anno XLIII - n. 2 - marzo-aprile 2010
Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza
Alleluja!
Questo è il giorno
che ha fatto il Signore,
rallegriamoci
ed esultiamo!
(Salmo 117)
LA P O L ITI C A E I G I O VA N I
È un tema questo che rimbalza periodicamente sulle pagine
dei giornali. La conclusione da qualche decennio è sempre la stessa: i giovani sono lontani dalla politica; faticano a percepirne l’importanza, e soprattutto non la ritengono uno strumento utile né
per dare risposte ai problemi quotidiani, né per affrontare i macro
problemi: ambiente, pace, diritti umani, integrazione, globalizzazione, che sono quelli che oggi appassionano fortemente i giovani.
Qualche mese fa anche il settimanale della Diocesi di Vicenza è
tornato ad affrontare il tema, arrivando purtroppo alle solite, note
conclusioni. Aggiungendo però un elemento in più attorno al quale vale la pena aprire una riflessione: non solo persiste il distacco
dei giovani dalla politica, ma aumenta anche quello tra le generazioni. Eppure i problemi che le generazioni sono chiamate ad affrontare sono gli stessi. Così la politica che potrebbe proporsi come punto di convergenza in realtà segna la demarcazione tra la
generazione dei giovani e quella degli adulti. A ben guardare, anche alla luce di quanto riportano le cronache dei quotidiani di questi ultimi anni, sono veramente pochi i motivi che potrebbero
spingere un giovane ad interessarsi attivamente di politica: scandali, abusi di potere, truffe, collusione con la criminalità, leggi ad
personam, conflitto di interessi, nepotismo. Per quale ragione un
giovane dovrebbe dedicare del tempo ad una attività che già dalla
prima impressione appare fortemente inquinata e inquinante?
Beh, in verità c’è una ragione molto semplice che invita ad interessarsi di politica, ed è questa: se tu non ti occupi di politica, la
politica comunque si occupa di te. Se vogliamo evitare che le nostre città, i nostri territori, il nostro Paese continuino a scivolare
verso un futuro povero di prospettive, e se non vogliamo cadere
nell’altro qualunquismo, quello di chi critica soltanto senza nulla
proporre, è necessario “sporcarsi le mani”, cioè dare avvio ad una
nuova stagione di impegno politico, favorendo in questo l’ingresso
delle giovani generazioni. La Chiesa è aperta a questa impostazione. Già nella Gaudium et spes si sottolineava come la Chiesa stimi
« degna di lode e di considerazione l’opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il
peso delle relative responsabilità ». L’opportunità che offre la politica per cambiare le sorti del mondo, ad iniziare dai nostri paesi,
non deve tuttavia essere vista come uno strumento per favorire le
carriere personali. All’uomo impegnato nel servizio dell’autorità
occorre molta umiltà: più di ogni altro deve costantemente avviarsi verso la conversione, evitando di affrontare una funzione di autorità con semplicismo nei propri riguardi. Tuttavia deve anche vivere con una grande fiducia nella nobiltà della sua vocazione, perché questo lo aiuterà a servire Dio attraverso il servizio di una vocazione politica.
Federico M. Fiorin
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SANTUARIO
DI PANISACCO
S. MARIA
Pasqua 2010
Stiamo vivendo gli ultimi giorni di Quaresima. Quella
prossima è la settimana santa. Il pensiero, però, corre verso la Pasqua, il grande mistero dell’amore di Dio, che per
mezzo di Gesù Cristo, con la potenza dello Spirito Santo,
viene donato nel corso della storia a tutti gli uomini.
La quaresima è sempre stato un cammino in salita in
una continua tensione verso la croce, in un atteggiamento
di amore e di offerta.
Nei prossimi giorni, accompagneremo Gesù fin sul calvario, dove, prima di morire a Maria consegna il discepolo prediletto e, in Lui, consegna ciascuno di noi. « Ecco
tuo figlio ».
