Periodico della Comunità dei Santi Pietro e Paolo in Castrezzato - n° 22 febbraio - aprile 2010
Sommario
Camminiamo insieme
Periodico della Comunità parrocchiale
dei Santi Pietro e Paolo in Castrezzato
N. 22 - febbraio - aprile 2010
In copertina
Hanno collaborato a questo numero: Mons. Mario Stoppani, Don Claudio Chiecca, Mons. Vittorio
Formenti, P. Lorenzo Agosti, Giuliano Franzan, Bernard Henri Levi, Maria Antonia Galli, Silvana
Brianza, Paola Ungaro, Sezione Alpini di Brescia e Castrezzato, Sezione Aido e Avis di Castrezzato,
Catechisti e collaboratori dell’oratorio, Gruppo Presepe Vivente A.C. di Castrezzato, C.P.A.E.
Conntributi Messaggero di Sant’Antonio (Luigi Del Lago), mons. Luciano Monari, Compagnia di
Sant’Angela di Brescia, Luigia Volonghi ved. Sivieri (=), Giannina Lenza, Alcuni sposi, Segreteria del
C.P.P.
Fotografie Erica Zani
Segreteria Agostina Cavalli
Impaginazione Giuseppe Sisinni Stampa G.A.R. di Ruffini s.r.l. - Castrezzato (BS)
Luigi Salvetti
Cristo Risorto (Aquerello)
Ad introdurre il presente numero è un’opera del pittore
Luigi Salvetti: Cristo Risorto.
Sprizza giovinezza e vitalità
divine. Emerge dal caos della
morte e porta i segni gloriosi della
sua Passione: le sue sante Piaghe
gloriose. L’angelo della Risurrezione
gli rende onore con il germoglio primaverile della Pasqua , ad indicare la
vita nuova che nasce da quell’unica
tomba vuota. Il Cristo Risorto è colto nell’atto del saluto benedicente:
”Pace a voi!”, il tipico saluto pasquale.
Il Cristo Risorto dai morti è caparra
sicura della nostra speranza. Che
cosa vi è infatti di più terribile e di
più ineluttabile della morte, che ingoia nel suo gorgo buio e strappa
dalla terra dei viventi? Eppure il nostro Signore Gesù Cristo è entrato
nel grembo della morte e l’ha sconfitta, proprio quando essa si illudeva
di tenerlo nelle sua mani. Anche in
questa Pasqua 2010 possiamo attingere dal Risorto la speranza “che non
delude, perchè l’amore di Cristo è
stato riversato nei nostri cuori” (S. Paolo ai Romani). Solo da Colui che ha
vinto la morte possiamo attingere
una gioia più tenace dei nostri dubbi
e delle nostre paure, delle difficoltà e
dei conflitti, del senso di desolazione di fronte alla confusione e corruzione che ci assediano. La vita che
erompe dal Cristo Risorto (e che Lui
vuole donare a tutti quanti Gli si avvicinano con fede) non può essere
tenuta prigioniera da nessuna pietra
tombale. Preghiamo con fiducia: “O
Padre, siamo sicuri che Tu accogli le
nostre preghiere. La potenza della risurrezione del tuo Figlio si manifesti
ovunque nel mondo e cresca in noi
il desiderio di lavorare per un cielo e
una terra nuovi”.
(d.m.)
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Sommario
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Lettera del Parroco
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Formazione biblica
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La madre di tutte le veglie
Vita della Chiesa
Malafede e disinformazione
Paolo, per amore di Cristo,
Apostolo del suo tempo
Con la Diocesi
Sant’Angela Merici
patrona secondaria della Diocesi
Spiritualità
“Benedetto” Tempo Quaresimale
25
Vita missionaria
28
L’intervista
38
Spazio Oratorio
49
Calendario liturgico
Luca Turelli volontario tra i bambini
dell’Uganda
Le badanti
Vetrine sul mondo
Anagrafe parrocchiale e Calendario liturgico
Lettera del Parroco
La Pasqua, cuore della nostra fede
La madre di tutte le veglie
C
arissimi,
tutti concordiamo nel constatare che stiamo vivendo
tempi difficili, bersagliati da notizie or vere, altre volte amplificate
e cattive che tolgono speranza.
Anche i credenti non sono esenti
da colpe e negatività. “Togliete il
male dalle vostre azioni” , già ammoniva il profeta Isaia facendosi
interprete della volontà di Dio.
Far Pasqua, per noi cristiani, è
“gettar via il vecchio lievito” della
malizia e della perversità: questo
il ritornello che sentiremo continuamente nelle Feste Pasquali.
Vorrei sostare con voi, in questo
numero del Bollettino, sul significato assolutamente grande della
Veglia pasquale. Che cos’è diventata la più grande festa dell’anno
liturgico, questa Veglia pasquale
che nell’antichità è stata designata come “la festa delle feste”, “la
solennità delle solennità”? In Occidente è il Natale a raccogliere il
maggior numero di consensi. La
messa di mezzanotte continua ad
affascinare e ad incantare. Forse le
ragioni sono più sentimentali che
sostanziali. Sembra che il Bambino Gesù nel presepe attragga più
della gloria del Crocifisso Risorto.
Non mancano, è vero, le persone
e le comunità che hanno ricevuto
un considerevole aiuto ed un’intensa gioia spirituale dalla Veglia
pasquale: io stesso constato la coraggiosa disponibilità dei genitori
che accettano la proposta di far
battezzare i propri figli nel corso
della già lunga Veglia pasquale! Per tutti questa notte santa è
l’occasione più opportuna per ri-
scoprire la ricchezza della liturgia
e la sua forza vitale: già, perchè la
liturgia non è una serie di sacre
e misteriose scene teatrali, ma è
Cristo in azione nel tempo e nello
spazio. Ogni volta che celebriamo
i santi Misteri si compie per noi
l’opera della salvezza. Se così non
fosse, meglio ...stare a dormire, o
occuparsi di cose più interessanti,
come molti già fanno, dopo avere
gettato a mare ogni traccia di formazione cristiana e di senso del
dovere religioso! Anche ai valorosi
che hanno occhi e cuore per dire di
sì a Dio, va rivolto l’invito a non lasciarsi scoraggiare dalla lunghezza
della celebrazione, ma a rendere
più acuta la vista nello scorgere la
ricchezza del mondo dei simboli,
delle reminiscenze e delle allusioni di ogni genere, (per esempio il
fuoco, la Parola di Dio, la memoria
della Storia della Salvezza, dell’acqua e dell’immersione battesimale, del pane e del vino ecc...) che il
rituale ha seminato a profusione.
Viviamo quindi intensamente la
liturgia pasquale per rinnovare in
profondità la nostra vita.
Buona Pasqua a tutti.
Camminiamo insieme
vostro don Mario
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Formazione sacramentale
Il sacramento della riconciliazione
Dalla “confessione”
alla “riconciliazione”
Per troppo tempo il sacramento è stato ridotto a «elenco dei peccati». Il perdono di Dio è offerta di vita nuova, che richiede
«conversione», come atteggiamento e come pratica di vita. La Parola di Dio è un elemento qualificante nella celebrazione
del sacramento.
P
er indicare il sacramento
del perdono di Dio siamo
abituati a usare la parola
«confessione». Ma questo nome,
in realtà, è abbastanza recente, è
entrato in uso da pochi secoli nella Chiesa. Prima si usavano altri
nomi: penitenza, riconciliazione...
Tuttavia, anche il termine «con-
fessione» ha un contenuto biblico molto ricco. Inoltre, diciamo
«confessare la fede», e chiamiamo
«confessori della fede» quei santi
che hanno testimoniato con la vita
la loro adesione a Dio. Possiamo
usare l’espressione «confessare i
peccati», per indicare la fede che ci
spinge a supplicare la misericordia
di Dio, perché ci perdoni. «Confessare i peccati» significa, quindi, riconoscerci peccatori davanti a Dio
per avere il suo perdono per mezzo di Gesù Cristo.
Sfortunatamente oggi il termine
«confessione» ha perso quasi totalmente il suo significato biblico,
finendo per alludere al fatto di
«dire» o di «fare l’elenco» dei propri peccati al confessore, come se
bastasse «dirli» per essere perdonati.
Conviene, perciò, chiamare questo sacramento col nome di sacramento della «penitenza» o della
«riconciliazione».
Chiamati a conversione
Nel sacramento della riconciliazione noi veniamo a contatto con un
intervento salvifico di Dio, in particolare col mistero pasquale di
Cristo, reso presente nella Chiesa,
comunità dei credenti santificata dallo Spirito, di cui il sacerdote
è ministro che agisce a nome di
Cristo (in persona Christi). E importante richiamare questo atteggiamento di fede ogni volta che si
celebra il sacramento, realtà di misericordia e di salvezza. All’iniziativa di Dio, segue la nostra risposta. L’evento di salvezza richiama
l’evento personale di «conversione». Così, il sacramento celebra la
vittoria pasquale di Cristo sul peccato, e la riconciliazione del pec-
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Formazione sacramentale
catore. Questi due poli inscindibili
contrassegnano tutti i momenti
della celebrazione penitenziale.
La conversione non nasce dallo
sforzo umano: essa presuppone
un appello da parte di Dio e ne
costituisce la risposta. L’annuncio
della volontà riconciliante di Dio
e della sua misericordia ha come
scopo immediato l’invito alla conversione. La predicazione di Gesù
inizia, infatti, con l’annuncio: «Il regno di Dio è vicino: convertitevi e
credete al vangelo» (Mc 1,15). Dio
si è avvicinato all’uomo nella persona di Gesù. Il suo regno si sta realiz zando: ogni uomo è sollecitato
a muoversi verso Dio, a entrare nel
suo regno accogliendo la presenza divina in Cristo.
La conversione e la fede sono i
due passi da compiere: anzitutto
un distacco, anzi, una rottura con
il passato. Poi un incontro, fino
all’adesione per mezzo della fede
al vangelo vivente, alla lieta e salvifica parola che è Gesù Cristo.
Mutamento Interno ed esterno
Lo stesso appello risuona nel pri-
mo discorso di Pietro a Pentecoste: «Pentitevi!» (At 2,38). La traduzione più corretta è «convertitevi»
anziché «pentitevi», oppure «fate
penitenza» (il pentimento è un
atto interiore di dispiacere, mentre
fare penitenza evoca opere esterne, azioni penose, che costano).
«Conversione» corrisponde alla
parola ebraica shub che nei profeti
indica: tornare indietro, cambiare
strada. «Conversione» significa abbandonare gli idoli e riconoscere
Dio come unico e vero Signore; distacco dalle cose e adesione al Dio
dell’Alleanza.
Il Nuovo Testamento usa sia la parola «penitenza» (in greco metànoia) che equivale a mutamento
interiore di mentalità, di volontà,
ma equivale pure al verbo «convertirsi» (in greco epistrefèi), mutamento esterno, nuovo stile di
vita. In altre parole, si fa riferimento a un cambiamento nel modo
di vedere, di giudicare e di vivere;
cambiamento radicale, interiore
ed esteriore, totale, di tutta la persona; spostamento di direzione
per aderire e abbandonarsi a Dio,
camminando nelle sue vie.
All’origine, la Parola di Dio
All’origine della conversione c’è la
Parola di Dio, che va ascoltata e accolta (per questo l’annuncio della
misericordia precede la denuncia
del peccato, come l’ascolto della
Parola l’esaminarsi).
È Dio con la sua Parola che scuote
e illumina l’anima. Dio interviene
per salvare l’uomo e, al contempo, gli chiede un atteggiamento
di apertura, di mutamento, di ritorno, di adesione. La sua parola
è sempre viva e sempre nuova: la
disponibilità all’ascolto è disponibilità a sentire qualcosa di nuovo e
a fare qualcosa di nuovo.
La conversione è a Dio. Non è sufficiente uniformarsi alle leggi (decalogo e precetti) o prescrizioni
cultuali: non è solo conversione
«morale» (intesa come esercizio
di opere buone), ma conversione
«teologale», cioè al Dio che invita,
chiama e salva, invitando ad abbandonarsi a lui, a lasciarsi trasformare. La conversione ha sempre
come termine Dio, precisamente
Il sacramento della riconcilizione e...
...la Parola di Dio.
Essa è l’unica «parola» che ci
contesta o che ci incoraggia
sempre. In essa ci sentiamo, da
un lato giudicati, ma dall’altro
ci sentiamo guidati dalla misericordia di Dio. È parola «efficace»: illumina la coscienza, muove al pentimento, fa rinascere
la fiducia, crea entusiasmi veri.
Confróntati su di essa: prendi
un brano della Bibbia per fare il
tuo esame di coscienza, e non
solo i dieci comandamenti.
Non dire: «Questa pagina l’ho
già letta»; la Parola di Dio non
è un romanzo, ma è una Parola viva che ha sempre qualcosa
da dirti.
nella Chiesa, la capacità di esserne segno per il mondo. Esso
è sinonimo di egoismo che
chiude e spezza i rapporti di
fraternità con gli altri.
...la comunità ecclesiale e
umana.
Non è possibile riconciliarsi con
Dio, senza cercare la riconciliazione con i fratelli. Le conseguenze del tuo peccato vanno
«oltre»... Il tuo peccato diminuisce l’amore
...la vita.
Conversione è accogliere il Signore che genera in te «vita
nuova».
È la storia di Zaccheo che, avendo accolto in casa sua Gesù,
«cambia vita», tentando anche
di riparare i «danni» fatti.
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Formazione sacramentale
Dio che per noi si è fatto vicino
nella persona di Cristo.
Per questo, è sradicamento e cammino senza sosta, non un atto né
un semplice gesto, piuttosto un
modo di essere e di vivere conformemente a quello che Dio propone. La conversione si identifica con
la volontà permanente di rispondere all’appello di Dio.
fedeltà a Dio. Se il peccato è far da
sé, regolare la propria vita ignorando o rifiutando Dio, la conversione, invece, consiste nel porsi sotto
la Parola di Dio e camminare alla
sua luce. L’appello di Gesù Cristo
comporta un distacco, l’abbandono della vita di peccato. Ma nello
stesso tempo esige la sequela, un
andare dietro a lui.
Cammino di vita
Il «sacramento della riconciliazione» raccoglie la volontà di conversione del peccatore, anzi, ne
rappresenta il cammino, coronato
dalla parola divina di riconciliazione.
La conversione, ripeto, non è un
episodio, un momento unico nella
vita del cristiano. Essa coinvolge la
sua intera esistenza. Ha inizio con
un atto radicale di accettazione
della parola misericordiosa di Dio,
ma prosegue in una continua adesione al progetto di vita proposto
da Dio. E poiché l’uomo può fallire
e venire meno, ha sempre bisogno
di ritornare a Colui che lo chiama,
di far quindi penitenza.
Si può dire che la vita cristiana è
una permanente conversione. Infatti, il contrario del peccato non è
un atto riparatore, ma la fede e la
Non basta lo sforzo
La conversione cristiana non è riducibile allo sforzo umano. Essa
è grazia, dono di Dio. L’iniziativa
appartiene a Dio. Il suo intervento precede ogni gesto umano
e insieme guida ogni passo del
peccatore. L’uomo può soltanto rispondere, accogliere il suo invito,
collaborare con la fede e la speranza, con un impegno sincero di
adesione
Allora, non è sufficiente lo sforzo
personale, un’indagine introspettiva, un rientro in se stessi. Così
come non si può avere un autentico «senso del peccato» se non si ha
prima il senso di Dio, della sua santità, della sua misericordia, della
sua chiamata. Se non si ha il senso
di Dio (e di ciò che ci ha donato in
Cristo), non si arriva alla coscienza
del peccato e alla conversione.
E necessario, perciò, mettersi alla
presenza del Dio vivente e porsi
in ascolto della sua Parola. Sarà
l’ascolto della Parola a rivelarci la
volontà paterna e misericordiosa di Dio e la nostra reale condizione, a riscoprire il dialogo con
lui, a illuminare e a risvegliare la
nostra coscienza. La Parola di Dio
è un elemento qualificante nella celebrazione del sacramento.
Quello che noi definiamo «esame
di coscienza» deve avvenire di
fronte alla Parola viva del vangelo, permettendo alla Parola stessa
di penetrare, di giudicare e scuotere la coscienza. In tal senso più,
che confrontarci con la «legge», ci
confrontiamo con l’amore di Dio.
L’incontro con la Parola di Dio offre motivi teologali (cioè di fede, di
speranza, di amore) per comprendere la gravità del nostro peccato
e per iniziare il cammino di conversione.
La conversione è il primo passo
di un cammino che porta al Dio
dell’Alleanza siglata nel sangue di
Gesù Cristo. A lui ci si converte, al
suo mistero sempre nuovo di misericordia.
Giuliano Franzan
Auguri alla Comunità per una Santa Pasqua
L a redazione di “Camminiamo Insieme”
e i collaboratori tutti,
porgono ai lettori
e alla Comunità parrocchiale
i migliori auguri di una
Santa Pasqua di Risurrezione
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Vita della Chiesa
Quando i capri espiatori si chiamano Pio e Benedetto
Malafede e disinformazione
Un commento fuori dal coro scritto dopo l’incontro di Benedetto XVI con la comunità ebraica di Roma
B
isognerebbe smetterla con
la malafede, il partito preso
e, per dirla tutta, la disinformazione, non appena si tratta di
Benedetto XVI. Fin dalla sua elezione, si è intentato un processo
al suo «ultraconservatorismo», ripreso di continuo dai mass media
(come se un Papa potesse essere
altra cosa che «conservatore»). Si è
insistito con sottintesi, se non addirittura con battute pesanti, sul
«Papa tedesco», sul «post-nazista»
in sottana, su colui che la trasmissione satirica francese «Les Guignols» non esitava a soprannominare «Adolfo II».
Si sono falsificati, puramente e
semplicemente, i testi: per esempio, a proposito del suo viaggio ad
Auschwitz del 2006, si sostenne e
— dal momento che col passar del
tempo i ricordi si fanno più incerti
— ancor oggi si ripete che avrebbe reso onore alla memoria dei sei
milioni di morti polacchi, vittime di
una semplice «banda di criminali»,
senza precisare che la metà di loro
erano ebrei (la controverità è davvero sbalorditiva, poiché Benedetto XVI in quell’occasione parlò
effettivamente dei «potenti del III
Reich» che tentarono «di eliminare» il «popolo ebraico» dal«rango
delle nazioni della Terra», «Le Monde», 3o maggio 2006).
Ed ecco che, in occasione della visita del Papa alla sinagoga di Roma
e dopo le sue due visite alle sinagoghe di Colonia e di New York,
lo stesso coro di disinformatori ha
stabilito un primato, stavo per dire
che ha riportato la palma della
vittoria, poiché non ha aspettato
nemmeno che il Papa oltrepassasse il Tevere per annunciare, urbi
et orbi, che egli non aveva saputo
trovare le parole che bisognava
dire, né compiuto i gesti che bisognava fare e che dunque aveva
fallito nel suo intento...
Allora, visto che l’evento è ancora
caldo, mi si consentirà di mettere
qualche puntino su qualche «i».
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Vita della Chiesa
Benedetto XVI, quando si è raccolto in preghiera davanti alla corona
di rose rosse deposta di fronte alla
targa commemorativa del martirio dei 1021 ebrei romani deportati, non ha fatto che il suo dovere, ma l’ha fatto. Benedetto XVI,
quando ha reso omaggio ai «volti»
degli «uomini, donne e bambini»
presi in una retata nell’ambito del
progetto di «sterminio del popolo
dell’Alleanza di Mosè», ha detto
un’evidenza, ma l’ha detta. Di Benedetto XVI che riprende, parola
per parola, i termini della preghiera di Giovanni Paolo dieci anni fa,
al Muro del Pianto; di Benedetto
XVI che chiede quindi «perdono»
al popolo ebraico devastato dal
furore di un antisemitismo per
lungo tempo di essenza cattolica
e nel farlo, ripeto, legge il testo di
Giovanni Paolo II, bisogna smettere di ripetere, come somari, che
egli è indietro rispetto al suo predecessore.
