Periodico della Comunità dei Santi Pietro e Paolo in Castrezzato - n° 22 febbraio - aprile 2010 Sommario Camminiamo insieme Periodico della Comunità parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo in Castrezzato N. 22 - febbraio - aprile 2010 In copertina Hanno collaborato a questo numero: Mons. Mario Stoppani, Don Claudio Chiecca, Mons. Vittorio Formenti, P. Lorenzo Agosti, Giuliano Franzan, Bernard Henri Levi, Maria Antonia Galli, Silvana Brianza, Paola Ungaro, Sezione Alpini di Brescia e Castrezzato, Sezione Aido e Avis di Castrezzato, Catechisti e collaboratori dell’oratorio, Gruppo Presepe Vivente A.C. di Castrezzato, C.P.A.E. Conntributi Messaggero di Sant’Antonio (Luigi Del Lago), mons. Luciano Monari, Compagnia di Sant’Angela di Brescia, Luigia Volonghi ved. Sivieri (=), Giannina Lenza, Alcuni sposi, Segreteria del C.P.P. Fotografie Erica Zani Segreteria Agostina Cavalli Impaginazione Giuseppe Sisinni Stampa G.A.R. di Ruffini s.r.l. - Castrezzato (BS) Luigi Salvetti Cristo Risorto (Aquerello) Ad introdurre il presente numero è un’opera del pittore Luigi Salvetti: Cristo Risorto. Sprizza giovinezza e vitalità divine. Emerge dal caos della morte e porta i segni gloriosi della sua Passione: le sue sante Piaghe gloriose. L’angelo della Risurrezione gli rende onore con il germoglio primaverile della Pasqua , ad indicare la vita nuova che nasce da quell’unica tomba vuota. Il Cristo Risorto è colto nell’atto del saluto benedicente: ”Pace a voi!”, il tipico saluto pasquale. Il Cristo Risorto dai morti è caparra sicura della nostra speranza. Che cosa vi è infatti di più terribile e di più ineluttabile della morte, che ingoia nel suo gorgo buio e strappa dalla terra dei viventi? Eppure il nostro Signore Gesù Cristo è entrato nel grembo della morte e l’ha sconfitta, proprio quando essa si illudeva di tenerlo nelle sua mani. Anche in questa Pasqua 2010 possiamo attingere dal Risorto la speranza “che non delude, perchè l’amore di Cristo è stato riversato nei nostri cuori” (S. Paolo ai Romani). Solo da Colui che ha vinto la morte possiamo attingere una gioia più tenace dei nostri dubbi e delle nostre paure, delle difficoltà e dei conflitti, del senso di desolazione di fronte alla confusione e corruzione che ci assediano. La vita che erompe dal Cristo Risorto (e che Lui vuole donare a tutti quanti Gli si avvicinano con fede) non può essere tenuta prigioniera da nessuna pietra tombale. Preghiamo con fiducia: “O Padre, siamo sicuri che Tu accogli le nostre preghiere. La potenza della risurrezione del tuo Figlio si manifesti ovunque nel mondo e cresca in noi il desiderio di lavorare per un cielo e una terra nuovi”. (d.m.) 2 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Sommario 3 7 Lettera del Parroco 9 Formazione biblica 15 21 La madre di tutte le veglie Vita della Chiesa Malafede e disinformazione Paolo, per amore di Cristo, Apostolo del suo tempo Con la Diocesi Sant’Angela Merici patrona secondaria della Diocesi Spiritualità “Benedetto” Tempo Quaresimale 25 Vita missionaria 28 L’intervista 38 Spazio Oratorio 49 Calendario liturgico Luca Turelli volontario tra i bambini dell’Uganda Le badanti Vetrine sul mondo Anagrafe parrocchiale e Calendario liturgico Lettera del Parroco La Pasqua, cuore della nostra fede La madre di tutte le veglie C arissimi, tutti concordiamo nel constatare che stiamo vivendo tempi difficili, bersagliati da notizie or vere, altre volte amplificate e cattive che tolgono speranza. Anche i credenti non sono esenti da colpe e negatività. “Togliete il male dalle vostre azioni” , già ammoniva il profeta Isaia facendosi interprete della volontà di Dio. Far Pasqua, per noi cristiani, è “gettar via il vecchio lievito” della malizia e della perversità: questo il ritornello che sentiremo continuamente nelle Feste Pasquali. Vorrei sostare con voi, in questo numero del Bollettino, sul significato assolutamente grande della Veglia pasquale. Che cos’è diventata la più grande festa dell’anno liturgico, questa Veglia pasquale che nell’antichità è stata designata come “la festa delle feste”, “la solennità delle solennità”? In Occidente è il Natale a raccogliere il maggior numero di consensi. La messa di mezzanotte continua ad affascinare e ad incantare. Forse le ragioni sono più sentimentali che sostanziali. Sembra che il Bambino Gesù nel presepe attragga più della gloria del Crocifisso Risorto. Non mancano, è vero, le persone e le comunità che hanno ricevuto un considerevole aiuto ed un’intensa gioia spirituale dalla Veglia pasquale: io stesso constato la coraggiosa disponibilità dei genitori che accettano la proposta di far battezzare i propri figli nel corso della già lunga Veglia pasquale! Per tutti questa notte santa è l’occasione più opportuna per ri- scoprire la ricchezza della liturgia e la sua forza vitale: già, perchè la liturgia non è una serie di sacre e misteriose scene teatrali, ma è Cristo in azione nel tempo e nello spazio. Ogni volta che celebriamo i santi Misteri si compie per noi l’opera della salvezza. Se così non fosse, meglio ...stare a dormire, o occuparsi di cose più interessanti, come molti già fanno, dopo avere gettato a mare ogni traccia di formazione cristiana e di senso del dovere religioso! Anche ai valorosi che hanno occhi e cuore per dire di sì a Dio, va rivolto l’invito a non lasciarsi scoraggiare dalla lunghezza della celebrazione, ma a rendere più acuta la vista nello scorgere la ricchezza del mondo dei simboli, delle reminiscenze e delle allusioni di ogni genere, (per esempio il fuoco, la Parola di Dio, la memoria della Storia della Salvezza, dell’acqua e dell’immersione battesimale, del pane e del vino ecc...) che il rituale ha seminato a profusione. Viviamo quindi intensamente la liturgia pasquale per rinnovare in profondità la nostra vita. Buona Pasqua a tutti. Camminiamo insieme vostro don Mario n. 22 febbraio - aprile 2010 3 Formazione sacramentale Il sacramento della riconciliazione Dalla “confessione” alla “riconciliazione” Per troppo tempo il sacramento è stato ridotto a «elenco dei peccati». Il perdono di Dio è offerta di vita nuova, che richiede «conversione», come atteggiamento e come pratica di vita. La Parola di Dio è un elemento qualificante nella celebrazione del sacramento. P er indicare il sacramento del perdono di Dio siamo abituati a usare la parola «confessione». Ma questo nome, in realtà, è abbastanza recente, è entrato in uso da pochi secoli nella Chiesa. Prima si usavano altri nomi: penitenza, riconciliazione... Tuttavia, anche il termine «con- fessione» ha un contenuto biblico molto ricco. Inoltre, diciamo «confessare la fede», e chiamiamo «confessori della fede» quei santi che hanno testimoniato con la vita la loro adesione a Dio. Possiamo usare l’espressione «confessare i peccati», per indicare la fede che ci spinge a supplicare la misericordia di Dio, perché ci perdoni. «Confessare i peccati» significa, quindi, riconoscerci peccatori davanti a Dio per avere il suo perdono per mezzo di Gesù Cristo. Sfortunatamente oggi il termine «confessione» ha perso quasi totalmente il suo significato biblico, finendo per alludere al fatto di «dire» o di «fare l’elenco» dei propri peccati al confessore, come se bastasse «dirli» per essere perdonati. Conviene, perciò, chiamare questo sacramento col nome di sacramento della «penitenza» o della «riconciliazione». Chiamati a conversione Nel sacramento della riconciliazione noi veniamo a contatto con un intervento salvifico di Dio, in particolare col mistero pasquale di Cristo, reso presente nella Chiesa, comunità dei credenti santificata dallo Spirito, di cui il sacerdote è ministro che agisce a nome di Cristo (in persona Christi). E importante richiamare questo atteggiamento di fede ogni volta che si celebra il sacramento, realtà di misericordia e di salvezza. All’iniziativa di Dio, segue la nostra risposta. L’evento di salvezza richiama l’evento personale di «conversione». Così, il sacramento celebra la vittoria pasquale di Cristo sul peccato, e la riconciliazione del pec- 4 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Formazione sacramentale catore. Questi due poli inscindibili contrassegnano tutti i momenti della celebrazione penitenziale. La conversione non nasce dallo sforzo umano: essa presuppone un appello da parte di Dio e ne costituisce la risposta. L’annuncio della volontà riconciliante di Dio e della sua misericordia ha come scopo immediato l’invito alla conversione. La predicazione di Gesù inizia, infatti, con l’annuncio: «Il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15). Dio si è avvicinato all’uomo nella persona di Gesù. Il suo regno si sta realiz zando: ogni uomo è sollecitato a muoversi verso Dio, a entrare nel suo regno accogliendo la presenza divina in Cristo. La conversione e la fede sono i due passi da compiere: anzitutto un distacco, anzi, una rottura con il passato. Poi un incontro, fino all’adesione per mezzo della fede al vangelo vivente, alla lieta e salvifica parola che è Gesù Cristo. Mutamento Interno ed esterno Lo stesso appello risuona nel pri- mo discorso di Pietro a Pentecoste: «Pentitevi!» (At 2,38). La traduzione più corretta è «convertitevi» anziché «pentitevi», oppure «fate penitenza» (il pentimento è un atto interiore di dispiacere, mentre fare penitenza evoca opere esterne, azioni penose, che costano). «Conversione» corrisponde alla parola ebraica shub che nei profeti indica: tornare indietro, cambiare strada. «Conversione» significa abbandonare gli idoli e riconoscere Dio come unico e vero Signore; distacco dalle cose e adesione al Dio dell’Alleanza. Il Nuovo Testamento usa sia la parola «penitenza» (in greco metànoia) che equivale a mutamento interiore di mentalità, di volontà, ma equivale pure al verbo «convertirsi» (in greco epistrefèi), mutamento esterno, nuovo stile di vita. In altre parole, si fa riferimento a un cambiamento nel modo di vedere, di giudicare e di vivere; cambiamento radicale, interiore ed esteriore, totale, di tutta la persona; spostamento di direzione per aderire e abbandonarsi a Dio, camminando nelle sue vie. All’origine, la Parola di Dio All’origine della conversione c’è la Parola di Dio, che va ascoltata e accolta (per questo l’annuncio della misericordia precede la denuncia del peccato, come l’ascolto della Parola l’esaminarsi). È Dio con la sua Parola che scuote e illumina l’anima. Dio interviene per salvare l’uomo e, al contempo, gli chiede un atteggiamento di apertura, di mutamento, di ritorno, di adesione. La sua parola è sempre viva e sempre nuova: la disponibilità all’ascolto è disponibilità a sentire qualcosa di nuovo e a fare qualcosa di nuovo. La conversione è a Dio. Non è sufficiente uniformarsi alle leggi (decalogo e precetti) o prescrizioni cultuali: non è solo conversione «morale» (intesa come esercizio di opere buone), ma conversione «teologale», cioè al Dio che invita, chiama e salva, invitando ad abbandonarsi a lui, a lasciarsi trasformare. La conversione ha sempre come termine Dio, precisamente Il sacramento della riconcilizione e... ...la Parola di Dio. Essa è l’unica «parola» che ci contesta o che ci incoraggia sempre. In essa ci sentiamo, da un lato giudicati, ma dall’altro ci sentiamo guidati dalla misericordia di Dio. È parola «efficace»: illumina la coscienza, muove al pentimento, fa rinascere la fiducia, crea entusiasmi veri. Confróntati su di essa: prendi un brano della Bibbia per fare il tuo esame di coscienza, e non solo i dieci comandamenti. Non dire: «Questa pagina l’ho già letta»; la Parola di Dio non è un romanzo, ma è una Parola viva che ha sempre qualcosa da dirti. nella Chiesa, la capacità di esserne segno per il mondo. Esso è sinonimo di egoismo che chiude e spezza i rapporti di fraternità con gli altri. ...la comunità ecclesiale e umana. Non è possibile riconciliarsi con Dio, senza cercare la riconciliazione con i fratelli. Le conseguenze del tuo peccato vanno «oltre»... Il tuo peccato diminuisce l’amore ...la vita. Conversione è accogliere il Signore che genera in te «vita nuova». È la storia di Zaccheo che, avendo accolto in casa sua Gesù, «cambia vita», tentando anche di riparare i «danni» fatti. Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 5 Formazione sacramentale Dio che per noi si è fatto vicino nella persona di Cristo. Per questo, è sradicamento e cammino senza sosta, non un atto né un semplice gesto, piuttosto un modo di essere e di vivere conformemente a quello che Dio propone. La conversione si identifica con la volontà permanente di rispondere all’appello di Dio. fedeltà a Dio. Se il peccato è far da sé, regolare la propria vita ignorando o rifiutando Dio, la conversione, invece, consiste nel porsi sotto la Parola di Dio e camminare alla sua luce. L’appello di Gesù Cristo comporta un distacco, l’abbandono della vita di peccato. Ma nello stesso tempo esige la sequela, un andare dietro a lui. Cammino di vita Il «sacramento della riconciliazione» raccoglie la volontà di conversione del peccatore, anzi, ne rappresenta il cammino, coronato dalla parola divina di riconciliazione. La conversione, ripeto, non è un episodio, un momento unico nella vita del cristiano. Essa coinvolge la sua intera esistenza. Ha inizio con un atto radicale di accettazione della parola misericordiosa di Dio, ma prosegue in una continua adesione al progetto di vita proposto da Dio. E poiché l’uomo può fallire e venire meno, ha sempre bisogno di ritornare a Colui che lo chiama, di far quindi penitenza. Si può dire che la vita cristiana è una permanente conversione. Infatti, il contrario del peccato non è un atto riparatore, ma la fede e la Non basta lo sforzo La conversione cristiana non è riducibile allo sforzo umano. Essa è grazia, dono di Dio. L’iniziativa appartiene a Dio. Il suo intervento precede ogni gesto umano e insieme guida ogni passo del peccatore. L’uomo può soltanto rispondere, accogliere il suo invito, collaborare con la fede e la speranza, con un impegno sincero di adesione Allora, non è sufficiente lo sforzo personale, un’indagine introspettiva, un rientro in se stessi. Così come non si può avere un autentico «senso del peccato» se non si ha prima il senso di Dio, della sua santità, della sua misericordia, della sua chiamata. Se non si ha il senso di Dio (e di ciò che ci ha donato in Cristo), non si arriva alla coscienza del peccato e alla conversione. E necessario, perciò, mettersi alla presenza del Dio vivente e porsi in ascolto della sua Parola. Sarà l’ascolto della Parola a rivelarci la volontà paterna e misericordiosa di Dio e la nostra reale condizione, a riscoprire il dialogo con lui, a illuminare e a risvegliare la nostra coscienza. La Parola di Dio è un elemento qualificante nella celebrazione del sacramento. Quello che noi definiamo «esame di coscienza» deve avvenire di fronte alla Parola viva del vangelo, permettendo alla Parola stessa di penetrare, di giudicare e scuotere la coscienza. In tal senso più, che confrontarci con la «legge», ci confrontiamo con l’amore di Dio. L’incontro con la Parola di Dio offre motivi teologali (cioè di fede, di speranza, di amore) per comprendere la gravità del nostro peccato e per iniziare il cammino di conversione. La conversione è il primo passo di un cammino che porta al Dio dell’Alleanza siglata nel sangue di Gesù Cristo. A lui ci si converte, al suo mistero sempre nuovo di misericordia. Giuliano Franzan Auguri alla Comunità per una Santa Pasqua L a redazione di “Camminiamo Insieme” e i collaboratori tutti, porgono ai lettori e alla Comunità parrocchiale i migliori auguri di una Santa Pasqua di Risurrezione 6 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Vita della Chiesa Quando i capri espiatori si chiamano Pio e Benedetto Malafede e disinformazione Un commento fuori dal coro scritto dopo l’incontro di Benedetto XVI con la comunità ebraica di Roma B isognerebbe smetterla con la malafede, il partito preso e, per dirla tutta, la disinformazione, non appena si tratta di Benedetto XVI. Fin dalla sua elezione, si è intentato un processo al suo «ultraconservatorismo», ripreso di continuo dai mass media (come se un Papa potesse essere altra cosa che «conservatore»). Si è insistito con sottintesi, se non addirittura con battute pesanti, sul «Papa tedesco», sul «post-nazista» in sottana, su colui che la trasmissione satirica francese «Les Guignols» non esitava a soprannominare «Adolfo II». Si sono falsificati, puramente e semplicemente, i testi: per esempio, a proposito del suo viaggio ad Auschwitz del 2006, si sostenne e — dal momento che col passar del tempo i ricordi si fanno più incerti — ancor oggi si ripete che avrebbe reso onore alla memoria dei sei milioni di morti polacchi, vittime di una semplice «banda di criminali», senza precisare che la metà di loro erano ebrei (la controverità è davvero sbalorditiva, poiché Benedetto XVI in quell’occasione parlò effettivamente dei «potenti del III Reich» che tentarono «di eliminare» il «popolo ebraico» dal«rango delle nazioni della Terra», «Le Monde», 3o maggio 2006). Ed ecco che, in occasione della visita del Papa alla sinagoga di Roma e dopo le sue due visite alle sinagoghe di Colonia e di New York, lo stesso coro di disinformatori ha stabilito un primato, stavo per dire che ha riportato la palma della vittoria, poiché non ha aspettato nemmeno che il Papa oltrepassasse il Tevere per annunciare, urbi et orbi, che egli non aveva saputo trovare le parole che bisognava dire, né compiuto i gesti che bisognava fare e che dunque aveva fallito nel suo intento... Allora, visto che l’evento è ancora caldo, mi si consentirà di mettere qualche puntino su qualche «i». Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 7 Vita della Chiesa Benedetto XVI, quando si è raccolto in preghiera davanti alla corona di rose rosse deposta di fronte alla targa commemorativa del martirio dei 1021 ebrei romani deportati, non ha fatto che il suo dovere, ma l’ha fatto. Benedetto XVI, quando ha reso omaggio ai «volti» degli «uomini, donne e bambini» presi in una retata nell’ambito del progetto di «sterminio del popolo dell’Alleanza di Mosè», ha detto un’evidenza, ma l’ha detta. Di Benedetto XVI che riprende, parola per parola, i termini della preghiera di Giovanni Paolo dieci anni fa, al Muro del Pianto; di Benedetto XVI che chiede quindi «perdono» al popolo ebraico devastato dal furore di un antisemitismo per lungo tempo di essenza cattolica e nel farlo, ripeto, legge il testo di Giovanni Paolo II, bisogna smettere di ripetere, come somari, che egli è indietro rispetto al suo predecessore. A Benedetto XVI che dichiara infine, dopo una seconda sosta davanti all’iscrizione che commemora l’attentato commesso nel 1982 dagli estremisti palestinesi, che il dialogo ebraico cattolico avviato dal concilio Vaticano II è ormai «irrevocabile»; a Benedetto XVI che annuncia di aver l’intenzione di «approfondire» il «dibattito fra uguali» che è il dibattito con i «fratelli maggiori» che sono gli ebrei, si possono fare tutti i processi che si vuole, ma non quello di «congelare» i progressi compiuti da Giovanni XXIII. Quanto alla vicenda molto complessa di Pio XII, ci tornerò, se necessario. Tornerò sul caso di Rolf Hochhuth, autore del famoso Il vicario, che nel 1963 lanciò la polemica sui «silenzi di Pio XII». In particolare, tornerò sul fatto che questo focoso giustiziere è anche un negazionista patentato, condannato più volte come tale e la cui ultima provocazione, cinque anni fa, fu di prendere le difese, in un’intervista al settimanale di estrema destra «Junge Freiheit», di colui che nega l’esistenza delle camere a gas, David Irving. Per ora, voglio giusto ricordare, come ha appena fatto Laurent Dispot nella rivista che dirigo, «La règle du jeu», che il terribile Pio XII, nel 1937, quando ancora era soltanto il cardinale Pacelli, fu il coautore con Pio XI dell’Enciclica Mit brennender Sorge («Con viva preoccupazione»), che ancora oggi continua ad essere uno dei manifesti antinazisti più fermi e più eloquenti. Per ora, dobbiamo per esattezza storica precisare che, prima di optare per ‘azione clandestina, prima di aprire, senza dirlo, i suoi conventi agli ebrei romani braccati dai fascisti, il silenzioso Pio XII pronunciò alcune allocuzioni radiofoniche (per esempio Natale 1941 e 1942) che gli valsero, dopo la morte, l’omaggio di Golda Meir: «Durante i Dieci anni del terrore nazista, mentre il nostro popolo soffriva un martirio spaventoso, la voce del Papa si levò per condannare i carnefici». E, per ora, ci si meraviglierà soprattutto che, dell’assordante silenzio sceso nel mondo intero sulla Shoah, si faccia portare tutto il peso, o quasi, a colui che, fra i sovrani del momento: a) non aveva cannoni né aerei a disposizione; b) non risparmiò i propri sforzi per condividere, con chi disponeva di aerei e cannoni, le informazioni di cui veniva a conoscenza; c) salvò in prima persona, a Roma ma anche altrove, un grandissimo numero di coloro di cui aveva la responsabilità morale. Ultimo ritocco al Grande Libro della bassezza contemporanea; Pio o Benedetto, si può essere Papa e capro espiatorio. Bernard-Henri Levi 8 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Formazione biblica Alla scoperta dei nostri Patroni (a cura di d. Mario) Paolo, per amore di Cristo, Apostolo del suo tempo La sua origine e infanzia an Luca segnala che Paolo sarebbe nato a Tarso (At 22,3). I suoi genitori emigrarono in questa città, probabilmente deportati dai romani. Una volta affrancati, ricevettero in quel momento la cittadinanza romana che trasmisero a Paolo (At 25,1112). Sappiamo anche che aveva una sorella e un nipote (At 23,16). Paolo cresce nella città di Tarso (At 9,11,30; 11,25; 21,39; 22,3), capitale della Cilicia, attualmente in Turchia. Questa città era grande e ricca. Ubicata su una delle strade più frequentate del mondo antico, la porta verso est dell’Asia minore, era molto rinomata per la qualità dei suoi lini. Potrebbe essere questa una delle ragioni per cui Paolo apprese il mestiere di fabbricante di tende. La presenza ebraica nel corso di tutto il primo secolo d.C. è ben attestata. Questa città è anche molto conosciuta come un centro di eccellenza per l’educazione e la filosofia. San Paolo ricevette questa cultura nella sua educazione. Le sue lettere sono costruite spesso con l’aiuto di luoghi comuni, di argomenti tratti dalla cultura filosofica e drammatica del suo tempo. Paolo parla di sé in varie occasioni, permettendoci così di comprendere chi fosse. Ci fornisce notizie importanti in Fil 3,5-6: “circonciso l’ottavo giorno, della stirpe di S Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo quanto alla Legge”. È stato circonciso l’ottavo giorno. Questo attesta l’eccellenza della sua origine: Paolo è stato circonciso entro i limiti fissati dalla legge di Mosé in Lv 12,3. “Israelita” è un’espressione tecnica che sottolinea l’appartenenza religiosa. “Della tribù di Beniamino”. Questa appartenenza è fonte di onore nel giudaismo per differenti ragioni. Beniamino è il figlio di Rachele, la moglie preferita di Giacobbe, l’unico nato nella Terra Promessa (Gen 35,16-18). Questa tribù ha dato il primo re a Israele (1 Sam 9,1-2) ed è restata fedele alla dinastia di Davide (1 Re 12,21). Insieme alla tribù di Giuda, è il primo gruppo a ricostruire il tempio dopo l’esilio (Esd 4,1). Era dunque un onore appartenere a questa tribù. “Ebreo da ebrei”, vale a dire di una famiglia che oggi chiameremmo “praticante”, che osserva la legge di Mosé e parla aramaico. Questi versetti ci presentano dunque un ebreo perfetto. Paolo si presenta anche come fariseo. Questi erano conosciuti per il loro attaccamento alla legge di Mosé, ma anche alla legge orale (Questa legge orale sarà messa per iscritto a partire dal secondo secolo e sarà conosciuta come Talmud). Ritroviamo quest’idea nelle epistole dell’Apostolo quando afferma di essere fanatico “nel difendere le tradizioni dei padri” (Gal 1,14). Le leggi concernenti l’alimentazione, la cashroute, avevano per loro un senso importante. Definiscono simbolicamente il popolo eletto come separato dal resto dell’umanità. La nuova fede, all’interno stesso del giudaismo, rimetteva completamente in causa questa distinzione. Ciò era inammissibile per un fariseo convinto come Paolo. Negare questa legge e affermare che la salvezza era aperta a tutti voleva dire mettere Israele in pericolo di morte. Ecco perché si impegna assiduamente per sradicare dalla Palestina i discepoli di Cristo. Tuttavia, questa descrizione non deve Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 9 Formazione biblica farci immaginare un uomo chiuso nella sua cultura religiosa. La lettura delle epistole di Paolo ci conferma che egli si è formato non solo nella sinagoga, ma anche in un ambiente greco. La sua conoscenza della retorica greca e le citazioni o i riferimenti agli autori classici mostrano che ha studiato questi argomenti almeno fino all’età di 14-15 anni. È andato poi a Gerusalemme a studiare la tradizione dei suoi padri presso Gamaliele. Gli stessi rabbini, in quell’epoca, non esitavano a far leggere ai loro studenti gli autori greci. L’universo culturale e intellettuale di Paolo è dunque molto ampio. Una conversione? Vocazione missionaria e “conversione” sono strettamente collegate in San Paolo. Per questa ragione, è interessante studiare la natura di questa trasformazione spirituale per comprendere meglio la sua vocazione missionaria. Paolo parla poco nelle sue epistole di questo avvenimento che ha segnato tutta la sua vita e missione. I principali testi sono 1 Cor 15,1-11, Gal 1,13-17 e Fil 3,2-14, ma sono avari di dettagli storici. L’Apostolo ne sviluppa soprattutto il senso profondo. Parla di un’esperienza che ha trasformato completamente la sua esistenza, ma non la concepisce come un evento isolato, al contrario, è stato chiamato a questo sin dal seno materno (Gal 1,15). Dunque non si può leggere quell’incontro con Cristo senza prendere in considerazione l’insieme della sua esistenza. Qual è allora il senso di quell’avvenimento? Quando si parla di conversione, sarebbe inesatto interpretare questo termine come il passaggio da una religione a un’altra. Di fatto, Paolo non ritiene di essere mai passato da una religione a un’altra. Si tratta di una conversione nel senso profondo del termine, un’aper- 10 n. 19 marzo - aprile 2009 tura del cuore a Dio, l’irruzione della grazia e la trasformazione della persona. Paolo commenta così il suo incontro con Cristo: “Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani” (Gal 1,15-16). L’Apostolo percepisce questo sconvolgimento interiore come il frutto di una lunga maturazione cominciata fin dall’inizio della sua esistenza: dalla sua nascita è stato condotto da Dio, lentamente e con pazienza, fino a quel momento decisivo in cui Cristo l’ha preso e l’ha fatto suo per sempre (Fil 3,12). Paolo insiste, nelle sue epistole, sull’iniziativa divina. Tutto cambia in quel momento. Quella conversione equivale a una nuova nascita. Quell’avvenimento è portatore di una novità radicale. Paolo è accecato dalla rivelazione di Cristo. Il battesimo gli restituisce la vista (At 9,18), un simbolo molto forte. L’uomo vecchio non può vedere molto quando non è nato alla nuova vita. È un mondo nuovo che si rivela all’Apostolo. Tutto il pensiero di Paolo si basa su questa esperienza. Non è una semplice visione di Cristo. È la rivelazione della trasformazione profonda del mondo operato dal Cristo risorto. Paolo insiste nei suoi scritti sulla distinzione tra il vecchio mondo e il mondo nuovo. Ha vissuto questa distinzione nella sua carne. Il missionario Questa rivelazione non trova la sua ragion d’essere in se stessa. Paolo commenta che tale rivelazione gli è stata donata “perché lo annunziassi (il mistero di Cristo) in mezzo ai pagani”. La rivelazione lo destina ad essere missionario, ma questa missione è interpretata sul modello della vocazione Camminiamo insieme del profeta. Gal 1,1516 è costruito con due riferimenti alle vocazioni dei profeti Isaia (Is 49,1) e Geremia (Ger 1,5). Paolo comprende la sua vocazione missionaria per le nazioni come una continuazione della missione dei profeti e, più specificamente, del servo del Signore come viene descritto in Isaia. Il missionario è il messaggero che compie la missione del servo del Signore espressa in Is 40-55. L’universalità è una delle caratteristiche essenziali della sua missione. È la conseguenza diretta della natura della nuova fede. Egli deve annunciare il Vangelo ai pagani. Paolo sarà davanti agli ebrei e ai pagani un testimone del Risorto, inviato dal Signore dell’Esaltazione, che, al pari dei dodici, ha visto personalmente. Le lettere Le lettere di Paolo per i cristiani assumono una basilare importanza, in quanto sono la prima testimonianza della predicazione apostolica. Saulo di Tarso, come già prima di lui Simon Pietro, cambia il proprio nome in Paolo (Atti degli apostoli 9, passando così da un forte integralismo ebraico (Atti degli apostoli 7,588,3, che lotta contro la Chiesa nascente, ad una predicazione a tutto campo per la diffusione del Vangelo di Cristo allora non ancora scritto. Così facendo passa da una città Le lettere di Paolo Romani 1 Corinzi 2 Corinzi Galati Efesini Filippini Colossesi 1 Tessalonicesi 2 Tessalonicesi 1 Timoteo 2 Timoteo Tito Filemone Formazione biblica all’altra del Mar Mediterraneo, durante i suoi quattro viaggi, costituendo numerose Chiese locali e formando nuovi predicatori del Vangelo; lo seguirono anche Luca e Marco, i due evangelisti non apostoli. Lo stile delle lettere Le lettere della letteratura classica si potevano classificare in due tipi: lettere familiari, in cui la persona si rivolgeva amichevolmente verso l’interlocutore dando notizie di sé e della propria vita; oppure lettere “trattati” le quali, mediante un linguaggio comunque semplice e confidenziale, trattavano temi teologici e filosofici o scientifici. Le lettere di Paolo sono diverse dai due generi sopraccitati: non sono trattati perché partono dalla descrizione di situazioni precise e concrete e, pur esponendo spesso una dottrina, non perdono mai il “contatto” vivo e profondo con la realtà propria dei destinatari. Dall’altra parte non si possono neppure definire lettere “private”, perché Paolo non si presenta come “semplice amico”, bensì come portavoce di Dio inviato ad evangelizzare e a portare i doni di salvezza del Signore. Egli ama immensamente i “suoi” cristiani, ma non dimentica di essere anche il loro padre nella fede, che ha il compito di “nutrire e guidare” i suoi figlioli per le strade di Dio. Paolo vede nelle persone a cui si rivolge, il popolo di Dio invitato alla santità. Conclusione Paolo è stato considerato, a torto, come il fondatore del cristianesimo, in quanto la sua opera missionaria ha fortemente caratterizzato il primo sviluppo della fede. Non è senza ragione, dunque, che può essere presentato come il modello per eccellenza di ogni missionario. La caratteristica principale da imitare in lui è certamente il suo legame con Cristo: «ciò che conta è porre al centro della propria vita Gesù Cristo, sicché la nostra identità sia contrassegnata essenzialmente dall’incontro, dalla comunione con Cristo e con la sua Parola» (Benedetto XVI, Udienza del 25 ottobre 2006). La seconda caratteristica è la sua visione della missione come opera dello Spirito Santo, in concomitanza con la coscienza della sua povertà personale. L’Apostolo deve essere unito a Cristo, ma a Cristo crocifisso. La forza dell’Apostolo è la sua debolezza, che permette allo Spirito Santo di dispiegare tutta la sua potenza. Questa disponibilità nei confronti dello Spirito è la condizione della fecondità apostolica. La terza caratteristica importante è la sua percezione del carattere universale della salvezza. Paolo è l’uomo dell’universalità. In un mondo segnato dalle divisioni e dalle barriere tra i popoli e le culture, ha compreso che il messaggio di Cristo era destinato ad ogni uomo indipendentemente dalla sua appartenenza culturale o religiosa, dalla sua nazionalità, dalla sua condizione sociale. Ha compreso che « Dio è il Dio di tutti» (Benedetto XVI, Udienza del 25 ottobre 2006). Infine, la centralità della Chiesa, Corpo di Cristo, è indubbiamente l’ultima lezione da trarre da questo esempio. Paolo ha sempre considerato di dover compiere la sua missione nella Chiesa e attraverso la Chiesa. Si tratta di lavorare all’edificazione del corpo di Cristo. Quindi, è inconcepibile per lui andare a predicare senza essere inviato dalla Chiesa. Che si tratti del suo incontro con Pietro, per essere certo di non aver corso invano, o della sua richiesta di sostegno alla comunità di Roma, Paolo sa che ogni opera missionaria deve essere il frutto di un legame vivo con la Chiesa. Breve cronologia della vita di San Paolo 6-10 d.C. Paolo nasce a Tarso; è circonciso l’ottavo giorno e riceve il nome ebraico di Saulo (At 22,3; Fil 3,5). 20-30 È a Gerusalemme “ai piedi” di rabbi Gamaliele (At 21,39; 22,3). 30 Muore Gesù. 32-33 “Incontro” con Cristo sulla via di Damasco (At 9; 22; 26). 33-36 Sosta tre anni a Damasco e in Arabia (Gal 1,17-18). 37-42 Rimane a Tarso, sua città natale (At 9,30; Gal 1,21). 43-44 È ad Antiochia di Siria con Barnaba (At 11,25.27-30). 45-48 Primo viaggio missionario: Cipro e Anatolia (At 13.2-14,28) Saulo assume definitivamente il nome romano di Paolo (At 13,9). 49 “Concilio” di Gerusalemme (At 15,1-35; Gal 2,1-10). 50-52 Secondo viaggio missionario (At 15,36-18,22): Asia minore, Macedonia, Acaia, Filippi, Tessalonica, Corinto. Sosta di un anno e mezzo a Corinto. 52-54 Terzo viaggio missionario (At 18,23-21,17): Galazia, Efeso, Corinto, Macedonia, Filippi, Mileto. 54-55 Paolo è a Gerusalemme: arresto, difesa, congiura dei Giudei (At 21,17-22,21). 56-58 Periodo di prigionia a Cesarea marittima (At 22,23-25,26). 60 circa Viaggio di Paolo verso Roma prigioniero (At 27-28). 62-64 Prigionia a Roma e martirio di Paolo (At 28,16-31). Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 11 Lettera del Attualità cristiana Parroco L’Ostensione dei resti mortali di Sant’Antonio Il “cammino” del Santo in Basilica Nel corso dei secoli il corpo di sant’Antonio è stato più volte spostato all’interno della Basilica. Due sole, invece, le ricognizioni: nel 1263, per volontà di san Bonaventura, e nel 1981. L a venerazione che da secoli circonda il corpo di sant’Antonio e attira fedeli da ogni parte del mondo per pregare sulla sua tomba, tocca in questo mese uno dei culmini più rari e per questo più importanti della sua lunga storia. Dal 15 al 20 febbraio è stata infatti esposta alla pubblica venerazione la cassa di vetro contenente le spoglie mortali del Santo, prima di essere rinchiusa nuovamente nella rinnovata Cappella dell’Arca. In breve vogliamo qui presentare la storia delle ricognizioni e delle ostensioni di queste sacre reliquie antoniane, cercando di comprenderne il significato alla luce della fede cristiana nella risurrezione. Storia delle ricognizioni Com’è noto, venerdì 13 giugno 1231 presso l’Arcella, un sobborgo a nord della città di Padova, sant’Antonio entrò per sempre nella visione beatifica del «suo Signore» che aveva fedelmente servito su questa terra. Il martedì 17 giugno seguente il suo corpo fu sepolto, come da suo desiderio, nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini, accanto al piccolo convento francescano allora esistente. Probabilmente il primo sepolcro non era interrato, ma alquanto sopraelevato, in maniera che i devoti, sempre più frequenti e numerosi, 12 n. 22 febbraio - aprile 2010 potessero toccarne l’arca-tomba. La più importante ricognizione e traslazione avvenne 1’8 aprile 1263, quando, terminata una fase decisiva della costruzione della nuova chiesa, si procedette a trasferirvi il venerato corpo. San Bonaventura da Bagnoregio, allora ministro generale dei francescani, presiedette la cerimonia. Nell’esaminare i sacri resti, prima di riporli in una nuova cassa di legno, si accorse che la lingua del Santo era rimasta incorrotta. A tale scoperta esclamò: «O lingua benedetta, che sempre hai benedetto il Signore e l’hai fatto benedire dagli altri, ora si manifestano a tutti i grandi meriti che hai acquistato presso Dio». In quell’occasione l’arca con i resti mortali del Santo venne collocata probabilmente al centro del transetto, sotto l’attuale cupola conica (detta dell’Angelo), di fronte al presbiterio. Dal 1263 al 1310 la sua tomba rimase dunque al centro della Basilica; incerta, invece, è la collocazione della tomba dal 1310 al 1350 (forse già nell’attuale Cappella dell’Arca). Dal 1350 in poi, il corpo del Santo fu si curamente conservato in que sta cappella, perché il 15 febbraio 1350 vi fu eseguita una traslazione solenne per opera del legato pontificio cardinale Guido di Boulogne-sur-Mer, nel corso della quale il corpo del Santo fu spostato nella Camminiamo insieme Lettera Attualità delcristiana Parroco posizione più vicina al luogo della sua prima sepoltura. Fino agli inizi del Cinquecento la Cappella dell’Arca era di stile gotico, affrescata con pitture di Stefano da Ferrara, lo stesso artista che dipinse la Madonna del Pilastro. In seguito la Cappella assunse la forma rinascimentale che conosciamo, ad opera di Sansovino, dei Lombardo, di Tiziano Aspetti e altri maestri del XVI secolo. Nei secoli dal 1263 al 1981 nessuno mai aveva aperto la tomba di sant’Antonio. Fu solo il 6 gennaio 1981, in occasione del 750° anniversario della morte del Santo, che si procedette a una nuova e accurata indagine dei suoi resti mortali. Una commissione religiosa e una commissione tecnico-scientifica, entrambe nominate dalla Santa Sede, curarono l’apertura della tomba ed esaminarono quanto vi rinvennero. Rimossa la lastra laterale di marmo verde, si trovò una grande cassa di legno d’abete, avvolta in drappi. Essa conteneva un’altra cassa più piccola, pure d’abete, dentro la quale in diversi involti, sistemati in tre comparti, avvolti in drappi preziosi e con scritte indicative, c’erano lo scheletro, ad eccezione del mento, dell’avambraccio sinistro e di altre parti minori (da secoli conservate in reliquiari particolari); la tonaca; la massa corporis, il materiale organico ridotto a stato corpuscolare. All’esterno della grande cassa nel loculo che la conteneva fu trovata anche una lapide con le date della morte del Santo, della sua canonizzazione e della traslazione dei suoi resti dalla chiesetta di Santa Maria Mater Domini alla nuova Basilica. Inoltre furono rinvenute varie monetine e piccoli anelli. La ricognizione del 1981 ha permesso di compiere adeguate indagini di carattere storico, tecnicoartistico, antropologico e medico, su tutto il materiale rinvenuto. Lo scheletro del Santo è stato in se- guito ricomposto su un materassino e posato in una cassa di vetro, a sua volta rinchiusa in una bara di rovere e ricollocata nella tomba. I resti di sant’Antonio furono poi esposti, dalla sera del 31 gennaio alla sera della domenica 1° marzo 1981 (per un totale di 29 giorni) alla venerazione dei devoti, che accorsero in folle impressionanti: oltre 650 mila persone. Attualmente sono esposti nella Cappella del Tesoro: la tonaca del Santo, le due casse in legno, la cordicella e due sigilli, i tre panni di seta rosso-cremisi ricomposti in piviale, i due grandi drappi dorati, la lapide, le monetine e gli anellini. Tutte queste «nuove» reliquie antoniane fanno da degno contorno a quelle più antiche e prestigiose, che si trovano nella nicchia centrale della Cappella del Tesoro: la lingua del Santo, la reliquia del mento e le cartilagini la ringee. Non si pensi di vede re una lingua di colore rosso vivo. Ma ciò che si vede costituisce ugualmente un fatto inspiegabile, dato che si tratta di una parte anatomica fragilissima e tra le prime a dissolversi dopo la morte. Ora sono passati 780 anni dalla dipartita di sant’Antonio e quella lingua costituisce un miracolo perenne, unico nella storia e carico di significato religioso, quasi un suggello divino dell’opera di evangelizzazione da lui compiuta nella società del suo tempo e che ora spetta ai suoi frati di continuare. Dal marzo del 1981 la tomba non è stata più toccata, ma il 12 aprile 2008, per le necessità derivanti dal restauro della Cappella dell’Arca, fu effettuato un temporaneo spostamento della cassa contenente le spoglie di sant’Antonio nella Cappella di San Giacomo situata dirimpetto a quella dell’Arca. Il cofano di rovere è rimasto chiuso, perché non erano previste nuove indagini scientifiche, e quindi non sono stati rotti i sigilli posti nel 1981. La cassa è stata poi custodita entro un moderno altare marmoreo, permettendo così la consueta visita dei fedeli e il gesto devozionale di «toccare» la sua tomba. Molte le ipotesi circa la destinazione finale di questo altare provvisorio: probabilmente andrà in India per diventare la «mensa eucaristica» di una chiesa dedicata a sant’Antonio. Il 4 dicembre 2009, terminati i lavori di restauro, la Cappella dell’Arca è stata infine riaperta in tutto il Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 13 Attualità cristiana suo splendore. Il 20 febbraio prossimo, la sera, il corpo di sant’Antonio è stato riportato e ricollocato nella sua sede tradizionale, dando però ai fedeli – per sei giorni, dal 15 al 20 – la possibilità di vederlo ancora una volta dentro l’urna di vetro che lo custodisce. Significato di fede dell’ostensione L’ostensione del corpo di un santo rappresenta sempre nella devozione un evento straordinario, che tuttavia va ben compreso. Molti si chiedono se oggi la fede abbia ancora bisogno di queste forme esteriori: si crede con il cuore o con la vista? E ancora: non c’è forse il pericolo di uno sviamento superstizioso, come se si trattasse di un ricorso magico a reliquie di un corpo pur sempre umano? Non è facile rispondere a queste domande, ma sicuramente la fede ha bisogno di segni tangibili, vedendo e toccando i quali siamo portati a intuire la realtà misteriosa e ineffabile che sta oltre i nostri sensi. Ciò può avvenire in molti modi, e quindi anche nelle disclosure experiences di cui parlano gli psicologi e i teologi, cioè le esperienze di vita in cui «si aprono i cieli» anche per noi e si «vede» ciò che l’occhio fisico non può scorgere. In questo senso, come nel Vangelo di Giovanni, il vedere è sinonimo di credere e viceversa. Il discepolo che Gesù amava, entrato nel sepolcro vuoto «vide» i teli posati a terra e il sudario avvolto in un luogo a parte, e «credette» (cf. Gv 20,3-8). E ancora Giovanni, nella sua prima Lettera dice: «Quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che le nostre mani hanno toccato, quello che abbiamo veduto e udito, lo annunciamo anche a voi» (cf. 1Gv 1,1-3). Se dunque vediamo il corpo di un santo, se tocchiamo il suo sepolcro, compiamo dei gesti che ci rimandano al corpo glorioso della risurrezione: se questo nostro fratello ci ha preceduto nella casa del Padre, anche noi sappiamo che quella è la nostra meta. La vita di un santo è parabola vivente, come lo fu quella di Cristo, il primogenito di molti fratelli: vedendo queste sante reliquie, abbiamo un segno concreto che ci richiama la nostra vocazione eterna e indefettibile. Come dice anco ra Giovanni: «La vita si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna che era presso il Padre e che si manifestò a noi» (1Gv 1,2). Per i cristiani la risurrezione del corpo fa parte integrante della fede, ma come ciò avvenga sfugge totalmente alla nostra capacità di comprensione. Che vuol dire un corpo «spiritualizzato», totalmente immerso nella realtà divina, eppure ancora segnato dalla individualità personale di ciascuno? Non lo sappiamo, ma vedendo la vita di Antonio i cristiani scorgono come in trasparenza la vita che è Cristo stesso, scorgono la propria vita come potrebbe e dovrebbe essere, ricevono incoraggiamento e fiducia nel continuare il cammino quotidiano, confortati dall’esempio e dall’intercessione del Santo che si fece ed è «amico» di tutti. Luigi Dal Lago Messaggero di Sant’Antonio 14 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Con la Diocesi La santa di Desenzano spese la sua vita per la dignità delle ragazze Sant’Angela Merici patrona secondaria della Diocesi Q ualcuno ha scritto che “con la crisi e i tempi difficili che corrono, due soli santi protettori non ci bastano. Per tirare avanti i bresciani hanno bisogno di intercessioni ben più pressanti e ampie di quelle dei soli Faustino e Giovita, i martiri combattenti che, come noto, hanno protetto nei secoli scorsi Brescia da assedianti ed eserciti vari. Ben venga quindi sant’Angela Merici come nuova compatrona della città e diocesi, nella speranza che anche lei ci metta una buona parola”. Vero o non vero che abbiamo bisogno di un aiuto in più, con il decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che ha concluso un’istruttoria canonica durata 15 anni, da domenica 24 gennaio la nostra diocesi bresciana aggiunge a Faustino e Giovita, in qualità di patrona secondaria, sant’Angela Merici. A noi di Rovato forse questa notizia non cambia molto la vita, ma dovrebbe comunque farci pensare e forse dire un grazie di cuore a sant’Angela che in modo silenzioso, ma efficace è presente in modo significativo da molto tempo tra le nostre case grazie all’opera e presenza di alcune Angeline, figlie di sant’Angela che vivono e testimoniano il vangelo sull’esempio di questa santa!!! Che la Santa accompagni anche noi e in modo particolare le rovatesi! Abbiamo bisogno di donne grandi e sante! Per dire chi era questa santa proveniente dal Lago di Garda, precisamente da Desenzano, che nel 1500, nel Rinascimento, ha speso la sua vita per la “valorizzazione” della donna, parlando e promuovendo in modo profetico per quei tempi l’educazione e la dignità delle ragazze, mi affido ad alcuni passaggi dell’omelia che il nostro Vescovo Luciano ha tenuto domenica 24 gennaio 2010 nella proclamazione della Santa a Patrona secondaria di Brescia nel santuario a lei dedicato: È un dono grande per la nostra Chiesa la proclamazione di sant’Angela Merici a patrona secondaria presso Dio della città e diocesi di Brescia; un dono del quale rendiamo grazie al Signore e del quale vorremmo sentire con gioia tutta la responsabilità. [...] Sant’Angela è nostra patrona presso Dio; quando ci presentiamo a Dio ci facciamo forti anche della presenza di sant’Angela con noi e per noi. Non nel senso che l’amore di Dio abbia bisogno di sant’Angela per aprirsi alla misericordia e alla generosità verso di noi. Al contrario Sant’Angela, come tutti i santi, è opera dell’amore di Dio; è Dio che l’ha fatta con la sua grazia, l’ha plasmata con la sua parola e animata con il suo Spirito; guardare a lei significa riprendere coscienza di quello che Dio sta facendo nella Chiesa e che desidera fare anche in noi, nella nostra vita. La Chiesa, ci ha ricordato la seconda lettura, è il corpo di Cristo. Non si tratta solo di una immagine suggestiva, ma di una descrizione precisa dell’identità della Chiesa. Con la sua risurrezione e ascensione Cristo non si è al lontanato da noi ma continua a essere presente e a operare nella nostra storia attraverso la sua Parola e il suo Spirito. [...] Paolo aggiunge una considerazione sul fatto che nessuno di noi, per quanto sia intelligente, abile, ricco di capacità o addirittura santo, può presumere di esprimere da sé solo la forma integra di Gesù. Un corpo, dice l’apostolo, è fatto di molte membra e solo la comunione e collaborazione delle Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 15 Con la Diocesi diverse membra riesce a renderlo attivo ed efficiente. Nello stesso modo solo la comunione e collaborazione dei molteplici carismi e ministeri riesce a esprimere qualcosa del mistero di Gesù. La Chiesa sorge dalla comunione di molti, dal raccordo delle diverse esperienze, delle diverse capa cità, delle diverse realizzazioni. [...] La memoria che facciamo oggi di sant’Angela Merici, il suo patrocinio al quale ci affidiamo con fiducia, può aiutarci a entrare in questa visione stupenda di Paolo. Soprattutto se ci permette di comprendere e valorizzare la presenza delle donne nella Chiesa. Quattrocento anni fa sant’Angela ha immaginato e promosso una sorprendente forma di consacrazione al Signore per donne che vivevano nelle ordinarie condizioni di vita. Mi sembra che il suo messaggio abbia qualcosa di moderno e addirittura di provocatorio. In questi ultimi anni il vissuto concreto delle donne in occidente è cambiato con una rapidità e una profondità impensabili: basta pensare alla presenza delle donne nella vita economica, politica e culturale; e, ancora di più, al mutamento radicale nel modo di pensare e di vivere la propria identità e il rapporto con l’universo maschile. Questa trasformazione sta avendo dei riflessi profondi nella vita della Chiesa perché le donne, che sono sempre state le colonne portanti dell’edificio ecclesiale, la mediazione ordinaria nella trasmissione della fede, sembrano oggi attirate da altri messaggi e da altri stili di vita. La crisi diffusa delle vocazioni femminili di consacrazione ne è un segno eloquente. [...] Tutto questo ci obbliga a riflettere e a cercare vie nuove. Il vangelo è essenzialmente un messaggio di liberazione per ogni persona umana; l’amore di Dio per noi è una forza immensa di coraggio, di creatività, di speranza. Non 16 n. 22 febbraio - aprile 2010 Ritratto di Sant’Angela post mortem c’è dubbio che il vangelo sia capace di intercettare e arricchire il vissuto delle donne. Di fatto, la trasformazione in atto non è portatrice univoca di liberazione. Le donne si trovano oggi a dover portare pesi psicologici ed economici enormi; pagano a caro prezzo la crescita di possibilità e di libertà che cercano con ansia. Sarebbe naturalmente illusorio e sbagliato immaginare un ritorno al passato. Dobbiamo invece riuscire a mostrare come il vangelo possa accompagnare positivamente la donna in questo cammino di rivoluzione nel suo modo di pensare e di agire. Ma questo compito può essere realizzato solo da donne che siano nello stesso tempo moderne – nel senso che il loro vissuto è quello della donna d’oggi – e credenti – nel senso che hanno assimilato davvero il vangelo e interpretano le loro esperienze alla luce del messaggio dell’amore di Dio per noi. Donne che non hanno paura di confrontarsi con i problemi attuali – penso a quella che viene chiamata ‘identità di genere’, al senso del corpo, all’autonomia di vita, ai problemi delle convivenze, al nodo decisivo della Camminiamo insieme procreazione e così via; donne che non si lasciano dominare dagli stili correnti ma che sanno ricondurre ogni cosa alla libertà e alla responsabilità della coscienza. C’è un lavoro infinito da compiere per illuminare il vissuto femminile alla luce di un’autentica crescita umana nella conoscenza, nella responsabilità e nell’amore. Come dicevo: chi potrà fare questo lavoro necessario se non le donne? Ebbene, io spero con tutto il cuore che la presentazione di sant’Angela come modello di santità e la proclamazione del suo patrocinio susciti nella chiesa bresciana, nelle donne credenti bresciane, consapevoli del loro posto nella Chiesa e della loro responsabilità, il desiderio di esplorare modi di pensiero e sperimentare stili di vita che siano ricchi di valori cristiani. Sant’Angela, proprio per la sua visione femminile delle cose e per la profonda libertà con cui si è mossa nel suo tempo può essere un modello e uno stimolo prezioso. S’intende: all’interno della Chiesa, nel confronto e nella collaborazione con l’intero corpo ecclesiale. Vivere correttamente la differenza sessuale significa imparare a vivere correttamente tutte le forme di differenza che rendono così varia e complessa la famiglia umana. È necessario che le differenze tra le persone e i gruppi sociali non vengano cancellate da una sterile omogeneità; e non diventino, d’altra parte, motivo di conflitto aspro che si placa solo nell’umiliazione dell’altro. Piuttosto il Signore ha voluto la differenza perché nessuno possa dirsi autosufficiente e tutti cerchino nel confronto, dialogo, collaborazione con l’altro la via della propria crescita. Ci ottenga sant’Angela il coraggio e la creatività di cui abbiamo bisogno. Mons. Luciano Monari Storia locale Le figlie di Sant’Angela nella nostra comunità Storia della Compagnia di Sant’Angela a Castrezzato I l consiglio di Brescia, tenuto il 16 giugno 1872, approvò l’inizio del gruppo di Castrezzato. Elisabetta Girelli, nelle sue memorie sulle Compagnie della diocesi (1876), traccia alcune linee degli inizi: “Margherita Moro Sorella del Parroco [d. Giacomo] cominciò nel Settembre del 1873 [1872?] ad istruire alcune pie giovani nell’osservanza della regola; e nove di queste avendo mostrato desiderio e buon volere d’abbracciare i documenti di S. Angela furono, dopo alcuni mesi, promosse alla Vestizione e l’anno seguente alla Professione. Fino ad ora tutte portaronsi lodevolmente; e giovano coll’istruzione e col buon esempio alle fanciulle del Paese. La Sostituta è Maria Moro sorella della defunta Margherita”. 1874, ve. 1875, pr. 1875). A queste si aggiunse Caterina Ruggeri, di Brescia (ac. 1874, ve. 1875, pr. 1877). Un elenco del 1896 riporta nomi e dati delle ammissioni delle prime Figlie. (ac. = accolta; ve. = vestita; pr. = professione) Maria Magoni (ac. 1871, ve. 1873, pr. 19 gennaio 1874), Caterina Podestà (ac. 1872, ve. 1873, pr. 19 gennaio 1874), Margherita Ghidini (ac. 1872, ve. 1873, pr. 19 gennaio 1874), Margherita Piatto (ac. 1876, ve. 1878, pr. 1879), Lucrezia Piatto (ac. 1876, ve. 1878, pr. 1879), Maria Barucco (ac. 1876, ve. 1878, pr. 1879), Marta Barucco (ac. 1876, ve. 1878, pr. 1879), Maria Sitta (ac. Camminiamo insieme n. 19 marzo - aprile 2009 17 Storia locale Poco dopo la fondazione, dal 1878 fino al 1885, la Compagnia passò anni tribolati, a causa di dissensi sulla competenza della direzione delle consorelle: il parroco d. Giacomo Moro e la sorella Margherita (un’altra sorella del parroco, Francesca, voleva diventare Figlia di S. Angela) tendevano a considerare la Compagnia come un qualsiasi gruppo parrocchiale, mentre dal governo di Brescia si facevano rimarcare le esigenze della Regola. La vicenda, che determinò un generale raffreddamento nelle Figlie, fu superata quando arrivò un nuovo parroco, d. Francesco Ruggeri (1888-1925), prete zelantissimo, predicatore ascoltato, sotto il cui parrocchiato il paese ricevette vigorosi impulsi di bene. Sostituta divenne la sorella Caterina. Essa, il 9 marzo 1886, comunicò a Maddalena Girelli la notizia dell’esemplare morte di Teresina Paganotti, malata di tifo: “Sopportava il suo male con una pazienza ammirabile; non le uscì mai un lamento. Era l’angelo della pace nella sua famiglia, e l’esempio nello stabilimento. In questi ultimi mesi, molte volte le sue compagne la trovavano inginocchiata in parte al suo telaio a pregare. Tutti lodano in questi giorni la buona Teresina”. Per con- siglio di Teresina Rota, durante la malattia le era stata concessa la vestizione. Alla fine dell’estate 1895 Elisabetta Girelli visitò la Compagnia di Castrezzato. Dopo la Ruggeri (m. 18 gennaio 1928) furono sostitute: Marta Barucco (m. 1932), Maurilla Pini (ve. 1895, pr. 1900), Paola Sala, nel 1938 (ve. 1928, pr. 1930), Lucia Corna (ve. 1900, pr. 1903), Pierina Vignoni (nominata il 19 gennaio 1947, ve. 1903, pr. 1912, m. 1961), Ester Campana. 