Sappiamo che la passione di Gesù continua nella storia del mondo, nella chiesa, nell’umanità. Gesù è ancora
contestato, perseguitato, ucciso.
A causa di quel nome, gli innocenti sono condannati, i
discepoli colpiti; abbiamo i martiri di oggi che, come scrive S. Paolo, completano (come se ce ne fosse bisogno) la
passione di Cristo. In questi tempi, il diritto alla libertà
religiosa continua ancora ad essere ampiamente violato.
Con l’incremento dell’intolleranza religiosa, in tante
parti del mondo, i più colpiti sono i cristiani. La discriminazione è sfociata in persecuzione; i cristiani sono uccisi e
sono distrutte le loro chiese e abitazioni.
Sentiamo il peso delle nostre debolezze; a volte siamo
esitanti e, quasi impauriti dalla cultura dominante nella
nostra società occidentale.
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Ma Gesù ci ha avvertiti. « Vi mando come pecore in
mezzo ai lupi. Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi ».
Il mistero pasquale sono le due facce della stessa medaglia: non c’è l’una senza l’altra.
Allora, anche se il cammino proposto da Gesù sembra
assurdo agli occhi del mondo, chi è illuminato dalla fede,
va avanti verso la Pasqua con la certezza che Gesù Cristo
è vivo perché è risorto ed è Lui la nostra speranza. Paqua
vuol dire passaggio. È Cristo la nostra pasqua. Bisogna
dunque lasciarsi salvare da Lui, accogliere dalle sue mani l’abito della vita nuova che è l’unico tesoro, la nostra
vera ricchezza.
Impegniamoci a tirare via tante pietre pesanti davanti
ai sepolcri di oggi, liberiamo la vita.
Aiutiamo Cristo a risorgere perché il mistro pasquale
sia veramente compiuto
Un sincero augurio di Buona Pasqua a tutti.
Amici di S. Maria
don Livio Dinello, parroco
Orario Ss. Messe
Domenica ore 15.30
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Mercoledí ore 7
I libri
della
Bibbia
p. Flavio Toniolo C.P.
PRO FETI “M I N O R I”
D O P O L’ E S I L I O
( Aggeo , Zaccaria , Abdia , Malac hia ,
Gioele , Baruc )
Con Aggeo inizia l’ultimo periodo profetico, quello dopo
l’esilio. Prima dell’esilio, la parola d’ordine dei profeti era
stata punizione. Durante l’esilio è diventata consolazione. Ora
è restaurazione. La nascita della nuova comunità di Palestina
coincide con l’arrivo di Aggeo.
Aggeo e la ricostruzione del tempio
Di Aggeo sappiamo solo che è un grande animatore dei
Giudei da poco ritornati dall’esilio. Il libro (due soli capitoli)
consta di quattro brevi discorsi: lamenta la dimenticanza in
cui gli Israeliti hanno lasciato il tempio e la conseguente loro miseria. La ricostruzione del tempio (la cui gloria sarà
maggiore che in passato) apporterà benessere, prosperità
(Ag 2,6-9). Il tempio viene assunto come simbolo della nuova “presenza di Dio” in mezzo al suo popolo: un luogo di autentici incontri con il Dio di Israele e di rinnovata fedeltà a
Lui. Molti interpreti hanno visto in questo passo un rimando a Gesù di Nazaret che entrerà davvero in questo tempio
(pur restaurato da Erode) rendendolo più glorioso. Gesù afferma, nello stesso tempo, che da allora in poi il vero tempio
sarà Lui, nel quale la presenza di Dio con gli uomini si è realizzata in modo definitivo (cf Gv 2,19-22). Aggeo opera verso
il 520 a.C.
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Zaccaria, profeta e “apocalittico”
Zaccaria esercita il ministero profetico dall’ottobre- novembre 520 fino al 518, immediatamente dopo il profeta Aggeo. Fin dall’inizio del suo libro ha presente la restaurazione
morale del popolo (Zc 1,3-4).