A Benedetto XVI che dichiara infine, dopo una seconda sosta davanti all’iscrizione che commemora l’attentato commesso nel 1982
dagli estremisti palestinesi, che il
dialogo ebraico cattolico avviato dal concilio Vaticano II è ormai
«irrevocabile»; a Benedetto XVI
che annuncia di aver l’intenzione
di «approfondire» il «dibattito fra
uguali» che è il dibattito con i «fratelli maggiori» che sono gli ebrei,
si possono fare tutti i processi che
si vuole, ma non quello di «congelare» i progressi compiuti da Giovanni XXIII.
Quanto alla vicenda molto complessa di Pio XII, ci tornerò, se necessario. Tornerò sul caso di Rolf
Hochhuth, autore del famoso Il
vicario, che nel 1963 lanciò la polemica sui «silenzi di Pio XII». In
particolare, tornerò sul fatto che
questo focoso giustiziere è anche
un negazionista patentato, condannato più volte come tale e la cui
ultima provocazione, cinque anni
fa, fu di prendere le difese, in un’intervista al settimanale di estrema
destra «Junge Freiheit», di colui
che nega l’esistenza delle camere
a gas, David Irving. Per ora, voglio
giusto ricordare, come ha appena
fatto Laurent Dispot nella rivista
che dirigo, «La règle du jeu», che
il terribile Pio XII, nel 1937, quando ancora era soltanto il cardinale Pacelli, fu il coautore con Pio XI
dell’Enciclica Mit brennender Sorge
(«Con viva preoccupazione»), che
ancora oggi continua ad essere
uno dei manifesti antinazisti più
fermi e più eloquenti.
Per ora, dobbiamo per esattezza storica precisare che, prima di
optare per ‘azione clandestina,
prima di aprire, senza dirlo, i suoi
conventi agli ebrei romani braccati dai fascisti, il silenzioso Pio
XII pronunciò alcune allocuzioni
radiofoniche (per esempio Natale
1941 e 1942) che gli valsero, dopo
la morte, l’omaggio di Golda Meir:
«Durante i Dieci anni del terrore
nazista, mentre il nostro popolo
soffriva un martirio spaventoso, la
voce del Papa si levò per condannare i carnefici».
E, per ora, ci si meraviglierà soprattutto che, dell’assordante silenzio
sceso nel mondo intero sulla Shoah, si faccia portare tutto il peso, o
quasi, a colui che, fra i sovrani del
momento: a) non aveva cannoni
né aerei a disposizione; b) non risparmiò i propri sforzi per condividere, con chi disponeva di aerei
e cannoni, le informazioni di cui
veniva a conoscenza; c) salvò in
prima persona, a Roma ma anche
altrove, un grandissimo numero di
coloro di cui aveva la responsabilità morale. Ultimo ritocco al Grande
Libro della bassezza contemporanea; Pio o Benedetto, si può essere
Papa e capro espiatorio.
Bernard-Henri Levi
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Formazione biblica
Alla scoperta dei nostri Patroni (a cura di d. Mario)
Paolo, per amore di Cristo,
Apostolo del suo tempo
La sua origine e infanzia
an Luca segnala che Paolo sarebbe nato a Tarso (At
22,3). I suoi genitori emigrarono in questa città, probabilmente deportati dai romani. Una
volta affrancati, ricevettero in quel
momento la cittadinanza romana
che trasmisero a Paolo (At 25,1112). Sappiamo anche che aveva
una sorella e un nipote (At 23,16).
Paolo cresce nella città di Tarso (At
9,11,30; 11,25; 21,39; 22,3), capitale della Cilicia, attualmente in
Turchia. Questa città era grande e
ricca. Ubicata su una delle strade
più frequentate del mondo antico,
la porta verso est dell’Asia minore,
era molto rinomata per la qualità
dei suoi lini.
Potrebbe essere questa una delle ragioni per cui Paolo apprese il
mestiere di fabbricante di tende.
La presenza ebraica nel corso di
tutto il primo secolo d.C. è ben attestata. Questa città è anche molto conosciuta come un centro di
eccellenza per l’educazione e la filosofia. San Paolo ricevette questa
cultura nella sua educazione.
Le sue lettere sono costruite spesso con l’aiuto di luoghi comuni, di
argomenti tratti dalla cultura filosofica e drammatica del suo tempo.
Paolo parla di sé in varie occasioni,
permettendoci così di comprendere chi fosse. Ci fornisce notizie
importanti in Fil 3,5-6: “circonciso l’ottavo giorno, della stirpe di
S
Israele, della tribù di Beniamino,
ebreo da ebrei, fariseo quanto alla
Legge”. È stato circonciso l’ottavo
giorno. Questo attesta l’eccellenza della sua origine: Paolo è stato
circonciso entro i limiti fissati dalla
legge di Mosé in Lv 12,3. “Israelita”
è un’espressione tecnica che sottolinea l’appartenenza religiosa.
“Della tribù di Beniamino”.
Questa appartenenza è fonte di
onore nel giudaismo per differenti ragioni. Beniamino è il figlio
di Rachele, la moglie preferita di
Giacobbe, l’unico nato nella Terra
Promessa (Gen 35,16-18). Questa
tribù ha dato il primo re a Israele
(1 Sam 9,1-2) ed è restata fedele
alla dinastia di Davide (1 Re 12,21).
Insieme alla tribù di Giuda, è il primo gruppo a ricostruire il tempio
dopo l’esilio (Esd 4,1). Era dunque
un onore appartenere a questa
tribù. “Ebreo da ebrei”, vale a dire
di una famiglia che oggi chiameremmo “praticante”, che osserva
la legge di Mosé e parla aramaico.
Questi versetti ci presentano dunque un ebreo perfetto. Paolo si
presenta anche come fariseo.
Questi erano conosciuti per il loro
attaccamento alla legge di Mosé,
ma anche alla legge orale (Questa
legge orale sarà messa per iscritto a partire dal secondo secolo e
sarà conosciuta come Talmud). Ritroviamo quest’idea nelle epistole
dell’Apostolo quando afferma di
essere fanatico “nel difendere le
tradizioni dei padri” (Gal 1,14). Le
leggi concernenti l’alimentazione,
la cashroute, avevano per loro un
senso importante. Definiscono
simbolicamente il popolo eletto
come separato dal resto dell’umanità.
La nuova fede, all’interno stesso
del giudaismo, rimetteva completamente in causa questa distinzione. Ciò era inammissibile per un
fariseo convinto come Paolo. Negare questa legge e affermare che
la salvezza era aperta a tutti voleva dire mettere Israele in pericolo
di morte. Ecco perché si impegna
assiduamente per sradicare dalla
Palestina i discepoli di Cristo. Tuttavia, questa descrizione non deve
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Formazione biblica
farci immaginare un uomo chiuso
nella sua cultura religiosa.
La lettura delle epistole di Paolo ci
conferma che egli si è formato non
solo nella sinagoga, ma anche in un
ambiente greco. La sua conoscenza della retorica greca e le citazioni o i riferimenti agli autori classici
mostrano che ha studiato questi
argomenti almeno fino all’età di
14-15 anni. È andato poi a Gerusalemme a studiare la tradizione
dei suoi padri presso Gamaliele.
Gli stessi rabbini, in quell’epoca,
non esitavano a far leggere ai loro
studenti gli autori greci. L’universo
culturale e intellettuale di Paolo è
dunque molto ampio.
Una conversione?
Vocazione missionaria e “conversione” sono strettamente collegate
in San Paolo. Per questa ragione, è
interessante studiare la natura di
questa trasformazione spirituale
per comprendere meglio la sua
vocazione missionaria.
Paolo parla poco nelle sue epistole
di questo avvenimento che ha segnato tutta la sua vita e missione. I
principali testi sono 1 Cor 15,1-11,
Gal 1,13-17 e Fil 3,2-14, ma sono
avari di dettagli storici. L’Apostolo
ne sviluppa soprattutto il senso
profondo.
Parla di un’esperienza che ha trasformato completamente la sua
esistenza, ma non la concepisce
come un evento isolato, al contrario, è stato chiamato a questo sin
dal seno materno (Gal 1,15).
Dunque non si può leggere
quell’incontro con Cristo senza
prendere in considerazione l’insieme della sua esistenza. Qual è allora il senso di quell’avvenimento?
Quando si parla di conversione, sarebbe inesatto interpretare questo
termine come il passaggio da una
religione a un’altra. Di fatto, Paolo
non ritiene di essere mai passato
da una religione a un’altra.
Si tratta di una conversione nel senso profondo del termine, un’aper-
10
n. 19 marzo - aprile 2009
tura del cuore a Dio, l’irruzione
della grazia e la trasformazione
della persona. Paolo commenta
così il suo incontro con Cristo: “Colui che mi scelse fin dal seno di mia
madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me
suo Figlio perché lo annunziassi in
mezzo ai pagani” (Gal 1,15-16).
L’Apostolo percepisce questo
sconvolgimento interiore come il
frutto di una lunga maturazione
cominciata fin dall’inizio della sua
esistenza: dalla sua nascita è stato condotto da Dio, lentamente e
con pazienza, fino a quel momento decisivo in cui Cristo l’ha preso e l’ha fatto suo per sempre (Fil
3,12). Paolo insiste, nelle sue epistole, sull’iniziativa divina. Tutto
cambia in quel momento. Quella
conversione equivale a una nuova
nascita.
Quell’avvenimento è portatore di
una novità radicale. Paolo è accecato dalla rivelazione di Cristo. Il
battesimo gli restituisce la vista
(At 9,18), un simbolo molto forte.
L’uomo vecchio non può vedere molto quando non è nato alla
nuova vita.
È un mondo nuovo che si rivela
all’Apostolo.
Tutto il pensiero di Paolo si basa
su questa esperienza. Non è una
semplice visione di Cristo. È la rivelazione della trasformazione
profonda del mondo operato dal
Cristo risorto. Paolo insiste nei
suoi scritti sulla distinzione tra il
vecchio mondo e il mondo nuovo.
Ha vissuto questa distinzione nella
sua carne.
Il missionario
Questa rivelazione non trova la
sua ragion d’essere in se stessa.
Paolo commenta che tale rivelazione gli è stata donata “perché lo
annunziassi (il mistero di Cristo) in
mezzo ai pagani”. La rivelazione
lo destina ad essere missionario,
ma questa missione è interpretata sul modello della vocazione
Camminiamo insieme
del profeta. Gal 1,1516 è costruito
con due riferimenti alle vocazioni
dei profeti Isaia (Is 49,1) e Geremia
(Ger 1,5).
Paolo comprende la sua vocazione missionaria per le nazioni come
una continuazione della missione
dei profeti e, più specificamente,
del servo del Signore come viene
descritto in Isaia. Il missionario è il
messaggero che compie la missione del servo del Signore espressa
in Is 40-55. L’universalità è una delle caratteristiche essenziali della
sua missione.
È la conseguenza diretta della natura della nuova fede. Egli deve
annunciare il Vangelo ai pagani.
Paolo sarà davanti agli ebrei e ai
pagani un testimone del Risorto,
inviato dal Signore dell’Esaltazione, che, al pari dei dodici, ha visto
personalmente.
Le lettere
Le lettere di Paolo per i cristiani
assumono una basilare importanza, in quanto sono la prima
testimonianza della predicazione
apostolica. Saulo di Tarso, come
già prima di lui Simon Pietro, cambia il proprio nome in Paolo (Atti
degli apostoli 9, passando così da
un forte integralismo ebraico (Atti
degli apostoli 7,588,3, che lotta
contro la Chiesa nascente, ad una
predicazione a tutto campo per la
diffusione del Vangelo di Cristo allora non ancora scritto.
Così facendo passa da una città
Le lettere di Paolo
Romani
1 Corinzi
2 Corinzi
Galati
Efesini Filippini Colossesi
1 Tessalonicesi
2 Tessalonicesi
1 Timoteo
2 Timoteo
Tito
Filemone
Formazione biblica
all’altra del Mar Mediterraneo,
durante i suoi quattro viaggi, costituendo numerose Chiese locali
e formando nuovi predicatori del
Vangelo; lo seguirono anche Luca
e Marco, i due evangelisti non
apostoli.
Lo stile delle lettere
Le lettere della letteratura classica
si potevano classificare in due tipi:
lettere familiari, in cui la persona si
rivolgeva amichevolmente verso
l’interlocutore dando notizie di sé
e della propria vita; oppure lettere “trattati” le quali, mediante un
linguaggio comunque semplice e
confidenziale, trattavano temi teologici e filosofici o scientifici.
Le lettere di Paolo sono diverse
dai due generi sopraccitati: non
sono trattati perché partono dalla
descrizione di situazioni precise e
concrete e, pur esponendo spesso
una dottrina, non perdono mai il
“contatto” vivo e profondo con la
realtà propria dei destinatari.
Dall’altra parte non si possono
neppure definire lettere “private”, perché Paolo non si presenta come “semplice amico”, bensì
come portavoce di Dio inviato ad
evangelizzare e a portare i doni di
salvezza del Signore.
Egli ama immensamente i “suoi”
cristiani, ma non dimentica di essere anche il loro padre nella fede,
che ha il compito di “nutrire e guidare” i suoi figlioli per le strade di
Dio. Paolo vede nelle persone a cui
si rivolge, il popolo di Dio invitato
alla santità.
Conclusione
Paolo è stato considerato, a torto,
come il fondatore del cristianesimo, in quanto la sua opera missionaria ha fortemente caratterizzato
il primo sviluppo della fede. Non
è senza ragione, dunque, che può
essere presentato come il modello
per eccellenza di ogni missionario.
La caratteristica principale da
imitare in lui è certamente il suo
legame con Cristo: «ciò che conta è porre al centro della propria
vita Gesù Cristo, sicché la nostra
identità sia contrassegnata essenzialmente dall’incontro, dalla
comunione con Cristo e con la sua
Parola» (Benedetto XVI, Udienza
del 25 ottobre 2006).
La seconda caratteristica è la sua
visione della missione come opera
dello Spirito Santo, in concomitanza con la coscienza della sua povertà personale. L’Apostolo deve
essere unito a Cristo, ma a Cristo
crocifisso. La forza dell’Apostolo
è la sua debolezza, che permette
allo Spirito Santo di dispiegare tutta la sua potenza. Questa disponibilità nei confronti dello Spirito è
la condizione della fecondità apostolica.
La terza caratteristica importante
è la sua percezione del carattere
universale della salvezza. Paolo
è l’uomo dell’universalità. In un
mondo segnato dalle divisioni
e dalle barriere tra i popoli e le
culture, ha compreso che il messaggio di Cristo era destinato ad
ogni uomo indipendentemente
dalla sua appartenenza culturale
o religiosa, dalla sua nazionalità,
dalla sua condizione sociale. Ha
compreso che « Dio è il Dio di tutti» (Benedetto XVI, Udienza del 25
ottobre 2006). Infine, la centralità
della Chiesa, Corpo di Cristo, è indubbiamente l’ultima lezione da
trarre da questo esempio. Paolo ha
sempre considerato di dover compiere la sua missione nella Chiesa
e attraverso la Chiesa.
Si tratta di lavorare all’edificazione del corpo di Cristo. Quindi, è
inconcepibile per lui andare a predicare senza essere inviato dalla
Chiesa. Che si tratti del suo incontro con Pietro, per essere certo di
non aver corso invano, o della sua
richiesta di sostegno alla comunità di Roma, Paolo sa che ogni opera missionaria deve essere il frutto
di un legame vivo con la Chiesa.
Breve cronologia della vita di San Paolo
6-10 d.C. Paolo nasce a Tarso; è circonciso l’ottavo giorno e riceve il
nome ebraico di Saulo (At 22,3; Fil 3,5).
20-30
È a Gerusalemme “ai piedi” di rabbi Gamaliele (At 21,39;
22,3).
30
Muore Gesù.
32-33
“Incontro” con Cristo sulla via di Damasco (At 9; 22; 26).
33-36
Sosta tre anni a Damasco e in Arabia (Gal 1,17-18).
37-42
Rimane a Tarso, sua città natale (At 9,30; Gal 1,21).
43-44
È ad Antiochia di Siria con Barnaba (At 11,25.27-30).
45-48
Primo viaggio missionario: Cipro e Anatolia (At 13.2-14,28)
Saulo assume definitivamente il nome romano di Paolo (At
13,9).
49
“Concilio” di Gerusalemme (At 15,1-35; Gal 2,1-10).
50-52
Secondo viaggio missionario (At 15,36-18,22): Asia minore,
Macedonia, Acaia, Filippi, Tessalonica, Corinto. Sosta di un
anno e mezzo a Corinto.
52-54
Terzo viaggio missionario (At 18,23-21,17): Galazia, Efeso,
Corinto, Macedonia, Filippi, Mileto.
54-55
Paolo è a Gerusalemme: arresto, difesa, congiura dei Giudei (At 21,17-22,21).
56-58
Periodo di prigionia a Cesarea marittima (At 22,23-25,26).
60 circa Viaggio di Paolo verso Roma prigioniero (At 27-28). 62-64
Prigionia a Roma e martirio di Paolo (At 28,16-31).
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
11
Lettera del
Attualità
cristiana
Parroco
L’Ostensione dei resti mortali di Sant’Antonio
Il “cammino”
del Santo in Basilica
Nel corso dei secoli il corpo di sant’Antonio è stato più volte spostato all’interno
della Basilica. Due sole, invece, le ricognizioni: nel 1263, per volontà di san Bonaventura, e nel 1981.
L
a venerazione che da secoli
circonda il corpo di sant’Antonio e attira fedeli da ogni
parte del mondo per pregare sulla
sua tomba, tocca in questo mese
uno dei culmini più rari e per questo più importanti della sua lunga
storia. Dal 15 al 20 febbraio è stata
infatti esposta alla pubblica venerazione la cassa di vetro contenente le spoglie mortali del Santo,
prima di essere rinchiusa nuovamente nella rinnovata Cappella
dell’Arca.
In breve vogliamo qui presentare
la storia delle ricognizioni e delle
ostensioni di queste sacre reliquie
antoniane, cercando di comprenderne il significato alla luce della
fede cristiana nella risurrezione.
Storia delle ricognizioni
Com’è noto, venerdì 13 giugno
1231 presso l’Arcella, un sobborgo a nord della città di Padova,
sant’Antonio entrò per sempre
nella visione beatifica del «suo
Signore» che aveva fedelmente
servito su questa terra. Il martedì
17 giugno seguente il suo corpo
fu sepolto, come da suo desiderio,
nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini, accanto al piccolo convento francescano allora esistente.
Probabilmente il primo sepolcro
non era interrato, ma alquanto sopraelevato, in maniera che i devoti,
sempre più frequenti e numerosi,
12
n. 22 febbraio - aprile 2010
potessero toccarne l’arca-tomba.
La più importante ricognizione
e traslazione avvenne 1’8 aprile
1263, quando, terminata una fase
decisiva della costruzione della
nuova chiesa, si procedette a trasferirvi il venerato corpo. San Bonaventura da Bagnoregio, allora
ministro generale dei francescani,
presiedette la cerimonia. Nell’esaminare i sacri resti, prima di riporli
in una nuova cassa di legno, si accorse che la lingua del Santo era
rimasta incorrotta. A tale scoperta
esclamò: «O lingua benedetta, che
sempre hai benedetto il Signore e
l’hai fatto benedire dagli altri, ora
si manifestano a tutti i grandi meriti che hai acquistato presso Dio».