1895: 25 consorelle 1900-1939: 46 consorelle 1937: 15 consorelle Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti Prot. N 1348/7/1 I fedeli di Brescia, Città e Diocesi in Lombardia, hanno sempre venerato con sincera devozione, sant’Angela Merici vergine, la quale, dopo aver vestito l’abito del Terzo Ordine di S. Francesco, dapprima si dedicò a riunire fanciulle per educarle alle opere di carità, e in seguito fondò a Brescia un Ordine di donne sotto il nome di sant’Orsola, con l’impegno di coltivare la vita di perfezione nel mondo e la formazione delle adolescenti nelle vie del Signore. Sempre a Brescia rese l’anima a Dio. Ella lasciò una singolare testimonianza a servizio dell’evangelizzazione e della promozione umana nella vita della Chiesa e della società bresciana, e fino ai nostri giorni il clero e i fedeli laici hanno continuato a tenerne viva la spirituale eredità. Pertanto l’Eccellentissimo e Reverendissimo mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, accogliendo i voti del clero e dei fedeli, ha convenientemente approvato l’elezione di sant’Angela Merici, vergine, a Patrona presso Dio della Città e Diocesi di Brescia. E con lettere, in data 3 novembre dell’anno 2009, ha premurosamente chiesto a questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti di confermare l’elezione e l’approvazione secondo le Norme che regolano “la designazione dei Patroni”. Pertanto in forza delle speciali facoltà ricevute dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, dopo aver attentamente valutate le motivazioni presentate, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, aderendo alle suddette istanze, conferma SANT’ANGELA MERICI VERGINE PATRONA SECONDARIA PRESSO DIO DELLA CITTÀ E DIOCESI DI BRESCIA con tutti i diritti e privilegi liturgici connessi: Ella sia in futuro celebrata ogni anno con il grado di festa nella città di Brescia, nella Diocesi invece con il grado di memoria. Nonostante qualsiasi cosa contraria. Dal Palazzo della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il giorno 11 del mese di Novembre anno 2009, nella memoria di San Martino, vescovo di Tours. Antonio Card. Canizares Llovera (Prefetto) Giuseppe Agostino Di Noia, op (Arcivescovo Segretario) 18 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Cristianesimo Il cristianesimo fa volare l’uomo con le due ali della fede e della ragione La perenne vitalità del messaggio di Cristo D uemila anni fa arrivò sulla terra un bambino, figlio di umili genitori.Per i motivi che tutti conosciamo, nacque in una grotta e…da quel momento nulla fu più come prima. La potenza delle sue parole e delle sue azioni ebbe un impatto così deflagrante sulla società del tempo che la storia dell’occidente, dall’impero romano in poi, si organizzò intorno alla sua figura, al suo messaggio, per quei tempi sconcertante. La perfezione di quel codice morale, fondato sull’amore e sul perdono, ancora oggi ispira le legislazioni delle democrazie mondiali. Ernest Renan, nemico della chiesa e della fede affermò che Gesù con la rivoluzione della sua dottrina ha rappresentato l’avvenimento capitale della storia del mondo. Proviamo a ripensare a come si svolgeva la vita a quel tempo. La Palestina era una remota provincia dell’impero romano. All’ultimo gradino della scala sociale c’erano gli schiavi che non godevano di diritti civili e religiosi e venivano acquistati e venduti come oggetti. Le donne ed i bambini erano esseri su cui gli uomini avevano potere di vita e di morte. I malati venivano abbandonati o giudicati immondi. Immaginate quale impatto ebbero, su una società di quel tipo, le parole di Cristo che proclamava l’uguaglianza di ebrei e pagani, di uomini e donne, di schiavi e liberi. Ci vollero molti secoli, ma con lui avvenne una rottura storica che instillò i semi di un grande cambiamento e portò Kant ad affermare che il Vangelo è stata la fonte da cui è scaturita la nostra cultura. Dal cristianesimo emerge una nuova figura d’uomo, che è importante singolarmente, non solo perché fa parte di una collettività. Gesù ha insegnato che il peccato attiene al singolo, il quale è arbitro del proprio destino e responsabile delle scelte personali. Il cristianesimo formula la teoria “del libero arbitrio”, secondo cui ogni individuo ha la possibilità di scegliere e deve rispondere di queste scelte. Il Dio cristiano, afferma sant’Agostino, è un giudice che pur conoscendo a priori le scelte dei singoli non interferisce con il libero agire di ciascuno. La progressiva eliminazione degli schiavi avviene per opera della teologia cristiana che ritiene la schiavitù un peccato e rivendica i diritti inalienabili di ogni essere umano. La storia ci ha portato a considerare il medioevo come il periodo dei “secoli bui” che vide il suo riscatto solo nel rinascimento. Queste asserzioni sono contesta- Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 19 Cristianesimo te dagli studiosi moderni, perché il medioevo, che seguì alla caduta dell’impero romano, vide uno straordinario fiorire di invenzioni e di innovazioni che portarono radicali cambiamenti nell’organizzazione della società e diedero vita alle prime forme di capitalismo all’interno dei grandi monasteri. I monaci non realizzarono società interamente dedicate al commercio, all’industria ed alla finanza, ma crearono un modello che portò alla nascita delle imprese private. Nei conventi custodirono e tramandarono le opere dell’antichità greca e romana ed ebbero il grande merito di nobilitare il lavoro manuale, che nell’antichità era relegato agli schiavi. “Ora et labora”, con questo motto i frati benedettini insegnarono ai contadini a dissodare, bonificare, irrigare. Le proprietà monastiche svilupparono l’allevamento dei pesci: costruirono bacini artificiali per l’allevamento delle carpe e delle trote che vendevano agli abitanti del posto. Fu adottato il sistema di rotazione a tre campi che permise di produrre eccedenze; i campi a maggese divennero buoni pascoli per le pecore che davano latte, formaggio, carne e soprattutto lana, la quale portò alla fioritura delle prime industrie laniere. Altre tre invenzioni importantissime furono: il camino, gli occhiali e l’orologio. Si cominciò a sfruttare l’energia idrica per azionare mulini ad acqua, per segare il legname, per girare il tornio e per impastare gli stracci per fare la carta. Gli europei impararono anche ad imbrigliare l’energia eolica: in Belgio ed in Olanda furono bonificate le terre sommerse con l’uso di mulini a vento, che espellevano le acque giorno e notte. Inventarono il collare per i cavalli che permetteva di utilizzarli come animali da traino potenti come i buoi, ma più veloci. Si trovò il modo di ferrare i loro 20 n. 22 febbraio - aprile 2010 zoccoli, per proteggerli dall’usura. Risale a questo periodo l’invenzione dell’aratro pesante, con una lama capace di scavare un solco profondo per dissodare i terreni. Con queste migliorie si raddoppiarono i raccolti del grano, si migliorò l’alimentazione e le condizioni di vita degli abitanti; ciò portò ad un notevole incremento demografico. Intorno ai conventi si insediarono i primi villaggi, che si trasformarono via via in città. Sorsero comunità relativamente libere dove si svilupparono attività commerciali sempre più fiorenti. La libertà di cui godevano questi cittadini derivava dall’affermazione di Cristo sull’uguaglianza morale di tutti gli uomini. Egli ignorò sempre le principali divisioni tra le classi sociali, frequentò samaritani, pubblicani, mendicanti, donne di facili costumi, tutti coloro che venivano messi ai margini della società. Con questi esempi intese proclamare l’uguaglianza spirituale di ogni persona che agli occhi di Dio merita gli stessi riguardi, indipendentemente dalle condizioni di vita in cui si trova a vivere il suo passaggio terreno. Invitò gli uomini a considerarsi fratelli nello spirito e ad aiutarsi reciprocamente. Gesù ha vissuto in prima persona anche la condizione di profugo. La sua famiglia fuggì in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode. Lui ci insegnò ad accogliere gli altri con amore, soprattutto i più piccoli ed i più indifesi affinché non debbano subire abusi e prevaricazioni. Il rispetto della persona e la tutela dei diritti umani sono temi quanto mai attuali ed i cristiani devono favorire il dialogo tra le varie comunità, ricordare che Gesù si è avvicinato ai più poveri, agli indifesi, mentre si è scagliato con vigore contro coloro che altezzosamente Camminiamo insieme si proclamavano i migliori. Se non riusciremo a costruire un mondo che contrasta la logica del privilegio, della discriminazione e dell’abuso contro gli altri esseri umani, il male avrà il sopravvento. Nel XII secolo la chiesa fondò le prime università a Parigi, Bologna ed in seguito a Oxford, Cambridge e così via. In questi atenei non si studiavano solo gli antichi ma si poneva l’attenzione sulla ricerca della conoscenza e fu proprio al loro interno che nacque la scienza. Il cristianesimo si fonda sulla fiducia nella ragione che porta al progresso, ma la ragione deve mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio. Nelle accademie il messaggio di Cristo era percepito come la luce che illumina la storia ed aiuta trovare la via verso il futuro. Il sociologo americano Rodney Stark, nel suo libro “La vittoria della ragione”, sostiene che la teologia cristiana ha offerto la base morale sulla quale si è sviluppata la società europea che per molti secoli ha dominato e superato le grandi civiltà del mondo antico, sviluppando un pensiero duttile che ha prodotto libertà, progresso e ricchezza. Con buona pace degli attuali politici europei, che si affannano a negare le radici cristiane dell’Europa. Ma questa civiltà è ora in grado di camminare senza la religione? Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Fides et ratio” ha affermato:” Il cristianesimo fa volare l’uomo con le due ali della fede e della ragione” e Benedetto XVI a Ratisbona ha aggiunto:”… Quando l’ala della fede si atrofizza, lo squilibrio travolge la ragione e l’Europa perde insieme la sua identità e il suo primato universale”. Maria Antonia Galli Spiritualità La vita spirituale ci aiuta a scegliere il bene “Benedetto” Tempo Quaresimale O gni anno i cristiani vivono i quaranta giorni della Quaresima nel segno della verità e della scoperta di se stessi. A questo proposito sarebbe interessante ed utile in questo “tempo forte” che ci ponessimo alcune domande: cosa muove i miei comportamenti? Qual è il motore che spinge le mie azioni di ogni giorno? Ovviamente qualcuno potrebbe dire la volontà. Ma sappiamo bene che la volontà è semplicemente l’esecutrice di una motivazione. Quali sono, allora, le motivazioni che ci spingono a comportarci in un determinato modo anziché in un altro? Se ci pensiamo bene, ci accorgeremmo che all’origine di ogni nostro modo d’agire c’è un mondo interiore e profondo che emerge e che tanti chiamano “spiritualità”. Mai come oggi gli uomini hanno un estremo bisogno di spiritualità per vivere da persone autentiche. La spiritualità è fonte di certezze e di serenità per ogni persona. Occorre, quindi, che ci attiviamo per individuare o riscoprire la nostra spiritualità perché la qualità del nostro vivere molto dipende dalle ragioni, dall’impegno e dalla passione che mettiamo in quello che facciamo. In genere siamo abituati a pensare che la vita è lavoro, divertimento, sofferenza... Ma la vita è anche altro: è contemplare, capire, conoscere e scoprire il valore delle persone e delle cose che ci circondano. Dobbiamo smettere di considerare ogni no- stra giornata come una pagina di calendario, senza nessuno spirito di contemplazione, senza alcuna attenzione particolare, e imparare, invece, a vedere in essa una grande opportunità che ci viene offerta per fare bene ogni cosa e per far del bene agli altri. Nell’itinerario quaresimale alcune pratiche di vita spirituale ci aiuteranno a scegliere e a vivere il bene. La pratica del digiuno, ci ricorda chi comanda nella nostra vita: noi o i nostri appetiti (materiali e spirituali) più o meno smodati. Per essere realmente in comunione con i tanti fratelli e sorelle che digiunano sempre e non per scelta! La pratica della preghiera, anche se svolta andando al lavoro o a scuola, ci ricorda che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. Infine il segno delle Ceneri, ricevuto all’inizio della Quaresima, ci ricorda che tutto quello che facciamo e siamo si risolverà, nell’arco di qualche decennio, in un mucchietto di polvere. Il sacerdote, mentre ha segnato la nostra fronte con della leggera cenere grigia, ci ha detto: “Ricordati che sei polvere ed in polvere ritornerai…credi e convertiti al Vangelo”. Ce le marchiassimo a fuoco nel cuore e nella memoria queste parole, quando sentiamo l’insoddisfazione e la noia nascere subdole nel nostro cuore. Ce ne ricordassimo durante le liti condominiali o per le questioni di eredità! Ce ne ricordassimo, quando pensando di essere al vertice della carriera ci mangia- mo il fegato per la riuscita di qualcun altro! Siamo polvere che Dio trasfigura e illumina… ma siamo nient’altro che un mucchietto di polvere che Dio ha riempito di vita e che a Dio ritornerà. Tempo benedetto, quello quaresimale, in cui siamo chiamati a misurare i nostri limiti, affidandoli al Signore, senza paura di andare all’essenziale nelle nostre scelte e nei nostri percorsi di vita. Dio solo conta, lui solo ci conduce alla scoperta di chi siamo veramente. Ora è il momento favorevole; ora vale la pena di investire! Non abbiamo paura di avventurarci con Gesù nel deserto quaresimale per uscirne più autentici e sereni. Santa Quaresima, ma soprattutto santo cammino di autenticità! Camminiamo insieme don Claudio n. 22 febbraio - aprile 2010 21 Riflessioni Riflessione in margine all’anno sacerdotale Il sacerdote creatura della luce N ell’anno che la sensibilità pastorale di Papa Benedetto XVI ha voluto dedicare alla preghiera per i sacerdoti, siamo tutti invitati a riflettere sulle caratteristiche portanti della figura del presbitero. Il sacerdote è uomo di luce, in quanto fortunato distributore della luce divina mediante l’amministrazione dei sacramenti, luce riflessa di una vocazione che lo porta ad accostarsi ogni giorno alle sorgenti profonde del divino. Il presbitero è un distributore di luce in forza dell’imperativo evangelico: “Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove và. Mentre avete la luce credete nella luce, 22 n. 22 febbraio - aprile 2010 per diventare figli della luce” (Gv. 12,35-36). È il comandamento che Gesù affida ai suoi seguaci poco prima di consegnarsi a coloro che stanno per crocifiggerlo sul Calvario, quando le forze delle tenebre e del male prevalsero e “si fece buio su tutta la terra”. Il sacerdote vive la sua testimonianza di luce innanzi tutto in una necessaria dimensione di profonda fede. L’efficacia della sua azione viene senza dubbio da Cristo, di cui egli è ministro, ma la sua deve essere una risposta di profonda, grandissima fede. Senza fede, è scontato, il sacerdozio non si concepisce. È necessario che il prete per primo comprenda la nobiltà e la grandezza della sua vocazio- Camminiamo insieme ne, altrimenti non potrà essere il faro splendente che il navigatore, sconvolto dalle tempeste del mondo, anela di scorgere come segno di speranza e approdo di salvezza. Fede sincera, sicura, convinta, ancorata al Magistero della Chiesa, approfondita con lo studio intelligente e umile. Fede nella consapevolezza di essere un testimone che trasfigura, tormenta ed inebria. Una fede naturalmente che si alimenta con la preghiera. Il prete, prima di parlare di Dio, deve parlare a Dio. Scrive Sant’Agostino: “Il predicatore, pregando per sé e pregando per coloro ai quali deve rivolgere la parola sia prima un orante che un discente, e nel momento in cui sta per muovere la lingua e le labbra, sollevi a Dio l’anima assetata: e così dove lui beve berranno gli ascoltatori, e quel che egli riceve lo ricevono anch’essi” (De Doctrina Christiana, Lib. IV sez.III, 15). Il sacerdote deluso è solo colui che dimentica di avere un interlocutore vivo, stimolante e indulgente che gli ricorda: « Senza di me non potete far nulla! » (Gv. 15,5). A tale interlocutore egli si affida mediante due momenti fondanti e portanti della sua giornata: la Celebrazione Eucaristica e la laus perennis della Liturgia delle Ore. Chi non conosce l’eroica testimonianza di un grande sacerdote e vescovo del nostro tempo, il Cardinale François-Xavier Nguiên Van Thuân? Durante i tredici anni trascorsi nelle dure carceri vietnamite, iniziava ogni giorno la Riflessioni sua giornata con la celebrazione della Santa Messa. Come altare il pavimento della sua buia e umida cella, come patena e calice la sua mano, usando briciole di pane raffermo e poche gocce di vino che gli venivano permesse come una medicina per lo stomaco, come messale la memoria di brani scritturistici, come preghiera eucaristica la sua creatività di invocazione al Signore. Un venerando prete romano amava affermare che il sacerdote che non prega perde metà del suo titolo: gli rimane la “dote”, il contorno professionale, ma perde il “sacer”, la dimensione della sacralità. Il sacerdote è luce soprattutto quando celebra ed amministra i sacramenti. Scriveva Enrico Medi: “Sacerdoti, come fate a vivere dopo aver celebrato la Messa? Ogni giorno avete il Figlio di Dio nelle vostre mani. Ogni giorno avete la potenza che Michele Arcangelo non ha. Voi trasformate la sostanza del pane in quella del Corpo di Cristo; voi obbligate il Figlio di Dio a scendere sull’altare. Siete grandi. Siete creature immense, le più potenti che possano esistere”. Il Beato Antonio Chevrier soleva affermare che il sacerdote è “un uomo mangiato”. Egli deve donare il cibo ai suoi figli come il pellicano, al quale la liturgia e le sculture delle nostre sublimi cattedrali paragonano il Cristo nel banchetto eucaristico. Il sacerdote