DELLA ANNO XXXV 20 MARZO 2010 E 1,20 11 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO Cari amici, questa è la vera ragione di speranza dell’umanità: la storia ha un senso, perché è “abitata” dalla Sapienza di Dio. E tuttavia, il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progetto d’amore, e l’amore genera liber tà e chiede liber tà. libertà libertà. Il Regno di Dio viene cer tamente, certamente, anzi, è già presente nella storia e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella pr opria vita, gior no per propria giorno gior no. Per ciò, anche il 2010 giorno. Perciò, sarà più o meno “buono” nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio. (Benedetto XVI, Angelus, 3 gennaio 2010) L o so, Loretta Goggi cantava esattamente il contrario, quando inveiva contro una «maledetta primavera» e le domandava «che fretta c’era?». Noi, che la neve l’abbiamo rivista pochi giorni fa ricoprire impietosamente gli ardimentosi crocus fioriti in giardino, sentiamo come benedetta questa stagione, e le diamo il benvenuto perché essa, nel suo essere foriera di rinascita, ci richiama anche la Pasqua ormai vicina. Abbiamo sempre fretta che la stagione fredda finisca, così da poter riporre i cappotti nell’armadio e - soprattutto - da risparmiare un po’ con lo spegnimento delle caldaie. Abbiamo fretta, tanto che fra qualche settimana, magari, cominceremo a lamentarci che fa già caldo e che le stagioni non sono più quelle di una volta. La meteorologia è diventata una scienza che s’alterna ai fornelli, ormai in ogni programma televisivo. Da un momento all’altro ci aspettiamo di veder comparire un frate o una suora ad annunciare «che tempo fa», oltre che a svelare i segreti della cucina del convento. Del resto, il calendario di Frate Indovino si diverte ogni anno a darci informazioni anche sul tempo: ci dice che piove o c’è il sole, e in qualche parte della nostra lunga penisola indovinerà senz’altro... Mentre vedo sbocciare i fiori - la primula giallo chiaro preceduta di qualche giorno dalla pervinca e dalla veronica - non riesco a farmi uscire dalla testa il numero dei bambini sfioriti anzitempo nel 2009 nei nostri ospedali - il Sant’Anna di Como e il Sant’Antonio di Cantù - e si tratta di un numero non piccolo: 648 aborti, quasi due al giorno. Di essi non parla quasi nessuno, e io mi sento il dovere di farlo ancora una volta, in prima pagina. Un lettore anonimo mi ha scritto dandomi del «noioso», perché torno spesso su questo argomento, e mi dimentico di parlare dei milioni di bambini «veri» (sì, perché, quelli abortiti, in fondo, non lo erano ancora) che muoiono di fame, di freddo, di guerra, di abbandono. Io, in tutta risposta, vi annoio ancora con tale notizia, perché mi sembra scandaloso che in questa nostra città si costruisca un ospedale nuovo, anche per eliminare due bambini al giorno con l’aborto! E sono contento che, mentre giunge una nuova «benedetta primavera», grazie all’opera di preziosi volontari, scatti - lo leggo sul giornale e su alcuni cartelli stradali - l’operazione di recupero e salvataggio delle rane. Ma mi piacerebbe tanto che recuperassimo tutti un barlume di conoscenza e di umanità e sapessimo por fine a ben altra barbarie. don AGOSTINO CLERICI ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ Foto AC - Il Settimanale PRIMO PIANO AZIONE CATTOLICA: CHI AMA EDUCA L’Azione Cattolica diocesana si riunisce per la sua assemblea annuale a Chiavenna il 21 marzo. A PAGINA 3 VISITA PASTORALE L’INCONTRO CON STUDENTI E PROFESSORI ALLE PAGINE 10,11,12 SALVAGUARDIA DEL CREATO DIGIUNO, PREGHIERA, ELEMOSINA A PAGINA 14 SCUOLE CATTOLICHE ISTITUTO S. MARIA ASSUNTA A PAGINA 20 COMO LE ACLI IN PIAZZA PER I DIRITTI DI TUTTI ARDENNO UNA “BUSSOLA” PER I GENITORI A PAGINA 29 L egalità nel lavoro”. Questo lo slogan che accompagna la manifestazione nazionale che avrà luogo il 19 e 20 marzo. Banchetti informativi saranno allestiti anche in diversi punti del territorio comasco. “ A PAGINA 16 TAVERNOLA SCOMODIAMOCI, SPAZIO ALLA CREATIVITÀ GIOVANILE Inaugurato, sabato scorso, il nuovo Centro giovanile in cui troveranno realizzazione svariati laboratori creativi. MORBEGNO IL NUOVO COMPLESSO S. GIUSEPPE A PAGINA 31 LIBRETTO PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE Benedizione delle famiglie 2010 Costruisci, o Dio, la nostra casa! A PAGINA 17 COMO COME SARÀ IL NUOVO LUNGOLAGO? A PAGINA 18 1 Prenotazioni: 031-263533 P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 UNA RICCA ICONOGRAFIA NOVITÀ IN LIBRERIA ALLATTA, O MADRE! PAGINE DELLA BIBBIA M ostrare Maria in atteggiamento pienamente materno con la mammella scoperta a cui succhia il Bambino Gesù? L’immagine esplicita di una donna che allatta suo figlio fa parte del patrimonio artistico, tanto che la maternità di Maria è un tema centrale dell’iconografia cristiana. Sappiamo che una malcelata pruderie portò a coprire certi dipinti la Madonna che porge il seno al Figlioletto venne riprovata sotto pretesto di indecenza nelle prescrizioni controriformistiche del cardinale Federigo Borromeo ma è altrettanto certo che la prima immagine di una Virgo lactans risale addirittura al 230 - 240 circa, ben prima del concilio di Efeso che esalterà la maternità divina di Maria, e si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla. Del resto a Gesù stesso dissero: «Beato il seno che ti ha allattato!», e questa esclamazione - a cui pure il Maestro rispose richiamando una beatitudine più grande: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio» - sta nel frontespizio di un libro assai bello che riporta in primo piano proprio questa immagine di Maria, donna che allatta, a cui il nostro tempo, pur così propenso a mostrare nudità di ogni tipo, sembra invece voler rinunciare, ricorrendo ad una strana pudicizia. Quindi, questa Maria madre nel gesto profondo da allattare non è proprio una Madonna da nascondere, ma da contemplare... Ecco, allora, questo volume curato da mons. Francesco Marinelli, arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, che parte proprio dalla tradizione artistica della sua diocesi, espressione della sensibilità culturale e religiosa che è tipica di tutta l’Italia, per offrire un ricco contributo di riflessione sulla maternità, letto attraverso l’esperienza di Maria di Nazaret, così come è raffigurata in uno dei gesti più naturali e sublimi: l’allattamento di Gesù. Il testo propone dapprima interventi sul tema “Maria che allatta”, rivisitato da angolature diverse: per l’approccio artistico, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e Lorenza Mochi Onori, soprintendente speciale del Polo museale di Napoli; per la riflessione biblica, mons. Gianfranco Ravasi; per la prospettiva antropologica, Maria Rita Parsi; per lo sguardo teologico, Cettina Militello; per la lettura culturale, Cinzia Mon- FRANCESCO MARINELLI, Madre, Paoline, pagine 120, euro 20,00 tevecchi. Vi sono poi alcuni testi spirituali di autori che attraversano la storia della Chiesa. S’aggiunge una riflessione sui testi di benedizione alla madre prima e dopo il parto, contenuti nel Bene-dizionale, a cura di mons. Mari-nelli, e naturalmente sedici tavole a colori di opere che raffigurano il tema di Maria che allatta, realizzate tra il XV e il XIX secolo, presenti nel territorio della diocesi di Urbino-UrbaniaSant’Angelo in Vado. La Prefazione è a cura del card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano. AGO. CLE. ALBUM PER LA PRIMA COMUNIONE Per ricordare... un giorno importante Album ricordo della mia Prima Comunione, testi a cura di Diesse – illustrazioni di FRANCESCA GALMOZZI, Paoline, euro 12,50 S i avvicina per molti il giorno della Prima Comunione. Questo libro colorato, curato nei testi e nelle illustrazioni, con la copertina di cartone imbottito, è un’ottima idea-regalo per quella giornata e per riviverla nel tempo. Si tratta di un album da completare con parole e pensieri, preghiere, foto e disegni: si possono appuntare date, nomi, riflessioni, ad esempio i nomi dei compagni e delle persone che accompagnano nella preparazione al sacramento, le date del battesimo, della prima confessione, del ritiro, o quella frase particolare della parola di Dio “che mi ha colpito”, e la propria personale preghiera di ringraziamento, e ancora i doni ricevuti e gli impegni assunti… L’invito ad ogni bambino è a vivere consapevolmente e con gioia il giorno della sua Prima Comunione, ed a comprendere l’importanza della presenza di Gesù nella sua vita quotidiana. ELENA CLERICI a cura di AGOSTINO CLERICI Tra le novità librarie che riguardano commenti ed esegesi di testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, ne segnaliamo quattro. Il primo è un volumetto della collana di lectio divina di madre Anna Maria Canopi che offre sei meditazioni riguardanti i 26 versetti del famoso capitolo 17 di Giovanni, definito “preghiera sacerdotale” già nell’antichità e attualmente “preghiera dell’unità”. Esso è inserito all’interno dei discorsi che Gesù, nel Vangelo secondo Giovanni, rivolge ai suoi durante l’ultima cena, costituiti da parole di conforto e di esortazione, parole traboccanti di amicizia e di sofferenza per l’imminente separazione. Non si tratta di uno studio esegetico, ma di spunti meditativi. ANNA MARIA CANOPI, Consacrali nella verità. Lectio divina su Giovanni 17, Paoline, pagine 104, euro 11,00. In un agile ma rigoroso libretto, che fa seguito a quello dedicato alle Opere di misericordia corporali e spirituali, Aimone Gelardi propone alcune brevi considerazioni sui Comandamenti «per aiutare i cristiani a non dimenticare quanto a suo tempo hanno imparato al catechismo», considerando pure il fatto che spesso «anche coloro che ricordano sono rimasti a quelle informazioni iniziali senza procedere mai all’aggiornamento dei dati della loro cultura religiosa». Le riflessioni affrontano ad uno ad uno i dieci Comandamenti, assumendo talora il tono di provocazioni che vanno a toccare le problematiche e le necessità dell’uomo di oggi. AIMONE GELARDI, Le «dieci parole». Una rivisitazione dei Comandamenti, EDB, pagine 104, euro 7,90. La raccolta delle lettere di Paolo conserva due scritti indirizzati alla chiesa di Tessalonica, a quel tempo capitale della Macedonia. Scritta nel 50 o 51, la Prima lettera - la più antica lettera paolina e il più antico testo del Nuovo Testamento - racconta il primo annuncio del vangelo alla città. La Seconda lettera - per la quale molti dubitano sull’autenticità - incoraggia a perseverare nelle tribolazioni, in attesa del giusto giudizio del Signore. Il nuovo commento esegetico e spirituale del biblista Filippo Manini si segnala per la sua chiarezza e profondità. FILIPPO MANINI, Prima e seconda lettera ai Tessalonicesi, Città Nuova, pagine 130, euro 15,00. Diceva Jean Guitton che se avesse dovuto rinunciare a tutto il Vangelo per una sola scena, che potesse riassumerlo, avrebbe certamente indicato quella dei due discepoli di Emmaus. Renzo Mandirola si avvicina a questo brano secondo il metodo della lectio divina, proponendo dopo il testo una lettura di tipo più esegetico, versetto per versetto, per cercare di capire che cosa vuol dire, offrendo poi alcuni spunti di riflessione più personale per tentare di cogliere che cosa il testo ha da dire al lettore, oggi. RENZO MANDIROLA, In cammino con il Risorto, EDB, pagine 122, euro 11,50. QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C Parola FRA noi IS 43,16-21 SAL 125 FIL 3,8-14 GV 8,1-11 Il perdono è la possibilità di una vita diversa di ANGELO SCEPPACERCA PRIMA SETTIMANA del Salterio GESÙ ANNUNCIA IL PERDONO DEFINITIVO G esù non si scompone dinanzi all’adultera. Invece si mostra duro verso quelli che erano scandalizzati a causa del suo perdono. In questi due atteggiamenti è il cuore del Vangelo di una domenica che fa da vigilia alla Settimana Santa di passione e resurrezione. Due cose mostra Gesù: il perdono e il cambiamento di vita, chiesti a tutti, ma soprattutto a quelli che si ritengono giusti e migliori degli altri, i più difficili a convincersi di essere in errore. Verso la donna portata in piazza come spettacolo (ma dove sono gli uomini che erano con lei?) Gesù ha un supplemento di amicizia e di misericordia. La invita a non volgersi al passato per rinnegarlo e maledirlo, ma di aprirsi al futuro e di guardare avanti per una nuova possibilità di vita. Siamo nel mezzo della lotta tra la luce e le tenebre del male (i capitoli 7-10 del Vangelo di Giovanni); la luce è portata da Gesù, l’accecamento invece è frutto del male dell’uomo ed è paragonato al buio della notte. La luce smaschera l’ipocrisia e rivela il volto del Padre ricco di compassione e grazia di perdono. Il tutto in due frasi potenti e fulminanti: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” e “Va’, e d’ora in poi non peccare più”. L’evangelista prediletto lo dirà anche nella sua prima lettera: “Chi dice: ‘Non ho peccato!’ è bugiardo” (1Gv 1,8-9) e “Chi ha conosciuto Dio non pecca” (1Gv 3,6). Tra le due, nessun dubbio: è più forte la seconda. Riconoscere la sciagura permanente nella vita dell’uomo è sotto gli occhi di tutti ed è l’esito di un percorso facile all’interno della propria coscienza. Sentirsi dire, dall’unico e vero Innocente, “Neanch’io ti condanno” (insieme al seguito: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”), è assolutamente mai visto ed udito. Gesù non condanna, ma fa cominciare una vita nuova. E il Vangelo di oggi si accorda alla prima lettura (“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche, faccio una cosa nuova, non ve ne accorgete?”) e alla seconda (“Dimentico del passato e proteso verso il futuro corro verso la meta”). Entrambe dicono che alla fine ciò che conta davvero è il futuro. È questione di nomi. Ai farisei che lo chiamano “maestro”, Gesù si mostra tale e smaschera il pregiudizio; alla donna che lo chiama “Signore” mostra la signoria della misericordia. Senza Dio l’uomo è peccatore perché la solitudine è il peccato; l’uomo che ha incontrato Dio in Gesù e ne ha provato la misericordia, può aver fede e ricominciare dall’amore fraterno, anch’esso basato sulla misericordia e il perdono. Inutile chiedersi cosa significa il gesto di Gesù che scrive per terra. Conta il suo silenzio davanti alla requisitoria di scribi e farisei e, più ancora, le sue parole. Eppure ci piace pensare che, a somiglianza di quello di Dio di- nanzi a Mosè sul Sinai, il dito di Gesù incideva le tavole della nuova legge nel cuore dell’uomo. Nel suo movimento di abbassarsi e rialzarsi Giovanni anticipa il gesto (morte e risurrezione) con cui Gesù sta per riconciliare l’umanità con Dio. Di fronte all’adulterio del popolo Gesù annuncia il perdono definitivo. Nei segni tracciati nella polvere dobbiamo leggere l’invito a guardare in avanti e a tirar fuori la speranza dal futuro, riaperto grazie al perdono ricevuto. Il perdono non è dimenticanza o cancellazione del passato, è però la possibilità di una vita diversa. Agostino lo dice molto meglio: “Dio non perdona i peccati, Dio perdona i peccatori. Se Dio perdonasse i peccati Gesù avrebbe detto a quella donna: va’ e fa’ come ti pare, fa’ quello che ti pare, e invece gli dice va’ e non peccare più. Quindi non perdona i peccati, perdona i peccatori, cioè ci dà la possibilità di iniziare qualcosa di nuovo”. P A G I N A AZIONECATTOLICA PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 3 IL 21 MARZO A CHIAVENNA L’ASSEMBLEA DIOCESANA AZIONE CATTOLICA: CHI AMA, EDUCA D omenica 21 marzo Chiavenna ospita l’assemblea diocesana dell’Azione cattolica. Una realtà importante per la Chiesa di Como, con i suoi 2253 aderenti presenti in una settantina di associazioni fra parrocchiali e interparrocchiali in tutte le sedici zone pastorali diocesane. L’associazione, da almeno due anni, è in crescita: 1554 sono gli adulti, 235 i giovani, 464 i ragazzi. Stimolante l’argomento che accompagnerà l’intera assemblea: “Chi ama educa – Il servizio dell’Ac per la comunità educante”. Il giorno prima, sabato 20 marzo, sempre a Chiavenna, l’Equipe Acr diocesana propone un pomeriggio di approfondimento sui temi dell’iniziazione cristiana, intorno ai quali si sta concentrando il cammino pastorale della nostra diocesi. Perché l’Azione cattolica ha scelto di confrontarsi su tali contenuti? A guidare la riflessione di domenica mattina saranno il nostro vescovo Diego e il professor Mario Mozzanica, docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano. A illustrare le linee guida e l’organizzazione dell’assemblea – che quest’anno propone alcune novità – è il presidente dell’Ac diocesana, Francesco Mazza. «Partiamo subito dal titolo – ci dice –. Due le sottolineature da mettere in evidenza: una associativa, l’altra più ampia, ecclesiale. L’educazione, o meglio, la cura educativa da sempre è il modo in cui l’Azione cattolica declina evangelizzazione e formazione delle coscienze, con il suo taglio popolare e diffuso sul territorio. La capacità formativa è un’attenzione che la Chiesa storicamente riconosce all’associazione. L’altra ragione che ci ha portato a scegliere queste piste di approfondimento è la comunione con la vita ecclesiale e che ci vede in piena sintonia con l’orientamento pastorale messo in agenda per il prossimo decennio: la sfida educativa». Da non trascurare anche il sottotitolo… «Certo, perché esprime la posizione di servizio che l’Ac è pronta ad assumere di fronte a questa sfida, che vediamo sì come una necessità, ma soprattutto come un’opportunità educativa. L’Azione cattolica si pone in questo spazio nel rispetto del suo stile e della sua storia. Il “servizio” è un ruolo impegnativo, che richiede non di “mettersi in gioco” in solitaria, in rapporto, però, in relazione con la “comunità educante”. Viviamo in contesti in cui le agenzie educative sono numerose, eppure la pluralità non basta a fare “comunità che educa”. Ci vuole progetto comune, condiviso, alto… Per l’Ac, e per tutti i cristiani, questo progetto educativo comune è il Signore Gesù fatto uomo. Non a caso è il pensiero di san Paolo che l’Azione cattolica ha scelto come filo conduttore del suo cammino: “Perché Cristo sia formato in voi”. Gesù è modello di umanità e di uomo realizzato in pienezza». Questo dell’educazione è un ambito che richiede la massima attenzione, perché implica la disponibilità, l’apertura all’altro, il desiderio di trasmettere conoscenze e atteggiamenti: è ancora possibile fare tutto ciò? Educare è un atto di amore che richiede tempo e pazienza: ci sono i margini per tutto questo? «Senza dubbio cogliamo consapevolmente le difficoltà dell’educare oggi. Ma, come si diceva prima, la necessità e la bellezza dell’educare. Personalmente il richiamo all’idea di “emergenza educativa” non mi piace: la bellezza dell’educare si dà da sé. Ci sono contesti e tempi in cui può essere più o meno facile trasmettere conoscenze, sentimenti, valori… Ogni tempo ha persone che chiedono pienezza di vita: per questo motivo è indispensabile impegnarsi, nel rispetto delle loro esigenze. Quella a educare è una vera e propria vocazione, perché non ci deve essere soltanto la ricerca di risposte a difficoltà e temi oggettivi… Nell’educare c’è la passione per l’uomo». L’assemblea si svolgerà a Chiavenna: il programma dell’assemblea prevede anche una visita guidata alla città e un momento specifico di riflessione su suor Maria Laura Mainetti, a dieci anni dalla sua tragica scomparsa… «La scelta del luogo non è casuale. Grazie all’apertura missionaria dell’Equipe Famiglia, l’associazione diocesana ha desiderato essere presente nella vita delle comunità della Valchiavenna. Abbiamo seguito il nostro “fiuto”: abbiamo colto bisogni e fatiche, ma soprattutto desideri e disponibilità. Abbiamo seguito il nostro stile: tessendo relazioni, offrendo occasioni di incontro e di amicizia, condividendo riflessioni e proponendo impegni. Sono nate così alcune giornate significative per le famiglie e un dialogo con i parroci, a tu per tu e nel Consiglio presbiterale zonale. Anche in questa porzione della Diocesi l’Azione cattolica desidera infatti continuare a essere una presenza significativa in un insostituibile servizio ecclesiale per la pienezza della vita cristiana di tutti. I dieci anni dalla scomparsa di suor Laura, poi, sono un anniversario importante che è giusto ricordare, considerando il suo impegno di educatrice. La Valchiavenna in generale, comunque, è una zona ricca di figure di santità anche in tempi recenti. Abbiamo deciso di visitare i luoghi significativi della città per conoscere il patrimonio di fede, storico, culturale, civile che si intreccia e si completa. Lo dovremmo sentire “nostro” a prescindere dai luoghi di provenienza, perché sono porzioni della nostra diocesi e come tali ci appartengono. Vorrei ricordare, infine, che l’assemblea, di fat- to, si apre già il sabato pomeriggio, con la proposta di approfondimento sull’iniziazione cristiana per educatori e famiglie. Anche questa è un’attestazione di sintonia con le scelte diocesane e l’Ac vuole essere in prima fila per conoscere, diffondere, declinare i percorsi proposti e condivisi nella nostra Chiesa». Il lavori assembleari di domenica 21 avranno al centro la riflessione di monsignor Coletti e del professor Mozzanica. Professore, come ha reagito al titolo pensato dall’Azione cattolica per la sua assemblea diocesana? «Per prima cosa mi sono chiesto se e in che modo questi due atteggiamenti, amare ed educare, sono collegati. La risposta è sì, ed è profondamente vera sia l’affermazione scelta dall’Azione cattolica, sia l’inverso: ovvero, chi ama educa, ma anche chi educa davvero non può non amare. Il tema è stimolante e provocatorio: i temi educativi vanno inseriti nell’attuale contesto sociale. Non è né più facile né più difficile educare rispetto al passato, ma richiede impegno». Oggi si parla sempre di emergenza educativa: è davvero così? «La parola emergenza non piace. Non mi convince. Meglio parlare di sfida, perché educare è possibile. Solo che è necessario fermarsi a riflettere sul significato di educazione. Guardiamo alle caratteristiche, agli indicatori del cosiddetto post-moderno: la nostra è un società liquida, dei non luoghi, che rimuove e censura la sintassi tradizionale del profilo educativo. Oggi conta arrivare “primo”, competere... L’educazione, invece, richiede legami, promesse, il generare ricordi… Oggi c’è un’eccedenza del sapere tecno-scientifico, che è sì una risorsa ma può anche generare disorientamento e conflittualità. Dobbiamo interrogarci sulle categorie dell’educare, perché presi dall’enfasi del trovare, a tutti i costi, risposte ai bisogni, talvolta finiamo con l’inventarli. Dovremmo riscoprire pedagogicamente il senso del desiderio, la dimensione profonda della metanarrazione, il significato promettente della vita». Dobbiamo essere ottimisti: una strada c’è… «Certo, mai perdere la speranza! L’educazione dovrebbe avere almeno tre soggetti: la persona, la famiglia, la comunità. Perché proprio questi tre? Perché sono realtà oggetto di triste riduzionismo. La “persona” non è più tale ma è presa in considerazione soltanto in quanto cittadino, utente, consumatore, elettore… Per la famiglia a prevalere sembra la logica del contratto… Il matrimonio, però, prima di tutto è un patto, un’alleanza, un fidarsi e affidarsi… Pensiamo alla radice, all’etimologia della parole sposo o sposa: è spondeo che vuol dire promessa. La comunità, invece, sembra ridotta solo alla sfera dell’associazione. Ma comunità vuol dire mettersi insieme per un progetto da condividere, in una logica di fraternità, che la stessa Costituzione, nell’articolo 2, arriva a fare proprio, come valore, chiamandola “solidarietà”. Riscopriamo, insomma, i legami, perché senza legami non può esserci discorso educativo». Quanto è importante fermarsi a riflettere su questi temi? «Il discorso educativo è decisivo. È una sfida perenne, permanente. Dobbiamo imparare a vivere fino in fondo lo scenario postmoderno, che ci attraversa, ci misura e ci forma. E in tale contesto restituire vigore alla metanarrazione, alla condivisione, alla consegna di valori e saperi fra una generazione e l’altra. Sappiamo tutto sul “come”, balbuzienti sul “dove”, afasici sul “perché”… Dobbiamo ripartire da questo e da un’evangelizzazione capace di ritornare all’essenziale, perché è Dio che educa». pagina a cura di ENRICA LATTANZI SOCIETÀ P A G I N A 4 INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 EUROPA LA LOGICA DEI MEDIA E I PROBLEMI DEI CITTADINI COLPO D’OCCHIO VOGLIA DI «BELLA ARIA» T ra pasticcio e bolgia il passo è breve. Più breve di quanto si possa immaginare. Basta confrontare il vocabolario per vedere che i due termini, in senso figurato, hanno un significato (un sinonimo) in comune: confusione. De Mauro, invece di “confusione”, adopera un altro sinonimo più popolare, cas…ereccio di sapore, sicuramente meno elegante ma efficace nel rendere l’idea e che ugualmente incomincia con la c. Chi vuole, sostituisca nel testo. Nel giro di una settimana il presidente Giorgio Napolitano ha usato i termini “pasticcio e “bolgia” in due occasioni diverse. La prima volta per esprimere un commento lapidario: “Che pasticcio!”. La seconda per un confronto amaro: “Qui si è respirata una bella aria, altrove c’è la bolgia”, ha detto lasciando l’università romana di Tor Vergata, dove aveva partecipato a un convegno sul 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il “pasticcio” era palesemente riferito alla confusione (sostituire) creata dai maldestri presentatori delle liste per il centrodestra. E “la bolgia”? Non siamo nella testa del capo dello Stato, però pensiamo di interpretare giusto ipotizzando che con “la bolgia” il presidente intendesse riferirsi alla confusione (sostituire) di cui hanno colpa, a pari merito, entrambi gli schieramenti per questa aspra campagna elettorale nella quale se ne sentono di cotte e di crude, senza riguardo per nessuno, e nella quale il ricorso alle adunate di piazza per sostenere le proprie posizioni non fa altro che accreditare e completare l’immagine della “bolgia”. Ergo, confusione (sostituire) in cui la gente comune non sa raccapezzarsi, frastornata com’è dal contorno di dichiarazioni e “mortaretti” ad effetto che si susseguono a ripetizione, da fughe di notizie, interventi della magistratura, intercettazioni, ricorsi, querele e controquerele. A fare confusione (sostituire) concorre la farraginosità delle “Istruzioni” per il voto non sempre chiare (pensiamo soprattutto alle persone anziane) a incominciare dal voto disgiunto - te lo raccomando -, ammesso per le regionali ma non per le provinciali, senza contare le modalità particolari di alcune Regioni, come la Campania, dove è possibile votare due candidati consiglieri regionali, però uno deve essere obbligatoriamente una donna. Se si votano due uomini la scheda è annullata. Adesso non chiedete che cosa succede se si votano due donne, perché, almeno il sottoscritto, ancora non l’ha capito. In questo bailamme (altro sinonimo di bolgia) c’è chi è andato a pensare alle galline. Giustamente. Le poverine stanno peggio di noi. Sentite qua: “La vita nelle gabbie di batteria impedisce alle galline i più elementari comportamenti etologici: come muoversi, aprire le ali o fare bagni di polvere. Il pavimento in fil di ferro provoca dolore e lacerazioni alle zampe, mentre la mancanza di spazio e la vicinanza forzata con altre galline crea loro stress che può indurle a comportamenti aggressivi verso i simili e favorire altre patologie”. Insomma, una bolgia, questa nel senso più autentico e infernale della parola. Raccogliamo l’appello della Lav, la Lega anti-vivisezione: “Galline libere!”. Che almeno loro possano vivere senza sentirsi soffocate dalla “bolgia” e respirare una “bella aria” come quella cui accennava il presidente della Repubblica. PIERO ISOLA Elezioni: slogan e silenzi O gni turno elettorale è un caso a sé. Che si tratti di individuare un presidente della repubblica, di costituire un parlamento nazionale o un consiglio regionale, entrano in gioco elementi di scelta differenti nel corpo elettorale. Le specificità si accentuano poi da Paese a Paese: il risultato delle elezioni regionali francesi, che ha segnato un duro colpo per il presidente Sarkozy, non ha infatti nulla a che vedere con quello delle amministrative olandesi che di recente hanno premiato la destra populista e xenofoba. E cosa dire delle imminenti legislative inglesi? Fino a ieri il Labour del premier Brown era dato per sconfitto e ora i sondaggi lo danno in forte recupero rispetto ai Tories dell’avversario Cameron. In Germania, invece, dove si è votato solo pochi mesi fa, la nuova e solida maggioranza formata dai cristiano-democratici della cancelliera Merkel e dai liberali dell’alleato Westerwelle scricchiola dinanzi alle prime prove di governo. Come dimenticare, ugualmente, le urne nei Paesi dell’est, quelle in Ucraina, e il prossimo voto in Italia… Se ciascun ricorso all’elettorato mostra delle particolarità, si possono peraltro riscontare alcuni temi ricorrenti che pongono quesiti alla politica europea presa nel suo insieme. Si può, ad esempio, porre in evidenza il fatto che pressoché in tutti gli Stati la politica tende a una crescente personalizzazione, a un peso sempre maggiore dei leader rispetto ai partiti, ai programmi, alle coalizio- ni. Un aspirante governatore o un candidato premier che ha una personalità forte, utilizza slogan roboanti, sa imporsi per telegenìa o per loquacità prevale quasi sempre su un politico più posato e riflessivo, magari anche di caratura superiore. Si collega a questa prima osservazione la seconda, che riguarda l’importanza assoluta che i media hanno ormai acquistato nel “guidare” gli esiti elettorali. Ogni cittadino europeo al giorno d’oggi fa un uso costante, talvolta smodato e diseducato, dei mass media e ne subisce gli influssi, le parole d’ordine, la capacità di imporre i personaggi televisivi oppure quelli “prodotti” dal web. Così i leader politici, debitori verso i media, sono sempre più esposti ai media stessi: non battono ciglio senza la convocazione di una conferenza stampa, senza una telecamera che li riprenda o un microfono che ne raccolga il “verbo”. I mass media creano i leader, ma, allo stesso modo, ne possono logorare implacabilmente l’appeal elettorale. Il caso francese è probabilmente da iscriversi in questa sfera. Tra le costanti delle elezioni nel vecchio continente si registra inoltre, ormai da tempo, il duplice fenomeno dell’astensione (spia del distacco dei cittadini dalla politica) e quello di significativi risultati delle forze estreme, specie quelle nazionaliste o che cavalcano gli istinti anti-stranieri (il Fronte nazionale di Le Pen, per restare alla Francia). Si tratta di segnali preoccupanti, che vanno a unirsi al fatto che nelle campagne elettorali i confronti aperti e schietti sui programmi e sulle risposte da fornire ai problemi delle popolazioni (si pensi alla crisi economica e occupazionale) tendono a rimanere in secondo o in terzo piano. Ma la politica di cui i cittadini - in ogni angolo d’Europa - hanno realmente bisogno, al di là degli slogan elet- torali o della capacità dei leader di “bucare il video”, è fatta da parlamenti e governi che sanno guidare, anziché subire, i cambiamenti e di risposte percorribili e concrete alle domande dei singoli, delle famiglie, delle imprese e della società civile. GIANNI BORSA LA TRAGICA QUESTIONE DEGLI ABUSI SESSUALI USATA COME RICATTO Zittire la Chiesa? Pretesa già fallita Q uando il card. Joseph Ratzinger durante la Via crucis del Venerdì santo del 2005, alla nona stazione in cui si medita la terza caduta di Gesù sotto la croce, parlò di “sporcizia nella Chiesa”, molti di noi ci sentimmo delusi e in qualche modo traditi, come se avessimo subito un’offesa alla nostra onorabilità e dignità presbiterale. Il cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, che sarebbe divenuto papa a distanza di pochi giorni, doveva avere gravi ragioni per confessare, in diretta televisiva trasmessa in mondo visione, quella dichiarazione di autoaccusa. Disse esattamente: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui!”. Capimmo poi, sempre più chiaramente, che quel grido di angoscia si poneva nel solco della giornata di richiesta del perdono per i peccati dei figli della Chiesa, commessi nei secoli passati, fatta con lealtà e coraggio da Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000. Più ancora, in questi giorni siamo costretti a legare quanto accade alla tradizionale lotta che la Chiesa ha dovuto sostenere al suo interno contro gli scandali e le colpe, i “delicta graviora”, i delitti più gravi di fedeli, ecclesiastici e laici. Uno degli organismi predisposto per la purificazione della Chiesa durante i secoli è stato la Penitenzieria apostolica, uno dei più antichi dicasteri della Curia romana e accanto a questo innumerevoli iniziative volte alla formazione e santificazione del clero, ricorrendo anche a severi provvedimenti disciplinari. Oggi non si usano più le celle carcerarie dove rinchiudere preti accusati di colpe o colti in fragranza di reato come faceva san Carlo Borromeo vescovo di Milano. Sono altri i mezzi per confermare i preti nelle loro scelte, curarne la preparazione, sviluppare la loro formazione umana e sacerdotale, selezionare i candidati al sacerdozio e la vita nei seminari, facendo attento discernimento sulle inclinazione dei seminaristi, giungendo, come è avvenuto in certi casi, a denunciare i trasgressori ai tribunali ecclesiastici e civili. Questo per sfatare l’idea che la Chiesa nel suo complesso sia colpevole di connivenza. La Congregazione per la dottrina della fede attraverso il Promotore di Giustizia, attualmente impersonato da mons. Charles J. Scicluna, tiene in mano la situazione ed ha ripercorso e reso noto, in un’intervista ad Avvenire del 13 marzo scorso, i dati ed il sistema di controllo e repressione dei delitti nella Chiesa a partire dal 1922 fino ad oggi, ridimensionando e precisando i casi del doloroso e delicato problema. La bagarre mediatica, però, sembra piuttosto strumentale, ponendo l’accento sulle colpe dei preti piuttosto che sulla sofferenza delle vittime, non riuscendo neppure a percepire che tra queste c’è proprio anche la Chiesa. Chi ha subito violenze e soprusi deve essere risarcito del danno psicologico e morale, senza, peraltro, cedere a ricatti di speculatori che non mancano mai di intrufolarsi in tali controverse situazioni, prodottesi nell’arco di lunghi decenni. La Chiesa ha già pagato e sta pagando ed è disposta a pagare mettendo a disposizione i beni e le risorse degli onesti per le colpe dei trasgressori. E la Chiesa? La gravissima ferita sarà risanata dal Signore attraverso la testimonianza delle centinaia di migliaia di preti, della loro vita spesa per e tra la propria gente. La Chie- sa, Corpo di Cristo infangato e umiliato non si difende con argomenti di calcolo di dati, se non per far emergere la verità contro i soprusi della stampa anticlericale, che le ha dichiarato una guerra internazionale, e non vuole provocare sfidando “chi è senza peccato”. Sa di essere insieme peccatrice oltre che santa e quindi “semper reformanda”, in stato di continua conversione. Sa anche di essere forte pur nella debolezza e di essere portatrice di una parola di speranza e salvezza per il mondo. C’è tanta gente che conosce e ama i suoi preti di cui apprezza la fatica e la disponibilità, sperimenta la fedeltà e la vicinanza, coglie la sincerità e la trasparenza e la sincera carica di umanità senza riserve. Coloro che intendono usare l’arma del ricatto per chiudere la bocca alla Chiesa non si illudano di poterlo fare. L’antica pretesa di rendere la Chiesa muta oppure subalterna, ora a Tizio e ora a Caio, secondo da che parte tira il vento dell’arroganza dei poteri, è già fallita, dal tempo in cui chiusero la bocca ad un uomo che, crocifisso, pronunciò una parola ancora più forte, assordante. ELIO BROMURI SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 BENEDETTO XVI L’INCONTRO CON I LUTERANI La stessa parola di Dio ’ L ecumenismo non si è fermato, anche se ancora ci sono divisioni e diffidenze; anzi, proprio cattolici e protestanti portano la colpa delle loro divisioni. È dedicata all’ecumenismo, la quarta domenica di Quaresima. Papa Benedetto va alla Christuskirche, la Chiesa luterana di Roma già visitata, nel 1983, da Giovanni Paolo II; e ricorda che “l’unità non può essere fatta dagli uomini, dobbiamo affidarci al Signore, solo lui ci porterà all’unità”. Oggi, dice Benedetto XVI, “non possiamo bere dallo stesso unico calice, non possiamo stare insieme intorno all’altare. Questo ci deve rendere tristi perché è una situazione peccaminosa”. D’altra parte, “siamo noi che abbiamo distrutto la nostra unità, abbiamo diviso l’unico cammino in tanti cammini”. Ma se oggi un Papa è in questa chiesa “è perché ascoltiamo la stessa parola di Dio, l’unico Cristo, rendendo testimonianza dell’unico Cristo”.