In quell’occasione l’arca con i resti
mortali del Santo venne collocata
probabilmente al centro del transetto, sotto l’attuale cupola conica (detta dell’Angelo), di fronte al
presbiterio. Dal 1263 al 1310 la sua
tomba rimase dunque al centro
della Basilica; incerta, invece, è la
collocazione della tomba dal 1310
al 1350 (forse già nell’attuale Cappella dell’Arca). Dal 1350 in poi, il
corpo del Santo fu si
curamente conservato in que
sta cappella, perché il 15 febbraio
1350 vi fu eseguita una traslazione
solenne per opera del legato pontificio cardinale Guido di Boulogne-sur-Mer, nel corso della quale
il corpo del Santo fu spostato nella
Camminiamo insieme
Lettera
Attualità
delcristiana
Parroco
posizione più vicina al luogo della sua prima sepoltura. Fino agli
inizi del Cinquecento la Cappella
dell’Arca era di stile gotico, affrescata con pitture di Stefano da Ferrara, lo stesso artista che dipinse la
Madonna del Pilastro. In seguito la
Cappella assunse la forma rinascimentale che conosciamo, ad opera di Sansovino, dei Lombardo, di
Tiziano Aspetti e altri maestri del
XVI secolo.
Nei secoli dal 1263 al 1981 nessuno mai aveva aperto la tomba di
sant’Antonio. Fu solo il 6 gennaio
1981, in occasione del 750° anniversario della morte del Santo, che
si procedette a una nuova e accurata indagine dei suoi resti mortali.
Una commissione religiosa e una
commissione tecnico-scientifica,
entrambe nominate dalla Santa
Sede, curarono l’apertura della
tomba ed esaminarono quanto vi
rinvennero. Rimossa la lastra laterale di marmo verde, si trovò una
grande cassa di legno d’abete,
avvolta in drappi. Essa conteneva un’altra cassa più piccola, pure
d’abete, dentro la quale in diversi
involti, sistemati in tre comparti, avvolti in drappi preziosi e con
scritte indicative, c’erano lo scheletro, ad eccezione del mento,
dell’avambraccio sinistro e di altre
parti minori (da secoli conservate
in reliquiari particolari); la tonaca;
la massa corporis, il materiale organico ridotto a stato corpuscolare. All’esterno della grande cassa
nel loculo che la conteneva fu trovata anche una lapide con le date
della morte del Santo, della sua
canonizzazione e della traslazione
dei suoi resti dalla chiesetta di Santa Maria Mater Domini alla nuova
Basilica. Inoltre furono rinvenute
varie monetine e piccoli anelli.
La ricognizione del 1981 ha permesso di compiere adeguate indagini di carattere storico, tecnicoartistico, antropologico e medico,
su tutto il materiale rinvenuto. Lo
scheletro del Santo è stato in se-
guito ricomposto su un materassino e posato in una cassa di vetro,
a sua volta rinchiusa in una bara di
rovere e ricollocata nella tomba.
I resti di sant’Antonio furono poi
esposti, dalla sera del 31 gennaio
alla sera della domenica 1° marzo
1981 (per un totale di 29 giorni)
alla venerazione dei devoti, che
accorsero in folle impressionanti:
oltre 650 mila persone.
Attualmente sono esposti nella
Cappella del Tesoro: la tonaca del
Santo, le due casse in legno, la
cordicella e due sigilli, i tre panni
di seta rosso-cremisi ricomposti in
piviale, i due grandi drappi dorati,
la lapide, le monetine e gli anellini.
Tutte queste «nuove» reliquie antoniane fanno da degno contorno
a quelle più antiche e prestigiose,
che si trovano nella nicchia centrale della Cappella del Tesoro: la lingua del Santo, la reliquia del mento e le cartilagini la ringee. Non si
pensi di vede
re una lingua di colore rosso vivo.
Ma ciò che si vede costituisce
ugualmente un fatto inspiegabile,
dato che si tratta di una parte anatomica fragilissima e tra le prime
a dissolversi dopo la morte. Ora
sono passati 780 anni dalla dipartita di sant’Antonio e quella lingua
costituisce un miracolo perenne,
unico nella storia e carico di significato religioso, quasi un suggello
divino dell’opera di evangelizzazione da lui compiuta nella società
del suo tempo e che ora spetta ai
suoi frati di continuare.
Dal marzo del 1981 la tomba non
è stata più toccata, ma il 12 aprile
2008, per le necessità derivanti dal
restauro della Cappella dell’Arca,
fu effettuato un temporaneo spostamento della cassa contenente
le spoglie di sant’Antonio nella
Cappella di San Giacomo situata dirimpetto a quella dell’Arca. Il
cofano di rovere è rimasto chiuso,
perché non erano previste nuove indagini scientifiche, e quindi
non sono stati rotti i sigilli posti
nel 1981. La cassa è stata poi custodita entro un moderno altare
marmoreo, permettendo così la
consueta visita dei fedeli e il gesto devozionale di «toccare» la sua
tomba. Molte le ipotesi circa la destinazione finale di questo altare
provvisorio: probabilmente andrà
in India per diventare la «mensa
eucaristica» di una chiesa dedicata
a sant’Antonio.
Il 4 dicembre 2009, terminati i lavori di restauro, la Cappella dell’Arca è stata infine riaperta in tutto il
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
13
Attualità cristiana
suo splendore. Il 20 febbraio prossimo, la sera, il corpo di sant’Antonio è stato riportato e ricollocato
nella sua sede tradizionale, dando
però ai fedeli – per sei giorni, dal
15 al 20 – la possibilità di vederlo
ancora una volta dentro l’urna di
vetro che lo custodisce.
Significato di fede dell’ostensione
L’ostensione del corpo di un santo
rappresenta sempre nella devozione un evento straordinario, che
tuttavia va ben compreso. Molti
si chiedono se oggi la fede abbia
ancora bisogno di queste forme
esteriori: si crede con il cuore o
con la vista? E ancora: non c’è forse il pericolo di uno sviamento superstizioso, come se si trattasse di
un ricorso magico a reliquie di un
corpo pur sempre umano?
Non è facile rispondere a queste
domande, ma sicuramente la fede
ha bisogno di segni tangibili, vedendo e toccando i quali siamo
portati a intuire la realtà misteriosa e ineffabile che sta oltre i nostri
sensi. Ciò può avvenire in molti
modi, e quindi anche nelle disclosure experiences di cui parlano gli
psicologi e i teologi, cioè le esperienze di vita in cui «si aprono i cieli» anche per noi e si «vede» ciò che
l’occhio fisico non può scorgere. In
questo senso, come nel Vangelo di
Giovanni, il vedere è sinonimo di
credere e viceversa.
Il discepolo che Gesù amava, entrato nel sepolcro vuoto «vide» i
teli posati a terra e il sudario avvolto in un luogo a parte, e «credette» (cf. Gv 20,3-8). E ancora
Giovanni, nella sua prima Lettera
dice: «Quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che le
nostre mani hanno toccato, quello che abbiamo veduto e udito, lo
annunciamo anche a voi» (cf. 1Gv
1,1-3).
Se dunque vediamo il corpo di
un santo, se tocchiamo il suo sepolcro, compiamo dei gesti che ci
rimandano al corpo glorioso della
risurrezione: se questo nostro fratello ci ha preceduto nella casa del
Padre, anche noi sappiamo che
quella è la nostra meta. La vita di
un santo è parabola vivente, come
lo fu quella di Cristo, il primogenito di molti fratelli: vedendo queste
sante reliquie, abbiamo un segno
concreto che ci richiama la nostra
vocazione eterna e indefettibile.
Come dice anco
ra Giovanni: «La vita si manifestò,
noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna che era presso
il Padre e che si manifestò a noi»
(1Gv 1,2).
Per i cristiani la risurrezione del
corpo fa parte integrante della
fede, ma come ciò avvenga sfugge totalmente alla nostra capacità
di comprensione. Che vuol dire un
corpo «spiritualizzato», totalmente
immerso nella realtà divina, eppure ancora segnato dalla individualità personale di ciascuno? Non lo
sappiamo, ma vedendo la vita di
Antonio i cristiani scorgono come
in trasparenza la vita che è Cristo
stesso, scorgono la propria vita
come potrebbe e dovrebbe essere, ricevono incoraggiamento e
fiducia nel continuare il cammino
quotidiano, confortati dall’esempio e dall’intercessione del Santo
che si fece ed è «amico» di tutti.
Luigi Dal Lago
Messaggero di Sant’Antonio
14
n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Con la Diocesi
La santa di Desenzano spese la sua vita per la dignità delle ragazze
Sant’Angela Merici
patrona secondaria della Diocesi
Q
ualcuno ha scritto che “con la crisi e i tempi difficili che corrono, due soli santi protettori non ci bastano.
Per tirare avanti i bresciani hanno bisogno di intercessioni ben più pressanti e ampie di quelle dei soli
Faustino e Giovita, i martiri combattenti che, come noto, hanno protetto nei secoli scorsi Brescia da
assedianti ed eserciti vari. Ben venga quindi sant’Angela Merici come nuova compatrona della città e diocesi,
nella speranza che anche lei ci metta una buona parola”.
Vero o non vero che abbiamo bisogno di un aiuto in più, con il decreto della Congregazione per il culto divino
e la disciplina dei sacramenti che ha concluso un’istruttoria canonica durata 15 anni, da domenica 24 gennaio
la nostra diocesi bresciana aggiunge a Faustino e Giovita, in qualità di patrona secondaria, sant’Angela Merici.
A noi di Rovato forse questa notizia non cambia molto la vita, ma dovrebbe comunque farci pensare e forse
dire un grazie di cuore a sant’Angela che in modo silenzioso, ma efficace è presente in modo significativo da
molto tempo tra le nostre case grazie all’opera e presenza di alcune Angeline, figlie di sant’Angela che vivono
e testimoniano il vangelo sull’esempio di questa santa!!! Che la Santa accompagni anche noi e in modo particolare le rovatesi! Abbiamo bisogno di donne grandi e sante!
Per dire chi era questa santa proveniente dal Lago di Garda, precisamente da Desenzano, che nel 1500, nel Rinascimento, ha speso la sua vita per la “valorizzazione” della donna, parlando e promuovendo in modo profetico per quei tempi l’educazione e la dignità delle ragazze, mi affido ad alcuni passaggi dell’omelia che il nostro
Vescovo Luciano ha tenuto domenica 24 gennaio 2010 nella proclamazione della Santa a Patrona secondaria
di Brescia nel santuario a lei dedicato:
È
un dono grande per la nostra
Chiesa la proclamazione di
sant’Angela Merici a patrona
secondaria presso Dio della città
e diocesi di Brescia; un dono del
quale rendiamo grazie al Signore
e del quale vorremmo sentire con
gioia tutta la responsabilità. [...]
Sant’Angela è nostra patrona presso Dio; quando ci presentiamo a
Dio ci facciamo forti anche della
presenza di sant’Angela con noi e
per noi. Non nel senso che l’amore
di Dio abbia bisogno di sant’Angela per aprirsi alla misericordia e alla
generosità verso di noi. Al contrario Sant’Angela, come tutti i santi,
è opera dell’amore di Dio; è Dio
che l’ha fatta con la sua grazia, l’ha
plasmata con la sua parola e animata con il suo Spirito; guardare a
lei significa riprendere coscienza
di quello che Dio sta facendo nella
Chiesa e che desidera fare anche
in noi, nella nostra vita.
La Chiesa, ci ha ricordato la seconda lettura, è il corpo di Cristo.
Non si tratta solo di una immagine
suggestiva, ma di una descrizione
precisa dell’identità della Chiesa.
Con la sua risurrezione e ascensione Cristo non si è al lontanato da
noi ma continua a essere presente
e a operare nella nostra storia attraverso la sua Parola e il suo Spirito. [...] Paolo aggiunge una considerazione sul fatto che nessuno
di noi, per quanto sia intelligente,
abile, ricco di capacità o addirittura santo, può presumere di esprimere da sé solo la forma integra
di Gesù. Un corpo, dice l’apostolo,
è fatto di molte membra e solo la
comunione e collaborazione delle
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
15
Con la Diocesi
diverse membra riesce a renderlo
attivo ed efficiente. Nello stesso
modo solo la comunione e collaborazione dei molteplici carismi e
ministeri riesce a esprimere qualcosa del mistero di Gesù. La Chiesa sorge dalla comunione di molti,
dal raccordo delle diverse esperienze, delle diverse capa
cità, delle diverse realizzazioni. [...]
La memoria che facciamo oggi di
sant’Angela Merici, il suo patrocinio al quale ci affidiamo con fiducia, può aiutarci a entrare in questa
visione stupenda di Paolo.
Soprattutto se ci permette di comprendere e valorizzare la presenza
delle donne nella Chiesa. Quattrocento anni fa sant’Angela ha
immaginato e promosso una sorprendente forma di consacrazione
al Signore per donne che vivevano
nelle ordinarie condizioni di vita.
Mi sembra che il suo messaggio
abbia qualcosa di moderno e addirittura di provocatorio. In questi
ultimi anni il vissuto concreto delle donne in occidente è cambiato
con una rapidità e una profondità
impensabili: basta pensare alla
presenza delle donne nella vita
economica, politica e culturale; e,
ancora di più, al mutamento radicale nel modo di pensare e di
vivere la propria identità e il rapporto con l’universo maschile.
Questa trasformazione sta avendo
dei riflessi profondi nella vita della
Chiesa perché le donne, che sono
sempre state le colonne portanti
dell’edificio ecclesiale, la mediazione ordinaria nella trasmissione
della fede, sembrano oggi attirate
da altri messaggi e da altri stili di
vita. La crisi diffusa delle vocazioni
femminili di consacrazione ne è un
segno eloquente. [...] Tutto questo
ci obbliga a riflettere e a cercare
vie nuove.
Il vangelo è essenzialmente un
messaggio di liberazione per ogni
persona umana; l’amore di Dio per
noi è una forza immensa di coraggio, di creatività, di speranza. Non
16
n. 22 febbraio - aprile 2010
Ritratto di Sant’Angela post mortem
c’è dubbio che il vangelo sia capace di intercettare e arricchire il vissuto delle donne.
Di fatto, la trasformazione in atto
non è portatrice univoca di liberazione. Le donne si trovano oggi a
dover portare pesi psicologici ed
economici enormi; pagano a caro
prezzo la crescita di possibilità e
di libertà che cercano con ansia.
Sarebbe naturalmente illusorio e
sbagliato immaginare un ritorno
al passato.
Dobbiamo invece riuscire a mostrare come il vangelo possa accompagnare positivamente la
donna in questo cammino di rivoluzione nel suo modo di pensare e
di agire.
Ma questo compito può essere realizzato solo da donne che siano
nello stesso tempo moderne – nel
senso che il loro vissuto è quello
della donna d’oggi – e credenti –
nel senso che hanno assimilato
davvero il vangelo e interpretano le loro esperienze alla luce del
messaggio dell’amore di Dio per
noi. Donne che non
hanno paura di confrontarsi con
i problemi attuali – penso a quella che viene chiamata ‘identità di
genere’, al senso del corpo, all’autonomia di vita, ai problemi delle
convivenze, al nodo decisivo della
Camminiamo insieme
procreazione e così via; donne che
non si lasciano dominare dagli stili
correnti ma che sanno ricondurre
ogni cosa alla libertà e alla responsabilità della coscienza.
C’è un lavoro infinito da compiere
per illuminare il vissuto femminile
alla luce di un’autentica crescita
umana nella conoscenza, nella responsabilità e nell’amore.
Come dicevo: chi potrà fare questo
lavoro necessario se non le donne?
Ebbene, io spero con tutto il cuore
che la presentazione di sant’Angela come modello di santità e la
proclamazione del suo patrocinio
susciti nella chiesa bresciana, nelle
donne credenti bresciane, consapevoli del loro posto nella Chiesa
e della loro responsabilità, il desiderio di esplorare modi di pensiero e sperimentare stili di vita che
siano ricchi di valori cristiani.
Sant’Angela, proprio per la sua visione femminile delle cose e per la
profonda libertà con cui si è mossa
nel suo tempo può essere un modello e uno stimolo prezioso.
S’intende: all’interno della Chiesa,
nel confronto e nella collaborazione con l’intero corpo ecclesiale.
Vivere correttamente la differenza
sessuale significa imparare a vivere correttamente tutte le forme di
differenza che rendono così varia
e complessa la famiglia umana.
È necessario che le differenze tra
le persone e i gruppi sociali non
vengano cancellate da una sterile
omogeneità; e non diventino, d’altra parte, motivo di conflitto aspro
che si placa solo nell’umiliazione
dell’altro.
Piuttosto il Signore ha voluto la
differenza perché nessuno possa
dirsi autosufficiente e tutti cerchino nel confronto, dialogo, collaborazione con l’altro la via della propria crescita.
Ci ottenga sant’Angela il coraggio
e la creatività di cui abbiamo bisogno.
Mons. Luciano Monari
Storia locale
Le figlie di Sant’Angela nella nostra comunità
Storia della Compagnia di
Sant’Angela a Castrezzato
I
l consiglio di Brescia, tenuto il
16 giugno 1872, approvò l’inizio del gruppo di Castrezzato.
Elisabetta Girelli, nelle sue memorie sulle Compagnie della diocesi
(1876), traccia alcune linee degli
inizi:
“Margherita Moro Sorella del Parroco [d. Giacomo] cominciò nel
Settembre del 1873 [1872?] ad
istruire alcune pie giovani nell’osservanza della regola; e nove di
queste avendo mostrato desiderio e buon volere d’abbracciare
i documenti di S. Angela furono,
dopo alcuni mesi, promosse alla
Vestizione e l’anno seguente alla
Professione. Fino ad ora tutte portaronsi lodevolmente; e giovano
coll’istruzione e col buon esempio
alle fanciulle del Paese. La Sostituta è Maria Moro sorella della defunta Margherita”.
1874, ve. 1875, pr. 1875). A queste si aggiunse Caterina Ruggeri,
di Brescia (ac. 1874, ve. 1875, pr.
1877).
Un elenco del 1896 riporta nomi e
dati delle ammissioni delle prime
Figlie.
(ac. = accolta; ve. = vestita; pr. =
professione)
Maria Magoni (ac. 1871, ve. 1873,
pr. 19 gennaio 1874), Caterina Podestà (ac. 1872, ve. 1873, pr. 19
gennaio 1874), Margherita Ghidini
(ac. 1872, ve. 1873, pr. 19 gennaio
1874), Margherita Piatto (ac. 1876,
ve. 1878, pr. 1879), Lucrezia Piatto
(ac. 1876, ve. 1878, pr. 1879), Maria Barucco (ac. 1876, ve. 1878, pr.
1879), Marta Barucco (ac. 1876,
ve. 1878, pr. 1879), Maria Sitta (ac.
Camminiamo insieme
n. 19 marzo - aprile 2009
17
Storia locale
Poco dopo la fondazione, dal 1878
fino al 1885, la Compagnia passò
anni tribolati, a causa di dissensi
sulla competenza della direzione
delle consorelle: il parroco d. Giacomo Moro e la sorella Margherita
(un’altra sorella del parroco, Francesca, voleva diventare Figlia di S.
Angela) tendevano a considerare
la Compagnia come un qualsiasi
gruppo parrocchiale, mentre dal
governo di Brescia si facevano rimarcare le esigenze della Regola.
La vicenda, che determinò un generale raffreddamento nelle Figlie,
fu superata quando arrivò un nuovo parroco, d. Francesco Ruggeri
(1888-1925), prete zelantissimo,
predicatore ascoltato, sotto il cui
parrocchiato il paese ricevette vigorosi impulsi di bene. Sostituta
divenne la sorella Caterina. Essa,
il 9 marzo 1886, comunicò a Maddalena Girelli la notizia dell’esemplare morte di Teresina Paganotti,
malata di tifo: “Sopportava il suo
male con una pazienza ammirabile; non le uscì mai un lamento. Era
l’angelo della pace nella sua famiglia, e l’esempio nello stabilimento. In questi ultimi mesi, molte volte le sue compagne la trovavano
inginocchiata in parte al suo telaio
a pregare. Tutti lodano in questi
giorni la buona Teresina”. Per con-
siglio di Teresina Rota, durante
la malattia le era stata concessa
la vestizione. Alla fine dell’estate 1895 Elisabetta Girelli visitò la
Compagnia di Castrezzato.