A questo libro hanno lavorato certamente due autori. I
primi otto capitoli appartengono al profeta Zaccaria e parlano
della ricostruzione del tempio e di Gerusalemme, che diventerà luogo di incontro di tutti i popoli (Zc 8,20-22). Per la seconda parte (cc. 9-14) si parla di un Deutero-Zaccaria (= secondo Zaccaria), con stile chiaramente apocalittico.
Ma vediamo i dettagli. La prima parte (Zc 1-8) è occupata
da otto misteriose visioni. Sono tutti simbolismi: affermano
che il rinnovamento spirituale si realizzerà principalmente
ad opera del sacerdote Giosuè e del principe Zorobabele,
chiamato messianicamente “germoglio” (Zc 6,12-13). Zaccaria tenta di risuscitare la vecchia idea del messianismo “regale”, associandolo però alla dimensione “sacerdotale” che incomincia ad essere prevalente.
Il deutero-Zaccaria, profeta del Messia “umile” e “trafitto”
La seconda parte del libro (cc. 9-14) è eterogenea. Nei capitoli 9-11 si preannuncia un futuro di maggiore sicurezza
per Israele, se sarà fedele a Dio. In Gerusalemme entrerà un
misterioso sovrano, “umile” e “giusto”, che porterà pace all’universo intero (Zc 9,9-10). Nei capitoli 12-14 si descrivono,
in termini apocalittici, le prove e le glorie della Gerusalemme degli ultimi tempi; si richiama il “pastore” (Zc 11,4-17;
13,7-9), un tema messianico. Il profeta ci presenta un Messia
che entra “umile” in Gerusalemme (Zc 9,9-10). Matteo applicherà questo testo a Gesù (Mt 21,5). Si accenna poi a un
personaggio che verrà “trafitto” e “percosso” (Zc 12,9-10).
Giovanni ha visto in questo brano una profezia del Cristo
trafitto sulla croce (Gv 19,37). Da notare poi il “canto della
spada” (Zc 13,7-9) citato da Gesù nel vangelo di Matteo (Mt
26,31-32). Anche se solo momentaneamente, il pastore sarà
percosso; però tornerà ben presto a pascere il suo gregge.
Abdia, profeta “nazionalista”
Il libro di Abdia è il più corto dei libri profetici: un capito6
lo di 21 versetti. Di lui sappiamo solo che si scaglia contro gli
Edomiti più o meno verso il 500 a.C.
La riprovazione di Edom è posta in bocca a Dio stesso
(Abd vv. 4.15). Nel profeta c’è un forte spirito nazionalistico.
Il rimando alla legge del taglione dice l’asprezza dei suoi sentimenti e il suo esasperato senso di giustizia, più che spirito
di vendetta vera e propria. Del resto questa è una piccola
parte del più ampio messaggio dei profeti dell’Antico Testamento.
Malachia, profeta “cultuale”
Di Malachia non conosciamo neanche il nome. Quello
che porta sembra essergli derivato dall’annuncio che egli fa,
a nome di Dio, di un messaggero (in ebraico “mio messaggero” = mal’akì). La sua vita si svolge più o meno dal 515 al 440
a.C. Il libro si compone di sei brani, a forma di dialogo. I temi più grossi sono due: le colpe dei sacerdoti e dei fedeli
nell’adempiere i doveri di culto (Ml 1,6-2,9; 3,6-12); lo scandalo dei matrimoni misti e del divorzio (Ml 2,10-16). Il profeta, però, preannuncia una purificazione radicale che sarà
preparata da un messaggero del Signore (Ml 3,1-4). Il messaggero sembra identificarsi con il profeta Elia (Ml 3,23).