è uomo incaricato di donare la luce in un altro sacramento che il credente di oggi sovente trascura, non comprendendone a fondo la potenza liberatrice, quello del perdono che fa penetrare la luce nei meandri profondi della coscienza individuale. Scriveva Giovanni Papini: “Chiedo e domando umilmente, in ginocchio, con tutta la forza e la passione dell’anima mia, un po’ di certezza; una sola, una piccola fede sicura, un atomo di verità”. (Da “Un uomo finito”). Ad ogni prete può capitare di sentirsi dire, in un angolo oscuro di una chiesa qualunque: “Padre, sono tanti anni che non mi confesso… Sono dilaniato dai rimorsi perché sono un omicida. Ma lei mi assicura che mi cancellerà i miei peccati? Ho bisogno di un po’ di certezza…” Sublime e tremendo il potere che la Chiesa affida al sacerdote, quello di agire “in persona Christi” tracciando sul peccatore pentito un gesto di assoluzione che rende l’anima da rossa scarlatta, per usare una metafora biblica, a candida come la neve. Il prete potrebbe a sua volta essere un assassino, un depravato, ma la sua assoluzione equivarrebbe a quella data dal Papa. Il noto psichiatra veneto Prof. Carniello affermava che se i cristiani si accostassero un po’ di più al sacramento della riconciliazione, avrebbero meno bisogno di ricorrere alla catego- ria dei medici della psiche, i quali curano le depressioni con i mezzi della scienza, che sono pur sempre empirici, mentre il sacerdote usa il mezzo della grazia, che non fallisce mai. E per di più non si fa pagare! Il Cardinale Giovanni Canestri asseriva che l’avvocato, il medico l’ingegnere si rifanno per la loro professione alla discussione di una tesi di laurea. Il maestro, l’impiegato, l’operaio, l’usciere ricorderanno la data di un concorso, della loro assunzione. Il prete ricorderà una lunga cerimonia liturgica, durante la quale un Vescovo lo ha chiamato “sacerdos in aeternum”, imprimendogli un timbro indelebile, un marchio eterno, perché viene dall’eternità. Tale eternità si chiama Amore increato, perché l’amore non ha confini né di tempo né di spazio, in quanto è l’essenza stessa di Dio. Camminiamo insieme Don Vittorio n. 22 febbraio - aprile 2010 23 Riflessioni Spunti educativi dalla figura del beato Lodovico Pavoni Le dolci attrattive “L e dolci attrattive”: è un’espressione del beato Lodovico Pavoni, contenuta in uno dei testi più belli che ci ha lasciato. Questo sacerdote bresciano, vissuto nella prima metà dell’Ottocento (1784-1849) e fondatore della Congregazione religiosa a cui appartengo, descrive la sua vocazione a dedicarsi all’educazione dei ragazzi e dei giovani più emarginati con l’immagine delle “dolci attrattive”. La dedizione educativa è stata per lui una vocazione nella vocazione. Vocazione ad essere prete e vocazione ad essere educatore. Così, a distanza di anni, egli stesso rilegge la sua chiamata da parte del Signore: “Furono queste le dolci attrattive con cui piacque al Signore di chiamare me dal quieto soggiorno della mia casa paterna e di invogliarmi alla volontaria oblazione di tutto me stesso, che ho fatto molto volentieri, in vantaggio di tanto pubblico bene”. Questo “pubblico bene” è l’educazione. Il Pavoni parla dell’educazione come di un impegno che lo ha attratto e che gli ha dato gioia. Nelle sue parole non c’è niente di ambiguo, perché sempre massimo è stato il suo rispetto e limpido il suo amore verso i giovani a cui si è dedicato. Nelle sue parole c’è la manifestazione di una grande passione che gli è stata infusa dal Signore e che non l’ha lasciato indifferente di fronte alla condizione di povertà e di smarrimento di tanti ragazzi. 24 n. 22 febbraio - aprile 2010 Avrebbe potuto trascorrere una vita tranquilla, che la sua condizione sociale gli permetteva. La voce del Signore è stata più forte; il bisogno che constatava attorno a sé è stato più forte. E non si è risparmiato. Ha donato tutto se stesso (le sue energie, il suo tempo, le sue risorse) per una causa tanto importante per la società e per la Chiesa: l’educazione della gioventù. Un’attrazione che gli ha procurato gioia, non perché non gli sia costata grandi sacrifici, ma perché in questo modo si è sentito in sintonia con la volontà del Signore e in grado di offrire un aiuto concreto a chi era nella necessità. I giovani – egli ha affermato – sono la porzione dell’umanità più cara al cuore di Gesù e dedicarsi alla loro formazione è una missione di fondamentale importanza. Con le parole citate il beato Lodovico Pavoni si confida ai suoi collaboratori e li invita a condividere la sua stessa vocazione e missione, rispondendo alla chiamata del Signore. Così è nata la Congregazione religiosa che ha continuato l’opera da lui iniziata per ispirazione di Dio, e che l’ha estesa al di là di Brescia in altre città d’Italia e del mondo. È l’esempio del loro Fondatore che ancora oggi anima i religiosi pavoniani (sacerdoti e fratelli coadiutori), “Figli di Maria Immacolata”, a dedicare la propria vita al Signore e all’educazione dei giovani. Ma l’esempio di padre Pavoni può Camminiamo insieme incoraggiare anche tutti coloro che hanno una responsabilità educativa da affrontare. La tentazione di tanti genitori, insegnanti e adulti in genere è quella di gettare la spugna di fronte alle esigenze, alle fatiche e ai fallimenti della sfida educativa. Come è stato più volte denunciato, a cominciare da papa Benedetto XVI, un’emergenza educativa caratterizza la nostra società di oggi. È faticoso, è duro, è difficile educare. Ma non c’è missione più importante; e non c’è soddisfazione più grande di quando si vede un giovane crescere bene e prendere una strada valida nella vita. Fiducia, pazienza, perseveranza, esemplarità: sono gli atteggiamenti necessari per ogni adulto educatore. Sono doni da invocare dal Signore e per i quali il beato Lodovico Pavoni (accanto ad altri santi educatori, come Angela Merici, don Bosco, padre Piamarta) può essere un esempio e un intercessore. Padre Lorenzo Agosti - FMI Vita missionaria Reportage di un servizio a favore della comunità ugandese Luca Turelli volontario tra i bambini dell’Uganda Caro Mons. Mario Stoppani, voglio permettermi di portarle la lettera che mio nipote Luca (volontario S.V.I. in Uganda da due anni) ci ha inviato Venerdì 15 Gennaio via email. Racconta il servizio fatto due o tre ore prima. Non ci sono né l’inizio solito di una lettera, né la fine con i saluti. Questo dimostra, a me che lo conosco, come è rimasto colpito da questo fatto. Il suo compito in quella zona è di aiutare la popolazione a come ricavare dalla loro terra il necessario per il loro sostentamento. Ciò dipende molto dal periodo delle piogge, Aprile - Ottobre, il resto è siccità, per cui niente raccolto. Ma sempre a disposizione per qualsiasi aiuto questa gente abbia bisogno. Forse, mi auguro, la lettura di questa lettera, può far riflettere noi che abbiamo tanta fortuna e benessere rispetto a coloro che vivono in questi paesi cosiddetti del Terzo mondo. Porgo ossequi e le auguro tanta forza nello svolgimento del Suo Ministero Angela Zammarchi zia di Luca Turelli “L uca tu segui la macchina della polizia, sarai il secondo convoglio” “Ok” dico io, un po’ preoccupato. Ho il pick up carico con non so quante persone, per la maggior parte donne e bambini, letteralmente aggrappate alla mia macchina, sono sicuro che durante gli 80 Km di viaggio che ci aspettano ne perderò qualcuno per strada! Sono le 5 di sera ad Iriiri, il responsabile del distretto è venuto nel nostro ufficio, a chiederci una mano. La mattina hanno fermato 86 persone dirette a Kampala, tutte donne e bambini, e ora hanno deciso di portarli a Moroto, ma non hanno macchine sufficienti per tutti, così sono venuti a chiedere aiuto a noi, vado io , Fabio non sta molto bene, mi sa che sta covandola malaria. La scarsità di raccolto fa sì che le persone lascino Karamoja per cercare a cercare fortuna a Kampala, sperando di trovare chissà cosa nella grande città. Regolarmente finiscono per vivere per strada vivendo di elemosina. La politica del governo è di prendere queste persone che vivono per strada a Kampala, caricarle su un camion e riportarle a Karamoja. Ora stanno cercando di bloccarle ancora prima che escono da Karamoja, e queste 86 donne e bambini, sono appunto un gruppo di loro che sono stati fermati su un camion appena fuori Iriiri, dirette a Kampala. Siamo 5 pick up, 86 loro, più 5 guidatori, più 5 rappresentanti di “save the children” per ogni macchina, 96 persone in tutto, ammassate su 5 macchine, vi lascio immagire in che condizioni è avvenuto il viaggio. Poco dopo il mio arrivo alla stazione della polizia, cominciamo a caricare le persone. Donne bambine e bagagli tutti pigiati sui cassoni delle macchine. Non faccio nulla, guardo solo la scena appoggiato alla sponda del mio pick up. Gente che cammina su altra gente, persone che tentano di stringersi il più possibile per tanto sono piccolini e ci stanno ovunque. Non dovete pensare che quelli che si occupano di queste cose siano persone insensibili, semplicemente devono portare tutta questa gente a Moroto prima di sera (dove c’è una struttura che può fornirgli un pasto e necessariamente starci su quelle 5 macchine. Sono appoggiato alla sponda della mia macchina, quando un piccolo bambino di 5-6 anni viene “ sistemato” nell’angolo tra la sponda e la ruota di scorta. Mi guarda e gli sorrido. Sul momento non risponde al mio sorriso, mi guarda solo. Lo saluto, allungo la mano per salutarlo e mi sorride. Nel frattempo un ragazzo gli cammina sulle gambine, lo schiacciano sempre più verso la sponda, e Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 25 Vita missionaria lui continua a guardarmi e sorridermi. “È fortunato”, penso io. Da dove è seduto sarà scomodo, ma almeno non rischierà di volare fuori dalla macchina. Ci sono due donne sedute sul bordo del cassone coi loro bambini neonati sulla schiena, ho i brividi a pensare alla mia macchina che prende una buca e loro che vengono sbalzati fuori! Continuo a guardarlo e gli chiedo come si chiama. Mi risponde (non ricordo il nome, dannazione non riesco mai a ricordarmi i nomi delle persone!), comincio a scherzare e giocare con lui, e all’improvviso mi rendo conto di una cosa. È pieno di bambini, ma nessuno sta piangendo. Sono alla stazione della polizia dalla mattina senza cibo nè acqua, vengono ammassati come bestie su delle macchine, gente che urla e si spintona e loro niente, si guardano in giro, coi loro 26 n. 22 febbraio - aprile 2010 occhi grandi e splendidi, e non piangono. Se li saluti ti sorridono pure, come se niente fosse. Li vedi i loro sguardi, si guardano in giro chiedendosi cosa sta succedendo, perchè tutti quegli adulti sbraitano e si/gli fanno male, ma non piangono. Ti guardano dritto negli occhi e ti chiedono che senso ha tutto questo, perchè non possono continuare a giocare come facevano prima, perchè c’è lì un bianco che li sta caricando in macchina e li sta portando chissà dove. Ti verrebbe voglia di prendere tutti quei bambini e implorare il loro perdono, farli capire che noi grandi siamo tutti pazzi furiosi, che loro non hanno colpe, che siamo noi quelli da fucilare. Partiamo, come temevo, nonostante le raccomandazioni, la macchina della polizia parte ad una velocità folle e io dietro. Ogni tanto senti delle urla provenire da dietro, guardi dallo Camminiamo insieme specchietto retrovisore temendo di vedere qualcuno che è cascato giù. Per fortuna è solo gente che urla perchè ad ogni buca la macchina sobbalza e quelli sotto vengono schiacciati da quelli che stanno sopra. Dopo poco più di un’ora arriviamo a Moromoto. Facciamo scendere tutti dalle macchine. Nell’aiutare a far scendere i bambini, ti rendi conto che molti si sono fatti pipì addosso, probabilmente dalla paura, ma non piangono anche se ne avrebbero tutti i motivi e i diritti. Prendo in braccio una bambina, sui 3 anni, bellissima. Quando la prendo in braccio mi guarda terrorizzata, la faccio scendere e la poso per terra. Rimane lì immobile a fissarmi con gli occhi spalancati, ma non piange, arriva la madre e se la porta via. Si siedono in gruppo in attesa che venga preparato il posto per la notte. Ad un certo punto dal grup- Vita missionaria po si alza un bambino, è il mio amichetto, comincia ad incamminarsi tranquillamente verso l’uscita. Lo raggiungo, mi inginocchio davanti a lui e gli chiedo dove sta andando: “ via” mi risponde, in modo del tutto innocente. Gli sorrido e lo riporto verso il gruppo. Dopo avergli spiegato che non può andare via da solo gli chiedo di indicarmi quale è sua madre, scuote la testa e mi dice “ no mamma”. Risalgo in macchina, il mio compito è finito, ora ci penserà qualcun altro. Mi dirigo verso Iriiri e non riesco a non pensare che senso ha tutto questo. Davvero l’uomo è così meschino e animale (senza offesa per gli animali!) da aver creato una società così malvagia e insensibile, schiava del dio denaro e del profitto, nel quale vige la regola del più forte e il consumismo regna sovrano. Ma dove è lo spirito di solidarietà, il senso comune di appartenenza alla specie umana e più in generale alla vita, il senso di pietà verso il più debole, il rispetto verso le creature più indifese come i bambini. Eppure loro continuano a sorridere e questo ti fa ancore più male, perchè il loro sorriso mette a nudo tutta la nostra cattiveria e imbecillità. Qualcuno una volta ha detto che per avere il regno dei cieli bisogna tornare bambini, forse è vero, pensate che bello che deve essere il mondo visto con gli occhi dei bambini, sicuramente migliore di quello che i miei occhi da adulto vedono. Chissà che fine ha fatto quel tipo che andava in giro a dire certe cose, chissà che fine gli abbiamo fatto fare noi adulti. Arrivo a casa c’è Fabio che sta guardando il tg1. Dicono che il mondo sta uscendo dalla crisi economica (che umili che siamo noi bianchi occidentali, identifichiamo sempre il mondo occidentale con l’intero pianeta, dimenticandoci che gran parte delle persone vive al di fuori del bellissimo e perfetto mondo occidentale. Ogni volta succede qualche cosa dalle nostre parti, siamo portati a pensare che debba interessare e coinvolgere tutto il pianeta, senza pensare che la maggior parte delle persone non sa neanche che esistiamo!). Scopro con piacere che l’Italia è la nazione al mondo (questa volta si coinvolge l’intero pianeta) con più cellulari, 1,5 per ogni italiano, compresi i bambini!!! Che la vendita di macchine ha fatto un importante balzo in avanti, che la situazione immigrati migliora, perchè li stiamo rimandando nel loro paese e che al “grande fratello” è successo qualche cosa di davvero sconvolgente di cui si sta parlando da giorni. Nel frattempo tra qualche giorno Frattini, il nostro ministro degli Esteri viene in visita in Uganda. Tra le altre cose la visita serve anche per sancire importanti accordi economici tra l’Italia e l’Uganda: Una nota compagnia petrolifera italiana ha appena siglato un contratto per poter estrarre petrolio qua in Uganda, ovviamente nel rispetto, come avviene sempre in questi casi, dei diritti della gente che in quei posti ci vive da sempre! Se disgraziatamente il giacimento si trova in una foresta vergine e bisogna abbattere qualche albero per arrivarci, non c’è problema, se nell’ area ci vive qualche persona di troppo, non c’è problema, gentilmente gli chiediamo di spostarsi da un’altra parte (quelli che non vogliono spostarsi e si ribellano vengono etichettati come terroristi!), tutto si sistema, perchè come ha detto il tg1, stiamo uscendo dalla crisi, il peggio è passato. Mi sento già molto meglio ora, vado a dormire più tranquillo. Ma mi rimane solo un cruccio: Lo saprà il mio amichetto che il peggio è passato e che stiamo uscendo dalla crisi; no perchè altrimenti torno indietro a dirglielo, così almeno avrà un motivo per sorridere, perchè altrimenti non capisco davvero cosa ci sia da ridere in tutto questo! Camminiamo insieme Luca n. 22 febbraio - aprile 2010 27 L’intervista Preziose collaboratrici con culture diverse Le badanti Un piccolo esercito silenzioso, non troppo visibile e a fatica raggiungibile A volte, nelle prime ore del pomeriggio, se ne vedono alcune nel “Parco dell’Amicizia”, chiuse a capannello, immobili come statue, affrontare i rigori di questo nostro gelido inverno. I volti sorridenti, si parlano con una calda cordialità che traspare dall’ azzurro molto simile dei loro occhi; la lingua materna permette finalmente di ragionare e di confrontarsi su questioni concrete e di condividere ansie e preoccupazioni. Che cosa si diranno mai? Forse nostalgicamente ricordano la loro terra lontana oppure si scambiano notizie su mariti e figli lasciati per necessità; forse si lamentano per particolari situazioni in cui si trovano a dibattersi o forse ancora si ritengono fortunate per il benessere di cui possono godere nelle nostre famiglie, a cui nulla di materiale manca. Chissà se desiderano tornare all’indigenza e alle difficoltà economiche, magari incolmabili, dovute ad un sistema socio-politico che fatica a sollevarsi? Si sono decise a lasciare le loro case, imitando altre donne da tempo immigrate in questo nostro occidente ricco ed opulento, con la convinzione di poter realizzare qualche sogno per sé o per i parenti. Tutti noi riconosciamo il valore sociale ed umanitario del loro intervento nelle nostre famiglie gravate da problemi connessi a malattia, disabilità e vecchiaia. Siamo contenti se troviamo in queste donne delle collaboratrice oneste e fidate, anche se siamo consapevoli che la comunicazione tra culture diverse necessita di tempi lunghi. Speriamo che la loro onestà venga ripagata da noi con la stessa moneta. Avvicinarle non è semplice sia per le difficoltà linguistiche sia per la naturale reticenza a parlar di sé. Alla fine riesco ad incontrare V. che sembra contenta di proporsi alla chiacchierata. Con lei c’è la figlia T., pure lei in Italia per lavoro. Madre e figlia sono di origine ucraina; hanno solo diciotto anni di differenza e potrebbero sembrare due sorelle, se non fossero così diverse fisicamente. La figlia è già nonna e la madre ovviamente si trova ad essere bisnonna. Mi rivolgo a V. che riesce a comunicare in un italiano comprensibile, anche se a tratti stentato. D- Da quanto tempo si trova in Italia, e come venne a sapere di questa opportunità lavorativa all’estero? R- Sono qui