvero
così?
«La parola emergenza non piace. Non mi convince. Meglio parlare di sfida, perché educare è
possibile. Solo che è necessario
fermarsi a riflettere sul significato di educazione. Guardiamo
alle caratteristiche, agli indicatori del cosiddetto post-moderno:
la nostra è un società liquida, dei
non luoghi, che rimuove e censura la sintassi tradizionale del
profilo educativo. Oggi conta arrivare “primo”, competere... L’educazione, invece, richiede legami, promesse, il generare ricordi… Oggi c’è un’eccedenza del sapere tecno-scientifico, che è sì una risorsa ma può anche generare disorientamento e conflittualità. Dobbiamo interrogarci
sulle categorie dell’educare, perché presi dall’enfasi del trovare,
a tutti i costi, risposte ai bisogni,
talvolta finiamo con l’inventarli.
Dovremmo riscoprire pedagogicamente il senso del desiderio, la
dimensione profonda della metanarrazione, il significato promettente della vita».
Dobbiamo essere ottimisti:
una strada c’è…
«Certo, mai perdere la speranza!
L’educazione dovrebbe avere almeno tre soggetti: la persona, la
famiglia, la comunità. Perché
proprio questi tre? Perché sono
realtà oggetto di triste riduzionismo. La “persona” non è più
tale ma è presa in considerazione soltanto in quanto cittadino,
utente, consumatore, elettore…
Per la famiglia a prevalere sembra la logica del contratto… Il
matrimonio, però, prima di tutto
è un patto, un’alleanza, un fidarsi e affidarsi… Pensiamo alla
radice, all’etimologia della parole sposo o sposa: è spondeo che
vuol dire promessa. La comunità, invece, sembra ridotta solo alla sfera dell’associazione. Ma comunità vuol dire mettersi insieme per un progetto da condividere, in una logica di fraternità,
che la stessa Costituzione, nell’articolo 2, arriva a fare proprio,
come valore, chiamandola “solidarietà”. Riscopriamo, insomma,
i legami, perché senza legami
non può esserci discorso educativo».
Quanto è importante fermarsi a riflettere su questi temi?
«Il discorso educativo è decisivo.
È una sfida perenne, permanente. Dobbiamo imparare a vivere
fino in fondo lo scenario postmoderno, che ci attraversa, ci
misura e ci forma. E in tale contesto restituire vigore alla metanarrazione, alla condivisione,
alla consegna di valori e saperi
fra una generazione e l’altra.
Sappiamo tutto sul “come”, balbuzienti sul “dove”, afasici sul
“perché”… Dobbiamo ripartire
da questo e da un’evangelizzazione capace di ritornare all’essenziale, perché è Dio che educa».
pagina a cura
di ENRICA LATTANZI
SOCIETÀ
P A G I N A
4
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
EUROPA LA LOGICA DEI MEDIA E I PROBLEMI DEI CITTADINI
COLPO
D’OCCHIO
VOGLIA DI
«BELLA ARIA»
T
ra pasticcio e bolgia il
passo è breve. Più breve
di quanto si possa immaginare. Basta confrontare il vocabolario per vedere che i due termini, in senso
figurato, hanno un significato (un
sinonimo) in comune: confusione.
De Mauro, invece di “confusione”,
adopera un altro sinonimo più
popolare, cas…ereccio di sapore,
sicuramente meno elegante ma
efficace nel rendere l’idea e che
ugualmente incomincia con la c.
Chi vuole, sostituisca nel testo.
Nel giro di una settimana il presidente Giorgio Napolitano ha
usato i termini “pasticcio e “bolgia” in due occasioni diverse. La
prima volta per esprimere un
commento lapidario: “Che pasticcio!”. La seconda per un confronto amaro: “Qui si è respirata una
bella aria, altrove c’è la bolgia”,
ha detto lasciando l’università
romana di Tor Vergata, dove aveva partecipato a un convegno sul
150° anniversario dell’Unità
d’Italia. Il “pasticcio” era palesemente riferito alla confusione (sostituire) creata dai maldestri presentatori delle liste per il
centrodestra. E “la bolgia”? Non
siamo nella testa del capo dello
Stato, però pensiamo di interpretare giusto ipotizzando che con
“la bolgia” il presidente intendesse riferirsi alla confusione (sostituire) di cui hanno colpa, a pari
merito, entrambi gli schieramenti per questa aspra campagna
elettorale nella quale se ne sentono di cotte e di crude, senza riguardo per nessuno, e nella quale il ricorso alle adunate di piazza per sostenere le proprie posizioni non fa altro che accreditare e completare l’immagine della “bolgia”. Ergo, confusione (sostituire) in cui la gente comune
non sa raccapezzarsi, frastornata
com’è dal contorno di dichiarazioni e “mortaretti” ad effetto che si
susseguono a ripetizione, da fughe di notizie, interventi della
magistratura, intercettazioni, ricorsi, querele e controquerele.
A fare confusione (sostituire)
concorre la farraginosità delle
“Istruzioni” per il voto non sempre chiare (pensiamo soprattutto
alle persone anziane) a incominciare dal voto disgiunto - te lo raccomando -, ammesso per le regionali ma non per le provinciali, senza contare le modalità particolari
di alcune Regioni, come la Campania, dove è possibile votare due
candidati consiglieri regionali,
però uno deve essere obbligatoriamente una donna. Se si votano
due uomini la scheda è annullata. Adesso non chiedete che cosa
succede se si votano due donne,
perché, almeno il sottoscritto, ancora non l’ha capito.
In questo bailamme (altro sinonimo di bolgia) c’è chi è andato a
pensare alle galline. Giustamente. Le poverine stanno peggio di
noi. Sentite qua: “La vita nelle
gabbie di batteria impedisce alle
galline i più elementari comportamenti etologici: come muoversi, aprire le ali o fare bagni di
polvere. Il pavimento in fil di ferro provoca dolore e lacerazioni
alle zampe, mentre la mancanza
di spazio e la vicinanza forzata
con altre galline crea loro stress
che può indurle a comportamenti aggressivi verso i simili e favorire altre patologie”.
Insomma, una bolgia, questa nel
senso più autentico e infernale
della parola. Raccogliamo l’appello della Lav, la Lega anti-vivisezione: “Galline libere!”. Che almeno loro possano vivere senza sentirsi soffocate dalla “bolgia” e respirare una “bella aria” come
quella cui accennava il presidente della Repubblica.
PIERO ISOLA
Elezioni: slogan e silenzi
O
gni turno elettorale è
un caso a sé. Che si
tratti di individuare
un presidente della
repubblica, di costituire un parlamento nazionale
o un consiglio regionale, entrano in gioco elementi di scelta
differenti nel corpo elettorale.
Le specificità si accentuano poi
da Paese a Paese: il risultato
delle elezioni regionali francesi, che ha segnato un duro colpo per il presidente Sarkozy,
non ha infatti nulla a che vedere con quello delle amministrative olandesi che di recente hanno premiato la destra populista
e xenofoba. E cosa dire delle imminenti legislative inglesi?
Fino a ieri il Labour del premier
Brown era dato per sconfitto e
ora i sondaggi lo danno in forte
recupero rispetto ai Tories dell’avversario Cameron. In Germania, invece, dove si è votato
solo pochi mesi fa, la nuova e
solida maggioranza formata dai
cristiano-democratici della
cancelliera Merkel e dai liberali
dell’alleato Westerwelle scricchiola dinanzi alle prime prove
di governo. Come dimenticare,
ugualmente, le urne nei Paesi
dell’est, quelle in Ucraina, e il
prossimo voto in Italia…
Se ciascun ricorso all’elettorato mostra delle particolarità,
si possono peraltro riscontare
alcuni temi ricorrenti che pongono quesiti alla politica europea presa nel suo insieme. Si
può, ad esempio, porre in evidenza il fatto che pressoché in
tutti gli Stati la politica tende
a una crescente personalizzazione, a un peso sempre maggiore dei leader rispetto ai partiti, ai programmi, alle coalizio-
ni. Un aspirante governatore o
un candidato premier che ha
una personalità forte, utilizza
slogan roboanti, sa imporsi per
telegenìa o per loquacità prevale quasi sempre su un politico
più posato e riflessivo, magari
anche di caratura superiore.
Si collega a questa prima osservazione la seconda, che riguarda l’importanza assoluta
che i media hanno ormai acquistato nel “guidare” gli esiti elettorali. Ogni cittadino europeo al
giorno d’oggi fa un uso costante, talvolta smodato e diseducato, dei mass media e ne subisce
gli influssi, le parole d’ordine,
la capacità di imporre i personaggi televisivi oppure quelli
“prodotti” dal web. Così i leader
politici, debitori verso i media,
sono sempre più esposti ai media stessi: non battono ciglio
senza la convocazione di una
conferenza stampa, senza una
telecamera che li riprenda o un
microfono che ne raccolga il
“verbo”. I mass media creano i
leader, ma, allo stesso modo, ne
possono logorare implacabilmente l’appeal elettorale. Il
caso francese è probabilmente
da iscriversi in questa sfera.
Tra le costanti delle elezioni
nel vecchio continente si registra inoltre, ormai da tempo, il
duplice fenomeno dell’astensione (spia del distacco dei cittadini dalla politica) e quello di
significativi risultati delle forze estreme, specie quelle nazionaliste o che cavalcano gli istinti anti-stranieri (il Fronte nazionale di Le Pen, per restare
alla Francia). Si tratta di segnali
preoccupanti, che vanno a unirsi al fatto che nelle campagne
elettorali i confronti aperti e
schietti sui programmi e sulle
risposte da fornire ai problemi
delle popolazioni (si pensi alla
crisi economica e occupazionale)
tendono a rimanere in secondo
o in terzo piano. Ma la politica
di cui i cittadini - in ogni angolo
d’Europa - hanno realmente bisogno, al di là degli slogan elet-
torali o della capacità dei leader
di “bucare il video”, è fatta da
parlamenti e governi che sanno
guidare, anziché subire, i cambiamenti e di risposte percorribili e concrete alle domande dei
singoli, delle famiglie, delle imprese e della società civile.
GIANNI BORSA
LA TRAGICA QUESTIONE DEGLI ABUSI SESSUALI USATA COME RICATTO
Zittire la Chiesa? Pretesa già fallita
Q
uando il card. Joseph
Ratzinger durante la
Via crucis del Venerdì santo del 2005,
alla nona stazione in
cui si medita la terza caduta di
Gesù sotto la croce, parlò di
“sporcizia nella Chiesa”, molti
di noi ci sentimmo delusi e in
qualche modo traditi, come se
avessimo subito un’offesa alla
nostra onorabilità e dignità
presbiterale. Il cardinale prefetto della Congregazione per la
Dottrina della fede, che sarebbe divenuto papa a distanza di
pochi giorni, doveva avere gravi ragioni per confessare, in diretta televisiva trasmessa in
mondo visione, quella dichiarazione di autoaccusa. Disse esattamente: “Quanta sporcizia c’è
nella Chiesa, e proprio anche
tra coloro che, nel sacerdozio,
dovrebbero appartenere completamente a Lui!”.
Capimmo poi, sempre più
chiaramente, che quel grido di
angoscia si poneva nel solco
della giornata di richiesta del
perdono per i peccati dei figli
della Chiesa, commessi nei secoli passati, fatta con lealtà e
coraggio da Giovanni Paolo II
durante il Grande Giubileo del
2000. Più ancora, in questi giorni siamo costretti a legare quanto accade alla tradizionale lotta
che la Chiesa ha dovuto sostenere al suo interno contro gli
scandali e le colpe, i “delicta
graviora”, i delitti più gravi di
fedeli, ecclesiastici e laici.
Uno degli organismi predisposto per la purificazione della Chiesa durante i secoli è stato la Penitenzieria apostolica,
uno dei più antichi dicasteri
della Curia romana e accanto
a questo innumerevoli iniziative volte alla formazione e
santificazione del clero, ricorrendo anche a severi provvedimenti disciplinari. Oggi non si
usano più le celle carcerarie
dove rinchiudere preti accusati di colpe o colti in fragranza
di reato come faceva san Carlo
Borromeo vescovo di Milano.
Sono altri i mezzi per confermare i preti nelle loro scelte, curarne la preparazione, sviluppare la loro formazione umana
e sacerdotale, selezionare i candidati al sacerdozio e la vita nei
seminari, facendo attento discernimento sulle inclinazione
dei seminaristi, giungendo,
come è avvenuto in certi casi, a
denunciare i trasgressori ai tribunali ecclesiastici e civili. Questo per sfatare l’idea che la
Chiesa nel suo complesso sia
colpevole di connivenza.
La Congregazione per la dottrina della fede attraverso il
Promotore di Giustizia, attualmente impersonato da mons.
Charles J. Scicluna, tiene in
mano la situazione ed ha
ripercorso e reso noto, in un’intervista ad Avvenire del 13 marzo scorso, i dati ed il sistema di
controllo e repressione dei delitti nella Chiesa a partire dal
1922 fino ad oggi, ridimensionando e precisando i casi del
doloroso e delicato problema.
La bagarre mediatica, però,
sembra piuttosto strumentale,
ponendo l’accento sulle colpe
dei preti piuttosto che sulla sofferenza delle vittime, non riuscendo neppure a percepire che
tra queste c’è proprio anche la
Chiesa. Chi ha subito violenze
e soprusi deve essere risarcito
del danno psicologico e morale,
senza, peraltro, cedere a ricatti
di speculatori che non mancano mai di intrufolarsi in tali
controverse situazioni, prodottesi nell’arco di lunghi decenni.
La Chiesa ha già pagato e sta
pagando ed è disposta a pagare mettendo a disposizione i
beni e le risorse degli onesti per
le colpe dei trasgressori.
E la Chiesa? La gravissima
ferita sarà risanata dal Signore attraverso la testimonianza
delle centinaia di migliaia di
preti, della loro vita spesa per
e tra la propria gente. La Chie-
sa, Corpo di Cristo infangato e
umiliato non si difende con argomenti di calcolo di dati, se
non per far emergere la verità
contro i soprusi della stampa
anticlericale, che le ha dichiarato una guerra internazionale, e non vuole provocare sfidando “chi è senza peccato”. Sa di
essere insieme peccatrice oltre
che santa e quindi “semper
reformanda”, in stato di continua conversione. Sa anche di
essere forte pur nella debolezza e di essere portatrice di una
parola di speranza e salvezza
per il mondo.
C’è tanta gente che conosce e
ama i suoi preti di cui apprezza la fatica e la disponibilità,
sperimenta la fedeltà e la vicinanza, coglie la sincerità e la
trasparenza e la sincera carica
di umanità senza riserve. Coloro che intendono usare l’arma
del ricatto per chiudere la bocca alla Chiesa non si illudano
di poterlo fare. L’antica pretesa
di rendere la Chiesa muta oppure subalterna, ora a Tizio e
ora a Caio, secondo da che parte tira il vento dell’arroganza
dei poteri, è già fallita, dal tempo in cui chiusero la bocca ad
un uomo che, crocifisso, pronunciò una parola ancora più forte,
assordante.
ELIO BROMURI
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
BENEDETTO XVI L’INCONTRO CON I LUTERANI
La stessa parola di Dio
’
L
ecumenismo non si è
fermato, anche se ancora ci sono divisioni e
diffidenze; anzi, proprio
cattolici e protestanti
portano la colpa delle loro divisioni. È dedicata all’ecumenismo, la quarta domenica di
Quaresima. Papa Benedetto va
alla Christuskirche, la Chiesa
luterana di Roma già visitata,
nel 1983, da Giovanni Paolo II;
e ricorda che “l’unità non può
essere fatta dagli uomini, dobbiamo affidarci al Signore, solo
lui ci porterà all’unità”.
Oggi, dice Benedetto XVI,
“non possiamo bere dallo stesso unico calice, non possiamo
stare insieme intorno all’altare. Questo ci deve rendere tristi perché è una situazione peccaminosa”. D’altra parte, “siamo noi che abbiamo distrutto la
nostra unità, abbiamo diviso
l’unico cammino in tanti cammini”. Ma se oggi un Papa è in
questa chiesa “è perché ascoltiamo la stessa parola di Dio,
l’unico Cristo, rendendo testimonianza dell’unico Cristo”.È
accolto dalle note dello “Jubilate Deo” di Mozart e dagli applausi dei presenti, il Papa;
momento importante di dialogo tra cattolici ed eredi di quel
monaco di Eisleben, Martin Lutero, che nel 1517 diede vita alla
più dolorosa scissione del cristianesimo, affiggendo al duomo di Wittenberg le sue 95 tesi.
Nel 1999 sono state ufficialmente cancellate le reciproche
scomuniche grazie alla Dichiarazione di Augusta, nella quale
cattolici e luterani hanno trovato un consenso sulle verità
fondamentali della dottrina
della giustificazione, affermando che “non in base ai nostri
meriti, ma soltanto per mezzo
della grazia, e nella fede nell’opera salvifica di Cristo, noi
siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale
rinnova i nostri cuori, ci abilita
e ci chiama a compiere buone
opere”. Certo cattolici e luterani
hanno ancora ostacoli sul cammino dell’unità, ma è bello “che
oggi possiamo pregare insieme,
insieme intonare gli stessi canti, insieme ascoltare la stessa
la pa rola di Dio”.
Ad accogliere il Papa il pastore luterano Jens-Martin Kruse:
le Chiese cristiane, pur nelle
loro “divisioni e oppressioni”,
devono cercare di essere vicine
le une alle altre specie nei momenti di sofferenza e di dolore.
Velato riferimento alle difficoltà che la Chiesa sta vivendo in
Germania a causa dello scandalo degli abusi sessuali compiuti su minori, abusi che vedono sotto accusa sacerdoti cattolici ma, secondo alcuni giornali tedeschi, anche ministri
protestanti. “Noi cristiani - ha
detto ancora il pastore luterano
- siamo esortati dall’apostolo
Paolo a non procedere gli uni
accanto agli altri, ma insieme.
A prestare attenzione gli uni
agli altri. Ad esserci, gli uni per
gli altri. Ad aiutare a portare
pesi, quando le forze dell’altro
scemano. E nella tribolazione,
a rafforzarci vicendevolmente”.
Benedetto XVI, nel suo discorso, ha ricordato l’immagine
evangelica del chicco di grano
che muore e dà frutti. “Una persona che ama la sua vita la perderà ma quello che prende la
croce e segue Gesù avrà la vita
eterna”. Un discorso, ha spiegato il Papa tralasciando il testo
scritto, che non ci piace: “Ci domandiamo se dobbiamo odiare
la nostra vita. In realtà possiamo e dobbiamo essere pieni di
gratitudine per quello che Dio
ci dà: se il Signore ci dice che
dobbiamo odiare in qualche
modo la nostra vita, vuole farci
capire che la mia vita non è solo
per me, se la voglio solo per me
non la trovo ma la perdo. La
vita non è ricevere ma darsi. Se
non ci diamo all’altro non possiamo ricevere”.
FABIO ZAVATTARO
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
GUERRA
DI CIFRE
IN PIAZZA
La democrazia ci ha abituato a scorciatoie pericolose. La più comune, imboccata da molti, è quella di credere che la verità sia stabilita dai numeri. Lo so bene
che le persone intelligenti
non cadono in questo teorema: o non cercano più la verità, o, se la cercano, sanno
che essa non è nelle mani
della maggioranza, che, al
massimo, stabilisce il sentire comune. Già, ma in democrazia - tanto per fare un
esempio - non c’è un criterio
per misurare l’intelligenza,
e ogni testa, sia essa più o
meno pensante, vale un voto. Uno dei limiti della democrazia - mi si permetta la battuta - è che uno stupido è perfettamente uguale ad un intelligente.
Il valore dei numeri è talmente importante nella
mentalità democratica che il
sondaggio assurge a vero e
proprio deus ex machina.
Non si sa nemmeno più se
esso misuri il consenso, oppure sia formulato apposta
per crearlo. I sondaggi pre-
elettorali sono commissionati per misurare l’opinione
pubblica o per forgiarla? Ancora una volta, bisogna riconoscere che le persone intelligenti non si lasciano fuorviare dai sondaggi. Ma ancora una volta dobbiamo ricordare che votano anche
coloro che intelligenti non
sono, e si spera non siano...
la maggioranza!
Guardiamo le manifestazioni di piazza. Siamo abituati dai notiziari ad avere
una doppia informazione
circa il numero dei partecipanti. È così importante sapere quanti hanno aderito
ad una manifestazione? Non
sarebbe meglio soffermarsi
sulle idee, sugli ideali (si può
ancora usare questa parola?), sulle motivazioni che
hanno spinto i soggetti a
scendere in piazza? No, per
la democrazia un’idea vale
l’altra, basta che sia rispettosa del pluralismo. La forza di un’idea si misura con
il numero di coloro che la
professano. Quanti sono?
Ebbene, secondo la Questura sono diecimila, secondo
gli organizzatori sono centomila o duecentomila o un
milione. Il cittadino comune
è tentato di fare una media,
considerando che la Questura misura per difetto e gli organizzatori per eccesso. Già,
ma qual è la reale percentuale del «difetto» e dell’«eccesso»? Sembra che in
Spagna abbiano elaborato
una tecnica per stabilire il
numero dei partecipanti alle
grandi manifestazioni e
mettere fine alle guerre di
cifre che inevitabilmente
ogni volta si scatenano. La
tecnica consiste nel fotografare la folla da un dirigibile
e poi “processare” le immagini con un computer che
riesce a numerare quasi
ogni singolo partecipante,
con un margine d’errore del
15%. I due milioni in piazza di sabato scorso - dichiarati dagli organizzatori di
una manifestazione contro
l’aborto - erano in realtà un
numero che oscilla tra le
55.316 e le 63.300 persone.
Anche la polizia spagnola
aveva parlato di 250 mila.
Il nuovo conteggio elettronico sembra destinato a rivoluzionare la misurazione
del consenso. Forse, una volta che si potrà stabilire oggettivamente lo scarso risultato di tutte le manifestazioni di piazza, nessuno più
avrà interesse a riempirla!
Certezze generate
dalla nostra insicurezza?
S
eduto sul treno verso
Milano. Sale un signore, si siede di fronte.
Uno sguardo che ha
tutta l’espressione di
una domanda. E un’esclamazione: “Prof.!”. Un ex studente. La memoria ritorna agli
anni di scuola. Ai dibattiti, alle
discussioni, ai serrati confronti su problemi grossi: Dio?
Come ben vivere? La Bibbia è
credibile? Scienza e/o fede?
Che ne ha fatto la Chiesa della proposta di Gesù? Ed è subito tutto un sovrapporsi di
ricordi, di volti, di discussioni
che venivano puntualmente
interrotte dal suono della
campana. C’erano, in tutte
quelle domande, la voglia di
capire, il desiderio di poter
esprimere ciò che stava dentro agli studenti, la certezza
che c’è un tempo per la domanda, per esporre ciò che sta a
cuore. Quanti ricordi, una certa emozione e un profondo
rimpianto. Poi, azzardo una
domanda: “come va?”.
*
*
*
L’esperienza scolastica è stata
per me un momento importante - afferma - perché potevano
liberamente porre i nostri interrogativi; poi, la serrata discussione, il confronto, la possibilità di argomentare sui
nostri punti di vista. Era utile, ci serviva - mi dice con una
certa nostalgia - perché tutti
abbiamo bisogno di mettere a
fuoco prima gli interrogativi
che ci abitano, poi - con l’aiuto
di tutti - di cercare una risposta che ci sembra che debba
essere la nostra, la mia risposta. Ora, mi dice, dopo la laurea ho incontrato una ragazza
con la quale mi trovo bene. Abbiamo in comune tante cose,
ma molte che caratterizzano e
sulle quali, per fortuna, discutiamo a lungo. E nel confrontarci ciascuno cresce, si misura con l’altro. E’ la logica della vita, no? Ora lavoro a Milano; due ore abbondanti di treno ogni giorno. Lavoro piacevole, ma che alla fine stanca
non poco sia per l’impegno sia
per la continua attenzione che
richiede. Sai - mi dice - il mondo dell’informatica è in continua evoluzione: o ti aggiorni o
è meglio lasciar perdere.
Mi trovavo di fronte un uomo
che aveva già compreso la gioia e la fatica di vivere; un uomo che non aveva smarrito però il gusto delle domande, la
voglia di non arrendersi alla
prima battuta. Era stato uno
studente brillante, ora mi
dava la sensazione di un uomo
che voleva accettare di vivere
consapevolmente, lucidamente e in modo essenziale la sua
vita. Mi permetto un’altra domanda: Bibbia,
religione,
ragione/
fede? Forse
era quello
che attendeva.
* * *
FUORI
dal
Vedi - mi dice con una
certa provocazione personalmente mi
sono trovato a vivere un difficilissimo momento di crisi profonda: tutto il mio mondo religioso è crollato. Ho vissuto mesi difficili. Poi mi sono guardato attorno.Mi sono rivolto a
persone che ritenevo capaci di
darmi una mano. Qualcuno ti
diceva che sono cose normali
nella vita; altri che ti guardavano e - candidamente - affermavano che anche loro hanno
vissuto questi momenti; altri
ancora - con tanto zelo - ti dicevano di aggregarti a questo
o quel gruppo perché lì avrei
trovato le risposte; non è mancato chi, candidamente, mi ha
detto di non avere tempo per
ascoltarmi e, se volevo, potevo
richiamarlo al telefono per stabilire un appuntamento e parlare. Sai, ho la sensazione che
sul versante religioso tutti siano pronti a darti indicazioni,
a darti buoni consigli. Peccato
che non abbiano soprattutto la
capacità di camminare con te,
di accogliere le tue domande
come domande e non come pretesto per risponderti con risposte pre-confezionate. Non ho
trovato nessuno che mi abbia
invitato a leggere qualche pagina di Vangelo in modo nuovo. Ti confesso che era quello
che attendevo.
Siamo a Milano. Ci salutiamo
calorosamente dandoci appuntamento per parlare più a
fondo di quello di cui abbiamo
discusso. In me, solo interrogativi: come mai è così difficile creare spazi di confronto e
di ricerca? E’ la paura che
attanaglia? E’ la sensazione
che anche noi abbiamo alle
spalle una bagaglio di conoscenze religiose che è meglio
non mettere in discussione?
Non è che le nostre certezze, a
cui ci aggrappiamo, rivelino in
radice profonde incertezze?
Proprio perché proclamate
prima ancora di essere state
criticamente e consapevolmente assunte?
CORO
ARCANGELO BAGNI
CAMBOGIA: ADOZIONI, RIPRENDONO GLI
ABBINAMENTI BAMBINI – COPPIE DI GENITORI
In Cambogia, dopo l’approvazione della nuova legge, si sta rimettendo in moto la macchina delle adozioni internazionali. Il ministero del Welfare cambogiano ha reso noto che ogni 15 giorni si
riunirà per stabilire gli abbinamenti dei minori adottabili con le
aspiranti famiglie adottive. Sono già stati definiti cinque
abbinamenti di bambini a coppie italiane e cinque a coppie straniere; in ogni seduta vengono stabiliti dieci abbinamenti. “La
nuova legge – è il commento dell’associazione Aibi-Amici dei bambini - rappresenta un segnale forte dato dal governo cambogiano
per dare trasparenza al sistema adozioni. In passato la verifica
dello stato di abbandono dei minori non è stata sempre limpida e
ha dato adito a episodi di corruzione pur di concludere i percorsi
adottivi”. Se oggi “finalmente esiste un’Autorità centrale che accerta il reale stato di abbandono del bambino spiega Aibi -, prima
ogni istituto decideva in maniera autonoma quali fossero i criteri
per decretare l’adottabilità di un minore”. La strada imboccata
dal governo cambogiano “rappresenta quindi una tappa cruciale
per la tutela dei diritti dei minori abbandonati in quanto le autorità locali intendono definire in maniera chiara i criteri, le condizioni, le procedure per le adozioni internazionali”.
P A G I N A
6
SOCIETÀ
ECONOMIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
I CATTOLICI E L’AVANZATA DELLE IDEOLOGIE DI MORTE
FORSE CI SIAMO
ADEGUATI AL...
MONDO
R
itengo di poter sostenere che le costruzioni
statuali, istituzionali e
amministrative e le
forze politiche - partiti
e movimenti - alla loro base
hanno una metafisica. Banalizzando, una cultura che indica
modelli di vita e risposte ai problemi basilari dell’uomo: chi è
Dio, cos’è l’universo, chi è l’uomo, come deve essere normata
e strutturata la società e quale
è la verità della storia. Per conseguenza diviene doveroso indagare e individuare le ideologie e le culture che hanno portato ai fallimenti, alla crisi e
alla corruzione che sta soffocando l’Italia.
È stato detto che le ideologie
sono morte. Falso. La cultura e
le leggi, che attraversano l’Italia, sono ambiguamente innervate di ideologia marxista, illuminista, liberista e radical/nichilista. Non penso siano imputabili a flussi ancestrali crudeli e maligni, o a destino funesto e devastante, le ragioni per
le quali i costumi, i principi
base, le leggi oggi vengono
disattese, negate, interpretate
in senso ristretto, o lasciate ai
margini del vivere quotidiano.
Le radici dell’illegalità, dell’immoralità, della crisi economica
affondano nelle ideologie striscianti e nella cultura deragliata, nell’individualismo esasperato, nell’egoismo, nel nullismo
e nell’odio alla vita.
A mio giudizio, i cattolici non
si sono opposti con la dovuta
durezza all’avanzata di queste
I cattolici hanno accettato il buonismo che non
è bontà, tanto meno amore; il moralismo che
non è la morale, né la giustizia, né la verità;
la teoria della condivisione delle leggi,
che in realtà è mero compromesso al ribasso
pagina a cura di GIANNI MUNARINI
idee, di questi modelli comportamentali, di queste trasformazioni sociali e tanto meno all’immoralità e all’illegalità che intaccano le istituzioni, la vita
dell’uomo e le esigenze della
verità e dello Stato democratico. A questa società i cattolici
si sono adeguati, senza reagire, senza proporre con forza
modelli alternativi. Hanno accettato: il buonismo che non è
bontà, tanto meno amore; il
moralismo che non è la morale,
né la giustizia, né la verità; la
teoria della condivisione delle
leggi e delle riforme, che in realtà è mero compromesso al ribasso, gattopardismo e inciucio.
In detto contesto diviene possibile rivendicare diritti “di carattere arbitrario e voluttuario,
con la pretesa di vederli riconosciuti dalle strutture pubbliche”
(Caritas in veritate), mentre con
disinvoltura si disconoscono e
si violano i doveri e si strumentalizza la verità.
Il quadro è desolante: politici, imprenditori, funzionari,
raggiunti da avvisi di garanzia,
incarcerati e processati. I momenti di questo fenomeno degenerativo hanno nomi conosciuti: tangentopoli, appaltopoli,
falso in bilancio, truffe e rapporti insani fra industria e politi-
ca. In questo vuoto di cultura e
di ideali democratici, è lecito affermare che la lotta alla criminalità organizzata e politica,
alla corruzione e al malaffare,
è diventata titanica. Per onestà,
non è sufficiente sostenere che
il compito di una politica alta e
responsabile è quello di attuare riforme strutturali, maturare il profondo senso dello Stato
e del suo funzionamento ottimale, far crescere una società
civile dove la corruzione, la violenza e lo spregio delle regole e
delle leggi è l’eccezione e non la
regole. Difficile è realizzare un
progetto di modernizzazione,
eticamente innervato, un’azione politica posta al servizio dei
cittadini, una attività economica e finanziaria volta al bene comune e al rispetto delle regole
fissate dallo Stato democratico.
Si pensi, ad esempio, ai danni
economici ed ecologici derivati
dallo sversamento di idrocarburi dalle cisterne della “Lombarda Petroli” di Villasanta e
alle responsabilità dei manager
dell’azienda in questione e dei
singoli attentatori. L’azione criminale, le responsabilità penali e i costi derivati non sono stati
presi nella dovuta considerazione, né dall’opinione pubblica, né
dai politici, né dalla Magistra-
tura. Si è trattato di un atto di
dolo che ha provocato un autentico disastro ecologico: Lambro
e Po avvelenati dagli idrocarburi; pesci, anatre ed ecosistemi
pesantemente danneggiati.
Ritengo bizzarro parlare di
prima e di seconda repubblica,
vi sono sempre e solo gli atavici
vizi della società italiana: “Ahi
serva Italia di dolor ostello,
nave senza nocchier in gran
tempesta, non donna di province, ma bordello” (Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI). Il
malcostume, il dilettantismo e
la melassa moralistica, alla
quale i vari Di Pietro, Pardi e
Travaglio hanno aggiunto accenti giacobini, sono le sabbie
mobili nelle quali il Paese affonda. Il pericolo è che, con la
politica, affondi anche il Paese.
Il polverone dissennato, che in
questi giorni annebbia la vista,
non permette di vedere e riflettere sui problemi e sui disastri
che chiedono di essere affrontati, risolti e sanati.
Nella campagna elettorale in
corso, si sono uditi slogan, menzogne e insulti, ma mai analisi
serie sulla situazione del Paese, o su programmi mirati all’uscita dell’Italia dalla crisi
economica. Quest’ultima sta
producendo cassa integrazione,
dissesto nei conti pubblici e la
scomparsa di un numero preoccupante di aziende in tutti i settori produttivi e commerciali.
La cassa integrazione, nel primo bimestre 2010, è aumentata, nei confronti dello stesso
periodo dello scorso anno, del
150%, il numero dei disoccupati ha superato 2 milioni e centomila unità, il Pil ha segnato
un calo del 5%, il deficit si è attestato al 5,3%, il debito pubblico è salito dal 105,8% al
115,8%, ovvero a 1.787miliardi
di euro, le entrate fiscali a gennaio hanno registrato una flessione del 2,9% sul gennaio 2009
e la pressione fiscale complessiva è cresciuta di tre decimi di
punto. La situazione è complessa. Ad esempio, il problema del
debito pubblico non è la misura del suo aumento, ma se va
considerato in sé, o se va sommato al debito del settore privato. Per capirci, nel giugno
2009 la quota del debito pubblico era del 109% e quello privato del 206%, dunque il debito globale era del 315% del Pil.
Per offrire possibilità di paragone ricordo, in Spagna il debito globale raggiunge il 366% del
Pil. In questo caso, abbiamo un
debito pubblico decisamente
inferiore a quello italiano, ma
un debito privato molto più alto
di quello del nostro Paese. E’
quindi riduttivo raffrontare il
debito pubblico dei singoli paesi dell’Unione europea, in quanto è solo una faccia del debito
reale. Si spiega così perché il sistema finanziario spagnolo è
molto più teso del nostro e perché le sue imprese sono fra le
più indebitate del mondo. L’allarme sull’esplosione del debito non va comunque sottovalutato, coinvolge molti Paesi dell’Occidente.
VERSO L’APPUNTAMENTO ELETTORALE IN MEZZO A POLEMICHE STERILI
MANCA L’INTERESSE AI PROBLEMI REALI DEL PAESE
I
l quadro è fosco, ma rimane ragionevole e doveroso,
prendere decisioni e operare alfine di evitare che, al
pericolo debito pubblico, si
aggiunga quello dell’asfissia
dell’economia, italiana, europea
e occidentale. A detto compito
sono chiamate le forze politiche,
sindacali, imprenditoriali e
l’opinione pubblica. I politici
italiani, di governo e di opposizione, ognuno nel suo ruolo, opportunamente muniti di programmi, progetti e proposte di
legge, dovranno dichiarare ed
illustrare i contenuti ed i tempi di attuazione delle riforme
strutturali presentate, nonché
la relativa copertura finanziaria; le linee di politica estera;
le grandi opere ritenute indispensabili alla modernizzazione del Paese; lo spirito e i contenuti delle leggi tese a tutelare l’ordine pubblico; la regolamentazione dell’immigrazione
e la ridefinizione dei rapporti
fra magistratura e politica. Infine come intendono affrontare
e risolvere i nodi dell’illegalità:
falso in bilancio, truffe, evasio-
ne fiscale, tangentomania, reati finanziari e via dicendo. Il
quadro deve essere completato
da un programma teso a contenere la spesa pubblica, a
ridefinire il welfare, dalla riforma delle pensioni, all’utilizzo
degli ammortizzatori sociali,
dai sussidi di disoccupazione
agli aiuti alle categorie più povere ed emarginate.