Gesù stesso dirà che Elia era venuto nella persona di Giovanni Battista il quale, predicando la conversione, preparava
l’avvento del Messia (Mt 11,14). In questo sfondo di reinterpretazione della figura di Elia è chiaro che l’angelo dell’alleanza, venuto a “purificare” Israele perché possa “offrire al
Signore un’oblazione secondo giustizia”, è Gesù stesso. In
tal modo il motivo cultuale, caro a Malachia, viene ripreso al
suo massimo livello in Cristo, che “si è offerto a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2) per tutti noi.
Gioele, profeta dello “Spirito”
La prima parte del libro di Gioele (Gl 1-2) è una grande liturgia penitenziale, con supplica al Signore per essere liberati dal flagello delle cavallette (Gl 1, 2-12). Questo fatto è assunto come metafora del giudizio di Dio, che perciò deve
portare a conversione (Gl 1,13-14). Questo rito, per essere efficace, deve toccare i cuori e le coscienze (Gl 2,12-13). La seconda parte del libro (Gl 3-4) descrive in stile apocalittico il
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giudizio sulle nazioni, convocate nella valle di Giosafat (Gl
4,9-14), che in ebraico vuol dire “Dio giudica”; poi descrive la
vittoria definitiva del Signore (Gl 3,1-5). Pietro leggerà il pieno adempimento di questa profezia nell’evento di Pentecoste (At 2,17-24).
Gioele, di cui non sappiamo nulla, va considerato un profeta cultuale, animatore della liturgia e ispiratore di suppliche e di preghiere. La composizione del libro si colloca verso il 400 a.C. Con Gioele avremmo l’ultima espressione del
grande filone profetico dell’Antico Testamento.
Baruc: un “profeta” o un “sapiente”?
Il libretto attribuito a Baruc è una pseudonimia, cioè l’appropriazione, pienamente legittima e molto in uso nell’antichità, di un nome altrui, per nascondere la propria identità.
E quasi certamente l’autore non è neppure unico, per l’eterogeneità del contenuto.
La prima parte (Bar 1,15-3,8) contiene una solenne preghiera penitenziale, in cui gli esiliati riconoscono le proprie
colpe e invocano il perdono del Signore (Bar 2,11-15).
La seconda parte (Bar 3,9-4,4) contiene una prolungata
meditazione sulla sapienza, che in modo particolare è stata
concessa a Israele e si identifica nella Toràh, nella Legge
(Bar 4,1). Poiché Israele ha abbandonato la sua sapienza, si
trova condannato all’esilio.
La terza parte contiene un brano profetico (Bar 4,5 – 5,9)
in cui si immagina che Gerusalemme si rivolga agli esiliati
esortandoli alla fiducia nel Signore (Bar 4,27). Anche Gerusalemme, alla fine, si rivestirà di splendore e di gloria (Bar 5,
1-9).
Da tutto l’insieme si deduce che il nostro libretto dovrebbe essere stato composto tra il II e il I secolo a.C.
Nella Vulgata (traduzione latina della Bibbia) c’è anche
un sesto capitolo di Baruc, contenente una cosiddetta lettera
di Geremia, in cui si deridono pesantemente gli idoli babilonesi (Bar 6,69).
Baruc è un libro deuterocanonico: non si trova nella Bibbia ebraica, ma solo nella traduzione greca detta dei Settanta.
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Difendere la Chiesa vuol dire
stare dalla parte dell’uomo
A un osservatore attento non può sfuggire che la Chiesa, da sempre in vari modi colpita in quanto considerata
nemica della ragione e portatrice di un rifiuto della gioia
di vivere , oggi subisce un attacco che ha forse pochi precedenti. Esso, infatti, si appoggia a due elementi di forza:
la possibilità di influenzare tutti, non soltanto le persone
già con pregiudizi ostili verso di essa, attraverso i grandi
ed efficaci strumenti mediatici, soprattutto la televisione.