Dopo la Ruggeri (m. 18 gennaio
1928) furono sostitute: Marta Barucco (m. 1932), Maurilla Pini (ve.
1895, pr. 1900), Paola Sala, nel
1938 (ve. 1928, pr. 1930), Lucia
Corna (ve. 1900, pr. 1903), Pierina
Vignoni (nominata il 19 gennaio
1947, ve. 1903, pr. 1912, m. 1961),
Ester Campana.
1895: 25 consorelle
1900-1939: 46 consorelle
1937: 15 consorelle
Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti
Prot. N 1348/7/1
I fedeli di Brescia, Città e Diocesi in Lombardia, hanno sempre venerato con sincera devozione, sant’Angela
Merici vergine, la quale, dopo aver vestito l’abito del Terzo Ordine di S. Francesco, dapprima si dedicò a
riunire fanciulle per educarle alle opere di carità, e in seguito fondò a Brescia un Ordine di donne sotto il
nome di sant’Orsola, con l’impegno di coltivare la vita di perfezione nel mondo e la formazione delle adolescenti nelle vie del Signore. Sempre a Brescia rese l’anima a Dio.
Ella lasciò una singolare testimonianza a servizio dell’evangelizzazione e della promozione umana nella
vita della Chiesa e della società bresciana, e fino ai nostri giorni il clero e i fedeli laici hanno continuato a
tenerne viva la spirituale eredità.
Pertanto l’Eccellentissimo e Reverendissimo mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, accogliendo i voti
del clero e dei fedeli, ha convenientemente approvato l’elezione di sant’Angela Merici, vergine, a Patrona
presso Dio della Città e Diocesi di Brescia.
E con lettere, in data 3 novembre dell’anno 2009, ha premurosamente chiesto a questa Congregazione per
il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti di confermare l’elezione e l’approvazione secondo le Norme
che regolano “la designazione dei Patroni”.
Pertanto in forza delle speciali facoltà ricevute dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, dopo aver attentamente valutate le motivazioni presentate, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, aderendo alle suddette istanze, conferma
SANT’ANGELA MERICI VERGINE
PATRONA SECONDARIA PRESSO DIO DELLA CITTÀ E DIOCESI DI BRESCIA
con tutti i diritti e privilegi liturgici connessi: Ella sia in futuro celebrata ogni anno con il grado di festa
nella città di Brescia, nella Diocesi invece con il grado di memoria. Nonostante qualsiasi cosa contraria.
Dal Palazzo della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il giorno 11 del mese di
Novembre anno 2009, nella memoria di San Martino, vescovo di Tours.
Antonio Card. Canizares Llovera (Prefetto)
Giuseppe Agostino Di Noia, op (Arcivescovo Segretario)
18
n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Cristianesimo
Il cristianesimo fa volare l’uomo con le due ali della fede e della ragione
La perenne vitalità
del messaggio di Cristo
D
uemila anni fa arrivò sulla
terra un bambino, figlio di
umili genitori.Per i motivi
che tutti conosciamo, nacque in
una grotta e…da quel momento
nulla fu più come prima.
La potenza delle sue parole e
delle sue azioni ebbe un impatto
così deflagrante sulla società del
tempo che la storia dell’occidente,
dall’impero romano in poi, si organizzò intorno alla sua figura, al suo
messaggio, per quei tempi sconcertante. La perfezione di quel
codice morale, fondato sull’amore
e sul perdono, ancora oggi ispira
le legislazioni delle democrazie
mondiali.
Ernest Renan, nemico della chiesa
e della fede affermò che Gesù con
la rivoluzione della sua dottrina ha
rappresentato l’avvenimento capitale della storia del mondo.
Proviamo a ripensare a come si
svolgeva la vita a quel tempo.
La Palestina era una remota provincia dell’impero romano. All’ultimo gradino della scala sociale
c’erano gli schiavi che non godevano di diritti civili e religiosi e venivano acquistati e venduti come
oggetti.
Le donne ed i bambini erano esseri su cui gli uomini avevano potere
di vita e di morte. I malati venivano
abbandonati o giudicati immondi.
Immaginate quale impatto ebbero, su una società di quel tipo, le
parole di Cristo che proclamava
l’uguaglianza di ebrei e pagani, di
uomini e donne, di schiavi e liberi.
Ci vollero molti secoli, ma con lui
avvenne una rottura storica che
instillò i semi di un grande cambiamento e portò Kant ad affermare
che il Vangelo è stata la fonte da
cui è scaturita la nostra cultura.
Dal cristianesimo emerge una
nuova figura d’uomo, che è importante singolarmente, non solo
perché fa parte di una collettività.
Gesù ha insegnato che il peccato
attiene al singolo, il quale è arbitro
del proprio destino e responsabile
delle scelte personali.
Il cristianesimo formula la teoria
“del libero arbitrio”, secondo cui
ogni individuo ha la possibilità
di scegliere e deve rispondere di
queste scelte.
Il Dio cristiano, afferma sant’Agostino, è un giudice che pur conoscendo a priori le scelte dei singoli
non interferisce con il libero agire
di ciascuno.
La progressiva eliminazione degli
schiavi avviene per opera della
teologia cristiana che ritiene la
schiavitù un peccato e rivendica
i diritti inalienabili di ogni essere
umano.
La storia ci ha portato a considerare il medioevo come il periodo
dei “secoli bui” che vide il suo
riscatto solo nel rinascimento.
Queste asserzioni sono contesta-
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
19
Cristianesimo
te dagli studiosi moderni, perché
il medioevo, che seguì alla caduta dell’impero romano, vide uno
straordinario fiorire di invenzioni
e di innovazioni che portarono radicali cambiamenti nell’organizzazione della società e diedero vita
alle prime forme di capitalismo
all’interno dei grandi monasteri. I
monaci non realizzarono società
interamente dedicate al commercio, all’industria ed alla finanza, ma
crearono un modello che portò
alla nascita delle imprese private.
Nei conventi custodirono e tramandarono le opere dell’antichità
greca e romana ed ebbero il grande merito di nobilitare il lavoro
manuale, che nell’antichità era
relegato agli schiavi. “Ora et labora”, con questo motto i frati benedettini insegnarono ai contadini a
dissodare, bonificare, irrigare.
Le proprietà monastiche svilupparono l’allevamento dei pesci:
costruirono bacini artificiali per
l’allevamento delle carpe e delle
trote che vendevano agli abitanti
del posto. Fu adottato il sistema di
rotazione a tre campi che permise
di produrre eccedenze; i campi a
maggese divennero buoni pascoli
per le pecore che davano latte, formaggio, carne e soprattutto lana,
la quale portò alla fioritura delle
prime industrie laniere.
Altre tre invenzioni importantissime furono: il camino, gli occhiali e
l’orologio.
Si cominciò a sfruttare l’energia
idrica per azionare mulini ad acqua, per segare il legname, per
girare il tornio e per impastare gli
stracci per fare la carta. Gli europei
impararono anche ad imbrigliare l’energia eolica: in Belgio ed in
Olanda furono bonificate le terre
sommerse con l’uso di mulini a
vento, che espellevano le acque
giorno e notte. Inventarono il collare per i cavalli che permetteva di
utilizzarli come animali da traino
potenti come i buoi, ma più veloci. Si trovò il modo di ferrare i loro
20
n. 22 febbraio - aprile 2010
zoccoli, per proteggerli dall’usura.
Risale a questo periodo l’invenzione dell’aratro pesante, con una
lama capace di scavare un solco
profondo per dissodare i terreni.
Con queste migliorie si raddoppiarono i raccolti del grano, si migliorò l’alimentazione e le condizioni
di vita degli abitanti; ciò portò ad
un notevole incremento demografico.
Intorno ai conventi si insediarono
i primi villaggi, che si trasformarono via via in città. Sorsero comunità relativamente libere dove si
svilupparono attività commerciali
sempre più fiorenti. La libertà di
cui godevano questi cittadini derivava dall’affermazione di Cristo
sull’uguaglianza morale di tutti gli
uomini.
Egli ignorò sempre le principali divisioni tra le classi sociali, frequentò samaritani, pubblicani, mendicanti, donne di facili costumi,
tutti coloro che venivano messi ai
margini della società. Con questi
esempi intese proclamare l’uguaglianza spirituale di ogni persona
che agli occhi di Dio merita gli
stessi riguardi, indipendentemente dalle condizioni di vita in cui si
trova a vivere il suo passaggio terreno. Invitò gli uomini a considerarsi fratelli nello spirito e ad aiutarsi reciprocamente.
Gesù ha vissuto in prima persona
anche la condizione di profugo.
La sua famiglia fuggì in Egitto per
sfuggire alla persecuzione di Erode. Lui ci insegnò ad accogliere gli
altri con amore, soprattutto i più
piccoli ed i più indifesi affinché
non debbano subire abusi e prevaricazioni.
Il rispetto della persona e la tutela
dei diritti umani sono temi quanto mai attuali ed i cristiani devono
favorire il dialogo tra le varie comunità, ricordare che Gesù si è avvicinato ai più poveri, agli indifesi,
mentre si è scagliato con vigore
contro coloro che altezzosamente
Camminiamo insieme
si proclamavano i migliori.
Se non riusciremo a costruire un
mondo che contrasta la logica del
privilegio, della discriminazione
e dell’abuso contro gli altri esseri
umani, il male avrà il sopravvento.
Nel XII secolo la chiesa fondò le prime università a Parigi, Bologna ed
in seguito a Oxford, Cambridge e
così via. In questi atenei non si studiavano solo gli antichi ma si poneva l’attenzione sulla ricerca della
conoscenza e fu proprio al loro interno che nacque la scienza.
Il cristianesimo si fonda sulla fiducia nella ragione che porta al progresso, ma la ragione deve mettersi alla ricerca del vero, del bene, di
Dio. Nelle accademie il messaggio
di Cristo era percepito come la
luce che illumina la storia ed aiuta
trovare la via verso il futuro.
Il sociologo americano Rodney
Stark, nel suo libro “La vittoria della ragione”,
sostiene che la teologia cristiana ha offerto la base morale sulla
quale si è sviluppata la società europea che per molti secoli ha dominato e superato le grandi civiltà
del mondo antico, sviluppando un
pensiero duttile che ha prodotto
libertà, progresso e ricchezza. Con
buona pace degli attuali politici
europei, che si affannano a negare
le radici cristiane dell’Europa.
Ma questa civiltà è ora in grado di
camminare senza la religione?
Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Fides et ratio” ha affermato:”
Il cristianesimo fa volare l’uomo
con le due ali della fede e della ragione” e Benedetto XVI a Ratisbona ha aggiunto:”… Quando l’ala
della fede si atrofizza, lo squilibrio
travolge la ragione e l’Europa perde insieme la sua identità e il suo
primato universale”.
Maria Antonia Galli
Spiritualità
La vita spirituale ci aiuta a scegliere il bene
“Benedetto” Tempo Quaresimale
O
gni anno i cristiani vivono i
quaranta giorni della Quaresima nel segno della verità e della scoperta di se stessi.
A questo proposito sarebbe interessante ed utile in questo “tempo
forte” che ci ponessimo alcune domande: cosa muove i miei comportamenti? Qual è il motore che spinge le mie azioni di ogni giorno?
Ovviamente qualcuno potrebbe
dire la volontà. Ma sappiamo bene
che la volontà è semplicemente
l’esecutrice di una motivazione.
Quali sono, allora, le motivazioni
che ci spingono a comportarci in
un determinato modo anziché in
un altro?
Se ci pensiamo bene, ci accorgeremmo che all’origine di ogni nostro modo d’agire c’è un mondo
interiore e profondo che emerge
e che tanti chiamano “spiritualità”.
Mai come oggi gli uomini hanno
un estremo bisogno di spiritualità
per vivere da persone autentiche.
La spiritualità è fonte di certezze e
di serenità per ogni persona.
Occorre, quindi, che ci attiviamo
per individuare o riscoprire la nostra spiritualità perché la qualità
del nostro vivere molto dipende
dalle ragioni, dall’impegno e dalla
passione che mettiamo in quello
che facciamo.
In genere siamo abituati a pensare
che la vita è lavoro, divertimento,
sofferenza...
Ma la vita è anche altro: è contemplare, capire, conoscere e scoprire il valore delle persone e delle
cose che ci circondano. Dobbiamo
smettere di considerare ogni no-
stra giornata come una pagina di
calendario, senza nessuno spirito
di contemplazione, senza alcuna
attenzione particolare, e imparare,
invece, a vedere in essa una grande opportunità che ci viene offerta
per fare bene ogni cosa e per far
del bene agli altri.
Nell’itinerario quaresimale alcune
pratiche di vita spirituale ci aiuteranno a scegliere e a vivere il bene.
La pratica del digiuno, ci ricorda
chi comanda nella nostra vita: noi
o i nostri appetiti (materiali e spirituali) più o meno smodati. Per essere realmente in comunione con i
tanti fratelli e sorelle che digiunano
sempre e non per scelta!
La pratica della preghiera, anche se
svolta andando al lavoro o a scuola,
ci ricorda che non di solo pane vive
l’uomo, ma di ogni Parola che esce
dalla bocca di Dio.
Infine il segno delle Ceneri, ricevuto
all’inizio della Quaresima, ci ricorda
che tutto quello che facciamo e
siamo si risolverà, nell’arco di qualche decennio, in un mucchietto
di polvere. Il sacerdote, mentre ha
segnato la nostra fronte con della
leggera cenere grigia, ci ha detto:
“Ricordati che sei polvere ed in polvere ritornerai…credi e convertiti
al Vangelo”.
Ce le marchiassimo a fuoco nel
cuore e nella memoria queste parole, quando sentiamo l’insoddisfazione e la noia nascere subdole nel
nostro cuore. Ce ne ricordassimo
durante le liti condominiali o per le
questioni di eredità! Ce ne ricordassimo, quando pensando di essere
al vertice della carriera ci mangia-
mo il fegato per la riuscita di qualcun altro!
Siamo polvere che Dio trasfigura
e illumina… ma siamo nient’altro
che un mucchietto di polvere che
Dio ha riempito di vita e che a Dio
ritornerà.
Tempo benedetto, quello quaresimale, in cui siamo chiamati a
misurare i nostri limiti, affidandoli
al Signore, senza paura di andare
all’essenziale nelle nostre scelte e
nei nostri percorsi di vita.
Dio solo conta, lui solo ci conduce
alla scoperta di chi siamo veramente. Ora è il momento favorevole;
ora vale la pena di investire! Non
abbiamo paura di avventurarci con
Gesù nel deserto quaresimale per
uscirne più autentici e sereni.
Santa Quaresima, ma soprattutto
santo cammino di autenticità!
Camminiamo insieme
don Claudio
n. 22 febbraio - aprile 2010
21
Riflessioni
Riflessione in margine all’anno sacerdotale
Il sacerdote creatura della luce
N
ell’anno che la sensibilità
pastorale di Papa Benedetto XVI ha voluto dedicare
alla preghiera per i sacerdoti, siamo tutti invitati a riflettere sulle
caratteristiche portanti della figura del presbitero.
Il sacerdote è uomo di luce, in
quanto fortunato distributore
della luce divina mediante l’amministrazione dei sacramenti, luce
riflessa di una vocazione che lo
porta ad accostarsi ogni giorno
alle sorgenti profonde del divino.
Il presbitero è un distributore di
luce in forza dell’imperativo evangelico: “Camminate mentre avete
la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle
tenebre non sa dove và. Mentre
avete la luce credete nella luce,
22
n. 22 febbraio - aprile 2010
per diventare figli della luce” (Gv.
12,35-36).
È il comandamento che Gesù affida ai suoi seguaci poco prima
di consegnarsi a coloro che stanno per crocifiggerlo sul Calvario,
quando le forze delle tenebre e
del male prevalsero e “si fece buio
su tutta la terra”.
Il sacerdote vive la sua testimonianza di luce innanzi tutto in una
necessaria dimensione di profonda fede. L’efficacia della sua azione
viene senza dubbio da Cristo, di
cui egli è ministro, ma la sua deve
essere una risposta di profonda,
grandissima fede. Senza fede, è
scontato, il sacerdozio non si concepisce. È necessario che il prete
per primo comprenda la nobiltà
e la grandezza della sua vocazio-
Camminiamo insieme
ne, altrimenti non potrà essere il
faro splendente che il navigatore, sconvolto dalle tempeste del
mondo, anela di scorgere come
segno di speranza e approdo di
salvezza. Fede sincera, sicura, convinta, ancorata al Magistero della
Chiesa, approfondita con lo studio
intelligente e umile. Fede nella
consapevolezza di essere un testimone che trasfigura, tormenta
ed inebria. Una fede naturalmente
che si alimenta con la preghiera. Il
prete, prima di parlare di Dio, deve
parlare a Dio. Scrive Sant’Agostino: “Il predicatore, pregando per
sé e pregando per coloro ai quali
deve rivolgere la parola sia prima
un orante che un discente, e nel
momento in cui sta per muovere
la lingua e le labbra, sollevi a Dio
l’anima assetata: e così dove lui
beve berranno gli ascoltatori, e
quel che egli riceve lo ricevono
anch’essi” (De Doctrina Christiana,
Lib. IV sez.III, 15).
Il sacerdote deluso è solo colui che
dimentica di avere un interlocutore vivo, stimolante e indulgente
che gli ricorda: « Senza di me non
potete far nulla! » (Gv. 15,5).
A tale interlocutore egli si affida
mediante due momenti fondanti e portanti della sua giornata: la
Celebrazione Eucaristica e la laus
perennis della Liturgia delle Ore.
Chi non conosce l’eroica testimonianza di un grande sacerdote e
vescovo del nostro tempo, il Cardinale François-Xavier Nguiên
Van Thuân? Durante i tredici anni
trascorsi nelle dure carceri vietnamite, iniziava ogni giorno la
Riflessioni
sua giornata con la celebrazione
della Santa Messa. Come altare il
pavimento della sua buia e umida
cella, come patena e calice la sua
mano, usando briciole di pane raffermo e poche gocce di vino che
gli venivano permesse come una
medicina per lo stomaco, come
messale la memoria di brani scritturistici, come preghiera eucaristica la sua creatività di invocazione
al Signore. Un venerando prete
romano amava affermare che il
sacerdote che non prega perde
metà del suo titolo: gli rimane la
“dote”, il contorno professionale,
ma perde il “sacer”, la dimensione
della sacralità.
Il sacerdote è luce soprattutto
quando celebra ed amministra i
sacramenti. Scriveva Enrico Medi:
“Sacerdoti, come fate a vivere
dopo aver celebrato la Messa?
Ogni giorno avete il Figlio di Dio
nelle vostre mani. Ogni giorno
avete la potenza che Michele Arcangelo non ha. Voi trasformate
la sostanza del pane in quella del
Corpo di Cristo; voi obbligate il
Figlio di Dio a scendere sull’altare. Siete grandi. Siete creature immense, le più potenti che possano
esistere”.
Il Beato Antonio Chevrier soleva
affermare che il sacerdote è “un
uomo mangiato”. Egli deve donare
il cibo ai suoi figli come il pellicano, al quale la liturgia e le sculture
delle nostre sublimi cattedrali paragonano il Cristo nel banchetto
eucaristico.
Il sacerdote è uomo incaricato
di donare la luce in un altro sacramento che il credente di oggi
sovente trascura, non comprendendone a fondo la potenza liberatrice, quello del perdono che fa
penetrare la luce nei meandri profondi della coscienza individuale.
Scriveva Giovanni Papini: “Chiedo
e domando umilmente, in ginocchio, con tutta la forza e la passione dell’anima mia, un po’ di certezza; una sola, una piccola fede
sicura, un atomo di verità”. (Da “Un
uomo finito”).