Le Organizzazioni sindacali
dei lavoratori e degli imprenditori dovrebbero invece porsi i
seguenti problemi. Il primo è
strettamente collegato all’attuale momento di crisi e alle
nazioni emergenti; consiste nella ridefinizione della cultura e
dei rapporti industriali, con riferimento a quattro eventi. Il
primo, è la delocazione di imprese italiane. Il secondo, la globalizzazione dei mercati e la
comparsa sui mercati internazionali di un numero sempre
maggiore di economie emergenti, in grado di sovvertire le gerarchie fra Paesi emergenti e
Paesi avanzati. Il terzo, nella
sua impopolarità, consiste nel
contrattare il superamento del-
la rigidità e delle contraddizioni del mercato del lavoro. Il
quarto, consiste nel richiedere
al governo di varare politiche
idonee ad attirare investimenti stranieri e a sollecitare nuovi investimenti da parte del
Mondo imprenditoriale e finanziario italiano. La società civile, a sua volta, dovrebbe riappropriarsi del ruolo che, nel primo dopoguerra, è riuscita a
svolgere, consistente nel dar
vita, o rianimare, forme associative capaci non solo, di controllare e stimolare l’operato dei
partiti, del governo, dell’opposizione e delle organizzazioni
sindacali, ma anche quello di
preparare le nuove leve della
politica e dell’attività sindacale. Solo così si potrà evitare il
consolidamento dell’antipolitica, ovvero il collasso del mondo della politica e del Paese.
Resta comunque una domanda: “Perché le forze politiche di
governo e di opposizione, non
hanno attenzione ed interesse
alcuno per i problemi reali del
Paese e per i riflessi ideologici
e culturali, che influenzano ne-
gativamente la situazione economico/finanziaria italiana?”.
Intendo inoltre richiamare i
mutamenti geoeconomici in
atto e i pericoli insiti in detti
processi, in sé buoni. La fuga
dei capitali è, ad esempio, un
evento drammatico non solo per
l’Italia. E’ interessante porre in
evidenza che il richiamato fenomeno si è spostato dai Paesi
emergenti, quali Brasile, Corea
del Sud, Thailandia, a Stati occidentali quali: Grecia, Spagna,
Gran Bretagna, Italia e così via,
ai Paesi emergenti. Il fatto nuovo è che i flussi di investimento
non si sono esauriti, semplicemente si sono diretti verso Paesi emergenti e raggiungeranno, nel corso del 2010, i 700miliardi di dollari. Il fenomeno
avverte che la crisi ha accelerato il sovvertimento delle gerarchie fra i Paesi emergenti e
quelli avanzati. La Cina sta
sorpassando il Giappone, cosicché diverrà la seconda economia planetaria, piazzandosi
dopo gli Stati Uniti. Il Brasile
nell’arco di pochi anni supererà l’Italia. Il nostro Paese corre
il rischio di uscire dal club delle prime sette economie del Pianeta, mentre l’Olanda sta per
essere superata dalla Turchia, il
Canada dall’India, l’Australia
dalla Corea del Sud, e così via. I
citati sorpassi non sono un male
in sé, perché danno vita a nuovi
mercati. Si pensi, la Cina nei
prossimi vent’anni scaraventerà
sul mercato mondiale ben
200milioni di nuovi consumatori. Attenzione, la richiamata realtà spingerà i grandi gruppi
industriali a investire nelle zone
caratterizzate da crescita e aumento del potere di acquisto e le
medie imprese a delocalizzare
dove le condizioni sono migliori.
Se si ritiene di contenere le
delocalizzazioni si dovrà, fra l’altro, rendere meno rigide le regole del mercato del lavoro, potenziare le infrastrutture, realizzare le cosiddette grandi opere,
contenere la pressione fiscale,
rendere il sistema scolastico
congeniale alle richieste del
mondo della produzione e del
commercio, rendere più snelle le
procedure burocratiche e così
via.
CHIESA
P A G I N A
7
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
UNA FIRMA PER SOVVENIRE
AGENDA
del
VESCOVO
GIOVEDÌ SANTO
I SACERDOTI IN FESTA CON IL VESCOVO
La scelta
dell’otto per mille
Giovedì Santo, 1° aprile, il Vescovo Diego invita tutti i
sacerdoti a partecipare al tradizionale pranzo in Seminario al termine della Santa Messa Crismale (intorno alle ore
12.30), un momento conviviale per condividere insieme il
giorno dedicato alla festa dei presbiteri e che per questo
2010 vede l’importante ricorrenza dell’Anno Sacerdotale. Chi
desidera accogliere l’invito può prenotarsi entro il 25
marzo telefonando in Seminario allo 031.3388111 (costo 10 euro).
GIOVEDÌ 18
A Sondrio, Consiglio Episcopale.
DOMENICA DELLE PALME:
AVVISO AI REVERENDI PARROCI
VENERDÌ 19
A Morbegno, a partire
dalle ore 18.30, Santa Messa e inaugurazione del complesso San Giuseppe.
Poichè domenica 28 marzo si terranno le elezioni amministrative, nel dar luogo alla processione pubblica
delle Palme, si ricorda che in casi specifici l’autorità di
pubblica sicurezza è legittimata a modificare l’itinerario della
processione, nel caso in cui essa possa ostacolare il libero e
spedito accesso degli elettori nei locali di votazione ovvero
possa determinare il crearsi di assembramenti nelle strade
adiacenti ai locali stessi (cfr. decreto del Presidente della
Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, art.44).
SABATO 20
A Nuova Olonio, a partire
dalle ore 15.00, Consiglio
Pastorale Diocesano.
DOMENICA 21
A Chiavenna, assemblea
diocesana dell’Azione cattolica; a Como, alle ore
20.30, in Cattedrale, solenne pontificale a chiusura
della peregrinazione delle
reliquie di santa Teresa del
Bambino Gesù del Volto
Santo.
DA LUNEDÌ 22
A GIOVEDÌ 25
A Roma, Consiglio Permanente della Conferenza
Episcopale Italiana.
DALLA
Curia
NOMINE E
PROVVEDIMENTI
• don Siro Acquistapace, collaboratore nella
Comunità Pastorale di
Teglio-Castello dell’Acqua.
C
irca 12 milioni di italiani sono titolari del
modello CUD, precisamente sono coloro
che percepiscono solo
redditi di pensione, di lavoro
dipendente o assimilati e che
non hanno l’obbligo di fare la
dichiarazione dei redditi.
Spesso pensano che per loro
sia inutile o impossibile esprimere la scelta dell’8 per mille, invece anch’essi possono
contribuire a finanziare le opere della Chiesa Cattolica. La
loro firma vale come quella di
qualsiasi altro cittadino e può
mantenere alta la percentuale di coloro che firmano a favore della Chiesa Cattolica.
I parroci e i delegati parrocchiali per il Sovvenire si possono attivare fin d’ora a sollecitare e a ritirare i CUD, che
stanno per essere recapitati agli interessati. Si tratta di informare e di aiutare chi si
trova in difficoltà nel recapitare il proprio CUD.
Ogni parrocchia ha già ricevuto il kit, la scatola di cartone con il materiale per organizzare la giornata nazionale
di sensibilizzazione del 2 maggio. Dopo aver dato l’avviso in
24 MARZO: GIORNATA
DI PREGHIERA E DI DIGIUNO
IN RICORDO
DEI MISSIONARI MARTIRI
La preghiera e il digiuno, sono due gesti per unirsi alla schiera
dei missionari martiri (37 nell’anno scorso 2009), ai popoli per
cui essi hanno versato il proprio sangue e alle donne e agli uomini, missionarie e missionari del Vangelo e dell’amore di Dio, che
vivono ancora oggi discriminazione e persecuzione. Il 24 marzo
è il giorno dell’anniversario dell’uccisione di monsignor Oscar
Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador. Egli non fu un
martire che cercava la morte violenta, ma l’accettò, non sfuggendo al suo destino. Aprì gli occhi sulla realtà che lo circondava
e fece vivere la Chiesa al fianco di chi aveva bisogno, di chi
lottava per affrancarsi da repressioni, sfruttamenti. Quest’anno ricorre il 30° anniversario della sua morte. Nelle zone pastorali: veglia di preghiera.
• Prestino (Co)- chiesa parrocchiale: 24 marzo, ore 20.45
• Uggiate Trevano (Co)- Santuario di Somazzo: 24 marzo, ore
20.30
• Cermenate - Convento dei Frati Minori: 24 marzo, ore 20.45
• Bellagio - chiesa di San Giovanni: 15 marzo, ore 20.30
• Maslianico - chiesa parrocchiale: 18 marzo, ore 20.45
• Delebio - chiesa parrocchiale: 24 marzo, ore 20.30
• Montagna Piano (So) - chiesa parrocchiale: 24 marzo, ore
20.45
• Olcio (Lc) - chiesa parrocchiale, 26 marzo, ore 20.45
• Verceia (So) - chiesa parrocchiale, 24 marzo, ore 20.45
• Bedero Valcuvia (Va) - chiesa parrocchiale, 24 marzo, 20.45.
chiesa, un gruppo di volontari si può mettere a disposizione per ritirare i CUD firmati
a favore della Chiesa Cattolica e in calce. Attualmente si
rispetta anche la privacy, perché si deve consegnare solo il
foglio con le caselle per le firme, che non riporta la cifra
della pensione percepita o del
reddito annuale. Nel kit ci
sono le buste apposite dove riporre il CUD che si può spedire in posta, dopo aver compilato un modulo, o si può consegnare a un CAV, o all’Istituto Diocesano Sostentamento
del Clero. Si possono consegnare fino alla fine di giugno,
in genere c’è una proroga fino
alla fine di luglio.
Non è importante il reddito
di chi consegna il CUD, ma la
firma fa percentuale come
quella dei ricchi.
Il parroco, con il Consiglio
degli affari economici e in
modo particolare il delegato
parrocchiale legga e analizzi
bene il materiale spedito dalla CEI e troverà indicazioni
preziose per organizzare la
giornata del 2 maggio.
COOPERATORI SALESIANI COMO
Il prossimo incontro dei Salesiani Cooperatori e amici si svolgerà al Salesianum di Tavernola sabato 10 aprile, a partire
dalle ore 15.30, per un momento formativo e informativo. Il 24
aprile vi sarà la festa della famiglia salesiana a Caravaggio,
con partenza da Como alle ore 13.30 (iscrizioni presso I viaggi di
Oscar - euro 15). Il 9 maggio si terrà la prima conferenza annuale con l’elezione del nuovo Consiglio e del coordinatore. Il 21
marzo, invece, ci sarà a Chiari (Bs) un incontro provinciale (info
per partecipare: telefonare a Cocco, 031-530285; oppure
Marchini, 031-304667).
MOVIMENTO EUCARISTICO DIOCESANO
La prossima ora di adorazione a Como-Santa Cecilia (chiesa
dell’Adorazione) sarà il 10 aprile. Oltre alla preghiera e alla
Lettura, ci sarà la meditazione proposta da don Andrea Meloni.
Sarà distribuito anche il programma del prossimo convegno annuale, in programma il 15 maggio a Caravaggio.
CONVIVIALE DELL’UCID DI COMO
Martedì 23 marzo, presso l’Hotel Palace di Como, in occasione
della periodica conviviale dell’Ucid, interverrà Michele Perini,
presidente della Fiera di Milano. Titolo della sua relazione: La
Fiera come motore dell’economia.
FAMILIARI DEL CLERO
I familiari del clero si incontrano giovedì 18 marzo, alle ore
14.30 presso il Centro Pastorale Card. Ferrari di Como. La
festa dell’Annunciazione del 25 marzo sarà sostituita in aprile
con una giornata di ritiro in Seminario.
don TULLIO SALVETTI
PER LA CHIUSURA DELL’ANNO SACERDOTALE
INSIEME A ROMA DAL 9 ALL’11 GIUGNO
C
aro sacerdote della diocesi di Como se puoi
venire, sarebbe molto
bello poter condividere insieme tre giorni
a Roma per la chiusura dell’Anno Sacerdotale. Le date
previste sono dal 9 all’11 giugno prossimi. Ecco di seguito
i dettagli della proposta.
9 GIUGNO
Partenza da Como, alle ore
5.30. Colazione e pranzo in
autogrill (non compreso nella
quota). Arrivo a Roma per le
ore 15.00 e partecipazione al
programma “Sacerdoti oggi”
nell’Aula Paolo VI fino alle
19.00. Il programma si conclude con i Vespri presieduti dal
Card. Claudio Hummes. Cena
e alloggio presso Casa “I gigli
della montagna”, in via Monte Senario, 83 (Roma) - sono
previste solo camere doppie.
Programma del 10 e 11 giu-
gno (quello proposto dalla Congregazione del Clero):
GIOVEDÌ 10 GIUGNO
•
Mattinata in Santa Maria
Maggiore con conferenza e
Santa Messa.
• Pomeriggio: tempo libero o
programma alternativo da
definire.
•Prima serata: raduno in piazza San Pietro. Veglia con intervento di Sua Santità Benedetto XVI
VENERDÌ 11 GIUGNO
• Presso la basilica di san Pie-
tro: celebrazione della Santa
Messa presieduta da Sua Santità Benedetto XVI (si ricorda
di portare con sé camice e stola bianca).
• Ritorno a Como in tarda serata
Dovendo fare l’iscrizione
attraverso l’Opera Romana Pellegrinaggi incarica-
ta dalla Congregazione del
Clero per il coordinamento di tutto l’evento devo ricevere le adesioni improrogabilmente entro il termine massimo del 9 aprile.
Calcolando che si richiede
dall’OPR una quota di iscrizione di euro 30.00 e aggiungendo la spesa di viaggio + due
mezze pensioni + il pranzo del
10 giugno in ristorante (sembra che l’11 giugno il pranzo
sia forse offerto dal Papa ma
non si sa come) ed eventuali
extra non previsti la spesa totale potrà aggirarsi sui 240
euro tutto compreso.
Informazioni e iscrizioni solo
telefonicamente o per e-mail
entro il 9 aprile a:
don Enrico Molteni
telefono: 0332-435715
cellulare: 338.127.41.62
e-mail: molteni. enrico@libe
ro.it
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CHIESA
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
INTERVISTA A MONS. WARDUNI VESCOVO AUSILIARE DI BAGHDAD
L’ ESODO DIMENTICATO DEI CRISTIANI IRACHENI
«
D
a oltre duecento
anni non assistiamo ad un esodo di
cristiani dall’Iraq
come quello in corso in questi ultimi anni. Dal
2003 (data della caduta del regime di Saddam Hussein ndr)
quasi la metà dei cristiani
iracheni ha lasciato il Paese”.
E’ questa la denuncia di mons.
Shlemon Warduni, vicario del
patriarcato caldeo di Baghdad,
a poche settimane dalle elezioni politiche tenutesi in Iraq il 7
marzo scorso. Un tornata elettorale che arriva in un momento delicato per i cristiani
iracheni, in particolare per la
comunità di Mosul, nel nord del
Paese dove, nelle scorse settimane sono stati uccisi cinque
cristiani e migliaia di persone
sono state costrette alla fuga.
Approfittando dell’arrivo a
Como del vescovo Warduni, in
visita alla comunità di Moltrasio, a cui è legato da un decennale legame di amicizia, lo abbiamo incontrato per cercare di
capire qual è oggi la situazione
in Iraq.
Mons. Warduni, nel maggio scorso durante una sua
visita, ci aveva invitato a
non fare distinzioni tra cristiani e mussulmani, perché
i problemi e le violenze in
Iraq riguardavano tutti indistintamente. A distanza di
oltre un anno ha cambiato
idea?
“Certamente ci sono problemi come il mancato rispetto
della costituzione, l’instabilità,
la mancanza di lavoro e infrastrutture che riguardano tutti
gli iracheni. Detto questo dobbiamo denunciare come da circa due anni i cristiani sono sempre più oggetto di violenze. Nel
marzo scorso c’è stato il rapimento del Vescovo caldeo di
Mosul, mons. Rahho, morto nel
mentre era in mano ai suoi rapitori. Il 12 luglio sono state
attaccate 9 chiese tra cui quella della Madonna del Sacro
Cuore a Baghdad, dove risiedo,
provocando la morte di due fedeli. Senza dimenticare le continue intimidazioni con intere
famiglie costrette a lasciare le
proprie case, a pagare per non
essere toccate o a dare le proprie figlie in sposa agli estremisti. Fino ad arrivare alle vio-
Dalla caduta del regime di Saddam Hussein,
complice la crescente instabilità nel Paese
dilaniato da lotte intestine tra diversi gruppi di
potere, circa la metà dei cristiani è fuggita
dall’Iraq. Alla vigilia della giornata di
preghiera per i missionari martiri (24 marzo)
mons. Warduni lancia un appello alla comunità
internazionale perché il rispetto dei diritti
umani venga garantito ai cristiani iracheni
di MICHELE LUPPI
lenze di Mosul delle scorse settimane con l’omicidio mirato di
cinque cristiani tra cui il padre
e due fratelli di un sacerdote.
Una sequenza di fatti che ci
porta a parlare quasi di una
vera e propria persecuzione nei
confronti dei cristiani”.
Perché questo intensificarsi delle violenze contro i
cristiani?
“Non è facile dare una risposta perché la situazione in Iraq
dall’inizio dell’occupazione nel
2003 è quanto mai complessa.
Abbiamo una contrapposizione
su base etnica tra arabi, turchi
e curdi, una all’interno del mondo musulmano tra sunniti e
sciiti, senza dimenticare la presenza di movimenti terroristici
e di Al Qaeda. Non vorrei ci fosse da qualche parte il desiderio
di politicizzare la questione dei
cristiani nel tentativo di portarli a sostenere una parte piuttosto che un’altra. In generale,
però, credo vi sia una questione relativa alla presenza dei
cristiani che vada estesa a tutto il Medio Oriente. Come se vi
fosse la volontà di svuotare il
Medio Oriente dai cristiani.
Per questo rilanciamo l’appello
a tutto il mondo, ai capi di governo, ai cristiani, alle conferenze episcopali perché i diritti
umani vengano rispettati”.
In generale qual è oggi la
situazione in Iraq?
“Dal punto di vista della pace
qualche passo avanti è stato
fatto anche se con l’avvicinarsi
delle elezioni sono aumentati
gli attentati. In particolare a
Baghdad e nel sud la situazione è migliorata. Il problema è
che abbiamo una costituzione
ma non c’è nessuno che abbia
l’autorità per farla rispettare,
così come nessun passo avanti
è stato fatto nel campo delle
infrastrutture. L’elettricità
manca ancora e l’acqua non è
potabile”.
Come giudica le recenti
elezioni?
“Credo che l’alta affluenza al
voto sia stato un segnale positivo. In questa fase è importante eleggere le persone adatte
non in base alla loro appartenenza etnica o religiosa ma alle
loro capacità. In questo senso
qualche segnale c’è stato. Abbiamo bisogno un governo forte che faccia rispettare la legge
e non guardi ai propri interessi
ma a quelli dell’Iraq”.
Lei prima ha invocato la
necessità di un coinvolgimento della comunità internazionale a favore dei
cristiani iracheni. Il Papa si
è più volte espresso in vostro favore. Crede che questa possa essere la strada
giusta?
“Il nostro governo in questi
anni ha fatto tante promesse in
termini di sicurezza e tutela dei
cristiani, ma non è stato fatto
niente. Il coinvolgimento dell’opinione pubblica internazionale è un modo per richiamarlo alle proprie responsabilità.
Da questo punto di vista il Papa
non ha mai fatto mancare il suo
sostegno”.
Tanto da convocare per il
prossimo autunno un sinodo speciale dei Vescovi per
il Medio Oriente?
“Credo sia una grande occasione per tutto il Medio Oriente per rimettere al centro la
questione dei cristiani in questa terra che abitiamo da millenni. Il Medio Oriente è la nostra casa nessuno può mandarci via ma oggi purtroppo nella
maggioranza dei Paesi i cristiani hanno libertà di culto ma non
la libertà religiosa. Le conversioni di un musulmano al cri-
Mons. Warduni e il Vescovo Coletti celebrano insieme
l’eucarestia alla comunità la cometa di como (foto William)
I NUMERI
I cristiani iracheni vantano una presenza che risale alla
predicazione dell’apostolo Tommaso, ritenuto il fondatore del cristianesimo in Iraq. Le comunità cristiane più numerose sono
quelle di Baghdad e nelle città nel nord del Paese: Kirkuk, Irbil e
Mosul, l’antica Ninive. Gli ultimi dait disponibili sulla popolazione risalgono al 204: su 22 milioni di abitanti, i cristiani in
Iraq nel 2004 erano il 3% della popolazione, circa 800 mila persone, appartenenti a diversi riti: assiro nestoriano, siro-cattolico e
siro-ortodosso; ciascun rito rappresenta il 7% dei cristiani. Di numero più ridotto sono gli armeni ortodossi. I cattolici sono 260
mila, il 70% dei quali di rito caldeo. I cristiani hanno sempre
avuto buone relazioni con la maggioranza musulmana nel Paese
(il 97% degli iracheni sono di fede islamica). Dal maggio 2003,
con caduta di Saddam Hussein, lo stanziamento dei militari americani e l’inizio della guerra civile la popolazione cristiana iracheni
sarebbe diminuita del 50%.
stianesimo non è ammessa,
senza dimenticare che in molti
Paesi è in vigore la Shaaria, la
legge islamica. Da qui la costante emigrazione di cristiani verso Europa e Stati Uniti. Sono
queste le questioni su cui è necessario discutere come Vescovi, per cercare delle soluzioni”.
Nel nostro piccolo, noi cristiani di Como, cosa possia-
mo fare?
“Prima di tutto pregare perché è la cosa più importante.
Dall’altra parte è imprtante
cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica e i responsabili
dei governi sulla situazione
irachena: ci sono molte nazioni
che hanno interessi nel nostro
Paese ma non sempre questi interessi esterni coincidono con il
bene del popolo iracheno”.
MONS. AMEDEO GRAB VESCOVO EMERITO DI COIRA
“La Caritas in Veritate voce della ragione e della giustizia”
enciclica di Benedetto XVI “Caritas in
Veritate” è stata al
centro di un incontro
tenuto da mons. Amedeo Grab, Vescovo emerito di
Coira, già presidente degli
episcopati europei, ospite della
Comunità pastorale “San Benedetto”, costituita dalle comunità di Bulgarograsso e Guanzate, sul confine della nostra
diocesi. In particolare la serata
ha permesso ai presenti di riflettere su alcuni passaggi dell’enciclica che forniscono una
lettura precisa su alcune delle
cause che hanno portato all’attuale crisi economica i cui effetti si fanno ben sentire anche
nelle famiglie, e non solo nel
comparto produttivo, del nostro
territorio. “A 40 anni dalle do-
L
’
Un’enciclica che
vuole rappresentare
un invito ai cristiani
perché si sforzino
di perseguire una
giustizia illuminata
dal Vangelo,
promuovendo
il rispetto di tutti
a partire dal nostro
modo di comportarci
nella vita
quotidiana,
in oratorio,
sul posto di lavoro,
nelle nostre amicizie
di LUIGI CLERICI
mande poste da Paolo VI sul
progresso del mondo nella
“Popolorum Progressio”, Benedetto XVI ha evidenziato come
senza i valori cristiani non è
possibile un progresso autentico” ha affermato mons. Grab
presentando un’enciclica definita “molto ricca”.
“Lo sviluppo è cristiano, ovvero
autenticamente umano, solo se
si manifesta attraverso la carità illuminata dalla luce della
ragione e della fede. Solo così è
possibile conseguire un sviluppo autentico da parte dell’uomo
che permetta la condivisione
delle risorse, la partecipazione
di un numero sempre più elevato di uomini al un sistema
economico non definibile solo
nella ricerca del profitto”.
Lo sviluppo globale, inoltre, non
può essere circoscritto ai soli
aspetti tecnici e materiali bensì deve sempre considerare la
dimensione della carità, della
fraternità altrimenti si ottengono
solo
situazioni
tecnicistiche che, da sole non
consentono un autentico progresso dell’umanità.
“La semplice dimensione tecnica, infatti, consente di rinunciare alla moralità e quindi a
quelle responsabilità che sono
proprie di ogni uomo. Nel perseguire il suo sviluppo ognuno
di noi ha invece bisogno di Dio
perché, dunque, senza di lui
tutto è ridotto ai soli aspetti
economici”.
I concetti di amicizia civica,
la tutela da danni e forme di
degrado ambientale, che provocano insoddisfazione nelle relazioni umane, l’importanza di
una vera convivenza, della fratellanza “del fare, sapere, amare” nonché del dialogo sono sta-
ti ben sottolineati da mons.
Grab che ha definito il testo di
Benedetto XVI quale “Voce del
buonsenso, della ragione, della
giustizia”. Una strumento, per
promuovere un progresso umano completo sotto il segno della
giustizia e dell’evangelizzazione.
Un’enciclica che vuole rappresentare un invito ai cristiani affinché si sforzino di perseguire una giustizia illuminata
dal Vangelo, promuovendo il rispetto di tutti a partire dal nostro modo di comportarci nella
vita quotidiana, in oratorio, sul
posto di lavoro, nelle nostre amicizie.
Solo in questo modo potremo
essere artefici di un’autentica
crescita umana che possa guardare con fiducia al futuro.
CHIESA
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 20 MARZO 2010
LA PEREGRINAZIONE DI SANTA TERESA
DEL BAMBINO GESÙ DEL VOLTO SANTO
6°TAPPA
Maslianico
18-19 MARZO
Le spoglie di Santa Teresa arriveranno, giovedì 18
marzo, alle ore 19.30, nella piazza del Comune. Da
lì verrà portata in processione alla parrocchiale. Alle
ore 20.30 - Santa Messa; alle ore 21.30 - compieta;
alle ore 22.00 - Veglia zonale per i missionari martiri.
Venerdì 19 marzo
Alle ore 24.00 - canto dell’ufficio delle letture e a
seguire la notte di veglia con la partecipazione di
gruppi provenienti da altre parrocchie; alle ore 6.00 Santa Messa e lodi; alle ore 7.30 - preghiera con i
ragazzi delle medie; alle ore 8.00 - preghiera con i
bambini delle elementari; alle ore 8.45 - preghiera
dell’ora terza; alle ore 9.00 - Santa Messa; alle ore
12.00 - canto dell’ora sesta; alle ore 14.00- preghiera
ammalati; alle ore 15.00 - preghiera anziani; alle
ore 16.00 - canto solenne del vespro; alle ore 16.45 partenza per Grandate.
8°TAPPA
Cermenate
20-21 MARZO
L’urna sarà acolta nella chiesa parrocchiale di Asnago
di Cermenate, sabato 20 marzo, alle ore 16.30.
Alle ore 17.00 - Primi Vespri della Domenica, a cui
seguirà un tempo per la preghiera personale; alle ore
20.00 - processione aux flambeaux dalla parrocchia
di Asnago alla parrocchia di Cermenate, con la partecipazione del Corpo Musicale “Giacomo Puccini” di
Cermenate; alle ore 20.30 - celebrazione eucaristica
(partecipa la Corale di Asnago). Segue la veglia notturna, fino al mattino, animata da gruppi e parrocchie.
Domenica 21 marzo
Alle ore 8.00 - Santa Messa; alle ore 10.30 - Santa
Messa solenne (partecipa la corale “Luigi Picchi” di
Cermenate); alle ore 15.00 - Vespri e processione con
la partecipazione speciale dei fanciulli e ragazzi fino
alla cappella della Beata Vergine del Carmelo (1893),
alle ore 16.00 - Riti di conclusione e saluto alla Santa.
7°TAPPA
Grandate
19-20 MARZO
Venerdì 19 marzo, lascita Maslianico l’urna verrà
portata a Grandate dove, alle ore 17.30, sarà accolta
nella chiesa del monastero delle suore Benedettine;
alle ore 21.00 - Veglia di preghiera aperta a tutti.
Sabato 20 marzo
Alle ore 8.15 - Lodi; alle ore 9.00 - celebrazione
eucaristica; dalle ore 10.30 alle ore 12.00 sarà presente un sacerdote per le confessioni; alle ore 12.00 preghiera dell’ora sesta; alle ore 15.30 - preghiera
dell’ora nona; alle ore 16.00- partenza delle reliquie
per Cermenate.
9°TAPPA
Como
21-22 MARZO
Le reliquie di Santa Teresa del Bambino Gesù e
del Volto Santo sarannop accolte nella cattedrale di Como, domenica 21 marzo, alle ore 16.30.
• ore 17.00 S.Messa
• ore 18.30 S.Messa
• ore 20.30 Pontificale con mons. Diego Coletti
• ore 22.00 Veglia di preghiera.
• ore 3.00 di lunedì 22 marzo - Santa Messa e
partenza delle reliquie per Lisieux.
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ASTORALE
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APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
L’INCONTRO DI MONS. COLETTI CON LA COMUNITÀ DI UGGIATE TREVANO E RONAGO
Dal 6
all’ 8 marzo
il Vescovo
ha incontrato
la comunità
di Uggiate
Trevano
e Ronago
appena
costuita,
spronandola
a continuare
in questo
cammino
comune
di fede.
UNA DOMENICA IN FAMIGLIA
L
a Visita Pastorale della scorsa settimana è
stata una benedizione, un dono dall’alto
per Uggiate e Ronago,
una nuova comunità appena
germogliata e all’inizio di un
cammino comune di fede!
Grazie, Vescovo Diego, per
essere venuto tra noi a condividere la quotidianità della
vita con i momenti lieti e le
fatiche, per aver prestato
ascolto e attenzione come un
padre attento e saggio alle
speranze e ai dubbi dei genitori, per aver dimostrato entusiasmo e vivacità con i bambini, i ragazzi e i giovani, per
aver accarezzato chi è più debole e bisognoso, perché malato o anziano: una vera testimonianza di amore fraterno e
di carità cristiana! “Tu vieni
sempre Cristo Signore…..”,
così abbiamo cantato alle celebrazioni eucaristiche insieme vissute e in quei giorni
Gesù si è fatto davvero ancora più visibile a noi nella persona del suo Pastore alla guida della nostra Chiesa Diocesana. Giornate dense di incontri, di preghiera, di momenti
condivisi, segni di affetto e fiducia nei confronti del Vescovo e della sua parola: ogni
istante si è fatto intenso, carico di emozione, ricco di significato e di umanità alla
luce degli insegnamenti di
Gesù e della Chiesa. Quanti
La S.Messa a Uggiate
sorrisi e sguardi, quante strette di mano quasi a suggellare
ancora di più nel cuore e nella mente attimi vissuti nella
certezza che lo Spirito soffia
attraverso vie infinite e non
manca di portare semi di bene
e di speranza al tempo opportuno. Anche nell’incontro conclusivo aperto a tutta la comunità pastorale il Vescovo ha
più volte sottolineato che la
missione della Chiesa è di
ripresentare visibilmente Gesù all’umanità di oggi. Ognuno di noi, chiamato ad essere
il sale della terra e la luce del
mondo, non deve avere a cuore la parrocchia in quanto tale
ma il fatto di rendere visibile
Gesù. Non dobbiamo avere
paura di Dio comportandoci
come davanti a un padrone,
perché Dio ci ama come figli
e noi siamo chiamati ad amarci come fratelli. Il Vescovo
Diego ha affermato “…La vita
cristiana dovrebbe accreditarsi come vita splendida… Le
Parrocchie, luoghi in cui si
tocca con mano quanto è bello spendersi gli uni per gli altri, portare i pesi gli uni degli
altri perché Gesù è venuto
La S.Messa a Ronago
(l’intero fotoservizio è a cura di Nedo Guidetti
D
affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Alcune
scelte prioritarie della pastorale nascono da questo criterio. Non esistono confini.
Come Gesù ha insegnato la
vita cristiana è anzitutto testimonianza di amore reciproco, per questo “li mandò a due
a due (…)perché dovevano testimoniare la loro amicizia”,
quindi la distinzione tra parrocchie non esiste perché in
una rinnovata dimensione comunitaria di vita e di fede
ogni progetto deve essere costruito sulla relazione tra le
persone. Dire “Ti amo” a una
persona significa dire”Tu non
morirai mai”. La vera differenza è fatta dal fine per cui
si vive e su cosa si fondano le
scelte fondamentali: Gesù è
venuto a liberare dalla paura
della morte, a donare la vera
libertà, ad accendere nel cuore il fuoco della missionarietà
e della prossimità ai fratelli.
Ogni comunità ha bisogno di
“rituffarsi continuamente nel
Vangelo per non stancarsi di
annunciare e mostrare al
mondo il volto di Gesù, principio e fine della vita”. Ritornando con la mente e la gratitudine a questo evento di
grazia, consapevoli dell’impegno a cui la Comunità Pastorale è chiamata nel cammino
che sta intraprendendo, esprimiamo la nostra gioia per aver
avuto tra noi il Vescovo Diego, che con la sua presenza ha
destato nuovi desideri di conversione per ripensare insieme al nostro modo di essere
Chiesa in una primavera di
fede e di speranza rinnovata.
LA COMUNITA’
DI UGGIATE TREVANO E RONAGO
omenica 7 marzo il
vescovo Diego ha
incontrato le famiglie della zona pastorale Prealpi.
Questa vuole essere un’ulteriore proposta di riflessione
per condividerete l’incontro
anche con coloro che, per diversi motivi, non hanno potuto prendervi parte. Il Vescovo
ci ha invitato a riflettere sul
capitolo sedicesimo della prima lettera ai Corinzi (vv.1324), per sottolineare l’importanza di un apostolato familiare partecipato, fatto di collaborazione, di condivisione, che
presume la capacità di mettersi in gioco in maniera attiva
per venire incontro ai bisogni
di chi ci circonda. San Paolo
raccomanda, infatti, ai
Corinzi, ma anche alle folle di
Roma, di accogliere tutti i
membri della comunità, di salutarli sempre con calore e
affetto, anche se incontrati per
la prima volta, anche se pagani, quindi “irregolari”. Egli
condivise la vita di famiglia
vivendo con una coppia di sposi per il periodo di circa un
anno e mezzo, a Roma, e lì
apprese la pienezza della dottrina cristiana, proprio nei
semplici e quotidiani gesti familiari di carità, che non rimanevano chiusi nel guscio di
quella casa, ma che si estendevano a tutte le famiglie di
Roma (Atti,18). Il nostro vescovo ha ripetuto più volte il significato profondo del termine carità, che non è solo gentilezza e benevolenza, ma che
corrisponde alla scelta di
amarci tra noi come Lui ci ha
amato, traducendo in fatti con-
creti l’assoluta gratuità dell’amore di Dio e del suo sorprendente gesto di donazione
dell’unico amatissimo Figlio.
Il segno distintivo dei discepoli
di Gesù e delle famiglie cristiane è proprio la gratuità.