Dall’altra parte agisce la diffusa incultura della gente, che
non sa opporre una riflessione critica e beve tutto come
se ciò che viene proclamato o raccontato fosse il vero e il
giusto. Porta, inoltre, il suo contributo la diffusa pigrizia:
ben pochi hanno la voglia e la pazienza di andare a controllare e a documentarsi. Meglio, quindi, seguire l’andazzo comune.
Nel frattempo, in molti luoghi, in continenti diversi,
essere cristiani è pericoloso, significa veramente mettere
a repentaglio la propria vita: è quello che avviene in India, nelle Filippine, in alcuni paesi arabi Pakistan, in Iraq,
in molte regioni dell’Africa. Lì i cristiani subiscono oggi
le persecuzioni che noi ricordiamo pensando ai primi secoli del cristianesimo.
In Europa, invece,
il fronte dell’ateismo
che una volta apparteneva a pochissimi oggi
vuole presentarsi con
la veste della scientificità. La verità che si
vuole trasmettere è
che, considerato che la
scienza avrebbe dimostrato che siamo frutto
soltanto della selezione naturale, credere in
Dio è da cretini. Invece la scienza non ha
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dimostrato proprio nulla. L’evoluzione è un dato scientificamente accertato, non escluso nemmeno dalla Chiesa;
l’evoluzionismo, cioè il pensiero ideologico totalizzante,
secondo cui tutto è frutto del caso è soltanto una teoria
rozza, che non ha fondamenti scientifici, non è assolutamente superiore al credere, che non vuole spiegare tutto,
ma che comprende che gran parte del creato, della vita di
ciascuno, della parte spirituale appartiene all’inconoscibile, al mistero, e perciò si affida all’esperienza di quello
che viviamo e sperimentiamo che ci porta a credere, almeno, in un Disegno Intelligente.
Un elemento nuovo ha gettato nella tempesta la Chiesa oggi con il proposito di distruggerla come Istituzione,
colpendone la sua struttura portante : la presunta pedofilia del clero. Pareva inizialmente un problema dell’America, ora non c’è nessun paese europeo che ne è esente.
È chiara la finalità: destituire di ogni possibilità di fiducia la figura dei sacerdoti, degli educatori cristiani, mirando sempre più in alto: prima il fratello del Papa, il Papa
stesso ritenuto colpevole di non aver visto e provveduto. . . per cui in Germania c’è già qualche giornale che auspica per il bene della Chiesa le dimissioni di questo Papa.
Eppure a un lettore attento non dovrebbe sfuggire
qualche particolare che dovrebbe, almeno, invitare alla
prudenza nel giudizio. Intanto è strano che quasi tutti i
casi incriminati si riferiscano a episodi che sono avvenuti
trenta quarant’anni fa. Molti di quei presunti preti pedofili o sono già morti o sono molto anziani. Non è strano
che gli abusati, ricordando con esattezza i particolari dopo tanto tempo, non li abbiano denunciati prima? Si adducono motivazioni psicologiche: senso di vergogna,
conseguenze traumatiche che uno si porta dietro per decenni (e, perché no, la possibilità di farsi un po’ di soldi
con il risarcimento?). Qualche decennio fa un insegnante
che avesse dato un buffetto affettuoso a un allievo non
avrebbe mai pensato di fare qualcosa di male, sarebbe
stato considerato un gesto paterno, ma in questa società
non più sessuofobica anzi volutamente dissoluta, un gesto così come verrebbe interpretato da qualche genitore
sospettoso od ossessionato?
È vero, i vescovi hanno pensato di risolvere il proble10
ma spostando il prete sospettato, ma sul quale magari in
quel tempo c’erano solo voci e non fatti precisi, perché,
per la mentalità del tempo i fatti non si denunciavano.
Questo appare oggi con chiarezza un errore, ma a quel
tempo si aveva la percezione del problema che abbiamo
oggi?