Ad ogni prete può capitare di
sentirsi dire, in un angolo oscuro
di una chiesa qualunque: “Padre,
sono tanti anni che non mi confesso… Sono dilaniato dai rimorsi
perché sono un omicida. Ma lei mi
assicura che mi cancellerà i miei
peccati? Ho bisogno di un po’ di
certezza…” Sublime e tremendo
il potere che la Chiesa affida al sacerdote, quello di agire “in persona Christi” tracciando sul peccatore pentito un gesto di assoluzione
che rende l’anima da rossa scarlatta, per usare una metafora biblica,
a candida come la neve. Il prete
potrebbe a sua volta essere un assassino, un depravato, ma la sua
assoluzione equivarrebbe a quella data dal Papa. Il noto psichiatra
veneto Prof. Carniello affermava
che se i cristiani si accostassero
un po’ di più al sacramento della
riconciliazione, avrebbero meno
bisogno di ricorrere alla catego-
ria dei medici della psiche, i quali
curano le depressioni con i mezzi
della scienza, che sono pur sempre empirici, mentre il sacerdote
usa il mezzo della grazia, che non
fallisce mai. E per di più non si fa
pagare!
Il Cardinale Giovanni Canestri asseriva che l’avvocato, il medico
l’ingegnere si rifanno per la loro
professione alla discussione di una
tesi di laurea. Il maestro, l’impiegato, l’operaio, l’usciere ricorderanno
la data di un concorso, della loro
assunzione. Il prete ricorderà una
lunga cerimonia liturgica, durante
la quale un Vescovo lo ha chiamato “sacerdos in aeternum”, imprimendogli un timbro indelebile,
un marchio eterno, perché viene
dall’eternità. Tale eternità si chiama Amore increato, perché l’amore non ha confini né di tempo né
di spazio, in quanto è l’essenza
stessa di Dio.
Camminiamo insieme
Don Vittorio
n. 22 febbraio - aprile 2010
23
Riflessioni
Spunti educativi dalla figura del beato Lodovico Pavoni
Le dolci attrattive
“L
e dolci attrattive”: è
un’espressione del beato
Lodovico Pavoni, contenuta in uno dei testi più belli che
ci ha lasciato. Questo sacerdote
bresciano, vissuto nella prima
metà dell’Ottocento (1784-1849)
e fondatore della Congregazione
religiosa a cui appartengo, descrive la sua vocazione a dedicarsi all’educazione dei ragazzi e dei
giovani più emarginati con l’immagine delle “dolci attrattive”. La
dedizione educativa è stata per
lui una vocazione nella vocazione.
Vocazione ad essere prete e vocazione ad essere educatore.
Così, a distanza di anni, egli stesso rilegge la sua chiamata da parte del Signore: “Furono queste le
dolci attrattive con cui piacque al
Signore di chiamare me dal quieto
soggiorno della mia casa paterna e di invogliarmi alla volontaria
oblazione di tutto me stesso, che
ho fatto molto volentieri, in vantaggio di tanto pubblico bene”.
Questo “pubblico bene” è l’educazione. Il Pavoni parla dell’educazione come di un impegno che lo
ha attratto e che gli ha dato gioia.
Nelle sue parole non c’è niente di
ambiguo, perché sempre massimo è stato il suo rispetto e limpido
il suo amore verso i giovani a cui
si è dedicato. Nelle sue parole c’è
la manifestazione di una grande
passione che gli è stata infusa dal
Signore e che non l’ha lasciato indifferente di fronte alla condizione di povertà e di smarrimento di
tanti ragazzi.
24
n. 22 febbraio - aprile 2010
Avrebbe potuto trascorrere una
vita tranquilla, che la sua condizione sociale gli permetteva. La
voce del Signore è stata più forte;
il bisogno che constatava attorno a sé è stato più forte. E non si
è risparmiato. Ha donato tutto se
stesso (le sue energie, il suo tempo, le sue risorse) per una causa
tanto importante per la società e
per la Chiesa: l’educazione della
gioventù.
Un’attrazione che gli ha procurato gioia, non perché non gli sia
costata grandi sacrifici, ma perché
in questo modo si è sentito in sintonia con la volontà del Signore e
in grado di offrire un aiuto concreto a chi era nella necessità. I giovani – egli ha affermato – sono la
porzione dell’umanità più cara al
cuore di Gesù e dedicarsi alla loro
formazione è una missione di fondamentale importanza.
Con le parole citate il beato Lodovico Pavoni si confida ai suoi collaboratori e li invita a condividere
la sua stessa vocazione e missione,
rispondendo alla chiamata del
Signore. Così è nata la Congregazione religiosa che ha continuato
l’opera da lui iniziata per ispirazione di Dio, e che l’ha estesa al
di là di Brescia in altre città d’Italia
e del mondo. È l’esempio del loro
Fondatore che ancora oggi anima
i religiosi pavoniani (sacerdoti e
fratelli coadiutori), “Figli di Maria
Immacolata”, a dedicare la propria
vita al Signore e all’educazione dei
giovani.
Ma l’esempio di padre Pavoni può
Camminiamo insieme
incoraggiare anche tutti coloro
che hanno una responsabilità educativa da affrontare. La tentazione
di tanti genitori, insegnanti e adulti in genere è quella di gettare la
spugna di fronte alle esigenze,
alle fatiche e ai fallimenti della
sfida educativa. Come è stato più
volte denunciato, a cominciare da
papa Benedetto XVI, un’emergenza educativa caratterizza la nostra
società di oggi. È faticoso, è duro,
è difficile educare. Ma non c’è missione più importante; e non c’è
soddisfazione più grande di quando si vede un giovane crescere
bene e prendere una strada valida
nella vita.
Fiducia, pazienza, perseveranza,
esemplarità: sono gli atteggiamenti necessari per ogni adulto
educatore. Sono doni da invocare
dal Signore e per i quali il beato
Lodovico Pavoni (accanto ad altri
santi educatori, come Angela Merici, don Bosco, padre Piamarta)
può essere un esempio e un intercessore.
Padre Lorenzo Agosti - FMI
Vita missionaria
Reportage di un servizio a favore della comunità ugandese
Luca Turelli volontario
tra i bambini dell’Uganda
Caro Mons. Mario Stoppani,
voglio permettermi di portarle la lettera che mio nipote Luca (volontario S.V.I. in Uganda da due anni) ci ha inviato
Venerdì 15 Gennaio via email.
Racconta il servizio fatto due o tre ore prima. Non ci sono né l’inizio solito di una lettera, né la fine con i saluti.
Questo dimostra, a me che lo conosco, come è rimasto colpito da questo fatto.
Il suo compito in quella zona è di aiutare la popolazione a come ricavare dalla loro terra il necessario per il loro sostentamento. Ciò dipende molto dal periodo delle piogge, Aprile - Ottobre, il resto è siccità, per cui niente raccolto.
Ma sempre a disposizione per qualsiasi aiuto questa gente abbia bisogno.
Forse, mi auguro, la lettura di questa lettera, può far riflettere noi che abbiamo tanta fortuna e benessere rispetto a
coloro che vivono in questi paesi cosiddetti del Terzo mondo.
Porgo ossequi e le auguro tanta forza nello svolgimento del Suo Ministero
Angela Zammarchi
zia di Luca Turelli
“L
uca tu segui la macchina
della polizia, sarai il secondo convoglio”
“Ok” dico io, un po’ preoccupato.
Ho il pick up carico con non so
quante persone, per la maggior
parte donne e bambini, letteralmente aggrappate alla mia macchina, sono sicuro che durante gli
80 Km di viaggio che ci aspettano
ne perderò qualcuno per strada!
Sono le 5 di sera ad Iriiri, il responsabile del distretto è venuto
nel nostro ufficio, a chiederci una
mano. La mattina hanno fermato
86 persone dirette a Kampala, tutte donne e bambini, e ora hanno
deciso di portarli a Moroto, ma
non hanno macchine sufficienti
per tutti, così sono venuti a chiedere aiuto a noi, vado io , Fabio
non sta molto bene, mi sa che sta
covandola malaria. La scarsità di
raccolto fa sì che le persone lascino Karamoja per cercare a cercare
fortuna a Kampala, sperando di
trovare chissà cosa nella grande
città. Regolarmente finiscono per
vivere per strada vivendo di elemosina. La politica del governo è
di prendere queste persone che
vivono per strada a Kampala, caricarle su un camion e riportarle
a Karamoja. Ora stanno cercando di bloccarle ancora prima che
escono da Karamoja, e queste 86
donne e bambini, sono appunto
un gruppo di loro che sono stati
fermati su un camion appena fuori
Iriiri, dirette a Kampala.
Siamo 5 pick up, 86 loro, più 5
guidatori, più 5 rappresentanti di
“save the children” per ogni macchina, 96 persone in tutto, ammassate su 5 macchine, vi lascio
immagire in che condizioni è avvenuto il viaggio. Poco dopo il mio
arrivo alla stazione della polizia,
cominciamo a caricare le persone.
Donne bambine e bagagli tutti pigiati sui cassoni delle macchine.
Non faccio nulla, guardo solo la
scena appoggiato alla sponda del
mio pick up. Gente che cammina
su altra gente, persone che tentano di stringersi il più possibile per
tanto sono piccolini e ci stanno
ovunque. Non dovete pensare
che quelli che si occupano di queste cose siano persone insensibili,
semplicemente devono portare
tutta questa gente a Moroto prima di sera (dove c’è una struttura
che può fornirgli un pasto e necessariamente starci su quelle 5
macchine. Sono appoggiato alla
sponda della mia macchina, quando un piccolo bambino di 5-6 anni
viene “ sistemato” nell’angolo tra
la sponda e la ruota di scorta. Mi
guarda e gli sorrido. Sul momento non risponde al mio sorriso, mi
guarda solo. Lo saluto, allungo la
mano per salutarlo e mi sorride.
Nel frattempo un ragazzo gli cammina sulle gambine, lo schiacciano sempre più verso la sponda, e
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
25
Vita missionaria
lui continua a guardarmi e sorridermi.
“È fortunato”, penso io. Da dove è
seduto sarà scomodo, ma almeno
non rischierà di volare fuori dalla macchina. Ci sono due donne
sedute sul bordo del cassone coi
loro bambini neonati sulla schiena, ho i brividi a pensare alla mia
macchina che prende una buca e
loro che vengono sbalzati fuori!
Continuo a guardarlo e gli chiedo
come si chiama. Mi risponde (non
ricordo il nome, dannazione non
riesco mai a ricordarmi i nomi delle persone!), comincio a scherzare
e giocare con lui, e all’improvviso mi rendo conto di una cosa. È
pieno di bambini, ma nessuno sta
piangendo. Sono alla stazione della polizia dalla mattina senza cibo
nè acqua, vengono ammassati
come bestie su delle macchine,
gente che urla e si spintona e loro
niente, si guardano in giro, coi loro
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n. 22 febbraio - aprile 2010
occhi grandi e splendidi, e non
piangono. Se li saluti ti sorridono
pure, come se niente fosse. Li vedi
i loro sguardi, si guardano in giro
chiedendosi cosa sta succedendo,
perchè tutti quegli adulti sbraitano e si/gli fanno male, ma non
piangono. Ti guardano dritto negli
occhi e ti chiedono che senso ha
tutto questo, perchè non possono
continuare a giocare come facevano prima, perchè c’è lì un bianco
che li sta caricando in macchina e
li sta portando chissà dove. Ti verrebbe voglia di prendere tutti quei
bambini e implorare il loro perdono, farli capire che noi grandi
siamo tutti pazzi furiosi, che loro
non hanno colpe, che siamo noi
quelli da fucilare. Partiamo, come
temevo, nonostante le raccomandazioni, la macchina della polizia
parte ad una velocità folle e io
dietro. Ogni tanto senti delle urla
provenire da dietro, guardi dallo
Camminiamo insieme
specchietto retrovisore temendo
di vedere qualcuno che è cascato giù. Per fortuna è solo gente
che urla perchè ad ogni buca la
macchina sobbalza e quelli sotto
vengono schiacciati da quelli che
stanno sopra. Dopo poco più di
un’ora arriviamo a Moromoto. Facciamo scendere tutti dalle macchine. Nell’aiutare a far scendere i
bambini, ti rendi conto che molti si
sono fatti pipì addosso, probabilmente dalla paura, ma non piangono anche se ne avrebbero tutti i
motivi e i diritti. Prendo in braccio
una bambina, sui 3 anni, bellissima. Quando la prendo in braccio
mi guarda terrorizzata, la faccio
scendere e la poso per terra.
Rimane lì immobile a fissarmi con
gli occhi spalancati, ma non piange, arriva la madre e se la porta via.
Si siedono in gruppo in attesa che
venga preparato il posto per la
notte. Ad un certo punto dal grup-
Vita missionaria
po si alza un bambino, è il mio amichetto, comincia ad incamminarsi
tranquillamente verso l’uscita. Lo
raggiungo, mi inginocchio davanti
a lui e gli chiedo dove sta andando: “ via” mi risponde, in modo del
tutto innocente. Gli sorrido e lo riporto verso il gruppo. Dopo avergli spiegato che non può andare
via da solo gli chiedo di indicarmi
quale è sua madre, scuote la testa
e mi dice “ no mamma”.
Risalgo in macchina, il mio compito è finito, ora ci penserà qualcun
altro. Mi dirigo verso Iriiri e non
riesco a non pensare che senso
ha tutto questo. Davvero l’uomo
è così meschino e animale (senza offesa per gli animali!) da aver
creato una società così malvagia e
insensibile, schiava del dio denaro
e del profitto, nel quale vige la regola del più forte e il consumismo
regna sovrano. Ma dove è lo spirito
di solidarietà, il senso comune di
appartenenza alla specie umana e
più in generale alla vita, il senso di
pietà verso il più debole, il rispetto
verso le creature più indifese come
i bambini.
Eppure loro continuano a sorridere e questo ti fa ancore più male,
perchè il loro sorriso mette a nudo
tutta la nostra cattiveria e imbecillità. Qualcuno una volta ha detto
che per avere il regno dei cieli bisogna tornare bambini, forse è
vero, pensate che bello che deve
essere il mondo visto con gli occhi
dei bambini, sicuramente migliore
di quello che i miei occhi da adulto vedono. Chissà che fine ha fatto
quel tipo che andava in giro a dire
certe cose, chissà che fine gli abbiamo fatto fare noi adulti.
Arrivo a casa c’è Fabio che sta guardando il tg1. Dicono che il mondo
sta uscendo dalla crisi economica
(che umili che siamo noi bianchi
occidentali, identifichiamo sempre il mondo occidentale con l’intero pianeta, dimenticandoci che
gran parte delle persone vive al
di fuori del bellissimo e perfetto
mondo occidentale. Ogni volta
succede qualche cosa dalle nostre
parti, siamo portati a pensare che
debba interessare e coinvolgere
tutto il pianeta, senza pensare che
la maggior parte delle persone
non sa neanche che esistiamo!).
Scopro con piacere che l’Italia è la
nazione al mondo (questa volta si
coinvolge l’intero pianeta) con più
cellulari, 1,5 per ogni italiano, compresi i bambini!!! Che la vendita di
macchine ha fatto un importante
balzo in avanti, che la situazione
immigrati migliora, perchè li stiamo rimandando nel loro paese e
che al “grande fratello” è successo
qualche cosa di davvero sconvolgente di cui si sta parlando da giorni. Nel frattempo tra qualche giorno Frattini, il nostro ministro degli
Esteri viene in visita in Uganda.
Tra le altre cose la visita serve anche per sancire importanti accordi
economici tra l’Italia e l’Uganda:
Una nota compagnia petrolifera
italiana ha appena siglato un contratto per poter estrarre petrolio
qua in Uganda, ovviamente nel
rispetto, come avviene sempre in
questi casi, dei diritti della gente
che in quei posti ci vive da sempre!
Se disgraziatamente il giacimento
si trova in una foresta vergine e
bisogna abbattere qualche albero
per arrivarci, non c’è problema, se
nell’ area ci vive qualche persona
di troppo, non c’è problema, gentilmente gli chiediamo di spostarsi
da un’altra parte (quelli che non
vogliono spostarsi e si ribellano
vengono etichettati come terroristi!), tutto si sistema, perchè come
ha detto il tg1, stiamo uscendo
dalla crisi, il peggio è passato. Mi
sento già molto meglio ora, vado a
dormire più tranquillo. Ma mi rimane solo un cruccio: Lo saprà il mio
amichetto che il peggio è passato
e che stiamo uscendo dalla crisi;
no perchè altrimenti torno indietro a dirglielo, così almeno avrà un
motivo per sorridere, perchè altrimenti non capisco davvero cosa ci
sia da ridere in tutto questo!
Camminiamo insieme
Luca
n. 22 febbraio - aprile 2010
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L’intervista
Preziose collaboratrici con culture diverse
Le badanti
Un piccolo esercito silenzioso, non troppo visibile e a fatica raggiungibile
A
volte, nelle prime ore del
pomeriggio, se ne vedono
alcune nel “Parco dell’Amicizia”, chiuse a capannello, immobili come statue, affrontare i rigori
di questo nostro gelido inverno.
I volti sorridenti, si parlano con
una calda cordialità che traspare
dall’ azzurro molto simile dei loro
occhi; la lingua materna permette
finalmente di ragionare e di confrontarsi su questioni concrete e di
condividere ansie e preoccupazioni. Che cosa si diranno mai? Forse
nostalgicamente ricordano la loro
terra lontana oppure si scambiano notizie su mariti e figli lasciati
per necessità; forse si lamentano
per particolari situazioni in cui si
trovano a dibattersi o forse ancora si ritengono fortunate per il
benessere di cui possono godere
nelle nostre famiglie, a cui nulla
di materiale manca. Chissà se desiderano tornare all’indigenza e
alle difficoltà economiche, magari
incolmabili, dovute ad un sistema
socio-politico che fatica a sollevarsi?
Si sono decise a lasciare le loro
case, imitando altre donne da
tempo immigrate in questo nostro
occidente ricco ed opulento, con
la convinzione di poter realizzare
qualche sogno per sé o per i parenti.
Tutti noi riconosciamo il valore sociale ed umanitario del loro intervento nelle nostre famiglie gravate
da problemi connessi a malattia,
disabilità e vecchiaia. Siamo contenti se troviamo in queste donne
delle collaboratrice oneste e fidate, anche se siamo consapevoli
che la comunicazione tra culture
diverse necessita di tempi lunghi.
Speriamo che la loro onestà venga
ripagata da noi con la stessa moneta.
Avvicinarle non è semplice sia per
le difficoltà linguistiche sia per la
naturale reticenza a parlar di sé.
Alla fine riesco ad incontrare V. che
sembra contenta di proporsi alla
chiacchierata. Con lei c’è la figlia
T., pure lei in Italia per lavoro. Madre e figlia sono di origine ucraina;
hanno solo diciotto anni di differenza e potrebbero sembrare due
sorelle, se non fossero così diverse
fisicamente. La figlia è già nonna
e la madre ovviamente si trova ad
essere bisnonna.
Mi rivolgo a V. che riesce a comunicare in un italiano comprensibile, anche se a tratti stentato.
D- Da quanto tempo si trova in
Italia, e come venne a sapere di
questa opportunità lavorativa
all’estero?
R- Sono qui dalla fine del 1999;
avevo quasi sessant’ anni, quando
informai i miei figli e mio genero
che sarei partita per l’Italia; la loro
reazione fu decisamente strana;
mi dissero che ero una pazza a lasciare il paese per una terra lontana, alla mia tarda età. Io non ebbi
orecchi per questa affermazione e
andai in agenzia a comprarmi il biglietto che mi avrebbe permesso
di raggiungere Roma in pullman,
insieme ad altre due donne nelle
mie stesse condizioni. A Brescia,
da tempo si trovava una mia cugina che fu ben lieta di accogliermi
nei primi giorni e di aiutarmi nella
ricerca di un lavoro.
D- Quale fu la sua prima impressione nei confronti dell’Italia?