È accolto dalle note dello “Jubilate Deo” di Mozart e dagli applausi dei presenti, il Papa; momento importante di dialogo tra cattolici ed eredi di quel monaco di Eisleben, Martin Lutero, che nel 1517 diede vita alla più dolorosa scissione del cristianesimo, affiggendo al duomo di Wittenberg le sue 95 tesi. Nel 1999 sono state ufficialmente cancellate le reciproche scomuniche grazie alla Dichiarazione di Augusta, nella quale cattolici e luterani hanno trovato un consenso sulle verità fondamentali della dottrina della giustificazione, affermando che “non in base ai nostri meriti, ma soltanto per mezzo della grazia, e nella fede nell’opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere buone opere”. Certo cattolici e luterani hanno ancora ostacoli sul cammino dell’unità, ma è bello “che oggi possiamo pregare insieme, insieme intonare gli stessi canti, insieme ascoltare la stessa la pa rola di Dio”. Ad accogliere il Papa il pastore luterano Jens-Martin Kruse: le Chiese cristiane, pur nelle loro “divisioni e oppressioni”, devono cercare di essere vicine le une alle altre specie nei momenti di sofferenza e di dolore. Velato riferimento alle difficoltà che la Chiesa sta vivendo in Germania a causa dello scandalo degli abusi sessuali compiuti su minori, abusi che vedono sotto accusa sacerdoti cattolici ma, secondo alcuni giornali tedeschi, anche ministri protestanti. “Noi cristiani - ha detto ancora il pastore luterano - siamo esortati dall’apostolo Paolo a non procedere gli uni accanto agli altri, ma insieme. A prestare attenzione gli uni agli altri. Ad esserci, gli uni per gli altri. Ad aiutare a portare pesi, quando le forze dell’altro scemano. E nella tribolazione, a rafforzarci vicendevolmente”. Benedetto XVI, nel suo discorso, ha ricordato l’immagine evangelica del chicco di grano che muore e dà frutti. “Una persona che ama la sua vita la perderà ma quello che prende la croce e segue Gesù avrà la vita eterna”. Un discorso, ha spiegato il Papa tralasciando il testo scritto, che non ci piace: “Ci domandiamo se dobbiamo odiare la nostra vita. In realtà possiamo e dobbiamo essere pieni di gratitudine per quello che Dio ci dà: se il Signore ci dice che dobbiamo odiare in qualche modo la nostra vita, vuole farci capire che la mia vita non è solo per me, se la voglio solo per me non la trovo ma la perdo. La vita non è ricevere ma darsi. Se non ci diamo all’altro non possiamo ricevere”. FABIO ZAVATTARO CORSIVO di AGOSTINO CLERICI GUERRA DI CIFRE IN PIAZZA La democrazia ci ha abituato a scorciatoie pericolose. La più comune, imboccata da molti, è quella di credere che la verità sia stabilita dai numeri. Lo so bene che le persone intelligenti non cadono in questo teorema: o non cercano più la verità, o, se la cercano, sanno che essa non è nelle mani della maggioranza, che, al massimo, stabilisce il sentire comune. Già, ma in democrazia - tanto per fare un esempio - non c’è un criterio per misurare l’intelligenza, e ogni testa, sia essa più o meno pensante, vale un voto. Uno dei limiti della democrazia - mi si permetta la battuta - è che uno stupido è perfettamente uguale ad un intelligente. Il valore dei numeri è talmente importante nella mentalità democratica che il sondaggio assurge a vero e proprio deus ex machina. Non si sa nemmeno più se esso misuri il consenso, oppure sia formulato apposta per crearlo. I sondaggi pre- elettorali sono commissionati per misurare l’opinione pubblica o per forgiarla? Ancora una volta, bisogna riconoscere che le persone intelligenti non si lasciano fuorviare dai sondaggi. Ma ancora una volta dobbiamo ricordare che votano anche coloro che intelligenti non sono, e si spera non siano... la maggioranza! Guardiamo le manifestazioni di piazza. Siamo abituati dai notiziari ad avere una doppia informazione circa il numero dei partecipanti. È così importante sapere quanti hanno aderito ad una manifestazione? Non sarebbe meglio soffermarsi sulle idee, sugli ideali (si può ancora usare questa parola?), sulle motivazioni che hanno spinto i soggetti a scendere in piazza? No, per la democrazia un’idea vale l’altra, basta che sia rispettosa del pluralismo. La forza di un’idea si misura con il numero di coloro che la professano. Quanti sono? Ebbene, secondo la Questura sono diecimila, secondo gli organizzatori sono centomila o duecentomila o un milione. Il cittadino comune è tentato di fare una media, considerando che la Questura misura per difetto e gli organizzatori per eccesso. Già, ma qual è la reale percentuale del «difetto» e dell’«eccesso»? Sembra che in Spagna abbiano elaborato una tecnica per stabilire il numero dei partecipanti alle grandi manifestazioni e mettere fine alle guerre di cifre che inevitabilmente ogni volta si scatenano. La tecnica consiste nel fotografare la folla da un dirigibile e poi “processare” le immagini con un computer che riesce a numerare quasi ogni singolo partecipante, con un margine d’errore del 15%. I due milioni in piazza di sabato scorso - dichiarati dagli organizzatori di una manifestazione contro l’aborto - erano in realtà un numero che oscilla tra le 55.316 e le 63.300 persone. Anche la polizia spagnola aveva parlato di 250 mila. Il nuovo conteggio elettronico sembra destinato a rivoluzionare la misurazione del consenso. Forse, una volta che si potrà stabilire oggettivamente lo scarso risultato di tutte le manifestazioni di piazza, nessuno più avrà interesse a riempirla! Certezze generate dalla nostra insicurezza? S eduto sul treno verso Milano. Sale un signore, si siede di fronte. Uno sguardo che ha tutta l’espressione di una domanda. E un’esclamazione: “Prof.!”. Un ex studente. La memoria ritorna agli anni di scuola. Ai dibattiti, alle discussioni, ai serrati confronti su problemi grossi: Dio? Come ben vivere? La Bibbia è credibile? Scienza e/o fede? Che ne ha fatto la Chiesa della proposta di Gesù? Ed è subito tutto un sovrapporsi di ricordi, di volti, di discussioni che venivano puntualmente interrotte dal suono della campana. C’erano, in tutte quelle domande, la voglia di capire, il desiderio di poter esprimere ciò che stava dentro agli studenti, la certezza che c’è un tempo per la domanda, per esporre ciò che sta a cuore. Quanti ricordi, una certa emozione e un profondo rimpianto. Poi, azzardo una domanda: “come va?”. * * * L’esperienza scolastica è stata per me un momento importante - afferma - perché potevano liberamente porre i nostri interrogativi; poi, la serrata discussione, il confronto, la possibilità di argomentare sui nostri punti di vista. Era utile, ci serviva - mi dice con una certa nostalgia - perché tutti abbiamo bisogno di mettere a fuoco prima gli interrogativi che ci abitano, poi - con l’aiuto di tutti - di cercare una risposta che ci sembra che debba essere la nostra, la mia risposta. Ora, mi dice, dopo la laurea ho incontrato una ragazza con la quale mi trovo bene. Abbiamo in comune tante cose, ma molte che caratterizzano e sulle quali, per fortuna, discutiamo a lungo. E nel confrontarci ciascuno cresce, si misura con l’altro. E’ la logica della vita, no? Ora lavoro a Milano; due ore abbondanti di treno ogni giorno. Lavoro piacevole, ma che alla fine stanca non poco sia per l’impegno sia per la continua attenzione che richiede. Sai - mi dice - il mondo dell’informatica è in continua evoluzione: o ti aggiorni o è meglio lasciar perdere. Mi trovavo di fronte un uomo che aveva già compreso la gioia e la fatica di vivere; un uomo che non aveva smarrito però il gusto delle domande, la voglia di non arrendersi alla prima battuta. Era stato uno studente brillante, ora mi dava la sensazione di un uomo che voleva accettare di vivere consapevolmente, lucidamente e in modo essenziale la sua vita. Mi permetto un’altra domanda: Bibbia, religione, ragione/ fede? Forse era quello che attendeva. * * * FUORI dal Vedi - mi dice con una certa provocazione personalmente mi sono trovato a vivere un difficilissimo momento di crisi profonda: tutto il mio mondo religioso è crollato. Ho vissuto mesi difficili. Poi mi sono guardato attorno.Mi sono rivolto a persone che ritenevo capaci di darmi una mano. Qualcuno ti diceva che sono cose normali nella vita; altri che ti guardavano e - candidamente - affermavano che anche loro hanno vissuto questi momenti; altri ancora - con tanto zelo - ti dicevano di aggregarti a questo o quel gruppo perché lì avrei trovato le risposte; non è mancato chi, candidamente, mi ha detto di non avere tempo per ascoltarmi e, se volevo, potevo richiamarlo al telefono per stabilire un appuntamento e parlare. Sai, ho la sensazione che sul versante religioso tutti siano pronti a darti indicazioni, a darti buoni consigli. Peccato che non abbiano soprattutto la capacità di camminare con te, di accogliere le tue domande come domande e non come pretesto per risponderti con risposte pre-confezionate. Non ho trovato nessuno che mi abbia invitato a leggere qualche pagina di Vangelo in modo nuovo. Ti confesso che era quello che attendevo. Siamo a Milano. Ci salutiamo calorosamente dandoci appuntamento per parlare più a fondo di quello di cui abbiamo discusso. In me, solo interrogativi: come mai è così difficile creare spazi di confronto e di ricerca? E’ la paura che attanaglia? E’ la sensazione che anche noi abbiamo alle spalle una bagaglio di conoscenze religiose che è meglio non mettere in discussione? Non è che le nostre certezze, a cui ci aggrappiamo, rivelino in radice profonde incertezze? Proprio perché proclamate prima ancora di essere state criticamente e consapevolmente assunte? CORO ARCANGELO BAGNI CAMBOGIA: ADOZIONI, RIPRENDONO GLI ABBINAMENTI BAMBINI – COPPIE DI GENITORI In Cambogia, dopo l’approvazione della nuova legge, si sta rimettendo in moto la macchina delle adozioni internazionali. Il ministero del Welfare cambogiano ha reso noto che ogni 15 giorni si riunirà per stabilire gli abbinamenti dei minori adottabili con le aspiranti famiglie adottive. Sono già stati definiti cinque abbinamenti di bambini a coppie italiane e cinque a coppie straniere; in ogni seduta vengono stabiliti dieci abbinamenti. “La nuova legge – è il commento dell’associazione Aibi-Amici dei bambini - rappresenta un segnale forte dato dal governo cambogiano per dare trasparenza al sistema adozioni. In passato la verifica dello stato di abbandono dei minori non è stata sempre limpida e ha dato adito a episodi di corruzione pur di concludere i percorsi adottivi”. Se oggi “finalmente esiste un’Autorità centrale che accerta il reale stato di abbandono del bambino spiega Aibi -, prima ogni istituto decideva in maniera autonoma quali fossero i criteri per decretare l’adottabilità di un minore”. La strada imboccata dal governo cambogiano “rappresenta quindi una tappa cruciale per la tutela dei diritti dei minori abbandonati in quanto le autorità locali intendono definire in maniera chiara i criteri, le condizioni, le procedure per le adozioni internazionali”. P A G I N A 6 SOCIETÀ ECONOMIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 I CATTOLICI E L’AVANZATA DELLE IDEOLOGIE DI MORTE FORSE CI SIAMO ADEGUATI AL... MONDO R itengo di poter sostenere che le costruzioni statuali, istituzionali e amministrative e le forze politiche - partiti e movimenti - alla loro base hanno una metafisica. Banalizzando, una cultura che indica modelli di vita e risposte ai problemi basilari dell’uomo: chi è Dio, cos’è l’universo, chi è l’uomo, come deve essere normata e strutturata la società e quale è la verità della storia. Per conseguenza diviene doveroso indagare e individuare le ideologie e le culture che hanno portato ai fallimenti, alla crisi e alla corruzione che sta soffocando l’Italia. È stato detto che le ideologie sono morte. Falso. La cultura e le leggi, che attraversano l’Italia, sono ambiguamente innervate di ideologia marxista, illuminista, liberista e radical/nichilista. Non penso siano imputabili a flussi ancestrali crudeli e maligni, o a destino funesto e devastante, le ragioni per le quali i costumi, i principi base, le leggi oggi vengono disattese, negate, interpretate in senso ristretto, o lasciate ai margini del vivere quotidiano. Le radici dell’illegalità, dell’immoralità, della crisi economica affondano nelle ideologie striscianti e nella cultura deragliata, nell’individualismo esasperato, nell’egoismo, nel nullismo e nell’odio alla vita. A mio giudizio, i cattolici non si sono opposti con la dovuta durezza all’avanzata di queste I cattolici hanno accettato il buonismo che non è bontà, tanto meno amore; il moralismo che non è la morale, né la giustizia, né la verità; la teoria della condivisione delle leggi, che in realtà è mero compromesso al ribasso pagina a cura di GIANNI MUNARINI idee, di questi modelli comportamentali, di queste trasformazioni sociali e tanto meno all’immoralità e all’illegalità che intaccano le istituzioni, la vita dell’uomo e le esigenze della verità e dello Stato democratico. A questa società i cattolici si sono adeguati, senza reagire, senza proporre con forza modelli alternativi. Hanno accettato: il buonismo che non è bontà, tanto meno amore; il moralismo che non è la morale, né la giustizia, né la verità; la teoria della condivisione delle leggi e delle riforme, che in realtà è mero compromesso al ribasso, gattopardismo e inciucio. In detto contesto diviene possibile rivendicare diritti “di carattere arbitrario e voluttuario, con la pretesa di vederli riconosciuti dalle strutture pubbliche” (Caritas in veritate), mentre con disinvoltura si disconoscono e si violano i doveri e si strumentalizza la verità. Il quadro è desolante: politici, imprenditori, funzionari, raggiunti da avvisi di garanzia, incarcerati e processati. I momenti di questo fenomeno degenerativo hanno nomi conosciuti: tangentopoli, appaltopoli, falso in bilancio, truffe e rapporti insani fra industria e politi- ca. In questo vuoto di cultura e di ideali democratici, è lecito affermare che la lotta alla criminalità organizzata e politica, alla corruzione e al malaffare, è diventata titanica. Per onestà, non è sufficiente sostenere che il compito di una politica alta e responsabile è quello di attuare riforme strutturali, maturare il profondo senso dello Stato e del suo funzionamento ottimale, far crescere una società civile dove la corruzione, la violenza e lo spregio delle regole e delle leggi è l’eccezione e non la regole. Difficile è realizzare un progetto di modernizzazione, eticamente innervato, un’azione politica posta al servizio dei cittadini, una attività economica e finanziaria volta al bene comune e al rispetto delle regole fissate dallo Stato democratico. Si pensi, ad esempio, ai danni economici ed ecologici derivati dallo sversamento di idrocarburi dalle cisterne della “Lombarda Petroli” di Villasanta e alle responsabilità dei manager dell’azienda in questione e dei singoli attentatori. L’azione criminale, le responsabilità penali e i costi derivati non sono stati presi nella dovuta considerazione, né dall’opinione pubblica, né dai politici, né dalla Magistra- tura. Si è trattato di un atto di dolo che ha provocato un autentico disastro ecologico: Lambro e Po avvelenati dagli idrocarburi; pesci, anatre ed ecosistemi pesantemente danneggiati. Ritengo bizzarro parlare di prima e di seconda repubblica, vi sono sempre e solo gli atavici vizi della società italiana: “Ahi serva Italia di dolor ostello, nave senza nocchier in gran tempesta, non donna di province, ma bordello” (Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI). Il malcostume, il dilettantismo e la melassa moralistica, alla quale i vari Di Pietro, Pardi e Travaglio hanno aggiunto accenti giacobini, sono le sabbie mobili nelle quali il Paese affonda. Il pericolo è che, con la politica, affondi anche il Paese. Il polverone dissennato, che in questi giorni annebbia la vista, non permette di vedere e riflettere sui problemi e sui disastri che chiedono di essere affrontati, risolti e sanati. Nella campagna elettorale in corso, si sono uditi slogan, menzogne e insulti, ma mai analisi serie sulla situazione del Paese, o su programmi mirati all’uscita dell’Italia dalla crisi economica. Quest’ultima sta producendo cassa integrazione, dissesto nei conti pubblici e la scomparsa di un numero preoccupante di aziende in tutti i settori produttivi e commerciali. La cassa integrazione, nel primo bimestre 2010, è aumentata, nei confronti dello stesso periodo dello scorso anno, del 150%, il numero dei disoccupati ha superato 2 milioni e centomila unità, il Pil ha segnato un calo del 5%, il deficit si è attestato al 5,3%, il debito pubblico è salito dal 105,8% al 115,8%, ovvero a 1.787miliardi di euro, le entrate fiscali a gennaio hanno registrato una flessione del 2,9% sul gennaio 2009 e la pressione fiscale complessiva è cresciuta di tre decimi di punto. La situazione è complessa. Ad esempio, il problema del debito pubblico non è la misura del suo aumento, ma se va considerato in sé, o se va sommato al debito del settore privato. Per capirci, nel giugno 2009 la quota del debito pubblico era del 109% e quello privato del 206%, dunque il debito globale era del 315% del Pil. Per offrire possibilità di paragone ricordo, in Spagna il debito globale raggiunge il 366% del Pil. In questo caso, abbiamo un debito pubblico decisamente inferiore a quello italiano, ma un debito privato molto più alto di quello del nostro Paese. E’ quindi riduttivo raffrontare il debito pubblico dei singoli paesi dell’Unione europea, in quanto è solo una faccia del debito reale. Si spiega così perché il sistema finanziario spagnolo è molto più teso del nostro e perché le sue imprese sono fra le più indebitate del mondo. L’allarme sull’esplosione del debito non va comunque sottovalutato, coinvolge molti Paesi dell’Occidente. VERSO L’APPUNTAMENTO ELETTORALE IN MEZZO A POLEMICHE STERILI MANCA L’INTERESSE AI PROBLEMI REALI DEL PAESE I l quadro è fosco, ma rimane ragionevole e doveroso, prendere decisioni e operare alfine di evitare che, al pericolo debito pubblico, si aggiunga quello dell’asfissia dell’economia, italiana, europea e occidentale. A detto compito sono chiamate le forze politiche, sindacali, imprenditoriali e l’opinione pubblica. I politici italiani, di governo e di opposizione, ognuno nel suo ruolo, opportunamente muniti di programmi, progetti e proposte di legge, dovranno dichiarare ed illustrare i contenuti ed i tempi di attuazione delle riforme strutturali presentate, nonché la relativa copertura finanziaria; le linee di politica estera; le grandi opere ritenute indispensabili alla modernizzazione del Paese; lo spirito e i contenuti delle leggi tese a tutelare l’ordine pubblico; la regolamentazione dell’immigrazione e la ridefinizione dei rapporti fra magistratura e politica. Infine come intendono affrontare e risolvere i nodi dell’illegalità: falso in bilancio, truffe, evasio- ne fiscale, tangentomania, reati finanziari e via dicendo. Il quadro deve essere completato da un programma teso a contenere la spesa pubblica, a ridefinire il welfare, dalla riforma delle pensioni, all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, dai sussidi di disoccupazione agli aiuti alle categorie più povere ed emarginate. Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori dovrebbero invece porsi i seguenti problemi. Il primo è strettamente collegato all’attuale momento di crisi e alle nazioni emergenti; consiste nella ridefinizione della cultura e dei rapporti industriali, con riferimento a quattro eventi. Il primo, è la delocazione di imprese italiane. Il secondo, la globalizzazione dei mercati e la comparsa sui mercati internazionali di un numero sempre maggiore di economie emergenti, in grado di sovvertire le gerarchie fra Paesi emergenti e Paesi avanzati. Il terzo, nella sua impopolarità, consiste nel contrattare il superamento del- la rigidità e delle contraddizioni del mercato del lavoro. Il quarto, consiste nel richiedere al governo di varare politiche idonee ad attirare investimenti stranieri e a sollecitare nuovi investimenti da parte del Mondo imprenditoriale e finanziario italiano. La società civile, a sua volta, dovrebbe riappropriarsi del ruolo che, nel primo dopoguerra, è riuscita a svolgere, consistente nel dar vita, o rianimare, forme associative capaci non solo, di controllare e stimolare l’operato dei partiti, del governo, dell’opposizione e delle organizzazioni sindacali, ma anche quello di preparare le nuove leve della politica e dell’attività sindacale. Solo così si potrà evitare il consolidamento dell’antipolitica, ovvero il collasso del mondo della politica e del Paese. Resta comunque una domanda: “Perché le forze politiche di governo e di opposizione, non hanno attenzione ed interesse alcuno per i problemi reali del Paese e per i riflessi ideologici e culturali, che influenzano ne- gativamente la situazione economico/finanziaria italiana?”. Intendo inoltre richiamare i mutamenti geoeconomici in atto e i pericoli insiti in detti processi, in sé buoni. La fuga dei capitali è, ad esempio, un evento drammatico non solo per l’Italia. E’ interessante porre in evidenza che il richiamato fenomeno si è spostato dai Paesi emergenti, quali Brasile, Corea del Sud, Thailandia, a Stati occidentali quali: Grecia, Spagna, Gran Bretagna, Italia e così via, ai Paesi emergenti. Il fatto nuovo è che i flussi di investimento non si sono esauriti, semplicemente si sono diretti verso Paesi emergenti e raggiungeranno, nel corso del 2010, i 700miliardi di dollari. Il fenomeno avverte che la crisi ha accelerato il sovvertimento delle gerarchie fra i Paesi emergenti e quelli avanzati. La Cina sta sorpassando il Giappone, cosicché diverrà la seconda economia planetaria, piazzandosi dopo gli Stati Uniti. Il Brasile nell’arco di pochi anni supererà l’Italia. Il nostro Paese corre il rischio di uscire dal club delle prime sette economie del Pianeta, mentre l’Olanda sta per essere superata dalla Turchia, il Canada dall’India, l’Australia dalla Corea del Sud, e così via. I citati sorpassi non sono un male in sé, perché danno vita a nuovi mercati. Si pensi, la Cina nei prossimi vent’anni scaraventerà sul mercato mondiale ben 200milioni di nuovi consumatori. Attenzione, la richiamata realtà spingerà i grandi gruppi industriali a investire nelle zone caratterizzate da crescita e aumento del potere di acquisto e le medie imprese a delocalizzare dove le condizioni sono migliori. Se si ritiene di contenere le delocalizzazioni si dovrà, fra l’altro, rendere meno rigide le regole del mercato del lavoro, potenziare le infrastrutture, realizzare le cosiddette grandi opere, contenere la pressione fiscale, rendere il sistema scolastico congeniale alle richieste del mondo della produzione e del commercio, rendere più snelle le procedure burocratiche e così via. CHIESA P A G I N A 7 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 UNA FIRMA PER SOVVENIRE AGENDA del VESCOVO GIOVEDÌ SANTO I SACERDOTI IN FESTA CON IL VESCOVO La scelta dell’otto per mille Giovedì Santo, 1° aprile, il Vescovo Diego invita tutti i sacerdoti a partecipare al tradizionale pranzo in Seminario al termine della Santa Messa Crismale (intorno alle ore 12.30), un momento conviviale per condividere insieme il giorno dedicato alla festa dei presbiteri e che per questo 2010 vede l’importante ricorrenza dell’Anno Sacerdotale. Chi desidera accogliere l’invito può prenotarsi entro il 25 marzo telefonando in Seminario allo 031.3388111 (costo 10 euro). GIOVEDÌ 18 A Sondrio, Consiglio Episcopale. DOMENICA DELLE PALME: AVVISO AI REVERENDI PARROCI VENERDÌ 19 A Morbegno, a partire dalle ore 18.30, Santa Messa e inaugurazione del complesso San Giuseppe. Poichè domenica 28 marzo si terranno le elezioni amministrative, nel dar luogo alla processione pubblica delle Palme, si ricorda che in casi specifici l’autorità di pubblica sicurezza è legittimata a modificare l’itinerario della processione, nel caso in cui essa possa ostacolare il libero e spedito accesso degli elettori nei locali di votazione ovvero possa determinare il crearsi di assembramenti nelle strade adiacenti ai locali stessi (cfr. decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, art.44). SABATO 20 A Nuova Olonio, a partire dalle ore 15.00, Consiglio Pastorale Diocesano. DOMENICA 21 A Chiavenna, assemblea diocesana dell’Azione cattolica; a Como, alle ore 20.30, in Cattedrale, solenne pontificale a chiusura della peregrinazione delle reliquie di santa Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo. DA LUNEDÌ 22 A GIOVEDÌ 25 A Roma, Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. DALLA Curia NOMINE E PROVVEDIMENTI • don Siro Acquistapace, collaboratore nella Comunità Pastorale di Teglio-Castello dell’Acqua. C irca 12 milioni di italiani sono titolari del modello CUD, precisamente sono coloro che percepiscono solo redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati e che non hanno l’obbligo di fare la dichiarazione dei redditi. Spesso pensano che per loro sia inutile o impossibile esprimere la scelta dell’8 per mille, invece anch’essi possono contribuire a finanziare le opere della Chiesa Cattolica. La loro firma vale come quella di qualsiasi altro cittadino e può mantenere alta la percentuale di coloro che firmano a favore della Chiesa Cattolica. I parroci e i delegati parrocchiali per il Sovvenire si possono attivare fin d’ora a sollecitare e a ritirare i CUD, che stanno per essere recapitati agli interessati. Si tratta di informare e di aiutare chi si trova in difficoltà nel recapitare il proprio CUD. Ogni parrocchia ha già ricevuto il kit, la scatola di cartone con il materiale per organizzare la giornata nazionale di sensibilizzazione del 2 maggio. Dopo aver dato l’avviso in 24 MARZO: GIORNATA DI PREGHIERA E DI DIGIUNO IN RICORDO DEI MISSIONARI MARTIRI La preghiera e il digiuno, sono due gesti per unirsi alla schiera dei missionari martiri (37 nell’anno scorso 2009), ai popoli per cui essi hanno versato il proprio sangue e alle donne e agli uomini, missionarie e missionari del Vangelo e dell’amore di Dio, che vivono ancora oggi discriminazione e persecuzione. Il 24 marzo è il giorno dell’anniversario dell’uccisione di monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador. Egli non fu un martire che cercava la morte violenta, ma l’accettò, non sfuggendo al suo destino. Aprì gli occhi sulla realtà che lo circondava e fece vivere la Chiesa al fianco di chi aveva bisogno, di chi lottava per affrancarsi da repressioni, sfruttamenti. Quest’anno ricorre il 30° anniversario della sua morte. Nelle zone pastorali: veglia di preghiera. • Prestino (Co)- chiesa parrocchiale: 24 marzo, ore 20.45 • Uggiate Trevano (Co)- Santuario di Somazzo: 24 marzo, ore 20.30 • Cermenate - Convento dei Frati Minori: 24 marzo, ore 20.45 • Bellagio - chiesa di San Giovanni: 15 marzo, ore 20.30 • Maslianico - chiesa parrocchiale: 18 marzo, ore 20.45 • Delebio - chiesa parrocchiale: 24 marzo, ore 20.30 • Montagna Piano (So) - chiesa parrocchiale: 24 marzo, ore 20.45 • Olcio (Lc) - chiesa parrocchiale, 26 marzo, ore 20.45 • Verceia (So) - chiesa parrocchiale, 24 marzo, ore 20.45 • Bedero Valcuvia (Va) - chiesa parrocchiale, 24 marzo, 20.45. chiesa, un gruppo di volontari si può mettere a disposizione per ritirare i CUD firmati a favore della Chiesa Cattolica e in calce. Attualmente si rispetta anche la privacy, perché si deve consegnare solo il foglio con le caselle per le firme, che non riporta la cifra della pensione percepita o del reddito annuale. Nel kit ci sono le buste apposite dove riporre il CUD che si può spedire in posta, dopo aver compilato un modulo, o si può consegnare a un CAV, o all’Istituto Diocesano Sostentamento del Clero. Si possono consegnare fino alla fine di giugno, in genere c’è una proroga fino alla fine di luglio. Non è importante il reddito di chi consegna il CUD, ma la firma fa percentuale come quella dei ricchi. Il parroco, con il Consiglio degli affari economici e in modo particolare il delegato parrocchiale legga e analizzi bene il materiale spedito dalla CEI e troverà indicazioni preziose per organizzare la giornata del 2 maggio. COOPERATORI SALESIANI COMO Il prossimo incontro dei Salesiani Cooperatori e amici si svolgerà al Salesianum di Tavernola sabato 10 aprile, a partire dalle ore 15.30, per un momento formativo e informativo. Il 24 aprile vi sarà la festa della famiglia salesiana a Caravaggio, con partenza da Como alle ore 13.30 (iscrizioni presso I viaggi di Oscar - euro 15). Il 9 maggio si terrà la prima conferenza annuale con l’elezione del nuovo Consiglio e del coordinatore. Il 21 marzo, invece, ci sarà a Chiari (Bs) un incontro provinciale (info per partecipare: telefonare a Cocco, 031-530285; oppure Marchini, 031-304667). MOVIMENTO EUCARISTICO DIOCESANO La prossima ora di adorazione a Como-Santa Cecilia (chiesa dell’Adorazione) sarà il 10 aprile. Oltre alla preghiera e alla Lettura, ci sarà la meditazione proposta da don Andrea Meloni. Sarà distribuito anche il programma del prossimo convegno annuale, in programma il 15 maggio a Caravaggio. CONVIVIALE DELL’UCID DI COMO Martedì 23 marzo, presso l’Hotel Palace di Como, in occasione della periodica conviviale dell’Ucid, interverrà Michele Perini, presidente della Fiera di Milano. Titolo della sua relazione: La Fiera come motore dell’economia. FAMILIARI DEL CLERO I familiari del clero si incontrano giovedì 18 marzo, alle ore 14.30 presso il Centro Pastorale Card. Ferrari di Como. La festa dell’Annunciazione del 25 marzo sarà sostituita in aprile con una giornata di ritiro in Seminario. don TULLIO SALVETTI PER LA CHIUSURA DELL’ANNO SACERDOTALE INSIEME A ROMA DAL 9 ALL’11 GIUGNO C aro sacerdote della diocesi di Como se puoi venire, sarebbe molto bello poter condividere insieme tre giorni a Roma per la chiusura dell’Anno Sacerdotale. Le date previste sono dal 9 all’11 giugno prossimi. Ecco di seguito i dettagli della proposta. 