Il Vescovo ha espresso a
malincuore la constatazione
che, tuttavia, oggi sta morendo la prossimità e decade la
qualità delle relazioni: la qualità della vita stessa risulta
degradata dai rapporti superficiali e frettolosi con le persone che ci vivono accanto,
perché non ci si sa ascoltare
nel profondo. Non è possibile
vivere pienamente come persone se non si sa ascoltare la
verità degli altri, gioire e soffrire con loro. Il suo volto è
apparso veramente preoccupato quando ha dovuto ammettere l’incapacità dell’uomo
moderno di raccontare la Verità, la Parola con la “p” maiuscola, cioè l’accoglienza di
una buona notizia. I cristiani
sono proprio coloro che hanno una Parola da raccontare,
cioè il vero senso della vita,
da trasmettere ai figli, alle
nuove generazioni, con la testimonianza concreta, in un
mondo frenetico che rema
contro, dominato dalla ricerca del potere, dell’affermazione personale e sociale, dalla
centralità dell’io, e non del
noi, dal desiderio di avere tutto e subito, senza coltivare la
pazienza, la perseveranza, la
fatica, il lavoro duro e
nobilitante, l’impegno per un
futuro più vero. E’ suonato,
pertanto, provocatorio, e ha
turbato parecchio i presenti
l’interrogativo conclusivo posto dal vescovo: “Quando è stata l’ultima volta che avete dedicato almeno tre quarti d’ora,
cari coniugi, a guardarvi negli occhi e a parlare delle cose
che vi stanno più a cuore?”.
LA VISITA ALLA CASA ANZIANI
CHIESA
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
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A UGGIATE L’INCONTRO CON L’AZIONE CATTOLICA ZONALE
RONAGO
AL
SERVIZIO DELLA CHIESA DI COMO
Durante la
visita a
Uggiate e
Ronago il
Vescovo ha
incontrato i
giovani
e i membri
dell’Azione
Cattolica
della zona
Prealpi
L
incontro del Vescovo con l’Azione Cattolica della zona
Prealpi, svoltosi ad
Uggiate sabato 13
marzo, ha contribuito a chiarire e consolidare l’identità e
il ruolo dell’Azione Cattolica
in una Chiesa e in una società in rapido cambiamento. All’incontro con i bambini e i
ragazzi dell’AC, ha fatto seguito un lungo confronto con il
gruppo dei giovanissimi. Il
Vescovo ha risposto a domande sulle ricchezze e le povertà della Chiesa e sull’educazione all’affettività, evidenziando alcune abnormi derive
della cultura contemporanea,
che appaiono tali anche a prescindere dal credo religioso
ma semplicemente guardando alla natura stessa dell’uomo (il riferimento è stato ai
distributori di preservativi in
alcune Scuole Medie Superiori). L’incontro è quindi proseguito con la realtà adulta. Ci
sono tre aspetti che da sempre hanno caratterizzato la
sensibilità e le scelte dell’Azione Cattolica, e che possono
’
riassumersi nella cura della
fede cristiana e della sua coniugazione con la vita, nel senso di appartenenza alla Chiesa diocesana e nella scelta di
un servizio alla Chiesa locale
negli impegni della pastorale
ordinaria. Questi aspetti, si è
spesso sostenuto nella stagione del post-Concilio, appartengono ad ogni vita cristiana in
quanto tale. E questa considerazione, come è noto, ha afflitto l’Azione Cattolica per
lunghi anni. Ciò infatti che le
era proprio si poteva estendere ad ogni fedele laico e ad
ogni forma di vita associata
laicale, determinando così una
situazione di confusione e di
crisi dell’identità stessa dell’Azione Cattolica. Oggi la presa di coscienza dell’urgente
necessità di ripensare e di
adeguare la formazione dei
fedeli laici, soprattutto nella
direzione di una formazione
della coscienza cristiana
riattualizza in misura determinante il ruolo dell’Azione
Cattolica. Il Vescovo, nell’incontro con la realtà adulta
dell’Azione Cattolica della
Zona, ha sottolineato il ruolo
importante di un nucleo apostolico all’interno di ogni comunità cristiana, impegnato
a sostenere la missione della
Chiesa, ed ha evidenziato il
significativo apporto che la
presenza dell’Azione Cattolica potrebbe offrire in tale direzione. Una presenza che darebbe continuità all’azione pastorale di una comunità, che
sarebbe di aiuto nelle delicate fasi di avvicendamento dei
sacerdoti alla guida delle comunità stesse, e che sarebbe
l’espressione di quella leale e
positiva corresponsabilità dei
fedeli laici nella vita della
Chiesa tanto invocata ma, in
molte situazioni, scarsamente realizzata. La ricerca e la
cura di una autentica vita spirituale, la Chiesa locale, soprattutto nella dimensione
diocesana quale riferimento
per la vita del credente, e la
pastorale ordinaria, quale
ambito al tempo stesso di formazione e di servizio per la
vita personale e associativa del
fedele laico, costituiscono i riferimenti principali dell’Azione Cattolica, della sua identità e del suo ruolo di associazione di fedeli laici. Proprio i
laici attraverso la dimensione
associativa, possono utilmente avvalersi del dialogo, del discernimento comunitario, del
rapporto e dello scambio tra
generazioni, della ricchezza
che nasce dalla esperienza di
una fede pensata, condivisa,
verificata nella continuità di
un cammino ispirato alle scelte dell’interiorità, della responsabilità, della fraternità e
dell’ecclesialità. La grande capacità del Vescovo di
relazionarsi, di illuminare e di
appassionare alla vita della
Chiesa e alla bellezza e ricchezza della fede cristiana sollecita l’intera Azione Cattolica della Zona Prealpi a far proprie le indicazioni ricevute per
contribuire alla edificazione di
una Chiesa sollecita ai reali bisogni dell’umanità di oggi,
aperta ai segni dei tempi, attenta alla pienezza della vita
di tutti gli uomini.
A cura della Presidenza zonale
Azione Cattolica Zona Prealpi
L’INCONTRO CON LE NUOVE GENERAZIONI
“GIOVANI, SIATE AL SERVIZIO GLI UNI DEGLI ALTRI”
«
Q
uesta ve la devo
dire: ragazzi, ricordatevi che
c’è più gioia nel
dare che nel ricevere”. Con queste parole si
è concluso l’incontro del vescovo Diego Coletti coi giovani
della comunità pastorale di
Uggiate e Ronago. Il fitto calendario della Visita Pastorale ha previsto, infatti, per il
sabato pomeriggio un momento interamente dedicato
ai ragazzi delle medie e delle
superiori, un momento che si
è trasformato in occasione di
ascolto e dialogo con il nostro
pastore. Don Roberto, da
buon padrone di casa, ha fatto le necessarie presentazioni. La grande famiglia del nostro oratorio si è presentata
al Vescovo mostrando l’album
dei ricordi di un anno vissuto
intensamente. Le foto che
sono state proiettate hanno
suscitato nel vescovo i ricordi
della sua esperienza di oratorio, ricordi vividi e chiari di un’
esperienza che ha lasciato il
segno: “Non si smette mai di
imparare e non si smette mai
di imparare a vivere. Anche
nelle relazioni non si smette
mai di crescere e conoscersi:
ragazzi, l’oratorio è la scuola
di vita migliore che esista. Qui
impariamo giorno per giorno
a conoscere Gesù”. Non ha
avuto timore, il Vescovo, di
svelarci aneddoti e ricordi del-
foto Nedo Guidetti
la sua fanciullezza, anzi: il racconto della sua esperienza,
per tanti versi molto simile a
quella di tanti ragazzi, ha reso
il clima ancora più amichevole. Da bambino amava camminare e andare in bicicletta e
proprio in un viaggio in bici,
allo scattare del semaforo, ha
iniziato ad intuire quale potesse essere la sua strada. Ma i
ragazzi di Uggiate e Ronago
erano curiosi e ansiosi di sapere di più, su di lui, sulla fede
cristiana e sulla vita della comunità. Un grande e colorato
tabellone, preparato proprio
da loro, conteneva tante caselline su ognuna delle quali era
scritta una domanda che i ragazzi intendevano fare a Coletti. Le domande erano delle
più varie e il Vescovo poteva
scegliere, volta per volta, quale casellina aprire. Tra i que-
siti più “scottanti” c’era quello sulla nuova realtà della comunità pastorale: per spiegare il valore di questa nuova
esperienza, Coletti ha preso
ad esempio il sacramento del
matrimonio e l’esperienza
della vita famigliare: in una
famiglia il papà e la mamma
costituiscono una cosa sola,
poiché il loro amore radicato
in Cristo li unisce. Tuttavia le
due persone non si annullano, rimangono distinte nelle
loro caratteristiche ed identità, poiché ognuna è unica a
preziosa in sé. Allo stesso modo le due parrocchie di Uggiate e Ronago diventano una comunità che vive insieme, pur
conservando e valorizzando la
propria identità e le proprie
tradizioni. Alla domanda secca “chi è Dio?” il vescovo ha
risposto che il Dio in cui cre-
dono i cristiani è un Dio che è
Padre, Figlio e Spirito Santo
e che queste tre persone divine vivono tra loro una comunione di amore. A mostrarci
concretamente il volto del
Padre, poi, è Gesù Cristo: il
nostro è l’unico Dio ad avere
un nome, dobbiamo conoscere lui per conoscere Dio e
ascoltare il Vangelo di Gesù
significa ascoltare la voce del
Padre. Non poteva mancare,
infine, una domanda provocatoria su un argomento che sta
molto a cuore al nostro Vescovo e sul quale in più occasioni
si è espresso: il sottile, subdolo e diabolico insinuarsi, per
mezzo della pubblicità, di messaggi anti-evangelici e antiumani, che rischiano di inquinare le nostre coscienze. La
domanda era la seguente: “La
maggior parte dei presenti è
cliente della compagnia telefonica del Tutto intorno a te,
perché ce l’ha con noi?”.
Volutamente ironica, questa
domanda ha costituito un
assist decisivo. “Dovremmo
proclamare il Service to the
others (il servizio agli altri
ndr)! Gli slogans che vanno
per la maggiore, infatti, sono
l’antitesi più pericolosa del
messaggio evangelico. Comunicano la solitudine più profonda e la fine dell’amore, la
cancellazione del passato e del
futuro per un presente egoistico ed effimero”. Mentre
quello che Gesù ci ha insegnato e quello che permette ad
una vita di essere piena e dignitosa è l’amore verso il
prossimo, la valorizzazione
del passato e la speranza per
un futuro che va costruito con
responsabilità e coscienza, il
dono di sé come unico modo
per avere la vita in abbondanza. “C’è più gioia nel dare che
nel ricevere!” con queste parole mons. Coletti, che un
tempo credeva di voler fare il
medico, ma da quarantatre
anni è sacerdote e ora pastore della nostra diocesi, ha concluso questo dialogo schietto,
semplice e appassionato che
voleva coinvolgere il cuore e
la mente di ogni ragazzo e giovane presente. Terminato l’incontro del pomeriggio, sacerdoti, ragazzi e catechisti, guidati dal vescovo, hanno vissuto un significativo momento
di preghiera, durante il quale
è stata ricordata la piccola
Lisa (una bambina di Ronago
morta in un incidente stradale), pregando per lei e per la
sua famiglia, perché nell’oscurità del dolore e della sofferenza, non manchi mai la piccola
luce della speranza e dell’amore di Dio. I messaggi che
Coletti ha lanciato, il modo
semplice di mettersi in ascolto dei giovani, hanno permesso di vivere un’esperienza
davvero intensa e profonda di
Chiesa.
CHIESA
VISIT
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ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
Incontrando
in due
occasioni
alunni,
docenti
e genitori
il Vescovo
ha ricordato
l’importanza
della
formazione
non solo
accademica
ma anche
umana e
l’esigenza di
un’autentica
“alleanza
educativa”
N
ella mattinata di venerdì 12 marzo,
mons. Coletti ha visitato il Liceo scientifico Terragni di Olgiate Comasco, unica scuola
secondaria di secondo grado
presente nella zona pastorale
Prealpi con oltre novecento
alunni provenienti da diversi
paesi. Ad accoglierlo c’era la
preside, Erminia Colombo, e
i suoi più stretti collaboratori, insieme agli insegnanti di
religione cattolica ed i rappresentanti dei docenti. All’incontro erano presenti anche don
Stefano Cadenazzi, direttore
UN VESCOVO TRA I BANCHI
fotoservizio RR
dell’Ufficio per la Pastorale
della scuola, e mons. Lorenzo
Calori, parroco di Olgiate.
“Una mattinata - ha sottolineato la preside nel suo saluto –
in cui vedere il Liceo nella sua
quotidianità”. Passando lungo i corridoi dell’Istituto, il
vescovo Diego ha salutato personalmente qualche alunno
entrando in alcune aule per un
breve dialogo con i presenti.
Ai ragazzi il Vescovo ha parlato della sua esperienza di studente, ma anche ascoltato gli
alunni e la descrizione di quello che sarà il Liceo Terragni
con l’avvio del prossimo anno
scolastico, in cui sono previsti gli indirizzi Linguistico,
Scientifico e delle Scienze applicate. Rivolgendosi agli studenti il Vescovo ha evidenziato l’importanza di una forte motivazione allo studio, invitandoli a considerare la
scuola come una vera “ricchezza” che devono imparare a
“meritarsi”. Senza però, dimenticare che il mondo ha
bisogno di uomini e donne con
conoscenze scientifiche, ma
unite a una “passione per
l’umano”. Il Vescovo ha ricordato la sua lunga esperienza
di insegnante di filosofia, durata circa vent’anni, : una materia che insegna a pensare e
a ricercare il senso, cose di cui
oggi c’è parecchio bisogno.
“Perché lo studio - ha spiegato - non deve servire solo ad
“Insegnanti, dovete avere coraggio”
C
12
AL LICEO TERRAGNI DI OLGIATE COMASCO
ALL’ISTITUTO SANTA MARIA ASSUNTA DI VILLA GUARDA
«
P A G I N A
oraggio!” E’ questo il monito lanciato lo
scorso 12 marzo da mons. Diego Coletti
nel corso della sua visita all’Istituto
Santa Maria Assunta di Villa Guardia.
L’incontro era riservato ai docenti della
scuola, ma il Vescovo, con la sua affabilità, non ha
mancato di salutare anche gli alunni che, pieni di
entusiasmo e incuranti dell’etichetta, gli sono corsi incontro chiedendogli persino di firmare autografi. Nel suo discorso – non un monologo, al Vescovo premeva infatti che gli insegnanti esponessero
le loro problematiche – pur sottolineando a più riprese la bellezza dell’insegnamento, ha ribadito
quanto la missione dell’educazione sia difficile in
una società che sempre più crea un’umanità
robotica, dove raramente nel parlato
passa una comunicazione del pensiero.
Il Vescovo che a maggio cesserà il suo incarico di Presidente
della Commissione
Episcopale per l’educazione cattolica, ha
richiamato gli insegnati al loro fondamentale ruolo nella
formazione degli uomini e delle donne
del terzo millennio.
“Ricordo gli anni in
cui frequentavo la
scuola – ha detto il Vescovo – vi era una totale
mancanza di libertà di espressione, i docenti stavano attenti a non influenzare gli alunni, e questo
non sentirmi influenzato, anziché arricchirmi, mi
ha solo fatto sentire più povero”. Il Vescovo è partito da questo ricordo di gioventù per sottolineare il
potere-dovere della scuola, a maggior ragione di
quella cattolica, di trasmettere i valori racchiusi
in ogni singola disciplina di insegnamento, facendo emergere il sapere in tutta la sua straordinaria
ampiezza di orizzonti. Perché l’attuale società tende a creare persone che non pensano con la propria
testa, come computer che non producono pensiero
in maniera autonoma e creativa. “Oggi chi pensa
con la propria testa è avvertito dal sistema come
un pericolo; al contrario, se sei un buon consumatore, il sistema ti premia”. Ed è su questo aspetto
che l’educatore deve profondere il massimo impegno. Ma non solo. L’insegnante deve anche trasmettere l’idea della gratuità dell’amore, perché “se
questa viene a mancare, il giovane perde l’integrità dell’anima”. Infatti, nel momento in cui il giovane percepisce di non valere per se stesso, ma
solo in proporzione alla sua capacità di soddisfare le aspettative che nutrono in lui le persone che
gli vogliono bene,
allora rischia di
perdere quei valori a cui è ancorata
la propria dignità
e quindi se stesso.
L’insegnamento,
pertanto, non deve
risolversi in un
mero passaggio di
informazioni, ma
deve aspirare a costruire un reticolo
di relazioni improntate all’amore, scintilla che fa
divampare il fuoco
della conoscenza.
Cosa si richiede allora all’educatore? “Coerenza”,
invita mons. Coletti. Insegnanti e genitori devono
porsi questa domanda: “I nostri ragazzi quale pensano sia lo scopo per cui viviamo?”. Bisogna saper
comunicare ai giovani che lo scopo della vita non è
salvare sé stessi. Infatti, conclude il Vescovo con
l’ultima di una serie di citazioni, anche Gesù ha
disatteso l’esortazione della gente intorno alla
croce che gli diceva: “Salva te stesso”.
ILARIA COLLINA
accumulare dei dati ma deve
contribuire alla crescita della persona in tutti gli aspetti,
formandola per la vita.” Il dialogo con i ragazzi è stata l’occasione per spiegare nuovamente il motivo della sua visita: conoscere anche la realtà del Liceo per capire di più
la realtà diocesana che è stato mandato a servire. Un incontro che è avvenuto nel rispetto di una sana laicità. A
tal proposito, durante i colloqui nelle aule, è emersa la
necessità di doversi ben intendere su cosa significhi il termine “laicità”. Un concetto
discutibile qualora fosse il tentativo di destrutturare le identità, di azzerare le diversità,
al fine di essere tutti uguali.
Una sana laicità, infatti, non
chiede privilegi per alcuno ma
tende a favorire le identità
affinché la ricchezza di ciascuno possa giovare al bene di
tutti attraverso il dialogo e il
confronto. In Italia, in considerazione della rilevante presenza della Chiesa cattolica, il
sospetto è quello dell’invadenza e della prevaricazione. Ma
la scuola statale laica è chiamata a mettere a disposizione di tutti tutto quanto fa parte dell’identità del Paese dal
punto di vista culturale, e
quindi anche la presenza della cultura e della religione cristiana cattolica.
L’incontro con gli alunni del
Terragni ha visto affiorare
anche
alcune
delicate
tematiche di attualità. Il Vescovo ha ricordato che il cristiano, che vive della sua fede
in Cristo Gesù, ha anche delle ragioni da presentare, a
sostegno di un dialogo e in vista di un confronto che abbiano come fine il bene comune.
Tante sono state le domande
dei ragazzi: dal crocifisso in
classe al testamento biologico, e quindi eutanasia e abor-
to, ma anche qualche accenno a tematiche riguardanti il
matrimonio, la morale sessuale, la libertà, il lavoro, le
relazioni con gli altri. Argomenti che avrebbero richiesto
un adeguato tempo di presentazione e quindi di confronto.
Mons. Coletti ha richiamato
quanto importante siano la
lettura, “cibo della mente”, e
lo studio, per imparare a pensare e a parlare. Li ha poi invitati a riflettere sul senso
della vita; a chiedersi, in ultima analisi, qual è lo scopo
dell’esistenza. In quanto nella risposta a queste domande
sta la differenza. Dopo l’incontro con alcune classi, vi è stato l’incontro con il Consiglio
d’Istituto in aula magna: i rappresentanti dei docenti, dei
genitori e degli alunni. Il Vescovo ringraziando per l’accoglienza ha voluto evidenziare
la stima della Comunità cristiana verso una scuola che
vive la sua responsabilità
educativa e formativa nei confronti delle nuove generazioni.
Il Vescovo di Como ricordava quindi ai presenti
come sia assolutamente necessaria “un’alleanza educativa”. La famiglia, la scuola,
la comunità civile prese singolarmente, non vanno molto lontane nell’onorare l’intelligenza e il cuore dei ragazzi;
c’è bisogno di “lavorare in
rete”. Il saluto e l’intervento
del rappresentante dei genitori in Consiglio di Istituto hanno sottolineato la buona
sinergia che vi è al Liceo
Terragni tra genitori e docenti: una disponibilità a costruire insieme in vista del futuro
dei figli, contribuendo ciascuno per la sua parte, nella consapevolezza che è assai importante che i ragazzi sentano la
vicinanza e l’interesse dei genitori. Un applauso ha concluso l’incontro ed accompagnato lo scambio dei regali, tra i
quali una copia del calendario
realizzato dagli alunni delle
classi prime con le foto del
trekking di inizio anno ed
un’offerta da parte dei docenti e del personale della scuola
per il Fondo di solidarietà della Diocesi di Como. Come ha
ricordato agli studenti questo
cammino di crescita, culturale e umano, che stanno compiendo al Liceo, dovrà diventare per loro fecondità di vita.
Si tratta di esperienze che saranno tenuti a mettere a disposizione di coloro che incontreranno perché anche attraverso la scuola si costruisce il
futuro del nostro Paese.
DON OMAR CORVI
CHIESA MONDO
MISSIONE CAMEROUN
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
VOCE DEL VERBO
SCEGLIERE
l viaggio in Cameroun ci
porta oggi a conoscere lo
stile con il quale i missionari “Fidei Donum” vivono la loro esperienza nella diocesi di Maroua-Mokolo.
Sì, perché c’è modo e modo di
“fare missione”: ci sono scelte
specchio dell’attività missionaria come epifania e realizzazione del disegno di
Dio nel mondo e nella storia
(cfr Redemptoris Missio 41) e
scelte che dicono che una persona ha cambiato nazione ma
non è mai partita perché ha
portato con sé uno stile occidentale con una serie di oggetti che
intralciano l’annuncio gratuito
e universale del Vangelo. Non è
certo il caso dei nostri fidei
donum che il verbo scegliere lo
sanno coniugare davvero facendo trasparire una vita squisitamente evangelica! “La prima
forma di evangelizzazione è la
testimonianza” (RM 42)
L’equipe missionaria rende visibile questa realtà propria della missione ad gentes con una
scelta di sobrietà e di comunione che rimanda immediatamente al Vangelo. Le loro case,
accanto a quelle della gente,
I
I PROGETTI
Donne e bambini che camminano per i sentieri del villaggio, vanno a prendere l’acqua.
Tornano con taniche o otri piene fino all’orlo, le tengono in
equilibrio sulla testa e non
una goccia esce dal contenitore. Acqua, risorsa preziosa,
soprattutto in Cameroun, là
dove non ci sono i rubinetti in
casa e là dove la stagione senza piogge dura quasi sei mesi.
Sei mesi senza una goccia
d’acqua dal cielo, sei mesi con
la terra secca e il vento che
solleva la sabbia. Uno degli
ambiti in cui agisce la diocesi
di Maroua-Mokolo e, con lei, i
nostri missionari fidei donum
è proprio quello dell’acqua.
In questi anni si è tentato di
fornire a tutti i villaggi la possibilità di avere dei pozzi. Pozzi dove prendere l’acqua pulita, pozzi dove prendere acqua
tutto l’anno.Ma, come sempre,
questo lavoro richiede la collaborazione delle comunità.
Tutti devono essere d’accordo
con lo scavo di un pozzo, scavo
che richiede denaro per pagare i lavori e disponibilità di
mano d’opera. Tutti devono
impegnarsi poi a mantenere il
pozzo in funzione, a curare che
la corda e il secchio, là dove
non c’è il pozzo meccanico, siano tenuti in condizioni igieniche ottime, perché basta
poco a sporcare l’acqua e a diffondere malattie. Come sempre la diocesi di Como collabora economicamente alla costruzione, ma la comunità che
beneficerà del pozzo deve pagare la sua parte.I pozzi che
si costruiscono sono di due tipi
anche perché molto diverso è
il terreno, in alcune aree è roccioso e occorre scavare molto
in profondità a cercare la
faglia, altrove è più superficiale, ma occorre incanalare le
acque durante le piogge per
fare in modo che ci sia disponibilità idrica tutto l’anno.
B.M.
sono semplici e con poche cose:
il necessario che permette la comunicazione con le loro famiglie, il minimo indispensabile
nei servizi igienici e nell’arredamento, uno spazio ampio per
l’accoglienza dei poveri e dei
visitatori(margujà compreso!).
Il loro servizio di equipe è caratterizzato da un incontro settimanale, dalla sera della domenica al pomeriggio del lunedì. Insieme pregano, riflettono
sulla Parola di Dio, programmano le attività pastorali, decidono quali progetti sono necessari per la promozione umana. Il loro ritrovo è anche occasione per scambiarsi notizie che
arrivano dall’Italia, per uno
sguardo a “Il Settimanale” e per
un meritato momento di riposo. Facile pensarla da qui questa riunione! A ciascuno di loro
costa ore di jeep su una strada
piena di buche e di imprevisti.
Ma è il prezzo da pagare per far
trasparire uno stile di comunione tra loro e tra la Chiesa che li
ha invitati e la Chiesa che li ha
accolti. E’ il verbo scegliere coniugato al presente che esprime questo rimanere nella vita
dell’altro e dell’altra pur riprendendo nei giorni successivi
un’attività pastorale che li porta lontano. “Fedele allo spirito
delle beatitudini, la Chiesa è
chiamata alla condivisione con
i poveri e gli oppressi di ogni genere.” (RM 60) L’equipe missionaria ha scelto di stare dalla parte dei più poveri tra i
poveri. I sordomuti, i carcerati, i ciechi, le donne, le persone
con handicap fisico: uomini,
donne e bambini che nel popolo
africano contano di meno, non
hanno possibilità di lavoro, di
istruzione, di inserimento sociale. A loro i nostri 7 amici dedicano le energie migliori. E’ il
verbo scegliere coniugato al
passato prossimo: ti ho scelto e
quindi fai parte di me. I poveri
non sono a margine della missione. Sono lì, in casa con loro
come un segno luminoso della
vita di Gesù povero e amico dei
poveri dalla nascita alla croce.
“Il Vangelo nulla toglie alla libertà dell’uomo, al dovuto rispetto delle culture, a quanto c’è
di buono in ogni religione…Lo
sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né
dalle strutture tecniche, bensì
dalla formazione delle coscienze” (RM 3; 58).I missionari, dando visibilità alla scelta della
Diocesi cui sono “prestati” perché il dono della fede risplenda
come luce per tutti i popoli, vivono una scelta pastorale
prioritaria: quella della formazione delle persone. Una
scelta che li vede impegnati a
tutto campo nel catecumenato,
nella scuola, nei corsi professionali, nell’educazione sanitaria,
nella formazione delle famiglie,
dei catechisti, delle donne. E’ il
verbo scegliere coniugato al futuro perché forse, solo questa
scelta prioritaria aiuterà l’Africa ad uscire dalla situazione di
povertà e di ingiustizia in cui
si trova. Grazie amici, perché
con queste scelte aprite la vita
di tanti fratelli alla speranza e
alla pace! Santa Teresina,
patrona delle missioni, in questi giorni pellegrina nella nostra Diocesi, ci aiuti sempre a
“scegliere la parte migliore”.
GABRIELLA RONCORONI
PER RIFLETTERE...
Le mie scelte personali
sono scelte che fanno trasparire il vangelo?
Le nostre scelte pastorali
comunitarie sono scelte che
rimandano al Vangelo e ad
uno stile missionario?
I NOSTRI MISSIONARI/5 DON CORRADO NECCHI
Nasce a Gravedona il 14 luglio 1966. Entra in seminario per gli studi teologici dopo aver frequentato il liceo
scientifico a Morbegno. Viene ordinato prete il 15 giugno 1991. E’ vicario parrocchiale a Como-S.Giuliano, a
Regoledo e parroco a Torre S.Maria. Nel gennaio 2008
parte per la missione diocesana in Camerun nella diocesi di Maroua-Mokolo come collaboratore a Mogodè.
Dall’agosto 2008 è parroco della “Paroisse Sacré Coeur
de Rhumzu”.
Descrizione di alcuni particolari.
Conosce il rasoio e il sapone da barba. Questo lo rende
diverso da altri missionari. Gentile con tutti, paziente,
preferisce il sottovoce al gridare. Arriva in Parrocchia
con la moto. Alcune cose, come guidare un motoveicolo,
è certamente meglio impararle da ragazzi. Ma il missionario si adegua ai bisogni. Non ha paura e
impara. La gente si sposta. Forse sa! La sua specialità è intrattenere i bambini. Ha l’aria dei vecchi
missionari della prima evangelizzazione, che, arrivando nei villaggi, conquistavano col gioco le
nuove generazioni. Ogni tanto corre, con dietro un drappello di scatenati musetti neri che lo vogliono prendere. Predilige le parabole evangeliche legate all’agricoltura e alla pastorizia. Il suo sogno:
importate una vite che possa attecchire sull’altopiano dei Kapsiki. Lo vedi dolce e tenero, ma è
meglio non schiacciargli un piede. Si mostra timido, ma è solo un’apparenza. Gode di buona salute,
tanto che in africa ha imparato a dire: pancia mia, fatti capanna! Dove dorme tiene il computer. Da
lì partono le lettere che scrive agli amici in Italia. Ci tiene ai contatti. Evangelizza con grande
attenzione alle relazioni, alla formazione, alle responsabilità dei laici. Per lasciare una traccia basta
passare di corsa, per lasciare un’impronta ci vuole più tempo. Per questo la gente lo vuole trattenere. Il nome di un famoso presentatore gli si addice quando predica.
Ma l’essere nato nel giorno della Rivoluzione francese vuol dire qualcosa?
Grazie, don Corrado!
DON ITALO
P A G I N A
13
5a Tappa
(15-17 gennaio 2010)
Il viaggio in
auto sembra
una tavola rotonda. Si vede
che le visite al
Centro Emmaus, al Villaggio dell’Amitié
e al Carcere
hanno colpito e
preoccupato la
delegazione
comasca. Sono tutti interessati ai corsi di agricoltura, alle
famiglie che fanno due anni di
formazione, alla situazione
della donna. Avete bisogno di
informazioni sui modi di vivere qui?
Ecco pronto il Margujà: tutto
ha visto e tutta sa!
Per capirci: qui, da noi, la vita
della coppia di sposi è un po’
particolare. Le donne non possono parlare quando ci sono
degli uomini; il loro compito
principale è mettere al mondo dei figli e farli crescere.
Lavoro tanto, dignità riconosciuta poca. Anche un Margujà
vede che non va!
Improvvisamente appaiono i
picchi di Rumsiki. Laura, alla
guida dell’auto, ce li mostra orgogliosa di conoscerli bene.
Quando viene il tramonto
l’emozione cresce a dismisura.
E la temperatura cala precipitosamente. Tutti mettono il
pile, la giacchetta, il golf. Io,
povero lucertolo dal sangue
freddo, bisognoso di caldo, mi
metto nello zainetto di Gabriella, sperando di non spaventarla.
Eih, eih, come si sta bene qui.
E poi ci sono caramelle, un po’
di arachidi, i fazzolettini profumati e… ops, lo so, non si
guarda dentro la borsa di una
signora. Scusate! Me lo ripeto
cento volte per penitenza: stai
attento, Margujà, con la tua
curiosità! Per la Messa della
domenica gli ospiti si dividono: don Giuliano e don Stefano vanno con don Angelo a
Zhilj. È festa! Musica, danze,
preghiera, gente che arriva da
tutte le parti. La domenica
africana è un’eplosione di vita
comunitaria: BUM! Gabriella
e don Italo vanno con don
Corrado a Rhumzu. La chiesa
è la più bella della zona.
È costruita sul modello del
Saré, la casa delle famiglie
Kapsiki: la capanna dell’accoglienza, quella della donna per
la Vergine Maria, la capanna
granaio per il tabernacolo, e la
capanna per mangiare dove
viene celebrata l’Eucaristia.
L’architetto Bruno Somaini di
Como, che l’ha progettata, ha
guardato bene i nostri villaggi e ha ascoltato le idee dei
missionari. Il mio Trismargujavolo mi racconta che ci fu
un gran lavoro di tutti!
Don Corrado ci porta a mangiare nella casa parrocchiale.
Miglio e pollo, da prendere rigorosamente con la mano destra. La sinistra è riservata
all’igiene più intima.
A tavola è come non averla.
Che sia dolce o salato il cibo,
nessuno si azzardi a succhiare le dita della mano sinistra.
Un bel caffè all’italiana e…
Fermatelo! Chi ha dato in
mano un arco a don Italo?
Il volto gli è diventato come
quello del suo eroe Robin
Hood, l’arco è teso, la freccia
infilata. Ecco il sibilo e subito
il “pof ”. Centrata la papaia
sull’albero!
Il Margujà è salvo. Non è l’ultima puntata!
D.I.M.
P A G I N A
14
Si tratta
dei tre grandi
pilastri
del cammino
quaresimale
di conversione
in vista
della Pasqua.
Abbiamo
provato a
rileggere questi
tre impegni
nell’ottica della
custodia del
Creato, per
offrire alcuni
spunti di
riflessione
pagina a cura
del’Ufficio Diocesano
Pastorale Sociale
e del Lavoro - Salvaguardia
del Creato e Stili di vita
CHIESA
Salvaguardia
Creato
SalvaguardiaCreato
del
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
QUARESIMA E STILI DI VITA
DIGIUNO,
PREGHIERA,
ELEMOSINA
D
igiuno, preghiera, elemosina: questi sono i
grandi pilastri del
cammino quaresimale
di conversione in vista
della Pasqua. Abbiamo provato a rileggere questi tre impegni nell’ottica della custodia del
Creato, per offrire alcuni spunti di riflessione.
Il digiuno può essere visto
come l’espressione naturale della sobrietà, intesa come quell’atteggiamento che induce a
verificare l’autenticità dei propri bisogni, valorizzando le risorse che si hanno a disposizione per utilizzarle nel rispetto
del progetto del Creatore, permettendo così un’esistenza dignitosa ai più poveri e alle generazioni future. Una sobrietà
intesa come essenzialità, che si
pone nel rispetto profondo dell’uomo e del resto del Creato. Le
risorse non sono solo i beni
materiali, ma anche le proprie
ricchezze emotive, relazionali,
intellettuali. Perciò il digiuno
quaresimale potrebbe consistere in una nuova attenzione verso tutti gli sprechi: da quello
alimentare, a quello dell’energia e dell’acqua, a quello del
tempo. Cerchiamo di passare
meno ore frenetiche in automobile, davanti al televisore, al
telefonino oppure immersi nel-
la realtà virtuale del computer,
di internet, dei vari social
network. Diamo importanza
piuttosto a mantenere e creare
relazioni significative, regalando il nostro tempo e le nostre
energie ad aprirci realmente
agli altri. Lasciamo che i
sagrati delle nostre chiese sia-
A VERONA IL 23 MARZO SECONDO INCONTRO
no sempre più luoghi di incontro e non parcheggi di auto.
Guardiamoci intorno e scopriremo che quella che ci circonda
è una realtà più bella e coinvolgente di quella virtuale.
Riappropriamoci il più possibile dei ritmi di vita legati al volgere dei giorni e delle stagioni,
scanditi dal cammino del sole
nel cielo e della Terra attorno
al sole. Sfruttiamo la luce naturale, piuttosto che quella artificiale. Sentiamoci parte e solidali con l’universo.
Ma tutto questo non è sufficiente se non è accompagnato
da un altro atteggiamento: la
contemplazione. Essa è il guardare il cielo, il lago, le montagne, la natura e l’uomo stesso
come stupenda opera di Dio
data gratuitamente agli uomini, per poterne coglierne
appieno la bellezza, l’armonia,
riflesso del suo Creatore. Come
in ogni opera d’arte infatti l’Autore esprime gratuitamente se
stesso e ci si ritrova. Significa
ripartire dall’essenza delle piccole cose, riscoprendone la forza e la bellezza nascosta. Quindi deve subentrare la preghiera di lode a Dio Creatore per
questi doni, e la consapevolezza che il nostro operare quotidiano debba custodire e far risaltare agli occhi di tutti gli
uomini la bellezza e l’armonia
del creato.