Non voglio entrare nella questione ma sollevare qualche osservazione. È strano (o ipocrita?) che sollevi “giustamente” un problema questa società che non solo permette tutto ai propri figli ma li incoraggia a ogni sperimentazione anche sessuale (in Olanda, una delle nazioni
in cui Chiesa e preti sono chiamati in causa, esiste un partito che vuole liberalizzare la pedofilia) mettendo sotto
accusa l’unica istituzione anche educativa che difende valori di vita e di significato.
I reati di pedofilia sono sempre infami, specialmente
quando commessi da un sacerdote. Per questo è più che
giusto denunciarli e reprimerli e, nella misura del possibile, aiutare le vittime a superarne le conseguenze. È,
inoltre, assolutamente doveroso prendere tutti i provvedimenti che possono prevenire nuovi reati. Detto ciò,
non si può far finta di non vedere che l’attenzione di molti giornali e degli ambienti che si esprimono attraverso di
essi si concentra sui casi di pedofilia dei sacerdoti cattolici, sicuramente non più frequenti di quelli di tante altre
categorie di persone. E non si può nemmeno ignorare il
tentativo tenace e accanito di tirare in ballo la persona del
Papa, nonostante tutti i puntuali chiarimenti della sala
stampa vaticana e di altre fonti attendibili (cardinal Ruini).
Si potrebbe chiedere a chi si scaglia principalmente
contro la chiesa cattolica: non sarebbe forse più onesto
riconoscere che queste e altre deviazioni legate alla ses-
La “Voce di S. Maria” vive con piccole
e continue gocce di carità
e ringrazia tutti coloro che
contribuiscono alla sua realizzazione.
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sualità accompagnano tutta la storia del genere umano e
anche nel nostro tempo sono stimolate dalla tanto conclamata ‘liberazione sessuale’? In Germania dal ’95 a oggi su 210 mila casi di reati contro i minori solo 94 riguardavano ecclesiastici, cioè 1 su 2000. Da quello che si legge sui giornali parrebbe che gli unici pedofili si annidino
tra i preti cattolici. Purtroppo ce ne sono, ma purtroppo
quanti di questi si annidano pure tra coloro che si occupano di bambini, adolescenti, centri sportivi, collegi, palestre. . .?
La pedofilia, infine, nulla ha a che vedere con il “celibato dei preti” (ecco un’altra direzione dell’attacco) e, infatti, non ne sono esenti le persone normalmente sposate, magari con figli. Le statistiche mostrano che il maggior numero percentuale di abusi su minori avviene in famiglia.
Chiaramente, l’attacco al papa viene da coloro che per
tutt’altri motivi vorrebbero che Benedetto XVI con il suo
rigore morale venisse messo da parte. Sono le battaglie
per il rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale, le battaglie contro la equiparazione delle unioni
gay alle famiglie uomo-donna, aperte alla vita, le battaglie
contro le manipolazioni genetiche, gli uteri in affitto, le
sperimentazioni sugli embrioni che danno fastidio.
Quanta ipocrisia! È in atto una campagna di delegittimazione nei confronti dell’unica autorità mondiale che
osa opporsi al relativismo e scientismo imperanti. L’unica
che fa udire la sua autorevole voce perché l’uomo resti
veramente uomo.
Antonio Boscato
Puoi trovare “La Voce di Santa Maria”
anche su Internet all’indirizzo:
www.santamariadipanisacco .it
dal quale puoi comunicare
con il bollettino.
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Una Pasqua di Resurrezione
anche per la Sierra Leone
Il mese di aprile è arrivato anche quest’anno con la solenne celebrazione della Santa Pasqua.
Celebriamo Gesù Risorto vincitore sulla morte e sul peccato. La
resurrezione di Gesù è anticipazione e garanzia della resurrezione
finale di tutti i suoi discepoli che con lui sono morti al peccato e a
questa breve vita terrena per godere con Lui l’eterna felicità in
Paradiso.