9 GIUGNO Partenza da Como, alle ore 5.30. Colazione e pranzo in autogrill (non compreso nella quota). Arrivo a Roma per le ore 15.00 e partecipazione al programma “Sacerdoti oggi” nell’Aula Paolo VI fino alle 19.00. Il programma si conclude con i Vespri presieduti dal Card. Claudio Hummes. Cena e alloggio presso Casa “I gigli della montagna”, in via Monte Senario, 83 (Roma) - sono previste solo camere doppie. Programma del 10 e 11 giu- gno (quello proposto dalla Congregazione del Clero): GIOVEDÌ 10 GIUGNO • Mattinata in Santa Maria Maggiore con conferenza e Santa Messa. • Pomeriggio: tempo libero o programma alternativo da definire. •Prima serata: raduno in piazza San Pietro. Veglia con intervento di Sua Santità Benedetto XVI VENERDÌ 11 GIUGNO • Presso la basilica di san Pie- tro: celebrazione della Santa Messa presieduta da Sua Santità Benedetto XVI (si ricorda di portare con sé camice e stola bianca). • Ritorno a Como in tarda serata Dovendo fare l’iscrizione attraverso l’Opera Romana Pellegrinaggi incarica- ta dalla Congregazione del Clero per il coordinamento di tutto l’evento devo ricevere le adesioni improrogabilmente entro il termine massimo del 9 aprile. Calcolando che si richiede dall’OPR una quota di iscrizione di euro 30.00 e aggiungendo la spesa di viaggio + due mezze pensioni + il pranzo del 10 giugno in ristorante (sembra che l’11 giugno il pranzo sia forse offerto dal Papa ma non si sa come) ed eventuali extra non previsti la spesa totale potrà aggirarsi sui 240 euro tutto compreso. Informazioni e iscrizioni solo telefonicamente o per e-mail entro il 9 aprile a: don Enrico Molteni telefono: 0332-435715 cellulare: 338.127.41.62 e-mail: molteni. enrico@libe ro.it P A G I N A 8 CHIESA CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 INTERVISTA A MONS. WARDUNI VESCOVO AUSILIARE DI BAGHDAD L’ ESODO DIMENTICATO DEI CRISTIANI IRACHENI « D a oltre duecento anni non assistiamo ad un esodo di cristiani dall’Iraq come quello in corso in questi ultimi anni. Dal 2003 (data della caduta del regime di Saddam Hussein ndr) quasi la metà dei cristiani iracheni ha lasciato il Paese”. E’ questa la denuncia di mons. Shlemon Warduni, vicario del patriarcato caldeo di Baghdad, a poche settimane dalle elezioni politiche tenutesi in Iraq il 7 marzo scorso. Un tornata elettorale che arriva in un momento delicato per i cristiani iracheni, in particolare per la comunità di Mosul, nel nord del Paese dove, nelle scorse settimane sono stati uccisi cinque cristiani e migliaia di persone sono state costrette alla fuga. Approfittando dell’arrivo a Como del vescovo Warduni, in visita alla comunità di Moltrasio, a cui è legato da un decennale legame di amicizia, lo abbiamo incontrato per cercare di capire qual è oggi la situazione in Iraq. Mons. Warduni, nel maggio scorso durante una sua visita, ci aveva invitato a non fare distinzioni tra cristiani e mussulmani, perché i problemi e le violenze in Iraq riguardavano tutti indistintamente. A distanza di oltre un anno ha cambiato idea? “Certamente ci sono problemi come il mancato rispetto della costituzione, l’instabilità, la mancanza di lavoro e infrastrutture che riguardano tutti gli iracheni. Detto questo dobbiamo denunciare come da circa due anni i cristiani sono sempre più oggetto di violenze. Nel marzo scorso c’è stato il rapimento del Vescovo caldeo di Mosul, mons. Rahho, morto nel mentre era in mano ai suoi rapitori. Il 12 luglio sono state attaccate 9 chiese tra cui quella della Madonna del Sacro Cuore a Baghdad, dove risiedo, provocando la morte di due fedeli. Senza dimenticare le continue intimidazioni con intere famiglie costrette a lasciare le proprie case, a pagare per non essere toccate o a dare le proprie figlie in sposa agli estremisti. Fino ad arrivare alle vio- Dalla caduta del regime di Saddam Hussein, complice la crescente instabilità nel Paese dilaniato da lotte intestine tra diversi gruppi di potere, circa la metà dei cristiani è fuggita dall’Iraq. Alla vigilia della giornata di preghiera per i missionari martiri (24 marzo) mons. Warduni lancia un appello alla comunità internazionale perché il rispetto dei diritti umani venga garantito ai cristiani iracheni di MICHELE LUPPI lenze di Mosul delle scorse settimane con l’omicidio mirato di cinque cristiani tra cui il padre e due fratelli di un sacerdote. Una sequenza di fatti che ci porta a parlare quasi di una vera e propria persecuzione nei confronti dei cristiani”. Perché questo intensificarsi delle violenze contro i cristiani? “Non è facile dare una risposta perché la situazione in Iraq dall’inizio dell’occupazione nel 2003 è quanto mai complessa. Abbiamo una contrapposizione su base etnica tra arabi, turchi e curdi, una all’interno del mondo musulmano tra sunniti e sciiti, senza dimenticare la presenza di movimenti terroristici e di Al Qaeda. Non vorrei ci fosse da qualche parte il desiderio di politicizzare la questione dei cristiani nel tentativo di portarli a sostenere una parte piuttosto che un’altra. In generale, però, credo vi sia una questione relativa alla presenza dei cristiani che vada estesa a tutto il Medio Oriente. Come se vi fosse la volontà di svuotare il Medio Oriente dai cristiani. Per questo rilanciamo l’appello a tutto il mondo, ai capi di governo, ai cristiani, alle conferenze episcopali perché i diritti umani vengano rispettati”. In generale qual è oggi la situazione in Iraq? “Dal punto di vista della pace qualche passo avanti è stato fatto anche se con l’avvicinarsi delle elezioni sono aumentati gli attentati. In particolare a Baghdad e nel sud la situazione è migliorata. Il problema è che abbiamo una costituzione ma non c’è nessuno che abbia l’autorità per farla rispettare, così come nessun passo avanti è stato fatto nel campo delle infrastrutture. L’elettricità manca ancora e l’acqua non è potabile”. Come giudica le recenti elezioni? “Credo che l’alta affluenza al voto sia stato un segnale positivo. In questa fase è importante eleggere le persone adatte non in base alla loro appartenenza etnica o religiosa ma alle loro capacità. In questo senso qualche segnale c’è stato. Abbiamo bisogno un governo forte che faccia rispettare la legge e non guardi ai propri interessi ma a quelli dell’Iraq”. Lei prima ha invocato la necessità di un coinvolgimento della comunità internazionale a favore dei cristiani iracheni. Il Papa si è più volte espresso in vostro favore. Crede che questa possa essere la strada giusta? “Il nostro governo in questi anni ha fatto tante promesse in termini di sicurezza e tutela dei cristiani, ma non è stato fatto niente. Il coinvolgimento dell’opinione pubblica internazionale è un modo per richiamarlo alle proprie responsabilità. Da questo punto di vista il Papa non ha mai fatto mancare il suo sostegno”. Tanto da convocare per il prossimo autunno un sinodo speciale dei Vescovi per il Medio Oriente? “Credo sia una grande occasione per tutto il Medio Oriente per rimettere al centro la questione dei cristiani in questa terra che abitiamo da millenni. Il Medio Oriente è la nostra casa nessuno può mandarci via ma oggi purtroppo nella maggioranza dei Paesi i cristiani hanno libertà di culto ma non la libertà religiosa. Le conversioni di un musulmano al cri- Mons. Warduni e il Vescovo Coletti celebrano insieme l’eucarestia alla comunità la cometa di como (foto William) I NUMERI I cristiani iracheni vantano una presenza che risale alla predicazione dell’apostolo Tommaso, ritenuto il fondatore del cristianesimo in Iraq. Le comunità cristiane più numerose sono quelle di Baghdad e nelle città nel nord del Paese: Kirkuk, Irbil e Mosul, l’antica Ninive. Gli ultimi dait disponibili sulla popolazione risalgono al 204: su 22 milioni di abitanti, i cristiani in Iraq nel 2004 erano il 3% della popolazione, circa 800 mila persone, appartenenti a diversi riti: assiro nestoriano, siro-cattolico e siro-ortodosso; ciascun rito rappresenta il 7% dei cristiani. Di numero più ridotto sono gli armeni ortodossi. I cattolici sono 260 mila, il 70% dei quali di rito caldeo. I cristiani hanno sempre avuto buone relazioni con la maggioranza musulmana nel Paese (il 97% degli iracheni sono di fede islamica). Dal maggio 2003, con caduta di Saddam Hussein, lo stanziamento dei militari americani e l’inizio della guerra civile la popolazione cristiana iracheni sarebbe diminuita del 50%. stianesimo non è ammessa, senza dimenticare che in molti Paesi è in vigore la Shaaria, la legge islamica. Da qui la costante emigrazione di cristiani verso Europa e Stati Uniti. Sono queste le questioni su cui è necessario discutere come Vescovi, per cercare delle soluzioni”. Nel nostro piccolo, noi cristiani di Como, cosa possia- mo fare? “Prima di tutto pregare perché è la cosa più importante. Dall’altra parte è imprtante cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica e i responsabili dei governi sulla situazione irachena: ci sono molte nazioni che hanno interessi nel nostro Paese ma non sempre questi interessi esterni coincidono con il bene del popolo iracheno”. MONS. AMEDEO GRAB VESCOVO EMERITO DI COIRA “La Caritas in Veritate voce della ragione e della giustizia” enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” è stata al centro di un incontro tenuto da mons. Amedeo Grab, Vescovo emerito di Coira, già presidente degli episcopati europei, ospite della Comunità pastorale “San Benedetto”, costituita dalle comunità di Bulgarograsso e Guanzate, sul confine della nostra diocesi. In particolare la serata ha permesso ai presenti di riflettere su alcuni passaggi dell’enciclica che forniscono una lettura precisa su alcune delle cause che hanno portato all’attuale crisi economica i cui effetti si fanno ben sentire anche nelle famiglie, e non solo nel comparto produttivo, del nostro territorio. “A 40 anni dalle do- L ’ Un’enciclica che vuole rappresentare un invito ai cristiani perché si sforzino di perseguire una giustizia illuminata dal Vangelo, promuovendo il rispetto di tutti a partire dal nostro modo di comportarci nella vita quotidiana, in oratorio, sul posto di lavoro, nelle nostre amicizie di LUIGI CLERICI mande poste da Paolo VI sul progresso del mondo nella “Popolorum Progressio”, Benedetto XVI ha evidenziato come senza i valori cristiani non è possibile un progresso autentico” ha affermato mons. Grab presentando un’enciclica definita “molto ricca”. “Lo sviluppo è cristiano, ovvero autenticamente umano, solo se si manifesta attraverso la carità illuminata dalla luce della ragione e della fede. Solo così è possibile conseguire un sviluppo autentico da parte dell’uomo che permetta la condivisione delle risorse, la partecipazione di un numero sempre più elevato di uomini al un sistema economico non definibile solo nella ricerca del profitto”. Lo sviluppo globale, inoltre, non può essere circoscritto ai soli aspetti tecnici e materiali bensì deve sempre considerare la dimensione della carità, della fraternità altrimenti si ottengono solo situazioni tecnicistiche che, da sole non consentono un autentico progresso dell’umanità. “La semplice dimensione tecnica, infatti, consente di rinunciare alla moralità e quindi a quelle responsabilità che sono proprie di ogni uomo. Nel perseguire il suo sviluppo ognuno di noi ha invece bisogno di Dio perché, dunque, senza di lui tutto è ridotto ai soli aspetti economici”. I concetti di amicizia civica, la tutela da danni e forme di degrado ambientale, che provocano insoddisfazione nelle relazioni umane, l’importanza di una vera convivenza, della fratellanza “del fare, sapere, amare” nonché del dialogo sono sta- ti ben sottolineati da mons. Grab che ha definito il testo di Benedetto XVI quale “Voce del buonsenso, della ragione, della giustizia”. Una strumento, per promuovere un progresso umano completo sotto il segno della giustizia e dell’evangelizzazione. Un’enciclica che vuole rappresentare un invito ai cristiani affinché si sforzino di perseguire una giustizia illuminata dal Vangelo, promuovendo il rispetto di tutti a partire dal nostro modo di comportarci nella vita quotidiana, in oratorio, sul posto di lavoro, nelle nostre amicizie. Solo in questo modo potremo essere artefici di un’autentica crescita umana che possa guardare con fiducia al futuro. CHIESA CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIO2CESI DI COMO - 20 MARZO 2010 LA PEREGRINAZIONE DI SANTA TERESA DEL BAMBINO GESÙ DEL VOLTO SANTO 6°TAPPA Maslianico 18-19 MARZO Le spoglie di Santa Teresa arriveranno, giovedì 18 marzo, alle ore 19.30, nella piazza del Comune. Da lì verrà portata in processione alla parrocchiale. Alle ore 20.30 - Santa Messa; alle ore 21.30 - compieta; alle ore 22.00 - Veglia zonale per i missionari martiri. Venerdì 19 marzo Alle ore 24.00 - canto dell’ufficio delle letture e a seguire la notte di veglia con la partecipazione di gruppi provenienti da altre parrocchie; alle ore 6.00 Santa Messa e lodi; alle ore 7.30 - preghiera con i ragazzi delle medie; alle ore 8.00 - preghiera con i bambini delle elementari; alle ore 8.45 - preghiera dell’ora terza; alle ore 9.00 - Santa Messa; alle ore 12.00 - canto dell’ora sesta; alle ore 14.00- preghiera ammalati; alle ore 15.00 - preghiera anziani; alle ore 16.00 - canto solenne del vespro; alle ore 16.45 partenza per Grandate. 8°TAPPA Cermenate 20-21 MARZO L’urna sarà acolta nella chiesa parrocchiale di Asnago di Cermenate, sabato 20 marzo, alle ore 16.30. Alle ore 17.00 - Primi Vespri della Domenica, a cui seguirà un tempo per la preghiera personale; alle ore 20.00 - processione aux flambeaux dalla parrocchia di Asnago alla parrocchia di Cermenate, con la partecipazione del Corpo Musicale “Giacomo Puccini” di Cermenate; alle ore 20.30 - celebrazione eucaristica (partecipa la Corale di Asnago). Segue la veglia notturna, fino al mattino, animata da gruppi e parrocchie. Domenica 21 marzo Alle ore 8.00 - Santa Messa; alle ore 10.30 - Santa Messa solenne (partecipa la corale “Luigi Picchi” di Cermenate); alle ore 15.00 - Vespri e processione con la partecipazione speciale dei fanciulli e ragazzi fino alla cappella della Beata Vergine del Carmelo (1893), alle ore 16.00 - Riti di conclusione e saluto alla Santa. 7°TAPPA Grandate 19-20 MARZO Venerdì 19 marzo, lascita Maslianico l’urna verrà portata a Grandate dove, alle ore 17.30, sarà accolta nella chiesa del monastero delle suore Benedettine; alle ore 21.00 - Veglia di preghiera aperta a tutti. Sabato 20 marzo Alle ore 8.15 - Lodi; alle ore 9.00 - celebrazione eucaristica; dalle ore 10.30 alle ore 12.00 sarà presente un sacerdote per le confessioni; alle ore 12.00 preghiera dell’ora sesta; alle ore 15.30 - preghiera dell’ora nona; alle ore 16.00- partenza delle reliquie per Cermenate. 9°TAPPA Como 21-22 MARZO Le reliquie di Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo sarannop accolte nella cattedrale di Como, domenica 21 marzo, alle ore 16.30. • ore 17.00 S.Messa • ore 18.30 S.Messa • ore 20.30 Pontificale con mons. Diego Coletti • ore 22.00 Veglia di preghiera. • ore 3.00 di lunedì 22 marzo - Santa Messa e partenza delle reliquie per Lisieux. P A G I N A 9 P A G I N A 10 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 L’INCONTRO DI MONS. COLETTI CON LA COMUNITÀ DI UGGIATE TREVANO E RONAGO Dal 6 all’ 8 marzo il Vescovo ha incontrato la comunità di Uggiate Trevano e Ronago appena costuita, spronandola a continuare in questo cammino comune di fede. UNA DOMENICA IN FAMIGLIA L a Visita Pastorale della scorsa settimana è stata una benedizione, un dono dall’alto per Uggiate e Ronago, una nuova comunità appena germogliata e all’inizio di un cammino comune di fede! Grazie, Vescovo Diego, per essere venuto tra noi a condividere la quotidianità della vita con i momenti lieti e le fatiche, per aver prestato ascolto e attenzione come un padre attento e saggio alle speranze e ai dubbi dei genitori, per aver dimostrato entusiasmo e vivacità con i bambini, i ragazzi e i giovani, per aver accarezzato chi è più debole e bisognoso, perché malato o anziano: una vera testimonianza di amore fraterno e di carità cristiana! “Tu vieni sempre Cristo Signore…..”, così abbiamo cantato alle celebrazioni eucaristiche insieme vissute e in quei giorni Gesù si è fatto davvero ancora più visibile a noi nella persona del suo Pastore alla guida della nostra Chiesa Diocesana. Giornate dense di incontri, di preghiera, di momenti condivisi, segni di affetto e fiducia nei confronti del Vescovo e della sua parola: ogni istante si è fatto intenso, carico di emozione, ricco di significato e di umanità alla luce degli insegnamenti di Gesù e della Chiesa. Quanti La S.Messa a Uggiate sorrisi e sguardi, quante strette di mano quasi a suggellare ancora di più nel cuore e nella mente attimi vissuti nella certezza che lo Spirito soffia attraverso vie infinite e non manca di portare semi di bene e di speranza al tempo opportuno. Anche nell’incontro conclusivo aperto a tutta la comunità pastorale il Vescovo ha più volte sottolineato che la missione della Chiesa è di ripresentare visibilmente Gesù all’umanità di oggi. Ognuno di noi, chiamato ad essere il sale della terra e la luce del mondo, non deve avere a cuore la parrocchia in quanto tale ma il fatto di rendere visibile Gesù. Non dobbiamo avere paura di Dio comportandoci come davanti a un padrone, perché Dio ci ama come figli e noi siamo chiamati ad amarci come fratelli. Il Vescovo Diego ha affermato “…La vita cristiana dovrebbe accreditarsi come vita splendida… Le Parrocchie, luoghi in cui si tocca con mano quanto è bello spendersi gli uni per gli altri, portare i pesi gli uni degli altri perché Gesù è venuto La S.Messa a Ronago (l’intero fotoservizio è a cura di Nedo Guidetti D affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Alcune scelte prioritarie della pastorale nascono da questo criterio. Non esistono confini. Come Gesù ha insegnato la vita cristiana è anzitutto testimonianza di amore reciproco, per questo “li mandò a due a due (…)perché dovevano testimoniare la loro amicizia”, quindi la distinzione tra parrocchie non esiste perché in una rinnovata dimensione comunitaria di vita e di fede ogni progetto deve essere costruito sulla relazione tra le persone. Dire “Ti amo” a una persona significa dire”Tu non morirai mai”. La vera differenza è fatta dal fine per cui si vive e su cosa si fondano le scelte fondamentali: Gesù è venuto a liberare dalla paura della morte, a donare la vera libertà, ad accendere nel cuore il fuoco della missionarietà e della prossimità ai fratelli. Ogni comunità ha bisogno di “rituffarsi continuamente nel Vangelo per non stancarsi di annunciare e mostrare al mondo il volto di Gesù, principio e fine della vita”. Ritornando con la mente e la gratitudine a questo evento di grazia, consapevoli dell’impegno a cui la Comunità Pastorale è chiamata nel cammino che sta intraprendendo, esprimiamo la nostra gioia per aver avuto tra noi il Vescovo Diego, che con la sua presenza ha destato nuovi desideri di conversione per ripensare insieme al nostro modo di essere Chiesa in una primavera di fede e di speranza rinnovata. LA COMUNITA’ DI UGGIATE TREVANO E RONAGO omenica 7 marzo il vescovo Diego ha incontrato le famiglie della zona pastorale Prealpi. Questa vuole essere un’ulteriore proposta di riflessione per condividerete l’incontro anche con coloro che, per diversi motivi, non hanno potuto prendervi parte. Il Vescovo ci ha invitato a riflettere sul capitolo sedicesimo della prima lettera ai Corinzi (vv.1324), per sottolineare l’importanza di un apostolato familiare partecipato, fatto di collaborazione, di condivisione, che presume la capacità di mettersi in gioco in maniera attiva per venire incontro ai bisogni di chi ci circonda. San Paolo raccomanda, infatti, ai Corinzi, ma anche alle folle di Roma, di accogliere tutti i membri della comunità, di salutarli sempre con calore e affetto, anche se incontrati per la prima volta, anche se pagani, quindi “irregolari”. Egli condivise la vita di famiglia vivendo con una coppia di sposi per il periodo di circa un anno e mezzo, a Roma, e lì apprese la pienezza della dottrina cristiana, proprio nei semplici e quotidiani gesti familiari di carità, che non rimanevano chiusi nel guscio di quella casa, ma che si estendevano a tutte le famiglie di Roma (Atti,18). Il nostro vescovo ha ripetuto più volte il significato profondo del termine carità, che non è solo gentilezza e benevolenza, ma che corrisponde alla scelta di amarci tra noi come Lui ci ha amato, traducendo in fatti con- creti l’assoluta gratuità dell’amore di Dio e del suo sorprendente gesto di donazione dell’unico amatissimo Figlio. Il segno distintivo dei discepoli di Gesù e delle famiglie cristiane è proprio la gratuità. Il Vescovo ha espresso a malincuore la constatazione che, tuttavia, oggi sta morendo la prossimità e decade la qualità delle relazioni: la qualità della vita stessa risulta degradata dai rapporti superficiali e frettolosi con le persone che ci vivono accanto, perché non ci si sa ascoltare nel profondo. Non è possibile vivere pienamente come persone se non si sa ascoltare la verità degli altri, gioire e soffrire con loro. Il suo volto è apparso veramente preoccupato quando ha dovuto ammettere l’incapacità dell’uomo moderno di raccontare la Verità, la Parola con la “p” maiuscola, cioè l’accoglienza di una buona notizia. I cristiani sono proprio coloro che hanno una Parola da raccontare, cioè il vero senso della vita, da trasmettere ai figli, alle nuove generazioni, con la testimonianza concreta, in un mondo frenetico che rema contro, dominato dalla ricerca del potere, dell’affermazione personale e sociale, dalla centralità dell’io, e non del noi, dal desiderio di avere tutto e subito, senza coltivare la pazienza, la perseveranza, la fatica, il lavoro duro e nobilitante, l’impegno per un futuro più vero. E’ suonato, pertanto, provocatorio, e ha turbato parecchio i presenti l’interrogativo conclusivo posto dal vescovo: “Quando è stata l’ultima volta che avete dedicato almeno tre quarti d’ora, cari coniugi, a guardarvi negli occhi e a parlare delle cose che vi stanno più a cuore?”. LA VISITA ALLA CASA ANZIANI CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 P A G I N A 11 A UGGIATE L’INCONTRO CON L’AZIONE CATTOLICA ZONALE RONAGO AL SERVIZIO DELLA CHIESA DI COMO Durante la visita a Uggiate e Ronago il Vescovo ha incontrato i giovani e i membri dell’Azione Cattolica della zona Prealpi L incontro del Vescovo con l’Azione Cattolica della zona Prealpi, svoltosi ad Uggiate sabato 13 marzo, ha contribuito a chiarire e consolidare l’identità e il ruolo dell’Azione Cattolica in una Chiesa e in una società in rapido cambiamento. All’incontro con i bambini e i ragazzi dell’AC, ha fatto seguito un lungo confronto con il gruppo dei giovanissimi. Il Vescovo ha risposto a domande sulle ricchezze e le povertà della Chiesa e sull’educazione all’affettività, evidenziando alcune abnormi derive della cultura contemporanea, che appaiono tali anche a prescindere dal credo religioso ma semplicemente guardando alla natura stessa dell’uomo (il riferimento è stato ai distributori di preservativi in alcune Scuole Medie Superiori). L’incontro è quindi proseguito con la realtà adulta. Ci sono tre aspetti che da sempre hanno caratterizzato la sensibilità e le scelte dell’Azione Cattolica, e che possono ’ riassumersi nella cura della fede cristiana e della sua coniugazione con la vita, nel senso di appartenenza alla Chiesa diocesana e nella scelta di un servizio alla Chiesa locale negli impegni della pastorale ordinaria. Questi aspetti, si è spesso sostenuto nella stagione del post-Concilio, appartengono ad ogni vita cristiana in quanto tale. E questa considerazione, come è noto, ha afflitto l’Azione Cattolica per lunghi anni. Ciò infatti che le era proprio si poteva estendere ad ogni fedele laico e ad ogni forma di vita associata laicale, determinando così una situazione di confusione e di crisi dell’identità stessa dell’Azione Cattolica. Oggi la presa di coscienza dell’urgente necessità di ripensare e di adeguare la formazione dei fedeli laici, soprattutto nella direzione di una formazione della coscienza cristiana riattualizza in misura determinante il ruolo dell’Azione Cattolica. Il Vescovo, nell’incontro con la realtà adulta dell’Azione Cattolica della Zona, ha sottolineato il ruolo importante di un nucleo apostolico all’interno di ogni comunità cristiana, impegnato a sostenere la missione della Chiesa, ed ha evidenziato il significativo apporto che la presenza dell’Azione Cattolica potrebbe offrire in tale direzione. Una presenza che darebbe continuità all’azione pastorale di una comunità, che sarebbe di aiuto nelle delicate fasi di avvicendamento dei sacerdoti alla guida delle comunità stesse, e che sarebbe l’espressione di quella leale e positiva corresponsabilità dei fedeli laici nella vita della Chiesa tanto invocata ma, in molte situazioni, scarsamente realizzata. La ricerca e la cura di una autentica vita spirituale, la Chiesa locale, soprattutto nella dimensione diocesana quale riferimento per la vita del credente, e la pastorale ordinaria, quale ambito al tempo stesso di formazione e di servizio per la vita personale e associativa del fedele laico, costituiscono i riferimenti principali dell’Azione Cattolica, della sua identità e del suo ruolo di associazione di fedeli laici. Proprio i laici attraverso la dimensione associativa, possono utilmente avvalersi del dialogo, del discernimento comunitario, del rapporto e dello scambio tra generazioni, della ricchezza che nasce dalla esperienza di una fede pensata, condivisa, verificata nella continuità di un cammino ispirato alle scelte dell’interiorità, della responsabilità, della fraternità e dell’ecclesialità. La grande capacità del Vescovo di relazionarsi, di illuminare e di appassionare alla vita della Chiesa e alla bellezza e ricchezza della fede cristiana sollecita l’intera Azione Cattolica della Zona Prealpi a far proprie le indicazioni ricevute per contribuire alla edificazione di una Chiesa sollecita ai reali bisogni dell’umanità di oggi, aperta ai segni dei tempi, attenta alla pienezza della vita di tutti gli uomini. A cura della Presidenza zonale Azione Cattolica Zona Prealpi L’INCONTRO CON LE NUOVE GENERAZIONI “GIOVANI, SIATE AL SERVIZIO GLI UNI DEGLI ALTRI” « Q uesta ve la devo dire: ragazzi, ricordatevi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Con queste parole si è concluso l’incontro del vescovo Diego Coletti coi giovani della comunità pastorale di Uggiate e Ronago. Il fitto calendario della Visita Pastorale ha previsto, infatti, per il sabato pomeriggio un momento interamente dedicato ai ragazzi delle medie e delle superiori, un momento che si è trasformato in occasione di ascolto e dialogo con il nostro pastore. Don Roberto, da buon padrone di casa, ha fatto le necessarie presentazioni. La grande famiglia del nostro oratorio si è presentata al Vescovo mostrando l’album dei ricordi di un anno vissuto intensamente. Le foto che sono state proiettate hanno suscitato nel vescovo i ricordi della sua esperienza di oratorio, ricordi vividi e chiari di un’ esperienza che ha lasciato il segno: “Non si smette mai di imparare e non si smette mai di imparare a vivere. Anche nelle relazioni non si smette mai di crescere e conoscersi: ragazzi, l’oratorio è la scuola di vita migliore che esista. Qui impariamo giorno per giorno a conoscere Gesù”. Non ha avuto timore, il Vescovo, di svelarci aneddoti e ricordi del- foto Nedo Guidetti la sua fanciullezza, anzi: il racconto della sua esperienza, per tanti versi molto simile a quella di tanti ragazzi, ha reso il clima ancora più amichevole. Da bambino amava camminare e andare in bicicletta e proprio in un viaggio in bici, allo scattare del semaforo, ha iniziato ad intuire quale potesse essere la sua strada. Ma i ragazzi di Uggiate e Ronago erano curiosi e ansiosi di sapere di più, su di lui, sulla fede cristiana e sulla vita della comunità. Un grande e colorato tabellone, preparato proprio da loro, conteneva tante caselline su ognuna delle quali era scritta una domanda che i ragazzi intendevano fare a Coletti. Le domande erano delle più varie e il Vescovo poteva scegliere, volta per volta, quale casellina aprire. Tra i que- siti più “scottanti” c’era quello sulla nuova realtà della comunità pastorale: per spiegare il valore di questa nuova esperienza, Coletti ha preso ad esempio il sacramento del matrimonio e l’esperienza della vita famigliare: in una famiglia il papà e la mamma costituiscono una cosa sola, poiché il loro amore radicato in Cristo li unisce. Tuttavia le due persone non si annullano, rimangono distinte nelle loro caratteristiche ed identità, poiché ognuna è unica a preziosa in sé. Allo stesso modo le due parrocchie di Uggiate e Ronago diventano una comunità che vive insieme, pur conservando e valorizzando la propria identità e le proprie tradizioni. Alla domanda secca “chi è Dio?” il vescovo ha risposto che il Dio in cui cre- dono i cristiani è un Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo e che queste tre persone divine vivono tra loro una comunione di amore. A mostrarci concretamente il volto del Padre, poi, è Gesù Cristo: il nostro è l’unico Dio ad avere un nome, dobbiamo conoscere lui per conoscere Dio e ascoltare il Vangelo di Gesù significa ascoltare la voce del Padre. Non poteva mancare, infine, una domanda provocatoria su un argomento che sta molto a cuore al nostro Vescovo e sul quale in più occasioni si è espresso: il sottile, subdolo e diabolico insinuarsi, per mezzo della pubblicità, di messaggi anti-evangelici e antiumani, che rischiano di inquinare le nostre coscienze. La domanda era la seguente: “La maggior parte dei presenti è cliente della compagnia telefonica del Tutto intorno a te, perché ce l’ha con noi?”. Volutamente ironica, questa domanda ha costituito un assist decisivo. “Dovremmo proclamare il Service to the others (il servizio agli altri ndr)! Gli slogans che vanno per la maggiore, infatti, sono l’antitesi più pericolosa del messaggio evangelico. Comunicano la solitudine più profonda e la fine dell’amore, la cancellazione del passato e del futuro per un presente egoistico ed effimero”. Mentre quello che Gesù ci ha insegnato e quello che permette ad una vita di essere piena e dignitosa è l’amore verso il prossimo, la valorizzazione del passato e la speranza per un futuro che va costruito con responsabilità e coscienza, il dono di sé come unico modo per avere la vita in abbondanza. “C’è più gioia nel dare che nel ricevere!” con queste parole mons. Coletti, che un tempo credeva di voler fare il medico, ma da quarantatre anni è sacerdote e ora pastore della nostra diocesi, ha concluso questo dialogo schietto, semplice e appassionato che voleva coinvolgere il cuore e la mente di ogni ragazzo e giovane presente. Terminato l’incontro del pomeriggio, sacerdoti, ragazzi e catechisti, guidati dal vescovo, hanno vissuto un significativo momento di preghiera, durante il quale è stata ricordata la piccola Lisa (una bambina di Ronago morta in un incidente stradale), pregando per lei e per la sua famiglia, perché nell’oscurità del dolore e della sofferenza, non manchi mai la piccola luce della speranza e dell’amore di Dio. I messaggi che Coletti ha lanciato, il modo semplice di mettersi in ascolto dei giovani, hanno permesso di vivere un’esperienza davvero intensa e profonda di Chiesa. CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 Incontrando in due occasioni alunni, docenti e genitori il Vescovo ha ricordato l’importanza della formazione non solo accademica ma anche umana e l’esigenza di un’autentica “alleanza educativa” N ella mattinata di venerdì 12 marzo, mons. Coletti ha visitato il Liceo scientifico Terragni di Olgiate Comasco, unica scuola secondaria di secondo grado presente nella zona pastorale Prealpi con oltre novecento alunni provenienti da diversi paesi. Ad accoglierlo c’era la preside, Erminia Colombo, e i suoi più stretti collaboratori, insieme agli insegnanti di religione cattolica ed i rappresentanti dei docenti. All’incontro erano presenti anche don Stefano Cadenazzi, direttore UN VESCOVO TRA I BANCHI fotoservizio RR dell’Ufficio per la Pastorale della scuola, e mons. Lorenzo Calori, parroco di Olgiate. “Una mattinata - ha sottolineato la preside nel suo saluto – in cui vedere il Liceo nella sua quotidianità”. Passando lungo i corridoi dell’Istituto, il vescovo Diego ha salutato personalmente qualche alunno entrando in alcune aule per un breve dialogo con i presenti. Ai ragazzi il Vescovo ha parlato della sua esperienza di studente, ma anche ascoltato gli alunni e la descrizione di quello che sarà il Liceo Terragni con l’avvio del prossimo anno scolastico, in cui sono previsti gli indirizzi Linguistico, Scientifico e delle Scienze applicate. Rivolgendosi agli studenti il Vescovo ha evidenziato l’importanza di una forte motivazione allo studio, invitandoli a considerare la scuola come una vera “ricchezza” che devono imparare a “meritarsi”. Senza però, dimenticare che il mondo ha bisogno di uomini e donne con conoscenze scientifiche, ma unite a una “passione per l’umano”. Il Vescovo ha ricordato la sua lunga esperienza di insegnante di filosofia, durata circa vent’anni, : una materia che insegna a pensare e a ricercare il senso, cose di cui oggi c’è parecchio bisogno. “Perché lo studio - ha spiegato - non deve servire solo ad “Insegnanti, dovete avere coraggio” C 12 AL LICEO TERRAGNI DI OLGIATE COMASCO ALL’ISTITUTO SANTA MARIA ASSUNTA DI VILLA GUARDA « P A G I N A oraggio!” E’ questo il monito lanciato lo scorso 12 marzo da mons. Diego Coletti nel corso della sua visita all’Istituto Santa Maria Assunta di Villa Guardia. L’incontro era riservato ai docenti della scuola, ma il Vescovo, con la sua affabilità, non ha mancato di salutare anche gli alunni che, pieni di entusiasmo e incuranti dell’etichetta, gli sono corsi incontro chiedendogli persino di firmare autografi. Nel suo discorso – non un monologo, al Vescovo premeva infatti che gli insegnanti esponessero le loro problematiche – pur sottolineando a più riprese la bellezza dell’insegnamento, ha ribadito quanto la missione dell’educazione sia difficile in una società che sempre più crea un’umanità robotica, dove raramente nel parlato passa una comunicazione del pensiero. Il Vescovo che a maggio cesserà il suo incarico di Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, ha richiamato gli insegnati al loro fondamentale ruolo nella formazione degli uomini e delle donne del terzo millennio. “Ricordo gli anni in cui frequentavo la scuola – ha detto il Vescovo – vi era una totale mancanza di libertà di espressione, i docenti stavano attenti a non influenzare gli alunni, e questo non sentirmi influenzato, anziché arricchirmi, mi ha solo fatto sentire più povero”. Il Vescovo è partito da questo ricordo di gioventù per sottolineare il potere-dovere della scuola, a maggior ragione di quella cattolica, di trasmettere i valori racchiusi in ogni singola disciplina di insegnamento, facendo emergere il sapere in tutta la sua straordinaria ampiezza di orizzonti. Perché l’attuale società tende a creare persone che non pensano con la propria testa, come computer che non producono pensiero in maniera autonoma e creativa. “Oggi chi pensa con la propria testa è avvertito dal sistema come un pericolo; al contrario, se sei un buon consumatore, il sistema ti premia”. Ed è su questo aspetto che l’educatore deve profondere il massimo impegno. Ma non solo. L’insegnante deve anche trasmettere l’idea della gratuità dell’amore, perché “se questa viene a mancare, il giovane perde l’integrità dell’anima”. Infatti, nel momento in cui il giovane percepisce di non valere per se stesso, ma solo in proporzione alla sua capacità di soddisfare le aspettative che nutrono in lui le persone che gli vogliono bene, allora rischia di perdere quei valori a cui è ancorata la propria dignità e quindi se stesso. L’insegnamento, pertanto, non deve risolversi in un mero passaggio di informazioni, ma deve aspirare a costruire un reticolo di relazioni improntate all’amore, scintilla che fa divampare il fuoco della conoscenza. Cosa si richiede allora all’educatore? “Coerenza”, invita mons. Coletti. Insegnanti e genitori devono porsi questa domanda: “I nostri ragazzi quale pensano sia lo scopo per cui viviamo?”