R- Decisamente non positiva! La
mia prima tappa fu Roma da dove
mi allontanai usando vari mezzi
pubblici; alla fine giunsi a Milano,
in Stazione Centrale. In attesa del
treno, a sera ormai inoltrata, lo
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
L’intervista
spettacolo di quei poveri uomini
avvolti nei cartoni o sdraiati sulle
panchine, ridotti a stracci dalla miseria e dalla vita, mi colpì profondamente. Temetti in cuor mio che
l’Italia fosse solo quella. In tal caso
non avrebbe potuto aiutarmi a risolvere i miei problemi.
D- Dove iniziò a lavorare e a quali
mansioni fu destinata?
R- Incontrai delle buone famiglie
sul mio cammino, proprio come
quella in cui sto prestando servizio
ora. In numerose località della Val
Trompia fui accolta in casa da parecchie persone in difficoltà: il destino mise sulla mia strada malati e
disabili, giovani e vecchi; parecchi
di loro mi morirono tra le braccia.
Ricordo due fratelli anziani e molto malati che assistetti per qualche
tempo; erano legati da tale affetto
che alla morte dell’uno, l’altro si
rifiutò di mangiare e di prendere
le medicine, finché non raggiunse
il fratello lasciandosi morire. Così
pure assistetti impotente al dolore di una madre nel sostenere le
gravi problematiche di un giovane
figlio epilettico e disabile. Tante
sofferenze e alla fine la morte liberatrice!
D- Non tentò mai di cambiare lavoro, cercando un’occupazione
che non la mettesse a contatto
con la malattia e la morte?
R- Sì, dopo un’esperienza particolarmente dolorosa che mi impegnò nell’assistenza di marito
e moglie fino alla loro morte, ho
chiesto alla figlia, che non aveva
più bisogno di me, di trovarmi una
sistemazione diversa, magari in
fabbrica; mi sentii rispondere che
non era possibile, perché lei era
fermamente convinta che il ruolo
che più mi si addiceva era proprio
quello dell’aiutare i malati e che
in me riconosceva un dono particolare nel sostenere la sofferenza
altrui. Quindi, se gli altri riconoscevano in me questa capacità di cui
ero piuttosto inconsapevole, valeva la pena di continuare a svolgere
questo ruolo nelle famiglie in difficoltà.
D- Quali altri lavori aveva svolto
in precedenza, prima di giungere
in Italia?
R- Fui costretta a crescere presto
per necessità economiche ed imparai a sopportare la fatica fisica
ed il disagio che viene dalla mancanza di libertà.
A soli quattordici anni trovai lavoro come operaia in un’officina
in cui si producevano particolari
metallici per le locomotive di Stato; lì, pur essendo una ragazzetta,
divenni abile nell’usare la saldatrice ed altre attrezzature proprie del
lavoro meccanico.
Qualche tempo dopo, mi trasferii
nella Russia del Nord, in un centro
minerario, dove trovai lavoro nel
settore edilizio; collaboravo alla
costruzione di piccole abitazioni
per i minatori, trasportando sacchi
di cemento e calce o preparando
la malta per i muratori: mansioni
pesanti se si pensa che la temperatura, a volte, scendeva fino a cinquanta gradi sotto lo zero. Il lavoro
che svolgo oggi non è decisamente paragonabile a quello del passato per quanto riguarda lo sforzo
fisico richiesto.
D- Quali aspetti della nostra cultura apprezza maggiormente?
Che cosa le piacerebbe attingere
dal nostro stile di vita?
R- Innanzitutto qui da voi ci si saluta e ci si sorride anche tra persone
che si conoscono poco o addirittura che sono estranee, ma che
per caso si trovano a condividere
la medesima situazione; da noi
invece questi gesti d’affetto e d’attenzione vengono rivolti solo a
parenti ed amici stretti. Esiste una
diversa sensibilità verso l’altro: da
voi si coltiva una maggiore cordialità nella relazione; da noi prevalgono distacco e freddezza.
Un aspetto gradevole del vostro
ambiente è la cura degli spazi verdi, tutti ornati da aiuole fiorite e
da alberi ombrosi; da noi questo
gusto per le cose belle non è così
frequente. Tra una casa e l’altra si
lasciano le aree incolte e con terra battuta difficili da percorrere in
tempo di pioggia o di neve; se si
esce in paese si torna a casa con le
scarpe inzaccherate perché spesso
le strade non sono asfaltate.
Inoltre, le vostre abitazioni sono
decorate e rifinite con particolari
architettonici che le rendono molto belle; da noi si predispone solo
l’essenziale per l’abitabilità.
D- Secondo lei, quali sono i problemi che possono affliggere una
“badante”?
R- La prima difficoltà è rappresentata dalla lingua; è difficile ad una
certa età imparare una lingua tanto diversa dalla propria. Inoltre, ci
vuole volontà e flessibilità; allora
si sviluppa uno spirito di adattamento che ti permette di superare
ogni ostacolo.
Spesso ci mancano la nostra terra
e la famiglia, a cui pensiamo quotidianamente e con cui ci mettiamo in contatto telefonico, un paio
di volte la settimana. Sentiamo
nostalgia per le grandi ricorrenze che uniscono parenti ed amici;
siamo un poco tristi in occasione
dei compleanni, non potendoci
vedere per festeggiare con i nostri
cari. Tuttavia devo riconoscere che
questo nostro ruolo è frutto di una
scelta libera, senza obblighi imposti; lo facciamo con tanto amore
nei confronti di chi a casa aspetta il nostro aiuto economico. Io
mi considero fortunata perché mi
sento avvolta dal calore e dall’amicizia della famiglia per cui lavoro;
se incontri persone che ti ospitano
mostrando rispetto per la tua persona e per il tuo impegno, ti senti
tranquilla e serena. Ovviamente,
aspettiamo con ansia quel ritorno a casa, una volta all’anno, che
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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L’intervista
ci permette di riprendere forza ed
entusiasmo.
D- Oltre al guadagno economico
che giustamente le spetta, che
cosa le dà questo lavoro?
R- Il cambio frequente di famiglia
comporta un grande disagio che
può essere superato attraverso
quella capacità di adattamento
che a volte è innata, a volte si sviluppa dalla necessità.
Rimanendo per giorni e giorni a
contatto con persone diverse, dovendo assistere il malato e collaborare con i famigliari gravati da
problemi importanti, io ritengo di
aver acquisito una certa sensibilità
nel capire le persone, nel cogliere
le loro ansie e sofferenze. Pur non
avendo una preparazione culturale, percepisco di essere diventata
un poco “esperta dell’animo uma-
no” e quindi sempre più capace di
capire ed accogliere l’altro. Questo lavoro mi ha rivelato quanto
le persone si assomiglino al di là
delle differenze di nazionalità o di
stato sociale. Non c’è ricchezza che
tenga di fronte al dolore e alla malattia incurabile, se la persona non
si ispira a valori alti e spirituali.
vato un piccolo orto produttivo
e, per certi aspetti, ornamentale;
qualche ciuffo di verdura rossastra
fa capolino qua e là tra le zolle indurite dal freddo, come fiori selvatici.
La nostra conversazione si conclude con il sopraggiungere del buio.
Sorridendo mi saluta; io le esprimo la mia riconoscenza per il tempo concessomi, considerando che
mi ha dedicato la sua “razione” di
libertà pomeridiana, cioè quella
parte del pomeriggio per lei tanto
importante perché libera da impegni.
Mi accompagna al cancello passando attraverso un cortile dove
lei stessa, con tanta cura, ha rica-
Succedeva di tutto nella vita:
mancavano i soldi per il pane,
non c’erano i vestiti per il bambino,
era dura, dura la vita.
Ma una donna, una madre e una moglie
Era nella casa come la cima sacra della montagna.
Mi piace chiudere questo articolo
con i versi di donne ucraine.
Halyna Makoviychuk
(da “Piccole ballate” Pensieri in forma poetica di donne ucraine, Editrice La Rosa)
Silvana Brianza
Preghiera all’Angelo Custode
Volentieri pubblichiamo questa bella preghiera all’Angelo Custode, composta dalla nostra parrocchiana
Signora Luigia Volonghi ved. Sivieri, deceduta recentemente( il 20 febbraio scorso) a 86 anni. Nella sua
semplicità contiene squarci di puro lirismo e di autentica ispirazione religiosa. Farà bene ai piccoli e ai
grandi! Cara Luigia, ora l’Angelo Custode sia per te l’Angelo che ti risveglia per la Risurrezione finale, che
Dio dona a tutti coloro che hanno atteso il suo ritorno.
Angelo del Signore
che mi fai lume col cuore,
io ti sento e non ti vedo,
ma mi ami e io Ti credo.
Portami un buon pensiero
alle soglie del cuore
che ogni giorno si schiuda
con l’incanto d’un fiore.
Nei miei occhi Tu splendi,
nel mio cuore discendi,
nella mia ombra vivi
e la mia storia scrivi.
Dammi la luce se un’ombra
m’oscura la pupilla:
che sia una fonte che brilla.
Angelo, Angelo mio,
dolce dono di Dio:
mi sia lieve il cammino
con il tuo cuore vicino.
Tutto il mio pianto vedi;
se cado mi sollevi;
mi dici : “guarda in sù”
quando offendo Gesù.
Amen.
O mio primo amico,
messaggero di Dio,
Angelo mio guardami
con i tuoi occhi luminosi e celesti
perchè il male non mi tocchi.
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Associazioni
Recentemente la scomparsa dell’alpino
Ricordo di Ignazio Zammarchi
N
oi alpini di Castrezzato,
addolorati per la perdita del nostro Ignazio che ha guidato il nostro gruppo per ben trentatre anni, onorando il cappello che portava con estremo rispetto e orgoglio, dimostrandosi vero alpino e vero
amico.
Ringraziamo tutti i presenti, dalle autorità religiose, civili e militari e tutte le Associazioni d’Arma e di Volontariato.
Un grazie alla Sezione Alpini di Brescia e a tutti i gruppi qui rappresentati
con il loro gagliardetto, che con la loro presenza contribuiscono a rendere i giusti onori ad un alpino come Ignazio.
Al papà Giuseppe, alla moglie Gabriella, ai figli e alla famiglia Zammarchi, le nostre più sentite condoglianze.
A te Ignazio
con un nodo in gola ti diciamo grazie per tutto quello che hai fatto per
il nostro paese.
Sarai sempre nei nostri cuori.
Ciao Alpino
L’orazione funebre del consigliere Gottardo
(al cimitero prima della sepoltura di Ignazio)
R
ingrazio Monsignor Mario,
per permettermi di rivolgere l’ultimo saluto, così spontaneo ma dal cuore, alla buona,
all’alpina come è nostro costume
e com’era suo costume.
Prima di tutto le condoglianze ed
il cordoglio alla moglie, ali figli,
al papà, ai fratelli ed ai parenti e
familiari tutti da parte del Presidente della Associazione Alpini
di Brescia e di tutto il Consiglio
Direttivo.
Aggiungo i miei come Consigliere
Responsabile di zona, qui presente oggi con altri consiglieri.
Ignazio ragazzo buono, mite, umile e generoso. Ti prego di passarmi il termine e l’aggettivo di ra-
gazzo, perchè è così che io ti vedo
e ti ho sempre visto, con i tuoi
trentatre anni di capo gruppo,
alla guida del meraviglioso gruppo alpini di Castrezzato. Ragazzo
per la tua volontà, per il tuo viso
pulito con quel sorriso spontaneo
naturale che non negavi mai a
nessuno anche nei momenti più
difficili. Non è piaceria la mia nel
giudicarti uno tra i più bravi e disponibili della mia zona. E noi qui
oggi siamo in molti a renderti l’ultimo saluto e tu, noi siamo sicuri,
ci vedi, perchè noi saremo anche
poveri di cultura ma crediamo
nella vita eterna, e tu per noi non
sei morto, ma soltanto andato
avanti, come è nostra credenza di
fede avremo un alpino in meno
sulla terra, ma un angelo custode in più in Paradiso. Ignazio a
te quando ti si chiedeva qualche
aiuto eri il primo che rispondeva
“Signorsì”. Facevi zaino in spalla e
partivi, andavi avanti.
Ignazio, ragazzo buono, ora hai
ricevuto un ordine, anche questa
volta hai risposto “Signorsì”, un
ordine estremo dal supremo Comandante: questa volta hai fatto
zaino a terra e sei andato avanti,
sei andato a raggiungere tutti i
nostri amici andati avanti prima
di te e noi, siamo sicuri, che loro ti
hanno aspettato e ti avranno preparato un posto vicino a loro lassù nel Paradiso di cantore come
siamo abituati noi a pensare.
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Associazioni
Ignazio ora noi che per il momento restiamo quaggiù non possiamo fare altro che ringraziarti, per
tutto quello che tu hai saputo
fare nella tua vita terrena, per la
tua famiglia, per la tua parrocchia, per la tua comunità. Ma noi
ti dobbiamo un grazie particolare
per quello che hai saputo fare e
dare per la nostra grande famiglia
alpina a tutti i livelli di gruppo e
sezionali.
Grazie di nuovo Ignazio, amico
buono, a nome di tutti i tuoi amici
qui presenti.
Ciao Ignazio riposa in pace, non ti
dimenticheremo.
Vi ringrazio sinceramente per
l’apprezzamento delle mie povere parole che mi vengono spontanee dal cuore. Un grazie particolare a Monsignor Mario Alpino
nel cuore
Franco Gottardi
Segreteria di Stato
dal Vaticano, 07/01/2010
Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa
Cara Gabriella,
leggendo oggi il profilo di Ignazio sul “Giornale di Brescia” mi sono commosso. Lo ricordo alla partecipazione della Santa Messa celebrata da don Mario
nella “sua sede” il 27 Novembre scorso. Segnato dalla malattia, ma sereno.
L’ho salutato con la consapevolezza che forse non l’avrei più incontrato, ma
dentro di me ho affidato al Signore l’itinerario del suo soffrire perchè non ne
intaccasse la fede cristiana che ha costantemente permeato la sua vita. Da
lui sono sempre stato gratificato da una cordiale amicizia, che passa anche
attraverso una parentela con i genitori del suo papà. il suo saluto era sempre
caratterizzato dal sorriso, specchio della sua ricca sensibilità interiore. Ignazio
lascia a voi un’eredità preziosa, quella degli onesti, quella del biblico “servo
fedele” che ha saputo vivere con coerenza i talenti ricevuti dal Signore.
Nella celebrazione della Santa Messa di questa mattina ho chiesto al Signore
che lo lasci andare per le sue montagne, come dice il canto di Bepi De Marzi
citato dal giornale, con la piuma nel cappello da alpino che è sinonimo di
altruismo in tutte le sue componenti.
Prego Lei di farsi interprete anche presso i fratelli della mia sincera e sentita partecipazione, e soprattutto verso il papà Beppe, ancora una volta così
colpito negli affetti familiari più radicati e profondi. La famiglia umana si va
ricomponendo nella dimensione di una vita nella quale non ci saranno più
lacrime, nè lutti, nè dolore alcuno.
Un abbraccio a Lei e ai figli
Don Vittorio
Preghiera davanti alla Croce
Signore Gesù,
noi ti contempliamo sulla Croce:
tocchiamo le tue mani e i tuoi piedi
lacerati dai chiodi;
baciamo il tuo costato
squarciato dalla lancia;
volgiamo lo sguardo
al tuo volto e al tuo capo
sul quale hanno posto
una dolorosa corona di spine.
Signore Gesù,
tu ci inviti a completare
nella nostra fragile carne
ciò che manca alla tua passione,
per il bene della Chiesa,
che è il tuo corpo.
Donaci di prendere parte
alla sofferenza del mondo.
La Chiesa apra a tutti gli uomini,
soprattutto a quelli che soffrono,
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n. 22 febbraio - aprile 2010
una porta di speranza
verso una vita nuova.
Signore Gesù,
tu ci domandi di seguirti
portando la nostra croce.
Donaci di accettare
Con coraggio e semplicità
Le pene e le fatiche di ogni giorno,
le ferite che lacerano il nostro corpo,
i tormenti e i dolori delle nostre
notti,
per partecipare un giorno
alla tua risurrezione.
Signore Gesù,
tu hai riconciliato con il Padre
tutta l’umanità, stringendola
in un legame di amore e di pace.
Ci hai bagnati del tuo sangue
Che gronda dal legno della Croce.
Camminiamo insieme
Rendici uomini e donne
capaci di riconciliazione,
rendici artigiani di pace,
infiamma il nostro cuore
perché siamo pronti a lottare
– disarmati e disarmanti –
per un mondo più giusto,
più fraterno, più solidale.
Signore Gesù,
tu agonizzi sulla Croce,
abbandonato da tutti
e ti affidi fiducioso
nelle mani del Padre tuo.
Colma di forza e di speranza
Coloro che sono vicini alla morte.
E resta accanto a noi,
te ne preghiamo,
quando starà per concludersi
la nostra avventura umana.
Associazioni
L’importanza del volontariato e della donazione
Festa del donatore
e 35° anniversario Aido
I
l 18 ottobre scorso, Castrezzato
ha visto una doppia celebrazione: il 35° anniversario della fondazione della sezione locale AIDO
e la “Festa del donatore” che, per
l’occasione, quest’anno si è celebrata proprio nella nostra comunità.
La manifestazione ha avuto lo
scopo di ricordare il grande gesto d’amore verso il prossimo, con
l’atto della donazione, invitando
tutte le famiglie della provincia
che hanno perso un proprio caro
e che, nell’immenso dolore per
la perdita subita, hanno avuto la
forza ed il coraggio di pensare a
quanti soffrivano ed erano in attesa di trapianto, e acconsentire
all’espianto degli organi. Tra essi
anche alcuni Castrezzatesi: Ombretta Zammarchi, prima donatrice di Castrezzato, a cui è intitolata
la nostra sezione AIDO locale, la Signora Flora Pontoglio e la Signora
Iole Cavalli.
L’intenzione della manifestazione
è stata anche quella di sensibilizzare la popolazione al discorso
del dono, inteso come aiuto concreto da offrire a quanti si trovano
in situazione di bisogno. Momento importante è stato l’incontro
di testimonianza, presso il teatro
dell’oratorio, aperto alla popolazione, in cui varie persone trapiantate hanno portato la loro toccante
esperienza sia di sofferenza che di
rinascita alla vita, dopo aver avuto
il dono del trapianto. Tra gli ospiti
dell’incontro anche la Signorina
Mirta Festa che ha voluto condividere la sua esperienza di “dono”,
in quanto donatrice di midollo osseo.
Numerose le famiglie dei donatori
che hanno partecipato all’evento
e numerose anche le associazioni
AIDO dei vari paesi della provincia
che, con i loro labari, hanno accompagnato il corteo attraverso le vie
del paese e presso il monumento
AVIS-AIDO per un momento di
raccoglimento. La manifestazione
è stata allietata anche dall’esibizione delle majorettes “frecce azzurre” e dalla banda di Trenzano che
hanno accompagnato i partecipanti fino alla Chiesa parrocchiale
per la celebrazione della S. Messa
dedicata ai donatori.
È stato questo il momento culminante della giornata: in un’atmosfera particolare, creata dalla
schola cantorum “don Arturo
Moladori”, alla presenza dei numerosi labari AIDO, il parroco Don
Mario Stoppani, con le sue parole
ha saputo scuotere le coscienze,
ribadendo l’importanza del volontariato e della donazione, esortando a saper vedere i bisogni del
prossimo e, soprattutto, invitando
a superare l’egoismo personale
per vivere con spirito di solidarietà
verso il prossimo. In questo 35° anniversario AIDO, speriamo che le
sue parole possano essere di buon
auspicio e che la cittadinanza continui a rispondere positivamente, soprattutto i giovani, tenendo
vivo lo spirito del volontariato che
vorremmo caratterizzasse sempre
più la nostra comunità.