E arriviamo all’elemosina,
vista non solo e semplicemente
come impegno a non appropriarsi indebitamente di risorse che non ci sono necessarie e
a condividerle con chi vive con
noi e dopo di noi. In senso lato,
si tratta di una assunzione personale di responsabilità nei
confronti del Creato, per
ricomiciare a tessere la tela
della storia da protagonisti,
consapevoli dei doveri a cui siamo chiamati. Perché è anche
nella salvaguardia del Creato
che si realizza l’amore verso Dio
e verso i nostri fratelli.
Ricordiamoci di questo durante la Quaresima.
LA RETE INTERDIOCESANA DEGLI STILI DI VITA
Il prossimo 23 marzo vi
sarà, presso le Piccole Suore
della Sacra Famiglia di Verona, il secondo incontro 2010
della Rete interdiocesana dei
nuovi stili di vita.
La Rete interdiocesana è
costituita da circa 30 Diocesi
del Centro Nord Italia, rappresentata dai responsabili
dei rispettivi Uffici Diocesani
di Pastorale del Lavoro, Giustizia e Pace, comprendente al
suo interno la Pastorale e Teologia di Custodia del Creato.
Ho partecipato, come laico
della Commissione Diocesana, ai vari incontri della stessa Rete tra il 2009/10 nonchè
al Convegno, anch'esso per
laici, della Commissione Custodia del Creato CEI a Roma,
del 30 maggio 2009.
Le tematiche di confronto
ruotano attorno all'ambiente,
sviluppo e tecnologia come
motori di promozione umana:
numerosi partecipanti hanno
assunto, a mio modesto parere, posizioni fin troppo "verdi"
e/o cosiddette "catastrofiste"
perdendo di vista che il Creato in primis è l'uomo e la donna della Bibbia, del Libro della Genesi, trascurando il significato di salvaguardia o custodia rivolto a tutte le attivi-
tà umane che, per storia dello
sviluppo tecnologico, hanno
avuto ed avranno un effetto di
"impatto ambientale" da mitigare, controllare e migliorare, non esistendo in assoluto
attività umana priva di controindicazioni.
Custodire il Creato è quindi tutelare e conciliare i nostri stili di vita quotidiani nel
benessere, nelle abitudini consolidate, nelle esigenze umane di miglioramento, nel consumo intelligente, nel lavoro
e/o vacanze con l'attenzione al
Creato, all'essere umano in
primis, alla natura ed alle risorse offerte sin dall'origine
dal Creatore.
Custodire il Creato non è
uno slogan "verde", nè un'affermazione "ambientalista/
politica", ma è un atteggiamento di meraviglia per la
magnificenza dell'opera di Dio
creatore e di chi vuol preservare, pur nel continuo progresso tecnologico, l'impronta
originaria di armonia e bellezza del suo Artefice.
Il Dio Cristiano non è un
Dio geloso, ma è un Dio che
promuove l'intelligenza e lo
sviluppo dell'umanità.
SALVINO ZIRAFA
STILI DI VITA
STOP AL RUMORE
L’inquinamento non solo si
vede ma, spesso, si... sente. I
cinque sensi sono un rilevatore
importante della qualità dell’ambiente che ci circonda. La
vista, il gusto, il tatto, l’olfatto... Anche l’udito, rappresenta, tra questi, un importante
campanello dall’arme nell’indicarci che qualcosa non va.
Stiamo parlando di inquinamento acustico. Il traffico, il
suono di una sirena, il rombo
assordante di un aereo che
decolla possono produrre rumori in grado di provocare
danni assai gravi alla salute.
Studi scientifici hanno infatti
dimostrato che oltre gli 85
decibel (l’unità di misura del
suono) il rumore possa provocare danni all’apparato uditivo, anche se soltanto a 120 decibel in genere i timpani incominciano a percepire dolore.
Un rumore eccessivo può, inoltre, provocare un aumento irregolare del battito cardiaco e
causare disturbi di tipo nervoso come stanchezza, mal di testa, irritabilità, depressione,
oltre che aumentare la pressione del sangue. E, si badi bene,
non è necessario di tratti di
rumori di eccessiva potenza. Il
traffico cittadino, di media
intensità, emette tra i 70 e i 90
decibel, un’auto 80 decibel, un
martello pneumatico 100
decibel, una chitarra elettrica
tra i 90 e i 130 decibel.
Oggi il traffico rappresenta
una delle principali cause di
in quinamento acustico delle
nostre città ed è percepito come
un grave problema dal 36%
delle famiglie italiane. Su 110
capoluoghi di provincia solo
68 sono i Comuni che hanno
approvato un piano di zonizzazione acustica, evidenziando le situazioni critiche su cui
intervenire.
I Governi dal 2001 ad oggi
hanno finanziato il 67% delle
risorse su infrastrutture stradali non prevedendo nessun
intervento a sostegno dell'inquinamento delle città, che
spesso presentano valori oltre
le soglie consentite.
Ma noi, nel nostro piccolo,
che cosa posiamo fare per combattere l’inquinamento sonoro?
Basterebbero pochi, semplici accorgimenti, per evitare di
alimentare il “coro”.
Controlliamo i rumori che
produciamo, specialmente se
ci troviamo in compagnia, soprattutto in ambienti chiusi.
Gridare e parlare a voce alta
possono contribuire a far raggiungere livelli di rumore fastidiosi per gli altri.
Attenzione al volume di stereo, televisiore, radio, strumenti musicali elettrici.
Evitiamo rumori inutili come clacson, petardi, sirene da
stadio, accelerate forzate... Del
resto anche i nostri vicini hanno diritto ad un po’ di quiete.
Preserviamo la nostra salute ascoltando lettori Mp3 e
Ipod a volumi non troppo elevati per scongiurare il possibile rischio di danni all’apparato uditivo.
Non facciamo, infine, finta
di nulla se constatiamo, da
parte di qualcuno, l’emissione
regolare di rumori eccessivi.
Rivolgiamoci, in questo caso,
al più vicino comando di Polizia locale. Produrre rumori
dannosi è infatti un reato punibile dalla legge.
Anche questo è senso civico.
MARCO GATTI
P A G I N A
16
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
IL 19 E 20 MARZO, ANCHE A COMO
Le Acli tornano
in piazza
per i diritti
di tutti
I
l 19, 20 e 21 marzo le
Acli torneranno in
300 piazze d’Italia
per la IV° edizione di
“Diritti in piazza”, a
Como saranno presenti in
Piazza Cavour all’interno
della manifestazione
“Como anni felici”, ma
anche in alcuni circoli
Acli della provincia: Caslino al Piano, Lenno, Lipomo e Mariano Comense.
Inoltre la sede provinciale di Como e la sede zonale di Cantù nella mattina di sabato 20 marzo
saranno aperte per un
open-day straordinario
per ascoltare i lavoratori
ed i pensionati. Per conoscere più a fondo il senso
di questa iniziativa ne
abbiamo parlato con Luisa Seveso, presidente delle Acli lariane.
Che valore ha l’iniziativa “Diritti in piazza 2010”?
«L’iniziativa “Diritti in
piazza” è nata nell’ottobre
del 2005 per rispondere
all’esigenza di informazione e confronto da parte dei cittadini. Diciamo
che “metterci in piazza”
vuol dire mescolarci con
la gente e lavorare, insieme, attraverso uno scambio di informazioni, affinché tutti - uomini, donne,
giovani, anziani, italiani,
immigrati - possano veder riconosciuti i propri
diritti e aver chiari i propri doveri».
Perché la scelta del
tema della legalità nel
lavoro?
«La legalità nel lavoro
è il tema scottante di questi anni. In Italia, 3 milioni di persone svolgono
un lavoro irregolare. Per
molte di queste, il lavoro
grigio e il lavoro nero rappresentano l’unica opportunità e l’unica prospettiva. In un periodo di crisi,
come quello che stiamo
attraversando, si accetta
qualsiasi tipo di compromesso ma il lavoro illegale non è un “ammortizzatore dell’economia” per
avviare processi organizzativi in grado di competere sul mercato. Nega
dignità e cittadinanza ai
lavoratori ed è la principale causa di una scorretta concorrenza e di un
progressivo impoverimento dei sistemi produttivi e di protezione sociale».
I lavoratori, in Italia,
sono spesso vittime di
infortuni, soprusi, irregolarità e sfruttamento. Qual è la problematica più diffusa?
«In Italia l’andamento
degli infortuni sul lavoro
nei primi 6 mesi del 2009
messi a confronto con lo
stesso periodo del 2008
indicano un calo a due cifre pari al 10%, lo stesso
si può dire per i casi mortali dove il dato si ferma
a 490 con un -12% È evidente un calo importante.
Tuttavia esso non dipende dalla forza delle nuove norme di sicurezza e
igiene del lavoro, ma dalla crisi. Meno lavoro,
meno occupati, meno infortuni: la crisi ha un suo
lato positivo, evidentemente.
Fenomeno che rimane
drammatico anche in provincia di Como con cinque
incidenti mortali nel
2009, che salgono a 11 nel
2008 (di cui 8 in itinere),
e a 12 nel 2007. Nel 2008
gli infortuni denunciati
sono complessivamente
diminuiti del 5,7% anche
in provincia con una
flessione marcata nell’industria e nei servizi. Il
settore che si conferma
essere più pericoloso è
quello delle costruzioni,
con 895 infortuni pari al
10,69% del totale, seguito da trasporti, magazzi-
RITIRO QUARESIMALE
PER MEIC E UCIIM
Sabato 27 marzo, presso il Centro Pastorale,
si terrà, a partire dalle ore 15, il ritiro quaresimale, promosso dal Meic e dall’Uciim, e proposto a chiunque desideri parteciparvi. La meditazione sarà dettata da don Ivan Salvadori. L’incontro si concluderà con la recita del “Vespro”.
“Legalità
nel lavoro”
lo slogan che
accompagna la
manifestazione.
Banchetti
informativi
saranno allestiti
in diversi punti
del territorio
naggio e comunicazioni,
con 393 denunce (4,69%),
tessile (329 casi, 3,93%),
meccanico (191, 2,28%),
plastica e gomma (161,
1,92%), legno-arredo (113,
1,35%). A Subire infortuni nel settore costruzioni,
in 391 casi, sono stati ragazzi di età compresa tra
i 18 e i 34 anni, tra cui due
mortali. In controtendenza gli infortuni che riguardano lavoratori stranieri: se in termini assoluti diminuiscono - 1.466
nel 2007, 1.458 nel 2008 percentualmente aumentano passando dal 16,52%
al 17,42% del totale, in
virtù dell’aumento registrato dalla manodopera
immigrata. Le nazionalità più colpite sono quella
marocchina (238), romena (131), albanese (132),
tunisina (114) e svizzera
(48).
Possiamo allora dire
che ci sono meno incidenti in ambienti lavorativi?
Purtroppo in questo contesto cresce la diffusione
e la pratica del lavoro
nero che non viene denunciato e che non assicura
ai cittadini il dovuto versamento contributivo. I
giovani di oggi sono destinati a non accumulare
una dignitosa pensione
perché devono sottostare
a queste dinamiche di illegalità».
Com’è articolato il lavoro nero nel nostro
Paese?
«Nel 2008, alcune indagini dell’Istat, hanno portato alla luce 4 forme di
posizione lavorativa irregolare: quelle continuati-
Luisa Seveso, presidente Acli Como
DIRITTI IN PIAZZA MARZO 2010 – PROVINCIA DI COMO
Località
Indirizzo
Data
Orario
Como
Piazza Cavour
19 – 20 e 21
10 - 19
Circolo di Lenno Presso oratorio
Domenica 21
10 - 15
Domenica 21
Circolo di
Via 4 Novembre
10 - 18
Cadorago
Caslino al Piano
Circolo Atel
Via Canzighina
Domenica 21
14 - 18
Acli di Lipomo
Circlo AS Bocce Via don Sturzo
Sabato 20
15 - 22
48 Mariano
Como
Patronato open day
Sabato
10 - 12
Cantù
Patronato open day
Sabato
10 - 12
ve svolte non rispettando
la normativa vigente;
quelle occasionali svolte
da studenti, casalinghe o
pensionati; quelle svolte
da immigrati non residenti e non regolari e, infine, quelle plurime, attività, cioè, ulteriori alle
attività principali (meglio
note come secondo lavoro)».
Se si parla di legalità non si può non chiamare in causa le istituzioni. Quali sono i
prossimi passi da compiere per migliorare le
attuali condizioni dei
lavoratori? Cosa chiedete con più urgenza?
«Noi delle Acli e del Patronato Acli chiediamo un
intervento di contrasto al
lavoro nero articolato per
tipologie contrattuali e
per settore produttivo,
una campagna di sensibilizzazione ed informazione sui diritti e doveri di
lavoratori e datori di lavoro, politiche per l’emersione e un forte aumento
dei controlli».
Le 294.744 istanze di
regolarizzazione presentate al Ministero
dell’Interno nello scorso settembre rappresentano un primo importante passo verso la
legalità. Secondo voi
cos’altro si potrebbe
fare?
«L’esigenza delle famiglie italiane di ricorrere
alla collaborazione di assistenti familiari è cresciuta considerevolmente
(2 milioni 451mila nel
2009). Il 71,6 % di essi
sono di origine immigrata e, spesso, non vengono
messi in regola. Per favorire la legalità, in questo
contesto lavorativo, abbiamo pensato a due proposte: la prima di profilo
professionale dei lavoratori e delle lavoratrici con
l’istituzione di un registro
degli/delle assistenti familiari e dei/delle colf; la
seconda, di profilo fiscale,
che consiste in una detrazione d’imposta delle spese del costo del lavoro sostenuto per l’assistenza e/
o per la collaborazione
familiare, ovvero le spese
di salario ed i contributi
previdenziali all’interno
della dichiarazione dei
redditi. .
Per questo abbiamo
pensato anche ad un dibattito sul “lavoro di cura”
domenica 21 marzo durante l’iniziativa “Diritti
in Piazza” Acli Colf e Patronato Acli parleranno di
diritti, di tutele, di doveri
e politiche di cittadinanza per informare i lavoratori e le famiglie».
Che obiettivo vi po-
nete per quest’edizione di “Diritti in piazza”?
«Il nostro obiettivo è
avviare processi di regolarizzazione per i lavoratori immigrati, contrastare il lavoro nero, promuovere il diritto alla sicurezza sul lavoro e alla prevenzione, garantire la correttezza dei versamenti
contributivi secondo il sistema di previdenza sociale obbligatorio e complementare. In sintesi,
vogliamo che in Italia si
collabori attivamente per
portare la legalità in ogni
ambiente di lavoro e sociale».
Ricordiamo che il Patronato Acli è a disposizione
dei lavoratori e di ogni cittadino. Per accedere ai
suoi servizi è possibile
prenotare un appuntamento chiamando il numero verde 800.74.00.
44 oppure consultando il
sito www.patronato.acli.
it., ma anche rivolgendosi alle sedi del Patronato
presenti in provincia di
Como. Nella mattinata di
sabato 20 marzo in occasione di questa iniziativa
le sedi di Como e di Cantù
effettueranno un open
day straordinario a disposizione dei cittadini».
sintesi a cura
di M. Ga.
VIA CRUCIS A CERNOBBIO ORGANIZZATA
DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA “DAVIDE BERNASCONI”
Bambini e genitori si ritroveranno venerdì 26 marzo lungo le vie di Cernobbio per la via Crucis
organizzata dalla Scuola dell’Infanzia “Davide Bernasconi”. Un’iniziativa frutto del lavoro di insegnanti e genitori che accompagneranno la preghiera allestendo, insieme ai bambini, alcune rappresentazioni
delle stazioni più significative. La “Via Crucis” inizierà alle 18.00 nel giardino della scuola dell’Infanzia,
in via Cinque Giornate, dove verrà rappresentata l’ultima cena, si proseguirà poi verso il centro per la
seconda tappa al “Parco Perlasca” dove si rivivrà l’episodio dell’Orto degli Ulivi e il Tradimento di
Giuda. La marcia proseguirà poi verso il lago, al portico “ex posta” dove ci sarà il “processo a Gesù” e poi
lungo la Riva di Cernobbio si arriverà alla chiesa del Santissimo Redentore dove vi sarà la rievocazione
della crocifissione.
CRONACA
P A G I N A
Como
17
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
TAVERNOLA VILLA BELLINGARDI
Scomodiamoci:
spazio
alla creatività
giovane
S
comodiamoci”… Si sono
scomodati in
diversi, sabato scorso, 13
marzo, per il lancio ufficiale del progetto “La Darsena” e il conseguente taglio del nastro del Centro
giovanile “Scomodiamoci” in quel di Tavernona,
presso la splendida Villa
Bellingardi.
Un luogo, Villa Bellingardi, uno spazio fisico in
cui incontrarsi acquisire
esperienza, conoscenza. Il
Centro ospiterà, infatti,
un vero e proprio “cantiere” aperto alla creatività
e alle eccellenze di giovani talentuosi, ma anche
sportelli di ascolto, di
orientamento scolastico e
professionale, oltre ad
un’agenzia che promuoverà azioni di tutoraggio
all’imprenditoria.
Dopo mesi di frenetico
lavoro sabato ha salutato
il via ufficiale a questo
progetto nato intorno al
bando “Emblematici minori” della Fondazione
Cariplo.
Il Centro giovanile
“Scomodiamoci”, come
detto, esprime il primo
aspetto operativo del progetto “La Daresena” dedicato ad adolescenti e giovani adulti. Un nome carico di significato. «Scomodiamoci - spiega Adriano Sampietro - coordinatore e referente dell’iniziativa - vuole sottolineare il desiderio di coinvolgimento propositivo per i
giovani di Como e la volontà di accompagnare
“
questo percorso da parte
di adulti che faranno da
referenti per la formazione e l’informazione».
Le attività all’interno
del Centro, basate sui
temi forti della cultura e
del lavoro, saranno organizzate attraverso una
serie di laboratori creativi, esperienziali e coinvolgenti. I primi che partiranno, nel mese di aprile,
toccheranno i seguenti
ambiti: moda, falegnameria/restauro, giornalismo, avvicinamento alla
montagna, imprenditoria
giovanile/emozional leadreship, fotografia, musica, orientamento scolastico/professionale.
«La fascia sulla quale
intendiamo concentrare
la nostra attenzione - prosegue Adriano Sampietro
- va dai 16 ai 30 anni. Il
punto di partenza si
focalizzerà nella proposta
di laboratori creativi che
servano, sostanzialmente,
ad impegnare la testa e la
mente. Ma soprattutto ad
investire emozioni, fantasie, sogni che ciascuno di
noi ha ma, molto spesso,
non riesce concretamente
a realizzare. In Villa Bellingardi intendiamo costruire un ambiente
gioioso, accogliente, in cui
si possa stare bene insieme. L’acronimo della sede,
T.V.B. (Tavernola Villa
Bellingardi) è un messaggio, casuale ma significativo, dell’atmosfera che si
respirerà. L’idea che ci
sostiene è quella di offrire occasioni di crescita/
formazione attraverso
Inaugurato,
sabato scorso,
il nuovo Centro
giovanile in cui
troveranno
realizzazione
svariati laboratori
creativi
di MARCO GATTI
l’acquisizione di abilità.
Educare, dunque, tramite il fare, per motivare e
prendere coscienza che è
possibile cambiare. Uno
spazio che ci permetterà,
anche di cogliere l’umore
di quei tanti giovani che,
una volta terminato il ciclo di studi, concluso il
cammino universitario, si
trovano davanti al grande dilemma di come dare
reale concretezza e contenuto ai propri sogni. Noi
crediamo che anche questo momento di smarrimento e di incertezza possa essere catalogato come
“disagio”».
Contenitore, come detto, di questo grosso progetto sarà Villa Bellingardi, di proprietà del Comune di Como, concessa
per un trentennio alla
Cooperativa Arca di Como, guidata da don Aldo
Fortunato. Cooperativa
che ha avuto l’onere e il
merito di ristrutturare lo
stabile, rendendolo idoneo ad ospitare il Centro
giovanile.
«Mi trovo qui nella semplice veste di portinaio le parole di don Aldo
Fortunato -. Come sapete la Cooperativa Arca di
Como è la più grossa realtà provinciale impegnata sul fronte del recupero
delle tossicodipendenze,
attraverso la gestione di
comunità terapeutiche.
Un momento
del taglio
del nastro
Poco più di dieci anni fa
ci ponemmo un interrogativo importante: è giusto
e sufficiente preoccuparsi del disagio giovanile a
valle, quando già si manifesta in forma conclamata, con risultati spesso aleatori, o non ha più
senso adoperarsi anche in
un accorto lavoro di prevenzione? E da queste
considerazioni fu una
UN SITO “PARTECIPATIVO”
Tra gli strumenti a supporto di “Scomodiamoci” anche un sito web “partecipativo”
(www.scomodiamoci.it), cioè un contenitore in
grado di dare la possibilità a chi partecipa al
laboratori, ma anche ai vari partner dei progetto, di comunicare e condividere idee, pensieri,
sensazioni, esperienze. Un sito allo portata di
tutti, aggiornabile senza la necessità di disporre di particolari conoscenze informatiche e da
qualsiasi parte del mondo. «Un punto d’incontro per conoscerci, fare esperienze creative,
scambiarci informazioni, idee, progetti e tanto
altro - si legge nella home page del sito - e se il
sito non ti basta, vieni a trovarci a T.V.B. Tavernola Villa Bellingardi. SCo-modiamoci è
anche un Centro giovanile che ti mette a disposizione spazi attrezzati e professionisti che
sapranno darti suggerimenti e indicazioni per
individuare o sviluppare il tuo talento. Perché “Scomodiamoci?”. «Questo nome - spiega Alberto, responsabile, con la
collega Monica Molteni, dello sportello informativo del Centro - sottolinea la volontà che il territorio
comasco sia il punto di riferimento più importante all’interno del progetto. La sua connotazione territoriale dovrà essere forte, per restituire, finalmente, un’immagine positiva della nostra provincia».
nuova ripartenza. L’Amministrazione comunale
di Como, allora guidata
dal sindaco Renzo Pigni,
ci affidò questa struttura,
di cui paghiamo regolare
affitto, che all’epoca si
presentava come un vero
e proprio rudere. Non senza sforzi ci adoperammo
per sistemarla. L’obiettivo che ci prefiggemmo, sin
da subito, non fu di gestirvi dei servizi in proprio,
ma di aprirla ad una rete
di associazioni per promuovere attività che interessassero il mondo giovanile. Un luogo in cui i
giovani potessero sviluppare una personalità soddisfacente, una identità
in cui ci si possa trovare
bene, come nella propria
pelle. Non nego siano state molte le difficoltà legate alla concreta realizzazione di questi obiettivi e
al sottoutilizzo di questi
locali. L’incontro, qualche
mese fa, con Adriano
Sampietro ci ha, però,
permesso di ragionare più
in grande su questi spazi, per un loro impiego
ottimale a servizio dei
giovani e dei loro bisogni».
«Obiettivo prioritario di
questo Centro - ha ribadito la coordinatrice del
Centro giovanile, Daniela Mascheroni - vuole
essere quello di lavorare
su una prevenzione tra-
sversale. Un approccio
che coinvolga il ragazzo
preadolescente, ma anche
il giovane adulto, ovviamente calibrando le proposte a seconda degli interessi, delle aspettative
e dell’età stessa. Noi vogliamo che i ragazzi, all’interno di questo progetto, possano scoprire o coltivare un talento. E da
questo riuscire ad acquisire competenze per poterlo sviluppare e costruirci attorno un progetto concreto. Uno degli
spazi più importanti che
abbiamo inteso realizzare all’interno di questo
progetto è “Spazio idea”,
un luogo, aperto un paio
di volte la settimana, in
cui i giovani possano condividere proposte che vorrebbero veder attivare sul
territorio comasco. Un
modo per esser resi partecipi, a livello di idee,
nella costruzione di una
città nuova. Grande attenzione verrà riservata,
inoltre, all’ascolto, proprio
attraverso l’attivazione di
uno sportello apposito. Ai
giovani vogliamo offrire
un ascolto attivo, interessato, affinché siano loro
stessi ad indicarci le prospettive e le trame di sviluppo di questo progetto.
La sfida dovrà essere
quella di renderli consapevoli di come questo luogo possa rappresentare
un’occasione davvero importante per costruire il
loro futuro».
I giovani attori e protagonisti del loro tempo. Un
approccio ambizioso e ricco di contenuto qualificato anche dal patrocinio
del Ministero della Gioventù. “Le comunità giovanili - spiega il ministro
della gioventù Giorgia
Meloni sono dei luoghi
sani, in cui esprimere talento creativo, voglia di
musica e di sport, di spazi di studio e socialità, insomma una risposta concreta al deserto di valori
in cui devono confrontarsi i nostri ragazzi. Mi congratulo sinceramente con
i promotori dell’iniziativa:
sono certa che il Centro
giovanile consentirà ai
ragazzi di esprimere la
propria creatività in vari
ambiti e che diverrà in
breve tempo un punto di
riferimento della comunità locale nonché un modello da seguire».
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 MARZO 2010
AL VIA IL CONCORSO DI IDEE
Come sarà
il nuovo
lungolago?
GLI INVITATI
La prentazione dell’iniziativa
Foto William
8 MARZO,
UNA STORIA LUNGA
UN SECOLO
È ancora necessario il movimento delle donne? Ne parlerà lunedì 22 marzo,
presso la Circoscrizione 6 di via Grandi, a Como, Marisa Ombra. Partigiana
nelle Langhe e attiva nei Gruppi di difesa della donna clandestini, nel dopoguerra ha fatto parte dell’Udi (Unione
donne italiane) nazionale. Ha presieduto la Cooperativa Libera Stampa,
editrice del settimanale “Noi donne”
negli anni Settanta. È stata presidente dell’Associazione nazionale Archivi
dell’Udi. Nel 2006 è stata nominata
Grande Ufficiale della Repubblica.
territorio, la sua attrattività».
Contestualmente alla
presentazione dell’iniziativa sono state spedite le
lettere di invito, da parte
di Infrastrutture Lombarde Spa che gestisce il concorso, a 11 studi di progettazione, composti da architetti, urbanisti, professionisti affermati ma anche giovani talenti, alcuni di Como, altri della
Lombardia, altri ancora
italiani e altri infine di
paesi europei ed extraeuropei.
Sono 11 gruppi di progettazione, di tutto il
mondo, che potranno offrire idee stimolanti e
innovative per il futuro di
questo luogo. Architetti e
urbanisti, giovani e affermati, sono chiamati a pre-
sentare le soluzioni più
moderne, improntate ai
criteri di bellezza ed efficacia, per far circolare
adeguatamente l’immagine di Como e del suo lago
a livello internazionale, e
rilanciare così la città, il
territorio, la sua attrattività. Dunque, oltre alla
realizzazione delle nuove
opere per la sicurezza
idraulica (per la cui modifica e miglioramento
Regione Lombardia ha
stanziato 2,1 milioni),
sarà creato un nuovo spazio per la fruizione sociale, culturale e turistica
dello straordinario ambiente urbano e naturale
della città di Como.
Destinatari della missiva sono stati: Studio
Galfetti, Mario Botta,
Mario Cucinella, Cino
Zucchi, Massimo Carmassi, Alvaro Siza, Giovanni La Varra, Nicola
Russi, Karim Rashid,
Mecanoo Architecten,
Francesco Venezia.
«Sono chiamati - ha
spiegato Formigoni - a offrire idee stimolanti e
innovative per il futuro di
questo luogo straordinario, a presentare le soluzioni più moderne ancorate tuttavia al carattere
del patrimonio naturale,
storico e architettonico e
improntate al criterio della bellezza».
«Per la città si tratta di
un’occasione storica - ha
dichiarato il sindaco Stefano Bruni - e questo concorso riporterà su Como
un’attenzione mondiale
nel segno della bellezza».
Il primo cittadino ha, inol-
CI ASSOCIAMOCI: PRIMO INCONTRO
Istituto di Storia Contemp
oranea
“Pier Amato Perretta”
Como
Lunedì
22 marzo 2010
ore 15
Circoscrizione 6
via Grandi 21
Como
È ancora
necessario
il movimento
delle donne?
Incontro con
Marisa Ombra
8 marzo
V
alorizzazione
del lungolago: è
stato varato la
scorsa settimana il concorso
internazionale di idee che
dovrà dare al tratto di
passeggiata che si affaccia sul Lario, dopo mesi di
polemiche, un tocco di
pura magia… Ad annunciarlo lo stesso presiden-
te della Regione Lombardia Roberto Formigoni
nell’ambito di una conferenza stampa tenuta insieme al presidente della
Provincia Leonardo Carioni, al sindaco Stefano
Bruni, e ai presidenti della Camera di Commercio,
Paolo De Santis, dell’
Ance, Valentino Carboncini, e degli Ordini degli
architetti, Angelo Monti,
e degli ingegneri, Leopoldo Marelli.
«Como è una perla di
bellezza - ha detto Formigoni - e lo scopo di questa
importante iniziativa, che
vede il consenso e la collaborazione di tutte le
nostre istituzioni, è di far
circolare nel mondo un’
immagine adeguata di
Como e del suo lago, così
da rilanciare la città, il
Una storia lunga un se
colo
Coinvolti 11 studi
di fama
internazionale.
Tempo fino
al 10 giugno
per presentare
un progetto
che restituisca
al capoluogo
la magia che mesi
di cantiere
e polemiche
le hanno tolto
STUDIO GALFETTI attivo a Lugano dal 1960, ha partecipato a circa 160
concorsi nei diversi ambiti tra cui quello urbanistico ed infrastrutturale, tra i
quali si annovera la progettazione del lungomare di Saint Paul la Reunion in
Francia.
MARIO BOTTA attivo a Lugano dal 1970, fondatore dell’Accademia di architettura di Mendrisio e vincitore di numerosi premi internazionali. Tra i
suoi progetti più importanti si ricorda la ristrutturazione del Teatro alla Scala di Milano.
MARIO CUCINELLA impegnato da sempre nella della qualità
architettonica integrata alla sostenibilità ambientale, ha realizzato importanti progetti a livello mondiale. Nel 2010 ha vinto il concorso di progettazione per la realizzazione dell’European Institute of Design di Torino.
CINO ZUCCHI attivo nella progettazione di edifici pubblici, residenziali e
commerciali, piani urbanistici e progetti per il ridisegno di aree agricole, industriali e storiche. Tra i progetti a scala urbana si segnalano la riqualificazione
del quartiere Fiera di Abbiategrasso e dell’area Ex Junghans di Venezia e il
progetto per il settore 2b-2c dell’area ex Alfa Romeo Portello a Milano.
MASSIMO CARMASSI attivo a Firenze nel 1997, dopo un’intensa attività
accademica e dopo aver fondato e diretto dal 1974 al 1990 l’Ufficio Progetti
della Città di Pisa, si occupa di riqualificazione urbana, realizzazione di edifici pubblici, residenziali e terziario. Tra le opere realizzate si distinguo i campus
universitari di Parma e Verona.
ALVARO SIZA tra i principali progetti di recente organizzazione vanta il
Centro del Distretto Municipale Meridionale a Rosario in Argentina e il Padiglione Temporaneo della Serpentine Gallery a Londra. In Italia ha progettato
e sta attualmente realizzando la Stazione Municipio della Linea 1 della Metropolitana di Napoli.
GIOVANNI LA VARRA docente di Urban Planning al Politecnico di Milano, focalizza la sua attività sul coordinamento di progetti urbanistici complessi in ambito europeo.
NICOLA RUSSI esperto di urbanistica, collabora alla stesura dei piani
territoriali urbani, tra cui quello di Milano. Impegnato in ambito universitario come assistente alla cattedra di urbanistica e progettazione del Politecnico di Milano ha partecipato al concorso internazionale di progettazione per la
realizzazione della nuova sede di Regione Lombardia in collaborazione con lo
Studio Metrogramma, classificandosi al terzo posto.
KARIM RASHID tra i designers più prolifici della sua generazione vanta
più di 3000 oggetti per interni, moda, arredamento, illuminazione, arte e
musica. Le sue opere sono esposte al MoMA di New York. Progettazioni realizzate: Ristorante Morimoto di Filadelfia e Hotel Semiramis di Atene.
MECANOO ARCHITECTEN attivo a Delft dal 1984 con uno staff multidisciplinare composto da circa 90 persone tra architetti, designers, urbanisti e
paesaggisti. Tra le imprese più significative della scena architettonica olandese ha recentemente “La Llotja” un grande centro congressi con teatro a
Llerida in Spagna.
FRANCESCO VENEZIA professore Ordinario di Progettazione
Architettonica, insegna presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, è professore della Sommerakademie di Berlino, Visiting Tutor dell’Ècole
Polytechique Féderale di Losanna, visiting tutor della Graduate School della
Harvard University. Tra le sue opere il Museo di Gibellina selezionato per
l’European Architecture Awards Mies van der Rohe.
Marisa Ombra. Partigiana
nelle Langhe
e attiva nei Gruppi di difesa
della donna clandestini,
nel dopoguerra ha fatto parte
dell’Udi (Unione donne
italiane) nazionale. Ha presieduto
Stampa, editrice del settimana la Cooperativa Libera
le “Noi donne” negli
anni Settanta. È stata presidente
dell’Associazione
nazionale Archivi dell’Udi.
Nel 2006 è stata nominata
Grande Ufficiale della Repubblica
.
Inizia con l’appuntamento pubblico di
venerdì 19 marzo, alle ore 20.45, “Ci
associamoCi”, il ciclo di incontri promosso dal Forum delle Associazioni Familiari di Como finalizzato alla promozione dell’associazionismo familiare.
“La famiglia: un bene comune” il titolo di questo appuntamento che avrà luogo preso la Circoscrizione 6, di via Grandi 21, a Como.
Relatore: il prof. Ermes Rigon, consigliere del direttivo Nazionale del Forum
delle Associazioni Familiari.
tre, sottolineato come il
concorso «rappresenti per
tutti gli enti coinvolti
un’occasione di grande
unità».
Il concorso chiede ai
partecipanti di esplorare
Como e il suo lago, per fornire elementi di indirizzo
generali - un masterplan
- sulla intera fascia di
lungolago da Villa Olmo
a Villa Geno e, più specificamente, per disegnare
la radicale risistemazione
della sua parte centrale,
in termini di arredo urbano e di attrezzature per la
vita sociale dei cittadini.
I concorrenti sono infatti invitati a proporre sia
un “concept” elaborato in
relazione ai temi urbani
e alle aree complessive
del lungolago individuate,
sia una proposta per la
soluzione architettonica
della zona centrale, oggetto delle opere di difesa
idraulica, e delle piazze
urbane che si affacciano
sul lago.
Novanta i giorni di tempo per presentare le proposte ideative (10 giugno).
Entro il 15 luglio una giuria di esperti individuerà
la migliore proposta, che
sarà premiata con 50.000
euro.
A partire dal “concept”
scelto con questo concorso sarà possibile attivare
una seconda fase, e cioè
ulteriori progetti sui singoli temi e le singole aree
del Lungolago di Como
(ad esempio stadio, giardini di Ponente, Chilometro della conoscenza, ecc.)