. Bisogna saper comunicare ai giovani che lo scopo della vita non è salvare sé stessi. Infatti, conclude il Vescovo con l’ultima di una serie di citazioni, anche Gesù ha disatteso l’esortazione della gente intorno alla croce che gli diceva: “Salva te stesso”. ILARIA COLLINA accumulare dei dati ma deve contribuire alla crescita della persona in tutti gli aspetti, formandola per la vita.” Il dialogo con i ragazzi è stata l’occasione per spiegare nuovamente il motivo della sua visita: conoscere anche la realtà del Liceo per capire di più la realtà diocesana che è stato mandato a servire. Un incontro che è avvenuto nel rispetto di una sana laicità. A tal proposito, durante i colloqui nelle aule, è emersa la necessità di doversi ben intendere su cosa significhi il termine “laicità”. Un concetto discutibile qualora fosse il tentativo di destrutturare le identità, di azzerare le diversità, al fine di essere tutti uguali. Una sana laicità, infatti, non chiede privilegi per alcuno ma tende a favorire le identità affinché la ricchezza di ciascuno possa giovare al bene di tutti attraverso il dialogo e il confronto. In Italia, in considerazione della rilevante presenza della Chiesa cattolica, il sospetto è quello dell’invadenza e della prevaricazione. Ma la scuola statale laica è chiamata a mettere a disposizione di tutti tutto quanto fa parte dell’identità del Paese dal punto di vista culturale, e quindi anche la presenza della cultura e della religione cristiana cattolica. L’incontro con gli alunni del Terragni ha visto affiorare anche alcune delicate tematiche di attualità. Il Vescovo ha ricordato che il cristiano, che vive della sua fede in Cristo Gesù, ha anche delle ragioni da presentare, a sostegno di un dialogo e in vista di un confronto che abbiano come fine il bene comune. Tante sono state le domande dei ragazzi: dal crocifisso in classe al testamento biologico, e quindi eutanasia e abor- to, ma anche qualche accenno a tematiche riguardanti il matrimonio, la morale sessuale, la libertà, il lavoro, le relazioni con gli altri. Argomenti che avrebbero richiesto un adeguato tempo di presentazione e quindi di confronto. Mons. Coletti ha richiamato quanto importante siano la lettura, “cibo della mente”, e lo studio, per imparare a pensare e a parlare. Li ha poi invitati a riflettere sul senso della vita; a chiedersi, in ultima analisi, qual è lo scopo dell’esistenza. In quanto nella risposta a queste domande sta la differenza. Dopo l’incontro con alcune classi, vi è stato l’incontro con il Consiglio d’Istituto in aula magna: i rappresentanti dei docenti, dei genitori e degli alunni. Il Vescovo ringraziando per l’accoglienza ha voluto evidenziare la stima della Comunità cristiana verso una scuola che vive la sua responsabilità educativa e formativa nei confronti delle nuove generazioni. Il Vescovo di Como ricordava quindi ai presenti come sia assolutamente necessaria “un’alleanza educativa”. La famiglia, la scuola, la comunità civile prese singolarmente, non vanno molto lontane nell’onorare l’intelligenza e il cuore dei ragazzi; c’è bisogno di “lavorare in rete”. Il saluto e l’intervento del rappresentante dei genitori in Consiglio di Istituto hanno sottolineato la buona sinergia che vi è al Liceo Terragni tra genitori e docenti: una disponibilità a costruire insieme in vista del futuro dei figli, contribuendo ciascuno per la sua parte, nella consapevolezza che è assai importante che i ragazzi sentano la vicinanza e l’interesse dei genitori. Un applauso ha concluso l’incontro ed accompagnato lo scambio dei regali, tra i quali una copia del calendario realizzato dagli alunni delle classi prime con le foto del trekking di inizio anno ed un’offerta da parte dei docenti e del personale della scuola per il Fondo di solidarietà della Diocesi di Como. Come ha ricordato agli studenti questo cammino di crescita, culturale e umano, che stanno compiendo al Liceo, dovrà diventare per loro fecondità di vita. Si tratta di esperienze che saranno tenuti a mettere a disposizione di coloro che incontreranno perché anche attraverso la scuola si costruisce il futuro del nostro Paese. DON OMAR CORVI CHIESA MONDO MISSIONE CAMEROUN IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 VOCE DEL VERBO SCEGLIERE l viaggio in Cameroun ci porta oggi a conoscere lo stile con il quale i missionari “Fidei Donum” vivono la loro esperienza nella diocesi di Maroua-Mokolo. Sì, perché c’è modo e modo di “fare missione”: ci sono scelte specchio dell’attività missionaria come epifania e realizzazione del disegno di Dio nel mondo e nella storia (cfr Redemptoris Missio 41) e scelte che dicono che una persona ha cambiato nazione ma non è mai partita perché ha portato con sé uno stile occidentale con una serie di oggetti che intralciano l’annuncio gratuito e universale del Vangelo. Non è certo il caso dei nostri fidei donum che il verbo scegliere lo sanno coniugare davvero facendo trasparire una vita squisitamente evangelica! “La prima forma di evangelizzazione è la testimonianza” (RM 42) L’equipe missionaria rende visibile questa realtà propria della missione ad gentes con una scelta di sobrietà e di comunione che rimanda immediatamente al Vangelo. Le loro case, accanto a quelle della gente, I I PROGETTI Donne e bambini che camminano per i sentieri del villaggio, vanno a prendere l’acqua. Tornano con taniche o otri piene fino all’orlo, le tengono in equilibrio sulla testa e non una goccia esce dal contenitore. Acqua, risorsa preziosa, soprattutto in Cameroun, là dove non ci sono i rubinetti in casa e là dove la stagione senza piogge dura quasi sei mesi. Sei mesi senza una goccia d’acqua dal cielo, sei mesi con la terra secca e il vento che solleva la sabbia. Uno degli ambiti in cui agisce la diocesi di Maroua-Mokolo e, con lei, i nostri missionari fidei donum è proprio quello dell’acqua. In questi anni si è tentato di fornire a tutti i villaggi la possibilità di avere dei pozzi. Pozzi dove prendere l’acqua pulita, pozzi dove prendere acqua tutto l’anno.Ma, come sempre, questo lavoro richiede la collaborazione delle comunità. Tutti devono essere d’accordo con lo scavo di un pozzo, scavo che richiede denaro per pagare i lavori e disponibilità di mano d’opera. Tutti devono impegnarsi poi a mantenere il pozzo in funzione, a curare che la corda e il secchio, là dove non c’è il pozzo meccanico, siano tenuti in condizioni igieniche ottime, perché basta poco a sporcare l’acqua e a diffondere malattie. Come sempre la diocesi di Como collabora economicamente alla costruzione, ma la comunità che beneficerà del pozzo deve pagare la sua parte.I pozzi che si costruiscono sono di due tipi anche perché molto diverso è il terreno, in alcune aree è roccioso e occorre scavare molto in profondità a cercare la faglia, altrove è più superficiale, ma occorre incanalare le acque durante le piogge per fare in modo che ci sia disponibilità idrica tutto l’anno. B.M. sono semplici e con poche cose: il necessario che permette la comunicazione con le loro famiglie, il minimo indispensabile nei servizi igienici e nell’arredamento, uno spazio ampio per l’accoglienza dei poveri e dei visitatori(margujà compreso!). Il loro servizio di equipe è caratterizzato da un incontro settimanale, dalla sera della domenica al pomeriggio del lunedì. Insieme pregano, riflettono sulla Parola di Dio, programmano le attività pastorali, decidono quali progetti sono necessari per la promozione umana. Il loro ritrovo è anche occasione per scambiarsi notizie che arrivano dall’Italia, per uno sguardo a “Il Settimanale” e per un meritato momento di riposo. Facile pensarla da qui questa riunione! A ciascuno di loro costa ore di jeep su una strada piena di buche e di imprevisti. Ma è il prezzo da pagare per far trasparire uno stile di comunione tra loro e tra la Chiesa che li ha invitati e la Chiesa che li ha accolti. E’ il verbo scegliere coniugato al presente che esprime questo rimanere nella vita dell’altro e dell’altra pur riprendendo nei giorni successivi un’attività pastorale che li porta lontano. “Fedele allo spirito delle beatitudini, la Chiesa è chiamata alla condivisione con i poveri e gli oppressi di ogni genere.” (RM 60) L’equipe missionaria ha scelto di stare dalla parte dei più poveri tra i poveri. I sordomuti, i carcerati, i ciechi, le donne, le persone con handicap fisico: uomini, donne e bambini che nel popolo africano contano di meno, non hanno possibilità di lavoro, di istruzione, di inserimento sociale. A loro i nostri 7 amici dedicano le energie migliori. E’ il verbo scegliere coniugato al passato prossimo: ti ho scelto e quindi fai parte di me. I poveri non sono a margine della missione. Sono lì, in casa con loro come un segno luminoso della vita di Gesù povero e amico dei poveri dalla nascita alla croce. “Il Vangelo nulla toglie alla libertà dell’uomo, al dovuto rispetto delle culture, a quanto c’è di buono in ogni religione…Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze” (RM 3; 58).I missionari, dando visibilità alla scelta della Diocesi cui sono “prestati” perché il dono della fede risplenda come luce per tutti i popoli, vivono una scelta pastorale prioritaria: quella della formazione delle persone. Una scelta che li vede impegnati a tutto campo nel catecumenato, nella scuola, nei corsi professionali, nell’educazione sanitaria, nella formazione delle famiglie, dei catechisti, delle donne. E’ il verbo scegliere coniugato al futuro perché forse, solo questa scelta prioritaria aiuterà l’Africa ad uscire dalla situazione di povertà e di ingiustizia in cui si trova. Grazie amici, perché con queste scelte aprite la vita di tanti fratelli alla speranza e alla pace! Santa Teresina, patrona delle missioni, in questi giorni pellegrina nella nostra Diocesi, ci aiuti sempre a “scegliere la parte migliore”. GABRIELLA RONCORONI PER RIFLETTERE... Le mie scelte personali sono scelte che fanno trasparire il vangelo? Le nostre scelte pastorali comunitarie sono scelte che rimandano al Vangelo e ad uno stile missionario? I NOSTRI MISSIONARI/5 DON CORRADO NECCHI Nasce a Gravedona il 14 luglio 1966. Entra in seminario per gli studi teologici dopo aver frequentato il liceo scientifico a Morbegno. Viene ordinato prete il 15 giugno 1991. E’ vicario parrocchiale a Como-S.Giuliano, a Regoledo e parroco a Torre S.Maria. Nel gennaio 2008 parte per la missione diocesana in Camerun nella diocesi di Maroua-Mokolo come collaboratore a Mogodè. Dall’agosto 2008 è parroco della “Paroisse Sacré Coeur de Rhumzu”. Descrizione di alcuni particolari. Conosce il rasoio e il sapone da barba. Questo lo rende diverso da altri missionari. Gentile con tutti, paziente, preferisce il sottovoce al gridare. Arriva in Parrocchia con la moto. Alcune cose, come guidare un motoveicolo, è certamente meglio impararle da ragazzi. Ma il missionario si adegua ai bisogni. Non ha paura e impara. La gente si sposta. Forse sa! La sua specialità è intrattenere i bambini. Ha l’aria dei vecchi missionari della prima evangelizzazione, che, arrivando nei villaggi, conquistavano col gioco le nuove generazioni. Ogni tanto corre, con dietro un drappello di scatenati musetti neri che lo vogliono prendere. Predilige le parabole evangeliche legate all’agricoltura e alla pastorizia. Il suo sogno: importate una vite che possa attecchire sull’altopiano dei Kapsiki. Lo vedi dolce e tenero, ma è meglio non schiacciargli un piede. Si mostra timido, ma è solo un’apparenza. Gode di buona salute, tanto che in africa ha imparato a dire: pancia mia, fatti capanna! Dove dorme tiene il computer. Da lì partono le lettere che scrive agli amici in Italia. Ci tiene ai contatti. Evangelizza con grande attenzione alle relazioni, alla formazione, alle responsabilità dei laici. Per lasciare una traccia basta passare di corsa, per lasciare un’impronta ci vuole più tempo. Per questo la gente lo vuole trattenere. Il nome di un famoso presentatore gli si addice quando predica. Ma l’essere nato nel giorno della Rivoluzione francese vuol dire qualcosa? Grazie, don Corrado! DON ITALO P A G I N A 13 5a Tappa (15-17 gennaio 2010) Il viaggio in auto sembra una tavola rotonda. Si vede che le visite al Centro Emmaus, al Villaggio dell’Amitié e al Carcere hanno colpito e preoccupato la delegazione comasca. Sono tutti interessati ai corsi di agricoltura, alle famiglie che fanno due anni di formazione, alla situazione della donna. Avete bisogno di informazioni sui modi di vivere qui? Ecco pronto il Margujà: tutto ha visto e tutta sa! Per capirci: qui, da noi, la vita della coppia di sposi è un po’ particolare. Le donne non possono parlare quando ci sono degli uomini; il loro compito principale è mettere al mondo dei figli e farli crescere. Lavoro tanto, dignità riconosciuta poca. Anche un Margujà vede che non va! Improvvisamente appaiono i picchi di Rumsiki. Laura, alla guida dell’auto, ce li mostra orgogliosa di conoscerli bene. Quando viene il tramonto l’emozione cresce a dismisura. E la temperatura cala precipitosamente. Tutti mettono il pile, la giacchetta, il golf. Io, povero lucertolo dal sangue freddo, bisognoso di caldo, mi metto nello zainetto di Gabriella, sperando di non spaventarla. Eih, eih, come si sta bene qui. E poi ci sono caramelle, un po’ di arachidi, i fazzolettini profumati e… ops, lo so, non si guarda dentro la borsa di una signora. Scusate! Me lo ripeto cento volte per penitenza: stai attento, Margujà, con la tua curiosità! Per la Messa della domenica gli ospiti si dividono: don Giuliano e don Stefano vanno con don Angelo a Zhilj. È festa! Musica, danze, preghiera, gente che arriva da tutte le parti. La domenica africana è un’eplosione di vita comunitaria: BUM! Gabriella e don Italo vanno con don Corrado a Rhumzu. La chiesa è la più bella della zona. È costruita sul modello del Saré, la casa delle famiglie Kapsiki: la capanna dell’accoglienza, quella della donna per la Vergine Maria, la capanna granaio per il tabernacolo, e la capanna per mangiare dove viene celebrata l’Eucaristia. L’architetto Bruno Somaini di Como, che l’ha progettata, ha guardato bene i nostri villaggi e ha ascoltato le idee dei missionari. Il mio Trismargujavolo mi racconta che ci fu un gran lavoro di tutti! Don Corrado ci porta a mangiare nella casa parrocchiale. Miglio e pollo, da prendere rigorosamente con la mano destra. La sinistra è riservata all’igiene più intima. A tavola è come non averla. Che sia dolce o salato il cibo, nessuno si azzardi a succhiare le dita della mano sinistra. Un bel caffè all’italiana e… Fermatelo! Chi ha dato in mano un arco a don Italo? Il volto gli è diventato come quello del suo eroe Robin Hood, l’arco è teso, la freccia infilata. Ecco il sibilo e subito il “pof ”. Centrata la papaia sull’albero! Il Margujà è salvo. Non è l’ultima puntata! D.I.M. P A G I N A 14 Si tratta dei tre grandi pilastri del cammino quaresimale di conversione in vista della Pasqua. Abbiamo provato a rileggere questi tre impegni nell’ottica della custodia del Creato, per offrire alcuni spunti di riflessione pagina a cura del’Ufficio Diocesano Pastorale Sociale e del Lavoro - Salvaguardia del Creato e Stili di vita CHIESA Salvaguardia Creato SalvaguardiaCreato del IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 QUARESIMA E STILI DI VITA DIGIUNO, PREGHIERA, ELEMOSINA D igiuno, preghiera, elemosina: questi sono i grandi pilastri del cammino quaresimale di conversione in vista della Pasqua. Abbiamo provato a rileggere questi tre impegni nell’ottica della custodia del Creato, per offrire alcuni spunti di riflessione. Il digiuno può essere visto come l’espressione naturale della sobrietà, intesa come quell’atteggiamento che induce a verificare l’autenticità dei propri bisogni, valorizzando le risorse che si hanno a disposizione per utilizzarle nel rispetto del progetto del Creatore, permettendo così un’esistenza dignitosa ai più poveri e alle generazioni future. Una sobrietà intesa come essenzialità, che si pone nel rispetto profondo dell’uomo e del resto del Creato. Le risorse non sono solo i beni materiali, ma anche le proprie ricchezze emotive, relazionali, intellettuali. Perciò il digiuno quaresimale potrebbe consistere in una nuova attenzione verso tutti gli sprechi: da quello alimentare, a quello dell’energia e dell’acqua, a quello del tempo. Cerchiamo di passare meno ore frenetiche in automobile, davanti al televisore, al telefonino oppure immersi nel- la realtà virtuale del computer, di internet, dei vari social network. Diamo importanza piuttosto a mantenere e creare relazioni significative, regalando il nostro tempo e le nostre energie ad aprirci realmente agli altri. Lasciamo che i sagrati delle nostre chiese sia- A VERONA IL 23 MARZO SECONDO INCONTRO no sempre più luoghi di incontro e non parcheggi di auto. Guardiamoci intorno e scopriremo che quella che ci circonda è una realtà più bella e coinvolgente di quella virtuale. Riappropriamoci il più possibile dei ritmi di vita legati al volgere dei giorni e delle stagioni, scanditi dal cammino del sole nel cielo e della Terra attorno al sole. Sfruttiamo la luce naturale, piuttosto che quella artificiale. Sentiamoci parte e solidali con l’universo. Ma tutto questo non è sufficiente se non è accompagnato da un altro atteggiamento: la contemplazione. Essa è il guardare il cielo, il lago, le montagne, la natura e l’uomo stesso come stupenda opera di Dio data gratuitamente agli uomini, per poterne coglierne appieno la bellezza, l’armonia, riflesso del suo Creatore. Come in ogni opera d’arte infatti l’Autore esprime gratuitamente se stesso e ci si ritrova. Significa ripartire dall’essenza delle piccole cose, riscoprendone la forza e la bellezza nascosta. Quindi deve subentrare la preghiera di lode a Dio Creatore per questi doni, e la consapevolezza che il nostro operare quotidiano debba custodire e far risaltare agli occhi di tutti gli uomini la bellezza e l’armonia del creato. E arriviamo all’elemosina, vista non solo e semplicemente come impegno a non appropriarsi indebitamente di risorse che non ci sono necessarie e a condividerle con chi vive con noi e dopo di noi. In senso lato, si tratta di una assunzione personale di responsabilità nei confronti del Creato, per ricomiciare a tessere la tela della storia da protagonisti, consapevoli dei doveri a cui siamo chiamati. Perché è anche nella salvaguardia del Creato che si realizza l’amore verso Dio e verso i nostri fratelli. Ricordiamoci di questo durante la Quaresima. LA RETE INTERDIOCESANA DEGLI STILI DI VITA Il prossimo 23 marzo vi sarà, presso le Piccole Suore della Sacra Famiglia di Verona, il secondo incontro 2010 della Rete interdiocesana dei nuovi stili di vita. La Rete interdiocesana è costituita da circa 30 Diocesi del Centro Nord Italia, rappresentata dai responsabili dei rispettivi Uffici Diocesani di Pastorale del Lavoro, Giustizia e Pace, comprendente al suo interno la Pastorale e Teologia di Custodia del Creato. Ho partecipato, come laico della Commissione Diocesana, ai vari incontri della stessa Rete tra il 2009/10 nonchè al Convegno, anch'esso per laici, della Commissione Custodia del Creato CEI a Roma, del 30 maggio 2009. Le tematiche di confronto ruotano attorno all'ambiente, sviluppo e tecnologia come motori di promozione umana: numerosi partecipanti hanno assunto, a mio modesto parere, posizioni fin troppo "verdi" e/o cosiddette "catastrofiste" perdendo di vista che il Creato in primis è l'uomo e la donna della Bibbia, del Libro della Genesi, trascurando il significato di salvaguardia o custodia rivolto a tutte le attivi- tà umane che, per storia dello sviluppo tecnologico, hanno avuto ed avranno un effetto di "impatto ambientale" da mitigare, controllare e migliorare, non esistendo in assoluto attività umana priva di controindicazioni. Custodire il Creato è quindi tutelare e conciliare i nostri stili di vita quotidiani nel benessere, nelle abitudini consolidate, nelle esigenze umane di miglioramento, nel consumo intelligente, nel lavoro e/o vacanze con l'attenzione al Creato, all'essere umano in primis, alla natura ed alle risorse offerte sin dall'origine dal Creatore. Custodire il Creato non è uno slogan "verde", nè un'affermazione "ambientalista/ politica", ma è un atteggiamento di meraviglia per la magnificenza dell'opera di Dio creatore e di chi vuol preservare, pur nel continuo progresso tecnologico, l'impronta originaria di armonia e bellezza del suo Artefice. Il Dio Cristiano non è un Dio geloso, ma è un Dio che promuove l'intelligenza e lo sviluppo dell'umanità. SALVINO ZIRAFA STILI DI VITA STOP AL RUMORE L’inquinamento non solo si vede ma, spesso, si... sente. I cinque sensi sono un rilevatore importante della qualità dell’ambiente che ci circonda. La vista, il gusto, il tatto, l’olfatto... Anche l’udito, rappresenta, tra questi, un importante campanello dall’arme nell’indicarci che qualcosa non va. Stiamo parlando di inquinamento acustico. Il traffico, il suono di una sirena, il rombo assordante di un aereo che decolla possono produrre rumori in grado di provocare danni assai gravi alla salute. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che oltre gli 85 decibel (l’unità di misura del suono) il rumore possa provocare danni all’apparato uditivo, anche se soltanto a 120 decibel in genere i timpani incominciano a percepire dolore. Un rumore eccessivo può, inoltre, provocare un aumento irregolare del battito cardiaco e causare disturbi di tipo nervoso come stanchezza, mal di testa, irritabilità, depressione, oltre che aumentare la pressione del sangue. E, si badi bene, non è necessario di tratti di rumori di eccessiva potenza. Il traffico cittadino, di media intensità, emette tra i 70 e i 90 decibel, un’auto 80 decibel, un martello pneumatico 100 decibel, una chitarra elettrica tra i 90 e i 130 decibel. Oggi il traffico rappresenta una delle principali cause di in quinamento acustico delle nostre città ed è percepito come un grave problema dal 36% delle famiglie italiane. Su 110 capoluoghi di provincia solo 68 sono i Comuni che hanno approvato un piano di zonizzazione acustica, evidenziando le situazioni critiche su cui intervenire. I Governi dal 2001 ad oggi hanno finanziato il 67% delle risorse su infrastrutture stradali non prevedendo nessun intervento a sostegno dell'inquinamento delle città, che spesso presentano valori oltre le soglie consentite. Ma noi, nel nostro piccolo, che cosa posiamo fare per combattere l’inquinamento sonoro? Basterebbero pochi, semplici accorgimenti, per evitare di alimentare il “coro”. Controlliamo i rumori che produciamo, specialmente se ci troviamo in compagnia, soprattutto in ambienti chiusi. Gridare e parlare a voce alta possono contribuire a far raggiungere livelli di rumore fastidiosi per gli altri. Attenzione al volume di stereo, televisiore, radio, strumenti musicali elettrici. Evitiamo rumori inutili come clacson, petardi, sirene da stadio, accelerate forzate... Del resto anche i nostri vicini hanno diritto ad un po’ di quiete. Preserviamo la nostra salute ascoltando lettori Mp3 e Ipod a volumi non troppo elevati per scongiurare il possibile rischio di danni all’apparato uditivo. Non facciamo, infine, finta di nulla se constatiamo, da parte di qualcuno, l’emissione regolare di rumori eccessivi. Rivolgiamoci, in questo caso, al più vicino comando di Polizia locale. Produrre rumori dannosi è infatti un reato punibile dalla legge. Anche questo è senso civico. MARCO GATTI P A G I N A 16 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 IL 19 E 20 MARZO, ANCHE A COMO Le Acli tornano in piazza per i diritti di tutti I l 19, 20 e 21 marzo le Acli torneranno in 300 piazze d’Italia per la IV° edizione di “Diritti in piazza”, a Como saranno presenti in Piazza Cavour all’interno della manifestazione “Como anni felici”, ma anche in alcuni circoli Acli della provincia: Caslino al Piano, Lenno, Lipomo e Mariano Comense. Inoltre la sede provinciale di Como e la sede zonale di Cantù nella mattina di sabato 20 marzo saranno aperte per un open-day straordinario per ascoltare i lavoratori ed i pensionati. Per conoscere più a fondo il senso di questa iniziativa ne abbiamo parlato con Luisa Seveso, presidente delle Acli lariane. Che valore ha l’iniziativa “Diritti in piazza 2010”? «L’iniziativa “Diritti in piazza” è nata nell’ottobre del 2005 per rispondere all’esigenza di informazione e confronto da parte dei cittadini. Diciamo che “metterci in piazza” vuol dire mescolarci con la gente e lavorare, insieme, attraverso uno scambio di informazioni, affinché tutti - uomini, donne, giovani, anziani, italiani, immigrati - possano veder riconosciuti i propri diritti e aver chiari i propri doveri». Perché la scelta del tema della legalità nel lavoro? «La legalità nel lavoro è il tema scottante di questi anni. In Italia, 3 milioni di persone svolgono un lavoro irregolare. Per molte di queste, il lavoro grigio e il lavoro nero rappresentano l’unica opportunità e l’unica prospettiva. In un periodo di crisi, come quello che stiamo attraversando, si accetta qualsiasi tipo di compromesso ma il lavoro illegale non è un “ammortizzatore dell’economia” per avviare processi organizzativi in grado di competere sul mercato. Nega dignità e cittadinanza ai lavoratori ed è la principale causa di una scorretta concorrenza e di un progressivo impoverimento dei sistemi produttivi e di protezione sociale». I lavoratori, in Italia, sono spesso vittime di infortuni, soprusi, irregolarità e sfruttamento. Qual è la problematica più diffusa? «In Italia l’andamento degli infortuni sul lavoro nei primi 6 mesi del 2009 messi a confronto con lo stesso periodo del 2008 indicano un calo a due cifre pari al 10%, lo stesso si può dire per i casi mortali dove il dato si ferma a 490 con un -12% È evidente un calo importante. Tuttavia esso non dipende dalla forza delle nuove norme di sicurezza e igiene del lavoro, ma dalla crisi. Meno lavoro, meno occupati, meno infortuni: la crisi ha un suo lato positivo, evidentemente. Fenomeno che rimane drammatico anche in provincia di Como con cinque incidenti mortali nel 2009, che salgono a 11 nel 2008 (di cui 8 in itinere), e a 12 nel 2007. Nel 2008 gli infortuni denunciati sono complessivamente diminuiti del 5,7% anche in provincia con una flessione marcata nell’industria e nei servizi. Il settore che si conferma essere più pericoloso è quello delle costruzioni, con 895 infortuni pari al 10,69% del totale, seguito da trasporti, magazzi- RITIRO QUARESIMALE PER MEIC E UCIIM Sabato 27 marzo, presso il Centro Pastorale, si terrà, a partire dalle ore 15, il ritiro quaresimale, promosso dal Meic e dall’Uciim, e proposto a chiunque desideri parteciparvi. La meditazione sarà dettata da don Ivan Salvadori. L’incontro si concluderà con la recita del “Vespro”. “Legalità nel lavoro” lo slogan che accompagna la manifestazione. Banchetti informativi saranno allestiti in diversi punti del territorio naggio e comunicazioni, con 393 denunce (4,69%), tessile (329 casi, 3,93%), meccanico (191, 2,28%), plastica e gomma (161, 1,92%), legno-arredo (113, 1,35%). A Subire infortuni nel settore costruzioni, in 391 casi, sono stati ragazzi di età compresa tra i 18 e i 34 anni, tra cui due mortali. In controtendenza gli infortuni che riguardano lavoratori stranieri: se in termini assoluti diminuiscono - 1.466 nel 2007, 1.458 nel 2008 percentualmente aumentano passando dal 16,52% al 17,42% del totale, in virtù dell’aumento registrato dalla manodopera immigrata. Le nazionalità più colpite sono quella marocchina (238), romena (131), albanese (132), tunisina (114) e svizzera (48). Possiamo allora dire che ci sono meno incidenti in ambienti lavorativi? Purtroppo in questo contesto cresce la diffusione e la pratica del lavoro nero che non viene denunciato e che non assicura ai cittadini il dovuto versamento contributivo. I giovani di oggi sono destinati a non accumulare una dignitosa pensione perché devono sottostare a queste dinamiche di illegalità». Com’è articolato il lavoro nero nel nostro Paese? «Nel 2008, alcune indagini dell’Istat, hanno portato alla luce 4 forme di posizione lavorativa irregolare: quelle continuati- Luisa Seveso, presidente Acli Como DIRITTI IN PIAZZA MARZO 2010 – PROVINCIA DI COMO Località Indirizzo Data Orario Como Piazza Cavour 19 – 20 e 21 10 - 19 Circolo di Lenno Presso oratorio Domenica 21 10 - 15 Domenica 21 Circolo di Via 4 Novembre 10 - 18 Cadorago Caslino al Piano Circolo Atel Via Canzighina Domenica 21 14 - 18 Acli di Lipomo Circlo AS Bocce Via don Sturzo Sabato 20 15 - 22 48 Mariano Como Patronato open day Sabato 10 - 12 Cantù Patronato open day Sabato 10 - 12 ve svolte non rispettando la normativa vigente; quelle occasionali svolte da studenti, casalinghe o pensionati; quelle svolte da immigrati non residenti e non regolari e, infine, quelle plurime, attività, cioè, ulteriori alle attività principali (meglio note come secondo lavoro)». Se si parla di legalità non si può non chiamare in causa le istituzioni. Quali sono i prossimi passi da compiere per migliorare le attuali condizioni dei lavoratori? Cosa chiedete con più urgenza? «Noi delle Acli e del Patronato Acli chiediamo un intervento di contrasto al lavoro nero articolato per tipologie contrattuali e per settore produttivo, una campagna di sensibilizzazione ed informazione sui diritti e doveri di lavoratori e datori di lavoro, politiche per l’emersione e un forte aumento dei controlli». Le 294.744 istanze di regolarizzazione presentate al Ministero dell’Interno nello scorso settembre rappresentano un primo importante passo verso la legalità. Secondo voi cos’altro si potrebbe fare? «L’esigenza delle famiglie italiane di ricorrere alla collaborazione di assistenti familiari è cresciuta considerevolmente (2 milioni 451mila nel 2009). Il 71,6 % di essi sono di origine immigrata e, spesso, non vengono messi in regola. Per favorire la legalità, in questo contesto lavorativo, abbiamo pensato a due proposte: la prima di profilo professionale dei lavoratori e delle lavoratrici con l’istituzione di un registro degli/delle assistenti familiari e dei/delle colf; la seconda, di profilo fiscale, che consiste in una detrazione d’imposta delle spese del costo del lavoro sostenuto per l’assistenza e/ o per la collaborazione familiare, ovvero le spese di salario ed i contributi previdenziali all’interno della dichiarazione dei redditi. . Per questo abbiamo pensato anche ad un dibattito sul “lavoro di cura” domenica 21 marzo durante l’iniziativa “Diritti in Piazza” Acli Colf e Patronato Acli parleranno di diritti, di tutele, di doveri e politiche di cittadinanza per informare i lavoratori e le famiglie». Che obiettivo vi po- nete per quest’edizione di “Diritti in piazza”? «Il nostro obiettivo è avviare processi di regolarizzazione per i lavoratori immigrati, contrastare il lavoro nero, promuovere il diritto alla sicurezza sul lavoro e alla prevenzione, garantire la correttezza dei versamenti contributivi secondo il sistema di previdenza sociale obbligatorio e complementare. In sintesi, vogliamo che in Italia si collabori attivamente per portare la legalità in ogni ambiente di lavoro e sociale». Ricordiamo che il Patronato Acli è a disposizione dei lavoratori e di ogni cittadino. Per accedere ai suoi servizi è possibile prenotare un appuntamento chiamando il numero verde 800.74.00. 44 oppure consultando il sito www.patronato.acli. it., ma anche rivolgendosi alle sedi del Patronato presenti in provincia di Como. Nella mattinata di sabato 20 marzo in occasione di questa iniziativa le sedi di Como e di Cantù effettueranno un open day straordinario a disposizione dei cittadini». sintesi a cura di M. Ga. VIA CRUCIS A CERNOBBIO ORGANIZZATA DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA “DAVIDE BERNASCONI” Bambini e genitori si ritroveranno venerdì 26 marzo lungo le vie di Cernobbio per la via Crucis organizzata dalla Scuola dell’Infanzia “Davide Bernasconi”. Un’iniziativa frutto del lavoro di insegnanti e genitori che accompagneranno la preghiera allestendo, insieme ai bambini, alcune rappresentazioni delle stazioni più significative. La “Via Crucis” inizierà alle 18.00 nel giardino della scuola dell’Infanzia, in via Cinque Giornate, dove verrà rappresentata l’ultima cena, si proseguirà poi verso il centro per la seconda tappa al “Parco Perlasca” dove si rivivrà l’episodio dell’Orto degli Ulivi e il Tradimento di Giuda. La marcia proseguirà poi verso il lago, al portico “ex posta” dove ci sarà il “processo a Gesù” e poi lungo la Riva di Cernobbio si arriverà alla chiesa del Santissimo Redentore dove vi sarà la rievocazione della crocifissione. CRONACA P A G I N A Como 17 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 TAVERNOLA VILLA BELLINGARDI Scomodiamoci: spazio alla creatività giovane S comodiamoci”… Si sono scomodati in diversi, sabato scorso, 13 marzo, per il lancio ufficiale del progetto “La Darsena” e il conseguente taglio del nastro del Centro giovanile “Scomodiamoci” in quel di Tavernona, presso la splendida Villa Bellingardi. Un luogo, Villa Bellingardi, uno spazio fisico in cui incontrarsi acquisire esperienza, conoscenza. Il Centro ospiterà, infatti, un vero e proprio “cantiere” aperto alla creatività e alle eccellenze di giovani talentuosi, ma anche sportelli di ascolto, di orientamento scolastico e professionale, oltre ad un’agenzia che promuoverà azioni di tutoraggio all’imprenditoria. Dopo mesi di frenetico lavoro sabato ha salutato il via ufficiale a questo progetto nato intorno al bando “Emblematici minori” della Fondazione Cariplo. Il Centro giovanile “Scomodiamoci”, come detto, esprime il primo aspetto operativo del progetto “La Daresena” dedicato ad adolescenti e giovani adulti. Un nome carico di significato. «Scomodiamoci - spiega Adriano Sampietro - coordinatore e referente dell’iniziativa - vuole sottolineare il desiderio di coinvolgimento propositivo per i giovani di Como e la volontà di accompagnare “ questo percorso da parte di adulti che faranno da referenti per la formazione e l’informazione». Le attività all’interno del Centro, basate sui temi forti della cultura e del lavoro, saranno organizzate attraverso una serie di laboratori creativi, esperienziali e coinvolgenti. I primi che partiranno, nel mese di aprile, toccheranno i seguenti ambiti: moda, falegnameria/restauro, giornalismo, avvicinamento alla montagna, imprenditoria giovanile/emozional leadreship, fotografia, musica, orientamento scolastico/professionale. «La fascia sulla quale intendiamo concentrare la nostra attenzione - prosegue Adriano Sampietro - va dai 16 ai 30 anni. Il punto di partenza si focalizzerà nella proposta di laboratori creativi che servano, sostanzialmente, ad impegnare la testa e la mente. Ma soprattutto ad investire emozioni, fantasie, sogni che ciascuno di noi ha ma, molto spesso, non riesce concretamente a realizzare. In Villa Bellingardi intendiamo costruire un ambiente gioioso, accogliente, in cui si possa stare bene insieme. L’acronimo della sede, T.V.B. (Tavernola Villa Bellingardi) è un messaggio, casuale ma significativo, dell’atmosfera che si respirerà. L’idea che ci sostiene è quella di offrire occasioni di crescita/ formazione attraverso Inaugurato, sabato scorso, il nuovo Centro giovanile in cui troveranno realizzazione svariati laboratori creativi di MARCO GATTI l’acquisizione di abilità. Educare, dunque, tramite il fare, per motivare e prendere coscienza che è possibile cambiare. Uno spazio che ci permetterà, anche di cogliere l’umore di quei tanti giovani che, una volta terminato il ciclo di studi, concluso il cammino universitario, si trovano davanti al grande dilemma di come dare reale concretezza e contenuto ai propri sogni. Noi crediamo che anche questo momento di smarrimento e di incertezza possa essere catalogato come “disagio”». Contenitore, come detto, di questo grosso progetto sarà Villa Bellingardi, di proprietà del Comune di Como, concessa per un trentennio alla Cooperativa Arca di Como, guidata da don Aldo Fortunato. Cooperativa che ha avuto l’onere e il merito di ristrutturare lo stabile, rendendolo idoneo ad ospitare il Centro giovanile. «Mi trovo qui nella semplice veste di portinaio le parole di don Aldo Fortunato -. Come sapete la Cooperativa Arca di Como è la più grossa realtà provinciale impegnata sul fronte del recupero delle tossicodipendenze, attraverso la gestione di comunità terapeutiche. Un momento del taglio del nastro Poco più di dieci anni fa ci ponemmo un interrogativo importante: è giusto e sufficiente preoccuparsi del disagio giovanile a valle, quando già si manifesta in forma conclamata, con risultati spesso aleatori, o non ha più senso adoperarsi anche in un accorto lavoro di prevenzione? E da queste considerazioni fu una UN SITO “PARTECIPATIVO” Tra gli strumenti a supporto di “Scomodiamoci” anche un sito web “partecipativo” (www.scomodiamoci.it), cioè un contenitore in grado di dare la possibilità a chi partecipa al laboratori, ma anche ai vari partner dei progetto, di comunicare e condividere idee, pensieri, sensazioni, esperienze. Un sito allo portata di tutti, aggiornabile senza la necessità di disporre di particolari conoscenze informatiche e da qualsiasi parte del mondo. «Un punto d’incontro per conoscerci, fare esperienze creative, scambiarci informazioni, idee, progetti e tanto altro - si legge nella home page del sito - e se il sito non ti basta, vieni a trovarci a T.V.B. Tavernola Villa Bellingardi. SCo-modiamoci è anche un Centro giovanile che ti mette a disposizione spazi attrezzati e professionisti che sapranno darti suggerimenti e indicazioni per individuare o sviluppare il tuo talento. Perché “Scomodiamoci?”