Orientate in questo senso anche
le parole del Sindaco Signora Gabriella Lupatini, che ha invitato a
riflettere sul dono della vita che
ciascuno di noi ha ricevuto e di cui
potremmo rendere grazie, donando a nostra volta a favore di chi
richiede il nostro aiuto. Ringraziamo sia il Sindaco che l’amministrazione comunale per esserci stati
vicini nella realizzazione di questo
evento.
Vogliamo cogliere l’occasione per
porgere un sincero ringraziamento anche a don Claudio e don
Mario che si sono resi disponibili
offrendo la struttura dell’oratorio,
dando la disponibilità ad animare
la S. Messa e accompagnandoci
con la loro presenza in tutto il corso della manifestazione.
Grazie anche per l’appoggio morale e per aver sempre condiviso
con noi i valori in cui crediamo.
Tale appoggio è una risorsa vitale
per l’intera comunità e un contributo prezioso per la crescita umana del nostro paese.
Camminiamo insieme
Aido Castrezzato
n. 22 febbraio - aprile 2010
33
Associazioni
Andiamo a trovare gli anziani
Avis e Aido alla Casa di Riposo
I
n occasione delle festività natalizie, i volontari dell’AVIS e
dell’AIDO hanno fatto visita agli
anziani della casa di riposo con
l’intenzione di portare gli auguri di
buone feste, unitamente ad un po’
di calore e compagnia. Ma la sorpresa è stata davvero grande: non
per gli anziani, bensì per noi!
Siamo arrivati puntuali all’appuntamento in via Marconi, con i nostri
panettoni e le nostre caramelle ma
il vero regalo lo abbiamo ricevuto
noi con la grande accoglienza che
ci hanno riservato, con il sorriso
con cui siamo stati accolti e con la
gratitudine che ci hanno mostrato.
Ci sono state aperte le porte di un
ambiente splendidamente addobbato a festa, abbiamo visto persone amate e ben curate, un clima di
serenità e affetto che è raro trovare anche in un focolare domestico.
E’ stata questa una vera occasione
per riflettere sulla grande capacità
umana di saper sorridere e vivere
con gioia anche nella vecchiaia e
nella sofferenza.
Una lezione di vita soprattutto
per chi, troppo spesso è portato
a lamentarsi anche delle piccole
prove che la vita gli riserva. Così,
intorno all’albero di Natale, che
ovviamente non mancava, abbiamo condiviso qualche attimo
di quella quotidianità che i nostri
anziani vivono alla casa di riposo,
insieme ai familiari, in visita ai loro
cari e al personale della struttura
che, sicuramente non solo per lavoro, ma con una umile e profonda bontà d’animo, assistono ogni
34
n. 22 febbraio - aprile 2010
giorno queste persone.
Tuttavia, per quanto positiva sia
stata l’impressione avuta, abbiamo anche intuito, dall’invito che
ci è stato fatto di tornare a trovare
questi anziani, che ciò che manca
è proprio la compagnia, l’allegria
che può giungere dal di fuori.
Nei periodi delle feste vi sono visite, anche di bambini e ragazzi
del catechismo, ma l’AVIS e l’AIDO si sono impegnati a tornare al
più presto proprio per evitare che
questa realtà rimanga isolata dal
Camminiamo insieme
contesto del paese a cui appartiene e cogliamo anche l’occasione
per invitare gruppi vari che operano a Castrezzato ad andare a trovare i residenti alla casa di riposo e
gli altri anziani che durante il giorno, usufruiscono solo del servizio
diurno e alla sera tornano alle loro
case.
Quando guardiamo negli occhi un
anziano, dobbiamo pensare che
egli è stato il nostro passato, sarà
il nostro futuro ma deve essere anche il nostro presente!
Spazio Oratorio
Un racconto di vita vissuta
Ma Dio non si stanca mai
di perdonare i peccati?
Pioggia… sottile e pungente. L’umidità si faceva sentire fin nelle ossa:
era una di quelle serate che volentieri avrei passato a casa accanto
a mamma e papà, ascoltando le
marachelle combinate dal cane di
casa, davanti ad una buona tazza di
camomilla fumante. Invece, proprio
quella sera dovevo recarmi presso il
nostro Oratorio per prelevare merce
molto preziosa... D’umore lamentoso, mi bardai in stile “visita ai pinguini del Polo” e mi incamminai verso il
nostro Oratorio per compiere la mia
missione. Tornai a casa un quarto
d’ora più tardi e mia madre, incuriosita, mi chiese quale fosse il contenuto del voluminoso pacchetto che
aveva varcato l’uscio. Le risposi che
si trattava della Preghiera del Padre
Nostro, rilegata in libretti per bambini. Aggiunsi che la domenica successiva il Reverendo signor Curato
avrebbe donato questi libri ai bimbi
del Gruppo Cafarnao (il mio gruppo, appunto). Restammo entrambe
in silenzio per qualche secondo fantasticando su quale sarebbe stata
la reazione dei bimbi. La domenica
successiva mi svegliai presto, come
facevo da bambina la mattina del 13
dicembre, pregustando la sorpresa
dipinta negli occhi dei miei bimbi
per quel regalo semplice, che nelle
loro menti fantasiose e nei loro cuori entusiasti si sarebbe trasformato
in un momento di scoperta unico.
Arrivata in Chiesa, disposi i libricini
sull’Altare. Finalmente i primi bambini iniziarono ad arrivare e si disposero, pieni di energia, sulle panche
o nei banchi, mettendo a soqquadro tutto ciò che capitava loro per
le mani: sfogliando i libretti dei
canti come se non li avessero mai
visti prima di allora, frugando nelle
cartelline colorate che fungono da
zainetto per il quaderno del catechismo, studiando un modo per posizionare tali cartelline ai loro piedi
ed intraprendendo lunghe e chilometriche chiacchierate con il vicino
di posto (chissà cos’hanno sempre
da raccontarsi, invece di pregare
…). Dopo aver tracciato il Segno
della Croce ed aver pregato la Santa
Vergine insieme, dissi con aria di mistero ad uno dei bimbi: “Sai, Samuele, oggi durante la S. Messa ci sarà
una sorpresa”. Un coro di “Quale?”
m’investì. Luca, serio in volto, mi disse: “Ci danno la Preghiera del Padre
Nostro, vero?”. “Si,” gli risposi, “Siete
contenti?”. Mi guardarono con occhi
sorridenti e mi dissero: “Si, così la
possiamo leggere!”.
L’inizio della S. Messa ci sorprese
mentre ancora parlavamo di Gesù,
del motivo per il quale ci avesse insegnato quella Preghiera e del motivo per il quale ancora oggi sentiamo
l’esigenza di recitarla; poi, finalmente, il momento fatidico arrivò: tutti
i bimbi erano zitti ed attenti, gli occhi, ben sgranati, erano rivolti verso
il Celebrante che, per l’occasione,
si era avvicinato alle fila dei piccoli
trepidanti. Il Reverendo signor Curato, dopo un’efficace spiegazione
del significato di questo dono, chiamò uno per uno i piccoli, tendendo
loro i libricini luccicanti. Aprimmo e
sfogliammo subito il piccolo tesoro,
soffermandoci a contemplare i bei
disegni colorati che incantarono i
piccoli e fecero ardere, più di tante
parole, la Parola di Dio nei loro occhi
e nel loro cuore. Il piccolo Samuele,
accanto a me, sorreggeva il libricino con le sue soffici mani di pane e
mi disse senza distogliere lo sguardo dalle figure: “Guarda, questo è
il Paradiso… ma io l’avrei fatto più
azzurro, perché il Paradiso è la casa
di Dio e nella Sua casa è tutto bellissimo”. Lorenzo mi disse: “Adesso
cosa ne facciamo?”. Gli rispose Gaia,
sventolandogli il libricino sotto il
naso: “Lo portiamo a casa! Stasera,
invece di recitare le preghiere noi
nella cameretta e mamma e papà
nella loro, possiamo dirle tutti insieme leggendo il libro”. Simone,
riflettendo, mi disse: “Ma se questa
preghiera serve per parlare con Dio,
perché ci sono parole difficili come
san-ti-fi-ca-re? Cosa vuol dire?!”. Gli
risposi: “Santificare, vuol dire che
con le nostre parole e con i nostri
gesti dobbiamo rendere lode a Dio”.
“Come quando dico che il mio papà
è bravo a fare tante cose e che sono
contento di stare con lui!”, concluse
trionfante Simone. “Si”, interruppe
Gaia, “Ma qui dice che Dio ri-met-te
i debiti… Io non ne ho …” aggiunse
tra il preoccupato e il curioso. “Debiti in questo caso vuol dire peccati:
tipo capricci o quando disobbedisci
alla mamma” la rassicurai. Giulia bisbigliò: “Ma Dio non si stanca mai di
perdonare i peccati?”. “La tua mamma si stanca di te anche se a volte
sei birichina?” le chiesi e la piccola
scosse il capo mentre la sua bocca si
schiudeva in una sommessa e complice risatina. Andrea obbiettò: “Ma
perché non ci danno la Salve Regina? Quella non tutti la sanno. Se ce
la danno la possiamo insegnare ai
nostri genitori e così la diciamo insieme”. Ridemmo tutti e io gli dissi:
“L’anno scorso avete imparato a conoscere Gesù, quest’anno impariamo a conoscere Dio Padre e quindi
abbiamo bisogno della preghiera
del Padre Nostro per conoscerLo
bene”.
Non credo che avessero ben capito cosa intendessi dire, ma il coro
di seri “aaaaahhhh” fu la fine delle
comunicazioni nei miei confronti e
tutti si chiusero nella meditazione
di quelle parole scritte ed illustrate
che amavano senza rendersi conto di amare e che capivano senza
saper spiegare, regalando a noi
“esperti” della nostra Religione un
esempio di amore semplice, umile
ed appassionato.
Camminiamo insieme
Paola Ungaro
n. 22 febbraio - aprile 2010
35
Spazio Oratorio
Una rappresentazione che ricorre da numerosi anni
Presepe Vivente 2009
C
on la gioia di grandi e piccoli, anche quest’anno la
ricorrenza del Santo Natale
si è concretizzata con l’animazione
del presepe vivente di Castrezzato,
che, nel giorno dell’Epifania, ha arricchito la funzione religiosa delle
ore 15 dedicata alla giornata mondiale dell’infanzia missionaria.
Partendo dall’arena dell’ Oratorio,
dove alcuni papà avevano allestito
anzitempo una spettacolare scenografia riproducendo in legno
capanne, alloggi, recinti, ponticelli
con mulino e stili di vita verosimili all’epoca cristiana, tutti i personaggi del presepe vivente, accompagnati anche dalla simpatica
presenza di vere pecore, capre,
pollame e dell’ asinello (animali
che hanno divertito parecchio i
più piccoli), si sono resi protagonisti delle diverse fasi dell’evento
a partire dall’ascensione dell’ Angelo Gabriele, sino all’adorazione
dei re Magi a Gesù Bambino, tutto ciò mentre si narrava al megafono l’intero racconto biblico. Di
qui il presepe vivente ha creato un
corteo sfilando per Via Gatti, p.zza
Zammarchi, Via Risorgimento per
concludere con Via Torri sino alla
nostra chiesa già gremita di persone.
Mons. Gian Carlo Scalvini, invitato
dal nostro parroco mons. Mario,
pregando con noi ha evidenziato
nell’omelia quanto sia cosa fuori
dal quotidiano che ogni bambino
nel mondo abbia mezzo pane al
giorno (riferendosi ai più poveri) o
un semplice e gratuito rimprovero da chiunque atto ad insegnare
36
n. 22 febbraio - aprile 2010
il giusto e lo sbagliato, il male e il
bene, riferendosi a bimbi orfani
destinati a crescere soli e senza
esempio.
Ciò sembrerebbe paradossale nella società in cui fortunatamente viviamo, ci viene infatti automatico
affiancare alla nascita di un bambino la presenza di almeno un genitore proiettata nella famiglia, ma
dobbiamo renderci consapevoli
che questo, in certe zone, è chiamata “fortuna”.
La funzione religiosa è terminata
con l’adorazione del bambin Gesù
di Nazaret, acquistato proprio nella terra di Gesù e donato alla nostra Parrocchia come simbolo di
benedizione verso i bambini castrezzatesi.
Anche la casa di riposo ha giovato
della visita, se pur breve, del presepe vivente, atteso con gioia ed
impazienza dai nostri anziani che
hanno preparato un ospitale rinfresco. Quale gioia e stupore sul
viso dei nonni e bisnonni presenti nella sala del centro diurno! Chi
poteva applaudiva energicamente
manifestando la sua allegria, altri
invece salutavano agitando cautamente la mano e chi semplicemente lasciava trasparire meraviglia dagli occhi essendo immobili
sulla sedia a rotelle.
Sembrerà pensiero patetico, ma
noi protagonisti del presepe vivente, osservando i volti di questi
anziani abbiamo avuto l’impressione che almeno per qualche
istante, abbiano “ignorato” i dolori
e le malattie che quotidianamente
Camminiamo insieme
avvertono, quando chiamavano
a voce e versi i bambini travestiti
da pastori e angioletti, chiedendo tutti di voler vedere da subito
i personaggi della Sacra Famiglia,
specialmente Gesù bambino. A
noi, che beneficiamo di giovinezza e salute, sembra poca cosa, ma
se si pensa che per questi nonni la
visione del presepe vivente significa uscire dalla loro quotidianità,
giusto una volta all’anno, allora
ecco che quel “pensiero patetico”
svanisce.
Non in tutti i paesi vige l’usanza
del presepe animato, che da noi
invece ricorre immancabilmente
da anni, confidando in previsioni
metereologiche favorevoli per sua
rappresentazione (e preparazione!). Quale amarezza e delusione
ha echeggiato nel cuore dei piccoli partecipanti quando la notte
delle vigilia di Natale un incessante acquazzone ha persuaso i loro
genitori a rinunciare alla manifestazione del presepe vivente, “delusione” dimenticata dalla buona
riuscita di quest’animazione nel
giorno dell’ Epifania che ha voluto
omaggiare questi bimbi con uno
splendido sole.
Concludiamo invitando l’intera
popolazione di Castrezzato a rendersi partecipi, per i prossimi anni,
a questa tradizione cristiana, senza vergogne o timori, in quanto
viene richiesto solo un “ritaglio di
tempo” pari al massimo ad un paio
d’ore. Così contribuiremo a mantenere vive nei nostri cuori e in quelli
dei nostri figli e nipoti queste devote ricorrenze che lasciano ricordi indelebili più di quanto si pensi,
specie se vissute da protagonisti.
Barbara, Cristina,
Daniela, Mara e Maria
Un’occasione per pensare e vivere la cultura della pace
Spazio Oratorio
Una recita in onore del Beato Giuseppe Tovini
Quattro compagni
di classe dopo la scuola
L
o spettacolo che racconta
la vita del Beato Giuseppe
Tovini, inizia dalla conversazione piuttosto animata tra quattro compagni di classe che, dopo
la scuola, si fermano in piazzetta.
Giocano, parlano e decidono di
formare un gruppo, il loro gruppo,
con idee chiare e precise, per dare
alla vita un significato diverso da
Ogni sforzo si deve fare per conservare ai figli il tesoro della fede, perché i figli
senza la fede non saranno mai ricchi, con la fede non saranno mai poveri.
40
n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
quello dei compagni che frequentano l’oratorio ed i preti.
Il giovane Tovini però dimostra
quanto sia importante attenersi ai
consigli dei genitori. Mentre la discussione tra i quattro si fa vivace
ed animata, entra in scena un seminarista, il quale ben preparato
sulle nozioni di religione, li distoglie dai loro propositi e diventano
amici. I ragazzi si autoinvitano alla
grande festa che si terrà il giorno
in cui il seminarista diventerà sacerdote.
La conversazione termina con la
bellissima frase:” Chi nella vita trova un amico, trova un tesoro”.
Alessandro, Dario, Emanuele
Gianmarco e Willy, hanno stupito
la platea per la vivacità della loro
interpretazione. E che dire di Elisa,
la zingara accompagnata dalla sua
deliziosa bambina? Sono apparse
sulla scena con i variopinti costumi da gitane ed hanno strappato
un applauso al pubblico. Elisa ha
interpretato un ruolo molto impegnativo ed è stata bravissima.
Anche Pier Francesco e Armando
hanno contribuito non poco al
successo della serata.
Voglio ringraziare gli adulti che
hanno collaborato, ma i ragazzi
meritano una menzione speciale,
per l’impegno e l’entusiasmo dimostrati.
Complimenti anche ai loro genitori che mi hanno assecondato in
questa avventura.
Giannina Lenza
Spazio oratorio
I Cresimandi della Parrocchia di Castrezzato
e gli amici dell’Operazione Mato Grosso
passeranno per le vostre case
nel pomeriggio di sabato 6 Marzo per la
Raccolta viveri
da inviare nelle missioni dell’OMG
in Perù dove lavorano più di duecento volontari italiani
I viveri raccolti serviranno:
per regalarli ai più poveri tra i poveri (vecchi, vedove e ammalati);
per dar da mangiare a più di 1.000 ragazzi che frequentano le scuole dell’OMG;
per stipendiare i 3.000 operai che lavorano nelle
parrocchie e che devono mantenere la famiglia;
per preparare un piatto di minestra a più di 25.000 bambini
dell’Oratorio che la domenica si riuniscono per pregare giocare e cantare;
Per assicurare i pasti giornalieri ai pazienti ricoverati
nel nostro ospedale di Chacas in Perù.
Raccoglieremo
PASTA – RISO – ZUCCHERO
OLIO IN LATTINA – SCATOLAME
I cresimandi passeranno per le vie del nostro paese a raccogliere il materiale
Il centro raccolta sarà all’ORATORIO.
Grazie per il vostro contributo!
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
41
Comunicazioni dalla Parrocchia
Verbale della riunione del 10 febbraio 2010
Convocazione ordinaria del C.P.P.
I
n data 1 O febbraio 2010, alle
ore 20,45, regolarmente convocato con avviso recapitato una
settimana prima, si è riunito il cpp
per esaminare il presente Ordine
del giorno:
1 Valutazione riassuntiva del lavoro del cpp in questi 5 anni di
mandato ( 2005- 2010), anche
attraverso un sintetico questionario anonimo facoltativo da
consegnare entro domenica 7
febbr.;
2 Indicazioni diocesane sul rinnovo degli Organismi di corresponsabilità
(CPP/CPAE/e
COMMISSIONI O GRUPPI DI LAVORO PASTORALE) previsto per
l’aprile 2010.
3 Programma di massima della
Quaresima e della Pasqua.
4 Varie ed eventuali, tra cui alcune comunicazioni del Parroco
circa i lavori di restauro della
parte alta facciata della Chiesa parr.le e il progetto di messa in sicurezza della Cascina
dell’Oratorio, approvati dalla
Curia e dalla Soprintendenza;
sugli ultimi fatti relativi al caso
Zani Giuseppe e allo studio di
una nuova convenzione con la
Suore della B.Vergine Maria da
parte della Parrocchia e della
Casa di Riposo MAGGI (Servizio
di assistenza Anziani).
Risultano presenti 21 membri; assenti giustificati 4 membri (Galli
42
n. 22 febbraio - aprile 2010
Antonia,Lupatini Angelo,Pisciali
Antonietta,Cattaneo Flavia) e 1
assente non giustificato (Calabria
Anna).