CRONACA
P A G I N A
19
Como&Cintura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
SI DIBATTE SULLA PROPOSTA DI RECUPERO
Politeama:
il futuro
è musica
uditorium, sala
concerti, spazio
polifunzionale
per mostre, esposizioni nonché per sperimentazioni
di tecnologie innovative
per la comunicazione, la
produzione musicale e lo
spettacolo. Tutto questo
potrebbe rappresentare il
futuro del Politeama secondo la proposta di recupero, nonché di valorizzazione, dello storico spazio
culturale cittadino promossa dal Conservatorio
di Musica “Giuseppe Verdi” di Como, in collaborazione con il Politecnico, e
presentata la scorsa settimana ai membri della
IV commissione consiliare “Patrimonio” del Comune di Como. Un’idea
nata nel 2006 e che dovrebbe strappare il Politeama ad un destino di
degrado così da restituire una struttura viva e
nuovamente inserita nella vita culturale della città. Realizzato nel 1910
come teatro per la musica, con una capienza di
1.200 posti (oggi questa
sarebbe comunque ridotta a 433), e che negli anni
“d’oro” ospitò le operette
ed i suoi autori, come Virgilio Ranzato, famoso in
tutto il mondo, dal 2001
vede il Comune di Como
possessore 78,4% delle
sue azioni in seguito ad
una donazione, mentre le
rimanenti sono distribui-
A
Auditorium, sala concerti,
spazio per mostre o per
sperimentazioni tecnologiche.
Ci potrebbe essere questo
ed altro nel futuro della sala
comasca
di LUIGI CLERICI
te in tanti privati dai quali l’Amministrazione comunale, da anni, intende
acquisirne il possesso così
da poter accedere a forme
di finanziamento per una
ristrutturazione della
struttura che prevedono
come i destinatari debbano essere esclusivamente
soggetti pubblici al 100%.
La proposta di recupero e
valorizzazione del Teatro
Politeama è stata presentata dal direttore del Conservatorio lariano, il maestro Bruno Raffaele Foti,
e dal professor Roberto
Negrini della sede comasca del Politecnico. Partendo dal fatto che il Teatro
Politeama è una struttura dotata di un ampio palco adatto ad allestimenti
scenici, nonché luogo particolarmente adatto e di
naturale sblocco per le
attività del Conservatorio
che necessitano di spazi
adeguati, la soluzione
prospettata permetterebbe al teatro di riappropriarsi della sua tradizione musicale e culturale,
venire incontro alla vocazione turistica internazionale del territorio am-
Foto archivio
pliando l’offerta di intrattenimento culturale d’eccellenza, creare uno spazio per l’ampia offerta di
eventi promossi dal Conservatorio e realizzare un
luogo polifunzionale di
produzione e comunicazione con tecnologie innovative. «Il Conservatorio
di Como ha ben chiare le
potenzialità del teatro,
non soltanto come auditorium con una propria caratterizzazione - ha sottolineato il maestro Foti -,
ma come protagonista di
un progetto innovativo
collegato alle attività d’eccellenza sia del Conservatorio, sia dell’Università».
Infatti il nuovo Politeama
dovrebbe diventare una
struttura che si proporrà
come luogo di produzione
e formazione innovativa a
vocazione internazionale
attraverso l’organizzazione di master per la formazione delle figure professionali richieste in Enti
lirici e Teatri di tradizione (iniziative che, secondo i proponenti, sarebbero di sicuro successo internazionale potendo coniugare la bellezza del
territorio con il richiamo
della tradizione del melodramma italiano così
come dell’operetta e di
generi consimili) nonché
di ampliare l’attività già
in essere fra Politecnico e
Conservatorio relativa al
corso di laurea magistrale di II livello in Ingegneria informatica, con orientamento in Ingegneria e
design del suono, unico
corso del suo genere in
Italia, per la quale la disponibilità di uno spazio
teatrale aprirebbe diverse possibilità di creazione
di un centro di eccellenza
per la ricerca e sperimentazione nell’ambito delle
tecnologie applicate allo
spettacolo».
Alla presentazione, insieme agli assessori alle
Politiche Educative, Anna
Veronelli, e al Patrimonio,
Enrico Cenetiempo, ha
partecipato anche Stefano Sampietro, vicepresidente del Lions Club Como Host, sodalizio che
appoggia questa proposta: «Il Lions Club Como
Host nell’ambito del suo
programma di valorizzazione della presenza di
corsi di studio di livello
superiore ed universitario
nella città di Como, ha
scelto di diffondere l’idea
di destinare la sala del
Politeama ad auditorium
dove il Conservatorio di
Como possa fare sperimentazione e ricerca musicale, offrendo alla
città audizioni di alto livello. Riteniamo infatti
che Como possa acquisire nuovo prestigio, se il
suo Conservatorio di musica potrà disporre di un
auditorium di qualità, e
che la disponibilità di un
auditorium possa valorizzare lo stesso Conservatorio. L’idea di un triangolo virtuoso tra città,
Conservatorio e Politeama, riteniamo possa portare a Como benefici che
il Lions Club persegue
nella sua ricerca di miglioramento dell’immagine culturale della città».
Durante l’incontro non
sono stati toccati gli
aspetti finanziari anche
se il maestro Foti ha sottolineato come la Direzione Generale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale del ministero del-
l’Università e della Ricerca, si sia espressa più volte favorevolmente al
coinvolgimento del Conservatorio in tale progetto, dando anche la disponibilità di supporto finanziario, riconoscendone sia
l’utilità in termini di sbocco alle attività didattiche
e di produzione, che la sua
originalità culturale. In
passato il Comune di Como aveva stimato in 5
milioni di euro il costo del
recupero del Politeama.
Nel mese di luglio 2006 la
Società Politeama Srl
aveva siglato un accordo
con l’inquilino che gestisce bar e sala giochi, così
ora non ci sono più ostacoli per intervenire sul
resto della struttura che
comprende anche un albergo. Si tratterebbe di
una decina di camere che
venivano date alle compagnie teatrali girovaganti
e sul futuro delle quali c’è
ampio dibattito anche
perché una corrente di
pensiero vorrebbe che
queste rappresentassero
il primo passo verso la
realizzazione di un nuovo
albergo in città.
FESTA DEL PAPÀ: UN WEEK-END
PER GIOCARE CON I PROPRI FIGLI
CON “MONDO TURISTICO” E “MAMO” VISITA AL BARADELLO
Questo fine settimana Como sarà un vero e proprio teatro di emozioni, giochi e proposte per i bambini ed i loro papà in occasione dei
week-end dedicato ai padri in occasione della festa del papà. Sotto
il titolo “Papà gioca con me” l’assessorato alla Famiglia del Comune
di Como ha organizzato due giorni di iniziative. «Per la prima volta
la nostra città festeggia per un intero weekend i papà e i loro bambini - ha commentato l’assessore alla Famiglia, Anna Veronelli -.
Protagonista sarà il “tempo” perché in questa nostra società molto
spesso le ricorrenze o le feste si riducono quasi esclusivamente ad
occasioni di puro consumismo. Questa proposta, invece, vuole che i
padri ed i figli possano trascorrere del tempo insieme con occasioni
di divertimento, intrattenimento ed emozione con giochi, scoperte e
sorrisi in dieci spazi con attività suddivise a seconda dell’età dei
bambini da zero ad oltre 11 anni. Si passa dalla visita ai musei
civici oppure all’Oasi del Bassone, per non parlare del parco di Villa
Olmo, a laboratori dedicati alla poesia, al racconto, alle fiabe; dai
giochi al massaggio per i neonati. «Penso che il regalo più bello sia il
tempo che si passa insieme - ha continuato Anna Veronelli - e che
giocare sia un modo unico e bello per conoscersi, divertirsi e crescere: per questo, in occasione della Festa del papà, con la collaborazione di tanti amici che voglio ringraziare di cuore, abbiamo ideato
questo specialissimo fine settimana di giochi per i papà e i loro bambini. Come dice Alberto Pellai “è incredibile notare come un bambino sia davvero felice quando si accorge di aver conquistato il suo
papà, anche solo per mezz’ora di gioco insieme”. Credo sia vero anche il contrario: un papà è davvero felice quando trova il tempo per
giocare con i suoi figli.Vorremmo una città piena di bambini felici e
di papà emozionati e contenti. Vi aspettiamo!”. La partecipazione a
tutti gli appuntamenti è gratuita, è obbligatoria la prenotazione da
effettuare direttamente all’assessorato (031-252229).
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico”, in collaborazione con il Gruppo
Mamo, organizza per sabato 27 marzo una visita guidata al Castel Baradello di
Como. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Como, in piazza Camerlata (di
fianco all’edicola); un’agevole passeggiata su mulattiera porterà alle mura del
castello, inserito nel Parco Regionale della Spina Verde.
La straordinaria posizione della fortificazione permetterà di ammirare un paesaggio fra i più ampi di tutta la zona e di spaziare con lo sguardo dalla catena
delle Alpi fino alla Pianura Padana, passando per il lago, la città e le colline
moreniche che la circondano. La torre e i resti che ancora si trovano ai suoi piedi
saranno gli elementi che introdurranno alla complessa ed affascinante storia
della città di Como e dei suoi rapporti con l’imperatore Barbarossa.
Il Gruppo Mamo effettuerà contemporaneamente una visita speciale per i bambini, con laboratorio creativo finale.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro il giovedì precedente l’uscita): Mondo Turistico, tel. 0344-30060; 339-4163108; e-mail: mondoturistico
@virgilio.it.
L.CL.
CON L’ORTOFLORICOLA COMENSE
VISITA GUIDATA AD ANZANO DEL PARCO
La Società Ortofloricola Comense propone per sabato 27 marzo una visita guidata a Villa Carcano di Anzano del Parco, a cura del paesaggista Emilio Trabella.
Il ritrovo è alle ore 9.00 presso l’area di parcheggio Las Vegas di Lipomo, con
mezzo proprio. Il rientro è previsto per le ore 12.30.
Per informazioni e prenotazioni (indispensabile entro lunedì 22): Società
Ortofloricola Comense, via Ferabosco 11, Sagnino (Como); tel. 031.531705 oppure tel. 031.572177; e-mail: [email protected]; sito internet: www.ortofloricola.it.
CRONACA
P A G I N A
ComoScuola
20
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/8
Istituto
S. Maria
Assunta
L’inaugurazione dell’Anno scolastico 2009-2010
LA PRESENZA DI S. GIROLAMO EMILIANI
L
a storia dell’Istituto S.Maria Assunta risale agli Anni
Venti del secolo
scorso, quando un
sacerdote della Diocesi
aprì, con l’aiuto di numerosi laici, una casa di accoglienza per ragazze in
difficoltà.
Don Carlo Fumagalli,
ben presto chiese alle suore del Buon Pastore di
Milano una collaborazione stabile nel tempo e,
naturalmente, ricca di
valori cristiani.
Questo fino al 1998, anno in cui le suore, desiderando ritirarsi dall’attività, chiedono ai Padri
Somaschi di subentrare
nella gestione per non
perdere il frutto di tanto
lavoro compiuto negli
anni precedenti. I Padri
del Collegio Gallio accettano e così il Buon Pastore, che troneggia sull’altare della Cappellina interna, fa un po’ di spazio anche a San Girolamo
Emiliani…!
Dal 1998 ad oggi la
La nascita: attorno
al 1920, quando
un sacerdote della
diocesi decise di
aprire, con l’aiuto
di numerosi laici,
una casa
di accoglienza
per ragazze
in difficoltà
Scuola Paritaria - Primaria e Secondaria di primo
grado - si è gradualmente ampliata, sia come numero di iscrizioni sia
come adeguamento delle
strutture. Ultimo in ordine di tempo la palestraauditorium realizzata
grazie anche al contributo decisivo della Fondazione Cariplo.
Leggendo il piano educa-tivo e quello dell’offerta formativa emergono le
caratteristiche salienti
dell’Istituto: robusto impianto di valori cristiani
ed umani, impegno quotidiano, rispetto per la persona e per le regole, sere-
no clima relazionale, educazione all’affettività…
sembrano obiettivi d’altri
tempi ma gli educatori ci
credono e collaborano per
la loro realizzazione; il
tutto pur considerando le
attuali generazioni di figli e di… genitori!
Poi non mancano le numerose attività curricolari ed extra; per questo
vi rimandiamo al nostro
sito, abbastanza aggiornato. Vorrei sottolineare
però alcune risorse che
riteniamo importanti: la
prima riguarda la presenza di assistenti educatori
in vari momenti della
giornata; l’altra si riferisce all’orario di apertura
- chiusura, molto ampio
ed utile a tanti genitori
che lavorano entrambi e
vogliono farlo ‘stando
tranquilli’ (che non significa ‘ho trovato un buon
parcheggio’ per mio figlio/
a).
Per noi religiosi è di
grande incoraggiamento
il sentire - almeno ogni
tanto - dei genitori che,
I Padri somaschi gestori dell’Istituto Santa Maria Assunta
sono stati fondati nel 1532, a
Bergamo, dal nobile veneziano
san Girolamo Emiliani (Venezia
1486 - Somasca 1537). Egli, per
il temperamento forte, esuberante e straordinariamente affettuoso, fu spinto a vivere variamente
nella sua gioventù; ma quando
Dio gli mosse il cuore si offrì radicalmente a Cristo, servendolo
nei poveri, soprattutto orfani.
Per loro san Girolamo realizzò
a Venezia, Bergamo, Brescia,
Como, Milano, Pavia e Somasca
scuole nelle quali al primato della formazione cristiana si univa
l’insegnamento dei primi rudimenti del leggere, dello scrivere
e dell’avviamento al lavoro. Il
Santo servì con spirito evangelico e con precorritrice pedagogia
di prevenzione i fanciulli ed i giovani impegnandoli nello studio e
nel lavoro secondo le abilità di
ciascuno. Era consapevole che
solo sconfiggendo ignoranza ed
ozio avrebbero potuto superare i
pericoli, allora incombenti, della strada, della malattia, della miseria e della
fame.
venendo ad iscrivere il
proprio figlio/figlia, motivano la loro scelta richiamandosi ai valori cristiani che sorreggono l’attività quotidiana e la speranza nel futuro. Anche il
nostro vescovo Diego, celebrando con noi l’Euca-
restia in occasione dell’inizio dell’anno scolastico ha ribadito l’importanza di tali aspetti. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo nuovamente per
l’attenzione e la simpatia
di cui ci circonda!
Volendo aggiungere an-
cora qualcosa, possiamo
dire che la scuola è certificata ISO9001-2008, collabora con le istituzioni
sociali e sportive del territorio e durante il periodo estivo organizza un
campo estivo.
P. VINCENZO
Informazioni
e contatti
Istituto S. Maria Assunta
via IV Novembre, 6
Villa Guardia (Co)
tel. 031-480022
Palestra-Auditorium
CRONACA
P A G I N A
22
Como&Cintura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
PER UNA CULTURA SENZA ETÀ
A tutt’arte. I Musei
da scoprire
Prosegue
l’iniziativa rivolta
ai bambini tra i 5
e gli 11 anni e
già proposta con
successo durante
le scorse vacanze
di Carnevale
di SILVIA FASANA
LE PROPOSTE
Ecco nel dettaglio le proposte:
Lunedì 29 marzo “Mille tessere, mille colori!”
Sperimentiamo l’antica arte del mosaico per creare splendide e coloratissime decorazioni.
Martedì 30 marzo “In cornice”
Per una volta conta il contenitore e non il contenuto: officina creativa per inventare e costruire
cornici di ogni forma e materiale.
Giovedì 1 aprile “Pesce d’aprile!”
Pesci, delfini e pescatori popolano le sale del Museo Archeologico…mettiamoci sulle loro tracce,
giochiamo con loro e prepariamo divertenti pesci
d’aprile per scherzi ad amici, fratelli e genitori.
Venerdì 2 aprile “Meglio un uovo oggi che una
gallina domani”
Aspettando la Pasqua ci divertiremo curiosando
tra alcune delle tradizioni che accompagnano
questa festa nel mondo tra atelier di decorazione
di uova e caccia all’uovo nel cortile e nelle sale
del Museo.
Martedì 6 aprile “È arrivata la primavera!”
Laboratori creativi e giochi sul risveglio della
natura che hanno per protagonisti fiori, boschi,
paesaggi e ritratti ricostruiti con materiali naturali, carta e non solo.
DOTE SCUOLA IN MOVIMENTO
D
urante le vacanze scolastiche di
Pasqua, che fare? Prosegue
presso i Musei
Civici di Como l’iniziativa “A tuttarte!” rivolta ai
bambini tra i 5 e gli 11
anni e già proposta con
successo durante le scorse vacanze di Carnevale.
Ci spiega Benedetta
Cappi, responsabile dei
servizi educativi: «La nostra proposta, che rientra
nelle iniziative per i bambini dei Musei Civici di
Como, vuole essere un’occasione per avvicinare, in
modo del tutto informale,
i più piccoli al Museo, facendolo apparire ai loro
occhi un luogo attraente,
divertente, familiare. Abbiamo focalizzato il nostro intervento ai periodi
in cui le attività scolastiche sono sospese, anche
per andare incontro alle
esigenze dei genitori, proponendo mattinate a
tema che permettono ai
più giovani di sperimentare molteplici attività divertendosi, ma senza mai
smettere di imparare. Il
punto di partenza sono le
nostre collezioni museali,
in grado di stimolare nei
bambini curiosità ed emozioni, base imprescindibile per guidarli alla comprensione del passato e
alla scoperta delle proprie
radici culturali». I bambini verranno dunque coinvolti in divertenti e stimolanti attività che permettono loro di esprimersi
creativamente, accendendo la loro curiosità e la
passione di conoscere il
mondo partendo dal più
semplice degli approcci: il
fare con le proprie mani.
La base delle attività è
il Museo Archeologico di
piazza Medaglie d’Oro,
ma tutte le strutture museali comunali (Museo
Storico, Pinacoteca e
Tempio Voltiano) sono interessate dall’organizzazione dei vari laboratori.
TESTA E CUORE A CAMNAGO VOLTA
Domenica 21 marzo, alle ore 15.00, termineranno gli incontri del progetto “Testa e cuore”,
l’iniziativa di animazione rivolta ai bambini
da 7 a 12 anni e di formazione per i loro genitori ed educatori organizzata dalla Circoscrizione 4 di Camnago Volta, con la collaborazione del CIF (Centro Italiano Femminile) Provinciale di Como, dello Sportello Scuola &
Volontariato ed il contributo dell’Amministrazione Comunale di Como.
Presso l’Auditorium “A. Volta” a Camnago la
psicopedagogista Lucia Todaro, per il “Percorso Cuore”, affronterà il tema “Valorizzare l’intelligenza emotiva a casa e a scuola” con i genitori e gli educatori. Per i bambini, impegnati nel “Percorso Testa”, l’appuntamento è invece presso la Sala Civica di Piazza Martignoni
con il laboratorio “Che tempo fa? Costruiamo
una stazione meteorologica. Seconda parte”,
guidati da Matteo Balestrini, dottore in Scienze
Ambientali, ed accompagnati da tutor di giovani volontarie.
Ricordiamo che la partecipazione ai laboratori e agli incontri è gratuita. Per informazioni: Roberto Todeschini tel. 347-8452378; e-mail:
[email protected].
La Regione Lombardia, in accordo con l’Ufficio Scolastico Regionale e l’ANCI, propone l’iniziativa “Dote scuola in movimento”, sostenendo
con un contributo (sotto forma di rimborso paria
a 10 euro al giorno per studente) le scuole primarie e secondarie di primo grado sedi di seggi
elettorali che, nei giorni di chiusura per le elezioni regionali, decidano di organizzare iniziative come visite culturali al patrimonio artistico e
paesaggistico o ai musei. Per facilitare gli Istituti, la Regione ha invitato tutte le associazioni
culturali, i musei, le biblioteche, gli oratori, i
parchi, i giardini botanici,… a proporre iniziative da svolgere nei giorni di chiusura per elezioni. Anche i Musei Civici di Como aderiscono a
questa iniziativa con “A tuttarte!”, con la possibilità di estendere le attività anche nelle ore pomeridiane. Le proposte verranno raccolte dalla
Regione e pubblicate a partire dal 16 marzo sul
portale: www.istruzione.regione.lombardia.it. Per
informazioni: www.regione.lombardia.it.
“A tuttarte!” si svolgerà lunedì 29 marzo, martedì 30 marzo, giovedì 1
aprile, venerdì 2 aprile e
martedì 6 aprile. L’orario
di inizio è dalle ore 8.00
alle 8.30; quello di termine delle attività è dalle
13.00 alle 13.30, con possibilità di estensione alle
ore pomeridiane (vedi riquadro). Il costo previsto
è di 18 euro a bambino (16
euro per fratelli o se ci si
iscrive a più di una mattinata); il pagamento de-
ve essere eseguito prima
dell’inizio dell’attività. La
quota comprende gli ingressi a tutte le strutture
museali, i materiali didattici e la merenda. Il
pranzo al sacco è a carico
dei partecipanti. L’iscrizione è obbligatoria e
deve essere effettuata entro venerdì 26 marzo compilando un apposito modulo da riconsegnare alla
Segreteria dei Servizi
Educativi dei Musei Civici in piazza Medaglie
d’Oro 1, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle
12.30.
“A tuttarte!” riprenderà
poi durante le vacanze
estive (con le “Settimane
creative”) e natalizie.
Per informazioni, tel.
031-252554 da lunedì a
venerdì dalle 9.30 alle
12.30; e-mail musei.civici
@comune.como.it.
OCCIDORIENTE. TERRA DI MEZZO
MAESTRA SAI...
SONO NATO ADOTTATO
Lunedì 22 marzo, alle ore 20.45, presso la sala
Arcobaleno della Casa Divina Provvidenza in via
Tommaso Grossi 18 a Como (ampio parcheggio
interno), l’associazione “Genitori si diventa”, in
collaborazione con il Centro Servizi alla Famiglia “La Grande Corte” dell’Opera Don Guanella,
propone un incontro sul tema “Maestra sai... sono
nato adottato: ma la scuola fa così paura?”.
Relatrice sarà Loredana Polli, madre adottiva,
responsabile della sezione Liguria di Ponente di
“Genitori si diventa” e autrice dell’omonimo libro.
La serata fa parte di un ciclo di incontri dal
titolo “Parliamone Con” riguardanti non solo il
percorso adottivo, ma anche le tematiche dell’educare e della genitorialità in generale, che proseguirà mensilmente fino a maggio. L’ingresso è libero.
Per informazioni: tel. 031-296752-749; cell. 3480119671 (ore serali); e-mail diventareco
@genitorisidiventa.org.
Per maggiori informazioni si può consultare
anche il sito www.genitorisidiventa.org.
“Teatro in Mostra - Como” presenta, sabato 20
marzo, alle ore 21.00, presso il Teatro Lucernetta,
in piazza Medaglie D’Oro, a Como: “OccidOriente.
Terra di mezzo” di Hamid Ziarati, regia Eleonora
Moro, progetto teatrale Laura Negretti, scenografia
Armando Vairo, con Laura Negretti e Ulisse
Romanò.
Seguirà dibattito con: Eleonora Moro - regista dello spettacolo; Safwat El Sisi, rappresentante della
comunità islamica di Como; don Agostino Clerici,
direttore de “Il Settimanale della Diocesi di Como”;
Paolo Bianchi, Giornalista di “Libero”.
Modererà: Sergio Gaddi, assessore alla Cultura
del Comune di Como.
“OccidOriente” è un testo teatrale che è stato
scritto appositamente per Teatro in Mostra dall’ autore iraniano Hamid Ziarati, attualmente uno degli
autori di punta delle edizioni Einaudi.
Lo spettacolo cerca di raccontare con poesia l’amore/odio tra Oriente ed Occidente visti attraverso gli
occhi di due donne all’apparenza completamente
diverse: una giovane iraniana che vive a Teheran
ed un manichino di donna che ha trascorso tutta la
sua vita in una vetrina di una città italiana. Due
donne legate dall’amore che prova per loro un ragazzo iraniano, studente in Italia.
Prenotazioni: Teatro in Centro, Como, 031-266013.
CRONACA
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
IN SAN BARTOLOMEO, SABATO SCORSO
La festa di S. Luisa
rande festa per
la comunità
parrocchiale di
san Bartolomeo, lo scorso
13 marzo, in occasione del
350° Anniversario della
morte di Santa Luisa de
Marillac, fondatrice, insieme a San Vincenzo de
Paoli, delle Figlie della
Carità. Per un giorno la
parrocchia è stata il punto d’incontro di quanti in
città si ispirano al suo
carisma per organizzare
la carità a favore dei poveri.
Davanti alla gremita platea del cinema Astra, suor
Maria Pia Bertaglia, visitatrice della Figlie della
Carità, ha delineato la
vita e la personalità della Santa.
Era davvero una persona straordinaria, eppure
molto normale, con il suo
bagaglio di sofferenze, di
fatiche, di lotte nella vita
quotidiana, come chiunque di noi. Era ricca di
umanità e di attenzioni
per le sue figlie spirituali
e per i poveri. La nobile
Luisa, pur segnata da origini oscure, era ben inserita nel contesto religioso,
sociale e politico del tem-
G
po, la Francia del Seicento, con gli sfarzi della Corte, la miseria delle campagne, le epidemie e le
guerre. Dopo la morte del
marito, Vincenzo de’ Paoli
non permise a Luisa di
piangere troppo su se
stessa. “Vivete con calma,
alla buona. Siate molto
lieta”. Attraverso Luisa e
Vincenzo, la Provvidenza
realizzò una vera rivoluzione in campo ecclesiale.
La vita consacrata, fino
ad allora dietro le grate
della clausura, assunse
connotati nuovi, si trasferì nelle vie delle città, nelle case dei malati, nelle
scuole, negli ospedali.
Le Figlie della Carità,
dice S. Vincenzo, “avranno per monastero le case
dei malati, per cella una
camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della
città, per clausura l’obbedienza, per grata il timor
di Dio, per velo la santa
modestia...”
Luisa fu una buona infermiera e una buona educatrice, consapevole del
fatto che l’ignoranza è
una delle più gravi cause
di povertà. Promosse con
diligenza la scuola dei
poveri e le iniziative per
trasmettere la dottrina
cristiana. Luisa, beatificata il 9 maggio 1920 e
canonizzata l’11 marzo
1934, è stata dichiarata
patrona celeste di coloro
che sono impegnati nelle
opere sociali cristiane da
Papa Giovanni XXIII, il
10 febbraio 1960.
La giornata di celebrazione è proseguita con la
presentazione della Casa
Santa Luisa, un momento importante per far conoscere alla città i servizi che lì vengono offerti
alle persone in difficoltà.
La dott.ssa Maria Novella Del Sordo ha illustrato l’attività dei medici volontari che svolgono
gratuitamente visite generiche e specialistiche.
Mirka Sasso ha descritto
il momento di ascolto, aiuto, dialogo con i poveri.
Floriana Beretta ha sintetizzato il lavoro del
guardaroba per donne e
bambini.
In seguito, don Giuseppe Tentori, co-fondatore
della Casa Santa Luisa,
ha presieduto la S. Messa, concelebrata con diversi sacerdoti. gio e nell’omelia ha ricordato
quanto sia attuale la spiritualità vincenziana.
«Anche la Chiesa ha bisogno di unità nelle opere di
carità. La Casa S. Luisa,
pur con tutta la sua debolezza umana, ha intuito la strada dell’unità,
tramite la collaborazione
dei soggetti ecclesiali, e
dell’attenzione a quel “povero” che la Como “moderna” nasconde ed emargina. Una Como senza carità e Caritas, sarebbe
una “convivenza umana”
ma con troppe sofferenze
nascoste ed una Caritas
che non si preoccupasse di
far cultura di solidarietà
ed educazione alla carità
tradirebbe la propria coscienza».
Al termine della Santa
Messa, i partecipanti
hanno potuto visitare la
Casa Santa Luisa e gli
spazi dove trova posto il
nuovo centro raccolta vestiario della Caritas, in
via Rezia poco lontano
dalla Casa.
Non è mancato il momento della convivialità:
un magnifico rinfresco,
offerto dalle suore, è stata la degna conclusione
del bel pomeriggio di festa.
P A G I N A
23
EDUCARE, CRESCERE, MATURARE
NELLA CARITA’ ALLA SCUOLA
DI SAN VINCENZO DE PAOLI
Nel titolo il tema scelto dalle Volontarie Vincenziane
di Como e provincia per riflettere e confrontarsi in una
giornata di spiritualità, in tempo di Quaresima, svoltasi il 25 febbraio presso la Casa dei Padri Saveriani
di Tavernerio. Relatore e guida Padre Luigi Nuovo,
vincenziano e assistente regionale dei Gruppi. Notevole il numero delle volontarie partecipanti ed il loro
interesse. Padre Nuovo, con la preparazione coinvolgente che è nota, ha introdotto l’argomento proponendo una frase di un Padre Gesuita: “Non sempre la credenza si traduce in appartenenza”. L’appartenenza
nasce da motivazione profonda, se questa manca,
manca il senso delle cose. Il progetto che Dio ha per
noi è un progetto d’amore, il cuore dell’uomo è fatto ad
immagine di Dio, perciò la pienezza della vita non può
che realizzarsi nell’amore. La vita cristiana profondamente vissuta è una vita guidata e disponibile ad una
oblatività piena. Il servizio che noi cerchiamo di fare
agli altri non può che avere una sola motivazione: “più
dono e più mi arric-chisco”. Modello edicativo imprescindibile è Cristo, è Lui che ci educa alla Carità,
perchè è egli stesso la Carità. San Vincenzo de Paoli
di fronte alle difficoltà di ogni giorno diceva: “cosa faresti, Signore, al mio posto?” Questo umile atteggiamento di ascolto e di attesa ci consente di capire il
“lento passo di Dio ci mette al riparo dal senso di possesso e di prevaricazione che insidia il nostro operare.
In tempi in cui il problema educativo presenta notevole stato di crisi, è indispensabile rivedere i nostri
stili di vita. Convinciamoci che non è mai perso il tempo
che dedichiamo agli altri, poiché con essi si crea quel
misterioso scambio del dare e ricevere. Viviamo con
fedeltà, con entusuasmo e con rigore, anche le cose
più piccole, non inseguiamo gli effetti speciali, adottiamo come parametri di vita sobrietà e buon senso.
Ispiriamoci alla Carità di Cristo che “è venuto non per
essere servito, ma per servire”. Sono seguiti momenti
di riflessione personale e condivisione che si sono conclusi nel pomeriggio con la partecipazione alla
S.Messa, dove,come è consuetudine, si è rinnovato l’Atto di impegno delle volontarie vincenziane. Da sottolineare anche la generosa ospitalità e calorosa’ accoglienza dei padr Saveriani, che ha completato il clima
di affettuosa amicizia che si è rinnovata fra le
Vincenziane.
CRONACA
P A G I N A
24
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA SINDROME DA IPOVENTILAZIONE CENTRALE CONGENITA
“Amici di Matteo”
per chi dimentica
di respirare
S
ensibilizzare il
personale delle
istituzioni sanitarie al fine di
migliorare l’assistenza diffondendo le informazioni sulla malattia
e i modelli di presa in carico. Lavorare per l’integrazione dei bambini affetti, promuovendo i loro
diritti e quelli delle famiglie. Stimolare e sostenere progetti di ricerca
scientifica specifici per la
cura di una grave malattia conosciuta come Sindrome di Ondine. Sono gli
obiettivi principali dell’
A.I.S.I.C.C. (Associazione
Italiana per la Sindrome
da Ipoventilazione Centrale Congenita) che è
nata nel 2003 ed è stata
fondata da un gruppo di
A Fino Mornasco è
attivo un gruppo
che sostiene la
ricerca scientifica
per la cura di una
rarissima
malattia.
Il 25 marzo
un concerto
all’ex cinema
Gloria per
raccogliere fondi
peer la ricerca
pagina a cura
di PAOLO BORGHI
famigliari di bambini che
essendo affetti da questa
rarissima patologia rischiano di morire ogni
volta che si addormentano, scivolando dal sonno
alla morte con tragica dol-
Matteo,
il sonno...
e il respiro
si ferma
“Mio nipote Matteo - aggiunge Daniela Botta vive a Fino Mornasco con i genitori e la sorellina
Giorgia, e quando è sveglio è come tutti gli altri
bambini, mangia, fa i capricci, sorride, gioca, ma
quando si addormenta smette di respirare ed è necessario attivare immediatamente il respiratore e
applicagli uno strumento che controlla i livelli
d’ossigenazione e di saturazione del sangue e che
ci avvisa quando intervenire. L’ospedale pediatrico
Gaslini di Genova è una delle sedi dove si svolge la
ricerca ma anche in provincia di Como esistono dei
Centri specializzati sulla sindrome di Ondine come
il reparto di pediatria dell’Ospedale Sacra Famiglia di Erba, dove opera il professor Francesco
Morandi, responsabile a livello nazionale, e l’Istituto di Ricovero e Cure a Carattere Scientifico “Eugenio Medea” Associazione “La Nostra Famiglia”
di Bosisio Parini, che si occupa soprattutto di affrontare i problemi psicologici dei malati e delle
loro famiglie. Purtroppo però nonostante i passi
avanti compiuti dalla ricerca che hanno portato ad
individuare il gene responsabile della malattia, al
giorno d’oggi ancora non esiste una terapia in grado di “guarire” da questa sindrome e tutti i pazienti sono costretti ad utilizzare dispositivi di ventilazione meccanica per poter garantire un adeguato
scambio respiratorio durante il sonno. Il nostro
gruppo “Amici di Matteo” è presente su Facebook e
per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere
fondi da investire nella ricerca ha già organizzato
diverse manifestazioni come l’esibizione di un complesso musicale a Cadorago, il “Mercatino di Natale” tenuto a Vertemate con Minoprio, il concerto di
chitarre a Bulgarograsso, il concerto di musica elettronica del Gruppo comasco “Les fleurs des
maladives”. Nei prossimi mesi, grazie a diversi artisti e compagnie teatrali che si sono già resi disponibili proporremo altre iniziative proprio perché
l’unica speranza per questi pazienti è nella ricerca
e nella possibilità di trovare una cura. Tutto quello
che riusciremo a raccogliere come sempre sarà destinato all’A.I.S.I.C.C., seguendo sempre il motto
di Madre Teresa di Calcutta “Quello che facciamo è
soltanto una goccia nell’oceano ma se non ci fosse
quella goccia all’oceano mancherebbe”.
PER SAPERNE DI PIÙ
Chiunque è interessato a saperne di più
sulla malattia può rivolgersi all’Associazione Italiana per la Sindrome da
Ipoventilazione Centrale Congenita (Sindrome di Ondine) che ha la propria sede
a Firenze in via Ungheria 8, inviare un’email ad [email protected] o visitare
il sito internet www.sindomediondine.it
cezza. L’associazione ha la
propria sede a Firenze ma
può contare anche sulla
preziosa collaborazione
degli “Amici di Matteo”,
un gruppo di persone di
Fino Mornasco ma anche
di altre zone della provincia di Como, sempre impegnate a raccogliere fondi per la cura di una malattia, le cui cause non
sono note, ma che dipende verosimilmente da
un’alterazione genetica e
si manifesta con un difetto, a livello del sistema
nervoso centrale, nella
regolazione del respiro.
Ciò comporta che chi n’è
affetto non ha il controllo
del respiro automatico e
quindi ha bisogno di un
supporto, meccanico, alla
respirazione. Tali supporti sono ventilatori, applicati tramite una maschera facciale o una tracheotomia o stimolatori del
diaframma. Questa condizione di disabilità dura
per tutta la vita, e quindi
il paziente avrà sempre
bisogno delle tecnologie
(le macchine) e di qualcuno che “vegli” su di lui
durante il sonno.
GLI AMICI DI
MATTEO. PERCHÈ
“Ho deciso di creare
questo Gruppo - precisa
Daniela Botta, fondatrice
degli “Amici di Matteo” quando ho avuto la fortuna di diventare zia di un
bellissimo bambino nato
ad aprile 2009 all’Ospedale Valduce di Como,
dove è stato curato e grazie alla grande preparazione di tutto il personale del reparto di Terapia
Intensiva Neonatale gli è
stata diagnosticata in
breve tempo una rara e
seria malattia. Matteo è
affetto dalla Sindrome da
Ipoventilazione Centrale
Congenita, comunemente
definita “Sindrome di
Ondine”. Nella tradizione
germanica Ondine era
una Ninfa che s’innamorò di un uomo mortale.