. «Questo nome - spiega Alberto, responsabile, con la collega Monica Molteni, dello sportello informativo del Centro - sottolinea la volontà che il territorio comasco sia il punto di riferimento più importante all’interno del progetto. La sua connotazione territoriale dovrà essere forte, per restituire, finalmente, un’immagine positiva della nostra provincia». nuova ripartenza. L’Amministrazione comunale di Como, allora guidata dal sindaco Renzo Pigni, ci affidò questa struttura, di cui paghiamo regolare affitto, che all’epoca si presentava come un vero e proprio rudere. Non senza sforzi ci adoperammo per sistemarla. L’obiettivo che ci prefiggemmo, sin da subito, non fu di gestirvi dei servizi in proprio, ma di aprirla ad una rete di associazioni per promuovere attività che interessassero il mondo giovanile. Un luogo in cui i giovani potessero sviluppare una personalità soddisfacente, una identità in cui ci si possa trovare bene, come nella propria pelle. Non nego siano state molte le difficoltà legate alla concreta realizzazione di questi obiettivi e al sottoutilizzo di questi locali. L’incontro, qualche mese fa, con Adriano Sampietro ci ha, però, permesso di ragionare più in grande su questi spazi, per un loro impiego ottimale a servizio dei giovani e dei loro bisogni». «Obiettivo prioritario di questo Centro - ha ribadito la coordinatrice del Centro giovanile, Daniela Mascheroni - vuole essere quello di lavorare su una prevenzione tra- sversale. Un approccio che coinvolga il ragazzo preadolescente, ma anche il giovane adulto, ovviamente calibrando le proposte a seconda degli interessi, delle aspettative e dell’età stessa. Noi vogliamo che i ragazzi, all’interno di questo progetto, possano scoprire o coltivare un talento. E da questo riuscire ad acquisire competenze per poterlo sviluppare e costruirci attorno un progetto concreto. Uno degli spazi più importanti che abbiamo inteso realizzare all’interno di questo progetto è “Spazio idea”, un luogo, aperto un paio di volte la settimana, in cui i giovani possano condividere proposte che vorrebbero veder attivare sul territorio comasco. Un modo per esser resi partecipi, a livello di idee, nella costruzione di una città nuova. Grande attenzione verrà riservata, inoltre, all’ascolto, proprio attraverso l’attivazione di uno sportello apposito. Ai giovani vogliamo offrire un ascolto attivo, interessato, affinché siano loro stessi ad indicarci le prospettive e le trame di sviluppo di questo progetto. La sfida dovrà essere quella di renderli consapevoli di come questo luogo possa rappresentare un’occasione davvero importante per costruire il loro futuro». I giovani attori e protagonisti del loro tempo. Un approccio ambizioso e ricco di contenuto qualificato anche dal patrocinio del Ministero della Gioventù. “Le comunità giovanili - spiega il ministro della gioventù Giorgia Meloni sono dei luoghi sani, in cui esprimere talento creativo, voglia di musica e di sport, di spazi di studio e socialità, insomma una risposta concreta al deserto di valori in cui devono confrontarsi i nostri ragazzi. Mi congratulo sinceramente con i promotori dell’iniziativa: sono certa che il Centro giovanile consentirà ai ragazzi di esprimere la propria creatività in vari ambiti e che diverrà in breve tempo un punto di riferimento della comunità locale nonché un modello da seguire». CRONACA P A G I N A 18 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 13 MARZO 2010 AL VIA IL CONCORSO DI IDEE Come sarà il nuovo lungolago? GLI INVITATI La prentazione dell’iniziativa Foto William 8 MARZO, UNA STORIA LUNGA UN SECOLO È ancora necessario il movimento delle donne? Ne parlerà lunedì 22 marzo, presso la Circoscrizione 6 di via Grandi, a Como, Marisa Ombra. Partigiana nelle Langhe e attiva nei Gruppi di difesa della donna clandestini, nel dopoguerra ha fatto parte dell’Udi (Unione donne italiane) nazionale. Ha presieduto la Cooperativa Libera Stampa, editrice del settimanale “Noi donne” negli anni Settanta. È stata presidente dell’Associazione nazionale Archivi dell’Udi. Nel 2006 è stata nominata Grande Ufficiale della Repubblica. territorio, la sua attrattività». Contestualmente alla presentazione dell’iniziativa sono state spedite le lettere di invito, da parte di Infrastrutture Lombarde Spa che gestisce il concorso, a 11 studi di progettazione, composti da architetti, urbanisti, professionisti affermati ma anche giovani talenti, alcuni di Como, altri della Lombardia, altri ancora italiani e altri infine di paesi europei ed extraeuropei. Sono 11 gruppi di progettazione, di tutto il mondo, che potranno offrire idee stimolanti e innovative per il futuro di questo luogo. Architetti e urbanisti, giovani e affermati, sono chiamati a pre- sentare le soluzioni più moderne, improntate ai criteri di bellezza ed efficacia, per far circolare adeguatamente l’immagine di Como e del suo lago a livello internazionale, e rilanciare così la città, il territorio, la sua attrattività. Dunque, oltre alla realizzazione delle nuove opere per la sicurezza idraulica (per la cui modifica e miglioramento Regione Lombardia ha stanziato 2,1 milioni), sarà creato un nuovo spazio per la fruizione sociale, culturale e turistica dello straordinario ambiente urbano e naturale della città di Como. Destinatari della missiva sono stati: Studio Galfetti, Mario Botta, Mario Cucinella, Cino Zucchi, Massimo Carmassi, Alvaro Siza, Giovanni La Varra, Nicola Russi, Karim Rashid, Mecanoo Architecten, Francesco Venezia. «Sono chiamati - ha spiegato Formigoni - a offrire idee stimolanti e innovative per il futuro di questo luogo straordinario, a presentare le soluzioni più moderne ancorate tuttavia al carattere del patrimonio naturale, storico e architettonico e improntate al criterio della bellezza». «Per la città si tratta di un’occasione storica - ha dichiarato il sindaco Stefano Bruni - e questo concorso riporterà su Como un’attenzione mondiale nel segno della bellezza». Il primo cittadino ha, inol- CI ASSOCIAMOCI: PRIMO INCONTRO Istituto di Storia Contemp oranea “Pier Amato Perretta” Como Lunedì 22 marzo 2010 ore 15 Circoscrizione 6 via Grandi 21 Como È ancora necessario il movimento delle donne? Incontro con Marisa Ombra 8 marzo V alorizzazione del lungolago: è stato varato la scorsa settimana il concorso internazionale di idee che dovrà dare al tratto di passeggiata che si affaccia sul Lario, dopo mesi di polemiche, un tocco di pura magia… Ad annunciarlo lo stesso presiden- te della Regione Lombardia Roberto Formigoni nell’ambito di una conferenza stampa tenuta insieme al presidente della Provincia Leonardo Carioni, al sindaco Stefano Bruni, e ai presidenti della Camera di Commercio, Paolo De Santis, dell’ Ance, Valentino Carboncini, e degli Ordini degli architetti, Angelo Monti, e degli ingegneri, Leopoldo Marelli. «Como è una perla di bellezza - ha detto Formigoni - e lo scopo di questa importante iniziativa, che vede il consenso e la collaborazione di tutte le nostre istituzioni, è di far circolare nel mondo un’ immagine adeguata di Como e del suo lago, così da rilanciare la città, il Una storia lunga un se colo Coinvolti 11 studi di fama internazionale. Tempo fino al 10 giugno per presentare un progetto che restituisca al capoluogo la magia che mesi di cantiere e polemiche le hanno tolto STUDIO GALFETTI attivo a Lugano dal 1960, ha partecipato a circa 160 concorsi nei diversi ambiti tra cui quello urbanistico ed infrastrutturale, tra i quali si annovera la progettazione del lungomare di Saint Paul la Reunion in Francia. MARIO BOTTA attivo a Lugano dal 1970, fondatore dell’Accademia di architettura di Mendrisio e vincitore di numerosi premi internazionali. Tra i suoi progetti più importanti si ricorda la ristrutturazione del Teatro alla Scala di Milano. MARIO CUCINELLA impegnato da sempre nella della qualità architettonica integrata alla sostenibilità ambientale, ha realizzato importanti progetti a livello mondiale. Nel 2010 ha vinto il concorso di progettazione per la realizzazione dell’European Institute of Design di Torino. CINO ZUCCHI attivo nella progettazione di edifici pubblici, residenziali e commerciali, piani urbanistici e progetti per il ridisegno di aree agricole, industriali e storiche. Tra i progetti a scala urbana si segnalano la riqualificazione del quartiere Fiera di Abbiategrasso e dell’area Ex Junghans di Venezia e il progetto per il settore 2b-2c dell’area ex Alfa Romeo Portello a Milano. MASSIMO CARMASSI attivo a Firenze nel 1997, dopo un’intensa attività accademica e dopo aver fondato e diretto dal 1974 al 1990 l’Ufficio Progetti della Città di Pisa, si occupa di riqualificazione urbana, realizzazione di edifici pubblici, residenziali e terziario. Tra le opere realizzate si distinguo i campus universitari di Parma e Verona. ALVARO SIZA tra i principali progetti di recente organizzazione vanta il Centro del Distretto Municipale Meridionale a Rosario in Argentina e il Padiglione Temporaneo della Serpentine Gallery a Londra. In Italia ha progettato e sta attualmente realizzando la Stazione Municipio della Linea 1 della Metropolitana di Napoli. GIOVANNI LA VARRA docente di Urban Planning al Politecnico di Milano, focalizza la sua attività sul coordinamento di progetti urbanistici complessi in ambito europeo. NICOLA RUSSI esperto di urbanistica, collabora alla stesura dei piani territoriali urbani, tra cui quello di Milano. Impegnato in ambito universitario come assistente alla cattedra di urbanistica e progettazione del Politecnico di Milano ha partecipato al concorso internazionale di progettazione per la realizzazione della nuova sede di Regione Lombardia in collaborazione con lo Studio Metrogramma, classificandosi al terzo posto. KARIM RASHID tra i designers più prolifici della sua generazione vanta più di 3000 oggetti per interni, moda, arredamento, illuminazione, arte e musica. Le sue opere sono esposte al MoMA di New York. Progettazioni realizzate: Ristorante Morimoto di Filadelfia e Hotel Semiramis di Atene. MECANOO ARCHITECTEN attivo a Delft dal 1984 con uno staff multidisciplinare composto da circa 90 persone tra architetti, designers, urbanisti e paesaggisti. Tra le imprese più significative della scena architettonica olandese ha recentemente “La Llotja” un grande centro congressi con teatro a Llerida in Spagna. FRANCESCO VENEZIA professore Ordinario di Progettazione Architettonica, insegna presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, è professore della Sommerakademie di Berlino, Visiting Tutor dell’Ècole Polytechique Féderale di Losanna, visiting tutor della Graduate School della Harvard University. Tra le sue opere il Museo di Gibellina selezionato per l’European Architecture Awards Mies van der Rohe. Marisa Ombra. Partigiana nelle Langhe e attiva nei Gruppi di difesa della donna clandestini, nel dopoguerra ha fatto parte dell’Udi (Unione donne italiane) nazionale. Ha presieduto Stampa, editrice del settimana la Cooperativa Libera le “Noi donne” negli anni Settanta. È stata presidente dell’Associazione nazionale Archivi dell’Udi. Nel 2006 è stata nominata Grande Ufficiale della Repubblica . Inizia con l’appuntamento pubblico di venerdì 19 marzo, alle ore 20.45, “Ci associamoCi”, il ciclo di incontri promosso dal Forum delle Associazioni Familiari di Como finalizzato alla promozione dell’associazionismo familiare. “La famiglia: un bene comune” il titolo di questo appuntamento che avrà luogo preso la Circoscrizione 6, di via Grandi 21, a Como. Relatore: il prof. Ermes Rigon, consigliere del direttivo Nazionale del Forum delle Associazioni Familiari. tre, sottolineato come il concorso «rappresenti per tutti gli enti coinvolti un’occasione di grande unità». Il concorso chiede ai partecipanti di esplorare Como e il suo lago, per fornire elementi di indirizzo generali - un masterplan - sulla intera fascia di lungolago da Villa Olmo a Villa Geno e, più specificamente, per disegnare la radicale risistemazione della sua parte centrale, in termini di arredo urbano e di attrezzature per la vita sociale dei cittadini. I concorrenti sono infatti invitati a proporre sia un “concept” elaborato in relazione ai temi urbani e alle aree complessive del lungolago individuate, sia una proposta per la soluzione architettonica della zona centrale, oggetto delle opere di difesa idraulica, e delle piazze urbane che si affacciano sul lago. Novanta i giorni di tempo per presentare le proposte ideative (10 giugno). Entro il 15 luglio una giuria di esperti individuerà la migliore proposta, che sarà premiata con 50.000 euro. A partire dal “concept” scelto con questo concorso sarà possibile attivare una seconda fase, e cioè ulteriori progetti sui singoli temi e le singole aree del Lungolago di Como (ad esempio stadio, giardini di Ponente, Chilometro della conoscenza, ecc.) CRONACA P A G I N A 19 Como&Cintura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 SI DIBATTE SULLA PROPOSTA DI RECUPERO Politeama: il futuro è musica uditorium, sala concerti, spazio polifunzionale per mostre, esposizioni nonché per sperimentazioni di tecnologie innovative per la comunicazione, la produzione musicale e lo spettacolo. Tutto questo potrebbe rappresentare il futuro del Politeama secondo la proposta di recupero, nonché di valorizzazione, dello storico spazio culturale cittadino promossa dal Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Como, in collaborazione con il Politecnico, e presentata la scorsa settimana ai membri della IV commissione consiliare “Patrimonio” del Comune di Como. Un’idea nata nel 2006 e che dovrebbe strappare il Politeama ad un destino di degrado così da restituire una struttura viva e nuovamente inserita nella vita culturale della città. Realizzato nel 1910 come teatro per la musica, con una capienza di 1.200 posti (oggi questa sarebbe comunque ridotta a 433), e che negli anni “d’oro” ospitò le operette ed i suoi autori, come Virgilio Ranzato, famoso in tutto il mondo, dal 2001 vede il Comune di Como possessore 78,4% delle sue azioni in seguito ad una donazione, mentre le rimanenti sono distribui- A Auditorium, sala concerti, spazio per mostre o per sperimentazioni tecnologiche. Ci potrebbe essere questo ed altro nel futuro della sala comasca di LUIGI CLERICI te in tanti privati dai quali l’Amministrazione comunale, da anni, intende acquisirne il possesso così da poter accedere a forme di finanziamento per una ristrutturazione della struttura che prevedono come i destinatari debbano essere esclusivamente soggetti pubblici al 100%. La proposta di recupero e valorizzazione del Teatro Politeama è stata presentata dal direttore del Conservatorio lariano, il maestro Bruno Raffaele Foti, e dal professor Roberto Negrini della sede comasca del Politecnico. Partendo dal fatto che il Teatro Politeama è una struttura dotata di un ampio palco adatto ad allestimenti scenici, nonché luogo particolarmente adatto e di naturale sblocco per le attività del Conservatorio che necessitano di spazi adeguati, la soluzione prospettata permetterebbe al teatro di riappropriarsi della sua tradizione musicale e culturale, venire incontro alla vocazione turistica internazionale del territorio am- Foto archivio pliando l’offerta di intrattenimento culturale d’eccellenza, creare uno spazio per l’ampia offerta di eventi promossi dal Conservatorio e realizzare un luogo polifunzionale di produzione e comunicazione con tecnologie innovative. «Il Conservatorio di Como ha ben chiare le potenzialità del teatro, non soltanto come auditorium con una propria caratterizzazione - ha sottolineato il maestro Foti -, ma come protagonista di un progetto innovativo collegato alle attività d’eccellenza sia del Conservatorio, sia dell’Università». Infatti il nuovo Politeama dovrebbe diventare una struttura che si proporrà come luogo di produzione e formazione innovativa a vocazione internazionale attraverso l’organizzazione di master per la formazione delle figure professionali richieste in Enti lirici e Teatri di tradizione (iniziative che, secondo i proponenti, sarebbero di sicuro successo internazionale potendo coniugare la bellezza del territorio con il richiamo della tradizione del melodramma italiano così come dell’operetta e di generi consimili) nonché di ampliare l’attività già in essere fra Politecnico e Conservatorio relativa al corso di laurea magistrale di II livello in Ingegneria informatica, con orientamento in Ingegneria e design del suono, unico corso del suo genere in Italia, per la quale la disponibilità di uno spazio teatrale aprirebbe diverse possibilità di creazione di un centro di eccellenza per la ricerca e sperimentazione nell’ambito delle tecnologie applicate allo spettacolo». Alla presentazione, insieme agli assessori alle Politiche Educative, Anna Veronelli, e al Patrimonio, Enrico Cenetiempo, ha partecipato anche Stefano Sampietro, vicepresidente del Lions Club Como Host, sodalizio che appoggia questa proposta: «Il Lions Club Como Host nell’ambito del suo programma di valorizzazione della presenza di corsi di studio di livello superiore ed universitario nella città di Como, ha scelto di diffondere l’idea di destinare la sala del Politeama ad auditorium dove il Conservatorio di Como possa fare sperimentazione e ricerca musicale, offrendo alla città audizioni di alto livello. Riteniamo infatti che Como possa acquisire nuovo prestigio, se il suo Conservatorio di musica potrà disporre di un auditorium di qualità, e che la disponibilità di un auditorium possa valorizzare lo stesso Conservatorio. L’idea di un triangolo virtuoso tra città, Conservatorio e Politeama, riteniamo possa portare a Como benefici che il Lions Club persegue nella sua ricerca di miglioramento dell’immagine culturale della città». Durante l’incontro non sono stati toccati gli aspetti finanziari anche se il maestro Foti ha sottolineato come la Direzione Generale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale del ministero del- l’Università e della Ricerca, si sia espressa più volte favorevolmente al coinvolgimento del Conservatorio in tale progetto, dando anche la disponibilità di supporto finanziario, riconoscendone sia l’utilità in termini di sbocco alle attività didattiche e di produzione, che la sua originalità culturale. In passato il Comune di Como aveva stimato in 5 milioni di euro il costo del recupero del Politeama. Nel mese di luglio 2006 la Società Politeama Srl aveva siglato un accordo con l’inquilino che gestisce bar e sala giochi, così ora non ci sono più ostacoli per intervenire sul resto della struttura che comprende anche un albergo. Si tratterebbe di una decina di camere che venivano date alle compagnie teatrali girovaganti e sul futuro delle quali c’è ampio dibattito anche perché una corrente di pensiero vorrebbe che queste rappresentassero il primo passo verso la realizzazione di un nuovo albergo in città. FESTA DEL PAPÀ: UN WEEK-END PER GIOCARE CON I PROPRI FIGLI CON “MONDO TURISTICO” E “MAMO” VISITA AL BARADELLO Questo fine settimana Como sarà un vero e proprio teatro di emozioni, giochi e proposte per i bambini ed i loro papà in occasione dei week-end dedicato ai padri in occasione della festa del papà. Sotto il titolo “Papà gioca con me” l’assessorato alla Famiglia del Comune di Como ha organizzato due giorni di iniziative. «Per la prima volta la nostra città festeggia per un intero weekend i papà e i loro bambini - ha commentato l’assessore alla Famiglia, Anna Veronelli -. Protagonista sarà il “tempo” perché in questa nostra società molto spesso le ricorrenze o le feste si riducono quasi esclusivamente ad occasioni di puro consumismo. Questa proposta, invece, vuole che i padri ed i figli possano trascorrere del tempo insieme con occasioni di divertimento, intrattenimento ed emozione con giochi, scoperte e sorrisi in dieci spazi con attività suddivise a seconda dell’età dei bambini da zero ad oltre 11 anni. Si passa dalla visita ai musei civici oppure all’Oasi del Bassone, per non parlare del parco di Villa Olmo, a laboratori dedicati alla poesia, al racconto, alle fiabe; dai giochi al massaggio per i neonati. «Penso che il regalo più bello sia il tempo che si passa insieme - ha continuato Anna Veronelli - e che giocare sia un modo unico e bello per conoscersi, divertirsi e crescere: per questo, in occasione della Festa del papà, con la collaborazione di tanti amici che voglio ringraziare di cuore, abbiamo ideato questo specialissimo fine settimana di giochi per i papà e i loro bambini. Come dice Alberto Pellai “è incredibile notare come un bambino sia davvero felice quando si accorge di aver conquistato il suo papà, anche solo per mezz’ora di gioco insieme”. Credo sia vero anche il contrario: un papà è davvero felice quando trova il tempo per giocare con i suoi figli.Vorremmo una città piena di bambini felici e di papà emozionati e contenti. Vi aspettiamo!”. La partecipazione a tutti gli appuntamenti è gratuita, è obbligatoria la prenotazione da effettuare direttamente all’assessorato (031-252229). L’Associazione Culturale “Mondo Turistico”, in collaborazione con il Gruppo Mamo, organizza per sabato 27 marzo una visita guidata al Castel Baradello di Como. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Como, in piazza Camerlata (di fianco all’edicola); un’agevole passeggiata su mulattiera porterà alle mura del castello, inserito nel Parco Regionale della Spina Verde. La straordinaria posizione della fortificazione permetterà di ammirare un paesaggio fra i più ampi di tutta la zona e di spaziare con lo sguardo dalla catena delle Alpi fino alla Pianura Padana, passando per il lago, la città e le colline moreniche che la circondano. La torre e i resti che ancora si trovano ai suoi piedi saranno gli elementi che introdurranno alla complessa ed affascinante storia della città di Como e dei suoi rapporti con l’imperatore Barbarossa. Il Gruppo Mamo effettuerà contemporaneamente una visita speciale per i bambini, con laboratorio creativo finale. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro il giovedì precedente l’uscita): Mondo Turistico, tel. 0344-30060; 339-4163108; e-mail: mondoturistico @virgilio.it. L.CL. CON L’ORTOFLORICOLA COMENSE VISITA GUIDATA AD ANZANO DEL PARCO La Società Ortofloricola Comense propone per sabato 27 marzo una visita guidata a Villa Carcano di Anzano del Parco, a cura del paesaggista Emilio Trabella. Il ritrovo è alle ore 9.00 presso l’area di parcheggio Las Vegas di Lipomo, con mezzo proprio. Il rientro è previsto per le ore 12.30. Per informazioni e prenotazioni (indispensabile entro lunedì 22): Società Ortofloricola Comense, via Ferabosco 11, Sagnino (Como); tel. 031.531705 oppure tel. 031.572177; e-mail: [email protected]; sito internet: www.ortofloricola.it. CRONACA P A G I N A ComoScuola 20 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/8 Istituto S. Maria Assunta L’inaugurazione dell’Anno scolastico 2009-2010 LA PRESENZA DI S. GIROLAMO EMILIANI L a storia dell’Istituto S.Maria Assunta risale agli Anni Venti del secolo scorso, quando un sacerdote della Diocesi aprì, con l’aiuto di numerosi laici, una casa di accoglienza per ragazze in difficoltà. Don Carlo Fumagalli, ben presto chiese alle suore del Buon Pastore di Milano una collaborazione stabile nel tempo e, naturalmente, ricca di valori cristiani. Questo fino al 1998, anno in cui le suore, desiderando ritirarsi dall’attività, chiedono ai Padri Somaschi di subentrare nella gestione per non perdere il frutto di tanto lavoro compiuto negli anni precedenti. I Padri del Collegio Gallio accettano e così il Buon Pastore, che troneggia sull’altare della Cappellina interna, fa un po’ di spazio anche a San Girolamo Emiliani…! Dal 1998 ad oggi la La nascita: attorno al 1920, quando un sacerdote della diocesi decise di aprire, con l’aiuto di numerosi laici, una casa di accoglienza per ragazze in difficoltà Scuola Paritaria - Primaria e Secondaria di primo grado - si è gradualmente ampliata, sia come numero di iscrizioni sia come adeguamento delle strutture. Ultimo in ordine di tempo la palestraauditorium realizzata grazie anche al contributo decisivo della Fondazione Cariplo. Leggendo il piano educa-tivo e quello dell’offerta formativa emergono le caratteristiche salienti dell’Istituto: robusto impianto di valori cristiani ed umani, impegno quotidiano, rispetto per la persona e per le regole, sere- no clima relazionale, educazione all’affettività… sembrano obiettivi d’altri tempi ma gli educatori ci credono e collaborano per la loro realizzazione; il tutto pur considerando le attuali generazioni di figli e di… genitori! Poi non mancano le numerose attività curricolari ed extra; per questo vi rimandiamo al nostro sito, abbastanza aggiornato. Vorrei sottolineare però alcune risorse che riteniamo importanti: la prima riguarda la presenza di assistenti educatori in vari momenti della giornata; l’altra si riferisce all’orario di apertura - chiusura, molto ampio ed utile a tanti genitori che lavorano entrambi e vogliono farlo ‘stando tranquilli’ (che non significa ‘ho trovato un buon parcheggio’ per mio figlio/ a). Per noi religiosi è di grande incoraggiamento il sentire - almeno ogni tanto - dei genitori che, I Padri somaschi gestori dell’Istituto Santa Maria Assunta sono stati fondati nel 1532, a Bergamo, dal nobile veneziano san Girolamo Emiliani (Venezia 1486 - Somasca 1537). Egli, per il temperamento forte, esuberante e straordinariamente affettuoso, fu spinto a vivere variamente nella sua gioventù; ma quando Dio gli mosse il cuore si offrì radicalmente a Cristo, servendolo nei poveri, soprattutto orfani. Per loro san Girolamo realizzò a Venezia, Bergamo, Brescia, Como, Milano, Pavia e Somasca scuole nelle quali al primato della formazione cristiana si univa l’insegnamento dei primi rudimenti del leggere, dello scrivere e dell’avviamento al lavoro. Il Santo servì con spirito evangelico e con precorritrice pedagogia di prevenzione i fanciulli ed i giovani impegnandoli nello studio e nel lavoro secondo le abilità di ciascuno. Era consapevole che solo sconfiggendo ignoranza ed ozio avrebbero potuto superare i pericoli, allora incombenti, della strada, della malattia, della miseria e della fame. venendo ad iscrivere il proprio figlio/figlia, motivano la loro scelta richiamandosi ai valori cristiani che sorreggono l’attività quotidiana e la speranza nel futuro. Anche il nostro vescovo Diego, celebrando con noi l’Euca- restia in occasione dell’inizio dell’anno scolastico ha ribadito l’importanza di tali aspetti. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo nuovamente per l’attenzione e la simpatia di cui ci circonda! Volendo aggiungere an- cora qualcosa, possiamo dire che la scuola è certificata ISO9001-2008, collabora con le istituzioni sociali e sportive del territorio e durante il periodo estivo organizza un campo estivo. P. VINCENZO Informazioni e contatti Istituto S. Maria Assunta via IV Novembre, 6 Villa Guardia (Co) tel. 031-480022 Palestra-Auditorium CRONACA P A G I N A 22 Como&Cintura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 PER UNA CULTURA SENZA ETÀ A tutt’arte. I Musei da scoprire Prosegue l’iniziativa rivolta ai bambini tra i 5 e gli 11 anni e già proposta con successo durante le scorse vacanze di Carnevale di SILVIA FASANA LE PROPOSTE Ecco nel dettaglio le proposte: Lunedì 29 marzo “Mille tessere, mille colori!” Sperimentiamo l’antica arte del mosaico per creare splendide e coloratissime decorazioni. Martedì 30 marzo “In cornice” Per una volta conta il contenitore e non il contenuto: officina creativa per inventare e costruire cornici di ogni forma e materiale. Giovedì 1 aprile “Pesce d’aprile!” Pesci, delfini e pescatori popolano le sale del Museo Archeologico…mettiamoci sulle loro tracce, giochiamo con loro e prepariamo divertenti pesci d’aprile per scherzi ad amici, fratelli e genitori. Venerdì 2 aprile “Meglio un uovo oggi che una gallina domani” Aspettando la Pasqua ci divertiremo curiosando tra alcune delle tradizioni che accompagnano questa festa nel mondo tra atelier di decorazione di uova e caccia all’uovo nel cortile e nelle sale del Museo. Martedì 6 aprile “È arrivata la primavera!” Laboratori creativi e giochi sul risveglio della natura che hanno per protagonisti fiori, boschi, paesaggi e ritratti ricostruiti con materiali naturali, carta e non solo. DOTE SCUOLA IN MOVIMENTO D urante le vacanze scolastiche di Pasqua, che fare? Prosegue presso i Musei Civici di Como l’iniziativa “A tuttarte!” rivolta ai bambini tra i 5 e gli 11 anni e già proposta con successo durante le scorse vacanze di Carnevale. Ci spiega Benedetta Cappi, responsabile dei servizi educativi: «La nostra proposta, che rientra nelle iniziative per i bambini dei Musei Civici di Como, vuole essere un’occasione per avvicinare, in modo del tutto informale, i più piccoli al Museo, facendolo apparire ai loro occhi un luogo attraente, divertente, familiare. Abbiamo focalizzato il nostro intervento ai periodi in cui le attività scolastiche sono sospese, anche per andare incontro alle esigenze dei genitori, proponendo mattinate a tema che permettono ai più giovani di sperimentare molteplici attività divertendosi, ma senza mai smettere di imparare. Il punto di partenza sono le nostre collezioni museali, in grado di stimolare nei bambini curiosità ed emozioni, base imprescindibile per guidarli alla comprensione del passato e alla scoperta delle proprie radici culturali». I bambini verranno dunque coinvolti in divertenti e stimolanti attività che permettono loro di esprimersi creativamente, accendendo la loro curiosità e la passione di conoscere il mondo partendo dal più semplice degli approcci: il fare con le proprie mani. La base delle attività è il Museo Archeologico di piazza Medaglie d’Oro, ma tutte le strutture museali comunali (Museo Storico, Pinacoteca e Tempio Voltiano) sono interessate dall’organizzazione dei vari laboratori. TESTA E CUORE A CAMNAGO VOLTA Domenica 21 marzo, alle ore 15.00, termineranno gli incontri del progetto “Testa e cuore”, l’iniziativa di animazione rivolta ai bambini da 7 a 12 anni e di formazione per i loro genitori ed educatori organizzata dalla Circoscrizione 4 di Camnago Volta, con la collaborazione del CIF (Centro Italiano Femminile) Provinciale di Como, dello Sportello Scuola & Volontariato ed il contributo dell’Amministrazione Comunale di Como. Presso l’Auditorium “A. Volta” a Camnago la psicopedagogista Lucia Todaro, per il “Percorso Cuore”, affronterà il tema “Valorizzare l’intelligenza emotiva a casa e a scuola” con i genitori e gli educatori. Per i bambini, impegnati nel “Percorso Testa”, l’appuntamento è invece presso la Sala Civica di Piazza Martignoni con il laboratorio “Che tempo fa? Costruiamo una stazione meteorologica. Seconda parte”, guidati da Matteo Balestrini, dottore in Scienze Ambientali, ed accompagnati da tutor di giovani volontarie. Ricordiamo che la partecipazione ai laboratori e agli incontri è gratuita. Per informazioni: Roberto Todeschini tel. 347-8452378; e-mail: [email protected]. La Regione Lombardia, in accordo con l’Ufficio Scolastico Regionale e l’ANCI, propone l’iniziativa “Dote scuola in movimento”, sostenendo con un contributo (sotto forma di rimborso paria a 10 euro al giorno per studente) le scuole primarie e secondarie di primo grado sedi di seggi elettorali che, nei giorni di chiusura per le elezioni regionali, decidano di organizzare iniziative come visite culturali al patrimonio artistico e paesaggistico o ai musei. Per facilitare gli Istituti, la Regione ha invitato tutte le associazioni culturali, i musei, le biblioteche, gli oratori, i parchi, i giardini botanici,… a proporre iniziative da svolgere nei giorni di chiusura per elezioni. Anche i Musei Civici di Como aderiscono a questa iniziativa con “A tuttarte!”, con la possibilità di estendere le attività anche nelle ore pomeridiane. Le proposte verranno raccolte dalla Regione e pubblicate a partire dal 16 marzo sul portale: www.istruzione.regione.lombardia.it. Per informazioni: www.regione.lombardia.it. “A tuttarte!” si svolgerà lunedì 29 marzo, martedì 30 marzo, giovedì 1 aprile, venerdì 2 aprile e martedì 6 aprile. L’orario di inizio è dalle ore 8.00 alle 8.30; quello di termine delle attività è dalle 13.00 alle 13.30, con possibilità di estensione alle ore pomeridiane (vedi riquadro). Il costo previsto è di 18 euro a bambino (16 euro per fratelli o se ci si iscrive a più di una mattinata); il pagamento de- ve essere eseguito prima dell’inizio dell’attività. La quota comprende gli ingressi a tutte le strutture museali, i materiali didattici e la merenda. Il pranzo al sacco è a carico dei partecipanti. L’iscrizione è obbligatoria e deve essere effettuata entro venerdì 26 marzo compilando un apposito modulo da riconsegnare alla Segreteria dei Servizi Educativi dei Musei Civici in piazza Medaglie d’Oro 1, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30. “A tuttarte!” riprenderà poi durante le vacanze estive (con le “Settimane creative”) e natalizie. Per informazioni, tel. 031-252554 da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 12.30; e-mail musei.civici @comune.como.it. OCCIDORIENTE. TERRA DI MEZZO MAESTRA SAI... SONO NATO ADOTTATO Lunedì 22 marzo, alle ore 20.45, presso la sala Arcobaleno della Casa Divina Provvidenza in via Tommaso Grossi 18 a Como (ampio parcheggio interno), l’associazione “Genitori si diventa”, in collaborazione con il Centro Servizi alla Famiglia “La Grande Corte” dell’Opera Don Guanella, propone un incontro sul tema “Maestra sai... sono nato adottato: ma la scuola fa così paura?”