Dopo la preghiera iniziale, il Parroco introduce e guida lo svolgimento del dialogo sull’ordine del
giomo. Circa il punto 1, don Mario comunica che sono rientrati
6 questionari con delle risposte
non omogenee, quindi difficili da
assemblare per una lettura d’insieme del lavoro del CPP in carica:
sollecita perciò il confronto diretto in Consiglio. Egli .sottolinea
quanto già richiamato all’inizio del
mandato dell’attuale CPP(2005),
ossia “che vivere la corresponsabilità significa riconoscere di appartenere alla comunità ecclesiale in
virtù di una chiamata da parte di
Dio(sacerdozio battesimale I fede);
esercitare nell’impegno di mettere
a servizio di, tutti le proprie capacità o carismi, accogliendo senza
gelosia il carisma degli altri ed accettando il compito di guida e di
discernimento di coloro che nella
comunità esercitano il ministero
di presiedere e di guidare in nome
del vescovo”. In questi anni di mandato sono cresciute in seno alla
chiesa alcuni fatti e situazioni totalmente nuovi: quali le modalità
di iniziazione alla fede (ICFR) con il
coinvolgimento sostanziale dei genitori e dei catechisti degli adulti;
la prospettiva condivisa delle Unità Pastorali (nel caso nostro l’ipotesi di U.P. che ci riguarda coinvolge
Camminiamo insieme
Castrezzato Trenzano Cossirano),
ed infine la costituzione di un bel
gruppo di catechisti degli adulti
che hanno frequentato il corso
triennale di formazione e sono già
al servizio pastorale in unità con i
sacerdoti. Circa quest’ultima prospettiva, don Mario informa che
la Zona pastorale VIII S.Filastrio
(unitamente a quella di Rovato)
è disposta ad organizzare un altro corso superiore di formazione
(biennale stavolta). A questo fine
da noi sono stati predisposti una
ventina di inviti per nuovi soggetti
potenzialmente disponibili a frequentare (una riunione esplicativa è avvenuta domenica sera 21
febbraio) Si passa ad esaminare
il lavoro delle commissioni e del
loro operato. Si rileva che le Commissioni o gruppi di lavoro pastorale hanno operato non tutte con
la stessa intensità. E’ vero che non
tutte avevano la stessa valenza o
peso: erano comunque tutte necessarie o utili. La loro fisionomia
era già stata stilata nell’apposito
libretto consegnato alla Comunità
parrocchiale dopo l’approvazione
degli Statuti e il placet dell’Autorità pastorale diocesana. In linea
di principio - così si era stabilitoognuno dei membri del CPP doveva operare attivamente in seno
ad un gruppo di attività pastorale,
coinvolgendo e aggregando attorno a sè altri soggetti intraprendenti della parrocchia. I principali
settori di impegno erano: la liturgia- la catechesi- l’oratorio- la cari-
Comunicazioni dalla Parrocchia
tà- il settore amministrativo- il volontariato sia in parrocchia che in
oratorio, l’animazione cristiana del
settore culturale e sociale. Alcuni
interventi del CPP evidenziano che
c’è stata poca comunicatività tra le
varie commissioni; che il Consiglio
dell’Oratorio non si è quasi mai
riunito; che la Caritas è ancora di
fatto un organismo di distribuzione degli indumenti, mentre non
riesce a realizzare le altre mete
pure importanti disegnate nell’apposito statuto; buono il lavoro del
gruppo missionario, difficoltoso
è trovare soggetti validi per si accollino l’animazione e il rapporto
Comunità cristiana / Realtà sociale
civica e Amministrativa, nonostante i reiterati inviti in merito da parte del parroco in questi anni. Circa
l’oratorio occorre precisare che le
mancate convocazioni della Commissione dell’Oratorio non hanno
significato che l’oratorio non abbia lavorato e fatto proposte, . ma
è mancato un confronto più condiviso. I motivi vanno individuati
con serenità. Tutti i membri del
CPP convengono che un obiettivo importante da raggiungere in
maniera più efficace nel prossimo
futuro è quello di un più convinto
e concertato lavoro delle Commissioni e tra le Commissioni, in modo
da camminare insieme curando
la condivisione e la comunione
all’interno della Parrocchia. E’ stata
sottolineata da tutti per il futuro la
necessità- per le commissioni- di
ritrovarsi una volta all’anno, per
impostare il lavoro e le mete e poi
per verificarne i risultati.
Per i criteri da adottare circa la elezione del nuovo CPP, i presenti riconfermano quelli usati nel 2005,
ossia dare innanzi tutto ai fedeli
la possibilità di indicare in prima
istanza dei nominativi ( fino ad un
massimo di IO, per le seguenti tre
categorie di fedeli: GIOVANI(dai 18
ai 30 anni); ADULTI (dai 30 ai 60);
ADULTI MATURI e ANZIANI ( dai 60
in poi), precisando ai fedeli che,
prima di mettere un nominativo,
chiedano al soggetto la disponibilità ad essere votato .. Questa
prima raccolta di nomi sarà avviata DOMENICA 11 aprile 2010
(Domenica in Albis) con dei moduli distribuiti in chiesa a tutte le
messe. Nella domenica successiva
18 aprile, in S.Lorenzo avverrà la
votazione dei candidati. Nella domenica.successiva 25 aprile, dopo
che il parroco avrà contattato gli
eletti per recepirne il consenso
scritto, il nuovo CPP sarà ufficialmente annunciato alla Comunità.
Nel settembre successivo- in una
apposita celebrazione, avrà luogo
il varo del Consiglio e l’inizio del
servizio.
Si passa poi al terzo punto all’O.del
G., quello del programma liturgico
pastorale di Quaresima e Pasqua.
Saranno riprese le VIA CRUCIS ITINERANTI: il 26 febbr. in chiesa; il 512-19 marzo in paese, animate dai
membri della Commiss. Liturgica
e Collaboratori. Verranno ripresi in
Quaresima i Centri di Ascolto della Parola nelle consuete sedi. Gli
animatori sono i Catechisti degli
Adulti,appena collaudati, e cioè :
Carmen Tarantello, Butti Luisa, Pini
Stefania, Gatta Bruno, Marinelli
Beppe,Lupatini Angelo,Lanzanova
Raffaella, Galloni Ettore. Il Parroco
ribadisce che chi partecipa al C.P.Z
( Consiglio pastorale zonale). in
rappresentanza del CPP deve relazionare il CPP circa gli argomenti
che vengono discussi . Don Claudio interviene per informare che
l’Oratorio ha steso un programma
quaresimale per i bambini. Egli
inoltre auspica una maggior partecipazione da parte dei membri
del CPP alle celebrazioni liturgiche
e alle proposte comunitarie della
Parrocchia, particolarmente nei
cosiddetti Tempi Forti. Anche nella Scuola per l’Infanzia Tito Speri,
i sacerdoti passeranno ogni settimana per animare la Quaresima
dei piccoli.
Infine il Parroco relaziona sui lavori di ristrutturazione della parte
alta della facciata della chiesa parrocchiale, della posa del sistema
elettrostatico per allontanare i
piccioni, del restauro del portone
centrale della chiesa, dell’ affresco
della Pietà posto nel vano di passaggio dal presbiterio all’organo.
Illustra ai presenti l’intervento di
messa in sicurezza definitivo della
Cascina dell’Oratorio, sulla quale
grava il vincolo della Soprintendenza per il progetto di recupero
e ripristino. Infine don Mario accenna allo sviluppo del caso Zani,
al decreto del Vescovo in merito,
alla Lettera di ammonizione e
riprensione canonica con l’invito ad astenersi, almeno fino alla
conclusione delle indagini della
magistratura italiana, dal partecipare alle celebrazioni eucaristiche
presso le chiese della Parrocchia
di Castrezzato. Don Mario informa inoltre che, a seguito della trasmissione televisiva di “DOMENICA IN ... “ di domenica pomeriggio
17 gennaio, nel corso della quale è
intervenuto un parroco della città
di Roma, un certo rev. don Tammi,
con espressioni inesatte e disinformate circa il Parroco di Castrezzato
e la Comunità parrocchiale sempre sulla vicenda dello Zani, don
Mario rende noto di aver inviato al
Confratello una lettera di protesta
per l’intervento diffamatorio, chiedendo una pubblica rettifica per
quanto espresso in T.V. a danno
suo personale e della Parrocchia
di Castrezzato.
La riunione si chiude alle ore
23,00.
Camminiamo insieme
Il segretario
n. 22 febbraio - aprile 2010
43
Comunicazioni dalla Parrocchia
Festa degli anniversari di nozze
Domenica 17 Gennaio, com’è ormai una buona tradizione da diversi anni, si è celebrata la festa della famiglia e
degli anniversari di matrimonio, cui erano invitate a partecipare tutte le coppie che nel 2009 hanno ricordato
anniversari particolarmente significativi, unitamente a familiari e simpatizzanti.
Un buon numero di persone ha accolto l’invito ed ha preso parte alla Santa Messa di ringraziamento delle ore
11, resa solenne dalla Scuola di Canto.
L’intera cerimonia, molto intensa e sentita, ha avuto come punti salienti l’omelia del Parroco, che, pur non negando le difficoltà che le famiglie attraversano, ha sottolineato la sacralità e la grazia del vincolo matrimoniale,
e la benedizione degli anelli nuziali, con il rinnovo da parte dei coniugi degli impegni sanciti solennemente
anni fa davanti all’altare.
Alla Messa è seguito un momento conviviale attraverso il pranzo sociale presso un ristorante della zona. In un
ambiente raffinato, ma caldo e accogliente, si è creata l’atmosfera di un pranzo familiare.
E’ stato piacevole e positivo il confronto tra coppie giovani e meno giovani, con esperienze, problematiche e
idee diverse. Tra discorsi abbastanza seri, simpatici aneddoti e qualche battuta scherzosa, si è sperimentata e
condivisa la gioia dello stare insieme.
I presenti hanno poi ricevuto in dono una piccola acquasantiera raffigurante la Sacra Famiglia, esempio di
amore e di dono, modello positivo per tutti noi.
Una partecipante
44
n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
Comunicazioni dalla Parrocchia
Sono iniziati i lavori di restauro
Avviati i lavori della facciata della Chiesa
e della cascina dell’Oratorio
A
proposito dei lavori autorizzati di sistemazione della facciata della chiesa e di
messa in sicurezza della cascina
dell’oratorio, il Parroco con il Consiglio amministrativo parrocchiale (il CPAE, ex-Fabbriceria) comunica quanto segue.
In merito al mancato invito alle
Imprese edili castrezzatesi di
partecipare alla gara per l’assegnazione dell’appalto dei lavori
di ripristino della parte alta della
facciata della chiesa e di messa in
sicurezza definitiva della cascina
dell’oratorio (che versa in pericolo
di crollo), si precisa che la soprintendenza ha autorizzato gli interventi non solo indicando i criteri
di ripristino e di costruzione a cui
ci si dovrà attenere nell’esecuzione dei lavori, ma mettendo come
“condicio sine qua non” che l’impresa esecutrice dei lavori sia in
possesso del certificato di qualita’ attestazione soa categoria
0g2.
Ambedue gli edifici (Chiesa e cascina) sono tutelati , in quanto ritenuti beni storici e culturali e già
ispezionati dal Soprintendente.
Alla luce di quanto sopra si è
provveduto a verificare quali imprese edili castrezzatesi fossero
in possesso di tale requisito ed
è risultato che nessuna impresa
edile castrezzatese (pur valide e
gloriose...) rispondeva al succitato requisito. Per cui ci si è dovuti - pur a malincuore - rivolgere
altrove. Sono già iniziaati i lavori,
con la posa del ponteggio davanti alla Chiesa ed avviando in cantiere alla cascina. Saremmo stati
più contenti assegnare i lavori
alle nostre Imprese.
Grazie!
Il Parroco e il Consiglio parr. le
per gli affari economici o CPAE.
Sono iniziati i lavori sia alla Chiesa che alla Cascina dell’Oratorio. Facciamo appello alla sensibilità di tutti i parrocchiani. Sul prossimo Bollettino daremo notizie più dettagliate sull’onere finanziario che comportano le opere. Grazie
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Comunicazioni dalla Parrocchia
Nuova convenzione con la Suore
della Beata Vergine Maria
D
opo la sollecitazione avuta
dalla Superiora Generale delle Suore della Beata
Vergine Maria ( con sede a Manila,
nelle Filippine) per un nuovo assetto della convenzione che regolava fino ad ora la presenza delle
nuove Suore in Casa di Riposo e
all’Oratorio, / convenzione secondo la quale una sola percepiva un
piccolo stipendio part-time e la
seconda e (eventualmente) la terza erano riconosciute solo a livello
di volontariato, il che giustificava
la fruizione da parte delle Suore
di un appartamento idoneo ed
esclusivo presso la Casa di Riposo,
nonché dei pasti quotidiani, sia
il Consiglio di Amministrazione
del Centro di Servizio per Anziani
Casa di Riposo Maggi, sia la Parrocchia hanno valutato l’opportunità
(in accordo con la Congregazione
delle Suore) di una sistemazione
contrattuale e logistica più confacenti, data la disponibilità della
Parrocchia di avere a disposizione
presto, un piccolo appartamento,
attualmente occupato dai Custodi, in Oratorio.
un paio di anni in paese;
2 che per la regolare remunerazione delle due Suore si provvederà come segue: Per una
suora provvederà il C.S.A Casa
di Riposo Maggi e per la seconda provvederà la Parrocchia
tramite le attività educative
istituzionali dell’Oratorio
3 che il competente Ufficio amministrativo di Curia ha preso
visione della bozza di accordo
per quanto riguarda la parrocchia ed ha espresso parere favorevole ( vedi autorizzazione
esposta alla porta della chiesa)
Pertanto, premesso
1 che la presenza delle Suore in
paese é desiderata sia dalla
Casa di Riposo, sia dalla Parrocchia, e che tale presenza si
realizza in una piccola Comunità religiosa composta da due
membri giovani e già inseriti da
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
L’orientamento preso e’ quello di
una convenzione che regolarizzi
anche dal punto di vista retributivo la prestazione lavorativa delle
due Suore. L’animazione religiosa in Casa di Riposo é comunque
garantita. Il fatto che le due Suore
abitino in Oratorio non pregiudicherà in alcun modo il regolare
servizio di una di esse presso la
Casa di Riposo come negli ultimi
anni é sempre avvenuto, ma permetterà alla piccola Comunità un
inserimento più cospicuo nel tessuto comunitario del paese.
Il Parroco
mons. Mario Stoppani
Semina
la gioia
Anagrafe parrocchiale
Anagrafe parrocchiale
Rinati in Cristo (battesimi)
Belli Rebecca
di Paolo e Galli Alessandra
Tasca Daniele
di Angelo e Polimeni Rachela
Corsini William
di Gabriele e Zilioli Michela
Lecchi Gaia
di Stefano e Beretta Barbara
Minelli Sara
di Giovanni e Danesi Giovanna
Minelli Matteo
di Pier Marco e Orizio Sabrina
Alghisi Matteo
di Emanuele e Di Puccio Alessandra
Belardi Marcello
di Marco e Torriani Raika
Nella luce di Cristo (defunti)
Formenti Elisabetta di anni 85
Zammarchi Ignazio di anni 58
Fogliata Maria di anni 94
Volonghi Luigia di anni 86
Uno degli ultimi bimbi battezzati, Matteo Minelli di Pier
Marco e Sabrina Orizio. Auguri.
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Calendario liturgico
Calendario liturgico pastorale
Febbraio 2009
17 Mercoledì delle Ceneri. Inizio della Quaresima. Giorno di astinenza e di digiuno.
21 I Domenica di Quaresima.
24 Mercoledì – Ore 20,30 Ripresa dei Centri di
ascolto della Parola in paese(I).
26 Inizio delle Via Crucis ( Ore 20,30 . In chiesa).
28 II Domenica di Quaresima
Marzo 2009
3 Mercoledì – Centri di ascolto Ore 20,30 ( Varie
sedi, vedi programma)
4 Primo Giovedì del mese (S.S. Eucaristia).
5 Primo Venerdì del mese (S. Cuore). S. Comunione ai malati e anziani.
Ore 20,30 : Via Crucis itinerante. Partenza dalla Casa degli Alpini in Via Valenca. Zona Nord.
7 III Domenica di Quaresima
8 S. Giovanni di Dio, religioso Fondatore dei Fatebenefratelli.
9 S. Francesca Romana
10 Mercoledì: Centri di ascolto della Parola (II)
12 Venerdì: Ore 20,30 Via Crucis itinerante (III)
Zona Sud. Partenza da fam. Pedrali in Via Pagani.
14 IV Domenica di Quaresima (colore liturgico
viola o rosaceo)
15 S. Luisa di Marillac
17 Mercoledì: alle ore 20,30 I Centri di ascolto della Parola concludono gli incontri quaresimali
con la s.messa in chiesa parrocchiale, animata
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n. 22 febbraio - aprile 2010
Camminiamo insieme
da loro, ma aperta a tutta la Comunità.
18 S. Cirillo di Gerusaleme, Vescovo.
19 Festa liturgica di S.Giuseppe, Sposo della B.
Vergine Maria. Sante messe ore 8,00- 9,3019,00.
Ore 20,30: Via Crucis itinerante (IV)- Ore 20,30
Zona Ovest. Partenza fam. Cerutti, Via Ruffini
21 V Domenica di Quaresima
25 Giovedì - Festa liturgica dell’Annunciazione.
S.Messe ore 8,00 - 19,00 - 20,30.
26 Venerdì. Ore 9,30: S. Messa per spose e mamme in onore dell’Addolorata
28 Domenica delle Palme o di Passione. Inizio
delle Sante Quarantore e della Settimana Santa S. Messe di orario: Ore 8,00 - 10,30 - 18,00
Ore 10,00 Raduno in Oratorio. Benedizione
degli Ulivi. Processione verso la Chiesa.
N.B. La S. Messa delle ore 10,30 oggi sostituisce le due messe delle ore 9,30 e 11,00.
Percorso: Oratorio - Via Gatti - Piazza Zammarchi - Via Roma - Via Risorgimento - Via Torri - Chiesa
29 Lunedì Santo (SS Quarantore - ll Giorno). Adorazione a Gesù esposto nel Santissimo Sacramento. Adorazione comunitaria e personale.
S. Messe Ore 8,00 - 9,30 - 20,00.
30 Martedì Santo (SS Quarantore, Adorazione III Giorno) - S. Messe ore 8,00 - 9,30 - 20,00.
Segue la Solenne Processione in onore di
Gesù Eucaristia. (Itinerario tradizionale solito)
31 Mercoledì Santo. Ore 9,30 presso la Casa di
Riposo: Pasqua dell’ammalato.
Calendario
Letteraliturgico
del Parroco
Calendario liturgico pastorale
Aprile 2009
1 Giovedì Santo.: Giorno dell’Eucaristia e del Sacerdozio.Ore 20,30 S Messa solenne.
2 Venerdì Santo- Giorno della Morte del Signore. Giornata utile per le Confessioni.
Ore 15: Liturgia della Passione e Morte di Cristo.
Ore 20,30 Processione con il Cristo Morto. Itinerario tradizionale.
3 Sabato Santo. Giorno senza liturgia. Tempo
propizio per le confessioni.
Ore 20,30: Inizio della Solenne veglia pasquale e battesimi comunitari.
4 Pasqua di Risurrezione. S.S. Messe Ore 8,00 9,30 - 11,00 - 18,00.
Ore 17,15 Vespri solenni Pasqua.
5 Lunedì dell’Angelo. Messe con orario festivo.
Con martedì 6 aprile, entra in vigore l’orario
estivo delle sante Messe. (Prefestiva del Sabato e sera della domenica ore 18,30; feriali
serali ore 19) Solenne Ottava di Pasqua fino a
domenica 11 aprile.
16 S. Bernadette Sobirous, la Veggente di Lourdes.
18 III Domenica di Pasqua. Scelta dei candidati
per il C.P.P ( 1° fase: i fedeli, in prima istanza,
esprimono una rosa di candidati). Vedi alcune
precisazioni sul verbale dell’ultima riunione
25 IV Domenica di Pasqua. S. Marco Evangelista.
29 S. Caterina da Siena Vergine e Dottore della
Chiesa, Compatrona d’Italia.
30 S. Pio V, Papa.
Camminiamo insieme
n. 22 febbraio - aprile 2010
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Festoni 1950: la processione con la statua di San Giuseppe (opera di F. Ruffini) portata a
spalla dagli uomini
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