Quando l’uomo tradì Ondine, il Re delle Ninfe lo
punì lanciandogli una
maledizione che gli fece
“dimenticare” di respirare una volta addormentato. Analogamente i pazienti affetti da questa
sindrome non sono in
grado di respirare autonomamente durante il sonno ma, per sopravvivere, hanno bisogno di ricorrere a
dispositivi di ventilazione meccanica. Questa
malattia fa parte delle cosiddette malattie rare (attualmente ne sono affetti
6 bambini in Lombardia,
45 in tutta Italia e 300
nel mondo). E’ d’origine
genetica e per il momento non esiste nessuna
cura. Essere colpiti da
una malattia rara costituisce un doppio problema, sia perché non esistono protocolli precisi che
aiutino i medici ad orientarsi nelle cure, sia perché non esistono farmaci
o strumenti medicali idonei, dato che le aziende
farmaceutiche non hanno
interesse a svilupparli
per poche persone. Inoltre, per coloro che ne sono
affetti e per i loro familiari, comporta notevoli difficoltà individuare i Centri specializzati e accedere ai trattamenti disponibili. Proprio vedendo le
difficoltà burocratiche,
pratiche e psicologiche
che stanno incontrando
mia sorella e mio cognato
nel prendersi cura del piccolo, ho sentito l’esigenza
di fare qualcosa di più e
mi sono sentita in dovere
di provare ad aiutare l’associazione A.I.S.I.C.C.
Onlus a raccogliere fondi
da destinare ai vari progetti: ricerca scientifica,
solidarietà e sostegno alle
famiglie colpite, sensibilizzazione del personale
sanitario al fine di migliorare l’assistenza. Credo
fermamente che nei confronti delle malattie rare
dobbiamo tutti avvertire
un preciso dovere morale.
45 malati in Italia sono
pochi, bisogna ammetterlo. Possiamo quasi non
tenerne conto, ignorarne
l’esistenza: a meno che il
46° caso non ci tocchi sfortunatamente da vicino!”.
LA SINDROME
DI ONDINE
L’esordio della “Sindrome di Ondine” si ha entro
il primo anno di vita con
ipoventilazione, ipossia
(carenza di ossigeno) e
ipercapnia (eccesso di
anidride carbo-nica) durante il sonno, in assenza
d’attività respiratoria,
diagnosticata mediante
poligrafia. L’ipo-ventilazione compare soprattutto durante la fase di sonno profondo, quando cioè,
predomina il controllo del
sistema nervoso centrale
autonomo. E’ possibile,
però, riscontrarla sia durante la fase REM sia durante la veglia, con differenti gradi di compromissione. La respirazione
autonoma è regolata da
un gene che di chiama
PHOX2B ed è situato sul
cromosoma 4, e tutte le
alterazioni che riguardano questo gene provocano
un difetto della respirazione nel sonno. La sindrome viene trasmessa
probabilmente da un genitore portatore che non
presenta segni evidenti di
malattia, e la sintomatologia d’esordio può essere
estremamente variabile,
potendo coinvolgere non
solo l’apparato respiratorio, come avviene nella
gran maggioranza dei
casi, ma anche il sistema
gastroenterico, cardiaco e
nervoso. Esistono vari
gradi di severità dell’ipoventilazione e nei casi più
gravi i pazienti possono
presentare disturbi respiratori anche quando sono
svegli. In circa il 15 – 20%
dei casi la sindrome è associata ad un disturbo del
Sistema Nervoso Enterico che prende il nome di
malattia di Hirschprung
(mega-colon congenito) e
nel 5% dei pazienti sono
presenti tumori della cresta neurale come il neuroblastoma. I malati possono inoltre presentare alterazioni del controllo della frequenza cardiaca e
della pressione arteriosa.
Alla nascita e per i primi
mesi di vita, questi bambini devono essere ricoverati in un reparto di Te-
rapia Intensiva Neonatale o di Rianimazione
per essere curati adeguatamente. Durante questi
mesi (in genere non meno
di cinque) i genitori imparano a conoscere la malattia e si preparano a poter
accogliere a casa il loro
bimbo. Inoltre è necessario preparare un’adeguata assistenza domiciliare
(medica e infermieristica)
al fine di garantire la sicurezza dei bambini e la
tranquillità delle famiglie, e altrettanto importante è procurare le attrezzature di cui il bambino ha bisogno assicurando ai genitori un periodo d’apprendimento all’uso di queste e dando
precise indicazioni in caso
d’infezioni o crisi di
apnea. Per ridurre i tempi di degenza al minimo,
evitando inutili e spesso
dannose lungodegenze, è
indispensabile che sia individuato all’interno del
reparto dove il bambino è
ricoverato un referente, in
genere un medico, che si
occupi di tutto ciò con sufficiente sollecitudine. Se
adeguatamente curati
(ventilati correttamente)
la maggior parte dei bambini ha uno sviluppo neuro - psico - mototorio praticamente normale; durante la “veglia” possono
quindi svolgere una vita
simile a quella dei loro
coetanei. In particolare
possono frequentare la
scuola, così come i loro
coetanei, ha patto di avere qualcuno che li accompagni, che conosca la malattia, e in caso di bisogno
sappia intervenire. A questo riguardo è necessario
formare adeguatamente
il personale sanitario e
della scuola ad accogliere
i bambini nella comunità
con responsabile presa in
carico multiprofessionale
al fine di rendere la vita
di questi bambini il più
“normale” possibile.
CRONACA
P A G I N A
25
Bassa&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
LO SCORSO SABATO 13 MARZO
Cassina accoglie
don Giuseppe
rande partecipazione di
fedeli, sabato
scorso, per
l’ingresso di
don Giuseppe Corti a
Cassina Rizzardi.
Il sacerdote è stato accolto in piazza Silvio Pellico da una folla festante.
I saluti di rito sono spettati al delegato del vescovo, don Pierino Riva, vicario foraneo e parroco di
Fino Mornasco e al sindaco di Cassina Paolo De
G
Un momento
di festa per
la comunità
che ha salutato
l’arrivo
del nuovo
pastore
Foto RR
Cecchi che gli ha consegnato, simbolicamente, le
chiavi del paese.
Quindi il trasferimento
nella chiesa parrocchiale
di S. Giuseppe per la celebrazione della S. Messa
alla quale ha presenziato
anche una folta delegazione di fedeli provenienti da
Camnago Faloppio, parrocchia in cui don Giuseppe ha esercitato il suo mi-
nistero negli ultimo otto
anni.
Grande commozione tra i
presenti ha destato anche
il ricordo di don Vittorino
Vittori, tragicamente
scomparso lo scorso 25
ottobre dopo essere stato
colto da malore la settimana precedente nel corso della celebrazione della S. Messa.
SABATO 13 MAZO
A Bregnano la 53° Asemblea provinciale Avis
er la comunità di
Bregnano lo scorso 13 marzo 2010
è stata una giornata particolare;
alle ore 14,30 presso il
Centro Polivalente, si è
svolta la 53° Assemblea
provinciale Avis. Un centinaio i delegati convenuti in rappresentanza dei
15000 donatori presenti
nel territorio Comasco
che, suddivisi nelle 21
sedi comunali, nel 2009
hanno effettuato quasi
trentamila donazioni di
P
sangue e plasma, non solo per gli ospedali comaschi, ma anche per quelli
delle provincie di Varese
e Milano.
Con l’assemblea di sabato scorso si è completata la prima tappa di un
cammino iniziato circa un
anno fa da un presidente
neo eletto (Sarto Valentino) sostenuto da un esecutivo giovane e vivace,
con tanta voglia di propagandare l’associazione a
360 gradi, unico sistema
per poter raggiungere
l’obiettivo predefinito di
AVIS quale l’autosufficienza del sangue e suoi
derivati.
Obiettivo facilmente
raggiungibile nei prossimi anni grazie ai moltissimi giovani presenti nel-
l’associazione. Un terzo
dei donatori comaschi è
rappresentato da giovani
tra i 18 e 35 anni di età,
di questi la metà sono
donne. Alcuni di loro già
impegnati come quadri
dirigenziali, sono la forza
trainante presente in associazione, e certamente
lo saranno negli anni a
venire.
Con la loro spensieratezza ed allegria riescono
a fare breccia in settori a
loro più congegnali come
le scuole, biblioteche, circoli sportivi e tutti quegli
ambienti dove i giovani
incontrano i loro coetanei
ed usando lo stesso linguaggio e i modi scanzonati riescono a trasmettere i valori fondanti dell’
AVIS. Altruismo, impe-
IL COMO VINCE AD AREZZO E SI CANDIDA PER LA SALVEZZA
Quando tutto sembrava volgere al peggio, con il Como solitario in penultima posizione in classifica, e quindi in una
situazione disperata, domenica scorsa al termine del primo tempo, ecco che invece la ripresa permette agli azzurri di
ribaltare completamente il risultato, di violare il campo dell’Arezzo e di rilanciare le proprie chances di salvezza. La
vittoria colta per 3-2, e giunta al 90°, suona come una rivincita per il successo perso per strada proprio durante i
minuti di recupero col Monza poco più di un mese fa. Gli azzurri, guidati in panchina dal solo Oscar Brevi data la
malattia dell’altro trainer Ottavio Strano, e dopo un viaggio in terra toscana abbastanza avventuroso a causa di una
foratura che ha interessato il pullman lariano, si sono confermati squadra “tosta” contro le prime della classe. Il
successo contro l’Arezzo, che conserva il terzo posto in classifica nonostante la battuta d’arresto, segue infatti il
punto raccolto sul terreno della lanciatissima capolista Novara: quando la sfida è dura e con un’avversaria di blasone, il Como, dunque, mostra il meglio di sé. E dire che la partita si era subito messa male per il Como colpito a freddo,
dopo soli due minuti dall’ex Chianese. Lo svantaggio porta ad una reazione bianco blu caratterizzata da alcune belle
azioni di Salvi e Cozzolino. Le emozioni, però, sono tutte condensate nei secondi 45 minuti. Dopo sei minuti Cozzolino
colpisce il palo e tre minuti dopo subisce un fallo in area, confessato al termine del match negli spogliatoi dal
portiere aretino. Il rigore viene realizzato dal bomber azzurro. Sull’1-1, però, il Como non si accontenta e prova ad
insistere trovando il raddoppio con Filippini (al 65°) grazie anche ad uno svarione della difesa di casa. Un minuto
dopo Zerzouri, autore di una buona gara, sciupa una favorevole occasione per il 3-1. Gol sbagliato, gol subito e la
vecchia legge del calcio viene rispettata anche ad Arezzo dove ancora l’ex Chianese, alla mezzora, realizza il 2-2.
Eppure, questa volta, il Como non si accontenta ed insiste. Dopo 15 minuti intensi, a tempo scaduto Gonnella,
riprende una respinta del portiere aretino, insaccando l’insperato gol-vittoria che permette al Como di raggiungere
a quota 28 il Foligno e Viareggio e lasciandosi alle spalle, anche se con un solo punto di vantaggio, Pergocrema
(vittorioso a Benevento), Pro Patria (sconfitta a Varese) e Lecco (pari casalingo con il Figline). Buona ultima, ed
ormai in situazione disperata, la Paganese che ha ormai ipotecato il posto per la retrocessione diretta nella vecchia
serie C2.
L.CL.
gno, responsabilità, rispetto, solidarietà.
Il loro prossimo futuro
vede in cantiere già parecchie iniziative, ma anche una serie di incontri
dedicati alla loro formazione come dirigenti. Certamente non mancheranno ai prossimi seminari
sia Regionale che Nazionale dedicati principalmente allo scambio di
idee per valorizzare le
esperienze locali e condividere percorsi ed obiettivi comuni.
MENAGGIO
IL 19 MARZO
ASSEMBLEA
ORDINARIA SOCI CAI
Venerdi 19 marzo alle ore 21
presso la sala Consigliare del
Comune di Menaggio, posta
nel piazzale delle Scuole Medie avrà luogo l'assemblea ordinaria dei soci maggiorenni del Cai Menaggio durante la
quale si voterà per l'elezione
del nuovo consiglio sezionale e
del collegio dei revisori dei conti per il triennio 2010/2012 .
Precederà tale elezione la
relazione morale del presidente Daniele Guaita, la votazione dei bilanci consuntivo 2009
e preventivo 2010 ed il resoconto delle attività della sempre
vivace Sezione Centrolariana.
CRONACA
P A G I N A
26
Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
VALLE INTELVI
Chiesa di S. Sisinnio a Muronico con lo storico campanile.
Foto Gianni Franchi
Ricordi al rintocco
della campane
È
recente la notizia
che l’Amministrazione Comunale di
S.Fedele ha deciso
di farsi carico del
costo di una singolare iniziativa: ha stanziato ben
tremila euro per rimettere in funzione l’orologio
che un tempo dava il segnale delle ore e delle
mezze sul campanile della chiesa parrocchiale di
S.Antonio Abate. Una notizia simpatica. Erano infatti decenni che i rintocchi delle ore tacevano, ciò
a seguito di reclami fatti
da chi abitava vicino alla
chiesa. Persone che hanno forse oggi realizzato
come l’inquinamento acustico si diventato tanto invadente da non aver più
ragione di essere combattuto. Anzi parrebbe quasi che il rintocco delle ore
dell’orologio del campanile porti serenità e allegria
paragonato alle accelerate selvagge e agli “sgomma menti” degli automobilisti maleducati.
Quanto ha contato il
suono delle campane nella nostra vita? E quanto
conta ancora? Con i loro
rintocchi le campane hanno scandito, per noi, gioie
e dolori e fatto da colonna sonora a tanti eventi
che ricordiamo con affetto o fatica. Ancora oggi, a
Casasco, quando nasce un
bambino, le campane suonano a stormo. Una tra-
Quanto ha contato
questo particolare
suono nella nostra
vita? Un’armonia
alla quale
si legano
le memorie
più lontane
di RINA CARMINATI FRANCHI
dizione che viene dai secoli. Così com’era una tradizione molto sentita
quella dei rintocchi per
“la pasada”, cioè quando
un compaesano moriva
lontano. Evento per il
quale le campane suonavano in una particolare
maniera, per chiedere a
tutti una preghiera per
lui. Mia nonna mi raccontava che quando incominciò la seconda guerra
mondiale dalla segreteria
del fascio partì l’ordine
che tutte le campane delle chiese suonassero a
concerto. Solo S.Fedele
non si unì al coro osannante. Dal campanile di
S.Antonio scesero, infatti,
solo mesti rintocchi. Chiamato in causa il parroco
si difese con coraggio davanti al Consiglio comunale asserendo che per lui
il principio di una guerra
era né più ne meno un fatto luttuoso. Ebbe dei guai,
ma la storia gli avrebbe
dato ragione.
Il mio ricordo più bello,
però, legato al suono delle campane è abbastanza
recente. Risale infatti a
dodici anni fa. Organizzata dalle associazioni vallintelvesi, davanti alla
chiesa di S.Sisinnio di
Muronico, si stava svolgendo la cerimonia in ricordo dei centocinquanta
anni dell’insurrezione
intelvese .
Avvisati da una circolare tutti i parroci della Valle, all’ora della prima
scaramuccia, battuta dalle campane di S.Sisinnio
sopra Argegno, diedero
l’avvio a un coro che, compatto, attraversò tutta la
Valle, da Argegno a Lanzo, da Casasco a Pigra.
Tutte le campane dei paesi suonarono per ben
un’ora a stormo a ricordo
del pericolo, che aveva
corso la Valle, di essere
saccheggiata da ben settecento croati armati di
tutto punto e decisi di
spogliare quelle terre di
tutto ciò che c’era di prezioso.
Poco, allora, avrebbero
potuto fare i coraggiosi
seguaci di Andrea Brenta
e dei suoi compagni se le
campane di tutte le chiese della Valle non si fossero messe a suonare all’unisono a martello, favorendo l’arrivo di rinforzi
da ogni dove, così i ladri
furono ricacciati sul lago.
Sullo storico campanile di
Muronico i nostri avi innalzarono uno dei primi
tricolori che si vide sventolare dal lago e così fecero i battelli.
Questo, il passato. Ma
quanta gioia sa portare,
ancora oggi, il suono dei
sacri bronzi!
Come descrivere i grandi concerti della notte di
Natale che sembra infrangano il cristallo! E
quelli della notte di Pasqua che, dopo il suono
gracchiante dei “resegatt”, pare liberino dalle
catene della morte e risorgano con Gesù! Viva è la
memoria di un codice non
scritto che viene dai secoli e che ora solo pochi vecchi ricordano perché il
sacrista che suonava le
campane non esiste più.
Eppure c’è ancora chi si
ricorda che da piccoli era
un grande divertimento
arrampicarsi sul campanile per suonare, con i tasti di legno attaccati al
batacchio delle campane,
la ninna-nanna per i bat-
LA STATALE REGINA… QUELLA “OCCIDENTALE”
Per il tratto Cremia-Dongo quanti anni ci sono voluti
per la sua ultimazione e conseguente apertura? Venti e più anni sono tanti e nel frattempo un ragazzo
diventa adulto, ma se poi non cresce per realizzarsi
nella vita rimane un essere frustrato destinato ad
una lenta agonia.
Così è purtroppo della “strada Regina”, il tratto relativo alle Tre Pievi, un tempo fiorente ‘repubblica’ e
dove era arrivata a battere-coniare una propria moneta in quel di Musso.
Il raffronto con la sponda orientale suscita rabbia e
delusione e mentre i cugini hanno la ferrovia, la superstrada... e sempre la ‘regina bis’ conosciuta come Statale del Lago di Como e dello Spluga, qui la gloriosa
“Regina” langue, langue ed ancora langue ed all’orizzonte non si intravede dall’Anas, dalla Regione, dalla
Provincia, dalla Comunità Montana, dai sindaci la
volontà di arrivare al ‘giro di boa’, mentre i rattoppi
si vedono ad ogni curva con ‘lavori in corso’ ed i cui
cantieri non finiscono mai.
E del fatto che la nostra “Regina” è stata scalzata dal
suo trono millenario e che nessuno più ne parla... lo
si vede anche adesso in occasione delle imminenti
elezioni regionali dove i politici di ogni schieramento
la ignorano completamente, tanto da noi non succede
“mai” niente, rassegnati a subire e “mai” ad alzare la
voce.
Dove sono finiti gli stanziamenti già da anni approvati per il prosieguo da Dongo al Ponte del Passo? Un
piccolo smottamento, come quello ad esempio in località Fornace dopo Domaso è stato, è vero!, rattoppato,
là lo scempio dei lavori eseguiti è criticato da tutti,
nel senso che quel tratto di strada con curve e
controcurve così pericolose andava tutto rifatto e già
prevedendo l’uscita in zona della tanto attesa Dongo/
Ponte del Passo, inserendo contemporaneamente l’allacciamento pedonale-ciclabile da Domaso alle
cinquecase di Gera Lario.
Anche i vari ‘comitati’ sia della ‘vecchia’ Regina e
maggiormente della ‘nuova’ Regina hanno spento i
megafoni, soffocati da quella impotenza di coloro che
siedono nella ‘stanza dei bottoni’, travolti a loro volta
da problemi che possono essere anche importanti, ma
purtroppo lontani dal nostro territorio.
La crisi che striscia e che raggiunge ogni categoria,
da noi è più rimarcata con la chiusura di quelle piccole e grandi fabbriche, già vanto di ogni paese
lacustre e che costringe i giovani a fare i pendolari e
sempre sulla strada, per cui diventa indispensabile
ed urgente l’apertura del cantiere Dongo/Ponte del
Passo, senza l’inutile e costosa uscita sulla ‘piana di
Dongo’ e che la nostra statale Regina porti sicurezza
e sviluppo e non più tanti lutti, come ancora si ve-dono
con cippi, lapidi, mazzi di fiori ai bordi... sempre così
insicuri. Inoltre quella struttura lavorativa che occupa circa 400 dipendenti, cioè l’ospedale di zona
“Moriggia-Pelascini”, voluto oltre un secolo fa da quel
grande pioniere della carità e della giustizia sociale
della Chiesa, il beato don Francesco Spinelli, fondatore dell’Istituto Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda,
merita una attenzione tutta speciale proprio dalla viabilità della statale Regina, ora che dalla Regione Lombardia in data 3 febbraio ha ottenuto il riconoscimento
quale sede di Dipartimento di emergenza urgenza e
accettazione (DEA) e che come ben sottolineato dal
consigliere regionale Luca Gaffuri “in una situazione
di difficoltà occupazionale si darà una ulteriore possibilità agli abitanti dell’Alto Lago per qualificarsi in
un mestiere sanitario importante come questo e per
trovare una occupazione di qualità”.
Attendiamo così finalmente di conoscere chi, per primo, darà alla zona Tre Pievi la notizia dell’apertura
“certa” dei lavori e che dovranno proseguire celermente e senza più intoppi... per unirsi in località Trivio
con la superstrada della Valtellina.
Solo dopo si potrà parlare di sviluppo dell’Alto Lario
Occidentale.
GIANNI MORALLI
tesimi oppure l’Ave Maria
gioiosa per la benedizione mariana nelle serate
lunghe e tiepide e profumate del mese di maggio.
Poco tempo fa rileggendo i “Promessi Sposi” di
Alessandro Manzoni mi è
saltata agli occhi una curiosa dissonanza che ci fa
dedurre come di campane
o campanili, al sciur
Lisander, ne sapesse ben
poco. In occasione del tentativo di rapimento Lucia
ci descrive una scena sicuramente improbabile: il
sacrista che suona le campane a martello dalla cella campanaria… quando
tutti sanno che la campana a martello era segnale
di pericolo, ma si suonava direttamente percuotendo la campana sul
campanile. Era poco usata perché metteva in allarme tutta una comunità, solo in caso di incendio o di sparizione di qualche bambino.
E ora per concludere, il
suono più dolce, quello
dell’Ave Maria.
L’AVE MARIA
L’ave Maria dala matin
l’è fresca, svelta e malandrina,
la va dent e fora par tuc
i bocc, la ta tira i cuvert
fin quand ta verdat i
occ,
e pou la canta: è cuminciaa al dì, è finii la
nocc longa e scura,
par i malaa e chi che
gaa pagura .
L’ave Maria dala sira,
l’era seria trista e
straca,
la prega par tucc, anca
par chi piang in d’un
palazz, o ridd in una
baraca,
e puo la diss: dirmii bee
tucc,la campana la veglia sul campanin e la
va sveglierà tuc duman,
grand e pinin.
AL MUSEO BRENTA DI S. FEDELE
GIORGIO TERRAGNI
E ROSA MARIA CORTI
Sabato 20
marzo presso il Museo
Brenta, a S.
Fedele Intelvi, alle ore 16, nell’ambito
della “Primavera culturale intelvese” il
prof. Giorgio Terragni
illustrerà
“ L’ u l t i m o
atto del Risorgimento”, con particolare riferimento all’arma
azzurra ed alla figura di Natale Palli.
Seguirà la presentazione del libro
“Natal degli eroi: da cielo a cielo col pilota di D’Annunzio” di Rosa Maria Corti.
«Convinta che la memoria sia importante - spiega Rosa Maria Corti illustrando il suo libro - ho risalito il tempo come
si risale un fiume, o forse è il tempo che
è risalito a me, come se qualcuno avesse tracciato una linea che io poi ho seguito e ho visitato i luoghi che hanno
visto bambino il protagonista, Casale,
Scaria, l’aeroporto di Cameri, il monte
Pourri dove Natal trascorse le sue ultime ore circondato dalla neve e dal ghiaccio».
P A G I N A
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CRONACA
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
IN DIFESA DELLA VITA UN IMPEGNO SEMPRE NUOVO
Tempo di bilanci
per il Cav Verbano
N
on sempre sono
storie a lieto
fine, quelle dei
Centro di Aiuto
alla Vita. Anche
il Cav Medio Verbano ha
dovuto fare i conti con la
sconfitta, come una gravidanza inattesa e difficile che nonostante l’offerta di sostegno si è risolta
con un aborto. Eppure
ogni evento, anche drammatico, può diventare occasione di nuovi incontri,
di nuova speranza: così è
stato per le volontarie del
Cav, che in questa occasione hanno conosciuto
persone attente ai bisogni
dei giovani, con una seria
preoccupazione educativa
ed una umanità grande.
Con questo impatto forte
è iniziato un 2009 ricco di
impegni e di novità, di cui
oggi i responsabili tracciano un bilancio. “Nuovi
incontri e nuova consapevolezza: questa potrebbe
essere la sintesi dell’anno appena trascorso” racconta Pinuccia Macchi
Bodini, presidente del
Cav Medio Verbano: “Abbiamo conosciuto l’associazione “Difendere la
vita con Maria”, di Varese,
che si fa carico della sepoltura dei feti abortiti,
con l’assistenza del parroco di Cittiglio e del cappellano dell’ospedale Del
Ponte: abbiamo dato il nostro sostegno e assicurato una presenza. Abbiamo
poi approfondito i rapporti con Scienza e Vita, associazione con cui teniamo un corso sull’affettività nelle scuole superiori del territorio, e grazie alla quale abbiamo
partecipato a incontri sul
fine vita “. Non è curioso
che un Cav si occupi di
“fine Vita”? “Il nostro interesse è nato dalla vicenda di Eluana e dall’esi-
genza per tutti noi di approfondire questi argomenti, di saperne di più,
non solo per noi stessi, ma
per essere meglio preparati di fronte alla sfida del
nostro tempo. In questo
senso giudico molto positiva la nostra collaborazione con il Cesvov di Varese per un corso di formazione (che ci ha “regalato” due nuove volontarie) e la partecipazione di
alcune di noi al corso del
CDA Valli Varesine (che
ha due sedi nel nostro territorio, Cunardo e Cuveglio): da qui è emersa una
nuova consapevolezza
delle problematiche sociali attuali e un maggior
senso di responsabilità”.
Una responsabilità anche
“istituzionalmente” riconosciuta, nel momento
che il Cav è stato chiamato al tavolo del Terzo settore (per la Valcuvia) e invitato a far parte della
Consulta delle associazioni di Cittiglio, da poco
costituitasi.”Ma al cuore
della nostra attività non
c’è una conoscenza tecnica” sottolinea con forza
Pinuccia” e proprio per
non perdere di vista l’origine del nostro impegno e
la presenza di Colui che
ci guida, abbiamo voluto
due momenti forti nel corso dell’anno: la Veglia per
la Vita, che si è svolta a
Sangiano in febbraio sul
tema della sofferenza, con
la testimonianza di due
medici, e una serata di
meditazione e musica nella chiesa di Cittiglio,
“Canto alla Vita”, per prepararci al Natale. Eppure, nonostante la dedizione e l’impegno, rimane
ancora molto da fare: “La
gente ci conosce ancora
troppo poco, nonostante i
volantini che distribuiamo in locali pubblici, ambulatori, consultori… Il
problema maggiore è poter avvicinare le donne
durante la gravidanza,
prima che decidano di
abortire. Per questo stiamo cercando di poter essere presenti nei consultori al momento dei colloqui pre-aborto: per dire a
queste mamme che l’aborto non è l’unica scelta, che
c’è un’alternativa, e che
c’è qualcuno che le può
aiutare con una vicinanza concreta”.
ANNALISA MOTTA
I NUMERI DEL CAV MEDIO VERBANO
Nel 2009 si sono presentate al centro ben 65 famiglie in difficoltà per una gravidanza inattesa o solo
difficile da affrontare: di queste 22 erano italiane e
43 straniere. 27 i bambini nati grazie all’ aiuto prestato (vestiario, attrezzature per neonato, pannolini, latte in polvere, medicinali, pacchi alimentari
grazie al Banco Alimentare di Gavirate). Numerose le iniziative per raccogliere fondi, alle quali la
gente risponde sempre con grande generosità: vendita di fiori e arance (in collaborazione con MPV di
Varese e supermercati Tigros) durante la Giornata
per la Vita; pranzo benefico a Gemonio; serate teatrali. La sede è a Mombello, frazione di Laveno
Mombello, in via Verdi 18, telefono 0332-667111. È
aperto il martedì dalle ore 17.00 alle ore 18.30 e il
sabato dalle ore 14.30 alle ore 16.00.
APPUNTAMENTO A TEATRO
Domenica 21 marzo, presso il prestigioso teatro
Duse di Besozzo, alle ore 15.30 la Compagnia
Dialettale di Bogno metterà in scena El Bissa, commedia brillante in tre atti di Giancarlo Buzzi. Nell’occasione verranno estratti i biglietti della lotteria a premi a favore del CAV.
IL SACRO MONTE DI VARESE, CORNICE AD UNA PASSIONE
SECONDO GIOVANNI, COMPOSTA NEL SETTECENTO:
LORENZO GHIELMI CON «LA DIVINA ARMONIA»
REGISTRA UN’OPERA INEDITA COMPOSTA NEL 1744
Prima la musica o prima le parole? Quando le parole sono del Vangelo il loro
peso si fa tale da rendere profonda qualsiasi melodia. Quando poi traspare la
volontà del compositore e degli interpreti di essere, prima di tutto, al servizio
del testo l’ascolto si fa immediatamente preghiera. È questa l’esperienza davanti alla “Passio secundum Joannem”, cd realizzato da Lorenzo Ghielmi,
musicista da alcuni anni residente in Val Cuvia, insegnante presso l’Accademia internazionale della Musica di Milano, con l’ensemble “la Divina Armonia” per l’etichetta belga passacaille. L’autore è Francesco Feo (1691-1761) la
cui musica, come molti tesori dell’arte italiana, è rimasta nascosta in polverosi
archivi per secoli. La “Passio secundum Joannem” è vicinissima nello stile allo
Stabat Mater di Pergolesi accanto al quale fu probabilmente eseguita all’epoca. Il linguaggio musicale è quello del Settecento barocco, con cori, strumenti e
voci soliste accompagnate da clavicembalo, organo o arpa. Il testo è costituito
dai capitoli XVIII e XIX del Vangelo di Giovanni, nella versione latina della
Vulgata: questo toglie qualsiasi frivolezza alla composizione e le dona una
profondità e un senso religioso comparabile alle celebri Passioni di Bach. I
ruoli solistici sono quelli dell’Evangelista, a cui è affidata gran parte del racconto, di Gesù, di Pilato oltre ad una voce femminile – che personifica l’anima
del cristiano – e al coro, che rappresenta la folla dei Giudei. Al coro da camera
di Varese, preparato da Gabriele Conti, sono affidati i brevi ma intensi interventi della folla. La veste editoriale di questo cd è particolare perché presenta
un voluminoso libretto, con stupende foto inedite: le statue delle cappelle dei
misteri dolorosi del Sacro Monte accompagnano il racconto della Passione.
L’idea è chiaramente quella di compenetrare musica e arti figurative. La stessa estetica teatrale e drammatica accomuna immagini e suono e l’ascoltatore
si ritrova immerso in una sorta di rappresentazione liturgico-teatrale del Settecento. Il Cd è edito dall’etichetta passacaille è disponibile nei migliori negozi
di dischi e on line sul sito www.passacaille.be.
IL CAMMINO
DELLA QUARESIMA
LA DEVOZIONE
ALLA VERGINE MARIA
Il popolo cattolico venera la Vergine Maria, dandole diversi appellativi. Tra i tanti ve ne è uno
caro alle madri che hanno perso i loro figli e che si
riconoscono nella Santa Maria Addolorata. Nei
Paesi di cultura latina e soprattutto nella Penisola Iberica, questa devozione trova un forte richiamo che si amplifica durante la Settimana Santa,
dove gli episodi della Passione di Cristo si accompagnano con quelli della Madonna Addolorata
nelle splendide processioni che si susseguono e
sono ancor più partecipate in Andalusia. Qui le
Madonne velate sono racchiuse nel loro dolore,
rivestite da ricchi abiti a lutto ricoperti da filigrane argentate. Il culto della Addolorata è antichissimo,ma è nel basso Medioevo che inizierà ad essere incluso nelle celebrazioni liturgiche: una tradizione consolidata poi a partire dal 1400. La lingua volgare portando nelle piazze la recita del
cammino della Croce e il dolore di Maria ai piedi
del Cristo crocifisso contribuirà a diffondere ancor
più questo particolare aspetto. I Serviti, un ordine conventuale che vide la sua nascita in Toscana
nel 1300, pose proprio al centro della devozione
Maria e in particolare l’Addolorata Nel 1600 venne loro concessa la possibilità di celebrare la Messa, ricordando – appunto – le sette spade, cioè i
dolori della Madonna. Poi via, via nel tempo il culto
prese consistenza e si diffuse ovunque. Così nel
1700 la chiesa decretò la celebrazione dei dolori
di Maria il venerdì che precede la domenica degli
ulivi. Ma anche i Passionisti diedero impulso alla
celebrazione della passione anche grazie al giovane frate san Gabriele dell’Addolorata, ora venerato nel bel santuario abruzzese che richiama pellegrini da tutto il mondo. Pio VII nel 1814, assai
provato dai soprusi di Napoleone e dalle sofferenze verso la Chiesa di Roma, incluse nella liturgia
i sette dolori della Madonna. La fuga in Egitto,
Gesù ritrovato nel tempio, Maria sulla via del
Calvario, Maria ai piedi della Croce, Maria che
porta sul grembo il Figlio ucciso, ed infine Maria
che deposita Gesù nel sepolcro. Festività inclusa
poi nel Calendario romano: la terza domenica di
settembre. La devozione popolare accosta il dolore di Maria alla passione di Gesù; una Via Crucis
mariana; la “Via Matris”, che ritroviamo anche
nella vasta produzione artistica sia statuaria che
pittorica, soprattutto nei, o presso i santuari dedicati alla Madonna. In Italia del culto alla Addolorata non mancano testimonianze antiche e pregevoli distribuite in tutto il Paese; ma è soprattutto al centro sud che tale venerazione trova
ampio respiro. Numerose sono anche le Confraternite dedicate alla Addolorata, come pure numerosissimi sono le Congregazioni maschili e femminili che trovano proprio nella figura della Madonna dei dolori il loro punto di riferimento. Maria
addolorata preannuncia con la morte di Cristo la
Resurrezione e la salvezza: un dolore immenso
che apre la gioia della Pasqua.
SERGIO TODESCHINI
CALENDARIO SUL TERRITORIO
Appuntamenti in agenda
CATECHESI
GIOVANI
Organizzato dalla Commissione Giovanile di zona, si svolgerà con inizio
alle ore 18.30 di domenica 21 marzo all’oratorio di
Ponte Tresa un incontro di
catechesi sulla “Speranza
Cristiana”, dedicato ai giovani dai 18 anni in su. Sabato 27 marzo, invece, si
svolgerà a Cassano Valcuvia la Via Crucis zonale per
i giovani che insieme saliranno sulla collina di S.
Giuseppe, meditando la
passione di Gesù.
FESTA
DI SAN GIUSEPPE
A LAVENA
Ponte Tresa è gemellata da
anni con la città di Mesoraca (KR) in Calabria, in virtù dei tanti mesorachesi
che si sono stabiliti sul Ceresio e nei paesi vicini. Per
la festa di S. Giuseppe è
tradizione a Mesoraca cucinare un piatto tradizio-
nale chiamato “u ‘mmitu”
fatto di pasta e ceci che viene offerto ai vicini da tutti
i devoti a S. Giuseppe. Per
sottolineare il legame tra i
due paesi, quest’anno si
vuole riproporre questa
usanza anche a Ponte, per
questo è stato predisposto
un calendario di manifestazioni che proporrà per
Sabato 20 marzo alle ore
20.30 nella Chiesa del SS.