Ma la resurrezione di Cristo è anche segno di speranza per la
resurrezione di tanti popoli di questa terrà che sono ancora avvolti
nella spirale della povertà, della violenza, dell’ingiustizia e da tanti mali che affliggono la vita di molti.
Anche la mia nuova patria da 33 anni, la Sierra Leone, aspetta
la sua resurrezione attraverso l’avvento di una nuova era che non
viene dai mezzi terreni, dai capitali finanziari o dalle ricchezze di
questo mondo ma dalla fede in Cristo Risorto.
E il Cristo Signore del Cielo e della Terra si serve di tanti avvenimenti e attività dell’uomo per far risorgere una nazione da una
situazione talvolta disperata a causa dei mali che affliggono tanti
popoli e li tengono schiavi di situazioni umane non facilmente risolvibili.
Le attività dell’uomo spesso soggette alla legge del male, una
volta redente e fondate sulla fraternità universale attraverso la
pratica evangelica dell’amore scambievole divengono mezzi di sviluppo umano e progresso reale per i popoli della terra.
La Sierra Leone in questi ultimi 20 anni ha attraversato momenti tragici che hanno tante volte hanno fatto perdere alla gente
la speranza di guardare avanti negli anni con la possibilità di uno
standard di vita migliore.
Gli undici anni di guerra civile, 1991-2002, con alterne vicende
di violenze, atrocità, distruzione di strutture e morte di tanti abitanti hanno gettato la povera nazione in uno stato di estrema miseria con la perdita dei piccoli progressi ottenuti con
la fatica di tanti
anni di lavoro dopo aver ottenuto
l’indipendenza nel
1961.
Ma grazie a
Dio la pace firmata nel1999 a poco
a poco ha preso
piede nei tre anni
successivi e una
nuova atmosfera
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di pace, riconciliazione e di aiuti internazionali ha preso piede e ha
portato nuove speranze per questa piccola nazione.
La Chiesa Cattolica insieme ad altre chiese cristiane e anche
con la cooperazione di tanti gruppi di mussulmani che sono la
stragrande maggioranza nella Sierra Leone, è stata agente di riconciliazione tra i vari gruppi etnici e partiti politici incoraggiando
tutti a lavorare assieme alla ricostruzione del paese e l’affermazione dei valori irrinunciabili che promuovono e sostengono il processo di pace.
Nella diocesi di Makeni in cui io lavoro come missionario si è
provveduto a riabilitare subito le scuole elementari e superiori, i
nostri ospedali e dispensari cattolici, le strutture di varie missioni
bruciate o saccheggiate dai ribelli assieme ad una intensa opera di
sensibilizzazione della gente alla riconciliazione, alla pace e al bene comune.
La commissione di Giustizia e Pace della diocesi ha coinvolto
tutte le parrocchie chiamando tutti cristiani e non cristiani della
zona a cooperare per cambiare una mentalità prone alla vendetta
e alla rivalsa dopo tante atrocità della guerra con una mentalità di
perdono e di pacificazione in vista del bene comune di quanti hanno sofferto i mali funesti di una guerra civile che aveva scatenato
gli istinti più violenti e distruttivi in un popolo che prima si presentava pacifico e con tanto buon umore.
Un contributo a questo processo di pacificazione è stato dato
da alcune nuove attività promosse dalla Chiesa cattolica sorte dopo la guerra e capaci di dare una risposta a tanti bisogni della popolazione che tanto ha sofferto negli anni precedenti.
La istallazione di Radio Maria Sierra Leone nel 2004 ha dato
l’occasione alla Missione Cattolica di raggiungere tante persone di
ogni fede in gran parte delle zone del paese inculcando attraverso i
suoi programmi religiosi, educativi e sociali i nuovi valori che devono informare la vita civile di un popolo che vuole il progresso
umano in tutti i campi del vivere civile.