dalla fine del 1999; avevo quasi sessant’ anni, quando informai i miei figli e mio genero che sarei partita per l’Italia; la loro reazione fu decisamente strana; mi dissero che ero una pazza a lasciare il paese per una terra lontana, alla mia tarda età. Io non ebbi orecchi per questa affermazione e andai in agenzia a comprarmi il biglietto che mi avrebbe permesso di raggiungere Roma in pullman, insieme ad altre due donne nelle mie stesse condizioni. A Brescia, da tempo si trovava una mia cugina che fu ben lieta di accogliermi nei primi giorni e di aiutarmi nella ricerca di un lavoro. D- Quale fu la sua prima impressione nei confronti dell’Italia? R- Decisamente non positiva! La mia prima tappa fu Roma da dove mi allontanai usando vari mezzi pubblici; alla fine giunsi a Milano, in Stazione Centrale. In attesa del treno, a sera ormai inoltrata, lo 28 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme L’intervista spettacolo di quei poveri uomini avvolti nei cartoni o sdraiati sulle panchine, ridotti a stracci dalla miseria e dalla vita, mi colpì profondamente. Temetti in cuor mio che l’Italia fosse solo quella. In tal caso non avrebbe potuto aiutarmi a risolvere i miei problemi. D- Dove iniziò a lavorare e a quali mansioni fu destinata? R- Incontrai delle buone famiglie sul mio cammino, proprio come quella in cui sto prestando servizio ora. In numerose località della Val Trompia fui accolta in casa da parecchie persone in difficoltà: il destino mise sulla mia strada malati e disabili, giovani e vecchi; parecchi di loro mi morirono tra le braccia. Ricordo due fratelli anziani e molto malati che assistetti per qualche tempo; erano legati da tale affetto che alla morte dell’uno, l’altro si rifiutò di mangiare e di prendere le medicine, finché non raggiunse il fratello lasciandosi morire. Così pure assistetti impotente al dolore di una madre nel sostenere le gravi problematiche di un giovane figlio epilettico e disabile. Tante sofferenze e alla fine la morte liberatrice! D- Non tentò mai di cambiare lavoro, cercando un’occupazione che non la mettesse a contatto con la malattia e la morte? R- Sì, dopo un’esperienza particolarmente dolorosa che mi impegnò nell’assistenza di marito e moglie fino alla loro morte, ho chiesto alla figlia, che non aveva più bisogno di me, di trovarmi una sistemazione diversa, magari in fabbrica; mi sentii rispondere che non era possibile, perché lei era fermamente convinta che il ruolo che più mi si addiceva era proprio quello dell’aiutare i malati e che in me riconosceva un dono particolare nel sostenere la sofferenza altrui. Quindi, se gli altri riconoscevano in me questa capacità di cui ero piuttosto inconsapevole, valeva la pena di continuare a svolgere questo ruolo nelle famiglie in difficoltà. D- Quali altri lavori aveva svolto in precedenza, prima di giungere in Italia? R- Fui costretta a crescere presto per necessità economiche ed imparai a sopportare la fatica fisica ed il disagio che viene dalla mancanza di libertà. A soli quattordici anni trovai lavoro come operaia in un’officina in cui si producevano particolari metallici per le locomotive di Stato; lì, pur essendo una ragazzetta, divenni abile nell’usare la saldatrice ed altre attrezzature proprie del lavoro meccanico. Qualche tempo dopo, mi trasferii nella Russia del Nord, in un centro minerario, dove trovai lavoro nel settore edilizio; collaboravo alla costruzione di piccole abitazioni per i minatori, trasportando sacchi di cemento e calce o preparando la malta per i muratori: mansioni pesanti se si pensa che la temperatura, a volte, scendeva fino a cinquanta gradi sotto lo zero. Il lavoro che svolgo oggi non è decisamente paragonabile a quello del passato per quanto riguarda lo sforzo fisico richiesto. D- Quali aspetti della nostra cultura apprezza maggiormente? Che cosa le piacerebbe attingere dal nostro stile di vita? R- Innanzitutto qui da voi ci si saluta e ci si sorride anche tra persone che si conoscono poco o addirittura che sono estranee, ma che per caso si trovano a condividere la medesima situazione; da noi invece questi gesti d’affetto e d’attenzione vengono rivolti solo a parenti ed amici stretti. Esiste una diversa sensibilità verso l’altro: da voi si coltiva una maggiore cordialità nella relazione; da noi prevalgono distacco e freddezza. Un aspetto gradevole del vostro ambiente è la cura degli spazi verdi, tutti ornati da aiuole fiorite e da alberi ombrosi; da noi questo gusto per le cose belle non è così frequente. Tra una casa e l’altra si lasciano le aree incolte e con terra battuta difficili da percorrere in tempo di pioggia o di neve; se si esce in paese si torna a casa con le scarpe inzaccherate perché spesso le strade non sono asfaltate. Inoltre, le vostre abitazioni sono decorate e rifinite con particolari architettonici che le rendono molto belle; da noi si predispone solo l’essenziale per l’abitabilità. D- Secondo lei, quali sono i problemi che possono affliggere una “badante”? R- La prima difficoltà è rappresentata dalla lingua; è difficile ad una certa età imparare una lingua tanto diversa dalla propria. Inoltre, ci vuole volontà e flessibilità; allora si sviluppa uno spirito di adattamento che ti permette di superare ogni ostacolo. Spesso ci mancano la nostra terra e la famiglia, a cui pensiamo quotidianamente e con cui ci mettiamo in contatto telefonico, un paio di volte la settimana. Sentiamo nostalgia per le grandi ricorrenze che uniscono parenti ed amici; siamo un poco tristi in occasione dei compleanni, non potendoci vedere per festeggiare con i nostri cari. Tuttavia devo riconoscere che questo nostro ruolo è frutto di una scelta libera, senza obblighi imposti; lo facciamo con tanto amore nei confronti di chi a casa aspetta il nostro aiuto economico. Io mi considero fortunata perché mi sento avvolta dal calore e dall’amicizia della famiglia per cui lavoro; se incontri persone che ti ospitano mostrando rispetto per la tua persona e per il tuo impegno, ti senti tranquilla e serena. Ovviamente, aspettiamo con ansia quel ritorno a casa, una volta all’anno, che Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 29 L’intervista ci permette di riprendere forza ed entusiasmo. D- Oltre al guadagno economico che giustamente le spetta, che cosa le dà questo lavoro? R- Il cambio frequente di famiglia comporta un grande disagio che può essere superato attraverso quella capacità di adattamento che a volte è innata, a volte si sviluppa dalla necessità. Rimanendo per giorni e giorni a contatto con persone diverse, dovendo assistere il malato e collaborare con i famigliari gravati da problemi importanti, io ritengo di aver acquisito una certa sensibilità nel capire le persone, nel cogliere le loro ansie e sofferenze. Pur non avendo una preparazione culturale, percepisco di essere diventata un poco “esperta dell’animo uma- no” e quindi sempre più capace di capire ed accogliere l’altro. Questo lavoro mi ha rivelato quanto le persone si assomiglino al di là delle differenze di nazionalità o di stato sociale. Non c’è ricchezza che tenga di fronte al dolore e alla malattia incurabile, se la persona non si ispira a valori alti e spirituali. vato un piccolo orto produttivo e, per certi aspetti, ornamentale; qualche ciuffo di verdura rossastra fa capolino qua e là tra le zolle indurite dal freddo, come fiori selvatici. La nostra conversazione si conclude con il sopraggiungere del buio. Sorridendo mi saluta; io le esprimo la mia riconoscenza per il tempo concessomi, considerando che mi ha dedicato la sua “razione” di libertà pomeridiana, cioè quella parte del pomeriggio per lei tanto importante perché libera da impegni. Mi accompagna al cancello passando attraverso un cortile dove lei stessa, con tanta cura, ha rica- Succedeva di tutto nella vita: mancavano i soldi per il pane, non c’erano i vestiti per il bambino, era dura, dura la vita. Ma una donna, una madre e una moglie Era nella casa come la cima sacra della montagna. Mi piace chiudere questo articolo con i versi di donne ucraine. Halyna Makoviychuk (da “Piccole ballate” Pensieri in forma poetica di donne ucraine, Editrice La Rosa) Silvana Brianza Preghiera all’Angelo Custode Volentieri pubblichiamo questa bella preghiera all’Angelo Custode, composta dalla nostra parrocchiana Signora Luigia Volonghi ved. Sivieri, deceduta recentemente( il 20 febbraio scorso) a 86 anni. Nella sua semplicità contiene squarci di puro lirismo e di autentica ispirazione religiosa. Farà bene ai piccoli e ai grandi! Cara Luigia, ora l’Angelo Custode sia per te l’Angelo che ti risveglia per la Risurrezione finale, che Dio dona a tutti coloro che hanno atteso il suo ritorno. Angelo del Signore che mi fai lume col cuore, io ti sento e non ti vedo, ma mi ami e io Ti credo. Portami un buon pensiero alle soglie del cuore che ogni giorno si schiuda con l’incanto d’un fiore. Nei miei occhi Tu splendi, nel mio cuore discendi, nella mia ombra vivi e la mia storia scrivi. Dammi la luce se un’ombra m’oscura la pupilla: che sia una fonte che brilla. Angelo, Angelo mio, dolce dono di Dio: mi sia lieve il cammino con il tuo cuore vicino. Tutto il mio pianto vedi; se cado mi sollevi; mi dici : “guarda in sù” quando offendo Gesù. Amen. O mio primo amico, messaggero di Dio, Angelo mio guardami con i tuoi occhi luminosi e celesti perchè il male non mi tocchi. 30 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Associazioni Recentemente la scomparsa dell’alpino Ricordo di Ignazio Zammarchi N oi alpini di Castrezzato, addolorati per la perdita del nostro Ignazio che ha guidato il nostro gruppo per ben trentatre anni, onorando il cappello che portava con estremo rispetto e orgoglio, dimostrandosi vero alpino e vero amico. Ringraziamo tutti i presenti, dalle autorità religiose, civili e militari e tutte le Associazioni d’Arma e di Volontariato. Un grazie alla Sezione Alpini di Brescia e a tutti i gruppi qui rappresentati con il loro gagliardetto, che con la loro presenza contribuiscono a rendere i giusti onori ad un alpino come Ignazio. Al papà Giuseppe, alla moglie Gabriella, ai figli e alla famiglia Zammarchi, le nostre più sentite condoglianze. A te Ignazio con un nodo in gola ti diciamo grazie per tutto quello che hai fatto per il nostro paese. Sarai sempre nei nostri cuori. Ciao Alpino L’orazione funebre del consigliere Gottardo (al cimitero prima della sepoltura di Ignazio) R ingrazio Monsignor Mario, per permettermi di rivolgere l’ultimo saluto, così spontaneo ma dal cuore, alla buona, all’alpina come è nostro costume e com’era suo costume. Prima di tutto le condoglianze ed il cordoglio alla moglie, ali figli, al papà, ai fratelli ed ai parenti e familiari tutti da parte del Presidente della Associazione Alpini di Brescia e di tutto il Consiglio Direttivo. Aggiungo i miei come Consigliere Responsabile di zona, qui presente oggi con altri consiglieri. Ignazio ragazzo buono, mite, umile e generoso. Ti prego di passarmi il termine e l’aggettivo di ra- gazzo, perchè è così che io ti vedo e ti ho sempre visto, con i tuoi trentatre anni di capo gruppo, alla guida del meraviglioso gruppo alpini di Castrezzato. Ragazzo per la tua volontà, per il tuo viso pulito con quel sorriso spontaneo naturale che non negavi mai a nessuno anche nei momenti più difficili. Non è piaceria la mia nel giudicarti uno tra i più bravi e disponibili della mia zona. E noi qui oggi siamo in molti a renderti l’ultimo saluto e tu, noi siamo sicuri, ci vedi, perchè noi saremo anche poveri di cultura ma crediamo nella vita eterna, e tu per noi non sei morto, ma soltanto andato avanti, come è nostra credenza di fede avremo un alpino in meno sulla terra, ma un angelo custode in più in Paradiso. Ignazio a te quando ti si chiedeva qualche aiuto eri il primo che rispondeva “Signorsì”. Facevi zaino in spalla e partivi, andavi avanti. Ignazio, ragazzo buono, ora hai ricevuto un ordine, anche questa volta hai risposto “Signorsì”, un ordine estremo dal supremo Comandante: questa volta hai fatto zaino a terra e sei andato avanti, sei andato a raggiungere tutti i nostri amici andati avanti prima di te e noi, siamo sicuri, che loro ti hanno aspettato e ti avranno preparato un posto vicino a loro lassù nel Paradiso di cantore come siamo abituati noi a pensare. Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 31 Associazioni Ignazio ora noi che per il momento restiamo quaggiù non possiamo fare altro che ringraziarti, per tutto quello che tu hai saputo fare nella tua vita terrena, per la tua famiglia, per la tua parrocchia, per la tua comunità. Ma noi ti dobbiamo un grazie particolare per quello che hai saputo fare e dare per la nostra grande famiglia alpina a tutti i livelli di gruppo e sezionali. Grazie di nuovo Ignazio, amico buono, a nome di tutti i tuoi amici qui presenti. Ciao Ignazio riposa in pace, non ti dimenticheremo. Vi ringrazio sinceramente per l’apprezzamento delle mie povere parole che mi vengono spontanee dal cuore. Un grazie particolare a Monsignor Mario Alpino nel cuore Franco Gottardi Segreteria di Stato dal Vaticano, 07/01/2010 Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa Cara Gabriella, leggendo oggi il profilo di Ignazio sul “Giornale di Brescia” mi sono commosso. Lo ricordo alla partecipazione della Santa Messa celebrata da don Mario nella “sua sede” il 27 Novembre scorso. Segnato dalla malattia, ma sereno. L’ho salutato con la consapevolezza che forse non l’avrei più incontrato, ma dentro di me ho affidato al Signore l’itinerario del suo soffrire perchè non ne intaccasse la fede cristiana che ha costantemente permeato la sua vita. Da lui sono sempre stato gratificato da una cordiale amicizia, che passa anche attraverso una parentela con i genitori del suo papà. il suo saluto era sempre caratterizzato dal sorriso, specchio della sua ricca sensibilità interiore. Ignazio lascia a voi un’eredità preziosa, quella degli onesti, quella del biblico “servo fedele” che ha saputo vivere con coerenza i talenti ricevuti dal Signore. Nella celebrazione della Santa Messa di questa mattina ho chiesto al Signore che lo lasci andare per le sue montagne, come dice il canto di Bepi De Marzi citato dal giornale, con la piuma nel cappello da alpino che è sinonimo di altruismo in tutte le sue componenti. Prego Lei di farsi interprete anche presso i fratelli della mia sincera e sentita partecipazione, e soprattutto verso il papà Beppe, ancora una volta così colpito negli affetti familiari più radicati e profondi. La famiglia umana si va ricomponendo nella dimensione di una vita nella quale non ci saranno più lacrime, nè lutti, nè dolore alcuno. Un abbraccio a Lei e ai figli Don Vittorio Preghiera davanti alla Croce Signore Gesù, noi ti contempliamo sulla Croce: tocchiamo le tue mani e i tuoi piedi lacerati dai chiodi; baciamo il tuo costato squarciato dalla lancia; volgiamo lo sguardo al tuo volto e al tuo capo sul quale hanno posto una dolorosa corona di spine. Signore Gesù, tu ci inviti a completare nella nostra fragile carne ciò che manca alla tua passione, per il bene della Chiesa, che è il tuo corpo. Donaci di prendere parte alla sofferenza del mondo. La Chiesa apra a tutti gli uomini, soprattutto a quelli che soffrono, 32 n. 22 febbraio - aprile 2010 una porta di speranza verso una vita nuova. Signore Gesù, tu ci domandi di seguirti portando la nostra croce. Donaci di accettare Con coraggio e semplicità Le pene e le fatiche di ogni giorno, le ferite che lacerano il nostro corpo, i tormenti e i dolori delle nostre notti, per partecipare un giorno alla tua risurrezione. Signore Gesù, tu hai riconciliato con il Padre tutta l’umanità, stringendola in un legame di amore e di pace. Ci hai bagnati del tuo sangue Che gronda dal legno della Croce. Camminiamo insieme Rendici uomini e donne capaci di riconciliazione, rendici artigiani di pace, infiamma il nostro cuore perché siamo pronti a lottare – disarmati e disarmanti – per un mondo più giusto, più fraterno, più solidale. Signore Gesù, tu agonizzi sulla Croce, abbandonato da tutti e ti affidi fiducioso nelle mani del Padre tuo. Colma di forza e di speranza Coloro che sono vicini alla morte. E resta accanto a noi, te ne preghiamo, quando starà per concludersi la nostra avventura umana. Associazioni L’importanza del volontariato e della donazione Festa del donatore e 35° anniversario Aido I l 18 ottobre scorso, Castrezzato ha visto una doppia celebrazione: il 35° anniversario della fondazione della sezione locale AIDO e la “Festa del donatore” che, per l’occasione, quest’anno si è celebrata proprio nella nostra comunità. La manifestazione ha avuto lo scopo di ricordare il grande gesto d’amore verso il prossimo, con l’atto della donazione, invitando tutte le famiglie della provincia che hanno perso un proprio caro e che, nell’immenso dolore per la perdita subita, hanno avuto la forza ed il coraggio di pensare a quanti soffrivano ed erano in attesa di trapianto, e acconsentire all’espianto degli organi. Tra essi anche alcuni Castrezzatesi: Ombretta Zammarchi, prima donatrice di Castrezzato, a cui è intitolata la nostra sezione AIDO locale, la Signora Flora Pontoglio e la Signora Iole Cavalli. L’intenzione della manifestazione è stata anche quella di sensibilizzare la popolazione al discorso del dono, inteso come aiuto concreto da offrire a quanti si trovano in situazione di bisogno. Momento importante è stato l’incontro di testimonianza, presso il teatro dell’oratorio, aperto alla popolazione, in cui varie persone trapiantate hanno portato la loro toccante esperienza sia di sofferenza che di rinascita alla vita, dopo aver avuto il dono del trapianto. Tra gli ospiti dell’incontro anche la Signorina Mirta Festa che ha voluto condividere la sua esperienza di “dono”, in quanto donatrice di midollo osseo. Numerose le famiglie dei donatori che hanno partecipato all’evento e numerose anche le associazioni AIDO dei vari paesi della provincia che, con i loro labari, hanno accompagnato il corteo attraverso le vie del paese e presso il monumento AVIS-AIDO per un momento di raccoglimento. La manifestazione è stata allietata anche dall’esibizione delle majorettes “frecce azzurre” e dalla banda di Trenzano che hanno accompagnato i partecipanti fino alla Chiesa parrocchiale per la celebrazione della S. Messa dedicata ai donatori. È stato questo il momento