. Relatrice sarà Loredana Polli, madre adottiva, responsabile della sezione Liguria di Ponente di “Genitori si diventa” e autrice dell’omonimo libro. La serata fa parte di un ciclo di incontri dal titolo “Parliamone Con” riguardanti non solo il percorso adottivo, ma anche le tematiche dell’educare e della genitorialità in generale, che proseguirà mensilmente fino a maggio. L’ingresso è libero. Per informazioni: tel. 031-296752-749; cell. 3480119671 (ore serali); e-mail diventareco @genitorisidiventa.org. Per maggiori informazioni si può consultare anche il sito www.genitorisidiventa.org. “Teatro in Mostra - Como” presenta, sabato 20 marzo, alle ore 21.00, presso il Teatro Lucernetta, in piazza Medaglie D’Oro, a Como: “OccidOriente. Terra di mezzo” di Hamid Ziarati, regia Eleonora Moro, progetto teatrale Laura Negretti, scenografia Armando Vairo, con Laura Negretti e Ulisse Romanò. Seguirà dibattito con: Eleonora Moro - regista dello spettacolo; Safwat El Sisi, rappresentante della comunità islamica di Como; don Agostino Clerici, direttore de “Il Settimanale della Diocesi di Como”; Paolo Bianchi, Giornalista di “Libero”. Modererà: Sergio Gaddi, assessore alla Cultura del Comune di Como. “OccidOriente” è un testo teatrale che è stato scritto appositamente per Teatro in Mostra dall’ autore iraniano Hamid Ziarati, attualmente uno degli autori di punta delle edizioni Einaudi. Lo spettacolo cerca di raccontare con poesia l’amore/odio tra Oriente ed Occidente visti attraverso gli occhi di due donne all’apparenza completamente diverse: una giovane iraniana che vive a Teheran ed un manichino di donna che ha trascorso tutta la sua vita in una vetrina di una città italiana. Due donne legate dall’amore che prova per loro un ragazzo iraniano, studente in Italia. Prenotazioni: Teatro in Centro, Como, 031-266013. CRONACA Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 IN SAN BARTOLOMEO, SABATO SCORSO La festa di S. Luisa rande festa per la comunità parrocchiale di san Bartolomeo, lo scorso 13 marzo, in occasione del 350° Anniversario della morte di Santa Luisa de Marillac, fondatrice, insieme a San Vincenzo de Paoli, delle Figlie della Carità. Per un giorno la parrocchia è stata il punto d’incontro di quanti in città si ispirano al suo carisma per organizzare la carità a favore dei poveri. Davanti alla gremita platea del cinema Astra, suor Maria Pia Bertaglia, visitatrice della Figlie della Carità, ha delineato la vita e la personalità della Santa. Era davvero una persona straordinaria, eppure molto normale, con il suo bagaglio di sofferenze, di fatiche, di lotte nella vita quotidiana, come chiunque di noi. Era ricca di umanità e di attenzioni per le sue figlie spirituali e per i poveri. La nobile Luisa, pur segnata da origini oscure, era ben inserita nel contesto religioso, sociale e politico del tem- G po, la Francia del Seicento, con gli sfarzi della Corte, la miseria delle campagne, le epidemie e le guerre. Dopo la morte del marito, Vincenzo de’ Paoli non permise a Luisa di piangere troppo su se stessa. “Vivete con calma, alla buona. Siate molto lieta”. Attraverso Luisa e Vincenzo, la Provvidenza realizzò una vera rivoluzione in campo ecclesiale. La vita consacrata, fino ad allora dietro le grate della clausura, assunse connotati nuovi, si trasferì nelle vie delle città, nelle case dei malati, nelle scuole, negli ospedali. Le Figlie della Carità, dice S. Vincenzo, “avranno per monastero le case dei malati, per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza, per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia...” Luisa fu una buona infermiera e una buona educatrice, consapevole del fatto che l’ignoranza è una delle più gravi cause di povertà. Promosse con diligenza la scuola dei poveri e le iniziative per trasmettere la dottrina cristiana. Luisa, beatificata il 9 maggio 1920 e canonizzata l’11 marzo 1934, è stata dichiarata patrona celeste di coloro che sono impegnati nelle opere sociali cristiane da Papa Giovanni XXIII, il 10 febbraio 1960. La giornata di celebrazione è proseguita con la presentazione della Casa Santa Luisa, un momento importante per far conoscere alla città i servizi che lì vengono offerti alle persone in difficoltà. La dott.ssa Maria Novella Del Sordo ha illustrato l’attività dei medici volontari che svolgono gratuitamente visite generiche e specialistiche. Mirka Sasso ha descritto il momento di ascolto, aiuto, dialogo con i poveri. Floriana Beretta ha sintetizzato il lavoro del guardaroba per donne e bambini. In seguito, don Giuseppe Tentori, co-fondatore della Casa Santa Luisa, ha presieduto la S. Messa, concelebrata con diversi sacerdoti. gio e nell’omelia ha ricordato quanto sia attuale la spiritualità vincenziana. «Anche la Chiesa ha bisogno di unità nelle opere di carità. La Casa S. Luisa, pur con tutta la sua debolezza umana, ha intuito la strada dell’unità, tramite la collaborazione dei soggetti ecclesiali, e dell’attenzione a quel “povero” che la Como “moderna” nasconde ed emargina. Una Como senza carità e Caritas, sarebbe una “convivenza umana” ma con troppe sofferenze nascoste ed una Caritas che non si preoccupasse di far cultura di solidarietà ed educazione alla carità tradirebbe la propria coscienza». Al termine della Santa Messa, i partecipanti hanno potuto visitare la Casa Santa Luisa e gli spazi dove trova posto il nuovo centro raccolta vestiario della Caritas, in via Rezia poco lontano dalla Casa. Non è mancato il momento della convivialità: un magnifico rinfresco, offerto dalle suore, è stata la degna conclusione del bel pomeriggio di festa. P A G I N A 23 EDUCARE, CRESCERE, MATURARE NELLA CARITA’ ALLA SCUOLA DI SAN VINCENZO DE PAOLI Nel titolo il tema scelto dalle Volontarie Vincenziane di Como e provincia per riflettere e confrontarsi in una giornata di spiritualità, in tempo di Quaresima, svoltasi il 25 febbraio presso la Casa dei Padri Saveriani di Tavernerio. Relatore e guida Padre Luigi Nuovo, vincenziano e assistente regionale dei Gruppi. Notevole il numero delle volontarie partecipanti ed il loro interesse. Padre Nuovo, con la preparazione coinvolgente che è nota, ha introdotto l’argomento proponendo una frase di un Padre Gesuita: “Non sempre la credenza si traduce in appartenenza”. L’appartenenza nasce da motivazione profonda, se questa manca, manca il senso delle cose. Il progetto che Dio ha per noi è un progetto d’amore, il cuore dell’uomo è fatto ad immagine di Dio, perciò la pienezza della vita non può che realizzarsi nell’amore. La vita cristiana profondamente vissuta è una vita guidata e disponibile ad una oblatività piena. Il servizio che noi cerchiamo di fare agli altri non può che avere una sola motivazione: “più dono e più mi arric-chisco”. Modello edicativo imprescindibile è Cristo, è Lui che ci educa alla Carità, perchè è egli stesso la Carità. San Vincenzo de Paoli di fronte alle difficoltà di ogni giorno diceva: “cosa faresti, Signore, al mio posto?” Questo umile atteggiamento di ascolto e di attesa ci consente di capire il “lento passo di Dio ci mette al riparo dal senso di possesso e di prevaricazione che insidia il nostro operare. In tempi in cui il problema educativo presenta notevole stato di crisi, è indispensabile rivedere i nostri stili di vita. Convinciamoci che non è mai perso il tempo che dedichiamo agli altri, poiché con essi si crea quel misterioso scambio del dare e ricevere. Viviamo con fedeltà, con entusuasmo e con rigore, anche le cose più piccole, non inseguiamo gli effetti speciali, adottiamo come parametri di vita sobrietà e buon senso. Ispiriamoci alla Carità di Cristo che “è venuto non per essere servito, ma per servire”. Sono seguiti momenti di riflessione personale e condivisione che si sono conclusi nel pomeriggio con la partecipazione alla S.Messa, dove,come è consuetudine, si è rinnovato l’Atto di impegno delle volontarie vincenziane. Da sottolineare anche la generosa ospitalità e calorosa’ accoglienza dei padr Saveriani, che ha completato il clima di affettuosa amicizia che si è rinnovata fra le Vincenziane. CRONACA P A G I N A 24 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA SINDROME DA IPOVENTILAZIONE CENTRALE CONGENITA “Amici di Matteo” per chi dimentica di respirare S ensibilizzare il personale delle istituzioni sanitarie al fine di migliorare l’assistenza diffondendo le informazioni sulla malattia e i modelli di presa in carico. Lavorare per l’integrazione dei bambini affetti, promuovendo i loro diritti e quelli delle famiglie. Stimolare e sostenere progetti di ricerca scientifica specifici per la cura di una grave malattia conosciuta come Sindrome di Ondine. Sono gli obiettivi principali dell’ A.I.S.I.C.C. (Associazione Italiana per la Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita) che è nata nel 2003 ed è stata fondata da un gruppo di A Fino Mornasco è attivo un gruppo che sostiene la ricerca scientifica per la cura di una rarissima malattia. Il 25 marzo un concerto all’ex cinema Gloria per raccogliere fondi peer la ricerca pagina a cura di PAOLO BORGHI famigliari di bambini che essendo affetti da questa rarissima patologia rischiano di morire ogni volta che si addormentano, scivolando dal sonno alla morte con tragica dol- Matteo, il sonno... e il respiro si ferma “Mio nipote Matteo - aggiunge Daniela Botta vive a Fino Mornasco con i genitori e la sorellina Giorgia, e quando è sveglio è come tutti gli altri bambini, mangia, fa i capricci, sorride, gioca, ma quando si addormenta smette di respirare ed è necessario attivare immediatamente il respiratore e applicagli uno strumento che controlla i livelli d’ossigenazione e di saturazione del sangue e che ci avvisa quando intervenire. L’ospedale pediatrico Gaslini di Genova è una delle sedi dove si svolge la ricerca ma anche in provincia di Como esistono dei Centri specializzati sulla sindrome di Ondine come il reparto di pediatria dell’Ospedale Sacra Famiglia di Erba, dove opera il professor Francesco Morandi, responsabile a livello nazionale, e l’Istituto di Ricovero e Cure a Carattere Scientifico “Eugenio Medea” Associazione “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini, che si occupa soprattutto di affrontare i problemi psicologici dei malati e delle loro famiglie. Purtroppo però nonostante i passi avanti compiuti dalla ricerca che hanno portato ad individuare il gene responsabile della malattia, al giorno d’oggi ancora non esiste una terapia in grado di “guarire” da questa sindrome e tutti i pazienti sono costretti ad utilizzare dispositivi di ventilazione meccanica per poter garantire un adeguato scambio respiratorio durante il sonno. Il nostro gruppo “Amici di Matteo” è presente su Facebook e per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi da investire nella ricerca ha già organizzato diverse manifestazioni come l’esibizione di un complesso musicale a Cadorago, il “Mercatino di Natale” tenuto a Vertemate con Minoprio, il concerto di chitarre a Bulgarograsso, il concerto di musica elettronica del Gruppo comasco “Les fleurs des maladives”. Nei prossimi mesi, grazie a diversi artisti e compagnie teatrali che si sono già resi disponibili proporremo altre iniziative proprio perché l’unica speranza per questi pazienti è nella ricerca e nella possibilità di trovare una cura. Tutto quello che riusciremo a raccogliere come sempre sarà destinato all’A.I.S.I.C.C., seguendo sempre il motto di Madre Teresa di Calcutta “Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe”. PER SAPERNE DI PIÙ Chiunque è interessato a saperne di più sulla malattia può rivolgersi all’Associazione Italiana per la Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita (Sindrome di Ondine) che ha la propria sede a Firenze in via Ungheria 8, inviare un’email ad [email protected] o visitare il sito internet www.sindomediondine.it cezza. L’associazione ha la propria sede a Firenze ma può contare anche sulla preziosa collaborazione degli “Amici di Matteo”, un gruppo di persone di Fino Mornasco ma anche di altre zone della provincia di Como, sempre impegnate a raccogliere fondi per la cura di una malattia, le cui cause non sono note, ma che dipende verosimilmente da un’alterazione genetica e si manifesta con un difetto, a livello del sistema nervoso centrale, nella regolazione del respiro. Ciò comporta che chi n’è affetto non ha il controllo del respiro automatico e quindi ha bisogno di un supporto, meccanico, alla respirazione. Tali supporti sono ventilatori, applicati tramite una maschera facciale o una tracheotomia o stimolatori del diaframma. Questa condizione di disabilità dura per tutta la vita, e quindi il paziente avrà sempre bisogno delle tecnologie (le macchine) e di qualcuno che “vegli” su di lui durante il sonno. GLI AMICI DI MATTEO. PERCHÈ “Ho deciso di creare questo Gruppo - precisa Daniela Botta, fondatrice degli “Amici di Matteo” quando ho avuto la fortuna di diventare zia di un bellissimo bambino nato ad aprile 2009 all’Ospedale Valduce di Como, dove è stato curato e grazie alla grande preparazione di tutto il personale del reparto di Terapia Intensiva Neonatale gli è stata diagnosticata in breve tempo una rara e seria malattia. Matteo è affetto dalla Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita, comunemente definita “Sindrome di Ondine”. Nella tradizione germanica Ondine era una Ninfa che s’innamorò di un uomo mortale. Quando l’uomo tradì Ondine, il Re delle Ninfe lo punì lanciandogli una maledizione che gli fece “dimenticare” di respirare una volta addormentato. Analogamente i pazienti affetti da questa sindrome non sono in grado di respirare autonomamente durante il sonno ma, per sopravvivere, hanno bisogno di ricorrere a dispositivi di ventilazione meccanica. Questa malattia fa parte delle cosiddette malattie rare (attualmente ne sono affetti 6 bambini in Lombardia, 45 in tutta Italia e 300 nel mondo). E’ d’origine genetica e per il momento non esiste nessuna cura. Essere colpiti da una malattia rara costituisce un doppio problema, sia perché non esistono protocolli precisi che aiutino i medici ad orientarsi nelle cure, sia perché non esistono farmaci o strumenti medicali idonei, dato che le aziende farmaceutiche non hanno interesse a svilupparli per poche persone. Inoltre, per coloro che ne sono affetti e per i loro familiari, comporta notevoli difficoltà individuare i Centri specializzati e accedere ai trattamenti disponibili. Proprio vedendo le difficoltà burocratiche, pratiche e psicologiche che stanno incontrando mia sorella e mio cognato nel prendersi cura del piccolo, ho sentito l’esigenza di fare qualcosa di più e mi sono sentita in dovere di provare ad aiutare l’associazione A.I.S.I.C.C. Onlus a raccogliere fondi da destinare ai vari progetti: ricerca scientifica, solidarietà e sostegno alle famiglie colpite, sensibilizzazione del personale sanitario al fine di migliorare l’assistenza. Credo fermamente che nei confronti delle malattie rare dobbiamo tutti avvertire un preciso dovere morale. 45 malati in Italia sono pochi, bisogna ammetterlo. Possiamo quasi non tenerne conto, ignorarne l’esistenza: a meno che il 46° caso non ci tocchi sfortunatamente da vicino!”. LA SINDROME DI ONDINE L’esordio della “Sindrome di Ondine” si ha entro il primo anno di vita con ipoventilazione, ipossia (carenza di ossigeno) e ipercapnia (eccesso di anidride carbo-nica) durante il sonno, in assenza d’attività respiratoria, diagnosticata mediante poligrafia. L’ipo-ventilazione compare soprattutto durante la fase di sonno profondo, quando cioè, predomina il controllo del sistema nervoso centrale autonomo. E’ possibile, però, riscontrarla sia durante la fase REM sia durante la veglia, con differenti gradi di compromissione. La respirazione autonoma è regolata da un gene che di chiama PHOX2B ed è situato sul cromosoma 4, e tutte le alterazioni che riguardano questo gene provocano un difetto della respirazione nel sonno. La sindrome viene trasmessa probabilmente da un genitore portatore che non presenta segni evidenti di malattia, e la sintomatologia d’esordio può essere estremamente variabile, potendo coinvolgere non solo l’apparato respiratorio, come avviene nella gran maggioranza dei casi, ma anche il sistema gastroenterico, cardiaco e nervoso. Esistono vari gradi di severità dell’ipoventilazione e nei casi più gravi i pazienti possono presentare disturbi respiratori anche quando sono svegli. In circa il 15 – 20% dei casi la sindrome è associata ad un disturbo del Sistema Nervoso Enterico che prende il nome di malattia di Hirschprung (mega-colon congenito) e nel 5% dei pazienti sono presenti tumori della cresta neurale come il neuroblastoma. I malati possono inoltre presentare alterazioni del controllo della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Alla nascita e per i primi mesi di vita, questi bambini devono essere ricoverati in un reparto di Te- rapia Intensiva Neonatale o di Rianimazione per essere curati adeguatamente. Durante questi mesi (in genere non meno di cinque) i genitori imparano a conoscere la malattia e si preparano a poter accogliere a casa il loro bimbo. Inoltre è necessario preparare un’adeguata assistenza domiciliare (medica e infermieristica) al fine di garantire la sicurezza dei bambini e la tranquillità delle famiglie, e altrettanto importante è procurare le attrezzature di cui il bambino ha bisogno assicurando ai genitori un periodo d’apprendimento all’uso di queste e dando precise indicazioni in caso d’infezioni o crisi di apnea. Per ridurre i tempi di degenza al minimo, evitando inutili e spesso dannose lungodegenze, è indispensabile che sia individuato all’interno del reparto dove il bambino è ricoverato un referente, in genere un medico, che si occupi di tutto ciò con sufficiente sollecitudine. Se adeguatamente curati (ventilati correttamente) la maggior parte dei bambini ha uno sviluppo neuro - psico - mototorio praticamente normale; durante la “veglia” possono quindi svolgere una vita simile a quella dei loro coetanei. In particolare possono frequentare la scuola, così come i loro coetanei, ha patto di avere qualcuno che li accompagni, che conosca la malattia, e in caso di bisogno sappia intervenire. A questo riguardo è necessario formare adeguatamente il personale sanitario e della scuola ad accogliere i bambini nella comunità con responsabile presa in carico multiprofessionale al fine di rendere la vita di questi bambini il più “normale” possibile. CRONACA P A G I N A 25 Bassa&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 LO SCORSO SABATO 13 MARZO Cassina accoglie don Giuseppe rande partecipazione di fedeli, sabato scorso, per l’ingresso di don Giuseppe Corti a Cassina Rizzardi. Il sacerdote è stato accolto in piazza Silvio Pellico da una folla festante. I saluti di rito sono spettati al delegato del vescovo, don Pierino Riva, vicario foraneo e parroco di Fino Mornasco e al sindaco di Cassina Paolo De G Un momento di festa per la comunità che ha salutato l’arrivo del nuovo pastore Foto RR Cecchi che gli ha consegnato, simbolicamente, le chiavi del paese. Quindi il trasferimento nella chiesa parrocchiale di S. Giuseppe per la celebrazione della S. Messa alla quale ha presenziato anche una folta delegazione di fedeli provenienti da Camnago Faloppio, parrocchia in cui don Giuseppe ha esercitato il suo mi- nistero negli ultimo otto anni. Grande commozione tra i presenti ha destato anche il ricordo di don Vittorino Vittori, tragicamente scomparso lo scorso 25 ottobre dopo essere stato colto da malore la settimana precedente nel corso della celebrazione della S. Messa. SABATO 13 MAZO A Bregnano la 53° Asemblea provinciale Avis er la comunità di Bregnano lo scorso 13 marzo 2010 è stata una giornata particolare; alle ore 14,30 presso il Centro Polivalente, si è svolta la 53° Assemblea provinciale Avis. Un centinaio i delegati convenuti in rappresentanza dei 15000 donatori presenti nel territorio Comasco che, suddivisi nelle 21 sedi comunali, nel 2009 hanno effettuato quasi trentamila donazioni di P sangue e plasma, non solo per gli ospedali comaschi, ma anche per quelli delle provincie di Varese e Milano. Con l’assemblea di sabato scorso si è completata la prima tappa di un cammino iniziato circa un anno fa da un presidente neo eletto (Sarto Valentino) sostenuto da un esecutivo giovane e vivace, con tanta voglia di propagandare l’associazione a 360 gradi, unico sistema per poter raggiungere l’obiettivo predefinito di AVIS quale l’autosufficienza del sangue e suoi derivati. Obiettivo facilmente raggiungibile nei prossimi anni grazie ai moltissimi giovani presenti nel- l’associazione. Un terzo dei donatori comaschi è rappresentato da giovani tra i 18 e 35 anni di età, di questi la metà sono donne. Alcuni di loro già impegnati come quadri dirigenziali, sono la forza trainante presente in associazione, e certamente lo saranno negli anni a venire. Con la loro spensieratezza ed allegria riescono a fare breccia in settori a loro più congegnali come le scuole, biblioteche, circoli sportivi e tutti quegli ambienti dove i giovani incontrano i loro coetanei ed usando lo stesso linguaggio e i modi scanzonati riescono a trasmettere i valori fondanti dell’ AVIS. Altruismo, impe- IL COMO VINCE AD AREZZO E SI CANDIDA PER LA SALVEZZA Quando tutto sembrava volgere al peggio, con il Como solitario in penultima posizione in classifica, e quindi in una situazione disperata, domenica scorsa al termine del primo tempo, ecco che invece la ripresa permette agli azzurri di ribaltare completamente il risultato, di violare il campo dell’Arezzo e di rilanciare le proprie chances di salvezza. La vittoria colta per 3-2, e giunta al 90°, suona come una rivincita per il successo perso per strada proprio durante i minuti di recupero col Monza poco più di un mese fa. Gli azzurri, guidati in panchina dal solo Oscar Brevi data la malattia dell’altro trainer Ottavio Strano, e dopo un viaggio in terra toscana abbastanza avventuroso a causa di una foratura che ha interessato il pullman lariano, si sono confermati squadra “tosta” contro le prime della classe. Il successo contro l’Arezzo, che conserva il terzo posto in classifica nonostante la battuta d’arresto, segue infatti il punto raccolto sul terreno della lanciatissima capolista Novara: quando la sfida è dura e con un’avversaria di blasone, il Como, dunque, mostra il meglio di sé. E dire che la partita si era subito messa male per il Como colpito a freddo, dopo soli due minuti dall’ex Chianese. Lo svantaggio porta ad una reazione bianco blu caratterizzata da alcune belle azioni di Salvi e Cozzolino. Le emozioni, però, sono tutte condensate nei secondi 45 minuti. Dopo sei minuti Cozzolino colpisce il palo e tre minuti dopo subisce un fallo in area, confessato al termine del match negli spogliatoi dal portiere aretino. Il rigore viene realizzato dal bomber azzurro. Sull’1-1, però, il Como non si accontenta e prova ad insistere trovando il raddoppio con Filippini (al 65°) grazie anche ad uno svarione della difesa di casa. Un minuto dopo Zerzouri, autore di una buona gara, sciupa una favorevole occasione per il 3-1. Gol sbagliato, gol subito e la vecchia legge del calcio viene rispettata anche ad Arezzo dove ancora l’ex Chianese, alla mezzora, realizza il 2-2. Eppure, questa volta, il Como non si accontenta ed insiste. Dopo 15 minuti intensi, a tempo scaduto Gonnella, riprende una respinta del portiere aretino, insaccando l’insperato gol-vittoria che permette al Como di raggiungere a quota 28 il Foligno e Viareggio e lasciandosi alle spalle, anche se con un solo punto di vantaggio, Pergocrema (vittorioso a Benevento), Pro Patria (sconfitta a Varese) e Lecco (pari casalingo con il Figline). Buona ultima, ed ormai in situazione disperata, la Paganese che ha ormai ipotecato il posto per la retrocessione diretta nella vecchia serie C2. L.CL. gno, responsabilità, rispetto, solidarietà. Il loro prossimo futuro vede in cantiere già parecchie iniziative, ma anche una serie di incontri dedicati alla loro formazione come dirigenti. Certamente non mancheranno ai prossimi seminari sia Regionale che Nazionale dedicati principalmente allo scambio di idee per valorizzare le esperienze locali e condividere percorsi ed obiettivi comuni. MENAGGIO IL 19 MARZO ASSEMBLEA ORDINARIA SOCI CAI Venerdi 19 marzo alle ore 21 presso la sala Consigliare del Comune di Menaggio, posta nel piazzale delle Scuole Medie avrà luogo l'assemblea ordinaria dei soci maggiorenni del Cai Menaggio durante la quale si voterà per l'elezione del nuovo consiglio sezionale e del collegio dei revisori dei conti per il triennio 2010/2012 . Precederà tale elezione la relazione morale del presidente Daniele Guaita, la votazione dei bilanci consuntivo 2009 e preventivo 2010 ed il resoconto delle attività della sempre vivace Sezione Centrolariana. CRONACA P A G I N A 26 Lago&Valli IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 VALLE INTELVI Chiesa di S. Sisinnio a Muronico con lo storico campanile. Foto Gianni Franchi Ricordi al rintocco della campane È recente la notizia che l’Amministrazione Comunale di S.Fedele ha deciso di farsi carico del costo di una singolare iniziativa: ha stanziato ben tremila euro per rimettere in funzione l’orologio che un tempo dava il segnale delle ore e delle mezze sul campanile della chiesa parrocchiale di S.Antonio Abate. Una notizia simpatica. Erano infatti decenni che i rintocchi delle ore tacevano, ciò a seguito di reclami fatti da chi abitava vicino alla chiesa. Persone che hanno forse oggi realizzato come l’inquinamento acustico si diventato tanto invadente da non aver più ragione di essere combattuto. Anzi parrebbe quasi che il rintocco delle ore dell’orologio del campanile porti serenità e allegria paragonato alle accelerate selvagge e agli “sgomma menti” degli automobilisti maleducati. Quanto ha contato il suono delle campane nella nostra vita? E quanto conta ancora? Con i loro rintocchi le campane hanno scandito, per noi, gioie e dolori e fatto da colonna sonora a tanti eventi che ricordiamo con affetto o fatica. Ancora oggi, a Casasco, quando nasce un bambino, le campane suonano a stormo. Una tra- Quanto ha contato questo particolare suono nella nostra vita? Un’armonia alla quale si legano le memorie più lontane di RINA CARMINATI FRANCHI dizione che viene dai secoli. Così com’era una tradizione molto sentita quella dei rintocchi per “la pasada”, cioè quando un compaesano moriva lontano. Evento per il quale le campane suonavano in una particolare maniera, per chiedere a tutti una preghiera per lui. Mia nonna mi raccontava che quando incominciò la seconda guerra mondiale dalla segreteria del fascio partì l’ordine che tutte le campane delle chiese suonassero a concerto. Solo S.Fedele non si unì al coro osannante. Dal campanile di S.Antonio scesero, infatti, solo mesti rintocchi. Chiamato in causa il parroco si difese con coraggio davanti al Consiglio comunale asserendo che per lui il principio di una guerra era né più ne meno un fatto luttuoso. Ebbe dei guai, ma la storia gli avrebbe dato ragione. Il mio ricordo più bello, però, legato al suono delle campane è abbastanza recente. Risale infatti a dodici anni fa. Organizzata dalle associazioni vallintelvesi, davanti alla chiesa di S.Sisinnio di Muronico, si stava svolgendo la cerimonia in ricordo dei centocinquanta anni dell’insurrezione intelvese . Avvisati da una circolare tutti i parroci della Valle, all’ora della prima scaramuccia, battuta dalle campane di S.Sisinnio sopra Argegno, diedero l’avvio a un coro che, compatto, attraversò tutta la Valle, da Argegno a Lanzo, da Casasco a Pigra. Tutte le campane dei paesi suonarono per ben un’ora a stormo a ricordo del pericolo, che aveva corso la Valle, di essere saccheggiata da ben settecento croati armati di tutto punto e decisi di spogliare quelle terre di tutto ciò che c’era di prezioso. Poco, allora, avrebbero potuto fare i coraggiosi seguaci di Andrea Brenta e dei suoi compagni se le campane di tutte le chiese della Valle non si fossero messe a suonare all’unisono a martello, favorendo l’arrivo di rinforzi da ogni dove, così i ladri furono ricacciati sul lago. Sullo storico campanile di Muronico i nostri avi innalzarono uno dei primi tricolori che si vide sventolare dal lago e così fecero i battelli. Questo, il passato. Ma quanta gioia sa portare, ancora oggi, il suono dei sacri bronzi! Come descrivere i grandi concerti della notte di Natale che sembra infrangano il cristallo! E quelli della notte di Pasqua che, dopo il suono gracchiante dei “resegatt”, pare liberino dalle catene della morte e risorgano con Gesù! Viva è la memoria di un codice non scritto che viene dai secoli e che ora solo pochi vecchi ricordano perché il sacrista che suonava le campane non esiste più. Eppure c’è ancora chi si ricorda che da piccoli era un grande divertimento arrampicarsi sul campanile per suonare, con i tasti di legno attaccati al batacchio delle campane, la ninna-nanna per i bat- LA STATALE REGINA… QUELLA “OCCIDENTALE” Per il tratto Cremia-Dongo quanti anni ci sono voluti per la sua ultimazione e conseguente apertura? Venti e più anni sono tanti e nel frattempo un ragazzo diventa adulto, ma se poi non cresce per realizzarsi nella vita rimane un essere frustrato destinato ad una lenta agonia. Così è purtroppo della “strada Regina”, il tratto relativo alle Tre Pievi, un tempo fiorente ‘repubblica’ e dove era arrivata a battere-coniare una propria moneta in quel di Musso. Il raffronto con la sponda orientale suscita rabbia e delusione e mentre i cugini hanno la ferrovia, la superstrada... e sempre la ‘regina bis’ conosciuta come Statale del Lago di Como e dello Spluga, qui la gloriosa “Regina” langue, langue ed ancora langue ed all’orizzonte non si intravede dall’Anas, dalla Regione, dalla Provincia, dalla Comunità Montana, dai sindaci la volontà di arrivare al ‘giro di boa’, mentre i rattoppi si vedono ad ogni curva con ‘lavori in corso’ ed i cui cantieri non finiscono mai. E del fatto che la nostra “Regina” è stata scalzata dal suo trono millenario e che nessuno più ne parla... lo si vede anche adesso in occasione delle imminenti elezioni regionali dove i politici di ogni schieramento la ignorano completamente, tanto da noi non succede “mai” niente, rassegnati a subire e “mai” ad alzare la voce. Dove sono finiti gli stanziamenti già da anni approvati per il prosieguo da Dongo al Ponte del Passo? Un piccolo smottamento, come quello ad esempio in località Fornace dopo Domaso è stato, è vero!, rattoppato, là lo scempio dei lavori eseguiti è criticato da tutti, nel senso che quel tratto di strada con curve e controcurve così pericolose andava tutto rifatto e già prevedendo l’uscita in zona della tanto attesa Dongo/ Ponte del Passo, inserendo contemporaneamente l’allacciamento pedonale-ciclabile da Domaso alle cinquecase di Gera Lario. Anche i vari ‘comitati’ sia della ‘vecchia’ Regina e maggiormente della ‘nuova’ Regina hanno spento i megafoni, soffocati da quella impotenza di coloro che siedono nella ‘stanza dei bottoni’, travolti a loro volta da problemi che possono essere anche importanti, ma purtroppo lontani dal nostro territorio. La crisi che striscia e che raggiunge ogni categoria, da noi è più rimarcata con la chiusura di quelle piccole e grandi fabbriche, già vanto di ogni paese lacustre e che costringe i giovani a fare i pendolari e sempre sulla strada, per cui diventa indispensabile ed urgente l’apertura del cantiere Dongo/Ponte del Passo, senza l’inutile e costosa uscita sulla ‘piana di Dongo’ e che la nostra statale Regina porti sicurezza e sviluppo e non più tanti lutti, come ancora si ve-dono con cippi, lapidi, mazzi di fiori ai bordi... sempre così insicuri. Inoltre quella struttura lavorativa che occupa circa 400 dipendenti, cioè l’ospedale di zona “Moriggia-Pelascini”, voluto oltre un secolo fa da quel grande pioniere della carità e della giustizia sociale della Chiesa, il beato don Francesco Spinelli, fondatore dell’Istituto Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda, merita una attenzione tutta speciale proprio dalla viabilità della statale Regina, ora che dalla Regione Lombardia in data 3 febbraio ha ottenuto il riconoscimento quale sede di Dipartimento di emergenza urgenza e accettazione (DEA) e che come ben sottolineato dal consigliere regionale Luca Gaffuri “in una situazione di difficoltà occupazionale si darà una ulteriore possibilità agli abitanti dell’Alto Lago per qualificarsi in un mestiere sanitario importante come questo e per trovare una occupazione di qualità”. Attendiamo così finalmente di conoscere chi, per primo, darà alla zona Tre Pievi la notizia dell’apertura “certa” dei lavori e che dovranno proseguire celermente e senza più intoppi... per unirsi in località Trivio con la superstrada della Valtellina. Solo dopo si potrà parlare di sviluppo dell’Alto Lario Occidentale. GIANNI MORALLI tesimi oppure l’Ave Maria gioiosa per la benedizione mariana nelle serate lunghe e tiepide e profumate del mese di maggio. Poco tempo fa rileggendo i “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni mi è saltata agli occhi una curiosa dissonanza che ci fa dedurre come di campane o campanili, al sciur Lisander, ne sapesse ben poco. In occasione del tentativo di rapimento Lucia ci descrive una scena sicuramente improbabile: il sacrista che suona le campane a martello dalla cella campanaria… quando tutti sanno che la campana a martello era segnale di pericolo, ma si suonava direttamente percuotendo la campana sul campanile. Era poco usata perché metteva in allarme tutta una comunità, solo in caso di incendio o di sparizione di qualche bambino. E ora per concludere, il suono più dolce, quello dell’Ave Maria. L’AVE MARIA L’ave Maria dala matin l’è fresca, svelta e malandrina, la va dent e fora par tuc i bocc, la ta tira i cuvert fin quand ta verdat i occ, e pou la canta: è cuminciaa al dì, è finii la nocc longa e scura, par i malaa e chi che gaa pagura . L’ave Maria dala sira, l’era seria trista e straca, la prega par tucc, anca par chi piang in d’un palazz, o ridd in una baraca, e puo la diss: dirmii bee tucc,la campana la veglia sul campanin e la va sveglierà tuc duman, grand e pinin. AL MUSEO BRENTA DI S. FEDELE GIORGIO TERRAGNI E ROSA MARIA CORTI Sabato 20 marzo presso il Museo Brenta, a S. Fedele Intelvi, alle ore 16, nell’ambito della “Primavera culturale intelvese” il prof. Giorgio Terragni illustrerà “ L’ u l t i m o atto del Risorgimento”, con particolare riferimento all’arma azzurra ed alla figura di Natale Palli. Seguirà la presentazione del libro “Natal degli eroi: da cielo a cielo col pilota di D’Annunzio” di Rosa Maria Corti. «Convinta che la memoria sia importante - spiega Rosa Maria Corti illustrando il suo libro - ho risalito il tempo come si risale un fiume, o forse è il tempo che è risalito a me, come se qualcuno avesse tracciato una linea che io poi ho seguito e ho visitato i luoghi che hanno visto bambino il protagonista, Casale, Scaria, l’aeroporto di Cameri, il monte Pourri dove Natal trascorse le sue ultime ore circondato dalla neve e dal ghiaccio». P A G I N A 28 CRONACA ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 IN DIFESA DELLA VITA UN IMPEGNO SEMPRE NUOVO Tempo di bilanci per il Cav Verbano N on sempre sono storie a lieto fine, quelle dei Centro di Aiuto alla Vita. Anche il Cav Medio Verbano ha dovuto fare i conti con la sconfitta, come una gravidanza inattesa e difficile che nonostante l’offerta di sostegno si è risolta con un aborto. Eppure ogni evento, anche drammatico, può diventare occasione di nuovi incontri, di nuova speranza: così è stato per le volontarie del Cav, che in questa occasione hanno conosciuto persone attente ai bisogni dei giovani, con una seria preoccupazione educativa ed una umanità grande. Con questo impatto forte è iniziato un 2009 ricco di impegni e di novità, di cui oggi i responsabili tracciano un bilancio. “Nuovi incontri e nuova consapevolezza: questa potrebbe essere la sintesi dell’anno appena trascorso” racconta Pinuccia Macchi Bodini, presidente del Cav Medio Verbano: “Abbiamo conosciuto l’associazione “Difendere la vita con Maria”, di Varese, che si fa carico della sepoltura dei feti abortiti, con l’assistenza del parroco di Cittiglio e del cappellano dell’ospedale Del Ponte: abbiamo dato il nostro sostegno e assicurato una presenza. Abbiamo poi approfondito i rapporti con Scienza e Vita, associazione con cui teniamo un corso sull’affettività nelle scuole superiori del territorio, e grazie alla quale abbiamo partecipato a incontri sul fine vita “. Non è curioso che un Cav si occupi di “fine Vita”? “Il nostro interesse è nato dalla vicenda di Eluana e dall’esi- genza per tutti noi di approfondire questi argomenti, di saperne di più, non solo per noi stessi, ma per essere meglio preparati di fronte alla sfida del nostro tempo. In questo senso giudico molto positiva la nostra collaborazione con il Cesvov di Varese per un corso di formazione (che ci ha “regalato” due nuove volontarie) e la partecipazione di alcune di noi al corso del CDA Valli Varesine (che ha due sedi nel nostro territorio, Cunardo e Cuveglio): da qui è emersa una nuova consapevolezza delle problematiche sociali attuali e un maggior senso di responsabilità”. Una responsabilità anche “istituzionalmente” riconosciuta, nel momento che il Cav è stato chiamato al tavolo del Terzo settore (per la Valcuvia) e invitato a far parte della Consulta delle associazioni di Cittiglio, da poco costituitasi.”Ma al cuore della nostra attività non c’è una conoscenza tecnica” sottolinea con forza Pinuccia” e proprio per non perdere di vista l’origine del nostro impegno e la presenza di Colui che ci guida, abbiamo voluto due momenti forti nel corso dell’anno: la Veglia per la Vita, che si è svolta a Sangiano in febbraio sul tema della sofferenza, con la testimonianza di due medici, e una serata di meditazione e musica nella chiesa di Cittiglio, “Canto alla Vita”, per prepararci al Natale. Eppure, nonostante la dedizione e l’impegno, rimane ancora molto da fare: “La gente ci conosce ancora troppo poco, nonostante i volantini che distribuiamo in locali pubblici, ambulatori, consultori… Il problema maggiore è poter avvicinare le donne durante la gravidanza, prima che decidano di abortire. Per questo stiamo cercando di poter essere presenti nei consultori al momento dei colloqui pre-aborto: per dire a queste mamme che l’aborto non è l’unica scelta, che c’è un’alternativa, e che c’è qualcuno che le può aiutare con una vicinanza concreta”. ANNALISA MOTTA I NUMERI DEL CAV MEDIO VERBANO Nel 2009 si sono presentate al centro ben 65 famiglie in difficoltà per una gravidanza inattesa o solo difficile da affrontare: di queste 22 erano italiane e 43 straniere. 