L’apertura della prima Università Cattolica del paese a Makeni, affiliata inizialmente alla università cattolica dei Martiri
dell’Uganda a
Kampala, la capitale di quella
nazione, e ultimamente approvata dal Governo della Sierra Leone, ha
aperto una nuova strada di
cultura illuminata dai valori
del Vangelo come lievito di
una nuova visione della vita
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e delle attività umane per tante nuove forze culturali del paese.
Ultimamente il completamento da parte di una ditta italiana di
una diga sul fiume principale della Sierra Leone, ha assicurato alla capitale Freetown e a una parte del territorio verso il nord l’erogazione di corrente elettrica indispensabile al sorgere di nuove industrie e attività lavorative necessarie per dare impiego a tanta
gioventù che non trovava lavoro per sostenere la loro vita e si dava
per bisogno ad attività talvolta criminali specialmente per le vie
della capitale e dei centri più importanti del paese.
In questi ultimi 3 anni il nuovo governo con un nuovo presidente cristiano è riuscito ad attirare capitali e compagnie estere a usare le buone risorse minerarie del paese iniziando così nuove attività lavorative assicurando in tal modo posti di lavoro per tanta gente locale.
In tal modo si spera che i diamanti, l’oro, la bauxite, il rutilio,
il coltan e non ultima una agricoltura più organizzata assicureranno capitali con i quali la Sierra Leone potrebbe diventare fra pochi
anni autosufficiente economicamente e non dipendere sempre dalla elemosina di paesi stranieri.
Naturalmente l’impegno del nuovo governo sarà quello di combattere con decisione la corruzione da parte dei politici e dei capi
tribù locali in maniera da usare le risorse della nazione per il bene
di tutta la popolazione e non come un affare lucrativo per coloro
che sono al potere.
E qui la Chiesa Cattolica ha assunto questa sfida nei suoi programmi educativi nella scuola e nella pastorale predicando l’onestà, la trasparenza e la comunione dei beni della terra come unica
via al progresso e alla prosperità di questo popolo considerato fra
gli ultimi nella scala dello sviluppo umano.
Noi missionari assieme alla Chiesa Locale vogliamo testimoniare con la parola e l’azione che il Cristo risorto è la vera speranza per un futuro migliore della nostra gente della Sierra Leone.
Facciamo questo non da soli, ma con l’aiuto che ci viene da Dio
e anche con la collaborazione di tanti cristiani generosi dei nostri
paesi di origine che sono pronti alla solidarietà con i loro fratelli e
sorelle che ancora hanno bisogno di una mano pronta a condividere i tanti doni ricevuti in abbondanza dalla Provvidenza di Dio.
Con l’augurio di BUONA PASQUA a tutti i miei paesani.
P. Antonio Guiotto
Eventuali offerte si possono effettuare con versamento
presso la BANCA SAN GIORGIO CREDITO COOPERATIVO DI FARA VIC. SCRL
(C/C: 019008012524 - EU IBAN: IT18 P088 0760 8210
1900 8012 524 - BIC: CCRTIT2TC11)
intestato a P. Antonio Guiotto.
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Il Figlio dell’Uomo
è innalzato sulla Croce,
il dolore del Padre
scuote la Terra
e si fa buio nell’ora
del pianto,
ma il terzo giorno
il Sole risplende.
La pietra è rotolata via!
Il Sepolcro è vuoto!
I miei occhi hanno visto
il Signore Risorto!
Alleluja!
LA VOCE DI SANTA MARIA
36078 MAGLIO DI SOPRA (VICENZA) - C.C.P. 13274360
anno XLIII - n. 2 - marzo aprile 2010
Periodico senza pubblicità - Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. post. D.L.
353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Vicenza - Dir.
resp.: Federico Fiorin - Autorizzazione del Trib. di Vicenza n. 238 data 28-3-1969
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N. 2 Marzo/Aprile