Crocifisso di Ponte Tresa
un concerto con musiche di
Stefano Cropanese, tenuto
dal Coro dell’Alto Marchesato “Don Matteo Lamanna” di Mesoraca e dal Coro
Polifonico “Voci sul Ceresio” di Lavena Ponte Tresa,
con l’Ensemble strumentali “Divine Armonie”. Domenica 21 alle ore 11.00
nella chiesa del SS. Crocifisso di Ponte Tresa ci sarà
la celebrazione eucaristica
presieduta da don Serafino
Parisi (parroco di Santa
Severina) che si concluderà con la benedizione del
piatto tradizionale “u
‘mmitu” che verrà degustato, con altri prodotti tipici
calabresi, subito dopo in
Oratorio.
GLI ULIVI
PER L’UNITALSI
Come in tante altri luoghi
d’Italia, anche a Cittiglio lo
scorso fine settimana l’Unitalsi era in piazza! I volontari dell’associazione
hanno piazzato il loro
stand davanti all’ospedale
cittigliese e lì hanno distribuito tante piantine d’ulivo, facendo conoscere nel
contempo le iniziative che
l’associazione ha programmato per il 2010, ma più
semplicemente ha creato
un angolo di visibilità per
divulgare l’immagine e lo
scopo di questo sodalizio
che con continuità e costanza, ma soprattutto con
grande spirito di servizio e
carità, distribuisce raggi di
luce e di speranza cristiana tra la gente, i malati e i
bisognosi.
A.C.
P A G I N A
29
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
ARDENNO INCONTRO SUI TEMI EDUCATIVI CON IL VESCOVO MONSIGNOR COLETTI
Una «bussola» per i genitori...
La serata fa parte
del ciclo di incontri
proposti da quattro
comuni del
mandamento della
Bassa Valtellina
di CIRILLO RUFFONI
G
ià da alcuni
anni i Comuni
di Ardenno,
Va l m a s i n o ,
Buglio e Forcola (AR.VA.BU.FO. dalle loro iniziali), hanno
creato una rete tra gli
enti che si occupano di
problemi sociali ed educativi, per promuovere
soprattutto attività dedicate ai giovani, in collaborazione con la «Cooperativa Sociale Insieme».
In questi mesi stanno
proponendo un ciclo di
serate formative per genitori ed educatori. Si
tratta di un percorso in
quattro punti, per il quale sono stati adottati due
simboli: una bussola e
un’aquila, perché lo scopo è quello di «orientarsi nella sfida educativa»
e poi di elevarsi in volo.
Le serate avranno il carattere di incontri-laboratorio, durante i quali
verrà effettuato un confronto tra i partecipanti
su temi molto concreti
legati all’educazione,
come «il conflitto, le regole, l’ascolto e la comunicazione». Per questo
motivo i promotori hanno voluto effettuare anche un incontro introduttivo, nel quale venissero poste le basi per i
successivi, invitando a
portare la sua autorevole parola il Vescovo di
Como, mercoledì 10 marzo, presso la sala consiliare di Ardenno. Molto
numeroso il pubblico, a
grande maggioranza
femminile, a riprova di
quanto sia importante il
ruolo svolto dalle donne
nell’ambito familiare
(come è stato sottolineato nel recente convegno dell’8 marzo), perché
sulle loro spalle non grava soltanto l’assistenza
in campo sanitario, ma
anche in quello educativo. «Nell’educazione, il
sapere dipende molto
dall’esperienza – ha esordito monsignor Diego Coletti –; educare
non è soltanto una tecnica, ma è un’arte, che
si impara solo andando
a bottega, come facevano gli artisti di un tempo. Oggi – ha continuato il relatore citando
Freud – uno dei problemi più gravi della condizione culturale dell’Europa è il preoccupante
calo che si registra nell’amore del pensare e
del capire. È un’atmosfera generale che respiriamo tutti e che rende
sempre più difficile una
reale dimensione educativa». Monsignor Coletti
ha quindi ripreso una
tesi che gli sta molto a
cuore e sulla quale ritorna insistentemente nei
suoi interventi: una critica serrata ad alcune
tendenze tipiche della
nostra cultura, che poi
sono alla radice di tutti i
mali che si manifestano
in campo sociale, politico ed educativo. Esse,
infatti, non riguardano
aspetti marginali, ma le
quattro categorie che
già Aristotele poneva a
fondamento di tutto: il
vero, il bene, il bello e
la persona umana. Oggi
si tende ad identificare
la verità «con il prodotto della ragione tecnicoscientifica, con il saper
fare». Tutto quello che
eccede viene ridotto a
pura opinione personale,
a gusto, a emozione soggettiva. Ne consegue un
continuo oscillare tra totalitarismo (una verità
completa e definita una
volta per tutte) e anarchia (il continuo rincorrersi di verità tutte e
sempre relative e falsificabili). Il bene viene identificato con l’utile, con lo
star bene, con il gusto
personale; l’etica viene
così ridotta al consenso
della maggioranza. Anche la bellezza viene
identificata con il gusto
personale, con l’emozione, con la piacevolezza e
questo porta (soprattutto i giovani) alla ricerca
di sensazioni sempre più
forti e trasgressive. Ogni emozione, infatti, arriva sempre ad un livello di saturazione, che richiede un’emozione ancora più forte. È quello
che avviene anche nei
mezzi di comunicazione,
che non ci propongono le
cose belle, ma tutta una
serie di fatti sempre più
forti e truculenti. Con la
consueta vivacità, il Vescovo ha dimostrato
come tutta questa atmosfera culturale venga
riproposta e respirata
anche attraverso le forme più comuni, come gli
slogan pubblicitari. Sui
più giovani hanno poi
notevole influenza le
nuove tecnologie, che
offrono grandi opportunità, ma che spesso fanno confondere la realtà
effettiva con quella virtuale. Quali sono le conseguenze, sul piano edu-
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA
MESSA CRISMALE A COMO
GIOVEDÌ 1° APRILE
Partenza col pullman da piazzale Bertacchi alle
ore 7.30 (davanti alla stazione dei treni) e rientro alle ore 16.30 circa. Pranzo al sacco. Quota:
8 euro. Informazioni e iscrizioni fino ad esaurimento posti telefonando a don Mariano
(347-2989078).
LAVORI ALER A SONDRIO
Nei giorni scorsi ha preso avvio la demolizione del
fabbricato nell’area dell’istituto ex Fossati a Sondrio,
in via Torelli, dove Aler realizzerà una nuova palazzina. Erano presenti sul cantiere il presidente Aler Gildo
De Gianni, il direttore Walter Songini e l’architetto
Antonio Saligari. Il progetto vedrà la realizzazione di
8 alloggi in vendita, dieci alloggi in affitto e due alloggi comunali. L’intervento programmato per i dieci alloggi prevede una spesa da 1 milione e 132mila euro.
C’è stato un contributo della Regione di 827mila e
730 euro e Aler si è impegnata per i restanti 304mila
269 euro. Il termine dei lavori è previsto entro 18 mesi.
cativo, di tutto questo
modo di pensare? «Non
c’è bisogno di “responsabili”, basta trasmettere
nozioni e istruzioni per
l’uso (indottrinare e addestrare), perché il valore supremo è il massimo possibile del profitto
individuale. Oggi si tende a far coincidere il più
efficace addestramento
con il massimo dell’educazione».
A questi mali della società, ha affermato monsignor Diego Coletti, possiamo contrapporre degli anticorpi efficaci, che
consistono nel riportare
i valori di verità, bontà
e bellezza al loro significato autentico. Le verità tecnologiche e scientifiche sono importanti,
ma c’è qualcosa che le
supera. Se noi esaminiamo una mietitrebbia e
un carro armato, dal
punto di vista del puro
funzionamento meccanico troviamo che sono
molto simili. È la loro
valorizzazione che fa la
differenza. «La verità
più profonda sta quindi
nel livello del significato delle cose». Il vero e
il bene nascono sempre
da una relazione con gli
altri. L’incontro autentico avviene «quando
smetto di pensare l’altro
come utile per me e lo
vedo come oggetto del
mio amore disinteressato… Quindi diciamo: ti
amo e ti sposo, non perché mi fai stare bene,
ma per fare star bene
te… Sto con te perché
questo è l’unico modo di
riempire la mia vita con
un senso buono». L’amore incondizionato per
una persona costituisce
naturalmente anche una delle più alte esperienza della bellezza. E
il Vescovo ha concluso il
suo intervento citando
«un momento di alta relazione educativa» vissuto dallo scrittore Antony
Blum. Un giorno suo padre, durante un colloquio, aveva affermato
che la cosa che più conta nella vita è porsi sempre le seguenti domande: «Per che cosa realmente sto vivendo? Per
che cosa sarei pronto
anche a morire»?
Gli altri incontri si terranno, sempre alle
ore 20.45, secondo questo calendario:
•
•
•
•
giovedì
giovedì
giovedì
giovedì
chiale
18 marzo, oratorio di Valmasino;
8 aprile, oratorio di Forcola;
22 aprile, oratorio di Ardenno;
6 maggio a Buglio, cinema parroc-
CRONACA
P A G I N A
30
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
CHIAVENNA RACCONTI TOCCANTI, DA UN’ESPERIENZA DAVVERO DIFFICILE DEI GIOVANI DI SAN PATRIGNANO
In fuga, dalla tossicodipendenza
S
pettacolo spartano, ma sicuramente coinvolgente, che ha
raccolto il consenso di un pubblico nutrito. Non c’è stato il tutto esaurito, ma c’è mancato poco per “Fughe da
Fermi”, lo spettacolo di
teatro-reality presentato
nell’ambito del progetto
WeFree della comunità
di San Patrignano a
Chiavenna giovedì sera.
Ad organizzare il tutto
l’associazione “Giochiamoci” che riunisce i genitori dei ragazzi che frequentano l’oratori di San
Luigi. Sul palco, accompagnato dal regista e attore Pascal La Delfa, il
giovane Mattia. Un ragazzo, tra l’altro originario del morbegnese e
quindi caricato da un
surplus di emozione e
coraggio, venuto a raccontare la sua esperienza con il mondo della
droga. Una vera e propria discesa agli inferi
culminata nella decisione di darci un taglio netto prima di finire male.
Mattia non ha risparmiato dettagli sgradevoli
alla platea, portando comunque un messaggio
di speranza, per quanto
ha riguardato la sua
esperienza. Dopo l’inevi-
tabile “crisi d’astinenza”
supportata dallo zio Paolo la decisione di rivolgersi alla comunità di
San Patrignano per avviare un percorso di
recupero, terminato da
poco dopo sei anni di lavoro. «La droga - ha
spiegato Mattia - mi stava togliendo tutto, ma
soprattutto mi stava togliendo la libertà». Da
qui il titolo del progetto
“WeFree”, ma anche il
senso di “Fughe da Fermi”. Mattia ha intervallato il racconto sul suo
passato con momenti in
cui ha lasciato intravedere il suo futuro, o uno
dei possibili, cantando
anche alcune canzoni dimostrando voce e presenza scenica. Prima
dello spettacolo, che ha
offerto anche alcuni momenti di approfondimen-
to scientifico, sul palco è
salito anche il presidente di “Giochiamoci” Paolo Angelinetta, che ha
voluto ringraziare il
direttivo dell’associazione e tutti coloro che
hanno aiutato all’organizzazione dell’evento,
anche economicamente:
«Abbiamo voluto questa
serata perché pensiamo
che il tema della droga
sia centrale e che l’utilizzo della stessa stia diventando un comportamento accettato troppo
passivamente, anche nella nostra realtà valchiavennasca». Lo spettacolo è stato replicato il
giorno seguente, per le
scuole. WeFree ha anche
un blog per chi volesse
discutere dei contenuti
dello spettacolo all’indirizzo www.we free.it.
Per finire la serata è servita anche a presentare
ufficialmente la nuova
associazione Amici di
San Patrignano di Sondrio. Per ulteriori informazioni sulle attività del
gruppo, attivo presso l’oratorio Sacro Cuore,
contattare l’indirizzo
www.associazioni
.sanpatrignano.org/
sondrio oppure il numero 335-6481274.
CONCERTO D’ORGANO AD APRILE
Sarà Edoardo Bellotti il protagonista della tredicesima edizione della Rassegna di Musica Organistica
organizzata dal comitato Chiavi D’Argento. Il concerto, originariamente previsto per il 27 marzo
ma in seguito spostato a domenica 11 aprile, si
terrà alle ore 21.00 nella Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna sul grande organo della chiesa del centro storico cittadino. Il maestro proporrà durante la serata un programma “pasquale” dedicato interamente a Johan Sebastian Bach. Organista, clavicembalista e musicologo, il maestro
Edoardo Bellotti è conosciuto come specialista del
repertorio rinascimentale e barocco per tastiera, e in
particolare dell’improvvisazione. Numerose e apprezzate sono le sue incisioni discografiche su strumenti
storici. Insegna Organo e Improvvisazione presso le
Università di Brema e organista presso Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano.
“MOMENTI DI GORDONA”
Disegna i tuoi “Momenti di Gordona”. Arriva il concorso per i piccoli pittori delle comunità del fondovalle
chiavennasco. La Commissione Biblioteca di Gordona, in collaborazione con insegnanti e dirigente scolastico, ha voluto associare a un concorso rivolto ai
ragazzi di scuole elementari e medie, invitati a realizzare un disegno che diventerà la copertina 2010
del tradizionale bollettino “Momenti di Gordona”. I
disegni dovranno essere realizzati a mano libera,
con tecnica a scelta tra acquerelli, tempere, matite
colorate, pastelli, pennarelli e pastelli a cera. «I temi
oggetto di rappresentazione sono collegati al nostro
paese e intendono essere una rilettura, agli occhi dei
partecipanti, di concetti quali storia, tradizioni, luoghi caratteristici, emozioni suscitati da alcuni “momenti” di Gordona». Al termine della presentazione
degli elaborati, vi sarà una valutazione che culminerà con una mostra sul tema, aperta al pubblico nel
weekend del 10-11 aprile. Al vincitore verrà consegnato un premio, mentre per tutti i partecipanti sarà
organizzato un rinfresco.
DANIELE PRATI
SCI E CIASPOLE IN MEMORIA DI UN GIOVANE ALPINISTA E DEI PROGETTI PER LE FAMIGLIE DEL NEPAL
Sulla neve per ricordare Corrado e la sua generosità
C
iaspole o sci, l’importante è stato
partecipare, per
ricordare Corrado Libera e aiutare i bambini del Langtang. Sabato sera, 160
persone hanno preso
parte a “Una sciata per
Corrado”, l’iniziativa
promossa dalle stazioni
di Chiavenna e Madesimo del Soccorso alpino.
Quaranta partecipanti
hanno scelto gli sci e le
pelli di foca, gli altri sono
saliti da Madesimo a
Motta con le ciaspole. Al
di là della disciplina preferita, tutti hanno saputo unire un’occasione di
aggregazione un’oppor-
tunità di sostegno alla
popolazione della regione dell’Hymalaia del
Langtang, situata a
3.500 metri di quota.
Nel nome di Corrado,
alpinista e volontario del
Soccorso alpino scomparso nell’estate del
2007 dopo un incidente
in alta quota, sono state
pro’mosse numerose iniziative dedicate ai bambini del Nepal. Montagne che Libera aveva
scalato insieme a degli
amici e che oggi ospitano una struttura che
porta il suo nome. Le attività organizzate in Valchiavenna nel ricordo
dell’alpinista di Campo
Mezzola hanno visto impegnati moltissimi appassionati di montagna.
Sabato è arrivata una
nuova conferma. «Il nostro amico Corrado aveva promosso numerose
iniziative di solidarietà
in Nepal - ricorda Giuseppe Cerfoglia capostazione del Soccorso alpino di Chiavenna -. Siamo decisi a portare avanti questo progetto a favore di un asilo e delle famiglie povere, un percorso con cui continuare a esprimere, la nostra
amicizia e stima per un
ragazzo che aveva messo in campo la voglia di
aiutare gli altri».
IL POLITECNICO PARLA DI PIURO
Proseguono anche nel 2010 le attività dell’Associazione Italo-svizzera per gli scavi
di Piuro, volte a favorire la conoscenza e la valorizzazione della storia di Piuro. Il
Gruppo Hospitale di Prosto, attivo da tempo con attività e iniziative di formazione
in favore degli adolescenti e dei giovani del paese, ha proposto, sabato 6 marzo, un
convegno per far conoscere il lavoro di ricerca realizzato dagli studenti del “Corso di
Storia dell’Architettura” al Politecnico di Milano sede di Lecco sul tema “Emergenze architettoniche del 500 di Piuro”. La ricerca, promossa dal docente Paolo Bossi
del Dipartimento di Architettura e Pianificazione, ha visto la partecipazione di un
gruppo di 5 studenti che hanno analizzato il paesaggio di Piuro e del contesto, con
raffronti cartografici tra il catasto del Lombardo Veneto e quello attuale.
Il lavoro è stato oggetto di una prova d’esame ed è stato presentato su supporto
informatico ben strutturato e tale da evidenziare e far apprezzare una molteplicità
di elementi storici, architettonici e paesaggistici di Piuro e della Bregaglia Italiana.
L’iniziativa è stata anche un’occasione di stimolo per i molti studenti della valle a
intraprendere un percorso di studi universitari, avendo la consapevolezza che il
nostro territorio si offre per essere studiato.
Dopo l’intervento del prof. Bossi Paolo, docente al Politecnico di Milano Dipartimento di Architettura, sono intervenuti gli studenti Buzzetti Elisa, per presentare l’architettura del palazzo Belfort; Gerali Simone, per la chiesa di S. Maria Assunta a
Prosto; Cotela Valeria, per la chiesa di S. Martino in Aurogo. La serata è stata
coordinata dallo Storico prof. Gian Primo Falappi dell’Associazione italo-svizzera
per gli scavi di Piuro.
A BETTE, IN FESTA
PER SAN GREGORIO
Come da tradizione sabato 13 marzo si è svolta la festa delle luminarie di San Gregorio per
la comunità della frazione di Bette a Chiavenna,
che negli ultimi tempi ha visto la scomparsa di
tanti suoi anziani, memoria e testimonianza
di un passato ricco di esempi e di valori, di cui
oggi si avverte la mancanza e quindi l’urgenza
di una riproposta. La festa in onore del patrono
San Gregorio Magno, titolare della chiesa, non
perde con il passare degli anni il proprio fascino e anche sabato scorso lo spettacolo di luci è
stato assicurato. Per alcuni mesi un buon gruppo di donne e non solo, ha lavorato con impegno
e dedizione esemplare all’allestimento della
Pesca di beneficenza e della Lotteria per le attività parrocchiali, oltre che di un abbondante
rinfresco. Ha partecipato alla celebrazione liturgica il sacerdote don Paolo Trussoni che nell’omelia ha ricordato la figura del grande Santo, vissuto nella seconda metà del 500, che, dopo
aver rinunciato alla carica di prefetto di Roma, divenne monaco poi, nel 590, fu
eletto Papa. La presenza della banda ha contribuito ad allietare la fredda serata.
P A G I N A
CRONACA
31
BassaValtellina
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
MORBEGNO COMPLESSO SAN GIUSEPPE: SARÀ PRESENTE IL VESCOVO
Inaugurazione per
la nuova struttura
l giorno di san Giuseppe, festa di tutti i
papà, sarà speciale
per la parrocchia di
Morbegno con l’inaugurazione della nuova
struttura polifunzionale
di via V Alpini, situata
nelle fondamenta della
chiesa dedicata al santo.
Sarà una lunga serata di
festa, che si aprirà alle
18.30 con la Santa
Messa officiata dal
Vescovo della diocesi
di Como monsignor
Diego Coletti: presenti, oltre ai parrocchiani,
le autorità di Morbegno,
religiose e civili e, naturalmente, tutti i volontari che hanno contribu-
I
ito alla realizzazione dell’opera e che potranno
gustare, finalmente, i
frutti di 25 mila ore di
attività per arrivare ai
risultati di oggi
…C’è stato chi, dal giugno del 2008, ha lavorato a tempo pieno come i
pensionati, chi alternava
la disponibilità mattino
/ pomeriggio giostrandosi all’interno dei propri turni lavorativi, mentre nelle ore serali trovavano spazio alcuni adulti ed il folto gruppo di giovani 18/20 anni denominato poi in seguito a pieno titolo “squadra demolitori” visto la notevole
impegnativa e dura atti-
IL MINISTRO DELL’INTERNO MARONI
A DELEBIO PER CONSEGNARE
ALLA COMUNITÀ UNA VILLETTA
CONFISCATA ALLA MAFIA
Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni è stato ospite della provincia di Sondrio per la cerimonia ufficiale di consegna al Comune di
Delebio dell’edificio confiscato alla criminalità
organizzata. Il ministro è arrivato nella mattina di mercoledì 17 marzo in via Legnone 5, dove
si trova per l’appunto il bene confiscato alla criminalità. Ad attendere il Ministro dell’Interno
c’erano il prefetto di Sondrio Erminia Rosa
Cesari, il presidente della Provincia Massimo
Sertori, il sindaco di Delebio Marco Ioli e tutte le autorità civili, militari e religiose. A curare il complesso iter burocratico per la destinazione dell’edificio all’amministrazione comunale è stata la Prefettura di Sondrio.
Una notizia accolta con entusiasmo dalla comunità di Delebio che è entrata ufficialmente in
possesso della struttura. E proprio per festeggiare questo positivo traguardo Prefettura e
Provincia di Sondrio hanno lavorato insieme per
organizzare la cerimonia di consegna. «Sono
molto felice - dichiara il presidente Sertori che
alla notizia della conclusione delle procedure per
la destinazione dell’edificio si è subito attivato
per favorire l’arrivo del Ministro - perché la
nostra comunità, grazie anche alle recenti leggi volute proprio da Maroni, potrà accogliere
nella nuova proprietà un servizio di grande importanza sociale». Soddisfazione da parte del
Prefetto che mercoledì dunque ha fatto gli onori di casa testimoniando l’impegno personale e
di tutte le forze di polizia affinché il territorio
della provincia mantenga gli attuali standard di
legalità e sicurezza.
vità svolta in cantiere.
Seguirà alla celebrazione il classico taglio del
nastro e la libera visita
alla sala Ipogea (sotto
il livello del suolo) nonché agli altri spazi annessi alla stessa, alcuni dei
quali costruiti con pareti mobili in modo da poter creare luoghi distinti. Non mancherà un
gustoso buffet offerto
agli intervenuti, inaugurando nella stessa serata la cucina con le attrezzature professionali
che saranno successivamente utilizzate per allietare cene conviviali di
gruppi e associazioni
operanti sul territorio.
Conclude la serata il
musical del Gruppo
Teatro Oratorio di
Morbegno, per la regia
della brava Daniela
Scarinzi, dal titolo “Una
storia d’amore”, con
musiche di Fabio Baggio.
Sarà una grande festa
per tutta la parrocchia e
un modo per ringraziare quella nutrita schiera di volontari che hanno prestato il loro tempo e il loro lavoro per la
comunità: la struttura
polivalente di San Giuseppe rappresenta in
concreto la fiducia e l’attenzione rivolta soprattutto ai più giovani.
UN’OPERA FRUTTO
DELL’IMPEGNO E DELL’ENERGIA
DI TUTTA LA COMUNITÀ
«La nostra comunità, ancora una volta, come in tante in precedenza, ha rivelato le sue energie, le sue
potenzialità; ha rivelato le sue capacità di iniziativa e di saper fare insieme; ha rivelato il suo profondo senso di partecipazione. Per questo e per tanto
altro ringrazio questi giovani e adulti, tecnici e professionisti, operai e volontari. Ci hanno offerto, in
silenzio e lavorando, un esempio che oggi mi sento
in dovere di rendere pubblico, perché sia stimolo e
riferimento per il futuro».
Queste le parole con le quali l’arciprete di Morbegno
don Andrea Salandi, dalla pagine del nuovo bollettino parrocchiale, ha voluto ringraziare la comunità per il lavoro svolto in questi anni per trasformare gli scantinati della chiesa di San Giuseppe in
uno spazio polifunzionale da adibire a qualsiasi
tipo di attività parrocchiale. Sulle pagine del foglio
informativo, fresco di stampa e in distribuzione in
questi giorni alle famiglie della città, tutti i “numeri” di questo intervento di completamento dei lavori che erano stati lasciati “al rustico”agli inizi degli
anni ’90 del secolo scorso, un progetto pensato ormai trent’anni fa e quindi in parte modificato per
rispondere alle esigenze di oggi. “Su questa linea si
è mosso il gruppo dei progettisti (volontari insieme
a tutto il resto della manodopera riuniti nell’associazione San Luigi Gonzaga nata ad hoc), che ha
elaborato una proposta che è stata poi sottoposta
all’architetto Caccia Dominioni (padre del progetto
iniziale) per la sua approvazione” – si legge nelle
pagine del Bollettino. Fiore all’occhiello della struttura, la grande aula Ipogea che può essere un grande spazio giochi al coperto, una sala banchetti, un
auditorium per conferenze o ancora un teatro per
circa 350 persone, oltre all’aula Santa Famiglia con
le pareti modulari, la cucina, la sala giochi con bar
e servizi vari.
Un luogo importante di aggregazione e formazione
per i più giovani e non solo, quello che il 19 marzo
prossimo verrà presentato alla comunità di
Morbegno - che l’ha pensato, voluto e realizzato insieme ai suoi sacerdoti - alla presenza del nostro
vescovo Diego.
«Sacerdoti e consiglio pastorale parrocchiale eravamo, e siamo tutt’ora convinti, che il portare a compimento il complesso di San Giuseppe fosse una
necessità per due precise ragioni. La prima è che la
zona nord della nostra città è la più densamente
abitata e la meno dotata di servizi e, di conseguenza, richiedeva un intervento che favorisse la
socializzazione “umana” e, allo stesso tempo, favorisse la formazione alla fede cristiana. La seconda
riguarda il nostro oratorio di S. Luigi, in piazza
Mattei, che necessita di essere “restaurato” da cima
fondo…. Quest’opera andava predisposta un’alternativa per le attività che l’oratorio propone».
TRAONA E SONDRIO RIVOLTO A INSEGNANTI ED EDUCATORI
Corso per imparare la sostenibilità
a Società di Sviluppo Locale, in collaborazione con la
non profit internazionale The Natural
Step e l’associazione morbegnese VentiVenti, con il sostegno di Fondazione Cariplo e dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Sondrio,
nell’ambito del progetto
“Valtellina 2015” offre
un’opportunità a insegnanti ed educatori di apprendere nuovi strumenti di insegnamento sui temi della
sostenibilità e sviluppare
capacità di progettare ed
erogare seminari su questi
temi. Creare oggi le basi
per il futuro: Training
per insegnanti delle
scuole della Provincia
di Sondrio. Il training si
sta svolgendo a Traona:
dopo il primo appuntamento di sabato 13, si prosegue sabato 20 marzo dalle ore 8.30 alle ore 12.30,
presso la Scuola Secondaria di I Grado, di via Aldo
Moro, 6 e viene riproposto
a Sondrio giovedì 18 e 25
marzo dalle ore 14.00 alle
ore 18.00 presso l’Ufficio
Scolastico Provinciale, via
Donegani 5. Il tema della
sostenibilità oggi, pur essendo molto dibattuto, è
L
caratterizzato da una notevole confusione. Per questo è importante da un lato
fare chiarezza e dare strumenti e conoscenze per
un’autonomia di giudizio.
Bambini e giovani hanno
un immediato e diretto interesse ad attivarsi sui
temi di sostenibilità, visto
che riguardano il loro futuro, e dispongono ancora un
buon livello di flessibilità
mentale per assorbire i
nuovi modelli mentali e
culturali che la sostenibilità richiede. Il corso è destinato a insegnati di qualsiasi materia e per scuole
di ogni ordine e grado. Fornisce strumenti che possono essere utilizzati in qualsiasi ambito applicativo,
dalle materne alle superio-
ri. Nei corsi si punta a introdurre gli elementi di
base del modello di The
Natural Step per la sostenibilità, applicato in ambito
educativo da oltre vent’anni, e a sviluppare negli insegnanti coinvolti solide
competenze. Info: Società
di Sviluppo Locale, 0342358708; info@societasvi
luppo.sondrio.it.
INTERROTTA FINO AL 2 APRILE
LA LINEA FERROVIARIA COLICO-CHIAVENNA
«All’origine della proroga - fino al prossimo 2 aprile - dell’interruzione del
servizio ferroviario lungo la tratta Colico - Chiavenna ci sono ragioni ben
precise e di ordine puramente tecnico». Così una nota diffusa nei giorni
scorsi dalla Provincia di Sondrio per comunicare la proroga del cantiere.
«In occasione della realizzazione del collegamento fra la Strada Statale 36
e la Strada Provinciale 2 “Trivulzia” – prosegue il comunicato – con la
costruzione di un sottopasso veicolare, infatti, si è reso necessario allestire
un impianto di trattamento delle acque che riportasse la qualità delle stesse ai parametri di legge evitando così un qualsiasi influsso negativo delle
opere sull’habitat naturale circostante. Lavori questi, dunque, che determineranno un incremento dei tempi di cantiere al fine di garantire la massima tutela ambientale. Una variazione di calendario che non comporterà
però alcun disagio agli utenti della tratta Colico - Chiavenna, la Provincia,
infatti, ha di conseguenza prorogato il servizio di trasporto sostitutivo
mediante gli autobus della società Stps Spa. Amministrazioni comunali e
istituti scolastici sono già stati regolarmente informati. Orario delle corse
e delle fermate resta invariato così come stabilito fin dall’inizio in seguito
al proficuo confronto di tutte le parti interessate. Dai primi riscontri effettuati, inoltre, rispetto al trasporto sostitutivo non vi è stato alcun disservizio e gli utenti sono giunti a destinazione senza problemi».
CRONACA
P A G I N A
32
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
PEREGRINATIO OVUNQUE UNA FOLTA PRESENZA DI FEDELI PER LA SANTA DI LISIEUX
L’abbraccio della gente a Teresa
P
er due giorni, sabato e domenica
scorsi, il Santuario della Madonna di Tirano
ha accolto la reliquie di
santa Teresina di Lisieux. Un evento che ha saputo richiamare un gran
numero di fedeli devoti
alla piccola grande santa carmelitana. Quella
di Tirano rappresenta la
prima tappa in Valtellina
del suo viaggio in giro
per il mondo e anche
l’unica lunga due giornate. Il padre carmelitano
scalzo Antonio Sangalli,
che accompagna il viaggio dell’urna nel suo pellegrinaggio in Italia, ha
spiegato ai molti fedeli
giunti al santuario anche dai paesi vicini, che
«santa Teresina è nel
nostro paese dal quattro
di gennaio per trasmettere il suo messaggio.
Santa Teresina stessa
diceva: fino a quando
l’angelo non suonerà la
tromba e tutto sarà compiuto – il riferimento è
all’Apocalisse – io lavorerò». Una promessa
questa che la santa sta
osservando anche dopo
la morte. «Dal 1996 –
continua padre Antonio
– percorre tutto il mondo e dopo un ritorno al
Carmelo di Lisieux andrà in Ucraina; un frammento delle sue ossa è
stato portato da un
astronauta, suo devoto
pure nello spazio». La
grande urna in legno,
che ricorda la struttura
di una chiesa, volendo
così simboleggiare che la
sua vita e il suo operato
sono sempre stati al servizio di tutta la cristianità, grazie alle moderne tecnologie è stata progettata in modo tale per
cui i danni a cui potrebbero andare incontro le
ossa contenute; danni
causati da vibrazioni, da
sbalzi di temperature e
da altri possibili inconvenienti del viaggio sui più
disparati mezzi di trasporto sono resi nulli.
Don Aldo Passerini, rettore del santuario così ha
commentato l’importante evento: «Siamo contenti e onorati di poter
ospitare nel nostro santuario le spoglie di una
santa così importante
per la Chiesa e per
un’adeguata accoglienza
della santa, abbiamo
preparato del materiale
illustrativo: foto sue e
della sua famiglia – gli
stessi genitori di santa
Teresina sono stati dichiarati beati – e frasi
estratte dai suoi scritti;
utili strumenti per avvicinarsi un po’ di più al
suo carisma, hanno dimostrato che anche oggi
la via della santità è possibile e aperta a tutti.
Lei spesso diceva di sentirsi piccola ma il suo
dono alla Chiesa è stato
grande». La santa carmelitana è stata dichiarata Dottore della Chiesa; la terza donna a ri-
Le reliquie
di santa Teresa
a Sondrio - foto Luca Gianatti
cevere questo grande riconoscimento dopo Teresa d’Avila e Caterina
da Siena. Questo riconoscimento significa, come
ha spiegato padre Antonio «che può interpretare la Scrittura e lo ha fatto in maniera così acuta
che anche papi e vescovi possono far ricorso a
lei e alle sue parole». La
mistica francese seppe
dare grande risalto alla
misericordia divina: «Se
avessi commesso tutti i
crimini possibili so che
posso gettarmi fra le
braccia del Padre e avere il perdono; tutti i peccati dell’umanità sono
nulla in confronto all’amore di Dio. Alla misericordia, santa Teresa
del Bambin Gesù del volto santo – questo il
nome completo assunto
all’ingresso al Carmelo
di Lisieux – unisce anche un altro aspetto che
la ha contraddistinto in
tutta la sua vita è l’umiltà che lei così spiega: Dio
mi ha amato di un amore do provenienza e perciò lo devo amare di
più». Quanto è attuale
ancora oggi il messaggio
di santa Teresina lo ha
spiegato chiaramente
padre Sangalli: «Attualissimo – spiega padre
PRO VALTELLINA E CREVAL
Pro Valtellina e Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, nell’ambito del bando
congiunto sul tema “Giovani e società: dalla crescita individuale a cittadini della
comunità in provincia di Sondrio”, hanno ripartito gli 80mila euro della dotazione
finanziaria fra 11 progetti meritevoli.
I progetti finalizzati alla crescita consapevole dei giovani nella comunità e alla
loro formazione culturale e morale presentati da associazioni ed enti non profit
sono stati esaminati da una commissione formata da quattro membri: per la Pro
Valtellina i consiglieri Piergiordano Pasini e Lorenzo Grillo Della Berta, per la
Fondazione Gruppo Credito Valtellinese il presidente Francesco Guicciardi e il
direttore Tiziana Colombera. Ne sono stati scelti undici, premiati con contributi
da 5 a 12 mila euro ciascuno che hanno finanziato i progetti fino alla quota massima del 50%. Ne sono risultati beneficiari: a Chiavenna la Cooperativa Nisida, la
parrocchia di San Fedele e l’Agenzia per la Pace; a Morbegno il Circolo Arci Demos
di Talamona e la parrocchia di San Giovanni; a Sondrio la Lavops, il Consorzio
Sol.co., la Sev e la Valtellina Security Driving Project School, la parrocchia San
Carlo di Mossini; a Chiesa Valmalenco il Telemarkclub Malenco.
«Il positivo esito di questo bando, per la quantità e la qualità delle domande
presentate, è la conferma della sua utilità – sottolinea il presidente della Pro
Valtellina Marco Dell’Acqua –. La scelta dell’ambito che abbiamo condiviso con
la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese ha rivelato una sensibilità crescente da
parte di enti, associazioni e parrocchie che operano a stretto contatto con i nostri
giovani. C’è grande interesse e, soprattutto, ci sono buone idee che noi siamo pronti
a sostenere per favorire la crescita dei ragazzi, offrendo loro gli strumenti più
adeguati. La collaborazione con la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese – conclude Dell’Acqua – ormai consolidata dopo le due precedenti esperienze, si è confermata fruttuosa e ci ha consentito di distribuire un’ingente somma potendo contare
sui trasferimenti di Fondazione Cariplo».