culminante della giornata: in un’atmosfera particolare, creata dalla schola cantorum “don Arturo Moladori”, alla presenza dei numerosi labari AIDO, il parroco Don Mario Stoppani, con le sue parole ha saputo scuotere le coscienze, ribadendo l’importanza del volontariato e della donazione, esortando a saper vedere i bisogni del prossimo e, soprattutto, invitando a superare l’egoismo personale per vivere con spirito di solidarietà verso il prossimo. In questo 35° anniversario AIDO, speriamo che le sue parole possano essere di buon auspicio e che la cittadinanza continui a rispondere positivamente, soprattutto i giovani, tenendo vivo lo spirito del volontariato che vorremmo caratterizzasse sempre più la nostra comunità. Orientate in questo senso anche le parole del Sindaco Signora Gabriella Lupatini, che ha invitato a riflettere sul dono della vita che ciascuno di noi ha ricevuto e di cui potremmo rendere grazie, donando a nostra volta a favore di chi richiede il nostro aiuto. Ringraziamo sia il Sindaco che l’amministrazione comunale per esserci stati vicini nella realizzazione di questo evento. Vogliamo cogliere l’occasione per porgere un sincero ringraziamento anche a don Claudio e don Mario che si sono resi disponibili offrendo la struttura dell’oratorio, dando la disponibilità ad animare la S. Messa e accompagnandoci con la loro presenza in tutto il corso della manifestazione. Grazie anche per l’appoggio morale e per aver sempre condiviso con noi i valori in cui crediamo. Tale appoggio è una risorsa vitale per l’intera comunità e un contributo prezioso per la crescita umana del nostro paese. Camminiamo insieme Aido Castrezzato n. 22 febbraio - aprile 2010 33 Associazioni Andiamo a trovare gli anziani Avis e Aido alla Casa di Riposo I n occasione delle festività natalizie, i volontari dell’AVIS e dell’AIDO hanno fatto visita agli anziani della casa di riposo con l’intenzione di portare gli auguri di buone feste, unitamente ad un po’ di calore e compagnia. Ma la sorpresa è stata davvero grande: non per gli anziani, bensì per noi! Siamo arrivati puntuali all’appuntamento in via Marconi, con i nostri panettoni e le nostre caramelle ma il vero regalo lo abbiamo ricevuto noi con la grande accoglienza che ci hanno riservato, con il sorriso con cui siamo stati accolti e con la gratitudine che ci hanno mostrato. Ci sono state aperte le porte di un ambiente splendidamente addobbato a festa, abbiamo visto persone amate e ben curate, un clima di serenità e affetto che è raro trovare anche in un focolare domestico. E’ stata questa una vera occasione per riflettere sulla grande capacità umana di saper sorridere e vivere con gioia anche nella vecchiaia e nella sofferenza. Una lezione di vita soprattutto per chi, troppo spesso è portato a lamentarsi anche delle piccole prove che la vita gli riserva. Così, intorno all’albero di Natale, che ovviamente non mancava, abbiamo condiviso qualche attimo di quella quotidianità che i nostri anziani vivono alla casa di riposo, insieme ai familiari, in visita ai loro cari e al personale della struttura che, sicuramente non solo per lavoro, ma con una umile e profonda bontà d’animo, assistono ogni 34 n. 22 febbraio - aprile 2010 giorno queste persone. Tuttavia, per quanto positiva sia stata l’impressione avuta, abbiamo anche intuito, dall’invito che ci è stato fatto di tornare a trovare questi anziani, che ciò che manca è proprio la compagnia, l’allegria che può giungere dal di fuori. Nei periodi delle feste vi sono visite, anche di bambini e ragazzi del catechismo, ma l’AVIS e l’AIDO si sono impegnati a tornare al più presto proprio per evitare che questa realtà rimanga isolata dal Camminiamo insieme contesto del paese a cui appartiene e cogliamo anche l’occasione per invitare gruppi vari che operano a Castrezzato ad andare a trovare i residenti alla casa di riposo e gli altri anziani che durante il giorno, usufruiscono solo del servizio diurno e alla sera tornano alle loro case. Quando guardiamo negli occhi un anziano, dobbiamo pensare che egli è stato il nostro passato, sarà il nostro futuro ma deve essere anche il nostro presente! Spazio Oratorio Un racconto di vita vissuta Ma Dio non si stanca mai di perdonare i peccati? Pioggia… sottile e pungente. L’umidità si faceva sentire fin nelle ossa: era una di quelle serate che volentieri avrei passato a casa accanto a mamma e papà, ascoltando le marachelle combinate dal cane di casa, davanti ad una buona tazza di camomilla fumante. Invece, proprio quella sera dovevo recarmi presso il nostro Oratorio per prelevare merce molto preziosa... D’umore lamentoso, mi bardai in stile “visita ai pinguini del Polo” e mi incamminai verso il nostro Oratorio per compiere la mia missione. Tornai a casa un quarto d’ora più tardi e mia madre, incuriosita, mi chiese quale fosse il contenuto del voluminoso pacchetto che aveva varcato l’uscio. Le risposi che si trattava della Preghiera del Padre Nostro, rilegata in libretti per bambini. Aggiunsi che la domenica successiva il Reverendo signor Curato avrebbe donato questi libri ai bimbi del Gruppo Cafarnao (il mio gruppo, appunto). Restammo entrambe in silenzio per qualche secondo fantasticando su quale sarebbe stata la reazione dei bimbi. La domenica successiva mi svegliai presto, come facevo da bambina la mattina del 13 dicembre, pregustando la sorpresa dipinta negli occhi dei miei bimbi per quel regalo semplice, che nelle loro menti fantasiose e nei loro cuori entusiasti si sarebbe trasformato in un momento di scoperta unico. Arrivata in Chiesa, disposi i libricini sull’Altare. Finalmente i primi bambini iniziarono ad arrivare e si disposero, pieni di energia, sulle panche o nei banchi, mettendo a soqquadro tutto ciò che capitava loro per le mani: sfogliando i libretti dei canti come se non li avessero mai visti prima di allora, frugando nelle cartelline colorate che fungono da zainetto per il quaderno del catechismo, studiando un modo per posizionare tali cartelline ai loro piedi ed intraprendendo lunghe e chilometriche chiacchierate con il vicino di posto (chissà cos’hanno sempre da raccontarsi, invece di pregare …). Dopo aver tracciato il Segno della Croce ed aver pregato la Santa Vergine insieme, dissi con aria di mistero ad uno dei bimbi: “Sai, Samuele, oggi durante la S. Messa ci sarà una sorpresa”. Un coro di “Quale?” m’investì. Luca, serio in volto, mi disse: “Ci danno la Preghiera del Padre Nostro, vero?”. “Si,” gli risposi, “Siete contenti?”. Mi guardarono con occhi sorridenti e mi dissero: “Si, così la possiamo leggere!”. L’inizio della S. Messa ci sorprese mentre ancora parlavamo di Gesù, del motivo per il quale ci avesse insegnato quella Preghiera e del motivo per il quale ancora oggi sentiamo l’esigenza di recitarla; poi, finalmente, il momento fatidico arrivò: tutti i bimbi erano zitti ed attenti, gli occhi, ben sgranati, erano rivolti verso il Celebrante che, per l’occasione, si era avvicinato alle fila dei piccoli trepidanti. Il Reverendo signor Curato, dopo un’efficace spiegazione del significato di questo dono, chiamò uno per uno i piccoli, tendendo loro i libricini luccicanti. Aprimmo e sfogliammo subito il piccolo tesoro, soffermandoci a contemplare i bei disegni colorati che incantarono i piccoli e fecero ardere, più di tante parole, la Parola di Dio nei loro occhi e nel loro cuore. Il piccolo Samuele, accanto a me, sorreggeva il libricino con le sue soffici mani di pane e mi disse senza distogliere lo sguardo dalle figure: “Guarda, questo è il Paradiso… ma io l’avrei fatto più azzurro, perché il Paradiso è la casa di Dio e nella Sua casa è tutto bellissimo”. Lorenzo mi disse: “Adesso cosa ne facciamo?”. Gli rispose Gaia, sventolandogli il libricino sotto il naso: “Lo portiamo a casa! Stasera, invece di recitare le preghiere noi nella cameretta e mamma e papà nella loro, possiamo dirle tutti insieme leggendo il libro”. Simone, riflettendo, mi disse: “Ma se questa preghiera serve per parlare con Dio, perché ci sono parole difficili come san-ti-fi-ca-re? Cosa vuol dire?!”. Gli risposi: “Santificare, vuol dire che con le nostre parole e con i nostri gesti dobbiamo rendere lode a Dio”. “Come quando dico che il mio papà è bravo a fare tante cose e che sono contento di stare con lui!”, concluse trionfante Simone. “Si”, interruppe Gaia, “Ma qui dice che Dio ri-met-te i debiti… Io non ne ho …” aggiunse tra il preoccupato e il curioso. “Debiti in questo caso vuol dire peccati: tipo capricci o quando disobbedisci alla mamma” la rassicurai. Giulia bisbigliò: “Ma Dio non si stanca mai di perdonare i peccati?”. “La tua mamma si stanca di te anche se a volte sei birichina?” le chiesi e la piccola scosse il capo mentre la sua bocca si schiudeva in una sommessa e complice risatina. Andrea obbiettò: “Ma perché non ci danno la Salve Regina? Quella non tutti la sanno. Se ce la danno la possiamo insegnare ai nostri genitori e così la diciamo insieme”. Ridemmo tutti e io gli dissi: “L’anno scorso avete imparato a conoscere Gesù, quest’anno impariamo a conoscere Dio Padre e quindi abbiamo bisogno della preghiera del Padre Nostro per conoscerLo bene”. Non credo che avessero ben capito cosa intendessi dire, ma il coro di seri “aaaaahhhh” fu la fine delle comunicazioni nei miei confronti e tutti si chiusero nella meditazione di quelle parole scritte ed illustrate che amavano senza rendersi conto di amare e che capivano senza saper spiegare, regalando a noi “esperti” della nostra Religione un esempio di amore semplice, umile ed appassionato. Camminiamo insieme Paola Ungaro n. 22 febbraio - aprile 2010 35 Spazio Oratorio Una rappresentazione che ricorre da numerosi anni Presepe Vivente 2009 C on la gioia di grandi e piccoli, anche quest’anno la ricorrenza del Santo Natale si è concretizzata con l’animazione del presepe vivente di Castrezzato, che, nel giorno dell’Epifania, ha arricchito la funzione religiosa delle ore 15 dedicata alla giornata mondiale dell’infanzia missionaria. Partendo dall’arena dell’ Oratorio, dove alcuni papà avevano allestito anzitempo una spettacolare scenografia riproducendo in legno capanne, alloggi, recinti, ponticelli con mulino e stili di vita verosimili all’epoca cristiana, tutti i personaggi del presepe vivente, accompagnati anche dalla simpatica presenza di vere pecore, capre, pollame e dell’ asinello (animali che hanno divertito parecchio i più piccoli), si sono resi protagonisti delle diverse fasi dell’evento a partire dall’ascensione dell’ Angelo Gabriele, sino all’adorazione dei re Magi a Gesù Bambino, tutto ciò mentre si narrava al megafono l’intero racconto biblico. Di qui il presepe vivente ha creato un corteo sfilando per Via Gatti, p.zza Zammarchi, Via Risorgimento per concludere con Via Torri sino alla nostra chiesa già gremita di persone. Mons. Gian Carlo Scalvini, invitato dal nostro parroco mons. Mario, pregando con noi ha evidenziato nell’omelia quanto sia cosa fuori dal quotidiano che ogni bambino nel mondo abbia mezzo pane al giorno (riferendosi ai più poveri) o un semplice e gratuito rimprovero da chiunque atto ad insegnare 36 n. 22 febbraio - aprile 2010 il giusto e lo sbagliato, il male e il bene, riferendosi a bimbi orfani destinati a crescere soli e senza esempio. Ciò sembrerebbe paradossale nella società in cui fortunatamente viviamo, ci viene infatti automatico affiancare alla nascita di un bambino la presenza di almeno un genitore proiettata nella famiglia, ma dobbiamo renderci consapevoli che questo, in certe zone, è chiamata “fortuna”. La funzione religiosa è terminata con l’adorazione del bambin Gesù di Nazaret, acquistato proprio nella terra di Gesù e donato alla nostra Parrocchia come simbolo di benedizione verso i bambini castrezzatesi. Anche la casa di riposo ha giovato della visita, se pur breve, del presepe vivente, atteso con gioia ed impazienza dai nostri anziani che hanno preparato un ospitale rinfresco. Quale gioia e stupore sul viso dei nonni e bisnonni presenti nella sala del centro diurno! Chi poteva applaudiva energicamente manifestando la sua allegria, altri invece salutavano agitando cautamente la mano e chi semplicemente lasciava trasparire meraviglia dagli occhi essendo immobili sulla sedia a rotelle. Sembrerà pensiero patetico, ma noi protagonisti del presepe vivente, osservando i volti di questi anziani abbiamo avuto l’impressione che almeno per qualche istante, abbiano “ignorato” i dolori e le malattie che quotidianamente Camminiamo insieme avvertono, quando chiamavano a voce e versi i bambini travestiti da pastori e angioletti, chiedendo tutti di voler vedere da subito i personaggi della Sacra Famiglia, specialmente Gesù bambino. A noi, che beneficiamo di giovinezza e salute, sembra poca cosa, ma se si pensa che per questi nonni la visione del presepe vivente significa uscire dalla loro quotidianità, giusto una volta all’anno, allora ecco che quel “pensiero patetico” svanisce. Non in tutti i paesi vige l’usanza del presepe animato, che da noi invece ricorre immancabilmente da anni, confidando in previsioni metereologiche favorevoli per sua rappresentazione (e preparazione!). Quale amarezza e delusione ha echeggiato nel cuore dei piccoli partecipanti quando la notte delle vigilia di Natale un incessante acquazzone ha persuaso i loro genitori a rinunciare alla manifestazione del presepe vivente, “delusione” dimenticata dalla buona riuscita di quest’animazione nel giorno dell’ Epifania che ha voluto omaggiare questi bimbi con uno splendido sole. Concludiamo invitando l’intera popolazione di Castrezzato a rendersi partecipi, per i prossimi anni, a questa tradizione cristiana, senza vergogne o timori, in quanto viene richiesto solo un “ritaglio di tempo” pari al massimo ad un paio d’ore. Così contribuiremo a mantenere vive nei nostri cuori e in quelli dei nostri figli e nipoti queste devote ricorrenze che lasciano ricordi indelebili più di quanto si pensi, specie se vissute da protagonisti. Barbara, Cristina, Daniela, Mara e Maria Un’occasione per pensare e vivere la cultura della pace Spazio Oratorio Una recita in onore del Beato Giuseppe Tovini Quattro compagni di classe dopo la scuola L o spettacolo che racconta la vita del Beato Giuseppe Tovini, inizia dalla conversazione piuttosto animata tra quattro compagni di classe che, dopo la scuola, si fermano in piazzetta. Giocano, parlano e decidono di formare un gruppo, il loro gruppo, con idee chiare e precise, per dare alla vita un significato diverso da Ogni sforzo si deve fare per conservare ai figli il tesoro della fede, perché i figli senza la fede non saranno mai ricchi, con la fede non saranno mai poveri. 40 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme quello dei compagni che frequentano l’oratorio ed i preti. Il giovane Tovini però dimostra quanto sia importante attenersi ai consigli dei genitori. Mentre la discussione tra i quattro si fa vivace ed animata, entra in scena un seminarista, il quale ben preparato sulle nozioni di religione, li distoglie dai loro propositi e diventano amici. I ragazzi si autoinvitano alla grande festa che si terrà il giorno in cui il seminarista diventerà sacerdote. La conversazione termina con la bellissima frase:” Chi nella vita trova un amico, trova un tesoro”. Alessandro, Dario, Emanuele Gianmarco e Willy, hanno stupito la platea per la vivacità della loro interpretazione. E che dire di Elisa, la zingara accompagnata dalla sua deliziosa bambina? Sono apparse sulla scena con i variopinti costumi da gitane ed hanno strappato un applauso al pubblico. Elisa ha interpretato un ruolo molto impegnativo ed è stata bravissima. Anche Pier Francesco e Armando hanno contribuito non poco al successo della serata. Voglio ringraziare gli adulti che hanno collaborato, ma i ragazzi meritano una menzione speciale, per l’impegno e l’entusiasmo dimostrati. Complimenti anche ai loro genitori che mi hanno assecondato in questa avventura. Giannina Lenza Spazio oratorio I Cresimandi della Parrocchia di Castrezzato e gli amici dell’Operazione Mato Grosso passeranno per le vostre case nel pomeriggio di sabato 6 Marzo per la Raccolta viveri da inviare nelle missioni dell’OMG in Perù dove lavorano più di duecento volontari italiani I viveri raccolti serviranno: per regalarli ai più poveri tra i poveri (vecchi, vedove e ammalati); per dar da mangiare a più di 1.000 ragazzi che frequentano le scuole dell’OMG; per stipendiare i 3.000 operai che lavorano nelle parrocchie e che devono mantenere la famiglia; per preparare un piatto di minestra a più di 25.000 bambini dell’Oratorio che la domenica si riuniscono per pregare giocare e cantare; Per assicurare i pasti giornalieri ai pazienti ricoverati nel nostro ospedale di Chacas in Perù. Raccoglieremo PASTA – RISO – ZUCCHERO OLIO IN LATTINA – SCATOLAME I cresimandi passeranno per le vie del nostro paese a raccogliere il materiale Il centro raccolta sarà all’ORATORIO. Grazie per il vostro contributo! Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 41 Comunicazioni dalla Parrocchia Verbale della riunione del 10 febbraio 2010 Convocazione ordinaria del C.P.P. I n data 1 O febbraio 2010, alle ore 20,45, regolarmente convocato con avviso recapitato una settimana prima, si è riunito il cpp per esaminare il presente Ordine del giorno: 1 Valutazione riassuntiva del lavoro del cpp in questi 5 anni di mandato ( 2005- 2010), anche attraverso un sintetico questionario anonimo facoltativo da consegnare entro domenica 7 febbr.; 2 Indicazioni diocesane sul rinnovo degli Organismi di corresponsabilità (CPP/CPAE/e COMMISSIONI O GRUPPI DI LAVORO PASTORALE) previsto per l’aprile 2010. 3 Programma di massima della Quaresima e della Pasqua. 