27 i bambini nati grazie all’ aiuto prestato (vestiario, attrezzature per neonato, pannolini, latte in polvere, medicinali, pacchi alimentari grazie al Banco Alimentare di Gavirate). Numerose le iniziative per raccogliere fondi, alle quali la gente risponde sempre con grande generosità: vendita di fiori e arance (in collaborazione con MPV di Varese e supermercati Tigros) durante la Giornata per la Vita; pranzo benefico a Gemonio; serate teatrali. La sede è a Mombello, frazione di Laveno Mombello, in via Verdi 18, telefono 0332-667111. È aperto il martedì dalle ore 17.00 alle ore 18.30 e il sabato dalle ore 14.30 alle ore 16.00. APPUNTAMENTO A TEATRO Domenica 21 marzo, presso il prestigioso teatro Duse di Besozzo, alle ore 15.30 la Compagnia Dialettale di Bogno metterà in scena El Bissa, commedia brillante in tre atti di Giancarlo Buzzi. Nell’occasione verranno estratti i biglietti della lotteria a premi a favore del CAV. IL SACRO MONTE DI VARESE, CORNICE AD UNA PASSIONE SECONDO GIOVANNI, COMPOSTA NEL SETTECENTO: LORENZO GHIELMI CON «LA DIVINA ARMONIA» REGISTRA UN’OPERA INEDITA COMPOSTA NEL 1744 Prima la musica o prima le parole? Quando le parole sono del Vangelo il loro peso si fa tale da rendere profonda qualsiasi melodia. Quando poi traspare la volontà del compositore e degli interpreti di essere, prima di tutto, al servizio del testo l’ascolto si fa immediatamente preghiera. È questa l’esperienza davanti alla “Passio secundum Joannem”, cd realizzato da Lorenzo Ghielmi, musicista da alcuni anni residente in Val Cuvia, insegnante presso l’Accademia internazionale della Musica di Milano, con l’ensemble “la Divina Armonia” per l’etichetta belga passacaille. L’autore è Francesco Feo (1691-1761) la cui musica, come molti tesori dell’arte italiana, è rimasta nascosta in polverosi archivi per secoli. La “Passio secundum Joannem” è vicinissima nello stile allo Stabat Mater di Pergolesi accanto al quale fu probabilmente eseguita all’epoca. Il linguaggio musicale è quello del Settecento barocco, con cori, strumenti e voci soliste accompagnate da clavicembalo, organo o arpa. Il testo è costituito dai capitoli XVIII e XIX del Vangelo di Giovanni, nella versione latina della Vulgata: questo toglie qualsiasi frivolezza alla composizione e le dona una profondità e un senso religioso comparabile alle celebri Passioni di Bach. I ruoli solistici sono quelli dell’Evangelista, a cui è affidata gran parte del racconto, di Gesù, di Pilato oltre ad una voce femminile – che personifica l’anima del cristiano – e al coro, che rappresenta la folla dei Giudei. Al coro da camera di Varese, preparato da Gabriele Conti, sono affidati i brevi ma intensi interventi della folla. La veste editoriale di questo cd è particolare perché presenta un voluminoso libretto, con stupende foto inedite: le statue delle cappelle dei misteri dolorosi del Sacro Monte accompagnano il racconto della Passione. L’idea è chiaramente quella di compenetrare musica e arti figurative. La stessa estetica teatrale e drammatica accomuna immagini e suono e l’ascoltatore si ritrova immerso in una sorta di rappresentazione liturgico-teatrale del Settecento. Il Cd è edito dall’etichetta passacaille è disponibile nei migliori negozi di dischi e on line sul sito www.passacaille.be. IL CAMMINO DELLA QUARESIMA LA DEVOZIONE ALLA VERGINE MARIA Il popolo cattolico venera la Vergine Maria, dandole diversi appellativi. Tra i tanti ve ne è uno caro alle madri che hanno perso i loro figli e che si riconoscono nella Santa Maria Addolorata. Nei Paesi di cultura latina e soprattutto nella Penisola Iberica, questa devozione trova un forte richiamo che si amplifica durante la Settimana Santa, dove gli episodi della Passione di Cristo si accompagnano con quelli della Madonna Addolorata nelle splendide processioni che si susseguono e sono ancor più partecipate in Andalusia. Qui le Madonne velate sono racchiuse nel loro dolore, rivestite da ricchi abiti a lutto ricoperti da filigrane argentate. Il culto della Addolorata è antichissimo,ma è nel basso Medioevo che inizierà ad essere incluso nelle celebrazioni liturgiche: una tradizione consolidata poi a partire dal 1400. La lingua volgare portando nelle piazze la recita del cammino della Croce e il dolore di Maria ai piedi del Cristo crocifisso contribuirà a diffondere ancor più questo particolare aspetto. I Serviti, un ordine conventuale che vide la sua nascita in Toscana nel 1300, pose proprio al centro della devozione Maria e in particolare l’Addolorata Nel 1600 venne loro concessa la possibilità di celebrare la Messa, ricordando – appunto – le sette spade, cioè i dolori della Madonna. Poi via, via nel tempo il culto prese consistenza e si diffuse ovunque. Così nel 1700 la chiesa decretò la celebrazione dei dolori di Maria il venerdì che precede la domenica degli ulivi. Ma anche i Passionisti diedero impulso alla celebrazione della passione anche grazie al giovane frate san Gabriele dell’Addolorata, ora venerato nel bel santuario abruzzese che richiama pellegrini da tutto il mondo. Pio VII nel 1814, assai provato dai soprusi di Napoleone e dalle sofferenze verso la Chiesa di Roma, incluse nella liturgia i sette dolori della Madonna. La fuga in Egitto, Gesù ritrovato nel tempio, Maria sulla via del Calvario, Maria ai piedi della Croce, Maria che porta sul grembo il Figlio ucciso, ed infine Maria che deposita Gesù nel sepolcro. Festività inclusa poi nel Calendario romano: la terza domenica di settembre. La devozione popolare accosta il dolore di Maria alla passione di Gesù; una Via Crucis mariana; la “Via Matris”, che ritroviamo anche nella vasta produzione artistica sia statuaria che pittorica, soprattutto nei, o presso i santuari dedicati alla Madonna. In Italia del culto alla Addolorata non mancano testimonianze antiche e pregevoli distribuite in tutto il Paese; ma è soprattutto al centro sud che tale venerazione trova ampio respiro. Numerose sono anche le Confraternite dedicate alla Addolorata, come pure numerosissimi sono le Congregazioni maschili e femminili che trovano proprio nella figura della Madonna dei dolori il loro punto di riferimento. Maria addolorata preannuncia con la morte di Cristo la Resurrezione e la salvezza: un dolore immenso che apre la gioia della Pasqua. SERGIO TODESCHINI CALENDARIO SUL TERRITORIO Appuntamenti in agenda CATECHESI GIOVANI Organizzato dalla Commissione Giovanile di zona, si svolgerà con inizio alle ore 18.30 di domenica 21 marzo all’oratorio di Ponte Tresa un incontro di catechesi sulla “Speranza Cristiana”, dedicato ai giovani dai 18 anni in su. Sabato 27 marzo, invece, si svolgerà a Cassano Valcuvia la Via Crucis zonale per i giovani che insieme saliranno sulla collina di S. Giuseppe, meditando la passione di Gesù. FESTA DI SAN GIUSEPPE A LAVENA Ponte Tresa è gemellata da anni con la città di Mesoraca (KR) in Calabria, in virtù dei tanti mesorachesi che si sono stabiliti sul Ceresio e nei paesi vicini. Per la festa di S. Giuseppe è tradizione a Mesoraca cucinare un piatto tradizio- nale chiamato “u ‘mmitu” fatto di pasta e ceci che viene offerto ai vicini da tutti i devoti a S. Giuseppe. Per sottolineare il legame tra i due paesi, quest’anno si vuole riproporre questa usanza anche a Ponte, per questo è stato predisposto un calendario di manifestazioni che proporrà per Sabato 20 marzo alle ore 20.30 nella Chiesa del SS. Crocifisso di Ponte Tresa un concerto con musiche di Stefano Cropanese, tenuto dal Coro dell’Alto Marchesato “Don Matteo Lamanna” di Mesoraca e dal Coro Polifonico “Voci sul Ceresio” di Lavena Ponte Tresa, con l’Ensemble strumentali “Divine Armonie”. Domenica 21 alle ore 11.00 nella chiesa del SS. Crocifisso di Ponte Tresa ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta da don Serafino Parisi (parroco di Santa Severina) che si concluderà con la benedizione del piatto tradizionale “u ‘mmitu” che verrà degustato, con altri prodotti tipici calabresi, subito dopo in Oratorio. GLI ULIVI PER L’UNITALSI Come in tante altri luoghi d’Italia, anche a Cittiglio lo scorso fine settimana l’Unitalsi era in piazza! I volontari dell’associazione hanno piazzato il loro stand davanti all’ospedale cittigliese e lì hanno distribuito tante piantine d’ulivo, facendo conoscere nel contempo le iniziative che l’associazione ha programmato per il 2010, ma più semplicemente ha creato un angolo di visibilità per divulgare l’immagine e lo scopo di questo sodalizio che con continuità e costanza, ma soprattutto con grande spirito di servizio e carità, distribuisce raggi di luce e di speranza cristiana tra la gente, i malati e i bisognosi. A.C. P A G I N A 29 Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 ARDENNO INCONTRO SUI TEMI EDUCATIVI CON IL VESCOVO MONSIGNOR COLETTI Una «bussola» per i genitori... La serata fa parte del ciclo di incontri proposti da quattro comuni del mandamento della Bassa Valtellina di CIRILLO RUFFONI G ià da alcuni anni i Comuni di Ardenno, Va l m a s i n o , Buglio e Forcola (AR.VA.BU.FO. dalle loro iniziali), hanno creato una rete tra gli enti che si occupano di problemi sociali ed educativi, per promuovere soprattutto attività dedicate ai giovani, in collaborazione con la «Cooperativa Sociale Insieme». In questi mesi stanno proponendo un ciclo di serate formative per genitori ed educatori. Si tratta di un percorso in quattro punti, per il quale sono stati adottati due simboli: una bussola e un’aquila, perché lo scopo è quello di «orientarsi nella sfida educativa» e poi di elevarsi in volo. Le serate avranno il carattere di incontri-laboratorio, durante i quali verrà effettuato un confronto tra i partecipanti su temi molto concreti legati all’educazione, come «il conflitto, le regole, l’ascolto e la comunicazione». Per questo motivo i promotori hanno voluto effettuare anche un incontro introduttivo, nel quale venissero poste le basi per i successivi, invitando a portare la sua autorevole parola il Vescovo di Como, mercoledì 10 marzo, presso la sala consiliare di Ardenno. Molto numeroso il pubblico, a grande maggioranza femminile, a riprova di quanto sia importante il ruolo svolto dalle donne nell’ambito familiare (come è stato sottolineato nel recente convegno dell’8 marzo), perché sulle loro spalle non grava soltanto l’assistenza in campo sanitario, ma anche in quello educativo. «Nell’educazione, il sapere dipende molto dall’esperienza – ha esordito monsignor Diego Coletti –; educare non è soltanto una tecnica, ma è un’arte, che si impara solo andando a bottega, come facevano gli artisti di un tempo. Oggi – ha continuato il relatore citando Freud – uno dei problemi più gravi della condizione culturale dell’Europa è il preoccupante calo che si registra nell’amore del pensare e del capire. È un’atmosfera generale che respiriamo tutti e che rende sempre più difficile una reale dimensione educativa». Monsignor Coletti ha quindi ripreso una tesi che gli sta molto a cuore e sulla quale ritorna insistentemente nei suoi interventi: una critica serrata ad alcune tendenze tipiche della nostra cultura, che poi sono alla radice di tutti i mali che si manifestano in campo sociale, politico ed educativo. Esse, infatti, non riguardano aspetti marginali, ma le quattro categorie che già Aristotele poneva a fondamento di tutto: il vero, il bene, il bello e la persona umana. Oggi si tende ad identificare la verità «con il prodotto della ragione tecnicoscientifica, con il saper fare». Tutto quello che eccede viene ridotto a pura opinione personale, a gusto, a emozione soggettiva. Ne consegue un continuo oscillare tra totalitarismo (una verità completa e definita una volta per tutte) e anarchia (il continuo rincorrersi di verità tutte e sempre relative e falsificabili). Il bene viene identificato con l’utile, con lo star bene, con il gusto personale; l’etica viene così ridotta al consenso della maggioranza. Anche la bellezza viene identificata con il gusto personale, con l’emozione, con la piacevolezza e questo porta (soprattutto i giovani) alla ricerca di sensazioni sempre più forti e trasgressive. Ogni emozione, infatti, arriva sempre ad un livello di saturazione, che richiede un’emozione ancora più forte. È quello che avviene anche nei mezzi di comunicazione, che non ci propongono le cose belle, ma tutta una serie di fatti sempre più forti e truculenti. Con la consueta vivacità, il Vescovo ha dimostrato come tutta questa atmosfera culturale venga riproposta e respirata anche attraverso le forme più comuni, come gli slogan pubblicitari. Sui più giovani hanno poi notevole influenza le nuove tecnologie, che offrono grandi opportunità, ma che spesso fanno confondere la realtà effettiva con quella virtuale. Quali sono le conseguenze, sul piano edu- ZONA PASTORALE MEDIA VALTELLINA MESSA CRISMALE A COMO GIOVEDÌ 1° APRILE Partenza col pullman da piazzale Bertacchi alle ore 7.30 (davanti alla stazione dei treni) e rientro alle ore 16.30 circa. Pranzo al sacco. Quota: 8 euro. Informazioni e iscrizioni fino ad esaurimento posti telefonando a don Mariano (347-2989078). LAVORI ALER A SONDRIO Nei giorni scorsi ha preso avvio la demolizione del fabbricato nell’area dell’istituto ex Fossati a Sondrio, in via Torelli, dove Aler realizzerà una nuova palazzina. Erano presenti sul cantiere il presidente Aler Gildo De Gianni, il direttore Walter Songini e l’architetto Antonio Saligari. Il progetto vedrà la realizzazione di 8 alloggi in vendita, dieci alloggi in affitto e due alloggi comunali. L’intervento programmato per i dieci alloggi prevede una spesa da 1 milione e 132mila euro. C’è stato un contributo della Regione di 827mila e 730 euro e Aler si è impegnata per i restanti 304mila 269 euro. Il termine dei lavori è previsto entro 18 mesi. cativo, di tutto questo modo di pensare? «Non c’è bisogno di “responsabili”, basta trasmettere nozioni e istruzioni per l’uso (indottrinare e addestrare), perché il valore supremo è il massimo possibile del profitto individuale. Oggi si tende a far coincidere il più efficace addestramento con il massimo dell’educazione». A questi mali della società, ha affermato monsignor Diego Coletti, possiamo contrapporre degli anticorpi efficaci, che consistono nel riportare i valori di verità, bontà e bellezza al loro significato autentico. Le verità tecnologiche e scientifiche sono importanti, ma c’è qualcosa che le supera. Se noi esaminiamo una mietitrebbia e un carro armato, dal punto di vista del puro funzionamento meccanico troviamo che sono molto simili. È la loro valorizzazione che fa la differenza. «La verità più profonda sta quindi nel livello del significato delle cose». Il vero e il bene nascono sempre da una relazione con gli altri. L’incontro autentico avviene «quando smetto di pensare l’altro come utile per me e lo vedo come oggetto del mio amore disinteressato… Quindi diciamo: ti amo e ti sposo, non perché mi fai stare bene, ma per fare star bene te… Sto con te perché questo è l’unico modo di riempire la mia vita con un senso buono». L’amore incondizionato per una persona costituisce naturalmente anche una delle più alte esperienza della bellezza. E il Vescovo ha concluso il suo intervento citando «un momento di alta relazione educativa» vissuto dallo scrittore Antony Blum. Un giorno suo padre, durante un colloquio, aveva affermato che la cosa che più conta nella vita è porsi sempre le seguenti domande: «Per che cosa realmente sto vivendo? Per che cosa sarei pronto anche a morire»? Gli altri incontri si terranno, sempre alle ore 20.45, secondo questo calendario: • • • • giovedì giovedì giovedì giovedì chiale 18 marzo, oratorio di Valmasino; 8 aprile, oratorio di Forcola; 22 aprile, oratorio di Ardenno; 6 maggio a Buglio, cinema parroc- CRONACA P A G I N A 30 Valchiavenna IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 CHIAVENNA RACCONTI TOCCANTI, DA UN’ESPERIENZA DAVVERO DIFFICILE DEI GIOVANI DI SAN PATRIGNANO In fuga, dalla tossicodipendenza S pettacolo spartano, ma sicuramente coinvolgente, che ha raccolto il consenso di un pubblico nutrito. Non c’è stato il tutto esaurito, ma c’è mancato poco per “Fughe da Fermi”, lo spettacolo di teatro-reality presentato nell’ambito del progetto WeFree della comunità di San Patrignano a Chiavenna giovedì sera. Ad organizzare il tutto l’associazione “Giochiamoci” che riunisce i genitori dei ragazzi che frequentano l’oratori di San Luigi. Sul palco, accompagnato dal regista e attore Pascal La Delfa, il giovane Mattia. Un ragazzo, tra l’altro originario del morbegnese e quindi caricato da un surplus di emozione e coraggio, venuto a raccontare la sua esperienza con il mondo della droga. Una vera e propria discesa agli inferi culminata nella decisione di darci un taglio netto prima di finire male. Mattia non ha risparmiato dettagli sgradevoli alla platea, portando comunque un messaggio di speranza, per quanto ha riguardato la sua esperienza. Dopo l’inevi- tabile “crisi d’astinenza” supportata dallo zio Paolo la decisione di rivolgersi alla comunità di San Patrignano per avviare un percorso di recupero, terminato da poco dopo sei anni di lavoro. «La droga - ha spiegato Mattia - mi stava togliendo tutto, ma soprattutto mi stava togliendo la libertà». Da qui il titolo del progetto “WeFree”, ma anche il senso di “Fughe da Fermi”. Mattia ha intervallato il racconto sul suo passato con momenti in cui ha lasciato intravedere il suo futuro, o uno dei possibili, cantando anche alcune canzoni dimostrando voce e presenza scenica. Prima dello spettacolo, che ha offerto anche alcuni momenti di approfondimen- to scientifico, sul palco è salito anche il presidente di “Giochiamoci” Paolo Angelinetta, che ha voluto ringraziare il direttivo dell’associazione e tutti coloro che hanno aiutato all’organizzazione dell’evento, anche economicamente: «Abbiamo voluto questa serata perché pensiamo che il tema della droga sia centrale e che l’utilizzo della stessa stia diventando un comportamento accettato troppo passivamente, anche nella nostra realtà valchiavennasca». Lo spettacolo è stato replicato il giorno seguente, per le scuole. WeFree ha anche un blog per chi volesse discutere dei contenuti dello spettacolo all’indirizzo www.we free.it. Per finire la serata è servita anche a presentare ufficialmente la nuova associazione Amici di San Patrignano di Sondrio. Per ulteriori informazioni sulle attività del gruppo, attivo presso l’oratorio Sacro Cuore, contattare l’indirizzo www.associazioni .sanpatrignano.org/ sondrio oppure il numero 335-6481274. CONCERTO D’ORGANO AD APRILE Sarà Edoardo Bellotti il protagonista della tredicesima edizione della Rassegna di Musica Organistica organizzata dal comitato Chiavi D’Argento. Il concerto, originariamente previsto per il 27 marzo ma in seguito spostato a domenica 11 aprile, si terrà alle ore 21.00 nella Collegiata di San Lorenzo a Chiavenna sul grande organo della chiesa del centro storico cittadino. Il maestro proporrà durante la serata un programma “pasquale” dedicato interamente a Johan Sebastian Bach. Organista, clavicembalista e musicologo, il maestro Edoardo Bellotti è conosciuto come specialista del repertorio rinascimentale e barocco per tastiera, e in particolare dell’improvvisazione. Numerose e apprezzate sono le sue incisioni discografiche su strumenti storici. Insegna Organo e Improvvisazione presso le Università di Brema e organista presso Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano. “MOMENTI DI GORDONA” Disegna i tuoi “Momenti di Gordona”. Arriva il concorso per i piccoli pittori delle comunità del fondovalle chiavennasco. La Commissione Biblioteca di Gordona, in collaborazione con insegnanti e dirigente scolastico, ha voluto associare a un concorso rivolto ai ragazzi di scuole elementari e medie, invitati a realizzare un disegno che diventerà la copertina 2010 del tradizionale bollettino “Momenti di Gordona”. I disegni dovranno essere realizzati a mano libera, con tecnica a scelta tra acquerelli, tempere, matite colorate, pastelli, pennarelli e pastelli a cera. «I temi oggetto di rappresentazione sono collegati al nostro paese e intendono essere una rilettura, agli occhi dei partecipanti, di concetti quali storia, tradizioni, luoghi caratteristici, emozioni suscitati da alcuni “momenti” di Gordona». Al termine della presentazione degli elaborati, vi sarà una valutazione che culminerà con una mostra sul tema, aperta al pubblico nel weekend del 10-11 aprile. Al vincitore verrà consegnato un premio, mentre per tutti i partecipanti sarà organizzato un rinfresco. DANIELE PRATI SCI E CIASPOLE IN MEMORIA DI UN GIOVANE ALPINISTA E DEI PROGETTI PER LE FAMIGLIE DEL NEPAL Sulla neve per ricordare Corrado e la sua generosità C iaspole o sci, l’importante è stato partecipare, per ricordare Corrado Libera e aiutare i bambini del Langtang. Sabato sera, 160 persone hanno preso parte a “Una sciata per Corrado”, l’iniziativa promossa dalle stazioni di Chiavenna e Madesimo del Soccorso alpino. Quaranta partecipanti hanno scelto gli sci e le pelli di foca, gli altri sono saliti da Madesimo a Motta con le ciaspole. Al di là della disciplina preferita, tutti hanno saputo unire un’occasione di aggregazione un’oppor- tunità di sostegno alla popolazione della regione dell’Hymalaia del Langtang, situata a 3.500 metri di quota. Nel nome di Corrado, alpinista e volontario del Soccorso alpino scomparso nell’estate del 2007 dopo un incidente in alta quota, sono state pro’mosse numerose iniziative dedicate ai bambini del Nepal. Montagne che Libera aveva scalato insieme a degli amici e che oggi ospitano una struttura che porta il suo nome. Le attività organizzate in Valchiavenna nel ricordo dell’alpinista di Campo Mezzola hanno visto impegnati moltissimi appassionati di montagna. Sabato è arrivata una nuova conferma. «Il nostro amico Corrado aveva promosso numerose iniziative di solidarietà in Nepal - ricorda Giuseppe Cerfoglia capostazione del Soccorso alpino di Chiavenna -. Siamo decisi a portare avanti questo progetto a favore di un asilo e delle famiglie povere, un percorso con cui continuare a esprimere, la nostra amicizia e stima per un ragazzo che aveva messo in campo la voglia di aiutare gli altri». IL POLITECNICO PARLA DI PIURO Proseguono anche nel 2010 le attività dell’Associazione Italo-svizzera per gli scavi di Piuro, volte a favorire la conoscenza e la valorizzazione della storia di Piuro. Il Gruppo Hospitale di Prosto, attivo da tempo con attività e iniziative di formazione in favore degli adolescenti e dei giovani del paese, ha proposto, sabato 6 marzo, un convegno per far conoscere il lavoro di ricerca realizzato dagli studenti del “Corso di Storia dell’Architettura” al Politecnico di Milano sede di Lecco sul tema “Emergenze architettoniche del 500 di Piuro”. La ricerca, promossa dal docente Paolo Bossi del Dipartimento di Architettura e Pianificazione, ha visto la partecipazione di un gruppo di 5 studenti che hanno analizzato il paesaggio di Piuro e del contesto, con raffronti cartografici tra il catasto del Lombardo Veneto e quello attuale. Il lavoro è stato oggetto di una prova d’esame ed è stato presentato su supporto informatico ben strutturato e tale da evidenziare e far apprezzare una molteplicità di elementi storici, architettonici e paesaggistici di Piuro e della Bregaglia Italiana. L’iniziativa è stata anche un’occasione di stimolo per i molti studenti della valle a intraprendere un percorso di studi universitari, avendo la consapevolezza che il nostro territorio si offre per essere studiato. Dopo l’intervento del prof. Bossi Paolo, docente al Politecnico di Milano Dipartimento di Architettura, sono intervenuti gli studenti Buzzetti Elisa, per presentare l’architettura del palazzo Belfort; Gerali Simone, per la chiesa di S. Maria Assunta a Prosto; Cotela Valeria, per la chiesa di S. Martino in Aurogo. La serata è stata coordinata dallo Storico prof. Gian Primo Falappi dell’Associazione italo-svizzera per gli scavi di Piuro. A BETTE, IN FESTA PER SAN GREGORIO Come da tradizione sabato 13 marzo si è svolta la festa delle luminarie di San Gregorio per la comunità della frazione di Bette a Chiavenna, che negli ultimi tempi ha visto la scomparsa di tanti suoi anziani, memoria e testimonianza di un passato ricco di esempi e di valori, di cui oggi si avverte la mancanza e quindi l’urgenza di una riproposta. La festa in onore del patrono San Gregorio Magno, titolare della chiesa, non perde con il passare degli anni il proprio fascino e anche sabato scorso lo spettacolo di luci è stato assicurato. Per alcuni mesi un buon gruppo di donne e non solo, ha lavorato con impegno e dedizione esemplare all’allestimento della Pesca di beneficenza e della Lotteria per le attività parrocchiali, oltre che di un abbondante rinfresco. Ha partecipato alla celebrazione liturgica il sacerdote don Paolo Trussoni che nell’omelia ha ricordato la figura del grande Santo, vissuto nella seconda metà del 500, che, dopo aver rinunciato alla carica di prefetto di Roma, divenne monaco poi, nel 590, fu eletto Papa. La presenza della banda ha contribuito ad allietare la fredda serata. P A G I N A CRONACA 31 BassaValtellina IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 MORBEGNO COMPLESSO SAN GIUSEPPE: SARÀ PRESENTE IL VESCOVO Inaugurazione per la nuova struttura l giorno di san Giuseppe, festa di tutti i papà, sarà speciale per la parrocchia di Morbegno con l’inaugurazione della nuova struttura polifunzionale di via V Alpini, situata nelle fondamenta della chiesa dedicata al santo. Sarà una lunga serata di festa, che si aprirà alle 18.30 con la Santa Messa officiata dal Vescovo della diocesi di Como monsignor Diego Coletti: presenti, oltre ai parrocchiani, le autorità di Morbegno, religiose e civili e, naturalmente, tutti i volontari che hanno contribu- I ito alla realizzazione dell’opera e che potranno gustare, finalmente, i frutti di 25 mila ore di attività per arrivare ai risultati di oggi …C’è stato chi, dal giugno del 2008, ha lavorato a tempo pieno come i pensionati, chi alternava la disponibilità mattino / pomeriggio giostrandosi all’interno dei propri turni lavorativi, mentre nelle ore serali trovavano spazio alcuni adulti ed il folto gruppo di giovani 18/20 anni denominato poi in seguito a pieno titolo “squadra demolitori” visto la notevole impegnativa e dura atti- IL MINISTRO DELL’INTERNO MARONI A DELEBIO PER CONSEGNARE ALLA COMUNITÀ UNA VILLETTA CONFISCATA ALLA MAFIA Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni è stato ospite della provincia di Sondrio per la cerimonia ufficiale di consegna al Comune di Delebio dell’edificio confiscato alla criminalità organizzata. Il ministro è arrivato nella mattina di mercoledì 17 marzo in via Legnone 5, dove si trova per l’appunto il bene confiscato alla criminalità. Ad attendere il Ministro dell’Interno c’erano il prefetto di Sondrio Erminia Rosa Cesari, il presidente della Provincia Massimo Sertori, il sindaco di Delebio Marco Ioli e tutte le autorità civili, militari e religiose. A curare il complesso iter burocratico per la destinazione dell’edificio all’amministrazione comunale è stata la Prefettura di Sondrio. Una notizia accolta con entusiasmo dalla comunità di Delebio che è entrata ufficialmente in possesso della struttura. E proprio per festeggiare questo positivo traguardo Prefettura e Provincia di Sondrio hanno lavorato insieme per organizzare la cerimonia di consegna. «Sono molto felice - dichiara il presidente Sertori che alla notizia della conclusione delle procedure per la destinazione dell’edificio si è subito attivato per favorire l’arrivo del Ministro - perché la nostra comunità, grazie anche alle recenti leggi volute proprio da Maroni, potrà accogliere nella nuova proprietà un servizio di grande importanza sociale». Soddisfazione da parte del Prefetto che mercoledì dunque ha fatto gli onori di casa testimoniando l’impegno personale e di tutte le forze di polizia affinché il territorio della provincia mantenga gli attuali standard di legalità e sicurezza. vità svolta in cantiere. Seguirà alla celebrazione il classico taglio del nastro e la libera visita alla sala Ipogea (sotto il livello del suolo) nonché agli altri spazi annessi alla stessa, alcuni dei quali costruiti con pareti mobili in modo da poter creare luoghi distinti. Non mancherà un gustoso buffet offerto agli intervenuti, inaugurando nella stessa serata la cucina con le attrezzature professionali che saranno successivamente utilizzate per allietare cene conviviali di gruppi e associazioni operanti sul territorio. Conclude la serata il musical del Gruppo Teatro Oratorio di Morbegno, per la regia della brava Daniela Scarinzi, dal titolo “Una storia d’amore”, con musiche di Fabio Baggio. Sarà una grande festa per tutta la parrocchia e un modo per ringraziare quella nutrita schiera di volontari che hanno prestato il loro tempo e il loro lavoro per la comunità: la struttura polivalente di San Giuseppe rappresenta in concreto la fiducia e l’attenzione rivolta soprattutto ai più giovani. UN’OPERA FRUTTO DELL’IMPEGNO E DELL’ENERGIA DI TUTTA LA COMUNITÀ «La nostra comunità, ancora una volta, come in tante in precedenza, ha rivelato le sue energie, le sue potenzialità; ha rivelato le sue capacità di iniziativa e di saper fare insieme; ha rivelato il suo profondo senso di partecipazione. Per questo e per tanto altro ringrazio questi giovani e adulti, tecnici e professionisti, operai e volontari. Ci hanno offerto, in silenzio e lavorando, un esempio che oggi mi sento in dovere di rendere pubblico, perché sia stimolo e riferimento per il futuro». Queste le parole con le quali l’arciprete di Morbegno don Andrea Salandi, dalla pagine del nuovo bollettino parrocchiale, ha voluto ringraziare la comunità per il lavoro svolto in questi anni per trasformare gli scantinati della chiesa di San Giuseppe in uno spazio polifunzionale da adibire a qualsiasi tipo di attività parrocchiale. Sulle pagine del foglio informativo, fresco di stampa e in distribuzione in questi giorni alle famiglie della città, tutti i “numeri” di questo intervento di completamento dei lavori che erano stati lasciati “al rustico”agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, un progetto pensato ormai trent’anni fa e quindi in parte modificato per rispondere alle esigenze di oggi. “Su questa linea si è mosso il gruppo dei progettisti (volontari insieme a tutto il resto della manodopera riuniti nell’associazione San Luigi Gonzaga nata ad hoc), che ha elaborato una proposta che è stata poi sottoposta all’architetto Caccia Dominioni (padre del progetto iniziale) per la sua approvazione” – si legge nelle pagine del Bollettino. Fiore all’occhiello della struttura, la grande aula Ipogea che può essere un grande spazio giochi al coperto, una sala banchetti, un auditorium per conferenze o ancora un teatro per circa 350 persone, oltre all’aula Santa Famiglia con le pareti modulari, la cucina, la sala giochi con bar e servizi vari. Un luogo importante di aggregazione e formazione per i più giovani e non solo, quello che il 19 marzo prossimo verrà presentato alla comunità di Morbegno - che l’ha pensato, voluto e realizzato insieme ai suoi sacerdoti - alla presenza del nostro vescovo Diego. «Sacerdoti e consiglio pastorale parrocchiale eravamo, e siamo tutt’ora convinti, che il portare a compimento il complesso di San Giuseppe fosse una necessità per due precise ragioni. La prima è che la zona nord della nostra città è la più densamente abitata e la meno dotata di servizi e, di conseguenza, richiedeva un intervento che favorisse la socializzazione “umana” e, allo stesso tempo, favorisse la formazione alla fede cristiana. La seconda riguarda il nostro oratorio di S. Luigi, in piazza Mattei, che necessita di essere “restaurato” da cima fondo…. Quest’opera andava predisposta un’alternativa per le attività che l’oratorio propone». TRAONA E SONDRIO RIVOLTO A INSEGNANTI ED EDUCATORI Corso per imparare la sostenibilità a Società di Sviluppo Locale, in collaborazione con la non profit internazionale The Natural Step e l’associazione morbegnese VentiVenti, con il sostegno di Fondazione Cariplo e dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Sondrio, nell’ambito del progetto “Valtellina 2015” offre un’opportunità a insegnanti ed educatori di apprendere nuovi strumenti di insegnamento sui temi della sostenibilità e sviluppare capacità di progettare ed erogare seminari su questi temi. Creare oggi le basi per il futuro: Training per insegnanti delle scuole della Provincia di Sondrio. Il training si sta svolgendo a Traona: dopo il primo appuntamento di sabato 13, si prosegue sabato 20 marzo dalle ore 8.30 alle ore 12.30, presso la Scuola Secondaria di I Grado, di via Aldo Moro, 6 e viene riproposto a Sondrio giovedì 18 e 25 marzo dalle ore 14.00 alle ore 18.00 presso l’Ufficio Scolastico Provinciale, via Donegani 5. Il tema della sostenibilità oggi, pur essendo molto dibattuto, è L caratterizzato da una notevole confusione. Per questo è importante da un lato fare chiarezza e dare strumenti e conoscenze per un’autonomia di giudizio. Bambini e giovani hanno un immediato e diretto interesse ad attivarsi sui temi di sostenibilità, visto che riguardano il loro futuro, e dispongono ancora un buon livello di flessibilità mentale per assorbire i nuovi modelli mentali e culturali che la sostenibilità richiede. Il corso è destinato a insegnati di qualsiasi materia e per scuole di ogni ordine e grado. Fornisce strumenti che possono essere utilizzati in qualsiasi ambito applicativo, dalle materne alle superio- ri. Nei corsi si punta a introdurre gli elementi di base del modello di The Natural Step per la sostenibilità, applicato in ambito educativo da oltre vent’anni, e a sviluppare negli insegnanti coinvolti solide competenze. Info: Società di Sviluppo Locale, 0342358708; info@societasvi luppo.sondrio.it. INTERROTTA FINO AL 2 APRILE LA LINEA FERROVIARIA COLICO-CHIAVENNA «All’origine della proroga - fino al prossimo 2 aprile - dell’interruzione del servizio ferroviario lungo la tratta Colico - Chiavenna ci sono ragioni ben precise e di ordine puramente tecnico». Così una nota diffusa nei giorni scorsi dalla Provincia di Sondrio per comunicare la proroga del cantiere. «In occasione della realizzazione del collegamento fra la Strada Statale 36 e la Strada Provinciale 2 “Trivulzia” – prosegue il comunicato – con la costruzione di un sottopasso veicolare, infatti, si è reso necessario allestire un impianto di trattamento delle acque che riportasse la qualità delle stesse ai parametri di legge evitando così un qualsiasi influsso negativo delle opere sull’habitat naturale circostante. Lavori questi, dunque, che determineranno un incremento dei tempi di cantiere al fine di garantire la massima tutela ambientale. Una variazione di calendario che non comporterà però alcun disagio agli utenti della tratta Colico - Chiavenna, la Provincia, infatti, ha di conseguenza prorogato il servizio di trasporto sostitutivo mediante gli autobus della società Stps Spa. Amministrazioni comunali e istituti scolastici sono già stati regolarmente informati. Orario delle corse e delle fermate resta invariato così come stabilito fin dall’inizio in seguito al proficuo confronto di tutte le parti interessate. Dai primi riscontri effettuati, inoltre, rispetto al trasporto sostitutivo non vi è stato alcun disservizio e gli utenti sono giunti a destinazione senza problemi». CRONACA P A G I N A 32 Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 PEREGRINATIO OVUNQUE UNA FOLTA PRESENZA DI FEDELI PER LA SANTA DI LISIEUX L’abbraccio della gente a Teresa P er due giorni, sabato e domenica scorsi, il Santuario della Madonna di Tirano ha accolto la reliquie di santa Teresina di Lisieux. Un evento che ha saputo richiamare un gran numero di fedeli devoti alla piccola grande santa carmelitana. Quella di Tirano rappresenta la prima tappa in Valtellina del suo viaggio in giro per il mondo e anche l’unica lunga due giornate. Il padre carmelitano scalzo Antonio Sangalli, che accompagna il viaggio dell’urna nel suo pellegrinaggio in Italia, ha spiegato ai molti fedeli giunti al santuario anche dai paesi vicini, che «santa Teresina è nel nostro paese dal quattro di gennaio per trasmettere il suo messaggio. Santa Teresina stessa diceva: fino a quando l’angelo non suonerà la tromba e tutto sarà compiuto – il riferimento è all’Apocalisse – io lavorerò». Una promessa questa che la santa sta osservando anche dopo la morte. «Dal 1996 – continua padre Antonio – percorre tutto il mondo e dopo un ritorno al Carmelo di Lisieux andrà in Ucraina; un frammento delle sue ossa è stato portato da un astronauta, suo devoto pure nello spazio». La grande urna in legno, che ricorda la struttura di una chiesa, volendo così simboleggiare che la sua vita e il suo operato sono sempre stati al servizio di tutta la cristianità, grazie alle moderne tecnologie è stata progettata in modo tale per cui i danni a cui potrebbero andare incontro le ossa contenute; danni causati da vibrazioni, da sbalzi di temperature e da altri possibili inconvenienti del viaggio sui più disparati mezzi di trasporto sono resi nulli. Don Aldo Passerini, rettore del santuario così ha commentato l’importante evento: «Siamo contenti e onorati di poter ospitare nel nostro santuario le spoglie di una santa così importante per la Chiesa e per un’adeguata accoglienza della santa, abbiamo preparato del materiale illustrativo: foto sue e della sua famiglia – gli stessi genitori di santa Teresina sono stati dichiarati beati – e frasi estratte dai suoi scritti; utili strumenti per avvicinarsi un po’ di più al suo carisma, hanno dimostrato che anche oggi la via della santità è possibile e aperta a tutti. Lei spesso diceva di sentirsi piccola ma il suo dono alla Chiesa è stato grande». La santa carmelitana è stata dichiarata Dottore della Chiesa; la terza donna a ri- Le reliquie di santa Teresa a Sondrio - foto Luca Gianatti cevere questo grande riconoscimento dopo Teresa d’Avila e Caterina da Siena. Questo riconoscimento