«La Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, unitamente a Pro Valtellina – dichiara il presidente della Fondazione, l’avvocato Francesco Guicciardi – ha
svolto nello specifico una funzione che va oltre l’erogazione di un contributo in
denaro, in quanto l’aspetto principale di questo fortunato bando è stato quello di
stimolare la collettività giovanile a sviluppare idee e proposte che vadano nella
direzione di una crescita morale e culturale. I buoni risultati ottenuti ci fanno ben
sperare per il futuro dei nostri giovani».
DALLA PROVINCIA L’INVITO
A FARE MANUTENZIONE A RIDOSSO DELLA SEDE STRADALE
L’assessore provinciale ai Lavori Pubblici e Manutenzione del Territorio Silvana
Snider scrive ai privati, svariate centinaia, e per conoscenza ai sindaci. Oggetto
della comunicazione: far sì che le strade di competenza della Provincia siano sicure. La vegetazione cresciuta troppo a ridosso della sede stradale, infatti, può limitare la visibilità e in occasione di eventi meteorologici straordinari può creare
situazioni di grave pericolo. Le lettere sono già partite, una volta giunte a destinazione i proprietari dei fondi individuati dalla Provincia avranno 40 giorni di tempo
per eseguire i lavori. La Provincia agevolerà le operazioni garantendo la massima
collaborazione nel caso in cui, per esempio, si dovrà provvedere alla chiusura temporanea di un tratto di strada o procedere alla regolazione del traffico. I tecnici del
settore sono a disposizione per eventuali sopralluoghi e chiarimenti.
Qui e sopra l’urna di
santa Teresa a Tirano
Antonio – Teresa ha preparato il Concilio già cinquant’anni prima e lo sta
portando avanti perché
ha avuto acutezza nel
leggere il Vangelo e viverlo trovando la “piccola via” che è la strada
stretta di cui parla il
Vangelo». Un ricordo
che resterà indelebile
nella memoria dei fedeli che si possono riassumere nel commento di
un tiranese, che preferendo restare anonimo
ha commentato: «L’ingresso è stato emozionante perché noi uomini e peccatori, di fronte
a tale esempio di virtù
non possiamo che rimanere colpiti per la sua
lezione di umiltà che è
per noi di grande stimolo. Non ricordo un altro
episodio di un grande
santo qui a Tirano. Abbiamo bisogno di queste
esperienze dalle quali
tutti dovremmo coglierne i valori che recano».
Alessio Molinari, giovane universitario tiranese che ha partecipato
anche alla veglia e l’adorazione eucaristica, durata dalle ore 22.00 fino
alle ore 24.00 così commenta: «Sono stati letti
brani che ricordavano
particolarmente i momenti dell’agonia e della morte di santa Teresina inframmezzati da
canti e meditazioni» ma
quello che gli ha dato
maggiore emozione è
stato il momento della
partenza della reliquia:
«Ho potuto aiutare a portare a spalla l’urna della
santa, dalla chiesa al furgone dedicato al trasporto dell’urna».
Dopo Tirano le reliquie
della santa hanno fatto
tappa: il 15 a Sondrio,
il 16 a Regoledo, il 17
a Chiavenna. Le seguenti soste in diocesi sono state a Dongo
il 18, a Maslianico il
19, il 20 a Grandate e
il 21 saranno a Como
per la messa e il pontificale del Vescovo.
ROBERT WALTER NAZZARI
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
SONDRIO INCONTRO CON LA DIRETTRICE DELLA STRUTTURA DI BOLLATE
Dal carcere,
storie di umanità
C
he posto occupa
il carcere nella
nostra società e
qual è il ruolo
che questa – le
sue norme, i valori, le
leggi che la governano –
svolge nell’organizzazione della vita carceraria?
Si potrebbe riassumere
in queste due simmetriche domande l’appassionata e lucida relazione
che Lucia Castellano, direttrice della casa di reclusione di Bollate, ha tenuto lo scorso 10 marzo
a Sondrio, presentando
il suo libro (scritto in collaborazione con la giornalista del “Sole 24 Ore”
Donatella Stasio): Diritti e castighi (il Saggiatore, 2009). Le risposte
a queste domande non
sono scontate. Intanto la
sala era gremita: un pubblico attento e variegato, con diversi giovani,
ha seguito con grande
attenzione ed interesse,
intervenendo con domande, testimonianze
ed osservazioni personali. Il tema, quindi, colpi-
sce e coinvolge, più e
meglio di quanto si creda. Non ci sono solo riflessi securtari o pulsioni
repressive e coercitive.
C’è anche volontà di conoscere e capire, desiderio non di escludere e rimuovere, ma di avvicinare ed includere. Come
è stato suggerito in un
intervento, la parola “solidarietà” che sembra
scomparsa dai telegiornali e dai discorsi ufficiali non è morta nel vocabolario interiore e nel
sentire sociale delle persone. E Castellano lo ha
ribadito: sono molte le
offerte e le proposte che
la società esterna rivolge al carcere. Il problema è che non sempre il
carcere è attrezzato e
preparato per accoglierle. Questa è una delle
molte contraddizioni che
lo caratterizzano. Secondo le disposizioni di legge, dall’articolo 27 della
Costituzione (“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene
non possono consistere
in trattamenti contrari
al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condanna-
A SONDRIO IL PRIMO INCONTRO
DEL TAVOLO ANTICRISI PROMOSSO DALLA PREFETTURA
Primo incontro, la scorsa settimana, in Sala Consiglio a Palazzo Muzio,
a Sondrio, per il Tavolo “Anticrisi” voluto dal Prefetto Erminia Rosa Cesari
e dal presidente della Provincia Massimo Sertori. All’incontro hanno preso
parte i rappresentanti di sindacati, organizzazioni di categoria, autorità
civili e istituzionali del territorio. Due gli obiettivi fondamentali del Tavolo: fare una prima e accurata analisi dell’attuale situazione (posti di
lavoro persi, numero di cassaintegrati ed eventuali situazioni a rischio)
e proporre un confronto fra le parti perché, nell’ambito delle rispettive
competenze, si cerchino le strade più percorribili per uscire dalle situazioni di difficoltà ed empasse. «La crisi perdurerà ancora per tutto il 2010
con evidenti ripercussioni anche nella nostra terra. È importante, dunque fare tutto il possibile per salvare e tutelare tutti i posti di lavoro».
Questa l’osservazione maturata con consapevolezza nei partecipanti al
tavolo di confronto. Nel corso dei lavori sono state proposte una serie di
considerazioni generali e i presenti hanno concordato sul fatto che è
necessario risolvere i problemi contingenti cercando altresì di pianificare quello che sarà lo sviluppo futuro di Valtellina e Valchiavenna. Lo
strumento di dialogo fra le parti dovrà essere dinamico con la possibilità
di volta in volta, di estendere la partecipazione anche ad ulteriori e più
specifici comparti che possano in qualche modo contribuire a rafforzare
il contatto fra chi produce e il consumatore finale. Il Tavolo è stato chiuso dal Prefetto di Sondrio con l’impegno di fissare a breve un nuovo e
ulteriore appuntamento nel corso del quale ogni ente o categoria presenterà alcune proposte per far fronte a questo difficile momento congiunturale. La Cesari, inoltre, ha chiesto agli intervenuti di valutare la
possibilità di attivare contratti di solidarietà e di sottoporre al Tavolo
ogni possibile iniziativa diretta ad avviare la filiera bosco - legno, quasi
inesistente in provincia. Il Prefetto ha altresì sottolineato come la vocazione turistica delle valli sondriesi e la presenza di eccellenze
agroalimentari debbano essere all’origine della ricerca di linee congiunte d’azione da parte della Coldiretti e dei rappresentanti del settore alberghiero per promuovere sia l’ospitalità sia il consumo dei prodotti locali. Non solo, il Prefetto ha sollecitato gli Enti Previdenziali a fornire
tutte le indicazioni utili a conoscere nel dettaglio le scadenze degli ammortizzatori sociali concessi in valle così come le nuove richieste. Piena
la condivisione degli obiettivi così come la collaborazione da parte dei
presenti. Non si esclude, inoltre - secondo le indicazioni del Prefetto che potrebbero prendere parte ai successivi incontri anche i referenti
degli istituti di credito locali.
LA CORALE SAN MAURIZIO
DI PONTE IN VALTELLINA TRASFERTA A BASILEA
Trasferta in quel di Basilea per la corale “San Maurizio” di Ponte in
Valtellina. L’evento organizzato, il 20 e 21 marzo prossimi, dalla Famiglia Valtellinese e Valchiavennasca di Basilea in collaborazione con la
Missione Cattolica Italiana di Basilea ha ottenuto anche il patrocinio
della Provincia di Sondrio. La due giorni nel centro della confinante Confederazione Elvetica prevede per sabato 20 marzo alle ore 20.00 il concerto della corale presso la chiesa di San Pio X al quale seguirà un rinfresco offerto dalla Famiglia Valtellinese e Valchiavennasca, mentre domenica 21 alle ore 11.00, presso lo stesso edificio sacro, la “San Maurizio”
accompagnerà la Santa Messa. Seguirà il pranzo in stile rigorosamente
valtellinese a base di polenta taragna e salsicce, anche in questo caso,
con tutt’altro repertorio, la corale intratterrà i partecipanti.
to.”) al regolamento del
2000, il carcere dovrebbe essere, per eccellenza, il luogo della tutela
gelosa e scrupolosa del
diritto e dei diritti. Su
questo, innanzi tutto,
dovrebbe fondarsi la sua
funzione rieducativa. Viceversa è il luogo della
violazione, dell’arbitrarietà e, spesso, della
violenza. La pena dovrebbe consistere unicamente (e non è poco!)
nella privazione della libertà, senza nessun’altra sofferenza aggiuntiva, che risulta assolutamente arbitraria anzi
contraddittoria rispetto
alle norme giuridiche.
In più, il carcere dovrebbe insegnare il rispetto
della dignità e dei diritti
ed accompagnare il detenuto verso una più responsabile fruizione ed
un più maturo esercizio
della propria libertà. È
perché l’ha usata male
che si trova lì ed il fine
di questa sua permanenza dovrebbe essere guidarlo ed abituarlo ad impiegarla bene, cioè con
vantaggio per se stesso
e per gli altri. “Dovrebbe”: purtroppo si parla
prevalentemente al condizionale. In realtà la
vita effettiva del carcere, la scansione della
giornata che concretamente vi si svolge ben
poco hanno a che fare
con queste finalità. I
70.000 detenuti (un numero enorme, che cresce al ritmo di 800/1000
ogni mese e di cui quasi
la metà è costituito da
persone in attesa di giudizio) stanno per lo più
chiusi ed ammassati 20
ore al giorno in celle piccolissime e spesso fatiscenti. Come possono,
in queste condizioni, venire rieducati ed avviati
ad un esercizio maturo,
corretto e consapevole
della libertà? Quali aiuti alla conoscenza ed al
rispetto del diritto e dei
P A G I N A
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GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE
A SONDRIO E TIRANO
Questi gli appuntamenti di Unitre Sondrio
per l’ultima decade di marzo: lunedì 22, Chiara Sciolis Garbellini, docente di filosofia e
psicologia, approfondirà il tema L’etica della
cura; mercoledì 24, Gianfranco D’Aietti,
presidente del Tribunale di Sondrio, tratterà
de L’informatica al servizio della giustizia; venerdì 26, Marco Bersanelli, docente di astronomia e astrofisica presso l’Università degli
Studi di Milano e collaboratore presso l’Istituto di Fisica cosmica del CNR, con proiezioni in
power-point, presenterà la missione de Il satellite Planck verso l’alba del tempo; lunedì
29, Emilia Perassi, ordinaria di Letteratura
ispano-americana presso l’Università degli Studi di Milano, proporrà un Invito alla lettura di
Jorge Luis Borges; mercoledì 31, l’antropologa Michela Zucca illustrerà con diapositive
La vera storia dei Celti. Gli incontri si tengono
presso la sede di Unitre in via Cesare Battisti
29 a partire dalle 15.30. Ricordiamo che entro
il 31 marzo occorre prenotarsi per assistere
presso il Teatro alla Scala di Milano venerdì
23 aprile (alle ore 19.30) all’opera Lulu, musica e libretto di Alan Berg, diretta da Daniele
Gatti. Ai soci si richiede anche di prenotarsi al
più presto per il viaggio di più giorni di fine
anno (tra fine maggio e inizio giugno), che avrà
come meta il mondo degli Etruschi, con visite
a Tarquinia, Cerveteri, Vulci e alle aree archeologiche dell’Etruria.
Due gli appuntamenti da ricordare per la settimana di Unitre di Tirano: martedì 23 alle
15, l’ingegnere Dino Mazza tratterà di poesia, parlando sul tema Scrivere: dialogo su un
percorso di speranza; giovedì 25 alle 15, Franco Clementi presenterà e guiderà l’ascolto de
Il franco cacciatore di Carl Maria von Weber,
considerata dalla critica la prima grande opera del romanticismo tedesco. Le lezioni di interrompono dal 29 marzo al 5 aprile per le vacanze pasquali e riprenderanno martedì 6 con
Augusta Ferrari, che presenterà la sua tesi
di laurea su L’emigrazione in Argentina, insignita del premio “Arturo Schena” del Gruppo
Credito Valtellinese.
diritti (propri ed altrui:
base per un’autentica
convivenza democratica)
possono ricevere da una
pattuglia di 352 psicologi e 686 educatori, pur
bravi ed impegnati che
siano? Il carcere “chiuso”, puramente coercitivo e repressivo è, dice
Lucia Castellano, un sistema fallito, perché
“prigioniero di se stesso”
e totalmente autoreferenziale. Ha rinunciato alla funzione sua propria della rieducazione e
della risocializzazione.
Non tende a formare cittadini, ma è piuttosto
impegnato nel “quotidiano annientamento dei
corpi e delle menti”.
L’esatto contrario del
compito che gli assegna
(assegnerebbe?) la Costituzione. È di estrema
importanza che questa
analisi venga “da dentro”, da una persona che
vive ed opera a livello dirigenziale all’interno di
questa struttura e che
ha una lunga e qualificata esperienza. Analisi
critica ma obiettiva. Discorso duro ma non distruttivo. Al contrario
positivo e propositivo. Se
questa è – oggi ancora –
la realtà del carcere, ciò
che occorre fare è “costruire nuove carceri,
non nel senso di fabbricarle, ma di ripensarle”.
Ed è quanto si sta facendo – ormai da otto anni
– a Bollate. Qui più di
1000 detenuti vivono e si
muovono entro uno spazio “aperto”. Ciascuno ha
un proprio percorso che
ogni giorno lo porta al
lavoro, allo studio, alle
attività culturali e formative che riempiono
(parola chiave: uno dei
problemi più drammatici per chi entra in carcere è il trovarsi immerso
in uno tempo assolutamente vuoto) la sua giornata. Così ciascuno si
assume degli impegni ed
impara a svolgerli con
responsabilità. Non solo
impegni individuali, anche collettivi: ci sono i
delegati di piano e di reparto che rappresentano
i propri compagni nei
confronti della direzione
ed i responsabili delle
diverse attività. Insomma, non uomini dimezzati e negati, ma persone concretamente avviate all’esercizio attivo
di una vita sociale.
Quando ho presentato
al gruppo di detenuti
con cui mi trovo settimanalmente il libro Diritti e castighi illustrando il metodo e l’organizzazione realizzati a Bollate, un giovane molto
intelligente dall’esperienza di vita estremamente complessa ha
commentato: «Sì, si
stanno costruendo della
carceri su Marte e lì vengono fatte queste cose.
Il problema è che noi siamo sulla Terra». Ho riferito alla direttrice
Castellano questo commento e lei mi ha risposto: «No, Bollate non è
su Marte. Quello che lì
si sta cercando di realizzare non è altro che l’applicazione fedele a puntuale delle norme. Non
è facile, ma vale la pena
e può essere fatto in
moltissimi altri carceri,
soprattutto nei più piccoli».
a cura di
FRANCESCO RACCHETTI
P A G I N A
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MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
LA SOSPENSIONE DEI TALK SHOW TRA PAR CONDICIO, RICORSI AL TAR ED ETICA DEI GIORNALISTI
E’ QUESTA LA GIUSTA SOLUZIONE?
I
Tar (Tribunali amministrativi regionali) vivono
in questi giorni un momento di particolare gloria
mediatica. Alle questioni
legate alla presentazione delle
liste per le elezioni regionali in
Lombardia e in Lazio si è aggiunta quella relativa al regolamento dell’Autorità per le Garanzie
nelle comunicazioni (Agcom) che
blocca i talk show in periodo elettorale. Dopo la sentenza contraria del Tar del Lazio, l’Agcom ha
annullato le disposizioni sulla
par condicio per le tv private e ha
invitato la Rai a rivedere a propria volta le relative norme.
La tv pubblica aveva sospeso le
trasmissioni del genere con un
regolamento varato dalla Commissione di Vigilanza che aveva
provocato numerose polemiche.
Lunedì 15 marzo il Consiglio di
amministrazione di Viale Mazzini convocato in seduta straordinaria ha confermato a maggioranza la sospensione dei dibattiti
politici in tv. Più che le prescrizioni di legge o i regolamenti, do-
vrebbero valere i principi della
correttezza informativa e della
deontologia professionale. Proprio in occasione di una tornata
elettorale, l’informazione corretta è un bene necessario per tutti. Togliere spazi di confronto in
cui dare la parola agli esponenti
politici o ai candidati è una decisione che rischia di privare il cittadino-elettore di una consistente parte del suo diritto a infor-
marsi. Se in qualche caso si temono eccessi da parte dei conduttori, piuttosto avrebbe senso
varare un regolamento stringente sulle modalità in cui i confronti devono avvenire, ma non togliere completamente al pubblico televisivo la possibilità di assistere al faccia a faccia tra i candidati. L’idea stessa di imporre
per legge un’equità di trattamento nella gestione degli spazi dedi-
I DIBATTITI POLITICI SBARCANO SUL WEB
Bloccati in tv a causa delle norma sulla par condicio in vista delle prossime elezioni regionali, i
dibattiti politici sono sbarcati sul web, un canale a cui, a differenza degli altri, le restrizioni non si
applicano. A dare lustro e rilanciare talk show e programmi di approfondimento politico on line è stato
Enrico Mentana, ex conduttore di Matrix e già direttore del TG5, che al grido di “vietati in Tv liberi
sul Web” ha inaugurato sul portale del Corriere della Sera, www.corriere.it, una serie
di interviste e confronti tra giornalisti e politici. I primi politici ad inaugurare questo
nuovo programma web, chiamato ironicamente “Mentana Condicio” sono stati il
ministro della difesa, Ignazio La Russa
(PDL) e il vice-segretario del PD, Enrico
Letta. Nei giorni successivi è toccato a Italo
Bocchino, vice coordinatore del PDL, e ad
Antonio Di Pietro, leadere dell’Italia dei
Valori, ma non sono mancati anche i giornalisti come il direttore del TG1, Augusto
Minzolini, e il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris.
Confronti in cui, grazie anche alla bravura del conduttore, si è riusciti ad uscire dalle
polemiche di queste settimane per parlare
e confrontarsi sulla situazione del Paese e
di questa stagione politica.
Grazie alle possibilità garantite dal web
tutte le trasmissioni sono visibili in qualsiasi momento collegandosi a corriere.it.
ML
“Amarcord”
sufficiente ad assicurare parità
di trattamento.
All’interno di un telegiornale, per
esempio, si possono dedicare tre
minuti ciascuno ai rappresentanti di parti politiche opposte
ma in un caso rendere conto della buona accoglienza da parte
della folla in un comizio di piazza, nell’altro sottolineare i fischi
di qualche contestatore - che non
manca mai - dando così dei due
un’immagine completamente diversa: positiva per il primo personaggio, negativa per il secondo.
Rispettare la pari quantità non
dà garanzie sulla… pari qualità
dell’informazione.
Ancora una volta, dunque, più
che nelle mani del legislatore o
del Parlamento la palla dovrebbe essere in quelle dei giornalisti
che, in quanto tali, dovrebbero
essere i primi a impegnarsi in
un’attività informativa corretta
a prescindere dalle eventuali
prescrizioni normative in tal senso.
HOMO VIDENS
Tele
IL
comando
Domenica 21 Le frontiere dello Spirito, C5,8,50.
Riflessioni sull’anno sacerdotale. A sua immagine,
Rai1, 10,30. Patton Generale d’acciaio, R4, 15,25.
Ottimo film sulla 2° guerra
mondiale . L’incantesimo
del lago 2 e 3, It1, 15,55
e17,15. Film d’animazione.
Per un pugno di libri,
Rai3, 18,00. Gioco sui libri
tra scuole. Eragon, It1,
21,30. Film fantastico per la
famiglia. In good company,
Rai4, 21,10. Film commedia
con S.Johansson. Tutti pazzi per amore 2, Rai1, 21,30.
Fiction di successo . Fratelli
Benvenuti, C5, 21,30.
Fiction in 6 puntate con
M.Boldi. Che tempo che fa,
Rai3, 20,10. NCIS, Rai2,
21,00. Telefilm. Report,
Rai3, 21,30. Sicurezza stradale. Speciale Tg1, Rai1,
23,40.
Lunedì 22 Tutti pazzi
per amore 2, Rai1, 21,10.
Due, Rai2, 21,05.Concerto
di Lucio Dalla e F. De
Gregori. L’infedele, La7,
21,10. Attualità con G.
Lerner. Stato di grazia,
Rai4, 21,10. Film poliziesco
con Sean Penn. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Attualità.
Air force one, Rai1, 23,35.
Film d’azione con H. Ford. La
storia siamo noi, Rai2,
23,35. L’uccisione del magistrato guido galli.
Martedì 23 7 spose per
7 fratelli, R4, 16,40. Ottimo
film musicale. Capri 3, Rai1,
21,10. Fiction. Elezioni regionali, Rai3, 21.10. Conferenza stampa. Zelig, C5,
21,10. Varietà. Dr. House,
It1, 21,10. Telefilm. Senza
traccia, Rai2, 21,05. La
gaia scienza, La7,21,10.
Doc.
Mercoledì 24 Nella
valle di Elah, Rai3, 21,10.
Film drammatico. Ti amo in
tutte le lingue del mondo,
C5, 21,10. Film di Pierac-
cioni. Il commissario
Montalbano, Rai3, 21,05.
La voce del violino. Fiction.
Firewall, a accesso negato, R4, 21,05. Ottimo thriller
con Harrison Ford. Le iene
show, It1, 21,10. Programma
pungente che fa le pulci ai
grandi. Un ragazzo tutto
nuovo, Rai4, 22,45. Commedia.
Giovedì 25 Stasera è la
tua sera, Rai1, 21,10. Spettacolo. Mondiali di pattinaggio, Rai2, 23,00. Finale
libero maschile. Ris – Roma,
C5, 21,10. Fiction italiana.
La leggenda del pianista
sull’oceano. Film drammatico. Dixit: Madre terra,
Rai Storia 21,00. Documentari.
Venerdì 26 L’ispettore
Coliandro, , Rai2, 21,05.
Polizieschi.
Mi manda
Raitre, 21,10. Attualità.
Speed 2 senza limiti, R4,
21,10. Thriller. Sciock, La7,
21,10. Attualità spettacolo
con Barbareschi. Battlestar
Galactica, Rai4, 21,10.
Telefilm di Fantascienza.
CSI, It1, 21,10. Poliziesco.
Matrix, C5, 23,30. Attualità
con A. Vinci. Tv7, Rai1, 23,20.
Attualità.
Sabato 27 Sulla via di
Damasco, Rai2, 10,30. Rubrica religiosa. A sua immagine, Rai, 17,10. Madeline,
It1, 21,10 film d’avventura
per famiglie. Criminal
minds, Rai2, 21,05. Ti lascio una canzone, Rai1,
21,10. Spettacolo con A.
Clerici alla ricerca di nuovi
talenti. Ulisse, Rai3, 21,30.
Diari e memorie. L’ispettore
Barnaby, La7, 21,35. poliziesco inglese. Bones, R4, 21,30.
Polizieschi con ironia e leggerezza. Tg2 Dossier, Rai2,
23,35. Don Chisciotte,
Rai3, 23,40. Spettacolo di e
con F. Branciaroli
il settimanale
ANATOMIA DI UN OMICIDIO
Anno 1959. Una cittadina di provincia americana. Storie che succedono, o forse succedevano solo
lì. Un modesto avvocato assume la difesa di ufficiale dell’esercito accusato di aver ucciso a revolverate
il proprietario di un bar che gli ha violentato la moglie. Il regista, Otto Preminger realizza un eccellente film sull’inestricabile rapporto tra giustizia, verità, innocenza e astuzia e ci consegna un enigma che, alla fine, può considerarsi risolto solo in apparenza.
Nonostante la lunghezza, (120 minuti) è uno dei più avvincenti legal movie (drammi giudiziari )
mai prodotti da Hollywood. Il suo nocciolo è nell’ambiguità dei personaggi e dei fatti e nella sottigliezza
anatomica della loro ricostruzione. Eccellente compagnia di attori: sette nomine ai premi Oscar e la
Coppa Volpi, a Venezia, al grande James Stuart!
All’epoca della sua uscita nelle sale cinematografiche americane, suscitò un vero scandalo in quanto
era la prima volta che si usavano parole come “mutandine” e per questo la pellicola subì un attacco
da parte dei puritani che consideravano il film “sporco”.
Godetevi, a proposito, la scenetta in cui l’esemplare giudice Weaver si apparta con gli antagonisti
ed ha luogo il seguente dialogo.
Giudice: “Il termine mutandine tornerà a galla?” Biegler: “Sissignore”. Giudice: “La parola in questione ha un certo non so che... Direi che non s’intona a quest’aula... Non potremmo usarne una diversa?” P. M. Lodwick: “Mia moglie le chiama sempre così”. Giudice: “E lei, Biegler?” Paul: “Be’, Vostro Onore, io sono celibe”. Giudice, al P. M. aggiunto Dancer: “Lei che ne dice?” L’interpellato: “C’è
un vocabolo francese che imparai durante la guerra, ma... è forse troppo suggestivo”. Giudice: “Come
tante parole francesi. Va bene, tornino ai loro posti, grazie”. E poi, rivolgendosi ad alta voce a tutti:
“Per conoscenza della Giuria... e per maggiore soddisfazione del pubblico... l’indumento femminile a
cui si accennava è... è un paio di mutandine”.
Domenica 21 marzo;ore 14:05;su La 7a cura di
cati ai candidati in lizza è per alcuni versi un’anomalia. Non ce
ne sarebbe bisogno se il mondo
dell’informazione nostrana fosse
adeguatamente strutturato su
solide
basi
etiche
e
deontologiche.
È compito funzionale degli operatori dell’informazione autoregolarsi, come sancito nei vari codici deontologici della categoria,
in maniera tale da assicurare ai
cittadini un’informazione pluralista, equilibrata e non discrimina-toria in qualunque occasione
o situazione, compreso il periodo
di campagna elettorale.
Per quanto riguarda specificamente la norma della “par
condicio”, è discutibile anche
l’impostazione quantitativa che
la determina. Nata con particolare riferimento all’emit-tenza
televisiva, la legge prevede un
monitoraggio degli spazi dedicati
a leader e partiti politici (solitamente curato da un Osservatorio
dedicato presso l’Università di
Pavia). Ma è facile rilevare come
l’attenzione quantitativa non sia
a cura di
DANIELA GIUNCO
il settimanale
a cura di
TIZIANO RAFFAINI
P A G I N A
35
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010
DA SAN ROCCO E DAL GRUPPO AMICI MARE
UN GRAZIE SINCERO A DON SANDRO
VERONICA
COMUNE
I
«OCCHI
DELLA
MADONNA»
l 25 febbraio ci ha lasciati il
nostro carissimo don Sandro. Per noi di S. Rocco, don
Sandro è stato un grande
amico! Una persona semplice, umile, sempre pronto al dialogo con tutti. Passando per le
vie di S. Rocco, non si poteva fare
a meno di notare la sua presenza, sia per il suo “vocione”, sia
per le sue “risate”, sia per la sua
mole tanto da essere chiamato
“Don Sandrone”.
Ricordiamo la sua disponibilità verso tutti, ma una disponibilità anche economica, quando
durante i GREST, conoscendo le
difficoltà della parrocchia, finanziava le gite per rendere felici
grandi e piccoli; con lui non ci si
annoiava mai.
Piacevoli le sue omelie, parole semplici ma precise, giuste al
momento giusto, non molto lunghe e pesanti, ma che lasciavano un’impronta importante.
Le visite alle famiglie durante le benedizioni pasquali, le
preparazioni ai battesimi, erano incontri familiari, seduti attorno al tavolo scambiando
quattro chiacchiere, quindi oltre ai contenuti di fede, trasmetteva quello che era il modo di
vita quotidiana. Durante le gita
parrocchiali, durante i pranzi
vari o le pizzate, ci allietava sempre con le sue canzoni, alcune
anche poco “religiose” ma sempre molto allegre!
Pensiamo che a nessuno sia
passata indifferente questa
grande figura di uomo buono,
umile, semplice, disponibile.
Grazie don Sandro!
LA COMUNITÀ DI SAN ROCCO
H
o conosciuto don Sandro nel 1992 a Sestri
Levante tramite il
«Gruppo Amici Mare»,
fondato da don Augusto Peduzzi (con l’aiuto di Beppe
Cornaggia, trasferitosi a Chiavari per gravi problemi di salute), per dare la possibilità a persone handicappate di responsabilizzarsi.
La prima volta che l’ho incontrato mi è sembrato un orso che
nessuno doveva toccare o chie-
dere qualcosa. Aveva la faccia
sempre scura e spesso si arrabbiava, tanto che dentro di me
pensavo :”ma questo è un prete
o no?”. Sicuramente il suo modo
di fare derivava dalle sue grandi responsabilità, avendo a che
fare con delle teste calde come
noi, infatti il primo anno non mi
sono avvicinato a lui.
Negli anni seguenti mano a
mano che ci incontravamo, la
mia opinione su di lui cambiava
e riuscivamo a comunicare.
Don Sandro era un uomo di
poche parole. Quando facevamo
gli incontri, le uniche parole che
uscivano dalla sua bocca erano:
“Ragazzi si parla uno alla volta,
senza far casino, chi vuole parlare parli pure altrimenti io me
ne vado”. Ultimamente si divertiva a dare una mano più del
solito in cucina (una volta abbiamo cucinato insieme ed è stato
molto divertente).
Si fidava di tutti e di tutto prendendo spesso delle fregature.
Da quando don Peduzzi ci ha
lasciato mi diceva sempre: “Quest’anno nessuno mi chiamerà
per sapere come va a Sestri” e
adesso che si sono ritrovati possono parlare tranquillamente.
Molti atteggiamenti li accomunavano: l’interessamento agli altri, l’aiuto nel gruppo secondo le sue disponibilità, l’attenzione verso la casa parrocchiale che ci ospitava e responsabilizzarmi, mettendomi alla prova e facendomi riprendere le
persone al posto suo.
Io Giuseppe (handy) lo ringrazierò sempre per quello che mi
ha insegnato.
Hai guardato
per terra
salendo
i gradini nel
giardino?
Ti sei accorto
che dove
i tuoi passi
non lasciano
alcun segno,
Dio ha messo
la luce
degli occhi
di sua
madre?
GIUSEPPE
Foto AC - Il Settimanale
UN PRETE PER AMICO (38)
«NON POSSO FARE TUTTO QUELLO CHE VOGLIO... E MI COSTA»
«
N
on vorrei che un
sano mi dicesse
“questo lo puoi
fare, questo no”;
accetto che me lo
dica il medico o un altro che ha
superato l’infarto. Ma voglio provare io quel che riesco a fare o
no, perché voglio vivere; per gli
altri, che penso mi vogliano
bene del resto, è un voler essere testardo, amante del rischio,
aspirante suicida.
Lo sapevo anche prima, in
teoria, ma adesso ho scoperto
senza dubbi che, come prete, è
meglio che preghi, studi, scriva
agli amici, invece di spingere
carrozzine, invece di scorrazzare in auto con la scusa di trovare amici in difficoltà. Non posso fare tutto quello che voglio e
mi costa. Nessuno me lo rinfaccia, ma se uno dice “ora dovrai
stare più fermo, riposare di più”
mi secca, mi annoia; vorrei rispondere “lo so già anch’io; lascia che organizzi da me quel che
so fare”.
Adesso che sono anch’io han-
dicappato, mi accorgo che spesso devo aver imposto agli altri
la mia volontà; pensando di servire gli altri, in realtà imponevo i miei gusti, le mie scelte.
Capita a me, ora di sentirmi
imporre quel che gli altri pensano vada bene per me, senza che
domandino il mio parere. Debbo averlo fatto anch’io.
Un sano, di fronte ad un impedito, o scappa per non avere
noie o si impegna a far qualcosa
per lui. In questo secondo caso
a me personalmente dà noia se
PAROLE, PAROLE, PAROLE (59)
Carattere
l’impedito pensa di ottenere da
me chissà cosa, tutto l’aiuto, la
compagnia, l’amicizia, l’aiuto finanziario e morale, la salute fisica e la sicurezza dell’avvenire.
Preferisco l’handicappato che
non fa calcoli su di me, ma mi
domanda qualcosa senza offendersi se non posso dargliela e
senza togliermi la sua amicizia
se qualche volta gli dico di no.
Preferisco l’handicappato che
non ha paura di dirmi se sbaglio
nel comportamento o nelle parole.
DELLA DIOCESI DI COMO
il settimanale
Direttore responsabile: AGOSTINO CLERICI
Dal greco “karaktèr”, che significa “segno,impronta”. Nel
catechismo si dice che battesimo e cresima “imprimono” nel
fedele il carattere di figli di Dio e discepoli di Cristo (una volta si diceva “soldati”).
Sono “caratteri” anche quelli di stampa, ovvero le lettere
dell’alfabeto e gli accessori, che vengono impressi sulla carta.
Nel linguaggio comune spesso “carattere” è inteso come
equivalente di “indole”, temperamento”.
Indole, a sua volta, viene dal latino “indu-”, dentro, e “alere”,
crescere, quindi “ciò che cresce dentro”; mentre temperamento viene pure dal latino e significa “forgiatura”.
Però a volte si dice di una persona piuttosto prepotente e
aggressiva, che ha un “carattere forte”. In realtà si tratta di
un carattere “debole”, perché non sa tenere a freno la propria “indole” o il proprio temperamento, e lo riversa sul prossimo, cui offre un atteggiamento di preteso comando. Il grande imperatore romano Marco Aurelio scrisse: “Vuoi avere un
grande impero? Comanda a te stesso”. Fortezza e temperanza sono due delle quattro “virtù cardinali”. Cardini di una
personalità matura nelle virtù umane, sostenute e alimentate, nella educazione cristiana, dalle virtù “teologali”, cioè
dalla Grazia divina.
ATTILIO SANGIANI
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Settimanali Cattolici) e all’USPI
Mi dà noia l’handicappato che
pensa solo ai suoi problemi – e
lo so che sono tanti – e non anche ai problemi degli altri e non
anche ai problemi di chi lo aiuta. Un interessamento verso di
me stabilirebbe rapporti di reciprocità, di arricchimento vicendevole. Ma forse pretendo troppo da uno che non è ancora sicuro di me, non è sicuro che continuerò ad essergli amico, ad
interessarmi di lui, anche se mi
dà noia”.
mons. AUGUSTO PEDUZZI
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