4 Varie ed eventuali, tra cui alcune comunicazioni del Parroco circa i lavori di restauro della parte alta facciata della Chiesa parr.le e il progetto di messa in sicurezza della Cascina dell’Oratorio, approvati dalla Curia e dalla Soprintendenza; sugli ultimi fatti relativi al caso Zani Giuseppe e allo studio di una nuova convenzione con la Suore della B.Vergine Maria da parte della Parrocchia e della Casa di Riposo MAGGI (Servizio di assistenza Anziani). Risultano presenti 21 membri; assenti giustificati 4 membri (Galli 42 n. 22 febbraio - aprile 2010 Antonia,Lupatini Angelo,Pisciali Antonietta,Cattaneo Flavia) e 1 assente non giustificato (Calabria Anna). Dopo la preghiera iniziale, il Parroco introduce e guida lo svolgimento del dialogo sull’ordine del giomo. Circa il punto 1, don Mario comunica che sono rientrati 6 questionari con delle risposte non omogenee, quindi difficili da assemblare per una lettura d’insieme del lavoro del CPP in carica: sollecita perciò il confronto diretto in Consiglio. Egli .sottolinea quanto già richiamato all’inizio del mandato dell’attuale CPP(2005), ossia “che vivere la corresponsabilità significa riconoscere di appartenere alla comunità ecclesiale in virtù di una chiamata da parte di Dio(sacerdozio battesimale I fede); esercitare nell’impegno di mettere a servizio di, tutti le proprie capacità o carismi, accogliendo senza gelosia il carisma degli altri ed accettando il compito di guida e di discernimento di coloro che nella comunità esercitano il ministero di presiedere e di guidare in nome del vescovo”. In questi anni di mandato sono cresciute in seno alla chiesa alcuni fatti e situazioni totalmente nuovi: quali le modalità di iniziazione alla fede (ICFR) con il coinvolgimento sostanziale dei genitori e dei catechisti degli adulti; la prospettiva condivisa delle Unità Pastorali (nel caso nostro l’ipotesi di U.P. che ci riguarda coinvolge Camminiamo insieme Castrezzato Trenzano Cossirano), ed infine la costituzione di un bel gruppo di catechisti degli adulti che hanno frequentato il corso triennale di formazione e sono già al servizio pastorale in unità con i sacerdoti. Circa quest’ultima prospettiva, don Mario informa che la Zona pastorale VIII S.Filastrio (unitamente a quella di Rovato) è disposta ad organizzare un altro corso superiore di formazione (biennale stavolta). A questo fine da noi sono stati predisposti una ventina di inviti per nuovi soggetti potenzialmente disponibili a frequentare (una riunione esplicativa è avvenuta domenica sera 21 febbraio) Si passa ad esaminare il lavoro delle commissioni e del loro operato. Si rileva che le Commissioni o gruppi di lavoro pastorale hanno operato non tutte con la stessa intensità. E’ vero che non tutte avevano la stessa valenza o peso: erano comunque tutte necessarie o utili. La loro fisionomia era già stata stilata nell’apposito libretto consegnato alla Comunità parrocchiale dopo l’approvazione degli Statuti e il placet dell’Autorità pastorale diocesana. In linea di principio - così si era stabilitoognuno dei membri del CPP doveva operare attivamente in seno ad un gruppo di attività pastorale, coinvolgendo e aggregando attorno a sè altri soggetti intraprendenti della parrocchia. I principali settori di impegno erano: la liturgia- la catechesi- l’oratorio- la cari- Comunicazioni dalla Parrocchia tà- il settore amministrativo- il volontariato sia in parrocchia che in oratorio, l’animazione cristiana del settore culturale e sociale. Alcuni interventi del CPP evidenziano che c’è stata poca comunicatività tra le varie commissioni; che il Consiglio dell’Oratorio non si è quasi mai riunito; che la Caritas è ancora di fatto un organismo di distribuzione degli indumenti, mentre non riesce a realizzare le altre mete pure importanti disegnate nell’apposito statuto; buono il lavoro del gruppo missionario, difficoltoso è trovare soggetti validi per si accollino l’animazione e il rapporto Comunità cristiana / Realtà sociale civica e Amministrativa, nonostante i reiterati inviti in merito da parte del parroco in questi anni. Circa l’oratorio occorre precisare che le mancate convocazioni della Commissione dell’Oratorio non hanno significato che l’oratorio non abbia lavorato e fatto proposte, . ma è mancato un confronto più condiviso. I motivi vanno individuati con serenità. Tutti i membri del CPP convengono che un obiettivo importante da raggiungere in maniera più efficace nel prossimo futuro è quello di un più convinto e concertato lavoro delle Commissioni e tra le Commissioni, in modo da camminare insieme curando la condivisione e la comunione all’interno della Parrocchia. E’ stata sottolineata da tutti per il futuro la necessità- per le commissioni- di ritrovarsi una volta all’anno, per impostare il lavoro e le mete e poi per verificarne i risultati. Per i criteri da adottare circa la elezione del nuovo CPP, i presenti riconfermano quelli usati nel 2005, ossia dare innanzi tutto ai fedeli la possibilità di indicare in prima istanza dei nominativi ( fino ad un massimo di IO, per le seguenti tre categorie di fedeli: GIOVANI(dai 18 ai 30 anni); ADULTI (dai 30 ai 60); ADULTI MATURI e ANZIANI ( dai 60 in poi), precisando ai fedeli che, prima di mettere un nominativo, chiedano al soggetto la disponibilità ad essere votato .. Questa prima raccolta di nomi sarà avviata DOMENICA 11 aprile 2010 (Domenica in Albis) con dei moduli distribuiti in chiesa a tutte le messe. Nella domenica successiva 18 aprile, in S.Lorenzo avverrà la votazione dei candidati. Nella domenica.successiva 25 aprile, dopo che il parroco avrà contattato gli eletti per recepirne il consenso scritto, il nuovo CPP sarà ufficialmente annunciato alla Comunità. Nel settembre successivo- in una apposita celebrazione, avrà luogo il varo del Consiglio e l’inizio del servizio. Si passa poi al terzo punto all’O.del G., quello del programma liturgico pastorale di Quaresima e Pasqua. Saranno riprese le VIA CRUCIS ITINERANTI: il 26 febbr. in chiesa; il 512-19 marzo in paese, animate dai membri della Commiss. Liturgica e Collaboratori. Verranno ripresi in Quaresima i Centri di Ascolto della Parola nelle consuete sedi. Gli animatori sono i Catechisti degli Adulti,appena collaudati, e cioè : Carmen Tarantello, Butti Luisa, Pini Stefania, Gatta Bruno, Marinelli Beppe,Lupatini Angelo,Lanzanova Raffaella, Galloni Ettore. Il Parroco ribadisce che chi partecipa al C.P.Z ( Consiglio pastorale zonale). in rappresentanza del CPP deve relazionare il CPP circa gli argomenti che vengono discussi . Don Claudio interviene per informare che l’Oratorio ha steso un programma quaresimale per i bambini. Egli inoltre auspica una maggior partecipazione da parte dei membri del CPP alle celebrazioni liturgiche e alle proposte comunitarie della Parrocchia, particolarmente nei cosiddetti Tempi Forti. Anche nella Scuola per l’Infanzia Tito Speri, i sacerdoti passeranno ogni settimana per animare la Quaresima dei piccoli. Infine il Parroco relaziona sui lavori di ristrutturazione della parte alta della facciata della chiesa parrocchiale, della posa del sistema elettrostatico per allontanare i piccioni, del restauro del portone centrale della chiesa, dell’ affresco della Pietà posto nel vano di passaggio dal presbiterio all’organo. Illustra ai presenti l’intervento di messa in sicurezza definitivo della Cascina dell’Oratorio, sulla quale grava il vincolo della Soprintendenza per il progetto di recupero e ripristino. Infine don Mario accenna allo sviluppo del caso Zani, al decreto del Vescovo in merito, alla Lettera di ammonizione e riprensione canonica con l’invito ad astenersi, almeno fino alla conclusione delle indagini della magistratura italiana, dal partecipare alle celebrazioni eucaristiche presso le chiese della Parrocchia di Castrezzato. Don Mario informa inoltre che, a seguito della trasmissione televisiva di “DOMENICA IN ... “ di domenica pomeriggio 17 gennaio, nel corso della quale è intervenuto un parroco della città di Roma, un certo rev. don Tammi, con espressioni inesatte e disinformate circa il Parroco di Castrezzato e la Comunità parrocchiale sempre sulla vicenda dello Zani, don Mario rende noto di aver inviato al Confratello una lettera di protesta per l’intervento diffamatorio, chiedendo una pubblica rettifica per quanto espresso in T.V. a danno suo personale e della Parrocchia di Castrezzato. La riunione si chiude alle ore 23,00. Camminiamo insieme Il segretario n. 22 febbraio - aprile 2010 43 Comunicazioni dalla Parrocchia Festa degli anniversari di nozze Domenica 17 Gennaio, com’è ormai una buona tradizione da diversi anni, si è celebrata la festa della famiglia e degli anniversari di matrimonio, cui erano invitate a partecipare tutte le coppie che nel 2009 hanno ricordato anniversari particolarmente significativi, unitamente a familiari e simpatizzanti. Un buon numero di persone ha accolto l’invito ed ha preso parte alla Santa Messa di ringraziamento delle ore 11, resa solenne dalla Scuola di Canto. L’intera cerimonia, molto intensa e sentita, ha avuto come punti salienti l’omelia del Parroco, che, pur non negando le difficoltà che le famiglie attraversano, ha sottolineato la sacralità e la grazia del vincolo matrimoniale, e la benedizione degli anelli nuziali, con il rinnovo da parte dei coniugi degli impegni sanciti solennemente anni fa davanti all’altare. Alla Messa è seguito un momento conviviale attraverso il pranzo sociale presso un ristorante della zona. In un ambiente raffinato, ma caldo e accogliente, si è creata l’atmosfera di un pranzo familiare. E’ stato piacevole e positivo il confronto tra coppie giovani e meno giovani, con esperienze, problematiche e idee diverse. Tra discorsi abbastanza seri, simpatici aneddoti e qualche battuta scherzosa, si è sperimentata e condivisa la gioia dello stare insieme. I presenti hanno poi ricevuto in dono una piccola acquasantiera raffigurante la Sacra Famiglia, esempio di amore e di dono, modello positivo per tutti noi. Una partecipante 44 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme Comunicazioni dalla Parrocchia Sono iniziati i lavori di restauro Avviati i lavori della facciata della Chiesa e della cascina dell’Oratorio A proposito dei lavori autorizzati di sistemazione della facciata della chiesa e di messa in sicurezza della cascina dell’oratorio, il Parroco con il Consiglio amministrativo parrocchiale (il CPAE, ex-Fabbriceria) comunica quanto segue. In merito al mancato invito alle Imprese edili castrezzatesi di partecipare alla gara per l’assegnazione dell’appalto dei lavori di ripristino della parte alta della facciata della chiesa e di messa in sicurezza definitiva della cascina dell’oratorio (che versa in pericolo di crollo), si precisa che la soprintendenza ha autorizzato gli interventi non solo indicando i criteri di ripristino e di costruzione a cui ci si dovrà attenere nell’esecuzione dei lavori, ma mettendo come “condicio sine qua non” che l’impresa esecutrice dei lavori sia in possesso del certificato di qualita’ attestazione soa categoria 0g2. Ambedue gli edifici (Chiesa e cascina) sono tutelati , in quanto ritenuti beni storici e culturali e già ispezionati dal Soprintendente. Alla luce di quanto sopra si è provveduto a verificare quali imprese edili castrezzatesi fossero in possesso di tale requisito ed è risultato che nessuna impresa edile castrezzatese (pur valide e gloriose...) rispondeva al succitato requisito. Per cui ci si è dovuti - pur a malincuore - rivolgere altrove. Sono già iniziaati i lavori, con la posa del ponteggio davanti alla Chiesa ed avviando in cantiere alla cascina. Saremmo stati più contenti assegnare i lavori alle nostre Imprese. Grazie! Il Parroco e il Consiglio parr. le per gli affari economici o CPAE. Sono iniziati i lavori sia alla Chiesa che alla Cascina dell’Oratorio. Facciamo appello alla sensibilità di tutti i parrocchiani. Sul prossimo Bollettino daremo notizie più dettagliate sull’onere finanziario che comportano le opere. Grazie Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 45 Comunicazioni dalla Parrocchia Nuova convenzione con la Suore della Beata Vergine Maria D opo la sollecitazione avuta dalla Superiora Generale delle Suore della Beata Vergine Maria ( con sede a Manila, nelle Filippine) per un nuovo assetto della convenzione che regolava fino ad ora la presenza delle nuove Suore in Casa di Riposo e all’Oratorio, / convenzione secondo la quale una sola percepiva un piccolo stipendio part-time e la seconda e (eventualmente) la terza erano riconosciute solo a livello di volontariato, il che giustificava la fruizione da parte delle Suore di un appartamento idoneo ed esclusivo presso la Casa di Riposo, nonché dei pasti quotidiani, sia il Consiglio di Amministrazione del Centro di Servizio per Anziani Casa di Riposo Maggi, sia la Parrocchia hanno valutato l’opportunità (in accordo con la Congregazione delle Suore) di una sistemazione contrattuale e logistica più confacenti, data la disponibilità della Parrocchia di avere a disposizione presto, un piccolo appartamento, attualmente occupato dai Custodi, in Oratorio. un paio di anni in paese; 2 che per la regolare remunerazione delle due Suore si provvederà come segue: Per una suora provvederà il C.S.A Casa di Riposo Maggi e per la seconda provvederà la Parrocchia tramite le attività educative istituzionali dell’Oratorio 3 che il competente Ufficio amministrativo di Curia ha preso visione della bozza di accordo per quanto riguarda la parrocchia ed ha espresso parere favorevole ( vedi autorizzazione esposta alla porta della chiesa) Pertanto, premesso 1 che la presenza delle Suore in paese é desiderata sia dalla Casa di Riposo, sia dalla Parrocchia, e che tale presenza si realizza in una piccola Comunità religiosa composta da due membri giovani e già inseriti da 46 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme L’orientamento preso e’ quello di una convenzione che regolarizzi anche dal punto di vista retributivo la prestazione lavorativa delle due Suore. L’animazione religiosa in Casa di Riposo é comunque garantita. Il fatto che le due Suore abitino in Oratorio non pregiudicherà in alcun modo il regolare servizio di una di esse presso la Casa di Riposo come negli ultimi anni é sempre avvenuto, ma permetterà alla piccola Comunità un inserimento più cospicuo nel tessuto comunitario del paese. Il Parroco mons. Mario Stoppani Semina la gioia Anagrafe parrocchiale Anagrafe parrocchiale Rinati in Cristo (battesimi) Belli Rebecca di Paolo e Galli Alessandra Tasca Daniele di Angelo e Polimeni Rachela Corsini William di Gabriele e Zilioli Michela Lecchi Gaia di Stefano e Beretta Barbara Minelli Sara di Giovanni e Danesi Giovanna Minelli Matteo di Pier Marco e Orizio Sabrina Alghisi Matteo di Emanuele e Di Puccio Alessandra Belardi Marcello di Marco e Torriani Raika Nella luce di Cristo (defunti) Formenti Elisabetta di anni 85 Zammarchi Ignazio di anni 58 Fogliata Maria di anni 94 Volonghi Luigia di anni 86 Uno degli ultimi bimbi battezzati, Matteo Minelli di Pier Marco e Sabrina Orizio. Auguri. Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 49 Calendario liturgico Calendario liturgico pastorale Febbraio 2009 17 Mercoledì delle Ceneri. Inizio della Quaresima. Giorno di astinenza e di digiuno. 21 I Domenica di Quaresima. 24 Mercoledì – Ore 20,30 Ripresa dei Centri di ascolto della Parola in paese(I). 26 Inizio delle Via Crucis ( Ore 20,30 . In chiesa). 28 II Domenica di Quaresima Marzo 2009 3 Mercoledì – Centri di ascolto Ore 20,30 ( Varie sedi, vedi programma) 4 Primo Giovedì del mese (S.S. Eucaristia). 5 Primo Venerdì del mese (S. Cuore). S. Comunione ai malati e anziani. Ore 20,30 : Via Crucis itinerante. Partenza dalla Casa degli Alpini in Via Valenca. Zona Nord. 7 III Domenica di Quaresima 8 S. Giovanni di Dio, religioso Fondatore dei Fatebenefratelli. 9 S. Francesca Romana 10 Mercoledì: Centri di ascolto della Parola (II) 12 Venerdì: Ore 20,30 Via Crucis itinerante (III) Zona Sud. Partenza da fam. Pedrali in Via Pagani. 14 IV Domenica di Quaresima (colore liturgico viola o rosaceo) 15 S. Luisa di Marillac 17 Mercoledì: alle ore 20,30 I Centri di ascolto della Parola concludono gli incontri quaresimali con la s.messa in chiesa parrocchiale, animata 50 n. 22 febbraio - aprile 2010 Camminiamo insieme da loro, ma aperta a tutta la Comunità. 18 S. Cirillo di Gerusaleme, Vescovo. 19 Festa liturgica di S.Giuseppe, Sposo della B. Vergine Maria. Sante messe ore 8,00- 9,3019,00. Ore 20,30: Via Crucis itinerante (IV)- Ore 20,30 Zona Ovest. Partenza fam. Cerutti, Via Ruffini 21 V Domenica di Quaresima 25 Giovedì - Festa liturgica dell’Annunciazione. S.Messe ore 8,00 - 19,00 - 20,30. 26 Venerdì. Ore 9,30: S. Messa per spose e mamme in onore dell’Addolorata 28 Domenica delle Palme o di Passione. Inizio delle Sante Quarantore e della Settimana Santa S. Messe di orario: Ore 8,00 - 10,30 - 18,00 Ore 10,00 Raduno in Oratorio. Benedizione degli Ulivi. Processione verso la Chiesa. N.B. La S. Messa delle ore 10,30 oggi sostituisce le due messe delle ore 9,30 e 11,00. Percorso: Oratorio - Via Gatti - Piazza Zammarchi - Via Roma - Via Risorgimento - Via Torri - Chiesa 29 Lunedì Santo (SS Quarantore - ll Giorno). Adorazione a Gesù esposto nel Santissimo Sacramento. Adorazione comunitaria e personale. S. Messe Ore 8,00 - 9,30 - 20,00. 30 Martedì Santo (SS Quarantore, Adorazione III Giorno) - S. Messe ore 8,00 - 9,30 - 20,00. Segue la Solenne Processione in onore di Gesù Eucaristia. (Itinerario tradizionale solito) 31 Mercoledì Santo. Ore 9,30 presso la Casa di Riposo: Pasqua dell’ammalato. Calendario Letteraliturgico del Parroco Calendario liturgico pastorale Aprile 2009 1 Giovedì Santo.: Giorno dell’Eucaristia e del Sacerdozio.Ore 20,30 S Messa solenne. 2 Venerdì Santo- Giorno della Morte del Signore. Giornata utile per le Confessioni. Ore 15: Liturgia della Passione e Morte di Cristo. Ore 20,30 Processione con il Cristo Morto. Itinerario tradizionale. 3 Sabato Santo. Giorno senza liturgia. Tempo propizio per le confessioni. Ore 20,30: Inizio della Solenne veglia pasquale e battesimi comunitari. 4 Pasqua di Risurrezione. S.S. Messe Ore 8,00 9,30 - 11,00 - 18,00. Ore 17,15 Vespri solenni Pasqua. 5 Lunedì dell’Angelo. Messe con orario festivo. Con martedì 6 aprile, entra in vigore l’orario estivo delle sante Messe. (Prefestiva del Sabato e sera della domenica ore 18,30; feriali serali ore 19) Solenne Ottava di Pasqua fino a domenica 11 aprile. 16 S. Bernadette Sobirous, la Veggente di Lourdes. 18 III Domenica di Pasqua. Scelta dei candidati per il C.P.P ( 1° fase: i fedeli, in prima istanza, esprimono una rosa di candidati). Vedi alcune precisazioni sul verbale dell’ultima riunione 25 IV Domenica di Pasqua. S. Marco Evangelista. 29 S. Caterina da Siena Vergine e Dottore della Chiesa, Compatrona d’Italia. 30 S. Pio V, Papa. Camminiamo insieme n. 22 febbraio - aprile 2010 51 Festoni 1950: la processione con la statua di San Giuseppe (opera di F. Ruffini) portata a spalla dagli uomini