significa, come ha spiegato padre Antonio «che può interpretare la Scrittura e lo ha fatto in maniera così acuta che anche papi e vescovi possono far ricorso a lei e alle sue parole». La mistica francese seppe dare grande risalto alla misericordia divina: «Se avessi commesso tutti i crimini possibili so che posso gettarmi fra le braccia del Padre e avere il perdono; tutti i peccati dell’umanità sono nulla in confronto all’amore di Dio. Alla misericordia, santa Teresa del Bambin Gesù del volto santo – questo il nome completo assunto all’ingresso al Carmelo di Lisieux – unisce anche un altro aspetto che la ha contraddistinto in tutta la sua vita è l’umiltà che lei così spiega: Dio mi ha amato di un amore do provenienza e perciò lo devo amare di più». Quanto è attuale ancora oggi il messaggio di santa Teresina lo ha spiegato chiaramente padre Sangalli: «Attualissimo – spiega padre PRO VALTELLINA E CREVAL Pro Valtellina e Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, nell’ambito del bando congiunto sul tema “Giovani e società: dalla crescita individuale a cittadini della comunità in provincia di Sondrio”, hanno ripartito gli 80mila euro della dotazione finanziaria fra 11 progetti meritevoli. I progetti finalizzati alla crescita consapevole dei giovani nella comunità e alla loro formazione culturale e morale presentati da associazioni ed enti non profit sono stati esaminati da una commissione formata da quattro membri: per la Pro Valtellina i consiglieri Piergiordano Pasini e Lorenzo Grillo Della Berta, per la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese il presidente Francesco Guicciardi e il direttore Tiziana Colombera. Ne sono stati scelti undici, premiati con contributi da 5 a 12 mila euro ciascuno che hanno finanziato i progetti fino alla quota massima del 50%. Ne sono risultati beneficiari: a Chiavenna la Cooperativa Nisida, la parrocchia di San Fedele e l’Agenzia per la Pace; a Morbegno il Circolo Arci Demos di Talamona e la parrocchia di San Giovanni; a Sondrio la Lavops, il Consorzio Sol.co., la Sev e la Valtellina Security Driving Project School, la parrocchia San Carlo di Mossini; a Chiesa Valmalenco il Telemarkclub Malenco. «Il positivo esito di questo bando, per la quantità e la qualità delle domande presentate, è la conferma della sua utilità – sottolinea il presidente della Pro Valtellina Marco Dell’Acqua –. La scelta dell’ambito che abbiamo condiviso con la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese ha rivelato una sensibilità crescente da parte di enti, associazioni e parrocchie che operano a stretto contatto con i nostri giovani. C’è grande interesse e, soprattutto, ci sono buone idee che noi siamo pronti a sostenere per favorire la crescita dei ragazzi, offrendo loro gli strumenti più adeguati. La collaborazione con la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese – conclude Dell’Acqua – ormai consolidata dopo le due precedenti esperienze, si è confermata fruttuosa e ci ha consentito di distribuire un’ingente somma potendo contare sui trasferimenti di Fondazione Cariplo». «La Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, unitamente a Pro Valtellina – dichiara il presidente della Fondazione, l’avvocato Francesco Guicciardi – ha svolto nello specifico una funzione che va oltre l’erogazione di un contributo in denaro, in quanto l’aspetto principale di questo fortunato bando è stato quello di stimolare la collettività giovanile a sviluppare idee e proposte che vadano nella direzione di una crescita morale e culturale. I buoni risultati ottenuti ci fanno ben sperare per il futuro dei nostri giovani». DALLA PROVINCIA L’INVITO A FARE MANUTENZIONE A RIDOSSO DELLA SEDE STRADALE L’assessore provinciale ai Lavori Pubblici e Manutenzione del Territorio Silvana Snider scrive ai privati, svariate centinaia, e per conoscenza ai sindaci. Oggetto della comunicazione: far sì che le strade di competenza della Provincia siano sicure. La vegetazione cresciuta troppo a ridosso della sede stradale, infatti, può limitare la visibilità e in occasione di eventi meteorologici straordinari può creare situazioni di grave pericolo. Le lettere sono già partite, una volta giunte a destinazione i proprietari dei fondi individuati dalla Provincia avranno 40 giorni di tempo per eseguire i lavori. La Provincia agevolerà le operazioni garantendo la massima collaborazione nel caso in cui, per esempio, si dovrà provvedere alla chiusura temporanea di un tratto di strada o procedere alla regolazione del traffico. I tecnici del settore sono a disposizione per eventuali sopralluoghi e chiarimenti. Qui e sopra l’urna di santa Teresa a Tirano Antonio – Teresa ha preparato il Concilio già cinquant’anni prima e lo sta portando avanti perché ha avuto acutezza nel leggere il Vangelo e viverlo trovando la “piccola via” che è la strada stretta di cui parla il Vangelo». Un ricordo che resterà indelebile nella memoria dei fedeli che si possono riassumere nel commento di un tiranese, che preferendo restare anonimo ha commentato: «L’ingresso è stato emozionante perché noi uomini e peccatori, di fronte a tale esempio di virtù non possiamo che rimanere colpiti per la sua lezione di umiltà che è per noi di grande stimolo. Non ricordo un altro episodio di un grande santo qui a Tirano. Abbiamo bisogno di queste esperienze dalle quali tutti dovremmo coglierne i valori che recano». Alessio Molinari, giovane universitario tiranese che ha partecipato anche alla veglia e l’adorazione eucaristica, durata dalle ore 22.00 fino alle ore 24.00 così commenta: «Sono stati letti brani che ricordavano particolarmente i momenti dell’agonia e della morte di santa Teresina inframmezzati da canti e meditazioni» ma quello che gli ha dato maggiore emozione è stato il momento della partenza della reliquia: «Ho potuto aiutare a portare a spalla l’urna della santa, dalla chiesa al furgone dedicato al trasporto dell’urna». Dopo Tirano le reliquie della santa hanno fatto tappa: il 15 a Sondrio, il 16 a Regoledo, il 17 a Chiavenna. Le seguenti soste in diocesi sono state a Dongo il 18, a Maslianico il 19, il 20 a Grandate e il 21 saranno a Como per la messa e il pontificale del Vescovo. ROBERT WALTER NAZZARI CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 SONDRIO INCONTRO CON LA DIRETTRICE DELLA STRUTTURA DI BOLLATE Dal carcere, storie di umanità C he posto occupa il carcere nella nostra società e qual è il ruolo che questa – le sue norme, i valori, le leggi che la governano – svolge nell’organizzazione della vita carceraria? Si potrebbe riassumere in queste due simmetriche domande l’appassionata e lucida relazione che Lucia Castellano, direttrice della casa di reclusione di Bollate, ha tenuto lo scorso 10 marzo a Sondrio, presentando il suo libro (scritto in collaborazione con la giornalista del “Sole 24 Ore” Donatella Stasio): Diritti e castighi (il Saggiatore, 2009). Le risposte a queste domande non sono scontate. Intanto la sala era gremita: un pubblico attento e variegato, con diversi giovani, ha seguito con grande attenzione ed interesse, intervenendo con domande, testimonianze ed osservazioni personali. Il tema, quindi, colpi- sce e coinvolge, più e meglio di quanto si creda. Non ci sono solo riflessi securtari o pulsioni repressive e coercitive. C’è anche volontà di conoscere e capire, desiderio non di escludere e rimuovere, ma di avvicinare ed includere. Come è stato suggerito in un intervento, la parola “solidarietà” che sembra scomparsa dai telegiornali e dai discorsi ufficiali non è morta nel vocabolario interiore e nel sentire sociale delle persone. E Castellano lo ha ribadito: sono molte le offerte e le proposte che la società esterna rivolge al carcere. Il problema è che non sempre il carcere è attrezzato e preparato per accoglierle. Questa è una delle molte contraddizioni che lo caratterizzano. Secondo le disposizioni di legge, dall’articolo 27 della Costituzione (“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condanna- A SONDRIO IL PRIMO INCONTRO DEL TAVOLO ANTICRISI PROMOSSO DALLA PREFETTURA Primo incontro, la scorsa settimana, in Sala Consiglio a Palazzo Muzio, a Sondrio, per il Tavolo “Anticrisi” voluto dal Prefetto Erminia Rosa Cesari e dal presidente della Provincia Massimo Sertori. All’incontro hanno preso parte i rappresentanti di sindacati, organizzazioni di categoria, autorità civili e istituzionali del territorio. Due gli obiettivi fondamentali del Tavolo: fare una prima e accurata analisi dell’attuale situazione (posti di lavoro persi, numero di cassaintegrati ed eventuali situazioni a rischio) e proporre un confronto fra le parti perché, nell’ambito delle rispettive competenze, si cerchino le strade più percorribili per uscire dalle situazioni di difficoltà ed empasse. «La crisi perdurerà ancora per tutto il 2010 con evidenti ripercussioni anche nella nostra terra. È importante, dunque fare tutto il possibile per salvare e tutelare tutti i posti di lavoro». Questa l’osservazione maturata con consapevolezza nei partecipanti al tavolo di confronto. Nel corso dei lavori sono state proposte una serie di considerazioni generali e i presenti hanno concordato sul fatto che è necessario risolvere i problemi contingenti cercando altresì di pianificare quello che sarà lo sviluppo futuro di Valtellina e Valchiavenna. Lo strumento di dialogo fra le parti dovrà essere dinamico con la possibilità di volta in volta, di estendere la partecipazione anche ad ulteriori e più specifici comparti che possano in qualche modo contribuire a rafforzare il contatto fra chi produce e il consumatore finale. Il Tavolo è stato chiuso dal Prefetto di Sondrio con l’impegno di fissare a breve un nuovo e ulteriore appuntamento nel corso del quale ogni ente o categoria presenterà alcune proposte per far fronte a questo difficile momento congiunturale. La Cesari, inoltre, ha chiesto agli intervenuti di valutare la possibilità di attivare contratti di solidarietà e di sottoporre al Tavolo ogni possibile iniziativa diretta ad avviare la filiera bosco - legno, quasi inesistente in provincia. Il Prefetto ha altresì sottolineato come la vocazione turistica delle valli sondriesi e la presenza di eccellenze agroalimentari debbano essere all’origine della ricerca di linee congiunte d’azione da parte della Coldiretti e dei rappresentanti del settore alberghiero per promuovere sia l’ospitalità sia il consumo dei prodotti locali. Non solo, il Prefetto ha sollecitato gli Enti Previdenziali a fornire tutte le indicazioni utili a conoscere nel dettaglio le scadenze degli ammortizzatori sociali concessi in valle così come le nuove richieste. Piena la condivisione degli obiettivi così come la collaborazione da parte dei presenti. Non si esclude, inoltre - secondo le indicazioni del Prefetto che potrebbero prendere parte ai successivi incontri anche i referenti degli istituti di credito locali. LA CORALE SAN MAURIZIO DI PONTE IN VALTELLINA TRASFERTA A BASILEA Trasferta in quel di Basilea per la corale “San Maurizio” di Ponte in Valtellina. L’evento organizzato, il 20 e 21 marzo prossimi, dalla Famiglia Valtellinese e Valchiavennasca di Basilea in collaborazione con la Missione Cattolica Italiana di Basilea ha ottenuto anche il patrocinio della Provincia di Sondrio. La due giorni nel centro della confinante Confederazione Elvetica prevede per sabato 20 marzo alle ore 20.00 il concerto della corale presso la chiesa di San Pio X al quale seguirà un rinfresco offerto dalla Famiglia Valtellinese e Valchiavennasca, mentre domenica 21 alle ore 11.00, presso lo stesso edificio sacro, la “San Maurizio” accompagnerà la Santa Messa. Seguirà il pranzo in stile rigorosamente valtellinese a base di polenta taragna e salsicce, anche in questo caso, con tutt’altro repertorio, la corale intratterrà i partecipanti. to.”) al regolamento del 2000, il carcere dovrebbe essere, per eccellenza, il luogo della tutela gelosa e scrupolosa del diritto e dei diritti. Su questo, innanzi tutto, dovrebbe fondarsi la sua funzione rieducativa. Viceversa è il luogo della violazione, dell’arbitrarietà e, spesso, della violenza. La pena dovrebbe consistere unicamente (e non è poco!) nella privazione della libertà, senza nessun’altra sofferenza aggiuntiva, che risulta assolutamente arbitraria anzi contraddittoria rispetto alle norme giuridiche. In più, il carcere dovrebbe insegnare il rispetto della dignità e dei diritti ed accompagnare il detenuto verso una più responsabile fruizione ed un più maturo esercizio della propria libertà. È perché l’ha usata male che si trova lì ed il fine di questa sua permanenza dovrebbe essere guidarlo ed abituarlo ad impiegarla bene, cioè con vantaggio per se stesso e per gli altri. “Dovrebbe”: purtroppo si parla prevalentemente al condizionale. In realtà la vita effettiva del carcere, la scansione della giornata che concretamente vi si svolge ben poco hanno a che fare con queste finalità. I 70.000 detenuti (un numero enorme, che cresce al ritmo di 800/1000 ogni mese e di cui quasi la metà è costituito da persone in attesa di giudizio) stanno per lo più chiusi ed ammassati 20 ore al giorno in celle piccolissime e spesso fatiscenti. Come possono, in queste condizioni, venire rieducati ed avviati ad un esercizio maturo, corretto e consapevole della libertà? Quali aiuti alla conoscenza ed al rispetto del diritto e dei P A G I N A 33 GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO Questi gli appuntamenti di Unitre Sondrio per l’ultima decade di marzo: lunedì 22, Chiara Sciolis Garbellini, docente di filosofia e psicologia, approfondirà il tema L’etica della cura; mercoledì 24, Gianfranco D’Aietti, presidente del Tribunale di Sondrio, tratterà de L’informatica al servizio della giustizia; venerdì 26, Marco Bersanelli, docente di astronomia e astrofisica presso l’Università degli Studi di Milano e collaboratore presso l’Istituto di Fisica cosmica del CNR, con proiezioni in power-point, presenterà la missione de Il satellite Planck verso l’alba del tempo; lunedì 29, Emilia Perassi, ordinaria di Letteratura ispano-americana presso l’Università degli Studi di Milano, proporrà un Invito alla lettura di Jorge Luis Borges; mercoledì 31, l’antropologa Michela Zucca illustrerà con diapositive La vera storia dei Celti. Gli incontri si tengono presso la sede di Unitre in via Cesare Battisti 29 a partire dalle 15.30. Ricordiamo che entro il 31 marzo occorre prenotarsi per assistere presso il Teatro alla Scala di Milano venerdì 23 aprile (alle ore 19.30) all’opera Lulu, musica e libretto di Alan Berg, diretta da Daniele Gatti. Ai soci si richiede anche di prenotarsi al più presto per il viaggio di più giorni di fine anno (tra fine maggio e inizio giugno), che avrà come meta il mondo degli Etruschi, con visite a Tarquinia, Cerveteri, Vulci e alle aree archeologiche dell’Etruria. Due gli appuntamenti da ricordare per la settimana di Unitre di Tirano: martedì 23 alle 15, l’ingegnere Dino Mazza tratterà di poesia, parlando sul tema Scrivere: dialogo su un percorso di speranza; giovedì 25 alle 15, Franco Clementi presenterà e guiderà l’ascolto de Il franco cacciatore di Carl Maria von Weber, considerata dalla critica la prima grande opera del romanticismo tedesco. Le lezioni di interrompono dal 29 marzo al 5 aprile per le vacanze pasquali e riprenderanno martedì 6 con Augusta Ferrari, che presenterà la sua tesi di laurea su L’emigrazione in Argentina, insignita del premio “Arturo Schena” del Gruppo Credito Valtellinese. diritti (propri ed altrui: base per un’autentica convivenza democratica) possono ricevere da una pattuglia di 352 psicologi e 686 educatori, pur bravi ed impegnati che siano? Il carcere “chiuso”, puramente coercitivo e repressivo è, dice Lucia Castellano, un sistema fallito, perché “prigioniero di se stesso” e totalmente autoreferenziale. Ha rinunciato alla funzione sua propria della rieducazione e della risocializzazione. Non tende a formare cittadini, ma è piuttosto impegnato nel “quotidiano annientamento dei corpi e delle menti”. L’esatto contrario del compito che gli assegna (assegnerebbe?) la Costituzione. È di estrema importanza che questa analisi venga “da dentro”, da una persona che vive ed opera a livello dirigenziale all’interno di questa struttura e che ha una lunga e qualificata esperienza. Analisi critica ma obiettiva. Discorso duro ma non distruttivo. Al contrario positivo e propositivo. Se questa è – oggi ancora – la realtà del carcere, ciò che occorre fare è “costruire nuove carceri, non nel senso di fabbricarle, ma di ripensarle”. Ed è quanto si sta facendo – ormai da otto anni – a Bollate. Qui più di 1000 detenuti vivono e si muovono entro uno spazio “aperto”. Ciascuno ha un proprio percorso che ogni giorno lo porta al lavoro, allo studio, alle attività culturali e formative che riempiono (parola chiave: uno dei problemi più drammatici per chi entra in carcere è il trovarsi immerso in uno tempo assolutamente vuoto) la sua giornata. Così ciascuno si assume degli impegni ed impara a svolgerli con responsabilità. Non solo impegni individuali, anche collettivi: ci sono i delegati di piano e di reparto che rappresentano i propri compagni nei confronti della direzione ed i responsabili delle diverse attività. Insomma, non uomini dimezzati e negati, ma persone concretamente avviate all’esercizio attivo di una vita sociale. Quando ho presentato al gruppo di detenuti con cui mi trovo settimanalmente il libro Diritti e castighi illustrando il metodo e l’organizzazione realizzati a Bollate, un giovane molto intelligente dall’esperienza di vita estremamente complessa ha commentato: «Sì, si stanno costruendo della carceri su Marte e lì vengono fatte queste cose. Il problema è che noi siamo sulla Terra». Ho riferito alla direttrice Castellano questo commento e lei mi ha risposto: «No, Bollate non è su Marte. Quello che lì si sta cercando di realizzare non è altro che l’applicazione fedele a puntuale delle norme. Non è facile, ma vale la pena e può essere fatto in moltissimi altri carceri, soprattutto nei più piccoli». a cura di FRANCESCO RACCHETTI P A G I N A 34 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 LA SOSPENSIONE DEI TALK SHOW TRA PAR CONDICIO, RICORSI AL TAR ED ETICA DEI GIORNALISTI E’ QUESTA LA GIUSTA SOLUZIONE? I Tar (Tribunali amministrativi regionali) vivono in questi giorni un momento di particolare gloria mediatica. Alle questioni legate alla presentazione delle liste per le elezioni regionali in Lombardia e in Lazio si è aggiunta quella relativa al regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni (Agcom) che blocca i talk show in periodo elettorale. Dopo la sentenza contraria del Tar del Lazio, l’Agcom ha annullato le disposizioni sulla par condicio per le tv private e ha invitato la Rai a rivedere a propria volta le relative norme. La tv pubblica aveva sospeso le trasmissioni del genere con un regolamento varato dalla Commissione di Vigilanza che aveva provocato numerose polemiche. Lunedì 15 marzo il Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini convocato in seduta straordinaria ha confermato a maggioranza la sospensione dei dibattiti politici in tv. Più che le prescrizioni di legge o i regolamenti, do- vrebbero valere i principi della correttezza informativa e della deontologia professionale. Proprio in occasione di una tornata elettorale, l’informazione corretta è un bene necessario per tutti. Togliere spazi di confronto in cui dare la parola agli esponenti politici o ai candidati è una decisione che rischia di privare il cittadino-elettore di una consistente parte del suo diritto a infor- marsi. Se in qualche caso si temono eccessi da parte dei conduttori, piuttosto avrebbe senso varare un regolamento stringente sulle modalità in cui i confronti devono avvenire, ma non togliere completamente al pubblico televisivo la possibilità di assistere al faccia a faccia tra i candidati. L’idea stessa di imporre per legge un’equità di trattamento nella gestione degli spazi dedi- I DIBATTITI POLITICI SBARCANO SUL WEB Bloccati in tv a causa delle norma sulla par condicio in vista delle prossime elezioni regionali, i dibattiti politici sono sbarcati sul web, un canale a cui, a differenza degli altri, le restrizioni non si applicano. A dare lustro e rilanciare talk show e programmi di approfondimento politico on line è stato Enrico Mentana, ex conduttore di Matrix e già direttore del TG5, che al grido di “vietati in Tv liberi sul Web” ha inaugurato sul portale del Corriere della Sera, www.corriere.it, una serie di interviste e confronti tra giornalisti e politici. I primi politici ad inaugurare questo nuovo programma web, chiamato ironicamente “Mentana Condicio” sono stati il ministro della difesa, Ignazio La Russa (PDL) e il vice-segretario del PD, Enrico Letta. Nei giorni successivi è toccato a Italo Bocchino, vice coordinatore del PDL, e ad Antonio Di Pietro, leadere dell’Italia dei Valori, ma non sono mancati anche i giornalisti come il direttore del TG1, Augusto Minzolini, e il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris. Confronti in cui, grazie anche alla bravura del conduttore, si è riusciti ad uscire dalle polemiche di queste settimane per parlare e confrontarsi sulla situazione del Paese e di questa stagione politica. Grazie alle possibilità garantite dal web tutte le trasmissioni sono visibili in qualsiasi momento collegandosi a corriere.it. ML “Amarcord” sufficiente ad assicurare parità di trattamento. All’interno di un telegiornale, per esempio, si possono dedicare tre minuti ciascuno ai rappresentanti di parti politiche opposte ma in un caso rendere conto della buona accoglienza da parte della folla in un comizio di piazza, nell’altro sottolineare i fischi di qualche contestatore - che non manca mai - dando così dei due un’immagine completamente diversa: positiva per il primo personaggio, negativa per il secondo. Rispettare la pari quantità non dà garanzie sulla… pari qualità dell’informazione. Ancora una volta, dunque, più che nelle mani del legislatore o del Parlamento la palla dovrebbe essere in quelle dei giornalisti che, in quanto tali, dovrebbero essere i primi a impegnarsi in un’attività informativa corretta a prescindere dalle eventuali prescrizioni normative in tal senso. HOMO VIDENS Tele IL comando Domenica 21 Le frontiere dello Spirito, C5,8,50. Riflessioni sull’anno sacerdotale. A sua immagine, Rai1, 10,30. Patton Generale d’acciaio, R4, 15,25. Ottimo film sulla 2° guerra mondiale . L’incantesimo del lago 2 e 3, It1, 15,55 e17,15. Film d’animazione. Per un pugno di libri, Rai3, 18,00. Gioco sui libri tra scuole. Eragon, It1, 21,30. Film fantastico per la famiglia. In good company, Rai4, 21,10. Film commedia con S.Johansson. Tutti pazzi per amore 2, Rai1, 21,30. Fiction di successo . Fratelli Benvenuti, C5, 21,30. Fiction in 6 puntate con M.Boldi. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. NCIS, Rai2, 21,00. Telefilm. Report, Rai3, 21,30. Sicurezza stradale. Speciale Tg1, Rai1, 23,40. Lunedì 22 Tutti pazzi per amore 2, Rai1, 21,10. Due, Rai2, 21,05.Concerto di Lucio Dalla e F. De Gregori. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con G. Lerner. Stato di grazia, Rai4, 21,10. Film poliziesco con Sean Penn. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Attualità. Air force one, Rai1, 23,35. Film d’azione con H. Ford. La storia siamo noi, Rai2, 23,35. L’uccisione del magistrato guido galli. Martedì 23 7 spose per 7 fratelli, R4, 16,40. Ottimo film musicale. Capri 3, Rai1, 21,10. Fiction. Elezioni regionali, Rai3, 21.10. Conferenza stampa. Zelig, C5, 21,10. Varietà. Dr. House, It1, 21,10. Telefilm. Senza traccia, Rai2, 21,05. La gaia scienza, La7,21,10. Doc. Mercoledì 24 Nella valle di Elah, Rai3, 21,10. Film drammatico. Ti amo in tutte le lingue del mondo, C5, 21,10. Film di Pierac- cioni. Il commissario Montalbano, Rai3, 21,05. La voce del violino. Fiction. Firewall, a accesso negato, R4, 21,05. Ottimo thriller con Harrison Ford. Le iene show, It1, 21,10. Programma pungente che fa le pulci ai grandi. Un ragazzo tutto nuovo, Rai4, 22,45. Commedia. Giovedì 25 Stasera è la tua sera, Rai1, 21,10. Spettacolo. Mondiali di pattinaggio, Rai2, 23,00. Finale libero maschile. Ris – Roma, C5, 21,10. Fiction italiana. La leggenda del pianista sull’oceano. Film drammatico. Dixit: Madre terra, Rai Storia 21,00. Documentari. Venerdì 26 L’ispettore Coliandro, , Rai2, 21,05. Polizieschi. Mi manda Raitre, 21,10. Attualità. Speed 2 senza limiti, R4, 21,10. Thriller. Sciock, La7, 21,10. Attualità spettacolo con Barbareschi. Battlestar Galactica, Rai4, 21,10. Telefilm di Fantascienza. CSI, It1, 21,10. Poliziesco. Matrix, C5, 23,30. Attualità con A. Vinci. Tv7, Rai1, 23,20. Attualità. Sabato 27 Sulla via di Damasco, Rai2, 10,30. Rubrica religiosa. A sua immagine, Rai, 17,10. Madeline, It1, 21,10 film d’avventura per famiglie. Criminal minds, Rai2, 21,05. Ti lascio una canzone, Rai1, 21,10. Spettacolo con A. Clerici alla ricerca di nuovi talenti. Ulisse, Rai3, 21,30. Diari e memorie. L’ispettore Barnaby, La7, 21,35. poliziesco inglese. Bones, R4, 21,30. Polizieschi con ironia e leggerezza. Tg2 Dossier, Rai2, 23,35. Don Chisciotte, Rai3, 23,40. Spettacolo di e con F. Branciaroli il settimanale ANATOMIA DI UN OMICIDIO Anno 1959. Una cittadina di provincia americana. Storie che succedono, o forse succedevano solo lì. Un modesto avvocato assume la difesa di ufficiale dell’esercito accusato di aver ucciso a revolverate il proprietario di un bar che gli ha violentato la moglie. Il regista, Otto Preminger realizza un eccellente film sull’inestricabile rapporto tra giustizia, verità, innocenza e astuzia e ci consegna un enigma che, alla fine, può considerarsi risolto solo in apparenza. Nonostante la lunghezza, (120 minuti) è uno dei più avvincenti legal movie (drammi giudiziari ) mai prodotti da Hollywood. Il suo nocciolo è nell’ambiguità dei personaggi e dei fatti e nella sottigliezza anatomica della loro ricostruzione. Eccellente compagnia di attori: sette nomine ai premi Oscar e la Coppa Volpi, a Venezia, al grande James Stuart! All’epoca della sua uscita nelle sale cinematografiche americane, suscitò un vero scandalo in quanto era la prima volta che si usavano parole come “mutandine” e per questo la pellicola subì un attacco da parte dei puritani che consideravano il film “sporco”. Godetevi, a proposito, la scenetta in cui l’esemplare giudice Weaver si apparta con gli antagonisti ed ha luogo il seguente dialogo. Giudice: “Il termine mutandine tornerà a galla?” Biegler: “Sissignore”. Giudice: “La parola in questione ha un certo non so che... Direi che non s’intona a quest’aula... Non potremmo usarne una diversa?” P. M. Lodwick: “Mia moglie le chiama sempre così”. Giudice: “E lei, Biegler?” Paul: “Be’, Vostro Onore, io sono celibe”. Giudice, al P. M. aggiunto Dancer: “Lei che ne dice?” L’interpellato: “C’è un vocabolo francese che imparai durante la guerra, ma... è forse troppo suggestivo”. Giudice: “Come tante parole francesi. Va bene, tornino ai loro posti, grazie”. E poi, rivolgendosi ad alta voce a tutti: “Per conoscenza della Giuria... e per maggiore soddisfazione del pubblico... l’indumento femminile a cui si accennava è... è un paio di mutandine”. Domenica 21 marzo;ore 14:05;su La 7a cura di cati ai candidati in lizza è per alcuni versi un’anomalia. Non ce ne sarebbe bisogno se il mondo dell’informazione nostrana fosse adeguatamente strutturato su solide basi etiche e deontologiche. È compito funzionale degli operatori dell’informazione autoregolarsi, come sancito nei vari codici deontologici della categoria, in maniera tale da assicurare ai cittadini un’informazione pluralista, equilibrata e non discrimina-toria in qualunque occasione o situazione, compreso il periodo di campagna elettorale. Per quanto riguarda specificamente la norma della “par condicio”, è discutibile anche l’impostazione quantitativa che la determina. Nata con particolare riferimento all’emit-tenza televisiva, la legge prevede un monitoraggio degli spazi dedicati a leader e partiti politici (solitamente curato da un Osservatorio dedicato presso l’Università di Pavia). Ma è facile rilevare come l’attenzione quantitativa non sia a cura di DANIELA GIUNCO il settimanale a cura di TIZIANO RAFFAINI P A G I N A 35 LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 20 MARZO 2010 DA SAN ROCCO E DAL GRUPPO AMICI MARE UN GRAZIE SINCERO A DON SANDRO VERONICA COMUNE I «OCCHI DELLA MADONNA» l 25 febbraio ci ha lasciati il nostro carissimo don Sandro. Per noi di S. Rocco, don Sandro è stato un grande amico! Una persona semplice, umile, sempre pronto al dialogo con tutti. Passando per le vie di S. Rocco, non si poteva fare a meno di notare la sua presenza, sia per il suo “vocione”, sia per le sue “risate”, sia per la sua mole tanto da essere chiamato “Don Sandrone”. Ricordiamo la sua disponibilità verso tutti, ma una disponibilità anche economica, quando durante i GREST, conoscendo le difficoltà della parrocchia, finanziava le gite per rendere felici grandi e piccoli; con lui non ci si annoiava mai. Piacevoli le sue omelie, parole semplici ma precise, giuste al momento giusto, non molto lunghe e pesanti, ma che lasciavano un’impronta importante. Le visite alle famiglie durante le benedizioni pasquali, le preparazioni ai battesimi, erano incontri familiari, seduti attorno al tavolo scambiando quattro chiacchiere, quindi oltre ai contenuti di fede, trasmetteva quello che era il modo di vita quotidiana. Durante le gita parrocchiali, durante i pranzi vari o le pizzate, ci allietava sempre con le sue canzoni, alcune anche poco “religiose” ma sempre molto allegre! Pensiamo che a nessuno sia passata indifferente questa grande figura di uomo buono, umile, semplice, disponibile. Grazie don Sandro! LA COMUNITÀ DI SAN ROCCO H o conosciuto don Sandro nel 1992 a Sestri Levante tramite il «Gruppo Amici Mare», fondato da don Augusto Peduzzi (con l’aiuto di Beppe Cornaggia, trasferitosi a Chiavari per gravi problemi di salute), per dare la possibilità a persone handicappate di responsabilizzarsi. La prima volta che l’ho incontrato mi è sembrato un orso che nessuno doveva toccare o chie- dere qualcosa. Aveva la faccia sempre scura e spesso si arrabbiava, tanto che dentro di me pensavo :”ma questo è un prete o no?”. Sicuramente il suo modo di fare derivava dalle sue grandi responsabilità, avendo a che fare con delle teste calde come noi, infatti il primo anno non mi sono avvicinato a lui. Negli anni seguenti mano a mano che ci incontravamo, la mia opinione su di lui cambiava e riuscivamo a comunicare. Don Sandro era un uomo di poche parole. Quando facevamo gli incontri, le uniche parole che uscivano dalla sua bocca erano: “Ragazzi si parla uno alla volta, senza far casino, chi vuole parlare parli pure altrimenti io me ne vado”. Ultimamente si divertiva a dare una mano più del solito in cucina (una volta abbiamo cucinato insieme ed è stato molto divertente). Si fidava di tutti e di tutto prendendo spesso delle fregature. Da quando don Peduzzi ci ha lasciato mi diceva sempre: “Quest’anno nessuno mi chiamerà per sapere come va a Sestri” e adesso che si sono ritrovati possono parlare tranquillamente. Molti atteggiamenti li accomunavano: l’interessamento agli altri, l’aiuto nel gruppo secondo le sue disponibilità, l’attenzione verso la casa parrocchiale che ci ospitava e responsabilizzarmi, mettendomi alla prova e facendomi riprendere le persone al posto suo. Io Giuseppe (handy) lo ringrazierò sempre per quello che mi ha insegnato. Hai guardato per terra salendo i gradini nel giardino? Ti sei accorto che dove i tuoi passi non lasciano alcun segno, Dio ha messo la luce degli occhi di sua madre? GIUSEPPE Foto AC - Il Settimanale UN PRETE PER AMICO (38) «NON POSSO FARE TUTTO QUELLO CHE VOGLIO... E MI COSTA» « N on vorrei che un sano mi dicesse “questo lo puoi fare, questo no”; accetto che me lo dica il medico o un altro che ha superato l’infarto. Ma voglio provare io quel che riesco a fare o no, perché voglio vivere; per gli altri, che penso mi vogliano bene del resto, è un voler essere testardo, amante del rischio, aspirante suicida. Lo sapevo anche prima, in teoria, ma adesso ho scoperto senza dubbi che, come prete, è meglio che preghi, studi, scriva agli amici, invece di spingere carrozzine, invece di scorrazzare in auto con la scusa di trovare amici in difficoltà. Non posso fare tutto quello che voglio e mi costa. Nessuno me lo rinfaccia, ma se uno dice “ora dovrai stare più fermo, riposare di più” mi secca, mi annoia; vorrei rispondere “lo so già anch’io; lascia che organizzi da me quel che so fare”. Adesso che sono anch’io han- dicappato, mi accorgo che spesso devo aver imposto agli altri la mia volontà; pensando di servire gli altri, in realtà imponevo i miei gusti, le mie scelte. Capita a me, ora di sentirmi imporre quel che gli altri pensano vada bene per me, senza che domandino il mio parere. Debbo averlo fatto anch’io. Un sano, di fronte ad un impedito, o scappa per non avere noie o si impegna a far qualcosa per lui. In questo secondo caso a me personalmente dà noia se PAROLE, PAROLE, PAROLE (59) Carattere l’impedito pensa di ottenere da me chissà cosa, tutto l’aiuto, la compagnia, l’amicizia, l’aiuto finanziario e morale, la salute fisica e la sicurezza dell’avvenire. Preferisco l’handicappato che non fa calcoli su di me, ma mi domanda qualcosa senza offendersi se non posso dargliela e senza togliermi la sua amicizia se qualche volta gli dico di no. Preferisco l’handicappato che non ha paura di dirmi se sbaglio nel comportamento o nelle parole. DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: AGOSTINO CLERICI Dal greco “karaktèr”, che significa “segno,impronta”. Nel catechismo si dice che battesimo e cresima “imprimono” nel fedele il carattere di figli di Dio e discepoli di Cristo (una volta si diceva “soldati”). Sono “caratteri” anche quelli di stampa, ovvero le lettere dell’alfabeto e gli accessori, che vengono impressi sulla carta. Nel linguaggio comune spesso “carattere” è inteso come equivalente di “indole”, temperamento”. Indole, a sua volta, viene dal latino “indu-”, dentro, e “alere”, crescere, quindi “ciò che cresce dentro”; mentre temperamento viene pure dal latino e significa “forgiatura”. Però a volte si dice di una persona piuttosto prepotente e aggressiva, che ha un “carattere forte”. In realtà si tratta di un carattere “debole”, perché non sa tenere a freno la propria “indole” o il proprio temperamento, e lo riversa sul prossimo, cui offre un atteggiamento di preteso comando. Il grande imperatore romano Marco Aurelio scrisse: “Vuoi avere un grande impero? Comanda a te stesso”. Fortezza e temperanza sono due delle quattro “virtù cardinali”. Cardini di una personalità matura nelle virtù umane, sostenute e alimentate, nella educazione cristiana, dalle virtù “teologali”, cioè dalla Grazia divina. ATTILIO SANGIANI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. Registrazione TTribunale ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: La Pr ovincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 Provincia 22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50 tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2010: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Settimanali Cattolici) e all’USPI Mi dà noia l’handicappato che pensa solo ai suoi problemi – e lo so che sono tanti – e non anche ai problemi degli altri e non anche ai problemi di chi lo aiuta. Un interessamento verso di me stabilirebbe rapporti di reciprocità, di arricchimento vicendevole. Ma forse pretendo troppo da uno che non è ancora sicuro di me, non è sicuro che continuerò ad essergli amico, ad interessarmi di lui, anche se mi dà noia”. mons. AUGUSTO PEDUZZI INFORMATIVA PER GLI ABBONATI La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. 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